ARCHIVIO ONLINE di Marco BAVA e raccolta deleghe per le assemblee degli azionisti.

 

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COSTITUZIONI DI PARTE CIVILE DI MARCO BAVA

 

 

 

 

E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

  • visitarlo periodicamente
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

NON DIMENTICARE CHE:

Le informazioni contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.

Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.


MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

 

Marco Bava: perseverante autodidatta con coraggio e fantasia , decisionista responsabile, antimarchionne, antiberlusconi, antichiamparino, antifassino, aticolaninno.

 

TO.05.03.09

IL DISEGNO DI DIO A VOLTE SI RIVELA SOLO IN ALCUNI PUNTI. STA' ALLA FEDE CONGIUNGERLI

PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI SIA SANTIFICATO IL TUO NOME VENGA IL TUO REGNO, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSI IN TERRA , DAMMI OGGI LA POSSIBILITA' DI NON COMMETTERE ERRORI NEL CERCARE DI REALIZZARE NEL MIGLIOR MONDO POSSIBILE IL TUO VOLERE.

TU SEI GRANDE ED IO NON SONO CHE L'ULTIMO DEI TUOI SERVI E DEI TUOI FIGLI .

SIGNORE IO NON CONOSCO I TUOI OBIETTIVI PER ME , FIDUCIOSO MI AFFIDO A TE.

UDIENZE PUBBLICHE 

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

2) il 19.06.12  ore 9 inizia a Roma SEZ.IX  PALAZZO A  il processo a Geronzi e Cragnotti per l'estorsione a Parmalat di cui io sono stato e sono azionista per cui intendo costituirmi parte civile.

3) IL 11.06.12  alle ore 12.00 nel TRIBUNALE TORINO aula 80 si terra' il PROCESSO CONTRO DI ME PER LA QUERELA DELLA  FIAT,  PER QUANTO DETTO nell'ASSEMBLEA FIAT 2008 .UN TENTATIVO DI IMBAVAGLIARMI, AL FINE DI VEDERE COME  DIFENDO I MIEI DIRITTI E DI TUTTI GLI AZIONISTI DI MINORANZA NELLE ASSEMBLEE . Mb

  

 NOVITA del SITO OGGI  :  

VIDEO INFORMA della settimana  Mb

  tutte da leggere :

 

LA CONSOB HA AUTORIZZATO IL PROSPETTO E IL MODULO DI DELEGA  PER LA SOLLECITAZIONE BANCA INTESA S.PAOLO CHE TROVATE A DESTRA NELL'APPOSITO INDICE DELEGHE . GRAZIE ANTICIPATO A CHI VORRA'  DARMELE. Mb

 

 

www.marcobava.it

 

Procedura di sollecitazione avviso agli azionisti Intesa Sanpaolo S.p.A

 

ai sensi dell’art.136  del regolamento Consob n.11917 di attuazione del decreto legislativo 58/98.

 

Premessa

L'art. 136 del Regolamento Emittenti stabilisce che chiunque intenda promuovere una  sollecitazione di deleghe trasmette un avviso alla società emittente, che lo pubblica senza indugio sul proprio sito internet, alla Consob, alla società di gestione del mercato ed alla società di gestione accentrata delle azioni.

 

Il presente avviso è redatto da Marco BAVA, soggetto promotore di una sollecitazione - ai sensi dell'Art. 136 del Testo Unico della finanza - con riferimento all'Assemblea dei soci in sede ordinaria di Intesa Sanpaolo S.p.A., l’Assemblea ordinaria di Intesa Sanpaolo S.p.A. presso il Palazzo di Piazza San Carlo in Torino, con ingresso al numero civico 160, per le ore 11 del 28 maggio 2012, in unica convocazione

 

Ø      Il presente avviso è stato trasmesso alla società emittente (Intesa Sanpaolo S.p.A.), alla Consob, alla società di gestione del mercato (Borsa Italiana SpA) ed alla società di gestione accentrata delle azioni (Monte Titoli SpA) in data 04/05/2012.

 

Ø      Il presente avviso contiene le informazioni richieste dal comma 2 dell'articolo 136 del Regolamento emittenti (modificato dalla Delibera n. 17730 del 31/03/2011 della  CONSOB), ovvero:

 

Ø      Dati identificativi del promotore

 

          Il promotore della raccolta deleghe è Marco BAVA nato a Torino il 07.09.1957, (cf.BVAMCG57P07L219T). 

          E’ Mediatore civile e  Laureato in Economia e Giursprudenza , e’ praticante legale abilitato.

          Il promotore è domiciliato, per gli effetti della presente     sollecitazione al seguente      indirizzo: c/Marini  str.S.Martino 48/5 10090 Castiglione T.se           fax:33506600962         mail:ideeconomiche@pec.it

 

Sollecitazione alle deleghe degli azionisti Intesa Sanpaolo S.p.A. ordinari spa su  tutti i punti all'Ordine del Giorno l’Assemblea ordinaria di Intesa Sanpaolo S.p.A. presso il Palazzo di Piazza San Carlo in Torino, con ingresso al numero civico 160, per le ore 11 del 28 maggio 2012, in unica convocazione,.

 

Ø      Società emittente le azioni per le quali viene richiesto il conferimento della delega

 

          Intesa Sanpaolo S.p.A.

 Sede Legale: Piazza San Carlo, 156 10121 Torino

 Sede Secondaria: Via Monte di Pietà, 8 20121 Milano

 

Capitale Sociale Euro 8.545.561.614,72 Registro delle Imprese di  Torino e codice fiscale 00799960158 Partita IVA 10810700152

Iscr. all’Albodelle Banche al n. 5361 Codice ABI 3069.2 Aderente al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e al Fondo Nazionale di Garanzia. Capogruppo del gruppo bancario “Intesa Sanpaolo”, iscritto all’Albo dei Gruppi Bancari.

 

Ø      Per la:

 

          CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA ORDINARIA

 

di Intesa Sanpaolo S.p.A. presso il Palazzo di Piazza San Carlo in Torino, con ingresso al numero civico 160, per le ore 11 del 28 maggio 2012, in unica convocazione, per discutere e deliberare sul seguente

 

Ordine del giorno:

1. Integrazione della Riserva legale; copertura della perdita dell’esercizio 2011; distribuzione agli azionisti di parte della Riserva straordinaria;

2. Nomina di Consiglieri di Sorveglianza (ai sensi dell’art. 23.9 dello Statuto);

3. Elezione di un Vice Presidente del Consiglio di Sorveglianza (ai sensi dell’art. 23.8 dello Statuto);

4. Relazione sulle Remunerazioni: deliberazione ai sensi dell’art. 123-ter, comma 6, del D. Lgs. n. 58/1998;

5. Proposta di approvazione del Sistema di Incentivazione basato su strumenti finanziari e autorizzazione all’acquisto e alla disposizione di azioni proprie.

Ø      Modalità di pubblicazione del prospetto e del modulo di delega nonché il sito internet sul quale sono messi a disposizione tali documenti: nei termini e nelle modalità di legge, comunque entro il 08.05.12. sui sito:          www.marcobava.it

 

Ø      data a partire dalla quale il soggetto a cui spetta il diritto di voto può richiedere al promotore il prospetto e il modulo di delega ovvero prenderne visione presso la società di gestione del mercato:  08.05.12.

 

Ø      le proposte di deliberazione per le quali si intende svolgere la sollecitazione sono  tutte quelle all’ordine del giorno.

 

 

Ø      Il prospetto e il modulo, contenenti almeno le informazioni previste dagli schemi riportati negli Allegati 5B e 5C, sono pubblicati mediante la contestuale trasmissione alla società emittente, alla Consob, alla società di gestione del mercato e alla società di gestione accentrata nonché messi a disposizione senza indugio sul sito internet

www.marcobava.it                          

 

Ø      La società di gestione accentrata informa, senza indugio, gli intermediari della disponibilità del prospetto e del modulo di delega.

 

Ø      Il promotore consegna il modulo corredato del prospetto a chiunque ne faccia richiesta .

 

Ø      Ogni variazione del prospetto e del modulo resa necessaria da circostanze sopravvenute è tempestivamente resa nota con le modalità indicate nel comma 3.

 

Ø      Il promotore non intende richiedere :

a) alla società di gestione accentrata, i dati identificativi degli intermediari partecipanti sui conti dei quali sono registrate azioni della società emittente nonché la relativa quantità di azioni;

b) agli intermediari  i dati identificativi dei soggetti, cui spetta il diritto di voto, che non abbiano espressamente vietato la comunicazione dei propri dati, in relazione ai quali essi operino come ultimi intermediari nonché il numero di azioni della società emittente registrate sui rispettivi conti; i dati identificativi dei soggetti che abbiano aperto conti in qualità di intermediari e la quantità di azioni della società emittente rispettivamente registrata su tali conti;

c) alla società emittente, i dati identificativi dei soci e le altre risultanze del libro soci e delle altre comunicazioni ricevute in forza di disposizioni di legge o di regolamento.

Ø       A partire dalla pubblicazione dell'avviso previsto dal comma 1, chiunque diffonde informazioni attinenti alla sollecitazione ne dà contestuale comunicazione alla società di gestione del mercato e alla Consob, che può richiedere la diffusione di precisazioni e chiarimenti.

Ø       Le spese relative alla sollecitazione sono a carico del promotore.

Torino 03.05.12                                             Marco BAVA

 

 

 

 

 

www.marcobava.it

 

Procedura di sollecitazione avviso agli azionisti EXOR spa

 

ai sensi dell’art.136  del regolamento Consob n.11917 di attuazione del decreto legislativo 58/98.

 

Premessa

L'art. 136 del Regolamento Emittenti stabilisce che chiunque intenda promuovere una  sollecitazione di deleghe trasmette un avviso alla società emittente, che lo pubblica senza indugio sul proprio sito internet, alla Consob, alla società di gestione del mercato ed alla società di gestione accentrata delle azioni.

 

Il presente avviso è redatto da Marco BAVA, soggetto promotore di una sollecitazione - ai sensi dell'Art. 136 del Testo Unico della finanza - con riferimento all'Assemblea dei soci in sede ordinaria di EXOR S.p.A., convocata il giorno 29 maggio 2012 alle ore 10.00 in prima convocazione e, in eventuale seconda convocazione, il giorno 30 maggio 2012.

 

Ø     Il presente avviso è stato trasmesso alla società emittente (Exor S.p.A.), alla Consob, alla società di gestione del mercato (Borsa Italiana SpA) ed alla società di gestione accentrata delle azioni (Monte Titoli SpA) in data 03/05/2012.

 

Ø     Il presente avviso contiene le informazioni richieste dal comma 2 dell'articolo 136 del Regolamento emittenti (modificato dalla Delibera n. 17730 del 31/03/2011 della  CONSOB), ovvero:

 

Ø     Dati identificativi del promotore

 

        Il promotore della raccolta deleghe è Marco BAVA nato a Torino il 07.09.1957,       (cf.BVAMCG57P07L219T). 

        E’ Mediatore civile e  Laureato in Economia e Giursprudenza , e’ praticante legale abilitato.

        Il promotore è domiciliato, per gli effetti della presente         sollecitazione al seguente     indirizzo: c/Marini  str.S.Martino 48/5 10090 Castiglione T.se     fax:33506600962          mail:ideeconomiche@pec.it

 

Sollecitazione alle deleghe degli azionisti EXOR ordinari spa su  tutti i punti all'Ordine del Giorno dell'Assemblea Ordinaria convocata il giorno 29 maggio 2012 alle ore 10.00 in prima convocazione e, in eventuale seconda convocazione, il giorno 30 maggio 2012,.

 

Ø     Società emittente le azioni per le quali viene richiesto il conferimento della delega

 

        Exor spa

 

Società per Azioni

Sede in Torino, Via Nizza n. 250

Capitale Sociale Euro 246.229.850      

Iscritta nel Registro delle Imprese di Torino n. 00470400011

 

 

Ø     Per la:

 

        CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA ORDINARIA

 

I Signori Azionisti  EXOR  SPA  titolari di azioni ordinarie sono convocati in Assemblea ordinaria presso lo Juventus Stadium – Club Gianni e Umberto Agnelli - Ingresso Gate A, C.so Grande Torino n. 50 – Torino, il giorno 29 maggio 2012 alle ore 10.00 in prima convocazione e, in eventuale seconda convocazione, il giorno 30 maggio 2012, stessi ora e luogo, per deliberare sul seguente

 

Ordine del Giorno

 

1) Bilancio al 31 dicembre 2011 e deliberazioni relative.

2) Nomina organi sociali:

a) Determinazione numero dei componenti il Consiglio di       Amministrazione e relativo compenso; deliberazioni relative.

b) Nomina del Consiglio di Amministrazione.

c) Nomina del Collegio Sindacale.

d) Determinazione degli emolumenti del Collegio Sindacale.

3) Remunerazione e azioni proprie:

a) Relazione sulla remunerazione ai sensi dell’articolo 123-ter del

D.Lgs. 58/98.

b) Piano di incentivazione ai sensi dell’articolo 114-bis del D.Lgs. 58/98 e

deliberazioni relative.

c) Deliberazioni in materia di acquisto e di disposizione di azioni proprie.

 

Si prevede sin d’ora, considerata la composizione azionaria della Società, che

l’Assemblea ordinaria potrà costituirsi e deliberare in prima convocazione il 29

maggio 2012.

 

Ø     Modalità di pubblicazione del prospetto e del modulo di delega nonché il sito internet sul quale sono messi a disposizione tali documenti: nei termini e nelle modalità di legge, comunque entro il 08.05.12. sui sito:   www.marcobava.it

 

Ø     data a partire dalla quale il soggetto a cui spetta il diritto di voto può richiedere al promotore il prospetto e il modulo di delega ovvero prenderne visione presso la società di gestione del mercato:  08.05.12.

 

Ø     le proposte di deliberazione per le quali si intende svolgere la sollecitazione sono  tutte quelle all’ordine del giorno,  oltre all’azione di responsabilità che viene richiesta nei confronti dell’ing. John Elkann e dr.Marchionne per l’errata politica industriale della controllata Fiat e l’errata indicazione della posizione finanziaria netta  di Fiat spa ed aggregata di Exor spa oltre per l’abbassamento del rating Fiat da parte di S&P.

 

 

 

Ø     Il prospetto e il modulo, contenenti almeno le informazioni previste dagli schemi riportati negli Allegati 5B e 5C, sono pubblicati mediante la contestuale trasmissione alla società emittente, alla Consob, alla società di gestione del mercato e alla società di gestione accentrata nonché messi a disposizione senza indugio sul sito internet

www.marcobava.it                          

 

Ø     La società di gestione accentrata informa, senza indugio, gli intermediari della disponibilità del prospetto e del modulo di delega.

 

Ø     Il promotore consegna il modulo corredato del prospetto a chiunque ne faccia richiesta .

 

Ø     Ogni variazione del prospetto e del modulo resa necessaria da circostanze sopravvenute è tempestivamente resa nota con le modalità indicate nel comma 3.

 

Ø     Il promotore non intende richiedere :

a) alla società di gestione accentrata, i dati identificativi degli intermediari partecipanti sui conti dei quali sono registrate azioni della società emittente nonché la relativa quantità di azioni;

b) agli intermediari  i dati identificativi dei soggetti, cui spetta il diritto di voto, che non abbiano espressamente vietato la comunicazione dei propri dati, in relazione ai quali essi operino come ultimi intermediari nonché il numero di azioni della società emittente registrate sui rispettivi conti; i dati identificativi dei soggetti che abbiano aperto conti in qualità di intermediari e la quantità di azioni della società emittente rispettivamente registrata su tali conti;

c) alla società emittente, i dati identificativi dei soci e le altre risultanze del libro soci e delle altre comunicazioni ricevute in forza di disposizioni di legge o di regolamento.

Ø      A partire dalla pubblicazione dell'avviso previsto dal comma 1, chiunque diffonde informazioni attinenti alla sollecitazione ne dà contestuale comunicazione alla società di gestione del mercato e alla Consob, che può richiedere la diffusione di precisazioni e chiarimenti.

Ø      Le spese relative alla sollecitazione sono a carico del promotore.

Torino 03.05.12                                            Marco BAVA

 

 

 

 

 

 

PER TASSARE LE TRANSAZIONI BORSITICHE BASTA UNA RUTENUTA SECCA ALLA FONTE DA PARTE DELL'INTERMEDIARIO BANCARIO.

AL FINE DI POTER RISOLBERE IL GRAVE PROBLEMA SORTO FRA EQUITALIA ED I SUOI DEBITORI BASTA UN DECRETO IMMEDIATO CHE ISTITUISCA LA CONCILIAZIONE OBBLIGATORIA NELLE CONTROVERSIE FRA EQUITALIA ED I SUOI CREDITORI.

 

Telecom: Bernabe', azione di responsabilita' su Buora e Ruggiero (1 upd)

15 Maggio 2012 - 11:17

(ASCA) - Rozzano (Mi), 15 mag - Telecom Italia convochera' un'assemblea per proporre ai propri azionisti di avviare un'azione di responsabilita' dei confronti dell'ex vicepresidente e amministratore delgato, Carlo Buora, e dell'ex amministratore delgato Riccardo Ruggiero, entrambi oggetto di indagini. Lo ha annunciato il presidente Franco Bernabe' durante l'assemblea dei soci. Buora e' infatti indagato danella cosiddetta vicenda sulla security interna, mentre Ruggiero e' coinvolto nell'inchiesta sulle sim prepagate.

''Il consiglio di amministrazione del 9 maggio - ha annunciato Bernabe' - ha deciso di porre in essere nei confronti di Carlo Buora un atto interruttivo della prescrizione (che scadrebbe il 3 dicembre 2012)''. Un atto, quest'ultimo, ''propedeutico all'esercizio dell'azione di responsabilita' che sara' inserita all'ordine del giorno in apposita assemblea''. Analoga decisione e' stata presa, sempre nel corso dell'ultima riunione del board, per Riccardo Ruggiero.

Piu' in generale, ha detto ancora il presidente di Telecom, ''saranno a tempo debito effettuate le necessrie considerazioni, anche di natura economica, avviando le iniziative opportune, incluso il possibile esercizio di azioni di risarcimento verso ex amministratori, nelle forme e con le modalita' disponibili''.

 

 

Telecom: Bernabe', verso azione responsabilita' Buora e Ruggiero -2-

 

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Rozzano, 15 maggio - Riguardo al procedimento Security, la Cassazione, le cui motivazioni sono state depositate a inizio maggio 2012, ha concluso che la sentenza del gup "bene ha deciso per l'infondatezza dell'accusa" (delitti di appropriazione indebita): cio' significa che, ha spiegato Bernabe', "la Direzione Security non avrebbe agito all'insaputa delle altre funzioni aziendali e dei vertici di Pirelli prima e di Telecom Italia poi (coincidenti nelle stesse persone)". La societa', come gia' illustrato nell'assemblea dello scorso anno, ha effettuato una richiesta di rimborso per 1,2 milioni di euro nei confronti di Pirelli, per quanto attiene alla "refusione dei costi ingiustamente sopportati in relazione alla vicenda Security". Sempre in relazione al procedimento Security, Telecom ha chiesto il risarcimento delle spese sostenute per il contenzioso tributario relativo agli anni 2003 e 2004 e pari a circa 15,4 milioni di euro, 750 mila euro alle pubbliche amministrazioni coinvolte nel procedimento e il rimborso delle somme corrisposte a favore dei dipendenti dossierati per 1,8 milioni. Nei confronti di alcuni ex fornitori della Security, la societa', a seguito delle analisi svolte da Deloitte nell'ambito del Progetto Grienfield, ha richiesto 5,5 milioni di euro. Nei confronti di Emanuele Cipriani, imputato nel procedimento penale, e' stato ottenuto un sequestro conservativo per 2,6 milioni

In merito alle sim false, Bernabe' ha ricordato che Deloitte aveva stimato tra i 19,9 e i 27 milioni i costi sopportati dalla societa', stima che "potrebbe essere rivista alla luce dell'andamento del procedimento".

 

 

Documento

Telecom, l'atto di accusa a Tronchetti

L'ultima parte del rapporto Deloitte che riassume i risultati dell'indagine interna sulla gestione di Telecom dal 2001

(14 maggio 2012)

  • Il capitolo finale con le conclusioni del rapporto Deloitte, che riassumono i risultati dell'indagine interna ordinata dall'attuale vertice di Telecom per valutare una richiesta di risarcimento dei danni (azione civile di responsabilità) contro gli ex manager Marco Tronchetti Provera e Carlo Buora, che guidarono la società telefonica dopo il 2001, quando passò sotto il controllo del gruppo Pirelli. Finora il rapporto Deloitte era segreto: è stato negato perfino ai rappresentanti degli azionisti di minoranza. La versione integrale è di circa 1.500 pagine.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Telecom-atto-di-accusa-a-Tronchetti/2180314

 

Rossignolo e la sfida persa con Fiat e Cota: storia del “quasi flop” della De Tomaso

La casa automobilistica chiede il concordato, ma Gianluca Rossignolo racconta di tutti i bastoni tra le ruote: "Tutto è iniziato quando la Fiat ci sfilò la ex Bertone, acquistandola fuori tempo massimo". Poi l'acquisizione di Pininfarina. Ma la giunta Cota ha sospeso i finanziamenti. Così in gioco ci sono ora oltre 1000 posti di lavoro

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 10 maggio 2012

La De Tomaso è ad un passo dal fallimento ma la famiglia Rossignolo, che ha rilevato il marchio della storica azienda automobilistica, sembra aver incontrato nel proprio cammino imprenditoriale più di un ostacolo. Gianluca Rossignolo, responsabile commerciale e marketing della De Tomaso, racconta al Fatto.it cosa accadde nel luglio 2009 quando il padre, Gian Mario, ex presidente Telecom, titolare dell’impresa, era ad un passo dal rilevare l’ex Bertone, la nota carrozzeria di Grugliasco (Torino), al tempo in crisi e commissariata. Ma si è visto sfilare l’affare dalla Fiat quando ormai aveva praticamente in mano le chiavi della celebre carrozzeria, fuori tempo massimo e a bando di gara già scaduto. Tanto che i Rossignolo hanno presentato due ricorsi al Tar: uno per risarcimento danni ancora pendente contro il ministero dello Sviluppo Economico, il secondo sulle procedure adottate per la vendita della ex Bertone.

Subito dopo, in accordo con la Regione Piemonte, targata allora centrosinistra, che avrebbe sostenuto anche una parte finanziaria del progetto, la De Tomaso ha tentato di rilanciare gli stabilimenti Pininfarina ormai in bancarotta. Nel frattempo però con il cambio di amministrazione e l’insediamento di Roberto Cota in Regione gli accordi ed i finanziamenti sono stati sospesi ed ora mille lavoratori rischiano di finire per strada. 

“Il 14 luglio del 2009 i tre commissari governativi che gestivano l’ex Bertone, a quel tempo in amministrazione controllata, mi hanno assicurato l’acquisizione dell’azienda, dopo un anno e mezzo di consulenze, due diligence, avvocati e messa a punto del piano industriale per poter rilevare la celebre carrozzeria di Grugliasco – dichiara Gianluca Rossignolo - Il 16 luglio invece l’azienda è stata acquisita dalla Fiat, fuori tempo massimo, visto che il bando per le offerte di acquisizione era scaduto a giugno”. La De Tomaso ormai è sull’orlo della bancarotta: il bilancio dell’azienda avrebbe chiuso con un rosso superiore ai 20 milioni di euro. Il 2 maggio scorso è stato chiesto il concordato preventivo, l’ultima chance che ha l’azienda per evitare il fallimento e per scongiurare il dramma di 1000 dipendenti, padri e madri di famiglia, che perderanno il lavoro. Ora il tribunale dovrà verificare se ci sono le condizioni per dare il via libera a un accordo con i creditori.

Una storia piena di zone d’ombra quella dell’acquisizione della ex Bertone che ha visto il suo destino mutare improvvisamente, passando dall’acquisto certo della famiglia Rossignolo alla vendita alla Fiat. Una vicenda che parte da lontano, quando già alla fine del 2007 Gian Mario Rossignolo, titolare della De Tomaso, sembrava essersi aggiudicato l’ex Bertone. Il 28 dicembre 2007 è stata raggiunta un’intesa preliminare con Lilli Bertone, presidente dell’azienda, di acquisto della celebre carrozzeria; un accordo firmato anche dal ministero dello Sviluppo Economico. Il 2 gennaio del 2008 ci sarebbe dovuto essere il passaggio ufficiale con il rogito dal notaio ma la signora Bertone, il 31 dicembre 2007 inspiegabilmente e all’insaputa delle figlie e degli altri parenti azionisti, ha venduto tutta la holding, quindi anche l’ex carrozzeria ad un certo Domenico Reviglio. A seguito di questa strana operazione è intervenuta la magistratura che ha commissariato l’azienda.

Tra l’altro, l’offerta presentata da Rossignolo il 28 dicembre 2007 al ministero dello Sviluppo Economico ed il relativo piano industriale, hanno fatto scattare la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti della ex Bertone, in attesa del rilancio industriale, ma forse l’allora ministro Scajola ha ratificato l’accordo a sua insaputa visto che il 16 luglio 2009, dopo un anno e mezzo di commissariamento e dopo aver assicurato la carrozzeria di Grugliasco a Gian Mario Rossignolo, l’ha consegnata a Marchionne.

“Non potrò mai dimenticare quella data. Il 14 luglio ho incontrato i tre commissari governativi che mi hanno comunicato che il 17 luglio mi avrebbero consegnato le chiavi della ex Bertone perché la mia offerta era l’unica percorribile. Il giorno prima della consegna invece l’azienda è stata venduta a Marchionne”, denuncia Rossignolo. Un’acquisizione lampo della Fiat: “Noi abbiamo eseguito alla lettera il regolamento posto dai tre commissari per l’assegnazione della Bertone, rispettando tutta una serie di passaggi. Il bando si è concluso nel mese di maggio e l’offerta finale doveva essere presentata entro giugno, come noi abbiamo fatto. La Fiat non ha fatto nulla, aspettando che noi depositassimo l’offerta per poi ottenere la riapertura del bando da Scajola, fare la sua offerta volante ed ottenere l’ex Bertone”, spiega Rossignolo. Quasi un bando ad personam, anzi ad aziendam.

Da una parte un’azienda che impiega mesi e mesi per valutare gli assets e preparare il piano industriale, dall’altra un gigante industriale che entra a gamba tesa ed in due giorni conclude l’affare. “Tra l’altro – spiega il dirigente – Marchionne non ha mai dimostrato interesse all’acquisizione. All’inizio di questa avventura abbiamo chiesto ufficialmente alla Fiat se voleva acquistare l’ex Bertone e ci è stato risposto che non era nei piani aziendali. Se avessi saputo che Marchionne voleva comprare la carrozzeria di Grugliasco non avrei partecipato alla gara, spendendo tempo e soldi. Una scelta anche condivisibile quella dei commissari di affidare l’ex Bertone alla Fiat ma certamente la procedura non è stata corretta e trasparente”. Uno ‘scippo’ che in parte ha influito sul fallimento della storica azienda automobilistica: “Complessivamente per quella vicenda abbiamo perso dai 3 ai 4 milioni di euro”.

L’affare Pininfarina. Nel frattempo la Regione Piemonte nell’estate del 2009 ha proposto alla De Tomaso, acquisita dai Rossignolo, di investire negli stabilimenti Pininfarina, ormai in stato fallimentare con circa 700 milioni di euro di debiti contratti con le banche, con il piano industriale che la famiglia Rossignolo aveva presentato per rilevare l’ex Bertone. Mentre però l’ex Bertone aveva impianti industriali di proprietà, gli stabilimenti Pininfarina erano ipotecati dalle banche che ovviamente, per il riutilizzo a fini produttivi degli stessi, volevano essere ripagate.

Inoltre mentre la famiglia Bertone aveva ancora dei soldi da mettere sul piatto i Pininfarina non potevano investire neanche un euro. Per questa serie di fattori fu necessario l’intervento delle istituzioni per permettere il rilancio industriale della Pininfarina targato De Tomaso. I Rossignolo volevano mettere in piedi in Italia un mercato alternativo dell’auto. “Per la produzione del primo modello di auto servivano quindi complessivamente circa 52 milioni di euro: la metà circa l’avremmo messa noi ed il resto, la Regione Piemonte, allora amministrata dal centrosinistra, e le banche. Questo era l’unico modo per partire con la produzione perché, al contrario dell’ex Bertone, in Pininfarina, non avendo gli immobili di proprietà da usare come garanzia per una linea di credito consistente, non potevamo accedere a mutui di nessun tipo” spiega Rossignolo.

Nel 2010 quindi la De Tomaso rileva la Pininfarina, garantendo 2 anni in più di cassa integrazione e una formazione professionale specifica agli operai, ed investe circa 35 milioni di euro di cui una parte, 7 milioni e mezzo, finanziati dalla Regione Piemonte che nel frattempo però cambia amministrazione con la vittoria del centrodestra alle amministrative. “Da quel momento abbiamo visto sospendere qualsiasi forma di finanziamento o di accordo fatto con la precedente amministrazione e addirittura la Regione Piemonte ha chiesto un intervento della Procura della Repubblica per capire se i 7 milioni e mezzo già erogati dallo Stato, certificati a suo tempo con fatture emesse regolarmente, li avessi spesi a titolo personale”. Morale della favola: ora la De Tomaso, che ha cercato comunque soluzioni alternative ed investimenti esteri per far partire la produzione, rischia il fallimento e circa 1000 dipendenti andranno a casa.

“Se ci fosse un’alternativa, se la Regione avesse una soluzione differente e valida sarei ben contento – prosegue il manager – ma purtroppo al momento non c’è. Noi siamo praticamente pronti, con un prodotto a circa 10 mesi dall’industrializzazione e investimenti già fatti. Dall’altra parte invece di cercare di capire come risolvere la situazione si specula sulla disperazione della gente, con un assessore al lavoro della Regione Piemonte come Claudia Porchietto che fa campagna elettorale sulla pelle degli operai che ormai, giustamente, protestano e compiono gesti disperati come incatenarsi davanti casa nostra”

Non sembra dello stesso avviso l’assessore regionale all’Industria, Massimo Giordano: “Per mesi, fin dall’inizio della legislatura, abbiamo deciso volontariamente di provare a mettere a disposizione ogni risorsa possibile per poter sostenere un’iniziativa industriale che desse lavoro certo a qualche centinaio di persone. Ma non abbiamo trovato mai un interlocutore che fosse disponibile a mettere chiaramente sul tavolo proposte concrete”. E se Atene piange Sparta non ride. Alla ex Bertone i numeri non tornano. L’ad di Fiat, Marchionne, aveva annunciato la produzione di 50mila Maserati l’anno in quelle che oggi si chiamano Officine Grugliasco ma sembra che se ne fabbricheranno circa la metà.

di Luca Teolato

 

 

13 maggio alle 21.30 su Rai3 e’ andata in onda la nuova puntata di Report.



La puntata si intitola "I PROFESSIONISTI"
Di Alberto Nerazzini

Segue Sinossi:

Avvocati, notai, direttori di banca, commercialisti, esperti contabili, sono i professionisti che ogni giorno maneggiano tantissimo denaro - attraverso atti e "dichiarazioni" - e i vari servizi offerti ai cittadini. Dovrebbero svolgere anche funzioni di controllo perché oltre al fatto che i loro studi sono osservatori privilegiati, proprio in quanto professionisti che maneggiano milioni di euro, sono sottoposti agli obblighi di verifica e di contrasto al riciclaggio previsti dalle legge.
L'inchiesta di Alberto Nerazzini racconta, attraverso la storia di società, fondazioni, banche, in Italia e a San Marino, quella che sembra essere una vera e propria rete di commercialisti e avvocati. In particolare l'inchiesta narra le vicende di un istituto di credito chiuso per riciclaggio, quelle di professionisti in odore di mafia che in Lombardia decidono chi candidare alle elezioni, e quelle di altri che assistono i boss della ‘ndrangheta e contemporaneamente ex calciatori di serie A, dediti alle scommesse illegali. Poi c'è anche la testimonianza del fondatore della prima radio privata che - dopo sei anni di carcere - per la prima volta racconta come ha fatto a sottrarre circa 60 milioni di euro dai conti correnti del tribunale fallimentare di Milano: grazie ai «servizi» di una nota commercialista.

 

 

E inoltre, "COM'E' ANDATA A FINIRE? MONTE DEI FIASCHI "
Di Paolo Mondani

 

Aggiornamento del 6/05/2012. Nell'inchiesta del 6 maggio abbiamo raccontato come Mps, comprando Antonveneta, pagò 10 quel che due mesi prima valeva 6. Pochi giorno dopo la trasmissione scattano 64 perquisizioni: fiamme gialle nelle stanze di banca, fondazione, comune, provincia.

 

 

"COM'E' ANDATA A FINIRE? L'INTESA"
Di Giovanna Boursier

 

Aggiornamento del 12/10/2008. Corrado Passera a novembre, quando è diventato Ministro dello Sviluppo Infrastrutture e Trasporti, aveva 7 milioni e mezzo di azioni di Intesa San Paolo e deteneva partecipazioni in diverse società. Senza averne obbligo, come ha scritto sul Corriere della Sera a fine dicembre, ha venduto le azioni di Intesa per 8,8 milioni, invece quelle delle altra società partecipate le ha regalate. Quelle che valevano di più, vale a dire la sua quota nell'editoriale Em Publishers, per un valore di 1 milione 25 mila euro, le ha donate a moglie e figli e le immobiliari di famiglia invece se le è tenute, valore 6 milioni e 600 mila euro.

 

 

"COM'E' ANDATA A FINIRE? SPAZZATOUR 2"
Di Emilio Casalini

 

Il SISTRI è il sistema di tracciabilità dei rifiuti voluto dal Ministero dell'Ambiente e affidato a SELEX, azienda di Finmeccanica. Per l'adesione (obbligatoria) le aziende hanno pagato 118 milioni di euro contro un servizio che ancora non c'è. Ma il valore complessivo dell'appalto è molto più alto, dovuto soprattutto al costo delle black box che devono essere installate sui mezzi e alle penne usb che servono per l'identificazione degli utenti. Ed è sui costi per la lavorazione di quest'ultime che l'inchiesta si concentra, documentando le strane trasferte dei tecnici costretti a lavorare lontano dalle proprie sedi, in aule universitarie di vecchi conventi, spesso restando senza fare nulla per mesi interi. Lavorazioni commissionate ad aziende senza il Nulla Osta di Sicurezza come invece avrebbe previsto il contratto d'appalto siglato con SELEX e misteriosamente posto sotto segreto, motivo per cui l'azienda ha ottenuto la commessa senza alcuna gara pubblica.

 

 

Per la rubrica C'E' CHI DICE NO: "CLARBRUNO VEDRUCCIO"
Di Giuliano Marrucci

 

Clarbruno Vedruccio è l'inventore del Bioscanner, un apparecchio che sembra in grado di individuare i tumori in modo rapido e indolore. Un'invenzione tutta italiana, che però da 4 anni è scomparsa nel niente.

 

 

 

 

 

Salve Dottore le giro/invio un articolo della seconda pagina del Fatto Quotidiano:

Il guru “Gengis Khan” e il cerchio magico di M5S

  di Emiliano Liuzzi

     C’è stata la Rai degli anni Ottanta, le trasmissioni di Pippo Baudo, gli spettacoli. Ma non è lì che nasce il segreto di Beppe Grillo. Se c'è una cosa che negli ultimi anni ha funzionato è stata quella di essere circondato anche lui da un cerchio magico. Composto da una sola persona e una sola stretta: il cerchio inizia con la mano destra e finisce con quella sinistra di un signore sulla cinquantina che porta il nome di Gianroberto Casaleggio, uno dei massimi esperti di Internet in Italia, l'uomo che con la sua Casaleggio Associati ha inventato - praticamente a tavolino - il Movimento 5 Stelle. Uomo nell'ombra, vestito sempre in giacca e cravatta, ma con i capelli da freak, appassionato di fantasy,   gran divoratore di fumetti, affascinato da Gengis Khan, il suo mito. Mangiatore di libri di storia, ne legge anche due al giorno. Un sognatore realista, un manager per se stesso e gli altri. Quando Grillo lo incrociò per la prima volta ne rimase affascinato, disse: �

  ��Questo o è un genio o è un pazzo”.

   Bossi e l’Idv

   Alla fine si convinse della prima ipotesi, visto che oggi Casaleggio è influente tanto su Grillo quanto sul Movimento 5 Stelle. L'unica persona che il comico-capopartito ascolta, l'unico che può provare a indirizzarlo. Attraverso il blog, ovviamente, creatura sua, nata nei suoi uffici di Milano e dove ancora oggi viene gestita e sviluppata.

   È lui che porta in palmo di mano   i piemontesi del movimento, perché “conservatori”, e mal digerisce i bolognesi e fiorentini, a suo avviso “anagraficamente comunisti”. D'altronde quando non è Grillo nelle piazze è il blog che diventa la Carta del Movimento, il codice al quale si deve far riferimento. Lì si sviluppano le idee. Chi ci sta è dentro, altrimenti prego andare.

   Casaleggio non lo fa mai direttamente perché è un cerchio, e tale vuole rimanere, l'uomo del dietro le quinte, il ghost writer che spesso esiste senza esserci. Chiama Grillo e capisce se è il caso. Se lo è riesce a imporre la sua, altrimenti aspetta.

   Nato con simpatie leghiste e bossiane, il suo incontro con Grillo avviene qualche anno fa, e dopo uno spettacolo. A quel tempo il Movimento non esiste, ma Grillo   intuisce che dietro a quegli occhiali si nasconde una persona capace di vedere lontano. Casa-leggio e la sua società nata nel 2004 e della quale è presidente e gestisce assieme a Enrico Sassoon, Luca Eleuteri, il figlio Da-vide Casaleggio e Mario Bucchich, curano nel frattempo il sito Internet dell'Italia dei Valori per la cifra di 700.000 euro all'anno. Ma Grillo lo vuole a tutti i costi solo per sé, ha intuito che può fare il salto di qualità. Così, nel 2010, si arriva alla rescissione del contratto con Di Pietro e da quel momento Casaleggio – che tra le società di cui cura il sito c'è anche la casa editrice Chiarelettere,  cadoinpiedi.it   – può lavorare, almeno in campo politico, con Grillo e per Grillo a tempo pieno.

   Un salto di qualità, non c'è dubbio   . Non è un caso che da quel momento in poi, nonostante ci sia già stato il V-Day (e Casaleggio c'era, eccome, anche a quei tempi), Grillo diventa un fenomeno che spaventa la politica. Perché Casaleggio sa meglio di ogni altro in Italia come si applica la politica a Internet, o viceversa.

   Il casting dei candidati

   Con Grillo si sentono due o tre volte al giorno. Le strategie vengono pianificate al telefono, ma con minuzia e particolari. Andate a vedere gli spettacoli di Grillo: ci sono delle cose che il comico genovese che saprebbe improvvisare e molto bene, recita da copione. Perché sono le parole chiave che Casaleggio ha detto che funzionano.

   Lo stesso discorso vale per coloro che diventano candidati del Movimento   . Cosa dire con metodi efficaci, come dirlo, con quale espressione, viene “consigliato” negli uffici di Casaleggio, a Milano, dove alcuni candidati vengono istruiti in una full immersion comunicativa. “Un incontro di tre ore molto utile”, dice Federico

   Pizzarotti, il fenomeno che a Par-ma si è guadagnato il ballottaggio. “Ci ha spiegato come inserire i dati nel blog e qualche tecnica per essere più presenti nei motori di ricerca”, spiega Antonio Giacon, candidato a Budrio, anche lui al ballottaggio. “In alcuni casi per le aree metropolitane forse dice come lanciare i messaggi, ma noi siamo campagnoli, il suo apporto è stato minimo, qui non arriva nemmeno la banda larga”.

 

 

 

CASALEGGIO

l PERSONAGGIO

Dietro il Grillo parlante

Chi è Casaleggio, la mente del Movimento a 5 stelle.

di Alessandra Jaromi

Articolo completo

Beppe Grillo e, in piccolo, Gianroberto Casaleggio.

 

Occhialino tondo alla Harry Potter, aria da nerd, ricciolo incolto da eterno fuoricorso. Ecco a voi Gianroberto Casaleggio, non gli dareste un euro a vederlo e invece lui, uno dei massimi esperti italiani di social network, è il simbolo fisico del potere mediatico e politico in versione 3.0.
La democrazia diretta che dalle antiche arene in pietra si sposta nell’arena della Rete e si fa democrazia digitale, per dirla come la dice lui: «La Rete che spossessa i governi della rappresentanza e i media della gestione dell’informazione», mettendo «in crisi il sistema della delega democratica», quella che passa attraverso il parlamento.
CHI DISPREZZA COMPRA. Sembra il messaggio politico di Beppe Grillo e infatti lo è. Dicono che si stia impossessando del Movimento 5 stelle, non sanno che è solo grazie a lui che esiste. Era l’anno 2000 dell’ingresso nel nuovo millennio, quando il comico genovese su un palco romano demoliva a scudisciate un computer gridando «ti odio».
Oggi il nuovo Savonarola raccoglie voti ed elettori negli enti locali proprio grazie al web, in un continuo scambio fra la piazza reale e quella virtuale. Deus ex machina lui, Casaleggio. Un personaggio eclettico.
PASSIONE PER RE ARTÙ. Diplomato in Informatica, ha tentato la facoltà di Fisica ma si picchiava con la matematica. A 21 anni è diventato papà e ha lasciato gli studi per un posto alla Olivetti. Nel tempo libero ha iniziato ad allenare una squadra di calcio, giocare a tennis, leggere fumetti, amare la storia e la fantascienza. Segni particolari: ha una fissa per la saga di Re Artù, Cameolt è una filosofia di vita tanto da usare castelli e tavole rotonde per le sue riunioni, Parsifal il suo cavaliere preferito. Possiede un bosco vicino a Ivrea, nel Canavese, ci si rifugia nei fine settimana.

La società di pubbliche relazioni e l'onda dei  «grillini»

La sua Casaleggio Associati, creata a Milano nel 2004, oggi cura tutte le pubblicazioni, in Rete e non, del comico genovese, oltre a parte dell’organizzazione dei suoi tour. Soprattutto, gestisce direttamente il blog, i MeetUp (gli incontri), la comunicazione e la strategia politica del Movimento 5 stelle. 
LA MENTE DELL'INTERA ORGANIZZAZIONE. Lo stesso Grillo non solo riconosce che l’enorme impatto del movimento dei «grillini» sia dovuto soprattutto alla sinergia con questa azienda specializzata in comunicazione e marketing digitale, ma spesso appare come il braccio di una catena di comando la cui mente è Casaleggio.
E infatti non entra mai nelle decisioni della società, neppure quando a gran voce il suo popolo ne invoca l’intervento. Istruttiva in questo fu la lite di Piero Ricca con Casaleggio nel 2007. Quando il blogger denunciò di aver lavorato per la società su promessa di un compenso mai corrisposto e di esser stato vittima di un demansionamento inspiegabile, Grillo, così ha riferito Ricca, semplicemente rispose: «Negli aspetti manageriali del blog non entro».

“Fare Rete”, non solo virtualmente

Uno dei massimi esperti italiani di social network in Italia, attraverso la sua società Casaleggio associati cura tutte le pubblicazioni, in Rete e non, del comico genovese.

Uno dei massimi esperti italiani di social network in Italia, attraverso la sua società Casaleggio associati cura tutte le pubblicazioni, in Rete e non, del comico genovese.

 

Per capire bisogna fare un passo indietro. A quando il manager, apprezzato reduce da un’esperienza nella Olivetti di quel Roberto Colaninno cui Grillo non ha mai risparmiato bordate, scalò il vertice della Webegg Spa, azienda leader nel settore della «consulenza delle aziende e della pubblica amministrazione in Rete» del gruppo Telecom allora nelle mani di un altro dei bersagli preferiti di Grillo, MarcoTronchetti Provera. 
È come amministratore delegato di quel gruppo che Casaleggio consolida relazioni fondamentali per il lavoro attuale.
LA LOBBY DEL GIORNALISTA. Una su tutte quella con Enrico Sassoon, ex giornalista del gruppo Sole 24 Ore, oggi socio di Casaleggio, dal 1998 amministratore delegato della Camera di commercio americana in Italia, di fatto, come ha scritto Micromega, «una lobby indirizzata a favorire i rapporti commerciali delle corporation americane in Italia», nel cui consiglio di amministrazione compaiono nomi che all’epoca avevano ruoli di rilievo: il vice di Microsoft Italia, Umberto Paolucci, Gian Battista Merlo, presidente e amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea, Gianmaria Donà dalle Rose, amministratore delegato della Twentieth century Fox home entertainment Italia, Massimiliano Magrini, country manager di Google Italia, Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato di Ibm Italia, Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset, Maria Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor’s, Massimo Ponzellini, presidente di Impregilo, Cristina Ravelli, country legal director The Walt Disney co. Italia, Dario Rinero, presidente e numero uno di Coca-Cola Hbc Italia, Cesare Romiti, presidente onorario Rcs.
IL LEGAME CON L'ASPEN ISTITUTE. Ancora Micromega nel 2010 segnalava «oggi nell’American chamber of commerce in Italy troviamo altre figure di spicco come Gianluca Comin, dirigente Enel e Giuseppe Cattaneo dell’Aspen Institute Italia, il prestigioso pensatoio, creatura di Gianni Letta, presieduto da Giulio Tremonti. E l’Aspen Institute pesa, ovunque agisca. Luogo di incontro fra intellettuali, economisti, politici, scienziati e imprese. Nell’Aspen transita l’élite italiana, che faccia riferimento al centrodestra o al centrosinistra».
DIETRO ALLE PAROLE, I FATTI. Contatti, relazioni, scambio di informazioni... In una parola: Rete. Viste da qui, il Grillo che grida ai politici «siete preistoria» e annuncia una nuova era fatta di «politica senza intermediazioni», sembra solo un piccolo tassello del puzzle.
UN NUOVO GOVERNO MONDIALE. Il disegno più grande è influenzare la vita politica attraverso la Rete, e sarà solo una teoria affascinante ma intanto sul sito della Casaleggio Associati c’è un video di presentazione che ipotizza un nuovo governo mondiale, si chiamerà Gaia e si ispirerà alla filosofia che «ogni essere umano può diventare presidente e controllare il governo attraverso la Rete», senza più partiti.
In questi giorni càpita spesso che i grillini denuncino di venire censurati dai  MeetUp ogni qual volta tentino di postare domande scomode sul grado di democrazia interna del Movimento 5 stelle, o sul perché Grillo abbia completamente abbandonato le battaglie che conduceva all’inizio contro i potentati economici. I post, che un volta scomparivano immediatamente, adesso a poco a poco iniziano a filtrare.
È come dice Casaleggio, che mette in guardia dai «tentativi esterni di spezzare la sintonia fra Grillo e i MeetUp? Oppure la Rete, troppo grande da controllare, sta sfuggendo di mano al guru? Conoscendolo, è più probabile che stia pilotando anche la rivolta… 

Mercoledì, 29 Giugno 2011

 

 

http://www.stampalibera.com/?p=21750

 

 

 

Grillo e il suo spin doctor: la Casaleggio Associati

In pochi anni Beppe Grillo e il suo blog sono diventati un vero e proprio fenomeno della Rete, l’esperimento di maggior successo in Italia di un movimento nato e cresciuto sul web nel nome della democrazia digitale, dell’orizzontalità della comunicazione e della trasparenza. Ma dietro a questo risultato c’è una strategia ben pianificata. Anzi, ci sono un nome e un’azienda: Casaleggio Associati. Ecco di cosa si tratta.

di Pietro Orsatti, da MicroMega 5/2010

Per raccontare il successo di un progetto non si può evitare di parlare di chi lo ha ideato, palesemente o nell’ombra non importa. Parliamo della svolta mediatica e politica di Beppe Grillo. Vero e proprio fenomeno che da deriva post-televisiva oggi diventa movimento e oggetto politico 2.0, come ormai va di moda definire chi usa internet per la propria comunicazione. Chi è l’ideatore di questa svolta del comico genovese, trasformatosi da uomo di spettacolo a vero e proprio profeta della «democrazia digitale»? Un nome e un’azienda. Casaleggio Associati.

È la Casaleggio Associati a curare direttamente il blog di Grillo, la rete dei Meetup, la comunicazione esterna, la strategia del movimento sulla Rete. E non solo, è anche la casa editrice che cura tutte le pubblicazioni, in Rete e non, del comico genovese e anche parte dell’organizzazione dei suoi tour. Neanche Grillo fa mistero che il suo ritorno di visibilità e il grande impatto del movimento dei «grillini» sia dovuto in gran parte alla sinergia con questa azienda specializzata nella comunicazione e nel marketing digitale. Una strategia chiaramente esplicitata, quella della Casaleggio. «Le reti sono ovunque intorno a noi. Fino a qualche anno fa, le relazioni tra persone, oggetti ed eventi erano attribuite al caso. L’unico modo per ipotizzare il funzionamento dei sistemi complessi era attribuirne le ragioni ad avvenimenti casuali. La vita e l’evoluzione delle reti seguono invece leggi precise e la conoscenza di queste regole ci permette di utilizzare le reti a nostro vantaggio». Così viene presentato l’ultimo sforzo editoriale del gruppo «Tu sei Rete», bibbia del nuovo credo internettiano.

Per capire le origini del fenomeno Casaleggio, è necessario partire dalle fibrillazioni societarie di Telecom fra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. O meglio, è fondamentale analizzare le vicende di un’azienda del gruppo allora nelle mani di Tronchetti Provera e della Pirelli, la Webegg. Amministratore delegato della società è all’epoca Gianroberto Casaleggio. Non lasciamoci ingannare dal suo aspetto da nerd smanettone, dalla sua capigliatura da studente fuori corso della Berkeley University, Gianroberto è uno dei massimi esperti in Italia di web, reti sociali (social network), marketing elettronico. Ed è lui, insieme ad altri quattro dipendenti dell’azienda della galassia Telecom (Enrico Sassoon, Luca Eleuteri, il fratello Davide Casaleggio e Mario Bucchich) a fondare nel 2004 la Casaleggio Associati.

Ma torniamo al «prima». Di cosa si occupava la Webegg? La Webegg Spa nel 2002, anno del suo massimo sviluppo e in cui Gianroberto Casaleggio è l’uomo di vertice, risulta essere «un gruppo multidisciplinare per la consulenza delle aziende e della pubblica amministrazione in Rete», come si apprende dai documenti sul sito aziendale che indicano la sua mission. Anzi, si tratta in quel momento del gruppo leader nel settore. Reti interne ed esterne, efficienza aziendale, internet, capacità di penetrazione dei prodotti sul mercato attraverso il web marketing e, per le pubbliche amministrazioni, sistemi di efficienza mirati all’e-governance. Insomma un grande giro di affari potenziale, ma forse una società nata in troppo anticipo sui tempi e infatti ben presto oggetto di veloci cambi di mano.

La Webegg all’epoca è una società controllata al 69,8 per cento da I.T. Telecom Spa a sua volta controllata al 100 per cento da Telecom Italia. Poi, esattamente fra giugno e luglio 2004, I.T. Telecom Spa sottoscrive un contratto con un’altra azienda del settore in rapida ascesa, la Value Partners Spa, cui cede il pacchetto azionario detenuto in Webegg. Per ottenere la maggioranza di Webegg vengono sborsati 43 milioni di euro mentre il resto delle azioni, pari al 30,2 per cento, rimane nel portafoglio di un’altra azienda della galassia di società Telecom, la Finsiel. Tutto ciò viene riportato dalla stampa specializzata dell’epoca, come una delle operazioni di fusioni strategiche più importanti nel settore. Ma non ci si ferma qui. In seguito ad altre operazioni di fusioni e riassetti interni alla Value Partners, nasce Value Team, azienda leader nelle consulenze aziendali non solo in termini contenutistici ma anche della sicurezza digitale. Dopo questo vortice di fusioni e vendite il gruppo di dipendenti della Webegg che ruota attorno all’ormai ex amministratore delegato decide di dare vita al nuovo progetto della Casaleggio Associati. E portandosi dietro un pacchetto nutrito di rapporti, partnership e competenze. Quali?

Per capire di cosa stiamo parlando è necessario svelare prima chi sono le figure chiave della Casaleggio Associati oggi e della Webegg prima. Partendo da Enrico Sassoon, giornalista, dal 1977 al 2003 nel gruppo Il Sole-24 Ore, già direttore responsabile di L’Impresa-Rivista Italiana di Management, della rivista Impresa Ambiente e del settimanale Mondo Economico. Da suo curriculum pubblico apprendiamo anche che «è stato direttore scientifico del gruppo Il Sole-24 Ore». Nel 1998 Sassoon è amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby indirizzata a favorire i rapporti commerciali delle corporation americane in Italia e il cui presidente è tuttora il vice di Microsoft Italia, Umberto Paolucci. Proprio nel consiglio di amministrazione dell’American Chamber of Commerce in Italy si comprende quale sia uno dei fattori di successo nelle relazioni della Casaleggio Associati. Oltre a Paolucci compaiono nel 1998 altri personaggi di grande spessore. La lista pubblicata al momento della nomina di Sasson vedeva, fra gli altri: Gian Battista Merlo, presidente e amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea Srl; Gianmaria Donà dalle Rose, amministratore delegato Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia; Massimiliano Magrini, country manager Google Italia; Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato Ibm Italia Spa; Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset Spa; Maria Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor’s; Massimo Ponzellini, presidente Impregilo Spa; Cristina Ravelli, country legal director The Walt Disney Co. Italia Spa; Dario Rinero, presidente e amministratore delegato Coca-Cola Hbc Italia Srl; Cesare Romiti, presidente onorario Rcs.

Oggi nell’American Chamber of Commerce in Italy troviamo altre figure di spicco come Gianluca Comin, dirigente Enel, e Giuseppe Cattaneo dell’Aspen Institute Italia, il prestigioso pensatoio, creatura di Gianni Letta, presieduto da Giulio Tremonti. E l’Aspen Institute pesa, ovunque agisca. Luogo di incontro fra intellettuali, economisti, politici, scienziati e imprese. Nell’Aspen transita l’élite italiana, che faccia riferimento al centro-destra o al centro-sinistra. Con quali finalità? «L’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale, politica e culturale del paese attraverso un libero confronto tra idee e provenienze diverse per identificare e promuovere valori, conoscenze e interessi comuni», si legge nella mission dell’istituto. E in che modo? «Il “metodo Aspen” privilegia il confronto e il dibattito “a porte chiuse”, favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà espressiva».

È Sassoon, quindi, l’uomo delle relazioni al massimo livello della Casaleggio Associati. Siede ai vertici di organizzazioni d’élite, ha relazioni, opportunità di accedere alle giuste informazioni. L’uomo, giustamente, del business. E che fa capire quanto il gruppo Casaleggio Associati non sia affatto un collettivo di nerd smanettoni, ma uno dei pensatoi più accreditati per quanto riguarda le potenzialità di mercato della Rete nel nostro paese.

Il teorico e inventore del gruppo è invece Gianroberto Casaleggio. «È stato dirigente», si legge sul suo curriculum, «di aziende ad alto indirizzo tecnologico», e la sua principale attività, oltre a curare personalmente l’oggetto mediatico Grillo (e Di Pietro, oggi) è quella della pubblicistica. E anche Casaleggio ha una storia «aziendale» di rilievo, parallela anche se meno convenzionale a quella di Sassoon. Inizia infatti a farsi notare non in un laboratorio di qualche campus, ma nell’Olivetti di Roberto Colaninno, e qualche anno dopo diventa amministratore delegato di Webegg, come abbiamo già detto suo trampolino di lancio in seguito come guru nostrano della rivoluzione della Rete. La Webegg ha origine da una joint-venture tra Olivetti e Finsiel (della Telecom), ma nel 2002 l’azienda di Ivrea cede il suo 50 per cento alla Telecom. Intanto Casaleggio ha dato vita a un’altra società, la Netikos, dove siede per alcuni mesi nel consiglio di amministrazione accanto a un figlio di Colaninno (Michele). Ma è un’avventura di breve durata, o forse solo il momento di transito per creare con i vecchi amici della Webegg qualcosa di totalmente nuovo. E infatti nel 2004 Gianroberto chiude baracca e burattini e va a fondare con altri dirigenti Webegg la Casaleggio Associati, attuale editore di Beppe Grillo. Tutto qua? Certo che no. La Casaleggio è molto di più, anche se apparentemente sembra avere un ruolo «periferico» nello sviluppo delle strategie di marketing sulla Rete.

Gianroberto scrive molto spesso sia sul sito del gruppo che su molti giornali di temi legati alla Rete. «L’organizzazione di Rete», si legge nel suo curriculum online, «i modelli di e-business e il web marketing sono tematiche che ha approfondito e applicato a società italiane negli ultimi otto anni, anche grazie a una relazione costante con i riferimenti mondiali del settore». Per lui la Rete è un’ossessione, più di un mezzo, più di un media. Ne è un teorico e uno dei guru delle nuove frontiere del marketing digitale e di cosa si possa fare attraverso i social network grazie a strategie di marketing «virale», forma di promozione non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio a un numero esponenziale di utenti.

Casaleggio ha capito in anticipo, almeno per quanto riguarda il mercato italiano, quali siano le potenzialità del web e dei social network. E individua una nuova figura di venditore propagandista in parte consapevole e in parte no: l’influencer. «Online il 90 per cento dei contenuti è creato dal 10 per cento degli utenti, queste persone sono gli influencer», scrive in un articolo Casaleggio, «quando si accede alla Rete per avere un’informazione, si accede a un’informazione che di solito è integrata dall’influencer o è creata direttamente dall’influencer. L’influencer è un asset aziendale, senza l’influencer non si può vendere, c’è una statistica molto interessante per le cosiddette mamme online, il 96 per cento di tutte le mamme online che effettuano un acquisto negli Stati Uniti, è influenzato dalle opinioni di altre mamme online che sono le mamme online influencer». Se andiamo ad analizzare il sistema di diffusione online del fenomeno Beppe Grillo è facile constatare quanto questa strategia sia efficace. E non solo per Grillo, visto che il numero dei clienti e delle partnership italiane e statunitensi vanno ben oltre alla promozione del comico genovese. Oltre quanto?

Nel 2004, a pochi mesi dalla sua nascita, la Casaleggio Associati annunciò pubblicamente attraverso le agenzie di stampa la nascita della partnership con Enamics, società statunitense leader in Business Technology Management (Btm). La Enamics ha una rete di relazioni aziendali impressionante sia dirette che indirette grazie anche a una rete di partnership consolidata e da più di 6 anni con due altre aziende del settore, la Future Considerations e la Ibm Tivoli. Spiccano, come si legge nel board sia di Enamics che dei sui partner, nomi come Pepsico, Northrop Grumman, US Department of Tresury (Dipartimento del Tesoro Usa), Bnp Paribas, American Financial Group e JP Morgan, banca d’affari del gruppo Rockefeller.
E poi ancora: Coca Cola, Bp, Barclaycard, Addax Petroleum, Shell, Tesco, Kpmg Llp, Carbon Trust, Unido (United Nations Industrial Development Organisation), London Pension Fund Authority (Lfpa). Ecco quindi la rete di relazioni, teoriche e aziendali, della Casaleggio Associati con le aziende più quotate del settore negli Stati Uniti. Comunicazione, e-commerce, reti web, sicurezza. Gli stessi settori della Webegg prima e di Casaleggio e soci poi.

Sassoon e Casaleggio, sul rapporto dei due si gioca tutto il peso del progetto della Casaleggio Associati. Da un lato l’uomo delle relazioni «tradizionali» con il mondo della finanza e della politica italiana, dall’altro il super-esperto con reti di rapporti consolidate e partnership oltre oceano. Non si tratta quindi solo di sperimentare nuove forme di marketing, si tratta di una solida base di business. E questo la Casaleggio Associati fa.

Se qualcuno pensava ancora che la Casaleggio Associati fosse solo un gruppo di persone appassionate della comunicazione in Rete che si dedica al blog di Beppe Grillo (e a quello, ricordiamolo, di Antonio Di Pietro), dopo aver letto di questo vorticoso intreccio di partnership aziendali, clienti, collaborazioni, si dovrà ricredere. Qualche domanda se la stanno ponendo, per esempio, molti «grillini» della prima ora che nel corso degli ultimi anni hanno criticato alcune virate di Beppe Grillo, castigatore senza pietà dei costumi delle imprese italiane che lentamente (oltre all’ex padrone di Casaleggio, Telecom) sono uscite fuori dal mirino del neo-Savonarola (l’associazione non è nostra ma della stessa Casaleggio) ligure.

Ora Grillo parla quasi esclusivamente di politica e di politici. E dov’è finito il «messaggio» della prima ora, quello della lotta contro il «signoraggio monetario»? Se qualcuno sulla rete dei Meetup o nei commenti sul blog di Grillo pone l’interrogativo si vedrà cancellare o non pubblicare la propria opinione. E chi cura direttamente e capillarmente il blog di Grillo e la rete dei Meetup? Il fratello di Gianroberto Casaleggio, Davide. Dopo tutto le regole della «moderazione» sul web le detta chi mette in Rete una determinata piattaforma o sito. Funziona così ovunque, funziona così anche sul sito di Grillo. Certi argomenti, determinate domande non compaiono. Abbiamo fatto personalmente una prova, «postando» sul blog di Grillo determinati temi scomodi e il commento non veniva approvato. Compariva solo se si utilizzava un determinato termine spezzato dalla punteggiatura. Ma anche in questo caso il commento dopo poco spariva. Come su YouTube, dove video che criticano esplicitamete il rapporto fra Casaleggio e Grillo scompaiono con frequenza impressionante, così avviene per gli interventi nei Meetup più «popolati». Ma la Rete è più ampia di quanto la Casaleggio possa controllare e qualche Meetup riesce a sfuggire.

A fare i conti con il controllo sulla comunicazione collegata al fenomeno Grillo esercitato da Casaleggio è stato nel 2007 il blogger e giornalista Piero Ricca. Chiamato per moltiplicare le offerte sul sito e per attrarre nuovi utenti e nuovi «commentatori». Probabilmente ci si era resi conto che in quella fase il sito, per la parte degli interventi del pubblico, era «stagnante», che a commentare i post di grillo erano sempre gli stessi, anche se sempre tanti. Quindi la scelta cade su un blogger emergente, Ricca appunto. E che da accordi avrebbe dovuto essere pagato dalla Casaleggio Associati. Duecento euro a intervista forfettari spese incluse. Compenso che però, secondo Ricca, non gli viene corrisposto nei termini concordati all’inizio e Gianroberto Casaleggio ricontratterebbe la collaborazione chiedendogli di occuparsi della comunicazione di alcune aziende sanitarie. Ricca rifiuta. Da qui secondo Ricca il conflitto, e non si procede né sul piano economico né sulla ridefinizione del rapporto contenutistico della collaborazione e la situazione precipita. «A questo punto interpello direttamente Beppe Grillo – racconta Ricca – (…) Lui è informato della decisione di Gianroberto Casaleggio. (…) Osserva che “negli aspetti manageriali” del blog lui non entra. Ritiene però, fidandosi del gestore, che la difficoltà non sia di natura economica. Forse il problema – dice – è «l’eccessiva aggressività» di qualche intervista. (…) Poi si gira verso di me ed esprime un disagio: “Ti vedo sospettoso, non essere sospettoso”». E Ricca scompare dal blog di Grillo. Solo per un contenzioso relativo ai 200 euro spese incluse pattuiti per ciascuna intervista? Secondo Gianroberto Casaleggio, a quanto risulterebbe dalle dichiarazioni rilasciate sul blog di Grillo e su vari Meetup, sì. Fine della storia. Abbiamo fatto richiesta di spiegazioni via mail e non abbiamo ottenuto risposta.

Qualcosa intanto si sarebbe incrinato negli ultimi tempi anche nel rapporto che la Casaleggio Associati ha instaurato con Antonio Di Pietro e l’Idv. Delle crepe si erano manifestate già nel corso della campagna elettorale dell’anno scorso. Alcuni candidati «di peso» come Luigi De Magistris avevano gentilmente rifiutato di affidarsi al modello Casaleggio preferendo fare da sé. La ragione era molto semplice. Il modello offerto dalla Casaleggio Associati è estremamente centralizzato. A scatola chiusa. Per lavorare con loro, per usufruire dei loro servizi, è necessario affidarsi totalmente alla loro organizzazione. E questo, inevitabilmente, può entrare in contrasto con le logiche della politica. Un contrasto, segnalano in molti dell’entourage di Tonino Di Pietro, che in queste ultime settimane starebbe portando a una rottura. Bocche cucite, ufficialmente, sia sul fronte politico che su quello aziendale, ma ormai in molti si attendono da un momento all’altro l’annuncio del divorzio.

Ritorniamo però alle strategie di marketing (politico e no) della Casaleggio Associati, e agli influencer e all’importanza che viene loro data, e non solo da questa società italiana. Si legge sul sito web della Microsoft: «Uno studio della società statunitense Rubicon Consulting ha tracciato il profilo degli influencer, la loro diffusione e le modalità di comunicazione e di propagazione dei loro messaggi. Le comunità online, gli spazi dove agiscono gli influencer, non sono tutte uguali, ognuna ha peculiarità proprie». Non si capisce se questo brano l’abbia scritto Gianroberto Casaleggio stesso o se a questo testo del gigante statunitense si sia rifatto. E poi l’articolo della Microsoft prosegue: «Le comunità online originate dalle connessioni, come Facebook, sono le più frequentate (25 per cento degli utenti) e le più importanti per i giovani sotto i 20 anni, seguono, con circa il 20 per cento, quelle con attività in comune e condivisione di interessi. La maggior parte degli utenti delle comunità ha un’età tra i 20 e i 40 anni. In questo contesto operano gli influencer». Ecco fatto il ritratto del militante «grillino» tipo. E chi sono gli influencer di Grillo, dove si muovono, dove agiscono? All’inizio sulla rete di Meetup, la piattaforma a pagamento statunitense molto pubblicizzata dalla Casaleggio Associati e dai loro partner statunitensi è praticamente obbligatoria per chi voglia aderire alla rete degli amici di Grillo. Poi su YouTube e Facebook. È qui che si è creata la fortuna del messaggio di Grillo, nell’uso controllato capillarmente dalla Casaleggio Associati di questi mezzi.

E come si inseriscono le componenti individuate da Casaleggio prima e da Microsoft poi (o viceversa?) nella strategia che il gruppo starebbe sperimentando? E quali sono i contenuti e le strategie di un gruppo che non fa mistero di avere un’idea ben precisa di cosa siano e cosa dovrebbero essere la democrazia e la politica? Ci sono due video illuminanti di quale sia l’ideologia che muove Gianroberto Casaleggio e i suoi soci. Il primo, del 2007, attualmente scomparso dal sito aziendale ma ancora rintracciabile sul web, si rivolge all’informazione. Il titolo è inequivocabile: Prometeus – La Rivoluzione dei media. E vediamo il contenuto. «L’Uomo è Dio, è ovunque, è chiunque, conosce ogni cosa. Questo è il nuovo mondo di Prometeus. Tutto è iniziato con la Rivoluzione dei media con internet alla fine del secolo scorso… la Rete include e unifica tutto il contenuto: Google compra Microsoft, Amazon compra Yahoo! diventando così i leader mondiali dell’informazione assieme a Bbc, Cnn e Cctv… La pubblicità è scelta dai creatori di contenuti, dagli stessi autori e diventa informazione, confronto, esperienza. Nel 2020 Lawrence Lessing, l’autore di Cultura Libera diventa ministro della Giustizia degli Stati Uniti e dichiara il copyright illegale. Dispositivi che replicano i cinque sensi sono ormai disponibili nei mondi virtuali. La realtà può essere replicata in Second Life. (…) Nel 2022 Google lancia Prometeus l’interfaccia standard degli Agav. Amazon crea Place, un’azienda che replica la realtà. Puoi andare su Marte, alla battaglia di Waterloo, al SuperBowl di persona. È reale! (…) Nel 2027 Second Life si evolve in Spirit. La vendita di memoria diventa una normale attività commerciale. Nel 2050 Prometeus compra Place e Spirit. La vita è virtuale è il mercato più grande del Pianeta. Prometeus finanzia tutte le missioni spaziali alla ricerca di nuovi mondi per i propri clienti, gli avatar terrestri». No, non è il sequel di Nirvana di Gabriele Salvatores e meno che mai la sceneggiatura di Atto di forza con Arnold Schwarzenegger. Questo è, secondo Casaleggio Associati, un video di «scenario» inserito come messaggio di identità aziendale.

Il secondo video invece parla di politica. Si intitola Gaia, il futuro della politica ed è tuttora ben visibile sulla homepage del sito aziendale. Al contrario del precedente, in inglese ma sottotitolato in italiano, questo è disponibile in inglese e spagnolo. Immagini e plot simili. Si inizia con un pastone che racconta per brevi linee i progressi della comunicazione politica nella storia, accostando con qualche azzardo Savonarola, Gengis Khan, Obama, Beppe Grillo, Hitler, Mussolini, Bill Clinton (ovviamente sulla strategie di innovazione della propaganda più che della comunicazione) e poi, come nel video precedente, si lancia in previsioni future, in cui Google, ancora una volta, diventa il centro della rinascita della democrazia diretta fino a quando, dopo una terza guerra mondiale, la popolazione della Terra si riduce a solo un miliardo di abitanti e alla fine, grazie ovviamente alla Rete, nasce Gaia, il nuovo governo mondiale. E poi: «Ogni essere umano può diventare presidente e controllare il governo attraverso la Rete. In Gaia i partiti, la politica, le ideologie e le religioni scompaiono». Non temete, nel 2054, non prima.

(30 settembre 2010)

 

 

http://www.stefanomontanari.net/sito/images/pdf/grillo_microscopio.pdf

http://sconfinamento.wordpress.com/2009/04/17/beppe-grillo-e-la-mappa-del-suo-potere/

 

http://lombardia.indymedia.org/node/3081

 

http://www.lettera43.it/attualita/19863/chi-e-casaleggio-la-mente-del-movimento-a-5-stelle_breve.htm

 

http://www.reteviola.org/index.php?option=com_blog&view=comments&pid=52

 

http://www.anticasta.org/2011/05/mattia-calise-e-il-pericolo-dietro-al-movimento-5-stelle.html

 

http://osservatoriosovranitanazionale.wordpress.com/tag/casaleggio/

 

http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/4325-grillo-si-presentera-alle-politiche-o-sara-casaleggio-marketing-politica-e-rete.html

 

http://www.youtube.com/watch?v=gk2BW_FV6bQ

 

http://www.youtube.com/watch?v=wv9lVYf4YEE&feature=related

 

http://www.indipendenti.in/articoli-dibattito/item/78-chi-manovra-urlatord-grillo

 

http://outforrhymes.forumfree.it/?t=60987400

http://www.disinformazione.it/beppe_grillo.htm 

 

http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2015-ditemi-che-insieme-ce-la-possiamo-fare.html#comment-242

 

http://files.meetup.com/206764/Casaleggio%20e%20Associati.pdf (o qui in chiaro: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=7329)

 

http://www.giornalettismo.com/archives/15501/casaleggio-grillo-la-premiata-ditta/

 

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/03/14/%C2%ABben-noti-gruppi-imprenditoriali%C2%BB/

 

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=6231

 

http://www.informarmy.com/2011/04/il-club-dei-finti-paladini-della.html
 

http://www.pianetafuturo.it/archives/2156

http://www.meetup.com/Gli-amici-di-Beppe-Grillo-di-Napoli/boards/thread/12466751/0/

http://www.movimentorevolution.it/tag/casaleggio

http://www.modenacinquestelle.it/files/files/spindoctor.pdf

 

 

Google: l'auto senza pilota inizia i test in Nevada

L'auto senza conducente di Google ha ricevuto il via libera definitivo per le prove su strada pubblica nello stato del Nevada.

http://www.motori.it/attualita/13077/google-lauto-senza-pilota-inizia-test-in-nevada.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2012-05-09+Google%3a+l'auto+senza+pilota+inizia+i+test+in+Nevada

 

 

 

Toyota GT86: una sportiva a meno di 30.000 euro

Con la trazione posteriore e un 2.0 aspirato da 200 CV è pensata per chi vuole guidare davvero.

http://www.motori.it/ultimi-arrivi/13104/toyota-gt86-prezzo.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2012-05-11+Toyota+GT86%3a+una+sportiva+a+meno+di+30.000+euro

 

 

Der Spiegel e Times accusano: «L'Italia truccò i conti per entrare nell'euro ma Kohl ignorò gli avvertimenti»

 

L'Italia truccò i conti per entrare nell'euro, Helmut Kohl lo sapeva ma "ignorò gli avvertimenti sul rischio Italia" perché era convinto che la moneta unica fosse "il destino dell'Europa". Der Spiegel ha scagliato il sasso e il Times volentieri lo rilancia. Der Spiegel ha avuto accesso a centinaia di pagine di documenti del governo tedesco del 1997 e 1998 da cui trae la conclusione che l'allora cancelliere Helmut Kohl "era perfettamente informato della situazione di bilancio" italiana e consapevole che "l'Italia non aveva i conti in regola per entrare nell'euro", ma per motivi politici non volle trarne le conseguenze.

  • "Operazione autoinganno", scrive il settimanale tedesco, che rivela i retroscena dell'ingresso italiano nell'euro nel numero in edicola questa settimana, in un servizio di cinque pagine basato sui rapporti dell'ambasciata tedesca a Roma, su note interne dell'esecutivo e su verbali di colloqui avuti dal cancelliere. A decidere sull'ingresso dell'Italia "non furono criteri economici, ma considerazioni politiche", osserva Der Spiegel. "In questo modo – denuncia – si creò il precedente per una decisione sbagliata ancora maggiore presa due anni dopo, l'ingresso nell'euro della Grecia".

La polemica rimbalza sul Times di Londra. Il corrispondente da Berlino David Charter scrive che gli esponenti governativi tedeschi lanciarono numerosi "warning" avvertendo che l'Italia non era pronta a entrare nell'euro. Avvertimenti "ignorati" da Kohl, secondo quanto risulta dalle carte segrete rivelate grazie alla legge sulla libertà dell'informazione.

L'Italia – si legge sul Times - rappresentava un "rischio speciale" per l'euro, fin dal suo inizio nel 1999, poiché "continuava a rifiutarsi di ridurre il suo enorme debito", avvertì un memorandum "profetico" inviato a Kohl nove mesi prima del lancio della moneta unica. Kohl fu avvisato che l'Italia usava trucchi contabili per mostrare sulla carta che faceva progressi, mentre in realtà il suo debito cresceva. Kohl trascurò le allerte e insistette che l'Italia doveva entrare nella prima ondata, dicendo che sentiva "il peso della storia" sulle sue spalle. Il Times riferisce la conclusione dello Spiegel: "I documenti dimostrano quello che finora si supponeva soltanto". "L'Italia non avrebbe mai dovuto essere accettata" nell'eurozona.

All'inizio del 1997, esponenti del ministero delle Finanze tedesco dissero a Kohl che a Roma "importanti misure strutturali di risparmio dei costi venivano quasi completamente omesse per considerazioni di consenso sociale". Il negoziatore capo sull'euro, Horst Koehler, che poi divenne presidente della Germania, mandò a Kohl nel marzo del 1998 uno studio che concludeva che l'Italia non aveva rispettato le condizioni "per una riduzione permanente e sostenibile del deficit e del debito". Kohl replicò che era fiducioso che tutti i governi avrebbero fatto le necessarie riforme strutturali "nei prossimi anni". Joachim Bitterlich, ex consulente di politica estera di Kohl, ha affermato ieri: "Non senza gli italiani, per favore. Era questa la parola d'ordine politica".

In una nota del gennaio 1998, Bitterlich disse che la riduzione del deficit dell'Italia era basata principalmente sull'incerta tassa per l'Europa e su tassi d'interesse insolitamente bassi. Poche settimane dopo, prosegue il Times, esponenti governativi olandesi dissero a Kohl: "Senza misure aggiuntive da parte dell'Italia che diano prova credibile della longevità del consolidamento, l'accettazione dell'Italia nell'eurozona è attualmente inaccettabile". Kohl rispose loro che il governo francese lo aveva avvertito che si sarebbe ritirato se l'Italia fosse stata esclusa.

Poche settimane prima del lancio della moneta unica, si legge ancora sul Times, Stephan Freiherr von Stenglin, attaché finanziario dell'ambasciata tedesca a Roma, mandò un messaggio "drammatico": "Sorge la domanda se un paese con un rapporto di indebitamento estremamente alto non rischi di mettere a rischio il successo dei suoi sforzi di consolidamento, danneggiando di conseguenza non solo se stesso, ma anche l'unione monetaria". Conclude il Times: "Era un altro avvertimento inascoltato da parte del cancelliere tedesco".

 

 

De Tomaso
Sull'orlo del fallimento

Pubblicata il 07/05/2012

 

 

L'avventura della De Tomaso – e della famiglia Rossignolo che voleva farla rivivere – è ormai alle battute conclusive. Ieri l'azienda ha depositato una proposta di concordato preventivo, che, dal punto di vista legal-amministrativo, è il passo immediatamente precedente al fallimento. In base a tale esercizio, la società ormai insolvente propone ai propri creditori rimborsi inferiori ai debiti maturati: se, però, il tribunale non è d'accordo o se i creditori non accettano, si va alla serrata tout court. La mossa segue la messa in liquidazione della De Tomaso, avvenuta appena il 24 aprile.

Era già tutto previsto. Inutile aggiungere che i principali creditori del marchio sono gli stessi 1.200 dipendenti (1.000 in Piemonte e 200 in Toscana), la maggior parte dei quali non riceve lo stipendio da mesi e il cui Tfr (15 milioni di euro in totale) fu ceduto ai Rossignolo dalla Pininfarina (per la parte di Grugliasco). In linea teorica, al trattamento di fine rapporto dovrebbe far fronte l'Inps, ma quando? E quegli stipendi saranno mai pagati? Gli operai tremano per il loro futuro e da settimane sono in presidio permanente di fronte alla fabbrica. Insomma, il disastro che più volte Quattroruote ha paventato, sottolineando in continuazione come fosse evidente la mancanza di un'adeguata consistenza finanziaria, s'è puntualmente verificato.

Sindacati. Ora, com'era da prevedersi, tutti coloro che hanno appoggiato i Rossignolo si chiamano fuori, dopo aver legittimato una sceneggiata che è servita soltanto a portare la situazione allo sfascio. Curioso notare che fra i creditori ci siano anche i sindacati, Fiom in testa, che hanno sempre dato credito alle panzane su fantomatici investitori esotici: l'azienda, infatti, non ha mai versato alle sigle di rappresentanza le quote sindacali trattenute regolarmente dalle buste paga. L'ennesima vergogna in una storia che non fa onore a nessuno e il cui prezzo è pagato soltanto dagl'incolpevoli lavoratori.

Gian Luca Pellegrini

 

 

Toyota Prius
L'auto più venduta al mondo nel primo trimestre

Pubblicata il 07/05/2012 | tag: Toyota, Toyota Prius

Toyota Prius è il modello più venduto al mondo nei primi tre mesi dell'anno.

I dati di vendita delle auto nuove a livello mondiale hanno riservato una grossa sorpresa nel primo trimestre di quest'anno: la Toyota Prius, un modello ibrido dunque, è risultata l'automobile più venduta al mondo, con i 256.000 esemplari immatricolati globalmente, come riportato dal sito focus2move.

Fortissimo in Giappone e USA. Il grande successo della Prius ha radici facilmente individuabili nella campagna di generosi incentivi alle auto più ecologiche varata a gennaio in Giappone, dove peraltro il modello Toyota è da tempo ai vertici delle vendite. L'ampliamento della gamma con l'ingresso di nuove varianti di carrozzeria ha fatto il resto. Anche il contributo del mercato americano è stato rilevante: nel mese di aprile, l'ibrida giapponese ha messo a segno il suo record di vendite classificandosi al quinto posto tra i modelli di maggiore successo.

Più su della Corolla. Alle spalle della Prius troviamo in questa classifica la Toyota Corolla/Auris, inquilina abituale dei piani alti della graduatoria, che nel primo trimestre dell'anno è stata superata di circa 4.200 pezzi. A completare il podio, la Ford Focus, che è stata recentemente lanciata in Corea del Sud e miete successi in Europa e Stati Uniti.

Le prime dieci. Per la cronaca, la top ten mondiale è monopolizzata da Toyota, Ford e Volkswagen, ciascuna con tre modelli in classifica: Prius, Corolla e Camry per la prima, Focus, Fiesta e il pick-up F-Series per la seconda, Golf, Polo e Passat per la terza. Unica portabandiera di GM ai piani alti della classifica è la Chevrolet Cruze, risultata sesta.

Fabio Sciarra

 

 

Torino. La Fiom vince 11 cause contro Fiat

 

Alla lista delle cause vinte dalla Fiom contro la Fiat ne va aggiunta una che vale per undici.



- Redazione- 8 maggio 2012- Ieri mattina la sezione lavoro del Tribunale di Torino ha riconosciuto infatti che ben 11 società controllate dal gruppo hanno tenuto un «comportamento antisindacale» negando di trasferire alle casse della Fiom la «cessione parziale del credito» dovuta mensilmente per il pagamento delle quote associative nel sindacato. 

Si tratta di Ftp Industrial, Fiat Service, Automotive Lighting, Fiat Sepin, Magneti Marelli, Fga Capital, Iveco, Sistemi Sospensioni, Abarth, Powertrain, Sirio e Comau. Tutte si erano rifiutate di «girare» alla Fiom le quote perché quest’ultima non aveva firmato il contratto Fiat (nel frattempo uscita da Confindustria). Ma in tal modo hanno impedito la libera scelta dei singoli lavoratori di sostenere il sindacato di appartenenza. 

La sentenza è particolarmente interessante perché riprende ben quattro pronunce della Cassazione sullo stesso tema (e per sindacati molto meno imponenti, come quelli di base), chiarendo che quella «cessione di credito» è un atto tra privati che non può essere impedito da chicchessia. Tanto più che non si tratta di una «cessione in pagamento di un prestito» – per acquistare un’auto, per esempio. Né c’è pericolo che possa essere avvicinata quella soglia-limite del 20% (la famosa «cessione del quinto»), che la legge pone a difesa delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti. 

Nemmeno il referendum del 1995 può impedire la «cessione» per le quote, perché il quesito allora approvato era finalizzato a impedire che la «trattenuta» fosse prorogata a vita (a favore del sindacato), anche quando il lavoratore aveva mancato di rinnovare l’iscrizione. Proprio la Fiom è l’unica organizzazione ad aver condotto una revisione completa del tesseramento, in modo da evitare le iscrizioni dimenticate o «a propria insaputa». 

Nè il giudice ha preso in considerazione le doglianze degli avvocati Fiat sull’«eccessiva onerosità» di questa intermediazione per il datore di lavoro. Anzi, proprio le lettere inviate dalle società alla Fiom sono diventate «prove» della condotta antisindacale. Lì infatti non veniva nemmeno menzionata la questione dei «costi per il datore di lavoro» – risibile, visto che le trattenute vengono già effettuate in automatico per gli iscritti a tutti gli altri sindacati – ma solo presunti vincoli stabiliti in una legge del 1950 e, appunto, la mancata firma del contratto 2011; quello in cui il «modello Pomigliano» diventa «legge» per tutti gli stabilimenti Fiat. 

Il giudice ha pertanto ordinato alle undici società del Lingotto di riprendere immediatamente a operare le trattenute e a girarle alla Fiom. La quale – nel prendere ovviamente atto con soddisfazione della sentenza – ha scelto anche di rinunciare agli arretrati.

«Questa decisione – sopiega Giorgio Airaudo, segretario nazionale con delega per l’auto – riguarda oltre 3.000 iscritti alla Fiom, che ha da poco concluso la verifica delle iscrizioni; sono insomma, lavoratori che hanno appena confermato la loro adesione».

«Abbiamo voluto evitare che la Fiat potesse fare una ritorsione nei confronti di lavoratori che già prendono molto meno a causa della cassa integrazione a singhiozzo cui sono sottoposti molti stabilimenti. Non era il caso che gli arrivasse, in unica soluzione, il conto delle trattenute arretrate per la tessera».

 

 

 

Caso Telecom-Luciani
Spunta il nome di Agrusti

Ipotesi di una difesa del manager in Brasile a tutela del business di Onda. Ma il presidente di Unindustria: «A qualcuno diamo fastidio, pronto a querelare»

 

PORDENONE. Spunta il nome del presidente di Unindustria Pordenone e fondatore di Onda Communication Michelangelo Agrusti nel caso dell’estromissione di Luca Luciani dal vertice operativo di Tim Brasil, società controllata da Telecom. E’ stato lui, secondo quanto riporta Giovanni Pons su la Repubblica, a tirare «i fili della difesa estrema di Luciani, volato in quei giorni in Brasile per coordinare meglio la manovra».

Il manager Luca Luciani è stato defenestrato da tutti gli incarichi in Telecom dopo che Franco Bernabè ha letto i 14 faldoni dell’inchiesta condotta dal pm Albredo Robledo sulle truffe delle sim card, avvenuta a Milano tra il 2006 e il 2008. «Ciò che preoccupa di più alcuni consiglieri Telecom – scrive Pons – è la difesa di Luciani che uomini collegati in diverso modo all’azionista Generali hanno organizzato per cercare di evitare la traumatica uscita». Ha cominciato Carmelo Furci, plenipotenziario di Generali in Brasile; quindi Mauro Sentinelli, consigliere Telecom ed ex presidente di Onda communication indicato da Generali. Poi Aldo Minucci, vicepresidente con delega all’Audit, ex alto dirigente di Generali e ora presidente dell’Ania.

La «difesa estrema» di Luca Luciani viene attribuita a Michelangelo Agrusti, fratello di Raffaele, attuale direttore generale di Generali. L’imprenditore al vertice di Unindustria dà vita nel 2003 a Roveredo in Piano a Onda Communication, operante nelle telecomunicazioni e specificatamente nel mercato del “Mobile Broadband” e leader nelle soluzioni di trasmissione dati e voce (principalmente telefoni cellulari e chiavette internet Usb che da anni fornisce a Telecom). Da questa esperienza, nel 2009, è nata anche “Onda do Brasil”. Nel mirino dei revisori interni della Telecom, riporta la Repubblica, sono finiti consistenti acquisti di materiale fornito da Onda: «100 mila terminali modello TQ 150 al prezzo di 102 euro a pezzo andati quasi tutti invenduti, con una perdita per l’azienda quantificabile in 7/8 milioni, oltre a 300 mila chiavette Usb a 30 euro l’uno, quando in magazzino ne giacevano ancora 400 mila». Si tratta di cellulari e chiavette prodotti dalla cinese Zte, «rappresentata direttamente da Agrusti in Brasile».

Da Valencia, dove sta partecipando ad una convention di Telecom, il presidente di Unindustria ha replicato: «Onda è un’azienda commerciale e non interferisce su cose che non la riguardano. In Brasile siamo per vendere prodotti e non per partecipare alla difesa di aziende di altri». Con Luciani l’amicizia «è di lunga data. E l’amicizia è un valore assoluto che nulla ha a che fare con il business».

Alle “ombre” che si addensano sui contratti brasiliani di Onda, Agrusti ribatte: «Onda è un’azienda da dieci anni all’avanguardia nelle tecnologie di accesso alla banda larga mobile e si è guadagnata il mercato vincendo tutte le gare a cui ha partecipato, avendo come concorrenti esclusivamente competitori cinesi. In Sudamerica andiamo a vendere, non a difendere manager».

Ma perché, allora, Onda è finita nel mirino dei revisori Telecom? «Evidentemente a qualcuno diamo fastidio», taglia corto Agrusti promettendo querele: «Il mercato è crudele e ristretto e qualcuno vuole attribuire la leadership di Onda ai rapporti piuttosto che alla ricerca e al successo».

 

 

 

Il giornalista Longo denuncia Mario Monti per “istigazione al suicidio” ed altri reati

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Il giornalista Domenico Longo, editore del periodico l’Altra Voce, Benevento, una denuncia querela del noto giornalista Domenico Longo, editore del periodico L’Altra Voce, è stato presentato, al Procuratore della Repubblica di Benevento, "per alto tradimento, truffa, abuso di ruolo preminente, resa in schiavitù, istigazione al suicidio e/o per gli altri reati, che la S. V. Ill.ma – è detto nella denuncia – vorrà ravvisare nei comportamenti e negli atti del prof. Mario Monti, nelle Sue funzioni di Presidente del Consiglio dei Ministri e nei comportamenti ed atti degli altri Componenti dell’Esecutivo Nazionale."

E' accaduto a Benevento, lo si apprende da Abruzzopress di Marino Solfanelli, Chieti,

La ben articolata “denuncia querela”, recita:

"Premesso: che all’atto dell’emissione del denaro a cura della Banca Centrale Europea, la stessa lo addebita per l’intero suo ammontare, attraverso la formula del prestito, al Governo italiano e di conseguenza al popolo italiano; che a prescindere dalle cause dell’emissione, siano cioè esse legate a richieste dei Governi p.t. o ad esigenze dei mercati finanziari interni, la Banca che emette genera in ogni caso debito con la mera emissione di banconote a danno del popolo italiano; che tale debito è assolutamente inestinguibile se non attraverso la restituzione di tutto il volume monetario circolante ed esistente sul territorio nazionale; che tale volume circolante rappresenta il debito pubblico, attualmente ammontante a circa duemila miliardi di euro, che rappresentano circa un quarto dell’insieme del valore stimato di tutti i cespiti privati nazionali; che su tale debito gravano annualmente interessi passivi (ultimamente di circa ottanta miliardi di euro) fatti gravare sul popolo italiano attraverso le imposizioni fiscali; che tali interessi drenano annualmente denaro dal territorio nazionale pari al loro intero ammontare; che alla lunga tale pratica genera rarità monetaria con conseguente penalizzazione di tutto il comparto produttivo, al punto da rendersi necessaria la richiesta di nuove emissioni (in prestito) di denaro; che ad ogni emissione (alla predetta condizione del prestito) il debito pubblico aumenta nel suo ammontare e con esso cresce la quota degli interessi passivi annui; che il debito pubblico, dunque, può solo aumentare (e questa, nel tempo, rappresenta una costante verificabile) ma non può essere estinto pena la totale paralisi dell’economia nazionale.

Tanto premesso si invita la S. V. Ill.ma a promuovere un’indagine capace di accertare la veridicità di quanto esposto in premessa; ma più in particolare con la presente denuncia querela si domanda di indagare sull’operato del prof. Mario Monti nelle Sue funzioni di Capo del Governo italiano, esperto finanziere ed uomo legato ai massimi vertici bancari internazionali, il quale, da Presidente del Consiglio dei Ministri continua ad asserire di volere e di poter sanare il debito pubblico ed in forza di tale mendace assunto ha messo in atto una politica fiscale vessatoria ai danni del popolo italiano, con l’introduzione di condizioni che di fatto salassano le famiglie, soprattutto quelle a più basso reddito, la cui potenziale capacità reddituale già in passato ed in moltissimi casi non consentiva la dignitosa sopravvivenza come garantita dalla nostra Carta Costituzionale a mente dell’art. 36, tanto da aver indotto migliaia di operatori commerciali e di imprenditori a scegliere come soluzione estrema la via del suicidio. Il prof. Monti, peraltro, è ritenuto esperto in economia e finanza e dunque, anche in forza dei ruoli che ha ricoperto nel recente passato, ciò è assolutamente credibile. Non si capisce, tuttavia, come possa ritenere Egli di poter sanare il bilancio dello Stato senza minimamente accennare alla necessità di voler correggere il truffaldino sistema di emissione monetaria attuato dagli Istituti privati preposti a ciò. Né appaiono comprensibili le ragioni per le quali lo Stato abbia rinunciato alla propria sovranità monetaria affidandosi per l’espletamento di tale “particolare compito” a delle Società di Capitali, private.

Ad una attenta verifica dei bilanci redatti dalla Banca D’Italia (Società privata partecipante al capitale della BCE nella misura del 14,70% e che funge da filiale della stessa BCE nei rapporti con l’Italia – rigorosamente privata -), inoltre, è emerso che la stessa impunemente li tarocca (li falsifica) inverando il valore del denaro all’atto dell’emissione, con la scrittura contabile dello stesso denaro nel prospetto delle passività del proprio bilancio, al valore nominale. Il denaro assume valore solo nella fase della circolazione perché in tale fase diviene elemento che misura e riscatta beni e ciò per mera convenzione sociale. A nessuna azienda è consentito di scrivere nelle poste passive del proprio bilancio merci o beni prodotti al valore di vendita ma, in tale prospetto, le è dovuto scrivere solo la sommatoria dei costi legati alla produzione dei beni. Si sottolinea che per produrre una banconota vengono impiegati pochi centesimi e che essa non è garantita più da oro o da altro tipo di beni capaci di giustificarne il valore all’atto dell’emissione. Unitamente al prof. Monti voglia la S. V. Ill.ma verificare l’eventuale collaborazione per un medesimo disegno criminoso da parte degli altri componenti dell’attuale Governo italiano anche alla luce del fatto che quasi tutti i predetti componenti sono legati (come si può evincere dalla successiva scheda) a gruppi bancari o finanziari di grosso rilievo internazionale o nazionale, che hanno in pochi anni generato miseria in tre quarti d’Europa, gettando nella disperazione milioni di famiglie ed aziende col chiaro intento di sottrarre loro i beni privati di proprietà: prova migliore n’è rappresentata dal fatto che tutti gli Stati dell’Eurozona risultano inesorabilmente indebitati a prescindere dalle loro capacità e potenzialità produttive. Miglior sorte non è toccata ai Paesi del dollaro zona, il cui sistema di emissione è identico al nostro.


Alla denuncia, segue una breve "SCHEDA DEI COMPONENTI DEL GOVERNO ITALIANO"

Mario Monti -" Presidente del Consiglio; Economia e Finanza ad interim: Dal 2010 è presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse e di orientamento “neoliberista” fonda-to nel 1973 da David Rockefeller. È membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg (chiacchie\rato gruppo di affaristi) i cui rapporti ed incontri sono altamente segretati, ragion per cui detti incontri vengono valutati come veri e propri complotti. Dal 2005 è international advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute, presieduto dalla economista statunitense Abby Joseph Cohen. È advisor della Coca Cola Company.,"

Corrado Passera -" Sviluppo Economico: amministratore delegato di Banca Intesa, artefice dell'integrazione tra Banca Intesa e Sanpaolo IMI, che diedero vita ad Intesa Sanpaolo;"

Piero Gnudi - "Ministro senza portafogli: Consigliere di Amministrazione di Unicredito Italiano. È stato Presidente di IRI ed ENEL. Promotore del sistema delle privatizzazioni col Governo Prodi. Attualmente collaboratore di Unicredito italiano, Astaldi, Enichem, Stet, Merloni, Ferrè, Beghelli, Irce, Ferrero, Marino Golinelli, Dalmazia Trieste srl."

Fabrizio Barca - "Ministro senza portafogli per la Coesione territoriale: Direttore di Area nel Servizio Studi della Banca d'Italia S.P.A., già Capo del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione, poi al Tesoro con Carlo Azeglio Ciampi, dove ha diretto il dipartimento per le politiche territoriali di sviluppo."

Piero Giarda – ""Rapporti con il Parlamento: socio di "ASTRID" e dell'Aspen Institute".

Francesco Profumo – "Istruzione Università e Ricerca: Già membro del Consiglio di Amministra-zione di Reply, di Fidia SpA, Unicredit Private Bank, il 12 aprile 2011 è stato nominato membro del Consiglio d’Amministr. di Telecom Italia e ha svolto ruolo di Consigliere per Il Sole 24 Ore e per Pirelli."

Paola Severino di Benedetto – "Giustizia: Ha difeso, tra gli altri, Romano Prodi nel processo sulla vendita della Cirio; il legale della Fininvest Giovanni Acampora nel processo Imi-Sir; Francesco Gaetano Caltagirone nell'inchiesta di Perugia su Enimont; Cesare Geronzi per il crac della Cirio. Ha lavorato nello studio di Giovanni Maria Flick prima che questi fosse nominato Guardasigilli del governo "

"Di Benedetto, marito della Severino, è l'ex funzionario che diventò commissario Consob.di Paolo Di Benedetto si sapeva solo che era amministratore delegato della società di gestione dei fondi di investimento delle Poste. Di Benedetto è dal marzo 2000 amministratore delegato di BancoPosta Fondi Sgr. Lo ha nominato l'ex amministratore delegato delle Poste, Corrado Passera."

Elsa Fornero – "Lavoro, Politiche Sociali, Pari Opportunità: Vicepresidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo. Vicepresidente della Compagnia di San Paolo. Membro della commissione di esperti valutatori presso la World Bank (2003-4). Sposata all’economista Mario Deaglio Presidente del Consiglio d’Amministrazione di Consel SpA, società finanziaria con sede a Torino, del Gruppo Banca Sella e partecipata da Alleanza Toro; fratello di Enrico Deaglio di “lotta Continua”.

Conclude il gironalista Longo, dopo avere ricordato i percorsi dei membri del governo, "Con la presente denuncia, dunque, il sottoscritto ribadisce la propria volontà di presentare, come di fatto presenta,"

 

 

F1: Schumacher contro le gomme Pirelli

Secondo Schumacher le Pirelli non consentono ai piloti di sfruttare al meglio le monoposto.

http://www.motori.it/motorsport/13111/f1-schumacher-vs-pirelli.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2012-05-11+F1%3a+Schumacher+contro+le+gomme+Pirelli

 

Ferrari: utili e vendite in crescita nel 2012

Anche in mezzo alla crisi globale che penalizza quasi tutti i costruttori, la Ferrari ottiene numeri positivi per quanto riguarda vendite e ricavi.

http://www.motori.it/mercato/13109/ferrari-utili-e-vendite-in-crescita-nel-2012.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2012-05-11+Ferrari%3a+utili+e+vendite+in+crescita+nel+2012

 

 

Toyota GT86

(98 immagini)

http://www.motori.it/gallerie/5297/toyota-gt86.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2012-05-11+Toyota+GT86

 

 

 

Parcheggio strisce blu: mai senza strisce bianche

Una delibera del Ministero dei Trasporti ribadisce che nelle vicinanze di parcheggi delimitati da strisce blu devono esserci aree di sosta gratuite.

http://www.motori.it/attualita/13098/parcheggio-strisce-blu-mai-zenza-strisce-bianche.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2012-05-11+Parcheggio+strisce+blu%3a+mai+senza+strisce+bianche

 

 

 

 

Da Tesla un sistema di accumulo dell'energia solare

Tesla Motors e Solar City studiano come ricaricare con il sole le batterie.

http://www.motori.it/ecoauto/13001/tesla-sistema-di-accumulo-energia-solare.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2012-05-01+Da+Tesla+un+sistema+di+accumulo+dell'energia+solare

 

 

 

 

TELECOM ITALIA: TELCO RETTIFICA LA PARTECIPAZIONE PER 901 MILIONI

 

09:18 04 MAG 2012

Il 3 maggio 2012 il Consiglio di Amministrazione di Telco (socio di riferimento di Telecom Italia con il 22,4% del capitale sociale) preso atto delle dimissioni del Sig. Mario Martin, consigliere designato dal socio Telefonica, ha cooptato la Sig.ra Natalia Sainz Stuyck. Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre approvato una situazione patrimoniale al 31 gennaio 2012 che chiude con una perdita nei nove mesi di Euro 1.001 milioni, dopo una rettifica di valore della partecipazione in Telecom Italia di complessivi Euro 901 milioni. A valle di tale rettifica il valore di carico della partecipazione in Telecom Italia ammonta ad Euro 4.505 milioni, corrispondente ad Euro 1,5 per ciascuna azione ordinaria Telecom Italia. La rettifica riflette una valutazione condotta da una banca di investimento internazionale di primario standing che ha rilasciato una fairness opinion sulla congruita' del valore di carico.Inoltre, a seguito di confronti gia' avviati con i soci ed il sistema bancario, il Consiglio ha approvato un'operazione di rifinanziamento dei bond (Euro 1,3 miliardi gia' sottoscritti pro-quota dai soci) e dei debiti verso il sistema bancario (Euro 2,1 miliardi), entrambi in scadenza tra maggio e ottobre prossimi. Piu' in particolare l'operazione, in fase di perfezionamento, prevede: - un aumento di capitale di complessivi Euro 600 milioni e l'emissione di un nuovo prestito obbligazionario nell'ordine di Euro 1.750 milioni, entrambi destinati ad essere sottoscritti pro-quota dai soci sulla base delle rispettive partecipazioni al capitale; - una nuova linea bancaria in pool nell'ordine di Euro 1.050 milioni.

 

 

Il controllo di Telecom pagato a caro prezzo: 10 miliardi in cinque anni

Telco svaluta ancora il 22,5%. Per Telefónica, Generali, Mediobanca e Intesa nuovo impegno da 2,3 miliardi

di Gian Maria De Francesco - 04 maggio 2012, 08:44

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Come si possono sintetizzare i cinque anni «italo-spagnoli» di Telecom? Ricorrendo ai numeri. Il passaggio del controllo da Olimpia a Telco nel 2007 è stato pagato da Telefonica 4,1 miliardi, altri 230 milioni sono serviti per stabilizzare la compagine nell’immediato dopo-acquisizione e altri 2,6 miliardi sono stati impegnati nel 2010 per sistemare l’indebitamento della scatola di controllo.

 

Ieri, infine, il debito è stato nuovamente risistemato con un impegno maggiore dei quattro soci (Telefonica, Generali, Intesa e Mediobanca) di un miliardo. E i dividendi? Praticamente l’esposizione debitoria di Telco li ha mangiati tutti al ritmo di 130-140 milioni all’anno
Un primo conto, perciò, è possibile realizzarlo. In questo quinquennio la «presa» su Telecom ha costretto i soci a movimentare circa 8,5 miliardi di euro ai quali però non è corrisposto un adeguato ritorno in termini di investimento. Il calcolo non comprende la partecipazione iniziale all’impresa di Mediobanca e Generali che conferirono alla holding le quote già detenute in Telecom e che comunque comportarono in diverse epoche un esborso complessivo superiore al miliardo.
Per comprendere meglio le dinamiche finanziarie, è necessario partire dall’ultimo atto, cioè dal cda di Telco svoltosi ieri. La società ha registrato nei primi nove mesi dell’esercizio 2011-2012 terminati il 31 gennaio una perdita di un miliardo perché ha deciso di svalutare nuovamente la sua quota a un prezzo unitario di Telecom di 1,5 euro da 1,8 con una perdita di 900 milioni (ieri a Piazza Affari il titolo ha chiuso in rialzo del 2,16% a 0,6495 euro). Nel bilancio di Telco quel 22,5% dell’operatore tlc vale 4,5 miliardi e ne rappresenta il patrimonio. Ma come spiega Mediobanca (11,2% di Telco) nella sua semestrale «ai corsi di Borsa (2,55 miliardi; ndr)il valore contabile del patrimonio Telco sarebbe nullo».
Ebbene sì perché a fronte di quella quota fino a ieri vi era un esposizione nominale di 3,4 miliardi dei quali 2,1 miliardi verso le banche (1,2 miliardi con Unicredit, 600 milioni con Mps e 260 milioni con Ge Capital tutti in scadenza quest’anno) e 1,3 miliardi di un bond sottoscritto dai 4 soci nel 2010. Quest’ultimo sarà rimborsato integralmente e sostituito da uno nuovo da 1,75 miliardi. Ai quali si aggiungerà un aumento di capitale da 600 milioni. Entrambi pro quota. Il che significa che Telefónica (46,2%) dovrà tirar fuori 1,1 miliardi, Generali (30,5%) 719 milioni e Intesa e Mediobanca 263 milioni a testa. Che al netto del rimborso del bond si traduce in un maggiore impegno complessivo per un miliardo. Al quale si accompagnerà un finanziamento bancario in pool (Unicredit, Mediobanca, Intesa, Hsbc e SocGen) da 1,05 miliardi, la metà di quello precedente ma sicuramente a un tasso sostenibile. Il presidente di Telecom, Franco Bernabé, ha tagliato la cedola per riportare il debito sotto quota 30 miliardi.
L’azionariato dell’operatore tlc continuerà a essere stabile, pur con qualche contraddizione. Il socio industriale Telefónica vedrà contenuto il suo spazio di manovra e i soci finanziari come Generali continueranno a essere esposti al rischio-svalutazioni come quella da 628,6 milioni effettuata nel 2011 che ha inciso sul taglio del dividendo del Leone

 

 

Dossier Telecom, la Cassazione dà torto ai pm

MILANO—Sui «dossier illegali » Telecom-Pirelli, stabilisce ora la Cassazione, nel 2010 aveva torto la Procura e ragione la giudice Mariolina Panasiti: i dossier prodotti nel 2001/2005 dalla Security di Giuliano Tavaroli, con gli 007 privati Cipriani e Bernardini, per la Suprema Corte erano «tutti volti a tutelare interessi effettivi, quand’anche potenziali, delle due società. Vale anche per le operazioni relative alla persona del presidente Tronchetti, perché proteggevano interessi aziendali attraverso la tutela della sua sicurezza fisica e della sua immagine pubblica»: capitolo in cui la Cassazione iscrive «ad esempio le operazioni dettate dalla personale acrimonia del presidente; il giornalista Mucchetti, vicedirettore del Corriere; la sindaco Casiraghi, sospettata di scarsa fedeltà agli interessi delmanagement; le attività lobbistiche della consulente Fancello ». La «meticolosa motivazione » rende la sentenza Panasiti «persuasiva soprattutto nelle parti in cui precisa come la sostanziale illiceità» dei dossier «corrispondesse a precise scelte aziendali, cui è difficile considerare estranei i vertici». La Cassazione lo scrive ieri nel motivare in 76 pagine perché il 20 settembre 2011 respinse il ricorso di Procura e società contro il proscioglimento di Cipriani dall’appropriazione indebita di 20 milioni di compensi di Telecom e Pirelli, deciso nel 2010 da Panasiti oltre a 16 patteggiamenti, 12 rinvii a giudizio e l’assoluzione del commercialista Gualtieri. La Cassazione censura gli «accenti di non pertinente polemica» dei pm contro le «valutazioni di inaffidabilità» fatte dalla giudice, in base a «dati di sicuro peso e difficilmente contestabili », «sui modesti coefficienti di credibilità» delle «elusive dichiarazioni » rese «dal presidente Tronchetti allorché assume in buona sostanza di aver ignorato le attività della Security». E neanche è vero, come sostenuto dai pm, che l’eventuale «estensione dell’iniziativa penale nei confronti di un presidente, supposto complice silente, non varrebbe certo a determinare l’impunità dei coimputati di appropriazione indebita »: per la Cassazione questa tesi del pm «è infondata perché l’ipotesi del coinvolgimento penale del presidente Tronchetti, dando origine a un suo conflitto di interessi, implicherebbe l’attribuzione del diverso reato di infedeltà patrimoniale».

 

 

Ecco il risiko dei media Telecom vuol vendere Mentana e la Gruber

Testa a testa Cairo-De Benedetti per l’acquisto di La7. Partita da 500 milioni, mercoledì si decide

di Maurizio Caverzan - 06 maggio 2012, 08:50

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L’appuntamento è per mercoledì. Riunione del Cda di Telecom Italia Media, editore di La7 e Mtv. E inizio dello show. No, non quello con Fazio e Saviano, in onda tra una settimana.

 

Roba seria. Stanca di aprire la cassaforte tutti gli anni per colmare il passivo, Mediobanca ha suonato il gong: vendere. Vendere i gioiellini tv del gruppo Telecom. Resta da decidere se il 100 per cento, come vorrebbe il presidente Franco Bernabè. Oppure una quota maggioritaria. In tutti i casi, Telecom vorrebbe mantenere la proprietà delle frequenze e delle torri per la trasmissione del segnale, da affittare al futuro proprietario. Che dovrebbe essere uno tra questi: Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Espresso o Urbano Cairo, gran capo di Cairo Communication e già concessionario di Telecom Italia Media. Più defilati Tarak Ben Ammar, imprenditore franco tunisino vicino a Mediaset, e Hamad bin Khalifa Al Thani, emiro del Qatar e fondatore di Al Jazeera. Ultimo degli outsider, non si esclude l’interessamento di Diego Della Valle, uscito dal Patto di sindacato di Rcs e in rotta di collisione con Mediobanca. In questo caso l’operazione sarebbe assai complessa.
L’esborso necessario per acquisire la totalità degli asset di La7 e Mtv, impianti di trasmissione compresi, è di circa 530 milioni, tra valutazione di Borsa e debito finanziario consolidato. Proprio Mediobanca, insieme con Generali, entrambi soci Telecom, spingono per la vendita del giocattolino dispendioso. La crisi morde e il passivo cresce: meglio puntare sul business industriale, liberandosi delle grane editoriali, fonti di cospicue perdite. Ovvio che i vertici di Telecom non siano entusiasti dell’operazione. Voci incontrollate riferiscono anche di un Giovanni Stella, ad di TI Media, in uscita verso la Rai. Ma nella Tv di Stato difficilmente «er Canaro» avrebbe la libertà di manovra di cui ha goduto a La7. E il direttore Paolo Ruffini? Chi l’ha visto l’ha trovato piuttosto pensieroso. Tutti potrebbero rimanere solo se Telecom conservasse una consistente quota di azioni. Altrimenti intoneranno anche loro con Fazio e Saviano Quello che non ho (più).
La voce della vendita della rete di Mentana e Lerner circola da oltre un anno, nel corso del quale, di volta in volta, sono andati in onda Rupert Murdoch, Ben Hammar, Cairo. Immancabilmente il titolo schizzava in Borsa. Altrettanto immancabilmente arrivavano le smentite. Un paio di giorni fa, nel corso di un festival su tv e nuovi media a Dogliani, dov’è di casa, De Benedetti è uscito allo scoperto. «Un anno fa ero sinceramente interessato a comprare La7, ma Bernabè si divertiva troppo con il suo giocattolo anche se doveva seguire la telefonia. Oggi credo che dovrà venderla a causa della durezza della crisi, ma sarà lui a dovere pregare me», ha sottolineato senza giri di parole l’Ingegnere. «Io non ho ancora maturato un’idea, nel contesto della crisi attuale, pubblicitaria ma anche televisiva». Mentre De Benedetti condiva la sua esternazione con l’elogio di Mentana («un telegiornalista straordinario, il più bravo che c’è»), Giovanni Minoli, presente al dibattito, la commentava parlando di «inizio di trattativa».
Forte del buon lavoro della sua concessionaria di pubblicità (+32,1% nel 2011 e +31% nel primo trimestre 2012), il contendente più accreditato dell’editore di Repubblica è Cairo. Il patròn del Torino calcio entrerebbe con una cordata di investitori stranieri interessati al business televisivo. La partita è solo all’inizio e ci vorrà tempo per capire come andrà a finire. È ancora possibile che non se ne faccia nulla. Una volta comprata, una televisione bisogna anche gestirla, riempiendo il palinsesto 365 giorni all’anno per 24 ore al giorno. La7 di oggi non ha più lo smalto del 2011. Per contro, è più abbordabile e costa meno.

Inoltre, è cambiato sia lo scenario politico che quello televisivo. Oggi i canali sono un’infinità, presto sarà indetta l’asta per le nuove frequenze e si affacceranno nuovi soggetti editoriali. Parlare di «terzo polo» ha sempre meno senso. Solo Michele Santoro era in trattativa con Giovanni Stella allora come adesso. La Rai, invece, è più debole e più immobile, in attesa di sviluppi che possono arrivare da Monti o dal mercato. All’orizzonte si stagliano le elezioni. La7 in mano a De Benedetti peserebbe in un modo, in mano a Cairo in un altro.
Buona visione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

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La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

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