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AUTO-MOTO RISI I ’Madoff Survivors GroupI TISCALI IN CADUTA LIBERA: ASSEMBLEE-CONSOB COLANINNO-GNUTTI TELECOMUNICAZIONI FINANZA INTERNAZ USA BANCHE DE BENEDETTI TRONCHETTI CALCIO GRANDE DISTRIBUZIONE SEGRE PASSERA MONTEZEMOLO TV ITALIA LIGRESTI 09 FRANCIA MORATTI PUBBLICITA' GIORNALI BENETTON TATO' GRANDE DISTRIBUZIONE GAVIO DUBAI ABU DABI SVIZZERA TISCALI EDISON EXOR CALTAGIRONE PRIVATIZZAZIONE ACQUE EDISON BELGIO PESENTI OREAL BOLLORE' SINISCALCO ECONOMIA DAL 01-06-10 AL 31.12.10 DE AGOSTINI ASSICURAZIONI GENERALI EQUITALIA GAMBERALE IMMOBILIARISTI GIANNI VARASI MATTEO ARPE PALENZONA MERLONI-INDESIT PETROLIO PRADA AEN SINDACATI ROMITI CREMONINI DEL VECCHIO-LUXOTTICA ROSSIGNOLO DELLA VALLE EDF FIOM A2A ENI ECONOMIA DAL 01.01.11 PARMALAT
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MODIANO ALLA PRESIDENZA DI NOMISMA...
Da "La Stampa" -
Pietro
Modiano è stato nominato presidente e ad di Nomisma, il
pensatoio bolognese sull'economia e la politica. Modiano,
attuale presidente della Carlo Tassara (holding del finanziere
Romain Zaleski), è stato eletto dall'assemblea dei soci di
Nomisma che ha nominato il nuovo cda. Modiano prende il posto di
Gualtiero Tamburini che ha guidato il centro nel triennio
2007-2009. Modiano sarà affiancato, in qualità di vice
presidente, da Luciano sita, già presidente di Granarolo.
Modiano
ha accettato l'incarico col progetto di riportare Nomisma al
centro del dibattito su economia e politica. Un «nuovo ciclo»
che veda Nomisma, ha detto Modiano «elemento centrale di
ricerca, studi e proposte di politica economica e industriale in
Italia, punto di riferimento per la classe dirigente».
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IL MATTONE IN GRAN BRETAGNA RISCHIA UN NUOVO CROLLO...
Da "La Stampa"
- Nel Regno
Unito, gli acquirenti di immobili navigano ancora in acque
perigliose. La ripresa iniziata a febbraio dell'anno scorso ha
risollevato i prezzi medi delle case, che oggi si attestano
intorno al 10% meno del picco raggiunto nell'ottobre 2007. Ma è
probabile che, con la legge di bilancio che sarà presentata a
giugno dalla nuova coalizione di governo, nuovi pericoli siano
in agguato.
Il
mercato immobiliare è ancora instabile. Nonostante la tendenza
generale al rialzo, i dati di Halifax segnalano una diminuzione
dei prezzi nei mesi di febbraio e aprile. I quartieri più
esclusivi di Londra hanno visto un pieno recupero dei valori
originari, perché la persistenza dei bonus bancari e l'afflusso
di greci facoltosi in fuga dai problemi nazionali hanno generato
una domanda sostenuta. In altre zone, i prezzi sono rimasti
pressoché stazionari.
Gli
ultimi indicatori appaiono negativi. Secondo Rics, lo scorso
autunno le richieste di acquisto erano di gran lunga superiori a
quelle di vendita. Oggi questa tendenza si è attenuata e gli
ultimi dati sulle approvazioni dei mutui segnalano un calo
trimestrale del 18%. Anche se la domanda dovesse riprendere a
pieno ritmo, la disponibilità di credito resterà scarsa: l'anno
prossimo, infatti, le banche inglesi dovranno far fronte a
esigenze di finanziamento per 300 miliardi di sterline quando il
governo ritirerà le attuali misure a sostegno della liquidità.
Molti
mutuatari superindebitati sono riusciti a evitare l'insolvenza
solo grazie ai tassi di interesse estremamente bassi. Se
dovessero perdere il lavoro - o se la sterlina si indebolisse e
l'inflazione iniziasse a salire in altri comparti dell'economia,
spingendo i prezzi al rialzo - la conseguenza potrebbe essere
un'ondata di vendite giudiziarie. La scarsità dell'offerta potrà
forse tenere a galla le quotazioni nei quartieri più prestigiosi
di Londra, ma l'indebolimento dell'euro - e il conseguente calo
di fiducia degli acquirenti esteri - non sarà certo d'aiuto. Le
recenti flessioni dei prezzi sul mercato immobiliare inglese
MARCEGAGLIA,
AGENZIE RATING HANNO PERSO CREDIBILITA'...
(Adnkronos)-
'Le agenzie di rating hanno perso credibilita'. Ancora una volta
si stanno rivelando specialiste in autopsie'. E' la denuncia
mossa, tra gli applausi della platea, dal presidente di
Confindustria, Emma Marcegaglia, alle agenzie di rating che
'hanno svolto un ruolo determinante nel favorire il collocamento
di carta tossica, alla quale attribuivano il massimo giudizio
per guadagnare grasse commissioni dagli emittenti'.
BORSA
SHANGAY
'Vi sono
stati clamorosi errori nella valutazione del debito privato - ha
detto - che hanno suscitato molti sospetti di conflitto di
interessi, come nei casi Enron e Lehman, e da noi Cirio e
Parmalat. A questi si sommano oggi intempestive e devastanti
valutazioni sui debiti pubblici, che hanno accentuato gli
attacchi dei mercati. Cosi' viene dissipata la fiducia
faticosamente ristabilita' e messa a rischio la ripresa'.
5- MANOVRA:
PICCOLE FONDAZIONI CON CONTROLLO SU BANCHE VIGILATE DAL
TESORO...
Radiocor -
Le piccole
Fondazioni che controllano, direttamente o indirettamente,
banche o concorrono al loro controllo 'attraverso patti di
sindacati o accordi di qualunque tipo' continueranno ad essere
vigilate dal Tesoro 'anche dopo l'istituzione di una nuova
Autorita' di controllo'. Lo stabilisce l'articolo 52 della
manovra approvata dal Governo. Il decreto legge, ormai definito,
e' composto da 54 articoli e 3 allegati.
- STORICO
SORPASSO A WALL STREET APPLE VALE PIÙ DI MICROSOFT...
Da "la Stampa" -
Spinta dal successo mondiale del suo prodotto di punta iPad, la
Apple scavalca la Microsoft come prima fra le società
tecnologiche per capitalizzazione, conquistando anche il secondo
posto assoluto fra le aziende americane dopo ExxonMobil. Il
balzo di Apple rappresenta un momento storico e indica un netto
cambiamento culturale, con i gusti dei consumatori che hanno
preso il sopravvento e sono divenuti il motore dello sviluppo
tecnologico.
Apple ha
chiuso la seduta in borsa in calo dell'1,1% a 222,1 miliardi di
dollari di capitalizzazione di mercato. Ma questa flessione non
l'ha penalizzata, perché Microsoft ha archiviato le
contrattazioni lasciando sul terreno il 4% a 219,2 miliardi di
dollari di capitalizzazione.
Il sorpasso
della società di Cupertino è avvenuto poco dopo le 14,30 locali
(ore 20,30 italiane) con Apple che, in progresso dell'1,8%,
raggiungeva una capitalizzazione di mercato di 227,1 miliardi di
dollari. Negli stessi minuti Microsoft cedeva l'1% a 226,3
miliardi di dollari. In marzo Microsoft superava ancora Apple di
50 miliardi di dollari per valore in borsa. L'unica società
americana che continua a valere più di Apple è ExxonMobil, che
vanta una capitalizzazione di 282 miliardi.
LEHMAN
BROTHERS: FA CAUSA A JPMORGAN PER MILIARDI DI DOLLARI...
Radiocor -
Lehman Brothers Holdings e un gruppo di investitori non assicurati
hanno intentato causa contro JpMorgan Chase, sostenendo che la
banca avrebbe illegalmente sottratto miliardi di dollari a
Lehman, chiedendo eccessive garanzie collaterali a copertura del
rischio. Questo sarebbe successo nel settembre 2008, nei giorni
immediatamente precedenti al fallimento di Lehman, il maggiore
della storia americana.
Secondo la
causa depositata al tribunale fallimentare di New York, un
documento di 66 pagine, l'amministratore delegato di JpMorgan
Jamie Dimon e altri dirigenti avrebbero utilizzato notizie
interne in proprio possesso per mettere JpMorgan in posizione
privilegiata rispetto agli altri creditori di Lehman, mentre le
condizioni di quest'ultima andavano deteriorandosi.
JpMorgan
avrebbe chiesto 8,6 miliardi di dollari di garanzie collaterali
e, in questo modo, si sarebbe messa al riparo dall'esposizione a
un eventuale fallimento di Lehman, ma avrebbe anche contribuito
ad alimentare la crisi di liquidita' che ha portato al collasso
dell'istituto. I curatori fallimentari sperano cosi' di
recuperare miliardi di dollari, chiedendo la restituzione degli
8,6 miliardi e il pagamento di danni.
TOYOTA PUNTA
SULL'ELETTRICO CON LA TESLA...
Da "Il Sole 24 Ore" - Toyota , leader mondiale nelle auto ibride,
fa un passo avanti e scommette sulle emissioni zero. Il gruppo
giapponese investirà 50 milioni di dollari per una quota
nell'americana Tesla, un'azienda specializzata nei veicoli
elettrici di cui è già socia la Daimler.
La
dimensione della quota non è stata resa nota; l'accordo prevede
che Tesla acquisti da Toyota una fabbrica attualmente chiusa a
Fremont in California e la utilizzi per produrre la sua berlina
modello S - un impianto che era della Nummi, joint venture tra
Toyota e General Motors; l'operazione permetterà di creare 1.000
nuovi posti di lavoro. Toyota e Tesla collaboreranno nello
sviluppo di veicoli elettrici e di componenti; la casa nipponica
punta a lanciare un'auto interamente elettrica nel 2012.
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- HINDUYA RILEVA IL PRIVATE BANKING DI KBC...
Da "Il Sole 24 Ore" - La banca indiana Hinduya, gestita dai due
fratelli miliardari Srichand e Gopichand Hinduya, ha acquistato
dalla banca belga Kbc l'unità di private banking Kbl per 1,35
miliardi di euro.
IL SALE DI CONTINENTAL SULLA FERITA AIR FRANCE...
Da "Il Sole 24 Ore" - Bagarre nei cieli tra Continental Airlines e
Air France per la trage-dia del Concorde nel 2000. La compagnia
aerea americana ha denunciato i francesi per ostruzione della
giustizia: sarebbero responsabili, a suo avviso, della sospetta
sparizione di documenti sullo stato del velivolo. Ma Air France
non ci sta: se è vero che i documenti originali mancano, replica,
i dati che contenevano sono stati ricalcolati con esattezza. La
posta in gioco è alta: il tribunale transalpino di Pontoise
dovrebbe dire l'ultima parola sull'incidente avvenuto
all'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, quando il 25 luglio di
dieci anni fa un Concorde diretto a New York si schianto' durante
il decollo facendo 113 vittime.Stando finora all'accusa,sarebbe la
Continental ad avere le maggiori responsabilità: un suo DC 10 in
difetto di manutenzione, decollato poco prima del volo fatale,
avrebbe perso una lamella in titanio sulla pista provocando il
disastro.
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- CASA A BUON MERCATO CON BOX A INDIANAPOLIS...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - La caduta dei prezzi degli immobili
di New York è stata consistente, ma comprare casa nella "grande
mela" non è molto più semplice del passato. Il prezzo medio delle
case, secondo la National Association of Homebuilders, è sceso da
500 mila a 426 mila dollari ma la remunerazione media delle
famiglie nell'area metropolitana di New York non arriva a 65 mila
dollari.
A tre
anni dallo scoppio della bolla dei subprime, la classifica delle
città americane in cui è oggi più facile comprare casa è guidata
da Indianapolis. La 33 esima città americana per dimensione ha un
pezzo medio delle case di 96 mila dollari a fronte di un reddito
medio delle famiglie che si attesta a 68.700 dollari. Insomma,
mediamente si guadagna un po' meglio che a New York e la casa
costa un quinto. Non sarà Manhattan, ma per chi ama le automobili
e la "500 Miglia" è un posto più accessibile.
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L'IPHONE DI APPLE VA A SCONTO IN CINA...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - In Cina l'iPhone si vende a prezzi
di saldo. Dopo mesi deludenti per la commercializzazione
dell'apparecchio (tanto desiderato in Occidente quanto poco
apprezzato nella Repubblica Popolare) l'unico operatore
convenzionato con Apple, China Unicom, ha deciso di dare una
svolta alle proprie strategie di marketing.
La
compagnia cinese, partecipata dalla spagnola Telefonica, metterà
sul piatto fino a5 miliardi di yuan (quasi 600 milioni di euro)
per abbattere il prezzo di vendita e convincere almeno una parte
dei 10 milioni di abbonati che costituiscono il suo ambizioso
target per il 2010.Un'impresa non facile visto che i concorrenti
sono parecchio agguerriti. China Mobile, il primo operatore di
cellulari del paese, sta preparando infatti la controffensiva: la
società è in trattativa con Apple per far commercializzare in
esclusiva il nuovo computer portatile iPad.
FIAT, FABBRICHE CHIUSE A FINE GIUGNO...
Da "La Stampa" - Continua il ricorso alla cassa integrazione negli
stabilimenti del gruppo Fiat, a causa del calo delle vendite di
auto, dopo la fine degli incentivi. Nella settimana a cavallo tra
giugno e luglio si fermeranno tutte le fabbriche. L'azienda ha
comunicato il provvedimento a Mirafiori, a Termini Imerese e a
Melfi, mentre è sempre fermo Pomigliano. A Torino la fermata
produttiva sarà più lunga per i lavoratori delle linee Multipla,
Musa, Punto e Idea, per cui la cassa scatterà già dal 21 giugno
(per i 670 lavoratori della Multipla a partire dal 16). A causa di
una fermata dello stabilimento polacco di Tychy ci sarà lunedì uno
stop delle ex Meccaniche di Mirafiori, per tutti e tre i turni.
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IL FINANZIERE BOLLORÉ: «COMPRO GENERALI, NON CEDO MEDIOBANCA»...
Da "La Stampa" - Vincent Bolloré ha in mano lo 0,06% di Generali e
non pensa di uscire da Mediobanca. Il finanziere francese, dopo
aver comunicato mercoledì di aver comprato, il 14 maggio, lo 0,02%
di Trieste (325.000 titoli per un controvalore di 4,8 milioni), è
tornato a fare shopping. «Ho già acquistato circa un milione di
titoli Generali. È un segnale di fiducia nella compagnia», ha
affermato Bolloré, da meno di un mese vicepresidente del gruppo
assicurativo triestino.
- «IL GRUPPO
COPPOLA CONTINUA A OPERARE»...
Da "La Stampa" - Dopo le notizie apparse nei giorni scorsi, il
gruppo che fa capo all'immobiliarista Danilo Coppola precisa di
non aver subìto alcun crac: continua a svolgere la sua attività e
«le indagini hanno riguardato esclusivamente alcune società di
scopo». Inoltre i finanziamenti erogati dalla Bim al Gruppo, oltre
che garantiti erano «supportati da titoli di Stato di valore
ampiamente superiore a 150 milioni di euro».24-05-2010]
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FONDAZIONI:
EMANUELE (F.ROMA), DAL TESORO UNA FORZATURA SUL CONTROLLO...
Radiocor - 'Una forzatura della Legge Ciampi'. Emmanuele Emanuele,
presidente della Fondazione Roma, critica aspramente il
provvedimento contenuto nella manovra correttiva dei conti
pubblici che interpreta 'in maniera del tutto arbitraria' la legge
Ciampi che disciplina le Fondazioni ex bancarie e che mira a
confermare al ministero dell'Economia la vigilanza anche sulle
Fondazioni che hanno dismesso il controllo della banca
conferitaria.
'La verita'
- spiega Emanuele a Radiocor - e' che il ministero dell'Economia
tenta di tenere il controllo del sistema delle Fondazioni per
influire attraverso di esso sul sistema bancario, nonche' indurre
le Fondazioni a intervenire in soccorso del Governo attraverso
iniziative quali la Cassa Depositi e Prestiti o altro'.
Emanuele,
che e' vice presidente dell'Acri, e' sempre stato contrario
all'ingresso nell'azionariato della Cassa spa da parte delle
Fondazioni, convinto che gli enti di origine bancaria debbano
uscire dalle banche e concentrare la propria az ione sul non
profit. La Fondazione Roma, che dopo la fusione di Capitalia in
Unicredit ha mantenuto una quota minima nella banca destinata a
essere dismessa, ha ottenuto a dicembre una sentenza del Tar del
Lazio che le ha dato ragione, contro il ministero di via XX
Settembre, dichiarando, ricorda Emanuele, che 'laddove non si
ravvisi il possesso di una partecipazione di controllo, le
Fondazioni debbano ricadere sotto il controllo delle Prefetture e
non del ministero dell'Economia'. 28-05-2010]
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SE ARPE E
BRAGGIOTTI TORNASSERO A DIALOGARE...
Al. G. per "il Sole 24 Ore" - Pochi mesi fa, poco prima della fine
del 2009, Matteo Arpe e Gerardo Braggiotti si sono visti per
esplorare l'ipotesi di un'aggregazione tra Banca Profilo (che fa
capo ad Arpe) e Banca Leonardo (che fa capo a Braggiotti). Non se
ne è fatto nulla, perché Leonardo era troppo patrimonializzata. E
il merger non sarebbe stato tra "pari". Nel frattempo Leonardo ha
rimborsato parte del capitale agli azionisti.
Eora
l'unione sarebbe più fattibile. È noto che Braggiotti vorrebbe
ridurre le cariche operative, dedicandosi a un ruolo più
istituzionale e da deal maker. E vedrebbe bene Arpe come suo socio
e co-head operativo, dopo la proficua collaborazione ai tempi
della comune presenza in Mediobanca. Il dialogo interrotto pochi
mesi fa potrebbe riprendere ora su basi nuove? Difficile dirlo.In
teoria, la crisi dei mercati potrebbe rendere più conveniente
l'unione delle due realtà.
Creando una
piccola Mediobanca. Sia Profilo che Leonardo, però, a differenza
di molte realtà che arrancano, hanno idee, forza e solidità per
proseguire da sole. E giocare un ruolo da polo attrattivo per le
realtà del settore del private e investment banking. Molti
competitors, soprattutto tra le controllate delle banche popolari,
sono in difficoltà. Profilo e Leonardo no. Guardano e aspettano.
Certo che se riprendessero a dialogare...
02.06.10 |
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LA
FEDERAZIONE EUROPEA DEI COSTRUTTORI NOMINERÀ PRESIDENTE LUISA TODINI, L'INCANTEVOLE BERLUSCHINA CHE NEL SETTEMBRE DELL'ANNO
SCORSO MOLLÒ IL SUO IMPERO TRA LE BRACCIA DELL'IMPRESA SALINI
ALTRIMENTI AVREBBE RISCHIATO GROSSO PER I CIRCA 200 MILIONI DI
DEBITI ACCUMULATI
C'è da scommettere che all'Assemblea di Confindustria di giovedì
all'Auditorium, uno dei personaggi più fotografati sarà Luisa
Todini, che ai fotografi appare di gran lunga più bella di Massimo
Calearo e Luigino Abete.
Al termine
dei lavori la 44enne imprenditrice di Perugia correrà a Fiumicino
per imbarcarsi destinazione Cipro. Qui il giorno dopo sarà accolta
dagli 11 membri della Federazione europea dei costruttori che in
un hotel di Limassol, il capoluogo dell'isola, la nomineranno
presidente della loro organizzazione.
A questa
medaglia la boccoluta Luisa tiene molto di più che agli incarichi
offerti dal Cavaliere di Arcore che l'avrebbe preferita di gran
lunga alla massaia ammodernata Renata Polverini, e avrebbe
addirittura ipotizzato di sistemarla al posto di Sciaboletta
Scajola.
Francamente
non c'è alcuna conferma che l'incarico ministeriale le sia stato
offerto in maniera almeno ufficiosa, ma l'esponente di Forza
Italia fa parte di quella galleria femminile che negli ultimi anni
ha colpito ripetutamente la fantasia del premier. La fortuna della
Todini è in gran parte simile a quella della povera Polverini ed è
legata alle comparsate nel salotto del bravo ragazzo con il volto
da seminarista onanista che si chiama Giovanni Floris.
Ciò non
toglie che l'amore per i cantieri e l'odore del cemento siano per
la fanciulla un richiamo irresistibile. La Todini è una figlia
d'arte che ha raccolto l'eredità del padre costruttore, un uomo
incappato in qualche incidente giudiziario ma capace di costruire
un piccolo impero.
A onor del
vero va detto che la figliola quest'impero ha dovuto portarlo nel
settembre dell'anno scorso tra le braccia dell'impresa Salini
altrimenti avrebbe rischiato grosso per i circa 200 milioni di
debiti accumulati. Nonostante questi precedenti i costruttori
europei venerdì mattina le daranno la medaglietta da presidente
pregandola di resistere alle lusinghe della politica.
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TODINI REAL
GARDEN – L’IMPRENDITRICE CHE IL BANANA AVREBBE VOLUTO GOVERNATRICE
DEL LAZIO SI FA UNA VILLA NEL CUORE DI VILLA ADA – IN CORSO LA
RISTRUTTURAZIONE DEL RUDERE CHE ALE-DANNO HA VENDUTO ALLA SALINI
CHE A SUA VOLTA L’HA CEDUTO ALLA COSTRUTTRICE - RESIDENTI FURIOSI
CON L’IMPRESA: DIVELTA LA CICLABILE, TOLTI I CARTELLI, CAMION
SULL´ERBA – MA PUÒ IL COMUNE DISSEQUESTRARE UN IMMOBILE NEL BEL
MEZZO DI UN’AREA VERDE E VENDERLO AD UN PRIVATO? A QUANTO PARE SÌ...
aria Elena Vincenzi per "la
Repubblica - Roma"
All´improvviso in un parco può anche spuntare una casa. Meglio, si
può prendere un rudere fino a poco tempo fa sequestrato e
trasformarlo in una villa immersa nel verde. E può anche
succedere, come conseguenza, che per i lavori e, poi, per
l´accesso all´immobile si costruisca una strada senza
autorizzazione.
Succede al
parco Rabin, area verde nel cuore dei Parioli, estrema appendice
di Villa Ada a pochi passi dalla Luiss e dal comando generale
dell´Arma di carabinieri. Un giardino in cui, a tutte le ore del
giorno, i residenti della zona si concedono un po´ di relax, a
volta in compagnia dei loro bambini. Ed è proprio al confine con
l´area gioco per i più piccoli che, da qualche tempo, è spuntata
una villa.
Nel bel
mezzo del parco. I lavori sono ancora in corso e non si sa quale
sia la destinazione d´uso finale. Una cosa è certa, come spiega il
cartello: la proprietà. Che è di Luisa Todini, imprenditrice
romana, che, fino a qualche giorno fa era addirittura in lizza per
la successione di Scajola al Ministero per le attività produttive.
Un terreno comunale, ovviamente, che, però, è stato venduto dal
Comune alla Salini che, poi, ha venduto alla costruttrice. E la
domanda è lecita: può l´amministrazione decidere di dissequestrare
un immobile nel bel mezzo di un´area verde e venderlo ad un
privato? A quanto pare sì.
E non è
l´unica concessione che si fa da queste parti. Oltre alla villa,
da qualche tempo si è creata anche una strada per facilitare
l´accesso agli autocarri dell´impresa. Un passaggio che unisce via
Panama a via del Canneto e, quindi, a viale Romania.
Che la
"scorciatoia" sia pericolosa per via dei ciottoli enormi, è solo
un dettaglio. Quello che importa è che, per costruire questo
accesso ad hoc, sono stati divelti i paletti che delimitano la
pista ciclabile e i paletti delle indicazioni stradali. E ancora:
a questo varco è già stato attribuito un numero civico, 29A,
scritto con il pennello, ed è lì che il percorso per le due ruote
e il marciapiedi si interrompono senza alcuna segnalazione. Non un
avviso, né un passo carrabile. Ma solo camion parcheggiati
sull´erba verde del parco.
Insomma, i
misteri sembrano essere parecchi. La certezza è una sola: questa
storia della casa della Todini non piace ai frequentatori del
parco. L´area accanto al cantiere è stata recintata e, sul nastro
arancione, è comparso un cartello: "Divieto di accesso e sosta".
Firmato: Associazione amici del Parco Rabin. Un avviso in attesa
che le autorità intervengano per la salvaguardia del verde.
[27-05-2010]
la Casa
NEL CUORE DI VILLA ADA di Luisa Todini - L´imprenditrice assicura
che è tutto in regola, che nulla è stato violato: "PERMESSI
REGOLARI" - "L´IMMOBILE È STATO CARTOLARIZZATO NEL 2006 DA UNA
SOCIETÀ DEL CAMPIDOGLIO" - Intanto, gli agenti scrivono verbali, i
politici di maggioranza difendono la "casa" della todini, quelli
di opposizione si indignanoMaria Elena Vincenzi
per "la
Repubblica - Roma"
Casa nel
verde di Luisa Todini. L´imprenditrice assicura che è tutto in
regola, che nulla è stato violato. I carabinieri si preoccupano e
scrivono al comandante del II gruppo dei vigili urbani che li
rassicura: «Nessuna illegittimità». Intanto, però, gli agenti
scrivono verbali, i politici di maggioranza difendono la «casa»
dell´imprenditrice, quelli di opposizione si indignano. E alcuni
aspetti poco chiari restano.
Ma
andiamo con ordine. Innanzitutto l´interessata, l´imprenditrice
romana. Una lettera a punti in cui la costruttrice precisa la
situazione. Partendo dall´immobile che, dice Luisa Todini, «esiste
dal 1967 ed era di proprietà del Comune, mantenuta per decenni in
uno stato di degrado.
Nel 2006
la Campidoglio Finance S. r. l., società operante per conto del
Comune di Roma nell´ambito di un´operazione di cartolarizzazione,
a una società privata, la Pasquino di Salini Aldo e C., che ha
preliminarmente avviato alcuni lavori di manutenzione e presentato
domanda di sanatoria per difformità realizzate prima del 1985».
Nel 2010
la villetta viene comprata dall´imprenditrice che avvia «l´iter
per l´ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie». Così la
strada che, si legge nella nota, «da decenni collega via del
Canneto a via Panama costituisce servitù di passaggio pedonale e
carrabile, per destinazione del padre di famiglia, a favore della
casa.
Si tratta
di una strada pubblica. Fuorviante - conclude - è l´affermazione
secondo cui sarebbero stati divelti i cartelli stradali e i
parapedonali. La mia intenzione è quella di riqualificare
l´immobile per uso privato contribuendo al miglioramento
architettonico ed estetico dell´intera area».
Insomma,
nessuna irregolarità, secondo la costruttrice. Tesi che viene
avallata anche dall´assessore al Patrimonio, Alfredo Antoniozzi:
«Questo edificio fu inserito nell´operazione di cartolarizzazione
della giunta Veltroni». E dal comandante della polizia municipale
del II Gruppo, Maurizio Sozi, che ribadisce: «Tutto in regola».
Anche, se stando ai rumors del quartiere i suoi agenti non sono
proprio d´accordo e stanno preparando alcuni documenti in cui
chiedono spiegazioni.
Spiegazioni sulla mancanza di segnaletica, sul fatto che la
strada, senza nome, senza indicazione e senza senso di marcia ma
con un numero civico, sbuchi sul marciapiedi e sulla pista
ciclabile, sul fatto che i cartelli che un tempo c´erano, ora
siano gettati a terra a ridosso della cancellata. Domande a cui
qualcuno dovrà rispondere.
Spiegazioni che chiede anche il senatore Pd Roberto Della Seta:
«Piacerebbe sapere se nell´autorizzare il progetto decisamente
faraonico di ristrutturazione del rudere acquistato dalla Todini
in un´area che per buona parte è inserita nel perimetro di Villa
Ada, e dunque è di proprietà pubblica e tutelata in forza di
almeno una decina di normative diverse, l´amministrazione
capitolina si sia preoccupata di più di garantire l´interesse
generale o di accontentare un esponente quanto mai autorevole dei
«poteri forti» immobiliari.
E perché mai
per consentire al nuovo proprietario di ristrutturare l´edificio è
stato di fatto impedito ai cittadini l´uso della pista
ciclabile?». Mentre il vicepresidente della commissione Ambiente
capitolina, Athos De Luca, ha presentato una interrogazione
urgente. 28-05-2010]
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REQUISITI DI ONORABILITÀ NEL DOPO SCAJOLA...
R. Sa.
per "il Sole 24 Ore" - Con l'uscita di scena del ministro
dello Sviluppo Economico Claudio Scajola si è nuovamente
impantanato il decreto sui requisititi di onorabilità degli
amministratori assicurativi che doveva essere emanato entro
il 30 giugno prossimo. Di rinvio in rinvio sono ormai 5 anni
che il decreto latita. La scelta di Scajola sembrava quella
di replicare per le compagnie le norme già in vigore per le
banche. Peraltro introducendo una fase transitoria che
manteneva lo statu quo per gli amministratori già colpiti da
condanne in primo grado (ma non definitive).Una
questione che riguarda alcuni esponenti assicurativi tra cui
il presidente di Generali Cesare Geronzi e l'ad di Unipol
Carlo Cimbri. Per il futuro invece quelle sentenze
comporterebbero la sospensione dei manager salvo reintegro
da parte dei Cda. Ora del problema si occuperà il successore
di Scajola a meno che non intervenga direttamente il
presidente del consiglio Silvio Berlusconi che, per il
momento, ha mantenuto l'interim del dicastero.
L'ORO DEL RODANO NEI CONTI DELLA BNS...
L. Te.
per "il Sole 24 Ore" - Le riserve di metallo nobile, ridotte
negli anni ma ancora robuste, hanno dato un forte contributo
all'utile della Banca nazionale svizzera, pari a 1,5
miliardi di franchi nel primo trimestre 2010. Il risultato
della Bns di un anno prima era stato ancor più eclatante,
sempre grazie ai lingotti. Pur diminuendo, l'utile resta
elevato, trainato dall'ormai perdurante aumento del prezzo
dell'oro, tornato bene-rifugio.
Un'altra buona notizia per la Bns è il contributo positivo
dato nel trimestre dal Fondo di stabilizzazione, con cui
l'istituto centrale elvetico gestisce i titoli tossici ex
Ubs. Il nuovo quadro di mercato ha permesso un allentamento
delle tensioni per questi ultimi. Ironia della sorte, la
nota dolente per la Bns è la forza eccessiva del franco
sull'euro. L'istituto è pieno di euro acquistati proprio per
limitare il rafforzamento del franco e questo le ha
procurato una riga negativa nei conti. Insomma, la Bns
subisce la discesa del valore dell'euro. Ma si consola con
l'oro. Vecchia passione. 17-05-2010]
CITYLIFE: IN EXTREMIS LIGRESTI SCENDE IN CAMPO PER LA QUOTA
LAMARO...
Radiocor - Colpo di scena nella trattativa per l'uscita da
Citylife della Lamaro della famiglia Toti. Il gruppo
Ligresti, secondo quanto risulta a Radiocor, e' rientrato in
extremis nella partita dichiarando l'interesse a
sottoscrivere, pro quota, il 20% dell'immobiliarista romano
che sembrava ormai destinato a essere ripartito tra gli
altri due soci, Generali e Allianz. Se il riassetto
prendesse questa strada, le due compagnie assicurative e
Ligresti arriverebbero a detenere il 33% a testa della
holding a capo del cantiere dell'ex Fiera. |
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La
vera casta che costa! - Altro che crisi internazionale e
pericolo euro, il Cda delle Generali si occupa dei benefit
degli alti dirigenti: Bernheim vuole continuare a prendere
1,5 milioni all’anno, ovvero 4.100 euro al giorno più casa a
Venezia, motoscafo in Laguna e ufficio a Parigi. Geronzi
invece vuole il jet privato: come Naomi Campbell, non “fly
commercial”…
Francesco Manacorda per
"La Stampa"
C'è - anzi c'è ancora - un caso Bernheim all'ordine del
giorno delle Generali. Il consiglio che si è riunito
mercoledì per approvare i risultati del primo trimestre e
decidere con tre astenuti - i compensi del presidente Cesare
Geronzi, si è infatti incagliato proprio sulla somma da
corrispondere all'ex presidente francese, ormai presidente
onorario.
Bernheim dovrebbe avere un vitalizio di 1,5 milioni di euro
annui, che in caso di sua scomparsa è reversibile -per il
60%, ossia per circa un milione - a sua moglie. Questo,
almeno, prevede una polizza che fu approvata nel 1999,
quando il finanziere fu costretto a lasciare il vertice
della compagnia triestina. Il trattamento fu approvato
all'epoca da una delibera del cda.
Nel
2002 Bernheim rientrò al vertice del Leone e il vitalizio fu
sostituito dalla retribuzione. Mercoledì è stata avanzata la
proposta di ripristinare il vitalizio del 1999, ma - su
proposta del vicepresidente Vincent Bolloré - si è deciso di
effettuare ulteriori approfondimenti per capire quali siano
le obbligazioni della compagnia nei confronti di Bernheim.
Se
infatti la decisione presa nel `99 non fosse più valida,
allora si andrebbe verso una nuova delibera che dovrebbe
comunque garantire al presidente onorario gli 1,5 milioni
annui. Se invece secondo i legali che verranno interpellati
la delibera originaria fosse ancora in vigore, allora
Bernheim potrebbe in teoria chiedere - finora non lo ha
fatto - anche una buonuscita.
In
questo modo, dunque, il presidente onorario potrebbe
assommare altri compensi al vitalizio non da fame - 4.100
euro lordi il giorno, domeniche e festivi compresi - e ai
benefit già decisi dal cda. Tra questi il mantenimento
dell'ufficio a Parigi e di una casa a Venezia, per la quale
paga un affitto di 40 mila euro annui, più un motoscafo a
disposizione in Laguna.
Comprensibile, dunque, come finora il riserbo misto forse a
qualche imbarazzo - regni sovrano nel cda Generali. Nemmeno
su Geronzi, del resto, tutto è filato liscio. In un'ora
circa di discussione in cda - assente per evidenti motivi
proprio il presidente - si è discusso approfonditamente sia
del pacchetto retributivo, che ammonta a poco meno di 3,3
milioni tra emolumenti e gettoni di presenza, ossia la
stessa cifra che Geronzi prendeva come presidente di
Mediobanca, sia di certi benefit ad esempio l'utilizzo di un
jet privato per spostarsi tra Roma, Milano e Trieste - che
ad alcuni consiglieri apparivano eccessivi.
Alla
fine, comunque, Geronzi, per parafrasare Naomi Campbell non
«fly commercial», non utilizzerà voli di linea. Il voto
sugli emolumenti, però, non è stato all'unanimità e a
dissociarsi non sono stati solo consiglieri di minoranza.
Due degli eletti nella lista presentata da Assogestioni, e
votata anche dal fondo pensioni di Bankitalia si sono
astenuti. Astenuto anche Angelo Miglietta, segretario
generale della Fondazione Crt eletto nella lista Mediobanca,
perché la retribuzione eccede quanto prevedono le linee
guida delle fondazioni. 16-05-2010]
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NESTLÉ
CAVALCA LA MANIA DELLE CIALDE...
L. Te. Per il "Sole 24 Ore"
- Dal
caffè al tè, sempre in capsula. Il colosso alimentare
svizzero Nestlé rilancia e dopo Nespresso punta su
Special.T., sperando di ripetere il successo. Con
quest'ultimo marchio, la multinazionale svizzera
commercializzerà dal settembre prossimo, all'inizio soltanto
in Francia, foglie tritate di diverse qualità di tè. In un
primo momento, il tè in capsula si venderà via internet, poi
si vedrà ovunque. Dopo il test francese, il nuovo prodotto
potrebbe ovviamente sbarcare su altri mercati europei. Anche
per il tè ci vorrà, come già per l'espresso incapsulato,
un'apposita macchina. Nespresso ha registrato ben 3 miliardi
di franchi di ricavi l'anno scorso, circa un quarto in più
rispetto all'anno prima, è un caso di studio. Però ora per
Nespresso si affacciano da più parti possibili concorrenti.
E Nestlè allora amplia la gamma nel segmento. Tutto in
capsula ormai, tranne naturalmente ricavi e profitti. |
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11- IL
MISTERO DEI BTP SCOMPARSI...
Dal "Sole 24 Ore" -
Si lamenta il direttore di una Sim milanese perché non
riesce a farsi consegnare i titoli acquistati: dei BTp a
scadenza settembre 2020. Dice che è "fuori" per oltre 12
milioni. In un'altra Sim sono "fuori" per quasi 40 milioni:
sempre BTp a scadenza 2019, 2020 o 2021.
Le
controparti non consegnano i titoli: non li possono
consegnare perché qualche grande investitore è andato
"corto" di BTp, ossia li ha venduti allo scoperto senza
nemmeno farseli prestare. Il disagio dura ormai da giorni e,
come racconta il capo del reddito fisso di una grande banca,
si sta creando un effetto a catena: perché chi non riceve i
titoli è costretto a sua volta a venderli senza poterli
consegnare. «Qualcuno è andato pesantemente al ribasso sulle
scadenze decennali»,dice l'operatore.Ora è diventato assai
difficile trovare titoli a prestito: anche a costi
proibitivi, come si capisce dai tassi pretesi che hanno
toccato il 3%.
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VODAFONE, DIETRO LA RETE C’è LA CASSA (DEPOSITI E PRESTITI)
DI TREMONTI – DOPO IL SORPASSO STORICO SU TELECOM,
BERTOLUZZO CADE NELLA RETE: “NEL 2011 SI PUÒ INIZIARE A
SCAVARE” – E I SOLDI CHI LI CACCIA? IL SOLITO PANTALONE: “LA
PRESENZA DELLA CDP È IMPORTANTISSIMA PERCHÉ STIAMO PARLANDO
DI UN’INFRASTRUTTURA STRATEGICA PER IL NOSTRO PAESE. MA IL
PROGETTO SARÀ PRESENTATO NEL MOMENTO IN CUI SARÀ
SPONSORIZZATO DAL GOVERNOMila Fiordalisi per
"Panorama Economy" in edicola domani (anticipata dal
"Corriere delle Comunicazioni",
www.corrierecomunicazioni.it)
"Una
sola rete, che si sviluppi in modo graduale e che sia aperta
a tutti. E abbiamo già banche e istituti finanziari che ci
stanno chiedendo lumi, manifestano interesse, perché chi
ragiona con la mentalità dell'infrastruttura la considera un
progetto importantissimo. Ovviamente maggiori sono le
dimensioni, più è finanziabile. Entro quest'anno vanno
definiti gli obiettivi le modalità e le regole. Per iniziare
a scavare dal 2001, dopo i test in corso".
Paolo
Bertoluzzo racconta i progetti di Vodafone Italia in una
lunga intervista che sarà pubblicata domani dal settimanale
Panorama, visionata in anteprima dal Corriere delle
Comunicazioni.
I
riflettori sono puntati sul progetto di società della fibra
annunciato nei giorni scorsi insieme con Wind e Fastweb ma
anche sulla strategia convergente. "La nostra strategia è
dare ai nostri clienti servizi che non siano più soltanto
mobili ma anche fissi. Per poterlo fare abbiamo bisogno di
una rete di grande affidabilità che sia in grado di
supportare l'innovazione che ci potrà venire in mente".
"Casa,
station, prodotti per le aziende: per noi tutto questo è il
business della rete fissa. Oggi abbiamo raggiunto una quota
di mercato del 10% che significa circa 1,3 milioni di
clienti. Per un'azienda forte nella telefonia mobile come
Vodafone questa rappresenta un'opportunità di crescita in un
momento di discontinuità del mercato: l'esplosione della
banda larga".
Bertoluzzo ricorda che nel mobile la banda larga cresce a
tassi fra il 30 e il 40% all'anno. E la crescita di quasi il
2% messa a segno dall'azienda "è anche grazie alla banda
larga fissa - che ha margini bassi perché paghiamo molto
l'accesso alla rete - e mobile, che ha elevata marginalità
ma richiede anche grandi investimenti".
L'Italia è strategica per il business: "E' il primo Paese
europeo per investimenti e nel mondo è seguita solo
dall'India, che però ha un miliardo di abitanti. L'Italia è
un mercato che ha sempre accolto bene le innovazioni. Ma
questa disponibilità rischia di trovare un ostacolo:
un'infrastruttura inevitabilmente invecchia".
E' la
realizzazione dell'infrastruttura a rappresentare il tema
più importante nell'agenda. "Di rete in Italia ce ne deve
essere una", dice Bertoluzzo che considera i progetti
regionali, come ad esempio quello lombardo, "complementari e
convergenti". Ma in questa fase "bisogna avere il coraggio
di essere flessibili. Quello che non possiamo permetterci è
trovarci scelte tecnologiche e modelli di business diversi
regione per regione. renderebbe lo sviluppo, la
commercializzazione e le gestione dei servizi molto più
complessi per gli operatori". Di qui la necessità "di avere
una visione strategica d'insieme".
Per
finanziare la nuova rete Bertoluzzo ritiene che "la presenza
della Cassa depositi e prestiti nell'equity e nel debito sia
importantissima perché stiamo parlando di un'infrastruttura
strategica per il nostro Paese. E tutti gli operatori
telefonici sono privati. Ma il progetto sarà presentato alla
Cdp nel momento in cui sarà sponsorizzato dal governo".
Il
merito al tavolo convocato da Romani "bisogna che il
progetto assuma presto un aspetto operativo: importante è
riunire subito anche i tecnici per capire come affrontare le
tante sfide che il progetto pone". [19-05-2010]
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IMPREGILO: CONTRATTO IN ARABIA SAUDITA DA 70 MILIONI EURO...
(Adnkronos) -
Impregilo realizzera' le 'opere a mare' previste nel
progetto di ampliamento della centrale termoelettrica di
Qurayyah in Arabia Saudita. Il valore del contratto e' di
circa 70 milioni di euro. L'impianto che produce energia
elettrica tramite la combustione di gas e petrolio e'
situato lungo la costa a circa 100 chilometri a sud della
citta' Damman.
Al
termine dei lavori di ampliamento, la potenza complessiva
installata dell'impianto termoelettrico passera' dagli
attuali 1820 Mw a 2600 Mw. In particolare, nell'ambito dei
lavori previsti, Impregilo realizzera' il bacino di presa a
mare, la stazione di pompaggio, i lavori di protezione della
costa adiacente l'impianto per una lunghezza di circa 1,5
chilometri, il canale di scarico a mare della lunghezza di
850 metri. [11-05-2010]
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MEDIOBANCA: PER BOLLORE' IL 4,99% VALE 357,6 MILIONI...
Radiocor
- Il
gruppo Bollore' ha in bilancio il 4,99% in Mediobanca a un
'valore netto contabile' di 357,6 milioni di euro, in
miglioramento dai 295 milioni del 2008, ma ben al di sopra
dell'attuale valore di Borsa (circa 275 milioni) e molto
lontano dai 610 milioni registrati nei conti 2007. Come
emerge inoltre dal bilancio della Financiere de l'Odet,
consultato da Radiocor, la partecipazione resta tra i
'valori disponibili per la vendita', come le quote in
Vallourec e Gaumont. Il rapporto annuale riferisce anche che
la Odet nel 2009 'nell'ambito della distribuzione del
dividendo con azioni gratuite, ha percepito altri 2,047
milioni di titoli Mediobanca che non modificano pero' la
quota detenuta'.
8 -
MEDIASET: NEL PRIMO TRIMESTRE 2009 UTILI PER 92,9 MLN...
(Adnkronos)
- Nei
primi tre mesi del 2010 Mediaset ha fatto registrare a
livello consolidato utili per 92,9 milioni di euro, ricavi
netti per 1.119,4 milioni di euro (+17,5%) e un risultato
operativo di 199,5 milioni di euro (+44,1%). Per quanto
riguarda l'Italia i ricavi netti sono ammontati a 907,9
milioni di euro (+14,5%) e quelli pubblicitari di Publitalia
hanno fatto registrare un incremento del 5,2% mentre i
ricavi dalla Pay Tv Mediaset Premium sono cresciuti del
59,5%. I costi televisivi sono diminuiti dell' 1,7% e
l'utile netto e' stato pari a 65,2 milioni di euro. Sul
fronte spagnolo i ricavi pubblicitari di Publiespana sono
cresciuti del 30% salendo a 194,2 milioni di euro, l'utile
netto e' stato pari a 58,9 milioni di euro rispetto ai 29,3
milioni dei primi tre mesi 2009.
10.05.10 |
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A2A: dossier nucleare al consiglio, ma e' gia' scontro con
il Comune (dai giornali)
ENEL:
INCENTIVI A RISCHIO, SHARP PRONTA A LASCIARE FOTOVOLTAICO
CATANIA...
Radiocor -
E' a rischio il progetto di realizzare la piu' grande
fabbrica di pannelli fotovoltaici in Italia, nato
dall'accordo tra Enel Green Power, Sharp e
STMicroelectronics. Secondo quanto risulta a Radiocor, la
giapponese Sharp starebbe per abbandonare il progetto che
prevede la costruzione dell'impianto a Catania.
La
decisione di abbandonare il nostro paese, secondo fonti
vicine all'azienda, sarebbe legata al fatto che
l'approvazione dei previsti incentivi, indispensabili per la
realizzazione del progetto, non figura all'ordine del giorno
della riunione di domani del Cipe, pur avendo l'Agenzia
delle Entrate individuato i fondi a copertura gia' il 21
aprile scorso.
10.05.10 |
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FUSIONE TRA
UNITED AIRLINES E CONTINENTAL: NATA LA PRIMA COMPAGNIA AEREA DEL
MONDO
E' nata negli Usa la più grande compagnia aerea al
mondo, quella derivante dalla fusione delle americane United
Airlines e Continental. Il New York Times ha anticipato sul suo
sito online che il Consiglio di amministrazione di Ual
Corporation, la società che detiene United Airlines ha approvato
l'operazione. Continental aveva fatto altrettanto nei giorni
scorsi. Secondo fonti citate dal New York Times, l'accordo
raggiunto è di 3 miliardi di dollari. Oggi l'annuncio ufficiale.
L'amministratore delegato sarebbe l'attuale ceo di Continental,
Jeffery Smisek, mentre la presidenza andrebbe all'ad della
United, Glenn Tilton.
GOLDMAN: ARRIVA L'APPOGGIO DI WARREN BUFFETT...
(AGI/REUTERS) - Il miliardario Usa Warren Buffett
difende Goldman Sachs, accusata di aver frodato gli investitori.
Berkshire, la finanziaria di Buffett, controlla 5 miliardi di
dollari di azioni privilegiate di Goldman. "Non ho avuto
problemi con in fondo Abacus - dice Buffett - e penso di
conoscerlo meglio di tanti altri". Inoltre Buffett sostiene di
non aver notato nel comportamento di Goldman niente che
giustifichi le critiche che si sono sollevate nei suoi
confronti.
10 - AEDES: CEDUTA 'WILTON 18 SA' PER 20 MILIONI...
(AGI) - Aedes International S.A., societa'
interamente controllata da Aedes S.p.A., ha ceduto a Grosvenor
Street Trust Company Limited, le quote di Wilton 18 S.A.,
societa' che detiene l'immobile di pregio in 18 Wilton Crescent
a Londra, per un valore complessivo pari a 17,300,000 sterline
(circa Euro 20 milioni). "Tale ammontare - si legge in una nota
- e' in linea con il valore di mercato dell'immobile, secondo la
perizia Reag al 31 dicembre 2009. L'operazione ha consentito di
chiudere l'esposizione in sterline sulla societa' Wilton 18
S.A., registrando anche un utile su cambi per circa Euro 280
mila rispetto al 31 dicembre 2009.
Il gruppo Aedes registra, al netto del rimborso del mutuo
esistente sull'immobile, un effetto di cassa positivo pari a
circa Euro 6,3 milioni, interamente pagati al closing, ed un
miglioramento della posizione finanziaria netta di circa Euro 20
milioni". "La cessione di Wilton Crescent - prosegue la nota -
rientra nella strategia del piano industriale 2009-2013,
finalizzata alla focalizzazione dell'attivita' sul mercato
italiano con la conseguente dismissione delle attivita' estere e
degli immobili e delle iniziative immobiliari ritenuti non piu'
strategici". "Aedes informa, infine, che all'effetto positivo
sulla posizione finanziaria netta derivante dall'operazione si
aggiunge anche l'effetto positivo derivante dalla riduzione
della posizione finanziaria netta di gruppo, a seguito
dell'avvenuto rimborso di un credito IVA da parte dell'Agenzia
delle Entrate pari a circa Euro 8,8 milioni, che ha consentito
il rimborso di un debito bancario pari a Euro 8,5 milioni".
11 - SANYO: INVESTIRA' 2 MLD IN BATTERIE RICARICABILI E CELLE
SOLARI...
(AGI/REUTERS) - Il gruppo giapponese Sanyo punta a
investire 200 miliardi di yen (2,13 miliardi di dollari) nel
prossimi tre anni per la produzione di batterie ricaricabili e
celle solari. Lo rivela il giornale Nikkei.
12 - LA CIMICE PER BONDI? TELECOM PAGA IL CONTO...
A. Ol. Per "il Sole 24 Ore" - Telecom Italia è
uscita, patteggiando, dal procedimento sui dossieraggi illegali
curati da Giuliano Tavaroli & C. Ma frequenta ancora le aule del
Tribunale in quanto parte civile costituita nel processo penale.
Proprio dalla memoria depositata presso il Gup Mariolina
Panasiti dagli avvocati del gruppo di tlc, Bruno Cova e Luca
Santa Maria, emerge un episodio «paradossale». Ricordate la
cimice ritrovata nell'auto dell'allora amministratore delegato
Enrico Bondi?
Ebbene anche Bondi, ceo per un anno all'esordio di
Olimpia, è stato spiato, insieme con il segretario generale
Vittorio Nola e il capo della security di allora Piero Gallina,
che proprio per la supposta microspia hanno perso il posto. Ma
il bello è che a compensare l'investigatore privato Emanuele
Cipriani per il dossier commissionato da Tavaroli (ai tempi
ancora a capo della security Pirelli) è stata la stessa Telecom:
una robusta parcella da 300mila euro pagata dalla società per
sapere cosa faceva il proprio amministratore delegato.
13 - UNA CURA DI CAVALLO PER IL PAZIENTE GRECO...
My. L. Per "il Sole 24 Ore" - N on ha funzionato
più di tanto con l'Argentina, certo. Ma la cura di Cavallo -
quella cioè proposta dall'ex ministro delle finanze argentino
Domingo Cavallo - potrebbe funzionare per la Grecia.Almeno così
la pensa Cavallo stesso.L'ex ministro argentino, colui che cercò
invano di salvare il Paese sudamericano dal default nel 2001,
ieri ha infatti dato al governo greco la sua ricetta anti-crisi:
ristrutturare al più presto il debito.
«Consiglierei loro di farlo in modo ordinato - ha
suggerito ieri Cavallo intervistato da Bloomberg -, in modo da
non correre il rischio che gli aiuti in arrivo da Europa e Fondo
monetario si rivelino in fin dei conti insufficienti per
ristabilire la totale solvibilità del Paese». A suo avviso,
insomma,la Grecia potrà evitare di farela finedell'Argentina
solo se accompagna gli aiuti a una riorganizzazione dell'intero
debito. Vedremo se il governo di Atene seguirà i suoi consigli.
In fondo di stati in crisi Cavallo se ne intende. Ma la vera
curiosità è un'altra: chissà se la ricetta di Cavallo almeno una
volta funziona... (My.L.)
14 - I FONDI ALL'INCASSO SU TEAMSYSTEM E COIN...
C. Fe. Per "il Sole 24 Ore" - I fondi di private
equity vanno all'incasso. Sul mercato sono diversi i dossier che
vedono gli investitori, presenti come soci di controllo ormai da
qualche anno, intenzionati a uscire e a monetizzare la loro
partecipazione. L'ultimo caso agli onori della cronaca sarebbe,
secondo i rumors, quello di TeamSystem, posseduta ormai da 5
anni dal fondo Bain Capital. Il gruppo finanziario statunitense
starebbe pensando di organizzare un'asta sull'azienda che genera
attualmente circa 100 milioni di fatturato e 45 milioni di
margine operativo lordo. Non sarebbe, invece, in vendita l'altra
partecipata del fondo, cioè Cerved Group.
Ma altri dossier stanno circolando da tempo come quello
di Valvitalia, controllata da Synergo Sgr, dal fondo Igi e da
Banca Leonardo, ma soprattutto il gruppo Coin-Upim, dove
l'azionista Pai starebbe meditando di organizzare un'asta a metà
anno.Senza dimenticare Moncler, controllata da Carlyle per la
quale già ci sarebbero state manifestazioni d'interesse. (C.Fe.)
10.05.10 |
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L'ORO BIANCO DI CELL THERAPEUTICS...
R. Fi. per "Il Sole 24
Ore" - Nei giorni scorsi sono passati in secondo
piano. Ma i 20mila dollari di ricavi trimestrali
dell'italo-americana Cell Therapeutics sono una certezza: né un
dollaro più né un dollaro meno del primo trimestre 2009. Insomma,
la società fattura in tre mesi quanto il suo ceo James A. Bianco
incassa in circa mezza giornata. Il conto economico è ovviamente
disastroso.
Ma, mentre Cell Therapeutics ammette di essere obbligata
a continue emissioni di bond convertibili per non portare i libri
in tribunale, James A. Bianco guadagna più di Sergio Marchionne:
nel 2009 il manager della semidecotta Cell Therapeutics ha
incassato ben 12 milioni di dollari, 650mila in contanti e 11,2
milioni in azioni. È il vero miracolato della bio-farmaceutica che
promette da anni la cura al pixantrone (niente di imminente)
mentre - C'è chi vede l'albergo mezzo pieno e chi mezzo vuoto. Il
nuovo Armani hotel, aperto da poche settimane a Dubai, nel Burj
Kha-lifa, il grattacielo più alto del mondo, è pieno per metà. Un
risultato che i vertici di Emaar, la società che ha realizzato il
progetto insieme allo stilista italiano, trovano lusinghiero: «Per
adesso si tratta di clienti locali e dei paesi del Golfo, il
mercato internazionale deve ancora partire,entro l'anno puntiamo a
un riempimento del 60%» ha dichiarato Marc Dardenne, Ceo di Emmar
Hospitality group.
D'altra parte la società, che rimbalza in Borsa, spera di
aprofittare dei segnali positivi in arrivo per il real estate
dell'emirato. «I nostri clienti hanno un ritrovato interesse verso
il mercato immobiliare di Dubai» ha dichiarato Didier Duret, capo
degli investimenti globali di Abn Amro. Un buon auspicio anche per
le stanze griffate Armani.
14 - QUEL SOLE PALLIDO DI PRAMAC...
Sara Bennewitz per "la
Repubblica"
- In un anno le azioni Pramac hanno guadagnato il 54% risalendo a
quota 1,54 euro. Eppure il gruppo delle energie alternative per i
revisori di Deloitte è «in una situazione di forte tensione
finanziaria». Il 2009 si è chiuso in rosso per 20,2 milioni con
187 milioni di debiti pari a 5,5 volte il patrimonio netto e a 374
volte il margine lordo (0,5 milioni).
Pramac ha già
nominato un advisor finanziario (Banca Imi) per vendere alcuni
asset e ridurre i debiti, e uno industriale (Alvarez & Marsal) per
elaborare un nuovo piano. Inoltre il 2010 è iniziato peggio del
previsto, un fattore che mette a rischio le garanzie sui
finanziamenti bancari rinegoziate a fine 2009. «I dati gestionali
al 28 febbraio - fa notare Deloitte - sono inferiori alle attese
del budget». A tre anni dall´Ipo, la matricola che fu collocata a
4,2 euro, sembra avere già il fiato corto. 04-05-2010]
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BORSA MILANO:MOODY'S
TRANQUILLIZZA ITALIA,BANCHE IN RECUPERO...
(ANSA) - Moody's tranquillizza l'Italia con il
rapporto sul nostro paese in cui indica una prospettiva stabile
per il 2010 e lascia spazio a un rimbalzo dei titoli delle banche.
Piazza Affari gira in rialzo. Il Ftse Mib guadagna lo 0,45% a
19.571 punti e il Ftse All Share lo 0,28% a 20.194 punti. Intesa
Sanpaolo strappa in rialzo del 4,07%, Unicredit sale del 3,38%,
Ubi Banca del 4,04 per cento. Bene anche Mps (+2,42%), Banco
Popolare (+2,54%) e Bpm (+1,16%). Al rimbalzo delle banche si
uniscono gli assicurativi con Fonsai in rialzo dell'1,86%, Unipol
del 2%, Generali dell'1,27 per cento. Restano in calo Fiat
(-1,29%), Pirelli (-1,39%) e Telecom (-0,69%) anche se riducono le
perdite.
2 - FARO SEC SU
CROLLO NY; CITIGROUP,NO PROVE ERRORE...
(ANSA) - Le autorità americane sono determinate a
fare luce sulla mezz'ora di panico di Wall Street, durante la
quale ieri pomeriggio il Dow Jones ha perso circa 1.000 punti. Il
Nasdaq nel frattempo annuncia che cancellerà tutti gli scambi
avvenuti fra le 14:40 e le 15:00, in cui i prezzi dei titoli hanno
accusato variazioni superiori al 60% in positivo o in negativo,
mentre NYSE Euronext comunica che cancellerà alcune operazioni
avvenute nello stesso arco temporale sulla piattaforma elettronica
NYSE Arca.
Citigroup intanto smetisce le indiscrezioni: al momento - afferma la
banca - non c'é alcuna prova che sia stato commesso un errore.
Secondo rumors riportati dalla Cnbc, un trader dell'istituto
avrebbe per errore premuto il tasto miliardi invece che milioni,
accentuando il calo di Wall Street. La Sec e la Cftc,
rispettivamente la consob americana e l'autorità che monitora il
mercato dei derivati, assicurano che analizzeranno il brusco calo
di Wall Street e prenderanno "della misure per proteggere gli
investitori".
FREDDIE MAC
CHIEDE ALTRI AIUTI PER 10,6 MILIARDI...
M. Val. per "Il Sole 24 Ore" - È il salvataggio
senza fine. Freddie Mac , il colosso americano dei mutui, ha
chiesto altri 10,6 miliardi di dollari al governo per sopravvivere
alle perdite. Anche i passivi, infatti, continuano a misurarsi in
miliardi davanti a un mercato immobiliare tuttora sotto pressione:
6,7 miliardi, per la precisione, riportati ieri con la richiesta
di nuovi aiuti, nel corso del primo trimestre 2010. Durante lo
stesso periodo dell'anno scorso il gigante dai piedi d'argilla
aveva riportato conti peggiori, ma neppure tanto: il «rosso» era
stato di 9,9 miliardi.
Questa volta Freddie può attribuire parte delle tribolazioni a una
riforma di trasparenza contabile che, in attesa di forse
irrealizzabili riorganizzazioni dei colossi dei prestiti
immobiliari (Fannie Mae accanto a Freddie), l'ha danneggiata. Ha
dovuto assorbire in bilancio tutti i mutui che garantisce, anche
se non li possiede.
Le cifre dei soccorsi, però, dovrebbero continuare a lievitare in
futuro. Dall'inizio della crisi Washington ha già immesso 50,7
miliardi in Freddie Mac. E il Congresso calcola che Fannie e
Freddie costeranno al contribuente 389 miliardi fino al 2019.
10 - FONDAZIONE
CARIGE AL DOPO-SCAJOLA...
D. Ra. per "Il Sole 24 Ore" - Uno tsunami. Così
Maria Teresa Verda, moglie di Claudio Scajola, ha definito in
un'intervista la vicenda che si è abbattuta sull'ex ministro dello
Sviluppo economico. Ora, l'onda lunga rischia di riversarsi nelle
stanze della Fondazione Carige impegnata a rinnovare il consiglio
di amministrazione, scaduto nel gennaio scorso e attualmente in
prorogatio.
Flavio Repetto,presidente dell'ente che controlla il 44% della banca
genovese, si avvia a completare il suo primo mandato (scade nel
gennaio del 2011) forte dell'investitura bipartisan benedetta, a
suo tempo, dall' ex ministro imperiese, nume tutelare del
centrodestra ligure, e da Claudio Burlando, presidente della
giunta regionale di centrosinistra. I ventisette rappresentanti
del consiglio di indirizzo sono chiamati a rimescolare un cda
dove, nel calibrato mix destra-sinistra- tecnici, spiccano due
vicepresidenti di stretta osservanza scajolana: l'imperiese Ivo De
Michelis, vicario, e il savonese Pierluigi Vinai, esponente
dell'Opus Dei.
L'APPALTO DELLE
POSTE PER L'INGEGNER SABELLI...
G. D. per "Il Sole 24 Ore" - L'appalto delle Poste
Italiane da quasi cinque milioni di euro oltre Iva è stato
affidato a tre società romane in tre lotti. La gara, condotta da
PostelPrint, riguarda il «servizio di archiviazione ottica e
fisica di corrispondenza di formato vario, esitata ed inesitata,
con abbinamento di servizi per la rintracciabilità, spedizione a
mezzo corriere».
La fetta maggiore, 1,97 milioni, è per la Alfa 81 Spa, di Gabriella
Valzani e Alessandro Boccacci. Analoga, 1,96 milioni, la quota
aggiudicata alla Abramo printing & logistics, controllata dalla
famiglia omonima, con Postel allo 0,57%. Il lotto più piccolo,
911.361 euro, è stato affidato a una società guidata da Rocco
Sabelli, amministratore delegato dell'Alitalia.
Nella fornitura alle Poste l'ingegner Sabelli indossa però un'altra
veste. Quella di principale azionista e presidente di Bee Team,
Spa quotata con 70 milioni di ricavi nel 2009 che combatte per
uscire dalle perdite (3,3 milioni nel 2009, 7,99 nel 2008).
Sabelli esercita il controllo in condominio con Tamburi Investment
e Intesa Sanpaolo, altro nome di spicco nel libro soci della Cai.
13 - LA PAROLA
IN MENO DELL'ORACOLO DI OMAHA...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Il finanziere Warren
Buffett - che sta difendendo ad oltranza l'operato di Lloyd
Blankfein, numero uno di Goldman Sachs -si trova a sua volta nel
mirino della Sec. L'ente governativo Usa preposto al controllo dei
mercati ha infatti iniziato a esaminare le informazioni diffuse
dalla Berkshire Hathaway (la finanziaria dell'oracolo di Omaha)
per l'acquisizione da 26 miliardi di dollari del colosso
ferroviario Bur-lington Northern Santa Fe.
Lo ha riportato il Wall Street Journal citando alcune fonti secondo
le quali la Consob americana starebbe indagando su come Berkshire
abbia informato gli altri azionisti di Burlington in merito alla
propria offerta. In base alle norme vigenti, i maggiori azionisti
di una società devono prontamente allertare gli altri azionisti su
piani o proposte per acquisire il controllo dell'azienda stessa.
Buffett potrebbe avere omesso qualche informazione? Si vedrà. Ma
l'«oracolo», impegnato da giorni a difendere Blankfein dalle
accuse di frode della Sec, ora deve pensare a proteggere se
stesso.
|
ENI:
RISORSE GIACIMENTO IN VENEZUELA IN AUMENTO DEL 30%...
(Adnkronos)
- Eni
ha perforato con successo il pozzo Perla 2, situato nel
permesso Cardo'n IV, nell'offshore del Golfo del Venezuela.
I risultati della perforazione, si spiega dal gruppo,
"superano di gran lunga le aspettative iniziali,
incrementando del 30% la stima delle risorse del giacimento
con un ulteriore potenziale di crescita da definire con i
prossimi pozzi".
Perla si conferma quindi come uno dei piu' grossi giacimenti
a gas scoperti al mondo negli ultimi anni e il maggiore in
Venezuela. Durante il test di produzione il pozzo ha erogato
1,4 milioni di metri cubi giorno di gas, pari a circa 8.600
barili di olio equivalente al giorno, e 1.500 barili giorno
di condensato. La potenzialita' di produzione per pozzo e'
stimata in oltre 2 milioni di metri cubi giorno di gas e 2
mila barili giorno di condensato.
8 -
UNIPOL: VIA LIBERA ANTITRUST ALL'ACQUISIZIONE DI ARCA
VITA...
(Adnkronos) -
Via libera dell'Antitrust all'acquisizione di Arca Vita da
parte di Unipol. E' quanto emerge dal Bollettino settimanale
dell'Autorita' che non ha aperto alcun procedimento
sull'operazione che consiste nell'acquisizione del controllo
esclusivo di Arca Vita da parte di Unipol ritenendo che non
sia 'idonea ad ostacolare in maniera significativa la
concorrenza sui mercati interessati'.
Nel
settore della produzione di polizze vita, con riferimento al
2008, il gruppo Unipol e il gruppo Arca detenevano,
rispettivamente, quote pari al 6,62% e allo 0,84% del
totale. L'effetto di incremento dell'operazione, 'peraltro,
risulta trascurabile anche considerando i singoli rami nei
quali si verifica una sovrapposizione'.
9 -
WSJ; AIG CHIUDE POSIZIONI CDS CON GOLDMAN SACHS...
(ANSA)
- Aig
chiude la maggior parte delle posizioni credit-default swap
con Goldman Sachs rimaste dopo il salvataggio del governo
nel 2008. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune
fonti secondo le quali i cds riguardavano circa 3 miliardi
di dollari legati ai mutui ipotecari e hanno causato alla
compagnia assicurativa circa 1,5-2 miliardi di dollari di
perdite. L'iniziativa della divisione finanziaria di Aig di
chiudere i contratti con Goldman si inserisce nella
strategia di riduzione del rischio portata avanti dalla
società: la riduzione del rischio nel portafoglio di Aig è
essenziale per la stabilizzaizone di Aig.
[12-04-2010]
DEA
CAPITAL: DE AGOSTINI STUDIA ALLEANZA CON FIMIT NEL
MATTONE...
Radiocor
- Prove di integrazione fra First Atlantic sgr (Fare sgr),
la societa' di gestione immobiliare che fa capo al gruppo De
Agostini, e Fimit, la sgr controllata da diversi enti
previdenziali e guidata da Massimo Caputi. L'operazione,
secondo quanto risulta a Radiocor, e' allo studio dei due
operatori che rappresentano rispettivamente la seconda e la
quinta societa' di gestione del risparmio attive nei fondi
immobiliari.
'Per il momento si tratta di un'idea', spiegano alcune fonti
vicino alle trattative. Nessun documento vincolante e' stato
ancora firmato, ma i colloqui proseguono e le prossime
settimane saranno decisive per capire se l'operazione puo'
andare in porto. Dall'integrazione puo' nascere la prima sgr
immobiliare italiana con asset gestiti per oltre 8 miliardi
di euro.
23.04.10 |
INTEL: QUADRUPLICATO A 2,442 MLD $ UTILE NETTO I TRIM, SOPRA
ATTESE...
Radiocor - Intel ha chiuso il primo trimestre con un utile
netto quasi quadruplicato a 2,422 miliardi di dollari.
L'utile per azione si e' attesta to a 43 centesimi, sopra le
attese degli analisti a 38. Il giro d'affari e' cresciuto
del 44% a 10,229 miliardi di dollari, rispetto alle stime
del mercato a 9,83 miliardi e le previsioni del gruppo tra
9,3 e 10,1 miliardi. Per i prossimi tre mesi Intel si
aspetta vendite tra 9,8 e 10,6 mld.
IMMOBILIARISTI ARABI ALLA BORSA INDIANA...
Da "Il
Sole 24 Ore" - E maar Properties fa bene alla Borsa di
Dubai. Negli ultimi giorni il titolo della società
immobiliare ha fatto dimenticare parte dei problemi del real
estate. La ragione però non è da cercarsi in patria, dove
pure Emaar ha appena costruito Burj Khalifa (quello che è
attualmente il grattacielo più alto del mondo) ma in una
nuova operazione da realizzarsi all'estero.
La
filiale indiana del gruppo, partecipata dal governo di Dubai
e dall'investitore locale Mgf, ha annunciato infatti che è
pronta a quotarsi fra 90 giorni lanciando un'Ipo da 770
milioni di dollari. Un segnale sufficiente a portare la
fiducia sull'altra costa dell'Oceano Indiano:secondo gli
analisti infatti l'indice immobiliare dell'Emirato si sta
stabilizzando e dopo i recenti tonfi, si prevede che entro
l'anno torni a salire. Nella speranza che lo sbarco del real
estate nel grande mercato del subcontinente indiano generi
un'onda lunga capace di contagiare anche gli Emirati.
WAL
MART PUNTA TUTTO SUI CONSUMATORI DEBOLI...
G. Ve.
per "il Sole 24 Ore" - Wal Mart punta sul disagio economico.
La catena di distribuzione Usa continua nella politica di
prezzi bassissimi alla conquista di chi va a fare la spesa
solo dove tutto costa il minimo. Una strategia che, nel
periodo più buio per l'economia a stelle e strisce, ha fatto
volare i bilanci di Wal Mart, ma che ora rischia di mostrare
la corda.
Secondo gli analisti infatti, una volta conclusasi la
recessione, molti clienti middle-class potrebbero voltare le
spalle al discount per puntare su prodotti di fascia più
alta. I vertici della società non sono di questa idea: non
solo hanno deciso di continuare con i super-sconti, ma hanno
chiesto uno sforzo anche ai fornitori. La scommessa è
semplice: deve passare ancora molto tempo prima che la
ripresa si faccia sentire sui bilanci delle famiglie. E in
attesa Wal-Mart può continuare a macinare profitti.
15.04.2010
|
13-
HUMMER A SCONTO E FUCILE IN OMAGGIO...
G. Ve. per "il Sole 24
Ore" -
Liquidazione totale per cessata attività. Dopo il fallimento delle
trattative con i cinesi di Sichuan, Gm alle prese con la
chiusura del marchio Hummer, i giganteschi fuoristrada di
derivazione militare passati di moda per i costi esorbitanti e
l'eccessivo consumo di benzina. Per cedere le ultime 2.200
vetture che sono rimaste in magazzino, i manager di Detroit le
stanno provando tutte, comprese le promozioni a prezzo di saldo.
Ma gli sconti, che arrivano fino a 6mila dollari sui modelli più
accessoriati, potrebbero non bastare: Hummer infatti ha venduto
lo scorso mese solo 300 veicoli, e i possibili acquirenti sono
preoccupati per il futuro deprezzamento della vettura, una volta
fallito il marchio. Così per eliminare le scorte c'è anche chi
ricorre ad offerte davvero estreme. Nel Missouri Jim Lynch,
storico concessionario famoso per aver venduto più Hummer di
ogni altro negozio della rete di vendita, ha deciso di chiudere
in bellezza: a ogni acquirente di Suv regalerà un fucile da 2
mila dollari. (G.Ve.)
14-
MENO INSOLVENZE SUI BOND SPAZZATURA...
Ma. Ce. per "il Sole 24
Ore" -
Sarà pure spazzatura, ma per qualcuno si è trasformata in oro. I
titoli obbligazionari high yield o junk bond (spazzatura,
appunto) hanno portato nelle tasche degli investitori che
avevano osato acquistarli un anno fa, nel pieno della bufera,
guadagni superiori all'80 per cento. Certo, qualche investitore
sarà incappato nella classica mela marcia, ma anche sotto questo
aspetto le notizie sembrano incoraggianti. Moody's ha infatti
rilevato che nei primi 3 mesi del 2010 il tasso di default
registrato nel corso dell'ultimo anno a livello globale è sceso
al 9,9% dal 13% del trimestre precedente. Quel che è più
incoraggiante è che l'agenzia di rating vede le insolvenze in
rapido calo fino al 2,8% a fine anno e al 2,4% nell'aprile 2011.
Il peggio, insomma, è decisamente alle spalle. È bene però
ricordare che un anno fa, quando nessuno vedeva la fine del
tunnel, la stessa Moody's prevedeva tassi di default addirittura
superiori a quelli della Grande Crisi (cioè al 15,6%). C'è da
sperare che non siano passati da un eccesso all'altro.
15-
LA VISTA LUNGA DI ALIERTA...
Giovanni Pons per "la
Repubblica" - «Il peggio della crisi è alle spalle», ha detto Cesar
Alierta, il potente aragonese a capo del colosso Telefonica di
fronte a 900 manager delle tlc riuniti a Miami. «Ora abbiamo più
chiaro in mente le enormi potenzialità che abbiamo davanti».
Chissà se tra le opportunità intraviste da Alierta ci sarà
spazio per una fusione con l´italiana Telecom, studiata ad
inizio d´anno ma mai realizzata. Ora che le elezioni
amministrative sono alle spalle e che la staffetta ai vertici di
Mediobanca e Generali quasi fatta, l´aria potrebbe tornare a
scaldarsi. E potrebbe essere il primo banco di prova per i neo
presidenti Pagliaro e Geronzi. Il primo è da sempre favorevole
alla fusione con Telefonica, il secondo è più sensibile al
richiamo della politica e alle operazioni di sistema. Dopo il 24
aprile sarà già braccio di ferro?
GRAFOMANE
BERNABÈ ...
Settimana calda per Franco Bernabè. Evitato il commissariamento
della Telecom Sparkle, indagata nell'inchiesta sul riciclaggio,
l'ad della Telecom deve affrontare due appuntamenti: il 12
aprile la riunione del consiglio di amministrazione per il
bilancio 2009 e il 13 la presentazione del piano strategico.
Bernabè ci arriva preceduto da due lettere al "Corriere della
sera" (19 febbraio) e a "Repubblica" (31 marzo).)
La prima
parlava di etica, e non pochi hanno notato la coincidenza con
l'imminente esplosione del caso Fastweb-Sparkle. Più curiosità
ha destato la seconda, in cui Bernabè difende la sua gestione e
ribadisce che la rete non va separata dalla Telecom. Perché
questa uscita? A parte la singolarità di un top manager
grafomane, gli osservatori vedono un Bernabè che, sotto attacco,
lancia un messaggio alla politica, di cui sospetta tentazioni
ristatalizzatrici. Il che rivelerebbe una mancanza di
comunicazione con il Palazzo.
5-
QUANTO ESCONO LE ENTRATE ...
Tempi duri per l'Agenzia delle entrate, che nel trimestre
2006-2008 ha perso il 39,5 per cento delle cause promosse dai
contribuenti per vedersi togliere o diminuire le tasse, mentre
in un altro 10 per cento dei casi la stessa agenzia ha
provveduto a correggere le richieste fatte ai cittadini, dopo
che questi avevano contestato la presenza di errori nelle
cartelle esattoriali. Quando si è arrivati davanti alle
commissioni tributarie regionali (il secondo grado) l'Agenzia
delle entrate ha perso il 60 per cento delle volte. L'Agenzia
delle dogane, invece, perde solo il 22 per cento delle cause,
mentre quella del Territorio registra un tasso di perdita medio
del 19 per cento. Ma quando decide di andare in Cassazione le
cose peggiorano di molto: sconfitta nel 61 per cento dei giudizi
celebrati dalla Suprema corte. (K.V
10-04-10 |
DESIGN: MOBILIFICI LOMBARDI 'SFIDANO' IKEA CON LINEE LOW COST...
(AGI) -
I mobilifici della Brianza sfidano la svedese Ikea: circa il 30%
delle imprese lombarde del settore legno-arredo, infatti, ha messo
in pista la produzione di una linea di arredamento e complementi
di arredo "low cost", a prezzi piu' bassi e un altro 7% sta
valutando questa opportunita'. Il dato emerge da un'indagine della
Camera di Commercio di Monza e Brianza.
Un'idea che ha
gia' trovato riscontri sul mercato: per le imprese che hanno gia'
sperimentato la produzione, la linea a prezzi piu' bassi
mediamente ha venduto in un anno il 9% in piu' rispetto a quella
tradizionale. Alla vigilia del Salone del Mobile, che iniziera' la
settimana prossima a Milano, "le imprese del mobile e del design
della Brianza (che conta circa 2569 imprese, ndr) - ha dichiarato
Carlo Edoardo Valli, Presidente della Camera di commercio di Monza
e Brianza - mantengono tutta la loro importanza e restano leader a
livello nazionale ed internazionale. E dimostrano che, pur
ricercando sempre la qualita' e l'innovazione, vanno anche
incontro alle richieste del consumatore finale".
business
[07-04-2010]
|
FINDIM: NON SVALUTA 4,99% TELECOM, '1,70 EURO PREZZO APPROPRIATO'
Radiocor
- Utile di 78,5
milioni di euro nel 2009 per Findim Group, cassaforte
lussemburghese della famiglia Fossati, contro i 996mila euro nel
2008. A differenza del 2008, la finanziaria non ha svalutato la
quota in Telecom che, limata al 4,99%, figura in bilancio per 1,14
miliardi. 'Il valore di 1,705 euro per azione e' stato ritenuto
adeguato dal cda in considerazione di piani di sviluppo futuri',
spiega il documento depositato nel Granducato oggi e consultato da
Radiocor. La vendita di titoli Telecom (la quota era poco sopra il
5%) ha comportato una minusvalenza di 590mila euro. Ceduta invece
con una plusvalenza di 28,3 milioni la quota in Apple, che nel
2008 pesava per 390 milioni.9-
BORSA: DOPO FUSIONE PER CAPUANO PIOGGIA DI BONUS E COMPENSI DATI
2008-2009; CASA A LONDRA PER DIVIDERSI TRA ITALIA E UK ...
(ANSA)
- Se la fusione tra Borsa Italiana e il London Stock Exchange
(Lse), come sostenuto da molti in questi giorni, ha impoverito
Piazza Affari, altrettanto non puo' dirsi per l'amministratore
delegato della societa' di gestione del listino milanese, Massimo
Capuano. Mancano ancora i dati sulla remunerazione dell'esercizio
2009-2010 (l'Lse chiude i conti il 31 marzo) ma il bilancio del
primo anno e mezzo dalla fusione, avvenuta nell'ottobre 2007, e'
stato per il manager positivo, grazie a compensi e bonus per
alcuni milioni di euro, migliaia di azioni del London Stock
Exchange assegnate con i piani di incentivazione e consistenti
benefit aziendali, tra cui una sistemazione a Londra - e' scritto
nel bilancio dell'Lse - per consentire a Capuano 'di dividere il
tempo di lavoro in modo eguale tra Gran Bretagna e Italia'. Il
quadro che esce dai 'remuneration report' - i documenti che
illustrano le politiche di remunerazione della societa' (decise da
un comitato di cui fanno parte anche gli italiani Paolo Scaroni,
amministratore delegato dell'Eni, e Sergio Ermotti, vice ceo di
Unicredit) - segnala un miglioramento del trattamento complessivo.
10-
GEMINA: PATTO DESIGNA FABRIZIO PALENZONA PRESIDENTE...
Radiocor
- Il patto di
sindacato di Gemina ha designato Fabrizio Palenzona presidente
della societa'. La riunione, secondo quanto risulta a Radiocor, si
e' svolta in modo rapido in mattinata. Palenzona e' anche
presidente della controllata Adr. Gli amministratori delegati
indicati sono Guido Angiolini per Gemina e Giulio Maleci per Adr.
14.04.10 |
-
GRANDEUR TRIESTINA AI TEMPI DI BERNHEIM...
R.
Fi. per "il Sole 24 Ore" - Antoine Bernheim a giorni dovrà
lasciare la presidenza delle Generali ma, dulcis in fundo, si è
levato almeno la soddisfazione di mostrare al «giovanotto» Davide
Serra che benché infastidito dalle sue critiche - «c' è stato un
hedge fund che ha iniziato ad attaccarmi, dicendo che sono vecchio
e che guadagno troppo» - non se ne è troppo curato. Quanto a
remunerazioni il presidente di Generali, nel 2009, ha surclassato
persino gli amministratori delegati percependo compensi per circa
5 milioni di euro.Nel
dettaglio, Bernheim ha ricevuto 2,17 milioni di emolumenti per la
carica di presidente, e 223.390 euro per la carica di consigliere.
Come bonus gli sono stati assegnati 2.575.616 euro e altri
compensi per 115.591 euro. Insomma, Bernheim ha incassato ben più
dei3,4 milionidi euro del 2008.L'amministratore delegato Giovanni
Perissinotto ha percepito 3,7 milioni, mentre l'altro ceo Sergio
Balbinot ha ricevuto 2,9 milioni,decidendo di rinunciare a quasi 1
milione di bonus per devolverli in beneficenza.
GENERALI, A BERNHEIM 5 MILIONI. BALBINOT DONA BONUS DA UN
MILIONE...
Da "La Stampa"
- Il presidente
delle Generali Antoine Bernheim ha percepito nel 2009 compensi per
circa 5 milioni di euro. L'Ad Giovanni Perissinotto ha percepito
3,7 milioni, mentre l'altro Ad Sergio Balbinot ha ricevuto 2,9
milioni, decidendo di rinunciare a quasi 1 milione di bonus
(949.536 euro) per devolverli in beneficenza. È quanto emerge dal
bilancio preliminare del gruppo del Leone.
In
dettaglio, Bernheim ha percepito 2,17 milioni di emolumenti per la
carica di presidente, e 223.390 euro per la carica di consigliere.
Come bonus gli sono stati assegnati 2.575.616 euro, mentre ha
ricevuto altri compensi per 115.591 euro. Nel 2008 Bernheim aveva
ricevuto 3,4 milioni. Perissinotto ha ricevuto 223.390 euro come
consigliere. Come Ad ha ricevuto 800 mila euro di emolumenti e
949.536 euro di bonus, e altri 800 mila di emolumenti e 949.536 di
bonus ha ricevuto in qualità di direttore generale. Nel 2008 aveva
percepito 2,5 milioni. I compensi di Balbinot sono identici a
quelli di Perissinotto, a esclusione del bonus da Ad per 949.536
euro.
Su richiesta
dello stesso Balbinot e in accordo con la società, viene precisato
nel bilancio, l'importo del bonus per la carica di Ad «non verrà
erogato e la società potrà disporre di tale cifra a fini
benefici». Balbinot ha percepito anche 158.997 euro da altri
compensi. Lo scorso anno Balbinot aveva percepito 2,6 milioni. Il
direttore generale Raffaele Agrusti ha ricevuto 1 milione, con
847.800 euro di bonus (1,2 lo scorso anno).
[07-04-2010]
|
AUTOGRILL: RINNOVA CONCESSIONE 50 ANNI SU 2 AUTOSTRADE IN
CANADA...
(AGI) - Il Gruppo Autogrill, attraverso la divisione americana
Hmshost ha rinnovato con il ministero dei Trasporti dell'Ontario
il contratto per lo sviluppo e la gestione di 23 aree di servizio
lungo le due autostrade piu' trafficate del Canada, la Highway 400
e 401. Le aree, che andranno a regime a partire dal 2013, si stima
genereranno ricavi annui per oltre 100 milioni di dollari canadesi
e, nei 50 anni di durata della concessione, un totale di oltre 9
miliardi di dollari canadesi. L'accordo, si legge in una nota, e'
stato siglato da Host Kilmer Services Centres Inc. (Hksc),
joint-venture costituita tra Hmshost e Kilmer Van Nostrand Co.
Limited, societa' canadese attiva principalmente nei settori
infrastrutture, private equity, sport e intrattenimento.Le 23 aree,
7 delle quali si aggiungono alle 16 gia' gestite da HmsHost,
verranno ricostruite secondo i piu' avanzati standard di
sostenibilita' ambientale, previsti dalla certificazione
internazionale Leed Silver (Leadership in Energy and Environmental
Design), con particolare attenzione all'efficienza energetica e al
consumo di acqua. Le prime sette strutture saranno operative a
partire dall'autunno 2010. Altri 13 locali verranno completati e
inaugurati progressivamente tra il 2011 e il 2013, mentre le
restanti tre aree saranno riammodernate dopo il 2018. Lo sviluppo,
il rinnovo e la costruzione delle prime 20 aree comportera'
investimenti per circa 300 milioni di dollari canadesi, ai quali
HKSC contribuira' con circa 100 milioni di dollari canadesi.
-
UNA POLTRONA (D´ORO) PER DUE...
Ettore Livini per "la Repubblica" - La partita a scacchi per la
poltrona di presidente delle Generali non è ancora chiusa del
tutto. Ma una rapida lettura del bilancio 2009 del Leone aiuta a
capire meglio perché Antoine Bernheim abbia difeso con i denti la
sua carica. E perché Cesare Geronzi abbia fatto il diavolo a
quattro per traslocare a Trieste. Il peso geopolitico della
compagnia non si discute: sotto il suo ombrello ci sono tanti
soldi e quote di Telecom, Rcs, Pirelli e Intesa. Bocconi che a un
uomo di potere come il banchiere romano fanno gola. Ma le quote
del salotto buono non sono l´unico appeal di Generali: la carica
semi-onoraria ha fruttato a Bernheim più di 5 milioni di
stipendio, il doppio di Henri de Castries, numero uno di Axa. Due
milioni in più della busta paga del presidente Mediobanca. E, si
sa, non di sole deleghe vive l´uomo.
Mediobanca
-
KRAFT CAMBIA IDEA SUGLI IMPIANTI CADBURY...
M.
Val. per "il Sole 24 Ore" - Cinico o baro. È l'accusa, sferzante,
rivolta dai parlamentari britannici al comportamento della Kraft
Foods nell'acquisizione di Cadbury.La Commissione sul business e
l'innovazione del Parlamento di Londra ha reso un po' più amara la
conquista americana del colosso europeo dei dolci: in un rapporto
sull'operazione ha definito "irresponsabile" una promessa
occupazionale tradita da Kraft, quella di non chiudere un impianto
a Somerdale nel sudovest del paese e salvare 400 posti di lavoro.
Il gruppo
statunitense si era impegnato a mantenere aperti icancelli ancora
nel giorno dell'annuncio dell'acquisizione, solo per rimangiarsi
la parola data una settimana più tardi. «Kraft si è esposta
all'accusa di incompetenza oppure o di aver fatto ricorso a uno
stratagemma cinico per migliorare la sua immagine durante il
takeover». L'immagine dell'azienda, continuano i parlamentari, ne
esce invece danneggiata. Anche quella dell'amministratore delegato
Irene Rosenfeld, criticata per non aver presentato di persona le
scuse in Parlamento.
14.04.10 |
18 -
IRIDE-ENIA: IL NUOVO GRUPPO SI CHIAMERA' 'IREN'...
Radiocor - Il nuovo gruppo energetico che nascera' dalla
fusione fra l'emiliana Enia e la ligure-piemontese Iride
avra' si chiamera' 'Iren'. E' quanto apprende Radiocor da
fonti vicine alle due societa'. L'efficacia della fusione e'
fissata per il primo giorno di luglio ed il nuovo gruppo
avra' un giro d'affari di circa 4 miliardi di euro.
[30-03-2010]
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- GEMINA: CHANGI ENTRA NEL PATTO DI SINDACATO ED ESCE
CLESSIDRA
Radiocor
- Il patto di sindacato di Gemina, finanziaria milanse che
controlla Aeroporti di Roma, si rinnova con l'ingresso del
nuovo socio Changi Airpor t che subentra all'uscente Lauro
Dieci (Clessidra). La decisione, secondo quanto risulta
all'agenzia Radiocor, e' stata adottata in mattinata.
CAPUANO E L'OPZIONE CONSOB...
O. C. Per "Il Sole 24 Ore" - Se ne va, non se ne va. Il
mondo degli affari sfoglia la margherita per capire se
l'amministratore delegato di Borsa italiana Massimo Capuano
lascerà la società controllata dal London Stock Exchange. E
si chiede dove, eventualmente, potrebbe approdare. La
risposta di molti è secca: la presidenza della Consob. La
poltrona di via Martini è infatti destinata a liberarsi in
giugno quando Lamberto Cardia avrà completato il suo
mandato.
I candidati non mancano ma Capuano ha dalla sua una profonda
conoscenza del mercato finanziario e capacità manageriali
che all'authority farebbero comodo.L'establishment
bancario,finanziario e industriale probabilmente lo
appoggerebbe. Ma il governo? Capuano non ha grandi
frequentazioni nei palazzi romani. Inoltre potrebbe essere
considerato "espressione del mercato". E di questi tempi non
va molto di moda.
LA RIPRESA A WALL STREET SI MUOVE IN ELICOTTERO...
L. D. Per "Il Sole 24 Ore" - Per capire quanto gli affari a
Wall Street oggi stiano girando per il verso giusto
basterebbe sfogliare il book prenotazioni di una piccola
società americana, la Liberty Helicopters, che offre ai
ricchi businessman della city comodi viaggi in elicottero
fino al cuore di Manhattan.
Ebbene, se qualcuno oggi volesse volare dal New Jersey a
Downtown dovrebbe mettersi l'animo in pace: pare che in
questi giorni a New York ci sia una corsa per accaparrarsi i
sedili a bordo, tale è la voglia di risparmiare tempo (ed
evitare il traffico cittadino) dei superimpegnati manager
della Grande Mela. Che infatti si dichiarano pronti a
sborsare fino a 5.800 dollari (circa 4.300 euro) per un volo
da Baltimoraa Manhattan. Cose che accadevano solo qualche
anno fa. Quando la parola crisi non faceva ancora paura.
- LLOYDS BANKING RADDOPPIA LE REMUNERAZIONI...
Da "Il Sole 24 Ore" - Lloyds Banking Group ha pagato i
propri top manager il 76% in più del 2009. L'istituto ha
annunciato di aver versato a 18 top executive 9,9 milioni di
sterline, circa 14,7 milioni di dollari, per il 2009. Una
cifra decisamente superiore a quella pagata nel 2008, pari a
5,62 milioni di sterline anche se inferiore ai 12,06 milioni
di sterline ricevuti dagli stessi manager nel 2007. Ilpiù
pagato è risultato essere Truett Tate, direttore esecutivo
wholesale, con 1,8 milioni di sterline.
[26-03-2010]
|
'Financial
Times' entra ancora una volta a gamba tesa sulla candidatura
di Geronzi-generali - 'Il suo passato molto discusso e i
legami stretti con l'establishment politico romano rendono
apparentemente difficile raggiungere il necessario consenso
sul suo nome all'interno e al di fuori di Mediobanca' - "ft"
sposa le tesi di quegli esponenti che, all'interno stesso di
Mediobanca, stanno cercando di bloccare la nomina di Geronzi e
appoggiano la candidatura di Perissinotto alla presidenza....
Radiocor
- Mediobanca? 'Sembra incapace di pensare a un candidato
interno di Generali per la presidenza'. La candidatura di
Cesare Geronzi? 'Il suo passato molto discusso e i legami
stretti con l'establishment politico romano rendono
apparentemente difficile raggiungere il necessario consenso
sul suo nome all'interno e al di fuori di Mediobanca'.
I
due cinquantenni amministratori delegati Giovanni Perissinotto
e Sergio Balbinot? 'Sono scelte credibili per chiunque ritenga
che la nuova leadership di Generali debba continuare a
proteggere gli assicurati e gli azionisti indipendenti'.
Il
'Financial Times', in un articolo pubblicato oggi e firmato
Paul Betts, entra ancora una volta a gamba tesa sugli scontri
di potere in corso per le nomine al vertice di Generali e
Mediobanca.
Il
servizio, intitolato 'Mediobanca puo' ancora dimostrare ai
suoi critici di sbagliarsi su Generali', sposa le tesi di
quegli esponenti che, all'interno stesso di Mediobanca, stanno
cercando di bloccare la nomina di Geronzi e appoggiano la
candidatura di Perissinotto alla presidenza.
Nell'articolo
viene sottolineata 'l'assurdita' del processo di selezione' e
si aggiunge che la scelta del nuovo vertice della compagnia
triestina 'si sta dimostrando piu' difficile del previsto'.
Altrettanto determinato l'attacco a Enrico Cucchiani,
esponente del board di Allianz, presidente di Allianz Italia e
numero uno del gruppo per le attivita' assicurative in Europa
(tranne la Germania), Sud America e Africa.
Cucchiani
e' finito nel mirino perche' considerato (suo malgrado) una
candidatura esterna all'incarico di amministratore delegato.
'Potrebbe non avere la statura necessaria per l'incarico in
Generali', scrive Paul Betts, secondo cui Mediobanca 'ha
ancora tempo per dimostrare che i suoi critici hanno torto
agendo, inaspettatamente, al di fuori del suo personaggio e
nell'interesse di una delle poche storie internazionali di
successo dell'Italia e della maggioranza dei suoi azionisti'.
[24-03-2010]
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SIEMENS TAGLIA 4.200 POSTI IN TUTTO IL
MONDO...
Da "Il Sole 24 Ore" - Il colosso tedesco
Siemens Siemens ha annunciato ieri di voler procedere al
taglio di 4.200 posti di lavoro del proprio dipartimento di
tecnologia informatica (Sis) entro l'autunno del prossimo
anno. La divisione conta circa 35mila dipendenti.
Un comunicato della società riferisce
che il peso maggiore sarà sostenuto dalla sede tedesca, in
cui i posti in meno saranno 2.000, mentre il dipartimento
diventerà un'entità legale indipendente entro ottobre 2010.
Nella nota si riferisce inoltre che Siemens dedicherà al
dipartimento di tecnologia informatica ulteriori investimenti
per circa 500 milioni di euro entro il 2012
ORA GOOGLE DIVENTA
TV CON SONY E INTEL...
Dal "Corriere
della Sera" - Si chiamerà Google Tv la nuova piattaforma
che segna l'alleanza fra il gruppo di Mountain View ( nella
foto l'amministratore delegato Eric Schmidt), Intel e Sony per
portare i servizi Internet sui televisori, cioè il «centro»
d'intrattenimento delle famiglie. L'obiettivo è quello di
diffondere programmi tv on demand, decisi dagli stessi utenti
senza affidarsi ai palinsesti delle televisioni tradizionali.
[18-03-2010]
BOTIN PIGLIA TUTTO E VINCE IN FORMULA 1...
Mi. C. per "Il Sole 24 Ore" - Il Banco
Santander non sbaglia un colpo. Nemmeno nelle sponsorizzazioni
sportive. L'istituto spagnolo ha infatti annunciato di avere
gia' "recuperato" ben 25 dei 60 milioni di euro che
ha investito in Formula1 nelle auto Ferrari (40 milioni) e
McLaren (20 milioni) in questa stagione. Si tratta del
"ritorno" calcolato sulla pubblicità generata dalle
rosse e dalla scuderia britannica nel Gran Premio del Bahrein
e nelle prove.
Un
colpo da maestri, quello sulla Ferrari, se si pensa che il
Santander lo scorso anno con la sola McLaren ha avuto in un
anno un ritorno di soli 80 milioni. Quanto basta per dire che
il presidente Emilio Botin ha veranente fiuto negli affari.
Chi, infatti, avrebbe scommesso che il podio in Bahrein
sarebbe stato tutto Santander, grazie alla doppietta
Alonso-Massa e al terzo posto di Hamilton? Sicuramente pochi,
ma non certo Botin che non perde occasione per farsi
fotografare con i suoi nuovi pupilli, diventati veri e propri
"ambasciatori" della marca Santander in giro per il
mondo.
- SVOLTA IMMOBILIARE PER VALENTINO ROSSI...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - Valentino Rossi
si prepara al ballo del mattone. Nonostante la nota
esuberanza, il campione di motociclismo ha un profilo da
investitore ben più cauto di quello da sportivo. Rossi
infatti ha scelto, come molti italiani, di investire i propri
risparmi in immobili. Secondo quanto riportato da Radiocor,
Valentino ha fondato Area 46, una srl - amministrata dal padre
Graziano - che si dedicherà all'«acquisto, vendita,
locazione e costruzione di immobili civili, commerciali e
industriali».
Il
fuoriclasse delle due ruote, con la sua cautela, è in realtà
in buona compagnia. Sono molti gli sportivi abituati alle
emozioni forti, che preferiscono la tranquillità quando si
tratta di investire le proprie fortune. La filosofia, già
sposata da nomi illustri del calcio come Gianluigi Buffon e
Marcello Lippi, è stata ben sintetizzata da José Mourinho:
«Se dovessi per forza investire un milione - ha spiegato
l'allenatore dell'Inter - non avrei dubbi: niente azioni od
obbligazioni, ma immobili. Sempre». Nel mattone insomma,
Valentino arriva buon ultimo.
26.03.10 |
CONVOCATO PER DOMANI A TORINO IL CONCLAVE DELLA
MARCEGAGLIA: DOVREBBE USCIRE LA LISTA DEI NUOVI MEMBRI DEL
CONSIGLIO E DELLA GIUNTA
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti
che Emma Marcegaglia ha convocato per domani a Torino il
Consiglio direttivo di Confindustria per una riunione
"straordinaria".
Dal
conclave che è stato indetto nel capoluogo piemontese
dovrebbe uscire la lista dei nuovi membri del Consiglio e
della Giunta. Dopo la riunione il top degli imprenditori
parteciperà a una cena in casa di Patrizia Sandretto Re
Rebaudengo, la donna alla quale nel marzo dell'anno scorso è
stata conferita dalla Francia l'onorificenza di Cavaliere
delle arti e delle lettere".
23.03.10
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SORIN: CORDATA CON INTESA SAN PAOLO
CHIEDE DUE DILIGENCE PER OPA...
Radiocor - Sorin Group ha ricevuto la richiesta di autorizzazione, per
effettuare una due diligence finalizzata a un'Opa, da un
consorzio di investitori formato da Ares Life, Essex Woodlands,
Intesa Sanpaolo e Alpha Private Equity. L'offerta, in base a
una valutazione preliminare, valorizza la societa' tra 1,4 e
1,55 euro per azione. Il dossier sara' esaminato dal cda di
Sorin di giovedi' 25 marzo.
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CHI
è L'UOMO PIù RICCO DEL MONDO, CARLOS SLIM? NON CI POSSO
CREDERE! IL CRESO CHE HA SCAVALCATO GATES, PASSANDO DA 35 MLD
A 53,5 MLD$ (DA SOLO VALE QUANTO L’ISOLA DI CUBA), è LO
STESSO SLIM CHE DESIDERAVA ENTRARE IN TELECOM ITALIA E CHE FU
LIQUIDATO DALLA STAMPA DE NOANTRI AL PARI DI UN
NARCOTRAFFICANTE - ORA CICCIO-SLIM PUNTA AL NEW YORK TIMES...
1-
UN MESSICANO RE DEI PAPERONI...
Gianluca Paolucci per
"la
Stampa"
La
buona notizia è che la crisi è davvero alle spalle. Almeno
per qualcuno. In particolare, è da ritenere che sia superata
per - in ordine di grandezza - Carlos Slim Helu, William Gates
III (detto Bill), Warren Buffett, Mukesh Ambani, Lakshmi
Mittal. Sono i cinque uomini più ricchi del mondo secondo la
classifica stilata annualmente dal settimanale Forbes e tutti
quanti hanno aumentato la loro ricchezza rispetto alla
classifica dello scorso anno.
Il
messicano Carlos Slim, che da solo possiede un bel pezzo del
suo Paese oltre a televisioni e società telefoniche da Nord a
Sud America, è passato da 35 miliardi a 53,5 miliardi di
dollari, quasi venti miliardi dollari in un solo anno. E ha
scavalcato con un balzo Bill Gates, l'inventore di Microsoft;
e Warren Buffett, investitore capace e rapace che malgrado i
molti miliardi continua a vivere nella casa che abita dagli
Anni 50 in un quartiere borghese di Omaha.
Ovviamente
le grandezze in questione, se paragonate al salario medio di
un lavoro dipendente, fanno paura. Tanto per fare un esempio:
se Slim decidesse di comprare la casa più cara del mondo (che
dovrebbe essere la Villa Leopolda di Villefranche sur Mer, in
Costa Azzurra) intaccherebbe appena un centesimo del suo
patrimonio totale. Diciamo che da solo vale più o meno quanto
tutta l'isola di Cuba o la Bielorussia producono in un anno.
Oppure che la sua ricchezza è cresciuta in quest'anno di un
ammontare pari al pil di Congo e Gabon.
Il più
giovane in classifica è l'inventore di Facebook, Mark
Zuckerberg, 212° con 4 miliardi di dollari. Il più vecchio
lo svizzero Walter Haefner, 3,3 miliardi di patrimonio che, a
99 anni, gli assicurano quantomeno l'affetto dei nipotini.
+Che
la situazione sia migliorata, almeno per i più ricchi del
mondo, per Forbes è chiarissimo. I miliardari mondiali sono
passati dai 793 del 2009 a 1011 di quest'anno. Sommando i
patrimoni di tutti si arriva a 3600 miliardi di dollari contro
i 2400 di un anno fa. Mentre lo scorso anno, in piena crisi,
c'era stata una vera e propria emorragia.
Più
di trecento miliardari persi in una botta sola e almeno 1400
miliardi di ricchezza svanita, recitava il lettissimo
bollettino di un anno fa. Ovviamente, la ripresa si fa sentire
di più dove la crisi non c'è mai stata. Il numero dei
miliardari cinesi è passato in un anno da 28 a 64, quello
degli indiani da 24 a 49. E gli italiani? Bene anche loro,
grazie. Scala un bel po' di posizioni Michele Ferrero. Con un
patrimonio personale (stimato) di 17 miliardi di dollari
contro i 9,5 dello scorso anno, l'inventore della Nutella
balza dal 40° al 28° posto della classica. Il più ricco
d'Italia per quest'anno è lui, seguito da Mister Luxottica,
Leonardo Del Vecchio, con 10,5 miliardi.
E da
Silvio Berlusconi, il cui patrimonio è sì salito di 2,5
miliardi fino a nove miliardi di dollari, ma questo non è
bastato a fermare l'avanzata dei «nouveax riches» che lo
hanno spinto dal 70° al 74° . Seguono Giorgio Armani, Mario
Moretti Polegato (Geox), I fratelli Benetton, Ennio Doris
(Mediolanum), Francesco G. Caltagirone e Stefano Pessina
(farmaceutica).
Decimo
e ultimo degli italiani un signore che da qualche giorno vede
il cielo a quadretti da una cella di Rebibbia, Silvio Scaglia.
Un miliardo il suo patrimonio stimato. Anche se in questi
giorni gli sarà di poca consolazione.
2- IL RE DEI TELEFONI CHE VUOLE COMPRARSI IL "NEW
YORK TIMES"...
Francesco Semprini per "la
Stampa"
Il
tycoon messicano con la passione per l'editoria. E' Carlos
Slim l'uomo che per la prima volta dal 1994 ha rotto
l'egemonia americana nella classifica dei più ricchi del
mondo stilata da Forbes. Con mezzo miliardo di dollari di
differenza, il re delle telecomunicazioni strappa così lo
scettro di Paperone del Pianeta a Bill Gates, costretto a fare
un passo indietro per la seconda volta dal 1995.
L'impero
di Slim, il cui valore è stimato a 53,5 miliardi, pari al 2%
della produzione economica annuale dell'intero Messico, ha
resistito meglio agli scossoni della crisi consentendo
all'ingegnere e uomo d'affari di completare la scalata ai
vertici della classifica.
Al
pubblico italiano, Carlos il tycoon è noto per il tentativo
non riuscito di rilevare una partecipazione in Telecom. Al
contrario è andata in porto la manovra con la quale il 10
settembre 2008 ha rilevato il 6,4% del The New York Times
Company, grazie alla quale non solo è divenuto il principale
azionista non legato alla famiglia dei Sulzberger, ma è stato
consacrato dalla finanza americana.
Carlos
Slim Helù, 70 anni, nativo di Città del Messico, ha
costruito la sua ricchezza nell'industria delle
telecomunicazioni. Oltre ad America Movil controlla Telex e
Telcel. Ognuna guidata dai suoi tre figli. Del resto il
business è nel Dna degli Slim. Il padre di Carlos, Julián
Slim Haddad Aglamaz, libanese cristiano-maronita, si
trasferisce nel 1902 da Jezzine nella capitale messicana dove
apre un emporio chiamato la Stella d'Oriente e successivamente
acquista alcune proprietà immobiliari.
Dopo
aver sposato l'erede di un altro facoltoso emigrante di
origine libanese ha sei figli, di cui Carlos è il più
piccolo, il più scaltro e vivace. Intrapresa la carriera
degli affari sin da giovane, Slim costruisce un vero e proprio
impero finanziario industriale chiamato Grupo Carso,
divenendone dopo 28 anni presidente. E' vicepresidente del
Mexican Stock Exchange e il primo presidente del comitato
latinoamericano del Nyse.
[11-03-2010]
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L G8
GRATIS? NO, GRAZIE! – UNA SOCIETÀ ITALOFRANCESE ERA PRONTA
A RICOSTRUIRE L'ISOLA SARDA A SUE SPESE, IN CAMBIO DELLA
GESTIONE PER 30 ANNI DI UN PROGETTO TURISTICO - BERTOLASO,
BALDUCCI & CRICCA AVREBBERO RISPARMIATO 327 MLN €
BRUCIATI POI IN CANTIERI, ADEGUAMENTI E FOLLIE - COME MAI IL
GOVERNO PRODI CESTINò L'ACCORDO?…
Fabrizio
Gatti per "L'espresso"
Avrebbero
dovuto risparmiare 327 milioni. Avrebbero potuto destinare ad
altro i soldi pubblici bruciati in cantieri, adeguamenti e
follie. Oltre alle indennità di missione e gli incarichi
speciali per le strutture di Guido Bertolaso e Angelo
Balducci, ora indagati per corruzione: il capo della
Protezione civile a piede libero, l'ex soggetto attuatore in
carcere dal 10 febbraio.
Avrebbero,
forse, evitato all'Italia l'ennesima fotografia di un Paese
marcio fin dentro le procedure di spesa. Perché quello che è
stato fatto sull'isola della Maddalena, con la scusa del G8,
avremmo potuto costruirlo senza sborsare nemmeno un centesimo
a carico dello Stato e della Regione Sardegna.
Questa
è la storia di un progetto privato italofrancese che voleva
trasformare l'Arsenale in grande polo turistico. Un progetto
approvato con la firma di un protocollo di intesa il 29 luglio
2004, governo di Silvio Berlusconi, dall'Agenzia industrie
difesa del ministero.
E
cestinato il 18 gennaio 2008, governo di Romano Prodi, con una
lettera del capo di gabinetto del ministro della Difesa,
Arturo Parisi. Quel giorno, un venerdì, il generale di corpo
d'armata degli alpini, Biagio Abrate, comunica al consorzio
italofrancese che "le ipotesi esplorate nel recente
passato con codesta società da parte dell'Agenzia industrie
difesa sono considerate superate dagli eventi e, pertanto, non
più perseguibili".
Gli
"eventi" sono la scelta di consegnare la proprietà
dell'Arsenale alla Regione Sardegna e la decisione di
organizzare il G8, poi trasferito da Berlusconi e Bertolaso a
L'Aquila praticamente al termine dei lavori sull'isola della
Maddalena.
Il
consorzio privato Sviluppo Sardegna nel 2009 presenta una
richiesta di risarcimento danni al ministero della Difesa e al
dipartimento della Protezione civile: 50 milioni di euro per i
progetti, le relazioni, le fidejussioni e il lavoro prodotti.
La richiesta, inoltrata come "atto stragiudiziale di
diffida e messa in mora", verrà riformulata nei prossimi
giorni con l'avvio di una causa civile.
Un
nuovo seguito giudiziario per le opere della Maddalena, su cui
grava anche la sentenza del Tar del Lazio dopo la decisione
dell'ufficio di Bertolaso di assegnare la gestione
dell'Arsenale alla Mita Resort della presidente di
Confindustria, Emma Marcegaglia. Un contratto scontato a 31
milioni una tantum versati alla Protezione civile e appena 60
mila euro all'anno di canone alla Regione Sardegna per 40
anni.
Il
progetto preliminare della cordata italofrancese rivela fin
dalle prime pagine la differenza tra quanto lo Stato e la
Regione avrebbero risparmiato e quanto hanno invece speso e
continueranno a perdere fino al 2049. L'interesse di Sviluppo
Sardegna, a cui partecipa la società francese Spada
specializzata nella costruzione di porti, sono proprio i 600
posti barca dell'Arsenale.
Quanto
possono rendere è scritto nella prima pagina, al capitolo 'Il
porto turistico', nel dossier finanziario del progetto
coordinato dall'architetto Luigi Cosseddu: "La
costruzione comporterà la concessione dei posti barca con
ritorno totale di euro 126.254.194 tasse escluse e ripartito
dal 2006 al 2008". Potrebbero essere questi i ricavi già
nei primi due anni della Mita Resort di Emma Marcegaglia a
fronte di una spesa per 40 anni di concessione di 33 milioni e
400 mila euro (31 milioni una tantum e 60 mila euro di canone
annuo).
"Nel
2004 chiedevamo al ministero della Difesa la concessione per
trent'anni del porto e di tutte le strutture", spiega
Serafino Cosma Musu, rappresentante in Sardegna del progetto
italofrancese: "In cambio la società si impegnava a
finanziare e a ricostruire tutto l'Arsenale, comprese le
caserme non toccate dal piano per il G8 e il lungomare.
Oltre
alle strutture del porto turistico, avremmo realizzato
alberghi, residence, appartamenti, negozi e un'area
cantieristica per yacht e barche a vela più una porzione
riservata alla Marina militare. Solo per la costruzione della
zona del porto era prevista una spesa di 42 milioni.
L'esperienza dei nostri partner francesi insegna che quando
sono gestite bene, le concessioni dei posti barca e
dell'indotto immobiliare nei porti turistici possono ripagare
su lunghi periodi anche investimenti impegnativi come il
nostro".
Secondo
il protocollo di intesa, il nuovo Arsenale sarebbe stato
gestito da una società mista composta all'80 per cento da
Sviluppo Sardegna e al 20 per cento dall'Agenzia industrie
difesa, con capitale sociale di 100 milioni. E una clausola:
"Al termine dei 30 anni l'Arsenale tornerà nelle
disponibilità dell'Agenzia industrie difesa nello stato di
fatto in cui si troverà, comprese le opere realizzate".
Quando
il governo Prodi decide di portare il G8 alla Maddalena, il
progetto viene adeguato alle nuove esigenze. Il prezzo
dell'operazione sarebbe passato così da 586 a 694 milioni,
sempre a carico dei privati. "Il costo totale del nostro
progetto è superiore perché riguarda tutta l'area
dell'Arsenale e non soltanto la parte che si affaccia sul
porto turistico, come è stato fatto per il G8".
"Noi
non facevamo nulla gratis: ci avremmo guadagnato nella
gestione trentennale degli affitti, delle concessioni, del
mercato immobiliare. Ma lo Stato avrebbe avuto un risultato
migliore a costo zero. Un paragone può essere fatto con i
costi di costruzione al metro quadrato. I nostri, anche
considerando un 20 per cento di incremento per l'urgenza del
G8, non superavano mai i duemila euro al metro".
Il
sistema Bertolaso-Balducci ha invece stimato l'urgenza con un
incremento di soldi pubblici versati alle imprese del 57 per
cento. E un costo al metro quadro che meriterebbe qualche
ulteriore indagine: 4.345 euro.
Il
progetto, poi bocciato, prevede anche l'assunzione di tutti i
dipendenti dell'Arsenale militare rimasti senza lavoro. E
rivela che al momento in cui la gestione degli appalti per il
G8 viene affidata al capo della Protezione civile, oltre a
quello italofrancese esistono altri quattro i progetti:
"Tra questi, il Gruppo Colony Capital, proprietario della
Costa Smeralda, e il gruppo dell'Aga Khan, che intendeva
riprendere con la Maddalena i discorsi turistici interrotti in
Sardegna... Apparivano più articolati il progetto della
Regione Sarda (un acquario, istituti di ricerca, comunque a
basso profitto) e quello del Gruppo Ligresti, attraverso
l'immobiliare Lombarda (realizzazione e vendita di assets, ma
d'incerta garanzia di redditività nel tempo, almeno per
l'economia dell'isola)".
Tutti
progetti che però hanno qualche difetto: non sfruttano i
finanziamenti pubblici dei decreti d'urgenza, sono a scatola
chiusa e per questo non possono essere assegnati agli amici
degli amici.
[15-03-2010]
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PIRELLI:
UTILE NETTO DI COMPETENZA 2009 TORNA POSITIVO PER 22,7 MLN...
Radiocor -
Ritorno all'utile di competenza e alla cedola per Pirelli. Il
gruppo ha chiuso il 2009 con un utile netto di competenza di
22,7 mln (-347,5 mln nel 2008), ma con un risultato netto
totale ancora in rosso per 22,6 mln anche se in miglioramento
rispetto ai -412,5 mln di un anno fa. Proposta la
distribuzione di un dividendo di 0,0145 euro per le ordinarie
e di 0,0406 euro per le risparmio.
i.
EDISON:
PIAZZATO BOND 5 ANNI DA 500 MLN, CEDOLA 3,316%...
Radiocor -
Il nuovo bond senior di Edison e' stato accolto positivamente
dal mercato. Il titolo ha una durata di cinque anni (2015) e,
secondo quanto apprende Radiocor, e' stato prezzato nel
pomeriggio a 99,70, con uno rendimento del 3,316% pari a uno
spread di 85 pb sul midswap, in linea a quanto esprimono oggi
sul secondario emissioni con le stesse caratteristiche
18.03.10 |
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LASCIA A SORPRESA SANTECECCA TOP MANAGER ABI...
B.
Ar. per "la Repubblica" - Dopo Giuseppe Zadra, l´Abi
perde un altro manager. Domenico Santececca, una colonna
portante della struttura dirigente dell´Associazione bancaria
italiana dove arrivò nel 1977, si è dimesso ieri pomeriggio.
Direttore centrale e responsabile dell´area corporate, dopo l´arrivo
di Giovanni Sabatini, come nuovo direttore generale, era stato
anche accreditato, secondo rumors inesistenti, quale candidato
a ricoprire la carica di vicedirettore generale. Non è andata
così. Dimissioni attese? Attriti con il nuovo direttore
generale? Fonti di Palazzo Altieri smentiscono. E lo stesso
Santececca conferma, anche se c´è un po´ di amarezza nella
sua voce.
«Con
Sabatini - dichiara al telefono - abbiamo sempre lavorato
bene. Non c´era nessun problema». E allora perché lascia?
«Sono scelte di vita, non sono né il primo né sarò l´ultimo
a decidere di prendermi una pausa di riflessione. Per ora mi
dedicherò alla mia passione, i cavalli». Nuovi incarichi in
vista al momento non sembrano esserci, anche se il manager non
esclude nulla. «Speriamo che qualcosa venga fuori». Magari
la politica? «Difficile, dovrei prima imparare a presentare
le liste elettorali»
-
OBAMA VUOLE JANET YELLEN ALLA VICE PRESIDENZA FED...
(AGI/AFP)
- Il presidente Usa Barack Obama e' orientato a nominare alla
poltrona numero due della Federal Reserve l'attuale presidente
della Fed di San Francisco, Janet Yellen. Succederebbe a
Donald Kohn, il quale intende ritirarsi a giugno prossimo
quando terminera' il suo mandato quadriennale. Yellen, 63
anni, e' uno dei componenti del board piu' in sintonia con il
presidente della Fed Ben Bernanke e con la sua politica
monetaria. L'intenzione di Obama e' stata riportata dal New
York Times, che ha citato fonti informate
dell'amministrazione. Nessun commento della Fed ne' della Casa
Bianca.
-
NESPRESSO: NESTLE' NON ESCLUDE RICORSO A VIE LEGALI CONTRO
CIALDE 'LOW COST'
(Adnkronos)
- Nespresso, la societa' controllata da Nestle', non esclude
di ricorrere a via legali contro le cialde 'low cost' che
Casino, il gruppo francese della grande distribuzione, si
prepara a lanciare sul mercato francese a maggio e che sono
compatibili con le macchinette del gruppo elvetico. Cialde,
queste, completamente biodegradabili, che costeranno il 20% in
meno e che saranno prodotte da Ethical Coffee Company (Ecc),
una societa' svizzera fondata da un ex numero uno di
Nespresso.
'Difenderemo
i nostri interessi in modo molto vigoroso' afferma al
'Figaro', Richard Girardot, il presidente e direttore generale
di Nespresso. Ethical Coffee Company, dal canto suo, sostiene
di non violare nessun brevetto di Nestle' e di aver trovato
una 'falla' per aggirarli. Il primo brevetto, quello che
protegge la prima generazione di cialde, scade a fine 2012.
Per i
nostri giuristi 'sembra molto sorprendente' che Ecc abbia
trovato una 'falla' al sistema, sottolinea Girardot
evidenziando come sono 1.700 complessivamente i brevetti che
proteggono le famose cialde e il modo in cui vengono
utilizzate le macchinette. I dirigenti di Nespresso, che per
ora non hanno ancora esaminato le cialde 'low cost', scrive il
quotidiano francese, non intendono intraprendere un'azione
preventive sia nei confronti di Casino, di Ecc o di Folliet,
l'azienda di torrefazione di Chambery che fabbrichera' le
cialde 'low cost'.
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LONDRA PERDE TRONO, NY IN VETTA CAPITALE MONDO FINANZA...
(ANSA)
- Londra perde il titolo esclusivo di capitale mondiale della
finanza: la City è per la prima volta costretta a condividere
il trono con New York. I timori di una stretta delle regole e
le nuove tasse penalizzano la capitale inglese che,
nell'indice dei centri finanziari globali stilato da Z/Yen per
la City of London Corporation, perde 14 punti e scende a quota
775, a pari merito con la Grande mela, seconda nel settembre
2009.
Le
città asiatiche - riporta il Financial Times - continuano la
loro corsa, con Hong Kong e Singapore che avanzano
incontrastate, mentre il gap fra la coppia Londra-New York con
il resto del mondo si assottiglia sempre di più e scende ai
minimi del 2007, ovvero da quando sono iniziate le
rilevazioni. "La ricerca deve rappresentare un campanello
d'allarme per la politica. Non si può continuare a colpire le
banche e i banchieri senza compromettere la competitivtà di
Londra" osserva Stuart Fraser, presidente del comitato
della politica e delle risorse della Città di Londra.
[12-03-2010]
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SWATCH
ALLA CARICA DI NUOVI OROLOGI...
L. Te. Per "il Sole 24 Ore" -
Il Gruppo Swatch va verso una nuova campagna acquisti. «Abbiamo
i mezzi, se c'è qualcosa di interessante da comprare, perché
no?», dice Nick Hayek, ceo del gruppo elvetico leader nel
settore orologi. Swatch, che conta su marchi in tutte le
gamme, ha limitato nel 2009 la contrazione di fatturato e
utili, e ha iniziato il 2010 a passo di corsa, con vendite che
nei primi due mesi sono aumentate del 40% rispetto allo stesso
periodo dell'anno precedente.L'Italia
sta contribuendo alla crescita dei ricavi. Il gruppo adesso ha
una liquidità di oltre 1 miliardo di franchi, da usare per
investimenti interni o per acquisizioni. Svanite le
diffidenze, ora anche il mercato crede alla buona resistenza
del gruppo e ai suoi piani di espansione. L'azione Swatch
nell'ultimo mese è salita del 10%, battendo l'indice svizzero
Smi. Forse è scoppiata la pace tra la Borsa ed il gruppo
della vulcanica famiglia Hayek.
GOOGLE:
ANTITRUST INDAGA SU CONDIZIONI A SITI SU RACCOLTA
PUBBLICITA'...
Radiocor -
L'Antitrust ha deciso di estendere l'istruttoria per possibile
abuso di posizione dominante, avviata nei confronti di Google
l'estate scorsa, alle condizioni imposte in Italia agli
editori dei siti web nei contratti di intermediazione per la
raccolta pubblicitaria on-line. Lo comunica l'Autorita' in una
nota.
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2009, CHE
FALLIMENTO! - LA CRISI STA FALCIANDO LE AZIENDE, SOPRATTUTTO
AL NORD – IN ITALIA SI SONO CONTATI OLTRE 9 MILA FALLIMENTI
(+23%) E SONO CRESCIUTE LE DOMANDE PER CONCORDATI PREVENTIVI
(+33%) – IN 5 ANNI 70 MILA IMPRESE ITALIANE HANNO CAMBIATO
SEDE LEGALE PER RENDERE DIFFICILE IL RECUPERO CREDITI - MA PER
IL GOVERNO TUTTO VA BEN…
Luigi Grassia per "La
Stampa"
Gli occhi degli operatori economici e
degli analisti sono già puntati al 2010 in cerca di segnali
di ripresa ma intanto dal fronte delle imprese continuano ad
arrivare dati aggregati dall'anno appena trascorso molto
negativi: ieri è stato diffuso da Cerved Group il consuntivo
sui fallimenti e i concordati preventivi nel 2009 e il quadro
è così brutto che si fatica a immaginare un'inversione di
tendenza, anche perché la marea è partita da lontano.
Risulta che fra ottobre e dicembre
sono state aperte quasi 2.900 procedure fallimentari, con un
incremento del 15% rispetto allo stesso trimestre del 2008
(che aveva già fatto registrare un +43% sul 2007). Guardando
al complesso degli ultimi anni, dopo la brusca caduta delle
procedure seguita alla riforma della disciplina sulla crisi
d'impresa, dall'aprile del 2008 i fallimenti hanno iniziato
una corsa che dura da sette trimestri consecutivi, con tassi
di crescita sempre a due cifre. Sull'arco di tutti e dodici i
mesi del 2009 in Italia si sono contati oltre 9 mila
fallimenti (+23% sul 2008).
Cerved Group è nato dai fondi di «private
equity» Bain Capital e Clessidra. Scorporando un po' i suoi
dati, si osserva che con un aumento del 33% dei fallimenti
negli ultimi tre mesi del 2009 le costruzioni risultano il
settore che conta il maggior incremento di procedure (+31%),
però l'aumento dei crac aziendali ha colpito un po' tutti i
comparti economici: industria +26%, attività finanziarie,
immobiliari, di noleggio e informatica +24%, alberghi,
trasporti e comunicazioni +18%.
Sorpresa positiva, il tessile e
l'abbigliamento evidenziano una lieve riduzione delle pratiche
aperte rispetto al 2008, cosa che si osserva anche nel
comparto alimentare; questo però potrebbe dipendere dal fatto
che c'è stata una tale falcidia negli anni precedenti che la
scrematura è stata anticipata dal mercato.
Sul piano geografico l'impennata dei
fallimenti ha toccato soprattutto il Nord: nei dodici mesi del
2009 le procedure sono cresciute nel Nord Ovest del 33%, nel
Nord Est del 26%, nel Centro del 16%, nel Sud e nelle Isole
del 16,3%. In ognuna di queste macro-zone c'è stato un
aumento anche nell'ultimo trimestre (oltre che su tutto l'arco
dell'anno).
Quanto ai concordati preventivi (una
procedura legale che mira a evitare il fallimento convincendo
i creditori a ristrutturare il debito accontentandosi di meno
del dovuto) negli ultimi tre mesi del 2009 le imprese italiane
hanno presentato 243 domande (+33% rispetto al quarto
trimestre del 2008), portando il totale del 2009 oltre quota
900 (+62% rispetto al 2008).
Cerved Group segnala anche un
particolare curioso: negli ultimi cinque anni oltre 70 mila
imprese italiane hanno cambiato la sede legale da una
provincia a un'altra. Non sempre questo è avvenuto per
esigenze di carattere operativo: in molti casi, società
gravate dai debiti hanno traslocato per sottrarsi all'azione
dei creditori rendendo impossibile o più costoso il recupero
dei crediti. Uno specifico studio compiuto da Cerved dice che
a parità di tutte le altre variabili, le aziende che hanno
trasferito la sede hanno manifestato una propensione al
fallimento del 24% superiore alle altre. Insomma se vedete il
vostro debitore che cambia città cominciate a preoccuparvi. |
GRIFFE
STRANGOLATRICI (TE LO Dò IO IL MADE IN ITALY!) – LE
FABBRICHETTE DELLA MODA STANNO FALLENDO – IL J'ACCUSE DI UN
TITOLARE: “Nel 1997 per un capo ti davano 70 mila lire, oggi
vanno dai 16 a un massimo di venticinque euro. Poi in negozio
le vendono anche tra le 600 e le 750 euro " - “QUESTO
SAREBBE IL MADE IN ITALY, QUELLO CHE FINO A IERI HA SFILATO A
MILANO?”...
Francesco Spini da "La
Stampa"
Ho chiesto il fallimento a metà
febbraio, questa settimana chiudiamo». La resa di Giancarlo
De Bortoli, 61 anni, titolare di una fabbrica di Pramaggiore
(Venezia) dove 25 operaie per anni han confezionato camicie di
lusso e vestiti per conto di superfirme («ma niente nomi»),
è figlia di questo tempo di crisi e di globalizzazione.
«Le grandi griffe ti dicono: "Più
di tanto non possiamo darti" - racconta -. Nel 1997 per
un capo ti davano 70 mila lire, oggi vanno dai 16 a un massimo
di venticinque euro. Poi in negozio le vendono anche tra le
600 e le 750 euro». E ancora: «Ho qui un abitino da 890
euro, a noi ne arrivano 40: ce ne vorrebbero almeno il doppio».
Ma c'è chi, tra delocalizzazione e nuova manodopera, è
disposto a lavorare per un niente.
Il tramonto arriva negli ultimi anni:
«La lenta agonia è cominciata nell'autunno del 2004 - dice
De Bortoli -, finché siamo arrivati al punto di non riuscire
più a pagare nemmeno gli stipendi». A novembre De Bortoli
capisce che la quotidiana lotta per la sopravvivenza non
avrebbe portato a nulla: «Lavorando alle condizioni a cui
lavoriamo noi, si va in disperazione», ripete.
Mentre parla ha di fronte i conti che
lo condannano. «Nel 2007 il nostro fatturato era di 684 mila
euro, nel 2008 di 596 mila, l'anno scorso si è chiuso a 288
mila». Un piano inclinato: «A dicembre abbiamo fatturato 18
mila euro, come potevamo andare avanti?». Ora si ritrova con
un passato distrutto e un futuro da inventarsi. «Ho
cominciato all'inizio degli Anni 80. Non si guadagnava la
luna, ma si arrivava con decoro a fine mese. Potevi investire,
cambiar la macchina, portare la famiglia a mangiar la pizza».
Quasi trent'anni dopo si ritrova,
parole sue, «nudo e crudo. Cosa mi succederà? Non lo so, la
disperazione c'è. Mi dicono che mi lasceranno in affitto, che
forse potrò tenere la camera e la cucina, mentre le poltrone
e il divano li metteranno all'asta... Non so davvero cosa farò.
Perché uno, se non è forte, in questi casi può diventar
matto».
Sono storie di disperazione, queste.
Per il titolare, e per le operaie: hanno sacrificato sei-sette
mesi di stipendio sperando nel miracolo, ora attendono solo
gli ammortizzatori. De Bortoli non si dà pace. «Chiudiamo
per chi, tra le griffe, è arrivato a pagare 19 euro un
vestito foderato. Ha capito bene: danno l'equivalente di
cinque pacchetti di sigarette. E un cristiano deve stare lì a
tagliarli, questi abiti. E cucirli, stirarli, imballarli.
Questo sarebbe il made in Italy? Quello che fino a ieri ha
sfilato a Milano?».
La delocalizzazione, la manodopera
sottocosto hanno affogato l'impresa di De Bortoli. Il sistema
della moda («tranne rare eccezioni») ha lasciato a terra le
tradizionali fabbrichette, «i laboratori come il nostro sono
finiti». Le banche si sono cautelate presto, «lavorando solo
"salvo buon fine". Potevano sostenermi di più?
Certo. Ma anche se mi davano credito, con gente che ti paga
pochi euro, cosa fai?». Nient'altro, dice De Bortoli, che «odiare
tutto quel che è moda. Quando la vedo in tv, cambio canale...».
[02-03-2010] |
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- TREMONTI, IMPORRE ASSEGNI SOPRA 100
EURO RENDE LO STATO ODIOSO...
(Adnkronos) - La soluzione per contrastare l'evasione fiscale 'non e' imporre
per i pagamenti sopra i 100 euro il passaggio in banca'.
Infatti questa soluzione 'non rende minore l'evasione ma
odioso lo Stato'. Lo afferma il ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, intervenendo al congresso nazionale della Uil. Il
ministro sottolinea quindi che il meccanismo e' molto diffuso
in America ma 'non e' obbligatorio, non c'e' una legge che lo
impone'. Imporre una norma che impone il passaggio in banca
sopra i 100 euro 'e' la via sbagliata'.
- LEGION D'ONORE ALL'ATOMICO SCAJOLA
...
Legion d'onore «atomica » a Claudio Scajola. Il ministro
dello Sviluppo economico ne è stato insignito a Parigi dal
premier francese François Fillon. Il quale ha sottolineato il
suo impegno per il ritorno dell'Italia all'energia nucleare e
la sua scelta di «rivolgersi verso la Francia» in questo
processo.
[03-03-2010]
- TREMONTI:SE MULTINAZIONALE VA VIA
RESTITUISCA AIUTI,PAGHI TASSE E DEBITI...
Radiocor - 'Quando una multinazionale va via, facciamogli la tac;
cominciamo a dir e se licenzi, restituisci gli aiuti di Stato;
hai il diritto a licenziare, ma anche il dovere a restituire
un sacco di cose; comincia a pagare le tasse arretrate che non
hai pagato, vai a vedere se ci sono debiti pregressi. Allora
tanti dicono ops, ho ripensato la scelta industriale'. Un
grande paese ha il dovere di gestire le crisi mettendo in
campo tutti gli strumenti e non solo quelli del dio mercato'.
Lo ha affermato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti,
parlando al Congresso della Uil.
ENERGIA: LEXMARK INAUGURA NUOVA SEDE
ECO-SOSTENIBILE...
(AGI) - Lexmark,
azienda che produce e commercializza una vasta gamma di
prodotti e soluzioni per la stampa sia per il largo consumo
che per il mondo business, inaugura ufficialmente la propria
nuova sede, progettata per interpretare i valori e la
filosofia green dell'azienda. I nuovi uffici di Lexmark
Italia, infatti, sono ora spazi eco-sostenibili.
All'interno degli uffici si snoda il
percorso Lexmark@Work che parte dalla reception
"Terra", dove gli ospiti vengono accolti da un
suggestivo globo terrestre, per poi passare per le tre
"cellule" "Foresta", "Oasi",
"Ghiacciaio", dove "vivono"
rispettivamente, in un ecosistema perfetto, l'attenzione
all'ambiente, la sicurezza e produttivita' ed il risparmio. I
clienti possono cosi' scoprire come Lexmark abbia raggiunto il
totale controllo delle proprie risorse di stampa,
monitorandole, gestendole attivamente, stampando
responsabilmente e con il miglior rapporto fra utenti e
dispositivi.
03.03.10 |
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- L'«OSSERVATORE» CONTRO I BONUS DI
GOLDMAN...
Dal "Corriere della Sera" - «Volevano dalla loro banca
d'investimento chiarimenti sulle modalità di assegnazione dei
compensi ai dirigenti. Cifre da capogiro, premi giudicati
eccessivi. Volevano indietro quei soldi e una revisione delle
politiche sugli stipendi, ma non hanno avuto risposta».
L'Osservatore Romano ha chiosato ieri in questi termini il no
del board di Goldman Sachs alle richieste degli azionisti sui
bonus dei partner della «regina di Wall Street, l'illustre
sopravvissuta alla crisi che ha travolto la finanza americana».
E il Wall Street Journal ha rincarato la dose rivelando il
capitolo della relazione annuale della banca dedicata ai
fattori di rischio: Tra questi la «cattiva pubblicità», che
«può avere un impatto negativo sulla nostra reputazione e
sul morale e sulla perfomance dei nostri dipendenti».
GRECIA: NUOVI TAGLI PER 4 MLD, COLPITE
TREDICESIME, IVA SALE AL 21%...
Radiocor - Il governo greco ha varato il nuovo piano di tagli richiesto
dall'Unione Europea per riportare sotto controllo il
maxideficit dei conti pubblici. Fra le misure varate dal Cdm
prevedono da segnalare l'aumento dell'Iva dal 19% al 21% e
tagli del 30% ai bonus percepiti dai lavoratori del settore
pubblico a Natale, Pasqua e in agosto. Aumentata del 20% la
tassa su alcool e tabacco. Corrado Poggi
08.03.10 |
CRISI: TESORO, FINO A GENNAIO SOSPESI
MUTUI A PMI PER 8 MILIARDI...
Radiocor - Le domande di sospensione dei debiti delle pmi, al 31 gennaio,
sono state circa 136 mila (+16% rispetto a fine 2009). Lo
comunica il Tesoro, osservando che 'dopo la forte
accelerazione dei primi mesi', si va 'verso una
stabilizzazione'. Considerando i 30 giorni d'istruttoria, sono
state accolte quasi 100 mila domande per 8 miliardi di mutui
sospesi. La moratoria ha incluso recentemente operazioni per
il settore agricolo e mutui con agevolazione pubblica.
08.03.10 |
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IL CURATORE
FALLIMENTARE DI RICUCCI CONTRO BRACHETTI...
Da "Libero" - È lite
giudiziaria tra il curatore della Magiste International,
Domenico Fazzalari, e
la Api Real Estate
, la società immobiliare della famiglia Brachetti Peretti. A
marzo del 2009 la Api si era aggiudicata per 36 milioni di
euro la Tundra, società del gruppo di Stefano Ricucci
proprietaria di villa Corelli a Roma.
Secondo Radiocor, il curatore
fallimentare della Magiste International (la capogruppo di
Ricucci fallita a gennaio del 2007), ha citato in giudizio la
società della famiglia Brachetti Peretti per la mancata
restituzione di un credito di circa 700mila euro vantato da
Magiste verso Tundra
SALZA (INTESA
SANPAOLO): IPO PER FIDEURAM AL PIU' PRESTO POSSIBILE...
Radiocor - 'L'Ipo su Fideuram la
faremo al piu' presto possibile'. Lo ha detto a Radiocor
Enrico Salza, presidente del Consiglio di gestione di Intesa
Sanpaolo che si riunisce questa mattina. Salza ha aggiunto
che, per quanto riguarda Credit Agricole, 'e' gia' tutto
fatto'. Un altro consigliere, entrando alla riunione, ha
affermato che l'ipo Fideuram non e' all'ordine del giorno di
oggi e che si parlera' di prestiti e fidi. 'Poi - ha ricordato
- c'e' sempre la voce comunicazioni del presidente e
dell'amministratore delegato'
- SMARRITO A HONG
KONG UN TERZO DELLA RUSAL...
G. Ve. per "
Il Sole 24 Ore
" - L'aria di Hong Kong non fa bene a Rusal. In un mese
sui listini della Borsa asiatica, i titoli del gigante russo
dell'alluminio hanno perso più di un terzo del loro prezzo di
quotazione. Il mercato ha bocciato insomma la matricola
proveniente da Occidente, per nulla impressionato dal clamore
dell'operazione: la società del magnate Oleg Deripaska a fine
gennaio aveva venduto circa il 10% delle proprie azioni,
raccogliendo 2,2 miliardi di dollari. Tutti soldi necessari
però a pagare i debiti.
Oltre ai problemi finanziari,
la situazione non promette bene neanche dal punto di vista
industriale: ieri il gruppo ha comunicato di aver registrato
nel 2009 una flessione dell'11% nella produzione di alluminio.
D'altra parte che le premesse non fossero delle migliori si
era visto fin dalle prime contrattazioni. La società aveva
festeggiato la sua prima giornata sul parterre con un netto
calo del 10%.
-
LA SALA D'ATTESA DI
PEREZ E DEL RIVERO...
Mi. C. per "
Il Sole 24 Ore
" - Tempi difficili per i due costruttori Florentino
Perez, "dueño" di Acs oltre che presidente del Real
Madrid, e Luis del Rivero "patron" di Sacyr che si
vedono la strada sbarrata dalle due "energetiche"
Iberdrola e Repsol per aumentare il loro peso nei due consigli
di amministrazione.
Ignacio Sanchez Galan,
presidente di Iberdrola, ha puntato i piedi, nonostante Perez
controlli il 20% del gruppo e possa contare sull'appoggio di
un altro 7% circa in mano all'istituto di credito Bbk. E così
ha
fatto Antonio
Brufau, presidente di Repsol, nei confronti di del Rivero,
nonostante questi detenga una quota del 20% della petrolifera.
Come andranno a finire questi due bracci di ferro che durano
ormai da svariati mesi? Difficile dirlo, perché sia Galan,
sia Brufau hanno il supporto dei rispettivi cda e non ne
vogliono sapere di mollare la presa.
- PERNA IN DIFESA
A ISERNIA E CAMPOBASSO...
C. Fe. per "
Il Sole 24 Ore
" - Si apre un nuovo fronte giudiziario per
l'imprenditore Tonino Perna, ex-azionista di It Holding,
società in legge Marzano. Oltre alle inchieste in corso alle
Procure di Isernia e a Milano (per aggiotaggio e falso in
bilancio), avviate sulla base dei tre esposti depositati dai
commissari che hanno preso sotto la loro cura il gruppo
molisano finito in default, c'è un'altra indagine in via di
svolgimento al tribunale di Campobasso.
Il Gup Giovanni Falcione ha
infatti rinviato a giudizio Perna e altre quattro persone
(l'ad Maurizio Negro, il responsabile delle spedizioni
Francesco Fusco e gli amministratori di due società) con
l'accusa di frode doganale e false fatturazioni. Per la
procura di Campobasso la Ittierre avrebbe evitato di pagare
1,5 milioni di euro per acquisti di materie prime al di fuori
dei confini dell'Unione europea.
- I DEBITI DI SOS
NEL FUTURO DI CARAPELLI...
Mi. C. per "
Il Sole 24 Ore
" - Che fine faranno Carapelli, Sasso e Bertolli, le
marche-faro del gruppo Sos? Circolano infatti insistentemente
indiscrezioni, secondo cui potrebbero uscire dall'orbita degli
spagnoli. La capogruppo ha infatti annunciato ieri una perdita
lorda di 234 milioni di euro nel 2009, dopo che nel 2008 Sos
era entrata in crisi a causa della scoperta di operazioni
finanziarie poco trasparenti eseguite dall'allora azionista di
controllo,
la famiglia Salazar.
Il problema di fondo è che,
passato un anno dall'inizio delle difficoltà, Sos non è
ancora riuscita a risollevare la testa: le perdite sono
aumentate, la situazione finanziaria è delicata e così il
business. Tanto che oltre ad alcuni marchi di olio, potrebbe
essere ceduta la divisione riso. Ma non è tutto, perchè
anche l'andamento di Borsa lascia molto a desiderare. Ieri, ad
esempio, il titolo è crollato, lasciando sul terreno un
rotondo 10%.
- MAIRE TECNIMONT:
MALAGO', SODDISFATTI DA NOSTRA PARTECIPAZIONE A LUNGO
TERMINE...
(Adnkronos) - "Siamo soddisfatti
dalla nostra partecipazione. La consideriamo una
partecipazione a lungo termine ma non posso dire se la
incrementeremo". Giovanni Malago', imprenditore romano e
ad della societa' Samocar, si dice soddisfatto della
partecipazione in Maire Tecnimont (assieme a Lupo Rattazzi)
attraverso
la Gl Investimenti
con il 2,1% del capitale.
- PICCOLE
FUSIONI IN BORSA...
Vittoria Puledda per "la
Repubblica" - La lettera, mandata da Borsa spa ai soci
della Promac, non parla di un'offerta concreta, da individuare
in un secondo momento, ma tratteggia un'architettura. Ora si
tratterà di vedere cosa vorranno fare gli azionisti del
Mercato alternativo dei capitali (Mac) ma non gestori del
medesimo, compito che invece ha la Borsa.
Però, anche se la lettera
dice il contrario, la sorte del Mac (sei società e mezzo al
listino, perché una è sulla rampa di lancio per la
quotazione) e quelle di Aim Italia, altro "gigante"
con un listino di cinque società, sembra ragionevolmente
segnata: diventare prima cugini stretti e poi, in prospettiva,
fondersi. Per ora l'offerta parla di due segmenti distinti
nell'ambito di un solo mercato; ma se due debolezze insieme
non fanno una forza, divise hanno ancora meno vigore.
- NELLA CITY DI
LONDRA I GRANDI BANCHIERI RINUNCIANO AI BONUS...
Enrico Franceschini per "la
Repubblica" - I grandi banchieri della City rinunciano ai
bonus. Dopo la decisione del presidente e amministratore
delegato della Barclays Bank di fare a meno del proprio, ieri
anche Stephen Hester, presidente esecutivo e ad della Royal
Bank of Scotland (Rbs), ha comunicato ai vertici della propria
banca che non accetterà alcun bonus: di fatto una rinuncia a
un premio di oltre un milione di sterline, che si sarebbe
aggiunto al milione e 200 mila sterline del suo salario annuo.
La previsione della stampa finanziaria londinese è che, sulla
loro scia, anche i capi delle altre maggiori banche nazionali,
dalla Lloyds alla Hsbc, prenderanno la medesima decisione.
Una mossa che
il mondo
politico accoglie con favore: «Hanno fatto bene», commenta
per esempio Vincent Cable, portavoce del partito
liberal-democratico. E' l'effetto della campagna contro i
bonus eccessivi dei banchieri condotta dal governo laburista
di Gordon Brown, condivisa dai partiti di opposizione e
sostenuta da media e sondaggi d'opinione: dopo il collasso del
sistema finanziario, in buona parte salvato indebitando lo
stato a spese dei contribuenti, l'idea che i banchieri
continuino ad accumulare premi milionari è sembrata a molti
un abominio, il rifiuto di apprendere la lezione della crisi
degli ultimi due anni.
Ma il gran rifiuto dei
super-capi non vale per tutti: proprio la Rbs si apprestaa
distribuire1 miliardoe 300 milioni di sterline in bonus ai
suoi 22 mila banchieri, nonostante le perdite accumulate nel
2009. E tutti vogliono intascare il premio prima che scatti la
sovrattassa del 50 per cento sui bonus imposta dal governo
[23-02-2010]
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- W.POST, WALL
STREET SEMPRE PIU' GENEROSA CON IL GOP...
(Adnkronos/Washington
Post) - Wall Street
continua ad essere sempre piu' generosa con il Grand Old
Party, dopo aver chiuso il suo "flirt" con Barack
Obama ora reo di puntare il dito contro i ricchi banchieri.
Uno studio
realizzato dal Center for Responsive Politics per il
Washington Post infatti conferma il trend gia' evidenziato nei
mesi scorsi: le grande societa' finanziarie e di investimento,
che all'inizio del 2009 e quindi dell'amministrazione Obama
davano due terzi dei loro contributi ai democratici, ora alla
fine dell'anno hanno versato la meta' delle donazioni ai
comitati politici dei repubblicani.
Anche le banche commerciali
sono tornate alla loro tradizionale e solida relazione con il
Gop, dopo aver vissuto appunto una breve infatuazione per i
democratici, versando nelle casse dei repubblicani negli
ultimi tre mesi dello scorso anno il triplo di quello che
hanno dato al partito del presidente.
Dati che colpiscono
soprattutto perche' Obama era riuscito ad ottenere un sostegno
forte, ed insolito per un candidato democratico, a Wall
Street. Durante la campagna per le presidenziali, ha raccolto
oltre 18 milioni di dollari contro i 10 del repubblicano John
McCain.
28.02.10 |
AIUTO!
PANERAI SI TOGLIE QUALCHE "SESSOLINO" DAL MOCASSINO
(TOD'S, OF COURSE) - "Sandra Monteleoni è stata la prima
moglie di Montezemolo ma anche la compagna di De Benedetti -
Paola Zanussi prima moglie di Leonardo Mondadori ha soccorso
Angelo Rizzoli, appena uscito dall'iniquo carcere, per
diventare successivamente la compagna di De Benedetti - MA De
Benedetti corteggiava Cristina Mondadori, zia acquisita di
Paola Zanussi - Silvia Monti, grande amore giovanile di
Giovanni Agnelli, che non l'ha dimenticata nel suo testamento,
OGGI è
LA MOGLIE DI DE
BENEDETTI...
Paolo Panerai per
"Italia Oggi"
Nell'era dell'informazione globale non vi è dubbio che il
presente e il futuro di un paese vengono marcatamente segnati
dal tipo di informazione che lì domina. Ma sbaglia chi pensa
che il destino dell'Italia sia stato segnato dalla guerra
mediatica fra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,
e coloro che, rompendo ogni regola di privacy (rispettata
invece in Francia per François Mitterrand, Valéry Giscard
d'Estaing e Jacques Chirac), hanno riempito le pagine dei
giornali, dei tg digitali, di internet e di ogni altro media,
di interviste e foto sulle escort di Palazzo Grazioli o Villa
Certosa.
Non vi è dubbio che la campagna sulle performance di letto
del presidente Berlusconi abbia dato il via alla nuova
stagione dei veleni e del degrado letale della politica
sviluppatisi nel 2009. Ma sono ben altre che non le escort le
donne che hanno segnato il passato, il presente e forse il
futuro dell'informazione in Italia e quindi della vita civile
e politica del paese.
Infatti, dietro a tutta la vicenda che ha determinato negli
anni Ottanta e Novanta l'assetto di potere dell'informazione
italiana, c'è un incredibile incrocio di quattro o cinque
donne che, consapevoli o inconsapevoli, hanno influenzato in
maniera importante gli atti degli uomini di cui di volta in
volta sono state fidanzate, mogli o amanti.
Un incrocio che per molti aspetti ha dell'incredibile,
specialmente se lo si guarda con la freddezza della cronaca a
distanza di diversi anni da quando quegli incontri, quegli
amori, falsi o veri che fossero, sono stati vissuti. E
paradossalmente, in quelle storie non ebbe alcuno spazio
diretto il cavalier Berlusconi.
I nomi delle donne: Sandra Monteleoni Montezemolo, Paola
Zanussi Mondadori, Cristina Mondadori Formenton, Silvia
Cornacchia Monti Donà delle Rose De Benedetti, Barbara
(Bambi) Parodi Delfino.
I nomi degli uomini: Luca Cordero di Montezemolo, Leonardo
Forneron Mondadori, Angelo Rizzoli, Carlo De Benedetti, Paolo
Mieli.
Sandra Monteleoni è stata la prima moglie di Luca
Montezemolo ma, dopo la separazione e l'incontro dell'ormai
storico presidente della Ferrari con Bambi Parodi Delfino,
anche la compagna di De Benedetti, negli anni ruggenti in cui
il controllore del gruppo Espresso-Repubblica non contava
ancora nell'editoria ma voleva contare.
Paola Zanussi Mondadori è stata la prima moglie di
Leonardo Mondadori e, qualche tempo dopo la separazione, ha
soccorso Angelo Rizzoli, appena uscito dall'iniquo carcere,
per diventare successivamente la compagna di De Benedetti, nel
momento della conquista del gruppo Espresso-Repubblica della
«guerra della rosa» contro Berlusconi per la conquista della
Mondadori; guerra nella quale il suo ex marito, Leonardo, era
il fondamentale alleato del Cavaliere.
Ma, nel mentre, De Benedetti corteggiava Cristina
Mondadori, vedova Formenton, e ago della bilancia con i suoi
figli per la conquista della maggioranza nella casa editrice
fondata dal padre Arnoldo. In quanto zia di Leonardo, Cristina
Mondadori, donna molto intelligente e di grandi qualità
umane, come ha dimostrato nel libro che ha scritto sulla sua
famiglia, era anche zia acquisita di Paola Zanussi.
E la corte di De Benedetti verso la vedova di Mario
Formenton, di cui l'Ingegnere diceva di essere stato uno dei
migliori amici, inizialmente aveva fatto sì che Cristina e i
suoi figli si schierassero contro Berlusconi. Fino a quando
Leonardo riuscì a far pace con i cugini e a mostrare che De
Benedetti aveva montato una vera commedia in fatto di amicizia
e amore pur di vincere la battaglia di Segrate.
Silvia Monti è stata un grande amore giovanile di Giovanni
Agnelli, che non l'ha dimenticata nel suo testamento. Si era
però sposata con Luigino Donà delle Rose, nobile veneto, che
insieme al fratello ha fondato Porto Rotondo in concorrenza
con Porto Cervo; di Porto Rotondo Silvia Monti è stata la
regina, fino a quando il marito non ha perso sia
il secondo sviluppo
immobiliare della Costa Smeralda sia lei, la quale ha ceduto
alla corte dell'ingegner De Benedetti, sposandolo, proprio nel
momento della conquista del potere editoriale in diretta
concorrenza con Agnelli, che era ritornato al comando del
Corriere, dove ora la quota (seconda dopo quella Mediobanca)
è gestita da Montezemolo.
Il quale Montezemolo è stato molto importante per
il secondo mandato
alla direzione del Corriere della Sera di Paolo Mieli, nel
frattempo unitosi a Bambi Parodi Delfino, bravissima inviata
del Tg5 e madre della secondogenita del presidente della
Ferrari nonché madre della figlia più piccola del due volte
direttore del Corriere della Sera.
Non è certo una novità che le donne, con il loro amore
vero o di comodo, abbiano avuto ruoli e potere spesso decisivi
in più vicende della storia del mondo. Ma finora non c'era
traccia di un incrocio come quello che si è verificato negli
ultimi trent'anni nel mondo dell'informazione italiana, di cui
i dettagli descritti non sono che una parte dello sceneggiato.
E sbaglia doppiamente chi pensa che siano state le escort
le protagoniste vere nella vicenda boccaccesca di Berlusconi e
delle sue avventure amatorie finite, spesso strumentalmente,
sui giornali di tutto il mondo. La vera protagonista, colei
che ha tratto il dado, che ha dato l'avvio mediatico allo
scontro su lenzuola e telefoni da cui per mesi la politica
italiana è stata condizionata e trascinata ai livelli più
infimi della storia del paese, è lei, Veronica Lario in
Berlusconi.
Sapendo che il più efficace strumento di prima
informazione sono le agenzie di stampa, non solo è entrata di
diritto al vertice del gruppo di donne che hanno influenzato
il passato, il presente e forse il futuro dell'informazione in
Italia, ma ha saputo usare per i suoi scopi l'Ansa come
neppure Orson Welles avrebbe potuto immaginare nel suo
capolavoro Quarto potere.
[24-02-2010]
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AEROLINEE: AIR FRANCE E
GIAPPONESE JAL DISCUTONO JOINT VENTURE...
(AGI/AFP) - Air France e l'indebitata compagnia aerea
nipponica Japan Airlines (Jal) stanno discutendo la
possibilita' di avviare una joint venture in comune. Lo rivela
il giornale La Tribune, secondo il quale i due gruppi
intendono condividere costi ed entrate. In particolare
l'intesa prevede la possibilita' di armonizzare i prezzi, i
moduli organizzativi e le pratiche di business. Jal, che ha
dichiarato bancarotta a gennaio, ha gia' respinto questo mese
l'offerta di fare squadra in comune con l'alleanza SkyTeam, la
quale include Air France e la compagnia Usa Delta Airlines,
accettando invece di allargare l'alleanza con American
Airlines e i partner di Oneworld.
- IRIDE-ENÌA FANNO PACE CON LA
SCELTA DEL NOME...
D. Ra per il "Sole 24 Ore" - Iridenìa o Irenìa? Se
la fusione di Iride e Enìa ha impegnato le parti in un
estenuante confronto, non meno arduo appare trovare un nome
per la nuova multiutility. Iridenìa e Irenìa dividono il
variegato fronte dei sindaci e dei manager coinvolti
nell'operazione. Raggiunta un'intesa in extremis per far
decollare l'aggregazione, ora si rischia di trascorrere il
paio di mesi che separano dalla firma dell'atto di fusione in
uno stucchevole balletto di favorevoli e contrari al nome da
dare al frutto del matrimonio. Gradito, quindi, un escamotage
per mettere tutti d'accordo, manager e sindaci. E sul tavolo
spunta Irene, che in greco significa pace. Considerando la
lunga guerra di posizione che ha preceduto l'intesa fra
liguri, piemontesi ed emiliani, quale miglior auspicio per le
sorti del modello di governance faticosamente varato per la
nascente multiutility?
23.02.10 |
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BURANI: GIOVANNI BURANI IN
TRIBUNALE CON SCATOLONI CONTABILITA' BDH...
Radiocor - Giovanni Burani questa mattina ha consegnato
personalmente al curatore fallimentare di Burani Designer
Holding la contabilita' della so cieta', come richiesto dal
Tribunale fallimentare di Milano nella dichiarazione di
insolvenza. L'ex presidente della holding olandese,
controllante di Mariella Burani Fashion Group, secondo quanto
risulta a Radiocor, si e' recato nello studio del curatore
fallimentare, Diego Moscato, a Milano e ha portato uno
scatolone di documenti. Giovanni Burani, accompagnato
dall'avvocato di Bdh, Giuseppe Amoroso, si e' trattenuto per
quattro ore nell'ufficio di Moscato.
- MARIELLA BURANI: ACCORDO
PER SALVATAGGIO ANTICHI PELLETTIERI...
(ANSA) - Arriva al traguardo l'operazione di salvataggio di
Antichi Pellettieri. La controllata di Mariella Burani Fashion
Group ha completato il processo di asseverazione del piano
industriale e finanziario, ai sensi dell'articolo 76 della
legge fallimentare, e ha sottoscritto con le banche creditrici
l'accordo di ristrutturazione del proprio debito. Lo comunica
la società in una nota.
- FINMECCANICA: US NAVY
LANCIA NUOVO PROGRAMMA PER ELICOTTERO CASA BIANCA...
Radiocor - Dopo lo stop della Casa Bianca al nuovo elicottero
presidenziale, la cui commessa era stata vinta da Lockheed
Martin e AgustaWestland (gruppo Finmeccanica), parte un nuovo
programma. La Us Navy ha annunciato l'invio di una Request for
information alle industrie (passo preliminare prima della gara
vera e propria) per una flotta 'tra 23 e 28' elicotteri, di
cui il primo dovrebbe essere operativo nel 2017. Una prima
risposta in cui le aziende dovranno sostanzialmente dire se
sono interessate allo sviluppo del nuovo programma e' attesa
entro il 3 marzo. Risposta che da Finmeccanica appare
probabile, anche se la societa' fa sapere che si sta
valutando.
- ASSOGESTIONI: MESSORI NON
SI RICANDIDA, SINISCALCO VERSO PRESIDENZA...
Radiocor - Marcello Messori non e' disponbile a ricandidarsi
al vertice di Assogestioni per il triennio 2010-2013. Il
numero uno dell'Associazione lo ha comunicato al consiglio
direttivo che, ringraziando Messori, ha deciso all'unanimita'
di proporre all'assemblea che si terra' il 19 marzo Domenico
Siniscalco come candidato alla presidenza.
- FISCO: RESTANO FUORI DA
SCUDO OPERAZIONI DI RIENTRO TRA 16 E 29 DICEMBRE...
(Adnkronos) - Restano fuori dallo scudo fiscale le operazioni
di rientro che si sono concluse nel periodo che va dal termine
della prima operazione di rientro dei capitali e la seconda,
cioe' dal 16 al 29 dicembre. E' quanto comunica l'Agenzia
delle entrate che in una circolare risponde alle domande degli
operatori e fornisce ulteriori indicazioni rispetto al
documento gia' pubblicato.
Per quanto riguarda il rimpatrio
giuridico degli immobili e delle altre attivita' patrimoniali
detenute all'estero tramite fiduciarie residenti, la circolare
chiarisce che il contratto di amministrazione con queste
societa' puo' anche avere durata illimitata. Il contribuente
conferisce alla fiduciaria il mandato a compiere tutti gli
atti giuridici di amministrazione dei beni, tra i quali, ad
esempio, il versamento dell'imposta straordinaria, la
locazione o la vendita del bene, l'esercizio dei diritti
patrimoniali, il regolamento dei flussi finanziari, ecc.,
secondo le istruzioni dettate dal contribuente.
- FT, PER SUCCESSIONE A
BERNHEIM, GENERALI CHIAMI UN 'CACCIATORE DI TESTE'...
(Adnkronos) - 'Generali e' una bestia strana, non solo perche'
ha due amministratori delegati e un presidente di 85 anni,
Antoine Bernheim, che dovra' lasciare in aprile. Ancora piu'
anomalo e' che il suo sostituto sara' deciso il mese prima a
Milano, quando Mediobanca mettera' a punto la lista dei
candidati preferiti.
Uno dei candidati piu' accreditati
e' Cesare Geronzi, attuale presidente di Mediobanca. Anche se
uno 'straordinario' (in italiano nel testo n.d.r.) negoziatore
non e' chiaro se Geronzi possiede le competenze industriali
necessarie a condurre Generali'. E' quanto scrive oggi il
'Financial Times' in un articolo della 'Lex column' in cui
invita Generali ad ammodernare il suo sistema chiamando per la
selezione dei candidati alla successione a Bernheim un
'cacciatore di teste'.
- TIRRENIA: FINTECNA, 16
MANIFESTAZIONI INTERESSE...
(ANSA) - Sono 16 le manifestazioni d'interesse per l'acquisto
di Tirrenia di navigazione, giunte all'advisor Unicredit Bank.
Lo comunica Fintecna in una nota. Le valutazioni espresse dai
consulenti saranno sottoposte al cda che si riunirà giovedi
prossimo.
20.02.10 |
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SIAMO
UOMINI O Generali? - Profumo detesta tronchetti e SFANCULA
Geronzi che mirerebbe a mettere l'afeffato al suo posto a
piazzetta cuccia: "È evidente che se cambiamenti al
vertice delle Generali comportassero analoghi cambiamenti al
vertice di Mediobanca, non staremo certo a guardare.
Svolgeremmo in pieno il nostro ruolo di azionisti" -
Auletta Armenise va al posto di perissinotto ('disistimato' da
geronzi)?...
Giovanni Pons per La
Repubblica
Il confronto-scontro tra Cesare
Geronzi e Alessandro Profumo sull´asse Mediobanca-Generali
rischia il classico ritorno di fiamma. A un mese e mezzo dalla
deposizione delle liste per il rinnovo del vertice del Leone
di Trieste un accordo tra i maggiori azionisti appare ancora
lontano da raggiungere e, anzi, tutto fa pensare a una nuova
battaglia.
In un´intervista rilasciata ieri a
Milano Finanza Alessandro Profumo, primo azionista di
Mediobanca attraverso Unicredit, sembra defilarsi dalla scelta
per Generali ma non da un´eventuale riassetto di Piazzetta
Cuccia. «È evidente che se cambiamenti al vertice delle
Generali comportassero analoghi cambiamenti al vertice di
Mediobanca, non staremo certo a guardare. Svolgeremmo in pieno
il nostro ruolo di azionisti».
Il riferimento, neanche tanto velato,
è alla possibilità, paventata da Repubblica nelle settimane
scorse, di uno spostamento di Cesare Geronzi alla presidenza
di Trieste con conseguente salita di Marco Tronchetti Provera
al vertice di Mediobanca. Questa eventualità non sembra
gradita a Unicredit che ha tutte le carte per far sentire la
propria voce nelle sedi competenti. Cioè in quel comitato
nomine di Piazzetta Cuccia, composto da sei membri, che si
riunirà a marzo per dare un´indicazione sui nuovi vertici di
Trieste.
Nel caso Geronzi volesse spiccare il
volo verso il Leone, non potrebbe votare sé stesso e dunque
basterebbero Dieter Rampl (presidente di Unicredit) e i due
manager Alberto Nagel e Renato Pagliaro per far saltare la sua
candidatura se questa fosse invece promossa da Tronchetti
Provera e Vincent Bollorè.
Inoltre, fatto ancora più stringente,
Unicredit con l´8,7% ha un forte potere di interdizione sulle
nomine in Mediobanca e dunque gli sarebbe facile far saltare
la candidatura Tronchetti, semmai fosse proposta. Tutto in
alto mare, dunque? Parrebbe di sì, anche perché il fronte è
variegato e i veti incrociati all´ordine del giorno.
Ma se Geronzi, che ieri ha risposto «voi
sognate» riguardo un´ipotetica fusione Mediobanca-Generali,
non va a Trieste e se Paolo Scaroni non può certo lasciare l´Eni
in un momento delicato come l´attuale, non dovrebbe esser
difficile trovare un presidente senza deleghe che possa
sostituire Antoine Bernheim. È però possibile che la
battaglia a quel punto si possa spostare sulla poltrona di
Giovanni Perissinotto, la cui gestione è da tempo nel mirino
di Geronzi.
Un candidato alla poltrona di ad che
si sta scaldando a bordo campo è Giampiero Auletta Armenise,
ex amministratore delegato dell´Ubi, molto stimato sia da
Geronzi che da Giovanni Bazoli. Il quale, sebbene si sia
tirato fuori dalla mischia, segue da vicino la vicenda dal
momento che Generali è uno degli azionisti forti di Intesa
Sanpaolo.
La soluzione Auletta, però, non si sa
quanto sia gradita ai soci francesi di Mediobanca, che
vogliono sicuramente dire la loro sul rinnovo dei vertici
della compagnia, e provocherebbe più di un mal di pancia al
mangement di Mediobanca che si batte per la conferma di
Perissinotto e di Balbinot nelle funzioni operative del
gruppo.
Anzi, poiché toccherà a Nagel fare
la prima mossa proponendo dei nomi al comitato nomine, nel
caso non si trovasse la quadra, una soluzione di ultima
istanza potrebbe essere quella di portare lo stesso
Perissinotto alla presidenza.[14-02-2010]
MENTRE
PALENZONA STA ORGANIZZANDO LA SUA VOLATA PER LA PRESIDENZA DI
UNICREDIT (È STATO LUI A CONVINCERE LE TRE FONDAZIONI,
PRINCIPALI AZIONISTE DI UNICREDIT, A SOTTOSCRIVERE L’AUMENTO
DI CAPITALE DA 4 MILIARDI SALVA-PROFUMO) - IL DUPLEX
CALTA-GERONZI SI PREPARA ALL’ASSALTO DELLE ROCCAFORTI
FINANZIARIE DEL NORD. E LO FA MESCOLANDO SIMPATICHE BUGIE COL
PESO DELLE AZIONI CHE CONTANO - È L’ASSE DI UNA FINANZA
CAPITOLINA CHE MARCIA VERSO LE ROCCAFORTI DEL NORD PER
CAPOVOLGERE LO SCHEMA STORICO CHE HA SEMPRE VISTO IL PRIMATO
DELLA FINANZA PRIMA NELLE MANI DI ENRICO CUCCIA E DOPO DI
UNICREDIT E INTESA-SANPAOLO -
Quando gli organizzatori del Forex, il
convegno che si è svolto nel weekend a Napoli con i banchieri
e gli operatori finanziari, hanno saputo che il vicepresidente
di Unicredit, Fabrizio Palenzona, non avrebbe partecipato,
hanno tirato un sospiro di sollievo.
Per i tecnici che hanno allestito la
sala alla Fiera d'Oltremare la presenza del banchiere avrebbe
creato un problema non indifferente per le dimensioni della
sedia adatta a raccogliere i due quintali del 57enne
ex-autotrasportatore di Novi Ligure. Qualcosa di simile
succedeva anni fa quando alle manifestazioni pubbliche
partecipava Giovanni Spadolini per il quale era complicato
trovare uno scranno capace di reggere la sua mole.
A Napoli Palenzona non c'era e non
sono arrivati nemmeno Abramo-Bazoli e il boccoluto Mussari (in
odore di presidenza all'Abi), ma al rito che si ripete da 16
anni con una noia terribile non sono mancati Cesarone Geronzi,
Corradino Passera e Alessandro Profumo, i tre number one della
finanza italiana.
A dire il vero c'era anche Luigino
Abete che buttava l'occhio distratto mentre il Governatore
della Banca d'Italia leggeva il suo intervento. Forse Luigino
cercava di capire dov'era finita la sua amica Mirta Merlino,
la bionda giornalista che ha fatto il suo ingresso in sala con
tanto di occhiali neri, stivali lunghi e tacchi vertiginosi
(Quando si deve togliere le scarpe deve chiedere
autorizzazione alla torre di controllo, per atterrare...).
Certamente la prosa di Draghi non è
stata esaltante. Con la sua voce che non crea vibrazioni e non
forza mai il diaframma, l'uomo di via Nazionale ha snocciolato
le 18 pagine del suo discorso, composto da 8 capitoli di cui
uno solo (il quarto, dedicato alle banche italiane) ha fatto
rizzare le orecchie agli uomini del credito.
Le nostre banche - ha detto Draghi -
sono bene attrezzate e i cinque maggiori gruppi hanno
guadagnato in solidità patrimoniale, ma la redditività è
peggiorata. E comunque - ha intimato il Governatore - dovete
smetterla di infilare nuove commissioni che appesantiscono il
rapporto con la clientela.
L'euro è saldo!, ha detto Draghi alla
fine del suo intervento, e serve un rafforzamento del governo
economico tra i paesi europei, "un patto europeo per lo
sviluppo".
Così ha parlato a Napoli l'uomo di
via Nazionale e nessuno tra i giornalisti affamati di notizie
è riuscito a strappargli una parola sulle voci che lo danno
fuorigioco dalla battaglia per la presidenza della Bce di
Francoforte. Su quella poltrona i big delle banche, a
cominciare da Corradino Passera e Profumo, hanno dichiarato di
vederlo benissimo, ma anche queste dichiarazioni facevano
parte della liturgia e non hanno procurato brividi.
Come nel teatro delle ombre cinesi,
mentre sul palco il Governatore parlava, dietro le quinte
sfilavano le figure di altri protagonisti. Prima fra tutte
quella di Alessandro Profumo che proprio sabato mattina è
apparso sulla prima pagina del settimanale "MilanoFinanza"
con il titolo roboante "Puntate ancora su di me".
In sala erano molti i banchieri che
nascondevano tra le mani il testo di questa curiosa intervista
rilasciata a Osvaldo De Paolini e qualcuno si è chiesto che
senso avesse quel titolone da prima pagina simile ai manifesti
della campagna elettorale.
A dire il vero tre quarti
dell'intervista sono irrilevanti e pare che se ne sia reso
conto anche lo stesso Profumo quando di fronte a certe domande
bacchetta il giornalista con l'esclamazione zuppa di
arroganza: "non diciamo fesserie". C'è un passaggio
comunque molto interessante che riguarda gli eventuali
cambiamenti al vertice delle Generali, il Leone di Trieste sul
quale si sta preparando la battaglia di primavera.
A questo proposito il banchiere ligure
che a 38 anni era già direttore generale di Unicredit, dice
testualmente: "È evidente che se i cambiamenti al
vertice delle Generali comportassero analoghi cambiamenti al
vertice di Mediobanca, non staremo certo a guardare.
Svolgeremo in pieno il nostro ruolo di azionisti".
È uno squillo di tromba quello del
bocconiano Profumo, che a Napoli ha fatto lingua in bocca con
Corradino Passera dal quale è sempre stato diviso nelle
opinioni e nelle strategie, e che adesso annuncia di voler
giocare la parte del protagonista nelle vicende di Generali e
di Mediobanca.
Con il suo 9% in Piazzetta Cuccia e il
2,9 nel Leone di Trieste, l'ex-impiegato del Banco Lariano non
ci sta a essere emarginato dalla battaglia di primavera e da
quell'asse che nel teatro delle ombre cinesi appare sempre più
solido tra l'uomo più liquido d'Italia, Francesco Gaetano
Caltagirone, e il banchiere di Marino, Cesarone Geronzi.
È l'asse di una finanza capitolina
che sta marciando verso le roccaforti del Nord per capovolgere
lo schema storico che ha sempre visto il primato della finanza
prima nelle mani di Enrico Cuccia e dopo di Unicredit e
IntesaSanPaolo. Da bruco quale era nel momento buio della
crisi, Profumo è diventato farfalla e vuole posarsi con il
peso di una banca che opera in 22 paesi per 50 milioni di
clienti dentro il risiko che si gioca tra Piazzetta Cuccia e
piazza Unità d'Italia dove ha sede Generali.
DUE
OSTACOLI AL TRIS GERONZI SONO NAPOLITANO E DRAGHI - congelato
il filotto presidenza generali, tronchetti a mediobanca e
rotelli a rcs quotidiani - Ma il banchiere di Marino sa che
nel comitato nomine di Mediobanca i due manager Nagel e
Pagliaro sono dalla sua, così come Tronchetti e Bolloré e
servirebbe a ben poco un eventuale “niet” di Dieter Rampl,
presidente di Unicredit...
John Hawkins per il settimanale SOLDI
Cesare Geronzi è un banchiere accorto
e quindi ha capito da qualche settimana che il
"filotto" che pensava di realizzare, d'intesa col
premier Silvio Berlusconi (vedi SOLDI del 19 novembre 2009 e
21 gennaio 2010), si sta complicando:
diventare lui stesso presidente delle
Assicurazioni Generali al posto di Antoine Bernheim, essere
sostituito in Piazzetta Cuccia da un industriale
"doc" come Marco Tronchetti Provera e portare
l'imprenditore sanitario Giuseppe Rotelli (vicino al premier,
a Roberto Formigoni ma anche, a sorpresa, a Massimo D'Alema)
alla presidenza della Rcs Quotidiani era un "tris"
di primavera ambizioso, ma che avrebbe suscitato critiche più
o meno velate.
Quindi, proprio perché, nonostante le
ripetute smentite (ultima quella al congresso Aiaf Assiom
Forex del weekend scorso) il banchiere di Marino ha più di
tutto a cuore il suo sbarco sulla tolda di comando del Leone
di Trieste, sugli altri due lati del nuovo "triangolo del
potere" dell'era berlusconiana si può cominciare a
ragionare.
La partita più difficile è quella
che vede Rotelli, azionista di Rcs tuttora fuori dal patto di
sindacato ma socio con quasi l'11% del gruppo editoriale (e
con un'opzione su un altro 3,6%), prendere il timone della
Quotidiani.
Un'idea che ha incontrato forti
perplessità nientemeno che del presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano e ciò anche se il disegno di Geronzi è
stato condiviso dallo stesso Tronchetti, oggi presidente
Pirelli e vicepresidente di Mediobanca, e da Diego Della
Valle, azionista pesante di Rcs.
Il sospetto è che l'arrivo di Rotelli
a capo di un nuovo cda che replicasse il board della holding
(dove sarebbe rimasto presidente Piergaetano Marchetti)
avrebbe finito per esercitare una forte pressione sul
direttore del "Corriere", Ferruccio De Bortoli dopo
che alcuni membri del patto (a cominciare da Salvatore
Ligresti per bocca di Massimo Pini) avevano criticato la linea
editoriale del quotidiano. Quindi, almeno per il momento, la
candidatura di Rotelli resta congelata.
Per la partita Generali oltre le
perplessità teoriche di Alessandro Profumo (l'Unicredit è
socio Mediobanca e ha il 3,24% di Generali, ma la quota dovrà
essere ceduta dopo giugno) contano i forti dubbi espressi
informalmente da Mario Draghi, governatore di Bankitalia, su
una presidenza Geronzi, che pesano tanto quanto il 4,46% che
Via Nazionale detiene nel big assicurativo.
Ma il banchiere di Marino sa che nel
comitato nomine di Mediobanca da lui presieduto, che indicherà
fra poche settimane il futuro presidente, i due manager
Alberto Nagel e Renato Pagliaro sono dalla sua, così come
Tronchetti e Vincent Bolloré e servirebbe a ben poco un
eventuale "niet" di Dieter Rampl, presidente di
Unicredit. Sarebbe però clamoroso che all'assemblea Generali
il dissenso di Bankitalia si palesasse anche con un'astensione
al momento del voto.
[17-02-2010] |
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la grande
truffa dell'euro - La Grecia ha truccato i conti pubblici e ha
ingannato per anni l'Europa con l'aiuto dei "soliti
noti": Goldman Sachs, JP Morgan e altri colossi di Wall
Street - L'inchiesta del New York Times dimostra che gli
stessi metodi usati da Wall Street per creare la bolla
speculativa dei mutui subprime sono stati replicati con le
finanze pubbliche della Grecia e di altri paesi europei,
Italia inclusa...
Federico Rampini per La Repubblica
La Grecia ha truccato i conti pubblici
e ha ingannato per anni l'Europa con l'aiuto dei "soliti
noti": Goldman Sachs e altri colossi di Wall Street. Lo
rivela il New York Times in un'ampia inchiesta che getta nuove
ombre sulla credibilità della Grecia, proprio mentre
l'Eurozona è alle prese con i piani per il suo salvataggio.
L'inchiesta dimostra che gli stessi
metodi usati da Wall Street per creare la bolla speculativa
dei mutui subprime sono stati replicati con le finanze
pubbliche della Grecia e di altri paesi europei, Italia
inclusa.
Grecia e Italia vengono citate fra
quei Paesi i cui governi hanno fatto ricorso alla consulenza
delle grandi banche americane (Goldman Sachs e JP Morgan Chase)
per delle operazioni di "chirurgia estetica" che
hanno dissimulato la vera entità dei deficit pubblici. Un
ruolo perverso spetta ai titoli derivati: quanto hanno
nascosto, e quanto nascondono tuttora, dell'indebitamento di
alcuni Stati sovrani?
Il caso greco domina le rivelazioni,
creando un serio imbarazzo al governo di Georgios Papandreou
ma anche ai suoi interlocutori di Bruxelles, Berlino e Parigi
alle prese col rischio di crac sovrano di uno Stato membro
dell'Eurozona.
Decine di interviste documentano un
inganno andato avanti a lungo, "dieci anni di menzogne
della Grecia" che hanno gettato fumo negli occhi della
Commissione europea e hanno consentito ad Atene di aggirare il
Patto di stabilità.
Goldman Sachs
"
Uno dei "montaggi
finanziari" escogitati da Goldman Sachs "ha nascosto
alle autorità di Bruxelles miliardi di debiti". Fino
all'ultimo, poco prima che le convulsioni della crisi greca
esplodessero alla luce del sole, sull'asse Atene-Wall Street
si è tentato di barare.
A novembre una delegazione di altro livello della banca
americana è arrivata ad Atene per discutere una nuova
possibilità di guadagnare tempo. La missione era guidata da
Gary Cohn, presidente di Goldman Sachs. I maghi della finanza
avevano in mente un nuovo dispositivo per far scivolare i
costi attuali della sanità pubblica greca "sui bilanci
di anni molto lontani".
Un po' come, in America, le banche
rifilavano dei nuovi mutui ai proprietari di case sommersi dai
debiti. Il trucco aveva funzionato in precedenza. Nel 2001,
subito dopo l'ammissione della Grecia nell'Unione monetaria,
la stessa Goldman Sachs aveva assistito il governo di Atene
nel reperire miliardi sui mercati.
Quel finanziamento del debito pubblico
fu nascosto nei bilanci, grazie a un montaggio che la
trasformava in un'operazione sui cambi anziché un prestito.
Nel novembre 2009 il tentativo fallì: troppo tardi, forse.
L'attenzione dei mercati e della Commissione europea deve aver
sconsigliato l'ennesimo trucco.
Il New York Times specifica che i
derivati hanno svolto un ruolo chiave in questa vicenda.
Scrive che "gli strumenti finanziari elaborati da Goldman
Sachs, JP Morgan Chase e altre banche, hanno consentito ai
leader politici di mascherare l'indebitamento aggiuntivo in
Grecia". E con "l'aiuto della JP Morgan l'Italia ha
fatto di più. Nonostante persistenti alti deficit, un
derivato del 1996 ha aiutato l'Italia a portare il bilancio in
linea".
In decine di montaggi finanziari,
rivela l'inchiesta, "le banche fornivano liquidità
immediata ai governi in cambio di rimborsi futuri, e questi
debiti venivano omessi dai bilanci pubblici". Un esempio:
la Grecia rinunciò ai proventi della lotteria nazionale e
delle tasse aeroportuali per anni a venire, in cambio di una
liquidità immediata.
Questo genere di operazioni non sono
state contabilizzate come dei prestiti. Ingannando così sia
le autorità di Bruxelles, sia gli investitori in titoli del
debito pubblico greco, che ignoravano la vera dimensione
dell'indebitamento e quindi il rischio d'insolvenza. Come un
tocco di ironia alcuni dei montaggi finanziari furono
battezzati coi nomi di dèi dell'Olimpo, come Eolo.
Secondo l'economista Gikas Hardouvelic
"i politici vogliono passare la patata bollente a
qualcuno, se un banchiere gli dimostra come farlo, lo
fanno". Sulla stessa lunghezza d'onda Garry Schinasi,
esperto della task force di vigilanza sui mercati all'Fmi:
"Se un governo vuole imbrogliare, ci riuscirà".
Le banche hanno fornito il know how, e
si sono fatte compensare: per il montaggio del 2001 Goldman
Sachs ricevette una commissione di 200 milioni di dollari
dalla Grecia. Quell'operazione fu un "swap sui tassi
d'interesse": uno strumento che può servire a coprirsi
da un rischio di variazione dei tassi, ma può anche essere
usata a fini speculativi.
Essa consente a un investitore o a uno
Stato di convertire un debito a tasso variabile in uno a tasso
fisso, o viceversa. Analogo è lo "swap di valute"
che serve a proteggersi contro una variazione nei tassi di
cambio, oppure a speculare su futuri scossoni tra le monete.
Infine la "chirurgia
estetica" sui conti greci ha ipotecato aeroporti e
autostrade, mettendo i loro proventi nelle mani dei creditori
per molti anni futuri. Il problema che emerge dalle
rivelazioni del New York Times riguarda i danni alla
trasparenza dei bilanci pubblici.
"Il peccato originale dell'Unione
monetaria - conclude l'inchiesta - è che Italia e Grecia vi
entrarono con deficit superiori ai livelli consentiti dal
Trattato di Maastricht. Anziché ridurre la spesa, però, i
governi tagliarono artificialmente i deficit con l'uso di
derivati. E i derivati, in quanto non appaiono ufficialmente
nei bilanci, creano un'ulteriore incertezza".
I campanelli d'allarme non sono
mancati. Già nel 2008 Eurostat, l'istituto statistico di
Bruxelles, aveva attirato l'attenzione sulle operazioni di
"cartolarizzazione" dei debiti pubblici
"montate ad arte per ottenere un certo risultato sui
conti pubblici".
Ancora prima, nel 2005, l'allora
ministro delle Finanze greco Georgios Alogoskoufis, avvertì
che l'operazione fatta con l'assistenza di Goldman Sachs
avrebbe "appesantito i conti pubblici con pagamenti fino
al 2019".
In un giro perverso di transazioni,
alcuni di quei titoli sono stati perfino usati dalla Grecia
come "garanzie" in deposito alla Bce. Per il
contribuente tedesco, che adesso dovrebbe finanziare il
salvataggio, la diffidenza è più giustificata che mai.
[15-02-2010] |
FUORI I
PORCI! - 'PIGS' (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) sono
troppo deboli E L'EURO RISCHIA IL CRAC - GLI analisti di Société
Générale: "qualunque piano di salvataggio
dell’economia greca saranno solo 'cerotti' per coprire i
difetti profondi della moneta europea" - al forex di
napoli drago draghi FA IL DURO CON L’ITALIA PERCHÉ PENSA
ALLA BCE...
1 - FUORI I PORCI!
Marco Sodano per La
Stampa
La moneta unica europea è sull'orlo
del collasso. L'opinione sorprende perché viene dagli
analisti di Société Générale, una delle più grandi banche
dell'area euro. Riuniti a Parigi, hanno detto che qualunque
piano di salvataggio dell'economia greca saranno solo «cerotti»
per coprire i difetti profondi della moneta europea.
Gli scivoloni dell'euromoneta si
susseguono - da novembre ha perso il 10% - e gli operatori
sono preoccupati. In una nota agli investitori, Albert Edwards
- stratega di Soc Gen dice: «La mia opinione è che gli altri
paesi europei non potranno che dare un sostegno temporaneo ad
Atene», rinviando un crac che comunque non sembra evitabile.
Peter Mandelson, minitro britannico dell'economia, ha detto la
stessa cosa giovedì: «Qualsiasi aiuto dato alla Grecia non
farà che ritardare solo una rottura all'interno dell'eurozona».
Le promesse dell'Europa, che si dice
«pronta a un'azione determinata e coordinata» per puntellare
le finanze greche a brandelli non sono bastate: hanno anzi
deluso gli operatori perché mancano i dettagli. Ma i mercati
non sono convinti che i paesi più ricchi e quelli più in
difficoltà riescano a mettere in piedi una strategia comune.
Secondo Mats Persson, direttore della
Europe Open think-tank, «La zona euro si trova ad affrontare
una crisi vera e propria. Anche se la Grecia ricevesse una una
tantum per il suo salvataggio non si risolverebbe il problema
reale: le enormi differenze di competitività tra i membri più
ricchi e più poveri della zona euro». C'è chi sostiene che
Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna sono troppo deboli per
resistere ai rigori di appartenenza della zona euro.
E di euro ha parlato anche Mario
Draghi, che concluso il discorso parlando di Europa, anziché
d'Italia. Un Mario Draghi europeista che a tratti ricorda la
passione di uno dei suoi predecessori, Carlo Azeglio Ciampi:
«Occorre che nell'Unione si formi la volontà comune di
estendere alle strutture economiche, e alle riforme di cui
necessitano, la stessa attenta verifica, lo stesso energico
impulso che sono stati esercitati negli anni sui bilanci
pubblici».
Ieri sembrava che il governatore della
Banca d'Italia avesse in mente un pubblico anche al di là dei
nostri confini; come si conviene a chi aspira a dirigere la
Banca centrale europea. Si comincia a distinguere meglio che
cosa lo distingue dal rivale, il presidente della Bundesbank
Axel Weber. Lo spunto è ovviamente nella crisi greca, che
attira l'attenzione sui debiti pubblici di vari paesi e sui
possibili punti deboli dell'euro. «L'euro è saldo» proclama
Draghi, ma nello stesso tempo non ci si può nascondere che
gli gioverebbe «un più forte governo economico dell'Unione».
Dieci anni fa, quando la moneta unica
fu avviata, prevalsero al contrario «i cori entusiasti che
celebravano la meta raggiunta insieme all'impegno a resistere
a ogni ulteriore integrazione». Fin qui, però, si tratta di
punti di riferimento; il mestiere di banchiere centrale è un
altro. Nei giorni scorsi, alcuni osservatori avevano rimarcato
che troppo di rado avevano sentito Draghi esprimersi sui tassi
di interesse. Ieri lo ha fatto. Il dibattito attuale
all'interno della Bce, come al solito schematizzato nella
contrapposizione tra «falchi» e «colombe», verte sui tempi
in cui ritirare le misure straordinarie anticrisi.
Le «colombe» fanno presente che
alcune banche sono ancora in difficoltà; se nel fornire
liquidità si dovesse abbandonare il tasso fisso, si
potrebbero creare tensioni, spinte in direzione di un rialzo
dei tassi prematuro rispetto alle delicate condizioni
dell'economia.
Draghi ribatte: se ci sono banche in
«difficoltà di provvista» - «molto poche, e nessuna
italiana» - troviamo strumenti speciali per aiutarle «senza
condizionare la politica monetaria», ovvero senza ritardare
la exit strategy.
Si potrebbe dire che è un «falco
temperato» quello che si presenta a un pubblico competente.
La Grecia, dice, deve innanzitutto tirarsi da sola fuori dai
guai; lo possiamo dire noi italiani, che «nel 1992 eravamo in
condizioni molto più drammatiche» e da soli ne siamo usciti.
Ma tutti i paesi dell'area euro devono mettersi subito al
lavoro.
Sta in una «tempestiva e credibile
indicazione» di come i deficit pubblici saranno ridotti la
miglior garanzia contro una risalita troppo rapida dei tassi
di interesse. Il governatore vede una somiglianza di fondo tra
i problemi dell'Italia e quelli di altri paesi europei. Da noi
«la mancanza di riforme strutturali ha segnato la perdita di
competitività del paese, che dura da un quindicennio».
La mancanza di riforme altrove (Grecia, Spagna, Portogallo?)
«è all'origine delle attuali fragilità»; trovare strumenti
comuni farebbe bene a tutti.
2 - SUPERMARIO FA IL DURO CON L'ITALIA
PERCHÉ PENSA ALLA BCE
da Il Giornale
É un intervento da superbanchiere
centrale europeo quello che Mario Draghi ha pronunciato
davanti agli operatori della finanza riuniti a Napoli per
l'assemblea annuale. Non appare casuale che, tirando le somme
conclusive del suo discorso, il governatore di Bankitalia
abbia praticamente parlato solo di Europa. «L'euro è saldo»,
ha scandito con gli occhi rivolti alla platea.
Ma non solo. Draghi ha invitato
l'Europa ad avere lo sguardo lungo, introducendo nelle
strutture economiche lo stesso «energico impulso» che negli
anni passati è stato esercitato sui bilanci pubblici e sulla
stabilità monetaria.
Draghi chiede quel che gli europeisti
più sognatori non avevano raggiunto al momento del varo della
moneta unica: non solo un quadro di regole di bilancio (il
famoso 3% come limite del deficit e così via); ma anche un «governo
europeo» dell'economia. Il problema dell'uscita «debole»
dalla crisi economica non riguarda un Paese o l'altro, ma
l'intera Eurolandia.
Sono mancate le riforme strutturali,
dice Draghi, e questa mancanza ha prodotto fragilità, perdita
di competitività, in due parole la bassa crescita. In
sostanza, propone una «fase due» in cui l'Europa estenda
alle strutture economiche il lavoro fatto sui bilanci
pubblici.
La stessa Grecia, oggi sotto il mirino
della speculazione, potrà uscire dalla crisi se il governo di
Atene attuerà con determinazione il risanamento del bilancio.
Una frase da banchiere centrale non nazionale, ma europeo.
C'è molta Europa, quindi, nel
discorso di Draghi, e poca Italia. Nei confronti del Paese si
riscontra un atteggiamento eccessivamente super partes. Per la
nostra economia il governatore prevede un «recupero lento»,
a causa delle ripercussioni della maggiore disoccupazione sui
consumi e sulla crescita del pil.
Non si riscontra nell'intervento al
Forex traccia del compiacimento con cui le più importanti
organizzazioni economiche internazionali - dal Fondo monetario
all'Ocse, alla stessa Commissione di Bruxelles - hanno
commentato la buona tenuta dell'Italia di fronte alla crisi.
Non c'è quel minimo di soddisfazione nel fatto che l'Italia
sia uscita dal «Club Med» degli Stati a rischio: che la «i»
del brutto acronimo PIGS (iniziali di Portogallo, Italia,
Grecia, Spagna) oggi rappresenti l'Irlanda al posto del nostro
Paese.
C'è, è vero, il riconoscimento al
governo per aver «opportunamente esteso» la rete di
protezione sociale per arginare la disoccupazione. Un
passaggio che è subito oscurato dalla frase successiva: «Stiamo
uscendo dalla crisi con un tasso di crescita basso, ai minimi
europei».
Volendo politicizzare il Draghi
napoletano, è grande la tentazione di definire il suo
intervento un «manifesto» elettorale in vista della
successione alla presidenza della Banca centrale europea. Il
governatore, si sa, ci tiene. I grandi banchieri italiani, da
Cesare Geronzi a Corrado Passera, lo definiscono «il migliore
dei candidati». Draghi, molto «americano» anche per
formazione alla World Bank, oggi è molto attento
all'evoluzione dell'economia europea.
Nelle stesse ore in cui Draghi parlava
a Napoli, il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Junker
scandiva in un'intervista che «l'azione economica della zona
euro dovrà essere sempre più concertata e coordinata». La
«campagna elettorale» per la Bce è una corsa lunga, ma
Draghi ha già lasciato i blocchi di partenza.
[14-02-2010] |
PRENDI
L’EURO E SCAPPA - LA MEDIAZIONE PER IL CRAC GRECO FALLISCE E
L’UE SI DIVIDE – MA ATTENZIONE! IL VERO OBIETTIVO DELLA
SPECULAZIONE INTENAZIONALE NON È LA GRECIA, BENSÌ LA MONETA
UNICA – LA GERMANIA (CHE PUNTA ALLA BCE) SEMBRA PIU’
INTERESSATA AI LEGAMI CON EST E RUSSI…
Ugo Bertone per "Libero"
Crisi, atto secondo. La tragedia greca
che si recita sul palcoscenico del teatro d'Europa, infatti,
assomiglia sempre di più al dramma che, poco meno di due anni
fa, si recitò sotto i cieli di Manhattan. Basta sostituire i
grattacieli della Grande Mela con la sagoma del Partenone, il
profilo da gorilla di Richard Fuld, l'uomo forte di Lehman
Brothers, con lo sguardo sgomento da nobile decaduto di George
Papandreu.
E la sensazione di impotenza di fronte
all'abisso che si legge oggi negli occhi di Jean-Claude
Trichet, il guardiano dell'euro, è la stessa di Ben Bernanke
del settembre 2008, quando la finanza Usa arrivò ad un passo
dal collasso. Di più, i «cattivi» del copione, quelli sono
sempre gli stessi: furono le grandi banche d'affari americane,
Goldman Sachs in testa, a foraggiare il sistema dei subprime,
sfuggendo a loro volta al disastro solo grazie agli aiuti
pubblici .
E' la stessa Goldman Sachs, rivela il
«New York Times », che ha aiutato i governi di Atene a
truccare i conti, favorendo prima l'ingresso nell'area euro,
poi il rispetto dei parametri di Maastricht. Il sistema era
semplice e, ahimè, ben noto anche ad alcuni apprendisti
stregoni della malasanità nostrana: grazie ad al progetto «Eolo»
(mi nome fu più adeguato) Goldman Sachs si è impegnata a
spazzar via i debiti del sistema sanitario greco.
In cambio, Atene ha ceduto gli
introiti futuri delle lotterie, dei pedaggi autostradali e
delle entrate degli aeroporti. L'inghippo sta nel fatto che
l'operazione non si presentava come un prestito bensì come
una vendita differita. Come tale non subordinata ai parametri
imposti per essere ammessi e per restare nella moneta unica.
Le rivelazioni del giornale Usa sono state accolte con finto
stupore e farisaica indignazione a Bruxelles.
Eppure, si tratta di un segreto di
Pulcinella, già oggetto di aspre polemiche anni fa al
Parlamento greco. Per giunta, un comportamento simile,
adottato da Prodi e Ciampi nel '96 ai tempi della convergenza
verso l'euro, fu assolto dalla Ue. Non ha torto, dunque, il
ministro Papacostantinou a lamentarsi dell'improvvisa severità
dei partners europei che, dopo aver chiuso gli occhi per tanti
anni (gli stessi della finanza facile), oggi chiedono al nuovo
governo greco di bruciar le tappe per un risanamento
finanziario a tempi da primato.
Si ripete, insomma, il copione della
crisi bancaria. Dopo aver prestato quattrini senza garanzie a
chicchessia negli anni della bolla immobiliare, le banche nel
2007/08 hanno in pratica azzerato l'attività di credito. E
per mesi i governi, a partire da quello tedesco, hanno
stentato ad individuare una strategia comune, oscillando tra
richiami al rigore e d improvvisi salvataggi di Stato.
Intanto sotto la regìa del
"Financial Times", si è assistito al tiro al
bersaglio agli anelli deboli del sistema. Ma attenzione, il
vero obiettivo, stavolta non è la Grecia, bensì l'euro.
Nel mirino della speculazione
internazionale, che punta a scompaginare un sistema fragile,
non è tanto la piccola Grecia, che pesa solo il 2,5 per cento
del pil di Eurolandia, bensì il disallineamento delle
politiche della vecchia Europa che dimostra per ora ben poco
entusiasmo a difendere l'integrità della sua dimensione
monetaria.
Il problema sta tutto qui: la
California di Arnold Schwarzenegger (ovvero un'economia almeno
10 volte più importante della Grecia) può pure rischiare il
default, ma senza mettere in discussione l'esistenza del
dollaro. Lo stesso non vale per Eurolandia: la Germania sta
dimostrando, nei fatti, di non voler far sacrifici per
difendere l'area della moneta comune, come pure sarebbe
necessario di fronte agli squilibri accusati dai paesi del Sud
Europa.
Anzi, si ha la sensazione che, di
fronte alla prospettiva di assumere le responsabilità imposte
dalla sua leadership europea, a Berlino, che pur cerca di
imporre la sua guida alla Bce, cresca la tentazione di
intensificare i legami con l'Est Europa e la Russia (grande
mercato ma, soprattutto bacino di approvvigionamento delle
materie prime), anche a scapito dell'Unione Monetaria. E'un
timore reale? Forse no, ma i mercato tendono a crederci. E per
smentirli occorre superare un esame severo. Ma non di greco,
bensì di tedesco.
[16-02-2010] |
ASSE
SARKO-MERKEL, E i giochi per la successione al francese
Trichet alla guida della Banca centrale europea (Bce) sembrano
ormai fatti - Lo rivela 'Der Spiegel', annunciando un deciso
appoggio francese alla candidatura dell´attuale presidente
della Bundesbank, Axel Weber, che la Cancelliera fa sapere da
mesi di volere a ogni costo - in cambio dell´appoggio a
Weber, Parigi chiede alla Germania un balzo in avanti sul
terreno militare: creare una politica di sicurezza e di difesa
comune, precursore di una strategia europea...
Andrea Tarquini per La
Repubblica
Per il rapporto d´alleanza speciale
con la Francia Angela Merkel non ama il termine di
"asse". Ma la sinergia con l´Eliseo resta stretta e
indispensabile. Grazie all´intesa speciale Berlino-Parigi, i
giochi per la successione al francese Jean-Claude Trichet alla
guida della Banca centrale europea (Bce) sembrano ormai fatti.
Lo rivela il settimanale Der Spiegel, annunciando un deciso
appoggio francese alla candidatura dell´attuale presidente
della Bundesbank, Axel Weber, che la Cancelliera fa sapere da
mesi di volere a ogni costo.
Se il tandem franco-tedesco saprà
vincere ancora una volta, come spesso è accaduto nell´Unione
europea, allora il grande perdente sarà il candidato italiano
Mario Draghi, l´unico concorrente serio in corsa contro Weber
per la poltrona di numero uno della Eurotower. In altre
parole, un patto Merkel-Sarkozy vorrebbe dire che i giochi
sono fatti per il dopo-Trichet, e che Roma ne sta già uscendo
sconfitta.
La crisi economica internazionale, il
dramma greco, i pericoli per l´euro, e l´aumento di
disavanzo e debito in molti Stati membri dell´Unione
monetaria, a cominciare dalla Germania stessa, esasperano,
nell´establishment a Berlino e negli ambienti finanziari di
Francoforte il timore che un prevalere dei paesi dell´Europa
mediterranea nella Bce conduca a un rilassamento della
politica monetaria, rispetto alla tradizione finora seguita di
continuità col rigore inventato nel dopoguerra dalla
Bundesbank.
Questi timori, fa capire Der Spiegel,
vengono incontro con l´intenzione francese - una scelta fatta
al massimo livello politico - di offrire alla Germania una
compensazione, dopo che nelle nuove nomine nelle istituzioni
europee con l´entrata in vigore del Trattato di Lisbona
Berlino non ha avuto nessuna poltrona importante: il
presidente dell´esecutivo permanente europeo è il belga van
Rompuy, la responsabile della politica estera è la britannica
Lady Ashton.
e Michelle Obama
A Berlino i portavoce ufficiali
forniscono smentite di rito. «Non prendiamo parte a
speculazioni», dice il ministero dell´Economia. E secondo i
portavoce della Cancelliera, «è prematuro» parlare del
dopo-Trichet e nella posizione tedesca «nulla è cambiato».
Proprio questa affermazione tuttavia suona come una mezza
conferma, visto che da mesi qui non si fa mistero di puntare
tutto su Weber. Definito giorni fa da un politico della Csu
bavarese «l´uomo nelle cui mani l´euro sarà al sicuro».
Il mandato di Trichet scade a novembre
2011 ma già lunedì i ministri finanziari Ue dovranno
prendere una decisione importante per il futuro dell´istituto.
Dovranno cioè scegliere l´erede del vicepresidente uscente,
il greco Nicos Papademos. Berlino e Parigi puntano sul
portoghese Vitor Constancio. E a questo punto Draghi sarebbe
fuori gioco: una consuetudine non scritta consiglia un
equilibrio tra candidati dell´Europa meridionale e quelli del
Centro-Nord.
Contemporaneamente, anzi forse proprio
in cambio dell´appoggio a Weber, Parigi chiede alla Germania
un balzo in avanti sul terreno militare: creare una politica
di sicurezza e di difesa comune, precursore di una strategia
europea.
[14-02-2010] |
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IRIDE-ENIA: CONFERMANO VIA LIBERA A FUSIONE DOMANI IN CDA...
(Adnkronos) - Il processo di fusione tra Enia ed Iride
"potra' proseguire e concludersi alle condizioni previste
dal progetto approvato dalle rispettive assemblee
straordinarie nel mese di aprile 2009". Lo comunicano le
due societa'. "A seguito degli incontri susseguitisi a
margine dei consigli di amministrazione di Eni'a ed Iride
dello scorso 29 gennaio -continuano le due multiutility - i
presidenti e gli amministratori delegati delle due societa'
hanno positivamente definito gli aspetti organizzativi sui
quali erano emerse difficolta' interpretative degli accordi
stipulati".
Tali risultanze, proseguono le
societa', "saranno sottoposte ai consigli di
amministrazione di Eni'a ed Iride convocati per domani".
Il via libera alla fusione avviene anche "a valle della
verifica, avviata dai rispettivi consigli con il supporto dei
rispettivi advisor finanziari, circa l'impatto sul rapporto di
cambio della passivita' fiscale sostenuta da Iride a titolo di
recupero aiuti di Stato e della riforma dei servizi pubblici
locali ex decreto Ronchi con riferimento ad Eni'a".
19.02.10 |
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LANDE DESOLATE AL VERTICE DI
MYSPACE...
G. Ve per "
Il Sole 24 Ore
" - I dirigenti di MySpace litigano mentre la barca
rischia di affondare. In meno di un anno il social network,
seriamente colpito dalla concorrenza di Facebook, ha visto
andare via il suo secondo ceo. Sembra che Owen Van Natta sia
stato licenziato per una pretesa davvero singolare: quella di
controllare i propri manager. Il ceo uscente era entrato
infatti in rotta di collisione con Jason Hirschhorn, chief
product officer, uomo forte dell'azionista, la NewsCorp di
Murdoch.
Adesso
che ha vinto il suo braccio di ferro Hirschhorn, diventato
presidente, dovrà trovare in fretta un rimedio alla difficile
situazione di MySpace: rispetto un anno fa il social network
è calato di oltre il 40% nel numero di pagine visitate, tutte
passate alla concorrenza. Ma secondo gli analisti il problema
non è solo Facebook. L'integrazione mai riuscita con NewsCorp
è infatti una continua fonte di tensioni per la società, che
forse potrebbe essere salvata solo da uno spin-off. In attesa
dell'ennesimo cambio al vertice.
12.02.10 |
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NUOVA RESA DEI CONTI ALL'ASSEMBLEA ITALPETROLI...
R.
Fi. L. per "
Sole 24 Ore
" - Nuovo atto nella querelle tra
la famiglia Sensi
e UniCredit. Fra due giorni è infatti convocata l'assemblea
di Italpetroli, la holding che controlla As Roma della quale
la famiglia Sensi
è azionista (con il 51%) e Piazza Cordusio socio con il 49
per cento. All'ordine del giorno c'è la situazione
patrimoniale di Italpetroli stessa e la necessità di
abbattere il capitale per perdite. I Sensi cercheranno,
probabilmente, di difendersi in ragione di un miglioramento
della gestione rispetto ai 33 milioni di "rosso" del
2008. Il bilancio 2009 verrà infatti approvato a giugno.
E nella stessa assemblea Rosella Sensi risponderà ai rilievi di
UniCredit sul Nav 2008, cioè la situazione patrimoniale della
società, in base al quale UniCredit ha disdetto gli accordi
sul debito: azione che ha causato l'arbitrato con la banca
milanese.
12.02.10 |
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IL NUOVO ASSETTO DELLE GENERALI VEDRÀ IN CAMPO GLI AZIONISTI
PROPRIETARI E I LORO REFERENTI POLITICI (PRIMO FRA TUTTI QUEL
CAVALIERE DI ARCORE CHE FU SALVATO DA GERONZI QUANDO FININVEST
NEL '95 RISCHIÒ DI FALLIRE PERCHÉ CUCCIA AVEVA CHIESTO IL
RIENTRO IMMEDIATO DI UN CREDITO DI CIRCA 300 MILIARDI DI LIRE)
Nel grande palazzo delle Generali a piazza dell'Unità a
Trieste è severamente vietato fumare, bere e sorridere.
Oggi però dentro
le stanze della Compagnia di assicurazioni che nel 1831 fu
fondata con il simbolo dell'aquila asburgica, c'è qualcuno
che sotto la scrivania si frega le mani soddisfatto. Le
notizie che arrivano dai giornali fanno capire che la temuta
scalata di Cesarone Geronzi alla poltrona del presidente
francese Bernheim, potrebbe essere più difficile del
previsto.
L'editorialista-principe del "Corriere della Sera",
Massimo Mucchetti, ha scritto un lungo articolo in cui elenca
i nodi da sciogliere prima di fine marzo quando scadrà il
termine per presentare le liste con i nuovi nomi dei
consiglieri. E tra i vari nodi ricorda l'incognita circa i
requisiti di onorabilità che potrebbero ritornare a galla
qualora Geronzi uscisse dal processo sul crac Parmalat e da
quello di Roma sul crac Cirio con una condanna.
In realtà questo nodo per il banchiere romano si è già
presentato ai tempi di Capitalia dove avvenne una sospensione
temporanea dall'incarico seguita dal reintegro nelle funzioni.
A questo nodo - scrive sempre Mucchetti - si aggiunge quello
dei rapporti con Alessandro Profumo, azionista pesante di
Mediobanca (9,1%) e Generali (2,98), e per finire il
giornalista indica come quarta incognita la ricerca del nome
giusto per la presidenza di Piazzetta Cuccia dove Dagospia per
prima ha tirato fuori il nome di Tronchetti Provera.
Secondo Mucchetti
sul manager Pirelli
scatterebbero dei veti da parte di alcuni azionisti forti di
Mediobanca, ma forse il giornalista non ha ancora capito che
la candidatura di Tronchetti è stata fatta circolare ad arte
per tenere "coperto" il nome del vero candidato.
A Trieste è piaciuto soprattutto il finale dell'articolo del
"Corriere della Sera" dove si legge che in questo
bailame di voci non è da escludere "la conferma dello
status quo nella banca e una soluzione tutta interna al Leone.
Come in fondo chiedono i dipendenti della Compagnia".
Che questa sia la soluzione preferita dai manager di Generali e
dall'immarcescibile Bernheim non ci sono dubbi. Secondo i
rumors che corrono sull'asse Parigi-Trieste, l'84enne
presidente francese non ha alcuna intenzione di finire i suoi
anni nei giardinetti, né tantomeno al Bois de Boulogne, dove
ti può pure capitare di trovare Lapo Elkann in cattiva
compagnia.
Nemmeno l'ipotesi di una presidenza onoraria e di un bel
appartamento a Venezia con tanto di gondola e di aereo
privati, sembra aver convinto finora il finanziere parigino a
mollare la presa.
Per convincerlo è in piena azione Tarak Ben Ammar, il finanziere
franco-tunisino amico di Berlusconi e di Geronzi, che ritiene
necessaria una svolta per risvegliare il Leone addormentato di
Trieste (un Leone che come ha ben capito Caltagirone con i
suoi acquisti di azioni dei giorni scorsi, potrebbe dare
soddisfazioni di gran lunga superiori a quelle attuali).
Bernheim vuole vendere cara la pelle e prima di dichiararsi
sconfitto cerca consensi all'interno del quartier generale di
Trieste. Qui a dargli una mano c'è in prima linea Giovanni
Perissinotto, il corpulento e 57enne manager che insieme a
Sergio Balbinot detiene dal 2001 la carica di amministratore
delegato. La tesi della stabilità al vertice di Generali è
stata fatta propria anche dal Comitato aziendale che
rappresenta 64mila lavoratori dell'Assicurazione i quali -
come ha scritto "Repubblica" due giorni fa - hanno
stilato una nota in tre lingue elogiando i risultati
dell'attuale management.
Portando fino in fondo questo ragionamento, la soluzione ideale
sarebbe quella di una public company dove gli azionisti stanno
a guardare e affidano il loro destino a un presidente
travicello. Non è una tesi isolata, ma riflette una tendenza
che si afferma in molte aziende di grande e media dimensione
dove i manager (preoccupati soprattutto delle stock options e
dei loro stipendi) vogliono operare come battitori liberi
ignorando
la proprietà. Qualcosa
di simile sta anche avvenendo in TelecomItalia, ma Franchino
Bernabè è troppo scaltro e consumato ai giochi della
politica per non capire che i manager nel loro percorso devono
rispondere agli azionisti attivi e passivi.
Dalla mischia intorno alle Generali di Trieste sembra tirarsi
fuori Abramo-Bazoli, il
Grande Vecchio
di IntesaSanPaolo, che è rientrato in campo dopo un periodo
"in sonno" e dichiara oggi a "Repubblica"
che la presidenza delle Generali "non è assolutamente un
problema di nostra competenza", poi aggiunge comunque che
con Geronzi ha un buon rapporto personale che durerà in ogni
caso.
Dietro la prudenza del banchiere bresciano rispunta ancora una
volta l'ombra lunga di chi deciderà in primavera il nuovo
assetto della finanza italiana. Un assetto che con buona pace
del corpulento Perissinotto vedrà in campo gli azionisti
proprietari e i loro referenti politici (primo fra tutti quel
Cavaliere di Arcore che fu salvato da Geronzi quando Fininvest
nel '95 rischiò di fallire perché Cuccia aveva chiesto il
rientro immediato di un credito di circa 300 miliardi di
lire).
13,02,10
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CHI È ERIC
KNIGHT, IL "CAVALIERE"
CHE VUOLE SPEZZARE IN DUE LE SEI ZAMPE DELL’ENI BY SCARONI?
- LA MANO LUNGA DI OBAMA E DELLA CIA O UN ABILE VENDITORE DI
FUMO CHE PER OTTENERE GUADAGNI DI BREVE TERMINE PER IL SUO
FONDO E (SOLO) PER I SUOI AZIONISTI È PRONTO A SMANTELLARE L’ENTE
PETROLIFERO ITALIANO?
Lo spezzatino fa gola al
"Cavaliere". C'è poco da fare, sono mesi che Knight
Vinke continua a mandare a giornali italiani e non la sua
ricetta: Eni è un piatto prelibato ma è più gustoso se
servito con lo spezzatino. L'olandese non si presenta con un
normale biglietto da visita.
Dietro di me "ci sono gli interessi degli
insegnanti, degli infermieri e dei vigili del fuoco..."
afferma Eric Knight, cavaliere di nome e di fatto nella
crociata che ha intrapreso contro l'Eni per difendere, dice
lui, gli interessi di tutti gli azionisti e del popolo
italiano. Knight si fa forte del nome di CalPERS uno dei
principali difensori dei diritti degli azionisti nella
migliore tradizione anglosassone, e forse per questo si è
parlato di un suo collegamento ai poteri forti americani.
Ma chi è veramente il paladino degli
azionisti che vuole smantellare una delle poche realtà
industriali rimaste al nostro paese? Eric Raimondo Knight è
nato ad Amsterdam da Ella Vinke, erede di un'importante
famiglia di broker marittimi, e da Carlo Knight, napoletano di
origini, secondo qualcuno appartenente ad una famiglia di
gioiellieri (ed esiste peraltro una Gioielleria Knight in
Piazza dei Martiri proprio al centro di Napoli) diventato
manager di respiro internazionale.
Eric parla benissimo l'Italiano e ha persino
un codice fiscale italiano che risale ai tempi in cui era
residente a Napoli. Sarà forse il suo legame con l'Italia, ad
averlo condotto a bussare alla porta dell'Eni nel tentativo di
raddoppiarne il valore in borsa? Chissà, in realtà i suoi
legami con il nostro paese non sembrano essere particolarmente
stretti sin dai tempi della scuola.
Andò in un collegio in Inghilterra -
un'esperienza che non gli è piaciuta, come emerge da
un'intervista successiva, in cui afferma di aver sofferto a
Eton perché era straniero - e fu ammesso a studiare francese
al "Corpus Christi", a Cambridge, nel 1977. Su
consiglio del padre, cambiò di corso a Cambridge e passò a
Economia prima di proseguire gli studi subito dopo la laurea
alla "Sloan School of Management". Tra il 1997 e il
2007 del nostro cavaliere non c'è traccia, almeno in Italia,
infatti non ha né comprato né venduto proprietà, azioni,
ricoperto posti dirigenziali, posseduto auto o barche, né
tanto meno pagato imposte.
Nel 2003 arriva la vocazione: decide di
diventare il paladino degli azionisti fondando Knight Vinke
Asset Management insieme a Louise Curran e Patrick Dewez, già
suoi compagni di merende alla "Sterling Investment
Group" - un fondo d'investimento con sede nelle Isole
Vergini Britanniche (noto paradiso fiscale).
Per intraprendere la sua nuova avventura
Knight ha bisogno di capitali che puntualmente arrivano dal
banchiere francese Edouard Stern, divenuto famoso per essere
stato trovato morto nella sua stanza d'albergo a Ginevra nel
2005 vestito di lattice da capo a piedi.
Alla guida del fondo con sede negli Usa adesso
c'è solo lui, almeno sulla carta. Del resto Eric Knight è
conosciuto per il suo enorme talento per le relazioni
pubbliche - al punto che, secondo l'opinione di molti la sua
reputazione vale più di quanto effettivamente pesi. La sua
tattica è quella di condurre le proprie campagne sotto i
riflettori della stampa e di attribuirsi il merito per
cambiamenti che i suoi bersagli stavano considerando in
maniera indipendente.
Quindi per tornare alla domanda originale, chi
è Eric Knight? La mano lunga di Obama e della CIA o un abile
venditore di fumo che per ottenere guadagni di breve termine
per il suo fondo e i suoi azionisti (e notate bene solo per i
suoi di azionisti) è pronto a intraprendere una crociata
mediatica volta a spezzare in due una delle poche realtà
internazionali di successo che è rimasta all'Italia.
[10-02-2010]
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MARIO BOSELLI E L'OPA A RISCHIO DEI
BURANI...
Fa. P. per "Il Sole 24 Ore" - Quei 45 milioni di
euro prestati da Centrobanca ai Burani per l'Opa del 2008 sui
titoli della quotata Mariella Burani rischiano di creare più
di un grattacapo alla merchant del gruppo Ubi. La sorte della
famiglia reggiana è infatti appesa a un filo e quel credito
rischia di figurare quest'anno tra gli incagli o le
sofferenze. Con il senno di poi (ma forse anche di prima)
quell'apertura di fiducia appare eccessiva.
L'Opa non aveva infatti una grande ratio
economica. I titoli si potevano comprare sul mercato a un
prezzo più basso; l'operazione è coincisa con la rettifica
dei bilanci che mostravano margini industriali più bassi di
quelli dichiarati fino a poco tempo prima e i Burani si sono
fatti finanziare per l'occasione anche da un misterioso
veicolo caymano. Tant'è che Centrobanca ha chiesto in
contropartita di mettere pegno su tutte le azioni della
famiglia nella quotata. Sul mercato fanno notare che
presidente di Centrobanca era (ed è) Mario Boselli, gran
cerimoniere della moda italiana. Chissà se il suo ruolo ha
influito su una decisione che oggi appare quanto meno
improvvida?
- IL TEMPO DI HAYEK NEL GIORNO DI SWATCH...
L. Te. per "Il Sole 24 Ore" - Nell'anno più
difficile per l'industria degli orologi e del lusso, Swatch ha
ridotto i danni più di quanto molti analisti si aspettassero.
Il gruppo elvetico, che oltre che sull'omonimo orologio conta
su molti marchi di gamma sia media che alta, ha registrato nel
2009 un utile netto di 763 milioni di franchi, inferiore solo
del 9% a quello del 2008. Il vulcanico Nicolas Hayek, patron
del gruppo, è stato spesso accusato di esser troppo
ottimista.
Ma questa volta la Borsa di Zurigo lo ha
consacrato con un rialzo del 4,8% del titolo Swatch. La
ripresa è lenta, bisogna dirlo, ma la diversificazione del
gruppo, per prodotti e per aree geografiche, ha limitato nel
frattempo i danni. Ciliegina sulla torta: nel consiglio
d'amministrazione di Swatch entrerà, oltre a Nick Hayek
junior, anche l'ex governatore della Banca nazionale svizzera,
Jean-Pierre Roth. Nicolas Hayek forse litigherà ancora con la
Borsa svizzera. Ma ieri, per un giorno, è andato a tempo.
[10-02-2010]
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BRUNETTA: ALCOA DEVE PAGARE 300 MLN,
NON DICO ALTRO...
(Dire)
- "Alcoa
deve pagare 300 milioni di euro di multa per la vicenda dei
prezzi differenziati dell'energia e non li ha ancora pagati.
Sono esigibili e qui mi fermo...". E' quanto ha affermato
il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta,
durante la puntata di 'Porta a Porta' che andra' in onda
questa sera, in merito alla situazione dell'Alcoa.
05.02.10 |
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Corriere
della Sera - Manca ormai solo la firma, attesa nei prossimi
giorni, per la nomina di Enrico Vitali a International country
advisor di Goldman Sachs per l'Italia. Vitali, 48 anni,
commercialista, è laureato in scienze politiche. Da molti
anni, come professionista, ha tra i suoi clienti proprio la
banca d'affari. I contatti tra l'istituto americano e Vitali
sono in corso da qualche settimana.
Il ruolo, quello cui sarà chiamato il
professionista, è considerato un incarico di consulenza
strategica più che operativo. Tra gli altri international
country advisor della banca c'è anche l'ex commissario Ue
Mario Monti. E in passato l'incarico è stato ricoperto, per
esempio, dall'ex premier Romano Prodi e dall'attuale
sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta.
Vitali è consigliere del comitato italiano del World food
program e socio, dal 1985, dello
studio Vitali
Romagnoli Piccardi, fondato dall'attuale ministro
dell'Economia Giulio Tremonti.
02.02.10 |
I
SOMMERSI E I SALVATI (IN BORSA) – LA CRISI HA FATTO VITTIME
ILLUSTRI NEL MADE IN ITALY (BURANI E IT HOLDING BY PERNA), MA
C’È CHI È STATO GRAZIATO DALLE BANCHE (yacht FERRETTI) E
CHI COME VALENTINO FASHION GROUP SI È DIVISO IN TRE E
AUMENTATO IL CAPITALE PER 250 MLN € - ALTRE RESISTONO MA
VALGONO UN DECIMO RISPETTO AL COLLOCAMENTO…
Sara Bennewitz per "Affari & Finanza" de
"la Repubblica"
La
lunga crisi degli ultimi due anni ha messo a dura prova molte
aziende del made in Italy. E ha già fatto vittime illustri
come la It Holding di Tonino Perna e le barche della Ferretti.
Ogni regola è stata sovvertita: il lusso che avrebbe dovuto
essere il settore meno sensibile al ciclo economico ha
incassato un duro colpo. Stessa musica per le aziende della
moda di fascia più bassa: il caso più clamoroso è Mariella
Burani che pure aveva inventato il concetto di "lusso
accessibile".
Il
trait d'union delle aziende che non ce l'hanno fatta è una
storia di debiti accumulati spesso con acquisizioni infelici,
che hanno distratto risorse e reso più difficile tagliare i
costi. Tuttavia iniziano ad arrivare i primi segnali positivi
che fanno ben sperare per un risanamento dei conti e una
difesa dell'occupazione.
A
breve, la stessa It Holding, che è in amministrazione
controllata, potrebbe rinascere dalle sue ceneri. I commissari
del gruppo molisano stanno raccogliendo le manifestazioni di
interesse per vendere Malo, Gianfranco Ferré e Ittierre
garantendo un futuro a ciascuno dei tre rami d'attività.
Il
gruppo degli yacht Ferretti, che è appena stato salvato dalle
banche, ha ceduto alcuni cespiti per concentrarsi su meno
marchi e prodotti. Valentino Fashion Group si è divisa in
tre, ha varato un aumento di capitale da 250 milioni e si è
dotata di 100 milioni di linee di credito per investire sulla
linea Red. Stefanel ha venduto la tedesca Halluber, entro
giugno si ricapitalizzerà per altri 50 milioni e sta
ristrutturando la sua rete di negozi.
Safilo
si appresta a lanciare un maxi aumento di capitale insieme a
un nuovo socio industriale, l'olandese Hal, colosso europeo
dei negozi di occhialeria. La situazione di Mariella Burani
resta invece molto critica ed è legata a doppio filo alla
vicenda giudiziaria. Le sorti del gruppo di Cavriago sono
destinate d produrre effetti a catena anche sulla controllata
Antichi Pellettieri.
Ci
sono poi alcune aziende mediopiccole del made in Italy che non
hanno ancora trovato il modo per superare le difficoltà. È
il caso di Aeffe, quotata a 4,1 euro e che ne vale 0,46; Aicon
collocata a 4,1 euro e ora sta a 0,29; Damiani in Ipo a 4 euro
è scivolata a quota 1 e Poltrona Frau che ha esordito a 2,1
euro ne vale invece 0,76. Tutte società che hanno sfruttato
il boom dei mercati tra la fine del 2006 e il 2007, e che
valgono in alcuni casi anche meno di un decimo rispetto al
prezzo di collocamento.
Da
questo elenco va isolata Piquadro, che è sbarcata in Piazza
Affari a fine 2007 al prezzo di 2,2 euro e sul mercato vale la
metà. Il gruppo che produce valigeria e borse è l'unico
della sua tornata che ha mantenuto le promesse fatte in sede
di collocamento, continuando a incrementare sia le vendite che
i profitti a dispetto della recessione.
Invece,
quest'anno anche il campione della crescita Geox ha mostrato
segnali di debolezza. La società che fa capo a Mario Moretti
Polegato dopo aver aumentato a doppia cifra il proprio giro
d'affari tra il 2002 e il 2007, negli ultimi 18 mesi ha tirato
bruscamente il freno della redditività.
Non
a caso il titolo che era arrivato a quadruplicare il suo
valore entrando a far parte del FtseMib, è ritornato sui
livelli del collocamento al dicembre 2004. In un momento in
cui i consumatori si sono riposizionati su un prodotto di
fascia più bassa che è il core business dell'azienda veneta,
Geox non è riuscita ad approfittarne guadagnando quote di
mercato.
Colpa,
dicono gli analisti, di uno sbilanciamento tra i pochi negozi
a gestione diretta e il canale wholesale, che è quello che
soffre di più nei momenti di rallentamento economico. Il 2009
è stato invece l'anno della rivincita di Tod's, l'unica
quotata del settore che è riuscita a incrementare i ricavi
rispetto al 2008. Inoltre, a differenza di tutte le altre
rivali italiane, il gruppo marchigiano non ha mai avuto
debiti, e la sua solida posizione finanziaria è stato un
altro elemento a suo favore.
Per
questo il gruppo che fa capo a Diego Della Valle da mesi
viaggia ampiamente sopra i 40 euro dell'Ipo che risale al
2000, un altro periodo boom del lusso. Infine alcuni big come
Bulgari e Luxottica usciranno rafforzati dalla crisi e si
aspettano entrambi un 2010 in crescita. Nel 2009 sia il
gioielliere romano, che il colosso degli occhiali, hanno
razionalizzato i costi e le scorte di magazzino, compensando
con la crescita dei flussi di cassa il calo dei ricavi e della
redditività.
Dopo
una sfilza di Ipo non proprio azzeccate, Yoox ha riscattato
però tante delle matricole classe 20062007. Il caso della
società che vende articoli di lusso via Internet potrebbe
essere una rondine che non fa primavera, ma c'è anche chi con
un po' di ottimismo tende a pensare che gli imprenditori e le
banche d'affari da una parte, e gli investitori dall'altra,
saranno più rigorosi e selettivi quando dovranno decidere le
condizioni di un collocamento. Intanto, la prima del 2010 sarà
Conte of Florence.
L'azienda
toscana di abbigliamento casual è già presente a livello
internazionale e nei prossimi mesi dovrebbe essere collocata
sull'Aim. Più affollata invece la lista di griffe che si
prepara per il 2011. Tra queste Moncler, gruppo controllato
dal fondo Carlyle che sta registrando ottimi risultati in
termini di vendite e di margini. Salvatore Ferragamo, che
aveva fatto marcia indietro per colpa dell'instabilità dei
mercati, ha recentemente ribadito di voler sbarcare in Borsa
appena possibile.
Infine,
anche Prada potrebbe debuttare in Borsa nel 2011. Con il
gruppo guidato da Patrizio Bertelli la prudenza è d'obbligo,
perché il polo del lusso ha già annunciato e annullato l'Ipo
almeno quattro volte.
[01-02-2010]
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ERG: JOINT-VENTURE CON TOTAL IN SETTORE RAFFINAZIONE E
MARKETING...
(Adnkronos) - Total ed Etg hanno siglato un accordo per
creare una joint-venture operante in Italia nel settore della
Raffinazione e del Marketing. Il patto d'azionariato prevede
una governance condivisa e l'autonomia operativa della
joint-venture. Le quote di partecipazione di Total ed Erg
nella nuova societa' saranno rispettivamente del 49% e 51%. La
joint-venture, nata dalla fusione fra Total Italia ed Erg
Petroli, assumera' la ragione sociale TotalErg ed operera' con
il doppio brand Total ed Erg. TotalErg diventera' uno dei
maggiori operatori in Italia nel settore della distribuzione
di prodotti petroliferi, con una quota di mercato di circa il
13% ed oltre 3.400 stazioni di servizio.
IL CASO COIN SALE ANCORA: 2009 MIGLIOR BILANCIO DELLA STORIA...
Da "il Giornale" - Altra seduta di guadagni per
Coin che balza del 3,83%, dopo il più 8,49% segnato alla
vigilia. Il titolo beneficia ancora delle dichiarazioni
rilasciate dall'amministratore delegato della società,
Stefano Beraldo, durante la conferenza per la presentazione
dell'operazione di acquisizione di Upim. Beraldo ha
sottolineato che il 2009 rappresenterà il «miglior bilancio»
della storia del gruppo, con il raggiungimento del livello di
ebitda «più grande di sempre» e che nei prossimi tre anni
il fatturato potrebbe raggiungere i due miliardi di euro, «grazie
ad Upim e alle altre iniziative in corso all'interno del
gruppo Coin». Inoltre, per quanto riguarda Upim, già dal
2010 la società darà un contributo positivo sull'utile netto
del gruppo.
DUE NUOVE TURBINE EOLICHE FIRMATE DA STARCK. E IL TITOLO VOLA...
Pino Mencaroni per "il Giornale" - Seduta
sorprendentemente positiva per l'oro nonostante la rimonta del
biglietto verde. Il metallo giallo ha infatti leggermente
migliorato le posizioni salendo a 1.194,75 dollari l'oncia.
Per molti operatori, questa performance è favorita dai
ribassi delle Borse azionarie e dai crescenti deficit
pubblici. Petrolio debole sotto i 74 dollari al barile.
PER FINANZIARE IL SUO DEBITO LA GRECIA SPERA NELLA CINA...
Da "
la Stampa
" - Le obbligazioni greche potrebbero sembrare una
tragedia. Ma per la Cina potrebbe esserci un lieto fine. La
banca di Wall Street, Goldman Sachs, sta tentando di far
concludere un accordo tra Atene e Safe, il fondo di riserva
estero della Cina, contribuendo ad assorbire i circa 53
miliardi di euro di debito che il Paese dell'Ue deve vendere
quest'anno. Sarà forse soltanto una vana speranza dei
banchieri ma la Grecia potrebbe ancora essere un fortunato
beneficiario del dilemma del dollaro della Cina. Il denaro non
sarebbe un problema - la Cina detiene 2,4 trilioni di dollari
di valuta estera.
E ci sono precedenti. L'anno scorso, l'Africa, il Kazakhstan,
l'Argentina e la Russia hanno ricevuto assieme oltre 100
miliardi di dollari di prestiti. La Grecia ha un richiamo
strategico - un'industria cantieristica e porti sui quali la
Cina sarebbe lieta di esercitare un'influenza. C'è anche
un'esca finanziaria. I titoli di Stato greci sono stati
venduti all'asta lunedì a un rendimento del 6,2%, due volte
quello che la Cina ottiene dall'acquisto dei titoli di Stato
statunitensi. È rischioso ma la Grecia può realisticamente
sperare in qualche supporto dalle autorità europee.
Ciò nondimeno, per la Cina una tale partnership sarà sempre
marginale. Pechino rimane legata all'acquisto di attività in
dollari statunitensi con gran parte delle sue riserve. È il
più grande creditore del Governo federale Usa, con qualcosa
tra 1,5 e 1,8 trilioni di dollari di debito statunitense sulle
spalle. Quanto più debito statunitense la Cina acquista,
tanto più è a disagio. Pertanto, la Cina cerca altrove
investimenti con migliori rendimenti.
Pechino tende tuttavia a continuare ad alimentare il disavanzo
statunitense. Se smettesse, il risultato sarebbe una disfatta
della valuta di riserva mondiale e la Cina sarebbe il
principale perdente. Mentre Atene potrebbe ancora trovare
consolazione nelle pagine del carnet degli assegni di Pechino,
la tragedia della Cina è che il suo problema - un rapporto di
amore e odio con il suo debitore principale - non può essere
risolto facilmente.
92.02.10 |
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CONSORTE: INTERMEDIA AL TAR CONTRO IL NO DI BANKITALIA PER BANCA
SINTESI...
Radiocor - Intermedia Finance, come apprende Radiocor, ha
impugnato al Tar del Lazio il provvedimento con cui il 23
novembre scorso la
Banca d'Italia
le ha negato l'autorizzazione a rilevare dalla Cassa di
risparmio di San Miniato il controllo di BancaSintesi. La
societa', braccio finanziario della holding bolognese di
Giovanni Consorte, aveva chiesto l'autorizzazione il primo
luglio del 2009. Il rifiuto del via libera e' stato motivato
da Palazzo Koch con rilievi relativi alla 'reputazione del
candidato acquirente' e a 'profili di inadeguatezza del piano
industriale'. In maniera illegittima, secondo Intermedia
Finance.
VENTAGLIO: SALVATAGGIO PASSA PER QUATTRO CONCORDATI, DEBITO OLTRE
170 MLN...
Radiocor - I Viaggi del Ventaglio non e' l'unica societa'
del gruppo turistico che sta cercando di risolvere la sua
situazione di crisi attraverso una richiesta di ammissione
alla procedura di concordato preventivo. La stessa strada,
secondo quanto apprende Radiocor, sara' seguita anche dalle
controllate Columbus, Ventaclub e Resort. E il salvataggio del
gruppo dipende dall'ammissione dei concordati di tutte e
quattro le societa'. Infatti, il progetto dei Viaggi del
Ventaglio prevede che questa si accolli i debiti verso terzi
di Columbus (controllata al 100%), Ventaclub (controllata al
100%) e Resort (controllata al 99,68%), che ammontano
rispettivamente a circa 41 milioni di euro, 23 milioni e 7
milioni.
GOLDMAN VENDERÀ FINDUS ULTIMO MARCHIO UNILEVER...
Federico De Rosa per il "Corriere della Sera" -
Capitan Findus e il suo bastimento carico di surgelati
potrebbero lasciare presto l'Italia. Unilever avrebbe deciso
di vendere il marchio dei Bastoncini e il dossier sarebbe
nelle mani di Goldman Sachs. Findus Italia è l'unico asset
nei surgelati rimasto al colosso anglo-olandese dopo
la vendita
al fondo Permira delle attività europee del frozen food. Ma
con l'arrivo l'anno scorso di un nuovo ceo, Paul Polman, è
iniziato un progressivo ritiro dalla penisola. Sono stati già
venduti olio, aceto e olive a marchio Bertolli e ora è il
turno di Findus. Un asset di sicuro appeal: l'azienda è
leader in Italia nel suo settore, con una quota di mercato di
oltre il 35%. Una preda perfetta per i private equity, che però
di questi tempi non se la passano molto bene. O forse più per
uno dei concorrenti Nestlè o Orogel, che con Capitan Findus
diventerebbe leader di mercato.
WIND: GUBITOSI, CHIUDIAMO UN ANNO RECORD PER RICAVI E MARGINI...
(Adnkronos) - "Non abbiamo risentito della crisi:
quest'anno chiudiamo un anno record in termini di ricavi,
clienti e margini". Lo ha detto l'amministratore delegato
di Wind, Luigi Gubitosi, rispondendo ai giornalisti che gli
chiedevano se l'operatore avesse risentito della crisi
economica a margine della seconda giornata di studio promossa
dalla Fondazione Bordoni a cento anni dal Nobel a Guglielmo
Marconi
02.02.10 |
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DDL COMUNITARIA: OK SENATO, DIVIETO
STOCK OPTION E TETTO STIPENDI MANAGER...
Radiocor - Via
libera dell'Aula del Senato, con il parere favorevole di
Governo e relatore, al subemendamento del senatori Idv, Elio
Lannutti, all'emendamento del Governo sugli stipendi pubblici
dei manager, che stabilisce un tetto per gli stipendi dei
manager di banche e societa' quotate che non dovranno superare
gli stipendi dei parlamentari e stabilisce il divieto di stock
option per i manager delle banche.
Il subemendamento del senatore
Lannutti, firmato anche dal capogruppo dell'Idv al Senato,
Felice Belisario, e dai senatori del gruppo Fabio Giambrone e
Alfonso Mascitelli, prevede in particolare che 'il trattamento
economico omnicomprensivo dei componenti dell'organo di
amministrazione, dei direttori generali e dei dirigenti con
responsabilita' strategiche di banche ed istituti di credito,
nonche' delle societa' quotate, non possa superare il
trattamento annuo lordo spettante ai membri del Parlamento'.
[28-01-2010]
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CREDIT
SUISSE: MULTATO IN TEXAS PER VENDITA TITOLI
OBBLIGAZIONARI......
(Adnkronos/Ats) - Il Credit Suisse dovra' pagare una multa di 1,37 milioni di
dollari allo Stato americano del Texas. La banca e' stata
sanzionata per il ruolo svolto nella vendita di Ars (auction
rate securities), obbligazioni che hanno subito un tracollo
nel febbraio 2008 in seguito alla crisi finanziaria. La multa
e' la conseguenza di un accordo raggiunto nel settembre 2008
con le autorita' statunitensi, indica una nota di martedi'
sera delle autorita' del Texas preposte alla sorveglianza dei
mercati. La banca elvetica era accusata -al pari di altri
istituti- di aver proposto simili titoli ad investitori
privati spacciandoli per sicuri 29.01.10
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DA OBAMA A SARKOZY, DA MERKEL A
TREMONTI, TUTTI UNITI CONTRO IL QUARTETTO DELL'APOCALISSE
ECONOMICA: GOLDMAN SACHS, J. P. MORGAN, BOFA, MORGAN STANLEY -
ECCO PERCHÉ LA PARTITA BCE DELL'EX GOLDMAN DRAGHI È
TERRIBILMENTE COMPLESSA
Quando martedì a Davos si è sparsa la voce di un suicidio,
il comandante della polizia del Cantone dei Grigioni non ha
avuto dubbi e come lui sono stati in molti a pensare che si
trattasse di un banchiere.
In realtà a togliersi la vita è
stato un uomo di nome Marcus, responsabile per la sicurezza
del World Economic Forum che si sta svolgendo sulle montagne
svizzere, ma le reazioni a questo piccolo episodio la dicono
lunga sul clima che accompagna i lavori del gotha della
finanza mondiale. Ormai i grandi banchieri sono considerati
come gli untori del ‘600, cioè quei personaggi che durante
la peste di Milano cospargevano una sostanza biancastra
descritta da Manzoni nei Promessi Sposi.
La peste con cui i banchieri hanno
contagiato i mercati è rappresentata dai miliardi di titoli
tossici che hanno generato la grande crisi, e nel mirino ci
sono soprattutto le grandi merchant bank americane e quei
politici dell'Amministrazione Obama che cercano di arginare lo
strapotere dei "bankster" (l'acronimo inventato
dalla giornalista del "Sole 24 Ore" Laura Serafini,
per coniugare i "bankers" con i "gangsters").
In prima fila a Davos ci sono i
rappresentanti di JP Morgan, Bank of America, Morgan Stanley e
Goldman Sachs, le quattro banche d'affari che insieme alla
defunta Lehman Brothers hanno rappresentato il quadrilatero
della finanza più spregiudicata. Sulle loro spalle incombe
l'ombra di Obama che vorrebbe separare le attività di trading
da quelle commerciali imponendo tasse e tagli drastici ai
bonus dei banchieri.
Sulle montagne svizzere le proposte
del presidente americano sono considerate tardive e ambigue,
comunque inefficaci per rimettere in riga un capitalismo
impazzito che se ne frega dei 26 milioni di disoccupati e dei
2 milioni di famiglie che hanno perso le case in America. E c'è
chi prevede che il 49enne Timothy Geithner, il segretario al
Tesoro che nel 2003 era presidente della Fed di New York, andrà
a sbattere contro un muro consentendo al vecchio e gigantesco
Volcker (83 anni) di ritornare sulla scena come un grande
protagonista.
Sulle montagne di Davos c'è comunque
la sensazione che per le merchant bank dell'apocalisse
finanziaria è arrivato il momento della verità, e questo
discorso tocca in particolare il ruolo di Goldman Sachs, la più
potente banca d'affari del mondo fondata nel 1869 dall'ebreo
tedesco Marcus Goldman e dal genero Samuel Sachs. Dentro
questo colosso hanno lavorato con ruoli diversi gli italiani
Romano Prodi, Massimo Tononi, Mario Monti, Claudio Costamagna,
Mario Draghi e anche Gianni Letta che a un certo punto è
diventato membro dell'advisory board.
Nei corridoi del Palazzo che ospita il
World Economic Forum c'è chi ricorda la presenza di questi
personaggi nella merchant bank e sostiene che nell'incontro di
lunedì scorso a Palazzo Grazioli tra Berlusconi, Gianni Letta
e il Governatore della Banca d'Italia, il fantasma di Goldman
Sachs è rispuntato dalla tappezzeria. Secondo una
ricostruzione che circola in queste ore e che smentisce in
parte l'analisi fatta ieri da Dagospia, Draghi avrebbe chiesto
11 giorni fa di incontrare il Cavaliere per parlare delle
banche schiaffeggiate da Obama e soprattutto della battaglia
per la poltrona della Bce a Francoforte.
Il ragionamento dell'uomo di via
Nazionale ha avuto un'impronta internazionale perché Draghi,
dopo aver richiamato le ragioni della sua credibilità, che
non può essere messa in discussione dalla lontana esperienza
londinese in Goldman Sachs, ha spiegato che un'eventuale
sconfitta nella sostituzione di Trichet avrebbe aggiunto una
figuraccia alla galleria fin troppo affollata dei flop
collezionati dal Governo in Europa.
A questo punto il Cavaliere, in
presenza di Letta (che fu tra gli sponsor di Draghi
governatore, insieme a Casini allora presidente della Camera,
Montezemolo e Mieli) gli ha ricordato che già in occasione
della gara per la presidenza dell'Eurogruppo dove il candidato
era Giulietto Tremonti, ha dovuto arrendersi di fronte alla
massaia tedesca Angela Merkel che ha imposto il lussemburghese
Juncker.
Posso anche impegnarmi per portare un
italiano alla Bce - avrebbe detto Berlusconi - ma se la Merkel,
che mi detesta cordialmente, si mette di traverso andiamo
incontro a un ennesimo disastro. Le motivazioni espresse da
Berlusconi davanti a Gianni Letta e in assenza di Giulietto
Tremonti, sono le stesse che si ritrovano nell'articolo
scritto il giorno prima da Flebuccio De Bortoli nel suo
ambiguo editoriale sul "Corriere della Sera" in cui
con malizia raffinata si ricordava l'affiliazione di Draghi
alla potente Goldman Sachs.
Se la versione che gira a Davos è
questa, la strada per "liberarsi" del Governatore di
via Nazionale è una partita internazionale terribilmente
complessa.
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CAFONAL - ESSELUNGA, LAUREA BREVE - IL
MITOLOGICO BERNARDO CAPROTTI CELEBRATO ALLA SAPIENZA CON
UNA laurea honoris causa in Architettura e Restauro - LO
SFONDATORE DELLE COOP ROSSE AVRà TANTI DIFETTI MA VA
DATO ATTO CHE I MIGLIORI ARCHITETTI, DA GIò PONTI A
RENZO PIANI, HANNO MESSO LE LORO GENIALI MANINE IN
ESSELUNGA...
Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo
(Ansa) - "Nel nostro settore ci sono luci e ombre,
noi ce la siamo cavata, però è dura". Così il
presidente e fondatore di Esselunga, Bernardo Caprotti,
ha parlato degli effetti della crisi sulla grande
distribuzione, a margine delle celebrazioni per la sua
laurea honoris causa in Architettura e Restauro,
ricevuta oggi alla Sapienza.
Riguardo alla crisi economica generale, Caprotti ha detto:
"Il crollo è stato evitato, grazie ai
provvedimenti finanziari presi in Italia e nel resto del
mondo. Però - ha aggiunto il numero uno di Esselunga -
c'é una crisi d'investimenti, di costi e di domanda,
per cui non credo che ne siamo fuori: in val Padana
tutti i giorni si chiude una fabbrica. Penso che,
quindi, sarà ancora lunga, ci vorrà un anno, forse un
anno e mezzo".
Caprotti ha, inoltre, spiegato come il calo dei consumi abbia
pesato sulla grande distribuzione: "la scorsa
settimana abbiamo avuto sui nostri prodotti una
deflazione del 7,5% rispetto alla stessa settimana dello
scorso anno. E su frutta e verdura il crollo dei prezzi
è stato tremendo".
Ma la crisi non è l'unico scoglio che la grande distribuzione
deve superare: "In Italia la Gdo non la si è
voluta, non la volevano i democristiani, per avere i
voti dei commercianti, non la voleva
il Pc
per conservare il monopolio delle coop. Siamo stati
ostacolati in tutti i modi. Basti pensare che per aprire
un supermercato a Legnano ci abbiamo messo 21 anni e
stiamo cercando di costruite nel Galuzzo, a Firenze,
addirittura dagli anni '70''.
[22-01-2010]
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BERNHEIM
OUT, GERONZI NUOVO LEONE DI TRIESTE! - CESARONE'S PLAN:
INCORPORARE MEDIOBANCA NELLE ASSICURAZIONI GENERALI - A
PIAZZETTA CUCCIA OCCORRE UN SOSTITUTO AFFIDABILE PER
L'OPERAZIONE, TRONCHETTI - LE BARRICATE DI PROFUMO E
DRAGHI - L'AVVISO DI DE BORTOLI A DRAGO DRAGHI: NON È
IL CASO DI METTERSI DI TRAVERSO ALLA TRIMURTI
BERLUSCONI, TREMONTI, GERONZI CHE STA LAVORANDO PER
CREARE LA PIÙ GRANDE CORAZZATA DELLA FINANZA ITALIANA:
ASSICURAZIONI GENERALI CON MEDIOBANCA - PERCHÈ
REPUBBLICA GIOVEDÌ NOTTE HA CAMBIATO LA FOTO DI ARPE
CON QUELLA DI PROFUMO? -
1 - L'AVVISO DI DE BORTOLI A DRAGO DRAGHI
Soltanto i sei banchieri che domani mattina entreranno
in via Nazionale per un incontro con Mario Draghi,
potranno capire l'umore del Governatore dopo la lettura
dell'editoriale che è apparso ieri sul "Corriere
della Sera" a firma del direttore Flebuccio De
Bortoli. Un articolo per molti versi sorprendente che il
giornalista milanese ha scritto dopo aver incontrato
sabato per
tre ore
il Capo di Palazzo Koch.
C'è
da giurare che Corradino Passera, Alessandro Profumo e
il pallido Alberto Nagel (insieme ad Antonio Vigni,
Pierfrancesco Saviotti e Victor Massiah) scruteranno
negli occhi l'uomo che nei giorni scorsi ha ottenuto gli
applausi dell'"Osservatore Romano" perché ha
dimostrato di voler usare la scure sulla finanza prima
ancora di Obama.
Resta
il fatto
che le due colonne dal titolo "Il candidato
italiano", apparse ieri sul quotidiano milanese,
devono avergli rovinato la domenica. Va detto
innanzitutto che da quando è stato nominato alla
direzione del "Corriere", Flebuccio ha scritto
di suo pugno solo pochi editoriali. Il primo è apparso
all'inizio di febbraio dell'anno scorso quando si è
presentato ai suoi lettori, poi in ottobre ha ripreso la
penna per entrare a piedi giunti nella polemica sulla
libertà di stampa sollevata dai giornali del Gruppo
"Espresso". Anche in quell'occasione De
Bortoli non mancò di criticare gli eccessi e dopo aver
ricordato le 180 querele ricevute, si proclamò paladino
di un'informazione libera e corretta.
Questi
concetti li ha ripetuti due settimane fa nel programma
di Fabio Fazio dove si è divertito a punzecchiare per
ben tre volte Berlusconi e perfino la Fiat. Adesso c'è
chi pensa che il giornalista milanese dai capelli ben
coltivati sia in preda alla stessa sindrome del suo
predecessore Paolino Mieli, cioè a quel vizietto di
dialogare in prima persona con i potenti anche a costo
di introdurre tra le righe qualche bombetta fastidiosa.
In
realtà il vizietto di Mieli era ancora più ambizioso
perché con i suoi endorsement del 2006 per Prodi e del
2008 per Veltroni, l'ex-direttore voleva addirittura
disegnare l'intero assetto della politica italiana.
L'intenzione di Flebuccio è più modesta ma non meno
interessante, e lo dimostra proprio l'articolo di ieri
su Draghi che a prima vista sembra un appoggio aperto
alla candidatura del Governatore per la poltrona della
BCE.
Bisogna
leggerlo questo articolo almeno un paio di volte per
cogliere tra le righe il significato più probabile. A
un certo punto si legge testualmente: "certo, aver
lavorato per la banca d'affari americana Goldman Sachs
può apparire oggi discutibile". Il riferimento al
Draghi che dal 2002 al
2005 ha
lavorato nella merchant bank americana, è sorprendente.
Manca solo il ricordo del famoso incontro del giugno '92
sul panfilo Britannia per rimettere sul Governatore
l'etichetta del "congiurato" che insieme a
Ciampi, Amato e Prodi aprì la stagione delle
privatizzazioni che è stata definita come una colossale
svendita ai privati delle imprese pubbliche.
Ma
non basta, perché Flebuccio dopo aver apprezzato la
fierezza con cui Tremonti confronta il "buono stato
di salute delle banche italiane rispetto a quelle di
altri paesi", si chiede se l'Italia riuscirà a
sostenere la candidatura di Draghi a Francoforte, poi
conclude con una lapide che suona così: "si può
anche perdere, anzi è probabile che ciò accada. Ma
perdendo uniti si ha il rispetto degli altri e si
accumulano crediti per il futuro; perdendo divisi si
suscita solo compassione e si scivola
nell'irrilevanza".
Che
strano giro di parole!, come si può interpretare una
presa di posizione di questo genere che invece del
calore lascia spazio allo scetticismo ed evoca
l'immagine di un Draghi peccatore "della
finanza" e destinato al massacro? A queste domane
potranno rispondere soltanto i sei banchieri che domani
entreranno a via Nazionale; molti di loro sono coscienti
della "prossimità" che esiste tra via
Solferino (dove ha sede il "Corriere") e via
XX Settembre (dove siede Giulietto Tremonti).
Ai
più innocenti rimane la sensazione che De Bortoli abbia
scritto questo editoriale come "un avviso ai
naviganti" in vista delle grandi manovre di
primavera che avranno come epicentro Mediobanca e
Generali. Con notevole anticipo Flebuccio ha annusato
che quella sarà la madre di tutte le battaglie, e ha
sentito la direzione del vento. Con il silenzio-assenso
dei suoi primi azionisti è sceso in campo per primo in
modo da avvertire il Governatore che non è il caso di
mettersi di traverso alla trimurti Berlusconi, Tremonti,
Geronzi che sta lavorando per creare la più grande
corazzata della finanza italiana.
2 - FUORIGIOCO BERNHEIM, GERONZI MITA AD
INCORPARE MEDIOBANCA NELLE ASSICURAZIONI GENERALI PER
CREARE LA PIÙ GRANDE CORAZZATA DELLA FINANZA ITALIANA.
A PIAZZETTA CUCCIA OCCORRE UN SOSTITUTO AFFIDABILE PER
L'OPERAZIONE, TRONCHETTI - LE BARRICATE DI PROFUMO E
DRAGHI
Forse è arrivato il momento di chiamare con il suo nome
la "più grande corazzata della finanza" che
potrebbe aprire nel 2010 una nuova stagione di potere.
Forse però è bene precisare che di questa corazzata
non esiste ancora un progetto scritto sulla carta.
Dagospia
nella sua infinita miseria, ritiene tuttavia che quando
certe notizie galleggiano, bisogna avere almeno il buon
gusto di dedicarvi attenzione. Questo deve accadere
anche quando si sa che arrivano le smentite, come è
successo nei giorni scorsi a proposito di TelecomItalia
dove Dagospia ha fatto da battistrada sull'interesse
della banca spagnola "La Caixa", e a stretto
giro è arrivato un plotone di smentite e di conferme
(la più autorevole è quella di Massimo Mucchetti che
ha spiegato sabato sul "Corriere" la partita
di giro tra le autostrade e i telefoni).
Ciascuno
faccia il suo mestiere. Chi deve smentire smentisca, chi
raccoglie nelle stanze e sui marciapiedi rumors
attendibili e non ha sul collo il fiato pesante di
azionisti pesanti, si prenda la libertà di parlarne.
Così
sembra arrivato il momento di fare un primo punto sulla
vicenda Mediobanca-Generali che sarà la telenovela dei
prossimi mesi. Per andare con ordine si può dire
innanzitutto che
il vecchio
presidente Antoine Bernheim è definitivamente
fuorigioco.
L'idea
di poter restare a Trieste è ormai archiviata anche dai
suoi amici francesi (Bollorè e Tarak Ben Ammar,
quest'ultimo sempre più tessitore di trame decisive), e
se nel quartier generale del Leone di Trieste c'è
ancora chi, come il massiccio Sergio Balbinot, fa gioco
di sponda con l'85enne presidente, è destinato ai
giardinetti. A Bernheim potrà restare una presidenza
onoraria con un bel appartamento a Venezia pieno di
fotografie ricordo e di vista sul Canal Grande. Punto e
fine.
Il
secondo rumor
che
galleggia da mesi con insistenza è che Cesarone Geronzi,
il banchiere romano assurto a Mediobanca a metà del
2007, in
questi ultimi mesi non è stato a pettinare le bambole,
ma ha riflettuto intensamente sul suo futuro e su quello
dell'Istituto creato da Enrico Cuccia. Il mitico
fondatore di cui nel tempio sulla Piazzetta si
conservano come reliquie l'ufficio e la scrivania, aveva
fatto di Mediobanca la "stanza di
compensazione" degli interessi pubblici e privati.
Questo
ruolo oggi appare anacronistico e poco redditizio. In
tutto
il mondo
le merchant bank soffrono una crisi di mission che è
scoppiata nel settembre 2008 con il crollo del tempio
Lehman Brothers. E qualcuno parla di "fine delle
banche d'affari", concepite come semplici macchine
di guadagni dove i ricavi e i bonus nascono dall'attività
di intermediazione e dalle commissioni sulle grandi
operazioni.
Il
guaio vero è che di grandi operazioni se ne fanno
sempre meno. Le ultime in Italia sono state quelle della
Telecom di Colaninno e il collocamento sul mercato di
Enel dove, come scrive Laura Serafini nel suo libro
"Italian Bankster", lo Stato ha incassato 18
miliardi di euro e le banche si sono spartite 280
milioni. Ed è di oggi l'ulteriore conferma che un
colosso come Ferrero si è ritirato dalla corsa per
l'acquisto del Gruppo dolciario inglese Cadbury,
un'operazione dai grandi numeri che avrebbe portato
ricchi guadagni agli advisor e alle merchant bank.
Una
stagione è finita e Cesarone Geronzi sembra aver capito
che il vitello d'oro di Mediobanca non può vivere di
commissioni, né sopravvivere nel ruolo di semplice
advisor o di global coordinator (privo per di più di
quella dimensione internazionale che nel 1955 Enrico
Cuccia tentò di dare a Mediobanca con l'aiuto di Andrè
Meyer).
Non
a caso ha promosso sul mercato retail il lancio di
"Che Banca!", ma anche qui, al di là della
martellante e doviziosa campagna pubblicitaria, qualcuno
pensa che possa sorgere qualche problema per pagare
tassi alti e per rispettare i parametri previsti nel
business plan dall'intraprendente amministratore
delegato Christian Miccoli.
Ecco
le ragioni industriali che sono alla base del progetto
che dovrebbe portare alla fusione tra Mediobanca e
Generali. Un progetto ardito per un uomo audace, che
alla bora di Trieste preferisce l'aria fine del potere
romano, quella dei salotti intesi non più come stanze
di compensazione, ma come modello che in nome di un
superiore interesse politico può coniugare la gloria di
Piazzetta Cuccia con la forza della
multinazionale-assicurativa Generali.
L'operazione
è tutt'altro che facile (come dimostrano i tentativi
falliti di BNL-Unipol) ed è destinata a trovare
oppositori perplessi e ostinati. Nell'elenco dei
perplessi c'è al primo posto Mario Draghi che potrebbe
contrastare l'idea di un "mostro"
bancario-assicurativo capace di squilibrare gli assetti
del sistema creditizio e di mettere nelle mani di
Berlusconi e Tremonti la corazzata della finanza più
potente d'Italia e di un Centro-Nord dominato dalla
Lega. Al nome del Governatore va aggiunto quello di
Alessandro Profumo, che con l'8,6% di Unicredit è il
primo azionista di Piazzetta Cuccia.
Le
notizie galleggiano come le rane e una di queste
riguarda l'ipotesi che Cesarone Geronzi, dopo aver
creato la Holding Mediobanca-Generali, voglia mettere a
capo della merchant
bank Marco
Tronchetti Provera. Anche nelle trattorie dei Navigli
sanno che Profumo non ama il capo di Pirelli, anzi per
dirla tutta, probabilmente lo detesta, e il banchiere di
Marino queste cose le sa. Nessuno però può giurare che
sia il brizzolato Tronchetti la sua carta vincente, ed
è probabile che altre carte "coperte" siano
già nelle sue tasche.
Non
è un mistero la sua amicizia con Claudio Costamagna,
l'ex-uomo di Goldman Sachs che per la modica parcella di
6 milioni aiutò Geronzi a fondere Capitalia con
Unicredit.
Fu una scelta curiosa ma significativa, perché invece
di incaricare dell'operazione una banca d'affari, il
banchiere romano scelse un superconsulente quasi
intuisse che il ruolo delle banche d'affari apparteneva
a un'altra stagione.
Le
notizie galleggiano come le rane di Esopo e di Fedro, ma
quella di Mediobanca-Generali non ha l'aria di una
favola.
3 - COME
MAI 'REPUBBLICA' GIOVEDÌ
SCORSO NEL CUORE DELLA NOTTE HA SOSTITUITO LA FOTO DI
ARPE CON QUELLA DI PROFUMO?
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori
naviganti che da quando è stato inserito nella
classifica di "Harvard Business Review" dei 50
migliori manager degli ultimi dieci anni, Matteuccio
Arpe cammina sulle punte.
Pur
essendo tagliato fuori dalle grandi operazioni della
trimurti Berlusconi, Tremonti, Geronzi, il
riconoscimento della prestigiosa rivista di Boston ha
inorgoglito l'uomo che insieme a Gerardo Braggiotti
sbattè la porta di Mediobanca. L'unico fastidio glielo
ha procurato il quotidiano "Repubblica" quando
giovedì scorso nel cuore della notte ha sostituito la
sua foto con quella di Alessandro Profumo".
[25-01-2010]
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LA RINUNCIA SALARIALE DI HENRI
PROGLIO...
Le. M. per "
Il Sole 24 Ore
" - Henri Proglio, nuovo amministratore delegato dallo
scorso 25 novembre di Edf, doveva mantenere, oltre al
"nuovo" stipendio del colosso energetico, anche il
salario di Veolia Environnement, il gruppo che ha gestito fino
a quel momento (e di cui è rimasto presidente del Cda). In
tutto oltre due milioni di euro annui, una bella somma per un
figlio di fruttivendoli piemontesi, cresciuto ad Antibes, e
diventato un abilissimo manager. In realtà non sarà così.
Hanno
protestato tutti e Nicolas Sarkozy ha deciso che deve
rinunciare ai 450mila che gli dovevano essere pagati da
Veolia. Piccolo dettaglio: Thierry Henry, il giocatore che ha
qualificato la Francia ai prossimi Mondiali di calcio con un
gol di mano, ha incassato l'anno scorso ben 17 milioni. Caro
Proglio, la vita è proprio ingiusta.
- LA FAMIGLIA MALACALZA RISCOPRE PRYSMIAN....
R. Fi. per "
Il Sole 24 Ore
" - Il dossier Prysmian finisce sul tavolo della famiglia
Malacalza. Dopo il debutto in Camfin, la famiglia genovese -
come anticipato da Radicor
Il Sole 24 Ore
- starebbe esaminando l'ingresso nell'ex Pirelli Cavi. Oggetto
di valutazione sarebbe l'acquisto del 16,8% ancora nelle mani
di Goldman Sachs, primo azionista della società. Un pacchetto
che ai prezzi correnti di Borsa vale all'incirca 400 milioni e
che dallo scorso 11 gennaio è sostanzialmente
"libero" da vincoli.
Da
dieci giorni è infatti scaduto l'obbligo di lock up dopo che
i fondi legati all'istituto americano avevano già venduto a
novembre
il 14
% con un accelerated book-building. Per l'ultimo 16%, però,
Goldman Sachs aveva lasciato intendere di voler esplorare
tutte le possibilità, dal collocamento presso investitori
istituzionali alla ricerca di partner che assicurassero un
futuro stabile alla società.
- "NIENTE DECLINO", IL FONDO TOSCA PUNTA SULLA
CITY...
Enrico Franceschini per "
la Repubblica
" - Le predizioni sul declino della City come polo
finanziario mondiale potrebbero essere state premature. Al
contrario, Londra continuerà a crescere come centro
finanziario nel prossimo decennio, diventando il naturale
porto di approdo per la crescita dei mercati emergenti, in
particolare quelli del cosiddetto Gruppo Bric, l´acronimo di
Brasile, Russia, India, Cina.
A
sostenere questa tesi, che contraddice la diffusa opinione di
un rischio di arretramento, peraltro già visibile, della
cittadella finanziaria londinese, è Tosca, uno dei suoi hedge
fund più conosciuti e affermati, in un rapporto che è finito
sulla prima pagina del Financial Times. «L´idea che Londra
si svuoti di banchieri e investitori nei prossimi dieci anni
non è credibile», afferma Savvas Savouri, capo economista
della società.
«Ci
sono troppe economie in crescita che non hanno infrastrutture
proprie. Questi mercati cercano un punto di appoggio in
Occidente. E Londra ha un´affinità con l´India, con il
Golfo, perfino con la Cina, tramite Hong Kong».
[22-01-2010]
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TYSSENKRUPP NELLA RETE DEL PESCATORE DI RIO...
B. R. per "
Il Sole 24 Ore
" - I mercati emergenti non sono solo e sempre una manna
dal cielo per le grandi imprese tedesche. Ieri durante
l'assemblea degli azionisti a Essen, ThyssenKrupp ha ammesso
che la costruzione di un centro siderurgico in Brasile costerà
5,2 e non più 4,7 miliardi di euro.
Non
basta. La società ha dovuto anche fare i conti a sorpresa con
un 50enne pescatore brasiliano: Luis Carlos Oliveira ha
protestato contro l'inquinamento provocato dal cantiere nei
pressi di Rio de Janeiro. A suo dire, la raccolta di pesce è
calata dell'80 per cento. Il gigante tedesco ribatte,
accusando «piccoli gruppi di voler speculare sulle indennità»
e notando come «la maggior parte dei pescatori afferma che la
società ha fatto un buon lavoro nel proteggere la qualità
dell'acqua». La morale? Ormai, a Sepetiba come a Essen,
l'ambiente conta.
20.01.10 |
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FONSAI:
MARCHIONNI, QUOTA IMMOBILI CALERA' MA NEL LUNGO
PERIODO ...
(Adnkronos) - Fondiaria Sai 'in questo momento ha ancora una
componente immobiliare superiore al resto del mercato: abbiamo
spazio per adeguarla, ma nel lungo periodo e senza isterismi'.
A dirlo e' l'ad Fausto Marchionni, oggi a Milano per una
conferenza organizzata da Ubs. Al momento la compagnia
assicurativa ha un'incidenza del comparto immobiliare del 15%,
che 'probabilmente si ridurra', anche se sono convinto che la
nostra componente immobiliare, tanto vituperata, non e' stata
negativa e ci ha fatto gioco'.
-
RCS: MARCHIONNI, LA TRATTEREMO COME LE ALTRE PARTECIPAZIONI
(Adnkronos) - Per Fondiaria Sai quella in Rcs Mediagroup 'e'
una partecipazione che in questo momento non e' ne' migliore
ne' peggiore delle altre dal punto di vista del ritorno
finanziario, quindi come le altre va trattata'. A dirlo e'
l'ad di Fondiaria Sai, Fausto Marchionni, che partecipa alla
Ubs Italian Financial Services Conference in corso a Milano.
Per
Marchionni 'tutto e' suscettibile di revisione e di cessione.
Naturalmente, quando non e' necessario non si fa e in questo
momento non siamo in una fase in cui dobbiamo mettere ordine
nei nostri asset. Stiamo bene cosi'. Poi - aggiunge -
naturalmente tutto ha un prezzo: se una cosa dovesse schizzare
chissa' dove e io dovessi trovarmi a dovere fare cassa perche'
voglio andare verso una partecipazione strategica diversa,
tutto e' possibile. Ma vale per me come per una fabbrica di
cioccolatini'.
Per
Marchionni comunque 'in questo momento l'ultima cosa da fare
e' operare istericamente sul mercato. Calma: non siamo in
condizione di dovere mettere mano a nulla. Naturalmente tutte
le partecipazioni possono essere messe in discussione nel
momento in cui c'e' la convenienza, perche' per noi sono tutte
partecipazioni discutibili: non c'e' nulla che non possa
essere messo in gioco'.
20.01.10 |
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BANCA GENERALI: A FINE
2009 IN
GESTIONE SOMME PER 22,2 MLD (+16,8%) ...
(Adnkronos) - Banca Generali a fine 2009 aveva in gestione
somme pari a 22,2 miliardi di euro, con un incremento del
16,8% rispetto alla fine dell'anno precedente. Lo comunica la
societa'. Il risparmio gestito e assicurativo ha raggiunto i
14,6 miliardi, in crescita del 18% rispetto all'esercizio
precedente.
-
BCE: SU PENSIONI PAESI TROVINO EQUILIBRIO INTERGENERAZIONALE
(Adnkronos) - "Data l'entita' dell'onere fiscale connesso
con l'invecchiamento demografico, i singoli Paesi dovranno
trovare un equilibrio intergenerazionale tra la garanzia di
adeguti trattamenti pensionistici futuri ed il mantenimento di
un onere previdenziale per le forze di lavoro entro limiti
tollerabili". La raccomandazione arriva dalla Bce che nel
Bollettino mensile di gennaio affronta il capitolo dei regimi
pensionistici.
"Cio'
vale - si legge ancora- anche per altre tipologie di obblighi
delle amministrazioni pubbliche come, ad esempio, quelli
relativi all'assistenza sanitaria e alle cure di lungo
termine". E' "essenziale", dunque per la Bce,
"attuare la strategia basata su tre pilastri decisa dal
Consiglio europeo di Stoccolma nel 2001 intesa a: promuovere
il risanamento delle finanze pubbliche; accrescere la
produttivita' e l'occupazione; riformare i sistemi di
sicurezza sociale, compresi i regimi pensionistici".
20.01.10 |
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RISANAMENTO: CONFERMA ACCORDO TRANSATTIVO CON IPI ...
(Adnkronos) - Risanamento conferma che ieri e' stata data
esecuzione all'accordo transattivo con Ipi nell'ambito della
ristrutturazione della societa'. Lo comunica la societa'.
Risanamento ha ceduto a Ipi asset immobiliari per un
controvalore di circa 43 milioni di euro. In questo modo, si
spiega dalla societa', sono state definite le posizioni di
reciproco contenzioso in essere fra i due gruppi immobiliari.
-
GOLDMAN SACHS PRENDE TEMPO E NON COMUNICA LA SPESA PER I BONUS
DEI TOP MANAGER...
Da "
La Stampa
" - Goldman Sachs sta prendendo tempo ma non è chiaro
perché. Di solito, ai dipendenti della banca d'investimento
viene comunicato il loro premio annuo alcuni giorni prima dei
risultati dell'intero esercizio. Ma anche se gli azionisti
scopriranno la somma totale spesa per il compenso nel giorno
dei risultati, cioè questo giovedì, i dipendenti dovranno
ora attendere fino a settimana prossima per sapere il loro
guadagno individuale.
La
spiegazione di Goldman per il rinvio è che la confusione
delle nuove norme nel
2009 ha
causato un certo ritardo nel calcolo delle gratifiche
personali. Le linee guida del G20 e le imposte del Regno Unito
del 50% sui pagamenti sopra le 25 mila sterline rappresentano
impedimenti per le banche, mentre la conversione di Goldman in
una holding bancaria significa che il suo anno finanziario
termina a dicembre invece che un mese prima.
Forse
questa è la vera spiegazione. Ma di solito Goldman non ha una
reputazione d'inefficienza. Ecco perché girano voci anche su
altre teorie. Una di queste è che l'Autorità di
regolamentazione per i mercati finanziari (Fsa) del Regno
Unito abbia messo i bastoni tra le ruote. Ma
la Consob
inglese è venuta a conoscenza delle linee generali dei
programmi di Goldman a inizio novembre. Inoltre, Goldman ha
negato un contrasto con l'Fsa. Forse la banca sta tentando di
gestire il problema. Goldman è ben consapevole di dover
affrontare duri commenti qualsiasi importo paghi.
Se
ai banchieri fossero comunicate ora le loro gratifiche, i
superbonus potrebbero trapelare e i risultati di giovedì
potrebbero essere sommersi da un'ondata di indignazione
pubblica. Ma è anche possibile che Goldman stia sentendo la
pressione. La decisione di Jp Morgan di pagare come compenso
un modesto 33% dei proventi netti e il duro trattamento del
chief executive di Goldman, Lloyd Blankfein, da parte del
Congresso degli Usa durante la scorsa settimana - aumentano la
pressione per corrispondere gratifiche più modeste di quanto
previsto. I risultati di giovedì aiuteranno a risolvere il
difficile problema.
[20-01-2010]
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TELECOM: CONSOB, TELCO AL 22,447%...
(Adnkronos) - Telco detiene, dallo scorso 22 dicembre, il
22,447% del capitale sociale di Telecom Italia. E' quanto si
legge negli aggiornamenti della Consob. In precedenza Telco
deteneva il 23,595%.
CITIGROUP: NEL IV TRIMESTRE PERDITE NETTE PER 7,6 MILIARDI...
Radiocor - Citigroup ha riportato una perdita netta di 7,6
miliardi di dollari nel quarto trimestre incluso l'onere di
6,2 miliardi legato alla restituzione al governo dei fondi
Tarp e alcune altre voci straordinarie. Al netto di queste
voci, il gruppo ha perso nel trimestre 1,4 miliardi di dollari
o 0,06 centesimi ad azione. Per l'intero 2009 invece la
perdita' e' stata di 1,6 miliardi. Gli accantonamenti in vista
di perdite su asset sofferenti nel quarto trimestre sono stati
pari a 8,2 miliardi, in calo del 36% rispetto a un anno fa e
del 10% rispetto al trimestre precedente. La perdita e' in
linea con le atttese.
BUFFETT APRE LE PORTE A INVESTITORI DI SERIE B...
G.
Ve. per "Il Sole 24
Ore" - Chi non ha mai sognato di avere come partner in affari Warren
Buffett, uno dei guru più celebrati di Wall Street? Adesso il
sogno è più vicino anche per quelli che non appaiono nelle
classifiche di Forbes. Il consiglio di amministrazione di
Berkshire Hathaway, la holding di Buffett, approverà oggi la
divisione dei titoli azionari di classe B. Ciascuna azione, il
cui valore si aggira intorno ai 3.300 dollari sarà quindi
spartita in 50 nuovi titoli con un più abbordabile prezzo di
66 dollari.
La mossa non è dettata solo dalla volontà di allargare la
platea degli azionisti, ma dalla necessità di rendere più
agevole l'operazione Burlington Northern: Berkshire infatti ha
acquistato il gruppo ferroviario grazie ad uno scambio
azionario, reso finora difficoltoso dalla taglia delle azioni.
Tuttavia la creatura di Buffett manterrà pur sempre un tocco
di esclusività. La società infatti ha due tipi di azioni,
quelle di classe B, interessate dalla divisione, e quelle di
classe A, che non saranno toccate. Rimanendo irrangiungibili,
con un prezzo di quasi 100 mila dollari l'una.
BOND DEL MANCHESTER E RISCHI DI AUTOGOL...
B.
Ce. per "Il Sole 24
Ore" - Il Manchester United, una delle squadre più blasonate del
calcio inglese, è schiacciato dai debiti (oltre 500 milioni
sterline) ed è alle prese con qualche giocatore importante
che batte cassa (l'attaccante Waine Rooney, per esempio,
chiede un sostanzioso ritocco all'insù del proprio stipendio,
ora fermo a "soli" 130mila sterline a settimana).
Insomma, servono soldi. A chi si possono chiedere? Semplice,
ai giocatori. Il proprietario del team, Malcolm Glazer, si
sarebbe rivolto loro per ottenere un prestito.
Per il tabloid Sun, l'offerta - rivolta anche agli altri
dipendenti del Manchester - sarebbe stata inoltrata sottoforma
di pacchetti di obbligazioni da 50mila sterline, con una
rendita annua del 7%. L'obiettivo è proprio quello di
rimborsare il debito societario. Qualche alternativa (molto
dolorosa) ci sarebbe:
la vendita
del centro sportivo di Carrington o addirittura dello stadio,
il glorioso Old Trafford. La proposta è stata accolta con
sorpresa dai giocatori, molti dei quali - secondo
indiscrezioni - sembrerebbero poco propensi a investire su chi
gli paga lo stipendio.
- CAJA MADRID IN CERCA DI ACQUISIZIONI...
Mi.
C. per "Il Sole 24
Ore" - L'addio di Miguel Blesa (a fine gennaio sarà sostituito da
Rodrigo Rato) alla testa di Caja Madrid dopo 14 anni di regno
ininterrotto è stato piuttosto mesto. I risultati 2009 della
cassa, resi noti ieri, evidenziano infatti un calo dell'utile
del 70% circa, da
840 a
265 milioni di euro e un aumento della morosità al 5,4%,
rispetto al 4,9% un anno prima.
Il fatto
è che l'istituto ha deciso di agire con prudenza e di mettere
a riserva 650 milioni di euro, in modo da far fronte ad
eventuali partite incagliate.
Ciò detto, la Caja rimane una delle migliori istituzioni
finanziarie della Spagna e la sua solidità non è in
discussione. Tanto che l'attività, 283 miliardi di euro, ha
continuato a crescere (+2,4%) anche in un anno difficile come
il 2009. E per quanto riguarda il futuro? Blesa consegna a
Rato una banca in grado di svilupparsi, sia in Spagna, sia
all'estero. Come a dire che si prevedono acquisizioni nel
breve termine.
- NASCE L'AUTO CINESE CON LA «CARTA VERDE»...
A.
Mal. per "Il Sole
24 Ore" - A Detroit arrivano i cinesi. Non solo aprono un fabbrica di
automobili ma sbarcano direttamente in 15mila - non operai, ma
ricchi investitori -. L'immigrazione di lusso è legata al
progetto della HK Motors per uno stabilimento in Alabama:
l'azienda conta infatti di finanziarlo sfruttando
la voglia
di America dei connazionali: la legge Usa prevede la
possibilità di ottenere la green
card (il
visto permanente) per chi investe 500mila dollari creando 10
posti di lavoro.
Di qui l'idea della HK Motors: perché non
"impacchettare" i piccoli investitori in una società
e fargli finanziare la maxifabbrica? L'obiettivo è di
raccogliere 7,8 miliardi di dollari da 15.723 persone. La
società stessa sarà in una prima fase solo il gestore
dell'investimento, i cui proprietari saranno gli investitori
cinesi; dopo 5 anni i fortunati immigrati avranno la possibiltà
di scambiare le loro quote in azioni della HK Motors. Resta
qualche dubbio. Saranno davvero così tanti i cinesi disposti
a investire 500mila dollari per il sogno capitalista?
- STOCK OPTION A MOSCA CIECA...
Luca Pagni per "la
Repubblica" - Vendere o non vendere? È questo il dilemma che si pone il
manager, non appena scadono i termini per esercitare le stock
option ricevute come bonus dall´azienda. Se le vende sembra
che non creda nella società e quindi se ne libera prima che i
prezzi in Borsa scendano.
Se non le vende sembra che ci voglia speculare in attesa che i
corsi salgano, gettando un´ombra sulle trimestrali
successive. In Francia, invece, qualche dirigente (pochissimi
in verità) ha risolto la questione affidando a terzi la
decisione di esercitare le stock option. È quanto ha fatto
ieri il "blind trust" dell´amministratore delegato
di Suez-Gaz de France, Gerard Mestrallet: vendendo le opzioni
di acquisto ha realizzato una plusvalenza di 830mila euro.
Tutto bene, a patto che il trust sia cieco e sordo per
davvero: schermato anche ai Blackberry.
[20-01-2010]
BANK
OF AMERICA: PERDITA DI 5,2 MILIARDI DI DOLLARI NELL'ULTIMO
TRIMESTRE 2009 ...
(Adnkronos/Dpa) -Bank of America ha continuato a soffrire
della crisi finanziaria globale. La perdita netta e' di 5,2
miliardi di dollari nel corso dell'ultimo trimestre del 2009,
rispetto ai 2,4 miliardi di dollari persi dello stesso
trimestre dell'anno precedente. Per l'intero anno, Bank of
America ha gestito un utile 2,2 miliardi di dollari, in calo
da 2,6 miliardi di dollari nel 2008. Il quarto trimestre
dell'anno e' stato gravato da 4 miliardi di dollari per il
rimborso della Tarp (troubled asset relief program) e la
distribuzione dei dividendi sulle azioni privilegiate. La
perdita netta quindi sarebbe stata di 194 milioni di dollari.
-
MORGAN STANLEY
: UTILE IV TRIM A 413 MLN$, GIRO D'AFFARI A 6,84 MLD...
Radiocor - New York, 20 gen -
Morgan Stanley
ha riportato un utile di 413 milioni di dollari o 29 centesimi
ad azione nel IV trimestre su un fatturato di 6,84 miliardi.
Un anno fa il gruppo nel trimestre aveva perso 10,52 miliardi
con ricavi negativi per 13 miliardi. I risultati sono peggiori
delle attese con stime di utili pari a 36 centesimi ad azione
su ricavi per 7,81 mld. La banca ha comunicato di aver
accantonato nel trimestre 3,8 miliardi per i compensi dei
dipendenti.
-
BPM: PONZELLINI, SODDISFATTO DEL PIANO E LA BORSA CAPIRA'...
(
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