E' mia intenzione conoscere il Vs parere sulla mia
disponibilità a
raccogliere delle deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in
Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a
conoscerci :
NEI LINK DI SERVIZIO TROVI UNA BANCA DATI
DEGLI ARTICOLI PIU' INTERESSANTI, SECONDO MARCO BAVA, TRATTI DA
DAGOSPIA
LA
FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse
variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che
lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona
volonta' !
Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
E' PIU' DIFFICILE SAPER
PERDERE CHE VINCERE ....
Ciascun uomo vale in funzione delle
proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
Vorrei ricordare gli uomini piu'
per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA MA SI
DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO
L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE
L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA
DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO
TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2
VOLTE.
LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E
QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA', QUANDO TI DICONO
L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE E' PERCHE' TI
VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA
DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
la vita eterna non puo' che esistere in
quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove
finalizzate alla morte per la vita eterna.
SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE
UNA STRADA.
QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI
PASSA AI LUOGHI COMUNI.
L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA
SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA
IL FUTURO.(24.12.09)
L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE
ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO
AD IDROGENO (12.02.10)
BERLUSCONI FA LE
PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
GESU' COME FU'
TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA
UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per
l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
I POTERI FORTI
DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI PER CHI LI RICONOSCE COME
TALI. SE NON LI SI
RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
L'ostensione della Sacra Sindone non
puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' ,
ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello
passi per la cruna di un ago ..."
sapere x capire (15.10.11)
la patrimoniale e' una 3^ tassazione
(redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'.
15.06.09
DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI,
ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA
(24.06.09)
VUOI SCRIVERE QUELLO CHE PENSI su
quello che leggi in questo sito online ?
<!-- <EdIndex> -->
Archivio personale online di
Marco BAVA
OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione
per un nuovo modello di
sviluppo
LA PIÙ GRANDE STATUA
DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ
Marco Bava: perseverante autodidatta con coraggio
e fantasia , decisionista responsabile, antimarchionne, antiberlusconi,
antichiamparino, antifassino, aticolaninno.
TO.05.03.09
IL DISEGNO DI DIO A VOLTE SI RIVELA SOLO IN ALCUNI PUNTI. STA' ALLA
FEDE CONGIUNGERLI
PADRE NOSTRO CHE SEI NEI
CIELI SIA SANTIFICATO IL TUO NOME VENGA IL TUO REGNO, SIA FATTA LA TUA
VOLONTÀ COME IN CIELO COSI IN TERRA , DAMMI OGGI LA POSSIBILITA' DI NON
COMMETTERE ERRORI NEL CERCARE DI REALIZZARE NEL MIGLIOR MONDO POSSIBILE IL
TUO VOLERE.
TU SEI GRANDE ED IO NON SONO
CHE L'ULTIMO DEI TUOI SERVI E DEI TUOI FIGLI
.
UDIENZE
PUBBLICHE
1) PROCESSO
IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA
INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO IN CUI SI
CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.
INVITO A PARTECIPARE IL
14.02.12
ore 12.00 TRIBUNALE TORINO aula 80 AL PROCESSO CONTRO DI ME PER LA QUERELA DELLA
FIAT, PER QUANTO DETTO nell'ASSEMBLEA FIAT 2008 .UN TENTATIVO DI IMBAVAGLIARMI, AL FINE DI VEDERE
COME DIFENDO I MIEI DIRITTI E DI TUTTI GLI AZIONISTI DI
MINORANZA NELLE ASSEMBLEE . Mb
ANTONIO PARISI -I
MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
CRONACA
| giovedì 10 novembre 2011,
18:00
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio
che sto cercando di risolvere ! Mb
NOVITA del SITO OGGI :
tutte da leggere
:
LA VELOCITÀ DEL
PENSIERO
Progettava di getto. Con tale fecondità che
mentre affinava un modello, già concepiva la sua evoluzione. Negli anni
Trenta ideò la monovolume moderna. Propose nel '40 le colonnine per la
ricarica delle auto elettriche. Fu un precursore nel campo della ricerca
aerodinamica. Ma il suo capolavoro rimase la Simca "1000".
Nel 1935 la linea della nuova Fiat "1500"
interpretò audacemente i dettami della nascente scuola Streamlining.
In un ampio articolo di dieci pagine, i
progetti, i bozzetti, i modelli in scala e le fotografie che il curatore
dell'archivio di Mario Revelli, il nipote Oscar, ha messo a disposizione
di Ruoteclassiche...
MI SCUSO CON I VISITATORI MA IL MIO HOSTING
www.hellospace.net ha chiuso e con lui anche il mio sito
improvvisamente per cui ho dovuto caricare per un po di tempo un
contenuto vecchio perche’ l’unico disponibile in rete subito dopo vermi
chiesto aggiornamenti Nei limiti del possibile cercheremo di evitare che
si ripeta quanto accaduto anche se non dipendente dalla mia volonta’. Mb
domenica 18 dicembre alle 21.30 su RAI TRE andrà in onda la nuova
puntata di Report
La
puntata si intitola "CORSA ALLA TERRA"
Di Piero
Riccardi
La
pianura padana, con le sue fertili terre, rappresentava il luogo dove si
produceva gran parte del nostro cibo. Ora invece il cibo lo importiamo e
le terre agricole le stiamo abbandonando. Ogni giorno che passa in
Veneto e in Lombardia perdiamo terreno coltivabile equivalente a 7 volte
piazza del Duomo. Per farne cosa? Cementarlo o asfaltarlo. Ormai
coltivare non conviene più. E i nostri agricoltori vanno a produrre
all'estero, dove costa meno. Ma la concorrenza per accaparrarsi la terra
è spietata. Perché? Che c'entra per esempio il fallimento di Lehman
Brothers con la sorte di qualche centinaio di contadini di un villaggio
sperduto del Mali? O ancora, cosa lega la direttiva europea sui
biocarburanti con la morte di tre pastori nel nord del Senegal? In un
viaggio che va dagli uffici di Washington della Banca Mondiale fino a
una rivolta contadina nel cuore dell'Africa Occidentale, la puntata di
domenica 18 dicembre cerca di percorrere i fili intrecciati di finanza,
politica e modelli di sviluppo economico che stanno muovendo una corsa
globale all'accaparramento di terra. Il termine inglese è land grabbing
e i principali "accaparratori" sono europei, cinesi, indiani, americani.
Il terreno di conquista più propizio è l'Africa dove governi compiacenti
aprono le porte a investitori intenzionati a fare profitto nel più breve
tempo possibile. Poco importa se milioni di contadini verranno
espropriati delle loro terre come lo furono gli indiani d'America ai
tempi del conquista del West. Per la Banca Mondiale, così come per molti
investitori, si tratta del prezzo da pagare per ottenere il tanto
agognato sviluppo. Ma per altri autorevoli osservatori questo è soltanto
il preludio di una nuova strategia di conquista della risorsa più
preziosa: l'acqua.
COM'È
ANDATA A FINIRE: "UNA POLTRONA PER DUE"
Aggiornamento del 05/06/2011
Di Sabrina
Giannini
L'inchiesta "Una poltrona per due" si era occupata della concorrenza
sleale nel settore del divano, un fenomeno illegale improntato sulla
violazione delle norme e sullo sfruttamento della manodopera di operai
cinesi (talvolta clandestini) ad opera dei propri connazionali. I prezzi
concorrenziali che i cinesi proponevano ai grandi poltronifici stavano
costringendo molti artigiani italiani a licenziare e a chiudere
l'attività. L'inchiesta si era concentrata al distretto del divano di
Forlì dove due artigiane coraggiose avevano, da sole, denunciato il
sistema portando alla luce e davanti alla magistratura il sistema di
collegamento tra i grandi poltronifici italiani e i loro fornitori
cinesi. L'aggiornamento mostra come il fenomeno esiste anche in altri
due importanti distretti del divano (uno in Lombardia e l'altro in
Basilicata).
E
inoltre:
"FONDO ITALIANO"
Di Claudia
Di Pasquale
Un
anno e mezzo fa su iniziativa del Tesoro nasce il Fondo italiano
d'investimento. Sul piatto un miliardo e 200 milioni di euro per
sostenere la crescita e l'internazionalizzazione delle piccole e medie
imprese italiane. I soldi li mettono le Banche insieme alla Cassa
depositi e prestiti, che per il 70% è dello Stato. Il meccanismo è
quello del private equity, cioè il fondo ricapitalizza le imprese
diventandone socio di minoranza. Chi ne sta beneficiando e come?
Il
video e la trascrizione integrale del testo della nuova inchiesta sarà
on line sul nostro sito www.report.rai.it al termine della messa in
onda.
Al Politecnico
nasce Xam, citycar da 100 km al litro
Il Politecnico di
Torino ha sviluppato Xam, una citycar ecologica (corpo vettura in fibre
naturali) con schema benzina-elettrico da 100 km/l.
Il traguardo dei "cento km con un litro di carburante"
non è poi così lontano. Ne è la dimostrazione Xam,
prototipo di citycar
a bassissimo dispendio energetico, realizzata con l'impiego di materiali riciclabili, alimentata con un propulsore
ibrido (benzina ed elettrico) e italiana al 100%.
La vetturetta, sviluppata e costruita al Politecnico di Torino
(già coinvolto nello sviluppo di veicoli innovativi, come dimostra il
primo posto ottenuto alla
Formula Electgric and Hybrid Italy nel 2009) da un gruppo di 30
studenti di tutte le facoltà di
Ingegneria e Architettura riuniti nel Team H2politO -
Molecole da Corsa e presentata
ieri nell'Aula Magna del Politecnico, riunisce in sé le
caratteristiche di un veicolo progettato per la mobilità urbana
sostenibile e l'impiego di
tecnologie avanzate.
Xam (acronimo che sta per "eXtreme
Automotive Mobility") è, infatti, lunga meno di 3 metri (2,8, per la
precisione: poco più di una Smart), larga 1,3 metri e alta 1,28. Oltre
alle dimensioni compatte, ciò che caratterizza Xam è il peso, davvero esiguo:
appena 193 kg,
ottenuto grazie all'impiego di materiali compositi ultraleggeri e riciclabili (sono state infatti utilizzate fibre naturali, fra queste la
fibra di lino, rinforzate con l'impiego di resina di pino) per il
corpo vettura.
La forma della carrozzeria, improntata a una penetrazione aerodinamica
il più efficiente possibile, rappresenta uno degli ingredienti
funzionali al massimo contenimento dei consumi e delle
emissioni.
L'abitacolo,
progettato tenendo conto della gestione dello spazio, dell'ergonomia e
del comfort per due persone, presenta a sua volta una serie di elementi hi-tech quali
il sistema di infotainment a tecnologia
touch screen e l'impiego dell'E-Call, il dispositivo telematico che, in caso di
incidente, permette di ricevere immediata assistenza in qualsiasi punto
dell'Unione Europea.
La propulsione, ibrida
benzina - elettrica, sviluppa
2 kW con 48V di tensione massima a bordo;
l'alimentazione, indica il progetto di Xam, può essere convertibile a
etanolo. Le prestazioni della citycar sono sotto gli
occhi di tutti: nel weekend dal 26 al 28 maggio scorso, Xam è stato fra
i protagonisti dell'appuntamento europeo della
Shell Eco Marathon, competizione "al risparmio" animata da team di
studenti di tutta Europa, che si è svolta sul circuito tedesco del
Lausitzring.
A una velocità media di 30 km/h, Xam ha fatto
registrare un consumo medio di
100 km con un litro di carburante, con alternanza di
soste e ripartenze (e questo è indice dell'impiego urbano per il quale la vettura
è stata progettata). Alla Shell Eco Marathon, il team H2politO del
Politecnico di Torino ha partecipato anche con Idra, un veicolo
alimentato a idrogeno che, nella categoria "Prototipi", ha fatto registrare 262 km
per 1 kWh.
Oltre alle prestazioni, Xam ha ricevuto il Design Awards
destinato alla progettazione complessiva più interessante e innovativa e
finalizzata al miglior compromesso tra performance, aspetti tecnici,
stilistici e integrazione dei vari sottosistemi, grazie alla
realizzazione del corpo vettura con fibre naturali, al propulsore ibrido
e alla tecnologia touch screen.
La realizzazione del progetto (dalla "carta" alla strada)
ha richiesto nove mesi di
lavoro e 500 mila euro, per la maggior parte reperiti da
sponsor e finanziamenti istituzionali e dalla Commissione Fondi
Progettualità Studenti del Politecnico di Torino.
DELITTO DI STATO
CON FURTO - CHI RUBÒ L’AGENDA ROSSA DI PAOLO BORSELLINO? LA PROCURA DI
CALTANISSETTA HA RIAPERTO LE INDAGINI SULLA SCOMPARSA DEL DIARIO IN CUI
IL GIUDICE APPUNTÒ QUELLO CHE SAPEVA SUL PATTO STATO-MAFIA - CRUCIALI I
5 GIORNI DAL 23 AL 28 GIUGNO 1992 QUANDO COMINCIÒ A SCRIVERE DEGLI
INCONTRI FRA GLI UFFICIALI DEL ROS E VITO CIANCIMINO - ORDINATA
L´ACQUISIZIONE DEI FILMATI GIRATI DOPO L’ATTENTATO PER VEDERE CHI TENNE
TRA LE MANI LA BORSA DEL MAGISTRATO...
Attilio Bolzoni e Francesco Viviano per "la
Repubblica"
Chi ha rubato l´agenda rossa di Paolo Borsellino voleva
cancellare cinque giorni di appunti. E far sparire così le prime tracce
della trattativa fra Stato e mafia. L´ultima pista sulla scomparsa di
quel diario che il procuratore di Palermo teneva sempre con sé porta ai
cinque giorni - dal 23 al 28 giugno 1992 - nel corso dei quali Paolo
Borsellino era venuto a conoscenza del patto. E aveva cominciato a
scrivere su quei fogli tutto ciò che sapeva - accordi e baratti - sugli
incontri fra gli ufficiali del reparto speciale dei carabinieri e l´ex
sindaco mafioso Vito Ciancimino.
Neanche un mese prima di saltare in aria, il procuratore
aveva scoperto cosa stava accadendo. E aveva riempito la sua agenda. «E
questa è ormai l´ipotesi più consistente che abbiamo in relazione a
quella sparizione», commentano i magistrati siciliani che hanno riaperto
le indagini sulle stragi di quasi vent´anni fa.
Paolo Borsellino sapeva. E una conferma decisiva ai suoi
tormenti adesso arriva anche da sua moglie Agnese, che è stata ascoltata
sugli ultimi giorni di vita del marito. Riferisce la signora: «Paolo mi
ha detto testualmente: "C´è un colloquio fra la mafia e parti infedeli
dello Stato"».
Sapeva. È questo, dunque, il movente del furto di
quell´agenda pochi minuti dopo l´inferno di via Mariano D´Amelio. Le
date individuate dai pubblici ministeri - 23 giugno e 28 giugno - sono
quelle più significative per ricostruire nei particolari l´origine del
negoziato che è, probabilmente, anche la causa dell´uccisione del
procuratore.
Fra la fine del maggio 1992 e l´inizio di giugno i
carabinieri dei reparti speciali - il colonnello Mario Mori e il
capitano Giuseppe De Donno - contattano Vito Ciancimino e cominciano a
frequentare la sua casa romana, dietro Piazza di Spagna. È il 23 giugno
quando, a un mese esatto da Capaci, De Donno (ma lui smentisce la
circostanza) informa «ufficiosamente» il direttore generale degli Affari
penali del ministero di Grazia e Giustizia Liliana Ferraro «che
Ciancimino vuole collaborare».
La Ferraro, che ha preso al ministero il posto di Falcone, avverte
il ministro Claudio Martelli. Quest´ultimo la consiglia di raccontare
tutto a Borsellino. Due giorni dopo, il 25 giugno, il magistrato chiede
un incontro con i due ufficiali del Ros. L´appuntamento, per volere del
magistrato «è fuori dalla Procura», lontano da occhi indiscreti. Secondo
il colonnello e il capitano i tre parlano di un rapporto su «mafia e
appalti», secondo i magistrati di Palermo è in quell´occasione che
Borsellino viene a sapere nel dettaglio tutte le manovre
sull´avvicinamento di don Vito.
E tre giorni dopo, il 28 giugno, Paolo Borsellino, sua
moglie Agnese e Liliana Ferraro s´incrociano nella sala Vip
dell´aeroporto di Fiumicino. E parlano ancora della trattativa. Ricorda
la Ferraro: «Sua moglie si inserì nel nostro discorso chiedendomi più
volte di convincere il marito a non andare avanti, perché non voleva che
i suoi figli rimanessero orfani». Borsellino andò avanti.
La procura di Caltanissetta ha ricominciato le indagini
sulla scomparsa dell´agenda rossa proprio da quei cinque giorni. E ha
ordinato l´acquisizione di nuovi filmati - praticamente tutti quelli
girati nei minuti successivi all´esplosione da Rai, reti Mediaset e ed
emittenti locali - per individuare volti di uomini con in mano la borsa
di pelle di Borsellino dove era custodita l´agenda rossa.
L´inchiesta riprende praticamente daccapo dopo il
proscioglimento «per non avere commesso il fatto» del colonnello dei
carabinieri Giovanni Arcangioli, in un primo momento sospettato per il
furto della borsa del magistrato. C´era un´immagine, sequestrata al
fotografo palermitano Franco Lannino, che ritrae il colonnello con in
mano quella borsa. Così tutto riparte da altre immagini e da altri
personaggi.
Dopo la richiesta di revisione per gli imputati
(innocenti) accusati di avere ucciso il procuratore Paolo Borsellino,
sono sette i filoni d´inchiesta ancora aperti sulle stragi siciliane del
1992. Uno è quello dell´agenda rossa. Un altro riguarda gli esecutori
materiali della strage di via D´Amelio dove, al momento, ci sono 7
indagati. Un terzo filone è concentrato sui legami fra alcuni mafiosi
coinvolti nel massacro ed esponenti dei servizi segreti.
La quarta indagine punta a scoprire chi, nell´aprile del
1992, fornì l´esplosivo per uccidere un mese dopo Falcone. La quinta
inchiesta è sulla manomissione del computer del giudice: dopo Capaci dal
suo pc sparirono alcuni file. La sesta è concentrata su esami del Dna
per individuare gli attentatori dell´Addaura, 58 candelotti piazzati il
21 giugno del 1989 sotto la villa di Falcone. E l´ultima, la settima, è
quella sulla trattativa fra Stato e mafia.
[07-11-2011]
Io e Zola abbiamo un credito verso Fiorani di 800 euro cd quando ci paga
? Mb
FIORANI ENERGY
POWER - I 3 ANNI DI CARCERE SI TRASFORMANO PER FIORANI IN 2 ANNI DI
VOLONTARIATO NELLA COMUNITÀ PER TOSSICI ‘ALFA OMEGA’, LA STESSA CHE L’EX
BANCHIERE DI LODI SALVÒ DAL CRAC NEL 2004 - MOTIVO DI TANTA GRAZIA? “HA
CONCERTATO UN PROGETTO PER LA COPERTURA DEI TETTI CON PANNELLI
FOTOVOLTAICI” - E CHI POTREBBE REALIZZARE I LAVORI? LA ‘MT ELETTRICA’ DI
DARIO MARCHESI, SOCIO DELLA ENERGY POWER DELLA FAMIGLIA FIORANI…
Giustizia, croce e delizia. Proprio nella settimana in
cui i pubblici ministeri di Parma chiedono per l'ex banchiere Giampiero
Fiorani una condanna a quattro anni, in primo grado, per il crac di
Parmatour, sui giornali trova grande enfasi la decisione con cui il
tribunale del Riesame di Milano ha stabilito il suo affidamento ai
servizi sociali.
La sua condanna definitiva a tre anni e tre mesi per
truffa, associazione a delinquere e appropriazione indebita (di cui sei
mesi scontati con la carcerazione preventiva nel 2006) si è così
tradotta in due anni e nove mesi di volontariato nella comunità Alfa
Omega di Graffignana (Lodi), che si occupa del recupero di
tossicodipendenti e produce mobili in legno e vetrate artistiche. Che
c'azzecca Fiorani con ex drogati, mosaici in vetro e trumeau?
UN RAPPORTO DI LUNGO CORSO
Il suo legame con l'Alfa Omega è antico. Nel 2004 la comunità stava
andando all'asta per un debito di 2 milioni di euro. Fiorani, allora
numero uno della Popolare di Lodi, fece sì che la banca acquistasse la
struttura (4.500 metri quadrati di edifici e 81 mila di terreni) e la
concedesse in comodato gratuito all'Alfa Omega. In precedenza,
sussurrano a Lodi, aveva già avuto un occhio di riguardo per la
comunità, cui aveva cancellato certi debiti.
Vero o no, il rapporto tra Popolare di Lodi, Fiorani e
Alfa Omega diventa sempre più stretto. Nel 2007 "Giampi" porta in
comunità anche Lele Mora, che fino al 2010 devolverà alla struttura il
ricavato delle cene di Natale della sua LM Management. Non solo: il 10
marzo 2011 il consiglio d'amministrazione della banca nomina il CdA
della Fondazione Popolare di Lodi, e tra i consiglieri figura Marilena
Seminari, presidente e rappresentante legale di Alfa Omega.
SEGUIRÀ PER LORO DUE PROGETTI
Della comunità, insomma, Fiorani si occupa da una decina anni. La
differenza, oggi, è che il Tribunale del Riesame, anche in
considerazione dei circa 50 milioni di euro con cui l'ex banchiere
avrebbe risarcito la Popolare di Lodi, ha riconosciuto questa sua
frequentazione come pena alternativa al carcere. In virtù di cosa? È
presto detto: Fiorani «si è impegnato a concertare un progetto di
volontariato presso la comunità».
Ma sbaglia chi già si immagina l'ex banchiere alle prese
con pialle da falegname o saldatori da vetraio. «In realtà i progetti
sono due», dice Davide Fenini, responsabile di Alfa Omega. «Uno riguarda
il potenziamento della sostenibilità economica (leggi: produzione di
energia per abbattere i costi, ndr). L'altro il supporto delle attività
finalizzate al reinserimento degli utenti».
Secondo Il Cittadino di Lodi il primo dei due progetti si
concretizzerà nella copertura dei tetti della struttura con pannelli
fotovoltaici. Inizialmente c'era l'intenzione di creare un parco
fotovoltaico, poi giudicato un progetto economicamente troppo ambizioso.
Ma perché rivolgersi a Fiorani per un progetto simile?
Perché da qualche anno le attività della sua famiglia si
sono concentrate nel campo delle energie alternative. La moglie Gloria
Sangalli e il figlio ventiduenne Matteo sono rispettivamente presidente
del consiglio d'amministrazione e consigliere della Energy Power -
Energia dal Sole srl.
Lo stesso Giampiero risulta consulente della società,
attività per la quale ha dichiarato di percepire un compenso di 3.900
euro al mese. Della Energy Power è socio (col 10 per cento),
responsabile tecnico e, dal 23 settembre scorso, consigliere
d'amministrazione Dario Marchesi, che di energia elettrica e
manutenzione se ne intende. Marchesi, infatti, possiede metà della Mt
Elettrica con sede a Cavenago D'Adda, poco distante da Lodi, nello
stesso palazzo in cui ha sede anche la Energy Power dei Fiorani. Fin
qui, le cariche e le carte.
Se a queste si aggiungono le voci lo scenario diventa
paradossale: a Lodi c'è chi sostiene, indignato, che la ricopertura con
pannelli solari dei tetti della comunità Alfa Omega coinvolgerebbe
proprio la Mt Elettrica di Cavenago D'Adda. Una voce, che riferiamo per
dovere di cronaca e di cui abbiamo provato invano a chiedere conferma
alla rappresentante legale della comunità, Marilena Seminari, all'estero
fino a fine novembre.
Anche Fenini, in merito, non ha saputo aggiungere
dettagli: «Mi occupo dei servizi agli utenti, quel progetto lo segue
direttamente la dottoressa Seminari». Fiorani, dal canto suo, rifiuta
interviste e ha scelto da tre anni uno stile di vita low profile:
sveglia alle 6, rientro a casa alle 21, cena in famiglia. I tempi del
Billionaire e dei bagordi con Costantino e Naike Rivelli sono due vite
fa.
IN UN ROMANZO DIVENTA
VITTIMA
A proposito di vite. È appena uscito Happy Italy (Giulio Perrone
Editore), romanzo della ventiquattrenne Ilaria Rossetti che inquieta e
farà discutere. La protagonista decide di vendicare la morte di sua
madre, rovinata dallo scandalo Antonveneta, uccidendo Giampiero Fiorani.
Reo (anche) di far la bella vita nonostante le sue colpe. Se solo la
notizia del volontariato fosse uscita prima...
[02-11-2011]
RUSSIA: A MOSCA
LA PIU' GRANDE PROTESTA DELL'ERA PUTIN
(AGI) - Mosca, 10 dic. - Nonostante neve e temperature
al di sotto dello zero, migliaia di persone sono scese in piazza oggi
in tutta la Russia per chiedere l'annullamento delle legislative
del 4 dicembre, inficiate da brogli e irregolarita', e nuove
elezioni libere.
Pur avendo dispiegato un ingente numero di forze di
sicurezza, tra esercito e polizia, le autorita' hanno scelto di non
usare la mano pesante come fatto negli ultimi cinque giorni di proteste
e la giornata si e' svolta pacificamente. Segnalati solo una ventina
di arresti a Khabarovsk, nel lontano oriente.
La dimostrazione piu' massiccia si e' tenuta a Mosca,
dove secondo gli organizzatori sarebbero stati 100.000 i manifestanti
arrivati a piazza Balotnaja (delle Paludi), a due passi dal Cremlino. Al
di la' di quelli che saranno i numeri reali, l'evento e' gia'
considerato la piu' grande manifestazione anti-governativa dell'era
Putin, iniziata nel 2000.
Ad animare la piazza il cosiddetto "popolo di internet":
una folla soprattutto di giovani con nastri e fiori bianchi, diventati
il simbolo del malcontento popolare. Tanti gli slogan contro il partito
al potere e contro il premier Putin, ormai soprannominato Mr.
Botox, per i presunti interventi di chirurgia estetica.
Numerosi gli esponenti della eterogena opposizione - fatta di
attivisti per i diritti umani, anti-corruzione, democratici,
nazionalisti e partiti extraparlamentari - che si sono susseguiti sul
palco tra cori e musica. Una risoluzione letta alla fine dell'evento ha
riassunto i punti per cui il movimento - che si coordina per lo piu'
tramite social network - sta combattendo: nuove elezioni libere, le
dimissioni del capo della Commissione elettorale centrale Vladimir
Churov, inchieste sulle irregolarita' avvenute alle urne, il cambio
della legge elettorale e la liberazione dei manifestanti arrestati nelle
dimostrazioni post-elettorali. Tra loro anche il famoso blogger
Alexei Navalny, diventato il volto dei nuovi "dissidenti" insieme a
Evghenia Chirikova, leader degli ecologisti, anche lei oggi in piazza.
Su Facebook, il poeta Lev Rubinstein ha scritto: "Quello che non era
immaginabile un anno fa e neppure una settimana fa e' avvenuto. Siamo in
molti a ricordare l'importanza della dignita' personale e a urlarlo
forte".
Gli organizzatori del grande raduno a Mosca, il movimento
Solidarnost, hanno ringraziato la polizia: "Oggi vi siete comporati come la
polizia di un Paese democratico", hanno detto dal palco. Per ora nessun
commento sulla giornata e' arrivato dal primo ministro o dal presidente
Dmitri Medvedev. Il potere ha cercato finora di minimizzare la
situazione e puntare il dito contro colpevoli stranieri, come gli Usa,
bollati come "fomentatori" della rivolta per le critiche al voto
espresse dal Segretario di Stato Hillary Clinton. Di certo, secondo gli
esperti, Putin dovra' tenere conto del crescente malcontento tra
i russi nella sua campagna elettorale per le presidenziali di marzo. La
prossima manifestazione anti-brogli e' stata convocata per il 24
dicembre. (AGI) .
DOPO LA TRAGEDIA,
UN THRILLER - IL CROLLO DELLA LEHMAN BROTHERS CHE NEL 2008 TERRORIZZÒ I
MERCATI DIVENTA UN FILM, “TOO BIG TO FAIL”, OGGI PRESENTATO AL FESTIVAL
DI ROMA, CON UN CAST STELLARE (WILLIAM HURT, PAUL GIAMATTI, JAMES WOODS)
- LA BATTUTA PIÙ IMPORTANTE DEL FILM, MESSA IN BOCCA AD UNO DEGLI
AVVOLTOI DI WALL STREET, SPIEGA ESATTAMENTE LA FILOSOFIA DELLA FINANZA
MARCIA: “STAVAMO FACENDO TROPPI SOLDI”…
La crisi economica diventa un thriller: il crollo della
Lehman Brothers che tre anni fa terrorizzò i mercati di tutto il mondo e
diede il segno di quella che stava crescendo come il più grande tracollo
economico globale dal 1929. Il film si chiama Too big to fail, troppo
grande per fallire, è prodotto dalla tv via cavo Hbo, e sarà presentato
oggi in anteprima europea al Festival di Roma, poi andrà in onda in
Italia il 4 novembre, su Sky.
Too big to fail, tratto dal bestseller del giornalista
del New York Times Andrew Ross Sorkin e diretto da Curtis Hanson, ha
messo insieme un cast stellare per dare voce e volto ai veri
protagonisti della storia recente. William Hurt interpreta il ministro
del Tesoro dell´amministrazione Bush, Henry «Hank» Paulson; Paul
Giamatti ha il ruolo del presidente della Fed Ben Bernanke, Billy Cudrup
quello di Timothy Geitner, presidente della New York Federal Reserve
Bank;
Ed Asner è Warren Buffett, il miliardario azionista di
maggioranza e Ceo della Berkshire Hathaway, James Woods è il Ceo della
Lehman Brothers, Dick Fuld, due figure chiave nel crac. Il film comincia
con il precipitare della Lehman Brothers, con Paulson che respinge gli
appelli disperati di Fuld. Alla fine i titoli di coda raccontano il
disastro economico successivo e le promesse non mantenute che fecero
seguito alle manovre della Fed.
Mister William Hurt come definisce il ministro
Paulson che lei interpreta?
«Uno che, come altri, nelle alte sfere del potere si credeva "troppo
grande per fallire". La sua situazione è unica, nel senso che prima di
diventare ministro nell´amministrazione Bush era stato presidente della
Goldman Sachs, ha dunque i piedi dentro Wall Street quanto nel governo
americano. Un personaggio che spiega il rapporto tra il governo e l´alta
finanza in un momento di grave crisi. Una crisi molto più grande di
quella che aveva previsto».
Ha incontrato Paulson?
«Certo. Ora insegna alla John Hopkins University di Washington. Sono
rimasto sorpreso dal modo in cui si è reso disponibile alle mie infinite
domande».
Ha risposto a tutto?
«Quasi. Ma gli do atto di avermi concesso molto tempo e di essere stato
più schietto e generoso di quanto avrei mai immaginato. Mi ha portato
dentro la stanza delle grandi decisioni, e quando ti ritrovi in quella
stanza ti rendi conto che niente è bianco o nero, ma tutto è grigio».
Che idea ha di questa crisi? È fra quelli che
pensano che l´avidità di pochi abbia rovinato tutti?
«Sì, sono d´accordo. Ma ho anche scoperto che ci sono persone che
iniziano la loro carriera nella finanza mosse da nobili ideali e
finiscono per pensare solo al proprio portafoglio. Mentre altri magari
iniziano spinti da ambizioni volgari, per poi rivelarsi grandi esseri
umani».
Dalla visione del film si esce pieni di rabbia. È
successo anche a lei?
«Certamente. Il film tratta la vicenda come una tragedia classica e
quando vediamo rappresentato un fallimento dobbiamo tutti guardarci
dentro. Per me la battuta più importante del film è quella di un
finanziere quando gli viene chiesto perché non hanno cercato di fermare
il precipitare delle cose. La sua risposta è: "Stavamo facendo troppi
soldi". Ma credo che questo atteggiamento ci coinvolga tutti»
Pensa che si possa imparare da quello che è
successo?
«Si. Non era stato il magnate Michael Milken a dire che la legislazione
passata dopo il settembre 2008 avrebbe prevenuto l´effetto domino se
fosse crollata un´altra banca? Paulson ci credeva. Penso che la crisi
che sta imperversando ora abbia molto a che fare con la mancanza di
limiti. Se non fosse successo tutto ciò che abbiamo visto negli ultimi
anni, avrebbero spinto molto oltre il tetto del debito. Penso che ci
siano un sacco di persone preoccupate sia fra i democratici che i
repubblicani, politici che devono domandarsi cosa stiamo facendo al
resto del mondo. Il mondo dipende dal fatto che noi americani siamo
economicamente responsabili. Se non riusciamo ad occuparci di casa
nostra come facciamo ad aiutare a stabilire gli standard per gli altri
paesi».
Come vede il futuro?
«Non sono un esperto. Ma secondo me il futuro sarà una lotta per tutti.
Dobbiamo essere attenti a quello che non avevamo voluto vedere
altrimenti la crisi ci divorerà a tutti».
Cosa pensa della crisi europea?
«Quello che posso dire è che ho sempre pensato, dal momento in cui
l´Unione Europea ha deciso di puntare sull´euro, che qualunque tipo di
accordo in Europa sarebbe stato un grosso problema, non solo per i paesi
mediterranei ma anche quelli mitteleuropei».
[02-11-2011]
CORNUTI,
SFRATTATI E MAZZIATI - LA CNN SPUTTANA GLI AVVOCATI DI UN STUDIO LEGALE
CHE CURA GLI INTERESSI DEI COLOSSI DI WALL STREET CHE PER FESTEGGIARE
HALLOWEEN SI SONO TRAVESTITI DA SENZATETTO - UNA VERA GOLIARDATA DEL
CAZZO: SBEFFEGGIARE GLI SFRATTATI CHE LO STESSO STUDIO LEGALE, ESEGUENDO
I PIGNORAMENTI, HA BUTTATO PER STRADA - PROPRIO MENTRE MONTA LA RABBIA
CONTRO IL CINISMO DELLA FINANZA E LA CRUDELTÀ DEI SUOI SQUALI…
Le banche che concedevano i mutui facili hanno portato
l´America e il mondo alla Grande Recessione ancora sotto gli occhi di
tutti. E gli avvocati che hanno sfrattato quei poveracci che il mutuo
ormai alle stelle non possono reggerlo più, che cosa fanno? Ridono:
sulle spalle delle loro vittime. Sai che divertimento travestirsi in
senzatetto: sai che maniera simpatica di sorridere sull´attualità.
Le immagini davvero schock dei dipendenti della Steven J.
Baum, uno dei più prestigiosi studi d´avvocati d´America, stanno facendo
il giro del web e delle tv proprio mentre i ragazzi di Occupy Wall
Street da più di un mese puntano il dito contro l´ingordigia dei
banchieri. La Baum è il braccio armato di colossi come Citigroup, JP
Morgan Chase, Bank of America e Wells Fargo. Come´è stato possibile
organizzare una mascherata simile nei locali dell´azienda?
Le foto si riferiscono alla festa di Halloween, il
Carnevale d´America, dell´anno scorso, ma sono state passate in questi
giorni da una dipendente anonima a Joe Nocera, l´editorialista economico
del New York Times, che le ha sbandierate sul sito. La ragazza vestita
da senza tetto, la tenda degli sfrattati accampati, sono una
dimostrazione - dice la coraggiosa spia - «della spaventosa mancanza di
compassione verso quella gente che la stessa Baum ha ridotto così
eseguendo i pignoramenti».
Le foto sono finite adesso nel ventilatore della Cnn. Che
tempi. Proprio ieri il governo degli Stati Uniti ha denunciato Allied
Home Mortgage, un altro gigante dei mutui, accusato di aver truffato lo
stato di oltre 800 milioni di dollari. E proprio ieri, dopo una
sollevazione popolare, Bank of America ha dovuto cancellare la tassa di
5 dollari sulle transazioni delle carte di debito, che sono quelle qui
più usate dalla gente comune.
Mentre una nuova ondata di indignazione, con la
disoccupazione a due cifre, si sta sollevando per le buone uscite
milionarie dei manager delle aziende finite nel risiko delle
compravendita. «Paracaduti d´oro» li chiama perfino il Wall Street
Journal: come i 65 milioni di Sanjay Jha, il ceo della Motorola
acquistata da Google.
That´s America: e that´s Wall Street. L´importante è
riderci su: sulle disgrazie degli altri. E, beninteso, nascondendosi
sempre dietro una maschera.
[02-11-2011]
FREGATURE GLOBALI
- DOPO LEHMAN, CRACK PER ‘MF GLOBAL’, UN ALTRO COLOSSO DELLA FINANZA
AMERICANA - LA SOCIETÀ DI JON CORZINE, GIÀ PRESIDENTE DI GOLDMAN SACHS
ED EX GOVERNATORE DEL NEW JERSEY, È ESPOSTA PER 6,3 MLD $ DOPO AVER
SCOMMESSO SUL DEBITO EUROPEO E FATTO INCETTA DI BOND DI ITALIA, SPAGNA,
PORTOGALLO E IRLANDA - LA ‘MF’ È INOLTRE ACCUSATA DI AVER FATTO SPARIRE
700 MLN $ DAI CONTI DEI PROPRI CLIENTI PER TAMPONARE I BUCHI…
1 - MF GLOBAL TRADING CON I SOLDI DEI CLIENTI R. E. per "la
Stampa"
Mf Global, la società di brokeraggio guidata dall'ex
governatore del New Jersey Jon Corzine, avrebbe violato le regole della
Commodity futures trading commission, l'autorità americana di
regolamentazione degli scambi di materie prime. Mf Global è già nel
mirino delle autorità di regolamentazione americane dopo che ieri ha
chiesto l'amministrazione controllata a causa delle perdite provocate da
un'esposizione al debito dell'Eurozona (italiano e spagnolo in
particolare) gonfiatasi a 6,3 miliardi di dollari.
Craig Donohue, amministratore delegato di Cme Group, che
controlla il Chicago Mercantile Exchange, accusa il broker, attivo
soprattutto nel settore dei derivati e con ambizioni da banca di
investimento, di non aver tenuto separati i propri fondi da quelli dei
clienti, come impongono le regole della Cftc. Secondo indiscrezioni
riportate da Business Week, Mf Global avrebbe fatto sparire centinaia di
milioni di dollari dai conti dei propri clienti. Inizialmente si parlava
di 950 milioni di dollari, la cifra è stata poi ridotta a poco meno di
700 milioni di dollari.
Il collasso di Mf Global ha travolto anche Jon Corzine,
già amministratore delegato di Goldman Sachs: utilizzando fondi di Mf
Global (tramite il trading per conto proprio che la Volcker Rule, nel
caso fosse adottata, proibirebbe), l'ex governatore avrebbe insistito
per scommettere sul debito europeo senza mettere in conto un protrarsi
della crisi. La vicenda rischia ora di lasciare in panchina alcuni
banchieri di grido reclutati da Corzine, come gli ex-Ubs Michael
Stockman e Jon Bass e Richard Moore (ex-Citigroup), ma anche Mark Jicka
ex-Mizuho Securities e Steven Madsen (ex-Societe Generale).
Le autorità lo hanno scoperto lunedì sera, ma nel weekend
avevano già sospettato un buco da 900 milioni e hanno messo in allerta
la società interessata all'acquisto. L'ex senatore ha quindi usato i
soldi dei clienti per coprire le perdite della banca? Alcuni sono più
ottimisti e pensano che i fondi salteranno fuori a breve. Ma una cosa è
certa: se non compariranno, Corzine rischia il carcere.
E non saprà cosa farsene della ricca liquidazione che,
secondo indiscrezioni del quotidiano newyorkese, si aggira intorno ai
12,1 milioni di dollari. Le difficoltà di Mf Global sono iniziate nelle
ultime settimane quando, in seguito a scommesse sbagliate sul debito
sovrano dei paesi europei, le agenzie di rating Moody's e Fitch hanno
classificato a livello «spazzatura» il merito creditizio dell'azienda.
E' iniziata così la pioggia di vendite degli investitori che ne ha fatto
crollare la quotazione.
2 - SALTA MF GLOBAL, VITTIMA
DELLA CRISI EUROPEA Marco Valsania per il "Sole
24 Ore"
È crack, dopo Lehman Brothers, per un altro colosso della
finanza americana. Questa volta, però, non è stato scottato da scommesse
su derivati immobiliari a stelle e strisce. È stato travolto dalla crisi
europea: MF Global è crollato - ieri mattina ha portato i libri in
tribunale chiedendo l'amministrazione controllata - sotto i colpi di
perdite provocate da un'esposizione a bond del Vecchio continente
gonfiatasi fino a 6,3 miliardi di dollari - più di metà, il 51%, in
titoli del debito italiani.
MF Global, broker dei derivati con ambizioni da
investment bank, è subito diventata la principale vittima, in America e
forse sul palcoscenico internazionale, della bufera sul debito sovrano.
Nei documenti depositati ai giudici di Manhattan ha riportato asset per
oltre 41 miliardi (accanto a passività per 39,68 miliardi), abbastanza
per strappare il titolo di ottavo crack statunitense di tutti i tempi a
Chrysler.
Nononostante i numeri non sembra avere, assicurano a Wall
Street, il rilievo sistemico di Lehman. Ma non è neppure una società
qualunque: mercati del calibro del Cme, dell'Intercontinental Exchange e
del Singapore Exchange si sono affannati ieri a bloccare i trader di MF
Global per limitare i danni e verificare che le transazioni gestite da
MF Global siano trasferite ad altri protagonisti. La Federal Reserve è
stata costretta a sospendere la società dal novero dei 22 primary dealer
nei treasury, onore che le aveva concesso solo quest'anno.
Ancor più, il crollo può rappresentare un segnale
d'allarme sui rischi eccessivi che l'alta finanza continua a correre
sfidando le strette nelle regole: l'esposizione a paesi europei in
difficoltà di MF Global aveva superato quella della ben più solida
Morgan Stanley - 4 miliardi, con liquidità 50 volte superiore - che pur
di recente ha innervosito gli investitori con le sue avventure oltre
Atlantico.
Segno del rilievo ormai conquistato dall'un tempo oscuro
marchio dei derivati, inoltre, l'elenco dei creditori non garantiti è un
invito nel salotto buono di Wall Street e non solo: Jp Morgan
(ufficialmente 1,2 miliardi, ma fonti bancarie hanno precisato che
sarebbe di 80 milioni), Deutsche Bank (forse un miliardo tra diversi
bond) per arrivare alla rete Tv Cnbc, a studi legali quali Sullivan &
Cromwell e Wachtell, Lipton, Rosen & Katz, a Bloomberg Finance e
American Express, a società contabili come PricewaterhouseCoopers e
Kpmg, al gruppo hi-tech Oracle e al liquidatore di Lehman Alvarez &
Marsal. Tra gli stessi azionisti non mancano le «firme» celebri che
potrebbero rimanere bruciate: il fondo JC Flowers controlla il 10 per
cento.
L'odissea di MF Global - che opera in 12 paesi e 70
borse, ha duemila dipendenti di cui 600 a Londra ed è attiva in Italia
senza filiali - ha travolto anche una delle figure di maggior spicco a
Wall Street, quel Jon Corzine già presidente di Goldman Sachs e
governatore del New Jersey, tornato dalla politica alla finanza per
guidare la società. Proprio le mire del 64enne Corzine, però, sono state
fatali: il suo obiettivo, diventato amministratore delegato nel marzo
2010 una volta persa la campagna per la rielezione a primo cittadino del
New Jersey, è stato quello di trasformare una finanziaria specializzata
in servizi di esecuzione e clearing di derivati, dove era fra i leader,
in una stella nel rarefatto firmamento delle banche d'investimento,
capace di aggressivi investimenti con i propri capitali. Sempre più
lontana, cioè, dalle radici storiche: MF Global, scorporata nel 2007 dal
fondo Man Group, nasce nei panni di broker dello zucchero a Londra 230
anni or sono.
Corzine, nel progetto di reinvenzione, ha coltivato
esplicitamente un desiderio di rivalsa nei confronti del suo ex gruppo,
Goldman. Aveva perso, pur uscendone miliardario, una battaglia al
vertice nel 1999. E di sicuro non gli è mai difettata la fiducia in sé
quando si tratta di obbligazioni: si era fatto le ossa, già a inizio
carriera, sul reddito fisso. Peccato che il sogno di creare la «sua»
mini-Goldman sia passato attraverso un gioco spericolato sui bond
europei, a partire dalla fine dell'anno scorso. Lui era certo, ha
raccontato chi lo conosce, che i titoli di paesi come Italia e Spagna a
elevati rendimenti fossero l'affare del secolo. Non si aspettava il
protrarsi e aggravarsi delle tensioni.
Così autorizzò, incoraggiò e spesso gestì in prima
persona una scommessa dopo l'altra, anche con qualche successo prima
dell'estate. Ma nell'ultimo bilancio trimestrale, a fine settembre e nel
pieno della bufera europea, il portafoglio del debito sovrano contava
ben 3,13 miliardi di dollari in titoli italiani e 1,11 miliardi in bond
spagnoli, seguiti da titoli belgi, portoghesi e irlandesi. E la società
ha denunciato perdite per 186,6 milioni. Ha sostenuto che si trattava di
momentanei aumenti dei costi e cali nel trading, non di operazioni
sbagliate sul debito europeo.
Corzine ha provato a esprimere «soddisfazione» per
riposizionamenti nel credito e performance nelle commodities. Nulla da
fare. La crisi si è consumata in una settimana: uno scivolone del titolo
in poche ore del 50%, seguito da fughe di clienti e controparti. Corzine
ha tentato il savataggio in extremis, orchestrando un passaggio al
broker online Interactive Brokers Group. Fallita una rapida vendita,
tuttavia, è rimasto solo il tribunale e il Chapter 11, la protezione dai
creditori, aspettando offerte per il gruppo o le sue attività.
[02-11-2011]
SINISTRA
INTRAVAGLIATA - NON HANNO NULLA DA DIRE BAFFINO (“COS’HA CHE NON VA
GNUTTI?”), FASSINO (“AGGRESSIONE CONTRO LA SINISTRA”) E BERSANI (CHE
INVITÒ ANTONIO FAZIO A NON MOLLARE) SULLA CONDANNA DEI “FURBETTI DEL
BOTTEGHINO”? - PER I MAGISTRATI LE SCALATE PATROCINATE NEL 2005 DA FAZIO
E SPONSORIZZATE L’UNA (FIORANI) DA FI E LEGA, L’ALTRA (CONSORTE) DAI DS,
ERANO UN SOLO INTRECCIO CRIMINALE PER IL CONTROLLO DEI MAGGIORI PARTITI
SU UN BEL PEZZO DI FINANZA E, TRAMITE RICUCCI, SUL CORRIERE...
Piero Fassino, il 23 giugno 2005, denunciava
l'"incomprensibile puzza sotto il naso" verso speculatori come Gnutti,
Ricucci e Coppola, impegnati nelle scalate bancarie di Fiorani e
Consorte. E il 7 luglio spiegava: "È tanto nobile costruire automobili o
essere concessionario di telefonia quanto operare nel settore
finanziario o immobiliare ".
D'Alema domandava: "Cos'ha che non va Gnutti?". Poi
partirono le inchieste. Fassino parlò di "aggressione contro i Ds e la
sinistra" orchestrata da "settori del mondo economico, finanziario,
giornalistico" per "discriminare il movimento cooperativo" come "figlio
di un dio minore".
D'Alema denunciava la "campagna razzista contro Unipol"
ordita da "certi interessi e salotti" e assicurava: "Le coop sono una
riserva di etica protestante", ergo "sono convinto che alla fine
Consorte uscirà pulito". Bersani elogiava Fiorani ("molto dinamico,
capace, sveglio, attivo ") e Ricucci (vittima di presunti "razzismi "),
ma soprattutto Fazio, invitandolo a non lasciare Bankitalia e a non
"cedere a una confusa canea".
Sappiamo com'è finita, almeno in primo grado. Fazio,
Ricucci, Fiorani, Gnutti, Consorte & C. condannati. Altro che "uscire
puliti", "razzismo ", "puzza sotto il naso", "figli di un dio minore ",
"etica protestante". Per l'assalto Bpl ad Antonveneta, Consorte ha
patteggiato 10 mesi per appropriazione indebita e truffa allo Stato ed è
stato condannato in primo grado a 3 anni di carcere e 1 milione di multa
per aggiotaggio. Per l'assalto Unipol a Bnl ha collezionato altri 3 anni
e 10 mesi più 1,3 milioni di multa per aggiotaggio, insider trading e
ostacolo alla vigilanza Consob.
Dunque non solo per la Procura, ma anche per due gip e
per sei giudici di tribunale, le scalate dei "furbetti del quartierino",
patrocinate nel 2005 da Fazio e sponsorizzate l'una (Fiorani) da Forza
Italia e Lega, l'altra (Consorte) dai Ds, erano un unico intreccio
criminale per assicurare il controllo dei maggiori partiti di destra e
sinistra su un bel pezzo della finanza italiana e, tramite Ricucci, sul
Corriere della Sera.
Se la banda del buco non fosse stata intercettata dal gip
Forleo su richiesta dei pm, la grande rapina finanziaria ed editoriale
sarebbe andata in porto. E dopo Bnl, Antonveneta ed Rcs, i furbetti e i
loro sponsor avevano già adocchiato la Fiat, Generali, gruppo Riffeser.
Ora Consorte manda segnali in codice agli ex Ds: "Dirò
tutto". Forse si riferisce all'episodio di insider che l'ha visto
condannato per avere svelato notizie riservate a Fassino e a Latorre
sulla scalata occulta a Bnl. Del resto, all'inizio del processo, aveva
provato a citare come testimoni D'Alema, Latorre e Bersani.
I primi due - che i magistrati volevano indagare per
concorso nel suo aggiotaggio, ma non poterono farlo perché Senato e
Parlamento europeo negarono l'autorizzazione a usare le intercettazioni
- avrebbero dovuto "riferire sul ruolo di sostegno all'operazione
Bnl-Unipol nei confronti di referenti politici e organizzazioni
economico-finanziarie ostili".
E Bersani parlare dei "rapporti con membri del patto Bnl
e organizzazioni finanziarie ostili". In un'intervista-bomba al
Corriere, seguita dal silenzio-tomba degli interessati, Consorte svelò
che una parte della sinistra lo "mollò" perché "temeva che Unipol
avrebbe reso più forti Fassino e D'Alema": Unipol+Bnl doveva diventare
il "braccio finanziario a sostegno del governo e mancava poco alle
elezioni del 2006 vinte dal centrosinistra".
Cioè: l'"abbiamo una banca?" di Fassino e il "Gianni
facci sognare! " di D'Alema preludevano a un'Opa sul nascente Pd, con
l'Unipol "braccio finanziario" del nuovo partito. Per capirlo già nel
2005, non servivano le intercettazioni. Bastavano le dichiarazioni
pubbliche di D'Alema, Fassino e Bersani in favore di Fazio, Consorte e
furbetti vari. Ora questi gentiluomini sono stati tutti condannati in
tribunale: possibile che D'Alema, Fassino e Bersani non abbiano nulla di
cui pentirsi, o almeno scusarsi?
[02-11-2011]
CONSORTE NUN CE
VO STA (CAZZI AMARI PER I VERTICI PD?) - L’EX PRESIDENTE UNIPOL A RADIO
24: “UNA SENTENZA INGIUSTIFICABILE” - “COSSIGA MI DISSE CHE ERO
FORTUNATO PERCHÉ NON ERO STATO UCCISO, PER QUESTA OPERAZIONE. MA ORA
RACCONTERÒ TUTTA LA GENESI POLITICA. IN QUEL PERIODO C'È STATA LA
COSTITUZIONE DEL PD ED È EVIDENTE CHE L'OPERAZIONE BNL VA LETTA IN QUEL
CONTESTO. NON SI PUÒ PENSARE DI AVERE UN CAPRO ESPIATORIO…”
Da "Radio24"
"Cossiga mi disse che ero stato fortunato a non essere
ucciso per quest'operazione .E' una sentenza ingiustificabile,
incomprensibile, non riesco a crederci. Ora andrò in giro in mezzo alla
gente, per spiegare la genesi politica e gli aspetti politici collegati
a quell'operazione".
Giovanni Consorte, ex presidente di Unipol, commenta così
con "A Ciascuno il Suo" di Radio 24 la condanna del Tribunale di Milano,
per la tentata scalata Unipol/Bnl. "Ho la certezza di non aver fatto
nulla di scorretto e ora dopo 7 anni - commenta l'ex numero uno della
compagnia bolognese a Raffaella Calandra di Radio 24 - non posso più
subire soprusi e angherie, quindi parlerò di tutto carte alla mano."
Consorte ritiene che la sentenza "vada letta insieme a
quella AntonVeneta. C'era un teorema che voleva fossero collegate le due
operazioni, ma non è vero. Ci sono state 4 sentenze che hanno già
stabilito che non c'è stato alcun patto occulto e la Consob non si è
costituita parte civile per l'aggiotaggio. Io non ho fatto nulla e
allora ora andrò in tutti i circoli culturali a raccontare com'è nata
l'operazione e come sono state coinvolte persone, uscite velocemente
dalle accuse, farò proiettare l'interrogatorio reso in Tribunale, che ho
registrato. Questa storia non può continuare!".
Hanno pesato le polemiche sulle intercettazioni, con i
politici? "Sicuramente sì, nel 2006 ci sono state le elezioni, in quel
periodo c'è stata la costituzione del Pd ed è evidente che l'operazione
Bnl va letta in quel contesto. Non si può pensare di avere un capro
espiatorio".
Tirerà in ballo gli ex vertici dei Ds? "Dirò tutto". Lei
in Tribunale tempo fa disse che "la volevano morto": "Il Presidente
Cossiga - racconta Consorte a "A Ciascuno il Suo" di Radio 24 - mi disse
che ero stato fortunato, a non essere stato ucciso". Per Consorte, "se
l'operazione Unipol/Bnl fosse stata fatta, ora avremmo un grande gruppo
europeo, bancario e assicurativo e anche l'Italia sarebbe stata più
solida".
[31-10-2011]
1- MA FORSE LA
VERA NOTIZIA ODIERNA, SULLE CONDANNE PER LA FALLITA SCALATA A BNL, È CHE
OLTRE AD UN MANIPOLO DI EX POTENTI, SONO STATE INFLITTE CONDANNE AD
ALMENO DUE PERSONE TUTTORA AL VERTICE DI IMPORTANTI ISTITUZIONI
FINANZIARIE - 2- CARLO CIMBRI, TRE ANNI E DIECI MESI, È L’ATTUALE AD DI
UNIPOL, CHE DOVRÀ SPIEGARE AI SUOI SOCI LE SUE DIFFERENTI VEDUTE SU
CIMBRI RISPETTO A SACCHETTI E CONSORTE - 3- POI C’È CALTAGIRONE, TRE
ANNI E SEI MESI COME ANTONIO FAZIO: QUI STIAMO PARLANDO DI UNO DEI
FINANZIERI PIÙ RICCHI, RISPETTATI ED INFLUENTI D’ITALIA E VICE
PRESIDENTE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA. BENE, COME LA METTIAMO CON I
REQUISITI DI ONORABILITÀ BANCARIA? - 4- DIFFICILE UNA SOLUZIONE ALLA
GERONZI, PERCHÉ LA SENTENZA DICHIARA PER GLI IMPUTATI L’INTERDIZIONE DA
PUBBLICI UFFICI E UFFICI DIRETTIVI DELLE PERSONE GIURIDICHE -
Bankomat per Dagospia
Sicchè, non contenti di quanto passa il convento, abbiamo
un'altra condanna per VIP. Antonio Fazio, già Governatore di Bankitalia
ed altri signori molto noti, tutti insieme complottavano per organizzare
fuori dalle regole la scalata a BNL.
A Fazio la fallita scalata a BNL costa altri tre anni e
sei mesi, dopo i quattro per la vicenda Antonveneta. Sempre in compagnia
dei soliti noti Gnutti, Ricucci, Statuto, Coppola, Consorte, i fratelli
Lonati. Fiorani aveva già patteggiato.
Antonio Fazio si è detto affranto, specificano subito a
caldo le agenzie, perché non si capacita, non comprende. Forse gli
brucia particolarmente il fatto che il suo capo della Vigilanza
all'epoca dei fatti, Francesco Frasca, per quei fatti sia stato assolto.
O il Tribunale di Milano è ubriaco, oppure ha visto un comportamento
diverso da parte di Frasca, il che lascia un segno drammatico sul
profilo dell'ex Governatore: un Collegio di Giudici, non i soliti PM
fanatici, sta evidentemente dicendo al popolo italiano nel nome del
quale la giustizia è amministrata che si poteva interpretare il proprio
ruolo ai vertici di Bankitalia in maniera diversa.
Il modo di Frasca considerato migliore del modo di Fazio.
Terribile per Fazio doverlo leggere. Così come migliore era il
comportamento dei due funzionari della vigilanza che si opposero
strenuamente a che fossero riconosciute alla popolare di Lodi del
Fiorani certi requisiti patrimoniali che la banca non aveva, ma che
Fazio pretendeva fossero riconosciuti a prescindere, per il bene del
Paese.
In fondo, le persone dell'estrazione culturale di Fazio
Antonio da Alvito (Alto Lazio) delinquono senza saperlo, sono
paradossalmente spesso in buona fede, perché convinti sempre di agire
per il bene degli altri, per fini superiori. Il che li rende oltre che
rèi, quando lo sono, anche e quasi sempre insopportabili .
Ma forse la vera notizia odierna è che oltre ad un
manipolo di ex potenti (certo il Coppola è ancora in affari, lo Gnutti
pure, ma con le penne molto basse) dei quali tanti potranno dire e
ridire senza correre troppi rischi nei salotti e sui giornali, sono
state inflitte condanne da oltre tre anni ad almeno due persone tuttora
al vertice di importanti istituzioni finanziarie.
Carlo Cimbri, tre anni e dieci mesi, è l'attuale
amministratore delegato di Unipol. All'epoca dei fatti era direttore
finanziario dell'Unipol dei Consorte e Sacchetti, ma poi e sino ad oggi
evidentemente ritenuto da Unipol persona stimabile. Anzi necessaria al
punto da essere nominato Amministratore delegato. Sarà un brutto colpo
per la grande assicurazione rossa, che dovrà spiegare ai suoi soci le
sue differenti vedute su Cimbri rispetto ai biasimati e biasimevoli
Sacchetti e Consorte.
Poi c'è Francesco Gaetano Caltagirone, che si vede
appioppare tre anni e sei mesi come Antonio Fazio: qui stiamo parlando
di uno dei finanzieri più ricchi, rispettati ed influenti d'Italia e
Vice Presidente del Monte dei Paschi, fra l'altro
Come la mettiamo con i requisiti di onorabilità? Avremo
le italiche soluzioni alla Geronzi , dove il plurinquisito e poi
condannato Ragioniere ha potuto sostanzialmente finire alla grande la
sua carriera ovunque, da Capitalia a Mediobanca a Generali, mai
richiesto da Bankitalia o dall'ISVAP di alcunché e venendo alla fine
allontanato dalle Generali solo per effetto di giochi di potere a lui
avversi?
Sarà difficile, perché la sentenza odierna dichiara per
gli imputati anche l'interdizione dai pubblici uffici e dagli uffici
direttivi delle persone giuridiche.
La cronaca ci imbarazza in questi casi, proprio perché
Caltagirone - questo Caltagirone - da tutti è rispettato e temuto. Non è
un Ricucci, non è uno Gnutti, non è neppure un Berlusconi, l'unico
potente d'Italia del quale è lecito da sempre dir male.
L'Ingegnere parla poco, fa soldi con i suoi soldi, tanti
soldi, è persino uomo di cultura. Emarginare lui dal Board del Monte
Paschi sarebbe per certi versi una beffa, considerando i tanti mediocri
o banditi che invece occupano il potere, attaccati con il Superattak al
sedere alle loro poltrone, ovunque, da anni.
Ma quanto sarebbe bello che l'Ingegnere desse l'esempio.
Un suo passo indietro, magari subito e spontaneo, gli farebbe fare un
figura spettacolare.
La cronaca ci costringe ad una riflessione, prima che la
casta dirigente di questo Paese comprenda troppo tardi che in altri
tempi si tagliavano le gole in piazza ed oggi per fortuna Dio ci
protegga e speriamo non succeda: la Legge è sopra il VIP. Non reggiamo
più i VIP, neppure quelli correntemente stimati.
C'è infine un rischio, che i reati di cui alla condanna siano
interpretati come sofismi tecnici: aggiotaggio e insider trading,
ostacolo alle funzioni di vigilanza, ammettiamolo, non sono omicidi,
rapine e truffe. Forse sarebbe ora di cambiar loro il nome. Che vi
parrebbe ad esempio di "manovre occulte ed illecite per alterare il
corso onesto degli affari di Borsa con grave danno degli investitori
onesti", non è più chiaro di "aggiotaggio"?
CALTAGIRONE
Oppure, anziché ostacolo alle funzioni di vigilanza,
proviamo a dire, in modo un po' più greve, "manovre per truccare le
carte e impedire allo Stato di sorvegliare le eventuali porcate delle
banche". In fondo è per questi reati che molte persone celebri sono da
anni indagate e oggi condannate dal Tribunale di Milano, non per
irregolarità quali il divieto di sosta o errori nel calcolo dell'ICI.
[31-10-2011]
LA RASSEGNA DEL
(CALTA)FURBETTO! - INDOVINA-INDOVINELLO: QUAL È L’UNICO GIORNALE CHE NON
HA MESSO IN PRIMA PAGINA LE CONDANNE UNIPOL/BNL? TROPPO FACILE: IL
“MESSAGGERO” DI CALTAGIRONE! - ANCHE IL "CORRIERE" E IL “SOLE” SONO
MISERICORDIOSI: NIENTE CITAZIONE IN PRIMA - ANCHE LA BERSANIANA “UNITÀ”
DIRETTA DALL’EX “MESSAGGERO” CLAUDIO SARDO BRILLA PER L'ASSENZA (MA
BAFFINO E' COLLABORATORE D’ORO DEL CALTA-GIORNALE) - MA LA VERA NOTIZIA
E' LA CONDANNA DEL VICE PRESIDENTE DI GENERALI E DI MPS…
1- DAGOREPORT - LE CONDANNE UNIPOL/BNL? SCOMPAIONO DALLA PRIMA DEL
MESSAGGERO
Per capire come va il mondo dei poteri (a)vari e avariati di questa
Italia in bancarotta, è utile stendere uno sguardo su come i giornali di
oggi affrontano la vicenda della condanna dei furbetti per la scalata
Unipol/Bnl. E subito si parte con un indovinello: quale sarà quell'unico
grande quotidiano, per giunta romano come la Bnl, a non aver dedicato
neanche una riga in prima pagina al pronunciamento dei giudici di
Milano?
CASINI FRANCESCO
GAETANO CALTAGIRONE
Troppo facile: "Il Messaggero" di Pier-Calta Caltagirone,
condannato a 3 anni e sei mesi con autosospensione dalla carica di
vicepresidente del Monte dei Paschi di Siena. A differenza di tutti gli
altri, "Il Messaggero" di Mario Orfeo non ritiene le condanne una
notizia da prima. Per saperne qualcosa bisogna arrivare a pagina 13: un
pezzo di spalla, dove Caltariccone compare solo nell'ultimo paragrafetto
mentre le fotine a corredo dell'articolo sono solo di Fazio e Consorte.
Sorte ben diversa viene riservata all'imprenditore più
liquido d'Italia negli altri quotidiani. "Repubblica", "La Stampa" e "Il
Fatto" sparano il nome di Caltagirone in prima, insieme a Fazio e
Consorte, e all'interno gli articoli sono accompagnati anche dalle foto
dell'editore del "Messaggero".
Il "Corriere" di Flebuccio De Bortoli è più
misericordioso: in prima pagina, pur riservando alla vicenda il titolo
più appariscente tra i grandi quotidiani (un taglio medio), non fa
nessun riferimento a Calta, mentre c'è spazio per ricordare addirittura
l'assoluzione al capo della Vigilanza in Bankitalia Frasca. All'interno,
però, si riscatta: la paginata dedicata alla vicenda contiene anche una
fotina dell'imprenditore romano, la cui condanna finisce nel sommario
dell'articolo principale.
Il "Giornale" e "Libero" puntano ovviamente, nei titoli
di prima, sugli "amichetti di D'Alema" e Consorte che fa "tremare" gli
ex ds", ma mentre il giornale di Sallusti non lesina citazioni per Calta
sia in prima che nei titoli all'interno, sul quotidiano di Belpietro (e
dell'imprenditore romano Angelucci) per Calta nessun richiamo in prima,
niente foto all'interno e una semplice righetta nella quarta colonna
dell'articolo.
Ma se il "Messaggero" fa storia a sé essendo di proprietà
del Pier-suocero, altri due quotidiani gravitano nell'orbita
caltagironiana: il "Sole 24 Ore" diretto da Roberto Napoletano (ex
direttore del "Messaggero") e "L'Unità" diretta dal dalemiano Claudio
Sardo (ex cronista politico del "Messaggero"). Entrambi glissano sul
nome di Calta in prima pagina, dove pure la notizia è richiamata con
citazione per Fazio e Consorte.
All'interno il "Sole", in un sommarietto alla camomilla,
ricorda: "Pena ridotta rispetto alla richiesta. Caltagirone (3 anni e 6
mesi) si autosospende da Mps". E' l'unico quotidiano a sottolineare la
riduzione della pena (di soli 7 mesi). Per l'autosospensione, tra
l'altro, la lettera deve ancora partire. "L'Unità" all'interno mette
Calta nell'occhiello insieme agli altri furbetti.
2- LA VERA NOTIZIA DELLE
CONDANNE? LA PRESENZA DI CALTA, L'UOMO PIU' LIQUIDO D'ITALIA...
A spiegare perché la condanna a Calta rappresenta la vera notizia della
giornata ci pensa Francesco Spini nella sua analisi sulla "Stampa": "Gli
unici due protagonisti rimasti della battaglia sulla Bnl che si consumò
in un aggrovigliato gioco dell'Opa per inabissarsi tra le carte
giudiziarie sono Carlo Cimbri e Francesco Gaetano Caltagirone. Ma se il
ruolo del primo è circoscritto a Unipol di cui ai tempi era direttore
generale e oggi resta amministratore delegato (nessun passo indietro:
attende gli ulteriori gradi di giudizio), per Caltagirone il discorso è
diverso.
Il costruttore romano - il componente più illustre del
contropatto di Bnl che dapprima ingaggiò una battaglia di potere nella
banca, per sostenere infine Unipol conferendo le azioni di Bnl - è al
centro del sistema del potere economico finanziario del Paese. Forte di
una possente liquidità (si dice arrivi a lambire i 3 miliardi di euro)
ha conquistato passo passo oltre il 2% delle Generali, di cui è
vicepresidente. La stessa carica l'ingegnere la riveste in Monte dei
Paschi. Ma qui le più stringenti norme bancarie sui requisiti di
onorabilità richiedono un passo indietro dalla carica, seppure
temporaneo".
3- CONDANNA PER LA SCALATA BNL, I POTENTI E LE
PILLOLE DEL GIORNO DOPO Bankomat per Dagospia
Molti giornali di stamattina riprendono con vario taglio e qualche
artificio la notizia di ieri sulla condanna di Fazio, Consorte,
Caltagirone ed altri per l'affaire della scalata BNL .
Come volevasi dimostrare, se leggiamo bene nessuno spiega esattamente di
cosa si è trattato, nel senso che si narrano i fatti con evidenza, ma
fateci caso, come fossero normali vicende d'affari o poco più. Magari
più avvincenti di altre, ma tutto sommato sempre e solo vicende
d'affari. Si sottolinea che è roba vecchia, i fantasmi del 2005 riesce a
dire qualche primario quotidiano milanese. Dopo Halloween, forse
credevano di essere spiritosi.
Quindi si serve il tutto agli italiani, ancora una volta,
senza nessuna rilevanza o sottolineatura per la lettura storica e
critica della qualità della nostra classe dirigente. Che qualcuno come
‘'MF'' apertamente difende. Onore alla chiarezza, in questo caso. Altri
ce lo fanno pensare senza dichiararlo apertamente.
Nessuno che spieghi al pubblico in cosa sono consistiti i
reati addebitati, in concreto. Perché sia ritenuto grave dalla Legge e
dal tribunale fare affari in quel modo, cioè sottobanco, aggirando la
Consob e ostacolando la Banca d'Italia, avendo copertura dal capo stesso
di Banca d'Italia.
Nessuno che dica al pubblico dei lettori perché quei
pignoli al Tribunale di Milano - perché la figura dei pignoli fuori dal
tempo a questo punto la fanno - vi hanno ravvisato dei gravi reati,
condannandoli. Anche se l'eterna attesa della Cassazione permette sempre
a tutti di dire che fino ad allora, in fondo, non si saprà come siano
andate davvero le cose; e poi arriverà santa prescrizione....
Il Corriere riesce a non mettere in prima pagina il nome
di Caltagirone: notevole. Considerano Consorte più importante di
Caltagirone. Il Fatto Quotidiano perlomeno evidenzia nel titolo che
tutti costoro hanno operato violando le regole.
La Stampa riprende in maniera evidente la chiave di lettura di
Dagobankomat, circa la rilevanza della sentenza per i pochi tuttora in
auge ed in carica, come Francesco Gaetano Caltgirone e Carlo Cimbri di
Unipol. E dà in proposito ampio conto delle annunciate dimissioni di
Caltagirone dalla vice presidenza Montepaschi.
Vari giornali, ben informati e per tempo, sottolineano
comunque che l'Ing.Caltagirone ha già deciso di autosospendersi dalla
vice presidenza della banca senese, senza peraltro permettersi di
rilasciare a nostro danno le spassose interviste o far trapelare i
penosi commenti che altri VIP hanno ritenuto di fare.
Chapeau. L'avevamo scritto ieri sera, ce lo auguravamo e
forse lo aspettavamo, adesso vedremo i fatti in concreto. Certo, sono
solo sfumature di stile, abilità di pubbliche relazioni che non
cancellano per ora i gravi fatti di reato sentenziati a Milano in primo
grado. Ma non tutti lo fanno, va riconosciuto.
MF e il Sole danno molto spazio alle tesi difensive di Fazio. Osvaldo de
Paolini in particolare su MF dedica alla vicenda un appassionato corsivo
che parla di sentenza appiattita sulle tesi dei PM. La tesi interessante
e un po' divertente di De Paolini è che l'aggiotaggio in fondo è un
reato tecnico molto opinabile per sua natura, e sin qui non ha tutti i
torti; ma poi prosegue ricordando che per cose simili a Torino hanno
assolto Exor. Appunto, verrebbe da dire... Se per difendere Fazio
invochiamo il rigore comportamentale sui mercati degli Agnelli, forse è
meglio cercare altri appoggi dialettici.
Anche la tesi per cui sarebbe assurdo assolvere Francesco
Frasca - già assolto per le vicende Antonveneta, dove Antonio Fazio
invece è già stato condannato - e condannare di nuovo l'ex Governatore,
è una tesi strana. Hanno lo stesso Avvocato in questo processo, Fazio e
Frasca, ed anche questo è interessante.
Nessuno ancora ha letto le motivazioni della sentenza,
forse però al Governatore si imputano telefonate e comportamenti meno
rigorosi e pesantemente "ausiliari" alle manovre dei finanzieri
condannati. Al punto da esserne un regista. Mentre del capo della
Vigilanza di allora evidentemente al Tribunale non risulta provato un
altrettanto darsi da fare a favore della Lodi, di Unipol e compagnia
varia.
A chi operava nel mondo bancario di allora - chieda MF ad
Angelo De Mattia, già braccio destro di Antonio Fazio - risulta per
contro che fin dai tempi di Vincenzo Desario il rigore della Vigilanza
non era esattamente quello di Antonio Fazio, che coltivava purtroppo
rapporti diretti, spesso opachi, con vari banchieri non esattamente al
di sopra di ogni sospetto, mandando spesso a vuoto i tentativi di
Desario di essere davvero rigorosi ed imparziali.
Antonio Fazio, si capisce da tutti i quotidiani, fa
capire che non capisce (l'avevamo capito). Cerchi di capire: San Tommaso
noi che abbiamo fatto il liceo classico e non ragioneria l'abbiamo letto
e studiato ma non ci siamo mai premurati di farlo sapere agli italiani
né ritenuti per questo degli intellettuali cattolici. Si dia anche lui
una regolata di umiltà.
Giovanni Consorte, altro grande protagonista di quella stagione, ieri
invece ha subito lanciato sibillini segnali di fumo da Radio 24 e
ovunque, come Dago riportato già ieri sera .
Il Sole 24 Ore stamattina scrive invece che Giovanni
Consorte è sereno. Qualcuno per cortesia può dirgli che all'italiano
medio di lui Consorte, dei suoi affari, del suo stile di lavoro e dei
suoi segnali di fumo agli alleati di allora e di oggi che ritiene
ingiustamente ancora coperti non gliene frega nulla? Stia a casa e cambi
modo di gestire gli affari.
Questa è l'unica lezione che gli suggeriamo di prendersi
dalla sentenza di ieri. Attendiamo anche le pronte dimissioni di Cimbri
da Amministratore delegato Unipol. Bersani ci dica, conosce il mondo
delle cooperative? Ne ha un'opinione?
La Repubblica osserva che i Giudici non hanno confiscato il provento dei
reati, osservazione intelligente. Eppure sono centinaia i milioni
guadagnati rivendendo bene a banche amiche le azioni BNL.
Arrivederci fra un mesetto, motivazioni della sentenza alla mano.
[01-11-2011]
FIAT: LANDINI,
CANCELLA CONTRATTI E NON FA INVESTIMENTI
(ASCA) - Firenze,
9 dic - ''La Fiat cancella contratti mentre non fa investimenti''.
Lo afferma Maurizio
Landini, segretario della
Fiom, parlando con i giornalisti
a Firenze a margine di un incontro organizzato da 'Reteasinistra' e 'Il
Manifesto'.
''Con Fiat - ha aggiunto - di trattative, possibilita' non ce n'e',
perche' quello che e' successo lunedi' e' stato che la Fiat ha informato
tutti che intende estendere il modello di
Pomigliano a 86 mila dipendenti.
E ha chiesto di poter discutere solo con i sindacati che erano
d'accordo. Di fronte al fatto che non abbandonavamo il tavolo di
trattativa, gli altri sindacati hanno chiesto alla Fiat di proseguire da
soli. E immagino che in queste ore si possa arrivare anche ad un'intesa,
ma non c'e' stata una particolare trattativa.
Estendere il modello di
Pomigliano a tutto il gruppo, a
86 mila dipendenti vuol dire uscire dal contratto nazionale di lavoro,
peggiorare le condizioni e mettere in discussione un principio
fondamentale di liberta' sindacale. Se un sindacato che non e' d'accordo
non ha piu' diritto di esistere, e' un problema politico generale''.
Oggi, ha detto
Landini, ''una delle ragioni per
cui le imprese della componentistica sono in difficolta', e' che la Fiat
sta semplicemente aumentando la cassa integrazione e non ha fatto nuovi
investimenti. In Italia, chi lavora sulla componentistica, sta lavorando
per le imprese tedesche, francesi o di altri Paesi perche' sono quelli
che hanno investito, nonostante la difficolta'''.
"LA
DIVINA PROVVIDENZA"
Di Alberto Nerazzini
La mattina del
18 luglio, Mario Cal, il manager della sanità privata più potente
d'Italia, entra nel suo ufficio e si spara. Cal non è un manager
qualunque, e? il fidatissimo braccio destro di Don Luigi Verze?, il
fondatore del San Raffaele, l' impero della sanità convenzionata,
sepolto da un miliardo e mezzo di debiti. Il suicidio di Mario Cal,
però, sembra solo uno dei misteri. Cosa c'e? dietro il disastro
finanziario che rischia di mandare in frantumi l'ospedale privato più
importante del Paese? Perché migliaia di dipendenti rischiano di perdere
il lavoro? Le cause della morte e della voragine finanziaria vanno
cercate nei paesi di mezzo mondo. Coperto dalla nebulosa legislazione
che circonda le fondazioni e il loro controllo, il gruppo di don Verze?,
che governa un reticolo impressionante di società, ha investito milioni
di euro in attività insospettabili come strutture alberghiere e
piantagioni di mango e uva in Brasile. L'inchiesta di Alberto Nerazzini
che per Report è andato fino a Salvator de Bahia, dove si trova il
quartier generale del prete manager, prova a ricostruire una vicenda
intricata che ogni giorno che passa riserva nuovi capitoli e apre
scenari sorprendenti, a cominciare dai rapporti tra Don Verzè e i
vertici dei servizi segreti. All'interno della storia spuntano
imprenditori discussi che con movimentazioni di denaro, hanno consentito
a tutto il sistema di reggere. E? il caso della famiglia Zammarchi
titolare della Diodoro e della Metodo, le due società che al San
Raffaele fatturavano costi anche 5 volte superiori a quelli standard. Ma
con quale scopo? Per drenare denaro e creare fondi neri? Per pagare i
politici? La magistratura che sta tentando di sbrogliare fili di questa
complicata matassa, indaga e arresta Daccò, l'uomo ombra della sanità
lombarda, vicino al governatore Formigoni. Ma è solo l'inizio di
un'indagine che deve inseguire fiumi di denaro finiti nei conti di
società off shore.
Per arrivare a scoprire la verità di uno dei crac più misteriosi della
storia del nostro Paese bisogna però scoprire chi e? veramente Don Luigi
Verze?, e cosa si nasconde dietro la sua impenetrabile comunità
religiosa: l'associazione dei Sigilli. Ma soprattutto si deve scoprire
qual e? stata, per decenni, la sua rete di amicizie e protezioni.
E inoltre
COM'È ANDATA A FINIRE?
"L'INTESA"
Di Giovanna Boursier
Torniamo a occuparci di Alitalia. Nel 2008 la compagnia di bandiera era
stata dichiarata insolvente, ed era stata divisa in due: la bad company
affidata al commissario Augusto Fantozzi e la good company finita nelle
mani della Cai, cioè di Banca Intesa, Colaninno, Ligresti, Tronchetti
Provera, Marcegaglia, Toto con AirOne e Air France con il 25%. Cai che
chiude in perdita i primi due anni aveva promesso di chiudere in
pareggio nel 2011. C'è riuscita? E per la Bad company che doveva
rimborsare i creditori come stanno andando le cose? Soprattutto come si
comporterà il nuovo Ministro dello Sviluppo Economico, Infrastrutture e
Trasporti, Corrado Passera che è ancora azionista di Intesa che ha il
10% di Alitalia ?
Per la rubrica
C'E' CHI DICE NO: "FRANCESCA
RAGUSA"
Di Giuliano Marrucci
Quando apri la finestra della tua camera da letto e vedi che il tuo
vicino ha costruito una veranda abusiva o ha tirato su un muro violando
le regole, hai due possibilità, o fai finta di nulla e ti giri
dall'altra parte con la speranza magari di poter fare un abuso pure tu,
oppure ti fai il sangue amaro e poi la cosa finisce lì perché devi
essere disposto ad affrontare un vero calvario rimettendoci anche dei
soldi per le spese legali. Stavolta invece c'è chi ha addirittura
abbandonato Parigi per difendere l'identità del vecchio borgo di
Serramazzoni.
Il video e la
trascrizione integrale del testo della nuova inchiesta sarà on line sul
nostro sito www.report.rai.it al termine della messa in onda.
Buona Visione! La Redazione.
Appello di
Nosiglia: "Fiat
servono regole condivise"
L'arcivescovo
chiede "un segnale di speranza" dopo gli incontri con l'azienda e i
sindacati. Domani è prevista la firma dell'accorso separato che esclude
la Fiom
di PAOLO GRISERI
ALLA Fiat sono necessarie "regole condivise e sostenute da tutte le
parti in causa per salvaguardare il lavoro". È l'appello che
l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha rivolto ieri ai sindacati e
alla Fiat incontrati in due distinte riunioni in Arcivescovado. Incontro
che arriva nelle ore cruciali che precedono il nuovo accordo separato
sulle regole sindacali nel maggiore gruppo privato italiano.
L'arcivescovo ha espresso le sue preoccupazioni prima ai segretari
torinesi di Cgil, Cisl e Uil e poi, in un secondo incontro, al capo
delle relazioni sindacali del Lingotto, Paolo Rebaudengo.
Il responsabile della Diocesi torinese ha ascoltato gli ospiti e ha
invitato tutti a cercare la coesione in un momento in cui è necessario
far fronte a una crisi che nel 2012 sarà anche peggiore di quella che
abbiamo fin qui conosciuto. Naturalmente l'arcivescovo non ha voluto
entrare nel merito delle discussioni che in questi giorni dividono i
sindacati, "riconoscendo la natura complessa di questa materia e le
implicazioni in gioco che coinvolgono anche il futuro del nostro paese".
Ma ha chiesto a tutte le parti in causa l'unità di azione come "segnale
di speranza in questo tempo che ci prepara al Natale".
I due incontri di ieri, fanno sapere in Diocesi, erano programmati da
tempo e solo il caso ha voluto che cadessero nei giorni caldi della
trattativa tra sindacati e Lingotto. Ma è un fatto che la coincidenza ha
consentito a Nosiglia di far trapelare il suo pensiero sulla situazione
Fiat. Il suo invito
alla coesione tra le parti cade in un momento delicato della vita
sociale della città che certo non avrebbe bisogno di nuovi scontri
ideologici e tentativi di esclusione di questo o quel sindacato dal
diritto di rappresentare i lavoratori. Anche perché le difficoltà delle
famiglie torinesi, come emerge anche dai dati in possesso della Caritas,
sono andate aumentando negli ultimi mesi e saranno ancora più gravi nel
2012. L'assenza di lavoro alla Fiat avrà ripercussioni sui redditi
perché provocherà cassa integrazione tra i dipendenti del Lingotto e
licenziamenti nelle piccole aziende dell'indotto. Tutti temi che
troveranno probabilmente eco nel tradizionale messaggio che
l'arcivescovo rivolge ai torinesi in occasione del Natale.
Mentre ieri sindacati e Fiat incontravano Nosiglia, all'Unione
industriale proseguiva la trattativa tra sindacati del "sì" e il
Lingotto. "Siamo alla stesura dei testi", dicevano in serata i
sindacalisti prevedendo che la discussione sulla estensione del modello
Pomigliano a tutto il gruppo Fiat possa concludersi nella giornata di
domani con la firma di un nuovo accordo separato tra Marchionne e i suoi
sindacati di fabbrica. I sindacati autonomi (Fismic, Ugl e Quadri)
avrebbero anche accettato di rinunciare al diritto di nominare due
rappresentanti ciascuno nei consigli di fabbrica. In questo modo si
eviterebbe a Fim e Uilm di finire in minoranza. Nei prossimi mesi poi si
potrebbe anche arrivare all'elezione dei rappresentanti sindacali,
naturalmente escludendo la Fiom dal voto.
(08 dicembre 2011)
Fiat: Marchionne
fa mea culpa sulla 500 (MF)
Dowjones
MILANO (MF-DJ)--Il
flop della 500 negli Stati Uniti va imputato soprattutto alla rete di
distribuzione e non allo scarso appeal della vettura. Lo ha spiegato
l'amministratore delegato del Lingotto all'agenzia Reuters: "La macchina
era pronta prima che la rete dei concessionari fosse disponibile alla
vendita", ha ammesso il manager. "In definitiva l'abbiamo lanciata
troppo presto, sarebbe stato meglio farlo a gennaio 2012".
L'errore, scrive
MF, e' costato il posto all'ex responsabile marketing del brand Fiat per
il Nordamerica, Laura Soave (molto chiacchierata anche per vicende
legate alla vita privata), che e' stata sostituita da Timothy Kuniskis.
Alla fine gli americani hanno acquistato circa 18.500 esemplari della
500, una cifra inferiore della meta' rispetto ai 50 mila messi a budget
da Torino. Nessuno dei grandi concessionari Fiat di New York e' stato in
grado di vendere il numero previsto di 500, nonostante la martellante
campagna commerciale che ha avuto Jennifer Lopez per testimonial.Insomma
un colossale errore di marketing, che ha scatenato l'ira di Marchionne.
L'ingaggio di Kuniskis e' finalizzato proprio alla migliore gestione
della rete dei concessionari. Specialmente nell'area di New York e in
California, che sono fondamentali per il successo della 500 e di
qualsiasi altra auto negli Stati Uniti. Malgrado l'esordio non
soddisfacente, Marchionne e' sempre convinto che la piccola di casa Fiat
possa rappresentare, con l'Alfa Romeo (che verra' lanciata negli Usa nel
2013), la chiave per riportare i brand italiani sul mercato
automobilistico americano con un ruolo di protagonisti. Una strategia
che il manager non ha intenzione di cambiare. Il manager, nel corso
dell'intervista, ha anche ribadito che l'aggregazione tra Fiat e
Chrysler avverra' solo nel 2013. red/lab
BANCA
(IM)POPOLARE DI MILANO - DOPO CONSOB E GUERRA INTERNA, È LA VOLTA DELLA
MAGISTRATURA: IL FU PRESIDENTE DI BPM PONZELLINI INDAGATO A MILANO PER
OSTACOLO ALLE AUTORITÀ DI VIGILANZA - I 148 MLN € ALLA ATLANTIS DEI
FRATELLI CORALLO (SLOT MACHINES)? UN FINANZIAMENTO INCOMPRENSIBILE “SIA
SECONDO I CANONI DI BUONA AMMINISTRAZIONE SIA, PIÙ GRAVEMENTE, SECONDO
LA DISCIPLINA IN MATERIA DI RICICLAGGIO” - CROFF, APPENA ELETTO NEL
CONSIGLIO DI GESTIONE, RINVIATO A GIUDIZIO PER USURA...
Non conosce la
parola fine la saga Bpm. Dopo Bankitalia, Consob e le dure lotte
intestine, ora spuntano anche le indagini delle magistratura. Massimo
Ponzellini, "dimissionato" dalla banca una settimana fa, come anticipato
da Sole 24 Ore e Repubblica, sarebbe indagato dalla Procura di Milano
per l'ipotesi iniziale di ostacolo alle Autorità di vigilanza. Ad
attirare l'attenzione degli inquirenti, sarebbe stato in particolare il
finanziamento da 148 milioni concesso da Bpm ad Atlantis-BpPlus.
Cioè il colosso
delle slot machines già primo partner dello Stato italiano nel ricco
segmento dei giochi e controllato da società off-shore delle Antille
olandesi nonché, secondo quanto ricostruito dal Fatto Quotidiano nel
2010, riconducibile a Francesco Corallo, figlio di Gaetano, condannato
per reati di criminalità organizzata (ha già scontato la pena) e legato
al clan di Nitto Santa Paola.
Un finanziamento
che sarebbe stato erogato anche per la forte sponsorizzazione dello
stesso Ponzellini e che ai pm appare "incomprensibile", quello concesso
da Bpm alla società che in Italia ha avuto come suo rappresentante l'ex
finiano Amedeo Laboccetta dopo la sconfitta elettorale del 2005 e prima
dell'elezione nel 2008. Ora la Atlatis è in lizza per le nuove
concessioni delle Vlt, le slot machine di ultima generazione.
Il finanziamento
della Bpm sarebbe Incomprensibile "sia secondo i canoni di buona
amministrazione sia, più gravemente, secondo le regole della disciplina
in materia di riciclaggio". Non a caso l'attenzione è tornata anche su
chi ha affidato la concessione delle slot machines ad Atlantis, i
Monopoli di Stato diretti da Raffaele Ferrara, già presidente
dell'Organismo di Vigilanza della Bpm, la cui sede romana nei giorni
scorsi ha ricevuto la visita della Guardia di finanza.
E per un'avventura
che rischia di chiudersi molto male, ce n'è un'altra che non inizia
certo sotto i migliori auspici. Si tratta di quella di Davide Croff,
l'ex numero uno della Biennale di Venezia fresco di nomina nel consiglio
di gestione dell'istituto milanese che è inciampato in un rinvio a
giudizio arrivato proprio all'indomani della conquista della poltrona in
Bpm. Una vicenda quantomeno sgradevole che affonda le radici nel lontano
passato del banchiere che nel 2008 era stato promotore di un tentativo
di rinnovamento della banca milanese con la fondazione di una sua
associazione, Bpm360, che avrebbe dovuto provocare una vera e propria
rivoluzione poi non andata in porto, come dimostra la cronaca recente.
Benché bancaria,
però, la materia della cronaca recente è tutt'altra: si tratta di
un'inchiesta per usura relativamente a fatti che si sono svolti tra il
1994 e il 2000, più o meno gli stessi anni in cui Croff ha guidato la
Banca Nazionale del Lavoro dove era approdato come vicedirettore
generale nel 1989, una manciata di mesi prima dell'esplosione dello
scandalo Atlanta e di cui è stato ad dal 1990 al 2003.
Nel dettaglio, le
indagini sono scaturite dalle denunce presentate dall'imprenditore di
Gioia Tauro Antonino De Masi per i tassi usurari che a suo avviso
sarebbero stati applicati ai fidi concessi dalle banche al suo gruppo
industriale. De Masi, che da tempo sta conducendo quella lui stesso
definisce una battaglia di legalità per tutelare "gli interessi non solo
miei, ma quelli di un intero territorio depredato dall'illegale
comportamento del sistema bancario" ha già portato in giudizio Cesare
Geronzi e Luigi Abete, assolti in primo e secondo grado e in attesa del
verdetto della Cassazione.
Ora sul banco
degli imputati, secondo la decisione del Gup di Palmi, dovranno sedere
oltre a Croff anche gli ex direttori generali di Banca Antonveneta e Bnl
e tre dirigenti. Il magistrato ha invece disposto l'incompetenza
territoriale e ha trasmesso il fascicolo alla Procura di Reggio Calabria
per altri cinque ex della Banca di Roma, tra i quali Matteo Arpe, anche
lui fresco di battaglia per la conquista della Bpm, ma per il quale il
pm in sede di conclusioni aveva chiesto il non luogo a procedere, anche
il banchiere perché era approdato in Banca di Roma nel 2002, sul volgere
del termine del periodo oggetto dell'inchiesta.
[31-10-2011]
1- SBUCA DA UNA
PERQUISIZIONE NEGLI UFFICI DEL BRACCIO MAL-DESTRO DI D’ALEMA, VINCENZO
MORICHINI, IL PRIMO ELENCO DEI FORAGGIATORI DELLA FONDAZIONE DI BAFFINO!
- 2- TOH! SONO GLI STESSI NOMI CHE RICORRONO ANCHE NELLE INCHIESTE ENAC,
P4 E PENATI: NON SOLO I 30 MILA EURO DI PAGANELLI (PROPRIETARIO DELLA
COMPAGNIA AEREA ROTKOPF SU CUI VIAGGIÒ A SBAFO IL MAGO DALEMIX), MA
ANCHE I 20 MILA DI BRUNO BINASCO, BRACCIO DESTRO DI GAVIO (AUTOSTRADA
SERRAVALLE), E I 25MILA DELL’IMPRENDITORE ALFONSO GALLO, IL GRANDE
ACCUSATORE DI ALFONSO PAPA (P4) - 3- DALL’ELENCO DEI “SOTTOSCRITTORI” SI
FA CENNO A “MILLENIA, 15MILA EURO, MALDARIZZI” CHE STA PER FRANCESCO
MALDARIZZI, IMPRENDITORE AMICO DI BAFFINO, BECCATO NELLE INTERCETTAZIONI
SULLE ESCORT E PRECEDENTEMENTE NEI VERBALI DELL’AMICO TARANTINI CHE LO
OSPITÒ IN BARCA NELLA VACANZA A PONZA DOVE TROVÒ D’ALEMA - 4- TRA I
GENEROSI ELARGITORI DI CONTRIBUTI C’È OVVIAMENTE ANCHE PIO PICCINI, CHE
CON LE SUE RIVELAZIONI HA “INCASTRATO” MORICHINI E L’ENTOURAGE DALEMIANO
-
Gian Marco
Chiocci e Patricia Tagliaferri per "il
Giornale"
Ci voleva una
doppia perquisizione della Gdf per scovare i finanziatori, o almeno una
parte, della fondazione ItalianiEuropei di Massimo D'Alema. Solo quando
i baschi verdi hanno rovistato negli uffici della società Sdb
dell'indagato Vincenzo Morichini, braccio destro dell'indagato D'Alema e
procacciatore di contributi per la fondazione con sistemi che il pm
Paolo Ielo reputa a dir poco sospetti, un primo elenco è venuto fuori.
Raffrontandolo con
il «pizzino» sul quale erano annotati a penna nomi di politici e cifre
sequestrato nel blitz alla Foretec di quel Viscardo Paganelli (arrestato
col figlio Riccardo nell'inchiesta Enac) proprietario della società
Arkon e della compagnia aerea Rotkopf sulla quale viaggiò a sbafo
Baffino- la finanza ha iniziato a lavorare su triangolazioni, versamenti
e ipotesi di false fatturazioni.
Nel documento di
Paganelli, scrive la Gdf, si fa riferimento «a potenziali contratti di
Global Service nel comparto sanitario» in Umbria e all'ospedale San
Camillo di Roma (con accanto un curioso appunto, «Macchitella ci era
ostile »). Subito sotto le cifre con riferimenti in chiaro ed altri
coperti da omissis.
«Quanto a
ItalianiEuropei - si legge nel rapporto della finanza sul pizzino - le
cifre (30mila euro tra il 2009 e il 2010, ndr) si riconciliano
verosimilmente con i contributi elargiti dall'imprenditore Paganelli
alla Fondazione in questione». Il «pizzino» trovato a Paganelli è messo
a confronto sia col documento «Fondazione Italiani Europei - Elenco
sottoscrittori attività 2010» che con la scheda «Pubblicità e attività
2008-2009», entrambi sequestrati a Morichini, factotum della fondazione.
BINASCO,
DAL PCI A BAFFINO
Tra i «sottoscrittori», oltre a Paganelli che attraverso la sua Arkon
srl ha versato 15mila euro più altri 15mila attraverso la Rotkopf,
troviamo Bruno Binasco, nome noto ai tempi di tangentopoli (arrestato
anche per finanziamento illecito al Pci, poi sempre prosciolto) emerso
di recente nell'indagine sulla Milano-Serravalle, filone Penati. Nella
lista è scritto: «Binasco, 20mila euro». Il versamento è del 21 aprile
2010 ed è stato erogato dalla Argo Finanziaria di cui Binasco è Ad.
Attraverso sue società, inoltre, avrebbe «sostenuto» anche la fondazione
dell'ex presidente Penati trovandosi in compagnia di altri dalemiani
doc, come Enrico Intini e Roberto De Santis.
Alla voce «General
Construction / versamento 23.12.2009» spicca il nome Gallo accanto alla
cifra 25mila euro. Si tratta dell'imprenditore Alfonso Gallo, il grande
accusatore del deputato Alfonso Papa, che il 5 febbraio 2011 ai pm
napoletani della P4 parla a lungo della sua General Construction a
proposito di un finanziamento da 100mila euro all'associazione del
giudice tributario Pasquale Lombardi, arrestato nell'inchiesta P3. A
verbale Gallo ha parlato anche di Morichini ammettendo di aver
sovvenzionato ItalianiEuropei «con regolari bonifici intestati alla
Fondazione».
ZINGARETTI, CHE COINCIDENZA
Nello stesso foglio esce poi Mauro Lufino, amministratore della Cler
Coop, per un obolo da 10mila euro. La Cler tra il 2008 e il 2009 ha
messo le mani su numerosi appalti della provincia di Roma, che dal 2009
era guidata da Nicola Zingaretti, per mera coincidenza membro del
«comitato di indirizzo»della fondazione dalemiana. Va detto che la Cler
entra nell'inchiesta romana per aver bonificato importi per 20mila euro
alla Sdb di Morichini «a saldo di fatture- osserva la finanza- che si
ritengono per operazioni inesistenti». E ancora.
L'AMICO DI
TARANTINI...
Dall'elenco dei «sottoscrittori» si fa cenno a «Millenia, 15mila euro,
Maldarizzi» che sta per Francesco Maldarizzi, imprenditore amico di
Baffino, beccato nelle intercettazioni sulle escort e precedentemente
nei verbali dell'amico Tarantini che lo ospitò in barca nella vacanza a
Ponza dove trovò D'Alema, che Gianpi - come riferisce
nell'interrogatorio del 6 settembre 2009 - incontrò nuovamente, stavolta
a casa dell'imprenditore della Millenia.
Continuiamo.
Quindicimila euro li mette nella Fondazione anche il colosso immobiliare
Parsitalia a nome Parnasi, Luca, una vera potenza nel settore, che
secondo il quotidiano Italia Oggi avrebbe finanziato pure la fondazione
finiana Fare Futuro, presente tra i partner di ItalianiEuropei. E
ancora. Ecco il gruppo Tosoni (25mila euro), Vienna Insurance Group
(6mila), Wind (15mila) Studio Vitiello (15mila), Euro Progea (5mila).
... E
L'AMICO DI BERSANI
Nell'allegato sequestrato sui contribuiti per la pubblicità raccolti
dalla società editrice Solaris, controllata dalla Fondazione, compare
l'Interconsult che nel luglio del 2009 versa 25mila euro alla fondazione
per mano di Gianni Pisani, già socio di Franco Pronzato, consulente di
Bersani, responsabile trasporti nel Pd, membro del cda di Enac arrestato
per una mazzetta da 40mila euro intascata per il tramite di Morichini.
Seguono altre società.
Tra i generosi
elargitori di contributi c'è ovviamente anche Pio Piccini,
l'imprenditore arrestato nel fallimento Eutelia, che con le sue
rivelazioni ha «incastrato» Morichini e l'entourage dalemiano. Fa
mettere a verbale: «Enzo mi propose un rapporto diretto per poter
gestire tutta una serie di relazioni nel mondo romano, legate a società
come Finmeccanica, e con la possibilità di estenderle in quelle regioni
a guida Pd essendo lui molto vicino al partito. La prima cosa che mi
chiederà sarà di dare un contributo di 15mila euro alla Fondazione».
Così, per cominciare.
[31-10-2011]
ENDEMOL AL
TELEVOTO DEI CREDITORI - IL DESTINO DELLA CASA DEL “GRANDE FRATELLO”
DIPENDE DA BANCHE E FONDI CHE PENSAVANO DI FARE AFFARI D’ORO SUI FORMAT
E SI SONO RITROVATI CON MONTAGNE DI DEBITI (FACILE COMPRARE SCARICANDO I
COSTI SULLA SOCIETÀ ACQUISITA) - DUE SETTIMANE DI PROROGA, IN CUI
MEDIASET CERCHERÀ A TUTTI I COSTI UN PARTNER - IL FONDO CLESSIDRA È
ASSAI GRADITO AL BANANA, MA IL TEMPO SCORRE E L’ACCORDO ANCORA NON C’È…
Si va ai supplementari per Endemol. I creditori concedono
altri quindici giorni di tempo alla casa tv del «Grande Fratello».
Giorni preziosi con cui Mediaset e gli altri azionisti, Goldman Sachs e
il fondo Cyrte, cercheranno una soluzione alternativa alla perdita
dell'azienda, oberata dai debiti.
Ieri scadevano i termini e il debito poteva essere
convertito in capitale, ma era parso abbastanza chiaro, fin dal
week-end, che si sarebbe arrivati con ogni probabilità a uno slittamento
dei tempi rispetto alla scadenza di ieri. A causa del mancato rispetto
dei covenant sul debito, i creditori di Endemol, principalmente hedge
fund, avrebbero potuto escutere il pegno sulle azioni della società,
controllata dai soci, che in questi anni hanno dovuto svalutare il loro
investimento, con quote paritetiche diventandone di fatto i nuovi
azionisti di controllo.
Dopo più di un anno di lavoro, adesso in due settimane si
dovrà trovare quella quadra che finora è mancato. All'avvicinarsi della
scadenza, i soci hanno lavorato su due direttrici: da una parte un
rinnovo, con scadenza temporale non troppo differita, delle attuali
condizioni (waver) poste a tutela del debito.
La concessione della proroga.
D'altronde il debito è in mano a hedg fund che l'hanno rastrellato con
la prospettiva di speculare e lucrare sul riassetto. In campo sono scesi
big del calibro di Apollo e Centrebridge assieme alla stessa banca
americana Goldman Sachs (che di Endemol è azionista tramite la sua
divisione di private equity), ma che negli ultimi mesi ha accumulato
un'importante posizione sul debito, proprio per arrivare preparata alla
resa dei conti finale.
Tuttavia è chiaro che questi soggetti non hanno alcun
interesse a fare gli azionisti, quantomeno di maggioranza, di Endemol:
non saprebbero come gestire una società così complessa che richiede una
forte expertise industriale. Ma puntano a massimizzare il loro ritorno
economico dell'investimento.
Anche il gruppo di Cologno in questi mesi aveva messo in
campo delle contromosse, comprando una quota di debito consistente sul
mercato secondario e sta provando, con l'advisor Lazard (che ha avuto un
incarico dalla holding spagnola di Cologno, Mediacinco, già a inizio
anno), a trovare un accordo per la ristrutturazione del debito che la
veda coinvolta.
Risolto il problema immediato, ossia evitare che i fondi
sfilassero Endemol agli attuali azonisti, ora arriva la parte più
difficile e complessa. La strada che Mediaset sta cercando di imboccare
è la ricerca di un nuovo socio che possa contribuire ad iniettare
risorse nell'azienda ideatrice di numerosi format televisivi (da La
Fattoria a Survivor), oberata da 2,3 miliardi di euro che pesano come un
macigno sulle sue sorti.
Come rivelato dal Sole 24 Ore di domenica scorsa, è
comparso sulla scena Clessidra, il più grande fondo d'investimento
italiano. Nei mesi scorsi sono stati sondate varie possibilità: Mediaset
ha trattato con diversi colossi internazionali del settore media
(dall'americana Time Warner alla tedesca ProSiebenSat1 fino all'inglese
Itv) ma ora l'ipotesi più concreta è quella con Clessidra. Il private
equity, che tra i suoi fondatori ha due ex manager Fininvest come
Claudio Sposito e Alessandro Grimaldi, sarebbe secondo i rumors in
stretto contatto con Cologno per la presentazione di un piano.
Clessidra non è la sola opzione sul tavolo, anche se
viene descritta come la più gradita a Cologno Monzese perché si
tratterebbe di un soggetto italiano, il che facilita i rapporti, e per
di più molto ben conosciuto quindi con una sintonia già rodata.
L'affaire Endemol è costato finora (solo in termini di investimento)
circa 500 milioni a Mediaset che non vuole abbandondare il presidio
sulla produzione di contenuti che, nonostante il trend calante di
business per Endemol, rimane un'opzione industriale strategica per il
gruppo televisivo italiano.
[02-11-2011]
POKER DI BANANA!
- COSA SALVERÀ LA MONDADORI AZZOPPATA DALLA SENTENZA-LODO? IL POKER
ONLINE! - LA GABANELLI SCAVA NELL’ULTIMO SOSPETTO CONFLITTO D’INTERESSI
DEL PATONZA E SMARMELLA LA STORIA DELLA GALMING, PER IL 70% IN MANO A
B., AUTORIZZATA DAI MONOPOLI DI STATO (CHE DIPENDONO DA LUI) A LANCIARSI
NEL DORATO MONDO DEL CYBER-AZZARDO - MONDADORI: “BANDO TRASPARENTE” -
CHI GUIDA LA GALMING? ALDO RICCI, UOMO SOGEI, MINISTERO DELL’ECONOMIA...
1- UN'AZIENDA DEL PREMIER NELL'AFFARE POKER ONLINE:
MONDADORI, L'OMBRA DEL CONFLITTO DI INTERESSI Sergio Rizzo per il
"Corriere della Sera"
Alla ricerca di
nuovi business con un mercato editoriale sempre più asfittico, la
Mondadori si è gettata dunque a capofitto nel lussureggiante mondo dei
giochi via internet: poker online, casinò virtuali... La notizia non è
nuova. Era contenuta in un comunicato stampa della casa editrice del 28
giugno scorso. Titolo dell'Ansa di quel giorno: «Mondadori: nasce
Glaming, nuova società per giochi online». La cosa però, in
quell'occasione, non ha avuto il risalto che invece sarebbe stato logico
aspettarsi per tutta una serie di circostanze che questa sera svela un
servizio di Sigfrido Ranucci per Report, la trasmissione di inchieste
televisive di Milena Gabanelli che va in onda la domenica su Rai Tre.
Glaming è
controllata al 70% dalla Mondadori e al 30% da un altro soggetto, la Fun
Gaming, il cui capitale è a sua volta custodito in due scatole: Buel srl
(51%) e Entertainment and gaming invest (49%). Per quanto riguarda la
seconda, è inutile affannarsi a cercare di scoprire il proprietario. Le
quote sono infatti custodite in una fiduciaria.
La Buel è invece di proprietà di una vecchia conoscenza
del mondo della televisione come Marco Bassetti. Il quale,
incidentalmente consorte del sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi,
si ritrova ora in società con il premier Silvio Berlusconi, ossia il
proprietario della Mondadori, in un business molto appetitoso, a
giudicare dal bombardamento di spot che pubblicizzano sul piccolo
schermo questo genere di divertimento.
E fin qui, in
questa Italia, non ci sarebbe forse niente di strano. A meno di non
voler passare per moralisti sollevando una questione di opportunità per
un presidente del Consiglio nel ritrovarsi azionista di una società che
opera nel settore dei giochi d'azzardo, sia pure virtuali. Del resto,
perché mai scandalizzarsi se perfino le Poste italiane sono in quel
business? Il fatto è, tuttavia, che per entrare in questa attività è
necessaria una concessione. E quella concessione la può dare soltanto
l'amministrazione dei Monopoli di Stato.
Ovvero un
organismo, affidato all'ex capo dell'agenzia delle entrate Raffaele
Ferrara, che dipende dal governo presieduto dal Cavaliere. In qualunque
altro Paese al mondo questo sarebbe un classico episodio di conflitto
d'interessi. Ma qui chi ci fa caso? La Glaming viene costituita il 21
aprile del 2011 sulla base di un progetto che il consiglio di
amministrazione della Mondadori discute il 25 novembre del 2010: a
quella riunione, dettaglio, è presente in videoconferenza anche un
consigliere che ha un ruolo importante nel governo Berlusconi. Cioè il
direttore generale del ministero dei Beni culturali Mario Resca.
Dallo scorso mese
di settembre la Gamling è finalmente nell'elenco dei soggetti
aggiudicatari dei giochi online pubblicato sul sito dei Monopoli. Il
servizio di Report non manca di far notare come a luglio proprio la
Mondadori di Berlusconi abbia dovuto pagare a Carlo De Benedetti un
risarcimento danni di 564 milioni di euro, sottolineando pure la forte
crescita dell'indebitamento della casa editrice. «La ciambella di
salvataggio», conclude Ranucci, «potrebbe venire proprio dai giochi».
Ma in questa
storia l'ombra del conflitto d'interessi è dietro ogni angolo e assume
aspetti molteplici e imprevedibili. Si scopre, per esempio, che il
presidente della Glaming risponde al nome di Aldo Ricci. Chi è costui?
Per due volte è stato l'amministratore delegato della Sogei, la società
pubblica che gestisce l'anagrafe tributaria: già protagonista di un
doppio giro di valzer ai vertici di quella struttura (nominato da Giulio
Tremonti, rimosso con liquidazione milionaria da Vincenzo Visco e
rinominato da Tremonti) che ha coinvolto anche altri soggetti ed è
costato all'erario, come ha segnalato la Corte dei conti in un suo
rapporto, più di 11 milioni di euro.
Rapporto, in
seguito finito all'attenzione dei magistrati, nel quale erano contenuti
anche alcuni particolari riguardanti la prima gestione Ricci. Una
inchiesta interna voluta da Visco aveva infatti rivelato che il 90%
degli appalti della Sogei erano stati frazionati sotto i 200 mila euro,
e che le gare europee erano limitate al 15%.
Un paio d'anni fa
Ricci, il cui ritorno alla Sogei era stato sponsorizzato da Marco
Milanese (l'ex braccio destro di Tremonti messo sotto inchiesta dalla
magistratura che ne aveva perfino richiesto l'arresto) viene sostituito
con soddisfazione del direttore dell'Agenzia delle entrate Attilio
Befera. Ma riesce a rimanere ancora nell'orbita della Sogei. Attualmente
figura ancora come consigliere di amministrazione di Geo Web, società
controllata dal consiglio dei geometri di cui la Sogei ha il 40%.
Riassumiamo. Ex
responsabile di un pezzo cruciale dell'amministrazione finanziaria,
Ricci è ora presidente di una società privata (di cui sono azionisti il
premier e il marito del sottosegretario agli Esteri) titolare di una
concessione per gestire giochi online rilasciata dalla stessa
amministrazione finanziaria che Ricci continua a rappresentare in
un'altra società. E tutto questo può essere considerato normale?
2-
MONDADORI: SUL POKER ONLINE BANDO EUROPEO RIGOROSO Lettera di Rossella Citterio
(Direttore Relazioni Esterne e Comunicazione Gruppo Mondadori) al
"Corriere della Sera"
Caro direttore,
la prima pagina del «Corriere» di ieri annunciava in grande evidenza
l'ingresso di Mondadori nei giochi online. In realtà la notizia non era
questa, era il preannuncio enfatizzato di un servizio della trasmissione
televisiva «Report» fondato sulla «scoperta» di un ennesimo conflitto di
interesse. Non conosciamo ancora, al momento di questa nostra lettera,
il contenuto della trasmissione, ma ciò che abbiamo appreso dal
«Corriere» merita alcune precisazioni.
Il 10 marzo 2011
un bando di gara pubblico ed europeo viene emesso da AAMS,
Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, per affidare in
concessione l'esercizio dei giochi pubblici a distanza. Da allora,
società, pubbliche e private, hanno presentato domanda di
partecipazione, seguendo iter e condizioni previste dalla procedura. Ad
oggi risultano assegnate 25 concessioni sulle 200 del bando in scadenza
al 31 dicembre 2011.
Dunque, per
riassumere: c'è un bando pubblico europeo; c'è una procedura di
assegnazione rigorosa e trasparente; c'è un inevitabile controllo
originato dall'accesa competizione in questo settore, dove operano
agguerriti player di dimensione mondiale; ci sono 25 aziende della più
diversa specie e natura che accedono a un business; ci sono tutti gli
organi della Giustizia Amministrativa che sono preposti al controllo.
Quanto a Mondadori, come da tempo è noto e comunicato ai mercati e agli
investitori, ha iniziato un processo di diversificazione digitale delle
proprie attività, sia attraverso la crescita in questo campo dei nostri
brand tradizionali, sia sperimentando opportunità da «pure player».
La società Glaming
è stata costituita per entrare in una nuova attività, nella convinzione
che esista uno spazio d'azione interessante e anche originale rispetto
ai competitor del settore, proprio a partire dagli asset Mondadori. E
avere partner competenti in nuovi business è condizione indispensabile
per avere uno specifico know how e per evitare rischi inutili. La nostra
è una società quotata, con azionisti di minoranza italiani e
internazionali, attenti ed esigenti, e perciò il progetto è stato più
volte illustrato ad analisti e investitori.
Anche in questo
caso con procedure limpide e pubbliche. Il Gruppo Mondadori ha agito con
la massima eticità, in un contesto legislativo chiaro e mai contestato
da alcuno, seguendo procedure rigorose, al pari di tutti gli altri
concorrenti, senza alcun intervento improprio di alcuna natura, senza
nessun, neanche larvato, conflitto di interessi. Non val la pena di
soffermarsi su considerazioni collegate a vicende di natura personale o
fatti allo stato irrilevanti. Ci riserviamo comunque vista, la
trasmissione, una valutazione più approfondita sotto ogni profilo.
Un punto, però,
corre l'obbligo di sottolineare. Una delle tesi di «Report», fa
riferimento a una urgente necessità di «ciambelle di salvataggio»
economico per Mondadori perché costretta a farlo, dopo aver erogato 564
milioni di indennizzo al Gruppo Espresso e avere avuto un conseguente
accrescimento dell'indebitamento.
Bene, è conclamato
che l'erogazione non ha riguardato Mondadori, bensì Fininvest e, dunque,
non c'e stata alcuna influenza sul nostro indebitamento. I fatti, come
sempre succede, sono più forti dei teoremi: Mondadori è una società
quotata, nota per rigore, prudenza e accuratezza, che cerca nuove
opportunità di sviluppo nella diversificazione digitale come tutti gli
editori del mondo. Tutto qui.
Il fatto è, tuttavia, che per entrare in questa attività è necessaria
una concessione. E quella concessione la può dare soltanto
l'amministrazione dei Monopoli di Stato.
Ovvero un
organismo, affidato all'ex capo dell'agenzia delle entrate Raffaele
Ferrara, che dipende dal governo presieduto dal Cavaliere. In qualunque
altro Paese al mondo questo sarebbe un classico episodio di conflitto
d'interessi.
[31-10-2011]
TE LO DO IO JOBS!
- SU FACEBOOK I COMMENTI BOMBASTICI AL POST DI DELFINA RATTAZZI,
FIGLIOLA DI SUNI AGNELLI, SULLA AUTOBIOGRAFIA DEL GENIO DELLA MELA -
“ODIAVA LE DONNE, PUZZAVA COME UNA IENA,ERA ODIOSO CON I DIPENDENTI, NON
AIUTA LA PRIMA FIGLIA A PAGARSI HARVARD, SI FIDANZA CON JOAN BAEZ SOLO
PERCHÉ ERA STATA LA DONNA DEL SUO IDOLO, BOB DYLAN, ERA UN OMOSESSUALE
LATENTE CHE “DISPREZZAVA” ANCHE GLI UOMINI PER UNA FORMAZIONE REATTIVA:
TI ODIO PERCHÉ NON POSSO AMARTI”…
da "Il Foglio" del lunedì -
Facebook, bacheca di Delfina Rattazzi, giovedì 27
ottobre: L'uomo che odiava le donne: Steve Jobs. Leggere la biografia
per credere
Emiliano Wuc - tutti i grandi
uomini hanno qualcosa di "avverso" nei confronti delle donne! (ed ora
picchiatemi pure)!
Delfina Rattazzi
- Forse hanno qualcosa di avverso nei confronti dell'umanità Comandante
Emiliano Wuc
sì, perchè percepiscono il "mondo femminile" come "mondo nemico,
antagonista al proprio, essendo i dominatori assoluti del genere
maschile!"
Jenny Del Chiocca
non faccio alcuna fatica a crederlo. Non penso che leggerò la sua
biografia. mentre mi dicono (e mi fido di chi lo suggerisce) che sia
davvero bella la biografia di Agassi.
Paolo Priolo
Really?
Antonia De Mita
eh non ti dico quanto dominano...
Delfina Rattazzi
Agassi sembra sia bellissima
Gianna Cesarini
ci sono anche dei cretini che odiano le donne, almeno lui era
intelligente
Ignazia Dessi Ma sai che lo sentivo
solo a guardarlo
Delfina Rattazzi
Intelligente forse ma ha passato nove mesi a curarsi cancro al pancreas
bevendo sughi di frutta. Anche spesso anoressico
Delfina Rattazzi Peggio è lui che non
aiuta prima figlia a pagarsi Harvard. E porta Joan Baez a vedere un bel
vestito e gli dice "Tanto non te lo puoi comprare..." mentre si compra
camice da Versace
Ignazia Dessi Esco e vado a
comprarmela sono curiosa
Paola Guazzo
una vera ... merda!
Delfina Rattazzi
E poi puzzava come una iena
Paola Guazzo
poi lui vestito Versace scusa Delfina, che cattivo gusto
Antonia De Mita
vabbè ricordiamoci pure che jobs è stato abbandonato da madre e padre
... insomma oltre al genio assoluto pure l'equilibrio mi sembra una
pretesa un pò eccessiva ... un caro saluto a delfina
Emiliano Wuc
fateci caso allora: ha scelto come marchio... una mela
morsicata...quella di EVA del peccato originale?
Delfina Rattazzi
Peggio è lui che si fidanza con Joan Baez solo perché era stata la donna
del suo idolo, Bob Dylan
Paola Guazzo
oh mmmio DDDdio, un feticismo che neanche Proust
Delfina Rattazzi
E quando fidanzata è incinta lui le dice forse dovrei tornare da quella
di prima
Paola Guazzo
quasi caricaturale da quanto è stronzo. Comincio ad appassionarmi Paola Guazzo
dai Delfina fai una recensione
Delfina Rattazzi C'è su Herald Tribune
di oggi
Paola Guazzo
ma per noi babolli itagliani, no?
Jerome Llwey solo ora che è
morto...!!! potevano dirlo prima...
nolibreria Carlolotti
LO SO..
Paola Guazzo
dicevano già che era pessimo con i dipendenti, mentre gates no, questo
lo dicevano già da anni
Enolibreria Carlolotti
io adoro Truffaut non Jobs
Albertina Marzotto
Hai ragione, la sto leggendo anch'io... pessimo con le donne
Giorgio Levi
è vero Delfina, l'ho letta con molto interesse (noi del Mac siamo fatti
così) odiava le donne, ma anche gli uomini, quel super io che aveva già
da bambino non lo ha mai abbandonato, concordo però con Antonia De Mita,
ha avuto una infanzia a dir poco disperata e forse i suoi atteggiamenti
sono stati di difesa più che di arroganza, resta il fatto che ci ha
regalato prodotti meravigliosi per ingegneria ed estetica, oggetti che
mi hanno
fatto vedere, anche in tempi molto difficili per me, che ci sarebbe
stato comunque un futuro e di questo, come milioni di altre persone,
gliene sarò sempre grato.
Ernesto Maria Verrengia Jobs aveva un cattivo
rapporto con le donne, perché aveva perso l'unica donna della sua vita:
la madre. Era un omosessuale latente che "disprezzava" anche gli uomini
per una formazione reattiva: ti odio perché non posso amarti.Tutto
questo, lo ha reso geniale; ma anche freddo e distaccato per non aver
mai vissuto appieno
Ernesto Maria Verrengia
l'appartenenza affettiva
Walter Ciancilla
crolla un mito... per molti
[31-10-2011]
NON MARCHIATE
MARCHIONNE - LA “REPUBBLICA”, A MEZZO ALESSANDRO PENATI, RIABILITA
L’IMPULLOVERATO: “HA SALVATO IL LINGOTTO DAL CRAC: SENZA CHRYSLER, FIAT
SAREBBE DI NUOVO NEI GUAI” - “SU ‘FABBRICA ITALIA’ POLEMICHE
PRETESTUOSE. PRETENDERE MODELLI DI SUCCESSO È COME CHIEDERE A NOKIA DI
INVENTARSI PER NATALE UN TELEFONO CHE SOPPIANTI L´IPHONE - PRESTUOSO
ANCHE IL QUESITO DI CONSOB: A VEGAS SEMBRA CHE GLI INTERESSI DELLA
POLITICA NAZIONALE CONTINO PIÙ DI QUELLI DEL MERCATO”...
Alessandro Penati per
"la Repubblica"
Ieri, manager
riverito e salvatore della patria; oggi, quasi un ciarlatano, che pensa
solo ad arricchirsi con le stock options. Sembra il trattamento che i
più beceri dei tifosi riservano all´allenatore della squadra del cuore.
D´altra parte, in Italia tendiamo a discutere di imprese con la stessa
partigianeria del calcio, e a personalizzare tutto. Ma la colpa è anche
di Marchionne, che ha ceduto all´irrefrenabile protagonismo di tanti
nostri imprenditori, manager e banchieri, che si fanno predicatori per
indicare al Paese la via delle riforme e del progresso. La realtà è un
po´ diversa.
Anni addietro ho
definito Marchionne un abile gestore di un fondo di private equity: in
Italia, un insulto; non per me. Volevo dire che Marchionne ha grandi
capacità nel ristrutturare aziende, perché sa prendere rapidamente
decisioni rischiose, con l´obiettivo di far guadagnare gli azionisti;
come d´altronde gli chiede Exor, suo azionista di controllo. Così, come
il private equity, il titolo Fiat sarebbe stato un investimento ad alto
rischio e rendimento. E così è stato: da quando Marchionne è al vertice,
la capitalizzazione di Fiat (con Fiat Industrial) è più che raddoppiata,
contro il +30% dell´indice mondiale del settore, e il +70% di quello
europeo; molto meglio di Peugeot e Renault, che hanno perso in media il
60%, o delle giapponesi (-30%). Solo Volkswagen ha saputo fare di
meglio. Anche la volatilità di Fiat è stata doppia rispetto al settore.
Le critiche a
Marchionne (non sforna nuovi modelli competitivi, specie nei segmenti ad
alti margini; è inesistente in Cina) sono corrette, ma fuori luogo. Sei
anni fa Fiat era sull´orlo del fallimento: ristrutturare il debito era
l´unica cosa che si doveva e poteva fare. Ma, superata l´emergenza
finanziaria, le prospettive di Fiat rimanevano incerte:
sottodimensionata; margini inferiori alla concorrenza; tanta capacità
inutilizzata in Italia e produttività insufficiente; una cattiva
reputazione; troppo concentrata in Europa, a bassa crescita. Il tutto
aggravato dalla violenta recessione del 2008. Il problema era come
riuscire a generare subito liquidità con la gestione ordinaria, per
sopravvivere.
Marchionne ha
deciso di puntare sull´auto, scindendo Fiat Industrial, per cogliere
l´occasione del fallimento Chrysler (non avendo un euro in tasca) e
scommettere sulla ripresa americana e sul Brasile. I fatti, per ora, gli
hanno dato ragione: gli Usa crescono mentre l´Eurozona flirta con la
recessione; e il mercato delle auto in Brasile ha superato quello
tedesco, e quasi raggiunto quello giapponese. Fiat, con Chrysler, ha
portato il margine di gestione al 4,8% del fatturato: non eccelso ma
meglio del 2,5% medio di Peugeot e Renault; e nei primi nove mesi la
gestione ordinaria ha prodotto liquidità per oltre 2 miliardi. Non fosse
stato per Chrysler e Brasile, Fiat sarebbe oggi nuovamente nei guai.
Per questo le
polemiche su Fabbrica Italia appaiono pretestuose. Il piano di inizio
2010 era chiarissimo. In Italia c´è un grande eccesso di capacità
produttiva: o la si tagliava, o si puntava sulla ripresa per far
lavorare gli impianti non stop (con nuovi contratti di lavoro) e
abbattere i costi fissi. Ma poco dopo è arrivata la crisi greca, e ora
si teme la recessione nel 2012: pretendere oggi, di fronte al crollo
della domanda e alla capacità in eccesso, che una Fiat ancora a metà del
guado risolva il problema rapidamente con nuovi modelli di successo è
come chiedere a Nokia di inventarsi per Natale un telefono che soppianti
l´iPhone.
A dirsi, facile.
Pretestuoso, quindi, anche il quesito di Consob: con Vegas, sembra che
gli interessi della politica nazionale contino più di quelli del
mercato.
Per crescere, Fiat dovrà aumentare i margini, competere con nuove auto
nella fascia alta e sbarcare in Asia: ma ci vuole almeno un decennio per
costruire la reputazione di un marchio o conquistare un nuovo mercato.
Marchionne dovrà dimostrare di saperlo fare. Ma oggi, il problema, è
uscire stabilmente dal guado.
[31-10-2011]
COSTA CARA LA
SCALATA BNL-UNIPOL - IL TRIBUNALE DI MILANO HA CONDANNATO L'EX
GOVERNATORE DELLA BANCA D'ITALIA, ANTONIO FAZIO, A 3 ANNI E 6 MESI - A
CONSORTE SONO TOCCATI 3 ANNI E 10 MESI E UNA MULTA DI 1,3 MILIONI DI
EURO MENTRE PER CALTAGIRONE 3 ANNI E 6 MESI - ASSOLTO INVECE FRASCA -
FAZIO, CHE AVEVA SUL GROPPONE LE ACCUSE Più GRAVI, STESSA PENA DEGLI
ALTRI CHE COSÌ IMPARANO A NON PRESENTARSI IN AULA) - NESSUN PROBLEMA CON
L’”ONORABILITÀ BANCARIA”?...
1 - UNIPOL/BNL, FAZIO CONDANNATO A 3 ANNI E 6 MESI CON
MULTA DI 1 MILIONE Annalisa Vilardo per Milano
Finanza
- Il tribunale di Milano ha condannato l'ex governatore della Banca
d'Italia, Antonio Fazio, a 3 anni e 6 mesi nell'ambito del processo
sulla mancata scalata a Bnl da parte di Unipol. A Consorte sono toccati
3 anni e 10 mesi e una multa di 1,3 milioni di euro. Per Sacchetti e
Cimbri 3 anni e 7 mesi con la multa di 1 milione, mentre per F.G.
Caltagirone 3 anni e 6 mesi. Assolto invece Frasca
2 -
UNIPOL: PER COMPAGNIA 15 MLN DI PROVVISIONALE. CONDANNATA A UNA MULTA DI
720 MILA EURO... (ANSA)
- I giudici del tribunale di Milano hanno condannato Unipol a una multa
di 720 mila euro e a versare una provvisionale di 15 milioni di euro
nell'ambito del processo sulla tentata scalata a Bnl.
[31-10-2011]
MAZZATE ANCHE AI
FURBETTI DEL QUARTIERINO - PER BNL-UNIPOL RICUCCI, COPPOLA, STATUTO, I
LUNATI E ANCHE IL BERLUSCONE VITO BONSIGNORE CONDANNATI A TRE ANNI - IL
COLLEGIO PRESIEDUTO DA GIOVANNA ICHINO (SORELLA DI PIETRO), RINCARA LA
DOSE: CONDANNATO ANCHE GNUTTI PER IL QUALE ERA STATA CHIESTA
L’ASSOLUZIONE - ASSOLTI INVECE BERNESCHI, ZONIN, GRAZIOLI E STEFANINI -
INTANO IL LEGALE DI FAZIO FA SAPERE CHE L’EX GOVERNATORE È COSTERNATO
DALLA SENTENZA…
1 - BNL-UNIPOL: DIFESA FAZIO,
EX GOVERNATORE COSTERNATO PER SENTENZA... (ASCA) -
Antonio Fazio ''e' costernato'' per la sentenza del Tribunale di Milano
che lo ha condannato a tre anni e sei mesi di reclusione al termine del
processo sul tentativo di scalata di Unipol a Bnl. Ad annunciarlo e'
Roberto Borgogno, difensore dell'ex governatore di Bankitalia, che ha
contattato telefonicamente il suo assistito subito dopo la pronuncia del
verdetto da parte dei giudici della prima sezione penale del tribunale
di Milano.
L'ex governatore
di Bankitalia ''non trova giustificazioni per questa sentenza'', ha
riferito ancora l'avvocato Borgogno puntando il dito su una ''sentenza
ingiusta'' perche' ''fotocopia'' di quella del processo Antonveneta,
altro procedimento penale avviato sempre a Milano sulla cosiddetta
stagione delle scalate bancarie concluso con la condanna di Fazio a
quattro anni di reclusione. ''Siamo sbigottiti, non ce ne capacitiamo'',
ha ribadito il legale, convinto che il processo abbia offerto ''decine
di elementi per l'assoluzione di Antonio Fazio''.
Soddisfazione,
invece, per la decisione dei giudici milanesi di assolvere l'ex capo
della vigilanza di Bankitalia Francesco Frasca: ''E' certamente giusto,
ma doveva arrivare un giudizio comune a quello del governatore''. Dal
processo, ha insistito Borgogno, ''e' emerso il comportamento regolare
della struttura di Bankitalia, e dunque non mi convince nulla di questa
sentenza''.
Polemico anche
l'avvocato Giovanni Maria Dedola che nel processo Bnl-Unipol ha difeso
l'ex numero uno della compagnia bolognese Giovanni Consorte. Dopo aver
precisato che il suo assistito e' ''deluso, rammaricato, dispiaciuto e
frustrato'' per il verdetto del tribunale di Milano, l'avvocato Dedola
ha preannunciato l'intenzione di Consorte di presentare ricorso in
appello.
2 -
BNL-UNIPOL: PENE AUMENTATE PER IMMOBILIARISTI, CONDANNE A 3 ANNI E
MEZZO... (ASCA)
- Pene aumentate dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di
Milano per il gruppo di immobiliaristi protagonista, nell'estate 2005,
della cosiddetta stagione delle scalate bancarie. Luigi Orsi e Gaetano
Ruta, rappresentanti della pubblica accusa nel processo che si e'
celebrato a Milano sul tentativo di scalata di Unipol a Bnl, al momento
della requisitoria avevano chiesto di condannare gli ex immobiliaristi
Stefano Ricucci, Danilo Coppola, Ettore e Tiberio Lunati, Giuseppe
Statuto insieme all'eurodeputato Pdl Vito Bonsignore a una pena di tre
anni di reclusione con in piu' il pagamento di una sanzione pecuniaria
di 600 mila euro.
Ma il collegio di
giudici presieduto da Giovanna Ichino (sorella del noto giuslavorista
senatore del Pd, ndr) ha aumentato le pene chieste dalla pubblica
accusa, condannando tutti a tre anni e sei mesi con una sanzione
pecuniaria di 900 mila euro. Alla stessa pena e' stato condannato il
finanziere bresciano Emilio Gnutti, per cui la pubblica accusa aveva
chiesto l'assoluzione.
Condannato, sempre a tre anni e sei mesi, anche l'ex banchiere di Bper
Giovanni Leone, che al pari di altri imputati dovra' versare una
sanzione da 900 mila euro. Assolti, invece, i banchieri Giovanni
Berneschi di Carige, Giovanni Zonin di Banca popolare Vicenza e Giulio
Grazioli. I giudici della prima sezione penale di Milano hanno invece
accolto le richieste dei pm assolvendo l'ex presidente di Coop Adriatica
Pierluigi Stefanini e gli ex manager di Deutsche Bank Filippo Nicolais e
Rafael Gil-Alberdi.
[31-10-2011]
BANCHE ARMATE -
LA POPOLARE DI MILANO TENTA UN FURTO CON DESTREZZA AI RISPARMIATORI:
REDDITIVITA' A PICCO, UN TERZO DEI CREDITI EROGATO AL SETTORE
IMMOBILIARE (IN CRISI NERA), INDAGINI DI MAGISTRATI E CONSOB, PERDITE DI
200 MILIONI SUI BTP E ALTRI 20 SUI TITOLI GRECI, CONTENZIOSO DI 200
MILIONI COL FISCO E CAUSE LEGALI PER ALTRI 87 - PERCHE' I SOCI
DOVREBBERO SBORSARE 800 MILIONI CON QUESTE BOMBE NEL BILANCIO?...
È una scommessa
complicata quella che la Popolare di Milano lancia domani con l'aumento
di capitale da 799,4 milioni coordinato da Mediobanca. Le azioni Bpm
saranno offerte 30 centesimi (venerdì il titolo ha chiuso a 1,465): 138
titoli ogni 25 ordinarie e 92 ogni bond convertibile.
L'offerta durerà
sino al 18 novembre 2011 e i diritti saranno trattati in Borsa sino
all'11. Se i bondholder sottoscriveranno tutti i titoli, l'effetto di
diluizione sarà del 12,13% per gli azionisti, ma salirà all'84,66% per
azionisti e obbligazionisti che non sottoscriveranno. In caso di
sottoscrizione integrale Bpm incasserà 775 milioni, spese e commissioni
ne costeranno 24,2.
La scommessa è in
salita per la frenata del conto economico della Bpm: a giugno il Roe è
calato al 2,3% dal 3,7 del 2010. In verità l'utile semestrale (-40% su
giugno 2010) ha pagato l'assenza di partite straordinarie: le cessioni
avevano gonfiato quello 2010. Su questo fronte il piano industriale
2011-13/15, approvato il 19 luglio, si pone obiettivi ambiziosi ma è
fortemente aleatorio.
Ad esempio,
prevede un recupero del margine da interesse su ipotesi di aumenti del
tasso di riferimento di 25 punti base a dicembre e altri 25 a giugno,
con target medio del 2,2% nel 2013. Molto rosee sembrano anche le attese
sui costi della raccolta che "vedono" lo spread medio tra tassi dei Btp
a 5 anni e swap a 67 punti base nel 2011, 64 nel 2013 e 2015. Ma la
media dello spread dal primo settembre al 24 ottobre è stata di 313
punti base.
Ci sono poi i
fattori di rischio. La banca non nasconde che la crisi finanziaria e la
difficile ripresa globale potrebbero avere effetti significativamente
negativi. Le ispezioni condotte da Banca d'Italia tra il 27 settembre
2010 e il 4 marzo hanno dimostrato che Bpm ha sottovalutato i rischi su
prestiti: l'aumento di capitale si è reso necessario per l'impatto dei
maggiori requisiti patrimoniali, costato 666 milioni, 124 punti base di
Core Tier 1.
La banca è molto
esposta alla crisi del settore immobiliare: al 30 giugno per 21,8
miliardi, di cui 8,1 per mutui casa, il 31,3% di tutti i crediti lordi a
clienti. Anche per effetto dei maggiori coefficienti di ponderazione del
rischio imposti da via Nazionale, al 30 giugno le attività deteriorate
per cassa nette erano il 6% dei crediti del gruppo.
I problemi non
finiscono qui. Oltre alle indagini in corso sulla fusione fra
CariAlessandria e Banca di Legnano e sul convertendo (contestato anche
dalla Consob), il mancato rimborso dei Tremonti bond costa interessi
passivi per 42,5 milioni l'anno e potrebbe pesare sui prossimi
dividendi.
Come pesa anche il
ribasso dei corsi dei titoli di Stato in portafoglio: a luglio la
riserva di rivalutazione è calata di 200 milioni. I procedimenti legali
pendenti (su vertenze per anatocismo, bond argentini e altri titoli in
default) a fine giugno erano coperti da un fondo di 29 milioni a fronte
di richieste per 87.
Ci sono poi i
rischi di rettifiche sul prezzo di cessione di Anima Sgr ad AM Holding
(fino a 56 milioni) e di Bipiemme Vita a Covéa: una stima al 31 agosto
evidenzia che i titoli greci in portafoglio a Bpm Vita potrebbero
costare a Bpm una rettifica di circa 20 milioni a favore di Covéa, che
ne potrà ottenere altri se la raccolta della società non rispetterà i
parametri stabiliti.
Non mancano
contenziosi fiscali per 200 milioni. I soci di Bpm il 22 ottobre hanno
approvato in massa la governance duale e il cambio dei vertici, ma solo
i prossimi giorni dimostreranno se quel voto verrà replicato anche con
la sottoscrizione dell'aumento. Il road show parte domani a Londra, con
tappe in Usa e a Milano.
[31-10-2011]
UN OBOLO PER
UNICREDIT - DOPO LA LIBIA DI GHEDDAFI, SPUNTANO ALTRI DUE FONDI SOVRANI
INTERNAZIONALI PER LA RICAPITALIZZAZIONE DI UNICREDIT: LA QATAR
INVESTMENT AUTHORITY (QIA) E IL FONDO CINESE CIC - IL PRIMO IN PASSATO
HA INVESTITO 2,8 MLD $ NELL’IPO DI AGRICULTURAL BANK OF CHINA E POSSIEDE
QUOTE IN BARCLAY, CREDIT SUISSE E LSE - IL SECONDO È VENUTO IN ITALIA
INCONTRANDO ESPONENTI DEL GOVERNO E LA CDP - GHIZZONI AVREBBE BISOGNO DI
7,3 MLD €…
Spuntano due fondi sovrani internazionali nelle more
della ricapitalizzazione di Unicredit i cui tempi però sarebbero ancora
incerti: il team di Federico Ghizzoni, pur continuando a imbastire il
rafforzamento patrimoniale all'interno del piano industriale, sarebbe
tentato di prendere tempo rispetto al consiglio di lunedì 14 che
approverà i conti a settembre, per attendere che si chiariscano alcuni
aspetti. Ma le banche candidate a prendere parte al consorzio di
collocamento e garanzia sarebbero invece dell'orientamento di assumere
una decisione subito, altrimenti non ci sarebbero i termini per
impiantare l'aumento sul rendiconto al 30 settembre.
Qatar investment Authority (Qia) e il fondo cinese Cic,
secondo quanto risulta a Il Messaggero, sarebbero stati contattati per
coinvolgerli nell'operazione di rafforzamento patrimoniale: entrambi
avrebbero dato la disponibilità. Qia che in passato ha investito 2,8
miliardi di dollari, nell'ipo di Agricultural Bank of China e possiede
quote in altre istituzioni internazionali tra cui Barclay, Credit Suisse
e Lse, sarebbe propensa a sottoscrivere i diritti di opzione che
eventualmente non dovesse coprire la Libia, azionista col 7,5%.
Cic è invece il fondo sovrano che in settembre è venuto
in Italia incontrando alcuni esponenti del governo e la Cdp. Il
possibile arrivo dei due fondi sarebbe un forte supporto alla
ricapitalizzazione i cui termini sarebbero ancora da definire. La
squadra di Ghizzoni prosegue nella stesura del nuovo piano triennale
come se dovesse essere approvato tra due settimane. Ma l'incertezza
sulla possibilità di contabilizzare i 3 miliardi di cashes nel core
tier1 e soprattutto le nuove indicazioni dell'Eba che diventeranno
definitive solo entro fine anno, sarebbero due elementi fondamentali da
considerare nel computo dei mezzi freschi.
In base all'esercizio dell'Eba, Unicredit avrebbe bisogno
di un buffer aggiuntivo di 7, 379 miliardi anche se piazza Cordusio, al
netto di azioni di capital management, conta di ridurre la necessità a
4,3 miliardi, somma che, però, deve contemperare i coefficienti previsti
per le banche sistemiche (Sifi) attese a giorni. «Un conto sono le stime
dell'Eba - ha detto Ghizzoni a Radiocor ieri - un altro sono le
valutazioni interne che tengono conto dei cashes». Poi il banchiere ha
aggiunto che le indicazioni dell'Eba «non sono all'ordine del giorno del
prossimo cda».
In questo contesto le banche che dovrebbero prendere
parte al consorzio, nei colloqui col management avrebbero segnalato
l'opportunità di prendere decisioni tra due lunedì. Merrill Lynch
sarebbe già attiva sul dossier come global coordinator, dove dovrebbe
essere affiancata da Mediobanca; joint bookrunner sarebbero Deutsche,
Credit Suisse, Goldman, Ubs seguite da altri istituti sotto. Per
rilasciare la comfort letter i revisori richiedono un periodo non oltre
i 135 giorni tra la chiusura dei conti di fine settembre e il termine
dell'aumento. Calendario alla mano, occorrerebbe decidere subito e
tenere l'assemblea il 15 dicembre: in questo modo l'aumento si
chiuderebbe il 15 febbraio 2012.
[04-11-2011]
1- QUALE OSCURO
POTERE HA SOSTENUTO E SOSTIENE UN PERSONAGGIO COME BINI SMAGHI FINO AL
PUNTO DI RESISTERE CONTRO TUTTO E CONTRO TUTTI? COME E' POSSIBILE CHE UN
COSIDETTO "CIVIL SERVANT" NON SI RENDA CONTO CHE IL SUO ATTEGGIAMENTO
PUO' FAVORIRE QUEL CERCHIO MAGICO DI POTERI OCCULTI CHE VUOLE FAR
SALTARE L'EUROZONA E COLONIZZARE L'TALIA A PREZZI DI SALDO? - 2- COME
DIFFICILE è DIMOSTRARE CHE A DIFENDERE L'INDIFENDIBILE SIANO AMBIENTI
PARAMASSONICI TOSCANI CON CAPPUCCETTI E COMPASSI DELLA FINANZA TEDESCA -
3- E A RIPROVA DI QUESTO PRESUNTO "ASSE" OCCULTO C'E' CHI INVITA A
LEGGERE IL CORRIERE DELLA SERA DI IERI L'INTERVISTA ALL'EX-
CAPOECONOMISTA DELLA BCE, ISSING - 4- A QUESTO PUNTO NON CI VUOLE
QUALCHE OSCURA DIETROLOGIA PER CAPIRE CHE A BERLINO HANNO "INGAGGIATO"
POLITICAMENTE IL BUON LORENZO PER USARLO COME UNA CLAVA E UN CONTRAPPESO
NEI CONFRONTI DEL PATONZA E DELL'AMICO-NEMICO SARKOZY -
Domani un
ascensore riservato salira' al 35° piano dell' Eurotower, il grattacielo
di vetro e acciaio dove si trova l'ufficio di Mario Draghi, il nuovo
presidente della BCE. Dalla sua scrivania, che in queste ore si presenta
come un'isola nella tempesta, il banchiere romano dovra' pilotare il
salvataggio dell'euro che la crisi italiana e le dichiarazioni
strampalate del presidente Patonza mettono a repentaglio. Nessuno dei
presidenti che l'hanno preceduto dal '98 ad oggi (Duisenberg e Trichet)
ha esordito in un contesto cosi' difficile e insidioso dove ogni atto e
ogni parola possono provocare effetti planetari.
A questo punto
Draghi non ha nemmeno il tempo di svuotare gli scatoloni e di sistemare
le carte piu' delicate nel nuovo ufficio e dentro il castello
settecentesco che la moglie Maria Serenella (come ha rivelato ieri su
Repubblica la giornalista Elena Polidori) ha scelto come seconda
abitazione. Sui mercati e' allarme rosso, il maledetto spread avvicina
il contagio della Spagna e dell'Italia e giovedi' si apre al Palais du
Festival di Cannes la passerella del G20.
E' molto probabile
che prima di questo appuntamento Draghi si consulti con i 5 membri del
Comitato Esecutivo della Banca Centrale che insieme ai 17 del Consiglio
dei Governatori guidano l'Istituto di Francoforte, qui si ritrovera' al
fianco di Lorenzo Bini Smaghi, l'irriducibile fiorentino che si rifiuta
di lasciare la poltrona occupata dal giugno 2005.
Le regole del fair
play e la severita' di costumi che per tutta la vita hanno evitato a
Draghi di scivolare in gesti teatrali, inducono a ritenere che tra i due
italiani non ci saranno scintille; al massimo sul volto dell'ormai
ex-Governatore della Banca d'Italia potra' affiorare quella malinconia
sotterranea che si manifesta sul viso con una piega amara.
La teatralita' e'
invece dominio del mediceo Lorenzo che da mesi si e' arroccato in una
difesa dell'incarico con un'ostinazione che sa di impudenza. Nemmeno
Napolitano nell'incontro di venerdi' scorso e' riuscito in un'ora a
farlo recedere dai suoi propositi. E allora qui ritorna la domanda di
pochi giorni fa che Dagospia ha fatto sua dopo averla sentita formulare
con estrema chiarezza dall'economista verace Tullio Sapelli (uno dei
pochi studiosi che non le manda a dire ed esprime le sue opinioni con
scariche di intelligenza).
La domanda e'
questa: quale oscuro potere ha sostenuto e sostiene un personaggio come
Bini Smaghi fino al punto di resistere contro tutto e contro tutti? E a
complemento si puo' aggiungere un altro interrogativo: come e' possibile
che un cosidetto "civil servant" non si renda conto dei guasti
devastanti che il suo atteggiamento puo' favorire quel cerchio magico di
poteri occulti che vuole far saltare l'Eurozona e colonizzare l'talia a
prezzi di saldo?
Gli amici
fiorentini di Bini Smaghi dicono che l'uomo e' fatto cosi', intelligente
e arrogante, un misto di Machiavelli e Savonarola, che gioca dietro il
paravento di quel "parere giuridico" che ha chiesto agli uffici legali
della BCE alla fine di marzo (guarda caso esattamente un mese dopo dai
rumors che davano Draghi in pole position per Francoforte).
Ma questa e' una
risposta debole che non spiega e non piega, come difficile e' dimostrare
che a difendere l'indifendibile siano ambienti paramassonici toscani in
combutta con cappuccetti e compassi della finanza tedesca. E a riprova
di questo presunto "asse" occulto c'e' chi invita a leggere il Corriere
della Sera di ieri dove con un'intervista all'ex- capoeconomista della
BCE, Ottmar Issing, difende il banchiere italiano.
A questo punto non
ci vuole un grande latitudine mentale e qualche oscura dietrologia per
capire che a Berlino hanno "ingaggiato" politicamente il buon Lorenzo
per usarlo come una clava e un contrappeso nei confronti del presidente
Patonza e dell'amico-nemico Sarkozy.
Di questo gioco
sottile "le florentin" non ha capito nulla: non ha capito che il suo
"caso" non interessa affatto per i risvolti personali e per l'autonomia
della BCE, ma serve come un grimaldello e una carta da buttare nei piedi
di Berlusconi che rinnega l'euro e del marito iracondo di Carla Bruni
che ha sposato la causa delle banche francesi.
Competente in
alterigia, ignorante in politica, digiuno di diplomazia: ecco chi e'
Lorenzo Bini Smaghi, il conte economista che con la sua teatralita'
impudica provoca malinconia a Mario Draghi e al suo Paese d'origine.
[31-10-2011]
PIAZZA AFFARI A
-2,4% - BANCHE E FIAT PERDONO OLTRE IL 4% - IN CALO MEDIASET SULLE VOCI
DI UN’ALLEANZA CON CLESSIDRA PER IL CONTROLLO DI ENDEMOL - BARATRO PER
IL PIL EUROPEO: INVECE DEL 2%, CRESCERÀ DELLO 0,3% NEL 2012 - BOOM
INFLAZIONE A CAUSA DELL’AUMENTO IVA - BAZOLI: LE RICHIESTE EUROPEE ALLE
BANCHE FARANNO RESTRINGERE IL CREDITO - GUZZETTI: FRANCIA SALVATA,
ITALIA PENALIZZATA - SORU RINUNCIA AL RICORSO SUL SEQUESTRO PER EVASIONE
FISCALE - AGENZIE DI RATING: PIÙ LE PAGHI, MEGLIO TI VALUTANO - APPLE HA
81 MLD $ CASH…
1 - BORSA
MILANO PESANTE, AFFONDANO BANCHE E FIAT, OK POP MILANO...
reuters - Piazza Affari prosegue il trend negativo di venerdì scorso,
avviandosi a chiudere con una seduta in rosso un mese di ottobre
complessivamente positivo (oltre +9%). Appesantita soprattutto dalle
banche, che ne fanno il peggior listino d'Europa, Milano ha vissuto una
prima parte di seduta costellata di segni meno.
L'euforia che si è
scatenata dopo l'accordo fra i leader della zona euro sulle misure per
affrontare la crisi del debito sovrano pare dimenticata. Non mancano,
però, gli ottimisti: in un report dedicato alla strategia europea,
Nomura sottolinea che le valutazioni delle borse europee "restano
depresse", aggiungendo che "soltanto il tempo dirà se i politici della
zona euro hanno fatto abbastanza per spostare l'attenzione dalla crisi
del debito sovrano, ma se gli investitori cominciano a vedere la zona
euro con un'area maggiormente integrata, i fondamentali aggregati non
sono così negativi".
Attorno alle
12,15, l'indice Ftse Mib perde il 2,4% circa, l'AllShare il 2,2% circa e
il Mid Cap l'1,3% circa. Volumi tipici di una giornata semifestiva, per
un controvalore di circa 800 milioni di euro. Il futures a dicembre
arretra del 2,5% circa.
Molto male le
banche, che hanno cominciato ad affondare dopo la pubblicazione delle
stime dell'Eba sulle necessità di capitali, cifre, peraltro, contestate
da Bankitalia, Abi e singoli istituti. INTESA SANPAOLO cede circa il 5%
e UNICREDIT il 4% circa. Sulla stessa lunghezza d'onda MONTEPASCHI,
MEDIOBANCA, BANCO POPOLARE e UBI.
Corsa solitaria
per POPOLARE MILANO, in rialzo del 2% circa, dopo essere stata a lungo
in asta di volatilità. Venerdì scorso, il titolo dell'istituto lombardo
era precipitato dopo l'annuncio che l'aumento di capitale da 800
milioni, partito oggi, avrebbe avuto un prezzo di offerta di 0,30 euro
per azione, con uno sconto del 40%. In caduta libera i diritti
dell'aumento. In controtendenza anche BANCA POPOLARE EMILIA ROMAGNA, che
conferma la tendenza a muoversi in direzione opposta rispetto alle altre
banche.
Pesante FIAT (-5%
circa), penalizzata, secondo operatori e analisti, dal dato sul debito
netto industriale e dai timori sull'evoluzione del business nel 2012. In
linea EXOR. Poco meglio FIAT INDUSTRIAL.
Tra i titoli
peggiori del paniere principale figurano DIASORIN, TENARIS, ATLANTIA e
GENERALI. In denaro o in rosso contenuto società tipicamente difensive,
come PARMALAT, LOTTOMATICA, TERNA e SNAM RETE GAS. Tra le mid cap, vola
MAIRE TECNIMONT grazie all'annuncio di un contratto in Egitto da 540
milioni di dollari.
NICE tonica: nel
week-end, un settimanale, analizzando le prospettive del gruppo, ha
posto l'accento sui piani di sviluppo del business nei mercati
emergenti, in particolare in Brasile. Brillante EDISON, dopo che,
venerdì scorso, è stato raggiunto un accordo di massima tra soci
italiani e francesi sul riassetto dell'utility.
A picco COGEME
SET: il titolo è tornato in contrattazione stamane, dopo la sospensione
nell'ultima seduta; venerdì sera, la società ha comunicato i risultati
del primo semestre, che evidenziano un patrimonio netto negativo pari a
23,084 milioni. Contestualmente, è stato comunicato che il revisore Pkf
ha dichiarato l'impossibilità ad emettere un giudizio sulla semestrale.
La LAZIO
beneficia della vittoria di ieri sera, a Cagliari, che consente ai
biancocelesti di mantenersi nelle zone alte della classifica del
campionato di calcio di Serie A. Bene anche la JUVENTUS, vittoriosa per
2 a 1 a San Siro, contro l'Inter, e in testa alla graduatoria.
2 - BORSE
EUROPEE PROSEGUONO IN CALO...
finanza.com - Le Borse europee proseguono la seduta in territorio
negativo. A Londra l'indice Ftse perde l'1,10%, mentre il Dax di
Francoforte cede l'1,43%. Peggio il Cac40 di Parigi che segna un calo
dell'1,48%.
3 -
MEDIASET: VOCI SU ALLEANZA CON CLESSIDRA PER CONTROLLO DI ENDEMOL,
-1,56% SUL FTSE MIB...
finanza.com - Mediaset sotto i riflettori a Piazza Affari, in scia ad
alcune indiscrezioni di stampa secondo cui alcuni hedge fund e Goldman
Sachs avrebbero una quota di debito di Endemol che gli consentirebbe di
prenderne il controllo escutendo il pegno a fine ottobre. La società
olandese avrebbe infatti rotto i covenant sul debito per la seconda
volta consecutiva a fine settembre. Il gruppo di Cologno Monzese invece,
dopo avere cercato una alleanza con alcuni broadcasters come Itv e il
gruppo Turner, starebbe valutando una alleanza con il fondo Clessidra
per mantenere il controllo di Endemol.
Riteniamo -
commenta Equita nella nota odierna - che il rischio per Mediaset sia
quello di dover pagare agli hedge fund un prezzo elevato per poter
mantenere il controllo di Endemol", proseguono gli analisti, mantenendo
il giudizio hold con target price a 2,7 euro. "Assumendo una valutazione
della società olandese a 7 volte Ebitda ed un leverage di 3 volte, la
valutazione equity sarebbe circa di 500-600 milioni, quindi i soci che
vorranno avere il controllo della compagnia dovranno investire circa
250-300 milioni, immaginiamo soprattutto attraverso conversione di
debito senior (1,9 miliardi)", concludono gli esperti. Sul Ftse Mib il
titolo Mediaset segna una flessione dell'1,56% a quota 2,768.
4 - OCSE:
TAGLIA STIME PIL ZONA EURO A +0,3% (DA +2%) NEL 2012...
Radiocor - L'Ocse ha drasticamente ridotto le stime di crescita per la
zona euro per il 2012, portandole a +0,3% dal +2% previsto nello scorso
maggio. Abbassate anche all'1,6% dal 2% le previsioni per il 2011,
mentre per il 2013 la stima per il Pil di Eurolandia +1,5%. Nella sua
valutazione sulle prospettive economiche dei Paesi del G20 diffusa oggi
in vista del vertice di Cannes del 3 e 4 novembre, l'Ocse sottolinea che
le incertezze sull'outlook di breve termine sono 'aumentate
drammaticamente negli ultimi mesi' e che 'la crisi del debito sovrano e
la politica fiscale degli Usa probabilmente domineranno i prossimi due
anni'. Per l'area euro e' probabile 'un marcato rallentamento, con zone
di crescita leggermente negativa'.
Negli Usa la
crescita dovrebbe restare debole, con una graduale ripresa verso dal
2012 e la disoccupazione dovrebbe restare elevata nei principali Paesi
avanzati (8,2% nel 2012 dall'8,1% nel 2011). Nell'insieme delle economie
del G20 l'Ocse prevede una crescita del 3,9% nel 2011 (dopo +5,2% nel
2010) e del 3,8% nel 2012, per poi risalire al 4,6% nel 2013. Per le
economie avanzate le stime sono di una crescita ancora 'sottotono', pari
a +1, 5% quest'anno e il prossimo e a +2,2% nel 2013. Negli Usa il Pil
dovrebbe crescere dell'1,7% quest'anno (contro il 2,6% previsto
nell'Outlook di maggio) e dell'1,(% nel 2012 (dal 3,1%), seguito da
+2,5% nel 2013.
Per i Paesi
emergenti del G20 le stime sono di una crescita 'sostenuta ma a tassi
sotto il trend', pari a +7,2% quest'anno (dopo +8,5% nel 2010), seguita
da +6,7% il prossimo e da +7,4% nel 2013. Per la Cina in particolare le
previsioni sono di un Pil in aumento del 9,3% quest'anno (dopo +10,4%
nel 2010), seguito da +8,6% nel 2012 e da + 9,5% nel 2013. Lo scenario
potrebbe migliorare se verranno realizzate le misure annunciate dal
vertice europeo della scorsa settimana, ma nel caso non ci fosse una
ripresa della fiducia, ci fosse un contagio della crisi del debito in
Europa e/o la politica di bilancio negli Usa risultasse troppo
restrittiva, un peggioramento delle condizioni finanziarie della
magnitudo osservata nel 2007-2009 potrebbe portare a 'un calo del
livello del Pil in alcuni dei principali Paesi Ocse fino al 5% entro la
prima meta' del 2013'.
5 -
INFLAZIONE: ISTAT STIMA +0,6% OTTOBRE, +3,4% ANNUO...
Radiocor - L'inflazione misurata dall'indice Nic con tabacchi registra a
ottobre un aumento dello 0,6% rispetto a settembre e del 3,4% nei
confronti dello stesso mese dell'anno precedente (era 3% a settembre).
Lo rileva l'Istat nelle stime preliminari. L'Istituto osserva che 'la
dimensione della crescita congiunturale rispecchia anche gli effetti
delle misure previste dalla recente manovra e, in particolare,
dell'aumento dell'aliquota dell'Iva ordinaria al 21 per cento'.
L'incremento
congiunturale e' il piu' elevato dal giugno 1995 (+0,6%), l'incremento
tendenziale e' il piu' elevato da ottobre 2008 (+3,5%). L'indice
armonizzato dei prezzi al consumo Ipca aumenta dello 0,9% su base
mensile e del 3,8% su base annua (a settembre era +3,6%): l'incremento
tendenziale e' il piu' elevato da settembre 2008 (+3,9%).
6 - CRISI:
OCSE, IL MERCATO DEL LAVORO SI INDEBOLIRA' ANCORA...
Radiocor - A causa del rallentamento della crescita, 'il mercato del
lavoro iniziera' ad indebolirsi nuovamente e la disoccupazione restera'
alta nelle economie avanzate'. Lo prevede l'Ocse nella sua valutazione
sulle prospettive economiche dei paesi del G20 diffusa in vista del
vertice di Cannes. L'Organizzazione prevede un aumento della
disoccupazione nei Paesi avanzati del G20 all'8,2% nel 2012 dall'8,1% di
quest'anno, dopo l'8,4% del 2010, con una lieve discesa all'8% nel 2013.
L'Ocse raccomanda politiche del lavoro mirate ad evitare il pericolo che
l'elevata disoccupazione diventi strutturali in molti Paesi avanzati.
Le risposte
dovrebbero concentrarsi su un rafforzamento dei servizi pubblici di
occupazione e su programmi di formazione che migliorino il raccordo tra
competenze e posti di lavoro. Inoltre, 'la protezione dell'occupazione
potrebbe essere riequilibrata nel senso di norme meno rigide per i
lavoratori a tempo indeterminato e una maggiore protezione per i
lavoratori temporane i. Laddove fattibile, la tassazione sul lavoro
dovrebbe essere ridotta su basi temporanee attraverso sussidi mirati a
favore dei nuovi assunti'.
7 -
BANCHE: BAZOLI, CON CRITERI EBA RISCHIO RESTRIZIONE CREDITO...
(ASCA) - I nuovi criteri dell'Autorita' di viglianza delle banche (EBA),
che chiedono un aumento della patrimonializzazione ''generano
preoccupazione''. Lo ha affermato il presidente del Comitato di
sorveglianza di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, nel suo intervento alla
presentazione del libro 'Le banche e l'Italia' a cra dell'Abi.
''Tali
prescrizioni, se confermate, accentuano il rischio di restrizione del
credito, senza tra l'altro incidere sul vero problema che e' una crisi
di fiducia. Non possiamo piu' tacere - ha proseguito Bazoli - che la
posta in gioco e' molto elevata. Il restringimento del credito
all'economia diventa la strada ineluttabile per le banche italiane, con
inevitabili ripercussioni sulle imprese e l'occupazione''.
8 -
BANCHE: GUZZETTI, PROPOSTA EBA SALVAGUARDA FRANCESI E PENALIZZA ITALIANE
Radiocor - La proposta di ricapitalizzazioni temporanee delle banche
europee lanciata dall'Eba per far fronte alla crisi del debito sovrano
non piace al presidente della Fondazione Cariplo, azionista di Intesa
Sanpaolo, Giuseppe Guzzetti. 'Sono arrabbiato perche' salvaguardano gli
interessi francesi e penalizzano gli italiani' afferma Guzzetti
interpellato all'Abi in occasione della presentazione di un volume per i
150 anni dell'Unita' d'Italia alla quale partecipera' anche il
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
9 - CREDIT
SUISSE: PRONTA A RIDURRE MILLE POSTI DI LAVORO (STAMPA)...
finanza.com - Domani, a margine della presentazione dei conti
trimestrali, Credit Suisse annuncerà la soppressione di mille posti di
lavoro, soprattutto nella divisione investment banking. Ad anticipare la
mossa, non confermata dalla banca, il quotidiano svizzero Tages
Anzeiger. Nel mese di luglio Credit Suisse aveva già annunciato duemila
licenziamenti, pari a circa il 4% della forza lavoro mondiale. Sulla
Borsa di Zurigo il titolo dell'istituto bancario svizzero cede oltre il
2,5%.
10 - «I
VOTI DELLE AGENZIE DI RATING? PIÙ PAGHI PIÙ SONO ALTI»...
G.Str. per il "Corriere della Sera" - «I prodotti di finanza strutturata
generano ricavi più consistenti per le agenzie di rating e ricevono
valutazioni significativamente più alte rispetto al debito delle
aziende. Al contrario, Stati ed enti locali versano le commissioni più
basse (se non nulle, ndr) e ricevono rating ben più modesti delle
società». Così scrivono in un uno studio (su 30 anni) tre giovani
docenti di Indiana, American e Rice University.
Che aggiungono:
«Rispetto ai rating sui bond societari, i titoli pubblici sono stati
valutati più severamente e i prodotti strutturati più generosamente».
Una tabella dello studio (su dati Moody's) racconta che, tra chi è
partito con una «A», gli Stati non sono mai «falliti», la quota di
default degli istituti finanziari è al 4,92%, i prodotti strutturati al
27,21%. Questo, naturalmente, non vuole automaticamente dire che chi più
paga, più incassa un buon rating. Non implica rapporti di causa-effetto.
In generale, però,
le critiche sul mercato ai big delle valutazioni certo non mancano.
Secche le reazioni allo studio da parte delle società di rating,
riportate da «Bloomberg». Moody's: «Non siamo d'accordo con i metodi e i
risultati della pubblicazione», che «fa eccessivo affidamento sulla
performance dei rating dei titoli legati all'immobiliare Usa durante la
crisi finanziaria». S&P's: «I nostri criteri sono applicati
indipendentemente da ogni considerazione commerciale». Fitch: «Non
condividiamo le conclusioni dello studio, che non ha esaminato nostri
dati».
11 - L'ICT
ENTRA IN BANCA PER TRASFORMARE I COSTI NASCOSTI IN PROFITTO...
A.Jac. per il "Corriere della Sera" - L'informatizzazione elimina o
incrementa l'uso della carta. Si entra in banca per una qualsiasi
operazione e si esce con un faldone di documenti. Per far fronte a
sprechi di tempo e denaro (ma non solo) e rendere più snelli ed
efficienti i processi, Prb (società specializzata nella consulenza
gestionale) ha messo a punto il cosidetto «Modello Dinamico DDD
DataPicker» (un mix di software, hardware e procedure) presentato ieri
in un convegno all'Abi, che garantisce «vantaggi misurabili e
consolidati».
L'innovazione
tecnologica ha messo sotto la lente d'ingrandimento l'intero work-flow
bancario (oltre 200 flussi) per individuare ogni minimo dettaglio
migliorabile. Un intervento sul software, parzialmente sull'hardware e
sulle procedure, con l'obiettivo di un servizio «più sicuro, meno
costoso e gravato da burocrazie, procedure manuali e attrezzature ormai
obsolete».
Non a caso il
sistema bancario olandese ha 850 addetti per milione di abitanti e
quello italiano 6.000. «Con DDD DataPicker - spiega Antonio Carbonera,
partner di Prb - si abbattono i costi operativi in media fino al 93%, a
tutto beneficio dell'efficienza, del profitto e della qualità del
servizio bancario». Qualche esempio? Una riduzione del 99% del tempo
valutazione costo pratica, del 92% del tempo per reperire documenti con
un risparmio di carta e toner del 78%.
12 -
COPPOLA, SCALVEDI E QUELLA «CONFUSIONE» DI INTERESSI...
M.Sid. per il "Corriere della Sera" - Se non è tecnicamente un conflitto
di interessi possiamo almeno definirla una «confusione». Le società che
riportano direttamente o indirettamente all'immobiliarista Danilo
Coppola sembra che stiano vivendo un momento di effervescenza. A giorni
dovrebbe essere chiuso il lungo passaggio dell'immobile in via Tristano
Calco a Milano - dove c'è la redazione di Finanza&Mercati - da
PerlaFinanza, società della moglie di Coppola, Silvia Necci, a Porta
Vittoria (famiglia Coppola). Un compromesso era stato firmato circa un
anno fa con l'allora liquidatore della società editrice, Aldo Bruno. Nel
frattempo qualche rata è anche stata pagata.
La cifra
complessiva dovrebbe aggirarsi sugli 1,8 milioni, anche se non ci sono
conferme a riguardo. Bruno ha però lasciato l'incarico da tempo. E al
suo posto è stato chiamato il commercialista bergamasco Carlo Scalvedi,
già in forze nel collegio sindacale di Porta Vittoria. Insomma, il
liquidatore che vende rappresenta anche gli interessi della società che
acquista. D'altra parte, nonostante la rumorosa uscita qualche settimana
fa del direttore Gianni Gambarotta, non sembra che la confusione creerà
problemi. Bruno sarebbe stato richiamato come consulente da Coppola e
sarebbe già al lavoro. E rumors parlano già di una imminente soluzione
(un concordato con Intesa e il Banco Popolare?) per la società
editoriale.
13 - IL
GRANDE RISCHIO PER L'UE È CHE L'ITALIA PERDA TEMPO FACENDO POCO O
NIENTE...
Hugo Dixon per "la Stampa" - Nel bel mezzo dell'euforia seguita al
vertice dell'area euro, è facile ignorare che a Roma i problemi sono
stati solo nascosti. Non solo le promesse di riforma di Silvio
Berlusconi non sono sufficienti; c'è anche il rischio che il suo governo
proceda con difficoltà fino a gennaio per poi crollare senza aver
ottenuto nulla. Dopo il primo dei due vertici dell'area euro della
scorsa settimana, Berlusconi sembrava essere in grave difficoltà.
I leader colleghi
del primo ministro - Angela Merkel e Nicolas Sarkozy - hanno fatto
pressione per accelerare il piano italiano di stimolo alla crescita e
tagliare il debito. Berlusconi ha poi constatato che il suo principale
partner di coalizione, la Lega Nord, non era disposta ad appoggiare
l'idea più radicale della riforma: tagliare il generoso schema
pensionistico statale che permette alla gente di andare in pensione dopo
40 anni di lavoro.
Ma Berlusconi è un
campione di sopravvivenza. Ha messo assieme alla buona un pacchetto non
così radicale da determinare un crollo del suo governo ma abbastanza
severo da convincere i suoi partner dell'area euro a sospendere la loro
sfiducia. Due buone nuove proposte attaccano il sistema di lavoro
italiano che riguarda le assunzioni a tempo indeterminato: una per
rendere più facile licenziare i dipendenti nel settore privato e
un'altra che potrebbe portare a licenziamenti degli statali.
Eppure Berlusconi
ha evitato la questione delle pensioni e ha escogitato poco per tagliare
i debiti statali che sono circa il 120% del Pil. Il grande timore è che
la coalizione di centro-destra di Berlusconi sia così fragile da non
essere in grado di attuare le sue promesse. Visto il modo in cui
funzionano le procedure parlamentari italiane, forse non lo sapremo fino
a gennaio. Se Berlusconi cade su un voto di fiducia, forse a marzo si
avranno nuove elezioni. Poi ci potrebbero essere settimane di lotte di
potere fra i vari partiti senza la garanzia che un nuovo governo sia in
grado di migliorare il programma inadeguato di Berlusconi. Ora per
l'Europa il rischio maggiore è che l'Italia perda tempo facendo poco o
nulla di quanto promesso.
14 - APPLE
PIÙ RICCA DEL TESORO USA IN CASSA 81 MILIARDI DI DOLLARI...
Da "il Giornale" - Al quartier generale delle Apple al momento il più
grosso problema non è come sopravvivere alla scomparsa del guru Steve
Jobs. Il cruccio di Cupertino è trovarsi in cassa un tesoro pari a oltre
81 miliardi di dollari in contanti (più di quanti ne abbia al momento
il governo federale Usa)e non sapere cosa farci.L'eventuale lista della
spesa con tanti liquidi è lunga ma finora nessuno, a partire
dall'amministratore delegato Tim Cook, ha trovato l'idea giusta.
È da mesi che si
parla della possibile campagna acquisti da parte del gruppo della Mela
morsicata, che certo non è seduta solamente da oggi su una montagna di
liquidità garantita dallo straordinario successo dell' IPhone e dell'
IPad.Il fuoco di fila delle indiscrezioni si era aperto la scorsa estate
dopo l'acquisizione per 12,5 miliardi di Motorola da parte di Google.
Shopping pagato
caro, ma funzionale all'acquisizione dei circa 500 brevetti facenti capo
a Motorola. Secondo alcuni analisti, Cupertino avrebbe infatti reagito
alla mossa puntando a mettere le mani su alcuni brevetti assai
appetibili appartenenti a Nokia, Rim o InterDigital. All'inizio di
luglio, si era invece parlato della possibilità che Apple decidessi di
sborsare circa due miliardi di dollari per accaparrarsi il servizio di
streaming video Hulu in modo da entrare a pieno titolo nel settore
dell'intrattenimento televisivo online.
15 - MR
TISCALI RINUNCIA AL RICORSO CONTRO IL SEQUESTRO DI 3 MILIONI...
Da "il Giornale" - Saranno state le prediche a sinistra. O forse è
semplicemente strategia processuale, tanto più che con l'Agenzia delle
Entrate è stata già avviata la pratica di conciliazione. Comunque,fatto
sta che l'ex governatore di Sardegna Renato Soru, ha deciso di
rinunciare al ricorso contro il sequestro di beni per tre milioni deciso
dai pm che indagano su una presunta evasione fiscale. L'istanza è stata
depositata ieri al Tribunale del Riesame di Cagliari, che a questo punto
annullerà l'udienza, già fissata per lunedì prossimo.
Al centro delle
indagini c'è un prestito da 27 milioni di euro che la Andalas, società
con sede a Londra e riconducibile allo stesso Soru, ha fatto alla
Tiscali finance. La società avrebbe poi restituito il denaro, ma questo
non sarebbe mai stato denunciato al fisco. Lo scorso 13 ottobre il
provvedimento di sequestro, per ordine della Procura di Cagliari. Un
atto dovuto, avevano spiegato gli avvocati che adesso hanno annunciato
la rinuncia al ricorso contro la misura preventiva. L'ex presidente
della Sardegna ha sempre sostenuto di aver agito, in questa vicenda,
nella massima trasparenza.
[31-10-2011]
SPREAD VOLA A
392, RENDIMENTO RECORD AL 6% - BORSE IN CALO (MILANO -1,3%) - IL
GIAPPONE VUOLE CHIARIMENTI SUL FONDO SALVASTATI - VIA ALL’AUMENTO BPM,
SOSPESA IN BORSA (+13% TEORICO), MA CONTINUA LA GUERRA TRA SINDACATI E
SOCI - IL PIANTO DEL BISCIONE, A MEDIASET GIÙ RICAVI E MARGINI - BURANI
PERDE UNA STELLA (GIOVANNI) - IN 30 ANNI I PAPERONI USA TRIPLICANO IL
REDDITO - GLI SCONTI GROUPOM ANCHE IN BORSA…
1. SPREAD BTP-BUND VOLA A 392
PUNTI, RENDE IL 6,07%. RENDIMENTO BTP A 5 ANNI VOLA A RECORD 5,83%...
(ANSA) -
Sale la tensione sui titoli di Stato all'apertura dei mercati
internazionali. Lo spread tra il Btp e l'analogo bund tedesco balza a
392 punti base dai 384 di venerdì mentre l'interesse sul decennale
italiano vola al 6,07%.
Vola al massimo storico dall'introduzione dell'euro il rendimento del
Btp a cinque anni. L'interesse è infatti schizzato al 5,83%, record dal
1999, mentre lo spread con l'equivalente bund tedesco è salito a 456
punti.
2. SPAGNA,
SPREAD CON BUND SI ALLARGA A 343 PUNTI BASE... (ANSA) - on quelli
italiani, sono sotto pressione anche i titoli di Stato spagnoli. Lo
spread tra i bonos e il bund tedesco sale a 343 punti base mentre il
rendimento del decennale iberico si attesta al 5,58%.
3. BORSA:
EUROPA IN NEGATIVO, MILANO E PARIGI PEGGIORI... (ANSA)
- Borse europee in deciso calo in apertura di settimana. L'indice d'area
Stxe 600 cede oltre mezzo punto percentuale. Molto debole Milano, così
come Parigi e Francoforte. In calo anche Madrid. Italia e Spagna sono
sorvegliate speciali in attesa del G20 di Cannes. A livello settoriale
affondano le materie prime (sottoindice dj stoxx -2,09%) con Bhp
Billiton che cede il 3,4%, Xstrata il 3,3% e Rio Tinto il 3%.
Male anche gli
automobilistici (-1,86%) con Fiat (-3,4%) che guida i ribassi. Tra i
bancari (-1,16%) le peggiori sono le francesi SocGen (-4%), Bnp Paribas
(-3,6%) e Credit Agricole (-2,9%). Di seguito, gli indici dei titoli
guida delle principali borse europee: - Londra -0,85% - Parigi -1,37% -
Francoforte -1,06% - Madrid -0,54% - Milano -1,33% - Amsterdam -0,70% -
Stoccolma -0,88% - Zurigo -0,75%.
4. BORSA:
ASIA IN CALO CON YEN E IN ATTESA G20... (ANSA) - Borse di Asia e
Pacifico in calo in apertura di settimana. L'indice d'area Msci cede
attorno al punto percentuale. Pesa sui listini l'intervento per
'raffreddare' lo yen, visto come bene rifugio di fronte alle incertezze
delle economie Usa e europea. Il dollaro negli scambi in Oceania ha
anche aggiornato i minimi storici sulla divisa nipponica. I mercati
guardano, con particolare interesse, al G20 di Cannes con Spagna e
Italia sorvegliate speciali.
Il Giappone,
intanto, ha comunicato che continuerà ad acquistare i bond emessi dal
fondo Salva-Stati europeo (Efsf), mentre la Russia si è detta pronta a
fornire aiuto finanziario ai membri dell'eurozona attraverso l'Fmi e a
tenere colloqui bilaterali con i singoli Paesi. Guardando ai mercati
asiatici la forza dello yen indebolisce Tokyo con Toshiba (-3,86%),
Nomura (-3,8%) ed Honda (-3,68%). Flette anche Sidney con Alumina
(-2,63%), Bhp (-2,3%) e Rio Tinto (-1,4%).
Di seguito, gli
indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: -
Tokyo -0,69% - Hong Kong -1,19% (seduta in corso) - Shanghai -0,21%
(seduta in corso) - Taiwan -0,37% - Seul -1,06% - Sidney -1,27% -
Singapore -0,21% (seduta in corso) - Mumbai -1,19% (seduta in corso) -
Kuala Lumpur -0,04% - Bangkok -0,13% - Giakarta -1,36% (seduta in
corso).
5.
GIAPPONE; FONTI, NECESSARI DETTAGLI SU FESF... (ANSA)
- Il Giappone vuole prima conoscere i dettagli sulle mosse del fondo
Salva-Stati Ue per poi decidere il "ruolo da avere". Lo apprende l'Ansa
da fonti autorevoli che esprimono giudizi più in linea con la prudenza
della Cina che con quelli 'netti' del numero uno del Fesf, Klaus
Regling, per il quale Tokyo continuerà ad acquistare i bond.
6. BPM:
VIA ALL'AUMENTO; IN BORSA SOSPESA CON TEORICO +13%... (ANSA) - Parte l'aumento
di capitale per Bpm. Il titolo di Piazza Meda in Borsa non riesce a fare
prezzo e resta in asta di volatilità con un rialzo teorico attorno ai 13
punti percentuali (a 0,52 euro), dopo aver toccato un massimo di +20%.
Le nuove azioni sono offerte a un prezzo di 30 centesimi, per uno sconto
sul Terp (il prezzo post diritto) del 40%. L'offertà in opzione si
concluderà il 18 novembre.
7. LA FABI
CHIAMA I PM A TUTELA DEGLI ISCRITTI... R. Fi. per "Il Sole 24 Ore"
- L'assemblea di Bpm è passata, gli organi societari sono
stati nominati ma l'atmosfera di scontro fra le sigle sindacali e soci
dipendenti non sembra ricomporsi. Anzi, «nei prossimi giorni
presenteremo una dettagliata denuncia alla Procura della Repubblica per
testimoniare le numerose minacce e pressioni che gli iscritti Fabi della
Banca Popolare di Milano subiscono per passare ad altre organizzazioni»
ha dichiarato ieri Giuliano De Filippis, commissario nazionale Fabi in
Bpm.
«Diffidiamo,
inoltre, a dare notizie di esodi di iscritti verso altre sigle prive di
ogni fondamento. In difetto, agiremo legalmente», ha concluso il
sindacalista. Intanto, è stata depositata la lista per il rinnovo dei
vertici degli Amici della Bipiemme, l'Associazione dei soci dipendenti
della Banca Popolare di Milano, che dal 7 al 20 novembre aprirà i seggi
per trovare il successore di Alessandro Dall'Asta, attuale presidente in
uscita. La lista unitaria rappresenta tutte le anime sindacali interne
alla banca ad eccezione delle due sigle nazionali Fabi e Fiba, quelle
uscite sconfitte in assemblea.
8. MORNING
NOTE: L'AGENDA DI LUNEDI' 31 OTTOBRE... Radiocor -
Torino: inaugurazione della collaborazione fra From Concept to Car, e
Beijing Automotive Group. Partecipa, tra gli altri, Xu Heyi, presidente
Baic Group.
- Roma: convegno
di presentazione dell'opera 'Le banche e l'Italia - Crescita economica e
societa' civile, 1861-2011', edito da Bancaria Editrice, promosso
dall'Abi in occasione dei 150 anni dell'Unita' d'Italia. Partecipano,
tra gli altri, Giovanni Sabatini; Giuseppe Mussari; Federico Ghizzoni,
Giovanni Bazoli; Giuseppe Guzzetti; Antonio Patuelli. Sara' presente,
Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica.
- L'Istat rende
note le stime sull'inflazione a ottobre e su occupati e disoccupati a
settembre.
- Parigi: in vista
del vertice G20 di Cannes, conferenza stampa del segretario generale
Ocse, Angel Gurria.
9. MORNING
NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI... Radiocor - CRISI:
Fondo Monetario in campo. Cosi' difenderemo i Paesi europei dal
contagio'. Appello Ue al G20: e' necessario l'aiuto di tutti (dai
giornali). Wolfgang Schauble: la crisi offre all'eurozona l'opportunita'
per 'un'unione fiscale'. L'Italia ha ancora del lavoro da fare.
Intervista al ministro tedesco delle Finanza (Financial Times, pag.2)
MERCATI: Borse,
fiato sospeso per Italia e Spagna. Fmi rafforza gli strumenti
anti-contagio (La Repubblica, pag. 6). La Borsa spera ancora nel rush di
fine anno (Il Sole 24 Ore del Lunedi', pag.33). Btp alla prova e 'prima'
di Draghi. La settimana dei grandi test per l'Italia (Il Corriere della
Sera, pag. 8). Moneta e libero scambio. La Cina tratta sull'Euro (Il
Corriere della Sera, pag. 9). Le banche spostano masse di liquidita'
dalle Sgr ai conti di deposito (Affari&Finanza, pag.50)
MANOVRA: Misure
varate ma non approvate. 'Operazione facciata' del premier per
rassicurare Europa e G20 (La Repubblica, pag. 7). Marcegaglia:
rispettare gli impegni con serieta' (Il Messaggero, pag. 5). 'Troppe
promesse a vuoto, all'estero non si fidano piu''. Intervista al
presidente della Camera Gianfranco Fini (Il Messaggero, pag. 7).
Eurozona all'esame del G20: impegni e non promesse (Il Sole 24 Ore del
Lunedi', pag.11)
LAVORO: Sacconi
evoca il rischio terrorismo. La Cgil: inquina il clima. I contenuti
della riforma: ripartire da li' (Il Corriere della Sera, pag. 1,2,5). I
sindacati: se il Governo va avanti sara' sciopero (La Repubblica, pag.
4).
FIAT: Cresce la
domanda di piccoli Suv e Fiat lancia la sfida (Il Giornale, pag. 20).
Marchionne, la Consob e l'artefice magico (Affari&Finanza, pag.1)
SERRAVALLE, SEA:
La scelta difficile del Comune di Milano. Oggi la decisione sul nuovo
bando di gara (Il Corriere della Sera, pag. 1,23)
BPM: Via
all'aumento di capitale da 800 milioni (Il Giornale, pag. 20). Tanti
amici e tante spine per Bonomi (Affari&Finanza, pag.7). Vincitori e
vinti alla partita Bpm, il cambiamento e' solo rinviato (Affari&Finanza,
pag.19).
SNAM: Promette
rendimenti al 7% nonostante il colpo della Robin Tax. Lettera al
risparmiatore (Il Sole 24 Ore di domenica, pag.1,23)
MEDIASET: 2012, il
pianto del Biscione, a Mediaset giu' ricavi e margini (Affari&Finanza,
pag.15)
ENI: Descalzi:
'Riapre gli impianti in Libia, nella gara siamo in pole position'.
Intervista al responsabile ripresa attivita' in Libia (Affari&Finanza,
pag.12)
10. L'ULTIMA STELLA DI
MARIELLA BURANI... Mo. D. per "Il Sole 24 Ore"
- Antichi Pellettieri perde il suo amministratore
delegato. La società, controllata dalla Mariella Burani Fashion Group in
amministrazione straordinaria, non sarà più guidata da Giovanni Stella,
che è stato responsabile della divisione leather goods del gruppo Burani
dal 2001. Nonostante le vicende legali e finanziarie del gruppo, Stella
finora era rimasto al suo posto, ora invece sarà sostituito la prossima
settimana da un nuovo amministratore delegato scelto dal cda, dove
siedono anche i commissari straordinari della Mbfg.
Intanto i
sindacati stanno aspettando a giorni la definizione del testo definito
del bando di gara per la cessione della Mbfg e si augurano che, rispetto
alla prima versione presentata dai commissari, «siano previste vie
preferenziali per le eventuali manifestazioni d'interesse che superino
il perimetro aziendale della Mbfg e comprendano anche asset di tipo
produttivo». In altre parole, che sia data la precedenza ad offerte che
comprendano nel pacchetto anche Antichi Pellettieri.
11.
TRIPLICA IL REDDITO DEI PAPERONI USA... S. Car. per "Il Sole 24 Ore" -
Una crescita del 275% contro una limitata al 18%. Sono le
percentuali di aumento dei redditi tra il 1979 e il 2007 di due
categorie di cittadini statunitensi: la prima è quella dell'1% più ricco
della popolazione, la seconda riguarda il 20% più povero. È quanto
calcolato da uno studio del Congressional Budget Office, che evidenzia
come la forbice dell'ineguaglianza sociale si sia allargata sempre più,
tanto che l'1% dei cittadini ora conta per il 17% del reddito nazione,
contro l'8% del 1979.
L'organismo
indipendente che fornisce analisi economiche ai parlamentari finisce
anche per sottolineare lo "schiacciamento" della classe media e il
maggior beneficio apportato ai detentori di redditi alti dai cambiamenti
introdotti durante il periodo considerato alle imposte federali
(complessivamente in diminuzione). I risultati dello studio sono
destinati - nell'ambito dei piani di riforma fiscale - a rilanciare il
dibattito politico sull'opportunità di introdurre correttivi a una
tendenza che, tra l'altro, viene esasperata dalla crescita del reddito
da plusvalenze di capitale.
12.
GROUPON FA SCONTI ANCHE SULL'IPO... G. Ve. per "Il Sole 24 Ore"
- Groupon offre sconti anche sul parterre di Borsa. Il
popolare sito di promozioni online si prepara alla quotazione sul Nasdaq
e, pur di portare a termine l'operazione, è costretto a presentare una
forchetta di prezzo a livelli da saldo: l'intervallo compreso fra 16 e
18 dollari per azione valuta infatti il gruppo 11, 4 miliardi, meno
della metà dei 25 stimati a inizio anno nelle discussioni con le banche.
In questo modo la società, che mette sul mercato 30 milioni di nuove
azioni, prevede di incassare 54o milioni, una cifra lontana dai 750
riportati in un comunicato alla Sec ai primi di giugno.
L'offerta, che per
una volta non riguarda ristoranti, shopping o corsi di cucina, sarà
lanciata il 4 novembre. Chi si chiede se dietro a uno sconto così
importante ci sia qualche ragione in più del cattivo stato dei mercati,
deve guardare il bilancio: il gruppo dei coupon, ancora in fase di start
up, ha chiuso infatti i primi nove mesi dell'anno con oltre 200 milioni
di perdite .
[31-10-2011]
1- LETTA MI
DISSE: “SEI INTERCETTATO”. L’ INTERROGATORO, IN PARTE INEDITO, DI
BISIGNANI - 2- “DA CRONISTA DELL’ANSA CONOBBI GELLI CHE MI DAVA NOTIZIE,
TANT’È CHE IO DIEDI LA NOTIZIA DELLA PERQUISIZIONE DI CASTIGLION
FIBOCCHI. (…) HO CONOSCIUTO BERLUSCONI TANTI E TANTI ANNI FA QUANDO NON
ERA NEPPURE CAVALIERE DEL LAVORO” - 3- “UN GIORNO ITALO BOCCHINO, MIO
CARO AMICO, MI DISSE DI AVER APPRESO CHE PAPA ERA INDAGATO A NAPOLI E
CHE C’ERA UN’INDAGINE E DELLE INTERCETTAZIONI CHE RIGUARDAVANO ALCUNE
SCHEDE TELEFONICHE PROCURATE E DIFFUSE DAL PAPA (…)”. - 4- “PAPA È
SICURAMENTE AMICO DI POLLARI, DI POLETTI (…) E DEL GENERALE ADINOLFI” -
5- “INFORMAVO LETTA DELLE INFORMAZIONI COMUNICATEMI DAL PAPA E IN
PARTICOLARE DI TUTTE LE VICENDE CHE POTEVANO RIGUARDARLO DIRETTAMENTE O
INDIRETTAMENTE” -
Malcom
Pagani per Il Fatto
"La mia storia
parte da lontano ed è una storia fatta di relazioni". È il 3 marzo 2011
e Luigi Bisignani si trova al settimo piano del Palazzo di Giustizia di
Napoli. Interrogato dai pubblici ministeri che indagano sulla P4
riavvolge il film della sua vita. Espone l'educazione sentimentale di un
uomo di potere. Il percorso in discesa di un lobbista ben introdotto ai
massimi livelli che senza troppa fantasia, solo un trentennio prima,
sarebbe stato etichettato come grande vecchio.
Da quasi cinque
mesi, dal 15 novembre 2010, Bisignani sa che Henry John Woodcock e
Francesco Curcio cercano prove che rivelino e mettano in luce la sua
vasta rete di contatti. È un'intercettazione ambientale a rivelarlo.
Sono le sei del pomeriggio a Piazza Mignanelli. Nell'ufficio di
Bisignani gli inquirenti all'ascolto si imbattono in una conversazione
tra Gigi e il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Tono e
parole non lasciano spazio ai dubbi.
(...) Bisignani: "Dobbiamo stare attenti ai telefoni perché a Letta gli
ho chiesto mo stamattina: pare del fatto... dicono che Woodcock ci sta
controllando i telefoni a me e a lui (...)". Prestigiacomo si allarma:
"Come fai a sapere che tu hai l'utenza (...) ma tu non lo senti il
fruscio?(...) e quindi e perché Woodcock a te ti controlla?". L'altro
risponde di non saperlo ma non tranquillizza l'interlocutrice: "Mamma
mia ma come si può vivere così? (...) Se escono le intercettazioni con
me mi rovini".
Nella trascrizione
dell'agente preposto all'ascolto, il dialogo è ancora più chiaro: "Luigi
sostiene di essere andato da Letta e gli avrebbe chiesto se
corrispondeva a verità che Woodcock gli aveva messo il telefono sotto
controllo. Letta avrebbe risposto affermativamente". Anche se con
Prestigiacomo Bisignani sostiene di essere sempre "attentissimo al
telefono", la prudenza non sarà sufficiente. L'affaire P4 e i colloqui
dell'ex giornalista dell'Ansa con l'intero arco costituzionale saranno
di pubblico dominio di lì a tre mesi.
Ora Bisignani, accusato di corruzione, concussione, falso e rivelazione
di segreto ha chiesto di patteggiare davanti al Tribunale di Napoli.
Resta invece imputato, e in carcere, indagato nella stessa inchiesta, il
deputato del Pdl Alfonso Papa.
Il racconto di Bisignani è ovviamente in prima persona. Gigi risponde ai
magistrati, alle loro curiosità, ai loro dubbi in due distinte
audizioni, a marzo di quest'anno. Il linguaggio è burocratico e
farraginoso. Fitto di "puntualizzo", "ribadisco", "preciso", offre però
al lettore uno straordinario spettro di possibilità per fotografare
l'Italia di oggi. Bisignani parla con tutti e arriva ovunque. Entra
nelle stanze ministeriali, colloquia con il Premier e con Gianni Letta,
sistema carriere di uomini dell'Arma e di giovane ragazze dell'Est, ha
in anticipo informazioni riservate, baratta notizie e spalanca
possibilità. Il quadro d'insieme è desolante. Qui di seguito il mondo di
Bisignani in pillole.
PRIMI
FLASH
"Mio padre era un dirigente della Pirelli che è morto quando avevo 16
anni. Lasciandomi appunto molte relazioni con Andreotti, Stammati
(allora ministro del Tesoro ndr) e con altri. (...) Da cronista
dell'Ansa conobbi Gelli che mi dava notizie, tant'è che io diedi la
notizia della perquisizione di Castiglion Fibocchi. (...) Ho conosciuto
Berlusconi tanti e tanti anni fa quando non era neppure cavaliere del
lavoro".
L'ADDIO ALL'ANSA
"Dopo il distacco ad Italia '90 mi annoiai di fare il giornalista e
andai a fare il direttore generale del gruppo Ferruzzi; ero praticamente
l'omologo di Letta che era il direttore della sede romana della
Fininvest (...)".
L'INCONTRO CON PAPA
"Ho conosciuto Papa perché frequentava il mio amico Filippo Troia.
Allora, Papa era il vice capo di Gabinetto del ministro Castelli (...)
Papa si proponeva e mi proponeva continua notizie (...) In cambio a me
il Papa chiese di appoggiare la sua candidatura alle elezioni del 2008
(...) effettivamente ne parlai con Verdini che compilò le liste. Il Papa
fu sicuramente appoggiato da Pera e Castelli. (...)
CASTELLI
A proposito del
Verdini tengo a precisare che iniziò a stringere i suoi rapporti col
Papa da quando il Papa cominciò a proporre il suo interessamento e la
sua possibilità di intervento sulle vicende giudiziarie che riguardavano
lo stesso Verdini (...) Il Papa sempre attraverso di me si propose di
prendere notizie ed intercedere anche sulle vicende giudiziarie riferite
a Masi per ciò che riguarda la Procura di Trani. Il Papa mi disse di
aver acquisito informazioni rassicuranti e io le girai al Masi".
BOCCHINO MI INFORMÒ
"Un giorno Italo Bocchino, mio caro amico, mi disse di aver appreso che
Papa era indagato a Napoli e che c'era un'indagine e delle
intercettazioni che riguardavano alcune schede telefoniche procurate e
diffuse dal Papa (...)".
AMICIZIE DI STATO
"Papa è sicuramente amico di Pollari, di Poletti (...) so anche che è
molto amico del generale Adinolfi (...)".
(Nicolò Pollari è l'ex capo del Sismi, il servizio segreto militare.
Paolo Poletti è l'attuale numero due dell'Aisi, il servizio segreto
nazionale, dopo una lunga carriera in Guardia di Finanza, di cui è stato
Capo di Stato maggiore. Sempre delle Fiamme Gialle è Michele Adinolfi,
generale di corpo d'armata finito anche lui nell'inchiesta sulla P4
ndr.).
LA FIDANZATA DI PAPA
"La Luda (Ludmyla Spornyk ndr.) a cui facciamo riferimento nelle
telefonate è un'amica Ucraina del Papa che io ho aiutato a far assumere
all'Eni per tramite di Lucchini".
- SECONDO INTERROGATORIO
Qualche giorno dopo, Bisignani torna davanti ai Pm. È il 14 marzo 2011.
Durante il primo confronto con Curcio e Woodcock ha evitato di
rispondere a qualche domanda. Ora Bisi non si sottrae e ha le idee più
chiare della volta precedente.
I COLONNELLI
"Nell'estate 2009 mi chiamò un paio di volte il Generale Santini
(Adriano Santini, generale di corpo d'armata, all'epoca consigliere
militare del premier, poi nominato direttore dell'Aise, il servizio
segreto militare ndr.) (...) Dopo l'estate incontrai l'onorevole
Bocchino che mi chiese di incontrarlo (...) cosa che accadde poco tempo
dopo a casa di mia madre (...) lo vidi e parlammo in modo cordiale delle
possibilità di sviluppo della sua carriera. (...) in quel contesto mi
chiese di parlar bene di lui con Letta. Parlammo anche di Massimo
D'Alema, con il quale negli anni ho conservato buoni rapporti (...)
negli anni ho visto sempre il D'Alema e con lui abbiamo parlato di
argomenti vari in particolare riferiti all'editoria e ai problemi
dell'Unità.
In una di queste
occasioni chiesi al D'Alema se potevo portargli il Santini. Lui mi disse
di sì. Preciso che io accompagnai il Santini da D'Alema nel suo ufficio
di Campo De' Fiori (...) riferii tale circostanza anche al Bocchino per
dirgli che mi ero dato da fare nell'interesse del Santini. Non ricordo
se fui presente a tutto il colloquio. (...) Ho sicuramente segnalato il
Mazzei (Roberto, ex n.1 del Poligrafico dello Stato ndr) al prof.
Tremonti per fargli ottenere la nomina di Presidente del Poligrafico
dello Stato.
CIANCIMINO DESTABILIZZA
"Il Presidente a cui si fa riferimento non può che essere Massimo
D'Alema. Nelle conversazioni (con il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro
ndr) facciamo riferimento al "signor Franco" e alla dichiarazioni di
Ciancimino Jr. Probabilmente esprimevamo preoccupazioni in ordine a
notizie pubblicate dai giornali. (...) la nostra preoccupazione era
quella di evitare ogni forma di destabilizzazione".
LA CRICCA
"Il Papa mi parlò della cricca e in particolare del filone di indagini
che pendeva a Roma su Bertolaso. Me ne parlò sicuramente prima del
deposito degli atti e più precisamente prima degli arresti".
MOSSE DELLA SANTANCHÉ
"La Santanché si trovò in un momento di difficoltà quando il segretario
di A.N., Fini, la esautorò da tutti gli incarichi (...) Le suggerii di
approdare nelle fila de "La destra" (...) il mio consiglio si rivelò
sbagliato perché Berlusconi non permise l'apparentamento elettorale
(...) Berlusconi, con cui avevo parlato, mi aveva promesso che
l'apparentamento ci sarebbe stato (...)".
FINI TOGLIE IL VETO SU DANI
"La Santanché non venne eletta e io mi spesi per farla prima
riavvicinare al Pdl e poi farle avere un incarico di governo. Ne parlai
con Verdini, con Letta e con Berlusconi (...) mi dissero che non c'erano
problemi ma c'era il veto di Fini (...) mi impegnai a convincere i
finiani a togliere questo veto. Presi contatti con La Russa, con Ronchi
e soprattutto con Bocchino che infine, fu decisivo (...) durante un
pranzo a Montecitorio, presenti sicuramente Fini e Berlusconi, Bocchino
annunciò che era stato tolto il veto alla Santanché, Fini annuì".
LIQUIDAZIONE MILIONARIA
"Ho ricevuto dalla Montedison circa 700 milioni delle vecchie lire. Fui
licenziato da Guido Rossi ed Enrico Bondi".
MARIA ELENA VALANZANO
"La Valanzano era una collaboratrice del Papa e mi risulta che avesse un
rapporto diretto con Berlusconi".
GIANNI PRENDE E DÀ
"Mi chiedete se io informassi Gianni Letta delle notizie e delle
informazioni riservate di matrice giudiziaria comunicatemi da Papa. A
tal riguardo vi dico che sicuramente parlavo e informavo il dottor Letta
delle informazioni comunicatemi e partecipatemi dal Papa e in
particolare di tutte le vicende che potevano riguardarlo direttamente o
indirettamente come la vicenda riguardante Verdini, come quella inerente
al procedimento che riguardava lui stesso e il Chiorazzo (...)".
(Angelo Chiorazzo, all'epoca presidente de "La Cascina", fu indagato con
Letta per una vicenda legata ai centri di accoglienza per immigrati
ndr.).
L'OSSESSIONE DI MASI
"Ribadisco che lo conosco fin dagli anni '70. Masi ha sempre avuto il
pallino di andare a fare il direttore della Rai (...) ebbi occasione di
parlare anche con Berlusconi di tale sua aspirazione e gli dissi che
secondo me Masi non aveva il carattere adatto per fare il direttore Rai,
avendo un'ottima predisposizione per fare l'uomo delle istituzioni".
L'AMICIZIA CON SCARONI
"Ho un rapporto di estrema consuetudine anche con lo Scaroni (Paolo,
amministratore delegato di Eni ndr.), pupillo di Agostino Rocca, amico
di mio padre. Scaroni è stato tanti anni in Inghilterra; un giorno mi
chiamò e mi disse che lo stava cercando Bruno Ermolli (uomo Fininvest
vicinissimo al Cavaliere ndr.); era l'epoca del primo governo
Berlusconi; io dissi a Scaroni che l'Ermolli aveva un ruolo privilegiato
con Berlusconi soprattutto per ciò che riguardava le nomine; io gli
consigliai di andare e poi ne parlai anche con Letta dicendo che Scaroni
era una persona molto capace. Posso dire che quella tornata di nomine la
fece Ermolli, dall'Enel poi lo Scaroni passò all'Eni (...)".
BISI&ROMANI
"Io ogni tanto andavo a trovare il Romani (Paolo Romani, all'epoca
sottosegretario alle Attività Produttive ndr.) presso il suo ufficio
ministeriale. In tale circostanza appresi del rinnovo contrattuale di
Scaroni. Escludo che tale confidenza mi sia stata fatta in un'occasione
ufficiale (...)".
PARCO GIOCHI ROVATI
"In alcune conversazioni io e il Prefetto di Roma Pecoraro facciamo
riferimento a una vicenda che riguardava il Parco giochi di Valmontone.
In sostanza il Pecoraro, sapendo che io ero buon amico del Rovati
(Angelo Rovati, imprenditore e ascoltato consigliere di Romano Prodi
ndr.), mi disse che Rovati stesso, interessato a tale opera, avrebbe
avuto problemi e che lui non avrebbe mai potuto autorizzare l'apertura
per problemi di viabilità legati all'Autostrada A1. In buona sostanza il
Pecoraro mi disse di mettere in guardia il Rovati consigliandogli di
uscire dall'affare".
(Per la cronaca, essendo sul territorio italiano, Rainbow magic Land, ha
superato fiabescamente qualunque problema di autorizzazione, essendo
regolarmente aperto al pubblico ndr).
LA BUFALA BOFFO,
"A proposito della vicenda Boffo, mi ricordo che Chiocci mi disse che se
avesse avuto il tempo di verificare la notizia si sarebbe accorto che
era tutta una bufala; il Chiocci si rammaricò che il Giornale non gli
diede il tempo di effettuare le opportune verifiche".
(a scrivere materialmente la notizia fu il suo collega Villa ndr).
[29-10-2011]
UN, DUE, TRE, P4!
- BISIGNANI TORNA LIBERO DOMANI GRAZIE AL PATTEGGIAMENTO, UN ANNO E OTTO
MESI, PIÙ DESIDERATO DAI POTERI MARCI, LETTERALMENTE TERRORIZZATI DA UN
PROCESSO CHE AVREBBE MESSO IN PUBBLICO LE BOMBASTICHE INTERCETTAZIONI
TELEFONICHE E AMBIENTALI - VITTORIA ANCHE PER LA PROCURA DI NAPOLI CHE
ORA HA INCASSATO IL SUPERTESTIMONE BISI E LA VALIDITÀ DELL’ACCUSA - AGLI
ARRESTI DOMICILIARI POTREBBE ANDARE PRESTO ALFONSO PAPA…
Potrebbe tornare
in libertà domani Luigi Bisignani, il lobbista accusato di appartenenza
alla cosiddetta P4 che ha deciso di patteggiare la pena con i pubblici
ministeri. Il giudice Luigi Giordano sta esaminando la richiesta
congiunta delle parti per l'emissione della condanna a un anno e otto
mesi e in attesa di chiudere la procedura avrebbe già annunciato di
voler accogliere l'istanza di scarcerazione presentata dai legali
dell'imputato.
Inizialmente si
era ipotizzato di sottoporlo all'obbligo di firma, ma di fronte a questa
eventualità gli avvocati avrebbero manifestato la propria intenzione di
far saltare l'accordo con i rappresentanti dell'accusa e alla fine anche
questa «misura» dovrebbe essere esclusa.
Agli arresti
domiciliari potrebbe invece andare presto l'altro imputato
dell'inchiesta, il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, chiuso nel carcere
di Poggioreale dal 20 luglio scorso, quando la Camera diede il via
libera alla cattura disposta dal giudice di Napoli per associazione a
delinquere finalizzata a commettere i reati di corruzione, concussione,
abuso d'ufficio e rivelazione di segreto.
Il tribunale di
Napoli gli ha concesso di tornare a casa, ma adesso dovranno
pronunciarsi i magistrati romani che avevano ricevuto alcuni atti
riguardanti un episodio di corruzione. Il via libera appare scontato, ma
bisognerà comunque attendere i tempi tecnici necessari all'esame
dell'istanza. In queste settimane Papa si era appellato anche al premier
Silvio Berlusconi sostenendo di aver ricevuto pressioni dagli inquirenti
- ma senza mai precisare le circostanze - per accusare lui e Bisignani
in cambio della libertà.
Con l'uscita di
scena di Bisignani si chiude la prima fase giudiziaria, certamente
quella che maggiormente mette in fibrillazione i potenti viste le sue
frequentazioni con ministri, politici, imprenditori, giornalisti, uomini
sistemati nei posti chiave delle forze dell'ordine e dei servizi
segreti.
La trattativa tra
i suoi legali Fabio Lattanzi e Giampiero Pirolo con i pubblici ministeri
Henry John Woodcock e Francesco Curcio si è chiusa con l'accordo su un
patteggiamento «tombale» sul processo già avviato per favoreggiamento
nei confronti di Papa (con la condanna a sei mesi) e sulle indagini
aperte per associazione a delinquere (con la condanna a un anno e due
mesi).
Vuol dire che non
potranno più essere utilizzate contro di lui le intercettazioni
telefoniche e ambientali, i documenti contenuti nei suoi computer, il
materiale sequestrato nel suo ufficio e nella sua abitazione. Il
lobbista rimane comunque testimone e certamente sarà convocato al
processo contro Papa.
E forse non è un
caso che i difensori del parlamentare pdl, gli avvocati Giuseppe D'Alise
e Carlo Di Casola, abbiano chiesto al tribunale di non dividere le loro
posizioni processuali. La loro istanza non è stata accolta e adesso non
è escluso che con la sua deposizione Bisignani possa portare elementi
utili all'accusa.
Del resto anche
gli atti acquisiti in questi mesi di attività investigativa potrebbero
aver fornito spunti per altre verifiche sui personaggi a lui collegati,
soprattutto se si tratta di pubblici ufficiali che potrebbero aver
commesso reati violando le loro funzioni d'ufficio.
[30-10-2011]
SENZA FONDI,
AFFONDO - LAVITOLA ORDINA A CATONE, EX DIRETTORE DE ‘LA DISCUSSIONE’, DI
CONVINCERE TREMONTI A SGANCIARE I FONDI PER L’EDITORIA - VALTERINO
STRATEGY: “TU CHE SEI BANDITO DOVRESTI DIRE CHE, SE NON PASSA, IL
GOVERNO VA SOTTO. LA QUESTIONE È CAPIRE CHI SONO I PARLAMENTARI CHE
POSSONO ESSERE SENSIBILI A ‘STA STORIA E FARE UNA LETTERA A FINI COSÌ
CHE LA POSSA USARE COME STRUMENTO VERSO TREMONTI” - CATONE IL CURSORE:
“SÌ, SÌ, CE L´HANNO TUTTI I GIORNALI. CI STA BOCCHINO, CI STA ANGELONI,
DE ANGELIS, GIRLANDA”…
Giuseppe Caporale e Liana Milella per
"la Repubblica"Non
sta in Parlamento, né nel governo, perché Berlusconi non ce lo ha messo,
ma Valter Lavitola, editore dell´Avanti, è il prototipo del lobbista più
smaliziato e senza scrupoli che ci si possa immaginare. Sulla questione
dei fondi per l´editoria poi, che lo tocca da vicino, non passa giorno,
in quell´autunno del 2009 quando i suoi telefoni finirono sotto
intercettazione a Pescara nell´ambito dell´inchiesta Spadaccini, senza
lunghe telefonate per pilotare da fuori l´attività parlamentare. Come
quella con Giampiero Catone, apostrofano con un «essendo tu abbastanza
bandito». O l´altra con il senatore Giuseppe Esposito cui "ordina" di
far passare un emendamento.
MO´ TI
FACCIO UN APPUNTO
(9 ottobre 2009)
Lavitola telefona a Catone per preparare un piano contro Tremonti che
non vuole dare i fondi promessi all´editoria. L´ex direttore della
Discussione, pidiellino passato con Fini e poi tornato nella maggioranza
con Popolo e territorio, promosso sottosegretario all´Ambiente a maggio
scorso, è sugli attenti. Lavitola è brusco con lui («Che tieni fretta?)
e gli detta le mosse da fare, compreso un appello bipartisan. Catone
obbedisce.
Catone
«Valteruccio...».
L. «Senti Giampie´, ci sta una situazione da allarme rosso che si è
evoluta in queste ore. Nonostante sia stato fatto lo stanziamento dei 70
milioni al capitolo dell´editoria, e Bonaiuti abbia sollecitato Canzio e
poi anche Tremonti per iscritto, Tremonti ha risposto con una carta
scritta, ovviamente Bonaiuti non sa che io lo so, dicendo che siccome
non c´è stato il gettito di entrata sulle accise, (...) praticamente lui
non paga. Quest´anno andrebbe a torta con meno del 50%, che è un
disastro».
C. «E come si fa?».
L. «Sto provando a far intervenire Berlusconi e a farlo muovere per far
qualcosa. Però mi dicono che Fini si sta già interessando mosso da
quello lì... Raisi (Enzo Raisi, deputato finiano, ndr.)...».
C. «Eh sì».
L. «Siccome c´è
una legge che stanzia questi fondi, il ministro non può non attribuirli
anche se non c´è il gettito d´entrata, è una questione di lana caprina
che sta facendo Tremonti. Se tu ti rendessi parte diligente per
raccogliere un po´ di firme di parlamentari sia di destra che di
sinistra, e mandare a Fini e a Schifani questo documento chiedendogli di
intervenire, sarebbe fondamentale».
C. «Mandami un documento e ti faccio raccogliere firme sia da sinistra
che da destra».
L. «C´hai pure qualcuno al Senato?».
C. «Ma alla Camera non bastano, famme capì».
L. «Sì bastano, era per coinvolgere Schifani».
C. «A Schifani non gliene fotte niente, l´essenziale è che tu glielo
dici».
L. «La cosa migliore a questo punto, hai ragione, è Fini».
C. «Siccome in Commissione bilancio siamo in quattro ad avere i
giornali, eh tutti e quattro andremmo a capa sotto, è chiaro che loro
con quattro voti contrari in Commissione bilancio vanno sotto su tutto».
L. «E certo».
C. «Il segnale è quello».
L. «Ma tu ne dovresti parlare pure ai capigruppo».
C. «Sì, sì».
L. «Ne dovresti parlare ai capigruppo, coinvolgere Italo che comunque
sia è... hai capito cosa dico io? Bisogna fare...»
C. «Tu abbozzami questa lettera».
L. «Aspetta Giampie´, ma vai di fretta?».
C. «Dimmi, dimmi».
L. «Sono due fasi, io ti abbozzo questa lettera, e te la mando. L´altra
cosa è che bisogna muoversi in due sensi, uno vedere chi sono gli altri.
Anche l´Udc ha un giornale? La Lega?».
C. «Sì, sì, ce
l´hanno tutti i giornali. Ci sta Bocchino, ci sta Angeloni...».
L. «La questione è capire chi sono i parlamentari che possono essere
sensibili a ‘sta storia e fare una lettera a Fini così che la possa
usare come strumento verso Tremonti. L´altra, essendo tu abbastanza
bandito, dovresti porre il problema ai capigruppo, dandogli pure la
copia di questa lettera, e andargli a dire...».
C. «Se non passa, il governo va sotto».
L. «Mandando un messaggio al presidente a firma di varie persone».
C. «È chiaro, è chiaro eh eh».
L. «Ai capigruppo e a Berlusconi».
C. «Siccome dentro la Commissione Bilancio ce ne sono quattro che, a
prescindere dai partiti, hanno giornali propri».
L. «Ma chi sono? Anche quello della Lega?».
C. «Io, De Angelis, Girlanda...».
L. «E chi è Girlanda?».
C. «Girlanda c´ha il Corriere dell´Umbria, il Corriere di Siena».
L. «E poi l´altro chi è?».
C. «De Angelis c´ha Area».
L. «Area cos´è, di centrodestra?».
C. «Sì sì, tutti di centrodestra».
L. «E poi chi ci sta?».
C. «Coso..., mo´ non mi viene in mente il nome».
L. «Ma non è della Lega no?».
C. «No, no».
L. «Ah, allora bene. Questa è la partita».
C. «Siccome siamo quattro là dentro...».
L. «Quanto è la maggioranza alla Commissione bilancio?».
C. «La maggioranza sono tre, bastano due che votano alla parte opposta e
vanno sotto».
L. «O quattro che non ci vanno».
C. «O quattro che non ci vanno e che non fanno delegare».
METTITI TU
SULL´EMENDAMENTO
(22 ottobre 2009)
A palazzo Madama Giuseppe Esposito è considerato il senatore più vicino
al presidente Renato Schifani. Con lui Lavitola parla spesso, come in
questo caso, per sollecitargli l´ammissibilità di uno degli emendamenti
per i fondi all´editoria.
Lavitola «Volevo sapere che avete fatto con l´emendamento?».
Esposito «L´abbiamo presentato, sta sulla Finanziaria, stiamo
combattendo, domani mattina finiamo di combattere per l´ammissibilità, e
poi andiamo avanti».
L. «Che ritieni rispetto all´ammissibilità?».
E. «È complicata perché è proprio una delle direttive che ci ha dato
Tremonti, vediamo se riusciamo a dimenticarcela».
L. «Ma ci si riesce o no, tu tanto le sai le cose».
E. «Per domani lo so Valter, domani lo so».
L. «Ti ci metti tu sopra o lasci a qualcuno del legislativo?».
E. «Mi ci sono già messo io sopra».
L. «Vabbè, allora se lo fai tu è fatta».
[31-10-2011]
BANCA
(IM)POPOLARE DI MILANO - DOPO CONSOB E GUERRA INTERNA, È LA VOLTA DELLA
MAGISTRATURA: IL FU PRESIDENTE DI BPM PONZELLINI INDAGATO A MILANO PER
OSTACOLO ALLE AUTORITÀ DI VIGILANZA - I 148 MLN € ALLA ATLANTIS DEI
FRATELLI CORALLO (SLOT MACHINES)? UN FINANZIAMENTO INCOMPRENSIBILE “SIA
SECONDO I CANONI DI BUONA AMMINISTRAZIONE SIA, PIÙ GRAVEMENTE, SECONDO
LA DISCIPLINA IN MATERIA DI RICICLAGGIO” - CROFF, APPENA ELETTO NEL
CONSIGLIO DI GESTIONE, RINVIATO A GIUDIZIO PER USURA...
Non conosce la parola fine la saga Bpm. Dopo Bankitalia,
Consob e le dure lotte intestine, ora spuntano anche le indagini delle
magistratura. Massimo Ponzellini, "dimissionato" dalla banca una
settimana fa, come anticipato da Sole 24 Ore e Repubblica, sarebbe
indagato dalla Procura di Milano per l'ipotesi iniziale di ostacolo alle
Autorità di vigilanza. Ad attirare l'attenzione degli inquirenti,
sarebbe stato in particolare il finanziamento da 148 milioni concesso da
Bpm ad Atlantis-BpPlus.
Cioè il colosso delle slot machines già primo partner
dello Stato italiano nel ricco segmento dei giochi e controllato da
società off-shore delle Antille olandesi nonché, secondo quanto
ricostruito dal Fatto Quotidiano nel 2010, riconducibile a Francesco
Corallo, figlio di Gaetano, condannato per reati di criminalità
organizzata (ha già scontato la pena) e legato al clan di Nitto Santa
Paola.
Un finanziamento che sarebbe stato erogato anche per la
forte sponsorizzazione dello stesso Ponzellini e che ai pm appare
"incomprensibile", quello concesso da Bpm alla società che in Italia ha
avuto come suo rappresentante l'ex finiano Amedeo Laboccetta dopo la
sconfitta elettorale del 2005 e prima dell'elezione nel 2008. Ora la
Atlatis è in lizza per le nuove concessioni delle Vlt, le slot machine
di ultima generazione.
Il finanziamento della Bpm sarebbe Incomprensibile "sia
secondo i canoni di buona amministrazione sia, più gravemente, secondo
le regole della disciplina in materia di riciclaggio". Non a caso
l'attenzione è tornata anche su chi ha affidato la concessione delle
slot machines ad Atlantis, i Monopoli di Stato diretti da Raffaele
Ferrara, già presidente dell'Organismo di Vigilanza della Bpm, la cui
sede romana nei giorni scorsi ha ricevuto la visita della Guardia di
finanza.
E per un'avventura che rischia di chiudersi molto male,
ce n'è un'altra che non inizia certo sotto i migliori auspici. Si tratta
di quella di Davide Croff, l'ex numero uno della Biennale di Venezia
fresco di nomina nel consiglio di gestione dell'istituto milanese che è
inciampato in un rinvio a giudizio arrivato proprio all'indomani della
conquista della poltrona in Bpm. Una vicenda quantomeno sgradevole che
affonda le radici nel lontano passato del banchiere che nel 2008 era
stato promotore di un tentativo di rinnovamento della banca milanese con
la fondazione di una sua associazione, Bpm360, che avrebbe dovuto
provocare una vera e propria rivoluzione poi non andata in porto, come
dimostra la cronaca recente.
Benché bancaria, però, la materia della cronaca recente è
tutt'altra: si tratta di un'inchiesta per usura relativamente a fatti
che si sono svolti tra il 1994 e il 2000, più o meno gli stessi anni in
cui Croff ha guidato la Banca Nazionale del Lavoro dove era approdato
come vicedirettore generale nel 1989, una manciata di mesi prima
dell'esplosione dello scandalo Atlanta e di cui è stato ad dal 1990 al
2003.
Nel dettaglio, le indagini sono scaturite dalle denunce
presentate dall'imprenditore di Gioia Tauro Antonino De Masi per i tassi
usurari che a suo avviso sarebbero stati applicati ai fidi concessi
dalle banche al suo gruppo industriale. De Masi, che da tempo sta
conducendo quella lui stesso definisce una battaglia di legalità per
tutelare "gli interessi non solo miei, ma quelli di un intero territorio
depredato dall'illegale comportamento del sistema bancario" ha già
portato in giudizio Cesare Geronzi e Luigi Abete, assolti in primo e
secondo grado e in attesa del verdetto della Cassazione.
Ora sul banco degli imputati, secondo la decisione del
Gup di Palmi, dovranno sedere oltre a Croff anche gli ex direttori
generali di Banca Antonveneta e Bnl e tre dirigenti. Il magistrato ha
invece disposto l'incompetenza territoriale e ha trasmesso il fascicolo
alla Procura di Reggio Calabria per altri cinque ex della Banca di Roma,
tra i quali Matteo Arpe, anche lui fresco di battaglia per la conquista
della Bpm, ma per il quale il pm in sede di conclusioni aveva chiesto il
non luogo a procedere, anche il banchiere perché era approdato in Banca
di Roma nel 2002, sul volgere del termine del periodo oggetto
dell'inchiesta.
[31-10-2011]
1- ANCHE SE PER
NATURA NON TRADISCE EMOZIONI, IL NEO-PRESIDENTE DELLA BCE AVRÀ PROVATO
BRIVIDI PROFONDI DI INCAZZATURA. TUTTA COLPA DI GUIDO ROSSI CHE SUL
“CORRIERE” CHIAMA IN CAUSA IN MANIERA ABBASTANZA CLAMOROSA I TRASCORSI
DI DRAGHI A GOLDMAN SACHS, DOVE SUPERMARIO È STATO VICEPRESIDENTE PER
TRE ANNI - 2- ROSSI RICORDA CHE GOLDMAN È RIUSCITA A ORGANIZZARE GLI
STRUMENTI “PER NASCONDERE IL DEBITO PUBBLICO GRECO”, E COME NON BASTASSE
AGGIUNGE: “OSSERVO CHE DRAGHI FIRMAVA PAPER SUI DERIVATI CON MERTON, IL
NOBEL CHE ERA GIÀ FAMOSO PER AVER CO-FONDATO CAPITAL MANAGEMENT, L’HEDGE
FUND FALLITO NEL ‘98” - 3- CAFONAL DI PIZZI AL CONVEGNO DELL’ABI,
STARRING IL GRANDE VECCHIO DELLA FINANZA, ABRAMO-BAZOLI CHE DAVANTI A
NAPOLITANO E IGNAZIO VISCO, HA SILURATO L’EBA (EUROPEAN BANKING
AUTHORITY), CHE HA OSATO CHIEDERE ALLE PRIME CINQUE BANCHE ITALIANE
ALTRI 15 MILIARDI PER IRROBUSTIRE LA PROPRIA DOTE PATRIMONIALE - (LE
AUTORITÀ BANCARIE EUROPEE SANNO CHE BANCA INTESA HA IN PANCIA 58,1
MILIARDI DI EURO IN BTP, MENTRE UNICREDIT NE REGISTRA 48, E MONTEPASCHI
NE HA 32)
Foto di Umberto Pizzi al convegno dell'Abi
Luigino Abete è davvero uno strano personaggio. Quando ti
aspetti di vederlo con la fronte imperlata di sudore, nemmeno una
gocciolina gli scende sul viso e questo pare che gli succeda quando è
particolarmente nervoso e stressato. Così è apparso ad esempio ieri sera
nel salotto di Giovanni Floris, il buon samaritano di "Ballarò" che si
sta costruendo le credenziali per un ruolo importante nella televisione
del dopo Berlusconi.
Con un impeto sorprendente e con il colletto fuori dalla
giacca Abete ha cercato di trasmettere agli ospiti in studio e agli
italiani la gravità dell'apocalisse che tra venerdì e ieri si è
abbattuta sui mercati. A farne le spese è stata una signora bolognese di
46 anni con il naso "mutilato" che si chiama Anna Maria Bernini,
l'avvocato che il Presidente Patonza ha miracolato a luglio piazzandola
sulla poltrona di ministro delle Politiche Europee.
Di fronte agli interventi stentorei della querula signora
Luigino si è accalorato fino al punto di perdere la calma e di lasciarsi
andare a un linguaggio trasteverino che tradiva un'eccitazione fuori
misura, molto lontano dalla calma olimpica con cui l'economista Giacomo
Vaciago bacchettava il governo.
Poi la vis polemica del presidente di BNL si è scaricata
su Maurizio Lupi, che ha avuto l'ardire di chiedergli dove fosse quando
il debito pubblico cresceva; qui Luigino ha perso definitivamente le
staffe e ha accusato il vicepresidente della Camera (fresco autore di un
libro che non passerà alla storia) di "andare fuori di testa", e ha
tirato fuori dalla tasca il telefonino per dimostrare che la sua ira
contro il governo è l'ira dei cittadini e degli imprenditori che lo
martellano con messaggini di consenso.
Il siparietto di ieri sera è la conferma dell'agitazione
che attraversa il mondo delle imprese e delle banche. Ormai è chiaro che
dopo il crollo di questi giorni gli uomini della finanza si sentono come
pecore tosate che devono mettersi alle spalle una volta per tutte le
stagioni dei bilanci favolosi e degli stipendi da capogiro.
I bonus sono diventati malus, l'emergenza è diventata la
normalità. Arrivati a questo punto i banchieri dormono sonni agitati,
soffrono di cefalee acute e capiscono che il problema non può essere
risolto da un governo moribondo dove il ministro dell'Economia
(dileggiato da Giuliano Ferrara come "demagogo e doppiogiochista") se ne
va con il suo protettore Bossi alla festa della zucca vicino a Piacenza,
il ministro dello Sviluppo parte e ritorna precipitosamente dall'India,
mentre l'ineffabile Brunetta se ne rimane in Cina a guidare una
delegazione di "Innovatori Italiani".
Anche gli uomini della finanza che come Draghi guidano le
grandi istituzioni e i principali istituti di credito italiani, hanno
capito che non basta pagare la "tassa Berlusconi" per uscire dalla crisi
e allontanare il rischio che il sistema venga colonizzato da mani
straniere.
Da predatori le banche sono diventate prede che si
potrebbero acquistare con una manciata di soldi se le faglie del
terremoto non avessero incrinato l'economia degli altri paesi. Basta
vedere a quali livelli miserandi è arrivata la capitalizzazione delle
prime banche italiane con l'Unicredit sotto i 15 miliardi, Intesa poco
sopra i 17, per non parlare poi di MontePaschi che ieri segnava 3,3
miliardi, e la Banca Popolare di Milano con 700 milioni.
Le autorità bancarie europee e le merchant bank come
Goldman Sachs sanno che IntesaSanPaolo ha in pancia 58,1 miliardi di
euro in BTP, mentre piazza Cordusio ne registra 48, e MontePaschi (dove
ieri il titolo valeva quasi 30 centesimi) ne ha 32.
Il vitello d'oro sta per diventare un ricordo e lo sa
bene Mario Draghi che ieri deve aver vissuto la sua prima giornata alla
BCE all'insegna di un'immensa preoccupazione.
Anche se per natura non tradisce emozioni, il
neo-presidente della BCE avrà provato brividi profondi sui quali a
distanza di 24 ore si sarà probabilmente aggiunta una buona dose di
incazzatura.
La ragione va cercata nell'intervista rilasciata al
"Corriere della Sera" da Guido Rossi, l'avvocato 80enne dalla cravatta
"comunista" che sul giornale di De Bortoli chiama in causa in maniera
abbastanza clamorosa i trascorsi di Draghi a Goldman Sachs, la banca
americana dove superMario è stato vicepresidente per tre anni.
L'arzillo vecchietto non risparmia fialette di acido e
riprendendo un paio di articoli del "New York Times" e di "Le Monde"
sull'esperienza londinese di Draghi, ricorda che Goldman Sachs è
riuscita a organizzare gli strumenti "per nascondere il debito pubblico
Greco", e come non bastasse aggiunge: "osservo che Draghi firmava paper
sui derivati con Robert Merton, il Nobel che era già famoso per aver
co-fondato il Long Term Capital Management, l'hedge fund fallito nel
‘98".
Per Guido Rossi "gira ancora la cultura di prima, che
negava in radice il problema della disuguaglianza", e le sue parole
suonano come un messaggio poco augurale che si aggiunge ai commenti
nervosi di queste ore. D'altra parte come si potrebbe non definire
eccitata e nervosa la requisitoria pronunciata venerdì scorso all'ABI da
quell'altro Grande Vecchio della finanza, Abramo-Bazoli.
Nella sala di Palazzo Altieri dove è stato presentato un
libro su "Le banche e l'Italia", nessuno si aspettava che il banchiere
bresciano alzasse l'ascia di guerra in difesa delle banche. E quando il
Presidente Napolitano, poco dopo le 12, ha disceso lo scalone di Palazzo
Altieri accompagnato dall'ex boccoluto e neo-rasato presidente dell'ABI,
Giuseppe Mussari, tutti hanno visto che le parole di Bazoli avevano
lasciato il segno.
Gli strali dell'amico di Prodi, che ha definito
stupidaggini e follia i giudizi di Berlusconi sull'euro, sono andati
soprattutto nei confronti di chi ha osato mettere il dito sulla
necessità che le prime cinque banche italiane si foraggino di nuovi
capitali. I banchieri presenti in sala, primi fra tutti Mussari e
Guzzetti, hanno capito al volo che il siluro di Abramo-Bazoli aveva un
indirizzo preciso: la Torre 42 di Old Broad Street, il palazzo della
City dove si trova l'EBA (European Banking Authority), l'organismo che
ha osato chiedere alle prime cinque banche italiane altri 15 miliardi
per irrobustire la propria dote patrimoniale.
Poco importa se al vertice dell'EBA sia un italiano di 49
anni, nativo di La Spezia, come Andrea Enria, l'intelligente
ex-dirigente di Bankitalia che dal gennaio scorso guida questo organismo
al quale sono attribuiti compiti di vigilanza sulle banche europee. Per
il presidente di Intesa quella dell'EBA è una richiesta assurda, un urlo
di guerra da respingere se non si vuole tornare "a un sistema bancario
pubblico che ci riporterebbe indietro di 30 anni". Il riferimento del
Grande Vecchio bresciano è all'epoca dell'Iri quando le tre banche di
interesse nazionale (Comit, Credito Italiano e Banco di Roma) furono
privatizzate in modo maldestro.
Forse Bazoli avrebbe fatto bene a spostare le lancette
dell'orologio più indietro, al 1934, quando le tre BIN furono
nazionalizzate da quell'Iri, nato un anno prima, che poi ha dovuto
vedersela qualche decennio dopo con le privatizzazioni pilotate
dall'amico Prodi.
Oggi si discute sulla solidità delle prime cinque banche
italiane e c'è chi ventila l'intervento della Cassa Depositi e Prestiti
paventando i rischi di un tracollo. I vari (che sarà rimasto sorpreso
dalla vigorosa difesa del sistema pronunciata dal suo presidente) negano
che la Grecia sia vicina e che si avvicini il fantasma delle banche
inglesi e irlandesi.
Nessuno di loro crede ormai più alle parole di Thomas
Jefferson quando diceva: "le banche sono più pericolose degli eserciti",
ma anche ammesso che sappiano quello che oggi sono e che nascondono nei
loro bilanci, non sanno che cosa domani potranno essere.
I nervi sono a fior di pelle, ma l'autocritica sugli
errori commessi non è ancora venuta alla luce.
[02-11-2011]
GUAI AI VINTI (E
AI LORO AMANTI) - LA SOCIETÀ SPAGNOLA ‘TELEFONICA’ LICENZIA LA MODELLA
VANESSA HESSLER, TESTIMONIAL DELLA COMPAGNIA, PER IL SUO RIFIUTO DI
RINNEGARE L’EX FIDANZATO MUTASSIM GHEDDAFI, UCCISO A SIRTE IL 20 OTTOBRE
- SE BASTA QUESTO PER UN BEL CALCIO IN CULO, COSA BISOGNEREBBE FARE A
TUTTI GLI IM-POTENTI DI MEZZO MONDO CHE HANNO FLIRTATO A LUNGO CON IL
RAIS, TRA INCHINI E BACIAMANO, PER INTASCARE I SUOI SOLDI E L’HANNO POI
SCARICATO SENZA ESITAZIONE?...
«È tutto molto triste» ha detto Vanessa Hessler. E in
effetti lo è. Il primo peccato di Vanessa, bella, bionda, giovanissima,
attrice e modella è di avere rivelato una relazione scomoda al momento
sbagliato, quella (passata) con il figlio di Gheddafi, Mutassim. «Una
storia passionale» ha confessato l'attrice a Diva e donna, durata
quattro anni. Il secondo peccato, peggiore ancora del primo (il passato
è passato, in fondo, a volte) è di avere difeso la liaison, e pure
Mutassim, e pure la sua famigerata famiglia. Questo a Telefonica,
compagnia spagnola che la ingaggiava come volto di Alice, non è andato
giù. E così Vanessa è stata licenziata: lo hanno annunciato il portavoce
tedesco della società e anche Le Figaro.
Non è che quattro anni d'amore si cancellino così su due
piedi, e infatti Vanessa non ci pensa neppure. E questo le farebbe anche
onore, non salire sul carro dei vincitori proprio ora che, fra
l'altro,il perdente non può fare davvero più nulla per difendersi, visto
che Mutassim è stato ucciso il 20 ottobre scorso, a Sirte, come il raìs
della Libia. Ora non è che Vanessa Hessler sia all'improvviso un'eroina
della libertà di pensiero, per carità. Certe frasi sembrano confessate -
forse - più per leggerezza che per convinzione: Mutassim e la famiglia,
per esempio, sarebbero «persone molto semplici, come voi e me», niente a
che vedere con certe descrizioni dei media occidentali.
E poi considerazioni dal sapore vagamente politico, «noi
la Francia e la Gran Bretagna- abbiamo finanziato i ribelli. Ma la
gente non sa quello che fanno. Il popolo libico non è particolarmente
povero o fanatico ». E per finire: «In questo momento mi disgusta tutto,
a parte la Libia. Non posso credere che sia vero. È tutto molto triste».
Insomma Telefonica ha chiesto una «presa di distanza» da
quelle parole, ma Vanessa è stata irremovibile. E anche questo potrebbe
farle onore, al di là del contenuto (per qualcuno politicamente
scorretto, per altri semplicemente inopportuno). Coraggio, coerenza,
ingenuità, provocazione. Non si sa perché l'abbia fatto. Ma chi si
sarebbe lamentato se, anziché difendere Mutassim, l'avesse scaricato?
Tutti avrebbero alzato le spalle, e liquidato la faccenda come un
classico caso di amore di interesse.
«La solita storia». Ma nessuno l'avrebbe licenziata, per reato di
ipocrisia.
[03-11-2011]
LUNEDÌ NERO PER
LE BORSE: MILANO -3,82% - SPREAD A 402, LA BCE ACQUISTA BTP ITALIANI PER
PLACARE I TASSI - MALE LE BANCHE, PRECIPITA BPM - GHIZZONI: “LO SPREAD
RIFLETTE IL RISCHIO PAESE (LEGGI: BANANA) NON QUELLO DELLE BANCHE” -
FIAT PERDE L’8,38%, IL MERCATO TEME PER I TARGET 2012 - L’AMERICANA MF
GLOBAL, CHE AVEVA SCOMMESSO SUI TITOLI EUROPEI, CHIEDE IL FALLIMENTO -
L’AUTO CINESE ARRIVA A TORINO - MA A PECHINO L’OPINIONE PUBBLICA NON
VUOLE SALVARE L’EUROZONA - ARRIVA LA CLASS ACTION DEI PENSIONATI? -
TRACOLLO YAHOO…
1 - BORSA CHIUDE IN NETTO
CALO, PEGGIO DI EUROPA, TONFO FIAT, BANCHE... Reuters - Piazza Affari archivia l'avvio di settimana in netto calo
con il mercato che, a livello mondiale, torna ad allontanarsi dagli
investimenti rischiosi. A fronte di tanti interrogativi ancora da
sciogliere sull'efficacia delle strategie dell'Europa per far fronte
alla crisi del debito della zona euro, Piazza Affari è penalizzata anche
dalla maggiore esposizione, rispetto ad altre piazze, ai bancari oltre
che dai timori sui target del 2012 di Fiat.
"Facciamo peggio dell'Europa perché abbiamo un indice
particolarmente sbilanciato sui finanziari e perché c'è Fiat con le sue
storie che pesa negativamente", spiega un trader.
C'è tuttavia anche un tema tutto italiano a prescindere dalla
composizione dell'indice principale: oggi lo spread Btp/Bund 2 anni ha
superato la soglia di 460 punti base assestandosi poi a 455, mentre
quello a 10 anni ha superato i 410 punti.
"In generale - aggiunge - i mercati sono ormai volubili e
dopo una settimana più che positiva tutto era in ipercomprato di breve".
L'indice FTSE Mib ha chiuso in calo del 3,82%, l'Allshare del 3,15%.
Parigi e Francoforte hanno contenuto il ribasso intorno il 3%, Londra
entro il 2,8%.
Bilancio pessimo per il gruppo Fiat con il gruppo auto
che ha chiuso a meno 8,38%, FIAT INDUSTRIAL a meno 7,89%, la holding
EXOR a meno 6,08%. Lo stoxx europeo di settore cede il 4,81%. Fiat paga
i timori del mercato per i target 2012, dopo i risultati del trimestre
sostenuti da Chrysler, mentre resta in secondo piano la possibile
fusione con il gruppo Usa. "In questo momento non si guarda alla
fusione, ma ai timori sul raggiungimento degli obiettivi 2012", dice
infatti un trader.
Banche negative come in tutta Europa (stoxx di settore a
-4,36%). MPS e INTESA cedono rispettivamente oltre il 6 e il 7%%,
UNICREDIT sfiora il -6%. POP MILANO, brillante in mattinata, chiude a
-5,86%. Il titolo, nel primo giorno dell'aumento di capitale, paga gli
arbitraggi con il diritto, che chiude in netto calo (-32%) ma presenta
ancora uno sconto di circa il 6% rispetto all'azione.
Qualche difensivo come PARMALAT o LOTTOMATICA mostra il
segno positivo, mentre sono poco mossi gli energetici, tranne i big ENI
ed ENEL a fronte di uno stoxx europeo in calo dello 0,48%. Tra le mid
cap, vola MAIRE TECNIMONT grazie all'annuncio di un contratto in Egitto
da 540 milioni di dollari.
NICE tonica: nel week-end, un settimanale, analizzando le
prospettive del gruppo, ha posto l'accento sui piani di sviluppo del
business nei mercati emergenti, in particolare in Brasile. Brillante
EDISON, dopo che, venerdì scorso, è stato raggiunto un accordo di
massima tra soci italiani e francesi sul riassetto dell'utility.
Scivola COGEME SET: il titolo è tornato in contrattazione
stamane, dopo la sospensione nell'ultima seduta; venerdì sera, la
società ha comunicato i risultati del primo semestre, che evidenziano un
patrimonio netto negativo pari a 23,084 milioni. Contestualmente, è
stato comunicato che il revisore Pkf ha dichiarato l'impossibilità ad
emettere un giudizio sulla semestrale. La LAZIO beneficia della vittoria
di ieri sera, a Cagliari, che consente ai biancocelesti di mantenersi
nelle zone alte della classifica del campionato di calcio di Serie A.
2 - BORSE EUROPEE: LONDRA -2,77%, FRANCOFORTE
-3,23%, PARIGI -3,16%... (LaPresse)
- Chiusura in netto ribasso per le principali Borse europee. Il Ftse 100
di Londra perde il 2,77% a 5.544,22 punti, il Dax di Francoforte lascia
il 3,23% a 6.141,34 punti e il Cac 40 di Parigi mostra un calo del 3,16%
a 3.242,84 punti. A Madrid, l'indice Ibex cede il 2,92% a 8.954,9 punti.
3 - BORSA, SPREAD BTP-BUND A QUOTA 402 PUNTI
BASE... (LaPresse)
- Si attesta a 402 punti base lo spread tra Btp decennali e Bund, a
pochi minuti dalla chiusura dei mercati europei. Si tratta ancora di
livelli molto alti, tuttavia in calo di circa 8 punti rispetto al
pomeriggio. I titoli di Stato italiani sono scambiati con un tasso del
6,12% sul mercato secondario, contro il 2,1% dei bond di Berlino.
Tengono meglio i Bonos spagnoli, stabili, con un differenziale rispetto
al Bund di 351 punti base, mentre lo spread dei titoli tedeschi con gli
Oat decennali francesi cresce a 106 punti base, contro i 101 della
mattinata.
4 - CRISI, FONTE: BCE RIPRENDE ACQUISTO BTP PER
CONTENERE TASSI... (LaPresse)
- La Banca centrale europea ha ripreso gli acquisti di Btp nel tardo
pomeriggio, per le turbolenze che hanno portato lo spread tra i titoli
di Stato italiani e i Bund tedeschi sopra i 400 punti base. E' quanto si
apprende da una fonte che preferisce rimanere anonima. I Btp hanno
pericolosamente superato il tasso del 6% negli scambi sul mercato
secondario.
5 - GHIZZONI (UNICREDIT): SPREAD RIFLETTONO
RISCHIO SOVRANO ITALIA... (LaPresse)
- "E' un imperativo ridurre gli spread che riflettono esclusivamente il
rischio sovrano italiano e non quello delle banche". Così
l'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, parlando con
i giornalisti a margine della presentazione del volume 'L'Italia e le
banche' presso la sede dell'Abi.
"Il costo dei Cds - ha sottolineato Ghizzoni - è
aumentato dai 100 punti base del 2010 ai 400-450 punti base di oggi, con
incrementi del costo della raccolta che ci spiazzano rispetto ai
concorrenti europei". "Banche e imprese - ha aggiunto - non riusciranno
nel tempo a reggere il confronto europeo visto che ci accomuna una sola
moneta, l'euro".
6 - BORSA USA CEDE OLTRE 1%, TORNANO TIMORI SU
EUROPA, MALE BANCHE... Reuters -
L'azionario Usa cede oltre 1% in un mercato che torna ad avere dubbi sui
piani europei per fronteggiare la crisi del debito della zona euro e a
causa del conseguente allargamento degli spread sui titoli di Stato
italiani e spagnoli rispetto ai tedeschi.
MF Global, broker specializzato in futures, che aveva
fatto una grossa scommessa sui titoli sovrani europei, ha presentato
richiesta per il 'Chapter 11' relativo alla protezione dai creditori
dopo che i colloqui per la cessione di asset a Interactive Brokers Group
sono falliti.
A ciò si aggiunge la ritrovata forza del dollaro contro
le principali valute che impatta sui prezzi delle commodities. "Il
dollaro che sale è una parte del problema, ma molto riguarda un
ripensamento sull'Europa. C'era stata un po' di effervescenza dopo il
meeting e adesso sta venendo meno", spiega Stephen Massocca di Wedbush
Morgan.
Poco prima delle 18 italiane, il Dow Jones cede l'1,53%,
lo Standard & Poor's 500 l'1,55%, il Nasdaq l'1,26%. Sono le banche a
segnare le performance peggiori con l'indice KBW Bank che cede oltre il
2% anche se gli analisti non mettono in correlazione questo calo con il
fallimento di MF Global ed eventuali timori sulla tenuta del sistema.
Male i titoli legati alle materie prime come Alcoa in calo del 5,53%.
Humana Inc balza invece del 7,93% dopo i conti trimestrali migliori
delle attese.
7 - G20: OBAMA AVRA' INCONTRI BILATERALI CON
MERKEL E SARKOZY... (ASCA-AFP)
- Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, avra' due incontri
bilaterali prima del summit del G20 a Cannes con il cancelliere tedesco
Angela Merkel e con il presidente francese Nicolas Sarkozy. Lo hanno
annunciato funzionari della Casa Bianca.
8 - USA: MF GLOBAL PRESENTA DOMANDA
AMMINISTRAZIONE CONTROLLATA... Radiocor -
MF Global ha ufficialmente chiesto lo stato di amministrazione
controllata presso il tribunale fallimentare di New York. Secondo quanto
riporta to dal Wall Street Journal, nella documentazione presentata
presso il tribunale il gruppo indica di avere asset nella forbice
compresa tra 100 e 500 milioni mentre l'esposizione sarebbe tra 10 e 50
milioni. Appare inoltre sfumato il preaccordo di cessione a Interactive
Brokers, un'operazione divenuta del resto improbabile dopo la decisione
della Fed di sospendere il gruppo dalla funzione di 'primary dealer'.
9 - AIG: TESORO USA POTREBBE RIMANDARE CESSIONE
SECONDA TRANCHE AZIONI A CAUSA DELLA CRISI...
Finanza.com - Alla luce delle sfavorevoli condizioni di mercato, il
dipartimento al Tesoro americano potrebbe prendere tempo e rimandare la
cessione della seconda tranche di titoli di American International Group
(NYSE: AIG - notizie) (Aig), il gruppo assicurativo salvato dal governo.
Lo riporta il Wall Street Journal. Il Tesoro Usa, che possiede una quota
pari al 77%, ha ceduto la prima tranche di titoli a maggio, prima che la
crisi del debito in Europa facesse emergere i timori di una nuova
recessione.
10 - AUTO: A TORINO UN AVAMPOSTO DELLA CINESE
BAIC... (ASCA) -
Sbarca a Torino la Baic, colosso cinese dell'automobile con una
previsione di 2 milioni di vetture prodotte quest'anno. Nel capoluogo
piemontese il gruppo di Pechino apre una base con l'obiettivo di
studiare possibili collaborazioni con l'automotive piemontese. Entro due
anni il gruppo punta ad espandere la sua presenza. L'iniziativa giunge a
compimento del progetto From Concept to Car della Camera di Commercio di
Torino e sara' operativa per un anno fino ad ottobre 2012. Nei programmi
dell'azienda asiatica, che gia' collabora con stilisti dell'auto come
Bertone, Pininfarina e Fioravanti, quella di sviluppare nuove
collaborazioni nel design, nella ricerca e sviluppo e nella
componentistica, senza escludere l'eventualita' di acquisizioni.
Non e' invece in programma la possibilita' di produrre
auto. ''Torino e' la capitale dell'auto - ha spiegato il presidente Xu
Heyi - e alcune aziende hanno piu' di 100 anni di esperienza, qui c'e'
una base industriale solida e ricca di talenti e di risorse con cui
siamo felicissimi di collaborare''. Alessandro Barberis, presidente
della Camera di Commercio di Torino, ha ricordato che questa tappa ''E'
l'esito di un costante dialogo avviato da tempo con la Cina, fin dal
2005'': Da allora sono state effettuate 13 missioni con 79 aziende
piemontesi che hanno incontrato i piu' importanti costruttori del nord e
del sud della Cina.
Le trattative in corso sono 36 e 6 i contratti acquisiti.
Dal 2005 e' quasi triplicato, da 13 a 32, il numero di aziende con un
presidio in Cina. L'interscambio piemontese con la Cina e' stato di 3
miliardi nel 2010 e quest'anno, nei primi tre mesi, ha toccato gli 809
milioni con un incremento del 30,3% sullo stesso periodo del 2010.
Quanto al gruppo cinese Baic, attivo in tutta la gamma automobilistica e
nei veicoli commerciali, leader in Cina nelle auto a energia pulita, con
11 modelli sul mercato, prevede quest'anno di fatturare 22,4 miliardi di
euro con un utile 1,68 miliardi. Nel 2015 punta a raddoppiare la
produzione di veicoli, a 4 milioni di unita', e di entrare nelle prime
15 aziende produttrici al mondo. Per dare la scalata entro 15 anni alla
top ten dei produttori.
11 - SAAB AUTOMOBILES, PIANO DI RISTRUTTURAZIONE
FINANZIATO DAI CINESI...
Finanza.com - Il gruppo automobilistico svedese Saab ha annunciato oggi
il suo piano di ristrutturazione di Saab Automobiles e delle sue
sussidiarie . Il finanziamento per la riorganizzazione del gruppo
scandinavo arriverà da due società cinesi, Youngman e Pang Da, che si
sono impegnate a fornire 50 milioni di euro per la ristrutturazione, e
altri 600 milioni per le attività di ripresa della produzione e di
sanamento dei debiti di medio termine (2012-2013). In un secondo momento
le due compagnie finanzieranno anche l'espansione della casa svedese in
Cina.
Saab si propone di tagliare i costi per 1 miliardo di
corone svedesi, cominciando con il ridurre il personale impiegato di 500
unità. I target di vendita per il 2012 sono di 35-55 mila unità vendute
e di 75-85 mila per il 2013. Nel lungo termine Saab si propone di
raggiungere un volume di 185-205 mila veicoli, attraverso un ampliamento
del portafoglio prodotti soprattutto nei mercati emergenti, sfruttamento
dell'accesso nel mercato cinese e aumento della profittabilità: il
ritorno all'utile si prevede per il 2014.
12 - CRISI: SUL FONDO UE PECHINO NON SFIDA
UN'OPINIONE PUBBLICA DIFFIDENTE... Alberto
Forchielli per Radiocor - L'agenzia di stampa di stato, Xinhua, ha
dichiarato a chiare lettere sabato che Pechino ha scarsa intenzione di
sostenere il Fondo di stabilita' europea. Cio' non desta sorpresa
innanzitutto perche' l'opinione pubblica cinese e' fortemente contraria
visto lo scetticismo sulle possibilita' dell'Europa di cavarsela. Il
presidente del fondo di stabilita' europeo, Klaus Regling, ha fatto un
errore macroscopico venendo in Cina venerdi', il giorno dopo al via
libera all'allargamento del fondo. Una mossa troppo vicina
all'approvazione, troppo da venditore, troppo umiliante.
A questo punto i cinesi dovrebbero chiedere condizioni
cosi' stringenti per entrare nel fondo, che non converrebbe all'Europa
farli entrare. Ne converrebbe agli stessi governanti cinesi sfidare
un'opinione pubblica cosi' diffidente. Il cinese medio si chiede perche'
debba dare il frutto dei suoi sacrifici e di trent'anni di lavoro per
sostenere un'Europa che ha sempre voluto vivere al di sopra dei propri
mezzi. In effetti non e' facile dare risposta a questa domanda.
13 - CI SARÀ LA CLASS ACTION DEI PENSIONATI?... Pierpaolo
Molinengo per Trend Online - In Italia i pensionati sono 16,8 milioni.
Di questi, quasi la metà percepisce una pensione da fame pari a 500 euro
mensili, mentre l'80% non supera i 1.000 euro mensili. Dal 1993 ad oggi,
il potere d'acquisto di chi percepisce una pensione medio/bassa, è
calato del 49,3%, e la situazione è destinata a peggiorare se si
considerano gli effetti della manovra finanziaria varata dal Governo.
Forte di questi numeri, e dopo il successo ottenuto con
l'azione collettiva sulle classi pollaio, il Codacons lancia oggi una
mega-class action gratuita contro la Pubblica Amministrazione e in
favore dei pensionati, volta ad obbligare lo Stato Italiano ad emettere
provvedimenti in grado di riequilibrare la disastrosa situazione
economica degli anziani.
"Da un lato, le pensioni italiane sono tra le più basse
d'Europa, e quelle sottoposte alla maggiore pressione fiscale,
dall'altro il costo della vita continua ad aumentare inesorabilmente,
senza che a ciò corrisponda un incremento del reddito netto percepito
dai pensionati - spiega il presidente Carlo Rienzi - Tale situazione, ha
portato ad un dimezzamento del potere d'acquisto negli ultimi 18 anni, e
rischia di far entrare a breve centinaia di migliaia di anziani nella
fascia di povertà, considerate le novità introdotte dalla manovra che
colpiscono proprio il ceto medio/basso'.
Per tale motivo l'associazione ha deciso di lanciare
questa azione collettiva - che abbraccia milioni di utenti e che sarà
totalmente gratuita - attraverso la quale chiede allo Stato italiano di
emettere tutti gli atti dovuti già previsti dalla legge per
riequilibrare il sacrificio economico patito dai pensionati e quindi,
anche in esecuzione dei principi costituzionali di cui all'art. 53 della
Costituzione e art. 25 della Carta dei diritti dell'uomo, di predisporre
tutti gli interventi relativi al Piano nazionale degli interventi e dei
servizi sociali previsto per legge ogni tre anni.
, Sul piano pratico il Codacons chiede: - più servizi
sociali di e di assistenza gratuita agli anziani - sostegno a domicilio
agli anziani non autosufficienti - agevolazioni e rateizzazioni per
tasse bollette e tributi da pagare - medicine gratis e niente ticket
sanitari
14 - YAHOO PER ORA SI AFFIDA AL DIVIDENDO EXTRA E
AL BUY BACK... Milano
Finanza - Yahoo sta crollando a Wall Street, dopo che alcune fonti hanno
riferito che il management ha intenzione di vendere gli asset asiatici e
distribuire il ricavato sotto forma di dividendo straordinario ai soci,
invece di farsi acquisire. In questo momento l'azione della società
internet sta perdendo il 5,89% a 15,58 dollari.
Oltre al dividendo extra sarebbe anche in programma
l'acquisto azioni proprie. Si spengono così, per il momento, le
scommesse del mercato su una vendita dell'intera Yahoo dopo che in
questi giorni sia Microsoft , che già nel 2008 aveva cercato di rilevare
Yahoo, sia Google, sia molti fondi tra cui Blackstone, si erano
interessati pesantemente al gruppo di Sunnyvale.
Dopo il licenziamento del Ceo, Carol Bartz, all'inizio di
settembre, le azioni del motore di ricerca erano salite del 28% proprio
in vista di una possibile acquisizione, rendendo il gruppo un obiettivo
più costoso. Il fondatore, Jerry Yang, aveva stoppato ancora una volta
gli eventuali pretedenti, avvertendo che "l'intento della società non è
mettersi in vendita, ma esaminare tutte le opzioni per realizzare valore
per i nostri azionisti".
Ma le società che vorrebbero assorbire Yahoo continuano a
bussare alla parta di Yang. Alibaba, il cui più grande azionista è
proprio Yahoo, ha discusso un piano per un'offerta congiunta con il
fondo private equity, Silver Lake, e con la russa Digital Sky
Technologies; mentre il Providence Equity Partners e l'ex presidente
esecutivo di News Corp., Peter Chernin, si sono detti interessati.
"Davanti a Yahoo restano comunque varie opzioni, che
vanno dalla vendita di una quota di minoranza, alla cessione totale, ma
solo dopo aver trovato compratori per le attività asiatiche", ha fatto
sapere una fonte. Infatti un passaggio di proprietà dell'intero gruppo,
senza lo scorporo degli asset orientali, metterebbe a rischio
l'efficienza fiscale dell'operazione.
[31-10-2011]
PERRICONE, NIENTE
CAROTA SOLO BASTONE - RCS PERIODICI VERSO UN NUOVO STATO DI CRISI (IL
SECONDO IN QUATTRO ANNI) CHE DOVREBBE PARTIRE IL PRIMO DICEMBRE FINO A
FINE 2013 - BLOCCO DEL TURN OVER E 22 PREPENSIONAMENTI - DOPO LA MANCATA
CESSIONE, L’ESTATE SCORSA, DI UNA SERIE DI TESTATE IN PERDITA (ASTRA, IL
MONDO, MAX, NOVELLA 2000, OK SALUTE, VISTO, COSTRUIRE), LA STRADA PER
L’AD PERRICONE È UNICA: TAGLIARE, CONTENERE I DANNI E PROVARE A VENDERE…
Marco Valle per Lettera 43.it
Il management di Rcs periodici, gruppo editoriale Rizzoli
Corriere della Sera, si appresta a varare un nuovo stato di crisi. Il
rilancio delle testate, a quanto pare, non salva i giornalisti dal
ricorso ad altri tagli. Il provvedimento sarebbe il secondo in quattro
anni.
Secondo quanto appreso da Economiaweb.it, il piano sarà operativo dal
primo dicembre 2011 e durerà due anni nei quali ci sarà un nuovo blocco
del turn over e un'ulteriore sforbiciata al corpo redazionale con 22
prepensionamenti.
Del resto, l'amministratore delegato di Rcs Media group,
Antonello Perricone, alla presentazione del piano di sviluppo 2011-2013
lo scorso dicembre lo aveva detto: «Non escludiamo un nuovo stato di
crisi». Alla divisione periodici sono già pronti a vararlo. Più avanti
toccherà a via Solferino dove hanno sede Corriere della Sera e Gazzetta
dello Sport che adesso, invece, sono tornati a fare nuove assunzioni.
L'obiettivo da qui a tre anni è di far crescere i ricavi del gruppo nel
suo complesso da 2.259 milioni di fine 2010 a 2.453 milioni con una
riduzione del debito da 979 milioni del 2010 a 677 milioni senza
considerare eventuali vendite.
I PRIMI "INTERVENTI" SUI SETTIMANALI.
La cura ricomincia dai settimanali patinati dove il 31 ottobre si è
concluso il blocco di tagli che ha riguardato il 2010 e il 2009 con una
riduzione di organico che ha interessato 30 giornalisti, tutti
prepensionati, e un periodo di cassa integrazione a rotazione. Dopo un
mese, si ricomincia. Al via, il secondo passo di un progetto che
Perricone ha in mente sin dal 2009 quando dichiarò di voler tagliare un
terzo dei giornalisti della divisione periodici: 90 esuberi su 230
dipendenti.
Del resto, la strada dei tagli per il management è
obbligata per far quadrare il bilancio dopo la mancata cessione, questa
estate, di una serie di testate in perdita (Astra, il Mondo, Max,
Novella 2000, Ok Salute, Visto, Costruire e Costruire Impianti) perché
erano, «inadeguate le dichiarazioni di interesse pervenute». I
compratori, come aveva anticipato Lettera43, erano lo stampatore
Vittorio Farina, l'editore Guido Veneziani e l'ex manager Rcs Alberto
Donati. La vicinanza di Farina al mediatore Luigi Bisignani, che è stato
arrestato proprio nei giorni della possibile firma del contratto di
vendita, hanno convinto i vertici di Rcs Media group a soprassedere.
PERRICONE E L'OBIETTIVO MARGINALITÀ.
Ma Perricone ha un mandato del consiglio di amministrazione da
rispettare: fare in modo che ci sia «una forte e inequivocabile
inversione di tendenza nelle testate con marginalità negativa già dal
2011 perché è impensabile che si continui cosi». Come dire: se sulle
testate in perdita non tornano i ricavi prima si taglia, poi si cerca di
nuovo di vendere e alla fine si chiude. Per tenere su i ricavi ci sono
testate cosiddette «core» su cui il gruppo punta per il rilancio della
Periodici. La strategia qui è un rafforzamento del sistema femminile
anche grazie a web e tivù affidato a Laura Penitenti, manager alla guida
della divisione femminili.
AMICA SI RIFÀ IL LOOK E IL MONDO SI OCCUPA DI
DIVULGAZIONE.
Dopo il restyling di Brava Casa in primavera, adesso è stata la volta di
Amica, storica testata Rcs, che è in edicola con il primo numero firmato
da Cristina Lucchini, ex Vanity Fair. La grafica è di Richard
Christiansen dell'agenzia newyorkese Chandelier Creative. L'obiettivo è
una tiratura di 300 mila copie e di fare di Amica un giornale
interattivo sul digitale.
Il recupero dei ricavi guarda anche a un rafforzamento di
Dove, il mensile di viaggi, e lo sviluppo del cosidetto «sistema Oggi»
in modo che qualsiasi argomento possa essere trattato con uno stile da
giornale familiare. La prova è che si comincia con l'economia: i
redattori del settimanale Il Mondo, una delle testate in rosso, saranno
impegnati in una serie di guide speciali da allegare ad Oggi per tutto
il 2012. Si comincia dall'immobiliare.
[31-10-2011]
SAN RAFFAELE
PREGA PER NOI - MEJO DEI TEMPI DELL’AMBROSIANO E MARCINKUS: ALLO IOR,
CHE DEVE METTERE 125 MLN €, NON È RICHIESTA NESSUNA GARANZIA, PERCHÉ “È
L’ENTE CENTRALE DEL VATICANO” - IL RICCO CONCORDATO CHE SALVA L’IMPERO
DI DON VERZE’ DAL FALLIMENTO È PIENO DI OMBRE - FANNO RIDERE LE
ARGOMENTAZIONI DIFENSIVE: “LA CRISI? CAUSATA DA INVESTIMENTI SBAGLIATI”.
MA VA? - POI CI SONO LE GARANZIE PER I 125 MLN € DI MALACALZA: LA BANCA
DELLA FIDEJUSSIONE NON È NEANCHE CITATA…
Bancomat per Dagospia
C'e ironia forse nel fatto che il San Raffaele abbia sede
in via Olgettina. Depravati come siamo ormai tutti dalle berlusconate,
associamo sempre e subito tutto a un bordello. E in fondo sbagliamo;
perche' lo spirito da bar sport, altro lascito del cavaliere ad un
popolo che di tal ricchezza mediocre era gia' ricco di suo, rende tutto
grigio uguale. Mentre il San Raffaele e' luci e ombre, paradiso e
inferno, grandezza e miseria.
Il Tribunale di Milano venerdì pomeriggio ha ammesso il
San Raffaele al concordato preventivo. La notizia e' molto importante, e
secondo noi positiva, perché un fallimento non e' mai una bella notizia,
anche quando si deve riconoscerlo e dichiararlo.
Diciamo che moralmente il San Raffaele, con le sue spese
strane e folli, molto strane e forse non così folli, con il suo stile e
le sue tante storie oscure che ancora non conosciamo, in fondo e' già '
un mezzo fallimento per quel visionario geniale che lo ha fondato e
diretto. Ma tecnicamente potrebbe non essere un fallimento economico, se
sara' verificato quanto il Tribunale con saggezza ha deciso che sia
verificato: si realizza un ingente patrimonio e dei qualificati
cavalieri bianchi - Ior e Malacalza, non Lavitola - potrebbero ben
consentire il pagamento dei creditori chirografari forse oltre il 50 per
cento. Riconosciamo che per molto meno si evitano, e giustamente,
fallimenti di aziende ben meno prestigiose del San Raffaele.
Il provvedimento del Tribunale non manca comunque di
aspetti interessanti e divertenti. Ve ne regaliamo alcuni, altri e più
prestigiosi commentatori faranno di meglio. Ad esempio il Presidente
Lamanna riesce a riportare senza ridere le argomentazione difensive
degli amministratori del San Raffaele, che spiegano con ardito sofisma
come la crisi finanziaria sia stata causata, pensate un po', da
operazioni non profittevoli e investimenti sbagliati. Stupendo! Noi
credevamo fosse stato lo tsunami in Giappone.
A dire il vero accennano anche ad investimenti in settori
non "core" , come si dice in gergo. Magari gli aeroplani e gli alberghi
non servirebbero. Ma il tutto ormai rischia di essere trattato con
l'ironia di un Gian Antonio Stella. Sprechi vergognosi di cui ridere un
po' . E poi questo di per se' non e' vietato, va detto. Se poi si sono
rivelati non profittevoli, diciamo anche questo, la cosa di per se' non
costituisce reato. Far soldi o perderli, alla faccia di troppe procure
ignoranti di diritto ed economia, ricordiamoci che normalmente e' cosa
assolutamente lecita, per fortuna. Bankomat non e' un bolscevico o un
intellettuale socio-psico-cultu.
Ma siamo sicuri sia tutto li.? Don Verze e soci dei
semplici mani bucate? Il PM dott Orsi non appartiene al genere dei
procuratori ignoranti di bilanci e di libertà economiche. Ha indagato e
sta indagando. Chissà.
Si cita anche fra le cause del dissesto la vendita di
fine anni novanta del San Raffaele romano , dopo il non accredito con il
servizio sanitario nazionale, vendita forse non troppo spontanea e certo
non molto profittevole a vantaggio del gruppo Angelucci. Ma
ammettiamolo, roba vecchia.
Nel frattempo la Regione Lombardia ha sicuramente ben
remunerato il San Raffaele per i suoi servizi.
Il gruppo Malacalza di Genova si conferma uno dei due
cavalieri bianchi, insieme allo IoR. Meta' per uno. Interessante che si
citi nel provvedimento una fideiussione bancaria a prima richiesta che
dai Malacalza di Genova si e' già avuta in garanzia, ed e' stata
prestata da una banca che non si sa quale sia. Se possiamo permetterci
un piccolo appunto, vista l'importanza della vicenda forse il Presidente
Lamanna poteva citare nel suo provvedimento il nome della Banca così
rapida a prestare tutti quei danari al gruppo genovese. Ve lo diciamo
noi: ci risulta sia la popolare di Sondrio.
Nota banca Genovese....per carità, avranno una filiale a
Genova e il locale direttore con la fidejussione ha fatto il budget del
biennio, a valere sui depositi cash del gruppo, notoriamente ricco.
Oppure la Sondrio si fida a prescindere. Oppure la Sondrio ha filiali in
svizzera che conoscono i Malacalza meglio ancora del funzionario della
filiale genovese. Oppure la Sondrio, come la sua eterna concorrente di
Sondrio, il Credito Valtellinese, e' comunque banca gradita in Vaticano,
che a sua volta di fatto garantisce per tutti.
Perché l'altra cosa interessante che abbiamo letto nel
provvedimento e' che il Tribunale di Milano ritiene utile spiegare che
allo IOR, per la sua parte di offerta, cioè altri 125 milioni di euro,
non si e' chiesta alcuna garanzia trattandosi di ente centrale,
testuale, del Vaticano. Era dai tempi di Marcinkus e dell'Ambrosiano che
non sentivamo ragionamenti del genere. Scusate la cattiveria. E ci scusi
soprattutto Ettore Gotti Tedeschi, galantuomo notorio che oltretutto
come qualità professionale sta a Marcinkus come Paolino Pulici al mitico
Calloni.
Il quale Ettore Gotti Tedeschi, uno che non ha certo
bisogno ne' di guadagnare ne' di far carriere, ha accettato di essere
subito amministratore del SanRaffaele. Qualcuno di importante deve
averglielo chiesto. Non vi pare?
La storia del San Raffaele e' complessa e ci vengono tanti pensieri, che
vi lasciamo per il ponte di Ognissanti. I riflettori sino ad oggi si
sono accesi, e neppure così tanto come la storia avrebbe imposto, sulla
chiave di lettura piu' immediata e forse ' comoda (come al solito) per
l'establishment italiano. Tipo il noto schema Tanzi Tonna, ovvero i
grandi maghi del falso contabile che fanno buchi e maneggi truffando le
banche, gonze e sbadate che un giorno si svegliano sorprese ed innocenti
vittime. Il San Raffaele e' un normale crac contabile? Neppure tanto
crac, a leggere il ragionevolissimo provvedimento del Tribunale di
Milano. Si profila un ottimo concordato. Ma di cosa stiamo parlando
davvero?
Il San Raffaele aveva ed ha potentissimi amici, ha
sostenuto e sostiene una fitta rete di rapporti. L'ammanco contabile ed
il cumulo di debiti rischia di essere la cosa meno grave della vicenda,
ed in fondo venerdì il Tribunale ha cominciato ha chiarirlo. Vi sono
elementi assolutamente ragionevoli che indicano come percorribile un
ottimo concordato. Se i beni ipotizzati cedibili ad un certo valore
davvero lo saranno, e pare che i compratori ci siano, per quei valori, e
siano come sono compratori reali e seri, allora tutto questo buco in
fondo non c'era.
Molta tensione finanziaria, qualche ferita per i
creditori chirografari, ma con l'aria che tira portare a casa magari
piu' del 50 percento va di lusso! Poi certamente molte irregolarità
fiscali e tecnicamente forse anche dei falsi in bilancio o cose simili,
per carità; ma insomma, alla fine subentrano il Vaticano ed il gruppo
Malacalza, tutto continua, e il San Raffaele in fondo era e continua ad
essere una grande istituzione medica e scientifica.
Certo, il Tribunale da' atto con rispetto del lavoro del
PM Luigi Orsi e dei suoi Colleghi, serio come non poteva che essere,
lavoro che ha evidenziato ad esempio un conflitto di interessi fra parte
degli amministratori che hanno valutato positivamente e richiesto il
concordato ed i compratori che tale concordato sorreggono. Sono in
effetti persone indicate nel consiglio del SanRaffaele proprio da IOR e
Malacalza.
Il Tribunale duetta in punta di fioretto e diritto con la
Procura, che vorrebbe il fallimento, anche su questo tema, ma con sano
pragmatismo in fondo dice: valutino i commissari del concordato, appena
nominati, se i conti quadrano e l'offerta si rivela congrua e seria come
parrebbe, il conflitto in fondo non danneggia e non lede. Resta
potenziale.