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PAGINA INIZIALE archivio online di  Marco BAVA

ARCHIVIO ONLINE di Marco BAVA e raccolta deleghe per le assemblee degli azionisti.

 

Sommario (Frame)
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BEPPE SCIENZA
RACCOLTA DELEGHE ASSEMBLEE AZIONISTI

 

 

 

aggiornamento ogni 7 giorni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18/12/2011 08.45.14

 

NUOVA email   : marco.bava@tiscali.it;

tu sei il visitatore N:

 

 

 

E' mia intenzione conoscere il Vs parere sulla mia disponibilità a raccogliere delle deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

marco.bava@tiscali.it

 vi aspetto se la mia iniziativa vi interessa ! Mb

 

 

Dai sempre un'occhaiata a sito  di DAGOSPYA CHE BEN INTRODOTTO CI SPIEGA CHE ....CLICCA QUI

NEI LINK  DI SERVIZIO TROVI UNA BANCA DATI DEGLI ARTICOLI PIU' INTERESSANTI, SECONDO MARCO BAVA,  TRATTI DA DAGOSPIA 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE
L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09
 
DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

VUOI SCRIVERE QUELLO CHE  PENSI su quello che leggi in questo sito online ? 

 

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Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

Marco Bava: perseverante autodidatta con coraggio e fantasia , decisionista responsabile, antimarchionne, antiberlusconi, antichiamparino, antifassino, aticolaninno.

 

TO.05.03.09

IL DISEGNO DI DIO A VOLTE SI RIVELA SOLO IN ALCUNI PUNTI. STA' ALLA FEDE CONGIUNGERLI

PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI SIA SANTIFICATO IL TUO NOME VENGA IL TUO REGNO, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSI IN TERRA , DAMMI OGGI LA POSSIBILITA' DI NON COMMETTERE ERRORI NEL CERCARE DI REALIZZARE NEL MIGLIOR MONDO POSSIBILE IL TUO VOLERE.

TU SEI GRANDE ED IO NON SONO CHE L'ULTIMO DEI TUOI SERVI E DEI TUOI FIGLI .

UDIENZE PUBBLICHE 

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

INVITO A PARTECIPARE IL

14.02.12  ore 12.00 TRIBUNALE TORINO aula 80 AL PROCESSO CONTRO DI ME PER LA QUERELA DELLA  FIAT,  PER QUANTO DETTO nell'ASSEMBLEA FIAT 2008 .UN TENTATIVO DI IMBAVAGLIARMI, AL FINE DI VEDERE COME  DIFENDO I MIEI DIRITTI E DI TUTTI GLI AZIONISTI DI MINORANZA NELLE ASSEMBLEE . Mb

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

E’ STATO SCRITTO UN NUOVO LIBRO SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

A DIO PIACENDO POTREBBERO USCIRE  ALTRI LIBRI...:

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che sto cercando di risolvere ! Mb

 

 

 NOVITA del SITO OGGI  :  

VIDEO INFORMA della settimana  Mb

  tutte da leggere :

  

 

 

 

 

LA VELOCITÀ DEL PENSIERO

Progettava di getto. Con tale fecondità che mentre affinava un modello, già concepiva la sua evoluzione. Negli anni Trenta ideò la monovolume moderna. Propose nel '40 le colonnine per la ricarica delle auto elettriche. Fu un precursore nel campo della ricerca aerodinamica. Ma il suo capolavoro rimase la Simca "1000".

Nel 1935 la linea della nuova Fiat "1500" interpretò audacemente i dettami della nascente scuola Streamlining.

In un ampio articolo di dieci pagine, i progetti, i bozzetti, i modelli in scala e le fotografie che il curatore dell'archivio di Mario Revelli, il nipote Oscar, ha messo a disposizione di Ruoteclassiche...

 

 

MI SCUSO CON I VISITATORI MA IL MIO HOSTING www.hellospace.net ha chiuso e con lui anche il mio sito improvvisamente per cui ho dovuto caricare per un po di tempo un contenuto vecchio perche’ l’unico disponibile in rete subito dopo vermi chiesto aggiornamenti Nei limiti del possibile cercheremo di evitare che si ripeta quanto accaduto anche se non dipendente dalla mia volonta’. Mb

 

domenica 18 dicembre alle 21.30 su RAI TRE andrà in onda la nuova puntata di Report

La puntata si intitola "CORSA ALLA TERRA"
Di Piero Riccardi

La pianura padana, con le sue fertili terre, rappresentava il luogo dove si produceva gran parte del nostro cibo. Ora invece il cibo lo importiamo e le terre agricole le stiamo abbandonando. Ogni giorno che passa in Veneto e in Lombardia perdiamo terreno coltivabile equivalente a 7 volte piazza del Duomo. Per farne cosa? Cementarlo o asfaltarlo. Ormai coltivare non conviene più. E i nostri agricoltori vanno a produrre all'estero, dove costa meno. Ma la concorrenza per accaparrarsi la terra è spietata. Perché? Che c'entra per esempio il fallimento di Lehman Brothers con la sorte di qualche centinaio di contadini di un villaggio sperduto del Mali? O ancora, cosa lega la direttiva europea sui biocarburanti con la morte di tre pastori nel nord del Senegal? In un viaggio che va dagli uffici di Washington della Banca Mondiale fino a una rivolta contadina nel cuore dell'Africa Occidentale, la puntata di domenica 18 dicembre cerca di percorrere i fili intrecciati di finanza, politica e modelli di sviluppo economico che stanno muovendo una corsa globale all'accaparramento di terra. Il termine inglese è land grabbing e i principali "accaparratori" sono europei, cinesi, indiani, americani. Il terreno di conquista più propizio è l'Africa dove governi compiacenti aprono le porte a investitori intenzionati a fare profitto nel più breve tempo possibile. Poco importa se milioni di contadini verranno espropriati delle loro terre come lo furono gli indiani d'America ai tempi del conquista del West. Per la Banca Mondiale, così come per molti investitori, si tratta del prezzo da pagare per ottenere il tanto agognato sviluppo. Ma per altri autorevoli osservatori questo è soltanto il preludio di una nuova strategia di conquista della risorsa più preziosa: l'acqua.

 

COM'È ANDATA A FINIRE: "UNA POLTRONA PER DUE"
Aggiornamento del 05/06/2011
Di Sabrina Giannini

L'inchiesta "Una poltrona per due" si era occupata della concorrenza sleale nel settore del divano, un fenomeno illegale improntato sulla violazione delle norme e sullo sfruttamento della manodopera di operai cinesi (talvolta clandestini) ad opera dei propri connazionali. I prezzi concorrenziali che i cinesi proponevano ai grandi poltronifici stavano costringendo molti artigiani italiani a licenziare e a chiudere l'attività. L'inchiesta si era concentrata al distretto del divano di Forlì dove due artigiane coraggiose avevano, da sole, denunciato il sistema portando alla luce e davanti alla magistratura il sistema di collegamento tra i grandi poltronifici italiani e i loro fornitori cinesi. L'aggiornamento mostra come il fenomeno esiste anche in altri due importanti distretti del divano (uno in Lombardia e l'altro in Basilicata).

 

E inoltre: "FONDO ITALIANO"
Di Claudia Di Pasquale

Un anno e mezzo fa su iniziativa del Tesoro nasce il Fondo italiano d'investimento. Sul piatto un miliardo e 200 milioni di euro per sostenere la crescita e l'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane. I soldi li mettono le Banche insieme alla Cassa depositi e prestiti, che per il 70% è dello Stato. Il meccanismo è quello del private equity, cioè il fondo ricapitalizza le imprese diventandone socio di minoranza. Chi ne sta beneficiando e come?

 

Il video e la trascrizione integrale del testo della nuova inchiesta sarà on line sul nostro sito www.report.rai.it al termine della messa in onda.

 

 

 

Al Politecnico nasce Xam, citycar da 100 km al litro

Il Politecnico di Torino ha sviluppato Xam, una citycar ecologica (corpo vettura in fibre naturali) con schema benzina-elettrico da 100 km/l.

Xam, la citycar da 100 km »

Il traguardo dei "cento km con un litro di carburante" non è poi così lontano. Ne è la dimostrazione Xam, prototipo di citycar a bassissimo dispendio energetico, realizzata con l'impiego di materiali riciclabili, alimentata con un propulsore ibrido (benzina ed elettrico) e italiana al 100%.

La vetturetta, sviluppata e costruita al Politecnico di Torino (già coinvolto nello sviluppo di veicoli innovativi, come dimostra il primo posto ottenuto alla Formula Electgric and Hybrid Italy nel 2009) da un gruppo di 30 studenti di tutte le facoltà di Ingegneria e Architettura riuniti nel Team H2politO - Molecole da Corsa e presentata ieri nell'Aula Magna del Politecnico, riunisce in sé le caratteristiche di un veicolo progettato per la mobilità urbana sostenibile e l'impiego di tecnologie avanzate.

Xam (acronimo che sta per "eXtreme Automotive Mobility") è, infatti, lunga meno di 3 metri (2,8, per la precisione: poco più di una Smart), larga 1,3 metri e alta 1,28. Oltre alle dimensioni compatte, ciò che caratterizza Xam è il peso, davvero esiguo: appena 193 kg, ottenuto grazie all'impiego di materiali compositi ultraleggeri e riciclabili (sono state infatti utilizzate fibre naturali, fra queste la fibra di lino, rinforzate con l'impiego di resina di pino) per il corpo vettura.

La forma della carrozzeria, improntata a una penetrazione aerodinamica il più efficiente possibile, rappresenta uno degli ingredienti funzionali al massimo contenimento dei consumi e delle emissioni.

L'abitacolo, progettato tenendo conto della gestione dello spazio, dell'ergonomia e del comfort per due persone, presenta a sua volta una serie di elementi hi-tech quali il sistema di infotainment a tecnologia touch screen e l'impiego dell'E-Call, il dispositivo telematico che, in caso di incidente, permette di ricevere immediata assistenza in qualsiasi punto dell'Unione Europea.

La propulsione, ibrida benzina - elettrica, sviluppa 2 kW con 48V di tensione massima a bordo; l'alimentazione, indica il progetto di Xam, può essere convertibile a etanolo. Le prestazioni della citycar sono sotto gli occhi di tutti: nel weekend dal 26 al 28 maggio scorso, Xam è stato fra i protagonisti dell'appuntamento europeo della Shell Eco Marathon, competizione "al risparmio" animata da team di studenti di tutta Europa, che si è svolta sul circuito tedesco del Lausitzring.

A una velocità media di 30 km/h, Xam ha fatto registrare un consumo medio di 100 km con un litro di carburante, con alternanza di soste e ripartenze (e questo è indice dell'impiego urbano per il quale la vettura è stata progettata). Alla Shell Eco Marathon, il team H2politO del Politecnico di Torino ha partecipato anche con Idra, un veicolo alimentato a idrogeno che, nella categoria "Prototipi", ha fatto registrare 262 km per 1 kWh.

Oltre alle prestazioni, Xam ha ricevuto il Design Awards destinato alla progettazione complessiva più interessante e innovativa e finalizzata al miglior compromesso tra performance, aspetti tecnici, stilistici e integrazione dei vari sottosistemi, grazie alla realizzazione del corpo vettura con fibre naturali, al propulsore ibrido e alla tecnologia touch screen.

La realizzazione del progetto (dalla "carta" alla strada) ha richiesto nove mesi di lavoro e 500 mila euro, per la maggior parte reperiti da sponsor e finanziamenti istituzionali e dalla Commissione Fondi Progettualità Studenti del Politecnico di Torino.

Vuoi commentare Al Politecnico nasce Xam, citycar da 100 km al litro, iscriviti al forum e dì la tua!

 

di Francesco Giorgi
14/06/2011

 

 

 

DELITTO DI STATO CON FURTO - CHI RUBÒ L’AGENDA ROSSA DI PAOLO BORSELLINO? LA PROCURA DI CALTANISSETTA HA RIAPERTO LE INDAGINI SULLA SCOMPARSA DEL DIARIO IN CUI IL GIUDICE APPUNTÒ QUELLO CHE SAPEVA SUL PATTO STATO-MAFIA - CRUCIALI I 5 GIORNI DAL 23 AL 28 GIUGNO 1992 QUANDO COMINCIÒ A SCRIVERE DEGLI INCONTRI FRA GLI UFFICIALI DEL ROS E VITO CIANCIMINO - ORDINATA L´ACQUISIZIONE DEI FILMATI GIRATI DOPO L’ATTENTATO PER VEDERE CHI TENNE TRA LE MANI LA BORSA DEL MAGISTRATO...

Attilio Bolzoni e Francesco Viviano per "la Repubblica"

Chi ha rubato l´agenda rossa di Paolo Borsellino voleva cancellare cinque giorni di appunti. E far sparire così le prime tracce della trattativa fra Stato e mafia. L´ultima pista sulla scomparsa di quel diario che il procuratore di Palermo teneva sempre con sé porta ai cinque giorni - dal 23 al 28 giugno 1992 - nel corso dei quali Paolo Borsellino era venuto a conoscenza del patto. E aveva cominciato a scrivere su quei fogli tutto ciò che sapeva - accordi e baratti - sugli incontri fra gli ufficiali del reparto speciale dei carabinieri e l´ex sindaco mafioso Vito Ciancimino.

Neanche un mese prima di saltare in aria, il procuratore aveva scoperto cosa stava accadendo. E aveva riempito la sua agenda. «E questa è ormai l´ipotesi più consistente che abbiamo in relazione a quella sparizione», commentano i magistrati siciliani che hanno riaperto le indagini sulle stragi di quasi vent´anni fa.

Paolo Borsellino sapeva. E una conferma decisiva ai suoi tormenti adesso arriva anche da sua moglie Agnese, che è stata ascoltata sugli ultimi giorni di vita del marito. Riferisce la signora: «Paolo mi ha detto testualmente: "C´è un colloquio fra la mafia e parti infedeli dello Stato"».

Sapeva. È questo, dunque, il movente del furto di quell´agenda pochi minuti dopo l´inferno di via Mariano D´Amelio. Le date individuate dai pubblici ministeri - 23 giugno e 28 giugno - sono quelle più significative per ricostruire nei particolari l´origine del negoziato che è, probabilmente, anche la causa dell´uccisione del procuratore.

Fra la fine del maggio 1992 e l´inizio di giugno i carabinieri dei reparti speciali - il colonnello Mario Mori e il capitano Giuseppe De Donno - contattano Vito Ciancimino e cominciano a frequentare la sua casa romana, dietro Piazza di Spagna. È il 23 giugno quando, a un mese esatto da Capaci, De Donno (ma lui smentisce la circostanza) informa «ufficiosamente» il direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e Giustizia Liliana Ferraro «che Ciancimino vuole collaborare».

La Ferraro, che ha preso al ministero il posto di Falcone, avverte il ministro Claudio Martelli. Quest´ultimo la consiglia di raccontare tutto a Borsellino. Due giorni dopo, il 25 giugno, il magistrato chiede un incontro con i due ufficiali del Ros. L´appuntamento, per volere del magistrato «è fuori dalla Procura», lontano da occhi indiscreti. Secondo il colonnello e il capitano i tre parlano di un rapporto su «mafia e appalti», secondo i magistrati di Palermo è in quell´occasione che Borsellino viene a sapere nel dettaglio tutte le manovre sull´avvicinamento di don Vito.

E tre giorni dopo, il 28 giugno, Paolo Borsellino, sua moglie Agnese e Liliana Ferraro s´incrociano nella sala Vip dell´aeroporto di Fiumicino. E parlano ancora della trattativa. Ricorda la Ferraro: «Sua moglie si inserì nel nostro discorso chiedendomi più volte di convincere il marito a non andare avanti, perché non voleva che i suoi figli rimanessero orfani». Borsellino andò avanti.

La procura di Caltanissetta ha ricominciato le indagini sulla scomparsa dell´agenda rossa proprio da quei cinque giorni. E ha ordinato l´acquisizione di nuovi filmati - praticamente tutti quelli girati nei minuti successivi all´esplosione da Rai, reti Mediaset e ed emittenti locali - per individuare volti di uomini con in mano la borsa di pelle di Borsellino dove era custodita l´agenda rossa.

L´inchiesta riprende praticamente daccapo dopo il proscioglimento «per non avere commesso il fatto» del colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, in un primo momento sospettato per il furto della borsa del magistrato. C´era un´immagine, sequestrata al fotografo palermitano Franco Lannino, che ritrae il colonnello con in mano quella borsa. Così tutto riparte da altre immagini e da altri personaggi.

Dopo la richiesta di revisione per gli imputati (innocenti) accusati di avere ucciso il procuratore Paolo Borsellino, sono sette i filoni d´inchiesta ancora aperti sulle stragi siciliane del 1992. Uno è quello dell´agenda rossa. Un altro riguarda gli esecutori materiali della strage di via D´Amelio dove, al momento, ci sono 7 indagati. Un terzo filone è concentrato sui legami fra alcuni mafiosi coinvolti nel massacro ed esponenti dei servizi segreti.

La quarta indagine punta a scoprire chi, nell´aprile del 1992, fornì l´esplosivo per uccidere un mese dopo Falcone. La quinta inchiesta è sulla manomissione del computer del giudice: dopo Capaci dal suo pc sparirono alcuni file. La sesta è concentrata su esami del Dna per individuare gli attentatori dell´Addaura, 58 candelotti piazzati il 21 giugno del 1989 sotto la villa di Falcone. E l´ultima, la settima, è quella sulla trattativa fra Stato e mafia.

  

[07-11-2011]

 

 

Io e Zola abbiamo un credito verso Fiorani di 800 euro cd quando ci paga ? Mb

FIORANI ENERGY POWER - I 3 ANNI DI CARCERE SI TRASFORMANO PER FIORANI IN 2 ANNI DI VOLONTARIATO NELLA COMUNITÀ PER TOSSICI ‘ALFA OMEGA’, LA STESSA CHE L’EX BANCHIERE DI LODI SALVÒ DAL CRAC NEL 2004 - MOTIVO DI TANTA GRAZIA? “HA CONCERTATO UN PROGETTO PER LA COPERTURA DEI TETTI CON PANNELLI FOTOVOLTAICI” - E CHI POTREBBE REALIZZARE I LAVORI? LA ‘MT ELETTRICA’ DI DARIO MARCHESI, SOCIO DELLA ENERGY POWER DELLA FAMIGLIA FIORANI…

Marianna Aprile per "Oggi"

Giustizia, croce e delizia. Proprio nella settimana in cui i pubblici ministeri di Parma chiedono per l'ex banchiere Giampiero Fiorani una condanna a quattro anni, in primo grado, per il crac di Parmatour, sui giornali trova grande enfasi la decisione con cui il tribunale del Riesame di Milano ha stabilito il suo affidamento ai servizi sociali.

La sua condanna definitiva a tre anni e tre mesi per truffa, associazione a delinquere e appropriazione indebita (di cui sei mesi scontati con la carcerazione preventiva nel 2006) si è così tradotta in due anni e nove mesi di volontariato nella comunità Alfa Omega di Graffignana (Lodi), che si occupa del recupero di tossicodipendenti e produce mobili in legno e vetrate artistiche. Che c'azzecca Fiorani con ex drogati, mosaici in vetro e trumeau?

UN RAPPORTO DI LUNGO CORSO
Il suo legame con l'Alfa Omega è antico. Nel 2004 la comunità stava andando all'asta per un debito di 2 milioni di euro. Fiorani, allora numero uno della Popolare di Lodi, fece sì che la banca acquistasse la struttura (4.500 metri quadrati di edifici e 81 mila di terreni) e la concedesse in comodato gratuito all'Alfa Omega. In precedenza, sussurrano a Lodi, aveva già avuto un occhio di riguardo per la comunità, cui aveva cancellato certi debiti.

Vero o no, il rapporto tra Popolare di Lodi, Fiorani e Alfa Omega diventa sempre più stretto. Nel 2007 "Giampi" porta in comunità anche Lele Mora, che fino al 2010 devolverà alla struttura il ricavato delle cene di Natale della sua LM Management. Non solo: il 10 marzo 2011 il consiglio d'amministrazione della banca nomina il CdA della Fondazione Popolare di Lodi, e tra i consiglieri figura Marilena Seminari, presidente e rappresentante legale di Alfa Omega.

SEGUIRÀ PER LORO DUE PROGETTI
Della comunità, insomma, Fiorani si occupa da una decina anni. La differenza, oggi, è che il Tribunale del Riesame, anche in considerazione dei circa 50 milioni di euro con cui l'ex banchiere avrebbe risarcito la Popolare di Lodi, ha riconosciuto questa sua frequentazione come pena alternativa al carcere. In virtù di cosa? È presto detto: Fiorani «si è impegnato a concertare un progetto di volontariato presso la comunità».

Ma sbaglia chi già si immagina l'ex banchiere alle prese con pialle da falegname o saldatori da vetraio. «In realtà i progetti sono due», dice Davide Fenini, responsabile di Alfa Omega. «Uno riguarda il potenziamento della sostenibilità economica (leggi: produzione di energia per abbattere i costi, ndr). L'altro il supporto delle attività finalizzate al reinserimento degli utenti».

Secondo Il Cittadino di Lodi il primo dei due progetti si concretizzerà nella copertura dei tetti della struttura con pannelli fotovoltaici. Inizialmente c'era l'intenzione di creare un parco fotovoltaico, poi giudicato un progetto economicamente troppo ambizioso. Ma perché rivolgersi a Fiorani per un progetto simile?

Perché da qualche anno le attività della sua famiglia si sono concentrate nel campo delle energie alternative. La moglie Gloria Sangalli e il figlio ventiduenne Matteo sono rispettivamente presidente del consiglio d'amministrazione e consigliere della Energy Power - Energia dal Sole srl.

Lo stesso Giampiero risulta consulente della società, attività per la quale ha dichiarato di percepire un compenso di 3.900 euro al mese. Della Energy Power è socio (col 10 per cento), responsabile tecnico e, dal 23 settembre scorso, consigliere d'amministrazione Dario Marchesi, che di energia elettrica e manutenzione se ne intende. Marchesi, infatti, possiede metà della Mt Elettrica con sede a Cavenago D'Adda, poco distante da Lodi, nello stesso palazzo in cui ha sede anche la Energy Power dei Fiorani. Fin qui, le cariche e le carte.

Se a queste si aggiungono le voci lo scenario diventa paradossale: a Lodi c'è chi sostiene, indignato, che la ricopertura con pannelli solari dei tetti della comunità Alfa Omega coinvolgerebbe proprio la Mt Elettrica di Cavenago D'Adda. Una voce, che riferiamo per dovere di cronaca e di cui abbiamo provato invano a chiedere conferma alla rappresentante legale della comunità, Marilena Seminari, all'estero fino a fine novembre.

Anche Fenini, in merito, non ha saputo aggiungere dettagli: «Mi occupo dei servizi agli utenti, quel progetto lo segue direttamente la dottoressa Seminari». Fiorani, dal canto suo, rifiuta interviste e ha scelto da tre anni uno stile di vita low profile: sveglia alle 6, rientro a casa alle 21, cena in famiglia. I tempi del Billionaire e dei bagordi con Costantino e Naike Rivelli sono due vite fa.

IN UN ROMANZO DIVENTA VITTIMA
A proposito di vite. È appena uscito Happy Italy (Giulio Perrone Editore), romanzo della ventiquattrenne Ilaria Rossetti che inquieta e farà discutere. La protagonista decide di vendicare la morte di sua madre, rovinata dallo scandalo Antonveneta, uccidendo Giampiero Fiorani. Reo (anche) di far la bella vita nonostante le sue colpe. Se solo la notizia del volontariato fosse uscita prima...

 

[02-11-2011]

 

 

RUSSIA: A MOSCA LA PIU' GRANDE PROTESTA DELL'ERA PUTIN

 (AGI) - Mosca, 10 dic. - Nonostante neve e temperature al di sotto dello zero, migliaia di persone sono scese in piazza oggi in tutta la Russia per chiedere l'annullamento delle legislative del 4 dicembre, inficiate da brogli e irregolarita', e nuove elezioni libere.

Pur avendo dispiegato un ingente numero di forze di sicurezza, tra esercito e polizia, le autorita' hanno scelto di non usare la mano pesante come fatto negli ultimi cinque giorni di proteste e la giornata si e' svolta pacificamente. Segnalati solo una ventina di arresti a Khabarovsk, nel lontano oriente.

La dimostrazione piu' massiccia si e' tenuta a Mosca, dove secondo gli organizzatori sarebbero stati 100.000 i manifestanti arrivati a piazza Balotnaja (delle Paludi), a due passi dal Cremlino. Al di la' di quelli che saranno i numeri reali, l'evento e' gia' considerato la piu' grande manifestazione anti-governativa dell'era Putin, iniziata nel 2000.

Ad animare la piazza il cosiddetto "popolo di internet": una folla soprattutto di giovani con nastri e fiori bianchi, diventati il simbolo del malcontento popolare. Tanti gli slogan contro il partito al potere e contro il premier Putin, ormai soprannominato Mr.
  Botox, per i presunti interventi di chirurgia estetica.
  Numerosi gli esponenti della eterogena opposizione - fatta di attivisti per i diritti umani, anti-corruzione, democratici, nazionalisti e partiti extraparlamentari - che si sono susseguiti sul palco tra cori e musica. Una risoluzione letta alla fine dell'evento ha riassunto i punti per cui il movimento - che si coordina per lo piu' tramite social network - sta combattendo: nuove elezioni libere, le dimissioni del capo della Commissione elettorale centrale Vladimir Churov, inchieste sulle irregolarita' avvenute alle urne, il cambio della legge elettorale e la liberazione dei manifestanti arrestati nelle dimostrazioni post-elettorali. Tra loro anche il famoso blogger Alexei Navalny, diventato il volto dei nuovi "dissidenti" insieme a Evghenia Chirikova, leader degli ecologisti, anche lei oggi in piazza. Su Facebook, il poeta Lev Rubinstein ha scritto: "Quello che non era immaginabile un anno fa e neppure una settimana fa e' avvenuto. Siamo in molti a ricordare l'importanza della dignita' personale e a urlarlo forte".

Gli organizzatori del grande raduno a Mosca, il movimento Solidarnost, hanno ringraziato la polizia: "Oggi vi siete comporati come la polizia di un Paese democratico", hanno detto dal palco. Per ora nessun commento sulla giornata e' arrivato dal primo ministro o dal presidente Dmitri Medvedev. Il potere ha cercato finora di minimizzare la situazione e puntare il dito contro colpevoli stranieri, come gli Usa, bollati come "fomentatori" della rivolta per le critiche al voto espresse dal Segretario di Stato Hillary Clinton. Di certo, secondo gli esperti, Putin dovra' tenere conto del crescente malcontento tra i russi nella sua campagna elettorale per le presidenziali di marzo. La prossima manifestazione anti-brogli e' stata convocata per il 24 dicembre. (AGI) .

 

 

DOPO LA TRAGEDIA, UN THRILLER - IL CROLLO DELLA LEHMAN BROTHERS CHE NEL 2008 TERRORIZZÒ I MERCATI DIVENTA UN FILM, “TOO BIG TO FAIL”, OGGI PRESENTATO AL FESTIVAL DI ROMA, CON UN CAST STELLARE (WILLIAM HURT, PAUL GIAMATTI, JAMES WOODS) - LA BATTUTA PIÙ IMPORTANTE DEL FILM, MESSA IN BOCCA AD UNO DEGLI AVVOLTOI DI WALL STREET, SPIEGA ESATTAMENTE LA FILOSOFIA DELLA FINANZA MARCIA: “STAVAMO FACENDO TROPPI SOLDI”…

Silvia Bizio per "la Repubblica"

La crisi economica diventa un thriller: il crollo della Lehman Brothers che tre anni fa terrorizzò i mercati di tutto il mondo e diede il segno di quella che stava crescendo come il più grande tracollo economico globale dal 1929. Il film si chiama Too big to fail, troppo grande per fallire, è prodotto dalla tv via cavo Hbo, e sarà presentato oggi in anteprima europea al Festival di Roma, poi andrà in onda in Italia il 4 novembre, su Sky.

Too big to fail, tratto dal bestseller del giornalista del New York Times Andrew Ross Sorkin e diretto da Curtis Hanson, ha messo insieme un cast stellare per dare voce e volto ai veri protagonisti della storia recente. William Hurt interpreta il ministro del Tesoro dell´amministrazione Bush, Henry «Hank» Paulson; Paul Giamatti ha il ruolo del presidente della Fed Ben Bernanke, Billy Cudrup quello di Timothy Geitner, presidente della New York Federal Reserve Bank;

Ed Asner è Warren Buffett, il miliardario azionista di maggioranza e Ceo della Berkshire Hathaway, James Woods è il Ceo della Lehman Brothers, Dick Fuld, due figure chiave nel crac. Il film comincia con il precipitare della Lehman Brothers, con Paulson che respinge gli appelli disperati di Fuld. Alla fine i titoli di coda raccontano il disastro economico successivo e le promesse non mantenute che fecero seguito alle manovre della Fed.

Mister William Hurt come definisce il ministro Paulson che lei interpreta?
«Uno che, come altri, nelle alte sfere del potere si credeva "troppo grande per fallire". La sua situazione è unica, nel senso che prima di diventare ministro nell´amministrazione Bush era stato presidente della Goldman Sachs, ha dunque i piedi dentro Wall Street quanto nel governo americano. Un personaggio che spiega il rapporto tra il governo e l´alta finanza in un momento di grave crisi. Una crisi molto più grande di quella che aveva previsto».

Ha incontrato Paulson?
«Certo. Ora insegna alla John Hopkins University di Washington. Sono rimasto sorpreso dal modo in cui si è reso disponibile alle mie infinite domande».

Ha risposto a tutto?
«Quasi. Ma gli do atto di avermi concesso molto tempo e di essere stato più schietto e generoso di quanto avrei mai immaginato. Mi ha portato dentro la stanza delle grandi decisioni, e quando ti ritrovi in quella stanza ti rendi conto che niente è bianco o nero, ma tutto è grigio».

Che idea ha di questa crisi? È fra quelli che pensano che l´avidità di pochi abbia rovinato tutti?
«Sì, sono d´accordo. Ma ho anche scoperto che ci sono persone che iniziano la loro carriera nella finanza mosse da nobili ideali e finiscono per pensare solo al proprio portafoglio. Mentre altri magari iniziano spinti da ambizioni volgari, per poi rivelarsi grandi esseri umani».

Dalla visione del film si esce pieni di rabbia. È successo anche a lei?
«Certamente. Il film tratta la vicenda come una tragedia classica e quando vediamo rappresentato un fallimento dobbiamo tutti guardarci dentro. Per me la battuta più importante del film è quella di un finanziere quando gli viene chiesto perché non hanno cercato di fermare il precipitare delle cose. La sua risposta è: "Stavamo facendo troppi soldi". Ma credo che questo atteggiamento ci coinvolga tutti»

Pensa che si possa imparare da quello che è successo?
«Si. Non era stato il magnate Michael Milken a dire che la legislazione passata dopo il settembre 2008 avrebbe prevenuto l´effetto domino se fosse crollata un´altra banca? Paulson ci credeva. Penso che la crisi che sta imperversando ora abbia molto a che fare con la mancanza di limiti. Se non fosse successo tutto ciò che abbiamo visto negli ultimi anni, avrebbero spinto molto oltre il tetto del debito. Penso che ci siano un sacco di persone preoccupate sia fra i democratici che i repubblicani, politici che devono domandarsi cosa stiamo facendo al resto del mondo. Il mondo dipende dal fatto che noi americani siamo economicamente responsabili. Se non riusciamo ad occuparci di casa nostra come facciamo ad aiutare a stabilire gli standard per gli altri paesi».

Come vede il futuro?
«Non sono un esperto. Ma secondo me il futuro sarà una lotta per tutti. Dobbiamo essere attenti a quello che non avevamo voluto vedere altrimenti la crisi ci divorerà a tutti».

Cosa pensa della crisi europea?
«Quello che posso dire è che ho sempre pensato, dal momento in cui l´Unione Europea ha deciso di puntare sull´euro, che qualunque tipo di accordo in Europa sarebbe stato un grosso problema, non solo per i paesi mediterranei ma anche quelli mitteleuropei».

 

 

[02-11-2011]

 

 

CORNUTI, SFRATTATI E MAZZIATI - LA CNN SPUTTANA GLI AVVOCATI DI UN STUDIO LEGALE CHE CURA GLI INTERESSI DEI COLOSSI DI WALL STREET CHE PER FESTEGGIARE HALLOWEEN SI SONO TRAVESTITI DA SENZATETTO - UNA VERA GOLIARDATA DEL CAZZO: SBEFFEGGIARE GLI SFRATTATI CHE LO STESSO STUDIO LEGALE, ESEGUENDO I PIGNORAMENTI, HA BUTTATO PER STRADA - PROPRIO MENTRE MONTA LA RABBIA CONTRO IL CINISMO DELLA FINANZA E LA CRUDELTÀ DEI SUOI SQUALI…

Angelo Aquaro per "la Repubblica"

Le banche che concedevano i mutui facili hanno portato l´America e il mondo alla Grande Recessione ancora sotto gli occhi di tutti. E gli avvocati che hanno sfrattato quei poveracci che il mutuo ormai alle stelle non possono reggerlo più, che cosa fanno? Ridono: sulle spalle delle loro vittime. Sai che divertimento travestirsi in senzatetto: sai che maniera simpatica di sorridere sull´attualità.

Le immagini davvero schock dei dipendenti della Steven J. Baum, uno dei più prestigiosi studi d´avvocati d´America, stanno facendo il giro del web e delle tv proprio mentre i ragazzi di Occupy Wall Street da più di un mese puntano il dito contro l´ingordigia dei banchieri. La Baum è il braccio armato di colossi come Citigroup, JP Morgan Chase, Bank of America e Wells Fargo. Come´è stato possibile organizzare una mascherata simile nei locali dell´azienda?

Le foto si riferiscono alla festa di Halloween, il Carnevale d´America, dell´anno scorso, ma sono state passate in questi giorni da una dipendente anonima a Joe Nocera, l´editorialista economico del New York Times, che le ha sbandierate sul sito. La ragazza vestita da senza tetto, la tenda degli sfrattati accampati, sono una dimostrazione - dice la coraggiosa spia - «della spaventosa mancanza di compassione verso quella gente che la stessa Baum ha ridotto così eseguendo i pignoramenti».

Le foto sono finite adesso nel ventilatore della Cnn. Che tempi. Proprio ieri il governo degli Stati Uniti ha denunciato Allied Home Mortgage, un altro gigante dei mutui, accusato di aver truffato lo stato di oltre 800 milioni di dollari. E proprio ieri, dopo una sollevazione popolare, Bank of America ha dovuto cancellare la tassa di 5 dollari sulle transazioni delle carte di debito, che sono quelle qui più usate dalla gente comune.

Mentre una nuova ondata di indignazione, con la disoccupazione a due cifre, si sta sollevando per le buone uscite milionarie dei manager delle aziende finite nel risiko delle compravendita. «Paracaduti d´oro» li chiama perfino il Wall Street Journal: come i 65 milioni di Sanjay Jha, il ceo della Motorola acquistata da Google. That´s America: e that´s Wall Street. L´importante è riderci su: sulle disgrazie degli altri. E, beninteso, nascondendosi sempre dietro una maschera.

 

[02-11-2011]

 

 

FREGATURE GLOBALI - DOPO LEHMAN, CRACK PER ‘MF GLOBAL’, UN ALTRO COLOSSO DELLA FINANZA AMERICANA - LA SOCIETÀ DI JON CORZINE, GIÀ PRESIDENTE DI GOLDMAN SACHS ED EX GOVERNATORE DEL NEW JERSEY, È ESPOSTA PER 6,3 MLD $ DOPO AVER SCOMMESSO SUL DEBITO EUROPEO E FATTO INCETTA DI BOND DI ITALIA, SPAGNA, PORTOGALLO E IRLANDA - LA ‘MF’ È INOLTRE ACCUSATA DI AVER FATTO SPARIRE 700 MLN $ DAI CONTI DEI PROPRI CLIENTI PER TAMPONARE I BUCHI…

1 - MF GLOBAL TRADING CON I SOLDI DEI CLIENTI
R. E. per "la Stampa"

Mf Global, la società di brokeraggio guidata dall'ex governatore del New Jersey Jon Corzine, avrebbe violato le regole della Commodity futures trading commission, l'autorità americana di regolamentazione degli scambi di materie prime. Mf Global è già nel mirino delle autorità di regolamentazione americane dopo che ieri ha chiesto l'amministrazione controllata a causa delle perdite provocate da un'esposizione al debito dell'Eurozona (italiano e spagnolo in particolare) gonfiatasi a 6,3 miliardi di dollari.

Craig Donohue, amministratore delegato di Cme Group, che controlla il Chicago Mercantile Exchange, accusa il broker, attivo soprattutto nel settore dei derivati e con ambizioni da banca di investimento, di non aver tenuto separati i propri fondi da quelli dei clienti, come impongono le regole della Cftc. Secondo indiscrezioni riportate da Business Week, Mf Global avrebbe fatto sparire centinaia di milioni di dollari dai conti dei propri clienti. Inizialmente si parlava di 950 milioni di dollari, la cifra è stata poi ridotta a poco meno di 700 milioni di dollari.

Il collasso di Mf Global ha travolto anche Jon Corzine, già amministratore delegato di Goldman Sachs: utilizzando fondi di Mf Global (tramite il trading per conto proprio che la Volcker Rule, nel caso fosse adottata, proibirebbe), l'ex governatore avrebbe insistito per scommettere sul debito europeo senza mettere in conto un protrarsi della crisi. La vicenda rischia ora di lasciare in panchina alcuni banchieri di grido reclutati da Corzine, come gli ex-Ubs Michael Stockman e Jon Bass e Richard Moore (ex-Citigroup), ma anche Mark Jicka ex-Mizuho Securities e Steven Madsen (ex-Societe Generale).

Le autorità lo hanno scoperto lunedì sera, ma nel weekend avevano già sospettato un buco da 900 milioni e hanno messo in allerta la società interessata all'acquisto. L'ex senatore ha quindi usato i soldi dei clienti per coprire le perdite della banca? Alcuni sono più ottimisti e pensano che i fondi salteranno fuori a breve. Ma una cosa è certa: se non compariranno, Corzine rischia il carcere.

E non saprà cosa farsene della ricca liquidazione che, secondo indiscrezioni del quotidiano newyorkese, si aggira intorno ai 12,1 milioni di dollari. Le difficoltà di Mf Global sono iniziate nelle ultime settimane quando, in seguito a scommesse sbagliate sul debito sovrano dei paesi europei, le agenzie di rating Moody's e Fitch hanno classificato a livello «spazzatura» il merito creditizio dell'azienda. E' iniziata così la pioggia di vendite degli investitori che ne ha fatto crollare la quotazione.


2 - SALTA MF GLOBAL, VITTIMA DELLA CRISI EUROPEA
Marco Valsania per il "Sole 24 Ore"

È crack, dopo Lehman Brothers, per un altro colosso della finanza americana. Questa volta, però, non è stato scottato da scommesse su derivati immobiliari a stelle e strisce. È stato travolto dalla crisi europea: MF Global è crollato - ieri mattina ha portato i libri in tribunale chiedendo l'amministrazione controllata - sotto i colpi di perdite provocate da un'esposizione a bond del Vecchio continente gonfiatasi fino a 6,3 miliardi di dollari - più di metà, il 51%, in titoli del debito italiani.

MF Global, broker dei derivati con ambizioni da investment bank, è subito diventata la principale vittima, in America e forse sul palcoscenico internazionale, della bufera sul debito sovrano. Nei documenti depositati ai giudici di Manhattan ha riportato asset per oltre 41 miliardi (accanto a passività per 39,68 miliardi), abbastanza per strappare il titolo di ottavo crack statunitense di tutti i tempi a Chrysler.

Nononostante i numeri non sembra avere, assicurano a Wall Street, il rilievo sistemico di Lehman. Ma non è neppure una società qualunque: mercati del calibro del Cme, dell'Intercontinental Exchange e del Singapore Exchange si sono affannati ieri a bloccare i trader di MF Global per limitare i danni e verificare che le transazioni gestite da MF Global siano trasferite ad altri protagonisti. La Federal Reserve è stata costretta a sospendere la società dal novero dei 22 primary dealer nei treasury, onore che le aveva concesso solo quest'anno.

Ancor più, il crollo può rappresentare un segnale d'allarme sui rischi eccessivi che l'alta finanza continua a correre sfidando le strette nelle regole: l'esposizione a paesi europei in difficoltà di MF Global aveva superato quella della ben più solida Morgan Stanley - 4 miliardi, con liquidità 50 volte superiore - che pur di recente ha innervosito gli investitori con le sue avventure oltre Atlantico.

Segno del rilievo ormai conquistato dall'un tempo oscuro marchio dei derivati, inoltre, l'elenco dei creditori non garantiti è un invito nel salotto buono di Wall Street e non solo: Jp Morgan (ufficialmente 1,2 miliardi, ma fonti bancarie hanno precisato che sarebbe di 80 milioni), Deutsche Bank (forse un miliardo tra diversi bond) per arrivare alla rete Tv Cnbc, a studi legali quali Sullivan & Cromwell e Wachtell, Lipton, Rosen & Katz, a Bloomberg Finance e American Express, a società contabili come PricewaterhouseCoopers e Kpmg, al gruppo hi-tech Oracle e al liquidatore di Lehman Alvarez & Marsal. Tra gli stessi azionisti non mancano le «firme» celebri che potrebbero rimanere bruciate: il fondo JC Flowers controlla il 10 per cento.

L'odissea di MF Global - che opera in 12 paesi e 70 borse, ha duemila dipendenti di cui 600 a Londra ed è attiva in Italia senza filiali - ha travolto anche una delle figure di maggior spicco a Wall Street, quel Jon Corzine già presidente di Goldman Sachs e governatore del New Jersey, tornato dalla politica alla finanza per guidare la società. Proprio le mire del 64enne Corzine, però, sono state fatali: il suo obiettivo, diventato amministratore delegato nel marzo 2010 una volta persa la campagna per la rielezione a primo cittadino del New Jersey, è stato quello di trasformare una finanziaria specializzata in servizi di esecuzione e clearing di derivati, dove era fra i leader, in una stella nel rarefatto firmamento delle banche d'investimento, capace di aggressivi investimenti con i propri capitali. Sempre più lontana, cioè, dalle radici storiche: MF Global, scorporata nel 2007 dal fondo Man Group, nasce nei panni di broker dello zucchero a Londra 230 anni or sono.

Corzine, nel progetto di reinvenzione, ha coltivato esplicitamente un desiderio di rivalsa nei confronti del suo ex gruppo, Goldman. Aveva perso, pur uscendone miliardario, una battaglia al vertice nel 1999. E di sicuro non gli è mai difettata la fiducia in sé quando si tratta di obbligazioni: si era fatto le ossa, già a inizio carriera, sul reddito fisso. Peccato che il sogno di creare la «sua» mini-Goldman sia passato attraverso un gioco spericolato sui bond europei, a partire dalla fine dell'anno scorso. Lui era certo, ha raccontato chi lo conosce, che i titoli di paesi come Italia e Spagna a elevati rendimenti fossero l'affare del secolo. Non si aspettava il protrarsi e aggravarsi delle tensioni.

Così autorizzò, incoraggiò e spesso gestì in prima persona una scommessa dopo l'altra, anche con qualche successo prima dell'estate. Ma nell'ultimo bilancio trimestrale, a fine settembre e nel pieno della bufera europea, il portafoglio del debito sovrano contava ben 3,13 miliardi di dollari in titoli italiani e 1,11 miliardi in bond spagnoli, seguiti da titoli belgi, portoghesi e irlandesi. E la società ha denunciato perdite per 186,6 milioni. Ha sostenuto che si trattava di momentanei aumenti dei costi e cali nel trading, non di operazioni sbagliate sul debito europeo.

Corzine ha provato a esprimere «soddisfazione» per riposizionamenti nel credito e performance nelle commodities. Nulla da fare. La crisi si è consumata in una settimana: uno scivolone del titolo in poche ore del 50%, seguito da fughe di clienti e controparti. Corzine ha tentato il savataggio in extremis, orchestrando un passaggio al broker online Interactive Brokers Group. Fallita una rapida vendita, tuttavia, è rimasto solo il tribunale e il Chapter 11, la protezione dai creditori, aspettando offerte per il gruppo o le sue attività.

  

[02-11-2011]

 

 

SINISTRA INTRAVAGLIATA - NON HANNO NULLA DA DIRE BAFFINO (“COS’HA CHE NON VA GNUTTI?”), FASSINO (“AGGRESSIONE CONTRO LA SINISTRA”) E BERSANI (CHE INVITÒ ANTONIO FAZIO A NON MOLLARE) SULLA CONDANNA DEI “FURBETTI DEL BOTTEGHINO”? - PER I MAGISTRATI LE SCALATE PATROCINATE NEL 2005 DA FAZIO E SPONSORIZZATE L’UNA (FIORANI) DA FI E LEGA, L’ALTRA (CONSORTE) DAI DS, ERANO UN SOLO INTRECCIO CRIMINALE PER IL CONTROLLO DEI MAGGIORI PARTITI SU UN BEL PEZZO DI FINANZA E, TRAMITE RICUCCI, SUL CORRIERE...

Marco Travaglio per "il Fatto Quotidiano"

Piero Fassino, il 23 giugno 2005, denunciava l'"incomprensibile puzza sotto il naso" verso speculatori come Gnutti, Ricucci e Coppola, impegnati nelle scalate bancarie di Fiorani e Consorte. E il 7 luglio spiegava: "È tanto nobile costruire automobili o essere concessionario di telefonia quanto operare nel settore finanziario o immobiliare ".

D'Alema domandava: "Cos'ha che non va Gnutti?". Poi partirono le inchieste. Fassino parlò di "aggressione contro i Ds e la sinistra" orchestrata da "settori del mondo economico, finanziario, giornalistico" per "discriminare il movimento cooperativo" come "figlio di un dio minore".

D'Alema denunciava la "campagna razzista contro Unipol" ordita da "certi interessi e salotti" e assicurava: "Le coop sono una riserva di etica protestante", ergo "sono convinto che alla fine Consorte uscirà pulito". Bersani elogiava Fiorani ("molto dinamico, capace, sveglio, attivo ") e Ricucci (vittima di presunti "razzismi "), ma soprattutto Fazio, invitandolo a non lasciare Bankitalia e a non "cedere a una confusa canea".

Sappiamo com'è finita, almeno in primo grado. Fazio, Ricucci, Fiorani, Gnutti, Consorte & C. condannati. Altro che "uscire puliti", "razzismo ", "puzza sotto il naso", "figli di un dio minore ", "etica protestante". Per l'assalto Bpl ad Antonveneta, Consorte ha patteggiato 10 mesi per appropriazione indebita e truffa allo Stato ed è stato condannato in primo grado a 3 anni di carcere e 1 milione di multa per aggiotaggio. Per l'assalto Unipol a Bnl ha collezionato altri 3 anni e 10 mesi più 1,3 milioni di multa per aggiotaggio, insider trading e ostacolo alla vigilanza Consob.

Dunque non solo per la Procura, ma anche per due gip e per sei giudici di tribunale, le scalate dei "furbetti del quartierino", patrocinate nel 2005 da Fazio e sponsorizzate l'una (Fiorani) da Forza Italia e Lega, l'altra (Consorte) dai Ds, erano un unico intreccio criminale per assicurare il controllo dei maggiori partiti di destra e sinistra su un bel pezzo della finanza italiana e, tramite Ricucci, sul Corriere della Sera.

Se la banda del buco non fosse stata intercettata dal gip Forleo su richiesta dei pm, la grande rapina finanziaria ed editoriale sarebbe andata in porto. E dopo Bnl, Antonveneta ed Rcs, i furbetti e i loro sponsor avevano già adocchiato la Fiat, Generali, gruppo Riffeser.

Ora Consorte manda segnali in codice agli ex Ds: "Dirò tutto". Forse si riferisce all'episodio di insider che l'ha visto condannato per avere svelato notizie riservate a Fassino e a Latorre sulla scalata occulta a Bnl. Del resto, all'inizio del processo, aveva provato a citare come testimoni D'Alema, Latorre e Bersani.

I primi due - che i magistrati volevano indagare per concorso nel suo aggiotaggio, ma non poterono farlo perché Senato e Parlamento europeo negarono l'autorizzazione a usare le intercettazioni - avrebbero dovuto "riferire sul ruolo di sostegno all'operazione Bnl-Unipol nei confronti di referenti politici e organizzazioni economico-finanziarie ostili".

E Bersani parlare dei "rapporti con membri del patto Bnl e organizzazioni finanziarie ostili". In un'intervista-bomba al Corriere, seguita dal silenzio-tomba degli interessati, Consorte svelò che una parte della sinistra lo "mollò" perché "temeva che Unipol avrebbe reso più forti Fassino e D'Alema": Unipol+Bnl doveva diventare il "braccio finanziario a sostegno del governo e mancava poco alle elezioni del 2006 vinte dal centrosinistra".

Cioè: l'"abbiamo una banca?" di Fassino e il "Gianni facci sognare! " di D'Alema preludevano a un'Opa sul nascente Pd, con l'Unipol "braccio finanziario" del nuovo partito. Per capirlo già nel 2005, non servivano le intercettazioni. Bastavano le dichiarazioni pubbliche di D'Alema, Fassino e Bersani in favore di Fazio, Consorte e furbetti vari. Ora questi gentiluomini sono stati tutti condannati in tribunale: possibile che D'Alema, Fassino e Bersani non abbiano nulla di cui pentirsi, o almeno scusarsi?

 

[02-11-2011]

 

 

CONSORTE NUN CE VO STA (CAZZI AMARI PER I VERTICI PD?) - L’EX PRESIDENTE UNIPOL A RADIO 24: “UNA SENTENZA INGIUSTIFICABILE” - “COSSIGA MI DISSE CHE ERO FORTUNATO PERCHÉ NON ERO STATO UCCISO, PER QUESTA OPERAZIONE. MA ORA RACCONTERÒ TUTTA LA GENESI POLITICA. IN QUEL PERIODO C'È STATA LA COSTITUZIONE DEL PD ED È EVIDENTE CHE L'OPERAZIONE BNL VA LETTA IN QUEL CONTESTO. NON SI PUÒ PENSARE DI AVERE UN CAPRO ESPIATORIO…”

Da "Radio24"

"Cossiga mi disse che ero stato fortunato a non essere ucciso per quest'operazione .E' una sentenza ingiustificabile, incomprensibile, non riesco a crederci. Ora andrò in giro in mezzo alla gente, per spiegare la genesi politica e gli aspetti politici collegati a quell'operazione".

Giovanni Consorte, ex presidente di Unipol, commenta così con "A Ciascuno il Suo" di Radio 24 la condanna del Tribunale di Milano, per la tentata scalata Unipol/Bnl. "Ho la certezza di non aver fatto nulla di scorretto e ora dopo 7 anni - commenta l'ex numero uno della compagnia bolognese a Raffaella Calandra di Radio 24 - non posso più subire soprusi e angherie, quindi parlerò di tutto carte alla mano."

Consorte ritiene che la sentenza "vada letta insieme a quella AntonVeneta. C'era un teorema che voleva fossero collegate le due operazioni, ma non è vero. Ci sono state 4 sentenze che hanno già stabilito che non c'è stato alcun patto occulto e la Consob non si è costituita parte civile per l'aggiotaggio. Io non ho fatto nulla e allora ora andrò in tutti i circoli culturali a raccontare com'è nata l'operazione e come sono state coinvolte persone, uscite velocemente dalle accuse, farò proiettare l'interrogatorio reso in Tribunale, che ho registrato. Questa storia non può continuare!".

Hanno pesato le polemiche sulle intercettazioni, con i politici? "Sicuramente sì, nel 2006 ci sono state le elezioni, in quel periodo c'è stata la costituzione del Pd ed è evidente che l'operazione Bnl va letta in quel contesto. Non si può pensare di avere un capro espiatorio".

Tirerà in ballo gli ex vertici dei Ds? "Dirò tutto". Lei in Tribunale tempo fa disse che "la volevano morto": "Il Presidente Cossiga - racconta Consorte a "A Ciascuno il Suo" di Radio 24 - mi disse che ero stato fortunato, a non essere stato ucciso". Per Consorte, "se l'operazione Unipol/Bnl fosse stata fatta, ora avremmo un grande gruppo europeo, bancario e assicurativo e anche l'Italia sarebbe stata più solida".

 

[31-10-2011]

 

 

1- MA FORSE LA VERA NOTIZIA ODIERNA, SULLE CONDANNE PER LA FALLITA SCALATA A BNL, È CHE OLTRE AD UN MANIPOLO DI EX POTENTI, SONO STATE INFLITTE CONDANNE AD ALMENO DUE PERSONE TUTTORA AL VERTICE DI IMPORTANTI ISTITUZIONI FINANZIARIE - 2- CARLO CIMBRI, TRE ANNI E DIECI MESI, È L’ATTUALE AD DI UNIPOL, CHE DOVRÀ SPIEGARE AI SUOI SOCI LE SUE DIFFERENTI VEDUTE SU CIMBRI RISPETTO A SACCHETTI E CONSORTE - 3- POI C’È CALTAGIRONE, TRE ANNI E SEI MESI COME ANTONIO FAZIO: QUI STIAMO PARLANDO DI UNO DEI FINANZIERI PIÙ RICCHI, RISPETTATI ED INFLUENTI D’ITALIA E VICE PRESIDENTE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA. BENE, COME LA METTIAMO CON I REQUISITI DI ONORABILITÀ BANCARIA? - 4- DIFFICILE UNA SOLUZIONE ALLA GERONZI, PERCHÉ LA SENTENZA DICHIARA PER GLI IMPUTATI L’INTERDIZIONE DA PUBBLICI UFFICI E UFFICI DIRETTIVI DELLE PERSONE GIURIDICHE -

 

Bankomat per Dagospia

Sicchè, non contenti di quanto passa il convento, abbiamo un'altra condanna per VIP. Antonio Fazio, già Governatore di Bankitalia ed altri signori molto noti, tutti insieme complottavano per organizzare fuori dalle regole la scalata a BNL.

A Fazio la fallita scalata a BNL costa altri tre anni e sei mesi, dopo i quattro per la vicenda Antonveneta. Sempre in compagnia dei soliti noti Gnutti, Ricucci, Statuto, Coppola, Consorte, i fratelli Lonati. Fiorani aveva già patteggiato.

Antonio Fazio si è detto affranto, specificano subito a caldo le agenzie, perché non si capacita, non comprende. Forse gli brucia particolarmente il fatto che il suo capo della Vigilanza all'epoca dei fatti, Francesco Frasca, per quei fatti sia stato assolto. O il Tribunale di Milano è ubriaco, oppure ha visto un comportamento diverso da parte di Frasca, il che lascia un segno drammatico sul profilo dell'ex Governatore: un Collegio di Giudici, non i soliti PM fanatici, sta evidentemente dicendo al popolo italiano nel nome del quale la giustizia è amministrata che si poteva interpretare il proprio ruolo ai vertici di Bankitalia in maniera diversa.

Il modo di Frasca considerato migliore del modo di Fazio. Terribile per Fazio doverlo leggere. Così come migliore era il comportamento dei due funzionari della vigilanza che si opposero strenuamente a che fossero riconosciute alla popolare di Lodi del Fiorani certi requisiti patrimoniali che la banca non aveva, ma che Fazio pretendeva fossero riconosciuti a prescindere, per il bene del Paese.

In fondo, le persone dell'estrazione culturale di Fazio Antonio da Alvito (Alto Lazio) delinquono senza saperlo, sono paradossalmente spesso in buona fede, perché convinti sempre di agire per il bene degli altri, per fini superiori. Il che li rende oltre che rèi, quando lo sono, anche e quasi sempre insopportabili .

Ma forse la vera notizia odierna è che oltre ad un manipolo di ex potenti (certo il Coppola è ancora in affari, lo Gnutti pure, ma con le penne molto basse) dei quali tanti potranno dire e ridire senza correre troppi rischi nei salotti e sui giornali, sono state inflitte condanne da oltre tre anni ad almeno due persone tuttora al vertice di importanti istituzioni finanziarie.

Carlo Cimbri, tre anni e dieci mesi, è l'attuale amministratore delegato di Unipol. All'epoca dei fatti era direttore finanziario dell'Unipol dei Consorte e Sacchetti, ma poi e sino ad oggi evidentemente ritenuto da Unipol persona stimabile. Anzi necessaria al punto da essere nominato Amministratore delegato. Sarà un brutto colpo per la grande assicurazione rossa, che dovrà spiegare ai suoi soci le sue differenti vedute su Cimbri rispetto ai biasimati e biasimevoli Sacchetti e Consorte.

Poi c'è Francesco Gaetano Caltagirone, che si vede appioppare tre anni e sei mesi come Antonio Fazio: qui stiamo parlando di uno dei finanzieri più ricchi, rispettati ed influenti d'Italia e Vice Presidente del Monte dei Paschi, fra l'altro

Come la mettiamo con i requisiti di onorabilità? Avremo le italiche soluzioni alla Geronzi , dove il plurinquisito e poi condannato Ragioniere ha potuto sostanzialmente finire alla grande la sua carriera ovunque, da Capitalia a Mediobanca a Generali, mai richiesto da Bankitalia o dall'ISVAP di alcunché e venendo alla fine allontanato dalle Generali solo per effetto di giochi di potere a lui avversi?

Sarà difficile, perché la sentenza odierna dichiara per gli imputati anche l'interdizione dai pubblici uffici e dagli uffici direttivi delle persone giuridiche.

La cronaca ci imbarazza in questi casi, proprio perché Caltagirone - questo Caltagirone - da tutti è rispettato e temuto. Non è un Ricucci, non è uno Gnutti, non è neppure un Berlusconi, l'unico potente d'Italia del quale è lecito da sempre dir male.

L'Ingegnere parla poco, fa soldi con i suoi soldi, tanti soldi, è persino uomo di cultura. Emarginare lui dal Board del Monte Paschi sarebbe per certi versi una beffa, considerando i tanti mediocri o banditi che invece occupano il potere, attaccati con il Superattak al sedere alle loro poltrone, ovunque, da anni.

Ma quanto sarebbe bello che l'Ingegnere desse l'esempio. Un suo passo indietro, magari subito e spontaneo, gli farebbe fare un figura spettacolare.

La cronaca ci costringe ad una riflessione, prima che la casta dirigente di questo Paese comprenda troppo tardi che in altri tempi si tagliavano le gole in piazza ed oggi per fortuna Dio ci protegga e speriamo non succeda: la Legge è sopra il VIP. Non reggiamo più i VIP, neppure quelli correntemente stimati.

C'è infine un rischio, che i reati di cui alla condanna siano interpretati come sofismi tecnici: aggiotaggio e insider trading, ostacolo alle funzioni di vigilanza, ammettiamolo, non sono omicidi, rapine e truffe. Forse sarebbe ora di cambiar loro il nome. Che vi parrebbe ad esempio di "manovre occulte ed illecite per alterare il corso onesto degli affari di Borsa con grave danno degli investitori onesti", non è più chiaro di "aggiotaggio"?

CALTAGIRONE

Oppure, anziché ostacolo alle funzioni di vigilanza, proviamo a dire, in modo un po' più greve, "manovre per truccare le carte e impedire allo Stato di sorvegliare le eventuali porcate delle banche". In fondo è per questi reati che molte persone celebri sono da anni indagate e oggi condannate dal Tribunale di Milano, non per irregolarità quali il divieto di sosta o errori nel calcolo dell'ICI.

 

 

[31-10-2011]

 

 

LA RASSEGNA DEL (CALTA)FURBETTO! - INDOVINA-INDOVINELLO: QUAL È L’UNICO GIORNALE CHE NON HA MESSO IN PRIMA PAGINA LE CONDANNE UNIPOL/BNL? TROPPO FACILE: IL “MESSAGGERO” DI CALTAGIRONE! - ANCHE IL "CORRIERE" E IL “SOLE” SONO MISERICORDIOSI: NIENTE CITAZIONE IN PRIMA - ANCHE LA BERSANIANA “UNITÀ” DIRETTA DALL’EX “MESSAGGERO” CLAUDIO SARDO BRILLA PER L'ASSENZA (MA BAFFINO E' COLLABORATORE D’ORO DEL CALTA-GIORNALE) - MA LA VERA NOTIZIA E' LA CONDANNA DEL VICE PRESIDENTE DI GENERALI E DI MPS…

1- DAGOREPORT - LE CONDANNE UNIPOL/BNL? SCOMPAIONO DALLA PRIMA DEL MESSAGGERO
Per capire come va il mondo dei poteri (a)vari e avariati di questa Italia in bancarotta, è utile stendere uno sguardo su come i giornali di oggi affrontano la vicenda della condanna dei furbetti per la scalata Unipol/Bnl. E subito si parte con un indovinello: quale sarà quell'unico grande quotidiano, per giunta romano come la Bnl, a non aver dedicato neanche una riga in prima pagina al pronunciamento dei giudici di Milano?

CASINI FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE

Troppo facile: "Il Messaggero" di Pier-Calta Caltagirone, condannato a 3 anni e sei mesi con autosospensione dalla carica di vicepresidente del Monte dei Paschi di Siena. A differenza di tutti gli altri, "Il Messaggero" di Mario Orfeo non ritiene le condanne una notizia da prima. Per saperne qualcosa bisogna arrivare a pagina 13: un pezzo di spalla, dove Caltariccone compare solo nell'ultimo paragrafetto mentre le fotine a corredo dell'articolo sono solo di Fazio e Consorte.

Sorte ben diversa viene riservata all'imprenditore più liquido d'Italia negli altri quotidiani. "Repubblica", "La Stampa" e "Il Fatto" sparano il nome di Caltagirone in prima, insieme a Fazio e Consorte, e all'interno gli articoli sono accompagnati anche dalle foto dell'editore del "Messaggero".

Il "Corriere" di Flebuccio De Bortoli è più misericordioso: in prima pagina, pur riservando alla vicenda il titolo più appariscente tra i grandi quotidiani (un taglio medio), non fa nessun riferimento a Calta, mentre c'è spazio per ricordare addirittura l'assoluzione al capo della Vigilanza in Bankitalia Frasca. All'interno, però, si riscatta: la paginata dedicata alla vicenda contiene anche una fotina dell'imprenditore romano, la cui condanna finisce nel sommario dell'articolo principale.

Il "Giornale" e "Libero" puntano ovviamente, nei titoli di prima, sugli "amichetti di D'Alema" e Consorte che fa "tremare" gli ex ds", ma mentre il giornale di Sallusti non lesina citazioni per Calta sia in prima che nei titoli all'interno, sul quotidiano di Belpietro (e dell'imprenditore romano Angelucci) per Calta nessun richiamo in prima, niente foto all'interno e una semplice righetta nella quarta colonna dell'articolo.

Ma se il "Messaggero" fa storia a sé essendo di proprietà del Pier-suocero, altri due quotidiani gravitano nell'orbita caltagironiana: il "Sole 24 Ore" diretto da Roberto Napoletano (ex direttore del "Messaggero") e "L'Unità" diretta dal dalemiano Claudio Sardo (ex cronista politico del "Messaggero"). Entrambi glissano sul nome di Calta in prima pagina, dove pure la notizia è richiamata con citazione per Fazio e Consorte.

All'interno il "Sole", in un sommarietto alla camomilla, ricorda: "Pena ridotta rispetto alla richiesta. Caltagirone (3 anni e 6 mesi) si autosospende da Mps". E' l'unico quotidiano a sottolineare la riduzione della pena (di soli 7 mesi). Per l'autosospensione, tra l'altro, la lettera deve ancora partire. "L'Unità" all'interno mette Calta nell'occhiello insieme agli altri furbetti.

2- LA VERA NOTIZIA DELLE CONDANNE? LA PRESENZA DI CALTA, L'UOMO PIU' LIQUIDO D'ITALIA...
A spiegare perché la condanna a Calta rappresenta la vera notizia della giornata ci pensa Francesco Spini nella sua analisi sulla "Stampa": "Gli unici due protagonisti rimasti della battaglia sulla Bnl che si consumò in un aggrovigliato gioco dell'Opa per inabissarsi tra le carte giudiziarie sono Carlo Cimbri e Francesco Gaetano Caltagirone. Ma se il ruolo del primo è circoscritto a Unipol di cui ai tempi era direttore generale e oggi resta amministratore delegato (nessun passo indietro: attende gli ulteriori gradi di giudizio), per Caltagirone il discorso è diverso.

Il costruttore romano - il componente più illustre del contropatto di Bnl che dapprima ingaggiò una battaglia di potere nella banca, per sostenere infine Unipol conferendo le azioni di Bnl - è al centro del sistema del potere economico finanziario del Paese. Forte di una possente liquidità (si dice arrivi a lambire i 3 miliardi di euro) ha conquistato passo passo oltre il 2% delle Generali, di cui è vicepresidente. La stessa carica l'ingegnere la riveste in Monte dei Paschi. Ma qui le più stringenti norme bancarie sui requisiti di onorabilità richiedono un passo indietro dalla carica, seppure temporaneo".

3- CONDANNA PER LA SCALATA BNL, I POTENTI E LE PILLOLE DEL GIORNO DOPO
Bankomat per Dagospia


Molti giornali di stamattina riprendono con vario taglio e qualche artificio la notizia di ieri sulla condanna di Fazio, Consorte, Caltagirone ed altri per l'affaire della scalata BNL .
Come volevasi dimostrare, se leggiamo bene nessuno spiega esattamente di cosa si è trattato, nel senso che si narrano i fatti con evidenza, ma fateci caso, come fossero normali vicende d'affari o poco più. Magari più avvincenti di altre, ma tutto sommato sempre e solo vicende d'affari. Si sottolinea che è roba vecchia, i fantasmi del 2005 riesce a dire qualche primario quotidiano milanese. Dopo Halloween, forse credevano di essere spiritosi.

 

Quindi si serve il tutto agli italiani, ancora una volta, senza nessuna rilevanza o sottolineatura per la lettura storica e critica della qualità della nostra classe dirigente. Che qualcuno come ‘'MF'' apertamente difende. Onore alla chiarezza, in questo caso. Altri ce lo fanno pensare senza dichiararlo apertamente.

Nessuno che spieghi al pubblico in cosa sono consistiti i reati addebitati, in concreto. Perché sia ritenuto grave dalla Legge e dal tribunale fare affari in quel modo, cioè sottobanco, aggirando la Consob e ostacolando la Banca d'Italia, avendo copertura dal capo stesso di Banca d'Italia.

Nessuno che dica al pubblico dei lettori perché quei pignoli al Tribunale di Milano - perché la figura dei pignoli fuori dal tempo a questo punto la fanno - vi hanno ravvisato dei gravi reati, condannandoli. Anche se l'eterna attesa della Cassazione permette sempre a tutti di dire che fino ad allora, in fondo, non si saprà come siano andate davvero le cose; e poi arriverà santa prescrizione....

Il Corriere riesce a non mettere in prima pagina il nome di Caltagirone: notevole. Considerano Consorte più importante di Caltagirone. Il Fatto Quotidiano perlomeno evidenzia nel titolo che tutti costoro hanno operato violando le regole.
La Stampa riprende in maniera evidente la chiave di lettura di Dagobankomat, circa la rilevanza della sentenza per i pochi tuttora in auge ed in carica, come Francesco Gaetano Caltgirone e Carlo Cimbri di Unipol. E dà in proposito ampio conto delle annunciate dimissioni di Caltagirone dalla vice presidenza Montepaschi.

Vari giornali, ben informati e per tempo, sottolineano comunque che l'Ing.Caltagirone ha già deciso di autosospendersi dalla vice presidenza della banca senese, senza peraltro permettersi di rilasciare a nostro danno le spassose interviste o far trapelare i penosi commenti che altri VIP hanno ritenuto di fare.

Chapeau. L'avevamo scritto ieri sera, ce lo auguravamo e forse lo aspettavamo, adesso vedremo i fatti in concreto. Certo, sono solo sfumature di stile, abilità di pubbliche relazioni che non cancellano per ora i gravi fatti di reato sentenziati a Milano in primo grado. Ma non tutti lo fanno, va riconosciuto.

MF e il Sole danno molto spazio alle tesi difensive di Fazio. Osvaldo de Paolini in particolare su MF dedica alla vicenda un appassionato corsivo che parla di sentenza appiattita sulle tesi dei PM. La tesi interessante e un po' divertente di De Paolini è che l'aggiotaggio in fondo è un reato tecnico molto opinabile per sua natura, e sin qui non ha tutti i torti; ma poi prosegue ricordando che per cose simili a Torino hanno assolto Exor. Appunto, verrebbe da dire... Se per difendere Fazio invochiamo il rigore comportamentale sui mercati degli Agnelli, forse è meglio cercare altri appoggi dialettici.

Anche la tesi per cui sarebbe assurdo assolvere Francesco Frasca - già assolto per le vicende Antonveneta, dove Antonio Fazio invece è già stato condannato - e condannare di nuovo l'ex Governatore, è una tesi strana. Hanno lo stesso Avvocato in questo processo, Fazio e Frasca, ed anche questo è interessante.

Nessuno ancora ha letto le motivazioni della sentenza, forse però al Governatore si imputano telefonate e comportamenti meno rigorosi e pesantemente "ausiliari" alle manovre dei finanzieri condannati. Al punto da esserne un regista. Mentre del capo della Vigilanza di allora evidentemente al Tribunale non risulta provato un altrettanto darsi da fare a favore della Lodi, di Unipol e compagnia varia.

A chi operava nel mondo bancario di allora - chieda MF ad Angelo De Mattia, già braccio destro di Antonio Fazio - risulta per contro che fin dai tempi di Vincenzo Desario il rigore della Vigilanza non era esattamente quello di Antonio Fazio, che coltivava purtroppo rapporti diretti, spesso opachi, con vari banchieri non esattamente al di sopra di ogni sospetto, mandando spesso a vuoto i tentativi di Desario di essere davvero rigorosi ed imparziali.

Antonio Fazio, si capisce da tutti i quotidiani, fa capire che non capisce (l'avevamo capito). Cerchi di capire: San Tommaso noi che abbiamo fatto il liceo classico e non ragioneria l'abbiamo letto e studiato ma non ci siamo mai premurati di farlo sapere agli italiani né ritenuti per questo degli intellettuali cattolici. Si dia anche lui una regolata di umiltà.

Giovanni Consorte, altro grande protagonista di quella stagione, ieri invece ha subito lanciato sibillini segnali di fumo da Radio 24 e ovunque, come Dago riportato già ieri sera .

Il Sole 24 Ore stamattina scrive invece che Giovanni Consorte è sereno. Qualcuno per cortesia può dirgli che all'italiano medio di lui Consorte, dei suoi affari, del suo stile di lavoro e dei suoi segnali di fumo agli alleati di allora e di oggi che ritiene ingiustamente ancora coperti non gliene frega nulla? Stia a casa e cambi modo di gestire gli affari.

Questa è l'unica lezione che gli suggeriamo di prendersi dalla sentenza di ieri. Attendiamo anche le pronte dimissioni di Cimbri da Amministratore delegato Unipol. Bersani ci dica, conosce il mondo delle cooperative? Ne ha un'opinione?

La Repubblica osserva che i Giudici non hanno confiscato il provento dei reati, osservazione intelligente. Eppure sono centinaia i milioni guadagnati rivendendo bene a banche amiche le azioni BNL.
Arrivederci fra un mesetto, motivazioni della sentenza alla mano.

  

[01-11-2011]

 

 

FIAT: LANDINI, CANCELLA CONTRATTI E NON FA INVESTIMENTI  

(ASCA) - Firenze, 9 dic - ''La Fiat cancella contratti mentre non fa investimenti''.

Lo afferma Maurizio Landini, segretario della Fiom, parlando con i giornalisti a Firenze a margine di un incontro organizzato da 'Reteasinistra' e 'Il Manifesto'.

''Con Fiat - ha aggiunto - di trattative, possibilita' non ce n'e', perche' quello che e' successo lunedi' e' stato che la Fiat ha informato tutti che intende estendere il modello di Pomigliano a 86 mila dipendenti. E ha chiesto di poter discutere solo con i sindacati che erano d'accordo. Di fronte al fatto che non abbandonavamo il tavolo di trattativa, gli altri sindacati hanno chiesto alla Fiat di proseguire da soli. E immagino che in queste ore si possa arrivare anche ad un'intesa, ma non c'e' stata una particolare trattativa.

Estendere il modello di Pomigliano a tutto il gruppo, a 86 mila dipendenti vuol dire uscire dal contratto nazionale di lavoro, peggiorare le condizioni e mettere in discussione un principio fondamentale di liberta' sindacale. Se un sindacato che non e' d'accordo non ha piu' diritto di esistere, e' un problema politico generale''.

Oggi, ha detto Landini, ''una delle ragioni per cui le imprese della componentistica sono in difficolta', e' che la Fiat sta semplicemente aumentando la cassa integrazione e non ha fatto nuovi investimenti. In Italia, chi lavora sulla componentistica, sta lavorando per le imprese tedesche, francesi o di altri Paesi perche' sono quelli che hanno investito, nonostante la difficolta'''.

 

 

"LA DIVINA PROVVIDENZA"
Di Alberto Nerazzini

La mattina del 18 luglio, Mario Cal, il manager della sanità privata più potente d'Italia, entra nel suo ufficio e si spara. Cal non è un manager qualunque, e? il fidatissimo braccio destro di Don Luigi Verze?, il fondatore del San Raffaele, l' impero della sanità convenzionata, sepolto da un miliardo e mezzo di debiti. Il suicidio di Mario Cal, però, sembra solo uno dei misteri. Cosa c'e? dietro il disastro finanziario che rischia di mandare in frantumi l'ospedale privato più importante del Paese? Perché migliaia di dipendenti rischiano di perdere il lavoro? Le cause della morte e della voragine finanziaria vanno cercate nei paesi di mezzo mondo. Coperto dalla nebulosa legislazione che circonda le fondazioni e il loro controllo, il gruppo di don Verze?, che governa un reticolo impressionante di società, ha investito milioni di euro in attività insospettabili come strutture alberghiere e piantagioni di mango e uva in Brasile. L'inchiesta di Alberto Nerazzini che per Report è andato fino a Salvator de Bahia, dove si trova il quartier generale del prete manager, prova a ricostruire una vicenda intricata che ogni giorno che passa riserva nuovi capitoli e apre scenari sorprendenti, a cominciare dai rapporti tra Don Verzè e i vertici dei servizi segreti. All'interno della storia spuntano imprenditori discussi che con movimentazioni di denaro, hanno consentito a tutto il sistema di reggere. E? il caso della famiglia Zammarchi titolare della Diodoro e della Metodo, le due società che al San Raffaele fatturavano costi anche 5 volte superiori a quelli standard. Ma con quale scopo? Per drenare denaro e creare fondi neri? Per pagare i politici? La magistratura che sta tentando di sbrogliare fili di questa complicata matassa, indaga e arresta Daccò, l'uomo ombra della sanità lombarda, vicino al governatore Formigoni. Ma è solo l'inizio di un'indagine che deve inseguire fiumi di denaro finiti nei conti di società off shore.
Per arrivare a scoprire la verità di uno dei crac più misteriosi della storia del nostro Paese bisogna però scoprire chi e? veramente Don Luigi Verze?, e cosa si nasconde dietro la sua impenetrabile comunità religiosa: l'associazione dei Sigilli. Ma soprattutto si deve scoprire qual e? stata, per decenni, la sua rete di amicizie e protezioni.

E inoltre COM'È ANDATA A FINIRE? "L'INTESA"
Di Giovanna Boursier
Torniamo a occuparci di Alitalia. Nel 2008 la compagnia di bandiera era stata dichiarata insolvente, ed era stata divisa in due: la bad company affidata al commissario Augusto Fantozzi e la good company finita nelle mani della Cai, cioè di Banca Intesa, Colaninno, Ligresti, Tronchetti Provera, Marcegaglia, Toto con AirOne e Air France con il 25%. Cai che chiude in perdita i primi due anni aveva promesso di chiudere in pareggio nel 2011. C'è riuscita? E per la Bad company che doveva rimborsare i creditori come stanno andando le cose? Soprattutto come si comporterà il nuovo Ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera che è ancora azionista di Intesa che ha il 10% di Alitalia ?

Per la rubrica C'E' CHI DICE NO: "FRANCESCA RAGUSA"
Di Giuliano Marrucci
Quando apri la finestra della tua camera da letto e vedi che il tuo vicino ha costruito una veranda abusiva o ha tirato su un muro violando le regole, hai due possibilità, o fai finta di nulla e ti giri dall'altra parte con la speranza magari di poter fare un abuso pure tu, oppure ti fai il sangue amaro e poi la cosa finisce lì perché devi essere disposto ad affrontare un vero calvario rimettendoci anche dei soldi per le spese legali. Stavolta invece c'è chi ha addirittura abbandonato Parigi per difendere l'identità del vecchio borgo di Serramazzoni.

Il video e la trascrizione integrale del testo della nuova inchiesta sarà on line sul nostro sito www.report.rai.it al termine della messa in onda.


Buona Visione! La Redazione.

 

 

Appello di Nosiglia: "Fiat
servono regole condivise"

L'arcivescovo chiede "un segnale di speranza" dopo gli incontri con l'azienda e i sindacati. Domani è prevista la firma dell'accorso separato che esclude la Fiom

di PAOLO GRISERI

ALLA Fiat sono necessarie "regole condivise e sostenute da tutte le parti in causa per salvaguardare il lavoro". È l'appello che l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha rivolto ieri ai sindacati e alla Fiat incontrati in due distinte riunioni in Arcivescovado. Incontro che arriva nelle ore cruciali che precedono il nuovo accordo separato sulle regole sindacali nel maggiore gruppo privato italiano. L'arcivescovo ha espresso le sue preoccupazioni prima ai segretari torinesi di Cgil, Cisl e Uil e poi, in un secondo incontro, al capo delle relazioni sindacali del Lingotto, Paolo Rebaudengo.

Il responsabile della Diocesi torinese ha ascoltato gli ospiti e ha invitato tutti a cercare la coesione in un momento in cui è necessario far fronte a una crisi che nel 2012 sarà anche peggiore di quella che abbiamo fin qui conosciuto. Naturalmente l'arcivescovo non ha voluto entrare nel merito delle discussioni che in questi giorni dividono i sindacati, "riconoscendo la natura complessa di questa materia e le implicazioni in gioco che coinvolgono anche il futuro del nostro paese". Ma ha chiesto a tutte le parti in causa l'unità di azione come "segnale di speranza in questo tempo che ci prepara al Natale".

I due incontri di ieri, fanno sapere in Diocesi, erano programmati da tempo e solo il caso ha voluto che cadessero nei giorni caldi della trattativa tra sindacati e Lingotto. Ma è un fatto che la coincidenza ha consentito a Nosiglia di far trapelare il suo pensiero sulla situazione Fiat. Il suo invito

 

alla coesione tra le parti cade in un momento delicato della vita sociale della città che certo non avrebbe bisogno di nuovi scontri ideologici e tentativi di esclusione di questo o quel sindacato dal diritto di rappresentare i lavoratori. Anche perché le difficoltà delle famiglie torinesi, come emerge anche dai dati in possesso della Caritas, sono andate aumentando negli ultimi mesi e saranno ancora più gravi nel 2012. L'assenza di lavoro alla Fiat avrà ripercussioni sui redditi perché provocherà cassa integrazione tra i dipendenti del Lingotto e licenziamenti nelle piccole aziende dell'indotto. Tutti temi che troveranno probabilmente eco nel tradizionale messaggio che l'arcivescovo rivolge ai torinesi in occasione del Natale.

Mentre ieri sindacati e Fiat incontravano Nosiglia, all'Unione industriale proseguiva la trattativa tra sindacati del "sì" e il Lingotto. "Siamo alla stesura dei testi", dicevano in serata i sindacalisti prevedendo che la discussione sulla estensione del modello Pomigliano a tutto il gruppo Fiat possa concludersi nella giornata di domani con la firma di un nuovo accordo separato tra Marchionne e i suoi sindacati di fabbrica. I sindacati autonomi (Fismic, Ugl e Quadri) avrebbero anche accettato di rinunciare al diritto di nominare due rappresentanti ciascuno nei consigli di fabbrica. In questo modo si eviterebbe a Fim e Uilm di finire in minoranza. Nei prossimi mesi poi si potrebbe anche arrivare all'elezione dei rappresentanti sindacali, naturalmente escludendo la Fiom dal voto.
 

(08 dicembre 2011)

 

 

Fiat: Marchionne fa mea culpa sulla 500 (MF)

 

Dowjones

MILANO (MF-DJ)--Il flop della 500 negli Stati Uniti va imputato soprattutto alla rete di distribuzione e non allo scarso appeal della vettura. Lo ha spiegato l'amministratore delegato del Lingotto all'agenzia Reuters: "La macchina era pronta prima che la rete dei concessionari fosse disponibile alla vendita", ha ammesso il manager. "In definitiva l'abbiamo lanciata troppo presto, sarebbe stato meglio farlo a gennaio 2012".

L'errore, scrive MF, e' costato il posto all'ex responsabile marketing del brand Fiat per il Nordamerica, Laura Soave (molto chiacchierata anche per vicende legate alla vita privata), che e' stata sostituita da Timothy Kuniskis. Alla fine gli americani hanno acquistato circa 18.500 esemplari della 500, una cifra inferiore della meta' rispetto ai 50 mila messi a budget da Torino. Nessuno dei grandi concessionari Fiat di New York e' stato in grado di vendere il numero previsto di 500, nonostante la martellante campagna commerciale che ha avuto Jennifer Lopez per testimonial.Insomma un colossale errore di marketing, che ha scatenato l'ira di Marchionne. L'ingaggio di Kuniskis e' finalizzato proprio alla migliore gestione della rete dei concessionari. Specialmente nell'area di New York e in California, che sono fondamentali per il successo della 500 e di qualsiasi altra auto negli Stati Uniti. Malgrado l'esordio non soddisfacente, Marchionne e' sempre convinto che la piccola di casa Fiat possa rappresentare, con l'Alfa Romeo (che verra' lanciata negli Usa nel 2013), la chiave per riportare i brand italiani sul mercato automobilistico americano con un ruolo di protagonisti. Una strategia che il manager non ha intenzione di cambiare. Il manager, nel corso dell'intervista, ha anche ribadito che l'aggregazione tra Fiat e Chrysler avverra' solo nel 2013. red/lab

 

 

BANCA (IM)POPOLARE DI MILANO - DOPO CONSOB E GUERRA INTERNA, È LA VOLTA DELLA MAGISTRATURA: IL FU PRESIDENTE DI BPM PONZELLINI INDAGATO A MILANO PER OSTACOLO ALLE AUTORITÀ DI VIGILANZA - I 148 MLN € ALLA ATLANTIS DEI FRATELLI CORALLO (SLOT MACHINES)? UN FINANZIAMENTO INCOMPRENSIBILE “SIA SECONDO I CANONI DI BUONA AMMINISTRAZIONE SIA, PIÙ GRAVEMENTE, SECONDO LA DISCIPLINA IN MATERIA DI RICICLAGGIO” - CROFF, APPENA ELETTO NEL CONSIGLIO DI GESTIONE, RINVIATO A GIUDIZIO PER USURA...

Giovanna Lantini per "il Fatto quotidiano"

Non conosce la parola fine la saga Bpm. Dopo Bankitalia, Consob e le dure lotte intestine, ora spuntano anche le indagini delle magistratura. Massimo Ponzellini, "dimissionato" dalla banca una settimana fa, come anticipato da Sole 24 Ore e Repubblica, sarebbe indagato dalla Procura di Milano per l'ipotesi iniziale di ostacolo alle Autorità di vigilanza. Ad attirare l'attenzione degli inquirenti, sarebbe stato in particolare il finanziamento da 148 milioni concesso da Bpm ad Atlantis-BpPlus.

Cioè il colosso delle slot machines già primo partner dello Stato italiano nel ricco segmento dei giochi e controllato da società off-shore delle Antille olandesi nonché, secondo quanto ricostruito dal Fatto Quotidiano nel 2010, riconducibile a Francesco Corallo, figlio di Gaetano, condannato per reati di criminalità organizzata (ha già scontato la pena) e legato al clan di Nitto Santa Paola.

Un finanziamento che sarebbe stato erogato anche per la forte sponsorizzazione dello stesso Ponzellini e che ai pm appare "incomprensibile", quello concesso da Bpm alla società che in Italia ha avuto come suo rappresentante l'ex finiano Amedeo Laboccetta dopo la sconfitta elettorale del 2005 e prima dell'elezione nel 2008. Ora la Atlatis è in lizza per le nuove concessioni delle Vlt, le slot machine di ultima generazione.

Il finanziamento della Bpm sarebbe Incomprensibile "sia secondo i canoni di buona amministrazione sia, più gravemente, secondo le regole della disciplina in materia di riciclaggio". Non a caso l'attenzione è tornata anche su chi ha affidato la concessione delle slot machines ad Atlantis, i Monopoli di Stato diretti da Raffaele Ferrara, già presidente dell'Organismo di Vigilanza della Bpm, la cui sede romana nei giorni scorsi ha ricevuto la visita della Guardia di finanza.

E per un'avventura che rischia di chiudersi molto male, ce n'è un'altra che non inizia certo sotto i migliori auspici. Si tratta di quella di Davide Croff, l'ex numero uno della Biennale di Venezia fresco di nomina nel consiglio di gestione dell'istituto milanese che è inciampato in un rinvio a giudizio arrivato proprio all'indomani della conquista della poltrona in Bpm. Una vicenda quantomeno sgradevole che affonda le radici nel lontano passato del banchiere che nel 2008 era stato promotore di un tentativo di rinnovamento della banca milanese con la fondazione di una sua associazione, Bpm360, che avrebbe dovuto provocare una vera e propria rivoluzione poi non andata in porto, come dimostra la cronaca recente.

Benché bancaria, però, la materia della cronaca recente è tutt'altra: si tratta di un'inchiesta per usura relativamente a fatti che si sono svolti tra il 1994 e il 2000, più o meno gli stessi anni in cui Croff ha guidato la Banca Nazionale del Lavoro dove era approdato come vicedirettore generale nel 1989, una manciata di mesi prima dell'esplosione dello scandalo Atlanta e di cui è stato ad dal 1990 al 2003.

Nel dettaglio, le indagini sono scaturite dalle denunce presentate dall'imprenditore di Gioia Tauro Antonino De Masi per i tassi usurari che a suo avviso sarebbero stati applicati ai fidi concessi dalle banche al suo gruppo industriale. De Masi, che da tempo sta conducendo quella lui stesso definisce una battaglia di legalità per tutelare "gli interessi non solo miei, ma quelli di un intero territorio depredato dall'illegale comportamento del sistema bancario" ha già portato in giudizio Cesare Geronzi e Luigi Abete, assolti in primo e secondo grado e in attesa del verdetto della Cassazione.

Ora sul banco degli imputati, secondo la decisione del Gup di Palmi, dovranno sedere oltre a Croff anche gli ex direttori generali di Banca Antonveneta e Bnl e tre dirigenti. Il magistrato ha invece disposto l'incompetenza territoriale e ha trasmesso il fascicolo alla Procura di Reggio Calabria per altri cinque ex della Banca di Roma, tra i quali Matteo Arpe, anche lui fresco di battaglia per la conquista della Bpm, ma per il quale il pm in sede di conclusioni aveva chiesto il non luogo a procedere, anche il banchiere perché era approdato in Banca di Roma nel 2002, sul volgere del termine del periodo oggetto dell'inchiesta.

 

 

[31-10-2011]

 

 

1- SBUCA DA UNA PERQUISIZIONE NEGLI UFFICI DEL BRACCIO MAL-DESTRO DI D’ALEMA, VINCENZO MORICHINI, IL PRIMO ELENCO DEI FORAGGIATORI DELLA FONDAZIONE DI BAFFINO! - 2- TOH! SONO GLI STESSI NOMI CHE RICORRONO ANCHE NELLE INCHIESTE ENAC, P4 E PENATI: NON SOLO I 30 MILA EURO DI PAGANELLI (PROPRIETARIO DELLA COMPAGNIA AEREA ROTKOPF SU CUI VIAGGIÒ A SBAFO IL MAGO DALEMIX), MA ANCHE I 20 MILA DI BRUNO BINASCO, BRACCIO DESTRO DI GAVIO (AUTOSTRADA SERRAVALLE), E I 25MILA DELL’IMPRENDITORE ALFONSO GALLO, IL GRANDE ACCUSATORE DI ALFONSO PAPA (P4) - 3- DALL’ELENCO DEI “SOTTOSCRITTORI” SI FA CENNO A “MILLENIA, 15MILA EURO, MALDARIZZI” CHE STA PER FRANCESCO MALDARIZZI, IMPRENDITORE AMICO DI BAFFINO, BECCATO NELLE INTERCETTAZIONI SULLE ESCORT E PRECEDENTEMENTE NEI VERBALI DELL’AMICO TARANTINI CHE LO OSPITÒ IN BARCA NELLA VACANZA A PONZA DOVE TROVÒ D’ALEMA - 4- TRA I GENEROSI ELARGITORI DI CONTRIBUTI C’È OVVIAMENTE ANCHE PIO PICCINI, CHE CON LE SUE RIVELAZIONI HA “INCASTRATO” MORICHINI E L’ENTOURAGE DALEMIANO -

 

Gian Marco Chiocci e Patricia Tagliaferri per "il Giornale"

Ci voleva una doppia perquisizione della Gdf per scovare i finanziatori, o almeno una parte, della fondazione ItalianiEuropei di Massimo D'Alema. Solo quando i baschi verdi hanno rovistato negli uffici della società Sdb dell'indagato Vincenzo Morichini, braccio destro dell'indagato D'Alema e procacciatore di contributi per la fondazione con sistemi che il pm Paolo Ielo reputa a dir poco sospetti, un primo elenco è venuto fuori.

Raffrontandolo con il «pizzino» sul quale erano annotati a penna nomi di politici e cifre­ sequestrato nel blitz alla Foretec di quel Viscardo Paganelli (arrestato col figlio Riccardo nell'inchiesta Enac) proprietario della società Arkon e della compagnia aerea Rotkopf sulla quale viaggiò a sbafo Baffino- la finanza ha iniziato a lavorare su triangolazioni, versamenti e ipotesi di false fatturazioni.

Nel documento di Paganelli, scrive la Gdf, si fa riferimento «a potenziali contratti di Global Service nel comparto sanitario» in Umbria e all'ospedale San Camillo di Roma (con accanto un curioso appunto, «Macchitella ci era ostile »). Subito sotto le cifre con riferimenti in chiaro ed altri coperti da omissis.

«Quanto a ItalianiEuropei - si legge nel rapporto della finanza sul pizzino - le cifre (30mila euro tra il 2009 e il 2010, ndr) si riconciliano verosimilmente con i contributi elargiti dall'imprenditore Paganelli alla Fondazione in questione». Il «pizzino» trovato a Paganelli è messo a confronto sia col documento «Fondazione Italiani Europei - Elenco sottoscrittori attività 2010» che con la scheda «Pubblicità e attività 2008-2009», entrambi sequestrati a Morichini, factotum della fondazione.

BINASCO, DAL PCI A BAFFINO
Tra i «sottoscrittori», oltre a Paganelli che attraverso la sua Arkon srl ha versato 15mila euro più altri 15mila attraverso la Rotkopf, troviamo Bruno Binasco, nome noto ai tempi di tangentopoli (arrestato anche per finanziamento illecito al Pci, poi sempre prosciolto) emerso di recente nell'indagine sulla Milano-Serravalle, filone Penati. Nella lista è scritto: «Binasco, 20mila euro». Il versamento è del 21 aprile 2010 ed è stato erogato dalla Argo Finanziaria di cui Binasco è Ad. Attraverso sue società, inoltre, avrebbe «sostenuto» anche la fondazione dell'ex presidente Penati trovandosi in compagnia di altri dalemiani doc, come Enrico Intini e Roberto De Santis.

Alla voce «General Construction / versamento 23.12.2009» spicca il nome Gallo accanto alla cifra 25mila euro. Si tratta dell'imprenditore Alfonso Gallo, il grande accusatore del deputato Alfonso Papa, che il 5 febbraio 2011 ai pm napoletani della P4 parla a lungo della sua General Construction a proposito di un finanziamento da 100mila euro all'associazione del giudice tributario Pasquale Lombardi, arrestato nell'inchiesta P3. A verbale Gallo ha parlato anche di Morichini ammettendo di aver sovvenzionato ItalianiEuropei «con regolari bonifici intestati alla Fondazione».

ZINGARETTI, CHE COINCIDENZA
Nello stesso foglio esce poi Mauro Lufino, amministratore della Cler Coop, per un obolo da 10mila euro. La Cler tra il 2008 e il 2009 ha messo le mani su numerosi appalti della provincia di Roma, che dal 2009 era guidata da Nicola Zingaretti, per mera coincidenza membro del «comitato di indirizzo»della fondazione dalemiana. Va detto che la Cler entra nell'inchiesta romana per aver bonificato importi per 20mila euro alla Sdb di Morichini «a saldo di fatture- osserva la finanza- che si ritengono per operazioni inesistenti». E ancora.

L'AMICO DI TARANTINI...
Dall'elenco dei «sottoscrittori» si fa cenno a «Millenia, 15mila euro, Maldarizzi» che sta per Francesco Maldarizzi, imprenditore amico di Baffino, beccato nelle intercettazioni sulle escort e precedentemente nei verbali dell'amico Tarantini che lo ospitò in barca nella vacanza a Ponza dove trovò D'Alema, che Gianpi - come riferisce nell'interrogatorio del 6 settembre 2009 - incontrò nuovamente, stavolta a casa dell'imprenditore della Millenia.

Continuiamo. Quindicimila euro li mette nella Fondazione anche il colosso immobiliare Parsitalia a nome Parnasi, Luca, una vera potenza nel settore, che secondo il quotidiano Italia Oggi avrebbe finanziato pure la fondazione finiana Fare Futuro, presente tra i partner di ItalianiEuropei. E ancora. Ecco il gruppo Tosoni (25mila euro), Vienna Insurance Group (6mila), Wind (15mila) Studio Vitiello (15mila), Euro Progea (5mila).

... E L'AMICO DI BERSANI
Nell'allegato sequestrato sui contribuiti per la pubblicità raccolti dalla società editrice Solaris, controllata dalla Fondazione, compare l'Interconsult che nel luglio del 2009 versa 25mila euro alla fondazione per mano di Gianni Pisani, già socio di Franco Pronzato, consulente di Bersani, responsabile trasporti nel Pd, membro del cda di Enac arrestato per una mazzetta da 40mila euro intascata per il tramite di Morichini. Seguono altre società.

Tra i generosi elargitori di contributi c'è ovviamente anche Pio Piccini, l'imprenditore arrestato nel fallimento Eutelia, che con le sue rivelazioni ha «incastrato» Morichini e l'entourage dalemiano. Fa mettere a verbale: «Enzo mi propose un rapporto diretto per poter gestire tutta una serie di relazioni nel mondo romano, legate a società come Finmeccanica, e con la possibilità di estenderle in quelle regioni a guida Pd essendo lui molto vicino al partito. La prima cosa che mi chiederà sarà di dare un contributo di 15mila euro alla Fondazione». Così, per cominciare.

 

[31-10-2011]

 

 

ENDEMOL AL TELEVOTO DEI CREDITORI - IL DESTINO DELLA CASA DEL “GRANDE FRATELLO” DIPENDE DA BANCHE E FONDI CHE PENSAVANO DI FARE AFFARI D’ORO SUI FORMAT E SI SONO RITROVATI CON MONTAGNE DI DEBITI (FACILE COMPRARE SCARICANDO I COSTI SULLA SOCIETÀ ACQUISITA) - DUE SETTIMANE DI PROROGA, IN CUI MEDIASET CERCHERÀ A TUTTI I COSTI UN PARTNER - IL FONDO CLESSIDRA È ASSAI GRADITO AL BANANA, MA IL TEMPO SCORRE E L’ACCORDO ANCORA NON C’È…

Simone Filippetti per il "Sole 24 Ore"

Si va ai supplementari per Endemol. I creditori concedono altri quindici giorni di tempo alla casa tv del «Grande Fratello». Giorni preziosi con cui Mediaset e gli altri azionisti, Goldman Sachs e il fondo Cyrte, cercheranno una soluzione alternativa alla perdita dell'azienda, oberata dai debiti.

Ieri scadevano i termini e il debito poteva essere convertito in capitale, ma era parso abbastanza chiaro, fin dal week-end, che si sarebbe arrivati con ogni probabilità a uno slittamento dei tempi rispetto alla scadenza di ieri. A causa del mancato rispetto dei covenant sul debito, i creditori di Endemol, principalmente hedge fund, avrebbero potuto escutere il pegno sulle azioni della società, controllata dai soci, che in questi anni hanno dovuto svalutare il loro investimento, con quote paritetiche diventandone di fatto i nuovi azionisti di controllo.

Dopo più di un anno di lavoro, adesso in due settimane si dovrà trovare quella quadra che finora è mancato. All'avvicinarsi della scadenza, i soci hanno lavorato su due direttrici: da una parte un rinnovo, con scadenza temporale non troppo differita, delle attuali condizioni (waver) poste a tutela del debito.

La concessione della proroga.
D'altronde il debito è in mano a hedg fund che l'hanno rastrellato con la prospettiva di speculare e lucrare sul riassetto. In campo sono scesi big del calibro di Apollo e Centrebridge assieme alla stessa banca americana Goldman Sachs (che di Endemol è azionista tramite la sua divisione di private equity), ma che negli ultimi mesi ha accumulato un'importante posizione sul debito, proprio per arrivare preparata alla resa dei conti finale.

Tuttavia è chiaro che questi soggetti non hanno alcun interesse a fare gli azionisti, quantomeno di maggioranza, di Endemol: non saprebbero come gestire una società così complessa che richiede una forte expertise industriale. Ma puntano a massimizzare il loro ritorno economico dell'investimento.

Anche il gruppo di Cologno in questi mesi aveva messo in campo delle contromosse, comprando una quota di debito consistente sul mercato secondario e sta provando, con l'advisor Lazard (che ha avuto un incarico dalla holding spagnola di Cologno, Mediacinco, già a inizio anno), a trovare un accordo per la ristrutturazione del debito che la veda coinvolta.

Risolto il problema immediato, ossia evitare che i fondi sfilassero Endemol agli attuali azonisti, ora arriva la parte più difficile e complessa. La strada che Mediaset sta cercando di imboccare è la ricerca di un nuovo socio che possa contribuire ad iniettare risorse nell'azienda ideatrice di numerosi format televisivi (da La Fattoria a Survivor), oberata da 2,3 miliardi di euro che pesano come un macigno sulle sue sorti.

Come rivelato dal Sole 24 Ore di domenica scorsa, è comparso sulla scena Clessidra, il più grande fondo d'investimento italiano. Nei mesi scorsi sono stati sondate varie possibilità: Mediaset ha trattato con diversi colossi internazionali del settore media (dall'americana Time Warner alla tedesca ProSiebenSat1 fino all'inglese Itv) ma ora l'ipotesi più concreta è quella con Clessidra. Il private equity, che tra i suoi fondatori ha due ex manager Fininvest come Claudio Sposito e Alessandro Grimaldi, sarebbe secondo i rumors in stretto contatto con Cologno per la presentazione di un piano.

Clessidra non è la sola opzione sul tavolo, anche se viene descritta come la più gradita a Cologno Monzese perché si tratterebbe di un soggetto italiano, il che facilita i rapporti, e per di più molto ben conosciuto quindi con una sintonia già rodata. L'affaire Endemol è costato finora (solo in termini di investimento) circa 500 milioni a Mediaset che non vuole abbandondare il presidio sulla produzione di contenuti che, nonostante il trend calante di business per Endemol, rimane un'opzione industriale strategica per il gruppo televisivo italiano.

 

 

[02-11-2011]

 

 

POKER DI BANANA! - COSA SALVERÀ LA MONDADORI AZZOPPATA DALLA SENTENZA-LODO? IL POKER ONLINE! - LA GABANELLI SCAVA NELL’ULTIMO SOSPETTO CONFLITTO D’INTERESSI DEL PATONZA E SMARMELLA LA STORIA DELLA GALMING, PER IL 70% IN MANO A B., AUTORIZZATA DAI MONOPOLI DI STATO (CHE DIPENDONO DA LUI) A LANCIARSI NEL DORATO MONDO DEL CYBER-AZZARDO - MONDADORI: “BANDO TRASPARENTE” - CHI GUIDA LA GALMING? ALDO RICCI, UOMO SOGEI, MINISTERO DELL’ECONOMIA...

1- UN'AZIENDA DEL PREMIER NELL'AFFARE POKER ONLINE: MONDADORI, L'OMBRA DEL CONFLITTO DI INTERESSI
Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"

Alla ricerca di nuovi business con un mercato editoriale sempre più asfittico, la Mondadori si è gettata dunque a capofitto nel lussureggiante mondo dei giochi via internet: poker online, casinò virtuali... La notizia non è nuova. Era contenuta in un comunicato stampa della casa editrice del 28 giugno scorso. Titolo dell'Ansa di quel giorno: «Mondadori: nasce Glaming, nuova società per giochi online». La cosa però, in quell'occasione, non ha avuto il risalto che invece sarebbe stato logico aspettarsi per tutta una serie di circostanze che questa sera svela un servizio di Sigfrido Ranucci per Report, la trasmissione di inchieste televisive di Milena Gabanelli che va in onda la domenica su Rai Tre.

Glaming è controllata al 70% dalla Mondadori e al 30% da un altro soggetto, la Fun Gaming, il cui capitale è a sua volta custodito in due scatole: Buel srl (51%) e Entertainment and gaming invest (49%). Per quanto riguarda la seconda, è inutile affannarsi a cercare di scoprire il proprietario. Le quote sono infatti custodite in una fiduciaria.

La Buel è invece di proprietà di una vecchia conoscenza del mondo della televisione come Marco Bassetti. Il quale, incidentalmente consorte del sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi, si ritrova ora in società con il premier Silvio Berlusconi, ossia il proprietario della Mondadori, in un business molto appetitoso, a giudicare dal bombardamento di spot che pubblicizzano sul piccolo schermo questo genere di divertimento.

E fin qui, in questa Italia, non ci sarebbe forse niente di strano. A meno di non voler passare per moralisti sollevando una questione di opportunità per un presidente del Consiglio nel ritrovarsi azionista di una società che opera nel settore dei giochi d'azzardo, sia pure virtuali. Del resto, perché mai scandalizzarsi se perfino le Poste italiane sono in quel business? Il fatto è, tuttavia, che per entrare in questa attività è necessaria una concessione. E quella concessione la può dare soltanto l'amministrazione dei Monopoli di Stato.

Ovvero un organismo, affidato all'ex capo dell'agenzia delle entrate Raffaele Ferrara, che dipende dal governo presieduto dal Cavaliere. In qualunque altro Paese al mondo questo sarebbe un classico episodio di conflitto d'interessi. Ma qui chi ci fa caso? La Glaming viene costituita il 21 aprile del 2011 sulla base di un progetto che il consiglio di amministrazione della Mondadori discute il 25 novembre del 2010: a quella riunione, dettaglio, è presente in videoconferenza anche un consigliere che ha un ruolo importante nel governo Berlusconi. Cioè il direttore generale del ministero dei Beni culturali Mario Resca.

Dallo scorso mese di settembre la Gamling è finalmente nell'elenco dei soggetti aggiudicatari dei giochi online pubblicato sul sito dei Monopoli. Il servizio di Report non manca di far notare come a luglio proprio la Mondadori di Berlusconi abbia dovuto pagare a Carlo De Benedetti un risarcimento danni di 564 milioni di euro, sottolineando pure la forte crescita dell'indebitamento della casa editrice. «La ciambella di salvataggio», conclude Ranucci, «potrebbe venire proprio dai giochi».

Ma in questa storia l'ombra del conflitto d'interessi è dietro ogni angolo e assume aspetti molteplici e imprevedibili. Si scopre, per esempio, che il presidente della Glaming risponde al nome di Aldo Ricci. Chi è costui? Per due volte è stato l'amministratore delegato della Sogei, la società pubblica che gestisce l'anagrafe tributaria: già protagonista di un doppio giro di valzer ai vertici di quella struttura (nominato da Giulio Tremonti, rimosso con liquidazione milionaria da Vincenzo Visco e rinominato da Tremonti) che ha coinvolto anche altri soggetti ed è costato all'erario, come ha segnalato la Corte dei conti in un suo rapporto, più di 11 milioni di euro.

Rapporto, in seguito finito all'attenzione dei magistrati, nel quale erano contenuti anche alcuni particolari riguardanti la prima gestione Ricci. Una inchiesta interna voluta da Visco aveva infatti rivelato che il 90% degli appalti della Sogei erano stati frazionati sotto i 200 mila euro, e che le gare europee erano limitate al 15%.

Un paio d'anni fa Ricci, il cui ritorno alla Sogei era stato sponsorizzato da Marco Milanese (l'ex braccio destro di Tremonti messo sotto inchiesta dalla magistratura che ne aveva perfino richiesto l'arresto) viene sostituito con soddisfazione del direttore dell'Agenzia delle entrate Attilio Befera. Ma riesce a rimanere ancora nell'orbita della Sogei. Attualmente figura ancora come consigliere di amministrazione di Geo Web, società controllata dal consiglio dei geometri di cui la Sogei ha il 40%.

Riassumiamo. Ex responsabile di un pezzo cruciale dell'amministrazione finanziaria, Ricci è ora presidente di una società privata (di cui sono azionisti il premier e il marito del sottosegretario agli Esteri) titolare di una concessione per gestire giochi online rilasciata dalla stessa amministrazione finanziaria che Ricci continua a rappresentare in un'altra società. E tutto questo può essere considerato normale?

2- MONDADORI: SUL POKER ONLINE BANDO EUROPEO RIGOROSO
Lettera di Rossella Citterio (Direttore Relazioni Esterne e Comunicazione Gruppo Mondadori) al "Corriere della Sera"

Caro direttore,
la prima pagina del «Corriere» di ieri annunciava in grande evidenza l'ingresso di Mondadori nei giochi online. In realtà la notizia non era questa, era il preannuncio enfatizzato di un servizio della trasmissione televisiva «Report» fondato sulla «scoperta» di un ennesimo conflitto di interesse. Non conosciamo ancora, al momento di questa nostra lettera, il contenuto della trasmissione, ma ciò che abbiamo appreso dal «Corriere» merita alcune precisazioni.

Il 10 marzo 2011 un bando di gara pubblico ed europeo viene emesso da AAMS, Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, per affidare in concessione l'esercizio dei giochi pubblici a distanza. Da allora, società, pubbliche e private, hanno presentato domanda di partecipazione, seguendo iter e condizioni previste dalla procedura. Ad oggi risultano assegnate 25 concessioni sulle 200 del bando in scadenza al 31 dicembre 2011.

Dunque, per riassumere: c'è un bando pubblico europeo; c'è una procedura di assegnazione rigorosa e trasparente; c'è un inevitabile controllo originato dall'accesa competizione in questo settore, dove operano agguerriti player di dimensione mondiale; ci sono 25 aziende della più diversa specie e natura che accedono a un business; ci sono tutti gli organi della Giustizia Amministrativa che sono preposti al controllo. Quanto a Mondadori, come da tempo è noto e comunicato ai mercati e agli investitori, ha iniziato un processo di diversificazione digitale delle proprie attività, sia attraverso la crescita in questo campo dei nostri brand tradizionali, sia sperimentando opportunità da «pure player».

La società Glaming è stata costituita per entrare in una nuova attività, nella convinzione che esista uno spazio d'azione interessante e anche originale rispetto ai competitor del settore, proprio a partire dagli asset Mondadori. E avere partner competenti in nuovi business è condizione indispensabile per avere uno specifico know how e per evitare rischi inutili. La nostra è una società quotata, con azionisti di minoranza italiani e internazionali, attenti ed esigenti, e perciò il progetto è stato più volte illustrato ad analisti e investitori.

Anche in questo caso con procedure limpide e pubbliche. Il Gruppo Mondadori ha agito con la massima eticità, in un contesto legislativo chiaro e mai contestato da alcuno, seguendo procedure rigorose, al pari di tutti gli altri concorrenti, senza alcun intervento improprio di alcuna natura, senza nessun, neanche larvato, conflitto di interessi. Non val la pena di soffermarsi su considerazioni collegate a vicende di natura personale o fatti allo stato irrilevanti. Ci riserviamo comunque vista, la trasmissione, una valutazione più approfondita sotto ogni profilo.

Un punto, però, corre l'obbligo di sottolineare. Una delle tesi di «Report», fa riferimento a una urgente necessità di «ciambelle di salvataggio» economico per Mondadori perché costretta a farlo, dopo aver erogato 564 milioni di indennizzo al Gruppo Espresso e avere avuto un conseguente accrescimento dell'indebitamento.

Bene, è conclamato che l'erogazione non ha riguardato Mondadori, bensì Fininvest e, dunque, non c'e stata alcuna influenza sul nostro indebitamento. I fatti, come sempre succede, sono più forti dei teoremi: Mondadori è una società quotata, nota per rigore, prudenza e accuratezza, che cerca nuove opportunità di sviluppo nella diversificazione digitale come tutti gli editori del mondo. Tutto qui.

 


Il fatto è, tuttavia, che per entrare in questa attività è necessaria una concessione. E quella concessione la può dare soltanto l'amministrazione dei Monopoli di Stato.

Ovvero un organismo, affidato all'ex capo dell'agenzia delle entrate Raffaele Ferrara, che dipende dal governo presieduto dal Cavaliere. In qualunque altro Paese al mondo questo sarebbe un classico episodio di conflitto d'interessi.

 

 

[31-10-2011]

 

 

TE LO DO IO JOBS! - SU FACEBOOK I COMMENTI BOMBASTICI AL POST DI DELFINA RATTAZZI, FIGLIOLA DI SUNI AGNELLI, SULLA AUTOBIOGRAFIA DEL GENIO DELLA MELA - “ODIAVA LE DONNE, PUZZAVA COME UNA IENA,ERA ODIOSO CON I DIPENDENTI, NON AIUTA LA PRIMA FIGLIA A PAGARSI HARVARD, SI FIDANZA CON JOAN BAEZ SOLO PERCHÉ ERA STATA LA DONNA DEL SUO IDOLO, BOB DYLAN, ERA UN OMOSESSUALE LATENTE CHE “DISPREZZAVA” ANCHE GLI UOMINI PER UNA FORMAZIONE REATTIVA: TI ODIO PERCHÉ NON POSSO AMARTI”…

da "Il Foglio" del lunedì -

Facebook, bacheca di Delfina Rattazzi, giovedì 27 ottobre: L'uomo che odiava le donne: Steve Jobs. Leggere la biografia per credere

Emiliano Wuc - tutti i grandi uomini hanno qualcosa di "avverso" nei confronti delle donne! (ed ora picchiatemi pure)!

Delfina Rattazzi - Forse hanno qualcosa di avverso nei confronti dell'umanità Comandante

Emiliano Wuc sì, perchè percepiscono il "mondo femminile" come "mondo nemico, antagonista al proprio, essendo i dominatori assoluti del genere maschile!"

Jenny Del Chiocca non faccio alcuna fatica a crederlo. Non penso che leggerò la sua biografia. mentre mi dicono (e mi fido di chi lo suggerisce) che sia davvero bella la biografia di Agassi.

Paolo Priolo Really?

Antonia De Mita eh non ti dico quanto dominano...

Delfina Rattazzi Agassi sembra sia bellissima

Gianna Cesarini ci sono anche dei cretini che odiano le donne, almeno lui era intelligente

Ignazia Dessi Ma sai che lo sentivo solo a guardarlo

Delfina Rattazzi Intelligente forse ma ha passato nove mesi a curarsi cancro al pancreas bevendo sughi di frutta. Anche spesso anoressico

Delfina Rattazzi Peggio è lui che non aiuta prima figlia a pagarsi Harvard. E porta Joan Baez a vedere un bel vestito e gli dice "Tanto non te lo puoi comprare..." mentre si compra camice da Versace

Ignazia Dessi Esco e vado a comprarmela sono curiosa

Paola Guazzo una vera ... merda!

Delfina Rattazzi E poi puzzava come una iena

Paola Guazzo poi lui vestito Versace scusa Delfina, che cattivo gusto

Antonia De Mita vabbè ricordiamoci pure che jobs è stato abbandonato da madre e padre ... insomma oltre al genio assoluto pure l'equilibrio mi sembra una pretesa un pò eccessiva ... un caro saluto a delfina

Emiliano Wuc fateci caso allora: ha scelto come marchio... una mela morsicata...quella di EVA del peccato originale?

Delfina Rattazzi Peggio è lui che si fidanza con Joan Baez solo perché era stata la donna del suo idolo, Bob Dylan

Paola Guazzo oh mmmio DDDdio, un feticismo che neanche Proust

Delfina Rattazzi E quando fidanzata è incinta lui le dice forse dovrei tornare da quella di prima

Paola Guazzo quasi caricaturale da quanto è stronzo. Comincio ad appassionarmi
Paola Guazzo dai Delfina fai una recensione

Delfina Rattazzi C'è su Herald Tribune di oggi

Paola Guazzo ma per noi babolli itagliani, no?

Jerome Llwey solo ora che è morto...!!! potevano dirlo prima...

nolibreria Carlolotti LO SO..

Paola Guazzo dicevano già che era pessimo con i dipendenti, mentre gates no, questo lo dicevano già da anni

Enolibreria Carlolotti io adoro Truffaut non Jobs

Albertina Marzotto Hai ragione, la sto leggendo anch'io... pessimo con le donne

Giorgio Levi è vero Delfina, l'ho letta con molto interesse (noi del Mac siamo fatti così) odiava le donne, ma anche gli uomini, quel super io che aveva già da bambino non lo ha mai abbandonato, concordo però con Antonia De Mita, ha avuto una infanzia a dir poco disperata e forse i suoi atteggiamenti sono stati di difesa più che di arroganza, resta il fatto che ci ha regalato prodotti meravigliosi per ingegneria ed estetica, oggetti che mi hanno
fatto vedere, anche in tempi molto difficili per me, che ci sarebbe stato comunque un futuro e di questo, come milioni di altre persone, gliene sarò sempre grato.

Ernesto Maria Verrengia Jobs aveva un cattivo rapporto con le donne, perché aveva perso l'unica donna della sua vita: la madre. Era un omosessuale latente che "disprezzava" anche gli uomini per una formazione reattiva: ti odio perché non posso amarti.Tutto questo, lo ha reso geniale; ma anche freddo e distaccato per non aver mai vissuto appieno

Ernesto Maria Verrengia l'appartenenza affettiva

Walter Ciancilla crolla un mito... per molti

  

[31-10-2011]

 

 

NON MARCHIATE MARCHIONNE - LA “REPUBBLICA”, A MEZZO ALESSANDRO PENATI, RIABILITA L’IMPULLOVERATO: “HA SALVATO IL LINGOTTO DAL CRAC: SENZA CHRYSLER, FIAT SAREBBE DI NUOVO NEI GUAI” - “SU ‘FABBRICA ITALIA’ POLEMICHE PRETESTUOSE. PRETENDERE MODELLI DI SUCCESSO È COME CHIEDERE A NOKIA DI INVENTARSI PER NATALE UN TELEFONO CHE SOPPIANTI L´IPHONE - PRESTUOSO ANCHE IL QUESITO DI CONSOB: A VEGAS SEMBRA CHE GLI INTERESSI DELLA POLITICA NAZIONALE CONTINO PIÙ DI QUELLI DEL MERCATO”...

Alessandro Penati per "la Repubblica"

Ieri, manager riverito e salvatore della patria; oggi, quasi un ciarlatano, che pensa solo ad arricchirsi con le stock options. Sembra il trattamento che i più beceri dei tifosi riservano all´allenatore della squadra del cuore. D´altra parte, in Italia tendiamo a discutere di imprese con la stessa partigianeria del calcio, e a personalizzare tutto. Ma la colpa è anche di Marchionne, che ha ceduto all´irrefrenabile protagonismo di tanti nostri imprenditori, manager e banchieri, che si fanno predicatori per indicare al Paese la via delle riforme e del progresso. La realtà è un po´ diversa.

Anni addietro ho definito Marchionne un abile gestore di un fondo di private equity: in Italia, un insulto; non per me. Volevo dire che Marchionne ha grandi capacità nel ristrutturare aziende, perché sa prendere rapidamente decisioni rischiose, con l´obiettivo di far guadagnare gli azionisti; come d´altronde gli chiede Exor, suo azionista di controllo. Così, come il private equity, il titolo Fiat sarebbe stato un investimento ad alto rischio e rendimento. E così è stato: da quando Marchionne è al vertice, la capitalizzazione di Fiat (con Fiat Industrial) è più che raddoppiata, contro il +30% dell´indice mondiale del settore, e il +70% di quello europeo; molto meglio di Peugeot e Renault, che hanno perso in media il 60%, o delle giapponesi (-30%). Solo Volkswagen ha saputo fare di meglio. Anche la volatilità di Fiat è stata doppia rispetto al settore.

Le critiche a Marchionne (non sforna nuovi modelli competitivi, specie nei segmenti ad alti margini; è inesistente in Cina) sono corrette, ma fuori luogo. Sei anni fa Fiat era sull´orlo del fallimento: ristrutturare il debito era l´unica cosa che si doveva e poteva fare. Ma, superata l´emergenza finanziaria, le prospettive di Fiat rimanevano incerte: sottodimensionata; margini inferiori alla concorrenza; tanta capacità inutilizzata in Italia e produttività insufficiente; una cattiva reputazione; troppo concentrata in Europa, a bassa crescita. Il tutto aggravato dalla violenta recessione del 2008. Il problema era come riuscire a generare subito liquidità con la gestione ordinaria, per sopravvivere.

Marchionne ha deciso di puntare sull´auto, scindendo Fiat Industrial, per cogliere l´occasione del fallimento Chrysler (non avendo un euro in tasca) e scommettere sulla ripresa americana e sul Brasile. I fatti, per ora, gli hanno dato ragione: gli Usa crescono mentre l´Eurozona flirta con la recessione; e il mercato delle auto in Brasile ha superato quello tedesco, e quasi raggiunto quello giapponese. Fiat, con Chrysler, ha portato il margine di gestione al 4,8% del fatturato: non eccelso ma meglio del 2,5% medio di Peugeot e Renault; e nei primi nove mesi la gestione ordinaria ha prodotto liquidità per oltre 2 miliardi. Non fosse stato per Chrysler e Brasile, Fiat sarebbe oggi nuovamente nei guai.

Per questo le polemiche su Fabbrica Italia appaiono pretestuose. Il piano di inizio 2010 era chiarissimo. In Italia c´è un grande eccesso di capacità produttiva: o la si tagliava, o si puntava sulla ripresa per far lavorare gli impianti non stop (con nuovi contratti di lavoro) e abbattere i costi fissi. Ma poco dopo è arrivata la crisi greca, e ora si teme la recessione nel 2012: pretendere oggi, di fronte al crollo della domanda e alla capacità in eccesso, che una Fiat ancora a metà del guado risolva il problema rapidamente con nuovi modelli di successo è come chiedere a Nokia di inventarsi per Natale un telefono che soppianti l´iPhone.

A dirsi, facile. Pretestuoso, quindi, anche il quesito di Consob: con Vegas, sembra che gli interessi della politica nazionale contino più di quelli del mercato.
Per crescere, Fiat dovrà aumentare i margini, competere con nuove auto nella fascia alta e sbarcare in Asia: ma ci vuole almeno un decennio per costruire la reputazione di un marchio o conquistare un nuovo mercato. Marchionne dovrà dimostrare di saperlo fare. Ma oggi, il problema, è uscire stabilmente dal guado.

 

 

[31-10-2011]

 

 

COSTA CARA LA SCALATA BNL-UNIPOL - IL TRIBUNALE DI MILANO HA CONDANNATO L'EX GOVERNATORE DELLA BANCA D'ITALIA, ANTONIO FAZIO, A 3 ANNI E 6 MESI - A CONSORTE SONO TOCCATI 3 ANNI E 10 MESI E UNA MULTA DI 1,3 MILIONI DI EURO MENTRE PER CALTAGIRONE 3 ANNI E 6 MESI - ASSOLTO INVECE FRASCA - FAZIO, CHE AVEVA SUL GROPPONE LE ACCUSE Più GRAVI, STESSA PENA DEGLI ALTRI CHE COSÌ IMPARANO A NON PRESENTARSI IN AULA) - NESSUN PROBLEMA CON L’”ONORABILITÀ BANCARIA”?...

1 - UNIPOL/BNL, FAZIO CONDANNATO A 3 ANNI E 6 MESI CON MULTA DI 1 MILIONE
Annalisa Vilardo per Milano Finanza
- Il tribunale di Milano ha condannato l'ex governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, a 3 anni e 6 mesi nell'ambito del processo sulla mancata scalata a Bnl da parte di Unipol. A Consorte sono toccati 3 anni e 10 mesi e una multa di 1,3 milioni di euro. Per Sacchetti e Cimbri 3 anni e 7 mesi con la multa di 1 milione, mentre per F.G. Caltagirone 3 anni e 6 mesi. Assolto invece Frasca

2 - UNIPOL: PER COMPAGNIA 15 MLN DI PROVVISIONALE. CONDANNATA A UNA MULTA DI 720 MILA EURO...
(ANSA)
- I giudici del tribunale di Milano hanno condannato Unipol a una multa di 720 mila euro e a versare una provvisionale di 15 milioni di euro nell'ambito del processo sulla tentata scalata a Bnl.

 

 

[31-10-2011]

 

 

MAZZATE ANCHE AI FURBETTI DEL QUARTIERINO - PER BNL-UNIPOL RICUCCI, COPPOLA, STATUTO, I LUNATI E ANCHE IL BERLUSCONE VITO BONSIGNORE CONDANNATI A TRE ANNI - IL COLLEGIO PRESIEDUTO DA GIOVANNA ICHINO (SORELLA DI PIETRO), RINCARA LA DOSE: CONDANNATO ANCHE GNUTTI PER IL QUALE ERA STATA CHIESTA L’ASSOLUZIONE - ASSOLTI INVECE BERNESCHI, ZONIN, GRAZIOLI E STEFANINI - INTANO IL LEGALE DI FAZIO FA SAPERE CHE L’EX GOVERNATORE È COSTERNATO DALLA SENTENZA…


1 - BNL-UNIPOL: DIFESA FAZIO, EX GOVERNATORE COSTERNATO PER SENTENZA...
(ASCA)
- Antonio Fazio ''e' costernato'' per la sentenza del Tribunale di Milano che lo ha condannato a tre anni e sei mesi di reclusione al termine del processo sul tentativo di scalata di Unipol a Bnl. Ad annunciarlo e' Roberto Borgogno, difensore dell'ex governatore di Bankitalia, che ha contattato telefonicamente il suo assistito subito dopo la pronuncia del verdetto da parte dei giudici della prima sezione penale del tribunale di Milano.

L'ex governatore di Bankitalia ''non trova giustificazioni per questa sentenza'', ha riferito ancora l'avvocato Borgogno puntando il dito su una ''sentenza ingiusta'' perche' ''fotocopia'' di quella del processo Antonveneta, altro procedimento penale avviato sempre a Milano sulla cosiddetta stagione delle scalate bancarie concluso con la condanna di Fazio a quattro anni di reclusione. ''Siamo sbigottiti, non ce ne capacitiamo'', ha ribadito il legale, convinto che il processo abbia offerto ''decine di elementi per l'assoluzione di Antonio Fazio''.

Soddisfazione, invece, per la decisione dei giudici milanesi di assolvere l'ex capo della vigilanza di Bankitalia Francesco Frasca: ''E' certamente giusto, ma doveva arrivare un giudizio comune a quello del governatore''. Dal processo, ha insistito Borgogno, ''e' emerso il comportamento regolare della struttura di Bankitalia, e dunque non mi convince nulla di questa sentenza''.

Polemico anche l'avvocato Giovanni Maria Dedola che nel processo Bnl-Unipol ha difeso l'ex numero uno della compagnia bolognese Giovanni Consorte. Dopo aver precisato che il suo assistito e' ''deluso, rammaricato, dispiaciuto e frustrato'' per il verdetto del tribunale di Milano, l'avvocato Dedola ha preannunciato l'intenzione di Consorte di presentare ricorso in appello.

2 - BNL-UNIPOL: PENE AUMENTATE PER IMMOBILIARISTI, CONDANNE A 3 ANNI E MEZZO...
(ASCA)
- Pene aumentate dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Milano per il gruppo di immobiliaristi protagonista, nell'estate 2005, della cosiddetta stagione delle scalate bancarie. Luigi Orsi e Gaetano Ruta, rappresentanti della pubblica accusa nel processo che si e' celebrato a Milano sul tentativo di scalata di Unipol a Bnl, al momento della requisitoria avevano chiesto di condannare gli ex immobiliaristi Stefano Ricucci, Danilo Coppola, Ettore e Tiberio Lunati, Giuseppe Statuto insieme all'eurodeputato Pdl Vito Bonsignore a una pena di tre anni di reclusione con in piu' il pagamento di una sanzione pecuniaria di 600 mila euro.

Ma il collegio di giudici presieduto da Giovanna Ichino (sorella del noto giuslavorista senatore del Pd, ndr) ha aumentato le pene chieste dalla pubblica accusa, condannando tutti a tre anni e sei mesi con una sanzione pecuniaria di 900 mila euro. Alla stessa pena e' stato condannato il finanziere bresciano Emilio Gnutti, per cui la pubblica accusa aveva chiesto l'assoluzione.

Condannato, sempre a tre anni e sei mesi, anche l'ex banchiere di Bper Giovanni Leone, che al pari di altri imputati dovra' versare una sanzione da 900 mila euro. Assolti, invece, i banchieri Giovanni Berneschi di Carige, Giovanni Zonin di Banca popolare Vicenza e Giulio Grazioli. I giudici della prima sezione penale di Milano hanno invece accolto le richieste dei pm assolvendo l'ex presidente di Coop Adriatica Pierluigi Stefanini e gli ex manager di Deutsche Bank Filippo Nicolais e Rafael Gil-Alberdi.

 

[31-10-2011]

 

 

BANCHE ARMATE - LA POPOLARE DI MILANO TENTA UN FURTO CON DESTREZZA AI RISPARMIATORI: REDDITIVITA' A PICCO, UN TERZO DEI CREDITI EROGATO AL SETTORE IMMOBILIARE (IN CRISI NERA), INDAGINI DI MAGISTRATI E CONSOB, PERDITE DI 200 MILIONI SUI BTP E ALTRI 20 SUI TITOLI GRECI, CONTENZIOSO DI 200 MILIONI COL FISCO E CAUSE LEGALI PER ALTRI 87 - PERCHE' I SOCI DOVREBBERO SBORSARE 800 MILIONI CON QUESTE BOMBE NEL BILANCIO?...

Nicola Borzi dal "Sole 24 Ore"

È una scommessa complicata quella che la Popolare di Milano lancia domani con l'aumento di capitale da 799,4 milioni coordinato da Mediobanca. Le azioni Bpm saranno offerte 30 centesimi (venerdì il titolo ha chiuso a 1,465): 138 titoli ogni 25 ordinarie e 92 ogni bond convertibile.

L'offerta durerà sino al 18 novembre 2011 e i diritti saranno trattati in Borsa sino all'11. Se i bondholder sottoscriveranno tutti i titoli, l'effetto di diluizione sarà del 12,13% per gli azionisti, ma salirà all'84,66% per azionisti e obbligazionisti che non sottoscriveranno. In caso di sottoscrizione integrale Bpm incasserà 775 milioni, spese e commissioni ne costeranno 24,2.

La scommessa è in salita per la frenata del conto economico della Bpm: a giugno il Roe è calato al 2,3% dal 3,7 del 2010. In verità l'utile semestrale (-40% su giugno 2010) ha pagato l'assenza di partite straordinarie: le cessioni avevano gonfiato quello 2010. Su questo fronte il piano industriale 2011-13/15, approvato il 19 luglio, si pone obiettivi ambiziosi ma è fortemente aleatorio.

Ad esempio, prevede un recupero del margine da interesse su ipotesi di aumenti del tasso di riferimento di 25 punti base a dicembre e altri 25 a giugno, con target medio del 2,2% nel 2013. Molto rosee sembrano anche le attese sui costi della raccolta che "vedono" lo spread medio tra tassi dei Btp a 5 anni e swap a 67 punti base nel 2011, 64 nel 2013 e 2015. Ma la media dello spread dal primo settembre al 24 ottobre è stata di 313 punti base.

Ci sono poi i fattori di rischio. La banca non nasconde che la crisi finanziaria e la difficile ripresa globale potrebbero avere effetti significativamente negativi. Le ispezioni condotte da Banca d'Italia tra il 27 settembre 2010 e il 4 marzo hanno dimostrato che Bpm ha sottovalutato i rischi su prestiti: l'aumento di capitale si è reso necessario per l'impatto dei maggiori requisiti patrimoniali, costato 666 milioni, 124 punti base di Core Tier 1.

La banca è molto esposta alla crisi del settore immobiliare: al 30 giugno per 21,8 miliardi, di cui 8,1 per mutui casa, il 31,3% di tutti i crediti lordi a clienti. Anche per effetto dei maggiori coefficienti di ponderazione del rischio imposti da via Nazionale, al 30 giugno le attività deteriorate per cassa nette erano il 6% dei crediti del gruppo.

I problemi non finiscono qui. Oltre alle indagini in corso sulla fusione fra CariAlessandria e Banca di Legnano e sul convertendo (contestato anche dalla Consob), il mancato rimborso dei Tremonti bond costa interessi passivi per 42,5 milioni l'anno e potrebbe pesare sui prossimi dividendi.

Come pesa anche il ribasso dei corsi dei titoli di Stato in portafoglio: a luglio la riserva di rivalutazione è calata di 200 milioni. I procedimenti legali pendenti (su vertenze per anatocismo, bond argentini e altri titoli in default) a fine giugno erano coperti da un fondo di 29 milioni a fronte di richieste per 87.

Ci sono poi i rischi di rettifiche sul prezzo di cessione di Anima Sgr ad AM Holding (fino a 56 milioni) e di Bipiemme Vita a Covéa: una stima al 31 agosto evidenzia che i titoli greci in portafoglio a Bpm Vita potrebbero costare a Bpm una rettifica di circa 20 milioni a favore di Covéa, che ne potrà ottenere altri se la raccolta della società non rispetterà i parametri stabiliti.

Non mancano contenziosi fiscali per 200 milioni. I soci di Bpm il 22 ottobre hanno approvato in massa la governance duale e il cambio dei vertici, ma solo i prossimi giorni dimostreranno se quel voto verrà replicato anche con la sottoscrizione dell'aumento. Il road show parte domani a Londra, con tappe in Usa e a Milano.

 

 

[31-10-2011]

 

 

UN OBOLO PER UNICREDIT - DOPO LA LIBIA DI GHEDDAFI, SPUNTANO ALTRI DUE FONDI SOVRANI INTERNAZIONALI PER LA RICAPITALIZZAZIONE DI UNICREDIT: LA QATAR INVESTMENT AUTHORITY (QIA) E IL FONDO CINESE CIC - IL PRIMO IN PASSATO HA INVESTITO 2,8 MLD $ NELL’IPO DI AGRICULTURAL BANK OF CHINA E POSSIEDE QUOTE IN BARCLAY, CREDIT SUISSE E LSE - IL SECONDO È VENUTO IN ITALIA INCONTRANDO ESPONENTI DEL GOVERNO E LA CDP - GHIZZONI AVREBBE BISOGNO DI 7,3 MLD €…

Rosario Dimito per Il Messaggero

Spuntano due fondi sovrani internazionali nelle more della ricapitalizzazione di Unicredit i cui tempi però sarebbero ancora incerti: il team di Federico Ghizzoni, pur continuando a imbastire il rafforzamento patrimoniale all'interno del piano industriale, sarebbe tentato di prendere tempo rispetto al consiglio di lunedì 14 che approverà i conti a settembre, per attendere che si chiariscano alcuni aspetti. Ma le banche candidate a prendere parte al consorzio di collocamento e garanzia sarebbero invece dell'orientamento di assumere una decisione subito, altrimenti non ci sarebbero i termini per impiantare l'aumento sul rendiconto al 30 settembre.

Qatar investment Authority (Qia) e il fondo cinese Cic, secondo quanto risulta a Il Messaggero, sarebbero stati contattati per coinvolgerli nell'operazione di rafforzamento patrimoniale: entrambi avrebbero dato la disponibilità. Qia che in passato ha investito 2,8 miliardi di dollari, nell'ipo di Agricultural Bank of China e possiede quote in altre istituzioni internazionali tra cui Barclay, Credit Suisse e Lse, sarebbe propensa a sottoscrivere i diritti di opzione che eventualmente non dovesse coprire la Libia, azionista col 7,5%.

Cic è invece il fondo sovrano che in settembre è venuto in Italia incontrando alcuni esponenti del governo e la Cdp. Il possibile arrivo dei due fondi sarebbe un forte supporto alla ricapitalizzazione i cui termini sarebbero ancora da definire. La squadra di Ghizzoni prosegue nella stesura del nuovo piano triennale come se dovesse essere approvato tra due settimane. Ma l'incertezza sulla possibilità di contabilizzare i 3 miliardi di cashes nel core tier1 e soprattutto le nuove indicazioni dell'Eba che diventeranno definitive solo entro fine anno, sarebbero due elementi fondamentali da considerare nel computo dei mezzi freschi.

In base all'esercizio dell'Eba, Unicredit avrebbe bisogno di un buffer aggiuntivo di 7, 379 miliardi anche se piazza Cordusio, al netto di azioni di capital management, conta di ridurre la necessità a 4,3 miliardi, somma che, però, deve contemperare i coefficienti previsti per le banche sistemiche (Sifi) attese a giorni. «Un conto sono le stime dell'Eba - ha detto Ghizzoni a Radiocor ieri - un altro sono le valutazioni interne che tengono conto dei cashes». Poi il banchiere ha aggiunto che le indicazioni dell'Eba «non sono all'ordine del giorno del prossimo cda».

In questo contesto le banche che dovrebbero prendere parte al consorzio, nei colloqui col management avrebbero segnalato l'opportunità di prendere decisioni tra due lunedì. Merrill Lynch sarebbe già attiva sul dossier come global coordinator, dove dovrebbe essere affiancata da Mediobanca; joint bookrunner sarebbero Deutsche, Credit Suisse, Goldman, Ubs seguite da altri istituti sotto. Per rilasciare la comfort letter i revisori richiedono un periodo non oltre i 135 giorni tra la chiusura dei conti di fine settembre e il termine dell'aumento. Calendario alla mano, occorrerebbe decidere subito e tenere l'assemblea il 15 dicembre: in questo modo l'aumento si chiuderebbe il 15 febbraio 2012.

 

 

 

[04-11-2011]

 

 

1- QUALE OSCURO POTERE HA SOSTENUTO E SOSTIENE UN PERSONAGGIO COME BINI SMAGHI FINO AL PUNTO DI RESISTERE CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI? COME E' POSSIBILE CHE UN COSIDETTO "CIVIL SERVANT" NON SI RENDA CONTO CHE IL SUO ATTEGGIAMENTO PUO' FAVORIRE QUEL CERCHIO MAGICO DI POTERI OCCULTI CHE VUOLE FAR SALTARE L'EUROZONA E COLONIZZARE L'TALIA A PREZZI DI SALDO? - 2- COME DIFFICILE è DIMOSTRARE CHE A DIFENDERE L'INDIFENDIBILE SIANO AMBIENTI PARAMASSONICI TOSCANI CON CAPPUCCETTI E COMPASSI DELLA FINANZA TEDESCA - 3- E A RIPROVA DI QUESTO PRESUNTO "ASSE" OCCULTO C'E' CHI INVITA A LEGGERE IL CORRIERE DELLA SERA DI IERI L'INTERVISTA ALL'EX- CAPOECONOMISTA DELLA BCE, ISSING - 4- A QUESTO PUNTO NON CI VUOLE QUALCHE OSCURA DIETROLOGIA PER CAPIRE CHE A BERLINO HANNO "INGAGGIATO" POLITICAMENTE IL BUON LORENZO PER USARLO COME UNA CLAVA E UN CONTRAPPESO NEI CONFRONTI DEL PATONZA E DELL'AMICO-NEMICO SARKOZY -

 

Domani un ascensore riservato salira' al 35° piano dell' Eurotower, il grattacielo di vetro e acciaio dove si trova l'ufficio di Mario Draghi, il nuovo presidente della BCE. Dalla sua scrivania, che in queste ore si presenta come un'isola nella tempesta, il banchiere romano dovra' pilotare il salvataggio dell'euro che la crisi italiana e le dichiarazioni strampalate del presidente Patonza mettono a repentaglio. Nessuno dei presidenti che l'hanno preceduto dal '98 ad oggi (Duisenberg e Trichet) ha esordito in un contesto cosi' difficile e insidioso dove ogni atto e ogni parola possono provocare effetti planetari.

A questo punto Draghi non ha nemmeno il tempo di svuotare gli scatoloni e di sistemare le carte piu' delicate nel nuovo ufficio e dentro il castello settecentesco che la moglie Maria Serenella (come ha rivelato ieri su Repubblica la giornalista Elena Polidori) ha scelto come seconda abitazione. Sui mercati e' allarme rosso, il maledetto spread avvicina il contagio della Spagna e dell'Italia e giovedi' si apre al Palais du Festival di Cannes la passerella del G20.

E' molto probabile che prima di questo appuntamento Draghi si consulti con i 5 membri del Comitato Esecutivo della Banca Centrale che insieme ai 17 del Consiglio dei Governatori guidano l'Istituto di Francoforte, qui si ritrovera' al fianco di Lorenzo Bini Smaghi, l'irriducibile fiorentino che si rifiuta di lasciare la poltrona occupata dal giugno 2005.

Le regole del fair play e la severita' di costumi che per tutta la vita hanno evitato a Draghi di scivolare in gesti teatrali, inducono a ritenere che tra i due italiani non ci saranno scintille; al massimo sul volto dell'ormai ex-Governatore della Banca d'Italia potra' affiorare quella malinconia sotterranea che si manifesta sul viso con una piega amara.

La teatralita' e' invece dominio del mediceo Lorenzo che da mesi si e' arroccato in una difesa dell'incarico con un'ostinazione che sa di impudenza. Nemmeno Napolitano nell'incontro di venerdi' scorso e' riuscito in un'ora a farlo recedere dai suoi propositi. E allora qui ritorna la domanda di pochi giorni fa che Dagospia ha fatto sua dopo averla sentita formulare con estrema chiarezza dall'economista verace Tullio Sapelli (uno dei pochi studiosi che non le manda a dire ed esprime le sue opinioni con scariche di intelligenza).

La domanda e' questa: quale oscuro potere ha sostenuto e sostiene un personaggio come Bini Smaghi fino al punto di resistere contro tutto e contro tutti? E a complemento si puo' aggiungere un altro interrogativo: come e' possibile che un cosidetto "civil servant" non si renda conto dei guasti devastanti che il suo atteggiamento puo' favorire quel cerchio magico di poteri occulti che vuole far saltare l'Eurozona e colonizzare l'talia a prezzi di saldo?

Gli amici fiorentini di Bini Smaghi dicono che l'uomo e' fatto cosi', intelligente e arrogante, un misto di Machiavelli e Savonarola, che gioca dietro il paravento di quel "parere giuridico" che ha chiesto agli uffici legali della BCE alla fine di marzo (guarda caso esattamente un mese dopo dai rumors che davano Draghi in pole position per Francoforte).

Ma questa e' una risposta debole che non spiega e non piega, come difficile e' dimostrare che a difendere l'indifendibile siano ambienti paramassonici toscani in combutta con cappuccetti e compassi della finanza tedesca. E a riprova di questo presunto "asse" occulto c'e' chi invita a leggere il Corriere della Sera di ieri dove con un'intervista all'ex- capoeconomista della BCE, Ottmar Issing, difende il banchiere italiano.

A questo punto non ci vuole un grande latitudine mentale e qualche oscura dietrologia per capire che a Berlino hanno "ingaggiato" politicamente il buon Lorenzo per usarlo come una clava e un contrappeso nei confronti del presidente Patonza e dell'amico-nemico Sarkozy.

 

Di questo gioco sottile "le florentin" non ha capito nulla: non ha capito che il suo "caso" non interessa affatto per i risvolti personali e per l'autonomia della BCE, ma serve come un grimaldello e una carta da buttare nei piedi di Berlusconi che rinnega l'euro e del marito iracondo di Carla Bruni che ha sposato la causa delle banche francesi.

Competente in alterigia, ignorante in politica, digiuno di diplomazia: ecco chi e' Lorenzo Bini Smaghi, il conte economista che con la sua teatralita' impudica provoca malinconia a Mario Draghi e al suo Paese d'origine.

 

 

[31-10-2011]

 

 

PIAZZA AFFARI A -2,4% - BANCHE E FIAT PERDONO OLTRE IL 4% - IN CALO MEDIASET SULLE VOCI DI UN’ALLEANZA CON CLESSIDRA PER IL CONTROLLO DI ENDEMOL - BARATRO PER IL PIL EUROPEO: INVECE DEL 2%, CRESCERÀ DELLO 0,3% NEL 2012 - BOOM INFLAZIONE A CAUSA DELL’AUMENTO IVA - BAZOLI: LE RICHIESTE EUROPEE ALLE BANCHE FARANNO RESTRINGERE IL CREDITO - GUZZETTI: FRANCIA SALVATA, ITALIA PENALIZZATA - SORU RINUNCIA AL RICORSO SUL SEQUESTRO PER EVASIONE FISCALE - AGENZIE DI RATING: PIÙ LE PAGHI, MEGLIO TI VALUTANO - APPLE HA 81 MLD $ CASH…

 

1 - BORSA MILANO PESANTE, AFFONDANO BANCHE E FIAT, OK POP MILANO...
reuters - Piazza Affari prosegue il trend negativo di venerdì scorso, avviandosi a chiudere con una seduta in rosso un mese di ottobre complessivamente positivo (oltre +9%). Appesantita soprattutto dalle banche, che ne fanno il peggior listino d'Europa, Milano ha vissuto una prima parte di seduta costellata di segni meno.

L'euforia che si è scatenata dopo l'accordo fra i leader della zona euro sulle misure per affrontare la crisi del debito sovrano pare dimenticata. Non mancano, però, gli ottimisti: in un report dedicato alla strategia europea, Nomura sottolinea che le valutazioni delle borse europee "restano depresse", aggiungendo che "soltanto il tempo dirà se i politici della zona euro hanno fatto abbastanza per spostare l'attenzione dalla crisi del debito sovrano, ma se gli investitori cominciano a vedere la zona euro con un'area maggiormente integrata, i fondamentali aggregati non sono così negativi".

Attorno alle 12,15, l'indice Ftse Mib perde il 2,4% circa, l'AllShare il 2,2% circa e il Mid Cap l'1,3% circa. Volumi tipici di una giornata semifestiva, per un controvalore di circa 800 milioni di euro. Il futures a dicembre arretra del 2,5% circa.

Molto male le banche, che hanno cominciato ad affondare dopo la pubblicazione delle stime dell'Eba sulle necessità di capitali, cifre, peraltro, contestate da Bankitalia, Abi e singoli istituti. INTESA SANPAOLO cede circa il 5% e UNICREDIT il 4% circa. Sulla stessa lunghezza d'onda MONTEPASCHI, MEDIOBANCA, BANCO POPOLARE e UBI.

Corsa solitaria per POPOLARE MILANO, in rialzo del 2% circa, dopo essere stata a lungo in asta di volatilità. Venerdì scorso, il titolo dell'istituto lombardo era precipitato dopo l'annuncio che l'aumento di capitale da 800 milioni, partito oggi, avrebbe avuto un prezzo di offerta di 0,30 euro per azione, con uno sconto del 40%. In caduta libera i diritti dell'aumento. In controtendenza anche BANCA POPOLARE EMILIA ROMAGNA, che conferma la tendenza a muoversi in direzione opposta rispetto alle altre banche.

Pesante FIAT (-5% circa), penalizzata, secondo operatori e analisti, dal dato sul debito netto industriale e dai timori sull'evoluzione del business nel 2012. In linea EXOR. Poco meglio FIAT INDUSTRIAL.

Tra i titoli peggiori del paniere principale figurano DIASORIN, TENARIS, ATLANTIA e GENERALI. In denaro o in rosso contenuto società tipicamente difensive, come PARMALAT, LOTTOMATICA, TERNA e SNAM RETE GAS. Tra le mid cap, vola MAIRE TECNIMONT grazie all'annuncio di un contratto in Egitto da 540 milioni di dollari.

NICE tonica: nel week-end, un settimanale, analizzando le prospettive del gruppo, ha posto l'accento sui piani di sviluppo del business nei mercati emergenti, in particolare in Brasile. Brillante EDISON, dopo che, venerdì scorso, è stato raggiunto un accordo di massima tra soci italiani e francesi sul riassetto dell'utility.

A picco COGEME SET: il titolo è tornato in contrattazione stamane, dopo la sospensione nell'ultima seduta; venerdì sera, la società ha comunicato i risultati del primo semestre, che evidenziano un patrimonio netto negativo pari a 23,084 milioni. Contestualmente, è stato comunicato che il revisore Pkf ha dichiarato l'impossibilità ad emettere un giudizio sulla semestrale.

La LAZIO beneficia della vittoria di ieri sera, a Cagliari, che consente ai biancocelesti di mantenersi nelle zone alte della classifica del campionato di calcio di Serie A. Bene anche la JUVENTUS, vittoriosa per 2 a 1 a San Siro, contro l'Inter, e in testa alla graduatoria.

2 - BORSE EUROPEE PROSEGUONO IN CALO...
finanza.com - Le Borse europee proseguono la seduta in territorio negativo. A Londra l'indice Ftse perde l'1,10%, mentre il Dax di Francoforte cede l'1,43%. Peggio il Cac40 di Parigi che segna un calo dell'1,48%.

3 - MEDIASET: VOCI SU ALLEANZA CON CLESSIDRA PER CONTROLLO DI ENDEMOL, -1,56% SUL FTSE MIB...
finanza.com - Mediaset sotto i riflettori a Piazza Affari, in scia ad alcune indiscrezioni di stampa secondo cui alcuni hedge fund e Goldman Sachs avrebbero una quota di debito di Endemol che gli consentirebbe di prenderne il controllo escutendo il pegno a fine ottobre. La società olandese avrebbe infatti rotto i covenant sul debito per la seconda volta consecutiva a fine settembre. Il gruppo di Cologno Monzese invece, dopo avere cercato una alleanza con alcuni broadcasters come Itv e il gruppo Turner, starebbe valutando una alleanza con il fondo Clessidra per mantenere il controllo di Endemol.

Riteniamo - commenta Equita nella nota odierna - che il rischio per Mediaset sia quello di dover pagare agli hedge fund un prezzo elevato per poter mantenere il controllo di Endemol", proseguono gli analisti, mantenendo il giudizio hold con target price a 2,7 euro. "Assumendo una valutazione della società olandese a 7 volte Ebitda ed un leverage di 3 volte, la valutazione equity sarebbe circa di 500-600 milioni, quindi i soci che vorranno avere il controllo della compagnia dovranno investire circa 250-300 milioni, immaginiamo soprattutto attraverso conversione di debito senior (1,9 miliardi)", concludono gli esperti. Sul Ftse Mib il titolo Mediaset segna una flessione dell'1,56% a quota 2,768.

4 - OCSE: TAGLIA STIME PIL ZONA EURO A +0,3% (DA +2%) NEL 2012...
Radiocor - L'Ocse ha drasticamente ridotto le stime di crescita per la zona euro per il 2012, portandole a +0,3% dal +2% previsto nello scorso maggio. Abbassate anche all'1,6% dal 2% le previsioni per il 2011, mentre per il 2013 la stima per il Pil di Eurolandia +1,5%. Nella sua valutazione sulle prospettive economiche dei Paesi del G20 diffusa oggi in vista del vertice di Cannes del 3 e 4 novembre, l'Ocse sottolinea che le incertezze sull'outlook di breve termine sono 'aumentate drammaticamente negli ultimi mesi' e che 'la crisi del debito sovrano e la politica fiscale degli Usa probabilmente domineranno i prossimi due anni'. Per l'area euro e' probabile 'un marcato rallentamento, con zone di crescita leggermente negativa'.

Negli Usa la crescita dovrebbe restare debole, con una graduale ripresa verso dal 2012 e la disoccupazione dovrebbe restare elevata nei principali Paesi avanzati (8,2% nel 2012 dall'8,1% nel 2011). Nell'insieme delle economie del G20 l'Ocse prevede una crescita del 3,9% nel 2011 (dopo +5,2% nel 2010) e del 3,8% nel 2012, per poi risalire al 4,6% nel 2013. Per le economie avanzate le stime sono di una crescita ancora 'sottotono', pari a +1, 5% quest'anno e il prossimo e a +2,2% nel 2013. Negli Usa il Pil dovrebbe crescere dell'1,7% quest'anno (contro il 2,6% previsto nell'Outlook di maggio) e dell'1,(% nel 2012 (dal 3,1%), seguito da +2,5% nel 2013.

Per i Paesi emergenti del G20 le stime sono di una crescita 'sostenuta ma a tassi sotto il trend', pari a +7,2% quest'anno (dopo +8,5% nel 2010), seguita da +6,7% il prossimo e da +7,4% nel 2013. Per la Cina in particolare le previsioni sono di un Pil in aumento del 9,3% quest'anno (dopo +10,4% nel 2010), seguito da +8,6% nel 2012 e da + 9,5% nel 2013. Lo scenario potrebbe migliorare se verranno realizzate le misure annunciate dal vertice europeo della scorsa settimana, ma nel caso non ci fosse una ripresa della fiducia, ci fosse un contagio della crisi del debito in Europa e/o la politica di bilancio negli Usa risultasse troppo restrittiva, un peggioramento delle condizioni finanziarie della magnitudo osservata nel 2007-2009 potrebbe portare a 'un calo del livello del Pil in alcuni dei principali Paesi Ocse fino al 5% entro la prima meta' del 2013'.

5 - INFLAZIONE: ISTAT STIMA +0,6% OTTOBRE, +3,4% ANNUO...
Radiocor - L'inflazione misurata dall'indice Nic con tabacchi registra a ottobre un aumento dello 0,6% rispetto a settembre e del 3,4% nei confronti dello stesso mese dell'anno precedente (era 3% a settembre). Lo rileva l'Istat nelle stime preliminari. L'Istituto osserva che 'la dimensione della crescita congiunturale rispecchia anche gli effetti delle misure previste dalla recente manovra e, in particolare, dell'aumento dell'aliquota dell'Iva ordinaria al 21 per cento'.

L'incremento congiunturale e' il piu' elevato dal giugno 1995 (+0,6%), l'incremento tendenziale e' il piu' elevato da ottobre 2008 (+3,5%). L'indice armonizzato dei prezzi al consumo Ipca aumenta dello 0,9% su base mensile e del 3,8% su base annua (a settembre era +3,6%): l'incremento tendenziale e' il piu' elevato da settembre 2008 (+3,9%).

6 - CRISI: OCSE, IL MERCATO DEL LAVORO SI INDEBOLIRA' ANCORA...
Radiocor - A causa del rallentamento della crescita, 'il mercato del lavoro iniziera' ad indebolirsi nuovamente e la disoccupazione restera' alta nelle economie avanzate'. Lo prevede l'Ocse nella sua valutazione sulle prospettive economiche dei paesi del G20 diffusa in vista del vertice di Cannes. L'Organizzazione prevede un aumento della disoccupazione nei Paesi avanzati del G20 all'8,2% nel 2012 dall'8,1% di quest'anno, dopo l'8,4% del 2010, con una lieve discesa all'8% nel 2013. L'Ocse raccomanda politiche del lavoro mirate ad evitare il pericolo che l'elevata disoccupazione diventi strutturali in molti Paesi avanzati.

Le risposte dovrebbero concentrarsi su un rafforzamento dei servizi pubblici di occupazione e su programmi di formazione che migliorino il raccordo tra competenze e posti di lavoro. Inoltre, 'la protezione dell'occupazione potrebbe essere riequilibrata nel senso di norme meno rigide per i lavoratori a tempo indeterminato e una maggiore protezione per i lavoratori temporane i. Laddove fattibile, la tassazione sul lavoro dovrebbe essere ridotta su basi temporanee attraverso sussidi mirati a favore dei nuovi assunti'.

7 - BANCHE: BAZOLI, CON CRITERI EBA RISCHIO RESTRIZIONE CREDITO...
(ASCA) - I nuovi criteri dell'Autorita' di viglianza delle banche (EBA), che chiedono un aumento della patrimonializzazione ''generano preoccupazione''. Lo ha affermato il presidente del Comitato di sorveglianza di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, nel suo intervento alla presentazione del libro 'Le banche e l'Italia' a cra dell'Abi.

''Tali prescrizioni, se confermate, accentuano il rischio di restrizione del credito, senza tra l'altro incidere sul vero problema che e' una crisi di fiducia. Non possiamo piu' tacere - ha proseguito Bazoli - che la posta in gioco e' molto elevata. Il restringimento del credito all'economia diventa la strada ineluttabile per le banche italiane, con inevitabili ripercussioni sulle imprese e l'occupazione''.

8 - BANCHE: GUZZETTI, PROPOSTA EBA SALVAGUARDA FRANCESI E PENALIZZA ITALIANE
Radiocor - La proposta di ricapitalizzazioni temporanee delle banche europee lanciata dall'Eba per far fronte alla crisi del debito sovrano non piace al presidente della Fondazione Cariplo, azionista di Intesa Sanpaolo, Giuseppe Guzzetti. 'Sono arrabbiato perche' salvaguardano gli interessi francesi e penalizzano gli italiani' afferma Guzzetti interpellato all'Abi in occasione della presentazione di un volume per i 150 anni dell'Unita' d'Italia alla quale partecipera' anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

9 - CREDIT SUISSE: PRONTA A RIDURRE MILLE POSTI DI LAVORO (STAMPA)...
finanza.com - Domani, a margine della presentazione dei conti trimestrali, Credit Suisse annuncerà la soppressione di mille posti di lavoro, soprattutto nella divisione investment banking. Ad anticipare la mossa, non confermata dalla banca, il quotidiano svizzero Tages Anzeiger. Nel mese di luglio Credit Suisse aveva già annunciato duemila licenziamenti, pari a circa il 4% della forza lavoro mondiale. Sulla Borsa di Zurigo il titolo dell'istituto bancario svizzero cede oltre il 2,5%.

10 - «I VOTI DELLE AGENZIE DI RATING? PIÙ PAGHI PIÙ SONO ALTI»...
G.Str. per il "Corriere della Sera" - «I prodotti di finanza strutturata generano ricavi più consistenti per le agenzie di rating e ricevono valutazioni significativamente più alte rispetto al debito delle aziende. Al contrario, Stati ed enti locali versano le commissioni più basse (se non nulle, ndr) e ricevono rating ben più modesti delle società». Così scrivono in un uno studio (su 30 anni) tre giovani docenti di Indiana, American e Rice University.

Che aggiungono: «Rispetto ai rating sui bond societari, i titoli pubblici sono stati valutati più severamente e i prodotti strutturati più generosamente». Una tabella dello studio (su dati Moody's) racconta che, tra chi è partito con una «A», gli Stati non sono mai «falliti», la quota di default degli istituti finanziari è al 4,92%, i prodotti strutturati al 27,21%. Questo, naturalmente, non vuole automaticamente dire che chi più paga, più incassa un buon rating. Non implica rapporti di causa-effetto.

In generale, però, le critiche sul mercato ai big delle valutazioni certo non mancano. Secche le reazioni allo studio da parte delle società di rating, riportate da «Bloomberg». Moody's: «Non siamo d'accordo con i metodi e i risultati della pubblicazione», che «fa eccessivo affidamento sulla performance dei rating dei titoli legati all'immobiliare Usa durante la crisi finanziaria». S&amp;P's: «I nostri criteri sono applicati indipendentemente da ogni considerazione commerciale». Fitch: «Non condividiamo le conclusioni dello studio, che non ha esaminato nostri dati».

11 - L'ICT ENTRA IN BANCA PER TRASFORMARE I COSTI NASCOSTI IN PROFITTO...
A.Jac. per il "Corriere della Sera" - L'informatizzazione elimina o incrementa l'uso della carta. Si entra in banca per una qualsiasi operazione e si esce con un faldone di documenti. Per far fronte a sprechi di tempo e denaro (ma non solo) e rendere più snelli ed efficienti i processi, Prb (società specializzata nella consulenza gestionale) ha messo a punto il cosidetto «Modello Dinamico DDD DataPicker» (un mix di software, hardware e procedure) presentato ieri in un convegno all'Abi, che garantisce «vantaggi misurabili e consolidati».

L'innovazione tecnologica ha messo sotto la lente d'ingrandimento l'intero work-flow bancario (oltre 200 flussi) per individuare ogni minimo dettaglio migliorabile. Un intervento sul software, parzialmente sull'hardware e sulle procedure, con l'obiettivo di un servizio «più sicuro, meno costoso e gravato da burocrazie, procedure manuali e attrezzature ormai obsolete».

Non a caso il sistema bancario olandese ha 850 addetti per milione di abitanti e quello italiano 6.000. «Con DDD DataPicker - spiega Antonio Carbonera, partner di Prb - si abbattono i costi operativi in media fino al 93%, a tutto beneficio dell'efficienza, del profitto e della qualità del servizio bancario». Qualche esempio? Una riduzione del 99% del tempo valutazione costo pratica, del 92% del tempo per reperire documenti con un risparmio di carta e toner del 78%.

12 - COPPOLA, SCALVEDI E QUELLA «CONFUSIONE» DI INTERESSI...
M.Sid. per il "Corriere della Sera" - Se non è tecnicamente un conflitto di interessi possiamo almeno definirla una «confusione». Le società che riportano direttamente o indirettamente all'immobiliarista Danilo Coppola sembra che stiano vivendo un momento di effervescenza. A giorni dovrebbe essere chiuso il lungo passaggio dell'immobile in via Tristano Calco a Milano - dove c'è la redazione di Finanza&Mercati - da PerlaFinanza, società della moglie di Coppola, Silvia Necci, a Porta Vittoria (famiglia Coppola). Un compromesso era stato firmato circa un anno fa con l'allora liquidatore della società editrice, Aldo Bruno. Nel frattempo qualche rata è anche stata pagata.

La cifra complessiva dovrebbe aggirarsi sugli 1,8 milioni, anche se non ci sono conferme a riguardo. Bruno ha però lasciato l'incarico da tempo. E al suo posto è stato chiamato il commercialista bergamasco Carlo Scalvedi, già in forze nel collegio sindacale di Porta Vittoria. Insomma, il liquidatore che vende rappresenta anche gli interessi della società che acquista. D'altra parte, nonostante la rumorosa uscita qualche settimana fa del direttore Gianni Gambarotta, non sembra che la confusione creerà problemi. Bruno sarebbe stato richiamato come consulente da Coppola e sarebbe già al lavoro. E rumors parlano già di una imminente soluzione (un concordato con Intesa e il Banco Popolare?) per la società editoriale.

13 - IL GRANDE RISCHIO PER L'UE È CHE L'ITALIA PERDA TEMPO FACENDO POCO O NIENTE...
Hugo Dixon per "la Stampa" - Nel bel mezzo dell'euforia seguita al vertice dell'area euro, è facile ignorare che a Roma i problemi sono stati solo nascosti. Non solo le promesse di riforma di Silvio Berlusconi non sono sufficienti; c'è anche il rischio che il suo governo proceda con difficoltà fino a gennaio per poi crollare senza aver ottenuto nulla. Dopo il primo dei due vertici dell'area euro della scorsa settimana, Berlusconi sembrava essere in grave difficoltà.

I leader colleghi del primo ministro - Angela Merkel e Nicolas Sarkozy - hanno fatto pressione per accelerare il piano italiano di stimolo alla crescita e tagliare il debito. Berlusconi ha poi constatato che il suo principale partner di coalizione, la Lega Nord, non era disposta ad appoggiare l'idea più radicale della riforma: tagliare il generoso schema pensionistico statale che permette alla gente di andare in pensione dopo 40 anni di lavoro.

Ma Berlusconi è un campione di sopravvivenza. Ha messo assieme alla buona un pacchetto non così radicale da determinare un crollo del suo governo ma abbastanza severo da convincere i suoi partner dell'area euro a sospendere la loro sfiducia. Due buone nuove proposte attaccano il sistema di lavoro italiano che riguarda le assunzioni a tempo indeterminato: una per rendere più facile licenziare i dipendenti nel settore privato e un'altra che potrebbe portare a licenziamenti degli statali.

Eppure Berlusconi ha evitato la questione delle pensioni e ha escogitato poco per tagliare i debiti statali che sono circa il 120% del Pil. Il grande timore è che la coalizione di centro-destra di Berlusconi sia così fragile da non essere in grado di attuare le sue promesse. Visto il modo in cui funzionano le procedure parlamentari italiane, forse non lo sapremo fino a gennaio. Se Berlusconi cade su un voto di fiducia, forse a marzo si avranno nuove elezioni. Poi ci potrebbero essere settimane di lotte di potere fra i vari partiti senza la garanzia che un nuovo governo sia in grado di migliorare il programma inadeguato di Berlusconi. Ora per l'Europa il rischio maggiore è che l'Italia perda tempo facendo poco o nulla di quanto promesso.

14 - APPLE PIÙ RICCA DEL TESORO USA IN CASSA 81 MILIARDI DI DOLLARI...
Da "il Giornale" - Al quartier generale delle Apple al momento il più grosso proble­ma non è come sopravvivere alla scomparsa del guru Steve Jobs. Il cruccio di Cupertino è trovarsi in cassa un tesoro pari a oltre 81 miliar­di di dollari in contanti (più di quanti ne abbia al momento il governo federale Usa)e non sapere cosa farci.L'eventuale lista della spesa con tanti liquidi è lunga ma finora nessuno, a partire dall'amministratore delegato Tim Cook, ha trovato l'idea giusta.

È da mesi che si parla della possibile campagna acquisti da parte del gruppo della Mela morsicata, che certo non è seduta solamente da oggi su una montagna di liquidità garantita dallo straordinario successo dell' IPhone e dell' IPad.Il fuoco di fila delle indiscrezioni si era aperto la scorsa estate dopo l'acquisizione per 12,5 miliardi di Motorola da parte di Google.

Shopping pagato caro, ma funzionale all'acquisizione dei circa 500 brevetti facenti capo a Motorola. Secondo alcuni analisti, Cupertino avrebbe infatti reagito alla mossa puntando a mettere le mani su alcuni brevetti assai appetibili appartenenti a Nokia, Rim o InterDigital. All'inizio di luglio, si era invece parlato della possibilità che Apple decidessi di sborsare circa due miliardi di dollari per accaparrarsi il servizio di streaming video Hulu in modo da entrare a pieno titolo nel settore dell'intrattenimento televisivo online.

15 - MR TISCALI RINUNCIA AL RICORSO CONTRO IL SEQUESTRO DI 3 MILIONI...
Da "il Giornale" - Saranno state le prediche a sinistra. O forse è semplicemente strategia processuale, tanto più che con l'Agenzia delle Entrate è stata già avviata la pratica di conciliazione. Comunque,fatto sta che l'ex governatore di Sardegna Renato Soru, ha deciso di rinunciare al ricorso contro il sequestro di beni per tre milioni deciso dai pm che indagano su una presunta evasione fiscale. L'istanza è stata depositata ieri al Tribunale del Riesame di Cagliari, che a questo punto annullerà l'udienza, già fissata per lunedì prossimo.

Al centro delle indagini c'è un prestito da 27 milioni di euro che la Andalas, società con sede a Londra e riconducibile allo stesso Soru, ha fatto alla Tiscali finance. La società avrebbe poi restituito il denaro, ma questo non sarebbe mai stato denunciato al fisco. Lo scorso 13 ottobre il provvedimento di sequestro, per ordine della Procura di Cagliari. Un atto dovuto, avevano spiegato gli avvocati che adesso hanno annunciato la rinuncia al ricorso contro la misura preventiva. L'ex presidente della Sardegna ha sempre sostenuto di aver agito, in questa vicenda, nella massima trasparenza.

 

 

[31-10-2011]

 

 

SPREAD VOLA A 392, RENDIMENTO RECORD AL 6% - BORSE IN CALO (MILANO -1,3%) - IL GIAPPONE VUOLE CHIARIMENTI SUL FONDO SALVASTATI - VIA ALL’AUMENTO BPM, SOSPESA IN BORSA (+13% TEORICO), MA CONTINUA LA GUERRA TRA SINDACATI E SOCI - IL PIANTO DEL BISCIONE, A MEDIASET GIÙ RICAVI E MARGINI - BURANI PERDE UNA STELLA (GIOVANNI) - IN 30 ANNI I PAPERONI USA TRIPLICANO IL REDDITO - GLI SCONTI GROUPOM ANCHE IN BORSA…


1. SPREAD BTP-BUND VOLA A 392 PUNTI, RENDE IL 6,07%. RENDIMENTO BTP A 5 ANNI VOLA A RECORD 5,83%...
(ANSA)
- Sale la tensione sui titoli di Stato all'apertura dei mercati internazionali. Lo spread tra il Btp e l'analogo bund tedesco balza a 392 punti base dai 384 di venerdì mentre l'interesse sul decennale italiano vola al 6,07%.
Vola al massimo storico dall'introduzione dell'euro il rendimento del Btp a cinque anni. L'interesse è infatti schizzato al 5,83%, record dal 1999, mentre lo spread con l'equivalente bund tedesco è salito a 456 punti.

2. SPAGNA, SPREAD CON BUND SI ALLARGA A 343 PUNTI BASE...
(ANSA)
- on quelli italiani, sono sotto pressione anche i titoli di Stato spagnoli. Lo spread tra i bonos e il bund tedesco sale a 343 punti base mentre il rendimento del decennale iberico si attesta al 5,58%.

3. BORSA: EUROPA IN NEGATIVO, MILANO E PARIGI PEGGIORI...
(ANSA)
- Borse europee in deciso calo in apertura di settimana. L'indice d'area Stxe 600 cede oltre mezzo punto percentuale. Molto debole Milano, così come Parigi e Francoforte. In calo anche Madrid. Italia e Spagna sono sorvegliate speciali in attesa del G20 di Cannes. A livello settoriale affondano le materie prime (sottoindice dj stoxx -2,09%) con Bhp Billiton che cede il 3,4%, Xstrata il 3,3% e Rio Tinto il 3%.

Male anche gli automobilistici (-1,86%) con Fiat (-3,4%) che guida i ribassi. Tra i bancari (-1,16%) le peggiori sono le francesi SocGen (-4%), Bnp Paribas (-3,6%) e Credit Agricole (-2,9%). Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse europee: - Londra -0,85% - Parigi -1,37% - Francoforte -1,06% - Madrid -0,54% - Milano -1,33% - Amsterdam -0,70% - Stoccolma -0,88% - Zurigo -0,75%.

4. BORSA: ASIA IN CALO CON YEN E IN ATTESA G20...
(ANSA)
- Borse di Asia e Pacifico in calo in apertura di settimana. L'indice d'area Msci cede attorno al punto percentuale. Pesa sui listini l'intervento per 'raffreddare' lo yen, visto come bene rifugio di fronte alle incertezze delle economie Usa e europea. Il dollaro negli scambi in Oceania ha anche aggiornato i minimi storici sulla divisa nipponica. I mercati guardano, con particolare interesse, al G20 di Cannes con Spagna e Italia sorvegliate speciali.

Il Giappone, intanto, ha comunicato che continuerà ad acquistare i bond emessi dal fondo Salva-Stati europeo (Efsf), mentre la Russia si è detta pronta a fornire aiuto finanziario ai membri dell'eurozona attraverso l'Fmi e a tenere colloqui bilaterali con i singoli Paesi. Guardando ai mercati asiatici la forza dello yen indebolisce Tokyo con Toshiba (-3,86%), Nomura (-3,8%) ed Honda (-3,68%). Flette anche Sidney con Alumina (-2,63%), Bhp (-2,3%) e Rio Tinto (-1,4%).

Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: - Tokyo -0,69% - Hong Kong -1,19% (seduta in corso) - Shanghai -0,21% (seduta in corso) - Taiwan -0,37% - Seul -1,06% - Sidney -1,27% - Singapore -0,21% (seduta in corso) - Mumbai -1,19% (seduta in corso) - Kuala Lumpur -0,04% - Bangkok -0,13% - Giakarta -1,36% (seduta in corso).

5. GIAPPONE; FONTI, NECESSARI DETTAGLI SU FESF...
(ANSA)
- Il Giappone vuole prima conoscere i dettagli sulle mosse del fondo Salva-Stati Ue per poi decidere il "ruolo da avere". Lo apprende l'Ansa da fonti autorevoli che esprimono giudizi più in linea con la prudenza della Cina che con quelli 'netti' del numero uno del Fesf, Klaus Regling, per il quale Tokyo continuerà ad acquistare i bond.

6. BPM: VIA ALL'AUMENTO; IN BORSA SOSPESA CON TEORICO +13%...
(ANSA)
- Parte l'aumento di capitale per Bpm. Il titolo di Piazza Meda in Borsa non riesce a fare prezzo e resta in asta di volatilità con un rialzo teorico attorno ai 13 punti percentuali (a 0,52 euro), dopo aver toccato un massimo di +20%. Le nuove azioni sono offerte a un prezzo di 30 centesimi, per uno sconto sul Terp (il prezzo post diritto) del 40%. L'offertà in opzione si concluderà il 18 novembre.

7. LA FABI CHIAMA I PM A TUTELA DEGLI ISCRITTI...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore"
- L'assemblea di Bpm è passata, gli organi societari sono stati nominati ma l'atmosfera di scontro fra le sigle sindacali e soci dipendenti non sembra ricomporsi. Anzi, «nei prossimi giorni presenteremo una dettagliata denuncia alla Procura della Repubblica per testimoniare le numerose minacce e pressioni che gli iscritti Fabi della Banca Popolare di Milano subiscono per passare ad altre organizzazioni» ha dichiarato ieri Giuliano De Filippis, commissario nazionale Fabi in Bpm.

«Diffidiamo, inoltre, a dare notizie di esodi di iscritti verso altre sigle prive di ogni fondamento. In difetto, agiremo legalmente», ha concluso il sindacalista. Intanto, è stata depositata la lista per il rinnovo dei vertici degli Amici della Bipiemme, l'Associazione dei soci dipendenti della Banca Popolare di Milano, che dal 7 al 20 novembre aprirà i seggi per trovare il successore di Alessandro Dall'Asta, attuale presidente in uscita. La lista unitaria rappresenta tutte le anime sindacali interne alla banca ad eccezione delle due sigle nazionali Fabi e Fiba, quelle uscite sconfitte in assemblea.

8. MORNING NOTE: L'AGENDA DI LUNEDI' 31 OTTOBRE...
Radiocor -
Torino: inaugurazione della collaborazione fra From Concept to Car, e Beijing Automotive Group. Partecipa, tra gli altri, Xu Heyi, presidente Baic Group.

- Roma: convegno di presentazione dell'opera 'Le banche e l'Italia - Crescita economica e societa' civile, 1861-2011', edito da Bancaria Editrice, promosso dall'Abi in occasione dei 150 anni dell'Unita' d'Italia. Partecipano, tra gli altri, Giovanni Sabatini; Giuseppe Mussari; Federico Ghizzoni, Giovanni Bazoli; Giuseppe Guzzetti; Antonio Patuelli. Sara' presente, Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica.

- L'Istat rende note le stime sull'inflazione a ottobre e su occupati e disoccupati a settembre.

- Parigi: in vista del vertice G20 di Cannes, conferenza stampa del segretario generale Ocse, Angel Gurria.

9. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor
- CRISI: Fondo Monetario in campo. Cosi' difenderemo i Paesi europei dal contagio'. Appello Ue al G20: e' necessario l'aiuto di tutti (dai giornali). Wolfgang Schauble: la crisi offre all'eurozona l'opportunita' per 'un'unione fiscale'. L'Italia ha ancora del lavoro da fare. Intervista al ministro tedesco delle Finanza (Financial Times, pag.2)

MERCATI: Borse, fiato sospeso per Italia e Spagna. Fmi rafforza gli strumenti anti-contagio (La Repubblica, pag. 6). La Borsa spera ancora nel rush di fine anno (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.33). Btp alla prova e 'prima' di Draghi. La settimana dei grandi test per l'Italia (Il Corriere della Sera, pag. 8). Moneta e libero scambio. La Cina tratta sull'Euro (Il Corriere della Sera, pag. 9). Le banche spostano masse di liquidita' dalle Sgr ai conti di deposito (Affari&Finanza, pag.50)

MANOVRA: Misure varate ma non approvate. 'Operazione facciata' del premier per rassicurare Europa e G20 (La Repubblica, pag. 7). Marcegaglia: rispettare gli impegni con serieta' (Il Messaggero, pag. 5). 'Troppe promesse a vuoto, all'estero non si fidano piu''. Intervista al presidente della Camera Gianfranco Fini (Il Messaggero, pag. 7). Eurozona all'esame del G20: impegni e non promesse (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.11)

LAVORO: Sacconi evoca il rischio terrorismo. La Cgil: inquina il clima. I contenuti della riforma: ripartire da li' (Il Corriere della Sera, pag. 1,2,5). I sindacati: se il Governo va avanti sara' sciopero (La Repubblica, pag. 4).

FIAT: Cresce la domanda di piccoli Suv e Fiat lancia la sfida (Il Giornale, pag. 20). Marchionne, la Consob e l'artefice magico (Affari&Finanza, pag.1)

SERRAVALLE, SEA: La scelta difficile del Comune di Milano. Oggi la decisione sul nuovo bando di gara (Il Corriere della Sera, pag. 1,23)

BPM: Via all'aumento di capitale da 800 milioni (Il Giornale, pag. 20). Tanti amici e tante spine per Bonomi (Affari&Finanza, pag.7). Vincitori e vinti alla partita Bpm, il cambiamento e' solo rinviato (Affari&Finanza, pag.19).

SNAM: Promette rendimenti al 7% nonostante il colpo della Robin Tax. Lettera al risparmiatore (Il Sole 24 Ore di domenica, pag.1,23)

RECORDATI: L'Ebitda 2012 superera' i 200 milioni. Lettera all'investitore (Affari&Finanza, pag.1,16-17)

MEDIASET: 2012, il pianto del Biscione, a Mediaset giu' ricavi e margini (Affari&Finanza, pag.15)

ENI: Descalzi: 'Riapre gli impianti in Libia, nella gara siamo in pole position'. Intervista al responsabile ripresa attivita' in Libia (Affari&Finanza, pag.12)


10. L'ULTIMA STELLA DI MARIELLA BURANI...
Mo. D. per "Il Sole 24 Ore"
- Antichi Pellettieri perde il suo amministratore delegato. La società, controllata dalla Mariella Burani Fashion Group in amministrazione straordinaria, non sarà più guidata da Giovanni Stella, che è stato responsabile della divisione leather goods del gruppo Burani dal 2001. Nonostante le vicende legali e finanziarie del gruppo, Stella finora era rimasto al suo posto, ora invece sarà sostituito la prossima settimana da un nuovo amministratore delegato scelto dal cda, dove siedono anche i commissari straordinari della Mbfg.

Intanto i sindacati stanno aspettando a giorni la definizione del testo definito del bando di gara per la cessione della Mbfg e si augurano che, rispetto alla prima versione presentata dai commissari, «siano previste vie preferenziali per le eventuali manifestazioni d'interesse che superino il perimetro aziendale della Mbfg e comprendano anche asset di tipo produttivo». In altre parole, che sia data la precedenza ad offerte che comprendano nel pacchetto anche Antichi Pellettieri.

11. TRIPLICA IL REDDITO DEI PAPERONI USA...
S. Car. per "Il Sole 24 Ore" -
Una crescita del 275% contro una limitata al 18%. Sono le percentuali di aumento dei redditi tra il 1979 e il 2007 di due categorie di cittadini statunitensi: la prima è quella dell'1% più ricco della popolazione, la seconda riguarda il 20% più povero. È quanto calcolato da uno studio del Congressional Budget Office, che evidenzia come la forbice dell'ineguaglianza sociale si sia allargata sempre più, tanto che l'1% dei cittadini ora conta per il 17% del reddito nazione, contro l'8% del 1979.

L'organismo indipendente che fornisce analisi economiche ai parlamentari finisce anche per sottolineare lo "schiacciamento" della classe media e il maggior beneficio apportato ai detentori di redditi alti dai cambiamenti introdotti durante il periodo considerato alle imposte federali (complessivamente in diminuzione). I risultati dello studio sono destinati - nell'ambito dei piani di riforma fiscale - a rilanciare il dibattito politico sull'opportunità di introdurre correttivi a una tendenza che, tra l'altro, viene esasperata dalla crescita del reddito da plusvalenze di capitale.

12. GROUPON FA SCONTI ANCHE SULL'IPO...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore"
- Groupon offre sconti anche sul parterre di Borsa. Il popolare sito di promozioni online si prepara alla quotazione sul Nasdaq e, pur di portare a termine l'operazione, è costretto a presentare una forchetta di prezzo a livelli da saldo: l'intervallo compreso fra 16 e 18 dollari per azione valuta infatti il gruppo 11, 4 miliardi, meno della metà dei 25 stimati a inizio anno nelle discussioni con le banche. In questo modo la società, che mette sul mercato 30 milioni di nuove azioni, prevede di incassare 54o milioni, una cifra lontana dai 750 riportati in un comunicato alla Sec ai primi di giugno.

L'offerta, che per una volta non riguarda ristoranti, shopping o corsi di cucina, sarà lanciata il 4 novembre. Chi si chiede se dietro a uno sconto così importante ci sia qualche ragione in più del cattivo stato dei mercati, deve guardare il bilancio: il gruppo dei coupon, ancora in fase di start up, ha chiuso infatti i primi nove mesi dell'anno con oltre 200 milioni di perdite .

 

 

[31-10-2011]

 

 

1- LETTA MI DISSE: “SEI INTERCETTATO”. L’ INTERROGATORO, IN PARTE INEDITO, DI BISIGNANI - 2- “DA CRONISTA DELL’ANSA CONOBBI GELLI CHE MI DAVA NOTIZIE, TANT’È CHE IO DIEDI LA NOTIZIA DELLA PERQUISIZIONE DI CASTIGLION FIBOCCHI. (…) HO CONOSCIUTO BERLUSCONI TANTI E TANTI ANNI FA QUANDO NON ERA NEPPURE CAVALIERE DEL LAVORO” - 3- “UN GIORNO ITALO BOCCHINO, MIO CARO AMICO, MI DISSE DI AVER APPRESO CHE PAPA ERA INDAGATO A NAPOLI E CHE C’ERA UN’INDAGINE E DELLE INTERCETTAZIONI CHE RIGUARDAVANO ALCUNE SCHEDE TELEFONICHE PROCURATE E DIFFUSE DAL PAPA (…)”. - 4- “PAPA È SICURAMENTE AMICO DI POLLARI, DI POLETTI (…) E DEL GENERALE ADINOLFI” - 5- “INFORMAVO LETTA DELLE INFORMAZIONI COMUNICATEMI DAL PAPA E IN PARTICOLARE DI TUTTE LE VICENDE CHE POTEVANO RIGUARDARLO DIRETTAMENTE O INDIRETTAMENTE” -

Malcom Pagani per Il Fatto

"La mia storia parte da lontano ed è una storia fatta di relazioni". È il 3 marzo 2011 e Luigi Bisignani si trova al settimo piano del Palazzo di Giustizia di Napoli. Interrogato dai pubblici ministeri che indagano sulla P4 riavvolge il film della sua vita. Espone l'educazione sentimentale di un uomo di potere. Il percorso in discesa di un lobbista ben introdotto ai massimi livelli che senza troppa fantasia, solo un trentennio prima, sarebbe stato etichettato come grande vecchio.

Da quasi cinque mesi, dal 15 novembre 2010, Bisignani sa che Henry John Woodcock e Francesco Curcio cercano prove che rivelino e mettano in luce la sua vasta rete di contatti. È un'intercettazione ambientale a rivelarlo.

Sono le sei del pomeriggio a Piazza Mignanelli. Nell'ufficio di Bisignani gli inquirenti all'ascolto si imbattono in una conversazione tra Gigi e il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Tono e parole non lasciano spazio ai dubbi.
(...) Bisignani: "Dobbiamo stare attenti ai telefoni perché a Letta gli ho chiesto mo stamattina: pare del fatto... dicono che Woodcock ci sta controllando i telefoni a me e a lui (...)". Prestigiacomo si allarma: "Come fai a sapere che tu hai l'utenza (...) ma tu non lo senti il fruscio?(...) e quindi e perché Woodcock a te ti controlla?". L'altro risponde di non saperlo ma non tranquillizza l'interlocutrice: "Mamma mia ma come si può vivere così? (...) Se escono le intercettazioni con me mi rovini".

Nella trascrizione dell'agente preposto all'ascolto, il dialogo è ancora più chiaro: "Luigi sostiene di essere andato da Letta e gli avrebbe chiesto se corrispondeva a verità che Woodcock gli aveva messo il telefono sotto controllo. Letta avrebbe risposto affermativamente". Anche se con Prestigiacomo Bisignani sostiene di essere sempre "attentissimo al telefono", la prudenza non sarà sufficiente. L'affaire P4 e i colloqui dell'ex giornalista dell'Ansa con l'intero arco costituzionale saranno di pubblico dominio di lì a tre mesi.

Ora Bisignani, accusato di corruzione, concussione, falso e rivelazione di segreto ha chiesto di patteggiare davanti al Tribunale di Napoli. Resta invece imputato, e in carcere, indagato nella stessa inchiesta, il deputato del Pdl Alfonso Papa.

Il racconto di Bisignani è ovviamente in prima persona. Gigi risponde ai magistrati, alle loro curiosità, ai loro dubbi in due distinte audizioni, a marzo di quest'anno. Il linguaggio è burocratico e farraginoso. Fitto di "puntualizzo", "ribadisco", "preciso", offre però al lettore uno straordinario spettro di possibilità per fotografare l'Italia di oggi. Bisignani parla con tutti e arriva ovunque. Entra nelle stanze ministeriali, colloquia con il Premier e con Gianni Letta, sistema carriere di uomini dell'Arma e di giovane ragazze dell'Est, ha in anticipo informazioni riservate, baratta notizie e spalanca possibilità. Il quadro d'insieme è desolante. Qui di seguito il mondo di Bisignani in pillole.

PRIMI FLASH
"Mio padre era un dirigente della Pirelli che è morto quando avevo 16 anni. Lasciandomi appunto molte relazioni con Andreotti, Stammati (allora ministro del Tesoro ndr) e con altri. (...) Da cronista dell'Ansa conobbi Gelli che mi dava notizie, tant'è che io diedi la notizia della perquisizione di Castiglion Fibocchi. (...) Ho conosciuto Berlusconi tanti e tanti anni fa quando non era neppure cavaliere del lavoro".

L'ADDIO ALL'ANSA
"Dopo il distacco ad Italia '90 mi annoiai di fare il giornalista e andai a fare il direttore generale del gruppo Ferruzzi; ero praticamente l'omologo di Letta che era il direttore della sede romana della Fininvest (...)".

L'INCONTRO CON PAPA
"Ho conosciuto Papa perché frequentava il mio amico Filippo Troia. Allora, Papa era il vice capo di Gabinetto del ministro Castelli (...) Papa si proponeva e mi proponeva continua notizie (...) In cambio a me il Papa chiese di appoggiare la sua candidatura alle elezioni del 2008 (...) effettivamente ne parlai con Verdini che compilò le liste. Il Papa fu sicuramente appoggiato da Pera e Castelli. (...)

CASTELLI

A proposito del Verdini tengo a precisare che iniziò a stringere i suoi rapporti col Papa da quando il Papa cominciò a proporre il suo interessamento e la sua possibilità di intervento sulle vicende giudiziarie che riguardavano lo stesso Verdini (...) Il Papa sempre attraverso di me si propose di prendere notizie ed intercedere anche sulle vicende giudiziarie riferite a Masi per ciò che riguarda la Procura di Trani. Il Papa mi disse di aver acquisito informazioni rassicuranti e io le girai al Masi".

BOCCHINO MI INFORMÒ
"Un giorno Italo Bocchino, mio caro amico, mi disse di aver appreso che Papa era indagato a Napoli e che c'era un'indagine e delle intercettazioni che riguardavano alcune schede telefoniche procurate e diffuse dal Papa (...)".

AMICIZIE DI STATO
"Papa è sicuramente amico di Pollari, di Poletti (...) so anche che è molto amico del generale Adinolfi (...)".
(Nicolò Pollari è l'ex capo del Sismi, il servizio segreto militare. Paolo Poletti è l'attuale numero due dell'Aisi, il servizio segreto nazionale, dopo una lunga carriera in Guardia di Finanza, di cui è stato Capo di Stato maggiore. Sempre delle Fiamme Gialle è Michele Adinolfi, generale di corpo d'armata finito anche lui nell'inchiesta sulla P4 ndr.).

LA FIDANZATA DI PAPA
"La Luda (Ludmyla Spornyk ndr.) a cui facciamo riferimento nelle telefonate è un'amica Ucraina del Papa che io ho aiutato a far assumere all'Eni per tramite di Lucchini".

- SECONDO INTERROGATORIO
Qualche giorno dopo, Bisignani torna davanti ai Pm. È il 14 marzo 2011. Durante il primo confronto con Curcio e Woodcock ha evitato di rispondere a qualche domanda. Ora Bisi non si sottrae e ha le idee più chiare della volta precedente.

I COLONNELLI
"Nell'estate 2009 mi chiamò un paio di volte il Generale Santini (Adriano Santini, generale di corpo d'armata, all'epoca consigliere militare del premier, poi nominato direttore dell'Aise, il servizio segreto militare ndr.) (...) Dopo l'estate incontrai l'onorevole Bocchino che mi chiese di incontrarlo (...) cosa che accadde poco tempo dopo a casa di mia madre (...) lo vidi e parlammo in modo cordiale delle possibilità di sviluppo della sua carriera. (...) in quel contesto mi chiese di parlar bene di lui con Letta. Parlammo anche di Massimo D'Alema, con il quale negli anni ho conservato buoni rapporti (...) negli anni ho visto sempre il D'Alema e con lui abbiamo parlato di argomenti vari in particolare riferiti all'editoria e ai problemi dell'Unità.

In una di queste occasioni chiesi al D'Alema se potevo portargli il Santini. Lui mi disse di sì. Preciso che io accompagnai il Santini da D'Alema nel suo ufficio di Campo De' Fiori (...) riferii tale circostanza anche al Bocchino per dirgli che mi ero dato da fare nell'interesse del Santini. Non ricordo se fui presente a tutto il colloquio. (...) Ho sicuramente segnalato il Mazzei (Roberto, ex n.1 del Poligrafico dello Stato ndr) al prof. Tremonti per fargli ottenere la nomina di Presidente del Poligrafico dello Stato.

CIANCIMINO DESTABILIZZA
"Il Presidente a cui si fa riferimento non può che essere Massimo D'Alema. Nelle conversazioni (con il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ndr) facciamo riferimento al "signor Franco" e alla dichiarazioni di Ciancimino Jr. Probabilmente esprimevamo preoccupazioni in ordine a notizie pubblicate dai giornali. (...) la nostra preoccupazione era quella di evitare ogni forma di destabilizzazione".

LA CRICCA
"Il Papa mi parlò della cricca e in particolare del filone di indagini che pendeva a Roma su Bertolaso. Me ne parlò sicuramente prima del deposito degli atti e più precisamente prima degli arresti".

MOSSE DELLA SANTANCHÉ
"La Santanché si trovò in un momento di difficoltà quando il segretario di A.N., Fini, la esautorò da tutti gli incarichi (...) Le suggerii di approdare nelle fila de "La destra" (...) il mio consiglio si rivelò sbagliato perché Berlusconi non permise l'apparentamento elettorale (...) Berlusconi, con cui avevo parlato, mi aveva promesso che l'apparentamento ci sarebbe stato (...)".

FINI TOGLIE IL VETO SU DANI
"La Santanché non venne eletta e io mi spesi per farla prima riavvicinare al Pdl e poi farle avere un incarico di governo. Ne parlai con Verdini, con Letta e con Berlusconi (...) mi dissero che non c'erano problemi ma c'era il veto di Fini (...) mi impegnai a convincere i finiani a togliere questo veto. Presi contatti con La Russa, con Ronchi e soprattutto con Bocchino che infine, fu decisivo (...) durante un pranzo a Montecitorio, presenti sicuramente Fini e Berlusconi, Bocchino annunciò che era stato tolto il veto alla Santanché, Fini annuì".

LIQUIDAZIONE MILIONARIA
"Ho ricevuto dalla Montedison circa 700 milioni delle vecchie lire. Fui licenziato da Guido Rossi ed Enrico Bondi".

MARIA ELENA VALANZANO
"La Valanzano era una collaboratrice del Papa e mi risulta che avesse un rapporto diretto con Berlusconi".

GIANNI PRENDE E DÀ
"Mi chiedete se io informassi Gianni Letta delle notizie e delle informazioni riservate di matrice giudiziaria comunicatemi da Papa. A tal riguardo vi dico che sicuramente parlavo e informavo il dottor Letta delle informazioni comunicatemi e partecipatemi dal Papa e in particolare di tutte le vicende che potevano riguardarlo direttamente o indirettamente come la vicenda riguardante Verdini, come quella inerente al procedimento che riguardava lui stesso e il Chiorazzo (...)".
(Angelo Chiorazzo, all'epoca presidente de "La Cascina", fu indagato con Letta per una vicenda legata ai centri di accoglienza per immigrati ndr.).

L'OSSESSIONE DI MASI
"Ribadisco che lo conosco fin dagli anni '70. Masi ha sempre avuto il pallino di andare a fare il direttore della Rai (...) ebbi occasione di parlare anche con Berlusconi di tale sua aspirazione e gli dissi che secondo me Masi non aveva il carattere adatto per fare il direttore Rai, avendo un'ottima predisposizione per fare l'uomo delle istituzioni".

L'AMICIZIA CON SCARONI
"Ho un rapporto di estrema consuetudine anche con lo Scaroni (Paolo, amministratore delegato di Eni ndr.), pupillo di Agostino Rocca, amico di mio padre. Scaroni è stato tanti anni in Inghilterra; un giorno mi chiamò e mi disse che lo stava cercando Bruno Ermolli (uomo Fininvest vicinissimo al Cavaliere ndr.); era l'epoca del primo governo Berlusconi; io dissi a Scaroni che l'Ermolli aveva un ruolo privilegiato con Berlusconi soprattutto per ciò che riguardava le nomine; io gli consigliai di andare e poi ne parlai anche con Letta dicendo che Scaroni era una persona molto capace. Posso dire che quella tornata di nomine la fece Ermolli, dall'Enel poi lo Scaroni passò all'Eni (...)".

BISI&ROMANI
"Io ogni tanto andavo a trovare il Romani (Paolo Romani, all'epoca sottosegretario alle Attività Produttive ndr.) presso il suo ufficio ministeriale. In tale circostanza appresi del rinnovo contrattuale di Scaroni. Escludo che tale confidenza mi sia stata fatta in un'occasione ufficiale (...)".

PARCO GIOCHI ROVATI
"In alcune conversazioni io e il Prefetto di Roma Pecoraro facciamo riferimento a una vicenda che riguardava il Parco giochi di Valmontone. In sostanza il Pecoraro, sapendo che io ero buon amico del Rovati (Angelo Rovati, imprenditore e ascoltato consigliere di Romano Prodi ndr.), mi disse che Rovati stesso, interessato a tale opera, avrebbe avuto problemi e che lui non avrebbe mai potuto autorizzare l'apertura per problemi di viabilità legati all'Autostrada A1. In buona sostanza il Pecoraro mi disse di mettere in guardia il Rovati consigliandogli di uscire dall'affare".
(Per la cronaca, essendo sul territorio italiano, Rainbow magic Land, ha superato fiabescamente qualunque problema di autorizzazione, essendo regolarmente aperto al pubblico ndr).

LA BUFALA BOFFO,
"A proposito della vicenda Boffo, mi ricordo che Chiocci mi disse che se avesse avuto il tempo di verificare la notizia si sarebbe accorto che era tutta una bufala; il Chiocci si rammaricò che il Giornale non gli diede il tempo di effettuare le opportune verifiche".
(a scrivere materialmente la notizia fu il suo collega Villa ndr).

 

[29-10-2011]

 

 

UN, DUE, TRE, P4! - BISIGNANI TORNA LIBERO DOMANI GRAZIE AL PATTEGGIAMENTO, UN ANNO E OTTO MESI, PIÙ DESIDERATO DAI POTERI MARCI, LETTERALMENTE TERRORIZZATI DA UN PROCESSO CHE AVREBBE MESSO IN PUBBLICO LE BOMBASTICHE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE E AMBIENTALI - VITTORIA ANCHE PER LA PROCURA DI NAPOLI CHE ORA HA INCASSATO IL SUPERTESTIMONE BISI E LA VALIDITÀ DELL’ACCUSA - AGLI ARRESTI DOMICILIARI POTREBBE ANDARE PRESTO ALFONSO PAPA…

Fulvio Bufi per il Corriere della Sera

Potrebbe tornare in libertà domani Luigi Bisignani, il lobbista accusato di appartenenza alla cosiddetta P4 che ha deciso di patteggiare la pena con i pubblici ministeri. Il giudice Luigi Giordano sta esaminando la richiesta congiunta delle parti per l'emissione della condanna a un anno e otto mesi e in attesa di chiudere la procedura avrebbe già annunciato di voler accogliere l'istanza di scarcerazione presentata dai legali dell'imputato.

Inizialmente si era ipotizzato di sottoporlo all'obbligo di firma, ma di fronte a questa eventualità gli avvocati avrebbero manifestato la propria intenzione di far saltare l'accordo con i rappresentanti dell'accusa e alla fine anche questa «misura» dovrebbe essere esclusa.

Agli arresti domiciliari potrebbe invece andare presto l'altro imputato dell'inchiesta, il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, chiuso nel carcere di Poggioreale dal 20 luglio scorso, quando la Camera diede il via libera alla cattura disposta dal giudice di Napoli per associazione a delinquere finalizzata a commettere i reati di corruzione, concussione, abuso d'ufficio e rivelazione di segreto.

Il tribunale di Napoli gli ha concesso di tornare a casa, ma adesso dovranno pronunciarsi i magistrati romani che avevano ricevuto alcuni atti riguardanti un episodio di corruzione. Il via libera appare scontato, ma bisognerà comunque attendere i tempi tecnici necessari all'esame dell'istanza. In queste settimane Papa si era appellato anche al premier Silvio Berlusconi sostenendo di aver ricevuto pressioni dagli inquirenti - ma senza mai precisare le circostanze - per accusare lui e Bisignani in cambio della libertà.

Con l'uscita di scena di Bisignani si chiude la prima fase giudiziaria, certamente quella che maggiormente mette in fibrillazione i potenti viste le sue frequentazioni con ministri, politici, imprenditori, giornalisti, uomini sistemati nei posti chiave delle forze dell'ordine e dei servizi segreti.

La trattativa tra i suoi legali Fabio Lattanzi e Giampiero Pirolo con i pubblici ministeri Henry John Woodcock e Francesco Curcio si è chiusa con l'accordo su un patteggiamento «tombale» sul processo già avviato per favoreggiamento nei confronti di Papa (con la condanna a sei mesi) e sulle indagini aperte per associazione a delinquere (con la condanna a un anno e due mesi).

Vuol dire che non potranno più essere utilizzate contro di lui le intercettazioni telefoniche e ambientali, i documenti contenuti nei suoi computer, il materiale sequestrato nel suo ufficio e nella sua abitazione. Il lobbista rimane comunque testimone e certamente sarà convocato al processo contro Papa.

E forse non è un caso che i difensori del parlamentare pdl, gli avvocati Giuseppe D'Alise e Carlo Di Casola, abbiano chiesto al tribunale di non dividere le loro posizioni processuali. La loro istanza non è stata accolta e adesso non è escluso che con la sua deposizione Bisignani possa portare elementi utili all'accusa.

Del resto anche gli atti acquisiti in questi mesi di attività investigativa potrebbero aver fornito spunti per altre verifiche sui personaggi a lui collegati, soprattutto se si tratta di pubblici ufficiali che potrebbero aver commesso reati violando le loro funzioni d'ufficio.

 

 

[30-10-2011]

 

 

SENZA FONDI, AFFONDO - LAVITOLA ORDINA A CATONE, EX DIRETTORE DE ‘LA DISCUSSIONE’, DI CONVINCERE TREMONTI A SGANCIARE I FONDI PER L’EDITORIA - VALTERINO STRATEGY: “TU CHE SEI BANDITO DOVRESTI DIRE CHE, SE NON PASSA, IL GOVERNO VA SOTTO. LA QUESTIONE È CAPIRE CHI SONO I PARLAMENTARI CHE POSSONO ESSERE SENSIBILI A ‘STA STORIA E FARE UNA LETTERA A FINI COSÌ CHE LA POSSA USARE COME STRUMENTO VERSO TREMONTI” - CATONE IL CURSORE: “SÌ, SÌ, CE L´HANNO TUTTI I GIORNALI. CI STA BOCCHINO, CI STA ANGELONI, DE ANGELIS, GIRLANDA”…

Giuseppe Caporale e Liana Milella per "la Repubblica"Non sta in Parlamento, né nel governo, perché Berlusconi non ce lo ha messo, ma Valter Lavitola, editore dell´Avanti, è il prototipo del lobbista più smaliziato e senza scrupoli che ci si possa immaginare. Sulla questione dei fondi per l´editoria poi, che lo tocca da vicino, non passa giorno, in quell´autunno del 2009 quando i suoi telefoni finirono sotto intercettazione a Pescara nell´ambito dell´inchiesta Spadaccini, senza lunghe telefonate per pilotare da fuori l´attività parlamentare. Come quella con Giampiero Catone, apostrofano con un «essendo tu abbastanza bandito». O l´altra con il senatore Giuseppe Esposito cui "ordina" di far passare un emendamento.

MO´ TI FACCIO UN APPUNTO
(9 ottobre 2009)
Lavitola telefona a Catone per preparare un piano contro Tremonti che non vuole dare i fondi promessi all´editoria. L´ex direttore della Discussione, pidiellino passato con Fini e poi tornato nella maggioranza con Popolo e territorio, promosso sottosegretario all´Ambiente a maggio scorso, è sugli attenti. Lavitola è brusco con lui («Che tieni fretta?) e gli detta le mosse da fare, compreso un appello bipartisan. Catone obbedisce.

Catone «Valteruccio...».
L. «Senti Giampie´, ci sta una situazione da allarme rosso che si è evoluta in queste ore. Nonostante sia stato fatto lo stanziamento dei 70 milioni al capitolo dell´editoria, e Bonaiuti abbia sollecitato Canzio e poi anche Tremonti per iscritto, Tremonti ha risposto con una carta scritta, ovviamente Bonaiuti non sa che io lo so, dicendo che siccome non c´è stato il gettito di entrata sulle accise, (...) praticamente lui non paga. Quest´anno andrebbe a torta con meno del 50%, che è un disastro».
C. «E come si fa?».
L. «Sto provando a far intervenire Berlusconi e a farlo muovere per far qualcosa. Però mi dicono che Fini si sta già interessando mosso da quello lì... Raisi (Enzo Raisi, deputato finiano, ndr.)...».
C. «Eh sì».

L. «Siccome c´è una legge che stanzia questi fondi, il ministro non può non attribuirli anche se non c´è il gettito d´entrata, è una questione di lana caprina che sta facendo Tremonti. Se tu ti rendessi parte diligente per raccogliere un po´ di firme di parlamentari sia di destra che di sinistra, e mandare a Fini e a Schifani questo documento chiedendogli di intervenire, sarebbe fondamentale».
C. «Mandami un documento e ti faccio raccogliere firme sia da sinistra che da destra».
L. «C´hai pure qualcuno al Senato?».
C. «Ma alla Camera non bastano, famme capì».
L. «Sì bastano, era per coinvolgere Schifani».
C. «A Schifani non gliene fotte niente, l´essenziale è che tu glielo dici».
L. «La cosa migliore a questo punto, hai ragione, è Fini».
C. «Siccome in Commissione bilancio siamo in quattro ad avere i giornali, eh tutti e quattro andremmo a capa sotto, è chiaro che loro con quattro voti contrari in Commissione bilancio vanno sotto su tutto».

L. «E certo».
C. «Il segnale è quello».
L. «Ma tu ne dovresti parlare pure ai capigruppo».
C. «Sì, sì».
L. «Ne dovresti parlare ai capigruppo, coinvolgere Italo che comunque sia è... hai capito cosa dico io? Bisogna fare...»
C. «Tu abbozzami questa lettera».
L. «Aspetta Giampie´, ma vai di fretta?».
C. «Dimmi, dimmi».
L. «Sono due fasi, io ti abbozzo questa lettera, e te la mando. L´altra cosa è che bisogna muoversi in due sensi, uno vedere chi sono gli altri. Anche l´Udc ha un giornale? La Lega?».

C. «Sì, sì, ce l´hanno tutti i giornali. Ci sta Bocchino, ci sta Angeloni...».
L. «La questione è capire chi sono i parlamentari che possono essere sensibili a ‘sta storia e fare una lettera a Fini così che la possa usare come strumento verso Tremonti. L´altra, essendo tu abbastanza bandito, dovresti porre il problema ai capigruppo, dandogli pure la copia di questa lettera, e andargli a dire...».
C. «Se non passa, il governo va sotto».
L. «Mandando un messaggio al presidente a firma di varie persone».
C. «È chiaro, è chiaro eh eh».
L. «Ai capigruppo e a Berlusconi».
C. «Siccome dentro la Commissione Bilancio ce ne sono quattro che, a prescindere dai partiti, hanno giornali propri».
L. «Ma chi sono? Anche quello della Lega?».
C. «Io, De Angelis, Girlanda...».
L. «E chi è Girlanda?».
C. «Girlanda c´ha il Corriere dell´Umbria, il Corriere di Siena».


L. «E poi l´altro chi è?».
C. «De Angelis c´ha Area».
L. «Area cos´è, di centrodestra?».
C. «Sì sì, tutti di centrodestra».
L. «E poi chi ci sta?».
C. «Coso..., mo´ non mi viene in mente il nome».
L. «Ma non è della Lega no?».
C. «No, no».
L. «Ah, allora bene. Questa è la partita».
C. «Siccome siamo quattro là dentro...».
L. «Quanto è la maggioranza alla Commissione bilancio?».
C. «La maggioranza sono tre, bastano due che votano alla parte opposta e vanno sotto».
L. «O quattro che non ci vanno».
C. «O quattro che non ci vanno e che non fanno delegare».

METTITI TU SULL´EMENDAMENTO
(22 ottobre 2009)
A palazzo Madama Giuseppe Esposito è considerato il senatore più vicino al presidente Renato Schifani. Con lui Lavitola parla spesso, come in questo caso, per sollecitargli l´ammissibilità di uno degli emendamenti per i fondi all´editoria.
Lavitola «Volevo sapere che avete fatto con l´emendamento?».
Esposito «L´abbiamo presentato, sta sulla Finanziaria, stiamo combattendo, domani mattina finiamo di combattere per l´ammissibilità, e poi andiamo avanti».
L. «Che ritieni rispetto all´ammissibilità?».
E. «È complicata perché è proprio una delle direttive che ci ha dato Tremonti, vediamo se riusciamo a dimenticarcela».
L. «Ma ci si riesce o no, tu tanto le sai le cose».
E. «Per domani lo so Valter, domani lo so».
L. «Ti ci metti tu sopra o lasci a qualcuno del legislativo?».
E. «Mi ci sono già messo io sopra».
L. «Vabbè, allora se lo fai tu è fatta».

 

[31-10-2011]

 

 

BANCA (IM)POPOLARE DI MILANO - DOPO CONSOB E GUERRA INTERNA, È LA VOLTA DELLA MAGISTRATURA: IL FU PRESIDENTE DI BPM PONZELLINI INDAGATO A MILANO PER OSTACOLO ALLE AUTORITÀ DI VIGILANZA - I 148 MLN € ALLA ATLANTIS DEI FRATELLI CORALLO (SLOT MACHINES)? UN FINANZIAMENTO INCOMPRENSIBILE “SIA SECONDO I CANONI DI BUONA AMMINISTRAZIONE SIA, PIÙ GRAVEMENTE, SECONDO LA DISCIPLINA IN MATERIA DI RICICLAGGIO” - CROFF, APPENA ELETTO NEL CONSIGLIO DI GESTIONE, RINVIATO A GIUDIZIO PER USURA...

Giovanna Lantini per "il Fatto quotidiano"

Non conosce la parola fine la saga Bpm. Dopo Bankitalia, Consob e le dure lotte intestine, ora spuntano anche le indagini delle magistratura. Massimo Ponzellini, "dimissionato" dalla banca una settimana fa, come anticipato da Sole 24 Ore e Repubblica, sarebbe indagato dalla Procura di Milano per l'ipotesi iniziale di ostacolo alle Autorità di vigilanza. Ad attirare l'attenzione degli inquirenti, sarebbe stato in particolare il finanziamento da 148 milioni concesso da Bpm ad Atlantis-BpPlus.

Cioè il colosso delle slot machines già primo partner dello Stato italiano nel ricco segmento dei giochi e controllato da società off-shore delle Antille olandesi nonché, secondo quanto ricostruito dal Fatto Quotidiano nel 2010, riconducibile a Francesco Corallo, figlio di Gaetano, condannato per reati di criminalità organizzata (ha già scontato la pena) e legato al clan di Nitto Santa Paola.

Un finanziamento che sarebbe stato erogato anche per la forte sponsorizzazione dello stesso Ponzellini e che ai pm appare "incomprensibile", quello concesso da Bpm alla società che in Italia ha avuto come suo rappresentante l'ex finiano Amedeo Laboccetta dopo la sconfitta elettorale del 2005 e prima dell'elezione nel 2008. Ora la Atlatis è in lizza per le nuove concessioni delle Vlt, le slot machine di ultima generazione.

Il finanziamento della Bpm sarebbe Incomprensibile "sia secondo i canoni di buona amministrazione sia, più gravemente, secondo le regole della disciplina in materia di riciclaggio". Non a caso l'attenzione è tornata anche su chi ha affidato la concessione delle slot machines ad Atlantis, i Monopoli di Stato diretti da Raffaele Ferrara, già presidente dell'Organismo di Vigilanza della Bpm, la cui sede romana nei giorni scorsi ha ricevuto la visita della Guardia di finanza.

E per un'avventura che rischia di chiudersi molto male, ce n'è un'altra che non inizia certo sotto i migliori auspici. Si tratta di quella di Davide Croff, l'ex numero uno della Biennale di Venezia fresco di nomina nel consiglio di gestione dell'istituto milanese che è inciampato in un rinvio a giudizio arrivato proprio all'indomani della conquista della poltrona in Bpm. Una vicenda quantomeno sgradevole che affonda le radici nel lontano passato del banchiere che nel 2008 era stato promotore di un tentativo di rinnovamento della banca milanese con la fondazione di una sua associazione, Bpm360, che avrebbe dovuto provocare una vera e propria rivoluzione poi non andata in porto, come dimostra la cronaca recente.

Benché bancaria, però, la materia della cronaca recente è tutt'altra: si tratta di un'inchiesta per usura relativamente a fatti che si sono svolti tra il 1994 e il 2000, più o meno gli stessi anni in cui Croff ha guidato la Banca Nazionale del Lavoro dove era approdato come vicedirettore generale nel 1989, una manciata di mesi prima dell'esplosione dello scandalo Atlanta e di cui è stato ad dal 1990 al 2003.

Nel dettaglio, le indagini sono scaturite dalle denunce presentate dall'imprenditore di Gioia Tauro Antonino De Masi per i tassi usurari che a suo avviso sarebbero stati applicati ai fidi concessi dalle banche al suo gruppo industriale. De Masi, che da tempo sta conducendo quella lui stesso definisce una battaglia di legalità per tutelare "gli interessi non solo miei, ma quelli di un intero territorio depredato dall'illegale comportamento del sistema bancario" ha già portato in giudizio Cesare Geronzi e Luigi Abete, assolti in primo e secondo grado e in attesa del verdetto della Cassazione.

Ora sul banco degli imputati, secondo la decisione del Gup di Palmi, dovranno sedere oltre a Croff anche gli ex direttori generali di Banca Antonveneta e Bnl e tre dirigenti. Il magistrato ha invece disposto l'incompetenza territoriale e ha trasmesso il fascicolo alla Procura di Reggio Calabria per altri cinque ex della Banca di Roma, tra i quali Matteo Arpe, anche lui fresco di battaglia per la conquista della Bpm, ma per il quale il pm in sede di conclusioni aveva chiesto il non luogo a procedere, anche il banchiere perché era approdato in Banca di Roma nel 2002, sul volgere del termine del periodo oggetto dell'inchiesta.

  

[31-10-2011]

 

 

1- ANCHE SE PER NATURA NON TRADISCE EMOZIONI, IL NEO-PRESIDENTE DELLA BCE AVRÀ PROVATO BRIVIDI PROFONDI DI INCAZZATURA. TUTTA COLPA DI GUIDO ROSSI CHE SUL “CORRIERE” CHIAMA IN CAUSA IN MANIERA ABBASTANZA CLAMOROSA I TRASCORSI DI DRAGHI A GOLDMAN SACHS, DOVE SUPERMARIO È STATO VICEPRESIDENTE PER TRE ANNI - 2- ROSSI RICORDA CHE GOLDMAN È RIUSCITA A ORGANIZZARE GLI STRUMENTI “PER NASCONDERE IL DEBITO PUBBLICO GRECO”, E COME NON BASTASSE AGGIUNGE: “OSSERVO CHE DRAGHI FIRMAVA PAPER SUI DERIVATI CON MERTON, IL NOBEL CHE ERA GIÀ FAMOSO PER AVER CO-FONDATO CAPITAL MANAGEMENT, L’HEDGE FUND FALLITO NEL ‘98” - 3- CAFONAL DI PIZZI AL CONVEGNO DELL’ABI, STARRING IL GRANDE VECCHIO DELLA FINANZA, ABRAMO-BAZOLI CHE DAVANTI A NAPOLITANO E IGNAZIO VISCO, HA SILURATO L’EBA (EUROPEAN BANKING AUTHORITY), CHE HA OSATO CHIEDERE ALLE PRIME CINQUE BANCHE ITALIANE ALTRI 15 MILIARDI PER IRROBUSTIRE LA PROPRIA DOTE PATRIMONIALE - (LE AUTORITÀ BANCARIE EUROPEE SANNO CHE BANCA INTESA HA IN PANCIA 58,1 MILIARDI DI EURO IN BTP, MENTRE UNICREDIT NE REGISTRA 48, E MONTEPASCHI NE HA 32)

 

Foto di Umberto Pizzi al convegno dell'Abi

Luigino Abete è davvero uno strano personaggio. Quando ti aspetti di vederlo con la fronte imperlata di sudore, nemmeno una gocciolina gli scende sul viso e questo pare che gli succeda quando è particolarmente nervoso e stressato. Così è apparso ad esempio ieri sera nel salotto di Giovanni Floris, il buon samaritano di "Ballarò" che si sta costruendo le credenziali per un ruolo importante nella televisione del dopo Berlusconi.

Con un impeto sorprendente e con il colletto fuori dalla giacca Abete ha cercato di trasmettere agli ospiti in studio e agli italiani la gravità dell'apocalisse che tra venerdì e ieri si è abbattuta sui mercati. A farne le spese è stata una signora bolognese di 46 anni con il naso "mutilato" che si chiama Anna Maria Bernini, l'avvocato che il Presidente Patonza ha miracolato a luglio piazzandola sulla poltrona di ministro delle Politiche Europee.

Di fronte agli interventi stentorei della querula signora Luigino si è accalorato fino al punto di perdere la calma e di lasciarsi andare a un linguaggio trasteverino che tradiva un'eccitazione fuori misura, molto lontano dalla calma olimpica con cui l'economista Giacomo Vaciago bacchettava il governo.

Poi la vis polemica del presidente di BNL si è scaricata su Maurizio Lupi, che ha avuto l'ardire di chiedergli dove fosse quando il debito pubblico cresceva; qui Luigino ha perso definitivamente le staffe e ha accusato il vicepresidente della Camera (fresco autore di un libro che non passerà alla storia) di "andare fuori di testa", e ha tirato fuori dalla tasca il telefonino per dimostrare che la sua ira contro il governo è l'ira dei cittadini e degli imprenditori che lo martellano con messaggini di consenso.

Il siparietto di ieri sera è la conferma dell'agitazione che attraversa il mondo delle imprese e delle banche. Ormai è chiaro che dopo il crollo di questi giorni gli uomini della finanza si sentono come pecore tosate che devono mettersi alle spalle una volta per tutte le stagioni dei bilanci favolosi e degli stipendi da capogiro.

I bonus sono diventati malus, l'emergenza è diventata la normalità. Arrivati a questo punto i banchieri dormono sonni agitati, soffrono di cefalee acute e capiscono che il problema non può essere risolto da un governo moribondo dove il ministro dell'Economia (dileggiato da Giuliano Ferrara come "demagogo e doppiogiochista") se ne va con il suo protettore Bossi alla festa della zucca vicino a Piacenza, il ministro dello Sviluppo parte e ritorna precipitosamente dall'India, mentre l'ineffabile Brunetta se ne rimane in Cina a guidare una delegazione di "Innovatori Italiani".

Anche gli uomini della finanza che come Draghi guidano le grandi istituzioni e i principali istituti di credito italiani, hanno capito che non basta pagare la "tassa Berlusconi" per uscire dalla crisi e allontanare il rischio che il sistema venga colonizzato da mani straniere.

Da predatori le banche sono diventate prede che si potrebbero acquistare con una manciata di soldi se le faglie del terremoto non avessero incrinato l'economia degli altri paesi. Basta vedere a quali livelli miserandi è arrivata la capitalizzazione delle prime banche italiane con l'Unicredit sotto i 15 miliardi, Intesa poco sopra i 17, per non parlare poi di MontePaschi che ieri segnava 3,3 miliardi, e la Banca Popolare di Milano con 700 milioni.

Le autorità bancarie europee e le merchant bank come Goldman Sachs sanno che IntesaSanPaolo ha in pancia 58,1 miliardi di euro in BTP, mentre piazza Cordusio ne registra 48, e MontePaschi (dove ieri il titolo valeva quasi 30 centesimi) ne ha 32.

Il vitello d'oro sta per diventare un ricordo e lo sa bene Mario Draghi che ieri deve aver vissuto la sua prima giornata alla BCE all'insegna di un'immensa preoccupazione.

Anche se per natura non tradisce emozioni, il neo-presidente della BCE avrà provato brividi profondi sui quali a distanza di 24 ore si sarà probabilmente aggiunta una buona dose di incazzatura.

La ragione va cercata nell'intervista rilasciata al "Corriere della Sera" da Guido Rossi, l'avvocato 80enne dalla cravatta "comunista" che sul giornale di De Bortoli chiama in causa in maniera abbastanza clamorosa i trascorsi di Draghi a Goldman Sachs, la banca americana dove superMario è stato vicepresidente per tre anni.

L'arzillo vecchietto non risparmia fialette di acido e riprendendo un paio di articoli del "New York Times" e di "Le Monde" sull'esperienza londinese di Draghi, ricorda che Goldman Sachs è riuscita a organizzare gli strumenti "per nascondere il debito pubblico Greco", e come non bastasse aggiunge: "osservo che Draghi firmava paper sui derivati con Robert Merton, il Nobel che era già famoso per aver co-fondato il Long Term Capital Management, l'hedge fund fallito nel ‘98".

Per Guido Rossi "gira ancora la cultura di prima, che negava in radice il problema della disuguaglianza", e le sue parole suonano come un messaggio poco augurale che si aggiunge ai commenti nervosi di queste ore. D'altra parte come si potrebbe non definire eccitata e nervosa la requisitoria pronunciata venerdì scorso all'ABI da quell'altro Grande Vecchio della finanza, Abramo-Bazoli.

Nella sala di Palazzo Altieri dove è stato presentato un libro su "Le banche e l'Italia", nessuno si aspettava che il banchiere bresciano alzasse l'ascia di guerra in difesa delle banche. E quando il Presidente Napolitano, poco dopo le 12, ha disceso lo scalone di Palazzo Altieri accompagnato dall'ex boccoluto e neo-rasato presidente dell'ABI, Giuseppe Mussari, tutti hanno visto che le parole di Bazoli avevano lasciato il segno.

Gli strali dell'amico di Prodi, che ha definito stupidaggini e follia i giudizi di Berlusconi sull'euro, sono andati soprattutto nei confronti di chi ha osato mettere il dito sulla necessità che le prime cinque banche italiane si foraggino di nuovi capitali. I banchieri presenti in sala, primi fra tutti Mussari e Guzzetti, hanno capito al volo che il siluro di Abramo-Bazoli aveva un indirizzo preciso: la Torre 42 di Old Broad Street, il palazzo della City dove si trova l'EBA (European Banking Authority), l'organismo che ha osato chiedere alle prime cinque banche italiane altri 15 miliardi per irrobustire la propria dote patrimoniale.

Poco importa se al vertice dell'EBA sia un italiano di 49 anni, nativo di La Spezia, come Andrea Enria, l'intelligente ex-dirigente di Bankitalia che dal gennaio scorso guida questo organismo al quale sono attribuiti compiti di vigilanza sulle banche europee. Per il presidente di Intesa quella dell'EBA è una richiesta assurda, un urlo di guerra da respingere se non si vuole tornare "a un sistema bancario pubblico che ci riporterebbe indietro di 30 anni". Il riferimento del Grande Vecchio bresciano è all'epoca dell'Iri quando le tre banche di interesse nazionale (Comit, Credito Italiano e Banco di Roma) furono privatizzate in modo maldestro.

Forse Bazoli avrebbe fatto bene a spostare le lancette dell'orologio più indietro, al 1934, quando le tre BIN furono nazionalizzate da quell'Iri, nato un anno prima, che poi ha dovuto vedersela qualche decennio dopo con le privatizzazioni pilotate dall'amico Prodi.

Oggi si discute sulla solidità delle prime cinque banche italiane e c'è chi ventila l'intervento della Cassa Depositi e Prestiti paventando i rischi di un tracollo. I vari (che sarà rimasto sorpreso dalla vigorosa difesa del sistema pronunciata dal suo presidente) negano che la Grecia sia vicina e che si avvicini il fantasma delle banche inglesi e irlandesi.

Nessuno di loro crede ormai più alle parole di Thomas Jefferson quando diceva: "le banche sono più pericolose degli eserciti", ma anche ammesso che sappiano quello che oggi sono e che nascondono nei loro bilanci, non sanno che cosa domani potranno essere.

I nervi sono a fior di pelle, ma l'autocritica sugli errori commessi non è ancora venuta alla luce.

  

[02-11-2011]

 

 

GUAI AI VINTI (E AI LORO AMANTI) - LA SOCIETÀ SPAGNOLA ‘TELEFONICA’ LICENZIA LA MODELLA VANESSA HESSLER, TESTIMONIAL DELLA COMPAGNIA, PER IL SUO RIFIUTO DI RINNEGARE L’EX FIDANZATO MUTASSIM GHEDDAFI, UCCISO A SIRTE IL 20 OTTOBRE - SE BASTA QUESTO PER UN BEL CALCIO IN CULO, COSA BISOGNEREBBE FARE A TUTTI GLI IM-POTENTI DI MEZZO MONDO CHE HANNO FLIRTATO A LUNGO CON IL RAIS, TRA INCHINI E BACIAMANO, PER INTASCARE I SUOI SOLDI E L’HANNO POI SCARICATO SENZA ESITAZIONE?...

Eleonora Barbieri per "il Giornale"

«È tutto molto triste» ha detto Vanessa Hessler. E in effetti lo è. Il primo peccato di Vanessa, bella, bionda, giovanissima, attrice e modella è di avere rivelato una relazione scomoda al momento sbagliato, quella (passata) con il figlio di Gheddafi, Mutassim. «Una storia passionale» ha confessato l'attrice a Diva e donna, durata quattro anni. Il secondo peccato, peggiore ancora del primo (il passato è passato, in fondo, a volte) è di avere difeso la liaison, e pure Mutassim, e pure la sua famigerata famiglia. Questo a Telefonica, compagnia spagnola che la ingaggiava come volto di Alice, non è andato giù. E così Vanessa è stata licenziata: lo hanno annunciato il portavoce tedesco della società e anche Le Figaro.

Non è che quattro anni d'amore si cancellino così su due piedi, e infatti Vanessa non ci pensa neppure. E questo le farebbe anche onore, non salire sul carro dei vincitori proprio ora che, fra l'altro,il perdente non può fare davvero più nulla per difendersi, visto che Mutassim è stato ucciso il 20 ottobre scorso, a Sirte, come il raìs della Libia. Ora non è che Vanessa Hessler sia all'improvviso un'eroina della libertà di pensiero, per carità. Certe frasi sembrano confessate - forse - più per leggerezza che per convinzione: Mutassim e la famiglia, per esempio, sarebbero «persone molto semplici, come voi e me», niente a che vedere con certe descrizioni dei media occidentali.

E poi considerazioni dal sapore vagamente politico, «noi ­la Francia e la Gran Bretagna- abbiamo finanziato i ribelli. Ma la gente non sa quello che fanno. Il popolo libico non è particolar­mente povero o fanatico ». E per finire: «In questo momento mi disgusta tutto, a parte la Libia. Non posso credere che sia vero. È tutto molto triste».

Insomma Telefonica ha chiesto una «presa di distanza» da quelle parole, ma Vanessa è stata irremovibile. E anche questo potrebbe farle onore, al di là del contenuto (per qualcuno politicamente scorretto, per altri semplicemente inopportuno). Coraggio, coerenza, ingenuità, provocazione. Non si sa perché l'abbia fatto. Ma chi si sarebbe lamentato se, anziché difendere Mutassim, l'avesse scaricato? Tutti avrebbero alzato le spalle, e liquidato la faccenda come un classico caso di amore di interesse.
«La solita storia». Ma nessuno l'avrebbe licenziata, per reato di ipocrisia.

  

[03-11-2011]

 

 

LUNEDÌ NERO PER LE BORSE: MILANO -3,82% - SPREAD A 402, LA BCE ACQUISTA BTP ITALIANI PER PLACARE I TASSI - MALE LE BANCHE, PRECIPITA BPM - GHIZZONI: “LO SPREAD RIFLETTE IL RISCHIO PAESE (LEGGI: BANANA) NON QUELLO DELLE BANCHE” - FIAT PERDE L’8,38%, IL MERCATO TEME PER I TARGET 2012 - L’AMERICANA MF GLOBAL, CHE AVEVA SCOMMESSO SUI TITOLI EUROPEI, CHIEDE IL FALLIMENTO - L’AUTO CINESE ARRIVA A TORINO - MA A PECHINO L’OPINIONE PUBBLICA NON VUOLE SALVARE L’EUROZONA - ARRIVA LA CLASS ACTION DEI PENSIONATI? - TRACOLLO YAHOO…


1 - BORSA CHIUDE IN NETTO CALO, PEGGIO DI EUROPA, TONFO FIAT, BANCHE...
Reuters - Piazza Affari archivia l'avvio di settimana in netto calo con il mercato che, a livello mondiale, torna ad allontanarsi dagli investimenti rischiosi. A fronte di tanti interrogativi ancora da sciogliere sull'efficacia delle strategie dell'Europa per far fronte alla crisi del debito della zona euro, Piazza Affari è penalizzata anche dalla maggiore esposizione, rispetto ad altre piazze, ai bancari oltre che dai timori sui target del 2012 di Fiat.

"Facciamo peggio dell'Europa perché abbiamo un indice particolarmente sbilanciato sui finanziari e perché c'è Fiat con le sue storie che pesa negativamente", spiega un trader.
C'è tuttavia anche un tema tutto italiano a prescindere dalla composizione dell'indice principale: oggi lo spread Btp/Bund 2 anni ha superato la soglia di 460 punti base assestandosi poi a 455, mentre quello a 10 anni ha superato i 410 punti.

"In generale - aggiunge - i mercati sono ormai volubili e dopo una settimana più che positiva tutto era in ipercomprato di breve". L'indice FTSE Mib ha chiuso in calo del 3,82%, l'Allshare del 3,15%. Parigi e Francoforte hanno contenuto il ribasso intorno il 3%, Londra entro il 2,8%.

Bilancio pessimo per il gruppo Fiat con il gruppo auto che ha chiuso a meno 8,38%, FIAT INDUSTRIAL a meno 7,89%, la holding EXOR a meno 6,08%. Lo stoxx europeo di settore cede il 4,81%. Fiat paga i timori del mercato per i target 2012, dopo i risultati del trimestre sostenuti da Chrysler, mentre resta in secondo piano la possibile fusione con il gruppo Usa. "In questo momento non si guarda alla fusione, ma ai timori sul raggiungimento degli obiettivi 2012", dice infatti un trader.

Banche negative come in tutta Europa (stoxx di settore a -4,36%). MPS e INTESA cedono rispettivamente oltre il 6 e il 7%%, UNICREDIT sfiora il -6%. POP MILANO, brillante in mattinata, chiude a -5,86%. Il titolo, nel primo giorno dell'aumento di capitale, paga gli arbitraggi con il diritto, che chiude in netto calo (-32%) ma presenta ancora uno sconto di circa il 6% rispetto all'azione.

Qualche difensivo come PARMALAT o LOTTOMATICA mostra il segno positivo, mentre sono poco mossi gli energetici, tranne i big ENI ed ENEL a fronte di uno stoxx europeo in calo dello 0,48%. Tra le mid cap, vola MAIRE TECNIMONT grazie all'annuncio di un contratto in Egitto da 540 milioni di dollari.

NICE tonica: nel week-end, un settimanale, analizzando le prospettive del gruppo, ha posto l'accento sui piani di sviluppo del business nei mercati emergenti, in particolare in Brasile. Brillante EDISON, dopo che, venerdì scorso, è stato raggiunto un accordo di massima tra soci italiani e francesi sul riassetto dell'utility.

Scivola COGEME SET: il titolo è tornato in contrattazione stamane, dopo la sospensione nell'ultima seduta; venerdì sera, la società ha comunicato i risultati del primo semestre, che evidenziano un patrimonio netto negativo pari a 23,084 milioni. Contestualmente, è stato comunicato che il revisore Pkf ha dichiarato l'impossibilità ad emettere un giudizio sulla semestrale. La LAZIO beneficia della vittoria di ieri sera, a Cagliari, che consente ai biancocelesti di mantenersi nelle zone alte della classifica del campionato di calcio di Serie A.

2 - BORSE EUROPEE: LONDRA -2,77%, FRANCOFORTE -3,23%, PARIGI -3,16%...
(LaPresse) - Chiusura in netto ribasso per le principali Borse europee. Il Ftse 100 di Londra perde il 2,77% a 5.544,22 punti, il Dax di Francoforte lascia il 3,23% a 6.141,34 punti e il Cac 40 di Parigi mostra un calo del 3,16% a 3.242,84 punti. A Madrid, l'indice Ibex cede il 2,92% a 8.954,9 punti.

3 - BORSA, SPREAD BTP-BUND A QUOTA 402 PUNTI BASE...
(LaPresse) - Si attesta a 402 punti base lo spread tra Btp decennali e Bund, a pochi minuti dalla chiusura dei mercati europei. Si tratta ancora di livelli molto alti, tuttavia in calo di circa 8 punti rispetto al pomeriggio. I titoli di Stato italiani sono scambiati con un tasso del 6,12% sul mercato secondario, contro il 2,1% dei bond di Berlino. Tengono meglio i Bonos spagnoli, stabili, con un differenziale rispetto al Bund di 351 punti base, mentre lo spread dei titoli tedeschi con gli Oat decennali francesi cresce a 106 punti base, contro i 101 della mattinata.

4 - CRISI, FONTE: BCE RIPRENDE ACQUISTO BTP PER CONTENERE TASSI...
(LaPresse) - La Banca centrale europea ha ripreso gli acquisti di Btp nel tardo pomeriggio, per le turbolenze che hanno portato lo spread tra i titoli di Stato italiani e i Bund tedeschi sopra i 400 punti base. E' quanto si apprende da una fonte che preferisce rimanere anonima. I Btp hanno pericolosamente superato il tasso del 6% negli scambi sul mercato secondario.

5 - GHIZZONI (UNICREDIT): SPREAD RIFLETTONO RISCHIO SOVRANO ITALIA...
(LaPresse) - "E' un imperativo ridurre gli spread che riflettono esclusivamente il rischio sovrano italiano e non quello delle banche". Così l'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, parlando con i giornalisti a margine della presentazione del volume 'L'Italia e le banche' presso la sede dell'Abi.

"Il costo dei Cds - ha sottolineato Ghizzoni - è aumentato dai 100 punti base del 2010 ai 400-450 punti base di oggi, con incrementi del costo della raccolta che ci spiazzano rispetto ai concorrenti europei". "Banche e imprese - ha aggiunto - non riusciranno nel tempo a reggere il confronto europeo visto che ci accomuna una sola moneta, l'euro".

6 - BORSA USA CEDE OLTRE 1%, TORNANO TIMORI SU EUROPA, MALE BANCHE...
Reuters - L'azionario Usa cede oltre 1% in un mercato che torna ad avere dubbi sui piani europei per fronteggiare la crisi del debito della zona euro e a causa del conseguente allargamento degli spread sui titoli di Stato italiani e spagnoli rispetto ai tedeschi.

MF Global, broker specializzato in futures, che aveva fatto una grossa scommessa sui titoli sovrani europei, ha presentato richiesta per il 'Chapter 11' relativo alla protezione dai creditori dopo che i colloqui per la cessione di asset a Interactive Brokers Group sono falliti.

A ciò si aggiunge la ritrovata forza del dollaro contro le principali valute che impatta sui prezzi delle commodities. "Il dollaro che sale è una parte del problema, ma molto riguarda un ripensamento sull'Europa. C'era stata un po' di effervescenza dopo il meeting e adesso sta venendo meno", spiega Stephen Massocca di Wedbush Morgan.

Poco prima delle 18 italiane, il Dow Jones cede l'1,53%, lo Standard & Poor's 500 l'1,55%, il Nasdaq l'1,26%. Sono le banche a segnare le performance peggiori con l'indice KBW Bank che cede oltre il 2% anche se gli analisti non mettono in correlazione questo calo con il fallimento di MF Global ed eventuali timori sulla tenuta del sistema. Male i titoli legati alle materie prime come Alcoa in calo del 5,53%. Humana Inc balza invece del 7,93% dopo i conti trimestrali migliori delle attese.

7 - G20: OBAMA AVRA' INCONTRI BILATERALI CON MERKEL E SARKOZY...
(ASCA-AFP) - Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, avra' due incontri bilaterali prima del summit del G20 a Cannes con il cancelliere tedesco Angela Merkel e con il presidente francese Nicolas Sarkozy. Lo hanno annunciato funzionari della Casa Bianca.

8 - USA: MF GLOBAL PRESENTA DOMANDA AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA...
Radiocor - MF Global ha ufficialmente chiesto lo stato di amministrazione controllata presso il tribunale fallimentare di New York. Secondo quanto riporta to dal Wall Street Journal, nella documentazione presentata presso il tribunale il gruppo indica di avere asset nella forbice compresa tra 100 e 500 milioni mentre l'esposizione sarebbe tra 10 e 50 milioni. Appare inoltre sfumato il preaccordo di cessione a Interactive Brokers, un'operazione divenuta del resto improbabile dopo la decisione della Fed di sospendere il gruppo dalla funzione di 'primary dealer'.

9 - AIG: TESORO USA POTREBBE RIMANDARE CESSIONE SECONDA TRANCHE AZIONI A CAUSA DELLA CRISI...
Finanza.com - Alla luce delle sfavorevoli condizioni di mercato, il dipartimento al Tesoro americano potrebbe prendere tempo e rimandare la cessione della seconda tranche di titoli di American International Group (NYSE: AIG - notizie) (Aig), il gruppo assicurativo salvato dal governo. Lo riporta il Wall Street Journal. Il Tesoro Usa, che possiede una quota pari al 77%, ha ceduto la prima tranche di titoli a maggio, prima che la crisi del debito in Europa facesse emergere i timori di una nuova recessione.

10 - AUTO: A TORINO UN AVAMPOSTO DELLA CINESE BAIC...
(ASCA) - Sbarca a Torino la Baic, colosso cinese dell'automobile con una previsione di 2 milioni di vetture prodotte quest'anno. Nel capoluogo piemontese il gruppo di Pechino apre una base con l'obiettivo di studiare possibili collaborazioni con l'automotive piemontese. Entro due anni il gruppo punta ad espandere la sua presenza. L'iniziativa giunge a compimento del progetto From Concept to Car della Camera di Commercio di Torino e sara' operativa per un anno fino ad ottobre 2012. Nei programmi dell'azienda asiatica, che gia' collabora con stilisti dell'auto come Bertone, Pininfarina e Fioravanti, quella di sviluppare nuove collaborazioni nel design, nella ricerca e sviluppo e nella componentistica, senza escludere l'eventualita' di acquisizioni.

Non e' invece in programma la possibilita' di produrre auto. ''Torino e' la capitale dell'auto - ha spiegato il presidente Xu Heyi - e alcune aziende hanno piu' di 100 anni di esperienza, qui c'e' una base industriale solida e ricca di talenti e di risorse con cui siamo felicissimi di collaborare''. Alessandro Barberis, presidente della Camera di Commercio di Torino, ha ricordato che questa tappa ''E' l'esito di un costante dialogo avviato da tempo con la Cina, fin dal 2005'': Da allora sono state effettuate 13 missioni con 79 aziende piemontesi che hanno incontrato i piu' importanti costruttori del nord e del sud della Cina.

Le trattative in corso sono 36 e 6 i contratti acquisiti. Dal 2005 e' quasi triplicato, da 13 a 32, il numero di aziende con un presidio in Cina. L'interscambio piemontese con la Cina e' stato di 3 miliardi nel 2010 e quest'anno, nei primi tre mesi, ha toccato gli 809 milioni con un incremento del 30,3% sullo stesso periodo del 2010. Quanto al gruppo cinese Baic, attivo in tutta la gamma automobilistica e nei veicoli commerciali, leader in Cina nelle auto a energia pulita, con 11 modelli sul mercato, prevede quest'anno di fatturare 22,4 miliardi di euro con un utile 1,68 miliardi. Nel 2015 punta a raddoppiare la produzione di veicoli, a 4 milioni di unita', e di entrare nelle prime 15 aziende produttrici al mondo. Per dare la scalata entro 15 anni alla top ten dei produttori.

11 - SAAB AUTOMOBILES, PIANO DI RISTRUTTURAZIONE FINANZIATO DAI CINESI...
Finanza.com - Il gruppo automobilistico svedese Saab ha annunciato oggi il suo piano di ristrutturazione di Saab Automobiles e delle sue sussidiarie . Il finanziamento per la riorganizzazione del gruppo scandinavo arriverà da due società cinesi, Youngman e Pang Da, che si sono impegnate a fornire 50 milioni di euro per la ristrutturazione, e altri 600 milioni per le attività di ripresa della produzione e di sanamento dei debiti di medio termine (2012-2013). In un secondo momento le due compagnie finanzieranno anche l'espansione della casa svedese in Cina.

Saab si propone di tagliare i costi per 1 miliardo di corone svedesi, cominciando con il ridurre il personale impiegato di 500 unità. I target di vendita per il 2012 sono di 35-55 mila unità vendute e di 75-85 mila per il 2013. Nel lungo termine Saab si propone di raggiungere un volume di 185-205 mila veicoli, attraverso un ampliamento del portafoglio prodotti soprattutto nei mercati emergenti, sfruttamento dell'accesso nel mercato cinese e aumento della profittabilità: il ritorno all'utile si prevede per il 2014.

12 - CRISI: SUL FONDO UE PECHINO NON SFIDA UN'OPINIONE PUBBLICA DIFFIDENTE...
Alberto Forchielli per Radiocor - L'agenzia di stampa di stato, Xinhua, ha dichiarato a chiare lettere sabato che Pechino ha scarsa intenzione di sostenere il Fondo di stabilita' europea. Cio' non desta sorpresa innanzitutto perche' l'opinione pubblica cinese e' fortemente contraria visto lo scetticismo sulle possibilita' dell'Europa di cavarsela. Il presidente del fondo di stabilita' europeo, Klaus Regling, ha fatto un errore macroscopico venendo in Cina venerdi', il giorno dopo al via libera all'allargamento del fondo. Una mossa troppo vicina all'approvazione, troppo da venditore, troppo umiliante.

A questo punto i cinesi dovrebbero chiedere condizioni cosi' stringenti per entrare nel fondo, che non converrebbe all'Europa farli entrare. Ne converrebbe agli stessi governanti cinesi sfidare un'opinione pubblica cosi' diffidente. Il cinese medio si chiede perche' debba dare il frutto dei suoi sacrifici e di trent'anni di lavoro per sostenere un'Europa che ha sempre voluto vivere al di sopra dei propri mezzi. In effetti non e' facile dare risposta a questa domanda.

13 - CI SARÀ LA CLASS ACTION DEI PENSIONATI?...
Pierpaolo Molinengo per Trend Online - In Italia i pensionati sono 16,8 milioni. Di questi, quasi la metà percepisce una pensione da fame pari a 500 euro mensili, mentre l'80% non supera i 1.000 euro mensili. Dal 1993 ad oggi, il potere d'acquisto di chi percepisce una pensione medio/bassa, è calato del 49,3%, e la situazione è destinata a peggiorare se si considerano gli effetti della manovra finanziaria varata dal Governo.

Forte di questi numeri, e dopo il successo ottenuto con l'azione collettiva sulle classi pollaio, il Codacons lancia oggi una mega-class action gratuita contro la Pubblica Amministrazione e in favore dei pensionati, volta ad obbligare lo Stato Italiano ad emettere provvedimenti in grado di riequilibrare la disastrosa situazione economica degli anziani.

"Da un lato, le pensioni italiane sono tra le più basse d'Europa, e quelle sottoposte alla maggiore pressione fiscale, dall'altro il costo della vita continua ad aumentare inesorabilmente, senza che a ciò corrisponda un incremento del reddito netto percepito dai pensionati - spiega il presidente Carlo Rienzi - Tale situazione, ha portato ad un dimezzamento del potere d'acquisto negli ultimi 18 anni, e rischia di far entrare a breve centinaia di migliaia di anziani nella fascia di povertà, considerate le novità introdotte dalla manovra che colpiscono proprio il ceto medio/basso'.

Per tale motivo l'associazione ha deciso di lanciare questa azione collettiva - che abbraccia milioni di utenti e che sarà totalmente gratuita - attraverso la quale chiede allo Stato italiano di emettere tutti gli atti dovuti già previsti dalla legge per riequilibrare il sacrificio economico patito dai pensionati e quindi, anche in esecuzione dei principi costituzionali di cui all'art. 53 della Costituzione e art. 25 della Carta dei diritti dell'uomo, di predisporre tutti gli interventi relativi al Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali previsto per legge ogni tre anni.

, Sul piano pratico il Codacons chiede: - più servizi sociali di e di assistenza gratuita agli anziani - sostegno a domicilio agli anziani non autosufficienti - agevolazioni e rateizzazioni per tasse bollette e tributi da pagare - medicine gratis e niente ticket sanitari

14 - YAHOO PER ORA SI AFFIDA AL DIVIDENDO EXTRA E AL BUY BACK...
Milano Finanza - Yahoo sta crollando a Wall Street, dopo che alcune fonti hanno riferito che il management ha intenzione di vendere gli asset asiatici e distribuire il ricavato sotto forma di dividendo straordinario ai soci, invece di farsi acquisire. In questo momento l'azione della società internet sta perdendo il 5,89% a 15,58 dollari.

Oltre al dividendo extra sarebbe anche in programma l'acquisto azioni proprie. Si spengono così, per il momento, le scommesse del mercato su una vendita dell'intera Yahoo dopo che in questi giorni sia Microsoft , che già nel 2008 aveva cercato di rilevare Yahoo, sia Google, sia molti fondi tra cui Blackstone, si erano interessati pesantemente al gruppo di Sunnyvale.

Dopo il licenziamento del Ceo, Carol Bartz, all'inizio di settembre, le azioni del motore di ricerca erano salite del 28% proprio in vista di una possibile acquisizione, rendendo il gruppo un obiettivo più costoso. Il fondatore, Jerry Yang, aveva stoppato ancora una volta gli eventuali pretedenti, avvertendo che "l'intento della società non è mettersi in vendita, ma esaminare tutte le opzioni per realizzare valore per i nostri azionisti".

Ma le società che vorrebbero assorbire Yahoo continuano a bussare alla parta di Yang. Alibaba, il cui più grande azionista è proprio Yahoo, ha discusso un piano per un'offerta congiunta con il fondo private equity, Silver Lake, e con la russa Digital Sky Technologies; mentre il Providence Equity Partners e l'ex presidente esecutivo di News Corp., Peter Chernin, si sono detti interessati.

"Davanti a Yahoo restano comunque varie opzioni, che vanno dalla vendita di una quota di minoranza, alla cessione totale, ma solo dopo aver trovato compratori per le attività asiatiche", ha fatto sapere una fonte. Infatti un passaggio di proprietà dell'intero gruppo, senza lo scorporo degli asset orientali, metterebbe a rischio l'efficienza fiscale dell'operazione.

  

[31-10-2011]

 

 

PERRICONE, NIENTE CAROTA SOLO BASTONE - RCS PERIODICI VERSO UN NUOVO STATO DI CRISI (IL SECONDO IN QUATTRO ANNI) CHE DOVREBBE PARTIRE IL PRIMO DICEMBRE FINO A FINE 2013 - BLOCCO DEL TURN OVER E 22 PREPENSIONAMENTI - DOPO LA MANCATA CESSIONE, L’ESTATE SCORSA, DI UNA SERIE DI TESTATE IN PERDITA (ASTRA, IL MONDO, MAX, NOVELLA 2000, OK SALUTE, VISTO, COSTRUIRE), LA STRADA PER L’AD PERRICONE È UNICA: TAGLIARE, CONTENERE I DANNI E PROVARE A VENDERE…

Marco Valle per Lettera 43.it

Il management di Rcs periodici, gruppo editoriale Rizzoli Corriere della Sera, si appresta a varare un nuovo stato di crisi. Il rilancio delle testate, a quanto pare, non salva i giornalisti dal ricorso ad altri tagli. Il provvedimento sarebbe il secondo in quattro anni.
Secondo quanto appreso da Economiaweb.it, il piano sarà operativo dal primo dicembre 2011 e durerà due anni nei quali ci sarà un nuovo blocco del turn over e un'ulteriore sforbiciata al corpo redazionale con 22 prepensionamenti.

 

Del resto, l'amministratore delegato di Rcs Media group, Antonello Perricone, alla presentazione del piano di sviluppo 2011-2013 lo scorso dicembre lo aveva detto: «Non escludiamo un nuovo stato di crisi». Alla divisione periodici sono già pronti a vararlo. Più avanti toccherà a via Solferino dove hanno sede Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport che adesso, invece, sono tornati a fare nuove assunzioni. L'obiettivo da qui a tre anni è di far crescere i ricavi del gruppo nel suo complesso da 2.259 milioni di fine 2010 a 2.453 milioni con una riduzione del debito da 979 milioni del 2010 a 677 milioni senza considerare eventuali vendite.

I PRIMI "INTERVENTI" SUI SETTIMANALI.
La cura ricomincia dai settimanali patinati dove il 31 ottobre si è concluso il blocco di tagli che ha riguardato il 2010 e il 2009 con una riduzione di organico che ha interessato 30 giornalisti, tutti prepensionati, e un periodo di cassa integrazione a rotazione. Dopo un mese, si ricomincia. Al via, il secondo passo di un progetto che Perricone ha in mente sin dal 2009 quando dichiarò di voler tagliare un terzo dei giornalisti della divisione periodici: 90 esuberi su 230 dipendenti.

Del resto, la strada dei tagli per il management è obbligata per far quadrare il bilancio dopo la mancata cessione, questa estate, di una serie di testate in perdita (Astra, il Mondo, Max, Novella 2000, Ok Salute, Visto, Costruire e Costruire Impianti) perché erano, «inadeguate le dichiarazioni di interesse pervenute». I compratori, come aveva anticipato Lettera43, erano lo stampatore Vittorio Farina, l'editore Guido Veneziani e l'ex manager Rcs Alberto Donati. La vicinanza di Farina al mediatore Luigi Bisignani, che è stato arrestato proprio nei giorni della possibile firma del contratto di vendita, hanno convinto i vertici di Rcs Media group a soprassedere.

PERRICONE E L'OBIETTIVO MARGINALITÀ.
Ma Perricone ha un mandato del consiglio di amministrazione da rispettare: fare in modo che ci sia «una forte e inequivocabile inversione di tendenza nelle testate con marginalità negativa già dal 2011 perché è impensabile che si continui cosi». Come dire: se sulle testate in perdita non tornano i ricavi prima si taglia, poi si cerca di nuovo di vendere e alla fine si chiude. Per tenere su i ricavi ci sono testate cosiddette «core» su cui il gruppo punta per il rilancio della Periodici. La strategia qui è un rafforzamento del sistema femminile anche grazie a web e tivù affidato a Laura Penitenti, manager alla guida della divisione femminili.

AMICA SI RIFÀ IL LOOK E IL MONDO SI OCCUPA DI DIVULGAZIONE.
Dopo il restyling di Brava Casa in primavera, adesso è stata la volta di Amica, storica testata Rcs, che è in edicola con il primo numero firmato da Cristina Lucchini, ex Vanity Fair. La grafica è di Richard Christiansen dell'agenzia newyorkese Chandelier Creative. L'obiettivo è una tiratura di 300 mila copie e di fare di Amica un giornale interattivo sul digitale.

Il recupero dei ricavi guarda anche a un rafforzamento di Dove, il mensile di viaggi, e lo sviluppo del cosidetto «sistema Oggi» in modo che qualsiasi argomento possa essere trattato con uno stile da giornale familiare. La prova è che si comincia con l'economia: i redattori del settimanale Il Mondo, una delle testate in rosso, saranno impegnati in una serie di guide speciali da allegare ad Oggi per tutto il 2012. Si comincia dall'immobiliare.

 

  

[31-10-2011]

 

 

SAN RAFFAELE PREGA PER NOI - MEJO DEI TEMPI DELL’AMBROSIANO E MARCINKUS: ALLO IOR, CHE DEVE METTERE 125 MLN €, NON È RICHIESTA NESSUNA GARANZIA, PERCHÉ “È L’ENTE CENTRALE DEL VATICANO” - IL RICCO CONCORDATO CHE SALVA L’IMPERO DI DON VERZE’ DAL FALLIMENTO È PIENO DI OMBRE - FANNO RIDERE LE ARGOMENTAZIONI DIFENSIVE: “LA CRISI? CAUSATA DA INVESTIMENTI SBAGLIATI”. MA VA? - POI CI SONO LE GARANZIE PER I 125 MLN € DI MALACALZA: LA BANCA DELLA FIDEJUSSIONE NON È NEANCHE CITATA…

Bancomat per Dagospia

C'e ironia forse nel fatto che il San Raffaele abbia sede in via Olgettina. Depravati come siamo ormai tutti dalle berlusconate, associamo sempre e subito tutto a un bordello. E in fondo sbagliamo; perche' lo spirito da bar sport, altro lascito del cavaliere ad un popolo che di tal ricchezza mediocre era gia' ricco di suo, rende tutto grigio uguale. Mentre il San Raffaele e' luci e ombre, paradiso e inferno, grandezza e miseria.

Il Tribunale di Milano venerdì pomeriggio ha ammesso il San Raffaele al concordato preventivo. La notizia e' molto importante, e secondo noi positiva, perché un fallimento non e' mai una bella notizia, anche quando si deve riconoscerlo e dichiararlo.

Diciamo che moralmente il San Raffaele, con le sue spese strane e folli, molto strane e forse non così folli, con il suo stile e le sue tante storie oscure che ancora non conosciamo, in fondo e' già ' un mezzo fallimento per quel visionario geniale che lo ha fondato e diretto. Ma tecnicamente potrebbe non essere un fallimento economico, se sara' verificato quanto il Tribunale con saggezza ha deciso che sia verificato: si realizza un ingente patrimonio e dei qualificati cavalieri bianchi - Ior e Malacalza, non Lavitola - potrebbero ben consentire il pagamento dei creditori chirografari forse oltre il 50 per cento. Riconosciamo che per molto meno si evitano, e giustamente, fallimenti di aziende ben meno prestigiose del San Raffaele.

Il provvedimento del Tribunale non manca comunque di aspetti interessanti e divertenti. Ve ne regaliamo alcuni, altri e più prestigiosi commentatori faranno di meglio. Ad esempio il Presidente Lamanna riesce a riportare senza ridere le argomentazione difensive degli amministratori del San Raffaele, che spiegano con ardito sofisma come la crisi finanziaria sia stata causata, pensate un po', da operazioni non profittevoli e investimenti sbagliati. Stupendo! Noi credevamo fosse stato lo tsunami in Giappone.

A dire il vero accennano anche ad investimenti in settori non "core" , come si dice in gergo. Magari gli aeroplani e gli alberghi non servirebbero. Ma il tutto ormai rischia di essere trattato con l'ironia di un Gian Antonio Stella. Sprechi vergognosi di cui ridere un po' . E poi questo di per se' non e' vietato, va detto. Se poi si sono rivelati non profittevoli, diciamo anche questo, la cosa di per se' non costituisce reato. Far soldi o perderli, alla faccia di troppe procure ignoranti di diritto ed economia, ricordiamoci che normalmente e' cosa assolutamente lecita, per fortuna. Bankomat non e' un bolscevico o un intellettuale socio-psico-cultu.

Ma siamo sicuri sia tutto li.? Don Verze e soci dei semplici mani bucate? Il PM dott Orsi non appartiene al genere dei procuratori ignoranti di bilanci e di libertà economiche. Ha indagato e sta indagando. Chissà.

Si cita anche fra le cause del dissesto la vendita di fine anni novanta del San Raffaele romano , dopo il non accredito con il servizio sanitario nazionale, vendita forse non troppo spontanea e certo non molto profittevole a vantaggio del gruppo Angelucci. Ma ammettiamolo, roba vecchia.

Nel frattempo la Regione Lombardia ha sicuramente ben remunerato il San Raffaele per i suoi servizi.

Il gruppo Malacalza di Genova si conferma uno dei due cavalieri bianchi, insieme allo IoR. Meta' per uno. Interessante che si citi nel provvedimento una fideiussione bancaria a prima richiesta che dai Malacalza di Genova si e' già avuta in garanzia, ed e' stata prestata da una banca che non si sa quale sia. Se possiamo permetterci un piccolo appunto, vista l'importanza della vicenda forse il Presidente Lamanna poteva citare nel suo provvedimento il nome della Banca così rapida a prestare tutti quei danari al gruppo genovese. Ve lo diciamo noi: ci risulta sia la popolare di Sondrio.

Nota banca Genovese....per carità, avranno una filiale a Genova e il locale direttore con la fidejussione ha fatto il budget del biennio, a valere sui depositi cash del gruppo, notoriamente ricco. Oppure la Sondrio si fida a prescindere. Oppure la Sondrio ha filiali in svizzera che conoscono i Malacalza meglio ancora del funzionario della filiale genovese. Oppure la Sondrio, come la sua eterna concorrente di Sondrio, il Credito Valtellinese, e' comunque banca gradita in Vaticano, che a sua volta di fatto garantisce per tutti.

Perché l'altra cosa interessante che abbiamo letto nel provvedimento e' che il Tribunale di Milano ritiene utile spiegare che allo IOR, per la sua parte di offerta, cioè altri 125 milioni di euro, non si e' chiesta alcuna garanzia trattandosi di ente centrale, testuale, del Vaticano. Era dai tempi di Marcinkus e dell'Ambrosiano che non sentivamo ragionamenti del genere. Scusate la cattiveria. E ci scusi soprattutto Ettore Gotti Tedeschi, galantuomo notorio che oltretutto come qualità professionale sta a Marcinkus come Paolino Pulici al mitico Calloni.

Il quale Ettore Gotti Tedeschi, uno che non ha certo bisogno ne' di guadagnare ne' di far carriere, ha accettato di essere subito amministratore del SanRaffaele. Qualcuno di importante deve averglielo chiesto. Non vi pare?


La storia del San Raffaele e' complessa e ci vengono tanti pensieri, che vi lasciamo per il ponte di Ognissanti. I riflettori sino ad oggi si sono accesi, e neppure così tanto come la storia avrebbe imposto, sulla chiave di lettura piu' immediata e forse ' comoda (come al solito) per l'establishment italiano. Tipo il noto schema Tanzi Tonna, ovvero i grandi maghi del falso contabile che fanno buchi e maneggi truffando le banche, gonze e sbadate che un giorno si svegliano sorprese ed innocenti vittime. Il San Raffaele e' un normale crac contabile? Neppure tanto crac, a leggere il ragionevolissimo provvedimento del Tribunale di Milano. Si profila un ottimo concordato. Ma di cosa stiamo parlando davvero?

Il San Raffaele aveva ed ha potentissimi amici, ha sostenuto e sostiene una fitta rete di rapporti. L'ammanco contabile ed il cumulo di debiti rischia di essere la cosa meno grave della vicenda, ed in fondo venerdì il Tribunale ha cominciato ha chiarirlo. Vi sono elementi assolutamente ragionevoli che indicano come percorribile un ottimo concordato. Se i beni ipotizzati cedibili ad un certo valore davvero lo saranno, e pare che i compratori ci siano, per quei valori, e siano come sono compratori reali e seri, allora tutto questo buco in fondo non c'era.

Molta tensione finanziaria, qualche ferita per i creditori chirografari, ma con l'aria che tira portare a casa magari piu' del 50 percento va di lusso! Poi certamente molte irregolarità fiscali e tecnicamente forse anche dei falsi in bilancio o cose simili, per carità; ma insomma, alla fine subentrano il Vaticano ed il gruppo Malacalza, tutto continua, e il San Raffaele in fondo era e continua ad essere una grande istituzione medica e scientifica.

Certo, il Tribunale da' atto con rispetto del lavoro del PM Luigi Orsi e dei suoi Colleghi, serio come non poteva che essere, lavoro che ha evidenziato ad esempio un conflitto di interessi fra parte degli amministratori che hanno valutato positivamente e richiesto il concordato ed i compratori che tale concordato sorreggono. Sono in effetti persone indicate nel consiglio del SanRaffaele proprio da IOR e Malacalza.

Il Tribunale duetta in punta di fioretto e diritto con la Procura, che vorrebbe il fallimento, anche su questo tema, ma con sano pragmatismo in fondo dice: valutino i commissari del concordato, appena nominati, se i conti quadrano e l'offerta si rivela congrua e seria come parrebbe, il conflitto in fondo non danneggia e non lede. Resta potenziale.