E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
visitarlo
periodicamente
usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
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non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
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potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
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consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigliemail.
GRAZIE !
LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !
LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
sapere x capire (15.10.11)
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
LA PIÙ GRANDE STATUA DI
CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO
1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna.
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI
come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo ilgiornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
CRONACA
| giovedì 10 novembre 2011,
18:00
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
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LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
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contrassegno che pagherai alla consegna.
TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1) Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a) dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b) Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a) non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI.
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
IL MIO LIBRO "L'USO DELLA
TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,
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Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il
6 gennaio 2010.
Per qualsiasi ulteriore informazione, non esitare a
metterti in contatto con il nostro staff di supporto TypePad,
all’indirizzo
contactit@sixapart.com
Marco Bava: perseverante
autodidatta con coraggio e fantasia , decisionista responsabile,
antimarchionne, antiberlusconi, antichiamparino, antifassino,
aticolaninno.
TO.05.03.09
IL DISEGNO DI DIO A VOLTE SI RIVELA SOLO IN ALCUNI
PUNTI. STA' ALLA FEDE CONGIUNGERLI
PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI
SIA SANTIFICATO IL TUO NOME VENGA IL TUO REGNO, SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ
COME IN CIELO COSI IN TERRA , DAMMI OGGI LA POSSIBILITA' DI NON
COMMETTERE ERRORI NEL CERCARE DI REALIZZARE NEL MIGLIOR MONDO POSSIBILE
IL TUO VOLERE.
TU SEI GRANDE ED IO NON SONO CHE
L'ULTIMO DEI TUOI SERVI E DEI TUOI FIGLI .
SIGNORE IO NON CONOSCO I TUOI
OBIETTIVI PER ME , FIDUCIOSO MI AFFIDO A TE.
UDIENZE
PUBBLICHE
1) PROCESSO
IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE
HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU
MILANO IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.
2)
il 19.06.12 ore 9 inizia a Roma SEZ.IX PALAZZO A
il processo a Geronzi e Cragnotti per l'estorsione a Parmalat di
cui io sono stato e sono azionista per cui intendo costituirmi
parte civile.
3)
IL
11.06.12 alle ore 12.00 nel TRIBUNALE TORINO aula 80 si terra'
il PROCESSO CONTRO DI ME PER LA QUERELA DELLA FIAT,
PER QUANTO DETTO nell'ASSEMBLEA FIAT 2008 .UN TENTATIVO DI
IMBAVAGLIARMI, AL FINE DI VEDERE COME DIFENDO I MIEI
DIRITTI E DI TUTTI GLI AZIONISTI DI MINORANZA NELLE ASSEMBLEE .
Mb
NOVITA del SITO OGGI :
tutte da leggere
:
LA CONSOB
HA AUTORIZZATO IL PROSPETTO E IL MODULO DI DELEGA PER LA
SOLLECITAZIONE BANCA INTESA S.PAOLO CHE TROVATE A DESTRA NELL'APPOSITO
INDICE DELEGHE . GRAZIE ANTICIPATO A CHI VORRA' DARMELE. Mb
Procedura di
sollecitazione avviso agli azionisti Intesa Sanpaolo S.p.A
ai sensi
dell’art.136 del regolamento Consob n.11917 di attuazione del
decreto legislativo 58/98.
Premessa
L'art. 136 del
Regolamento Emittenti stabilisce che chiunque intenda promuovere una
sollecitazione di deleghe trasmette un avviso alla società emittente,
che lo pubblica senza indugio sul proprio sito internet, alla Consob,
alla società di gestione del mercato ed alla società di gestione
accentrata delle azioni.
Il presente avviso
è redatto da Marco BAVA, soggetto promotore di una sollecitazione
- ai sensi dell'Art. 136 del Testo Unico della finanza - con riferimento
all'Assemblea dei soci in sede ordinaria di Intesa Sanpaolo
S.p.A.,
l’Assemblea ordinaria di Intesa Sanpaolo S.p.A. presso il Palazzo di
Piazza San Carlo in Torino, con ingresso al numero civico 160, per le
ore 11 del 28 maggio 2012, in unica convocazione
ØIl
presente avviso è stato trasmesso alla società emittente (Intesa
Sanpaolo S.p.A.),
alla Consob, alla società di gestione del mercato (Borsa Italiana SpA)
ed alla società di gestione accentrata delle azioni (Monte Titoli SpA)
in data 04/05/2012.
ØIl
presente avviso contiene le informazioni richieste dal comma 2
dell'articolo 136 del Regolamento emittenti (modificato dalla Delibera
n. 17730 del 31/03/2011 della CONSOB), ovvero:
Ø
Dati identificativi del promotore
Il promotore della raccolta deleghe è Marco BAVA nato a Torino il
07.09.1957, (cf.BVAMCG57P07L219T).
E’ Mediatore civile e Laureato in Economia e Giursprudenza , e’
praticante legale abilitato.
Il promotore è domiciliato, per gli effetti della presente
sollecitazione al seguente indirizzo:
c/Marini str.S.Martino 48/5 10090 Castiglione T.se
fax:33506600962 mail:ideeconomiche@pec.it
Sollecitazione
alle deleghe degli azionisti Intesa Sanpaolo S.p.A.
ordinari spa su
tutti i punti all'Ordine del
Giorno
l’Assemblea ordinaria di Intesa Sanpaolo S.p.A. presso il Palazzo di
Piazza San Carlo in Torino, con ingresso al numero civico 160, per le
ore 11 del 28 maggio 2012, in unica convocazione,.
Ø
Società emittente le azioni per le quali viene richiesto il conferimento
della delega
Intesa Sanpaolo
S.p.A.
Sede
Legale: Piazza San Carlo, 156 10121 Torino
Sede Secondaria:
Via Monte di Pietà, 8 20121 Milano
Capitale Sociale
Euro 8.545.561.614,72 Registro delle Imprese di Torino e codice
fiscale 00799960158 Partita IVA 10810700152
Iscr. all’Albodelle
Banche al n. 5361 Codice ABI 3069.2 Aderente al Fondo Interbancario di
Tutela dei Depositi e al Fondo Nazionale di Garanzia. Capogruppo del
gruppo bancario “Intesa Sanpaolo”, iscritto all’Albo dei Gruppi Bancari.
ØPer
la:
CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA ORDINARIA
di Intesa Sanpaolo
S.p.A. presso il Palazzo di Piazza San Carlo in Torino, con ingresso al
numero civico 160, per le ore 11 del 28 maggio 2012, in unica
convocazione, per discutere e deliberare sul seguente
Ordine del
giorno:
1. Integrazione
della Riserva legale; copertura della perdita dell’esercizio 2011;
distribuzione agli azionisti di parte della Riserva straordinaria;
2. Nomina di
Consiglieri di Sorveglianza (ai sensi dell’art. 23.9 dello Statuto);
3. Elezione di un
Vice Presidente del Consiglio di Sorveglianza (ai sensi dell’art. 23.8
dello Statuto);
4. Relazione sulle
Remunerazioni: deliberazione ai sensi dell’art. 123-ter, comma 6, del D.
Lgs. n. 58/1998;
5. Proposta di
approvazione del Sistema di Incentivazione basato su strumenti
finanziari e autorizzazione all’acquisto e alla disposizione di azioni
proprie.
Ø
Modalità di pubblicazione del prospetto e del modulo di delega nonché il
sito internet sul quale sono messi a disposizione tali documenti: nei termini e
nelle modalità di legge, comunque entro il 08.05.12. sui sito:
www.marcobava.it
Ødata
a partire dalla quale il soggetto a cui spetta il diritto di voto può
richiedere al promotore il prospetto e il modulo di delega ovvero
prenderne visione presso la società di gestione del mercato:
08.05.12.
Ø
le proposte di deliberazione per le quali si intende svolgere la
sollecitazione sono tutte quelle all’ordine del giorno.
ØIl
prospetto e il modulo, contenenti almeno le informazioni previste dagli
schemi riportati negli Allegati 5B e 5C, sono pubblicati mediante la
contestuale trasmissione alla società emittente, alla Consob, alla
società di gestione del mercato e alla società di gestione accentrata
nonché messi a disposizione senza indugio sul sito internet
ØLa
società di gestione accentrata informa, senza indugio, gli intermediari
della disponibilità del prospetto e del modulo di delega.
ØIl
promotore consegna il modulo corredato del prospetto a chiunque ne
faccia richiesta .
ØOgni
variazione del prospetto e del modulo resa necessaria da circostanze
sopravvenute è tempestivamente resa nota con le modalità indicate nel
comma 3.
ØIl
promotore non intende richiedere :
a) alla società di
gestione accentrata, i dati identificativi degli intermediari
partecipanti sui conti dei quali sono registrate azioni della società
emittente nonché la relativa quantità di azioni;
b) agli
intermediari i dati identificativi dei soggetti, cui spetta il
diritto di voto, che non abbiano espressamente vietato la comunicazione
dei propri dati, in relazione ai quali essi operino come ultimi
intermediari nonché il numero di azioni della società emittente
registrate sui rispettivi conti; i dati identificativi dei soggetti che
abbiano aperto conti in qualità di intermediari e la quantità di azioni
della società emittente rispettivamente registrata su tali conti;
c) alla società
emittente, i dati identificativi dei soci e le altre risultanze del
libro soci e delle altre comunicazioni ricevute in forza di disposizioni
di legge o di regolamento.
Ø A
partire dalla pubblicazione dell'avviso previsto dal comma 1, chiunque
diffonde informazioni attinenti alla sollecitazione ne dà contestuale
comunicazione alla società di gestione del mercato e alla Consob, che
può richiedere la diffusione di precisazioni e chiarimenti.
Ø Le
spese relative alla sollecitazione sono a carico del promotore.
Procedura di sollecitazione avviso
agli azionisti EXOR spa
ai sensi dell’art.136 del regolamento
Consob n.11917 di attuazione del decreto legislativo 58/98.
Premessa
L'art. 136 del Regolamento Emittenti
stabilisce che chiunque intenda promuovere una sollecitazione di
deleghe trasmette un avviso alla società emittente, che lo pubblica
senza indugio sul proprio sito internet, alla Consob, alla società di
gestione del mercato ed alla società di gestione accentrata delle
azioni.
Il presente avviso è redatto da
Marco BAVA, soggetto promotore di una sollecitazione - ai sensi
dell'Art. 136 del Testo Unico della finanza - con riferimento
all'Assemblea dei soci in sede ordinaria di EXOR S.p.A., convocata
il giorno 29
maggio 2012 alle ore 10.00 in prima convocazione e, in eventuale seconda
convocazione, il giorno 30 maggio 2012.
ØIl presente avviso è
stato trasmesso alla società emittente (Exor S.p.A.), alla Consob, alla
società di gestione del mercato (Borsa Italiana SpA) ed alla società di
gestione accentrata delle azioni (Monte Titoli SpA) in data
03/05/2012.
ØIl presente avviso
contiene le informazioni richieste dal comma 2 dell'articolo 136 del
Regolamento emittenti (modificato dalla Delibera n. 17730 del 31/03/2011
della CONSOB), ovvero:
ØDati identificativi
del promotore
Il promotore della raccolta
deleghe è Marco BAVA nato a Torino il 07.09.1957,
(cf.BVAMCG57P07L219T).
E’
Mediatore civile e Laureato in Economia e Giursprudenza , e’ praticante
legale abilitato.
Il promotore è domiciliato,
per gli effetti della presente sollecitazione al seguente
indirizzo: c/Marini str.S.Martino 48/5 10090 Castiglione T.se
fax:33506600962 mail:ideeconomiche@pec.it
Sollecitazione alle deleghe degli
azionisti EXOR ordinari spa su tutti i punti
all'Ordine del Giorno
dell'Assemblea Ordinaria
convocata il
giorno 29 maggio 2012 alle ore 10.00 in prima convocazione e, in
eventuale seconda convocazione, il giorno 30 maggio 2012,.
ØSocietà emittente le
azioni per le quali viene richiesto il conferimento della delega
Exor spa
Società per Azioni
Sede in Torino, Via
Nizza n. 250
Capitale Sociale Euro
246.229.850
Iscritta nel Registro
delle Imprese di Torino n. 00470400011
ØPer la:
CONVOCAZIONE
DELL’ASSEMBLEA ORDINARIA
I Signori Azionisti
EXOR SPA titolari di azioni ordinarie sono convocati in Assemblea
ordinaria presso lo Juventus Stadium – Club Gianni e Umberto Agnelli -
Ingresso Gate A, C.so Grande Torino n. 50 – Torino, il giorno 29 maggio
2012 alle ore 10.00 in prima convocazione e, in eventuale seconda
convocazione, il giorno 30 maggio 2012, stessi ora e luogo, per
deliberare sul seguente
Ordine del Giorno
1) Bilancio al 31
dicembre 2011 e deliberazioni relative.
2) Nomina organi
sociali:
a) Determinazione
numero dei componenti il Consiglio di Amministrazione e relativo
compenso; deliberazioni relative.
b) Nomina del Consiglio
di Amministrazione.
c) Nomina del Collegio
Sindacale.
d) Determinazione degli
emolumenti del Collegio Sindacale.
3) Remunerazione e
azioni proprie:
a) Relazione sulla
remunerazione ai sensi dell’articolo 123-ter del
D.Lgs. 58/98.
b) Piano di
incentivazione ai sensi dell’articolo 114-bis del D.Lgs. 58/98 e
deliberazioni relative.
c) Deliberazioni in
materia di acquisto e di disposizione di azioni proprie.
Si prevede sin d’ora,
considerata la composizione azionaria della Società, che
l’Assemblea ordinaria
potrà costituirsi e deliberare in prima convocazione il 29
maggio 2012.
ØModalità di
pubblicazione del prospetto e del modulo di delega nonché il sito
internet sul quale sono messi a disposizione tali documenti: nei termini e nelle modalità di legge,
comunque entro il 08.05.12. sui sito:
www.marcobava.it
Ødata a partire dalla
quale il soggetto a cui spetta il diritto di voto può richiedere al
promotore il prospetto e il modulo di delega ovvero prenderne visione
presso la società di gestione del mercato: 08.05.12.
Øle proposte di
deliberazione per le quali si intende svolgere la sollecitazione sono
tutte quelle all’ordine del giorno, oltre all’azione di responsabilità
che viene richiesta nei confronti dell’ing.
John Elkann e dr.Marchionne per
l’errata politica industriale della controllata Fiat e l’errata
indicazione della posizione finanziaria netta di Fiat spa ed aggregata
di Exor spa oltre per l’abbassamento del rating Fiat da parte di S&P.
ØIl prospetto e il
modulo, contenenti almeno le informazioni previste dagli schemi
riportati negli Allegati 5B e 5C, sono pubblicati mediante la
contestuale trasmissione alla società emittente, alla Consob, alla
società di gestione del mercato e alla società di gestione accentrata
nonché messi a disposizione senza indugio sul sito internet
ØLa società di gestione
accentrata informa, senza indugio, gli intermediari della disponibilità
del prospetto e del modulo di delega.
ØIl promotore consegna il
modulo corredato del prospetto a chiunque ne faccia richiesta .
ØOgni variazione del
prospetto e del modulo resa necessaria da circostanze sopravvenute è
tempestivamente resa nota con le modalità indicate nel comma 3.
ØIl promotore non
intende richiedere :
a) alla società di gestione
accentrata, i dati identificativi degli intermediari partecipanti sui
conti dei quali sono registrate azioni della società emittente nonché la
relativa quantità di azioni;
b) agli intermediari i dati
identificativi dei soggetti, cui spetta il diritto di voto, che non
abbiano espressamente vietato la comunicazione dei propri dati, in
relazione ai quali essi operino come ultimi intermediari nonché il
numero di azioni della società emittente registrate sui rispettivi
conti; i dati identificativi dei soggetti che abbiano aperto conti in
qualità di intermediari e la quantità di azioni della società emittente
rispettivamente registrata su tali conti;
c) alla società emittente, i dati
identificativi dei soci e le altre risultanze del libro soci e delle
altre comunicazioni ricevute in forza di disposizioni di legge o di
regolamento.
Ø A partire dalla
pubblicazione dell'avviso previsto dal comma 1, chiunque diffonde
informazioni attinenti alla sollecitazione ne dà contestuale
comunicazione alla società di gestione del mercato e alla Consob, che
può richiedere la diffusione di precisazioni e chiarimenti.
Ø Le spese relative alla
sollecitazione sono a carico del promotore.
Torino 03.05.12
Marco BAVA
PER TASSARE LE
TRANSAZIONI BORSITICHE BASTA UNA RUTENUTA SECCA ALLA FONTE DA PARTE
DELL'INTERMEDIARIO BANCARIO.
AL FINE DI POTER
RISOLBERE IL GRAVE PROBLEMA SORTO FRA EQUITALIA ED I SUOI DEBITORI BASTA
UN DECRETO IMMEDIATO CHE ISTITUISCA LA CONCILIAZIONE OBBLIGATORIA NELLE
CONTROVERSIE FRA EQUITALIA ED I SUOI CREDITORI.
Telecom:
Bernabe', azione di responsabilita' su Buora e Ruggiero (1 upd)
15 Maggio 2012
- 11:17
(ASCA) - Rozzano
(Mi), 15 mag - Telecom Italia convochera' un'assemblea per proporre ai
propri azionisti di avviare un'azione di responsabilita' dei confronti
dell'ex vicepresidente e amministratore delgato, Carlo Buora, e dell'ex
amministratore delgato Riccardo Ruggiero, entrambi oggetto di indagini.
Lo ha annunciato il presidente Franco Bernabe' durante l'assemblea dei
soci. Buora e' infatti indagato danella cosiddetta vicenda sulla
security interna, mentre Ruggiero e' coinvolto nell'inchiesta sulle sim
prepagate.
''Il consiglio di amministrazione del 9 maggio - ha annunciato Bernabe'
- ha deciso di porre in essere nei confronti di Carlo Buora un atto
interruttivo della prescrizione (che scadrebbe il 3 dicembre 2012)''. Un
atto, quest'ultimo, ''propedeutico all'esercizio dell'azione di
responsabilita' che sara' inserita all'ordine del giorno in apposita
assemblea''. Analoga decisione e' stata presa, sempre nel corso
dell'ultima riunione del board, per Riccardo Ruggiero.
Piu' in generale, ha detto ancora il presidente di Telecom, ''saranno a
tempo debito effettuate le necessrie considerazioni, anche di natura
economica, avviando le iniziative opportune, incluso il possibile
esercizio di azioni di risarcimento verso ex amministratori, nelle forme
e con le modalita' disponibili''.
Telecom:
Bernabe', verso azione responsabilita' Buora e Ruggiero -2-
(Il Sole 24 Ore
Radiocor) - Rozzano, 15 maggio - Riguardo al procedimento Security, la
Cassazione, le cui motivazioni sono state depositate a inizio maggio
2012, ha concluso che la sentenza del gup "bene ha deciso per
l'infondatezza dell'accusa" (delitti di appropriazione indebita): cio'
significa che, ha spiegato Bernabe', "la Direzione Security non avrebbe
agito all'insaputa delle altre funzioni aziendali e dei vertici di
Pirelli prima e di Telecom Italia poi (coincidenti nelle stesse
persone)". La societa', come gia' illustrato nell'assemblea dello scorso
anno, ha effettuato una richiesta di rimborso per 1,2 milioni di euro
nei confronti di Pirelli, per quanto attiene alla "refusione dei costi
ingiustamente sopportati in relazione alla vicenda Security". Sempre in
relazione al procedimento Security, Telecom ha chiesto il risarcimento
delle spese sostenute per il contenzioso tributario relativo agli anni
2003 e 2004 e pari a circa 15,4 milioni di euro, 750 mila euro alle
pubbliche amministrazioni coinvolte nel procedimento e il rimborso delle
somme corrisposte a favore dei dipendenti dossierati per 1,8 milioni.
Nei confronti di alcuni ex fornitori della Security, la societa', a
seguito delle analisi svolte da Deloitte nell'ambito del Progetto
Grienfield, ha richiesto 5,5 milioni di euro. Nei confronti di Emanuele
Cipriani, imputato nel procedimento penale, e' stato ottenuto un
sequestro conservativo per 2,6 milioni
In merito alle sim
false, Bernabe' ha ricordato che Deloitte aveva stimato tra i 19,9 e i
27 milioni i costi sopportati dalla societa', stima che "potrebbe essere
rivista alla luce dell'andamento del procedimento".
Documento
Telecom,
l'atto di accusa a Tronchetti
L'ultima parte del
rapporto Deloitte che riassume i risultati dell'indagine interna sulla
gestione di Telecom dal 2001
(14 maggio 2012)
Il capitolo
finale con le conclusioni del rapporto Deloitte,
che riassumono i risultati dell'indagine interna ordinata
dall'attuale vertice di Telecom per valutare una richiesta di
risarcimento dei danni (azione civile di responsabilità) contro gli
ex manager Marco Tronchetti Provera e Carlo Buora, che guidarono la
società telefonica dopo il 2001, quando passò sotto il controllo del
gruppo Pirelli. Finora il rapporto Deloitte era segreto: è stato
negato perfino ai rappresentanti degli azionisti di minoranza. La
versione integrale è di circa 1.500 pagine.
La casa
automobilistica chiede il concordato, ma Gianluca Rossignolo racconta di
tutti i bastoni tra le ruote: "Tutto è iniziato quando la Fiat ci sfilò
la ex Bertone, acquistandola fuori tempo massimo". Poi l'acquisizione di
Pininfarina. Ma la giunta Cota ha sospeso i finanziamenti. Così in gioco
ci sono ora oltre 1000 posti di lavoro
La De
Tomaso è ad un passo dal fallimento ma la famiglia
Rossignolo, che ha rilevato il marchio della storica azienda
automobilistica, sembra aver incontrato nel proprio cammino
imprenditoriale più di un ostacolo. Gianluca Rossignolo,
responsabile commerciale e marketing della De Tomaso, racconta al
Fatto.it cosa accadde nel luglio 2009 quando il padre, Gian
Mario, ex presidente Telecom, titolare
dell’impresa, era ad un passo dal rilevare l’ex Bertone,
la nota carrozzeria di Grugliasco (Torino), al tempo in crisi e
commissariata. Ma si è visto sfilare l’affare dalla Fiat quando ormai
aveva praticamente in mano le chiavi della celebre carrozzeria, fuori
tempo massimo e a bando di gara già scaduto. Tanto che i Rossignolo
hanno presentato due ricorsi al Tar: uno per risarcimento danni ancora
pendente contro il ministero dello Sviluppo Economico, il secondo sulle
procedure adottate per la vendita della ex Bertone.
Subito dopo, in
accordo con la Regione Piemonte, targata allora
centrosinistra, che avrebbe sostenuto anche una parte finanziaria del
progetto, la De Tomaso ha tentato di rilanciare gli stabilimenti
Pininfarina ormai in bancarotta. Nel frattempo però con il
cambio di amministrazione e l’insediamento di Roberto Cota
in Regione gli accordi ed i finanziamenti sono stati sospesi ed ora
mille lavoratori rischiano di finire per strada.
“Il 14 luglio del
2009 i tre commissari governativi che gestivano l’ex Bertone, a quel
tempo in amministrazione controllata, mi hanno assicurato l’acquisizione
dell’azienda, dopo un anno e mezzo di consulenze, due diligence,
avvocati e messa a punto del piano industriale per poter rilevare la
celebre carrozzeria di Grugliasco – dichiara Gianluca Rossignolo - Il 16
luglio invece l’azienda è stata acquisita dalla Fiat, fuori tempo
massimo, visto che il bando per le offerte di acquisizione era scaduto a
giugno”. La De Tomaso ormai è sull’orlo della bancarotta: il bilancio
dell’azienda avrebbe chiuso con un rosso superiore ai 20 milioni di
euro. Il 2 maggio scorso è stato chiesto il concordato preventivo,
l’ultima chance che ha l’azienda per evitare il fallimento e per
scongiurare il dramma di 1000 dipendenti, padri e madri di famiglia, che
perderanno il lavoro. Ora il tribunale dovrà verificare se ci sono le
condizioni per dare il via libera a un accordo con i creditori.
Una storia piena
di zone d’ombra quella dell’acquisizione della ex Bertone
che ha visto il suo destino mutare improvvisamente, passando
dall’acquisto certo della famiglia Rossignolo alla vendita alla Fiat.
Una vicenda che parte da lontano, quando già alla fine del 2007 Gian
Mario Rossignolo, titolare della De Tomaso, sembrava essersi aggiudicato
l’ex Bertone. Il 28 dicembre 2007 è stata raggiunta un’intesa
preliminare con Lilli Bertone, presidente dell’azienda,
di acquisto della celebre carrozzeria; un accordo firmato anche dal
ministero dello Sviluppo Economico. Il 2 gennaio del 2008 ci sarebbe
dovuto essere il passaggio ufficiale con il rogito dal notaio ma la
signora Bertone, il 31 dicembre 2007 inspiegabilmente e all’insaputa
delle figlie e degli altri parenti azionisti, ha venduto tutta la
holding, quindi anche l’ex carrozzeria ad un certo Domenico
Reviglio. A seguito di questa strana operazione è intervenuta
la magistratura che ha commissariato l’azienda.
Tra l’altro,
l’offerta presentata da Rossignolo il 28 dicembre 2007 al ministero
dello Sviluppo Economico ed il relativo piano industriale, hanno fatto
scattare la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti della ex
Bertone, in attesa del rilancio industriale, ma forse l’allora ministro
Scajola ha ratificato l’accordo a sua insaputa visto
che il 16 luglio 2009, dopo un anno e mezzo di commissariamento e dopo
aver assicurato la carrozzeria di Grugliasco a Gian Mario Rossignolo,
l’ha consegnata a Marchionne.
“Non potrò mai
dimenticare quella data. Il 14 luglio ho incontrato i tre commissari
governativi che mi hanno comunicato che il 17 luglio mi avrebbero
consegnato le chiavi della ex Bertone perché la mia offerta era l’unica
percorribile. Il giorno prima della consegna invece l’azienda è stata
venduta a Marchionne”, denuncia Rossignolo.
Un’acquisizione lampo della Fiat: “Noi abbiamo eseguito alla lettera il
regolamento posto dai tre commissari per l’assegnazione della Bertone,
rispettando tutta una serie di passaggi. Il bando si è concluso nel mese
di maggio e l’offerta finale doveva essere presentata entro giugno, come
noi abbiamo fatto. La Fiat non ha fatto nulla, aspettando che noi
depositassimo l’offerta per poi ottenere la riapertura del bando da
Scajola, fare la sua offerta volante ed ottenere l’ex Bertone”, spiega
Rossignolo. Quasi un bando ad personam, anzi ad aziendam.
Da una parte
un’azienda che impiega mesi e mesi per valutare gli assets e preparare
il piano industriale, dall’altra un gigante industriale che entra a
gamba tesa ed in due giorni conclude l’affare. “Tra l’altro – spiega il
dirigente – Marchionne non ha mai dimostrato interesse all’acquisizione.
All’inizio di questa avventura abbiamo chiesto ufficialmente alla Fiat
se voleva acquistare l’ex Bertone e ci è stato risposto che non era nei
piani aziendali. Se avessi saputo che Marchionne voleva comprare la
carrozzeria di Grugliasco non avrei partecipato alla gara, spendendo
tempo e soldi. Una scelta anche condivisibile quella dei commissari di
affidare l’ex Bertone alla Fiat ma certamente la procedura non è stata
corretta e trasparente”. Uno ‘scippo’ che in parte ha influito sul
fallimento della storica azienda automobilistica: “Complessivamente per
quella vicenda abbiamo perso dai 3 ai 4 milioni di euro”.
L’affare
Pininfarina.
Nel frattempo la Regione Piemonte nell’estate del 2009 ha proposto alla
De Tomaso, acquisita dai Rossignolo, di investire negli stabilimenti
Pininfarina, ormai in stato fallimentare con circa 700 milioni di euro
di debiti contratti con le banche, con il piano industriale che la
famiglia Rossignolo aveva presentato per rilevare l’ex Bertone. Mentre
però l’ex Bertone aveva impianti industriali di proprietà, gli
stabilimenti Pininfarina erano ipotecati dalle banche che ovviamente,
per il riutilizzo a fini produttivi degli stessi, volevano essere
ripagate.
Inoltre mentre la
famiglia Bertone aveva ancora dei soldi da mettere sul piatto i
Pininfarina non potevano investire neanche un euro. Per questa serie di
fattori fu necessario l’intervento delle istituzioni per permettere il
rilancio industriale della Pininfarina targato De Tomaso. I Rossignolo
volevano mettere in piedi in Italia un mercato alternativo
dell’auto. “Per la produzione del primo modello di auto servivano quindi
complessivamente circa 52 milioni di euro: la metà circa l’avremmo messa
noi ed il resto, la Regione Piemonte, allora amministrata dal
centrosinistra, e le banche. Questo era l’unico modo per partire con la
produzione perché, al contrario dell’ex Bertone, in Pininfarina, non
avendo gli immobili di proprietà da usare come garanzia per una linea di
credito consistente, non potevamo accedere a mutui di nessun tipo”
spiega Rossignolo.
Nel 2010 quindi la
De Tomaso rileva la Pininfarina, garantendo 2 anni in più di cassa
integrazione e una formazione professionale specifica agli operai, ed
investe circa 35 milioni di euro di cui una parte, 7 milioni e mezzo,
finanziati dalla Regione Piemonte che nel frattempo però cambia
amministrazione con la vittoria del centrodestra alle amministrative.
“Da quel momento abbiamo visto sospendere qualsiasi forma di
finanziamento o di accordo fatto con la precedente amministrazione e
addirittura la Regione Piemonte ha chiesto un intervento della Procura
della Repubblica per capire se i 7 milioni e mezzo già erogati dallo
Stato, certificati a suo tempo con fatture emesse regolarmente, li
avessi spesi a titolo personale”. Morale della favola: ora la De Tomaso,
che ha cercato comunque soluzioni alternative ed investimenti esteri per
far partire la produzione, rischia il fallimento e circa 1000 dipendenti
andranno a casa.
“Se ci fosse
un’alternativa, se la Regione avesse una soluzione differente e valida
sarei ben contento – prosegue il manager – ma purtroppo al momento non
c’è. Noi siamo praticamente pronti, con un prodotto a circa 10 mesi
dall’industrializzazione e investimenti già fatti. Dall’altra parte
invece di cercare di capire come risolvere la situazione si specula
sulla disperazione della gente, con un assessore al lavoro della Regione
Piemonte come Claudia Porchietto che fa campagna
elettorale sulla pelle degli operai che ormai, giustamente, protestano e
compiono gesti disperati come incatenarsi davanti casa nostra”
Non sembra dello
stesso avviso l’assessore regionale all’Industria, Massimo
Giordano: “Per mesi, fin dall’inizio della legislatura, abbiamo
deciso volontariamente di provare a mettere a disposizione ogni risorsa
possibile per poter sostenere un’iniziativa industriale che desse lavoro
certo a qualche centinaio di persone. Ma non abbiamo trovato mai un
interlocutore che fosse disponibile a mettere chiaramente sul tavolo
proposte concrete”. E se Atene piange Sparta non ride. Alla ex Bertone i
numeri non tornano. L’ad di Fiat, Marchionne, aveva annunciato la
produzione di 50mila Maserati l’anno in quelle che oggi si chiamano
Officine Grugliasco ma sembra che se ne fabbricheranno circa la metà.
di Luca Teolato
13 maggio alle
21.30 su Rai3 e’ andata in onda la nuova puntata di Report.
La puntata si intitola "I PROFESSIONISTI" Di Alberto Nerazzini
Segue Sinossi:
Avvocati,
notai, direttori di banca, commercialisti, esperti contabili, sono i
professionisti che ogni giorno maneggiano tantissimo denaro - attraverso
atti e "dichiarazioni" - e i vari servizi offerti ai cittadini.
Dovrebbero svolgere anche funzioni di controllo perché oltre al fatto
che i loro studi sono osservatori privilegiati, proprio in quanto
professionisti che maneggiano milioni di euro, sono sottoposti agli
obblighi di verifica e di contrasto al riciclaggio previsti dalle legge.
L'inchiesta di Alberto Nerazzini racconta, attraverso la storia di
società, fondazioni, banche, in Italia e a San Marino, quella che sembra
essere una vera e propria rete di commercialisti e avvocati. In
particolare l'inchiesta narra le vicende di un istituto di credito
chiuso per riciclaggio, quelle di professionisti in odore di mafia che
in Lombardia decidono chi candidare alle elezioni, e quelle di altri che
assistono i boss della ‘ndrangheta e contemporaneamente ex calciatori di
serie A, dediti alle scommesse illegali. Poi c'è anche la testimonianza
del fondatore della prima radio privata che - dopo sei anni di carcere -
per la prima volta racconta come ha fatto a sottrarre circa 60 milioni
di euro dai conti correnti del tribunale fallimentare di Milano: grazie
ai «servizi» di una nota commercialista.
E inoltre, "COM'E'
ANDATA A FINIRE? MONTE DEI FIASCHI " Di Paolo Mondani
Aggiornamento
del 6/05/2012. Nell'inchiesta del 6 maggio abbiamo raccontato come Mps,
comprando Antonveneta, pagò 10 quel che due mesi prima valeva 6. Pochi
giorno dopo la trasmissione scattano 64 perquisizioni: fiamme gialle
nelle stanze di banca, fondazione, comune, provincia.
"COM'E'
ANDATA A FINIRE? L'INTESA" Di Giovanna Boursier
Aggiornamento
del 12/10/2008. Corrado Passera a novembre, quando è diventato Ministro
dello Sviluppo Infrastrutture e Trasporti, aveva 7 milioni e mezzo di
azioni di Intesa San Paolo e deteneva partecipazioni in diverse società.
Senza averne obbligo, come ha scritto sul Corriere della Sera a fine
dicembre, ha venduto le azioni di Intesa per 8,8 milioni, invece quelle
delle altra società partecipate le ha regalate. Quelle che valevano di
più, vale a dire la sua quota nell'editoriale Em Publishers, per un
valore di 1 milione 25 mila euro, le ha donate a moglie e figli e le
immobiliari di famiglia invece se le è tenute, valore 6 milioni e 600
mila euro.
"COM'E'
ANDATA A FINIRE? SPAZZATOUR 2" Di Emilio Casalini
Il SISTRI è il
sistema di tracciabilità dei rifiuti voluto dal Ministero dell'Ambiente
e affidato a SELEX, azienda di Finmeccanica. Per l'adesione
(obbligatoria) le aziende hanno pagato 118 milioni di euro contro un
servizio che ancora non c'è. Ma il valore complessivo dell'appalto è
molto più alto, dovuto soprattutto al costo delle black box che devono
essere installate sui mezzi e alle penne usb che servono per
l'identificazione degli utenti. Ed è sui costi per la lavorazione di
quest'ultime che l'inchiesta si concentra, documentando le strane
trasferte dei tecnici costretti a lavorare lontano dalle proprie sedi,
in aule universitarie di vecchi conventi, spesso restando senza fare
nulla per mesi interi. Lavorazioni commissionate ad aziende senza il
Nulla Osta di Sicurezza come invece avrebbe previsto il contratto
d'appalto siglato con SELEX e misteriosamente posto sotto segreto,
motivo per cui l'azienda ha ottenuto la commessa senza alcuna gara
pubblica.
Per la rubrica
C'E' CHI DICE NO: "CLARBRUNO VEDRUCCIO" Di Giuliano Marrucci
Clarbruno
Vedruccio è l'inventore del Bioscanner, un apparecchio che sembra in
grado di individuare i tumori in modo rapido e indolore. Un'invenzione
tutta italiana, che però da 4 anni è scomparsa nel niente.
Salve Dottore le
giro/invio un articolo della seconda pagina del Fatto Quotidiano:
Il guru “Gengis
Khan” e il cerchio magico di M5S
di Emiliano
Liuzzi
C’è stata la
Rai degli anni Ottanta, le trasmissioni di Pippo Baudo, gli spettacoli.
Ma non è lì che nasce il segreto di Beppe Grillo. Se c'è una cosa che
negli ultimi anni ha funzionato è stata quella di essere circondato
anche lui da un cerchio magico. Composto da una sola persona e una sola
stretta: il cerchio inizia con la mano destra e finisce con quella
sinistra di un signore sulla cinquantina che porta il nome di
Gianroberto Casaleggio, uno dei massimi esperti di Internet in Italia,
l'uomo che con la sua Casaleggio Associati ha inventato - praticamente a
tavolino - il Movimento 5 Stelle. Uomo nell'ombra, vestito sempre in
giacca e cravatta, ma con i capelli da freak, appassionato di fantasy,
gran divoratore di fumetti, affascinato da Gengis Khan, il suo mito.
Mangiatore di libri di storia, ne legge anche due al giorno. Un
sognatore realista, un manager per se stesso e gli altri. Quando Grillo
lo incrociò per la prima volta ne rimase affascinato, disse: �
��Questo o è un
genio o è un pazzo”.
Bossi e l’Idv
Alla fine si
convinse della prima ipotesi, visto che oggi Casaleggio è influente
tanto su Grillo quanto sul Movimento 5 Stelle. L'unica persona che il
comico-capopartito ascolta, l'unico che può provare a indirizzarlo.
Attraverso il blog, ovviamente, creatura sua, nata nei suoi uffici di
Milano e dove ancora oggi viene gestita e sviluppata.
È lui che porta
in palmo di mano i piemontesi del movimento, perché “conservatori”, e
mal digerisce i bolognesi e fiorentini, a suo avviso “anagraficamente
comunisti”. D'altronde quando non è Grillo nelle piazze è il blog che
diventa la Carta del Movimento, il codice al quale si deve far
riferimento. Lì si sviluppano le idee. Chi ci sta è dentro, altrimenti
prego andare.
Casaleggio non
lo fa mai direttamente perché è un cerchio, e tale vuole rimanere,
l'uomo del dietro le quinte, il ghost writer che spesso esiste senza
esserci. Chiama Grillo e capisce se è il caso. Se lo è riesce a imporre
la sua, altrimenti aspetta.
Nato con
simpatie leghiste e bossiane, il suo incontro con Grillo avviene qualche
anno fa, e dopo uno spettacolo. A quel tempo il Movimento non esiste, ma
Grillo intuisce che dietro a quegli occhiali si nasconde una persona
capace di vedere lontano. Casa-leggio e la sua società nata nel 2004 e
della quale è presidente e gestisce assieme a Enrico Sassoon, Luca
Eleuteri, il figlio Da-vide Casaleggio e Mario Bucchich, curano nel
frattempo il sito Internet dell'Italia dei Valori per la cifra di
700.000 euro all'anno. Ma Grillo lo vuole a tutti i costi solo per sé,
ha intuito che può fare il salto di qualità. Così, nel 2010, si arriva
alla rescissione del contratto con Di Pietro e da quel momento
Casaleggio – che tra le società di cui cura il sito c'è anche la casa
editrice Chiarelettere, cadoinpiedi.it – può lavorare, almeno in
campo politico, con Grillo e per Grillo a tempo pieno.
Un salto di
qualità, non c'è dubbio . Non è un caso che da quel momento in poi,
nonostante ci sia già stato il V-Day (e Casaleggio c'era, eccome, anche
a quei tempi), Grillo diventa un fenomeno che spaventa la politica.
Perché Casaleggio sa meglio di ogni altro in Italia come si applica la
politica a Internet, o viceversa.
Il casting dei
candidati
Con Grillo si
sentono due o tre volte al giorno. Le strategie vengono pianificate al
telefono, ma con minuzia e particolari. Andate a vedere gli spettacoli
di Grillo: ci sono delle cose che il comico genovese che saprebbe
improvvisare e molto bene, recita da copione. Perché sono le parole
chiave che Casaleggio ha detto che funzionano.
Lo stesso
discorso vale per coloro che diventano candidati del Movimento . Cosa
dire con metodi efficaci, come dirlo, con quale espressione, viene
“consigliato” negli uffici di Casaleggio, a Milano, dove alcuni
candidati vengono istruiti in una full immersion comunicativa. “Un
incontro di tre ore molto utile”, dice Federico
Pizzarotti, il
fenomeno che a Par-ma si è guadagnato il ballottaggio. “Ci ha spiegato
come inserire i dati nel blog e qualche tecnica per essere più presenti
nei motori di ricerca”, spiega Antonio Giacon, candidato a Budrio, anche
lui al ballottaggio. “In alcuni casi per le aree metropolitane forse
dice come lanciare i messaggi, ma noi siamo campagnoli, il suo apporto è
stato minimo, qui non arriva nemmeno la banda larga”.
CASALEGGIO
l PERSONAGGIO
Dietro il
Grillo parlante
Chi è
Casaleggio, la mente del Movimento a 5 stelle.
Occhialino tondo
alla Harry Potter, aria da nerd, ricciolo incolto da eterno fuoricorso.
Ecco a voi Gianroberto Casaleggio, non gli dareste un euro a vederlo e
invece lui, uno dei massimi esperti italiani di social network, è il
simbolo fisico del potere mediatico e politico in versione 3.0.
La democrazia diretta che dalle antiche arene in pietra si sposta
nell’arena della Rete e si fa democrazia digitale, per dirla come la
dice lui: «La Rete che spossessa i governi della rappresentanza e i
media della gestione dell’informazione», mettendo «in crisi il sistema
della delega democratica», quella che passa attraverso il parlamento. CHI DISPREZZA COMPRA. Sembra il messaggio politico di
Beppe Grillo e infatti lo è. Dicono che si stia impossessando del
Movimento 5 stelle, non sanno che è solo grazie a lui che esiste. Era
l’anno 2000 dell’ingresso nel nuovo millennio, quando il comico genovese
su un palco romano demoliva a scudisciate un computer gridando «ti
odio».
Oggi il nuovo Savonarola raccoglie voti ed elettori negli enti locali
proprio grazie al web, in un continuo scambio fra la piazza reale e
quella virtuale. Deus ex machina lui, Casaleggio. Un
personaggio eclettico. PASSIONE PER RE ARTÙ. Diplomato in Informatica, ha
tentato la facoltà di Fisica ma si picchiava con la matematica. A 21
anni è diventato papà e ha lasciato gli studi per un posto alla
Olivetti. Nel tempo libero ha iniziato ad allenare una squadra di
calcio, giocare a tennis, leggere fumetti, amare la storia e la
fantascienza. Segni particolari: ha una fissa per la saga di Re Artù,
Cameolt è una filosofia di vita tanto da usare castelli e tavole rotonde
per le sue riunioni, Parsifal il suo cavaliere preferito. Possiede un
bosco vicino a Ivrea, nel Canavese, ci si rifugia nei fine settimana.
La società di
pubbliche relazioni e l'onda dei «grillini»
La sua Casaleggio
Associati, creata a Milano nel 2004, oggi cura tutte le pubblicazioni,
in Rete e non, del comico genovese, oltre a parte dell’organizzazione
dei suoi tour. Soprattutto, gestisce direttamente il blog, i MeetUp (gli
incontri), la comunicazione e la strategia politica del Movimento 5
stelle. LA MENTE DELL'INTERA ORGANIZZAZIONE. Lo stesso Grillo
non solo riconosce che l’enorme impatto del movimento dei «grillini» sia
dovuto soprattutto alla sinergia con questa azienda specializzata in
comunicazione e marketing digitale, ma spesso appare come il braccio di
una catena di comando la cui mente è Casaleggio.
E infatti non entra mai nelle decisioni della società, neppure quando a
gran voce il suo popolo ne invoca l’intervento. Istruttiva in questo fu
la lite di Piero Ricca con Casaleggio nel 2007. Quando il blogger
denunciò di aver lavorato per la società su promessa di un compenso mai
corrisposto e di esser stato vittima di un demansionamento inspiegabile,
Grillo, così ha riferito Ricca, semplicemente rispose: «Negli aspetti
manageriali del blog non entro».
Per capire bisogna
fare un passo indietro. A quando il manager, apprezzato reduce da
un’esperienza nella Olivetti di quel Roberto Colaninno cui Grillo non ha
mai risparmiato bordate, scalò il vertice della Webegg Spa, azienda
leader nel settore della «consulenza delle aziende e della pubblica
amministrazione in Rete» del gruppo Telecom allora nelle mani di un
altro dei bersagli preferiti di Grillo, MarcoTronchetti Provera.
È come amministratore delegato di quel gruppo che Casaleggio consolida
relazioni fondamentali per il lavoro attuale. LA LOBBY DEL GIORNALISTA. Una su tutte quella con
Enrico Sassoon, ex giornalista del gruppo Sole 24 Ore, oggi socio di
Casaleggio, dal 1998 amministratore delegato della Camera di commercio
americana in Italia, di fatto, come ha scritto Micromega, «una
lobby indirizzata a favorire i rapporti commerciali delle corporation
americane in Italia», nel cui consiglio di amministrazione compaiono
nomi che all’epoca avevano ruoli di rilievo: il vice di Microsoft
Italia, Umberto Paolucci, Gian Battista Merlo, presidente e
amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea, Gianmaria Donà dalle
Rose, amministratore delegato della Twentieth century Fox home
entertainment Italia, Massimiliano Magrini, country manager di Google
Italia, Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato di Ibm
Italia, Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset, Maria
Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor’s, Massimo Ponzellini,
presidente di Impregilo, Cristina Ravelli, country legal director The
Walt Disney co. Italia, Dario Rinero, presidente e numero uno di
Coca-Cola Hbc Italia, Cesare Romiti, presidente onorario Rcs. IL LEGAME CON L'ASPEN ISTITUTE. Ancora Micromega
nel 2010 segnalava «oggi nell’American chamber of commerce in Italy
troviamo altre figure di spicco come Gianluca Comin, dirigente Enel e
Giuseppe Cattaneo dell’Aspen Institute Italia, il prestigioso pensatoio,
creatura di Gianni Letta, presieduto da Giulio Tremonti. E l’Aspen
Institute pesa, ovunque agisca. Luogo di incontro fra intellettuali,
economisti, politici, scienziati e imprese. Nell’Aspen transita l’élite
italiana, che faccia riferimento al centrodestra o al centrosinistra». DIETRO ALLE PAROLE, I FATTI. Contatti, relazioni,
scambio di informazioni... In una parola: Rete. Viste da qui, il Grillo
che grida ai politici «siete preistoria» e annuncia una nuova era fatta
di «politica senza intermediazioni», sembra solo un piccolo tassello del
puzzle. UN NUOVO GOVERNO MONDIALE. Il disegno più grande è
influenzare la vita politica attraverso la Rete, e sarà solo una teoria
affascinante ma intanto sul sito della Casaleggio Associati c’è un video
di presentazione che ipotizza un nuovo governo mondiale, si chiamerà
Gaia e si ispirerà alla filosofia che «ogni essere umano può diventare
presidente e controllare il governo attraverso la Rete», senza più
partiti.
In questi giorni càpita spesso che i grillini denuncino di venire
censurati dai MeetUp ogni qual volta tentino di postare
domande scomode sul grado di democrazia interna del Movimento 5 stelle,
o sul perché Grillo abbia completamente abbandonato le battaglie che
conduceva all’inizio contro i potentati economici. I post, che un volta
scomparivano immediatamente, adesso a poco a poco iniziano a filtrare.
È come dice Casaleggio, che mette in guardia dai «tentativi esterni di
spezzare la sintonia fra Grillo e i MeetUp? Oppure la Rete,
troppo grande da controllare, sta sfuggendo di mano al guru?
Conoscendolo, è più probabile che stia pilotando anche la rivolta…
In pochi anni
Beppe Grillo e il suo blog sono diventati un vero e proprio fenomeno
della Rete, l’esperimento di maggior successo in Italia di un movimento
nato e cresciuto sul web nel nome della democrazia digitale,
dell’orizzontalità della comunicazione e della trasparenza. Ma dietro a
questo risultato c’è una strategia ben pianificata. Anzi, ci sono un
nome e un’azienda: Casaleggio Associati. Ecco di cosa si tratta.
Per raccontare il successo di un progetto non si può evitare di parlare
di chi lo ha ideato, palesemente o nell’ombra non importa. Parliamo
della svolta mediatica e politica di Beppe Grillo. Vero e proprio
fenomeno che da deriva post-televisiva oggi diventa movimento e oggetto
politico 2.0, come ormai va di moda definire chi usa internet per la
propria comunicazione. Chi è l’ideatore di questa svolta del comico
genovese, trasformatosi da uomo di spettacolo a vero e proprio profeta
della «democrazia digitale»? Un nome e un’azienda. Casaleggio Associati.
È la Casaleggio Associati a curare direttamente il blog di Grillo, la
rete dei Meetup, la comunicazione esterna, la strategia del
movimento sulla Rete. E non solo, è anche la casa editrice che cura
tutte le pubblicazioni, in Rete e non, del comico genovese e anche parte
dell’organizzazione dei suoi tour. Neanche Grillo fa mistero che il suo
ritorno di visibilità e il grande impatto del movimento dei «grillini»
sia dovuto in gran parte alla sinergia con questa azienda specializzata
nella comunicazione e nel marketing digitale. Una strategia chiaramente
esplicitata, quella della Casaleggio. «Le reti sono ovunque intorno a
noi. Fino a qualche anno fa, le relazioni tra persone, oggetti ed eventi
erano attribuite al caso. L’unico modo per ipotizzare il funzionamento
dei sistemi complessi era attribuirne le ragioni ad avvenimenti casuali.
La vita e l’evoluzione delle reti seguono invece leggi precise e la
conoscenza di queste regole ci permette di utilizzare le reti a nostro
vantaggio». Così viene presentato l’ultimo sforzo editoriale del gruppo
«Tu sei Rete», bibbia del nuovo credo internettiano.
Per capire le origini del fenomeno Casaleggio, è necessario partire
dalle fibrillazioni societarie di Telecom fra la fine degli anni Novanta
e i primi anni Duemila. O meglio, è fondamentale analizzare le vicende
di un’azienda del gruppo allora nelle mani di Tronchetti Provera e della
Pirelli, la Webegg. Amministratore delegato della società è all’epoca
Gianroberto Casaleggio. Non lasciamoci ingannare dal suo aspetto da nerd
smanettone, dalla sua capigliatura da studente fuori corso della
Berkeley University, Gianroberto è uno dei massimi esperti in Italia di
web, reti sociali (social network), marketing elettronico. Ed è lui,
insieme ad altri quattro dipendenti dell’azienda della galassia Telecom
(Enrico Sassoon, Luca Eleuteri, il fratello Davide Casaleggio e Mario
Bucchich) a fondare nel 2004 la Casaleggio Associati.
Ma torniamo al «prima». Di cosa si occupava la Webegg? La Webegg Spa nel
2002, anno del suo massimo sviluppo e in cui Gianroberto Casaleggio è
l’uomo di vertice, risulta essere «un gruppo multidisciplinare per la
consulenza delle aziende e della pubblica amministrazione in Rete», come
si apprende dai documenti sul sito aziendale che indicano la sua
mission. Anzi, si tratta in quel momento del gruppo leader nel settore.
Reti interne ed esterne, efficienza aziendale, internet, capacità di
penetrazione dei prodotti sul mercato attraverso il web marketing e, per
le pubbliche amministrazioni, sistemi di efficienza mirati
all’e-governance. Insomma un grande giro di affari potenziale, ma forse
una società nata in troppo anticipo sui tempi e infatti ben presto
oggetto di veloci cambi di mano.
La Webegg all’epoca è una società controllata al 69,8 per cento da I.T.
Telecom Spa a sua volta controllata al 100 per cento da Telecom Italia.
Poi, esattamente fra giugno e luglio 2004, I.T. Telecom Spa sottoscrive
un contratto con un’altra azienda del settore in rapida ascesa, la Value
Partners Spa, cui cede il pacchetto azionario detenuto in Webegg. Per
ottenere la maggioranza di Webegg vengono sborsati 43 milioni di euro
mentre il resto delle azioni, pari al 30,2 per cento, rimane nel
portafoglio di un’altra azienda della galassia di società Telecom, la
Finsiel. Tutto ciò viene riportato dalla stampa specializzata
dell’epoca, come una delle operazioni di fusioni strategiche più
importanti nel settore. Ma non ci si ferma qui. In seguito ad altre
operazioni di fusioni e riassetti interni alla Value Partners, nasce
Value Team, azienda leader nelle consulenze aziendali non solo in
termini contenutistici ma anche della sicurezza digitale. Dopo questo
vortice di fusioni e vendite il gruppo di dipendenti della Webegg che
ruota attorno all’ormai ex amministratore delegato decide di dare vita
al nuovo progetto della Casaleggio Associati. E portandosi dietro un
pacchetto nutrito di rapporti, partnership e competenze. Quali?
Per capire di cosa stiamo parlando è necessario svelare prima chi sono
le figure chiave della Casaleggio Associati oggi e della Webegg prima.
Partendo da Enrico Sassoon, giornalista, dal 1977 al 2003 nel gruppo Il
Sole-24 Ore, già direttore responsabile di L’Impresa-Rivista
Italiana di Management, della rivista Impresa Ambiente e
del settimanale Mondo Economico. Da suo curriculum pubblico
apprendiamo anche che «è stato direttore scientifico del gruppo Il
Sole-24 Ore». Nel 1998 Sassoon è amministratore delegato dell’American
Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby indirizzata a favorire
i rapporti commerciali delle corporation americane in Italia e il cui
presidente è tuttora il vice di Microsoft Italia, Umberto Paolucci.
Proprio nel consiglio di amministrazione dell’American Chamber of
Commerce in Italy si comprende quale sia uno dei fattori di successo
nelle relazioni della Casaleggio Associati. Oltre a Paolucci compaiono
nel 1998 altri personaggi di grande spessore. La lista pubblicata al
momento della nomina di Sasson vedeva, fra gli altri: Gian Battista
Merlo, presidente e amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea
Srl; Gianmaria Donà dalle Rose, amministratore delegato Twentieth
Century Fox Home Entertainment Italia; Massimiliano Magrini, country
manager Google Italia; Luciano Martucci, presidente e amministratore
delegato Ibm Italia Spa; Gina Nieri, consigliere di amministrazione
Mediaset Spa; Maria Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor’s;
Massimo Ponzellini, presidente Impregilo Spa; Cristina Ravelli, country
legal director The Walt Disney Co. Italia Spa; Dario Rinero, presidente
e amministratore delegato Coca-Cola Hbc Italia Srl; Cesare Romiti,
presidente onorario Rcs.
Oggi nell’American Chamber of Commerce in Italy troviamo altre figure di
spicco come Gianluca Comin, dirigente Enel, e Giuseppe Cattaneo
dell’Aspen Institute Italia, il prestigioso pensatoio, creatura di
Gianni Letta, presieduto da Giulio Tremonti. E l’Aspen Institute pesa,
ovunque agisca. Luogo di incontro fra intellettuali, economisti,
politici, scienziati e imprese. Nell’Aspen transita l’élite italiana,
che faccia riferimento al centro-destra o al centro-sinistra. Con quali
finalità? «L’internazionalizzazione della leadership imprenditoriale,
politica e culturale del paese attraverso un libero confronto tra idee e
provenienze diverse per identificare e promuovere valori, conoscenze e
interessi comuni», si legge nella mission dell’istituto. E in che modo?
«Il “metodo Aspen” privilegia il confronto e il dibattito “a porte
chiuse”, favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo
aggiornamento dei temi in discussione. Attorno al tavolo Aspen discutono
leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale
e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di libertà
espressiva».
È Sassoon, quindi, l’uomo delle relazioni al massimo livello della
Casaleggio Associati. Siede ai vertici di organizzazioni d’élite, ha
relazioni, opportunità di accedere alle giuste informazioni. L’uomo,
giustamente, del business. E che fa capire quanto il gruppo Casaleggio
Associati non sia affatto un collettivo di nerd smanettoni, ma uno dei
pensatoi più accreditati per quanto riguarda le potenzialità di mercato
della Rete nel nostro paese.
Il teorico e inventore del gruppo è invece Gianroberto Casaleggio. «È
stato dirigente», si legge sul suo curriculum, «di aziende ad alto
indirizzo tecnologico», e la sua principale attività, oltre a curare
personalmente l’oggetto mediatico Grillo (e Di Pietro, oggi) è quella
della pubblicistica. E anche Casaleggio ha una storia «aziendale» di
rilievo, parallela anche se meno convenzionale a quella di Sassoon.
Inizia infatti a farsi notare non in un laboratorio di qualche campus,
ma nell’Olivetti di Roberto Colaninno, e qualche anno dopo diventa
amministratore delegato di Webegg, come abbiamo già detto suo trampolino
di lancio in seguito come guru nostrano della rivoluzione della Rete. La
Webegg ha origine da una joint-venture tra Olivetti e Finsiel (della
Telecom), ma nel 2002 l’azienda di Ivrea cede il suo 50 per cento alla
Telecom. Intanto Casaleggio ha dato vita a un’altra società, la Netikos,
dove siede per alcuni mesi nel consiglio di amministrazione accanto a un
figlio di Colaninno (Michele). Ma è un’avventura di breve durata, o
forse solo il momento di transito per creare con i vecchi amici della
Webegg qualcosa di totalmente nuovo. E infatti nel 2004 Gianroberto
chiude baracca e burattini e va a fondare con altri dirigenti Webegg la
Casaleggio Associati, attuale editore di Beppe Grillo. Tutto qua? Certo
che no. La Casaleggio è molto di più, anche se apparentemente sembra
avere un ruolo «periferico» nello sviluppo delle strategie di marketing
sulla Rete.
Gianroberto scrive molto spesso sia sul sito del gruppo che su molti
giornali di temi legati alla Rete. «L’organizzazione di Rete», si legge
nel suo curriculum online, «i modelli di e-business e il web marketing
sono tematiche che ha approfondito e applicato a società italiane negli
ultimi otto anni, anche grazie a una relazione costante con i
riferimenti mondiali del settore». Per lui la Rete è un’ossessione, più
di un mezzo, più di un media. Ne è un teorico e uno dei guru delle nuove
frontiere del marketing digitale e di cosa si possa fare attraverso i
social network grazie a strategie di marketing «virale», forma di
promozione non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di
pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio a un numero
esponenziale di utenti.
Casaleggio ha capito in anticipo, almeno per quanto riguarda il mercato
italiano, quali siano le potenzialità del web e dei social network. E
individua una nuova figura di venditore propagandista in parte
consapevole e in parte no: l’influencer. «Online il 90 per cento dei
contenuti è creato dal 10 per cento degli utenti, queste persone sono
gli influencer», scrive in un articolo Casaleggio, «quando si accede
alla Rete per avere un’informazione, si accede a un’informazione che di
solito è integrata dall’influencer o è creata direttamente
dall’influencer. L’influencer è un asset aziendale, senza l’influencer
non si può vendere, c’è una statistica molto interessante per le
cosiddette mamme online, il 96 per cento di tutte le mamme online che
effettuano un acquisto negli Stati Uniti, è influenzato dalle opinioni
di altre mamme online che sono le mamme online influencer». Se andiamo
ad analizzare il sistema di diffusione online del fenomeno Beppe Grillo
è facile constatare quanto questa strategia sia efficace. E non solo per
Grillo, visto che il numero dei clienti e delle partnership italiane e
statunitensi vanno ben oltre alla promozione del comico genovese. Oltre
quanto?
Nel 2004, a pochi mesi dalla sua nascita, la Casaleggio Associati
annunciò pubblicamente attraverso le agenzie di stampa la nascita della
partnership con Enamics, società statunitense leader in Business
Technology Management (Btm). La Enamics ha una rete di relazioni
aziendali impressionante sia dirette che indirette grazie anche a una
rete di partnership consolidata e da più di 6 anni con due altre aziende
del settore, la Future Considerations e la Ibm Tivoli. Spiccano, come si
legge nel board sia di Enamics che dei sui partner, nomi come Pepsico,
Northrop Grumman, US Department of Tresury (Dipartimento del Tesoro
Usa), Bnp Paribas, American Financial Group e JP Morgan, banca d’affari
del gruppo Rockefeller. E poi
ancora: Coca Cola, Bp, Barclaycard, Addax Petroleum, Shell, Tesco, Kpmg
Llp, Carbon Trust, Unido (United Nations Industrial Development
Organisation), London Pension Fund Authority (Lfpa). Ecco quindi la
rete di relazioni, teoriche e aziendali, della Casaleggio Associati con
le aziende più quotate del settore negli Stati Uniti. Comunicazione,
e-commerce, reti web, sicurezza. Gli stessi settori della Webegg prima e
di Casaleggio e soci poi.
Sassoon e Casaleggio, sul rapporto dei due si gioca tutto il peso del
progetto della Casaleggio Associati. Da un lato l’uomo delle relazioni
«tradizionali» con il mondo della finanza e della politica italiana,
dall’altro il super-esperto con reti di rapporti consolidate e
partnership oltre oceano. Non si tratta quindi solo di sperimentare
nuove forme di marketing, si tratta di una solida base di business. E
questo la Casaleggio Associati fa.
Se qualcuno pensava ancora che la Casaleggio Associati fosse solo un
gruppo di persone appassionate della comunicazione in Rete che si dedica
al blog di Beppe Grillo (e a quello, ricordiamolo, di Antonio Di
Pietro), dopo aver letto di questo vorticoso intreccio di partnership
aziendali, clienti, collaborazioni, si dovrà ricredere. Qualche domanda
se la stanno ponendo, per esempio, molti «grillini» della prima ora che
nel corso degli ultimi anni hanno criticato alcune virate di Beppe
Grillo, castigatore senza pietà dei costumi delle imprese italiane che
lentamente (oltre all’ex padrone di Casaleggio, Telecom) sono uscite
fuori dal mirino del neo-Savonarola (l’associazione non è nostra ma
della stessa Casaleggio) ligure.
Ora Grillo parla quasi esclusivamente di politica e di politici. E dov’è
finito il «messaggio» della prima ora, quello della lotta contro il
«signoraggio monetario»? Se qualcuno sulla rete dei Meetup o
nei commenti sul blog di Grillo pone l’interrogativo si vedrà cancellare
o non pubblicare la propria opinione. E chi cura direttamente e
capillarmente il blog di Grillo e la rete dei Meetup? Il
fratello di Gianroberto Casaleggio, Davide. Dopo tutto le regole della
«moderazione» sul web le detta chi mette in Rete una determinata
piattaforma o sito. Funziona così ovunque, funziona così anche sul sito
di Grillo. Certi argomenti, determinate domande non compaiono. Abbiamo
fatto personalmente una prova, «postando» sul blog di Grillo determinati
temi scomodi e il commento non veniva approvato. Compariva solo se si
utilizzava un determinato termine spezzato dalla punteggiatura. Ma anche
in questo caso il commento dopo poco spariva. Come su YouTube, dove
video che criticano esplicitamete il rapporto fra Casaleggio e Grillo
scompaiono con frequenza impressionante, così avviene per gli interventi
nei Meetup più «popolati». Ma la Rete è più ampia di quanto la
Casaleggio possa controllare e qualche Meetup riesce a
sfuggire.
A fare i conti con il controllo sulla comunicazione collegata al
fenomeno Grillo esercitato da Casaleggio è stato nel 2007 il blogger e
giornalista Piero Ricca. Chiamato per moltiplicare le offerte sul sito e
per attrarre nuovi utenti e nuovi «commentatori». Probabilmente ci si
era resi conto che in quella fase il sito, per la parte degli interventi
del pubblico, era «stagnante», che a commentare i post di grillo erano
sempre gli stessi, anche se sempre tanti. Quindi la scelta cade su un
blogger emergente, Ricca appunto. E che da accordi avrebbe dovuto essere
pagato dalla Casaleggio Associati. Duecento euro a intervista forfettari
spese incluse. Compenso che però, secondo Ricca, non gli viene
corrisposto nei termini concordati all’inizio e Gianroberto Casaleggio
ricontratterebbe la collaborazione chiedendogli di occuparsi della
comunicazione di alcune aziende sanitarie. Ricca rifiuta. Da qui secondo
Ricca il conflitto, e non si procede né sul piano economico né sulla
ridefinizione del rapporto contenutistico della collaborazione e la
situazione precipita. «A questo punto interpello direttamente Beppe
Grillo – racconta Ricca – (…) Lui è informato della decisione di
Gianroberto Casaleggio. (…) Osserva che “negli aspetti manageriali” del
blog lui non entra. Ritiene però, fidandosi del gestore, che la
difficoltà non sia di natura economica. Forse il problema – dice – è
«l’eccessiva aggressività» di qualche intervista. (…) Poi si gira verso
di me ed esprime un disagio: “Ti vedo sospettoso, non essere
sospettoso”». E Ricca scompare dal blog di Grillo. Solo per un
contenzioso relativo ai 200 euro spese incluse pattuiti per ciascuna
intervista? Secondo Gianroberto Casaleggio, a quanto risulterebbe dalle
dichiarazioni rilasciate sul blog di Grillo e su vari Meetup,
sì. Fine della storia. Abbiamo fatto richiesta di spiegazioni via mail e
non abbiamo ottenuto risposta.
Qualcosa intanto si sarebbe incrinato negli ultimi tempi anche nel
rapporto che la Casaleggio Associati ha instaurato con Antonio Di Pietro
e l’Idv. Delle crepe si erano manifestate già nel corso della campagna
elettorale dell’anno scorso. Alcuni candidati «di peso» come Luigi De
Magistris avevano gentilmente rifiutato di affidarsi al modello
Casaleggio preferendo fare da sé. La ragione era molto semplice. Il
modello offerto dalla Casaleggio Associati è estremamente centralizzato.
A scatola chiusa. Per lavorare con loro, per usufruire dei loro servizi,
è necessario affidarsi totalmente alla loro organizzazione. E questo,
inevitabilmente, può entrare in contrasto con le logiche della politica.
Un contrasto, segnalano in molti dell’entourage di Tonino Di Pietro, che
in queste ultime settimane starebbe portando a una rottura. Bocche
cucite, ufficialmente, sia sul fronte politico che su quello aziendale,
ma ormai in molti si attendono da un momento all’altro l’annuncio del
divorzio.
Ritorniamo però alle strategie di marketing (politico e no) della
Casaleggio Associati, e agli influencer e all’importanza che viene loro
data, e non solo da questa società italiana. Si legge sul sito web della
Microsoft: «Uno studio della società statunitense Rubicon Consulting ha
tracciato il profilo degli influencer, la loro diffusione e le modalità
di comunicazione e di propagazione dei loro messaggi. Le comunità
online, gli spazi dove agiscono gli influencer, non sono tutte uguali,
ognuna ha peculiarità proprie». Non si capisce se questo brano l’abbia
scritto Gianroberto Casaleggio stesso o se a questo testo del gigante
statunitense si sia rifatto. E poi l’articolo della Microsoft prosegue:
«Le comunità online originate dalle connessioni, come Facebook, sono le
più frequentate (25 per cento degli utenti) e le più importanti per i
giovani sotto i 20 anni, seguono, con circa il 20 per cento, quelle con
attività in comune e condivisione di interessi. La maggior parte degli
utenti delle comunità ha un’età tra i 20 e i 40 anni. In questo contesto
operano gli influencer». Ecco fatto il ritratto del militante «grillino»
tipo. E chi sono gli influencer di Grillo, dove si muovono, dove
agiscono? All’inizio sulla rete di Meetup, la piattaforma a
pagamento statunitense molto pubblicizzata dalla Casaleggio Associati e
dai loro partner statunitensi è praticamente obbligatoria per chi voglia
aderire alla rete degli amici di Grillo. Poi su YouTube e Facebook. È
qui che si è creata la fortuna del messaggio di Grillo, nell’uso
controllato capillarmente dalla Casaleggio Associati di questi mezzi.
E come si inseriscono le componenti individuate da Casaleggio prima e da
Microsoft poi (o viceversa?) nella strategia che il gruppo starebbe
sperimentando? E quali sono i contenuti e le strategie di un gruppo che
non fa mistero di avere un’idea ben precisa di cosa siano e cosa
dovrebbero essere la democrazia e la politica? Ci sono due video
illuminanti di quale sia l’ideologia che muove Gianroberto Casaleggio e
i suoi soci. Il primo, del 2007, attualmente scomparso dal sito
aziendale ma ancora rintracciabile sul web, si rivolge all’informazione.
Il titolo è inequivocabile:
Prometeus – La Rivoluzione dei media. E vediamo il
contenuto. «L’Uomo è Dio, è ovunque, è chiunque, conosce ogni cosa.
Questo è il nuovo mondo di Prometeus. Tutto è iniziato con la
Rivoluzione dei media con internet alla fine del secolo scorso… la Rete
include e unifica tutto il contenuto: Google compra Microsoft, Amazon
compra Yahoo! diventando così i leader mondiali dell’informazione
assieme a Bbc, Cnn e Cctv… La pubblicità è scelta dai creatori di
contenuti, dagli stessi autori e diventa informazione, confronto,
esperienza. Nel 2020 Lawrence Lessing, l’autore di Cultura Libera
diventa ministro della Giustizia degli Stati Uniti e dichiara il
copyright illegale. Dispositivi che replicano i cinque sensi sono ormai
disponibili nei mondi virtuali. La realtà può essere replicata in Second
Life. (…) Nel 2022 Google lancia Prometeus l’interfaccia standard degli
Agav. Amazon crea Place, un’azienda che replica la realtà. Puoi andare
su Marte, alla battaglia di Waterloo, al SuperBowl di persona. È reale!
(…) Nel 2027 Second Life si evolve in Spirit. La vendita di memoria
diventa una normale attività commerciale. Nel 2050 Prometeus compra
Place e Spirit. La vita è virtuale è il mercato più grande del Pianeta.
Prometeus finanzia tutte le missioni spaziali alla ricerca di nuovi
mondi per i propri clienti, gli avatar terrestri». No, non è il sequel
di Nirvana di Gabriele Salvatores e meno che mai la
sceneggiatura di Atto di forza con Arnold Schwarzenegger.
Questo è, secondo Casaleggio Associati, un video di «scenario» inserito
come messaggio di identità aziendale.
Il secondo video invece parla di politica. Si intitola
Gaia, il futuro della politica ed è tuttora ben
visibile sulla homepage del sito aziendale. Al contrario del precedente,
in inglese ma sottotitolato in italiano, questo è disponibile in inglese
e spagnolo. Immagini e plot simili. Si inizia con un pastone che
racconta per brevi linee i progressi della comunicazione politica nella
storia, accostando con qualche azzardo Savonarola, Gengis Khan, Obama,
Beppe Grillo, Hitler, Mussolini, Bill Clinton (ovviamente sulla
strategie di innovazione della propaganda più che della comunicazione) e
poi, come nel video precedente, si lancia in previsioni future, in cui
Google, ancora una volta, diventa il centro della rinascita della
democrazia diretta fino a quando, dopo una terza guerra mondiale, la
popolazione della Terra si riduce a solo un miliardo di abitanti e alla
fine, grazie ovviamente alla Rete, nasce Gaia, il nuovo governo
mondiale. E poi: «Ogni essere umano può diventare presidente e
controllare il governo attraverso la Rete. In Gaia i partiti, la
politica, le ideologie e le religioni scompaiono». Non temete, nel 2054,
non prima.
L'Italia truccò i
conti per entrare nell'euro,
Helmut Kohl lo sapeva ma "ignorò gli avvertimenti sul rischio
Italia" perché era convinto che la moneta unica fosse "il destino
dell'Europa". Der Spiegel ha scagliato il sasso e il Times volentieri lo
rilancia. Der Spiegel ha avuto accesso a centinaia di pagine di
documenti del governo tedesco del 1997 e 1998 da cui trae la conclusione
che l'allora cancelliere Helmut Kohl "era perfettamente informato della
situazione di bilancio" italiana e consapevole che "l'Italia non aveva i
conti in regola per entrare nell'euro", ma per motivi politici non volle
trarne le conseguenze.
"Operazione
autoinganno", scrive il settimanale tedesco, che rivela i retroscena
dell'ingresso italiano nell'euro nel numero in edicola questa
settimana, in un servizio di cinque pagine basato sui rapporti
dell'ambasciata tedesca a Roma, su note interne dell'esecutivo e su
verbali di colloqui avuti dal cancelliere. A decidere sull'ingresso
dell'Italia "non furono criteri economici, ma considerazioni
politiche", osserva Der Spiegel. "In questo modo – denuncia – si
creò il precedente per una decisione sbagliata ancora maggiore presa
due anni dopo, l'ingresso nell'euro della Grecia".
La polemica
rimbalza sul
Times di Londra. Il corrispondente da Berlino David Charter scrive
che gli esponenti governativi tedeschi lanciarono numerosi "warning"
avvertendo che l'Italia non era pronta a entrare nell'euro. Avvertimenti
"ignorati" da Kohl, secondo quanto risulta dalle carte segrete rivelate
grazie alla legge sulla libertà dell'informazione.
L'Italia – si
legge sul Times - rappresentava un "rischio speciale" per l'euro, fin
dal suo inizio nel 1999, poiché "continuava a rifiutarsi di ridurre il
suo enorme debito", avvertì un memorandum "profetico" inviato a Kohl
nove mesi prima del lancio della moneta unica. Kohl fu avvisato che
l'Italia usava trucchi contabili per mostrare sulla carta che faceva
progressi, mentre in realtà il suo debito cresceva. Kohl trascurò le
allerte e insistette che l'Italia doveva entrare nella prima ondata,
dicendo che sentiva "il peso della storia" sulle sue spalle. Il Times
riferisce la conclusione dello Spiegel: "I documenti dimostrano quello
che finora si supponeva soltanto". "L'Italia non avrebbe mai dovuto
essere accettata" nell'eurozona.
All'inizio del
1997, esponenti del ministero delle Finanze tedesco dissero a Kohl che a
Roma "importanti misure strutturali di risparmio dei costi venivano
quasi completamente omesse per considerazioni di consenso sociale". Il
negoziatore capo sull'euro, Horst Koehler, che poi divenne presidente
della Germania, mandò a Kohl nel marzo del 1998 uno studio che
concludeva che l'Italia non aveva rispettato le condizioni "per una
riduzione permanente e sostenibile del deficit e del debito". Kohl
replicò che era fiducioso che tutti i governi avrebbero fatto le
necessarie riforme strutturali "nei prossimi anni". Joachim Bitterlich,
ex consulente di politica estera di Kohl, ha affermato ieri: "Non senza
gli italiani, per favore. Era questa la parola d'ordine politica".
In una nota del
gennaio 1998, Bitterlich disse che la riduzione del deficit dell'Italia
era basata principalmente sull'incerta tassa per l'Europa e su tassi
d'interesse insolitamente bassi. Poche settimane dopo, prosegue il
Times, esponenti governativi olandesi dissero a Kohl: "Senza misure
aggiuntive da parte dell'Italia che diano prova credibile della
longevità del consolidamento, l'accettazione dell'Italia nell'eurozona è
attualmente inaccettabile". Kohl rispose loro che il governo francese lo
aveva avvertito che si sarebbe ritirato se l'Italia fosse stata esclusa.
Poche settimane
prima del lancio della moneta unica, si legge ancora sul Times, Stephan
Freiherr von Stenglin, attaché finanziario dell'ambasciata tedesca a
Roma, mandò un messaggio "drammatico": "Sorge la domanda se un paese con
un rapporto di indebitamento estremamente alto non rischi di mettere a
rischio il successo dei suoi sforzi di consolidamento, danneggiando di
conseguenza non solo se stesso, ma anche l'unione monetaria". Conclude
il Times: "Era un altro avvertimento inascoltato da parte del
cancelliere tedesco".
L'avventura della
De Tomaso – e della famiglia Rossignolo che voleva farla
rivivere – è ormai alle battute conclusive. Ieri l'azienda ha depositato
una proposta di concordato preventivo, che, dal punto di vista
legal-amministrativo, è il passo immediatamente precedente al
fallimento. In base a tale esercizio, la società ormai insolvente
propone ai propri creditori rimborsi inferiori ai debiti maturati: se,
però, il tribunale non è d'accordo o se i creditori non accettano, si va
alla serrata tout court. La mossa segue la messa in liquidazione della
De Tomaso, avvenuta appena il 24 aprile.
Era già tutto
previsto.
Inutile aggiungere che i principali creditori del marchio sono gli
stessi 1.200 dipendenti (1.000 in Piemonte e 200 in Toscana), la maggior
parte dei quali non riceve lo stipendio da mesi e il cui Tfr (15 milioni
di euro in totale) fu ceduto ai Rossignolo dalla
Pininfarina (per la parte di Grugliasco). In linea teorica, al
trattamento di fine rapporto dovrebbe far fronte l'Inps, ma quando? E
quegli stipendi saranno mai pagati? Gli operai tremano per il loro
futuro e da settimane sono in presidio permanente di fronte alla
fabbrica. Insomma, il disastro che più volte
Quattroruote ha paventato, sottolineando in continuazione come
fosse evidente la mancanza di un'adeguata consistenza finanziaria, s'è
puntualmente verificato.
Sindacati.
Ora, com'era da prevedersi, tutti coloro che hanno appoggiato i
Rossignolo si chiamano fuori, dopo aver legittimato una sceneggiata che
è servita soltanto a portare la situazione allo sfascio. Curioso notare
che fra i creditori ci siano anche i sindacati, Fiom in testa, che hanno
sempre dato credito alle panzane su fantomatici investitori esotici:
l'azienda, infatti, non ha mai versato alle sigle di rappresentanza le
quote sindacali trattenute regolarmente dalle buste paga. L'ennesima
vergogna in una storia che non fa onore a nessuno e il cui prezzo è
pagato soltanto dagl'incolpevoli lavoratori.
Toyota Prius è il
modello più venduto al mondo nei primi tre mesi dell'anno.
I dati di vendita
delle auto nuove a livello mondiale hanno riservato una grossa sorpresa
nel primo trimestre di quest'anno: la
Toyota Prius, un modello ibrido dunque, è risultata l'automobile
più venduta al mondo, con i 256.000 esemplari immatricolati globalmente,
come riportato dal sito focus2move.
Fortissimo in
Giappone e USA. Il grande successo
della Prius ha radici facilmente individuabili nella campagna di
generosi incentivi alle auto più ecologiche varata a gennaio in
Giappone, dove peraltro il modello
Toyota è da tempo ai vertici delle vendite. L'ampliamento della
gamma con l'ingresso di nuove varianti di carrozzeria ha fatto il resto.
Anche il contributo del mercato americano è stato rilevante: nel mese di
aprile, l'ibrida giapponese ha messo a segno il suo record di vendite
classificandosi al quinto posto tra i modelli di maggiore successo.
Più su della
Corolla. Alle spalle
della Prius troviamo in questa classifica la Toyota Corolla/Auris,
inquilina abituale dei piani alti della graduatoria, che nel primo
trimestre dell'anno è stata superata di circa 4.200 pezzi. A completare
il podio, la
Ford Focus, che è stata recentemente lanciata in Corea del Sud e
miete successi in Europa e Stati Uniti.
Le prime dieci.
Per la cronaca, la top ten mondiale è monopolizzata da Toyota,
Ford e
Volkswagen, ciascuna con tre modelli in classifica: Prius,
Corolla e Camry per la prima, Focus, Fiesta e il pick-up F-Series per la
seconda, Golf, Polo e Passat per la terza. Unica portabandiera di
GM ai piani alti della classifica è la
Chevrolet Cruze, risultata sesta.
Fabio Sciarra
Torino. La
Fiom vince 11 cause contro Fiat
Alla lista delle cause vinte dalla Fiom contro la Fiat ne va aggiunta
una che vale per undici.
-
Redazione-
8 maggio 2012- Ieri mattina la sezione lavoro del Tribunale di Torino ha
riconosciuto infatti che ben 11 società controllate dal gruppo
hanno tenuto un «comportamento antisindacale» negando di
trasferire alle casse della Fiom la «cessione parziale del credito»
dovuta mensilmente per il pagamento delle quote associative nel
sindacato.
Si
tratta di Ftp Industrial, Fiat Service, Automotive Lighting, Fiat Sepin,
Magneti Marelli, Fga Capital, Iveco, Sistemi Sospensioni, Abarth,
Powertrain, Sirio e Comau. Tutte si erano rifiutate di «girare»
alla Fiom le quote perché quest’ultima non aveva firmato il contratto
Fiat (nel frattempo uscita da Confindustria). Ma in tal modo
hanno impedito la libera scelta dei singoli lavoratori di sostenere il
sindacato di appartenenza.
La
sentenza è particolarmente interessante perché riprende ben quattro
pronunce della Cassazione sullo stesso tema (e per sindacati molto meno
imponenti, come quelli di base), chiarendo che quella «cessione di
credito» è un atto tra privati che non può essere impedito da
chicchessia. Tanto più che non si tratta di una «cessione in pagamento
di un prestito» – per acquistare un’auto, per esempio. Né c’è pericolo
che possa essere avvicinata quella soglia-limite del 20% (la famosa
«cessione del quinto»), che la legge pone a difesa delle retribuzioni
dei lavoratori dipendenti.
Nemmeno il referendum del 1995 può impedire la «cessione» per le quote,
perché il quesito allora approvato era finalizzato a impedire che la
«trattenuta» fosse prorogata a vita (a favore del sindacato), anche
quando il lavoratore aveva mancato di rinnovare l’iscrizione. Proprio la
Fiom è l’unica organizzazione ad aver condotto una revisione completa
del tesseramento, in modo da evitare le iscrizioni dimenticate o «a
propria insaputa».
Nè
il giudice ha preso in considerazione le doglianze degli avvocati Fiat
sull’«eccessiva onerosità» di
questa intermediazione per il datore di lavoro. Anzi, proprio le lettere
inviate dalle società alla Fiom sono diventate «prove» della condotta
antisindacale. Lì infatti non veniva nemmeno menzionata la questione dei
«costi per il datore di lavoro» – risibile, visto che le trattenute
vengono già effettuate in automatico per gli iscritti a tutti gli altri
sindacati – ma solo presunti vincoli stabiliti in una legge del 1950 e,
appunto, la mancata firma del contratto 2011; quello in cui il «modello
Pomigliano» diventa «legge» per tutti gli stabilimenti Fiat.
Il
giudice ha pertanto ordinato alle undici società del Lingotto di
riprendere immediatamente a operare le trattenute e a girarle alla Fiom.
La quale – nel prendere ovviamente atto con soddisfazione della sentenza
– ha scelto anche di rinunciare agli arretrati.
«Questa decisione – sopiega Giorgio Airaudo, segretario
nazionale con delega per l’auto – riguarda oltre 3.000 iscritti alla
Fiom, che ha da poco concluso la verifica delle iscrizioni; sono
insomma, lavoratori che hanno appena confermato la loro adesione».
«Abbiamo voluto evitare che la Fiat potesse fare una ritorsione nei
confronti di lavoratori che già prendono molto meno a causa della cassa
integrazione a singhiozzo cui sono sottoposti molti stabilimenti. Non
era il caso che gli arrivasse, in unica soluzione, il conto delle
trattenute arretrate per la tessera».
Caso
Telecom-Luciani
Spunta il nome di Agrusti
Ipotesi di una
difesa del manager in Brasile a tutela del business di Onda. Ma il
presidente di Unindustria: «A qualcuno diamo fastidio, pronto a
querelare»
PORDENONE. Spunta
il nome del presidente di Unindustria Pordenone e fondatore di Onda
Communication Michelangelo Agrusti nel caso dell’estromissione di Luca
Luciani dal vertice operativo di Tim Brasil, società controllata da
Telecom. E’ stato lui, secondo quanto riporta Giovanni Pons su la
Repubblica, a tirare «i fili della difesa estrema di Luciani, volato
in quei giorni in Brasile per coordinare meglio la manovra».
Il manager Luca
Luciani è stato defenestrato da tutti gli incarichi in Telecom dopo che
Franco Bernabè ha letto i 14 faldoni dell’inchiesta condotta dal pm
Albredo Robledo sulle truffe delle sim card, avvenuta a Milano tra il
2006 e il 2008. «Ciò che preoccupa di più alcuni consiglieri Telecom –
scrive Pons – è la difesa di Luciani che uomini collegati in diverso
modo all’azionista Generali hanno organizzato per cercare di evitare la
traumatica uscita». Ha cominciato Carmelo Furci, plenipotenziario di
Generali in Brasile; quindi Mauro Sentinelli, consigliere Telecom ed ex
presidente di Onda communication indicato da Generali. Poi Aldo Minucci,
vicepresidente con delega all’Audit, ex alto dirigente di Generali e ora
presidente dell’Ania.
La «difesa
estrema» di Luca Luciani viene attribuita a Michelangelo Agrusti,
fratello di Raffaele, attuale direttore generale di Generali.
L’imprenditore al vertice di Unindustria dà vita nel 2003 a Roveredo in
Piano a Onda Communication, operante nelle telecomunicazioni e
specificatamente nel mercato del “Mobile Broadband” e leader nelle
soluzioni di trasmissione dati e voce (principalmente telefoni cellulari
e chiavette internet Usb che da anni fornisce a Telecom). Da questa
esperienza, nel 2009, è nata anche “Onda do Brasil”. Nel mirino dei
revisori interni della Telecom, riporta la Repubblica, sono
finiti consistenti acquisti di materiale fornito da Onda: «100 mila
terminali modello TQ 150 al prezzo di 102 euro a pezzo andati quasi
tutti invenduti, con una perdita per l’azienda quantificabile in 7/8
milioni, oltre a 300 mila chiavette Usb a 30 euro l’uno, quando in
magazzino ne giacevano ancora 400 mila». Si tratta di cellulari e
chiavette prodotti dalla cinese Zte, «rappresentata direttamente da
Agrusti in Brasile».
Da Valencia, dove
sta partecipando ad una convention di Telecom, il presidente di
Unindustria ha replicato: «Onda è un’azienda commerciale e non
interferisce su cose che non la riguardano. In Brasile siamo per vendere
prodotti e non per partecipare alla difesa di aziende di altri». Con
Luciani l’amicizia «è di lunga data. E l’amicizia è un valore assoluto
che nulla ha a che fare con il business».
Alle “ombre” che
si addensano sui contratti brasiliani di Onda, Agrusti ribatte: «Onda è
un’azienda da dieci anni all’avanguardia nelle tecnologie di accesso
alla banda larga mobile e si è guadagnata il mercato vincendo tutte le
gare a cui ha partecipato, avendo come concorrenti esclusivamente
competitori cinesi. In Sudamerica andiamo a vendere, non a difendere
manager».
Ma perché, allora,
Onda è finita nel mirino dei revisori Telecom? «Evidentemente a qualcuno
diamo fastidio», taglia corto Agrusti promettendo querele: «Il mercato è
crudele e ristretto e qualcuno vuole attribuire la leadership di Onda ai
rapporti piuttosto che alla ricerca e al successo».
Domenica 06 Maggio
2012 15:12
| Scritto da Administrator |
Il giornalista
Domenico Longo, editore del periodico l’Altra Voce, Benevento, una
denuncia querela del noto giornalista Domenico Longo, editore del
periodico L’Altra Voce, è stato presentato, al Procuratore della
Repubblica di Benevento, "per alto tradimento, truffa, abuso di ruolo
preminente, resa in schiavitù, istigazione al suicidio e/o per gli altri
reati, che la S. V. Ill.ma – è detto nella denuncia – vorrà ravvisare
nei comportamenti e negli atti del prof. Mario Monti, nelle Sue funzioni
di Presidente del Consiglio dei Ministri e nei comportamenti ed atti
degli altri Componenti dell’Esecutivo Nazionale."
E' accaduto a
Benevento, lo si apprende da Abruzzopress di Marino Solfanelli, Chieti,
La ben articolata
“denuncia querela”, recita:
"Premesso:che all’atto dell’emissione del denaro a cura della Banca
Centrale Europea, la stessa lo addebita per l’intero suo ammontare,
attraverso la formula del prestito, al Governo italiano e di conseguenza
al popolo italiano; che a prescindere dalle cause dell’emissione, siano
cioè esse legate a richieste dei Governi p.t. o ad esigenze dei mercati
finanziari interni, la Banca che emette genera in ogni caso debito con
la mera emissione di banconote a danno del popolo italiano; che tale
debito è assolutamente inestinguibile se non attraverso la restituzione
di tutto il volume monetario circolante ed esistente sul territorio
nazionale; che tale volume circolante rappresenta il debito pubblico,
attualmente ammontante a circa duemila miliardi di euro, che
rappresentano circa un quarto dell’insieme del valore stimato di tutti i
cespiti privati nazionali; che su tale debito gravano annualmente
interessi passivi (ultimamente di circa ottanta miliardi di euro) fatti
gravare sul popolo italiano attraverso le imposizioni fiscali; che tali
interessi drenano annualmente denaro dal territorio nazionale pari al
loro intero ammontare; che alla lunga tale pratica genera rarità
monetaria con conseguente penalizzazione di tutto il comparto
produttivo, al punto da rendersi necessaria la richiesta di nuove
emissioni (in prestito) di denaro; che ad ogni emissione (alla predetta
condizione del prestito) il debito pubblico aumenta nel suo ammontare e
con esso cresce la quota degli interessi passivi annui; che il debito
pubblico, dunque, può solo aumentare (e questa, nel tempo, rappresenta
una costante verificabile) ma non può essere estinto pena la totale
paralisi dell’economia nazionale.
Tanto premesso si
invita la S. V. Ill.ma a promuovere un’indagine capace di accertare la
veridicità di quanto esposto in premessa; ma più in particolare con la
presente denuncia querela si domanda di indagare sull’operato del prof.
Mario Monti nelle Sue funzioni di Capo del Governo italiano, esperto
finanziere ed uomo legato ai massimi vertici bancari internazionali, il
quale, da Presidente del Consiglio dei Ministri continua ad asserire di
volere e di poter sanare il debito pubblico ed in forza di tale mendace
assunto ha messo in atto una politica fiscale vessatoria ai danni del
popolo italiano, con l’introduzione di condizioni che di fatto salassano
le famiglie, soprattutto quelle a più basso reddito, la cui potenziale
capacità reddituale già in passato ed in moltissimi casi non consentiva
la dignitosa sopravvivenza come garantita dalla nostra Carta
Costituzionale a mente dell’art. 36, tanto da aver indotto migliaia di
operatori commerciali e di imprenditori a scegliere come soluzione
estrema la via del suicidio. Il prof. Monti, peraltro, è ritenuto
esperto in economia e finanza e dunque, anche in forza dei ruoli che ha
ricoperto nel recente passato, ciò è assolutamente credibile. Non si
capisce, tuttavia, come possa ritenere Egli di poter sanare il bilancio
dello Stato senza minimamente accennare alla necessità di voler
correggere il truffaldino sistema di emissione monetaria attuato dagli
Istituti privati preposti a ciò. Né appaiono comprensibili le ragioni
per le quali lo Stato abbia rinunciato alla propria sovranità monetaria
affidandosi per l’espletamento di tale “particolare compito” a delle
Società di Capitali, private.
Ad una attenta
verifica dei bilanci redatti dalla Banca D’Italia (Società privata
partecipante al capitale della BCE nella misura del 14,70% e che funge
da filiale della stessa BCE nei rapporti con l’Italia – rigorosamente
privata -), inoltre, è emerso che la stessa impunemente li tarocca (li
falsifica) inverando il valore del denaro all’atto dell’emissione, con
la scrittura contabile dello stesso denaro nel prospetto delle passività
del proprio bilancio, al valore nominale. Il denaro assume valore solo
nella fase della circolazione perché in tale fase diviene elemento che
misura e riscatta beni e ciò per mera convenzione sociale. A nessuna
azienda è consentito di scrivere nelle poste passive del proprio
bilancio merci o beni prodotti al valore di vendita ma, in tale
prospetto, le è dovuto scrivere solo la sommatoria dei costi legati alla
produzione dei beni. Si sottolinea che per produrre una banconota
vengono impiegati pochi centesimi e che essa non è garantita più da oro
o da altro tipo di beni capaci di giustificarne il valore all’atto
dell’emissione. Unitamente al prof. Monti voglia la S. V. Ill.ma
verificare l’eventuale collaborazione per un medesimo disegno criminoso
da parte degli altri componenti dell’attuale Governo italiano anche alla
luce del fatto che quasi tutti i predetti componenti sono legati (come
si può evincere dalla successiva scheda) a gruppi bancari o finanziari
di grosso rilievo internazionale o nazionale, che hanno in pochi anni
generato miseria in tre quarti d’Europa, gettando nella disperazione
milioni di famiglie ed aziende col chiaro intento di sottrarre loro i
beni privati di proprietà: prova migliore n’è rappresentata dal fatto
che tutti gli Stati dell’Eurozona risultano inesorabilmente indebitati a
prescindere dalle loro capacità e potenzialità produttive. Miglior sorte
non è toccata ai Paesi del dollaro zona, il cui sistema di emissione è
identico al nostro.
Alla denuncia, segue una breve "SCHEDA DEI COMPONENTI DEL GOVERNO
ITALIANO"
Mario
Monti
-" Presidente del Consiglio; Economia e Finanza ad interim: Dal 2010 è
presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse
e di orientamento “neoliberista” fonda-to nel 1973 da David Rockefeller.
È membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg (chiacchie\rato
gruppo di affaristi) i cui rapporti ed incontri sono altamente
segretati, ragion per cui detti incontri vengono valutati come veri e
propri complotti. Dal 2005 è international advisor per Goldman Sachs e
precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs
Global Market Institute, presieduto dalla economista statunitense Abby
Joseph Cohen. È advisor della Coca Cola Company.,"
Corrado
Passera
-" Sviluppo Economico: amministratore delegato di Banca Intesa, artefice
dell'integrazione tra Banca Intesa e Sanpaolo IMI, che diedero vita ad
Intesa Sanpaolo;"
Piero
Gnudi
- "Ministro senza portafogli: Consigliere di Amministrazione di
Unicredito Italiano. È stato Presidente di IRI ed ENEL. Promotore del
sistema delle privatizzazioni col Governo Prodi. Attualmente
collaboratore di Unicredito italiano, Astaldi, Enichem, Stet, Merloni,
Ferrè, Beghelli, Irce, Ferrero, Marino Golinelli, Dalmazia Trieste srl."
Fabrizio
Barca
- "Ministro senza portafogli per la Coesione territoriale: Direttore di
Area nel Servizio Studi della Banca d'Italia S.P.A., già Capo del
Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione, poi al Tesoro
con Carlo Azeglio Ciampi, dove ha diretto il dipartimento per le
politiche territoriali di sviluppo."
Piero
Giarda
– ""Rapporti con il Parlamento: socio di "ASTRID" e dell'Aspen
Institute".
Francesco Profumo
– "Istruzione Università e Ricerca: Già membro del Consiglio di
Amministra-zione di Reply, di Fidia SpA, Unicredit Private Bank, il 12
aprile 2011 è stato nominato membro del Consiglio d’Amministr. di
Telecom Italia e ha svolto ruolo di Consigliere per Il Sole 24 Ore e per
Pirelli."
Paola
Severino di Benedetto
– "Giustizia: Ha difeso, tra gli altri, Romano Prodi nel processo sulla
vendita della Cirio; il legale della Fininvest Giovanni Acampora nel
processo Imi-Sir; Francesco Gaetano Caltagirone nell'inchiesta di
Perugia su Enimont; Cesare Geronzi per il crac della Cirio. Ha lavorato
nello studio di Giovanni Maria Flick prima che questi fosse nominato
Guardasigilli del governo "
"Di Benedetto,
marito della Severino, è l'ex funzionario che diventò commissario
Consob.di Paolo Di Benedetto si sapeva solo che era amministratore
delegato della società di gestione dei fondi di investimento delle
Poste. Di Benedetto è dal marzo 2000 amministratore delegato di
BancoPosta Fondi Sgr. Lo ha nominato l'ex amministratore delegato delle
Poste, Corrado Passera."
Elsa
Fornero
– "Lavoro, Politiche Sociali, Pari Opportunità: Vicepresidente del
Consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo. Vicepresidente della
Compagnia di San Paolo. Membro della commissione di esperti valutatori
presso la World Bank (2003-4). Sposata all’economista Mario Deaglio
Presidente del Consiglio d’Amministrazione di Consel SpA, società
finanziaria con sede a Torino, del Gruppo Banca Sella e partecipata da
Alleanza Toro; fratello di Enrico Deaglio di “lotta Continua”.
Conclude il
gironalista Longo, dopo avere ricordato i percorsi dei membri del
governo, "Con la presente denuncia, dunque, il sottoscritto ribadisce la
propria volontà di presentare, come di fatto presenta,"
F1: Schumacher
contro le gomme Pirelli
Secondo Schumacher
le Pirelli non consentono ai piloti di sfruttare al meglio le monoposto.
TELECOM
ITALIA: TELCO RETTIFICA LA PARTECIPAZIONE PER 901 MILIONI
09:18 04 MAG 2012
Il 3 maggio 2012 il Consiglio di Amministrazione di Telco (socio di
riferimento di Telecom Italia con il 22,4% del capitale sociale) preso
atto delle dimissioni del Sig. Mario Martin, consigliere designato dal
socio Telefonica, ha cooptato la Sig.ra Natalia Sainz Stuyck. Il
Consiglio di Amministrazione ha inoltre approvato una situazione
patrimoniale al 31 gennaio 2012 che chiude con una perdita nei nove mesi
di Euro 1.001 milioni, dopo una rettifica di valore della partecipazione
in Telecom Italia di complessivi Euro 901 milioni. A valle di tale
rettifica il valore di carico della partecipazione in Telecom Italia
ammonta ad Euro 4.505 milioni, corrispondente ad Euro 1,5 per ciascuna
azione ordinaria Telecom Italia. La rettifica riflette una valutazione
condotta da una banca di investimento internazionale di primario
standing che ha rilasciato una fairness opinion sulla congruita' del
valore di carico.Inoltre, a seguito di confronti gia' avviati con i soci
ed il sistema bancario, il Consiglio ha approvato un'operazione di
rifinanziamento dei bond (Euro 1,3 miliardi gia' sottoscritti pro-quota
dai soci) e dei debiti verso il sistema bancario (Euro 2,1 miliardi),
entrambi in scadenza tra maggio e ottobre prossimi. Piu' in particolare
l'operazione, in fase di perfezionamento, prevede: - un aumento di
capitale di complessivi Euro 600 milioni e l'emissione di un nuovo
prestito obbligazionario nell'ordine di Euro 1.750 milioni, entrambi
destinati ad essere sottoscritti pro-quota dai soci sulla base delle
rispettive partecipazioni al capitale; - una nuova linea bancaria in
pool nell'ordine di Euro 1.050 milioni.
Il controllo
di Telecom pagato a caro prezzo: 10 miliardi in cinque anni
Telco svaluta
ancora il 22,5%. Per Telefónica, Generali, Mediobanca e Intesa nuovo
impegno da 2,3 miliardi
Come si possono
sintetizzare i cinque anni «italo-spagnoli» di Telecom? Ricorrendo ai
numeri. Il passaggio del controllo da Olimpia a Telco nel 2007 è stato
pagato da Telefonica 4,1 miliardi, altri 230 milioni sono serviti per
stabilizzare la compagine nell’immediato dopo-acquisizione e altri 2,6
miliardi sono stati impegnati nel 2010 per sistemare l’indebitamento
della scatola di controllo.
Ieri, infine, il
debito è stato nuovamente risistemato con un impegno maggiore dei
quattro soci (Telefonica, Generali, Intesa e Mediobanca) di un miliardo.
E i dividendi? Praticamente l’esposizione debitoria di Telco li ha
mangiati tutti al ritmo di 130-140 milioni all’anno
Un primo conto, perciò, è possibile realizzarlo. In questo quinquennio
la «presa» su Telecom ha costretto i soci a movimentare circa 8,5
miliardi di euro ai quali però non è corrisposto un adeguato ritorno in
termini di investimento. Il calcolo non comprende la partecipazione
iniziale all’impresa di Mediobanca e Generali che conferirono alla
holding le quote già detenute in Telecom e che comunque comportarono in
diverse epoche un esborso complessivo superiore al miliardo.
Per comprendere meglio le dinamiche finanziarie, è necessario partire
dall’ultimo atto, cioè dal cda di Telco svoltosi ieri. La società ha
registrato nei primi nove mesi dell’esercizio 2011-2012 terminati il 31
gennaio una perdita di un miliardo perché ha deciso di svalutare
nuovamente la sua quota a un prezzo unitario di Telecom di 1,5 euro da
1,8 con una perdita di 900 milioni (ieri a Piazza Affari il titolo ha
chiuso in rialzo del 2,16% a 0,6495 euro). Nel bilancio di Telco quel
22,5% dell’operatore tlc vale 4,5 miliardi e ne rappresenta il
patrimonio. Ma come spiega Mediobanca (11,2% di Telco) nella sua
semestrale «ai corsi di Borsa (2,55 miliardi; ndr)il valore contabile
del patrimonio Telco sarebbe nullo».
Ebbene sì perché a fronte di quella quota fino a ieri vi era un
esposizione nominale di 3,4 miliardi dei quali 2,1 miliardi verso le
banche (1,2 miliardi con Unicredit, 600 milioni con Mps e 260 milioni
con Ge Capital tutti in scadenza quest’anno) e 1,3 miliardi di un bond
sottoscritto dai 4 soci nel 2010. Quest’ultimo sarà rimborsato
integralmente e sostituito da uno nuovo da 1,75 miliardi. Ai quali si
aggiungerà un aumento di capitale da 600 milioni. Entrambi pro quota. Il
che significa che Telefónica (46,2%) dovrà tirar fuori 1,1 miliardi,
Generali (30,5%) 719 milioni e Intesa e Mediobanca 263 milioni a testa.
Che al netto del rimborso del bond si traduce in un maggiore impegno
complessivo per un miliardo. Al quale si accompagnerà un finanziamento
bancario in pool (Unicredit, Mediobanca, Intesa, Hsbc e SocGen) da 1,05
miliardi, la metà di quello precedente ma sicuramente a un tasso
sostenibile. Il presidente di Telecom, Franco Bernabé, ha tagliato la
cedola per riportare il debito sotto quota 30 miliardi.
L’azionariato dell’operatore tlc continuerà a essere stabile, pur con
qualche contraddizione. Il socio industriale Telefónica vedrà contenuto
il suo spazio di manovra e i soci finanziari come Generali continueranno
a essere esposti al rischio-svalutazioni come quella da 628,6 milioni
effettuata nel 2011 che ha inciso sul taglio del dividendo del Leone
MILANO—Sui
«dossier illegali » Telecom-Pirelli, stabilisce ora la Cassazione, nel
2010 aveva torto la Procura e ragione la giudice Mariolina Panasiti: i
dossier prodotti nel 2001/2005 dalla Security di Giuliano Tavaroli, con
gli 007 privati Cipriani e Bernardini, per la Suprema Corte erano «tutti
volti a tutelare interessi effettivi, quand’anche potenziali, delle due
società. Vale anche per le operazioni relative alla persona del
presidente Tronchetti, perché proteggevano interessi aziendali
attraverso la tutela della sua sicurezza fisica e della sua immagine
pubblica»: capitolo in cui la Cassazione iscrive «ad esempio le
operazioni dettate dalla personale acrimonia del presidente; il
giornalista Mucchetti, vicedirettore del Corriere; la sindaco Casiraghi,
sospettata di scarsa fedeltà agli interessi delmanagement; le attività
lobbistiche della consulente Fancello ». La «meticolosa motivazione »
rende la sentenza Panasiti «persuasiva soprattutto nelle parti in cui
precisa come la sostanziale illiceità» dei dossier «corrispondesse a
precise scelte aziendali, cui è difficile considerare estranei i
vertici». La Cassazione lo scrive ieri nel motivare in 76 pagine perché
il 20 settembre 2011 respinse il ricorso di Procura e società contro il
proscioglimento di Cipriani dall’appropriazione indebita di 20 milioni
di compensi di Telecom e Pirelli, deciso nel 2010 da Panasiti oltre a 16
patteggiamenti, 12 rinvii a giudizio e l’assoluzione del commercialista
Gualtieri. La Cassazione censura gli «accenti di non pertinente
polemica» dei pm contro le «valutazioni di inaffidabilità» fatte dalla
giudice, in base a «dati di sicuro peso e difficilmente contestabili »,
«sui modesti coefficienti di credibilità» delle «elusive dichiarazioni »
rese «dal presidente Tronchetti allorché assume in buona sostanza di
aver ignorato le attività della Security». E neanche è vero, come
sostenuto dai pm, che l’eventuale «estensione dell’iniziativa penale nei
confronti di un presidente, supposto complice silente, non varrebbe
certo a determinare l’impunità dei coimputati di appropriazione indebita
»: per la Cassazione questa tesi del pm «è infondata perché l’ipotesi
del coinvolgimento penale del presidente Tronchetti, dando origine a un
suo conflitto di interessi, implicherebbe l’attribuzione del diverso
reato di infedeltà patrimoniale».
Ecco il risiko
dei media Telecom vuol vendere Mentana e la Gruber
Testa a testa
Cairo-De Benedetti per l’acquisto di La7. Partita da 500 milioni,
mercoledì si decide
L’appuntamento è
per mercoledì. Riunione del Cda di Telecom Italia Media, editore di La7
e Mtv. E inizio dello show. No, non quello con Fazio e Saviano, in onda
tra una settimana.
Roba seria. Stanca
di aprire la cassaforte tutti gli anni per colmare il passivo,
Mediobanca ha suonato il gong: vendere. Vendere i gioiellini tv del
gruppo Telecom. Resta da decidere se il 100 per cento, come vorrebbe il
presidente Franco Bernabè. Oppure una quota maggioritaria. In tutti i
casi, Telecom vorrebbe mantenere la proprietà delle frequenze e delle
torri per la trasmissione del segnale, da affittare al futuro
proprietario. Che dovrebbe essere uno tra questi: Carlo De Benedetti,
presidente del Gruppo Espresso o Urbano Cairo, gran capo di Cairo
Communication e già concessionario di Telecom Italia Media. Più defilati
Tarak Ben Ammar, imprenditore franco tunisino vicino a Mediaset, e Hamad
bin Khalifa Al Thani, emiro del Qatar e fondatore di Al Jazeera. Ultimo
degli outsider, non si esclude l’interessamento di Diego Della Valle,
uscito dal Patto di sindacato di Rcs e in rotta di collisione con
Mediobanca. In questo caso l’operazione sarebbe assai complessa.
L’esborso necessario per acquisire la totalità degli asset di La7 e Mtv,
impianti di trasmissione compresi, è di circa 530 milioni, tra
valutazione di Borsa e debito finanziario consolidato. Proprio
Mediobanca, insieme con Generali, entrambi soci Telecom, spingono per la
vendita del giocattolino dispendioso. La crisi morde e il passivo
cresce: meglio puntare sul business industriale, liberandosi delle grane
editoriali, fonti di cospicue perdite. Ovvio che i vertici di Telecom
non siano entusiasti dell’operazione. Voci incontrollate riferiscono
anche di un Giovanni Stella, ad di TI Media, in uscita verso la Rai. Ma
nella Tv di Stato difficilmente «er Canaro» avrebbe la libertà di
manovra di cui ha goduto a La7. E il direttore Paolo Ruffini? Chi l’ha
visto l’ha trovato piuttosto pensieroso. Tutti potrebbero rimanere solo
se Telecom conservasse una consistente quota di azioni. Altrimenti
intoneranno anche loro con Fazio e Saviano Quello che non ho (più).
La voce della vendita della rete di Mentana e Lerner circola da oltre un
anno, nel corso del quale, di volta in volta, sono andati in onda Rupert
Murdoch, Ben Hammar, Cairo. Immancabilmente il titolo schizzava in
Borsa. Altrettanto immancabilmente arrivavano le smentite. Un paio di
giorni fa, nel corso di un festival su tv e nuovi media a Dogliani,
dov’è di casa, De Benedetti è uscito allo scoperto. «Un anno fa ero
sinceramente interessato a comprare La7, ma Bernabè si divertiva troppo
con il suo giocattolo anche se doveva seguire la telefonia. Oggi credo
che dovrà venderla a causa della durezza della crisi, ma sarà lui a
dovere pregare me», ha sottolineato senza giri di parole l’Ingegnere.
«Io non ho ancora maturato un’idea, nel contesto della crisi attuale,
pubblicitaria ma anche televisiva». Mentre De Benedetti condiva la sua
esternazione con l’elogio di Mentana («un telegiornalista straordinario,
il più bravo che c’è»), Giovanni Minoli, presente al dibattito, la
commentava parlando di «inizio di trattativa».
Forte del buon lavoro della sua concessionaria di pubblicità (+32,1% nel
2011 e +31% nel primo trimestre 2012), il contendente più accreditato
dell’editore di Repubblica è Cairo. Il patròn del Torino calcio
entrerebbe con una cordata di investitori stranieri interessati al
business televisivo. La partita è solo all’inizio e ci vorrà tempo per
capire come andrà a finire. È ancora possibile che non se ne faccia
nulla. Una volta comprata, una televisione bisogna anche gestirla,
riempiendo il palinsesto 365 giorni all’anno per 24 ore al giorno. La7
di oggi non ha più lo smalto del 2011. Per contro, è più abbordabile e
costa meno.
Inoltre, è
cambiato sia lo scenario politico che quello televisivo. Oggi i canali
sono un’infinità, presto sarà indetta l’asta per le nuove frequenze e si
affacceranno nuovi soggetti editoriali. Parlare di «terzo polo» ha
sempre meno senso. Solo Michele Santoro era in trattativa con Giovanni
Stella allora come adesso. La Rai, invece, è più debole e più immobile,
in attesa di sviluppi che possono arrivare da Monti o dal mercato.
All’orizzonte si stagliano le elezioni. La7 in mano a De Benedetti
peserebbe in un modo, in mano a Cairo in un altro.
Buona visione.
EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0:
BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"
Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno
decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su
Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading.
SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !
LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
Cromo esavalente nella Dora a Torino
In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato