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ECOLOGIA

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AMIANTO
GRILLO/Grillo 16.12.09 2.mp4
INCENERITORI
ANIMO/09/Petizione-Nichelino contro-inceneritore Gerbido.pdf
BEPPE GRILLO
L’EREDITà DI PECORARO SCANIO:
ANIMO/09/Riciclo 15 05 09.doc
ANIMO/09/Rifiuti e inceneritori.pps
ANIMO/09/Petizione-contro-inceneritore Gerbido.pdf
SPACCAMAREMMA – LONTANAN
ANIMO/09/img010.jpg
ANIMO/09/Nichelino Risparmio Energetico.pdf
ANIMO/09/Petizione per la Provincia.pdf
ANIMO/09/Differenziare Conviene.pdf
ANIMO/09/Differenziare Conviene Villastellone.pdf
ANIMO/09/Differenziare Conviene Nichelino.pdf
ANIMO/09/20090324.TO.pdf
"mi oppongo al piano-casa, è uno scempio" -
NUCLEARE NO GRAZIE
RIFIUTI
SPINA 3 TORINO
ENERGIA/Flyer_EOLH5_Settembre_2008_Italiano.pdf
STOP UE AUTOSTRADA TIRRENICA
TEMI DI ATTUALITÀ DI PATOLOGIA AMBIENTALE
UGAZIO/CROMO.dat
ELETTROSMOG
VIDEO
NO TAV
FOTOVOLTAICO
INQUINAMENTO ATMOSFERICO
ABUSI EDILIZI
RIFIUTI TOSSICI
CENTRALI TURBO GAS
IMMAGAZINNAMENTO ENERGIA

 

 

 

 
FORUM INDIRIZZI DI POLITICA URBANISTICA COMUNE DI TORINO -OSSERVAZIONI DI marcobava

 

 

 

GUP TRIBUNALE, SUOLI PUNTA PEROTTI DEVONO TORNARE A DITTE COSTRUTTRICI...
(Adnkronos) - I terreni dove erano stati costruiti i palazzoni abusivi di Punta Perotti, abbattuti nella primavera del 2006, devono tornare alle imprese costruttrici: lo ha deciso il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Bari, Antonio Lovecchio, che si e' espresso in questo modo rispetto a una richiesta del Comune di sospensione dell'esecutivita' di una ordinanza dello stesso gup, in attesa di un pronunciamento della Corte di Cassazione.

 

A novembre, infatti, Lovecchio aveva revocato la confisca dei suoli. Le ditte che avevano costruito i palazzi sono la Sudfondi, Mabar e Iema. Sui suoli dove sorgevano le cosiddette 'saracinesche del Lungomare di Bari, nel frattempo e' nato un parco. 21-01-2011]

 

 

 

 

RIFIUTI NAPOLI, MONTEGROTTO PAGA...
25 mila euro di spese legali che il Comune di Montegrotto (Padova) o probabilmente gli amministratori di tasca propria dovranno pagare per aver tentato di fare causa alla Regione Campania, al Comune e alla Provincia di Napoli, colpevoli, per il sindaco della cittadina veneta, di danneggiare l'immagine delle sue terme euganee con la cattiva pubblicità dei rifiuti per le strade partenopee.

Il sindaco di Montegrotto Luca Claudio aveva intentato una causa di risarcimento alle istituzioni campane chiedendo 1 milione di euro con la motivazione che «i turisti non vengono più a fare i fanghi perché pensano che tutta l'Italia sia sommersa dai rifiuti». Ma il tribunale di Este gli ha dato torto condannandolo a pagare 25 mila euro.19-01-2011]

 

 

 

I REATI DI FRODE ALIMENTARE NON SONO STATI ABROGATI ! Mb 01.01.11

 

14/12/2010
La qualità dell'acqua potabile è disciplinata a livello europeo dalla direttiva 98/83/CE concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano (la cosiddetta direttiva "acqua potabile"), che fissa 48 parametri microbiologici, chimici e organolettici per assicurare la qualità e la sicurezza dell'acqua potabile.

 

 

 

Gli Stati membri hanno, tra gli altri, l'obbligo di controllare costantemente questi parametri, di informare la cittadinanza e di sottomettere una relazione alla Commissione ogni tre anni sull'attuazione degli obblighi previsti dalla direttiva.

La direttiva, largamente basata sui parametri dell'Organizzazione mondiale della sanità, lascia agli Stati membri la libertà di imporre regole più severe nel proprio territorio, ma non di fissare standard di sicurezza sanitaria meno rigorosi.

E' tuttavia prevista la possibilità di una deroga temporanea, a condizione che non comporti rischi per la salute umana e non esistano altri mezzi immediati per far rientrare l'acqua potabile entro i parametri previsti. Gli Stati membri possono richiedere due deroghe di tre anni e, solo in casi eccezionali, una terza.

La terza deroga italiana.

L'Italia ha recentemente richiesto una terza deroga rispetto ai parametri massimi dell'arsenico, del fluoruro e del boro per alcuni Comuni in Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Trentino-Alto Adige, Umbria. Le "condizioni eccezionali" che giustificano la richiesta sono legate, secondo l'Italia, all'origine sotterranea della maggior parte dell'acqua potabile presente nella penisola; le misure per far rientrare le riserve idriche nei parametri sarebbero in via di implementazione.

La Commissione ha attentamente esaminato le prove scientifiche dell'Organizzazione mondiale della sanità e ha concluso che alcuni dei parametri possono essere ecceduti per un breve periodo senza rischio per  la salute umana. Questo non si applica tuttavia al consumo di acqua di neonati e bambini.

Nella sua decisione del 28 ottobre la Commissione ha concesso alcune deroghe e ne ha negate altre, a seconda del livello di sostanze nocive riscontrate nelle riserve idriche dei singoli Comuni. In allegato alla decisione si trova l'elenco dettagliato dei Comuni e delle sostanze per le quali la deroga è stata accordata o meno. Ogni deroga è concessa a condizione che siano messe in atto misure effettive di limitazione del danno, tra le quali la fornitura a neonati e bambini di acqua pura imbottigliata. 

01.01.11

 

I GOLFISTI VIP PER COSTRUIRE UN GREEN HANNO RASO 450 ALBERI A CORTINA. TRA I SOCI C'E' MARIA CRISCUOLO...
Sono circa 150, tra imprenditori, editori, produttori e manager pubblici. E sono tutti accomunati da due passioni sfrenate: il golf e Cortina. Al punto che qualche anno fa hanno costituito una società ad hoc per costruire un campo con nove buche (che però diventeranno 18) nei paraggi dell'esclusiva località turistica.

 

Dentro la società, in qualità di azionisti, ci sono un po' tutti: Paolo Scaroni, a.d. dell'Eni, Guido Barilla, a capo dell'omonimo gruppo, Giuliano Adreani, a.d. di Mediaset, Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, Carlo Perrone, editore del Secolo XIX, Maria Criscuolo, presidente del gruppo Triumph, Carlo Vanzina, produttore e regista, Andrea Riello, dell'omonimo gruppo, Giuseppe Gazzoni Frascara, ex presidente del Bologna, Ermenegildo Tabacchi di Safilo.

Ma si tratta solo di alcuni tra gli esempi più significativi. Ebbene, questa nutrita pattuglia di golfisti Vip sta inseguendo da qualche anno il sogno di un maxicampo da golf dalle parti di Cortina. Come emerge dall'ultimo bilancio approvato della Cortina srl, è piuttosto a buon punto la costruzione delle prime nove buche della struttura.

In più alla fine dell'anno scorso, per l'esattezza il 27 dicembre del 2009, è stata anche inaugurata la club house. Certo, si sono registrati alcuni incidenti di percorso dovuti a eventi meteorologici avversi. Ma la cosa più curiosa, e forse la meno «ambientalista», è legata alla costruzione del «campo pratica», una specie di percorso più agevole. Quello autorizzato, dicono infatti i documenti contabili, «si è rivelato inadeguato per le nostre esigenze».

E così la società dei Vip si è dovuta rivolgere alle Regole d'Ampezzo per ottenere il via libera «all'allargamento dell'autorizzato campo pratica mediante la locazione di ulteriori 13 mila metri quadrati circa e il taglio di circa 450 alberi». Insomma, il desiderio di avere la lussuosa struttura pronta il prima possibile ha convinto i 150 golfisti Vip a non fare tanti complimenti. E così un piccolo bosco, appunto 450 alberi, è stato raso al suolo. (Stefano Sansonetti)

 07-12-2010]

 

 

 

 

 

Comunicato n° 16 - 5/12/2010 - Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio

Cari Amici,

qualche rapido aggiornamento:

1.  Il nostro Gino Scarsi raggiunto da una citazione per terrorismo ecologico !  Proprio così; terrorismo ecologico e una richiesta di risarcimento danni pari a 50 mila euro ... L'accusa arriva dall'azienda di Canale (provincia di Cuneo) Vigolungo SpA, rivolta a Gino Scarsi, primo firmatario della nostra campagna nazionale per lo Stop al Consumo di Territorio, ai margini di una vicenda che aveva visto l'azienda protagonista della richiesta di autorizzazione di un impianto a biomasse. Come ci comportiamo ? Tutte le informazioni qui:  http://www.stopalconsumoditerritorio.it/index.php?option=com_content&task=view&id=366&Itemid=1

2.  Continua il dibattito aperto da Alberto Asor Rosa sulle pagine de “Il Manifesto”. Paolo Berdini commenta e segnala 3 azioni da proporre con grande urgenza:  http://www.stopalconsumoditerritorio.it/index.php?option=com_content&task=view&id=361&Itemid=1

3.  Ricordiamo a tutti l’importanza di iscriversi al nostro nuovo Forum on line: il miglior modo per far crescere le nostre azioni:  http://www.stopalconsumoditerritorio.ning.com/

A presto !

Alessandro Mortarino per Segreteria Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio

 

 

 

Scarsi riceve una citazione per terrorismo ecologico !

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di Alessandro Mortarino.
Proprio così; terrorismo ecologico e una richiesta di risarcimento danni pari a 50 mila euro ... L'accusa arriva dall'azienda di Canale (provincia di Cuneo) Vigolungo SpA, rivolta a Gino Scarsi, primo firmatario della nostra campagna nazionale per lo Stop al Consumo di Territorio, ai margini di una vicenda che aveva visto l'azienda protagonista della richiesta di autorizzazione di un impianto a biomasse. Le caratteristiche dell'impianto avevano subito fatto preoccupare i cittadini di Canale (e dei comuni limitrofi) e mosso una immediata azione "dal basso" per richiedere massima trasparenza all'iter autorizzativo e assoluta attenzione alla tutela dell'ambiente e della salute. Dopo lunghi dibattiti, la specifica Conferenza dei Servizi aveva bocciato la richiesta dell'azienda. Che, evidentemente, non deve averla digerita ...
Nella citazione, Gino viene accusato di essere colpevole di una campagna contro la Vigolungo finalizzata ad un puro interesse personale; secondo l'azienda, tutte le prese di posizione assunte nella vicenda da Gino sono state dettate da "evidenti e scontati motivi politico-elettorali" e "dall'esclusiva finalità di generare un bacino di consenso attorno alla propria persona anche a costo di generare un vero terrorismo ecologico" ...
Chi conosce Gino Scarsi sorriderà dell'accusa, che accusa resta pur sempre, in base alla citazione del Tribunale di Alba.
E chi ha seguito dal nascere la vicenda dell’impianto a biomasse della Vigolungo conosce la grande partecipazione di massa che ha coinvolto i cittadini di Canale e dintorni. Ben cinquemila firme raccolte a Canale e nel Roero contro la centrale. Tanti, tantissimi. Non soltanto … Scarsi !

L'accusa è talmente generica da farci stupire. E altrettanto irrisorie ci paiono le ulteriori "prove" che la Vigolungo SpA adduce per motivare le colpevolezze di Gino Scarsi.
Ad esempio le lettere pubblicate dal giornale "La Gazzetta d'Alba", in cui Scarsi riferisce che "le emissioni in atmosfera dei due camini alti trenta metri previsti a Canale possono interessare sino a otto chilometri di territorio coinvolgendo così i Comuni di San Damiano, Castellinaldo, Castagnito, Cisterna, Vezza Montà, Santo Stefano e Monteu Roero".
Oppure che "quelle due ciminiere sono due cannoni puntati su Canale e Roero" e che "è vero che le polveri pesanti le fermano con i filtri, ma quelle leggere ? Sono le cosiddette nanoparticelle impossibili da intercettare perchè si formano dopo i filtri invisibili e leggere che si disperdono a chilometri e chilometri e che la natura non riesce a metabolizzare. Entreranno subdolamente nella catena alimentare e se respirate dai polmoni passeranno direttamente nel sangue dando vita a focolai che sovente si trasformano in forme cancerogene nei vari organi. Il 10 % della popolazione è vulnerabile all'attacco delle nanopolveri e queste faranno danni ancora ai nostri figli e nipoti perchè sono persistenti e si trasmettono anche per via fetale".

L'azienda si scaglia anche contro un'affermazione di Gino apparsa su un giornale locale: "Vigolungo ha avuto nel tempo maestranze cinesi, mai uno sciopero" ed ha potuto godere di una "tolleranza complessiva su emissioni paurose". Frasi che nella citazione vengono così commentate dall'azienda: "Scarsi ha accusato direttamente Vigolungo SpA di sfruttamento della manodopera e di produrre emissioni contrarie alle legge, godendo di una non meglio precisata tolleranza da parte delle pubbliche autorità".

Il comportamento antisindacale è stato richiamato da Scarsi anche in altra occasione pubblica, in cui, parlando dell’affidabilità dell’azienda in rapporto ai materiali da bruciare nella futura centrale, ricordava sia l’aspetto positivo rappresentato dall’azienda nei cinquant’anni trascorsi, sia quello negativo: emissioni di fumi neri mefitici e atteggiamento antisindacale (licenziamento di una Lavoratrice della Vigolungo per il solo fatto di avere “fatto la tessera Cisl”).

Il 23 Marzo è prevista la prima udienza, la nostra sensazione è che l'azienda abbia intenzione di dimostrare ai cittadini che non è bene schierarsi contro le esigenze economiche di un gruppo imprenditoriale e che chi lo fa rischia in proprio: un modo cortese che ci ricorda tanto la sventagliata di un mitra sulle folle ...

A Gino Scarsi tutto il nostro sostegno. Morale, fisico, finanziario: siamo pronti a farci sentire e a contribuire alla sua difesa.
Perché se l'azienda davvero intende far tacere le voci libere della cittadinanza attiva, il problema ci riguarda tutti.
E questa causa deve essere una questione pubblica.

La Democrazia è affare nostro, di tutti.
Che anche le aziende ne siano informate

 

 

 

 

IL FUMO PASSIVO UCCIDE 600.000 PERSONE L'ANNO
http://bbc.in/igVY1w

- 1/3 di questi sono bambini, secondo un rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità

26-11-2010]

 

 

L'EOLICO È IL NUOVO PETROLIO PER IL TEXAS
http://bbc.in/gd4hmW

- 5 delle più grandi centrali eoliche al mondo si trovano nello stato americano, un tempo regno incontrastato dei petrolieri.

26-11-2010]

 

 


4 - THE WASHINGTON POST

IL CEMENTO USATO DA HALLIBURTON PER IL POZZO DI PETROLIO BP NEL GOLFO DEL MESSICO ERA INSTABILE, E SI SAPEVA DA FEBBRAIO
http://wapo.st/cFCpR3

- Il cemento usato dalla società Halliburton per contenere il giacimento di petrolio sotto la piattaforma Deepwater Horizon PRIMA dell'esplosione, era instabile. Lo rivelano i test della Chevron che sono stati rivelati ieri, facendo aumentare i sospetti che alla base del disastro ci siano materiali inadatti. Il titolo Halliburton è crollato dell'8%.29-10-2010]

 

 

L'AZIENDA LEADER MONDIALE DELL'EOLICO ANNUNCIA 3.000 LICENZIAMENTI
http://bit.ly/aRZZR5

- Non è tutto rose e fiori nel settore delle rinnovabili. Vestas, la compagnia danese leader negli impianti eolici, ha annunciato ieri 3.000 licenziamenti, principalmente in Danimarca. "Il mercato europeo nel 2011 non crescerà quanto avevamo previsto". Chiuderanno delle fabbriche, anche alla luce dei risultati del terzo trimestre, in calo su tutti i fronti.

 27-10-2010]

 

 

 TERZIGNO; 20 AGENTI CONTUSI E DANNI A 16 MEZZI...
(ANSA) - Venti agenti contusi e 16 mezzi, complessivamente, danneggiati: e' questo il bilancio degli scontri in atto a Terzigno (Napoli) sul fronte antidiscarica, secondo la questura di Napoli.
In particolare sono rimasti contusi 8 agenti del reparto mobile di Bari e 12 del reparto analogo di Napoli. Danneggiati inoltre otto mezzi della polizia. Nel bilancio giornaliero anche i cinque autocompattatori bruciati, e i tre danneggiati.

 

23.10.10

 

 

 

- LA PRIMA STAZIONE DI SERVIZIO DELL' "AUTOSTRADA DELL'IDROGENO"
http://bit.ly/ajPrKy

- Nel Connecticut, stato americano confinante con quello di New York, è stata aperta la prima stazione di servizio per auto a idrogeno. L'idrogeno sarà prodotto con energia solare e acqua.

 

- C'erano già stati degli esperimenti di "benzinai a idrogeno", ma finora veniva estratto da gas naturale, quindi in un processo con un discreto impatto ambientale. SunHydro si è invece specializzata in questa tecnica davvero rivoluzionaria, che azzera le emissioni.

- Il suo piano ambizioso è quello di creare un' "autostrada dell'idrogeno" lungo tutta la costa est degli Stati Uniti, "dal Maine a Miami".

ECCO LE AZIENDE PIÙ VERDI TRA I 100 GIGANTI MONDIALI
http://bit.ly/9tzVuw

- 'Newsweek' ha pubblicato la classifica delle compagnie più "green" tra le 100 più grandi società quotate al mondo. Sono state selezionate in base a capitalizzazione di borsa, ricavi e numero di dipendenti.

- Adottando centinaia di diversi criteri, ha suddiviso in tre macro-categorie la virtuosità ambientale dei giganti: impatto ambientale, politiche per l'ecologia e reputazione (tra professionisti, professori ed esperti di temi ambientali).

- Non mancano le sorprese. Guadagnano la top ten, oltre alle imprese ultratecnologiche come IBM, HP e Sony, anche aziende "antiche" come Deutsche Telecom, Johnson & Johnson e la banca HSBC.

- Tra le italiane, molto virtuosa Intesa San Paolo (13° posto), non male Unicredit (33°), mentre i nostri giganti dell'energia fanno un po' una figuraccia. Eni è 80ma (ma 5° fra le 13 compagnie Oil & Gas), ed Enel 91ma, con uno scarsissimo punteggio di 7.93 su 100 nella categoria impatto ambientale. Quello che salva le due aziende è la reputazione, che permette di alzare la media con le altre due categorie (impatto e politiche ambientali), in cui i punteggi non sono esattamente lusinghieri

20.10.10

 

Buongiorno Onorevoli,

l'attuale Governo, forte di una maggiornanza assoluta, continua a sventolare positività a 360°, l'economia si riprenderà e presto ripartiranno consumi  (tutte questioni che riguardano il futuro); le cose fatte contro la mafia non le ha mai fatte nessuno e gli arresti tutto grazie all'attuale Governo...

 

                                      Animo riflessione

Senza una politica che guardi al futuro non si và da nessuna parte, e ad oggi a parte proclami non abbiamo ancora visto niente.

 

                                      Animo Costituzione

Il nostro Stato è organizzato in tre poteri autonomi:

1) Potere Legislativo: il Parlamento

2) Potere Esecutivo: eseguire le Leggi (Governo)

3) Potere Giudiziario: far rispettare le Leggi (Magistratura)


 

 

Felice Giornata

 

Animo Nichelino
Pensiamo solo al futuro

 

http://animonichelino.blogspot.com/
facebook  ANIMO NICHELINO

 

Contatti:
e-mail: animo.nichelino@email.it

 

 

Egregio Sindaco , Buongiorno

 

La nostra Associazione sta per iniziare un ciclo di incontri con la Cittadinanza con l’obiettivo di sensibilizzare i Cittadini sul tema della Raccolta Differenziata, lo scopo è quello di aumentare le percentuali di materiale differenziato e gettare le basi per il più ambizioso obiettivo, quello del ciclo “Rifiuti Zero”.

Nel corso dell’ultimo anno abbiamo più volte scritto al Presidente del Co.Va.R.14 senza ottenere mai risposte, negandoCi il diritto di accesso alle informazione come previsto dall’art. 15/2005.

Fonte: http://www.camera.it/parlam/leggi/05015l.htm

ART. 15.

1. L'articolo 22 della legge 7 agosto 1990, n. 241, è sostituito dal seguente:

"ART. 22. (Definizioni e princípi in materia di accesso). - 1. Ai fini del presente capo si intende:

a) per "diritto di accesso", il diritto degli interessati di prendere visione e di estrarre copia di documenti amministrativi;

b) per "interessati", tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso;

c) per "controinteressati", tutti i soggetti, individuati o facilmente individuabili in base alla natura del documento richiesto, che dall'esercizio dell'accesso vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza;

d) per "documento amministrativo", ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti attività di pubblico interesse, indipendentemente dalla natura pubblicistica o privatistica della loro disciplina sostanziale;

e) per "pubblica amministrazione", tutti i soggetti di diritto pubblico e i soggetti di diritto privato limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o comunitario.

2. L'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell'attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialità e la trasparenza, ed attiene ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione. Resta ferma la potestà delle regioni e degli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze, di garantire livelli ulteriori di tutela.

3. Tutti i documenti amministrativi sono accessibili, ad eccezione di quelli indicati all'articolo 24, commi 1, 2, 3, 5 e 6.

4. Non sono accessibili le informazioni in possesso di una pubblica amministrazione che non abbiano forma di documento amministrativo, salvo quanto previsto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia di accesso a dati personali da parte della persona cui i dati si riferiscono.

5. L'acquisizione di documenti amministrativi da parte di soggetti pubblici, ove non rientrante nella previsione dell'articolo 43, comma 2, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, si informa al principio di leale cooperazione istituzionale.

6. Il diritto di accesso è esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l'obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere".

 

 

Felice Giornata

 

Animo Nichelino
Pensiamo solo al futuro

 

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Contatti:
e-mail: animo.nichelino@email.it

Cari amici.

Durante l'estate il Sindaco Mazzù ha improvvisamente deciso di voler demolire l'attuale municipio per costruirne uno nuovo alla modica cifra di 8,5 milioni di euro. Dopo aver speso più di 100.000 euro per ristrutturare quello attuale, ora decide di buttare tutto all'aria e ricominciare da capo. ulteriori dettagli li trovate sul blog del PDL di Grugliasco http://www.pdlgrugliasco.org/

Per fermare questa follia abbiamo presentato una mozione, ma non basta! Abbiamo deciso di far partire una massiccia RACCOLTA FIRME.

E' possibile firmare on-line sul sito http://www.firmiamo.it/nomunicipioporporati/list . Basta cliccare sul tasto "firma" in basso ed immettere i vostri dati. Vi verrà poi inviata una mail per validare la firma. Mi raccomando ricordatevi di fare bene tutti i passaggi per rendere valida la firma.

Per i più tradizionalisti abbiamo ovviamente preparato moduli cartacei di raccolta firme: contattatemi via mail oppure al cellulare (340.7550897) e vi farò avere i moduli.

DOPO AVER FIRMATO VOI, RICORDATEVI DI FAR FIRMARE TUTTI I VOSTRI PARENTI CHE ABITANO A GRUGLIASCO. Più siamo e meglio sarà!

L'importante è che si tratti di persone che abitano a Grugliasco.


Abbiamo anche creato su Facebook un gruppo: si chiama "No municipio nel Parco Porporati di Grugliasco"

Grazie in anticipo dell'aiuto!


Aldo

 

 

1. ANCHE GAVIO SI METTE LA SAHARIANA - BENIAMINO SI LANCIA NELL'ENERGIA SOLARE... Il gruppo Gavio avrà il suo spicchio di sole sahariano. La società di Tortona entrerà nel business dell'energia elettrica che sarà prodotta sfruttando i raggi solari nel deserto. Il progetto, che vede protagonisti i tedeschi della E.On insieme con l'Enel Green Power, prevede investimenti imponenti per produrre in Africa entro il 2050 il 15 per cento del fabbisogno elettrico europeo.

Così, mentre Paolo Golzio, ad dell'Energrid (gruppo Gavio), firma il progetto di trasporto in Italia attraverso le Alpi di energia per l'industria del Nord-Ovest, Beniamino Gavio (nella foto) si occupa di incrementare il peso della società nello sfruttamento del Sahara. (G.P.)

2. LA LEGA VUOLE ENGINE VALLEY FRA PIEMONTE ED EMILIA...
Si chiama Engine valley il progetto che l'assessore piemontese all'Industria, Massimo Giordano, si propone di presentare ai colleghi di Lombardia ed Emilia- Romagna. Obiettivo: investire importanti risorse perché il motore del futuro sia ancora made in Italy. Lungo l'asse fra Torino e Bologna è, infatti, concentrato il meglio della tecnologia dei motori a scoppio: una filiera industriale e tecnologica che, sostiene Giordano, «ha bisogno di massicci investimenti in ricerca che una sola regione non può sostenere. E c'è l'esigenza di un accordo più ampio».(G.P.)

  03-09-2010]

 

 - A proposito di Ale-danno: a Tor di Quinto il Campidoglio ha abbattuto duecento (200) platani, sanissimi, con la scusa della visita di Gheddafi. Il sindaco è peggio di Attila, quando ci sono da buttare giù le piante. Come al solito, nessuna protesta ambientalista: verdi, dove siete?

 [30-08-2010]

 

 

Le immagini dell’orrore

Clamoroso e inquietante video diffuso da Simona Ricotti e Alessandro Manuedda: rifiuti e polveri movimentate all’aria aperta dentro Tvn e portate chissà dove. La Procura della Repubblica sta indagando

CIVITAVECCHIA – Dopo le foto il video. E le immagini che, dopo quelle della scorsa settimana, arrivano oggi dal cantiere di Torre Valdaliga Nord sono ancora più inquietanti. A diffonderle sono stati questo pomeriggio il Consigliere comunale Alessandro Manuedda e l’esponente del Forum Ambientalista Simona Ricotti, la cui denuncia è di quelle che fanno rabbrividire e che impongono, stavolta, una presa di posizione chiara e inappellabile da parte dell’Enel e del Comune; soprattutto nel momento in cui la Procura della Repubblica ha aperto una indagine sul video in questione e su quanto da esso è possibile vedere: mucchi di rifiuti, di qualunque tipo, in un’area non precisata ma comunque interna al cantiere della centrale e movimentazione di merci, polveri e sostanze in gran quantità e in totale assenza di sicurezza ambientale. Il video non è databile, ma le semplici immagini bastano ad accertare una palese violazione di legge da parte dell’Enel: la movimentazione di rifiuti, polveri e sostanze in ambiente aperto all’interno del cantiere, quando sia la Valutazione di Impatto Ambientale che la conferenza dei servizi per l’aggiornamento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale impongono espressamente all’azienda elettrica che ogni operazione di materiale avvenga in ambienti chiusi e senza alcuna dispersione atmosferica. A questo dato di fatto si affianca poi un interrogativo, allarmante e che necessita chiarimenti, laddove nelle immagini si vedono chiaramente dei camion raccogliere ingenti quantità di materiale e polveri e trasportale via dal cantiere.
<Dove sono state portate? – si chiede Alessandro Manuedda – Il loro smaltimento è avvenuto a norma di legge o è possibile ipotizzare sostanze e materiale sotterrato in qualche sito del territorio? E chi assicura che non ci sia stata infiltrazione di sostanze nei terreni in cui tutti questi rifiuti sono stati accumulati? Resta il fatto, comunque, che le modalità di movimentazione di rifiuti e polveri come quelle che si vedono nel video non sono assolutamente autorizzate né sono quelle le aree su cui tali operazioni possono avvenire. Le violazioni e le responsabilità dell’Enel sono dunque evidenti, così come è ormai chiaro che l’azienda elettrica pensa di poter fare quello che vuole in questa città>.
<L’Enel continua a trattare questo territorio senza alcuna dignità – gli fa eco Simona Ricotta – pensando di poter operare impunemente senza alcun rispetto delle regole. Va detto che questo può avvenire anche e soprattutto perché tutte le istituzioni e gli enti competenti sono completamente silenziosi e assenti nei compiti di controllo che dovrebbero esercitare. L’apertura di una indagine da parte della Procura della Repubblica, infatti, è stata possibile soltanto grazie alla denuncia di qualcuno che ha voluto finalmente rompere un muro di omertà>.
Il video infatti, come già le foto pubblicate dalla nostra Redazione, è giunto a Simona Ricotti in forma anonima per essere poi consegnato dalla stessa alla Procura. <Ritengo che queste immagini, come le foto pubblicate da Centumcellae News, possano essere state realizzate soltanto da qualcuno che opera ed ha libero accesso dentro la centrale – ha proseguito la Ricotti - dunque da qualche lavoratore che comincia finalmente a preoccuparsi delle condizioni di sicurezza ambientale in cui è costretto ad operare, tanto da denunciare quello che avviene all’interno del cantiere di Tvn. Il fatto poi che lo faccia in forma anonima dimostra come in centrale regni un clima di intimidazione ormai inaccettabile. L’invito che facciamo a chi può avere altre notizie su questi gravissimi fatti, dunque, è quello di uscire allo scoperto e di collaborare alle indagini>.
Chissà che nel frattempo anche Comune ed Enel si sveglino.
Per vedere il video clicca qui

 

www.noalcarbone.blogspot.com

www.nocoketarquinia.splinder.com



Marco Galice

20.11.09

 

ROMA / 28-06-2010

MARE MEDITERANEO: NAVI RIFIUTI TOSSICI / inchiesta Greenpeace riguardante navi veleni radioattivi, tra i misteri d'Italia e Somalia


UnoNotizie.it, ambiente Italia: ultime notizie inchiesta Greenpeace sulle navi tossiche in Italia e nel Mediterraneo - Greenpeace diffonde oggi una nuova inchiesta, “Le navi tossiche: lo snodo italiano, l’area mediterranea e l’Africa", che riassume più di vent’anni di traffico di rifiuti tossici e radioattivi. Per la prima volta vengono diffuse foto risalenti al 1997, che dimostrano come centinaia di container di dubbia provenienza siano stati interrati nell’area portuale di Eel Ma’aan in Somalia. Il porto somalo, a trenta chilometri da Mogadiscio, è stato costruito da imprenditori italiani. Greenpeace ha ricevuto queste fotografie da un Pubblico Ministero.

L’inchiesta elenca numerosi casi di esportazione illegale di rifiuti pericolosi: alcuni sono stati bloccati anche grazie a Greenpeace, mentre in altre occasioni questi vergognosi carichi sono spariti, a volte “dispersi” in mare. Di molti non abbiamo mai saputo nulla. Viene tracciata anche l’evoluzione di questo traffico che, da attività individuali, si è organizzato in una “rete” di cui nomi di persone e imprese sono spesso stati segnalati a investigatori e magistrati. In troppi  l’hanno fatta franca e il sospetto che “la rete” operi ancora oggi non può non affacciarsi.

Un altro elemento nuovo riguarda il caso più recente della ricerca in mare, nel 2009, del presunto relitto della “Cunski”, al largo di Cetraro. Per convalidare le osservazioni della Procura di Palmi (Reggio Calabria), nell’ottobre del 2009 il governo italiano ha utilizzato una nave per le ricerche sottomarine – Mare Oceano – di proprietà della famiglia Attanasio.

Greenpeace rende noto che ci sono indicazioni chiare del fatto che il Ministero britannico della Difesa abbia offerto mezzi e personale qualificato a un prezzo inferiore rispetto a quello proposto dai proprietari di Mare Oceano. La ragione per cui l’offerta britannica sarebbe stata rifiutata rimane ignota, così come i termini del contratto della Mare Oceano, mentre è noto che Diego Attanasio è coinvolto nel caso “Mills-Berlusconi”.

Come denunciato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente in un rapporto del 2009, il traffico illegale di rifiuti tossici è un problema ancora rilevante. L’Agenzia sostiene che la Convenzione di Basilea, che impone il divieto dell’export di rifiuti tossici tra Paesi OCSE e non-OCSE, è ben lontana dall’essere pienamente applicata.

Greenpeace ritiene necessario che l’ONU verifichi la presenza di rifiuti tossici a Eel Ma’aan e che l’UE aumenti le misure di sicurezza per la prevenzione della produzione e traffico di rifiuti tossici.

Inoltre, nel contesto delle attività dell’Osservatorio “Per un Mediterraneo libero dai veleni” (costituito da una dozzina di associazioni), chiede al Governo italiano che si crei un coordinamento tra le autorità investigative, un censimento delle attività già effettuate per la ricerca dei relitti delle “navi dei veleni” e l’esecuzione di un eventuale, successivo piano per identificare e rimuovere quanto più possibile i relitti pericolosi.

«Abbiamo tutti il diritto di conoscere quello che è stato faticosamente raccolto da chi ha indagato per far luce su questi traffici criminali», afferma Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace: «Alcuni hanno pagato cara la ricerca della verità su queste vicende, come Ilaria Alpi e Miriam Hrovatin, uccisi tre anni prima che venissero scattate le foto che riveliamo. Ma ora esiste una mole impressionante di fatti e dati che, anche se pur non ha prodotto una verità giudiziaria, può permettere la ricostruzione di una verità storica ormai matura».


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ROMA / 25-08-2009

ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI / India leader mondiale per la produzione

ROMA (UnoNotizie.it)

L’India sta per partire con un gigantesco piano di sviluppo dell’energia solare e di riduzione delle emissioni di gas serra, battezzato col nome di “National Solar Mission” che la renderà come la prima potenza solare mondiale con ben 100 mila Megawatt al 2030 e 200 mila Megawatt entro il 2050.

L’India punterà principalmente sul solare a concentrazione, detto anche solare termodinamico, cioè proprio su una tecnologia italiana avviata e sviluppata in ENEA da Carlo Rubbia negli anni della sua presidenza. Ma l’India punterà anche sulla generazione distribuita di energia e sulle reti intelligenti di energia: le cosiddette smart grids, attraverso cui interconnettere sul territorio produttori e consumatori e ottenere il massimo dell’efficienza energetica sia nella produzione che nell’uso di energia, proprio come sta pensando di fare l’Europa con la sua “piattaforma sulle smart grids” per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e aumentare la sicurezza e l’efficienza energetica.

Perché l’India vuole fare questo? Per tre motivi. Perché conviene economicamente (l’energia solare è gratis e non si misura a barili), perché permette di sviluppare nuove tecnologie che possono rendere l’India una leader mondiale in questo campo (detenere brevetti e vendere royalities), ma soprattutto perché l’India intende presentarsi al tavolo di Copenhagen, nel dicembre prossimo, con fatti concreti. E i fatti concreti indiani significano non solo il proprio impegno nella lotta contro i cambiamenti del clima, ma anche la richiesta ai Paesi industrializzati di investimenti adeguati in India, in cambio di crediti alle emissioni, vista anche l’ormai cronica incapacità dei paesi industrializzati (salvo rare eccezioni) di ridurre le proprie emissioni.

Fonte: Accademia Kronos

- Notizie Roma -

 

 

MACERATA / 21-09-2009

UNIVERSITA' DI MACERATA E ENERGIA RINNOVABILE / previsto risparmio energetico e 16.000 tonnellate di CO2 in meno all’anno

Cofathec, filiale della Branche Servizi Energia di GDF SUEZ ha vinto, in associazione temporanea d’impresa con Elyo Italia e CMP Gestioni Termiche S.r.l, il contratto per la gestione e la manutenzione degli immobili dell’Università di Macerata nelle Marche.

Per la durata di 9 anni e un valore totale di 4,4 Milioni di euro, il contratto riguarda la fornitura di energia, la manutenzione degli impianti energetici e l’ammodernamento delle centrali termiche che alimentano i 21 edifici dell’Ateneo. La soluzione di efficienza energetica proposta da Cofathec permetterà sia un risparmio energetico di oltre il 10% sulla bolletta dell’Università che un taglio di 560 MWt e inoltre eviterà l'emissione annua di 16.000 tonnellate di CO2.

Cofathec si occuperà inoltre della conversione a metano di 4 delle 18 centrali termiche ora alimentate a gasolio e sostituirà le caldaie e i generatori obsoleti con modelli di ultima generazione.

Cofathec garantirà anche l’adeguamento normativo e l'ammodernamento tecnologico delle strutture dell'Università per razionalizzare l’uso di energia in loco. La filiale italiana della branche Servizi Energia di GDF Suez doterà l’Università di un sistema di telecontrollo per garantire l'uso razionale delle apparecchiature energetiche e per agevolare le operazioni di manutenzione.
Infine Cofathec, si occuperà anche dell’installazione e della manutenzione di pannelli solari termici, capaci poi di garantire una resa di 15.705 kWh annui per soddisfare in parte il fabbisogno di acqua calda dell’Università.

Il contratto assegnato dall'Università di Macerata conferma ancora una volta il know-how di Cofathec in materia di efficienza energetica e ambientale per le scuole e campus universitari. Riconosciuto player in questo segmento di mercato, Cofathec è infatti responsabile dei sistemi di illuminazione, di sicurezza e di protezione antincendio del campus di Teramo, della fornitura elettrica, di riscaldamento e condizionamento dell’Università degli Studi di Bari, e si è occupata della costruzione e dell'allestimento di nuove strutture presso l'Università di Cagliari. Cofathec è anche responsabile della gestione dell'impianto di trigenerazione che offre energia elettrica dell'Università di Catanzaro e si occupa della manutenzione della casa degli studenti presso l'Università di Siena. Recentemente, a Cofathec è stata affidata con l'installazione di pannelli fotovoltaici per l'Università di Catania e la gestione della manutenzione di tutti gli edifici dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia.

- Uno Notizie Macerata -

 

GROSSETO / 15-02-2010

MAREMMA: OGGI, DOPO NAVE DEI VELENI, ABBIAMO ''GOLDEN RUBBISH'' /dalla Maremma gigantesco traffico rifiuti tossici in tutt' Italia

Maremma etrusca: l'inchiesta sull'operazione Golden Rubbish è partita da Grosseto - I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Grosseto hanno messo sotto inchiesta 61 persone nell'ambito dell'operazione "Golden rubbish", grazie alla quale  stato scoperto un maxi traffico di rifiuti tossici in tutta la Penisola. Oltre un milione di tonnellate tra scarti di produzione industriale contaminati dal mercurio, terra proveniente da bonifiche di distributori di carburanti e bombolette contenenti gas propano che veniva stoccato e smaltito in Emilia, Toscana e Trentino come rifiuti ordinari.

A organizzare il sistema era un'azienda grossetana, l'Agrideco, che falsificava le analisi modificando la natura dei rifiuti per poi accordarsi con gestori dei siti e trasportatori.

"Come al solito siamo davanti all'ennesimo scandalo all'italiana", ha commentato Alberto Maria Vedova, responsabile per l'Ambiente dell'Italia dei Diritti. "Episodi come questo - spiega - si susseguono ripetutamente nel nostro Paese, a dimostrare come gli errori commessi in passato non siano serviti a nulla.

Gli interessi economici continuano a essere la preoccupazione principale di industriali e imprenditori che non capiscono la pericolosità delle loro azioni e le conseguenze gravissime per la salute del nostro pianeta e di chi ci vive. Il fatto appare ancora più grave se si considera l'operato di questo governo che ha pi ùvolte affermato la diligenza e la completa riuscita delle operazioni di bonifica durante l'emergenza rifiuti.

Dopo le navi dei veleni  non ci sorprende pi sapere della presenza di personalità legate al potere imprenditoriale di un governo ipocrita e doppiogiochista in uno scandalo del genere. Ormai è routine in un Paese che deve confermare la sua nomea di intrallazzatore mondiale. A ogni modo - conclude il rappresentante del movimento presieduto da Antonello De Pierro - non posso esimermi dal fare il doveroso plauso alle forze dell'ordine".

- Uno Notizie Toscana - ultime news Grosseto -

 

 

SAN FRATELLO / 07-03-2010

MAIERATO, SAN FRATELLO: CITTADINE CHE FRANANO /nell'Italia delle frane politicanti vogliono il ponte dello Stretto di Messina

Sicilia, Messina: ultime notizie Nebrodi, San Fratello -  Nel paese della Sicilia, San Fratello, sui Monti Nebrodi, in provincia di Messina, sono diverse centinaia le persone costrette ad abbandonare la propria casa per rischio frane.
Il fronte della frana muovendosi, aveva mangiato metri su metri, abitazioni su abitazioni.
San Fratello, paese di circa 5 mila anime sui monti Nebrodi, appare desolato e somiglia sempre di più ad un paese fantasma.

Il sindaco di San Fratello, Salvatore Sidoti Pinto, parla senza andare per il sottile: "non ci resta che pregare e sperare che San Fratello non scompaia".

E un po' tutti sembrano ormai talmente disperati al punto da vedere nel miracolo l'unica speranza rimasta per salvare il piccolo paese in provincia di Messina.

Gli abitanti avevano portato in processione nella piazza principale del paese la statua del protettore, San Nicola, e il crocifisso ligneo custodito dal 1400 nella Chiesa Madre, ma la frana non si era fermata.

FRANA ANCHE LA CALABRIA: FRANA NON SOLO MAIERATO, VIBO VALENTIA

Nel frattempo in Sicilia, ed in Calabria, disgrazia su disgrazia, la gente comincia a capire e purtroppo a toccare con mano, sulla propria pelle, cosa significa dissesto del territorio, frane, smottamenti, calamità. Termini ormai entrati a far parte con ricorrenza nelle notizie di cronaca di molti comuni.

In Calabria, a Maierato, provincia di Vibo Valentia, sono state evacuate  diverse centinaia di persone a causa della grande frana, ( immagini riprese in un incredibile video ) del costone della montagna.

Seri problemi, legati al grave dissesto idrogeologico, anche in altri comuni della Calabria e della Sicilia.

I siciliani, come i calabresi cominciano a capire chi sono i politicanti e sono stufi.

Puntano soprattutto il dito contro le tante opere inutili del Sud Italia che frana.

Tra queste opere il faraonico Ponte sullo stretto di Messina.

PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA, COSTI: PER 1/3 GIA' STANZIATI SOLDI PUBBLICI

Spesa complessiva vicina a 5 miliardi rispetto ai meno di 4 con cui il consorzio guidato da Impregilo aveva avuto l'appalto. A questo punto chissà a quanto arriverà il prezzo del ponte sullo Stretto di Messina, se un giorno il cantiere dovesse veramente aprire .
Notizie di stampa evidenziano che Eurolink, consorzio con capofila Impregilo che si è aggiudicato i lavori del ponte, s'è visto aumentare il compenso dalla societa' Stretto di Messina del 28%, da 3.879.600 euro a 4.969.530 euro. E questo, denuncia Legambiente, "senza aver mosso una pietra". Inoltre, cosa davvero incredibile, "come se non bastasse, le penali da pagare all'impresa, se l'opera non si farà, saranno più alte".
Legambiente denuncia quindi "2 scelte immotivate, ad esclusivo vantaggio di Impregilo, che sembrano a tutti gli effetti una cambiale in bianco firmata dallo Stato a vantaggio dei privati."

Per la costruzione di quest'opera faraonica non è ancora stato nemmeno presentato il piano finanziario completo, ma solo un ipotetico project financing".
Ma i soldi pubblici, dei contribuenti italiani, già ci sono, finanziati dal Cipe (Comitato intergovernativo di programmazione economica), attualmente presieduto da Cosentino  n.d.r., e dalla Finanziaria per circa un terzo della cifra stimata utile alla realizzazione del Ponte".
Fondi pubblici, sottolinea Legambiente, che "anche il buon senso vedrebbe ben spesi solo per l'immediata messa in sicurezza dei territori delle province di Messina e di Reggio Calabria, per la salvaguardia cioè di tutti i cittadini .

- Uno Notizie Sicilia, Messina - San Fratello -

 

 

UNA MAREA NERA CI SOMMERGERÀ - L’IMMINENTE TRIVELLAZIONE NEL MARE LIBICO, A UN TIRO DI SCHIOPPO DALLE COSTE SICULE, DA PARTE DELLA BENEMERITA BRITISH PETROLEUM, SECONDO UN DOCUMENTO RISERVATO IN MANO A “PANORAMA”, COMPORTEREBBE “UN RISCHIO ELEVATO DOVUTO ALL’ALTA TEMPERATURA DEI DEPOSITI DI IDROCARBURI DELL’AREA” – UNA TRIVELLAZIONE OTTENUTA DA GHEDDAFI IN CAMBIO DELLA LIBERAZIONE DI UN TERRORISTA ASSASSINO…

Pino Buongiorno per Panorama

"C'è un rischio elevato dovuto all'alta temperatura dei depositi di idrocarburi dell'area». Ecco quale è il pericolo principale dell'imminente trivellazione nell'offshore libico da parte della British Petroleum, secondo un documento riservato, intitolato in inglese «Sirte basin & Bp exploration activities», il bacino della Sirte e le attività di esplorazione della Bp, compilato per conto del governo italiano.

Il pozzo che sta per essere esplorato, «entro poche settimane», secondo il comunicato ufficiale della stessa Bp, è situato a 5.700 piedi d'acqua (circa 1.740 metri), vale a dire oltre 200 metri più in profondità rispetto al giacimento esploso nel Golfo del Messico.

Nel documento del governo italiano, che Panorama è in grado di rivelare, si legge che «la ricerca di depositi di idrocarburi nell'offshore libico avviene principalmente nello strato-target del Cretacico con possibilità di ritrovamento ad alta pressione e ad alta temperatura». Il Cretacico corrisponde al terzo e ultimo periodo dell'era Mesozoica, durò circa 80 milioni di anni e si caratterizzò per la ricchezza dei fossili.

 

A condurre la prima delle cinque trivellazioni previste, ciascuna della durata di 6 mesi, sarà una piattaforma che la Bp ha preso in leasing dalla società texana Noble. La perforazione avverrà in una vasta area a metà esatta di distanza fra Tripoli e Bengasi, a circa 250 chilometri dalla costa libica e a 591 da Lampedusa, quindi dentro quella «Linea della morte» proclamata unilateralmente dal colonnello Muammar Gheddafi nel 1973, quattro anni dopo il golpe che lo portò al potere.

 

In quell'occasione il Golfo della Sirte, in pieno Mediterraneo, fu dichiarato tutto di pertinenza della Libia, come se le acque fossero territoriali. Gli accordi internazionali prevedono invece che le acque territoriali siano definite entro un perimetro di 12 miglia dalla costa. La «Linea della morte» è ben al di là di questo limite tanto che la Sesta flotta americana negli anni di Ronald Reagan più volte la superò per realizzare imponenti esercitazioni navali, che provocarono diversi scontri con gli aerei Su-22s libici.

Dagli anni Ottanta però nessun governo che si affaccia sul Mediterraneo ha mai messo in dubbio le pretese della Libia per non incappare nelle ire e nelle ritorsioni di Gheddafi. Così è anche questa volta.

Anche se, dopo le prime rivelazioni di Panorama, già due settimane fa, si è sollevata una forte ondata di proteste, dalla Sicilia a Malta fino al Regno Unito e agli Stati Uniti, con i partiti di maggioranza e di opposizione uniti nel chiedere la moratoria sulle esplorazioni almeno fino a quando non saranno accertate le cause dell'incidente nel Golfo del Messico e non sarà chiarita l'improvvisa e sconcertante liberazione, su pressione della Bp, del terrorista libico Ali Mohammed Al Megrahi, condannato all'ergastolo per avere organizzato l'attentato all'aereo della PanAm 103 (270 persone uccise).

 

Anche i sindaci siciliani e maltesi sono in allarme mentre le organizzazioni ambientaliste si sono messe già sul piede di guerra, pronte a gesti clamorosi. «Il Mediterraneo è un mare piccolo e semichiuso con proprie e originalissime caratteristiche» sottolinea il senatore del Pdl Antonio D'Alì, presidente della commissione Ambiente.

«Vi si affacciano ben 46 mila chilometri di coste con un lentissimo ricambio delle acque: oltre 100 anni per le sole acque superficiali. Nel mondo il Mediterraneo è anche il più inquinato da idrocarburi con una densità media superiore dieci volte a quella degli altri mari, a causa di incidenti marini, operazioni ordinarie da parte delle 300 petroliere che transitano ogni giorno e operazioni illegali, quali il lavaggio delle cisterne e le attività di ricerca e di sfruttamento dei giacimenti sottomarini».

Cosa succederebbe al Mare Nostrum se ci dovesse essere solo un centesimo delle falle del Golfo del Messico? Risponde sempre D'Alì, autore di una mozione parlamentare che impegna il governo «ad attivarsi nelle sedi internazionali e comunitarie»: «Nel nostro piccolo e già inquinato mare un incidente analogo a quello del Golfo del Messico decreterebbe la morte definitiva del Mediterraneo».

Lo stesso ministro degli Esteri Franco Frattini è uscito allo scoperto dichiarandosi «preoccupato per le trivellazioni annunciate dalla Bp». E ha chiesto formalmente che si occupi di tutta la scabrosa vicenda l'Unione per il Mediterraneo, l'organismo internazionale costituito a Parigi il 13 luglio 2008 e di cui fanno parte, oltre ai paesi membri dell'Ue, tutte le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo più la Mauritania.

 

La Libia fa eccezione e ha preferito il ruolo di «paese osservatore». Nell'invitare il presidente di turno, Nicolas Sarkozy, a intervenire su Tripoli, Frattini ha ricordato che fra gli obiettivi dell'Unione c'è anche «la tutela del patrimonio ecologico del Mediterraneo».

Basterà? Di certo, la cautela è d'obbligo anche perché nessun governo ha oggi la forza di andare allo scontro con il leader della rivoluzione verde, il quale ha dato personalmente il via alle perforazioni della Bp attraverso il suo ministro «de facto» del petrolio Shokri Ghanem, capo anche della Libya's national oil company, partner al 15 per cento della multinazionale petrolifera britannica.

 

Intervistato recentemente dal quotidiano in lingua araba pubblicato a Londra Asharq Al Awsat, Ghanem ha così messo le mani avanti: «Abbiamo acconsentito che questa compagnia possa lavorare in Libia sulla base del fatto che le falle petrolifere sono un rischio accettabile. La questione delle perdite di greggio senza dubbio è una catastrofe, ma d'altro canto è una parte dei rischi che occorre sempre assumersi quando si inizia a lavorare».

 

Non è proprio una dichiarazione tranquillizzante. Tanto più che incombe un'altra minaccia, sempre secondo il documento preparato per il governo italiano. «Da discussioni con l'Eni» si legge «appare come la struttura geologica e le condizioni di trivellazione e dei depositi di idrocarburi nel bacino della Sirte siano particolarmente difficili comportando costi molti elevati (circa 130-160 milioni di dollari per pozzo)».

Ora, una società come la Bp, che ha già visto lievitare gli investimenti complessivi delle operazioni in Libia dai 900 milioni di dollari previsti nel 2007 a 1,2 miliardi, e alle prese con stanziamenti straordinari di 32,2 miliardi di dollari per coprire i costi della fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico, probabilmente farà fatica a trovare a breve i fondi necessari.

 

 

[02-08-2010]

 

 

 

GIOVE PLUVIO CONTRO LOS CISNETTOS: NUBIFRAGIO TRASFORMA CORTINA IN VENEZIA - E SUL PALCO IL CAPO DELL’ACEA CREMONESI ANNUNCIA LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA! - SE POI ANCHE FRANCO DEBENEDETTI BOLLA COME “COMUNISTA” IL REFERENDUM CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA, ALLORA METTIAMOCI L’ANIMA IN PACE E TIRIAMO FUORI IL PORTAFOGLIO. CHE ALMENO SERVA A TAPPARE LE FALLE DEGLI ACQUEDOTTI - TRA CELLI E RIPORTINO RONCHI, STRARIPA PIPPOBAUDO (IL PIPPO DISNEY GLI FA UNA PIPPA)

Sarà l'ennesimo nubifragio che si abbatte sulla valle tutta d'Ampezzo, ma il primo pensiero dalla patria di "Cortina InContra" dei Cisnetto's non può che andare all'acqua. Che, come dice l'ONU, è bene pubblico inalienabile. Vedere sul palco tutti insieme il ministro col riporto Ronchi, il capo delle municipalizzate unite, Bazzano, e quello della romana Acea, Cremonesi, fa tremare le vene ai polsi. D'accordo, nessuno privatizza le risorse idriche, ma la gestione sì, potete scommetterci. Il che significa aumenti (come hanno ripetuto all'unisono i tre) dell'8% delle tariffe. In periodo di crisi, non è niente male.

 

Hai voglia a spiegare che al momento gli italiani pagano poco più dei polacchi e molto meno di tutti gli altri Stati dell'Europa occidentale, è un provvedimento che, anche senza l'aiuto della Dago-palla di vetro, scatenerà più di un mugugno. Se poi anche Debenedetti bolla come "comunista" il referendum che ha fin qui raccolto 1.400.000 firme (quindi esistono ancora i comunisti!!!), allora mettiamoci l'anima in pace e tiriamo fuori il portafoglio. Che almeno serva a tappare le falle degli acquedotti più bucati del mondo.

E mentre la sera, per asciugare col calore della sua ugola la troppa acqua versata, Cheryl Porter riesce a liberarsi a fatica del nozionismo del buon Marino Bartoletti, intonando a meraviglia le note delle canzoni di Mina o dei più famosi brani della tradizione black-soul a stelle e strisce, è già ora di sentire il lamento di Celli e Giorello, ovvero "la classe dirigente non va in paradiso".

 

Celli prova a ridimensionare la sua lettera al figlio per interposta Ripubblica, bollandola come provocazione, ma ormai la frittata è fatta e vedere uno che è stato, nell'ordine, capo delle risorse umane di Olivetti, direttore generale della Rai e ora direttore generale della LUISS indossare i panni (pardon il cilicio) del penitente e denunciare tutte le brutture d'Italia, fa un certo effetto.

 

Permettete ora una brevissima agiografia. Pippobbaudo (tutto attaccato perché rende meglio l'idea) sale sul palco dell'Audi Palace e per più di due ore inonda il pubblico di aneddoti, personaggi, attimi che in Rai avrebbero annacquato in almeno 12-13 serate. Ce l'ha con Viale Mazzini, Pippo, lo si capisce fin da subito.

Ma è un amante tradito che non perde la dignità: racconta senza giri di parole una storia d'amore durata mezzo secolo (con una parentesi di 6 mesi a Mediaset che non rubrichiamo nemmeno nella categoria "scappatelle"). E il pozzo di scienza Bartoletti non può far altro che ascoltare e cercare di indirizzare (ma è cosa dura) le divagazioni del Pippo più famoso che ci sia (quello Disney gli fa una pippa).

 29-07-2010]

 

 

 

 

MORTI GOODYEAR, SI MUOVE LA CAMERA ...
Tre milioni di euro: tanto la Goodyear deve pagare agli eredi dei 34 operai morti per tumori da amianto,respirato, insieme ad altre sostanze tossiche, nello stabilimento di Cisterna di Latina dal '74 al 2000. Lo ha stabilito una sentenza del 1° luglio 2008. Ma da due anni gli eredi delle vittime stanno aspettando. Adesso Silvano Moffa, presidente della commissione lavoro alla Camera, chiede al governo di aprire un tavolo per sbloccare la situazione. Prima che la Goodyear cambi l'assetto societario, come paventato più volte. Evento che renderebbe quasi impossibile recuperare i soldi. (S.D.)

23.07.10

 

 

 

Sigilli a Santa Giulia, falda inquinata con sostanze cancerogene

 

Santa Giulia come la Gomorra dello scrittore Roberto Saviano. Con i camion che nella notte scaricavano rifiuti e macerie nelle aree dell’ex Montedison. «Per non dare disturbo ai residenti con il traffico», spiega in un interrogatorio il direttore dei cantieri per la Sadi Servizi Industriali (società di Giuseppe Grossi), Gianfranco Abate, solo testimone. Per non dare nell’occhio, invece, secondo gli inquirenti. E’ quanto emerge dall’inchiesta dei pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, che martedì ha portato ai sigilli a Santa Giulia. Proprio ieri il presidente della Commissione parlamentare sulle attività illecite sui rifiuti, Gaetano Pecorella, ha ipotizzato infiltrazioni anche di stampo mafioso sul caso Montecity. «Credo siano mancati soprattutto i controlli amministrativi: arrivare a un sequestro dopo tanti anni, e con di fronte un evidente inquinamento della falda acquifera, vuol dire che chi sarebbe dovuto intervenire non l’ha fatto». Pronta la risposta del sindaco Letizia Moratti: «Nel 2009 Arpa ci rassicurò che non ci fosse niente fuori regola». Peraltro Palazzo Marino sottolinea il suo ruolo prevalentemente «amministrativo, sulla base di verifiche della Regione e certificazioni della Provincia». Ulteriori precisazioni arrivano anche dal vicesindaco Riccardo De Corato che ricorda almeno due interventi dei vigili dopo segnalazioni dei residenti per miasmi da via Bonfaldini e intossicazioni, arrivando all’evacuazuione della scuola di via Sordello. «Dopo la denuncia dei vigili ai magistrati, già nel 2005, fu l’Arpa a prendere in carico la questione». di Giulia Salemi Leggo

Il consiglio d’amministrazione di Risanamento valuterà un’eventuale richiesta di dissequestro dell’area di S. Giulia. È quanto riferiscono fonti vicine al gruppo immobiliare. Il Cda si riunisce oggi pomeriggio e alla riunione dovrebbe partecipare anche l’avvocato penalista Marco De Luca. In particolare, si ribadisce in ambienti vicini alla società, le bonifiche sono state effettuate e certificate dalle autorità competenti.

 

 

 

Ok, sembra un po' da Free Marchett,

 però quando una notizia è buona è buona. E allora segnaliamo che ieri, in Sicilia, è stato inaugurata la prima narcisissima centrale solare a specchi, nata da un'idea di Carlo Rubbia (Repubblica, p.25). Sempre meglio del petrolio e del fantomatico "carbone pulito".

 5-07-2010]

 

 

E LO DO IO L’ECOMOSTRO! - SITO IN RESTA, OLIVIERO TOSCANI IN DUPLEX CON SETTIS LANCIA IL PROGETTO aperto a chiunque voglia documentare con la macchina fotografica, con la videocamera, con il telefonino, gli scempi che devastano il nostro Paese - BENE, BRAVO, BIS! PECCATO CHE la prima mostra degli oltraggi al paesaggio sia avvenuta nella cantina di toscani, progettata da Mario Botta, un eco-mostro da far paura...

 

Marcello Mencarini per "Panorama.it"

 

"Il paesaggio italiano, quello dipinto da Leonardo, da Raffaello, da Giorgione, viene ogni giorno violentato. Chiese in vetro-cemento con campanili che sembrano rampe di lancio di missili, tetti spioventi stile pagoda cambogiana, disegnate da geometri con tessera di partito..."

 

È la denuncia del fotografo-pubblicitario-produttore di vino, Oliviero Toscani, che con l'appoggio di Salvatore Settis, del gruppo Terra Moretti e del Fai lancia "Nuovo paesaggio italiano".

Un progetto aperto a chiunque voglia documentare con la macchina fotografica, con la videocamera, con il telefonino, gli scempi che devastano il nostro Paese.

 

Le foto vanno inviate a info at nuovopaesaggioitaliano.it o via mms al numero presente sul sito e saranno utilizzate per una serie di mostre, per un concorso fotografico e, soprattutto, per creare un archivio multimediale.

La fotografia finalmente diventerà "vera arte" non da appendere ai muri, ma memoria storica dell'umanità. Così è scritto nel manifesto del progetto.

 

E così Toscani, il pubblicitario ribelle, il provocatore sempre inseguito dalla censura scopre gli user generated content - i contenuti prodotti dalla gente comune - come se il Web 2.0 fosse nato ieri e questi non fossero percorsi battuti ormai da anni, che per Internet significa secoli.

 

E si fa pure paladino della tradizione, del bello, promuovendo un progetto retorico e nostalgico basato su una poetica che non sembrava appartenergli. Il bello contro il brutto.Le trattorie, le botteghe di generi alimentari, i negozi degli artigiani, i ristoranti con giardino sono belli. Le autostrade, gli autogrill, i supermercati, il vetro cemento sono brutti.

 

Se la prende addirittura col "televisore in ogni camera". Roba da ambientalismo vecchia maniera. E anche se mette le mani avanti e dice che non vuole essere considerato un conservatore viene da chiedersi dove è finito il Toscani che nel 1973 insieme a Emanuele Pirella, lanciò i jeans Jesus con slogan tipo "chi mi ama mi segua" o "non avrai altro jeans all'infuori di me", una esplicita provocazione contro il potere clericale-democristiano di quegli anni.

 

Sono anche lontani i tempi delle campagne pubblicitarie con la neonata Giusy ancora attaccata al cordone ombelicale, un prete e una suora che si baciano, l'agonia di un malato di Aids, un soldato che impugna un femore umano, un uomo assassinato dalla mafia. E i condannati a morte fotografati in un carcere del Missouri.

Campagne che facevano riflettere su importanti temi sociali anche se servivano a far vendere magliette alla Benetton. "Nuovo paesaggio italiano" sembra comunque un progetto destinato a funzionare.

Anche se l'idea non è né nuova né originale e anche se qualcuno ha già ironizzato sul fatto che la prima mostra si è aperta il 10 luglio, a Petra, la cantina di Terra Moretti, progettata da Mario Botta, che molti hanno contestato perché male si inserirebbe nella campagna circostante.

 

Un testimonial come Toscani garantisce il successo di qualunque iniziativa. Quando alleva cavalli, quando firma la linea dei suoi occhiali, quando pubblicizza l'olio da lui prodotto con slogan che bene rappresentano il nuovo Toscani-pensiero. "Il brivido che proverete sulla lingua assaggiando il mio olio extra-vergine, extra-creativo, è lo stesso che si prova lungo la schiena quando ci si innamora!"

 

OLIVIERO TOSCANI E NUOVO PAESAGGIO ITALIANO
Scrive Oliviero Toscani: www.nuovopaesaggioitaliano.it

"Il paesaggio italiano, quello dipinto da Leonardo, da Raffaello, da Giorgione, viene ogni giorno violentato. Chiese in vetro-cemento con campanili che sembrano rampe di lancio di missili, tetti spioventi stile pagoda cambogiana, disegnate da geometri con tessera di partito, campane computerizzate, centri commerciali che spazzano via le antiche botteghe di generi alimentari e di artigiani, "spaghetterie" che rimpiazzano le civili trattorie e i ristoranti con giardino; autogrill, autostrade, tangenziali, sopraelevate al posto delle strade normali, case a schiera e condominii osceni invece delle case a misura d'uomo. Con questo non voglio essere né nostalgico né conservatore.

Ambientalismo vuol dire costruire il necessario e costruirlo bene. Se gli ideali di un'epoca dovessero essere giudicati in base alla loro architettura e al rispetto del loro territorio, forse i nostri ultimi 60 anni rappresentano il punto più basso mai raggiunto dal nostro paese. Come in ogni altra parte del mondo, il così detto "progresso" ha portato il degrado.

La poca creatività e la misera ricerca di bellezza è rimasta dominio solamente degli stilisti della moda e infatti l'Italia produce una grande quantità di abiti, di borse e scarpe, che gli altri paesi ci invidiano come una volta ci invidiavano gli affreschi di Masaccio, Michelangelo e piazza dei Miracoli, il Palladio, Bernini e Borromini. Oggi si viene in Italia per fare shopping (sempre di meno). Il vero genio di tanti italiani si esprime oggi nel cattivo gusto di cui amiamo circondarci. Ogni casa ha il suo cancelletto in ferro battuto, ogni tinello il suo caminetto in finto marmo, ogni camera il suo televisore".12-07-2010]

 

 

- BP: SPESI FINORA 3,5 MILIARDI DI DOLLARI PER MAREA NERA...
Da Borse.it -BP ha speso finora 3,5 miliardi di dollari per cercare di bloccare la marea nera nel Golfo del Messico. E intanto BP continua la sua ricerca di fondi dopo l'esplosione della piattaforma nel Golfo del Messico, avvenuta lo scorso aprile. Il colosso petrolifero britannico sarebbe infatti in trattative con Apache Corp per cedere alcune attività. Indiscrezioni riportate dalle principali agenzie di stampa internazionali, che citano fonti vicine all'operazione. In particolare, Apache avrebbe puntato gli occhi su alcuni asset che includono una partecipazione di BP in Alaska, per una cifra pari a circa 12 miliardi di dollari.
10.07.10

 

LA MADDALENA: PROTEZIONE CIVILE, IN EX ARSENALE FINE BONIFICHE DOPO ESTATE...
(Adnkronos)
- 'Ulteriori opere di bonifica che completeranno quelle gia' realizzate che hanno consentito la rimozione di 62.000 tonnellate di rifiuti e il dragaggio di 70.000 metri cubi di sedimenti saranno realizzate al termine della stagione estiva'. Lo sottolinea in una nota il Dipartimento della Protezione Civile in merito a un'anticipazione del settimanale L'Espresso sulla bonifica dello specchio d'acqua interno all'ex Arsenale della Maddalena. Questa scelta, aggiunge, 'ha consentito il regolare svolgimento della manifestazione velica Louis Vuitton Cup all'interno dell'ex Arsenale dell'isola sarda'.

 

"Tale scelta - prosegue la nota della Protezione Civile - e' stata possibile in quanto e' palese che non ci sono rischi per la qualita' delle acque che viene monitorata dall'Arpa Sardegna proprio su richiesta della Provincia di Olbia-Tempio, che gia' dall'ottobre 2009 durante la certificazione dell'avvenuta bonifica dei suoli a terra sosteneva: 'essendo in corso di completamento le attivita' di bonifica dell'area marina antistante l'Arsenale'".

"Infine, per dovere di precisazione - conclude la nota - e' utile sottolineare che per le bonifiche sono stati spesi circa 24 milioni di euro e non 72 come sostenuto dall'Espresso'.

26.06.10

 

DISCARICA MADDALENA – ALTRO CHE “INTERVENTO ESEMPLARE” COME ASSICURAVANO BERTO-LISO E LETTA. SOLO L’ENNESIMA OPERAZIONE DI MAQUILLAGE PER SALVARE la faccia – SUI FONDALI DEL PORTO ARSENALE DORMONO RIFIUTI TOSSICI, FANGHI E AMIANTO PRONTI A RISVEGLIARSI AL PRIMO BATTITO D’ELICA - L’AREA ERA STATA “BONIFICATA” CON LAVORI PER 72 MLN € AFFIDATI AL COGNATO DEL RAS DELLA PROTEZIONE CIVILE – E ORA C’È CHI AMMETTE: “HANNO DECISO DI LASCIARLI LÌ PERCHÉ SENZA LA COSTRUZIONE DI UNA DIGA ERMETICA, AVREBBERO INQUINATO L’ARCIPELAGO

Fabrizio Gatti per "L'espresso"

Una discarica di rifiuti tossici nell'arcipelago della Maddalena. Fanghi neri impregnati di idrocarburi pesanti sbuffano come nuvole di vulcani sottomarini. Contaminano i pesci, i molluschi, i crostacei. E forse anche la vita degli uomini, delle donne e dei bambini che li mangeranno. La sabbia è così inquinata che le alghe non crescono in un raggio di centinaia di metri. Un deserto subacqueo. Bisogna scendere sul fondo del mare per vedere come hanno lasciato morire la natura e al tempo stesso preso in giro milioni di italiani. Bisogna infilarsi la muta, le pinne, una maschera da sub e nuotare quasi tre chilometri tra andata e ritorno.

Ed ecco, fra i due e i dieci metri di profondità, la bugia colossale di una bonifica che qui sotto non è mai cominciata. Perché la discarica è nel mezzo di Porto Arsenale, nel bacino su cui si specchiano i cristalli e i marmi pregiati della Main conference, la palazzina che l'anno scorso avrebbe dovuto ospitare gli onori del G8. Basta immergersi in apnea sotto le grandi vetrate, infilare la mano nella melma e filmare.

Nubi color antrace salgono dense, piroettano e ricadono trascinate dal loro peso specifico verso fondali più lontani. Eppure, tra scandali, costi fuori controllo, indagini per corruzione e arresti, la bonifica era l'unica operazione considerata necessaria. Almeno, l'avevano dichiarata conclusa. Ora nemmeno quella si salva.

 

"Un intervento esemplare", hanno detto. L'aveva confermato il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, 60 anni, commissario delegato di queste grandi opere. L'aveva certificato il suo sponsor nel governo, il sottosegretario Gianni Letta, 75 anni. Invece no.

 

Forse sono stati male informati. Forse qualcuno della struttura di missione nominata da Palazzo Chigi e spedita alla Maddalena a suon di stipendi d'oro, ha raggirato perfino loro. Oppure non hanno ancora raccontato tutto su questo brutto intrigo. Ma qui sotto, nel grande quadrilatero che dovrebbe diventare un porto turistico per Vip, gli effetti della bonifica non si vedono.

E chissà, magari è per questo che il vertice del G8 è stato spostato a L'Aquila. Perché le eliche delle barche a motore avrebbero sollevato gli idrocarburi e trasformato l'acqua in un ammasso oleoso a visibilità zero. I sommozzatori dell'antiterrorismo non avrebbero potuto garantire la vigilanza. E per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarebbe stata una pessima figura ricevere i presidenti dietro vetrate affacciate su un mare che in alcuni giorni diventa nero come la pece. Cambi di colore imprevedibili che dipendono dalla risalita dei veleni nascosti sul fondo.

 

Questa storia comincia lunedì 22 marzo. Quella sera davanti alle telecamere di "Porta a Porta" Bertolaso difende il cognato, Francesco Piermarini, 52 anni, fratello di sua moglie. "Avete pure messo in mezzo mio cognato", dice a chi gli contesta gli incarichi familiari alla Maddalena: "Io a mio cognato non gli ho dato assolutamente nessun incarico. Mio cognato è stato scelto perché è un grande esperto di bonifiche ambientali. Ha lavorato con il guru delle bonifiche ambientali, che è Gianfranco Mascazzini. E per questa ragione è stato impiegato". Mascazzini, nel 2008, è direttore generale del ministero dell'Ambiente.

 

Il cognato di Bertolaso viene inserito con un incarico ad personam nello staff di Palazzo Chigi. E assegnato alla struttura di missione in Sardegna che coordina la bonifica e l'avvio dei cantieri del G8. Alla Maddalena però Piermarini racconta una storia un po' diversa. Dice di avere una laurea in economia e di essere rientrato da poco in Italia dopo aver terminato un'attività finanziaria all'estero. Comunque secondo Bertolaso, responsabile di tutta l'operazione G8, suo cognato viene scelto solo perché è un grande esperto di bonifiche.

Passano le settimane e Porto Arsenale apre finalmente i cancelli. Dal 22 maggio al 6 giugno La Maddalena ospita le regate della Louis Vuitton Trophy. L'occasione, pure questa finanziata con soldi pubblici, per il lancio ufficiale del "porto spettacolare del futuro", come pubblicizzano i manifesti. Infatti, concluse le gare, le strutture a cinque stelle saranno disponibili soltanto in futuro. Non prima di un anno.

 

È un inizio un po' zoppo del nuovo polo turistico affidato in concessione per 40 anni alla Mita resort della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Il canale e il bacino interno sono interdetti alla navigazione. I pochi yacht, le barche a vela e a motore devono ormeggiare nel bacino esterno, davanti alla Main conference. E la mattina di martedì primo giugno succede qualcosa di strano. L'acqua in cui si riflette l'opera simbolo progettata dall'architetto Stefano Boeri diventa nera. La partenza di uno yacht di appoggio alla regata fa risalire dai fondali nuvole dense che colorano il mare.

 

Non è solo sabbia, che nell'arcipelago è ovunque chiara. Questi turbini sono oleosi, molto scuri e tendono a rimanere sul fondo. Pochi giorni dopo, di rientro su un volo Olbia-Milano, l'aereo di Meridiana passa casualmente sopra l'arcipelago. E a più di mille metri di quota la differenza dei colori è netta. Intorno l'acqua è blu. Davanti alla Main conference il mare è nero. Con una pennellata di inquinamento che si allunga verso l'isola di Caprera. Non resta che aspettare la fine delle regate. E la nuova chiusura di Porto Arsenale.

Il modo per scoprire cosa si nasconde sui fondali è entrare nei due bacini a nuoto. Il segreto di Discarica Maddalena viene svelato da "L'espresso" dopo quattro giorni di immersioni. Dal 13 al 16 giugno. Sul sito espressonline.it sono cliccabili il filmato e le fotografie. Sono le immagini in esclusiva dei fanghi tossici e delle macerie scaricate illegalmente in mare alla fine dei lavori, proprio sotto la Main conference.

 

Perfino il canale di ingresso e il bacino interno dell'Arsenale sono inquinati da sostanze altamente pericolose. Per questo, durante le regate della Vuitton Trophy, la Provincia di Olbia Tempio ha vietato la navigazione alle barche a motore. Ma solo nel bacino interno: per "minimizzare al massimo qualsiasi fenomeno di risospensione", è scritto in un avviso. Un vero successo: un porto turistico costato complessivamente 377 milioni di euro pubblici nel quale yacht, barche e gommoni non possono attraccare.

L'inquinamento nel bacino interno lo conferma un'indagine dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il 25 e il 26 novembre 2009 i tecnici del ministero dell'Ambiente e la struttura di missione di Palazzo Chigi fanno eseguire 31 carotaggi nei sedimenti del fondale. Scoprono così alte concentrazioni di molecole killer. Ben oltre i limiti di legge, superati spesso con multipli esponenziali. Si tratta in gran parte di derivati del petrolio e residui di combustione.

 

Sostanze scaricate in mare per decenni durante il lavaggio dei serbatoi e delle sentine delle navi, quando l'Arsenale era gestito dalla Marina militare italiana. I risultati delle analisi vengono tenuti segreti fino alla primavera di quest'anno. Il ministero li comunica agli addetti ai lavori in una riunione soltanto il 23 aprile 2010. E ammette così la mancata bonifica dell'Arsenale. Avviata nel 2008 sotto il controllo di Francesco Piermarini, come ha raccontato in tv suo cognato Bertolaso.

E mai completata. Non risultano invece analisi dei fanghi nel bacino esterno. Ufficialmente quel tratto di mare non è inquinato. All'Ispra dicono di non sapere nulla della presenza di idrocarburi davanti alla Main conference. E nessuna comunicazione è stata data alla Provincia di Olbia Tempio, come conferma Pierfranco Zanchetta, assessore all'Ambiente nella giunta di centrosinistra uscente. Nei documenti, Discarica Maddalena non esiste.

 

Domenica 13 giugno soffia il maestrale. Dal porticciolo di Punta Moneta la nuotata è tutta controvento e controcorrente. A un centinaio di metri dalla banchina est di Porto Arsenale il fondale beige diventa improvvisamente nero. Le alghe sono morte o non crescono. L'acqua, prima limpida, ora è torbida. È il percorso di uscita delle correnti di bassa marea. Qui sotto ci sono lastre di eternit, cemento e fibra di amianto, cadute o buttate in mare.

Dopo la lunga nuotata fino all'ingresso dei bacini, bisogna tornare indietro. Stanno smontando i pontili della Vuitton Trophy e sulla banchina opposta sono al lavoro due sommozzatori veri. Un secondo imprevisto appare all'improvviso tra Caprera e Santo Stefano, a metà della traversata a nuoto del canale centrale: arriva un mercantile. Meglio togliersi di mezzo. Al più presto. La nave cargo si avvicina silenziosa.

E va a ormeggiare alla banchina di Porto Arsenale. Una zona, secondo la mappa dell'Ispra, che dovrebbe essere interdetta alla navigazione. Il carotaggio in quel punto, il numero 22, rivela tra le concentrazioni più alte di benzo(a)antracene (3,07 milligrammi per ogni chilo di sedimento), benzo(a)pirene (2,90 milligrammi/chilo), benzo(b)fluorantene (2,72), crisene (2,8), pirene (7,6) e di altri veleni.

Ulteriori aree di inquinamento record dei fondali sono il tratto centrale del canale di ingresso. E la banchina Ovest, fra il centro commerciale e l'hotel a cinque stelle: con massimi qui di 5,6 milligrammi/ chilo di pirene, di 4,29 di benzo(b)fluorantene (cancerogeno, può provocare danni genetici) e di 16,9 di policlorobifenili (sostanza con tossicità paragonabile alla diossina). Contaminata anche la banchina Est dove gli idrocarburi raggiungono i 6.380 milligrammi/chilo.

 

Lunedì 14 giugno la traversata a nuoto parte dalla costa opposta: il molo davanti all'ex ospedale militare, il secondo hotel del G8 costato 73 milioni e ora completamente abbandonato. Tra le 6 e le 9.30 del mattino c'è tempo per controllare tutti e due i bacini e il canale di ingresso. È incredibile che abbiano scaricato in mare tonnellate di macerie sotto la Main conference, il progetto simbolo al quale non è stato ancora trovato nome migliore.

Forse lo meriterebbe visto che è costato 52 milioni, tutti incassati dall'impresa di Diego Anemone, 39 anni, arrestato con il coordinatore degli appalti, Angelo Balducci, 62, e scarcerato dopo tre mesi. Proprio lì davanti il fondale è fangoso e completamente spoglio. Non crescono alghe per centinaia di metri. La probabile concentrazione di veleni annienta la vita.

Qua e là nel limo chiaro emergono chiazze di sedimento nero. Il giorno dopo, martedì 15 giugno, la corrente tra Punta Moneta e il canale di ingresso è più forte del solito. La mattinata è dedicata a nuove immersioni. Basta scendere, agitare la mano nel fango gelatinoso, fotografare e filmare. Le nuvole nere salgono da più punti. Poi si torna nel canale di ingresso e nel bacino interno: in queste due zone la bonifica è stata fatta ma solo lungo le banchine, per una larghezza di appena una decina di metri.

A pochi chilometri da qui, a Palau di fronte alla Maddalena, proprio oggi il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo e il collega francese Jean-Louis Borloo, stanno firmando il protocollo per la nascita del Parco marino delle Bocche di Bonifacio. C'è da giurare che la delegazione francese sia all'oscuro dell'inquinamento provocato dalla Marina militare al centro del nuovo parco. Mercoledì 16 giugno, le ultime immersioni.

Resta adesso da scoprire perché il bacino davanti alla Main conference non sia stato bonificato. Qualcuno disposto a raccontare cosa sia successo si trova: "Più scavavi nel fondale, più trovavi fanghi contaminati", ricorda il tecnico di un'impresa: "La benna tirava su melma densa come cioccolata e nera come pece. Erano sicuramente idrocarburi pesanti. Hanno deciso di lasciarli lì perché senza la costruzione di una diga ermetica, avrebbero inquinato l'arcipelago. E la costruzione della diga avrebbe fatto perdere tempo e ridotto i margini di guadagno per le imprese. Lo stesso vale per la parte non bonificata del canale e del bacino interno. So che la sospensione dei lavori è stata autorizzata da qualcuno dentro al ministero dell'Ambiente".

L'ennesima operazione di maquillage per salvare l'apparenza. Anche se la bonifica è costata 31 milioni, che salgono a 72 milioni 610 mila euro sommando gli interventi di consolidamento delle banchine e la trasformazione in porto turistico. Ora però tutte le opere rischiano di diventare una colossale cattedrale nel deserto. Uno spreco da 377 milioni a carico degli italiani e delle casse della Regione Sardegna, che per questa spesa deve rinunciare a nuovi investimenti. E che, come proprietaria della struttura, dovrebbe addirittura pagare la nuova bonifica.

Per il pericolo che i fanghi tossici risalgano, la navigazione nel porto è vietata. E senza possibilità di attracco, addio posti barca. Addio occasioni di lavoro. La zona però non può reggersi sui due mesi del turismo estivo. Con la chiusura delle basi americane e il Porto Arsenale fermo, per i 2 mila disoccupati dell'arcipelago si riaffaccia dopo decenni la prospettiva dell'emigrazione. È il danno più odioso della finta bonifica: aver rubato il futuro all'isola.

I manager di Mita resort forse sapevano della presenza dei veleni. Sarà per questo che la società di Emma Marcegaglia ha ottenuto da Bertolaso un canone a prezzo di svendita: 60 mila euro l'anno, come l'affitto di una cartoleria in centro alla Maddalena. "L'espresso" l'ha chiesto alla società, senza ottenere risposta. Nei mesi della bonifica raccontano di camion che entravano carichi nelle aree di cantiere. L'ultimo dubbio porta a quei giorni del 2008: se i fanghi contaminati sono ancora in fondo al mare, i rifiuti tossici cementati sotto le banchine vengono tutti dall'Arsenale?

 

[25-06-2010]

 

 

LA MAREA NERA UCCIDE – CI SCAPPANO ALMENO DUE MORTI NELL’ENNESIMO TENTATIVO FALLITO DI CHIUDERE LA FALLA – INTANTO UN GIUDICE SILURA LA CASA BIANCA: “ILLEGALE LO STOP ALLE TRIVELLAZIONI” - VIA LIBERA ALLE COMPAGNIE PETROLIFERE NEL GOLFO DEL MESSICO - LA MORATORIA DECISA DA OBAMA DOVEVA DURARE SEI MESI, MA SECONDO IL MAGISTRATO "È GENERICA E PUNITIVA" - IL GOVERNO RICORRERÀ IN APPELLO

1 - ALMENO DUE MORTI IN OPERAZIONI BP...
(ANSA)
- Almeno due persone sono morte in due diversi incidenti legati alle operazioni di contenimento del greggio nel Golfo del Messico: lo ha annunciato oggi a Washington il responsabile Usa, l'Ammiraglio Thad Allen.

In realtà, hanno poi spiegato fonti della Guardia Costiera, le morti - quelle di due persone responsabili per le operazioni di disinquinamento - non sono direttamente legate alle operazioni di recupero del Golfo. Una delle due vittime sarebbe infatti il capitano di una barca, ucciso con un colpo di arma da fuoco.

 

2 - ALLEN, PER INCIDENTE TOLTO TAPPO POZZO...
(ANSA)
- A causa di un incidente, il tappo sul pozzo della Bp nel Golfo del Messico è stato temporaneamente tolto e dovrebbe essere riposizionato nel pomeriggio: lo ha annunciato oggi a Washington Thad Allen, il responsabile per le operazioni di contenimento.

In una conferenza stampa a Washington, Allen ha parlato di incidente provocato da un robot sottomarino, con una conseguente fuga di gas. Senza tappo, il flusso di petrolio che fuoriesce dal pozzo della Bp nel Golfo del Messico è aumentato in maniera significativa, anche se parte del greggio continua ad essere bruciato in superficie.

3 - UN GIUDICE SILURA LA CASA BIANCA "ILLEGALE LO STOP ALLE TRIVELLAZIONI"
Angelo Aquaro per "la Repubblica"

Un altro disastro nel Golfo è possibile: già da oggi. Un giudice distrettuale della Louisiana ha ribaltato la decisione di Barack Obama e annullato la moratoria di sei mesi per le trivellazioni in profondità. La Casa Bianca ha subito annunciato che farà appello, ma la decisione è l´ultimo schiaffo a un´amministrazione sempre più in difficoltà.

 

Il bando era stato annunciato il 6 maggio e doveva durare solo un mese. Poi Obama l´ha prolungato per un totale di 180 giorni. Subito l´industria petrolifera è insorta, e il governatore della Louisiana Bobby Jindal ha parlato di 20mila posti di lavoro a rischio. Obama ha promesso: la moratoria potrebbe durare anche meno, aspettiamo le conclusioni della commissione d´inchiesta. Ma un mese e mezzo dopo il disastro, la risposta ancora non c´è.

 

Ha buon gioco ora il giudice Martin Feldman a definire il bando del governo «generico e punitivo: la moratoria non offre nessun parametro e sostiene che siccome una piattaforma non ha funzionato - e sebbene nessuno sappia ancora davvero perché - tutte le compagnie e tutte le piattaforme che scavano pozzi in profondità presenterebbero un pericolo universale». Il tono della sentenza è quasi ironico.

Ma non c´è nulla da ridere quando si intravede la mano che si nasconde dietro l´esposto presentato dalla Honbeck Offhore Services: la società di trivellazione è solo il nome mandato in avanscoperta dall´intera industria petrolifera. Le trivellazioni ad alta profondità sono in crescita del 70 per cento, la produzione dovrebbe aumentare di due terzi fino a 10 milioni di barili al giorno: Obama si tolga di mezzo.

 

Steven Newman della Deepwater Horizon, la piattaforma assassina (11 morti), dice che il bando è «una reazione spropositata». Il manager della Chevron Jay Pryor giura che «limiterà i rifornimenti di energia nel mondo». Il business non si limita certo al Golfo, dove le piattaforme di quel tipo sono una trentina. Un´altra ventina lavora nel Mare del Nord. E sempre in Europa la Libia ha annunciato che comincerà a trivellare nelle profondità del Mediterraneo.

 

Come finirà? Dice il portavoce di Obama, Robert Gibbs: «Il presidente crede che continuare senza sapere cos´è successo non abbia senso». Il bando divide anche il Golfo: all´opposto della Louisiana c´è la Florida, da sempre contraria a ogni tipo di trivellazione. Sulle sue coste, a Panama Beach, l´altro giorno è stato rinvenuto un insolito souvenir: un rottame della piattaforma esplosa il 20 aprile. L´ultimo segno di un disastro senza confini.

 23-06-2010]

 

 

 

 


8- ORA D'ARIA ...
"Acqua privata: valanga di no. In due mesi gia' raccolto un milione di firme per il referendum in difesa della gestione pubblica" (Stampa, p. 24) [22-06-2010]

 

 

CHICCO (FUORI DI) TESTA – LE SCUSE DOPO SCAZZO IN DIRETTA TV TRA L’EX PRESIDENTE ENEL E IL GEOLOGO DE NOANTRI TOZZI: “SE DICI CHE DIFENDO IL NUCLEARE PER I SOLDI DI SPACCO LA FACCIA” – LE SCUSE CON UNA POSTILLA: “SBAGLIATA LA MIA REAZIONE MA ANCHE IL METODO STALINISTA DI INFANGARE L’INTERLOCUTORE”… VIDEO DELLO SCAZZO: http://www.youtube.com/watch?v=0vtqbi_8mBU

CHICCO TESTA E LA FACCIA DI TOZZI...
C.T. dal "Fatto"
- Dal "vada a farsi fottere" di Massimo D'Alema al giornalista Sallusti al "ti spacco la faccia" di Chicco Testa. Sempre su Raitre, sempre durante un dibattito. Tema nucleare: centrali sì, centrali no. L'ex presidente dell'Enel - sottovoce e con la telecamere fuori campo - s'è scontrato con il geologo Mario Tozzi: "Non ti permettere di dire che io guadagno dei soldi perché ti spacco la faccia, è chiaro?".

 

Poi Tozzi interviene e in studio: "Se mi minacciano...". E Testa: "Fuori, fuori". Sfumata la rabbia, senza la telecamera, Testa racconta che "prima di perdere il controllo, Tozzi mi aveva detto che fossi a favore del nucleare perché guadagno dei soldi. Non ci guadagno un bel niente! Dopo due minuti, però, ci siamo scusati l'un con l'altro". Caso chiuso. Almeno sino al prossimo talk show.

 

CHICCO TESTA, MI SCUSO E MI RAMMARICO MA NON ACCETTO IL METODO...
(Adnkronos) -
'Mi devo scusare. Da ieri rimbalza sul web e sui media, uno spezzone della trasmissione 'Cominciamo bene' (Rai Tre) in cui rivolgo una metaforica minaccia a Mario Tozzi geologo e giornalista, che sosteneva il punto di vista antinucleare. Premesso che mi scuso con i telespettatori e con i frequentatori del blog per lo spiacevole incidente e mi rammarico del mio scatto, tuttavia, tagliata fuori dal contesto, quella provocazione assume un significato sproporzionato e fuorviante. Chi non avesse visto l'intera trasmissione, forse non riesce a capire le ragioni della mia entrata a gamba tesa. Certo, mi sono saltati i nervi, cosa che non deve mai succedere'.

 

Lo scrive sul suo blog Chicco testa, dopo le polemiche per l'acceso botta e risposta in tv con Mario Tozzi. 'E' successo invece perche' un minuto prima Tozzi si era rivolto al sottoscritto accusandolo di sostenere la ragioni dell'energia nucleare ‘perche' ci guadagno'. Fino a li' era filato tutto liscio, com'e' normale. Ma non sono riuscito a fare finta di niente di fronte a questo bell'argomento dello 'scienziato' Tozzi. Per una ragione di metodo prima ancora che di merito. In un paese civile si discutono gli argomenti degli interlocutori, non le loro qualita' personali'.

 

'Naturalmente non e' vero che ci guadagno con il nucleare, ma anche se cosi' fosse non capisco dove sarebbe il problema. Tozzi guadagna con le sue trasmissioni e i suoi libri 'ambientalisti'. Ripeto, dove e' il problema? E c'e' tanta gente nel mondo che vive e lavora nell'industria nucleare come in tanti altri rami dell'economia di un Paese in maniera rispettabile. Ne' chi lavora nel campo delle energie rinnovabili,fra cui tanti player internazionali e investitori finanziari, mi risulta lo faccia per beneficienza'.

'Ma e' proprio il metodo che non accetto -si ribella Testa- Prima di tutto quello di attaccare le persone anziche' gli argomenti. Tipico metodo stalinista. Quello di cercare di infangare l'interlocutore, onde screditarlo e metterlo a tacere. In secondo luogo che Tozzi abbia scelto l'argomento 'soldi' che naturalmente e' il piu' adatto (ed ipocrita) per screditare l' 'avversario'. Io non mi sono mai permesso di rivolgermi ai tanti che conosco e che dell'ambientalismo hanno fatto una professione, in politica, nell'informazione e nell'economia, per sollevare argomenti di questo genere. Lo stesso Tozzi e' Presidente del Parco dell'Arcipelago toscano. Incarico di nomina politica e retribuito. Se lo fa e lo fa bene compie un'azione lodevole e si merita lo stipendio'.

 

'Devo fra l'altro ricordare, per quanto mi riguarda, che l'unica attivita' che ho in campo energetico, retribuita, e' quella di Presidente di una societa' che realizza impianti idroelettrici e fotovoltaici. Con qualche buon risultato. Il che, forse secondo alcuni, dovrebbe portarmi meriti particolari. Che non ho, se non per il modo, credo utile, con cui faccio questo lavoro. Dal quale naturalmente mi aspetto di guadagnare'.

'Posso rassicurarvi che in tutta la mia vita, con l'eccezione di qualche scappellotto ai miei figli, non ho mai alzato le mani su nessuno -conclude Testa- Le ho prese invece, un paio di volte, in gioventu' da quei signori che facevano politica spaccando la faccia, questa volta realmente, agli 'avversari'. Gente molto di sinistra e per la quale un iscritto al PCI, com'ero io, era un 'servo dei padroni'. Insomma uno, per l'appunto, 'che ci guadagna'. Tutto cio' naturalmente non giustifica il mio scatto di nervi. Cinque minuti dopo ho chiesto scusa a Tozzi e lui si e' scusato con me. Mi scuso anche con voi. [13-05-2010]

 

 

KiteGen. Energia rinnovabile e investimenti a km zero
Una singolare iniziativa di investimento messa in atto da professori universitari, studenti, professionisti, giornalisti e semplici cittadini, potrebbe essere una interessante risposta alle burrasche monetarie di questi ultimi giorni, e alla crisi della globalizzazione di questi ultimi anni. Queste persone, che si conoscevano per fare parte di associazioni che si interessavano all'ambiente, all'energia e al territorio, hanno creato una società allo scopo di finanziare un'idea e un progetto per lo sfruttamento dei venti di alta quota. Tradizionalmente, il piccolo/medio investitore è costretto ad operare in un mercato dove gli è preclusa la conoscenza diretta dell'attività e delle persone coinvolte nelle società dove investe. Certo, può partecipare alle assemblee societarie, che però spesso si risolvono in un noioso rituale, anche se spesso è prevista per tutti i soci la possibilità di intervenire, così tanto per dare il contentino e far sfogare l'eventuale scheggia impazzita. Le vere decisioni ovviamente vengono prese, per continuare con l'immagine, nelle sagrestie dei consigli di amministrazione, luoghi blindati dove pochi officianti gestiscono patrimoni immensi. La saggezza convenzionale di turno ci potrebbe ammonire sostenendo che le società industriali o finanziarie sono diventate di tali dimensioni per cui sarebbe impossibile coinvolgere, nei processi decisionali, tutti gli investitori-azionisti, che in un azionariato diffuso sono proprietari di micro particelle della società dove hanno investito. Tra l'altro il processo verso il gigantismo industriale e societario sembra ineluttabile in questo sistema economico basato sul mercato e sulla concorrenza che impone costi sempre più ridotti e maggiori livelli produttivi. E' inevitabile quindi questa distanza fra chi prende le decisioni e chi fornisce di mezzi finanziari le aziende. Ecco allora tutto un fiorire di attività di intermedie fra l'investitore e le società, con confini spesso labili e con pericolose sovrapposizioni; ecco gli analisti economici, gli intermediari, le SIM, le agenzie di rating, tutto un fiorire di figure che ce la stanno mettendo tutta per trasformare la nostra economia in un casinò planetario. Siamo però convinti che il gigantismo non sia ineluttabile, anzi è una pericolosa direzione che la società e l'economia ha intrapreso per favorire i soliti pochi noti, a scapito dei più. Le vere innovazioni, le iniziative più interessanti vengono alla luce grazie all'iniziativa di poche persone, che lavorano in piccole società. E' stato così per molte invenzioni che hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere: si pensi all'invenzione del telefono da parte di Meucci, alla costruzione del primo aeroplano da parte dei fratelli Wright, due ciclisti, all'invenzione della trasmissione senza fili da parte di Tesla, all'invenzione del PC da parte di Wozniak e Jobs.

Oggi una vera innovazione ha per nome KiteGen, un nome famoso in tutto il mondo, con cui viene indicato il progetto per lo sfruttamento dei venti di alta quota, e le sue potenzialità sono ritenute superiori a qualsiasi sistema fin'ora proposto per lo sfruttamento dell'energia rinnovabile. Ciononostante i tradizionali canali di investimento, banche, venture capitalist, società di settore, non hanno finanziato il progetto. E anche le istituzioni pubbliche si sono dimostrate latitanti, e hanno offerto al progetto fondi molto limitati, non certo sufficienti per far decollare un progetto con queste ambizioni. Ecco che allora un gruppo di intraprendenti privati, che conoscono il progetto e l'ideatore, hanno deciso di creare una finanziaria ad hoc, ed hanno così realizzato una forma di investimento a km zero, nel senso che essi hanno parlato direttamente col progettista, hanno visionato il progetto e sono giunti alla conclusione che valeva la pena di rischiare e di investire.
 
Il futuro ci dirà se l'operazione avrà avuto successo, ci dirà se quest'iniziativa conserverà queste caratteristiche così originali o si farà irretire nel gioco dell'alta e malata finanza.
                                   Laura Genovese

 

 

 

DOSSIER GREEN POWER SUL TAVOLO DEL BISCIONE...
Da "Milano Finanza" - L'energia è uno dei settori che più interessano Fininvest. E da oltre un anno che la holding della famiglia Berlusconi si è detta pronta a valutare il business rinnovabili, assieme alle infrastrutture e al real estate, per eventuali investimenti. Finora, però, il Lodo Mondadori ha bloccato qualsiasi affare. Ma sul tavolo del management della finanziaria non mancano i dossier.

Uno di questi potrebbe essere Enel Green Power, che entro l'autunno sbarcherà a Piazza Affari e che prima di allora potrebbe cedere quote di capitale a partner privati. E se i Benetton, attraverso Sintonia, si sono detti pubblicamente interessati alla valutazione dell'affare, non è da escludere che anche Fininvest possa fare un pensierino. Anche se una quota in Enel Green Power, azienda considerata di notevole appeal, è un'opzione alquanto onerosa

19- SINTONIA: CAO, ENEL GREENPOWER TRA DOSSIER CHE CONSIDERIAMO...
(Adnkronos) - Enel Greenpower "e' uno dei dossier che si considerano. Non c'e' niente di concreto, faremo sapere". Cosi' Stefano Cao, ad di Sintonia, risponde, a margine dell'assemblea dei soci di Gemina, a chi gli chiede novita' sul dossier. Di che dimensione sarebbe la quota di Sintonia in Enele Greenpower? "E' tutto prematuro, per il momento", risponde Cao. Quanto a voci su un possibile interesse di Sintonia per Banca Fideuram, Cao replica che "non si commentano cose che si stanno analizzando o studiando, per definizione, ma si annunciano quando sono fatte". Quindi lo state analizzando? "No, no - risponde Cao - parlo in genere dei dossier, non c'e' niente di specifico".

[28-04-2010] 

 

 

 01.05.10
"Gli scarti di amianto buttati per anni nel Po". Operaio depone al processo Eternit" (Stampa, p.1).

 

PIENO DI ENERGIA VERDE PER LA BORSA DI MADRID...
Mi. C. per "il Sole 24 Ore" - L'energia verde punta alla Borsa, almeno in Spagna. Dopo la quotazione negli anni scorsi di Iberdrola Renovables e di Gamesa, ora è la volta di imprese come T-Solar, Abengoa solar e Renovalia iniziare l'iter per approdare al mercato azionario. E senza contare che la parte di rinnovabili di Endesa, confluirà nel prossimo futuro in Enel Green Power che apparirà nei listini di Milano e di Madrid entro la fine di quest'anno. Perché questa "febbre" da Borsa? La risposta è semplice: queste imprese hanno predisposto ambiziosi piani di sviluppo per i prossimi anni, che richiedono importanti investimenti. Chiuso il canale bancario, dato che i crediti a causa della crisi vengono concessi con il contagocce, non resta che finanziarsi approdando al mercato azionario. Secondo quanto pubblicato nei giorni scorsi dalla stampa iberica, T-Solar, Abengoa e Renovalia sarebbero a buon punto dell'iter borsistico, avendo già incaricato alcune banche internazionali di predisporre e di seguire la quotazione. Sempre che le condizioni di mercato siano favorevoli.

14.04.10

 

 

KINEXIA SENZA TRUCCHI VERSO L'ENERGIA PULITA...
G. Ve. per "il Sole 24 Ore" - Ha fatto farmaci, cosmetici e panettoni. Ma ora la ex Schiapparelli, dopo molte traversie, ha voltato pagina: la società ha cambiato nome, si chiama Kinexia, azionisti, manager e business. Ora è dedita alle energie rinnovabili e ha deciso di vendere le vecchie attività per investire nel fotovoltaico e nell'eolico. Il gruppo ha raggiunto ieri un accordo per cedere a un distributore gli asset nella cosmetica, ereditati dalla precedente gestione: l'operazione, del valore 4,7 milioni di euro (di cui Kinexia al netto del debito incasserà 2,4 milioni) servirà a finanziare il nuovo core business della quotata.

Del resto sono state proprio le rinnovabili a consentire a Kinexia di riportare i margini in positivo nel 2009. Il gruppo, che ha ridotto nel precedente esercizio le perdite dai 2,2 milioni di rosso del 2008 all'1,8 dello scorso anno, ha raggiunto un mol di 1,2 milioni, in recupero rispetto alla precedente perdita di 0,4 milioni. La società però per finanziare il piano industriale può vendere ancora qualche asset: sono in corso trattative per la cessione delle attività del settore nutrizionale.

14.04.10

 

 

RISORSE IDRICHE - ARSENICO E VECCHI TRUCCHETTI...
Per arsenico, boro e fluoruro nell'acqua potabile arriva il via libera dal ministero della Salute. Il 6 marzo la 'Gazzetta Ufficiale' ha pubblicato l'ordinanza con la quale Ferruccio Fazio registra l'ennesima deroga al decreto 31 del 2001 sulla salubrità delle acque fornite dagli acquedotti. Il provvedimento interessa Campania, Lazio, Lombardia, Toscana, Umbria e Trentino-Alto Adige ed è stato sottoposto al parere della Commissione Ue.
A Bruxelles sono abituati alle richieste italiane, dovute all'inadeguatezza degli acquedotti, e hanno posto un termine ultimativo al 2012. Dopo la proroga della deroga non potrà più essere chiesta, anche se è difficile pensare che, dopo dieci anni di rinvii, due anni bastino a rimettere a posto i parametri. Il più derogato è quello dell'arsenico: non dovrebbe superare i 10 microgrammi al litro mentre in alcuni impianti l'elemento, componente di erbicidi, pesticidi e insetticidi, arriva fino a 50 microgrammi. La depurazione dell'acqua potabile resta uno dei maggiori deterrenti di costo per i privati interessati alla gestione delle risorse idriche in base al decreto Ronchi. G. T.

30.03.10

 

 

STAND-BY? NO GRAZIE - L’AUTHORITY DELL’ENERGIA ALL’ATTACCO CONTRO LE LUCETTE ROSSE DI ATTESA DEGLI ELETTRODOMESTICI: SPEGNERE TUTTO PUÒ FAR RISPARMIARE IL 10% SULLA BOLLETTA – AL VIA I “CERTIFICATI BIANCHI” PER SPINGERE LE AZIENDE ALLA MAGGIORE EFFICIENZA (HANNO GIÀ FUNZIONATO CON LE LAMPADE A BASSO CONSUMO)…

Luigi Grassia per "La Stampa"

 

L'Autorità dell'energia dichiara guerra agli apparecchi elettrici che anziché spegnersi del tutto si mettono in «stand-by» o modalità di attesa, cioè (in parole povere) rimangono con la lucetta rossa accesa e continuano a consumare elettricità. Può sembrare incredibile, ma costringere i televisori, i decoder, i Dvd eccetera a spegnersi davvero, e non per finta, è una mossa che taglierà del 10% la media dei consumi energetici della famiglia italiana tipo, facendo risparmiare a ogni utente circa 45 euro l'anno sulla bolletta elettrica.

È un'enormità: l'Authority di Alessandro Ortis suda sette camicie per cercare di limare di qualche euro le nostre bollette, quando il petrolio rincara e fa salire il prezzo del metano e della luce elettrica, e al Garante sembra quanto mai opportuno eliminare questo costo inutile senza quasi recare disturbo alle famiglie (che sarà mai tornare a usare l'interruttore come si faceva prima che inventassero la modalità di stand-by?).

 

Teoricamente potremmo già provvedere per conto nostro a spegnere le lucette rosse, ad esempio cliccando sull'interruttore del televisore anziché su quello del telecomando; ma per certi apparecchi, come il decoder del digitale terrestre, questo non è possibile, si dovrebbe staccare la spina.

Ma toglierla e rimetterla è un'operazione scomoda che nessuno fa. Adesso però arrivano in soccorso delle prese intermedie, da inserire fra quelle a muro e le spine degli elettrodomestici, che sono capaci di monitorare la quantità di energia che passa, e quando sentono che scende al livello della modalità di attesa, provocano lo spegnimento completo dell'apparecchio (inclusa la lucetta rossa).

Ma come farà l'Autorità di settore a promuovere la diffusione di questi apparecchietti? Lo farà attraverso il meccanismo dei cosiddetti «certificati bianchi», che sono le procedure attraverso cui le compagnie elettriche vengono indotte a essere progressivamente più efficienti abbassando i consumi finali.

L'Authority non è responsabile dell'intera procedura ma dà il via libera obbligatorio alle iniziative. Per esempio è stato nell'àmbito dei certificati bianchi che le compagnie di distribuzione della luce hanno diffuso fra i loro clienti le nuove lampadine a basso consumo energetico, migliorando così l'efficienza complessiva del sistema. E una cosa analoga si farà adesso con i dispositivi che tagliano lo stand-by.

L'Autorità ha deciso con una sua delibera di agire contemporaneamente su questo fronte e su quello delle lampade tradizionali dei semafori, da sostituire con «led» a basso consumo. Toccherà ora alle aziende distributrici e alle società di servizi energetici attivare campagne promozionali per la diffusione dei taglia stand-by a prezzi scontati, in modo da poter ottenere la certificazione dei risparmi ottenuti (altrimenti non l'avranno).

Secondo i calcoli dell'Autorità il meccanismo dei «titoli di efficienza energetica» ha fatto risparmiare in 5 anni l'equivalente di 5 milioni di tonnellate di petrolio, pari al consumo elettrico annuale di una città di 7 milioni di abitanti, il che corrisponde a spegnere per un intero anno due centrali termoelettriche da 600 MegaWatt ciascuna, evitando l'emissione di oltre 5 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Le famiglie italiane hanno installato più di 800 mila elettrodomestici a basso consumo, 21 milioni di lampadine ad alta efficienza, e 230 mila metri quadrati di pannelli solari per l'acqua calda. Ora tocca alle tv e ai semafori.

[15-02-2010] 

 

 

ACCORDO ENI-REGIONE LOMBARDIA SU DIESEL A BASSO IMPATTO SPERIMENTATO IN 50 DISTRIBUTORI MILANO.

Dagospia

FORMIGONI

L'Eni e la Regione Lombardia hanno avviato una collaborazione per la distribuzione sperimentale di un nuovo tipo di gasolio a ridotto impatto ambientale, che permette una riduzione media delle polveri sottili del 30-40%. L'intesa, e' stata presentata dal presidente della regione Roberto Formigoni e l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni.

Il nuovo diesel sara' in distribuzione in 50 punti vendita del comune di Milano, dislocati all'interno della citta', sulle tangenziali e sui tratti di raccordo autostradali inclusi nell'anello delle tangenziali. In via promozionale, per due mesi, e' stato spiegato, il prezzo del nuovo carburante sara'uguale a quello del comune gasolio.

FORMIGONI

Formigoni ha annunciato che l'azienda di trasporto cittadina, l'Atm, ha accettato di utilizzare il nuovo gasolio ''su una parte significativa della propria flotta'. Regione Lombardia, comunque, effettuera' un monitoraggio attraverso Arpa delle emissioni.

Una volta completata la sperimentazione, il nuovo diesel prodotto nella raffineria Eni di Sannazzaro de' Burgundi (Pavia) sara' venduto a prezzi allineati ai carburanti Eni definiti 'premium'. ''Questo gasolio consente un sostanziale abbattimento delle polveri sottili e non a caso l'abbiamo chiamato 'Formula Milano- ha spiegato l'AD di Eni Paolo Scaroni -. Nei prossimi due mesi come aiuto della nostra azienda ad abbattere le polveri sottili venderemo questo gasolio allo stesso prezzo del normale, dando un contributo anche economico a fronteggiare l'emergenza inquinamento''.

[15-02-2010] 

 

 

 

BRITISH AIRWAYS COSTRUIRA' IMPIANTO PER PRODURRE CARBURANTE DA IMMONDIZIA...
(Adnkronos) - La compagnia aerea British Airways costruira' il primo impianto europeo per la produzione di biocombustibili per areoplani, derivanti dalla spazzatura. L'impianto sara' operativo nel 2014, e potra' produrre 60 milioni di litri di combustibile utilizzando 500 mila tonnellate di immondizia. Secondo la compagnia britannica la quantita' di carburante sara' sufficiente per rifornire il 2% dei voli che decollano dall'aeroporto di Heathrow, il principale scalo del Regno Unito 19.02.10

 

L'ENERGIA RINNOVABILE NATA CON I PETRODOLLARI...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - Dal petrolio all'energia rinnovabile. Chi prevede per il Medio Oriente un futuro senza export energetico forse dovrà ricredersi: alcuni paesi mediorientali si stanno già trasformando in produttori rilevanti di energia rinnovabile. Gli investimenti realizzati stanno dando i loro frutti. Un esempio su tutti quello di Masdar, società controllata dal fondo sovrano Mubadala, che ha da poco messo in rete l'impianto più grande di tutto di tutta l'area. Dal 2008 ad oggi inoltre la società ha sottoscritto vari accordi di collaborazione con compagnie occidentali per un valore di oltre 3 miliardi di dollari.

Ma non basta, Masdar è diventato un attore così importante sul mercato, che ha iniziato a investire anche all'estero. Sarà proprio il gruppo degli sceicchi, insieme alla tedesca E.On, a realizzare sull'estuario del Tamigi un mega impianto eolico da 2,2 miliardi di euro. Anche all'estero i petrodollari sono sempre più "verdi".

10-02-10

 

ROMA / 06-02-2010

ROMA CAPITALE DEL RUMORE / Roma, inquinamento acustico: fuorilegge 13 tra 15 luoghi monitorati da Legambiente
Roma, capitale anche del rumore, ultime notizie Legambiente
- Secondo il nuovo monitoraggio realizzato dai volontari di Legambiente, il rumore è fuorilegge in ben 13 su 15 luoghi monitorati, senza distinzioni di sorta tra centro e periferia, e nonostante i nuovi limiti più elevati recentemente imposti dall’Amministrazione.

La palma del più fracassone va a piazzale Appio a San Giovanni, con 80,3 decibel dB (A) considerando i valori medi registrati, seguito poi da viale Europa con 79,8 decibel dB (A) e da Via Labicana di fronte al Colosseo con 79,4 decibel dB (A). I valori massimi, invece, in nove casi su quindici (60%) superano addirittura i 100 decibel dB(A), quanto gli esperti dicono si misuri in una chiassosa discoteca, con il picco più incredibile di 109,4 dB(A) registrato ancora a piazzale Appio, seguito da 109,1 dB(A) a Via Nazionale in pieno centro e da Viale Marconi (altezza Università Vasca Navale) con 106,4 dB(A).
 
Fonometro alla mano, dopo circa tre mesi dall'approvazione dell’ultima Delibera capitolina in materia di inquinamento acustico, che ha alzato di 5 decibel le soglie di legge per il rumore nelle strade denominate E (ossia urbane di quartiere) ed F (ossia locale), Legambiente ha monitorato i dati del rumore tra il 26 ed il 28 gennaio, in tre giorni feriali e in orari diurni, rilevando come Roma sia purtroppo anche la Capitale del rumore.
 
“Il rumore non va sottovalutato, la situazione nella Capitale è grave e preoccupante, forse ancor più che nel resto d’Italia dove pure si registrano spesso dati oltre la norma, a causa soprattutto del caos del traffico -ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, coordinatore della Segreteria Nazionale di Legambiente-. In tutte le città raggiunte dal Treno Verde lo scorso anno, ad esempio, la rumorosità sia diurna che notturna è risultata oltre la norma, con punte anche di 10 decibel.

Una situazione seria, che vede in Italia, un numero enorme di cittadini quotidianamente esposti ad alti livelli di inquinamento acustico, con danni all'udito e a carico dell'apparato cardio-circolatorio. Serve una nuova spinta da parte del Ministero dell’Ambiente e soprattutto delle Regioni che devono spronare i Comuni a realizzare interventi di risanamento, finanziandone anche l’attuazione, nella direzione delle limitazione del traffico privato, principale causa del problema.”
 
A seguire nella classifica del rumore Capitale, sempre con valori medi fuori dalla norma,viale Marconi e viale Ostiense a pari merito con 79,3 decibel dB (A), via Nazionale con 77,3 decibel dB (A), Piazza Sempione su Via Nomentana con 77,1 dB (A), via Cola di Rienzo con 75,8 dB (A), Largo Preneste con 75,5 decibel dB (A). Non si salvano nemmeno l’area dell’Ospedale a Lungotevere in Sassia con 74,9 decibel dB (A), come via Oderisi da Gubbio con 73,3 decibel dB (A), via Boccea incrocio con via Casalotti con 72,3 decibel dB (A), Via Tiburtina con 70,1 decibel dB (A). Le uniche due vie a rientrare a stento nei limiti sono Piazzale degli Eroi con 68 decibel dB (A) e via Policlinico con 67,4 decibel dB (A).
 
Anche nella grave situazione rilevata, la recente Delibera n 93 del 15 ottobre 2009 definisce che per le vie urbane dove transitano i mezzi del trasporto pubblico (strade E ed F con flusso TPL), i valori limite sono fissati a 70 decibel di giorno e 60 di notte, alzando così di 5 decibel quelli fissati precedentemente.
 
“Il rumore è un nemico invisibile della nostra salute, assieme allo smog rende la città invivibile, va messa in campo una rinnovata strategia per battere il traffico che ne è la vera causa –ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Rivedere al rialzo i limiti per il rumore, come l’Amministrazione ha fatto, non ha alcun senso, la situazione che abbiamo monitorato ci preoccupa davvero molto. Chiediamo al Comune di avviare subito un serio piano di intervento e risanamento, peraltro previsto dalla legge regionale in materia, puntando tutto sul trasporto pubblico con mille nuovi chilometri di preferenziali per vincere la morsa del traffico, e realizzando anche una rete fissa di monitoraggio del rumore. Non si può più attendere, è spaventoso che, secondo dati ISTAT, ben il 47% delle famiglie interpellate nel Lazio dichiari problemi relativi al rumore nella zona in cui abita.”
 

 
La Capitale del rumore: i risultati del monitoraggio.
Luogo    Data e fascia oraria    Valore Medio    Valore Max
PIAZZALE APPIO    28/01/10 h. 10.10-10,25    80,3 dB (A)    109,4 dB (A)
VIALE EUROPA/COLOMBO    26/01/10 h. 10,45-11,05    79,8 dB (A)    94,3 dB (A)
VIA LABICANA/COLOSSEO    26/01/10 h. 11,30-11,45    79,4 dB (A)    98,2 dB (A)
VIALE MARCONI (VASCA NAVALE)    27/01/10 h. 13,50-14,05    79,3 dB (A)    106,4 dB (A)
VIA OSTIENSE/VIA PELLEGRINO MATTEUCCI     27/01/10 h. 14,15-14,30    79,3 dB (A)    106 dB (A)
VIA NAZIONALE    28/01/10 h. 10,45-11,00    77,3 dB (A)    109,1 dB (A)
PIAZZA SEMPIONE/
VIA NOMENTANA    26/01/10 h. 12,40-12,55    77,1 dB (A)    102,6 dB (A)
VIA COLA DI RIENZO    28/01/10 h. 12,00-12,15    75,8 dB (A)    103,4 dB (A)
LARGO PRENESTE    26/01/10 h. 8.30-8.45    75,5 dB (A)    95,4 dB (A)
LUNGOTEVERE IN SASSIA    28/01/10 h. 11,30-11,45    74,9 dB (A)    101,3 dB (A)
VIA ODERISI DA GUBBIO    27/01/10 h. 13,20-13,35    73,3 dB (A)    105,9 dB (A)
BOCCEA/CASALOTTI    27/01/10 h. 11,40-11,55    72,3 dB (A)    106,1 dB (A)
VIA TIBURTINA    26/01/10 h. 9.30-9.45    70,1 dB (A)    95,4 dB (A)
P.LE DEGLI EROI    27/01/10 h. 12,30-12,45    68 dB (A)    98,5 dB (A)
POLICLINICO    26/01/10 h. 12,10-12,25    67,4 dB (A)    92,3 dB (A)

 

MONTALE - PISTOIA / 02-02-2010

PISTOIA, MONTALE: INCENERITORE AVVELENA LATTE MATERNO / diossina nel latte delle mamme a Montale, provincia di Pistoia
Toscana, ultime notizie Pistoia: Montale, l'inceneritore, la diossina ed il latte materno 

Cosa stiamo aspettando?

Ci piacerebbe mettere di fronte tutti gli amministratori e i politici che abbiamo incontrato ed ascoltato, ma che finora non hanno mosso un muscolo, con le mamme di Pistoia, il cui latte materno presenta elevati tassi di diossina.

Latte avvelenato, che passerà ai loro bambini e noi non osiamo nemmeno pensare alle conseguenze.


Vorremmo sentire da questi amministratori quale sia la loro giustificazione, quello che ancora si inventerebbero per difendere un inceneritore che mina uno dei più preziosi alimenti dell'umanità.


Il latte di una mamma.


Montale, provincia di Pistoia, dove è in funzione un modernissimo inceneritore, e nessun altro impianto che consenta di creare qualche alibi.


I campioni di latte arrivano da mamme che abitano nella zona di ricaduta dell'impianto, quelle ricadute che per Enia praticamente non esistono e sono infinitesimamente minuscole.

L'inquinante è il tristemente noto policloroibifenile, un termine intricato con il quale faremo bene ad avere confidenza.


I profili emissivi (che sono le impronte digitali delle sostanze inquinanti) sono identici a quelli che avevano già regalato al territorio i polli alla diossina, gli stessi indicati dal gestore come emissioni dell'impianto.


Eppure a Pistoia le istituzioni si esprimettero con affermazioni che oggi suonano in modo stridulo, come una campana a morte: “totale assenza di PCB nelle emissioni”.


Ma non le istituzioni hanno fatto emergere questo dramma.

No, sono stati i comitati locali di cittadini ad effettuare uno screening volontario con un laboratorio accreditato.


Inutili erano stati gli inviti e poi gli appelli alle maestranze affinché la salute dei cittadini fosse monitorata.


Un brivido ci corre nella schiena perché ci sembra di assistere in anteprima a situazioni del futuro di Parma, se l'inceneritore previsto a Ugozzolo sarà davvero portato a termine.


Un film già visto, con la solita e molto italiana sequela di “ve lo avevamo detto” quando tutto è già accaduto e il danno è ormai arrecato.


Viva l'Italia dei cittadini onesti.


CGCR   

 

CIVITAVECCHIA, ENEL, CARBONE TVN: CORRUZIONE, ACCUSATO EX SINDACO DE SIO / salute in secondo piano. Indagini Procura
Civitavecchia, centrale ENEL a carbone di Torre Valdaliga Nord - TVN : l'ex sindaco di Civitavecchia, Alessio De Sio, che doveva tutelare la salute dei cittadini contro gli effetti nocivi del carbone, sotto accusa dalla Procura della Repubblica di Roma


Civitavecchia, corruzione: sarebbe questa l’accusa con la quale il pm della Procura di Roma, Maria Cordova, ha chiesto il rinvio a giudizio per Alessio De Sio, ex sindaco di Civitavecchia. In base all’accusa del Pubblico Ministero della Procura di Roma, l'ex sindaco De Sio sarebbe stato favorevole, nel suo parere, alla riconversione a carbone della centrale elettrica di Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia.

Gli effetti negativi della centrale a carbone di TVN su salute e ambiente, non sarebbero stati sufficientemente presi in considerazione. In compenso contratti e incarichi sì.


Alessio De Sio, nato a Viterbo il 31/05/1968, è stato sindaco di Civitavecchia fino al giugno 2005.
Cosa è successo tra il De Sio e l'ENEL?
Secondo il pm della Procura di Roma, avrebbe accettato nel gennaio 2006 un contratto di consulenza giornalistica, la nomina a consigliere d’amministrazione della società "Acquirente Unico spa".

Nell'impianto accusatorio ci sarebbe anche la stipula di un contratto per prestazioni medico-sanitarie per i dipendenti in servizio a Civitavecchia in favore di un laboratorio di analisi di cui era amministratore il fratello e rappresentante legale il padre.

Il parere favorevole alla riconversione della centrale sarebbe stato dato nonostante Enel non avesse adottato la migliore tecnologia possibile per ridurre al massimo effetti negativi per salute e ambiente.

ROMA / 20-01-2010

GREENPEACE ALLE IMPRESE ITALIANE / Enel bleffa sul nucleare, una follia economica

Gli attivisti di Greenpeace sono saliti ieri mattina sul “Colosseo Quadrato” all’Eur di Roma per dire “STOP alla follia nucleare” mentre di fronte a loro, nel palazzo di Confindustria, Enel imboniva le imprese italiane presentando cifre discutibili sull’entità delle commesse per i lavori che riporterebbero l’Italia al suo passato nucleare. Gli attivisti di Greenpeace hanno srotolato sulla facciata del Palazzo della Civiltà Italiana uno striscione di 300 metri quadrati con la scritta “Stop alla follia nucleare, Stop Nuclear Madness”, proprio mentre l’incontro era in corso.

Enel cerca di imbonire le imprese italiane sostenendo che godranno del 70 per cento degli investimenti necessari per costruire quattro reattori nucleari in Italia. La quota riservata alle imprese italiane, secondo Enel, sarebbe pari a 12 miliardi di euro, corrispondente alla parte non nucleare (dunque non coperta da brevetti francesi) degli impianti. Invece, secondo i dati pubblicati dall’azienda elettrica francese EDF, alleata di Enel nel riportare il nucleare in Italia, la quota degli investimenti per le parti non nucleari degli impianti EPR è pari al massimo al 40 per cento del totale. La parte prevalente delle commesse andrebbe quindi alle imprese francesi, proprietarie dei brevetti sul nucleare, e non a quelle italiane.

A queste bufale, si aggiunge l’allarme lanciato da un recente studio (novembre 2009) di Citigroup, leader mondiale nei servizi finanziari, che segnala come i rischi di costruzione, finanziari e operativi, sono eccessivi per gli investitori privati che si vogliono lanciare nella disavventura nucleare.

Mentre Enel, nonostante l’elevato debito netto pari a 54 miliardi di euro, dichiara di essere pronta a sostenere un costo per quattro reattori EPR tra i 16 e i 18 miliardi di euro, cioè tra i 4 e i 4,5 miliardi di euro a reattore, Citigroup afferma che i costi sono tra i 5 e i 6 miliardi di euro a reattore.

Fino ad ora sono solo due gli EPR in costruzione nel mondo. In Finlandia, nell’unico cantiere fuori dalla Francia dove si sta costruendo un EPR, finora sono in costruzione solo le parti non nucleari (promesse alle imprese finlandesi) ed è un colosso francese – il gruppo Bougeys – che sta facendo la parte del leone. E la fa pure male, visto che ci sono stati due clamorosi blocchi dei lavori a causa delle saldature effettuate al di sotto degli standard di sicurezza: uno nell’agosto del 2008 e un altro lo scorso ottobre.


ROMA / 20-01-2010

SALUTE CONSUMATORI/ bottiglie di plastica e imballaggi per alimenti: Basta BPA, è nocivo per la salute

Alimenti: basta BPA o bisfenolo-A, componente ampiamente usato nella produzione di bottiglie di plastica e imballaggi per alimenti. Giovanni D’AGATA, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori ne auspica la messa al bando anche in Europa.


Dopo che la US Food and Drug Administration (FDA) ha espresso più che una perplessità sull’utilizzo del bisfenolo-A, o BPA, componente ampiamente utilizzato da anni per la fabbricazione di bottiglie di plastica e imballaggi per alimenti, anche Giovanni D’AGATA, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori auspica la messa al bando del materiale che come è noto è uno dei prodotti chimici di sintesi più utilizzati nell’industria del packaging alimentare.

Qualche giorno or sono, infatti, l’importante ente di controllo per la sicurezza alimentare americano, aveva espresso esplicitamente con una propria nota “una certa preoccupazione circa i potenziali effetti del BPA sul cervello, sul comportamento, e della prostata dei feti, dei neonati e dei bambini”, cambiando il precedente orientamento permissivo e confermando la tesi sostenuta da altri enti di ricerca che mediante approfonditi studi avevano già cercato di dimostrare, con risultati sufficientemente conclamati, la pericolosità per l’uomo dell’esposizione e contatto al BPA presente nella catena alimentare.

Il cambiamento di rotta intrapreso dall’agenzia federale statunitense – commenta Giovanni D’AGATA di Italia dei Valori - fa ben sperare che anche gli enti preposti in Europa ed in Italia eliminino ogni dubbio sui rischi per l’uomo attraverso l’indicazione del componente nella black - list di quelli nocivi per la salute e la sostituzione con materiali da imballaggio per alimenti innocui.

- Uno Notizie Roma -

ROMA / 20-01-2010

LA NUOVA PANDEMIA PSICHIATRICA / Boom di diagnosi psichiatriche negli Stati Uniti. Le vittime sono soprattutto i bambini


In soli dieci anni il numero di ragazzi etichettati affetti da disturbo bipolare si è moltiplicato di 40 volte. A stabilirlo è uno studio del New York State Psychiatric Institute, recentemente pubblicato dalla rivista Archives of general Psychiatry. Le vittime sono soprattutto i bambini tra i 2 e i 5 anni e nella metà dei casi viene prescritto un antipsicotico come Zyprexa, Seroquel o Risperdal.

Nonostante, secondo i dati forniti dell'FDA, vi siano stati 45 bambini morti a causa di questi psicofarmaci e 1328 segnalazioni di effetti collaterali, continuano a essere somministrati a bambini in età prescolare.  Si calcola che siano già stati prescritti a un bambino di 2 anni ogni 3000. Eppure il disturbo bipolare non è una malattia: non esistono esami per diagnosticarlo; è un comportamento, caratterizzato da fasi euforiche alternate a fasi depressive.

L'ambiente e l'alimentazione potrebbero avere un peso determinante su simili manifestazioni; perché allora prescrizioni tanto facili su milioni di bambini? Non sono fatti del tutto nuovi, perché è qualcosa che abbiamo già visto con la sindrome da deficit di attenzione e iperattività o moltissime altre fantasiose "malattie" psichiatriche. L'industria farmaceutica e il suo entourage psichiatrico è alla costante ricerca di nuove strade per generare profitto. Questo porta inevitabilmente alla creazione, sempre crescente, di nuovi pazienti, da fidelizzare a vita. Campagne di marketing, martellanti, ci convincono sempre più che questi "farmaci" sono necessari per cancellare qualunque comportamento indesiderato, come si fa sulla memoria di un computer. Ma i bambini non sono in grado di valutare i rischi di un antipsicotico e quando sono grandi... ormai è troppo tardi.

Davis Fiore
 

MANGIAMOCI PURE LE NOCCIOLE TOSSICHE ! Coldiretti Viterbo: allarme per decisione UE di raddoppiare contenuto tossico frutta secca


Tuscia, Viterbo: ultime notizie Coldiretti
- “La decisione di raddoppiare il contenuto massimo ammissibile di aflatossine tossiche nella frutta secca in commercio nell'Unione Europea mette a rischio la salute dei consumatori e danneggia gli agricoltori nazionali impegnati a garantire la qualità della produzione in Italia, che è leader europea nelle coltivazione di nocciole - è quanto afferma Leonardo Michelini,  Presidente della Coldiretti di  Viterbo -  in riferimento al via libera di fatto del Consiglio Ue alla proposta della Commissione europea, di innalzare i limiti attualmente in vigore in Europa, aprendo la strada all'arrivo in Italia anche delle nocciole turche che si sono distinte proprio per gli elevati livelli di contaminazione”.


Le aflatossine  sono tossine prodotte da alcuni tipi di muffe che possono essere presenti in arachidi, nocciole, mandorle e pistacchi che, secondo gli esperti, hanno effetti potenzialmente cancerogeni.

La Turchia è il più grande produttore mondiale di nocciole (78 per cento) con una nocciola su tre utilizzata dall'industria italiana proveniente da questo Paese. Ma queste importazioni hanno grossi problemi di contaminazione da aflatossine e nei primi nove mesi del 2009 ben 56 partite di nocciole provenienti dalla Turchia sono risultate contaminate in diversi Stati dell'Unione.


“Il consumo di nocciole e di frutta in guscio in generale è rilevante in Italia considerato che – sottolinea Gabriel Battistelli, Direttore della Coldiretti di Viterbo - tale prodotto è presente oltre che nelle note creme alla nocciola anche in biscotti, wafer, merendine, barrette energetiche, muesli e yogurt, che sono entrati a far parte delle abitudini alimentari degli italiani, soprattutto tra i giovani ed i bambini che in virtù anche del loro basso peso corporeo, risultano essere quelli maggiormente esposti”.


“L'aumento dei limiti – continua Battistelli - serve solo a favorire le importazioni di un prodotto di bassa qualità e sicurezza, causando un rischio per i consumatori comunitari e un grave problema per i produttori italiani, che subiscono una concorrenza sleale da parte di Paesi dove, non solo non si applicano pratiche agronomiche corrette, ma si utilizzano fitofarmaci vietati in Europa. E ciò anche perchè non esiste l'obbligo di etichettatura del prodotto trasformato”.

L'Italia è il primo produttore comunitario di nocciole, con 1,1 milione di quintali di prodotto coltivato su 68.000 ettari , seguita dalla Spagna. La produzione è essenzialmente concentrata in quattro regioni: la Campania, il Lazio, la Sicilia e il Piemonte, in zone spesso difficili, collinari, a rischio di dissesto idrogeologico, in cui rappresentano una importante voce dell'economia.


In provincia di Viterbo, abbiamo una  produzione di circa 400.000 quintali e una superficie investita a noccioleto di ettari 17.000.    

La procedura comunitaria prevede che sulla decisione si esprima con proprio parere anche il Parlamento europeo e pertanto - afferma la Coldiretti - l'obiettivo delle forze politiche e di rappresentanza deve essere indirizzato verso una giusta sensibilizzazione degli europarlamentari, perché venga sovvertita una decisione che è pericolosa per i cittadini e negativa per le imprese comunitarie.

 

 

 

 

TARQUINIA / 06-02-2010

OSSERVATORIO AMBIENTALE, TUMORI E LEUCEMIE / Civitavecchia, centrale a carbone da spegnere e demolire e sindaci scendiletto da non dimenticare

 

La riunione al Ministero dell'Ambiente, convocata a dicembre per discutere dell'Osservatorio Ambientale prescritto dal decreto VIA della centrale a carbone di TVN, ha visto i sindaci di Civitavecchia, Allumiere, S Marinella e Tarquinia impegnati a contrastare la bocciatura del “loro” Osservatorio da parte del Ministero dell'Ambiente.

Il tentativo dei 4 (il quinto, quello di Tolfa era assente) è andato male.

È pur vero che l'intervento ministeriale è tardivo, però la bocciatura c'è stata.

La lettura del verbale di quell'incontro è sconcertante.

La riunione è aperta dall'Ing. Agricola del Ministero dell'Ambiente il quale afferma la necessità di costituire l'Osservatorio Ambientale prescritto dal Decreto VIA, perché quello dei sindaci non va bene.

Due pagine dopo lo stesso Agricola chiarisce che “ ... tale Osservatorio [quello dei sindaci nds], non solo non comprende, tra i partecipanti, tutti i soggetti individuati nella prescrizione del decreto VIA oggetto della convocazione, ma è stato costituito su basi giuridiche e fattuali diverse. ...”.

Il primo a replicare è il sindaco di Tarquinia che “rappresenta il proprio disappunto per quanto contenuto nella nota di convocazione che ha determinato grande clamore nella stampa locale. Ritiene non corretto che il Ministero ritenga non costituito l'Osservatorio Ambientale ...”; e aggiunge “Di tale Osservatorio ... non fanno parte i ministeri che però vengono richiamati in causa per tutti i controlli che vorranno effettuare”.

Moscherini ripete cose simili e anche gli altri sindaci esprimono contrarietà all'iniziativa ministeriale.

Più volte Agricola risponde e conferma le stesse ragioni e conclude il proprio intervento affermando un principio che il buon senso dei cittadini ha sempre difeso l'osservatorio non può essere finanziato con i soldi dell'inquinatore, aggiungendo che il Ministero provvederà alla spesa con fondi dedicati.

Nessuno dei sindaci tornando a casa ha sentito il dovere di dare questa buona notizia alla popolazione
.

Quel giorno al Ministero è accaduto un altro fatto rilevante.

Incurante della manifesta contrarietà dei 4, era presente anche il sindaco di Cerveteri Gino Ciogli, uno di noi, che ha rivendicato, anche a nome del sindaco di Ladispoli, il diritto di partecipare all'Osservatorio.

Presenze importanti per contrastare la centrale di TVN, pluridenunciata dai cittadini consapevoli che nell'Alto Lazio si muore troppo di tumori e leucemie e chiedono ormai una sola cosa: la centrale a carbone deve essere spenta e demolita.

Ai sindaci scendiletto ricordiamo che non avranno tregua e per le loro colpe non perderemo memoria.

Al resto penseranno i magistrati.


Comitato dei Cittadini Liberi

 

ROMA / 22-01-2010

L’ ACQUA È VITA, E LA VITA NON HA PREZZO / lotta alla privatizzazione dell’acqua, prezioso bene comune


Italia, privatizzazione acqua: la gente insorge
- Il problema acqua in Italia non è nuovo alle cronache. Tuttavia, come molti servizi al cittadino, quello dell’acqua mostra una netta disparità tra nord e sud, con risultati quanto mai vergognosi, soprattutto se pensiamo che in alcune zone del bel paese l’approvvigionamento idrico non è fruibile quotidianamente. Nella sua disparità di servizi l’Italia però ha il tasso pro capite di consumo domestico più alto d’Europa, cosa non certo lusinghiera.
 
La questione idrica ritorna sulle prime pagine dei quotidiani di tanto in tanto, ma passato il momento topico torna sempre nell’oblio, così come è successo con la recente approvazione da parte del Governo del d.l. 135/2009 art. 15 che disciplina la fornitura di servizi pubblici. In seguito alle novità apportate dal decreto si è scatenato un putiferio in merito alla privatizzazione degli enti che in futuro forniranno questi servizi.

Le contestazioni si snodano su due fronti, uno di carattere ideologico e l’altro di carattere economico.

La prima corrente di pensiero afferma il concetto di acqua come fonte di vita e di conseguenza come bene pubblico, l’altra si scontra con una privatizzazione a metà, che ci porterà solo ad un aumento dei costi.

Le polemiche hanno avuto inizialmente una certa eco,ma passata l’onda  della ribalta sono ricadute nell’ombra.

Il problema dell’approvvigionamento idrico in Italia resta.

La paura per questa privatizzazione, che sembra un’incognita, in realtà si rivela come una realtà già ben radicata nelle nostre amministrazioni.

Questo processo è già iniziato da tempo nel Lazio con Acea e in Toscana con Publiacqua, dove per altro è ormai attivo da tempo, ma non oseremo dire ben collaudato in nessuno dei due casi. Infatti, in entrambe le regioni non solo non c’è stato alcun investimento teso ad ammodernare e migliorare le infrastrutture e le questioni ambientali, tuttavia si è verificato un aumento dei prezzi che in certi casi ha raggiunto dei livelli esorbitanti, come accaduto di recente ad Aprilia ( Latina ) con aumenti dal 50 al 300%.

Dunque, il decreto Ronchi non fa altro che continuare un processo di privatizzazione già iniziato, stringendo solo i tempi.

Il decreto quindi non apporta alcuna novità, ma si adegua alle imperanti leggi di mercato e per giunta risulta incompleto, perché è sprovvisto di una figura addetta la controllo degli enti fornitori, una figura che sia al di sopra delle parti, e che non sia di dubbia partecipazione e soprattutto che controlli le tariffe e imponga i dovuti investimenti.

Nelle regioni dove l’acqua privatizzata è già una realtà, i prezzi superano quelli delle regioni a gestione comunale, dove la media della spesa al metro cubo si piazza tra i primi cinque paesi europei in cui l’acqua costa meno, e certo questo è un dato positivo, ma non per molto.

Tuttavia, il vero problema dell’Italia è la contraddizione! Il nostro sistema idrico, e non solo, fa acqua da tutte le parti, ma lo Stato pensa ad investire miliardi di euro per costruire il Ponte sullo stretto, e poi nel bieco miraggio di far funzionare meglio i servizi li privatizza, sapendo bene che senza controlli si continuerà così fino al collasso. I

l nostro vero problema sono gli impianti di raccolta e distribuzione delle risorse idriche, impianti vecchi di quasi cinquant’anni che inquinano e disperdono una quantità d’acqua pari al 30% di quella che esce dai vari acquedotti, insomma uno spreco esagerato, che da solo basterebbe a risanare in pochi anni molti fatturati in perdita.

La mancanza di investimenti non è un problema recente, l’Italia ha iniziato a diminuire le risorse da tempo, si calcola che dal 1985 al 1995 la riduzione di investimenti sia stata del 71%, senza contare i fondi messi a disposizione dalla comunità europea che l’Italia non ha  utilizzato in tempo.

Il Governo tutto ha quindi fatto apparire questo passaggio di consegna come un modo per migliorare i servizi, ma le associazioni dei consumatori non la pensano così, difatti alla domanda di rimodernamento, rivolta ai Privati, da più parti giunge come risposta un aumento delle tariffe per sostenere i costi relativi alle infrastrutture, lavori che certo dovranno avere un rientro economico.

Altro fatto con cui lo stato tiene alta la sua scelta è la maggiore trasparenza del servizio che dovrebbe garantire una diminuzione della corruzione,cosa che invece sembra essere assolutamente inverosimile, semmai sarebbe il contrario.

Insomma il problema dell’acqua non è ancora sentito come una priorità da parte dello Stato italiano, sordo di fronte agli avvertimenti che la natura ci sta lanciano e che prefigurano un mondo che fra poco più di vent’anni avrà bisogno di molta più acqua di quanta ne produce e l’acqua sarà il nuovo business.

I paesi ricchi, dal punto di vista idrico, come la Russia già si preparano ad invadere i mercati e noi?

Noi dovremo pagare per vivere!

Irene Galati

 

 

MITI INFRANTI, MORATTI PERDE IN TRIBUNALE...
Brutta sconfitta per l'Inter a Roma: non allo stadio ma in tribunale. Il club di via Durini si è visto infatti rigettare con una sentenza della prima sezione civile la causa contro Ferruccio Mazzola, fratello minore di Sandro e autore del pamphlet di denuncia 'Il terzo incomodo', uscito per Bradipolibri nel 2004. Un volumetto in cui Mazzola jr. (che negli anni Sessanta giocò anche in nerazzurro) raccontava come il doping fosse una consuetudine nella Grande Inter di Helenio Herrera e venisse attuato attraverso pillole - probabilmente di anfetamine - sciolte nel caffè dato ai giocatori prima dei match.

Per il tribunale, quello di Ferruccio è "un racconto chiaro e completo in cui l'ex calciatore si è limitato a raccontare i fatti vissuti in prima persona": fatti che "concretizzano un interesse sempre attuale della collettività". Massimo Moratti aveva chiesto a Mazzola jr. mezzo milione di danni, ora ne dovrà pagare 10 mila tra spese e onorari. Ma soprattutto non potrà più sostenere che le denunce dell'ex giocatore fossero diffamatorie. (A. G.)

[28-01-201

 

 

FAENZA ( RAVENNA ) / 15-01-2010

TERREMOTO, SCOSSA: PREVISIONI BENDANDI / Raffaele Bendandi previde un grande sisma: un terremoto apocalittico nel 2012


Si possono prevedere  i terremoti? Bendandi diceva di essere in grado di prevedere le scosse di terremoto
- Raffaele Bendandi, detto anche l'uomo dei terremoti, nacque a Faenza il 17 ottobre 1893.
Bendandi diceva di aver scoperto come si producono i terremoti e disse di saper predire una scossa di terremoto.
La sua teoria era abbastanza semplice da un punto di vista concettuale: se l’attrazione lunare causa maree e spostamenti sulla Terra, immaginiamoci di cosa può essere capace l'attrazione esercitata dal Sole, congiunto alle posizioni particolari di alcuni pianeti.

Queste fortissime attrazioni sarebbero in grado di spostare le masse semiliquide ubicate nelle profondità terrestri.

Bendandi morì nel 1979 e i suoi studi non furono mai accettati dalla scienza ufficiale, anche se nell'ambiente molti scienziati ebbero modo di elogiare gli studi di Raffaele Bendandi.

Infatti molti eventi sismici furono in effetti previsti dal Bendandi, con precisione impressionante per quanto riguardava la data del sisma (quasi sempre indovinava il giorno esatto).

Meno precisa, invece, era la collocazione dell'evento sismico che veniva previsto dentro un'area troppo vasta per poter rendere utili ed attendibili tali predizioni.

Bendandi, attraverso il suo metodo, ha anche predetto una scossa di terremoto devastante per la città di Roma e aree limitrofe per il giorno 11 maggio 2011, e un altro sisma di dimensioni ancora più apocalittiche per tra il 5-6 aprile 2012, quando parecchie scosse di terremoto colpiranno a macchia di leopardo tutta la terra.

In questa ultima predizione, tra l'altro, molti vedono anche le catastrofiche profezie Maya per il 2012.

- Uno Notizie Faenza ( Ravenna ) -

 

 

 

 

 

DALLA PADELLA AL SERBATOIO

135 autobus, 700 taxi, 10 milioni di Km l'anno. Il tutto grazie alle patatine. E' la fantastica realtà di Graz, dove i mezzi pubblici si muovono con biodisel ottenuto riciclando l'olio di frittura

da REPORT 22.11.09 CLICCA QUI PER VEDERE LA PUNTATA

 

 

Ciao a tutti,
di seguito un link in cui si descrivono sperimentazioni effettuate da un "ricercatore " in Texas che, oltre ad essere intollerabilmente crudeli, stanno causando il declino di una importante colonia di  chirotteri negli USA.
Vi invio anche il link per firmare la petizione on-line per cercare di bloccare queste pratiche orribili.
 

 

 

“GROSSI” INCIUCI – C’È UNA GIGANTESCA RAGNATELA DI CORRUZIONE A MILANO, MA A DIFFERENZA DI TANGENTOPOLI NESSUNO PARLA – C’È VOLUTO IL FISCO TEDESCO PER FAR SALTARE FUORI TUTTO – DOVE SONO I RIFIUTI TOSSICI DI SANTA GIULIA? GUAI SERI IN VISTA PER GROSSI E ZUNINO?…


1- CONTI ALL´ESTERO, FATTURE FALSE E POLITICA ECCO LA RAGNATELA DEL "RE DELLE DISCARICHE"...
Piero Colaprico per "la Repubblica"

Imbrogli per fare imbrogli, per fare altri imbrogli e per intascare un sacco di soldi in contanti. Questa sembra, in estrema sintesi, la vita segreta di un multi-milionario che sino a un mese fa, quando il 20 ottobre è stato arrestato per riciclaggio con vari collaboratori, era sconosciuto al grande pubblico. Si chiama Giuseppe Grossi, ha 62 anni, ed è un protagonista di quello che potremmo definire il «sistema-discarica».

La parola sistema viene suggerita da Palazzo di giustizia: «A differenza di Tangentopoli, non c´è un Mario Chiesa che crolla e parla. Però ci sembra di stare vicino a un sistema di corruzione molto esteso», dicono gli investigatori. Hanno sotto esame i trucchi contabili e le bonifiche delle discariche. Lo scenario che gli si sta aprendo davanti porta, secondo attendibili indiscrezioni, all´enorme business dei termovalorizzatori. E cioè agli impianti che inceneriscono i rifiuti e trasformano il vapore in energia.

C´è un´espressione che conoscono in pochi, ma che ci riguarda tutti, perché ci toglie il denaro dalle tasche (e nemmeno lo sappiamo). È «Cip 6». Il gestore nazionale dei servizi elettrici (Enel) è obbligato per legge ad acquistare l´energia da chi la produce attraverso fonti considerate rinnovabili. E non al costo di mercato.

Su questo acquisto obbligatorio è stato imposto un sovrapprezzo di circa il 7 per cento, che viene ritoccato ogni trimestre dal governo e addebitato direttamente sulle bollette di casa. Questa cifra, a conti fatti, supera i 3 miliardi di euro all´anno. Tre miliardi che, in base al Cip 6, escono dalle tasche già malridotte dei cittadini italiani per andare a vantaggio di chi? Di chi ha in mano i termovalorizzatori. E guarda caso, in tutt´Europa è solo l´Italia che concede questo incentivo agli imprenditori (spesso legati alla politica) che bruciano rifiuti.

Grossi è - oltre al numero uno delle bonifiche - anche l´amministratore dell´Area Dalmine, un grosso impianto che serve il territorio bergamasco. Ne aveva chiesto - prima delle disavventure giudiziarie - il raddoppio. Ma non solo. Nell´area di Casei Gerola, tra Voghera e Pavia, sulle «ceneri» di un ex zuccherificio ha avviato un progettone che incontra delle difficoltà per l´opposizione degli abitanti, godendo però dell´avallo totale del centrodestra.
Chi era questo ragioniere milanese prima del ?97?

E come può quell´anno comprare una società Usa e diventare in un amen il più importante imprenditore italiano dell´ecologia? Sono domande cruciali e i pm ci stanno lavorando in queste ore. Stanno partendo da giri di soldi che attraversano la Banca del Gottardo, perché Grossi «esteroveste» le aziende: fa in modo che la proprietà aziendale parli italiano, ma «non sia» italiana.

Dentro i confini Grossi preferisce godere di forti agganci con il mondo di Comunione e liberazione, che sostiene. Al suo compleanno ha invitato il presidente della Regione Roberto Formigoni, organizza partite di caccia con l´ex ragioniere dello Stato Andrea Monorchio, è in stretta relazione con l´immobiliarista Zunino: per essere uno che ha cominciato a lavorare all´Ilva di Taranto, ne ha fatta di strada. Capire se l´abbia fatta tutta sulle sue gambe non è facile.

Qualche conto non torna. Santa Giulia è l´ultima area che Grossi, attraverso la sua Green Holding , ha bonificato. Una perizia ha messo in allarme la Procura: pare che il materiale portato via sia circa la metà di quello dichiarato. Che cos´è successo laggiù a Rogoredo?

Lo stesso Grossi non ignora in uno dei suoi verbali il peso delle gang, limitandosi a parlare solo di Torino: «Dopo l´acquisto dagli americani, mi ero conto che la Sadi (è il nome dell´azienda, ndr.) di Torino era in mano al clan malavitoso calabrese dei Mazzaferro... Mi furono mostrate le intercettazioni telefoniche da cui emerse che avevano intenzione di gambizzarmi». Anche se nessuno ne dà conferma, tocca all´aggiunto Ilda Boccassini studiare gli organigrammi criminali che si stanno affacciando all´orizzonte del settore delle bonifiche, e del trasporto dei terreni.

Le varie denunce di Lega Ambiente e dei Verdi erano rimaste lettera morta. C´è voluto il fisco tedesco - un fisco temuto e rispettato, capace di chiudere in galera per evasione fiscale il padre della gloria nazionale Steffi Graf - ad accorgersi che qualche cosa non andava con «gli italiani». O, più precisamente, con i lombardi. I giudici di Kaiserslautern si sono interessati a sei affaristi locali.

Che avevano incassato compensi esagerati per smaltire i rifiuti in arrivo da via Bonfadini 148, Milano. Non c´è dunque «complotto»: i tedeschi hanno avviato le perquisizioni, avvisato la Finanza italiana, il fascicolo è arrivato alla Procura di Milano è così, davanti al procuratore aggiunto Francesco Greco, è emerso un giro di società. Anzi, di scatole vuote, di paradisi fiscali, di fatture false e collaboratori occulti di Grossi: un mix che, in pochi mesi, aveva fatto guadagnare al «dominus» circa 22 milioni di euro esentasse sulle «bonifiche» di Santa Giulia e Pioltello. Tutti per lui?

Pare di no, visto che, per esempio, esiste il conto «Associati», aperto alla banca Safras di Montecarlo dall´assessore provinciale di Pavia Rosanna Gariboldi, che è la moglie del deputato del centrodestra Gianfranco Abelli, da sempre il burattinaio delle carriere nella Sanità lombarda, cliniche comprese. I bonifici arrivano sempre da Grossi, c´è un saldo di 1,2 milioni di euro. Ed esistono, si legge nei dossier, altri ordini di «trasferimento su vari conti correnti, a favore di beneficiari non identificabili». Ma sarebbe meglio dire: beneficiari «non ancora» identificabili. Ecco perché nella «Lombardia giudiziaria» tornano oggi sussurri e grida.

2- I VIAGGI FANTASMA DEI RIFIUTI TOSSICI DI SANTA GIULIA...
Paolo Colonnello per "la Stampa"

Ma dove sono finiti i rifiuti tossici del nascente quartiere di Montecity-Santa Giulia? E' questa la domanda sulla quale si stanno arrovellando in queste ultime settimane gli investigatori impegnati nell'inchiesta che ha portato in carcere Giuseppe Grossi, il titolare della «Green Holding», colosso delle bonifiche industriali.

Gelmini

Il quesito nasce dalla considerazione che al di là del terreno al Ddt (60 mila metri cubi) portato incredibilmente nella discarica di Roasio, nel bel mezzo del parco naturale di Baregge, gli inquirenti non hanno trovato altri riscontri sicuri alle montagne di false fatture che hanno permesso a Grossi di creare all'estero oltre 22 milioni di euro in nero. Ovvero: a fronte di centinaia di fatture gonfiate con società tedesche non corrisponderebbero affatto trasporti di materiale ma solo movimentazioni cartacee.

Così il sospetto è che in realtà il terreno tossico dell'ex area chimico industriale di Montedison sia rimasto al suo posto, non si sia cioè mai mosso da Montecity-Santa Giulia, se non nella misura di quelle 600 tonnellate risultate pesantemente inquinate, scaricate a Roasio e poi, una volta accertata la presenza di Ddt nel terreno, ricaricate sui camion e portate in una discarica autorizzata di Larderello a Pisa (costo dell'operazione: 700 mila euro).

Il che potrebbe creare seri problemi sia a Grossi, interrogato anche ieri per ore, che allo stesso Luigi Zunino , proprietario formale del progetto e dell'area, nonchè indagato nella stessa inchiesta sempre per un giro di false fatturazioni e denaro in nero versato all'estero. E poi ci sono quelli che avrebbero dovuto controllare, ovvero i tecnici dell'Arpa, l'agenzia regionale per l'ambiente, e i funzionari della Provincia, tutti nel mirino della Procura.

Anche perchè tra i vari fronti aperti dall'inchiesta si sta affacciando quello, strettamente legato al reato di riciclaggio, sulla presenza di malavita organizzata nel movimento terra, settore tradizionale della ‘ndrangheta che, come si sa, nel milanese è purtroppo egemone.

Non a caso, proprio nel trasporto della terra nel parco di Roasio, risulta che tra i camion usati tra Milano e la provincia di Vercelli, curiosamente quasi sempre con viaggi notturni, siano state utilizzate società pesantemente legate alla malavita calabrese, in particolare una che, per vincoli di parentela, porta al clan dei Di Giovanni, titolari di diversi ergastoli per vicende legate ad omicidi e traffico di droga tra la Sicilia e la Val di Sesia.

Si sa poi che Grossi, quando subentrò nella Sadi di Torino, ebbe problemi con il clan dei Mazzaferro che a suo dire infestavano la società e che lui riuscì ad allontanare: «Vi fu un'indagine - raccontò in uno dei suoi primi interrogatori l'imprenditore - e dalle intercettazioni venne fuori che volevano gambizzarmi».

Davvero Grossi riuscì a sbarazzarsi di queste ingombranti presenze? Dietro la vicenda dei trasporti di terra si nascondono questioni assai delicate e pericolose. Non a caso la Procura ha deciso di allargare il pool degli inquirenti applicando all'inchiesta anche un pm dell'Antimafia e un pm specializzato in corruzione nella pubblica amministrazione e traffico di rifiuti come Frank Di Maio.

Insomma, l'inchiesta sta diventando gigantesca: da una parte le bonifiche sospette e la vicenda del piano cave nella bergamasca, di cui è stato chiesto conto in un interrogatorio di oltre 10 ore all'assessore all'Ambiente della Regione Massimo Ponzoni e che ha evidenziato il ruolo dell'imprenditore Giorgio Patelli, compagno del ministro Gelmini e fino al 2006 membro del Comitato tecnico regionale per le attività estrattive, cave comprese; dall'altra quello della vasta corte di personaggi che ruotano intorno alla figura di Grossi, come un certo Claudio Tedesi, ingegnere lodigiano esperto in bonifiche e tecnico di fiducia di Grossi.

Proprio Tedesi è finito recentemente in un'interrogazione firmata dal consigliere regionale Silvia Ferretto Clementi che, chiedendo lumi sulle responsabilità dei tecnici dell'Arpa e sulle bonifiche sospette di Grossi, ha voluto sapere «quante bonifiche sono state affidate all'ingegnere Tedesi...ma forse farei prima a chiedere quali bonifiche sono state realizzate senza il coinvolgimento dell'ingegner Tedesi».

 

 

 

[20-11-2009]

 

 

 

I FURBETTI DELL’ENERGIA – COME APPROFITTARE DELLA LEGGE SCRITTA MALE (TANTO PER CAMBIARE) E VIVERE FELICI – GRAZIE AI KIT DI RISPARMIO, DIRIGENTI, EX DIRIGENTI E FIGLI DI DIRIGENTI DI ACEA (E NON SOLO) GUADAGNANO A SPESE DI CHI PAGA LA BOLLETTA - E ANCHE SE LA NORMA È STATA CORRETTA, IL DANNO AI CONTRIBUENTI CONTINUA...

Claudio Gatti per "Il Sole 24 Ore"

Efficienza energetica. E' al centro del dibattito sulla lotta ai cambiamenti climatici.
Uno dei programmi introdotti in Italia per ottenerla è quello dei cosiddetti "Titoli di efficienza energetica", o certificati bianchi, ottenibili attraverso kit di risparmio idrico e lampadine a basso consumo.

In teoria il meccanismo è stato studiato affinché ne possano beneficiare tutti: la collettività perchè si riduce l'inquinamento, lo Stato perché si raggiungono gli obiettivi di risparmio elettrico evitando le multe comunitarie, le società di servizio energetico - o Esco - perché il valore dei certificati garantisce un buon ritorno economico ai loro investimenti e i distributori di energia perché vengono rimborsati per i costi affrontati.

Il Sole-24 Ore ha però riscontrato che la realtà è molto meno rosea. Il meccanismo non ha infatti tenuto conto di una categoria che non andrebbe mai sottovalutata, quella dei furbi..

Risultato: sono stati corrisposti fior di euro per risparmi energetici mai realizzati. Si parla di centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio risparmiate solo sulla carta. Ma pagate dagli inconsapevoli contribuenti.

Alzino la mano i lettori al corrente del fatto che, nascosto tra le varie voci della loro bolletta elettrica, c'è da anni un contributo per rimborsare il distributore per i certificati bianchi da esso acquistati. E che quel contributo negli ultimi anni è stato del 50% più alto del necessario. Perché in media i certificati sono costati meno di 70 euro e i contributi sono stati di 100. Negli anni 2005-2008 questi contributi hanno superato i 200 milioni.

Non basta: è emerso che ad approfittare di una normativa eccessivamente permissiva sono state Esco legate a dirigenti o ex dirigenti di uno dei maggiori distributori elettrici, il gruppo Acea.

 

Il progetto più "creativo" è stato presentato da Natura, una Srl di Milano che nel maggio 2006 ha acquistato un'inserzione pubblicitaria nella rivista Sky in cui ha riprodotto tre buoni per il ritiro gratuito di un kit. Poiché la tiratura dichiarata di Sky era di 4 milioni di copie, sulla base della regola che riconosce in automatico un tasso di ritorno dei buoni del 50%, Natura ha preteso la certificazione dei risparmi conseguiti da 2 milioni di kit.

Che nei cinque anni di vita del progetto sarebbero ammontati a 408mila tonnellate di petrolio. Per un valore totale di circa 25 milioni di euro.

Ma il tasso reale di ritorno dei buoni di consegna pubblicati da Sky è stato dello 0,00086%. I risparmi energetici generati dal progetto non supererebbero quindi le 700 tonnellate.

Fortuna per noi contribuenti che l'Autorità per l'energia elettrica e il gas guidata da Alessandro Ortis è stata vigile. E dopo un'istruttoria in cui ha verificato il reale tasso di ritorno, ha bloccato tutto. Ma Natura è ricorsa al Tar. E non è detto che le vada male, data l'indulgenza delle regole in vigore al momento in cui è stato realizzato il progetto. Sembrerebbe un'aberrazione. Ma è esattamente quello che è successo nel caso della Edil Project 2006, altra Esco che è ricorsa al Tar.

Nel 2006 ha dichiarato di aver raggiunto un milione e mezzo di famiglie e ha chiesto di acquisire il diritto a oltre 285mila certificati nei cinque anni di vita del progetto, per un valore cumulativo stimabile attorno ai 18 milioni. Questo nonostante il tasso di ritorno dei buoni fosse stato un misero 1,34%. Ma aveva rispettato le norme e il Tar le ha dato ragione.

Edil Project ha dichiarato che il 61% delle famiglie contattate erano in Calabria. Il 61% di un milione e mezzo è circa 900mila. Ma poiché la Calabria ha solo 2 milioni di abitanti è difficile che le famiglie arrivino a quella cifra. "Se qualcuno sostiene di aver spedito buoni a oltre 900mila famiglie calabresi vuol dire che ha raggiunto anche i morti," osserva Vincenzo D'Agostino, vice presidente di AssoEsco, l'associazione di categoria.. "Ditemi voi se questo è il modo di fare efficienza energetica! Con i morti!"

Anomalie isolate? Niente affatto. Quando, nel 2006, l'Autorità ha avuto modo di analizzare i risultati di progetti che prevedevano la rendicontazione di buoni, ha appurato che il loro tasso di ritorno era spesso inferiore al 5%. E cioè meno di un decimo di quella riconosciuta.

"Qui bastava costituire una società, anche senza dipendenti, fare una campagna postale di invio di buoni e passare all'incasso", osserva D'Agostino.

Ma l'Autorità non è rimasta con le mani in mano. Nel 2007, dopo aver corretto le regole eliminando la rendicontazione forfettaria dei buoni, ha avviato un meticoloso procedimento di riesame dei progetti ancora da certificare. Dei 30 progetti esaminati, soltanto dieci sono risultati in regola e approvati.

Il Sole-24 Ore si è procurato l'elenco delle Top-10, le dieci società a cui è stato assegnato finora il maggior numero di titoli. Al vertice abbiamo trovato il nome di Acea. A seguire quello dell'Enel. Dopo quei due giganti, al terzo posto un nano: Edil Project 2006. Sempre nei Top-10 abbiamo poi trovato i nomi di altre tre società minuscole: Tep Energy Solutions, Edilhouse 2002 e EuroEdil '98. Tutte impegnate in contenziosi giudiziari con l'Aeeg per progetti che non hanno conseguito i risultati attesi.

Dietro queste Esco, abbiamo trovato nomi legati a dirigenti ed ex dirigenti del gruppo Acea. Due dei quattro comproprietari di Tep Energy Solutions sono infatti Claudio Terrosu e Giancarlo Giorgi, entrambi ex dirigenti ed ex consiglieri del gruppo romano.

Nella compagine azionaria di Edilhouse 2002 c'è invece Simone Maccari, giovane figlio di Claudio Maccari, attuale dirigente di Acea Reti e Servizi Energetici SpA, la Esco del gruppo romano. Con il 50% delle quote. L'altra metà di quote sono dell'avvocato Emanuela Bressi, il cui marito, Fausto Mandarano, è proprietario di Euroedil '98.

A chiudere il cerchio, è il fatto che l'ex amministratore unico di Edilhouse 2002, Corrado Rotondi, è proprietario del 90% di Edil Project 2006.

E vi ricordate di Natura Srl, la Esco dei buoni pubblicati su Sky? Tra i suoi proprietari ci sono Alessandro Tortorella, ex direttore marketing di AceaElectrabel, e Rosa Anna Metallo, moglie di Cosimo Turi, attuale amministratore delegato di Elgasud, controllata di Acea.

"Non mi sorprende che dietro a quelle Esco ci siano persone legate ad addetti ai lavori. Solo loro potevano capire come sfruttare le falle normative", commenta un dirigente del gruppo Acea che ha chiesto l'anonimato. "Tra l'altro, che ci fosse anche il figlio di Maccari, qui da noi lo sapevano in molti. Non è un segreto ben custodito".

Sia chiaro: queste Esco hanno fatto ciò che la normativa consentiva. Resta il fatto che i soldi dei consumatori italiani sono andati a remunerare attività che non hanno prodotto risparmi energetici. E continuano a remunerarli anche dopo la modifica delle regole, visto che la vita utile dei progetti è quinquennale.

INTERVISTA A CLAUDIO MACCARI: SCUSI MA SUO FIGLIO NON È COMPROPRIETARIO DELLA ESCO EDILHOUSE 2002? (E CADE LA LINEA)....
Claudio Maccari è un dirigente del gruppo romano che si occupa di certificati bianchi da quando è partito il meccanismo. Che sia uno dei maggiori esperti nel campo lo dicono i fatti. E ce lo ha confermato lui stesso in questa intervista telefonica. Se abbia tratto vantaggi personali da questo suo know-how sta all'Acea stabilirlo. Il Sole-24 Ore può solo riportare le sue parole. E i fatti:

Quello dei certificati bianchi è un tema di cui lei si è occupato in varie occasioni.
Sì. E me ne occupo ancora.

Quindi conosce bene il meccanismo?
Sì, lo conosco dall'inizio, sin da quando è entrato in vigore nel 2005.

La sua esperienza la porta a concludere che dal punto di vista della collettività abbia funzionato?
Il vantaggio per la collettività è stato sicuramente notevole. Senza contare i vantaggi ancora maggiori per chi ha utilizzato i prodotti.

Ci sono stati problemi o disfunzioni che lei sappia?
Di che tipo?

Mi risulta che alcune Esco abbiano presentato progetti di distribuzione di buoni ottenendo la certificazione di risparmi sulla base dei buoni anziché dei kit effettivamente distribuiti.
L'autorità si è accorta di questi errori di valutazione che non era facile prevedere a priori e ha aggiustato il tiro.

Una Esco che distribuiva buoni e aveva un tasso di ritorno dell'1 % ha potuto però chiedere titoli per il 50 per cento.
Questo lo abbiamo scoperto dopo.

Non è un abuso del sistema?
Diciamo che il sistema purtroppo lo prevedeva. Quando si è accorta che c'era questa anomalia l'Autorità l'ha interrotta. Tutti quanti siamo stati contenti del fatto che sia stata interrotta questa modalità. Ma credo ci siano dei contenziosi ancora in corso.

Infatti. Una delle Esco coinvolte in questi contenziosi si chiama Edilhouse 2002.. La conosce?
Sì.

Come mai?
Ne conosco tantissime.

Solo per quel motivo?
Sì... beh, vado a convegni...

Scusi, ma suo figlio si chiama Simone?
Perché mi fa queste domande personali?

Non è una domanda personale. A me risulta che Simone Maccari, suo figlio, sia comproprietario della Esco Edilhouse 2002.
A questo punto della telefonata,
Claudio Maccari ha posato la cornetta. E non è stato più possibile contattarlo. Peccato. Avremmo voluto chiedergli come mai nell'ottobre 2004, a pochi mesi dall'inizio del programma dei certificati bianchi, suo figlio Simone abbia acquisito il 50% di Edilhouse 2002.

Da allora, Edilhouse ha acquisito diritti per un totale di oltre 30mila certificati bianchi. Valore totale stimato: circa 2 milioni di euro.

Non solo, Edilhouse ha due contenziosi ancora aperti con l'Aeeg per il riconoscimento di ulteriori risparmi energetici mai conseguiti. Maccari ci ha detto di essere contento che quelle "anomalie" non siano più tollerate dall'Autorità, ma la società di suo figlio ha chiesto al Tar di riconoscerne la validità. Nonostante il tasso di ritorno dei buoni del primo progetto sia stato dello 0,8%

E quello del secondo ancora più basso. O meglio: Edilhouse aveva inizialmente dichiarato il 3,2%, ma a Il Sole-24 Ore risulta che quando l'Autorità ha rilevato che dai suoi calcoli risultava lo 0,3%, Edilhouse abbia risposto: "ci dichiariamo matematicamente ignoranti". Ma intenzionati comunque a chiedere certificati per il 50% dei buoni spediti. Ignoranti ma mica fessi.

CLAUDIO TERROSU: "C'ERA UNA NORMA CHE CI CONSENTIVA DI FARE QUESTA COSA. E NOI L'ABBIAMO FATTA"...
Fino al 2004, anno in cui è stato concepito il programma dei certificati bianchi, Claudio Terrosu è stato dirigente del gruppo elettrico Acea e consigliere di Acea Electrabel Trading. Dal 2007 è amministratore delegato di Uniposta, un operatore privato di base a Roma concorrente di Poste Italiane. Il Sole-24 Ore lo ha raggiunto per questa intervista telefonica:

Lei avrà sentito parlare di quelle Esco che hanno presentato progetti di distribuzione di buoni ottenendo tassi di ritorno bassissimi, abusando quindi di un meccanismo inteso a conseguire risparmi effettivi e non fittizi?
Sì.

Lei è comproprietario della Esco Tep Energy Solutions.
Sì.

La Tep è una delle società che hanno fatto ricorso al Tar contro la decisione dell'Aeeg di non certificare progetti con tassi di ritorno troppo bassi.
Sì.

Quindi lei ritiene sia legittimo chiedere un riconoscimento economico per risparmi non ottenuti?
Guardi, l'ha fatto anche l'Enel.

Lei viene da Acea, conosceva il meccanismo, sapeva quanto larghe erano le maglie, ha creato Tep e ha presentato progetti con un tasso di ritorno ridicolo rispetto a quello previsto.
Questo non è misurato, e quindi non possiamo dirlo.

Il tasso di ritorno è misurato dai kit richiesti.
Sì, ma questo non implica... La norma vigente era quella.

L'obiettivo del programma era di conseguire risparmio energetico. Perchè la Tep fa ricorso al Tar chiedendo il riconoscimento di risparmi mai ottenuti?
Abbiamo fatto ricorso contro una decisione dell'Autorità di non riconoscerci ciò che era dovuto in base alla norma.

Anche senza risparmio?
Esistono delle norme, e alle norme si risponde.

L'Autorità ha cambiato la norma quando si è accorta degli abusi.
Sì, ma non fatti da noi. Chieda all'Autorità quali sono stati i veri abusi.

Insisto, il meccanismo dei certificati bianchi è stato creato dallo Stato per favorire il risparmio energetico, non per arricchire le tasche dei proprietari delle Esco.
Lei sta facendo delle affermazioni molto dure. Parlare di arricchimento delle tasche dei proprietari delle Esco è molto poco carino da parte sua.

Se una Esco distribuisce buoni e non kit, non ottiene risparmi . Come può quindi pretendere di avere certificati?
Noi pensiamo di aver fatto bene il nostro mestiere.

Se aveste fatto bene, avreste avuto un tasso di ritorno del 50%, che è quello riconosciuto.
Dove sta scritto? Questa cosa l'Autorità non l'aveva prevista. Non ha mai parlato di tassi di ritorno minimo. Non c'è da nessuna parte questo principio.

La veda dal punto di vista della collettività - lei sa che a pagare sono i consumatori?
So perfettamente com'è il meccanismo. Ma qui si sono arricchite le società di distribuzione, i cosiddetti "obbligati" che hanno percepito 100 euro per ogni titolo comprato a 70. Queste domande, io vorrei che lei non le ponesse a una piccola società che ha svolto molto bene il proprio mestiere.

Beh, io come consumatore pago per il 50% di tasso di ritorno dei suoi buoni, ma lei come Esco raggiunge solo l'1 , il 2 o il 3% di redemption. Non mi pare un mestiere svolto bene.
C'era una norma che ci consentiva di fare questa cosa. E noi l'abbiamo fatta. Al nostro meglio.

 
[22-09-2009]

 

 

 

ROMA / 25-03-2009

GERMANIA, BONN: ALLARME GREENPEACE: DIMEZZARE EMISSIONI GAS SERRA ENTRO META' SECOLO NON BASTA PIU'

ROMA (UNONOTIZIE.IT)

In vista dei negoziati sul clima a Bonn, dal 29 marzo al 9 aprile, Greenpeace avverte che per rispondere alla gravità dei cambiamenti climatici i Paesi industrializzati devono impegnarsi a ridurre le proprie emissioni di gas serra maggiormente e più velocemente di quanto ritenuto necessario fino ad oggi.

In seguito alle più recenti prove scientifiche sull’accelerazione dei mutamenti del clima e sull’accresciuto rischio di impatti irreversibili e catastrofici, Greenpeace chiede ai Governi dei Paesi industrializzati, di impegnarsi da subito a ridurre le proprie emissioni del 40% al 2020. Anche i Paesi in via di sviluppo devono adottare obiettivi di riduzione ambiziosi. (1)

Per evitare cambiamenti climatici fuori controllo, le emissioni globali di gas serra non solo devono essere stabilizzate entro il 2015,  ma devono poi essere portate il più vicino possibile allo ZERO entro la metà del secolo. I dati scientifici di recente pubblicazione costringono Greenpeace a rafforzare le proprie richieste: fino ad oggi Greenpeace aveva sostenuto che le emissioni di gas serra dovevano essere dimezzate entro la metà del secolo, ma questo non è più abbastanza.

“I cambiamenti osservati, tra cui la rapida perdita dei ghiacci della calotta polare artica in estate, mostrano chiaramente che la possibilità di una catastrofe climatica è molto più imminente di quanto si immaginava” sostiene Martin Kaiser, direttore sul Clima di Greenpeace International. “L’unico modo per intervenire è ridurre drasticamente e velocemente le emissioni”.

Raggiungere un accordo globale sul clima a Copenhagen sarà assolutamente cruciale. “La crisi economica ha dimostrato che i Governi sono in grado di prendere le decisioni necessarie per affrontare l’emergenza. Lo stesso deve avvenire per il clima” afferma Francesco Tedesco, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. “I Paesi industrializzati hanno la grande responsabilità di salvare il Pianeta da impatti catastrofici e lo devono fare ora perché il tempo utile per agire sta rapidamente svanendo”.

A Bonn si terrà la prima sessione preparatoria alla Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici di Copenhagen. L’incontro è fondamentale per l’intero processo che dovrà portare a un accordo globale sul clima. Nello spirito di un progressivo rafforzamento e ampliamento degli impegni internazionali, anche i Paesi in via di sviluppo dovranno impegnarsi a ridurre la crescita delle proprie emissioni del 15-30% al 2020. Per ottenere questo impegno è tuttavia necessario che i Paesi industrializzati garantiscano aiuti economici ai Paesi in via di sviluppo per circa 110 miliardi di euro (140 miliardi di dollari) all’anno.

 

(1) Una versione in Italiano delle richieste di Greenpeace per Copenhagen è disponibile:
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/richieste-copenhagen

CIVITAVECCHIA (ROMA) / 25-03-2009

SALUTE, CUORE: INQUINAMENTO AUMENTA RISCHI DI INFARTO. NUMEROSI STUDI NEGLI STATI UNITI DA NEW ORLEANS A SALT LAKE CITY

 

 

 

CIVITAVECCHIA-ROMA (UNONOTIZIE.IT)

Si moltiplicano le evidenze scientifiche sull’effetto deleterio dell’inquinamento atmosferico sulla salute del cuore.

Il quadro emerge da un'analisi condotta da Robert Brook dell'University of Michigan e da alcuni colleghi americani dell'Universita' di Louisville, che hanno organizzato un simposio su questi temi all'interno della conferenza 'Experimental Biology' di New Orleans .

Gli esperti hanno reso noto che uno studio condotto in sei citta' degli Stati Uniti ha rivelato che le persone muoiono prima se vivono in localita' inquinate e che la maggioranza di questi decessi e' dovuto a cardiopatie.

Inoltre, uno studio mondiale in 250 aree metropolitane mostra che i picchi di smog sono correlati all'aumento dei decessi per attacco cardiaco.

Un'altra ricerca, condotta a Salt Lake City, ha mostrato che quando la vicina acciaieria e' stata chiusa per alcuni mesi c'e' stato un calo nella mortalita' del 4-6% nella cittadina ma i tassi sono tornati alla normalita' quando la fabbrica ha riaperto.

Per identificare gli inquinanti più pericolosi per il muscolo cardiaco gli studiosi si sono concentrati sulle particelle microscopiche, quelle che possono penetrare nei polmoni e trovare una strada per arrivare nel flusso di sangue.

Se si vive in una citta' colpita da traffico e inquinamento dell'aria i ricercatori consigliano di prendere misure per ridurre il rischio per la salute legato ai 'veleni' respirati.

Ad esempio, sarebbe bene evitare di fare attivita' fisica all'aperto nelle ore di punta, e scegliere di correre al parco quando i livelli di inquinamento sono piu' bassi.

 

 

 

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VITERBO / 18-05-2009

EDILIZIA DEL FUTURO/ Costruzioni ecologiche e case d'acciaio, seminario Confartigianato

VITERBO (Uno Notizie.it) Costruzioni ecologiche e case in acciaio. Questi gli argomenti principali al centro del seminario gratuito organizzato da Confartigianato imprese di Viterbo in programma per venerdì 26 maggio alle ore 18.00 presso la sede centrale di via I. Garbini 29/g.

Durante il seminario, dove interverranno il presidente di Confartigianato imprese di Viterbo, Stefano Signori, e Bruno Cascioli della Edil Eco F.T. Soluzioni per l’Ambiente, verrà illustrato l’utilizzo di tre prodotti assolutamente naturali a base di sughero e calce idraulica naturale, impiegati  per la realizzazione di nuove costruzioni, il restauro e il recupero edilizio di edifici già esistenti: eco intonaco, eco massetto ed eco deumidificante. Prodotti con cui è possibile realizzare il cappotto termico delle abitazioni migliorando notevolmente il risparmio energetico, tema di grande attualità che coinvolge sia le imprese del settore costruzioni che i tecnici progettisti.

Seguirà una relazione tecnica sulle costruzioni del futuro, sulle case in acciaio, sui rivestimenti e sulla deumidificazione con prodotti ecocompatibili. Materiali che permettono un alto livello qualitativo delle costruzioni anche in funzione antisismica con innovazioni importanti nel settore.
Per ulteriori informazioni e per le iscrizioni è possibile contattare gli uffici di Confartigianato imprese di Viterbo al nr. 0761.33791 o visitare il sito
www.confartigianato.vt.it.

 

. Uno notizie Viterbo

 

 

SOLA D'ELBA / 10-05-2009

TOSCANA: CROCIERA GREENPEACE PER SCOPRIRE BALENE E DELFINI ISOLA D'ELBA E ARCIPELAGO TOSCANO

ISOLA D'ELBA (UnoNotizie.it) Greenpeace lancia “Operazione Pelagos 2009” che darà la possibilità a un numero ristretto di persone di vivere per una settimana l’esperienza di una crociera in barca a vela nel Santuario dei cetacei e di partecipare attivamente al monitoraggio dei cetacei.

Greenpeace, la società di biologia marina Idea calypso e la Fondazione Exodus propongono un’esperienza educativa ed emozionante che Vi permetterà di essere parte attiva di un progetto di monitoraggio del Santuario dei Cetacei, nell’area del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

L’operazione Pelagos 2009 prevede una serie di crociere naturalistiche in barca a vela della durata di una settimana durante le quali i partecipanti avranno modo di vivere il mare e le sue bellezze contribuendo ad ottenere una stima della qualità ambientale di una piccola parte del Santuario dei Cetacei.

La base logistica della campagna è Portoferraio, Isola d’Elba; durante la settimana della campagna verranno effettuate crociere con possibilità di pernottamento in alcuni dei più suggestivi ancoraggi dell’Isola d’Elba e dell’Arcipelago Toscano.

Le rotte saranno condizionate dalle condizioni meteo marine.

La vita di bordo sarà suddivisa in turni operativi. I partecipanti si impegneranno nelle attività scientifiche di bordo e, come per ogni crociera in mare, è richiesta una certa dose di spirito di adattamento.

Tutti i dati raccolti permetteranno di stendere un report di Greenpeace sullo stato di salute dell’area d’indagine.


Imbarcazione ed equipaggio:
L’imbarcazione utilizzata per l’operazione Pelagos 2009 è il Bamboo, un Baltic 51 (lunghezza dello scafo: 16 metri) di proprietà della Fondazione Exodus.

Prestigioso sloop finlandese con 60.000 miglia di mare alle spalle, il Baltic unisce comodità e prestazioni veliche in totale sicurezza.

Il comandante Stanislao Pecchioli, skipper professionista, è impegnato da anni nella conduzione del Bamboo per la realizzazione di progetti educativi legati al mondo dei giovani.

A bordo saranno presenti anche due biologi marini che accompagneranno i partecipanti alla scoperta del mondo marino e gestiranno le attività di monitoraggio durante le uscite.

I biologi a bordo del Bamboo cureranno anche il corso di Biologia marina.

Gli imbarchi, di una settimana ciascuno, inizieranno sabato 13 giugno per terminare sabato 11 luglio.

Quota di partecipazione: 430 euro più 70 euro di donazione a Greenpeace.

Per iscrizioni contattare Idea Calypso 329.4089157.

ROMA / 04-05-2009

GREENPEACE/ ''inspiring action'' un breve video contro i criminali dell'ambiente

ROMA (UnoNotizie.it)

Si chiama “Inspiring Action”, è il nuovo video di Greenpeace realizzato per testimoniare la lotta che quotidianamente conduce contro i peggiori crimini ambientali.

Un documento toccante che assume un valore ancor più profondo in previsione dell'importantissimo appuntamento che si svolgerà a Dicembre, quando tutti i paesi del mondo si riuniranno a Copenhagen per decidere le nuove misure per combattere il riscaldamento globale e il destino del Protocollo di Kyoto.

Il video dura 3 minuti, dentro i quali è stati concentrato quanto di peggiore è capace di commettere l'uomo nei confronti della madre Terra e, dunque, anche contro se stesso.

GUARDA IL VIDEO


 

 

 

 
VENEZIA / 19-06-2009

AMBIENTE, DESERTIFICAZIONE/ ecco il decalogo per salvare il clima anche a tavola

VENEZIA ( UnoNotizie.it )

I cambiamenti climatici con il surriscaldamento del pianeta favoriscono la desertificazione con la sottrazione alla coltivazione dei terreni piu' fertili alla coltivazione, ma provocano anche la modificazione delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l'affinamento dei formaggi o l'invecchiamento dei vini, mettendo a rischio il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che vale oltre 20 miliardi di euro. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione della giornata mondiale della desertificazione che interessa in Italia il 21 per cento del territorio soprattutto in Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, secondo il corpo forestale.

Si tratta di processi - continua la Coldiretti - che rappresentano una nuova sfida per l'impresa agricola che deve interpretare il cambiamento e i suoi effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio. Servono - prosegue la Coldiretti - interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali del piano irriguo nazionale, campagne di informazione ed educazione sull'uso corretto dell'acqua, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico.

Ma il contrasto ai cambiamenti climatici può venire anche dai comportamenti individuali anche a tavola. Ogni pasto percorre mediamente quasi duemila chilometri prima di giungere sulle tavole. La distribuzione commerciale dei prodotti alimentari, con i lunghi trasporti e le inefficienze di natura logistica, è - sottolinea la Coldiretti - tra le principali responsabili su scala globale dell'emissione di gas a effetto serra.

Con semplici accorgimenti nella spesa e nel consumo degli alimenti ogni famiglia italiana può tagliare i consumi di petrolio e ridurre le emissioni di gas ad effetto serra di 2mila chilogrammi (CO2 equivalenti) all'anno. Scegliere prodotti locali e di stagione, ridurre al minimo gli imballaggi, fare acquisti di gruppo, recarsi alla spesa riciclando le buste, ottimizzare il consumo di energia nella conservazione e nella preparazione dei cibi, evitare di apparecchiare con piatti e bicchieri di plastica sono, insieme alla raccolta differenziata, alcuni dei comportamenti suggeriti dal decalogo della Coldiretti.

IL DECALOGO COLDIRETTI - SALVA IL CLIMA A TAVOLA: ISTRUZIONI PER L'USO
1. Preferire l'acquisto di prodotti locali che non devono subire lunghi trasporti con mezzi inquinanti;
2. scegliere frutta e verdura di stagione che non consumano energia per la conservazione;
3. ridurre le intermediazioni fino a fare acquisti direttamente dal produttore per evitare passaggi di mano del prodotto che spesso significano inutili trasporti;
4. privilegiare i prodotti sfusi che non consumano imballaggi;
5. acquistare confezioni formato famiglia rispetto a quelle monodose per ridurre il consumo di imballaggi per quantità di cibo consumato;
6. fare acquisti di gruppo (anche in condominio) per ridurre i consumi di energia nei trasporti per fare la spesa;
7. riutilizzare le borse per la spesa e servirsi di quelle fatte con materiali biodegradabili di origine agricola nazionale o di tela invece di quelle in plastica;
8. ottimizzare l'energia consumata nella preparazione e conservazione dei cibi con pentole e frigoriferi a basso impatto;
9. evitare di servire a tavola con piatti e bicchieri di plastica che consumano energia e inquinano l'ambiente;
10. fare la raccolta differenziata per consentire il recupero di energia dai rifiuti prodotti.

Una buona notizia da portare in vacanza
nasce in Francia la “Rete per le vittime dei pesticidi”

Le Monde del 17/7/09 ha annunciato che il “Movimento per i diritti e il rispetto delle generazioni future” (MDRGF), associazione nata in Francia 15 anni fa, sta reclamando la messa al bando dei pesticidi, nelle città, nei giardini e nei parchi, “affinché i bambini non debbano essere avvelenati dai residui dei pesticidi quando raccolgono la palla caduta sul prato”.
 
Esso richiede, inoltre, che siano create “zone cuscinetto” (coltivazioni biologiche o pascoli), tra le zone agricole e le zone abitate, e che alle nuove norme vengano accluse sanzioni penali.
 
La Rete, spiega François Veillerette, presidente dell’associazione, ha il fine di rispondere alla richiesta dei numerosi cittadini che hanno deplorato la mancanza di qualsiasi mezzo di difesa contro le nebulizzazioni dei pesticidi, essendo la legislazione totalmente carente.
 
Il Movimento intende agire soprattutto in difesa dei più vulnerabili, i bambini, nei quali si riscontra il più spaventoso aumento di incidenza di alcune forme di tumori. Ma spera anche di portare aiuto alle vittime delle malattie professionali, affinché le loro patologie vengano riconosciute come tali. Numerosi studi, anche epidemiologici, dimostrano il nesso tra esposizione ai pesticidi e rischio di cancro, problemi riproduttivi e malattie neurodegenerative (vedi Suzanne de la Monte sul Journal of Alzheimer Desease, vedi “la pandemia silenziosa” su The Lancet, 11/06 e tanti altri).
 
Come è accaduto nel caso dell’amianto, sugli effetti del quale si terrà entro breve un giudizio, l’associazione si prefigge - per numerose sostanze tossiche usate fino ad oggi in maniera per lo più incontrollata - di rompere la legge del silenzio e di far retrocedere chi, per interessi privati, danneggia la salute umana (oltre che l’ambiente e la biodiversità).
 
Occorre rilevare che vi è in tutto il mondo una presa di coscienza, molto lenta ma costante, riguardo alla necessità di dare infine ascolto all’appello lanciato da Luc Montagnier e da numerosi altri scienziati internazionali nel 2004 all’Unesco. Intitolato “Dichiarazione internazionale sui Pericoli dell’Inquinamento Chimico” esso iniziava con le parole “La specie umana è ancora in pericolo”.
 
Già alla fine degli anni ’90 è stata, con un libro bianco, affrontata in Europa la necessità di tutelare la nostra salute dall’azione di circa 100.000 sostanze di sintesi introdotte nell’ambiente nell’ultimo mezzo secolo, generalmente senza alcuna verifica dei loro effetti tossici (peraltro difficili da verificare, poiché si manifestano quasi sempre con anni di ritardo).
 
Oltre al Regolamento europeo REACH, per la Valutazione e Regolamentazione delle Sostanze Chimiche nell’ambiente (già in vigore dal 1° giugno del 2008, ma reso assai meno efficace nella sua stesura per le pressioni subite dalle aziende chimiche), una nuova importante iniziativa è stata da noi accolta con grande soddisfazione.
Si tratta del Regolamento europeo del 13/1/09, che mette limiti molto severi all’uso dei pesticidi: 22 di essi vengono vietati, tra i quali il glufosinate (abbinato a svariate colture ogm che, di riflesso, dovranno essere vietate), mentre gli agricoltori vengono esortati a privilegiare l’agricoltura tradizionale o biologica.
Più recentemente (12/06/09) si è saputo che con la Revisione della Direttiva sui Biocidi 98/8/CE, è in programma la regolamentazione dei prodotti che risultano cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione o per il sistema endocrino.
Il Comitato Scientifico EQUIVITA si augura che questi segnali indichino l’inizio, se pure lento, di una nuova era nella gestione della Sanità in Europa, un’era che veda infine la massima attenzione centrata sulla prevenzione (anche se spesso meno lucrosa), piuttosto che esclusivamente sulla cura dei nostri mali

Comitato Scientifico EQUIVITA - COMUNICATO 31/07/09

NOI SAPPIAMO

E LA CAMPAGNA DI VACCINAZIONE FORZATA NON FUNZIONERA

DIFFONDERE

DI BARBARA MILTON - naturalnews.com/

Una giornalista accusa l’OMS e l’ONU di bioterrorismo e dell’intento di provocare un massacro.Con l’avvicinarsi della data prevista per la distribuzione del vaccino anti virus influenzale pandemico A/H1N1 della Baxter, una giornalista investigativa austriaca avvisa il mondo che sta per essere commesso il più grande crimine della storia dell’umanità. Jane Burgermeister ha recentemente sporto denuncia presso l’FBI contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le Nazioni Unite (ONU) e molti dei funzionari di più alto rango di governi e società in merito al bioterrorismo e ai tentativi di provocare massacri. Ha inoltre preparato un’ingiunzione contro l’obbligo di vaccinazione, che è stata presentata in America. Queste azioni seguono le accuse che ha lei stessa presentato lo scorso aprile contro la Baxter AG e l’austriaca Avir Green Hills Biotechnology per aver prodotto un vaccino contaminato contro l’influenza aviaria, sostenendo che sia stata un’azione intenzionale per causare una pandemia e trarne profitto.

Riassunto delle accuse e allegazioni presentate all’FBI in Austria il 10 giugno 2009

Nelle sue accuse la Burgermeister presenta prove di atti di bioterrorismo, ossia in violazione della legge degli USA, da parte di un gruppo operante all’interno degli USA secondo le direttive di banchieri internazionali che controllano la Federal Reserve, come pure l’OMS, l’ONU e la NATO. Tale bioterrorismo è finalizzato a provocare un genocidio di massa contro la popolazione statunitense mediante l’uso del virus della pandemia influenzale geneticamente ingegnerizzato con l’intento di causare la morte. Questo gruppo si è impossessato di alti uffici governativi negli USA. In modo specifico vengono portate le prove che gli imputati come Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, David Tabarro, coordinatore ONU per l’influenza umana e aviaria, Margaret Chan, direttore generale dell’OMS, Kathleen Sibelius, segretario alla salute e ai servizi sociali, Janet Napolitano, segretario del dipartimento di sicurezza nazionale, David de Rotschild, banchiere, David Rockefeller, banchiere, George Soros, banchiere, Werner Faymann, cancelliere austriaco, e Alois Stoger, ministro della sanità austriaco, ed altri fanno parte di questo gruppo criminale internazionale che ha sviluppato, prodotto, accumulato ed utilizzato armi biologiche per eliminare la popolazione degli USA e di altri paesi per motivi economici e politici.

I capi d’accusa sostengono che questi imputati abbiano cospirato tra loro e con altri per ideare e finanziare, nonché partecipare alla fase finale dell’attuazione di un programma internazionale segreto di armi biologiche, che avrebbe coinvolto le società farmaceutiche Baxter e Novartis. Hanno fatto questo bioingegnerizzando e poi distribuendo agenti biologici letali, specificamente il virus dell’influenza “aviaria” e il “virus dell’influenza suina” per avere il pretesto di attuare un programma di vaccinazione obbligatoria di massa che sarebbe stato il mezzo per poter somministrare un agente biologico tossico per provocare la morte e altre lesioni alla popolazione degli Stati Uniti. Quest’azione è in diretta violazione del Biological Weapons Anti-terrorism Act.

Le accuse mosse dalla Burgermeister comprendono le prove che la Baxter AG, la sussidiaria austriaca della Baxter International, ha deliberatamente fatto uscire 72 chili di virus vivo dell’influenza aviaria, fornito dall’OMS durante l’inverno del 2009 a 16 laboratori in quattro paesi. Sostiene che ciò offra una chiara prova che le società farmaceutiche e le stesse agenzie governative internazionali sono attivamente impegnate nella produzione, nello sviluppo, nella fabbricazione e nella distribuzione di agenti biologici classificati come le più letali armi biologiche sulla terra al fine di provocare una pandemia e causare una strage.

Nei capi d’accusa di aprile, ha notato che il laboratorio della Baxter in Austria, uno dei presunti laboratori di biosicurezza più sicuri al mondo, non ha rispettato le norme più basilari ed essenziali per la conservazione dei 72 chili della sostanza patogena classificata come arma biologica in modo sicuro separandola da tutte le altre sostanze secondo le rigorose regolamentazioni del livello di biosicurezza, ma ha lasciato che venisse mischiata con il virus dell’influenza comune e l’ha inviata dai suoi stabilimenti di Orth nel Donau.

A febbraio quando un membro dello staff al BioTest nella Repubblica Ceca ha testato su dei furetti il materiale destinato ai vaccini candidati, i furetti sono morti. Questo incidente non è stato seguito da alcuna investigazione da parte dell’OMS, né dell’UE o delle autorità sanitarie austriache. Non c’è stata alcuna indagine sul contenuto del materiale virale, e non vi è alcun dato sulla sequenza genetica del virus messo in circolazione.

In risposta alle domande del parlamento il 20 maggio Alois Stoger, ministro della sanità austriaco ha rivelato che l’incidente non era stato trattato come un errore di biosicurezza, come avrebbe dovuto essere, ma come un’infrazione del codice veterinario. È stato mandato un medico veterinario al laboratorio per una breve ispezione.

Il dossier della Burgermeister rivela che la messa in circolazione del virus sarebbe stata un passo essenziale per provocare una pandemia che avrebbe permesso all’OMS di dichiarare una pandemia di livello 6. Elenca le leggi e i decreti che avrebbero permesso all’ONU e all’OMS di prendere il controllo degli Stati Uniti nel caso di una pandemia. Sarebbero inoltre entrate in vigore leggi che richiedono di osservare l’obbligo di vaccinazione negli Stati Uniti in condizioni di pandemia dichiarata.

La Burgermeister sostiene che l’intera questione della pandemia di “influenza suina” si poggia su un’enorme menzogna e che non esista virus in natura che rappresenti una minaccia per la popolazione. Porta le prove che inducono a credere che sia l’influenza aviaria che l’influenza suina siano state in effetti bioingegnerizzate in laboratorio usando i finanziamenti forniti dall’OMS e da altre agenzie governative, insieme ad altri. Questa “influenza suina” è un ibrido in parte dell’influenza suina, in parte dell’influenza umana e in parte dell’influenza aviaria, una cosa che può solo venire da un laboratorio secondo molti esperti.
L’asserzione dell’OMS che l’“influenza suina” si sta diffondendo e che deve essere dichiarata la pandemia ignora le cause fondamentali. I virus che sono stati messi in circolazione sono stati creati e messi in circolazione con l’aiuto dell’OMS, e l’OMS è enormemente responsabile della pandemia in primis. In aggiunta i sintomi della presunta “influenza suina” sono indistinguibili da quelli della comune influenza e del raffreddore. L’“influenza suina” non provoca la morte più spesso di quanto faccia la comune influenza.

[La Burgermeister] nota che i dati relativi ai decessi registrati per l’“influenza suina” non sono coerenti e che non c’è chiarezza in merito a come è stato documentato il numero dei “decessi”.

Non c’è potenziale per una pandemia a meno che non vengano effettuate vaccinazioni in massa per usare l’influenza come un’arma con il pretesto di proteggere la popolazione. Esistono motivi ragionevoli per credere che i vaccini obbligatori saranno contaminati deliberatamente con malattie che sono progettate specificamente per provocare la morte.

Viene fatto riferimento ad un vaccino approvato della Novartis contro l’influenza aviaria che ha ucciso 21 persone senza tetto in Polonia durante l’estate del 2008 e che aveva come “misura primaria di outcome” un “tasso di eventi avverso”, rientrando pertanto nella definizione di arma biologica dello stesso governo statunitense (un agente biologico progettato per causare un tasso di eventi avversi, ossia morte o lesioni gravi) con un delivery system[1] (iniezione). [la Burgermeister] sostiene che il medesimo complesso di società farmaceutiche internazionali e di agenzie governative internazionali che hanno sviluppato e messo in circolazione il materiale della pandemia abbia tratto profitto dall’aver causato la pandemia mediante contratti per la fornitura dei vaccini. I media controllati dal gruppo che sta ingegnerizzando l’intero ordine del giorno dell’ “influenza suina” sta diffondendo notizie false per convincere la popolazione degli Stati Uniti a sottoporsi alle pericolose vaccinazioni.

I cittadini degli USA subiranno danni e lesioni sostanziali ed irreparabili se verranno obbligati a sottoporsi a questa vaccinazione [di efficacia] non provata senza il loro consenso secondo il Model State Emergency Health Powers Act, il Natonal Emergency Act, la National Security Presidential Directive/NSPD 51, la Homeland Security Presidential Directive/HSPD-20, e l’International Partnership on Avian and Pandemic Influenza.

La Burgermeister accusa coloro che sono menzionati nelle sue allegazioni di aver attuato e/o accelerato a partire dal 2008 negli USA l’implementazione di leggi e regolamentazioni ideate per togliere ai cittadini statunitensi i loro legittimi diritti costituzionali di rifiutare un’iniezione. Queste persone hanno creato disposizioni o hanno lasciato in essere disposizioni tali da rendere criminale il rifiuto di un’iniezione contro i virus pandemici. Hanno imposto altre sanzioni eccessive e crudeli come l’imprigionamento e/o la quarantena nei campi FEMA impedendo al tempo stesso ai cittadini americani di presentare domanda di risarcimento per lesioni o morte causati dalle iniezioni forzate. Questo viola le leggi che disciplinano la corruzione federale e l’abuso di ufficio, come pure [quelle] della costituzione e della Bill of Rights. Attraverso queste azioni, gli accusati citati hanno gettato le basi di un genocidio di massa.

Usando l’ “influenza suina” come pretesto, gli accusati hanno prepianificato la strage della popolazione statunitense per mezzo della vaccinazione forzata. Hanno installato una rete estesa di campi di concentrazione FEMA nonché identificato siti per tumulazioni di massa, e sono stati coinvolti nell’ideazione e nell’attuazione di uno schema per consegnare il potere in tutta America ad un sindacato criminale internazionale che usa l’ONU e l’OMS come una facciata per coprire le attività criminali organizzate influenzate da un racket illegale, in violazione alle leggi che disciplinano il tradimento.

[La Burgermeister] accusa il complesso di società farmaceutiche di cui fanno parte la Baxter, la Novartis e la Sanofi Aventis di essere coinvolto in un programma di armi biologiche basato all’estero con un duplice scopo, finanziato dal predetto sindacato criminale e progettato per attuare stragi di massa e ridurre la popolazione mondiale di oltre 5 bilioni nei prossimi dieci anni. Il loro piano è di spargere il terrore per giustificare l’atto di obbligare la gente a rinunciare ai propri diritti, e per costringerla a quarantene di massa nei campi FEMA. Le case, le società e le fattorie, le terre di quelli che venissero uccisi saranno nelle mani di questo sindacato.

Eliminando la popolazione del Nordamerica, l’elite internazionale avrà accesso alle risorse naturali della regione quali l’acqua e le terre con giacimenti di petrolio non sviluppate. Ed eliminando gli USA e la loro costituzione democratica includendoli in un’unione nordamericana, il gruppo criminale internazionale avrà il controllo totale del Nordamerica.

I punti salienti del dossier completo

Il dossier completo dell’azione del 10 giugno è un documento di 69 pagine che porta le prove per corroborare tutte le accuse. Queste comprendono:

un insieme di fatti che delineano linee temporali e fatti che stabiliscono la “causa probabile”[2] , definizioni e ruoli dell’ONU e dell’OMS, e la storia e gli incidenti dal momento dello scoppio dell’ “influenza suina” nell’aprile del 2009.

Le prove che i vaccini per l’ “influenza suina” sono definiti come armi biologiche dalle agenzie governative e nelle regolamentazioni che classificano e limitano le vaccinazioni, e la paura dei paesi esteri che i vaccini contro l’ “influenza suina” saranno usati per la guerra biologica.

Le prove scientifiche che il virus dell’ “influenza suina” è stato bioingegnerizzao in modo da sembrare come il virus influenzale spagnolo del 1918, con citazioni tratte da Swine Flu 2009 is Weaponized 1918 Spanish Flu di A. True Ott, Ph.D., N.D., e da una relazione della rivista Science Magazine di Dr. Jeffrey Taubenberger et. Al.

La sequenza del genoma dell’ “influenza suina”.

Le prove della deliberata messa in circolazione del virus dell’ “influenza suina” in Messico.

Le prove del coinvolgimento del presidente Obama che descrivono il suo viaggio in Messico che ha coinciso con il recente scoppio dell’ “influenza suina” e con la morte di molti ufficiali che hanno partecipato al viaggio. Viene avanzata l’ipotesi che il presidente non sia mai stato sottoposto ai controlli per l’ “influenza suina” perché era già stato vaccinato.

Le prove in merito al ruolo della Baxter e dell’OMS nella produzione e messa in circolazione di materiale virale pandemico in Austria comprendono una dichiarazione di un funzionario della Baxter che asseriva che l’H5N1 distribuito per errore nella Repubblica Ceca è stato ricevuto da un centro di riferimento dell’OMS. Questo comprende la descrizione di prove e allegazioni dalle accuse della Burgermeister presentate in Austria ad aprile che sono al momento in corso di indagine.

Prove che la Baxter è un elemento di una rete segreta di armi biologiche.

Prove che la Baxter ha deliberatamente contaminato il materiale vaccinico.

Prove che la Novartis sta usando i vaccini come armi biologiche.

Prove del ruolo dell’OMS nel programma di armi biologiche.

Prove della manipolazione da parte dell’OMS dei dati della malattia per giustificare la dichiarazione della pandemia di livello 6 al fine di prendere il controllo degli USA.

Prove del ruolo della FDA [Food and Drug Administration] nella copertura del programma di armi biologiche.

Prove del ruolo del Canada’s National Microbiology Lab nel programma di armi biologiche. Prove del coinvolgimento di scienziati che lavorano per il NIBSC nel Regno Unito [National Institute for Biological Standards and Control]e per il CDC [Center for Disease Control] nella creazione dell’ “influenza suina”.

Prove che le vaccinazioni hanno provocato l’influenza letale spagnola del 1918, tra cui il parere del Dott. Jerry Tennant che l’uso diffuso dell’aspirina durante l’inverno che è seguito alla fine della prima guerra mondiale potrebbe essere stato un fattore chiave che avrebbe contribuito all’anticipo della pandemia sopprimendo il sistema immunitario ed abbassando la temperatura corporea, consentendo al virus influenzale di moltiplicarsi. Anche il Tamiflu e il Relenza abbassano la temperatura corporea, e ci si può pertanto aspettare che contribuiscano alla trasmissione della pandemia. Prove della manipolazione del contesto legale per consentire il genocidio con impunità.

Questioni costituzionali: la legalità o l’illegalità di mettere a rischio la vita, la salute e il bene collettivo con le vaccinazioni di massa.

La questione dell’immunità e del risarcimento come prova dell’intento di commettere un crimine.

Prove dell’esistenza di un sindacato criminale corporativo internazionale.

Prove dell’esistenza degli “Illuminati”.

Prove dell’ordine del giorno di riduzione della popolazione degli Illuminati/Bilderberg e del loro coinvolgimento nell’ingegnerizzazione e messa in circolazione del virus dell’ “influenza suina” artificiale.

Prove che l’uso dell’influenza come arma è stato discusso durante l’incontro del gruppo Bilderberg ad Atene dal 14 al 17 maggio 2009, come parte del loro ordine del giorno di genocidio, compreso un elenco dei partecipanti che, secondo una dichiarazione fatta una volta da Pierre Trudeau, si considerano geneticamente superiori al resto dell’umanità.

I media tengono gli Americani allo scuro sulla minaccia che incombe su di loro

Jane Burgermeister ha la doppia nazionalità irlandese/austriaca ed ha scritto per la rivista Nature, per il British Medical Journal, e per American Project. È corrispondente europea del sito web Renewable Energy World. Ha scritto molto sul cambiamento climatico, la biotecnologia e l’ecologia.

Oltre alle accuse contro la Baxter AG e la Avir Green Hills Biotechnology di aprile che sono attualmente sottoposte a indagine, ha sporto denuncia contro l’OMS e la Baxter insieme ad altri riguardo al caso delle fiale di “influenza suina” destinate ad un laboratorio di ricerca che sono esplose in un affollato treno intercity in Svizzera.

A suo parere il controllo dei media da parte dell’elite dominante ha consentito al sindacato criminale mondiale di portare avanti indisturbato il suo ordine del giorno, mentre il resto della gente rimane allo scuro su quello che succede realmente. Le sue denunce sono un tentativo di aggirare il controllo mediatico e di portare alla luce la verità.

La sua maggiore preoccupazione è che “nonostante il fatto che la Baxter sia stata colta in flagrante vicina al provocare una pandemia, stanno andando anche loro avanti, insieme alle loro società farmaceutiche alleate, con la fornitura del vaccino per le pandemie”. La Baxter si sta affrettando per far arrivare questo vaccino sul mercato a luglio.

Per ulteriori informazioni:
http://www.naturalnews.com/025760.html
http://www.birdflu666.wordpress.com/200
http://in.news.yahoo.com/137/200906
http://timesofindia.indiatimes.com/

Barbara è una psicologa scolastica e autrice di libri di finanza personale, è guarita da un tumore al seno usando trattamenti “alternativi”, è un’esistenzialista nata, studia la natura in tutti i suoi aspetti.

Fonte: www.naturalnews.com
Link: http://www.naturalnews.com/026503_pandemic_swine_flu_bioterrorism.html
25.06.2009

NOTE:
[1] ndt via di somministrazione
[2] ndt ‘probable cause’ o sussistenza probabile della causa

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI
Articolo trovato su:  www.comedonchisciotte.org

RIMINI / 21-06-2009

IL DELFINO ANDREA/ quando la realtà supera la fantasia: storia del delfino che stupisce il mondo

CERVIA-RIMINI ( UnoNotizie.it )

Ricordate il telefilm degli anni '90 "Flipper" dove in protagonista era un delfino che contribuiva a difendere la riserva naturale nella quale viveva?
Qualcosa del genere si sta rivivendo dal vivo in questi giorni sulle coste romagnole.
Infatti un delfino che è stato battezzato "Andrea" da qualche mese si spinge puntualmente fino a riva cercando il contatto con l'uomo.
 

Spesso Andrea si spinge fin sotto le imbarcazioni ormeggiate e resta lì ad aspettare che gli occupanti delle barche si gettino in acqua per fare il bagno.
A quel punto li segue, si avvicina e li invita a giocare, restando nei pressi dell'imbarcazione fin tanto che gli occasionali compagni di gioco non si allontanano.
Spesso Andrea fa compagnia anche ai subacquei nelle loro immersioni, come è successo al largo delle spiagge di Cervia.
 

Insomma sembra davvero la trama di un telefilm.
Ora, però, il timore è che il delfino si abitui fin troppo alla presenza umana, rischiando di morire anche a causa di un'eventuale elica o di uomini non sempre buoni.
Per questo è stato diramato unb codice comportamentale da seguire da coloro che avranno modo di imbattersi con Andrea.

Le Regole:

-In generale è bene non provare ad avvicinarsi troppo , toccare o nuotare col delfino, questo comporta grandi rischi sia per lui che per le persone.

-In nessun caso dare del cibo al delfino, è bene che mantenga la sua autonomia.

-Non gettare oggetti al delfino, più si abitua a giocare con elementi artificiali più diverrà dipendente dall'uomo.

-Non dirigere l'imbarcazione verso il delfino. Se il delfino si muove, mantenere una direzione parallela e stabile a bassa velocità.

-Mantenere le distanze, idealmente 100 metri, 200 se ci sono altre imbarcazioni.

-Se il delfino si avvicina alla barca non passare più di 15 minuti con lui.

-Se un'altra barca si trova col delfino al vostro arrivo, non avvicinarsi, non provare a richiamare l'attenzione del delfino, spegnere il motore e osservare a distanza.

-Se il delfino mostra di essere in fase di riposo o di alimentazione, non avvicinarsi, o meglio ancora allontanarsi.

Riposo e alimentazione sono due comportamenti cruciali che non devono essere in alcun modo disturbati o modificati.

-Molti delfini solitari mostrano interesse per le eliche. Se il delfino tente ad avvicinarsi troppo all'elica, e se questo è sicuro per voi, spegnere il motore.

-Se Il delfino dovesse seguire la vostra imbarcazione fino in porto o comunque in acque che ritiene non sicure, allertate la Capitaneria di Porto della sua presenza.

VIDEO:

- Uno Notizie Rimini -


 

GIOIA TAURO (REGGIO CALABRIA) / 21-06-2009

REGGIO CALABRIA: RIGASSIFICATORE GIOIA TAURO /danni al prezioso corallo nero al turismo e salute di Costa Viola e Scilla

GIOIA TAURO - REGGIO CALABRIA (UnoNotizie.it)

Il patrimonio  naturalistico ambientale  e marittimo calabrese d’interesse  mondiale  continua a perdere  le sue ricchezze per l’inettitudine di una classe  politica sempre più attenta agli interessi economici delle vari lobbies  e sempre meno interessata alla salvaguardia delle peculiarità del nostro territorio e della salute  dei cittadini che in esso risiedono.

Ai  piedi  della Ninfa  Cratèide e di sua figlia Scilla, lungo la Costa Viola, decantata  per le sue bellezze da  Platone, si estende  la colonia di corallo  nero, unica e più grande del mondo, sensibile alle temperature e ai  mutamenti ambientali, tanto  da essere  considerata  specie protetta.
 

Anche questo  incantesimo  naturale che il tempo  ha gelosamente  custodito lungo i secoli nelle acque del  mare, tra  i 50 e i  110 mt di profondità, rischia oggi di venire annientato in pochissimo tempo con la realizzazione di un mega rigassificatore  unico al mondo dalla capacità di 12-16 miliardi di mc di gas.

Infatti il gas arriverà a Gioia Tauro con le metaniere in forma liquida ad una temperatura di  - 163° centigradi e nelle operazioni di rigassificazione verrà portato alla temperatura di 9°centigradi. Il tutto avverrà prelevando l’acqua del mare alla quale verrà sottratta un’enorme quantità di energia calorica prima di essere restituita alle nostre coste più bassa di 7° e addittivata con IPOCLORITO DI SODIO (OSSIA: CANDEGGINA).

Nello studio d’impatto ambientale di parte, presentato dalla società Lng, manca qualsiasi riferimento ad un’analisi dello stato di salute del nostro mare, o meglio prendono in considerazione i dati di uno studio del Ministero Ambiente del 1996-99 come se negli ultimi dieci anni non fosse cambiato nulla.
 

In realtà proprio in questi anni il nostro mare è stato sempre più inquinato ed oggi, in base ai dati pubblici forniti  dal Ministero della Salute, in provincia di Reggio Calabria risulta che le acque di San Ferdinando sono già fortemente inquinate (cfr. risultati e tabelle del ministero pubblicate all’indirizzo internet http://www.ministerosalute.it/balneazione/risultatoProvincia.jsp?CodProv=080).

Dai risultati emerge chiaro che la balneabilità a San Ferdinando è vietata per ampi tratti proprio per inquinamento. Da tali analisi risulta che le nostre acque sarebbero già inquinate oltre la soglia di legge, non balneabili e da sottoporre sin da subito a provvedimenti di bonifica e successivi monitoraggi di verifica” altro che costruire un rigassificatore con autorizzazione di riversare in mare IPOCLOCORITO DI SODIO, candeggina  altamente inquinante, i cui composti sarebbero cancerogeni.

Tutto ciò è potuto accadere per la miopia politica dei nostri amministratori che nel permettere la presenza di numerose strutture dall’elevatissimo impatto ambientale tutte in pochi chilometri quadrati di territorio della Piana, ci hanno portati ad un punto di “non ritorno” non in grado di ricevere più alcun tipo di ulteriore inquinamento.

Allo stato dei fatti manca inoltre  uno studio serio, neutrale e pubblico sulle conseguenze di quest’ultima attività con l’ ecosistema marino e anche sulla possibilità di arrecare danno al “corallo nero” o di dare il colpo di grazie all’attività dei pescatori delle nostre coste. Nello studio di parte presentato dalla LNG ci si limita solamente ad affermare che le quantità di ipoclorito di sodio che verranno riversate nelle nostre acque saranno nei limiti consentiti dalla legge come se fissare un limite possa evitare ad un veleno di essere tale.

Queste sostanze che saranno riversate in mare anche se nei limiti di legge inquineranno e l’inquinamento è dannoso per la salute e l’ecosistema.
Come possiamo credere che il turismo  non subirà alcuna conseguenza? Chi si bagnerà nelle nostre acque sempre più inquinate e sempre più fredde? E quanti posti di lavoro si perderanno a fronte delle 80 persone impiegate nel rigassificatore?
 

Vogliono costruire un ecomostro, di nome e di fatto. La fila dei questuanti  per avere prebende, ogni giorno s’infittisce. A parte due sindaci della Piana nessun  politico di rilievo si è interessato delle conseguenze sul territorio e dei pericoli  incombenti sulle popolazioni. I partiti una volta d’opposizione, sensibili alla salvaguardia dell’ambiente, oggi  sono diventati partiti di governo e non si interessano più della salvaguardia del territorio e delle sue ricchezze naturali.

Dalla politica continuano ad arrivare le  consuete  proposte  per monetizzare  il pericolo, usando l’arma  inebriante del danaro e il ricatto dei posti di lavoro, modo indegno di un paese civile per favorire  luoghi ad economia forte, i quali si liberano  di questi impianti pericolosi  per allocarli altrove, dove la politica è inesistente o acquiescente.

Ancora una volta il sud viene sfruttato , ancora una volta con il benestare di tutta la classe politica calabrese e la piana di Gioia Tauro viene colonizzata  per soddisfare le esigenze dei potenti di turno.
 

Noi a questo sistema non ci stiamo e continueremo ad opporci.

I delegati del comitato
Giuseppe Rizzo
Jacopo Rizzo
Renato Bellofiore

- Uno Notizie Reggio Calabria -

 

MELFI (POTENZA) / 17-06-2009

BASILICATA, POTENZA: INCENERITORE FENICE / gravissimo inquinamento area industriale di San Nicola di Melfi

MELFI - POTENZA (UnoNotizie.it)

OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini - in seguito alla segnalazione pervenutaci da un cittadino - intende ritornare nuovamente sul gravissimo inquinamento che coinvolge l'area industriale di San Nicola di Melfi.

“Ieri (12 Giugno 2009 ndr) alle 19:30 circa, mentre tornavo a casa, sentivo nell'aria - in prossimità dell'inceneritore Fenice - un fortissimo odore acido ed acre di plastica bruciata”. […] “E' assolutamente necessario che vengano fatti i dovuti controlli altrimenti gli inceneritori oltre ad ammazzarci per il loro normale funzionamento, ci ammazzano in maniera più rapida con i loro incidenti taciuti e da nessuno controllati”. Sono questi i contenuti allarmanti della missiva ricevuta. Infatti, dalle foto in possesso della nostra Organizzazione si evince chiaramente come quello che coinvolge l'inceneritore di Melfi non è, soltanto, un problema circoscrivibile alle falde acquifere, ma riguarda anche la qualità dell'aria.

Siamo di fronte all'ennesima prova e non si può tacere sulle responsabilità di Fenice SpA. L’inquinamento continua a permanere causando palesi danni all’ambiente e alla salute dei cittadini. Non solo i valori di mercurio, nichel, cromo ed altre sostanze permangono elevati, ma a questo punto sarebbero da rilevare e rendere noti anche i valori delle sostanze immesse nell'aria.

Pertanto, la OLA chiede che il  17 Giugno - in sede di Conferenza dei Servizi, convocata a Melfi dal Sindaco Ernesto Navazio - si discuta oltre che dei metalli pesanti che sarebbero stati prodotti dal termodistruttore in oggetto, in valori spropositati e non rispettosi della legge, anche di tutte le attività di monitoraggio da predisporre ed adottare a 360 gradi ivi compresa la pubblicità dei dati, oltre che imporre a Fenice SpA precise azioni di bonifica, in quanto obbligata per legge.

Alla luce di questo ennesimo risvolto ritorniamo a chiedere al Presidente della Giunta Regionale, Vito De Filippo, di sospendere con urgenza l’attività del termodistruttore Fenice per accertare l’origine dell'inquinamento che potrebbe derivare da un cattivo funzionamento dell’impianto e/o da sversamenti in falda ed emissioni in aria di sostanze altamente cancerogene derivanti dal ciclo di trattamento dei rifiuti tossici e nocivi provenienti anche da fuori regione.

- Uno Notizie Potenza -

 
ROMA / 21-06-2009

ENEL E NUCLEARE/ miliardi di debiti per il nucleare: chi li paga? Dove sono gli investimenti su energie rinnovabili?

ROMA (UnoNotizie.it)

In questi giorni Enel ha avviato un aumento di capitale per quasi 8 miliardi di euro per poter rifinanziare una parte del debito accumulato negli ultimi mesi. L’amministratore delegato in persona – Fulvio Conti – in un video su YouTube chiede agli azionisti di supportare la ricapitalizzazione.

Abbiamo qualche domanda da fare a Enel. Abbiamo qualcosa da dire a tutti voi. In che modo l’azienda italiana investirà le nuove risorse finanziarie? Continuerà nel vicolo cieco del nucleare e del carbone? Venderà parte delle attività sulle rinnovabili, quelle più remunerative e ambientalmente sostenibili?

Ad aprile abbiamo lanciato il rapporto finanziario "ENEL: prospettive e rischi degli investimenti in energia nucleare" elaborato dal Prof. Stephen Thomas dell'Università di Greenwich a Londra – che dimostra come i debiti di Enel crescerebbero di oltre 30 miliardi di euro, se la società concretizzasse le intenzioni dichiarate in questi mesi sullo sviluppo del nucleare.

In questo video il nostro direttore esecutivo - Giuseppe Onufrio – spiega le critiche di Greenpeace alle politiche di investimento di Enel e chiede chiarezza sugli investimenti futuri nel nucleare.

www.greenpeace.it

 


BRINDISI / 21-05-2009

RIFIUTI TOSSICI CENTRALE ENEL A CARBONE; 10 ARRESTI/ disastro ambientale: arrestati anche funzionari ENEL

 

 

BRINDISI (UnoNotizie.it)

Centrale a carbone di Cerano a Brindisi. Disastro ambientale e associazione a delinquere finalizzata all'attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi.

Questi i reati ambientali che hanno portato all'arresto di 10 persone nell'ambito di un'importante operazione del Corpo forestale dello Stato eseguita nelle province di Brindisi, Lecce e Reggio Calabria.

Gli arrestati, tra cui 4 portati in carcere e 6 agli arresti domiciliari, sono accusati di traffico illecito di rifiuti e associazione a delinquere.

Tra gli arrestati alcuni funzionari ENEL della centrale a carbone di Brindisi.

Notevole è il danno ambientale provocato dallo smaltimento illecito dei rifiuti tossici pericolosi.

L'inquinamento provocato dal rilascio di composti solubili ha effetti dannosi sulla salute pubblica a causa delle sostanze contaminanti nel suolo, nel sottosuolo e nella falda idrica, oltre all'alterazione paesaggistica ed idrogeologica, con conseguenti rischi di dissesto in un'area sottoposta a vincoli rigorosi.

Le indagini iniziate nel 2005 e condotte dal nucleo investigativo provinciale della Polizia Ambientale e Forestale di Reggio Calabria, sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

Alle indagini hanno collaborato anche i servizi segreti italiani,  l'AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) l'ex SISDE, una collaborazione di rilievo visto che l'AISI ha fornito il suo importante e valido supporto al Corpo Forestale dello Stato

La delicata attività investigativa, iniziata dopo la  segnalazione dei cittadini, ha accertato l'esistenza di un'organizzazione  malavitosa dedita al traffico illecito di rifiuti pericolosi prodotti in Puglia presso la centrale a carbone Enel "Federico II" di Brindisi, in località Cerano e smaltiti illecitamente nel Comune di Motta S. Giovanni (Reggio Calabria), in località Lazzaro. Tra l'altro il tratto di costa di fronte Lazzaro è un sito di importanza comunitaria denominato "Fondali da Punta Pezzo a capo dell'Armi".

I rifiuti tossici, provenienti dalla più grande centrale termoelettrica d'Italia a carbone, di proprietà dell'Enel, ed una delle più grandi d'Europa, venivano occultati in una cava di argilla adiacente un'industria di laterizi  nella preziosa area sottoposta oltretutto a vincolo idrogeologico e paesaggistico.

Gli scarti, classificati come rifiuti pericolosi, venivano declassificati e  trasformati, con certificati di analisi ad hoc, in rifiuti non pericolosi ed avviati, apparentemente, al recupero per la produzione dei laterizi.

L'enorme traffico illecito di rifiuti tossici è stato scoperto grazie all'acquisizione di documenti, riprese video ed intercettazioni telefoniche. 

Diversi anche i sopralluoghi realizzati dal Corpo Forestale presso le imprese produttrici dei rifiuti pericolosi e presso il sito di ultima destinazione.

Migliaia sono le tonnellate di rifiuti tossici smaltiti spacciandoli per rifiuti non pericolosi e occultandoli in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale a poca distanza dal mare, vicino a terreni agricoli, infatti sono circa 100mila le tonnellate di rifiuti pericolosi smaltiti dal gruppo criminale nel 2006 e 2007 per un profitto di oltre 6milioni e 400mila euro l'anno.

Sono stati posti sotto sequestro dal Corpo Forestale anche la cava, l'industria di laterizi con automezzi e macchine per movimento terra e 15 autoarticolati utilizzati per i trasporti dalla centrale a carbone di Brindisi a Reggio Calabria, per un valore totale di circa 7 milioni di euro.

La centrale ENEL Federico II, da dove provenivano i rifiuti tossici, è una centrale termoelettrica a carbone e si trova presso la località Cerano nel territorio di Brindisi. Per estensione è la più grande centrale a carbone d'Italia, addirittura più grande della centrale ENEL a carbone di Civitavecchia, infatti ha un'estensione di circa 270 ettari ed è tra le centrali a carbone più grandi d'Europa. - Uno Notizie -





CENTRALE A CARBONE, APPELLO DA BRINDISI A CIVITAVECCHIA: NON LA FATE ACCENDERE! 2^ PARTE from UnoNotizie.it on Vimeo.


 
 

ROMA / 22-05-2009

GRANO CONTAMINATO DALLA RUSSIA/ La Coldiretti lancia l'allarme. Carico di 30 milioni di chili non adatto a consumo umano

ROMA (UnoNotizie.it)

E’ allarme anche in Italia per la scoperta di un carico di 30 milioni di chili di grano destinato alla produzione di pane in Egitto, ma contaminato da ''insetti morti'' proveniente dalla Russia, da dove arriva quasi il 10 per cento del grano importato in Italia. E’ quanto afferma la Coldiretti nel chiedere l’avvio immediato di procedure di controllo  per verificare la sanità delle produzioni  importate.

In Italia nel 2008 - sottolinea la Coldiretti - sono arrivati quasi 400 milioni di chili di grano dalla Russia che oggi è accusata di avere esportato in Egitto un prodotto non adatto al consumo umano e non conforme ai requisiti sanitari,  per il quale sono in corso accertamenti di laboratorio per accertare se è cancerogeno, secondo il quotidiano indipendente Al Masr al Youm.

In Italia - conclude la Coldiretti - si importa oltre la metà del grano tenero necessario per la produzione di pizza, biscotti, dolci e pane nazionale all’insaputa dei consumatori perché non è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza della materia prima impiegata. (uno notizie roma)

 

 

 

TORINO / 30-06-2009

TI VOGLIO BERE/ Piemonte, a Torino in vendita il kit T.V.B. per bere l’acqua del rubinetto

TORINO (UnoNotizie.it)

Siete tra quelli che pensano che certo, l’acqua del rubinetto è controllata e dunque sicura, ma quel gusto talvolta un po’ clorato non vi convince proprio, per cui appena potete riempite il carrello della spesa di bottiglie d’acqua in plastica? Se sì, c’è una buona notizia per voi: a Torino apre i battenti il 4 luglio il primo negozio che aderisce alla campagna nazionale T.V.B. Ti voglio bere per l’uso consapevole dell’acqua, all’interno del quale è in vendita il kit T.V.B. Famiglia per la valorizzazione della risorsa idrica ad uso domestico.

 

 

Sposando le finalità della campagna, il kit è fatto apposta per incentivare il bere l’acqua della rete, in quanto è dotato di un filtro a struttura composita in grado di migliorarne le caratteristiche organolettiche, togliendo eventuali cloro, cloro derivati e materiale in sospensione (dovuto alle condizioni delle tubature).

 

Nato come ultima declinazione del progetto T.V.B. Ti voglio bere, che il Centro Studi Ambientali di Torino porta avanti in scuole, locali, strutture turistiche e di pubbliche amministrazioni, T.V.B. Famiglia è pensato proprio per incentivare la piccola rivoluzione del bere l’acqua della rete nel paese che invece detiene il record mondiale di consumo procapite di acqua imbottigliata. Con tutto quello che la scelta del ‘beviamola sfusa’ si porta dietro: riduzione dei rifiuti in plastica, delle emissioni di CO2 in atmosfera nonché delle spese familiari (circa 260 euro all’anno per una famiglia di tre persone). Scusate se è poco.

 

Il kit, prodotto da AqSystem, contiene un sistema di trattamento per acqua potabile (DM 443/90) che ne migliora le qualità organolettiche conservando le proprietà saline, 3 rompigetto aerati per la riduzione dei consumi idrici anche del 50%, una borraccia griffata e un vademecum T.V.B. con consigli sul risparmio idrico e confronti tra le acque in bottiglia e quella del rubinetto.

 

Il kit T.V.B. Famiglia è dunque in vendita da sabato 4 luglio presso La cosa giusta in piazza Borromini 72: un piccolo regno dello sfuso, con prodotti biologici e/o locali, più ecologici e economici rispetto ai cugini superimballati: vino, pasta, legumi, spezie, caffè, detersivi, saponi naturali, caramelle, frutta secca ed essiccata.

I due gestori Nicola Pertosa (cugini e omonimi) vi danno appuntamento sabato a partire dalle 11 per l’inaugurazione del negozio e la degustazione dei loro prodotti.

 

- Uno Notizie Torino -

SLANDA, BALENE SOS/ iniziata la strage con l'uccisione delle prime 2 balenottere

ISLANDA (UnoNotizie.it)

Questa mattina in Islanda due esemplari di balenottera comune sono stati uccisi, scaricati e sezionati al molo di Hvalförður. Sono le prime vittime di un programma che prevede di cacciare 150 esemplari. La balenottera comune è stata inserita nella lista delle specie a rischio estinzione dall’International Union for Conservation of Nature.

La caccia era stata aperta dal precedente governo islandese, poco prima che cadesse a causa di una crisi politica. Il nuovo governo, che si dichiara contrario alla caccia, non è riuscito a bloccare questa pratica molto controversa. Ben lontano dal fare gli interessi del paese, il nuovo governo ha permesso a una sola compagnia, la Hvalur efh, di decidere su una materia che invece è di competenza governativa.

“Il governo ha fallito miseramente nel dimostrare la propria leadership: nonostante la sua dichiarata opposizione alla caccia alle balene, questa continua. Oggi la sua reputazione, e quella dell’Islanda in generale, è stata distrutta per tutelare gli interessi di una singola azienda” afferma Sara Holden, coordinatrice internazionale della campagna Balene. “Oggi è chiaro che le regole della caccia alle balene in Islanda sono totalmente gestite dal baleniere Kristjan Loftsson e dalla sua compagnia Hvalur ehf. Ma il piccolo profitto che lui potrebbe ricavare da questa caccia alla balenottera comune avrà un grande costo per l’Islanda sia politico che economico”

Greenpeace chiede all’Islanda di impegnarsi a mettere fine alla caccia commerciale alle balene – un fallimento economico oltre che ambientale - e di promuovere la crescita dell’industria dell’eco-turismo, che porta profitti significativi e posti di lavoro al paese.

Più di 115.000 persone, partecipando all’ “Iceland Pledge”,hanno promesso di visitare il paese nel momento in cui il governo annunci la fine della caccia alle balene. Non c’è alcuna domanda interna di carne di balena in Islanda e, come dimostra un’indagine di Greenpeace, nonostante le dichiarazioni di Loftsson sul mercato delle esportazioni, non c’è domanda neanche in Giappone.

- Uno Notizie Islanda -

 

 

 

L’HI-TECH CI SALVERÀ – DALLA PILLOLA CHE FA LE GASTROSCOPIE, ALLA MINISONDA CHE INDIVIDUA LE CELLULE PRECANCEROSE – LE DIECI NOVITÀ CHE CAMBIANO LA MEDICINA ARRIVANO DALL’ALTA TECNOLOGIA: SOSTIUSCONO IL BISTURI E RIDUCONO GLI EFFETTI COLLATERALI…

Patrizia Feletig per "Affari & Finanza" de "la Repubblica"

La smart pill della GEye Mobile ha le stesse finalità della gastroscopia e la colonscopia, solo che è una capsula da ingerire per la diagnosi delle patologie dell'apparato digerente, trasmette i dati da una microcamera e si neutralizza entro poche ore. Silhouette Mobile è uno scanner portatile per l'analisi in profondità delle lesioni prodotto dalla neozelandese Aranz. La minisonda "confocale" ad alta risoluzione Cellvizio, sviluppata dalla Mauna Kea Technologies di Parigi, individua tessuti precancerosi che sfuggono ai tradizionali esami di endoscopia.

La tecnologia per la dialisi "emodiafiltrazione online mista" è prodotta dalla tedesca Fresenius Medical Care ma concepita in Italia presso il reparto di Nefrologia di Seriate. Dalla Silicon Valley viene il sistema wireless che permette al medico di assicurarsi la corrispondenza tra un farmaco da somministrare e le informazioni contenute nel braccialetto con codice a barre indossato dal paziente. In tutto il mondo l'hitech sta rivoluzionando la medicina.

Le strumentazioni biomedicali create grazie ad elettronica, meccanica, ottica e nanotecnologie sostituiscono i bisturi e gli esami invasivi, accrescono le potenzialità diagnostiche, riducono gli effetti collaterali. Un settore che a livello mondiale conta 21mila aziende con un giro d'affari di 187 miliardi di euro e 850mila addetti. Le patologie diffuse come l'obesità e le malattie croniche costituiscono un terreno fertile, confermato dalla crescita dei capitali investiti.

Negli Usa nel 2008 il settore ha attratto capitali per 3,44 miliardi di dollari: erano 1,62 nel 2003. Vediamo qualche esempio, cominciando dal più sconcertante. Contro l'obesità è stata approvata dall'Fda un tecnica chirurgica endoscopica che riduce il volume dello stomaco con una tecnica parachirurgica: la Toga della californiana Satiety, una gastroplastica che si effettua con una tagliatrice meccanica inserita dalla bocca per ridurre lo stomaco in modo che il paziente si sazi con meno cibo.

Non tutte le innovazioni sono così brutali: per diagnosticare il diabete ora c'è QuoTest: lo propone la britannica Quotient Diagnostics, è un sistema per misurare l'emoglobina glicosilata, A1c, ossia la media dello zucchero che c'è stato nel sangue negli ultimi 3 mesi. Rispetto alla misurazione della glicemia, il test riporta un quadro storico dell'andamento del diabete e aiuta a capire se dieta, attività fisica e medicine sono riuscite a tenere sotto controllo la glicemia.

La progressione del diabete è misurata in 3 minuti con l'uso di cartucce monouso per un micro prelievo di sangue che misura la concentrazione di A1c mediante la variazione della fluorescenza e visualizza il risultato sullo schermo. Concepito nell'ospedale San Bartolomeo di Londra, Quo Test è un presidio diagnostico utilizzabile sia nelle farmacie che negli studi medici.

È prodotta in Germania ma concepita in Italia presso il reparto di Nefrologia e Dialisi di Seriate (Milano) diretto da Luciano Pedrini, la tecnologia per la dialisi denominata emodiafiltrazione online mista. Dotata di un controllo computerizzato dell'andamento della seduta dialitica l'apparecchiatura della Fresenius Medical Care consente la massima depurazione possibile del sangue del paziente senza effetti collaterali e in tempi dimezzati. In Italia, dei 45.000 pazienti in dialisi circa 7.000 si affidano all'emodiafiltrazione, che permette di rimuovere una più alta quantità di tossine e assicura nei pazienti un tasso di sopravvivenza superiore del 35%.

Non è finita. Negli ospedali Usa ci sono 120mila morti l'anno per errori (scambio di farmaci, dosi errate e via dicendo) e così è nata IntelliDot, una soluzione wireless palmare. Concepito nei centri trasfusionali per garantire la corrispondenza tra campioni di sangue prelevati, pazienti, etichettatura dei tubi di analisi e delle borse di plasma, il sistema è già impiegato in 70 ospedali americani nella somministrazione dei farmaci.

Scannerizzando il codice a barre sul medicinale e quello stampato sul braccialetto identificativo del degente appare sullo schermo la conferma del trattamento e posologia. Novità nella diagnosi del tumore al seno invece con Flash, apparecchio in grado di fare una biopsia mammaria multicampione che richiede un unico inserimento per prelevare dei frammenti di tessuto. Basandosi sugli ultrasuoni, permette di estrarre dalla mammella i tessuti necessari senza infilare ripetutamente aghi o sonde nel petto della paziente. Il sistema è sviluppato dalla californiana Rubicor Medical, meno invasivo ma altrettanto completo.

 

CellVizio è una tecnica di imaging ad alta risoluzione sviluppata originariamente in astrofisica: una minisonda superflessibile esplora sotto la pelle con tecnologie simili a quelle laser e permette di identificare in dettaglio le microstrutture cellulari e subcellulari determinanti nella diagnosi precoce di lesioni tumorali. Consente di esplorare una superficie più vasta rispetto alle biopsie random. Ideata nei laboratori Mauna Kea Technologies di Parigi, individua tessuti precancerosi che sfuggono ai tradizionali esami di endoscopia.

Altre invenzioni sono frutto del caso: byproduct medicale delle tecniche di animazione in 3D usate al cinema, Silhouette Mobile è uno scanner portatile per l'analisi delle lesioni. Gli ingegneri della neozelandese Aranz Medical hanno collegato a un minipc una fotocamera digitale che consente di effettuare le misurazioni della profondità della lesione.

Anziché le invadenti gastroscopie, si può usare SmartPill, una capsula endoscopica che contiene una telecamera in miniatura che viaggia all'interno dell'intestino inviando informazioni ad un dispositivo ricevente indossabile, che saranno esaminati dallo specialista dopo un paio di giorni di vita normale. Quanto ai defibrillatori, la Philips propone un modello facile da usare, HeartStartHome, dal costo di meno di mille euro. OneTouchPing è invece un dispositivo, somigliante a un iPod, che racchiude un controllore di livelli di glucosio con un microinfusore di insulina.

Si applica in un punto del corpo poco visibile e sulla base delle informazioni rilevate calcola automaticamente l'insulina necessaria da iniettare. Infine, impianti drenanti alternativi alla chirurgia laser per curare il glaucoma sono stati sviluppati da Trascent Medical, start up della Silicon Valley, mentre Ventus Medical ha brevettato dei cerotti, Provent, che sostituiscono il fastidioso sistema di tubi e maschera che devono indossare le persone affette da apnea notturna che può essere letale.

 

 
[06-07-2009]

 

 

 

La produzione di idrogeno da energia solare


Intervista a Pietro Tarquini 

 

Nei laboratori dell’Unità di Ricerca e Sviluppo del Progetto Solare Termodinamico del Centro ENEA Casaccia è stato sperimentato con successo un processo di produzione di idrogeno dall’acqua mediante il ciclo termochimico zolfo-iodio alimentato da energia solare. L’attività di ricerca e sviluppo ha obiettivi di medio e lungo tempo, ma ha consentito di individuare due possibili applicazioni molto più ravvicinate nel tempo: con la prima, l’idrogeno viene prodotto utilizzando in parte una fonte solare e in parte una fonte fossile; la seconda applicazione riguarda lo sviluppo di un processo di desolforazione, messo a punto modificando il ciclo zolfo-iodio, in grado di produrre idrogeno e acido solforico concentrato.

Ingegner Tarquini,  innanzitutto complimenti per il premio che il vostro gruppo ha ricevuto durante la prima edizione di “E2-Eccellenze ENEA” proprio per il vostro studio sulla produzione di idrogeno.
Grazie. E’ stato un bellissimo riconoscimento per un gruppo - Vincenzo Barbarossa, Giampaolo Caputo, Antonio Ceroli, Maurizio Diamanti, Paolo Favuzza, Claudio Felici, Alberto Giaconia, Roberto Grena, Michela Lanchi, Raffaele Liberatore, Pierpaolo Prosini, Alfonso Pozio, Giovanni Salvatore Sau, Annarita Spadoni, Silvano Tosti ed io - che ha lavorato sempre con tanto entusiasmo e tanta professionalità.
Guardi, non che non lo fossimo già, ma durante la premiazione ci siamo sentiti tutti orgogliosi di far parte di un Ente come ENEA che annovera grandi eccellenze della ricerca italiana.

Può spiegarci i risultati dello studio e le sue applicazioni?
Si tratta di realizzare la scissione dell’acqua in idrogeno e ossigeno secondo un processo a più stadi, ovvero attraverso una sequenza di reazioni chimiche che generano e consumano ciclicamente gli stessi composti a spese di calore a temperature non superiori ai 900°C accessibili, e questo è importante con le tecnologie solari, in parte già disponibili ed in costante sviluppo, a differenza dei circa 3000°C necessari per la scissione termica diretta dell’acqua che pone dei problemi tecnologici molto ardui e di difficile soluzione.
Nel mondo della ricerca sono stati proposti negli anni decine di diversi cicli termochimici e attualmente l’ENEA, a valle di approfondite valutazioni teoriche e considerazioni pratiche, ha selezionato il ciclo zolfo-iodio ed il ciclo basato sulle ferriti di manganese per essere alimentati da energia solare. Aggiungo, inoltre, che è una scelta condivisa anche da altri Enti di ricerca internazionali.
Nell’ambito del progetto TEPSI, finanziato dal FISR (Fondo Integrativo Nazionale per la Ricerca), l’ENEA si propone di realizzare, per la prima volta in Europa, due impianti completi in scala da laboratorio per la dimostrazione della fattibilità scientifica dei cicli termochimici. In aggiunta è in fase di sviluppo un prototipo di ricevitore solare cui accoppiare i suddetti cicli.
Il ciclo termochimico“zolfo-iodio”si compone principalmente di tre reazioni, sommandole si ottiene, come bilancio netto, la scissione dell’acqua in ossigeno e idrogeno, che è di fatto l’unico reagente introdotto nel processo, mentre le altre sostanze rappresentano dei prodotti intermedi.
I cicli termochimici che utilizzano ossidi metallici per la scissione dell’acqua sono in linea di principio estremamente semplici: prevedono  una fase gassosa reagente con una o più fasi solide, pertanto il ciclo può essere realizzato con la sola movimentazione di fasi gassose. Il punto debole di questi cicli sono le elevate temperature (1100-1600°C). L’attività ENEA ha permesso di sviluppare, in questo caso,  materiali compositi costituiti da ferriti di manganese nanoparticellate e carbonato di sodio che hanno mostrato  reattività chimica a 750°C, valore di  temperatura estremamente interessante perché permette l’utilizzo di materiali convenzionali per l’impiantistica.

Perché concentrarsi sull’idrogeno?
Innanzitutto l’idrogeno è l’unico combustibile che può essere bruciato senza emissioni di anidride carbonica, monossido di carbonio, idrocarburi incombusti, polveri sottili, ecc. Inoltre, mediante l’utilizzo di fuel cell è in grado di produrre energia elettrica in maniera altamente efficiente e senza rilascio di altri composti inquinanti per l’ambiente come gli ossidi di azoto.
Questi benefici ambientali a livello locale hanno fatto moltiplicare i progetti, nazionali ed internazionali, volti a dimostrare la fattibilità dell’impiego dell’idrogeno come possibile vettore energetico.
L’idrogeno viene attualmente prodotto per usi industriali a partire da combustibili fossili, principalmente da reforming del gas naturale, ma anche da petrolio e carbone, con una emissione associata di anidride carbonica. E’ possibile però ottenerlo anche a partire da acqua e da fonti energetiche rinnovabili, la cui disponibilità è praticamente illimitata, in particolare per l’energia solare, e svincolata dagli idrocarburi ed è in quest’ottica che si sono rivolti i nostri sforzi.
Nel nostro caso, quindi, la “filiera” idrogeno, dalla produzione all’utilizzo, sarebbe completamente rinnovabile, a zero emissioni di gas serra.

Ma per produrre idrogeno si ricorre già all’elettrolisi
L’elettrolisi è un processo ben consolidato, alimentato da energia elettrica. Anche in questo caso si possono migliorare i rendimenti di conversione  e ridurre i costi. Ma resta comunque il problema della necessità dell’energia elettrica, altro prezioso vettore energetico, che non risolverebbe in via definitiva il problema dell’uso delle fonti  fossili, visto che nella maggior parte dei casi, e soprattutto in Italia, l’energia elettrica viene prodotta da centrali termoelettriche.

Ha accennato più volte ai costi ed in effetti in molti sostengono che siano troppo elevati. Secondo lei quali sono le prospettive future?
Da molte parti si evidenzia come l’idrogeno, che di per sé è un vettore energetico e non una fonte primaria di energia, sia attualmente ottenuto con costi accettabili solo nel caso di conversione dagli stessi idrocarburi. Difatti vari studi, tra i quali anche quelli fatti dall’ENEA, concordano sul fatto che il costo dell’idrogeno termochimico-solare attualmente si aggirerebbe intorno ai 4-6 $/kg, pari a circa 4/6 volte il costo dell’idrogeno prodotto da tecnologie già mature e consolidate come lo steam reforming del gas naturale (0.78-1.38 $/kg).
Tuttavia in un futuro non troppo remoto (presumibilmente entro il 2030) si assisterà ad un’inversione dei prezzi a favore dell’idrogeno termochimico-solare. Questo perché da una parte il costo dei combustibili convenzionali è destinato, molto probabilmente, a crescere negli anni a venire, anche a causa dell’eventuale sovrapprezzo associato alla sequestrazione e al confinamento stabile dell’anidride carbonica come contromisura all’emissione dei gas serra.
Dall’altra, il costo dell’idrogeno dall’idrolisi termochimica è destinato a ridursi considerevolmente nei prossimi anni grazie alla maturazione e alla diffusione della tecnologia solare su larga scala con un conseguente abbattimento dei costi. Attualmente rappresenta circa i 2/3 dell’intero costo.
Comunque, se la contabilità dei costi associati all’uso di un qualsiasi carburante tenesse conto anche dei suoi effetti sulla salute e sull’ambiente, soprattutto nei grandi centri urbani, nei quali già vive la metà della popolazione mondiale,l’idrogeno da cicli termochimici potrebbe già essere ritenuto economicamente vantaggioso.

Si tratta, però, di risultati a lungo termine mentre nell’immediato esistono già delle risposte possibili?
In attesa della produzione di idrogeno interamente dall’acqua e dal sole, per il breve termine è realistico pensare a processi ibridi, alimentati contemporaneamente dall’energia solare e dalla fonte fossile.
Questa soluzione permette di svincolare la parte del processo a più alta temperatura (850°C) dalla tecnologia solare del ricevitore a torre, che ancora è in fase di sviluppo, fornendo calore con un convenzionale forno a metano o a biomassa. Questa soluzione è già un brevetto ENEA. Inoltre la stessa Commissione Europea ha individuato una road-map per la ricerca sull’idrogeno nei prossimi decenni, in cui nella prima fase, è previsto lo sviluppo di processi ibridi.
Un’altra interessante applicazione del ciclo zolfo-iodio che può dare un contributo ai metodi di desolforazione di combustibili fossili contenenti zolfo, è stata recentemente brevettata dai ricercatori dell’ENEA che si occupano della produzione di idrogeno da fonti rinnovabili, Sostanze inquinanti quali i composti solforati sono  presenti nei reflui gassosi di impianti termoelettrici e delle raffinerie e devono essere trattati per rispettare i limiti delle emissioni fissate dalla normativa ambientale. L’uso di combustibili di minor pregio, ovvero ad alto contenuto di zolfo, è destinato ad aumentare nei prossimi decenni per la limitatezza delle risorse e l’aumento della domanda globale di energia: un esempio è il carbone del Sulcis, con tenore di zolfo che può arrivare al 6-8%.
Attualmente l’anidride solforosa proveniente dalla combustione dei composti solforati presenti nei combustibili fossili comporta la necessità di costosi impianti di abbattimento che generalmente consumano calcare e producono notevoli quantità di gesso il cui smaltimento risulta in molti casi problematico e costoso. Con la tecnologia sviluppata e brevettata dall’ENEA i  prodotti che saranno ottenuti da questo nuovo processo di desolforazione, sono  idrogeno e acido solforico concentrato.
Il processo consente pertanto di soddisfare due tra le più importanti esigenze dell’industria chimica ed energetica in campo ambientale: contenere in modo quantitativo le emissioni di gas inquinanti e produrre idrogeno puro, il quale verrà utilizzato come reagente chimico o vettore energetico. Un altro prodotto che si ottiene è acido solforico concentrato ad elevato grado di purezza, un prodotto facilmente stoccabile e di discreto valore commerciale. Il costo di produzione dell’idrogeno da una valutazione  preliminare potrebbe essere  estremamente  competitivo.

Rispettare l’Ambiente, favorire la Ricerca o sviluppare l’Economia di un Paese sembrano attività inconciliabili. Invece lo studio sull’idrogeno e le sue applicazioni possono contribuire alla tutela ambientale e alla crescita e allo sviluppo del Sistema Paese?
L’“economia all’idrogeno” può rappresentare una risposta efficace sia alla problematica ambientale, sia alla problematica dell’accesso alle risorse energetiche.
I cicli termochimici per la produzione di idrogeno che fanno uso di acqua come materia prima alimentati da energia solare possono dare un notevole  contributo al gravoso problema dell’approvvigionamento energetico del Paese. La dipendenza energetica italiana è tra le più elevate del mondo, la riduzione delle importazioni energetiche e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento rimane una questione strategica importante. La fonte solare è inesauribile, l’installazione di impianti solari nel territorio italiano può costituire una valida fonte di integrazione energetica con un enorme potenziale da sfruttare soprattutto nelle aree desertiche del Nord Africa. I cicli termochimici possono costituire un metodo molto efficiente per produrre idrogeno dall’acqua, necessitano però di un intenso e costante  lavoro di ricerca e sviluppo che consenta di portare la tecnologia  dalla fase di laboratorio a quella industriale.
Ci troviamo di fronte ad un’importantissima sfida riguardante l’approvvigionamento di energia e la soluzione di problemi geopolitici ed ambientali, che diventeranno  cruciali nei decenni a venire.
Utilizzare le risorse rinnovabili, ampiamente disponibili in Italia, per produrre idrogeno “pulito” e/o elettricità da integrare alle fonti fossili è un passaggio più che obbligato.
Basti pensare che questo tipo di studi a lungo termine sulla produzione di idrogeno sono oggetto di interesse da parte dei maggiori centri di ricerca del mondo (General Atomic e Sandia negli USA, CEA in Francia, CIEMAT in Spagna, DLR in Germania, JAEA in Giappone, KAERI in Corea, ENEA in Italia, ecc.). Non dedicare la giusta attenzione a questi processi che sono allo stesso tempo fattibili, ecologici e, potenzialmente, anche economici, potrebbe rivelarsi una grossa opportunità persa per la politica energetica di qualsiasi paese, ed in particolare per l’Italia. E’ una nuova frontiera del mercato dell’energia che si sta aprendo e se l’Italia saprà investire le sue energie nello sviluppo della ricerca e della tecnologia adeguate potrà interpretare un ruolo da vero protagonista con ripercussioni benefiche su tutta l’economia nazionale. L’ENEA, dal canto suo, si è già attrezzato per intraprendere questa strada da protagonista.

 

 

 

LA BOMBA SULLA DISCARICA DI ACERRA è BIPARTISAN: SCOPPIA SOTTO LA POLTRONA PD DEl presidente della Provincia di Benevento MA Tra gli arrestati ci sono anche De Biasio, ex-subcommissario dI Bertolaso, e Vacca, direttore dei lavori del termovalizzatorE...

 

Corriere.it

C'è il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile (Pd), tra le 15 persone arrestate dalla Guardia di finanza e dalla Dia di Napoli nell'ambito dell'operazione "Green" sulla gestione dei rifiuti in Campania durante il commissariamento. Le ordinanze di custodia cautelare, tutte ai domiciliari, hanno raggiunto anche alcuni professori universitari e funzionari della Regione. L'indagine è stata condotta dai pm Giuseppe Noviello, Paolo Sirleo e Alessandro Milita.

COLLAUDO IMPIANTI - Nell'elenco figura un solo politico, Cimitile appunto, eletto nel 2008 a capo della Provincia di Benevento con una coalizione di centrosinistra. All'epoca dei fatti contestati era docente e membro della commissione collaudo degli impianti di smaltimento. Dal 2000 al 2006 è stato rettore dell'università del Sannio.

cimitile

L'inchiesta riguarda le presunte irregolarità nei collaudi di numerosi impianti CDR (combustibile derivato dai rifiuti) campani, in grado di produrre ecoballe di combustibile dalla spazzatura. Le persone arrestate sono accusate di falso: avrebbero attestato la conformità degli impianti, e quindi la capacità di produrre CDR e FOS (frazione organica stabilizzata) a norma, quando le aree erano già sotto sequestro.

acerra

ECOBALLE IRREGOLARI - Tra gli arrestati ci sono anche Claudio De Biasio, ex-subcommissario del sottosegretario Guido Bertolaso, e Giuseppe Vacca, direttore dei lavori del termovalizzatore di Acerra, in funzione dal 26 marzo, all'epoca dei fatti direttore dei lavori nei CDR. Altri arrestati sono: Oreste Greco, professore universitario; Giuseppe Sica, architetto; Vincenzo Naso, docente di ingegneria alla Federico II; Vittorio Colavita; Alfredo Nappo; Vitale Cardamone, ingegnere; Rita Mastrullo, docente di fisica alla Federico II; Filippo De Rossi, ordinario di fisica; Luigi Travaglione, ufficio tecnico Benevento; Mario Cini e Francesco Scalingia. L'attività dei CDR, dal 2005 fino a circa un anno fa, ha prodotto diversi milioni di ecoballe che restano stoccate in Campania e per le quali ancora non si è trovata una soluzione di smaltimento, poiché non essendo a norma non possono essere bruciate nei termovalorizzatori di ultime generazioni. Attualmente i CDR continuano a trattare i rifiuti, ma in modo diverso da quanto previsto dalla normativa.

 

 

 
[03-06-2009]

 

 

 

Incentivi per Biciclette

Ultimo aggiornamento 08.05.2009, 14:18

Cosa è

A partire dal 22 aprile 2009 sono disponibili gli incentivi messi a disposizione dal Ministero dell’Ambiente in accordo con Associazione Nazionale Ciclo Motociclo e Accessori (ANCMA) e CEI CIVES (Comitato elettrotecnico italiano  - Commissione Italiana Veicoli Elettrici Stradali)  dedicati a biciclette, ciclomotori e veicoli elettrici.

A chi è rivolto

Ai cittadini che decidono di acquistare una bicicletta o una bicicletta a pedalata assistita ai quali non è più richiesta la contestuale rottamazione di vecchi ciclomotori Euro zero.

In cosa consiste

In un contributo del 30% del prezzo di listino fino ad un massimo di 700 € per l’acquisto di una bicicletta, anche a pedalata assistita.
Il fondo disponibile, che comprende anche gli incentivi disponibili per l’acquisto di nuovi ciclomotori euro 2 a fronte di rottamazione di vecchi ciclomotori euro 0 o euro 1 (vedi pagina specifica), ammonta a 8.750.000 € da erogare nel corso del 2009.
 

Come ottenere l'incentivo

E’ sufficiente rivolgersi direttamente al concessionario/rivenditore (se aderente al progetto) presso cui si intende acquistare il veicolo.
Sul sito http://www.incentivimotocicli.it/ è possibile visionare l’elenco dei negozianti abilitati all’iniziativa e le marche aderenti. 

Per maggiori informazioni

Ministero Ambiente Territorio Tutela del Mare (Centralino: tel. 06.57221)

I rivenditori interessati ad aderire all’iniziativa devono rivolgersi a:
Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori - Via Antonio da Recanate, 1 - 20124 Milano - Tel. 02.677.35.11 - Fax 02.6698.2072, e-mail: ancma@ancma.it),
Cives (Commissione Italiana Veicoli Elettrici Stradali CEI-CIVES - via Saccardo, 9 20134 Milano - Tel +39 02 21006 249 - Fax +39 21006 210,  e-mail: CIVES@ceiweb.it).

 

 

 

SANTA MARINELLA (ROMA) / 14-04-2009

CENTRALE A CARBONE DI CIVITAVECCHIA: A SANTA MARINELLA DENUNCIA DEI CONSIGLIERI ''SOLDI A CHI DOVREBBE CONTROLLARE?''

 

 

 

SANTA MARINELLA -ROMA (UNONOTIZIE.IT)

Ieri sera in Consiglio Comunale a Santa Marinella  è andato in scena l’ennesimo atto grottesco  per cui  da anni, mentre a parole gli Amministratori  di questo territorio giurano di essere impegnati a difendere la salute dei cittadini, nei fatti spianano la strada ad Enel spa e ai suoi piani economici, ignorando in maniera colpevole e sistematica le richieste accorate di un popolo inquinato da decenni.

 

Fino a questo momento potevamo dire che fossero responsabili solo sindaci e giunte di Civitavecchia, ma ora si stanno  allineando perfettamente anche alcuni sindaci e giunte  del comprensorio ed ora, dopo Tarquinia ed Allumiere è la volta di S.Marinella.

 

Il Sindaco Bacheca e i suoi Assessori  ripetono da mesi che l’accordo con Enel SPA è stato da loro sottoscritto  obtorto collo, solo perché costretti dalla situazione, ma che tramite  l’Osservatorio Ambientale avrebbero vigilato in modo indefesso e severo.

 

Peccato che la delibera votata dalla maggioranza ieri sera  in Consiglio smentisca completamente tali belle parole.

 

L’atto con il quale si va a costituire il Consorzio è quanto di più scialbo e generico si poteva immaginare; ha una valenza semplicemente tecnica, non mostra nessuna volontà politica volta a sostenere con forza la funzione di controllo di Consorzio e Osservatorio, ignora completamente le prescrizioni VIA, forse perché troppo imbarazzanti, dimentica totalmente di citare e considerare il rapporto con le associazioni e i comitati, con gli studi scientifici che il territorio ha espresso ed esprime.  

 

Del resto la mancanza di volontà politica e il suo aspetto esclusivamente tecnico, sono stati tranquillamente ammessi da Venanzo Bianchi, il quale come assessore al Bilancio si è dichiarato inoltre perfettamente soddisfatto  che le attività del Consorzio siano pagate da ENEL Spa per un milione di euro l’anno, fingendo di non  ravvedere la difformità di un’azienda privata che paga chi la dovrebbe controllare.

 

Sebbene tutta l’operazione sia assurda, noi consiglieri di minoranza abbiamo cercato di migliorare quel testo, introducendo appunto degli elementi “politici”, rivolti da un parte a vincolare il più possibile le attività del Consorzio e dell’Osservatorio nell’ottica della difesa del territorio e dall’altra a sancire la volontà di ascoltare e raccordarsi con le associazioni di cittadini.

 

Abbiamo infine semplicemente chiesto che il delegato del sindaco abbia un curriculum che lo qualifichi per le attività del Consorzio e che la sua nomina sia ratificata dal Consiglio Comunale di Santa Marinella.

 

La maggioranza ha votato in blocco contraria  a  questi nostri emendamenti migliorativi ed è stato davvero uno spettacolo avvilente vedere tutte quelle mani alzate, gesto chiaro di resa alle logiche dei poteri forti.

 

Alleghiamo per maggiore informazione il testo integrale dei nostri emendamenti:

 

Emendamento n° 1

 

Art. 1 della convenzione. “costituzione e finalità”:  aggiungere al Punto  5 :

 “Il consorzio recepisce in pieno quanto indicato dalla V.I.A  D. M. 0680 /2003

la quale prescrive dal punto 1 al punto 5

“si esprime giudizio di compatibilità ambientale favorevole alle seguenti condizioni [omissis]

1. dovrà essere effettuato un monitoraggio statistico sui dati sanitari della popolazione per un periodo sufficiente e significativo, successivo all'entrata in regime della centrale, con cadenza ciclica annuale, per verificare eventuali variazioni nelle classi epidemiologiche delle malattie più frequenti e delle cause di mortalità nell'area vasta. Particolare attenzione dovrà essere posta alla individuazione degli eventuali effetti derivanti da esposizioni prolungate a piccole concentrazioni, al fine di quantificare e controllare gli effetti dei microinquinanti e delle polveri emessi dalla combustione del carbone;

 

5. si dovrà istituire un osservatorio ambientale allo scopo di analizzare lo stato ambientale del comprensorio attraverso l'analisi dei livelli complessivi degli inquinanti dell'area provocato dalle diverse fonti (energia, trasporti, industrie); studiare le ricadute sulla popolazione; monitorare i parametri di qualità ambientale durante l'esercizio della centrale; gestire gli eventuali fenomeni di stress e/o criticità ambientale derivanti dall'esercizio della centrale; ricercare soluzioni tecnologiche per l'ulteriore abbattimento degli inquinanti; informare i cittadini sui risultati degli studi e delle misure effettuate. Data la interdisciplinarietà delle funzioni dell'osservatorio, lo stesso sarà composto da rappresentanti della Regione Lazio, della Provincia di Roma, dei Comuni interessati, della ASL, dell'ARPA, del Ministero della Salute e del Ministero dell'Ambiente, oltre ad altri eventuali enti nazionali di rilevanza scientifica ed enti di ricerca pubblici e privati;

 

9. dovrà essere assicurato nel tempo il monitoraggio dell'ambiente marino antistante la centrale, per quanto riguarda l'inquinamento chimico-fisico derivante dall'esercizio della centrale o dalle attività ad esso connesse, e l'inquinamento termico connesso allo scarico a mare delle acque di processo;

 

Emendamento n° 2

 

Art. 4 della convenzione – POTERI DEL CONSORZIO: aggiungere

“In particolare potrà stipulare contratti con soggetti esterni abilitati alla ricerca scientifica su ambiente e patologie correlate all’inquinamento, ove  ravvedesse la necessità di un confronto con quanto valutato dall’Osservatorio Ambientale”

Il Consorzio potrà inoltre acquisire  i pareri delle associazioni ambientaliste operanti sul territorio e si farà garante nei confronti delle stesse nelle richieste di chiarimenti e documentazione, in un’ottica di valutazione partecipata dei dati dell’Osservatorio Ambientale”

 

Emendamento n° 3  Art. 3 dello STATUTO   Punto 1 – aggiungere

 “Di tali attività connesse, il Consorzio rende partecipi le associazioni impegnate nella tutela del territorio e della salute, operanti sul territorio e ove ne facciano espressa richiesta”

 

Emendamento n° 4 art. 8 dello  STATUTO: aggiungere

“Il delegato del sindaco avrà un curriculum che lo qualifica espressamente per le attività connesse di cui all’art. 3 “ Poteri del consorzio”  e la sua nomina dovrà essere ratificata in Consiglio Comunale.”

 

I CONSIGLIERI COMUNALI DI MINORANZA

COMUNE DI SANTA MARINELLA

 

                         

 

 

 

PISTOIA / 09-04-2009

DOPO LA MOZZARELLA CAMPANA E I SUINI IRLANDESI, DALLA TOSCANA IN ARRIVO I POLLI ALLA DIOSSINA

PISTOIA (UNONOTIZIE.IT)

Dopo la mozzarella campana, i suini irlandesi... ora anche i polli toscani alla diossina?

 

Il 2 aprile 2009, in una riunione presso la Provincia di Pistoia sono stati diffusi i risultati di esami fatti su matrici biologiche (latte, uova, carne di manzo, pollo ecc) eseguiti - su forte pressione dell'opinione pubblica- in seguito all'incidente occorso nell'estate del 2007 all'inceneritore di Montale (PT), incidente che comportò sforamenti notevoli per diossine e similari e che portò alla sua chiusura, purtroppo, temporanea.

 

Orbene questi valori sono assolutamente preoccupanti e nella carne di pollo si arriva a livelli di diossine e PCB dioxin like fino a oltre 10 volte il limite ammesso.

 

Il limite per la commercializzazione di carne di pollo è 4 ng/kg e su 8 campioni di carne di pollo 5 sono nettamente oltre il limite (fino a 10 volte tanto) e fra i restanti tre due in soglia comunque di attenzione Anche altre matrici sono risultate contaminate: uova di gallina 7,43 , uova di oca 10.31 (il limite per le uova è 6 ng/kg ).

 

Nell'unico campione di carne bovina è stato riscontrato un valore di 5.49, superiore al limite ammesso.

 

In un momento di crisi la giusta filiera dei rifiuti che ne preveda riciclaggio e riuso comporta occupazione e recupero di risorse.

 

Il Centro di Vedelago che ha un bacino di utenza 1.150.000 abitanti, riceve i rifiuti urbani e i materiali post- consumo dalle attività produttive della Provincia di Treviso e nel 2008 ha trattato 27.062,730 tonnellate dando lavoro a 61 persone (45 operai, 12 impiegati, 4 autisti).

 

Se le 800.000 ton bruciate a Brescia ogni anni fossero trattate secondo questo metodo si darebbe lavoro a 1.800 persone!

 

 

 

Microturbina eolica EOL-H-5 da 5 kW

La turbina EOL-H-5 ha una potenza di 5 kW, che raggiunge con un vento di circa 9 m/s. Con un vento medio di 6 m/s, EOL-H-5 produce una quantità di energia annua pari a circa 12500 kWh, equivalente a 2500 ore di funzionamento alla potenza nominale di 5 kW.

immagine EolPower, EOL-H-5 Sett 2008 ita

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Valutazione economica della Turbina EOL-H-5 (costi indicativi)

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Flyer/Scheda tecnica della Turbina EOL-H-5

flyer EolPower, EOL-H-5 Sett 2008 ita

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VITERBO / 06-04-2009

SISMA ABRUZZO: LO STUDIOSO GIULIANI AVEVA PREANNUNCIATO UN FORTE TERREMOTO

VITERBO (UNONOTIZIE.IT) Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso martedì 31 marzo si era scagliato contro gli "imbecilli" che si divertono a diffondere notizie false.

Tra coloro che diffondevano notizie sul terremoto c'era Giampaolo Giuliani, ricercatore presso i Laboratori nazionali Infn del Gran Sasso che, in seguito allo sciame sismico che sta interessando l'Abruzzo da più di un mese, aveva lanciato l'allarme: la regione sarà colpita il 29 marzo da un terremoto «disastroso». Giuliani è stato denunciato per procurato allarme.

Nella notte del 29 marzo c'era infatti stato a Sulmona un terremoto di 4 gradi della scala Richter.

L'analisi dello scienziato Giuliano Giuliani era basata sull'analisi di un gas radioattivo, il radon, che si libera dal sottosuolo quando le faglie vengono attivate il gas trova una via di fuga giungendo in superficie.

Lo scienziato, ha impiegato due anni per costruire uno strumento in grado di rilevare, osservare e studiare il Radon con l’aiuto di un sismografo che, a causa dell’intenso sciame sismico che ha interessato la zona negli ultimi mesi, ha insospettito lo studioso.

Quella di oggi è comunque  stata solo la scossa più forte di uno sciame sismico che si perpetua da mesi.

La magnitudo registrata alle 3.32 di questa notte dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia è di 5,8 gradi della scala Richter, a cui sono seguite diverse repliche, la prima di 4,7 gradi alle 4.37.

Diverse le avvisaglie nelle ultime settimane.

Una scossa violenta di terremoto il 16 gennaio, poi quella di magnitudo 4.0 che aveva fatto tremare la regione Abruzzo il 30 marzo: numerose persone si erano già riversate in strada allora.

Dall’inizio dello sciame sismico, già da alcuni mesi, sono decine gli eventi di magnitudo superiore a 2.0 registrati dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) nel distretto aquilano e nel bacino di Sulmona.

Su richiesta del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, si era tenuta nella sede della Regione Abruzzo all’Aquila, una riunione degli esperti della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi.

Obiettivo del Dipartimento della Protezione civile era quello di «fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane.

Qualcuno nei giorni scorsi aveva però messo in allarme sulla possibilità del sopraggiungere di scosse più forti e pericolosi per la popolazione abruzzese, ma era stato accusato di "procurato allarme" e di conseguenza denunciato.

Le scosse di terremoto che continuano a scuotere l’Abruzzo non sono tali da preoccupare - aveva spiegato Bertolaso intervenendo a Roma ad un convegno organizzato da ministero dei beni culturali e protezione civile sulla esperienza del terremoto che nel 1997 colpì Umbria e Marche - ma Purtroppo a causa di imbecilli che si divertono a diffondere notizie false siamo costretti a mobilitare la comunità scientifica per rassicurare i cittadini.

 
Giampaolo Giuliani, però, studioso che fa ricerca ai Laboratori nazionali del Gran Sasso,
sostiene ormai da molti anni di aver elaborato un metodo in grado di prevedere l’arrivo degli eventi sismici.
 
E oggi, dalle ultime notizie, il suo allarme, lanciato esattamente una settimana fa, risulta tragicamente premonitore.
 
Domenica scorsa, dopo la prima scossa di terremoto che ha avuto come epicentro la zona di Sulmona l'uomo avrebbe telefonato anche al commissariato del capoluogo e  alla polizia municipale sostenendo che ci sarebbe stata una scossa di una intensità superiore alla precedente, creando allarmismi tra la popolazione e così denunciato.
La notizia, tra l'altro, indusse il sindaco di Sulmona, Fabio Federico, a un rientro precipitoso da Roma dove stava partecipando al congresso fondativo del Pdl. 
 
 
GUARDA L'INTERVISTA A GIULIANI:

 

 

 

Jeremy Rifkin pensa che la via per risolvere il problema energetico del nostro Paese, e non solo, è quella che lui definisce la “Terza Rivoluzione Industriale”: “un sistema dove tutti i cittadini sono in grado di autoprodursi l’energia sufficiente alla sussistenza e ciò che avanza viene reimmesso nella rete comune, come avviene più o meno con le informazioni che circolano su Internet”.

Per realizzare ciò, tuttavia, c’è bisogno di ingenti investimenti nel campo delle energie rinnovabili e di una classe politica capace di capire “le innovazioni provenienti da una rete intelligente di scambio di energia, o di nuovi edifici costruiti direttamente con pannelli fotovoltaici”.

Energia e clima: un summit mondiale



L'ora della terra che ha fatto spegnere le luci in tutto il mondo sabato 28 Marzo 2009, come si può vedere dal video qui sopra, è stato un successo.

E proprio sabato 28 Marzo, Barack Obama ha indetto un forum sull'energia e sul clima che si terrà a Washington il 27 e il 28 Aprile 2009, dove ha invitato i capi di stato di 16 nazioni a partecipare alle sessioni preparatorie per generare una leadership politica in grado di portare dei cambiamenti positivi alla conferenza di Copenhagen che si terrà nel Dicembre 2009.
Le sessioni preparatorie per la conferenza di dicembre si concluderanno poi a Luglio 2009 al vertice tra le maggiori economie mondiali indetto dall'Italia alla Maddalena.

Insieme alla mobilitazione politica, anche i popoli del mondo dovrebbero cercare di fare la loro parte.
Ma come? Come possiamo noi singoli cittadini formare una massa critica che diventi sempre più influente nelle sorti del clima e del mondo?
Riusciremo a trasformare il 2009 in un anno di cambiamenti a favore della preservazione del clima e della sostenibilità ambientale?
Cosa ne pensate? Che passi fareste voi?



L’Earth Hour è nata a Sydney, Australia, nel 2007 su iniziativa del WWF e del Sydney Morning Herald. Lo scopo era quello di tagliare i consumi energetici e di conseguenza ridurre le emissioni di diossido di carbonio.

Il 2008 ha segnato il primo anniversario dell’evento, registrando un notevole incremento delle adesioni in tutto il mondo. In Italia sono stati spenti il Colosseo a Roma e il municipio di Venezia. A Bangkok si è calcolato un risparmio elettrico intorno ai 100 MW, mentre Toronto ha raggiunto i 900 MW.

Nel 2009 l'iniziativa punta a coinvolgere un miliardo di persone e più di 1000 città. Saranno spente icone mondiali come la Tour Eiffel, le Cascate del Niagara e il più alto grattacielo del mondo a Taipei 101 in Cina.

Qual è la vostra opinione rispetto a questo genere di iniziative? Possono essere uno strumento utile per lanciare segnali importanti ai grandi della Terra e spingerli ad agire contro i cambiamenti climatici?

Videointervista a Gavin Pretor-Pinney

Gavin Pretor-Pinney, autore del best seller mondiale Cloudspotting. Una guida per i contemplatori di nuvole e fondatore della Cloud Appreciation Society, si racconta e condivide il suo amore per le nuvole, le sue proposte di sensibilizzazione per l'ambiente e il ruolo importante che giocano le nuvole nell’analizzare il clima e i suoi cambiamenti.

Ci racconta cosa rappresentano per lui le nuvole e il rapporto che ha sempre avuto, dall'età di quattro anni, con queste espressioni della natura.
Spesso colpevolizziamo le nuvole come portatrici di pioggia o freddo, ma le nuvole per Gavin Pretor-Pinney sono sempre stupende e in Paesi come il nostro, dove non sono spesso presenti, le ha comunque ritrovate nei dipinti e negli affreschi di chiese e musei.
Secondo Gavin dobbiamo stare attenti a come interferiamo con i vari elementi della natura, per non rompere equilibri che potrebbero creare delle alterazioni nell'armonia dell’ambiente.
Invita tutti noi a "incentivare un rapporto più diretto con la natura che ci circonda".

Scoprite in tutte le pillole video le risposte di Gavin Pretor-Pinney relative alle nuvole, al clima, alla globalizzazione e industrializzazione del nostro pianeta.

Gavin Pretor-Pinney e le nuvole



Gavin Pretor-Pinney è l'autore di The Cloudspotter's Guide (Cloudspotting. Una guida per i contemplatori di nuvole), un libro uscito nel 2006, tradotto in 15 lingue, che ha venduto più di 200.000 copie in tutto il mondo. Il suo amore per le nuvole, in tutte le forme e come parte imprescindibile di qualsiasi cielo, lo ha portato a creare intorno a sé una community di "contemplatori di nuvole": una raccolta di fotografie, racconti e incontri con i cieli costellati di nuvole in tutto il mondo. Per Gavin le nuvole sono una diretta espressione della natura, un dono da ammirare e preservare. Anche se coprono il sole, anche se portano pioggia, le nuvole sono da amare. Domani la videointervista a Gavin Pretor-Pinney, ma potete già da oggi raccontarci qual è il vostro rapporto con le nuvole.
Mer, 25/03/2009 - 13:07 | 

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QUEL FURBETTO DI PECORARO SCANIO – LE INTERCETTAZIONI DELLO STAFF CHE INGUAIANO L’EX MINISTRO VERDE CHE TENTAVA LA SPECULAZIONE EDILIZIA - “USA L’ELICOTTERO PURE PER FA’ ROMA-NAPOLI” – CHI PAGA LA BOLLETTA DEL SUO TELEFONINO…

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "Il Giornale"

Voli privati in elicottero mai pagati, speculazioni edilizie con annessi condoni, bollette del telefono «omaggio» per il ministro. L'informativa dei carabinieri sull'inchiesta che vede l'ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio indagato per associazione per delinquere, corruzione e truffa, è decisamente poco lusinghiera nel descrivere quanto sarebbe avvenuto al dicastero dell'Ambiente quando il leader Verde era ministro.

Pecoraro Scanio

Ad avviare l'indagine fu il pm potentino Henry John Woodcock ma il fascicolo, trasmesso al sostituto della procura di Roma Sergio Colaiocco è finito al Tribunale dei ministri. Che il marzo scorso ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della legge Boato (che limita l'uso di intercettazioni che vedono coinvolti parlamentari) tanto da sospendere il procedimento per inviare gli atti alla Corte costituzionale.

Le intercettazioni riguardano i componenti dello staff di Pecoraro Scanio e gli imprenditori indagati, su tutti il titolare dell'agenzia di viaggi Visetur, Mattia Fella. Ma non mancano le risposte imbarazzate di collaboratori dell'ex ministro, interrogati dal colonnello Sergio De Caprio (noto come «Ultimo» che, da capo del Crimor, arrestò nel 1993 Totò Riina) per rendere conto di quanto «ascoltato» spiando i telefoni.

C'è l'ex segretario che mette nero su bianco la «nomea» dell'ex ministro, «che non mette mano facilmente al portafoglio». C'è il vecchio editore della rivista dei Verdi che spiega di aver pagato per anni la bolletta del cellulare al ministro, e il nuovo editore che ammette di aver rilevato l'onere, come «cortesia».

C'è soprattutto la storia, tutta da chiarire, del progetto di speculazione edilizia che, secondo gli inquirenti, Pecoraro Scanio e Fella avrebbero messo in piedi su un'amena collina con vista sul lago di Bolsena. Poco preoccupati, a detta dei carabinieri, del fatto che i terreni fossero agricoli, non edificabili, e ottimisti anzi di poter metter su un agriturismo di 30 stanze (con piscina ed eliporto) da far condonare come fosse un «annesso agricolo», un capanno per gli attrezzi.

Henry John Woodcock

Poi ci sono i voli. «Usa l'elicottero pure per fa' Napoli-Roma», si sfoga con un altro collaboratore il suo segretario. Raccontando agli inquirenti in che modo l'ex ministro aveva pensato di rimborsare, con incarichi e contratti di servizio, la Visetur di Fella che l'avrebbe scarrozzato - privatamente - in elicottero per un conto di 120mila euro. Un modo per aggirare la stretta sui voli di Stato, ma senza pagare di tasca propria.

LE INTERCETTAZIONI CHE INGUAIANO L'EX MINISTRO...
Il sospetto degli inquirenti è che ci sia uno scambio di favori tra l'imprenditore e il politico. Il primo è Mattia Fella, titolare della società «Visetur» e fornitore dei servizi di «business travel» al ministero dell'Ambiente. Il politico, appunto, è l'ex titolare di quel dicastero, Alfonso Pecoraro Scanio, esponente di spicco dei Verdi. L'informativa dei carabinieri si apre con l'interrogatorio di Renato Mazzocchi, capo della segreteria dell'allora ministro. Da Mazzocchi gli inquirenti vogliono conferme sull'ipotesi che Pecoraro volesse «saldare» il conto di una serie di voli privati e altri servizi richiesti a Fella e utilizzati privatamente, concedendo in cambio, come risarcimento alla Visetur (di Fella) contratti e convenzioni con il ministero e con l'Apat, l'agenzia per l'Ambiente.

Mazzocchi: «...doveva essere, questa convenzione con l'Apat, a risarcimento di questo debito creato, di questo saldo, di questi elicotteri mai pagati». Pm: «La prospettiva sarebbe stata quella non per il Pecoraro di metter mano al portafogli e di pagarli personalmente, ma piuttosto quella di far ottenere a Fella - diciamo così - una forma di recupero alternativo attraverso una convenzione, la stipulazione di un contratto». M: «Era un contentino, una stanza di compensazione: "a fronte di un lavoro io ti do tot, e prendilo come risarcimento per il debito creato"». Pm: «Il mio debito personale, però». M: «Personale».

«USA L'ELICOTTERO PURE PER FA' ROMA-NAPOLI»...
La vicenda riguardava in pratica un «contenzioso» aperto tra Fella e Pecoraro. Il primo aveva fatto viaggiare più volte il ministro con «comodi» voli privati. E a un certo punto, visto che nessuno all'Ambiente si era preoccupato di saldare il dovuto, aveva presentato il conto direttamente al ministro: 120mila euro. Per spiegare come funzionava il sistema, i carabinieri riportano l'intercettazione di una chiacchierata tra Mazzocchi e Luciana della segreteria del ministero «nella quale commentano l'atteggiamento del Fella che - caduto il governo - dopo quasi due anni di spese sostenute per le esigenze personali del ministro, si presenta per chiedere il conto.

grazia francescato

Viene ribadito - continuano i carabinieri - che sarebbe stata stipulata una convenzione a favore della Visetur da parte del ministero, ovvero dell'Apat, per l'affidamento alla stessa società di un adeguato numero di ore di elicottero per un importo corrispondente alle spese sostenute da Fella nell'interesse personale del ministro».

Mazzocchi: «Usa l'elicottero pure per fa' Napoli-Roma». Luciana: «Ecco. Allora dico, ma pensi che non so...». M: «Guarda, sarà dimagrito dieci chili ieri quando Mattia gli ha portato il conto. Lui tutto s'aspettava tranne che...». L: «Ma chi lo paga sto conto?». M: «E non l'hai capito? Quando s'è visto arrivare il conto a lui personalmente, dice "ah, be', allora qui bisogna fare un bel contratto con l'Apat"».

Il dettaglio, osserva l'informativa, viene confermato da altre intercettazioni. In una, per esempio, tra lo stesso Fella e il suo socio Cosimo Ventruti, nella quale quest'ultimo conferma di aver saputo che il ministro sta dando indicazioni perché la convenzione vada in porto.

Ventruti: «Ieri sono stato con Alfonso (...) l'ho lasciato alle 8 perché doveva incontrarsi con la Francescato (...) e questa settimana praticamente Alessandro e Giancarlo (Nardi e Viglione, rispettivamente componente e presidente del Cda di Apat, ndr) hanno avuto praticamente l'ordine (ride) di fare questa cosa qua da... elicotteri». Fella: «Tu dici che la faranno?». V: «Alfonso gli ha proprio detto "Sì, la dovete fare"». Fella però è scettico. Il debito cresce, e non è stata mai saldata nemmeno la fattura per l'organizzazione dell'accoglienza, curata dalla Visetur, per gli ospiti di un convegno sull'ambiente di qualche mese prima. F: «Ma manco la fattura quella del congresso...». V: «Anche la fattura gli ho detto... per favore fammi pagare sta fattura perché mi hai rotto il caz...». F: «Cioè avranno fatto impicci, imbrogli con tutti, e a noi manco le cose che abbiamo fatto ci pagano».

VOLO PRIVATO PER MONTECARLO
Il 15 febbraio del 2008, mentre la Visetur è in attesa della famosa convenzione, Fella ha l'occasione per «vendicarsi». Quando il segretario di Pecoraro Scanio, Giuseppe Di Duca, lo chiama per chiedergli di risolvere un «problema logistico» che riguarda un viaggio del ministro. Di Duca: «Senti, Alfonso dovrebbe partecipare il giorno 21... quindi partire la sera del 20 per Montecarlo, ma per poter essere lì a un orario utile non ci sono voli che gli consentano di arrivare a un orario decente. Lui ha una riunione alle cinque (...) tra cambiamenti e quant'altro, gli servirebbe un volo Roma-Nizza». Fella: «Un volo privato oppure di linea?». DD: «No, privato... di linea ho fatto tutte le verifiche, c'è alle 17.15 ma per lui è impossibile prendere quel volo». F: «Ma deve stare un giorno, quando deve stare?». DD: «Deve essere a Montecarlo la mattina del 21, quindi la sera del 20 massimo dev'essere in hotel». F: «E non può fare tutto in un giorno?». DD: «No...». F: «Perché sennò potevamo fare con un elicottero che lo portava lì la mattina, lo aspettava e poi se ne tornava».

Ma Fella, appena chiude la conversazione con Di Duca, chiama il socio Ventruti. F: «M'hanno chiamato per chiedere l'elicottero per il ministro». Ventruti: «Ah, ah». F: «Sarà la prima volta che dovrò dirgli di no, diglielo a Viglione. È Giuseppe, il segretario, perché deve andare a Montecarlo, di qua, di là, ma io a sto punto se non ho il contratto firmato gli dico di no». V: «Mo' chiamo subito Alessandro (Nardi, ndr)». A quel punto Nardi e Viglione, vertici dell'Apat, intercettati, mostrano insofferenza verso l'idea di farsi carico, con la convenzione-«imbroglio» (così la definisce Viglione), dei debiti del ministro verso Fella.

Alfonso Pecoraro Scanio e Fabio Grossi - Copyright Pizzi

«E IL SUO MAGGIORDOMO ORA PRENOTA PER NIZZA...» Nardi: «Il signorino ha fatto ordinare dal (...), il maggiordomo (...) che prende il (...), fa anche rima, un elicottero per andare a Nizza (...). Dall'altra parte, Fella ha chiamato Ventruti: "questo scherzo ci costa più di 10-12mila euro. Quindi o Alfonso ci fa fare qualcosa o io non lo metto proprio in mezzo questo elicottero"». Viglione capisce l'antifona e mette le mani avanti: «Io, Giancarlo Viglione, in mezzo agli imbrogli non c'è (...) non mettete in mezzo l'Apat perché Viglione le cose non le fa».

«NON METTE MANO AL PORTAFOGLI»
Ancora Mazzocchi, interrogato da Woodcock, racconta di come gli elicotteri «venivano addebitati personalmente sul conto del ministro», ma che Pecoraro non li pagava, tanto che Fella «si lamentava che questi elicotteri non erano mai stati pagati da nessuno (...). Il ministro Pecoraro non mette mano facilmente al portafoglio... c'è questa nomea, non solo nomea, ma è verificato personalmente da me in qualità di segretario particolare, sia per le piccole spese quali il pagamento di un caffè, e in questo caso anche per le grandi spese, il pagamento degli elicotteri utilizzati da lui».

I carabinieri raccontano poi di un presunto affare immobiliare che riguarda l'ex ministro e Fella. Sul lago di Bolsena. «Aderendo e sostenendo un progetto del ministro, Fella provvede ad acquistare 18 ettari a Grotte di Castro (Vt) per porre in essere una speculazione edilizia per realizzare un complesso residenziale con eliporto e ville per civile abitazione dichiarandole falsamente come ricoveri per attrezzi agricoli». Le indagini portano a interrogare Leonardo Ercoli, uno studente universitario al quale l'ex ministro, dopo averlo conosciuto a un convegno, aveva affidato il compito di contattare i proprietari di quei terreni.

LA «SPECULAZIONE EDILIZIA» DEL LEADER AMBIENTALISTA...
Pm: «Sono suoli edificabili?». Ercoli: «No, è tutta zona agricola». Pm: «Come si fa a costruire su una zona agricola?»: E: «Il colono fa una casa, si chiama ricovero per attrezzi agricoli, e poi la condona con il tempo. A Bolsena hanno fatto tutti così». Pm: «Il ministro voleva fare la casa in quest'ottica?». E: «In quest'ottica, sì, perché effettivamente è una zona bella». (...) Pm: «Il ministro non ha manifestato perplessità che era un po' brutto il fatto di costruirsi una casa come ricovero attrezzi e poi di farsi il condono?». E: «Inizialmente no (...) ora mi sembra che il ministro si è tirato indietro e non vuole più questa casa». Pm: «Lei ha notato questo voltagabbana?». E: «Certo, sicuro». Pm: «Ma il ministro diceva "sarebbe bello farmi questa casa" all'inizio?». E: «All'inizio voleva farla, certo, diceva "sarebbe bello, una bella zona". Poi è tornato indietro, e ha detto "io non c'entro niente con questa cosa"».

Il pm ritiene che la retromarcia di Pecoraro sia dovuta alle prime indiscrezioni sulle indagini in corso. Ercoli racconta anche che «un giorno, se vuole la verità, sono venuti insieme a Bolsena, Fella e il ministro, con l'elicottero, e mi hanno chiamato e detto "siamo qui, possiamo vedere i terreni?". Siamo andati a vederli e da lì è cominciata questa compravendita».

Woodcock chiede ancora conto del «trucchetto» del capanno agricolo per aggirare la non edificabilità dei terreni, Ercoli replica «non volevo mica la villa di Oxford», ma il pm ribatte: «Ma se addirittura c'è una telefonata in cui Pecoraro Scanio voleva l'elisuperficie». Ercoli: «Voleva anche l'elisuperficie, sì». Pm: «Mi faccia, capire, voleva l'elisuperficie sulla casetta degli attrezzi?». E: «Ascolti, questa cosa parte così: dovevano fare una struttura ricettiva, un agriturismo, una cosa di 30 camere più o meno, con piscina, 4-5 casette, e un'elisuperficie che avrebbe probabilmente trasportato il ministro da Roma fino a lì».

Il pm vuol probabilmente capire se Pecoraro voleva davvero la casa per sé, così domanda: «Nelle due occasioni in cui Alfonso Pecoraro Scanio è venuto su quei terreni diceva non so, "la mia casa la vorrei qua, la vorrei lì, guarda che bella esposizione..."?». Ercoli: «Sì. Con l'esposizione sì, si era un po' individuato (...) inizialmente era un pezzo alto... si vede tutto il lago».

IL TELEFONINO DEL MINISTRO E LA BOLLETTA MISTERIOSA
«Altra vicenda rilevante e sintomatica dei meccanismi di dare-avere a cui partecipava il ministro Pecoraro Scanio e della utilizzazione della funzione pubblica per il sostegno di spese e di interessi privati - osservano i carabinieri del Noe - è quella relativa all'uso dei telefonini cellulari da parte del ministro e di altri appartenenti al partito dei Verdi». In pratica Woodcock scopre che alcuni cellulari, tra cui uno in uso al ministro, dal 2003 vengono pagati prima da una cooperativa editoriale vicina ai Verdi e poi da un'altra società editrice privata, la «undicidue», che pubblica «Notizie Verdi», organo del partito.

E così il pm chiama Carlo Pangia, l'editore, e gli chiede spiegazioni. Pm: «Può darsi che lei non se ne sia reso conto, può darsi che siano mesi che paga le bollette di Pecoraro senza neanche saperlo». Pangia: «Senza saperlo. È possibile» (...). Pm: «Certo, se uno caccia un migliaio di euro di telefono, insomma, nel corso di un anno, due, tre, sette, otto, nove mesi, insomma, Agnelli non se ne sarebbe accorto, bontà sua, però voglio dire, magari...».

Pangia a quel punto ricostruisce e ricorda di aver «ereditato» il compito del pagamento di quelle utenze da un'altra società editrice, il cui titolare «non aveva più la possibilità di sostenerne il costo», 7-800 euro a bimestre per la sola sim di Pecoraro. E perché comincia a pagarla Pangia? «Una gentilezza nei riguardi di una persona con cui ho dei rapporti», spiega l'editore al pm, escludendo che gliel'abbia chiesto lo stesso ministro. Ed escludendo di aver avuto in cambio prebende.

Il pm sbotta: «Quindi mi sono imbattuto in una serie di benefattori unici. Si pagano 7-800 euro a bimestre per il telefono del ministro pur non avendo con lui nessun rapporto imprenditoriale. Cioè uno si è alzato la mattina e ha improvvisamente deciso di pagare (...) è una cosa un po' strana a credersi che un cristiano per 3-4 anni si paga una bolletta di 7-800 euro a bimestre così, gratis et amore dei, senza alcuna forma di ritorno... insomma...».

Poi salta fuori che la società di Pangia ha avuto una commessa con il ministero dell'Ambiente per una serie di pubblicazioni, per circa 100mila euro, e il pm commenta: «È una combinazione strana il fatto che lei ha una commessa di 100mila euro, guardacaso con il ministero dell'Ambiente, sulla base tra l'altro neanche di un appalto, di una gara, ma di una licitazione con preventivo, e poi decide di accollarsi 7-800 euro a bimestre del ministro Pecoraro».

QUELLA RACCOMANDAZIONE DEL PG CHE INDAGAVA SULLE SPIGOLE DI SPECIALE
Il 22 dicembre 2007 l'indagato Mattia Fella viene intercettato dai carabinieri mentre parla con Angelo Canale. Ovvero, col vice procuratore generale della Corte dei conti che in quelle ore sta per rinviare a giudizio il generale Roberto Speciale, per la storia del pesce trasportato in montagna con un aereo della Guardia di finanza. Canale s'informa per una cosa che gli sta molto a cuore.

Canale: «Senti, ti volevo dire, Mattia... poi magari ne parliamo un attimo... per quella cosa di febbraio (...). Senti, per il resto tutto a posto, senti tu con Pecoraro Scanio sei sempre in buoni rapporti?». Fella: «Buonissimi, come no, certo, assolutamente sì». C: «Potrebbe... adesso non c'è bisogno di niente, ma tu sai che mio fratello sta là, no?». F: «No, non lo sapevo». C: «Allora, mio fratello è un dirigente che a suo tempo fu chiamato dal (...) funzionario della Corte, ha avuto il contratto di dirigente, alla direzione generale del Personale». F: «Sì...». C: «Non dovrebbero esserci problemi, però siccome a suo tempo fu chiamato dagli altri...». F: «Sì...». C: «La preoccupazione che... siccome li stanno facendo fuori quelli diciamo del precedente, legati al precedente...».

F: «Sì, sì, sì». C: «Allora lui per il momento sta tranquillo alla direzione del personale...». F: «Ma, comunque, intanto voglio dire... glielo presentiamo così... per dire anche a Peppe, ti ricordi, Peppe Leoni» (...). C: «Capisci? là c'è mio fratello...». F: «No, no. Era guarda... assolutamente, fortunatamente c'è proprio un rapporto di amicizia, glielo presentiamo subito, ma proprio sono sicuro che...». C: «Ma poi, Sergio, mio fratello, un ragazzo in gamba, ex ufficiale dei carabinieri, insomma...». F: «No, no, ma poi veramente lui pe' ste cose, se è una persona valida, tutto quanto». C: «No, quello sai, quello a suo tempo, io quando ero capo di gabinetto, chiesi un favore al capo di gabinetto di Matteoli e se lo prese con sé, hai capito?». F: «Certo, certo...». Poi il discorso scivola su Speciale. Fella dice di conoscere bene il generale, Canale risponde: «ma tu lo sai che sto per rinviarlo a giudizio?».

 

 
[25-03-2009]

 

 

 

IN APPELLO CONDANNATI DIRIGENTI ENEL CENTRALE DI PORTO TOLLE: SI RAFFORZA IL COORDINAMENTO NAZIONALE  CONTRO IL CARBONE

Presso il Tribunale d’Appello di Venezia, oggi sentenza d’appello in merito ai ricorsi della società Enel dopo la sentenza penale di condanna in 1° grado, del 31 maggio 2006 del tribunale di Adria (Rovigo). Come si ricorderà alcuni personaggi ai vertici Enel furono condannati a seguito dell’ inquinamento ambientale della centrale di Polesine Camerini a Porto Tolle.  Il processo in Tribunale ad Adria si concluse il 31 marzo 2006 con la sentenza di condanna dei quattro principali  indagati, dopo aver stabilito che Polesine Camerini inquinava sulla base delle varie testimonianze e delle consulenze dei Ctu . Furono condannati gli ex amministratori delegati del colosso energetico Francesco Luigi Tatò e Paolo Scaroni,  insieme agli ex direttori dell’impianto termoelettrico Carlo Zanatta e Renzo Busatto.

Il procedimento si concludeva con la sentenza n.192/2006 del 31/3/2006, dep. il 22/9/2006, a carico di Carlo Zanatta, Paolo Scaroni, Francesco Tatò e Luigi Busatto. (Tribunale di Adria)

Dalle risultanze processuali emergeva con certezza che SO2, NOx e polveri sottili erano stati emessi in grande quantità dalla centrale elettrica di Polesine Camerini a Porto Tolle e che tali emissioni avevano comportato il danneggiamento dell’ambiente circostante, delle colture e perfino di parti di abitazioni e addirittura di cose esposte agli agenti atmosferici.

Dopo sei udienze svoltesi all’interno dell’aula bunker di Mestre, oggi la sentenza d’appello che nonostante  assolve gli ex amministratori delegati e riduce la pena per Busatto e Zanatta,  condanna questi ultimi due anche a numerosi risarcimenti in danno.

Soddisfatti della sentenza cittadini e comitati che si sono battuti per avere giustizia e legalità.

Oggi in Veneto, a Porto Tolle, anche i rappresentanti del Comitato dei Cittadini Liberi di Tarquinia e del Movimento No-coke Alto Lazio. Si rafforza così il “Coordinamento Nazionale contro il Carbone”.

 

COMITATO DEI CITTADINI LIBERI

MOVIMENTO NO-COKE ALTO LAZIO