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INIZIATIVE GIUDIZIARIE GIUSTIZIA/10042009135.jpg UNIVERSITA' GIURISP COPPOLA SARAS INSIDER TRANDING GIUSTIZIA/DIRITTO LAVORO/Dir lav 3.02.10.mp4 GIUSTIZIA/DIRITTO LAVORO/Dir lav 3.02.10~1.mp4 ZUNINO TANGENTI QUERELE EVASIONE FISC PARMALAT-CIRIO TELECOM-PIRELLI BURANI AVV.GUIDO ROSSI FASTWEB-SPRAIKE DERIVATI COMUNALI CRAGNOTTI FINMECCANICA EUTELIA TELECOM SIM FALSE P3 AVV.FRANZO GRANDE STEVENS CASELLI MOBBING BANCA ITALEASE MONDADORI BANCA MB TISCALI FINPAR LIVOLSI HDC-MONDADORI-BERLUSCONI
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GRAND HOTEL
ACAMPORA ALLA PROVA D'APPELLO...
St. E. per "Il
Sole 24 Ore
- C'erano tutti gli interessati ieri alla terza sezione penale della
Corte d'Appello di Milano. Oggetto del contendere il Grand Hotel Via
Veneto di Roma, lussuoso cinque stelle, di cui si cerca di individuare
la proprietà. C'era il procuratore generale Antonio Lamanna e c'era
Giovanni Acampora, avvocato, condannato nel processo Imi-Sir, che dalla
Procura di Milano è ritenuto il reale proprietario del prestigioso
cespite, su cui sono iscritte ipoteche per 170 milioni di euro.
Ieri, nell'udienza
di fronte alla Corte, si sarebbe dovuto decidere sul sequestro
dell'hotel. Nelle ricostruzioni sulla reale proprietà del resort,
infatti, la procura si è imbattuta in un'inestricabile rete di società
off shore, dietro le quali si celerebbe Acampora. Lui nega e in una
memoria di 250 pagine e 450 allegati ha sostenuto che il resort
appartiene al figlio Carlo. Ieri l'accusa ha replicato con un documento
breve e secco firmato da un consulente di peso: Giangaetano Bellavia.
Per valutarlo i giudici si sono presi altro tempo: prossima udienza 15
aprile.31-01-2011]
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- TASSA DI
CONCESSIONE SUI TELEFONINI, È ARIA DI CLASS ACTION...
F. D. R. per il "Corriere
della Sera" - Tira aria di class-action tra gli abbonati ai
telefonini. La Commissione Tributaria del Veneto, a cui si erano rivolti
i comuni di Arsiero, Malo e Santorso, ha riconosciuto l'illegittimità
della tassa di concessione governativa, i 5,16 euro che vengono pagati
ogni mese con la bolletta, in seguito all'emanazione del nuovo Codice
delle telecomunicazioni elettroniche. Il quale non ha espressamente
abrogato l'imposta ma ne ha eliminato i presupposti impositivi.
La sentenza
consentirebbe dunque di chiedere il rimborso di quanto versato
mensilmente. E, poiché è retroattiva, potrà essere chiesta la
restituzione di quanto pagato dal 2005 ad oggi. La sentenza ha fatto
esultare le associazioni dei consumatori che si erano battute per la
restituzione di questa tassa e che, in attesa della pronuncia da parte
della Corte di Giustizia Ue a cui è stata sottoposta la questione,
vorrebbero partire con una class action per ottenere quanto
ingiustamente pagato all'Erario. 28-01-2011]
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1. MEDIASET:
PROCESSO PER PREMIER FISSATO 28/2...
(ANSA) - E' stato fissato per il 28 febbraio prossimo
il processo per il premier Silvio Berlusconi e per altre persone
imputate nell'ambito dell'inchiesta Mediaset.
Nel processo,
davanti ai giudici della prima sezione penale di Milano, il premier è
imputato per frode fiscale, assieme ad altre 11 persone, tra cui il
presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. Il processo, che riguarda
presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv da parte di
Mediaset, era stato sospeso lo scorso 19 aprile, quando già si era
entrati nella fase delle prove testimoniali, in attesa che la Consulta
si pronunciasse sul legittimo impedimento. Dopo la decisione della Corte
costituzionale delle scorse settimane, che ha bocciato in parte il
legittimo impedimento, e le motivazioni uscite nei giorni scorsi, gli
atti sono stati ritrasmessi a Milano e il processo è stato fissato per
il 28 febbraio.
2. PROCESSO
MEDIASET: RIAPPLICATO A MILANO GIUDICE D'AVOSSA...
(ANSA) - Il giudice Edoardo D'Avossa, ora presidente
del Tribunale di La Spezia, è stato riapplicato per presiedere il
processo Mediaset a carico di Silvio Berlusconi e altri, con una proroga
decisa dal Csm.
Il processo, già giunto alla fase delle prove testimoniali, se fosse
cambiato il collegio, rischiava di ripartire 'da zero'.
28-01-2011]
10. TRIBUNALE
MINISTRI PERUGIA CHIEDE NUOVA AUTORIZZAZIONE PER LUNARDI...
(Adnkronos) - Il Tribunale dei Ministri di Perugia ha
inviato alla Giunta per le autorizzazioni della Camera una nuova
richiesta per procedere contro l'ex ministro Pietro Lunardi, indagato
nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti dei grandi eventi dai
magistrati perugini Sergo Sottani e Alessia Tavarnesi.
La giunta per le
autorizzazioni della Camera, aveva gia' espresso un primo parere
negativo lo scorso mese di ottobre, mandando indietro gli atti al
Tribunale dei Ministri di Perugia perche' ritenuti lacunosi, con la
richiesta di una integrazione in special modo sulla posizione del
Cardinal Crescenzio Sepe di Propaganda Fide, indagato insieme all'ex
ministro con l'accusa di corruzione aggravata. La Giunta anzi aveva
invitato il Tribunale dei Ministri a richiedere l'autorizzazione anche
per il cardinal Sepe, cosa che il Tribunale ritiene di non dover fare.
L'ex ministro
Pietro Lunardi e' indagato a Perugia insieme al cardinale Crescenzio
Sepe per la compravendita di un palazzo di proprieta' di Propaganda
Fide. Per l'accusa, l'appartamento di 960 mq in via dei Prefetti a Roma,
sarebbe stato venduto da Propaganda Fide a un prezzo di favore all'ex
ministro in cambio di un ingente contributo fatto avere dall'allora
ministro Lunardi al cardinal Sepe. In particolare, sarebbero 2 milioni e
mezzo di euro, sempre secondo pubblici ministeri, i soldi dirottati sul
progetto Arcus che prevedeva la ristrutturazione dei musei vaticani che
sarebbe stata affidata ad un'impresa del gruppo Anemone. Sia L'ex
ministro Pietro Lunardi che il cardinal Crescenzio Sepe, hanno sempre
respinto ogni tipo di addebito.28-01-2011]
15. BRIGANDI'
(CSM), NO A DUE PESI E DUE MISURE...
(ANSA) - 'Chiunque infrange la legge sicuramente deve
andare davanti alla procura della Repubblica. Non a caso ho sollecitato
io Vietti a indagare su questa vicenda. Appare strano pero' che chiunque
sia cosi' attento a questi fatti non abbia mai sollecitato alcunche' nel
caso di violazione sistematica del segreto istruttorio'. Il laico del
Csm Matteo Brigandi', torna sulla vicenda della pubblicazione sul
'Giornale' degli atti del procedimento disciplinare al pm di Milano Ilda
Boccassini, anche alla luce delle dichiarazioni del collega Vittorio
Borraccetti. E per dire no alla logica dei due pesi e due misure.
'Specifico che non
mi riferisco ai fatti di questi giorni. Ma al fatto ad esempio che
l'ordine di cattura infondato nei miei confronti mi fu notificato
dall'ANSA e mai nessuno ha preso alcun provvedimento - dice Brigandi' -
Due pesi e due misure sono sgradevoli e sono ancora piu' sgradevoli se
commessi da soggetti che hanno come simbolo del loro lavoro la
bilancia'.
E a proposito di
un passaggio dell'articolo di Repubblica che lo chiama in causa per la
vicenda degli atti sulla Boccassini, e in cui si dice che tutti i togati
del Csm chiedono per lui una punizione esemplare, Brigandi' parla di
notizia 'falsa', riferendosi proprio alle dichiarazioni rilasciate da
Borraccetti all'ANSA: 'Se Borraccetti non afferma che sono stato io,
vuole dire che Repubblica ha scritto una cosa falsa per la quale mi
riservo di agire'.28-01-2011]
16. PERQUISITA AD
ANCONA CASA FAMIGLIA DI LUCIA RIZZO, LA ESCORT CHE DISSE DI AVER VISTO
FINI...
(Adnkronos) - La Digos della Questura di Ancona, in
collaborazione con i colleghi di Roma, ha perquisito ieri, a Monte San
Vito (Ancona), l'abitazione della famiglia originaria di Lucia Rizzo, in
arte Rachele, l'escort che ha dichiarato di aver avuto tre incontri con
il presidente della Camera, Gianfranco Fini.
La donna, 34 anni,
vive a Reggio Emilia, dove faceva la parrucchiera prima di diventare
escort, ma ha mantenuto un legame, anche se difficile, con la sua
famiglia. Il suo nome d'arte sarebbe legato alla memoria del nonno,
legato al Partito fascista. E' accusata dalla procura della Repubblica
di Roma di diffamazione e tentata estorsione in concorso, reato di cui
e' accusato anche un uomo, dopo la denuncia di Fini, avvenuta a
dicembre.
La Digos ha
perquisito la casa della famiglia, dove vivono la madre e la sorella, ma
non ha sequestrato niente di interessante. Analoghe perquisizioni sono
state fatte a casa della Rizzo a Reggio Emilia e a Rimini in un altro
appartamento che la donna utilizzerebbe. Gli inquirenti hanno
sequestrato un computer a casa della escort alla ricerca di un possibile
video legato agli ipotetici incontri della Rizzo con Fini, che non e'
stato pero' trovato dalla polizia. 28-01-2011]
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(Adnkronos) - Per il fallimento della Corona's, l'ex agente dei
paparazzi e vip, Fabrizio Corona, ha chiesto oggi di poter essere
giudicato con rito abbreviato. Lele Mora, invece, indagato nel medesimo
procedimento, non ha presentato domanda di riti alternativi. Se il gup
di Milano Federica Centonze dovesse disporre il rinvio a giudizio, Mora
sara' giudicato in un procedimento ordinario.
Sono queste le
richieste avanzate oggi al gup dai due coindagati accusati, insieme ad
altre 4 persone, di una maxi evasione fiscale, realizzata con false
fatture per 17 mln di euro. Corona deve rispondere anche di bancarotta
per avere distratto, come sostiene l'accusa, dalle casse della sua ex
societa', oltre 6 mln in parte riciclati a San Marino. Le quattro
persone indagate con Mora e Corona hanno chiesto al giudice di
patteggiare.
Il 6 aprile
prossimo il gup decidera' su tutte le richieste. All'udienza di oggi
tenuta a porte chiuse, non si sono presentati ne' Corona ne' Mora.
28-01-2011]
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LA CADUTA DI
MESSIER, TRE ANNI DI CARCERE PER L'EX RE DI INTERNET
Giuliana Ferraino per Corriere della Sera - Torna alla
ribalta Jean-Marie Messier il funambolico capo di Vivendi Universal.
Ieri un tribunale di Parigi ha condannato l'ex numero uno del gruppo
multimediale francese a 3 anni di prigione (pena sospesa) e a una multa
di 150 mila euro per malversazioni durante la sua gestione. Messier è
accusato di «abuso di beni sociali» per il paracadute d'oro da 20,5
milioni, che si era fatto attribuire dal cda, ma al quale ha poi dovuto
rinunciare.
I giudici lo hanno
riconosciuto colpevole anche di «diffusione di notizie false o
ingannevoli» sulla salute finanziaria del gruppo. Condannato a 15 mesi
con la condizionale e a una multa di 850 mila euro anche l'ex braccio
destro di Messier, Guillaume Hannezo, mentre l'ex direttore generale,
Eric Licoys, ha ricevuto 6 mesi (sospesi). L'uomo d'affari canadese
Edgar Bronfman jr., erede del gruppo Seagram, assorbito da Vivendi nel
2000, è stato infine condannato a 15 mesi (con la condizionale) e a 5
milioni di multa per insider trading. Messier, sorpreso dal verdetto che
contraddice la sentenza di assoluzione americana, ha già annunciato un
ricorso. Come Bronfman.
23-01-2011]
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CASO MOODY´S I
PM DI TRANI ASCOLTANO DRAGHI...
G.D.B. per "la
Repubblica" - Il governatore della Banca d´Italia Mario
Draghi è stato ascoltato a Roma, in qualità di persona informata sui
fatti, dal magistrato della procura di Trani Michele Ruggiero
nell´ambito dell´inchiesta sulle turbolenze di mercato provocate
dall´agenzia di rating Moody´s che, secondo l´accusa, avrebbe diffuso
notizie sulla tenuta del sistema economico e bancario italiano che
provocarono un´alterazione del prezzo degli strumenti finanziari. Draghi
avrebbe confermato che il sistema bancario italiano era solido.
25-01-2011]
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. LE
«RACCOMANDAZIONI» DELLA CORTE DEI CONTI ALL'ANTITRUST...
A. Bac. per il "Corriere
della Sera" - La Corte dei Conti fa le pulci al bilancio
dell'Antitrust 2006-2008, evidenziando «un tendenziale disequilibrio» della
gestione di competenza. Un andamento «non positivo» , peraltro già rilevato
dai revisori nelle relazioni annuali, oltre che dal Servizio di controllo
interno.
Tre le cause:
diminuzione delle risorse a carico del bilancio statale (dai 21,5 milioni
del 2006 ai 16,5 del 2008) con l'introduzione di meccanismi di
«autofinanziamento» non entrati a pieno regime; lievitazione della spesa per
il personale (nel 2008 a 29,7 milioni: il 60,4%della spesa corrente), da
attribuire agli adeguamenti contrattuali, ma anche agli accresciuti compiti
assegnati cui l'Agcm ha fatto fronte con contratti a termine; mancato
accantonamento di risorse nei fondi di riserva per le emergenze, soprattutto
per gli oneri del contenzioso.
Insomma per i
magistrati contabili se, «considerando il complesso quadro delineato, non
può darsi una valutazione nel complesso negativa dell'operato» dell'Agcm,
d'altra parte sono necessarie alcune raccomandazioni, come quella «di non
distogliere a favore del personale proventi che, per legge, sono destinati
prevalentemente a coprire costi relativi al controllo delle operazioni di
concentrazione sul mercato» . Somme che nel 2009 sono ammontate a soli 12,3
milioni rispetto ai 23,5 del 2008. Sconsolato il commento finale: «Non si è
potuto assicurare l'equilibrio di competenza nemmeno con questi ultimi
proventi» . .
13-01-2011]
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LA RINUNCIA A PRYSMIAN? EREDE FATTO FUORI DAI FONDI...
Da "Il
Giornale" - La rinuncia di Sergio Erede alla cooptazione nel
cda della Prysmian ha fatto qualche clamore. Soprattutto perché l'avvocato
fiorentino, che quarant'anni fa ha messo in piedi a Milano lo studio
d'avvocati d'affari diventato poi il più importante d'Italia insieme con i
colleghi Bonelli e Pappalardo, è già presente in molti altri cda, quali
Luxottica, l'Espresso o Interpump. La motivazione è legata alla condanna
subita in primo grado al processo per bancarotta nel crac Parmalat, un anno
e sei mesi, pena sospesa e ricorso in appello. Una sentenza che ha causato
l'indisponibilità di Erede.
In realtà si è
trattato di una mossa praticamente obbligata: il rischio concreto era
infatti quello che i fondi esteri azionisti del gruppo avrebbero votato
contro la nomina al momento dell'assemblea chiamata a confermare la
cooptazione, nel rispetto della prassi comune di fronte a una condanna
penale per un reato finanziario, ancorché in primo grado. E a Prysmian i
fondi non sono minoranza: messi insieme i vari Franklin Templeton Llc,
Blackrock Inc, Openheimerfunds inc, Schroder Investment management Ltd,
Standard Life Inv. Ltd, Jp Morgan Chase & co, con il 13% hanno la
maggioranza relativa del capitale.12-01-2011
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RICICLAGGIO: TRIBUNALE
ROMA DECIDERA' 17 GENNAIO SU ECCEZIONI DIFESA
(Adnkronos) - Il Tribunale di Roma decidera' il 17 gennaio
prossimo sulle numerose eccezioni sollevate dai difensori nell'ambito del
processo con il rito immediato che vede imputati per la vicenda del
riciclaggio di 2 miliardi di euro l'affarista Gennaro Mokbel, l'ex
presidente di Fastweb Silvio Scaglia, l'ex amministratore delegato di
Telecom Italia Sparkle Stefano Mazzitelli e altre 24 persone. L'accusa per
tutti e' quella di associazione per delinquere transnazionale,
pluriaggravata per aver messo in atto un'attivita', unitamente ad altre
persone per le quali si procede separatamente, fatta a livello
internazionale.12-01-2011 |
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TOGHE, STOP AL
DOPPIO LAVORO...
Il Csm rimette in riga i magistrati fuori ruolo. L'ordine è: rientrare.
Palazzo de' Marescialli mette un alt alle troppe «carriere parallele» di
toghe che lavorano fuori da tribunali, corti e procure, anche da
decenni. Da quando si è insediata, 4 mesi fa, la Terza commissione ha
detto già 10 volte no al rinnovo delle autorizzazioni. «Dobbiamo
privilegiare l'interesse della giurisdizione.
C'è bisogno di
magistrati che lavorino negli uffici e di colmare i vuoti d'organico»
spiega il presidente della commissione, Filiberto Palumbo. Nel mirino
soprattutto gli incarichi che nulla hanno a che fare con la formazione
giudiziaria. Una delle richieste bocciate era ad esempio di Luigi Bobbio
per una consulenza al ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. Torni a
fare il pm a Napoli, ha detto a novembre il Csm.
C'è allarme tra i
professionisti degli incarichi extra, disseminati tra ministeri,
autorità, enti, organismi internazionali. Sono 170 e il tetto fissato
nel 2008 è di 200. Senza contare le decine destinate a Palazzo Chigi, al
Csm, alla Corte costituzionale. Tutti continuano ad avere il loro
stipendio, al quale aggiungono spesso indennità che vanno da 50 mila
euro l'anno a oltre 100 mila, con punte che arrivano a 300 mila. (Anna
Maria Greco)21-01-2011]
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ROTELLI:
PROCURA MILANO CHIEDE ARCHIVIAZIONE DA ACCUSA DI TRUFFA...
Radiocor - La procura di Milano ha chiesto
l'archiviazione per Giuseppe Rotelli, indagato in qualita' di legale
rappresentante delle strutture ospeda liere San Donato, Sant'Ambrogio e
Galeazzi, nell'ambito di una inchiesta su una presunta truffa ai danni
della Asl di Milano. Il pm Maria Letizia Mannella ha chiesto
l'archiviazione per tutti gli indagati, circa 70 persone, tra cui anche
i tre istituti di cura, iscritti per la legge 231 del 2001 sulla
responsabilita' degli enti.
L'ipotesi di reato
era di truffa ai danni della Asl di Milano, in quanto alcune cartelle
cliniche non sempre rappresentavano il reale quadro clinico degli
assistiti. Tuttavia, la procura ha valutato che tali imprecisioni sono
imputabili piuttosto alla 'disorganizzazione del lavoro e alla mancanza
di direttive' che alla volonta' di truffare l'Azienda sanitaria locale.
Nella richiesta di archiviazione si indica che potrebbero comunque
profilarsi degli illeciti amministrativi e per questo la procura ha
disposto la trasmissione di parte degli atti alla Corte dei Conti per
gli accertamenti di sua competenza.
19-01-2011]
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APPALTI: 5
INDAGATI IN INCHIESTA FIRENZE, ANCHE PRESIDENTE ANTONVENETA PISANESCHI...
(Adnkronos) - La Procura di Firenze ha iscritto sul
registro degli indagati 5 persone, nell'ambito dell'inchiesta che questa
mattina ha portato alla perquisizione di alcuni studi legali a Firenze,
Siena e Milano. Fra i 5 indagati c'e' anche Andrea Pisaneschi, avvocato,
presidente di Banca Antonveneta, coinvolto nell'indagine per la sua
attivita' privata di avvocato e non in relazione a quella della banca.
Gli altri indagati sono gli avvocati Niccolo' Pisaneschi, Gian Paolo e
Pier Ettore Olivetti Rason, e Marzio Agnoloni.
La Procura di
Firenze, nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi,
ipotizza l'emissione di fatture false per consulenze fittizie, in merito
al finanziamento da 150 milioni di euro erogato al gruppo Btp (all'epoca
guidato da Riccardo Fusi) da un pool di 5 banche, tra le quali Mps che
avrebbe erogato 60 milioni; 50 milioni li avrebbe finanziati Unipol
banca, 20 milioni Cariprato, 10 milioni Banca Md e altri 10 il Credito
cooperativo fiorentino,
presieduto fino al luglio 2010 dal coordinatore nazionale del Pdl, Denis
Verdini.
19-01-2011]
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TOH, IL MADOFF DEI
PARIOLI! (NON CI FACCIAMO MANCARE NULLA) - C’È UN FINANZIERE SENZA MANCO UN
UFFICIO CHE PROMETTE RENDIMENTI DEL 20% PER RIPORTARE I SOLDI IN ITALIA CON
LO SCUDO DI TREMONTI? ECCO CHE MEZZA ROMA TRA POLITICI, GIORNALISTI E
SVIPPATI VARI ACCORRe CON GLI ASSEGNI IN MANO - PECCATO CHE FRANCIA, CONSOB
E PROCURA DI ROMA SENTANO PUZZA DI SCHEMA PONZI E DI UNA SÒLA DA 200 MLN €
TRA BAHAMAS, SVIZZERA E LUSSEMBURGO - LA SOCIETÀ È STATA MESSA IN
LIQUIDAZIONE, INDAGATI I FINANZIERI GIANFRANCO LANDE E RAFFAELLA RASPI…
Gianluca Paolucci per
"La
Stampa"
Un piccolo Madoff
all'italiana. È questa l'ipotesi alla quale stanno lavorando gli ispettori
della Consob, il nucleo valutario della Guardia di finanza di Roma e
l'autorità francese di vigilanza sui mercati finanziari, l'Amf, che stanno
indagando sul crac Egp. L'ultimo capitolo, ieri, è stata la messa in
liquidazione coatta della filiale italiana della Européenne de Gestion
Privée (Egp), decisa dal ministero dell'Economia su richiesta di Consob e
Bankitalia.
Per ricostruire la
storia è necessario fare un passo indietro di qualche mese. Nella seconda
metà del 2010 i clienti di Egp iniziano a lievitare. Si tratta perlopiù di
clienti facoltosi che chiedono di «scudare» risorse investite in fondi
esteri.
A raccogliere i
clienti era stata nel corso degli anni una piccola rete «informale» di
promotori facenti capo alla Eim, società di diritto inglese che a Roma ha
solo un ufficio di rappresentanza. Non è un intermediario registrato, dunque
non può scudare, dunque i clienti vengono «girati» sulla Egp. Il movimento
insospettisce la Consob che, un bel mattino, manda i suoi ispettori.
Quello che emerge è un
quadro di «irregolarità e violazioni normative di eccezionale gravità». Il
passaparola ha incastrato un migliaio di clienti facoltosi: giornalisti,
personaggi del mondo dello spettacolo e anche qualche parlamentare. Totale
circa 200 milioni di euro raccolti con due facili trucchi: rendimenti
eccezionali (tra il 15% e il 20%, che venivano pagati davvero) e chi
chiedeva di chiudere le posizioni veniva risarcito in pochi giorni con un
bell'assegno.
Il sospetto è che,
almeno nell'ultima fase, i riscatti venissero pagati con i soldi dei nuovi
sottoscrittori, ovvero con lo stesso trucchetto utilizzato da Bernie Madoff.
Così, dopo la segnalazione della Consob, le autorità francesi mettono in
liquidazione la casa madre francese della Egp. E in Italia partono le
inchieste della procura di Roma. Emerge un quadro piuttosto confuso di
società estero-vestite: la Egp è di diritto francese e ha sede a Bordeaux,
non proprio una delle capitali mondiali della finanza.
Però è controllata da
una società lussemburghese, la Dharma Holding, che sarebbe riconducibile al
gestore di fondi Gianfranco Lande. Lande opererebbe tra Roma e Ginevra per
gestire fondi hedge basati alle Bahamas gestiti da società francesi e
britanniche facenti capo ad un gruppo lussemburghese. Un bel giro, con i
soldi che però partivano tutti (o quasi, molti clienti sarebbero pugliesi)
da Roma.
Il problema è nato
proprio con lo scudo, la terza versione che si è chiusa il 31 dicembre
scorso: quando qualche cliente ha chiesto il trasferimento dei soldi presso
altre istituzioni, la risposta non è arrivata.
Di assistere i clienti
truffati si sta occupando l'Aduc, che da mesi segnalava le anomalie della
società. A cercare di capire che fine hanno fatto i soldi, da ieri, c'è
Gianluca Brancadoro come commissario liquidatore e un comitato di
sorveglianza composto da Simona Arduini, Francesco Costantino e Luigi
Salamone. Dei risvolti giudiziari si stanno invece occupando i pm romani
Luca Tescaroli e Francesco Ciardi, che hanno iscritto nel registro degli
indagati lo stesso Lande e la direttrice della Egp, Raffaella Raspi, che è
anche amministratrice della Dharma lussemburghese.
12-01-2011]
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L’AFFANNO DI
ALFANO - SEMPRE PER COLPA DI TREMENDINO TREMONTI GLI UFFICI GIUDIZIARI
RESTANO SENZA L’ASSISTENZA INFORMATICA - L’ANM PAVENTA IL “RISCHIO
PARALISI” - AL PRIMO PC CHE S’INCEPPA NON CI SARANNO PIÙ TECNICI ESTERNI
DA CHIAMARE (SOLO UN NUMERO VERDE E POI DIO VEDE E PROVVEDE) - ANGELINO
“JOLIE” STAVOLTA NON PUÒ PRENDERSELA CON I MAGISTRATI MA COL MINISTRO
DELL’ECONOMIA: “HO CHIESTO AIUTO A GIULIO, FINORA NON L’HO RICEVUTO”…
1 - «RISCHIO
PARALISI PER LA GIUSTIZIA» BLOCCO INFORMATICO, ALLARME DELLE TOGHE
Laura Martellini per il "Corriere
della Sera"
Magistratura
democratica, la corrente di sinistra delle toghe, arriva a minacciare
«forme di protesta clamorose». Il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini
annuncia «decisioni forti, perché il rischio è la paralisi degli uffici
giudiziari e del sistema» . E il 12 gennaio si riuniranno prima la
giunta, poi il 15 il parlamentino dell'Anm, per dare una forma alla
rabbia e alla stanchezza. Forse uno sciopero, si vedrà. I magistrati
sono sul piede di guerra dopo lo stop, per mancanza di fondi, ai servizi
di manutenzione e assistenza dei sistemi informatici degli uffici
giudiziari.
Da gennaio c'è
solo da pregare perché nessun software s'inceppi, perché in soccorso
delle cancellerie non arriveranno più i tecnici esterni, ma occorrerà
ripiegare su un numero verde dove lasciare - così recita la circolare di
Via Arenula - «un messaggio di cortesia».
Altro che
interventi rapidi e risolutivi. Le conseguenze, viene sottolineato,
possono essere le più varie: dall'impossibilità di rilasciare
certificati all'iscrivere una causa a ruolo; dall'iscrizione nel
registro degli indagati alla catalogazione delle notizie di reato.
Di più: «C'è il
rischio concreto che i tribunali chiudano e non possa più essere erogato
il servizio ai cittadini», è la conclusione del presidente
dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara. «Siamo molto
preoccupati - confessa - ma anche determinati ad adottare tutte le
misure necessarie ad evitare che questa situazione possa mettere in
ginocchio il sistema giudiziario» . Fra queste, «una protesta forte e
decisa» contro quello che viene definito il «colpo finale del governo a
una macchina che già presenta grossi problemi di funzionamento».
Va all'attacco del
Guardasigilli il segretario Anm Cascini: «Il bilancio della sua attività
non può che essere la registrazione di un fallimento annunciato, visto
che si è occupato esclusivamente di questioni che hanno appassionato il
dibattito politico, disinteressandosi del funzionamento della giustizia.
Per non parlare dell'atteggiamento di chiusura sulle proposte per
recuperare risorse e ridurre le spese».
Ma la bufera
investe l'intero esecutivo. Per Movimento per la giustizia e
Magistratura democratica «una politica fatta di annunci e continue
conferenze stampa dei ministri Alfano e Brunetta sulla piena
informatizzazione degli uffici giudiziari si scontra con la dura
realtà». «Senza assistenza informatica- avverte il segretario di Md,
Piergiorgio Morosini, gip a Palermo - torniamo indietro di vent'anni,
con danni irreparabili alle indagini, ai rapporti tra polizia e Procure
e ai processi civili. Impossibile una ragionevole durata dei processi, e
a pagare il prezzo più alto sono i cittadini» .
«Si apra -
prosegue Morosini - un tavolo di consultazione fra magistratura e
governo, l'unica via d'uscita possibile in un momento così delicato» .
Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd, e Cinzia Capano, del
settore civile, innescano un'ulteriore polemica: «Il 22 dicembre -
ricostruiscono - il sottosegretario Giacomo Caliendo ci ha riferito di
aver chiesto al ministro Tremonti di trovare nuove risorse o autorizzare
variazioni di bilancio, per evitare che al 31 dicembre il contratto di
assistenza si interrompesse. Avevamo anche suggerito di utilizzare i
rilevantissimi residui passivi di circa un miliardo che si erano
accumulati nel 2010 e non si sarebbero più potuti spendere. Ma non se ne
è fatto nulla» .
Sul rischio di
paralisi nei tribunali Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori,
ha presentato un'interrogazione al governo: «Ci si riempie la bocca con
promesse di modernizzazione della pubblica amministrazione, e allo
stesso tempo vengono tagliati i fondi sui servizi informatici. Siamo sul
punto di assistere a un vero e proprio collasso della giustizia».
E Roberto Rao,
capogruppo udc in commissione Giustizia a Montecitorio, ironizza: «Non
vorremmo che nell'epoca di Internet gli italiani fossero costretti a
tornare all'epoca del papiro. Ancora una volta constatiamo che i tagli
lineari di Tremonti sono miopi e pericolosi: il ministro Alfano chieda
ed ottenga subito dal ministro dell'Economia le risorse necessarie» .
2 - ALFANO,
CONFIDO IN TREMONTI. FINORA IL TESORO NON MI HA AIUTATO, INTANTO FACCIO
DA SOLO...
(ANSA) - "Ho chiesto aiuto a Giulio Tremonti, finora non l'ho ricevuto".
Così il ministro della Giustizia Angelino Alfano commenta in un
colloquio col Corriere della Sera il blocco dell'assistenza informatica
agli uffici giudiziari. Il Guardasigilli non cede al pessimismo: "Non
dispero - spiega riferendosi a un intervento del ministro dell'Economia
- perché conosco la sua sensibilità per l'informatizzazione. Intanto
faccio da solo. Farò l'impossibile e confido proprio di riuscirci, anche
se i margini di manovra sono strettissimi".
"Salveremo il
servizio. Siamo al lavoro e ci riusciremo", assicura Alfano, e
intanto chiede all'Anm di collaborare: "Se l'Anm dà una mano d'aiuto
invece di strumentalizzare le difficoltà fa un buon servizio ai
cittadini e non al governo".05-01-2011]
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C’ERAVAMO TANTO
D’AMATI (DOMENICO) - IL PRINCIPE DEGLI AVVOCATI DEL LAVORO (CHE HA
DIFESO TRA GLI ALTRI SANTORO E LA FERRARIO) BACCHETTA DARIO DI VICO CHE
SUL “CORRIERE” SOSTIENE CHE IN ITALIA È IMPOSSIBILE LICENZIARE NELLE
AZIENDE SOPRA I 15 DIPENDENTI: “SE AVESSE CONSULTATO UNO STUDENTE DEL
TERZO ANNO DI GIURISPRUDENZA SAPREBBE CHE, SE C’È UNA COSA FUORI
DISCUSSIONE NEL NOSTRO DI DIRITTO DEL LAVORO, È LA POSSIBILITÀ DI
LICENZIARE
Domenico d'Amati
per Articolo 21 (www.articolo21.org)
In un commento sulla vicenda di Mirafiori, Dario di Vico ha scritto sul
Corriere della Sera che l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori
"rende impossibili i licenziamenti individuali nelle aziende con più di
15 dipendenti". Di questo strafalcione ci sarebbe da ridere se su
affermazioni come questa non si fondasse la campagna di disinformazione
diretta a smantellare lo Statuto.
Se, prima di
pronunciarsi, l'autorevole commentatore avesse consultato uno studente
del terzo anno di giurisprudenza, si sarebbe sentito rispondere che, se
c'è una cosa fuori discussione nel nostro di diritto del lavoro, è la
possibilità di licenziare, anche nelle aziende con più di 15 dipendenti,
per una serie di motivi che vanno dall'inadempienza del lavoratore ai
suoi doveri, alle ragioni organizzative dipendenti da esigenze
discrezionalmente valutate dall'imprenditore.
La materia è
disciplinata prima che dallo Statuto, dalla legge 604 del 1966 e dal
codice civile. L'articolo 18 si occupa solo delle conseguenze del
licenziamento illegittimo e stabilisce che il lavoratore espulso
dall'azienda senza ragione deve essere reintegrato nel suo posto.
Di Vico non è
solo. Sullo stesso falso presupposto dell'impossibilità del
licenziamento si fonda la scuola di pensiero dell'on. Ichino, secondo
cui i lavoratori si dividono in due categorie: i privilegiati
inamovibili perché tutelati dall'art. 18 e tutti gli altri licenziabili.
Il rimedio proposto da Ichino è noto: indebolire la tutela dei supposti
privilegiati.
Se nonchè gli
unici veri privilegiati, nel nostro sistema, sono quelli che sbagliano
senza pagare per i loro errori, come i responsabili della recente crisi
economico-finaziaria. Il premio Nobel Krugman ha detto che, dopo quanto
è accaduto, i "fondamentalisti del mercato" dovrebbero andare a
nascondersi. Invece predicano e cercano di far pagare ad altri le
conseguenze del loro operato.04-01-2011]
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MAGISTRATURA: 'Ora
punto su Genova'. Intervista al pm Raffaele Guariniello, che annuncia il
trasferimento come procuratore capo in Liguria (Il Secolo XIX, pag. 17).
. 28-12-2010]
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CECCHI GORI,
L’ETERNO RITORNO - L’AMMINISTRATORE GIUDIZIARIO CONFERMA LE TESI DEI
PUBBLICI MINISTERI SULLA BANCAROTTA DEL PRODUTTORE. COMPRARSI LA CASETTA
A PALAZZO BORGHESE, ALCOVA DELL’AMORE CON VALERIONA, AVEVA DATO IL COLPO
DI GRAZIA ALLE ESANGUI CASSE DELLA SOCIETÀ - MA IL TOSCANACCIO NON È
MICA FINITO: TUTTO CAMBIERÀ CON LA MILIONARIA VITTORIA GIUDIZIARIA (IN
AMERICA) SULL’EX SOCIO GIANNI NUNNARI... –
1 - «COMPRÒ CASA
CON I SOLDI DELLA SOCIETÀ» - CECCHI GORI ACCUSATO DI AVER "DISTRATTO"
FONDI PER ACQUISIRE PALAZZO BORGHESE
Valeria Pacelli
per "Il
Messaggero"
C'era da comprare
il prestigioso Palazzo Borghese, che poi diventò alcova per la sua
storia d'amore con Valeria Marini. E, a quanto pare, Vittorio Cecchi
Gori non avrebbe pensato troppo al fatto che prelevare soldi dalla
cassaforte di famiglia, la società Finmavi, per un acquisito del genere,
lo avrebbe catapultato sul banco degli imputati. L'accusa di bancarotta
patrimoniale gli è stata mossa dai pm Stefano Fava e Lina Cusano. E ieri
è stata confermata in aula dal commercialista Davide Franco,
amministratore giudiziario nominato dalla procura per gestire la Finmavi
dopo il crac da 600 milioni di euro degli anni scorsi.
Il professionista
ha ricostruito il flusso di denaro che Cecchi Gori spostò dai conti
della cassaforte di famiglia verso altre banche. Insieme a Vittorio
Cecchi Gori, per concorso nello stesso reato, è imputato anche Luigi
Barone, in qualità di ex componente del cda, nonché amministratore di
molte altre società gestite dallo stesso imprenditore. I due imputati,
secondo i pm, avrebbero distratto o comunque dissipato i beni del
patrimonio sociale della Finmavi. E 14 milioni di finanziamenti, tra il
'97 e il 2000, sarebbero stati dirottati nelle casse della Vip Srl.
Ieri in aula le
transazioni finanziarie sono state ricostruite nel dettaglio da Davide
Franco. Oltre agli acquisti immobiliari, l'amministratore giudiziario ha
riferito anche di una complessa operazione avvenuta nel 2001 tra la
società madre, la Vip 1997, e la Fiorentina Calcio che, ha affermato,
«vantava nei confronti della Finmavi, fallita nel 2005, un
rilevantissimo credito di circa 70 miliardi di vecchie lire». In una
girandola di prestiti incrociati, il denaro avrebbe preso le vie più
disparate. E, a parte i sospetti sugli stipendi in nero ai calciatori,
risultano anche versamenti a misteriose società di intermediazione con
sede in Inghilterra e in Uruguay.
2 - DA "DAGOSPIA" DEL 13 SETTEMBRE 2010...
Viviana Musumeci per Dagospia -
La giustizia
americana può essere, a volte, sorprendente. Uno fa causa al proprio
datore di lavoro, ma il giudice piuttosto che dargli ragione, lo accusa
di aver frodato a sua volta il suddetto per cui lo condanna al pagamento
di 14 milioni di dollari, centesimo più centesimo meno.
Una brutta
sorpresa che è piombata sulla testa di Gianni Nunnari, come una colata
di cemento. L'ex (?) producer era stato condotto negli Stati Uniti anni
fa dal suo datore di lavoro di allora, il produttore italiano Vittorio
Cecchi Gori. E ora quest'ultimo finalmente potrà dimostrare che tutte le
volte in cui ha detto che qualcuno aveva approfittato di lui, era vero.
E proprio Gori,
non conoscendo la lingua inglese, si era affidato a Nunnari facendogli
aprire una succursale della sua casa di produzione cinematografica negli
Stati Uniti, la Cecchi Gori Pictures di cui Nunnari era amministratore
delegato e presidente -, ma al contempo il manager era stato autorizzato
dallo stesso Cecchi Gori a mantenere la propria società.
Come riportato di
recente da 'The Hollywood Reporter', Nunnari, dopo qualche tempo venne
accusato da Cecchi Gori di portare business alla propria società a
scapito di quella per cui era pagato dal suo datore di lavoro. La lite è
scoppiata definitivamente nel 2008 quando Nunnari ha citato in giudizio
Cecchi Gori che a sua volta lo ha controcitato.
La controversia è
stata discussa di recente davanti al giudice della corte suprema di Los
Angeles Any Hogue. Ma le cose non sono andate come Nunnari aveva
previsto. Il giudice infatti, avendo sentito i contendenti e avendo
analizzato tutta la documentazione raccolta in questo lasso di tempo ha
stabilito che l'ex manager ha carpito la fiducia del suo datore di
lavoro frodandolo.
Hogue ha poi
stabilito che Nunnari è riuscito a deprivare Cecchi Gori di 8.6 milioni
di dollari grazie alla produzione del film "300"; di 3.26 milioni di
dollari per la produzione del film "Silence" e di 1.35 milioni di
dollari per il film con Robert De Niro "Everybody's fine". In più ha
riconosciuto sempre a Cecchi Gori il 7% degli interessi per il danno
subito. Totale: 14 milioni di dollari.
Entro il 15
settembre di quest'anno Nunnari ha la possibilità di fare ricorso in
appello, ma l'amministratore delegato temporaneo della società americana
di Gori Niels Juul ha già dichiarato all'Hollywood Reporter che
finalmente potranno ricominciare a fare i produttori sul serio, dando
così per implicito che la sentenza verrà accolta definitivamente.
http://vivianamusumeciblog.wordpress.com
24-12-2010]
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FT; EX ANALISTA
WALL STREET AMMETTE INSIDER TRADING...
(ANSA) - Un ex analista di Wall Street si é dichiarato
colpevole di frode e ha iniziato a collaborare con le autorità
nell'indagine per insider trading in corso. Karl Motey, numero uno della
società di consulenza Coda Group, testimonierà - riporta il Financial
Times - contro un ex dipendente di Primary Global Research e altri tre
dipendenti di società tecnologiche arrestati la scorsa settimana.
Motey ha ammesso
di aver fornito informazioni riservate su Marvell Technology Group e
United Microelectriconics ad alcuni hedge fund. Le autorità americane
sono impegnate in un'ampia indagine di insider trading, nell'ambito
della quale un'altra persona si è già dichiarata colpevole: si tratta di
Daniel DeVore, ex Dell, che ha ammesso di aver fornito informazioni
riservate ad alcuni dei suoi clienti.24-12-2010]
3. BERNABE',
VICINI A NORMALITA' FINANZIARIA. RAPPORTO DELOITTE ACQUISITO DA PROCURA
DI MILANO...
(ANSA) - "Nel dicembre del 2007 sono stato chiamato
alla guida di un gruppo che aveva oltre 36 miliardi di debiti finanziari
al netto della liquidità. Stiamo avvicinandoci a un taglio del debito di
5 miliardi, la normalità finanziaria non sarà più lontana". Così
l'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabé parla dei
suoi anni trascorsi alla guida del gruppo, in vista della scadenza del
suo mandato prevista ad aprile 2011.
In una lunga
intervista al Corriere della Sera, Bernabé si sofferma anche sul caso
Deloitte, ovvero sulla presentazione in cda del rapporto su una serie di
criticità gestionali e la decisione dello stesso consiglio, prima ancora
di averlo letto, di non proporre azioni di responsabilità contro le
precedenti gestioni. Il tema, afferma, non era all'ordine del giorno del
cda, ma si è deciso di non procedere "per porre fine a speculazioni
giornalistiche che rappresentavano in modo distorto le finalità del
rapporto Deloitte". Il testo, informa, è comunque stato acquisito lo
scorso 20 dicembre dal procuratore della Repubblica aggiunto di Milano,
Alfredo Robledo.
L'ad rivendica
quindi l'importanza degli investimenti in Sud America, che "oggi va
benissimo", dando a Telecom - tra Brasile e Argentina - "un terzo dei
ricavi" complessivi, e non esclude nuovi tagli. Dopo aver ridotto gli
organici di 9 mila addetti, spazio per tagliare ancora i costi ce n'é,
"meno degli ultimi anni, ma c'é".24-12-2010]
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DERIVATI: INDAGINE
PM FIRENZE, SEQUESTRATI 22 MLN, 22 INDAGATI
IPOTESI TRUFFA, OPERAZIONE FIAMME GIALLE IN SEI BANCHE...
Radiocor - Su disposizione della Procura di Firenze, la
Guardia di Finanza del capoluogo toscano ha eseguito questa mattina un
sequestro preventivo di circa 22 milioni di euro nei confronti di una
serie di istituti di credito italiani e stranieri. Il sequestro,
ordinato nell'ambito di un'inchiesta su operazioni di finanza derivata
per oltre 1,4 miliardi stipulati dal 1999 in poi dalla Regione Toscana e
dai comuni di Firenze Campi Bisenzio, Tavarnelle e San Casciano Val di
Pesa, riguarda sei banche: Deutsche Bank di Londra, Merryll Linch di
Dublino, Ubs di Londra, Natixis Sa di Parigi, Dexia Crediop di Roma e
Monte dei Paschi di Siena.
Il reato
ipotizzato nei confronti degli istituti di credito, si legge in una nota
delle Fiamme Gialle, e' la truffa aggravata. Le somme sono state poste
sotto chiave in quanto gli inquirenti ritengono che siano un illecito
profitto. Gli indagati, in tutto 22, sono funzionari e dipendenti degli
istituti di credito e consulenti esterni. Il provvedimento di seques tro
e' stato eseguito dai militari del Nucleo di polizia tributaria della
Guardia di Finanza di Firenze nell'ambito di una trentina di
perquisizioni, alcune tutt'ora in corso.21-12-2010]
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la rivincita di De
Magistris - I magistrati che nel 2007 hanno scippato le indagini sui
fascicoli Why not e Poseidone all’allora pm dovranno rendere conto delle
loro azioni in un’aula di tribunale - dietro i provvedimenti anti-De
Magistris dei vertici degli uffici giudiziari calabresi si celavano
interessi privati e una serie di vincoli economici e familistici con i
politici indagati...
Marco Lillo per
Il Fatto
Ci sarà un
processo pubblico finalmente. I magistrati che nel 2007 hanno scippato
le indagini all'allora pm Luigi De Magistris dovranno rendere conto
delle loro azioni in un'aula di tribunale. Il giudice di Salerno ha
infatti rinviato a giudizio i vecchi capi di De Magistris che, usando i
loro poteri di coordinamento, hanno avocato e revocato le deleghe sui
fascicoli Why not e Poseidone all'attuale europarlamentare dell'Italia
dei Valori.
Ci sono voluti
quasi quattro anni, ma per quelle vicende che hanno diviso l'Italia, il
2 febbraio del 2011 finiranno alla sbarra l'ex procuratore capo di
Catanzaro Mariano Lombardi e altre sette persone rinviate a giudizio dal
gup Vincenzo Pellegrino per quella sottrazione illegale di fascicoli. I
Pm di Salerno hanno visto accolta la loro tesi: dietro i provvedimenti
anti-De Magistris dei vertici degli uffici giudiziari calabresi si
celavano interessi privati e una serie di vincoli economici e
familistici con i politici indagati. Tra i reati contestati a vario
titolo agli 8 imputati spiccano la corruzione in atti giudiziari, punita
con la reclusione fino a otto anni, la corruzione e la falsità
ideologica.
Una grande
soddisfazione per Luigi De Magistris, che aveva avviato l'indagine
salernitana con una denuncia e con un fiume di verbali. Ma anche una
rivincita postuma per i pm di Salerno sospesi e trasferiti dal Consiglio
Superiore della Magistratura proprio per questa inchiesta. A partire
dalla pm Gabriella Nuzzi trasferita da ufficio e funzioni e costretta a
fare il giudice a Latina. Anche l'altro sostituto, Dionigio Verasani,
era stato trasferito d'ufficio e funzioni mentre il procuratore capo
Luigi Apicella fu addirittura sospeso dalle funzioni e dallo stipendio.
La campagna di
stampa contro i pm di Salerno fu durissima. Quando la Procura di
Catanzaro risequestrò le sue carte appena sequestrate dai colleghi per
impedire la loro inchiesta, tutti i giornali (con l'eccezione
dell'Espresso) descrissero questo atto mai visto prima come ‘guerra tra
Procure'. Anche il Csm approvò questo schema affibbiando pene severe a
tutti e due gli uffici, ma punendo più severamente la Procura di
Salerno.
Per i quattro
magistrati catanzaresi indagati per favoreggiamento e omissione in atti
d'ufficio per avere omesso di inviare a Salerno gli atti, è stata
chiesta l'archiviazione delle accuse. Ma certamente il decreto del Gip
Pellegrino, con il rinvio a giudizio di chi fermò le inchieste di De
Magistris, è un punto a favore dell'ex pm.
I sostituti Maria
Chiara Minerva, Rocco Alfano e Antonio Cantarella, coordinati dal nuovo
capo dell'ufficio, Franco Roberti hanno confermato, nel suo nucleo
almeno, le accuse contenute nel famigerato decreto di perquisizione
firmato dai tre pm rimossi. Sono ora ben otto i magistrati di Salerno
(sette pm e un gip) che, dopo avere speso anni a studiare le carte e le
denunce dell'attuale europarlamentare, hanno ritenuto fondate le sue
accuse agli ex colleghi.
Dietro lo stop
alle inchieste che puntavano a far luce sullo sperpero dei fondi
dell'emergenza ambientale calabrese e sul sistema clientelare delle
assunzioni nelle società finanziate dalla Regione, c'erano gli interessi
familiari e personali dei magistrati legati ai politici indagati.
Oltre al
Procuratore Mariano Lombardi, alla sbarra sono finiti sua moglie, Maria
Grazia Muzzi; il figlio di lei, l'avvocato Pierpaolo Greco; il
procuratore aggiunto Salvatore Murone, trasferito a ottobre da Catanzaro
a Roma dal Csm (provvedimento poi sospeso su richiesta del
vicepresidente del Csm, l'Udc Michele Vietti); l'imprenditore della
compagnia delle opere protagonista del sistema clientelare messo nel
mirino da De Magistris e poi condannato nel processo Why Not a una pena
lieve, Antonio Saladino; l'allora coordinatore di Forza Italia
calabrese, Giancarlo Pittelli; l'allora sottosegretario Udc, Giuseppe
Galati (entrambi ora parlamentari del Pdl); e poi Dolcino Favi, ex
procuratore generale facente funzioni della Corte d'Appello di Catanzaro
di recente andato in pensione.
Il Gip ha accolto
l'impostazione dell'accusa che ha valorizzato in particolare i rapporti
tra Pierpaolo Greco (figlio della moglie del procuratore capo Mariano
Lombardi) e i politici indagati. Greco era socio con Pittelli in una
società di servizi legali, finanziari e immobiliari, la Roma 9 Srl, che
aveva comprato un immobile di prestigio a Catanzaro. Secondo l'accusa,
Greco aveva versato meno dei soci e poi aveva ottenuto anche incarichi
dal ministero delle Attività produttive grazie ai decreti firmati
dall'allora sottosegretario Giuseppe Galati. Entrambi i parlamentari
erano indagati da Luigi De Magistris.
18-12-2010]
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CAUSE
ARRETRATE: ECCO I RINFORZI PER SMALTIRLE...
Giovani praticanti, insieme a magistrati e avvocati dello Stato in
pensione, affiancheranno i giudici civili per smaltire l'arretrato di 6
milioni di cause. Lo prevede il piano straordinario del governo
predisposto dal guardasigilli Angelino Alfano. Il provvedimento era
pronto per essere presentato al Consiglio dei ministri, poi la maretta
politica ha messo un freno. I laureati in giurisprudenza potranno
svolgere così la pratica di 2 anni per l'esame di avvocato anche nei
tribunali come assistenti dei giudici.
I giovani
potrebbero occuparsi delle ricerche giuridiche e aiutare i magistrati
nella stesura dei provvedimenti sui processi pendenti. Per rinfoltire le
insufficienti file dei magistrati sarebbero richiamati in servizio toghe
sotto i 75 anni e avvocati dello Stato già in pensione. Alfano conta di
ottenere sul suo piano anche l'appoggio delle opposizioni. La giustizia
civile, si sa, infiamma gli animi meno di quella penale.
(Anna Maria Greco)17-12-2010
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TRUFFA AI DANNI
DEI NAUFRAGHI ALBANESI...
Sei mesi di reclusione e la restituzione di 300 mila euro: è la condanna
inflitta agli avvocati Natasha Shehu e Cosimo Argentiero di Brindisi per
essersi appropriati parte del risarcimento destinato ai familiari delle
108 vittime del naufragio del Venerdì santo del 1997. (F.M.)
17-12-2010
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i CORTE CONTI
INDAGA SU CONSULENTI MINISTRO BRAMBILLA...
(Adnkronos) - La sezione giurisdizionale per il Lazio
della Corte dei Conti ha aperto un'istruttoria per verificare se alcuni
consulenti assunti dal ministero del Turismo -si parla di dieci o
quindici- con il compito di rafforzare e migliorare l'immagine
dell'Italia hanno svolto regolarmente la loro attivita' o se invece
avrebbero svolto attivita' di partito.
L'istruttoria
aperta dalla Corte dei Conti da pochi giorni dovra' determinare se
queste consulenze dissimulano un'attivita' di partito pagata con soldi
pubblici. Ora Corte dei Conti scrivera' al ministero del Turismo per
acquisire la documentazione: i provvedimenti di incarico, le relazioni
conclusive che attestano espletamento dell'incarico. Per la Corte dei
Conti, quindi, si trattera' di verificare che tipo di prestazione questi
consulenti hanno concretamente effettuato.
.7-12-2010]
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CASO CECCHI GORI: GIUDICE FIGLIOLIA RINVIATA A GIUDIZIO PER CONCUSSIONE DA GUP
PERUGIA...
(Adnkronos) - Il giudice romano Luisanna Figliolia e' stata rinviata a
giudizio stamani dal gup di Perugia Massimo Ricciarelli con l'accusa di
concussione nei confronti di Vittorio Cecchi Gori. La Figliolia era
stata sospesa dall'esercizio della professione di magistrato per due
mesi nell'anno 2008 dal gip perugino Claudia Matteini proprio
nell'ambito delle indagini che la vedevano protagonista, passate da Roma
a Perugia per competenza territoriale data l'implicazione di un
magistrato romano.
In particolare,
secondo il pubblico ministero Sergio Sottani, che ha ereditato e portato
a termine le indagini dei colleghi romani Lina Cusano e Stefano Rocco
Fava, il giudice Figliolia, in servizio presso il tribunale capitolino
avrebbe costretto o comunque indotto Vittorio Cecchi Gori a fare
moltissime elargizioni in suo favore quali una festa di compleanno in un
noto albergo di Roma costata 2.056 euro, un soggiorno nella casa di
Sabaudia del produttore cinematografico nell'estate del 2007, piu'
soggiorni nell'appartamento di Londra, una collana del valore di 6.000
euro e una borsa del valore di 700 euro.
Per l'accusa, il
giudice romano avrebbe anche indotto o costretto Vittorio Cecchi Gori a
stipulare un contatto al marito commercialista che prevedeva un compenso
di 100.000 euro al mese. Secondo l'accusa infine, il giudice romano in
cambio di queste elargizioni avrebbe svolto una sorta di attivita' di
consulenza giuridica nei confronti del produttore cinematografico
toscano.09-12-2010]
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- chi e soprattutto perché UN EX FUNZIONARIO
DEL SISDE voleva INCASTRARE il pm Henry John Woodcock? -
Un paio di avvisi di garanzia sono stati già recapitati
ai piani alti della Procura generale di Potenza - È DAL
CASO DE MAGISTRIS CHE NON SI FERMANO GLI SCAZZI TRA
MAGISTRATI - L’inchiesta che sta facendo tremare la
Basilicata è incominciata silenziosamente: rintracciando
il percorso d’un pacco postale
Antonio Massari per "il
Fatto Quotidiano"
Ora il punto è capire chi - e soprattutto perché -
voleva mettere all'angolo il pm Henry John Woodcock.
L'arresto per semplice calunnia non deve ingannare:
questa storia potrebbe rivelare scenari ben più foschi.
Un paio di avvisi di garanzia - come vedremo - sono
stati già recapitati ai piani alti della Procura
generale di Potenza. L'inchiesta che sta facendo tremare
la Basilicata è incominciata silenziosamente:
rintracciando il percorso d'un pacco postale.
Gli investigatori hanno ricostruito la traiettoria di
uno strano esposto, indirizzato alla Procura generale di
Potenza e a qualche quotidiano, che mirava a
delegittimare un pm scomodo e il suo più fidato
investigatore. Nella busta c'era un'accusa pesante: il
pm Henry John Woodcock, si leggeva nella lettera
anonima, aveva favorito delle fughe di notizie. E per
questa vicenda, con l'accusa di calunnia, ieri è stato
arrestato un ex funzionario del Sisde, oggi impiegato
del Tribunale di Melfi: Nicola Cervone.
Secondo l'accusa, quindi, sarebbe stato individuato
l'autore. L'ex 007 sarà interrogato nei prossimi giorni.
Ma quest'arresto sembra soltanto un tassello, senza
dubbio quello fondamentale, di un'inchiesta che invece
appare molto più ampia. E che vede coinvolti, per altri
versi, due alti esponenti della Procura generale di
Potenza: Gaetano Bonomi e Modestino Roca. Nei mesi
scorsi hanno entrambi ricevuto un avviso di garanzia
firmato dalla Procura di Catanzaro.
Ci
provò un altro pm, Luigi De Magistris, a far luce sulle
"toghe lucane" e sui loro rapporti con i cosiddetti
"comitati d'affari". E questa nuova inchiesta potrebbe
illuminare i rapporti di potere - tra politica,
imprenditori e amministrazione della giustizia - in
Basilicata: proprio a partire da quell'esposto anonimo
che, secondo l'accusa, fu architettato dall'ex
funzionario del Sisde, arrestato ieri a Melfi dalla
squadra mobile di Potenza, guidata da Barbara Strappato.
L'ex funzionario Sisde è considerato dall'accusa - il
fascicolo è affidato al procuratore aggiunto di
Catanzaro Giuseppe Borrelli e alla sua sostituta Simona
Rossi - uno degli autori dell'esposto che mirava a
colpire Woodcock. Non fu Cervone, però, a spedirlo. Il
pacco partì da un ufficio postale di Foggia, per mano
d'un poliziotto del commissariato di Cerignola, Leonardo
Campagna, anch'egli indagato. C'è però uno strano
precedente, però, che vede Cervone protagonista di
un'altra vicenda giudiziaria.
Siamo tra il 2005 e il 2006 e questa volta, dal
calderone delle accuse, viene travolto un altro ex pm
della Procura di Potenza: Vincenzo Montemurro, ora
sostituto procuratore a Salerno, che per questa storia
fu indagato e poi archiviato. All'epoca, Montemurro e
Woodcock, erano i titolari delle principali inchieste
sull'amministrazione regionale e sulla criminalità
organizzata della Lucania.
Con indagini come "Iena 1" e "Iena 2" svelarono i
rapporti sotterranei tra malaffare e politica. Tra i
loro principali investigatori, l'ispettore della polizia
di Stato, Pasquale Di Tolla. È lo stesso Di Tolla
finito, come Woodcock, nell'esposto anonimo per il quale
Cervone è stato arrestato. Woodcock, Montemurro e Di
Tolla, insomma, con le loro indagini avevano scosso il
quieto vivere della cosiddetta "Lucania Felix".
E
proprio per le dichiarazioni di Cervone, Montemurro finì
indagato a Catanzaro, per concorso in violazione del
segreto di Stato, salvo poi essere archiviato. Anche in
quel caso, però, tutto nacque con un esposto inviato in
procura generale. E qui la storia si fa più
interessante.
L'esposto inviato alla Procura generale, infatti, non
riguardava Montemurro, ma i vertici del Sisde. A quei
tempi, infatti, Cervone era stato appena estromesso dai
servizi segreti per una vicenda che riguardava il boss
della zona: Pasquale Cossidente, a capo della famiglia
mafiosa de "I Basilischi", che era entrato in possesso
di un cd-rom piuttosto delicato: conteneva parecchi
segreti militari della Basilicata.
Fu
proprio Cervone, lo 007 che lavorava a Potenza, a
scoprirlo. E di quella vicenda parlarono con Montemurro,
come persone informate sui fatti, Mario Obinu e Lorenzo
Narracci, alti esponenti del Sisde. Per le modalità con
cui aveva gestito la vicenda, però, Cervone fu
estromesso dai servizi segreti e, quando l'esposto su
Obinu e Narracci arriva negli uffici giudiziari di
Potenza, la Procura generale il cui sostituto era
Gaetano Bonomi - decide di convocarlo.
Dopo le dichiarazioni di Cervone alla procura generale,
l'esposto finisce al procuratore della Repubblica, che
apre un fascicolo d'indagine. Cervone rende altre
dichiarazioni e Montemurro - all'epoca scomodo alla pari
di Woodcock - finisce indagato a Catanzaro per concorso
in violazione del segreto di Stato. Se si tratti di una
semplice coincidenza, o invece d'un episodio della
stessa strategia, non è dato saperlo, anche se il
"precedente" ha attratto la curiosità degli inquirenti.
Fatto Quotidiano
Anche perché, in questa vicenda, oltre Cervone, compare
Bonomi: è lo stesso Bonomi che fu indagato per abuso
d'ufficio dall'ex pm Luigi De Magistris, oggi
europarlamentare Idv, nell'inchiesta "Toghe Lucane": per
lui è stata da poco chiesta l'archiviazione. Nel
frattempo, però, ha ricevuto un altro avviso di garanzia
e ormai sono in tanti, tra Catanzaro e Potenza, a
chiamare quest'inchiesta con un nome seriale: "Toghe
lucane2".
02-12-2010]
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BONUS A CINZIA CRACCHI, AVVISO FINE INDAGINE A DELBONO E ALTRI
TRE...
(Adnkronos) - La Procura di Bologna ha
inviato l'avviso di fine indagine ai quattro indagati
per il bonus riconosciuto nello stipendio a Cinzia
Cracchi quando dalla Regione Emilia-Romagna venne
spostata al Cup. Per questo filone della complessa
inchiesta, ribattezzata "Cinzia-Gate', gli indagati sono
l'ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, di cui la
Cracchi era fidanzata, l'ex direttore del personale
della Regione Gaudenzio Garavini, la funzionaria
regionale Stefania Papili e il direttore di Cup2000
Mauro Moruzzi. Per tutti l'accusa e l'abuso d'ufficio
tranne che per Delbono che risponde di concorso esterno
nell'abuso.
Il provvedimento,
firmato dalla pm Morena Plazzi, prelude solitamente alla
richiesta di rinvio a giudizio. Questa e' la parte
dell'inchiesta che riguarda lo stipendio attribuito a
Cinzia Cracchi dopo la rottura con Delbono. La donna era
nella segreteria di Delbono quando era vicepresidente
della Regione Emilia-Romagna. Ma dopo la rottura del
loro rapporto venne trasferita in comando al Cup, ma
sempre a libro paga della Regione e mantenendo
un'indennita' di 800 euro (1.161 euro lordi) che da
'emolumento unico' passo' a 'indennita' di produzione'.
Il prossimo 3 dicembre
Delbono comparira' davanti al gup Bruno Perla per
l'udienza preliminare che riguarda il primo filone
dell'inchiesta che ha portato alle sue dimissioni da
sindaco. E' accusato di aver utilizzato i soldi della
Regione per pagare vacanze e spese personali e per
l'allora fidanzata Cinzia Cracchi. 26-11-2010]
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FISCO: INCHIESTA PROCURA FIRENZE, SEQUESTRATO 1 MLD A FARMACEUTICA
MENARINI...
(Adnkronos) - La Procura di Firenze ha
chiesto e ottenuto il sequestro di denaro e beni per 1
miliardo nell'ambito di un'inchiesta sulla casa
farmaceutica Menarini avviata gia' dal 2009. Tra i reati
ipotizzati ci sarebbero il riciclaggio, la truffa
aggravata, l'associazione per delinquere e violazioni
fiscali dal 2004 al 2009.
La cifra sarebbe
quella che, secondo gli investigatori, sarebbe stata
fatta rientrare in Italia con lo scudo fiscale, frutto
di condotte illecite, secondo le ipotesi.
25-11-2010]
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. POI C'E' MENARINI CON LA SUA MAXI-EVASIONE. E I GIORNALI NON
TROVANO LE NOTIZIE...
"La procura sequestra un miliardo alla Menarini. Accusa
di riciclaggio: scudo fiscale per rimpatriare fondi
illeciti". Trattandosi di sanità ed evasione fiscale,
temi non adatti a un pubblico men che adulto, Repubblica
spinge la notizia a pagina 35, in economia.
Il Corriere dedica un colonnone di ben 37 righe a pagina
24. Sommario fatto con il bilancino del farmacista:
"Accusa e difesa. I pm: aumenti illeciti dai medicinali.
La società: accuse prive di fondamento". Bisogna
ammettere che "accuse prive di fondamento" è sempre una
bella formula. Colonnino sopra l'estrazione del Lotto
anche per la Stampa (p. 27, chi lo trova è bravo).
26-11-2010]
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dio esiste e
ama dagospia! - La procura di Roma ha chiesto il
processo per l’ex presidente della corte costituzionale
Antonio Baldassarre (già multato dalla Consob per
400mila euro per la stessa vicenda) per il reato di
aggiotaggio in relazione alla fallita scalata ad
Alitalia - era il referente di una finta cordata che
fece saltare la cessione ad Air France - l’ex presidente
rai ci querelò per la valletta la storia della d’auria e
fummo condannati a pagare la somma-monstre di centomila
euro
Corriere.it
La procura di Roma ha
chiesto il processo per l'ex presidente della corte
costituzionale Antonio Baldassarre (già multato dalla
Consob per 400mila euro per la stessa vicenda) per il
reato di aggiotaggio in relazione alla fallita scalata
ad Alitalia. La Procura di Roma ha chiesto il rinvio di
Baldassarre, già presidente anche della Rai, nella sua
veste di rappresentante di una cordata che aveva
presentato una proposta di acquisto della compagnia di
bandiera. Secondo la procura le sue dichiarazioni fecero
di fatto saltare la vendita della compagnia di bandiera
ad Air France che era stata la soluzione trovata dal
governo di Romano Prodi.
LA VICENDA -
Baldassarre presentò un'offerta di acquisto evidenziando
la disponibilità di fondo di 500 milioni di euro. Gli
inquirenti contestano al giurista di aver presentato in
data 6 dicembre 2007 - è detto nel capo di imputazione -
nell'ambito «della procedura finalizzata
all'acquisizione della quota delle azioni Spa Alitalia
detenute dal ministero dell'Economia un'offerta in
competizione con le società Air France ed Airone,
producendo a garanzia della serietà» della stessa
offerta due documenti falsi: in particolare, una
evidenzia fondi con logo Ubs, apparentemente emesso da
Ubs a favore della società Loraerive, in data 23 ottobre
2007, contenente la indicazione della esistenza presso
la suddetta banca svizzera di un fondo di 500 milioni di
euro».
Non solo, la procura
attribuisce all'imputato la presentazione di un secondo
documento falso e cioè una «lettera datata 8 novembre
2007 indirizzata al professor Baldassarre e sottoscritta
da tale Jurg Haller nella quale Ubs indicava come
proprio cliente una società denominata Loraerive sl
(facente parte della cordata Baldassarre) attestando
l'esistenza di fondi a disposizione della suddetta e la
disponibilità della Banca a fornire appoggio tecnico
finanziario all'operazione di acquisizione delle azioni
Alitalia«. Per gli inquirenti di piazzale Clodio - è
detto nel capo d'accusa - si tratta di »documenti della
cui falsità Baldassarre era al corrente per esserne
stato informato da responsabili della banca Ubs nel mese
di novembre 2007».
ARCHIVIAZIONE PER ELIA
VALORI - Il procuratore aggiunto Nello Rossi e i pm
Stefano Pesci, Maria Francesca Loy e Gustavo De Marinis
hanno invece sollecitato l'archiviazione per Giancarlo
Elia Valori e di altri indagati minori che seguirono la
finanziaria Sviluppo Mediterraneo.
LA DIFESA DI
BALDASSARRE - In una nota diffusa tramite Alessandro
Siddi, suo difensore, l'ex presidente della Consulta
replica alle accuse: «L'accusa fonda la sua iniziativa
sul presupposto che, in occasione della presentazione
dell'offerta di acquisto non vincolante della compagnia,
sarebbero stati allegati documenti e dichiarazioni che,
solo all'esito di complesse attività di indagine, sono
risultati falsi.
Benchè abbia
dimostrato con prove inoppugnabili - aggiunge - la
correttezza del mio operato quale legale e mandatario
degli operatori commerciali che ho assistito,
inspiegabilmente la Procura di Roma, non solo mi
individua come unico soggetto responsabile di
un'asserita manovra di turbativa del mercato, ma ha
addirittura ignorato che fui proprio io, in tempi non
sospetti, non appena presa consapevolezza, pochi giorni
dopo la presentazione dell'offerta non vincolante, della
falsità dei documenti di cui si tratta, a denunziare la
manovra all'autorità giudiziaria. La gravità dei fatti -
conclude Baldassarre - colpisce non solo la mia persona,
ma costituisce un pericoloso precedente che mina
l'autonomia e la libertà professionale dell'avvocato per
la quale cosa informerò anzitutto il Consiglio Nazionale
Forense».
25-11-2010]
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. DAL CRACK LEHMAN AGLI AVVOCATI PARCELLE PER UN MILIARDO DI
DOLLARI...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Gli avvocati e gli altri
professionisti che stanno seguendo la bancarotta di
Lehman Brothers hanno raccolto complessivamente oltre
un miliardo di dollari in commissioni dal settembre
2008, di cui 40,6 milioni solo nel mese di ottobre. Lo
riporta il Wall Street Journal.
[23-11-2010] |
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11. FIAMME GIALLE IN SOGEI...
Al ministero dell'Economia cominciano a preoccuparsi: è
tutto regolare nelle procedure di appalto attraverso le
quali Sogei ha affidato ad una società, la Edil Ars di
Roma, lavori di manutenzione per 15 milioni di euro tra
il 2002 e il 2006? La Procura sta cercando di chiarire
l'affaire con un'indagine sulla società che gestisce
l'anagrafe tributaria, controllata proprio dal ministero
di Giulio Tremonti. La Guardia di finanza ha già fatto
visita alle sede di Via Carucci facendosi consegnare
alcuni documenti.
All'attenzione degli inquirenti una inchiesta interna
del 2007 nella quale l'allora ad di Sogei Valerio
Zappalà aveva documentato che il vecchio management,
guidato da Aldo Ricci, aveva operato in molti casi in
deroga (o in violazione) al codice dei contratti
pubblici, favorendo la Edil Ars, di fatto fornitore
esclusivo per la manutenzione degli immobili societari.
Fatto curioso, Zappalà è stato poi sostituito da
Tremonti che, ignorando i risultati dell'inchiesta
interna, ha richiamato proprio Aldo Ricci a capo della
Sogei. Morale: la Edil Ars ha potuto continuare a
lavorare per Sogei. M. D. B.
22.11.10 |
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FINABO: CRACK FINANZIARIA, DUE ORDINI DI CUSTODIA
CAUTELARE...
(Adnkronos) - Due ordini di custodia
cautelare, uno dei quali gia' notificato, sono stati
emessi nell'ambito dell'inchiesta riguardante il crack
della finanziaria Finabo spa. Colpiti dal provvedimento
sono il legale rappresentante Giuseppe Camarotto che e'
stato gia' arrestato e il cogestore della societa'
Franco Bonaccorso che invece e' latitante ed e'
ricercato. Ad emetere i provvedimenti su richiesta del
procuratore aggiunto Nello Rossi e' stato il gip Pina
Guglielmi.
L'inchiesta della Procura riguarda il fallimento per
oltre 100milioni di euro della Finabo con pregiudizio
fino ad oggi di oltre 1.300 risparmiatori che si sono
gia' insinuati nel fallimento della societa' che operava
oltre che a Roma a Bergamo, Genova, Mantova, Treviso e
anche nel Casertano attraverso la raccolta porta a porta
di risparmi..16-11-2010]
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BPI: APPELLO MILANO CONFERMA CONDANNA A 3 ANNI E 6
MESI PER FIORANI
(Adnkronos) - La seconda Corte
d'Appello di Milano ha confermato la condanna inflitta
il 6 ottobre del 2009 dal Tribunale di Lodi a Giampiero
Fiorani a tre anni e sei mesi di reclusione. L'ex ad
dell'istituto di credito, in questo procedimento, e'
stato riconosciuto colpevole di falso in bilancio..16-11-2010]
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C’ERANO UNA VOLTA LE TOGHE ROSSE - DAL BLOG DI CARLO
VULPIO LO SFOGO DI CLEMENTINA FORLEO A DE MAGISTRIS: “A
VOLERE LA MIA MORTE CIVILE E IL MIO ISOLAMENTO SONO
SQUALLIDI PERSONAGGI POLITICI CHE SI OPPONGONO AL
CAIMANO SOLO PER BRAMA DI POTERE” - “CARO LUIGI NON È
SOLO UN PROBLEMA ‘TUO’ QUELLO DI DIFENDERSI A VITA PER
ESSERE STATI ‘SCOMODI’. CON L’AMARA DIFFERENZA CHE NEL
MIO CASO VENGONO PROPRIO DA PERSONE CON CUI HAI PRESO AD
ACCOMPAGNARTI E DA AMBIENTI CHE HAI PRESO A REPUTARE
AMICI
Dal blog di Carlo Vulpio (carlovulpio.wordpress.com)
Lettera aperta di Clementina Forleo, gip di Cremona,
all'ex pm di Catanzaro ora eurodeputato IdV rinviato a
giudizio per omissione di atti d'ufficio (non aver
indagato su altri magistrati di Lecce e di Potenza
denunciati da una vittima dell'usura)
Pubblico questa lettera aperta di Clementina Forleo,
apparsa anche sul blog del destinatario della medesima,
seminascosta tra una decina di commenti, perché aiuta
tutti, ma proprio tutti, a capire molte, ma molte cose.
A
parte il "Caro Luigi", sono naturalmente d'accordo
sull'intero contenuto della lettera della dottoressa
Forleo.
LETTERA
Caro Luigi,
non scendo nel merito della vicenda processuale che ti
riguarda.
Mi
auguro che tu possa uscirne indenne e sono d'accordo con
te - a prescindere da tale accadimento - nel concludere
che quando si pestano, per amore del proprio dovere,
troppi calli ci si espone a ritorsioni di ogni tipo.
Ti chiedo:
1)
quanto vale per te, non credi debba valere per tutti? O
la tesi, giusta o errata che sia, del complotto o della
mera individuale ritorsione di qualche magistrato "poco
serio" vale solo per alcuni?
2)
sono solo i magistrati massoni o ufficialmente (ossia
per la cronaca) "incriccati" ad essere i nemici delle
persone perbene?
Come ben sai, dopo averti disinteressatamente difeso ad
Annozero - ma in realtà dopo aver pestato i calli di
signorotti che ben conosci - non solo sono stata
esiliata in quel di Cremona (bella cittadina, per
carità) e privata di ogni forma di protezione personale
nonostante numerosissime minacce seguite puntualmente da
episodi inquietanti, ma sono anch'io stata oggetto di
procedimenti disciplinari e penali (che mai mi avevano
sfiorato nella mia vita e nella mia carriera, sempre
definita da "ottimo magistrato"), nei quali mi sono
difesa e mi sto difendendo con non pochi disagi anche
economici per me e per la mia famiglia.
Nel mio caso la massoneria purtroppo, se c'entra,
c'entra poco o quantomeno c'entra in parte (diciamo
anche a metà).
A
volere la mia morte civile e il mio isolamento - come
del resto quelli di Carlo Vulpio (che continuo a
difendere disinteressatamente, sperando di non venire
anche in tal caso delusa) - non sono state o non sono
solo state - le cricche e cricchette cui ti riferisci.
Sai bene chi mi ha voluto infliggere il colpo mortale:
squallidi personaggi politici che si oppongono al
Caimano solo per brama di potere, ma che per la loro
ipocrisia mi fanno ancora più paura; insigni magistrati
di correnti di "sinistra" che non sono diversi - lo sai
bene - da quelli di "destra", con la differenza che non
si vergognano a sventolare la Costituzione che
calpestano ogni giorno quando tocca inaugurare l'anno
giudiziario, con farse che dovrebbero riguardare altre
categorie.
Basti pensare al dottor Bruti Liberati, ad esempio,
leader della corrente Magistratura Democratica (si
chiama ancora così?). Quello stesso Bruti Liberati
nominato Procuratore di Milano con voti bipartisan, come
"profetizzato" dalla signora Tinelli (Pd) in una nota
telefonata, che è sempre lo stesso Bruti Liberati per il
quale giorni fa in Questura non è successo nulla, e che
dovrà prima o poi anche spiegare ufficialmente,
qualunque sia la mia sorte:
a)
da chi ricevette nel marzo 2008 le carte che arrivarono
dal Parlamento relative al senatore Latorre;
b)
perchè non me le si trasmise nell'immediatezza;
c)
perchè le rispolverò, unitamente agli altri membri del
pool proprio il 29.7.2008, trasmettendole al mio ufficio
per decidere "con urgenza" quando casualmente ero
assente per pochi giorni e - guarda caso - il giorno
prima che venisse depositato il parere sulla mia
professionalità, in cui un altro magistrato della stessa
corrente (dopo essere stato peraltro pescato con le mani
nella marmellata nell'interferire con le mie funzioni)
dava atto del mio "deficit di equilibrio", venendo
subito promosso a Presidente di Sezione.
Seguivano, inutile dirlo, promozioni di tutti i
protagonisti della rocambolesca vicenda, con la quale,
effettivamente, ero e sono - per la mia serietà e il mio
rigore - "incompatibile".
Come vedi, dunque, non è solo un problema "tuo" quello
di difendersi a vita per essere stati "scomodi".
Con l'amara differenza che nel mio caso, come nel caso
di Carlo Vulpio, gli attacchi di cui parli - come i
vergognosi e omertosi silenzi sugli stessi - vengono
proprio da persone con cui hai preso ad accompagnarti e
da ambienti che hai preso a reputare "amici".
Clementina
16-11-2010]
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QUATTRO ARRESTI PER IL CRAC DELLA FIDUCIARIA BKN...
Da "la
Repubblica" - Carcere per Bernardo
Draghetti e Vittorio Salvini. E domiciliari per Guido e
Marco Salvini. Le misure sono state emesse dal Tribunale
di Milano in relazione al fallimento della fiduciaria
Bkn, di cui Draghetti è stato prima ispettore e poi
commissario, mentre Guido Salvini era l´amministratore.
I figli, Marco e Vittorio, erano in relazione d´affari
con Bkn, attraverso la svizzera Pentagram. L´accusa,
oltre alla bancarotta e alla corruzione, è di aver
distratto 30 milioni di euro appartenenti ai clienti di
Bkn.
11.11.10 |
|
LA
NUOVA 231 SUL TAVOLO DEL RE DEL BUNGA BUNGA - DOPO GLI
ACCORDI BIPARTISAN (CON BASSANINI ED ENRICO LETTA),
L’UFFICIO AFFARI GIURIDICI DI ANGELINO JOLIE ALFANO (GUIDATO
DA LADY VESPA) HA INVIATO A PALAZZO CHIGI IL TESTO CHE
REVISIONA LE NORME CHE AMMANETTANO LE AZIENDE PER I REATI
COMMESSI DAI VERTICI – BANCHE E INDUSTRIALI D’ACCORDO, ORA
LA PALLA PASSA A GIANNI LETTA, IN ATTESA DI CAPIRE CHE FARÀ
L’ANM…
Roberto Sommella per "Milano Finanza"
La
riforma della legge 231 è sbarcata a Palazzo Chigi. E ora il
ministero della Giustizia aspetta che gli uffici giuridici
alle dipendenze del sottosegretario alla presidenza Gianni
Letta chiudano il cerchio per portare a compimento una
revisione sempre più richiesta da banche e aziende.
La
notizia, che MF-Milano Finanza ha assunto da fonti
qualificate, rappresenta quindi un piccolo ma importante
passo avanti sulla strada della completa riforma delle norme
sulla responsabilità penale delle aziende, soprattutto dopo
l'avvio dell'inchiesta su Fastweb-Telecom Italia Sparkle
della primavera scorsa (le aziende sono state costrette a
versare al fisco una fidejussione da mezzo miliardo di euro
per evitare il commissariamento) e la batosta che ha colpito
martedì scorso il Banco Popolare, cui il gup di Milano ha
confiscato 64 milioni per gli illeciti compiuti dai vertici
di Italease.
Ora
queste e molte altre aziende - alla riforma è fortemente
interessata anche l'Abi che sta seguendo da vicino
l'evolversi della situazione - potranno cominciare a tirare
un sospiro di sollievo se è vero che, come risulta a
MF-Milano Finanza, il guardasigilli Angelino Alfano ha
ribadito ai più stretti collaboratori di voler andare avanti
sulla strada della nuova legge 231.
Proprio per questo, dopo un lavoro effettuato di concerto
con i tecnici dell'Arel, il think-tank di Franco Bassanini
ed Enrico Letta, esponenti di peso del Pd, l'ufficio Affari
Giuridici di via Arenula guidato da Augusta Iannini ha
inviato circa un mese fa al suo corrispondente di Palazzo
Chigi una bozza del testo del disegno di legge. Ma fino a
oggi, forse anche per colpa delle turbolenze politiche, non
ha ricevuto una risposta dal palazzo dell'esecutivo.
Il
testo spedito da via Arenula agli Affari Giuridici della
presidenza del Consiglio ricalca quanto già anticipato da
MF-Milano Finanza il 3 e 4 novembre: si va dall'ormai famosa
inversione dell'onere della prova per le aziende i cui
vertici sono stati coinvolti in una serie di reati
finanziari e non, alla costituzione di un nuovo modello di
certificazione di controlli interni fino alla revisione di
alcune misure interdittive nei confronti delle società.
In
pratica proprio quei provvedimenti che il mondo
imprenditoriale, e da ieri (dopo la mazzata sul Banco
Popolare) anche quello bancario, auspicano da tempo. Su
tutto ciò, considerato che esiste un nulla osta anche del
ministro dell'Economia Giulio Tremonti, resta l'incognita di
quale atteggiamento terranno gli organi di rappresentanza
dei magistrati, a cominciare dall'Anm: soffieranno nelle
vele della riforma oppure no? Dai prossimi step della nuova
231 in Consiglio dei ministri si capirà il giudizio della
magistratura.
05-11-2010]
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7. AGENZIA DELLE ENTRATE - UN MILIARDO PER
FIORANI & C...
Il Banco Popolare salterà per i suoi contenziosi con
l'Agenzia delle Entrare? La domanda sorge spontanea dopo
aver letto l'elenco dei contenziosi che l'istituto
guidato da Pierfrancesco Saviotti ha con l'agenzia
diretta da Attilio Befera, per un controvalore
complessivo che sfiora il miliardo di euro. Certo, ci
sono ricorsi e contenziosi aperti, ma se anche
l'amministrazione tributaria avesse torto in metà dei
casi, la banca dovrebbe comunque sborsare 350 milioni di
euro. L'elenco è pubblicato sull'ultima semestrale del
Banco Popolare (quarto istituto di credito italiano) ma
finora è passato inosservato.
Le
pendenze dell'istituto (nel quale sono confluite le ex
popolari di Verona, Novara e Lodi e diverse altre
piccole realtà) sono riconducibili a tre filoni. Il più
grosso è quello che proviene dalla controllata Banca
Italease, alla quale vengono contestati 340 milioni di
Iva indetraibile.
Un
secondo filone riguarda i contenziosi accumulati dall'ex
Bpi di Giampiero Fiorani: 35 milioni di euro di imposta
di registro contestate alla capogruppo Bpi, 40 milioni
alla Bipielle real estate, 1 milione alla Popolare di
Cremona e 300 mila euro alla popolare di Cremona. All'ex
Banco popolare di Verona, intorno al quale è stato
costruito l'istituto, vengono contestati "solo" 22
milioni di euro di Irap. E alla ex popolare di Novara
"appena" 21 milioni di euro a vario titolo. L. F.
[29-10-2010]
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LA PROCURA DI GENOVA INDAGA SU BANCA CARIGE.
IPOTESI: FRODE FISCALE...
Dal "Corriere della Sera" - La Procura
di Genova sta lavorando sottotraccia mentre da qualche
settimana è in corso un'ispezione dell'Agenzia delle
Entrate presso Banca Carige. La Procura ha disposto
l'acquisizione di atti relativi a un fascicolo di
indagine aperto con l'ipotesi di reato di frode fiscale.
L'acquisizione di documenti ha impegnato alcuni giorni,
ci vorrà tempo per conoscere gli sviluppi dell'esame
della considerevole mole di carta richiesta dal
sostituto procuratore genovese.
Sotto la lente è ancora una volta il rapporto tra Banca
Carige e Carige Assicurazioni, Carige Vita, il ramo
assicurativo già messo sotto accusa da Bankitalia nel
2007 sulla scorta di valutazioni dell'Isvap, l'organo di
vigilanza delle assicurazioni. In particolare hanno
risvegliato l'interesse degli investigatori i prestiti
concessi alla società assicuratrice - ma anche ad altre
società - messi in relazione alle garanzie fornite e ai
successivi movimenti finanziari di Carige (acquisizione
di pacchetti azionari e aumenti di capitale).
Operazioni finanziarie all'attenzione del magistrato -
dunque - ma l'indagine comprende anche quelle
immobiliari, soprattutto nei casi in cui Carige sembra
aver riacquistato a prezzi elevati immobili, venduti da
poco a cifre molto inferiori e per i quali aveva
concesso mutui. Carige aveva già risposto, in passato, a
osservazioni di Bankitalia e Isvap, ma questa volta a
cercare spiegazioni è la Procura. Gli investigatori
sembrano essere interessati al percorso del denaro
"vero", quello dei prestiti all'origine delle operazioni
esaminate, piuttosto che la finanza più o meno creativa.
L'arrosto - se c'è - e non il fumo.
23.10.10 |
RIMINI: TRIBUNALE DICHIARA NULLITA' DERIVATI STIPULATI
DA COMUNE CON UNICREDIT...
(Adnkronos) - La sentenza n. 1523/2010,
emessa il 12 ottobre scorso dal Tribunale di Rimini
all'esito della causa avviata nel novembre del 2008 dal
Comune di Rimini contro Unicredit Spa ed Unicredit
Corporate Banking Spa ed avente ad oggetto i contratti
derivati stipulati dal Comune, ha accolto le domande
avanzate dall'Ente, dichiarando la nullita' dei
contratti. Il provvedimento giudiziario, emesso dal
Tribunale in composizione collegiale (presidente del
Collegio Carla Fazzini, giudice relatore della causa
Francesco Cortesi e giudice Andrea Lama), rappresenta,
fa notare il Comune "avuto riguardo alla giurisprudenza
sinora edita, il primo precedente giudiziario favorevole
ad un ente locale in tale tipologia di contenzioso".
23.10.10 |
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L’IRRESISTIBILE VOLO DI MASSIMO FERRERO, NOMIGNOLATO
’VIPERETTA’, è GIà FINITO? - IL BALDO PRODUTTORE ROMANO
DI FICTION E FILM, E SALE CINEMATOGRAFICHE, MA ANCHE
PADRONE DELLA COMPAGNIA AEREA LIVINGSTON (EX LAUDA AIR
ITALIA, GIÀ CONTROLLATA DALLA FALLIMENTARE ’I VIAGGI DEL
VENTAGLIO’) È ’’A RISCHIO CRAC’’: DA INIZIO MESE HA
INTERROTTO I VOLI E I 498 DIPENDENTI ENTRANO IN CASSA
INTEGRAZIONE
1 -
LA COMPAGNIA AEREA LIVINGSTON (EX LAUDA AIR ITALIA, GIA'
CONTROLLATA DA I VIAGGI DEL VENTAGLIO) E' ''A RISCHIO
CRAC''...
(ANSA) - Da inizio mese ha interrotto i
voli e i 498 dipendenti entrano in cassa integrazione. I
lavoratori hanno manifestato a Malpensa, base operativa
del gruppo, e sono stati ricevuti dai rappresentanti
degli enti locali varesini. Da inizio mese i voli
Livingston sono fermi, con quasi tutti i velivoli
ritirati dalle societa' di leasing. L'Enac intende
ritirare la licenza alla compagnia per mancanza di
continuita' aziendale.
2 -
INTERVISTA DA NON PERDERE A MASSIMO FERRERO...
http://www.guidaviaggi.tv/video_detail.lasso?id=98
3 -
IL CRACK DEL VENTAGLIO ABBATTE ANCHE LIVINGSTON...
Da "Libero"
Continua l'effetto domino del fallimento dei "Viaggi del
Ventaglio". Oltre ai problemi economici inflitti ai soci
e ai semplici clienti (che hanno anche convinto il
Codacons a citare in causa la compagnia), il crack del
Ventaglio rischia di mettere in ginocchio anche la
compagnia aerea Livingston che, complice il crollo delle
tratte, dovrà ridurre il suo organico di 500 lavoratori.
La decisione, data ai lavoratori nella serata di venerdì
8 ottobre.
La
crisi della Livingston parte da lontano, ossia dal 2005,
anno in cui il Ventaglio decise di vendere la sua
compagnia aerea per far fronte ai debiti.
Tuttavia il fallimento dei Viaggi del Ventaglio ha
provocato per la Livingston una perdita consistente di
voli e di tratte.
Così
negli ultimi mesi le difficoltà finanziarie hanno
portato progressivamente la flotta ad assottigliarsi.
Due settimane fa, poi, il colpo di grazia, con la
possibilità di una linea di credito che si è sciolta
come neve al sole.
Per
quanto la compagnia aerea abbia assicurato che i voli
"saranno garantiti da un'altra compagnia", le maggiori
preoccupazioni sono per i dipendenti, quasi tutti di
base a Malpensa e Cardano al Campo. Già martedì per loro
dovrebbe essere aperta la procedura di cassa
integrazione straordinaria.
Interviene Romani - Per studiare eventuali contromosse,
le parti sono state convocate a Roma lunedì 11 ottobre
dal neo ministro allo sviluppo economico Paolo Romani.
Particolarmente interessata alla questione anche la Lega
Nord.
"Seguiamo da vicino e da tempo con preoccupazione le
vicende legate alla compagnia aerea Livingston, in grave
difficoltà economico-finanziaria a seguito della crisi
del tour operator il Ventaglio - ha affermato il
capogruppo della Lega Nord alla Camera, Marco Reguzzoni
-. Abbiamo chiesto e ottenuto che lunedì venisse aperto
un tavolo presso il nuovo ministro dello Sviluppo
economico affinchè si possano in tempi rapidissimi
esplorare le possibilità per salvaguardare l'azienda e
l'occupazione.
La
Livingston rappresenta un patrimonio importante sia in
termini di occupazione, sia perchè è una grande
compagnia charter con base a Malpensa. Sono certo che il
governo metterà in campo tutte le risorse e tutti gli
strumenti possibili per evitare la dispersione di questo
patrimonio".
3-
VOLO INTERROTTO
Franco Bechis per "Libero"
- 5 agosto 2010
"Viperetta" rischia di lasciare così un altro fianco
scoperto del gruppo, dopo qualche guaio capitato negli
ultimi mesi alla sua compagnia aerea, la Livingston,
specializzata in voli charter (ha anche acquisito alcune
rotte della Lauda Air). Il trasporto aereo non brilla di
questi tempi, e la Livingston ha chiuso il bilancio al
31 ottobre 2009 con una perdita di 6,2 milioni di euro.
A
metà giugno però uno dei creditori, la Sea che gestisce
gli aeroporti milanesi, ha deciso di passare alle
maniere forti dopo che un debito da 8 milioni di euro
più volte rischedulato non aveva visto nemmeno una rata
pagata. Azioni risarcitorie a parte da quel giorno
Livingston deve pagare prima di alzarsi in volo il
dovuto a Sea anticipatamente e per contanti.
[15-10-2010]
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AMIANTO IN PROCURA...
Antonio B., classe 1942, era un lavoratore della Pirelli
Pneumatici e il 18 aprile 2009 è stato ucciso da un
mesotelioma. Il magazziniere per anni aveva respirato
amianto nello stabilimento di viale Sarca a Milano. La
sua morte ha permesso alla Procura di Milano di chiedere
il rinvio a giudizio di 11 consiglieri della società in
carica dal dicembre 1979 al gennaio 1989. Storie
vecchie? Solo in apparenza.
Il pm
Giulio Benedetti contesta agli ex membri del cda la
morte di 21 persone e la malattia di altre 20. Morti
bianche e lesioni personali gravi perché nulla fecero,
secondo l'accusa, per garantire la sicurezza. Lo scorso
agosto il pm aveva delegato l'Asl a indagare sulle
possibili cause, ma nessuna risposta è arrivata. Il
primo denunciante E. M., morto nel marzo del 2002, aveva
presentato la querela nel 2001. Dopo anni, se ne riparla
finalmente. G. T.
15-10-2010]
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INCHIESTA VENDITA WIND VERSO ARCHIVIAZIONE...
(Adnkronos) - L'inchiesta della Procura
di Roma sulla cessione avvenuta nel 2005 di Wind da
parte dell'Enel all'imprenditore egiziano Naguib Sawiris
e' destinata a finire in archivio. La richiesta sara'
fatta al gip dai pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli
essendo ormai cessato il termine di 18 mesi che la legge
prevede perche' attraverso rogatorie internazionali
fatte tra gli altri negli Stati Uniti, Singapore e Hong
Kong si ottengano documenti necessari alla prosecuzione
dell'inchiesta.
L'inchiesta cominciata nel 2007 ha visto tra gli indagati
per corruzione l'amministratore delegato dell'Enel
Fulvio Conti, quello di Wind Luigi Gubitosi e lo stesso
imprenditore egiziano. Insieme con loro erano state
iscritte altre 8 persone.
20.10.10 |
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MEMBRI DEL CSM A SPASSO...
Nonostante i 1.175 posti da magistrati vacanti in tutta
Italia, i 16 ex membri togati del Consiglio superiore
della magistratura, il cui mandato è terminato nel
luglio scorso, sono a spasso pur continuando a incassare
lo stipendio. Ne dà notizia Panorama in edicola domani 8
ottobre.
Secondo quanto risulta al settimanale, solo un paio
degli ex consiglieri ha chiesto di rientrare subito nei
ranghi, mentre gli altri aspettano senza fretta che sia
la terza commissione del Csm a ricollocarli. Mentre nei
palazzi di giustizia si chiedono con urgenza i rinforzi.
Basti dire che in Cassazione mancano 66 consiglieri su
303, o che a Catania sono vacanti 12 posti da giudice su
35.
[07-10-2010
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CINQUE TERRE, UN CASINO - BRUNETTA SVICOLA
L’INTERROGATORIO: MAGARI ASPETTA DI ottenere il
trasferimento dell’inchiesta aLla procura di Torino? -
In moltissimi colloqui intercettati emerge infatti la
figura del procuratore della Repubblica della Spezia
addirittura come "ispiratore" delle lettere del Corvo
che accusava la polizia giudiziaria, vergate da Bonanini
& C
Marco Menduni per Il Secolo XIX
Sabato 25 alle dieci del mattino, quarantott'ore prima
che scattasse il blitz-terremoto nelle Cinque Terre, il
ministro Renato Brunetta era stato convocato come teste,
come persona informata sui fatti, dalla procura. Ma
all'ultimo momento il ministro ha dato forfait.
Improvvisi impegni istituzionali, ha comunicato il
ministro della Funzione Pubblica. Così l'interrogatorio
sul rustico acquistato nelle Cinque Terre per
quarantamila euro è saltato.
Per ora è soltanto rimandato, in attesa di concordare
una nuova data. Se Brunetta continuasse a non
presentarsi davanti ai pm, si realizzerebbe una replica
di quanto avvenuto con Claudio Scajola nella vicenda
della casa romana con vista sul Colosseo. La procura
potrebbe chiedere l'accompagnamento coatto, con i
carabinieri, ma dovrebbe prima richiedere
l'autorizzazione alla Camera dei Deputati.
Iniziativa che fino a oggi non ha preso la procura di
Perugia per Scajola e che non intendono percorrere i pm
spezzini, che ancora non disperano di poter ascoltare la
versione di Brunetta sul rustico acquistato nelle Cinque
Terre. Anche perché il ministro ha assicurato: «Ho
davvero avuto un impegno improvviso nella Capitale, ma
verrò sicuramente a farmi interrogare, è mia intenzione
chiarire tutto e non ho nulla da temere».
Ricordiamo: l'abuso edilizio contestato dalla procura è
avvenuto quando il ministro aveva già firmato il
compromesso, ma i lavori erano stati ordinati dal
precedente proprietario, Stefano Pecunia: ed è
quest'ultimo che risulta indagato. La ristrutturazione
però, sia secondo la versione del ministro, sia nelle
parole di chi la sta realizzando, il costruttore Daniele
Carpanese, sono stati pagati dallo stesso Brunetta.
Una successione di eventi che il pm Luca Monteverde
vuole chiarire. Non fosse altro perché da quel fascicolo
per violazioni edilizie e falso ne è nato un altro, ben
più corposo, su tutta l'attività amministrativa alle
Cinque Terre. Proprio quello che ha trascinato in cella
anche il presidente del Parco Franco Bonanini. Grande
amico di Brunetta fin dai tempi in cui entrambi
militavano nel Psi.
Ma
saranno i magistrati spezzini ad ascoltare Brunetta? Il
dubbio è affiorato nelle ultime ore, dopo la lettura
dell'ordinanza di custodia cautelare e delle
intercettazioni. Un'eventualità sulla quale alcuni
difensori sono disposti a premere sul pedale
dell'acceleratore per ottenere il trasferimento
dell'inchiesta a un'altra sede: la procura di Torino.
In
moltissimi colloqui intercettati emerge infatti la
figura del procuratore della Repubblica della Spezia
addirittura come "ispiratore" delle lettere del Corvo
che accusava la polizia giudiziaria, vergate da Bonanini
& C.
Il
nome di Scirocco (sempre nominato, ma mai intercettato)
appare nell'ordinanza ben 37 volte. La legge prevede che
se nel corso di un'indagine emerge il coinvolgimento di
un magistrato, il procedimento dev'essere
automaticamente spostato altrove. Per quanto riguarda il
distretto giudiziario della Liguria, a Torino. Erano
solo millanterie, quelle conversazioni? Su questo
interrogativo si giocherà tutta la partita.
Scirocco non ha firmato le ordinanze di custodia
cautelare, ma solo per "opportunità", considerata la sua
amicizia con Bonanini. Ha annunciato nei giorni scorsi
la sua scelta: andare in pensione. Ma solo perché, ha
spiegato, può approfittare di una "finestra" favorevole
per la sua retribuzione futura. Al Secolo XIX risulta
che siano in corso anche indagini sulla segreteria del
procuratore capo per alcune fughe di notizie.
Quali sono le intercettazioni più clamorose? Bonanini
parla dell'arresto di Salvatore Iodice, direttore del
carcere di Massa, in passato direttore del penitenziario
spezzino: «Sai che hanno arrestato li, il direttore del
carcere, quello che era Iodice, che è stato trent'anni a
Spezia no... e tra l'altro li, secondo me c'era in mezzo
anche Scirocco».
Quando Bonanini realizza dell'indagine su di lui, gli
inquirenti appuntano: «Dice di aver scritto una lettera
a Scirocco di tre pagine... dove descrive tutto dai
fatti di Brunetta ad oggi.. una lettera amichevole a
Scirocco».
Ancora Bonanini quando si inizia a parlare del rustico
di Brunetta: «Bonanini dice che loro volevano fare lo
scoop su Brunetta... esposto minoranza è stato
archiviato perchè ce l'ha Scirocco». Quando alcuni
oppositori iniziano a puntare il dito contro di lui,
Bonanini inizia a far partire alcune denunce senza
firma.
Spiegano gli inquirenti: «Bonanini dice che, su
consiglio di Scirocco, ha inviato degli esposti anonimi
contro il bar» del suo contestatore. Quando poi iniziano
a partire le lettere del Corvo, sempre Bonanini assicura
a un avvocato: «Il messaggio di Scirocco è stato quello:
"fai degli esposti anonimi e mettiti i guanti di
lattice"... ecco, allora questo è quello che parte
oggi».
Bonanini sembra conoscere anche un'altra notizia: che la
segreteria del procuratore capo era comunque sotto la
vigilanza degli altri pm, titolari dell'inchiesta: «Dice
che i Sostituti Procuratori hanno messo le micro spie
nell'ufficio di Scirocco».
Al
procuratore capo gli esposti contro la polizia
giudiziaria venivano però consegnati brevi manu: «Lo
porto a Scirocco, è solo un foglio... sono andato lì ho
consegnato... ho detto guardi... proprio la delicatezza
insomma».
Esposto che, sempre secondo Bonanini, lo stesso Scirocco
avrebbe consigliato di diffondere: «Oggi ti dico
dovrebbe iniziare questa cosa qui... perchè Scirocco:
"fai cosi, hai capito, perchè è l'unica maniera per...
mandalo a tutti, hai capito"». Sono solo parole in
libertà? I pm ne sono convinti. Ma Bonanini confermerà
durante gli interrogatori queste circostanze?
01-10-2010]
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SMENTITA "ESPRESSO" - il procuratore di Palermo: "Il
nome del presidente del senato Renato Schifani non è
iscritto nel registro degli indagati" - il presidente
del Senato precisa che si tratta "di accuse ripetute,
infami e false, destituite di qualsiasi fondamento" -La
direzione de "L’espresso"conferma l’esistenza di una
inchiesta
RENATO SCHIFANI
IL
PROCURATORE PALERMO, SCHIFANI NON E' INDAGATO...
(ANSA) -
"Il nome del presidente del senato Renato Schifani non è
iscritto nel registro degli indagati di questa procura".
Lo ha detto il procuratore di Palermo, Francesco
Messineo, smentendo che Schifani sia indagato dalla Dda
di Palermo per concorso in associazione mafiosa, come
anticipato oggi dal settimanale "L'Espresso".
SCHIFANI, ACCUSE INFAMI E FALSE...
(ANSA) -
In relazione alle notizie riportate oggi dalle agenzie
di stampa relative ad un articolo dell'Espresso, il
presidente del Senato, Renato Schifani, precisa che si
tratta "di accuse ripetute, infami e false, destituite
di qualsiasi fondamento".
Nella nota il presidente del Senato afferma la sua
"totale estraneità ai fatti riportati da certa stampa".
"Prendo atto della smentita da parte del Procuratore
della Repubblica di Palermo. Ritengo comunque doveroso
affermare con forza - prosegue la nota - che sono un
cittadino e un politico onesto che ha sempre combattuto
la mafia con fatti e atti legislativi concreti, che
hanno consentito allo Stato importanti successi nella
lotta alla criminalità organizzata. Considero e ho
sempre considerato la trasparenza, la correttezza umana,
deontologica e professionale i principi irrinunciabili
della mia esistenza".
LA
CONTRO-SMENTITA
La direzione de "L'espresso" in merito all'indagine sul
presidente del Senato, Renato Schifani, conferma
l'esistenza di una inchiesta iscritta quest'anno nel
registro generale notizie di reato della Procura della
Repubblica di Palermo.
30-09-2010]
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ARRESTATI
SINDACO RIOMAGGIORE E PRESIDENTE 5 TERRE...
(ANSA) -
Il sindaco di Riomaggiore Gianluca Pasini e il
presidente del Parco delle Cinque Terre Franco Bonanini,
sono stati arrestati nell'ambito di un'inchiesta
condotta dalla squadra mobile di La Spezia e coordinata
dalla procura spezzina per una serie di reati contro la
pubblica amministrazione.
Secondo quanto si apprende, le accuse vanno dall'
associazione a delinquere alla truffa ai danni dello
Stato, dal falso all'abuso d'ufficio. Oltre al primo
cittadino di Riomaggiore Gianluca Pasini e Franco
Bonanini, presidente del Parco - dichiarato patrimonio
dell'umanità dall'Unesco - sono stati arrestati anche il
comandante della polizia locale di Riomaggiore, il capo
dell'ufficio tecnico. Complessivamente sono state emesse
8 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 agli
arresti domiciliari.
INCHIESTA
EOLICO: LOGGIA P3, ARRESTI DOMICILIARI A MARTINO...
(Adnkronos) -
L'imprenditore ed ex assessore comunale di Napoli
Arcangelo Martino indagato nell'inchiesta denominata
'P3' ha ottenuto gli arresti domiciliari. Il
provvedimento e' stato firmato dal giudice delle
indagini preliminari Giovanni De Donato con il parere
della Procura della Repubblica di Roma. 28-09-2010]
01.10.10 |
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DERIVATI, INCHIESTE DA MI-TO...
Walter Galbiati per "la
Repubblica" - Per una inchiesta che arriva
a processo, un´altra si chiude. L´asse è tra
Milano-Torino, il celebrato binomio Mi-To. Sotto la Mole
è stata archiviata l´inchiesta sui contratti derivati
che Ubs e Jp Morgan avevano aperto con il Comune, mentre
a Milano è in rampa di lancio il processo contro la
stessa Jp Morgan, Ubs, Depfa e Deutsche Bank. Per il
comune torinese, si trattava di ventitré contratti swap
relativi ad un ammontare nozionale di 1,2 miliardi di
prestiti e bond, con un «mark to market» negativo per
svariati milioni di euro. Qui i giudici hanno deciso la
settimana scorsa che il reato di truffa non merita di
essere discusso in dibattimento. Archiviato.
A
Milano invece la truffa sarà al centro delle perizie
tecniche e dello scontro tra il procuratore aggiunto
Alfredo Robledo, gli avvocati e i consulenti delle
banche.
29.09.10 |
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TOH! FINALMENTE UNA BUONA NOTIZIA per Cecchi Gori - sarà
risarcito di 14 milioni di dollari grazie alla giustizia
americana. Gianni Nunnari, suo ex ad, condannato per
frode - La giustizia americana può essere, a volte,
sorprendente. NUNNARI fa causa al proprio datore di
lavoro CECCHI GORI, ma il giudice piuttosto che dargli
ragione, lo accusa di aver frodato a sua volta VITTORIO
Viviana Musumeci per Dagospia
-
La
giustizia americana può essere, a volte, sorprendente.
Uno fa causa al proprio datore di lavoro, ma il giudice
piuttosto che dargli ragione, lo accusa di aver frodato
a sua volta il suddetto per cui lo condanna al pagamento
di 14 milioni di dollari, centesimo più centesimo meno.
Una brutta sorpresa che è piombata sulla testa di Gianni
Nunnari, come una colata di cemento. L'ex (?) producer
era stato condotto negli Stati Uniti anni fa dal suo
datore di lavoro di allora, il produttore italiano
Vittorio Cecchi Gori. E ora quest'ultimo finalmente
potrà dimostrare che tutte le volte in cui ha detto che
qualcuno aveva approfittato di lui, era vero.
E
proprio Gori, non conoscendo la lingua inglese, si era
affidato a Nunnari facendogli aprire una succursale
della sua casa di produzione cinematografica negli Stati
Uniti, la Cecchi Gori Pictures di cui Nunnari era
amministratore delegato e presidente -, ma al contempo
il manager era stato autorizzato dallo stesso Cecchi
Gori a mantenere la propria società.
Come riportato di recente da 'The Hollywood Reporter',
Nunnari, dopo qualche tempo venne accusato da Cecchi
Gori di portare business alla propria società a scapito
di quella per cui era pagato dal suo datore di lavoro.
La lite è scoppiata definitivamente nel 2008 quando
Nunnari ha citato in giudizio Cecchi Gori che a sua
volta lo ha controcitato.
La
controversia è stata discussa di recente davanti al
giudice della corte suprema di Los Angeles Any Hogue. Ma
le cose non sono andate come Nunnari aveva previsto. Il
giudice infatti, avendo sentito i contendenti e avendo
analizzato tutta la documentazione raccolta in questo
lasso di tempo ha stabilito che l'ex manager ha carpito
la fiducia del suo datore di lavoro frodandolo.
Hogue ha poi stabilito che Nunnari è riuscito a
deprivare Cecchi Gori di 8.6 milioni di dollari grazie
alla produzione del film "300"; di 3.26 milioni di
dollari per la produzione del film "Silence" e di 1.35
milioni di dollari per il film con Robert De Niro
"Everybody's fine". In più ha riconosciuto sempre a
Cecchi Gori il 7% degli interessi per il danno subito.
Totale: 14 milioni di dollari.
Entro il 15 settembre di quest'anno Nunnari ha la
possibilità di fare ricorso in appello, ma
l'amministratore delegato temporaneo della società
americana di Gori Niels Juul ha già dichiarato
all'Hollywood Reporter che finalmente potranno
ricominciare a fare i produttori sul serio, dando così
per implicito che la sentenza verrà accolta
definitivamente.
http://vivianamusumeciblog.wordpress.com
13-09-2010]
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IL
DANNO UNGHERESE...
Walter Galbiati per "la
Repubblica" - Due milioni di euro. A tanto
ammonterebbe il danno subito da Massimo Alba, l´ex
direttore creativo di Ballantyne, per la truffa
architettata dai vertici dell´azienda di moda famosa per
i suoi maglioni. Ovvero, secondo l´accusa del pm Eugenio
Fusco, da Matteo Cordero di Montezemolo, azionista di
riferimento della griffe attraverso il fondo Charme, e
da Tommaso Beolchini, consigliere di amministrazione.
I
due avrebbero impedito ad Alba di sottoscrivere una
quota (fino al 10%) della Ucb, la controllata ungherese
detentrice dei marchi e quindi beneficiaria delle
royalties. Con l´aiuto di Gianmatteo Teruzzi,
procuratore speciale di Ucb, avrebbero indotto in errore
Alba «sul contenuto e le facoltà che gli erano state
attribuite col patto d´opzione». Per lui il danno, per
loro un ingiusto profitto.
19.09.10 |
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AMIANTO, CACCIA AI TESTI, PROCESSO AL VIA
Riparte a Torino, il 20 settembre, il processo per i
morti e i malati di amianto. Molti lavoratori sono
irreperibili o deceduti. E il segretario della Fillea
Cgil Campania, Giovanni Sannino, si è messo sulle tracce
di superstiti per rimpolpare i fascicoli. Il suo appello
è: «Chiunque è coinvolto o a conoscenza di amici e
parenti ci chiami, 0813456286, risponde direttamente il
segretario».(M.P.)ionalità».
9.
MANI PULITE A NAPOLI...
La denuncia dell'ex assessore al Bilancio Riccardo
Realfonzo sulle partecipate del Comune di Napoli
(«Bacino elettorale del Pd»), anticipata a gennaio da
Panorama, è diventata un'inchiesta penale. Al lavoro un
pool ribattezzato Mani pulite che indaga sulle parentele
tra neoassunti, consiglieri comunali e sindacalisti
locali e nazionali. (S.D.M.)
10-09-2010]
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CITIGROUP, IL GIUDICE BOCCIA L'ACCORDO CON SEC
Il Giornale - É in stallo il patteggiamento
tra Citigroup e la Securities and exchange commission,
nella causa intentata dalla Consob americana. Il giudice
distrettuale Hellen Segal Huvelle non ha approvato il
patteggiamento con cui l'istituto newyorkese si
impegnava a pagare 75 milioni di dollari per archiviare
l'accuse di non avere comunicato agli investitori
un'esposizione per 40 miliardi di dollari ai mutui
subprime. Come riporta il Wall Street Journal, il
giudice ha preferito temporeggiare, non pienamente
soddisfatto dalle informazioni fornite dall'istituto.
Citigroup, che dovrà presentare la documentazione
richiesta entro l'8 settembre, si è impegnata comunque a
collaborare con il giudice per quanto richiesto. |
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NUOVA CORONA DI SPINE PER LELE MORA: Diciassette milioni
di euro evasi e un archivio fotografico mai ritrovato -
LE ACCUSE: DALLE FALSE FATTURE ALLA BANCAROTTA
FRAUDOLENTA AL RICICLAGGIO - LA PROCURA, DI MAIO IN
PEGGIO: LA VENDITA DEL GIACIMENTO DI IMMAGINI FU SOLO
SIMULATA - LELE HA RAGIONE: "SE CHIUDONO L’HOLLYWOOD PER
COCA, ALLORA BISOGNEREBBE CHIUDERE TUTTI I LOCALI DEL
MONDO"… Davide Carlucci per "la
Repubblica"
Diciassette milioni di euro evasi e un archivio
fotografico mai ritrovato. Intorno a questi due aspetti
ruota l´indagine che si è chiusa ieri dei pm milanesi
Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci a Fabrizio Corona
nei confronti di Lele Mora e di altri sei indagati.
E
il mancato ritrovamento del "tesoro" del re dei
paparazzi riporta a un altro filone d´indagine, quello
tuttora in corso - ribattezzato "vallettopoli bis" - del
pm Frank Di Maio: una delle ipotesi investigative,
infatti, è che Corona sia riuscito a nascondere le
immagini con i quali aveva realizzato i suoi fotoricatti
facendo in modo che continuino a circolare nel mercato
del gossip, dove possono essere utilizzate per nuovi
ricatti nei confronti di vittime che hanno già pagato
per ritirare le immagini più compromettenti.
Nell´avviso di conclusione delle indagini notificato
ieri dalla Guardia di finanza si legge infatti che
Corona avrebbe distratto «la somma di 274.800 euro
relativa al pagamento di una fattura emessa nel mese di
maggio del 2008 dalla Fenice srl - la nuova società
costituita dopo il fallimento della Corona´s, ndr - con
la casuale "vendita nostro archivio fotografico" ovvero
l´archivio fotografico, così valorizzato, che non è
stato comunque consegnato al curatore né rinvenuto in
luoghi di pertinenza della società fallita».
Al
pm Di Maio, invece, era stato il fotografo Fabrizio
Pensa a parlare, in un verbale, di un archivio
scomparso: «Sfuggirono alla perquisizione una serie di
dischetti contenenti file di servizi fotografici
ritirati dal mercato perché pubblicati direttamente
dall´interessato ritratto in foto, nonché una scatola di
cartone con dentro tutto il cartaceo dei servizi
ritirati». Pensa tirò in ballo l´imprenditore
Massimiliano Fullin, titolare di una società di
scommesse on line: «Si vantò di conoscere l´archivio
segreto di Fullin», disse al magistrato.
Per Giuseppe Lucibello, l´avvocato difensore di Corona,
è tutto un equivoco: «L´archivio è sempre stato messo a
disposizione della procura». Lucibello, forte anche
della sentenza di assoluzione di Corona dal tribunale di
Potenza (a Milano, invece, il manager è stato condannato
a tre anni e otto mesi), conta di riuscire a dimostrare
l´innocenza del suo assistito dal reato di evasione
fiscale e bancarotta che gli viene contestata
nell´avviso notificato ieri.
Nell´ambito del fallimento della sua società, secondo i
pm Fusco e Carducci, sarebbero stati distratti sei
milioni di euro. Nel maggio 2009 i magistrati avevano
chiesto una rogatoria alla magistratura di San Marino
che aveva portato al sequestro di oltre un milione di
euro riconducibili a Corona. Da allora la procura della
repubblica del Titano ha aperto un fascicolo per
riciclaggio, che vede coinvolte quattro persone.
Nell´indagine milanese, invece, s´ipotizza «un vasto e
diffuso sistema di emissione di fatture false per
operazioni inesistenti da parte di varie società
riconducibili a un imprenditore genovese», Marcello
Silvestri: con le sue società, come la Metropolis Models
and Actor Management, avrebbe puntato a entrare nel giro
di Mora e Corona. Mora, invece, si sarebbe avvalso,
nelle sue dichiarazioni dei redditi tra il 2005 e il
2007, di fatture emesse per operazioni inesistenti, per
un totale di oltre 4 milioni di euro.
2 - LELE MORA «ALLORA CHIUDETELI TUTTI»
Michele Focarete per "il
Corriere della Sera"
Sembra di essere tornati a Vallettopoli. «E' acqua
passata, i giudici mi hanno ritenuto estraneo ad ogni
fatto e prosciolto. Eppure in questi giorni sono di
nuovo sbattuto su tutti i giornali. In quattro anni ne
ho subite fin troppe». Lele Mora parla pacatamente,
dietro la grande scrivania del suo studio, sulla quale
svetta un busto di Mussolini: «Ma non sono un fascista»,
dice. «Sono solo un mussoliniano convinto».
L'Hollywood? «Ogni domenica sera, per 10 anni. Avevo il
mio privé e il mio trono sempre più grande. Ero un
imperatore. Gente che veniva per me, per una stretta di
mano, una foto. Entravo all'una e uscivo alle 2.30 per
andare a dormire. Ma non voglio apparire un moralista.
Dico che di droga non ne ho vista, anche se c'era. Se
però hanno chiuso l'Hollywood per questo motivo, allora
bisognerebbe mettere i sigilli a tutti i locali notturni
del mondo».
E
ritorna a Vallettopoli: «Distrutti 30 anni di lavoro.
Ero l'uomo più potente della tv. All'improvviso mi sono
sentito emarginato. Per due anni non ho potuto entrare
in Rai. Gli stilisti dai quali mi servivo mi hanno
persino tolto il 30 per cento di sconto che mi facevano
sui vestiti. Tutti i contratti stralciati.
In
questa disgrazia però ho potuto capire chi erano le
persone degne della mia amicizia: Sabrina Ferilli, Aida
Yespica, Alda D'Eusanio, Elenoire Casalegno, Mara
Venier, Christian De Sica». Allora niente coca? «Ad ogni
festa ci sono belle donne e divertimento. Oggi per
drogarsi ci vuole poco. Basta andare in via Padova o in
viale Monza e la cocaina ti viene offerta a 10 euro».
30-07-2010]
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ELLE MANI GIUSTE ...
"Sconti grazie al clan". In cella a Napoli la leader dei
piccoli industriali". Si chiama Olga Acanfora e "fu tra
i primi nel 1988 a cogliere l'opportunita' di investire
nel settore della riabilitazione dall'handicap" (Corriere, p. 20).
Imbarazzo in Confindustria, dove era stravotata ed e' stata subito
sospesa 31.07.10 |
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INDAGINE CHIUSA A MILANO PER FALLIMENTO 'CORONA'S'...
(Adnkronos) - Indagini chiuse a Milano
sul crac della 'Corona's', la societa' che portava il
nome del cosidetto 're dei paparazzi', Fabrizio Corona
gia' protagonista delle indagini condotte in varie
procure su 'Vallettopoli', dichiarata fallita il 9
dicembre 2008 su istanza della Mondadori Pubblicita',
che contestava il mancato pagamento di una fattura di
ben 45 mila euro. Per Corona si avvicina cosi' un
probabile nuovo processo.
A
partire da questa mattina, infatti, i finanzieri del
Nucleo di Polizia Tributaria di Milano stanno
notificando il provvedimento di chiusura delle indagini
preliminari nei confronti di 8 persone, tra i quali
Fabrizio Corona appunto, indagate a vario titolo per i
reati di emissione di fatture false, dichiarazione
fraudolenta mediante utilizzo di fatture false, omessa
presentazione della dichiarazione dei redditi,
bancarotta fraudolenta e riciclaggio. L'ex agente dei
paparazzi dei vip risponde di bancarotta fraudolenta e
false fatture.
Le
indagini, condotte dalle Fiamme Gialle a partire dal
febbraio 2008 e coordinate dai pm milanesi Eugenio Fusco
e Massimiliano Carducci, hanno messo in luce un vasto
sistema di emissione di fatture per operazioni
inesistenti da parte di varie societa' riconducibili ad
un imprenditore genovese che, avvalendosi anche di
prestanome, forniva a imprenditori milanesi, operanti
nel settore della pubblicita' e spettacolo, elementi
passivi di reddito allo scopo di abbattere gli utili
delle proprie societa'. Le fatture false ammontano
complessivamente a circa 17 milioni di euro mentre i
beni aziendali e le somme di denaro distratte dal
fallimento della 'Corona's' sono pari ad oltre 6 milioni
di euro.
27.07.10 |
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CARA GIUSTIZA - IL MINISTERO DI ALFANO è poco “JOLIE”
SOMMERSO DAI DEBITI - DALLE INTERCETTAZIONI UN “ROSSO”
DI 70MLN€: IL 79% PER IL NOLEGGIO DEGLI APPARATI, IL 13%
LE FATTURE EMESSE E L’8% L’ACQUISIZIONE DEI TABULATI -
320 MLN€ VOLANO VIA SOLTANTO PER LE SPESE DELL’AREA
CIVILE E PENALE E PER LE GESTIONE DELLE CARCERI - E SE
ANCHE CI FOSSERO IDEE PER RAZIONALIZZARE LE SPESE NON SI
AVREBBERO I SOLDI PER IMPLEMENTARLE…
Roberto Turno Per "Il
Sole 24 Ore"
Sempre più soffocato dal sottofinanziamento, a fine 2009
il ministero della giustizia s'è trovato con debiti
superiori a 320 milioni soltanto per le spese dell'area
civile e penale e per le gestione delle carceri. E per
le intercettazioni la massa debitoria ha toccato quota
70 milioni. La cruda analisi finanziaria del "pianeta
giustizia" è della Corte dei conti ed è contenuta nella
relazione alle Camere sui costi e le spese delle
amministrazioni centrali dello stato.
Ai
costi delle intercettazioni telefoniche, telematiche e
ambientali, la Corte dei conti dedica un passaggio
specifico al paragrafo "spese di giustizia" della
missione finanziariamente più importante del ministero:
la giustizia civile e penale, che nel 2009 ha fatto
registrare uno stanziamento definitivo di 5,4 miliardi
(il 62,8% delle spese totali), solo apparentemente
cresciuto del 22,1% sull'anno precedente.
In
realtà l'aumento include ben 446,8 milioni dei 640,8
milioni totali assegnati nel 2009 al ministero per la
copertura dei debiti pregressi relativi al 2007-2008.
Finanziamenti al ralenty e col contagocce, dunque. Con
tutto ciò che negativamente ne consegue sulla
funzionalità complessiva dell'amministrazione, e
ovviamente sul formarsi di nuovi debiti.
I
70 milioni di rosso per le intercettazioni costituiscono
un terzo dei 214 milioni totali della situazione di
esposizione a fine 2009 per il programma giustizia
civile e penale. Le intercettazioni, nello specifico,
rappresentano il 40% di tutti i pagamenti dell'erario
per le spese di giustizia: oltre 710 milioni dal 2006 al
2008 su oltre 2,1 miliardi. Con alcune particolarità
segnalate dalla magistratura contabile sulla base di
dati dell'amministrazione inviati al Parlamento: il 79%
degli importi liquidati almeno nell'ultimo anno ha
riguardato il noleggio degli apparati, il 13% le fatture
emesse e l'8% l'acquisizione dei tabulati.
Ma
è soprattutto il sottofinanziamento del pianeta
giustizia a preoccupare la magistratura contabile. «La
riduzione delle risorse - si legge nel rapporto alle
Camere della Corte dei conti - difficilmente si concilia
con la tendenziale incomprimibilità delle spese», sia di
quelle di giustizia per lo svolgimento delle funzioni
giurisdizionali, sia di quelle per il funzionamento
degli uffici giudiziari che degli istituti penitenziari.
Il formarsi dei debiti, insomma, è la diretta
conseguenza dei tagli al settore.
Ma
ciò non toglie, avverte la Corte dei conti, che non ci
siano spazi per la «razionalizzazione» dei servizi: le
procedure contrattuali e «soprattutto
l'informatizzazione dell'attività giudiziaria ». Peccato
che i progetti pensati anche per velocizzare i processi,
si siano dovuti scontrare proprio con la carenza delle
risorse indispensabili «per la progettazione e
l'implementazione » dei progetti stessi. Le idee ci
sarebbero, insomma, ma non hanno le gambe per marciare.
27-07-2010]
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CC ARRESTANO IMPRENDITORE, MOGLIE, FIGLI E UN
GIUDICE...
(ANSA) - Un ex imprenditore edile, sua
moglie e i due figli, entrambi avvocati, tutti residenti
a Roma: sono quattro dei cinque arrestati dai
carabinieri nelle ultime ore al termine di un'indagine
che ha portato anche all'arresto di un giudice della
Capitale. Stando alle prime informazioni, l'indagine -
condotta dai carabinieri della sezione di polizia
giudiziaria della procura di Perugia - sarebbe scaturita
da una denuncia prodotta dall'Avvocatura generale dello
Stato su un contenzioso riguardante appalti intercorsi
tra il ministero della Difesa e la ditta
dell'imprenditore arrestato.
Sono il giudice onorario della IV sezione bis civile del
tribunale di Roma Giovanni Dionesalvi, l'imprenditore in
pensione Giampaolo Mascia, la moglie Piera Balconi e i
loro due figli, gli avvocati Vittorio e Giammarco, gli
arrestati nell'ambito dell'inchiesta della procura di
Perugia scaturita da una denuncia prodotta
dall'Avvocatura generale dello Stato su un contenzioso
riguardante appalti intercorsi tra il ministero della
Difesa e la ditta dell'imprenditore arrestato.
L'
accusa contestata a vario titolo è associazione per
delinquere finalizzata alla corruzione. Gli atti
d'indagine erano già stati vagliati dal procuratore di
Roma, Giovanni Ferrara che poi li aveva trasmessi per
competenza al capoluogo umbro. Secondo quanto appreso,
per gli inquirenti la famiglia Mascia avrebbe promesso e
dato 'utilita'' al giudice onorario del tribunale
capitolino di in relazione alla gestione di alcune
esecuzioni immobiliari affinché fossero ritardate o
quantomeno non eseguite
26-07-2010]
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7-
CASO SANTA GIULIA: RISANAMENTO NON RICORRE A RIESAME SU
SEQUESTRO...
(Adnkronos) - Stando a quanto si
apprende in ambienti giudiziari, nonostante la nota del
cda diffusa in mattinata, il gruppo Risanamento avrebbe
deciso di non ricorrere al Tribunale del riesame sul
sequestro dell'area Santa Giulia. Il gruppo infatti
avrebbe deciso, in questa fase, di 'rispondere' ai
rilievi mossi dalla magistratura sulla correttezza delle
bonifiche dell'area attraverso l'opera del custode
giudiziario, nominato dal Gip, il presidente pro
tempore, Vincenzo Mariconda.
Sara' dunque quest'ultimo, nelle intenzioni
dell'azienda, a gestire i lavori necessari per
bonificare il quartiere, sulla base di quanto indicato
dall'autorita' giudiziaria e dall'agenzia regionale
Arpa. Una linea, questa, che viene spiegata da una fonte
vicina al gruppo con la volonta' di intraprendere un
percorso 'pubblico', sotto la vigilanza della
magistratura, che riporti nella legalita' la situazione.
31.07.10 |
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NON DITE AI TRAVAGLIO D’ITALIA CHE Piercamillo
Davigo, l’ex pm del pool anticorruzione di Milano e ora
giudice in Cassazione difende, davanti al Csm, il
presidente della Corte d’appello di Milano Alfonso Marra
inteso Fofò, rimasto coinvolto nell’inchiesta della
cosiddetta P3, loggia “marciume” secondo quelli di
MicroMega E DEL "FATTO
Da "Il
Foglio"
Che c'entra
Piercamillo Davigo con Alfonso Marra inteso Fofò? Perché
l'ex pm del pool anticorruzione di Milano e ora giudice
in Cassazione difende, davanti al Csm, il presidente
della Corte d'appello di Milano rimasto coinvolto
nell'inchiesta della cosiddetta P3, loggia "marciume"
secondo Paolo Flores d'Arcais e quelli di MicroMega?
Scrive Flores d'Arcais: "Sulle ‘toghe di regime' si
gioca quel che resta della civiltà del paese. Non c'è
spazio per i Ponzio Pilato. Chi non fa tutto quanto è in
suo potere per estirpare il cancro è complice".
L'azione
disciplinare contro Marra - sui cui pende un'accusa
d'incompatibilità ambientale che, se dimostrata,
comporta l'immediato trasferimento - è stata avviata dal
procuratore generale della Cassazione, Vitaliano
Esposito. A Marra viene contestato l'interessamento
chiesto a Pasquale Lombardi per ottenere la propria
nomina alla guida dell'ufficio giudiziario milanese. E
poi, una volta eletto, di aver ricambiato il favore
accettando di controllare il ricorso del presidente
della Lombardia, Roberto Formigoni, contro l'esclusione
della sua lista dalle regionali del marzo scorso.
E al
difensore di Marra, a Davigo, già collega di Antonio Di
Pietro e di Gherardo Colombo ai tempi di Mani pulite,
verrà contestato qualcosa dal giro dei suoi estimatori?
Bruno Tinti, ex magistrato oggi finanziatore e
"opinionista giustizialista" del Fatto, confessa
d'essere "colto di sorpresa". "Al ‘problema Davigo' non
ci avevo pensato", dice. "Certo, Davigo resta il
migliore, uno dei più retti, ma io al suo posto non
avrei preso le difese di Marra. Questi l'ha fatta
grossa".
Tinti è
sorpreso, ma parla, il direttore del Fatto, Antonio
Padellaro, ieri era invece dal dentista. Le idee chiare,
come sempre, dimostra di averle, su MicroMega, ancora
Flores: vuole purificare il Csm e chiede a Bersani di
fare una scelta di "serietà e moralità".
Il
Parlamento deve eleggere otto membri del Csm, cinque
spettano alla maggioranza, tre all'opposizione "la quale
stava già lavorando alla solita spartizione: uno al Pd,
uno all'Idv, uno a Casini". Di Pietro ha avanzato cinque
nomi, "uno migliore dell'altro" secondo Flores:
Borrelli, Cordero, Zagrebelsky, Grevi e Tinti. Bersani
che farà, si domanda il giornalista e ideologo
giacobino, "privilegerà il rapporto con Casini, che
vuole Michele Vietti, dirigente Udc e già due volte
sottosegretario nei governi Berlusconi?".
Flores ha un
suggerimento: il Pd s'impunti nell'ostruzionismo contro
Vietti, lasci il Cav. nella fretta di dover procedere
alle nomine e nell'impossibilità di farle subito; poi,
suggerisce, chissà che anche Fini non opti per un
professore della propria area. Tombola. Ma intanto come
la mettiamo con Davigo? Uno dei "magnifici cinque" di
Mani pulite che difende uno della "loggia" Carboni. La
difesa sembra essere, sì, un fatto dovuto, ma c'è di
mezzo anche un rapporto personale tra i due. Trattandosi
di un procedimento amministrativo, in base alle
guarentigie della magistratura Davigo rivestirà il ruolo
di assistente tecnico di Marra davanti alla Prima
commissione del Csm.
Tutto qui.
Eppure la singolarità rimane. Chi è Marra? Un membro di
Unicost, corrente di centro moderata, l'alternativa alle
correnti di sinistra. Se pure, notano gli esperti, oggi
i magistrati sono più affascinati dalle cordate che
dalle ideologie. E chi è Davigo?
Ci risponde
l'ex pm e suo ex collega Gerardo D'Ambrosio, oggi
senatore del Pd: "Davigo è un grande pm, che milita in
una corrente moderata, quella di Magistratura
indipendente". Per D'Ambrosio "la difesa di un giudice
di fronte alla commissione disciplinare viene sempre
chiesta a un collega. Sono le regole. E un collega
quando un amico chiede aiuto non si tira indietro".
E tuttavia c'è di più, ammette
D'Ambrosio: "Davigo e Marra evidentemente sono amici.
Davigo è da sempre vicino al centrodestra. Ai tempi di
Mani pulite era la sua presenza che faceva scricchiolare
le accuse contro chi diceva che eravamo politicizzati.
E' un ex collega che stimo molto. Professionale".
22-07-2010]
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- ASSOLTO
L'AD DI UNIPOL CARLO CIMBRI...
Dal
Corriere.it - L'amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri,
è stato assolto in secondo grado dall'accusa di aggiotaggio «per
non aver commesso il fatto». Confermata la pena a 10 mesi e 21
giorni, invece, per l'ex direttore finanziario della compagnia
Stefano Dall'Aglio. La decisione è stata presa dalla seconda
sezione della Corte d'appello di Milano.
PRIMO
GRADO - In primo grado Cimbri e Dall'Aglio, erano stati entrambi
condannati a 10 mesi e 21 giorni (con pena sospesa) per
aggiotaggio manipolativo su titoli Unipol Privilegiate, per
fatti risalenti al 2003. La Corte d'appello ha anche assolto
Finsoe e ridotto la pena pecuniaria per Unipol da 15mila a
10mila euro.
17.07.10 |
ITALTEL:
CASSA INTEGRAZIONE PER 237 OPERAI, CONDANNA DEL TRIBUNALE MILANO
(Adnkronos) -
Il Tribunale di Milano 'dichiara l'antisindacalita' del
comportamento di Italtel Spa' e 'ordina a Italtel di revocare
immediatamente ed ex ante tutte le sospensioni in Cigs e di
riammettere immediatamente i lavoratori sospesi nei relativi
posti di lavoro; condanna la societa' convenuta a pagare ai
lavoratori sospesi l'intero trattamento retributivo e
contributivo dalla data della sospensione in poi". Ad
annunciarlo, con un comunicato, e' la Fiom Cgil.
17.07.10 |
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Si chiama Emanuela Guerra e fa il pm a Ferrara, il
magistrato-coraggio che ha querelato per diffamazione la madre
del povero Federico Aldrovandi, massacrato di botte dalla
polizia.
[02-07-2010]
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Una
vittoria per woodcock: “Vittorio Emanuele dev’essere processato”
- La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio il figlio
dell’ultimo Re d’Italia insieme ai suoi collaboratori, ritenuti
un’associazione per delinquere “impegnata nel settore del gioco
d’azzardo fuori legge, attiva nel “mercato illegale dei nulla
osta” per videopoker procurati e rilasciati dai Monopoli di
Stato attraverso il sistematico ricorso allo strumento della
corruzione e del falso
La Stampa
Mentre il
figlio spopola in televisione e si mette ripetutamente in gioco
tra pubblicità, trasmissioni televisive, partecipando anche al
Festival di Sanremo, il gioco tiene invece cupo il padre,
Vittorio Emanuele di Savoia, facendogli tornare alla mente i
fantasmi di quel 16 giugno del 2006, quando fu arrestato su
iniziativa del pm di Potenza Henry John Woodcock nell'ambito di
un'inchiesta sui nulla osta legati ai videopoker.
Questo
fantasma ora rischia di portare il figlio dell'ultimo Re
d'Italia dietro la sbarra insieme Rocco Migliardi, Nunzio
Laganà, suo stretto collaboratore, Ugo Bonazza, Gian Nicolino
Narducci e Achille De Luca, ritenuti gli organizzatori di una
«holding del malaffare» soprannominata «Savoiagate».
La Procura
di Roma, cui la vicenda è approdata dopo che il tribunale di
Potenza si è spogliata del caso invocando la propria
incompetenza territoriale, ha infatti chiesto il rinvio a
giudizio nei suoi confronti e delle altre cinque persone, su cui
si pronuncerà il gup Marina Finiti il 14 luglio prossimo.
Secondo il
pm della capitale Andrea De Gasperis, a partire dal 2004, i sei
avrebbero messo in piedi un'associazione per delinquere
«impegnata nel settore del gioco d'azzardo fuori legge, attiva
nel "mercato illegale dei nulla osta" per videopoker procurati e
rilasciati dai Monopoli di Stato attraverso il sistematico
ricorso allo strumento della corruzione e del falso».
Proprio
come aveva ipotizzato l'allora pm di Potenza Woodcock, oggi in
servizio a Napoli, il quale ha commentato: «Ancora una volta
parlano gli atti processuali. Rilevo con soddisfazione che la
Procura di Roma ha valutato in maniera conforme alle valutazione
che aveva fatto la Procura di Potenza».
Secondo la
procura di Roma, l'associazione era dedita «anche al riciclaggio
- è detto nel capo di imputazione - di denaro proveniente da
attività illecita tramite l'instaurazione di relazione con
Casinò autorizzati, a cominciare da quello di Campione d'Italia
con cui Savoia e altri imputati avevano instaurato un rapporto
stabile che prevedeva l'impegno di coinvolgere, con l'evidente
finalità di farli giocare, facoltosi personaggi siciliani».
Nell'ambito di questa vicenda, dal 16 al 23 giugno 2006 Vittorio
Emanuele di Savoia fu detenuto nel carcere di Potenza e poi
stette altre due settimane agli arresti domiciliari. Il rinvio a
giudizio, chiesto dalla Procura di Roma era stato già stato
sollecitato dal pm Woodcock due anni fa e accolto a settembre
dell'anno scorso dal gup di Potenza, Luigi Barrella.
Il
tribunale di Potenza, poi, accogliendo un'istanza dei legali del
principe trasmise gli atti a Roma per competenza territoriale.
Un altro filone del «Savoiagate» riguardava un'accusa di
sfruttamento della prostituzione, ossia un accordo illecito per
far giungere facoltosi giocatori al Casinò di Campione d'Italia
con «pacchetti» organizzati di tutto punto. Dopo il
trasferimento degli atti a Como, l'inchiesta è stata archiviata.
Dal canto
suo Vittorio Emanuele di Savoia ha sempre respinto le accuse e
anche in questa occasione, in una nota, ha ribadito «la propria
assoluta fiducia nella magistratura competente che sempre in
questa vicenda si è espressa per la inconsistenza di ogni e
qualsivoglia accusa rivoltagli».
Una
vicenda che per il figlio dell'ultimo Re d'Italia ha definito
«triste, dolorosa quanto ingiusta». Convinto che anche questo
filone dell'inchiesta finirà in archivio è il suo legale,
l'avvocato Francesco Murgia: «Questa udienza è un atto dovuto -
ha detto -. Il pm della capitale non poteva fare altrimenti, è
un atto proceduralmente dovuto, non c'è un consenso alle tesi
del dottor Woodcock».
Vittorio
Emanuele è chiamato a rispondere di associazione a delinquere
finalizzata ad altri reati-scopo, corruzione e falso, per
presunti episodi di corruzione commessi affinchè venissero
assegnate licenze da parte dell'Agenzia dei Monopoli ai giochi
elettronici della ditta del messinese Rocco Migliardi, anch'egli
coinvolto nell'inchiesta. Un'inchiesta nata a Potenza (pm Henry
John Woodcock) che il 16 giugno 2006 portò all'arresto di
Vittorio Emanuele e altre 12 persone. Il principe rimase fino al
23 giugno nella casa circondariale di Potenza e altre due
settimane agli arresti domiciliari.
Il rinvio
a giudizio richiesto oggi era stato già avanzato dal pm Woodcock
due anni fa e accolto a settembre dell'anno scorso dal gup di
Potenza, Luigi Barrella. Tuttavia, il tribunale di Potenza si è
poi espresso per l'incompetenza territoriale. Un altro filone
dell'inchiesta di Woodcock riguardava l'accusa di sfruttamento
della prostituzione, inchiesta archiviata poi dalla procura di
Como. 26-06-2010]
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RISCHIO
PROCESSO PER MARZOTTO ...
Omicidio colposo e disastro ambientale: con queste accuse i pm
di Paola (Cs) hanno chiesto il rinvio a giudizio per 14 tra ex
dirigenti, responsabili e proprietari (compreso Pietro Marzotto)
della Marlane, fabbrica con sede a Praia a Mare che fu dei
Marzotto. Fino al 2004, quando fu chiusa, vi si lavoravano
tessuti usando solventi, polveri d'amianto e cromo esavalente e
senza precauzioni.
Risultato:
192 vittime, di cui 52 morti, tutti accomunati da carcinomi
«derivanti dall'ambiente fortemente inquinato», si legge nella
perizia. Mentre gli scarti di lavorazione, compresi i fanghi
tossici, sono finiti sotto la spiaggia di Praia. Il 12 luglio il
tribunale deciderà sul processo. (S.D.)
26.06.10 |
A GAIA
BANCAROTTA DI GAI MATTIOLO – LO STILISTA RINVIATO A GIUDIZIO PER
BANCAROTTA SI VEDE COMUNQUE RESTITUIRE LA GESTIONE DEI MARCHI E
DELL’AZIENDA - È LA PRIMA VOLTA CHE UN TRIBUNALE PENALE PENSA A
PRESERVARE IL VALORE ECONOMICO DI UN MARCHIO POSTO SOTTO
CUSTODIA…
Alessia Meloni per "la
Stampa"
Dalla
gloria delle passerelle dell'alta moda ad una decisamente meno
glamour aula di giustizia. Una brutta vicenda quella che vede
protagonista il 42enne stilista romano Gai Mattiolo, che sarà
ora processato per l'accusa di bancarotta anche se, al contempo,
il Tribunale di Roma martedì gli ha restituito la gestione dei
marchi e dell'azienda. Una decisione, questa, che permetterà «di
preservare il valore intrinseco della griffe romana,
consentendone il ritorno nella filiera distributiva,
rilanciandone l'immagine, salvaguardando e incrementando anche i
posti di lavoro».
Il
procedimento che vedrà il creatore di moda sul banco degli
imputati culminò con l'arresto dello stilista il 5 dicembre del
2008. Ieri il gup di Roma Luciano Imperiali ha disposto il
rinvio a giudizio del designer e di altre 7 persone:
l'amministratore Franco Sciunnacche, l'avvocato di fiducia
Giancarlo Tabegna, i consiglieri Giada Mattiolo, Attilio Vaccari
e Alessandro Nicolais, Christian Goeccking, Alain Jodry. Accolta
così la richiesta del pubblico ministero Luca Tescaroli. Il
processo nei loro confronti avrà inizio l'11 novembre prossimo
davanti ai giudici della X sezione del tribunale penale
collegiale.
Bancarotta
fraudolenta preferenziale impropria, distrattiva impropria e
semplice, omessa presentazione delle dichiarazioni annuali
relative alle imposte sui redditi e all'imposta sul valore
aggiunto della «Gai Mattiolo Holding sa» e della «World Fashion
Kft», sono i reati contestati.
In
particolare, per l'accusa, Mattiolo, Tabegna e Sciunnacche
devono rispondere della bancarotta di 1.549.370,70 euro a favore
della «Gai Mattiolo Holding sa» attuata mediante compensazione
tra crediti e debiti, e di quella distrattiva impropria,
relativamente al contratto di licenza per lo sfruttamento
commerciale dei marchi «Gai Mattiolo» in Italia e all'estero,
stipulato tra la «Gai Mattiolo sa» e la «Gai Mattiolo spa» il 3
gennaio 2002 per un valore di 5.013.275,53 euro rappresentato
dalle royalties pagate e accantonate nelle contabilità dai
licenziatari ad eccezione di quelle versate, a qualsiasi titolo,
alla «Fashiontrend spa» in liquidazione, a partire dal secondo
semestre 2006.
La tenuta
irregolare della contabilità della «Gai Mattiolo spa» è stata
attribuita dalla Procura, oltre che ai tre, anche a Giada
Mattiolo, Vaccari e Nicolais per il compreso tra il 2001 e il
2006. Tabegna, secondo l'accusa, si sarebbe appropriato
illegittimamente di 192 azioni della «Gai Mattiolo Fashion sa» e
di altre 2.376 della «Gai Mattioli Holding sa».
Intanto,
come si è detto, il designer è rientrato in possesso dei suoi
marchi. Il tribunale di Roma ha infatti autorizzato il custode
giudiziario a riaffidargli la gestione e la tutela di tutti i
marchi. L'accordo raggiunto presenta un importante elemento di
novità, poiché per la prima volta un Tribunale penale si occupa
direttamente della preservazione e dell'accrescimento del valore
economico di un marchio posto sotto custodia.
«Questo
accordo mi riempie di soddisfazione - ha commentato lo stilista
- perché ribadisce lo stretto legame tra il mio ruolo e il
valore del marchio. Ringrazio pertanto il Tribunale di Roma per
la fiducia nei miei confronti, dimostrata anche dall'unicità del
provvedimento: primo caso in Italia di partnership con un
custode giudiziario».
[18-06-2010]
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L MISTERO
VENEZIANO DI GRANDI STAZIONI
Da
tempo, nei palazzotti romani, ci si interroga sulle vere ragioni
del divorzio tra Massimo Caputi e Calta-riccone. Oggi forse ci
dà una mano a capirle un bel pezzo di Mario Gerevini sul
Corriere (p.21): "Grandi Stazioni e l'affare del palazzo sul
Canal Grande. Manager della Regione incassa 1,6 milioni.
Indagine dei pm".
L'ad dell'epoca era, appunto, Massimo Caputi. Quello che a
Milano è indagato per una tragicomica vicenda di riciclaggio,
scaturita dalla dimenticanza in albergo di una busta con 50 mila
euro cash. |
- Roma alle 17.00 a Palazzo San Macuto, i magistrati luca
Palamara e marcello Maddalena pronti a sparare su privacy e
intercettazioni - presenti anche il relatore del contestato
disegno di legge Roberto Centaro e l’ex Guardasigilli ed
europarlamentare Clemente Mastella pronto a togliersi dei
sassolini dalle scarpe. Romano Prodi è avvisato.... -
Scontro sulle intercettazioni hot di Del Turco, sugli sms caldi
della cricca e quant'altro domani a Roma, Palazzo San Macuto -
Sala del Refettorio - ore 17.00, al convegno "Intercettazioni e
Privacy tra segreto e scandali" dove si affronteranno sul tema,
tra gli altri, Luca Palamara presidente ANM, Marcello Maddalena
Procuratore Generale di Torino, il Consigliere del CSM Cosimo
Ferri ed agguerriti deputati della Pdl tra cui l'ex pm Alfonso
Papa che fungerà anche da moderatore, presenti anche il relatore
del contestato disegno di legge Roberto Centaro e l'ex
Guardasigilli ed europarlamentare Clemente Mastella
pronto a togliersi dei sassolini dalle scarpe. Romano Prodi è
avvisato.
[16-06-2010]
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IL PREZZO
(E CHE PREZZO!) DELLE INTERCETTAZIONI – IL MINISTERO DELLA
GIUSTIZIA PAGA CIRCA 270 MLN€ IN ASCOLTI (TRA CONTROLO TABULATI,
APPARECCHIATURE E PERSONALE) - “PER RIUSCIRE A METTERE CIMICI IN
UN BAR DI PALERMO SONO NECESSARIE 10 PERSONE” - OGNI TELEFONATA
INTERCETTATA VIENE FATTURATA 2 VOLTE DALLE COMPAGNIE TELEFONICHE
(UNA AL TITOLARE DELL’UTENZA E UNA ALLO STATO CHE ORIGLIA) – LA
DIFESA DEGLI ADDETTI AI LAVORI: “COSTIAMO TANTO MA CORRIAMO
RISCHI ALTISSIMI”…
1- INTERCETTAZIONI, UN AFFARE DA 270 MILIONI L'ANNO
Francesco Grignetti per "la
Stampa"
E'
guerriglia di numeri. Da una parte i conteggi di Berlusconi:
ogni anno vengono intercettati 150mila telefoni, 50 o 100 gli
interlocutori ipotizzabili. «Basta moltiplicare 150mila per 50:
sono 7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate».
Dall'altra, il presidente dell'associazione nazionale
magistrati, Luca Palamara, fa conti opposti: «L'anno scorso sono
state intercettate 119mila utenze, che non significano 119mila
persone: in media ogni soggetto intercettato utilizza tre o più
utenze; nelle indagini di criminalità organizzata capita di
scoprire che gli indagati cambiano anche nove o dieci
telefonini. È pertanto corretto dire, 119mila diviso per 3, che
sono state intercettate in un anno 39.667 persone».
Solita
Italia: mai che ci si metta d'accordo. Ma questa volta la
discrepanza è eccessiva. Sette milioni e mezzo oppure
quarantamila? Angelino Alfano, il ministro della Giustizia,
ribadisce che il numero delle intercettazioni «è elevatissimo
perché per ciascun telefono intercettato si intercetta anche
chiunque parla con quello».
E Daniele
Capezzone, portavoce Pdl, ribadisce i numeri di palazzo Chigi:
«Proprio le cifre diffuse dal dottor Palamara mostrano che
Silvio Berlusconi aveva ed ha ragione. Provate a moltiplicare i
130mila telefoni sotto controllo per una cinquantina di
telefonate a testa e viene fuori la cifra. Dall'Anm, dunque, un
autogol».
La verità
forse è nel mezzo. Basta ascoltare i ragionamenti di un tecnico
del settore, Walter Nicolotti, presidente del cartello tra
imprese specializzate nell'intercettazione-Iliia, un universo di
ditte che lavorano alle dipendenze delle procure e che hanno
accumulato uno stratosferico debito di 500 milioni di euro nei
confronti del ministero della Giustizia: «Partendo dal dato del
ministero - dice Nicolotti - secondo cui sarebbero sotto
controllo circa 130 mila telefoni in un anno e considerando che
mediamente ogni soggetto (che in gergo chiamano "target", ndr)
ha in uso circa 5 telefoni, è plausibile pensare che il numero
dei target effettivi in Italia sia di circa 26mila soggetti
indagati».
E fin qui
ci si avvicina ai conteggi dei magistrati. Ma attenzione,
«indagati» non è sinonimo di «intercettati». Dice ancora
Nicolotti: «Secondo le statistiche americane, ad ogni target
possono essere associati da 60 a 100 telefoni di soggetti terzi
che colloquiano con quest'ultimo. E' plausibile pensare che in
Italia esistano un numero più elevato di cittadini intercettati
rispetto ai numero di soggetti indagati. Il numero sarebbe
comunque nettamente inferiore ai 7,5 milioni di italiani».
Alla fine,
dunque, quanti potrebbero essere, secondo le stime dei tecnici,
gli italiani che sono stati intercettati? Si oscilla da un
minimo di 1 milione e mezzo a un massimo di 3 milioni. Tra
Berlusconi che spara al massimo e Palamara che sminuzza al
minimo, insomma, la verità potrebbe essere nel mezzo.
Però anche
questa cifra va rivista perché c'è una variabile non
indifferente: i tempi di ascolto. La nuova legge fissa per il
futuro, tranne che per mafia e terrorismo, il limite
inderogabile di 75 giorni d'intercettazione. Attualmente il
limite è legato alla durata delle indagini preliminari e ciò
significa due anni. Naturalmente non capita quasi mai che
un'utenza telefonica sia tenuta sotto ascolto per 24 mesi, ma
qualche volta sì.
Nel caso
della Cricca, ad esempio. E infatti a Fabio De Santis,
provveditore alle Opere pubbliche per la Toscana, sono state
intercettate sessantamila conversazioni. Quanti ignari
interlocutori ha coinvolto? E' plausibile che siano diverse
centinaia, forse un migliaio.
Si
spiegano allora i numeri pazzeschi della bolletta telefonica: il
ministero della Giustizia paga circa 270 milioni di euro
all'anno in ascolti. Si deve sapere, infatti, che ogni
telefonata intercettata è un ottimo affare per le compagnie
telefoniche perché la fatturano due volte: al legittimo titolare
dell'utenza e allo Stato che ascolta in segreto. Milioni di
telefonate captate ogni anno, altrettanti milioni di euro spesi.
2-
"COSTIAMO TANTO MA CORRIAMO RISCHI ALTISSIMI"
Marco Neirotti
per "la
Stampa"
Se
qualcuno ritiene di sapere che siamo tutti intercettati, sul
piano tecnico vuol dire che è a conoscenza di intercettazioni
illegali, estranee a quelle disposte dalla magistratura, e
sospetta i gestori della telefonia - unici canali possibili - di
connivenza con attività di quel genere. Per questo preferisco
pensare che un'affermazione simile sia un'iperbole
propagandistica a favore di una legge tanto dibattuta».
Elio
Cattaneo, 52 anni, da venti nel settore, è titolare di Sio Spa,
una delle tre o quattro società maggiori (sono un centinaio) che
forniscono servizi, apparecchiature, programmi alla
magistratura. Non vuole entrare in aspetti politici e di
privacy: «Spettano a parlamentari, giornalisti, esperti,
destinatari dell'informazione. Io sono un tecnico e contesto
numeri e costi così come il governo li propina».
Al di là
dell'iperbole, Berlusconi all'assemblea di Confcommercio ha
parlato di oltre 130 mila intercettati in un anno. Cattaneo:
«132.384 sono, secondo dati del ministero della Giustizia, i
bersagli messi sotto controllo. Non sono persone: lei ha un
telefono fisso a casa, uno in ufficio, un cellulare aziendale,
un altro privato. Sono quattro utenze, un unico individuo.
Facendo una stima per difetto i 132.384 bersagli corrispondono
in realtà a 26.476 persone (all'80 per cento pregiudicati) su
sessanta milioni. Diciamo le cose come stanno».
E' vero
però che l'utente multiplo parla con tanta altra gente: «E se no
perché intercettarlo quando si pensa che organizzi una strage o
venda droga? In quel numero ci sono anche le decisioni emerse
durante il lavoro». Alfano le ha chiamate intercettazioni a
strascico: «La pesca a strascico è quando tiri la rete e i pesci
che capitano capitano. Non si avrebbero i risultati che il
governo vanta contro la mafia. Se intercetti un medico corrotto,
è inevitabile che la pg, non noi, ascolti tutti quelli che
prenotano una visita, e butta via».
Altro
discorso sono i costi: oltre 272 milioni di euro fatturati alle
Procure nel 2009: «Più di 13 riguardano i tabulati forniti dai
gestori (spesa ora eliminata), oltre 45 vanno sempre ai gestori
per le intercettazioni, 214 mila alle società per sistemi,
apparati, impianti».
Il
ministro ha gridato allo scandalo per i costi diversi da un'area
all'altra: «L'assicurazione di un'auto a Bolzano costa la metà
che a Napoli. Un conto è mettere microspie a casa sua, un conto
è piazzarle in un bar di Palermo muovendo dieci persone anziché
due, rischiando la pelle se se ne accorgono, anche se vai sempre
accompagnato dalla polizia giudiziaria».
In questi
uffici lavorano un centinaio di persone, ingegneri o diplomati,
costruiscono in sede ogni sorta di apparecchiatura per le
ambientali, dalla telecamerina alla cimice, forniscono alla
Procura i programmi con i quali da una scrivania ascolti al
computer quel che si dice in auto e la vedi muoversi su una
piantina da navigatore satellitare oppure in un filmato da
google map: «Nei costi c'è il materiale perduto.
Non tanto
la cimice, che se la trovano non vengono a portartela e comunque
una volta usata si smaltisce, quanto gli strumenti, i ponti per
trasmettere». Ci sono, come cimeli, le scatole uguali a quelle
elettriche piazzate su pali di Sicilia e crivellate di
pallettoni.
Le aziende
grandi e piccole non negano di aver fatto ottimi guadagni (i
bilanci sono pubblici «e le Procure non pagano in nero») e di
difendere il lavoro. Ma sono furiosi per i crediti pregressi.
Nell'ottobre 2008 gli imprenditori maggiori (seguiti poi
dall'associazione dei più piccoli) minaccia di sospendere
l'attività e il ministro Alfano garantisce che i debiti saranno
saldati.
Gli
imprenditori dichiarano che il debito è intorno ai 300 milioni e
lui il 4 dicembre afferma che il Ministero non è in grado di
quantificarlo. Nell'aprile 2009 garantisce di aver avuto fondi,
ma chiede uno sconto del 10% e nessuna mora. Alla fine la guerra
dei numeri dà queste cifre ufficiali: 450 milioni di debito
dichiarato (da fatture) fino alla fine del 2008, altri 280
fatturati entro fine 2009, 214 liquidati, circa 515 di residuo.
Cattaneo:
«Non si può dichiarare estinto il debito pagandone pezzettini.
Alla fine soccombi, prima i piccoli, poi i grandi. Non pagando,
il problema è risolto senza bisogno di legge».
Ma l'imprenditore sottolinea un dettaglio: «Il ministro Maroni
annuncia con trionfo arresti di latitanti e beni sequestrati per
12 miliardi. Sì, certo: grazie alle Procure, alle forze di
polizia, alle intercettazioni, irrisorie rispetto all'incasso
del quale sono il motore. In un'azienda normale in genere non si
elimina la spesa che dà risultati simili».
16.06.10 |
7-
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO SI COSTITUIRA' PARTE CIVILE AL PROCESSO
ALLA CRICCA ...
Firenze, 15 giu. (Adnkronos) -
La presidenza del Consiglio si costituira' parte civile nel
processo sugli appalti per i grandi eventi. Lo ha reso noto
questa mattina l'avvocato dello Stato Massimo Giannuzzi,
conversando con i giornalisti prima dell'inizio della prima
udienza del processo che si svolge a Firenze con giudizio
immediato, in relazione al filone fiorentino dell'inchiesta. 'Il
decreto per la costituzione di parte civile -ha detto l'avvocato
Giannuzzi- e' stato firmato da Berlusconi in persona. Il nostro
interesse e' che il processo si incardini'.8-
UDIENZA PROCESSO FIRENZE RINVIATA AL 17, PRESIDENTE COLLEGIO
INCOMPATIBILE ...
(Adnkronos) - E' stata rinviata a dopodomani, giovedi' 17 giugno, la
prima udienza del processo per gli imputati nell'ambito
dell'inchiesta sul filone fiorentino degli appalti per i grandi
eventi. La presidente del collegio, Elisabetta Improta, ha preso
atto della sua incompatibilita' per aver svolto funzioni di gip,
sostituendo il gip Rosario Lupo e firmando alcuni atti, nei mesi
passati, relativi allo stesso procedimento.
Nel
processo sono imputati l'ex presidente del consiglio superiore
dei lavori pubblici Angelo Balducci, l'ex provveditore alle
opere pubbliche della Toscana, Fabio De Santis, e l'avvocato
romano Guido Cerruti. L'imprenditore Francesco Maria De Vito
Piscicelli, che aveva chiesto il rito abbreviato, dovra'
comparire il prossimo 21 settembre davanti al gup di Firenze,
Anna Favi.
9-
TRIBUNALE FIRENZE, BALDUCCI E DE SANTIS RESTANO IN CARCERE ...
(Adnkronos) - La prima sezione penale del Tribunale di Firenze ha
respinto l'istanza di scarcerazione presentata dai legali di
Angelo Balducci e Fabio De Santis, arrestati per corruzione
nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.
13- NO CORTE UE A RICORSO MEDIASET, RECUPERARE CONTRIBUTO
DECODER ...
(Adnkronos/Aki) - La Corte di giustizia dell'Ue ha respinto il ricorso
presentato da Mediaset e chiede il recupero del contributo
concesso per l'acquisto del decoder digitale in quanto
costuituisce un aiuto di stato e ostacola la libera concorrenza
sul mercato. "Il contributo italiano concesso per l'acquisto o
la locazione di decoder digitali terrestri costituisce un aiuto
di Stato e deve essere recuperato" in quanto "la misura non e'
neutra dal punto di vista tecnologico e attribuisce alle
emittenti digitali terrestri un vantaggio diretto a danno delle
emittenti satellitari", si afferma nella sentenza.
La
sentenza di Lussemburgo fa riferimento al contributo pubblico di
150 euro previsto dalla finanziaria del 2004 per ogni utente che
avesse acquistato o locato un apparecchio per la ricezione di
segnali televisivi digitali terrestri nell'ambito del processo
di conversione dei segnali televisivi al sistema digitale. Lo
stesso aiuto veniva rifinanziato, nel 2005, per un importo
ridotto a 70 euro. Il limite di spesa del contributo ammontava,
per ogni anno, a 110 milioni di euro.
15-06-2010]
|
DAVANTI A GUP FIRENZE A SETTEMBRE PROCESSO PER PISCICELLI...
(Adnkronos)
- Si terra' davanti al gup di Firenze Anna Favi, il 21
settembre prossimo, il processo per Francesco Maria De Vito
Piscicelli, l'unico dei quattro imputati per il filone
fiorentino dell'inchiesta sull'appalto della scuola marescialli
ad aver scelto il rito abbreviato. Piscicelli, che si trova agli
arresti domiciliari a Roma, ha ricevuto ieri la notifica del
provvedimento.Domani
invece si aprira' a Firenze il processo, con giudizio immediato,
per gli altri tre imputati, Fabio De Santis, Angelo Balducci e
Guido Cerruti. Come confermato stamani dai legali di De Santis e
Balducci, la difesa sollevera' davanti al collegio la questione
della competenza territoriale, dopo che giovedi' scorso la
Cassazione ha stabilito la competenza per Roma riguardo alla
liberta' personale degli imputati. 20-06-10
|
|
-
GHEDINI A GOVERNO, MANDATE ISPETTORI A PROCURA MILANO PER
UNIPOL...
(ANSA) - Bisogna mandare gli ispettori alla Procura di Milano per vedere se
non sia il caso di avviare un'azione disciplinare contro il
sostituto procuratore della Repubblica Massimo Meroni. A
chiederlo è il legale del premier e deputato del Pdl Niccolò
Ghedini in un'interrogazione di 8 pagine presentata al ministro
della Giustizia Angelino Alfano nella quale parla anche di
"comportamenti inqualificabili" da parte del Pm.
Meroni, si legge nell'interrogazione, è il magistrato che ha
convocato in Procura Ghedini per poterlo ascoltare, in qualità
di persona informata dei fatti, sulla vicenda Unipol-Consorte.
Ed è lo stesso magistrato che qualche giorno fa aveva chiesto
alla Giunta della Camera di poter disporre l'accompagnamento
coatto nei confronti di Ghedini proprio perché quest'ultimo,
convocato in Procura, non si era presentato.
10
- CASSAZIONE, UN SISTEMA DI POTERE SPREGIUDICATO. LE MOTIVAZIONI
DEL TRASFERIMENTO A ROMA DELL'INCHIESTA FIORENTINA SUI 'GRANDI
EVENTI'
(Adnkronos)
- Dietro gli appalti per la Scuola marescialli c'e' stato
un 'sistema di potere' che ha agito attraverso una
'utilizzazione spregiudicata di un sistema di relazioni
professionali e personali che ha realizzato una rete di
interessi intrecciati'.
La
Cassazione (sesta sezione penale, sentenza 23427) spiega in
questi termini l'azione della cosiddetta 'cricca' nelle
motivazioni con le quali motiva il perche' lo scorso 10 giugno
ha stabilito che l'inchiesta fiorentina sul G8 'Grandi Eventi'
dovesse traslocare a Roma.
La
decisione, sollecitata dai ricorsi di Francesco De Vito
Piscicelli, Guido Cerruti e Fabio De Santis si ripercuote anche
sull'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici
Angelo Balducci. Nelle motivazioni Piazza Cavour, nel confermare
la legittimita' dell'arresto dei tre indagati, spiega che 'il
protrarsi della restrizione della liberta' personale non puo'
prescindere dalla verifica della presenza quantomeno di un
attuale fumus di legittimita' della stessa restrizione'.
11
- PROCURATORE CAPO FIRENZE, FORSE CORRUZIONE PROIETTATA
ALTROVE...
(Adnkronos)
- 'Probabilmente la Corte di Cassazione ha individuato
l'ipotesi di corruzione contratta a Firenze e poi l'ha
proiettata sugli altri fatti che si sono verificati altrove'.
Questo il primo commento del procuratore capo di Firenze,
Giuseppe Quattrocchi alle motivazioni della Corte di Cassazione
che chiede il trasferimento a Roma del filone fiorentino
dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.
'Nella
vicenda c'e' sicuramente un carattere storico, fattuale - ha
aggiunto Quattrocchi, parlando con i giornalisti - ma esiste una
problematica giuridica che conosciamo bene e sulla quale la
Procura di Firenze sara' ancora in grado di dire la sua'.
[18-06-2010]
|
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IL PORTO DELLE NEBBIE NON CHIUDE MAI (QUATTROCCHI NERI ALLA
PROCURA DI FIRENZE) - A QUATTRO GIORNI DELL’INIZIO DEL PROCESSO,
ACCOLTE LE RICHIESTE DEGLI INCRICCATI SULLA COMPETENZA. E TUTTO
SI SPOSTA DA FIRENZE NELLA MAGICA ROMA DI PIAZZALE CLODIO -
SALTA IL RITO BREVE, PRESTO LIBERI BALDUCCI E DE SANTIS – LA
BEFFA PER IL PROCURATORE DI FIRENZE QUATTROCCHI: TRE ANNI DI
INDAGINI, UNA MONTAGNA DI CARTE E IPOTESI D’ACCUSA, TUTTO DEVE
PASSARE DI MANO
Niccolò Zancan
per "la
Stampa"
Alle nove e dieci di sera arriva una telefonata dalla Corte di
Cassazione. Abbracci, commozione. Un'esultanza quasi da stadio:
«Questa è una bomba!». A quattro giorni dell'inizio del processo
alla cricca, cambia tutto. Non più Firenze, ma Roma. Cambia il
giudice competente. E anche il destino - almeno quello immediato
- di Angelo Balducci, Fabio De Santis, Guido Cerruti e Francesco
Maria De Vito Piscicelli, in carcere da febbraio. Presto,
prestissimo dovrebbero tornare in libertà.
Forse già oggi. La suprema corte ha deciso che è la Procura di
Roma a doversi occupare dell'indagine sull'appalto per la scuola
dei Marescialli di Firenze. Se c'è stato accordo corruttivo fra
l'imprenditore fiorentino Riccardo Fusi e i vertici della
struttura romana della Ferratella, si è sancito nella capitale.
Ecco perché è stata disposta «l'immediata trasmissione degli
atti».
Il professor Alfredo Gaito, che con l'avvocato Remo Pannain,
difende proprio l'ex provveditore alle opere pubbliche della
Toscana Fabio De Santis, dice: «E' il ripristino di una legalità
violata. C'era stata un'imposizione di competenza. Ora la
Cassazione incomincia a fare ordine. Gli atti vanno alla procura
di Roma, mentre i termini per la custodia preventiva sono
ampiamente scaduti. Il giudizio immediato non incomincia
neppure, si torna al rito ordinario».
La prima udienza del processo, convocata per martedì mattina
alle 9, non ha più ragione d'esistere. Lo sa benissimo il
procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi: tre anni di
indagini, una montagna di carte e ipotesi d'accusa, tutto deve
passare di mano. «E' una sentenza della Cassazione - dice
pacatamente - non si può che prenderne atto e rispettarla.
Noi siamo sempre stati convinti che l'accordo corruttivo si sia
verificato a Firenze, un parere confortato prima dal giudice per
le indagini preliminari e poi dal Tribunale del Riesame». E
invece, dopo gli atti sulla Protezione Civile rimbalzati da Roma
a Perugia, ora se ne va anche il filone sulla scuola dei
marescialli.
A Firenze resta nulla: «Provare amarezza in questo momento
potrebbe nascondere una presunzione che contrasta con il
principio stabilito dalla Corte di Cassazione - spiega il
procuratore Quattrocchi - siamo sereni. A Firenze è stato fatto
un lavoro investigativo straordinario, di elevatissimo livello
tecnico. Di certo non proveremo amarezza se i frutti di questo
lavoro saranno raccolti dalle autorità competenti».
Roma, quindi. L'avvocato Vincenzo Dresda difende Guido Cerruti:
«Siamo molto soddisfatti. La competenza territoriale non è un
cavillo da avvocati, ma un principio costituzionale che va
garantito. Noi abbiamo sempre creduto che il giudice naturale
fosse quello di Roma».
Il ricorso presentato dai legali di De Santis e Cerruti salva in
extremis anche gli altri due imputati. I difensori di Balducci e
Piscicelli avevano tentato un'altra strada, chiedendo la nullità
del processo. Ora la suprema corte stravolge la scena per tutti.
Ancora non si conoscono le motivazioni della sentenza. Ma la
sostanza è semplice. Per i pm fiorentini l'accordo corruttivo
era avvenuto in un albergo di Firenze fra Fusi e Piscicelli, in
veste di intermediario della cricca. Per gli avvocati, invece,
non può esistere corruzione per interposta persona. Hanno avuto
ragione.
11-06-2010]
|
|
TUTTE LE CRICCHE PORTANO A ROMA ...
Non si terrà a Firenze neppure il troncone d'inchiesta che
riguarda i maneggi intorno agli appalti per la scuola dei
carabinieri. Per la gioia dei vari De Santis, Balducci, Cerruti
e De Vito Piscicelli, le carte passano a Roma per volere della
Cassazione (Repubblica, p.1). Anche Perugia, a questo punto,
potrebbe perdere presto gran parte dell'indagine, a parte il
mozzicone sul riservatissimo pm Achille Toro.
Proposta costruttiva: visto che tanto siamo in attesa della
rogatoria sui conti allo Ior di Angelina Balducci, tanto
varrebbe che la Cassazione girasse tutti i processi direttamente
alla giustizia vaticana. Loro sì che sanno come fare. E noi si
perde meno tempo a cercare soldi che tanto si sa benissimo che
sono "nel cortile di casa", come direbbe Chomsky. Anche se poi
sarebbe da vedere chi è il cortile di chi, ormai.
E a proposito di Cassazione, ci piacerebbe che domani i giornali
ci raccontassero nomi, vita, miracoli e amici di ogni singolo
giudice della famosa Sesta Sezione. Ci piacerebbe scoprire le
decisioni precedenti di Lorsignori, per poi farcene una serena
opinione sulla base dei fatti e delle loro carriere.
10.06.10 |
CASO
ANTONVENETA: NUOVI LEGITTIMI IMPEDIMENTI PER BRANCHER FANNO SLITTARE
PROCESSO A MILANO...
(Adnkronos)
- Nuove istanze di legittimo impedimento per il sottosegretario
Aldo Brancher nell'ambito del processo sulla mancata scalata
all'Antonveneta in cui risponde di appropriazione indebita in
relazione a somme incassate dall'ex numero uno di Banca Popolare
di Lodi Giampiero Fiorani. Cosi' le udienze del 5 e 7 giugno
sono state rinviate al 26 giugno. Brancher ha prodotto una
documentazione che riferisce di un viaggio in Cina dal 30 maggio
al 5 giugno e di una riunione della commissione affari
costituzionali del Senato il 7 giugno.E' la
terza volta consecutiva che il processo a Brancher viene
rinviato a causa di impegni istituzionali. I giudici comunque
hanno 'congelato' per l'esponente del Pdl i termini della
prescrizione.
06.06.10 |
|
FIORANI E
OPERE DI BENE – LO SCORSO APRILE IL FURBETTO DELLA POPOLARE DI
LODI È STATO COSTRETTO A PRIVARSI DELLE VILLE ACQUISTATE COI
SOLDI DELL’ISTITUTO – TRA TUTTE SPICCA LA “STELLA MARIS” DI CAP
MARTIN - È UN EFFETTO DELLA TRANSAZIONE DA 40 MLN SEGUITA ALLA
CAUSA INTENTATA DAL BANCO POPOLARE – INTANTO IL “POVERO”
GIAMPIERO RISULTA RESIDENTE A CALA DI VOLPE, UNA DELLE PERLE
DELLA SARDEGNA…
Mario Gerevini per il "Corriere
della Sera"
«Avanti a
me Salvo Morsello, Notaio in Bollate....». È il 29 aprile scorso
quando Gianpiero Fiorani e i suoi amici (o prestanome) si
privano definitivamente delle ville acquistate in modo occulto
con i soldi della Banca Popolare di Lodi. Tipo quella in Costa
Azzurra che nella ristrutturazione prevedeva un ascensore in
cristallo da 200 mila euro e 160 mila euro di giardiniere (già
fatturati).
La
grandeur si era interrotta con il sequestro giudiziario del 2007
ma solo un mese fa, con l'atto notarile a Milano, una serie di
società immobiliari sono formalmente passate dalla proprietà di
Fiorani & C a quella della banca lodigiana.
È un
effetto della transazione da 40 milioni (tra rientri di soldi
dai conti esteri, quote societarie ecc.) raggiunta a fine aprile
ma ancora da perfezionare e da ufficializzare.
L'azione
legale del Banco Popolare, che controlla la Lodi, era stata
impostata per un risarcimento fino a 900 milioni, considerando
gli immensi danni patrimoniali e d'immagine causati dalla
gestione dell'ex manager. Ben sapendo, però, che non si sarebbe
mai raggiunta quella cifra, né Fiorani aveva quella
disponibilità.
Ora l'ex
amministratore delegato è stato formalmente privato delle
«regge» e con lui l'amico Vincenzo Scandurra cui aveva ceduto
(con diritto di riscatto) il 45% della splendida Villa «Stella
Maris» sulla punta di Cap Martin. L'atto notarile ci dice dove
vivono oggi il «povero» Fiorani e dove l'amico Scandurra.
Bollate? Periferia di Lodi? Casa popolare o rustico in campagna?
Fiorani
risulta residente in Sardegna ad Arzachena (Sassari) in località
Cala di Volpe, una dei più costosi e affascinanti tratti di
costa sarda. Scandurra è un italiano residente nel Principato di
Monaco, in Avenue des Papalins, dove commercia in auto di lusso.
Era «inseguito» fino all'anno scorso da una cartella
esattoriale-record del fisco italiano: 22.205.306,01 euro. Non
si sa se nel frattempo ha sistemato la «pratica».01-06-2010]
|
IL PM: «I
MASTELLA HANNO COMPRATO CASE A ROMA COI SOLDI DELL'UDEUR»...
Titti Beneduce per "Corriere.it -
I coniugi Mastella avrebbero acquistato immobili a Roma con i
soldi dell'Udeur. È quanto risulta dai nuovi documenti depositati
dal pm Francesco Curcio nel corso dell'udienza preliminare davanti
al gup Eduardo De Gregorio in corso a Napoli per la vicenda Arpac,
in cui Sandra Lonardo e Clemente Mastella sono imputati.
Il denaro
del partito sarebbe stato utilizzato da una società che fa capo ai
due figli dei coniugi Mastella per acquistare immobili a Roma. Il
pm Curcio ha depositato, in questo senso, nuove intercettazioni
telefoniche, informative della polizia giudiziaria, perizie e
verbali. Proprio da due verbali dell'ex parlamentare Tancredi
Cimmino, ex appartenente all'Udeur, risulterebbero lo storno dei
fondi del partito per l'acquisto di ville.
Secondo
l'avvocato della Lonardo, però, l'ex parlamentare potrebbe essere
animato da intenzioni di rivalsa dopo essere stato allontanato dal
partito (di cui fu segretario provinciale a Napoli e poi
segretario amministrativo nazionale) da Clemente Mastella, il
quale non si fidava più di lui in dopo alcuni ammanchi di denaro
dalle casse del partito. Per queste vicende, però, Mastella
preferì non sporgere denuncia.
Il gup de
Gregorio ha anche rigettato l'istanza di spostamento del processo
a Benevento avanzata dal difensore dei Mastella, Alfonso
Furgiuele.
3
- MASTELLA: ANCORA TENTATIVO DI SCREDITARCI...
(ANSA) - -
"Non è la prima volta, anzi ormai sono anni, che mi trovo e ci
troviamo al centro di tentativi di screditare me, la mia famiglia
e il partito. Sulle vicende in questione, quando sarà, verranno
esibiti tutti gli atti pubblici e mutui bancari più che decennali
che potranno chiarire i rilievi sollecitati". Lo afferma il
segretario dei Popolari Udeur, Clemente Mastella, in merito ai
contenuti di alcuni documenti resi noti durante l'udienza
preliminare sull'inchiesta Arpac. "Nessuno - conclude Mastella -
mi ha dato, o ci ha dato, soldi né in nero né in bianco"
|
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FORMICA
PERSECUTION – L’EX MINISTRO DEL PSI ASSOLTO DOPO 17 ANNI: “EBBENE
SÌ, SONO UN PERSEGUITATO POLITICO” – L’ERRORE DEL BANANA? “NON
AVER CAPITO CHE I MAGISTRATI PASSANO, LA GIUSTIZIA RESTA” – TOGHE
ROSSE? UNO DEI PM NEL ‘94 SI CANDIDÒ COL CENTROSINISTRA, L’ALTRO
DA ANNI È SENATORE DEL PD. CHE INTRICO TRA MAGISTRATURA E
MALAFFARE C’ERA IN QUEGLI ANNI, A FOGGIA” - “ERA CHIARO COME
L’AGGRESSIONE AI SOCIALISTI VENISSE DA TATARELLA MA ANCHE DA
D’ALEMA
Monica
Guerzoni
per "il
Corriere Della Sera"
«Ho
sofferto, sì. Sono un perseguitato politico » . Maggio 1993,
maggio 2010. Travolto da Tangentopoli, diciassette anni dopo l'ex
ministro delle Finanze Rino Formica esce a testa alta
dall'inchiesta pugliese «nastri d'oro».
Condannato a
Foggia a quattro anni e sei mesi - con l'accusa di aver favorito
la ditta Emit di Milano per la realizzazione di nastri
trasportatori al porto industriale di Manfredonia- il socialista
che bollò l'ultima assemblea nazionale del Psi di Craxi come «una
corte di nani e ballerine» è stato assolto dalla prima sezione
della Corte d'Appello di Bari per non aver commesso il fatto.
I giudici
pugliesi hanno riconosciuto che non intascò alcuna tangente e
pazienza se, per dimostrarlo, c'è voluto quasi un quarto della sua
vita. Finalmente il verdetto è arrivato e Formica, che pure ne fu
politicamente annientato, l'accoglie con filosofia: «Questa
sentenza si legge in un solo modo, Formica e i socialisti di
Puglia sono stati perseguitati politicamente».
Felice
proprio non è, ma «tranquillo» sì. Lo era allora e lo è adesso,
che ha 83 anni e si sente un ragazzino. Giura di non avere
rimpianti e, se tornasse indietro, rifarebbe tutto. Anche a costo
di tornare agli arresti domiciliari, con l'accusa di corruzione e
finanziamento illecito ai partiti, per un'altra inchiesta sulla
sanità privata barese. Assolto anche qui, nel 1999, dopo quattro
anni di processo.
«Quando sono
entrato nel Psi - racconta con la inconfondibile "r" alla francese
- sapevo che la politica non è un convento di Orsoline. Si sa che
si rischia di prendere una pallottola in fronte». Lei l'ha presa,
la sua pallottola... «Diciassette anni orsono i magistrati di
Foggia fecero strame del diritto e, forse, qualcosa di peggio».
Intende che ci fu del dolo? «Sì, ma verrà fuori tutto. Io ho avuto
fiducia nella magistratura e sono stato premiato. I magistrati
passano, la giustizia resta. E in Italia una magistratura che sa
giudicare esiste ancora».
E il tempo
perduto? La carriera spezzata? La famiglia? «È stata una grande
sofferenza, eppure va bene così. Se è vero che in politica ci sono
privilegi, è anche vero che ci sono dolorose persecuzioni. La mia
massima è "perdonare molto, dimenticare mai"». Per non
dimenticare, sta ore chino sui ritagli d'archivio e si è convinto
che l'errore della polemica attuale sia ritenere che la
magistratura è malata: «Non è così, è che ci sono dei magistrati
malati».
Perché votò
contro se stesso, cioè a favore dell'autorizzazione a procedere?
«Perché non sembrasse una difesa corporativa. Però non misi nel
conto la persecuzione, l'atto di ostilità riprovevole». E i tempi
della giustizia, anche: «Già. I tempi si allungano perché c'è una
fedeltà all'errore, una violenza offensiva che produce uno strappo
del diritto».
Quando lo
paragonano a Giulio Andreotti ricorda che lui, a differenza
dell'ex premier, è stato assolto con formula piena. E se lo
accostano a Silvio Berlusconi, sottolinea la differenza di vedute:
«L'errore di fondo del presidente del Consiglio è non aver creduto
nella giustizia.
Non aver
capito che, se c'è la persecuzione, questa emergerà». Da anni il
premier punta il dito contro i magistrati politicizzati e qui
Formica non gli dà torto. «Toghe rosse? Sì, negli anni di Mani
pulite l'intreccio tra politica e magistratura era innegabile.
Verrà il momento in cui chiederemo il conto ai profittatori del
regime». Ed è qui, quando pensa ai pm che lo misero nei guai, che
il rancore affiora: «Uno si chiamava D'Amelio, ora è morto ma nel
' 94 si candidò col centrosinistra.
E l'altro,
Alberto Maritati, da anni è senatore del Pd. Che robaccia, che
intrico tra magistratura e malaffare c'era in quegli anni, a
Foggia...». Di riabilitazione, Formica non vuole sentir parlare.
«Io non ne ho bisogno - e qui la voce tradisce l'orgoglio - perché
in Puglia la gente ha continuato sempre a sostenermi e ad
apprezzarmi. Hanno capito. Era chiaro in quei giorni come
l'aggressione ai socialisti venisse da Tatarella ma anche da
D'Alema».
E se guarda
indietro vede la sua storia personale come metafora di una storia
più grande: «Il vuoto di questi vent'anni è terribile, la mia
preoccupazione non è il tempo che ho perso io, ma quello che ha
perso il Paese». È un chiodo fisso: «Lo sa che ci sto scrivendo un
libro?». 26-05-2010]
|
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GIUSTIZIA
FORMICA PER RINO (ATTACCATI AL POST-IT!) – CI VOGLIONO 17 ANNI PER
ASSOLVERE L’EX MINISTRO SOCIALISTA? CHISSENEFREGA, I SOLITI
AMMIRATORI DELLE TOGHE DIRANNO CHE ALLA FINE LA GIUSTIZIA HA
TRIONFATO. MA PASSARE UN QUARTO DELLA PROPRIA ESISTENZA TRA LE
GRINFIE DEI GIUDICI NON È UN SISTEMA: È TORTURA DI STATO – LE
IMPRESE DEL PM MARITATI: TROMBATO DAL PSI HA SEMPRE COLTIVATO
AMBIZIONI POLITICHE – QUANDO D’ALEMA AMMISE (PERCHÉ AMNISTIATO) DI
AVER PRESO UNA MAZZETTA, LUI SI CONGRATULÒ PER LE “LEALI
DICHIARAZIONI”. L’ANNO DOPO FU ELETTO SENATORE DEL PD
Giancarlo
Perna per "Il
Giornale"
Accusato di
tangenti, Rino Formica è stato pienamente assolto 17 anni dopo:
non aveva intascato nulla. Nel frattempo, l'otto volte ministro
socialista è passato dai 66 anni che aveva nel '93,quando il
processo iniziò, agli attuali 83. Per sua fortuna, è vivo, lucido
e può assaporare la vittoria. Poteva andargli peggio. Ma intanto
ha finito da allora con la politica che fu la sua vita e poteva
ancora riservargli soddisfazioni. È stato ostracizzato, circondato
da diffidenze, subissato di ironie.
Formica era
negli anni '80 e primi '90 un politico potente e il numero uno del
Psi in Puglia. Fu sospettato di avere favorito, in cambio di
mazzette, la ditta Emit di Milano per la realizzazione di nastri
trasportatori nel porto di Manfredonia. Dopo un processo a Foggia
durato undici anni è stato condannato a quattro anni e sei mesi.
Ci sono voluti altri sei anni prima che, l'altro ieri, la Corte
d'appello di Bari lo assolvesse per non avere commesso il fatto.
In precedenza, era già stato assolto - con la stessa ampiezza -
dall'accusa, altrettanto fasulla, di tresche con il re delle
cliniche pugliesi, Francesco Cavallari.
Uno scandalo
spacciato per prova regina della corruzione del pentapartito nella
prima Repubblica. Imputati di spicco furono Formica e il
democristiano, Vito Lattanzio. La causa durò 14 anni e si è
conclusa nel dicembre dell'anno scorso. Formica e Lattanzio e la
totalità dei presunti correi (31 persone) furono assolti sia in
primo che in secondo grado. Per le cliniche, Formica e Lattanzio
trascorsero mesi agli arresti domiciliari. Formica fece il bis
dell'esperienza anche per la vicenda Emit.
Casi patenti
giustizia coi piedi. Ora, i soliti ammiratori delle toghe diranno
che alla fine, però, la giustizia ha trionfato. Lo stesso Rino,
visibilmente sollevato, ha detto al termine del processo Emit: «Ho
avuto fiducia nella magistratura e sono stato premiato. I
magistrati passano, la giustizia resta. Una magistratura che sa
giudicare esiste ancora». La gioia gioca brutti scherzi,
l'orgoglio fa il resto. Comprensibilmente fiero di avere resistito
alla mattanza giudiziaria, l'ex ministro non ha voluto infierire.
Noi invece
che non abbiamo dovuto vivere le sue stesse vicissitudini, siamo
molto più imbufaliti. Trovo pazzesco che un tizio debba passare un
quarto della propria esistenza tra le grinfie dei giudici prima
che si accorgano della sua innocenza. Non è un sistema: è tortura
di Stato.
Loro che ti
hanno incastrato, intrufolandosi nella tua vita e prontissimi a
rovinartela, almeno una cosa hanno il dovere di fare: spicciarsi.
Niente ferie, signori, avete l'obbligo dell'insonnia finché la
verità non viene a galla. Invece, voi che avete rotto le uova nel
paniere, vi sentite autorizzati a obbligare me a ingurgitare la
vostra frittata.
Tangentopoli, in cui la vicenda Formica si inserisce, con la sua
stragrande maggioranza di assoluzioni a babbo morto, ha calpestato
un principio cardine: la ragionevole durata del processo.
I tempi non
sono una variabile indipendente della giustizia, soprattutto di
quella politica. Perché, vero che ora Formica è stato assolto, ma
il suo partito - e vale anche per Dc, Pri, Pli ecc... - intanto è
scomparso. A spacciarlo non sono state tanto le inchieste quanto
le lungaggini bibliche delle istruttorie. Niente resiste a 15 o 20
anni di indagini. Altri prendono il posto dei partiti azzoppati e,
al termine, l'intera geografia politica di un Paese è
artificiosamente cambiata. È questa l'essenza della rivoluzione
giudiziaria italiana, giustamente definita «falsa rivoluzione».
Aperti i
procedimenti contro di lui, l'innocente Formica non è stato
rieletto in Parlamento nel '94 e da allora si è ritirato. Era
stato un ministro capace e uno spirito libero. Quando vide che al
craxismo trionfante si accodavano avventurieri interessati bollò
l'Assemblea nazionale del Psi come un coacervo di «nani e
ballerine». Non è mai stato un tipo che le mandava a dire. Celebre
la sua lite con un altro temperamento peperino, il dc Nino
Andreatta, che causò la caduta del secondo governo Spadolini
nell'82.
Nino era
ministro del Tesoro, Rino delle Finanze. Andreatta, che non amava
Craxi, disse che il Psi faceva una politica «nazionalsocialista».
L'allusione al nazismo non piacque ovviamente a Formica che si
infuriò. Andreatta, beffardo, si giustificò dicendo che aveva
usato il termine all'inglese e che intendeva invece dire
«socialismo nazionale». Rino, insoddisfatto, continuò a
punzecchiare e Andreatta reagì appiccicandogli l'etichetta di
«commercialista di Bari».
La replica
di Formica fu fulminea: «Andreatta? Una comare sul ballatoio». Fa
tenerezza ricordarlo oggi che Max D'Alema manda i giornalisti «a
farsi fottere».
Disoccupato
e in attesa che la magistratura, con comodo, lo scagionasse, Rino
si è riciclato in analista politico. Si è dimostrato acuto e
preciso, non sfiorato dall'età. Ha collaborato alle Nuove ragioni
del socialismo, rivista di Emanuele Macaluso, un ex comunista
fuori dal coro.
Fedele al
ricordo di Craxi, ha fatto in gennaio un discorso memorabile per
il decennale della morte. Ha perfino fondato un movimento,
Socialismo e libertà, schierandosi - chissà perché - col
centrosinistra dove si annidano tutti quelli che gli hanno voluto
male. Oggi, è il padre nobile degli ex psi pugliesi e non solo.
La cosa
potrebbe finire qui se lo stesso Formica non avesse detto
all'uscita dal tribunale due giorni fa: «Non è la magistratura che
è malata. Ci sono dei magistrati malati». Richiesto di spiegarsi,
ha aggiunto: «Negli anni di Mani pulite l'intreccio tra politica e
giudici era innegabile. Verrà il momento in cui chiederemo il
conto ai profittatori di regime».
E ha fatto
il nome di Alberto Maritati, il pm di Foggia che lo ha
ingiustamente incriminato due volte, precisando: «Da anni è
senatore del Pd. Che robaccia, che intrico tra magistratura e
malaffare, c'era in quegli anni a Foggia». Non è un complimento.
Anzi, una chiara allusione a una strategia giudiziaria del
suddetto pm per liquidarlo.
Maritati è
una toga che ha sempre coltivato ambizioni politiche. Nell'83 fu
candidato alla Camera per i socialisti di Claudio Signorile. Fece
fiasco e da allora, dicono, si è mosso in odio al Psi e alleati.
Sta di fatto che fu lui a mettere nei guai il pentapartito in
Puglia sia con le cliniche che con i nastri trasportatori. Ignoro
quali prove avesse. Non è però una gran lacuna poiché quelle che
aveva, se le aveva, sono state successivamente buttate alle
ortiche pure dai suoi colleghi. Maritati si è anche distinto per
avere scoperto, dieci anni dopo il fatto, che D'Alema aveva preso
una mazzetta da quel Cavallari re delle cliniche.
Glielo
confermò lo stesso Max durante un interrogatorio. Nel verbale, il
pm - che ormai non poteva più incriminarlo per sopravvenuta
amnistia - elogiò il tangentista con i baffetti per le sue «leali
dichiarazioni». L'anno dopo Maritati fu eletto senatore del Pd in
quota D'Alema. Lo è tuttora. Forse, evocando i «profittatori di
regime», Formica è stato avventato. Ma ha anche torto?
POLITICI
SCAGIONATI DOPO PROCESSI-FIUME: DA MANNINO AD ANDREOTTI UN LUNGO
ELENCO
Da "Il
Giornale"
Dall'ex
ministro Calogero Mannino al sette volte presidente del Consiglio
Giulio Andreotti, dall'ex pluriministro e vicerè della Dc Antonio
Gava a Giacomo Mancini, già pluriministro ed ex segretario del
Psi. E l'elenco potrebbe continuare.
Sono tanti i
"big" della prima Repubblica la cui carriera è stata stoppata,
distrutta, rallentata da bufere giudiziarie-fiume conclusesi, dopo
anni e anni, con assoluzioni con tante scuse. Il caso più celebre
è quello del senatore Andreotti, alle prese con due processi -
quello di Perugia per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli e
quello di Palermo per collusioni mafiose - cominciati quasi
contemporaneamente tra il '93 e il '95 e finiti, con i
proscioglimenti in Cassazione, esattamente dieci anni dopo, tra il
2003 e il 2004.
È durata
invece ben 17 anni dall'avviso di garanzia all'assoluzione
definitiva l'odissea giudiziaria di Calogero Mannino, accusato di
collusioni mafiose. Il suo incubo - "corredato" anche da nove mesi
di cella e quasi due anni di domiciliari - è finito a gennaio di
quest'anno.
Calvario
poco più breve - 13 anni - per l'ex ministro ormai scomparso (è
morto nel 2008) Antonio Gava, «avvisato» per mafia nel '93 e
assolto nel 2006. Solo sei anni di processi per Giacomo Mancini,
anche lui accusato di mafia nel '93 e prosciolto nel '99.
[27-05-2010]
|
Da "La
Stampa" - Il Gip presso il Tribunale di Roma, su
richiesta della questura di Roma, ha emesso la misura
cautelare del divieto di dimora per il disturbatore tv
Gabriele Paolini. Il gip, dopo le ultime irruzioni
durante le dirette televisive avvenute nella capitale, ha
disposto che Paolini non dimori nel comune di Roma, vietando
inoltre l'accesso senza preventiva autorizzazione. Lo
comunica la Questura di Roma. «È stato infatti accertato che
l'interessato non ha dimora fissa nella Capitale»,
sottolinea la Questura.
Gabriele Paolini era già finito nel mirino del questore di
Roma che aveva adottato il provvedimento dell'Avviso Orale
invitandolo a desistere da tali azioni di disturbo nonchè il
provvedimento del «Foglio di Via Obbligatorio» con il
divieto di rientro nel comune di Fiumicino. 19.05.19 |
PM
MILANO CHIEDE ARCHIVIAZIONE PER SCARONI IN INCHIESTA
MISURATORI GAS...
(Adnkronos)
- Il pm di Milano Maria Letizia Mannella ha chiesto
all'ufficio gip di archviare le accuse, tra le altre, di
associazione per delinquere e truffa che erano state mosse a
carico dell'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni.
Le contestazioni erano state mosse nell'ambito
dell'inchiesta sui misuratori del gas. Scaroni, su sua
richiesta, era stato sentito dalla procura e aveva respinto
ogni addebito spiegando, tra l'altro, di aver per primo
ordinato e fatto eseguire un audit in materia.10.05.10 |
TUTTI
I GUAI DI INGROIA, INTER A PARTE...
Una sentenza del Consiglio di Stato ha l'effetto di una
piccola bomba per la procura di Palermo facendo decadere sei
procuratori aggiunti su sette. Il 4 maggio, infatti, i
giudici amministrativi hanno annullato gli atti che
portarono due anni fa alla nomina di Antonio Ingroia,
Vittorio Teresi, Teresa Maria Principato, Antonino Gatto,
Leonardo Agueci e Maurizio Scalia.
Hanno accolto così il ricorso di due sostituti procuratori
palermitani, Ambrogio Cartosio e Giuseppe Fici, già respinto
dal tar, contro il quale si erano opposti da un lato il Csm
e il ministero della Giustizia e dall'altro lo stesso
Ingroia, unico tra gli aggiunti. Fici e Cartosio lamentano
il mancato riconoscimento del punteggio per anzianità,
modificato in seguito alla rinuncia del più giovane dopo il
termine per le domande.
Secondo il Consiglio di Stato, invece, i requisiti vanno
accertati al momento della presentazione della domanda. Ora,
dunque, si riparte con la procedura. Inoltre, i procuratori
aggiunti non brillano per presenze in ufficio e tra il 5 e
il 6 maggio il loro capo, Francesco Messineo, se n'è
lamentato pubblicamente. Guarda caso, mercoledì 5 Ingroia,
interista sfegatato, era in ferie all'Olimpico (vedere la
foto dalla "Gazzetta dello sport") per la finale della Coppa
Italia vinta dall'Inter sulla Roma. Dal tribunale alla
tribuna d'onore. (S.V.)
2- IL
CSM ALL'UNANIMITÀ: TRAVAGLIO HA RAGIONE, I COLLEGHI
MAGISTRATI NO...
Incredibile ma vero: il Consiglio superiore della
magistratura difende Marco Travaglio, un giornalista, contro
una loro parte: i magistrati di Palermo. La curiosa vicenda
è nata dopo l'intervento dell'editorialista del «Fatto
quotidiano» alla trasmissione di Raidue «Annozero», in onda
il 4 febbraio scorso con la solita conduzione di Michele
Santoro.
Travaglio aveva criticato la sentenza della Corte d'appello
palermitana su Massimo Ciancimino, il quale, «nonostante la
procura generale avesse chiesto la conferma della sentenza,
ha avuto concesse pure le attenuanti generiche». I
magistrati hanno chiesto, di conseguenza, l'apertura di una
pratica a tutela.Sostenevano, infatti, che con le sue parole
il giornalista avesse fatto chiaramente intendere la
concessione di un ingiustificato «trattamento di favore».
La
prima commissione del Consiglio superiore ha invece
deliberato l'archiviazione.E lo ha fatto senza
tentennamenti, all'unanimità.La motivazione? Eccola: le
affermazioni di Travaglio sono state «forse inopportune e
fuorvianti», ma comunque espressione del diritto di critica
giornalistica e manifestazione di libertà di pensiero.
manifestazione di libertà di pensiero.
10.05.10
|
IL RIS:
NON MANDATE PIÙ REPERTI ...
Non
mandate più reperti, abbiamo troppo lavoro arretrato. Questo
il senso di una circolare riservata che il Ris di Parma, il
Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, ha
spedito il 22 aprile a tutti i comandi territoriali
dell'Arma. Ormai ci sono reparti, forse troppo zelanti, che
inviano prelievi di campioni genetici anche per risolvere
reati minori. Costringendo i carabinieri in camice bianco a
onerosi accertamenti scientifici.
Ma al
Ris non riescono più a tenere il passo con le richieste che
arrivano da tutto il Centro-Nord. E allora ecco la circolare
in cui si chiede espressamente di «contenere il numero di
reperti», adoperare una «valutazione preliminare della
priorità delle esigenze investigative» e di limitare tali
richieste a «fatti oggettivamente gravi» per evitare
l'accumulo di arretrato e per contenere i costi di analisi.
Troppo spesso sproporzionati rispetto all'entità del reato.
(S.D.V.)
10.10.05 |
|
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CIARRAPICO,
INDAGINE DEL 2005 TIRATA FUORI PER AUMENTARE RUMORS GIUDIZIARI SUL
PDL...
(Adnkronos) - 'Un avviso di garanzia non invecchia mai e puo' far
sempre comodo se si tratta di un senatore del Popolo della
liberta''. Il senatore Giuseppe Ciarrapico commenta cosi' all'ADNKRONOS
l'inchiesta che lo vede indagato insieme al figlio Tullio e ad
altre cinque persone con l'accusa di aver percepito indebitamente
contributi per l'editoria.
'Oggi gli organi di informazione parlano di un'indagine per truffa a
carico del senatore Giuseppe Ciarrapico. E' la stessa indagine del
2005 -sottolinea il parlamentare del Pdl- promossa dalla
dottoressa Marazza, pm nota per la sua contiguita' con il pubblico
ministero De Magistris concorrente politico di Di Pietro. Si
tratta di un presunto abuso sui contributi per l'editoria'.
Un'indagine, rileva Ciarrapico, 'dormiente a tutt'oggi e oggi
guarda caso ritirata fuori per aumentare i rumors giudiziari a
carico del Pdl. Chi piu' ne ha piu' ne metta', conclude.
5 - ANDREOTTI
DIFFAMO' IL GIUDICE ALMERIGHI, CONDANNATO...
(Adnkronos) - Giulio Andreotti diffamo' il giudice Almerighi. La
Cassazione ha cosi' confermato la condanna per diffamazione nei
confronti del senatore avita. In particolare, la Quinta sezione
penale, respingendo il ricorso, ha confermato la decisione della
Corte d'appello di Perugia del 21 gennaio 2009 che aveva inflitto
una condanna di 2mila euro di multa, coperta da indulto, ad
Andreotti, disponendo una provvisionale di 20mila euro (gia'
versata) a favore del giudice, in relazione alle dichiarazioni
fatte dal sette volte presidente del Consiglio, a mezzo stampa,
nei confronti di Mario Almerighi.
Il procedimento era stato interrotto dopo che Palazzo Madama, nel
gennaio 2001, aveva stabilito che le parole del senatore a vita
costituivano opinioni espresse da un parlamentare nell'esercizio
delle sue funzioni.
I fatti si riferiscono al 9 giugno del '97, quando Almerighi
testimonio', sotto giuramento, al Tribunale presieduto da
Francesco Ingargiola di aver ricevuto a suo tempo una confidenza
dal collega Piero Casadei Monti, capo di gabinetto dell'allora
ministro della Giustizia Virginio Rognoni: "E' intervenuto
Andreotti e ha detto che Carnevale non si tocca".
Ad Andreotti, che ha sempre sostenuto di conoscere solo di vista
Corrado Carnevale, si attribuiva insomma un pesante intervento per
salvare l'ex presidente della prima sezione penale della
Cassazione. Per effetto del rigetto del ricorso, Andreotti e'
stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
6 - PROCURA
FIRENZE CHIEDE GIUDIZIO IMMEDIATO PER BALDUCCI & C. ...
(Adnkronos) - La Procura della Repubblica di Firenze ha depositato
la richiesta di giudizio immediato per 4 degli arrestati
nell'ambito dell'inchiesta sull'appalto per la scuola marescialli
dei carabinieri di Castello, filone fiorentino dell'inchiesta
sugli appalti per i grandi eventi.
La richiesta di giudizio immediato riguarda l'ex presidente del
Consiglio superiore dei Lavori pubblici, Angelo Balducci, l'ex
sovrintendente alle opere pubbliche della Toscana, Fabio De
Santis, l'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli e
l'avvocato romano Guido Cerruti.
Sono state invece stralciate le posizioni degli altri indagati (fra
questi, due sono stati arrestati, Mauro Della Giovampaola e
l'imprenditore Diego Anemone). Venerdi' scorso il Tribunale del
riesame ha concesso i domiciliari, per motivi di salute, a
Piscicelli.
7 - DIMISSIONI
CORSINI: L'INCHIESTA COINVOLGE ANCHE MORASSUT...
(Adnkronos) - L'inchiesta che ha determinato le dimissioni di
Marco Corsini, assessore all'urbanistica al Comune di Roma,
indagato per corruzione e concussione, vede coinvolto anche, per
l'accusa di corruzione Roberto Morassut, ex assessore
all'urbanistica, ed anche, sempre per corruzione Renzo Rubeo e
Roberto Liguori, rispettivamente presidente e amministratore
delegato della societa' Gemma Spa, aggiudicataria del servizio a
supporto della gestione del condono edilizio di Roma
Per quanto riguarda l'accusa di corruzione sotto il profilo del
concorso a Morassut, a Roberto Liguori e a Renzo Rubeo i pubblici
ministeri Sergio Colaiocco e Cecilia Demma contestano a Morassut
d'aver accettato dagli altri due 'indebite utilita' quali, tra
l'altro, l'assunzione di personale su sua segnalazione, e cio' al
fine di compiere atti contrari ai doveri d'ufficio, sia in
occasione dell'affidamento delle attivita' di servizio a supporto
della gestione del condono edilizio alla Gemma Spa sia, poi, nel
2007 in concomitanza della rinegoziazione degli obiettivi
trimestrali (rinegoziazione conseguente al mancato raggiungimento
degli obiettivi contrattuali)'.
8 - MORI: TRA
ME E IL CAPITANO 'ULTIMO' MAI PROBLEMI SOLO RAPPORTI DI STIMA E
RISPETTO
(Adnkronos) - "Negli undici anni in cui ho avuto rapporti
lavorativi e personali con il colonnello Sergio De Caprio non e'
mai venuta meno la stima e il rispetto reciproco". Il generale
Mario Mori smentisce con queste parole le affermazioni rese oggi
in aula dal colonnello dei Carabinieri, Massimo Giraudo, secondo
il quale i rapporti tra Mori e De Caprio, conosciuto anche come
capitano 'Ultimo', nel periodo in cui erano al Ros era tutt'altro
che idilliaci.
In particolare, Giraudo, sentito in aula come testimone al processo
che vede imputati il generale Mario Mori e il colonnello Mauro
Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la
mancata cattura del boss Bernardo Provenzano, ha riferito che ci
sarebbe stato un "raffreddamento dei rapporti tra De Caprio e
Ultimo".
9 - TESTE
PROCESSO MORI: CIANCIMINO JR. GODEVA DI IMMUNITA'...
(Adnkronos) - "Massimo Ciancimino godeva di una sorta di
immunita', era garantito perche' aveva collaborato con lo Stato,
con il padre Vito Ciancimino, nella cosidetta trattativa per
fermare le stragi del '92. Aveva un corsia preferenziale. Tutto
cio' mi era stato riferito dall'avvocato Gianni Lapis". E' quanto
dice in aula l'avvocato Giovanna Livreri, teste nel processo al
generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, entrambi accusati
di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura
del boss Bernardo Provenzano nel '95.
Il legale, che viene sentito come teste assistito, viene interrogato
sui suoi rapporti con l'avvocato Lapis, condannato di recente
insieme con Massimo Ciancimino nel processo d'appello per il
cosiddetto 'tesoro' di Vito Ciancimino.
"Il professor Lapis -aggiunge l'avvocato- mi parlo' dell'immunita' di
Massimo Ciancimino nel 2005, quando subi' la perquisizione dello
studio e della sua abitazione. Mi disse che mentre per Massimo
Ciancinimo la polizia giudiziaria aveva usato metodi molto piu'
soft, cioe' edulcorati, per Lapis non fu cosi'. Tanto e' vero che
mentre da Ciancimino non vollero neppure la chiave della
cassaforte di casa, a Lapis volevano fare saltare la cassaforte
con la dinamite".
10 - MASSIMO
CIANCIMINO: MAI RICEVUTO TRATTAMENTI DI FAVORE ANZI...
(Adnkronos) - 'Non credo di avere mai ricevuto trattamenti di
favore anzi... E' forse anche palese un minimo di trattamento di
non favore paragonato ad altri imputati'. Lo ha detto all'ADNKRONOS
Massimo Ciancimino che replica alle dichiarazioni rese oggi in
Aula dall'avvocato Giovanna Livreri nell'ambito del processo a
carico del generale Mario Mori per la mancata cattura del boss
Bernando Provenzano.
La Livreri ha detto di avere appreso dal tributarista Gianni Lapis
che Ciancimino junior godeva 'di una sorta di immunita' perche'
conosceva i segreti della trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra'.
'Sicuramente -dice ancora Ciancimino- ogni tipo di disattenzione ha
voluto solo giovare personaggi che ancora oggi godono di simili
protezioni. Credo che gli ultimi accadimenti ne siano anche la
conferma'.
E aggiunge: 'La mia posizione scomoda di teste imbarazza molti, anche
nel momento di manifestare un minimo di solidarieta'', riferendosi
all'ultima lettera minatoria indirizzata a 'La Repubblica di
Palermo' in cui si fa il suo nome. Solidarieta' e' stata
manifestata ai pm e ai giornalisti ma non a Massimo Ciancimino.
'La mia -conclude Ciancimino junior- e' triste dirlo, ma e' una
corsa persa in partenza. La via della legalita' e' la piu'
difficile da percorrere'. |
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LOMBARDIA:
REGIONE VALUTA QUERELA AL "SOLE 24 ORE" SU BOND GRECI ...
(Adnkronos) - "Non solo imprecisioni grossolane o gravi
inesattezze, ma anche falsita' riportate a regola d'arte nel
servizio pubblicato oggi dal 'Sole 24 ore Lombardia' sul Bond
regionale emesso nel 2002, a partire dal titolo che afferma che la
Regione starebbe subendo danni economici a causa delle difficolta'
finanziarie della Grecia. Nulla di piu' falso". Lo afferma Regione
Lombardia in una nota. Regione Lombardia ha gia' dato incarico
agli uffici competenti di valutare se vi siano gli elementi
necessari per formulare una querela per diffamazione.
"La Regione non ha subito la perdita di un solo centesimo di euro -
prosegue la nota - e non ne potra' mai subire in seguito
all'andamento dei titoli greci. Il presidente Formigoni ha gia'
chiaramente sottolineato che non e' da tenere nemmeno in
considerazione l'ipotesi di un fallimento della Grecia, perche'
questo significherebbe simultaneamente la fine dell'Euro e
dell'Unione Europea. E' falsa l'affermazione riportata dall'autore
dell'articolo che il meccanismo del 'sinking fund' lombardo sia
strano: esso e' regolamentato puntualmente da una legge dello
Stato.
"E' falsa
l'affermazione che le plusvalenze derivanti dall'andamento del
titolo siano intascate dagli istituti di credito e che le
minusvalenze si scarichino su Regione Lombardia: i titoli del
fondo sono di proprieta' delle banche e i segni positivi o
negativi del loro andamento -aggiunge la Lombardia- si scaricano
esclusivamente sul loro bilancio. E' falsa l'affermazione che le
banche possano acquistare a piacimento i titoli piu' rischiosi:
esse possono muoversi solo nell'ambito di precise tipologie di
titoli definiti da Regione Lombardia nel contratto. I titoli,
peraltro, sono stati scelti con criteri prudenziali come piu'
volte riconosciuto dalla Corte dei Conti". [05-05-2010]
10.05.10 |
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DERIVATI: FT
- MORATTI, DA BANCHE LETTERA INGANNEVOLE CI HANNO TRUFFATO...
(Adnkronos) - "Le banche hanno una grande responsabilita' nella
crisi e c'e' bisogno di cambiare il loro comportamento". A
dichiararlo e' il sindaco di Milano Letizia Moratti che in
un'intervista apparsa sul Financial Times accusa i quattro colossi
bancari (JPMorgan Chase, Ubs, Deutsche Bank e Depfa) di "aver
truffato" il comune di Milano in relazione alla vendita dei
derivati risalente al 2005. Una precisazione, questa, che arriva a
poche ore dell'inizio del processo.
Proprio le quattro banche incriminate, a detta del sindaco, avrebbero
inviato al Comune "una lettera ingannevole" nella quale "veniva
assicurato che i derivati erano per noi economicamente
vantaggiosi, quando invece non lo erano. Non e' perche' non
abbiamo capito l'inglese" precisa la Moratti che poi chiede
"pensate che una banca debba guardare a risultati di breve termine
o a una solida e stabile reazione con il cliente?".
Dovrebbe invece esserci,secondo il sindaco, "una considerazione molto
profonda di come il mondo finanziario opera". Intanto il FT
sottolinea che il processo sara' "uno dei primi casi scoppiati dal
boom dei derivati a finire davanti a una corte" e che sia il
Governo italiano che le banche di tutto il mondo guardano al
processo con molta attenzione.
10-05-10 |
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MEDIOLANUM: PM
MILANO CHIEDE GIUDIZIO IMMEDIATO PER PROMOTORI ...
(Adnkronos) - Il pm di Milano Roberto Pellicano ha chiesto il
giudizio immediato nei confronti di una settantina di persone, in
gran parte promotori finanziari di banca Mediolanum e alcuni
clienti, con l'accusa di aver organizzato un giro di fatture false
da circa 10 milioni di euro. Le fatture sarebbero state emesse da
una societa' americana e girate su conti di societa' off-shore.
L'istanza e' stata avanzata al gip Franco Cantu' Rajnoldi.
L'inchiesta, in cui e' coinvolto anche Oscar Di Montigny,
responsabile dello sviluppo di rete di Banca Mediolanum e Ad di
Mediolanum Corporate University, e' nata dagli sviluppi di un
filone dell'indagine su banca Italease. Il presunto giro di
fatture false riguarderebbe Svizzera, Londra e Vaduz nel
Liechtenstein. I promotori finanziari sono accusati di frode
fiscale, mentre al loro consulente Marco Baroni, un commercialista
di 55 anni, e' stato contestato il riciclaggio. Banca Mediolanum,
che all'inizio delle indagini aveva dichiarato la sua 'assoluta
estraneita'' alla vicenda, ha gia' avviato accertamenti interni.
18.05.10 |
CASELLI PERDE CONTRO «IL GIORNALE»...
Gian Carlo Caselli fa causa al "Giornale" ma il
"Giornale" viene assolto. Al centro della querelle i ricordi di
Massimo Coco, il figlio di Francesco, il magistrato ucciso dalle
Br nel 1976. Coco aveva raccontato a Stefano Zurlo la drammatica
deposizione della madre dopo la morte del padre. Chi aveva
condotto quell'interrogatorio, un nuovo trauma per i Coco?
Caselli, secondo Coco, che aveva confermato anche in
seconda battuta. Caselli aveva smentito e querelato. In effetti
Coco si sbagliava, fu un altro pm a porre quei quesiti, ma il
giudice ha riconosciuto la correttezza di Maurizio Belpietro e
Stefano Zurlo, difesi da Enzo Lo Giudice e Valentina
|
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AGENZIA ENTRATE
CHIEDE DI PAGARE 25 MILA EURO DI SPESE - FINORA NESSUNA MOSSA DA
PALAZZO CHIGI PER RISARCIMENTO 600MILA...
(Apcom) - L'Agenzia delle entrate ha chiesto formalmente a David
Mills di pagare 25 mila euro di spese processuali in esecuzione
della sentenza della Cassazione che nel febbraio scorso aveva
dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari in
concorso con Silvio Berlusconi.
La Suprema
Corte, però, confermava sia il pagamento delle spese processuali sia il
risarcimento di 250 mila euro alla presidenza del Consiglio dei
ministri, decisi in primo e secondo grado da Tribunale e Corte
d'appello di Milano, dove era stata affermata la responsabilità di
Mills con condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione. L'Agenzia
delle entrate ha presentato la richiesta formale dopo aver atteso
il deposito delle motivazioni della Cassazione.
Per ora, invece, non risulta nessuna iniziativa formale da parte di
Palazzo Chigi per riscuotere il risarcimento di 250mila euro dal
legale inglese.
Per la Cassazione i tempi della giustizia erano scaduti ma non
c'erano le condizioni per assolvere Mills dall'accusa di aver
incassato 600 mila dollari in cambio di due false testimonianze
che favorirono Berlusconi nei processi All Iberian e tangenti
Fininvest alla Guardia di Finanza. Secondo la Suprema Corte il
fatto storico era stato accertato. Per cui Mills, creatore del
sistema offshore usato da Fininvest, è tenuto a versare sia le
spese sia il risarcimento.
5 - DELL'UTRI:
COMPLOTTO CONTRO DI ME NON E' IPOTESI MA CERTEZZA...
(Adnkronos) - "Il complotto contro di me e il centrodestra non e'
un'ipotesi ma una certezza". Lo ha detto il senatore Marcello
Dell'Utri (Pdl), parlando con i giornalisti del collaboratore
della Camorra Antonio Cutolo secondo cui ci sarebbe stato una
sorta di 'complotto' di Cosa nostra per colpire il centrodestra,
Silvio Berlusconi e dell'Utri in particolare, perche' avrebbero
inasprito le leggi contro la mafia.
"Indipendentemente da Cutolo -dice Dell'Utri in una pausa
dell'udienza del processo d'Appello in cui e' imputato per
concorso esterno in associazione mafiosa- il complotto c'e'
stato". I giudici sono adesso in camera di consiglio per decidere
se accogliere la richiesta di ascoltare Antonio Cutolo, avanzata
nella seconda udienza dalla difesa. "Se e' attendibile -dice
Dell'Utri- e' giusto che venga sentito".
6 - PG PROCESSO
DELL'UTRI: NO AUDIZIONE CUTOLO NON E' ATTENDIBILE...
(Adnkronos) - L'ex boss della Camorra Antonio Cutolo non va
sentito al processo al senatore Marcello Dell'Utri perche',
secondo il parere espresso dalle Procure di Napoli e Roma "non e'
un collaborante e non e' attendibile".
A riferirlo questa mattina in aula e' il pg Antonino Gatto, che ha
espresso parere negativo sulla richiesta avanzata nella scorsa
udienza di ascoltare Antonio Cutolo, perche', nel corso di un
colloquio in carcere avvenuto nell'aprile scorso con uno dei
difensori di Dell'Utri, avrebbe riferito di avere appreso dai boss
Antonino Ganci e Antonino Spadaro di un presunto piano ordito da
Cosa nostra contro il centrodestra e in particolare con Silvio
Berlusconi e Marcello Dell'Utri perche' "avevano approvato delle
norme troppo restrittive" contro i boss.
"Le due procure - dice Antonino Gatto - esprimono parere negativo
sull'attendibilta' di Cutolo". La difesa replica: "Non abbiamo mai
asserito che Cutolo e' attendibile, spetta alla Corte d'Appello
deciderlo". E si e' opposta alla visione dei due pareri delle
Procure di Napoli e Roma. Dal pg arriva un no anche alla
trascrizione dell'intercettazione tra l'avvocato Gregorio
Donnarumma e Patrizia Mirigliani in cui il legale aveva detto che
gli avrebbero offerto un seggio se "avesse messo d'accordo quelli
che accusano Dell'Utri". I giudici sono entrati in camera di
consiglio per decidere sulle richieste.
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LA PROCURA DI MILANO INDAGA SULLA ARNER BANK, LA BANCA DEL BANANA - "OPERAZIONI SOSPETTE
PER 34 MILIONI" (20 DI BERLUSCONI FAMILY) - soldi versati tra il
2005 e il 2009 alla rappresentanza italiana dell’offshore ’Flat
Point Development ltd’ da acquirenti italiani di immobili
caraibici di prestigio; da lì poi riversati su conti della società
presso la filiale milanese di Banca Arner spa; e infine trasferiti
su conti sempre della società presso la Arner Bank Sa in Svizzera,
con destino poi ignoto
OPERAZIONI
SOSPETTE PER 34 MILIONI":
Luigi Ferrarella Per
"il Corriere Della Sera"
L'«assoluta opacità, circa l'effettivo beneficiario della
complessa struttura all'origine» della struttura italiana di «una
società offshore Flat Point costituita ad Antigua», circonda
«trasferimenti di 34 milioni di euro all'estero attraverso la
banca Arner», movimentati dalla Flat Point con «causali poco
verosimili» e «prive di effettive ragioni economiche».
Dai decreti di perquisizioni ad alcuni commercialisti,
svolte a fine aprile nell'inchiesta da tempo in corso sulla
filiale italiana della svizzera Arner Bank Sa, emerge ora che la
Procura di Milano sta indagando sulla strana triangolazione di 34
milioni di euro: soldi versati alla luce del sole tra il 2005 e il
2009 appunto alla rappresentanza italiana dell'offshore «Flat
Point Development ltd» da acquirenti italiani di immobili
caraibici di prestigio; da lì poi riversati su conti della società
presso la filiale milanese di Banca Arner spa; e infine trasferiti
su conti sempre della società presso la Arner Bank Sa in Svizzera,
con destino poi ignoto.
Di quei 34 milioni sotto la lente degli inquirenti, più
di 20 risultano essere stati pagati da conti personali presso
banche italiane e assolutamente ufficiali del presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi, di cui sinora era noto (come
segnalato da Report il 15 novembre 2009) solo un bonifico alla
Flat Point di 3,3 milioni nel 2008.
Il premier non è indagato dai pm Mauro Clerici e Roberto
Pellicano, che invece hanno indagato gli ex presidente e
amministratore delegato di Banca Arner spa, Nicola Bravetti e
Davide Jarach, anche sulla base dell'ispezione di Bankitalia che
«ha rilevato gravi e diffuse irregolarità in materia di normativa
anti riciclaggio».
Di Banca Arner è noto che la filiale milanese ha come
clienti alcuni collaboratori di Berlusconi, tre holding
amministrate dai suoi figli Marina e Piersilvio (per circa 40
milioni), e lo stesso premier in un conto che da anni non registra
grossi scostamenti attorno ai 10 milioni di giacenza.
Così come è noto che nei mesi scorsi da un lato la
Procura di Como ha coinvolto l'ex presidente della banca,
Bravetti, in un'inchiesta sullo «spallonaggio» in Svizzera di
soldi di evasori fiscali, e che dall'altro la Procura di Palermo
lo indaga per l'ipotesi di occultamento di denaro proveniente da
attività illecite e intestazione fittizia di beni appartenenti a
un costruttore considerato prestanome della mafia.
Uno dei soci storici di Arner, il banchiere Paolo Del
Bue, è imputato nel processo sui diritti tv Mediaset (da poco
congelato dalla legge sul «legittimo impedimento» del premier) per
l'ipotesi di riciclaggio quale «responsabile della Arner Sa di
Lugano e fiduciario della famiglia Berlusconi».
E di Del Bue si è parlato molto anche nel processo in cui
l'avvocato David Mills ha appena ottenuto in Cassazione la
prescrizione della condanna a 4 anni e mezzo che Tribunale e
Appello gli avevano inflitto quale teste corrotto con 600mila euro
nell'interesse di Berlusconi.
Infatti, fra le
reticenti testimonianze contestate a Mills nei processi a
Berlusconi del 1997 e 1998, c'era proprio l'«aver omesso di
riferire quanto a sua conoscenza in ordine al legame diretto
esistente tra Del Bue, della fiduciaria Arner, e la famiglia
Berlusconi»: in particolare «che Century One Ltd e Universal One
Ltd, società offshore costituite da Mills per conto di Berlusconi,
avevano ricevuto dal gruppo Fininvest ingenti rimesse di denaro su
conti bancari presso Bsi Lugano, poi prelevate in contanti per 103
miliardi di lire da Del Bue e altri di Arner».07-05-2010]
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- CASO DI COMPETENZA AL PROCESSO ITALEASE...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Ormai è materia
da storici. Ma per chi fosse interessato, il processo ai
responsabili dello scandalo Banca Italease ieri ha registrato
qualche novità. Massimo Mazzega, chiamato nel 2007 a guidare
Italease dopo l'azzeramento dei vertici imposto da Bankitalia,
ha raccontato di avere trovato nell'istituto la «contabilità
parallela» dell'ex vertice.
Mentre
il professor Paolo Gualtieri, consulente della parte civile di
Banca Italease, ha spiegato che le operazioni in derivati
dell'epoca di Massimo Faenza non avevano senso economico, se
non quello di generare a breve «enormi flussi di cassa»,
mentre l'«operatività era destinata a generare il disastro;
bisognava solo vedere quando». Insomma, per Gualteri gli
imputati «forse non avevano neanche le competenze per
rendersi conto di quello che facevano o se l'avevano hanno
fatto cose oltre ogni ragionevolezza».
01.05.10 |
TU
CHIAMALE SE VUOI, INTERCETTAZIONI – “CI SONO KALASNIKOV”,
“MEZZO CHILO DI DROGA”, “UN BAZOOKA”, “BOMBE”, “IL MAFIOSO
SPARACIO” - QUATTRO PERIZIE CONFERMANO: SONO TAROCCATE LE
CONVERSAZIONI DEGLI INDAGATI DELL'INCHIESTA GIOCO D'AZZARDO
CHE PORTO' IN CARCERE (SEI MESI) IL SOTTOSEGRETARIO PDL
PAGANO, GIUDICI, IMPRENDITORI, POLIZIOTTI - INDAGATI
FUNZIONARI DELLA DIA - ALFANO CHE FA, SI MUOVE? MANDA GLI
ISPETTORI?...
Gian
Marco Chiocci per "Il
Giornale"
Si fa
presto a parlare di intercettazioni invasive, eccessive,
costose. La vicenda giudiziaria che vi stiamo per
raccontare, costruita su spezzoni di conversazioni
intercettate che non sarebbero state in realtà mai
intercettate, dà l'idea di come il problema da affrontare a
livello parlamentare sia in realtà molto più complesso.
Partiamo dalla fine. E cioè dall'archiviazione del gip
reggino Kate Tassone che su richiesta dei pm (con il
procuratore capo Pignatone in testa) ha prosciolto tutti gli
indagati dell'operazione «Gioco d'azzardo» che nel 2005
portò in galera 16 dei 43 personaggi finiti sott'inchiesta,
fra cui l'ex sottosegretario al Tesoro, Santino Pagano, il
giudice Giuseppe Savoca, gli imprenditori Salvatore
Siracusano e Rosario Spadaro, il questore vicario Alfio
Lombardo e molti altri.
L'ipotesi iniziale dei magistrati era che vi fosse una sorta
di comitato d'affari politico-mafioso, favorito da
imprenditori vicini a Cosa nostra, con addentellati negli
uffici giudiziari e di polizia. Un'associazione criminale
che trafficava in armi e riciclava denaro sporco. A sostegno
di questa tesi gli inquirenti portavano le dichiarazioni di
alcuni pentiti e i contenuti di svariate intercettazioni.
Pagano
e soci finivano dritti in carcere, vi rimanevano sei mesi,
salvo poi essere rimessi fuori dalla Cassazione e dal
tribunale della libertà. Gli arrestati si sono sempre
professati innocenti e hanno gridato subito al complotto
giurando che quelle intercettazioni erano state
contraffatte.
Proprio così: «Sono false». «Le hanno manipolate».
Possibile? Più che possibile, sostenevano gli ex indagati,
visto che nel 2002 in un procedimento analogo a Milano
l'ascolto di ben 58mila telefonate sugli stessi fatti aveva
portato a un'archiviazione per l'imprenditore Siracusano
sospettato di essere il riciclatore della mafia.
Per
un'ipotesi di violazione del segreto d'ufficio Milano spedì
comunque il fascicolo in Calabria dove la Dia, riascoltando
in particolare una di quelle 58mila intercettazioni (al Bar
Grillo di Messina) riscontrava riferimenti inediti a partite
di droga, armi, soldi sporchi, perfino ad allusioni
sull'omicidio del professor Matteo Bottari.
La Dia
ha sempre negato d'aver giocato con le trascrizioni. Gli
indagati hanno sempre sostenuto il contrario, e a
dimostrazione di ciò a un certo punto hanno esibito i
risultati di una doppia perizia tecnica sul nastro
incriminato (che il consulente di un altro imputato si era
premurato di duplicare anche se era stato giudicato
inutilizzabile dagli inquirenti perché incomprensibile).
Dalla pulitura della bobina emergeva così che i riferimenti
ad armi e droga, a certi mafiosi, a determinate persone
incensurate, in realtà non comparivano mai.
Alle
stesse conclusioni dei periti di parte arrivava il
consulente nominato dalla procura di Catanzaro, dove nel
frattempo il fascicolo era stato girato per competenza, che
dopo aver ascoltato e riascoltato il nastro confermava che
al contrario di quanto riportato dalla Dia effettivamente
(al giro di nastro 01,07,942) non c'era alcun riferimento a
un «bazooka», a partite di «cocaina e hashish», a «mezzo
chilo di droga», a un mitragliatore «kalashnikov», a «cani
antidroga».
E
nemmeno a uno dei 110 personaggi che secondo la Dia erano
citati nell'intercettazione. Un giallo. Un mistero. Per la
Dia, se qualcosa non torna, non è per dolo. Per la difesa
degli indagati il dolo c'è ed è reiterato. La battaglia è
tuttora aperta, tra frasi «inventate», frasi «tradotte male»
o «interpretate». Al giro di nastro 00.06.36.17, ad esempio,
i periti di Pagano e Siracusano giurano trattarsi di uno
scambio di battute fra un cliente e un barista («un
aperitivo analcolico», «analcolico?», «un crodino?»).
Per la
Dia, al contrario, trattasi di discorsi sul narcotraffico
dove si discute di qualcuno che ha parlato incautamente al
telefono e che viene definito un cretino («e iddi parrai chi
telefoni», «fu cretinu»). Stessa frase, due versioni
contrappposte: un crodino o fu cretinu? Sulle
intercettazioni al Bar Grillo i periti Pititto e Baldo,
nominati successivamente dal gip di Reggio Calabria a cui
era tornata indietro la pratica, hanno dato torto alla Dia.
E alle stesse conclusioni è giunto il direttore tecnico
Delfino della polizia scientifica di Roma a cui la procura
di Lecco ha delegato accertamenti essendo pendente, nel suo
ufficio, un'ulteriore indagine sulle presunte manipolazioni
delle intercettazioni nell'inchiesta Pagano-Siracusano.
Ma c'è
di più. A pagina 51 della richiesta di archiviazione dei pm
reggini si fa poi cenno ad altre dodici intercettazioni
disposte, stavolta, dalla procura di Reggio Calabria: quelle
nello studio del commercialista Giancarlo Panzera,
considerato un complice di Siracusano e Pagano nel tentativo
di depistare gli inquirenti sulla provenienza di un bel po'
di soldi sospetti, ritenuti inizialmente di provenienza
illecita eppoi giudicati diversamente dai pm reggini perché
considerati «introiti in nero ottenuti con le compravendite
immobiliari». Sul punto i magistrati osservano come gà il
tribunale della libertà «si era espresso freddamente» sulla
portata delle nuove intercettazioni.
E se
il collegio non ha ritenuto di poter attribuire al materiale
il significato accreditato dalla Dia, ciò è dovuto sia «alla
mancanza di adeguata correlazione tra le conversazioni
ritenute maggiormente significative e il materiale
processuale», sia «per alcune significative divergenze
segnalate dalle difese al Riesame tra le trascrizioni
offerte dalla polizia giudiziaria e quelle realizzate dai
consulenti della difesa. È chiaro, quindi, che a questo
punto diviene necessario attribuire valore decisivo alla
trascrizioni effettuate dai periti del gip, Pititto e Baldo,
con particolare riferimento ai passaggi-chiave delle
conversazioni ritenute maggiormente compromettenti».
Quanto
alle «nuove» intercettazioni, ancora i pubblici ministeri
reggini rimarcano «come il raffronto tra la trascrizione
effettuata dalla polizia giudiziaria (la Dia, ndr) e quella
effettuata dai periti del Gip rende plasticamente la
situazione di assoluta insostenibilità della chiave
interpretativa accreditata nell'informativa Dia» con
riferimento a un paio di conversazioni nelle quali «la
divergenza fra il testo dell'informativa e quello dei periti
si presenta nella massima divaricazione».
Come se non bastasse, anche nel dispositivo d'archiviazione
del 4 dicembre 2008 per il giudice Giuseppe Savoca, a
proposito dell'intercettazione ambientale nel bar Grillo, si
faceva presente che dalle successive operazioni di
filtraggio e trascrizione della Dia criticate dalla difesa
degli imputati, queste venivano «censurate dal Riesame» e
«in seguito dichiarate nulle dal Gip». Che poi le ha
trasmesse alla procura di Lecco, essendo stato commesso
nella sua provincia, a Merate, il reato iniziale. Qui sono
indagati i funzionari della Dia autori dei presunti
taroccamenti denunciati dagli ex indagati. Se un capitolo si
chiude con un'archiviazione, un altro resta da scrivere. E
soprattutto da chiarire, oltre ogni ragionevole dubbio
[12-04-2010]
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DALLE SFILATE DI MODA ALLE SFILATE IN TRIBUNALE: C'È DEL
MARCIO NEL MADE IN ITALY - IN POCHI MESI TERREMOTATO IL
SISTEMA DELL'AGO E DEL FILO. LA PROCURA DI MILANO VS. DOLCE
& GABBANA, ACCUSATA DI EVASIONE FISCALE CON ANNESSA TRUFFA
ALLO STATO - PER BURANI, BANCAROTTA FRAUDOLENTA - AFFOGATA
DI DEBITI IT HOLDING DI PERNA - VALENTINO FASHION GROUP,
ACQUISTATA A PREZZI “DA COLLEZIONISTA” DA UN FONDO DI
PRIVATE EQUITY INGLESE, HA DOVUTO RINEGOZIARE I DEBITI CON
LE BANCHE QUANDO ERA TECNICAMENTE IN DEFAULT E FRONTEGGIA
ANCHE L’ACCUSA DI EVASIONE FISCALE PER 400 MILIONI DI EURO -
VERSACE HA DOVUTO LICENZIARE 350 DIPENDENTI E CHIAMARE UN
NUOVO AMMINISTRATORE DELEGATO PER RADDRIZZARE LE SORTI
DELL’AZIENDA - DALLE STELLE ALLE CELLE PER GAI MATTIOLO,
ARRESTATO PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA NEL 2008, E PER MATTEO
CAMBI, INVENTORE DI MARCHIO "GURU" -
1 -
TRUCE E GABBANA
Leo Sisti per
Il Fatto
Evasione fiscale con annessa truffa allo Stato. Sono queste
le due ipotesi di reato nell'inchiesta della Procura di
Milano che coinvolge Dolce e Gabbana, ovvero D&G. E che è
ormai in dirittura d'arrivo. È vicina cioè la conclusione
dell'indagine preliminare, con il suo possibile sbocco: la
richiesta del pm Laura Pedio, al gip, di un rinvio a
giudizio.
In
pratica, potrebbe essere il processo per gli stilisti più
amati dalla rockstar Madonna, dall'attrice Jennifer Lopez o
dal portiere interista Julio Cesar. Per Domenico Dolce e
Stefano Gabbana, ovvero D&G, è un brutto colpo, sotto due
aspetti. Da una parte il profilo penale, appena descritto.
Dall'altra il profilo fiscale, che è l'antefatto del primo,
e che potrebbe costare alla coppia ben 370 milioni di euro,
da pagare all'erario.
Armani
e D Guinness
Per
capire qualcosa di una complessa vicenda, partiamo da
lontano. Da quando nel 2004 Dolce e Gabbana decidono di
spostare dall'Italia al Lussemburgo il cuore dei loro
interessi. In una parola, i marchi della "ditta", la polpa:
royalties riscosse sulle vendite di occhiali, borse, abiti,
profumi, orologi, scarpe, profumi o mutande. Marchi che
trasmigrano quindi dalla "D&G srl" di Milano per planare in
Lussemburgo, nella "Gado sarl" ("Gado" è l'acronimo di
Gabbana e Dolce), controllata da un'altra società
lussemburghese, la "Dolce e Gabbana Luxembourg sarl". Con un
suo prezzo, ovvio.
Così
la "D&G" cede la proprietà dei marchi alla consorella del
Gran Ducato per 360 milioni di euro.
DUBBIO
ESTERO
Fin qui sembrerebbe una semplice ristrutturazione
finanziaria. Si penserà. Ma D&G hanno trasferito anche là,
nel grigio Lussemburgo, la loro attività: invece, no. Perché
nel 2007 la Guardia di Finanza di Milano, spulciando nei
loro conti, scopre che negli uffici di rue Guillaume Kroll,
sede della "Gado srl", girano sì delle carte, ma quelle
veramente importanti devono sempre prendere la via di
Milano. Dove le Fiamme Gialle hanno sequestrato montagne di
documenti.
Così,
ad esempio, da una serie di e-mail dell'aprile 2004, viene
fuori che un contratto con Motorola per un cellulare targato
"Dolce e Gabbana" viene gestito nella milanesissima via
Goldoni, quartier generale del gruppo. E quando nell'agosto
2005 sono in discussione le bozze di bilancio delle due
società lussemburghesi, in una e-mail fa capolino il
suggerimento ad hoc: "Tema da affrontare: sarebbe meglio
fare Board e assemblee in Lussemburgo".
Una
preoccupazione che viene commentata dagli investigatori
della GdF con queste parole: "E' chiaro lo scopo di
legittimare, quanto più possibile, il Lussemburgo, e non
l'Italia, come centro decisionale ed amministrativo della
società". La realtà è però un'altra. Nel Gran Ducato c'è
solo un ufficetto. È invece in via Goldoni che Domenico
Dolce e Stefano Gabbana fanno tutto. Insomma, è la classica
"estero vestizione". Che nasconde profitti italiani, tassati
in quel paradiso fiscale intorno a un modesto 3 per cento,
dieci volte meno che nel Bel Paese.
Il che
ha fatto "risparmiare" al duo D & G qualcosa come 260
milioni di euro, che il pignolo fisco italiano ha invece
segnato come imponibile, ovviamente "mancato", e pertanto
non dichiarato negli anni 2004, 2005 e 2006. E quindi
pretendendo imposte per parecchie decine di milioni.
POVERI
QUATTRO SOLDI
Sarà per questi loro guai in materia di tributi che Dolce e
Gabbana, intervistati nel 2008 da Daria Bignardi per il
programma tv 'Le invasioni barbariche', si sono sfogati. In
particolare Domenico si è scagliato contro l'Italia per le
troppe "tasse, tasse , tasse, tasse". Per poi aggiungere:
"Se oggi uno ha successo e fa quattro soldi lavorando deve
essere inquisito, penalizzato...è un ladro".
In
quell'occasione il suo socio Stefano ha inneggiato anche a
Berlusconi: "Non ha mai avuto (nelle sue aziende, ndr) un
cassintegrato. Dà da mangiare a milioni di persone. È un
manager di tutto rispetto. Se amministrasse il paese come
amministrano le sue cose...".
Per
inciso, la trasmissione di Bignardi è andata in onda il 22
febbraio di due anni fa, alla vigilia delle elezioni
politiche poi vinte da Silvio Berlusconi, vicino di casa
nella villa ligure di D&G: loro nella superba Villa
Olivetta, a Portofino; Silvio, nel castello di Paraggi. Le
imposte, che ossessione per D&G. Perché all'Agenzia delle
entrate stanno facendo i conti in tasca ai due geniali
stilisti ponendosi una domanda: ma quel loro marchio,
venduto alla lussemburghese Gado, per 360 milioni di euro,
vale questa cifra, come attesta una perizia di Price
Waterhouse? O non è, per caso, "sottovalutato"?
TIRA E
MOLLA
Per l'Agenzia sì. Per questo i suoi 007 dovrebbero trattare
con i consulenti del duo il "giusto prezzo". Consulenti ben
noti: per la parte penale, l'avvocato Massimo Dinoia, e, per
quella fiscale, Dario Romagnoli, dello studio legale
Tremonti e associati (da quando è ministro, però, Giulio
Tremonti si è "autocongelato"). E' il gioco del tira e
molla. Per ora l'Agenzia valuta, in base a complicati
parametri, intorno ai 700 milioni di euro il valore del
marchio.
Da
parte di D & G, al momento, tutto tace. Senza accordi, e se
gli uomini del fisco mantenessero quella loro valutazione,
nella più negativa delle ipotesi, il futuro li vedrebbe
procedere al cosiddetto "accertamento", seguito da una
contestazione, appunto per 700 milioni circa.
Con
questo possibile scenario: sottraendo, a questa cifra, i 360
milioni di valore attribuito da D&G al marchio, se ne
otterrebbe un'altra che, a causa di un effetto
moltiplicatore, tra sanzioni e interessi, genera la somma di
370 milioni di euro. Tutti da versare allo Stato delle
"tasse, tasse, tasse, tasse". Che cosa risponderanno D&G?
2 - LA
MODA "VITTIMA" DEL FASCINO PER LA FINANZA
Alfredo Faita per Il fFatto
Dalle
sfilate di moda alle sfilate davanti a banchieri, consulenti
d'impresa e qualche volta anche a magistrati. Dov'è andata a
finire la moda italiana in questi ultimi anni, segnati da
una crisi di portata inusitata che ancora morde sulle
economie di molti Paesi?
Talvolta gambe all'aria, come capita a qualche modella che
ancheggia su tacchi troppo alti al ritmo frenetico della
musica da defilè. Errori strategici e investimenti
faraonici, tante acquisizioni portate avanti a qualsiasi
prezzo, inseguendo il mito della francese Lvmh di Bernard
Arnault, bassa solidità patrimoniale e sospetti di frodi
hanno indebolito tutto il sistema, che si è incrinato
paurosamente con il cambio di congiuntura.
E
sotto il vestito, ad un certo punto, non è rimasto più
niente. Al prossimo presidente della Camera della Moda -
Mario Boselli è in scadenza e potrebbe non essere rieletto -
spetterà il compito di ridare smalto a tutto il settore, e
non sarà facile. Certo, non è una disfatta completa: per
fortuna alcuni grandi nomi hanno resistito bene a questi
ultimi due anni, e marchi come Armani, Tod's, Ferragamo,
Trussardi probabilmente saranno i primi ad uscire dal tunnel
con il riaccendersi dei consumi, se è vero che il lusso è il
primo a ripartire dopo le fasi acute di crisi. Ma per altri,
e non sono pochi, è arrivato il redde rationem.
I casi
più eclatanti sono quelli di Mariella Burani fashion group e
di It holding. La prima a Reggio Emilia e la seconda a
Isernia, entrambe quotate sulla Borsa milanese, hanno
trovato il capolinea aziendale a distanza di pochi mesi.
Molte le similitudini tra le due storie aziendali, e qualche
differenza da rimarcare. Innanzitutto le acquisizioni di
marchi e aziende: una girandola di operazioni in pochissimi
anni che hanno portato sotto Mariella Burani griffe come
Mandarina Duck, Braccialini, Baldinini, Coccinelle e licenze
come Missoni, Aquascutum, La Perla, il tutto per un polo
emiliano del lusso accessibile che è crollato poche
settimane fa sotto il peso di debiti insostenibili (vicini
ai 500 milioni di euro) dopo la dichiarazione di insolvenza
delle holding a monte e la nomina dei commissari
straordinari che dovranno gestire gli ultimi anni di vita.
Per i
Burani e i più stretti collaboratori è arrivata anche
un'indagine per bancarotta fraudolenta che si somma, tra le
altre, a quelle per frode fiscale e ostacolo alla vigilanza
della Consob. It holding sembrava un miracolo di
imprenditorialità del sud, in un'area che mai era balzata
agli onori delle cronache economiche. Anche in questo caso
forte crescita in pochi anni, culminata con l'acquisizione
della maison Gianfranco Ferrè, che si aggiunge a brand del
lusso come Malo, Extè e licenze come Just Cavalli e Galliano.
Ma la
redditività non ha tenuto il passo, i debiti si sono fatti
insostenibili e nel febbraio 2009 è arrivata la Prodi bis a
disarcionare da cavallo Tonino Perna, l'inventore del
gruppo. Ora Ferrè e Malo sono in vendita e presto potrebbero
arrivare novità. La smania delle acquisizioni, portate
avanti spesso grazie ai debiti bancari, ha fatto traballare
in passato anche un gruppo come Prada, che nell'ultimo
bilancio denuncia un calo di fatturato del 5 per cento a 1,5
miliardi di euro e che torna a parlare, per la terza volta,
di possibile quotazione in Borsa.
dolce&gabbana
Marchi
come Jil Sander, di cui si è ora liberata, Church's, una
partecipazione Fendi, ceduta al gruppo Lvmh, avevano fatto
lievitare i debiti oltre il miliardo di euro spaventando le
banche, che hanno dovuto rinegoziare l'esposizione per
evitare conseguenze nefaste.
La
lista purtroppo non finisce qui: Valentino fashion group,
acquistata a prezzi "da collezionista" dal fondo di private
equity inglese, ha dovuto rinegoziare i debiti con le banche
quando era tecnicamente in default (la Citigroup è uscita
dal pool di debitrici con una perdita di circa 500 milioni
di euro) e fronteggia anche l'accusa di evasione fiscale per
400 milioni di euro; Versace ha dovuto chiamare un nuovo
amministratore delegato - Gian Giacomo Ferraris - per
raddrizzare le sorti dell'azienda, ma il primo atto concreto
è stato il licenziamento di 350 dipendenti, un quarto del
totale.
E che
dire di Gai Mattiolo, arrestato per bancarotta fraudolenta
nel 2008, stessa sorte toccata a Matteo Cambi, inventore di
Guru? Dalle stelle, alle celle.
[11-04-2010]
|
-
AVVISI AI NAVIGATI (a che servono gli avvocatoni delle
società quotate) ...
La Procura milanese chiude l'indagine e spara: "Telecom,
frode fiscale da due miliardi". Indagati Carlo Buora, l'ex
uomo di fiducia di Marco Tronchetti Dovera, e Roberto Moro,
oggi come allora responsabile fiscale del gruppo guidato
dall'Innocente Berna-bebè. Comica la difesa riportata dal
Corriere delle banche (azioniste e creditrici): "Illustri
pareri ci danno ragione" (p.32).
Certo, perché quando sono in ballo nomi grossi le inchieste
della magistratura non sono procedimenti penali, ma alati
convegni dove si confrontano dottrine giuridiche di pari
lignaggio. E chi paga di più ha sempre ragione. A proposito,
visto che sta per partire la stagione delle assemblee,
piccolo memento per il Parco Buoi: cagare il cazzo a manetta
sugli onorari dei famosi estensori di "illustri pareri". La
cui unica ragion d'essere, oltre alle percelle, è salvare le
chiappe dei manager. Ma se uno si ciuccia tre milioni di
euro di stipendio l'anno e poi, ogni volta che deve prendere
una decisione di un qualche rischio, si fa parare il culo da
"illustri pareri" legali, che cavolo di supermanager è?
Così, son buoni tutti.
Intanto quel sant'uomo di Berto-liso, altra anima bella, si
spara cinque ore di interrogatorio dai pm e nega di guidare
la Prostituzione Civile: "Né soldi né sesso in cambio di
favori". Ma il vero avviso ai navigati è questo qui: "Il
plenipotenziario della protezione civile scarica Balducci e
De Angelis" (Repubblica, p.4). Che ci pensi il
Vaticano-ano-ano a coprirli.
2-
AVVISI AGLI SPIATI ...
Gian Marco Chiocci ne racconta una davvero pazzesca sul
Giornale: "Servizi segreti, è giallo. Maroni e Bocchino
controllati dagli 007. Aperta un'inchiesta alla Procura di
Reggio Calabria per minacce al deputato Pdl" (p.6).
Diciamo la verità, se una barba finta spia uno come Bocchino
c'è più che altro da avvisare la Corte dei Conti per danno
erariale.
MA
FACCE RIDE!...
"Al processo Mediaset Ghedini rivela un appuntamento
personale ad aprile": l'Arconte di Arcore usa un'udienza di
separazione per fare sega a uno dei pochi processi penali
che ancora gli si possono fare (Repubblica, p.11). Il bello
è che un mese fa, pur di non vedersi con gli avvocati di
Veronica, il Banana era stato l'unico leader occidentale ad
andare (autoinvitato) a un vertice della Lega Araba. Quello
dal quale uscì rafforzato a livello internazionale grazie a
una meravigliosa foto in cui bacia la mano del Cammellaro di
Tripoli, il sincero semipresidenzialista Gheddafi.
24.04.10 |
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GHEDINI, GIUDICI NON VOGLIONO APPLICARE LA LEGGE...
(Adnkronos)
- "La
decisione dei giudici non e' condivisibile perche' dimostra
la volonta' di questo tribunale di non applicare la legge,
una legge a nostro giudizio volta ad ottemperare le esigenze
di giustizia con quelle istituzionali del presidente edel
Consiglio". Cosi' Niccolo' Ghedini, uno dei difensori di
Silvio Berlusconi nel processo 'gemello' sul caso Mills,
commenta la decisione presa oggi dai giudici della decima
sezione penale di inviare gli atti alla Corte Costituzionale
dopo aver rilevato, a loro giudizio, i profili di
incostituzionalita' della legge sul legittimo impedimento.
Secondo il legale il tribunale avrebbe dovuto decidere sulla
legittimita' dell'impedimento presentato oggi per il
premier, impegnato in Consiglio dei ministri, poi, valutate
le date offerte dalla segreteria generale della presidenza
del Consiglio, affrontare la questione legata alla nuova
legge sul legittimo impedimento. "Evidentemente pero'
-aggiunge Ghedini- vogliono fare il processo a Berlusconi
indipendentemente dai suoi impedimenti".
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GIUDICI, SU LEGITTIMO IMPEDIMENTO ATTI A CONSULTA...
(Adnkronos) - La legge sul legittimo impedimento
presenta profili di incostituzionalita' soprattutto perche'
introduce una nuova prerogativa attraverso una legge
ordinaria e non costituzionale. Per questo motivo i giudici
della decima sezione penale del Tribunale di Milano, davanti
ai quali e' in corso il processo 'gemello' sul caso Mills
nei confronti di Silvio Berlusconi, hanno deciso dopo ore di
camera di consiglio di inviare gli atti alla Corte
Costituzionale. Una decisione che interrompe il procedimento
in corso.
- PD,GHEDINI
DICE FALSO,CHIEDERE VAGLIO CORTE E' DIRITTO...
(ANSA) -
'Ghedini fa il suo mestiere d'avvocato della difesa, ma dire
che i giudici di Milano non stanno applicando la legge e'
una falsita'. Chiedere il vaglio di costituzionalita' e' un
diritto/dovere dei giudici che applicano le leggi ed e'
previsto dalla Costituzione. Che l'on.
Ghedini sia sicuro della costituzionalita' della legge sul
legittimo impedimento ci tranquillizza, ma la sua opinione,
seppur autorevole, non puo' ancora sostituire il giudizio di
legittimita' della Corte'. Cosi' il capogruppo del Pd nella
commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti
commenta le dichiarazioni dell'avvocato del premier,
Niccolo' Ghedini.
RETE
LIBERAL A TAR, ANNULLARE ELEZIONI NEL LAZIO NOTIFICATO A
REGIONE NUOVO RICORSO, UDIENZA IL 6 MAGGIO...
(ANSA) -
Continua la 'battaglia elettorale' di Vittorio Sgarbi e
della sua 'Rete Liberal'. E' stato infatti notificato alla
Regione Lazio un nuovo ricorso amministrativo con il quale
il partito chiede formalmente l'annullamento del
provvedimento di indizione delle elezioni regionali nel
Lazio il 28 e 29 marzo scorsi, e a 'cascata', l'annullamento
di tutti gli atti e i provvedimenti successivi e
conseguenziali. Tra questi, ovviamente, il decreto di
proclamazione di Renata Polverini quale presidente della
Regione Lazio e tutti i Consiglieri eletti.
CARDIA
QUERELA FIORANI...
Lettera di Lamberto Cardia a "L'espresso" -
Ho letto l'articolo 'Quel presidente è pieno di conflitti'
('L'espresso' n. 14), in cui si torna a parlare di presunti
conflitti di interessi tra i lavori di mio figlio Marco e il
mio ruolo in Consob - cosa che mi impedirebbe di svolgere
con il dovuto impegno le mie funzioni - e si riportano
dichiarazioni non veritiere, offensive e in taluni casi
fantasiose di Fiorani, imputato per svariati reati e già
sottoposto a serrate indagini proprio dalla Consob che io
presiedo.
Ho
smentito così tante volte sia l'una che le altre circostanze
che oggi lo faccio solo per l'obbligo morale verso me stesso
e la realtà delle cose. Nulla è vero di quanto affermato da
Fiorani, come risulta da tutti gli atti trasmessi
all'Autorità Giudiziaria e che mi hanno indotto (cosa per le
funzioni che svolgo davvero inusuale) a dare mandato al
prof. Avv. Vincenzo Scordamaglia di chiamarlo in giudizio
[16-04-2010]
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TORO
(ACHILLE) MATATO – GRANE CONTINUE PER IL MAGISTRATO – SPUNTANO I
VERBALI (VECCHI DI QUATTRO ANNI) DEL COLONNELLO DELLA GDF ACCUSATO
DI ESSERE LA “TALPA” DI RICUCCI: “CI CHIESE DI ‘EDULCORARE’
L’INFORMATIVA (ORA SCOMPARSA) SU CONSORTE” - …
Gian
Marco Chiocci
per "il
Giornale"
Il clan
Balducci e il segreto d'indagine violato. Le fughe di notizie agli
amici del figlio e gli accertamenti negati ai carabinieri del Noe.
Le accuse nei suoi confronti verbalizzate dai suoi pm e i
sospetti, gravi, dei colleghi di Firenze e Perugia. Sull'ormai ex
procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, travolto dalle
intercettazioni dell'inchiesta «Grandi Eventi» e indagato per
rivelazione di segreto d'ufficio, favoreggiamento e corruzione,
c'è poco altro da dire. Gli accertamenti, qui in Umbria,
continuano.
E si
concentrano essenzialmente sul suo ruolo di presunta «talpa» della
procura capitolina. Un ruolo, ricorda oggi un inquirente, di cui
già si sospettò quattro anni fa quando Toro venne indagato sempre
a Perugia per concorso in violazione del segreto d'ufficio (la
vicenda era quella del tentativo di scalata Unipol alla Bnl)
insieme all'allora presidente di Unipol Giovanni Consorte e all'ex
presidente del tribunale di sorveglianza di Milano, Francesco
Castellano.
L'accusa,
poi archiviata, era che Toro avesse spifferato a Castellano
informazioni sulla denuncia fatta dal Banco di Bilbao contro
Unipol, informazioni girate dal giudice a Consorte.
LA
BOZZA D'ACCUSA
Se
oggi se ne riparla è perché certe «analogie», a Perugia,
potrebbero divenire meritevoli di approfondimento. E perché, per
la prima volta, vedono la luce gli atti del curioso procedimento
(continuamente rinviato) che ha per imputato a Roma il colonnello
Antonio Carano, l'ufficiale della Gdf indicato dalla procura di
Roma come la «talpa» di Ricucci, autore in tempi non sospetti di
un'informativa su Consorte che a suo dire, e a detta di un altro
collega ufficiale, venne prima «edulcorata» su indicazione del
procuratore aggiunto e poi scomparve del tutto dal fascicolo
romano, per confluire nel processo Toro-Castellano.
In una
memoria Carano rivela: «L'informativa su Consorte, dove si
configuravano gravi responsabilità penali a carico del presidente
di Unipol per i reati di aggiotaggio informativo e ostacolo
all'attività di vigilanza (...) tracciava le linee operative per
lo sviluppo delle indagini: la bontà delle conclusioni cui eravamo
pervenuti trova conferma nelle stesse indagini svolte dalla
procura di Milano a carico di Consorte, che dopo due anni di
accertamenti è giunta alle nostre stesse conclusioni e soprattutto
con le stesse argomentazioni».
Consorte da
settembre è sotto processo a Milano. Così come a Roma, per una
banale frase intercettata («ci sono novità?» chiede Ricucci a
Carano che lo frequentava per spillare notizie sulle scalate) è
sotto processo il colonnello.
«CI
SONO PROBLEMI...»
Il
quale, a verbale, racconta così la vicenda dell'informativa
«edulcorata» su Consorte: «L'ultimo atto che ho firmato nel
novembre 2005, prima di lasciare il Valutario, è stata
un'annotazione di pg firmata da me e dal capitano Salerno sulla
scalata Unipol-Bnl (...). Il capitano mi disse che gli era stato
riferito dal colonnello Buratti che avevano incontrato ostacoli in
procura e di questa annotazione, dove configuravo l'aggiotaggio
manipolativo e informativo a carico di Consorte e soci, non si è
saputo più niente».
Prosegue
l'ufficiale: «Ricucci mi fece riferimento a due episodi che
potevano avere sviluppi investigativi, uno riguardava i vari
incontri di cui lui era a conoscenza con vertici Unipol... mi
ricordo con esponenti di vertice della sinistra parlamentare, uno
a piazza San Lorenzo in Lucina, presso lo studio di un deputato di
cui ora non ricordo il nome». L'altro trattava di Della Valle («un
prestito obbligazionario all'estero e una triangolazione su San
Marino»).
L'INCONTRO DAL DEPUTATO
Tempo dopo il colonnello Carano chiese al capitano Salerno che
fine avesse fatto l'informativa dalla quale emergevano discrasie
evidenti tra gli acquisti delle azioni comunicate ufficialmente e
quelle realmente comprate. La risposta fu che il colonnello
Buratti, di ritorno dalla procura, avrebbe avuto l'indicazione da
Toro di «edulcorare» la nota su Consorte. «Dopo averla letta -
osserva Carano - l'aveva restituita agli ufficiali presenti
dicendo che andava edulcorata».
Buratti ha
fatto invece presente che se la nota non confluì nel fascicolo fu
perché era solo una bozza e in più il colonnello Amendola spiegò
che le ipotesi sin lì formulate «erano basate solo su una parte
della documentazione». Sia come sia, quell'informativa è svanita.
E a proposito degli strascichi che ne sono seguiti, secondo il
colonnello, andrebbe riletta l'intercettazione della procura di
Potenza del 20 maggio 2006 tra Toro e il collega Barbieri dove
l'aggiunto confessa che «sai, ho avuto due tentativi di
accoltellamento pesanti alla schiena, uno tramite la finanza, che
mi sono salvato, per fortuna, non so come...».
[02-04-2010]
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IL VALORE ANTICICLICO DEL COLPO DI FRUSTA...
R.
Fi. per "il Sole 24 Ore" - La battaglia per rendere profittevole
il ramo rc auto ha sempre infiammato gli animi. Già dieci anni fa,
lo scomparso presidente delle Generali Alfonso Desiata, tentando
di spiegare i dati sull'incidenza dei «colpi di frusta», aveva
osservato che gli italiani devono essere afflitti da una
delicatezza congenita delle vertebre cervicali. Osservazione
assolutamente legittima - vista l'incidenza doppia di «colpi di
frusta»rispetto all'Europa-ma la battuta sollevò lo sdegno delle
associazioni dei consumatori.Anno dopo
anno, colpo di frusta dopo colpo difrusta,la situazione è persino
peggiorata:nel 2009 con l'arrivodella crisi economica le truffe si
sono moltiplicate e là dove il disagio socioeconomico è maggiore
gli incidenti stradali hanno sempre fatto feriti. Le dieci
provincie con maggiore frequenza di danni fisici sono Taranto,
Crotone, Brindisi, Bari, Vibo Valentia, Latina, Avellino, Prato.
Dove i redditi salgono, i feriti scendono: le province meno
sinistrose sono Gorizia, Trento, Udine, Verbania, Cuneo, Vercelli,
Sondrio, Biella, Belluno, Bolzano. Saranno le auto migliori?
14.04.10 |
BOCCA DI FUOCO - PERCHÉ TUTTI O QUASI TUTTI GLI UOMINI DI
POTERE RUBANO COME SE IL FURTO SIA L'UNICO LAVORO DEGNO DEL
LORO POTERE, DEL LORO COMANDO? - GIORGIO BOCCA PASSA IN
RASSEGNA I LADRONI D'ITALIA (DA POGGIOLINI A CRAXI, PASSANDO
PER ALDO MORO) E PRECONIZZA UN BEL FUTURO: "verso l'età
della pietra, verso l'età perenne della scimmia ladra e
assassina"...
Giorgio Bocca per "l'Espresso"
Giorgio
Bocca
Faccio il cronista da più di sessant'anni, osservo la gente,
la studio nei suoi vizi e nelle sue virtù ma c'è una domanda
a cui non ho ancora trovato risposta: perché si ruba? Perché
rubavano nel Regno e poi nella prima e nella seconda
Repubblica, perché rubavano i ricchissimi Raul Gardini e
Carlo Sama?
Alla morte di Serafino Ferruzzi, miliardario di Ravenna,
avevano ereditato una fortuna, avevano proprietà agricole,
navi, treni, aerei, fattorie e allevamenti in Patagonia, ma
non gli bastavano, diventarono padroni della Montedison, una
grande industria che fatturava all'estero il 60 per cento,
un potentato, e la depredarono. Dell'industria non
gl'importava niente, erano dei commercianti.
Insomma, in pochi anni sono riusciti a fare un buco di 31
mila miliardi di lire. Non si era mai visto nel mondo un
buco simile, il precedente della Chrysler era stato di 16
mila. Soldi bruciati come? In spese folli per radio
Telemontecarlo, per la regata del Moro di Venezia, per
squadre di pallacanestro o di volley, per i componenti del
clan, una cinquantina di persone, per auto Ferrari e per
barche da 30 metri. Poveracci di questo mondo, ma lo sapete
che si fa presto a spendere?
Rubava il Duilio Poggiolini, direttore del servizio
farmaceutico pubblico, e rubava il direttore dei telefoni di
Stato, Parrella. Non bruscolini: 70 e più miliardi di
tangenti dalle industrie a cui davano una mano. Il sistema
ladro seleziona ladri sempre più esperti. Anni fa
un'inchiesta nel provveditorato delle opere pubbliche di
Milano stabilì che 29 impiegati su 30 erano corrotti.
La
corruzione universale, omnicomprensiva è un cane che si
morde la coda. Quando venne arrestato Giuseppe Garofalo,
amministratore delegato della Montedison, e gli venne
chiesto dove avesse preso i 250 milioni che aveva versato a
un dirigente della Democrazia cristiana, prima disse che
erano soldi suoi, poi che era il nero di un immobile venduto
evadendo il fisco e poi ancora che erano frutto di una
consulenza non registrata in bilancio. Insomma, per
difendersi da un reato ne confessava altri due o tre che ai
suoi occhi proprio reati non erano.
Hanno rubato politici eccellenti come Aldo Moro e Bettino
Craxi, invocando come Javeh, il dio padre, la sospensione
ideologica della colpa: "Sì, ho detto ad Abramo di uccidere
Isacco, ma per metterlo alla prova". L'equivalente di "sì,
abbiamo rubato, ma per il partito".
Un
illustre sociologo, il professor Pizzorno, scrisse che uno
dei pochi deterrenti contro la corruzione erano le manette
dei carabinieri, la paura di essere messi al bando dal
proprio gruppo, dalla propria professione, ma è un
deterrente superato da tempo, da quando i funzionari di
Stato e i politici corrotti non solo non se ne vergognano,
ma se ne vantano, o peggio ancora come nel berlusconismo
fingono di condannare la corruzione che hanno praticato e
favorito.
Da
più di sessant'anni mi chiedo come cronista del mio tempo
perché tutti o quasi tutti gli uomini di potere rubino come
se il furto fosse l'unico lavoro degno del loro potere, del
loro comando e privilegio sociale. L'economista Giulio
Sapelli mi ha dato questa risposta: "Per sentirsi pari a
Dio, onnipotenti e impuniti. La società moderna non ha Dio e
non ha suoi sostituti, ha perso la capacità di distinguere,
non ha una stella polare, non ha un disegno politico, non ha
istituzioni che riescano a sostituire Dio". Su per giù come
diceva Dostoevskij: "Se Dio non esiste tutto è permesso".
Silvio Berlusconi dice che il furto generale di oggi non è
come Tangentopoli. Che vuol dire? Che oggi i suoi compagni
del Popolo della libertà non rubano più per il partito ma
per se stessi o per i loro amici e parenti? Francamente più
che un progresso ci pare un regresso verso l'età della
pietra, verso l'età perenne della scimmia ladra e assassina.
[01-04-2010]
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GDF
MILANO PERQUISISCE REGIONE LOMBARDIA...
(Adnkronos)
- La Guardia di Finanza di Milano ha perquisito in mattinata
alcuni uffici della Regione Lombardia nell'ambito di
un'inchiesta condotta a Monza sul fallimento della societa'
immobiliare 'Il Pellicano'. Nel gennaio scorso il Tribunale
brianzolo aveva
Soci dell'immobiliare, fino a luglio della scorso anno
risultavano essere tra gli altri Rosanna Gariboldi, moglie
del deputato del Pdl Giancarlo Abelli, e gli assessori
regionali Massimo Ponzoni, Massimo Buscemi oltre a Giorgio
Pozzi. L'indagine era partita in seguito agli accertamenti
condotti a Milano sui presunti illeciti operati con la
bonifica del quartiere Santa Giulia, l'inchiesta che aveva
portato lo scorso anno agli arresti il re delle bonifiche
Giuseppe Grossi e la stessa Gariboldi.
9 -
INDAGATO ASSESSORE PONZONI PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA...
(Adnkronos)
- L'assessore della Regione Lombardia Massimo Ponzoni
risulta indagato a Monza per bancarotta fraudolenta
nell'ambito del fallimento della societa' immobiliare 'Il
Pellicano'. Nell'inchiesta, coordinata dal pm Walter Mapelli,
risultano indagati anche la moglie di Ponzoni e il cognato.
L'indagine, nata da accertamenti eseguiti a Milano
nell'inchiesta sui presunti illeciti commessi con la
bonifica del quartiere Santa Giulia, ha preso le mosse dopo
la scoperta di ammanchi nei conti dell'immobiliare di cui
Ponzoni, insieme a Rosanna Gariboldi, Massimo Buscemi e
Giorgio Pozzi, deteneva fino alla scorsa estate una quota
pari al 17,5% a testa.
10 -
BASSOLINO RINVIATO A GIUDIZIO PER PECULATO...
(Adnkronos)
- Antonio Bassolino, ancora per pochi giorni presidente
della Regione Campania, e' stato rinviato a giudizio dal
giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di
Napoli, Vincenzo Aladiso, con l'accusa di peculato.
L'indagine in base alla quale l'imputato e' stato rinviato a
giudizio e' quella delle 'consulenze d'oro' al commissariato
straordinario di governo per l'emergenza rifiuti in
Campania.
Lo
stesso gup Aladiso, con il rito abbreviato ha condannato
l'ex vicecommissario all'emergenza rifiuti Raffaele Vanoli a
due anni di reclusione e l'avvocato Enrico Soprano a un anno
e sei mesi. Per entrambi pena sospesa. Anche Vanoli e
Soprano erano accusati di peculato.
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INCREDIBILE! UN TRIBUNALE CONDANNA UNA TOGA, E CHE TOGA! -
LA MITOLOGICA ILDA BOCCASSINI, COSTRETTA A PAGARE LE SPESE
PROCESSUALI DOPO AVER PERSO LA CAUSA PER UN SERVIZIO DEL TG1
(ERA MIMUN)- LA PM AVEVA CHIESTO 500MILA € PER UN SERVIZIO
SUL PROCESSO IMI-SIR - "IL GIORNALE" DI BERLUSCONI IN FESTA…
1 -
PER UNA VOLTA PAGA UNA TOGA LA BOCCASSINI PERDE COL TG1...
Gian Marco Chiocci
per "Il
Giornale"
Volevano mezzo milione di euro come risarcimento danni per
un servizio del Tg1 sul processo Imi-Sir ritenuto
diffamatorio. Non solo i pm Ilda Boccassini e Gherardo
Colombo non avranno un centesimo ma dovranno pagare, loro,
30mila euro per le spese processuali. Si conclude così, alla
prima sezione civile del tribunale di Brescia, la causa
intentata dai due magistrati milanesi contro l'ex direttore
del Tg1, Clemente Mimun, e il giornalista Maurizio
Martinelli, autore del «pezzo» incriminato andato in onda al
telegiornale delle 20 del 24 febbraio 2005. Stando all'atto
di citazione della coppia in toga, Martinelli avrebbe
confezionato un servizio di parte al termine di un'udienza
del noto processo dove la Boccassini e Colombo sostenevano
l'accusa.
Più in
particolare il Tg1, attraverso il suo inviato a Milano, a
detta dei due pm «non si sarebbe limitato a riprodurre brani
dell'arringa della difesa o a riassumerli alla stregua di
mere tesi difensive di parte da assumere come tali» ma
avrebbe riportato «come narrazione di fatti oggettivi e
certi» un episodio su cui molto si è discusso in tribunale.
Episodio di cui discusse anche quel giorno in aula - e
testualmente riportato nel servizio - l'avvocato Alessandro
Sammarco, difensore di Cesare Previti: «Il mio assistito -
disse l'avvocato nel corso del dibattimento - è stato
giudicato per episodi che non si è mai visto contestare,
rispetto ai quali dunque non ha mai potuto difendersi (...)
Ci sono vari episodi processualmente molto gravi che sono
stati tenuti all'oscuro della difesa e dell'imputato».
Fra
gli episodi meritevoli di denuncia secondo Sammarco quello
di un certo documento che il legale disse esser stato
manomesso dopo che la procura di Milano lo aveva ricevuto
dall'autorità giudiziaria elvetica.
A
Martinelli le due toghe imputavano varie cose. Intanto
d'aver riportato le dichiarazioni rese dalla difesa del
Previti senza controllare la loro corrispondenza a verità in
quanto «il documento non era stato assolutamente manomesso».
Sul punto il tribunale è stato di diverso avviso: «La
doglianza (della Boccasini e di Colombo, ndr) appare
inidonea a fondare la responsabilità dei convenuti in quanto
nell'ambito della cronaca giudiziaria il giornalista non è
tenuto a verificare la veridicità delle dichiarazioni rese
nel processo».
Il
cronista, osserva il giudice bresciano, non può sostituirsi
al giudice di secondo grado. Deve limitarsi a fare il
cronista, punto e basta. E Martinelli questo ha fatto: «Si è
limitato a riportare le dichiarazioni rese dall'avvocato
Sammarco ed ha informato gli ascoltatori che l'avvocato era
il difensore dell'imputato e che stava parlando durante il
processo di secondo grado a carico del Previti».
ìFELTRI
La
seconda doglianza di Boccassini e Colombo riguardava il
«linguaggio» usato dal giornalista che avrebbe potuto
indurre l'ascoltatore, vista l'assenza dell'uso del
condizionale, a ritenere che i fatti descritti fossero veri
ed assodati e non invece riferiti da una parte processuale.
Dalla visione della cassetta audio con il reportage
giudiziario del Tg1, precisa invece il giudice, simile
condotta non traspariva. Dal lancio del servizio in studio,
alla messa in onda del servizio stesso, a più riprese veniva
specificato bene che si trattava di considerazioni della
difesa dell'onorevole Cesare Previti.
«Lo
spettatore che avesse visto le prime tre parti del "pezzo"
incriminato (...) - si legge in sentenza - avrebbe compreso
che la difesa del Previti accusava la procura di Milano di
avere commesso qualcosa di illecito nel corso del processo
(...). All'evidenza, pertanto, il giornalista non riferiva
di sue considerazioni ma riportava quelle svolte dalla
difesa del Previti nel processo e il telespettatore era
stato posto nella condizione di comprendere che le
affermazioni, che avevano accompagnato il servizio,
provenivano dall'avvocato Sammarco e non già dal
telecronista.
Non
può essere conseguentemente rimproverato al Martinelli di
non aver fedelmente riportato quanto sostenuto da una delle
parti processuali all'interno di un processo dell'interesse
pubblico di quello in esame». Prima di rigettare le domande
risarcitorie, il giudice Gianluigi Canali s'era visto
costretto a respingere l'eccezione di incompetenza
territoriale sollevata da Boccassini e Colombo poiché
entrambi, al momento dell'inizio del procedimento, erano in
servizio alla procura di Milano.
2 -
CHI È ILDA BOCCASSINI...
Ilda
«la rossa» Boccassini, oggi procuratore aggiunto a Milano.
La Boccassini, napoletana, entra in magistratura nel 1979.
Dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio va alla Procura
di Caltanissetta e per tre anni indaga sugli assassini di
Falcone e Borsellino. Nel '94 torna a Milano, e su richiesta
del procuratore Borrelli prende il posto di Antonio Di
Pietro nel pool di Mani pulite. Di recente ha diretto
l'inchiesta che ha portato all'arresto di 15 appartenenti
alle «nuove Br».
[25-03-2010]
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NAPOLI: 2 ANNI A ROMEO E MAUTONE (PENA SOSPESA), ASSOLTI
GLI ASSESSORI DELLA IERVOLINO...
(ANSA) - Due anni di reclusione all'imprenditore Alfredo
Romeo e all'ex provveditore alle Opere pubbliche della
Campania e del Molise, Mario Mautone. E' la condanna inflitta
dal gup Enrico Campoli a conclusione del processo per gli
appalti a Napoli. Sono stati invece assolti tutti gli altri
imputati, tra cui quattro ex assessori comunali, Giuseppe
Gambale, Ferdinando Di Mezza, Enrico Cardillo e Felice
Laudadio. La sentenza e' stata emessa al termine del processo
con rito abbreviato. Per Romeo e Mautone la pena e' stata
dichiarata la sospensione della pena.
L'imprenditore
e l'ex provveditore alle Opere pubbliche di Campania e Molise
sono stati condannati per un unico episodio di presunta
corruzione. Romeo, che era in aula al momento della lettura
della sentenza, e' stato assolto dalla accusa di associazione
per delinquere. Nei suoi confronti il pm aveva chiesto, al
termine della requisitoria, una condanna a 10 anni.
- LEGALE, RESTITUITA DIGNITA' AD ALFREDO ROMEO...
(ANSA) - Il gup Enrico Campoli ha disposto il
dissequestro di tutti i beni e le aziende dell'imprenditore
Alfredo Romeo. Per Romeo e' stata applicata la pena accessoria
del divieto di contrattare per due anni con la pubblica
amministrazione.
'Sono
completamente soddisfatto della sentenza e assolutamente
felice dal punto di vista umano perche' la sentenza
restituisce piena dignita' ad Alfredo Romeo soprattutto come
imprenditore'. Cosi' l'avvocato Bruno Von Arx, che difende
l'imprenditore napoletano insieme con l'avvocato Francesco
Carotenuto, ha commentato la sentenza emessa dal gup Enrico
Campoli.
'Il
giudice - ha aggiunto il penalista - ha restituito tutte le
imprese sottoposte ad amministrazione giudiziaria. Dal punto
di vista professionale non posso tacere l'importanza del
risultato raggiunto che e' frutto di tutte le scelte operate
sul piano processuale e del diritto penale sostanziale,
meditate con attenzione e portate avanti unitamente al collega
Carotenuto'.
22.03.10
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- LAMPEDUSA IL SINDACO FA IL BIS...
A Lampedusa è sotto accusa il sindaco Dino De Rubeis col
suo sistema di tangenti che scavalca leggi e ordinanze di
protezione civile. Per De Rubeis, la Procura di Agrigento ha
chiesto il rinvio a giudizio per concussione e abuso
d'ufficio. Arrestato a luglio 2009, il sindaco accusò il
ministro Maroni di avergli teso una trappola, per la cacciata
dalla giunta di Angela Maraventano, senatrice leghista. De
Rubeis è di nuovo alla guida del Comune, dopo un breve stop
agli arresti.
La
Maraventano è tornata in giunta. Acqua, rifiuti, strade,
fogne, illuminazione ed emergenza clandestini a Lampedusa:
tutto era sotto controllo, con De Rubeis nei panni di
risolutore dei problemi delle imprese, previo pagamento di
tangenti. Con i soldi della emergenza clandestini ha costruito
un canile abusivo. La carenza d'acqua l'ha risolta a modo suo:
accesso alle condotte libero per i suoi amici che la rivendono
a peso d'oro. Il sindaco è accusato di aver speso di testa
sua, in spregio a ogni regola, quasi un milione di fondi
pubblici per comprare fari e sedioline di plastica che ora
sono in bella mostra al ristorante La Rotonda sul mare. M. G.
5 - FINCANTIERI - UN CARCERE FRA LE ONDE...
Di carceri galleggianti si parla da anni, ma ora la
Fincantieri ha presentato un vero progetto a Trieste, in un
convegno indetto dal Sidipe, il sindacato dei direttori degli
istituti di pena. L'ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha
illustrato una proposta di piattaforma lunga 126 metri e larga
33, per 25 mila tonnellate di stazza. Può ospitare 640
detenuti in 320 celle. Verrebbe costruito in un paio di anni,
al costo di circa 100 milioni, e potrebbe funzionare come
carcere vero e proprio o come casa di detenzione provvisoria o
per reclusi in attesa di trasferimento.
L'idea
è di portare una boccata d'ossigeno nel sovraffollamento
degli istituti (a oggi 67 mila detenuti). Il carcere
galleggiante è mobile, ma andrebbe comunque collocato in un
porto e collegato via terra. Qui sorgono i problemi, perché,
sebbene piaccia a tecnici e operai per i nuovi sbocchi
lavorativi finora ha incontrato le resistenze di alcuni
sindaci, come Marta Vincenzi a Genova. P. T.
6 - QUANDO ANDREATTA BLOCCÒ LINGUITI...
Chi ha lavorato con Beniamino Andreatta al ministero del
Bilancio se lo ricorda bene Aldo Linguiti, l'avvocato dello
Stato il cui nome ricorre varie volte nell'inchiesta
fiorentina sui Grandi appalti e in particolare sulla Scuola
marescialli. Era il febbraio del 1993 e la Dc aveva urgente
bisogno di facce pulite, così sulla poltrona che fu di Cirino
Pomicino ci misero Andreatta. Al Bilancio 'il Professore'
resta solo due mesi, ma fa a tempo a bloccare un Cipe che
"aveva lo scopo di riconfermare Linguiti commissario per
le case", come oggi ricorda a 'L'espresso' uno dei suoi
collaboratori più stretti.
Si
era nel pieno di Tangentopoli, lo scandalo delle case in
Irpinia era vivo e Linguiti aveva in mano tutto. Gli incarichi
gli venivano rinnovati quasi in automatico e con sempre più
stanziamenti, così Andreatta si insospettì e bloccò tutto.
Negli anni seguenti, Linguiti fu poi arrestato un paio di
volte e sparì dalla cronache per qualche anno. Poi, con un
certificato penale perfettamente pulito, la sua carriera
riprese con il governo D'Alema e accelerò con quelli di
Berlusconi in un trionfo di arbitrati. Intanto Andreatta,
l'unico che l'abbia mai fermato, è morto da un pezzo. F. B.
7 - SENTENZE - FARINA È UNA SPIA...
Voleva 120 mila euro da 'L'espresso', ne dovrà pagare 11
mila di spese processuali. Renato Farina, ex giornalista e
parlamentare Pdl, ha perso in tribunale la causa civile
intentata contro il blog del nostro sito Piovonorane.it, nel
quale era stato definito "spione". La sentenza,
firmata dal giudice Maria Gabriella Mariconda, ha stabilito
che la collaborazione remunerata di Farina per il Sismi (con
il nome di 'agente Betulla') "è di per sé elemento
idoneo a qualificare l'attività di Farina come spia" e
che il termine spione "sintetizza con linguaggio
colloquiale" |
L CSM, QUANTE INVIDIE PER IL SUPER PARCHEGGIO...
Nei palazzi della politica si parla molto del Csm. Anche per
un parcheggio. Il Consiglio superiore della magistratura, al
centro dell'attenzione per la polemica sull'ispezione
ministeriale a Trani voluta da Angelino Alfano, si è dotato
di trenta posti auto che ottengono recensioni positive sulle
riviste specializzate nei settori dell'architettura e
dell'edilizia: ultima, "RE Real Estate".
Pagine
che vengono lette avidamente dai componenti della Camera dei
deputati e del Senato che si lamentano continuamente per la
carenza di parcheggi nei loro palazzi. Sotto i cortili del
noto Palazzo dei Marescialli, sono state ricavate due
autorimesse distinte per le ammiraglie a disposizione delle
autorità, a cominciare dal vicepresidente Nicola Mancino. Nel
dettaglio, l'accesso al livello interrato avviene tramite un
ascensore per auto IdealPark, un progetto speciale con una
portata di 3,5 tonnellate adatto al trasporto di mezzi
blindati.
E
l'installazione di un sistema meccanizzato ha permesso di
ottenere trenta posti. L'impianto scelto per questo progetto
è meccanico a rimozione dipendente delle vetture, che
raddoppia il posto auto. Per l'installazione non è stato
necessario effettuare scavi ma semplicemente fissare ogni
struttura al pavimento e collegarla a una presa elettrica. Una
vera meraviglia. (Pierre de Nolac)
IL PM DI TRANI E L'AUTO IN PANNE...
È degna di apparire in un film d'azione, l'auto del pm di
Trani Michele Ruggiero. È stata notata (e bramata) da milioni
di telespettatori: si tratta di una Mercedes Cls 350, un
gioiello della tecnica alla portata di pochi eletti. La
fiammante vettura tedesca si è resa utile, ieri, per
soccorrere un'impiegata della procura che aveva problemi con
la sua vettura, in panne.
La
donna, al volante di una Renault Twingo, si è trovata con la
batteria scarica: Ruggiero, senza pensarci due volte, ha
aperto il cofano della Mercedes per rianimare l'utilitaria
alimentandola con la potenza della sua fuoriserie. Ma chi si
trovava vicino al pm ha suggerito di provare la rianimazione
della Twingo con un'auto più semplice. Un fuori programma che
è stato notato da numerosi curiosi, che hanno anche
immortalato la scena con i videofonini.
FT, NULLA DI POCO ORTODOSSO IN VICENDA
DERIVATI A MILANO...
(ANSA) - Il
Financial Times corre in soccorso di Ubs, Deutsche Bank, Jp
Morgan e Depfa Bank, accusate di truffa ai danni del comune di
Milano, sostenendo che non c'é "nulla di poco
ortodosso" nella vicenda dei derivati, visto che la
stessa pratica viene usata dalle amministrazioni di tutte le
città europee e che soprattutto "le banche straniere
sono una facile preda" su cui avventarsi.
Per il quotidiano finanziario
Londinese, inoltre, l'intera vicenda "ha anche
connotazioni politiche" visto che il caso dei derivati,
"tenuto in forno per quasi due anni", viene fatto
scoppiare alla vigilia delle elezioni regionali. L'accusa nei
confronti delle banche, prosegue il giornale, "é
debole" e Milano, che si considera la capitale
economico-finanziaria dell'Italia, si sta "comportando
come una piccola città di provincia" quando sostiene
"che non ha capito i termini" dell'operazione. E
conclude, "alla faccia "dell'orgoglio
Lombardo".
25.-03-10 |
DERIVATI: QUATTRO BANCHE RINVIATE A GIUDIZIO PER TRUFFA
COMUNE MILANO...
Radiocor - Il Gup del tribunale di
Milano Simone Luerti ha rinviato a giudizio, come chiesto dal
pm Alfredo Robledo, quattro banche: Deutsche Bank, Ubs,
JpMorgan e Depfa Bank e 13 persone tra le quali l'ex city
manager del Comune di Milano Giorgio Porta e il consulente
Mauro Mauri. L'accusa e' di truffa aggravata ai danni del
Comune di Milano. Secondo la ricostruzione degli inquirenti,
le banche avrebbero avuto un guadagno illecito di circa 100
milioni di euro.
25.03.10 |
|
CHIUSE LE INDAGINI PER AGGIOTAGGIO SU
IT HOLDING, COINVOLTO IL CDA
Walter Galbiati per "la Repubblica" - «Hanno comunicato false notizie al
mercato, tali da alterare il prezzo delle relative azioni e
delle obbligazioni», in una parola aggiotaggio. Con questo
capo di imputazione il pm milanese Carlo Nocerino ha chiuso le
indagini sul consiglio di amministrazione di It Holding, in
particolare su Tonino Perna, socio, presidente e
amministratore delegato del gruppo della moda (marchi Ferrè,
Ittierre e Malo) finito in amministrazione straordinaria a
febbraio dello scorso anno.
Una chiusura indagini che arriva
mentre i commissari straordinari Stanislao Chimenti, Roberto
Spada e Andrea Ciccoli stanno approntando le dismissioni degli
asset del gruppo. Una fase delicata su cui pesa l'ombra di
Ciccoli (ex consulente Bain di Perna), che già aveva avviato
prima del fallimento contatti con gruppi "amici"
(come il cinese Billy Ngok) per parcheggiare alcuni marchi di
It Holding. Nel frattempo, la procura di Isernia traccheggia
sull'indagine per fallimento, indagine all'apparenza ancora
senza indagati, che procede a rilento ed è gestita dal pm
Federico Scioli. Parente nientemeno che di Simone Fieg, nato a
Isernia come Perna e membro del collegio sindacale di It
Holding, quindi finito in tale veste tra gli indagati per
aggiotaggio a Milano.
[22-03-2010] |
-
INTERROGATO AMMINISTRATORE DELEGATO FASTWEB...
(Adnkronos) -
'Non ho nulla da nascondere... Abbiamo chiarito tutto, c'e'
piena collaborazione con l'Autorita' giudiziaria'. Lo ha
dichiarato dopo tre ore di interrogatorio Stefano Parisi che
dal novembre del 2004 e' amministratore delegato di Fastweb.
Stefano Parisi, difeso dall'avvocato Gildo Ursini, e' stato
interrogato oggi per tre ore dal procuratore aggiunto
Giancarlo Capaldo e dai sostituti Francesca Passaniti e
Giovanni Di Leo nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio che
ha portato in carcere 56 persone piu' un'altra trentina di
indagati.A
Parisi si contestano i reati di associazione per delinquere
transnazionale pluriaggravata e uso di fatture false per
compilare dichiarazioni di reddito infedeli e uso di fatture
false per operazioni inesistenti. Per tre ore l'indagato ha
spiegato quale e' la sua posizione e al termine del colloquio,
ha ribadito d'aver chiarito la sua posizione non avendo nulla
da nascondere.
-
CASO SANTA GIULIA: OLTRE 80 INDAGATI PER EVASIONE FISCALE
INTERNAZIONALE...
(Adnkronos) -
Dietro l'offerta di servizi di 'International tax planning e
di ottimizzazioni fiscali attraverso regimi migliorativi',
proposti da una nota fiduciaria svizzera, si nascondeva una
vera e propria fucina di prodotti all'avanguardia per
l'evasione fiscale.E' quanto hanno accertato i militari del
Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di
Milano, in uno stralcio dell'inchiesta su 'Montecity-Santa
Giulia' coordinata dai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta. Sono 53
le societa' tra piccole e medie, con fatturati che oscillano
dai 4 ai 10 mln l'anno, e 16 gli studi professionali
perquisiti quest'oggi per un totale di oltre 80 i soggetti
indagati a vario titolo per dichiarazione fraudolenta mediante
utilizzo di fatture false, dichiarazione infedele, emissione
di fatture false e riciclaggio. L'importo dell'evasione supera
di gran lunga i 100 milioni di euro.
Al
centro delle indagini, in particolare, c'e' una societa'
fiduciaria svizzera che offriva alla clientela la
possibilita' di avvalersi di fatture fittizie emesse da
societa' create ad hoc, con sede in diversi Stati esteri,
come l'Austria, il Regno Unito, l'Olanda e vari paradisi
fiscal
18.03.10 |
|
IL PARÀ DELLA FOLGORE SAMUELE LANDI
FOLGORA IL "SOLE 24 ORE"
Oggi nelle strade di Roma
ritornano i lavoratori di Eutelia e Agile, le due società di
call center che il 10 novembre scorso sono balzate nella
cronaca.
Quel giorno sarà ricordato dai
dipendenti per l'assalto notturno organizzato con un manipolo
di guerrieri da Samuele Landi, il titolare dell'azienda che
dopo aver forzato gli ingressi con grossi piedi di porco
voleva sgombrare gli operai impegnati a difendere il posto di
lavoro.
Da quel momento i giornali e le
televisioni hanno acceso i riflettori sulla girandola di
operazioni attraverso le quali Landi e la sua famiglia hanno
ceduto Agile ad Omega, e la stessa cosa hanno fatto i
magistrati della Procura di Arezzo. A metà febbraio il pm
Roberto Rossi ha chiesto il rinvio a giudizio per il
paracadutista della Folgore, Samuele Landi, e altre 14 persone
per associazione a delinquere, appropriazione indebita, falso
in bilancio e frode fiscale.
A ricordare questi reati ai quali si
sarebbe aggiunta l'accusa di appropriazione indebita di 33
milioni di euro e di 3 milioni di sterline, è stato nei
giorni scorsi il "Sole 24 Ore" in un articolo del
giornalista Fabio Pavesi secondo il quale "il tesoro
sarebbe stato stornato dai conti di Eutelia e dirottato in
Svizzera".
Di fronte a queste accuse, che
sembrano far perno sul rinvio a giudizio da parte del
magistrato di Arezzo, Samuele Landi ha reagito ieri con sdegno
e ha precisato che "a tuttoggi nessuna comunicazione
della procura è stata ufficialmente emessa e tantomeno
notificata" a lui e ai sei componenti della sua famiglia,
fondatori di Eutelia.
Non solo: il paracadutista con la
spada tatuata sul braccio, respinge l'accusa di appropriazione
indebita che a suo dire "non appare assolutamente in
alcun documento cui ho avuto accesso". E per difendere la
sua reputazione ha deciso di querelare il giornalista Fabio
Pavesi e Gianni Riotta, il direttore del "Sole 24
Ore".
10.03.10 |
IL CAOS
REGNA SOVRANO ALLA PROCURA DI ROMA (SENZA IL TORO, I TOREADOR
BALLANO) - DA UN LATO LA PROCURA DI ROMA VUOLE PROCESSARE
GENCHI, DALL'ALTRO LO ARRUOLA! - IL PROCURATORE GENERALE
GIOVANNI FERRARA LO SA CHE I TABULATI DELL’INCHIESTA SU
FASTWEB E TELECOM ITALIA SPARKLE SONO FINITI NELLE MANI DEL
POLIZIOTTO PIÙ VOLTE SOSPESO DALL’INCARICO CHE ORA S'È
MESSO AL RIPARO SOTTO L'ALA DI DI PIETRO? - GENCHI HA
TRACCIATO ANCHE TUTTA LA MAPPATURA DELLE UTENZE DI FRANCESCO
MICHELI, CHE NON RISULTA FRA I DESTINATARI DI PROVVEDIMENTI
FINALI DELL’INCHIESTA -
Fosca Bincher per "Libero"
Tutti i tabulati e i tracciati di
traffico telefonico, per un totale di almeno 700 mila files,
dell'inchiesta su Fastweb e Telecom Italia Sparkle, sono
finiti nelle mani del superconsulente delle procure,
Gioacchino Genchi.
Sì, proprio il poliziotto più volte
sospeso dall'incarico per le polemiche nate sulla sua attività
professionale privata, che ora si è messo al riparo sotto
l'ombrello politico di Antonio Di Pietro intervenendo al
congresso dell'Italia dei Valori e suscitando un mare di
polemiche per avere sostenuto che Silvio Berlusconi si era
inventato il tiro della statutetta del Duomo prima di Natale.
Nonostante le perplessità già emerse
con il ruolo di Genchi nelle inchieste di Luigi De Magistris,
la procura di Roma ha deciso di ricorrere ancora una volta al
superconsulente proprio per la sua inchiesta probabilmente più
delicata. A chiamare Genchi in campo è stato il sostituto
procuratore Giovanni Di Leo.
A Genchi sono stati via via affidati i
documenti informatici sequestrati dalla procura in case e
uffici degli indagati. Nelle sue mani sono finitib alcuni
computer e floppy disk sequestrati a Telecom Italia Sparkle,
fra cui quattro con la dicitura "Informazioni Telecom
Italia riservate".
Sempre a Genchi sono finiti quattro
pacchi di materiale e documentazione sequestrati sia presso
Telecom che presso Fastweb, fra cui tutto il materiale
informatico acquisito in ufficio e nella abitazione di Bruno
Zito, uno dei dirigenti Fastweb coinvolti nell'inchiesta.
Con successivo atto la procura di Roma
ha affidato sempre a Genchi l'analisi del traffico telefonico
di tutte le utenze intestate a protagonisti dell'inchiesta,
iniziando da quelle di Carlo Focarelli e focalizzandosi in
particolare su quelle di due dirigenti di Fastweb, il già
citato Zito e Giuseppe Crudele.
Genchi ha tracciato anche tutta la
mappatura del traffico telefonico originato dalle utenze di
Francesco Micheli, che non risulta a dire il vero fra i
destinatari di provvedimenti finali dell'inchiesta. Parte del
traffico telefonico del finanziere musicofilo è comunque
negli allegati provvisto dalla classica mappatura di Genchi.
Il poliziotto che in privato (essendo in aspettativa) fa il
consulente delle procure ha messo sotto anche tutti i gestori
telefonici, facendo spesso la voce grossa.
Agli atti sono depositate infatti
numerose lettere di Genchi a Tim, Vodafone e H3g, con la
minaccia di bloccare i pagamenti loro dovuti dalla procura in
caso di scarsa collaborazione ricevuta. Per altro Genchi
sembra oberato di lavoro, tanto da scrivere alla procura
chiedendo continue proroghe del mandato "atteso il
protrarsi delle attività delegate, con particolare riguardo
al recupero, all'esame e alla indicizzazione dei file
memorizzati nelle memorie di massa installate nei personal
computer in sequestro; rilevata anche la quantità di traffico
telefonico eseguito dalle utenze incluse nel mandato di
consulenza (oltre 700 mila conversazioni)". Con la
procura Genchi poi si lamenta dei ritardi di Telecom Italia
proponendo ai pm la "sospensione della liquidazione delle
fatture emesse".
[08-03-2010] |
|
- CASSAZIONE: PRESCRIZIONE PER DELL'UTRI,
MANCA PROVA DELL'EVIDENZA DELL' INNOCENZA...
(Adnkronos) - La Cassazione ha
confermato la prescrizione del reato di appropriazione
indebita nei confronti di Marcello Dell'Utri nell'ambito della
vicenda dei fondi neri di Publitalia degli anni 1991-1994,
anziche' l'assoluzione piena richiesta dal senatore di Forza
Italia, perche' "gia' la sentenza di primo grado aveva
dichiarato la prescrizione del reato non ritenendo la prova
dell'evidenza dell'innocenza" e perche' "non e'
affatto evidente che le appropriazioni rientrassero secondo la
tesi difensiva in elargizioni rientranti nell'ambito dei
rapporti amicali intercorrenti tra i vari protagonisti della
vicenda processuale". La Seconda sezione penale spiega in
questi termini il perche', lo scorso 11 dicembre, ha respinto
il ricorso presentato dai difensori di Dell'Utri confermando
la decisione della Corte d'appello di Milano del dicembre
2005.
- ESPOSTO RADICALI,VERSO APERTURA
INCHIESTA A MILANO...
(ANSA) - L'esposto dei
Radicali, nel quale si sostiene che la lista di Roberto
Formigoni ha raccolto firme prima della chiusura delle
candidature, è arrivato sul tavolo del procuratore aggiunto
di turno, Armando Spataro, e nelle prossime ore potrebbe
essere trasferito al procuratore aggiunto del Dipartimento
della pubblica amministrazione, con l'apertura, come atto
dovuto, di un fascicolo.
Nel loro esposto presentato nei giorni
scorsi, e integrato oggi con altro materiale, i Radicali
sostengono che la lista di Formigoni ha raccolto firme anche
prima che venisse chiusa la lista con tutti i nomi delle
candidature definitivi, sospettando, dunque, la falsità di
parte delle firme. I Radicali, infatti, ipotizzano i reati di
falso ideologico e falso in atto pubblico. L'esposto potrebbe
essere assegnato dal procuratore capo al procuratore aggiunto
Edmondo Bruti Liberati, che presiede il Dipartimento pubblica
amministrazione.
MICCICHE', TREMONTI SMENTISCA
DICHIARAZIONI SUL MEZZOGIORNO E MAFIA...
(Adnkronos) - 'Quando le ho
lette non volevo crederci. Vorrei tanto che Tremonti
smentisse, spiegasse meglio oppure chiedesse scusa'. Cosi' il
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco
Micciche', nell'ultimo post del suo blog 'SUD', commenta
quanto detto ieri dal ministro dell'economia Giulio Tremonti:
'Da meta' Italia in giu' tutto il sistema e' in default.
Quando incontri un assessore non sai bene se e' un assessore o
un camorrista'.
'Il default che il ministro
attribuisce al Sud - sottolinea Micciche' - e' provocato non
soltanto, come comodamente si vorrebbe far credere, dalle
colpe delle classi dirigenti locali, ma anche e soprattutto da
una politica del governo centrale, quasi monopolizzata, a
beneficio del Nord. Ovvero - aggiunge - dagli stessi che poi
si mostrano preoccupati e lanciano ipocrite grida d'allarme,
dispensando ricette e panacee. I cittadini del Sud - chiosa il
sottosegretario - sono stufi delle Penelopi della politica,
che da un lato tessono e dall'altro scuciono'
03.03.10 |
|
FURBETTI PER SEMPRE...
Al processo Antonveneta c'è sempre da imparare qualcosa:
"Fiorani: "A Dell'Utri 100 mila euro. Fazio mi disse
di aver salvato la Lega". L'ex capoccione della Popolare
di Lodi: "Pomicino disse alla moglie del governatore che
il suo telefono era sotto controllo. Io tentai due
suicidi" (Repubblica, p. 12). Sarebbe piaciuto a un sacco
di belle teste di PMU che il Fiorani si autoeliminasse. Invece
va al processo e parla, parla, parla.
Anche la Stampa accende i fari: "Consegnai a Grillo
denaro per Dell'Utri". Fiorani: 100 mila euro anche per
Calderoli" (p.30).
|
- CASO
ANTONVENETA: FIORANI IN AULA, SONO DIVENTATO UN APPESTATO...
(Adnkronos)
- "Sono
diventato un appestato. C'e' paura di stare vicino a me per
non restare contaminati. E' un'esperienza drammatica, una
morta civile in cui uno puo' pensare di farla finita o
lasciarsi andare che poi e' la stessa cosa". Giampiero
Fiorani torna nell'aula della seconda sezione penale del
Tribunale di Milano per essere interrogato dalle parti
nell'ambito del processo sulla mancata scalata
all'Antonveneta.
E, tra una domanda e l'altra,
non manca di lasciarsi andare a qualche considerazione
personale. Nel corso dell'esame di oggi, l'ex banchiere di
Lodi ha affrontato i legami con
il mondo
politico a cominciare dall'ormai famosa cena dello "Sciacchetra'"
(dal nome del vino portato dal senatore
Luigi Grillo
, ndr) durante
la quale Silvio Berlusconi
avrebbe dato il suo appoggio all'allora governatore della
Banca d'Italia
, Antonio Fazio, mentre montava un fronte anti-Fazio, come ha
ricordato sempre Fiorani, "guidato dagli onorevoli
Tabacci e La Malfa".
28.02.10 |
|
BURANI: RICORSO BDH PER SOSPENDERE LIQUIDAZIONE...
(ANSA)
- Giuseppe Amoroso, legale di Burani Designer Holding, ha
presentato ricorso urgente ex articolo 19 della legge
fallimentare per chiedere la sospensione della liquidazione
dell'attivo della società a monte della catena di controllo
di Mariella Burani Fashion Group, di cui è stato dichiarato
il fallimento dal Tribunale di Milano.
Il ricorso, contenuto nel reclamo depositato questa mattina in
Corte d'Appello contro la sentenza di fallimento, chiede di
sospendere la liquidazione fino al prossimo 16 marzo, quando
il Tribunale di
Reggio Emilia
deciderà se commissariare Mariella Burani Fashion Group
attraverso
la legge Marzano. Bdh
, attraverso
la sub-holding Mariella Burani
Family Holding, detiene il pacchetto di controllo di Mariella
Burani Fashion Group.
20.02.10 |
|
PM TORO SI E' DIMESSO DA MAGISTRATURA (DECADE IL PROCEDIMENTO
DISCIPLINARE)...
(ANSA)
- Il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, indagato
nell'ambito dell'inchiesta per gli appalti G8 alla Maddalena,
si è dimesso dall'ordine giudiziario. L'atto di dimissioni,
comunicato al procuratore della repubblica Giovanni Ferrara,
arriverà domani al Consiglio superiore della magistratura ed
al ministro della Giustizia.
Toro, indagato dalla procura di Firenze per violazione del
segreto d'ufficio, ha motivato la decisione di dimettersi per
"essere libero di difendere - è detto nell'atto -
l'onorabilità mia e di mio figlio (a sua volta indagato) e,
nel contempo desiderando eliminare ogni ragione di imbarazzo
per l'ambiente di lavoro, con grande rammarico, ma con animo
sereno, dichiaro la mia volontà di dimettermi con effetto
immediato dall'ordine giudiziario".
Con le dimissioni dall'ordine giudiziario del Procuratore
aggiunto di Roma Achille Toro, decade il procedimento
disciplinare nei suoi confronti istruito dalla procura
generale della corte di Cassazione. Le dimissioni di Toro sono
definitive ed irrevocabili in quanto, avendo il magistrato
oltre 40 anni di servizio, non hanno bisogno di accettazioni
da parte del Csm.
- APPALTI: BERTOLASO, PROVO SENSO DI INGIUSTIZIA MI SENTO COME
UN ALLUVIONATO...
(Adnkronos)
- In questi giorni Guido Bertolaso, nel
pieno di un 'processo mediatico' che significa 'giustizia
sommaria' e 'fango gettato nelle pale del ventilatore', ha
provato 'l'angoscia, il senso di ingiustizia, di devastazione,
di perdita totale e senza eccezione delle tante persone che
abbiamo soccorso dopo che le loro case erano state invase da
fiumi di fango'.
Proprio 'come un alluvionato', si e' trovato a patire
'sofferenza, rimpianti, strazianti ricordi', e adesso, in una
accorata lettera aperta 'alle donne e agli uomini della
Protezione Civile', ritiene sia proprio il momento di dire:
'basta fango'. 'Errori, mancanze di controlli, gente che ha
lavorato con noi in modo disonesto: mi considero parte lesa,
non coimputato o colpevole, come mi considero fin d'ora
responsabile di qualche possibile errore ed omissione', rileva
Bertolaso.
- RUTELLI CHIEDE RISARCIMENTO A 'IL GIORNALE', MAI DECISO ESITO
GARE...
(Adnkronos)
- Francesco Rutelli ha dato mandato ai
suoi legali di intraprendere una azione civile per
risarcimento danni nei confronti del Giornale, per il titolo,
il sommario e l'articolo gravemente diffamatori pubblicati
oggi sugli 'appalti nel nome di Rutelli'. In una nota diffusa
dall'ufficio stampa, si legge che 'in nessun caso, nella sua
esperienza di amministrazione e di governo, Rutelli ha 'deciso
l'esito' di qualsivoglia gara, ne' ha mai interferito sulle
decisioni riguardanti assegnazioni di lavori che spettano ai
servizi tecnici e amministrativi, e non alla politica".
- ANM, SERVE SERIA RIFLESSIONE SU ACCESSO MAGISTRATI A
POLITICA...
(Adnkronos)
- La Giunta dell'Anm,
"riconoscendosi nelle dichiarazioni del presidente Luca
Palamara", in una nota "ribadisce che il tema della
credibilita' della magistratura non puo' essere disgiunto da
quello dell'inopportunita' della partecipazione alla vita
politica dei magistrati nei luoghi dove abbiano esercitato la
giurisdizione, per evitare il rischio di indebite
strumentalizzazioni dell'attivita' svolta.
Il diritto all'elettorato passivo non puo' essere negato ai
magistrati. Tuttavia, la Giunta auspica una seria riflessione,
anche attraverso la programmata revisione del codice
deontologico, sulle modalita' di accesso del magistrato alla
vita politica e amministrativa e sul rientro in servizio di
coloro che abbiano svolto un mandato elettorale".
- CHIAMPARINO, PRONTO CANDIDARMI PER LA PREMIERSHIP 2013...
(Adnkronos)
- "Il mio futuro? Voglio
impegnarmi per il centrosinistra a livello nazionale
comincero' a parlarne dopo le regionali e non escludo nulla,
neppure di partecipare alle primarie per la scelta del nostro
candidato premier". Lo dice Sergio Chiamparino, sindaco
di Torino, in un colloquio con 'Repubblica'. Se ci fossero
delle primarie per la scelta del candidato premier del
centrosinistra, Chiamparino non esclude di poter partecipare
anche in virtu' della sua esperienza di amministratore:
"In quel contesto -dice- sono sicuro di poter battere
personaggi come Casini".
Chiamparino, come annunciato in un'intervista alcune settimane
fa, ha in testa la creazione di un nuovo Ulivo, un'alleanza
che vada "dall'Udc a Vendola". "Uso il termine
Ulivo -spiega- perche' e' la cosa migliore che abbiamo
prodotto in questi quindici anni. Ma possiamo chiamarlo come
vogliamo: anche Giovanni o Vattelapesca.
Il fatto
importante e' che diventi una coalizione ben diversa
dall'Unione e dai suoi errori.
G8 MADDALENA: ALTRI INDAGATI PER SCUOLA MARESCIALLI FIRENZE...
(Agi)
- Ci sarebbero altri indagati, da quanto si apprende, nella
vicenda della scuola marescialli di Firenze, che rientra
nell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. Nel registro
degli indagati comparirebbero i nomi di persone che la scorsa
settimana non sono state perquisite, ma che, hanno comunque
ricevuto avvisi di garanzia.
GIUSSANI, BEATIFICAZIONE AL VIA ...
Presto l'arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, potrebbe
annunciare l'apertura della fase diocesana della causa di
beatificazione di don
Luigi Giussani
, il fondatore di Comunione e liberazione. Con oltre 200 messe
celebrate in Italia e in altri 70 paesi del mondo, il 22
febbraio verranno ricordati i cinque anni dalla morte del «Gius».
Non è un caso che a Milano la celebrazione sarà presieduta
dal cardinale Tettamanzi e a Roma dal cardinale José Saraiva
Martins, ex prefetto della Congregazione per le cause dei
santi.
Devono passare almeno cinque anni dalla morte per poter aprire
una causa di beatificazione, però i vertici della Fraternità
di Cl, guidata dal successore di Giussani, don Julian Carron,
non hanno voluto far coincidere l'atteso annuncio dell'inizio
del processo con il quinto anniversario. Perciò bisognerà
attendere ancora qualche settimana perché la Fraternità di
Cl chieda ufficialmente alla diocesi di Milano di introdurre
la causa e il cardinale Tettamanzi apra il processo.
Con l'incarico di postulatore o vicepostulatore potrebbe essere
chiamato Fidel Fernandez Gonzalez, sacerdote comboniano,
membro della Fraternità e consultore della Congregazione per
le cause dei santi. Gonzalez sarà quasi certamente affiancato
da un altro sacerdote del movimento. Nel frattempo il
portavoce di Cl, Alberto Savorana, ha coordinato
il lavoro
di raccolta dell'enorme quantità di documenti relativi alla
vita e alle opere di Giussani.
Le comunità di Cl sparse per
il mondo
hanno inviato testimonianze e materiali inediti. Figure di
primo piano del mondo della politica, della cultura,
dell'economia e della Chiesa che si sono rese disponibili a
testimoniare nel corso del processo. Numerose anche le
segnalazioni di «grazie ricevute » con l'intercessione del
Gius, mentre la sua tomba, nel Cimitero monumentale di Milano,
è meta di continui pellegrinaggi. (Ignazio Ingrao)
- I PESCHERECCI SOMALI «SPARITI» ...
Dove sono finiti i cinque pescherecci della Cooperazione
italiana regalati alla società somala Shifco, in passato
sospettati di essere al centro di traffici sui quali avrebbe
indagato
la giornalista Ilaria Alpi
, uccisa in Somalia nel '94? Uno è affondato e i quattro
superstiti sono ormeggiati al molo pesca del porto di Aden
(Yemen), bloccati da tre anni per il fallimento della società
di gestione, il cui amministratore, Mugne Said Omar, è
fuggito a Londra.
Il presidente del governo di transizione somalo, Sharif Sheik
Ahmed, ha nominato un nuovo amministratore, Ibrahim Abdulkadir
Omar, che dice a "Panorama": «È nostra intenzione
riprendere il mare. La Shifco è l'unica società somala che
qui può produrre e dare lavoro». Il governo, sostenuto dalla
comunità internazionale ma assediato dai miliziani shabab
legati ad Al Qaeda, ha stanziato parte dei fondi necessari a
recuperare almeno due pescherecci, che dovrebbero essere
operativi entro fine 2010. (Giovanni Porzio)
- ENAV, IL GIALLO CONTINUA ...
Spunta anche il nome di Luciano Sorvillo, ex consulente del
ministro dei Trasporti del governo Prodi, Alessandro Bianchi,
tra i fortunati che hanno trovato lavoro in una società
pubblica alla fine di quella legislatura. Sorvillo, dopo la
caduta del governo Prodi, fu infatti assunto dall'Ente
nazionale per l'assistenza al volo con uno stipendio di circa
200 mila euro.
L'Enav è ora al centro di un'inchiesta sull'acquisizione della
Vitrociset (vedere "Panorama" 8) del pool per i
reati contro la pubblica amministrazione della procura di
Roma. E questo sebbene l'azienda scriva a "Panorama"
che «non risulta alcuna indagine pendente riguardo
all'acquisizione del ramo d'azienda della Vitrociset, né è
stato richiesto alla società alcun approfondimento in
proposito». (Caris Vanghetti)
- LO STOP DI LONDRA SU ABBEY ROAD...
G. Ve. per "
Il Sole 24 Ore
" -Abbey Road non sarà più
la stessa. Gli
studios che si trovano nella strada di Londra a cui è stato
dedicato il famoso album dei Beatles, potrebbero presto essere
messi in vendita. Emi, la casa discografica che li ha
acquistati nel 1929 sarebbe pronta a cederli per ridurre il
proprio indebitamento. Sul bilancio della società pesano
infatti le conseguenze del leveraged buy-out messo a segno dal
fondo Terra Firma nel 2007.
L'operazione potrebbe fruttare decine di milioni di sterline, ma
non ancora chiaro se Emi sia intenzionata cedere l'intera
struttura degli studi di registrazione o solo l'asset che vale
di più: il marchio. Intanto, nel timore che gli Abbey Road
Studios possano finire in mani sbagliate, è intervenuto un
investitore davvero particolare: il National Trust, l'ente che
gestisce il patrimonio storico-architettonico del Regno Unito.
Le autorità inglesi stanno pensando infatti di lanciare una
campagna per salvare gli studios dalla speculazione. Abbey
Road più che un asset finanziario è un patrimonio nazionale.
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SARAS: PM
ORSI HA SENTITO I FRATELLI MORATTI SULLA QUOTAZIONE...
Radiocor - Gianmarco e Massimo
Moratti sono stati sentiti sabato scorso dal pm della procura
di Milano, Luigi Orsi, come persone informate sui fatti nel
l'ambito dell'inchiesta sulla quotazione della Saras, la
societa' che fa capo alla famiglia Moratti. I due fratelli
avrebbero ribadito di essere estranei alla vicenda oggetto
dell'indagine della procura, in quanto non hanno avuto alcun
ruolo nell'analisi che ha portato a fissare a 6 euro il prezzo
per l'ipo della Saras. L'inchiesta vede indagati nove tra
manager e dipendenti di JpMorgan, Morgan Stanley e Caboto, le
tre banche che hanno curato lo sbarco a Piazza Affari della
societa' di raffinazione petrolifera. Per loro le accuse sono
di falso in prospetto e aggiotaggio
16.02.02
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CONSIGLIERI IT HOLDING SUL REGISTRO
DEI PM...
Mo. D. per "Il Sole 24 Ore" - Il consiglio di amministrazione di It
Holding finisce nel registro degli indagati della Procura
della Repubblica di Milano nell'ambito delle indagini
sull'ipotesi di aggiotaggio. I membri del board si sono visti
recapitare nei giorni scorsi «la richiesta di proroga dei
termini dell'indagine preliminare», con la quale il pm Carlo
Nocerino ha chiesto altri sei mesi di tempo per portare avanti
le indagini, cui sta collaborando anche la Consob.
Nel documento anche la lista degli
indagati, con il presidente Tonino Perna in testa, e il
periodo preso in considerazione: intorno alla data del 13
novembre, giorno del cda per l'approvazione della trimestrale.
Tutto tace, invece, sul fronte della procura di Isernia dove i
pm Federico Scioli, Marco Gaeta e Alfredo Mattei stanno
lavorando al dossier a seguito dei tre esposti presentati dai
commissari straordinari di It Holding Stanislao Chimenti,
Andrea Ciccoli e Roberto Spada. In questo secondo caso
sembrano essere più complessi gli accertamenti sull'eventuale
reato di bancarotta fraudolenta.
19.02.10 |
TOMBOLA
PER
LA FAMIGLIA DE LUCA
! - NEL MIRINO DEI MAGISTRATI È FINITO ANCHE IL FIGLIO DELLA
COPPIA, PIERO (ORA MANCANO I NONNI E LE PRO-ZIE) – IL
PARGOLO E’ SOTTO INCHIESTA PER REATI FISCALI COLLEGATI A DUE
SOCIETÀ VICINE ALLA ‘MANIFATTURE COTONIERE MERIDIONAL’
– QUEST’ULTIMA è OGGETTO DELL’INCHIESTA IL CUI PROCESSO
PER DE LUCA SENIOR SI APRIRÀ IL GIORNO DELLE ELEZIONI
REGIONALI…
Gian Marco Chiocci per "il Giornale"
Non
bastava il capofamiglia, Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno,
aspirante governatore della Campania in quota Pd-Idv, rinviato
a giudizio per associazione a delinquere, concussione e truffa
nelle inchieste «Sea Park» e «Mcm». Non bastava nemmeno la
moglie del primo cittadino, Rosa Zampetti, sotto processo per
falso in atto pubblico e abuso d'ufficio causa un concorso per
sociologa Asl che la donna avrebbe vinto - secondo la tesi
dell'accusa - presentando una documentazione taroccata.
Adesso
si scopre che nel mirino dei magistrati è finito anche il
figlio della coppia, Piero, sott'inchiesta per reati fiscali a
margine di alcune consulenze collegate a due società a loro
volta vicine alla Manifatture Cotoniere Meridionali,
conosciuta come «Mcm», oggetto dell'inchiesta-madre sfociata
in un processo che per De Luca senior si aprirà il giorno
delle elezioni regionali.
Gli
accertamenti sul figlio del sindaco sarebbero scaturiti a
seguito di più indagini patrimoniali e avrebbero portato a
trovare punti di contatto con il procedimento Mcm nato in
circostanze rocambolesche. Ovvero a seguito dell'intenzione
della Salerno Invest, società partecipata, di costruire un
centro commerciale sull'area industriale di Fratta di Salerno
dove insisteva la Mcm (sulla carta era prevista la
delocalizzazione dell'impianto tessile e la contestuale
realizzazione di strutture urbanistiche e commerciali).
Un
intervento di riqualificazione che sarebbe dovuto costare in
tutto oltre 110 milioni di euro e avrebbe dovuto produrre
posti di lavoro per 1.500 persone. Un'opera faraonica figlia
di un progetto che portava le firme del Comune, della Salerno
Invest e della Cotoniere.
Ma sul
più bello la Procura di Salerno, con il pm Gabriella Nuzzi,
si imbatte in una decina di falsi e di presunte irregolarità
sulle varianti urbanistiche. A far scattare le indagini è
l'ex assessore all'Urbanistica Fausto Martino, diventato una
vera e propria gola profonda degli uffici giudiziari
salernitani retti all'epoca dal procuratore Apicella (quello
al centro degli attriti con la procura di Catanzaro per
la vicenda De Magistris-Why
Not).
Fra le
rivelazioni di Martino quella su cui i pm puntarono con
decisione faceva riferimento a una riunione in cui, presente
il sindaco, il patron della Mcm «manifestò la volontà di
delocalizzare l'impianto» non per riqualificarlo altrove «bensì
perché diceva di non avere prospettive industriali su quella
zona».
Nell'inchiesta
su Mcm, insieme con Vincenzo De Luca, è stato rinviato a
giudizio anche il suo predecessore, Mario De Biase,
espressione dell'aspirante presidente della Regione. Lui e
altri, per il gup che ha disposto il giudizio, a dar retta
alle intercettazioni avrebbero fatto parte di quella «realtà
politico-amministrativa» sintetizzabile «in un singolo
centro di potere burocratico amministrativo».
[12-02-2010]
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NUOVA ISTANZA RICUSAZIONE FORLEO,
SOSPESO PROCESSO A CSM...
(Adnkronos) - E'
stato sospeso il processo disciplinare al Csm a carico dell'ex
Gip di Milano, Clementina Forleo, che doveva essere processata
oggi sul caso Farida Bentiwaa, la donna accusata di
favoreggiamento del terrorismo islamico. L
a Forleo, infatti, ha presentato
un'ulteriore istanza di ricusazione nei confronti del collegio
disciplinare che, a suo parere, non puo' pronunciarsi sulla
questione, perche' si e' gia' occupato del caso. L'udienza di
oggi, dunque, e' stata sospesa e potra' riprendere solo dopo
che un altro collegio disciplinare avra' deciso sulla
ricusazione. Gia' mercoledi' scorso Palazzo dei Marescialli
aveva respinto tale istanza, giudicandola inammissibile,
perche' il difensore della Forleo, il procuratore generale di
Torino, Marcello Maddalena, non era munito di procura
speciale, che e' stata invece presentata ieri sera.
10.10.10 |
FONDAZIONE MONTALCINI SOTTO TUTELA ...
Il 20 gennaio il
prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha sciolto il consiglio di
amministrazione dell'European brain research institute della Fondazione
Rita Levi Montalcini, nominando commissario Giovanni Nisticò. La
decisione è arrivata dopo un articolo di "Panorama" (settembre
2009) sulla scarsa trasparenza nella contabilità dell'Ebri. Benché la
nomina del commissario sia prevista solo «qualora gli amministratori non
agiscano in conformità dello scopo», fonti vicine a Pecoraro fanno
notare come all'Ebri ci fosse comunque «un conflitto tra gli 11 membri
del cda che impediva il perseguimento del suddetto scopo». (Caris
Vanghetti)
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BONAIUTI: PER MAGISTRATI NEANCHE
CDM E' LEGITTIMO IMPEDIMENTO... (Adnkronos) - Il legittimo impedimento, approvato
ieri alla Camera, come strumento per consentire al premier di
governare. Ne ha parlato il sottosegretario alla presidenza
del Consiglio Paolo Bonaiuti nel corso della trasmissione '
Il fatto
del giorno' su RaiDue.
Bonaiuti ha ricordato che "quando
gli avvocati di Silvio Berlusconi hanno chiesto il legittimo
impedimento perche' doveva presiedere il Cdm, il tribunale di
Milano ha detto che non era legittimo impedimento e allo
stesso modo non lo era l'inaugurazione di un tracciato
dell'alta velocita', importantissimo per il Paese".
Bonaiuti ha ricordato di aver
accompagnato il premier al tribunale di Milano: "Per sua
natura lui vorrebbe andare alle udienze, ma come fa una
persona che fa il presidente del Consiglio, per studiare bene
una causa, a guardare i faldoni, un milione di pagine? Sono 23
udienze in meno di 3 mesi, un'udienza ogni 2 o 3
giorni...".
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ADDIO “TRIBUNALE
DEI VIP” – CON IL TRASFERIMENTO DEL “SAVOIA-GATE” A
ROMA SI SPENGONO I RIFLETTORI DI POTENZA – E DOPO IL
CLAMORE, LE COPERTINE, LE ACCUSE FINITE SUI GIORNALI,
VALLETTOPOLI-BIS CONTINUA IN SORDINA - SAREBBERO IN CORSO IN
UNA CASERMA GLI INTERROGATORI ALLE VITTIME DEI FOTORICATTI…
Dal "Giornale"
Dopo il clamore, le copertine, le
accuse finite sui giornali, Vallettopoli-bis continua in
sordina. A Milano dove l'inchiesta (nata a Potenza) viene
condotta nel più stretto riserbo. E in questi giorni
sarebbero in corso, in un luogo segre
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