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AMIANTO GRILLO/Grillo 16.12.09 2.mp4 INCENERITORI ANIMO/09/Petizione-Nichelino contro-inceneritore Gerbido.pdf BEPPE GRILLO L’EREDITà DI PECORARO SCANIO: ANIMO/09/Riciclo 15 05 09.doc ANIMO/09/Rifiuti e inceneritori.pps ANIMO/09/Petizione-contro-inceneritore Gerbido.pdf SPACCAMAREMMA – LONTANAN ANIMO/09/img010.jpg ANIMO/09/Nichelino Risparmio Energetico.pdf ANIMO/09/Petizione per la Provincia.pdf ANIMO/09/Differenziare Conviene.pdf ANIMO/09/Differenziare Conviene Villastellone.pdf ANIMO/09/Differenziare Conviene Nichelino.pdf ANIMO/09/20090324.TO.pdf "mi oppongo al piano-casa, è uno scempio" - NUCLEARE NO GRAZIE RIFIUTI SPINA 3 TORINO ENERGIA/Flyer_EOLH5_Settembre_2008_Italiano.pdf STOP UE AUTOSTRADA TIRRENICA TEMI DI ATTUALITÀ DI PATOLOGIA AMBIENTALE UGAZIO/CROMO.dat ELETTROSMOG VIDEO NO TAV FOTOVOLTAICO INQUINAMENTO ATMOSFERICO ABUSI EDILIZI RIFIUTI TOSSICI CENTRALI TURBO GAS IMMAGAZINNAMENTO ENERGIA
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GUP TRIBUNALE,
SUOLI PUNTA PEROTTI DEVONO TORNARE A DITTE COSTRUTTRICI...
(Adnkronos) - I terreni dove erano stati costruiti i
palazzoni abusivi di Punta Perotti, abbattuti nella primavera del 2006,
devono tornare alle imprese costruttrici: lo ha deciso il giudice per le
udienze preliminari del Tribunale di Bari, Antonio Lovecchio, che si e'
espresso in questo modo rispetto a una richiesta del Comune di
sospensione dell'esecutivita' di una ordinanza dello stesso gup, in
attesa di un pronunciamento della Corte di Cassazione.
A novembre,
infatti, Lovecchio aveva revocato la confisca dei suoli. Le ditte che
avevano costruito i palazzi sono la Sudfondi, Mabar e Iema. Sui suoli
dove sorgevano le cosiddette 'saracinesche del Lungomare di Bari, nel
frattempo e' nato un parco. 21-01-2011]
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RIFIUTI NAPOLI, MONTEGROTTO PAGA...
25 mila euro di spese legali che il Comune di Montegrotto (Padova) o
probabilmente gli amministratori di tasca propria dovranno pagare per
aver tentato di fare causa alla Regione Campania, al Comune e alla
Provincia di Napoli, colpevoli, per il sindaco della cittadina veneta,
di danneggiare l'immagine delle sue terme euganee con la cattiva
pubblicità dei rifiuti per le strade partenopee.
Il sindaco di
Montegrotto Luca Claudio aveva intentato una causa di risarcimento alle
istituzioni campane chiedendo 1 milione di euro con la motivazione che
«i turisti non vengono più a fare i fanghi perché pensano che tutta
l'Italia sia sommersa dai rifiuti». Ma il tribunale di Este gli ha dato
torto condannandolo a pagare 25 mila euro.19-01-2011]
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I REATI DI
FRODE ALIMENTARE NON SONO STATI ABROGATI ! Mb 01.01.11 |
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14/12/2010 |
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La qualità
dell'acqua potabile è disciplinata a livello europeo dalla
direttiva 98/83/CE concernente la qualità delle acque destinate
al consumo umano (la cosiddetta direttiva "acqua potabile"), che
fissa 48 parametri microbiologici, chimici e organolettici per
assicurare la qualità e la sicurezza dell'acqua potabile. |
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Gli Stati
membri hanno, tra gli altri, l'obbligo di controllare
costantemente questi parametri, di informare la cittadinanza e
di sottomettere una relazione alla Commissione ogni tre anni
sull'attuazione degli obblighi previsti dalla direttiva.
La
direttiva, largamente basata sui parametri dell'Organizzazione
mondiale della sanità, lascia agli Stati membri la libertà di
imporre regole più severe nel proprio territorio, ma non di
fissare standard di sicurezza sanitaria meno rigorosi.
E'
tuttavia prevista la possibilità di una deroga temporanea, a
condizione che non comporti rischi per la salute umana e non
esistano altri mezzi immediati per far rientrare l'acqua
potabile entro i parametri previsti. Gli Stati membri possono
richiedere due deroghe di tre anni e, solo in casi eccezionali,
una terza.
La terza
deroga italiana.
L'Italia ha recentemente richiesto una terza deroga rispetto ai
parametri massimi dell'arsenico, del fluoruro e del boro per
alcuni Comuni in Campania, Lazio, Lombardia, Toscana,
Trentino-Alto Adige, Umbria. Le "condizioni eccezionali" che
giustificano la richiesta sono legate, secondo l'Italia,
all'origine sotterranea della maggior parte dell'acqua potabile
presente nella penisola; le misure per far rientrare le riserve
idriche nei parametri sarebbero in via di implementazione.
La
Commissione ha attentamente esaminato le prove scientifiche
dell'Organizzazione mondiale della sanità e ha concluso che
alcuni dei parametri possono essere ecceduti per un breve
periodo senza rischio per la salute umana. Questo non si
applica tuttavia al consumo di acqua di neonati e bambini.
Nella sua decisione del 28 ottobre la Commissione ha concesso
alcune deroghe e ne ha negate altre, a seconda del livello di
sostanze nocive riscontrate nelle riserve idriche dei singoli
Comuni. In allegato alla decisione si trova l'elenco dettagliato
dei Comuni e delle sostanze per le quali la deroga è stata
accordata o meno. Ogni deroga è concessa a condizione che siano
messe in atto misure effettive di limitazione del danno, tra le
quali la fornitura a neonati e bambini di acqua pura
imbottigliata. |
01.01.11 |
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I GOLFISTI VIP PER
COSTRUIRE UN GREEN HANNO RASO 450 ALBERI A CORTINA. TRA I SOCI C'E'
MARIA CRISCUOLO...
Sono circa 150, tra imprenditori, editori, produttori e manager
pubblici. E sono tutti accomunati da due passioni sfrenate: il golf e
Cortina. Al punto che qualche anno fa hanno costituito una società ad
hoc per costruire un campo con nove buche (che però diventeranno 18) nei
paraggi dell'esclusiva località turistica.
Dentro la società,
in qualità di azionisti, ci sono un po' tutti: Paolo Scaroni, a.d.
dell'Eni, Guido Barilla, a capo dell'omonimo gruppo, Giuliano Adreani,
a.d. di Mediaset, Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, Carlo
Perrone, editore del Secolo XIX, Maria Criscuolo, presidente del gruppo
Triumph, Carlo Vanzina, produttore e regista, Andrea Riello,
dell'omonimo gruppo, Giuseppe Gazzoni Frascara, ex presidente del
Bologna, Ermenegildo Tabacchi di Safilo.
Ma si tratta solo
di alcuni tra gli esempi più significativi. Ebbene, questa nutrita
pattuglia di golfisti Vip sta inseguendo da qualche anno il sogno di un
maxicampo da golf dalle parti di Cortina. Come emerge dall'ultimo
bilancio approvato della Cortina srl, è piuttosto a buon punto la
costruzione delle prime nove buche della struttura.
In più alla fine
dell'anno scorso, per l'esattezza il 27 dicembre del 2009, è stata anche
inaugurata la club house. Certo, si sono registrati alcuni incidenti di
percorso dovuti a eventi meteorologici avversi. Ma la cosa più curiosa,
e forse la meno «ambientalista», è legata alla costruzione del «campo
pratica», una specie di percorso più agevole. Quello autorizzato, dicono
infatti i documenti contabili, «si è rivelato inadeguato per le nostre
esigenze».
E così la società
dei Vip si è dovuta rivolgere alle Regole d'Ampezzo per ottenere il via
libera «all'allargamento dell'autorizzato campo pratica mediante la
locazione di ulteriori 13 mila metri quadrati circa e il taglio di circa
450 alberi». Insomma, il desiderio di avere la lussuosa struttura pronta
il prima possibile ha convinto i 150 golfisti Vip a non fare tanti
complimenti. E così un piccolo bosco, appunto 450 alberi, è stato raso
al suolo. (Stefano Sansonetti)
07-12-2010]
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Comunicato n° 16 - 5/12/2010 - Movimento
nazionale Stop al Consumo di Territorio
Cari Amici,
qualche rapido aggiornamento:
1.
Il nostro Gino Scarsi raggiunto da una citazione
per terrorismo ecologico !
Proprio così; terrorismo ecologico e una
richiesta di risarcimento danni pari a 50 mila
euro ... L'accusa arriva dall'azienda di Canale
(provincia di Cuneo) Vigolungo SpA, rivolta a
Gino Scarsi, primo firmatario della nostra
campagna nazionale per lo Stop al Consumo di
Territorio, ai margini di una vicenda che aveva
visto l'azienda protagonista della richiesta di
autorizzazione di un impianto a biomasse. Come
ci comportiamo ? Tutte le informazioni qui: http://www.stopalconsumoditerritorio.it/index.php?option=com_content&task=view&id=366&Itemid=1
2.
Continua il dibattito aperto
da Alberto Asor Rosa sulle pagine de “Il
Manifesto”. Paolo Berdini commenta e segnala 3
azioni da proporre con grande urgenza:
http://www.stopalconsumoditerritorio.it/index.php?option=com_content&task=view&id=361&Itemid=1
3.
Ricordiamo a tutti l’importanza di iscriversi al
nostro nuovo Forum on line:
il miglior modo per far crescere le nostre
azioni:
http://www.stopalconsumoditerritorio.ning.com/
A presto !
Alessandro Mortarino per Segreteria Movimento
nazionale Stop al Consumo di Territorio
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Scarsi riceve una citazione per
terrorismo ecologico ! |
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di Alessandro Mortarino.
Proprio così; terrorismo ecologico e una
richiesta di risarcimento danni pari a
50 mila euro ... L'accusa arriva
dall'azienda di Canale (provincia di
Cuneo) Vigolungo SpA, rivolta a Gino
Scarsi, primo firmatario della nostra
campagna nazionale per lo Stop al
Consumo di Territorio, ai margini di una
vicenda che aveva visto l'azienda
protagonista della richiesta di
autorizzazione di un impianto a
biomasse. Le caratteristiche
dell'impianto avevano subito fatto
preoccupare i cittadini di Canale (e dei
comuni limitrofi) e mosso una immediata
azione "dal basso" per richiedere
massima trasparenza all'iter
autorizzativo e assoluta attenzione alla
tutela dell'ambiente e della salute.
Dopo lunghi dibattiti, la specifica
Conferenza dei Servizi aveva bocciato la
richiesta dell'azienda. Che,
evidentemente, non deve averla digerita
...
Nella citazione, Gino viene accusato di
essere colpevole di una campagna contro
la Vigolungo finalizzata ad un puro
interesse personale; secondo l'azienda,
tutte le prese di posizione assunte
nella vicenda da Gino sono state dettate
da "evidenti e scontati motivi
politico-elettorali" e "dall'esclusiva
finalità di generare un bacino di
consenso attorno alla propria persona
anche a costo di generare un vero
terrorismo ecologico" ...
Chi conosce Gino Scarsi sorriderà
dell'accusa, che accusa resta pur
sempre, in base alla citazione del
Tribunale di Alba.
E chi ha seguito dal nascere la vicenda
dell’impianto a biomasse della Vigolungo
conosce la grande partecipazione di
massa che ha coinvolto i cittadini di
Canale e dintorni. Ben cinquemila firme
raccolte a Canale e nel Roero contro la
centrale. Tanti, tantissimi. Non
soltanto … Scarsi !
L'accusa è talmente generica da farci
stupire. E altrettanto irrisorie ci
paiono le ulteriori "prove" che la
Vigolungo SpA adduce per motivare le
colpevolezze di Gino Scarsi.
Ad esempio le lettere pubblicate dal
giornale "La Gazzetta d'Alba", in cui
Scarsi riferisce che "le emissioni
in atmosfera dei due camini alti trenta
metri previsti a Canale possono
interessare sino a otto chilometri di
territorio coinvolgendo così i Comuni di
San Damiano, Castellinaldo, Castagnito,
Cisterna, Vezza Montà, Santo Stefano e
Monteu Roero".
Oppure che "quelle due ciminiere
sono due cannoni puntati su Canale e
Roero" e che "è vero che le
polveri pesanti le fermano con i filtri,
ma quelle leggere ? Sono le cosiddette
nanoparticelle impossibili da
intercettare perchè si formano dopo i
filtri invisibili e leggere che si
disperdono a chilometri e chilometri e
che la natura non riesce a
metabolizzare. Entreranno subdolamente
nella catena alimentare e se respirate
dai polmoni passeranno direttamente nel
sangue dando vita a focolai che sovente
si trasformano in forme cancerogene nei
vari organi. Il 10 % della popolazione è
vulnerabile all'attacco delle
nanopolveri e queste faranno danni
ancora ai nostri figli e nipoti perchè
sono persistenti e si trasmettono anche
per via fetale".
L'azienda si scaglia anche contro
un'affermazione di Gino apparsa su un
giornale locale: "Vigolungo ha avuto
nel tempo maestranze cinesi, mai uno
sciopero" ed ha potuto godere di
una "tolleranza complessiva su
emissioni paurose". Frasi che nella
citazione vengono così commentate
dall'azienda: "Scarsi ha accusato
direttamente Vigolungo SpA di
sfruttamento della manodopera e di
produrre emissioni contrarie alle legge,
godendo di una non meglio precisata
tolleranza da parte delle pubbliche
autorità".
Il comportamento antisindacale è stato
richiamato da Scarsi anche in altra
occasione pubblica, in cui, parlando
dell’affidabilità dell’azienda in
rapporto ai materiali da bruciare nella
futura centrale, ricordava sia l’aspetto
positivo rappresentato dall’azienda nei
cinquant’anni trascorsi, sia quello
negativo: emissioni di fumi neri
mefitici e atteggiamento antisindacale
(licenziamento di una Lavoratrice della
Vigolungo per il solo fatto di avere “fatto
la tessera Cisl”).
Il 23 Marzo è prevista la prima udienza,
la nostra sensazione è che l'azienda
abbia intenzione di dimostrare ai
cittadini che non è bene schierarsi
contro le esigenze economiche di un
gruppo imprenditoriale e che chi lo fa
rischia in proprio: un modo cortese che
ci ricorda tanto la sventagliata di un
mitra sulle folle ...
A Gino Scarsi tutto il nostro sostegno.
Morale, fisico, finanziario: siamo
pronti a farci sentire e a contribuire
alla sua difesa.
Perché se l'azienda davvero intende far
tacere le voci libere della cittadinanza
attiva, il problema ci riguarda tutti.
E questa causa deve essere una questione
pubblica.
La Democrazia è affare nostro, di tutti.
Che anche le aziende ne siano informate
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IL FUMO PASSIVO UCCIDE
600.000 PERSONE L'ANNO
http://bbc.in/igVY1w
- 1/3 di questi sono
bambini, secondo un rapporto dell'Organizzazione
Mondiale della Sanità
26-11-2010]
L'EOLICO È IL NUOVO
PETROLIO PER IL TEXAS
http://bbc.in/gd4hmW
- 5 delle più grandi
centrali eoliche al mondo si trovano nello stato
americano, un tempo regno incontrastato dei petrolieri.
26-11-2010]
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4 - THE WASHINGTON POST
IL
CEMENTO USATO DA HALLIBURTON PER IL POZZO DI PETROLIO BP
NEL GOLFO DEL MESSICO ERA INSTABILE, E SI SAPEVA DA
FEBBRAIO
http://wapo.st/cFCpR3
-
Il cemento usato dalla società Halliburton per contenere
il giacimento di petrolio sotto la piattaforma Deepwater
Horizon PRIMA dell'esplosione, era instabile. Lo
rivelano i test della Chevron che sono stati rivelati
ieri, facendo aumentare i sospetti che alla base del
disastro ci siano materiali inadatti. Il titolo
Halliburton è crollato dell'8%.29-10-2010]
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L'AZIENDA LEADER MONDIALE DELL'EOLICO ANNUNCIA 3.000
LICENZIAMENTI
http://bit.ly/aRZZR5
-
Non è tutto rose e fiori nel settore delle rinnovabili.
Vestas, la compagnia danese leader negli impianti
eolici, ha annunciato ieri 3.000 licenziamenti,
principalmente in Danimarca. "Il mercato europeo nel
2011 non crescerà quanto avevamo previsto". Chiuderanno
delle fabbriche, anche alla luce dei risultati del terzo
trimestre, in calo su tutti i fronti.
27-10-2010]
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TERZIGNO; 20 AGENTI CONTUSI E DANNI A 16 MEZZI...
(ANSA) - Venti agenti contusi e 16 mezzi,
complessivamente, danneggiati: e' questo il bilancio
degli scontri in atto a Terzigno (Napoli) sul fronte
antidiscarica, secondo la questura di Napoli.
In particolare sono rimasti contusi 8 agenti del reparto
mobile di Bari e 12 del reparto analogo di Napoli.
Danneggiati inoltre otto mezzi della polizia. Nel
bilancio giornaliero anche i cinque autocompattatori
bruciati, e i tre danneggiati.
23.10.10 |
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-
LA PRIMA STAZIONE DI SERVIZIO DELL' "AUTOSTRADA
DELL'IDROGENO"
http://bit.ly/ajPrKy
-
Nel Connecticut, stato americano confinante con quello
di New York, è stata aperta la prima stazione di
servizio per auto a idrogeno. L'idrogeno sarà prodotto
con energia solare e acqua.
-
C'erano già stati degli esperimenti di "benzinai a
idrogeno", ma finora veniva estratto da gas naturale,
quindi in un processo con un discreto impatto
ambientale. SunHydro si è invece specializzata in questa
tecnica davvero rivoluzionaria, che azzera le emissioni.
-
Il suo piano ambizioso è quello di creare un'
"autostrada dell'idrogeno" lungo tutta la costa est
degli Stati Uniti, "dal Maine a Miami".
ECCO LE AZIENDE PIÙ VERDI TRA I 100 GIGANTI MONDIALI
http://bit.ly/9tzVuw
-
'Newsweek' ha pubblicato la classifica delle compagnie
più "green" tra le 100 più grandi società quotate al
mondo. Sono state selezionate in base a capitalizzazione
di borsa, ricavi e numero di dipendenti.
-
Adottando centinaia di diversi criteri, ha suddiviso in
tre macro-categorie la virtuosità ambientale dei
giganti: impatto ambientale, politiche per l'ecologia e
reputazione (tra professionisti, professori ed esperti
di temi ambientali).
-
Non mancano le sorprese. Guadagnano la top ten, oltre
alle imprese ultratecnologiche come IBM, HP e Sony,
anche aziende "antiche" come Deutsche Telecom, Johnson &
Johnson e la banca HSBC.
-
Tra le italiane, molto virtuosa Intesa San Paolo (13°
posto), non male Unicredit (33°), mentre i nostri
giganti dell'energia fanno un po' una figuraccia. Eni è
80ma (ma 5° fra le 13 compagnie Oil & Gas), ed Enel
91ma, con uno scarsissimo punteggio di 7.93 su 100 nella
categoria impatto ambientale. Quello che salva le due
aziende è la reputazione, che permette di alzare la
media con le altre due categorie (impatto e politiche
ambientali), in cui i punteggi non sono esattamente
lusinghieri
20.10.10 |
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Buongiorno Onorevoli,
l'attuale Governo, forte di una maggiornanza assoluta,
continua a sventolare positività a 360°, l'economia si
riprenderà e presto ripartiranno consumi (tutte
questioni che riguardano il futuro); le cose
fatte contro la mafia non le ha mai fatte nessuno e gli
arresti tutto grazie all'attuale Governo...
Animo riflessione
Senza una politica che guardi al futuro non si và da
nessuna parte, e ad oggi a parte proclami non abbiamo
ancora visto niente.
Animo Costituzione
Il
nostro Stato è organizzato in tre poteri autonomi:
1)
Potere Legislativo: il Parlamento
2)
Potere Esecutivo: eseguire le Leggi (Governo)
3)
Potere Giudiziario: far rispettare le Leggi
(Magistratura)
Felice Giornata
Animo Nichelino
Pensiamo solo al futuro
http://animonichelino.blogspot.com/
facebook ANIMO NICHELINO
Contatti:
e-mail: animo.nichelino@email.it
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Egregio Sindaco , Buongiorno
La
nostra Associazione sta per iniziare un ciclo di
incontri con la Cittadinanza con l’obiettivo di
sensibilizzare i Cittadini sul tema della Raccolta
Differenziata, lo scopo è quello di aumentare le
percentuali di materiale differenziato e gettare le basi
per il più ambizioso obiettivo, quello del ciclo
“Rifiuti Zero”.
Nel corso dell’ultimo anno abbiamo più volte scritto al
Presidente del Co.Va.R.14 senza ottenere mai risposte,
negandoCi il diritto di accesso alle informazione come
previsto dall’art. 15/2005.
Fonte:
http://www.camera.it/parlam/leggi/05015l.htm
ART. 15.
1.
L'articolo 22 della legge 7 agosto 1990, n. 241, è
sostituito dal seguente:
"ART. 22. (Definizioni e princípi in materia di
accesso). - 1. Ai fini del presente capo si
intende:
a)
per "diritto di accesso", il diritto degli interessati
di prendere visione e di estrarre copia di documenti
amministrativi;
b)
per "interessati", tutti i soggetti privati, compresi
quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che
abbiano un interesse diretto, concreto e attuale,
corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata
e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso;
c)
per "controinteressati", tutti i soggetti, individuati o
facilmente individuabili in base alla natura del
documento richiesto, che dall'esercizio dell'accesso
vedrebbero compromesso il loro diritto alla
riservatezza;
d)
per "documento amministrativo", ogni rappresentazione
grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di
qualunque altra specie del contenuto di atti, anche
interni o non relativi ad uno specifico procedimento,
detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti
attività di pubblico interesse, indipendentemente dalla
natura pubblicistica o privatistica della loro
disciplina sostanziale;
e)
per "pubblica amministrazione", tutti i soggetti di
diritto pubblico e i soggetti di diritto privato
limitatamente alla loro attività di pubblico interesse
disciplinata dal diritto nazionale o comunitario.
2.
L'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue
rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce
principio generale dell'attività amministrativa al fine
di favorire la partecipazione e di assicurarne
l'imparzialità e la trasparenza, ed attiene ai livelli
essenziali delle prestazioni concernenti i diritti
civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il
territorio nazionale ai sensi dell'articolo 117, secondo
comma, lettera m), della Costituzione. Resta ferma la
potestà delle regioni e degli enti locali, nell'ambito
delle rispettive competenze, di garantire livelli
ulteriori di tutela.
3.
Tutti i documenti amministrativi sono accessibili, ad
eccezione di quelli indicati all'articolo 24, commi 1,
2, 3, 5 e 6.
4.
Non sono accessibili le informazioni in possesso di una
pubblica amministrazione che non abbiano forma di
documento amministrativo, salvo quanto previsto dal
decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in materia
di accesso a dati personali da parte della persona cui i
dati si riferiscono.
5.
L'acquisizione di documenti amministrativi da parte di
soggetti pubblici, ove non rientrante nella previsione
dell'articolo 43, comma 2, del testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia di
documentazione amministrativa, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, si
informa al principio di leale cooperazione
istituzionale.
6.
Il diritto di accesso è esercitabile fino a quando la
pubblica amministrazione ha l'obbligo di detenere i
documenti amministrativi ai quali si chiede di
accedere".
Felice Giornata
Animo Nichelino
Pensiamo solo al futuro
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facebook ANIMO NICHELINO
Contatti:
e-mail:
animo.nichelino@email.it
Cari amici.
Durante l'estate il Sindaco Mazzù ha improvvisamente
deciso di voler demolire l'attuale municipio per
costruirne uno nuovo alla modica cifra di 8,5 milioni di
euro. Dopo aver speso più di 100.000 euro per
ristrutturare quello attuale, ora decide di buttare
tutto all'aria e ricominciare da capo. ulteriori
dettagli li trovate sul blog del PDL di Grugliasco
http://www.pdlgrugliasco.org/
Per fermare questa follia abbiamo presentato una
mozione, ma non basta! Abbiamo deciso di far partire una
massiccia RACCOLTA FIRME.
E' possibile firmare on-line sul sito
http://www.firmiamo.it/nomunicipioporporati/list .
Basta cliccare sul tasto "firma" in basso ed immettere i
vostri dati. Vi verrà poi inviata una mail per validare
la firma. Mi raccomando ricordatevi di fare bene tutti i
passaggi per rendere valida la firma.
Per i più tradizionalisti abbiamo ovviamente preparato
moduli cartacei di raccolta firme: contattatemi via mail
oppure al cellulare (340.7550897) e vi farò avere i
moduli.
DOPO AVER FIRMATO VOI, RICORDATEVI DI FAR FIRMARE TUTTI
I VOSTRI PARENTI CHE ABITANO A GRUGLIASCO. Più siamo e
meglio sarà!
L'importante è che si tratti di persone che abitano a
Grugliasco.
Abbiamo anche creato su Facebook un gruppo: si chiama
"No municipio nel Parco Porporati di Grugliasco"
Grazie in anticipo dell'aiuto!
Aldo |
|
1.
ANCHE GAVIO SI METTE LA SAHARIANA - BENIAMINO SI LANCIA
NELL'ENERGIA SOLARE...
Il gruppo Gavio avrà il suo spicchio di sole sahariano.
La società di Tortona entrerà nel business dell'energia
elettrica che sarà prodotta sfruttando i raggi solari
nel deserto. Il progetto, che vede protagonisti i
tedeschi della E.On insieme con l'Enel Green Power,
prevede investimenti imponenti per produrre in Africa
entro il 2050 il 15 per cento del fabbisogno elettrico
europeo.
Così, mentre Paolo Golzio, ad dell'Energrid (gruppo
Gavio), firma il progetto di trasporto in Italia
attraverso le Alpi di energia per l'industria del
Nord-Ovest, Beniamino Gavio (nella foto) si occupa di
incrementare il peso della società nello sfruttamento
del Sahara. (G.P.)
2.
LA LEGA VUOLE ENGINE VALLEY FRA PIEMONTE ED EMILIA...
Si chiama Engine valley il progetto che l'assessore
piemontese all'Industria, Massimo Giordano, si propone
di presentare ai colleghi di Lombardia ed Emilia-
Romagna. Obiettivo: investire importanti risorse perché
il motore del futuro sia ancora made in Italy. Lungo
l'asse fra Torino e Bologna è, infatti, concentrato il
meglio della tecnologia dei motori a scoppio: una
filiera industriale e tecnologica che, sostiene
Giordano, «ha bisogno di massicci investimenti in
ricerca che una sola regione non può sostenere. E c'è
l'esigenza di un accordo più ampio».(G.P.)
03-09-2010]
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A proposito di Ale-danno: a Tor di Quinto il Campidoglio
ha abbattuto duecento (200) platani, sanissimi, con la
scusa della visita di Gheddafi. Il sindaco è peggio di
Attila, quando ci sono da buttare giù le piante. Come al
solito, nessuna protesta ambientalista: verdi, dove
siete?
[30-08-2010]
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Le
immagini dell’orrore
Clamoroso e inquietante video diffuso da Simona Ricotti
e Alessandro Manuedda: rifiuti e polveri movimentate
all’aria aperta dentro Tvn e portate chissà dove. La
Procura della Repubblica sta indagando
CIVITAVECCHIA – Dopo le foto il video. E le immagini
che, dopo quelle della scorsa settimana, arrivano oggi
dal cantiere di Torre Valdaliga Nord sono ancora più
inquietanti. A diffonderle sono stati questo pomeriggio
il Consigliere comunale Alessandro Manuedda e
l’esponente del Forum Ambientalista Simona Ricotti, la
cui denuncia è di quelle che fanno rabbrividire e che
impongono, stavolta, una presa di posizione chiara e
inappellabile da parte dell’Enel e del Comune;
soprattutto nel momento in cui la Procura della
Repubblica ha aperto una indagine sul video in questione
e su quanto da esso è possibile vedere: mucchi di
rifiuti, di qualunque tipo, in un’area non precisata ma
comunque interna al cantiere della centrale e
movimentazione di merci, polveri e sostanze in gran
quantità e in totale assenza di sicurezza ambientale. Il
video non è databile, ma le semplici immagini bastano ad
accertare una palese violazione di legge da parte
dell’Enel: la movimentazione di rifiuti, polveri e
sostanze in ambiente aperto all’interno del cantiere,
quando sia la Valutazione di Impatto Ambientale che la
conferenza dei servizi per l’aggiornamento
dell’Autorizzazione Integrata Ambientale impongono
espressamente all’azienda elettrica che ogni operazione
di materiale avvenga in ambienti chiusi e senza alcuna
dispersione atmosferica. A questo dato di fatto si
affianca poi un interrogativo, allarmante e che
necessita chiarimenti, laddove nelle immagini si vedono
chiaramente dei camion raccogliere ingenti quantità di
materiale e polveri e trasportale via dal cantiere.
<Dove sono state portate? – si chiede Alessandro
Manuedda – Il loro smaltimento è avvenuto a norma di
legge o è possibile ipotizzare sostanze e materiale
sotterrato in qualche sito del territorio? E chi
assicura che non ci sia stata infiltrazione di sostanze
nei terreni in cui tutti questi rifiuti sono stati
accumulati? Resta il fatto, comunque, che le modalità di
movimentazione di rifiuti e polveri come quelle che si
vedono nel video non sono assolutamente autorizzate né
sono quelle le aree su cui tali operazioni possono
avvenire. Le violazioni e le responsabilità dell’Enel
sono dunque evidenti, così come è ormai chiaro che
l’azienda elettrica pensa di poter fare quello che vuole
in questa città>.
<L’Enel continua a trattare questo territorio senza
alcuna dignità – gli fa eco Simona Ricotta – pensando di
poter operare impunemente senza alcun rispetto delle
regole. Va detto che questo può avvenire anche e
soprattutto perché tutte le istituzioni e gli enti
competenti sono completamente silenziosi e assenti nei
compiti di controllo che dovrebbero esercitare.
L’apertura di una indagine da parte della Procura della
Repubblica, infatti, è stata possibile soltanto grazie
alla denuncia di qualcuno che ha voluto finalmente
rompere un muro di omertà>.
Il video infatti, come già le foto pubblicate dalla
nostra Redazione, è giunto a Simona Ricotti in forma
anonima per essere poi consegnato dalla stessa alla
Procura. <Ritengo che queste immagini, come le foto
pubblicate da Centumcellae News, possano essere state
realizzate soltanto da qualcuno che opera ed ha libero
accesso dentro la centrale – ha proseguito la Ricotti -
dunque da qualche lavoratore che comincia finalmente a
preoccuparsi delle condizioni di sicurezza ambientale in
cui è costretto ad operare, tanto da denunciare quello
che avviene all’interno del cantiere di Tvn. Il fatto
poi che lo faccia in forma anonima dimostra come in
centrale regni un clima di intimidazione ormai
inaccettabile. L’invito che facciamo a chi può avere
altre notizie su questi gravissimi fatti, dunque, è
quello di uscire allo scoperto e di collaborare alle
indagini>.
Chissà che nel frattempo anche Comune ed Enel si
sveglino.
Per vedere il video
clicca qui
www.noalcarbone.blogspot.com
www.nocoketarquinia.splinder.com
Marco Galice
20.11.09 |
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ROMA / 28-06-2010
MARE MEDITERANEO: NAVI RIFIUTI TOSSICI / inchiesta
Greenpeace riguardante navi veleni radioattivi, tra i
misteri d'Italia e Somalia
UnoNotizie.it, ambiente Italia: ultime notizie inchiesta
Greenpeace sulle navi tossiche in Italia e nel
Mediterraneo - Greenpeace diffonde oggi una nuova
inchiesta, “Le navi tossiche: lo snodo italiano, l’area
mediterranea e l’Africa", che riassume più di vent’anni
di traffico di rifiuti tossici e radioattivi. Per la
prima volta vengono diffuse foto risalenti al 1997, che
dimostrano come centinaia di container di dubbia
provenienza siano stati interrati nell’area portuale di
Eel Ma’aan in Somalia. Il porto somalo, a trenta
chilometri da Mogadiscio, è stato costruito da
imprenditori italiani. Greenpeace ha ricevuto queste
fotografie da un Pubblico Ministero.
L’inchiesta elenca numerosi casi di esportazione
illegale di rifiuti pericolosi: alcuni sono stati
bloccati anche grazie a Greenpeace, mentre in altre
occasioni questi vergognosi carichi sono spariti, a
volte “dispersi” in mare. Di molti non abbiamo mai
saputo nulla. Viene tracciata anche l’evoluzione di
questo traffico che, da attività individuali, si è
organizzato in una “rete” di cui nomi di persone e
imprese sono spesso stati segnalati a investigatori e
magistrati. In troppi l’hanno fatta franca e il
sospetto che “la rete” operi ancora oggi non può non
affacciarsi.
Un altro elemento nuovo riguarda il caso più recente
della ricerca in mare, nel 2009, del presunto relitto
della “Cunski”, al largo di Cetraro. Per convalidare le
osservazioni della Procura di Palmi (Reggio Calabria),
nell’ottobre del 2009 il governo italiano ha utilizzato
una nave per le ricerche sottomarine – Mare Oceano – di
proprietà della famiglia Attanasio.
Greenpeace rende noto che ci sono indicazioni chiare del
fatto che il Ministero britannico della Difesa abbia
offerto mezzi e personale qualificato a un prezzo
inferiore rispetto a quello proposto dai proprietari di
Mare Oceano. La ragione per cui l’offerta britannica
sarebbe stata rifiutata rimane ignota, così come i
termini del contratto della Mare Oceano, mentre è noto
che Diego Attanasio è coinvolto nel caso
“Mills-Berlusconi”.
Come denunciato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente in un
rapporto del 2009, il traffico illegale di rifiuti
tossici è un problema ancora rilevante. L’Agenzia
sostiene che la Convenzione di Basilea, che impone il
divieto dell’export di rifiuti tossici tra Paesi OCSE e
non-OCSE, è ben lontana dall’essere pienamente
applicata.
Greenpeace ritiene necessario che l’ONU verifichi la
presenza di rifiuti tossici a Eel Ma’aan e che l’UE
aumenti le misure di sicurezza per la prevenzione della
produzione e traffico di rifiuti tossici.
Inoltre, nel contesto delle attività dell’Osservatorio
“Per un Mediterraneo libero dai veleni” (costituito da
una dozzina di associazioni), chiede al Governo italiano
che si crei un coordinamento tra le autorità
investigative, un censimento delle attività già
effettuate per la ricerca dei relitti delle “navi dei
veleni” e l’esecuzione di un eventuale, successivo piano
per identificare e rimuovere quanto più possibile i
relitti pericolosi.
«Abbiamo tutti il diritto di conoscere quello che è
stato faticosamente raccolto da chi ha indagato per far
luce su questi traffici criminali», afferma Alessandro
Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace: «Alcuni
hanno pagato cara la ricerca della verità su queste
vicende, come Ilaria Alpi e Miriam Hrovatin, uccisi tre
anni prima che venissero scattate le foto che riveliamo.
Ma ora esiste una mole impressionante di fatti e dati
che, anche se pur non ha prodotto una verità
giudiziaria, può permettere la ricostruzione di una
verità storica ormai matura».
- Uno Notizie ambiente Italia - ultime news Greenpeace:
navi dei rifiuti tossici radioattivi -
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ROMA / 25-08-2009
ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI / India leader mondiale per
la produzione
ROMA (UnoNotizie.it)
L’India sta per partire con un
gigantesco piano di sviluppo dell’energia solare e di
riduzione delle emissioni di gas serra, battezzato col
nome di “National Solar Mission” che la
renderà come la prima potenza solare mondiale con ben
100 mila Megawatt al 2030 e 200 mila Megawatt entro il
2050.
L’India punterà principalmente sul solare a
concentrazione, detto anche solare termodinamico, cioè
proprio su una tecnologia italiana avviata e sviluppata
in ENEA da Carlo Rubbia negli anni della sua presidenza.
Ma l’India punterà anche sulla generazione distribuita
di energia e sulle reti intelligenti di energia: le
cosiddette smart grids, attraverso cui interconnettere
sul territorio produttori e consumatori e ottenere il
massimo dell’efficienza energetica sia nella produzione
che nell’uso di energia, proprio come sta pensando di
fare l’Europa con la sua “piattaforma sulle smart grids”
per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e
aumentare la sicurezza e l’efficienza energetica.
Perché l’India vuole fare questo? Per tre motivi. Perché
conviene economicamente (l’energia solare è gratis e non
si misura a barili), perché permette di sviluppare nuove
tecnologie che possono rendere l’India una leader
mondiale in questo campo (detenere brevetti e vendere
royalities), ma soprattutto perché l’India intende
presentarsi al tavolo di Copenhagen, nel dicembre
prossimo, con fatti concreti. E i fatti concreti indiani
significano non solo il proprio impegno nella lotta
contro i cambiamenti del clima, ma anche la richiesta ai
Paesi industrializzati di investimenti adeguati in
India, in cambio di crediti alle emissioni, vista anche
l’ormai cronica incapacità dei paesi industrializzati
(salvo rare eccezioni) di ridurre le proprie emissioni.
Fonte: Accademia Kronos
- Notizie Roma -
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MACERATA / 21-09-2009
UNIVERSITA' DI MACERATA E ENERGIA
RINNOVABILE / previsto risparmio
energetico e 16.000 tonnellate di CO2 in
meno all’anno
Cofathec, filiale della Branche Servizi
Energia di GDF SUEZ ha vinto, in
associazione temporanea d’impresa con
Elyo Italia e CMP Gestioni Termiche
S.r.l, il contratto per la gestione e la
manutenzione degli immobili
dell’Università di Macerata nelle
Marche.
Per la durata di 9 anni e un valore
totale di 4,4 Milioni di euro, il
contratto riguarda la fornitura di
energia, la manutenzione degli impianti
energetici e l’ammodernamento delle
centrali termiche che alimentano i 21
edifici dell’Ateneo. La soluzione di
efficienza energetica proposta da
Cofathec permetterà sia un risparmio
energetico di oltre il 10% sulla
bolletta dell’Università che un taglio
di 560 MWt e inoltre eviterà l'emissione
annua di 16.000 tonnellate di CO2.
Cofathec si occuperà inoltre della
conversione a metano di 4 delle 18
centrali termiche ora alimentate a
gasolio e sostituirà le caldaie e i
generatori obsoleti con modelli di
ultima generazione.
Cofathec garantirà anche l’adeguamento
normativo e l'ammodernamento tecnologico
delle strutture dell'Università per
razionalizzare l’uso di energia in loco.
La filiale italiana della branche
Servizi Energia di GDF Suez doterà
l’Università di un sistema di
telecontrollo per garantire l'uso
razionale delle apparecchiature
energetiche e per agevolare le
operazioni di manutenzione.
Infine Cofathec, si occuperà anche
dell’installazione e della manutenzione
di pannelli solari termici, capaci poi
di garantire una resa di 15.705 kWh
annui per soddisfare in parte il
fabbisogno di acqua calda
dell’Università.
Il contratto assegnato dall'Università
di Macerata conferma ancora una volta il
know-how di Cofathec in materia di
efficienza energetica e ambientale per
le scuole e campus universitari.
Riconosciuto player in questo segmento
di mercato, Cofathec è infatti
responsabile dei sistemi di
illuminazione, di sicurezza e di
protezione antincendio del campus di
Teramo, della fornitura elettrica, di
riscaldamento e condizionamento
dell’Università degli Studi di Bari, e
si è occupata della costruzione e
dell'allestimento di nuove strutture
presso l'Università di Cagliari.
Cofathec è anche responsabile della
gestione dell'impianto di trigenerazione
che offre energia elettrica
dell'Università di Catanzaro e si occupa
della manutenzione della casa degli
studenti presso l'Università di Siena.
Recentemente, a Cofathec è stata
affidata con l'installazione di pannelli
fotovoltaici per l'Università di Catania
e la gestione della manutenzione di
tutti gli edifici dell'Istituto
Universitario di Architettura di
Venezia.
- Uno Notizie Macerata -
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GROSSETO / 15-02-2010
MAREMMA: OGGI, DOPO NAVE DEI VELENI,
ABBIAMO ''GOLDEN RUBBISH'' /dalla
Maremma gigantesco traffico rifiuti
tossici in tutt' Italia
Maremma etrusca: l'inchiesta
sull'operazione Golden Rubbish è partita
da Grosseto - I carabinieri del Nucleo
Operativo Ecologico di Grosseto hanno
messo sotto inchiesta 61 persone
nell'ambito dell'operazione "Golden
rubbish", grazie alla quale stato
scoperto un maxi traffico di rifiuti
tossici in tutta la Penisola. Oltre un
milione di tonnellate tra scarti di
produzione industriale contaminati dal
mercurio, terra proveniente da bonifiche
di distributori di carburanti e
bombolette contenenti gas propano che
veniva stoccato e smaltito in Emilia,
Toscana e Trentino come rifiuti
ordinari.
A organizzare il sistema era un'azienda
grossetana, l'Agrideco, che falsificava
le analisi modificando la natura dei
rifiuti per poi accordarsi con gestori
dei siti e trasportatori.
"Come al solito siamo davanti
all'ennesimo scandalo all'italiana", ha
commentato Alberto Maria Vedova,
responsabile per l'Ambiente dell'Italia
dei Diritti. "Episodi come questo -
spiega - si susseguono ripetutamente nel
nostro Paese, a dimostrare come gli
errori commessi in passato non siano
serviti a nulla.
Gli interessi economici continuano a
essere la preoccupazione principale di
industriali e imprenditori che non
capiscono la pericolosità delle loro
azioni e le conseguenze gravissime per
la salute del nostro pianeta e di chi ci
vive. Il fatto appare ancora più grave
se si considera l'operato di questo
governo che ha pi ùvolte affermato la
diligenza e la completa riuscita delle
operazioni di bonifica durante
l'emergenza rifiuti.
Dopo le navi dei veleni non ci
sorprende pi sapere della presenza di
personalità legate al potere
imprenditoriale di un governo ipocrita e
doppiogiochista in uno scandalo del
genere. Ormai è routine in un Paese che
deve confermare la sua nomea di
intrallazzatore mondiale. A ogni modo -
conclude il rappresentante del movimento
presieduto da Antonello De Pierro - non
posso esimermi dal fare il doveroso
plauso alle forze dell'ordine".
- Uno Notizie Toscana - ultime news
Grosseto -
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SAN FRATELLO / 07-03-2010
MAIERATO, SAN FRATELLO: CITTADINE CHE
FRANANO /nell'Italia delle frane
politicanti vogliono il ponte dello
Stretto di Messina
Sicilia, Messina: ultime notizie Nebrodi,
San Fratello - Nel paese della Sicilia,
San Fratello, sui Monti Nebrodi, in
provincia di Messina, sono diverse
centinaia le persone costrette ad
abbandonare la propria casa per rischio
frane.
Il fronte della frana muovendosi, aveva
mangiato metri su metri, abitazioni su
abitazioni.
San Fratello, paese di circa 5 mila
anime sui monti Nebrodi, appare desolato
e somiglia sempre di più ad un paese
fantasma.
Il sindaco di San Fratello, Salvatore
Sidoti Pinto, parla senza andare per il
sottile: "non ci resta che pregare e
sperare che San Fratello non scompaia".
E un po' tutti sembrano ormai talmente
disperati al punto da vedere nel
miracolo l'unica speranza rimasta per
salvare il piccolo paese in provincia di
Messina.
Gli abitanti avevano portato in
processione nella piazza principale del
paese la statua del protettore, San
Nicola, e il crocifisso ligneo custodito
dal 1400 nella Chiesa Madre, ma la frana
non si era fermata.
FRANA ANCHE LA CALABRIA: FRANA NON SOLO
MAIERATO, VIBO VALENTIA
Nel frattempo in Sicilia, ed in
Calabria, disgrazia su disgrazia, la
gente comincia a capire e purtroppo a
toccare con mano, sulla propria pelle,
cosa significa dissesto del territorio,
frane, smottamenti, calamità. Termini
ormai entrati a far parte con ricorrenza
nelle notizie di cronaca di molti
comuni.
In Calabria, a Maierato, provincia di
Vibo Valentia, sono state evacuate
diverse centinaia di persone a causa
della grande frana, ( immagini riprese
in un incredibile video ) del costone
della montagna.
Seri problemi, legati al grave dissesto
idrogeologico, anche in altri comuni
della Calabria e della Sicilia.
I siciliani, come i calabresi cominciano
a capire chi sono i politicanti e sono
stufi.
Puntano soprattutto il dito contro le
tante opere inutili del Sud Italia che
frana.
Tra queste opere il faraonico Ponte
sullo stretto di Messina.
PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA, COSTI:
PER 1/3 GIA' STANZIATI SOLDI PUBBLICI
Spesa complessiva vicina a 5 miliardi
rispetto ai meno di 4 con cui il
consorzio guidato da Impregilo aveva
avuto l'appalto. A questo punto chissà a
quanto arriverà il prezzo del ponte
sullo Stretto di Messina, se un giorno
il cantiere dovesse veramente aprire .
Notizie di stampa evidenziano che
Eurolink, consorzio con capofila
Impregilo che si è aggiudicato i lavori
del ponte, s'è visto aumentare il
compenso dalla societa' Stretto di
Messina del 28%, da 3.879.600 euro a
4.969.530 euro. E questo, denuncia
Legambiente, "senza aver mosso una
pietra". Inoltre, cosa davvero
incredibile, "come se non bastasse, le
penali da pagare all'impresa, se l'opera
non si farà, saranno più alte".
Legambiente denuncia quindi "2 scelte
immotivate, ad esclusivo vantaggio di
Impregilo, che sembrano a tutti gli
effetti una cambiale in bianco firmata
dallo Stato a vantaggio dei privati."
Per la costruzione di quest'opera
faraonica non è ancora stato nemmeno
presentato il piano finanziario
completo, ma solo un ipotetico project
financing".
Ma i soldi pubblici, dei contribuenti
italiani, già ci sono, finanziati dal
Cipe (Comitato intergovernativo di
programmazione economica), attualmente
presieduto da Cosentino n.d.r., e dalla
Finanziaria per circa un terzo della
cifra stimata utile alla realizzazione
del Ponte".
Fondi pubblici, sottolinea Legambiente,
che "anche il buon senso vedrebbe ben
spesi solo per l'immediata messa in
sicurezza dei territori delle province
di Messina e di Reggio Calabria, per la
salvaguardia cioè di tutti i cittadini .
- Uno Notizie Sicilia, Messina - San
Fratello -
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UNA MAREA NERA CI SOMMERGERÀ - L’IMMINENTE TRIVELLAZIONE
NEL MARE LIBICO, A UN TIRO DI SCHIOPPO DALLE COSTE
SICULE, DA PARTE DELLA BENEMERITA BRITISH PETROLEUM,
SECONDO UN DOCUMENTO RISERVATO IN MANO A “PANORAMA”,
COMPORTEREBBE “UN RISCHIO ELEVATO DOVUTO ALL’ALTA
TEMPERATURA DEI DEPOSITI DI IDROCARBURI DELL’AREA” – UNA
TRIVELLAZIONE OTTENUTA DA GHEDDAFI IN CAMBIO DELLA
LIBERAZIONE DI UN TERRORISTA ASSASSINO…
Pino Buongiorno per
Panorama
"C'è un rischio elevato dovuto all'alta temperatura dei
depositi di idrocarburi dell'area». Ecco quale è il
pericolo principale dell'imminente trivellazione
nell'offshore libico da parte della British Petroleum,
secondo un documento riservato, intitolato in inglese
«Sirte basin & Bp exploration activities», il bacino
della Sirte e le attività di esplorazione della Bp,
compilato per conto del governo italiano.
Il
pozzo che sta per essere esplorato, «entro poche
settimane», secondo il comunicato ufficiale della stessa
Bp, è situato a 5.700 piedi d'acqua (circa 1.740 metri),
vale a dire oltre 200 metri più in profondità rispetto
al giacimento esploso nel Golfo del Messico.
Nel documento del governo italiano, che Panorama è in
grado di rivelare, si legge che «la ricerca di depositi
di idrocarburi nell'offshore libico avviene
principalmente nello strato-target del Cretacico con
possibilità di ritrovamento ad alta pressione e ad alta
temperatura». Il Cretacico corrisponde al terzo e ultimo
periodo dell'era Mesozoica, durò circa 80 milioni di
anni e si caratterizzò per la ricchezza dei fossili.
A
condurre la prima delle cinque trivellazioni previste,
ciascuna della durata di 6 mesi, sarà una piattaforma
che la Bp ha preso in leasing dalla società texana
Noble. La perforazione avverrà in una vasta area a metà
esatta di distanza fra Tripoli e Bengasi, a circa 250
chilometri dalla costa libica e a 591 da Lampedusa,
quindi dentro quella «Linea della morte» proclamata
unilateralmente dal colonnello Muammar Gheddafi nel
1973, quattro anni dopo il golpe che lo portò al potere.
In
quell'occasione il Golfo della Sirte, in pieno
Mediterraneo, fu dichiarato tutto di pertinenza della
Libia, come se le acque fossero territoriali. Gli
accordi internazionali prevedono invece che le acque
territoriali siano definite entro un perimetro di 12
miglia dalla costa. La «Linea della morte» è ben al di
là di questo limite tanto che la Sesta flotta americana
negli anni di Ronald Reagan più volte la superò per
realizzare imponenti esercitazioni navali, che
provocarono diversi scontri con gli aerei Su-22s libici.
Dagli anni Ottanta però nessun governo che si affaccia
sul Mediterraneo ha mai messo in dubbio le pretese della
Libia per non incappare nelle ire e nelle ritorsioni di
Gheddafi. Così è anche questa volta.
Anche se, dopo le prime rivelazioni di Panorama, già due
settimane fa, si è sollevata una forte ondata di
proteste, dalla Sicilia a Malta fino al Regno Unito e
agli Stati Uniti, con i partiti di maggioranza e di
opposizione uniti nel chiedere la moratoria sulle
esplorazioni almeno fino a quando non saranno accertate
le cause dell'incidente nel Golfo del Messico e non sarà
chiarita l'improvvisa e sconcertante liberazione, su
pressione della Bp, del terrorista libico Ali Mohammed
Al Megrahi, condannato all'ergastolo per avere
organizzato l'attentato all'aereo della PanAm 103 (270
persone uccise).
Anche i sindaci siciliani e maltesi sono in allarme
mentre le organizzazioni ambientaliste si sono messe già
sul piede di guerra, pronte a gesti clamorosi. «Il
Mediterraneo è un mare piccolo e semichiuso con proprie
e originalissime caratteristiche» sottolinea il senatore
del Pdl Antonio D'Alì, presidente della commissione
Ambiente.
«Vi si affacciano ben 46 mila chilometri di coste con un
lentissimo ricambio delle acque: oltre 100 anni per le
sole acque superficiali. Nel mondo il Mediterraneo è
anche il più inquinato da idrocarburi con una densità
media superiore dieci volte a quella degli altri mari, a
causa di incidenti marini, operazioni ordinarie da parte
delle 300 petroliere che transitano ogni giorno e
operazioni illegali, quali il lavaggio delle cisterne e
le attività di ricerca e di sfruttamento dei giacimenti
sottomarini».
Cosa succederebbe al Mare Nostrum se ci dovesse essere
solo un centesimo delle falle del Golfo del Messico?
Risponde sempre D'Alì, autore di una mozione
parlamentare che impegna il governo «ad attivarsi nelle
sedi internazionali e comunitarie»: «Nel nostro piccolo
e già inquinato mare un incidente analogo a quello del
Golfo del Messico decreterebbe la morte definitiva del
Mediterraneo».
Lo
stesso ministro degli Esteri Franco Frattini è uscito
allo scoperto dichiarandosi «preoccupato per le
trivellazioni annunciate dalla Bp». E ha chiesto
formalmente che si occupi di tutta la scabrosa vicenda
l'Unione per il Mediterraneo, l'organismo internazionale
costituito a Parigi il 13 luglio 2008 e di cui fanno
parte, oltre ai paesi membri dell'Ue, tutte le nazioni
che si affacciano sul Mediterraneo più la Mauritania.
La
Libia fa eccezione e ha preferito il ruolo di «paese
osservatore». Nell'invitare il presidente di turno,
Nicolas Sarkozy, a intervenire su Tripoli, Frattini ha
ricordato che fra gli obiettivi dell'Unione c'è anche
«la tutela del patrimonio ecologico del Mediterraneo».
Basterà? Di certo, la cautela è d'obbligo anche perché
nessun governo ha oggi la forza di andare allo scontro
con il leader della rivoluzione verde, il quale ha dato
personalmente il via alle perforazioni della Bp
attraverso il suo ministro «de facto» del petrolio
Shokri Ghanem, capo anche della Libya's national oil
company, partner al 15 per cento della multinazionale
petrolifera britannica.
Intervistato recentemente dal quotidiano in lingua araba
pubblicato a Londra Asharq Al Awsat, Ghanem ha così
messo le mani avanti: «Abbiamo acconsentito che questa
compagnia possa lavorare in Libia sulla base del fatto
che le falle petrolifere sono un rischio accettabile. La
questione delle perdite di greggio senza dubbio è una
catastrofe, ma d'altro canto è una parte dei rischi che
occorre sempre assumersi quando si inizia a lavorare».
Non è proprio una dichiarazione tranquillizzante. Tanto
più che incombe un'altra minaccia, sempre secondo il
documento preparato per il governo italiano. «Da
discussioni con l'Eni» si legge «appare come la
struttura geologica e le condizioni di trivellazione e
dei depositi di idrocarburi nel bacino della Sirte siano
particolarmente difficili comportando costi molti
elevati (circa 130-160 milioni di dollari per pozzo)».
Ora, una società come la Bp, che ha già visto lievitare
gli investimenti complessivi delle operazioni in Libia
dai 900 milioni di dollari previsti nel 2007 a 1,2
miliardi, e alle prese con stanziamenti straordinari di
32,2 miliardi di dollari per coprire i costi della
fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico,
probabilmente farà fatica a trovare a breve i fondi
necessari.
[02-08-2010]
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GIOVE PLUVIO CONTRO LOS CISNETTOS: NUBIFRAGIO TRASFORMA
CORTINA IN VENEZIA - E SUL PALCO IL CAPO DELL’ACEA
CREMONESI ANNUNCIA LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA! - SE
POI ANCHE FRANCO DEBENEDETTI BOLLA COME “COMUNISTA” IL
REFERENDUM CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA, ALLORA
METTIAMOCI L’ANIMA IN PACE E TIRIAMO FUORI IL
PORTAFOGLIO. CHE ALMENO SERVA A TAPPARE LE FALLE DEGLI
ACQUEDOTTI - TRA CELLI E RIPORTINO RONCHI, STRARIPA
PIPPOBAUDO (IL PIPPO DISNEY GLI FA UNA PIPPA)
Sarà l'ennesimo nubifragio che si abbatte sulla valle
tutta d'Ampezzo, ma il primo pensiero dalla patria di
"Cortina InContra" dei Cisnetto's non può che andare
all'acqua. Che, come dice l'ONU, è bene pubblico
inalienabile. Vedere sul palco tutti insieme il ministro
col riporto Ronchi, il capo delle municipalizzate unite,
Bazzano, e quello della romana Acea, Cremonesi, fa
tremare le vene ai polsi. D'accordo, nessuno privatizza
le risorse idriche, ma la gestione sì, potete
scommetterci. Il che significa aumenti (come hanno
ripetuto all'unisono i tre) dell'8% delle tariffe. In
periodo di crisi, non è niente male.
Hai voglia a spiegare che al momento gli italiani pagano
poco più dei polacchi e molto meno di tutti gli altri
Stati dell'Europa occidentale, è un provvedimento che,
anche senza l'aiuto della Dago-palla di vetro, scatenerà
più di un mugugno. Se poi anche Debenedetti bolla come
"comunista" il referendum che ha fin qui raccolto
1.400.000 firme (quindi esistono ancora i comunisti!!!),
allora mettiamoci l'anima in pace e tiriamo fuori il
portafoglio. Che almeno serva a tappare le falle degli
acquedotti più bucati del mondo.
E
mentre la sera, per asciugare col calore della sua ugola
la troppa acqua versata, Cheryl Porter riesce a
liberarsi a fatica del nozionismo del buon Marino
Bartoletti, intonando a meraviglia le note delle canzoni
di Mina o dei più famosi brani della tradizione
black-soul a stelle e strisce, è già ora di sentire il
lamento di Celli e Giorello, ovvero "la classe dirigente
non va in paradiso".
Celli prova a ridimensionare la sua lettera al figlio
per interposta Ripubblica, bollandola come provocazione,
ma ormai la frittata è fatta e vedere uno che è stato,
nell'ordine, capo delle risorse umane di Olivetti,
direttore generale della Rai e ora direttore generale
della LUISS indossare i panni (pardon il cilicio) del
penitente e denunciare tutte le brutture d'Italia, fa un
certo effetto.
Permettete ora una brevissima agiografia. Pippobbaudo
(tutto attaccato perché rende meglio l'idea) sale sul
palco dell'Audi Palace e per più di due ore inonda il
pubblico di aneddoti, personaggi, attimi che in Rai
avrebbero annacquato in almeno 12-13 serate. Ce l'ha con
Viale Mazzini, Pippo, lo si capisce fin da subito.
Ma
è un amante tradito che non perde la dignità: racconta
senza giri di parole una storia d'amore durata mezzo
secolo (con una parentesi di 6 mesi a Mediaset che non
rubrichiamo nemmeno nella categoria "scappatelle"). E il
pozzo di scienza Bartoletti non può far altro che
ascoltare e cercare di indirizzare (ma è cosa dura) le
divagazioni del Pippo più famoso che ci sia (quello
Disney gli fa una pippa).
29-07-2010]
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MORTI GOODYEAR, SI MUOVE LA CAMERA ...
Tre milioni di euro: tanto la Goodyear deve pagare agli
eredi dei 34 operai morti per tumori da
amianto,respirato, insieme ad altre sostanze tossiche,
nello stabilimento di Cisterna di Latina dal '74 al
2000. Lo ha stabilito una sentenza del 1° luglio 2008.
Ma da due anni gli eredi delle vittime stanno
aspettando. Adesso Silvano Moffa, presidente della
commissione lavoro alla Camera, chiede al governo di
aprire un tavolo per sbloccare la situazione. Prima che
la Goodyear cambi l'assetto societario, come paventato
più volte. Evento che renderebbe quasi impossibile
recuperare i soldi. (S.D.)23.07.10 |
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Sigilli a Santa Giulia, falda inquinata con sostanze
cancerogene
Santa
Giulia come la
Gomorra dello scrittore
Roberto
Saviano. Con i
camion che nella notte scaricavano rifiuti e macerie
nelle aree dell’ex Montedison. «Per non dare disturbo ai
residenti con il traffico», spiega in un interrogatorio
il direttore dei cantieri per la Sadi Servizi
Industriali (società di Giuseppe Grossi), Gianfranco
Abate, solo testimone. Per non dare nell’occhio, invece,
secondo gli inquirenti. E’ quanto emerge dall’inchiesta
dei pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, che martedì ha
portato ai sigilli a Santa Giulia. Proprio ieri il
presidente della Commissione parlamentare sulle attività
illecite sui rifiuti, Gaetano Pecorella, ha ipotizzato
infiltrazioni anche di stampo mafioso sul caso Montecity.
«Credo siano mancati soprattutto i controlli
amministrativi: arrivare a un sequestro dopo tanti anni,
e con di fronte un evidente inquinamento della falda
acquifera, vuol dire che chi sarebbe dovuto intervenire
non l’ha fatto». Pronta la risposta del sindaco Letizia
Moratti: «Nel 2009 Arpa ci rassicurò che non ci fosse
niente fuori regola». Peraltro Palazzo Marino sottolinea
il suo ruolo prevalentemente «amministrativo, sulla base
di verifiche della Regione e certificazioni della
Provincia». Ulteriori precisazioni arrivano anche dal
vicesindaco Riccardo De Corato che ricorda almeno due
interventi dei vigili dopo segnalazioni dei residenti
per miasmi da via Bonfaldini e intossicazioni, arrivando
all’evacuazuione della scuola di via Sordello. «Dopo la
denuncia dei vigili ai magistrati, già nel 2005, fu
l’Arpa a prendere in carico la questione». di Giulia
Salemi Leggo
Il consiglio d’amministrazione di Risanamento
valuterà un’eventuale richiesta di dissequestro
dell’area di S. Giulia. È quanto riferiscono fonti
vicine al gruppo immobiliare. Il Cda si riunisce oggi
pomeriggio e alla riunione dovrebbe partecipare anche
l’avvocato penalista Marco De Luca. In particolare, si
ribadisce in ambienti vicini alla società, le bonifiche
sono state effettuate e certificate dalle autorità
competenti.
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Ok, sembra un po' da Free Marchett,
però quando una notizia è
buona è buona. E allora segnaliamo che ieri, in Sicilia, è stato
inaugurata la prima narcisissima centrale solare a specchi, nata
da un'idea di Carlo Rubbia (Repubblica, p.25). Sempre meglio del
petrolio e del fantomatico "carbone pulito".
5-07-2010]
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E LO DO IO
L’ECOMOSTRO! - SITO IN RESTA, OLIVIERO TOSCANI IN DUPLEX CON
SETTIS LANCIA IL PROGETTO aperto a chiunque voglia documentare
con la macchina fotografica, con la videocamera, con il
telefonino, gli scempi che devastano il nostro Paese - BENE,
BRAVO, BIS! PECCATO CHE la prima mostra degli oltraggi al
paesaggio sia avvenuta nella cantina di toscani, progettata da
Mario Botta, un eco-mostro da far paura...
Marcello
Mencarini per "Panorama.it"
"Il
paesaggio italiano, quello dipinto da Leonardo, da Raffaello, da
Giorgione, viene ogni giorno violentato. Chiese in vetro-cemento
con campanili che sembrano rampe di lancio di missili, tetti
spioventi stile pagoda cambogiana, disegnate da geometri con
tessera di partito..."
È la
denuncia del fotografo-pubblicitario-produttore di vino,
Oliviero Toscani, che con l'appoggio di Salvatore Settis, del
gruppo Terra Moretti e del Fai lancia "Nuovo paesaggio
italiano".
Un
progetto aperto a chiunque voglia documentare con la macchina
fotografica, con la videocamera, con il telefonino, gli scempi
che devastano il nostro Paese.
Le foto
vanno inviate a info at nuovopaesaggioitaliano.it o via mms al
numero presente sul sito e saranno utilizzate per una serie di
mostre, per un concorso fotografico e, soprattutto, per creare
un archivio multimediale.
La
fotografia finalmente diventerà "vera arte" non da appendere ai
muri, ma memoria storica dell'umanità. Così è scritto nel
manifesto del progetto.
E così
Toscani, il pubblicitario ribelle, il provocatore sempre
inseguito dalla censura scopre gli user generated content - i
contenuti prodotti dalla gente comune - come se il Web 2.0 fosse
nato ieri e questi non fossero percorsi battuti ormai da anni,
che per Internet significa secoli.
E si fa
pure paladino della tradizione, del bello, promuovendo un
progetto retorico e nostalgico basato su una poetica che non
sembrava appartenergli. Il bello contro il brutto.Le trattorie,
le botteghe di generi alimentari, i negozi degli artigiani, i
ristoranti con giardino sono belli. Le autostrade, gli
autogrill, i supermercati, il vetro cemento sono brutti.
Se la
prende addirittura col "televisore in ogni camera". Roba da
ambientalismo vecchia maniera. E anche se mette le mani avanti e
dice che non vuole essere considerato un conservatore viene da
chiedersi dove è finito il Toscani che nel 1973 insieme a
Emanuele Pirella, lanciò i jeans Jesus con slogan tipo "chi mi
ama mi segua" o "non avrai altro jeans all'infuori di me", una
esplicita provocazione contro il potere clericale-democristiano
di quegli anni.
Sono anche
lontani i tempi delle campagne pubblicitarie con la neonata
Giusy ancora attaccata al cordone ombelicale, un prete e una
suora che si baciano, l'agonia di un malato di Aids, un soldato
che impugna un femore umano, un uomo assassinato dalla mafia. E
i condannati a morte fotografati in un carcere del Missouri.
Campagne
che facevano riflettere su importanti temi sociali anche se
servivano a far vendere magliette alla Benetton. "Nuovo
paesaggio italiano" sembra comunque un progetto destinato a
funzionare.
Anche se
l'idea non è né nuova né originale e anche se qualcuno ha già
ironizzato sul fatto che la prima mostra si è aperta il 10
luglio, a Petra, la cantina di Terra Moretti, progettata da
Mario Botta, che molti hanno contestato perché male si
inserirebbe nella campagna circostante.
Un
testimonial come Toscani garantisce il successo di qualunque
iniziativa. Quando alleva cavalli, quando firma la linea dei
suoi occhiali, quando pubblicizza l'olio da lui prodotto con
slogan che bene rappresentano il nuovo Toscani-pensiero. "Il
brivido che proverete sulla lingua assaggiando il mio olio
extra-vergine, extra-creativo, è lo stesso che si prova lungo la
schiena quando ci si innamora!"
OLIVIERO
TOSCANI E NUOVO PAESAGGIO ITALIANO
Scrive Oliviero Toscani:
www.nuovopaesaggioitaliano.it
"Il
paesaggio italiano, quello dipinto da Leonardo, da Raffaello, da
Giorgione, viene ogni giorno violentato. Chiese in vetro-cemento
con campanili che sembrano rampe di lancio di missili, tetti
spioventi stile pagoda cambogiana, disegnate da geometri con
tessera di partito, campane computerizzate, centri commerciali
che spazzano via le antiche botteghe di generi alimentari e di
artigiani, "spaghetterie" che rimpiazzano le civili trattorie e
i ristoranti con giardino; autogrill, autostrade, tangenziali,
sopraelevate al posto delle strade normali, case a schiera e
condominii osceni invece delle case a misura d'uomo. Con questo
non voglio essere né nostalgico né conservatore.
Ambientalismo vuol dire costruire il necessario e costruirlo
bene. Se gli ideali di un'epoca dovessero essere giudicati in
base alla loro architettura e al rispetto del loro territorio,
forse i nostri ultimi 60 anni rappresentano il punto più basso
mai raggiunto dal nostro paese. Come in ogni altra parte del
mondo, il così detto "progresso" ha portato il degrado.
La poca
creatività e la misera ricerca di bellezza è rimasta dominio
solamente degli stilisti della moda e infatti l'Italia produce
una grande quantità di abiti, di borse e scarpe, che gli altri
paesi ci invidiano come una volta ci invidiavano gli affreschi
di Masaccio, Michelangelo e piazza dei Miracoli, il Palladio,
Bernini e Borromini. Oggi si viene in Italia per fare shopping
(sempre di meno). Il vero genio di tanti italiani si esprime
oggi nel cattivo gusto di cui amiamo circondarci. Ogni casa ha
il suo cancelletto in ferro battuto, ogni tinello il suo
caminetto in finto marmo, ogni camera il suo
televisore".12-07-2010]
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- BP: SPESI FINORA 3,5 MILIARDI DI DOLLARI PER MAREA
NERA...
Da Borse.it -BP ha speso finora 3,5 miliardi di dollari per
cercare di bloccare la marea nera nel Golfo del Messico. E
intanto BP continua la sua ricerca di fondi dopo l'esplosione
della piattaforma nel Golfo del Messico, avvenuta lo scorso
aprile. Il colosso petrolifero britannico sarebbe infatti in
trattative con Apache Corp per cedere alcune attività.
Indiscrezioni riportate dalle principali agenzie di stampa
internazionali, che citano fonti vicine all'operazione. In
particolare, Apache avrebbe puntato gli occhi su alcuni asset
che includono una partecipazione di BP in Alaska, per una cifra
pari a circa 12 miliardi di dollari.
10.07.10 |
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LA
MADDALENA: PROTEZIONE CIVILE, IN EX ARSENALE FINE BONIFICHE DOPO
ESTATE...
(Adnkronos)
-
'Ulteriori opere di bonifica che completeranno quelle gia'
realizzate che hanno consentito la rimozione di 62.000
tonnellate di rifiuti e il dragaggio di 70.000 metri cubi di
sedimenti saranno realizzate al termine della stagione estiva'.
Lo sottolinea in una nota il Dipartimento della Protezione
Civile in merito a un'anticipazione del settimanale L'Espresso
sulla bonifica dello specchio d'acqua interno all'ex Arsenale
della Maddalena. Questa scelta, aggiunge, 'ha consentito il
regolare svolgimento della manifestazione velica Louis Vuitton
Cup all'interno dell'ex Arsenale dell'isola sarda'.
"Tale
scelta - prosegue la nota della Protezione Civile - e' stata
possibile in quanto e' palese che non ci sono rischi per la
qualita' delle acque che viene monitorata dall'Arpa Sardegna
proprio su richiesta della Provincia di Olbia-Tempio, che gia'
dall'ottobre 2009 durante la certificazione dell'avvenuta
bonifica dei suoli a terra sosteneva: 'essendo in corso di
completamento le attivita' di bonifica dell'area marina
antistante l'Arsenale'".
"Infine,
per dovere di precisazione - conclude la nota - e' utile
sottolineare che per le bonifiche sono stati spesi circa 24
milioni di euro e non 72 come sostenuto dall'Espresso'.
26.06.10 |
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DISCARICA
MADDALENA – ALTRO CHE “INTERVENTO ESEMPLARE” COME ASSICURAVANO
BERTO-LISO E LETTA. SOLO L’ENNESIMA OPERAZIONE DI MAQUILLAGE PER
SALVARE la faccia – SUI FONDALI DEL PORTO ARSENALE DORMONO
RIFIUTI TOSSICI, FANGHI E AMIANTO PRONTI A RISVEGLIARSI AL PRIMO
BATTITO D’ELICA - L’AREA ERA STATA “BONIFICATA” CON LAVORI PER
72 MLN € AFFIDATI AL COGNATO DEL RAS DELLA PROTEZIONE CIVILE – E
ORA C’È CHI AMMETTE: “HANNO DECISO DI LASCIARLI LÌ PERCHÉ SENZA
LA COSTRUZIONE DI UNA DIGA ERMETICA, AVREBBERO INQUINATO
L’ARCIPELAGO
Fabrizio
Gatti per "L'espresso"
Una discarica di rifiuti tossici nell'arcipelago della
Maddalena. Fanghi neri impregnati di idrocarburi pesanti
sbuffano come nuvole di vulcani sottomarini. Contaminano i
pesci, i molluschi, i crostacei. E forse anche la vita degli
uomini, delle donne e dei bambini che li mangeranno. La sabbia è
così inquinata che le alghe non crescono in un raggio di
centinaia di metri. Un deserto subacqueo. Bisogna scendere sul
fondo del mare per vedere come hanno lasciato morire la natura e
al tempo stesso preso in giro milioni di italiani. Bisogna
infilarsi la muta, le pinne, una maschera da sub e nuotare quasi
tre chilometri tra andata e ritorno.
Ed ecco,
fra i due e i dieci metri di profondità, la bugia colossale di
una bonifica che qui sotto non è mai cominciata. Perché la
discarica è nel mezzo di Porto Arsenale, nel bacino su cui si
specchiano i cristalli e i marmi pregiati della Main conference,
la palazzina che l'anno scorso avrebbe dovuto ospitare gli onori
del G8. Basta immergersi in apnea sotto le grandi vetrate,
infilare la mano nella melma e filmare.
Nubi color
antrace salgono dense, piroettano e ricadono trascinate dal loro
peso specifico verso fondali più lontani. Eppure, tra scandali,
costi fuori controllo, indagini per corruzione e arresti, la
bonifica era l'unica operazione considerata necessaria. Almeno,
l'avevano dichiarata conclusa. Ora nemmeno quella si salva.
"Un
intervento esemplare", hanno detto. L'aveva confermato il capo
della Protezione civile, Guido Bertolaso, 60 anni, commissario
delegato di queste grandi opere. L'aveva certificato il suo
sponsor nel governo, il sottosegretario Gianni Letta, 75 anni.
Invece no.
Forse sono
stati male informati. Forse qualcuno della struttura di missione
nominata da Palazzo Chigi e spedita alla Maddalena a suon di
stipendi d'oro, ha raggirato perfino loro. Oppure non hanno
ancora raccontato tutto su questo brutto intrigo. Ma qui sotto,
nel grande quadrilatero che dovrebbe diventare un porto
turistico per Vip, gli effetti della bonifica non si vedono.
E chissà,
magari è per questo che il vertice del G8 è stato spostato a
L'Aquila. Perché le eliche delle barche a motore avrebbero
sollevato gli idrocarburi e trasformato l'acqua in un ammasso
oleoso a visibilità zero. I sommozzatori dell'antiterrorismo non
avrebbero potuto garantire la vigilanza. E per il presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi, sarebbe stata una pessima figura
ricevere i presidenti dietro vetrate affacciate su un mare che
in alcuni giorni diventa nero come la pece. Cambi di colore
imprevedibili che dipendono dalla risalita dei veleni nascosti
sul fondo.
Questa
storia comincia lunedì 22 marzo. Quella sera davanti alle
telecamere di "Porta a Porta" Bertolaso difende il cognato,
Francesco Piermarini, 52 anni, fratello di sua moglie. "Avete
pure messo in mezzo mio cognato", dice a chi gli contesta gli
incarichi familiari alla Maddalena: "Io a mio cognato non gli ho
dato assolutamente nessun incarico. Mio cognato è stato scelto
perché è un grande esperto di bonifiche ambientali. Ha lavorato
con il guru delle bonifiche ambientali, che è Gianfranco
Mascazzini. E per questa ragione è stato impiegato". Mascazzini,
nel 2008, è direttore generale del ministero dell'Ambiente.
Il cognato
di Bertolaso viene inserito con un incarico ad personam nello
staff di Palazzo Chigi. E assegnato alla struttura di missione
in Sardegna che coordina la bonifica e l'avvio dei cantieri del
G8. Alla Maddalena però Piermarini racconta una storia un po'
diversa. Dice di avere una laurea in economia e di essere
rientrato da poco in Italia dopo aver terminato un'attività
finanziaria all'estero. Comunque secondo Bertolaso, responsabile
di tutta l'operazione G8, suo cognato viene scelto solo perché è
un grande esperto di bonifiche.
Passano le
settimane e Porto Arsenale apre finalmente i cancelli. Dal 22
maggio al 6 giugno La Maddalena ospita le regate della Louis
Vuitton Trophy. L'occasione, pure questa finanziata con soldi
pubblici, per il lancio ufficiale del "porto spettacolare del
futuro", come pubblicizzano i manifesti. Infatti, concluse le
gare, le strutture a cinque stelle saranno disponibili soltanto
in futuro. Non prima di un anno.
È un
inizio un po' zoppo del nuovo polo turistico affidato in
concessione per 40 anni alla Mita resort della presidente di
Confindustria, Emma Marcegaglia. Il canale e il bacino interno
sono interdetti alla navigazione. I pochi yacht, le barche a
vela e a motore devono ormeggiare nel bacino esterno, davanti
alla Main conference. E la mattina di martedì primo giugno
succede qualcosa di strano. L'acqua in cui si riflette l'opera
simbolo progettata dall'architetto Stefano Boeri diventa nera.
La partenza di uno yacht di appoggio alla regata fa risalire dai
fondali nuvole dense che colorano il mare.
Non è solo
sabbia, che nell'arcipelago è ovunque chiara. Questi turbini
sono oleosi, molto scuri e tendono a rimanere sul fondo. Pochi
giorni dopo, di rientro su un volo Olbia-Milano, l'aereo di
Meridiana passa casualmente sopra l'arcipelago. E a più di mille
metri di quota la differenza dei colori è netta. Intorno l'acqua
è blu. Davanti alla Main conference il mare è nero. Con una
pennellata di inquinamento che si allunga verso l'isola di
Caprera. Non resta che aspettare la fine delle regate. E la
nuova chiusura di Porto Arsenale.
Il modo
per scoprire cosa si nasconde sui fondali è entrare nei due
bacini a nuoto. Il segreto di Discarica Maddalena viene svelato
da "L'espresso" dopo quattro giorni di immersioni. Dal 13 al 16
giugno. Sul sito espressonline.it sono cliccabili il filmato e
le fotografie. Sono le immagini in esclusiva dei fanghi tossici
e delle macerie scaricate illegalmente in mare alla fine dei
lavori, proprio sotto la Main conference.
Perfino il
canale di ingresso e il bacino interno dell'Arsenale sono
inquinati da sostanze altamente pericolose. Per questo, durante
le regate della Vuitton Trophy, la Provincia di Olbia Tempio ha
vietato la navigazione alle barche a motore. Ma solo nel bacino
interno: per "minimizzare al massimo qualsiasi fenomeno di
risospensione", è scritto in un avviso. Un vero successo: un
porto turistico costato complessivamente 377 milioni di euro
pubblici nel quale yacht, barche e gommoni non possono
attraccare.
L'inquinamento nel bacino interno lo conferma un'indagine
dell'Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca
ambientale. Il 25 e il 26 novembre 2009 i tecnici del ministero
dell'Ambiente e la struttura di missione di Palazzo Chigi fanno
eseguire 31 carotaggi nei sedimenti del fondale. Scoprono così
alte concentrazioni di molecole killer. Ben oltre i limiti di
legge, superati spesso con multipli esponenziali. Si tratta in
gran parte di derivati del petrolio e residui di combustione.
Sostanze
scaricate in mare per decenni durante il lavaggio dei serbatoi e
delle sentine delle navi, quando l'Arsenale era gestito dalla
Marina militare italiana. I risultati delle analisi vengono
tenuti segreti fino alla primavera di quest'anno. Il ministero
li comunica agli addetti ai lavori in una riunione soltanto il
23 aprile 2010. E ammette così la mancata bonifica
dell'Arsenale. Avviata nel 2008 sotto il controllo di Francesco
Piermarini, come ha raccontato in tv suo cognato Bertolaso.
E mai
completata. Non risultano invece analisi dei fanghi nel bacino
esterno. Ufficialmente quel tratto di mare non è inquinato. All'Ispra
dicono di non sapere nulla della presenza di idrocarburi davanti
alla Main conference. E nessuna comunicazione è stata data alla
Provincia di Olbia Tempio, come conferma Pierfranco Zanchetta,
assessore all'Ambiente nella giunta di centrosinistra uscente.
Nei documenti, Discarica Maddalena non esiste.
Domenica
13 giugno soffia il maestrale. Dal porticciolo di Punta Moneta
la nuotata è tutta controvento e controcorrente. A un centinaio
di metri dalla banchina est di Porto Arsenale il fondale beige
diventa improvvisamente nero. Le alghe sono morte o non
crescono. L'acqua, prima limpida, ora è torbida. È il percorso
di uscita delle correnti di bassa marea. Qui sotto ci sono
lastre di eternit, cemento e fibra di amianto, cadute o buttate
in mare.
Dopo la
lunga nuotata fino all'ingresso dei bacini, bisogna tornare
indietro. Stanno smontando i pontili della Vuitton Trophy e
sulla banchina opposta sono al lavoro due sommozzatori veri. Un
secondo imprevisto appare all'improvviso tra Caprera e Santo
Stefano, a metà della traversata a nuoto del canale centrale:
arriva un mercantile. Meglio togliersi di mezzo. Al più presto.
La nave cargo si avvicina silenziosa.
E va a
ormeggiare alla banchina di Porto Arsenale. Una zona, secondo la
mappa dell'Ispra, che dovrebbe essere interdetta alla
navigazione. Il carotaggio in quel punto, il numero 22, rivela
tra le concentrazioni più alte di benzo(a)antracene (3,07
milligrammi per ogni chilo di sedimento), benzo(a)pirene (2,90
milligrammi/chilo), benzo(b)fluorantene (2,72), crisene (2,8),
pirene (7,6) e di altri veleni.
Ulteriori
aree di inquinamento record dei fondali sono il tratto centrale
del canale di ingresso. E la banchina Ovest, fra il centro
commerciale e l'hotel a cinque stelle: con massimi qui di 5,6
milligrammi/ chilo di pirene, di 4,29 di benzo(b)fluorantene
(cancerogeno, può provocare danni genetici) e di 16,9 di
policlorobifenili (sostanza con tossicità paragonabile alla
diossina). Contaminata anche la banchina Est dove gli
idrocarburi raggiungono i 6.380 milligrammi/chilo.
Lunedì 14
giugno la traversata a nuoto parte dalla costa opposta: il molo
davanti all'ex ospedale militare, il secondo hotel del G8
costato 73 milioni e ora completamente abbandonato. Tra le 6 e
le 9.30 del mattino c'è tempo per controllare tutti e due i
bacini e il canale di ingresso. È incredibile che abbiano
scaricato in mare tonnellate di macerie sotto la Main conference,
il progetto simbolo al quale non è stato ancora trovato nome
migliore.
Forse lo
meriterebbe visto che è costato 52 milioni, tutti incassati
dall'impresa di Diego Anemone, 39 anni, arrestato con il
coordinatore degli appalti, Angelo Balducci, 62, e scarcerato
dopo tre mesi. Proprio lì davanti il fondale è fangoso e
completamente spoglio. Non crescono alghe per centinaia di
metri. La probabile concentrazione di veleni annienta la vita.
Qua e là
nel limo chiaro emergono chiazze di sedimento nero. Il giorno
dopo, martedì 15 giugno, la corrente tra Punta Moneta e il
canale di ingresso è più forte del solito. La mattinata è
dedicata a nuove immersioni. Basta scendere, agitare la mano nel
fango gelatinoso, fotografare e filmare. Le nuvole nere salgono
da più punti. Poi si torna nel canale di ingresso e nel bacino
interno: in queste due zone la bonifica è stata fatta ma solo
lungo le banchine, per una larghezza di appena una decina di
metri.
A pochi
chilometri da qui, a Palau di fronte alla Maddalena, proprio
oggi il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo e il
collega francese Jean-Louis Borloo, stanno firmando il
protocollo per la nascita del Parco marino delle Bocche di
Bonifacio. C'è da giurare che la delegazione francese sia
all'oscuro dell'inquinamento provocato dalla Marina militare al
centro del nuovo parco. Mercoledì 16 giugno, le ultime
immersioni.
Resta
adesso da scoprire perché il bacino davanti alla Main conference
non sia stato bonificato. Qualcuno disposto a raccontare cosa
sia successo si trova: "Più scavavi nel fondale, più trovavi
fanghi contaminati", ricorda il tecnico di un'impresa: "La benna
tirava su melma densa come cioccolata e nera come pece. Erano
sicuramente idrocarburi pesanti. Hanno deciso di lasciarli lì
perché senza la costruzione di una diga ermetica, avrebbero
inquinato l'arcipelago. E la costruzione della diga avrebbe
fatto perdere tempo e ridotto i margini di guadagno per le
imprese. Lo stesso vale per la parte non bonificata del canale e
del bacino interno. So che la sospensione dei lavori è stata
autorizzata da qualcuno dentro al ministero dell'Ambiente".
L'ennesima
operazione di maquillage per salvare l'apparenza. Anche se la
bonifica è costata 31 milioni, che salgono a 72 milioni 610 mila
euro sommando gli interventi di consolidamento delle banchine e
la trasformazione in porto turistico. Ora però tutte le opere
rischiano di diventare una colossale cattedrale nel deserto. Uno
spreco da 377 milioni a carico degli italiani e delle casse
della Regione Sardegna, che per questa spesa deve rinunciare a
nuovi investimenti. E che, come proprietaria della struttura,
dovrebbe addirittura pagare la nuova bonifica.
Per il
pericolo che i fanghi tossici risalgano, la navigazione nel
porto è vietata. E senza possibilità di attracco, addio posti
barca. Addio occasioni di lavoro. La zona però non può reggersi
sui due mesi del turismo estivo. Con la chiusura delle basi
americane e il Porto Arsenale fermo, per i 2 mila disoccupati
dell'arcipelago si riaffaccia dopo decenni la prospettiva
dell'emigrazione. È il danno più odioso della finta bonifica:
aver rubato il futuro all'isola.
I manager
di Mita resort forse sapevano della presenza dei veleni. Sarà
per questo che la società di Emma Marcegaglia ha ottenuto da
Bertolaso un canone a prezzo di svendita: 60 mila euro l'anno,
come l'affitto di una cartoleria in centro alla Maddalena.
"L'espresso" l'ha chiesto alla società, senza ottenere risposta.
Nei mesi della bonifica raccontano di camion che entravano
carichi nelle aree di cantiere. L'ultimo dubbio porta a quei
giorni del 2008: se i fanghi contaminati sono ancora in fondo al
mare, i rifiuti tossici cementati sotto le banchine vengono
tutti dall'Arsenale?
[25-06-2010]
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LA MAREA
NERA UCCIDE – CI SCAPPANO ALMENO DUE MORTI NELL’ENNESIMO
TENTATIVO FALLITO DI CHIUDERE LA FALLA – INTANTO UN GIUDICE
SILURA LA CASA BIANCA: “ILLEGALE LO STOP ALLE TRIVELLAZIONI” -
VIA LIBERA ALLE COMPAGNIE PETROLIFERE NEL GOLFO DEL MESSICO - LA
MORATORIA DECISA DA OBAMA DOVEVA DURARE SEI MESI, MA SECONDO IL
MAGISTRATO "È GENERICA E PUNITIVA" - IL GOVERNO RICORRERÀ IN
APPELLO
1 - ALMENO
DUE MORTI IN OPERAZIONI BP...
(ANSA)
- Almeno
due persone sono morte in due diversi incidenti legati alle
operazioni di contenimento del greggio nel Golfo del Messico: lo
ha annunciato oggi a Washington il responsabile Usa,
l'Ammiraglio Thad Allen.
In realtà,
hanno poi spiegato fonti della Guardia Costiera, le morti -
quelle di due persone responsabili per le operazioni di
disinquinamento - non sono direttamente legate alle operazioni
di recupero del Golfo. Una delle due vittime sarebbe infatti il
capitano di una barca, ucciso con un colpo di arma da fuoco.
2 - ALLEN,
PER INCIDENTE TOLTO TAPPO POZZO...
(ANSA)
- A causa di un incidente, il tappo sul pozzo della Bp nel Golfo
del Messico è stato temporaneamente tolto e dovrebbe essere
riposizionato nel pomeriggio: lo ha annunciato oggi a Washington
Thad Allen, il responsabile per le operazioni di contenimento.
In una
conferenza stampa a Washington, Allen ha parlato di incidente
provocato da un robot sottomarino, con una conseguente fuga di
gas. Senza tappo, il flusso di petrolio che fuoriesce dal pozzo
della Bp nel Golfo del Messico è aumentato in maniera
significativa, anche se parte del greggio continua ad essere
bruciato in superficie.
3 - UN
GIUDICE SILURA LA CASA BIANCA "ILLEGALE LO STOP ALLE
TRIVELLAZIONI"
Angelo Aquaro per "la
Repubblica"
Un altro
disastro nel Golfo è possibile: già da oggi. Un giudice
distrettuale della Louisiana ha ribaltato la decisione di Barack
Obama e annullato la moratoria di sei mesi per le trivellazioni
in profondità. La Casa Bianca ha subito annunciato che farà
appello, ma la decisione è l´ultimo schiaffo a
un´amministrazione sempre più in difficoltà.
Il bando
era stato annunciato il 6 maggio e doveva durare solo un mese.
Poi Obama l´ha prolungato per un totale di 180 giorni. Subito
l´industria petrolifera è insorta, e il governatore della
Louisiana Bobby Jindal ha parlato di 20mila posti di lavoro a
rischio. Obama ha promesso: la moratoria potrebbe durare anche
meno, aspettiamo le conclusioni della commissione d´inchiesta.
Ma un mese e mezzo dopo il disastro, la risposta ancora non c´è.
Ha buon
gioco ora il giudice Martin Feldman a definire il bando del
governo «generico e punitivo: la moratoria non offre nessun
parametro e sostiene che siccome una piattaforma non ha
funzionato - e sebbene nessuno sappia ancora davvero perché -
tutte le compagnie e tutte le piattaforme che scavano pozzi in
profondità presenterebbero un pericolo universale». Il tono
della sentenza è quasi ironico.
Ma non c´è
nulla da ridere quando si intravede la mano che si nasconde
dietro l´esposto presentato dalla Honbeck Offhore Services: la
società di trivellazione è solo il nome mandato in avanscoperta
dall´intera industria petrolifera. Le trivellazioni ad alta
profondità sono in crescita del 70 per cento, la produzione
dovrebbe aumentare di due terzi fino a 10 milioni di barili al
giorno: Obama si tolga di mezzo.
Steven
Newman della Deepwater Horizon, la piattaforma assassina (11
morti), dice che il bando è «una reazione spropositata». Il
manager della Chevron Jay Pryor giura che «limiterà i
rifornimenti di energia nel mondo». Il business non si limita
certo al Golfo, dove le piattaforme di quel tipo sono una
trentina. Un´altra ventina lavora nel Mare del Nord. E sempre in
Europa la Libia ha annunciato che comincerà a trivellare nelle
profondità del Mediterraneo.
Come
finirà? Dice il portavoce di Obama, Robert Gibbs: «Il presidente
crede che continuare senza sapere cos´è successo non abbia
senso». Il bando divide anche il Golfo: all´opposto della
Louisiana c´è la Florida, da sempre contraria a ogni tipo di
trivellazione. Sulle sue coste, a Panama Beach, l´altro giorno è
stato rinvenuto un insolito souvenir: un rottame della
piattaforma esplosa il 20 aprile. L´ultimo segno di un disastro
senza confini.
23-06-2010]
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8- ORA D'ARIA ...
"Acqua privata: valanga di no. In due mesi gia' raccolto un
milione di firme per il referendum in difesa della gestione
pubblica" (Stampa, p. 24) [22-06-2010]
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CHICCO
(FUORI DI) TESTA – LE SCUSE DOPO SCAZZO IN DIRETTA TV TRA
L’EX PRESIDENTE ENEL E IL GEOLOGO DE NOANTRI TOZZI: “SE DICI
CHE DIFENDO IL NUCLEARE PER I SOLDI DI SPACCO LA FACCIA” –
LE SCUSE CON UNA POSTILLA: “SBAGLIATA LA MIA REAZIONE MA
ANCHE IL METODO STALINISTA DI INFANGARE L’INTERLOCUTORE”…
VIDEO DELLO SCAZZO:
http://www.youtube.com/watch?v=0vtqbi_8mBU
CHICCO
TESTA E LA FACCIA DI TOZZI...
C.T. dal "Fatto"
- Dal
"vada a farsi fottere" di Massimo D'Alema al giornalista
Sallusti al "ti spacco la faccia" di Chicco Testa. Sempre su
Raitre, sempre durante un dibattito. Tema nucleare: centrali
sì, centrali no. L'ex presidente dell'Enel - sottovoce e con
la telecamere fuori campo - s'è scontrato con il geologo
Mario Tozzi: "Non ti permettere di dire che io guadagno dei
soldi perché ti spacco la faccia, è chiaro?".
Poi
Tozzi interviene e in studio: "Se mi minacciano...". E
Testa: "Fuori, fuori". Sfumata la rabbia, senza la
telecamera, Testa racconta che "prima di perdere il
controllo, Tozzi mi aveva detto che fossi a favore del
nucleare perché guadagno dei soldi. Non ci guadagno un bel
niente! Dopo due minuti, però, ci siamo scusati l'un con
l'altro". Caso chiuso. Almeno sino al prossimo talk show.
CHICCO
TESTA, MI SCUSO E MI RAMMARICO MA NON ACCETTO IL METODO...
(Adnkronos) -
'Mi devo scusare. Da ieri rimbalza sul web e sui media, uno
spezzone della trasmissione 'Cominciamo bene' (Rai Tre) in
cui rivolgo una metaforica minaccia a Mario Tozzi geologo e
giornalista, che sosteneva il punto di vista antinucleare.
Premesso che mi scuso con i telespettatori e con i
frequentatori del blog per lo spiacevole incidente e mi
rammarico del mio scatto, tuttavia, tagliata fuori dal
contesto, quella provocazione assume un significato
sproporzionato e fuorviante. Chi non avesse visto l'intera
trasmissione, forse non riesce a capire le ragioni della mia
entrata a gamba tesa. Certo, mi sono saltati i nervi, cosa
che non deve mai succedere'.
Lo
scrive sul suo blog Chicco testa, dopo le polemiche per
l'acceso botta e risposta in tv con Mario Tozzi. 'E'
successo invece perche' un minuto prima Tozzi si era rivolto
al sottoscritto accusandolo di sostenere la ragioni
dell'energia nucleare ‘perche' ci guadagno'. Fino a li' era
filato tutto liscio, com'e' normale. Ma non sono riuscito a
fare finta di niente di fronte a questo bell'argomento dello
'scienziato' Tozzi. Per una ragione di metodo prima ancora
che di merito. In un paese civile si discutono gli argomenti
degli interlocutori, non le loro qualita' personali'.
'Naturalmente non e' vero che ci guadagno con il nucleare,
ma anche se cosi' fosse non capisco dove sarebbe il
problema. Tozzi guadagna con le sue trasmissioni e i suoi
libri 'ambientalisti'. Ripeto, dove e' il problema? E c'e'
tanta gente nel mondo che vive e lavora nell'industria
nucleare come in tanti altri rami dell'economia di un Paese
in maniera rispettabile. Ne' chi lavora nel campo delle
energie rinnovabili,fra cui tanti player internazionali e
investitori finanziari, mi risulta lo faccia per
beneficienza'.
'Ma e'
proprio il metodo che non accetto -si ribella Testa- Prima
di tutto quello di attaccare le persone anziche' gli
argomenti. Tipico metodo stalinista. Quello di cercare di
infangare l'interlocutore, onde screditarlo e metterlo a
tacere. In secondo luogo che Tozzi abbia scelto l'argomento
'soldi' che naturalmente e' il piu' adatto (ed ipocrita) per
screditare l' 'avversario'. Io non mi sono mai permesso di
rivolgermi ai tanti che conosco e che dell'ambientalismo
hanno fatto una professione, in politica, nell'informazione
e nell'economia, per sollevare argomenti di questo genere.
Lo stesso Tozzi e' Presidente del Parco dell'Arcipelago
toscano. Incarico di nomina politica e retribuito. Se lo fa
e lo fa bene compie un'azione lodevole e si merita lo
stipendio'.
'Devo
fra l'altro ricordare, per quanto mi riguarda, che l'unica
attivita' che ho in campo energetico, retribuita, e' quella
di Presidente di una societa' che realizza impianti
idroelettrici e fotovoltaici. Con qualche buon risultato. Il
che, forse secondo alcuni, dovrebbe portarmi meriti
particolari. Che non ho, se non per il modo, credo utile,
con cui faccio questo lavoro. Dal quale naturalmente mi
aspetto di guadagnare'.
'Posso
rassicurarvi che in tutta la mia vita, con l'eccezione di
qualche scappellotto ai miei figli, non ho mai alzato le
mani su nessuno -conclude Testa- Le ho prese invece, un paio
di volte, in gioventu' da quei signori che facevano politica
spaccando la faccia, questa volta realmente, agli
'avversari'. Gente molto di sinistra e per la quale un
iscritto al PCI, com'ero io, era un 'servo dei padroni'.
Insomma uno, per l'appunto, 'che ci guadagna'. Tutto cio'
naturalmente non giustifica il mio scatto di nervi. Cinque
minuti dopo ho chiesto scusa a Tozzi e lui si e' scusato con
me. Mi scuso anche con voi. [13-05-2010]
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KiteGen.
Energia rinnovabile e investimenti a km zero
Una singolare iniziativa di investimento messa in atto da
professori universitari, studenti, professionisti, giornalisti e
semplici cittadini, potrebbe essere una interessante risposta alle
burrasche monetarie di questi ultimi giorni, e alla crisi della
globalizzazione di questi ultimi anni. Queste persone, che si
conoscevano per fare parte di associazioni che si interessavano
all'ambiente, all'energia e al territorio, hanno creato una
società allo scopo di finanziare un'idea e un progetto per lo
sfruttamento dei venti di alta quota. Tradizionalmente, il
piccolo/medio investitore è costretto ad operare in un mercato
dove gli è preclusa la conoscenza diretta dell'attività e delle
persone coinvolte nelle società dove investe. Certo, può
partecipare alle assemblee societarie, che però spesso si
risolvono in un noioso rituale, anche se spesso è prevista per
tutti i soci la possibilità di intervenire, così tanto per dare il
contentino e far sfogare l'eventuale scheggia impazzita. Le vere
decisioni ovviamente vengono prese, per continuare con l'immagine,
nelle sagrestie dei consigli di amministrazione, luoghi blindati
dove pochi officianti gestiscono patrimoni immensi. La saggezza
convenzionale di turno ci potrebbe ammonire sostenendo che le
società industriali o finanziarie sono diventate di tali
dimensioni per cui sarebbe impossibile coinvolgere, nei processi
decisionali, tutti gli investitori-azionisti, che in un
azionariato diffuso sono proprietari di micro particelle della
società dove hanno investito. Tra l'altro il processo verso il
gigantismo industriale e societario sembra ineluttabile in questo
sistema economico basato sul mercato e sulla concorrenza che
impone costi sempre più ridotti e maggiori livelli produttivi. E'
inevitabile quindi questa distanza fra chi prende le decisioni e
chi fornisce di mezzi finanziari le aziende. Ecco allora tutto un
fiorire di attività di intermedie fra l'investitore e le società,
con confini spesso labili e con pericolose sovrapposizioni; ecco
gli analisti economici, gli intermediari, le SIM, le agenzie di
rating, tutto un fiorire di figure che ce la stanno mettendo tutta
per trasformare la nostra economia in un casinò planetario. Siamo
però convinti che il gigantismo non sia ineluttabile, anzi è una
pericolosa direzione che la società e l'economia ha intrapreso per
favorire i soliti pochi noti, a scapito dei più. Le vere
innovazioni, le iniziative più interessanti vengono alla luce
grazie all'iniziativa di poche persone, che lavorano in piccole
società. E' stato così per molte invenzioni che hanno
rivoluzionato il nostro modo di vivere: si pensi all'invenzione
del telefono da parte di Meucci, alla costruzione del primo
aeroplano da parte dei fratelli Wright, due ciclisti,
all'invenzione della trasmissione senza fili da parte di Tesla,
all'invenzione del PC da parte di Wozniak e Jobs.
Oggi una vera innovazione ha per nome KiteGen, un nome famoso in
tutto il mondo, con cui viene indicato il progetto per lo
sfruttamento dei venti di alta quota, e le sue potenzialità sono
ritenute superiori a qualsiasi sistema fin'ora proposto per lo
sfruttamento dell'energia rinnovabile. Ciononostante i
tradizionali canali di investimento, banche, venture capitalist,
società di settore, non hanno finanziato il progetto. E anche le
istituzioni pubbliche si sono dimostrate latitanti, e hanno
offerto al progetto fondi molto limitati, non certo
sufficienti per far decollare un progetto con queste
ambizioni. Ecco che allora un gruppo di intraprendenti privati,
che conoscono il progetto e l'ideatore, hanno deciso di creare una
finanziaria ad hoc, ed hanno così realizzato una forma di
investimento a km zero, nel senso che essi hanno parlato
direttamente col progettista, hanno visionato il progetto e sono
giunti alla conclusione che valeva la pena di rischiare e di
investire.
Il futuro ci dirà se l'operazione avrà avuto successo, ci dirà se
quest'iniziativa conserverà queste caratteristiche così originali
o si farà irretire nel gioco dell'alta e malata finanza.
Laura Genovese
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DOSSIER GREEN POWER SUL TAVOLO DEL
BISCIONE...
Da "Milano
Finanza" - L'energia è uno dei settori che più
interessano Fininvest. E da oltre un anno che la holding della
famiglia Berlusconi si è detta pronta a valutare il business
rinnovabili, assieme alle infrastrutture e al real estate, per
eventuali investimenti. Finora, però, il Lodo Mondadori ha
bloccato qualsiasi affare. Ma sul tavolo del management della
finanziaria non mancano i dossier.
Uno di questi potrebbe essere Enel
Green Power, che entro l'autunno sbarcherà a Piazza Affari e
che prima di allora potrebbe cedere quote di capitale a
partner privati. E se i Benetton, attraverso Sintonia, si sono
detti pubblicamente interessati alla valutazione dell'affare,
non è da escludere che anche Fininvest possa fare un
pensierino. Anche se una quota in Enel Green Power, azienda
considerata di notevole appeal, è un'opzione alquanto onerosa
19- SINTONIA: CAO, ENEL GREENPOWER TRA
DOSSIER CHE CONSIDERIAMO...
(Adnkronos) - Enel
Greenpower "e' uno dei dossier che si considerano. Non
c'e' niente di concreto, faremo sapere". Cosi' Stefano
Cao, ad di Sintonia, risponde, a margine dell'assemblea dei
soci di Gemina, a chi gli chiede novita' sul dossier. Di che
dimensione sarebbe la quota di Sintonia in Enele Greenpower?
"E' tutto prematuro, per il momento", risponde Cao.
Quanto a voci su un possibile interesse di Sintonia per Banca
Fideuram, Cao replica che "non si commentano cose che si
stanno analizzando o studiando, per definizione, ma si
annunciano quando sono fatte". Quindi lo state
analizzando? "No, no - risponde Cao - parlo in genere dei
dossier, non c'e' niente di specifico".
[28-04-2010]
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01.05.10
"Gli scarti di amianto buttati per anni nel Po". Operaio
depone al processo Eternit" (Stampa, p.1).
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PIENO
DI ENERGIA VERDE PER LA BORSA DI MADRID...
Mi.
C. per "il Sole 24 Ore" - L'energia verde punta alla Borsa, almeno
in Spagna. Dopo la quotazione negli anni scorsi di Iberdrola
Renovables e di Gamesa, ora è la volta di imprese come T-Solar,
Abengoa solar e Renovalia iniziare l'iter per approdare al mercato
azionario. E senza contare che la parte di rinnovabili di Endesa,
confluirà nel prossimo futuro in Enel Green Power che apparirà nei
listini di Milano e di Madrid entro la fine di quest'anno. Perché
questa "febbre" da Borsa? La risposta è semplice: queste imprese
hanno predisposto ambiziosi piani di sviluppo per i prossimi anni,
che richiedono importanti investimenti. Chiuso il canale bancario,
dato che i crediti a causa della crisi vengono concessi con il
contagocce, non resta che finanziarsi approdando al mercato
azionario. Secondo quanto pubblicato nei giorni scorsi dalla
stampa iberica, T-Solar, Abengoa e Renovalia sarebbero a buon
punto dell'iter borsistico, avendo già incaricato alcune banche
internazionali di predisporre e di seguire la quotazione. Sempre
che le condizioni di mercato siano favorevoli.
14.04.10 |
KINEXIA
SENZA TRUCCHI VERSO L'ENERGIA PULITA...
G.
Ve. per "il Sole 24 Ore" - Ha fatto farmaci, cosmetici e
panettoni. Ma ora la ex Schiapparelli, dopo molte traversie, ha
voltato pagina: la società ha cambiato nome, si chiama Kinexia,
azionisti, manager e business. Ora è dedita alle energie
rinnovabili e ha deciso di vendere le vecchie attività per
investire nel fotovoltaico e nell'eolico. Il gruppo ha raggiunto
ieri un accordo per cedere a un distributore gli asset nella
cosmetica, ereditati dalla precedente gestione: l'operazione, del
valore 4,7 milioni di euro (di cui Kinexia al netto del debito
incasserà 2,4 milioni) servirà a finanziare il nuovo core business
della quotata.Del resto
sono state proprio le rinnovabili a consentire a Kinexia di
riportare i margini in positivo nel 2009. Il gruppo, che ha
ridotto nel precedente esercizio le perdite dai 2,2 milioni di
rosso del 2008 all'1,8 dello scorso anno, ha raggiunto un mol di
1,2 milioni, in recupero rispetto alla precedente perdita di 0,4
milioni. La società però per finanziare il piano industriale può
vendere ancora qualche asset: sono in corso trattative per la
cessione delle attività del settore nutrizionale.
14.04.10 |
RISORSE IDRICHE - ARSENICO E VECCHI TRUCCHETTI...
Per arsenico, boro e fluoruro nell'acqua potabile arriva il
via libera dal ministero della Salute. Il 6 marzo la
'Gazzetta Ufficiale' ha pubblicato l'ordinanza con la quale
Ferruccio Fazio registra l'ennesima deroga al decreto 31 del
2001 sulla salubrità delle acque fornite dagli acquedotti.
Il provvedimento interessa Campania, Lazio, Lombardia,
Toscana, Umbria e Trentino-Alto Adige ed è stato sottoposto
al parere della Commissione Ue. |
|
A
Bruxelles sono abituati alle richieste italiane, dovute
all'inadeguatezza degli acquedotti, e hanno posto un termine
ultimativo al 2012. Dopo la proroga della deroga non potrà
più essere chiesta, anche se è difficile pensare che, dopo
dieci anni di rinvii, due anni bastino a rimettere a posto i
parametri. Il più derogato è quello dell'arsenico: non
dovrebbe superare i 10 microgrammi al litro mentre in alcuni
impianti l'elemento, componente di erbicidi, pesticidi e
insetticidi, arriva fino a 50 microgrammi. La depurazione
dell'acqua potabile resta uno dei maggiori deterrenti di
costo per i privati interessati alla gestione delle risorse
idriche in base al decreto Ronchi. G. T.
30.03.10 |
STAND-BY?
NO GRAZIE - L’AUTHORITY DELL’ENERGIA ALL’ATTACCO CONTRO
LE LUCETTE ROSSE DI ATTESA DEGLI ELETTRODOMESTICI: SPEGNERE
TUTTO PUÒ FAR RISPARMIARE IL 10% SULLA BOLLETTA – AL VIA I
“CERTIFICATI BIANCHI” PER SPINGERE LE AZIENDE ALLA
MAGGIORE EFFICIENZA (HANNO GIÀ FUNZIONATO CON LE LAMPADE A
BASSO CONSUMO)…
Luigi Grassia per "La
Stampa"
L'Autorità dell'energia dichiara
guerra agli apparecchi elettrici che anziché spegnersi del
tutto si mettono in «stand-by» o modalità di attesa, cioè
(in parole povere) rimangono con la lucetta rossa accesa e
continuano a consumare elettricità. Può sembrare
incredibile, ma costringere i televisori, i decoder, i Dvd
eccetera a spegnersi davvero, e non per finta, è una mossa
che taglierà del 10% la media dei consumi energetici della
famiglia italiana tipo, facendo risparmiare a ogni utente
circa 45 euro l'anno sulla bolletta elettrica.
È un'enormità: l'Authority di
Alessandro Ortis suda sette camicie per cercare di limare di
qualche euro le nostre bollette, quando il petrolio rincara e
fa salire il prezzo del metano e della luce elettrica, e al
Garante sembra quanto mai opportuno eliminare questo costo
inutile senza quasi recare disturbo alle famiglie (che sarà
mai tornare a usare l'interruttore come si faceva prima che
inventassero la modalità di stand-by?).
Teoricamente potremmo già provvedere
per conto nostro a spegnere le lucette rosse, ad esempio
cliccando sull'interruttore del televisore anziché su quello
del telecomando; ma per certi apparecchi, come il decoder del
digitale terrestre, questo non è possibile, si dovrebbe
staccare la spina.
Ma toglierla e rimetterla è
un'operazione scomoda che nessuno fa. Adesso però arrivano in
soccorso delle prese intermedie, da inserire fra quelle a muro
e le spine degli elettrodomestici, che sono capaci di
monitorare la quantità di energia che passa, e quando sentono
che scende al livello della modalità di attesa, provocano lo
spegnimento completo dell'apparecchio (inclusa la lucetta
rossa).
Ma come farà l'Autorità di settore a
promuovere la diffusione di questi apparecchietti? Lo farà
attraverso il meccanismo dei cosiddetti «certificati bianchi»,
che sono le procedure attraverso cui le compagnie elettriche
vengono indotte a essere progressivamente più efficienti
abbassando i consumi finali.
L'Authority non è responsabile
dell'intera procedura ma dà il via libera obbligatorio alle
iniziative. Per esempio è stato nell'àmbito dei certificati
bianchi che le compagnie di distribuzione della luce hanno
diffuso fra i loro clienti le nuove lampadine a basso consumo
energetico, migliorando così l'efficienza complessiva del
sistema. E una cosa analoga si farà adesso con i dispositivi
che tagliano lo stand-by.
L'Autorità ha deciso con una sua
delibera di agire contemporaneamente su questo fronte e su
quello delle lampade tradizionali dei semafori, da sostituire
con «led» a basso consumo. Toccherà ora alle aziende
distributrici e alle società di servizi energetici attivare
campagne promozionali per la diffusione dei taglia stand-by a
prezzi scontati, in modo da poter ottenere la certificazione
dei risparmi ottenuti (altrimenti non l'avranno).
Secondo i calcoli dell'Autorità il
meccanismo dei «titoli di efficienza energetica» ha fatto
risparmiare in 5 anni l'equivalente di 5 milioni di tonnellate
di petrolio, pari al consumo elettrico annuale di una città
di 7 milioni di abitanti, il che corrisponde a spegnere per un
intero anno due centrali termoelettriche da 600 MegaWatt
ciascuna, evitando l'emissione di oltre 5 milioni di
tonnellate di anidride carbonica. Le famiglie italiane hanno
installato più di 800 mila elettrodomestici a basso consumo,
21 milioni di lampadine ad alta efficienza, e 230 mila metri
quadrati di pannelli solari per l'acqua calda. Ora tocca alle
tv e ai semafori.
[15-02-2010] |
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ACCORDO ENI-REGIONE LOMBARDIA SU
DIESEL A BASSO IMPATTO SPERIMENTATO IN 50 DISTRIBUTORI MILANO.
Dagospia
FORMIGONI
L'Eni e la Regione Lombardia hanno
avviato una collaborazione per la distribuzione sperimentale
di un nuovo tipo di gasolio a ridotto impatto ambientale, che
permette una riduzione media delle polveri sottili del 30-40%.
L'intesa, e' stata presentata dal presidente della regione
Roberto Formigoni e l'amministratore delegato dell'Eni Paolo
Scaroni.
Il nuovo diesel sara' in distribuzione in 50 punti vendita del
comune di Milano, dislocati all'interno della citta', sulle
tangenziali e sui tratti di raccordo autostradali inclusi
nell'anello delle tangenziali. In via promozionale, per due
mesi, e' stato spiegato, il prezzo del nuovo carburante sara'uguale
a quello del comune gasolio.
FORMIGONI
Formigoni ha annunciato che l'azienda
di trasporto cittadina, l'Atm, ha accettato di utilizzare il
nuovo gasolio ''su una parte significativa della propria
flotta'. Regione Lombardia, comunque, effettuera' un
monitoraggio attraverso Arpa delle emissioni.
Una volta completata la sperimentazione, il nuovo diesel
prodotto nella raffineria Eni di Sannazzaro de' Burgundi
(Pavia) sara' venduto a prezzi allineati ai carburanti Eni
definiti 'premium'. ''Questo gasolio consente un sostanziale
abbattimento delle polveri sottili e non a caso l'abbiamo
chiamato 'Formula Milano- ha spiegato l'AD di Eni Paolo
Scaroni -. Nei prossimi due mesi come aiuto della nostra
azienda ad abbattere le polveri sottili venderemo questo
gasolio allo stesso prezzo del normale, dando un contributo
anche economico a fronteggiare l'emergenza inquinamento''.
[15-02-2010] |
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BRITISH AIRWAYS COSTRUIRA' IMPIANTO
PER PRODURRE CARBURANTE DA IMMONDIZIA...
(Adnkronos) - La compagnia
aerea British Airways costruira' il primo impianto europeo per la
produzione di biocombustibili per areoplani, derivanti dalla spazzatura.
L'impianto sara' operativo nel 2014, e potra' produrre 60 milioni di litri
di combustibile utilizzando 500 mila tonnellate di immondizia. Secondo la
compagnia britannica la quantita' di carburante sara' sufficiente per
rifornire il 2% dei voli che decollano dall'aeroporto di Heathrow, il
principale scalo del Regno Unito
19.02.10
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L'ENERGIA RINNOVABILE NATA CON I
PETRODOLLARI...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - Dal petrolio
all'energia rinnovabile. Chi prevede per il Medio Oriente un
futuro senza export energetico forse dovrà ricredersi: alcuni
paesi mediorientali si stanno già trasformando in produttori
rilevanti di energia rinnovabile. Gli investimenti realizzati
stanno dando i loro frutti. Un esempio su tutti quello di
Masdar, società controllata dal fondo sovrano Mubadala, che
ha da poco messo in rete l'impianto più grande di tutto di
tutta l'area. Dal 2008 ad oggi inoltre la società ha
sottoscritto vari accordi di collaborazione con compagnie
occidentali per un valore di oltre 3 miliardi di dollari.
Ma non basta, Masdar è diventato un attore
così importante sul mercato, che ha iniziato a investire
anche all'estero. Sarà proprio il gruppo degli sceicchi,
insieme alla tedesca E.On, a realizzare sull'estuario del
Tamigi un mega impianto eolico da 2,2 miliardi di euro. Anche
all'estero i petrodollari sono sempre più "verdi".
10-02-10 |
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ROMA / 06-02-2010
ROMA CAPITALE DEL RUMORE /
Roma, inquinamento acustico: fuorilegge 13 tra 15 luoghi
monitorati da Legambiente
Roma, capitale anche del rumore, ultime notizie Legambiente
- Secondo il nuovo monitoraggio realizzato dai volontari di
Legambiente, il rumore è fuorilegge in ben 13 su 15 luoghi
monitorati, senza distinzioni di sorta tra centro e periferia,
e nonostante i nuovi limiti più elevati recentemente imposti
dall’Amministrazione.
La palma del più fracassone va a piazzale Appio a San
Giovanni, con 80,3 decibel dB (A) considerando i valori medi
registrati, seguito poi da viale Europa con 79,8 decibel dB
(A) e da Via Labicana di fronte al Colosseo con 79,4 decibel
dB (A). I valori massimi, invece, in nove casi su quindici
(60%) superano addirittura i 100 decibel dB(A), quanto gli
esperti dicono si misuri in una chiassosa discoteca, con il
picco più incredibile di 109,4 dB(A) registrato ancora a
piazzale Appio, seguito da 109,1 dB(A) a Via Nazionale in
pieno centro e da Viale Marconi (altezza Università Vasca
Navale) con 106,4 dB(A).
Fonometro alla mano, dopo circa tre mesi dall'approvazione
dell’ultima Delibera capitolina in materia di inquinamento
acustico, che ha alzato di 5 decibel le soglie di legge per il
rumore nelle strade denominate E (ossia urbane di quartiere)
ed F (ossia locale), Legambiente ha monitorato i dati del
rumore tra il 26 ed il 28 gennaio, in tre giorni feriali e in
orari diurni, rilevando come Roma sia purtroppo anche la
Capitale del rumore.
“Il rumore non va sottovalutato, la situazione nella
Capitale è grave e preoccupante, forse ancor più che nel
resto d’Italia dove pure si registrano spesso dati oltre la
norma, a causa soprattutto del caos del traffico -ha
dichiarato Maurizio Gubbiotti, coordinatore della Segreteria
Nazionale di Legambiente-. In tutte le città raggiunte dal
Treno Verde lo scorso anno, ad esempio, la rumorosità sia
diurna che notturna è risultata oltre la norma, con punte
anche di 10 decibel.
Una situazione seria, che vede in Italia, un numero enorme di
cittadini quotidianamente esposti ad alti livelli di
inquinamento acustico, con danni all'udito e a carico
dell'apparato cardio-circolatorio. Serve una nuova spinta da
parte del Ministero dell’Ambiente e soprattutto delle
Regioni che devono spronare i Comuni a realizzare interventi
di risanamento, finanziandone anche l’attuazione, nella
direzione delle limitazione del traffico privato, principale
causa del problema.”
A seguire nella classifica del rumore Capitale, sempre con
valori medi fuori dalla norma,viale Marconi e viale Ostiense a
pari merito con 79,3 decibel dB (A), via Nazionale con 77,3
decibel dB (A), Piazza Sempione su Via Nomentana con 77,1 dB
(A), via Cola di Rienzo con 75,8 dB (A), Largo Preneste con
75,5 decibel dB (A). Non si salvano nemmeno l’area
dell’Ospedale a Lungotevere in Sassia con 74,9 decibel dB
(A), come via Oderisi da Gubbio con 73,3 decibel dB (A), via
Boccea incrocio con via Casalotti con 72,3 decibel dB (A), Via
Tiburtina con 70,1 decibel dB (A). Le uniche due vie a
rientrare a stento nei limiti sono Piazzale degli Eroi con 68
decibel dB (A) e via Policlinico con 67,4 decibel dB (A).
Anche nella grave situazione rilevata, la recente Delibera n
93 del 15 ottobre 2009 definisce che per le vie urbane dove
transitano i mezzi del trasporto pubblico (strade E ed F con
flusso TPL), i valori limite sono fissati a 70 decibel di
giorno e 60 di notte, alzando così di 5 decibel quelli
fissati precedentemente.
“Il rumore è un nemico invisibile della nostra salute,
assieme allo smog rende la città invivibile, va messa in
campo una rinnovata strategia per battere il traffico che ne
è la vera causa –ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente
di Legambiente Lazio-. Rivedere al rialzo i limiti per il
rumore, come l’Amministrazione ha fatto, non ha alcun senso,
la situazione che abbiamo monitorato ci preoccupa davvero
molto. Chiediamo al Comune di avviare subito un serio piano di
intervento e risanamento, peraltro previsto dalla legge
regionale in materia, puntando tutto sul trasporto pubblico
con mille nuovi chilometri di preferenziali per vincere la
morsa del traffico, e realizzando anche una rete fissa di
monitoraggio del rumore. Non si può più attendere, è
spaventoso che, secondo dati ISTAT, ben il 47% delle famiglie
interpellate nel Lazio dichiari problemi relativi al rumore
nella zona in cui abita.”
La Capitale del rumore: i risultati del monitoraggio.
Luogo Data e fascia oraria
Valore Medio Valore Max
PIAZZALE APPIO 28/01/10 h. 10.10-10,25
80,3 dB (A) 109,4 dB (A)
VIALE EUROPA/COLOMBO 26/01/10 h. 10,45-11,05
79,8 dB (A) 94,3 dB (A)
VIA LABICANA/COLOSSEO 26/01/10 h.
11,30-11,45 79,4 dB (A)
98,2 dB (A)
VIALE MARCONI (VASCA NAVALE) 27/01/10 h.
13,50-14,05 79,3 dB (A)
106,4 dB (A)
VIA OSTIENSE/VIA PELLEGRINO MATTEUCCI
27/01/10 h. 14,15-14,30 79,3 dB (A)
106 dB (A)
VIA NAZIONALE 28/01/10 h. 10,45-11,00
77,3 dB (A) 109,1 dB (A)
PIAZZA SEMPIONE/
VIA NOMENTANA 26/01/10 h. 12,40-12,55
77,1 dB (A) 102,6 dB (A)
VIA COLA DI RIENZO 28/01/10 h. 12,00-12,15
75,8 dB (A) 103,4 dB (A)
LARGO PRENESTE 26/01/10 h. 8.30-8.45
75,5 dB (A) 95,4 dB (A)
LUNGOTEVERE IN SASSIA 28/01/10 h.
11,30-11,45 74,9 dB (A)
101,3 dB (A)
VIA ODERISI DA GUBBIO 27/01/10 h.
13,20-13,35 73,3 dB (A)
105,9 dB (A)
BOCCEA/CASALOTTI 27/01/10 h. 11,40-11,55
72,3 dB (A) 106,1 dB (A)
VIA TIBURTINA 26/01/10 h. 9.30-9.45
70,1 dB (A) 95,4 dB (A)
P.LE DEGLI EROI 27/01/10 h. 12,30-12,45
68 dB (A) 98,5 dB (A)
POLICLINICO 26/01/10 h. 12,10-12,25
67,4 dB (A) 92,3 dB (A)
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MONTALE - PISTOIA / 02-02-2010
PISTOIA,
MONTALE: INCENERITORE AVVELENA LATTE MATERNO / diossina nel
latte delle mamme a Montale, provincia di Pistoia
Toscana, ultime notizie Pistoia: Montale, l'inceneritore, la
diossina ed il latte materno
Cosa stiamo aspettando?
Ci piacerebbe mettere di fronte tutti gli amministratori e i politici
che abbiamo incontrato ed ascoltato, ma che finora non hanno
mosso un muscolo, con le mamme di Pistoia, il cui latte
materno presenta elevati tassi di diossina.
Latte avvelenato, che passerà ai loro bambini e noi non
osiamo nemmeno pensare alle conseguenze.
Vorremmo sentire da questi amministratori quale sia la loro
giustificazione, quello che ancora si inventerebbero per
difendere un inceneritore che mina uno dei più preziosi
alimenti dell'umanità.
Il latte di una mamma.
Montale, provincia di Pistoia, dove è in funzione un
modernissimo inceneritore, e nessun altro impianto che
consenta di creare qualche alibi.
I campioni di latte arrivano da mamme che abitano nella zona di
ricaduta dell'impianto, quelle ricadute che per Enia
praticamente non esistono e sono infinitesimamente minuscole.
L'inquinante è il tristemente noto policloroibifenile, un
termine intricato con il quale faremo bene ad avere
confidenza.
I profili emissivi (che sono le impronte digitali delle
sostanze inquinanti) sono identici a quelli che avevano già
regalato al territorio i polli alla diossina, gli stessi
indicati dal gestore come emissioni dell'impianto.
Eppure a Pistoia le istituzioni si esprimettero con
affermazioni che oggi suonano in modo stridulo, come una
campana a morte: “totale assenza di PCB nelle emissioni”.
Ma non le istituzioni hanno fatto emergere questo dramma.
No, sono stati i comitati locali di cittadini ad effettuare
uno screening volontario con un laboratorio accreditato.
Inutili erano stati gli inviti e poi gli appelli alle
maestranze affinché la salute dei cittadini fosse monitorata.
Un brivido ci corre nella schiena perché ci sembra di
assistere in anteprima a situazioni del futuro di Parma, se
l'inceneritore previsto a Ugozzolo sarà davvero portato a
termine.
Un film già visto, con la solita e molto italiana sequela di
“ve lo avevamo detto” quando tutto è già accaduto e il
danno è ormai arrecato.
Viva l'Italia dei cittadini onesti.
CGCR
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CIVITAVECCHIA,
ENEL, CARBONE TVN: CORRUZIONE, ACCUSATO EX SINDACO DE SIO /
salute in secondo piano. Indagini Procura
Civitavecchia, centrale ENEL a carbone di Torre Valdaliga Nord
- TVN : l'ex sindaco di Civitavecchia, Alessio De Sio, che
doveva tutelare la salute dei cittadini contro gli effetti
nocivi del carbone, sotto accusa dalla Procura della
Repubblica di Roma
Civitavecchia, corruzione: sarebbe questa l’accusa con
la quale il pm della Procura di Roma, Maria Cordova, ha
chiesto il rinvio a giudizio per Alessio De Sio, ex sindaco di
Civitavecchia. In base all’accusa del Pubblico Ministero
della Procura di Roma, l'ex sindaco De Sio sarebbe stato
favorevole, nel suo parere, alla riconversione a carbone della
centrale elettrica di Torre Valdaliga Nord a Civitavecchia.
Gli effetti negativi della centrale a carbone di TVN su salute
e ambiente, non sarebbero stati sufficientemente presi in
considerazione. In compenso contratti e incarichi sì.
Alessio De Sio, nato a Viterbo il 31/05/1968, è stato sindaco di
Civitavecchia fino al giugno 2005.
Cosa è successo tra il De Sio e l'ENEL?
Secondo il pm della Procura di Roma, avrebbe accettato nel gennaio
2006 un contratto di consulenza giornalistica, la nomina a
consigliere d’amministrazione della società
"Acquirente Unico spa".
Nell'impianto accusatorio ci sarebbe anche la stipula di un contratto
per prestazioni medico-sanitarie per i dipendenti in servizio
a Civitavecchia in favore di un laboratorio di analisi di cui
era amministratore il fratello e rappresentante legale il
padre.
Il parere favorevole alla riconversione della centrale sarebbe stato
dato nonostante Enel non avesse adottato la migliore
tecnologia possibile per ridurre al massimo effetti negativi
per salute e ambiente.
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ROMA / 20-01-2010
GREENPEACE
ALLE IMPRESE ITALIANE / Enel bleffa sul nucleare, una follia
economica
Gli attivisti di Greenpeace
sono saliti ieri mattina sul “Colosseo Quadrato” all’Eur
di Roma per dire “STOP alla follia nucleare” mentre di
fronte a loro, nel palazzo di Confindustria, Enel imboniva le
imprese italiane presentando cifre discutibili sull’entità
delle commesse per i lavori che riporterebbero l’Italia al
suo passato nucleare. Gli attivisti di Greenpeace hanno
srotolato sulla facciata del Palazzo della Civiltà Italiana
uno striscione di 300 metri quadrati con la scritta “Stop
alla follia nucleare, Stop Nuclear Madness”, proprio mentre
l’incontro era in corso.
Enel cerca di imbonire le imprese italiane sostenendo che
godranno del 70 per cento degli investimenti necessari per
costruire quattro reattori nucleari in Italia. La quota
riservata alle imprese italiane, secondo Enel, sarebbe pari a
12 miliardi di euro, corrispondente alla parte non nucleare
(dunque non coperta da brevetti francesi) degli impianti.
Invece, secondo i dati pubblicati dall’azienda elettrica
francese EDF, alleata di Enel nel riportare il nucleare in
Italia, la quota degli investimenti per le parti non nucleari
degli impianti EPR è pari al massimo al 40 per cento del
totale. La parte prevalente delle commesse andrebbe quindi
alle imprese francesi, proprietarie dei brevetti sul nucleare,
e non a quelle italiane.
A queste bufale, si aggiunge l’allarme lanciato da un
recente studio (novembre 2009) di Citigroup, leader mondiale
nei servizi finanziari, che segnala come i rischi di
costruzione, finanziari e operativi, sono eccessivi per gli
investitori privati che si vogliono lanciare nella
disavventura nucleare.
Mentre Enel, nonostante l’elevato debito netto pari a 54
miliardi di euro, dichiara di essere pronta a sostenere un
costo per quattro reattori EPR tra i 16 e i 18 miliardi di
euro, cioè tra i 4 e i 4,5 miliardi di euro a reattore,
Citigroup afferma che i costi sono tra i 5 e i 6 miliardi di
euro a reattore.
Fino ad ora sono solo due gli EPR in costruzione nel mondo. In
Finlandia, nell’unico cantiere fuori dalla Francia dove si
sta costruendo un EPR, finora sono in costruzione solo le
parti non nucleari (promesse alle imprese finlandesi) ed è un
colosso francese – il gruppo Bougeys – che sta facendo la
parte del leone. E la fa pure male, visto che ci sono stati
due clamorosi blocchi dei lavori a causa delle saldature
effettuate al di sotto degli standard di sicurezza: uno
nell’agosto del 2008 e un altro lo scorso ottobre.
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ROMA / 20-01-2010
SALUTE
CONSUMATORI/ bottiglie di plastica e imballaggi per alimenti:
Basta BPA, è nocivo per la salute
Alimenti: basta BPA
o bisfenolo-A, componente ampiamente usato nella
produzione di bottiglie di plastica e imballaggi per alimenti.
Giovanni D’AGATA, componente del Dipartimento Tematico
Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori ne
auspica la messa al bando anche in Europa.
Dopo che la US Food and Drug Administration (FDA) ha espresso
più che una perplessità sull’utilizzo del bisfenolo-A, o
BPA, componente ampiamente utilizzato da anni per la
fabbricazione di bottiglie di plastica e imballaggi per
alimenti, anche Giovanni D’AGATA, componente del
Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore”
di Italia dei Valori auspica la messa al bando del materiale
che come è noto è uno dei prodotti chimici di sintesi più
utilizzati nell’industria del packaging alimentare.
Qualche giorno or sono, infatti, l’importante ente di
controllo per la sicurezza alimentare americano, aveva
espresso esplicitamente con una propria nota “una certa
preoccupazione circa i potenziali effetti del BPA sul
cervello, sul comportamento, e della prostata dei feti, dei
neonati e dei bambini”, cambiando il precedente
orientamento permissivo e confermando la tesi sostenuta da
altri enti di ricerca che mediante approfonditi studi avevano
già cercato di dimostrare, con risultati sufficientemente
conclamati, la pericolosità per l’uomo dell’esposizione e
contatto al BPA presente nella catena alimentare.
Il cambiamento di rotta intrapreso dall’agenzia federale
statunitense – commenta Giovanni D’AGATA di Italia dei
Valori - fa ben sperare che anche gli enti preposti in Europa
ed in Italia eliminino ogni dubbio sui rischi per l’uomo
attraverso l’indicazione del componente nella black -
list di quelli nocivi per la salute e la sostituzione con
materiali da imballaggio per alimenti innocui.
- Uno Notizie Roma -
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ROMA / 20-01-2010
LA
NUOVA PANDEMIA PSICHIATRICA / Boom di diagnosi psichiatriche
negli Stati Uniti. Le vittime sono soprattutto i bambini
In soli dieci anni il numero di ragazzi etichettati affetti da
disturbo bipolare si è moltiplicato di 40 volte. A stabilirlo
è uno studio del New York State Psychiatric Institute,
recentemente pubblicato dalla rivista Archives of general
Psychiatry. Le vittime sono soprattutto i bambini tra i 2 e i
5 anni e nella metà dei casi viene prescritto un
antipsicotico come Zyprexa, Seroquel o Risperdal.
Nonostante, secondo i dati forniti dell'FDA, vi siano stati 45
bambini morti a causa di questi psicofarmaci e 1328
segnalazioni di effetti collaterali, continuano a essere
somministrati a bambini in età prescolare. Si calcola
che siano già stati prescritti a un bambino di 2 anni ogni
3000. Eppure il disturbo bipolare non è una malattia: non
esistono esami per diagnosticarlo; è un comportamento,
caratterizzato da fasi euforiche alternate a fasi depressive.
L'ambiente e l'alimentazione potrebbero avere un peso
determinante su simili manifestazioni; perché allora
prescrizioni tanto facili su milioni di bambini? Non sono
fatti del tutto nuovi, perché è qualcosa che abbiamo già
visto con la sindrome da deficit di attenzione e iperattività
o moltissime altre fantasiose "malattie"
psichiatriche. L'industria farmaceutica e il suo entourage
psichiatrico è alla costante ricerca di nuove strade per
generare profitto. Questo porta inevitabilmente alla
creazione, sempre crescente, di nuovi pazienti, da fidelizzare
a vita. Campagne di marketing, martellanti, ci convincono
sempre più che questi "farmaci" sono necessari per
cancellare qualunque comportamento indesiderato, come si fa
sulla memoria di un computer. Ma i bambini non sono in grado
di valutare i rischi di un antipsicotico e quando sono
grandi... ormai è troppo tardi.
Davis Fiore
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MANGIAMOCI
PURE LE NOCCIOLE TOSSICHE ! Coldiretti Viterbo: allarme per
decisione UE di raddoppiare contenuto tossico frutta secca
Tuscia, Viterbo: ultime notizie Coldiretti - “La
decisione di raddoppiare il contenuto massimo ammissibile di
aflatossine tossiche nella frutta secca in commercio
nell'Unione Europea mette a rischio la salute dei consumatori
e danneggia gli agricoltori nazionali impegnati a garantire la
qualità della produzione in Italia, che è leader europea
nelle coltivazione di nocciole - è quanto afferma Leonardo
Michelini, Presidente della Coldiretti di Viterbo
- in riferimento al via libera di fatto del Consiglio Ue
alla proposta della Commissione europea, di innalzare i limiti
attualmente in vigore in Europa, aprendo la strada all'arrivo
in Italia anche delle nocciole turche che si sono distinte
proprio per gli elevati livelli di contaminazione”.
Le aflatossine sono tossine prodotte da alcuni tipi di muffe
che possono essere presenti in arachidi, nocciole, mandorle e
pistacchi che, secondo gli esperti, hanno effetti
potenzialmente cancerogeni.
La Turchia è il più grande produttore mondiale di nocciole
(78 per cento) con una nocciola su tre utilizzata
dall'industria italiana proveniente da questo Paese. Ma
queste importazioni hanno grossi problemi di contaminazione da
aflatossine e nei primi nove mesi del 2009 ben 56 partite di
nocciole provenienti dalla Turchia sono risultate contaminate
in diversi Stati dell'Unione.
“Il consumo di nocciole e di frutta in guscio in generale è
rilevante in Italia considerato che – sottolinea Gabriel
Battistelli, Direttore della Coldiretti di Viterbo - tale
prodotto è presente oltre che nelle note creme alla nocciola
anche in biscotti, wafer, merendine, barrette energetiche,
muesli e yogurt, che sono entrati a far parte delle abitudini
alimentari degli italiani, soprattutto tra i giovani ed i
bambini che in virtù anche del loro basso peso corporeo,
risultano essere quelli maggiormente esposti”.
“L'aumento dei limiti – continua Battistelli - serve solo a
favorire le importazioni di un prodotto di bassa qualità e
sicurezza, causando un rischio per i consumatori comunitari e
un grave problema per i produttori italiani, che subiscono una
concorrenza sleale da parte di Paesi dove, non solo non si
applicano pratiche agronomiche corrette, ma si utilizzano
fitofarmaci vietati in Europa. E ciò anche perchè non esiste
l'obbligo di etichettatura del prodotto trasformato”.
L'Italia è il primo produttore comunitario di nocciole, con
1,1 milione di quintali di prodotto coltivato su 68.000 ettari
, seguita dalla Spagna. La produzione è essenzialmente
concentrata in quattro regioni: la Campania, il Lazio, la
Sicilia e il Piemonte, in zone spesso difficili, collinari, a
rischio di dissesto idrogeologico, in cui rappresentano una
importante voce dell'economia.
In provincia di Viterbo, abbiamo una produzione di circa
400.000 quintali e una superficie investita a noccioleto di
ettari 17.000.
La procedura comunitaria prevede che sulla decisione si
esprima con proprio parere anche il Parlamento europeo e
pertanto - afferma la Coldiretti - l'obiettivo delle forze
politiche e di rappresentanza deve essere indirizzato verso
una giusta sensibilizzazione degli europarlamentari, perché
venga sovvertita una decisione che è pericolosa per i
cittadini e negativa per le imprese comunitarie.
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TARQUINIA / 06-02-2010
OSSERVATORIO
AMBIENTALE, TUMORI E LEUCEMIE / Civitavecchia, centrale a
carbone da spegnere e demolire e sindaci scendiletto da non
dimenticare
La
riunione al Ministero dell'Ambiente, convocata a dicembre per
discutere dell'Osservatorio Ambientale prescritto dal decreto
VIA della centrale a carbone di TVN, ha visto i sindaci di
Civitavecchia, Allumiere, S Marinella e Tarquinia impegnati a
contrastare la bocciatura del “loro” Osservatorio da parte
del Ministero dell'Ambiente.
Il tentativo dei 4 (il quinto, quello di Tolfa era assente) è
andato male.
È pur vero che l'intervento ministeriale è tardivo, però la
bocciatura c'è stata.
La lettura del verbale di quell'incontro è sconcertante.
La riunione è aperta dall'Ing. Agricola del Ministero
dell'Ambiente il quale afferma la necessità di costituire
l'Osservatorio Ambientale prescritto dal Decreto VIA, perché
quello dei sindaci non va bene.
Due pagine dopo lo stesso Agricola chiarisce che “ ... tale
Osservatorio [quello dei sindaci nds], non solo non
comprende, tra i partecipanti, tutti i soggetti individuati
nella prescrizione del decreto VIA oggetto della convocazione,
ma è stato costituito su basi giuridiche e fattuali diverse.
...”.
Il primo a replicare è il sindaco di Tarquinia che “rappresenta
il proprio disappunto per quanto contenuto nella nota di
convocazione che ha determinato grande clamore nella stampa
locale. Ritiene non corretto che il Ministero ritenga non
costituito l'Osservatorio Ambientale ...”; e aggiunge
“Di tale Osservatorio ... non fanno parte i ministeri che
però vengono richiamati in causa per tutti i controlli che
vorranno effettuare”.
Moscherini ripete cose simili e anche gli altri sindaci
esprimono contrarietà all'iniziativa ministeriale.
Più volte Agricola risponde e conferma le stesse ragioni e
conclude il proprio intervento affermando un principio che il
buon senso dei cittadini ha sempre difeso l'osservatorio
non può essere finanziato con i soldi dell'inquinatore,
aggiungendo che il Ministero provvederà alla spesa con fondi
dedicati.
Nessuno dei sindaci tornando a casa ha sentito il dovere di
dare questa buona notizia alla popolazione.
Quel giorno al Ministero è accaduto un altro fatto rilevante.
Incurante della manifesta contrarietà dei 4, era presente
anche il sindaco di Cerveteri Gino Ciogli, uno di noi, che ha
rivendicato, anche a nome del sindaco di Ladispoli, il diritto
di partecipare all'Osservatorio.
Presenze importanti per contrastare la centrale di TVN,
pluridenunciata dai cittadini consapevoli che nell'Alto Lazio
si muore troppo di tumori e leucemie e chiedono ormai una sola
cosa: la centrale a carbone deve essere spenta e demolita.
Ai sindaci scendiletto ricordiamo che non avranno tregua e per
le loro colpe non perderemo memoria.
Al resto penseranno i magistrati.
Comitato dei Cittadini Liberi |
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ROMA / 22-01-2010
L’ ACQUA È VITA, E LA VITA
NON HA PREZZO / lotta alla privatizzazione dell’acqua,
prezioso bene comune
Italia, privatizzazione acqua: la gente insorge
- Il problema acqua in Italia non è nuovo alle cronache.
Tuttavia, come molti servizi al cittadino, quello dell’acqua
mostra una netta disparità tra nord e sud, con risultati
quanto mai vergognosi, soprattutto se pensiamo che in alcune
zone del bel paese l’approvvigionamento idrico non è
fruibile quotidianamente. Nella sua disparità di servizi
l’Italia però ha il tasso pro capite di consumo domestico
più alto d’Europa, cosa non certo lusinghiera.
La questione idrica ritorna sulle prime pagine dei quotidiani
di tanto in tanto, ma passato il momento topico torna sempre
nell’oblio, così come è successo con la recente
approvazione da parte del Governo del d.l. 135/2009 art. 15
che disciplina la fornitura di servizi pubblici. In seguito
alle novità apportate dal decreto si è scatenato un
putiferio in merito alla privatizzazione degli enti che in
futuro forniranno questi servizi.
Le contestazioni si snodano su due fronti, uno di carattere
ideologico e l’altro di carattere economico.
La prima corrente di pensiero afferma il concetto di acqua
come fonte di vita e di conseguenza come bene pubblico,
l’altra si scontra con una privatizzazione a metà, che ci
porterà solo ad un aumento dei costi.
Le polemiche hanno avuto inizialmente una certa eco,ma passata
l’onda della ribalta sono ricadute nell’ombra.
Il problema dell’approvvigionamento idrico in Italia resta.
La paura per questa privatizzazione, che sembra
un’incognita, in realtà si rivela come una realtà già ben
radicata nelle nostre amministrazioni.
Questo processo è già iniziato da tempo nel Lazio con Acea e
in Toscana con Publiacqua, dove per altro è ormai attivo da
tempo, ma non oseremo dire ben collaudato in nessuno dei due
casi. Infatti, in entrambe le regioni non solo non c’è
stato alcun investimento teso ad ammodernare e migliorare le
infrastrutture e le questioni ambientali, tuttavia si è
verificato un aumento dei prezzi che in certi casi ha
raggiunto dei livelli esorbitanti, come accaduto di recente ad
Aprilia ( Latina ) con aumenti dal 50 al 300%.
Dunque, il decreto Ronchi non fa altro che continuare un
processo di privatizzazione già iniziato, stringendo solo i
tempi.
Il decreto quindi non apporta alcuna novità, ma si adegua
alle imperanti leggi di mercato e per giunta risulta
incompleto, perché è sprovvisto di una figura addetta la
controllo degli enti fornitori, una figura che sia al di sopra
delle parti, e che non sia di dubbia partecipazione e
soprattutto che controlli le tariffe e imponga i dovuti
investimenti.
Nelle regioni dove l’acqua privatizzata è già una realtà,
i prezzi superano quelli delle regioni a gestione comunale,
dove la media della spesa al metro cubo si piazza tra i primi
cinque paesi europei in cui l’acqua costa meno, e certo
questo è un dato positivo, ma non per molto.
Tuttavia, il vero problema dell’Italia è la contraddizione!
Il nostro sistema idrico, e non solo, fa acqua da tutte le
parti, ma lo Stato pensa ad investire miliardi di euro per
costruire il Ponte sullo stretto, e poi nel bieco miraggio di
far funzionare meglio i servizi li privatizza, sapendo bene
che senza controlli si continuerà così fino al collasso. I
l nostro vero problema sono gli impianti di raccolta e
distribuzione delle risorse idriche, impianti vecchi di quasi
cinquant’anni che inquinano e disperdono una quantità
d’acqua pari al 30% di quella che esce dai vari acquedotti,
insomma uno spreco esagerato, che da solo basterebbe a
risanare in pochi anni molti fatturati in perdita.
La mancanza di investimenti non è un problema recente,
l’Italia ha iniziato a diminuire le risorse da tempo, si
calcola che dal 1985 al 1995 la riduzione di investimenti sia
stata del 71%, senza contare i fondi messi a disposizione
dalla comunità europea che l’Italia non ha utilizzato
in tempo.
Il Governo tutto ha quindi fatto apparire questo passaggio di
consegna come un modo per migliorare i servizi, ma le
associazioni dei consumatori non la pensano così, difatti
alla domanda di rimodernamento, rivolta ai Privati, da più
parti giunge come risposta un aumento delle tariffe per
sostenere i costi relativi alle infrastrutture, lavori che
certo dovranno avere un rientro economico.
Altro fatto con cui lo stato tiene alta la sua scelta è la
maggiore trasparenza del servizio che dovrebbe garantire una
diminuzione della corruzione,cosa che invece sembra essere
assolutamente inverosimile, semmai sarebbe il contrario.
Insomma il problema dell’acqua non è ancora sentito come
una priorità da parte dello Stato italiano, sordo di fronte
agli avvertimenti che la natura ci sta lanciano e che
prefigurano un mondo che fra poco più di vent’anni avrà
bisogno di molta più acqua di quanta ne produce e l’acqua
sarà il nuovo business.
I paesi ricchi, dal punto di vista idrico, come la Russia già
si preparano ad invadere i mercati e noi?
Noi dovremo pagare per vivere!
Irene Galati
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MITI INFRANTI, MORATTI PERDE IN TRIBUNALE...
Brutta sconfitta per l'Inter a Roma: non allo stadio ma in
tribunale. Il club di via Durini si è visto infatti rigettare
con una sentenza della prima sezione civile la causa contro
Ferruccio Mazzola, fratello minore di Sandro e autore del
pamphlet di denuncia 'Il terzo incomodo', uscito per
Bradipolibri nel 2004. Un volumetto in cui Mazzola jr. (che
negli anni Sessanta giocò anche in nerazzurro) raccontava
come il doping fosse una consuetudine nella Grande Inter di
Helenio Herrera e venisse attuato attraverso pillole -
probabilmente di anfetamine - sciolte nel caffè dato ai
giocatori prima dei match.
Per il tribunale, quello di Ferruccio è "un racconto chiaro
e completo in cui l'ex calciatore si è limitato a raccontare
i fatti vissuti in prima persona": fatti che
"concretizzano un interesse sempre attuale della
collettività". Massimo Moratti aveva chiesto a Mazzola
jr. mezzo milione di danni, ora ne dovrà pagare 10 mila tra
spese e onorari. Ma soprattutto non potrà più sostenere che
le denunce dell'ex giocatore fossero diffamatorie. (A. G.)
[28-01-201
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FAENZA ( RAVENNA ) / 15-01-2010
TERREMOTO, SCOSSA: PREVISIONI BENDANDI / Raffaele Bendandi
previde un grande sisma: un terremoto apocalittico nel 2012
Si possono prevedere i terremoti? Bendandi diceva di
essere in grado di prevedere le scosse di terremoto
- Raffaele Bendandi, detto anche l'uomo dei terremoti, nacque
a Faenza il 17 ottobre 1893.
Bendandi diceva di aver scoperto come si producono i terremoti
e disse di saper predire una scossa di terremoto.
La sua teoria era abbastanza semplice da un punto di vista
concettuale: se l’attrazione lunare causa maree e
spostamenti sulla Terra, immaginiamoci di cosa può essere
capace l'attrazione esercitata dal Sole, congiunto alle
posizioni particolari di alcuni pianeti.
Queste fortissime attrazioni sarebbero in grado di spostare le
masse semiliquide ubicate nelle profondità terrestri.
Bendandi morì
nel 1979 e i suoi studi non furono mai accettati dalla scienza
ufficiale, anche se nell'ambiente molti scienziati ebbero modo
di elogiare gli studi di Raffaele Bendandi.
Infatti molti eventi sismici furono in effetti previsti dal
Bendandi, con precisione impressionante per quanto riguardava
la data del sisma (quasi sempre indovinava il giorno esatto).
Meno precisa, invece, era la collocazione dell'evento sismico che
veniva previsto dentro un'area troppo vasta per poter rendere
utili ed attendibili tali predizioni.
Bendandi,
attraverso il suo metodo, ha anche predetto una scossa di terremoto
devastante per la città di Roma e aree limitrofe per il
giorno 11 maggio 2011, e un altro sisma di dimensioni ancora
più apocalittiche per tra il 5-6 aprile 2012, quando
parecchie scosse di terremoto colpiranno a macchia di
leopardo tutta la terra.
In questa ultima predizione, tra l'altro, molti vedono anche
le catastrofiche profezie Maya per il 2012.
- Uno Notizie Faenza ( Ravenna ) -
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DALLA PADELLA AL SERBATOIO
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135 autobus, 700 taxi, 10 milioni di Km l'anno. Il tutto grazie alle
patatine. E' la fantastica realtà di Graz, dove i mezzi pubblici si
muovono con biodisel ottenuto riciclando l'olio di frittura
da
REPORT 22.11.09 CLICCA QUI PER VEDERE LA PUNTATA |
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Ciao a tutti,
di seguito un link in cui si descrivono
sperimentazioni effettuate da un "ricercatore " in Texas
che, oltre ad essere intollerabilmente crudeli, stanno causando il
declino di una importante colonia di chirotteri negli USA.
Vi invio anche il link per firmare la petizione
on-line per cercare di bloccare queste pratiche orribili.
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“GROSSI” INCIUCI – C’È UNA GIGANTESCA RAGNATELA DI
CORRUZIONE A MILANO, MA A DIFFERENZA DI TANGENTOPOLI NESSUNO PARLA
– C’È VOLUTO IL FISCO TEDESCO PER FAR SALTARE FUORI TUTTO –
DOVE SONO I RIFIUTI TOSSICI DI SANTA GIULIA? GUAI SERI IN VISTA PER
GROSSI E ZUNINO?…
1- CONTI ALL´ESTERO, FATTURE FALSE E POLITICA ECCO
LA RAGNATELA DEL
"RE DELLE DISCARICHE"...
Piero Colaprico per "la
Repubblica"
Imbrogli per fare
imbrogli, per fare altri imbrogli e per intascare un sacco di soldi
in contanti. Questa sembra, in estrema sintesi, la vita segreta di
un multi-milionario che sino a un mese fa, quando il 20 ottobre è
stato arrestato per riciclaggio con vari collaboratori, era
sconosciuto al grande pubblico. Si chiama Giuseppe Grossi, ha 62
anni, ed è un protagonista di quello che potremmo definire il «sistema-discarica».
La
parola sistema viene suggerita da Palazzo di giustizia: «A
differenza di Tangentopoli, non c´è un Mario Chiesa che crolla e
parla. Però ci sembra di stare vicino a un sistema di corruzione
molto esteso», dicono gli investigatori. Hanno sotto esame i
trucchi contabili e le bonifiche delle discariche. Lo scenario che
gli si sta aprendo davanti porta, secondo attendibili indiscrezioni,
all´enorme business dei termovalorizzatori. E cioè agli impianti
che inceneriscono i rifiuti e trasformano il vapore in energia.
C´è un´espressione che
conoscono in pochi, ma che ci riguarda tutti, perché ci toglie il
denaro dalle tasche (e nemmeno lo sappiamo). È «Cip 6». Il
gestore nazionale dei servizi elettrici (Enel) è obbligato per
legge ad acquistare l´energia da chi la produce attraverso fonti
considerate rinnovabili. E non al costo di mercato.
Su
questo acquisto obbligatorio è stato imposto un sovrapprezzo di
circa il 7 per cento, che viene ritoccato ogni trimestre dal governo
e addebitato direttamente sulle bollette di casa. Questa cifra, a
conti fatti, supera i 3 miliardi di euro all´anno. Tre miliardi
che, in base al Cip 6, escono dalle tasche già malridotte dei
cittadini italiani per andare a vantaggio di chi? Di chi ha in mano
i termovalorizzatori. E guarda caso, in tutt´Europa è solo l´Italia
che concede questo incentivo agli imprenditori (spesso legati alla
politica) che bruciano rifiuti.
Grossi
è - oltre al numero uno delle bonifiche - anche l´amministratore
dell´Area Dalmine, un grosso impianto che serve il territorio
bergamasco. Ne aveva chiesto - prima delle disavventure giudiziarie
- il raddoppio. Ma non solo. Nell´area di Casei Gerola, tra Voghera
e Pavia, sulle «ceneri» di un ex zuccherificio ha avviato un
progettone che incontra delle difficoltà per l´opposizione degli
abitanti, godendo però dell´avallo totale del centrodestra.
Chi era questo ragioniere
milanese prima
del ?97?
E come può quell´anno
comprare una società Usa e diventare in un amen il più importante
imprenditore italiano dell´ecologia? Sono domande cruciali e i pm
ci stanno lavorando in queste ore. Stanno partendo da giri di soldi
che attraversano la Banca del Gottardo, perché Grossi «esteroveste»
le aziende: fa in modo che la proprietà aziendale parli italiano,
ma «non sia» italiana.
Dentro i confini Grossi
preferisce godere di forti agganci con
il mondo
di Comunione e liberazione, che sostiene. Al suo compleanno ha
invitato il presidente della Regione Roberto Formigoni, organizza
partite di caccia con l´ex ragioniere dello
Stato Andrea
Monorchio, è in stretta relazione con l´immobiliarista Zunino: per
essere uno che ha cominciato a lavorare all´Ilva di Taranto, ne ha
fatta di strada. Capire se l´abbia fatta tutta sulle sue gambe non
è facile.
Qualche conto non torna.
Santa Giulia è l´ultima area che Grossi, attraverso
la sua Green Holding
, ha bonificato. Una perizia ha messo in allarme la Procura: pare
che il materiale portato via sia circa la metà di quello
dichiarato. Che cos´è successo laggiù a Rogoredo?
Lo stesso Grossi non
ignora in uno dei suoi verbali il peso delle gang, limitandosi a
parlare solo di Torino: «Dopo l´acquisto dagli americani, mi ero
conto che la Sadi (è il nome dell´azienda, ndr.) di Torino era in
mano al clan malavitoso calabrese dei Mazzaferro... Mi furono
mostrate le intercettazioni telefoniche da cui emerse che avevano
intenzione di gambizzarmi». Anche se nessuno ne dà conferma, tocca
all´aggiunto Ilda Boccassini studiare gli organigrammi criminali
che si stanno affacciando all´orizzonte del settore delle
bonifiche, e del trasporto dei terreni.
Le varie
denunce di
Lega Ambiente
e dei Verdi erano rimaste lettera morta. C´è voluto il fisco
tedesco - un fisco temuto e rispettato, capace di chiudere in galera
per evasione fiscale il padre della gloria nazionale Steffi Graf -
ad accorgersi che qualche cosa non andava con «gli italiani». O,
più precisamente, con i lombardi. I giudici di Kaiserslautern si
sono interessati a sei affaristi locali.
Che avevano incassato
compensi esagerati per smaltire i rifiuti in arrivo da via Bonfadini
148, Milano. Non c´è dunque «complotto»: i tedeschi hanno
avviato le perquisizioni, avvisato la Finanza italiana, il fascicolo
è arrivato alla Procura di Milano è così, davanti al procuratore
aggiunto Francesco Greco, è emerso un giro di società. Anzi, di
scatole vuote, di paradisi fiscali, di fatture false e collaboratori
occulti di Grossi: un mix che, in pochi mesi, aveva fatto guadagnare
al «dominus» circa 22 milioni di euro esentasse sulle «bonifiche»
di Santa Giulia e Pioltello. Tutti per lui?
Pare di no, visto che, per
esempio, esiste il conto «Associati», aperto alla banca Safras di
Montecarlo dall´assessore provinciale di Pavia Rosanna Gariboldi,
che è la moglie del deputato del centrodestra Gianfranco Abelli, da
sempre il burattinaio delle carriere nella Sanità lombarda,
cliniche comprese. I bonifici arrivano sempre da Grossi, c´è un
saldo di 1,2 milioni di euro. Ed esistono, si legge nei dossier,
altri ordini di «trasferimento su vari conti correnti, a favore di
beneficiari non identificabili». Ma sarebbe meglio dire:
beneficiari «non ancora» identificabili. Ecco perché nella «Lombardia
giudiziaria» tornano oggi sussurri e grida.
2- I VIAGGI FANTASMA DEI RIFIUTI TOSSICI DI SANTA
GIULIA...
Paolo Colonnello per "la
Stampa"
Ma dove sono finiti i
rifiuti tossici del nascente quartiere di Montecity-Santa Giulia? E'
questa la domanda sulla quale si stanno arrovellando in queste
ultime settimane gli investigatori impegnati nell'inchiesta che ha
portato in carcere Giuseppe Grossi, il titolare della «Green
Holding», colosso delle bonifiche industriali.
Gelmini
Il quesito nasce dalla
considerazione che al di là del terreno al Ddt (60 mila metri cubi)
portato incredibilmente nella discarica di Roasio, nel bel mezzo del
parco naturale di Baregge, gli inquirenti non hanno trovato altri
riscontri sicuri alle montagne di false fatture che hanno permesso a
Grossi di creare all'estero oltre 22 milioni di euro in nero.
Ovvero: a fronte di centinaia di fatture gonfiate con società
tedesche non corrisponderebbero affatto trasporti di materiale ma
solo movimentazioni cartacee.
Così il sospetto è che
in realtà il terreno tossico dell'ex area chimico industriale di
Montedison sia rimasto al suo posto, non si sia cioè mai mosso da
Montecity-Santa Giulia, se non nella misura di quelle 600 tonnellate
risultate pesantemente inquinate, scaricate a Roasio e poi, una
volta accertata la presenza di Ddt nel terreno, ricaricate sui
camion e portate in una discarica autorizzata di Larderello a Pisa
(costo dell'operazione: 700 mila euro).
Il che potrebbe creare
seri problemi sia a Grossi, interrogato anche ieri per ore, che allo
stesso
Luigi Zunino
, proprietario formale del progetto e dell'area, nonchè indagato
nella stessa inchiesta sempre per un giro di false fatturazioni e
denaro in nero versato all'estero. E poi ci sono quelli che
avrebbero dovuto controllare, ovvero i tecnici dell'Arpa, l'agenzia
regionale per l'ambiente, e i funzionari della Provincia, tutti nel
mirino della Procura.
Anche perchè tra i vari
fronti aperti dall'inchiesta si sta affacciando quello, strettamente
legato al reato di riciclaggio, sulla presenza di malavita
organizzata nel movimento terra, settore tradizionale della
‘ndrangheta che, come si sa, nel milanese è purtroppo egemone.
Non a caso, proprio nel
trasporto della terra nel parco di Roasio, risulta che tra i camion
usati tra Milano e la provincia di Vercelli, curiosamente quasi
sempre con viaggi notturni, siano state utilizzate società
pesantemente legate alla malavita calabrese, in particolare una che,
per vincoli di parentela, porta al clan dei Di Giovanni, titolari di
diversi ergastoli per vicende legate ad omicidi e traffico di droga
tra la Sicilia e la Val di Sesia.
Si sa
poi che Grossi, quando subentrò nella Sadi di Torino, ebbe problemi
con il clan dei Mazzaferro che a suo dire infestavano la società e
che lui riuscì ad allontanare: «Vi fu un'indagine - raccontò in
uno dei suoi primi interrogatori l'imprenditore - e dalle
intercettazioni venne fuori che volevano gambizzarmi».
Davvero Grossi riuscì a
sbarazzarsi di queste ingombranti presenze? Dietro la vicenda dei
trasporti di terra si nascondono questioni assai delicate e
pericolose. Non a caso la Procura ha deciso di allargare il pool
degli inquirenti applicando all'inchiesta anche un pm dell'Antimafia
e un pm specializzato in corruzione nella pubblica amministrazione e
traffico di rifiuti come Frank Di Maio.
Insomma, l'inchiesta sta
diventando gigantesca: da una parte le bonifiche sospette e la
vicenda del piano cave nella bergamasca, di cui è stato chiesto
conto in un interrogatorio di oltre 10 ore all'assessore
all'Ambiente della Regione Massimo Ponzoni e che ha evidenziato il
ruolo dell'imprenditore Giorgio Patelli, compagno del ministro
Gelmini e fino al 2006 membro del Comitato tecnico regionale per le
attività estrattive, cave comprese; dall'altra quello della vasta
corte di personaggi che ruotano intorno alla figura di Grossi, come
un certo Claudio Tedesi, ingegnere lodigiano esperto in bonifiche e
tecnico di fiducia di Grossi.
Proprio Tedesi è finito
recentemente in un'interrogazione firmata dal consigliere regionale
Silvia Ferretto Clementi che, chiedendo lumi sulle responsabilità
dei tecnici dell'Arpa e sulle bonifiche sospette di Grossi, ha
voluto sapere «quante bonifiche sono state affidate all'ingegnere
Tedesi...ma forse farei prima a chiedere quali bonifiche sono state
realizzate senza il coinvolgimento dell'ingegner Tedesi».
[20-11-2009]
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I FURBETTI DELL’ENERGIA – COME APPROFITTARE DELLA LEGGE SCRITTA
MALE (TANTO PER CAMBIARE) E VIVERE FELICI – GRAZIE AI KIT DI RISPARMIO,
DIRIGENTI, EX DIRIGENTI E FIGLI DI DIRIGENTI DI ACEA (E NON SOLO)
GUADAGNANO A SPESE DI CHI PAGA LA BOLLETTA - E ANCHE SE LA NORMA È STATA
CORRETTA, IL DANNO AI CONTRIBUENTI CONTINUA...
Claudio Gatti per "Il Sole 24
Ore"
Efficienza energetica. E' al centro del dibattito sulla lotta ai
cambiamenti climatici.
Uno dei programmi introdotti in Italia per ottenerla è quello dei
cosiddetti "Titoli di efficienza energetica", o certificati
bianchi, ottenibili attraverso kit di risparmio idrico e lampadine a
basso consumo.
In teoria il meccanismo è stato studiato affinché ne possano
beneficiare tutti: la collettività perchè si riduce l'inquinamento, lo
Stato perché si raggiungono gli obiettivi di risparmio elettrico
evitando le multe comunitarie, le società di servizio energetico - o
Esco - perché il valore dei certificati garantisce un buon ritorno
economico ai loro investimenti e i distributori di energia perché
vengono rimborsati per i costi affrontati.
Il Sole-24 Ore ha però riscontrato che la realtà è molto meno
rosea. Il meccanismo non ha infatti tenuto conto di una categoria che
non andrebbe mai sottovalutata, quella dei furbi..
Risultato: sono stati corrisposti fior di euro per risparmi
energetici mai realizzati. Si parla di centinaia di migliaia di
tonnellate di petrolio risparmiate solo sulla carta. Ma pagate dagli
inconsapevoli contribuenti.
Alzino la mano i lettori al corrente del fatto che, nascosto tra le
varie voci della loro bolletta elettrica, c'è da anni un contributo per
rimborsare il distributore per i certificati bianchi da esso acquistati.
E che quel contributo negli ultimi anni è stato del 50% più alto del
necessario. Perché in media i certificati sono costati meno di 70 euro
e i contributi sono stati di 100. Negli anni 2005-2008 questi contributi
hanno superato i 200 milioni.
Non basta: è emerso che ad approfittare di una normativa
eccessivamente permissiva sono state Esco legate a dirigenti o ex
dirigenti di uno dei maggiori distributori elettrici, il gruppo Acea.
Il progetto più "creativo" è stato presentato da Natura,
una Srl di Milano che nel maggio 2006 ha acquistato un'inserzione
pubblicitaria nella rivista Sky in cui ha riprodotto tre buoni per il
ritiro gratuito di un kit. Poiché la tiratura dichiarata di Sky era di
4 milioni di copie, sulla base della regola che riconosce in automatico
un tasso di ritorno dei buoni del 50%, Natura ha preteso la
certificazione dei risparmi conseguiti da 2 milioni di kit.
Che nei cinque anni di vita del progetto sarebbero ammontati a
408mila tonnellate di petrolio. Per un valore totale di circa 25 milioni
di euro.
Ma il tasso reale di ritorno dei buoni di consegna pubblicati da Sky
è stato dello 0,00086%. I risparmi energetici generati dal progetto non
supererebbero quindi le 700 tonnellate.
Fortuna per noi contribuenti che l'Autorità per l'energia elettrica
e il gas guidata da Alessandro Ortis è stata vigile. E dopo
un'istruttoria in cui ha verificato il reale tasso di ritorno, ha
bloccato tutto. Ma Natura è ricorsa al Tar. E non è detto che le vada
male, data l'indulgenza delle regole in vigore al momento in cui è
stato realizzato il progetto. Sembrerebbe un'aberrazione. Ma è
esattamente quello che è successo nel caso della Edil Project 2006,
altra Esco che è ricorsa al Tar.
Nel 2006 ha dichiarato di aver raggiunto un milione e mezzo di
famiglie e ha chiesto di acquisire il diritto a oltre 285mila
certificati nei cinque anni di vita del progetto, per un valore
cumulativo stimabile attorno ai 18 milioni. Questo nonostante il tasso
di ritorno dei buoni fosse stato un misero 1,34%. Ma aveva rispettato le
norme e il Tar le ha dato ragione.
Edil Project ha dichiarato che il 61% delle famiglie contattate erano
in Calabria. Il 61% di un milione e mezzo è circa 900mila. Ma poiché
la Calabria ha solo 2 milioni di abitanti è difficile che le famiglie
arrivino a quella cifra. "Se qualcuno sostiene di aver spedito
buoni a oltre 900mila famiglie calabresi vuol dire che ha raggiunto
anche i morti," osserva Vincenzo D'Agostino, vice presidente di
AssoEsco, l'associazione di categoria.. "Ditemi voi se questo è il
modo di fare efficienza energetica! Con i morti!"
Anomalie isolate? Niente affatto. Quando, nel 2006, l'Autorità ha
avuto modo di analizzare i risultati di progetti che prevedevano la
rendicontazione di buoni, ha appurato che il loro tasso di ritorno era
spesso inferiore al 5%. E cioè meno di un decimo di quella
riconosciuta.
"Qui bastava costituire una società, anche senza dipendenti,
fare una campagna postale di invio di buoni e passare all'incasso",
osserva D'Agostino.
Ma l'Autorità non è rimasta con le mani in mano. Nel 2007, dopo
aver corretto le regole eliminando la rendicontazione forfettaria dei
buoni, ha avviato un meticoloso procedimento di riesame dei progetti
ancora da certificare. Dei 30 progetti esaminati, soltanto dieci sono
risultati in regola e approvati.
Il Sole-24 Ore si è procurato l'elenco delle Top-10, le dieci società
a cui è stato assegnato finora il maggior numero di titoli. Al vertice
abbiamo trovato il nome di Acea. A seguire quello dell'Enel. Dopo quei
due giganti, al terzo posto un nano: Edil Project 2006. Sempre nei
Top-10 abbiamo poi trovato i nomi di altre tre società minuscole: Tep
Energy Solutions, Edilhouse 2002 e EuroEdil '98. Tutte impegnate in
contenziosi giudiziari con l'Aeeg per progetti che non hanno conseguito
i risultati attesi.
Dietro queste Esco, abbiamo trovato nomi legati a dirigenti ed ex
dirigenti del gruppo Acea. Due dei quattro comproprietari di Tep Energy
Solutions sono infatti Claudio Terrosu e Giancarlo
Giorgi, entrambi ex dirigenti ed ex consiglieri del gruppo
romano.
Nella compagine azionaria di Edilhouse 2002 c'è invece Simone
Maccari, giovane figlio di Claudio Maccari, attuale
dirigente di Acea Reti e Servizi Energetici SpA, la Esco del gruppo
romano. Con il 50% delle quote. L'altra metà di quote sono
dell'avvocato Emanuela Bressi, il cui marito, Fausto Mandarano, è
proprietario di Euroedil '98.
A chiudere il cerchio, è il fatto che l'ex amministratore unico di
Edilhouse 2002, Corrado Rotondi, è proprietario del 90% di Edil Project
2006.
E vi ricordate di Natura Srl, la Esco dei buoni pubblicati su Sky?
Tra i suoi proprietari ci sono Alessandro Tortorella,
ex direttore marketing di AceaElectrabel, e Rosa Anna Metallo,
moglie di Cosimo Turi, attuale amministratore delegato
di Elgasud, controllata di Acea.
"Non mi sorprende che dietro a quelle Esco ci siano persone
legate ad addetti ai lavori. Solo loro potevano capire come sfruttare le
falle normative", commenta un dirigente del gruppo Acea che ha
chiesto l'anonimato. "Tra l'altro, che ci fosse anche il figlio di
Maccari, qui da noi lo sapevano in molti. Non è un segreto ben
custodito".
Sia chiaro: queste Esco hanno fatto ciò che la normativa consentiva.
Resta il fatto che i soldi dei consumatori italiani sono andati a
remunerare attività che non hanno prodotto risparmi energetici. E
continuano a remunerarli anche dopo la modifica delle regole, visto che
la vita utile dei progetti è quinquennale.
INTERVISTA A CLAUDIO MACCARI: SCUSI MA SUO FIGLIO NON È
COMPROPRIETARIO DELLA ESCO EDILHOUSE 2002? (E CADE LA LINEA)....
Claudio Maccari è un dirigente del gruppo romano che si occupa di
certificati bianchi da quando è partito il meccanismo. Che sia uno dei
maggiori esperti nel campo lo dicono i fatti. E ce lo ha confermato lui
stesso in questa intervista telefonica. Se abbia tratto vantaggi
personali da questo suo know-how sta all'Acea stabilirlo. Il Sole-24 Ore
può solo riportare le sue parole. E i fatti:
Quello dei certificati bianchi è un tema di cui lei si è occupato
in varie occasioni.
Sì. E me ne occupo ancora.
Quindi conosce bene il meccanismo?
Sì, lo conosco dall'inizio, sin da quando è entrato in vigore nel
2005.
La sua esperienza la porta a concludere che dal punto di vista della
collettività abbia funzionato?
Il vantaggio per la collettività è stato sicuramente notevole. Senza
contare i vantaggi ancora maggiori per chi ha utilizzato i prodotti.
Ci sono stati problemi o disfunzioni che lei
sappia?
Di che tipo?
Mi risulta che alcune Esco abbiano presentato progetti di
distribuzione di buoni ottenendo la certificazione di risparmi sulla
base dei buoni anziché dei kit effettivamente distribuiti.
L'autorità si è accorta di questi errori di valutazione che non era
facile prevedere a priori e ha aggiustato il tiro.
Una Esco che distribuiva buoni e aveva un tasso di ritorno dell'1 %
ha potuto però chiedere titoli per il 50 per cento.
Questo lo abbiamo scoperto dopo.
Non è un abuso del sistema?
Diciamo che il sistema purtroppo lo prevedeva. Quando si è accorta che
c'era questa anomalia l'Autorità l'ha interrotta. Tutti quanti siamo
stati contenti del fatto che sia stata interrotta questa modalità. Ma
credo ci siano dei contenziosi ancora in corso.
Infatti. Una delle Esco coinvolte in questi contenziosi si chiama
Edilhouse 2002.. La conosce?
Sì.
Come mai?
Ne conosco tantissime.
Solo per quel motivo?
Sì... beh, vado a convegni...
Scusi, ma suo figlio si chiama Simone?
Perché mi fa queste domande personali?
Non è una domanda personale. A me risulta che Simone Maccari,
suo figlio, sia comproprietario della Esco Edilhouse 2002.
A questo punto della telefonata, Claudio Maccari
ha
posato la cornetta. E non è stato più possibile contattarlo. Peccato.
Avremmo voluto chiedergli come mai nell'ottobre 2004, a pochi mesi
dall'inizio del programma dei certificati bianchi, suo figlio Simone
abbia acquisito il 50% di Edilhouse 2002.
Da allora, Edilhouse ha acquisito diritti per un totale di oltre
30mila certificati bianchi. Valore totale stimato: circa 2 milioni di
euro.
Non solo, Edilhouse ha due contenziosi ancora aperti con l'Aeeg per
il riconoscimento di ulteriori risparmi energetici mai conseguiti.
Maccari ci ha detto di essere contento che quelle "anomalie"
non siano più tollerate dall'Autorità, ma la società di suo figlio ha
chiesto al Tar di riconoscerne la validità. Nonostante il tasso di
ritorno dei buoni del primo progetto sia stato dello 0,8%
E quello del secondo ancora più basso. O meglio: Edilhouse aveva
inizialmente dichiarato il 3,2%, ma a Il Sole-24 Ore risulta che quando
l'Autorità ha rilevato che dai suoi calcoli risultava lo 0,3%,
Edilhouse abbia risposto: "ci dichiariamo matematicamente
ignoranti". Ma intenzionati comunque a chiedere certificati per il
50% dei buoni spediti. Ignoranti ma mica fessi.
CLAUDIO TERROSU: "C'ERA UNA NORMA CHE CI CONSENTIVA DI
FARE QUESTA COSA. E NOI L'ABBIAMO FATTA"...
Fino al 2004, anno in cui è stato concepito il programma dei
certificati bianchi, Claudio Terrosu è stato dirigente del gruppo
elettrico Acea e consigliere di Acea Electrabel Trading. Dal 2007 è
amministratore delegato di Uniposta, un operatore privato di base a Roma
concorrente di Poste Italiane. Il Sole-24 Ore lo ha raggiunto per questa
intervista telefonica:
Lei avrà sentito parlare di quelle Esco che hanno presentato
progetti di distribuzione di buoni ottenendo tassi di ritorno
bassissimi, abusando quindi di un meccanismo inteso a conseguire
risparmi effettivi e non fittizi?
Sì.
Lei è comproprietario della Esco Tep Energy Solutions.
Sì.
La Tep è una delle società che hanno fatto ricorso al Tar contro la
decisione dell'Aeeg di non certificare progetti con tassi di ritorno
troppo bassi.
Sì.
Quindi lei ritiene sia legittimo chiedere un riconoscimento economico
per risparmi non ottenuti?
Guardi, l'ha fatto anche l'Enel.
Lei viene da Acea, conosceva il meccanismo, sapeva quanto larghe
erano le maglie, ha creato Tep e ha presentato progetti con un tasso di
ritorno ridicolo rispetto a quello previsto.
Questo non è misurato, e quindi non possiamo dirlo.
Il tasso di ritorno è misurato dai kit richiesti.
Sì, ma questo non implica... La norma vigente era quella.
L'obiettivo del programma era di conseguire risparmio energetico.
Perchè la Tep fa ricorso al Tar chiedendo il riconoscimento di risparmi
mai ottenuti?
Abbiamo fatto ricorso contro una decisione dell'Autorità di non
riconoscerci ciò che era dovuto in base alla norma.
Anche senza risparmio?
Esistono delle norme, e alle norme si risponde.
L'Autorità ha cambiato la norma quando si è accorta degli abusi.
Sì, ma non fatti da noi. Chieda all'Autorità quali sono stati i veri
abusi.
Insisto, il meccanismo dei certificati bianchi è stato creato dallo
Stato per favorire il risparmio energetico, non per arricchire le tasche
dei proprietari delle Esco.
Lei sta facendo delle affermazioni molto dure. Parlare di arricchimento
delle tasche dei proprietari delle Esco è molto poco carino da parte
sua.
Se una Esco distribuisce buoni e non kit, non ottiene risparmi . Come
può quindi pretendere di avere certificati?
Noi pensiamo di aver fatto bene il nostro mestiere.
Se aveste fatto bene, avreste avuto un tasso di ritorno del 50%, che
è quello riconosciuto.
Dove sta scritto? Questa cosa l'Autorità non l'aveva prevista. Non ha
mai parlato di tassi di ritorno minimo. Non c'è da nessuna parte questo
principio.
La veda dal punto di vista della collettività - lei sa che a pagare
sono i consumatori?
So perfettamente com'è il meccanismo. Ma qui si sono arricchite le
società di distribuzione, i cosiddetti "obbligati" che hanno
percepito 100 euro per ogni titolo comprato a 70. Queste domande, io
vorrei che lei non le ponesse a una piccola società che ha svolto molto
bene il proprio mestiere.
Beh, io come consumatore pago per il 50% di tasso di ritorno dei suoi
buoni, ma lei come Esco raggiunge solo l'1 , il 2 o il 3% di redemption.
Non mi pare un mestiere svolto bene.
C'era una norma che ci consentiva di fare questa cosa. E noi l'abbiamo
fatta. Al nostro meglio.
[22-09-2009]
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ROMA / 25-03-2009
GERMANIA, BONN: ALLARME GREENPEACE: DIMEZZARE EMISSIONI
GAS SERRA ENTRO META' SECOLO NON BASTA PIU'
ROMA
(UNONOTIZIE.IT)
In
vista dei negoziati sul clima a Bonn,
dal 29 marzo al 9 aprile, Greenpeace
avverte che per rispondere alla gravità dei cambiamenti
climatici i Paesi industrializzati devono impegnarsi a
ridurre le proprie emissioni di gas serra
maggiormente e più velocemente di quanto ritenuto
necessario fino ad oggi.
In seguito alle più recenti prove scientifiche
sull’accelerazione dei mutamenti del clima
e sull’accresciuto rischio di impatti
irreversibili e catastrofici, Greenpeace chiede ai
Governi dei Paesi industrializzati, di impegnarsi da subito
a ridurre le proprie emissioni del 40% al 2020. Anche i
Paesi in via di sviluppo devono adottare obiettivi di
riduzione ambiziosi. (1)
Per evitare cambiamenti climatici fuori controllo, le
emissioni globali di gas serra non solo devono essere
stabilizzate entro il 2015, ma devono poi essere
portate il più vicino possibile allo ZERO entro la metà
del secolo. I dati scientifici di recente pubblicazione
costringono Greenpeace a rafforzare le proprie richieste:
fino ad oggi Greenpeace aveva sostenuto che le emissioni di
gas serra dovevano essere dimezzate entro la metà del
secolo, ma questo non è più abbastanza.
“I cambiamenti osservati, tra cui la rapida perdita dei
ghiacci della calotta polare artica in estate, mostrano
chiaramente che la possibilità di una catastrofe climatica
è molto più imminente di quanto si immaginava” sostiene
Martin Kaiser, direttore sul Clima di Greenpeace
International. “L’unico modo per intervenire è ridurre
drasticamente e velocemente le emissioni”.
Raggiungere un accordo globale sul clima a Copenhagen sarà
assolutamente cruciale. “La crisi economica ha dimostrato
che i Governi sono in grado di prendere le decisioni
necessarie per affrontare l’emergenza. Lo stesso deve
avvenire per il clima” afferma Francesco Tedesco,
responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace
Italia. “I Paesi industrializzati hanno la grande
responsabilità di salvare il Pianeta da impatti
catastrofici e lo devono fare ora perché il tempo utile per
agire sta rapidamente svanendo”.
A Bonn si terrà la prima sessione preparatoria alla
Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici di
Copenhagen. L’incontro è fondamentale per l’intero
processo che dovrà portare a un accordo globale sul clima.
Nello spirito di un progressivo rafforzamento e ampliamento
degli impegni internazionali, anche i Paesi in via di
sviluppo dovranno impegnarsi a ridurre la crescita delle
proprie emissioni del 15-30% al 2020. Per ottenere questo
impegno è tuttavia necessario che i Paesi industrializzati
garantiscano aiuti economici ai Paesi in via di sviluppo per
circa 110 miliardi di euro (140 miliardi di dollari)
all’anno.
(1)
Una versione in Italiano delle richieste di Greenpeace per
Copenhagen è disponibile:
http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/richieste-copenhagen
CIVITAVECCHIA (ROMA) / 25-03-2009
SALUTE, CUORE: INQUINAMENTO AUMENTA RISCHI DI INFARTO.
NUMEROSI STUDI NEGLI STATI UNITI DA NEW ORLEANS A SALT LAKE
CITY
CIVITAVECCHIA-ROMA
(UNONOTIZIE.IT)
Si
moltiplicano le evidenze scientifiche sull’effetto
deleterio dell’inquinamento atmosferico sulla salute del cuore.
Il quadro
emerge da un'analisi condotta da Robert Brook dell'University
of Michigan e da alcuni colleghi americani dell'Universita'
di Louisville, che hanno organizzato un simposio su
questi temi all'interno della conferenza 'Experimental
Biology' di New Orleans .
Gli esperti
hanno reso noto che uno studio condotto in sei citta' degli Stati
Uniti ha rivelato che le persone muoiono prima se
vivono in localita' inquinate e che la maggioranza di questi
decessi e' dovuto a cardiopatie.
Inoltre,
uno studio mondiale in 250 aree metropolitane mostra che i
picchi di smog sono correlati all'aumento dei decessi per
attacco cardiaco.
Un'altra
ricerca, condotta a Salt Lake City, ha
mostrato che quando la vicina acciaieria e' stata chiusa per
alcuni mesi c'e' stato un calo nella mortalita' del 4-6%
nella cittadina ma i tassi sono tornati alla normalita'
quando la fabbrica ha riaperto.
Per
identificare gli inquinanti più pericolosi per il muscolo
cardiaco gli studiosi si sono concentrati sulle particelle
microscopiche, quelle che possono penetrare nei polmoni e
trovare una strada per arrivare nel flusso di sangue.
Se si vive
in una citta' colpita da traffico e inquinamento dell'aria i
ricercatori consigliano di prendere misure per ridurre il
rischio per la salute legato ai 'veleni' respirati.
Ad esempio,
sarebbe bene evitare di fare attivita' fisica all'aperto
nelle ore di punta, e scegliere di correre al parco quando i
livelli di inquinamento sono piu' bassi.
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VITERBO / 18-05-2009
EDILIZIA DEL FUTURO/ Costruzioni ecologiche e case
d'acciaio, seminario Confartigianato
VITERBO
(Uno Notizie.it) Costruzioni ecologiche e case
in acciaio. Questi gli argomenti principali al centro
del seminario gratuito organizzato da Confartigianato
imprese di Viterbo in programma per venerdì 26 maggio
alle ore 18.00 presso la sede centrale di via I. Garbini
29/g.
Durante
il seminario, dove interverranno il presidente di Confartigianato
imprese di Viterbo, Stefano Signori, e
Bruno Cascioli della Edil Eco F.T. Soluzioni per
l’Ambiente, verrà illustrato l’utilizzo di tre
prodotti assolutamente naturali a base di sughero e
calce idraulica naturale, impiegati per la
realizzazione di nuove costruzioni, il restauro e il
recupero edilizio di edifici già esistenti: eco
intonaco, eco massetto ed eco deumidificante. Prodotti
con cui è possibile realizzare il cappotto termico
delle abitazioni migliorando notevolmente il risparmio
energetico, tema di grande attualità che coinvolge sia
le imprese del settore costruzioni che i tecnici
progettisti.
Seguirà
una relazione tecnica sulle costruzioni del futuro,
sulle case in acciaio, sui rivestimenti e sulla
deumidificazione con prodotti ecocompatibili. Materiali
che permettono un alto livello qualitativo delle
costruzioni anche in funzione antisismica con
innovazioni importanti nel settore.
Per ulteriori informazioni e per le iscrizioni è
possibile contattare gli uffici di Confartigianato
imprese di Viterbo al nr. 0761.33791 o visitare il sito www.confartigianato.vt.it.
. Uno notizie Viterbo
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SOLA D'ELBA / 10-05-2009
TOSCANA: CROCIERA GREENPEACE PER SCOPRIRE BALENE E DELFINI ISOLA
D'ELBA E ARCIPELAGO TOSCANO
ISOLA D'ELBA (UnoNotizie.it)
Greenpeace lancia “Operazione Pelagos 2009” che darà
la possibilità a un numero ristretto di persone di vivere per una
settimana l’esperienza di una crociera in barca a vela nel Santuario dei
cetacei e di partecipare attivamente al monitoraggio dei cetacei.
Greenpeace,
la società di biologia marina Idea calypso e la Fondazione Exodus
propongono un’esperienza educativa ed emozionante che Vi permetterà di
essere parte attiva di un progetto di monitoraggio del Santuario dei
Cetacei, nell’area del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.
L’operazione Pelagos
2009 prevede una serie di crociere naturalistiche in barca a vela della
durata di una settimana durante le quali i partecipanti avranno modo di
vivere il mare e le sue bellezze contribuendo ad ottenere una stima della
qualità ambientale di una piccola parte del Santuario dei Cetacei.
La base logistica della
campagna è Portoferraio, Isola d’Elba; durante la
settimana della campagna verranno effettuate crociere con possibilità di
pernottamento in alcuni dei più suggestivi ancoraggi dell’Isola
d’Elba e dell’Arcipelago Toscano.
Le rotte saranno
condizionate dalle condizioni meteo marine.
La vita di bordo sarà
suddivisa in turni operativi. I partecipanti si impegneranno nelle attività
scientifiche di bordo e, come per ogni crociera in mare, è richiesta una
certa dose di spirito di adattamento.
Tutti i dati raccolti
permetteranno di stendere un report di Greenpeace sullo
stato di salute dell’area d’indagine.
Imbarcazione ed equipaggio:
L’imbarcazione utilizzata per l’operazione Pelagos 2009 è il Bamboo,
un Baltic 51 (lunghezza dello scafo: 16 metri) di proprietà della
Fondazione Exodus.
Prestigioso sloop
finlandese con 60.000 miglia di mare alle spalle, il Baltic unisce comodità
e prestazioni veliche in totale sicurezza.
Il comandante Stanislao
Pecchioli, skipper professionista, è impegnato da anni nella conduzione
del Bamboo per la realizzazione di progetti educativi legati al mondo dei
giovani.
A bordo saranno presenti
anche due biologi marini che accompagneranno i partecipanti alla scoperta
del mondo marino e gestiranno le attività di monitoraggio durante le
uscite.
I biologi a bordo del
Bamboo cureranno anche il corso di Biologia marina.
Gli imbarchi, di una
settimana ciascuno, inizieranno sabato 13 giugno per terminare sabato 11
luglio.
Quota di partecipazione:
430 euro più 70 euro di donazione a Greenpeace.
Per iscrizioni contattare
Idea Calypso 329.4089157.
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ROMA / 04-05-2009
GREENPEACE/ ''inspiring action'' un breve video contro i
criminali dell'ambiente
ROMA (UnoNotizie.it)
Si chiama “Inspiring
Action”, è il nuovo video di Greenpeace
realizzato per testimoniare la lotta che quotidianamente conduce
contro i peggiori crimini ambientali.
Un documento
toccante che assume un valore ancor più profondo in previsione
dell'importantissimo appuntamento che si svolgerà a Dicembre,
quando tutti i paesi del mondo si riuniranno a Copenhagen
per decidere le nuove misure per combattere il riscaldamento globale
e il destino del Protocollo di Kyoto.
Il video dura 3
minuti, dentro i quali è stati concentrato quanto di peggiore
è capace di commettere l'uomo nei confronti della madre Terra e,
dunque, anche contro se stesso.
GUARDA
IL VIDEO
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VENEZIA / 19-06-2009
AMBIENTE, DESERTIFICAZIONE/ ecco il decalogo per salvare il
clima anche a tavola
VENEZIA (
UnoNotizie.it )
I
cambiamenti climatici con il surriscaldamento del pianeta
favoriscono la desertificazione con la sottrazione
alla coltivazione dei terreni piu' fertili alla coltivazione, ma
provocano anche la modificazione delle condizioni ambientali
tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l'affinamento dei
formaggi o l'invecchiamento dei vini, mettendo a rischio il
patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che
vale oltre 20 miliardi di euro. E’ quanto afferma la Coldiretti in
occasione della giornata mondiale della desertificazione che
interessa in Italia il 21 per cento del territorio soprattutto in
Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e
Sardegna, secondo il corpo forestale.
Si tratta di
processi - continua la Coldiretti - che rappresentano una nuova
sfida per l'impresa agricola che deve interpretare il cambiamento e
i suoi effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e
sulla sicurezza del territorio. Servono - prosegue la Coldiretti -
interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle
acque con le opere infrastrutturali del piano irriguo nazionale,
campagne di informazione ed educazione sull'uso corretto dell'acqua,
un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso
consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di
coltivazioni a basso fabbisogno idrico.
Ma il contrasto ai
cambiamenti climatici può venire anche dai comportamenti individuali
anche a tavola. Ogni pasto percorre mediamente quasi duemila
chilometri prima di giungere sulle tavole. La distribuzione
commerciale dei prodotti alimentari, con i lunghi trasporti e le
inefficienze di natura logistica, è - sottolinea la Coldiretti - tra
le principali responsabili su scala globale dell'emissione di gas a
effetto serra.
Con semplici
accorgimenti nella spesa e nel consumo degli alimenti ogni famiglia
italiana può tagliare i consumi di petrolio e ridurre le emissioni
di gas ad effetto serra di 2mila chilogrammi (CO2 equivalenti)
all'anno. Scegliere prodotti locali e di stagione, ridurre al minimo
gli imballaggi, fare acquisti di gruppo, recarsi alla spesa
riciclando le buste, ottimizzare il consumo di energia nella
conservazione e nella preparazione dei cibi, evitare di
apparecchiare con piatti e bicchieri di plastica sono, insieme alla
raccolta differenziata, alcuni dei comportamenti suggeriti dal
decalogo della Coldiretti.
IL DECALOGO
COLDIRETTI - SALVA IL CLIMA A TAVOLA: ISTRUZIONI PER L'USO
1. Preferire l'acquisto di prodotti locali che non devono
subire lunghi trasporti con mezzi inquinanti;
2. scegliere frutta e verdura di stagione che non consumano energia
per la conservazione;
3. ridurre le intermediazioni fino a fare acquisti direttamente dal
produttore per evitare passaggi di mano del prodotto che spesso
significano inutili trasporti;
4. privilegiare i prodotti sfusi che non consumano imballaggi;
5. acquistare confezioni formato famiglia rispetto a quelle monodose
per ridurre il consumo di imballaggi per quantità di cibo consumato;
6. fare acquisti di gruppo (anche in condominio) per ridurre i
consumi di energia nei trasporti per fare la spesa;
7. riutilizzare le borse per la spesa e servirsi di quelle fatte con
materiali biodegradabili di origine agricola nazionale o di tela
invece di quelle in plastica;
8. ottimizzare l'energia consumata nella preparazione e
conservazione dei cibi con pentole e frigoriferi a basso impatto;
9. evitare di servire a tavola con piatti e bicchieri di plastica
che consumano energia e inquinano l'ambiente;
10. fare la raccolta differenziata per consentire il recupero di
energia dai rifiuti prodotti.
Una
buona notizia da portare in vacanza
nasce
in Francia la “Rete per le vittime dei pesticidi”
Le Monde del
17/7/09 ha annunciato che il “Movimento per i diritti e il
rispetto delle generazioni future” (MDRGF), associazione nata
in Francia 15 anni fa, sta reclamando la messa al bando dei
pesticidi, nelle città, nei giardini e nei parchi, “affinché
i bambini non debbano essere avvelenati dai residui dei pesticidi
quando raccolgono la palla caduta sul prato”.
Esso richiede, inoltre, che siano create “zone cuscinetto”
(coltivazioni biologiche o pascoli), tra le zone agricole e le zone
abitate, e che alle nuove norme vengano accluse sanzioni penali.
La Rete, spiega François Veillerette, presidente
dell’associazione, ha il fine di rispondere alla richiesta dei
numerosi cittadini che hanno deplorato la mancanza di qualsiasi
mezzo di difesa contro le nebulizzazioni dei pesticidi, essendo la
legislazione totalmente carente.
Il Movimento intende agire soprattutto in difesa dei più
vulnerabili, i bambini, nei quali si riscontra il più
spaventoso aumento di incidenza di alcune forme di tumori. Ma spera
anche di portare aiuto alle vittime delle malattie
professionali, affinché le loro patologie vengano riconosciute
come tali. Numerosi studi, anche epidemiologici, dimostrano il nesso
tra esposizione ai pesticidi e rischio di cancro, problemi
riproduttivi e malattie neurodegenerative (vedi Suzanne de la
Monte sul Journal of Alzheimer Desease, vedi “la
pandemia silenziosa” su The Lancet, 11/06 e tanti
altri).
Come è accaduto nel caso dell’amianto, sugli effetti del
quale si terrà entro breve un giudizio, l’associazione si
prefigge - per numerose sostanze tossiche usate fino ad oggi in
maniera per lo più incontrollata - di rompere la legge del
silenzio e di far retrocedere chi, per interessi privati,
danneggia la salute umana (oltre che l’ambiente e la biodiversità).
Occorre rilevare che vi è in tutto il mondo una presa di coscienza,
molto lenta ma costante, riguardo alla necessità di dare infine
ascolto all’appello lanciato da Luc Montagnier e da numerosi altri
scienziati internazionali nel 2004 all’Unesco. Intitolato “Dichiarazione
internazionale sui Pericoli dell’Inquinamento Chimico” esso
iniziava con le parole “La specie umana è ancora in pericolo”.
Già alla fine degli anni ’90 è stata, con un libro bianco,
affrontata in Europa la necessità di tutelare la nostra salute
dall’azione di circa 100.000 sostanze di sintesi introdotte
nell’ambiente nell’ultimo mezzo secolo, generalmente senza
alcuna verifica dei loro effetti tossici (peraltro difficili da
verificare, poiché si manifestano quasi sempre con anni di
ritardo).
Oltre al Regolamento europeo REACH, per la Valutazione e
Regolamentazione delle Sostanze Chimiche nell’ambiente (già in
vigore dal 1° giugno del 2008, ma reso assai meno efficace nella
sua stesura per le pressioni subite dalle aziende chimiche), una
nuova importante iniziativa è stata da noi accolta con grande
soddisfazione.
Si tratta del Regolamento europeo del 13/1/09, che mette limiti
molto severi all’uso dei pesticidi: 22 di essi vengono vietati,
tra i quali il glufosinate (abbinato a svariate colture ogm
che, di riflesso, dovranno essere vietate), mentre gli agricoltori
vengono esortati a privilegiare l’agricoltura tradizionale o
biologica.
Più recentemente (12/06/09) si è saputo che con la Revisione della
Direttiva sui Biocidi 98/8/CE, è in programma la regolamentazione
dei prodotti che risultano cancerogeni, mutageni o tossici per la
riproduzione o per il sistema endocrino.
Il Comitato Scientifico EQUIVITA si augura che questi segnali
indichino l’inizio, se pure lento, di una nuova era nella gestione
della Sanità in Europa, un’era che veda infine la massima
attenzione centrata sulla prevenzione (anche se spesso meno
lucrosa), piuttosto che esclusivamente sulla cura dei nostri mali.
Comitato Scientifico EQUIVITA - COMUNICATO
31/07/09
NOI SAPPIAMOE LA CAMPAGNA DI VACCINAZIONE
FORZATA NON FUNZIONERA
DIFFONDERE
DI BARBARA MILTON -
naturalnews.com/
Una giornalista accusa
l’OMS e l’ONU di bioterrorismo e dell’intento di
provocare un massacro.Con
l’avvicinarsi della data prevista per la distribuzione del
vaccino anti virus influenzale pandemico A/H1N1 della Baxter,
una giornalista investigativa austriaca avvisa il mondo che
sta per essere commesso il più grande crimine della storia
dell’umanità. Jane Burgermeister ha recentemente sporto
denuncia presso l’FBI contro l’Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS), le Nazioni Unite (ONU) e molti dei
funzionari di più alto rango di governi e società in merito
al bioterrorismo e ai tentativi di provocare massacri. Ha
inoltre preparato un’ingiunzione contro l’obbligo di
vaccinazione, che è stata presentata in America. Queste
azioni seguono le accuse che ha lei stessa presentato lo
scorso aprile contro la Baxter AG e l’austriaca Avir Green
Hills Biotechnology per aver prodotto un vaccino contaminato
contro l’influenza aviaria, sostenendo che sia stata
un’azione intenzionale per causare una pandemia e trarne
profitto.
Riassunto delle accuse e allegazioni presentate all’FBI in
Austria il 10 giugno 2009
Nelle sue accuse la
Burgermeister presenta prove di atti di bioterrorismo, ossia
in violazione della legge degli USA, da parte di un gruppo
operante all’interno degli USA secondo le direttive di
banchieri internazionali che controllano la Federal Reserve,
come pure l’OMS, l’ONU e la NATO. Tale bioterrorismo è
finalizzato a provocare un genocidio di massa contro la
popolazione statunitense mediante l’uso del virus della
pandemia influenzale geneticamente ingegnerizzato con
l’intento di causare la morte. Questo gruppo si è
impossessato di alti uffici governativi negli USA. In modo
specifico vengono portate le prove che gli imputati come
Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, David Tabarro,
coordinatore ONU per l’influenza umana e aviaria, Margaret
Chan, direttore generale dell’OMS, Kathleen Sibelius,
segretario alla salute e ai servizi sociali, Janet Napolitano,
segretario del dipartimento di sicurezza nazionale, David de
Rotschild, banchiere, David Rockefeller, banchiere, George
Soros, banchiere, Werner Faymann, cancelliere austriaco, e
Alois Stoger, ministro della sanità austriaco, ed altri fanno
parte di questo gruppo criminale internazionale che ha
sviluppato, prodotto, accumulato ed utilizzato armi biologiche
per eliminare la popolazione degli USA e di altri paesi per
motivi economici e politici.
I capi d’accusa sostengono
che questi imputati abbiano cospirato tra loro e con altri per
ideare e finanziare, nonché partecipare alla fase finale
dell’attuazione di un programma internazionale segreto di
armi biologiche, che avrebbe coinvolto le società
farmaceutiche Baxter e Novartis. Hanno fatto questo
bioingegnerizzando e poi distribuendo agenti biologici letali,
specificamente il virus dell’influenza “aviaria” e il
“virus dell’influenza suina” per avere il pretesto di
attuare un programma di vaccinazione obbligatoria di massa che
sarebbe stato il mezzo per poter somministrare un agente
biologico tossico per provocare la morte e altre lesioni alla
popolazione degli Stati Uniti. Quest’azione è in diretta
violazione del Biological Weapons Anti-terrorism Act.
Le accuse mosse dalla
Burgermeister comprendono le prove che la Baxter AG, la
sussidiaria austriaca della Baxter International, ha
deliberatamente fatto uscire 72 chili di virus vivo
dell’influenza aviaria, fornito dall’OMS durante
l’inverno del 2009 a 16 laboratori in quattro paesi.
Sostiene che ciò offra una chiara prova che le società
farmaceutiche e le stesse agenzie governative internazionali
sono attivamente impegnate nella produzione, nello sviluppo,
nella fabbricazione e nella distribuzione di agenti biologici
classificati come le più letali armi biologiche sulla terra
al fine di provocare una pandemia e causare una strage.
Nei capi d’accusa di
aprile, ha notato che il laboratorio della Baxter in Austria,
uno dei presunti laboratori di biosicurezza più sicuri al
mondo, non ha rispettato le norme più basilari ed essenziali
per la conservazione dei 72 chili della sostanza patogena
classificata come arma biologica in modo sicuro separandola da
tutte le altre sostanze secondo le rigorose regolamentazioni
del livello di biosicurezza, ma ha lasciato che venisse
mischiata con il virus dell’influenza comune e l’ha
inviata dai suoi stabilimenti di Orth nel Donau.
A febbraio quando un membro
dello staff al BioTest nella Repubblica Ceca ha testato su dei
furetti il materiale destinato ai vaccini candidati, i furetti
sono morti. Questo incidente non è stato seguito da alcuna
investigazione da parte dell’OMS, né dell’UE o delle
autorità sanitarie austriache. Non c’è stata alcuna
indagine sul contenuto del materiale virale, e non vi è alcun
dato sulla sequenza genetica del virus messo in circolazione.
In risposta alle domande del
parlamento il 20 maggio Alois Stoger, ministro della sanità
austriaco ha rivelato che l’incidente non era stato trattato
come un errore di biosicurezza, come avrebbe dovuto essere, ma
come un’infrazione del codice veterinario. È stato mandato
un medico veterinario al laboratorio per una breve ispezione.
Il dossier della
Burgermeister rivela che la messa in circolazione del virus
sarebbe stata un passo essenziale per provocare una pandemia
che avrebbe permesso all’OMS di dichiarare una pandemia di
livello 6. Elenca le leggi e i decreti che avrebbero permesso
all’ONU e all’OMS di prendere il controllo degli Stati
Uniti nel caso di una pandemia. Sarebbero inoltre entrate in
vigore leggi che richiedono di osservare l’obbligo di
vaccinazione negli Stati Uniti in condizioni di pandemia
dichiarata.
La Burgermeister sostiene che
l’intera questione della pandemia di “influenza suina”
si poggia su un’enorme menzogna e che non esista virus in
natura che rappresenti una minaccia per la popolazione. Porta
le prove che inducono a credere che sia l’influenza aviaria
che l’influenza suina siano state in effetti
bioingegnerizzate in laboratorio usando i finanziamenti
forniti dall’OMS e da altre agenzie governative, insieme ad
altri. Questa “influenza suina” è un ibrido in parte
dell’influenza suina, in parte dell’influenza umana e in
parte dell’influenza aviaria, una cosa che può solo venire
da un laboratorio secondo molti esperti.
L’asserzione dell’OMS che l’“influenza suina” si sta
diffondendo e che deve essere dichiarata la pandemia ignora le
cause fondamentali. I virus che sono stati messi in
circolazione sono stati creati e messi in circolazione con
l’aiuto dell’OMS, e l’OMS è enormemente responsabile
della pandemia in primis. In aggiunta i sintomi della presunta
“influenza suina” sono indistinguibili da quelli della
comune influenza e del raffreddore. L’“influenza suina”
non provoca la morte più spesso di quanto faccia la comune
influenza.
[La Burgermeister] nota che i
dati relativi ai decessi registrati per l’“influenza
suina” non sono coerenti e che non c’è chiarezza in
merito a come è stato documentato il numero dei
“decessi”.
Non c’è potenziale per una
pandemia a meno che non vengano effettuate vaccinazioni in
massa per usare l’influenza come un’arma con il pretesto
di proteggere la popolazione. Esistono motivi ragionevoli per
credere che i vaccini obbligatori saranno contaminati
deliberatamente con malattie che sono progettate
specificamente per provocare la morte.
Viene fatto riferimento ad un
vaccino approvato della Novartis contro l’influenza aviaria
che ha ucciso 21 persone senza tetto in Polonia durante
l’estate del 2008 e che aveva come “misura primaria di
outcome” un “tasso di eventi avverso”, rientrando
pertanto nella definizione di arma biologica dello stesso
governo statunitense (un agente biologico progettato per
causare un tasso di eventi avversi, ossia morte o lesioni
gravi) con un delivery system[1] (iniezione). [la
Burgermeister] sostiene che il medesimo complesso di società
farmaceutiche internazionali e di agenzie governative
internazionali che hanno sviluppato e messo in circolazione il
materiale della pandemia abbia tratto profitto dall’aver
causato la pandemia mediante contratti per la fornitura dei
vaccini. I media controllati dal gruppo che sta
ingegnerizzando l’intero ordine del giorno dell’
“influenza suina” sta diffondendo notizie false per
convincere la popolazione degli Stati Uniti a sottoporsi alle
pericolose vaccinazioni.
I cittadini degli USA
subiranno danni e lesioni sostanziali ed irreparabili se
verranno obbligati a sottoporsi a questa vaccinazione [di
efficacia] non provata senza il loro consenso secondo il Model
State Emergency Health Powers Act, il Natonal Emergency Act,
la National Security Presidential Directive/NSPD 51, la
Homeland Security Presidential Directive/HSPD-20, e
l’International Partnership on Avian and Pandemic Influenza.
La Burgermeister accusa
coloro che sono menzionati nelle sue allegazioni di aver
attuato e/o accelerato a partire dal 2008 negli USA
l’implementazione di leggi e regolamentazioni ideate per
togliere ai cittadini statunitensi i loro legittimi diritti
costituzionali di rifiutare un’iniezione. Queste persone
hanno creato disposizioni o hanno lasciato in essere
disposizioni tali da rendere criminale il rifiuto di
un’iniezione contro i virus pandemici. Hanno imposto altre
sanzioni eccessive e crudeli come l’imprigionamento e/o la
quarantena nei campi FEMA impedendo al tempo stesso ai
cittadini americani di presentare domanda di risarcimento per
lesioni o morte causati dalle iniezioni forzate. Questo viola
le leggi che disciplinano la corruzione federale e l’abuso
di ufficio, come pure [quelle] della costituzione e della Bill
of Rights. Attraverso queste azioni, gli accusati citati hanno
gettato le basi di un genocidio di massa.
Usando l’ “influenza
suina” come pretesto, gli accusati hanno prepianificato la
strage della popolazione statunitense per mezzo della
vaccinazione forzata. Hanno installato una rete estesa di
campi di concentrazione FEMA nonché identificato siti per
tumulazioni di massa, e sono stati coinvolti nell’ideazione
e nell’attuazione di uno schema per consegnare il potere in
tutta America ad un sindacato criminale internazionale che usa
l’ONU e l’OMS come una facciata per coprire le attività
criminali organizzate influenzate da un racket illegale, in
violazione alle leggi che disciplinano il tradimento.
[La Burgermeister] accusa il
complesso di società farmaceutiche di cui fanno parte la
Baxter, la Novartis e la Sanofi Aventis di essere coinvolto in
un programma di armi biologiche basato all’estero con un
duplice scopo, finanziato dal predetto sindacato criminale e
progettato per attuare stragi di massa e ridurre la
popolazione mondiale di oltre 5 bilioni nei prossimi dieci
anni. Il loro piano è di spargere il terrore per giustificare
l’atto di obbligare la gente a rinunciare ai propri diritti,
e per costringerla a quarantene di massa nei campi FEMA. Le
case, le società e le fattorie, le terre di quelli che
venissero uccisi saranno nelle mani di questo sindacato.
Eliminando la popolazione del
Nordamerica, l’elite internazionale avrà accesso alle
risorse naturali della regione quali l’acqua e le terre con
giacimenti di petrolio non sviluppate. Ed eliminando gli USA e
la loro costituzione democratica includendoli in un’unione
nordamericana, il gruppo criminale internazionale avrà il
controllo totale del Nordamerica.
I punti salienti del dossier
completo
Il dossier completo
dell’azione del 10 giugno è un documento di 69 pagine che
porta le prove per corroborare tutte le accuse. Queste
comprendono:
un insieme di fatti che
delineano linee temporali e fatti che stabiliscono la “causa
probabile”[2] , definizioni e ruoli dell’ONU e dell’OMS,
e la storia e gli incidenti dal momento dello scoppio dell’
“influenza suina” nell’aprile del 2009.
Le prove che i vaccini per
l’ “influenza suina” sono definiti come armi biologiche
dalle agenzie governative e nelle regolamentazioni che
classificano e limitano le vaccinazioni, e la paura dei paesi
esteri che i vaccini contro l’ “influenza suina” saranno
usati per la guerra biologica.
Le prove scientifiche che il
virus dell’ “influenza suina” è stato bioingegnerizzao
in modo da sembrare come il virus influenzale spagnolo del
1918, con citazioni tratte da Swine Flu 2009 is Weaponized
1918 Spanish Flu di A. True Ott, Ph.D., N.D., e da una
relazione della rivista Science Magazine di Dr. Jeffrey
Taubenberger et. Al.
La sequenza del genoma
dell’ “influenza suina”.
Le prove della deliberata
messa in circolazione del virus dell’ “influenza suina”
in Messico.
Le prove del coinvolgimento
del presidente Obama che descrivono il suo viaggio in Messico
che ha coinciso con il recente scoppio dell’ “influenza
suina” e con la morte di molti ufficiali che hanno
partecipato al viaggio. Viene avanzata l’ipotesi che il
presidente non sia mai stato sottoposto ai controlli per l’
“influenza suina” perché era già stato vaccinato.
Le prove in merito al ruolo
della Baxter e dell’OMS nella produzione e messa in
circolazione di materiale virale pandemico in Austria
comprendono una dichiarazione di un funzionario della Baxter
che asseriva che l’H5N1 distribuito per errore nella
Repubblica Ceca è stato ricevuto da un centro di riferimento
dell’OMS. Questo comprende la descrizione di prove e
allegazioni dalle accuse della Burgermeister presentate in
Austria ad aprile che sono al momento in corso di indagine.
Prove che la Baxter è un
elemento di una rete segreta di armi biologiche.
Prove che la Baxter ha
deliberatamente contaminato il materiale vaccinico.
Prove che la Novartis sta
usando i vaccini come armi biologiche.
Prove del ruolo dell’OMS
nel programma di armi biologiche.
Prove della manipolazione da
parte dell’OMS dei dati della malattia per giustificare la
dichiarazione della pandemia di livello 6 al fine di prendere
il controllo degli USA.
Prove del ruolo della FDA [Food
and Drug Administration] nella copertura del programma di armi
biologiche.
Prove del ruolo del
Canada’s National Microbiology Lab nel programma di armi
biologiche. Prove del coinvolgimento di scienziati che
lavorano per il NIBSC nel Regno Unito [National Institute for
Biological Standards and Control]e per il CDC [Center for
Disease Control] nella creazione dell’ “influenza
suina”.
Prove che le vaccinazioni
hanno provocato l’influenza letale spagnola del 1918, tra
cui il parere del Dott. Jerry Tennant che l’uso diffuso
dell’aspirina durante l’inverno che è seguito alla fine
della prima guerra mondiale potrebbe essere stato un fattore
chiave che avrebbe contribuito all’anticipo della pandemia
sopprimendo il sistema immunitario ed abbassando la
temperatura corporea, consentendo al virus influenzale di
moltiplicarsi. Anche il Tamiflu e il Relenza abbassano la
temperatura corporea, e ci si può pertanto aspettare che
contribuiscano alla trasmissione della pandemia. Prove della
manipolazione del contesto legale per consentire il genocidio
con impunità.
Questioni costituzionali: la
legalità o l’illegalità di mettere a rischio la vita, la
salute e il bene collettivo con le vaccinazioni di massa.
La questione dell’immunità
e del risarcimento come prova dell’intento di commettere un
crimine.
Prove dell’esistenza di un
sindacato criminale corporativo internazionale.
Prove dell’esistenza degli
“Illuminati”.
Prove dell’ordine del
giorno di riduzione della popolazione degli Illuminati/Bilderberg
e del loro coinvolgimento nell’ingegnerizzazione e messa in
circolazione del virus dell’ “influenza suina”
artificiale.
Prove che l’uso
dell’influenza come arma è stato discusso durante
l’incontro del gruppo Bilderberg ad Atene dal 14 al 17
maggio 2009, come parte del loro ordine del giorno di
genocidio, compreso un elenco dei partecipanti che, secondo
una dichiarazione fatta una volta da Pierre Trudeau, si
considerano geneticamente superiori al resto dell’umanità.
I media tengono gli Americani
allo scuro sulla minaccia che incombe su di loro
Jane Burgermeister ha la
doppia nazionalità irlandese/austriaca ed ha scritto per la
rivista Nature, per il British Medical Journal, e per American
Project. È corrispondente europea del sito web Renewable
Energy World. Ha scritto molto sul cambiamento climatico, la
biotecnologia e l’ecologia.
Oltre alle accuse contro la
Baxter AG e la Avir Green Hills Biotechnology di aprile che
sono attualmente sottoposte a indagine, ha sporto denuncia
contro l’OMS e la Baxter insieme ad altri riguardo al caso
delle fiale di “influenza suina” destinate ad un
laboratorio di ricerca che sono esplose in un affollato treno
intercity in Svizzera.
A suo parere il controllo dei
media da parte dell’elite dominante ha consentito al
sindacato criminale mondiale di portare avanti indisturbato il
suo ordine del giorno, mentre il resto della gente rimane allo
scuro su quello che succede realmente. Le sue denunce sono un
tentativo di aggirare il controllo mediatico e di portare alla
luce la verità.
La sua maggiore
preoccupazione è che “nonostante il fatto che la Baxter sia
stata colta in flagrante vicina al provocare una pandemia,
stanno andando anche loro avanti, insieme alle loro società
farmaceutiche alleate, con la fornitura del vaccino per le
pandemie”. La Baxter si sta affrettando per far arrivare
questo vaccino sul mercato a luglio.
Per ulteriori informazioni:
http://www.naturalnews.com/025760.html
http://www.birdflu666.wordpress.com/200…
http://in.news.yahoo.com/137/200906…
http://timesofindia.indiatimes.com/…
Barbara è una psicologa
scolastica e autrice di libri di finanza personale, è guarita
da un tumore al seno usando trattamenti “alternativi”, è
un’esistenzialista nata, studia la natura in tutti i suoi
aspetti.
Fonte: www.naturalnews.com
Link: http://www.naturalnews.com/026503_pandemic_swine_flu_bioterrorism.html
25.06.2009
NOTE:
[1] ndt via di somministrazione
[2] ndt ‘probable cause’ o sussistenza probabile della
causa
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a
cura di MICAELA MARRI
Articolo trovato su: www.comedonchisciotte.org
RIMINI / 21-06-2009
IL DELFINO ANDREA/ quando la realtà supera la fantasia: storia del
delfino che stupisce il mondo
CERVIA-RIMINI (
UnoNotizie.it )
Ricordate il telefilm
degli anni '90 "Flipper" dove in protagonista era un
delfino che contribuiva a difendere la riserva naturale
nella quale viveva?
Qualcosa del genere si sta rivivendo dal vivo in questi giorni sulle coste
romagnole.
Infatti un delfino che è stato battezzato "Andrea" da
qualche mese si spinge puntualmente fino a riva cercando il contatto con
l'uomo.
Spesso Andrea
si spinge fin sotto le imbarcazioni ormeggiate e resta lì ad aspettare che
gli occupanti delle barche si gettino in acqua per fare il bagno.
A quel punto li segue, si avvicina e li invita a giocare, restando nei
pressi dell'imbarcazione fin tanto che gli occasionali compagni di gioco
non si allontanano.
Spesso Andrea fa compagnia anche ai subacquei nelle loro immersioni, come
è successo al largo delle spiagge di Cervia.
Insomma sembra davvero la
trama di un telefilm.
Ora, però, il timore è che il delfino si abitui fin troppo alla presenza
umana, rischiando di morire anche a causa di un'eventuale elica o di
uomini non sempre buoni.
Per questo è stato diramato unb codice comportamentale da seguire da
coloro che avranno modo di imbattersi con Andrea.
Le Regole:
-In generale è bene non
provare ad avvicinarsi troppo , toccare o nuotare col delfino, questo
comporta grandi rischi sia per lui che per le persone.
-In nessun caso dare del
cibo al delfino, è bene che mantenga la sua autonomia.
-Non gettare oggetti al
delfino, più si abitua a giocare con elementi artificiali più diverrà
dipendente dall'uomo.
-Non dirigere
l'imbarcazione verso il delfino. Se il delfino si muove, mantenere una
direzione parallela e stabile a bassa velocità.
-Mantenere le distanze,
idealmente 100 metri, 200 se ci sono altre imbarcazioni.
-Se il delfino si
avvicina alla barca non passare più di 15 minuti con lui.
-Se un'altra barca si
trova col delfino al vostro arrivo, non avvicinarsi, non provare a
richiamare l'attenzione del delfino, spegnere il motore e osservare a
distanza.
-Se il delfino mostra di
essere in fase di riposo o di alimentazione, non avvicinarsi, o meglio
ancora allontanarsi.
Riposo e alimentazione
sono due comportamenti cruciali che non devono essere in alcun modo
disturbati o modificati.
-Molti delfini solitari
mostrano interesse per le eliche. Se il delfino tente ad avvicinarsi
troppo all'elica, e se questo è sicuro per voi, spegnere il motore.
-Se Il delfino dovesse
seguire la vostra imbarcazione fino in porto o comunque in acque che
ritiene non sicure, allertate la Capitaneria di Porto della sua presenza.
VIDEO:
- Uno Notizie Rimini -
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GIOIA TAURO (REGGIO CALABRIA) / 21-06-2009
REGGIO CALABRIA: RIGASSIFICATORE GIOIA TAURO /danni al prezioso corallo
nero al turismo e salute di Costa Viola e Scilla
GIOIA TAURO -
REGGIO CALABRIA (UnoNotizie.it)
Il patrimonio
naturalistico ambientale e marittimo calabrese d’interesse mondiale
continua a perdere le sue ricchezze per l’inettitudine di una classe
politica sempre più attenta agli interessi economici delle vari lobbies e
sempre meno interessata alla salvaguardia delle peculiarità del nostro
territorio e della salute dei cittadini che in esso risiedono.
Ai piedi della
Ninfa Cratèide e di sua figlia Scilla, lungo la
Costa Viola, decantata per le sue bellezze da Platone, si
estende la colonia di corallo nero, unica e più grande del mondo,
sensibile alle temperature e ai mutamenti ambientali, tanto da essere
considerata specie protetta.
Anche questo incantesimo
naturale che il tempo ha gelosamente custodito lungo i secoli nelle acque
del mare, tra i 50 e i 110 mt di profondità, rischia oggi di venire
annientato in pochissimo tempo con la realizzazione di un mega
rigassificatore unico al mondo dalla capacità di 12-16 miliardi di mc di
gas.
Infatti il gas arriverà a
Gioia Tauro con le metaniere in forma liquida ad una
temperatura di - 163° centigradi e nelle operazioni di rigassificazione
verrà portato alla temperatura di 9°centigradi. Il tutto avverrà prelevando
l’acqua del mare alla quale verrà sottratta un’enorme quantità di energia
calorica prima di essere restituita alle nostre coste più bassa di 7° e
addittivata con IPOCLORITO DI SODIO (OSSIA: CANDEGGINA).
Nello studio d’impatto
ambientale di parte, presentato dalla società Lng, manca qualsiasi
riferimento ad un’analisi dello stato di salute del nostro mare, o meglio
prendono in considerazione i dati di uno studio del Ministero Ambiente del
1996-99 come se negli ultimi dieci anni non fosse cambiato nulla.
In realtà proprio in questi
anni il nostro mare è stato sempre più inquinato ed oggi, in base ai dati
pubblici forniti dal Ministero della Salute, in provincia di Reggio
Calabria risulta che le acque di San Ferdinando sono già fortemente
inquinate (cfr. risultati e tabelle del ministero pubblicate all’indirizzo
internet
http://www.ministerosalute.it/balneazione/risultatoProvincia.jsp?CodProv=080).
Dai risultati emerge chiaro
che la balneabilità a San Ferdinando è vietata per ampi tratti proprio per
inquinamento. Da tali analisi risulta che le nostre acque sarebbero già
inquinate oltre la soglia di legge, non balneabili e da sottoporre sin da
subito a provvedimenti di bonifica e successivi monitoraggi di verifica”
altro che costruire un rigassificatore con autorizzazione di riversare in
mare IPOCLOCORITO DI SODIO, candeggina altamente inquinante, i cui composti
sarebbero cancerogeni.
Tutto ciò è potuto accadere
per la miopia politica dei nostri amministratori che nel permettere la
presenza di numerose strutture dall’elevatissimo impatto ambientale tutte in
pochi chilometri quadrati di territorio della Piana, ci hanno portati ad un
punto di “non ritorno” non in grado di ricevere più alcun tipo di ulteriore
inquinamento.
Allo stato dei fatti manca
inoltre uno studio serio, neutrale e pubblico sulle conseguenze di
quest’ultima attività con l’ ecosistema marino e anche sulla possibilità di
arrecare danno al “corallo nero” o di dare il colpo di grazie all’attività
dei pescatori delle nostre coste. Nello studio di parte presentato dalla LNG
ci si limita solamente ad affermare che le quantità di ipoclorito di sodio
che verranno riversate nelle nostre acque saranno nei limiti consentiti
dalla legge come se fissare un limite possa evitare ad un veleno di essere
tale.
Queste sostanze che saranno
riversate in mare anche se nei limiti di legge inquineranno e l’inquinamento
è dannoso per la salute e l’ecosistema.
Come possiamo credere che il turismo non subirà alcuna conseguenza? Chi si
bagnerà nelle nostre acque sempre più inquinate e sempre più fredde? E
quanti posti di lavoro si perderanno a fronte delle 80 persone impiegate nel
rigassificatore?
Vogliono costruire un
ecomostro, di nome e di fatto. La fila dei questuanti per avere prebende,
ogni giorno s’infittisce. A parte due sindaci della Piana nessun politico
di rilievo si è interessato delle conseguenze sul territorio e dei pericoli
incombenti sulle popolazioni. I partiti una volta d’opposizione, sensibili
alla salvaguardia dell’ambiente, oggi sono diventati partiti di governo e
non si interessano più della salvaguardia del territorio e delle sue
ricchezze naturali.
Dalla politica continuano
ad arrivare le consuete proposte per monetizzare il pericolo, usando
l’arma inebriante del danaro e il ricatto dei posti di lavoro, modo indegno
di un paese civile per favorire luoghi ad economia forte, i quali si
liberano di questi impianti pericolosi per allocarli altrove, dove la
politica è inesistente o acquiescente.
Ancora una volta il sud
viene sfruttato , ancora una volta con il benestare di tutta la classe
politica calabrese e la piana di Gioia Tauro viene colonizzata per
soddisfare le esigenze dei potenti di turno.
Noi a questo sistema non ci
stiamo e continueremo ad opporci.
I delegati del comitato
Giuseppe Rizzo
Jacopo Rizzo
Renato Bellofiore
- Uno Notizie Reggio
Calabria -
MELFI (POTENZA) / 17-06-2009
BASILICATA, POTENZA: INCENERITORE FENICE / gravissimo inquinamento area
industriale di San Nicola di Melfi
MELFI - POTENZA (UnoNotizie.it)
OLA
(Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento apartitico
territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini - in seguito
alla segnalazione pervenutaci da un cittadino - intende ritornare nuovamente
sul gravissimo inquinamento che coinvolge l'area industriale di San
Nicola di Melfi.
“Ieri (12 Giugno 2009
ndr) alle 19:30 circa, mentre tornavo a casa, sentivo nell'aria - in
prossimità dell'inceneritore Fenice - un fortissimo odore acido ed acre di
plastica bruciata”. […] “E' assolutamente necessario che vengano fatti
i dovuti controlli altrimenti gli inceneritori oltre ad ammazzarci per il
loro normale funzionamento, ci ammazzano in maniera più rapida con i loro
incidenti taciuti e da nessuno controllati”. Sono questi i contenuti
allarmanti della missiva ricevuta. Infatti, dalle foto in possesso della
nostra Organizzazione si evince chiaramente come quello che coinvolge
l'inceneritore di Melfi non è, soltanto, un problema circoscrivibile alle
falde acquifere, ma riguarda anche la qualità dell'aria.
Siamo di fronte
all'ennesima prova e non si può tacere sulle responsabilità
di Fenice SpA. L’inquinamento continua a permanere causando palesi danni
all’ambiente e alla salute dei cittadini. Non solo i valori di mercurio,
nichel, cromo ed altre sostanze permangono elevati, ma a questo punto
sarebbero da rilevare e rendere noti anche i valori delle sostanze immesse
nell'aria.
Pertanto, la OLA
chiede che il 17 Giugno - in sede di Conferenza dei Servizi, convocata
a Melfi dal Sindaco Ernesto Navazio - si discuta oltre che dei metalli
pesanti che sarebbero stati prodotti dal termodistruttore in oggetto, in
valori spropositati e non rispettosi della legge, anche di tutte le attività
di monitoraggio da predisporre ed adottare a 360 gradi ivi compresa la
pubblicità dei dati, oltre che imporre a Fenice SpA precise azioni di
bonifica, in quanto obbligata per legge.
Alla luce di questo
ennesimo risvolto ritorniamo a chiedere al Presidente della Giunta
Regionale, Vito De Filippo, di sospendere con urgenza l’attività del
termodistruttore Fenice per accertare l’origine dell'inquinamento che
potrebbe derivare da un cattivo funzionamento dell’impianto e/o da
sversamenti in falda ed emissioni in aria di sostanze altamente cancerogene
derivanti dal ciclo di trattamento dei rifiuti tossici e nocivi provenienti
anche da fuori regione.
- Uno Notizie Potenza -
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ROMA / 21-06-2009
ENEL E NUCLEARE/ miliardi di debiti per il nucleare: chi li paga?
Dove sono gli investimenti su energie rinnovabili?
ROMA (UnoNotizie.it)
In questi giorni Enel
ha avviato un aumento di capitale per quasi 8 miliardi di euro
per poter rifinanziare una parte del debito accumulato negli ultimi
mesi. L’amministratore delegato in persona – Fulvio Conti
– in un video su YouTube chiede agli azionisti di
supportare la ricapitalizzazione.
Abbiamo qualche
domanda da fare a Enel. Abbiamo qualcosa da dire a
tutti voi. In che modo l’azienda italiana investirà le nuove
risorse finanziarie? Continuerà nel vicolo cieco del nucleare
e del carbone? Venderà parte delle attività sulle
rinnovabili, quelle più remunerative e ambientalmente sostenibili?
Ad aprile abbiamo
lanciato il rapporto finanziario "ENEL: prospettive e rischi
degli investimenti in energia nucleare" elaborato dal Prof.
Stephen Thomas dell'Università di Greenwich a Londra
– che dimostra come i debiti di Enel crescerebbero di oltre 30
miliardi di euro, se la società concretizzasse le intenzioni
dichiarate in questi mesi sullo sviluppo del nucleare.
In questo video il
nostro direttore esecutivo - Giuseppe Onufrio –
spiega le critiche di Greenpeace alle politiche di
investimento di Enel e chiede chiarezza sugli investimenti futuri nel
nucleare.
www.greenpeace.it
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BRINDISI / 21-05-2009
RIFIUTI TOSSICI CENTRALE ENEL A CARBONE; 10 ARRESTI/
disastro ambientale: arrestati anche funzionari ENEL
BRINDISI
(UnoNotizie.it)
Centrale a
carbone di Cerano a Brindisi. Disastro ambientale e associazione
a delinquere finalizzata all'attività organizzata di traffico
illecito di rifiuti pericolosi.
Questi i reati
ambientali che hanno portato all'arresto di 10 persone
nell'ambito di un'importante operazione del Corpo forestale
dello Stato eseguita nelle province di Brindisi,
Lecce e Reggio Calabria.
Gli arrestati,
tra cui 4 portati in carcere e 6 agli arresti domiciliari, sono
accusati di traffico illecito di rifiuti e associazione a
delinquere.
Tra gli
arrestati alcuni funzionari ENEL della
centrale a carbone di Brindisi.
Notevole è il
danno ambientale provocato dallo smaltimento illecito dei
rifiuti tossici pericolosi.
L'inquinamento
provocato dal rilascio di composti solubili ha effetti dannosi
sulla salute pubblica a causa delle sostanze contaminanti nel
suolo, nel sottosuolo e nella falda idrica, oltre
all'alterazione paesaggistica ed idrogeologica, con conseguenti
rischi di dissesto in un'area sottoposta a vincoli rigorosi.
Le indagini
iniziate nel 2005 e condotte dal nucleo investigativo
provinciale della Polizia Ambientale e Forestale di Reggio
Calabria, sono state coordinate dalla Procura della Repubblica
di Reggio Calabria.
Alle indagini
hanno collaborato anche i servizi segreti italiani, l'AISI
(Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) l'ex SISDE,
una collaborazione di rilievo visto che l'AISI ha
fornito il suo importante e valido supporto al Corpo
Forestale dello Stato.
La delicata
attività investigativa, iniziata dopo la segnalazione
dei cittadini, ha accertato l'esistenza di un'organizzazione
malavitosa dedita al traffico illecito di rifiuti pericolosi
prodotti in Puglia presso la centrale a carbone Enel
"Federico II" di Brindisi, in località
Cerano e smaltiti illecitamente nel Comune di Motta S. Giovanni
(Reggio Calabria), in località Lazzaro. Tra l'altro il tratto
di costa di fronte Lazzaro è un sito di importanza comunitaria
denominato "Fondali da Punta Pezzo a capo dell'Armi".
I rifiuti
tossici, provenienti dalla più grande centrale termoelettrica
d'Italia a carbone, di proprietà dell'Enel, ed una delle
più grandi d'Europa, venivano occultati in una cava di argilla
adiacente un'industria di laterizi nella preziosa area
sottoposta oltretutto a vincolo idrogeologico e
paesaggistico.
Gli scarti,
classificati come rifiuti pericolosi, venivano declassificati e
trasformati, con certificati di analisi ad hoc, in rifiuti
non pericolosi ed avviati, apparentemente, al recupero per la
produzione dei laterizi.
L'enorme
traffico illecito di rifiuti tossici è stato scoperto
grazie all'acquisizione di documenti, riprese video ed
intercettazioni telefoniche.
Diversi anche i
sopralluoghi realizzati dal Corpo Forestale presso le imprese
produttrici dei rifiuti pericolosi e presso il sito di
ultima destinazione.
Migliaia sono
le tonnellate di rifiuti tossici smaltiti spacciandoli per
rifiuti non pericolosi e occultandoli in un'area sottoposta a
vincolo paesaggistico-ambientale a poca distanza dal mare,
vicino a terreni agricoli, infatti sono circa 100mila le
tonnellate di rifiuti pericolosi smaltiti dal gruppo criminale
nel 2006 e 2007 per un profitto di oltre 6milioni e 400mila euro
l'anno.
Sono stati
posti sotto sequestro dal Corpo Forestale anche la cava,
l'industria di laterizi con automezzi e macchine per movimento
terra e 15 autoarticolati utilizzati per i trasporti dalla centrale
a carbone di Brindisi a Reggio
Calabria, per un valore totale di circa 7 milioni di
euro.
La centrale
ENEL Federico II, da dove provenivano i rifiuti
tossici, è una centrale termoelettrica a carbone e si
trova presso la località Cerano nel territorio di Brindisi. Per
estensione è la più grande centrale a carbone d'Italia,
addirittura più grande della centrale ENEL a
carbone di Civitavecchia, infatti ha un'estensione
di circa 270 ettari ed è tra le centrali a
carbone più grandi d'Europa. - Uno Notizie -
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ROMA / 22-05-2009
GRANO CONTAMINATO DALLA RUSSIA/ La Coldiretti lancia l'allarme. Carico
di 30 milioni di chili non adatto a consumo umano
ROMA (UnoNotizie.it)
E’ allarme anche in Italia
per la scoperta di un carico di 30 milioni di chili di grano
destinato alla produzione di pane in Egitto,
ma contaminato da ''insetti morti'' proveniente dalla Russia,
da dove arriva quasi il 10 per cento del grano importato in Italia. E’
quanto afferma la Coldiretti nel chiedere l’avvio
immediato di procedure di controllo per verificare la sanità delle
produzioni importate.
In Italia nel 2008 -
sottolinea la Coldiretti - sono arrivati quasi 400 milioni di chili di grano
dalla Russia che oggi è accusata di avere esportato in Egitto un prodotto
non adatto al consumo umano e non conforme ai requisiti sanitari, per
il quale sono in corso accertamenti di laboratorio per accertare se è
cancerogeno, secondo il quotidiano indipendente Al Masr al Youm.
In Italia - conclude la
Coldiretti - si importa oltre la metà del grano tenero necessario per la
produzione di pizza, biscotti, dolci e pane nazionale all’insaputa dei
consumatori perché non è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza
della materia prima impiegata. (uno notizie roma)
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TORINO / 30-06-2009
TI VOGLIO BERE/ Piemonte, a Torino in vendita il kit T.V.B. per bere
l’acqua del rubinetto
TORINO (UnoNotizie.it)
Siete tra quelli che
pensano che certo, l’acqua del rubinetto è controllata e dunque sicura,
ma quel gusto talvolta un po’ clorato non vi convince proprio, per cui
appena potete riempite il carrello della spesa di bottiglie d’acqua in
plastica? Se sì, c’è una buona notizia per voi: a Torino apre i
battenti il 4 luglio il primo negozio che aderisce alla campagna nazionale
T.V.B. Ti voglio bere per l’uso consapevole dell’acqua,
all’interno del quale è in vendita il kit T.V.B. Famiglia per la
valorizzazione della risorsa idrica ad uso domestico.
Sposando
le finalità della campagna, il kit è fatto apposta per incentivare il
bere l’acqua della rete, in quanto è dotato di un filtro a struttura
composita in grado di migliorarne le caratteristiche organolettiche,
togliendo eventuali cloro, cloro derivati e materiale in sospensione
(dovuto alle condizioni delle tubature).
Nato
come ultima declinazione del progetto T.V.B. Ti voglio bere, che il
Centro Studi Ambientali di Torino porta avanti in scuole, locali,
strutture turistiche e di pubbliche amministrazioni, T.V.B. Famiglia
è pensato proprio per incentivare la piccola rivoluzione del bere
l’acqua della rete nel paese che invece detiene il record mondiale di
consumo procapite di acqua imbottigliata. Con tutto quello che la scelta
del ‘beviamola sfusa’ si porta dietro: riduzione dei rifiuti in
plastica, delle emissioni di CO2 in atmosfera nonché delle
spese familiari (circa 260 euro all’anno per una famiglia di tre
persone). Scusate se è poco.
Il
kit, prodotto da AqSystem, contiene un sistema di trattamento per
acqua potabile (DM 443/90) che
ne migliora le qualità organolettiche conservando le proprietà saline, 3
rompigetto aerati per la riduzione dei consumi idrici anche del 50%,
una borraccia griffata e un vademecum T.V.B. con consigli
sul risparmio idrico e confronti tra le acque in bottiglia e quella del
rubinetto.
Il
kit T.V.B. Famiglia è dunque in vendita da sabato 4 luglio presso La
cosa giusta in piazza Borromini 72: un piccolo regno dello sfuso,
con prodotti biologici e/o locali, più ecologici e economici rispetto ai
cugini superimballati: vino, pasta, legumi, spezie, caffè, detersivi,
saponi naturali, caramelle, frutta secca ed essiccata.
I
due gestori Nicola Pertosa (cugini e omonimi) vi danno appuntamento sabato
a partire dalle 11 per l’inaugurazione del negozio e la
degustazione dei loro prodotti.
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Uno Notizie Torino -
SLANDA, BALENE SOS/ iniziata la strage con l'uccisione delle prime 2
balenottere
ISLANDA (UnoNotizie.it)
Questa mattina in Islanda
due esemplari di balenottera comune sono stati uccisi, scaricati e
sezionati al molo di Hvalförður. Sono le prime vittime
di un programma che prevede di cacciare 150 esemplari. La balenottera
comune è stata inserita nella lista delle specie a rischio estinzione
dall’International Union for Conservation of Nature.
La caccia era stata
aperta dal precedente governo islandese, poco prima che cadesse a causa di
una crisi politica. Il nuovo governo, che si dichiara contrario alla
caccia, non è riuscito a bloccare questa pratica molto controversa. Ben
lontano dal fare gli interessi del paese, il nuovo governo ha permesso a
una sola compagnia, la Hvalur efh, di decidere su una materia che invece
è di competenza governativa.
“Il governo ha fallito
miseramente nel dimostrare la propria leadership: nonostante la sua
dichiarata opposizione alla caccia alle balene, questa continua. Oggi la
sua reputazione, e quella dell’Islanda in generale, è stata distrutta
per tutelare gli interessi di una singola azienda” afferma Sara Holden,
coordinatrice internazionale della campagna Balene. “Oggi è chiaro che
le regole della caccia alle balene in Islanda sono totalmente gestite dal
baleniere Kristjan Loftsson e dalla sua compagnia Hvalur ehf. Ma il
piccolo profitto che lui potrebbe ricavare da questa caccia alla
balenottera comune avrà un grande costo per l’Islanda sia politico che
economico”
Greenpeace chiede
all’Islanda di impegnarsi a mettere fine alla caccia commerciale alle
balene – un fallimento economico oltre che ambientale - e di promuovere
la crescita dell’industria dell’eco-turismo, che porta profitti
significativi e posti di lavoro al paese.
Più di 115.000 persone,
partecipando all’ “Iceland Pledge”,hanno promesso di visitare il
paese nel momento in cui il governo annunci la fine della caccia alle
balene. Non c’è alcuna domanda interna di carne di balena in Islanda e,
come dimostra un’indagine di Greenpeace, nonostante le dichiarazioni di
Loftsson sul mercato delle esportazioni, non c’è domanda neanche in
Giappone.
- Uno Notizie Islanda -
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L’HI-TECH CI SALVERÀ – DALLA PILLOLA CHE FA LE GASTROSCOPIE, ALLA
MINISONDA CHE INDIVIDUA LE CELLULE PRECANCEROSE – LE DIECI NOVITÀ CHE
CAMBIANO LA MEDICINA ARRIVANO DALL’ALTA TECNOLOGIA: SOSTIUSCONO IL
BISTURI E RIDUCONO GLI EFFETTI COLLATERALI…
Patrizia Feletig per
"Affari & Finanza" de "la
Repubblica"
La smart pill della GEye Mobile ha le stesse finalità della
gastroscopia e la colonscopia, solo che è una capsula da ingerire per
la diagnosi delle patologie dell'apparato digerente, trasmette i dati da
una microcamera e si neutralizza entro poche ore. Silhouette Mobile è
uno scanner portatile per l'analisi in profondità delle lesioni
prodotto dalla neozelandese Aranz. La minisonda "confocale" ad
alta risoluzione Cellvizio, sviluppata dalla Mauna Kea Technologies di
Parigi, individua tessuti precancerosi che sfuggono ai tradizionali
esami di endoscopia.
La tecnologia per la dialisi "emodiafiltrazione online
mista" è prodotta dalla tedesca Fresenius Medical Care ma
concepita in Italia presso il reparto di Nefrologia di Seriate. Dalla
Silicon Valley viene il sistema wireless che permette al medico di
assicurarsi la corrispondenza tra un farmaco da somministrare e le
informazioni contenute nel braccialetto con codice a barre indossato dal
paziente. In tutto il mondo l'hitech sta rivoluzionando la medicina.
Le strumentazioni biomedicali create grazie ad elettronica,
meccanica, ottica e nanotecnologie sostituiscono i bisturi e gli esami
invasivi, accrescono le potenzialità diagnostiche, riducono gli effetti
collaterali. Un settore che a livello mondiale conta 21mila aziende con
un giro d'affari di 187 miliardi di euro e 850mila addetti. Le patologie
diffuse come l'obesità e le malattie croniche costituiscono un terreno
fertile, confermato dalla crescita dei capitali investiti.
Negli Usa nel 2008 il settore ha attratto capitali per 3,44 miliardi
di dollari: erano 1,62 nel 2003. Vediamo qualche esempio, cominciando
dal più sconcertante. Contro l'obesità è stata approvata dall'Fda un
tecnica chirurgica endoscopica che riduce il volume dello stomaco con
una tecnica parachirurgica: la Toga della californiana Satiety, una
gastroplastica che si effettua con una tagliatrice meccanica inserita
dalla bocca per ridurre lo stomaco in modo che il paziente si sazi con
meno cibo.
Non tutte le innovazioni sono così brutali: per diagnosticare il
diabete ora c'è QuoTest: lo propone la britannica Quotient Diagnostics,
è un sistema per misurare l'emoglobina glicosilata, A1c, ossia la media
dello zucchero che c'è stato nel sangue negli ultimi 3 mesi. Rispetto
alla misurazione della glicemia, il test riporta un quadro storico
dell'andamento del diabete e aiuta a capire se dieta, attività fisica e
medicine sono riuscite a tenere sotto controllo la glicemia.
La progressione del diabete è misurata in 3 minuti con l'uso di
cartucce monouso per un micro prelievo di sangue che misura la
concentrazione di A1c mediante la variazione della fluorescenza e
visualizza il risultato sullo schermo. Concepito nell'ospedale San
Bartolomeo di Londra, Quo Test è un presidio diagnostico utilizzabile
sia nelle farmacie che negli studi medici.
È prodotta in Germania ma concepita in Italia presso il reparto di
Nefrologia e Dialisi di Seriate (Milano) diretto da Luciano
Pedrini, la tecnologia per la dialisi denominata
emodiafiltrazione online mista. Dotata di un controllo computerizzato
dell'andamento della seduta dialitica l'apparecchiatura della Fresenius
Medical Care consente la massima depurazione possibile del sangue del
paziente senza effetti collaterali e in tempi dimezzati. In Italia, dei
45.000 pazienti in dialisi circa 7.000 si affidano all'emodiafiltrazione,
che permette di rimuovere una più alta quantità di tossine e assicura
nei pazienti un tasso di sopravvivenza superiore del 35%.
Non è finita. Negli ospedali Usa ci sono 120mila morti l'anno per
errori (scambio di farmaci, dosi errate e via dicendo) e così è nata
IntelliDot, una soluzione wireless palmare. Concepito nei centri
trasfusionali per garantire la corrispondenza tra campioni di sangue
prelevati, pazienti, etichettatura dei tubi di analisi e delle borse di
plasma, il sistema è già impiegato in 70 ospedali americani nella
somministrazione dei farmaci.
Scannerizzando il codice a barre sul medicinale e quello stampato sul
braccialetto identificativo del degente appare sullo schermo la conferma
del trattamento e posologia. Novità nella diagnosi del tumore al seno
invece con Flash, apparecchio in grado di fare una biopsia mammaria
multicampione che richiede un unico inserimento per prelevare dei
frammenti di tessuto. Basandosi sugli ultrasuoni, permette di estrarre
dalla mammella i tessuti necessari senza infilare ripetutamente aghi o
sonde nel petto della paziente. Il sistema è sviluppato dalla
californiana Rubicor Medical, meno invasivo ma altrettanto completo.
CellVizio è una tecnica di imaging ad alta risoluzione sviluppata
originariamente in astrofisica: una minisonda superflessibile esplora
sotto la pelle con tecnologie simili a quelle laser e permette di
identificare in dettaglio le microstrutture cellulari e subcellulari
determinanti nella diagnosi precoce di lesioni tumorali. Consente di
esplorare una superficie più vasta rispetto alle biopsie random. Ideata
nei laboratori Mauna Kea Technologies di Parigi, individua tessuti
precancerosi che sfuggono ai tradizionali esami di endoscopia.
Altre invenzioni sono frutto del caso: byproduct medicale delle
tecniche di animazione in 3D usate al cinema, Silhouette Mobile è uno
scanner portatile per l'analisi delle lesioni. Gli ingegneri della
neozelandese Aranz Medical hanno collegato a un minipc una fotocamera
digitale che consente di effettuare le misurazioni della profondità
della lesione.
Anziché le invadenti gastroscopie, si può usare SmartPill, una
capsula endoscopica che contiene una telecamera in miniatura che viaggia
all'interno dell'intestino inviando informazioni ad un dispositivo
ricevente indossabile, che saranno esaminati dallo specialista dopo un
paio di giorni di vita normale. Quanto ai defibrillatori, la Philips
propone un modello facile da usare, HeartStartHome, dal costo di meno di
mille euro. OneTouchPing è invece un dispositivo, somigliante a un iPod,
che racchiude un controllore di livelli di glucosio con un microinfusore
di insulina.
Si applica in un punto del corpo poco visibile e sulla base delle
informazioni rilevate calcola automaticamente l'insulina necessaria da
iniettare. Infine, impianti drenanti alternativi alla chirurgia laser
per curare il glaucoma sono stati sviluppati da Trascent Medical, start
up della Silicon Valley, mentre Ventus Medical ha brevettato dei
cerotti, Provent, che sostituiscono il fastidioso sistema di tubi e
maschera che devono indossare le persone affette da apnea notturna che
può essere letale.
[06-07-2009]
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La produzione
di idrogeno da energia solare
Intervista a Pietro Tarquini
Nei laboratori dell’Unità di Ricerca e Sviluppo del Progetto
Solare Termodinamico del Centro ENEA Casaccia è stato sperimentato con
successo un processo di produzione di idrogeno dall’acqua mediante il
ciclo termochimico zolfo-iodio alimentato da energia solare. L’attività
di ricerca e sviluppo ha obiettivi di medio e lungo tempo, ma ha
consentito di individuare due possibili applicazioni molto più
ravvicinate nel tempo: con la prima, l’idrogeno viene prodotto
utilizzando in parte una fonte solare e in parte una fonte fossile; la
seconda applicazione riguarda lo sviluppo di un processo di
desolforazione, messo a punto modificando il ciclo zolfo-iodio, in grado
di produrre idrogeno e acido solforico concentrato.
Ingegner Tarquini, innanzitutto complimenti per il
premio che il vostro gruppo ha ricevuto durante la prima edizione di “E2-Eccellenze
ENEA” proprio per il vostro studio sulla produzione di idrogeno.
Grazie. E’ stato un bellissimo riconoscimento per un gruppo -
Vincenzo Barbarossa, Giampaolo Caputo, Antonio Ceroli, Maurizio
Diamanti, Paolo Favuzza, Claudio Felici, Alberto Giaconia, Roberto Grena,
Michela Lanchi, Raffaele Liberatore, Pierpaolo Prosini, Alfonso Pozio,
Giovanni Salvatore Sau, Annarita Spadoni, Silvano Tosti ed io - che ha
lavorato sempre con tanto entusiasmo e tanta professionalità.
Guardi, non che non lo fossimo già, ma durante la premiazione ci siamo
sentiti tutti orgogliosi di far parte di un Ente come ENEA che annovera
grandi eccellenze della ricerca italiana.
Può spiegarci i risultati dello studio e le sue
applicazioni?
Si tratta di realizzare la scissione dell’acqua in idrogeno e ossigeno
secondo un processo a più stadi, ovvero attraverso una sequenza di
reazioni chimiche che generano e consumano ciclicamente gli stessi
composti a spese di calore a temperature non superiori ai 900°C
accessibili, e questo è importante con le tecnologie solari, in parte
già disponibili ed in costante sviluppo, a differenza dei circa 3000°C
necessari per la scissione termica diretta dell’acqua che pone dei
problemi tecnologici molto ardui e di difficile soluzione.
Nel mondo della ricerca sono stati proposti negli anni decine di diversi
cicli termochimici e attualmente l’ENEA, a valle di approfondite
valutazioni teoriche e considerazioni pratiche, ha selezionato il ciclo
zolfo-iodio ed il ciclo basato sulle ferriti di manganese per essere
alimentati da energia solare. Aggiungo, inoltre, che è una scelta
condivisa anche da altri Enti di ricerca internazionali.
Nell’ambito del progetto TEPSI, finanziato dal FISR (Fondo Integrativo
Nazionale per la Ricerca), l’ENEA si propone di realizzare, per la
prima volta in Europa, due impianti completi in scala da laboratorio per
la dimostrazione della fattibilità scientifica dei cicli termochimici.
In aggiunta è in fase di sviluppo un prototipo di ricevitore solare cui
accoppiare i suddetti cicli.
Il ciclo termochimico“zolfo-iodio”si compone principalmente di tre
reazioni, sommandole si ottiene, come bilancio netto, la scissione dell’acqua
in ossigeno e idrogeno, che è di fatto l’unico reagente introdotto
nel processo, mentre le altre sostanze rappresentano dei prodotti
intermedi.
I cicli termochimici che utilizzano ossidi metallici per la scissione
dell’acqua sono in linea di principio estremamente semplici:
prevedono una fase gassosa reagente con una o più fasi solide,
pertanto il ciclo può essere realizzato con la sola movimentazione di
fasi gassose. Il punto debole di questi cicli sono le elevate
temperature (1100-1600°C). L’attività ENEA ha permesso di
sviluppare, in questo caso, materiali compositi costituiti da
ferriti di manganese nanoparticellate e carbonato di sodio che hanno
mostrato reattività chimica a 750°C, valore di temperatura
estremamente interessante perché permette l’utilizzo di materiali
convenzionali per l’impiantistica.
Perché concentrarsi sull’idrogeno?
Innanzitutto l’idrogeno è l’unico combustibile che può essere
bruciato senza emissioni di anidride carbonica, monossido di carbonio,
idrocarburi incombusti, polveri sottili, ecc. Inoltre, mediante l’utilizzo
di fuel cell è in grado di produrre energia elettrica in maniera
altamente efficiente e senza rilascio di altri composti inquinanti per l’ambiente
come gli ossidi di azoto.
Questi benefici ambientali a livello locale hanno fatto moltiplicare i
progetti, nazionali ed internazionali, volti a dimostrare la
fattibilità dell’impiego dell’idrogeno come possibile vettore
energetico.
L’idrogeno viene attualmente prodotto per usi industriali a partire da
combustibili fossili, principalmente da reforming del gas
naturale, ma anche da petrolio e carbone, con una emissione associata di
anidride carbonica. E’ possibile però ottenerlo anche a partire da
acqua e da fonti energetiche rinnovabili, la cui disponibilità è
praticamente illimitata, in particolare per l’energia solare, e
svincolata dagli idrocarburi ed è in quest’ottica che si sono rivolti
i nostri sforzi.
Nel nostro caso, quindi, la “filiera” idrogeno, dalla produzione all’utilizzo,
sarebbe completamente rinnovabile, a zero emissioni di gas serra.
Ma per produrre idrogeno si ricorre già all’elettrolisi
L’elettrolisi è un processo ben consolidato, alimentato da energia
elettrica. Anche in questo caso si possono migliorare i rendimenti di
conversione e ridurre i costi. Ma resta comunque il problema della
necessità dell’energia elettrica, altro prezioso vettore energetico,
che non risolverebbe in via definitiva il problema dell’uso delle
fonti fossili, visto che nella maggior parte dei casi, e
soprattutto in Italia, l’energia elettrica viene prodotta da centrali
termoelettriche.
Ha accennato più volte ai costi ed in effetti in molti
sostengono che siano troppo elevati. Secondo lei quali sono le
prospettive future?
Da molte parti si evidenzia come l’idrogeno, che di per sé
è un vettore energetico e non una fonte primaria di energia, sia
attualmente ottenuto con costi accettabili solo nel caso di conversione
dagli stessi idrocarburi. Difatti vari studi, tra i quali anche quelli
fatti dall’ENEA, concordano sul fatto che il costo dell’idrogeno
termochimico-solare attualmente si aggirerebbe intorno ai 4-6 $/kg, pari
a circa 4/6 volte il costo dell’idrogeno prodotto da tecnologie già
mature e consolidate come lo steam reforming del gas naturale (0.78-1.38
$/kg).
Tuttavia in un futuro non troppo remoto (presumibilmente entro il 2030)
si assisterà ad un’inversione dei prezzi a favore dell’idrogeno
termochimico-solare. Questo perché da una parte il costo dei
combustibili convenzionali è destinato, molto probabilmente, a crescere
negli anni a venire, anche a causa dell’eventuale sovrapprezzo
associato alla sequestrazione e al confinamento stabile dell’anidride
carbonica come contromisura all’emissione dei gas serra.
Dall’altra, il costo dell’idrogeno dall’idrolisi termochimica è
destinato a ridursi considerevolmente nei prossimi anni grazie alla
maturazione e alla diffusione della tecnologia solare su larga scala con
un conseguente abbattimento dei costi. Attualmente rappresenta circa i
2/3 dell’intero costo.
Comunque, se la contabilità dei costi associati all’uso di un
qualsiasi carburante tenesse conto anche dei suoi effetti sulla salute e
sull’ambiente, soprattutto nei grandi centri urbani, nei quali già
vive la metà della popolazione mondiale,l’idrogeno da cicli
termochimici potrebbe già essere ritenuto economicamente vantaggioso.
Si tratta, però, di risultati a lungo termine mentre nell’immediato
esistono già delle risposte possibili?
In attesa della produzione di idrogeno interamente dall’acqua e dal
sole, per il breve termine è realistico pensare a processi ibridi,
alimentati contemporaneamente dall’energia solare e dalla fonte
fossile.
Questa soluzione permette di svincolare la parte del processo a più
alta temperatura (850°C) dalla tecnologia solare del ricevitore a
torre, che ancora è in fase di sviluppo, fornendo calore con un
convenzionale forno a metano o a biomassa. Questa soluzione è già un
brevetto ENEA. Inoltre la stessa Commissione Europea ha individuato una
road-map per la ricerca sull’idrogeno nei prossimi decenni, in cui
nella prima fase, è previsto lo sviluppo di processi ibridi.
Un’altra interessante applicazione del ciclo zolfo-iodio che può dare
un contributo ai metodi di desolforazione di combustibili fossili
contenenti zolfo, è stata recentemente brevettata dai ricercatori dell’ENEA
che si occupano della produzione di idrogeno da fonti rinnovabili,
Sostanze inquinanti quali i composti solforati sono presenti nei
reflui gassosi di impianti termoelettrici e delle raffinerie e devono
essere trattati per rispettare i limiti delle emissioni fissate dalla
normativa ambientale. L’uso di combustibili di minor pregio, ovvero ad
alto contenuto di zolfo, è destinato ad aumentare nei prossimi decenni
per la limitatezza delle risorse e l’aumento della domanda globale di
energia: un esempio è il carbone del Sulcis, con tenore di zolfo che
può arrivare al 6-8%.
Attualmente l’anidride solforosa proveniente dalla combustione dei
composti solforati presenti nei combustibili fossili comporta la
necessità di costosi impianti di abbattimento che generalmente
consumano calcare e producono notevoli quantità di gesso il cui
smaltimento risulta in molti casi problematico e costoso. Con la
tecnologia sviluppata e brevettata dall’ENEA i prodotti che
saranno ottenuti da questo nuovo processo di desolforazione, sono
idrogeno e acido solforico concentrato.
Il processo consente pertanto di soddisfare due tra le più importanti
esigenze dell’industria chimica ed energetica in campo ambientale:
contenere in modo quantitativo le emissioni di gas inquinanti e produrre
idrogeno puro, il quale verrà utilizzato come reagente chimico o
vettore energetico. Un altro prodotto che si ottiene è acido solforico
concentrato ad elevato grado di purezza, un prodotto facilmente
stoccabile e di discreto valore commerciale. Il costo di produzione dell’idrogeno
da una valutazione preliminare potrebbe essere
estremamente competitivo.
Rispettare l’Ambiente, favorire la Ricerca o sviluppare l’Economia
di un Paese sembrano attività inconciliabili. Invece lo studio sull’idrogeno
e le sue applicazioni possono contribuire alla tutela ambientale e alla
crescita e allo sviluppo del Sistema Paese?
L’“economia all’idrogeno” può rappresentare una risposta
efficace sia alla problematica ambientale, sia alla problematica dell’accesso
alle risorse energetiche.
I cicli termochimici per la produzione di idrogeno che fanno uso di
acqua come materia prima alimentati da energia solare possono dare un
notevole contributo al gravoso problema dell’approvvigionamento
energetico del Paese. La dipendenza energetica italiana è tra le più
elevate del mondo, la riduzione delle importazioni energetiche e la
diversificazione delle fonti di approvvigionamento rimane una questione
strategica importante. La fonte solare è inesauribile, l’installazione
di impianti solari nel territorio italiano può costituire una valida
fonte di integrazione energetica con un enorme potenziale da sfruttare
soprattutto nelle aree desertiche del Nord Africa. I cicli termochimici
possono costituire un metodo molto efficiente per produrre idrogeno dall’acqua,
necessitano però di un intenso e costante lavoro di ricerca e
sviluppo che consenta di portare la tecnologia dalla fase di
laboratorio a quella industriale.
Ci troviamo di fronte ad un’importantissima sfida riguardante l’approvvigionamento
di energia e la soluzione di problemi geopolitici ed ambientali, che
diventeranno cruciali nei decenni a venire.
Utilizzare le risorse rinnovabili, ampiamente disponibili in Italia, per
produrre idrogeno “pulito” e/o elettricità da integrare alle fonti
fossili è un passaggio più che obbligato.
Basti pensare che questo tipo di studi a lungo termine sulla produzione
di idrogeno sono oggetto di interesse da parte dei maggiori centri di
ricerca del mondo (General Atomic e Sandia negli USA, CEA in Francia,
CIEMAT in Spagna, DLR in Germania, JAEA in Giappone, KAERI in Corea,
ENEA in Italia, ecc.). Non dedicare la giusta attenzione a questi
processi che sono allo stesso tempo fattibili, ecologici e,
potenzialmente, anche economici, potrebbe rivelarsi una grossa
opportunità persa per la politica energetica di qualsiasi paese, ed in
particolare per l’Italia. E’ una nuova frontiera del mercato dell’energia
che si sta aprendo e se l’Italia saprà investire le sue energie nello
sviluppo della ricerca e della tecnologia adeguate potrà interpretare
un ruolo da vero protagonista con ripercussioni benefiche su tutta l’economia
nazionale. L’ENEA, dal canto suo, si è già attrezzato per
intraprendere questa strada da protagonista.
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LA BOMBA SULLA DISCARICA DI ACERRA è BIPARTISAN: SCOPPIA SOTTO LA
POLTRONA PD DEl presidente della Provincia di Benevento MA Tra gli
arrestati ci sono anche De Biasio, ex-subcommissario dI Bertolaso, e
Vacca, direttore dei lavori del termovalizzatorE...
Corriere.it
C'è il presidente della Provincia di Benevento, Aniello
Cimitile (Pd), tra le 15 persone arrestate dalla Guardia di
finanza e dalla Dia di Napoli nell'ambito dell'operazione
"Green" sulla gestione dei rifiuti in Campania durante il
commissariamento. Le ordinanze di custodia cautelare, tutte ai
domiciliari, hanno raggiunto anche alcuni professori universitari e
funzionari della Regione. L'indagine è stata condotta dai pm Giuseppe
Noviello, Paolo Sirleo e Alessandro
Milita.
COLLAUDO IMPIANTI - Nell'elenco figura un solo
politico, Cimitile appunto, eletto nel 2008 a capo della Provincia di
Benevento con una coalizione di centrosinistra. All'epoca dei fatti
contestati era docente e membro della commissione collaudo degli
impianti di smaltimento. Dal 2000 al 2006 è stato rettore
dell'università del Sannio.
cimitile
L'inchiesta riguarda le presunte irregolarità
nei collaudi di numerosi impianti CDR (combustibile derivato dai
rifiuti) campani, in grado di produrre ecoballe di combustibile dalla
spazzatura. Le persone arrestate sono accusate di falso: avrebbero
attestato la conformità degli impianti, e quindi la capacità di
produrre CDR e FOS (frazione organica stabilizzata) a norma, quando le
aree erano già sotto sequestro.
acerra
ECOBALLE IRREGOLARI - Tra gli arrestati ci sono
anche Claudio De Biasio, ex-subcommissario del sottosegretario Guido
Bertolaso, e Giuseppe Vacca, direttore dei
lavori del termovalizzatore di Acerra, in funzione dal 26 marzo,
all'epoca dei fatti direttore dei lavori nei CDR. Altri arrestati sono: Oreste
Greco, professore universitario; Giuseppe
Sica, architetto; Vincenzo Naso, docente di ingegneria alla Federico
II; Vittorio Colavita; Alfredo Nappo;
Vitale Cardamone, ingegnere; Rita Mastrullo,
docente di fisica alla Federico II; Filippo De
Rossi, ordinario di fisica; Luigi Travaglione,
ufficio tecnico Benevento; Mario Cini e Francesco
Scalingia. L'attività dei CDR, dal 2005 fino a circa un anno
fa, ha prodotto diversi milioni di ecoballe che restano stoccate in
Campania e per le quali ancora non si è trovata una soluzione di
smaltimento, poiché non essendo a norma non possono essere bruciate nei
termovalorizzatori di ultime generazioni. Attualmente i CDR continuano a
trattare i rifiuti, ma in modo diverso da quanto previsto dalla
normativa.
[03-06-2009]
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Incentivi per Biciclette
Ultimo aggiornamento 08.05.2009, 14:18
Cosa è
A partire dal 22 aprile 2009 sono disponibili gli incentivi messi a
disposizione dal Ministero dell’Ambiente in accordo con Associazione
Nazionale Ciclo Motociclo e Accessori (ANCMA) e CEI CIVES (Comitato
elettrotecnico italiano - Commissione Italiana Veicoli Elettrici
Stradali) dedicati a biciclette, ciclomotori e veicoli elettrici.
A chi è rivolto
Ai cittadini che decidono di acquistare una bicicletta o una
bicicletta a pedalata assistita ai quali non è più richiesta la
contestuale rottamazione di vecchi ciclomotori Euro zero.
In cosa consiste
In un contributo del
30% del prezzo di listino fino ad un massimo di 700 € per l’acquisto
di una bicicletta, anche a pedalata assistita.
Il fondo disponibile, che comprende anche gli incentivi disponibili per
l’acquisto di nuovi ciclomotori euro 2 a fronte di rottamazione di
vecchi ciclomotori euro 0 o euro 1 (vedi pagina specifica), ammonta a
8.750.000 € da erogare nel corso del 2009.
Come ottenere l'incentivo
E’ sufficiente rivolgersi direttamente al
concessionario/rivenditore (se aderente al progetto) presso cui si
intende acquistare il veicolo.
Sul sito http://www.incentivimotocicli.it/
è possibile visionare l’elenco dei negozianti abilitati
all’iniziativa e le marche aderenti.
Per maggiori informazioni
Ministero
Ambiente Territorio Tutela del Mare (Centralino: tel. 06.57221)
I rivenditori interessati ad aderire all’iniziativa devono
rivolgersi a:
Ancma (Associazione Nazionale Ciclo
Motociclo Accessori - Via Antonio da Recanate, 1 - 20124 Milano - Tel.
02.677.35.11 - Fax 02.6698.2072, e-mail: ancma@ancma.it),
Cives (Commissione
Italiana Veicoli Elettrici Stradali CEI-CIVES - via Saccardo, 9 20134
Milano - Tel +39 02 21006 249 - Fax +39 21006 210, e-mail: CIVES@ceiweb.it).
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SANTA MARINELLA (ROMA) / 14-04-2009
CENTRALE A CARBONE DI
CIVITAVECCHIA: A SANTA MARINELLA DENUNCIA DEI CONSIGLIERI ''SOLDI A CHI
DOVREBBE CONTROLLARE?''
SANTA
MARINELLA -ROMA (UNONOTIZIE.IT)
Ieri
sera in Consiglio Comunale a Santa Marinella è andato in
scena l’ennesimo atto grottesco per cui da
anni, mentre a parole gli Amministratori di questo
territorio giurano di essere impegnati a difendere la salute dei
cittadini, nei fatti spianano la strada ad Enel spa e ai suoi piani
economici, ignorando in maniera colpevole e sistematica le richieste
accorate di un popolo inquinato da decenni.
Fino
a questo momento potevamo dire che fossero responsabili solo sindaci e
giunte di Civitavecchia, ma ora si stanno allineando
perfettamente anche alcuni sindaci e giunte del
comprensorio ed ora, dopo Tarquinia ed Allumiere
è la volta di S.Marinella.
Il
Sindaco Bacheca e i suoi Assessori ripetono da mesi che
l’accordo con Enel SPA è stato da loro sottoscritto
obtorto collo, solo perché costretti dalla
situazione, ma che tramite l’Osservatorio Ambientale
avrebbero vigilato in modo indefesso e severo.
Peccato
che la delibera votata dalla maggioranza ieri sera in
Consiglio smentisca completamente tali belle parole.
L’atto
con il quale si va a costituire il Consorzio è quanto di più scialbo e
generico si poteva immaginare; ha una valenza semplicemente tecnica, non
mostra nessuna volontà politica volta a sostenere con forza la funzione
di controllo di Consorzio e Osservatorio, ignora completamente le
prescrizioni VIA, forse perché troppo imbarazzanti, dimentica totalmente
di citare e considerare il rapporto con le associazioni e i comitati, con
gli studi scientifici che il territorio ha espresso ed esprime.
Del
resto la mancanza di volontà politica e il suo aspetto esclusivamente
tecnico, sono stati tranquillamente ammessi da Venanzo Bianchi, il quale
come assessore al Bilancio si è dichiarato inoltre perfettamente
soddisfatto che le attività del Consorzio siano pagate
da ENEL Spa per un milione di euro l’anno, fingendo di
non ravvedere la difformità di un’azienda
privata che paga chi la dovrebbe controllare.
Sebbene
tutta l’operazione sia assurda, noi consiglieri di minoranza abbiamo
cercato di migliorare quel testo, introducendo appunto degli elementi
“politici”, rivolti da un parte a vincolare il più possibile le
attività del Consorzio e dell’Osservatorio nell’ottica della difesa
del territorio e dall’altra a sancire la volontà di ascoltare e
raccordarsi con le associazioni di cittadini.
Abbiamo
infine semplicemente chiesto che il delegato del sindaco abbia un
curriculum che lo qualifichi per le attività del Consorzio e che la sua
nomina sia ratificata dal Consiglio Comunale di Santa Marinella.
La
maggioranza ha votato in blocco contraria a
questi nostri emendamenti migliorativi ed è stato davvero uno spettacolo
avvilente vedere tutte quelle mani alzate, gesto chiaro di resa alle
logiche dei poteri forti.
Alleghiamo
per maggiore informazione il testo integrale dei nostri emendamenti:
Emendamento
n° 1
Art.
1 della convenzione. “costituzione e finalità”: aggiungere al
Punto 5 :
“Il
consorzio recepisce in pieno quanto indicato dalla V.I.A D. M. 0680
/2003
la
quale prescrive dal punto 1 al punto 5
“si
esprime giudizio di compatibilità ambientale favorevole alle seguenti
condizioni [omissis]
1.
dovrà essere effettuato un monitoraggio statistico sui dati sanitari
della popolazione per un periodo sufficiente e significativo, successivo
all'entrata in regime della centrale, con cadenza ciclica annuale, per
verificare eventuali variazioni nelle classi epidemiologiche delle
malattie più frequenti e delle cause di mortalità nell'area vasta.
Particolare attenzione dovrà essere posta alla individuazione degli
eventuali effetti derivanti da esposizioni prolungate a piccole
concentrazioni, al fine di quantificare e controllare gli effetti dei
microinquinanti e delle polveri emessi dalla combustione del carbone;
5.
si dovrà istituire un osservatorio ambientale allo scopo di analizzare lo
stato ambientale del comprensorio attraverso l'analisi dei livelli
complessivi degli inquinanti dell'area provocato dalle diverse fonti
(energia, trasporti, industrie); studiare le ricadute sulla popolazione;
monitorare i parametri di qualità ambientale durante l'esercizio della
centrale; gestire gli eventuali fenomeni di stress e/o criticità
ambientale derivanti dall'esercizio della centrale; ricercare soluzioni
tecnologiche per l'ulteriore abbattimento degli inquinanti; informare i
cittadini sui risultati degli studi e delle misure effettuate. Data la
interdisciplinarietà delle funzioni dell'osservatorio, lo stesso sarà
composto da rappresentanti della Regione Lazio, della Provincia di Roma,
dei Comuni interessati, della ASL, dell'ARPA, del Ministero della Salute e
del Ministero dell'Ambiente, oltre ad altri eventuali enti nazionali di
rilevanza scientifica ed enti di ricerca pubblici e privati;
9.
dovrà essere assicurato nel tempo il monitoraggio dell'ambiente marino
antistante la centrale, per quanto riguarda l'inquinamento chimico-fisico
derivante dall'esercizio della centrale o dalle attività ad esso
connesse, e l'inquinamento termico connesso allo scarico a mare delle
acque di processo;
Emendamento
n° 2
Art.
4 della convenzione – POTERI DEL CONSORZIO: aggiungere
“In
particolare potrà stipulare contratti con soggetti esterni abilitati alla
ricerca scientifica su ambiente e patologie correlate all’inquinamento,
ove ravvedesse la necessità di un confronto con quanto valutato
dall’Osservatorio Ambientale”
Il
Consorzio potrà inoltre acquisire i pareri delle associazioni
ambientaliste operanti sul territorio e si farà garante nei confronti
delle stesse nelle richieste di chiarimenti e documentazione, in
un’ottica di valutazione partecipata dei dati dell’Osservatorio
Ambientale”
Emendamento
n° 3 Art. 3 dello STATUTO Punto 1 – aggiungere
“Di
tali attività connesse, il Consorzio rende partecipi le associazioni
impegnate nella tutela del territorio e della salute, operanti sul
territorio e ove ne facciano espressa richiesta”
Emendamento
n° 4 art. 8 dello STATUTO: aggiungere
“Il
delegato del sindaco avrà un curriculum che lo qualifica espressamente
per le attività connesse di cui all’art. 3 “ Poteri del consorzio”
e la sua nomina dovrà essere ratificata in Consiglio Comunale.”
I
CONSIGLIERI COMUNALI DI MINORANZA
COMUNE
DI SANTA MARINELLA
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PISTOIA / 09-04-2009
DOPO LA MOZZARELLA CAMPANA E I SUINI IRLANDESI, DALLA TOSCANA IN
ARRIVO I POLLI ALLA DIOSSINA
PISTOIA
(UNONOTIZIE.IT)
Dopo
la mozzarella campana, i suini irlandesi... ora anche i polli toscani alla
diossina?
Il
2 aprile 2009, in una riunione presso la Provincia di Pistoia
sono stati diffusi i risultati di esami fatti su matrici biologiche
(latte, uova, carne di manzo, pollo ecc) eseguiti - su forte pressione
dell'opinione pubblica- in seguito all'incidente occorso nell'estate del
2007 all'inceneritore di Montale (PT), incidente che
comportò sforamenti notevoli per diossine e similari e che portò alla
sua chiusura, purtroppo, temporanea.
Orbene
questi valori sono assolutamente preoccupanti e nella carne di pollo si
arriva a livelli di diossine e PCB dioxin like fino a oltre 10 volte il
limite ammesso.
Il
limite per la commercializzazione di carne di pollo è 4 ng/kg e su 8
campioni di carne di pollo 5 sono nettamente oltre il limite (fino a 10
volte tanto) e fra i restanti tre due in soglia comunque di attenzione
Anche altre matrici sono risultate contaminate: uova di gallina 7,43 ,
uova di oca 10.31 (il limite per le uova è 6 ng/kg ).
Nell'unico
campione di carne bovina è stato riscontrato un valore di 5.49, superiore
al limite ammesso.
In
un momento di crisi la giusta filiera dei rifiuti che ne preveda
riciclaggio e riuso comporta occupazione e recupero di risorse.
Il
Centro di Vedelago che ha un bacino di utenza 1.150.000
abitanti, riceve i rifiuti urbani e i materiali post- consumo dalle
attività produttive della Provincia di Treviso e nel 2008 ha trattato
27.062,730 tonnellate dando lavoro a 61 persone (45 operai, 12 impiegati,
4 autisti).
Se
le 800.000 ton bruciate a Brescia ogni anni fossero
trattate secondo questo metodo si darebbe lavoro a 1.800 persone!
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Microturbina eolica EOL-H-5 da 5 kW
La turbina EOL-H-5 ha una potenza di 5 kW, che raggiunge con un
vento di circa 9 m/s. Con un vento medio di 6 m/s, EOL-H-5 produce una
quantità di energia annua pari a circa 12500 kWh, equivalente a 2500
ore di funzionamento alla potenza nominale di 5 kW.

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Valutazione economica della
Turbina EOL-H-5 (costi indicativi)


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Flyer/Scheda
tecnica della Turbina EOL-H-5

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VITERBO / 06-04-2009
SISMA ABRUZZO: LO STUDIOSO
GIULIANI AVEVA PREANNUNCIATO UN FORTE TERREMOTO
VITERBO (UNONOTIZIE.IT)
Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso martedì
31 marzo si era scagliato contro gli "imbecilli" che si
divertono a diffondere notizie false.
Tra coloro che
diffondevano notizie sul terremoto c'era Giampaolo Giuliani,
ricercatore presso i Laboratori nazionali Infn del Gran Sasso
che, in seguito allo sciame sismico che sta interessando l'Abruzzo
da più di un mese, aveva lanciato l'allarme: la regione sarà colpita il
29 marzo da un terremoto «disastroso». Giuliani è stato denunciato per
procurato allarme.
Nella notte del 29 marzo
c'era infatti stato a Sulmona un terremoto di 4 gradi
della scala Richter.
L'analisi dello
scienziato Giuliano Giuliani era basata sull'analisi
di un gas radioattivo, il radon, che si libera dal sottosuolo quando le
faglie vengono attivate il gas trova una via di fuga giungendo in
superficie.
Lo scienziato, ha
impiegato due anni per costruire uno strumento in grado di rilevare,
osservare e studiare il Radon con l’aiuto di un sismografo
che, a causa dell’intenso sciame sismico che ha
interessato la zona negli ultimi mesi, ha insospettito lo studioso.
Quella di oggi è
comunque stata solo la scossa più forte di uno sciame sismico che
si perpetua da mesi.
La magnitudo registrata
alle 3.32 di questa notte dall’Istituto nazionale di geofisica e
vulcanologia è di 5,8 gradi della scala Richter, a cui sono seguite
diverse repliche, la prima di 4,7 gradi alle 4.37.
Diverse le avvisaglie
nelle ultime settimane.
Una scossa violenta di terremoto il 16
gennaio, poi quella di magnitudo 4.0 che aveva fatto tremare la regione Abruzzo
il 30 marzo: numerose persone si erano già riversate in strada
allora.
Dall’inizio dello
sciame sismico, già da alcuni mesi, sono decine gli eventi di
magnitudo superiore a 2.0 registrati dall’Istituto nazionale di
geofisica e vulcanologia (Ingv) nel distretto aquilano e nel bacino di Sulmona.
Su richiesta del capo
della Protezione civile, Guido Bertolaso, si era tenuta
nella sede della Regione Abruzzo all’Aquila,
una riunione degli esperti della Commissione nazionale per la previsione e
la prevenzione dei grandi rischi.
Obiettivo del
Dipartimento della Protezione civile era quello di «fornire ai cittadini
abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica
sull’attività sismica delle ultime settimane.
Qualcuno nei giorni
scorsi aveva però messo in allarme sulla possibilità del
sopraggiungere di scosse più forti e pericolosi per la popolazione
abruzzese, ma era stato accusato di "procurato allarme" e di
conseguenza denunciato.
Le scosse di terremoto che continuano a scuotere l’Abruzzo non sono tali
da preoccupare - aveva spiegato Bertolaso intervenendo a Roma ad un
convegno organizzato da ministero dei beni culturali e protezione civile
sulla esperienza del terremoto che nel 1997 colpì Umbria
e Marche - ma Purtroppo a causa di imbecilli che si
divertono a diffondere notizie false siamo
costretti a mobilitare la comunità scientifica per rassicurare i
cittadini.
Giampaolo Giuliani, però, studioso
che fa ricerca ai Laboratori nazionali del Gran Sasso,
sostiene ormai da molti anni di aver elaborato un metodo in grado di
prevedere l’arrivo degli eventi sismici.
E oggi, dalle ultime notizie, il suo
allarme, lanciato esattamente una settimana fa, risulta tragicamente
premonitore.
Domenica scorsa, dopo la prima scossa di
terremoto che ha avuto come epicentro la zona di Sulmona l'uomo avrebbe
telefonato anche al commissariato del capoluogo e alla polizia
municipale sostenendo che ci sarebbe stata una scossa di una intensità
superiore alla precedente, creando allarmismi tra la popolazione e così
denunciato.
La notizia, tra l'altro, indusse il
sindaco di Sulmona, Fabio Federico, a un rientro precipitoso da Roma
dove stava partecipando al congresso fondativo del Pdl.
GUARDA L'INTERVISTA A GIULIANI:
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| Jeremy
Rifkin pensa che la via per risolvere il problema energetico
del nostro Paese, e non solo, è quella che lui definisce la “Terza
Rivoluzione Industriale”: “un
sistema dove tutti i cittadini sono in grado di autoprodursi l’energia
sufficiente alla sussistenza e ciò che avanza viene reimmesso nella rete
comune, come avviene più o meno con le informazioni che circolano su
Internet”.
Per realizzare ciò, tuttavia, c’è bisogno di ingenti investimenti
nel campo delle energie rinnovabili e di una classe politica capace di
capire “le innovazioni provenienti da una rete intelligente di scambio
di energia, o di nuovi edifici costruiti direttamente con pannelli
fotovoltaici”.
L'ora
della terra che ha fatto spegnere le luci in tutto il
mondo sabato 28 Marzo 2009, come si può vedere dal video qui
sopra, è stato un successo.
E proprio sabato 28 Marzo, Barack
Obama ha indetto
un forum sull'energia e sul clima che si terrà a
Washington il 27 e il 28 Aprile 2009, dove ha invitato i capi
di stato di 16 nazioni a partecipare alle sessioni
preparatorie per generare una leadership politica in grado di
portare dei cambiamenti positivi alla conferenza
di Copenhagen che si terrà nel Dicembre 2009.
Le sessioni preparatorie per la conferenza di dicembre si
concluderanno poi a Luglio
2009 al vertice tra le maggiori economie mondiali indetto
dall'Italia alla Maddalena.
Insieme alla mobilitazione politica, anche i popoli del
mondo dovrebbero cercare di fare la loro parte.
Ma come? Come possiamo noi singoli cittadini formare una massa
critica che diventi sempre più influente nelle sorti del
clima e del mondo?
Riusciremo a trasformare il 2009 in un anno di cambiamenti a
favore della preservazione del clima e della sostenibilità
ambientale?
Cosa ne pensate? Che passi fareste voi?
L’Earth
Hour è nata a Sydney, Australia, nel 2007 su iniziativa
del WWF
e del Sydney
Morning Herald. Lo scopo era quello di tagliare i consumi
energetici e di conseguenza ridurre le emissioni di diossido
di carbonio.
Il 2008 ha segnato il primo anniversario dell’evento,
registrando un notevole incremento delle adesioni in tutto il
mondo. In Italia sono stati spenti il Colosseo a Roma e il
municipio di Venezia. A Bangkok si è calcolato un risparmio
elettrico intorno ai 100 MW, mentre Toronto ha raggiunto i 900
MW.
Nel 2009 l'iniziativa punta a coinvolgere un miliardo di
persone e più di 1000 città. Saranno spente icone mondiali
come la Tour Eiffel, le Cascate del Niagara e il più alto
grattacielo del mondo a Taipei 101 in Cina.
Qual è la vostra opinione rispetto a questo genere di
iniziative? Possono essere uno strumento utile per lanciare
segnali importanti ai grandi della Terra e spingerli ad agire
contro i cambiamenti climatici?
Gavin
Pretor-Pinney, autore del best seller mondiale Cloudspotting.
Una guida per i contemplatori di nuvole e fondatore della Cloud
Appreciation Society, si racconta e condivide il suo amore
per le nuvole, le sue proposte di sensibilizzazione per
l'ambiente e il ruolo importante che giocano le nuvole
nell’analizzare il clima e i suoi cambiamenti.
Ci racconta cosa rappresentano per lui le nuvole e il
rapporto che ha sempre avuto, dall'età di quattro anni, con
queste espressioni della natura.
Spesso colpevolizziamo le nuvole come portatrici di pioggia o
freddo, ma le nuvole per Gavin Pretor-Pinney sono sempre
stupende e in Paesi come il nostro, dove non sono spesso
presenti, le ha comunque ritrovate nei dipinti e negli
affreschi di chiese e musei.
Secondo Gavin dobbiamo stare attenti a come interferiamo con i
vari elementi della natura, per non rompere equilibri che
potrebbero creare delle alterazioni nell'armonia
dell’ambiente.
Invita tutti noi a "incentivare un rapporto più diretto
con la natura che ci circonda".
Scoprite in tutte le pillole video le risposte di Gavin
Pretor-Pinney relative alle nuvole, al clima, alla
globalizzazione e industrializzazione del nostro pianeta.
Gavin
Pretor-Pinney è l'autore di The Cloudspotter's Guide
( Cloudspotting. Una guida per i contemplatori di nuvole),
un libro uscito nel 2006, tradotto in 15 lingue, che ha
venduto più di 200.000 copie in tutto il mondo. Il suo amore
per le nuvole, in tutte le forme e come parte imprescindibile
di qualsiasi cielo, lo ha portato a creare intorno a sé una community
di "contemplatori di nuvole": una raccolta di
fotografie, racconti e incontri con i cieli costellati di
nuvole in tutto il mondo. Per Gavin le nuvole sono una diretta
espressione della natura, un dono da ammirare e preservare.
Anche se coprono il sole, anche se portano pioggia, le nuvole
sono da amare. Domani la videointervista a Gavin Pretor-Pinney,
ma potete già da oggi raccontarci qual è il vostro rapporto
con le nuvole.
Mer, 25/03/2009 - 13:07 |
Le ultime esclusive videointerviste di avoicomunicare.it
|
QUEL FURBETTO DI PECORARO SCANIO – LE INTERCETTAZIONI DELLO STAFF
CHE INGUAIANO L’EX MINISTRO VERDE CHE TENTAVA LA SPECULAZIONE EDILIZIA -
“USA L’ELICOTTERO PURE PER FA’ ROMA-NAPOLI” – CHI PAGA LA
BOLLETTA DEL SUO TELEFONINO…
Gian Marco Chiocci e
Massimo Malpica per "Il
Giornale"
Voli privati in elicottero mai pagati, speculazioni edilizie con
annessi condoni, bollette del telefono «omaggio» per il ministro.
L'informativa dei carabinieri sull'inchiesta che vede l'ex ministro Alfonso
Pecoraro Scanio indagato per associazione per delinquere,
corruzione e truffa, è decisamente poco lusinghiera nel descrivere
quanto sarebbe avvenuto al dicastero dell'Ambiente quando il leader
Verde era ministro.
Pecoraro
Scanio
Ad avviare l'indagine fu il pm potentino Henry John Woodcock ma
il fascicolo, trasmesso al sostituto della procura di Roma Sergio
Colaiocco è finito al Tribunale dei ministri. Che il marzo
scorso ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione
di legittimità costituzionale della legge Boato (che
limita l'uso di intercettazioni che vedono coinvolti parlamentari) tanto
da sospendere il procedimento per inviare gli atti alla Corte
costituzionale.
Le intercettazioni riguardano i componenti dello staff di Pecoraro
Scanio e gli imprenditori indagati, su tutti il titolare
dell'agenzia di viaggi Visetur, Mattia Fella. Ma non
mancano le risposte imbarazzate di collaboratori dell'ex ministro,
interrogati dal colonnello Sergio De Caprio (noto come
«Ultimo» che, da capo del Crimor, arrestò nel 1993 Totò
Riina) per rendere conto di quanto «ascoltato» spiando i
telefoni.
C'è l'ex segretario che mette nero su bianco la «nomea» dell'ex
ministro, «che non mette mano facilmente al portafoglio». C'è il
vecchio editore della rivista dei Verdi che spiega di aver pagato per
anni la bolletta del cellulare al ministro, e il nuovo editore che
ammette di aver rilevato l'onere, come «cortesia».
C'è soprattutto la storia, tutta da chiarire, del progetto di
speculazione edilizia che, secondo gli inquirenti, Pecoraro
Scanio e Fella avrebbero messo in piedi su
un'amena collina con vista sul lago di Bolsena. Poco preoccupati, a
detta dei carabinieri, del fatto che i terreni fossero agricoli, non
edificabili, e ottimisti anzi di poter metter su un agriturismo di 30
stanze (con piscina ed eliporto) da far condonare come fosse un «annesso
agricolo», un capanno per gli attrezzi.
Henry
John Woodcock
Poi ci sono i voli. «Usa l'elicottero pure per fa' Napoli-Roma», si
sfoga con un altro collaboratore il suo segretario. Raccontando agli
inquirenti in che modo l'ex ministro aveva pensato di rimborsare, con
incarichi e contratti di servizio, la Visetur di Fella che
l'avrebbe scarrozzato - privatamente - in elicottero per un conto di
120mila euro. Un modo per aggirare la stretta sui voli di Stato, ma
senza pagare di tasca propria.
LE INTERCETTAZIONI CHE INGUAIANO L'EX MINISTRO...
Il sospetto degli inquirenti è che ci sia uno scambio di favori tra
l'imprenditore e il politico. Il primo è Mattia Fella,
titolare della società «Visetur» e fornitore dei servizi di «business
travel» al ministero dell'Ambiente. Il politico, appunto, è l'ex
titolare di quel dicastero, Alfonso Pecoraro Scanio,
esponente di spicco dei Verdi. L'informativa dei carabinieri si apre con
l'interrogatorio di Renato Mazzocchi, capo della
segreteria dell'allora ministro. Da Mazzocchi gli
inquirenti vogliono conferme sull'ipotesi che Pecoraro volesse
«saldare» il conto di una serie di voli privati e altri servizi
richiesti a Fella e utilizzati privatamente, concedendo in cambio, come
risarcimento alla Visetur (di Fella) contratti e
convenzioni con il ministero e con l'Apat, l'agenzia per l'Ambiente.
Mazzocchi: «...doveva essere, questa convenzione con l'Apat, a
risarcimento di questo debito creato, di questo saldo, di questi
elicotteri mai pagati». Pm: «La prospettiva sarebbe
stata quella non per il Pecoraro di metter mano al
portafogli e di pagarli personalmente, ma piuttosto quella di far
ottenere a Fella - diciamo così - una forma di
recupero alternativo attraverso una convenzione, la stipulazione di un
contratto». M: «Era un contentino, una stanza di
compensazione: "a fronte di un lavoro io ti do tot, e prendilo come
risarcimento per il debito creato"». Pm: «Il mio
debito personale, però». M: «Personale».
«USA L'ELICOTTERO PURE PER FA' ROMA-NAPOLI»...
La vicenda riguardava in pratica un «contenzioso» aperto tra Fella
e Pecoraro. Il primo aveva fatto viaggiare più
volte il ministro con «comodi» voli privati. E a un certo punto, visto
che nessuno all'Ambiente si era preoccupato di saldare il dovuto, aveva
presentato il conto direttamente al ministro: 120mila euro. Per spiegare
come funzionava il sistema, i carabinieri riportano l'intercettazione di
una chiacchierata tra Mazzocchi e Luciana della
segreteria del ministero «nella quale commentano l'atteggiamento del
Fella che - caduto il governo - dopo quasi due anni di spese sostenute
per le esigenze personali del ministro, si presenta per chiedere il
conto.
grazia
francescato
Viene ribadito - continuano i carabinieri - che sarebbe stata
stipulata una convenzione a favore della Visetur da parte del ministero,
ovvero dell'Apat, per l'affidamento alla stessa società di un adeguato
numero di ore di elicottero per un importo corrispondente alle spese
sostenute da Fella nell'interesse personale del ministro».
Mazzocchi: «Usa l'elicottero pure per fa'
Napoli-Roma». Luciana: «Ecco. Allora dico, ma pensi
che non so...». M: «Guarda, sarà dimagrito dieci
chili ieri quando Mattia gli ha portato il conto. Lui
tutto s'aspettava tranne che...». L: «Ma chi lo paga
sto conto?». M: «E non l'hai capito? Quando s'è
visto arrivare il conto a lui personalmente, dice "ah, be', allora
qui bisogna fare un bel contratto con l'Apat"».
Il dettaglio, osserva l'informativa, viene confermato da altre
intercettazioni. In una, per esempio, tra lo stesso Fella e
il suo socio Cosimo Ventruti, nella quale quest'ultimo
conferma di aver saputo che il ministro sta dando indicazioni perché la
convenzione vada in porto.
Ventruti: «Ieri sono stato con Alfonso (...)
l'ho lasciato alle 8 perché doveva incontrarsi con la Francescato
(...) e questa settimana praticamente Alessandro e
Giancarlo (Nardi e Viglione,
rispettivamente componente e presidente del Cda di Apat, ndr) hanno
avuto praticamente l'ordine (ride) di fare questa cosa qua da...
elicotteri». Fella: «Tu dici che la faranno?». V:
«Alfonso gli ha proprio detto "Sì, la dovete fare"». Fella
però è scettico. Il debito cresce, e non è stata mai saldata
nemmeno la fattura per l'organizzazione dell'accoglienza, curata dalla
Visetur, per gli ospiti di un convegno sull'ambiente di qualche mese
prima. F: «Ma manco la fattura quella del congresso...».
V: «Anche la fattura gli ho detto... per favore fammi
pagare sta fattura perché mi hai rotto il caz...». F: «Cioè
avranno fatto impicci, imbrogli con tutti, e a noi manco le cose che
abbiamo fatto ci pagano».
VOLO PRIVATO PER MONTECARLO
Il 15 febbraio del 2008, mentre la Visetur è in attesa della famosa
convenzione, Fella ha l'occasione per «vendicarsi». Quando il
segretario di Pecoraro Scanio, Giuseppe Di Duca,
lo chiama per chiedergli di risolvere un «problema logistico» che
riguarda un viaggio del ministro. Di Duca: «Senti, Alfonso
dovrebbe partecipare il giorno 21... quindi partire la sera del
20 per Montecarlo, ma per poter essere lì a un orario utile non ci sono
voli che gli consentano di arrivare a un orario decente. Lui ha una
riunione alle cinque (...) tra cambiamenti e quant'altro, gli servirebbe
un volo Roma-Nizza». Fella: «Un volo privato oppure
di linea?». DD: «No, privato... di linea ho fatto
tutte le verifiche, c'è alle 17.15 ma per lui è impossibile prendere
quel volo». F: «Ma deve stare un giorno, quando deve
stare?». DD: «Deve essere a Montecarlo la mattina del
21, quindi la sera del 20 massimo dev'essere in hotel». F: «E
non può fare tutto in un giorno?». DD: «No...». F:
«Perché sennò potevamo fare con un elicottero che lo portava
lì la mattina, lo aspettava e poi se ne tornava».
Ma Fella, appena chiude la
conversazione con Di Duca, chiama il socio
Ventruti. F: «M'hanno chiamato per chiedere l'elicottero per
il ministro». Ventruti: «Ah, ah». F:
«Sarà la prima volta che dovrò dirgli di no, diglielo a Viglione. È Giuseppe,
il segretario, perché deve andare a Montecarlo, di qua, di là, ma io a
sto punto se non ho il contratto firmato gli dico di no». V: «Mo'
chiamo subito Alessandro (Nardi, ndr)». A quel punto Nardi
e Viglione, vertici dell'Apat, intercettati,
mostrano insofferenza verso l'idea di farsi carico, con la convenzione-«imbroglio»
(così la definisce Viglione), dei debiti del ministro verso Fella.
Alfonso
Pecoraro Scanio e Fabio Grossi - Copyright Pizzi
«E IL SUO MAGGIORDOMO ORA PRENOTA PER NIZZA...» Nardi:
«Il signorino ha fatto ordinare dal (...), il maggiordomo (...) che
prende il (...), fa anche rima, un elicottero per andare a Nizza (...).
Dall'altra parte, Fella ha chiamato Ventruti:
"questo scherzo ci costa più di 10-12mila euro. Quindi o Alfonso
ci fa fare qualcosa o io non lo metto proprio in mezzo questo
elicottero"». Viglione capisce l'antifona e mette
le mani avanti: «Io, Giancarlo Viglione,
in mezzo agli imbrogli non c'è (...) non mettete in mezzo l'Apat perché
Viglione le cose non le fa».
«NON METTE MANO AL PORTAFOGLI»
Ancora Mazzocchi, interrogato da Woodcock,
racconta di come gli elicotteri «venivano addebitati personalmente sul
conto del ministro», ma che Pecoraro non li pagava, tanto che Fella «si
lamentava che questi elicotteri non erano mai stati pagati da nessuno
(...). Il ministro Pecoraro non mette mano facilmente
al portafoglio... c'è questa nomea, non solo nomea, ma è verificato
personalmente da me in qualità di segretario particolare, sia per le
piccole spese quali il pagamento di un caffè, e in questo caso anche
per le grandi spese, il pagamento degli elicotteri utilizzati da lui».
I carabinieri raccontano poi di un presunto affare immobiliare che
riguarda l'ex ministro e Fella. Sul lago di Bolsena. «Aderendo
e sostenendo un progetto del ministro, Fella provvede ad acquistare 18
ettari a Grotte di Castro (Vt) per porre in essere una speculazione
edilizia per realizzare un complesso residenziale con eliporto e ville
per civile abitazione dichiarandole falsamente come ricoveri per
attrezzi agricoli». Le indagini portano a interrogare Leonardo
Ercoli, uno studente universitario al quale l'ex ministro, dopo
averlo conosciuto a un convegno, aveva affidato il compito di contattare
i proprietari di quei terreni.
LA «SPECULAZIONE EDILIZIA» DEL LEADER AMBIENTALISTA...
Pm: «Sono suoli edificabili?». Ercoli: «No,
è tutta zona agricola». Pm: «Come si fa a costruire
su una zona agricola?»: E: «Il colono fa una casa, si
chiama ricovero per attrezzi agricoli, e poi la condona con il tempo. A
Bolsena hanno fatto tutti così». Pm: «Il ministro
voleva fare la casa in quest'ottica?». E: «In
quest'ottica, sì, perché effettivamente è una zona bella». (...) Pm:
«Il ministro non ha manifestato perplessità che era un po'
brutto il fatto di costruirsi una casa come ricovero attrezzi e poi di
farsi il condono?». E: «Inizialmente no (...) ora mi
sembra che il ministro si è tirato indietro e non vuole più questa
casa». Pm: «Lei ha notato questo voltagabbana?».
E: «Certo, sicuro». Pm: «Ma il ministro
diceva "sarebbe bello farmi questa casa" all'inizio?».
E: «All'inizio voleva farla, certo, diceva "sarebbe
bello, una bella zona". Poi è tornato indietro, e ha detto
"io non c'entro niente con questa cosa"».
Il pm ritiene che la retromarcia di Pecoraro sia dovuta alle prime
indiscrezioni sulle indagini in corso. Ercoli racconta
anche che «un giorno, se vuole la verità, sono venuti insieme a
Bolsena, Fella e il ministro, con l'elicottero, e mi
hanno chiamato e detto "siamo qui, possiamo vedere i
terreni?". Siamo andati a vederli e da lì è cominciata questa
compravendita».
Woodcock chiede ancora conto del «trucchetto» del
capanno agricolo per aggirare la non edificabilità dei terreni, Ercoli
replica «non volevo mica la villa di Oxford», ma il pm
ribatte: «Ma se addirittura c'è una telefonata in cui Pecoraro
Scanio voleva l'elisuperficie». Ercoli: «Voleva
anche l'elisuperficie, sì». Pm: «Mi faccia, capire,
voleva l'elisuperficie sulla casetta degli attrezzi?». E:
«Ascolti, questa cosa parte così: dovevano fare una struttura
ricettiva, un agriturismo, una cosa di 30 camere più o meno, con
piscina, 4-5 casette, e un'elisuperficie che avrebbe probabilmente
trasportato il ministro da Roma fino a lì».
Il pm vuol probabilmente capire se Pecoraro voleva
davvero la casa per sé, così domanda: «Nelle due occasioni in cui Alfonso
Pecoraro Scanio è venuto su quei terreni diceva non so,
"la mia casa la vorrei qua, la vorrei lì, guarda che bella
esposizione..."?». Ercoli: «Sì. Con
l'esposizione sì, si era un po' individuato (...) inizialmente era un
pezzo alto... si vede tutto il lago».
IL TELEFONINO DEL MINISTRO E LA BOLLETTA MISTERIOSA
«Altra vicenda rilevante e sintomatica dei meccanismi di dare-avere a
cui partecipava il ministro Pecoraro Scanio e della
utilizzazione della funzione pubblica per il sostegno di spese e di
interessi privati - osservano i carabinieri del Noe - è quella relativa
all'uso dei telefonini cellulari da parte del ministro e di altri
appartenenti al partito dei Verdi». In pratica Woodcock scopre
che alcuni cellulari, tra cui uno in uso al ministro, dal 2003 vengono
pagati prima da una cooperativa editoriale vicina ai Verdi e poi da
un'altra società editrice privata, la «undicidue», che pubblica «Notizie
Verdi», organo del partito.
E così il pm chiama Carlo Pangia, l'editore, e gli
chiede spiegazioni. Pm: «Può darsi che lei non se ne
sia reso conto, può darsi che siano mesi che paga le bollette di
Pecoraro senza neanche saperlo». Pangia: «Senza
saperlo. È possibile» (...). Pm: «Certo, se uno
caccia un migliaio di euro di telefono, insomma, nel corso di un anno,
due, tre, sette, otto, nove mesi, insomma, Agnelli non
se ne sarebbe accorto, bontà sua, però voglio dire, magari...».
Pangia a quel punto ricostruisce e ricorda di aver «ereditato» il
compito del pagamento di quelle utenze da un'altra società editrice, il
cui titolare «non aveva più la possibilità di sostenerne il costo»,
7-800 euro a bimestre per la sola sim di Pecoraro. E
perché comincia a pagarla Pangia? «Una gentilezza nei
riguardi di una persona con cui ho dei rapporti», spiega l'editore al
pm, escludendo che gliel'abbia chiesto lo stesso ministro. Ed escludendo
di aver avuto in cambio prebende.
Il pm sbotta: «Quindi mi sono imbattuto in una serie di benefattori
unici. Si pagano 7-800 euro a bimestre per il telefono del ministro pur
non avendo con lui nessun rapporto imprenditoriale. Cioè uno si è
alzato la mattina e ha improvvisamente deciso di pagare (...) è una
cosa un po' strana a credersi che un cristiano per 3-4 anni si paga una
bolletta di 7-800 euro a bimestre così, gratis et amore dei, senza
alcuna forma di ritorno... insomma...».
Poi salta fuori che la società di Pangia ha avuto
una commessa con il ministero dell'Ambiente per una serie di
pubblicazioni, per circa 100mila euro, e il pm commenta: «È una
combinazione strana il fatto che lei ha una commessa di 100mila euro,
guardacaso con il ministero dell'Ambiente, sulla base tra l'altro
neanche di un appalto, di una gara, ma di una licitazione con
preventivo, e poi decide di accollarsi 7-800 euro a bimestre del
ministro Pecoraro».
QUELLA RACCOMANDAZIONE DEL PG CHE INDAGAVA SULLE SPIGOLE DI
SPECIALE
Il 22 dicembre 2007 l'indagato Mattia Fella viene
intercettato dai carabinieri mentre parla con Angelo Canale.
Ovvero, col vice procuratore generale della Corte dei conti che in
quelle ore sta per rinviare a giudizio il generale Roberto
Speciale, per la storia del pesce trasportato in montagna con
un aereo della Guardia di finanza. Canale s'informa per una cosa che gli
sta molto a cuore.
Canale: «Senti, ti volevo dire, Mattia...
poi magari ne parliamo un attimo... per quella cosa di febbraio (...).
Senti, per il resto tutto a posto, senti tu con Pecoraro Scanio
sei sempre in buoni rapporti?». Fella: «Buonissimi,
come no, certo, assolutamente sì». C: «Potrebbe...
adesso non c'è bisogno di niente, ma tu sai che mio fratello sta là,
no?». F: «No, non lo sapevo». C: «Allora,
mio fratello è un dirigente che a suo tempo fu chiamato dal (...)
funzionario della Corte, ha avuto il contratto di dirigente, alla
direzione generale del Personale». F: «Sì...». C:
«Non dovrebbero esserci problemi, però siccome a suo tempo fu
chiamato dagli altri...». F: «Sì...». C: «La
preoccupazione che... siccome li stanno facendo fuori quelli diciamo del
precedente, legati al precedente...».
F: «Sì, sì, sì». C: «Allora
lui per il momento sta tranquillo alla direzione del personale...».
F: «Ma, comunque, intanto voglio dire... glielo presentiamo
così... per dire anche a Peppe, ti ricordi, Peppe Leoni»
(...). C: «Capisci? là c'è mio fratello...».
F: «No, no. Era guarda... assolutamente, fortunatamente c'è
proprio un rapporto di amicizia, glielo presentiamo subito, ma proprio
sono sicuro che...». C: «Ma poi, Sergio, mio
fratello, un ragazzo in gamba, ex ufficiale dei carabinieri, insomma...».
F: «No, no, ma poi veramente lui pe' ste cose, se è
una persona valida, tutto quanto». C: «No, quello
sai, quello a suo tempo, io quando ero capo di gabinetto, chiesi un
favore al capo di gabinetto di Matteoli e se lo prese
con sé, hai capito?». F: «Certo, certo...». Poi il
discorso scivola su Speciale. Fella dice di conoscere
bene il generale, Canale risponde: «ma tu lo sai che sto per rinviarlo
a giudizio?».
[25-03-2009]
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IN
APPELLO CONDANNATI DIRIGENTI ENEL CENTRALE DI PORTO TOLLE: SI RAFFORZA
IL COORDINAMENTO NAZIONALE CONTRO
IL CARBONE
Presso
il Tribunale d’Appello di Venezia, oggi sentenza d’appello in merito
ai ricorsi della società Enel dopo la sentenza penale di condanna in 1°
grado, del 31 maggio 2006 del tribunale di Adria (Rovigo). Come si
ricorderà alcuni personaggi ai vertici Enel furono condannati a seguito
dell’ inquinamento ambientale della centrale di Polesine Camerini a
Porto Tolle. Il processo in
Tribunale ad Adria si concluse il 31 marzo 2006 con la sentenza di
condanna dei quattro principali indagati,
dopo aver stabilito che Polesine Camerini inquinava sulla base delle
varie testimonianze e delle consulenze dei Ctu . Furono condannati gli
ex amministratori delegati del colosso energetico Francesco Luigi Tatò
e Paolo Scaroni, insieme
agli ex direttori dell’impianto termoelettrico Carlo Zanatta e Renzo
Busatto.
Il
procedimento si concludeva con la sentenza n.192/2006 del 31/3/2006,
dep. il 22/9/2006, a carico di Carlo Zanatta, Paolo Scaroni, Francesco
Tatò e Luigi Busatto. (Tribunale di Adria)
Dalle
risultanze processuali emergeva con certezza che SO2, NOx e polveri
sottili erano stati emessi in grande quantità dalla centrale elettrica
di Polesine Camerini a Porto Tolle e che tali emissioni avevano
comportato il danneggiamento dell’ambiente circostante, delle colture
e perfino di parti di abitazioni e addirittura di cose esposte agli
agenti atmosferici.
Dopo
sei udienze svoltesi all’interno dell’aula bunker di Mestre, oggi la
sentenza d’appello che nonostante
assolve gli ex amministratori delegati e riduce la pena per
Busatto e Zanatta, condanna
questi ultimi due anche a numerosi risarcimenti in danno.
Soddisfatti
della sentenza cittadini e comitati che si sono battuti per avere
giustizia e legalità.
Oggi
in Veneto, a Porto Tolle, anche i rappresentanti del Comitato dei
Cittadini Liberi di Tarquinia e del Movimento No-coke Alto Lazio. Si
rafforza così il “Coordinamento
Nazionale contro il Carbone”.
COMITATO
DEI CITTADINI LIBERI
MOVIMENTO
NO-COKE ALTO LAZIO
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