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- MODIANO ALLA PRESIDENZA DI NOMISMA...
Da "La Stampa" -
Pietro Modiano è stato nominato presidente e ad di Nomisma, il pensatoio bolognese sull'economia e la politica. Modiano, attuale presidente della Carlo Tassara (holding del finanziere Romain Zaleski), è stato eletto dall'assemblea dei soci di Nomisma che ha nominato il nuovo cda. Modiano prende il posto di Gualtiero Tamburini che ha guidato il centro nel triennio 2007-2009. Modiano sarà affiancato, in qualità di vice presidente, da Luciano sita, già presidente di Granarolo.

 

Modiano ha accettato l'incarico col progetto di riportare Nomisma al centro del dibattito su economia e politica. Un «nuovo ciclo» che veda Nomisma, ha detto Modiano «elemento centrale di ricerca, studi e proposte di politica economica e industriale in Italia, punto di riferimento per la classe dirigente».

- IL MATTONE IN GRAN BRETAGNA RISCHIA UN NUOVO CROLLO...
Da "La Stampa"
- Nel Regno Unito, gli acquirenti di immobili navigano ancora in acque perigliose. La ripresa iniziata a febbraio dell'anno scorso ha risollevato i prezzi medi delle case, che oggi si attestano intorno al 10% meno del picco raggiunto nell'ottobre 2007. Ma è probabile che, con la legge di bilancio che sarà presentata a giugno dalla nuova coalizione di governo, nuovi pericoli siano in agguato.

Il mercato immobiliare è ancora instabile. Nonostante la tendenza generale al rialzo, i dati di Halifax segnalano una diminuzione dei prezzi nei mesi di febbraio e aprile. I quartieri più esclusivi di Londra hanno visto un pieno recupero dei valori originari, perché la persistenza dei bonus bancari e l'afflusso di greci facoltosi in fuga dai problemi nazionali hanno generato una domanda sostenuta. In altre zone, i prezzi sono rimasti pressoché stazionari.

 

Gli ultimi indicatori appaiono negativi. Secondo Rics, lo scorso autunno le richieste di acquisto erano di gran lunga superiori a quelle di vendita. Oggi questa tendenza si è attenuata e gli ultimi dati sulle approvazioni dei mutui segnalano un calo trimestrale del 18%. Anche se la domanda dovesse riprendere a pieno ritmo, la disponibilità di credito resterà scarsa: l'anno prossimo, infatti, le banche inglesi dovranno far fronte a esigenze di finanziamento per 300 miliardi di sterline quando il governo ritirerà le attuali misure a sostegno della liquidità.

Molti mutuatari superindebitati sono riusciti a evitare l'insolvenza solo grazie ai tassi di interesse estremamente bassi. Se dovessero perdere il lavoro - o se la sterlina si indebolisse e l'inflazione iniziasse a salire in altri comparti dell'economia, spingendo i prezzi al rialzo - la conseguenza potrebbe essere un'ondata di vendite giudiziarie. La scarsità dell'offerta potrà forse tenere a galla le quotazioni nei quartieri più prestigiosi di Londra, ma l'indebolimento dell'euro - e il conseguente calo di fiducia degli acquirenti esteri - non sarà certo d'aiuto. Le recenti flessioni dei prezzi sul mercato immobiliare inglese

MARCEGAGLIA, AGENZIE RATING HANNO PERSO CREDIBILITA'...
(Adnkronos)-
'Le agenzie di rating hanno perso credibilita'. Ancora una volta si stanno rivelando specialiste in autopsie'. E' la denuncia mossa, tra gli applausi della platea, dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, alle agenzie di rating che 'hanno svolto un ruolo determinante nel favorire il collocamento di carta tossica, alla quale attribuivano il massimo giudizio per guadagnare grasse commissioni dagli emittenti'.

BORSA SHANGAY

'Vi sono stati clamorosi errori nella valutazione del debito privato - ha detto - che hanno suscitato molti sospetti di conflitto di interessi, come nei casi Enron e Lehman, e da noi Cirio e Parmalat. A questi si sommano oggi intempestive e devastanti valutazioni sui debiti pubblici, che hanno accentuato gli attacchi dei mercati. Cosi' viene dissipata la fiducia faticosamente ristabilita' e messa a rischio la ripresa'.

5- MANOVRA: PICCOLE FONDAZIONI CON CONTROLLO SU BANCHE VIGILATE DAL TESORO...
Radiocor -
Le piccole Fondazioni che controllano, direttamente o indirettamente, banche o concorrono al loro controllo 'attraverso patti di sindacati o accordi di qualunque tipo' continueranno ad essere vigilate dal Tesoro 'anche dopo l'istituzione di una nuova Autorita' di controllo'. Lo stabilisce l'articolo 52 della manovra approvata dal Governo. Il decreto legge, ormai definito, e' composto da 54 articoli e 3 allegati.

 

- STORICO SORPASSO A WALL STREET APPLE VALE PIÙ DI MICROSOFT...
Da "la Stampa" -
Spinta dal successo mondiale del suo prodotto di punta iPad, la Apple scavalca la Microsoft come prima fra le società tecnologiche per capitalizzazione, conquistando anche il secondo posto assoluto fra le aziende americane dopo ExxonMobil. Il balzo di Apple rappresenta un momento storico e indica un netto cambiamento culturale, con i gusti dei consumatori che hanno preso il sopravvento e sono divenuti il motore dello sviluppo tecnologico.

Apple ha chiuso la seduta in borsa in calo dell'1,1% a 222,1 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato. Ma questa flessione non l'ha penalizzata, perché Microsoft ha archiviato le contrattazioni lasciando sul terreno il 4% a 219,2 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Il sorpasso della società di Cupertino è avvenuto poco dopo le 14,30 locali (ore 20,30 italiane) con Apple che, in progresso dell'1,8%, raggiungeva una capitalizzazione di mercato di 227,1 miliardi di dollari. Negli stessi minuti Microsoft cedeva l'1% a 226,3 miliardi di dollari. In marzo Microsoft superava ancora Apple di 50 miliardi di dollari per valore in borsa. L'unica società americana che continua a valere più di Apple è ExxonMobil, che vanta una capitalizzazione di 282 miliardi.

LEHMAN BROTHERS: FA CAUSA A JPMORGAN PER MILIARDI DI DOLLARI...
Radiocor -
Lehman Brothers Holdings e un gruppo di investitori non assicurati hanno intentato causa contro JpMorgan Chase, sostenendo che la banca avrebbe illegalmente sottratto miliardi di dollari a Lehman, chiedendo eccessive garanzie collaterali a copertura del rischio. Questo sarebbe successo nel settembre 2008, nei giorni immediatamente precedenti al fallimento di Lehman, il maggiore della storia americana.

Secondo la causa depositata al tribunale fallimentare di New York, un documento di 66 pagine, l'amministratore delegato di JpMorgan Jamie Dimon e altri dirigenti avrebbero utilizzato notizie interne in proprio possesso per mettere JpMorgan in posizione privilegiata rispetto agli altri creditori di Lehman, mentre le condizioni di quest'ultima andavano deteriorandosi.

JpMorgan avrebbe chiesto 8,6 miliardi di dollari di garanzie collaterali e, in questo modo, si sarebbe messa al riparo dall'esposizione a un eventuale fallimento di Lehman, ma avrebbe anche contribuito ad alimentare la crisi di liquidita' che ha portato al collasso dell'istituto. I curatori fallimentari sperano cosi' di recuperare miliardi di dollari, chiedendo la restituzione degli 8,6 miliardi e il pagamento di danni.

TOYOTA PUNTA SULL'ELETTRICO CON LA TESLA...
Da "Il Sole 24 Ore" - Toyota , leader mondiale nelle auto ibride, fa un passo avanti e scommette sulle emissioni zero. Il gruppo giapponese investirà 50 milioni di dollari per una quota nell'americana Tesla, un'azienda specializzata nei veicoli elettrici di cui è già socia la Daimler.

La dimensione della quota non è stata resa nota; l'accordo prevede che Tesla acquisti da Toyota una fabbrica attualmente chiusa a Fremont in California e la utilizzi per produrre la sua berlina modello S - un impianto che era della Nummi, joint venture tra Toyota e General Motors; l'operazione permetterà di creare 1.000 nuovi posti di lavoro. Toyota e Tesla collaboreranno nello sviluppo di veicoli elettrici e di componenti; la casa nipponica punta a lanciare un'auto interamente elettrica nel 2012.

 

7 - HINDUYA RILEVA IL PRIVATE BANKING DI KBC...
Da "Il Sole 24 Ore" - La banca indiana Hinduya, gestita dai due fratelli miliardari Srichand e Gopichand Hinduya, ha acquistato dalla banca belga Kbc l'unità di private banking Kbl per 1,35 miliardi di euro.

IL SALE DI CONTINENTAL SULLA FERITA AIR FRANCE...
Da "Il Sole 24 Ore" - Bagarre nei cieli tra Continental Airlines e Air France per la trage-dia del Concorde nel 2000. La compagnia aerea americana ha denunciato i francesi per ostruzione della giustizia: sarebbero responsabili, a suo avviso, della sospetta sparizione di documenti sullo stato del velivolo. Ma Air France non ci sta: se è vero che i documenti originali mancano, replica, i dati che contenevano sono stati ricalcolati con esattezza. La posta in gioco è alta: il tribunale transalpino di Pontoise dovrebbe dire l'ultima parola sull'incidente avvenuto all'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi, quando il 25 luglio di dieci anni fa un Concorde diretto a New York si schianto' durante il decollo facendo 113 vittime.Stando finora all'accusa,sarebbe la Continental ad avere le maggiori responsabilità: un suo DC 10 in difetto di manutenzione, decollato poco prima del volo fatale, avrebbe perso una lamella in titanio sulla pista provocando il disastro.

9 - CASA A BUON MERCATO CON BOX A INDIANAPOLIS...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - La caduta dei prezzi degli immobili di New York è stata consistente, ma comprare casa nella "grande mela" non è molto più semplice del passato. Il prezzo medio delle case, secondo la National Association of Homebuilders, è sceso da 500 mila a 426 mila dollari ma la remunerazione media delle famiglie nell'area metropolitana di New York non arriva a 65 mila dollari.

A tre anni dallo scoppio della bolla dei subprime, la classifica delle città americane in cui è oggi più facile comprare casa è guidata da Indianapolis. La 33 esima città americana per dimensione ha un pezzo medio delle case di 96 mila dollari a fronte di un reddito medio delle famiglie che si attesta a 68.700 dollari. Insomma, mediamente si guadagna un po' meglio che a New York e la casa costa un quinto. Non sarà Manhattan, ma per chi ama le automobili e la "500 Miglia" è un posto più accessibile.

 

- L'IPHONE DI APPLE VA A SCONTO IN CINA...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - In Cina l'iPhone si vende a prezzi di saldo. Dopo mesi deludenti per la commercializzazione dell'apparecchio (tanto desiderato in Occidente quanto poco apprezzato nella Repubblica Popolare) l'unico operatore convenzionato con Apple, China Unicom, ha deciso di dare una svolta alle proprie strategie di marketing.

La compagnia cinese, partecipata dalla spagnola Telefonica, metterà sul piatto fino a5 miliardi di yuan (quasi 600 milioni di euro) per abbattere il prezzo di vendita e convincere almeno una parte dei 10 milioni di abbonati che costituiscono il suo ambizioso target per il 2010.Un'impresa non facile visto che i concorrenti sono parecchio agguerriti. China Mobile, il primo operatore di cellulari del paese, sta preparando infatti la controffensiva: la società è in trattativa con Apple per far commercializzare in esclusiva il nuovo computer portatile iPad.

FIAT, FABBRICHE CHIUSE A FINE GIUGNO...
Da "La Stampa" - Continua il ricorso alla cassa integrazione negli stabilimenti del gruppo Fiat, a causa del calo delle vendite di auto, dopo la fine degli incentivi. Nella settimana a cavallo tra giugno e luglio si fermeranno tutte le fabbriche. L'azienda ha comunicato il provvedimento a Mirafiori, a Termini Imerese e a Melfi, mentre è sempre fermo Pomigliano. A Torino la fermata produttiva sarà più lunga per i lavoratori delle linee Multipla, Musa, Punto e Idea, per cui la cassa scatterà già dal 21 giugno (per i 670 lavoratori della Multipla a partire dal 16). A causa di una fermata dello stabilimento polacco di Tychy ci sarà lunedì uno stop delle ex Meccaniche di Mirafiori, per tutti e tre i turni.

 

- IL FINANZIERE BOLLORÉ: «COMPRO GENERALI, NON CEDO MEDIOBANCA»...
Da "La Stampa" - Vincent Bolloré ha in mano lo 0,06% di Generali e non pensa di uscire da Mediobanca. Il finanziere francese, dopo aver comunicato mercoledì di aver comprato, il 14 maggio, lo 0,02% di Trieste (325.000 titoli per un controvalore di 4,8 milioni), è tornato a fare shopping. «Ho già acquistato circa un milione di titoli Generali. È un segnale di fiducia nella compagnia», ha affermato Bolloré, da meno di un mese vicepresidente del gruppo assicurativo triestino.

 

- «IL GRUPPO COPPOLA CONTINUA A OPERARE»...
Da "La Stampa" - Dopo le notizie apparse nei giorni scorsi, il gruppo che fa capo all'immobiliarista Danilo Coppola precisa di non aver subìto alcun crac: continua a svolgere la sua attività e «le indagini hanno riguardato esclusivamente alcune società di scopo». Inoltre i finanziamenti erogati dalla Bim al Gruppo, oltre che garantiti erano «supportati da titoli di Stato di valore ampiamente superiore a 150 milioni di euro».24-05-2010]

 

 

FONDAZIONI: EMANUELE (F.ROMA), DAL TESORO UNA FORZATURA SUL CONTROLLO...
Radiocor - 'Una forzatura della Legge Ciampi'. Emmanuele Emanuele, presidente della Fondazione Roma, critica aspramente il provvedimento contenuto nella manovra correttiva dei conti pubblici che interpreta 'in maniera del tutto arbitraria' la legge Ciampi che disciplina le Fondazioni ex bancarie e che mira a confermare al ministero dell'Economia la vigilanza anche sulle Fondazioni che hanno dismesso il controllo della banca conferitaria.

'La verita' - spiega Emanuele a Radiocor - e' che il ministero dell'Economia tenta di tenere il controllo del sistema delle Fondazioni per influire attraverso di esso sul sistema bancario, nonche' indurre le Fondazioni a intervenire in soccorso del Governo attraverso iniziative quali la Cassa Depositi e Prestiti o altro'.

Emanuele, che e' vice presidente dell'Acri, e' sempre stato contrario all'ingresso nell'azionariato della Cassa spa da parte delle Fondazioni, convinto che gli enti di origine bancaria debbano uscire dalle banche e concentrare la propria az ione sul non profit. La Fondazione Roma, che dopo la fusione di Capitalia in Unicredit ha mantenuto una quota minima nella banca destinata a essere dismessa, ha ottenuto a dicembre una sentenza del Tar del Lazio che le ha dato ragione, contro il ministero di via XX Settembre, dichiarando, ricorda Emanuele, che 'laddove non si ravvisi il possesso di una partecipazione di controllo, le Fondazioni debbano ricadere sotto il controllo delle Prefetture e non del ministero dell'Economia'. 28-05-2010]

 

 

 

 

 

 

 

 

SE ARPE E BRAGGIOTTI TORNASSERO A DIALOGARE...
Al. G. per "il Sole 24 Ore" - Pochi mesi fa, poco prima della fine del 2009, Matteo Arpe e Gerardo Braggiotti si sono visti per esplorare l'ipotesi di un'aggregazione tra Banca Profilo (che fa capo ad Arpe) e Banca Leonardo (che fa capo a Braggiotti). Non se ne è fatto nulla, perché Leonardo era troppo patrimonializzata. E il merger non sarebbe stato tra "pari". Nel frattempo Leonardo ha rimborsato parte del capitale agli azionisti.

Eora l'unione sarebbe più fattibile. È noto che Braggiotti vorrebbe ridurre le cariche operative, dedicandosi a un ruolo più istituzionale e da deal maker. E vedrebbe bene Arpe come suo socio e co-head operativo, dopo la proficua collaborazione ai tempi della comune presenza in Mediobanca. Il dialogo interrotto pochi mesi fa potrebbe riprendere ora su basi nuove? Difficile dirlo.In teoria, la crisi dei mercati potrebbe rendere più conveniente l'unione delle due realtà.

Creando una piccola Mediobanca. Sia Profilo che Leonardo, però, a differenza di molte realtà che arrancano, hanno idee, forza e solidità per proseguire da sole. E giocare un ruolo da polo attrattivo per le realtà del settore del private e investment banking. Molti competitors, soprattutto tra le controllate delle banche popolari, sono in difficoltà. Profilo e Leonardo no. Guardano e aspettano. Certo che se riprendessero a dialogare...

02.06.10

 

  LA FEDERAZIONE EUROPEA DEI COSTRUTTORI NOMINERÀ PRESIDENTE LUISA TODINI, L'INCANTEVOLE BERLUSCHINA CHE NEL SETTEMBRE DELL'ANNO SCORSO MOLLÒ IL SUO IMPERO TRA LE BRACCIA DELL'IMPRESA SALINI ALTRIMENTI AVREBBE RISCHIATO GROSSO PER I CIRCA 200 MILIONI DI DEBITI ACCUMULATI
C'è da scommettere che all'Assemblea di Confindustria di giovedì all'Auditorium, uno dei personaggi più fotografati sarà Luisa Todini, che ai fotografi appare di gran lunga più bella di Massimo Calearo e Luigino Abete.

 

Al termine dei lavori la 44enne imprenditrice di Perugia correrà a Fiumicino per imbarcarsi destinazione Cipro. Qui il giorno dopo sarà accolta dagli 11 membri della Federazione europea dei costruttori che in un hotel di Limassol, il capoluogo dell'isola, la nomineranno presidente della loro organizzazione.

A questa medaglia la boccoluta Luisa tiene molto di più che agli incarichi offerti dal Cavaliere di Arcore che l'avrebbe preferita di gran lunga alla massaia ammodernata Renata Polverini, e avrebbe addirittura ipotizzato di sistemarla al posto di Sciaboletta Scajola.

 

Francamente non c'è alcuna conferma che l'incarico ministeriale le sia stato offerto in maniera almeno ufficiosa, ma l'esponente di Forza Italia fa parte di quella galleria femminile che negli ultimi anni ha colpito ripetutamente la fantasia del premier. La fortuna della Todini è in gran parte simile a quella della povera Polverini ed è legata alle comparsate nel salotto del bravo ragazzo con il volto da seminarista onanista che si chiama Giovanni Floris.

 

Ciò non toglie che l'amore per i cantieri e l'odore del cemento siano per la fanciulla un richiamo irresistibile. La Todini è una figlia d'arte che ha raccolto l'eredità del padre costruttore, un uomo incappato in qualche incidente giudiziario ma capace di costruire un piccolo impero.

A onor del vero va detto che la figliola quest'impero ha dovuto portarlo nel settembre dell'anno scorso tra le braccia dell'impresa Salini altrimenti avrebbe rischiato grosso per i circa 200 milioni di debiti accumulati. Nonostante questi precedenti i costruttori europei venerdì mattina le daranno la medaglietta da presidente pregandola di resistere alle lusinghe della politica.

 

 

 

TODINI REAL GARDEN – L’IMPRENDITRICE CHE IL BANANA AVREBBE VOLUTO GOVERNATRICE DEL LAZIO SI FA UNA VILLA NEL CUORE DI VILLA ADA – IN CORSO LA RISTRUTTURAZIONE DEL RUDERE CHE ALE-DANNO HA VENDUTO ALLA SALINI CHE A SUA VOLTA L’HA CEDUTO ALLA COSTRUTTRICE - RESIDENTI FURIOSI CON L’IMPRESA: DIVELTA LA CICLABILE, TOLTI I CARTELLI, CAMION SULL´ERBA – MA PUÒ IL COMUNE DISSEQUESTRARE UN IMMOBILE NEL BEL MEZZO DI UN’AREA VERDE E VENDERLO AD UN PRIVATO? A QUANTO PARE SÌ... aria Elena Vincenzi per "la Repubblica - Roma"

 

All´improvviso in un parco può anche spuntare una casa. Meglio, si può prendere un rudere fino a poco tempo fa sequestrato e trasformarlo in una villa immersa nel verde. E può anche succedere, come conseguenza, che per i lavori e, poi, per l´accesso all´immobile si costruisca una strada senza autorizzazione.

Succede al parco Rabin, area verde nel cuore dei Parioli, estrema appendice di Villa Ada a pochi passi dalla Luiss e dal comando generale dell´Arma di carabinieri. Un giardino in cui, a tutte le ore del giorno, i residenti della zona si concedono un po´ di relax, a volta in compagnia dei loro bambini. Ed è proprio al confine con l´area gioco per i più piccoli che, da qualche tempo, è spuntata una villa.

 

Nel bel mezzo del parco. I lavori sono ancora in corso e non si sa quale sia la destinazione d´uso finale. Una cosa è certa, come spiega il cartello: la proprietà. Che è di Luisa Todini, imprenditrice romana, che, fino a qualche giorno fa era addirittura in lizza per la successione di Scajola al Ministero per le attività produttive. Un terreno comunale, ovviamente, che, però, è stato venduto dal Comune alla Salini che, poi, ha venduto alla costruttrice. E la domanda è lecita: può l´amministrazione decidere di dissequestrare un immobile nel bel mezzo di un´area verde e venderlo ad un privato? A quanto pare sì.

 

E non è l´unica concessione che si fa da queste parti. Oltre alla villa, da qualche tempo si è creata anche una strada per facilitare l´accesso agli autocarri dell´impresa. Un passaggio che unisce via Panama a via del Canneto e, quindi, a viale Romania.

Che la "scorciatoia" sia pericolosa per via dei ciottoli enormi, è solo un dettaglio. Quello che importa è che, per costruire questo accesso ad hoc, sono stati divelti i paletti che delimitano la pista ciclabile e i paletti delle indicazioni stradali. E ancora: a questo varco è già stato attribuito un numero civico, 29A, scritto con il pennello, ed è lì che il percorso per le due ruote e il marciapiedi si interrompono senza alcuna segnalazione. Non un avviso, né un passo carrabile. Ma solo camion parcheggiati sull´erba verde del parco.

 

Insomma, i misteri sembrano essere parecchi. La certezza è una sola: questa storia della casa della Todini non piace ai frequentatori del parco. L´area accanto al cantiere è stata recintata e, sul nastro arancione, è comparso un cartello: "Divieto di accesso e sosta". Firmato: Associazione amici del Parco Rabin. Un avviso in attesa che le autorità intervengano per la salvaguardia del verde. [27-05-2010]

la Casa NEL CUORE DI VILLA ADA di Luisa Todini - L´imprenditrice assicura che è tutto in regola, che nulla è stato violato: "PERMESSI REGOLARI" - "L´IMMOBILE È STATO CARTOLARIZZATO NEL 2006 DA UNA SOCIETÀ DEL CAMPIDOGLIO" - Intanto, gli agenti scrivono verbali, i politici di maggioranza difendono la "casa" della todini, quelli di opposizione si indignanoMaria Elena Vincenzi per "la Repubblica - Roma"

Casa nel verde di Luisa Todini. L´imprenditrice assicura che è tutto in regola, che nulla è stato violato. I carabinieri si preoccupano e scrivono al comandante del II gruppo dei vigili urbani che li rassicura: «Nessuna illegittimità». Intanto, però, gli agenti scrivono verbali, i politici di maggioranza difendono la «casa» dell´imprenditrice, quelli di opposizione si indignano. E alcuni aspetti poco chiari restano.

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto l´interessata, l´imprenditrice romana. Una lettera a punti in cui la costruttrice precisa la situazione. Partendo dall´immobile che, dice Luisa Todini, «esiste dal 1967 ed era di proprietà del Comune, mantenuta per decenni in uno stato di degrado.

Nel 2006 la Campidoglio Finance S. r. l., società operante per conto del Comune di Roma nell´ambito di un´operazione di cartolarizzazione, a una società privata, la Pasquino di Salini Aldo e C., che ha preliminarmente avviato alcuni lavori di manutenzione e presentato domanda di sanatoria per difformità realizzate prima del 1985».

Nel 2010 la villetta viene comprata dall´imprenditrice che avvia «l´iter per l´ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie». Così la strada che, si legge nella nota, «da decenni collega via del Canneto a via Panama costituisce servitù di passaggio pedonale e carrabile, per destinazione del padre di famiglia, a favore della casa.

Si tratta di una strada pubblica. Fuorviante - conclude - è l´affermazione secondo cui sarebbero stati divelti i cartelli stradali e i parapedonali. La mia intenzione è quella di riqualificare l´immobile per uso privato contribuendo al miglioramento architettonico ed estetico dell´intera area».

Insomma, nessuna irregolarità, secondo la costruttrice. Tesi che viene avallata anche dall´assessore al Patrimonio, Alfredo Antoniozzi: «Questo edificio fu inserito nell´operazione di cartolarizzazione della giunta Veltroni». E dal comandante della polizia municipale del II Gruppo, Maurizio Sozi, che ribadisce: «Tutto in regola». Anche, se stando ai rumors del quartiere i suoi agenti non sono proprio d´accordo e stanno preparando alcuni documenti in cui chiedono spiegazioni.

Spiegazioni sulla mancanza di segnaletica, sul fatto che la strada, senza nome, senza indicazione e senza senso di marcia ma con un numero civico, sbuchi sul marciapiedi e sulla pista ciclabile, sul fatto che i cartelli che un tempo c´erano, ora siano gettati a terra a ridosso della cancellata. Domande a cui qualcuno dovrà rispondere.

Spiegazioni che chiede anche il senatore Pd Roberto Della Seta: «Piacerebbe sapere se nell´autorizzare il progetto decisamente faraonico di ristrutturazione del rudere acquistato dalla Todini in un´area che per buona parte è inserita nel perimetro di Villa Ada, e dunque è di proprietà pubblica e tutelata in forza di almeno una decina di normative diverse, l´amministrazione capitolina si sia preoccupata di più di garantire l´interesse generale o di accontentare un esponente quanto mai autorevole dei «poteri forti» immobiliari.

E perché mai per consentire al nuovo proprietario di ristrutturare l´edificio è stato di fatto impedito ai cittadini l´uso della pista ciclabile?». Mentre il vicepresidente della commissione Ambiente capitolina, Athos De Luca, ha presentato una interrogazione urgente. 28-05-2010]

 

 

 

 

 

REQUISITI DI ONORABILITÀ NEL DOPO SCAJOLA...
R. Sa. per "il Sole 24 Ore" - Con l'uscita di scena del ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola si è nuovamente impantanato il decreto sui requisititi di onorabilità degli amministratori assicurativi che doveva essere emanato entro il 30 giugno prossimo. Di rinvio in rinvio sono ormai 5 anni che il decreto latita. La scelta di Scajola sembrava quella di replicare per le compagnie le norme già in vigore per le banche. Peraltro introducendo una fase transitoria che manteneva lo statu quo per gli amministratori già colpiti da condanne in primo grado (ma non definitive).

Una questione che riguarda alcuni esponenti assicurativi tra cui il presidente di Generali Cesare Geronzi e l'ad di Unipol Carlo Cimbri. Per il futuro invece quelle sentenze comporterebbero la sospensione dei manager salvo reintegro da parte dei Cda. Ora del problema si occuperà il successore di Scajola a meno che non intervenga direttamente il presidente del consiglio Silvio Berlusconi che, per il momento, ha mantenuto l'interim del dicastero.

 

 L'ORO DEL RODANO NEI CONTI DELLA BNS...
L. Te. per "il Sole 24 Ore" - Le riserve di metallo nobile, ridotte negli anni ma ancora robuste, hanno dato un forte contributo all'utile della Banca nazionale svizzera, pari a 1,5 miliardi di franchi nel primo trimestre 2010. Il risultato della Bns di un anno prima era stato ancor più eclatante, sempre grazie ai lingotti. Pur diminuendo, l'utile resta elevato, trainato dall'ormai perdurante aumento del prezzo dell'oro, tornato bene-rifugio.

Un'altra buona notizia per la Bns è il contributo positivo dato nel trimestre dal Fondo di stabilizzazione, con cui l'istituto centrale elvetico gestisce i titoli tossici ex Ubs. Il nuovo quadro di mercato ha permesso un allentamento delle tensioni per questi ultimi. Ironia della sorte, la nota dolente per la Bns è la forza eccessiva del franco sull'euro. L'istituto è pieno di euro acquistati proprio per limitare il rafforzamento del franco e questo le ha procurato una riga negativa nei conti. Insomma, la Bns subisce la discesa del valore dell'euro. Ma si consola con l'oro. Vecchia passione. 17-05-2010]

CITYLIFE: IN EXTREMIS LIGRESTI SCENDE IN CAMPO PER LA QUOTA LAMARO...
Radiocor - Colpo di scena nella trattativa per l'uscita da Citylife della Lamaro della famiglia Toti. Il gruppo Ligresti, secondo quanto risulta a Radiocor, e' rientrato in extremis nella partita dichiarando l'interesse a sottoscrivere, pro quota, il 20% dell'immobiliarista romano che sembrava ormai destinato a essere ripartito tra gli altri due soci, Generali e Allianz. Se il riassetto prendesse questa strada, le due compagnie assicurative e Ligresti arriverebbero a detenere il 33% a testa della holding a capo del cantiere dell'ex Fiera.

 

La vera casta che costa! - Altro che crisi internazionale e pericolo euro, il Cda delle Generali si occupa dei benefit degli alti dirigenti: Bernheim vuole continuare a prendere 1,5 milioni all’anno, ovvero 4.100 euro al giorno più casa a Venezia, motoscafo in Laguna e ufficio a Parigi. Geronzi invece vuole il jet privato: come Naomi Campbell, non “fly commercial”… Francesco Manacorda per "La Stampa"

C'è - anzi c'è ancora - un caso Bernheim all'ordine del giorno delle Generali. Il consiglio che si è riunito mercoledì per approvare i risultati del primo trimestre e decidere con tre astenuti - i compensi del presidente Cesare Geronzi, si è infatti incagliato proprio sulla somma da corrispondere all'ex presidente francese, ormai presidente onorario.

 

Bernheim dovrebbe avere un vitalizio di 1,5 milioni di euro annui, che in caso di sua scomparsa è reversibile -per il 60%, ossia per circa un milione - a sua moglie. Questo, almeno, prevede una polizza che fu approvata nel 1999, quando il finanziere fu costretto a lasciare il vertice della compagnia triestina. Il trattamento fu approvato all'epoca da una delibera del cda.

Nel 2002 Bernheim rientrò al vertice del Leone e il vitalizio fu sostituito dalla retribuzione. Mercoledì è stata avanzata la proposta di ripristinare il vitalizio del 1999, ma - su proposta del vicepresidente Vincent Bolloré - si è deciso di effettuare ulteriori approfondimenti per capire quali siano le obbligazioni della compagnia nei confronti di Bernheim.

Se infatti la decisione presa nel `99 non fosse più valida, allora si andrebbe verso una nuova delibera che dovrebbe comunque garantire al presidente onorario gli 1,5 milioni annui. Se invece secondo i legali che verranno interpellati la delibera originaria fosse ancora in vigore, allora Bernheim potrebbe in teoria chiedere - finora non lo ha fatto - anche una buonuscita.

 

In questo modo, dunque, il presidente onorario potrebbe assommare altri compensi al vitalizio non da fame - 4.100 euro lordi il giorno, domeniche e festivi compresi - e ai benefit già decisi dal cda. Tra questi il mantenimento dell'ufficio a Parigi e di una casa a Venezia, per la quale paga un affitto di 40 mila euro annui, più un motoscafo a disposizione in Laguna.

Comprensibile, dunque, come finora il riserbo misto forse a qualche imbarazzo - regni sovrano nel cda Generali. Nemmeno su Geronzi, del resto, tutto è filato liscio. In un'ora circa di discussione in cda - assente per evidenti motivi proprio il presidente - si è discusso approfonditamente sia del pacchetto retributivo, che ammonta a poco meno di 3,3 milioni tra emolumenti e gettoni di presenza, ossia la stessa cifra che Geronzi prendeva come presidente di Mediobanca, sia di certi benefit ad esempio l'utilizzo di un jet privato per spostarsi tra Roma, Milano e Trieste - che ad alcuni consiglieri apparivano eccessivi.

Alla fine, comunque, Geronzi, per parafrasare Naomi Campbell non «fly commercial», non utilizzerà voli di linea. Il voto sugli emolumenti, però, non è stato all'unanimità e a dissociarsi non sono stati solo consiglieri di minoranza. Due degli eletti nella lista presentata da Assogestioni, e votata anche dal fondo pensioni di Bankitalia si sono astenuti. Astenuto anche Angelo Miglietta, segretario generale della Fondazione Crt eletto nella lista Mediobanca, perché la retribuzione eccede quanto prevedono le linee guida delle fondazioni. 16-05-2010]

 

 

 

 

 

 

NESTLÉ CAVALCA LA MANIA DELLE CIALDE...
L. Te. Per il "Sole 24 Ore"
- Dal caffè al tè, sempre in capsula. Il colosso alimentare svizzero Nestlé rilancia e dopo Nespresso punta su Special.T., sperando di ripetere il successo. Con quest'ultimo marchio, la multinazionale svizzera commercializzerà dal settembre prossimo, all'inizio soltanto in Francia, foglie tritate di diverse qualità di tè. In un primo momento, il tè in capsula si venderà via internet, poi si vedrà ovunque. Dopo il test francese, il nuovo prodotto potrebbe ovviamente sbarcare su altri mercati europei. Anche per il tè ci vorrà, come già per l'espresso incapsulato, un'apposita macchina. Nespresso ha registrato ben 3 miliardi di franchi di ricavi l'anno scorso, circa un quarto in più rispetto all'anno prima, è un caso di studio. Però ora per Nespresso si affacciano da più parti possibili concorrenti. E Nestlè allora amplia la gamma nel segmento. Tutto in capsula ormai, tranne naturalmente ricavi e profitti.

 

 

 

11- IL MISTERO DEI BTP SCOMPARSI...
Dal "Sole 24 Ore" -
Si lamenta il direttore di una Sim milanese perché non riesce a farsi consegnare i titoli acquistati: dei BTp a scadenza settembre 2020. Dice che è "fuori" per oltre 12 milioni. In un'altra Sim sono "fuori" per quasi 40 milioni: sempre BTp a scadenza 2019, 2020 o 2021.

Le controparti non consegnano i titoli: non li possono consegnare perché qualche grande investitore è andato "corto" di BTp, ossia li ha venduti allo scoperto senza nemmeno farseli prestare. Il disagio dura ormai da giorni e, come racconta il capo del reddito fisso di una grande banca, si sta creando un effetto a catena: perché chi non riceve i titoli è costretto a sua volta a venderli senza poterli consegnare. «Qualcuno è andato pesantemente al ribasso sulle scadenze decennali»,dice l'operatore.Ora è diventato assai difficile trovare titoli a prestito: anche a costi proibitivi, come si capisce dai tassi pretesi che hanno toccato il 3%.

 

 

VODAFONE, DIETRO LA RETE C’è LA CASSA (DEPOSITI E PRESTITI) DI TREMONTI – DOPO IL SORPASSO STORICO SU TELECOM, BERTOLUZZO CADE NELLA RETE: “NEL 2011 SI PUÒ INIZIARE A SCAVARE” – E I SOLDI CHI LI CACCIA? IL SOLITO PANTALONE: “LA PRESENZA DELLA CDP È IMPORTANTISSIMA PERCHÉ STIAMO PARLANDO DI UN’INFRASTRUTTURA STRATEGICA PER IL NOSTRO PAESE. MA IL PROGETTO SARÀ PRESENTATO NEL MOMENTO IN CUI SARÀ SPONSORIZZATO DAL GOVERNOMila Fiordalisi per "Panorama Economy" in edicola domani (anticipata dal "Corriere delle Comunicazioni", www.corrierecomunicazioni.it)

 

"Una sola rete, che si sviluppi in modo graduale e che sia aperta a tutti. E abbiamo già banche e istituti finanziari che ci stanno chiedendo lumi, manifestano interesse, perché chi ragiona con la mentalità dell'infrastruttura la considera un progetto importantissimo. Ovviamente maggiori sono le dimensioni, più è finanziabile. Entro quest'anno vanno definiti gli obiettivi le modalità e le regole. Per iniziare a scavare dal 2001, dopo i test in corso".

 

Paolo Bertoluzzo racconta i progetti di Vodafone Italia in una lunga intervista che sarà pubblicata domani dal settimanale Panorama, visionata in anteprima dal Corriere delle Comunicazioni.

I riflettori sono puntati sul progetto di società della fibra annunciato nei giorni scorsi insieme con Wind e Fastweb ma anche sulla strategia convergente. "La nostra strategia è dare ai nostri clienti servizi che non siano più soltanto mobili ma anche fissi. Per poterlo fare abbiamo bisogno di una rete di grande affidabilità che sia in grado di supportare l'innovazione che ci potrà venire in mente".

 

"Casa, station, prodotti per le aziende: per noi tutto questo è il business della rete fissa. Oggi abbiamo raggiunto una quota di mercato del 10% che significa circa 1,3 milioni di clienti. Per un'azienda forte nella telefonia mobile come Vodafone questa rappresenta un'opportunità di crescita in un momento di discontinuità del mercato: l'esplosione della banda larga".

Bertoluzzo ricorda che nel mobile la banda larga cresce a tassi fra il 30 e il 40% all'anno. E la crescita di quasi il 2% messa a segno dall'azienda "è anche grazie alla banda larga fissa - che ha margini bassi perché paghiamo molto l'accesso alla rete - e mobile, che ha elevata marginalità ma richiede anche grandi investimenti".

 

L'Italia è strategica per il business: "E' il primo Paese europeo per investimenti e nel mondo è seguita solo dall'India, che però ha un miliardo di abitanti. L'Italia è un mercato che ha sempre accolto bene le innovazioni. Ma questa disponibilità rischia di trovare un ostacolo: un'infrastruttura inevitabilmente invecchia".

 

E' la realizzazione dell'infrastruttura a rappresentare il tema più importante nell'agenda. "Di rete in Italia ce ne deve essere una", dice Bertoluzzo che considera i progetti regionali, come ad esempio quello lombardo, "complementari e convergenti". Ma in questa fase "bisogna avere il coraggio di essere flessibili. Quello che non possiamo permetterci è trovarci scelte tecnologiche e modelli di business diversi regione per regione. renderebbe lo sviluppo, la commercializzazione e le gestione dei servizi molto più complessi per gli operatori". Di qui la necessità "di avere una visione strategica d'insieme".

 

Per finanziare la nuova rete Bertoluzzo ritiene che "la presenza della Cassa depositi e prestiti nell'equity e nel debito sia importantissima perché stiamo parlando di un'infrastruttura strategica per il nostro Paese. E tutti gli operatori telefonici sono privati. Ma il progetto sarà presentato alla Cdp nel momento in cui sarà sponsorizzato dal governo".

Il merito al tavolo convocato da Romani "bisogna che il progetto assuma presto un aspetto operativo: importante è riunire subito anche i tecnici per capire come affrontare le tante sfide che il progetto pone". [19-05-2010]

 

 

 

 

 - IMPREGILO: CONTRATTO IN ARABIA SAUDITA DA 70 MILIONI EURO...
(Adnkronos) -
Impregilo realizzera' le 'opere a mare' previste nel progetto di ampliamento della centrale termoelettrica di Qurayyah in Arabia Saudita. Il valore del contratto e' di circa 70 milioni di euro. L'impianto che produce energia elettrica tramite la combustione di gas e petrolio e' situato lungo la costa a circa 100 chilometri a sud della citta' Damman.

Al termine dei lavori di ampliamento, la potenza complessiva installata dell'impianto termoelettrico passera' dagli attuali 1820 Mw a 2600 Mw. In particolare, nell'ambito dei lavori previsti, Impregilo realizzera' il bacino di presa a mare, la stazione di pompaggio, i lavori di protezione della costa adiacente l'impianto per una lunghezza di circa 1,5 chilometri, il canale di scarico a mare della lunghezza di 850 metri. [11-05-2010]

 

 

 

MEDIOBANCA: PER BOLLORE' IL 4,99% VALE 357,6 MILIONI...
Radiocor
- Il gruppo Bollore' ha in bilancio il 4,99% in Mediobanca a un 'valore netto contabile' di 357,6 milioni di euro, in miglioramento dai 295 milioni del 2008, ma ben al di sopra dell'attuale valore di Borsa (circa 275 milioni) e molto lontano dai 610 milioni registrati nei conti 2007. Come emerge inoltre dal bilancio della Financiere de l'Odet, consultato da Radiocor, la partecipazione resta tra i 'valori disponibili per la vendita', come le quote in Vallourec e Gaumont. Il rapporto annuale riferisce anche che la Odet nel 2009 'nell'ambito della distribuzione del dividendo con azioni gratuite, ha percepito altri 2,047 milioni di titoli Mediobanca che non modificano pero' la quota detenuta'.

 

8 - MEDIASET: NEL PRIMO TRIMESTRE 2009 UTILI PER 92,9 MLN...
(Adnkronos)
- Nei primi tre mesi del 2010 Mediaset ha fatto registrare a livello consolidato utili per 92,9 milioni di euro, ricavi netti per 1.119,4 milioni di euro (+17,5%) e un risultato operativo di 199,5 milioni di euro (+44,1%). Per quanto riguarda l'Italia i ricavi netti sono ammontati a 907,9 milioni di euro (+14,5%) e quelli pubblicitari di Publitalia hanno fatto registrare un incremento del 5,2% mentre i ricavi dalla Pay Tv Mediaset Premium sono cresciuti del 59,5%. I costi televisivi sono diminuiti dell' 1,7% e l'utile netto e' stato pari a 65,2 milioni di euro. Sul fronte spagnolo i ricavi pubblicitari di Publiespana sono cresciuti del 30% salendo a 194,2 milioni di euro, l'utile netto e' stato pari a 58,9 milioni di euro rispetto ai 29,3 milioni dei primi tre mesi 2009.

 

10.05.10

 

 

A2A: dossier nucleare al consiglio, ma e' gia' scontro con il Comune (dai giornali)

ENEL: INCENTIVI A RISCHIO, SHARP PRONTA A LASCIARE FOTOVOLTAICO CATANIA...
Radiocor -
E' a rischio il progetto di realizzare la piu' grande fabbrica di pannelli fotovoltaici in Italia, nato dall'accordo tra Enel Green Power, Sharp e STMicroelectronics. Secondo quanto risulta a Radiocor, la giapponese Sharp starebbe per abbandonare il progetto che prevede la costruzione dell'impianto a Catania.

La decisione di abbandonare il nostro paese, secondo fonti vicine all'azienda, sarebbe legata al fatto che l'approvazione dei previsti incentivi, indispensabili per la realizzazione del progetto, non figura all'ordine del giorno della riunione di domani del Cipe, pur avendo l'Agenzia delle Entrate individuato i fondi a copertura gia' il 21 aprile scorso.

10.05.10

 

 

FUSIONE TRA UNITED AIRLINES E CONTINENTAL: NATA LA PRIMA COMPAGNIA AEREA DEL MONDO
E' nata negli Usa la più grande compagnia aerea al mondo, quella derivante dalla fusione delle americane United Airlines e Continental. Il New York Times ha anticipato sul suo sito online che il Consiglio di amministrazione di Ual Corporation, la società che detiene United Airlines ha approvato l'operazione. Continental aveva fatto altrettanto nei giorni scorsi. Secondo fonti citate dal New York Times, l'accordo raggiunto è di 3 miliardi di dollari. Oggi l'annuncio ufficiale.
L'amministratore delegato sarebbe l'attuale ceo di Continental, Jeffery Smisek, mentre la presidenza andrebbe all'ad della United, Glenn Tilton.

 

GOLDMAN: ARRIVA L'APPOGGIO DI WARREN BUFFETT...
(AGI/REUTERS) - Il miliardario Usa Warren Buffett difende Goldman Sachs, accusata di aver frodato gli investitori. Berkshire, la finanziaria di Buffett, controlla 5 miliardi di dollari di azioni privilegiate di Goldman. "Non ho avuto problemi con in fondo Abacus - dice Buffett - e penso di conoscerlo meglio di tanti altri". Inoltre Buffett sostiene di non aver notato nel comportamento di Goldman niente che giustifichi le critiche che si sono sollevate nei suoi confronti.

 

10 - AEDES: CEDUTA 'WILTON 18 SA' PER 20 MILIONI...
(AGI) - Aedes International S.A., societa' interamente controllata da Aedes S.p.A., ha ceduto a Grosvenor Street Trust Company Limited, le quote di Wilton 18 S.A., societa' che detiene l'immobile di pregio in 18 Wilton Crescent a Londra, per un valore complessivo pari a 17,300,000 sterline (circa Euro 20 milioni). "Tale ammontare - si legge in una nota - e' in linea con il valore di mercato dell'immobile, secondo la perizia Reag al 31 dicembre 2009. L'operazione ha consentito di chiudere l'esposizione in sterline sulla societa' Wilton 18 S.A., registrando anche un utile su cambi per circa Euro 280 mila rispetto al 31 dicembre 2009.

Il gruppo Aedes registra, al netto del rimborso del mutuo esistente sull'immobile, un effetto di cassa positivo pari a circa Euro 6,3 milioni, interamente pagati al closing, ed un miglioramento della posizione finanziaria netta di circa Euro 20 milioni". "La cessione di Wilton Crescent - prosegue la nota - rientra nella strategia del piano industriale 2009-2013, finalizzata alla focalizzazione dell'attivita' sul mercato italiano con la conseguente dismissione delle attivita' estere e degli immobili e delle iniziative immobiliari ritenuti non piu' strategici". "Aedes informa, infine, che all'effetto positivo sulla posizione finanziaria netta derivante dall'operazione si aggiunge anche l'effetto positivo derivante dalla riduzione della posizione finanziaria netta di gruppo, a seguito dell'avvenuto rimborso di un credito IVA da parte dell'Agenzia delle Entrate pari a circa Euro 8,8 milioni, che ha consentito il rimborso di un debito bancario pari a Euro 8,5 milioni".

 

11 - SANYO: INVESTIRA' 2 MLD IN BATTERIE RICARICABILI E CELLE SOLARI...
(AGI/REUTERS) - Il gruppo giapponese Sanyo punta a investire 200 miliardi di yen (2,13 miliardi di dollari) nel prossimi tre anni per la produzione di batterie ricaricabili e celle solari. Lo rivela il giornale Nikkei.

12 - LA CIMICE PER BONDI? TELECOM PAGA IL CONTO...
A. Ol. Per "il Sole 24 Ore" - Telecom Italia è uscita, patteggiando, dal procedimento sui dossieraggi illegali curati da Giuliano Tavaroli & C. Ma frequenta ancora le aule del Tribunale in quanto parte civile costituita nel processo penale. Proprio dalla memoria depositata presso il Gup Mariolina Panasiti dagli avvocati del gruppo di tlc, Bruno Cova e Luca Santa Maria, emerge un episodio «paradossale». Ricordate la cimice ritrovata nell'auto dell'allora amministratore delegato Enrico Bondi?

Ebbene anche Bondi, ceo per un anno all'esordio di Olimpia, è stato spiato, insieme con il segretario generale Vittorio Nola e il capo della security di allora Piero Gallina, che proprio per la supposta microspia hanno perso il posto. Ma il bello è che a compensare l'investigatore privato Emanuele Cipriani per il dossier commissionato da Tavaroli (ai tempi ancora a capo della security Pirelli) è stata la stessa Telecom: una robusta parcella da 300mila euro pagata dalla società per sapere cosa faceva il proprio amministratore delegato.

13 - UNA CURA DI CAVALLO PER IL PAZIENTE GRECO...
My. L. Per "il Sole 24 Ore" - N on ha funzionato più di tanto con l'Argentina, certo. Ma la cura di Cavallo - quella cioè proposta dall'ex ministro delle finanze argentino Domingo Cavallo - potrebbe funzionare per la Grecia.Almeno così la pensa Cavallo stesso.L'ex ministro argentino, colui che cercò invano di salvare il Paese sudamericano dal default nel 2001, ieri ha infatti dato al governo greco la sua ricetta anti-crisi: ristrutturare al più presto il debito.

«Consiglierei loro di farlo in modo ordinato - ha suggerito ieri Cavallo intervistato da Bloomberg -, in modo da non correre il rischio che gli aiuti in arrivo da Europa e Fondo monetario si rivelino in fin dei conti insufficienti per ristabilire la totale solvibilità del Paese». A suo avviso, insomma,la Grecia potrà evitare di farela finedell'Argentina solo se accompagna gli aiuti a una riorganizzazione dell'intero debito. Vedremo se il governo di Atene seguirà i suoi consigli. In fondo di stati in crisi Cavallo se ne intende. Ma la vera curiosità è un'altra: chissà se la ricetta di Cavallo almeno una volta funziona... (My.L.)

14 - I FONDI ALL'INCASSO SU TEAMSYSTEM E COIN...
C. Fe. Per "il Sole 24 Ore" - I fondi di private equity vanno all'incasso. Sul mercato sono diversi i dossier che vedono gli investitori, presenti come soci di controllo ormai da qualche anno, intenzionati a uscire e a monetizzare la loro partecipazione. L'ultimo caso agli onori della cronaca sarebbe, secondo i rumors, quello di TeamSystem, posseduta ormai da 5 anni dal fondo Bain Capital. Il gruppo finanziario statunitense starebbe pensando di organizzare un'asta sull'azienda che genera attualmente circa 100 milioni di fatturato e 45 milioni di margine operativo lordo. Non sarebbe, invece, in vendita l'altra partecipata del fondo, cioè Cerved Group.

Ma altri dossier stanno circolando da tempo come quello di Valvitalia, controllata da Synergo Sgr, dal fondo Igi e da Banca Leonardo, ma soprattutto il gruppo Coin-Upim, dove l'azionista Pai starebbe meditando di organizzare un'asta a metà anno.Senza dimenticare Moncler, controllata da Carlyle per la quale già ci sarebbero state manifestazioni d'interesse. (C.Fe.)

10.05.10

 

L'ORO BIANCO DI CELL THERAPEUTICS...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Nei giorni scorsi sono passati in secondo piano. Ma i 20mila dollari di ricavi trimestrali dell'italo-americana Cell Therapeutics sono una certezza: né un dollaro più né un dollaro meno del primo trimestre 2009. Insomma, la società fattura in tre mesi quanto il suo ceo James A. Bianco incassa in circa mezza giornata. Il conto economico è ovviamente disastroso.

 

Ma, mentre Cell Therapeutics ammette di essere obbligata a continue emissioni di bond convertibili per non portare i libri in tribunale, James A. Bianco guadagna più di Sergio Marchionne: nel 2009 il manager della semidecotta Cell Therapeutics ha incassato ben 12 milioni di dollari, 650mila in contanti e 11,2 milioni in azioni. È il vero miracolato della bio-farmaceutica che promette da anni la cura al pixantrone (niente di imminente) mentre - C'è chi vede l'albergo mezzo pieno e chi mezzo vuoto. Il nuovo Armani hotel, aperto da poche settimane a Dubai, nel Burj Kha-lifa, il grattacielo più alto del mondo, è pieno per metà. Un risultato che i vertici di Emaar, la società che ha realizzato il progetto insieme allo stilista italiano, trovano lusinghiero: «Per adesso si tratta di clienti locali e dei paesi del Golfo, il mercato internazionale deve ancora partire,entro l'anno puntiamo a un riempimento del 60%» ha dichiarato Marc Dardenne, Ceo di Emmar Hospitality group.

D'altra parte la società, che rimbalza in Borsa, spera di aprofittare dei segnali positivi in arrivo per il real estate dell'emirato. «I nostri clienti hanno un ritrovato interesse verso il mercato immobiliare di Dubai» ha dichiarato Didier Duret, capo degli investimenti globali di Abn Amro. Un buon auspicio anche per le stanze griffate Armani.

 

14 - QUEL SOLE PALLIDO DI PRAMAC...
Sara Bennewitz per "la Repubblica"
- In un anno le azioni Pramac hanno guadagnato il 54% risalendo a quota 1,54 euro. Eppure il gruppo delle energie alternative per i revisori di Deloitte è «in una situazione di forte tensione finanziaria». Il 2009 si è chiuso in rosso per 20,2 milioni con 187 milioni di debiti pari a 5,5 volte il patrimonio netto e a 374 volte il margine lordo (0,5 milioni).

Pramac ha già nominato un advisor finanziario (Banca Imi) per vendere alcuni asset e ridurre i debiti, e uno industriale (Alvarez & Marsal) per elaborare un nuovo piano. Inoltre il 2010 è iniziato peggio del previsto, un fattore che mette a rischio le garanzie sui finanziamenti bancari rinegoziate a fine 2009. «I dati gestionali al 28 febbraio - fa notare Deloitte - sono inferiori alle attese del budget». A tre anni dall´Ipo, la matricola che fu collocata a 4,2 euro, sembra avere già il fiato corto. 04-05-2010]

 

 

BORSA MILANO:MOODY'S TRANQUILLIZZA ITALIA,BANCHE IN RECUPERO...
(ANSA) - Moody's tranquillizza l'Italia con il rapporto sul nostro paese in cui indica una prospettiva stabile per il 2010 e lascia spazio a un rimbalzo dei titoli delle banche.
Piazza Affari gira in rialzo. Il Ftse Mib guadagna lo 0,45% a 19.571 punti e il Ftse All Share lo 0,28% a 20.194 punti. Intesa Sanpaolo strappa in rialzo del 4,07%, Unicredit sale del 3,38%, Ubi Banca del 4,04 per cento. Bene anche Mps (+2,42%), Banco Popolare (+2,54%) e Bpm (+1,16%). Al rimbalzo delle banche si uniscono gli assicurativi con Fonsai in rialzo dell'1,86%, Unipol del 2%, Generali dell'1,27 per cento. Restano in calo Fiat (-1,29%), Pirelli (-1,39%) e Telecom (-0,69%) anche se riducono le perdite.

2 - FARO SEC SU CROLLO NY; CITIGROUP,NO PROVE ERRORE...
(ANSA) - Le autorità americane sono determinate a fare luce sulla mezz'ora di panico di Wall Street, durante la quale ieri pomeriggio il Dow Jones ha perso circa 1.000 punti. Il Nasdaq nel frattempo annuncia che cancellerà tutti gli scambi avvenuti fra le 14:40 e le 15:00, in cui i prezzi dei titoli hanno accusato variazioni superiori al 60% in positivo o in negativo, mentre NYSE Euronext comunica che cancellerà alcune operazioni avvenute nello stesso arco temporale sulla piattaforma elettronica NYSE Arca.

Citigroup intanto smetisce le indiscrezioni: al momento - afferma la banca - non c'é alcuna prova che sia stato commesso un errore. Secondo rumors riportati dalla Cnbc, un trader dell'istituto avrebbe per errore premuto il tasto miliardi invece che milioni, accentuando il calo di Wall Street. La Sec e la Cftc, rispettivamente la consob americana e l'autorità che monitora il mercato dei derivati, assicurano che analizzeranno il brusco calo di Wall Street e prenderanno "della misure per proteggere gli investitori".

FREDDIE MAC CHIEDE ALTRI AIUTI PER 10,6 MILIARDI...
M. Val. per "Il Sole 24 Ore" - È il salvataggio senza fine. Freddie Mac , il colosso americano dei mutui, ha chiesto altri 10,6 miliardi di dollari al governo per sopravvivere alle perdite. Anche i passivi, infatti, continuano a misurarsi in miliardi davanti a un mercato immobiliare tuttora sotto pressione: 6,7 miliardi, per la precisione, riportati ieri con la richiesta di nuovi aiuti, nel corso del primo trimestre 2010. Durante lo stesso periodo dell'anno scorso il gigante dai piedi d'argilla aveva riportato conti peggiori, ma neppure tanto: il «rosso» era stato di 9,9 miliardi.

Questa volta Freddie può attribuire parte delle tribolazioni a una riforma di trasparenza contabile che, in attesa di forse irrealizzabili riorganizzazioni dei colossi dei prestiti immobiliari (Fannie Mae accanto a Freddie), l'ha danneggiata. Ha dovuto assorbire in bilancio tutti i mutui che garantisce, anche se non li possiede.

Le cifre dei soccorsi, però, dovrebbero continuare a lievitare in futuro. Dall'inizio della crisi Washington ha già immesso 50,7 miliardi in Freddie Mac. E il Congresso calcola che Fannie e Freddie costeranno al contribuente 389 miliardi fino al 2019.

10 - FONDAZIONE CARIGE AL DOPO-SCAJOLA...
D. Ra. per "Il Sole 24 Ore" - Uno tsunami. Così Maria Teresa Verda, moglie di Claudio Scajola, ha definito in un'intervista la vicenda che si è abbattuta sull'ex ministro dello Sviluppo economico. Ora, l'onda lunga rischia di riversarsi nelle stanze della Fondazione Carige impegnata a rinnovare il consiglio di amministrazione, scaduto nel gennaio scorso e attualmente in prorogatio.

Flavio Repetto,presidente dell'ente che controlla il 44% della banca genovese, si avvia a completare il suo primo mandato (scade nel gennaio del 2011) forte dell'investitura bipartisan benedetta, a suo tempo, dall' ex ministro imperiese, nume tutelare del centrodestra ligure, e da Claudio Burlando, presidente della giunta regionale di centrosinistra. I ventisette rappresentanti del consiglio di indirizzo sono chiamati a rimescolare un cda dove, nel calibrato mix destra-sinistra- tecnici, spiccano due vicepresidenti di stretta osservanza scajolana: l'imperiese Ivo De Michelis, vicario, e il savonese Pierluigi Vinai, esponente dell'Opus Dei.

L'APPALTO DELLE POSTE PER L'INGEGNER SABELLI...
G. D. per "Il Sole 24 Ore" - L'appalto delle Poste Italiane da quasi cinque milioni di euro oltre Iva è stato affidato a tre società romane in tre lotti. La gara, condotta da PostelPrint, riguarda il «servizio di archiviazione ottica e fisica di corrispondenza di formato vario, esitata ed inesitata, con abbinamento di servizi per la rintracciabilità, spedizione a mezzo corriere».

La fetta maggiore, 1,97 milioni, è per la Alfa 81 Spa, di Gabriella Valzani e Alessandro Boccacci. Analoga, 1,96 milioni, la quota aggiudicata alla Abramo printing & logistics, controllata dalla famiglia omonima, con Postel allo 0,57%. Il lotto più piccolo, 911.361 euro, è stato affidato a una società guidata da Rocco Sabelli, amministratore delegato dell'Alitalia.

Nella fornitura alle Poste l'ingegner Sabelli indossa però un'altra veste. Quella di principale azionista e presidente di Bee Team, Spa quotata con 70 milioni di ricavi nel 2009 che combatte per uscire dalle perdite (3,3 milioni nel 2009, 7,99 nel 2008). Sabelli esercita il controllo in condominio con Tamburi Investment e Intesa Sanpaolo, altro nome di spicco nel libro soci della Cai.

13 - LA PAROLA IN MENO DELL'ORACOLO DI OMAHA...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Il finanziere Warren Buffett - che sta difendendo ad oltranza l'operato di Lloyd Blankfein, numero uno di Goldman Sachs -si trova a sua volta nel mirino della Sec. L'ente governativo Usa preposto al controllo dei mercati ha infatti iniziato a esaminare le informazioni diffuse dalla Berkshire Hathaway (la finanziaria dell'oracolo di Omaha) per l'acquisizione da 26 miliardi di dollari del colosso ferroviario Bur-lington Northern Santa Fe.

Lo ha riportato il Wall Street Journal citando alcune fonti secondo le quali la Consob americana starebbe indagando su come Berkshire abbia informato gli altri azionisti di Burlington in merito alla propria offerta. In base alle norme vigenti, i maggiori azionisti di una società devono prontamente allertare gli altri azionisti su piani o proposte per acquisire il controllo dell'azienda stessa. Buffett potrebbe avere omesso qualche informazione? Si vedrà. Ma l'«oracolo», impegnato da giorni a difendere Blankfein dalle accuse di frode della Sec, ora deve pensare a proteggere se stesso.

 

 

 

ENI: RISORSE GIACIMENTO IN VENEZUELA IN AUMENTO DEL 30%...
(Adnkronos)
- Eni ha perforato con successo il pozzo Perla 2, situato nel permesso Cardo'n IV, nell'offshore del Golfo del Venezuela. I risultati della perforazione, si spiega dal gruppo, "superano di gran lunga le aspettative iniziali, incrementando del 30% la stima delle risorse del giacimento con un ulteriore potenziale di crescita da definire con i prossimi pozzi".

Perla si conferma quindi come uno dei piu' grossi giacimenti a gas scoperti al mondo negli ultimi anni e il maggiore in Venezuela. Durante il test di produzione il pozzo ha erogato 1,4 milioni di metri cubi giorno di gas, pari a circa 8.600 barili di olio equivalente al giorno, e 1.500 barili giorno di condensato. La potenzialita' di produzione per pozzo e' stimata in oltre 2 milioni di metri cubi giorno di gas e 2 mila barili giorno di condensato.

8 - UNIPOL: VIA LIBERA ANTITRUST ALL'ACQUISIZIONE DI ARCA VITA...
(Adnkronos) -
Via libera dell'Antitrust all'acquisizione di Arca Vita da parte di Unipol. E' quanto emerge dal Bollettino settimanale dell'Autorita' che non ha aperto alcun procedimento sull'operazione che consiste nell'acquisizione del controllo esclusivo di Arca Vita da parte di Unipol ritenendo che non sia 'idonea ad ostacolare in maniera significativa la concorrenza sui mercati interessati'.

Nel settore della produzione di polizze vita, con riferimento al 2008, il gruppo Unipol e il gruppo Arca detenevano, rispettivamente, quote pari al 6,62% e allo 0,84% del totale. L'effetto di incremento dell'operazione, 'peraltro, risulta trascurabile anche considerando i singoli rami nei quali si verifica una sovrapposizione'.

 

9 - WSJ; AIG CHIUDE POSIZIONI CDS CON GOLDMAN SACHS...
(ANSA)
- Aig chiude la maggior parte delle posizioni credit-default swap con Goldman Sachs rimaste dopo il salvataggio del governo nel 2008. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti secondo le quali i cds riguardavano circa 3 miliardi di dollari legati ai mutui ipotecari e hanno causato alla compagnia assicurativa circa 1,5-2 miliardi di dollari di perdite. L'iniziativa della divisione finanziaria di Aig di chiudere i contratti con Goldman si inserisce nella strategia di riduzione del rischio portata avanti dalla società: la riduzione del rischio nel portafoglio di Aig è essenziale per la stabilizzaizone di Aig.

 

[12-04-2010]

DEA CAPITAL: DE AGOSTINI STUDIA ALLEANZA CON FIMIT NEL MATTONE...
Radiocor
- Prove di integrazione fra First Atlantic sgr (Fare sgr), la societa' di gestione immobiliare che fa capo al gruppo De Agostini, e Fimit, la sgr controllata da diversi enti previdenziali e guidata da Massimo Caputi. L'operazione, secondo quanto risulta a Radiocor, e' allo studio dei due operatori che rappresentano rispettivamente la seconda e la quinta societa' di gestione del risparmio attive nei fondi immobiliari.

 

'Per il momento si tratta di un'idea', spiegano alcune fonti vicino alle trattative. Nessun documento vincolante e' stato ancora firmato, ma i colloqui proseguono e le prossime settimane saranno decisive per capire se l'operazione puo' andare in porto. Dall'integrazione puo' nascere la prima sgr immobiliare italiana con asset gestiti per oltre 8 miliardi di euro.

23.04.10

 

 INTEL: QUADRUPLICATO A 2,442 MLD $ UTILE NETTO I TRIM, SOPRA ATTESE...
Radiocor - Intel ha chiuso il primo trimestre con un utile netto quasi quadruplicato a 2,422 miliardi di dollari. L'utile per azione si e' attesta to a 43 centesimi, sopra le attese degli analisti a 38. Il giro d'affari e' cresciuto del 44% a 10,229 miliardi di dollari, rispetto alle stime del mercato a 9,83 miliardi e le previsioni del gruppo tra 9,3 e 10,1 miliardi. Per i prossimi tre mesi Intel si aspetta vendite tra 9,8 e 10,6 mld.

 

IMMOBILIARISTI ARABI ALLA BORSA INDIANA...
Da "Il Sole 24 Ore" - E maar Properties fa bene alla Borsa di Dubai. Negli ultimi giorni il titolo della società immobiliare ha fatto dimenticare parte dei problemi del real estate. La ragione però non è da cercarsi in patria, dove pure Emaar ha appena costruito Burj Khalifa (quello che è attualmente il grattacielo più alto del mondo) ma in una nuova operazione da realizzarsi all'estero.

La filiale indiana del gruppo, partecipata dal governo di Dubai e dall'investitore locale Mgf, ha annunciato infatti che è pronta a quotarsi fra 90 giorni lanciando un'Ipo da 770 milioni di dollari. Un segnale sufficiente a portare la fiducia sull'altra costa dell'Oceano Indiano:secondo gli analisti infatti l'indice immobiliare dell'Emirato si sta stabilizzando e dopo i recenti tonfi, si prevede che entro l'anno torni a salire. Nella speranza che lo sbarco del real estate nel grande mercato del subcontinente indiano generi un'onda lunga capace di contagiare anche gli Emirati.

WAL MART PUNTA TUTTO SUI CONSUMATORI DEBOLI...
G. Ve. per "il Sole 24 Ore" - Wal Mart punta sul disagio economico. La catena di distribuzione Usa continua nella politica di prezzi bassissimi alla conquista di chi va a fare la spesa solo dove tutto costa il minimo. Una strategia che, nel periodo più buio per l'economia a stelle e strisce, ha fatto volare i bilanci di Wal Mart, ma che ora rischia di mostrare la corda.

Secondo gli analisti infatti, una volta conclusasi la recessione, molti clienti middle-class potrebbero voltare le spalle al discount per puntare su prodotti di fascia più alta. I vertici della società non sono di questa idea: non solo hanno deciso di continuare con i super-sconti, ma hanno chiesto uno sforzo anche ai fornitori. La scommessa è semplice: deve passare ancora molto tempo prima che la ripresa si faccia sentire sui bilanci delle famiglie. E in attesa Wal-Mart può continuare a macinare profitti.

15.04.2010

 

 

 

13- HUMMER A SCONTO E FUCILE IN OMAGGIO...
G. Ve. per "il Sole 24 Ore" -
Liquidazione totale per cessata attività. Dopo il fallimento delle trattative con i cinesi di Sichuan, Gm alle prese con la chiusura del marchio Hummer, i giganteschi fuoristrada di derivazione militare passati di moda per i costi esorbitanti e l'eccessivo consumo di benzina. Per cedere le ultime 2.200 vetture che sono rimaste in magazzino, i manager di Detroit le stanno provando tutte, comprese le promozioni a prezzo di saldo. Ma gli sconti, che arrivano fino a 6mila dollari sui modelli più accessoriati, potrebbero non bastare: Hummer infatti ha venduto lo scorso mese solo 300 veicoli, e i possibili acquirenti sono preoccupati per il futuro deprezzamento della vettura, una volta fallito il marchio. Così per eliminare le scorte c'è anche chi ricorre ad offerte davvero estreme. Nel Missouri Jim Lynch, storico concessionario famoso per aver venduto più Hummer di ogni altro negozio della rete di vendita, ha deciso di chiudere in bellezza: a ogni acquirente di Suv regalerà un fucile da 2 mila dollari. (G.Ve.)

14- MENO INSOLVENZE SUI BOND SPAZZATURA...
Ma. Ce. per "il Sole 24 Ore" -
Sarà pure spazzatura, ma per qualcuno si è trasformata in oro. I titoli obbligazionari high yield o junk bond (spazzatura, appunto) hanno portato nelle tasche degli investitori che avevano osato acquistarli un anno fa, nel pieno della bufera, guadagni superiori all'80 per cento. Certo, qualche investitore sarà incappato nella classica mela marcia, ma anche sotto questo aspetto le notizie sembrano incoraggianti. Moody's ha infatti rilevato che nei primi 3 mesi del 2010 il tasso di default registrato nel corso dell'ultimo anno a livello globale è sceso al 9,9% dal 13% del trimestre precedente. Quel che è più incoraggiante è che l'agenzia di rating vede le insolvenze in rapido calo fino al 2,8% a fine anno e al 2,4% nell'aprile 2011. Il peggio, insomma, è decisamente alle spalle. È bene però ricordare che un anno fa, quando nessuno vedeva la fine del tunnel, la stessa Moody's prevedeva tassi di default addirittura superiori a quelli della Grande Crisi (cioè al 15,6%). C'è da sperare che non siano passati da un eccesso all'altro.

15- LA VISTA LUNGA DI ALIERTA...
Giovanni Pons per "la Repubblica"
- «Il peggio della crisi è alle spalle», ha detto Cesar Alierta, il potente aragonese a capo del colosso Telefonica di fronte a 900 manager delle tlc riuniti a Miami. «Ora abbiamo più chiaro in mente le enormi potenzialità che abbiamo davanti». Chissà se tra le opportunità intraviste da Alierta ci sarà spazio per una fusione con l´italiana Telecom, studiata ad inizio d´anno ma mai realizzata. Ora che le elezioni amministrative sono alle spalle e che la staffetta ai vertici di Mediobanca e Generali quasi fatta, l´aria potrebbe tornare a scaldarsi. E potrebbe essere il primo banco di prova per i neo presidenti Pagliaro e Geronzi. Il primo è da sempre favorevole alla fusione con Telefonica, il secondo è più sensibile al richiamo della politica e alle operazioni di sistema. Dopo il 24 aprile sarà già braccio di ferro?

 GRAFOMANE BERNABÈ ...
Settimana calda per Franco Bernabè. Evitato il commissariamento della Telecom Sparkle, indagata nell'inchiesta sul riciclaggio, l'ad della Telecom deve affrontare due appuntamenti: il 12 aprile la riunione del consiglio di amministrazione per il bilancio 2009 e il 13 la presentazione del piano strategico. Bernabè ci arriva preceduto da due lettere al "Corriere della sera" (19 febbraio) e a "Repubblica" (31 marzo).)

La prima parlava di etica, e non pochi hanno notato la coincidenza con l'imminente esplosione del caso Fastweb-Sparkle. Più curiosità ha destato la seconda, in cui Bernabè difende la sua gestione e ribadisce che la rete non va separata dalla Telecom. Perché questa uscita? A parte la singolarità di un top manager grafomane, gli osservatori vedono un Bernabè che, sotto attacco, lancia un messaggio alla politica, di cui sospetta tentazioni ristatalizzatrici. Il che rivelerebbe una mancanza di comunicazione con il Palazzo.

5- QUANTO ESCONO LE ENTRATE ...
Tempi duri per l'Agenzia delle entrate, che nel trimestre 2006-2008 ha perso il 39,5 per cento delle cause promosse dai contribuenti per vedersi togliere o diminuire le tasse, mentre in un altro 10 per cento dei casi la stessa agenzia ha provveduto a correggere le richieste fatte ai cittadini, dopo che questi avevano contestato la presenza di errori nelle cartelle esattoriali. Quando si è arrivati davanti alle commissioni tributarie regionali (il secondo grado) l'Agenzia delle entrate ha perso il 60 per cento delle volte. L'Agenzia delle dogane, invece, perde solo il 22 per cento delle cause, mentre quella del Territorio registra un tasso di perdita medio del 19 per cento. Ma quando decide di andare in Cassazione le cose peggiorano di molto: sconfitta nel 61 per cento dei giudizi celebrati dalla Suprema corte. (K.V

 10-04-10

 

 

DESIGN: MOBILIFICI LOMBARDI 'SFIDANO' IKEA CON LINEE LOW COST...
(AGI) -
I mobilifici della Brianza sfidano la svedese Ikea: circa il 30% delle imprese lombarde del settore legno-arredo, infatti, ha messo in pista la produzione di una linea di arredamento e complementi di arredo "low cost", a prezzi piu' bassi e un altro 7% sta valutando questa opportunita'. Il dato emerge da un'indagine della Camera di Commercio di Monza e Brianza.

Un'idea che ha gia' trovato riscontri sul mercato: per le imprese che hanno gia' sperimentato la produzione, la linea a prezzi piu' bassi mediamente ha venduto in un anno il 9% in piu' rispetto a quella tradizionale. Alla vigilia del Salone del Mobile, che iniziera' la settimana prossima a Milano, "le imprese del mobile e del design della Brianza (che conta circa 2569 imprese, ndr) - ha dichiarato Carlo Edoardo Valli, Presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza - mantengono tutta la loro importanza e restano leader a livello nazionale ed internazionale. E dimostrano che, pur ricercando sempre la qualita' e l'innovazione, vanno anche incontro alle richieste del consumatore finale".

business

[07-04-2010]

 

 

FINDIM: NON SVALUTA 4,99% TELECOM, '1,70 EURO PREZZO APPROPRIATO'
Radiocor
- Utile di 78,5 milioni di euro nel 2009 per Findim Group, cassaforte lussemburghese della famiglia Fossati, contro i 996mila euro nel 2008. A differenza del 2008, la finanziaria non ha svalutato la quota in Telecom che, limata al 4,99%, figura in bilancio per 1,14 miliardi. 'Il valore di 1,705 euro per azione e' stato ritenuto adeguato dal cda in considerazione di piani di sviluppo futuri', spiega il documento depositato nel Granducato oggi e consultato da Radiocor. La vendita di titoli Telecom (la quota era poco sopra il 5%) ha comportato una minusvalenza di 590mila euro. Ceduta invece con una plusvalenza di 28,3 milioni la quota in Apple, che nel 2008 pesava per 390 milioni.

9- BORSA: DOPO FUSIONE PER CAPUANO PIOGGIA DI BONUS E COMPENSI DATI 2008-2009; CASA A LONDRA PER DIVIDERSI TRA ITALIA E UK ...
(ANSA)
- Se la fusione tra Borsa Italiana e il London Stock Exchange (Lse), come sostenuto da molti in questi giorni, ha impoverito Piazza Affari, altrettanto non puo' dirsi per l'amministratore delegato della societa' di gestione del listino milanese, Massimo Capuano. Mancano ancora i dati sulla remunerazione dell'esercizio 2009-2010 (l'Lse chiude i conti il 31 marzo) ma il bilancio del primo anno e mezzo dalla fusione, avvenuta nell'ottobre 2007, e' stato per il manager positivo, grazie a compensi e bonus per alcuni milioni di euro, migliaia di azioni del London Stock Exchange assegnate con i piani di incentivazione e consistenti benefit aziendali, tra cui una sistemazione a Londra - e' scritto nel bilancio dell'Lse - per consentire a Capuano 'di dividere il tempo di lavoro in modo eguale tra Gran Bretagna e Italia'. Il quadro che esce dai 'remuneration report' - i documenti che illustrano le politiche di remunerazione della societa' (decise da un comitato di cui fanno parte anche gli italiani Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni, e Sergio Ermotti, vice ceo di Unicredit) - segnala un miglioramento del trattamento complessivo.

10- GEMINA: PATTO DESIGNA FABRIZIO PALENZONA PRESIDENTE...
Radiocor
- Il patto di sindacato di Gemina ha designato Fabrizio Palenzona presidente della societa'. La riunione, secondo quanto risulta a Radiocor, si e' svolta in modo rapido in mattinata. Palenzona e' anche presidente della controllata Adr. Gli amministratori delegati indicati sono Guido Angiolini per Gemina e Giulio Maleci per Adr.

14.04.10

 

 

- GRANDEUR TRIESTINA AI TEMPI DI BERNHEIM...
R. Fi. per "il Sole 24 Ore" - Antoine Bernheim a giorni dovrà lasciare la presidenza delle Generali ma, dulcis in fundo, si è levato almeno la soddisfazione di mostrare al «giovanotto» Davide Serra che benché infastidito dalle sue critiche - «c' è stato un hedge fund che ha iniziato ad attaccarmi, dicendo che sono vecchio e che guadagno troppo» - non se ne è troppo curato. Quanto a remunerazioni il presidente di Generali, nel 2009, ha surclassato persino gli amministratori delegati percependo compensi per circa 5 milioni di euro.

Nel dettaglio, Bernheim ha ricevuto 2,17 milioni di emolumenti per la carica di presidente, e 223.390 euro per la carica di consigliere. Come bonus gli sono stati assegnati 2.575.616 euro e altri compensi per 115.591 euro. Insomma, Bernheim ha incassato ben più dei3,4 milionidi euro del 2008.L'amministratore delegato Giovanni Perissinotto ha percepito 3,7 milioni, mentre l'altro ceo Sergio Balbinot ha ricevuto 2,9 milioni,decidendo di rinunciare a quasi 1 milione di bonus per devolverli in beneficenza.

 

GENERALI, A BERNHEIM 5 MILIONI. BALBINOT DONA BONUS DA UN MILIONE...
Da "La Stampa"
- Il presidente delle Generali Antoine Bernheim ha percepito nel 2009 compensi per circa 5 milioni di euro. L'Ad Giovanni Perissinotto ha percepito 3,7 milioni, mentre l'altro Ad Sergio Balbinot ha ricevuto 2,9 milioni, decidendo di rinunciare a quasi 1 milione di bonus (949.536 euro) per devolverli in beneficenza. È quanto emerge dal bilancio preliminare del gruppo del Leone.

In dettaglio, Bernheim ha percepito 2,17 milioni di emolumenti per la carica di presidente, e 223.390 euro per la carica di consigliere. Come bonus gli sono stati assegnati 2.575.616 euro, mentre ha ricevuto altri compensi per 115.591 euro. Nel 2008 Bernheim aveva ricevuto 3,4 milioni. Perissinotto ha ricevuto 223.390 euro come consigliere. Come Ad ha ricevuto 800 mila euro di emolumenti e 949.536 euro di bonus, e altri 800 mila di emolumenti e 949.536 di bonus ha ricevuto in qualità di direttore generale. Nel 2008 aveva percepito 2,5 milioni. I compensi di Balbinot sono identici a quelli di Perissinotto, a esclusione del bonus da Ad per 949.536 euro.

Su richiesta dello stesso Balbinot e in accordo con la società, viene precisato nel bilancio, l'importo del bonus per la carica di Ad «non verrà erogato e la società potrà disporre di tale cifra a fini benefici». Balbinot ha percepito anche 158.997 euro da altri compensi. Lo scorso anno Balbinot aveva percepito 2,6 milioni. Il direttore generale Raffaele Agrusti ha ricevuto 1 milione, con 847.800 euro di bonus (1,2 lo scorso anno).

 

[07-04-2010]

 

 

AUTOGRILL: RINNOVA CONCESSIONE 50 ANNI SU 2 AUTOSTRADE IN CANADA...
(AGI) - Il Gruppo Autogrill, attraverso la divisione americana Hmshost ha rinnovato con il ministero dei Trasporti dell'Ontario il contratto per lo sviluppo e la gestione di 23 aree di servizio lungo le due autostrade piu' trafficate del Canada, la Highway 400 e 401. Le aree, che andranno a regime a partire dal 2013, si stima genereranno ricavi annui per oltre 100 milioni di dollari canadesi e, nei 50 anni di durata della concessione, un totale di oltre 9 miliardi di dollari canadesi. L'accordo, si legge in una nota, e' stato siglato da Host Kilmer Services Centres Inc. (Hksc), joint-venture costituita tra Hmshost e Kilmer Van Nostrand Co. Limited, societa' canadese attiva principalmente nei settori infrastrutture, private equity, sport e intrattenimento.

Le 23 aree, 7 delle quali si aggiungono alle 16 gia' gestite da HmsHost, verranno ricostruite secondo i piu' avanzati standard di sostenibilita' ambientale, previsti dalla certificazione internazionale Leed Silver (Leadership in Energy and Environmental Design), con particolare attenzione all'efficienza energetica e al consumo di acqua. Le prime sette strutture saranno operative a partire dall'autunno 2010. Altri 13 locali verranno completati e inaugurati progressivamente tra il 2011 e il 2013, mentre le restanti tre aree saranno riammodernate dopo il 2018. Lo sviluppo, il rinnovo e la costruzione delle prime 20 aree comportera' investimenti per circa 300 milioni di dollari canadesi, ai quali HKSC contribuira' con circa 100 milioni di dollari canadesi.

- UNA POLTRONA (D´ORO) PER DUE...
Ettore Livini per "la Repubblica" - La partita a scacchi per la poltrona di presidente delle Generali non è ancora chiusa del tutto. Ma una rapida lettura del bilancio 2009 del Leone aiuta a capire meglio perché Antoine Bernheim abbia difeso con i denti la sua carica. E perché Cesare Geronzi abbia fatto il diavolo a quattro per traslocare a Trieste. Il peso geopolitico della compagnia non si discute: sotto il suo ombrello ci sono tanti soldi e quote di Telecom, Rcs, Pirelli e Intesa. Bocconi che a un uomo di potere come il banchiere romano fanno gola. Ma le quote del salotto buono non sono l´unico appeal di Generali: la carica semi-onoraria ha fruttato a Bernheim più di 5 milioni di stipendio, il doppio di Henri de Castries, numero uno di Axa. Due milioni in più della busta paga del presidente Mediobanca. E, si sa, non di sole deleghe vive l´uomo.

Mediobanca

- KRAFT CAMBIA IDEA SUGLI IMPIANTI CADBURY...
M. Val. per "il Sole 24 Ore" - Cinico o baro. È l'accusa, sferzante, rivolta dai parlamentari britannici al comportamento della Kraft Foods nell'acquisizione di Cadbury.La Commissione sul business e l'innovazione del Parlamento di Londra ha reso un po' più amara la conquista americana del colosso europeo dei dolci: in un rapporto sull'operazione ha definito "irresponsabile" una promessa occupazionale tradita da Kraft, quella di non chiudere un impianto a Somerdale nel sudovest del paese e salvare 400 posti di lavoro.

Il gruppo statunitense si era impegnato a mantenere aperti icancelli ancora nel giorno dell'annuncio dell'acquisizione, solo per rimangiarsi la parola data una settimana più tardi. «Kraft si è esposta all'accusa di incompetenza oppure o di aver fatto ricorso a uno stratagemma cinico per migliorare la sua immagine durante il takeover». L'immagine dell'azienda, continuano i parlamentari, ne esce invece danneggiata. Anche quella dell'amministratore delegato Irene Rosenfeld, criticata per non aver presentato di persona le scuse in Parlamento.

14.04.10

 

18 - IRIDE-ENIA: IL NUOVO GRUPPO SI CHIAMERA' 'IREN'...
Radiocor - Il nuovo gruppo energetico che nascera' dalla fusione fra l'emiliana Enia e la ligure-piemontese Iride avra' si chiamera' 'Iren'. E' quanto apprende Radiocor da fonti vicine alle due societa'. L'efficacia della fusione e' fissata per il primo giorno di luglio ed il nuovo gruppo avra' un giro d'affari di circa 4 miliardi di euro.

[30-03-2010]

 

 

- GEMINA: CHANGI ENTRA NEL PATTO DI SINDACATO ED ESCE CLESSIDRA
Radiocor
- Il patto di sindacato di Gemina, finanziaria milanse che controlla Aeroporti di Roma, si rinnova con l'ingresso del nuovo socio Changi Airpor t che subentra all'uscente Lauro Dieci (Clessidra). La decisione, secondo quanto risulta all'agenzia Radiocor, e' stata adottata in mattinata.

 

CAPUANO E L'OPZIONE CONSOB...
O. C. Per "Il Sole 24 Ore" - Se ne va, non se ne va. Il mondo degli affari sfoglia la margherita per capire se l'amministratore delegato di Borsa italiana Massimo Capuano lascerà la società controllata dal London Stock Exchange. E si chiede dove, eventualmente, potrebbe approdare. La risposta di molti è secca: la presidenza della Consob. La poltrona di via Martini è infatti destinata a liberarsi in giugno quando Lamberto Cardia avrà completato il suo mandato.

I candidati non mancano ma Capuano ha dalla sua una profonda conoscenza del mercato finanziario e capacità manageriali che all'authority farebbero comodo.L'establishment bancario,finanziario e industriale probabilmente lo appoggerebbe. Ma il governo? Capuano non ha grandi frequentazioni nei palazzi romani. Inoltre potrebbe essere considerato "espressione del mercato". E di questi tempi non va molto di moda.

 

LA RIPRESA A WALL STREET SI MUOVE IN ELICOTTERO...
L. D. Per "Il Sole 24 Ore" - Per capire quanto gli affari a Wall Street oggi stiano girando per il verso giusto basterebbe sfogliare il book prenotazioni di una piccola società americana, la Liberty Helicopters, che offre ai ricchi businessman della city comodi viaggi in elicottero fino al cuore di Manhattan.

Ebbene, se qualcuno oggi volesse volare dal New Jersey a Downtown dovrebbe mettersi l'animo in pace: pare che in questi giorni a New York ci sia una corsa per accaparrarsi i sedili a bordo, tale è la voglia di risparmiare tempo (ed evitare il traffico cittadino) dei superimpegnati manager della Grande Mela. Che infatti si dichiarano pronti a sborsare fino a 5.800 dollari (circa 4.300 euro) per un volo da Baltimoraa Manhattan. Cose che accadevano solo qualche anno fa. Quando la parola crisi non faceva ancora paura.

- LLOYDS BANKING RADDOPPIA LE REMUNERAZIONI...
Da "Il Sole 24 Ore" - Lloyds Banking Group ha pagato i propri top manager il 76% in più del 2009. L'istituto ha annunciato di aver versato a 18 top executive 9,9 milioni di sterline, circa 14,7 milioni di dollari, per il 2009. Una cifra decisamente superiore a quella pagata nel 2008, pari a 5,62 milioni di sterline anche se inferiore ai 12,06 milioni di sterline ricevuti dagli stessi manager nel 2007. Ilpiù pagato è risultato essere Truett Tate, direttore esecutivo wholesale, con 1,8 milioni di sterline.

 

[26-03-2010]

 

 

'Financial Times' entra ancora una volta a gamba tesa sulla candidatura di Geronzi-generali - 'Il suo passato molto discusso e i legami stretti con l'establishment politico romano rendono apparentemente difficile raggiungere il necessario consenso sul suo nome all'interno e al di fuori di Mediobanca' - "ft" sposa le tesi di quegli esponenti che, all'interno stesso di Mediobanca, stanno cercando di bloccare la nomina di Geronzi e appoggiano la candidatura di Perissinotto alla presidenza....

Radiocor - Mediobanca? 'Sembra incapace di pensare a un candidato interno di Generali per la presidenza'. La candidatura di Cesare Geronzi? 'Il suo passato molto discusso e i legami stretti con l'establishment politico romano rendono apparentemente difficile raggiungere il necessario consenso sul suo nome all'interno e al di fuori di Mediobanca'.

I due cinquantenni amministratori delegati Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot? 'Sono scelte credibili per chiunque ritenga che la nuova leadership di Generali debba continuare a proteggere gli assicurati e gli azionisti indipendenti'.

Il 'Financial Times', in un articolo pubblicato oggi e firmato Paul Betts, entra ancora una volta a gamba tesa sugli scontri di potere in corso per le nomine al vertice di Generali e Mediobanca.

Il servizio, intitolato 'Mediobanca puo' ancora dimostrare ai suoi critici di sbagliarsi su Generali', sposa le tesi di quegli esponenti che, all'interno stesso di Mediobanca, stanno cercando di bloccare la nomina di Geronzi e appoggiano la candidatura di Perissinotto alla presidenza.

Nell'articolo viene sottolineata 'l'assurdita' del processo di selezione' e si aggiunge che la scelta del nuovo vertice della compagnia triestina 'si sta dimostrando piu' difficile del previsto'. Altrettanto determinato l'attacco a Enrico Cucchiani, esponente del board di Allianz, presidente di Allianz Italia e numero uno del gruppo per le attivita' assicurative in Europa (tranne la Germania), Sud America e Africa.

Cucchiani e' finito nel mirino perche' considerato (suo malgrado) una candidatura esterna all'incarico di amministratore delegato. 'Potrebbe non avere la statura necessaria per l'incarico in Generali', scrive Paul Betts, secondo cui Mediobanca 'ha ancora tempo per dimostrare che i suoi critici hanno torto agendo, inaspettatamente, al di fuori del suo personaggio e nell'interesse di una delle poche storie internazionali di successo dell'Italia e della maggioranza dei suoi azionisti'.

 

[24-03-2010] 

 

 

 

 

SIEMENS TAGLIA 4.200 POSTI IN TUTTO IL MONDO...
Da "Il Sole 24 Ore" - Il colosso tedesco Siemens Siemens ha annunciato ieri di voler procedere al taglio di 4.200 posti di lavoro del proprio dipartimento di tecnologia informatica (Sis) entro l'autunno del prossimo anno. La divisione conta circa 35mila dipendenti.

Un comunicato della società riferisce che il peso maggiore sarà sostenuto dalla sede tedesca, in cui i posti in meno saranno 2.000, mentre il dipartimento diventerà un'entità legale indipendente entro ottobre 2010.
Nella nota si riferisce inoltre che Siemens dedicherà al dipartimento di tecnologia informatica ulteriori investimenti per circa 500 milioni di euro entro il 2012

ORA GOOGLE DIVENTA TV CON SONY E INTEL...
Dal "Corriere della Sera" - Si chiamerà Google Tv la nuova piattaforma che segna l'alleanza fra il gruppo di Mountain View ( nella foto l'amministratore delegato Eric Schmidt), Intel e Sony per portare i servizi Internet sui televisori, cioè il «centro» d'intrattenimento delle famiglie. L'obiettivo è quello di diffondere programmi tv on demand, decisi dagli stessi utenti senza affidarsi ai palinsesti delle televisioni tradizionali.

 

[18-03-2010]

BOTIN PIGLIA TUTTO E VINCE IN FORMULA 1...
Mi. C. per "Il Sole 24 Ore" - Il Banco Santander non sbaglia un colpo. Nemmeno nelle sponsorizzazioni sportive. L'istituto spagnolo ha infatti annunciato di avere gia' "recuperato" ben 25 dei 60 milioni di euro che ha investito in Formula1 nelle auto Ferrari (40 milioni) e McLaren (20 milioni) in questa stagione. Si tratta del "ritorno" calcolato sulla pubblicità generata dalle rosse e dalla scuderia britannica nel Gran Premio del Bahrein e nelle prove.

Un colpo da maestri, quello sulla Ferrari, se si pensa che il Santander lo scorso anno con la sola McLaren ha avuto in un anno un ritorno di soli 80 milioni. Quanto basta per dire che il presidente Emilio Botin ha veranente fiuto negli affari. Chi, infatti, avrebbe scommesso che il podio in Bahrein sarebbe stato tutto Santander, grazie alla doppietta Alonso-Massa e al terzo posto di Hamilton? Sicuramente pochi, ma non certo Botin che non perde occasione per farsi fotografare con i suoi nuovi pupilli, diventati veri e propri "ambasciatori" della marca Santander in giro per il mondo.

- SVOLTA IMMOBILIARE PER VALENTINO ROSSI...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" - Valentino Rossi si prepara al ballo del mattone. Nonostante la nota esuberanza, il campione di motociclismo ha un profilo da investitore ben più cauto di quello da sportivo. Rossi infatti ha scelto, come molti italiani, di investire i propri risparmi in immobili. Secondo quanto riportato da Radiocor, Valentino ha fondato Area 46, una srl - amministrata dal padre Graziano - che si dedicherà all'«acquisto, vendita, locazione e costruzione di immobili civili, commerciali e industriali».

Il fuoriclasse delle due ruote, con la sua cautela, è in realtà in buona compagnia. Sono molti gli sportivi abituati alle emozioni forti, che preferiscono la tranquillità quando si tratta di investire le proprie fortune. La filosofia, già sposata da nomi illustri del calcio come Gianluigi Buffon e Marcello Lippi, è stata ben sintetizzata da José Mourinho: «Se dovessi per forza investire un milione - ha spiegato l'allenatore dell'Inter - non avrei dubbi: niente azioni od obbligazioni, ma immobili. Sempre». Nel mattone insomma, Valentino arriva buon ultimo.

26.03.10

 

CONVOCATO PER DOMANI A TORINO IL CONCLAVE DELLA MARCEGAGLIA: DOVREBBE USCIRE LA LISTA DEI NUOVI MEMBRI DEL CONSIGLIO E DELLA GIUNTA
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che Emma Marcegaglia ha convocato per domani a Torino il Consiglio direttivo di Confindustria per una riunione "straordinaria".

Dal conclave che è stato indetto nel capoluogo piemontese dovrebbe uscire la lista dei nuovi membri del Consiglio e della Giunta. Dopo la riunione il top degli imprenditori parteciperà a una cena in casa di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, la donna alla quale nel marzo dell'anno scorso è stata conferita dalla Francia l'onorificenza di Cavaliere delle arti e delle lettere".

23.03.10

 

SORIN: CORDATA CON INTESA SAN PAOLO CHIEDE DUE DILIGENCE PER OPA...
Radiocor
- Sorin Group ha ricevuto la richiesta di autorizzazione, per effettuare una due diligence finalizzata a un'Opa, da un consorzio di investitori formato da Ares Life, Essex Woodlands, Intesa Sanpaolo e Alpha Private Equity. L'offerta, in base a una valutazione preliminare, valorizza la societa' tra 1,4 e 1,55 euro per azione. Il dossier sara' esaminato dal cda di Sorin di giovedi' 25 marzo.

 

 

 

CHI è L'UOMO PIù RICCO DEL MONDO, CARLOS SLIM? NON CI POSSO CREDERE! IL CRESO CHE HA SCAVALCATO GATES, PASSANDO DA 35 MLD A 53,5 MLD$ (DA SOLO VALE QUANTO L’ISOLA DI CUBA), è LO STESSO SLIM CHE DESIDERAVA ENTRARE IN TELECOM ITALIA E CHE FU LIQUIDATO DALLA STAMPA DE NOANTRI AL PARI DI UN NARCOTRAFFICANTE - ORA CICCIO-SLIM PUNTA AL NEW YORK TIMES...

1- UN MESSICANO RE DEI PAPERONI...
Gianluca Paolucci
per "la Stampa"

La buona notizia è che la crisi è davvero alle spalle. Almeno per qualcuno. In particolare, è da ritenere che sia superata per - in ordine di grandezza - Carlos Slim Helu, William Gates III (detto Bill), Warren Buffett, Mukesh Ambani, Lakshmi Mittal. Sono i cinque uomini più ricchi del mondo secondo la classifica stilata annualmente dal settimanale Forbes e tutti quanti hanno aumentato la loro ricchezza rispetto alla classifica dello scorso anno.

Il messicano Carlos Slim, che da solo possiede un bel pezzo del suo Paese oltre a televisioni e società telefoniche da Nord a Sud America, è passato da 35 miliardi a 53,5 miliardi di dollari, quasi venti miliardi dollari in un solo anno. E ha scavalcato con un balzo Bill Gates, l'inventore di Microsoft; e Warren Buffett, investitore capace e rapace che malgrado i molti miliardi continua a vivere nella casa che abita dagli Anni 50 in un quartiere borghese di Omaha.

Ovviamente le grandezze in questione, se paragonate al salario medio di un lavoro dipendente, fanno paura. Tanto per fare un esempio: se Slim decidesse di comprare la casa più cara del mondo (che dovrebbe essere la Villa Leopolda di Villefranche sur Mer, in Costa Azzurra) intaccherebbe appena un centesimo del suo patrimonio totale. Diciamo che da solo vale più o meno quanto tutta l'isola di Cuba o la Bielorussia producono in un anno. Oppure che la sua ricchezza è cresciuta in quest'anno di un ammontare pari al pil di Congo e Gabon.

Il più giovane in classifica è l'inventore di Facebook, Mark Zuckerberg, 212° con 4 miliardi di dollari. Il più vecchio lo svizzero Walter Haefner, 3,3 miliardi di patrimonio che, a 99 anni, gli assicurano quantomeno l'affetto dei nipotini.

+Che la situazione sia migliorata, almeno per i più ricchi del mondo, per Forbes è chiarissimo. I miliardari mondiali sono passati dai 793 del 2009 a 1011 di quest'anno. Sommando i patrimoni di tutti si arriva a 3600 miliardi di dollari contro i 2400 di un anno fa. Mentre lo scorso anno, in piena crisi, c'era stata una vera e propria emorragia.

Più di trecento miliardari persi in una botta sola e almeno 1400 miliardi di ricchezza svanita, recitava il lettissimo bollettino di un anno fa. Ovviamente, la ripresa si fa sentire di più dove la crisi non c'è mai stata. Il numero dei miliardari cinesi è passato in un anno da 28 a 64, quello degli indiani da 24 a 49. E gli italiani? Bene anche loro, grazie. Scala un bel po' di posizioni Michele Ferrero. Con un patrimonio personale (stimato) di 17 miliardi di dollari contro i 9,5 dello scorso anno, l'inventore della Nutella balza dal 40° al 28° posto della classica. Il più ricco d'Italia per quest'anno è lui, seguito da Mister Luxottica, Leonardo Del Vecchio, con 10,5 miliardi.

E da Silvio Berlusconi, il cui patrimonio è sì salito di 2,5 miliardi fino a nove miliardi di dollari, ma questo non è bastato a fermare l'avanzata dei «nouveax riches» che lo hanno spinto dal 70° al 74° . Seguono Giorgio Armani, Mario Moretti Polegato (Geox), I fratelli Benetton, Ennio Doris (Mediolanum), Francesco G. Caltagirone e Stefano Pessina (farmaceutica).

Decimo e ultimo degli italiani un signore che da qualche giorno vede il cielo a quadretti da una cella di Rebibbia, Silvio Scaglia. Un miliardo il suo patrimonio stimato. Anche se in questi giorni gli sarà di poca consolazione.


2- IL RE DEI TELEFONI CHE VUOLE COMPRARSI IL "NEW YORK TIMES"...
Francesco Semprini
per "la Stampa"

Il tycoon messicano con la passione per l'editoria. E' Carlos Slim l'uomo che per la prima volta dal 1994 ha rotto l'egemonia americana nella classifica dei più ricchi del mondo stilata da Forbes. Con mezzo miliardo di dollari di differenza, il re delle telecomunicazioni strappa così lo scettro di Paperone del Pianeta a Bill Gates, costretto a fare un passo indietro per la seconda volta dal 1995.

L'impero di Slim, il cui valore è stimato a 53,5 miliardi, pari al 2% della produzione economica annuale dell'intero Messico, ha resistito meglio agli scossoni della crisi consentendo all'ingegnere e uomo d'affari di completare la scalata ai vertici della classifica.

Al pubblico italiano, Carlos il tycoon è noto per il tentativo non riuscito di rilevare una partecipazione in Telecom. Al contrario è andata in porto la manovra con la quale il 10 settembre 2008 ha rilevato il 6,4% del The New York Times Company, grazie alla quale non solo è divenuto il principale azionista non legato alla famiglia dei Sulzberger, ma è stato consacrato dalla finanza americana.

Carlos Slim Helù, 70 anni, nativo di Città del Messico, ha costruito la sua ricchezza nell'industria delle telecomunicazioni. Oltre ad America Movil controlla Telex e Telcel. Ognuna guidata dai suoi tre figli. Del resto il business è nel Dna degli Slim. Il padre di Carlos, Julián Slim Haddad Aglamaz, libanese cristiano-maronita, si trasferisce nel 1902 da Jezzine nella capitale messicana dove apre un emporio chiamato la Stella d'Oriente e successivamente acquista alcune proprietà immobiliari.

Dopo aver sposato l'erede di un altro facoltoso emigrante di origine libanese ha sei figli, di cui Carlos è il più piccolo, il più scaltro e vivace. Intrapresa la carriera degli affari sin da giovane, Slim costruisce un vero e proprio impero finanziario industriale chiamato Grupo Carso, divenendone dopo 28 anni presidente. E' vicepresidente del Mexican Stock Exchange e il primo presidente del comitato latinoamericano del Nyse.

[11-03-2010]

 

 

L G8 GRATIS? NO, GRAZIE! – UNA SOCIETÀ ITALOFRANCESE ERA PRONTA A RICOSTRUIRE L'ISOLA SARDA A SUE SPESE, IN CAMBIO DELLA GESTIONE PER 30 ANNI DI UN PROGETTO TURISTICO - BERTOLASO, BALDUCCI & CRICCA AVREBBERO RISPARMIATO 327 MLN € BRUCIATI POI IN CANTIERI, ADEGUAMENTI E FOLLIE - COME MAI IL GOVERNO PRODI CESTINò L'ACCORDO?…

Fabrizio Gatti per "L'espresso"

Avrebbero dovuto risparmiare 327 milioni. Avrebbero potuto destinare ad altro i soldi pubblici bruciati in cantieri, adeguamenti e follie. Oltre alle indennità di missione e gli incarichi speciali per le strutture di Guido Bertolaso e Angelo Balducci, ora indagati per corruzione: il capo della Protezione civile a piede libero, l'ex soggetto attuatore in carcere dal 10 febbraio.

Avrebbero, forse, evitato all'Italia l'ennesima fotografia di un Paese marcio fin dentro le procedure di spesa. Perché quello che è stato fatto sull'isola della Maddalena, con la scusa del G8, avremmo potuto costruirlo senza sborsare nemmeno un centesimo a carico dello Stato e della Regione Sardegna.

Questa è la storia di un progetto privato italofrancese che voleva trasformare l'Arsenale in grande polo turistico. Un progetto approvato con la firma di un protocollo di intesa il 29 luglio 2004, governo di Silvio Berlusconi, dall'Agenzia industrie difesa del ministero.

E cestinato il 18 gennaio 2008, governo di Romano Prodi, con una lettera del capo di gabinetto del ministro della Difesa, Arturo Parisi. Quel giorno, un venerdì, il generale di corpo d'armata degli alpini, Biagio Abrate, comunica al consorzio italofrancese che "le ipotesi esplorate nel recente passato con codesta società da parte dell'Agenzia industrie difesa sono considerate superate dagli eventi e, pertanto, non più perseguibili".

Gli "eventi" sono la scelta di consegnare la proprietà dell'Arsenale alla Regione Sardegna e la decisione di organizzare il G8, poi trasferito da Berlusconi e Bertolaso a L'Aquila praticamente al termine dei lavori sull'isola della Maddalena.

Il consorzio privato Sviluppo Sardegna nel 2009 presenta una richiesta di risarcimento danni al ministero della Difesa e al dipartimento della Protezione civile: 50 milioni di euro per i progetti, le relazioni, le fidejussioni e il lavoro prodotti. La richiesta, inoltrata come "atto stragiudiziale di diffida e messa in mora", verrà riformulata nei prossimi giorni con l'avvio di una causa civile.

Un nuovo seguito giudiziario per le opere della Maddalena, su cui grava anche la sentenza del Tar del Lazio dopo la decisione dell'ufficio di Bertolaso di assegnare la gestione dell'Arsenale alla Mita Resort della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Un contratto scontato a 31 milioni una tantum versati alla Protezione civile e appena 60 mila euro all'anno di canone alla Regione Sardegna per 40 anni.

Il progetto preliminare della cordata italofrancese rivela fin dalle prime pagine la differenza tra quanto lo Stato e la Regione avrebbero risparmiato e quanto hanno invece speso e continueranno a perdere fino al 2049. L'interesse di Sviluppo Sardegna, a cui partecipa la società francese Spada specializzata nella costruzione di porti, sono proprio i 600 posti barca dell'Arsenale.

Quanto possono rendere è scritto nella prima pagina, al capitolo 'Il porto turistico', nel dossier finanziario del progetto coordinato dall'architetto Luigi Cosseddu: "La costruzione comporterà la concessione dei posti barca con ritorno totale di euro 126.254.194 tasse escluse e ripartito dal 2006 al 2008". Potrebbero essere questi i ricavi già nei primi due anni della Mita Resort di Emma Marcegaglia a fronte di una spesa per 40 anni di concessione di 33 milioni e 400 mila euro (31 milioni una tantum e 60 mila euro di canone annuo).

"Nel 2004 chiedevamo al ministero della Difesa la concessione per trent'anni del porto e di tutte le strutture", spiega Serafino Cosma Musu, rappresentante in Sardegna del progetto italofrancese: "In cambio la società si impegnava a finanziare e a ricostruire tutto l'Arsenale, comprese le caserme non toccate dal piano per il G8 e il lungomare.

Oltre alle strutture del porto turistico, avremmo realizzato alberghi, residence, appartamenti, negozi e un'area cantieristica per yacht e barche a vela più una porzione riservata alla Marina militare. Solo per la costruzione della zona del porto era prevista una spesa di 42 milioni. L'esperienza dei nostri partner francesi insegna che quando sono gestite bene, le concessioni dei posti barca e dell'indotto immobiliare nei porti turistici possono ripagare su lunghi periodi anche investimenti impegnativi come il nostro".

Secondo il protocollo di intesa, il nuovo Arsenale sarebbe stato gestito da una società mista composta all'80 per cento da Sviluppo Sardegna e al 20 per cento dall'Agenzia industrie difesa, con capitale sociale di 100 milioni. E una clausola: "Al termine dei 30 anni l'Arsenale tornerà nelle disponibilità dell'Agenzia industrie difesa nello stato di fatto in cui si troverà, comprese le opere realizzate".

Quando il governo Prodi decide di portare il G8 alla Maddalena, il progetto viene adeguato alle nuove esigenze. Il prezzo dell'operazione sarebbe passato così da 586 a 694 milioni, sempre a carico dei privati. "Il costo totale del nostro progetto è superiore perché riguarda tutta l'area dell'Arsenale e non soltanto la parte che si affaccia sul porto turistico, come è stato fatto per il G8".

"Noi non facevamo nulla gratis: ci avremmo guadagnato nella gestione trentennale degli affitti, delle concessioni, del mercato immobiliare. Ma lo Stato avrebbe avuto un risultato migliore a costo zero. Un paragone può essere fatto con i costi di costruzione al metro quadrato. I nostri, anche considerando un 20 per cento di incremento per l'urgenza del G8, non superavano mai i duemila euro al metro".

Il sistema Bertolaso-Balducci ha invece stimato l'urgenza con un incremento di soldi pubblici versati alle imprese del 57 per cento. E un costo al metro quadro che meriterebbe qualche ulteriore indagine: 4.345 euro.

Il progetto, poi bocciato, prevede anche l'assunzione di tutti i dipendenti dell'Arsenale militare rimasti senza lavoro. E rivela che al momento in cui la gestione degli appalti per il G8 viene affidata al capo della Protezione civile, oltre a quello italofrancese esistono altri quattro i progetti: "Tra questi, il Gruppo Colony Capital, proprietario della Costa Smeralda, e il gruppo dell'Aga Khan, che intendeva riprendere con la Maddalena i discorsi turistici interrotti in Sardegna... Apparivano più articolati il progetto della Regione Sarda (un acquario, istituti di ricerca, comunque a basso profitto) e quello del Gruppo Ligresti, attraverso l'immobiliare Lombarda (realizzazione e vendita di assets, ma d'incerta garanzia di redditività nel tempo, almeno per l'economia dell'isola)".

Tutti progetti che però hanno qualche difetto: non sfruttano i finanziamenti pubblici dei decreti d'urgenza, sono a scatola chiusa e per questo non possono essere assegnati agli amici degli amici.

[15-03-2010]

 

 

 

 

 

PIRELLI: UTILE NETTO DI COMPETENZA 2009 TORNA POSITIVO PER 22,7 MLN...
Radiocor
- Ritorno all'utile di competenza e alla cedola per Pirelli. Il gruppo ha chiuso il 2009 con un utile netto di competenza di 22,7 mln (-347,5 mln nel 2008), ma con un risultato netto totale ancora in rosso per 22,6 mln anche se in miglioramento rispetto ai -412,5 mln di un anno fa. Proposta la distribuzione di un dividendo di 0,0145 euro per le ordinarie e di 0,0406 euro per le risparmio.

i.

EDISON: PIAZZATO BOND 5 ANNI DA 500 MLN, CEDOLA 3,316%...
Radiocor
- Il nuovo bond senior di Edison e' stato accolto positivamente dal mercato. Il titolo ha una durata di cinque anni (2015) e, secondo quanto apprende Radiocor, e' stato prezzato nel pomeriggio a 99,70, con uno rendimento del 3,316% pari a uno spread di 85 pb sul midswap, in linea a quanto esprimono oggi sul secondario emissioni con le stesse caratteristiche

18.03.10

 

  

- LASCIA A SORPRESA SANTECECCA TOP MANAGER ABI...
B. Ar. per "la Repubblica" - Dopo Giuseppe Zadra, l´Abi perde un altro manager. Domenico Santececca, una colonna portante della struttura dirigente dell´Associazione bancaria italiana dove arrivò nel 1977, si è dimesso ieri pomeriggio. Direttore centrale e responsabile dell´area corporate, dopo l´arrivo di Giovanni Sabatini, come nuovo direttore generale, era stato anche accreditato, secondo rumors inesistenti, quale candidato a ricoprire la carica di vicedirettore generale. Non è andata così. Dimissioni attese? Attriti con il nuovo direttore generale? Fonti di Palazzo Altieri smentiscono. E lo stesso Santececca conferma, anche se c´è un po´ di amarezza nella sua voce.

«Con Sabatini - dichiara al telefono - abbiamo sempre lavorato bene. Non c´era nessun problema». E allora perché lascia? «Sono scelte di vita, non sono né il primo né sarò l´ultimo a decidere di prendermi una pausa di riflessione. Per ora mi dedicherò alla mia passione, i cavalli». Nuovi incarichi in vista al momento non sembrano esserci, anche se il manager non esclude nulla. «Speriamo che qualcosa venga fuori». Magari la politica? «Difficile, dovrei prima imparare a presentare le liste elettorali»

- OBAMA VUOLE JANET YELLEN ALLA VICE PRESIDENZA FED...
(AGI/AFP) - Il presidente Usa Barack Obama e' orientato a nominare alla poltrona numero due della Federal Reserve l'attuale presidente della Fed di San Francisco, Janet Yellen. Succederebbe a Donald Kohn, il quale intende ritirarsi a giugno prossimo quando terminera' il suo mandato quadriennale. Yellen, 63 anni, e' uno dei componenti del board piu' in sintonia con il presidente della Fed Ben Bernanke e con la sua politica monetaria. L'intenzione di Obama e' stata riportata dal New York Times, che ha citato fonti informate dell'amministrazione. Nessun commento della Fed ne' della Casa Bianca.

- NESPRESSO: NESTLE' NON ESCLUDE RICORSO A VIE LEGALI CONTRO CIALDE 'LOW COST'
(Adnkronos) - Nespresso, la societa' controllata da Nestle', non esclude di ricorrere a via legali contro le cialde 'low cost' che Casino, il gruppo francese della grande distribuzione, si prepara a lanciare sul mercato francese a maggio e che sono compatibili con le macchinette del gruppo elvetico. Cialde, queste, completamente biodegradabili, che costeranno il 20% in meno e che saranno prodotte da Ethical Coffee Company (Ecc), una societa' svizzera fondata da un ex numero uno di Nespresso.

'Difenderemo i nostri interessi in modo molto vigoroso' afferma al 'Figaro', Richard Girardot, il presidente e direttore generale di Nespresso. Ethical Coffee Company, dal canto suo, sostiene di non violare nessun brevetto di Nestle' e di aver trovato una 'falla' per aggirarli. Il primo brevetto, quello che protegge la prima generazione di cialde, scade a fine 2012.

Per i nostri giuristi 'sembra molto sorprendente' che Ecc abbia trovato una 'falla' al sistema, sottolinea Girardot evidenziando come sono 1.700 complessivamente i brevetti che proteggono le famose cialde e il modo in cui vengono utilizzate le macchinette. I dirigenti di Nespresso, che per ora non hanno ancora esaminato le cialde 'low cost', scrive il quotidiano francese, non intendono intraprendere un'azione preventive sia nei confronti di Casino, di Ecc o di Folliet, l'azienda di torrefazione di Chambery che fabbrichera' le cialde 'low cost'.

- LONDRA PERDE TRONO, NY IN VETTA CAPITALE MONDO FINANZA...
(ANSA) - Londra perde il titolo esclusivo di capitale mondiale della finanza: la City è per la prima volta costretta a condividere il trono con New York. I timori di una stretta delle regole e le nuove tasse penalizzano la capitale inglese che, nell'indice dei centri finanziari globali stilato da Z/Yen per la City of London Corporation, perde 14 punti e scende a quota 775, a pari merito con la Grande mela, seconda nel settembre 2009.

Le città asiatiche - riporta il Financial Times - continuano la loro corsa, con Hong Kong e Singapore che avanzano incontrastate, mentre il gap fra la coppia Londra-New York con il resto del mondo si assottiglia sempre di più e scende ai minimi del 2007, ovvero da quando sono iniziate le rilevazioni. "La ricerca deve rappresentare un campanello d'allarme per la politica. Non si può continuare a colpire le banche e i banchieri senza compromettere la competitivtà di Londra" osserva Stuart Fraser, presidente del comitato della politica e delle risorse della Città di Londra.

[12-03-2010]

 

 

SWATCH ALLA CARICA DI NUOVI OROLOGI...
L. Te. Per "il Sole 24 Ore" -
Il Gruppo Swatch va verso una nuova campagna acquisti. «Abbiamo i mezzi, se c'è qualcosa di interessante da comprare, perché no?», dice Nick Hayek, ceo del gruppo elvetico leader nel settore orologi. Swatch, che conta su marchi in tutte le gamme, ha limitato nel 2009 la contrazione di fatturato e utili, e ha iniziato il 2010 a passo di corsa, con vendite che nei primi due mesi sono aumentate del 40% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

L'Italia sta contribuendo alla crescita dei ricavi. Il gruppo adesso ha una liquidità di oltre 1 miliardo di franchi, da usare per investimenti interni o per acquisizioni. Svanite le diffidenze, ora anche il mercato crede alla buona resistenza del gruppo e ai suoi piani di espansione. L'azione Swatch nell'ultimo mese è salita del 10%, battendo l'indice svizzero Smi. Forse è scoppiata la pace tra la Borsa ed il gruppo della vulcanica famiglia Hayek.

GOOGLE: ANTITRUST INDAGA SU CONDIZIONI A SITI SU RACCOLTA PUBBLICITA'...
Radiocor
- L'Antitrust ha deciso di estendere l'istruttoria per possibile abuso di posizione dominante, avviata nei confronti di Google l'estate scorsa, alle condizioni imposte in Italia agli editori dei siti web nei contratti di intermediazione per la raccolta pubblicitaria on-line. Lo comunica l'Autorita' in una nota.

 

 

 

 

2009, CHE FALLIMENTO! - LA CRISI STA FALCIANDO LE AZIENDE, SOPRATTUTTO AL NORD – IN ITALIA SI SONO CONTATI OLTRE 9 MILA FALLIMENTI (+23%) E SONO CRESCIUTE LE DOMANDE PER CONCORDATI PREVENTIVI (+33%) – IN 5 ANNI 70 MILA IMPRESE ITALIANE HANNO CAMBIATO SEDE LEGALE PER RENDERE DIFFICILE IL RECUPERO CREDITI - MA PER IL GOVERNO TUTTO VA BEN…

Luigi Grassia per "La Stampa"

Gli occhi degli operatori economici e degli analisti sono già puntati al 2010 in cerca di segnali di ripresa ma intanto dal fronte delle imprese continuano ad arrivare dati aggregati dall'anno appena trascorso molto negativi: ieri è stato diffuso da Cerved Group il consuntivo sui fallimenti e i concordati preventivi nel 2009 e il quadro è così brutto che si fatica a immaginare un'inversione di tendenza, anche perché la marea è partita da lontano.

 

Risulta che fra ottobre e dicembre sono state aperte quasi 2.900 procedure fallimentari, con un incremento del 15% rispetto allo stesso trimestre del 2008 (che aveva già fatto registrare un +43% sul 2007). Guardando al complesso degli ultimi anni, dopo la brusca caduta delle procedure seguita alla riforma della disciplina sulla crisi d'impresa, dall'aprile del 2008 i fallimenti hanno iniziato una corsa che dura da sette trimestri consecutivi, con tassi di crescita sempre a due cifre. Sull'arco di tutti e dodici i mesi del 2009 in Italia si sono contati oltre 9 mila fallimenti (+23% sul 2008).

 

Cerved Group è nato dai fondi di «private equity» Bain Capital e Clessidra. Scorporando un po' i suoi dati, si osserva che con un aumento del 33% dei fallimenti negli ultimi tre mesi del 2009 le costruzioni risultano il settore che conta il maggior incremento di procedure (+31%), però l'aumento dei crac aziendali ha colpito un po' tutti i comparti economici: industria +26%, attività finanziarie, immobiliari, di noleggio e informatica +24%, alberghi, trasporti e comunicazioni +18%.

 

Sorpresa positiva, il tessile e l'abbigliamento evidenziano una lieve riduzione delle pratiche aperte rispetto al 2008, cosa che si osserva anche nel comparto alimentare; questo però potrebbe dipendere dal fatto che c'è stata una tale falcidia negli anni precedenti che la scrematura è stata anticipata dal mercato.

Sul piano geografico l'impennata dei fallimenti ha toccato soprattutto il Nord: nei dodici mesi del 2009 le procedure sono cresciute nel Nord Ovest del 33%, nel Nord Est del 26%, nel Centro del 16%, nel Sud e nelle Isole del 16,3%. In ognuna di queste macro-zone c'è stato un aumento anche nell'ultimo trimestre (oltre che su tutto l'arco dell'anno).

 

Quanto ai concordati preventivi (una procedura legale che mira a evitare il fallimento convincendo i creditori a ristrutturare il debito accontentandosi di meno del dovuto) negli ultimi tre mesi del 2009 le imprese italiane hanno presentato 243 domande (+33% rispetto al quarto trimestre del 2008), portando il totale del 2009 oltre quota 900 (+62% rispetto al 2008).

 

Cerved Group segnala anche un particolare curioso: negli ultimi cinque anni oltre 70 mila imprese italiane hanno cambiato la sede legale da una provincia a un'altra. Non sempre questo è avvenuto per esigenze di carattere operativo: in molti casi, società gravate dai debiti hanno traslocato per sottrarsi all'azione dei creditori rendendo impossibile o più costoso il recupero dei crediti. Uno specifico studio compiuto da Cerved dice che a parità di tutte le altre variabili, le aziende che hanno trasferito la sede hanno manifestato una propensione al fallimento del 24% superiore alle altre. Insomma se vedete il vostro debitore che cambia città cominciate a preoccuparvi.

 

GRIFFE STRANGOLATRICI (TE LO Dò IO IL MADE IN ITALY!) – LE FABBRICHETTE DELLA MODA STANNO FALLENDO – IL J'ACCUSE DI UN TITOLARE: “Nel 1997 per un capo ti davano 70 mila lire, oggi vanno dai 16 a un massimo di venticinque euro. Poi in negozio le vendono anche tra le 600 e le 750 euro " - “QUESTO SAREBBE IL MADE IN ITALY, QUELLO CHE FINO A IERI HA SFILATO A MILANO?”...

Francesco Spini da "La Stampa"

Ho chiesto il fallimento a metà febbraio, questa settimana chiudiamo». La resa di Giancarlo De Bortoli, 61 anni, titolare di una fabbrica di Pramaggiore (Venezia) dove 25 operaie per anni han confezionato camicie di lusso e vestiti per conto di superfirme («ma niente nomi»), è figlia di questo tempo di crisi e di globalizzazione.

 

«Le grandi griffe ti dicono: "Più di tanto non possiamo darti" - racconta -. Nel 1997 per un capo ti davano 70 mila lire, oggi vanno dai 16 a un massimo di venticinque euro. Poi in negozio le vendono anche tra le 600 e le 750 euro». E ancora: «Ho qui un abitino da 890 euro, a noi ne arrivano 40: ce ne vorrebbero almeno il doppio». Ma c'è chi, tra delocalizzazione e nuova manodopera, è disposto a lavorare per un niente.

Il tramonto arriva negli ultimi anni: «La lenta agonia è cominciata nell'autunno del 2004 - dice De Bortoli -, finché siamo arrivati al punto di non riuscire più a pagare nemmeno gli stipendi». A novembre De Bortoli capisce che la quotidiana lotta per la sopravvivenza non avrebbe portato a nulla: «Lavorando alle condizioni a cui lavoriamo noi, si va in disperazione», ripete.

 

Mentre parla ha di fronte i conti che lo condannano. «Nel 2007 il nostro fatturato era di 684 mila euro, nel 2008 di 596 mila, l'anno scorso si è chiuso a 288 mila». Un piano inclinato: «A dicembre abbiamo fatturato 18 mila euro, come potevamo andare avanti?». Ora si ritrova con un passato distrutto e un futuro da inventarsi. «Ho cominciato all'inizio degli Anni 80. Non si guadagnava la luna, ma si arrivava con decoro a fine mese. Potevi investire, cambiar la macchina, portare la famiglia a mangiar la pizza».

Quasi trent'anni dopo si ritrova, parole sue, «nudo e crudo. Cosa mi succederà? Non lo so, la disperazione c'è. Mi dicono che mi lasceranno in affitto, che forse potrò tenere la camera e la cucina, mentre le poltrone e il divano li metteranno all'asta... Non so davvero cosa farò. Perché uno, se non è forte, in questi casi può diventar matto».

 

Sono storie di disperazione, queste. Per il titolare, e per le operaie: hanno sacrificato sei-sette mesi di stipendio sperando nel miracolo, ora attendono solo gli ammortizzatori. De Bortoli non si dà pace. «Chiudiamo per chi, tra le griffe, è arrivato a pagare 19 euro un vestito foderato. Ha capito bene: danno l'equivalente di cinque pacchetti di sigarette. E un cristiano deve stare lì a tagliarli, questi abiti. E cucirli, stirarli, imballarli. Questo sarebbe il made in Italy? Quello che fino a ieri ha sfilato a Milano?».

 

La delocalizzazione, la manodopera sottocosto hanno affogato l'impresa di De Bortoli. Il sistema della moda («tranne rare eccezioni») ha lasciato a terra le tradizionali fabbrichette, «i laboratori come il nostro sono finiti». Le banche si sono cautelate presto, «lavorando solo "salvo buon fine". Potevano sostenermi di più? Certo. Ma anche se mi davano credito, con gente che ti paga pochi euro, cosa fai?». Nient'altro, dice De Bortoli, che «odiare tutto quel che è moda. Quando la vedo in tv, cambio canale...».

 

 

[02-03-2010] 

 

- TREMONTI, IMPORRE ASSEGNI SOPRA 100 EURO RENDE LO STATO ODIOSO...
(Adnkronos)
- La soluzione per contrastare l'evasione fiscale 'non e' imporre per i pagamenti sopra i 100 euro il passaggio in banca'. Infatti questa soluzione 'non rende minore l'evasione ma odioso lo Stato'. Lo afferma il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, intervenendo al congresso nazionale della Uil. Il ministro sottolinea quindi che il meccanismo e' molto diffuso in America ma 'non e' obbligatorio, non c'e' una legge che lo impone'. Imporre una norma che impone il passaggio in banca sopra i 100 euro 'e' la via sbagliata'.

 

- LEGION D'ONORE ALL'ATOMICO SCAJOLA ...
Legion d'onore «atomica » a Claudio Scajola. Il ministro dello Sviluppo economico ne è stato insignito a Parigi dal premier francese François Fillon. Il quale ha sottolineato il suo impegno per il ritorno dell'Italia all'energia nucleare e la sua scelta di «rivolgersi verso la Francia» in questo processo.

 

 

[03-03-2010]

- TREMONTI:SE MULTINAZIONALE VA VIA RESTITUISCA AIUTI,PAGHI TASSE E DEBITI...
Radiocor -
'Quando una multinazionale va via, facciamogli la tac; cominciamo a dir e se licenzi, restituisci gli aiuti di Stato; hai il diritto a licenziare, ma anche il dovere a restituire un sacco di cose; comincia a pagare le tasse arretrate che non hai pagato, vai a vedere se ci sono debiti pregressi. Allora tanti dicono ops, ho ripensato la scelta industriale'. Un grande paese ha il dovere di gestire le crisi mettendo in campo tutti gli strumenti e non solo quelli del dio mercato'. Lo ha affermato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, parlando al Congresso della Uil.

 

ENERGIA: LEXMARK INAUGURA NUOVA SEDE ECO-SOSTENIBILE...
(AGI) -
Lexmark, azienda che produce e commercializza una vasta gamma di prodotti e soluzioni per la stampa sia per il largo consumo che per il mondo business, inaugura ufficialmente la propria nuova sede, progettata per interpretare i valori e la filosofia green dell'azienda. I nuovi uffici di Lexmark Italia, infatti, sono ora spazi eco-sostenibili.

All'interno degli uffici si snoda il percorso Lexmark@Work che parte dalla reception "Terra", dove gli ospiti vengono accolti da un suggestivo globo terrestre, per poi passare per le tre "cellule" "Foresta", "Oasi", "Ghiacciaio", dove "vivono" rispettivamente, in un ecosistema perfetto, l'attenzione all'ambiente, la sicurezza e produttivita' ed il risparmio. I clienti possono cosi' scoprire come Lexmark abbia raggiunto il totale controllo delle proprie risorse di stampa, monitorandole, gestendole attivamente, stampando responsabilmente e con il miglior rapporto fra utenti e dispositivi.

 

03.03.10

 

 

- L'«OSSERVATORE» CONTRO I BONUS DI GOLDMAN...
Dal "Corriere della Sera" -
«Volevano dalla loro banca d'investimento chiarimenti sulle modalità di assegnazione dei compensi ai dirigenti. Cifre da capogiro, premi giudicati eccessivi. Volevano indietro quei soldi e una revisione delle politiche sugli stipendi, ma non hanno avuto risposta». L'Osservatore Romano ha chiosato ieri in questi termini il no del board di Goldman Sachs alle richieste degli azionisti sui bonus dei partner della «regina di Wall Street, l'illustre sopravvissuta alla crisi che ha travolto la finanza americana». E il Wall Street Journal ha rincarato la dose rivelando il capitolo della relazione annuale della banca dedicata ai fattori di rischio: Tra questi la «cattiva pubblicità», che «può avere un impatto negativo sulla nostra reputazione e sul morale e sulla perfomance dei nostri dipendenti».

GRECIA: NUOVI TAGLI PER 4 MLD, COLPITE TREDICESIME, IVA SALE AL 21%...
Radiocor
- Il governo greco ha varato il nuovo piano di tagli richiesto dall'Unione Europea per riportare sotto controllo il maxideficit dei conti pubblici. Fra le misure varate dal Cdm prevedono da segnalare l'aumento dell'Iva dal 19% al 21% e tagli del 30% ai bonus percepiti dai lavoratori del settore pubblico a Natale, Pasqua e in agosto. Aumentata del 20% la tassa su alcool e tabacco. Corrado Poggi

08.03.10

 

CRISI: TESORO, FINO A GENNAIO SOSPESI MUTUI A PMI PER 8 MILIARDI...
Radiocor
- Le domande di sospensione dei debiti delle pmi, al 31 gennaio, sono state circa 136 mila (+16% rispetto a fine 2009). Lo comunica il Tesoro, osservando che 'dopo la forte accelerazione dei primi mesi', si va 'verso una stabilizzazione'. Considerando i 30 giorni d'istruttoria, sono state accolte quasi 100 mila domande per 8 miliardi di mutui sospesi. La moratoria ha incluso recentemente operazioni per il settore agricolo e mutui con agevolazione pubblica. 08.03.10

 

 

IL CURATORE FALLIMENTARE DI RICUCCI CONTRO BRACHETTI...
Da "Libero" - È lite giudiziaria tra il curatore della Magiste International, Domenico Fazzalari, e la Api Real Estate , la società immobiliare della famiglia Brachetti Peretti. A marzo del 2009 la Api si era aggiudicata per 36 milioni di euro la Tundra, società del gruppo di Stefano Ricucci proprietaria di villa Corelli a Roma.

Secondo Radiocor, il curatore fallimentare della Magiste International (la capogruppo di Ricucci fallita a gennaio del 2007), ha citato in giudizio la società della famiglia Brachetti Peretti per la mancata restituzione di un credito di circa 700mila euro vantato da Magiste verso Tundra

SALZA (INTESA SANPAOLO): IPO PER FIDEURAM AL PIU' PRESTO POSSIBILE...
Radiocor - 'L'Ipo su Fideuram la faremo al piu' presto possibile'. Lo ha detto a Radiocor Enrico Salza, presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo che si riunisce questa mattina. Salza ha aggiunto che, per quanto riguarda Credit Agricole, 'e' gia' tutto fatto'. Un altro consigliere, entrando alla riunione, ha affermato che l'ipo Fideuram non e' all'ordine del giorno di oggi e che si parlera' di prestiti e fidi. 'Poi - ha ricordato - c'e' sempre la voce comunicazioni del presidente e dell'amministratore delegato'

- SMARRITO A HONG KONG UN TERZO DELLA RUSAL...
G. Ve. per " Il Sole 24 Ore " - L'aria di Hong Kong non fa bene a Rusal. In un mese sui listini della Borsa asiatica, i titoli del gigante russo dell'alluminio hanno perso più di un terzo del loro prezzo di quotazione. Il mercato ha bocciato insomma la matricola proveniente da Occidente, per nulla impressionato dal clamore dell'operazione: la società del magnate Oleg Deripaska a fine gennaio aveva venduto circa il 10% delle proprie azioni, raccogliendo 2,2 miliardi di dollari. Tutti soldi necessari però a pagare i debiti.

 

Oltre ai problemi finanziari, la situazione non promette bene neanche dal punto di vista industriale: ieri il gruppo ha comunicato di aver registrato nel 2009 una flessione dell'11% nella produzione di alluminio. D'altra parte che le premesse non fossero delle migliori si era visto fin dalle prime contrattazioni. La società aveva festeggiato la sua prima giornata sul parterre con un netto calo del 10%.

- LA SALA D'ATTESA DI PEREZ E DEL RIVERO...
Mi. C. per " Il Sole 24 Ore " - Tempi difficili per i due costruttori Florentino Perez, "dueño" di Acs oltre che presidente del Real Madrid, e Luis del Rivero "patron" di Sacyr che si vedono la strada sbarrata dalle due "energetiche" Iberdrola e Repsol per aumentare il loro peso nei due consigli di amministrazione.

Ignacio Sanchez Galan, presidente di Iberdrola, ha puntato i piedi, nonostante Perez controlli il 20% del gruppo e possa contare sull'appoggio di un altro 7% circa in mano all'istituto di credito Bbk. E così ha fatto Antonio Brufau, presidente di Repsol, nei confronti di del Rivero, nonostante questi detenga una quota del 20% della petrolifera. Come andranno a finire questi due bracci di ferro che durano ormai da svariati mesi? Difficile dirlo, perché sia Galan, sia Brufau hanno il supporto dei rispettivi cda e non ne vogliono sapere di mollare la presa.

- PERNA IN DIFESA A ISERNIA E CAMPOBASSO...
C. Fe. per " Il Sole 24 Ore " - Si apre un nuovo fronte giudiziario per l'imprenditore Tonino Perna, ex-azionista di It Holding, società in legge Marzano. Oltre alle inchieste in corso alle Procure di Isernia e a Milano (per aggiotaggio e falso in bilancio), avviate sulla base dei tre esposti depositati dai commissari che hanno preso sotto la loro cura il gruppo molisano finito in default, c'è un'altra indagine in via di svolgimento al tribunale di Campobasso.

Il Gup Giovanni Falcione ha infatti rinviato a giudizio Perna e altre quattro persone (l'ad Maurizio Negro, il responsabile delle spedizioni Francesco Fusco e gli amministratori di due società) con l'accusa di frode doganale e false fatturazioni. Per la procura di Campobasso la Ittierre avrebbe evitato di pagare 1,5 milioni di euro per acquisti di materie prime al di fuori dei confini dell'Unione europea.

- I DEBITI DI SOS NEL FUTURO DI CARAPELLI...
Mi. C. per " Il Sole 24 Ore " - Che fine faranno Carapelli, Sasso e Bertolli, le marche-faro del gruppo Sos? Circolano infatti insistentemente indiscrezioni, secondo cui potrebbero uscire dall'orbita degli spagnoli. La capogruppo ha infatti annunciato ieri una perdita lorda di 234 milioni di euro nel 2009, dopo che nel 2008 Sos era entrata in crisi a causa della scoperta di operazioni finanziarie poco trasparenti eseguite dall'allora azionista di controllo, la famiglia Salazar.

Il problema di fondo è che, passato un anno dall'inizio delle difficoltà, Sos non è ancora riuscita a risollevare la testa: le perdite sono aumentate, la situazione finanziaria è delicata e così il business. Tanto che oltre ad alcuni marchi di olio, potrebbe essere ceduta la divisione riso. Ma non è tutto, perchè anche l'andamento di Borsa lascia molto a desiderare. Ieri, ad esempio, il titolo è crollato, lasciando sul terreno un rotondo 10%.

 

- MAIRE TECNIMONT: MALAGO', SODDISFATTI DA NOSTRA PARTECIPAZIONE A LUNGO TERMINE...
(Adnkronos) - "Siamo soddisfatti dalla nostra partecipazione. La consideriamo una partecipazione a lungo termine ma non posso dire se la incrementeremo". Giovanni Malago', imprenditore romano e ad della societa' Samocar, si dice soddisfatto della partecipazione in Maire Tecnimont (assieme a Lupo Rattazzi) attraverso la Gl Investimenti con il 2,1% del capitale.

 

 

 

- PICCOLE FUSIONI IN BORSA...
Vittoria Puledda per "la Repubblica" - La lettera, mandata da Borsa spa ai soci della Promac, non parla di un'offerta concreta, da individuare in un secondo momento, ma tratteggia un'architettura. Ora si tratterà di vedere cosa vorranno fare gli azionisti del Mercato alternativo dei capitali (Mac) ma non gestori del medesimo, compito che invece ha la Borsa.

Però, anche se la lettera dice il contrario, la sorte del Mac (sei società e mezzo al listino, perché una è sulla rampa di lancio per la quotazione) e quelle di Aim Italia, altro "gigante" con un listino di cinque società, sembra ragionevolmente segnata: diventare prima cugini stretti e poi, in prospettiva, fondersi. Per ora l'offerta parla di due segmenti distinti nell'ambito di un solo mercato; ma se due debolezze insieme non fanno una forza, divise hanno ancora meno vigore.

- NELLA CITY DI LONDRA I GRANDI BANCHIERI RINUNCIANO AI BONUS...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - I grandi banchieri della City rinunciano ai bonus. Dopo la decisione del presidente e amministratore delegato della Barclays Bank di fare a meno del proprio, ieri anche Stephen Hester, presidente esecutivo e ad della Royal Bank of Scotland (Rbs), ha comunicato ai vertici della propria banca che non accetterà alcun bonus: di fatto una rinuncia a un premio di oltre un milione di sterline, che si sarebbe aggiunto al milione e 200 mila sterline del suo salario annuo. La previsione della stampa finanziaria londinese è che, sulla loro scia, anche i capi delle altre maggiori banche nazionali, dalla Lloyds alla Hsbc, prenderanno la medesima decisione.

Una mossa che il mondo politico accoglie con favore: «Hanno fatto bene», commenta per esempio Vincent Cable, portavoce del partito liberal-democratico. E' l'effetto della campagna contro i bonus eccessivi dei banchieri condotta dal governo laburista di Gordon Brown, condivisa dai partiti di opposizione e sostenuta da media e sondaggi d'opinione: dopo il collasso del sistema finanziario, in buona parte salvato indebitando lo stato a spese dei contribuenti, l'idea che i banchieri continuino ad accumulare premi milionari è sembrata a molti un abominio, il rifiuto di apprendere la lezione della crisi degli ultimi due anni.

Ma il gran rifiuto dei super-capi non vale per tutti: proprio la Rbs si apprestaa distribuire1 miliardoe 300 milioni di sterline in bonus ai suoi 22 mila banchieri, nonostante le perdite accumulate nel 2009. E tutti vogliono intascare il premio prima che scatti la sovrattassa del 50 per cento sui bonus imposta dal governo

 

 

[23-02-2010]

 

 

- W.POST, WALL STREET SEMPRE PIU' GENEROSA CON IL GOP...
(Adnkronos/Washington Post)
- Wall Street continua ad essere sempre piu' generosa con il Grand Old Party, dopo aver chiuso il suo "flirt" con Barack Obama ora reo di puntare il dito contro i ricchi banchieri. Uno studio realizzato dal Center for Responsive Politics per il Washington Post infatti conferma il trend gia' evidenziato nei mesi scorsi: le grande societa' finanziarie e di investimento, che all'inizio del 2009 e quindi dell'amministrazione Obama davano due terzi dei loro contributi ai democratici, ora alla fine dell'anno hanno versato la meta' delle donazioni ai comitati politici dei repubblicani.

 

Anche le banche commerciali sono tornate alla loro tradizionale e solida relazione con il Gop, dopo aver vissuto appunto una breve infatuazione per i democratici, versando nelle casse dei repubblicani negli ultimi tre mesi dello scorso anno il triplo di quello che hanno dato al partito del presidente.

Dati che colpiscono soprattutto perche' Obama era riuscito ad ottenere un sostegno forte, ed insolito per un candidato democratico, a Wall Street. Durante la campagna per le presidenziali, ha raccolto oltre 18 milioni di dollari contro i 10 del repubblicano John McCain.

28.02.10

 

AIUTO! PANERAI SI TOGLIE QUALCHE "SESSOLINO" DAL MOCASSINO (TOD'S, OF COURSE) - "Sandra Monteleoni è stata la prima moglie di Montezemolo ma anche la compagna di De Benedetti - Paola Zanussi prima moglie di Leonardo Mondadori ha soccorso Angelo Rizzoli, appena uscito dall'iniquo carcere, per diventare successivamente la compagna di De Benedetti - MA De Benedetti corteggiava Cristina Mondadori, zia acquisita di Paola Zanussi - Silvia Monti, grande amore giovanile di Giovanni Agnelli, che non l'ha dimenticata nel suo testamento, OGGI è LA MOGLIE DI DE BENEDETTI...

Paolo Panerai per "Italia Oggi"

Nell'era dell'informazione globale non vi è dubbio che il presente e il futuro di un paese vengono marcatamente segnati dal tipo di informazione che lì domina. Ma sbaglia chi pensa che il destino dell'Italia sia stato segnato dalla guerra mediatica fra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e coloro che, rompendo ogni regola di privacy (rispettata invece in Francia per François Mitterrand, Valéry Giscard d'Estaing e Jacques Chirac), hanno riempito le pagine dei giornali, dei tg digitali, di internet e di ogni altro media, di interviste e foto sulle escort di Palazzo Grazioli o Villa Certosa.

 

Non vi è dubbio che la campagna sulle performance di letto del presidente Berlusconi abbia dato il via alla nuova stagione dei veleni e del degrado letale della politica sviluppatisi nel 2009. Ma sono ben altre che non le escort le donne che hanno segnato il passato, il presente e forse il futuro dell'informazione in Italia e quindi della vita civile e politica del paese.

Infatti, dietro a tutta la vicenda che ha determinato negli anni Ottanta e Novanta l'assetto di potere dell'informazione italiana, c'è un incredibile incrocio di quattro o cinque donne che, consapevoli o inconsapevoli, hanno influenzato in maniera importante gli atti degli uomini di cui di volta in volta sono state fidanzate, mogli o amanti.

Un incrocio che per molti aspetti ha dell'incredibile, specialmente se lo si guarda con la freddezza della cronaca a distanza di diversi anni da quando quegli incontri, quegli amori, falsi o veri che fossero, sono stati vissuti. E paradossalmente, in quelle storie non ebbe alcuno spazio diretto il cavalier Berlusconi.

 

I nomi delle donne: Sandra Monteleoni Montezemolo, Paola Zanussi Mondadori, Cristina Mondadori Formenton, Silvia Cornacchia Monti Donà delle Rose De Benedetti, Barbara (Bambi) Parodi Delfino.

I nomi degli uomini: Luca Cordero di Montezemolo, Leonardo Forneron Mondadori, Angelo Rizzoli, Carlo De Benedetti, Paolo Mieli.

Sandra Monteleoni è stata la prima moglie di Luca Montezemolo ma, dopo la separazione e l'incontro dell'ormai storico presidente della Ferrari con Bambi Parodi Delfino, anche la compagna di De Benedetti, negli anni ruggenti in cui il controllore del gruppo Espresso-Repubblica non contava ancora nell'editoria ma voleva contare.

Paola Zanussi Mondadori è stata la prima moglie di Leonardo Mondadori e, qualche tempo dopo la separazione, ha soccorso Angelo Rizzoli, appena uscito dall'iniquo carcere, per diventare successivamente la compagna di De Benedetti, nel momento della conquista del gruppo Espresso-Repubblica della «guerra della rosa» contro Berlusconi per la conquista della Mondadori; guerra nella quale il suo ex marito, Leonardo, era il fondamentale alleato del Cavaliere.

 

Ma, nel mentre, De Benedetti corteggiava Cristina Mondadori, vedova Formenton, e ago della bilancia con i suoi figli per la conquista della maggioranza nella casa editrice fondata dal padre Arnoldo. In quanto zia di Leonardo, Cristina Mondadori, donna molto intelligente e di grandi qualità umane, come ha dimostrato nel libro che ha scritto sulla sua famiglia, era anche zia acquisita di Paola Zanussi.

E la corte di De Benedetti verso la vedova di Mario Formenton, di cui l'Ingegnere diceva di essere stato uno dei migliori amici, inizialmente aveva fatto sì che Cristina e i suoi figli si schierassero contro Berlusconi. Fino a quando Leonardo riuscì a far pace con i cugini e a mostrare che De Benedetti aveva montato una vera commedia in fatto di amicizia e amore pur di vincere la battaglia di Segrate.

 

Silvia Monti è stata un grande amore giovanile di Giovanni Agnelli, che non l'ha dimenticata nel suo testamento. Si era però sposata con Luigino Donà delle Rose, nobile veneto, che insieme al fratello ha fondato Porto Rotondo in concorrenza con Porto Cervo; di Porto Rotondo Silvia Monti è stata la regina, fino a quando il marito non ha perso sia il secondo sviluppo immobiliare della Costa Smeralda sia lei, la quale ha ceduto alla corte dell'ingegner De Benedetti, sposandolo, proprio nel momento della conquista del potere editoriale in diretta concorrenza con Agnelli, che era ritornato al comando del Corriere, dove ora la quota (seconda dopo quella Mediobanca) è gestita da Montezemolo.

 

Il quale Montezemolo è stato molto importante per il secondo mandato alla direzione del Corriere della Sera di Paolo Mieli, nel frattempo unitosi a Bambi Parodi Delfino, bravissima inviata del Tg5 e madre della secondogenita del presidente della Ferrari nonché madre della figlia più piccola del due volte direttore del Corriere della Sera.

Non è certo una novità che le donne, con il loro amore vero o di comodo, abbiano avuto ruoli e potere spesso decisivi in più vicende della storia del mondo. Ma finora non c'era traccia di un incrocio come quello che si è verificato negli ultimi trent'anni nel mondo dell'informazione italiana, di cui i dettagli descritti non sono che una parte dello sceneggiato.

 

E sbaglia doppiamente chi pensa che siano state le escort le protagoniste vere nella vicenda boccaccesca di Berlusconi e delle sue avventure amatorie finite, spesso strumentalmente, sui giornali di tutto il mondo. La vera protagonista, colei che ha tratto il dado, che ha dato l'avvio mediatico allo scontro su lenzuola e telefoni da cui per mesi la politica italiana è stata condizionata e trascinata ai livelli più infimi della storia del paese, è lei, Veronica Lario in Berlusconi.

 

Sapendo che il più efficace strumento di prima informazione sono le agenzie di stampa, non solo è entrata di diritto al vertice del gruppo di donne che hanno influenzato il passato, il presente e forse il futuro dell'informazione in Italia, ma ha saputo usare per i suoi scopi l'Ansa come neppure Orson Welles avrebbe potuto immaginare nel suo capolavoro Quarto potere.

 

 

[24-02-2010]

 

 

AEROLINEE: AIR FRANCE E GIAPPONESE JAL DISCUTONO JOINT VENTURE...
(AGI/AFP) - Air France e l'indebitata compagnia aerea nipponica Japan Airlines (Jal) stanno discutendo la possibilita' di avviare una joint venture in comune. Lo rivela il giornale La Tribune, secondo il quale i due gruppi intendono condividere costi ed entrate. In particolare l'intesa prevede la possibilita' di armonizzare i prezzi, i moduli organizzativi e le pratiche di business. Jal, che ha dichiarato bancarotta a gennaio, ha gia' respinto questo mese l'offerta di fare squadra in comune con l'alleanza SkyTeam, la quale include Air France e la compagnia Usa Delta Airlines, accettando invece di allargare l'alleanza con American Airlines e i partner di Oneworld.

- IRIDE-ENÌA FANNO PACE CON LA SCELTA DEL NOME...
D. Ra per il "Sole 24 Ore" - Iridenìa o Irenìa? Se la fusione di Iride e Enìa ha impegnato le parti in un estenuante confronto, non meno arduo appare trovare un nome per la nuova multiutility. Iridenìa e Irenìa dividono il variegato fronte dei sindaci e dei manager coinvolti nell'operazione. Raggiunta un'intesa in extremis per far decollare l'aggregazione, ora si rischia di trascorrere il paio di mesi che separano dalla firma dell'atto di fusione in uno stucchevole balletto di favorevoli e contrari al nome da dare al frutto del matrimonio. Gradito, quindi, un escamotage per mettere tutti d'accordo, manager e sindaci. E sul tavolo spunta Irene, che in greco significa pace. Considerando la lunga guerra di posizione che ha preceduto l'intesa fra liguri, piemontesi ed emiliani, quale miglior auspicio per le sorti del modello di governance faticosamente varato per la nascente multiutility?

23.02.10

 

BURANI: GIOVANNI BURANI IN TRIBUNALE CON SCATOLONI CONTABILITA' BDH...
Radiocor - Giovanni Burani questa mattina ha consegnato personalmente al curatore fallimentare di Burani Designer Holding la contabilita' della so cieta', come richiesto dal Tribunale fallimentare di Milano nella dichiarazione di insolvenza. L'ex presidente della holding olandese, controllante di Mariella Burani Fashion Group, secondo quanto risulta a Radiocor, si e' recato nello studio del curatore fallimentare, Diego Moscato, a Milano e ha portato uno scatolone di documenti. Giovanni Burani, accompagnato dall'avvocato di Bdh, Giuseppe Amoroso, si e' trattenuto per quattro ore nell'ufficio di Moscato.

 

 - MARIELLA BURANI: ACCORDO PER SALVATAGGIO ANTICHI PELLETTIERI...
(ANSA) - Arriva al traguardo l'operazione di salvataggio di Antichi Pellettieri. La controllata di Mariella Burani Fashion Group ha completato il processo di asseverazione del piano industriale e finanziario, ai sensi dell'articolo 76 della legge fallimentare, e ha sottoscritto con le banche creditrici l'accordo di ristrutturazione del proprio debito. Lo comunica la società in una nota.

 - FINMECCANICA: US NAVY LANCIA NUOVO PROGRAMMA PER ELICOTTERO CASA BIANCA...
Radiocor - Dopo lo stop della Casa Bianca al nuovo elicottero presidenziale, la cui commessa era stata vinta da Lockheed Martin e AgustaWestland (gruppo Finmeccanica), parte un nuovo programma. La Us Navy ha annunciato l'invio di una Request for information alle industrie (passo preliminare prima della gara vera e propria) per una flotta 'tra 23 e 28' elicotteri, di cui il primo dovrebbe essere operativo nel 2017. Una prima risposta in cui le aziende dovranno sostanzialmente dire se sono interessate allo sviluppo del nuovo programma e' attesa entro il 3 marzo. Risposta che da Finmeccanica appare probabile, anche se la societa' fa sapere che si sta valutando.

 - ASSOGESTIONI: MESSORI NON SI RICANDIDA, SINISCALCO VERSO PRESIDENZA...
Radiocor - Marcello Messori non e' disponbile a ricandidarsi al vertice di Assogestioni per il triennio 2010-2013. Il numero uno dell'Associazione lo ha comunicato al consiglio direttivo che, ringraziando Messori, ha deciso all'unanimita' di proporre all'assemblea che si terra' il 19 marzo Domenico Siniscalco come candidato alla presidenza.

 

 - FISCO: RESTANO FUORI DA SCUDO OPERAZIONI DI RIENTRO TRA 16 E 29 DICEMBRE...
(Adnkronos) - Restano fuori dallo scudo fiscale le operazioni di rientro che si sono concluse nel periodo che va dal termine della prima operazione di rientro dei capitali e la seconda, cioe' dal 16 al 29 dicembre. E' quanto comunica l'Agenzia delle entrate che in una circolare risponde alle domande degli operatori e fornisce ulteriori indicazioni rispetto al documento gia' pubblicato.

Per quanto riguarda il rimpatrio giuridico degli immobili e delle altre attivita' patrimoniali detenute all'estero tramite fiduciarie residenti, la circolare chiarisce che il contratto di amministrazione con queste societa' puo' anche avere durata illimitata. Il contribuente conferisce alla fiduciaria il mandato a compiere tutti gli atti giuridici di amministrazione dei beni, tra i quali, ad esempio, il versamento dell'imposta straordinaria, la locazione o la vendita del bene, l'esercizio dei diritti patrimoniali, il regolamento dei flussi finanziari, ecc., secondo le istruzioni dettate dal contribuente.

 

 - FT, PER SUCCESSIONE A BERNHEIM, GENERALI CHIAMI UN 'CACCIATORE DI TESTE'...
(Adnkronos) - 'Generali e' una bestia strana, non solo perche' ha due amministratori delegati e un presidente di 85 anni, Antoine Bernheim, che dovra' lasciare in aprile. Ancora piu' anomalo e' che il suo sostituto sara' deciso il mese prima a Milano, quando Mediobanca mettera' a punto la lista dei candidati preferiti.

Uno dei candidati piu' accreditati e' Cesare Geronzi, attuale presidente di Mediobanca. Anche se uno 'straordinario' (in italiano nel testo n.d.r.) negoziatore non e' chiaro se Geronzi possiede le competenze industriali necessarie a condurre Generali'. E' quanto scrive oggi il 'Financial Times' in un articolo della 'Lex column' in cui invita Generali ad ammodernare il suo sistema chiamando per la selezione dei candidati alla successione a Bernheim un 'cacciatore di teste'.

 - TIRRENIA: FINTECNA, 16 MANIFESTAZIONI INTERESSE...
(ANSA) - Sono 16 le manifestazioni d'interesse per l'acquisto di Tirrenia di navigazione, giunte all'advisor Unicredit Bank. Lo comunica Fintecna in una nota. Le valutazioni espresse dai consulenti saranno sottoposte al cda che si riunirà giovedi prossimo.

20.02.10

 

SIAMO UOMINI O Generali? - Profumo detesta tronchetti e SFANCULA Geronzi che mirerebbe a mettere l'afeffato al suo posto a piazzetta cuccia: "È evidente che se cambiamenti al vertice delle Generali comportassero analoghi cambiamenti al vertice di Mediobanca, non staremo certo a guardare. Svolgeremmo in pieno il nostro ruolo di azionisti" - Auletta Armenise va al posto di perissinotto ('disistimato' da geronzi)?...

Giovanni Pons per La Repubblica

 

Il confronto-scontro tra Cesare Geronzi e Alessandro Profumo sull´asse Mediobanca-Generali rischia il classico ritorno di fiamma. A un mese e mezzo dalla deposizione delle liste per il rinnovo del vertice del Leone di Trieste un accordo tra i maggiori azionisti appare ancora lontano da raggiungere e, anzi, tutto fa pensare a una nuova battaglia.

 

In un´intervista rilasciata ieri a Milano Finanza Alessandro Profumo, primo azionista di Mediobanca attraverso Unicredit, sembra defilarsi dalla scelta per Generali ma non da un´eventuale riassetto di Piazzetta Cuccia. «È evidente che se cambiamenti al vertice delle Generali comportassero analoghi cambiamenti al vertice di Mediobanca, non staremo certo a guardare. Svolgeremmo in pieno il nostro ruolo di azionisti».

Il riferimento, neanche tanto velato, è alla possibilità, paventata da Repubblica nelle settimane scorse, di uno spostamento di Cesare Geronzi alla presidenza di Trieste con conseguente salita di Marco Tronchetti Provera al vertice di Mediobanca. Questa eventualità non sembra gradita a Unicredit che ha tutte le carte per far sentire la propria voce nelle sedi competenti. Cioè in quel comitato nomine di Piazzetta Cuccia, composto da sei membri, che si riunirà a marzo per dare un´indicazione sui nuovi vertici di Trieste.

Nel caso Geronzi volesse spiccare il volo verso il Leone, non potrebbe votare sé stesso e dunque basterebbero Dieter Rampl (presidente di Unicredit) e i due manager Alberto Nagel e Renato Pagliaro per far saltare la sua candidatura se questa fosse invece promossa da Tronchetti Provera e Vincent Bollorè.

 

Inoltre, fatto ancora più stringente, Unicredit con l´8,7% ha un forte potere di interdizione sulle nomine in Mediobanca e dunque gli sarebbe facile far saltare la candidatura Tronchetti, semmai fosse proposta. Tutto in alto mare, dunque? Parrebbe di sì, anche perché il fronte è variegato e i veti incrociati all´ordine del giorno.

 

Ma se Geronzi, che ieri ha risposto «voi sognate» riguardo un´ipotetica fusione Mediobanca-Generali, non va a Trieste e se Paolo Scaroni non può certo lasciare l´Eni in un momento delicato come l´attuale, non dovrebbe esser difficile trovare un presidente senza deleghe che possa sostituire Antoine Bernheim. È però possibile che la battaglia a quel punto si possa spostare sulla poltrona di Giovanni Perissinotto, la cui gestione è da tempo nel mirino di Geronzi.

 

Un candidato alla poltrona di ad che si sta scaldando a bordo campo è Giampiero Auletta Armenise, ex amministratore delegato dell´Ubi, molto stimato sia da Geronzi che da Giovanni Bazoli. Il quale, sebbene si sia tirato fuori dalla mischia, segue da vicino la vicenda dal momento che Generali è uno degli azionisti forti di Intesa Sanpaolo.

 

La soluzione Auletta, però, non si sa quanto sia gradita ai soci francesi di Mediobanca, che vogliono sicuramente dire la loro sul rinnovo dei vertici della compagnia, e provocherebbe più di un mal di pancia al mangement di Mediobanca che si batte per la conferma di Perissinotto e di Balbinot nelle funzioni operative del gruppo.

Anzi, poiché toccherà a Nagel fare la prima mossa proponendo dei nomi al comitato nomine, nel caso non si trovasse la quadra, una soluzione di ultima istanza potrebbe essere quella di portare lo stesso Perissinotto alla presidenza.[14-02-2010]

MENTRE PALENZONA STA ORGANIZZANDO LA SUA VOLATA PER LA PRESIDENZA DI UNICREDIT (È STATO LUI A CONVINCERE LE TRE FONDAZIONI, PRINCIPALI AZIONISTE DI UNICREDIT, A SOTTOSCRIVERE L’AUMENTO DI CAPITALE DA 4 MILIARDI SALVA-PROFUMO) - IL DUPLEX CALTA-GERONZI SI PREPARA ALL’ASSALTO DELLE ROCCAFORTI FINANZIARIE DEL NORD. E LO FA MESCOLANDO SIMPATICHE BUGIE COL PESO DELLE AZIONI CHE CONTANO - È L’ASSE DI UNA FINANZA CAPITOLINA CHE MARCIA VERSO LE ROCCAFORTI DEL NORD PER CAPOVOLGERE LO SCHEMA STORICO CHE HA SEMPRE VISTO IL PRIMATO DELLA FINANZA PRIMA NELLE MANI DI ENRICO CUCCIA E DOPO DI UNICREDIT E INTESA-SANPAOLO -

 

Quando gli organizzatori del Forex, il convegno che si è svolto nel weekend a Napoli con i banchieri e gli operatori finanziari, hanno saputo che il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, non avrebbe partecipato, hanno tirato un sospiro di sollievo.

 

Per i tecnici che hanno allestito la sala alla Fiera d'Oltremare la presenza del banchiere avrebbe creato un problema non indifferente per le dimensioni della sedia adatta a raccogliere i due quintali del 57enne ex-autotrasportatore di Novi Ligure. Qualcosa di simile succedeva anni fa quando alle manifestazioni pubbliche partecipava Giovanni Spadolini per il quale era complicato trovare uno scranno capace di reggere la sua mole.

 

A Napoli Palenzona non c'era e non sono arrivati nemmeno Abramo-Bazoli e il boccoluto Mussari (in odore di presidenza all'Abi), ma al rito che si ripete da 16 anni con una noia terribile non sono mancati Cesarone Geronzi, Corradino Passera e Alessandro Profumo, i tre number one della finanza italiana.

A dire il vero c'era anche Luigino Abete che buttava l'occhio distratto mentre il Governatore della Banca d'Italia leggeva il suo intervento. Forse Luigino cercava di capire dov'era finita la sua amica Mirta Merlino, la bionda giornalista che ha fatto il suo ingresso in sala con tanto di occhiali neri, stivali lunghi e tacchi vertiginosi (Quando si deve togliere le scarpe deve chiedere autorizzazione alla torre di controllo, per atterrare...).

 

Certamente la prosa di Draghi non è stata esaltante. Con la sua voce che non crea vibrazioni e non forza mai il diaframma, l'uomo di via Nazionale ha snocciolato le 18 pagine del suo discorso, composto da 8 capitoli di cui uno solo (il quarto, dedicato alle banche italiane) ha fatto rizzare le orecchie agli uomini del credito.

Le nostre banche - ha detto Draghi - sono bene attrezzate e i cinque maggiori gruppi hanno guadagnato in solidità patrimoniale, ma la redditività è peggiorata. E comunque - ha intimato il Governatore - dovete smetterla di infilare nuove commissioni che appesantiscono il rapporto con la clientela.

 

L'euro è saldo!, ha detto Draghi alla fine del suo intervento, e serve un rafforzamento del governo economico tra i paesi europei, "un patto europeo per lo sviluppo".

Così ha parlato a Napoli l'uomo di via Nazionale e nessuno tra i giornalisti affamati di notizie è riuscito a strappargli una parola sulle voci che lo danno fuorigioco dalla battaglia per la presidenza della Bce di Francoforte. Su quella poltrona i big delle banche, a cominciare da Corradino Passera e Profumo, hanno dichiarato di vederlo benissimo, ma anche queste dichiarazioni facevano parte della liturgia e non hanno procurato brividi.

 

Come nel teatro delle ombre cinesi, mentre sul palco il Governatore parlava, dietro le quinte sfilavano le figure di altri protagonisti. Prima fra tutte quella di Alessandro Profumo che proprio sabato mattina è apparso sulla prima pagina del settimanale "MilanoFinanza" con il titolo roboante "Puntate ancora su di me".

In sala erano molti i banchieri che nascondevano tra le mani il testo di questa curiosa intervista rilasciata a Osvaldo De Paolini e qualcuno si è chiesto che senso avesse quel titolone da prima pagina simile ai manifesti della campagna elettorale.

A dire il vero tre quarti dell'intervista sono irrilevanti e pare che se ne sia reso conto anche lo stesso Profumo quando di fronte a certe domande bacchetta il giornalista con l'esclamazione zuppa di arroganza: "non diciamo fesserie". C'è un passaggio comunque molto interessante che riguarda gli eventuali cambiamenti al vertice delle Generali, il Leone di Trieste sul quale si sta preparando la battaglia di primavera.

 

A questo proposito il banchiere ligure che a 38 anni era già direttore generale di Unicredit, dice testualmente: "È evidente che se i cambiamenti al vertice delle Generali comportassero analoghi cambiamenti al vertice di Mediobanca, non staremo certo a guardare. Svolgeremo in pieno il nostro ruolo di azionisti".

È uno squillo di tromba quello del bocconiano Profumo, che a Napoli ha fatto lingua in bocca con Corradino Passera dal quale è sempre stato diviso nelle opinioni e nelle strategie, e che adesso annuncia di voler giocare la parte del protagonista nelle vicende di Generali e di Mediobanca.

 

Con il suo 9% in Piazzetta Cuccia e il 2,9 nel Leone di Trieste, l'ex-impiegato del Banco Lariano non ci sta a essere emarginato dalla battaglia di primavera e da quell'asse che nel teatro delle ombre cinesi appare sempre più solido tra l'uomo più liquido d'Italia, Francesco Gaetano Caltagirone, e il banchiere di Marino, Cesarone Geronzi.

È l'asse di una finanza capitolina che sta marciando verso le roccaforti del Nord per capovolgere lo schema storico che ha sempre visto il primato della finanza prima nelle mani di Enrico Cuccia e dopo di Unicredit e IntesaSanPaolo. Da bruco quale era nel momento buio della crisi, Profumo è diventato farfalla e vuole posarsi con il peso di una banca che opera in 22 paesi per 50 milioni di clienti dentro il risiko che si gioca tra Piazzetta Cuccia e piazza Unità d'Italia dove ha sede Generali.

DUE OSTACOLI AL TRIS GERONZI SONO NAPOLITANO E DRAGHI - congelato il filotto presidenza generali, tronchetti a mediobanca e rotelli a rcs quotidiani - Ma il banchiere di Marino sa che nel comitato nomine di Mediobanca i due manager Nagel e Pagliaro sono dalla sua, così come Tronchetti e Bolloré e servirebbe a ben poco un eventuale “niet” di Dieter Rampl, presidente di Unicredit...

John Hawkins per il settimanale SOLDI

 

Cesare Geronzi è un banchiere accorto e quindi ha capito da qualche settimana che il "filotto" che pensava di realizzare, d'intesa col premier Silvio Berlusconi (vedi SOLDI del 19 novembre 2009 e 21 gennaio 2010), si sta complicando:

diventare lui stesso presidente delle Assicurazioni Generali al posto di Antoine Bernheim, essere sostituito in Piazzetta Cuccia da un industriale "doc" come Marco Tronchetti Provera e portare l'imprenditore sanitario Giuseppe Rotelli (vicino al premier, a Roberto Formigoni ma anche, a sorpresa, a Massimo D'Alema) alla presidenza della Rcs Quotidiani era un "tris" di primavera ambizioso, ma che avrebbe suscitato critiche più o meno velate.

 

Quindi, proprio perché, nonostante le ripetute smentite (ultima quella al congresso Aiaf Assiom Forex del weekend scorso) il banchiere di Marino ha più di tutto a cuore il suo sbarco sulla tolda di comando del Leone di Trieste, sugli altri due lati del nuovo "triangolo del potere" dell'era berlusconiana si può cominciare a ragionare.

La partita più difficile è quella che vede Rotelli, azionista di Rcs tuttora fuori dal patto di sindacato ma socio con quasi l'11% del gruppo editoriale (e con un'opzione su un altro 3,6%), prendere il timone della Quotidiani.

 

Un'idea che ha incontrato forti perplessità nientemeno che del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ciò anche se il disegno di Geronzi è stato condiviso dallo stesso Tronchetti, oggi presidente Pirelli e vicepresidente di Mediobanca, e da Diego Della Valle, azionista pesante di Rcs.

 

Il sospetto è che l'arrivo di Rotelli a capo di un nuovo cda che replicasse il board della holding (dove sarebbe rimasto presidente Piergaetano Marchetti) avrebbe finito per esercitare una forte pressione sul direttore del "Corriere", Ferruccio De Bortoli dopo che alcuni membri del patto (a cominciare da Salvatore Ligresti per bocca di Massimo Pini) avevano criticato la linea editoriale del quotidiano. Quindi, almeno per il momento, la candidatura di Rotelli resta congelata.

 

Per la partita Generali oltre le perplessità teoriche di Alessandro Profumo (l'Unicredit è socio Mediobanca e ha il 3,24% di Generali, ma la quota dovrà essere ceduta dopo giugno) contano i forti dubbi espressi informalmente da Mario Draghi, governatore di Bankitalia, su una presidenza Geronzi, che pesano tanto quanto il 4,46% che Via Nazionale detiene nel big assicurativo.

 

Ma il banchiere di Marino sa che nel comitato nomine di Mediobanca da lui presieduto, che indicherà fra poche settimane il futuro presidente, i due manager Alberto Nagel e Renato Pagliaro sono dalla sua, così come Tronchetti e Vincent Bolloré e servirebbe a ben poco un eventuale "niet" di Dieter Rampl, presidente di Unicredit. Sarebbe però clamoroso che all'assemblea Generali il dissenso di Bankitalia si palesasse anche con un'astensione al momento del voto.

[17-02-2010] 

 

 

 

la grande truffa dell'euro - La Grecia ha truccato i conti pubblici e ha ingannato per anni l'Europa con l'aiuto dei "soliti noti": Goldman Sachs, JP Morgan e altri colossi di Wall Street - L'inchiesta del New York Times dimostra che gli stessi metodi usati da Wall Street per creare la bolla speculativa dei mutui subprime sono stati replicati con le finanze pubbliche della Grecia e di altri paesi europei, Italia inclusa...

Federico Rampini per La Repubblica

La Grecia ha truccato i conti pubblici e ha ingannato per anni l'Europa con l'aiuto dei "soliti noti": Goldman Sachs e altri colossi di Wall Street. Lo rivela il New York Times in un'ampia inchiesta che getta nuove ombre sulla credibilità della Grecia, proprio mentre l'Eurozona è alle prese con i piani per il suo salvataggio.

 

L'inchiesta dimostra che gli stessi metodi usati da Wall Street per creare la bolla speculativa dei mutui subprime sono stati replicati con le finanze pubbliche della Grecia e di altri paesi europei, Italia inclusa.

Grecia e Italia vengono citate fra quei Paesi i cui governi hanno fatto ricorso alla consulenza delle grandi banche americane (Goldman Sachs e JP Morgan Chase) per delle operazioni di "chirurgia estetica" che hanno dissimulato la vera entità dei deficit pubblici. Un ruolo perverso spetta ai titoli derivati: quanto hanno nascosto, e quanto nascondono tuttora, dell'indebitamento di alcuni Stati sovrani?

Il caso greco domina le rivelazioni, creando un serio imbarazzo al governo di Georgios Papandreou ma anche ai suoi interlocutori di Bruxelles, Berlino e Parigi alle prese col rischio di crac sovrano di uno Stato membro dell'Eurozona.

Decine di interviste documentano un inganno andato avanti a lungo, "dieci anni di menzogne della Grecia" che hanno gettato fumo negli occhi della Commissione europea e hanno consentito ad Atene di aggirare il Patto di stabilità.

Goldman Sachs "

Uno dei "montaggi finanziari" escogitati da Goldman Sachs "ha nascosto alle autorità di Bruxelles miliardi di debiti". Fino all'ultimo, poco prima che le convulsioni della crisi greca esplodessero alla luce del sole, sull'asse Atene-Wall Street si è tentato di barare.


A novembre una delegazione di altro livello della banca americana è arrivata ad Atene per discutere una nuova possibilità di guadagnare tempo. La missione era guidata da Gary Cohn, presidente di Goldman Sachs. I maghi della finanza avevano in mente un nuovo dispositivo per far scivolare i costi attuali della sanità pubblica greca "sui bilanci di anni molto lontani".

 

Un po' come, in America, le banche rifilavano dei nuovi mutui ai proprietari di case sommersi dai debiti. Il trucco aveva funzionato in precedenza. Nel 2001, subito dopo l'ammissione della Grecia nell'Unione monetaria, la stessa Goldman Sachs aveva assistito il governo di Atene nel reperire miliardi sui mercati.

Quel finanziamento del debito pubblico fu nascosto nei bilanci, grazie a un montaggio che la trasformava in un'operazione sui cambi anziché un prestito. Nel novembre 2009 il tentativo fallì: troppo tardi, forse. L'attenzione dei mercati e della Commissione europea deve aver sconsigliato l'ennesimo trucco.

Il New York Times specifica che i derivati hanno svolto un ruolo chiave in questa vicenda. Scrive che "gli strumenti finanziari elaborati da Goldman Sachs, JP Morgan Chase e altre banche, hanno consentito ai leader politici di mascherare l'indebitamento aggiuntivo in Grecia". E con "l'aiuto della JP Morgan l'Italia ha fatto di più. Nonostante persistenti alti deficit, un derivato del 1996 ha aiutato l'Italia a portare il bilancio in linea".

 

In decine di montaggi finanziari, rivela l'inchiesta, "le banche fornivano liquidità immediata ai governi in cambio di rimborsi futuri, e questi debiti venivano omessi dai bilanci pubblici". Un esempio: la Grecia rinunciò ai proventi della lotteria nazionale e delle tasse aeroportuali per anni a venire, in cambio di una liquidità immediata.

Questo genere di operazioni non sono state contabilizzate come dei prestiti. Ingannando così sia le autorità di Bruxelles, sia gli investitori in titoli del debito pubblico greco, che ignoravano la vera dimensione dell'indebitamento e quindi il rischio d'insolvenza. Come un tocco di ironia alcuni dei montaggi finanziari furono battezzati coi nomi di dèi dell'Olimpo, come Eolo.

 

Secondo l'economista Gikas Hardouvelic "i politici vogliono passare la patata bollente a qualcuno, se un banchiere gli dimostra come farlo, lo fanno". Sulla stessa lunghezza d'onda Garry Schinasi, esperto della task force di vigilanza sui mercati all'Fmi: "Se un governo vuole imbrogliare, ci riuscirà".

Le banche hanno fornito il know how, e si sono fatte compensare: per il montaggio del 2001 Goldman Sachs ricevette una commissione di 200 milioni di dollari dalla Grecia. Quell'operazione fu un "swap sui tassi d'interesse": uno strumento che può servire a coprirsi da un rischio di variazione dei tassi, ma può anche essere usata a fini speculativi.

 

Essa consente a un investitore o a uno Stato di convertire un debito a tasso variabile in uno a tasso fisso, o viceversa. Analogo è lo "swap di valute" che serve a proteggersi contro una variazione nei tassi di cambio, oppure a speculare su futuri scossoni tra le monete.

Infine la "chirurgia estetica" sui conti greci ha ipotecato aeroporti e autostrade, mettendo i loro proventi nelle mani dei creditori per molti anni futuri. Il problema che emerge dalle rivelazioni del New York Times riguarda i danni alla trasparenza dei bilanci pubblici.

 

"Il peccato originale dell'Unione monetaria - conclude l'inchiesta - è che Italia e Grecia vi entrarono con deficit superiori ai livelli consentiti dal Trattato di Maastricht. Anziché ridurre la spesa, però, i governi tagliarono artificialmente i deficit con l'uso di derivati. E i derivati, in quanto non appaiono ufficialmente nei bilanci, creano un'ulteriore incertezza".

 

I campanelli d'allarme non sono mancati. Già nel 2008 Eurostat, l'istituto statistico di Bruxelles, aveva attirato l'attenzione sulle operazioni di "cartolarizzazione" dei debiti pubblici "montate ad arte per ottenere un certo risultato sui conti pubblici".

Ancora prima, nel 2005, l'allora ministro delle Finanze greco Georgios Alogoskoufis, avvertì che l'operazione fatta con l'assistenza di Goldman Sachs avrebbe "appesantito i conti pubblici con pagamenti fino al 2019".

In un giro perverso di transazioni, alcuni di quei titoli sono stati perfino usati dalla Grecia come "garanzie" in deposito alla Bce. Per il contribuente tedesco, che adesso dovrebbe finanziare il salvataggio, la diffidenza è più giustificata che mai.

[15-02-2010] 

FUORI I PORCI! - 'PIGS' (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) sono troppo deboli E L'EURO RISCHIA IL CRAC - GLI analisti di Société Générale: "qualunque piano di salvataggio dell’economia greca saranno solo 'cerotti' per coprire i difetti profondi della moneta europea" - al forex di napoli drago draghi FA IL DURO CON L’ITALIA PERCHÉ PENSA ALLA BCE...

1 - FUORI I PORCI!
Marco Sodano per La Stampa

 

La moneta unica europea è sull'orlo del collasso. L'opinione sorprende perché viene dagli analisti di Société Générale, una delle più grandi banche dell'area euro. Riuniti a Parigi, hanno detto che qualunque piano di salvataggio dell'economia greca saranno solo «cerotti» per coprire i difetti profondi della moneta europea.

Gli scivoloni dell'euromoneta si susseguono - da novembre ha perso il 10% - e gli operatori sono preoccupati. In una nota agli investitori, Albert Edwards - stratega di Soc Gen dice: «La mia opinione è che gli altri paesi europei non potranno che dare un sostegno temporaneo ad Atene», rinviando un crac che comunque non sembra evitabile. Peter Mandelson, minitro britannico dell'economia, ha detto la stessa cosa giovedì: «Qualsiasi aiuto dato alla Grecia non farà che ritardare solo una rottura all'interno dell'eurozona».

 

Le promesse dell'Europa, che si dice «pronta a un'azione determinata e coordinata» per puntellare le finanze greche a brandelli non sono bastate: hanno anzi deluso gli operatori perché mancano i dettagli. Ma i mercati non sono convinti che i paesi più ricchi e quelli più in difficoltà riescano a mettere in piedi una strategia comune.

Secondo Mats Persson, direttore della Europe Open think-tank, «La zona euro si trova ad affrontare una crisi vera e propria. Anche se la Grecia ricevesse una una tantum per il suo salvataggio non si risolverebbe il problema reale: le enormi differenze di competitività tra i membri più ricchi e più poveri della zona euro». C'è chi sostiene che Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna sono troppo deboli per resistere ai rigori di appartenenza della zona euro.

 

E di euro ha parlato anche Mario Draghi, che concluso il discorso parlando di Europa, anziché d'Italia. Un Mario Draghi europeista che a tratti ricorda la passione di uno dei suoi predecessori, Carlo Azeglio Ciampi: «Occorre che nell'Unione si formi la volontà comune di estendere alle strutture economiche, e alle riforme di cui necessitano, la stessa attenta verifica, lo stesso energico impulso che sono stati esercitati negli anni sui bilanci pubblici».

Ieri sembrava che il governatore della Banca d'Italia avesse in mente un pubblico anche al di là dei nostri confini; come si conviene a chi aspira a dirigere la Banca centrale europea. Si comincia a distinguere meglio che cosa lo distingue dal rivale, il presidente della Bundesbank Axel Weber. Lo spunto è ovviamente nella crisi greca, che attira l'attenzione sui debiti pubblici di vari paesi e sui possibili punti deboli dell'euro. «L'euro è saldo» proclama Draghi, ma nello stesso tempo non ci si può nascondere che gli gioverebbe «un più forte governo economico dell'Unione».

 

Dieci anni fa, quando la moneta unica fu avviata, prevalsero al contrario «i cori entusiasti che celebravano la meta raggiunta insieme all'impegno a resistere a ogni ulteriore integrazione». Fin qui, però, si tratta di punti di riferimento; il mestiere di banchiere centrale è un altro. Nei giorni scorsi, alcuni osservatori avevano rimarcato che troppo di rado avevano sentito Draghi esprimersi sui tassi di interesse. Ieri lo ha fatto. Il dibattito attuale all'interno della Bce, come al solito schematizzato nella contrapposizione tra «falchi» e «colombe», verte sui tempi in cui ritirare le misure straordinarie anticrisi.

 

Le «colombe» fanno presente che alcune banche sono ancora in difficoltà; se nel fornire liquidità si dovesse abbandonare il tasso fisso, si potrebbero creare tensioni, spinte in direzione di un rialzo dei tassi prematuro rispetto alle delicate condizioni dell'economia.

Draghi ribatte: se ci sono banche in «difficoltà di provvista» - «molto poche, e nessuna italiana» - troviamo strumenti speciali per aiutarle «senza condizionare la politica monetaria», ovvero senza ritardare la exit strategy.

Si potrebbe dire che è un «falco temperato» quello che si presenta a un pubblico competente. La Grecia, dice, deve innanzitutto tirarsi da sola fuori dai guai; lo possiamo dire noi italiani, che «nel 1992 eravamo in condizioni molto più drammatiche» e da soli ne siamo usciti. Ma tutti i paesi dell'area euro devono mettersi subito al lavoro.

 

Sta in una «tempestiva e credibile indicazione» di come i deficit pubblici saranno ridotti la miglior garanzia contro una risalita troppo rapida dei tassi di interesse. Il governatore vede una somiglianza di fondo tra i problemi dell'Italia e quelli di altri paesi europei. Da noi «la mancanza di riforme strutturali ha segnato la perdita di competitività del paese, che dura da un quindicennio».
La mancanza di riforme altrove (Grecia, Spagna, Portogallo?) «è all'origine delle attuali fragilità»; trovare strumenti comuni farebbe bene a tutti.

 

2 - SUPERMARIO FA IL DURO CON L'ITALIA PERCHÉ PENSA ALLA BCE
da Il Giornale

É un intervento da superbanchiere centrale europeo quello che Mario Draghi ha pronunciato davanti agli operatori della finanza riuniti a Napoli per l'assemblea annuale. Non appare casuale che, tirando le somme conclusive del suo discorso, il governatore di Bankitalia abbia praticamente parlato solo di Europa. «L'euro è saldo», ha scandito con gli occhi rivolti alla platea.

Ma non solo. Draghi ha invitato l'Europa ad avere lo sguardo lungo, introducendo nelle strutture economiche lo stesso «energico impulso» che negli anni passati è stato esercitato sui bilanci pubblici e sulla stabilità monetaria.

Draghi chiede quel che gli europeisti più sognatori non avevano raggiunto al momento del varo della moneta unica: non solo un quadro di regole di bilancio (il famoso 3% come limite del deficit e così via); ma anche un «governo europeo» dell'economia. Il problema dell'uscita «debole» dalla crisi economica non riguarda un Paese o l'altro, ma l'intera Eurolandia.

 

Sono mancate le riforme strutturali, dice Draghi, e questa mancanza ha prodotto fragilità, perdita di competitività, in due parole la bassa crescita. In sostanza, propone una «fase due» in cui l'Europa estenda alle strutture economiche il lavoro fatto sui bilanci pubblici.

La stessa Grecia, oggi sotto il mirino della speculazione, potrà uscire dalla crisi se il governo di Atene attuerà con determinazione il risanamento del bilancio. Una frase da banchiere centrale non nazionale, ma europeo.

 

C'è molta Europa, quindi, nel discorso di Draghi, e poca Italia. Nei confronti del Paese si riscontra un atteggiamento eccessivamente super partes. Per la nostra economia il governatore prevede un «recupero lento», a causa delle ripercussioni della maggiore disoccupazione sui consumi e sulla crescita del pil.

Non si riscontra nell'intervento al Forex traccia del compiacimento con cui le più importanti organizzazioni economiche internazionali - dal Fondo monetario all'Ocse, alla stessa Commissione di Bruxelles - hanno commentato la buona tenuta dell'Italia di fronte alla crisi. Non c'è quel minimo di soddisfazione nel fatto che l'Italia sia uscita dal «Club Med» degli Stati a rischio: che la «i» del brutto acronimo PIGS (iniziali di Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) oggi rappresenti l'Irlanda al posto del nostro Paese.

 

C'è, è vero, il riconoscimento al governo per aver «opportunamente esteso» la rete di protezione sociale per arginare la disoccupazione. Un passaggio che è subito oscurato dalla frase successiva: «Stiamo uscendo dalla crisi con un tasso di crescita basso, ai minimi europei».

 

Volendo politicizzare il Draghi napoletano, è grande la tentazione di definire il suo intervento un «manifesto» elettorale in vista della successione alla presidenza della Banca centrale europea. Il governatore, si sa, ci tiene. I grandi banchieri italiani, da Cesare Geronzi a Corrado Passera, lo definiscono «il migliore dei candidati». Draghi, molto «americano» anche per formazione alla World Bank, oggi è molto attento all'evoluzione dell'economia europea.

Nelle stesse ore in cui Draghi parlava a Napoli, il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Junker scandiva in un'intervista che «l'azione economica della zona euro dovrà essere sempre più concertata e coordinata». La «campagna elettorale» per la Bce è una corsa lunga, ma Draghi ha già lasciato i blocchi di partenza.

 

[14-02-2010] 

PRENDI L’EURO E SCAPPA - LA MEDIAZIONE PER IL CRAC GRECO FALLISCE E L’UE SI DIVIDE – MA ATTENZIONE! IL VERO OBIETTIVO DELLA SPECULAZIONE INTENAZIONALE NON È LA GRECIA, BENSÌ LA MONETA UNICA – LA GERMANIA (CHE PUNTA ALLA BCE) SEMBRA PIU’ INTERESSATA AI LEGAMI CON EST E RUSSI…


Ugo Bertone per "Libero"

Crisi, atto secondo. La tragedia greca che si recita sul palcoscenico del teatro d'Europa, infatti, assomiglia sempre di più al dramma che, poco meno di due anni fa, si recitò sotto i cieli di Manhattan. Basta sostituire i grattacieli della Grande Mela con la sagoma del Partenone, il profilo da gorilla di Richard Fuld, l'uomo forte di Lehman Brothers, con lo sguardo sgomento da nobile decaduto di George Papandreu.

 

E la sensazione di impotenza di fronte all'abisso che si legge oggi negli occhi di Jean-Claude Trichet, il guardiano dell'euro, è la stessa di Ben Bernanke del settembre 2008, quando la finanza Usa arrivò ad un passo dal collasso. Di più, i «cattivi» del copione, quelli sono sempre gli stessi: furono le grandi banche d'affari americane, Goldman Sachs in testa, a foraggiare il sistema dei subprime, sfuggendo a loro volta al disastro solo grazie agli aiuti pubblici .

E' la stessa Goldman Sachs, rivela il «New York Times », che ha aiutato i governi di Atene a truccare i conti, favorendo prima l'ingresso nell'area euro, poi il rispetto dei parametri di Maastricht. Il sistema era semplice e, ahimè, ben noto anche ad alcuni apprendisti stregoni della malasanità nostrana: grazie ad al progetto «Eolo» (mi nome fu più adeguato) Goldman Sachs si è impegnata a spazzar via i debiti del sistema sanitario greco.

 

In cambio, Atene ha ceduto gli introiti futuri delle lotterie, dei pedaggi autostradali e delle entrate degli aeroporti. L'inghippo sta nel fatto che l'operazione non si presentava come un prestito bensì come una vendita differita. Come tale non subordinata ai parametri imposti per essere ammessi e per restare nella moneta unica. Le rivelazioni del giornale Usa sono state accolte con finto stupore e farisaica indignazione a Bruxelles.

 

Eppure, si tratta di un segreto di Pulcinella, già oggetto di aspre polemiche anni fa al Parlamento greco. Per giunta, un comportamento simile, adottato da Prodi e Ciampi nel '96 ai tempi della convergenza verso l'euro, fu assolto dalla Ue. Non ha torto, dunque, il ministro Papacostantinou a lamentarsi dell'improvvisa severità dei partners europei che, dopo aver chiuso gli occhi per tanti anni (gli stessi della finanza facile), oggi chiedono al nuovo governo greco di bruciar le tappe per un risanamento finanziario a tempi da primato.

Si ripete, insomma, il copione della crisi bancaria. Dopo aver prestato quattrini senza garanzie a chicchessia negli anni della bolla immobiliare, le banche nel 2007/08 hanno in pratica azzerato l'attività di credito. E per mesi i governi, a partire da quello tedesco, hanno stentato ad individuare una strategia comune, oscillando tra richiami al rigore e d improvvisi salvataggi di Stato.

 

Intanto sotto la regìa del "Financial Times", si è assistito al tiro al bersaglio agli anelli deboli del sistema. Ma attenzione, il vero obiettivo, stavolta non è la Grecia, bensì l'euro.

Nel mirino della speculazione internazionale, che punta a scompaginare un sistema fragile, non è tanto la piccola Grecia, che pesa solo il 2,5 per cento del pil di Eurolandia, bensì il disallineamento delle politiche della vecchia Europa che dimostra per ora ben poco entusiasmo a difendere l'integrità della sua dimensione monetaria.

Il problema sta tutto qui: la California di Arnold Schwarzenegger (ovvero un'economia almeno 10 volte più importante della Grecia) può pure rischiare il default, ma senza mettere in discussione l'esistenza del dollaro. Lo stesso non vale per Eurolandia: la Germania sta dimostrando, nei fatti, di non voler far sacrifici per difendere l'area della moneta comune, come pure sarebbe necessario di fronte agli squilibri accusati dai paesi del Sud Europa.

 

Anzi, si ha la sensazione che, di fronte alla prospettiva di assumere le responsabilità imposte dalla sua leadership europea, a Berlino, che pur cerca di imporre la sua guida alla Bce, cresca la tentazione di intensificare i legami con l'Est Europa e la Russia (grande mercato ma, soprattutto bacino di approvvigionamento delle materie prime), anche a scapito dell'Unione Monetaria. E'un timore reale? Forse no, ma i mercato tendono a crederci. E per smentirli occorre superare un esame severo. Ma non di greco, bensì di tedesco.

[16-02-2010] 

ASSE SARKO-MERKEL, E i giochi per la successione al francese Trichet alla guida della Banca centrale europea (Bce) sembrano ormai fatti - Lo rivela 'Der Spiegel', annunciando un deciso appoggio francese alla candidatura dell´attuale presidente della Bundesbank, Axel Weber, che la Cancelliera fa sapere da mesi di volere a ogni costo - in cambio dell´appoggio a Weber, Parigi chiede alla Germania un balzo in avanti sul terreno militare: creare una politica di sicurezza e di difesa comune, precursore di una strategia europea...

Andrea Tarquini per La Repubblica

 

Per il rapporto d´alleanza speciale con la Francia Angela Merkel non ama il termine di "asse". Ma la sinergia con l´Eliseo resta stretta e indispensabile. Grazie all´intesa speciale Berlino-Parigi, i giochi per la successione al francese Jean-Claude Trichet alla guida della Banca centrale europea (Bce) sembrano ormai fatti. Lo rivela il settimanale Der Spiegel, annunciando un deciso appoggio francese alla candidatura dell´attuale presidente della Bundesbank, Axel Weber, che la Cancelliera fa sapere da mesi di volere a ogni costo.

 

Se il tandem franco-tedesco saprà vincere ancora una volta, come spesso è accaduto nell´Unione europea, allora il grande perdente sarà il candidato italiano Mario Draghi, l´unico concorrente serio in corsa contro Weber per la poltrona di numero uno della Eurotower. In altre parole, un patto Merkel-Sarkozy vorrebbe dire che i giochi sono fatti per il dopo-Trichet, e che Roma ne sta già uscendo sconfitta.

La crisi economica internazionale, il dramma greco, i pericoli per l´euro, e l´aumento di disavanzo e debito in molti Stati membri dell´Unione monetaria, a cominciare dalla Germania stessa, esasperano, nell´establishment a Berlino e negli ambienti finanziari di Francoforte il timore che un prevalere dei paesi dell´Europa mediterranea nella Bce conduca a un rilassamento della politica monetaria, rispetto alla tradizione finora seguita di continuità col rigore inventato nel dopoguerra dalla Bundesbank.

Questi timori, fa capire Der Spiegel, vengono incontro con l´intenzione francese - una scelta fatta al massimo livello politico - di offrire alla Germania una compensazione, dopo che nelle nuove nomine nelle istituzioni europee con l´entrata in vigore del Trattato di Lisbona Berlino non ha avuto nessuna poltrona importante: il presidente dell´esecutivo permanente europeo è il belga van Rompuy, la responsabile della politica estera è la britannica Lady Ashton.

e Michelle Obama

A Berlino i portavoce ufficiali forniscono smentite di rito. «Non prendiamo parte a speculazioni», dice il ministero dell´Economia. E secondo i portavoce della Cancelliera, «è prematuro» parlare del dopo-Trichet e nella posizione tedesca «nulla è cambiato». Proprio questa affermazione tuttavia suona come una mezza conferma, visto che da mesi qui non si fa mistero di puntare tutto su Weber. Definito giorni fa da un politico della Csu bavarese «l´uomo nelle cui mani l´euro sarà al sicuro».

 

Il mandato di Trichet scade a novembre 2011 ma già lunedì i ministri finanziari Ue dovranno prendere una decisione importante per il futuro dell´istituto. Dovranno cioè scegliere l´erede del vicepresidente uscente, il greco Nicos Papademos. Berlino e Parigi puntano sul portoghese Vitor Constancio. E a questo punto Draghi sarebbe fuori gioco: una consuetudine non scritta consiglia un equilibrio tra candidati dell´Europa meridionale e quelli del Centro-Nord.

Contemporaneamente, anzi forse proprio in cambio dell´appoggio a Weber, Parigi chiede alla Germania un balzo in avanti sul terreno militare: creare una politica di sicurezza e di difesa comune, precursore di una strategia europea.

 

[14-02-2010] 

 

 

 

IRIDE-ENIA: CONFERMANO VIA LIBERA A FUSIONE DOMANI IN CDA...
(Adnkronos) - Il processo di fusione tra Enia ed Iride "potra' proseguire e concludersi alle condizioni previste dal progetto approvato dalle rispettive assemblee straordinarie nel mese di aprile 2009". Lo comunicano le due societa'. "A seguito degli incontri susseguitisi a margine dei consigli di amministrazione di Eni'a ed Iride dello scorso 29 gennaio -continuano le due multiutility - i presidenti e gli amministratori delegati delle due societa' hanno positivamente definito gli aspetti organizzativi sui quali erano emerse difficolta' interpretative degli accordi stipulati".

 

Tali risultanze, proseguono le societa', "saranno sottoposte ai consigli di amministrazione di Eni'a ed Iride convocati per domani". Il via libera alla fusione avviene anche "a valle della verifica, avviata dai rispettivi consigli con il supporto dei rispettivi advisor finanziari, circa l'impatto sul rapporto di cambio della passivita' fiscale sostenuta da Iride a titolo di recupero aiuti di Stato e della riforma dei servizi pubblici locali ex decreto Ronchi con riferimento ad Eni'a".  

19.02.10

 

 

 

LANDE DESOLATE AL VERTICE DI MYSPACE...
G. Ve per " Il Sole 24 Ore "
- I dirigenti di MySpace litigano mentre la barca rischia di affondare. In meno di un anno il social network, seriamente colpito dalla concorrenza di Facebook, ha visto andare via il suo secondo ceo. Sembra che Owen Van Natta sia stato licenziato per una pretesa davvero singolare: quella di controllare i propri manager. Il ceo uscente era entrato infatti in rotta di collisione con Jason Hirschhorn, chief product officer, uomo forte dell'azionista, la NewsCorp di Murdoch.

Adesso che ha vinto il suo braccio di ferro Hirschhorn, diventato presidente, dovrà trovare in fretta un rimedio alla difficile situazione di MySpace: rispetto un anno fa il social network è calato di oltre il 40% nel numero di pagine visitate, tutte passate alla concorrenza. Ma secondo gli analisti il problema non è solo Facebook. L'integrazione mai riuscita con NewsCorp è infatti una continua fonte di tensioni per la società, che forse potrebbe essere salvata solo da uno spin-off. In attesa dell'ennesimo cambio al vertice.  

12.02.10

 

 

NUOVA RESA DEI CONTI ALL'ASSEMBLEA ITALPETROLI...
R. Fi. L. per " Sole 24 Ore " -
Nuovo atto nella querelle tra la famiglia Sensi e UniCredit. Fra due giorni è infatti convocata l'assemblea di Italpetroli, la holding che controlla As Roma della quale la famiglia Sensi è azionista (con il 51%) e Piazza Cordusio socio con il 49 per cento. All'ordine del giorno c'è la situazione patrimoniale di Italpetroli stessa e la necessità di abbattere il capitale per perdite. I Sensi cercheranno, probabilmente, di difendersi in ragione di un miglioramento della gestione rispetto ai 33 milioni di "rosso" del 2008. Il bilancio 2009 verrà infatti approvato a giugno.

 

E nella stessa assemblea Rosella Sensi risponderà ai rilievi di UniCredit sul Nav 2008, cioè la situazione patrimoniale della società, in base al quale UniCredit ha disdetto gli accordi sul debito: azione che ha causato l'arbitrato con la banca milanese.  

12.02.10

 

IL NUOVO ASSETTO DELLE GENERALI VEDRÀ IN CAMPO GLI AZIONISTI PROPRIETARI E I LORO REFERENTI POLITICI (PRIMO FRA TUTTI QUEL CAVALIERE DI ARCORE CHE FU SALVATO DA GERONZI QUANDO FININVEST NEL '95 RISCHIÒ DI FALLIRE PERCHÉ CUCCIA AVEVA CHIESTO IL RIENTRO IMMEDIATO DI UN CREDITO DI CIRCA 300 MILIARDI DI LIRE)
Nel grande palazzo delle Generali a piazza dell'Unità a Trieste è severamente vietato fumare, bere e sorridere.

Oggi però dentro le stanze della Compagnia di assicurazioni che nel 1831 fu fondata con il simbolo dell'aquila asburgica, c'è qualcuno che sotto la scrivania si frega le mani soddisfatto. Le notizie che arrivano dai giornali fanno capire che la temuta scalata di Cesarone Geronzi alla poltrona del presidente francese Bernheim, potrebbe essere più difficile del previsto.

L'editorialista-principe del "Corriere della Sera", Massimo Mucchetti, ha scritto un lungo articolo in cui elenca i nodi da sciogliere prima di fine marzo quando scadrà il termine per presentare le liste con i nuovi nomi dei consiglieri. E tra i vari nodi ricorda l'incognita circa i requisiti di onorabilità che potrebbero ritornare a galla qualora Geronzi uscisse dal processo sul crac Parmalat e da quello di Roma sul crac Cirio con una condanna.

 

In realtà questo nodo per il banchiere romano si è già presentato ai tempi di Capitalia dove avvenne una sospensione temporanea dall'incarico seguita dal reintegro nelle funzioni.
A questo nodo - scrive sempre Mucchetti - si aggiunge quello dei rapporti con Alessandro Profumo, azionista pesante di Mediobanca (9,1%) e Generali (2,98), e per finire il giornalista indica come quarta incognita la ricerca del nome giusto per la presidenza di Piazzetta Cuccia dove Dagospia per prima ha tirato fuori il nome di Tronchetti Provera.

Secondo Mucchetti sul manager Pirelli scatterebbero dei veti da parte di alcuni azionisti forti di Mediobanca, ma forse il giornalista non ha ancora capito che la candidatura di Tronchetti è stata fatta circolare ad arte per tenere "coperto" il nome del vero candidato.

A Trieste è piaciuto soprattutto il finale dell'articolo del "Corriere della Sera" dove si legge che in questo bailame di voci non è da escludere "la conferma dello status quo nella banca e una soluzione tutta interna al Leone. Come in fondo chiedono i dipendenti della Compagnia".

 

Che questa sia la soluzione preferita dai manager di Generali e dall'immarcescibile Bernheim non ci sono dubbi. Secondo i rumors che corrono sull'asse Parigi-Trieste, l'84enne presidente francese non ha alcuna intenzione di finire i suoi anni nei giardinetti, né tantomeno al Bois de Boulogne, dove ti può pure capitare di trovare Lapo Elkann in cattiva compagnia.

Nemmeno l'ipotesi di una presidenza onoraria e di un bel appartamento a Venezia con tanto di gondola e di aereo privati, sembra aver convinto finora il finanziere parigino a mollare la presa.

Per convincerlo è in piena azione Tarak Ben Ammar, il finanziere franco-tunisino amico di Berlusconi e di Geronzi, che ritiene necessaria una svolta per risvegliare il Leone addormentato di Trieste (un Leone che come ha ben capito Caltagirone con i suoi acquisti di azioni dei giorni scorsi, potrebbe dare soddisfazioni di gran lunga superiori a quelle attuali).

 

Bernheim vuole vendere cara la pelle e prima di dichiararsi sconfitto cerca consensi all'interno del quartier generale di Trieste. Qui a dargli una mano c'è in prima linea Giovanni Perissinotto, il corpulento e 57enne manager che insieme a Sergio Balbinot detiene dal 2001 la carica di amministratore delegato. La tesi della stabilità al vertice di Generali è stata fatta propria anche dal Comitato aziendale che rappresenta 64mila lavoratori dell'Assicurazione i quali - come ha scritto "Repubblica" due giorni fa - hanno stilato una nota in tre lingue elogiando i risultati dell'attuale management.

 

Portando fino in fondo questo ragionamento, la soluzione ideale sarebbe quella di una public company dove gli azionisti stanno a guardare e affidano il loro destino a un presidente travicello. Non è una tesi isolata, ma riflette una tendenza che si afferma in molte aziende di grande e media dimensione dove i manager (preoccupati soprattutto delle stock options e dei loro stipendi) vogliono operare come battitori liberi ignorando la proprietà. Qualcosa di simile sta anche avvenendo in TelecomItalia, ma Franchino Bernabè è troppo scaltro e consumato ai giochi della politica per non capire che i manager nel loro percorso devono rispondere agli azionisti attivi e passivi.

 

Dalla mischia intorno alle Generali di Trieste sembra tirarsi fuori Abramo-Bazoli, il Grande Vecchio di IntesaSanPaolo, che è rientrato in campo dopo un periodo "in sonno" e dichiara oggi a "Repubblica" che la presidenza delle Generali "non è assolutamente un problema di nostra competenza", poi aggiunge comunque che con Geronzi ha un buon rapporto personale che durerà in ogni caso.

 

Dietro la prudenza del banchiere bresciano rispunta ancora una volta l'ombra lunga di chi deciderà in primavera il nuovo assetto della finanza italiana. Un assetto che con buona pace del corpulento Perissinotto vedrà in campo gli azionisti proprietari e i loro referenti politici (primo fra tutti quel Cavaliere di Arcore che fu salvato da Geronzi quando Fininvest nel '95 rischiò di fallire perché Cuccia aveva chiesto il rientro immediato di un credito di circa 300 miliardi di lire).

 13,02,10

 

 

CHI È ERIC KNIGHT, IL "CAVALIERE" CHE VUOLE SPEZZARE IN DUE LE SEI ZAMPE DELL’ENI BY SCARONI? - LA MANO LUNGA DI OBAMA E DELLA CIA O UN ABILE VENDITORE DI FUMO CHE PER OTTENERE GUADAGNI DI BREVE TERMINE PER IL SUO FONDO E (SOLO) PER I SUOI AZIONISTI È PRONTO A SMANTELLARE L’ENTE PETROLIFERO ITALIANO?

 

Lo spezzatino fa gola al "Cavaliere". C'è poco da fare, sono mesi che Knight Vinke continua a mandare a giornali italiani e non la sua ricetta: Eni è un piatto prelibato ma è più gustoso se servito con lo spezzatino. L'olandese non si presenta con un normale biglietto da visita.

 

Dietro di me "ci sono gli interessi degli insegnanti, degli infermieri e dei vigili del fuoco..." afferma Eric Knight, cavaliere di nome e di fatto nella crociata che ha intrapreso contro l'Eni per difendere, dice lui, gli interessi di tutti gli azionisti e del popolo italiano. Knight si fa forte del nome di CalPERS uno dei principali difensori dei diritti degli azionisti nella migliore tradizione anglosassone, e forse per questo si è parlato di un suo collegamento ai poteri forti americani.

 

Ma chi è veramente il paladino degli azionisti che vuole smantellare una delle poche realtà industriali rimaste al nostro paese? Eric Raimondo Knight è nato ad Amsterdam da Ella Vinke, erede di un'importante famiglia di broker marittimi, e da Carlo Knight, napoletano di origini, secondo qualcuno appartenente ad una famiglia di gioiellieri (ed esiste peraltro una Gioielleria Knight in Piazza dei Martiri proprio al centro di Napoli) diventato manager di respiro internazionale.

Eric parla benissimo l'Italiano e ha persino un codice fiscale italiano che risale ai tempi in cui era residente a Napoli. Sarà forse il suo legame con l'Italia, ad averlo condotto a bussare alla porta dell'Eni nel tentativo di raddoppiarne il valore in borsa? Chissà, in realtà i suoi legami con il nostro paese non sembrano essere particolarmente stretti sin dai tempi della scuola.

 

Andò in un collegio in Inghilterra - un'esperienza che non gli è piaciuta, come emerge da un'intervista successiva, in cui afferma di aver sofferto a Eton perché era straniero - e fu ammesso a studiare francese al "Corpus Christi", a Cambridge, nel 1977. Su consiglio del padre, cambiò di corso a Cambridge e passò a Economia prima di proseguire gli studi subito dopo la laurea alla "Sloan School of Management". Tra il 1997 e il 2007 del nostro cavaliere non c'è traccia, almeno in Italia, infatti non ha né comprato né venduto proprietà, azioni, ricoperto posti dirigenziali, posseduto auto o barche, né tanto meno pagato imposte.

 

Nel 2003 arriva la vocazione: decide di diventare il paladino degli azionisti fondando Knight Vinke Asset Management insieme a Louise Curran e Patrick Dewez, già suoi compagni di merende alla "Sterling Investment Group" - un fondo d'investimento con sede nelle Isole Vergini Britanniche (noto paradiso fiscale).

Per intraprendere la sua nuova avventura Knight ha bisogno di capitali che puntualmente arrivano dal banchiere francese Edouard Stern, divenuto famoso per essere stato trovato morto nella sua stanza d'albergo a Ginevra nel 2005 vestito di lattice da capo a piedi.

 

Alla guida del fondo con sede negli Usa adesso c'è solo lui, almeno sulla carta. Del resto Eric Knight è conosciuto per il suo enorme talento per le relazioni pubbliche - al punto che, secondo l'opinione di molti la sua reputazione vale più di quanto effettivamente pesi. La sua tattica è quella di condurre le proprie campagne sotto i riflettori della stampa e di attribuirsi il merito per cambiamenti che i suoi bersagli stavano considerando in maniera indipendente.

Quindi per tornare alla domanda originale, chi è Eric Knight? La mano lunga di Obama e della CIA o un abile venditore di fumo che per ottenere guadagni di breve termine per il suo fondo e i suoi azionisti (e notate bene solo per i suoi di azionisti) è pronto a intraprendere una crociata mediatica volta a spezzare in due una delle poche realtà internazionali di successo che è rimasta all'Italia.

 

 

[10-02-2010]

 

 

 

MARIO BOSELLI E L'OPA A RISCHIO DEI BURANI...
Fa. P. per "Il Sole 24 Ore" - Quei 45 milioni di euro prestati da Centrobanca ai Burani per l'Opa del 2008 sui titoli della quotata Mariella Burani rischiano di creare più di un grattacapo alla merchant del gruppo Ubi. La sorte della famiglia reggiana è infatti appesa a un filo e quel credito rischia di figurare quest'anno tra gli incagli o le sofferenze. Con il senno di poi (ma forse anche di prima) quell'apertura di fiducia appare eccessiva.

L'Opa non aveva infatti una grande ratio economica. I titoli si potevano comprare sul mercato a un prezzo più basso; l'operazione è coincisa con la rettifica dei bilanci che mostravano margini industriali più bassi di quelli dichiarati fino a poco tempo prima e i Burani si sono fatti finanziare per l'occasione anche da un misterioso veicolo caymano. Tant'è che Centrobanca ha chiesto in contropartita di mettere pegno su tutte le azioni della famiglia nella quotata. Sul mercato fanno notare che presidente di Centrobanca era (ed è) Mario Boselli, gran cerimoniere della moda italiana. Chissà se il suo ruolo ha influito su una decisione che oggi appare quanto meno improvvida?

 

- IL TEMPO DI HAYEK NEL GIORNO DI SWATCH...
L. Te. per "Il Sole 24 Ore" - Nell'anno più difficile per l'industria degli orologi e del lusso, Swatch ha ridotto i danni più di quanto molti analisti si aspettassero. Il gruppo elvetico, che oltre che sull'omonimo orologio conta su molti marchi di gamma sia media che alta, ha registrato nel 2009 un utile netto di 763 milioni di franchi, inferiore solo del 9% a quello del 2008. Il vulcanico Nicolas Hayek, patron del gruppo, è stato spesso accusato di esser troppo ottimista.

Ma questa volta la Borsa di Zurigo lo ha consacrato con un rialzo del 4,8% del titolo Swatch. La ripresa è lenta, bisogna dirlo, ma la diversificazione del gruppo, per prodotti e per aree geografiche, ha limitato nel frattempo i danni. Ciliegina sulla torta: nel consiglio d'amministrazione di Swatch entrerà, oltre a Nick Hayek junior, anche l'ex governatore della Banca nazionale svizzera, Jean-Pierre Roth. Nicolas Hayek forse litigherà ancora con la Borsa svizzera. Ma ieri, per un giorno, è andato a tempo.

[10-02-2010]

 

 

BRUNETTA: ALCOA DEVE PAGARE 300 MLN, NON DICO ALTRO...
(Dire) -
"Alcoa deve pagare 300 milioni di euro di multa per la vicenda dei prezzi differenziati dell'energia e non li ha ancora pagati. Sono esigibili e qui mi fermo...". E' quanto ha affermato il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, durante la puntata di 'Porta a Porta' che andra' in onda questa sera, in merito alla situazione dell'Alcoa. 05.02.10

 

Corriere della Sera - Manca ormai solo la firma, attesa nei prossimi giorni, per la nomina di Enrico Vitali a International country advisor di Goldman Sachs per l'Italia. Vitali, 48 anni, commercialista, è laureato in scienze politiche. Da molti anni, come professionista, ha tra i suoi clienti proprio la banca d'affari. I contatti tra l'istituto americano e Vitali sono in corso da qualche settimana.

Il ruolo, quello cui sarà chiamato il professionista, è considerato un incarico di consulenza strategica più che operativo. Tra gli altri international country advisor della banca c'è anche l'ex commissario Ue Mario Monti. E in passato l'incarico è stato ricoperto, per esempio, dall'ex premier Romano Prodi e dall'attuale sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta. Vitali è consigliere del comitato italiano del World food program e socio, dal 1985, dello studio Vitali Romagnoli Piccardi, fondato dall'attuale ministro dell'Economia Giulio Tremonti.  

02.02.10

 

I SOMMERSI E I SALVATI (IN BORSA) – LA CRISI HA FATTO VITTIME ILLUSTRI NEL MADE IN ITALY (BURANI E IT HOLDING BY PERNA), MA C’È CHI È STATO GRAZIATO DALLE BANCHE (yacht FERRETTI) E CHI COME VALENTINO FASHION GROUP SI È DIVISO IN TRE E AUMENTATO IL CAPITALE PER 250 MLN € - ALTRE RESISTONO MA VALGONO UN DECIMO RISPETTO AL COLLOCAMENTO…

Sara Bennewitz per "Affari & Finanza" de "la Repubblica"

La lunga crisi degli ultimi due anni ha messo a dura prova molte aziende del made in Italy. E ha già fatto vittime illustri come la It Holding di Tonino Perna e le barche della Ferretti. Ogni regola è stata sovvertita: il lusso che avrebbe dovuto essere il settore meno sensibile al ciclo economico ha incassato un duro colpo. Stessa musica per le aziende della moda di fascia più bassa: il caso più clamoroso è Mariella Burani che pure aveva inventato il concetto di "lusso accessibile".

Il trait d'union delle aziende che non ce l'hanno fatta è una storia di debiti accumulati spesso con acquisizioni infelici, che hanno distratto risorse e reso più difficile tagliare i costi. Tuttavia iniziano ad arrivare i primi segnali positivi che fanno ben sperare per un risanamento dei conti e una difesa dell'occupazione.

A breve, la stessa It Holding, che è in amministrazione controllata, potrebbe rinascere dalle sue ceneri. I commissari del gruppo molisano stanno raccogliendo le manifestazioni di interesse per vendere Malo, Gianfranco Ferré e Ittierre garantendo un futuro a ciascuno dei tre rami d'attività.

Il gruppo degli yacht Ferretti, che è appena stato salvato dalle banche, ha ceduto alcuni cespiti per concentrarsi su meno marchi e prodotti. Valentino Fashion Group si è divisa in tre, ha varato un aumento di capitale da 250 milioni e si è dotata di 100 milioni di linee di credito per investire sulla linea Red. Stefanel ha venduto la tedesca Halluber, entro giugno si ricapitalizzerà per altri 50 milioni e sta ristrutturando la sua rete di negozi.

Safilo si appresta a lanciare un maxi aumento di capitale insieme a un nuovo socio industriale, l'olandese Hal, colosso europeo dei negozi di occhialeria. La situazione di Mariella Burani resta invece molto critica ed è legata a doppio filo alla vicenda giudiziaria. Le sorti del gruppo di Cavriago sono destinate d produrre effetti a catena anche sulla controllata Antichi Pellettieri.

Ci sono poi alcune aziende mediopiccole del made in Italy che non hanno ancora trovato il modo per superare le difficoltà. È il caso di Aeffe, quotata a 4,1 euro e che ne vale 0,46; Aicon collocata a 4,1 euro e ora sta a 0,29; Damiani in Ipo a 4 euro è scivolata a quota 1 e Poltrona Frau che ha esordito a 2,1 euro ne vale invece 0,76. Tutte società che hanno sfruttato il boom dei mercati tra la fine del 2006 e il 2007, e che valgono in alcuni casi anche meno di un decimo rispetto al prezzo di collocamento.

Da questo elenco va isolata Piquadro, che è sbarcata in Piazza Affari a fine 2007 al prezzo di 2,2 euro e sul mercato vale la metà. Il gruppo che produce valigeria e borse è l'unico della sua tornata che ha mantenuto le promesse fatte in sede di collocamento, continuando a incrementare sia le vendite che i profitti a dispetto della recessione.

Invece, quest'anno anche il campione della crescita Geox ha mostrato segnali di debolezza. La società che fa capo a Mario Moretti Polegato dopo aver aumentato a doppia cifra il proprio giro d'affari tra il 2002 e il 2007, negli ultimi 18 mesi ha tirato bruscamente il freno della redditività.

Non a caso il titolo che era arrivato a quadruplicare il suo valore entrando a far parte del FtseMib, è ritornato sui livelli del collocamento al dicembre 2004. In un momento in cui i consumatori si sono riposizionati su un prodotto di fascia più bassa che è il core business dell'azienda veneta, Geox non è riuscita ad approfittarne guadagnando quote di mercato.

Colpa, dicono gli analisti, di uno sbilanciamento tra i pochi negozi a gestione diretta e il canale wholesale, che è quello che soffre di più nei momenti di rallentamento economico. Il 2009 è stato invece l'anno della rivincita di Tod's, l'unica quotata del settore che è riuscita a incrementare i ricavi rispetto al 2008. Inoltre, a differenza di tutte le altre rivali italiane, il gruppo marchigiano non ha mai avuto debiti, e la sua solida posizione finanziaria è stato un altro elemento a suo favore.

Per questo il gruppo che fa capo a Diego Della Valle da mesi viaggia ampiamente sopra i 40 euro dell'Ipo che risale al 2000, un altro periodo boom del lusso. Infine alcuni big come Bulgari e Luxottica usciranno rafforzati dalla crisi e si aspettano entrambi un 2010 in crescita. Nel 2009 sia il gioielliere romano, che il colosso degli occhiali, hanno razionalizzato i costi e le scorte di magazzino, compensando con la crescita dei flussi di cassa il calo dei ricavi e della redditività.

Dopo una sfilza di Ipo non proprio azzeccate, Yoox ha riscattato però tante delle matricole classe 20062007. Il caso della società che vende articoli di lusso via Internet potrebbe essere una rondine che non fa primavera, ma c'è anche chi con un po' di ottimismo tende a pensare che gli imprenditori e le banche d'affari da una parte, e gli investitori dall'altra, saranno più rigorosi e selettivi quando dovranno decidere le condizioni di un collocamento. Intanto, la prima del 2010 sarà Conte of Florence.

L'azienda toscana di abbigliamento casual è già presente a livello internazionale e nei prossimi mesi dovrebbe essere collocata sull'Aim. Più affollata invece la lista di griffe che si prepara per il 2011. Tra queste Moncler, gruppo controllato dal fondo Carlyle che sta registrando ottimi risultati in termini di vendite e di margini. Salvatore Ferragamo, che aveva fatto marcia indietro per colpa dell'instabilità dei mercati, ha recentemente ribadito di voler sbarcare in Borsa appena possibile.

Infine, anche Prada potrebbe debuttare in Borsa nel 2011. Con il gruppo guidato da Patrizio Bertelli la prudenza è d'obbligo, perché il polo del lusso ha già annunciato e annullato l'Ipo almeno quattro volte.

[01-02-2010] 

 

 

 

ERG: JOINT-VENTURE CON TOTAL IN SETTORE RAFFINAZIONE E MARKETING...
(Adnkronos) - Total ed Etg hanno siglato un accordo per creare una joint-venture operante in Italia nel settore della Raffinazione e del Marketing. Il patto d'azionariato prevede una governance condivisa e l'autonomia operativa della joint-venture. Le quote di partecipazione di Total ed Erg nella nuova societa' saranno rispettivamente del 49% e 51%. La joint-venture, nata dalla fusione fra Total Italia ed Erg Petroli, assumera' la ragione sociale TotalErg ed operera' con il doppio brand Total ed Erg. TotalErg diventera' uno dei maggiori operatori in Italia nel settore della distribuzione di prodotti petroliferi, con una quota di mercato di circa il 13% ed oltre 3.400 stazioni di servizio.

IL CASO COIN SALE ANCORA: 2009 MIGLIOR BILANCIO DELLA STORIA...
Da "il Giornale" - Altra seduta di guadagni per Coin che balza del 3,83%, dopo il più 8,49% segnato alla vigilia. Il titolo beneficia ancora delle dichiarazioni rilasciate dall'amministratore delegato della società, Stefano Beraldo, durante la conferenza per la presentazione dell'operazione di acquisizione di Upim. Beraldo ha sottolineato che il 2009 rappresenterà il «miglior bilancio» della storia del gruppo, con il raggiungimento del livello di ebitda «più grande di sempre» e che nei prossimi tre anni il fatturato potrebbe raggiungere i due miliardi di euro, «grazie ad Upim e alle altre iniziative in corso all'interno del gruppo Coin». Inoltre, per quanto riguarda Upim, già dal 2010 la società darà un contributo positivo sull'utile netto del gruppo.

DUE NUOVE TURBINE EOLICHE FIRMATE DA STARCK. E IL TITOLO VOLA...
Pino Mencaroni per "il Giornale" - Seduta sorprendentemente positiva per l'oro nonostante la rimonta del biglietto verde. Il metallo giallo ha infatti leggermente migliorato le posizioni salendo a 1.194,75 dollari l'oncia. Per molti operatori, questa performance è favorita dai ribassi delle Borse azionarie e dai crescenti deficit pubblici. Petrolio debole sotto i 74 dollari al barile.

PER FINANZIARE IL SUO DEBITO LA GRECIA SPERA NELLA CINA...
Da " la Stampa " - Le obbligazioni greche potrebbero sembrare una tragedia. Ma per la Cina potrebbe esserci un lieto fine. La banca di Wall Street, Goldman Sachs, sta tentando di far concludere un accordo tra Atene e Safe, il fondo di riserva estero della Cina, contribuendo ad assorbire i circa 53 miliardi di euro di debito che il Paese dell'Ue deve vendere quest'anno. Sarà forse soltanto una vana speranza dei banchieri ma la Grecia potrebbe ancora essere un fortunato beneficiario del dilemma del dollaro della Cina. Il denaro non sarebbe un problema - la Cina detiene 2,4 trilioni di dollari di valuta estera.

E ci sono precedenti. L'anno scorso, l'Africa, il Kazakhstan, l'Argentina e la Russia hanno ricevuto assieme oltre 100 miliardi di dollari di prestiti. La Grecia ha un richiamo strategico - un'industria cantieristica e porti sui quali la Cina sarebbe lieta di esercitare un'influenza. C'è anche un'esca finanziaria. I titoli di Stato greci sono stati venduti all'asta lunedì a un rendimento del 6,2%, due volte quello che la Cina ottiene dall'acquisto dei titoli di Stato statunitensi. È rischioso ma la Grecia può realisticamente sperare in qualche supporto dalle autorità europee.

Ciò nondimeno, per la Cina una tale partnership sarà sempre marginale. Pechino rimane legata all'acquisto di attività in dollari statunitensi con gran parte delle sue riserve. È il più grande creditore del Governo federale Usa, con qualcosa tra 1,5 e 1,8 trilioni di dollari di debito statunitense sulle spalle. Quanto più debito statunitense la Cina acquista, tanto più è a disagio. Pertanto, la Cina cerca altrove investimenti con migliori rendimenti.

Pechino tende tuttavia a continuare ad alimentare il disavanzo statunitense. Se smettesse, il risultato sarebbe una disfatta della valuta di riserva mondiale e la Cina sarebbe il principale perdente. Mentre Atene potrebbe ancora trovare consolazione nelle pagine del carnet degli assegni di Pechino, la tragedia della Cina è che il suo problema - un rapporto di amore e odio con il suo debitore principale - non può essere risolto facilmente.  

92.02.10

 

CONSORTE: INTERMEDIA AL TAR CONTRO IL NO DI BANKITALIA PER BANCA SINTESI...
Radiocor - Intermedia Finance, come apprende Radiocor, ha impugnato al Tar del Lazio il provvedimento con cui il 23 novembre scorso la Banca d'Italia le ha negato l'autorizzazione a rilevare dalla Cassa di risparmio di San Miniato il controllo di BancaSintesi. La societa', braccio finanziario della holding bolognese di Giovanni Consorte, aveva chiesto l'autorizzazione il primo luglio del 2009. Il rifiuto del via libera e' stato motivato da Palazzo Koch con rilievi relativi alla 'reputazione del candidato acquirente' e a 'profili di inadeguatezza del piano industriale'. In maniera illegittima, secondo Intermedia Finance.

VENTAGLIO: SALVATAGGIO PASSA PER QUATTRO CONCORDATI, DEBITO OLTRE 170 MLN...
Radiocor - I Viaggi del Ventaglio non e' l'unica societa' del gruppo turistico che sta cercando di risolvere la sua situazione di crisi attraverso una richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo. La stessa strada, secondo quanto apprende Radiocor, sara' seguita anche dalle controllate Columbus, Ventaclub e Resort. E il salvataggio del gruppo dipende dall'ammissione dei concordati di tutte e quattro le societa'. Infatti, il progetto dei Viaggi del Ventaglio prevede che questa si accolli i debiti verso terzi di Columbus (controllata al 100%), Ventaclub (controllata al 100%) e Resort (controllata al 99,68%), che ammontano rispettivamente a circa 41 milioni di euro, 23 milioni e 7 milioni.

GOLDMAN VENDERÀ FINDUS ULTIMO MARCHIO UNILEVER...
Federico De Rosa per il "Corriere della Sera" - Capitan Findus e il suo bastimento carico di surgelati potrebbero lasciare presto l'Italia. Unilever avrebbe deciso di vendere il marchio dei Bastoncini e il dossier sarebbe nelle mani di Goldman Sachs. Findus Italia è l'unico asset nei surgelati rimasto al colosso anglo-olandese dopo la vendita al fondo Permira delle attività europee del frozen food. Ma con l'arrivo l'anno scorso di un nuovo ceo, Paul Polman, è iniziato un progressivo ritiro dalla penisola. Sono stati già venduti olio, aceto e olive a marchio Bertolli e ora è il turno di Findus. Un asset di sicuro appeal: l'azienda è leader in Italia nel suo settore, con una quota di mercato di oltre il 35%. Una preda perfetta per i private equity, che però di questi tempi non se la passano molto bene. O forse più per uno dei concorrenti Nestlè o Orogel, che con Capitan Findus diventerebbe leader di mercato.  

 

WIND: GUBITOSI, CHIUDIAMO UN ANNO RECORD PER RICAVI E MARGINI...
(Adnkronos) - "Non abbiamo risentito della crisi: quest'anno chiudiamo un anno record in termini di ricavi, clienti e margini". Lo ha detto l'amministratore delegato di Wind, Luigi Gubitosi, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se l'operatore avesse risentito della crisi economica a margine della seconda giornata di studio promossa dalla Fondazione Bordoni a cento anni dal Nobel a Guglielmo Marconi  

02.02.10

 

 

DDL COMUNITARIA: OK SENATO, DIVIETO STOCK OPTION E TETTO STIPENDI MANAGER...
Radiocor - Via libera dell'Aula del Senato, con il parere favorevole di Governo e relatore, al subemendamento del senatori Idv, Elio Lannutti, all'emendamento del Governo sugli stipendi pubblici dei manager, che stabilisce un tetto per gli stipendi dei manager di banche e societa' quotate che non dovranno superare gli stipendi dei parlamentari e stabilisce il divieto di stock option per i manager delle banche.

Il subemendamento del senatore Lannutti, firmato anche dal capogruppo dell'Idv al Senato, Felice Belisario, e dai senatori del gruppo Fabio Giambrone e Alfonso Mascitelli, prevede in particolare che 'il trattamento economico omnicomprensivo dei componenti dell'organo di amministrazione, dei direttori generali e dei dirigenti con responsabilita' strategiche di banche ed istituti di credito, nonche' delle societa' quotate, non possa superare il trattamento annuo lordo spettante ai membri del Parlamento'.

[28-01-2010] 

 

 

CREDIT SUISSE: MULTATO IN TEXAS PER VENDITA TITOLI OBBLIGAZIONARI......
(Adnkronos/Ats) -
Il Credit Suisse dovra' pagare una multa di 1,37 milioni di dollari allo Stato americano del Texas. La banca e' stata sanzionata per il ruolo svolto nella vendita di Ars (auction rate securities), obbligazioni che hanno subito un tracollo nel febbraio 2008 in seguito alla crisi finanziaria. La multa e' la conseguenza di un accordo raggiunto nel settembre 2008 con le autorita' statunitensi, indica una nota di martedi' sera delle autorita' del Texas preposte alla sorveglianza dei mercati. La banca elvetica era accusata -al pari di altri istituti- di aver proposto simili titoli ad investitori privati spacciandoli per sicuri 29.01.10

 

DA OBAMA A SARKOZY, DA MERKEL A TREMONTI, TUTTI UNITI CONTRO IL QUARTETTO DELL'APOCALISSE ECONOMICA: GOLDMAN SACHS, J. P. MORGAN, BOFA, MORGAN STANLEY - ECCO PERCHÉ LA PARTITA BCE DELL'EX GOLDMAN DRAGHI È TERRIBILMENTE COMPLESSA
Quando martedì a Davos si è sparsa la voce di un suicidio, il comandante della polizia del Cantone dei Grigioni non ha avuto dubbi e come lui sono stati in molti a pensare che si trattasse di un banchiere.

 

In realtà a togliersi la vita è stato un uomo di nome Marcus, responsabile per la sicurezza del World Economic Forum che si sta svolgendo sulle montagne svizzere, ma le reazioni a questo piccolo episodio la dicono lunga sul clima che accompagna i lavori del gotha della finanza mondiale. Ormai i grandi banchieri sono considerati come gli untori del ‘600, cioè quei personaggi che durante la peste di Milano cospargevano una sostanza biancastra descritta da Manzoni nei Promessi Sposi.

La peste con cui i banchieri hanno contagiato i mercati è rappresentata dai miliardi di titoli tossici che hanno generato la grande crisi, e nel mirino ci sono soprattutto le grandi merchant bank americane e quei politici dell'Amministrazione Obama che cercano di arginare lo strapotere dei "bankster" (l'acronimo inventato dalla giornalista del "Sole 24 Ore" Laura Serafini, per coniugare i "bankers" con i "gangsters").

 

In prima fila a Davos ci sono i rappresentanti di JP Morgan, Bank of America, Morgan Stanley e Goldman Sachs, le quattro banche d'affari che insieme alla defunta Lehman Brothers hanno rappresentato il quadrilatero della finanza più spregiudicata. Sulle loro spalle incombe l'ombra di Obama che vorrebbe separare le attività di trading da quelle commerciali imponendo tasse e tagli drastici ai bonus dei banchieri.

 

Sulle montagne svizzere le proposte del presidente americano sono considerate tardive e ambigue, comunque inefficaci per rimettere in riga un capitalismo impazzito che se ne frega dei 26 milioni di disoccupati e dei 2 milioni di famiglie che hanno perso le case in America. E c'è chi prevede che il 49enne Timothy Geithner, il segretario al Tesoro che nel 2003 era presidente della Fed di New York, andrà a sbattere contro un muro consentendo al vecchio e gigantesco Volcker (83 anni) di ritornare sulla scena come un grande protagonista.

 

Sulle montagne di Davos c'è comunque la sensazione che per le merchant bank dell'apocalisse finanziaria è arrivato il momento della verità, e questo discorso tocca in particolare il ruolo di Goldman Sachs, la più potente banca d'affari del mondo fondata nel 1869 dall'ebreo tedesco Marcus Goldman e dal genero Samuel Sachs. Dentro questo colosso hanno lavorato con ruoli diversi gli italiani Romano Prodi, Massimo Tononi, Mario Monti, Claudio Costamagna, Mario Draghi e anche Gianni Letta che a un certo punto è diventato membro dell'advisory board.

 

Nei corridoi del Palazzo che ospita il World Economic Forum c'è chi ricorda la presenza di questi personaggi nella merchant bank e sostiene che nell'incontro di lunedì scorso a Palazzo Grazioli tra Berlusconi, Gianni Letta e il Governatore della Banca d'Italia, il fantasma di Goldman Sachs è rispuntato dalla tappezzeria. Secondo una ricostruzione che circola in queste ore e che smentisce in parte l'analisi fatta ieri da Dagospia, Draghi avrebbe chiesto 11 giorni fa di incontrare il Cavaliere per parlare delle banche schiaffeggiate da Obama e soprattutto della battaglia per la poltrona della Bce a Francoforte.

 

Il ragionamento dell'uomo di via Nazionale ha avuto un'impronta internazionale perché Draghi, dopo aver richiamato le ragioni della sua credibilità, che non può essere messa in discussione dalla lontana esperienza londinese in Goldman Sachs, ha spiegato che un'eventuale sconfitta nella sostituzione di Trichet avrebbe aggiunto una figuraccia alla galleria fin troppo affollata dei flop collezionati dal Governo in Europa.

A questo punto il Cavaliere, in presenza di Letta (che fu tra gli sponsor di Draghi governatore, insieme a Casini allora presidente della Camera, Montezemolo e Mieli) gli ha ricordato che già in occasione della gara per la presidenza dell'Eurogruppo dove il candidato era Giulietto Tremonti, ha dovuto arrendersi di fronte alla massaia tedesca Angela Merkel che ha imposto il lussemburghese Juncker.

 

Posso anche impegnarmi per portare un italiano alla Bce - avrebbe detto Berlusconi - ma se la Merkel, che mi detesta cordialmente, si mette di traverso andiamo incontro a un ennesimo disastro. Le motivazioni espresse da Berlusconi davanti a Gianni Letta e in assenza di Giulietto Tremonti, sono le stesse che si ritrovano nell'articolo scritto il giorno prima da Flebuccio De Bortoli nel suo ambiguo editoriale sul "Corriere della Sera" in cui con malizia raffinata si ricordava l'affiliazione di Draghi alla potente Goldman Sachs.

Se la versione che gira a Davos è questa, la strada per "liberarsi" del Governatore di via Nazionale è una partita internazionale terribilmente complessa.

 

 

CAFONAL - ESSELUNGA, LAUREA BREVE - IL MITOLOGICO BERNARDO CAPROTTI CELEBRATO ALLA SAPIENZA CON UNA laurea honoris causa in Architettura e Restauro - LO SFONDATORE DELLE COOP ROSSE AVRà TANTI DIFETTI MA VA DATO ATTO CHE I MIGLIORI ARCHITETTI, DA GIò PONTI A RENZO PIANI, HANNO MESSO LE LORO GENIALI MANINE IN ESSELUNGA...

Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo

 

(Ansa) - "Nel nostro settore ci sono luci e ombre, noi ce la siamo cavata, però è dura". Così il presidente e fondatore di Esselunga, Bernardo Caprotti, ha parlato degli effetti della crisi sulla grande distribuzione, a margine delle celebrazioni per la sua laurea honoris causa in Architettura e Restauro, ricevuta oggi alla Sapienza.

 

Riguardo alla crisi economica generale, Caprotti ha detto: "Il crollo è stato evitato, grazie ai provvedimenti finanziari presi in Italia e nel resto del mondo. Però - ha aggiunto il numero uno di Esselunga - c'é una crisi d'investimenti, di costi e di domanda, per cui non credo che ne siamo fuori: in val Padana tutti i giorni si chiude una fabbrica. Penso che, quindi, sarà ancora lunga, ci vorrà un anno, forse un anno e mezzo".

 

Caprotti ha, inoltre, spiegato come il calo dei consumi abbia pesato sulla grande distribuzione: "la scorsa settimana abbiamo avuto sui nostri prodotti una deflazione del 7,5% rispetto alla stessa settimana dello scorso anno. E su frutta e verdura il crollo dei prezzi è stato tremendo".

Ma la crisi non è l'unico scoglio che la grande distribuzione deve superare: "In Italia la Gdo non la si è voluta, non la volevano i democristiani, per avere i voti dei commercianti, non la voleva il Pc per conservare il monopolio delle coop. Siamo stati ostacolati in tutti i modi. Basti pensare che per aprire un supermercato a Legnano ci abbiamo messo 21 anni e stiamo cercando di costruite nel Galuzzo, a Firenze, addirittura dagli anni '70''.

[22-01-2010]

 

 

 

BERNHEIM OUT, GERONZI NUOVO LEONE DI TRIESTE! - CESARONE'S PLAN: INCORPORARE MEDIOBANCA NELLE ASSICURAZIONI GENERALI - A PIAZZETTA CUCCIA OCCORRE UN SOSTITUTO AFFIDABILE PER L'OPERAZIONE, TRONCHETTI - LE BARRICATE DI PROFUMO E DRAGHI - L'AVVISO DI DE BORTOLI A DRAGO DRAGHI: NON È IL CASO DI METTERSI DI TRAVERSO ALLA TRIMURTI BERLUSCONI, TREMONTI, GERONZI CHE STA LAVORANDO PER CREARE LA PIÙ GRANDE CORAZZATA DELLA FINANZA ITALIANA: ASSICURAZIONI GENERALI CON MEDIOBANCA - PERCHÈ REPUBBLICA GIOVEDÌ NOTTE HA CAMBIATO LA FOTO DI ARPE CON QUELLA DI PROFUMO? -

 

1 - L'AVVISO DI DE BORTOLI A DRAGO DRAGHI
Soltanto i sei banchieri che domani mattina entreranno in via Nazionale per un incontro con Mario Draghi, potranno capire l'umore del Governatore dopo la lettura dell'editoriale che è apparso ieri sul "Corriere della Sera" a firma del direttore Flebuccio De Bortoli. Un articolo per molti versi sorprendente che il giornalista milanese ha scritto dopo aver incontrato sabato per tre ore il Capo di Palazzo Koch.

C'è da giurare che Corradino Passera, Alessandro Profumo e il pallido Alberto Nagel (insieme ad Antonio Vigni, Pierfrancesco Saviotti e Victor Massiah) scruteranno negli occhi l'uomo che nei giorni scorsi ha ottenuto gli applausi dell'"Osservatore Romano" perché ha dimostrato di voler usare la scure sulla finanza prima ancora di Obama.

Resta il fatto che le due colonne dal titolo "Il candidato italiano", apparse ieri sul quotidiano milanese, devono avergli rovinato la domenica. Va detto innanzitutto che da quando è stato nominato alla direzione del "Corriere", Flebuccio ha scritto di suo pugno solo pochi editoriali. Il primo è apparso all'inizio di febbraio dell'anno scorso quando si è presentato ai suoi lettori, poi in ottobre ha ripreso la penna per entrare a piedi giunti nella polemica sulla libertà di stampa sollevata dai giornali del Gruppo "Espresso". Anche in quell'occasione De Bortoli non mancò di criticare gli eccessi e dopo aver ricordato le 180 querele ricevute, si proclamò paladino di un'informazione libera e corretta.

Questi concetti li ha ripetuti due settimane fa nel programma di Fabio Fazio dove si è divertito a punzecchiare per ben tre volte Berlusconi e perfino la Fiat. Adesso c'è chi pensa che il giornalista milanese dai capelli ben coltivati sia in preda alla stessa sindrome del suo predecessore Paolino Mieli, cioè a quel vizietto di dialogare in prima persona con i potenti anche a costo di introdurre tra le righe qualche bombetta fastidiosa.

In realtà il vizietto di Mieli era ancora più ambizioso perché con i suoi endorsement del 2006 per Prodi e del 2008 per Veltroni, l'ex-direttore voleva addirittura disegnare l'intero assetto della politica italiana. L'intenzione di Flebuccio è più modesta ma non meno interessante, e lo dimostra proprio l'articolo di ieri su Draghi che a prima vista sembra un appoggio aperto alla candidatura del Governatore per la poltrona della BCE.

Bisogna leggerlo questo articolo almeno un paio di volte per cogliere tra le righe il significato più probabile. A un certo punto si legge testualmente: "certo, aver lavorato per la banca d'affari americana Goldman Sachs può apparire oggi discutibile". Il riferimento al Draghi che dal 2002 al 2005 ha lavorato nella merchant bank americana, è sorprendente. Manca solo il ricordo del famoso incontro del giugno '92 sul panfilo Britannia per rimettere sul Governatore l'etichetta del "congiurato" che insieme a Ciampi, Amato e Prodi aprì la stagione delle privatizzazioni che è stata definita come una colossale svendita ai privati delle imprese pubbliche.

Ma non basta, perché Flebuccio dopo aver apprezzato la fierezza con cui Tremonti confronta il "buono stato di salute delle banche italiane rispetto a quelle di altri paesi", si chiede se l'Italia riuscirà a sostenere la candidatura di Draghi a Francoforte, poi conclude con una lapide che suona così: "si può anche perdere, anzi è probabile che ciò accada. Ma perdendo uniti si ha il rispetto degli altri e si accumulano crediti per il futuro; perdendo divisi si suscita solo compassione e si scivola nell'irrilevanza".

Che strano giro di parole!, come si può interpretare una presa di posizione di questo genere che invece del calore lascia spazio allo scetticismo ed evoca l'immagine di un Draghi peccatore "della finanza" e destinato al massacro? A queste domane potranno rispondere soltanto i sei banchieri che domani entreranno a via Nazionale; molti di loro sono coscienti della "prossimità" che esiste tra via Solferino (dove ha sede il "Corriere") e via XX Settembre (dove siede Giulietto Tremonti).

Ai più innocenti rimane la sensazione che De Bortoli abbia scritto questo editoriale come "un avviso ai naviganti" in vista delle grandi manovre di primavera che avranno come epicentro Mediobanca e Generali. Con notevole anticipo Flebuccio ha annusato che quella sarà la madre di tutte le battaglie, e ha sentito la direzione del vento. Con il silenzio-assenso dei suoi primi azionisti è sceso in campo per primo in modo da avvertire il Governatore che non è il caso di mettersi di traverso alla trimurti Berlusconi, Tremonti, Geronzi che sta lavorando per creare la più grande corazzata della finanza italiana.

2 - FUORIGIOCO BERNHEIM, GERONZI MITA AD INCORPARE MEDIOBANCA NELLE ASSICURAZIONI GENERALI PER CREARE LA PIÙ GRANDE CORAZZATA DELLA FINANZA ITALIANA. A PIAZZETTA CUCCIA OCCORRE UN SOSTITUTO AFFIDABILE PER L'OPERAZIONE, TRONCHETTI - LE BARRICATE DI PROFUMO E DRAGHI
Forse è arrivato il momento di chiamare con il suo nome la "più grande corazzata della finanza" che potrebbe aprire nel 2010 una nuova stagione di potere. Forse però è bene precisare che di questa corazzata non esiste ancora un progetto scritto sulla carta.

Dagospia nella sua infinita miseria, ritiene tuttavia che quando certe notizie galleggiano, bisogna avere almeno il buon gusto di dedicarvi attenzione. Questo deve accadere anche quando si sa che arrivano le smentite, come è successo nei giorni scorsi a proposito di TelecomItalia dove Dagospia ha fatto da battistrada sull'interesse della banca spagnola "La Caixa", e a stretto giro è arrivato un plotone di smentite e di conferme (la più autorevole è quella di Massimo Mucchetti che ha spiegato sabato sul "Corriere" la partita di giro tra le autostrade e i telefoni).

Ciascuno faccia il suo mestiere. Chi deve smentire smentisca, chi raccoglie nelle stanze e sui marciapiedi rumors attendibili e non ha sul collo il fiato pesante di azionisti pesanti, si prenda la libertà di parlarne.

Così sembra arrivato il momento di fare un primo punto sulla vicenda Mediobanca-Generali che sarà la telenovela dei prossimi mesi. Per andare con ordine si può dire innanzitutto che il vecchio presidente Antoine Bernheim è definitivamente fuorigioco.

L'idea di poter restare a Trieste è ormai archiviata anche dai suoi amici francesi (Bollorè e Tarak Ben Ammar, quest'ultimo sempre più tessitore di trame decisive), e se nel quartier generale del Leone di Trieste c'è ancora chi, come il massiccio Sergio Balbinot, fa gioco di sponda con l'85enne presidente, è destinato ai giardinetti. A Bernheim potrà restare una presidenza onoraria con un bel appartamento a Venezia pieno di fotografie ricordo e di vista sul Canal Grande. Punto e fine.

Il secondo rumor che galleggia da mesi con insistenza è che Cesarone Geronzi, il banchiere romano assurto a Mediobanca a metà del 2007, in questi ultimi mesi non è stato a pettinare le bambole, ma ha riflettuto intensamente sul suo futuro e su quello dell'Istituto creato da Enrico Cuccia. Il mitico fondatore di cui nel tempio sulla Piazzetta si conservano come reliquie l'ufficio e la scrivania, aveva fatto di Mediobanca la "stanza di compensazione" degli interessi pubblici e privati.

Questo ruolo oggi appare anacronistico e poco redditizio. In tutto il mondo le merchant bank soffrono una crisi di mission che è scoppiata nel settembre 2008 con il crollo del tempio Lehman Brothers. E qualcuno parla di "fine delle banche d'affari", concepite come semplici macchine di guadagni dove i ricavi e i bonus nascono dall'attività di intermediazione e dalle commissioni sulle grandi operazioni.

Il guaio vero è che di grandi operazioni se ne fanno sempre meno. Le ultime in Italia sono state quelle della Telecom di Colaninno e il collocamento sul mercato di Enel dove, come scrive Laura Serafini nel suo libro "Italian Bankster", lo Stato ha incassato 18 miliardi di euro e le banche si sono spartite 280 milioni. Ed è di oggi l'ulteriore conferma che un colosso come Ferrero si è ritirato dalla corsa per l'acquisto del Gruppo dolciario inglese Cadbury, un'operazione dai grandi numeri che avrebbe portato ricchi guadagni agli advisor e alle merchant bank.

Una stagione è finita e Cesarone Geronzi sembra aver capito che il vitello d'oro di Mediobanca non può vivere di commissioni, né sopravvivere nel ruolo di semplice advisor o di global coordinator (privo per di più di quella dimensione internazionale che nel 1955 Enrico Cuccia tentò di dare a Mediobanca con l'aiuto di Andrè Meyer).

Non a caso ha promosso sul mercato retail il lancio di "Che Banca!", ma anche qui, al di là della martellante e doviziosa campagna pubblicitaria, qualcuno pensa che possa sorgere qualche problema per pagare tassi alti e per rispettare i parametri previsti nel business plan dall'intraprendente amministratore delegato Christian Miccoli.

Ecco le ragioni industriali che sono alla base del progetto che dovrebbe portare alla fusione tra Mediobanca e Generali. Un progetto ardito per un uomo audace, che alla bora di Trieste preferisce l'aria fine del potere romano, quella dei salotti intesi non più come stanze di compensazione, ma come modello che in nome di un superiore interesse politico può coniugare la gloria di Piazzetta Cuccia con la forza della multinazionale-assicurativa Generali.

L'operazione è tutt'altro che facile (come dimostrano i tentativi falliti di BNL-Unipol) ed è destinata a trovare oppositori perplessi e ostinati. Nell'elenco dei perplessi c'è al primo posto Mario Draghi che potrebbe contrastare l'idea di un "mostro" bancario-assicurativo capace di squilibrare gli assetti del sistema creditizio e di mettere nelle mani di Berlusconi e Tremonti la corazzata della finanza più potente d'Italia e di un Centro-Nord dominato dalla Lega. Al nome del Governatore va aggiunto quello di Alessandro Profumo, che con l'8,6% di Unicredit è il primo azionista di Piazzetta Cuccia.

Le notizie galleggiano come le rane e una di queste riguarda l'ipotesi che Cesarone Geronzi, dopo aver creato la Holding Mediobanca-Generali, voglia mettere a capo della merchant bank Marco Tronchetti Provera. Anche nelle trattorie dei Navigli sanno che Profumo non ama il capo di Pirelli, anzi per dirla tutta, probabilmente lo detesta, e il banchiere di Marino queste cose le sa. Nessuno però può giurare che sia il brizzolato Tronchetti la sua carta vincente, ed è probabile che altre carte "coperte" siano già nelle sue tasche.

Non è un mistero la sua amicizia con Claudio Costamagna, l'ex-uomo di Goldman Sachs che per la modica parcella di 6 milioni aiutò Geronzi a fondere Capitalia con Unicredit.
Fu una scelta curiosa ma significativa, perché invece di incaricare dell'operazione una banca d'affari, il banchiere romano scelse un superconsulente quasi intuisse che il ruolo delle banche d'affari apparteneva a un'altra stagione.

Le notizie galleggiano come le rane di Esopo e di Fedro, ma quella di Mediobanca-Generali non ha l'aria di una favola.

3 - COME MAI 'REPUBBLICA' GIOVEDÌ SCORSO NEL CUORE DELLA NOTTE HA SOSTITUITO LA FOTO DI ARPE CON QUELLA DI PROFUMO?
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che da quando è stato inserito nella classifica di "Harvard Business Review" dei 50 migliori manager degli ultimi dieci anni, Matteuccio Arpe cammina sulle punte.

Pur essendo tagliato fuori dalle grandi operazioni della trimurti Berlusconi, Tremonti, Geronzi, il riconoscimento della prestigiosa rivista di Boston ha inorgoglito l'uomo che insieme a Gerardo Braggiotti sbattè la porta di Mediobanca. L'unico fastidio glielo ha procurato il quotidiano "Repubblica" quando giovedì scorso nel cuore della notte ha sostituito la sua foto con quella di Alessandro Profumo".

[25-01-2010]

 

 

 

 

LA RINUNCIA SALARIALE DI HENRI PROGLIO...
Le. M. per " Il Sole 24 Ore " - Henri Proglio, nuovo amministratore delegato dallo scorso 25 novembre di Edf, doveva mantenere, oltre al "nuovo" stipendio del colosso energetico, anche il salario di Veolia Environnement, il gruppo che ha gestito fino a quel momento (e di cui è rimasto presidente del Cda). In tutto oltre due milioni di euro annui, una bella somma per un figlio di fruttivendoli piemontesi, cresciuto ad Antibes, e diventato un abilissimo manager. In realtà non sarà così.

Hanno protestato tutti e Nicolas Sarkozy ha deciso che deve rinunciare ai 450mila che gli dovevano essere pagati da Veolia. Piccolo dettaglio: Thierry Henry, il giocatore che ha qualificato la Francia ai prossimi Mondiali di calcio con un gol di mano, ha incassato l'anno scorso ben 17 milioni. Caro Proglio, la vita è proprio ingiusta.

 - LA FAMIGLIA MALACALZA RISCOPRE PRYSMIAN....
R. Fi. per " Il Sole 24 Ore " - Il dossier Prysmian finisce sul tavolo della famiglia Malacalza. Dopo il debutto in Camfin, la famiglia genovese - come anticipato da Radicor Il Sole 24 Ore - starebbe esaminando l'ingresso nell'ex Pirelli Cavi. Oggetto di valutazione sarebbe l'acquisto del 16,8% ancora nelle mani di Goldman Sachs, primo azionista della società. Un pacchetto che ai prezzi correnti di Borsa vale all'incirca 400 milioni e che dallo scorso 11 gennaio è sostanzialmente "libero" da vincoli.

Da dieci giorni è infatti scaduto l'obbligo di lock up dopo che i fondi legati all'istituto americano avevano già venduto a novembre il 14 % con un accelerated book-building. Per l'ultimo 16%, però, Goldman Sachs aveva lasciato intendere di voler esplorare tutte le possibilità, dal collocamento presso investitori istituzionali alla ricerca di partner che assicurassero un futuro stabile alla società. - "NIENTE DECLINO", IL FONDO TOSCA PUNTA SULLA CITY...
Enrico Franceschini per " la Repubblica " - Le predizioni sul declino della City come polo finanziario mondiale potrebbero essere state premature. Al contrario, Londra continuerà a crescere come centro finanziario nel prossimo decennio, diventando il naturale porto di approdo per la crescita dei mercati emergenti, in particolare quelli del cosiddetto Gruppo Bric, l´acronimo di Brasile, Russia, India, Cina.

A sostenere questa tesi, che contraddice la diffusa opinione di un rischio di arretramento, peraltro già visibile, della cittadella finanziaria londinese, è Tosca, uno dei suoi hedge fund più conosciuti e affermati, in un rapporto che è finito sulla prima pagina del Financial Times. «L´idea che Londra si svuoti di banchieri e investitori nei prossimi dieci anni non è credibile», afferma Savvas Savouri, capo economista della società.

«Ci sono troppe economie in crescita che non hanno infrastrutture proprie. Questi mercati cercano un punto di appoggio in Occidente. E Londra ha un´affinità con l´India, con il Golfo, perfino con la Cina, tramite Hong Kong».

[22-01-2010]  

 

 

TYSSENKRUPP NELLA RETE DEL PESCATORE DI RIO...
B. R. per " Il Sole 24 Ore " - I mercati emergenti non sono solo e sempre una manna dal cielo per le grandi imprese tedesche. Ieri durante l'assemblea degli azionisti a Essen, ThyssenKrupp ha ammesso che la costruzione di un centro siderurgico in Brasile costerà 5,2 e non più 4,7 miliardi di euro.

Non basta. La società ha dovuto anche fare i conti a sorpresa con un 50enne pescatore brasiliano: Luis Carlos Oliveira ha protestato contro l'inquinamento provocato dal cantiere nei pressi di Rio de Janeiro. A suo dire, la raccolta di pesce è calata dell'80 per cento. Il gigante tedesco ribatte, accusando «piccoli gruppi di voler speculare sulle indennità» e notando come «la maggior parte dei pescatori afferma che la società ha fatto un buon lavoro nel proteggere la qualità dell'acqua». La morale? Ormai, a Sepetiba come a Essen, l'ambiente conta.  

20.01.10

 

FONSAI: MARCHIONNI, QUOTA IMMOBILI CALERA' MA NEL LUNGO PERIODO ...
(Adnkronos) - Fondiaria Sai 'in questo momento ha ancora una componente immobiliare superiore al resto del mercato: abbiamo spazio per adeguarla, ma nel lungo periodo e senza isterismi'. A dirlo e' l'ad Fausto Marchionni, oggi a Milano per una conferenza organizzata da Ubs. Al momento la compagnia assicurativa ha un'incidenza del comparto immobiliare del 15%, che 'probabilmente si ridurra', anche se sono convinto che la nostra componente immobiliare, tanto vituperata, non e' stata negativa e ci ha fatto gioco'.

- RCS: MARCHIONNI, LA TRATTEREMO COME LE ALTRE PARTECIPAZIONI
(Adnkronos) - Per Fondiaria Sai quella in Rcs Mediagroup 'e' una partecipazione che in questo momento non e' ne' migliore ne' peggiore delle altre dal punto di vista del ritorno finanziario, quindi come le altre va trattata'. A dirlo e' l'ad di Fondiaria Sai, Fausto Marchionni, che partecipa alla Ubs Italian Financial Services Conference in corso a Milano.

Per Marchionni 'tutto e' suscettibile di revisione e di cessione. Naturalmente, quando non e' necessario non si fa e in questo momento non siamo in una fase in cui dobbiamo mettere ordine nei nostri asset. Stiamo bene cosi'. Poi - aggiunge - naturalmente tutto ha un prezzo: se una cosa dovesse schizzare chissa' dove e io dovessi trovarmi a dovere fare cassa perche' voglio andare verso una partecipazione strategica diversa, tutto e' possibile. Ma vale per me come per una fabbrica di cioccolatini'.

Per Marchionni comunque 'in questo momento l'ultima cosa da fare e' operare istericamente sul mercato. Calma: non siamo in condizione di dovere mettere mano a nulla. Naturalmente tutte le partecipazioni possono essere messe in discussione nel momento in cui c'e' la convenienza, perche' per noi sono tutte partecipazioni discutibili: non c'e' nulla che non possa essere messo in gioco'.  

20.01.10

 

BANCA GENERALI: A FINE 2009 IN GESTIONE SOMME PER 22,2 MLD (+16,8%) ...
(Adnkronos) - Banca Generali a fine 2009 aveva in gestione somme pari a 22,2 miliardi di euro, con un incremento del 16,8% rispetto alla fine dell'anno precedente. Lo comunica la societa'. Il risparmio gestito e assicurativo ha raggiunto i 14,6 miliardi, in crescita del 18% rispetto all'esercizio precedente.

- BCE: SU PENSIONI PAESI TROVINO EQUILIBRIO INTERGENERAZIONALE
(Adnkronos) - "Data l'entita' dell'onere fiscale connesso con l'invecchiamento demografico, i singoli Paesi dovranno trovare un equilibrio intergenerazionale tra la garanzia di adeguti trattamenti pensionistici futuri ed il mantenimento di un onere previdenziale per le forze di lavoro entro limiti tollerabili". La raccomandazione arriva dalla Bce che nel Bollettino mensile di gennaio affronta il capitolo dei regimi pensionistici.

"Cio' vale - si legge ancora- anche per altre tipologie di obblighi delle amministrazioni pubbliche come, ad esempio, quelli relativi all'assistenza sanitaria e alle cure di lungo termine". E' "essenziale", dunque per la Bce, "attuare la strategia basata su tre pilastri decisa dal Consiglio europeo di Stoccolma nel 2001 intesa a: promuovere il risanamento delle finanze pubbliche; accrescere la produttivita' e l'occupazione; riformare i sistemi di sicurezza sociale, compresi i regimi pensionistici".  

20.01.10

 

RISANAMENTO: CONFERMA ACCORDO TRANSATTIVO CON IPI ...
(Adnkronos) - Risanamento conferma che ieri e' stata data esecuzione all'accordo transattivo con Ipi nell'ambito della ristrutturazione della societa'. Lo comunica la societa'. Risanamento ha ceduto a Ipi asset immobiliari per un controvalore di circa 43 milioni di euro. In questo modo, si spiega dalla societa', sono state definite le posizioni di reciproco contenzioso in essere fra i due gruppi immobiliari.

- GOLDMAN SACHS PRENDE TEMPO E NON COMUNICA LA SPESA PER I BONUS DEI TOP MANAGER...
Da " La Stampa " - Goldman Sachs sta prendendo tempo ma non è chiaro perché. Di solito, ai dipendenti della banca d'investimento viene comunicato il loro premio annuo alcuni giorni prima dei risultati dell'intero esercizio. Ma anche se gli azionisti scopriranno la somma totale spesa per il compenso nel giorno dei risultati, cioè questo giovedì, i dipendenti dovranno ora attendere fino a settimana prossima per sapere il loro guadagno individuale.

La spiegazione di Goldman per il rinvio è che la confusione delle nuove norme nel 2009 ha causato un certo ritardo nel calcolo delle gratifiche personali. Le linee guida del G20 e le imposte del Regno Unito del 50% sui pagamenti sopra le 25 mila sterline rappresentano impedimenti per le banche, mentre la conversione di Goldman in una holding bancaria significa che il suo anno finanziario termina a dicembre invece che un mese prima.

Forse questa è la vera spiegazione. Ma di solito Goldman non ha una reputazione d'inefficienza. Ecco perché girano voci anche su altre teorie. Una di queste è che l'Autorità di regolamentazione per i mercati finanziari (Fsa) del Regno Unito abbia messo i bastoni tra le ruote. Ma la Consob inglese è venuta a conoscenza delle linee generali dei programmi di Goldman a inizio novembre. Inoltre, Goldman ha negato un contrasto con l'Fsa. Forse la banca sta tentando di gestire il problema. Goldman è ben consapevole di dover affrontare duri commenti qualsiasi importo paghi.

Se ai banchieri fossero comunicate ora le loro gratifiche, i superbonus potrebbero trapelare e i risultati di giovedì potrebbero essere sommersi da un'ondata di indignazione pubblica. Ma è anche possibile che Goldman stia sentendo la pressione. La decisione di Jp Morgan di pagare come compenso un modesto 33% dei proventi netti e il duro trattamento del chief executive di Goldman, Lloyd Blankfein, da parte del Congresso degli Usa durante la scorsa settimana - aumentano la pressione per corrispondere gratifiche più modeste di quanto previsto. I risultati di giovedì aiuteranno a risolvere il difficile problema.

[20-01-2010]  

 

 

TELECOM: CONSOB, TELCO AL 22,447%...
(Adnkronos) - Telco detiene, dallo scorso 22 dicembre, il 22,447% del capitale sociale di Telecom Italia. E' quanto si legge negli aggiornamenti della Consob. In precedenza Telco deteneva il 23,595%.

 

 CITIGROUP: NEL IV TRIMESTRE PERDITE NETTE PER 7,6 MILIARDI...
Radiocor - Citigroup ha riportato una perdita netta di 7,6 miliardi di dollari nel quarto trimestre incluso l'onere di 6,2 miliardi legato alla restituzione al governo dei fondi Tarp e alcune altre voci straordinarie. Al netto di queste voci, il gruppo ha perso nel trimestre 1,4 miliardi di dollari o 0,06 centesimi ad azione. Per l'intero 2009 invece la perdita' e' stata di 1,6 miliardi. Gli accantonamenti in vista di perdite su asset sofferenti nel quarto trimestre sono stati pari a 8,2 miliardi, in calo del 36% rispetto a un anno fa e del 10% rispetto al trimestre precedente. La perdita e' in linea con le atttese.

BUFFETT APRE LE PORTE A INVESTITORI DI SERIE B...
G. Ve. per "Il Sole 24 Ore" -
Chi non ha mai sognato di avere come partner in affari Warren Buffett, uno dei guru più celebrati di Wall Street? Adesso il sogno è più vicino anche per quelli che non appaiono nelle classifiche di Forbes. Il consiglio di amministrazione di Berkshire Hathaway, la holding di Buffett, approverà oggi la divisione dei titoli azionari di classe B. Ciascuna azione, il cui valore si aggira intorno ai 3.300 dollari sarà quindi spartita in 50 nuovi titoli con un più abbordabile prezzo di 66 dollari.

La mossa non è dettata solo dalla volontà di allargare la platea degli azionisti, ma dalla necessità di rendere più agevole l'operazione Burlington Northern: Berkshire infatti ha acquistato il gruppo ferroviario grazie ad uno scambio azionario, reso finora difficoltoso dalla taglia delle azioni. Tuttavia la creatura di Buffett manterrà pur sempre un tocco di esclusività. La società infatti ha due tipi di azioni, quelle di classe B, interessate dalla divisione, e quelle di classe A, che non saranno toccate. Rimanendo irrangiungibili, con un prezzo di quasi 100 mila dollari l'una.

 

BOND DEL MANCHESTER E RISCHI DI AUTOGOL...
B. Ce. per "Il Sole 24 Ore" -
Il Manchester United, una delle squadre più blasonate del calcio inglese, è schiacciato dai debiti (oltre 500 milioni sterline) ed è alle prese con qualche giocatore importante che batte cassa (l'attaccante Waine Rooney, per esempio, chiede un sostanzioso ritocco all'insù del proprio stipendio, ora fermo a "soli" 130mila sterline a settimana). Insomma, servono soldi. A chi si possono chiedere? Semplice, ai giocatori. Il proprietario del team, Malcolm Glazer, si sarebbe rivolto loro per ottenere un prestito.

Per il tabloid Sun, l'offerta - rivolta anche agli altri dipendenti del Manchester - sarebbe stata inoltrata sottoforma di pacchetti di obbligazioni da 50mila sterline, con una rendita annua del 7%. L'obiettivo è proprio quello di rimborsare il debito societario. Qualche alternativa (molto dolorosa) ci sarebbe: la vendita del centro sportivo di Carrington o addirittura dello stadio, il glorioso Old Trafford. La proposta è stata accolta con sorpresa dai giocatori, molti dei quali - secondo indiscrezioni - sembrerebbero poco propensi a investire su chi gli paga lo stipendio.

- CAJA MADRID IN CERCA DI ACQUISIZIONI...
Mi. C. per "Il Sole 24 Ore" -
L'addio di Miguel Blesa (a fine gennaio sarà sostituito da Rodrigo Rato) alla testa di Caja Madrid dopo 14 anni di regno ininterrotto è stato piuttosto mesto. I risultati 2009 della cassa, resi noti ieri, evidenziano infatti un calo dell'utile del 70% circa, da 840 a 265 milioni di euro e un aumento della morosità al 5,4%, rispetto al 4,9% un anno prima. Il fatto è che l'istituto ha deciso di agire con prudenza e di mettere a riserva 650 milioni di euro, in modo da far fronte ad eventuali partite incagliate.

Ciò detto, la Caja rimane una delle migliori istituzioni finanziarie della Spagna e la sua solidità non è in discussione. Tanto che l'attività, 283 miliardi di euro, ha continuato a crescere (+2,4%) anche in un anno difficile come il 2009. E per quanto riguarda il futuro? Blesa consegna a Rato una banca in grado di svilupparsi, sia in Spagna, sia all'estero. Come a dire che si prevedono acquisizioni nel breve termine.

- NASCE L'AUTO CINESE CON LA «CARTA VERDE»...
A. Mal. per "Il Sole 24 Ore"
- A Detroit arrivano i cinesi. Non solo aprono un fabbrica di automobili ma sbarcano direttamente in 15mila - non operai, ma ricchi investitori -. L'immigrazione di lusso è legata al progetto della HK Motors per uno stabilimento in Alabama: l'azienda conta infatti di finanziarlo sfruttando la voglia di America dei connazionali: la legge Usa prevede la possibilità di ottenere la green card (il visto permanente) per chi investe 500mila dollari creando 10 posti di lavoro.

Di qui l'idea della HK Motors: perché non "impacchettare" i piccoli investitori in una società e fargli finanziare la maxifabbrica? L'obiettivo è di raccogliere 7,8 miliardi di dollari da 15.723 persone. La società stessa sarà in una prima fase solo il gestore dell'investimento, i cui proprietari saranno gli investitori cinesi; dopo 5 anni i fortunati immigrati avranno la possibiltà di scambiare le loro quote in azioni della HK Motors. Resta qualche dubbio. Saranno davvero così tanti i cinesi disposti a investire 500mila dollari per il sogno capitalista?

- STOCK OPTION A MOSCA CIECA...
Luca Pagni per "la Repubblica" - Vendere o non vendere? È questo il dilemma che si pone il manager, non appena scadono i termini per esercitare le stock option ricevute come bonus dall´azienda. Se le vende sembra che non creda nella società e quindi se ne libera prima che i prezzi in Borsa scendano.

Se non le vende sembra che ci voglia speculare in attesa che i corsi salgano, gettando un´ombra sulle trimestrali successive. In Francia, invece, qualche dirigente (pochissimi in verità) ha risolto la questione affidando a terzi la decisione di esercitare le stock option. È quanto ha fatto ieri il "blind trust" dell´amministratore delegato di Suez-Gaz de France, Gerard Mestrallet: vendendo le opzioni di acquisto ha realizzato una plusvalenza di 830mila euro. Tutto bene, a patto che il trust sia cieco e sordo per davvero: schermato anche ai Blackberry.

[20-01-2010]


BANK OF AMERICA: PERDITA DI 5,2 MILIARDI DI DOLLARI NELL'ULTIMO TRIMESTRE 2009 ...
(Adnkronos/Dpa) -Bank of America ha continuato a soffrire della crisi finanziaria globale. La perdita netta e' di 5,2 miliardi di dollari nel corso dell'ultimo trimestre del 2009, rispetto ai 2,4 miliardi di dollari persi dello stesso trimestre dell'anno precedente. Per l'intero anno, Bank of America ha gestito un utile 2,2 miliardi di dollari, in calo da 2,6 miliardi di dollari nel 2008. Il quarto trimestre dell'anno e' stato gravato da 4 miliardi di dollari per il rimborso della Tarp (troubled asset relief program) e la distribuzione dei dividendi sulle azioni privilegiate. La perdita netta quindi sarebbe stata di 194 milioni di dollari.

- MORGAN STANLEY : UTILE IV TRIM A 413 MLN$, GIRO D'AFFARI A 6,84 MLD...
Radiocor - New York, 20 gen - Morgan Stanley ha riportato un utile di 413 milioni di dollari o 29 centesimi ad azione nel IV trimestre su un fatturato di 6,84 miliardi. Un anno fa il gruppo nel trimestre aveva perso 10,52 miliardi con ricavi negativi per 13 miliardi. I risultati sono peggiori delle attese con stime di utili pari a 36 centesimi ad azione su ricavi per 7,81 mld. La banca ha comunicato di aver accantonato nel trimestre 3,8 miliardi per i compensi dei dipendenti.

- BPM: PONZELLINI, SODDISFATTO DEL PIANO E LA BORSA CAPIRA'...
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