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DIRITTO-GIUSTIZIA

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GRAND HOTEL ACAMPORA ALLA PROVA D'APPELLO...
St. E. per "Il Sole 24 Ore - C'erano tutti gli interessati ieri alla terza sezione penale della Corte d'Appello di Milano. Oggetto del contendere il Grand Hotel Via Veneto di Roma, lussuoso cinque stelle, di cui si cerca di individuare la proprietà. C'era il procuratore generale Antonio Lamanna e c'era Giovanni Acampora, avvocato, condannato nel processo Imi-Sir, che dalla Procura di Milano è ritenuto il reale proprietario del prestigioso cespite, su cui sono iscritte ipoteche per 170 milioni di euro.

Ieri, nell'udienza di fronte alla Corte, si sarebbe dovuto decidere sul sequestro dell'hotel. Nelle ricostruzioni sulla reale proprietà del resort, infatti, la procura si è imbattuta in un'inestricabile rete di società off shore, dietro le quali si celerebbe Acampora. Lui nega e in una memoria di 250 pagine e 450 allegati ha sostenuto che il resort appartiene al figlio Carlo. Ieri l'accusa ha replicato con un documento breve e secco firmato da un consulente di peso: Giangaetano Bellavia. Per valutarlo i giudici si sono presi altro tempo: prossima udienza 15 aprile.31-01-2011]

 

 

 

 - TASSA DI CONCESSIONE SUI TELEFONINI, È ARIA DI CLASS ACTION...
F. D. R. per il "Corriere della Sera" - Tira aria di class-action tra gli abbonati ai telefonini. La Commissione Tributaria del Veneto, a cui si erano rivolti i comuni di Arsiero, Malo e Santorso, ha riconosciuto l'illegittimità della tassa di concessione governativa, i 5,16 euro che vengono pagati ogni mese con la bolletta, in seguito all'emanazione del nuovo Codice delle telecomunicazioni elettroniche. Il quale non ha espressamente abrogato l'imposta ma ne ha eliminato i presupposti impositivi.

La sentenza consentirebbe dunque di chiedere il rimborso di quanto versato mensilmente. E, poiché è retroattiva, potrà essere chiesta la restituzione di quanto pagato dal 2005 ad oggi. La sentenza ha fatto esultare le associazioni dei consumatori che si erano battute per la restituzione di questa tassa e che, in attesa della pronuncia da parte della Corte di Giustizia Ue a cui è stata sottoposta la questione, vorrebbero partire con una class action per ottenere quanto ingiustamente pagato all'Erario. 28-01-2011]

 

 

1. MEDIASET: PROCESSO PER PREMIER FISSATO 28/2...
(ANSA) - E' stato fissato per il 28 febbraio prossimo il processo per il premier Silvio Berlusconi e per altre persone imputate nell'ambito dell'inchiesta Mediaset.

 

Nel processo, davanti ai giudici della prima sezione penale di Milano, il premier è imputato per frode fiscale, assieme ad altre 11 persone, tra cui il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. Il processo, che riguarda presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv da parte di Mediaset, era stato sospeso lo scorso 19 aprile, quando già si era entrati nella fase delle prove testimoniali, in attesa che la Consulta si pronunciasse sul legittimo impedimento. Dopo la decisione della Corte costituzionale delle scorse settimane, che ha bocciato in parte il legittimo impedimento, e le motivazioni uscite nei giorni scorsi, gli atti sono stati ritrasmessi a Milano e il processo è stato fissato per il 28 febbraio.

2. PROCESSO MEDIASET: RIAPPLICATO A MILANO GIUDICE D'AVOSSA...
(ANSA) - Il giudice Edoardo D'Avossa, ora presidente del Tribunale di La Spezia, è stato riapplicato per presiedere il processo Mediaset a carico di Silvio Berlusconi e altri, con una proroga decisa dal Csm.
Il processo, già giunto alla fase delle prove testimoniali, se fosse cambiato il collegio, rischiava di ripartire 'da zero'.

28-01-2011]

 

 

10. TRIBUNALE MINISTRI PERUGIA CHIEDE NUOVA AUTORIZZAZIONE PER LUNARDI...
(Adnkronos) - Il Tribunale dei Ministri di Perugia ha inviato alla Giunta per le autorizzazioni della Camera una nuova richiesta per procedere contro l'ex ministro Pietro Lunardi, indagato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti dei grandi eventi dai magistrati perugini Sergo Sottani e Alessia Tavarnesi.

La giunta per le autorizzazioni della Camera, aveva gia' espresso un primo parere negativo lo scorso mese di ottobre, mandando indietro gli atti al Tribunale dei Ministri di Perugia perche' ritenuti lacunosi, con la richiesta di una integrazione in special modo sulla posizione del Cardinal Crescenzio Sepe di Propaganda Fide, indagato insieme all'ex ministro con l'accusa di corruzione aggravata. La Giunta anzi aveva invitato il Tribunale dei Ministri a richiedere l'autorizzazione anche per il cardinal Sepe, cosa che il Tribunale ritiene di non dover fare.

L'ex ministro Pietro Lunardi e' indagato a Perugia insieme al cardinale Crescenzio Sepe per la compravendita di un palazzo di proprieta' di Propaganda Fide. Per l'accusa, l'appartamento di 960 mq in via dei Prefetti a Roma, sarebbe stato venduto da Propaganda Fide a un prezzo di favore all'ex ministro in cambio di un ingente contributo fatto avere dall'allora ministro Lunardi al cardinal Sepe. In particolare, sarebbero 2 milioni e mezzo di euro, sempre secondo pubblici ministeri, i soldi dirottati sul progetto Arcus che prevedeva la ristrutturazione dei musei vaticani che sarebbe stata affidata ad un'impresa del gruppo Anemone. Sia L'ex ministro Pietro Lunardi che il cardinal Crescenzio Sepe, hanno sempre respinto ogni tipo di addebito.28-01-2011]

 

 

15. BRIGANDI' (CSM), NO A DUE PESI E DUE MISURE...
(ANSA) - 'Chiunque infrange la legge sicuramente deve andare davanti alla procura della Repubblica. Non a caso ho sollecitato io Vietti a indagare su questa vicenda. Appare strano pero' che chiunque sia cosi' attento a questi fatti non abbia mai sollecitato alcunche' nel caso di violazione sistematica del segreto istruttorio'. Il laico del Csm Matteo Brigandi', torna sulla vicenda della pubblicazione sul 'Giornale' degli atti del procedimento disciplinare al pm di Milano Ilda Boccassini, anche alla luce delle dichiarazioni del collega Vittorio Borraccetti. E per dire no alla logica dei due pesi e due misure.

'Specifico che non mi riferisco ai fatti di questi giorni. Ma al fatto ad esempio che l'ordine di cattura infondato nei miei confronti mi fu notificato dall'ANSA e mai nessuno ha preso alcun provvedimento - dice Brigandi' - Due pesi e due misure sono sgradevoli e sono ancora piu' sgradevoli se commessi da soggetti che hanno come simbolo del loro lavoro la bilancia'.

E a proposito di un passaggio dell'articolo di Repubblica che lo chiama in causa per la vicenda degli atti sulla Boccassini, e in cui si dice che tutti i togati del Csm chiedono per lui una punizione esemplare, Brigandi' parla di notizia 'falsa', riferendosi proprio alle dichiarazioni rilasciate da Borraccetti all'ANSA: 'Se Borraccetti non afferma che sono stato io, vuole dire che Repubblica ha scritto una cosa falsa per la quale mi riservo di agire'.28-01-2011]

 

 

16. PERQUISITA AD ANCONA CASA FAMIGLIA DI LUCIA RIZZO, LA ESCORT CHE DISSE DI AVER VISTO FINI...
(Adnkronos) - La Digos della Questura di Ancona, in collaborazione con i colleghi di Roma, ha perquisito ieri, a Monte San Vito (Ancona), l'abitazione della famiglia originaria di Lucia Rizzo, in arte Rachele, l'escort che ha dichiarato di aver avuto tre incontri con il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

La donna, 34 anni, vive a Reggio Emilia, dove faceva la parrucchiera prima di diventare escort, ma ha mantenuto un legame, anche se difficile, con la sua famiglia. Il suo nome d'arte sarebbe legato alla memoria del nonno, legato al Partito fascista. E' accusata dalla procura della Repubblica di Roma di diffamazione e tentata estorsione in concorso, reato di cui e' accusato anche un uomo, dopo la denuncia di Fini, avvenuta a dicembre.

La Digos ha perquisito la casa della famiglia, dove vivono la madre e la sorella, ma non ha sequestrato niente di interessante. Analoghe perquisizioni sono state fatte a casa della Rizzo a Reggio Emilia e a Rimini in un altro appartamento che la donna utilizzerebbe. Gli inquirenti hanno sequestrato un computer a casa della escort alla ricerca di un possibile video legato agli ipotetici incontri della Rizzo con Fini, che non e' stato pero' trovato dalla polizia. 28-01-2011]

 

 

 

- (Adnkronos) - Per il fallimento della Corona's, l'ex agente dei paparazzi e vip, Fabrizio Corona, ha chiesto oggi di poter essere giudicato con rito abbreviato. Lele Mora, invece, indagato nel medesimo procedimento, non ha presentato domanda di riti alternativi. Se il gup di Milano Federica Centonze dovesse disporre il rinvio a giudizio, Mora sara' giudicato in un procedimento ordinario.

Sono queste le richieste avanzate oggi al gup dai due coindagati accusati, insieme ad altre 4 persone, di una maxi evasione fiscale, realizzata con false fatture per 17 mln di euro. Corona deve rispondere anche di bancarotta per avere distratto, come sostiene l'accusa, dalle casse della sua ex societa', oltre 6 mln in parte riciclati a San Marino. Le quattro persone indagate con Mora e Corona hanno chiesto al giudice di patteggiare.

Il 6 aprile prossimo il gup decidera' su tutte le richieste. All'udienza di oggi tenuta a porte chiuse, non si sono presentati ne' Corona ne' Mora.

 28-01-2011]

 

 

LA CADUTA DI MESSIER, TRE ANNI DI CARCERE PER L'EX RE DI INTERNET
Giuliana Ferraino per Corriere della Sera - Torna alla ribalta Jean-Marie Messier il funambolico capo di Vivendi Universal. Ieri un tribunale di Parigi ha condannato l'ex numero uno del gruppo multimediale francese a 3 anni di prigione (pena sospesa) e a una multa di 150 mila euro per malversazioni durante la sua gestione. Messier è accusato di «abuso di beni sociali» per il paracadute d'oro da 20,5 milioni, che si era fatto attribuire dal cda, ma al quale ha poi dovuto rinunciare.

 

I giudici lo hanno riconosciuto colpevole anche di «diffusione di notizie false o ingannevoli» sulla salute finanziaria del gruppo. Condannato a 15 mesi con la condizionale e a una multa di 850 mila euro anche l'ex braccio destro di Messier, Guillaume Hannezo, mentre l'ex direttore generale, Eric Licoys, ha ricevuto 6 mesi (sospesi). L'uomo d'affari canadese Edgar Bronfman jr., erede del gruppo Seagram, assorbito da Vivendi nel 2000, è stato infine condannato a 15 mesi (con la condizionale) e a 5 milioni di multa per insider trading. Messier, sorpreso dal verdetto che contraddice la sentenza di assoluzione americana, ha già annunciato un ricorso. Come Bronfman.

23-01-2011]

 

 

CASO MOODY´S I PM DI TRANI ASCOLTANO DRAGHI...
G.D.B. per "la Repubblica" - Il governatore della Banca d´Italia Mario Draghi è stato ascoltato a Roma, in qualità di persona informata sui fatti, dal magistrato della procura di Trani Michele Ruggiero nell´ambito dell´inchiesta sulle turbolenze di mercato provocate dall´agenzia di rating Moody´s che, secondo l´accusa, avrebbe diffuso notizie sulla tenuta del sistema economico e bancario italiano che provocarono un´alterazione del prezzo degli strumenti finanziari. Draghi avrebbe confermato che il sistema bancario italiano era solido.

25-01-2011]

 

 

 

 . LE «RACCOMANDAZIONI» DELLA CORTE DEI CONTI ALL'ANTITRUST...
A. Bac. per il "Corriere della Sera" - La Corte dei Conti fa le pulci al bilancio dell'Antitrust 2006-2008, evidenziando «un tendenziale disequilibrio» della gestione di competenza. Un andamento «non positivo» , peraltro già rilevato dai revisori nelle relazioni annuali, oltre che dal Servizio di controllo interno.

Tre le cause: diminuzione delle risorse a carico del bilancio statale (dai 21,5 milioni del 2006 ai 16,5 del 2008) con l'introduzione di meccanismi di «autofinanziamento» non entrati a pieno regime; lievitazione della spesa per il personale (nel 2008 a 29,7 milioni: il 60,4%della spesa corrente), da attribuire agli adeguamenti contrattuali, ma anche agli accresciuti compiti assegnati cui l'Agcm ha fatto fronte con contratti a termine; mancato accantonamento di risorse nei fondi di riserva per le emergenze, soprattutto per gli oneri del contenzioso.

 

Insomma per i magistrati contabili se, «considerando il complesso quadro delineato, non può darsi una valutazione nel complesso negativa dell'operato» dell'Agcm, d'altra parte sono necessarie alcune raccomandazioni, come quella «di non distogliere a favore del personale proventi che, per legge, sono destinati prevalentemente a coprire costi relativi al controllo delle operazioni di concentrazione sul mercato» . Somme che nel 2009 sono ammontate a soli 12,3 milioni rispetto ai 23,5 del 2008. Sconsolato il commento finale: «Non si è potuto assicurare l'equilibrio di competenza nemmeno con questi ultimi proventi» . .

13-01-2011]

 

 

LA RINUNCIA A PRYSMIAN? EREDE FATTO FUORI DAI FONDI...
Da "Il Giornale" - La rinuncia di Sergio Erede alla cooptazione nel cda della Prysmian ha fatto qualche clamore. Soprattutto perché l'avvocato fiorentino, che quarant'anni fa ha messo in piedi a Milano lo studio d'avvocati d'affari diventato poi il più importante d'Italia insieme con i colleghi Bonelli e Pappalardo, è già presente in molti altri cda, quali Luxottica, l'Espresso o Interpump. La motivazione è legata alla condanna subita in primo grado al processo per bancarotta nel crac Parmalat, un anno e sei mesi, pena sospesa e ricorso in appello. Una sentenza che ha causato l'indisponibilità di Erede.

 

In realtà si è trattato di una mossa praticamente obbligata: il rischio concreto era infatti quello che i fondi esteri azionisti del gruppo avrebbero votato contro la nomina al momento dell'assemblea chiamata a confermare la cooptazione, nel rispetto della prassi comune di fronte a una condanna penale per un reato finanziario, ancorché in primo grado. E a Prysmian i fondi non sono minoranza: messi insieme i vari Franklin Templeton Llc, Blackrock Inc, Openheimerfunds inc, Schroder Investment management Ltd, Standard Life Inv. Ltd, Jp Morgan Chase & co, con il 13% hanno la maggioranza relativa del capitale.12-01-2011

 

 

RICICLAGGIO: TRIBUNALE ROMA DECIDERA' 17 GENNAIO SU ECCEZIONI DIFESA
(Adnkronos) - Il Tribunale di Roma decidera' il 17 gennaio prossimo sulle numerose eccezioni sollevate dai difensori nell'ambito del processo con il rito immediato che vede imputati per la vicenda del riciclaggio di 2 miliardi di euro l'affarista Gennaro Mokbel, l'ex presidente di Fastweb Silvio Scaglia, l'ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle Stefano Mazzitelli e altre 24 persone. L'accusa per tutti e' quella di associazione per delinquere transnazionale, pluriaggravata per aver messo in atto un'attivita', unitamente ad altre persone per le quali si procede separatamente, fatta a livello internazionale.12-01-2011

 

TOGHE, STOP AL DOPPIO LAVORO...
Il Csm rimette in riga i magistrati fuori ruolo. L'ordine è: rientrare. Palazzo de' Marescialli mette un alt alle troppe «carriere parallele» di toghe che lavorano fuori da tribunali, corti e procure, anche da decenni. Da quando si è insediata, 4 mesi fa, la Terza commissione ha detto già 10 volte no al rinnovo delle autorizzazioni. «Dobbiamo privilegiare l'interesse della giurisdizione.

C'è bisogno di magistrati che lavorino negli uffici e di colmare i vuoti d'organico» spiega il presidente della commissione, Filiberto Palumbo. Nel mirino soprattutto gli incarichi che nulla hanno a che fare con la formazione giudiziaria. Una delle richieste bocciate era ad esempio di Luigi Bobbio per una consulenza al ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. Torni a fare il pm a Napoli, ha detto a novembre il Csm.

 

C'è allarme tra i professionisti degli incarichi extra, disseminati tra ministeri, autorità, enti, organismi internazionali. Sono 170 e il tetto fissato nel 2008 è di 200. Senza contare le decine destinate a Palazzo Chigi, al Csm, alla Corte costituzionale. Tutti continuano ad avere il loro stipendio, al quale aggiungono spesso indennità che vanno da 50 mila euro l'anno a oltre 100 mila, con punte che arrivano a 300 mila. (Anna Maria Greco)21-01-2011]

 

 

 ROTELLI: PROCURA MILANO CHIEDE ARCHIVIAZIONE DA ACCUSA DI TRUFFA...
Radiocor - La procura di Milano ha chiesto l'archiviazione per Giuseppe Rotelli, indagato in qualita' di legale rappresentante delle strutture ospeda liere San Donato, Sant'Ambrogio e Galeazzi, nell'ambito di una inchiesta su una presunta truffa ai danni della Asl di Milano. Il pm Maria Letizia Mannella ha chiesto l'archiviazione per tutti gli indagati, circa 70 persone, tra cui anche i tre istituti di cura, iscritti per la legge 231 del 2001 sulla responsabilita' degli enti.

L'ipotesi di reato era di truffa ai danni della Asl di Milano, in quanto alcune cartelle cliniche non sempre rappresentavano il reale quadro clinico degli assistiti. Tuttavia, la procura ha valutato che tali imprecisioni sono imputabili piuttosto alla 'disorganizzazione del lavoro e alla mancanza di direttive' che alla volonta' di truffare l'Azienda sanitaria locale. Nella richiesta di archiviazione si indica che potrebbero comunque profilarsi degli illeciti amministrativi e per questo la procura ha disposto la trasmissione di parte degli atti alla Corte dei Conti per gli accertamenti di sua competenza.

19-01-2011]

 

 

APPALTI: 5 INDAGATI IN INCHIESTA FIRENZE, ANCHE PRESIDENTE ANTONVENETA PISANESCHI...
(Adnkronos) - La Procura di Firenze ha iscritto sul registro degli indagati 5 persone, nell'ambito dell'inchiesta che questa mattina ha portato alla perquisizione di alcuni studi legali a Firenze, Siena e Milano. Fra i 5 indagati c'e' anche Andrea Pisaneschi, avvocato, presidente di Banca Antonveneta, coinvolto nell'indagine per la sua attivita' privata di avvocato e non in relazione a quella della banca. Gli altri indagati sono gli avvocati Niccolo' Pisaneschi, Gian Paolo e Pier Ettore Olivetti Rason, e Marzio Agnoloni.

La Procura di Firenze, nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi, ipotizza l'emissione di fatture false per consulenze fittizie, in merito al finanziamento da 150 milioni di euro erogato al gruppo Btp (all'epoca guidato da Riccardo Fusi) da un pool di 5 banche, tra le quali Mps che avrebbe erogato 60 milioni; 50 milioni li avrebbe finanziati Unipol banca, 20 milioni Cariprato, 10 milioni Banca Md e altri 10 il Credito cooperativo fiorentino,
presieduto fino al luglio 2010 dal coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini.

19-01-2011]

 

 

TOH, IL MADOFF DEI PARIOLI! (NON CI FACCIAMO MANCARE NULLA) - C’È UN FINANZIERE SENZA MANCO UN UFFICIO CHE PROMETTE RENDIMENTI DEL 20% PER RIPORTARE I SOLDI IN ITALIA CON LO SCUDO DI TREMONTI? ECCO CHE MEZZA ROMA TRA POLITICI, GIORNALISTI E SVIPPATI VARI ACCORRe CON GLI ASSEGNI IN MANO - PECCATO CHE FRANCIA, CONSOB E PROCURA DI ROMA SENTANO PUZZA DI SCHEMA PONZI E DI UNA SÒLA DA 200 MLN € TRA BAHAMAS, SVIZZERA E LUSSEMBURGO - LA SOCIETÀ È STATA MESSA IN LIQUIDAZIONE, INDAGATI I FINANZIERI GIANFRANCO LANDE E RAFFAELLA RASPI…

Gianluca Paolucci per "La Stampa"

 

Un piccolo Madoff all'italiana. È questa l'ipotesi alla quale stanno lavorando gli ispettori della Consob, il nucleo valutario della Guardia di finanza di Roma e l'autorità francese di vigilanza sui mercati finanziari, l'Amf, che stanno indagando sul crac Egp. L'ultimo capitolo, ieri, è stata la messa in liquidazione coatta della filiale italiana della Européenne de Gestion Privée (Egp), decisa dal ministero dell'Economia su richiesta di Consob e Bankitalia.

Per ricostruire la storia è necessario fare un passo indietro di qualche mese. Nella seconda metà del 2010 i clienti di Egp iniziano a lievitare. Si tratta perlopiù di clienti facoltosi che chiedono di «scudare» risorse investite in fondi esteri.

 

A raccogliere i clienti era stata nel corso degli anni una piccola rete «informale» di promotori facenti capo alla Eim, società di diritto inglese che a Roma ha solo un ufficio di rappresentanza. Non è un intermediario registrato, dunque non può scudare, dunque i clienti vengono «girati» sulla Egp. Il movimento insospettisce la Consob che, un bel mattino, manda i suoi ispettori.

Quello che emerge è un quadro di «irregolarità e violazioni normative di eccezionale gravità». Il passaparola ha incastrato un migliaio di clienti facoltosi: giornalisti, personaggi del mondo dello spettacolo e anche qualche parlamentare. Totale circa 200 milioni di euro raccolti con due facili trucchi: rendimenti eccezionali (tra il 15% e il 20%, che venivano pagati davvero) e chi chiedeva di chiudere le posizioni veniva risarcito in pochi giorni con un bell'assegno.

 

Il sospetto è che, almeno nell'ultima fase, i riscatti venissero pagati con i soldi dei nuovi sottoscrittori, ovvero con lo stesso trucchetto utilizzato da Bernie Madoff. Così, dopo la segnalazione della Consob, le autorità francesi mettono in liquidazione la casa madre francese della Egp. E in Italia partono le inchieste della procura di Roma. Emerge un quadro piuttosto confuso di società estero-vestite: la Egp è di diritto francese e ha sede a Bordeaux, non proprio una delle capitali mondiali della finanza.

Però è controllata da una società lussemburghese, la Dharma Holding, che sarebbe riconducibile al gestore di fondi Gianfranco Lande. Lande opererebbe tra Roma e Ginevra per gestire fondi hedge basati alle Bahamas gestiti da società francesi e britanniche facenti capo ad un gruppo lussemburghese. Un bel giro, con i soldi che però partivano tutti (o quasi, molti clienti sarebbero pugliesi) da Roma.

 

Il problema è nato proprio con lo scudo, la terza versione che si è chiusa il 31 dicembre scorso: quando qualche cliente ha chiesto il trasferimento dei soldi presso altre istituzioni, la risposta non è arrivata.

Di assistere i clienti truffati si sta occupando l'Aduc, che da mesi segnalava le anomalie della società. A cercare di capire che fine hanno fatto i soldi, da ieri, c'è Gianluca Brancadoro come commissario liquidatore e un comitato di sorveglianza composto da Simona Arduini, Francesco Costantino e Luigi Salamone. Dei risvolti giudiziari si stanno invece occupando i pm romani Luca Tescaroli e Francesco Ciardi, che hanno iscritto nel registro degli indagati lo stesso Lande e la direttrice della Egp, Raffaella Raspi, che è anche amministratrice della Dharma lussemburghese.

 12-01-2011]

 

 

 

L’AFFANNO DI ALFANO - SEMPRE PER COLPA DI TREMENDINO TREMONTI GLI UFFICI GIUDIZIARI RESTANO SENZA L’ASSISTENZA INFORMATICA - L’ANM PAVENTA IL “RISCHIO PARALISI” - AL PRIMO PC CHE S’INCEPPA NON CI SARANNO PIÙ TECNICI ESTERNI DA CHIAMARE (SOLO UN NUMERO VERDE E POI DIO VEDE E PROVVEDE) - ANGELINO “JOLIE” STAVOLTA NON PUÒ PRENDERSELA CON I MAGISTRATI MA COL MINISTRO DELL’ECONOMIA: “HO CHIESTO AIUTO A GIULIO, FINORA NON L’HO RICEVUTO”…

1 - «RISCHIO PARALISI PER LA GIUSTIZIA» BLOCCO INFORMATICO, ALLARME DELLE TOGHE
Laura Martellini per il "Corriere della Sera"

 

Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe, arriva a minacciare «forme di protesta clamorose». Il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini annuncia «decisioni forti, perché il rischio è la paralisi degli uffici giudiziari e del sistema» . E il 12 gennaio si riuniranno prima la giunta, poi il 15 il parlamentino dell'Anm, per dare una forma alla rabbia e alla stanchezza. Forse uno sciopero, si vedrà. I magistrati sono sul piede di guerra dopo lo stop, per mancanza di fondi, ai servizi di manutenzione e assistenza dei sistemi informatici degli uffici giudiziari.

Da gennaio c'è solo da pregare perché nessun software s'inceppi, perché in soccorso delle cancellerie non arriveranno più i tecnici esterni, ma occorrerà ripiegare su un numero verde dove lasciare - così recita la circolare di Via Arenula - «un messaggio di cortesia».

 

Altro che interventi rapidi e risolutivi. Le conseguenze, viene sottolineato, possono essere le più varie: dall'impossibilità di rilasciare certificati all'iscrivere una causa a ruolo; dall'iscrizione nel registro degli indagati alla catalogazione delle notizie di reato.

Di più: «C'è il rischio concreto che i tribunali chiudano e non possa più essere erogato il servizio ai cittadini», è la conclusione del presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara. «Siamo molto preoccupati - confessa - ma anche determinati ad adottare tutte le misure necessarie ad evitare che questa situazione possa mettere in ginocchio il sistema giudiziario» . Fra queste, «una protesta forte e decisa» contro quello che viene definito il «colpo finale del governo a una macchina che già presenta grossi problemi di funzionamento».

 

Va all'attacco del Guardasigilli il segretario Anm Cascini: «Il bilancio della sua attività non può che essere la registrazione di un fallimento annunciato, visto che si è occupato esclusivamente di questioni che hanno appassionato il dibattito politico, disinteressandosi del funzionamento della giustizia. Per non parlare dell'atteggiamento di chiusura sulle proposte per recuperare risorse e ridurre le spese».

Ma la bufera investe l'intero esecutivo. Per Movimento per la giustizia e Magistratura democratica «una politica fatta di annunci e continue conferenze stampa dei ministri Alfano e Brunetta sulla piena informatizzazione degli uffici giudiziari si scontra con la dura realtà». «Senza assistenza informatica- avverte il segretario di Md, Piergiorgio Morosini, gip a Palermo - torniamo indietro di vent'anni, con danni irreparabili alle indagini, ai rapporti tra polizia e Procure e ai processi civili. Impossibile una ragionevole durata dei processi, e a pagare il prezzo più alto sono i cittadini» .

 

«Si apra - prosegue Morosini - un tavolo di consultazione fra magistratura e governo, l'unica via d'uscita possibile in un momento così delicato» . Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd, e Cinzia Capano, del settore civile, innescano un'ulteriore polemica: «Il 22 dicembre - ricostruiscono - il sottosegretario Giacomo Caliendo ci ha riferito di aver chiesto al ministro Tremonti di trovare nuove risorse o autorizzare variazioni di bilancio, per evitare che al 31 dicembre il contratto di assistenza si interrompesse. Avevamo anche suggerito di utilizzare i rilevantissimi residui passivi di circa un miliardo che si erano accumulati nel 2010 e non si sarebbero più potuti spendere. Ma non se ne è fatto nulla» .

Sul rischio di paralisi nei tribunali Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori, ha presentato un'interrogazione al governo: «Ci si riempie la bocca con promesse di modernizzazione della pubblica amministrazione, e allo stesso tempo vengono tagliati i fondi sui servizi informatici. Siamo sul punto di assistere a un vero e proprio collasso della giustizia».

 

E Roberto Rao, capogruppo udc in commissione Giustizia a Montecitorio, ironizza: «Non vorremmo che nell'epoca di Internet gli italiani fossero costretti a tornare all'epoca del papiro. Ancora una volta constatiamo che i tagli lineari di Tremonti sono miopi e pericolosi: il ministro Alfano chieda ed ottenga subito dal ministro dell'Economia le risorse necessarie» .

2 - ALFANO, CONFIDO IN TREMONTI. FINORA IL TESORO NON MI HA AIUTATO, INTANTO FACCIO DA SOLO...
(ANSA) - "Ho chiesto aiuto a Giulio Tremonti, finora non l'ho ricevuto". Così il ministro della Giustizia Angelino Alfano commenta in un colloquio col Corriere della Sera il blocco dell'assistenza informatica agli uffici giudiziari. Il Guardasigilli non cede al pessimismo: "Non dispero - spiega riferendosi a un intervento del ministro dell'Economia - perché conosco la sua sensibilità per l'informatizzazione. Intanto faccio da solo. Farò l'impossibile e confido proprio di riuscirci, anche se i margini di manovra sono strettissimi".

 

"Salveremo il servizio. Siamo al lavoro e ci riusciremo", assicura Alfano, e intanto chiede all'Anm di collaborare: "Se l'Anm dà una mano d'aiuto invece di strumentalizzare le difficoltà fa un buon servizio ai cittadini e non al governo".05-01-2011]

 

 

C’ERAVAMO TANTO D’AMATI (DOMENICO) - IL PRINCIPE DEGLI AVVOCATI DEL LAVORO (CHE HA DIFESO TRA GLI ALTRI SANTORO E LA FERRARIO) BACCHETTA DARIO DI VICO CHE SUL “CORRIERE” SOSTIENE CHE IN ITALIA È IMPOSSIBILE LICENZIARE NELLE AZIENDE SOPRA I 15 DIPENDENTI: “SE AVESSE CONSULTATO UNO STUDENTE DEL TERZO ANNO DI GIURISPRUDENZA SAPREBBE CHE, SE C’È UNA COSA FUORI DISCUSSIONE NEL NOSTRO DI DIRITTO DEL LAVORO, È LA POSSIBILITÀ DI LICENZIARE

Domenico d'Amati per Articolo 21 (www.articolo21.org)

 


In un commento sulla vicenda di Mirafiori, Dario di Vico ha scritto sul Corriere della Sera che l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori "rende impossibili i licenziamenti individuali nelle aziende con più di 15 dipendenti". Di questo strafalcione ci sarebbe da ridere se su affermazioni come questa non si fondasse la campagna di disinformazione diretta a smantellare lo Statuto.

 

Se, prima di pronunciarsi, l'autorevole commentatore avesse consultato uno studente del terzo anno di giurisprudenza, si sarebbe sentito rispondere che, se c'è una cosa fuori discussione nel nostro di diritto del lavoro, è la possibilità di licenziare, anche nelle aziende con più di 15 dipendenti, per una serie di motivi che vanno dall'inadempienza del lavoratore ai suoi doveri, alle ragioni organizzative dipendenti da esigenze discrezionalmente valutate dall'imprenditore.

La materia è disciplinata prima che dallo Statuto, dalla legge 604 del 1966 e dal codice civile. L'articolo 18 si occupa solo delle conseguenze del licenziamento illegittimo e stabilisce che il lavoratore espulso dall'azienda senza ragione deve essere reintegrato nel suo posto.

 

Di Vico non è solo. Sullo stesso falso presupposto dell'impossibilità del licenziamento si fonda la scuola di pensiero dell'on. Ichino, secondo cui i lavoratori si dividono in due categorie: i privilegiati inamovibili perché tutelati dall'art. 18 e tutti gli altri licenziabili. Il rimedio proposto da Ichino è noto: indebolire la tutela dei supposti privilegiati.

 

Se nonchè gli unici veri privilegiati, nel nostro sistema, sono quelli che sbagliano senza pagare per i loro errori, come i responsabili della recente crisi economico-finaziaria. Il premio Nobel Krugman ha detto che, dopo quanto è accaduto, i "fondamentalisti del mercato" dovrebbero andare a nascondersi. Invece predicano e cercano di far pagare ad altri le conseguenze del loro operato.04-01-2011]

 

 

MAGISTRATURA: 'Ora punto su Genova'. Intervista al pm Raffaele Guariniello, che annuncia il trasferimento come procuratore capo in Liguria (Il Secolo XIX, pag. 17).

. 28-12-2010]

 

 

CECCHI GORI, L’ETERNO RITORNO - L’AMMINISTRATORE GIUDIZIARIO CONFERMA LE TESI DEI PUBBLICI MINISTERI SULLA BANCAROTTA DEL PRODUTTORE. COMPRARSI LA CASETTA A PALAZZO BORGHESE, ALCOVA DELL’AMORE CON VALERIONA, AVEVA DATO IL COLPO DI GRAZIA ALLE ESANGUI CASSE DELLA SOCIETÀ - MA IL TOSCANACCIO NON È MICA FINITO: TUTTO CAMBIERÀ CON LA MILIONARIA VITTORIA GIUDIZIARIA (IN AMERICA) SULL’EX SOCIO GIANNI NUNNARI... –

1 - «COMPRÒ CASA CON I SOLDI DELLA SOCIETÀ» - CECCHI GORI ACCUSATO DI AVER "DISTRATTO" FONDI PER ACQUISIRE PALAZZO BORGHESE

 

Valeria Pacelli per "Il Messaggero"

C'era da comprare il prestigioso Palazzo Borghese, che poi diventò alcova per la sua storia d'amore con Valeria Marini. E, a quanto pare, Vittorio Cecchi Gori non avrebbe pensato troppo al fatto che prelevare soldi dalla cassaforte di famiglia, la società Finmavi, per un acquisito del genere, lo avrebbe catapultato sul banco degli imputati. L'accusa di bancarotta patrimoniale gli è stata mossa dai pm Stefano Fava e Lina Cusano. E ieri è stata confermata in aula dal commercialista Davide Franco, amministratore giudiziario nominato dalla procura per gestire la Finmavi dopo il crac da 600 milioni di euro degli anni scorsi.

 

Il professionista ha ricostruito il flusso di denaro che Cecchi Gori spostò dai conti della cassaforte di famiglia verso altre banche. Insieme a Vittorio Cecchi Gori, per concorso nello stesso reato, è imputato anche Luigi Barone, in qualità di ex componente del cda, nonché amministratore di molte altre società gestite dallo stesso imprenditore. I due imputati, secondo i pm, avrebbero distratto o comunque dissipato i beni del patrimonio sociale della Finmavi. E 14 milioni di finanziamenti, tra il '97 e il 2000, sarebbero stati dirottati nelle casse della Vip Srl.

Ieri in aula le transazioni finanziarie sono state ricostruite nel dettaglio da Davide Franco. Oltre agli acquisti immobiliari, l'amministratore giudiziario ha riferito anche di una complessa operazione avvenuta nel 2001 tra la società madre, la Vip 1997, e la Fiorentina Calcio che, ha affermato, «vantava nei confronti della Finmavi, fallita nel 2005, un rilevantissimo credito di circa 70 miliardi di vecchie lire». In una girandola di prestiti incrociati, il denaro avrebbe preso le vie più disparate. E, a parte i sospetti sugli stipendi in nero ai calciatori, risultano anche versamenti a misteriose società di intermediazione con sede in Inghilterra e in Uruguay.


2 - DA "DAGOSPIA" DEL 13 SETTEMBRE 2010...
Viviana Musumeci per Dagospia -

 

La giustizia americana può essere, a volte, sorprendente. Uno fa causa al proprio datore di lavoro, ma il giudice piuttosto che dargli ragione, lo accusa di aver frodato a sua volta il suddetto per cui lo condanna al pagamento di 14 milioni di dollari, centesimo più centesimo meno.

Una brutta sorpresa che è piombata sulla testa di Gianni Nunnari, come una colata di cemento. L'ex (?) producer era stato condotto negli Stati Uniti anni fa dal suo datore di lavoro di allora, il produttore italiano Vittorio Cecchi Gori. E ora quest'ultimo finalmente potrà dimostrare che tutte le volte in cui ha detto che qualcuno aveva approfittato di lui, era vero.

 

E proprio Gori, non conoscendo la lingua inglese, si era affidato a Nunnari facendogli aprire una succursale della sua casa di produzione cinematografica negli Stati Uniti, la Cecchi Gori Pictures di cui Nunnari era amministratore delegato e presidente -, ma al contempo il manager era stato autorizzato dallo stesso Cecchi Gori a mantenere la propria società.

Come riportato di recente da 'The Hollywood Reporter', Nunnari, dopo qualche tempo venne accusato da Cecchi Gori di portare business alla propria società a scapito di quella per cui era pagato dal suo datore di lavoro. La lite è scoppiata definitivamente nel 2008 quando Nunnari ha citato in giudizio Cecchi Gori che a sua volta lo ha controcitato.

La controversia è stata discussa di recente davanti al giudice della corte suprema di Los Angeles Any Hogue. Ma le cose non sono andate come Nunnari aveva previsto. Il giudice infatti, avendo sentito i contendenti e avendo analizzato tutta la documentazione raccolta in questo lasso di tempo ha stabilito che l'ex manager ha carpito la fiducia del suo datore di lavoro frodandolo.

 

Hogue ha poi stabilito che Nunnari è riuscito a deprivare Cecchi Gori di 8.6 milioni di dollari grazie alla produzione del film "300"; di 3.26 milioni di dollari per la produzione del film "Silence" e di 1.35 milioni di dollari per il film con Robert De Niro "Everybody's fine". In più ha riconosciuto sempre a Cecchi Gori il 7% degli interessi per il danno subito. Totale: 14 milioni di dollari.

Entro il 15 settembre di quest'anno Nunnari ha la possibilità di fare ricorso in appello, ma l'amministratore delegato temporaneo della società americana di Gori Niels Juul ha già dichiarato all'Hollywood Reporter che finalmente potranno ricominciare a fare i produttori sul serio, dando così per implicito che la sentenza verrà accolta definitivamente.

http://vivianamusumeciblog.wordpress.com

24-12-2010]

 

 

 

FT; EX ANALISTA WALL STREET AMMETTE INSIDER TRADING...
(ANSA) - Un ex analista di Wall Street si é dichiarato colpevole di frode e ha iniziato a collaborare con le autorità nell'indagine per insider trading in corso. Karl Motey, numero uno della società di consulenza Coda Group, testimonierà - riporta il Financial Times - contro un ex dipendente di Primary Global Research e altri tre dipendenti di società tecnologiche arrestati la scorsa settimana.

Motey ha ammesso di aver fornito informazioni riservate su Marvell Technology Group e United Microelectriconics ad alcuni hedge fund. Le autorità americane sono impegnate in un'ampia indagine di insider trading, nell'ambito della quale un'altra persona si è già dichiarata colpevole: si tratta di Daniel DeVore, ex Dell, che ha ammesso di aver fornito informazioni riservate ad alcuni dei suoi clienti.24-12-2010]

 

3. BERNABE', VICINI A NORMALITA' FINANZIARIA. RAPPORTO DELOITTE ACQUISITO DA PROCURA DI MILANO...
(ANSA) - "Nel dicembre del 2007 sono stato chiamato alla guida di un gruppo che aveva oltre 36 miliardi di debiti finanziari al netto della liquidità. Stiamo avvicinandoci a un taglio del debito di 5 miliardi, la normalità finanziaria non sarà più lontana". Così l'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabé parla dei suoi anni trascorsi alla guida del gruppo, in vista della scadenza del suo mandato prevista ad aprile 2011.

 

In una lunga intervista al Corriere della Sera, Bernabé si sofferma anche sul caso Deloitte, ovvero sulla presentazione in cda del rapporto su una serie di criticità gestionali e la decisione dello stesso consiglio, prima ancora di averlo letto, di non proporre azioni di responsabilità contro le precedenti gestioni. Il tema, afferma, non era all'ordine del giorno del cda, ma si è deciso di non procedere "per porre fine a speculazioni giornalistiche che rappresentavano in modo distorto le finalità del rapporto Deloitte". Il testo, informa, è comunque stato acquisito lo scorso 20 dicembre dal procuratore della Repubblica aggiunto di Milano, Alfredo Robledo.

L'ad rivendica quindi l'importanza degli investimenti in Sud America, che "oggi va benissimo", dando a Telecom - tra Brasile e Argentina - "un terzo dei ricavi" complessivi, e non esclude nuovi tagli. Dopo aver ridotto gli organici di 9 mila addetti, spazio per tagliare ancora i costi ce n'é, "meno degli ultimi anni, ma c'é".24-12-2010]

 

 

DERIVATI: INDAGINE PM FIRENZE, SEQUESTRATI 22 MLN, 22 INDAGATI
IPOTESI TRUFFA, OPERAZIONE FIAMME GIALLE IN SEI BANCHE...
Radiocor - Su disposizione della Procura di Firenze, la Guardia di Finanza del capoluogo toscano ha eseguito questa mattina un sequestro preventivo di circa 22 milioni di euro nei confronti di una serie di istituti di credito italiani e stranieri. Il sequestro, ordinato nell'ambito di un'inchiesta su operazioni di finanza derivata per oltre 1,4 miliardi stipulati dal 1999 in poi dalla Regione Toscana e dai comuni di Firenze Campi Bisenzio, Tavarnelle e San Casciano Val di Pesa, riguarda sei banche: Deutsche Bank di Londra, Merryll Linch di Dublino, Ubs di Londra, Natixis Sa di Parigi, Dexia Crediop di Roma e Monte dei Paschi di Siena.

 

Il reato ipotizzato nei confronti degli istituti di credito, si legge in una nota delle Fiamme Gialle, e' la truffa aggravata. Le somme sono state poste sotto chiave in quanto gli inquirenti ritengono che siano un illecito profitto. Gli indagati, in tutto 22, sono funzionari e dipendenti degli istituti di credito e consulenti esterni. Il provvedimento di seques tro e' stato eseguito dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Firenze nell'ambito di una trentina di perquisizioni, alcune tutt'ora in corso.21-12-2010]

 

 

 

la rivincita di De Magistris - I magistrati che nel 2007 hanno scippato le indagini sui fascicoli Why not e Poseidone all’allora pm dovranno rendere conto delle loro azioni in un’aula di tribunale - dietro i provvedimenti anti-De Magistris dei vertici degli uffici giudiziari calabresi si celavano interessi privati e una serie di vincoli economici e familistici con i politici indagati...

Marco Lillo per Il Fatto

Ci sarà un processo pubblico finalmente. I magistrati che nel 2007 hanno scippato le indagini all'allora pm Luigi De Magistris dovranno rendere conto delle loro azioni in un'aula di tribunale. Il giudice di Salerno ha infatti rinviato a giudizio i vecchi capi di De Magistris che, usando i loro poteri di coordinamento, hanno avocato e revocato le deleghe sui fascicoli Why not e Poseidone all'attuale europarlamentare dell'Italia dei Valori.

Ci sono voluti quasi quattro anni, ma per quelle vicende che hanno diviso l'Italia, il 2 febbraio del 2011 finiranno alla sbarra l'ex procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi e altre sette persone rinviate a giudizio dal gup Vincenzo Pellegrino per quella sottrazione illegale di fascicoli. I Pm di Salerno hanno visto accolta la loro tesi: dietro i provvedimenti anti-De Magistris dei vertici degli uffici giudiziari calabresi si celavano interessi privati e una serie di vincoli economici e familistici con i politici indagati. Tra i reati contestati a vario titolo agli 8 imputati spiccano la corruzione in atti giudiziari, punita con la reclusione fino a otto anni, la corruzione e la falsità ideologica.

Una grande soddisfazione per Luigi De Magistris, che aveva avviato l'indagine salernitana con una denuncia e con un fiume di verbali. Ma anche una rivincita postuma per i pm di Salerno sospesi e trasferiti dal Consiglio Superiore della Magistratura proprio per questa inchiesta. A partire dalla pm Gabriella Nuzzi trasferita da ufficio e funzioni e costretta a fare il giudice a Latina. Anche l'altro sostituto, Dionigio Verasani, era stato trasferito d'ufficio e funzioni mentre il procuratore capo Luigi Apicella fu addirittura sospeso dalle funzioni e dallo stipendio.

La campagna di stampa contro i pm di Salerno fu durissima. Quando la Procura di Catanzaro risequestrò le sue carte appena sequestrate dai colleghi per impedire la loro inchiesta, tutti i giornali (con l'eccezione dell'Espresso) descrissero questo atto mai visto prima come ‘guerra tra Procure'. Anche il Csm approvò questo schema affibbiando pene severe a tutti e due gli uffici, ma punendo più severamente la Procura di Salerno.

Per i quattro magistrati catanzaresi indagati per favoreggiamento e omissione in atti d'ufficio per avere omesso di inviare a Salerno gli atti, è stata chiesta l'archiviazione delle accuse. Ma certamente il decreto del Gip Pellegrino, con il rinvio a giudizio di chi fermò le inchieste di De Magistris, è un punto a favore dell'ex pm.

I sostituti Maria Chiara Minerva, Rocco Alfano e Antonio Cantarella, coordinati dal nuovo capo dell'ufficio, Franco Roberti hanno confermato, nel suo nucleo almeno, le accuse contenute nel famigerato decreto di perquisizione firmato dai tre pm rimossi. Sono ora ben otto i magistrati di Salerno (sette pm e un gip) che, dopo avere speso anni a studiare le carte e le denunce dell'attuale europarlamentare, hanno ritenuto fondate le sue accuse agli ex colleghi.

 

Dietro lo stop alle inchieste che puntavano a far luce sullo sperpero dei fondi dell'emergenza ambientale calabrese e sul sistema clientelare delle assunzioni nelle società finanziate dalla Regione, c'erano gli interessi familiari e personali dei magistrati legati ai politici indagati.

 

Oltre al Procuratore Mariano Lombardi, alla sbarra sono finiti sua moglie, Maria Grazia Muzzi; il figlio di lei, l'avvocato Pierpaolo Greco; il procuratore aggiunto Salvatore Murone, trasferito a ottobre da Catanzaro a Roma dal Csm (provvedimento poi sospeso su richiesta del vicepresidente del Csm, l'Udc Michele Vietti); l'imprenditore della compagnia delle opere protagonista del sistema clientelare messo nel mirino da De Magistris e poi condannato nel processo Why Not a una pena lieve, Antonio Saladino; l'allora coordinatore di Forza Italia calabrese, Giancarlo Pittelli; l'allora sottosegretario Udc, Giuseppe Galati (entrambi ora parlamentari del Pdl); e poi Dolcino Favi, ex procuratore generale facente funzioni della Corte d'Appello di Catanzaro di recente andato in pensione.

 

Il Gip ha accolto l'impostazione dell'accusa che ha valorizzato in particolare i rapporti tra Pierpaolo Greco (figlio della moglie del procuratore capo Mariano Lombardi) e i politici indagati. Greco era socio con Pittelli in una società di servizi legali, finanziari e immobiliari, la Roma 9 Srl, che aveva comprato un immobile di prestigio a Catanzaro. Secondo l'accusa, Greco aveva versato meno dei soci e poi aveva ottenuto anche incarichi dal ministero delle Attività produttive grazie ai decreti firmati dall'allora sottosegretario Giuseppe Galati. Entrambi i parlamentari erano indagati da Luigi De Magistris.

18-12-2010]

 

 

CAUSE ARRETRATE: ECCO I RINFORZI PER SMALTIRLE...
Giovani praticanti, insieme a magistrati e avvocati dello Stato in pensione, affiancheranno i giudici civili per smaltire l'arretrato di 6 milioni di cause. Lo prevede il piano straordinario del governo predisposto dal guardasigilli Angelino Alfano. Il provvedimento era pronto per essere presentato al Consiglio dei ministri, poi la maretta politica ha messo un freno. I laureati in giurisprudenza potranno svolgere così la pratica di 2 anni per l'esame di avvocato anche nei tribunali come assistenti dei giudici.

I giovani potrebbero occuparsi delle ricerche giuridiche e aiutare i magistrati nella stesura dei provvedimenti sui processi pendenti. Per rinfoltire le insufficienti file dei magistrati sarebbero richiamati in servizio toghe sotto i 75 anni e avvocati dello Stato già in pensione. Alfano conta di ottenere sul suo piano anche l'appoggio delle opposizioni. La giustizia civile, si sa, infiamma gli animi meno di quella penale.
(Anna Maria Greco)17-12-2010

 

 

TRUFFA AI DANNI DEI NAUFRAGHI ALBANESI...
Sei mesi di reclusione e la restituzione di 300 mila euro: è la condanna inflitta agli avvocati Natasha Shehu e Cosimo Argentiero di Brindisi per essersi appropriati parte del risarcimento destinato ai familiari delle 108 vittime del naufragio del Venerdì santo del 1997. (F.M.)

17-12-2010

 

 

 

 

i CORTE CONTI INDAGA SU CONSULENTI MINISTRO BRAMBILLA...
(Adnkronos) - La sezione giurisdizionale per il Lazio della Corte dei Conti ha aperto un'istruttoria per verificare se alcuni consulenti assunti dal ministero del Turismo -si parla di dieci o quindici- con il compito di rafforzare e migliorare l'immagine dell'Italia hanno svolto regolarmente la loro attivita' o se invece avrebbero svolto attivita' di partito.

L'istruttoria aperta dalla Corte dei Conti da pochi giorni dovra' determinare se queste consulenze dissimulano un'attivita' di partito pagata con soldi pubblici. Ora Corte dei Conti scrivera' al ministero del Turismo per acquisire la documentazione: i provvedimenti di incarico, le relazioni conclusive che attestano espletamento dell'incarico. Per la Corte dei Conti, quindi, si trattera' di verificare che tipo di prestazione questi consulenti hanno concretamente effettuato.

 .7-12-2010]

 

CASO CECCHI GORI: GIUDICE FIGLIOLIA RINVIATA A GIUDIZIO PER CONCUSSIONE DA GUP PERUGIA...
(Adnkronos) - Il giudice romano Luisanna Figliolia e' stata rinviata a giudizio stamani dal gup di Perugia Massimo Ricciarelli con l'accusa di concussione nei confronti di Vittorio Cecchi Gori. La Figliolia era stata sospesa dall'esercizio della professione di magistrato per due mesi nell'anno 2008 dal gip perugino Claudia Matteini proprio nell'ambito delle indagini che la vedevano protagonista, passate da Roma a Perugia per competenza territoriale data l'implicazione di un magistrato romano.

In particolare, secondo il pubblico ministero Sergio Sottani, che ha ereditato e portato a termine le indagini dei colleghi romani Lina Cusano e Stefano Rocco Fava, il giudice Figliolia, in servizio presso il tribunale capitolino avrebbe costretto o comunque indotto Vittorio Cecchi Gori a fare moltissime elargizioni in suo favore quali una festa di compleanno in un noto albergo di Roma costata 2.056 euro, un soggiorno nella casa di Sabaudia del produttore cinematografico nell'estate del 2007, piu' soggiorni nell'appartamento di Londra, una collana del valore di 6.000 euro e una borsa del valore di 700 euro.

Per l'accusa, il giudice romano avrebbe anche indotto o costretto Vittorio Cecchi Gori a stipulare un contatto al marito commercialista che prevedeva un compenso di 100.000 euro al mese. Secondo l'accusa infine, il giudice romano in cambio di queste elargizioni avrebbe svolto una sorta di attivita' di consulenza giuridica nei confronti del produttore cinematografico toscano.09-12-2010]

 

 

 

 - chi e soprattutto perché UN EX FUNZIONARIO DEL SISDE voleva INCASTRARE il pm Henry John Woodcock? - Un paio di avvisi di garanzia sono stati già recapitati ai piani alti della Procura generale di Potenza - È DAL CASO DE MAGISTRIS CHE NON SI FERMANO GLI SCAZZI TRA MAGISTRATI - L’inchiesta che sta facendo tremare la Basilicata è incominciata silenziosamente: rintracciando il percorso d’un pacco postale

Antonio Massari per "il Fatto Quotidiano"

 

Ora il punto è capire chi - e soprattutto perché - voleva mettere all'angolo il pm Henry John Woodcock. L'arresto per semplice calunnia non deve ingannare: questa storia potrebbe rivelare scenari ben più foschi. Un paio di avvisi di garanzia - come vedremo - sono stati già recapitati ai piani alti della Procura generale di Potenza. L'inchiesta che sta facendo tremare la Basilicata è incominciata silenziosamente: rintracciando il percorso d'un pacco postale.

Gli investigatori hanno ricostruito la traiettoria di uno strano esposto, indirizzato alla Procura generale di Potenza e a qualche quotidiano, che mirava a delegittimare un pm scomodo e il suo più fidato investigatore. Nella busta c'era un'accusa pesante: il pm Henry John Woodcock, si leggeva nella lettera anonima, aveva favorito delle fughe di notizie. E per questa vicenda, con l'accusa di calunnia, ieri è stato arrestato un ex funzionario del Sisde, oggi impiegato del Tribunale di Melfi: Nicola Cervone.

 

Secondo l'accusa, quindi, sarebbe stato individuato l'autore. L'ex 007 sarà interrogato nei prossimi giorni. Ma quest'arresto sembra soltanto un tassello, senza dubbio quello fondamentale, di un'inchiesta che invece appare molto più ampia. E che vede coinvolti, per altri versi, due alti esponenti della Procura generale di Potenza: Gaetano Bonomi e Modestino Roca. Nei mesi scorsi hanno entrambi ricevuto un avviso di garanzia firmato dalla Procura di Catanzaro.

 

Ci provò un altro pm, Luigi De Magistris, a far luce sulle "toghe lucane" e sui loro rapporti con i cosiddetti "comitati d'affari". E questa nuova inchiesta potrebbe illuminare i rapporti di potere - tra politica, imprenditori e amministrazione della giustizia - in Basilicata: proprio a partire da quell'esposto anonimo che, secondo l'accusa, fu architettato dall'ex funzionario del Sisde, arrestato ieri a Melfi dalla squadra mobile di Potenza, guidata da Barbara Strappato.

L'ex funzionario Sisde è considerato dall'accusa - il fascicolo è affidato al procuratore aggiunto di Catanzaro Giuseppe Borrelli e alla sua sostituta Simona Rossi - uno degli autori dell'esposto che mirava a colpire Woodcock. Non fu Cervone, però, a spedirlo. Il pacco partì da un ufficio postale di Foggia, per mano d'un poliziotto del commissariato di Cerignola, Leonardo Campagna, anch'egli indagato. C'è però uno strano precedente, però, che vede Cervone protagonista di un'altra vicenda giudiziaria.

 

Siamo tra il 2005 e il 2006 e questa volta, dal calderone delle accuse, viene travolto un altro ex pm della Procura di Potenza: Vincenzo Montemurro, ora sostituto procuratore a Salerno, che per questa storia fu indagato e poi archiviato. All'epoca, Montemurro e Woodcock, erano i titolari delle principali inchieste sull'amministrazione regionale e sulla criminalità organizzata della Lucania.

Con indagini come "Iena 1" e "Iena 2" svelarono i rapporti sotterranei tra malaffare e politica. Tra i loro principali investigatori, l'ispettore della polizia di Stato, Pasquale Di Tolla. È lo stesso Di Tolla finito, come Woodcock, nell'esposto anonimo per il quale Cervone è stato arrestato. Woodcock, Montemurro e Di Tolla, insomma, con le loro indagini avevano scosso il quieto vivere della cosiddetta "Lucania Felix".

 

E proprio per le dichiarazioni di Cervone, Montemurro finì indagato a Catanzaro, per concorso in violazione del segreto di Stato, salvo poi essere archiviato. Anche in quel caso, però, tutto nacque con un esposto inviato in procura generale. E qui la storia si fa più interessante.

L'esposto inviato alla Procura generale, infatti, non riguardava Montemurro, ma i vertici del Sisde. A quei tempi, infatti, Cervone era stato appena estromesso dai servizi segreti per una vicenda che riguardava il boss della zona: Pasquale Cossidente, a capo della famiglia mafiosa de "I Basilischi", che era entrato in possesso di un cd-rom piuttosto delicato: conteneva parecchi segreti militari della Basilicata.

 

Fu proprio Cervone, lo 007 che lavorava a Potenza, a scoprirlo. E di quella vicenda parlarono con Montemurro, come persone informate sui fatti, Mario Obinu e Lorenzo Narracci, alti esponenti del Sisde. Per le modalità con cui aveva gestito la vicenda, però, Cervone fu estromesso dai servizi segreti e, quando l'esposto su Obinu e Narracci arriva negli uffici giudiziari di Potenza, la Procura generale il cui sostituto era Gaetano Bonomi - decide di convocarlo.

 

Dopo le dichiarazioni di Cervone alla procura generale, l'esposto finisce al procuratore della Repubblica, che apre un fascicolo d'indagine. Cervone rende altre dichiarazioni e Montemurro - all'epoca scomodo alla pari di Woodcock - finisce indagato a Catanzaro per concorso in violazione del segreto di Stato. Se si tratti di una semplice coincidenza, o invece d'un episodio della stessa strategia, non è dato saperlo, anche se il "precedente" ha attratto la curiosità degli inquirenti. Fatto Quotidiano

Anche perché, in questa vicenda, oltre Cervone, compare Bonomi: è lo stesso Bonomi che fu indagato per abuso d'ufficio dall'ex pm Luigi De Magistris, oggi europarlamentare Idv, nell'inchiesta "Toghe Lucane": per lui è stata da poco chiesta l'archiviazione. Nel frattempo, però, ha ricevuto un altro avviso di garanzia e ormai sono in tanti, tra Catanzaro e Potenza, a chiamare quest'inchiesta con un nome seriale: "Toghe lucane2".

 02-12-2010]

 

 

 

 

BONUS A CINZIA CRACCHI, AVVISO FINE INDAGINE A DELBONO E ALTRI TRE...
(Adnkronos) - La Procura di Bologna ha inviato l'avviso di fine indagine ai quattro indagati per il bonus riconosciuto nello stipendio a Cinzia Cracchi quando dalla Regione Emilia-Romagna venne spostata al Cup. Per questo filone della complessa inchiesta, ribattezzata "Cinzia-Gate', gli indagati sono l'ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, di cui la Cracchi era fidanzata, l'ex direttore del personale della Regione Gaudenzio Garavini, la funzionaria regionale Stefania Papili e il direttore di Cup2000 Mauro Moruzzi. Per tutti l'accusa e l'abuso d'ufficio tranne che per Delbono che risponde di concorso esterno nell'abuso.

 

Il provvedimento, firmato dalla pm Morena Plazzi, prelude solitamente alla richiesta di rinvio a giudizio. Questa e' la parte dell'inchiesta che riguarda lo stipendio attribuito a Cinzia Cracchi dopo la rottura con Delbono. La donna era nella segreteria di Delbono quando era vicepresidente della Regione Emilia-Romagna. Ma dopo la rottura del loro rapporto venne trasferita in comando al Cup, ma sempre a libro paga della Regione e mantenendo un'indennita' di 800 euro (1.161 euro lordi) che da 'emolumento unico' passo' a 'indennita' di produzione'.

Il prossimo 3 dicembre Delbono comparira' davanti al gup Bruno Perla per l'udienza preliminare che riguarda il primo filone dell'inchiesta che ha portato alle sue dimissioni da sindaco. E' accusato di aver utilizzato i soldi della Regione per pagare vacanze e spese personali e per l'allora fidanzata Cinzia Cracchi. 26-11-2010]

 

 

FISCO: INCHIESTA PROCURA FIRENZE, SEQUESTRATO 1 MLD A FARMACEUTICA MENARINI...
(Adnkronos) - La Procura di Firenze ha chiesto e ottenuto il sequestro di denaro e beni per 1 miliardo nell'ambito di un'inchiesta sulla casa farmaceutica Menarini avviata gia' dal 2009. Tra i reati ipotizzati ci sarebbero il riciclaggio, la truffa aggravata, l'associazione per delinquere e violazioni fiscali dal 2004 al 2009.

La cifra sarebbe quella che, secondo gli investigatori, sarebbe stata fatta rientrare in Italia con lo scudo fiscale, frutto di condotte illecite, secondo le ipotesi.

 

 25-11-2010]

. POI C'E' MENARINI CON LA SUA MAXI-EVASIONE. E I GIORNALI NON TROVANO LE NOTIZIE...
"La procura sequestra un miliardo alla Menarini. Accusa di riciclaggio: scudo fiscale per rimpatriare fondi illeciti". Trattandosi di sanità ed evasione fiscale, temi non adatti a un pubblico men che adulto, Repubblica spinge la notizia a pagina 35, in economia.
Il Corriere dedica un colonnone di ben 37 righe a pagina 24. Sommario fatto con il bilancino del farmacista: "Accusa e difesa. I pm: aumenti illeciti dai medicinali. La società: accuse prive di fondamento". Bisogna ammettere che "accuse prive di fondamento" è sempre una bella formula. Colonnino sopra l'estrazione del Lotto anche per la Stampa (p. 27, chi lo trova è bravo).

 26-11-2010]

 

 

 

dio esiste e ama dagospia! - La procura di Roma ha chiesto il processo per l’ex presidente della corte costituzionale Antonio Baldassarre (già multato dalla Consob per 400mila euro per la stessa vicenda) per il reato di aggiotaggio in relazione alla fallita scalata ad Alitalia - era il referente di una finta cordata che fece saltare la cessione ad Air France - l’ex presidente rai ci querelò per la valletta la storia della d’auria e fummo condannati a pagare la somma-monstre di centomila euro

Corriere.it

 

La procura di Roma ha chiesto il processo per l'ex presidente della corte costituzionale Antonio Baldassarre (già multato dalla Consob per 400mila euro per la stessa vicenda) per il reato di aggiotaggio in relazione alla fallita scalata ad Alitalia. La Procura di Roma ha chiesto il rinvio di Baldassarre, già presidente anche della Rai, nella sua veste di rappresentante di una cordata che aveva presentato una proposta di acquisto della compagnia di bandiera. Secondo la procura le sue dichiarazioni fecero di fatto saltare la vendita della compagnia di bandiera ad Air France che era stata la soluzione trovata dal governo di Romano Prodi.

LA VICENDA - Baldassarre presentò un'offerta di acquisto evidenziando la disponibilità di fondo di 500 milioni di euro. Gli inquirenti contestano al giurista di aver presentato in data 6 dicembre 2007 - è detto nel capo di imputazione - nell'ambito «della procedura finalizzata all'acquisizione della quota delle azioni Spa Alitalia detenute dal ministero dell'Economia un'offerta in competizione con le società Air France ed Airone, producendo a garanzia della serietà» della stessa offerta due documenti falsi: in particolare, una evidenzia fondi con logo Ubs, apparentemente emesso da Ubs a favore della società Loraerive, in data 23 ottobre 2007, contenente la indicazione della esistenza presso la suddetta banca svizzera di un fondo di 500 milioni di euro».

 

Non solo, la procura attribuisce all'imputato la presentazione di un secondo documento falso e cioè una «lettera datata 8 novembre 2007 indirizzata al professor Baldassarre e sottoscritta da tale Jurg Haller nella quale Ubs indicava come proprio cliente una società denominata Loraerive sl (facente parte della cordata Baldassarre) attestando l'esistenza di fondi a disposizione della suddetta e la disponibilità della Banca a fornire appoggio tecnico finanziario all'operazione di acquisizione delle azioni Alitalia«. Per gli inquirenti di piazzale Clodio - è detto nel capo d'accusa - si tratta di »documenti della cui falsità Baldassarre era al corrente per esserne stato informato da responsabili della banca Ubs nel mese di novembre 2007».

ARCHIVIAZIONE PER ELIA VALORI - Il procuratore aggiunto Nello Rossi e i pm Stefano Pesci, Maria Francesca Loy e Gustavo De Marinis hanno invece sollecitato l'archiviazione per Giancarlo Elia Valori e di altri indagati minori che seguirono la finanziaria Sviluppo Mediterraneo.

 

LA DIFESA DI BALDASSARRE - In una nota diffusa tramite Alessandro Siddi, suo difensore, l'ex presidente della Consulta replica alle accuse: «L'accusa fonda la sua iniziativa sul presupposto che, in occasione della presentazione dell'offerta di acquisto non vincolante della compagnia, sarebbero stati allegati documenti e dichiarazioni che, solo all'esito di complesse attività di indagine, sono risultati falsi.

Benchè abbia dimostrato con prove inoppugnabili - aggiunge - la correttezza del mio operato quale legale e mandatario degli operatori commerciali che ho assistito, inspiegabilmente la Procura di Roma, non solo mi individua come unico soggetto responsabile di un'asserita manovra di turbativa del mercato, ma ha addirittura ignorato che fui proprio io, in tempi non sospetti, non appena presa consapevolezza, pochi giorni dopo la presentazione dell'offerta non vincolante, della falsità dei documenti di cui si tratta, a denunziare la manovra all'autorità giudiziaria. La gravità dei fatti - conclude Baldassarre - colpisce non solo la mia persona, ma costituisce un pericoloso precedente che mina l'autonomia e la libertà professionale dell'avvocato per la quale cosa informerò anzitutto il Consiglio Nazionale Forense».

25-11-2010]

 

 

 

 . DAL CRACK LEHMAN AGLI AVVOCATI PARCELLE PER UN MILIARDO DI DOLLARI...
Da "Il Sole 24 Ore" - Gli avvocati e gli altri professionisti che stanno seguendo la bancarotta di Lehman Brothers  hanno raccolto complessivamente oltre un miliardo di dollari in commissioni dal settembre 2008, di cui 40,6 milioni solo nel mese di ottobre. Lo riporta il Wall Street Journal.

 [23-11-2010]

 

11. FIAMME GIALLE IN SOGEI...
Al ministero dell'Economia cominciano a preoccuparsi: è tutto regolare nelle procedure di appalto attraverso le quali Sogei ha affidato ad una società, la Edil Ars di Roma, lavori di manutenzione per 15 milioni di euro tra il 2002 e il 2006? La Procura sta cercando di chiarire l'affaire con un'indagine sulla società che gestisce l'anagrafe tributaria, controllata proprio dal ministero di Giulio Tremonti. La Guardia di finanza ha già fatto visita alle sede di Via Carucci facendosi consegnare alcuni documenti.

All'attenzione degli inquirenti una inchiesta interna del 2007 nella quale l'allora ad di Sogei Valerio Zappalà aveva documentato che il vecchio management, guidato da Aldo Ricci, aveva operato in molti casi in deroga (o in violazione) al codice dei contratti pubblici, favorendo la Edil Ars, di fatto fornitore esclusivo per la manutenzione degli immobili societari. Fatto curioso, Zappalà è stato poi sostituito da Tremonti che, ignorando i risultati dell'inchiesta interna, ha richiamato proprio Aldo Ricci a capo della Sogei. Morale: la Edil Ars ha potuto continuare a lavorare per Sogei. M. D. B.

22.11.10

 

 FINABO: CRACK FINANZIARIA, DUE ORDINI DI CUSTODIA CAUTELARE...
(Adnkronos) - Due ordini di custodia cautelare, uno dei quali gia' notificato, sono stati emessi nell'ambito dell'inchiesta riguardante il crack della finanziaria Finabo spa. Colpiti dal provvedimento sono il legale rappresentante Giuseppe Camarotto che e' stato gia' arrestato e il cogestore della societa' Franco Bonaccorso che invece e' latitante ed e' ricercato. Ad emetere i provvedimenti su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e' stato il gip Pina Guglielmi.

L'inchiesta della Procura riguarda il fallimento per oltre 100milioni di euro della Finabo con pregiudizio fino ad oggi di oltre 1.300 risparmiatori che si sono gia' insinuati nel fallimento della societa' che operava oltre che a Roma a Bergamo, Genova, Mantova, Treviso e anche nel Casertano attraverso la raccolta porta a porta di risparmi..16-11-2010]

 

 

BPI: APPELLO MILANO CONFERMA CONDANNA A 3 ANNI E 6 MESI PER FIORANI
(Adnkronos) - La seconda Corte d'Appello di Milano ha confermato la condanna inflitta il 6 ottobre del 2009 dal Tribunale di Lodi a Giampiero Fiorani a tre anni e sei mesi di reclusione. L'ex ad dell'istituto di credito, in questo procedimento, e' stato riconosciuto colpevole di falso in bilancio..16-11-2010]

 

 

 

C’ERANO UNA VOLTA LE TOGHE ROSSE - DAL BLOG DI CARLO VULPIO LO SFOGO DI CLEMENTINA FORLEO A DE MAGISTRIS: “A VOLERE LA MIA MORTE CIVILE E IL MIO ISOLAMENTO SONO SQUALLIDI PERSONAGGI POLITICI CHE SI OPPONGONO AL CAIMANO SOLO PER BRAMA DI POTERE” - “CARO LUIGI NON È SOLO UN PROBLEMA ‘TUO’ QUELLO DI DIFENDERSI A VITA PER ESSERE STATI ‘SCOMODI’. CON L’AMARA DIFFERENZA CHE NEL MIO CASO VENGONO PROPRIO DA PERSONE CON CUI HAI PRESO AD ACCOMPAGNARTI E DA AMBIENTI CHE HAI PRESO A REPUTARE AMICI

Dal blog di Carlo Vulpio (carlovulpio.wordpress.com)

 

Lettera aperta di Clementina Forleo, gip di Cremona, all'ex pm di Catanzaro ora eurodeputato IdV rinviato a giudizio per omissione di atti d'ufficio (non aver indagato su altri magistrati di Lecce e di Potenza denunciati da una vittima dell'usura)

Pubblico questa lettera aperta di Clementina Forleo, apparsa anche sul blog del destinatario della medesima, seminascosta tra una decina di commenti, perché aiuta tutti, ma proprio tutti, a capire molte, ma molte cose.

A parte il "Caro Luigi", sono naturalmente d'accordo sull'intero contenuto della lettera della dottoressa Forleo.

 

LETTERA

Caro Luigi,
non scendo nel merito della vicenda processuale che ti riguarda.

Mi auguro che tu possa uscirne indenne e sono d'accordo con te - a prescindere da tale accadimento - nel concludere che quando si pestano, per amore del proprio dovere, troppi calli ci si espone a ritorsioni di ogni tipo.
Ti chiedo:

 

1) quanto vale per te, non credi debba valere per tutti? O la tesi, giusta o errata che sia, del complotto o della mera individuale ritorsione di qualche magistrato "poco serio" vale solo per alcuni?

2) sono solo i magistrati massoni o ufficialmente (ossia per la cronaca) "incriccati" ad essere i nemici delle persone perbene?

Come ben sai, dopo averti disinteressatamente difeso ad Annozero - ma in realtà dopo aver pestato i calli di signorotti che ben conosci - non solo sono stata esiliata in quel di Cremona (bella cittadina, per carità) e privata di ogni forma di protezione personale nonostante numerosissime minacce seguite puntualmente da episodi inquietanti, ma sono anch'io stata oggetto di procedimenti disciplinari e penali (che mai mi avevano sfiorato nella mia vita e nella mia carriera, sempre definita da "ottimo magistrato"), nei quali mi sono difesa e mi sto difendendo con non pochi disagi anche economici per me e per la mia famiglia.

 

Nel mio caso la massoneria purtroppo, se c'entra, c'entra poco o quantomeno c'entra in parte (diciamo anche a metà).

A volere la mia morte civile e il mio isolamento - come del resto quelli di Carlo Vulpio (che continuo a difendere disinteressatamente, sperando di non venire anche in tal caso delusa) - non sono state o non sono solo state - le cricche e cricchette cui ti riferisci.

Sai bene chi mi ha voluto infliggere il colpo mortale: squallidi personaggi politici che si oppongono al Caimano solo per brama di potere, ma che per la loro ipocrisia mi fanno ancora più paura; insigni magistrati di correnti di "sinistra" che non sono diversi - lo sai bene - da quelli di "destra", con la differenza che non si vergognano a sventolare la Costituzione che calpestano ogni giorno quando tocca inaugurare l'anno giudiziario, con farse che dovrebbero riguardare altre categorie.

Basti pensare al dottor Bruti Liberati, ad esempio, leader della corrente Magistratura Democratica (si chiama ancora così?). Quello stesso Bruti Liberati nominato Procuratore di Milano con voti bipartisan, come "profetizzato" dalla signora Tinelli (Pd) in una nota telefonata, che è sempre lo stesso Bruti Liberati per il quale giorni fa in Questura non è successo nulla, e che dovrà prima o poi anche spiegare ufficialmente, qualunque sia la mia sorte:

a) da chi ricevette nel marzo 2008 le carte che arrivarono dal Parlamento relative al senatore Latorre;

 

b) perchè non me le si trasmise nell'immediatezza;

c) perchè le rispolverò, unitamente agli altri membri del pool proprio il 29.7.2008, trasmettendole al mio ufficio per decidere "con urgenza" quando casualmente ero assente per pochi giorni e - guarda caso - il giorno prima che venisse depositato il parere sulla mia professionalità, in cui un altro magistrato della stessa corrente (dopo essere stato peraltro pescato con le mani nella marmellata nell'interferire con le mie funzioni) dava atto del mio "deficit di equilibrio", venendo subito promosso a Presidente di Sezione.

Seguivano, inutile dirlo, promozioni di tutti i protagonisti della rocambolesca vicenda, con la quale, effettivamente, ero e sono - per la mia serietà e il mio rigore - "incompatibile".
Come vedi, dunque, non è solo un problema "tuo" quello di difendersi a vita per essere stati "scomodi".

Con l'amara differenza che nel mio caso, come nel caso di Carlo Vulpio, gli attacchi di cui parli - come i vergognosi e omertosi silenzi sugli stessi - vengono proprio da persone con cui hai preso ad accompagnarti e da ambienti che hai preso a reputare "amici".
Clementina

 16-11-2010]

 

 

QUATTRO ARRESTI PER IL CRAC DELLA FIDUCIARIA BKN...
Da "la Repubblica" - Carcere per Bernardo Draghetti e Vittorio Salvini. E domiciliari per Guido e Marco Salvini. Le misure sono state emesse dal Tribunale di Milano in relazione al fallimento della fiduciaria Bkn, di cui Draghetti è stato prima ispettore e poi commissario, mentre Guido Salvini era l´amministratore. I figli, Marco e Vittorio, erano in relazione d´affari con Bkn, attraverso la svizzera Pentagram. L´accusa, oltre alla bancarotta e alla corruzione, è di aver distratto 30 milioni di euro appartenenti ai clienti di Bkn.

11.11.10

 

 

LA NUOVA 231 SUL TAVOLO DEL RE DEL BUNGA BUNGA - DOPO GLI ACCORDI BIPARTISAN (CON BASSANINI ED ENRICO LETTA), L’UFFICIO AFFARI GIURIDICI DI ANGELINO JOLIE ALFANO (GUIDATO DA LADY VESPA) HA INVIATO A PALAZZO CHIGI IL TESTO CHE REVISIONA LE NORME CHE AMMANETTANO LE AZIENDE PER I REATI COMMESSI DAI VERTICI – BANCHE E INDUSTRIALI D’ACCORDO, ORA LA PALLA PASSA A GIANNI LETTA, IN ATTESA DI CAPIRE CHE FARÀ L’ANM…

Roberto Sommella per "Milano Finanza"

La riforma della legge 231 è sbarcata a Palazzo Chigi. E ora il ministero della Giustizia aspetta che gli uffici giuridici alle dipendenze del sottosegretario alla presidenza Gianni Letta chiudano il cerchio per portare a compimento una revisione sempre più richiesta da banche e aziende.

La notizia, che MF-Milano Finanza ha assunto da fonti qualificate, rappresenta quindi un piccolo ma importante passo avanti sulla strada della completa riforma delle norme sulla responsabilità penale delle aziende, soprattutto dopo l'avvio dell'inchiesta su Fastweb-Telecom Italia Sparkle della primavera scorsa (le aziende sono state costrette a versare al fisco una fidejussione da mezzo miliardo di euro per evitare il commissariamento) e la batosta che ha colpito martedì scorso il Banco Popolare, cui il gup di Milano ha confiscato 64 milioni per gli illeciti compiuti dai vertici di Italease.

 

Ora queste e molte altre aziende - alla riforma è fortemente interessata anche l'Abi che sta seguendo da vicino l'evolversi della situazione - potranno cominciare a tirare un sospiro di sollievo se è vero che, come risulta a MF-Milano Finanza, il guardasigilli Angelino Alfano ha ribadito ai più stretti collaboratori di voler andare avanti sulla strada della nuova legge 231.

 

Proprio per questo, dopo un lavoro effettuato di concerto con i tecnici dell'Arel, il think-tank di Franco Bassanini ed Enrico Letta, esponenti di peso del Pd, l'ufficio Affari Giuridici di via Arenula guidato da Augusta Iannini ha inviato circa un mese fa al suo corrispondente di Palazzo Chigi una bozza del testo del disegno di legge. Ma fino a oggi, forse anche per colpa delle turbolenze politiche, non ha ricevuto una risposta dal palazzo dell'esecutivo.

 

Il testo spedito da via Arenula agli Affari Giuridici della presidenza del Consiglio ricalca quanto già anticipato da MF-Milano Finanza il 3 e 4 novembre: si va dall'ormai famosa inversione dell'onere della prova per le aziende i cui vertici sono stati coinvolti in una serie di reati finanziari e non, alla costituzione di un nuovo modello di certificazione di controlli interni fino alla revisione di alcune misure interdittive nei confronti delle società.

 

In pratica proprio quei provvedimenti che il mondo imprenditoriale, e da ieri (dopo la mazzata sul Banco Popolare) anche quello bancario, auspicano da tempo. Su tutto ciò, considerato che esiste un nulla osta anche del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, resta l'incognita di quale atteggiamento terranno gli organi di rappresentanza dei magistrati, a cominciare dall'Anm: soffieranno nelle vele della riforma oppure no? Dai prossimi step della nuova 231 in Consiglio dei ministri si capirà il giudizio della magistratura.

05-11-2010]

 

 

7. AGENZIA DELLE ENTRATE - UN MILIARDO PER FIORANI & C...
Il Banco Popolare salterà per i suoi contenziosi con l'Agenzia delle Entrare? La domanda sorge spontanea dopo aver letto l'elenco dei contenziosi che l'istituto guidato da Pierfrancesco Saviotti ha con l'agenzia diretta da Attilio Befera, per un controvalore complessivo che sfiora il miliardo di euro. Certo, ci sono ricorsi e contenziosi aperti, ma se anche l'amministrazione tributaria avesse torto in metà dei casi, la banca dovrebbe comunque sborsare 350 milioni di euro. L'elenco è pubblicato sull'ultima semestrale del Banco Popolare (quarto istituto di credito italiano) ma finora è passato inosservato.

Le pendenze dell'istituto (nel quale sono confluite le ex popolari di Verona, Novara e Lodi e diverse altre piccole realtà) sono riconducibili a tre filoni. Il più grosso è quello che proviene dalla controllata Banca Italease, alla quale vengono contestati 340 milioni di Iva indetraibile.

Un secondo filone riguarda i contenziosi accumulati dall'ex Bpi di Giampiero Fiorani: 35 milioni di euro di imposta di registro contestate alla capogruppo Bpi, 40 milioni alla Bipielle real estate, 1 milione alla Popolare di Cremona e 300 mila euro alla popolare di Cremona. All'ex Banco popolare di Verona, intorno al quale è stato costruito l'istituto, vengono contestati "solo" 22 milioni di euro di Irap. E alla ex popolare di Novara "appena" 21 milioni di euro a vario titolo. L. F.



 

 [29-10-2010]

 

 

 LA PROCURA DI GENOVA INDAGA SU BANCA CARIGE. IPOTESI: FRODE FISCALE...
Dal "Corriere della Sera" - La Procura di Genova sta lavorando sottotraccia mentre da qualche settimana è in corso un'ispezione dell'Agenzia delle Entrate presso Banca Carige. La Procura ha disposto l'acquisizione di atti relativi a un fascicolo di indagine aperto con l'ipotesi di reato di frode fiscale. L'acquisizione di documenti ha impegnato alcuni giorni, ci vorrà tempo per conoscere gli sviluppi dell'esame della considerevole mole di carta richiesta dal sostituto procuratore genovese.

Sotto la lente è ancora una volta il rapporto tra Banca Carige e Carige Assicurazioni, Carige Vita, il ramo assicurativo già messo sotto accusa da Bankitalia nel 2007 sulla scorta di valutazioni dell'Isvap, l'organo di vigilanza delle assicurazioni. In particolare hanno risvegliato l'interesse degli investigatori i prestiti concessi alla società assicuratrice - ma anche ad altre società - messi in relazione alle garanzie fornite e ai successivi movimenti finanziari di Carige (acquisizione di pacchetti azionari e aumenti di capitale).

Operazioni finanziarie all'attenzione del magistrato - dunque - ma l'indagine comprende anche quelle immobiliari, soprattutto nei casi in cui Carige sembra aver riacquistato a prezzi elevati immobili, venduti da poco a cifre molto inferiori e per i quali aveva concesso mutui. Carige aveva già risposto, in passato, a osservazioni di Bankitalia e Isvap, ma questa volta a cercare spiegazioni è la Procura. Gli investigatori sembrano essere interessati al percorso del denaro "vero", quello dei prestiti all'origine delle operazioni esaminate, piuttosto che la finanza più o meno creativa. L'arrosto - se c'è - e non il fumo.

23.10.10

 

RIMINI: TRIBUNALE DICHIARA NULLITA' DERIVATI STIPULATI DA COMUNE CON UNICREDIT...
(Adnkronos) - La sentenza n. 1523/2010, emessa il 12 ottobre scorso dal Tribunale di Rimini all'esito della causa avviata nel novembre del 2008 dal Comune di Rimini contro Unicredit Spa ed Unicredit Corporate Banking Spa ed avente ad oggetto i contratti derivati stipulati dal Comune, ha accolto le domande avanzate dall'Ente, dichiarando la nullita' dei contratti. Il provvedimento giudiziario, emesso dal Tribunale in composizione collegiale (presidente del Collegio Carla Fazzini, giudice relatore della causa Francesco Cortesi e giudice Andrea Lama), rappresenta, fa notare il Comune "avuto riguardo alla giurisprudenza sinora edita, il primo precedente giudiziario favorevole ad un ente locale in tale tipologia di contenzioso".

23.10.10

 

 

L’IRRESISTIBILE VOLO DI MASSIMO FERRERO, NOMIGNOLATO ’VIPERETTA’, è GIà FINITO? - IL BALDO PRODUTTORE ROMANO DI FICTION E FILM, E SALE CINEMATOGRAFICHE, MA ANCHE PADRONE DELLA COMPAGNIA AEREA LIVINGSTON (EX LAUDA AIR ITALIA, GIÀ CONTROLLATA DALLA FALLIMENTARE ’I VIAGGI DEL VENTAGLIO’) È ’’A RISCHIO CRAC’’: DA INIZIO MESE HA INTERROTTO I VOLI E I 498 DIPENDENTI ENTRANO IN CASSA INTEGRAZIONE  

1 - LA COMPAGNIA AEREA LIVINGSTON (EX LAUDA AIR ITALIA, GIA' CONTROLLATA DA I VIAGGI DEL VENTAGLIO) E' ''A RISCHIO CRAC''...
(ANSA) - Da inizio mese ha interrotto i voli e i 498 dipendenti entrano in cassa integrazione. I lavoratori hanno manifestato a Malpensa, base operativa del gruppo, e sono stati ricevuti dai rappresentanti degli enti locali varesini. Da inizio mese i voli Livingston sono fermi, con quasi tutti i velivoli ritirati dalle societa' di leasing. L'Enac intende ritirare la licenza alla compagnia per mancanza di continuita' aziendale.

 

2 - INTERVISTA DA NON PERDERE A MASSIMO FERRERO...

http://www.guidaviaggi.tv/video_detail.lasso?id=98

 

3 - IL CRACK DEL VENTAGLIO ABBATTE ANCHE LIVINGSTON...
Da "Libero"

Continua l'effetto domino del fallimento dei "Viaggi del Ventaglio". Oltre ai problemi economici inflitti ai soci e ai semplici clienti (che hanno anche convinto il Codacons a citare in causa la compagnia), il crack del Ventaglio rischia di mettere in ginocchio anche la compagnia aerea Livingston che, complice il crollo delle tratte, dovrà ridurre il suo organico di 500 lavoratori. La decisione, data ai lavoratori nella serata di venerdì 8 ottobre.

La crisi della Livingston parte da lontano, ossia dal 2005, anno in cui il Ventaglio decise di vendere la sua compagnia aerea per far fronte ai debiti.
Tuttavia il fallimento dei Viaggi del Ventaglio ha provocato per la Livingston una perdita consistente di voli e di tratte.

Così negli ultimi mesi le difficoltà finanziarie hanno portato progressivamente la flotta ad assottigliarsi. Due settimane fa, poi, il colpo di grazia, con la possibilità di una linea di credito che si è sciolta come neve al sole.

Per quanto la compagnia aerea abbia assicurato che i voli "saranno garantiti da un'altra compagnia", le maggiori preoccupazioni sono per i dipendenti, quasi tutti di base a Malpensa e Cardano al Campo. Già martedì per loro dovrebbe essere aperta la procedura di cassa integrazione straordinaria.

Interviene Romani - Per studiare eventuali contromosse, le parti sono state convocate a Roma lunedì 11 ottobre dal neo ministro allo sviluppo economico Paolo Romani.
Particolarmente interessata alla questione anche la Lega Nord.

"Seguiamo da vicino e da tempo con preoccupazione le vicende legate alla compagnia aerea Livingston, in grave difficoltà economico-finanziaria a seguito della crisi del tour operator il Ventaglio - ha affermato il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Marco Reguzzoni -. Abbiamo chiesto e ottenuto che lunedì venisse aperto un tavolo presso il nuovo ministro dello Sviluppo economico affinchè si possano in tempi rapidissimi esplorare le possibilità per salvaguardare l'azienda e l'occupazione.

La Livingston rappresenta un patrimonio importante sia in termini di occupazione, sia perchè è una grande compagnia charter con base a Malpensa. Sono certo che il governo metterà in campo tutte le risorse e tutti gli strumenti possibili per evitare la dispersione di questo patrimonio".

3- VOLO INTERROTTO
Franco Bechis per "Libero" - 5 agosto 2010

 

"Viperetta" rischia di lasciare così un altro fianco scoperto del gruppo, dopo qualche guaio capitato negli ultimi mesi alla sua compagnia aerea, la Livingston, specializzata in voli charter (ha anche acquisito alcune rotte della Lauda Air). Il trasporto aereo non brilla di questi tempi, e la Livingston ha chiuso il bilancio al 31 ottobre 2009 con una perdita di 6,2 milioni di euro.

A metà giugno però uno dei creditori, la Sea che gestisce gli aeroporti milanesi, ha deciso di passare alle maniere forti dopo che un debito da 8 milioni di euro più volte rischedulato non aveva visto nemmeno una rata pagata. Azioni risarcitorie a parte da quel giorno Livingston deve pagare prima di alzarsi in volo il dovuto a Sea anticipatamente e per contanti. [15-10-2010]

 

 

AMIANTO IN PROCURA...
Antonio B., classe 1942, era un lavoratore della Pirelli Pneumatici e il 18 aprile 2009 è stato ucciso da un mesotelioma. Il magazziniere per anni aveva respirato amianto nello stabilimento di viale Sarca a Milano. La sua morte ha permesso alla Procura di Milano di chiedere il rinvio a giudizio di 11 consiglieri della società in carica dal dicembre 1979 al gennaio 1989. Storie vecchie? Solo in apparenza.

Il pm Giulio Benedetti contesta agli ex membri del cda la morte di 21 persone e la malattia di altre 20. Morti bianche e lesioni personali gravi perché nulla fecero, secondo l'accusa, per garantire la sicurezza. Lo scorso agosto il pm aveva delegato l'Asl a indagare sulle possibili cause, ma nessuna risposta è arrivata. Il primo denunciante E. M., morto nel marzo del 2002, aveva presentato la querela nel 2001. Dopo anni, se ne riparla finalmente. G. T.

 15-10-2010]

 

 

INCHIESTA VENDITA WIND VERSO ARCHIVIAZIONE...
(Adnkronos) - L'inchiesta della Procura di Roma sulla cessione avvenuta nel 2005 di Wind da parte dell'Enel all'imprenditore egiziano Naguib Sawiris e' destinata a finire in archivio. La richiesta sara' fatta al gip dai pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli essendo ormai cessato il termine di 18 mesi che la legge prevede perche' attraverso rogatorie internazionali fatte tra gli altri negli Stati Uniti, Singapore e Hong Kong si ottengano documenti necessari alla prosecuzione dell'inchiesta.

L'inchiesta cominciata nel 2007 ha visto tra gli indagati per corruzione l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti, quello di Wind Luigi Gubitosi e lo stesso imprenditore egiziano. Insieme con loro erano state iscritte altre 8 persone.

20.10.10

 

MEMBRI DEL CSM A SPASSO...
Nonostante i 1.175 posti da magistrati vacanti in tutta Italia, i 16 ex membri togati del Consiglio superiore della magistratura, il cui mandato è terminato nel luglio scorso, sono a spasso pur continuando a incassare lo stipendio. Ne dà notizia Panorama in edicola domani 8 ottobre.

Secondo quanto risulta al settimanale, solo un paio degli ex consiglieri ha chiesto di rientrare subito nei ranghi, mentre gli altri aspettano senza fretta che sia la terza commissione del Csm a ricollocarli. Mentre nei palazzi di giustizia si chiedono con urgenza i rinforzi. Basti dire che in Cassazione mancano 66 consiglieri su 303, o che a Catania sono vacanti 12 posti da giudice su 35.

 

 

[07-10-2010

 

 

CINQUE TERRE, UN CASINO - BRUNETTA SVICOLA L’INTERROGATORIO: MAGARI ASPETTA DI ottenere il trasferimento dell’inchiesta aLla procura di Torino? - In moltissimi colloqui intercettati emerge infatti la figura del procuratore della Repubblica della Spezia addirittura come "ispiratore" delle lettere del Corvo che accusava la polizia giudiziaria, vergate da Bonanini & C

Marco Menduni per Il Secolo XIX

 

Sabato 25 alle dieci del mattino, quarantott'ore prima che scattasse il blitz-terremoto nelle Cinque Terre, il ministro Renato Brunetta era stato convocato come teste, come persona informata sui fatti, dalla procura. Ma all'ultimo momento il ministro ha dato forfait. Improvvisi impegni istituzionali, ha comunicato il ministro della Funzione Pubblica. Così l'interrogatorio sul rustico acquistato nelle Cinque Terre per quarantamila euro è saltato.

Per ora è soltanto rimandato, in attesa di concordare una nuova data. Se Brunetta continuasse a non presentarsi davanti ai pm, si realizzerebbe una replica di quanto avvenuto con Claudio Scajola nella vicenda della casa romana con vista sul Colosseo. La procura potrebbe chiedere l'accompagnamento coatto, con i carabinieri, ma dovrebbe prima richiedere l'autorizzazione alla Camera dei Deputati.

Iniziativa che fino a oggi non ha preso la procura di Perugia per Scajola e che non intendono percorrere i pm spezzini, che ancora non disperano di poter ascoltare la versione di Brunetta sul rustico acquistato nelle Cinque Terre. Anche perché il ministro ha assicurato: «Ho davvero avuto un impegno improvviso nella Capitale, ma verrò sicuramente a farmi interrogare, è mia intenzione chiarire tutto e non ho nulla da temere».

Ricordiamo: l'abuso edilizio contestato dalla procura è avvenuto quando il ministro aveva già firmato il compromesso, ma i lavori erano stati ordinati dal precedente proprietario, Stefano Pecunia: ed è quest'ultimo che risulta indagato. La ristrutturazione però, sia secondo la versione del ministro, sia nelle parole di chi la sta realizzando, il costruttore Daniele Carpanese, sono stati pagati dallo stesso Brunetta.

 

Una successione di eventi che il pm Luca Monteverde vuole chiarire. Non fosse altro perché da quel fascicolo per violazioni edilizie e falso ne è nato un altro, ben più corposo, su tutta l'attività amministrativa alle Cinque Terre. Proprio quello che ha trascinato in cella anche il presidente del Parco Franco Bonanini. Grande amico di Brunetta fin dai tempi in cui entrambi militavano nel Psi.

Ma saranno i magistrati spezzini ad ascoltare Brunetta? Il dubbio è affiorato nelle ultime ore, dopo la lettura dell'ordinanza di custodia cautelare e delle intercettazioni. Un'eventualità sulla quale alcuni difensori sono disposti a premere sul pedale dell'acceleratore per ottenere il trasferimento dell'inchiesta a un'altra sede: la procura di Torino.

In moltissimi colloqui intercettati emerge infatti la figura del procuratore della Repubblica della Spezia addirittura come "ispiratore" delle lettere del Corvo che accusava la polizia giudiziaria, vergate da Bonanini & C.

Il nome di Scirocco (sempre nominato, ma mai intercettato) appare nell'ordinanza ben 37 volte. La legge prevede che se nel corso di un'indagine emerge il coinvolgimento di un magistrato, il procedimento dev'essere automaticamente spostato altrove. Per quanto riguarda il distretto giudiziario della Liguria, a Torino. Erano solo millanterie, quelle conversazioni? Su questo interrogativo si giocherà tutta la partita.

 

Scirocco non ha firmato le ordinanze di custodia cautelare, ma solo per "opportunità", considerata la sua amicizia con Bonanini. Ha annunciato nei giorni scorsi la sua scelta: andare in pensione. Ma solo perché, ha spiegato, può approfittare di una "finestra" favorevole per la sua retribuzione futura. Al Secolo XIX risulta che siano in corso anche indagini sulla segreteria del procuratore capo per alcune fughe di notizie.

Quali sono le intercettazioni più clamorose? Bonanini parla dell'arresto di Salvatore Iodice, direttore del carcere di Massa, in passato direttore del penitenziario spezzino: «Sai che hanno arrestato li, il direttore del carcere, quello che era Iodice, che è stato trent'anni a Spezia no... e tra l'altro li, secondo me c'era in mezzo anche Scirocco».

Quando Bonanini realizza dell'indagine su di lui, gli inquirenti appuntano: «Dice di aver scritto una lettera a Scirocco di tre pagine... dove descrive tutto dai fatti di Brunetta ad oggi.. una lettera amichevole a Scirocco».

Ancora Bonanini quando si inizia a parlare del rustico di Brunetta: «Bonanini dice che loro volevano fare lo scoop su Brunetta... esposto minoranza è stato archiviato perchè ce l'ha Scirocco». Quando alcuni oppositori iniziano a puntare il dito contro di lui, Bonanini inizia a far partire alcune denunce senza firma.

 

Spiegano gli inquirenti: «Bonanini dice che, su consiglio di Scirocco, ha inviato degli esposti anonimi contro il bar» del suo contestatore. Quando poi iniziano a partire le lettere del Corvo, sempre Bonanini assicura a un avvocato: «Il messaggio di Scirocco è stato quello: "fai degli esposti anonimi e mettiti i guanti di lattice"... ecco, allora questo è quello che parte oggi».

Bonanini sembra conoscere anche un'altra notizia: che la segreteria del procuratore capo era comunque sotto la vigilanza degli altri pm, titolari dell'inchiesta: «Dice che i Sostituti Procuratori hanno messo le micro spie nell'ufficio di Scirocco».

Al procuratore capo gli esposti contro la polizia giudiziaria venivano però consegnati brevi manu: «Lo porto a Scirocco, è solo un foglio... sono andato lì ho consegnato... ho detto guardi... proprio la delicatezza insomma».

Esposto che, sempre secondo Bonanini, lo stesso Scirocco avrebbe consigliato di diffondere: «Oggi ti dico dovrebbe iniziare questa cosa qui... perchè Scirocco: "fai cosi, hai capito, perchè è l'unica maniera per... mandalo a tutti, hai capito"». Sono solo parole in libertà? I pm ne sono convinti. Ma Bonanini confermerà durante gli interrogatori queste circostanze? 01-10-2010]

 

 

SMENTITA "ESPRESSO" - il procuratore di Palermo: "Il nome del presidente del senato Renato Schifani non è iscritto nel registro degli indagati" - il presidente del Senato precisa che si tratta "di accuse ripetute, infami e false, destituite di qualsiasi fondamento" -La direzione de "L’espresso"conferma l’esistenza di una inchiesta

RENATO SCHIFANI

IL PROCURATORE PALERMO, SCHIFANI NON E' INDAGATO...
(ANSA) -
"Il nome del presidente del senato Renato Schifani non è iscritto nel registro degli indagati di questa procura". Lo ha detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, smentendo che Schifani sia indagato dalla Dda di Palermo per concorso in associazione mafiosa, come anticipato oggi dal settimanale "L'Espresso".

 

SCHIFANI, ACCUSE INFAMI E FALSE...
(ANSA) -
In relazione alle notizie riportate oggi dalle agenzie di stampa relative ad un articolo dell'Espresso, il presidente del Senato, Renato Schifani, precisa che si tratta "di accuse ripetute, infami e false, destituite di qualsiasi fondamento".

Nella nota il presidente del Senato afferma la sua "totale estraneità ai fatti riportati da certa stampa". "Prendo atto della smentita da parte del Procuratore della Repubblica di Palermo. Ritengo comunque doveroso affermare con forza - prosegue la nota - che sono un cittadino e un politico onesto che ha sempre combattuto la mafia con fatti e atti legislativi concreti, che hanno consentito allo Stato importanti successi nella lotta alla criminalità organizzata. Considero e ho sempre considerato la trasparenza, la correttezza umana, deontologica e professionale i principi irrinunciabili della mia esistenza".

 

 

LA CONTRO-SMENTITA

La direzione de "L'espresso" in merito all'indagine sul presidente del Senato, Renato Schifani, conferma l'esistenza di una inchiesta iscritta quest'anno nel registro generale notizie di reato della Procura della Repubblica di Palermo. 30-09-2010]

 

 

 ARRESTATI SINDACO RIOMAGGIORE E PRESIDENTE 5 TERRE...
(ANSA) -
Il sindaco di Riomaggiore Gianluca Pasini e il presidente del Parco delle Cinque Terre Franco Bonanini, sono stati arrestati nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla squadra mobile di La Spezia e coordinata dalla procura spezzina per una serie di reati contro la pubblica amministrazione.

Secondo quanto si apprende, le accuse vanno dall' associazione a delinquere alla truffa ai danni dello Stato, dal falso all'abuso d'ufficio. Oltre al primo cittadino di Riomaggiore Gianluca Pasini e Franco Bonanini, presidente del Parco - dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco - sono stati arrestati anche il comandante della polizia locale di Riomaggiore, il capo dell'ufficio tecnico. Complessivamente sono state emesse 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 4 agli arresti domiciliari.

 INCHIESTA EOLICO: LOGGIA P3, ARRESTI DOMICILIARI A MARTINO...
(Adnkronos) -
L'imprenditore ed ex assessore comunale di Napoli Arcangelo Martino indagato nell'inchiesta denominata 'P3' ha ottenuto gli arresti domiciliari. Il provvedimento e' stato firmato dal giudice delle indagini preliminari Giovanni De Donato con il parere della Procura della Repubblica di Roma. 28-09-2010]

01.10.10

 

DERIVATI, INCHIESTE DA MI-TO...
Walter Galbiati per "la Repubblica" - Per una inchiesta che arriva a processo, un´altra si chiude. L´asse è tra Milano-Torino, il celebrato binomio Mi-To. Sotto la Mole è stata archiviata l´inchiesta sui contratti derivati che Ubs e Jp Morgan avevano aperto con il Comune, mentre a Milano è in rampa di lancio il processo contro la stessa Jp Morgan, Ubs, Depfa e Deutsche Bank. Per il comune torinese, si trattava di ventitré contratti swap relativi ad un ammontare nozionale di 1,2 miliardi di prestiti e bond, con un «mark to market» negativo per svariati milioni di euro. Qui i giudici hanno deciso la settimana scorsa che il reato di truffa non merita di essere discusso in dibattimento. Archiviato.

A Milano invece la truffa sarà al centro delle perizie tecniche e dello scontro tra il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, gli avvocati e i consulenti delle banche.

29.09.10

 

TOH! FINALMENTE UNA BUONA NOTIZIA per Cecchi Gori - sarà risarcito di 14 milioni di dollari grazie alla giustizia americana. Gianni Nunnari, suo ex ad, condannato per frode - La giustizia americana può essere, a volte, sorprendente. NUNNARI fa causa al proprio datore di lavoro CECCHI GORI, ma il giudice piuttosto che dargli ragione, lo accusa di aver frodato a sua volta VITTORIO

Viviana Musumeci per Dagospia -

La giustizia americana può essere, a volte, sorprendente. Uno fa causa al proprio datore di lavoro, ma il giudice piuttosto che dargli ragione, lo accusa di aver frodato a sua volta il suddetto per cui lo condanna al pagamento di 14 milioni di dollari, centesimo più centesimo meno.

Una brutta sorpresa che è piombata sulla testa di Gianni Nunnari, come una colata di cemento. L'ex (?) producer era stato condotto negli Stati Uniti anni fa dal suo datore di lavoro di allora, il produttore italiano Vittorio Cecchi Gori. E ora quest'ultimo finalmente potrà dimostrare che tutte le volte in cui ha detto che qualcuno aveva approfittato di lui, era vero.

 

E proprio Gori, non conoscendo la lingua inglese, si era affidato a Nunnari facendogli aprire una succursale della sua casa di produzione cinematografica negli Stati Uniti, la Cecchi Gori Pictures di cui Nunnari era amministratore delegato e presidente -, ma al contempo il manager era stato autorizzato dallo stesso Cecchi Gori a mantenere la propria società.

 

Come riportato di recente da 'The Hollywood Reporter', Nunnari, dopo qualche tempo venne accusato da Cecchi Gori di portare business alla propria società a scapito di quella per cui era pagato dal suo datore di lavoro. La lite è scoppiata definitivamente nel 2008 quando Nunnari ha citato in giudizio Cecchi Gori che a sua volta lo ha controcitato.

 

La controversia è stata discussa di recente davanti al giudice della corte suprema di Los Angeles Any Hogue. Ma le cose non sono andate come Nunnari aveva previsto. Il giudice infatti, avendo sentito i contendenti e avendo analizzato tutta la documentazione raccolta in questo lasso di tempo ha stabilito che l'ex manager ha carpito la fiducia del suo datore di lavoro frodandolo.

Hogue ha poi stabilito che Nunnari è riuscito a deprivare Cecchi Gori di 8.6 milioni di dollari grazie alla produzione del film "300"; di 3.26 milioni di dollari per la produzione del film "Silence" e di 1.35 milioni di dollari per il film con Robert De Niro "Everybody's fine". In più ha riconosciuto sempre a Cecchi Gori il 7% degli interessi per il danno subito. Totale: 14 milioni di dollari.

Entro il 15 settembre di quest'anno Nunnari ha la possibilità di fare ricorso in appello, ma l'amministratore delegato temporaneo della società americana di Gori Niels Juul ha già dichiarato all'Hollywood Reporter che finalmente potranno ricominciare a fare i produttori sul serio, dando così per implicito che la sentenza verrà accolta definitivamente.

http://vivianamusumeciblog.wordpress.com

13-09-2010]

 

IL DANNO UNGHERESE...
Walter Galbiati per "la Repubblica" - Due milioni di euro. A tanto ammonterebbe il danno subito da Massimo Alba, l´ex direttore creativo di Ballantyne, per la truffa architettata dai vertici dell´azienda di moda famosa per i suoi maglioni. Ovvero, secondo l´accusa del pm Eugenio Fusco, da Matteo Cordero di Montezemolo, azionista di riferimento della griffe attraverso il fondo Charme, e da Tommaso Beolchini, consigliere di amministrazione.

I due avrebbero impedito ad Alba di sottoscrivere una quota (fino al 10%) della Ucb, la controllata ungherese detentrice dei marchi e quindi beneficiaria delle royalties. Con l´aiuto di Gianmatteo Teruzzi, procuratore speciale di Ucb, avrebbero indotto in errore Alba «sul contenuto e le facoltà che gli erano state attribuite col patto d´opzione». Per lui il danno, per loro un ingiusto profitto.

19.09.10

 

 AMIANTO, CACCIA AI TESTI, PROCESSO AL VIA
Riparte a Torino, il 20 settembre, il processo per i morti e i malati di amianto. Molti lavoratori sono irreperibili o deceduti. E il segretario della Fillea Cgil Campania, Giovanni Sannino, si è messo sulle tracce di superstiti per rimpolpare i fascicoli. Il suo appello è: «Chiunque è coinvolto o a conoscenza di amici e parenti ci chiami, 0813456286, risponde direttamente il segretario».(M.P.)ionalità».

 

9. MANI PULITE A NAPOLI...
La denuncia dell'ex assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo sulle partecipate del Comune di Napoli («Bacino elettorale del Pd»), anticipata a gennaio da Panorama, è diventata un'inchiesta penale. Al lavoro un pool ribattezzato Mani pulite che indaga sulle parentele tra neoassunti, consiglieri comunali e sindacalisti locali e nazionali. (S.D.M.)

 10-09-2010]

 

 

- CITIGROUP, IL GIUDICE BOCCIA L'ACCORDO CON SEC
Il Giornale - É in stallo il patteggiamento tra Citigroup e la Securities and exchange commission, nella causa intentata dalla Consob americana. Il giudice distrettuale Hellen Segal Huvelle non ha approvato il patteggiamento con cui l'istituto newyorkese si impegnava a pagare 75 milioni di dollari per archiviare l'accuse di non avere comunicato agli investitori un'esposizione per 40 miliardi di dollari ai mutui subprime. Come riporta il Wall Street Journal, il giudice ha preferito temporeggiare, non pienamente soddisfatto dalle informazioni fornite dall'istituto. Citigroup, che dovrà presentare la documentazione richiesta entro l'8 settembre, si è impegnata comunque a collaborare con il giudice per quanto richiesto.

 

NUOVA CORONA DI SPINE PER LELE MORA: Diciassette milioni di euro evasi e un archivio fotografico mai ritrovato - LE ACCUSE: DALLE FALSE FATTURE ALLA BANCAROTTA FRAUDOLENTA AL RICICLAGGIO - LA PROCURA, DI MAIO IN PEGGIO: LA VENDITA DEL GIACIMENTO DI IMMAGINI FU SOLO SIMULATA - LELE HA RAGIONE: "SE CHIUDONO L’HOLLYWOOD PER COCA, ALLORA BISOGNEREBBE CHIUDERE TUTTI I LOCALI DEL MONDO"… Davide Carlucci per "la Repubblica"

Diciassette milioni di euro evasi e un archivio fotografico mai ritrovato. Intorno a questi due aspetti ruota l´indagine che si è chiusa ieri dei pm milanesi Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci a Fabrizio Corona nei confronti di Lele Mora e di altri sei indagati.

 

E il mancato ritrovamento del "tesoro" del re dei paparazzi riporta a un altro filone d´indagine, quello tuttora in corso - ribattezzato "vallettopoli bis" - del pm Frank Di Maio: una delle ipotesi investigative, infatti, è che Corona sia riuscito a nascondere le immagini con i quali aveva realizzato i suoi fotoricatti facendo in modo che continuino a circolare nel mercato del gossip, dove possono essere utilizzate per nuovi ricatti nei confronti di vittime che hanno già pagato per ritirare le immagini più compromettenti.

Nell´avviso di conclusione delle indagini notificato ieri dalla Guardia di finanza si legge infatti che Corona avrebbe distratto «la somma di 274.800 euro relativa al pagamento di una fattura emessa nel mese di maggio del 2008 dalla Fenice srl - la nuova società costituita dopo il fallimento della Corona´s, ndr - con la casuale "vendita nostro archivio fotografico" ovvero l´archivio fotografico, così valorizzato, che non è stato comunque consegnato al curatore né rinvenuto in luoghi di pertinenza della società fallita».

 

Al pm Di Maio, invece, era stato il fotografo Fabrizio Pensa a parlare, in un verbale, di un archivio scomparso: «Sfuggirono alla perquisizione una serie di dischetti contenenti file di servizi fotografici ritirati dal mercato perché pubblicati direttamente dall´interessato ritratto in foto, nonché una scatola di cartone con dentro tutto il cartaceo dei servizi ritirati». Pensa tirò in ballo l´imprenditore Massimiliano Fullin, titolare di una società di scommesse on line: «Si vantò di conoscere l´archivio segreto di Fullin», disse al magistrato.

Per Giuseppe Lucibello, l´avvocato difensore di Corona, è tutto un equivoco: «L´archivio è sempre stato messo a disposizione della procura». Lucibello, forte anche della sentenza di assoluzione di Corona dal tribunale di Potenza (a Milano, invece, il manager è stato condannato a tre anni e otto mesi), conta di riuscire a dimostrare l´innocenza del suo assistito dal reato di evasione fiscale e bancarotta che gli viene contestata nell´avviso notificato ieri.

 

Nell´ambito del fallimento della sua società, secondo i pm Fusco e Carducci, sarebbero stati distratti sei milioni di euro. Nel maggio 2009 i magistrati avevano chiesto una rogatoria alla magistratura di San Marino che aveva portato al sequestro di oltre un milione di euro riconducibili a Corona. Da allora la procura della repubblica del Titano ha aperto un fascicolo per riciclaggio, che vede coinvolte quattro persone.

Nell´indagine milanese, invece, s´ipotizza «un vasto e diffuso sistema di emissione di fatture false per operazioni inesistenti da parte di varie società riconducibili a un imprenditore genovese», Marcello Silvestri: con le sue società, come la Metropolis Models and Actor Management, avrebbe puntato a entrare nel giro di Mora e Corona. Mora, invece, si sarebbe avvalso, nelle sue dichiarazioni dei redditi tra il 2005 e il 2007, di fatture emesse per operazioni inesistenti, per un totale di oltre 4 milioni di euro.


2 - LELE MORA «ALLORA CHIUDETELI TUTTI»
Michele Focarete per "il Corriere della Sera"

Sembra di essere tornati a Vallettopoli. «E' acqua passata, i giudici mi hanno ritenuto estraneo ad ogni fatto e prosciolto. Eppure in questi giorni sono di nuovo sbattuto su tutti i giornali. In quattro anni ne ho subite fin troppe». Lele Mora parla pacatamente, dietro la grande scrivania del suo studio, sulla quale svetta un busto di Mussolini: «Ma non sono un fascista», dice. «Sono solo un mussoliniano convinto».

 

L'Hollywood? «Ogni domenica sera, per 10 anni. Avevo il mio privé e il mio trono sempre più grande. Ero un imperatore. Gente che veniva per me, per una stretta di mano, una foto. Entravo all'una e uscivo alle 2.30 per andare a dormire. Ma non voglio apparire un moralista. Dico che di droga non ne ho vista, anche se c'era. Se però hanno chiuso l'Hollywood per questo motivo, allora bisognerebbe mettere i sigilli a tutti i locali notturni del mondo».

 

E ritorna a Vallettopoli: «Distrutti 30 anni di lavoro. Ero l'uomo più potente della tv. All'improvviso mi sono sentito emarginato. Per due anni non ho potuto entrare in Rai. Gli stilisti dai quali mi servivo mi hanno persino tolto il 30 per cento di sconto che mi facevano sui vestiti. Tutti i contratti stralciati.

In questa disgrazia però ho potuto capire chi erano le persone degne della mia amicizia: Sabrina Ferilli, Aida Yespica, Alda D'Eusanio, Elenoire Casalegno, Mara Venier, Christian De Sica». Allora niente coca? «Ad ogni festa ci sono belle donne e divertimento. Oggi per drogarsi ci vuole poco. Basta andare in via Padova o in viale Monza e la cocaina ti viene offerta a 10 euro».

30-07-2010]

 

 

ELLE MANI GIUSTE ...
"Sconti grazie al clan". In cella a Napoli la leader dei piccoli industriali". Si chiama Olga Acanfora e "fu tra i primi nel 1988 a cogliere l'opportunita' di investire nel settore della riabilitazione dall'handicap" (Corriere, p. 20). Imbarazzo in Confindustria, dove era stravotata ed e' stata subito sospesa 31.07.10

 

 

INDAGINE CHIUSA A MILANO PER FALLIMENTO 'CORONA'S'...
(Adnkronos) - Indagini chiuse a Milano sul crac della 'Corona's', la societa' che portava il nome del cosidetto 're dei paparazzi', Fabrizio Corona gia' protagonista delle indagini condotte in varie procure su 'Vallettopoli', dichiarata fallita il 9 dicembre 2008 su istanza della Mondadori Pubblicita', che contestava il mancato pagamento di una fattura di ben 45 mila euro. Per Corona si avvicina cosi' un probabile nuovo processo.

 

A partire da questa mattina, infatti, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Milano stanno notificando il provvedimento di chiusura delle indagini preliminari nei confronti di 8 persone, tra i quali Fabrizio Corona appunto, indagate a vario titolo per i reati di emissione di fatture false, dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture false, omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, bancarotta fraudolenta e riciclaggio. L'ex agente dei paparazzi dei vip risponde di bancarotta fraudolenta e false fatture.

Le indagini, condotte dalle Fiamme Gialle a partire dal febbraio 2008 e coordinate dai pm milanesi Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci, hanno messo in luce un vasto sistema di emissione di fatture per operazioni inesistenti da parte di varie societa' riconducibili ad un imprenditore genovese che, avvalendosi anche di prestanome, forniva a imprenditori milanesi, operanti nel settore della pubblicita' e spettacolo, elementi passivi di reddito allo scopo di abbattere gli utili delle proprie societa'. Le fatture false ammontano complessivamente a circa 17 milioni di euro mentre i beni aziendali e le somme di denaro distratte dal fallimento della 'Corona's' sono pari ad oltre 6 milioni di euro.

27.07.10

 

 

CARA GIUSTIZA - IL MINISTERO DI ALFANO è poco “JOLIE” SOMMERSO DAI DEBITI - DALLE INTERCETTAZIONI UN “ROSSO” DI 70MLN€: IL 79% PER IL NOLEGGIO DEGLI APPARATI, IL 13% LE FATTURE EMESSE E L’8% L’ACQUISIZIONE DEI TABULATI - 320 MLN€ VOLANO VIA SOLTANTO PER LE SPESE DELL’AREA CIVILE E PENALE E PER LE GESTIONE DELLE CARCERI - E SE ANCHE CI FOSSERO IDEE PER RAZIONALIZZARE LE SPESE NON SI AVREBBERO I SOLDI PER IMPLEMENTARLE…

Roberto Turno Per "Il Sole 24 Ore"

Sempre più soffocato dal sottofinanziamento, a fine 2009 il ministero della giustizia s'è trovato con debiti superiori a 320 milioni soltanto per le spese dell'area civile e penale e per le gestione delle carceri. E per le intercettazioni la massa debitoria ha toccato quota 70 milioni. La cruda analisi finanziaria del "pianeta giustizia" è della Corte dei conti ed è contenuta nella relazione alle Camere sui costi e le spese delle amministrazioni centrali dello stato.

 

Ai costi delle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, la Corte dei conti dedica un passaggio specifico al paragrafo "spese di giustizia" della missione finanziariamente più importante del ministero: la giustizia civile e penale, che nel 2009 ha fatto registrare uno stanziamento definitivo di 5,4 miliardi (il 62,8% delle spese totali), solo apparentemente cresciuto del 22,1% sull'anno precedente.

In realtà l'aumento include ben 446,8 milioni dei 640,8 milioni totali assegnati nel 2009 al ministero per la copertura dei debiti pregressi relativi al 2007-2008. Finanziamenti al ralenty e col contagocce, dunque. Con tutto ciò che negativamente ne consegue sulla funzionalità complessiva dell'amministrazione, e ovviamente sul formarsi di nuovi debiti.

 

I 70 milioni di rosso per le intercettazioni costituiscono un terzo dei 214 milioni totali della situazione di esposizione a fine 2009 per il programma giustizia civile e penale. Le intercettazioni, nello specifico, rappresentano il 40% di tutti i pagamenti dell'erario per le spese di giustizia: oltre 710 milioni dal 2006 al 2008 su oltre 2,1 miliardi. Con alcune particolarità segnalate dalla magistratura contabile sulla base di dati dell'amministrazione inviati al Parlamento: il 79% degli importi liquidati almeno nell'ultimo anno ha riguardato il noleggio degli apparati, il 13% le fatture emesse e l'8% l'acquisizione dei tabulati.

 

Ma è soprattutto il sottofinanziamento del pianeta giustizia a preoccupare la magistratura contabile. «La riduzione delle risorse - si legge nel rapporto alle Camere della Corte dei conti - difficilmente si concilia con la tendenziale incomprimibilità delle spese», sia di quelle di giustizia per lo svolgimento delle funzioni giurisdizionali, sia di quelle per il funzionamento degli uffici giudiziari che degli istituti penitenziari. Il formarsi dei debiti, insomma, è la diretta conseguenza dei tagli al settore.

Ma ciò non toglie, avverte la Corte dei conti, che non ci siano spazi per la «razionalizzazione» dei servizi: le procedure contrattuali e «soprattutto l'informatizzazione dell'attività giudiziaria ». Peccato che i progetti pensati anche per velocizzare i processi, si siano dovuti scontrare proprio con la carenza delle risorse indispensabili «per la progettazione e l'implementazione » dei progetti stessi. Le idee ci sarebbero, insomma, ma non hanno le gambe per marciare. 27-07-2010]

 

 

 CC ARRESTANO IMPRENDITORE, MOGLIE, FIGLI E UN GIUDICE...
(ANSA) - Un ex imprenditore edile, sua moglie e i due figli, entrambi avvocati, tutti residenti a Roma: sono quattro dei cinque arrestati dai carabinieri nelle ultime ore al termine di un'indagine che ha portato anche all'arresto di un giudice della Capitale. Stando alle prime informazioni, l'indagine - condotta dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura di Perugia - sarebbe scaturita da una denuncia prodotta dall'Avvocatura generale dello Stato su un contenzioso riguardante appalti intercorsi tra il ministero della Difesa e la ditta dell'imprenditore arrestato.

 

Sono il giudice onorario della IV sezione bis civile del tribunale di Roma Giovanni Dionesalvi, l'imprenditore in pensione Giampaolo Mascia, la moglie Piera Balconi e i loro due figli, gli avvocati Vittorio e Giammarco, gli arrestati nell'ambito dell'inchiesta della procura di Perugia scaturita da una denuncia prodotta dall'Avvocatura generale dello Stato su un contenzioso riguardante appalti intercorsi tra il ministero della Difesa e la ditta dell'imprenditore arrestato.

L' accusa contestata a vario titolo è associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Gli atti d'indagine erano già stati vagliati dal procuratore di Roma, Giovanni Ferrara che poi li aveva trasmessi per competenza al capoluogo umbro. Secondo quanto appreso, per gli inquirenti la famiglia Mascia avrebbe promesso e dato 'utilita'' al giudice onorario del tribunale capitolino di in relazione alla gestione di alcune esecuzioni immobiliari affinché fossero ritardate o quantomeno non eseguite

26-07-2010]

 

 

 

7- CASO SANTA GIULIA: RISANAMENTO NON RICORRE A RIESAME SU SEQUESTRO...
(Adnkronos) - Stando a quanto si apprende in ambienti giudiziari, nonostante la nota del cda diffusa in mattinata, il gruppo Risanamento avrebbe deciso di non ricorrere al Tribunale del riesame sul sequestro dell'area Santa Giulia. Il gruppo infatti avrebbe deciso, in questa fase, di 'rispondere' ai rilievi mossi dalla magistratura sulla correttezza delle bonifiche dell'area attraverso l'opera del custode giudiziario, nominato dal Gip, il presidente pro tempore, Vincenzo Mariconda.

Sara' dunque quest'ultimo, nelle intenzioni dell'azienda, a gestire i lavori necessari per bonificare il quartiere, sulla base di quanto indicato dall'autorita' giudiziaria e dall'agenzia regionale Arpa. Una linea, questa, che viene spiegata da una fonte vicina al gruppo con la volonta' di intraprendere un percorso 'pubblico', sotto la vigilanza della magistratura, che riporti nella legalita' la situazione.

31.07.10

 

 

NON DITE AI TRAVAGLIO D’ITALIA CHE Piercamillo Davigo, l’ex pm del pool anticorruzione di Milano e ora giudice in Cassazione difende, davanti al Csm, il presidente della Corte d’appello di Milano Alfonso Marra inteso Fofò, rimasto coinvolto nell’inchiesta della cosiddetta P3, loggia “marciume” secondo quelli di MicroMega E DEL "FATTO

 

Da "Il Foglio"

 

Che c'entra Piercamillo Davigo con Alfonso Marra inteso Fofò? Perché l'ex pm del pool anticorruzione di Milano e ora giudice in Cassazione difende, davanti al Csm, il presidente della Corte d'appello di Milano rimasto coinvolto nell'inchiesta della cosiddetta P3, loggia "marciume" secondo Paolo Flores d'Arcais e quelli di MicroMega? Scrive Flores d'Arcais: "Sulle ‘toghe di regime' si gioca quel che resta della civiltà del paese. Non c'è spazio per i Ponzio Pilato. Chi non fa tutto quanto è in suo potere per estirpare il cancro è complice".

 

L'azione disciplinare contro Marra - sui cui pende un'accusa d'incompatibilità ambientale che, se dimostrata, comporta l'immediato trasferimento - è stata avviata dal procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito. A Marra viene contestato l'interessamento chiesto a Pasquale Lombardi per ottenere la propria nomina alla guida dell'ufficio giudiziario milanese. E poi, una volta eletto, di aver ricambiato il favore accettando di controllare il ricorso del presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, contro l'esclusione della sua lista dalle regionali del marzo scorso.

E al difensore di Marra, a Davigo, già collega di Antonio Di Pietro e di Gherardo Colombo ai tempi di Mani pulite, verrà contestato qualcosa dal giro dei suoi estimatori? Bruno Tinti, ex magistrato oggi finanziatore e "opinionista giustizialista" del Fatto, confessa d'essere "colto di sorpresa". "Al ‘problema Davigo' non ci avevo pensato", dice. "Certo, Davigo resta il migliore, uno dei più retti, ma io al suo posto non avrei preso le difese di Marra. Questi l'ha fatta grossa".

 

Tinti è sorpreso, ma parla, il direttore del Fatto, Antonio Padellaro, ieri era invece dal dentista. Le idee chiare, come sempre, dimostra di averle, su MicroMega, ancora Flores: vuole purificare il Csm e chiede a Bersani di fare una scelta di "serietà e moralità".

Il Parlamento deve eleggere otto membri del Csm, cinque spettano alla maggioranza, tre all'opposizione "la quale stava già lavorando alla solita spartizione: uno al Pd, uno all'Idv, uno a Casini". Di Pietro ha avanzato cinque nomi, "uno migliore dell'altro" secondo Flores: Borrelli, Cordero, Zagrebelsky, Grevi e Tinti. Bersani che farà, si domanda il giornalista e ideologo giacobino, "privilegerà il rapporto con Casini, che vuole Michele Vietti, dirigente Udc e già due volte sottosegretario nei governi Berlusconi?".

 

Flores ha un suggerimento: il Pd s'impunti nell'ostruzionismo contro Vietti, lasci il Cav. nella fretta di dover procedere alle nomine e nell'impossibilità di farle subito; poi, suggerisce, chissà che anche Fini non opti per un professore della propria area. Tombola. Ma intanto come la mettiamo con Davigo? Uno dei "magnifici cinque" di Mani pulite che difende uno della "loggia" Carboni. La difesa sembra essere, sì, un fatto dovuto, ma c'è di mezzo anche un rapporto personale tra i due. Trattandosi di un procedimento amministrativo, in base alle guarentigie della magistratura Davigo rivestirà il ruolo di assistente tecnico di Marra davanti alla Prima commissione del Csm.

 

Tutto qui. Eppure la singolarità rimane. Chi è Marra? Un membro di Unicost, corrente di centro moderata, l'alternativa alle correnti di sinistra. Se pure, notano gli esperti, oggi i magistrati sono più affascinati dalle cordate che dalle ideologie. E chi è Davigo?

Ci risponde l'ex pm e suo ex collega Gerardo D'Ambrosio, oggi senatore del Pd: "Davigo è un grande pm, che milita in una corrente moderata, quella di Magistratura indipendente". Per D'Ambrosio "la difesa di un giudice di fronte alla commissione disciplinare viene sempre chiesta a un collega. Sono le regole. E un collega quando un amico chiede aiuto non si tira indietro".

E tuttavia c'è di più, ammette D'Ambrosio: "Davigo e Marra evidentemente sono amici. Davigo è da sempre vicino al centrodestra. Ai tempi di Mani pulite era la sua presenza che faceva scricchiolare le accuse contro chi diceva che eravamo politicizzati. E' un ex collega che stimo molto. Professionale".

 

22-07-2010]

 

- ASSOLTO L'AD DI UNIPOL CARLO CIMBRI...
Dal Corriere.it - L'amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri, è stato assolto in secondo grado dall'accusa di aggiotaggio «per non aver commesso il fatto». Confermata la pena a 10 mesi e 21 giorni, invece, per l'ex direttore finanziario della compagnia Stefano Dall'Aglio. La decisione è stata presa dalla seconda sezione della Corte d'appello di Milano.

 

PRIMO GRADO - In primo grado Cimbri e Dall'Aglio, erano stati entrambi condannati a 10 mesi e 21 giorni (con pena sospesa) per aggiotaggio manipolativo su titoli Unipol Privilegiate, per fatti risalenti al 2003. La Corte d'appello ha anche assolto Finsoe e ridotto la pena pecuniaria per Unipol da 15mila a 10mila euro.

17.07.10

 

ITALTEL: CASSA INTEGRAZIONE PER 237 OPERAI, CONDANNA DEL TRIBUNALE MILANO
(Adnkronos) -
Il Tribunale di Milano 'dichiara l'antisindacalita' del comportamento di Italtel Spa' e 'ordina a Italtel di revocare immediatamente ed ex ante tutte le sospensioni in Cigs e di riammettere immediatamente i lavoratori sospesi nei relativi posti di lavoro; condanna la societa' convenuta a pagare ai lavoratori sospesi l'intero trattamento retributivo e contributivo dalla data della sospensione in poi". Ad annunciarlo, con un comunicato, e' la Fiom Cgil.

 

17.07.10

 

Si chiama Emanuela Guerra e fa il pm a Ferrara, il magistrato-coraggio che ha querelato per diffamazione la madre del povero Federico Aldrovandi, massacrato di botte dalla polizia.

 

 

[02-07-2010]

 

 

Una vittoria per woodcock: “Vittorio Emanuele dev’essere processato” - La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio il figlio dell’ultimo Re d’Italia insieme ai suoi collaboratori, ritenuti un’associazione per delinquere “impegnata nel settore del gioco d’azzardo fuori legge, attiva nel “mercato illegale dei nulla osta” per videopoker procurati e rilasciati dai Monopoli di Stato attraverso il sistematico ricorso allo strumento della corruzione e del falso

 

La Stampa

 

Mentre il figlio spopola in televisione e si mette ripetutamente in gioco tra pubblicità, trasmissioni televisive, partecipando anche al Festival di Sanremo, il gioco tiene invece cupo il padre, Vittorio Emanuele di Savoia, facendogli tornare alla mente i fantasmi di quel 16 giugno del 2006, quando fu arrestato su iniziativa del pm di Potenza Henry John Woodcock nell'ambito di un'inchiesta sui nulla osta legati ai videopoker.

Questo fantasma ora rischia di portare il figlio dell'ultimo Re d'Italia dietro la sbarra insieme Rocco Migliardi, Nunzio Laganà, suo stretto collaboratore, Ugo Bonazza, Gian Nicolino Narducci e Achille De Luca, ritenuti gli organizzatori di una «holding del malaffare» soprannominata «Savoiagate».

 

La Procura di Roma, cui la vicenda è approdata dopo che il tribunale di Potenza si è spogliata del caso invocando la propria incompetenza territoriale, ha infatti chiesto il rinvio a giudizio nei suoi confronti e delle altre cinque persone, su cui si pronuncerà il gup Marina Finiti il 14 luglio prossimo.

Secondo il pm della capitale Andrea De Gasperis, a partire dal 2004, i sei avrebbero messo in piedi un'associazione per delinquere «impegnata nel settore del gioco d'azzardo fuori legge, attiva nel "mercato illegale dei nulla osta" per videopoker procurati e rilasciati dai Monopoli di Stato attraverso il sistematico ricorso allo strumento della corruzione e del falso».

 

Proprio come aveva ipotizzato l'allora pm di Potenza Woodcock, oggi in servizio a Napoli, il quale ha commentato: «Ancora una volta parlano gli atti processuali. Rilevo con soddisfazione che la Procura di Roma ha valutato in maniera conforme alle valutazione che aveva fatto la Procura di Potenza».

Secondo la procura di Roma, l'associazione era dedita «anche al riciclaggio - è detto nel capo di imputazione - di denaro proveniente da attività illecita tramite l'instaurazione di relazione con Casinò autorizzati, a cominciare da quello di Campione d'Italia con cui Savoia e altri imputati avevano instaurato un rapporto stabile che prevedeva l'impegno di coinvolgere, con l'evidente finalità di farli giocare, facoltosi personaggi siciliani».

 

Nell'ambito di questa vicenda, dal 16 al 23 giugno 2006 Vittorio Emanuele di Savoia fu detenuto nel carcere di Potenza e poi stette altre due settimane agli arresti domiciliari. Il rinvio a giudizio, chiesto dalla Procura di Roma era stato già stato sollecitato dal pm Woodcock due anni fa e accolto a settembre dell'anno scorso dal gup di Potenza, Luigi Barrella.

 

Il tribunale di Potenza, poi, accogliendo un'istanza dei legali del principe trasmise gli atti a Roma per competenza territoriale. Un altro filone del «Savoiagate» riguardava un'accusa di sfruttamento della prostituzione, ossia un accordo illecito per far giungere facoltosi giocatori al Casinò di Campione d'Italia con «pacchetti» organizzati di tutto punto. Dopo il trasferimento degli atti a Como, l'inchiesta è stata archiviata.

Dal canto suo Vittorio Emanuele di Savoia ha sempre respinto le accuse e anche in questa occasione, in una nota, ha ribadito «la propria assoluta fiducia nella magistratura competente che sempre in questa vicenda si è espressa per la inconsistenza di ogni e qualsivoglia accusa rivoltagli».

 

Una vicenda che per il figlio dell'ultimo Re d'Italia ha definito «triste, dolorosa quanto ingiusta». Convinto che anche questo filone dell'inchiesta finirà in archivio è il suo legale, l'avvocato Francesco Murgia: «Questa udienza è un atto dovuto - ha detto -. Il pm della capitale non poteva fare altrimenti, è un atto proceduralmente dovuto, non c'è un consenso alle tesi del dottor Woodcock».

Vittorio Emanuele è chiamato a rispondere di associazione a delinquere finalizzata ad altri reati-scopo, corruzione e falso, per presunti episodi di corruzione commessi affinchè venissero assegnate licenze da parte dell'Agenzia dei Monopoli ai giochi elettronici della ditta del messinese Rocco Migliardi, anch'egli coinvolto nell'inchiesta. Un'inchiesta nata a Potenza (pm Henry John Woodcock) che il 16 giugno 2006 portò all'arresto di Vittorio Emanuele e altre 12 persone. Il principe rimase fino al 23 giugno nella casa circondariale di Potenza e altre due settimane agli arresti domiciliari.

Il rinvio a giudizio richiesto oggi era stato già avanzato dal pm Woodcock due anni fa e accolto a settembre dell'anno scorso dal gup di Potenza, Luigi Barrella. Tuttavia, il tribunale di Potenza si è poi espresso per l'incompetenza territoriale. Un altro filone dell'inchiesta di Woodcock riguardava l'accusa di sfruttamento della prostituzione, inchiesta archiviata poi dalla procura di Como. 26-06-2010]

 

 

RISCHIO PROCESSO PER MARZOTTO ...
Omicidio colposo e disastro ambientale: con queste accuse i pm di Paola (Cs) hanno chiesto il rinvio a giudizio per 14 tra ex dirigenti, responsabili e proprietari (compreso Pietro Marzotto) della Marlane, fabbrica con sede a Praia a Mare che fu dei Marzotto. Fino al 2004, quando fu chiusa, vi si lavoravano tessuti usando solventi, polveri d'amianto e cromo esavalente e senza precauzioni.

Risultato: 192 vittime, di cui 52 morti, tutti accomunati da carcinomi «derivanti dall'ambiente fortemente inquinato», si legge nella perizia. Mentre gli scarti di lavorazione, compresi i fanghi tossici, sono finiti sotto la spiaggia di Praia. Il 12 luglio il tribunale deciderà sul processo. (S.D.)

26.06.10

 

 

A GAIA BANCAROTTA DI GAI MATTIOLO – LO STILISTA RINVIATO A GIUDIZIO PER BANCAROTTA SI VEDE COMUNQUE RESTITUIRE LA GESTIONE DEI MARCHI E DELL’AZIENDA - È LA PRIMA VOLTA CHE UN TRIBUNALE PENALE PENSA A PRESERVARE IL VALORE ECONOMICO DI UN MARCHIO POSTO SOTTO CUSTODIA…

Alessia Meloni per "la Stampa"

Dalla gloria delle passerelle dell'alta moda ad una decisamente meno glamour aula di giustizia. Una brutta vicenda quella che vede protagonista il 42enne stilista romano Gai Mattiolo, che sarà ora processato per l'accusa di bancarotta anche se, al contempo, il Tribunale di Roma martedì gli ha restituito la gestione dei marchi e dell'azienda. Una decisione, questa, che permetterà «di preservare il valore intrinseco della griffe romana, consentendone il ritorno nella filiera distributiva, rilanciandone l'immagine, salvaguardando e incrementando anche i posti di lavoro».

Il procedimento che vedrà il creatore di moda sul banco degli imputati culminò con l'arresto dello stilista il 5 dicembre del 2008. Ieri il gup di Roma Luciano Imperiali ha disposto il rinvio a giudizio del designer e di altre 7 persone: l'amministratore Franco Sciunnacche, l'avvocato di fiducia Giancarlo Tabegna, i consiglieri Giada Mattiolo, Attilio Vaccari e Alessandro Nicolais, Christian Goeccking, Alain Jodry. Accolta così la richiesta del pubblico ministero Luca Tescaroli. Il processo nei loro confronti avrà inizio l'11 novembre prossimo davanti ai giudici della X sezione del tribunale penale collegiale.

Bancarotta fraudolenta preferenziale impropria, distrattiva impropria e semplice, omessa presentazione delle dichiarazioni annuali relative alle imposte sui redditi e all'imposta sul valore aggiunto della «Gai Mattiolo Holding sa» e della «World Fashion Kft», sono i reati contestati.

In particolare, per l'accusa, Mattiolo, Tabegna e Sciunnacche devono rispondere della bancarotta di 1.549.370,70 euro a favore della «Gai Mattiolo Holding sa» attuata mediante compensazione tra crediti e debiti, e di quella distrattiva impropria, relativamente al contratto di licenza per lo sfruttamento commerciale dei marchi «Gai Mattiolo» in Italia e all'estero, stipulato tra la «Gai Mattiolo sa» e la «Gai Mattiolo spa» il 3 gennaio 2002 per un valore di 5.013.275,53 euro rappresentato dalle royalties pagate e accantonate nelle contabilità dai licenziatari ad eccezione di quelle versate, a qualsiasi titolo, alla «Fashiontrend spa» in liquidazione, a partire dal secondo semestre 2006.

La tenuta irregolare della contabilità della «Gai Mattiolo spa» è stata attribuita dalla Procura, oltre che ai tre, anche a Giada Mattiolo, Vaccari e Nicolais per il compreso tra il 2001 e il 2006. Tabegna, secondo l'accusa, si sarebbe appropriato illegittimamente di 192 azioni della «Gai Mattiolo Fashion sa» e di altre 2.376 della «Gai Mattioli Holding sa».

Intanto, come si è detto, il designer è rientrato in possesso dei suoi marchi. Il tribunale di Roma ha infatti autorizzato il custode giudiziario a riaffidargli la gestione e la tutela di tutti i marchi. L'accordo raggiunto presenta un importante elemento di novità, poiché per la prima volta un Tribunale penale si occupa direttamente della preservazione e dell'accrescimento del valore economico di un marchio posto sotto custodia.

«Questo accordo mi riempie di soddisfazione - ha commentato lo stilista - perché ribadisce lo stretto legame tra il mio ruolo e il valore del marchio. Ringrazio pertanto il Tribunale di Roma per la fiducia nei miei confronti, dimostrata anche dall'unicità del provvedimento: primo caso in Italia di partnership con un custode giudiziario».

[18-06-2010]

 

L MISTERO VENEZIANO DI GRANDI STAZIONI
Da tempo, nei palazzotti romani, ci si interroga sulle vere ragioni del divorzio tra Massimo Caputi e Calta-riccone. Oggi forse ci dà una mano a capirle un bel pezzo di Mario Gerevini sul Corriere (p.21): "Grandi Stazioni e l'affare del palazzo sul Canal Grande. Manager della Regione incassa 1,6 milioni. Indagine dei pm".
L'ad dell'epoca era, appunto, Massimo Caputi. Quello che a Milano è indagato per una tragicomica vicenda di riciclaggio, scaturita dalla dimenticanza in albergo di una busta con 50 mila euro cash.

 

 

- Roma alle 17.00 a Palazzo San Macuto, i magistrati luca Palamara e marcello Maddalena pronti a sparare su privacy e intercettazioni - presenti anche il relatore del contestato disegno di legge Roberto Centaro e l’ex Guardasigilli ed europarlamentare Clemente Mastella pronto a togliersi dei sassolini dalle scarpe. Romano Prodi è avvisato.... -

Scontro sulle intercettazioni hot di Del Turco, sugli sms caldi della cricca e quant'altro domani a Roma, Palazzo San Macuto - Sala del Refettorio - ore 17.00, al convegno "Intercettazioni e Privacy tra segreto e scandali" dove si affronteranno sul tema, tra gli altri, Luca Palamara presidente ANM, Marcello Maddalena Procuratore Generale di Torino, il Consigliere del CSM Cosimo Ferri ed agguerriti deputati della Pdl tra cui l'ex pm Alfonso Papa che fungerà anche da moderatore, presenti anche il relatore del contestato disegno di legge Roberto Centaro e l'ex Guardasigilli ed europarlamentare Clemente Mastella
pronto a togliersi dei sassolini dalle scarpe. Romano Prodi è avvisato.

 

[16-06-2010]

 

 

IL PREZZO (E CHE PREZZO!) DELLE INTERCETTAZIONI – IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA PAGA CIRCA 270 MLN€ IN ASCOLTI (TRA CONTROLO TABULATI, APPARECCHIATURE E PERSONALE) - “PER RIUSCIRE A METTERE CIMICI IN UN BAR DI PALERMO SONO NECESSARIE 10 PERSONE” - OGNI TELEFONATA INTERCETTATA VIENE FATTURATA 2 VOLTE DALLE COMPAGNIE TELEFONICHE (UNA AL TITOLARE DELL’UTENZA E UNA ALLO STATO CHE ORIGLIA) – LA DIFESA DEGLI ADDETTI AI LAVORI: “COSTIAMO TANTO MA CORRIAMO RISCHI ALTISSIMI”…

1- INTERCETTAZIONI, UN AFFARE DA 270 MILIONI L'ANNO
Francesco Grignetti
per "la Stampa"

E' guerriglia di numeri. Da una parte i conteggi di Berlusconi: ogni anno vengono intercettati 150mila telefoni, 50 o 100 gli interlocutori ipotizzabili. «Basta moltiplicare 150mila per 50: sono 7 milioni e mezzo di persone che possono essere ascoltate».

Dall'altra, il presidente dell'associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, fa conti opposti: «L'anno scorso sono state intercettate 119mila utenze, che non significano 119mila persone: in media ogni soggetto intercettato utilizza tre o più utenze; nelle indagini di criminalità organizzata capita di scoprire che gli indagati cambiano anche nove o dieci telefonini. È pertanto corretto dire, 119mila diviso per 3, che sono state intercettate in un anno 39.667 persone».

Solita Italia: mai che ci si metta d'accordo. Ma questa volta la discrepanza è eccessiva. Sette milioni e mezzo oppure quarantamila? Angelino Alfano, il ministro della Giustizia, ribadisce che il numero delle intercettazioni «è elevatissimo perché per ciascun telefono intercettato si intercetta anche chiunque parla con quello».

E Daniele Capezzone, portavoce Pdl, ribadisce i numeri di palazzo Chigi: «Proprio le cifre diffuse dal dottor Palamara mostrano che Silvio Berlusconi aveva ed ha ragione. Provate a moltiplicare i 130mila telefoni sotto controllo per una cinquantina di telefonate a testa e viene fuori la cifra. Dall'Anm, dunque, un autogol».

La verità forse è nel mezzo. Basta ascoltare i ragionamenti di un tecnico del settore, Walter Nicolotti, presidente del cartello tra imprese specializzate nell'intercettazione-Iliia, un universo di ditte che lavorano alle dipendenze delle procure e che hanno accumulato uno stratosferico debito di 500 milioni di euro nei confronti del ministero della Giustizia: «Partendo dal dato del ministero - dice Nicolotti - secondo cui sarebbero sotto controllo circa 130 mila telefoni in un anno e considerando che mediamente ogni soggetto (che in gergo chiamano "target", ndr) ha in uso circa 5 telefoni, è plausibile pensare che il numero dei target effettivi in Italia sia di circa 26mila soggetti indagati».

E fin qui ci si avvicina ai conteggi dei magistrati. Ma attenzione, «indagati» non è sinonimo di «intercettati». Dice ancora Nicolotti: «Secondo le statistiche americane, ad ogni target possono essere associati da 60 a 100 telefoni di soggetti terzi che colloquiano con quest'ultimo. E' plausibile pensare che in Italia esistano un numero più elevato di cittadini intercettati rispetto ai numero di soggetti indagati. Il numero sarebbe comunque nettamente inferiore ai 7,5 milioni di italiani».

Alla fine, dunque, quanti potrebbero essere, secondo le stime dei tecnici, gli italiani che sono stati intercettati? Si oscilla da un minimo di 1 milione e mezzo a un massimo di 3 milioni. Tra Berlusconi che spara al massimo e Palamara che sminuzza al minimo, insomma, la verità potrebbe essere nel mezzo.

Però anche questa cifra va rivista perché c'è una variabile non indifferente: i tempi di ascolto. La nuova legge fissa per il futuro, tranne che per mafia e terrorismo, il limite inderogabile di 75 giorni d'intercettazione. Attualmente il limite è legato alla durata delle indagini preliminari e ciò significa due anni. Naturalmente non capita quasi mai che un'utenza telefonica sia tenuta sotto ascolto per 24 mesi, ma qualche volta sì.

Nel caso della Cricca, ad esempio. E infatti a Fabio De Santis, provveditore alle Opere pubbliche per la Toscana, sono state intercettate sessantamila conversazioni. Quanti ignari interlocutori ha coinvolto? E' plausibile che siano diverse centinaia, forse un migliaio.

Si spiegano allora i numeri pazzeschi della bolletta telefonica: il ministero della Giustizia paga circa 270 milioni di euro all'anno in ascolti. Si deve sapere, infatti, che ogni telefonata intercettata è un ottimo affare per le compagnie telefoniche perché la fatturano due volte: al legittimo titolare dell'utenza e allo Stato che ascolta in segreto. Milioni di telefonate captate ogni anno, altrettanti milioni di euro spesi.

 

2- "COSTIAMO TANTO MA CORRIAMO RISCHI ALTISSIMI"
Marco Neirotti
per "la Stampa"

Se qualcuno ritiene di sapere che siamo tutti intercettati, sul piano tecnico vuol dire che è a conoscenza di intercettazioni illegali, estranee a quelle disposte dalla magistratura, e sospetta i gestori della telefonia - unici canali possibili - di connivenza con attività di quel genere. Per questo preferisco pensare che un'affermazione simile sia un'iperbole propagandistica a favore di una legge tanto dibattuta».

Elio Cattaneo, 52 anni, da venti nel settore, è titolare di Sio Spa, una delle tre o quattro società maggiori (sono un centinaio) che forniscono servizi, apparecchiature, programmi alla magistratura. Non vuole entrare in aspetti politici e di privacy: «Spettano a parlamentari, giornalisti, esperti, destinatari dell'informazione. Io sono un tecnico e contesto numeri e costi così come il governo li propina».

Al di là dell'iperbole, Berlusconi all'assemblea di Confcommercio ha parlato di oltre 130 mila intercettati in un anno. Cattaneo: «132.384 sono, secondo dati del ministero della Giustizia, i bersagli messi sotto controllo. Non sono persone: lei ha un telefono fisso a casa, uno in ufficio, un cellulare aziendale, un altro privato. Sono quattro utenze, un unico individuo. Facendo una stima per difetto i 132.384 bersagli corrispondono in realtà a 26.476 persone (all'80 per cento pregiudicati) su sessanta milioni. Diciamo le cose come stanno».

 

E' vero però che l'utente multiplo parla con tanta altra gente: «E se no perché intercettarlo quando si pensa che organizzi una strage o venda droga? In quel numero ci sono anche le decisioni emerse durante il lavoro». Alfano le ha chiamate intercettazioni a strascico: «La pesca a strascico è quando tiri la rete e i pesci che capitano capitano. Non si avrebbero i risultati che il governo vanta contro la mafia. Se intercetti un medico corrotto, è inevitabile che la pg, non noi, ascolti tutti quelli che prenotano una visita, e butta via».

Altro discorso sono i costi: oltre 272 milioni di euro fatturati alle Procure nel 2009: «Più di 13 riguardano i tabulati forniti dai gestori (spesa ora eliminata), oltre 45 vanno sempre ai gestori per le intercettazioni, 214 mila alle società per sistemi, apparati, impianti».

Il ministro ha gridato allo scandalo per i costi diversi da un'area all'altra: «L'assicurazione di un'auto a Bolzano costa la metà che a Napoli. Un conto è mettere microspie a casa sua, un conto è piazzarle in un bar di Palermo muovendo dieci persone anziché due, rischiando la pelle se se ne accorgono, anche se vai sempre accompagnato dalla polizia giudiziaria».

In questi uffici lavorano un centinaio di persone, ingegneri o diplomati, costruiscono in sede ogni sorta di apparecchiatura per le ambientali, dalla telecamerina alla cimice, forniscono alla Procura i programmi con i quali da una scrivania ascolti al computer quel che si dice in auto e la vedi muoversi su una piantina da navigatore satellitare oppure in un filmato da google map: «Nei costi c'è il materiale perduto.

Non tanto la cimice, che se la trovano non vengono a portartela e comunque una volta usata si smaltisce, quanto gli strumenti, i ponti per trasmettere». Ci sono, come cimeli, le scatole uguali a quelle elettriche piazzate su pali di Sicilia e crivellate di pallettoni.

Le aziende grandi e piccole non negano di aver fatto ottimi guadagni (i bilanci sono pubblici «e le Procure non pagano in nero») e di difendere il lavoro. Ma sono furiosi per i crediti pregressi. Nell'ottobre 2008 gli imprenditori maggiori (seguiti poi dall'associazione dei più piccoli) minaccia di sospendere l'attività e il ministro Alfano garantisce che i debiti saranno saldati.

Gli imprenditori dichiarano che il debito è intorno ai 300 milioni e lui il 4 dicembre afferma che il Ministero non è in grado di quantificarlo. Nell'aprile 2009 garantisce di aver avuto fondi, ma chiede uno sconto del 10% e nessuna mora. Alla fine la guerra dei numeri dà queste cifre ufficiali: 450 milioni di debito dichiarato (da fatture) fino alla fine del 2008, altri 280 fatturati entro fine 2009, 214 liquidati, circa 515 di residuo.

Cattaneo: «Non si può dichiarare estinto il debito pagandone pezzettini. Alla fine soccombi, prima i piccoli, poi i grandi. Non pagando, il problema è risolto senza bisogno di legge».
Ma l'imprenditore sottolinea un dettaglio: «Il ministro Maroni annuncia con trionfo arresti di latitanti e beni sequestrati per 12 miliardi. Sì, certo: grazie alle Procure, alle forze di polizia, alle intercettazioni, irrisorie rispetto all'incasso del quale sono il motore. In un'azienda normale in genere non si elimina la spesa che dà risultati simili».

16.06.10

 

7- PRESIDENZA DEL CONSIGLIO SI COSTITUIRA' PARTE CIVILE AL PROCESSO ALLA CRICCA ...
Firenze, 15 giu. (Adnkronos) -
La presidenza del Consiglio si costituira' parte civile nel processo sugli appalti per i grandi eventi. Lo ha reso noto questa mattina l'avvocato dello Stato Massimo Giannuzzi, conversando con i giornalisti prima dell'inizio della prima udienza del processo che si svolge a Firenze con giudizio immediato, in relazione al filone fiorentino dell'inchiesta. 'Il decreto per la costituzione di parte civile -ha detto l'avvocato Giannuzzi- e' stato firmato da Berlusconi in persona. Il nostro interesse e' che il processo si incardini'.

8- UDIENZA PROCESSO FIRENZE RINVIATA AL 17, PRESIDENTE COLLEGIO INCOMPATIBILE ...
(Adnkronos) -
E' stata rinviata a dopodomani, giovedi' 17 giugno, la prima udienza del processo per gli imputati nell'ambito dell'inchiesta sul filone fiorentino degli appalti per i grandi eventi. La presidente del collegio, Elisabetta Improta, ha preso atto della sua incompatibilita' per aver svolto funzioni di gip, sostituendo il gip Rosario Lupo e firmando alcuni atti, nei mesi passati, relativi allo stesso procedimento.

Nel processo sono imputati l'ex presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, l'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana, Fabio De Santis, e l'avvocato romano Guido Cerruti. L'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli, che aveva chiesto il rito abbreviato, dovra' comparire il prossimo 21 settembre davanti al gup di Firenze, Anna Favi.

9- TRIBUNALE FIRENZE, BALDUCCI E DE SANTIS RESTANO IN CARCERE ...
(Adnkronos)
- La prima sezione penale del Tribunale di Firenze ha respinto l'istanza di scarcerazione presentata dai legali di Angelo Balducci e Fabio De Santis, arrestati per corruzione nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.

13- NO CORTE UE A RICORSO MEDIASET, RECUPERARE CONTRIBUTO DECODER ...
(Adnkronos/Aki)
- La Corte di giustizia dell'Ue ha respinto il ricorso presentato da Mediaset e chiede il recupero del contributo concesso per l'acquisto del decoder digitale in quanto costuituisce un aiuto di stato e ostacola la libera concorrenza sul mercato. "Il contributo italiano concesso per l'acquisto o la locazione di decoder digitali terrestri costituisce un aiuto di Stato e deve essere recuperato" in quanto "la misura non e' neutra dal punto di vista tecnologico e attribuisce alle emittenti digitali terrestri un vantaggio diretto a danno delle emittenti satellitari", si afferma nella sentenza.

La sentenza di Lussemburgo fa riferimento al contributo pubblico di 150 euro previsto dalla finanziaria del 2004 per ogni utente che avesse acquistato o locato un apparecchio per la ricezione di segnali televisivi digitali terrestri nell'ambito del processo di conversione dei segnali televisivi al sistema digitale. Lo stesso aiuto veniva rifinanziato, nel 2005, per un importo ridotto a 70 euro. Il limite di spesa del contributo ammontava, per ogni anno, a 110 milioni di euro.

 

15-06-2010]

DAVANTI A GUP FIRENZE A SETTEMBRE PROCESSO PER PISCICELLI...
(Adnkronos)
- Si terra' davanti al gup di Firenze Anna Favi, il 21 settembre prossimo, il processo per Francesco Maria De Vito Piscicelli, l'unico dei quattro imputati per il filone fiorentino dell'inchiesta sull'appalto della scuola marescialli ad aver scelto il rito abbreviato. Piscicelli, che si trova agli arresti domiciliari a Roma, ha ricevuto ieri la notifica del provvedimento.

Domani invece si aprira' a Firenze il processo, con giudizio immediato, per gli altri tre imputati, Fabio De Santis, Angelo Balducci e Guido Cerruti. Come confermato stamani dai legali di De Santis e Balducci, la difesa sollevera' davanti al collegio la questione della competenza territoriale, dopo che giovedi' scorso la Cassazione ha stabilito la competenza per Roma riguardo alla liberta' personale degli imputati. 20-06-10

 

 

 

 - GHEDINI A GOVERNO, MANDATE ISPETTORI A PROCURA MILANO PER UNIPOL...
(ANSA) -
Bisogna mandare gli ispettori alla Procura di Milano per vedere se non sia il caso di avviare un'azione disciplinare contro il sostituto procuratore della Repubblica Massimo Meroni. A chiederlo è il legale del premier e deputato del Pdl Niccolò Ghedini in un'interrogazione di 8 pagine presentata al ministro della Giustizia Angelino Alfano nella quale parla anche di "comportamenti inqualificabili" da parte del Pm.

Meroni, si legge nell'interrogazione, è il magistrato che ha convocato in Procura Ghedini per poterlo ascoltare, in qualità di persona informata dei fatti, sulla vicenda Unipol-Consorte. Ed è lo stesso magistrato che qualche giorno fa aveva chiesto alla Giunta della Camera di poter disporre l'accompagnamento coatto nei confronti di Ghedini proprio perché quest'ultimo, convocato in Procura, non si era presentato.

10 - CASSAZIONE, UN SISTEMA DI POTERE SPREGIUDICATO. LE MOTIVAZIONI DEL TRASFERIMENTO A ROMA DELL'INCHIESTA FIORENTINA SUI 'GRANDI EVENTI'
(Adnkronos)
- Dietro gli appalti per la Scuola marescialli c'e' stato un 'sistema di potere' che ha agito attraverso una 'utilizzazione spregiudicata di un sistema di relazioni professionali e personali che ha realizzato una rete di interessi intrecciati'.

La Cassazione (sesta sezione penale, sentenza 23427) spiega in questi termini l'azione della cosiddetta 'cricca' nelle motivazioni con le quali motiva il perche' lo scorso 10 giugno ha stabilito che l'inchiesta fiorentina sul G8 'Grandi Eventi' dovesse traslocare a Roma.

La decisione, sollecitata dai ricorsi di Francesco De Vito Piscicelli, Guido Cerruti e Fabio De Santis si ripercuote anche sull'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci. Nelle motivazioni Piazza Cavour, nel confermare la legittimita' dell'arresto dei tre indagati, spiega che 'il protrarsi della restrizione della liberta' personale non puo' prescindere dalla verifica della presenza quantomeno di un attuale fumus di legittimita' della stessa restrizione'.

11 - PROCURATORE CAPO FIRENZE, FORSE CORRUZIONE PROIETTATA ALTROVE...
(Adnkronos)
- 'Probabilmente la Corte di Cassazione ha individuato l'ipotesi di corruzione contratta a Firenze e poi l'ha proiettata sugli altri fatti che si sono verificati altrove'. Questo il primo commento del procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi alle motivazioni della Corte di Cassazione che chiede il trasferimento a Roma del filone fiorentino dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.

'Nella vicenda c'e' sicuramente un carattere storico, fattuale - ha aggiunto Quattrocchi, parlando con i giornalisti - ma esiste una problematica giuridica che conosciamo bene e sulla quale la Procura di Firenze sara' ancora in grado di dire la sua'.

 

 

[18-06-2010]

 

IL PORTO DELLE NEBBIE NON CHIUDE MAI (QUATTROCCHI NERI ALLA PROCURA DI FIRENZE) - A QUATTRO GIORNI DELL’INIZIO DEL PROCESSO, ACCOLTE LE RICHIESTE DEGLI INCRICCATI SULLA COMPETENZA. E TUTTO SI SPOSTA DA FIRENZE NELLA MAGICA ROMA DI PIAZZALE CLODIO - SALTA IL RITO BREVE, PRESTO LIBERI BALDUCCI E DE SANTIS – LA BEFFA PER IL PROCURATORE DI FIRENZE QUATTROCCHI: TRE ANNI DI INDAGINI, UNA MONTAGNA DI CARTE E IPOTESI D’ACCUSA, TUTTO DEVE PASSARE DI MANO Niccolò Zancan per "la Stampa"

 

Alle nove e dieci di sera arriva una telefonata dalla Corte di Cassazione. Abbracci, commozione. Un'esultanza quasi da stadio: «Questa è una bomba!». A quattro giorni dell'inizio del processo alla cricca, cambia tutto. Non più Firenze, ma Roma. Cambia il giudice competente. E anche il destino - almeno quello immediato - di Angelo Balducci, Fabio De Santis, Guido Cerruti e Francesco Maria De Vito Piscicelli, in carcere da febbraio. Presto, prestissimo dovrebbero tornare in libertà.

 

Forse già oggi. La suprema corte ha deciso che è la Procura di Roma a doversi occupare dell'indagine sull'appalto per la scuola dei Marescialli di Firenze. Se c'è stato accordo corruttivo fra l'imprenditore fiorentino Riccardo Fusi e i vertici della struttura romana della Ferratella, si è sancito nella capitale. Ecco perché è stata disposta «l'immediata trasmissione degli atti».

Il professor Alfredo Gaito, che con l'avvocato Remo Pannain, difende proprio l'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, dice: «E' il ripristino di una legalità violata. C'era stata un'imposizione di competenza. Ora la Cassazione incomincia a fare ordine. Gli atti vanno alla procura di Roma, mentre i termini per la custodia preventiva sono ampiamente scaduti. Il giudizio immediato non incomincia neppure, si torna al rito ordinario».

 

La prima udienza del processo, convocata per martedì mattina alle 9, non ha più ragione d'esistere. Lo sa benissimo il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi: tre anni di indagini, una montagna di carte e ipotesi d'accusa, tutto deve passare di mano. «E' una sentenza della Cassazione - dice pacatamente - non si può che prenderne atto e rispettarla.

Noi siamo sempre stati convinti che l'accordo corruttivo si sia verificato a Firenze, un parere confortato prima dal giudice per le indagini preliminari e poi dal Tribunale del Riesame». E invece, dopo gli atti sulla Protezione Civile rimbalzati da Roma a Perugia, ora se ne va anche il filone sulla scuola dei marescialli.

A Firenze resta nulla: «Provare amarezza in questo momento potrebbe nascondere una presunzione che contrasta con il principio stabilito dalla Corte di Cassazione - spiega il procuratore Quattrocchi - siamo sereni. A Firenze è stato fatto un lavoro investigativo straordinario, di elevatissimo livello tecnico. Di certo non proveremo amarezza se i frutti di questo lavoro saranno raccolti dalle autorità competenti».

Roma, quindi. L'avvocato Vincenzo Dresda difende Guido Cerruti: «Siamo molto soddisfatti. La competenza territoriale non è un cavillo da avvocati, ma un principio costituzionale che va garantito. Noi abbiamo sempre creduto che il giudice naturale fosse quello di Roma».

Il ricorso presentato dai legali di De Santis e Cerruti salva in extremis anche gli altri due imputati. I difensori di Balducci e Piscicelli avevano tentato un'altra strada, chiedendo la nullità del processo. Ora la suprema corte stravolge la scena per tutti. Ancora non si conoscono le motivazioni della sentenza. Ma la sostanza è semplice. Per i pm fiorentini l'accordo corruttivo era avvenuto in un albergo di Firenze fra Fusi e Piscicelli, in veste di intermediario della cricca. Per gli avvocati, invece, non può esistere corruzione per interposta persona. Hanno avuto ragione.

 11-06-2010]



 

 

TUTTE LE CRICCHE PORTANO A ROMA ...
Non si terrà a Firenze neppure il troncone d'inchiesta che riguarda i maneggi intorno agli appalti per la scuola dei carabinieri. Per la gioia dei vari De Santis, Balducci, Cerruti e De Vito Piscicelli, le carte passano a Roma per volere della Cassazione (Repubblica, p.1). Anche Perugia, a questo punto, potrebbe perdere presto gran parte dell'indagine, a parte il mozzicone sul riservatissimo pm Achille Toro.

 

Proposta costruttiva: visto che tanto siamo in attesa della rogatoria sui conti allo Ior di Angelina Balducci, tanto varrebbe che la Cassazione girasse tutti i processi direttamente alla giustizia vaticana. Loro sì che sanno come fare. E noi si perde meno tempo a cercare soldi che tanto si sa benissimo che sono "nel cortile di casa", come direbbe Chomsky. Anche se poi sarebbe da vedere chi è il cortile di chi, ormai.

 

E a proposito di Cassazione, ci piacerebbe che domani i giornali ci raccontassero nomi, vita, miracoli e amici di ogni singolo giudice della famosa Sesta Sezione. Ci piacerebbe scoprire le decisioni precedenti di Lorsignori, per poi farcene una serena opinione sulla base dei fatti e delle loro carriere.

10.06.10

 

CASO ANTONVENETA: NUOVI LEGITTIMI IMPEDIMENTI PER BRANCHER FANNO SLITTARE PROCESSO A MILANO...
(Adnkronos) - Nuove istanze di legittimo impedimento per il sottosegretario Aldo Brancher nell'ambito del processo sulla mancata scalata all'Antonveneta in cui risponde di appropriazione indebita in relazione a somme incassate dall'ex numero uno di Banca Popolare di Lodi Giampiero Fiorani. Cosi' le udienze del 5 e 7 giugno sono state rinviate al 26 giugno. Brancher ha prodotto una documentazione che riferisce di un viaggio in Cina dal 30 maggio al 5 giugno e di una riunione della commissione affari costituzionali del Senato il 7 giugno.

E' la terza volta consecutiva che il processo a Brancher viene rinviato a causa di impegni istituzionali. I giudici comunque hanno 'congelato' per l'esponente del Pdl i termini della prescrizione.

06.06.10

 

FIORANI E OPERE DI BENE – LO SCORSO APRILE IL FURBETTO DELLA POPOLARE DI LODI È STATO COSTRETTO A PRIVARSI DELLE VILLE ACQUISTATE COI SOLDI DELL’ISTITUTO – TRA TUTTE SPICCA LA “STELLA MARIS” DI CAP MARTIN - È UN EFFETTO DELLA TRANSAZIONE DA 40 MLN SEGUITA ALLA CAUSA INTENTATA DAL BANCO POPOLARE – INTANTO IL “POVERO” GIAMPIERO RISULTA RESIDENTE A CALA DI VOLPE, UNA DELLE PERLE DELLA SARDEGNA… Mario Gerevini per il "Corriere della Sera"

 

«Avanti a me Salvo Morsello, Notaio in Bollate....». È il 29 aprile scorso quando Gianpiero Fiorani e i suoi amici (o prestanome) si privano definitivamente delle ville acquistate in modo occulto con i soldi della Banca Popolare di Lodi. Tipo quella in Costa Azzurra che nella ristrutturazione prevedeva un ascensore in cristallo da 200 mila euro e 160 mila euro di giardiniere (già fatturati).

 

La grandeur si era interrotta con il sequestro giudiziario del 2007 ma solo un mese fa, con l'atto notarile a Milano, una serie di società immobiliari sono formalmente passate dalla proprietà di Fiorani & C a quella della banca lodigiana.

È un effetto della transazione da 40 milioni (tra rientri di soldi dai conti esteri, quote societarie ecc.) raggiunta a fine aprile ma ancora da perfezionare e da ufficializzare.

L'azione legale del Banco Popolare, che controlla la Lodi, era stata impostata per un risarcimento fino a 900 milioni, considerando gli immensi danni patrimoniali e d'immagine causati dalla gestione dell'ex manager. Ben sapendo, però, che non si sarebbe mai raggiunta quella cifra, né Fiorani aveva quella disponibilità.

Ora l'ex amministratore delegato è stato formalmente privato delle «regge» e con lui l'amico Vincenzo Scandurra cui aveva ceduto (con diritto di riscatto) il 45% della splendida Villa «Stella Maris» sulla punta di Cap Martin. L'atto notarile ci dice dove vivono oggi il «povero» Fiorani e dove l'amico Scandurra. Bollate? Periferia di Lodi? Casa popolare o rustico in campagna?

Fiorani risulta residente in Sardegna ad Arzachena (Sassari) in località Cala di Volpe, una dei più costosi e affascinanti tratti di costa sarda. Scandurra è un italiano residente nel Principato di Monaco, in Avenue des Papalins, dove commercia in auto di lusso. Era «inseguito» fino all'anno scorso da una cartella esattoriale-record del fisco italiano: 22.205.306,01 euro. Non si sa se nel frattempo ha sistemato la «pratica».01-06-2010]

 

 

IL PM: «I MASTELLA HANNO COMPRATO CASE A ROMA COI SOLDI DELL'UDEUR»...
Titti Beneduce per "Corriere.it -
I coniugi Mastella avrebbero acquistato immobili a Roma con i soldi dell'Udeur. È quanto risulta dai nuovi documenti depositati dal pm Francesco Curcio nel corso dell'udienza preliminare davanti al gup Eduardo De Gregorio in corso a Napoli per la vicenda Arpac, in cui Sandra Lonardo e Clemente Mastella sono imputati.

 

Il denaro del partito sarebbe stato utilizzato da una società che fa capo ai due figli dei coniugi Mastella per acquistare immobili a Roma. Il pm Curcio ha depositato, in questo senso, nuove intercettazioni telefoniche, informative della polizia giudiziaria, perizie e verbali. Proprio da due verbali dell'ex parlamentare Tancredi Cimmino, ex appartenente all'Udeur, risulterebbero lo storno dei fondi del partito per l'acquisto di ville.

Secondo l'avvocato della Lonardo, però, l'ex parlamentare potrebbe essere animato da intenzioni di rivalsa dopo essere stato allontanato dal partito (di cui fu segretario provinciale a Napoli e poi segretario amministrativo nazionale) da Clemente Mastella, il quale non si fidava più di lui in dopo alcuni ammanchi di denaro dalle casse del partito. Per queste vicende, però, Mastella preferì non sporgere denuncia.

 

Il gup de Gregorio ha anche rigettato l'istanza di spostamento del processo a Benevento avanzata dal difensore dei Mastella, Alfonso Furgiuele.

3 - MASTELLA: ANCORA TENTATIVO DI SCREDITARCI...
(ANSA) - -
"Non è la prima volta, anzi ormai sono anni, che mi trovo e ci troviamo al centro di tentativi di screditare me, la mia famiglia e il partito. Sulle vicende in questione, quando sarà, verranno esibiti tutti gli atti pubblici e mutui bancari più che decennali che potranno chiarire i rilievi sollecitati". Lo afferma il segretario dei Popolari Udeur, Clemente Mastella, in merito ai contenuti di alcuni documenti resi noti durante l'udienza preliminare sull'inchiesta Arpac. "Nessuno - conclude Mastella - mi ha dato, o ci ha dato, soldi né in nero né in bianco"

 

 

FORMICA PERSECUTION – L’EX MINISTRO DEL PSI ASSOLTO DOPO 17 ANNI: “EBBENE SÌ, SONO UN PERSEGUITATO POLITICO” – L’ERRORE DEL BANANA? “NON AVER CAPITO CHE I MAGISTRATI PASSANO, LA GIUSTIZIA RESTA” – TOGHE ROSSE? UNO DEI PM NEL ‘94 SI CANDIDÒ COL CENTROSINISTRA, L’ALTRO DA ANNI È SENATORE DEL PD. CHE INTRICO TRA MAGISTRATURA E MALAFFARE C’ERA IN QUEGLI ANNI, A FOGGIA” - “ERA CHIARO COME L’AGGRESSIONE AI SOCIALISTI VENISSE DA TATARELLA MA ANCHE DA D’ALEMA

Monica Guerzoni per "il Corriere Della Sera"

 

«Ho sofferto, sì. Sono un perseguitato politico » . Maggio 1993, maggio 2010. Travolto da Tangentopoli, diciassette anni dopo l'ex ministro delle Finanze Rino Formica esce a testa alta dall'inchiesta pugliese «nastri d'oro».

Condannato a Foggia a quattro anni e sei mesi - con l'accusa di aver favorito la ditta Emit di Milano per la realizzazione di nastri trasportatori al porto industriale di Manfredonia- il socialista che bollò l'ultima assemblea nazionale del Psi di Craxi come «una corte di nani e ballerine» è stato assolto dalla prima sezione della Corte d'Appello di Bari per non aver commesso il fatto.

 

I giudici pugliesi hanno riconosciuto che non intascò alcuna tangente e pazienza se, per dimostrarlo, c'è voluto quasi un quarto della sua vita. Finalmente il verdetto è arrivato e Formica, che pure ne fu politicamente annientato, l'accoglie con filosofia: «Questa sentenza si legge in un solo modo, Formica e i socialisti di Puglia sono stati perseguitati politicamente».

Felice proprio non è, ma «tranquillo» sì. Lo era allora e lo è adesso, che ha 83 anni e si sente un ragazzino. Giura di non avere rimpianti e, se tornasse indietro, rifarebbe tutto. Anche a costo di tornare agli arresti domiciliari, con l'accusa di corruzione e finanziamento illecito ai partiti, per un'altra inchiesta sulla sanità privata barese. Assolto anche qui, nel 1999, dopo quattro anni di processo.

 

«Quando sono entrato nel Psi - racconta con la inconfondibile "r" alla francese - sapevo che la politica non è un convento di Orsoline. Si sa che si rischia di prendere una pallottola in fronte». Lei l'ha presa, la sua pallottola... «Diciassette anni orsono i magistrati di Foggia fecero strame del diritto e, forse, qualcosa di peggio». Intende che ci fu del dolo? «Sì, ma verrà fuori tutto. Io ho avuto fiducia nella magistratura e sono stato premiato. I magistrati passano, la giustizia resta. E in Italia una magistratura che sa giudicare esiste ancora».

 

E il tempo perduto? La carriera spezzata? La famiglia? «È stata una grande sofferenza, eppure va bene così. Se è vero che in politica ci sono privilegi, è anche vero che ci sono dolorose persecuzioni. La mia massima è "perdonare molto, dimenticare mai"». Per non dimenticare, sta ore chino sui ritagli d'archivio e si è convinto che l'errore della polemica attuale sia ritenere che la magistratura è malata: «Non è così, è che ci sono dei magistrati malati».

Perché votò contro se stesso, cioè a favore dell'autorizzazione a procedere? «Perché non sembrasse una difesa corporativa. Però non misi nel conto la persecuzione, l'atto di ostilità riprovevole». E i tempi della giustizia, anche: «Già. I tempi si allungano perché c'è una fedeltà all'errore, una violenza offensiva che produce uno strappo del diritto».

Quando lo paragonano a Giulio Andreotti ricorda che lui, a differenza dell'ex premier, è stato assolto con formula piena. E se lo accostano a Silvio Berlusconi, sottolinea la differenza di vedute: «L'errore di fondo del presidente del Consiglio è non aver creduto nella giustizia.

 

Non aver capito che, se c'è la persecuzione, questa emergerà». Da anni il premier punta il dito contro i magistrati politicizzati e qui Formica non gli dà torto. «Toghe rosse? Sì, negli anni di Mani pulite l'intreccio tra politica e magistratura era innegabile. Verrà il momento in cui chiederemo il conto ai profittatori del regime». Ed è qui, quando pensa ai pm che lo misero nei guai, che il rancore affiora: «Uno si chiamava D'Amelio, ora è morto ma nel ' 94 si candidò col centrosinistra.

E l'altro, Alberto Maritati, da anni è senatore del Pd. Che robaccia, che intrico tra magistratura e malaffare c'era in quegli anni, a Foggia...». Di riabilitazione, Formica non vuole sentir parlare. «Io non ne ho bisogno - e qui la voce tradisce l'orgoglio - perché in Puglia la gente ha continuato sempre a sostenermi e ad apprezzarmi. Hanno capito. Era chiaro in quei giorni come l'aggressione ai socialisti venisse da Tatarella ma anche da D'Alema».

E se guarda indietro vede la sua storia personale come metafora di una storia più grande: «Il vuoto di questi vent'anni è terribile, la mia preoccupazione non è il tempo che ho perso io, ma quello che ha perso il Paese». È un chiodo fisso: «Lo sa che ci sto scrivendo un libro?». 26-05-2010]

 

 

GIUSTIZIA FORMICA PER RINO (ATTACCATI AL POST-IT!) – CI VOGLIONO 17 ANNI PER ASSOLVERE L’EX MINISTRO SOCIALISTA? CHISSENEFREGA, I SOLITI AMMIRATORI DELLE TOGHE DIRANNO CHE ALLA FINE LA GIUSTIZIA HA TRIONFATO. MA PASSARE UN QUARTO DELLA PROPRIA ESISTENZA TRA LE GRINFIE DEI GIUDICI NON È UN SISTEMA: È TORTURA DI STATO – LE IMPRESE DEL PM MARITATI: TROMBATO DAL PSI HA SEMPRE COLTIVATO AMBIZIONI POLITICHE – QUANDO D’ALEMA AMMISE (PERCHÉ AMNISTIATO) DI AVER PRESO UNA MAZZETTA, LUI SI CONGRATULÒ PER LE “LEALI DICHIARAZIONI”. L’ANNO DOPO FU ELETTO SENATORE DEL PD

Giancarlo Perna per "Il Giornale"

 

Accusato di tangenti, Rino Formica è stato pienamente assolto 17 anni dopo: non aveva intascato nulla. Nel frattempo, l'otto volte ministro socialista è passato dai 66 anni che aveva nel '93,quando il processo iniziò, agli attuali 83. Per sua fortuna, è vivo, lucido e può assaporare la vittoria. Poteva andargli peggio. Ma intanto ha finito da allora con la politica che fu la sua vita e poteva ancora riservargli soddisfazioni. È stato ostracizzato, circondato da diffidenze, subissato di ironie.

 

Formica era negli anni '80 e primi '90 un politico potente e il numero uno del Psi in Puglia. Fu sospettato di avere favorito, in cambio di mazzette, la ditta Emit di Milano per la realizzazione di nastri trasportatori nel porto di Manfredonia. Dopo un processo a Foggia durato undici anni è stato condannato a quattro anni e sei mesi. Ci sono voluti altri sei anni prima che, l'altro ieri, la Corte d'appello di Bari lo assolvesse per non avere commesso il fatto. In precedenza, era già stato assolto - con la stessa ampiezza - dall'accusa, altrettanto fasulla, di tresche con il re delle cliniche pugliesi, Francesco Cavallari.

 

Uno scandalo spacciato per prova regina della corruzione del pentapartito nella prima Repubblica. Imputati di spicco furono Formica e il democristiano, Vito Lattanzio. La causa durò 14 anni e si è conclusa nel dicembre dell'anno scorso. Formica e Lattanzio e la totalità dei presunti correi (31 persone) furono assolti sia in primo che in secondo grado. Per le cliniche, Formica e Lattanzio trascorsero mesi agli arresti domiciliari. Formica fece il bis dell'esperienza anche per la vicenda Emit.

 

Casi patenti giustizia coi piedi. Ora, i soliti ammiratori delle toghe diranno che alla fine, però, la giustizia ha trionfato. Lo stesso Rino, visibilmente sollevato, ha detto al termine del processo Emit: «Ho avuto fiducia nella magistratura e sono stato premiato. I magistrati passano, la giustizia resta. Una magistratura che sa giudicare esiste ancora». La gioia gioca brutti scherzi, l'orgoglio fa il resto. Comprensibilmente fiero di avere resistito alla mattanza giudiziaria, l'ex ministro non ha voluto infierire.

Noi invece che non abbiamo dovuto vivere le sue stesse vicissitudini, siamo molto più imbufaliti. Trovo pazzesco che un tizio debba passare un quarto della propria esistenza tra le grinfie dei giudici prima che si accorgano della sua innocenza. Non è un sistema: è tortura di Stato.

 

Loro che ti hanno incastrato, intrufolandosi nella tua vita e prontissimi a rovinartela, almeno una cosa hanno il dovere di fare: spicciarsi. Niente ferie, signori, avete l'obbligo dell'insonnia finché la verità non viene a galla. Invece, voi che avete rotto le uova nel paniere, vi sentite autorizzati a obbligare me a ingurgitare la vostra frittata.

Tangentopoli, in cui la vicenda Formica si inserisce, con la sua stragrande maggioranza di assoluzioni a babbo morto, ha calpestato un principio cardine: la ragionevole durata del processo.

 

I tempi non sono una variabile indipendente della giustizia, soprattutto di quella politica. Perché, vero che ora Formica è stato assolto, ma il suo partito - e vale anche per Dc, Pri, Pli ecc... - intanto è scomparso. A spacciarlo non sono state tanto le inchieste quanto le lungaggini bibliche delle istruttorie. Niente resiste a 15 o 20 anni di indagini. Altri prendono il posto dei partiti azzoppati e, al termine, l'intera geografia politica di un Paese è artificiosamente cambiata. È questa l'essenza della rivoluzione giudiziaria italiana, giustamente definita «falsa rivoluzione».

 

Aperti i procedimenti contro di lui, l'innocente Formica non è stato rieletto in Parlamento nel '94 e da allora si è ritirato. Era stato un ministro capace e uno spirito libero. Quando vide che al craxismo trionfante si accodavano avventurieri interessati bollò l'Assemblea nazionale del Psi come un coacervo di «nani e ballerine». Non è mai stato un tipo che le mandava a dire. Celebre la sua lite con un altro temperamento peperino, il dc Nino Andreatta, che causò la caduta del secondo governo Spadolini nell'82.

 

Nino era ministro del Tesoro, Rino delle Finanze. Andreatta, che non amava Craxi, disse che il Psi faceva una politica «nazionalsocialista». L'allusione al nazismo non piacque ovviamente a Formica che si infuriò. Andreatta, beffardo, si giustificò dicendo che aveva usato il termine all'inglese e che intendeva invece dire «socialismo nazionale». Rino, insoddisfatto, continuò a punzecchiare e Andreatta reagì appiccicandogli l'etichetta di «commercialista di Bari».

La replica di Formica fu fulminea: «Andreatta? Una comare sul ballatoio». Fa tenerezza ricordarlo oggi che Max D'Alema manda i giornalisti «a farsi fottere».

Disoccupato e in attesa che la magistratura, con comodo, lo scagionasse, Rino si è riciclato in analista politico. Si è dimostrato acuto e preciso, non sfiorato dall'età. Ha collaborato alle Nuove ragioni del socialismo, rivista di Emanuele Macaluso, un ex comunista fuori dal coro.

Fedele al ricordo di Craxi, ha fatto in gennaio un discorso memorabile per il decennale della morte. Ha perfino fondato un movimento, Socialismo e libertà, schierandosi - chissà perché - col centrosinistra dove si annidano tutti quelli che gli hanno voluto male. Oggi, è il padre nobile degli ex psi pugliesi e non solo.

 

La cosa potrebbe finire qui se lo stesso Formica non avesse detto all'uscita dal tribunale due giorni fa: «Non è la magistratura che è malata. Ci sono dei magistrati malati». Richiesto di spiegarsi, ha aggiunto: «Negli anni di Mani pulite l'intreccio tra politica e giudici era innegabile. Verrà il momento in cui chiederemo il conto ai profittatori di regime».

E ha fatto il nome di Alberto Maritati, il pm di Foggia che lo ha ingiustamente incriminato due volte, precisando: «Da anni è senatore del Pd. Che robaccia, che intrico tra magistratura e malaffare, c'era in quegli anni a Foggia». Non è un complimento. Anzi, una chiara allusione a una strategia giudiziaria del suddetto pm per liquidarlo.

Maritati è una toga che ha sempre coltivato ambizioni politiche. Nell'83 fu candidato alla Camera per i socialisti di Claudio Signorile. Fece fiasco e da allora, dicono, si è mosso in odio al Psi e alleati. Sta di fatto che fu lui a mettere nei guai il pentapartito in Puglia sia con le cliniche che con i nastri trasportatori. Ignoro quali prove avesse. Non è però una gran lacuna poiché quelle che aveva, se le aveva, sono state successivamente buttate alle ortiche pure dai suoi colleghi. Maritati si è anche distinto per avere scoperto, dieci anni dopo il fatto, che D'Alema aveva preso una mazzetta da quel Cavallari re delle cliniche.

Glielo confermò lo stesso Max durante un interrogatorio. Nel verbale, il pm - che ormai non poteva più incriminarlo per sopravvenuta amnistia - elogiò il tangentista con i baffetti per le sue «leali dichiarazioni». L'anno dopo Maritati fu eletto senatore del Pd in quota D'Alema. Lo è tuttora. Forse, evocando i «profittatori di regime», Formica è stato avventato. Ma ha anche torto?

POLITICI SCAGIONATI DOPO PROCESSI-FIUME: DA MANNINO AD ANDREOTTI UN LUNGO ELENCO
Da "Il Giornale"

Dall'ex ministro Calogero Mannino al sette volte presidente del Consiglio Giulio Andreotti, dall'ex pluriministro e vicerè della Dc Antonio Gava a Giacomo Mancini, già pluriministro ed ex segretario del Psi. E l'elenco potrebbe continuare.

Sono tanti i "big" della prima Repubblica la cui carriera è stata stoppata, distrutta, rallentata da bufere giudiziarie-fiume conclusesi, dopo anni e anni, con assoluzioni con tante scuse. Il caso più celebre è quello del senatore Andreotti, alle prese con due processi - quello di Perugia per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli e quello di Palermo per collusioni mafiose - cominciati quasi contemporaneamente tra il '93 e il '95 e finiti, con i proscioglimenti in Cassazione, esattamente dieci anni dopo, tra il 2003 e il 2004.

È durata invece ben 17 anni dall'avviso di garanzia all'assoluzione definitiva l'odissea giudiziaria di Calogero Mannino, accusato di collusioni mafiose. Il suo incubo - "corredato" anche da nove mesi di cella e quasi due anni di domiciliari - è finito a gennaio di quest'anno.

Calvario poco più breve - 13 anni - per l'ex ministro ormai scomparso (è morto nel 2008) Antonio Gava, «avvisato» per mafia nel '93 e assolto nel 2006. Solo sei anni di processi per Giacomo Mancini, anche lui accusato di mafia nel '93 e prosciolto nel '99. [27-05-2010]

 

Da "La Stampa" - Il Gip presso il Tribunale di Roma, su richiesta della questura di Roma, ha emesso la misura cautelare del divieto di dimora per il disturbatore tv Gabriele Paolini. Il gip, dopo le ultime irruzioni durante le dirette televisive avvenute nella capitale, ha disposto che Paolini non dimori nel comune di Roma, vietando inoltre l'accesso senza preventiva autorizzazione. Lo comunica la Questura di Roma. «È stato infatti accertato che l'interessato non ha dimora fissa nella Capitale», sottolinea la Questura.
Gabriele Paolini era già finito nel mirino del questore di Roma che aveva adottato il provvedimento dell'Avviso Orale invitandolo a desistere da tali azioni di disturbo nonchè il provvedimento del «Foglio di Via Obbligatorio» con il divieto di rientro nel comune di Fiumicino. 19.05.19

 

 

PM MILANO CHIEDE ARCHIVIAZIONE PER SCARONI IN INCHIESTA MISURATORI GAS...
(Adnkronos) - Il pm di Milano Maria Letizia Mannella ha chiesto all'ufficio gip di archviare le accuse, tra le altre, di associazione per delinquere e truffa che erano state mosse a carico dell'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni. Le contestazioni erano state mosse nell'ambito dell'inchiesta sui misuratori del gas. Scaroni, su sua richiesta, era stato sentito dalla procura e aveva respinto ogni addebito spiegando, tra l'altro, di aver per primo ordinato e fatto eseguire un audit in materia.10.05.10

 

TUTTI I GUAI DI INGROIA, INTER A PARTE...
Una sentenza del Consiglio di Stato ha l'effetto di una piccola bomba per la procura di Palermo facendo decadere sei procuratori aggiunti su sette. Il 4 maggio, infatti, i giudici amministrativi hanno annullato gli atti che portarono due anni fa alla nomina di Antonio Ingroia, Vittorio Teresi, Teresa Maria Principato, Antonino Gatto, Leonardo Agueci e Maurizio Scalia.

 

Hanno accolto così il ricorso di due sostituti procuratori palermitani, Ambrogio Cartosio e Giuseppe Fici, già respinto dal tar, contro il quale si erano opposti da un lato il Csm e il ministero della Giustizia e dall'altro lo stesso Ingroia, unico tra gli aggiunti. Fici e Cartosio lamentano il mancato riconoscimento del punteggio per anzianità, modificato in seguito alla rinuncia del più giovane dopo il termine per le domande.

 

Secondo il Consiglio di Stato, invece, i requisiti vanno accertati al momento della presentazione della domanda. Ora, dunque, si riparte con la procedura. Inoltre, i procuratori aggiunti non brillano per presenze in ufficio e tra il 5 e il 6 maggio il loro capo, Francesco Messineo, se n'è lamentato pubblicamente. Guarda caso, mercoledì 5 Ingroia, interista sfegatato, era in ferie all'Olimpico (vedere la foto dalla "Gazzetta dello sport") per la finale della Coppa Italia vinta dall'Inter sulla Roma. Dal tribunale alla tribuna d'onore. (S.V.)

2- IL CSM ALL'UNANIMITÀ: TRAVAGLIO HA RAGIONE, I COLLEGHI MAGISTRATI NO...
Incredibile ma vero: il Consiglio superiore della magistratura difende Marco Travaglio, un giornalista, contro una loro parte: i magistrati di Palermo. La curiosa vicenda è nata dopo l'intervento dell'editorialista del «Fatto quotidiano» alla trasmissione di Raidue «Annozero», in onda il 4 febbraio scorso con la solita conduzione di Michele Santoro.

 

Travaglio aveva criticato la sentenza della Corte d'appello palermitana su Massimo Ciancimino, il quale, «nonostante la procura generale avesse chiesto la conferma della sentenza, ha avuto concesse pure le attenuanti generiche». I magistrati hanno chiesto, di conseguenza, l'apertura di una pratica a tutela.Sostenevano, infatti, che con le sue parole il giornalista avesse fatto chiaramente intendere la concessione di un ingiustificato «trattamento di favore».

La prima commissione del Consiglio superiore ha invece deliberato l'archiviazione.E lo ha fatto senza tentennamenti, all'unanimità.La motivazione? Eccola: le affermazioni di Travaglio sono state «forse inopportune e fuorvianti», ma comunque espressione del diritto di critica giornalistica e manifestazione di libertà di pensiero. manifestazione di libertà di pensiero.

10.05.10

 

 

IL RIS: NON MANDATE PIÙ REPERTI ...
Non mandate più reperti, abbiamo troppo lavoro arretrato. Questo il senso di una circolare riservata che il Ris di Parma, il Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, ha spedito il 22 aprile a tutti i comandi territoriali dell'Arma. Ormai ci sono reparti, forse troppo zelanti, che inviano prelievi di campioni genetici anche per risolvere reati minori. Costringendo i carabinieri in camice bianco a onerosi accertamenti scientifici.

Ma al Ris non riescono più a tenere il passo con le richieste che arrivano da tutto il Centro-Nord. E allora ecco la circolare in cui si chiede espressamente di «contenere il numero di reperti», adoperare una «valutazione preliminare della priorità delle esigenze investigative» e di limitare tali richieste a «fatti oggettivamente gravi» per evitare l'accumulo di arretrato e per contenere i costi di analisi. Troppo spesso sproporzionati rispetto all'entità del reato. (S.D.V.)

10.10.05

 

 

 

CIARRAPICO, INDAGINE DEL 2005 TIRATA FUORI PER AUMENTARE RUMORS GIUDIZIARI SUL PDL...
(Adnkronos) - 'Un avviso di garanzia non invecchia mai e puo' far sempre comodo se si tratta di un senatore del Popolo della liberta''. Il senatore Giuseppe Ciarrapico commenta cosi' all'ADNKRONOS l'inchiesta che lo vede indagato insieme al figlio Tullio e ad altre cinque persone con l'accusa di aver percepito indebitamente contributi per l'editoria.

'Oggi gli organi di informazione parlano di un'indagine per truffa a carico del senatore Giuseppe Ciarrapico. E' la stessa indagine del 2005 -sottolinea il parlamentare del Pdl- promossa dalla dottoressa Marazza, pm nota per la sua contiguita' con il pubblico ministero De Magistris concorrente politico di Di Pietro. Si tratta di un presunto abuso sui contributi per l'editoria'. Un'indagine, rileva Ciarrapico, 'dormiente a tutt'oggi e oggi guarda caso ritirata fuori per aumentare i rumors giudiziari a carico del Pdl. Chi piu' ne ha piu' ne metta', conclude.

5 - ANDREOTTI DIFFAMO' IL GIUDICE ALMERIGHI, CONDANNATO...
(Adnkronos) - Giulio Andreotti diffamo' il giudice Almerighi. La Cassazione ha cosi' confermato la condanna per diffamazione nei confronti del senatore avita. In particolare, la Quinta sezione penale, respingendo il ricorso, ha confermato la decisione della Corte d'appello di Perugia del 21 gennaio 2009 che aveva inflitto una condanna di 2mila euro di multa, coperta da indulto, ad Andreotti, disponendo una provvisionale di 20mila euro (gia' versata) a favore del giudice, in relazione alle dichiarazioni fatte dal sette volte presidente del Consiglio, a mezzo stampa, nei confronti di Mario Almerighi.

Il procedimento era stato interrotto dopo che Palazzo Madama, nel gennaio 2001, aveva stabilito che le parole del senatore a vita costituivano opinioni espresse da un parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni.

I fatti si riferiscono al 9 giugno del '97, quando Almerighi testimonio', sotto giuramento, al Tribunale presieduto da Francesco Ingargiola di aver ricevuto a suo tempo una confidenza dal collega Piero Casadei Monti, capo di gabinetto dell'allora ministro della Giustizia Virginio Rognoni: "E' intervenuto Andreotti e ha detto che Carnevale non si tocca".

Ad Andreotti, che ha sempre sostenuto di conoscere solo di vista Corrado Carnevale, si attribuiva insomma un pesante intervento per salvare l'ex presidente della prima sezione penale della Cassazione. Per effetto del rigetto del ricorso, Andreotti e' stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.

6 - PROCURA FIRENZE CHIEDE GIUDIZIO IMMEDIATO PER BALDUCCI & C. ...
(Adnkronos) - La Procura della Repubblica di Firenze ha depositato la richiesta di giudizio immediato per 4 degli arrestati nell'ambito dell'inchiesta sull'appalto per la scuola marescialli dei carabinieri di Castello, filone fiorentino dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi.

La richiesta di giudizio immediato riguarda l'ex presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, Angelo Balducci, l'ex sovrintendente alle opere pubbliche della Toscana, Fabio De Santis, l'imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli e l'avvocato romano Guido Cerruti.

Sono state invece stralciate le posizioni degli altri indagati (fra questi, due sono stati arrestati, Mauro Della Giovampaola e l'imprenditore Diego Anemone). Venerdi' scorso il Tribunale del riesame ha concesso i domiciliari, per motivi di salute, a Piscicelli.

7 - DIMISSIONI CORSINI: L'INCHIESTA COINVOLGE ANCHE MORASSUT...
(Adnkronos) - L'inchiesta che ha determinato le dimissioni di Marco Corsini, assessore all'urbanistica al Comune di Roma, indagato per corruzione e concussione, vede coinvolto anche, per l'accusa di corruzione Roberto Morassut, ex assessore all'urbanistica, ed anche, sempre per corruzione Renzo Rubeo e Roberto Liguori, rispettivamente presidente e amministratore delegato della societa' Gemma Spa, aggiudicataria del servizio a supporto della gestione del condono edilizio di Roma

Per quanto riguarda l'accusa di corruzione sotto il profilo del concorso a Morassut, a Roberto Liguori e a Renzo Rubeo i pubblici ministeri Sergio Colaiocco e Cecilia Demma contestano a Morassut d'aver accettato dagli altri due 'indebite utilita' quali, tra l'altro, l'assunzione di personale su sua segnalazione, e cio' al fine di compiere atti contrari ai doveri d'ufficio, sia in occasione dell'affidamento delle attivita' di servizio a supporto della gestione del condono edilizio alla Gemma Spa sia, poi, nel 2007 in concomitanza della rinegoziazione degli obiettivi trimestrali (rinegoziazione conseguente al mancato raggiungimento degli obiettivi contrattuali)'.

8 - MORI: TRA ME E IL CAPITANO 'ULTIMO' MAI PROBLEMI SOLO RAPPORTI DI STIMA E RISPETTO
(Adnkronos) - "Negli undici anni in cui ho avuto rapporti lavorativi e personali con il colonnello Sergio De Caprio non e' mai venuta meno la stima e il rispetto reciproco". Il generale Mario Mori smentisce con queste parole le affermazioni rese oggi in aula dal colonnello dei Carabinieri, Massimo Giraudo, secondo il quale i rapporti tra Mori e De Caprio, conosciuto anche come capitano 'Ultimo', nel periodo in cui erano al Ros era tutt'altro che idilliaci.

In particolare, Giraudo, sentito in aula come testimone al processo che vede imputati il generale Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano, ha riferito che ci sarebbe stato un "raffreddamento dei rapporti tra De Caprio e Ultimo".

9 - TESTE PROCESSO MORI: CIANCIMINO JR. GODEVA DI IMMUNITA'...
(Adnkronos) - "Massimo Ciancimino godeva di una sorta di immunita', era garantito perche' aveva collaborato con lo Stato, con il padre Vito Ciancimino, nella cosidetta trattativa per fermare le stragi del '92. Aveva un corsia preferenziale. Tutto cio' mi era stato riferito dall'avvocato Gianni Lapis". E' quanto dice in aula l'avvocato Giovanna Livreri, teste nel processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, entrambi accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano nel '95.

Il legale, che viene sentito come teste assistito, viene interrogato sui suoi rapporti con l'avvocato Lapis, condannato di recente insieme con Massimo Ciancimino nel processo d'appello per il cosiddetto 'tesoro' di Vito Ciancimino.

"Il professor Lapis -aggiunge l'avvocato- mi parlo' dell'immunita' di Massimo Ciancimino nel 2005, quando subi' la perquisizione dello studio e della sua abitazione. Mi disse che mentre per Massimo Ciancinimo la polizia giudiziaria aveva usato metodi molto piu' soft, cioe' edulcorati, per Lapis non fu cosi'. Tanto e' vero che mentre da Ciancimino non vollero neppure la chiave della cassaforte di casa, a Lapis volevano fare saltare la cassaforte con la dinamite".

10 - MASSIMO CIANCIMINO: MAI RICEVUTO TRATTAMENTI DI FAVORE ANZI...
(Adnkronos) - 'Non credo di avere mai ricevuto trattamenti di favore anzi... E' forse anche palese un minimo di trattamento di non favore paragonato ad altri imputati'. Lo ha detto all'ADNKRONOS Massimo Ciancimino che replica alle dichiarazioni rese oggi in Aula dall'avvocato Giovanna Livreri nell'ambito del processo a carico del generale Mario Mori per la mancata cattura del boss Bernando Provenzano.

La Livreri ha detto di avere appreso dal tributarista Gianni Lapis che Ciancimino junior godeva 'di una sorta di immunita' perche' conosceva i segreti della trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra'.

'Sicuramente -dice ancora Ciancimino- ogni tipo di disattenzione ha voluto solo giovare personaggi che ancora oggi godono di simili protezioni. Credo che gli ultimi accadimenti ne siano anche la conferma'.

E aggiunge: 'La mia posizione scomoda di teste imbarazza molti, anche nel momento di manifestare un minimo di solidarieta'', riferendosi all'ultima lettera minatoria indirizzata a 'La Repubblica di Palermo' in cui si fa il suo nome. Solidarieta' e' stata manifestata ai pm e ai giornalisti ma non a Massimo Ciancimino. 'La mia -conclude Ciancimino junior- e' triste dirlo, ma e' una corsa persa in partenza. La via della legalita' e' la piu' difficile da percorrere'.

 

LOMBARDIA: REGIONE VALUTA QUERELA AL "SOLE 24 ORE" SU BOND GRECI ...
(Adnkronos) - "Non solo imprecisioni grossolane o gravi inesattezze, ma anche falsita' riportate a regola d'arte nel servizio pubblicato oggi dal 'Sole 24 ore Lombardia' sul Bond regionale emesso nel 2002, a partire dal titolo che afferma che la Regione starebbe subendo danni economici a causa delle difficolta' finanziarie della Grecia. Nulla di piu' falso". Lo afferma Regione Lombardia in una nota. Regione Lombardia ha gia' dato incarico agli uffici competenti di valutare se vi siano gli elementi necessari per formulare una querela per diffamazione.

"La Regione non ha subito la perdita di un solo centesimo di euro - prosegue la nota - e non ne potra' mai subire in seguito all'andamento dei titoli greci. Il presidente Formigoni ha gia' chiaramente sottolineato che non e' da tenere nemmeno in considerazione l'ipotesi di un fallimento della Grecia, perche' questo significherebbe simultaneamente la fine dell'Euro e dell'Unione Europea. E' falsa l'affermazione riportata dall'autore dell'articolo che il meccanismo del 'sinking fund' lombardo sia strano: esso e' regolamentato puntualmente da una legge dello Stato.

"E' falsa l'affermazione che le plusvalenze derivanti dall'andamento del titolo siano intascate dagli istituti di credito e che le minusvalenze si scarichino su Regione Lombardia: i titoli del fondo sono di proprieta' delle banche e i segni positivi o negativi del loro andamento -aggiunge la Lombardia- si scaricano esclusivamente sul loro bilancio. E' falsa l'affermazione che le banche possano acquistare a piacimento i titoli piu' rischiosi: esse possono muoversi solo nell'ambito di precise tipologie di titoli definiti da Regione Lombardia nel contratto. I titoli, peraltro, sono stati scelti con criteri prudenziali come piu' volte riconosciuto dalla Corte dei Conti". [05-05-2010]

 

10.05.10

 

DERIVATI: FT - MORATTI, DA BANCHE LETTERA INGANNEVOLE CI HANNO TRUFFATO...
(Adnkronos) - "Le banche hanno una grande responsabilita' nella crisi e c'e' bisogno di cambiare il loro comportamento". A dichiararlo e' il sindaco di Milano Letizia Moratti che in un'intervista apparsa sul Financial Times accusa i quattro colossi bancari (JPMorgan Chase, Ubs, Deutsche Bank e Depfa) di "aver truffato" il comune di Milano in relazione alla vendita dei derivati risalente al 2005. Una precisazione, questa, che arriva a poche ore dell'inizio del processo.

Proprio le quattro banche incriminate, a detta del sindaco, avrebbero inviato al Comune "una lettera ingannevole" nella quale "veniva assicurato che i derivati erano per noi economicamente vantaggiosi, quando invece non lo erano. Non e' perche' non abbiamo capito l'inglese" precisa la Moratti che poi chiede "pensate che una banca debba guardare a risultati di breve termine o a una solida e stabile reazione con il cliente?".

Dovrebbe invece esserci,secondo il sindaco, "una considerazione molto profonda di come il mondo finanziario opera". Intanto il FT sottolinea che il processo sara' "uno dei primi casi scoppiati dal boom dei derivati a finire davanti a una corte" e che sia il Governo italiano che le banche di tutto il mondo guardano al processo con molta attenzione.

10-05-10

 

MEDIOLANUM: PM MILANO CHIEDE GIUDIZIO IMMEDIATO PER PROMOTORI ...
(Adnkronos) - Il pm di Milano Roberto Pellicano ha chiesto il giudizio immediato nei confronti di una settantina di persone, in gran parte promotori finanziari di banca Mediolanum e alcuni clienti, con l'accusa di aver organizzato un giro di fatture false da circa 10 milioni di euro. Le fatture sarebbero state emesse da una societa' americana e girate su conti di societa' off-shore. L'istanza e' stata avanzata al gip Franco Cantu' Rajnoldi.

L'inchiesta, in cui e' coinvolto anche Oscar Di Montigny, responsabile dello sviluppo di rete di Banca Mediolanum e Ad di Mediolanum Corporate University, e' nata dagli sviluppi di un filone dell'indagine su banca Italease. Il presunto giro di fatture false riguarderebbe Svizzera, Londra e Vaduz nel Liechtenstein. I promotori finanziari sono accusati di frode fiscale, mentre al loro consulente Marco Baroni, un commercialista di 55 anni, e' stato contestato il riciclaggio. Banca Mediolanum, che all'inizio delle indagini aveva dichiarato la sua 'assoluta estraneita'' alla vicenda, ha gia' avviato accertamenti interni.

18.05.10

 

CASELLI PERDE CONTRO «IL GIORNALE»...
Gian Carlo Caselli fa causa al "Giornale" ma il "Giornale" viene assolto. Al centro della querelle i ricordi di Massimo Coco, il figlio di Francesco, il magistrato ucciso dalle Br nel 1976. Coco aveva raccontato a Stefano Zurlo la drammatica deposizione della madre dopo la morte del padre. Chi aveva condotto quell'interrogatorio, un nuovo trauma per i Coco?

Caselli, secondo Coco, che aveva confermato anche in seconda battuta. Caselli aveva smentito e querelato. In effetti Coco si sbagliava, fu un altro pm a porre quei quesiti, ma il giudice ha riconosciuto la correttezza di Maurizio Belpietro e Stefano Zurlo, difesi da Enzo Lo Giudice e Valentina

 

 

AGENZIA ENTRATE CHIEDE DI PAGARE 25 MILA EURO DI SPESE - FINORA NESSUNA MOSSA DA PALAZZO CHIGI PER RISARCIMENTO 600MILA...
(Apcom) - L'Agenzia delle entrate ha chiesto formalmente a David Mills di pagare 25 mila euro di spese processuali in esecuzione della sentenza della Cassazione che nel febbraio scorso aveva dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari in concorso con Silvio Berlusconi.

La Suprema Corte, però, confermava sia il pagamento delle spese processuali sia il risarcimento di 250 mila euro alla presidenza del Consiglio dei ministri, decisi in primo e secondo grado da Tribunale e Corte d'appello di Milano, dove era stata affermata la responsabilità di Mills con condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione. L'Agenzia delle entrate ha presentato la richiesta formale dopo aver atteso il deposito delle motivazioni della Cassazione.

Per ora, invece, non risulta nessuna iniziativa formale da parte di Palazzo Chigi per riscuotere il risarcimento di 250mila euro dal legale inglese.

Per la Cassazione i tempi della giustizia erano scaduti ma non c'erano le condizioni per assolvere Mills dall'accusa di aver incassato 600 mila dollari in cambio di due false testimonianze che favorirono Berlusconi nei processi All Iberian e tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza. Secondo la Suprema Corte il fatto storico era stato accertato. Per cui Mills, creatore del sistema offshore usato da Fininvest, è tenuto a versare sia le spese sia il risarcimento.

5 - DELL'UTRI: COMPLOTTO CONTRO DI ME NON E' IPOTESI MA CERTEZZA...
(Adnkronos) - "Il complotto contro di me e il centrodestra non e' un'ipotesi ma una certezza". Lo ha detto il senatore Marcello Dell'Utri (Pdl), parlando con i giornalisti del collaboratore della Camorra Antonio Cutolo secondo cui ci sarebbe stato una sorta di 'complotto' di Cosa nostra per colpire il centrodestra, Silvio Berlusconi e dell'Utri in particolare, perche' avrebbero inasprito le leggi contro la mafia.

"Indipendentemente da Cutolo -dice Dell'Utri in una pausa dell'udienza del processo d'Appello in cui e' imputato per concorso esterno in associazione mafiosa- il complotto c'e' stato". I giudici sono adesso in camera di consiglio per decidere se accogliere la richiesta di ascoltare Antonio Cutolo, avanzata nella seconda udienza dalla difesa. "Se e' attendibile -dice Dell'Utri- e' giusto che venga sentito".

6 - PG PROCESSO DELL'UTRI: NO AUDIZIONE CUTOLO NON E' ATTENDIBILE...
(Adnkronos) - L'ex boss della Camorra Antonio Cutolo non va sentito al processo al senatore Marcello Dell'Utri perche', secondo il parere espresso dalle Procure di Napoli e Roma "non e' un collaborante e non e' attendibile".

A riferirlo questa mattina in aula e' il pg Antonino Gatto, che ha espresso parere negativo sulla richiesta avanzata nella scorsa udienza di ascoltare Antonio Cutolo, perche', nel corso di un colloquio in carcere avvenuto nell'aprile scorso con uno dei difensori di Dell'Utri, avrebbe riferito di avere appreso dai boss Antonino Ganci e Antonino Spadaro di un presunto piano ordito da Cosa nostra contro il centrodestra e in particolare con Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri perche' "avevano approvato delle norme troppo restrittive" contro i boss.

"Le due procure - dice Antonino Gatto - esprimono parere negativo sull'attendibilta' di Cutolo". La difesa replica: "Non abbiamo mai asserito che Cutolo e' attendibile, spetta alla Corte d'Appello deciderlo". E si e' opposta alla visione dei due pareri delle Procure di Napoli e Roma. Dal pg arriva un no anche alla trascrizione dell'intercettazione tra l'avvocato Gregorio Donnarumma e Patrizia Mirigliani in cui il legale aveva detto che gli avrebbero offerto un seggio se "avesse messo d'accordo quelli che accusano Dell'Utri". I giudici sono entrati in camera di consiglio per decidere sulle richieste.

 

 

LA PROCURA DI MILANO INDAGA SULLA ARNER BANK, LA BANCA DEL BANANA - "OPERAZIONI SOSPETTE PER 34 MILIONI" (20 DI BERLUSCONI FAMILY) - soldi versati tra il 2005 e il 2009 alla rappresentanza italiana dell’offshore ’Flat Point Development ltd’ da acquirenti italiani di immobili caraibici di prestigio; da lì poi riversati su conti della società presso la filiale milanese di Banca Arner spa; e infine trasferiti su conti sempre della società presso la Arner Bank Sa in Svizzera, con destino poi ignoto

OPERAZIONI SOSPETTE PER 34 MILIONI":
Luigi Ferrarella Per "il Corriere Della Sera"

L'«assoluta opacità, circa l'effettivo beneficiario della complessa struttura all'origine» della struttura italiana di «una società offshore Flat Point costituita ad Antigua», circonda «trasferimenti di 34 milioni di euro all'estero attraverso la banca Arner», movimentati dalla Flat Point con «causali poco verosimili» e «prive di effettive ragioni economiche».

Dai decreti di perquisizioni ad alcuni commercialisti, svolte a fine aprile nell'inchiesta da tempo in corso sulla filiale italiana della svizzera Arner Bank Sa, emerge ora che la Procura di Milano sta indagando sulla strana triangolazione di 34 milioni di euro: soldi versati alla luce del sole tra il 2005 e il 2009 appunto alla rappresentanza italiana dell'offshore «Flat Point Development ltd» da acquirenti italiani di immobili caraibici di prestigio; da lì poi riversati su conti della società presso la filiale milanese di Banca Arner spa; e infine trasferiti su conti sempre della società presso la Arner Bank Sa in Svizzera, con destino poi ignoto.

Di quei 34 milioni sotto la lente degli inquirenti, più di 20 risultano essere stati pagati da conti personali presso banche italiane e assolutamente ufficiali del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, di cui sinora era noto (come segnalato da Report il 15 novembre 2009) solo un bonifico alla Flat Point di 3,3 milioni nel 2008.

Il premier non è indagato dai pm Mauro Clerici e Roberto Pellicano, che invece hanno indagato gli ex presidente e amministratore delegato di Banca Arner spa, Nicola Bravetti e Davide Jarach, anche sulla base dell'ispezione di Bankitalia che «ha rilevato gravi e diffuse irregolarità in materia di normativa anti riciclaggio».

Di Banca Arner è noto che la filiale milanese ha come clienti alcuni collaboratori di Berlusconi, tre holding amministrate dai suoi figli Marina e Piersilvio (per circa 40 milioni), e lo stesso premier in un conto che da anni non registra grossi scostamenti attorno ai 10 milioni di giacenza.

Così come è noto che nei mesi scorsi da un lato la Procura di Como ha coinvolto l'ex presidente della banca, Bravetti, in un'inchiesta sullo «spallonaggio» in Svizzera di soldi di evasori fiscali, e che dall'altro la Procura di Palermo lo indaga per l'ipotesi di occultamento di denaro proveniente da attività illecite e intestazione fittizia di beni appartenenti a un costruttore considerato prestanome della mafia.

Uno dei soci storici di Arner, il banchiere Paolo Del Bue, è imputato nel processo sui diritti tv Mediaset (da poco congelato dalla legge sul «legittimo impedimento» del premier) per l'ipotesi di riciclaggio quale «responsabile della Arner Sa di Lugano e fiduciario della famiglia Berlusconi».

E di Del Bue si è parlato molto anche nel processo in cui l'avvocato David Mills ha appena ottenuto in Cassazione la prescrizione della condanna a 4 anni e mezzo che Tribunale e Appello gli avevano inflitto quale teste corrotto con 600mila euro nell'interesse di Berlusconi.

Infatti, fra le reticenti testimonianze contestate a Mills nei processi a Berlusconi del 1997 e 1998, c'era proprio l'«aver omesso di riferire quanto a sua conoscenza in ordine al legame diretto esistente tra Del Bue, della fiduciaria Arner, e la famiglia Berlusconi»: in particolare «che Century One Ltd e Universal One Ltd, società offshore costituite da Mills per conto di Berlusconi, avevano ricevuto dal gruppo Fininvest ingenti rimesse di denaro su conti bancari presso Bsi Lugano, poi prelevate in contanti per 103 miliardi di lire da Del Bue e altri di Arner».07-05-2010]

 

 - CASO DI COMPETENZA AL PROCESSO ITALEASE...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Ormai è materia da storici. Ma per chi fosse interessato, il processo ai responsabili dello scandalo Banca Italease ieri ha registrato qualche novità. Massimo Mazzega, chiamato nel 2007 a guidare Italease dopo l'azzeramento dei vertici imposto da Bankitalia, ha raccontato di avere trovato nell'istituto la «contabilità parallela» dell'ex vertice.

Mentre il professor Paolo Gualtieri, consulente della parte civile di Banca Italease, ha spiegato che le operazioni in derivati dell'epoca di Massimo Faenza non avevano senso economico, se non quello di generare a breve «enormi flussi di cassa», mentre l'«operatività era destinata a generare il disastro; bisognava solo vedere quando». Insomma, per Gualteri gli imputati «forse non avevano neanche le competenze per rendersi conto di quello che facevano o se l'avevano hanno fatto cose oltre ogni ragionevolezza».

01.05.10

 

TU CHIAMALE SE VUOI, INTERCETTAZIONI – “CI SONO KALASNIKOV”, “MEZZO CHILO DI DROGA”, “UN BAZOOKA”, “BOMBE”, “IL MAFIOSO SPARACIO” - QUATTRO PERIZIE CONFERMANO: SONO TAROCCATE LE CONVERSAZIONI DEGLI INDAGATI DELL'INCHIESTA GIOCO D'AZZARDO CHE PORTO' IN CARCERE (SEI MESI) IL SOTTOSEGRETARIO PDL PAGANO, GIUDICI, IMPRENDITORI, POLIZIOTTI - INDAGATI FUNZIONARI DELLA DIA - ALFANO CHE FA, SI MUOVE? MANDA GLI ISPETTORI?...

Gian Marco Chiocci per "Il Giornale"

Si fa presto a parlare di intercettazioni invasive, eccessive, costose. La vicenda giudiziaria che vi stiamo per raccontare, costruita su spezzoni di conversazioni intercettate che non sarebbero state in realtà mai intercettate, dà l'idea di come il problema da affrontare a livello parlamentare sia in realtà molto più complesso.

Partiamo dalla fine. E cioè dall'archiviazione del gip reggino Kate Tassone che su richiesta dei pm (con il procuratore capo Pignatone in testa) ha prosciolto tutti gli indagati dell'operazione «Gioco d'azzardo» che nel 2005 portò in galera 16 dei 43 personaggi finiti sott'inchiesta, fra cui l'ex sottosegretario al Tesoro, Santino Pagano, il giudice Giuseppe Savoca, gli imprenditori Salvatore Siracusano e Rosario Spadaro, il questore vicario Alfio Lombardo e molti altri.

L'ipotesi iniziale dei magistrati era che vi fosse una sorta di comitato d'affari politico-mafioso, favorito da imprenditori vicini a Cosa nostra, con addentellati negli uffici giudiziari e di polizia. Un'associazione criminale che trafficava in armi e riciclava denaro sporco. A sostegno di questa tesi gli inquirenti portavano le dichiarazioni di alcuni pentiti e i contenuti di svariate intercettazioni.

Pagano e soci finivano dritti in carcere, vi rimanevano sei mesi, salvo poi essere rimessi fuori dalla Cassazione e dal tribunale della libertà. Gli arrestati si sono sempre professati innocenti e hanno gridato subito al complotto giurando che quelle intercettazioni erano state contraffatte.

 

Proprio così: «Sono false». «Le hanno manipolate». Possibile? Più che possibile, sostenevano gli ex indagati, visto che nel 2002 in un procedimento analogo a Milano l'ascolto di ben 58mila telefonate sugli stessi fatti aveva portato a un'archiviazione per l'imprenditore Siracusano sospettato di essere il riciclatore della mafia.

Per un'ipotesi di violazione del segreto d'ufficio Milano spedì comunque il fascicolo in Calabria dove la Dia, riascoltando in particolare una di quelle 58mila intercettazioni (al Bar Grillo di Messina) riscontrava riferimenti inediti a partite di droga, armi, soldi sporchi, perfino ad allusioni sull'omicidio del professor Matteo Bottari.

La Dia ha sempre negato d'aver giocato con le trascrizioni. Gli indagati hanno sempre sostenuto il contrario, e a dimostrazione di ciò a un certo punto hanno esibito i risultati di una doppia perizia tecnica sul nastro incriminato (che il consulente di un altro imputato si era premurato di duplicare anche se era stato giudicato inutilizzabile dagli inquirenti perché incomprensibile). Dalla pulitura della bobina emergeva così che i riferimenti ad armi e droga, a certi mafiosi, a determinate persone incensurate, in realtà non comparivano mai.

Alle stesse conclusioni dei periti di parte arrivava il consulente nominato dalla procura di Catanzaro, dove nel frattempo il fascicolo era stato girato per competenza, che dopo aver ascoltato e riascoltato il nastro confermava che al contrario di quanto riportato dalla Dia effettivamente (al giro di nastro 01,07,942) non c'era alcun riferimento a un «bazooka», a partite di «cocaina e hashish», a «mezzo chilo di droga», a un mitragliatore «kalashnikov», a «cani antidroga».

E nemmeno a uno dei 110 personaggi che secondo la Dia erano citati nell'intercettazione. Un giallo. Un mistero. Per la Dia, se qualcosa non torna, non è per dolo. Per la difesa degli indagati il dolo c'è ed è reiterato. La battaglia è tuttora aperta, tra frasi «inventate», frasi «tradotte male» o «interpretate». Al giro di nastro 00.06.36.17, ad esempio, i periti di Pagano e Siracusano giurano trattarsi di uno scambio di battute fra un cliente e un barista («un aperitivo analcolico», «analcolico?», «un crodino?»).

Per la Dia, al contrario, trattasi di discorsi sul narcotraffico dove si discute di qualcuno che ha parlato incautamente al telefono e che viene definito un cretino («e iddi parrai chi telefoni», «fu cretinu»). Stessa frase, due versioni contrappposte: un crodino o fu cretinu? Sulle intercettazioni al Bar Grillo i periti Pititto e Baldo, nominati successivamente dal gip di Reggio Calabria a cui era tornata indietro la pratica, hanno dato torto alla Dia. E alle stesse conclusioni è giunto il direttore tecnico Delfino della polizia scientifica di Roma a cui la procura di Lecco ha delegato accertamenti essendo pendente, nel suo ufficio, un'ulteriore indagine sulle presunte manipolazioni delle intercettazioni nell'inchiesta Pagano-Siracusano.

Ma c'è di più. A pagina 51 della richiesta di archiviazione dei pm reggini si fa poi cenno ad altre dodici intercettazioni disposte, stavolta, dalla procura di Reggio Calabria: quelle nello studio del commercialista Giancarlo Panzera, considerato un complice di Siracusano e Pagano nel tentativo di depistare gli inquirenti sulla provenienza di un bel po' di soldi sospetti, ritenuti inizialmente di provenienza illecita eppoi giudicati diversamente dai pm reggini perché considerati «introiti in nero ottenuti con le compravendite immobiliari». Sul punto i magistrati osservano come gà il tribunale della libertà «si era espresso freddamente» sulla portata delle nuove intercettazioni.

E se il collegio non ha ritenuto di poter attribuire al materiale il significato accreditato dalla Dia, ciò è dovuto sia «alla mancanza di adeguata correlazione tra le conversazioni ritenute maggiormente significative e il materiale processuale», sia «per alcune significative divergenze segnalate dalle difese al Riesame tra le trascrizioni offerte dalla polizia giudiziaria e quelle realizzate dai consulenti della difesa. È chiaro, quindi, che a questo punto diviene necessario attribuire valore decisivo alla trascrizioni effettuate dai periti del gip, Pititto e Baldo, con particolare riferimento ai passaggi-chiave delle conversazioni ritenute maggiormente compromettenti».

Quanto alle «nuove» intercettazioni, ancora i pubblici ministeri reggini rimarcano «come il raffronto tra la trascrizione effettuata dalla polizia giudiziaria (la Dia, ndr) e quella effettuata dai periti del Gip rende plasticamente la situazione di assoluta insostenibilità della chiave interpretativa accreditata nell'informativa Dia» con riferimento a un paio di conversazioni nelle quali «la divergenza fra il testo dell'informativa e quello dei periti si presenta nella massima divaricazione».

Come se non bastasse, anche nel dispositivo d'archiviazione del 4 dicembre 2008 per il giudice Giuseppe Savoca, a proposito dell'intercettazione ambientale nel bar Grillo, si faceva presente che dalle successive operazioni di filtraggio e trascrizione della Dia criticate dalla difesa degli imputati, queste venivano «censurate dal Riesame» e «in seguito dichiarate nulle dal Gip». Che poi le ha trasmesse alla procura di Lecco, essendo stato commesso nella sua provincia, a Merate, il reato iniziale. Qui sono indagati i funzionari della Dia autori dei presunti taroccamenti denunciati dagli ex indagati. Se un capitolo si chiude con un'archiviazione, un altro resta da scrivere. E soprattutto da chiarire, oltre ogni ragionevole dubbio

[12-04-2010]

 

 

DALLE SFILATE DI MODA ALLE SFILATE IN TRIBUNALE: C'È DEL MARCIO NEL MADE IN ITALY - IN POCHI MESI TERREMOTATO IL SISTEMA DELL'AGO E DEL FILO. LA PROCURA DI MILANO VS. DOLCE & GABBANA, ACCUSATA DI EVASIONE FISCALE CON ANNESSA TRUFFA ALLO STATO - PER BURANI, BANCAROTTA FRAUDOLENTA - AFFOGATA DI DEBITI IT HOLDING DI PERNA - VALENTINO FASHION GROUP, ACQUISTATA A PREZZI “DA COLLEZIONISTA” DA UN FONDO DI PRIVATE EQUITY INGLESE, HA DOVUTO RINEGOZIARE I DEBITI CON LE BANCHE QUANDO ERA TECNICAMENTE IN DEFAULT E FRONTEGGIA ANCHE L’ACCUSA DI EVASIONE FISCALE PER 400 MILIONI DI EURO - VERSACE HA DOVUTO LICENZIARE 350 DIPENDENTI E CHIAMARE UN NUOVO AMMINISTRATORE DELEGATO PER RADDRIZZARE LE SORTI DELL’AZIENDA - DALLE STELLE ALLE CELLE PER GAI MATTIOLO, ARRESTATO PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA NEL 2008, E PER MATTEO CAMBI, INVENTORE DI MARCHIO "GURU" -

 

1 - TRUCE E GABBANA
Leo Sisti per Il Fatto

 

Evasione fiscale con annessa truffa allo Stato. Sono queste le due ipotesi di reato nell'inchiesta della Procura di Milano che coinvolge Dolce e Gabbana, ovvero D&G. E che è ormai in dirittura d'arrivo. È vicina cioè la conclusione dell'indagine preliminare, con il suo possibile sbocco: la richiesta del pm Laura Pedio, al gip, di un rinvio a giudizio.

In pratica, potrebbe essere il processo per gli stilisti più amati dalla rockstar Madonna, dall'attrice Jennifer Lopez o dal portiere interista Julio Cesar. Per Domenico Dolce e Stefano Gabbana, ovvero D&G, è un brutto colpo, sotto due aspetti. Da una parte il profilo penale, appena descritto. Dall'altra il profilo fiscale, che è l'antefatto del primo, e che potrebbe costare alla coppia ben 370 milioni di euro, da pagare all'erario.

Armani e D Guinness

Per capire qualcosa di una complessa vicenda, partiamo da lontano. Da quando nel 2004 Dolce e Gabbana decidono di spostare dall'Italia al Lussemburgo il cuore dei loro interessi. In una parola, i marchi della "ditta", la polpa: royalties riscosse sulle vendite di occhiali, borse, abiti, profumi, orologi, scarpe, profumi o mutande. Marchi che trasmigrano quindi dalla "D&G srl" di Milano per planare in Lussemburgo, nella "Gado sarl" ("Gado" è l'acronimo di Gabbana e Dolce), controllata da un'altra società lussemburghese, la "Dolce e Gabbana Luxembourg sarl". Con un suo prezzo, ovvio.

Così la "D&G" cede la proprietà dei marchi alla consorella del Gran Ducato per 360 milioni di euro.

 

DUBBIO ESTERO
Fin qui sembrerebbe una semplice ristrutturazione finanziaria. Si penserà. Ma D&G hanno trasferito anche là, nel grigio Lussemburgo, la loro attività: invece, no. Perché nel 2007 la Guardia di Finanza di Milano, spulciando nei loro conti, scopre che negli uffici di rue Guillaume Kroll, sede della "Gado srl", girano sì delle carte, ma quelle veramente importanti devono sempre prendere la via di Milano. Dove le Fiamme Gialle hanno sequestrato montagne di documenti.

 

Così, ad esempio, da una serie di e-mail dell'aprile 2004, viene fuori che un contratto con Motorola per un cellulare targato "Dolce e Gabbana" viene gestito nella milanesissima via Goldoni, quartier generale del gruppo. E quando nell'agosto 2005 sono in discussione le bozze di bilancio delle due società lussemburghesi, in una e-mail fa capolino il suggerimento ad hoc: "Tema da affrontare: sarebbe meglio fare Board e assemblee in Lussemburgo".

 

Una preoccupazione che viene commentata dagli investigatori della GdF con queste parole: "E' chiaro lo scopo di legittimare, quanto più possibile, il Lussemburgo, e non l'Italia, come centro decisionale ed amministrativo della società". La realtà è però un'altra. Nel Gran Ducato c'è solo un ufficetto. È invece in via Goldoni che Domenico Dolce e Stefano Gabbana fanno tutto. Insomma, è la classica "estero vestizione". Che nasconde profitti italiani, tassati in quel paradiso fiscale intorno a un modesto 3 per cento, dieci volte meno che nel Bel Paese.

 

Il che ha fatto "risparmiare" al duo D & G qualcosa come 260 milioni di euro, che il pignolo fisco italiano ha invece segnato come imponibile, ovviamente "mancato", e pertanto non dichiarato negli anni 2004, 2005 e 2006. E quindi pretendendo imposte per parecchie decine di milioni.

POVERI QUATTRO SOLDI
Sarà per questi loro guai in materia di tributi che Dolce e Gabbana, intervistati nel 2008 da Daria Bignardi per il programma tv 'Le invasioni barbariche', si sono sfogati. In particolare Domenico si è scagliato contro l'Italia per le troppe "tasse, tasse , tasse, tasse". Per poi aggiungere: "Se oggi uno ha successo e fa quattro soldi lavorando deve essere inquisito, penalizzato...è un ladro".

 

In quell'occasione il suo socio Stefano ha inneggiato anche a Berlusconi: "Non ha mai avuto (nelle sue aziende, ndr) un cassintegrato. Dà da mangiare a milioni di persone. È un manager di tutto rispetto. Se amministrasse il paese come amministrano le sue cose...".

Per inciso, la trasmissione di Bignardi è andata in onda il 22 febbraio di due anni fa, alla vigilia delle elezioni politiche poi vinte da Silvio Berlusconi, vicino di casa nella villa ligure di D&G: loro nella superba Villa Olivetta, a Portofino; Silvio, nel castello di Paraggi. Le imposte, che ossessione per D&G. Perché all'Agenzia delle entrate stanno facendo i conti in tasca ai due geniali stilisti ponendosi una domanda: ma quel loro marchio, venduto alla lussemburghese Gado, per 360 milioni di euro, vale questa cifra, come attesta una perizia di Price Waterhouse? O non è, per caso, "sottovalutato"?

 

TIRA E MOLLA
Per l'Agenzia sì. Per questo i suoi 007 dovrebbero trattare con i consulenti del duo il "giusto prezzo". Consulenti ben noti: per la parte penale, l'avvocato Massimo Dinoia, e, per quella fiscale, Dario Romagnoli, dello studio legale Tremonti e associati (da quando è ministro, però, Giulio Tremonti si è "autocongelato"). E' il gioco del tira e molla. Per ora l'Agenzia valuta, in base a complicati parametri, intorno ai 700 milioni di euro il valore del marchio.

 

Da parte di D & G, al momento, tutto tace. Senza accordi, e se gli uomini del fisco mantenessero quella loro valutazione, nella più negativa delle ipotesi, il futuro li vedrebbe procedere al cosiddetto "accertamento", seguito da una contestazione, appunto per 700 milioni circa.

Con questo possibile scenario: sottraendo, a questa cifra, i 360 milioni di valore attribuito da D&G al marchio, se ne otterrebbe un'altra che, a causa di un effetto moltiplicatore, tra sanzioni e interessi, genera la somma di 370 milioni di euro. Tutti da versare allo Stato delle "tasse, tasse, tasse, tasse". Che cosa risponderanno D&G?

 

2 - LA MODA "VITTIMA" DEL FASCINO PER LA FINANZA
Alfredo Faita per Il fFatto

Dalle sfilate di moda alle sfilate davanti a banchieri, consulenti d'impresa e qualche volta anche a magistrati. Dov'è andata a finire la moda italiana in questi ultimi anni, segnati da una crisi di portata inusitata che ancora morde sulle economie di molti Paesi?

Talvolta gambe all'aria, come capita a qualche modella che ancheggia su tacchi troppo alti al ritmo frenetico della musica da defilè. Errori strategici e investimenti faraonici, tante acquisizioni portate avanti a qualsiasi prezzo, inseguendo il mito della francese Lvmh di Bernard Arnault, bassa solidità patrimoniale e sospetti di frodi hanno indebolito tutto il sistema, che si è incrinato paurosamente con il cambio di congiuntura.

 

E sotto il vestito, ad un certo punto, non è rimasto più niente. Al prossimo presidente della Camera della Moda - Mario Boselli è in scadenza e potrebbe non essere rieletto - spetterà il compito di ridare smalto a tutto il settore, e non sarà facile. Certo, non è una disfatta completa: per fortuna alcuni grandi nomi hanno resistito bene a questi ultimi due anni, e marchi come Armani, Tod's, Ferragamo, Trussardi probabilmente saranno i primi ad uscire dal tunnel con il riaccendersi dei consumi, se è vero che il lusso è il primo a ripartire dopo le fasi acute di crisi. Ma per altri, e non sono pochi, è arrivato il redde rationem.

 

I casi più eclatanti sono quelli di Mariella Burani fashion group e di It holding. La prima a Reggio Emilia e la seconda a Isernia, entrambe quotate sulla Borsa milanese, hanno trovato il capolinea aziendale a distanza di pochi mesi. Molte le similitudini tra le due storie aziendali, e qualche differenza da rimarcare. Innanzitutto le acquisizioni di marchi e aziende: una girandola di operazioni in pochissimi anni che hanno portato sotto Mariella Burani griffe come Mandarina Duck, Braccialini, Baldinini, Coccinelle e licenze come Missoni, Aquascutum, La Perla, il tutto per un polo emiliano del lusso accessibile che è crollato poche settimane fa sotto il peso di debiti insostenibili (vicini ai 500 milioni di euro) dopo la dichiarazione di insolvenza delle holding a monte e la nomina dei commissari straordinari che dovranno gestire gli ultimi anni di vita.

Per i Burani e i più stretti collaboratori è arrivata anche un'indagine per bancarotta fraudolenta che si somma, tra le altre, a quelle per frode fiscale e ostacolo alla vigilanza della Consob. It holding sembrava un miracolo di imprenditorialità del sud, in un'area che mai era balzata agli onori delle cronache economiche. Anche in questo caso forte crescita in pochi anni, culminata con l'acquisizione della maison Gianfranco Ferrè, che si aggiunge a brand del lusso come Malo, Extè e licenze come Just Cavalli e Galliano.

Ma la redditività non ha tenuto il passo, i debiti si sono fatti insostenibili e nel febbraio 2009 è arrivata la Prodi bis a disarcionare da cavallo Tonino Perna, l'inventore del gruppo. Ora Ferrè e Malo sono in vendita e presto potrebbero arrivare novità. La smania delle acquisizioni, portate avanti spesso grazie ai debiti bancari, ha fatto traballare in passato anche un gruppo come Prada, che nell'ultimo bilancio denuncia un calo di fatturato del 5 per cento a 1,5 miliardi di euro e che torna a parlare, per la terza volta, di possibile quotazione in Borsa.

dolce&gabbana

Marchi come Jil Sander, di cui si è ora liberata, Church's, una partecipazione Fendi, ceduta al gruppo Lvmh, avevano fatto lievitare i debiti oltre il miliardo di euro spaventando le banche, che hanno dovuto rinegoziare l'esposizione per evitare conseguenze nefaste.

La lista purtroppo non finisce qui: Valentino fashion group, acquistata a prezzi "da collezionista" dal fondo di private equity inglese, ha dovuto rinegoziare i debiti con le banche quando era tecnicamente in default (la Citigroup è uscita dal pool di debitrici con una perdita di circa 500 milioni di euro) e fronteggia anche l'accusa di evasione fiscale per 400 milioni di euro; Versace ha dovuto chiamare un nuovo amministratore delegato - Gian Giacomo Ferraris - per raddrizzare le sorti dell'azienda, ma il primo atto concreto è stato il licenziamento di 350 dipendenti, un quarto del totale.

E che dire di Gai Mattiolo, arrestato per bancarotta fraudolenta nel 2008, stessa sorte toccata a Matteo Cambi, inventore di Guru? Dalle stelle, alle celle.

 

[11-04-2010]

 

- AVVISI AI NAVIGATI (a che servono gli avvocatoni delle società quotate) ...
La Procura milanese chiude l'indagine e spara: "Telecom, frode fiscale da due miliardi". Indagati Carlo Buora, l'ex uomo di fiducia di Marco Tronchetti Dovera, e Roberto Moro, oggi come allora responsabile fiscale del gruppo guidato dall'Innocente Berna-bebè. Comica la difesa riportata dal Corriere delle banche (azioniste e creditrici): "Illustri pareri ci danno ragione" (p.32).

 

Certo, perché quando sono in ballo nomi grossi le inchieste della magistratura non sono procedimenti penali, ma alati convegni dove si confrontano dottrine giuridiche di pari lignaggio. E chi paga di più ha sempre ragione. A proposito, visto che sta per partire la stagione delle assemblee, piccolo memento per il Parco Buoi: cagare il cazzo a manetta sugli onorari dei famosi estensori di "illustri pareri". La cui unica ragion d'essere, oltre alle percelle, è salvare le chiappe dei manager. Ma se uno si ciuccia tre milioni di euro di stipendio l'anno e poi, ogni volta che deve prendere una decisione di un qualche rischio, si fa parare il culo da "illustri pareri" legali, che cavolo di supermanager è? Così, son buoni tutti.

 

Intanto quel sant'uomo di Berto-liso, altra anima bella, si spara cinque ore di interrogatorio dai pm e nega di guidare la Prostituzione Civile: "Né soldi né sesso in cambio di favori". Ma il vero avviso ai navigati è questo qui: "Il plenipotenziario della protezione civile scarica Balducci e De Angelis" (Repubblica, p.4). Che ci pensi il Vaticano-ano-ano a coprirli.

 

 

2- AVVISI AGLI SPIATI ...
Gian Marco Chiocci ne racconta una davvero pazzesca sul Giornale: "Servizi segreti, è giallo. Maroni e Bocchino controllati dagli 007. Aperta un'inchiesta alla Procura di Reggio Calabria per minacce al deputato Pdl" (p.6).

Diciamo la verità, se una barba finta spia uno come Bocchino c'è più che altro da avvisare la Corte dei Conti per danno erariale.

MA FACCE RIDE!...
"Al processo Mediaset Ghedini rivela un appuntamento personale ad aprile": l'Arconte di Arcore usa un'udienza di separazione per fare sega a uno dei pochi processi penali che ancora gli si possono fare (Repubblica, p.11). Il bello è che un mese fa, pur di non vedersi con gli avvocati di Veronica, il Banana era stato l'unico leader occidentale ad andare (autoinvitato) a un vertice della Lega Araba. Quello dal quale uscì rafforzato a livello internazionale grazie a una meravigliosa foto in cui bacia la mano del Cammellaro di Tripoli, il sincero semipresidenzialista Gheddafi.

 24.04.10

 

GHEDINI, GIUDICI NON VOGLIONO APPLICARE LA LEGGE...
(Adnkronos)
- "La decisione dei giudici non e' condivisibile perche' dimostra la volonta' di questo tribunale di non applicare la legge, una legge a nostro giudizio volta ad ottemperare le esigenze di giustizia con quelle istituzionali del presidente edel Consiglio". Cosi' Niccolo' Ghedini, uno dei difensori di Silvio Berlusconi nel processo 'gemello' sul caso Mills, commenta la decisione presa oggi dai giudici della decima sezione penale di inviare gli atti alla Corte Costituzionale dopo aver rilevato, a loro giudizio, i profili di incostituzionalita' della legge sul legittimo impedimento.

Secondo il legale il tribunale avrebbe dovuto decidere sulla legittimita' dell'impedimento presentato oggi per il premier, impegnato in Consiglio dei ministri, poi, valutate le date offerte dalla segreteria generale della presidenza del Consiglio, affrontare la questione legata alla nuova legge sul legittimo impedimento. "Evidentemente pero' -aggiunge Ghedini- vogliono fare il processo a Berlusconi indipendentemente dai suoi impedimenti".

- GIUDICI, SU LEGITTIMO IMPEDIMENTO ATTI A CONSULTA...
(Adnkronos) - La legge sul legittimo impedimento presenta profili di incostituzionalita' soprattutto perche' introduce una nuova prerogativa attraverso una legge ordinaria e non costituzionale. Per questo motivo i giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano, davanti ai quali e' in corso il processo 'gemello' sul caso Mills nei confronti di Silvio Berlusconi, hanno deciso dopo ore di camera di consiglio di inviare gli atti alla Corte Costituzionale. Una decisione che interrompe il procedimento in corso.

- PD,GHEDINI DICE FALSO,CHIEDERE VAGLIO CORTE E' DIRITTO...
(ANSA) -
'Ghedini fa il suo mestiere d'avvocato della difesa, ma dire che i giudici di Milano non stanno applicando la legge e' una falsita'. Chiedere il vaglio di costituzionalita' e' un diritto/dovere dei giudici che applicano le leggi ed e' previsto dalla Costituzione. Che l'on.
Ghedini sia sicuro della costituzionalita' della legge sul legittimo impedimento ci tranquillizza, ma la sua opinione, seppur autorevole, non puo' ancora sostituire il giudizio di legittimita' della Corte'. Cosi' il capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti commenta le dichiarazioni dell'avvocato del premier, Niccolo' Ghedini.

RETE LIBERAL A TAR, ANNULLARE ELEZIONI NEL LAZIO NOTIFICATO A REGIONE NUOVO RICORSO, UDIENZA IL 6 MAGGIO...
(ANSA) -
Continua la 'battaglia elettorale' di Vittorio Sgarbi e della sua 'Rete Liberal'. E' stato infatti notificato alla Regione Lazio un nuovo ricorso amministrativo con il quale il partito chiede formalmente l'annullamento del provvedimento di indizione delle elezioni regionali nel Lazio il 28 e 29 marzo scorsi, e a 'cascata', l'annullamento di tutti gli atti e i provvedimenti successivi e conseguenziali. Tra questi, ovviamente, il decreto di proclamazione di Renata Polverini quale presidente della Regione Lazio e tutti i Consiglieri eletti.

CARDIA QUERELA FIORANI...
Lettera di Lamberto Cardia a "L'espresso" -
Ho letto l'articolo 'Quel presidente è pieno di conflitti' ('L'espresso' n. 14), in cui si torna a parlare di presunti conflitti di interessi tra i lavori di mio figlio Marco e il mio ruolo in Consob - cosa che mi impedirebbe di svolgere con il dovuto impegno le mie funzioni - e si riportano dichiarazioni non veritiere, offensive e in taluni casi fantasiose di Fiorani, imputato per svariati reati e già sottoposto a serrate indagini proprio dalla Consob che io presiedo.

Ho smentito così tante volte sia l'una che le altre circostanze che oggi lo faccio solo per l'obbligo morale verso me stesso e la realtà delle cose. Nulla è vero di quanto affermato da Fiorani, come risulta da tutti gli atti trasmessi all'Autorità Giudiziaria e che mi hanno indotto (cosa per le funzioni che svolgo davvero inusuale) a dare mandato al prof. Avv. Vincenzo Scordamaglia di chiamarlo in giudizio

[16-04-2010]

 

 

TORO (ACHILLE) MATATO – GRANE CONTINUE PER IL MAGISTRATO – SPUNTANO I VERBALI (VECCHI DI QUATTRO ANNI) DEL COLONNELLO DELLA GDF ACCUSATO DI ESSERE LA “TALPA” DI RICUCCI: “CI CHIESE DI ‘EDULCORARE’ L’INFORMATIVA (ORA SCOMPARSA) SU CONSORTE” - …

Gian Marco Chiocci per "il Giornale"

Il clan Balducci e il segreto d'indagine violato. Le fughe di notizie agli amici del figlio e gli accertamenti negati ai carabinieri del Noe. Le accuse nei suoi confronti verbalizzate dai suoi pm e i sospetti, gravi, dei colleghi di Firenze e Perugia. Sull'ormai ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, travolto dalle intercettazioni dell'inchiesta «Grandi Eventi» e indagato per rivelazione di segreto d'ufficio, favoreggiamento e corruzione, c'è poco altro da dire. Gli accertamenti, qui in Umbria, continuano.

E si concentrano essenzialmente sul suo ruolo di presunta «talpa» della procura capitolina. Un ruolo, ricorda oggi un inquirente, di cui già si sospettò quattro anni fa quando Toro venne indagato sempre a Perugia per concorso in violazione del segreto d'ufficio (la vicenda era quella del tentativo di scalata Unipol alla Bnl) insieme all'allora presidente di Unipol Giovanni Consorte e all'ex presidente del tribunale di sorveglianza di Milano, Francesco Castellano.

L'accusa, poi archiviata, era che Toro avesse spifferato a Castellano informazioni sulla denuncia fatta dal Banco di Bilbao contro Unipol, informazioni girate dal giudice a Consorte.

LA BOZZA D'ACCUSA
Se oggi se ne riparla è perché certe «analogie», a Perugia, potrebbero divenire meritevoli di approfondimento. E perché, per la prima volta, vedono la luce gli atti del curioso procedimento (continuamente rinviato) che ha per imputato a Roma il colonnello Antonio Carano, l'ufficiale della Gdf indicato dalla procura di Roma come la «talpa» di Ricucci, autore in tempi non sospetti di un'informativa su Consorte che a suo dire, e a detta di un altro collega ufficiale, venne prima «edulcorata» su indicazione del procuratore aggiunto e poi scomparve del tutto dal fascicolo romano, per confluire nel processo Toro-Castellano.

In una memoria Carano rivela: «L'informativa su Consorte, dove si configuravano gravi responsabilità penali a carico del presidente di Unipol per i reati di aggiotaggio informativo e ostacolo all'attività di vigilanza (...) tracciava le linee operative per lo sviluppo delle indagini: la bontà delle conclusioni cui eravamo pervenuti trova conferma nelle stesse indagini svolte dalla procura di Milano a carico di Consorte, che dopo due anni di accertamenti è giunta alle nostre stesse conclusioni e soprattutto con le stesse argomentazioni».

Consorte da settembre è sotto processo a Milano. Così come a Roma, per una banale frase intercettata («ci sono novità?» chiede Ricucci a Carano che lo frequentava per spillare notizie sulle scalate) è sotto processo il colonnello.

«CI SONO PROBLEMI...»
Il quale, a verbale, racconta così la vicenda dell'informativa «edulcorata» su Consorte: «L'ultimo atto che ho firmato nel novembre 2005, prima di lasciare il Valutario, è stata un'annotazione di pg firmata da me e dal capitano Salerno sulla scalata Unipol-Bnl (...). Il capitano mi disse che gli era stato riferito dal colonnello Buratti che avevano incontrato ostacoli in procura e di questa annotazione, dove configuravo l'aggiotaggio manipolativo e informativo a carico di Consorte e soci, non si è saputo più niente».

Prosegue l'ufficiale: «Ricucci mi fece riferimento a due episodi che potevano avere sviluppi investigativi, uno riguardava i vari incontri di cui lui era a conoscenza con vertici Unipol... mi ricordo con esponenti di vertice della sinistra parlamentare, uno a piazza San Lorenzo in Lucina, presso lo studio di un deputato di cui ora non ricordo il nome». L'altro trattava di Della Valle («un prestito obbligazionario all'estero e una triangolazione su San Marino»).

L'INCONTRO DAL DEPUTATO
Tempo dopo il colonnello Carano chiese al capitano Salerno che fine avesse fatto l'informativa dalla quale emergevano discrasie evidenti tra gli acquisti delle azioni comunicate ufficialmente e quelle realmente comprate. La risposta fu che il colonnello Buratti, di ritorno dalla procura, avrebbe avuto l'indicazione da Toro di «edulcorare» la nota su Consorte. «Dopo averla letta - osserva Carano - l'aveva restituita agli ufficiali presenti dicendo che andava edulcorata».

Buratti ha fatto invece presente che se la nota non confluì nel fascicolo fu perché era solo una bozza e in più il colonnello Amendola spiegò che le ipotesi sin lì formulate «erano basate solo su una parte della documentazione». Sia come sia, quell'informativa è svanita. E a proposito degli strascichi che ne sono seguiti, secondo il colonnello, andrebbe riletta l'intercettazione della procura di Potenza del 20 maggio 2006 tra Toro e il collega Barbieri dove l'aggiunto confessa che «sai, ho avuto due tentativi di accoltellamento pesanti alla schiena, uno tramite la finanza, che mi sono salvato, per fortuna, non so come...».

[02-04-2010]

 

 

IL VALORE ANTICICLICO DEL COLPO DI FRUSTA...
R. Fi. per "il Sole 24 Ore" - La battaglia per rendere profittevole il ramo rc auto ha sempre infiammato gli animi. Già dieci anni fa, lo scomparso presidente delle Generali Alfonso Desiata, tentando di spiegare i dati sull'incidenza dei «colpi di frusta», aveva osservato che gli italiani devono essere afflitti da una delicatezza congenita delle vertebre cervicali. Osservazione assolutamente legittima - vista l'incidenza doppia di «colpi di frusta»rispetto all'Europa-ma la battuta sollevò lo sdegno delle associazioni dei consumatori.

Anno dopo anno, colpo di frusta dopo colpo difrusta,la situazione è persino peggiorata:nel 2009 con l'arrivodella crisi economica le truffe si sono moltiplicate e là dove il disagio socioeconomico è maggiore gli incidenti stradali hanno sempre fatto feriti. Le dieci provincie con maggiore frequenza di danni fisici sono Taranto, Crotone, Brindisi, Bari, Vibo Valentia, Latina, Avellino, Prato. Dove i redditi salgono, i feriti scendono: le province meno sinistrose sono Gorizia, Trento, Udine, Verbania, Cuneo, Vercelli, Sondrio, Biella, Belluno, Bolzano. Saranno le auto migliori?

14.04.10

 

BOCCA DI FUOCO - PERCHÉ TUTTI O QUASI TUTTI GLI UOMINI DI POTERE RUBANO COME SE IL FURTO SIA L'UNICO LAVORO DEGNO DEL LORO POTERE, DEL LORO COMANDO? - GIORGIO BOCCA PASSA IN RASSEGNA I LADRONI D'ITALIA (DA POGGIOLINI A CRAXI, PASSANDO PER ALDO MORO) E PRECONIZZA UN BEL FUTURO: "verso l'età della pietra, verso l'età perenne della scimmia ladra e assassina"...

Giorgio Bocca per "l'Espresso"

Giorgio Bocca

Faccio il cronista da più di sessant'anni, osservo la gente, la studio nei suoi vizi e nelle sue virtù ma c'è una domanda a cui non ho ancora trovato risposta: perché si ruba? Perché rubavano nel Regno e poi nella prima e nella seconda Repubblica, perché rubavano i ricchissimi Raul Gardini e Carlo Sama?

Alla morte di Serafino Ferruzzi, miliardario di Ravenna, avevano ereditato una fortuna, avevano proprietà agricole, navi, treni, aerei, fattorie e allevamenti in Patagonia, ma non gli bastavano, diventarono padroni della Montedison, una grande industria che fatturava all'estero il 60 per cento, un potentato, e la depredarono. Dell'industria non gl'importava niente, erano dei commercianti.

Insomma, in pochi anni sono riusciti a fare un buco di 31 mila miliardi di lire. Non si era mai visto nel mondo un buco simile, il precedente della Chrysler era stato di 16 mila. Soldi bruciati come? In spese folli per radio Telemontecarlo, per la regata del Moro di Venezia, per squadre di pallacanestro o di volley, per i componenti del clan, una cinquantina di persone, per auto Ferrari e per barche da 30 metri. Poveracci di questo mondo, ma lo sapete che si fa presto a spendere?

Rubava il Duilio Poggiolini, direttore del servizio farmaceutico pubblico, e rubava il direttore dei telefoni di Stato, Parrella. Non bruscolini: 70 e più miliardi di tangenti dalle industrie a cui davano una mano. Il sistema ladro seleziona ladri sempre più esperti. Anni fa un'inchiesta nel provveditorato delle opere pubbliche di Milano stabilì che 29 impiegati su 30 erano corrotti.

La corruzione universale, omnicomprensiva è un cane che si morde la coda. Quando venne arrestato Giuseppe Garofalo, amministratore delegato della Montedison, e gli venne chiesto dove avesse preso i 250 milioni che aveva versato a un dirigente della Democrazia cristiana, prima disse che erano soldi suoi, poi che era il nero di un immobile venduto evadendo il fisco e poi ancora che erano frutto di una consulenza non registrata in bilancio. Insomma, per difendersi da un reato ne confessava altri due o tre che ai suoi occhi proprio reati non erano.

Hanno rubato politici eccellenti come Aldo Moro e Bettino Craxi, invocando come Javeh, il dio padre, la sospensione ideologica della colpa: "Sì, ho detto ad Abramo di uccidere Isacco, ma per metterlo alla prova". L'equivalente di "sì, abbiamo rubato, ma per il partito".

Un illustre sociologo, il professor Pizzorno, scrisse che uno dei pochi deterrenti contro la corruzione erano le manette dei carabinieri, la paura di essere messi al bando dal proprio gruppo, dalla propria professione, ma è un deterrente superato da tempo, da quando i funzionari di Stato e i politici corrotti non solo non se ne vergognano, ma se ne vantano, o peggio ancora come nel berlusconismo fingono di condannare la corruzione che hanno praticato e favorito.

Da più di sessant'anni mi chiedo come cronista del mio tempo perché tutti o quasi tutti gli uomini di potere rubino come se il furto fosse l'unico lavoro degno del loro potere, del loro comando e privilegio sociale. L'economista Giulio Sapelli mi ha dato questa risposta: "Per sentirsi pari a Dio, onnipotenti e impuniti. La società moderna non ha Dio e non ha suoi sostituti, ha perso la capacità di distinguere, non ha una stella polare, non ha un disegno politico, non ha istituzioni che riescano a sostituire Dio". Su per giù come diceva Dostoevskij: "Se Dio non esiste tutto è permesso".

Silvio Berlusconi dice che il furto generale di oggi non è come Tangentopoli. Che vuol dire? Che oggi i suoi compagni del Popolo della libertà non rubano più per il partito ma per se stessi o per i loro amici e parenti? Francamente più che un progresso ci pare un regresso verso l'età della pietra, verso l'età perenne della scimmia ladra e assassina.

[01-04-2010]

 

 

GDF MILANO PERQUISISCE REGIONE LOMBARDIA...
(Adnkronos) - La Guardia di Finanza di Milano ha perquisito in mattinata alcuni uffici della Regione Lombardia nell'ambito di un'inchiesta condotta a Monza sul fallimento della societa' immobiliare 'Il Pellicano'. Nel gennaio scorso il Tribunale brianzolo aveva

Soci dell'immobiliare, fino a luglio della scorso anno risultavano essere tra gli altri Rosanna Gariboldi, moglie del deputato del Pdl Giancarlo Abelli, e gli assessori regionali Massimo Ponzoni, Massimo Buscemi oltre a Giorgio Pozzi. L'indagine era partita in seguito agli accertamenti condotti a Milano sui presunti illeciti operati con la bonifica del quartiere Santa Giulia, l'inchiesta che aveva portato lo scorso anno agli arresti il re delle bonifiche Giuseppe Grossi e la stessa Gariboldi.

9 - INDAGATO ASSESSORE PONZONI PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA...
(Adnkronos) - L'assessore della Regione Lombardia Massimo Ponzoni risulta indagato a Monza per bancarotta fraudolenta nell'ambito del fallimento della societa' immobiliare 'Il Pellicano'. Nell'inchiesta, coordinata dal pm Walter Mapelli, risultano indagati anche la moglie di Ponzoni e il cognato.

 

L'indagine, nata da accertamenti eseguiti a Milano nell'inchiesta sui presunti illeciti commessi con la bonifica del quartiere Santa Giulia, ha preso le mosse dopo la scoperta di ammanchi nei conti dell'immobiliare di cui Ponzoni, insieme a Rosanna Gariboldi, Massimo Buscemi e Giorgio Pozzi, deteneva fino alla scorsa estate una quota pari al 17,5% a testa.

 

10 - BASSOLINO RINVIATO A GIUDIZIO PER PECULATO...
(Adnkronos) - Antonio Bassolino, ancora per pochi giorni presidente della Regione Campania, e' stato rinviato a giudizio dal giudice dell'udienza preliminare presso il Tribunale di Napoli, Vincenzo Aladiso, con l'accusa di peculato. L'indagine in base alla quale l'imputato e' stato rinviato a giudizio e' quella delle 'consulenze d'oro' al commissariato straordinario di governo per l'emergenza rifiuti in Campania.

Lo stesso gup Aladiso, con il rito abbreviato ha condannato l'ex vicecommissario all'emergenza rifiuti Raffaele Vanoli a due anni di reclusione e l'avvocato Enrico Soprano a un anno e sei mesi. Per entrambi pena sospesa. Anche Vanoli e Soprano erano accusati di peculato.

 

 

INCREDIBILE! UN TRIBUNALE CONDANNA UNA TOGA, E CHE TOGA! - LA MITOLOGICA ILDA BOCCASSINI, COSTRETTA A PAGARE LE SPESE PROCESSUALI DOPO AVER PERSO LA CAUSA PER UN SERVIZIO DEL TG1 (ERA MIMUN)- LA PM AVEVA CHIESTO 500MILA € PER UN SERVIZIO SUL PROCESSO IMI-SIR - "IL GIORNALE" DI BERLUSCONI IN FESTA…

1 - PER UNA VOLTA PAGA UNA TOGA LA BOCCASSINI PERDE COL TG1...
Gian Marco Chiocci
per "Il Giornale"

Volevano mezzo milione di euro come risarcimento danni per un servizio del Tg1 sul processo Imi-Sir ritenuto diffamatorio. Non solo i pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo non avranno un centesimo ma dovranno pagare, loro, 30mila euro per le spese processuali. Si conclude così, alla prima sezione civile del tribunale di Brescia, la causa intentata dai due magistrati milanesi contro l'ex direttore del Tg1, Clemente Mimun, e il giornalista Maurizio Martinelli, autore del «pezzo» incriminato andato in onda al telegiornale delle 20 del 24 febbraio 2005. Stando all'atto di citazione della coppia in toga, Martinelli avrebbe confezionato un servizio di parte al termine di un'udienza del noto processo dove la Boccassini e Colombo sostenevano l'accusa.

Più in particolare il Tg1, attraverso il suo inviato a Milano, a detta dei due pm «non si sarebbe limitato a riprodurre brani dell'arringa della difesa o a riassumerli alla stregua di mere tesi difensive di parte da assumere come tali» ma avrebbe riportato «come narrazione di fatti oggettivi e certi» un episodio su cui molto si è discusso in tribunale. Episodio di cui discusse anche quel giorno in aula - e testualmente riportato nel servizio - l'avvocato Alessandro Sammarco, difensore di Cesare Previti: «Il mio assistito - disse l'avvocato nel corso del dibattimento - è stato giudicato per episodi che non si è mai visto contestare, rispetto ai quali dunque non ha mai potuto difendersi (...) Ci sono vari episodi processualmente molto gravi che sono stati tenuti all'oscuro della difesa e dell'imputato».

Fra gli episodi meritevoli di denuncia secondo Sammarco quello di un certo documento che il legale disse esser stato manomesso dopo che la procura di Milano lo aveva ricevuto dall'autorità giudiziaria elvetica.

A Martinelli le due toghe imputavano varie cose. Intanto d'aver riportato le dichiarazioni rese dalla difesa del Previti senza controllare la loro corrispondenza a verità in quanto «il documento non era stato assolutamente manomesso». Sul punto il tribunale è stato di diverso avviso: «La doglianza (della Boccasini e di Colombo, ndr) appare inidonea a fondare la responsabilità dei convenuti in quanto nell'ambito della cronaca giudiziaria il giornalista non è tenuto a verificare la veridicità delle dichiarazioni rese nel processo».

Il cronista, osserva il giudice bresciano, non può sostituirsi al giudice di secondo grado. Deve limitarsi a fare il cronista, punto e basta. E Martinelli questo ha fatto: «Si è limitato a riportare le dichiarazioni rese dall'avvocato Sammarco ed ha informato gli ascoltatori che l'avvocato era il difensore dell'imputato e che stava parlando durante il processo di secondo grado a carico del Previti».

ìFELTRI

La seconda doglianza di Boccassini e Colombo riguardava il «linguaggio» usato dal giornalista che avrebbe potuto indurre l'ascoltatore, vista l'assenza dell'uso del condizionale, a ritenere che i fatti descritti fossero veri ed assodati e non invece riferiti da una parte processuale. Dalla visione della cassetta audio con il reportage giudiziario del Tg1, precisa invece il giudice, simile condotta non traspariva. Dal lancio del servizio in studio, alla messa in onda del servizio stesso, a più riprese veniva specificato bene che si trattava di considerazioni della difesa dell'onorevole Cesare Previti.

«Lo spettatore che avesse visto le prime tre parti del "pezzo" incriminato (...) - si legge in sentenza - avrebbe compreso che la difesa del Previti accusava la procura di Milano di avere commesso qualcosa di illecito nel corso del processo (...). All'evidenza, pertanto, il giornalista non riferiva di sue considerazioni ma riportava quelle svolte dalla difesa del Previti nel processo e il telespettatore era stato posto nella condizione di comprendere che le affermazioni, che avevano accompagnato il servizio, provenivano dall'avvocato Sammarco e non già dal telecronista.

Non può essere conseguentemente rimproverato al Martinelli di non aver fedelmente riportato quanto sostenuto da una delle parti processuali all'interno di un processo dell'interesse pubblico di quello in esame». Prima di rigettare le domande risarcitorie, il giudice Gianluigi Canali s'era visto costretto a respingere l'eccezione di incompetenza territoriale sollevata da Boccassini e Colombo poiché entrambi, al momento dell'inizio del procedimento, erano in servizio alla procura di Milano.

2 - CHI È ILDA BOCCASSINI...
Ilda «la rossa» Boccassini, oggi procuratore aggiunto a Milano. La Boccassini, napoletana, entra in magistratura nel 1979. Dopo le stragi di Capaci e di via D'Amelio va alla Procura di Caltanissetta e per tre anni indaga sugli assassini di Falcone e Borsellino. Nel '94 torna a Milano, e su richiesta del procuratore Borrelli prende il posto di Antonio Di Pietro nel pool di Mani pulite. Di recente ha diretto l'inchiesta che ha portato all'arresto di 15 appartenenti alle «nuove Br».

[25-03-2010]

 

 

NAPOLI: 2 ANNI A ROMEO E MAUTONE (PENA SOSPESA), ASSOLTI GLI ASSESSORI DELLA IERVOLINO...
(ANSA) - Due anni di reclusione all'imprenditore Alfredo Romeo e all'ex provveditore alle Opere pubbliche della Campania e del Molise, Mario Mautone. E' la condanna inflitta dal gup Enrico Campoli a conclusione del processo per gli appalti a Napoli. Sono stati invece assolti tutti gli altri imputati, tra cui quattro ex assessori comunali, Giuseppe Gambale, Ferdinando Di Mezza, Enrico Cardillo e Felice Laudadio. La sentenza e' stata emessa al termine del processo con rito abbreviato. Per Romeo e Mautone la pena e' stata dichiarata la sospensione della pena.

L'imprenditore e l'ex provveditore alle Opere pubbliche di Campania e Molise sono stati condannati per un unico episodio di presunta corruzione. Romeo, che era in aula al momento della lettura della sentenza, e' stato assolto dalla accusa di associazione per delinquere. Nei suoi confronti il pm aveva chiesto, al termine della requisitoria, una condanna a 10 anni.

 - LEGALE, RESTITUITA DIGNITA' AD ALFREDO ROMEO...
(ANSA) - Il gup Enrico Campoli ha disposto il dissequestro di tutti i beni e le aziende dell'imprenditore Alfredo Romeo. Per Romeo e' stata applicata la pena accessoria del divieto di contrattare per due anni con la pubblica amministrazione.

'Sono completamente soddisfatto della sentenza e assolutamente felice dal punto di vista umano perche' la sentenza restituisce piena dignita' ad Alfredo Romeo soprattutto come imprenditore'. Cosi' l'avvocato Bruno Von Arx, che difende l'imprenditore napoletano insieme con l'avvocato Francesco Carotenuto, ha commentato la sentenza emessa dal gup Enrico Campoli.

'Il giudice - ha aggiunto il penalista - ha restituito tutte le imprese sottoposte ad amministrazione giudiziaria. Dal punto di vista professionale non posso tacere l'importanza del risultato raggiunto che e' frutto di tutte le scelte operate sul piano processuale e del diritto penale sostanziale, meditate con attenzione e portate avanti unitamente al collega Carotenuto'.

22.03.10

 

 - LAMPEDUSA IL SINDACO FA IL BIS...
A Lampedusa è sotto accusa il sindaco Dino De Rubeis col suo sistema di tangenti che scavalca leggi e ordinanze di protezione civile. Per De Rubeis, la Procura di Agrigento ha chiesto il rinvio a giudizio per concussione e abuso d'ufficio. Arrestato a luglio 2009, il sindaco accusò il ministro Maroni di avergli teso una trappola, per la cacciata dalla giunta di Angela Maraventano, senatrice leghista. De Rubeis è di nuovo alla guida del Comune, dopo un breve stop agli arresti.

La Maraventano è tornata in giunta. Acqua, rifiuti, strade, fogne, illuminazione ed emergenza clandestini a Lampedusa: tutto era sotto controllo, con De Rubeis nei panni di risolutore dei problemi delle imprese, previo pagamento di tangenti. Con i soldi della emergenza clandestini ha costruito un canile abusivo. La carenza d'acqua l'ha risolta a modo suo: accesso alle condotte libero per i suoi amici che la rivendono a peso d'oro. Il sindaco è accusato di aver speso di testa sua, in spregio a ogni regola, quasi un milione di fondi pubblici per comprare fari e sedioline di plastica che ora sono in bella mostra al ristorante La Rotonda sul mare. M. G.

5 - FINCANTIERI - UN CARCERE FRA LE ONDE...
Di carceri galleggianti si parla da anni, ma ora la Fincantieri ha presentato un vero progetto a Trieste, in un convegno indetto dal Sidipe, il sindacato dei direttori degli istituti di pena. L'ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha illustrato una proposta di piattaforma lunga 126 metri e larga 33, per 25 mila tonnellate di stazza. Può ospitare 640 detenuti in 320 celle. Verrebbe costruito in un paio di anni, al costo di circa 100 milioni, e potrebbe funzionare come carcere vero e proprio o come casa di detenzione provvisoria o per reclusi in attesa di trasferimento.

L'idea è di portare una boccata d'ossigeno nel sovraffollamento degli istituti (a oggi 67 mila detenuti). Il carcere galleggiante è mobile, ma andrebbe comunque collocato in un porto e collegato via terra. Qui sorgono i problemi, perché, sebbene piaccia a tecnici e operai per i nuovi sbocchi lavorativi finora ha incontrato le resistenze di alcuni sindaci, come Marta Vincenzi a Genova. P. T.

6 - QUANDO ANDREATTA BLOCCÒ LINGUITI...
Chi ha lavorato con Beniamino Andreatta al ministero del Bilancio se lo ricorda bene Aldo Linguiti, l'avvocato dello Stato il cui nome ricorre varie volte nell'inchiesta fiorentina sui Grandi appalti e in particolare sulla Scuola marescialli. Era il febbraio del 1993 e la Dc aveva urgente bisogno di facce pulite, così sulla poltrona che fu di Cirino Pomicino ci misero Andreatta. Al Bilancio 'il Professore' resta solo due mesi, ma fa a tempo a bloccare un Cipe che "aveva lo scopo di riconfermare Linguiti commissario per le case", come oggi ricorda a 'L'espresso' uno dei suoi collaboratori più stretti.

Si era nel pieno di Tangentopoli, lo scandalo delle case in Irpinia era vivo e Linguiti aveva in mano tutto. Gli incarichi gli venivano rinnovati quasi in automatico e con sempre più stanziamenti, così Andreatta si insospettì e bloccò tutto. Negli anni seguenti, Linguiti fu poi arrestato un paio di volte e sparì dalla cronache per qualche anno. Poi, con un certificato penale perfettamente pulito, la sua carriera riprese con il governo D'Alema e accelerò con quelli di Berlusconi in un trionfo di arbitrati. Intanto Andreatta, l'unico che l'abbia mai fermato, è morto da un pezzo. F. B.

7 - SENTENZE - FARINA È UNA SPIA...
Voleva 120 mila euro da 'L'espresso', ne dovrà pagare 11 mila di spese processuali. Renato Farina, ex giornalista e parlamentare Pdl, ha perso in tribunale la causa civile intentata contro il blog del nostro sito Piovonorane.it, nel quale era stato definito "spione". La sentenza, firmata dal giudice Maria Gabriella Mariconda, ha stabilito che la collaborazione remunerata di Farina per il Sismi (con il nome di 'agente Betulla') "è di per sé elemento idoneo a qualificare l'attività di Farina come spia" e che il termine spione "sintetizza con linguaggio colloquiale" 

 

L CSM, QUANTE INVIDIE PER IL SUPER PARCHEGGIO...
Nei palazzi della politica si parla molto del Csm. Anche per un parcheggio. Il Consiglio superiore della magistratura, al centro dell'attenzione per la polemica sull'ispezione ministeriale a Trani voluta da Angelino Alfano, si è dotato di trenta posti auto che ottengono recensioni positive sulle riviste specializzate nei settori dell'architettura e dell'edilizia: ultima, "RE Real Estate".

Pagine che vengono lette avidamente dai componenti della Camera dei deputati e del Senato che si lamentano continuamente per la carenza di parcheggi nei loro palazzi. Sotto i cortili del noto Palazzo dei Marescialli, sono state ricavate due autorimesse distinte per le ammiraglie a disposizione delle autorità, a cominciare dal vicepresidente Nicola Mancino. Nel dettaglio, l'accesso al livello interrato avviene tramite un ascensore per auto IdealPark, un progetto speciale con una portata di 3,5 tonnellate adatto al trasporto di mezzi blindati.

E l'installazione di un sistema meccanizzato ha permesso di ottenere trenta posti. L'impianto scelto per questo progetto è meccanico a rimozione dipendente delle vetture, che raddoppia il posto auto. Per l'installazione non è stato necessario effettuare scavi ma semplicemente fissare ogni struttura al pavimento e collegarla a una presa elettrica. Una vera meraviglia. (Pierre de Nolac)

IL PM DI TRANI E L'AUTO IN PANNE...
È degna di apparire in un film d'azione, l'auto del pm di Trani Michele Ruggiero. È stata notata (e bramata) da milioni di telespettatori: si tratta di una Mercedes Cls 350, un gioiello della tecnica alla portata di pochi eletti. La fiammante vettura tedesca si è resa utile, ieri, per soccorrere un'impiegata della procura che aveva problemi con la sua vettura, in panne.

La donna, al volante di una Renault Twingo, si è trovata con la batteria scarica: Ruggiero, senza pensarci due volte, ha aperto il cofano della Mercedes per rianimare l'utilitaria alimentandola con la potenza della sua fuoriserie. Ma chi si trovava vicino al pm ha suggerito di provare la rianimazione della Twingo con un'auto più semplice. Un fuori programma che è stato notato da numerosi curiosi, che hanno anche immortalato la scena con i videofonini.

 FT, NULLA DI POCO ORTODOSSO IN VICENDA DERIVATI A MILANO...
(ANSA) - Il Financial Times corre in soccorso di Ubs, Deutsche Bank, Jp Morgan e Depfa Bank, accusate di truffa ai danni del comune di Milano, sostenendo che non c'é "nulla di poco ortodosso" nella vicenda dei derivati, visto che la stessa pratica viene usata dalle amministrazioni di tutte le città europee e che soprattutto "le banche straniere sono una facile preda" su cui avventarsi.

 

Per il quotidiano finanziario Londinese, inoltre, l'intera vicenda "ha anche connotazioni politiche" visto che il caso dei derivati, "tenuto in forno per quasi due anni", viene fatto scoppiare alla vigilia delle elezioni regionali. L'accusa nei confronti delle banche, prosegue il giornale, "é debole" e Milano, che si considera la capitale economico-finanziaria dell'Italia, si sta "comportando come una piccola città di provincia" quando sostiene "che non ha capito i termini" dell'operazione. E conclude, "alla faccia "dell'orgoglio Lombardo".

25.-03-10

 

DERIVATI: QUATTRO BANCHE RINVIATE A GIUDIZIO PER TRUFFA COMUNE MILANO...
Radiocor
- Il Gup del tribunale di Milano Simone Luerti ha rinviato a giudizio, come chiesto dal pm Alfredo Robledo, quattro banche: Deutsche Bank, Ubs, JpMorgan e Depfa Bank e 13 persone tra le quali l'ex city manager del Comune di Milano Giorgio Porta e il consulente Mauro Mauri. L'accusa e' di truffa aggravata ai danni del Comune di Milano. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le banche avrebbero avuto un guadagno illecito di circa 100 milioni di euro.

25.03.10

 

CHIUSE LE INDAGINI PER AGGIOTAGGIO SU IT HOLDING, COINVOLTO IL CDA
Walter Galbiati per "la Repubblica" -
«Hanno comunicato false notizie al mercato, tali da alterare il prezzo delle relative azioni e delle obbligazioni», in una parola aggiotaggio. Con questo capo di imputazione il pm milanese Carlo Nocerino ha chiuso le indagini sul consiglio di amministrazione di It Holding, in particolare su Tonino Perna, socio, presidente e amministratore delegato del gruppo della moda (marchi Ferrè, Ittierre e Malo) finito in amministrazione straordinaria a febbraio dello scorso anno.

 

Una chiusura indagini che arriva mentre i commissari straordinari Stanislao Chimenti, Roberto Spada e Andrea Ciccoli stanno approntando le dismissioni degli asset del gruppo. Una fase delicata su cui pesa l'ombra di Ciccoli (ex consulente Bain di Perna), che già aveva avviato prima del fallimento contatti con gruppi "amici" (come il cinese Billy Ngok) per parcheggiare alcuni marchi di It Holding. Nel frattempo, la procura di Isernia traccheggia sull'indagine per fallimento, indagine all'apparenza ancora senza indagati, che procede a rilento ed è gestita dal pm Federico Scioli. Parente nientemeno che di Simone Fieg, nato a Isernia come Perna e membro del collegio sindacale di It Holding, quindi finito in tale veste tra gli indagati per aggiotaggio a Milano.

[22-03-2010] 

 

 

- INTERROGATO AMMINISTRATORE DELEGATO FASTWEB...
(Adnkronos)
- 'Non ho nulla da nascondere... Abbiamo chiarito tutto, c'e' piena collaborazione con l'Autorita' giudiziaria'. Lo ha dichiarato dopo tre ore di interrogatorio Stefano Parisi che dal novembre del 2004 e' amministratore delegato di Fastweb. Stefano Parisi, difeso dall'avvocato Gildo Ursini, e' stato interrogato oggi per tre ore dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai sostituti Francesca Passaniti e Giovanni Di Leo nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio che ha portato in carcere 56 persone piu' un'altra trentina di indagati.

A Parisi si contestano i reati di associazione per delinquere transnazionale pluriaggravata e uso di fatture false per compilare dichiarazioni di reddito infedeli e uso di fatture false per operazioni inesistenti. Per tre ore l'indagato ha spiegato quale e' la sua posizione e al termine del colloquio, ha ribadito d'aver chiarito la sua posizione non avendo nulla da nascondere.

- CASO SANTA GIULIA: OLTRE 80 INDAGATI PER EVASIONE FISCALE INTERNAZIONALE...
(Adnkronos)
- Dietro l'offerta di servizi di 'International tax planning e di ottimizzazioni fiscali attraverso regimi migliorativi', proposti da una nota fiduciaria svizzera, si nascondeva una vera e propria fucina di prodotti all'avanguardia per l'evasione fiscale.E' quanto hanno accertato i militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, in uno stralcio dell'inchiesta su 'Montecity-Santa Giulia' coordinata dai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta. Sono 53 le societa' tra piccole e medie, con fatturati che oscillano dai 4 ai 10 mln l'anno, e 16 gli studi professionali perquisiti quest'oggi per un totale di oltre 80 i soggetti indagati a vario titolo per dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture false, dichiarazione infedele, emissione di fatture false e riciclaggio. L'importo dell'evasione supera di gran lunga i 100 milioni di euro.

Al centro delle indagini, in particolare, c'e' una societa' fiduciaria svizzera che offriva alla clientela la possibilita' di avvalersi di fatture fittizie emesse da societa' create ad hoc, con sede in diversi Stati esteri, come l'Austria, il Regno Unito, l'Olanda e vari paradisi fiscal

18.03.10

 

IL PARÀ DELLA FOLGORE SAMUELE LANDI FOLGORA IL "SOLE 24 ORE"
Oggi nelle strade di Roma ritornano i lavoratori di Eutelia e Agile, le due società di call center che il 10 novembre scorso sono balzate nella cronaca.

Quel giorno sarà ricordato dai dipendenti per l'assalto notturno organizzato con un manipolo di guerrieri da Samuele Landi, il titolare dell'azienda che dopo aver forzato gli ingressi con grossi piedi di porco voleva sgombrare gli operai impegnati a difendere il posto di lavoro.

 

Da quel momento i giornali e le televisioni hanno acceso i riflettori sulla girandola di operazioni attraverso le quali Landi e la sua famiglia hanno ceduto Agile ad Omega, e la stessa cosa hanno fatto i magistrati della Procura di Arezzo. A metà febbraio il pm Roberto Rossi ha chiesto il rinvio a giudizio per il paracadutista della Folgore, Samuele Landi, e altre 14 persone per associazione a delinquere, appropriazione indebita, falso in bilancio e frode fiscale.

A ricordare questi reati ai quali si sarebbe aggiunta l'accusa di appropriazione indebita di 33 milioni di euro e di 3 milioni di sterline, è stato nei giorni scorsi il "Sole 24 Ore" in un articolo del giornalista Fabio Pavesi secondo il quale "il tesoro sarebbe stato stornato dai conti di Eutelia e dirottato in Svizzera".

Di fronte a queste accuse, che sembrano far perno sul rinvio a giudizio da parte del magistrato di Arezzo, Samuele Landi ha reagito ieri con sdegno e ha precisato che "a tuttoggi nessuna comunicazione della procura è stata ufficialmente emessa e tantomeno notificata" a lui e ai sei componenti della sua famiglia, fondatori di Eutelia.

 

Non solo: il paracadutista con la spada tatuata sul braccio, respinge l'accusa di appropriazione indebita che a suo dire "non appare assolutamente in alcun documento cui ho avuto accesso". E per difendere la sua reputazione ha deciso di querelare il giornalista Fabio Pavesi e Gianni Riotta, il direttore del "Sole 24 Ore".

10.03.10

 

IL CAOS REGNA SOVRANO ALLA PROCURA DI ROMA (SENZA IL TORO, I TOREADOR BALLANO) - DA UN LATO LA PROCURA DI ROMA VUOLE PROCESSARE GENCHI, DALL'ALTRO LO ARRUOLA! - IL PROCURATORE GENERALE GIOVANNI FERRARA LO SA CHE I TABULATI DELL’INCHIESTA SU FASTWEB E TELECOM ITALIA SPARKLE SONO FINITI NELLE MANI DEL POLIZIOTTO PIÙ VOLTE SOSPESO DALL’INCARICO CHE ORA S'È MESSO AL RIPARO SOTTO L'ALA DI DI PIETRO? - GENCHI HA TRACCIATO ANCHE TUTTA LA MAPPATURA DELLE UTENZE DI FRANCESCO MICHELI, CHE NON RISULTA FRA I DESTINATARI DI PROVVEDIMENTI FINALI DELL’INCHIESTA -

Fosca Bincher per "Libero"

Tutti i tabulati e i tracciati di traffico telefonico, per un totale di almeno 700 mila files, dell'inchiesta su Fastweb e Telecom Italia Sparkle, sono finiti nelle mani del superconsulente delle procure, Gioacchino Genchi.

Sì, proprio il poliziotto più volte sospeso dall'incarico per le polemiche nate sulla sua attività professionale privata, che ora si è messo al riparo sotto l'ombrello politico di Antonio Di Pietro intervenendo al congresso dell'Italia dei Valori e suscitando un mare di polemiche per avere sostenuto che Silvio Berlusconi si era inventato il tiro della statutetta del Duomo prima di Natale.

 

Nonostante le perplessità già emerse con il ruolo di Genchi nelle inchieste di Luigi De Magistris, la procura di Roma ha deciso di ricorrere ancora una volta al superconsulente proprio per la sua inchiesta probabilmente più delicata. A chiamare Genchi in campo è stato il sostituto procuratore Giovanni Di Leo.

A Genchi sono stati via via affidati i documenti informatici sequestrati dalla procura in case e uffici degli indagati. Nelle sue mani sono finitib alcuni computer e floppy disk sequestrati a Telecom Italia Sparkle, fra cui quattro con la dicitura "Informazioni Telecom Italia riservate".

 

Sempre a Genchi sono finiti quattro pacchi di materiale e documentazione sequestrati sia presso Telecom che presso Fastweb, fra cui tutto il materiale informatico acquisito in ufficio e nella abitazione di Bruno Zito, uno dei dirigenti Fastweb coinvolti nell'inchiesta.

Con successivo atto la procura di Roma ha affidato sempre a Genchi l'analisi del traffico telefonico di tutte le utenze intestate a protagonisti dell'inchiesta, iniziando da quelle di Carlo Focarelli e focalizzandosi in particolare su quelle di due dirigenti di Fastweb, il già citato Zito e Giuseppe Crudele.

 

Genchi ha tracciato anche tutta la mappatura del traffico telefonico originato dalle utenze di Francesco Micheli, che non risulta a dire il vero fra i destinatari di provvedimenti finali dell'inchiesta. Parte del traffico telefonico del finanziere musicofilo è comunque negli allegati provvisto dalla classica mappatura di Genchi. Il poliziotto che in privato (essendo in aspettativa) fa il consulente delle procure ha messo sotto anche tutti i gestori telefonici, facendo spesso la voce grossa.

 

Agli atti sono depositate infatti numerose lettere di Genchi a Tim, Vodafone e H3g, con la minaccia di bloccare i pagamenti loro dovuti dalla procura in caso di scarsa collaborazione ricevuta. Per altro Genchi sembra oberato di lavoro, tanto da scrivere alla procura chiedendo continue proroghe del mandato "atteso il protrarsi delle attività delegate, con particolare riguardo al recupero, all'esame e alla indicizzazione dei file memorizzati nelle memorie di massa installate nei personal computer in sequestro; rilevata anche la quantità di traffico telefonico eseguito dalle utenze incluse nel mandato di consulenza (oltre 700 mila conversazioni)". Con la procura Genchi poi si lamenta dei ritardi di Telecom Italia proponendo ai pm la "sospensione della liquidazione delle fatture emesse".

[08-03-2010] 

- CASSAZIONE: PRESCRIZIONE PER DELL'UTRI, MANCA PROVA DELL'EVIDENZA DELL' INNOCENZA...
(Adnkronos) - La Cassazione ha confermato la prescrizione del reato di appropriazione indebita nei confronti di Marcello Dell'Utri nell'ambito della vicenda dei fondi neri di Publitalia degli anni 1991-1994, anziche' l'assoluzione piena richiesta dal senatore di Forza Italia, perche' "gia' la sentenza di primo grado aveva dichiarato la prescrizione del reato non ritenendo la prova dell'evidenza dell'innocenza" e perche' "non e' affatto evidente che le appropriazioni rientrassero secondo la tesi difensiva in elargizioni rientranti nell'ambito dei rapporti amicali intercorrenti tra i vari protagonisti della vicenda processuale". La Seconda sezione penale spiega in questi termini il perche', lo scorso 11 dicembre, ha respinto il ricorso presentato dai difensori di Dell'Utri confermando la decisione della Corte d'appello di Milano del dicembre 2005.

- ESPOSTO RADICALI,VERSO APERTURA INCHIESTA A MILANO...
(ANSA) - L'esposto dei Radicali, nel quale si sostiene che la lista di Roberto Formigoni ha raccolto firme prima della chiusura delle candidature, è arrivato sul tavolo del procuratore aggiunto di turno, Armando Spataro, e nelle prossime ore potrebbe essere trasferito al procuratore aggiunto del Dipartimento della pubblica amministrazione, con l'apertura, come atto dovuto, di un fascicolo.

Nel loro esposto presentato nei giorni scorsi, e integrato oggi con altro materiale, i Radicali sostengono che la lista di Formigoni ha raccolto firme anche prima che venisse chiusa la lista con tutti i nomi delle candidature definitivi, sospettando, dunque, la falsità di parte delle firme. I Radicali, infatti, ipotizzano i reati di falso ideologico e falso in atto pubblico. L'esposto potrebbe essere assegnato dal procuratore capo al procuratore aggiunto Edmondo Bruti Liberati, che presiede il Dipartimento pubblica amministrazione.

MICCICHE', TREMONTI SMENTISCA DICHIARAZIONI SUL MEZZOGIORNO E MAFIA...
(Adnkronos) - 'Quando le ho lette non volevo crederci. Vorrei tanto che Tremonti smentisse, spiegasse meglio oppure chiedesse scusa'. Cosi' il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Micciche', nell'ultimo post del suo blog 'SUD', commenta quanto detto ieri dal ministro dell'economia Giulio Tremonti: 'Da meta' Italia in giu' tutto il sistema e' in default. Quando incontri un assessore non sai bene se e' un assessore o un camorrista'.

'Il default che il ministro attribuisce al Sud - sottolinea Micciche' - e' provocato non soltanto, come comodamente si vorrebbe far credere, dalle colpe delle classi dirigenti locali, ma anche e soprattutto da una politica del governo centrale, quasi monopolizzata, a beneficio del Nord. Ovvero - aggiunge - dagli stessi che poi si mostrano preoccupati e lanciano ipocrite grida d'allarme, dispensando ricette e panacee. I cittadini del Sud - chiosa il sottosegretario - sono stufi delle Penelopi della politica, che da un lato tessono e dall'altro scuciono'

 

03.03.10

 

 

FURBETTI PER SEMPRE...
Al processo Antonveneta c'è sempre da imparare qualcosa: "Fiorani: "A Dell'Utri 100 mila euro. Fazio mi disse di aver salvato la Lega". L'ex capoccione della Popolare di Lodi: "Pomicino disse alla moglie del governatore che il suo telefono era sotto controllo. Io tentai due suicidi" (Repubblica, p. 12). Sarebbe piaciuto a un sacco di belle teste di PMU che il Fiorani si autoeliminasse. Invece va al processo e parla, parla, parla.
Anche la Stampa accende i fari: "Consegnai a Grillo denaro per Dell'Utri". Fiorani: 100 mila euro anche per Calderoli" (p.30).

 

- CASO ANTONVENETA: FIORANI IN AULA, SONO DIVENTATO UN APPESTATO...
(Adnkronos) -
"Sono diventato un appestato. C'e' paura di stare vicino a me per non restare contaminati. E' un'esperienza drammatica, una morta civile in cui uno puo' pensare di farla finita o lasciarsi andare che poi e' la stessa cosa". Giampiero Fiorani torna nell'aula della seconda sezione penale del Tribunale di Milano per essere interrogato dalle parti nell'ambito del processo sulla mancata scalata all'Antonveneta.

 

E, tra una domanda e l'altra, non manca di lasciarsi andare a qualche considerazione personale. Nel corso dell'esame di oggi, l'ex banchiere di Lodi ha affrontato i legami con il mondo politico a cominciare dall'ormai famosa cena dello "Sciacchetra'" (dal nome del vino portato dal senatore Luigi Grillo , ndr) durante la quale Silvio Berlusconi avrebbe dato il suo appoggio all'allora governatore della Banca d'Italia , Antonio Fazio, mentre montava un fronte anti-Fazio, come ha ricordato sempre Fiorani, "guidato dagli onorevoli Tabacci e La Malfa".

28.02.10

 

BURANI: RICORSO BDH PER SOSPENDERE LIQUIDAZIONE...
(ANSA)
- Giuseppe Amoroso, legale di Burani Designer Holding, ha presentato ricorso urgente ex articolo 19 della legge fallimentare per chiedere la sospensione della liquidazione dell'attivo della società a monte della catena di controllo di Mariella Burani Fashion Group, di cui è stato dichiarato il fallimento dal Tribunale di Milano.

Il ricorso, contenuto nel reclamo depositato questa mattina in Corte d'Appello contro la sentenza di fallimento, chiede di sospendere la liquidazione fino al prossimo 16 marzo, quando il Tribunale di Reggio Emilia deciderà se commissariare Mariella Burani Fashion Group attraverso la legge Marzano. Bdh , attraverso la sub-holding Mariella Burani Family Holding, detiene il pacchetto di controllo di Mariella Burani Fashion Group.  

20.02.10

 

PM TORO SI E' DIMESSO DA MAGISTRATURA (DECADE IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE)...
(ANSA) -
Il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, indagato nell'ambito dell'inchiesta per gli appalti G8 alla Maddalena, si è dimesso dall'ordine giudiziario. L'atto di dimissioni, comunicato al procuratore della repubblica Giovanni Ferrara, arriverà domani al Consiglio superiore della magistratura ed al ministro della Giustizia.

Toro, indagato dalla procura di Firenze per violazione del segreto d'ufficio, ha motivato la decisione di dimettersi per "essere libero di difendere - è detto nell'atto - l'onorabilità mia e di mio figlio (a sua volta indagato) e, nel contempo desiderando eliminare ogni ragione di imbarazzo per l'ambiente di lavoro, con grande rammarico, ma con animo sereno, dichiaro la mia volontà di dimettermi con effetto immediato dall'ordine giudiziario".

Con le dimissioni dall'ordine giudiziario del Procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, decade il procedimento disciplinare nei suoi confronti istruito dalla procura generale della corte di Cassazione. Le dimissioni di Toro sono definitive ed irrevocabili in quanto, avendo il magistrato oltre 40 anni di servizio, non hanno bisogno di accettazioni da parte del Csm.

 

- APPALTI: BERTOLASO, PROVO SENSO DI INGIUSTIZIA MI SENTO COME UN ALLUVIONATO...
(Adnkronos) -
In questi giorni Guido Bertolaso, nel pieno di un 'processo mediatico' che significa 'giustizia sommaria' e 'fango gettato nelle pale del ventilatore', ha provato 'l'angoscia, il senso di ingiustizia, di devastazione, di perdita totale e senza eccezione delle tante persone che abbiamo soccorso dopo che le loro case erano state invase da fiumi di fango'.

Proprio 'come un alluvionato', si e' trovato a patire 'sofferenza, rimpianti, strazianti ricordi', e adesso, in una accorata lettera aperta 'alle donne e agli uomini della Protezione Civile', ritiene sia proprio il momento di dire: 'basta fango'. 'Errori, mancanze di controlli, gente che ha lavorato con noi in modo disonesto: mi considero parte lesa, non coimputato o colpevole, come mi considero fin d'ora responsabile di qualche possibile errore ed omissione', rileva Bertolaso.

 

- RUTELLI CHIEDE RISARCIMENTO A 'IL GIORNALE', MAI DECISO ESITO GARE...
(Adnkronos)
- Francesco Rutelli ha dato mandato ai suoi legali di intraprendere una azione civile per risarcimento danni nei confronti del Giornale, per il titolo, il sommario e l'articolo gravemente diffamatori pubblicati oggi sugli 'appalti nel nome di Rutelli'. In una nota diffusa dall'ufficio stampa, si legge che 'in nessun caso, nella sua esperienza di amministrazione e di governo, Rutelli ha 'deciso l'esito' di qualsivoglia gara, ne' ha mai interferito sulle decisioni riguardanti assegnazioni di lavori che spettano ai servizi tecnici e amministrativi, e non alla politica".

- ANM, SERVE SERIA RIFLESSIONE SU ACCESSO MAGISTRATI A POLITICA...
(Adnkronos)
- La Giunta dell'Anm, "riconoscendosi nelle dichiarazioni del presidente Luca Palamara", in una nota "ribadisce che il tema della credibilita' della magistratura non puo' essere disgiunto da quello dell'inopportunita' della partecipazione alla vita politica dei magistrati nei luoghi dove abbiano esercitato la giurisdizione, per evitare il rischio di indebite strumentalizzazioni dell'attivita' svolta.

Il diritto all'elettorato passivo non puo' essere negato ai magistrati. Tuttavia, la Giunta auspica una seria riflessione, anche attraverso la programmata revisione del codice deontologico, sulle modalita' di accesso del magistrato alla vita politica e amministrativa e sul rientro in servizio di coloro che abbiano svolto un mandato elettorale".

 

 - CHIAMPARINO, PRONTO CANDIDARMI PER LA PREMIERSHIP 2013...
(Adnkronos)
- "Il mio futuro? Voglio impegnarmi per il centrosinistra a livello nazionale comincero' a parlarne dopo le regionali e non escludo nulla, neppure di partecipare alle primarie per la scelta del nostro candidato premier". Lo dice Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, in un colloquio con 'Repubblica'. Se ci fossero delle primarie per la scelta del candidato premier del centrosinistra, Chiamparino non esclude di poter partecipare anche in virtu' della sua esperienza di amministratore: "In quel contesto -dice- sono sicuro di poter battere personaggi come Casini".

Chiamparino, come annunciato in un'intervista alcune settimane fa, ha in testa la creazione di un nuovo Ulivo, un'alleanza che vada "dall'Udc a Vendola". "Uso il termine Ulivo -spiega- perche' e' la cosa migliore che abbiamo prodotto in questi quindici anni. Ma possiamo chiamarlo come vogliamo: anche Giovanni o Vattelapesca. Il fatto importante e' che diventi una coalizione ben diversa dall'Unione e dai suoi errori.

G8 MADDALENA: ALTRI INDAGATI PER SCUOLA MARESCIALLI FIRENZE...
(Agi)
- Ci sarebbero altri indagati, da quanto si apprende, nella vicenda della scuola marescialli di Firenze, che rientra nell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi. Nel registro degli indagati comparirebbero i nomi di persone che la scorsa settimana non sono state perquisite, ma che, hanno comunque ricevuto avvisi di garanzia.

 GIUSSANI, BEATIFICAZIONE AL VIA ...
Presto l'arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, potrebbe annunciare l'apertura della fase diocesana della causa di beatificazione di don Luigi Giussani , il fondatore di Comunione e liberazione. Con oltre 200 messe celebrate in Italia e in altri 70 paesi del mondo, il 22 febbraio verranno ricordati i cinque anni dalla morte del «Gius». Non è un caso che a Milano la celebrazione sarà presieduta dal cardinale Tettamanzi e a Roma dal cardinale José Saraiva Martins, ex prefetto della Congregazione per le cause dei santi.

Devono passare almeno cinque anni dalla morte per poter aprire una causa di beatificazione, però i vertici della Fraternità di Cl, guidata dal successore di Giussani, don Julian Carron, non hanno voluto far coincidere l'atteso annuncio dell'inizio del processo con il quinto anniversario. Perciò bisognerà attendere ancora qualche settimana perché la Fraternità di Cl chieda ufficialmente alla diocesi di Milano di introdurre la causa e il cardinale Tettamanzi apra il processo.

Con l'incarico di postulatore o vicepostulatore potrebbe essere chiamato Fidel Fernandez Gonzalez, sacerdote comboniano, membro della Fraternità e consultore della Congregazione per le cause dei santi. Gonzalez sarà quasi certamente affiancato da un altro sacerdote del movimento. Nel frattempo il portavoce di Cl, Alberto Savorana, ha coordinato il lavoro di raccolta dell'enorme quantità di documenti relativi alla vita e alle opere di Giussani.

Le comunità di Cl sparse per il mondo hanno inviato testimonianze e materiali inediti. Figure di primo piano del mondo della politica, della cultura, dell'economia e della Chiesa che si sono rese disponibili a testimoniare nel corso del processo. Numerose anche le segnalazioni di «grazie ricevute » con l'intercessione del Gius, mentre la sua tomba, nel Cimitero monumentale di Milano, è meta di continui pellegrinaggi. (Ignazio Ingrao)

- I PESCHERECCI SOMALI «SPARITI» ...
Dove sono finiti i cinque pescherecci della Cooperazione italiana regalati alla società somala Shifco, in passato sospettati di essere al centro di traffici sui quali avrebbe indagato la giornalista Ilaria Alpi , uccisa in Somalia nel '94? Uno è affondato e i quattro superstiti sono ormeggiati al molo pesca del porto di Aden (Yemen), bloccati da tre anni per il fallimento della società di gestione, il cui amministratore, Mugne Said Omar, è fuggito a Londra.

Il presidente del governo di transizione somalo, Sharif Sheik Ahmed, ha nominato un nuovo amministratore, Ibrahim Abdulkadir Omar, che dice a "Panorama": «È nostra intenzione riprendere il mare. La Shifco è l'unica società somala che qui può produrre e dare lavoro». Il governo, sostenuto dalla comunità internazionale ma assediato dai miliziani shabab legati ad Al Qaeda, ha stanziato parte dei fondi necessari a recuperare almeno due pescherecci, che dovrebbero essere operativi entro fine 2010. (Giovanni Porzio)

 

- ENAV, IL GIALLO CONTINUA ...
Spunta anche il nome di Luciano Sorvillo, ex consulente del ministro dei Trasporti del governo Prodi, Alessandro Bianchi, tra i fortunati che hanno trovato lavoro in una società pubblica alla fine di quella legislatura. Sorvillo, dopo la caduta del governo Prodi, fu infatti assunto dall'Ente nazionale per l'assistenza al volo con uno stipendio di circa 200 mila euro.

L'Enav è ora al centro di un'inchiesta sull'acquisizione della Vitrociset (vedere "Panorama" 8) del pool per i reati contro la pubblica amministrazione della procura di Roma. E questo sebbene l'azienda scriva a "Panorama" che «non risulta alcuna indagine pendente riguardo all'acquisizione del ramo d'azienda della Vitrociset, né è stato richiesto alla società alcun approfondimento in proposito». (Caris Vanghetti)

- LO STOP DI LONDRA SU ABBEY ROAD...
G. Ve. per " Il Sole 24 Ore " -Abbey Road non sarà più la stessa. Gli studios che si trovano nella strada di Londra a cui è stato dedicato il famoso album dei Beatles, potrebbero presto essere messi in vendita. Emi, la casa discografica che li ha acquistati nel 1929 sarebbe pronta a cederli per ridurre il proprio indebitamento. Sul bilancio della società pesano infatti le conseguenze del leveraged buy-out messo a segno dal fondo Terra Firma nel 2007.

L'operazione potrebbe fruttare decine di milioni di sterline, ma non ancora chiaro se Emi sia intenzionata cedere l'intera struttura degli studi di registrazione o solo l'asset che vale di più: il marchio. Intanto, nel timore che gli Abbey Road Studios possano finire in mani sbagliate, è intervenuto un investitore davvero particolare: il National Trust, l'ente che gestisce il patrimonio storico-architettonico del Regno Unito. Le autorità inglesi stanno pensando infatti di lanciare una campagna per salvare gli studios dalla speculazione. Abbey Road più che un asset finanziario è un patrimonio nazionale.

 

 

SARAS: PM ORSI HA SENTITO I FRATELLI MORATTI SULLA QUOTAZIONE...
Radiocor - Gianmarco e Massimo Moratti sono stati sentiti sabato scorso dal pm della procura di Milano, Luigi Orsi, come persone informate sui fatti nel l'ambito dell'inchiesta sulla quotazione della Saras, la societa' che fa capo alla famiglia Moratti. I due fratelli avrebbero ribadito di essere estranei alla vicenda oggetto dell'indagine della procura, in quanto non hanno avuto alcun ruolo nell'analisi che ha portato a fissare a 6 euro il prezzo per l'ipo della Saras. L'inchiesta vede indagati nove tra manager e dipendenti di JpMorgan, Morgan Stanley e Caboto, le tre banche che hanno curato lo sbarco a Piazza Affari della societa' di raffinazione petrolifera. Per loro le accuse sono di falso in prospetto e aggiotaggio

16.02.02  

 

 

CONSIGLIERI IT HOLDING SUL REGISTRO DEI PM...
Mo. D. per "Il Sole 24 Ore" -
Il consiglio di amministrazione di It Holding finisce nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Milano nell'ambito delle indagini sull'ipotesi di aggiotaggio. I membri del board si sono visti recapitare nei giorni scorsi «la richiesta di proroga dei termini dell'indagine preliminare», con la quale il pm Carlo Nocerino ha chiesto altri sei mesi di tempo per portare avanti le indagini, cui sta collaborando anche la Consob.

Nel documento anche la lista degli indagati, con il presidente Tonino Perna in testa, e il periodo preso in considerazione: intorno alla data del 13 novembre, giorno del cda per l'approvazione della trimestrale. Tutto tace, invece, sul fronte della procura di Isernia dove i pm Federico Scioli, Marco Gaeta e Alfredo Mattei stanno lavorando al dossier a seguito dei tre esposti presentati dai commissari straordinari di It Holding Stanislao Chimenti, Andrea Ciccoli e Roberto Spada. In questo secondo caso sembrano essere più complessi gli accertamenti sull'eventuale reato di bancarotta fraudolenta.  

19.02.10

 

TOMBOLA PER LA FAMIGLIA DE LUCA ! - NEL MIRINO DEI MAGISTRATI È FINITO ANCHE IL FIGLIO DELLA COPPIA, PIERO (ORA MANCANO I NONNI E LE PRO-ZIE) – IL PARGOLO E’ SOTTO INCHIESTA PER REATI FISCALI COLLEGATI A DUE SOCIETÀ VICINE ALLA ‘MANIFATTURE COTONIERE MERIDIONAL’ – QUEST’ULTIMA è OGGETTO DELL’INCHIESTA IL CUI PROCESSO PER DE LUCA SENIOR SI APRIRÀ IL GIORNO DELLE ELEZIONI REGIONALI…

Gian Marco Chiocci per "il Giornale"

Non bastava il capofamiglia, Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, aspirante governatore della Campania in quota Pd-Idv, rinviato a giudizio per associazione a delinquere, concussione e truffa nelle inchieste «Sea Park» e «Mcm». Non bastava nemmeno la moglie del primo cittadino, Rosa Zampetti, sotto processo per falso in atto pubblico e abuso d'ufficio causa un concorso per sociologa Asl che la donna avrebbe vinto - secondo la tesi dell'accusa - presentando una documentazione taroccata.

Adesso si scopre che nel mirino dei magistrati è finito anche il figlio della coppia, Piero, sott'inchiesta per reati fiscali a margine di alcune consulenze collegate a due società a loro volta vicine alla Manifatture Cotoniere Meridionali, conosciuta come «Mcm», oggetto dell'inchiesta-madre sfociata in un processo che per De Luca senior si aprirà il giorno delle elezioni regionali.

Gli accertamenti sul figlio del sindaco sarebbero scaturiti a seguito di più indagini patrimoniali e avrebbero portato a trovare punti di contatto con il procedimento Mcm nato in circostanze rocambolesche. Ovvero a seguito dell'intenzione della Salerno Invest, società partecipata, di costruire un centro commerciale sull'area industriale di Fratta di Salerno dove insisteva la Mcm (sulla carta era prevista la delocalizzazione dell'impianto tessile e la contestuale realizzazione di strutture urbanistiche e commerciali).

Un intervento di riqualificazione che sarebbe dovuto costare in tutto oltre 110 milioni di euro e avrebbe dovuto produrre posti di lavoro per 1.500 persone. Un'opera faraonica figlia di un progetto che portava le firme del Comune, della Salerno Invest e della Cotoniere.

Ma sul più bello la Procura di Salerno, con il pm Gabriella Nuzzi, si imbatte in una decina di falsi e di presunte irregolarità sulle varianti urbanistiche. A far scattare le indagini è l'ex assessore all'Urbanistica Fausto Martino, diventato una vera e propria gola profonda degli uffici giudiziari salernitani retti all'epoca dal procuratore Apicella (quello al centro degli attriti con la procura di Catanzaro per la vicenda De Magistris-Why Not).

Fra le rivelazioni di Martino quella su cui i pm puntarono con decisione faceva riferimento a una riunione in cui, presente il sindaco, il patron della Mcm «manifestò la volontà di delocalizzare l'impianto» non per riqualificarlo altrove «bensì perché diceva di non avere prospettive industriali su quella zona».

Nell'inchiesta su Mcm, insieme con Vincenzo De Luca, è stato rinviato a giudizio anche il suo predecessore, Mario De Biase, espressione dell'aspirante presidente della Regione. Lui e altri, per il gup che ha disposto il giudizio, a dar retta alle intercettazioni avrebbero fatto parte di quella «realtà politico-amministrativa» sintetizzabile «in un singolo centro di potere burocratico amministrativo».

[12-02-2010]

 

 

 

NUOVA ISTANZA RICUSAZIONE FORLEO, SOSPESO PROCESSO A CSM...
(Adnkronos) - E' stato sospeso il processo disciplinare al Csm a carico dell'ex Gip di Milano, Clementina Forleo, che doveva essere processata oggi sul caso Farida Bentiwaa, la donna accusata di favoreggiamento del terrorismo islamico. L

a Forleo, infatti, ha presentato un'ulteriore istanza di ricusazione nei confronti del collegio disciplinare che, a suo parere, non puo' pronunciarsi sulla questione, perche' si e' gia' occupato del caso. L'udienza di oggi, dunque, e' stata sospesa e potra' riprendere solo dopo che un altro collegio disciplinare avra' deciso sulla ricusazione. Gia' mercoledi' scorso Palazzo dei Marescialli aveva respinto tale istanza, giudicandola inammissibile, perche' il difensore della Forleo, il procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena, non era munito di procura speciale, che e' stata invece presentata ieri sera.

10.10.10

 

FONDAZIONE MONTALCINI SOTTO TUTELA ...
Il 20 gennaio il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha sciolto il consiglio di amministrazione dell'European brain research institute della Fondazione Rita Levi Montalcini, nominando commissario Giovanni Nisticò. La decisione è arrivata dopo un articolo di "Panorama" (settembre 2009) sulla scarsa trasparenza nella contabilità dell'Ebri. Benché la nomina del commissario sia prevista solo «qualora gli amministratori non agiscano in conformità dello scopo», fonti vicine a Pecoraro fanno notare come all'Ebri ci fosse comunque «un conflitto tra gli 11 membri del cda che impediva il perseguimento del suddetto scopo». (Caris Vanghetti)  

 

BONAIUTI: PER MAGISTRATI NEANCHE CDM E' LEGITTIMO IMPEDIMENTO... (Adnkronos) - Il legittimo impedimento, approvato ieri alla Camera, come strumento per consentire al premier di governare. Ne ha parlato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti nel corso della trasmissione ' Il fatto del giorno' su RaiDue.

Bonaiuti ha ricordato che "quando gli avvocati di Silvio Berlusconi hanno chiesto il legittimo impedimento perche' doveva presiedere il Cdm, il tribunale di Milano ha detto che non era legittimo impedimento e allo stesso modo non lo era l'inaugurazione di un tracciato dell'alta velocita', importantissimo per il Paese".

 

Bonaiuti ha ricordato di aver accompagnato il premier al tribunale di Milano: "Per sua natura lui vorrebbe andare alle udienze, ma come fa una persona che fa il presidente del Consiglio, per studiare bene una causa, a guardare i faldoni, un milione di pagine? Sono 23 udienze in meno di 3 mesi, un'udienza ogni 2 o 3 giorni...".  

 

 

ADDIO “TRIBUNALE DEI VIP” – CON IL TRASFERIMENTO DEL “SAVOIA-GATE” A ROMA SI SPENGONO I RIFLETTORI DI POTENZA – E DOPO IL CLAMORE, LE COPERTINE, LE ACCUSE FINITE SUI GIORNALI, VALLETTOPOLI-BIS CONTINUA IN SORDINA - SAREBBERO IN CORSO IN UNA CASERMA GLI INTERROGATORI ALLE VITTIME DEI FOTORICATTI…

Dal "Giornale"

 

Dopo il clamore, le copertine, le accuse finite sui giornali, Vallettopoli-bis continua in sordina. A Milano dove l'inchiesta (nata a Potenza) viene condotta nel più stretto riserbo. E in questi giorni sarebbero in corso, in un luogo segre