GLI ERRORI DI VALUTAZIONE SU EDOARDO AGNELLI CHE NESSUNO TUTELA

 

 

 

GIORGIO LEVI

Due o tre cose di Lapo

 

Ho conosciuto Lapo Elkann che era ancora un ragazzino. Strano come adesso, ma più bambino. Se ne stava seduto tutto compunto nell’ufficio del caporedattore della Stampa in via Marenco. Quando la sera tardi si faceva il giro dei capi per far visionare le pagine, prima di mandarle in stampa, ognuno di noi portava il proprio compitino alla firma finale. Entro in quell’ufficio e seduto c’è ‘sto ragazzino che appena mi vede si alza, mi dà la mano, fa una specie d’inchino con la testa rossiccia e dice: “Piacere signore, sono Lapo Elkann, mi spiace se la disturbo proprio a quest’ora”. A me? Che sono un contratto a termine? E’ strano il ragazzo, penso. Poi Lapo si mette di fianco al caporedattore, che è tutto un miele, e osserva le mie pagine. Bene, bene, bene fa il capo. Mi restituisce le pagine: puoi andare, neanche una riga con la matita rossa. Urca. Vorrei che Lapo fosse qui tutte le sere. Il giovane Elkann mi accompagna alla porta: “Complimenti, è stato un piacere”. Il figlio del padrone non sarà andato alla catena di montaggio, ma le buone maniere le ha imparate. E poi, non so definire bene come, è così simile a suo nonno l’Avvocato.

L’ho rivisto poi varie volte, anche fuori dal giornale. A qualche incontro, manifestazioni, dibattiti. Ma una ricordo meglio delle altre. Al rettorato di via Po c’è un incontro tra gli studenti e quel genio dell’economia che è Moretti Polegato (scarpe Geox), uno che l’avessero fatto ministro dell’industria ci saremmo risparmiati un sacco di figuracce. Sono lì per intervistarlo, vicino a me c’è un posto libero, arriva Lapo e si siede. Ma come sono queste Geox? Buone, gli dico. Ne sto indossando un paio e gliele faccio vedere. Quando mi apparto con Moretti Polegato gli chiedo che cosa è venuto a fare a Torino. E lui mi risponde: voglio parlare con Lapo Elkann, quel ragazzo è un genio.

Sono in redazione la notte che Lapo finisce male la sua serata con il travestito. E’ un casino. Vedo i capi che parlano sottovoce, non capisco che cosa sia successo. Poi un po’ alla volta viene fuori la storia. Lapo fa tutto quel bordello a duecento metri dall’edificio del giornale. Mi sono domandato: perchè proprio lì, in quel monolocale al pianterreno, che giri l’angolo e vedi le finestre della redazione? Con tutto il posto per infrattarsi nel lusso che c’è a Torino?

Un po’ alla volta ci sono arrivato. Esattamente quando l’immagine di Lapo comincia a sovrapporsi a quella di Edoardo Agnelli, suo zio. Il fratello di sua madre Margherita, ufficialmente suicida, ma con una meccanica mai chiarita. E poi sotterrata con lui. Edoardo e Lapo sono i due Agnelli rifiutati. Molto differenti l’uno dall’altro, Edoardo non era affatto un uomo geniale, ma entrambi mostrano di essere fuori dagli schemi. Uno perché estroverso e con idee balzane, l’altro perché debole di carattere (come sosteneva suo padre l’Avvocato), uno che meditava in India e che si fece beccare con la droga a Malindi, dove stava nelle tasche di tutti i riccastri italiani, ma in quelle di Edoardo faceva più rumore. Ma sia Edoardo che Lapo si sentivano parte di quella famiglia che li respingeva. Edoardo tornava sempre dal padre che non gli parlava, Lapo si scopa un travestito a due passi dalla casa di suo fratello, quello stesso giornale dove lui aveva cercato d’imparare un mestiere.

Entrambi sono stati tagliati fuori. Dalla Fiat, dalla Juventus, dalla famiglia. E soprattutto lasciati soli. Con le tasche piene di quattrini e lo coca a portata di mano. Edoardo non ha retto, quel carattere troppo disincantato dalle trame famigliari ha finito per ucciderlo. Per Lapo ci sono di mezzo i litigi furiosi tra la madre (che oggi ha 61 anni) e tutti gli Elkann per l’eredità dell’Avvocato. Marchionne, che si fa dare dagli Elkann un passaggio, per portarsi in Svizzera un pezzo d’America e tutto il resto conta zero. Poi c’è il padre di Lapo, Alain lo scrittore, divorziato da Margherita moltissimi anni fa, una persona perbene, ma avrà capito suo figlio?

C’è infine da ricordare che l’idea del rilancio della Fiat 500 è stata di Lapo.  Lui il primo a parlarne, e qualcuno sorrideva come se fosse la battuta dello scemo del villaggio. La 500, dopo quasi 10 anni, resta a tutt’oggi l’auto Fiat più venduta, il modello che ha rilanciato l’azienda. Di John, ma non di Lapo.