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TOPINO-NOVARA

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CROMO ESAVALENTE
TOPINO/09/DOCUMENTI/Ivaldi.pdf
INCENERITORE
EX-CEAT
METROPOLITANA TO
SPINA 1 RADIODIATTIVA
TORINO

 

 

 

 

 

 

Addio, Roberto.

La tua modestia senza ipocrisie, la tua lucidità gentile e senza compromessi, la tua onestà senza aggettivi perché era onestà e basta, il tuo coraggio tranquillo erano corpi estranei.

La tua voce non ha mai strepitato nelle piazze, tu non ti sei mai vestito di panni che non erano i tuoi, e con il mondo degli uomini, dove apparire conta mille volte più di essere, tu non hai mai avuto complicità.

Eppure, forse di nessuno come te, come il modello di Uomo che sei stato, e stavolta uso a buon diritto la maiuscola, c’era bisogno, un bisogno assoluto, non surrogabile, come di una scialuppa in tempo di naufragio.

A luglio venni a trovarti a casa tua, a Torino. Tu eri a letto, ammalato di un male non incurabile ma inguaribile, e le due cose sono profondamente diverse, ed eri perfettamente conscio della morte imminente, una morte che segue un copione terribile di cui tu conoscevi ogni battuta. E Rosanna, tua moglie, condivideva con te quella conoscenza puntuale.

Non fu vederti a letto con i segni del male addosso a sconvolgermi: fu la tua, la vostra, serenità. Sul tuo grembo avevi un computer attraverso cui scambiavi messaggi e su cui cercavi notizie, e quelle notizie riguardavano lo sfascio dell’ambiente che ti faceva ancora arrabbiare come sempre. Di quello tu, che ti preparavi a morire, continuavi ad occuparti perché quello era il tuo ruolo, il ruolo che ti eri scelto perché così fanno gli onesti. Contro quelle follie continuavi a lottare perché sapevi che sarà lì la devastazione che porterà, anzi, che sta già portando, più stragi di qualsiasi guerra, di qualsiasi epidemia, di qualsiasi cataclisma del passato. Di quello ti occupavi come se tu potessi vivere ancora per chissà quanto su questa terra.

Parlammo di tutto, allora, compresi gli studi di mia moglie e miei che tu fosti tra i primissimi a capire. Parlammo del ridicolo di chi, senza cognizione delle sciocchezze che pronunciava, senza rendersi conto della vigliaccheria di usare qualcuno che non potrà smentire, attribuiva quelle scoperte ad un altro Uomo con la maiuscola. Mi dicesti  ancora della tua felicità quando noi dimostrammo inconfutabilmente che le polveri causano la coagulazione patologica del sangue. Sottolineasti con veemenza la logica ferrea dei nostri risultati. Parlammo, e io che volevo sapere di te dovevo continuare a parlare di me, perché tu volevi sapere e la tua condizione doveva passare in secondo piano.

Fu solo dopo un bel po’, quasi per dovere di ospitalità, che mi raccontasti della malattia, e lo facesti con un distacco non di superiorità come fanno gli eroi fasulli dei libri ma con la vena malinconica, cui tu aggiungesti un pizzico delicato d’ironia, di chi conosce la fragilità dell’uomo, la forza impietosa della Natura, l’ingenuità di chi pretende di opporsi a lei con trattamenti peggiori del male.

Poi chiedesti a Rosanna di consegnarmi una copia del tuo testamento biologico e lei uscì dalla stanza, andò a prenderlo e me lo consegnò come se quell’atto terribile fosse la cosa più naturale del mondo. Certo: che c’è di più naturale della morte? Eppure a quell’atto naturale e necessario io mi accorsi che non ero pronto.

Da oggi, amico Roberto, non ci sei più o, almeno, non sei più con noi con la tua parola pacata e puntuale che non lasciava spazio alle interpretazioni. Io non so se mi senti né so se ora, uscito da questo assaggio d’inferno, hai interesse per l’effimero come è effimero tutto quanto calpesta il palcoscenico su cui ci affanniamo. Non lo so ma io, nel tuo nome, ti prometto che cercherò d’imitare l’esempio che ci hai regalato.

Ognuno di noi cerchi di meritarti almeno adesso.

Ciao, Roberto. Che la terra ti sia leggera.

Stefano e tutti quelli che condividono questi concetti Mb

 

 

 

Grillo - Montanari - Battibecco su FaceBook

 

Con riferimento alla telefonata di oggi le trasmetto per conoscenza alcune righe trascritte da FB.

 

Cordiali saluti,

Roberto Topino

 

P.S.: Temo che chi non ha argomenti creda di compiacere Beppe Grillo e di mettersi in vista denigrando Stefano Montanari.

Avrei una lunga lista di detrattori... (grillini e non) che sicuramente non fanno un buon servizio neanche a Grillo.

La materia delle patologie da nanopolveri è complessa, va studiata a fondo con le dovute nozioni di medicina, fisica, chimica.

Bisogna lasciar parlare gli esperti veri in discipline scientifiche!

 

 

 

Sonia Toni

povero montanari! vittima dei complotti di grillo, della bortolani, dell'università di urbino, della sfiga cosmica e soprattutto, delle sue balle per le quali gli stanno piovendo addosso una valanga di denunce. le sue argomentazioni sono ineccepibili per chi sta a sentire solo lui e non si chiede nemmeno cosa ci avrebbe guadagnato tutta 'sta gente a "rubargli" il microscopio. ah già, hanno preso soldi da chi costruisce inceneritori...

Isabella Zanotti

e povera anche te sonia
a quanto leggo e su molti portali
compari solo se si parla di montanari
tra l'altro per parlarne male...
mahh

Roberto Topino

Per Sonia. Io stimo tutti: Grillo, Montanari e anche te, Sonia, collaboro al tuo sito Scienza verde, che usa i miei video.
Montanari è uno scienziato e Grillo ha dato una notevole rilevanza alle sue scoperte e a quelle di Antonietta Gatti, sua moglie. Insieme Grillo e Montanari erano imbattibili e spero che prima o poi si rimettano d'accordo.
Mi dicono che Grillo non ne vuol sapere... però preferirei sentirlo dire da lui. Non gli mancano sicuramente le capacità comunicative.

 

 

 

Un termovalorizzatore davanti alla Facoltà di Agraria a Torino?
 

Roberto Topino, medico specialista in Medicina del Lavoro.
Possibili ricadute sulla salute pubblica di un impianto di termodistruzione dei rifiuti.

Università di Torino - Facoltà di Agraria

Giovedì 25 marzo 2010, ore 16.00
aula C del complesso didattico
(via Leonardo da Vinci 44, Grugliasco)

 

Un termovalorizzatore davanti alla Facoltà di Agraria a Torino? 1-4

http://www.youtube.com/watch?v=GdhnfSluSgE

Un termovalorizzatore davanti alla Facoltà di Agraria a Torino? 2-4

http://www.youtube.com/watch?v=RLLUljxA_28

Un termovalorizzatore davanti alla Facoltà di Agraria a Torino? 3-4

http://www.youtube.com/watch?v=5YRvUUlwR4I

Un termovalorizzatore davanti alla Facoltà di Agraria a Torino? 4-4

http://www.youtube.com/watch?v=AxmfA6Yp-4Q

 


 

 

 

 

Ho constatato lo scarico nella Dora Riparia di un liquido giallo da un condotto, che si trova poco a valle del ponte di via Livorno (ponte Amedeo IX) a Torino.

Avevo già notato in passato lo scarico di liquido giallo, ma in misura inferiore.

Cordiali saluti.

Roberto Topino

10.02.10

 

dal dr.TOPINO

ECCO LE FOTO DEL LAGHETTO DEI VELENI DELLA TERNI-RIETI

21 Febbraio 2010 15.05 - di Adriano Lorenzoni - Fonte: Terni in rete - cod.218090

 

Il laghetto al cromo esavalente della Terni-Rieti

 

Sembra acqua limpida ma era un veleno

 

Siamo venuti in possesso delle foto del famigerato laghetto dei veleni scoperto durante i lavori della Terni-Rieti. Se ne era parlato tanto nel giugno scorso in seguito ad una inchiesta del settimanale L'Espresso, lo ricorderete. Secondo la giornalista che scrisse l'articolo quella sorta di laghetto era lungo 30 metri, largo 15 e profondo più di 3. Gli esperti si potranno ora regolare vedendo queste immagini che pubblichiamo. Sempre secondo la giornalista dell'Espresso quel laghetto conteneva 1.400 metri cubi di autentico veleno: cromo esavalente. Le immagini ci mostrano il prima e il dopo. Prima con l'acqua verde smeraldo e dopo il prosciugamento, vuoto. Il GIP di Terni, Maurizio Santoloci, ordinò, nel luglio scorso, il sequestro del cantiere della Terni-Rieti per accertare la veridicità delle notizie emerse e individuare dove erano state sversate le acque velenose. La polemica investì anche l'ARPA che si difese sostenendo che quando autorizzò il prosciugamento del laghetto il cromo non era più esavalente ma trivalente che non è pericoloso per la salute. Resta il mistero di come il cromo esavalente si sia potuto trasformare in trivalente. O, forse, non è un mistero.

 

http://www.terninrete.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=218090#top

Carichi sospesi non trattenuti, operai senza cinture che scivolano sul tetto, nuvole di polvere di amianto sollevate con le scope.
Tutto accade sulla testa dei cittadini e dei lavoratori degli uffici della circoscrizione 2 di Torino.
Guardate i filmati... 

http://www.youtube.com/watch?v=6hAz4zZL1zI
http://www.youtube.com/watch?v=ExUohLgPTF8

«Stoppani» prova a passare dal cromo all’acqua pura

di Redazione

 

Si chiama Eco1 ed è il nuovo impianto di depurazione delle falde acquifere creato all'interno dell'ex stabilimento Stoppani di Cogoleto nell'ambito dei lavori di riqualificazione dell'area dove sorgeva la ex «fabbrica della vergogna», la bomba ambientale che per decenni ha avvelenato indisturbata acque, terreni circostanti e un litorale, quello tra Cogoleto e Arenzano, dove ancora oggi le pietre sulla spiaggia, se capovolte, si rivelano di un colore giallo-fosforescente certamente poco rassicurante.

L'impianto, che sostituisce un depuratore ormai obsoleto, servirà a purificare le acque interne alla fabbrica nell'intento di salvare la falda sottostante, dove sono stati rilevati livelli d'inquinamento da cromo esavalente 6mila volte superiori ai limiti.

Il nuovo macchinario, che promette di depurare in un anno fino a 1.051.200 metri cubi d'acqua e fanghi grondanti cromo, è stato inaugurato ieri mattina all'interno dell'ex stabilimento alla presenza del Commissario delegato all'emergenza Stoppani ed ex Prefetto di Genova Annamaria Cancellieri, del presidente della Provincia Alessandro Repetto e dei sindaci di Arenzano e Cogoleto, Luigi Gambino e Attilio Zanetti.
Costato 2 milioni e 600mila euro, Eco1 è stato realizzato grazie a finanziamenti provenienti dal Ministero dell'Ambiente e dalla Regione Liguria, grazie ad un lavoro di sinergia tra Stato ed enti locali che il commissario Cancellieri non esita a definire vincente.

L'opera è un record nel record: realizzata dalla ditta Servern Trent Italia che è riuscita a mettere in piedi, in meno di 150 giorni, un impianto tecnologicamente avanzatissimo, Eco1 permetterà, nell'arco di 12 mesi, di recuperare fino a 19 tonnellate di cromo 6, sostanza cancerogena solubile in acqua e per questo difficilmente intrappolabile, che altrimenti finirebbero disperse nell'ambiente.

L'impianto tratta le acque sporche di falda, quelle derivanti dalla pulizia dei piazzali e quelle di lavaggio dei camion in uscita.

All'interno delle vasche di reazione dove vengono pompati, i fanghi vengono mescolati ad alcuni reagenti che permettono di far precipitare il cromo 6 trasformandolo in cromo 3, non tossico e in forma di sali facilmente smaltibili.

Una volta separati i cristalli di cromo dal liquame «un analizzatore automatico effettua le misurazioni finali dei livelli di ph, redox e cromo6 nell'acqua in uscita»: un solo valore fuori norma e il liquame automaticamente viene rispedito all'inizio del processo.

«Quest'opera - ha affermato Annamaria Cancellieri - è una risposta efficiente e moderna che sostituisce un impianto, l'Eco 2, obsoleto e non adatto ad assolvere a un impegno che dovrà durare ancora anni».

Insomma, il percorso è ancora lungo anche se c'è già chi pensa al futuro dell'area, come i sindaci delle due cittadine attigue. «Abbiamo già dato l'incarico per il piano urbanistico comunale - dichiara Attilio Zanetti, sindaco di Cogoleto - noi puntiamo sull'insediamento di attività produttive anche se al momento l'aspetto primario è la riqualificazione ambientale.

Già entro il 2010 verrà bonificata buona parte della spiaggia di Cogoleto».

«Questa è una risposta importante - sottolinea infine il commissario Cancellieri - perché servirà a bonificare e rendere accessibili gli arenili, restituendo il mare, che in questi anni è stato inavvicinabile, alla collettività».

 

http://www.ilgiornale.it/genova/stoppani_prova_passare_cromo_allacqua_pura/29-01-2010/articolo-id=417662-page=0-comments=1


 

 

Il Cromo a Tezze sul Brenta      
Pubblicato da Redazione web   
22-02-2010
 
Cromo esavalente: il Tribunale penale di Bassano decide per l' imputazione coatta dei responsabili delle ex Tricom di Tezze sul Brenta per omicidio plurimo colposo per le morti dei lavoratori.


Esemplare e complessa questa vicenda processuale nella quale sono stato coinvolto come Perito di parte lesa (CTP) assieme ai colleghi Celestino Panizza, Medico del Lavoro a Brescia, e Dario Miedico, specialista in Igiene ed Epidemiologia a Milano.
E' un un vero disastro ambientale quello provocato dal rilascio di Cromo (VI) e di altri pericolosi inquinanti ad opera di varie Industrie Galvaniche tra le quali la ex-Tricom di Tezze sul Brenta, disastro che ha interessato una vasta area del Padovano e del Vicentino tra Bassano, Cittadella e Rosà.

Nel 2006 presso la ex-Tricom lo Spisal e la Polizia Giudiziaria di Bassano accertano una situazione di gravissima incuria nel reparto cromatura di questa fabbrica, alla quale hanno fatto seguito i decessi per cancro polmonare di numerosi addetti. Una indagine epidemiologica del Dicembre 2003 sugli operai e impiegati tecnici del reparto, con almeno 6 mesi di lavoro nell'azienda e presenti tra Gennaio 1968 e Dicembre 1994, condotta da Merler, Sarto (SPISAL di PD), aveva accertato un gravissimo eccesso di mortalità per tumori al polmone tra i lavoratori, rispetto all'incidenza "storica" in Italia e nel Veneto.

Il lavoro segnalava che, già nel 1982, indagini citogenetiche condotte da Sarto, Stella e dal sottoscritto e pubblicate su importanti riviste internazionali, avevano evidenziato, nelle cellule del sangue periferico (linfociti) degli operai delle Galvaniche del Bassanese, Tricom compresa, aumenti rilevanti e statisticamente significativi di aberrazioni cromosomiche classiche e di scambi tra cromatidi fratelli, rispetto a controlli non esposti a Cr (VI) e con pari abitudine al fumo di tabacco.

La Procura di Bassano iniziava nel 2006 un procedimento penale nel quale si costituivano come parti lese i famigliari delle vittime. Consulenti del Tribunale venivano nominati il Prof. Erminio Clonfero, Ordinario di Medicina del Lavoro a PD, e l'Ing. Gianandrea Gino, Igienista Industriale di MI. Il sottoscritto, assieme ai colleghi Panizza e Miedico, venivano chiamati nel Giugno 2008 a processo già avviato e quando la situazione appariva gravemente compromessa. Infatti i CTU Clonfero e Gino, pur riconoscendo la gravissima situazione ambientale nella quale si era svolto per molti anni il lavoro nel reparto cromatura, anziché tenere conto dei dati epidemiologici esistenti e, in particolare, di quelli documentati da Merler e Sarto, aggiornandoli al momento della loro perizia (per cui il rischio relativo di cancro al polmone risultava quintuplicato rispetto all'attesa) avevano attribuito rilevanza preminente al fumo di sigaretta col risultato di rendere praticamente irrilevante, ai fini dell'eziologia del cancro al polmone, l'esposizione lavorativa ai cancerogeni ambientali presenti nel reparto (Cr (VI), ma anche Nichel, Piombo e fumi di saldatura).

Su queste basi, il Pubblico Ministero Dott. Parolin aveva già formulato la richiesta di archiviazione.

Con i colleghi Panizza e Miedico abbiamo steso la nuova perizia di parte lesa, contestando puntualmente e con ampia documentazione tutte le affermazioni dei CTU e fornendo al Giudice una analisi critica dettagliata della letteratura sull'argomento. Nell'udienza pubblica del luglio 2008, a fronte delle contestazioni alla sua perizia formulate in aula dal sottoscritto, il Prof. Clonfero dapprima si rifiutava di rispondere "avendo cose più importanti di cui occuparsi" e si dimetteva dall'incarico. Poi, spinto dalle pressioni dei legali degli inquisiti, accettava di rispondere, ma solo per iscritto e mantenendo la sua posizione iniziale.

A questo punto il GIP Morandini si riservava di decidere a fronte della richiesta di archiviazione del processo da parte del P.M. Parolin, richiesta giustificata in quanto, a suo dire, non c'erano ragioni sufficienti per discostarsi dalle conclusioni della perizia dei CTU. La situazione sembrava definitivamente compromessa quando, a sorpresa, nel luglio 2009 il GIP rigetta la richiesta di archiviazione, ritenendo che la superficialità, incoerenza, contraddittorietà, nonché la mancanza di riscontri scientifici delle conclusioni rassegnate dai periti imponevano la nullità della perizia nella parte medico-legale.

Ulteriori censure del GIP alla perizia dei CTU Clonfero e Gino riguardavano:
1)l'avere omesso di considerare l'effetto sinergico del Cr (VI) con altri composti cancerogeni presenti nelle lavorazioni di cromatura;
2)il non aver considerato lo studio epidemiologico di Merler e Sarto condotto sulla medesima coorte di operai;
3)il non aver dato peso alle lesioni anche gravi (perforazione del setto nasale, iperplasie e metaplasie degli epiteli respiratori, broncopneumopatie croniche ecc. ) tipiche dell'esposizione a Cr(VI), manifestatesi sin dal 1977 tra gli operai;
4)l'aver trascurato i dati relativi alle concentrazioni del Cromo e del Nichel nel sangue e nelle urine degli operai, superiori ai valori di riferimento per la popolazione generale e in molti casi significativamente aumentate tra l'inizio e la fine del turno lavorativo.

Il GIP concludeva evidenziando come fosse ragionevole ritenere nella prolungata esposizione dei lavoratori al Cr (VI) e agli altri composti nocivi la causa dell' insorgenza della patologia e stabiliva la necessità di procedere a nuovo accertamento peritale.

A questo punto si verificava un secondo colpo di scena: il GIP Morandini veniva assegnato ad un altro ruolo e gli subentrava nella causa la Dott.ssa Trenti la quale, dopo aver revocato l'ordinanza del GIP Morandini relativa ad una nuova perizia, e a fronte di una ennesima richiesta di archiviazione del PM Parolin (nonostante quanto sopra già concluso dal GIP Morandini!), a fine Dicembre 2009 disponeva l'imputazione coatta per 3 dei 4 responsabili dell'azienda indagati, che sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo plurimo (sei degli otto casi di cancro polmonare) e lesioni gravi a carico degli operai della Tricom.

Ancora una volta, a fronte di una situazione che non consentiva dubbi circa la relazione causale tra esposizione lavorativa e insorgenza di patologie cancerose, solo una perizia ben documentata dei consulenti di parte ricorrente, la presenza di un Giudice interessato e attento alle argomentazioni proposte, la pressione costante della popolazione e l'interesse della stampa locale hanno permesso di superare una situazione resa molto difficile dalla insipienza e/o malafede dei periti incaricati dal Tribunale e dalla colpevole ostinazione di un Pubblico Ministero che sembra aver dimenticato che il suo ruolo è quello di pubblico accusatore e non del "difensore aggiunto" degli inquisiti!

Nel frattempo si sono concluse favorevolmente per i ricorrenti anche la causa civile per danno ambientale (CTP Prof. Soffritti) e quella civile davanti al Giudice del Lavoro di Bassano ce ha stabilito un risarcimento di 800.000 euro per gli eredi di uno degli operai della Tricom, morto per cancro polmonare.

Prof. Angelo Levis

(Tratto da Ecopolis, newsletter socio ambientale di Legambiente Padova)
 

 

COMUNICATO  STAMPA*

 

Il *Comitato contro l'inceneritore di Montale*, dopo aver ripetutamente sollecitato senza successo Amministrazioni e Organi competenti ad eseguire controlli biologici e sanitari sulle persone da sempre residenti nelle vicinanze dell'inceneritore, ha provveduto, a proprie spese, ad eseguire in laboratorio accreditato la ricerca di inquinanti ambientali su campioni di latte materno di mamme residenti in area di ricaduta dell'impianto.

I risultati sono stati presentati dalla Dott.ssa  Patrizia Gentilini al Convegno tenutosi il 22 u.s. a Pistoia, dal titolo: "La nostra salute, quanto dipende da noi stessi, quanto dal dottore e quanto da chi ci amministra?"

Dal Convegno é emerso che le analisi hanno confermato la presenza di diossine nei campioni di latte materno esaminati, come già noto dalla letteratura, e di particolare interesse è stato il riscontro di PCB che in entrambi i campioni di latte materno hanno infatti impronte digitali (profili emissivi) del tutto sovrapponibili a quelle riscontrate dalle indagini dell'ASL nelle carni di pollo e a quelle riscontrate nelle emissioni dell'inceneritore da ARPAT e dallo stesso  gestore, a dimostrazione di quella che è la causa preponderante dell'inquinamento esistente nella zona della piana.

Le inopportune affermazioni date a suo tempo dalle Istituzioni circa la totale assenza di PCB nelle emissioni dell'inceneritore di Montale e già smentite dalle  analisi sulle emissioni stesse, trovano ora ulteriore smentita sulla base di indagini  che i cittadini, di tasca loro, hanno provveduto ad eseguire, a dimostrazione, ancora una volta, che tutto ciò che esce dai camini si ritrova nel nostro stesso corpo.

Il Comitato, nel sollecitare gli organi di controllo ad esercitare il ruolo che la legge loro affida, ribadisce la propria volontà di proseguire comunque in questo tipo di analisi i cui risultati saranno sempre prontamente comunicati alla cittadinanza.

Il Comitato invita tutti coloro che hanno a cuore la salute a contribuirvi  concretamente scrivendoci al <no.incenerit-montale@tele2.it>

 

COMITATO CONTRO L'INCENERITORE DI MONTALE

 

P.S.: c'è anche una slide sul latte materno che pesa circa 3 MB, a disposizione dei richiedenti.

 

 

 

Trivelle e arsenico nella falda acquifera a Sant'Antonino

L’unico dato certo è che c’è dell’arsenico nell’acqua...

Tutti gli altri quesiti, per quanto mi risulta, sono senza risposte!

In ogni caso fare buchi in una falda contaminata mi sembra almeno discutibile.


Sembra che quest'estate abbiano installato una centrale di pompaggio dall'acquedotto alla sorgente incriminata e quindi di fatto abbiano "diluito" l'arsenico. Sembra, ma bisognerebbe verificare bene,

IL CANTIERE - notate il rispetto delle norme di sicurezza e della 626! Ma tanto erano extracomunitari! Forse in nero.

21/05/2009

Ho ripreso un vecchio messaggio del 2008, c’è qualche aggiornamento o siamo ancora nel BanglaTAV?

 Inviato: Domenica 31 agosto 2008, 23:21:40
Oggetto: [assembleapermanente] Arsenico nell'acqua a Sant'Antonino - Val di Susa - TAVnam o BanglaTAV?

http://www.lenntech.com/italiano/elementi-e-acqua/arsenico-e-acqua.htm

Gli effetti sulla salute relativi all'arsenico non sono solitamente acuti, ma comprendono principalmente cancro, soprattutto della pelle. L'arsenico può causare peso basso alla nascita e aborto spontaneo. L'arsenico in acqua potabile è una questione di importanza globale, quindi il limite legale è stato diminuito a 10 μg/L. Questo limite legale non è soddisfatto in paesi quali Vietnam e Bangladesh (n.d.r. Val di Susa), dove milioni di persone consumano acqua potabile con un contenuto arsenico superiore ai 50 μg/L. Questo problema provoca effetti sulla salute cronici di lunga durata, come malattie della pelle, cancro della pelle ed i tumori ai polmoni, alla vescica, a reni e fegato.

L'arsenico metallico è trattato in leghe di rame ed acciaio, per esempio per aumentare la durezza.

Chi ha ottenuto i dati sul cromo esavalente, ha dovuto insistere per circa un anno.

Credo che sarà difficile ottenere altri dati.

Il sindaco di Sant'Antonino, quale autorità sanitaria locale, dovrebbe sapere tutto e dovrebbe fornire tutte le informazioni ai cittadini.

Cordiali saluti a tutti

Roberto Topino

P.S.: TAVnam o BanglaTAV?

Esiste un decreto ministeriale del 31.12.2007 che consente alla regione piemonte di disporre deroghe alle caratteristiche di qualità delle acque destinate al consumo umano.

la premessa del decreto dice

Viste le motivate richieste della regione Piemonte circa la necessità di un ulteriore periodo di deroga,

quindi immagino che non sia la prima volta,

cmq all'articolo 1 è scritto

1.  La regione Piemonte può stabilire il rinnovo della deroga ai valori di parametro fissati nell'allegato I, parte B del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, già concessa per il parametro arsenico, entro il Valore Massimo Ammissibile (VMA) di 50 µg/l ai comuni di Locana, S. Antonino di Susa, Pamparato e Pietraporzio.

il valore di parametro per l'arsenico è di 10 µg/l ,

quanto ce n'è realmente a S.Antonino?

chiedo al dr. Topino (che se ne intende) se sà cosa ha fatto la regione piemonte e se sà da quanti anni và avanti sta cosa.

allego il testo completo del decreto perchè ha dei punti interessanti (in base ai quali la popolazione di s.antonino dovrebbe essere informata)


D.M. 31 dicembre 2007   Pubblicato nella Gazz. Uff. 19 febbraio 2008, n. 42

Disciplina concernente le deroghe alle caratteristiche di qualità delle acque destinate al consumo umano che possono essere disposte dalla regione Piemonte
 

IL MINISTRO DELLA SALUTE

di concerto con

IL MINISTRO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Visto l'art. 13 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, relativo alla qualità delle acque destinate al consumo umano, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 52 del 3 marzo 2001;

Viste le motivate richieste della regione Piemonte circa la necessità di un ulteriore periodo di deroga, al fine di dare attuazione ai provvedimenti necessari per ripristinare la qualità dell'acqua;

Visto il valore massimo ammissibile fissato dal Consiglio superiore di sanità nella seduta del 22 novembre 2007;

Considerato che, ai sensi del comma 11 del succitato art. 13, la popolazione interessata deve essere tempestivamente e adeguatamente informata circa le deroghe applicate e delle condizioni che le disciplinano e che, ove occorra, la regione o provincia autonoma deve provvedere a formare raccomandazioni a gruppi specifici di popolazione per i quali la deroga possa costituire un rischio particolare;

Considerato che la valutazione di non potenziale pericolo per la salute umana viene effettuata comprendendo anche la quantità di parametro eventualmente assunta con gli alimenti, sia preparati in ambito domestico sia in industrie alimentari che distribuiscono i loro prodotti esclusivamente nell'ambito geografico ricompreso dal provvedimento di deroga;

Decreta:

Art. 1.

1.  La regione Piemonte può stabilire il rinnovo della deroga ai valori di parametro fissati nell'allegato I, parte B del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, già concessa per il parametro arsenico, entro il Valore Massimo Ammissibile (VMA) di 50 µg/l ai comuni di Locana, S. Antonino di Susa, Pamparato e Pietraporzio.

2.  Il suddetto valore massimo ammissibile può essere concesso fino al 31 dicembre 2008.

3.  L'eventuale rinnovo è vincolato alla presentazione di documentazione dettagliata dello stato di avanzamento delle misure correttive e relativi interventi sul territorio, compreso il calendario dei lavori, la stima dei costi, la relativa copertura finanziaria, le metodiche e le tecnologie adottate.

4.  Sono escluse dai provvedimenti di deroga e sono comunque obbligate al rispetto dei limiti previsti dalla normativa, le industrie alimentari ad eccezione di quelle di tipo artigianale con distribuzione del prodotto in ambito locale. Si rimanda alle autorità competenti la valutazione di ulteriori esclusioni e/o limitazioni temporali.

5.  La Regione deve provvedere ad informare la popolazione interessata in attuazione del disposto di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, art. 13, comma 11, relativamente alla elevata concentrazione del predetto valore e deve fornire consigli a gruppi specifici di popolazione per i quali potrebbe sussistere un rischio particolare.

Delle iniziative adottate dovrà essere data informazione al Ministero della Salute.

Art. 2.

1.  Fermi restando il valore massimo ammissibile di cui all'art. 1, nell'esercizio dei poteri di deroga di cui all'art. 13 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, l 'Autorità regionale è tenuta, in relazione alle specifiche situazioni locali, ad adottare i valori che assicurino l'erogazione di acqua della migliore qualità possibile.

2.  Tutti i valori massimi ammissibili possono essere oggetto di immediata revisione a fronte di evidenze scientifiche più conservative.

Art. 3.

1.  L'esercizio delle deroghe, comunque limitate nell'ambito delle prescrizioni degli articoli 1 e 2, è subordinato all'osservanza delle disposizioni di cui all'art. 13 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31.

2.  La Regione Piemonte , entro il 30 giugno 2008 deve presentare al Ministero della salute e al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare una relazione sulla situazione relativa all'attuazione dei piani di risanamento previsti, comprensiva dei risultati degli interventi effettuati nell'anno precedente ed un dettagliato programma di quanto previsto negli anni seguenti, corredata dei costi e della copertura finanziaria.

Art. 4.

1.  Il provvedimento di deroga ed i relativi piani di intervento sono trasmessi nel rispetto delle modalità previste dall'art. 13, comma 8, del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31.

Art. 5.

Il presente decreto entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

 

La Stampa di oggi, senza mai nominarmi, utilizza una fotografia tratta da un mio filmato e alcune mie frasi per un articolo sull’ennesimo caso di tumore da amianto riscontrato tra i lavoratori del grattacielo della RAI di via Cernaia a Torino.

Colgo l’occasione per aggiungere alcuni dati che potrebbero essere utili a chi di dovere.

Il grattacielo della RAI è stato realizzato con abbondante uso di amianto applicato a spruzzo (sette chilogrammi per metro quadro) o mescolato al cemento e al vinile.

Amosite 85% - 95% per il friabile floccato sulle strutture di acciaio e crisotilo 28% con tracce di amosite per il compatto (tubazioni, pavimenti).

Di seguito è possibile esaminare un monitoraggio della dispersione di fibre di amianto.

Dati alla mano, si può constatare che un dipendente della RAI può respirare fino a 825 (ottocentoventicinque) fibre di amianto ogni ora di lavoro.

Trattandosi di campionamenti ambientali e non personali, eseguiti una sola volta in una struttura notoriamente soggetta a vibrazioni e nella quale l’amianto è stato applicato a spruzzo, quindi altamente friabile, il rischio effettivo potrebbe essere più elevato.

In questi casi le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale.

Il monitoraggio ambientale consente essenzialmente di misurare la concentrazione di fibre presente nell'aria al momento del campionamento, senza ottenere alcuna informazione sul pericolo che l'amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato nel corso delle normali attività (Decreto Ministeriale del 06/09/1994).

Allego l’articolo de La Stampa , alcuni dati sui rilievi di amianto all’interno dell’edificio e il link al filmato “Amianto e tumori alla RAI di Torino” e all’articolo di Diario Prevenzione Magazine.

Cordiali saluti

Dott. Roberto Topino

http://www.diario-prevenzione.net/diarioprevenzione/html/modules.php?name=News&file=article&sid=1431

http://www.youtube.com/watch?v=oXI9r-kuN88  

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/113572/

cronaca

08/01/2010 - giustizia

Un dirigente Rai morì a causa dell'amianto. Indagati 20 direttori

La sede Rai di via Cernaia attorno a cui fa perno l'inchiesta 

Lavorava nel Palazzo di via Cernaia

alberto gaino

torino

Per la morte di un dirigente in pensione - mesotelioma pleurico la causa - sono stati indagati una ventina fra direttori e vicedirettori generali Rai che dal 1967 al 1999 si sono alternati nelle funzioni di datori di lavoro con responsabilità sulla sicurezza delle sedi dell’ente televisivo di Stato e dei suoi dipendenti. In quell’arco di tempo G. T. ha lavorato nel «grattacielo Rai» di via Cernaia 33, costruito negli anni 60 con l’uso di manufatti in amianto per coibentare l’edificio e in parte insonorizzarlo. G.T. è la prima vittima Rai di questo flagello.

Altri 4 casi torinesi sono allo studio degli epidemiologi dopo la segnalazione dell’Osservatorio sui tumori professionali a Guariniello di un possibile rapporto di causalità fra le loro malattie e l’aver lavorato per un certo periodo di tempo nel grattacielo. G. T. aveva 70 anni quando è deceduto il 12 luglio scorso. Era in pensione dal 1999 dopo essere diventato dirigente Rai dieci anni prima. Nell’azienda era entrato nel 1962 e, dopo cinque anni al centro meccanografico di via Luisa del Carretto, era stato trasferito in via Cernaia. Là ha trascorso ogni giorno lavorativo per 32 anni. Ieri gli avvocati Sergio Bonetto e Carlo Marengo hanno presentato un esposto per conto della vedova e dei figli.

Guariniello procede per omicidio colposo. Già nel 1992 morì un dipendente di un’impresa che aveva appaltato parte dei lavori di coibentazione del palazzo nel 1964: Leonardino Terlengo. Il datore di lavoro venne condannato nel 1995 per omicidio colposo, e in quell’occasione Guariniello commentò: «Si è stabilito il principio che anche trent’anni fa si conoscevano i rischi dell’amianto e che vi si doveva ovviare». In appello, tuttavia, l’imprenditore venne assolto. La Cassazione annullò la sentenza. Nuovo processo di secondo grado e quella volta si condannò. Il giudizio venne confermato dalla Suprema Corte e divenne definitivo.

«Quel tormentato iter giudiziario ha contribuito a consolidare la giurisprudenza - rammenta ora Guariniello - sul nesso di causalità fra esposizione all’amianto e tumori di origine professionale». In questi anni nella sede Rai di via Cernaia, in attesa della chiusura, sono stati apportati interventi di tamponamento rispetto alla presenza di amianto. Dal sito “Diario prevenzione magazine”: «Un caso emblematico è quello del grattacielo Rai di via Cernaia a Torino, costruito negli anni 60. All’epoca i grattacieli venivano realizzati utilizzando l’amianto in funzione di coibente ed insonorizzante. L’amianto veniva applicato a spruzzo sulle strutture portanti e sulle pareti. Prima si spruzzava una colla a base di lattice e successivamente veniva spruzzato l’amianto in polvere fibrosa per uno spessore di circa tre centimetri. La quantità di impasto di amianto era di di sette chilogrammi per metro quadro di infissi. Gli operai del cantiere di costruzione hanno raccontato che, durante la lavorazione, le fibre di amianto si disperdevano in via Cernaia».

L’avvocato Bonetto, specializzatosi in questo genere di processi, ricorda che «tutte le grandi costruzioni in metallo degli anni 60 presentano questo rischio per la salute. La sede della Rinascente di via Lagrange è stata bonificata. Altri palazzi no».

 

 

 

 

Accordi Italia-Francia sul nucleare.

I soldi ai francesi e i bidoni a noi.

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article6301

 

Buone Feste!

Roberto Topino 24.12.09

 

 

 

 

Bonifica amianto alla Cascina Giaione, uno scandalo cittadino sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini.
Tutto documentato nero su bianco.
Cordialmente
Dott. Roberto Topino

 

IL REGNO DELLE DISCARICHE. L'associazione Collina dei Castagni e Legambiente insistono invece sulla devastazione già perpetrata: a Montichiari sono presenti «Cava Verde» di Asm (rifiuti urbani per 3.530.000 mc aperta fino al 2011); Vals.Eco 1 (speciali e tossico-nocivi, 1.805 mila mc, in esaurimento), Vals.Eco 2 (speciali e tossico-nocivi, 950.000 mc). Risultano esaurite la «Monti.Ri .Am. 1» (746.000 mc), «Monti.Ri.Am. 2» (300.000 mc), la «Pulimetal » (2.091.057 mc), «Se.Ac 1» (75.124 mc) e «Se.Ac 2» (100 mila mc). In avanzata fase di definizione le richieste Gedit (960.000 mc, la Regione ha già espresso parere favorevole alla Via), Ecoeternit (960.000 mc, Via regionale), Bernardelli inerti (871.000 mc, Via regionale favorevole), Cava verde 2 Montichiariambiente (2 milioni di mc) e la domanda di Aprica Brescia per la realizzazione di un impianto di recupero ceneri pesanti da termoutilizzatore, con capacità di lavorazione di 250.000 t/anno. Infine le discariche presenti (e future) di Calcinato e Castenedolo.



http://www.bresciaoggi.it/stories/Provincia/105703__quellimpianto_per_lamianto_emetter_troppe_diossine/

 

«Quell'impianto per l'amianto emetterà troppe diossine»

 

MONTICHIARI.

Fioccano osservazioni in Regione da Legambiente, associazioni e un privato.

Ma Aspireco sarebbe solo «la goccia che fa traboccare il vaso» in un territorio già devastato da milioni di tonnellate di rifiuti

 

20/11/2009

 

L'amianto fa ancora paura.

Fioccano osservazioni in Regione contro l'impianto progettato da Aspireco srl a Montichiari per l'inertizzazione di 240mila tonnellate/anno di amianto. Le più pesanti e dettagliate sono quelle del circolo locale di Legambiente, che ha affidato l'incarico a Marco Caldiroli di Medicina Democratica (già estensore delle osservazioni contro la centrale di Offlaga). Si aggiungono quelle dell'associazione castenedolese «La collina dei castagni» e quelle di un privato cittadino (proprietario della cascina Pasqua) che ha affidato lo studio al prof. Zanoni. Per tutti l'impianto sarebbe la «goccia che fa traboccare il vaso» in un territorio già devastato da una decina di discariche, che ha smaltito la bellezza di 10milioni di tonnellate di rifiuti. Un territorio su cui sono in fase di autorizzazione altre 4 discariche (una per l'amianto da 960mila mc); territorio oppresso dal traffico giornaliero di migliaia di veicoli, che vedrà passare anche la Tav (alta velocità) e la realizzazione di altri milioni di metri quadrati di cemento (centri commerciali e logistici, nuovi capannoni). Tutti sono d'accordo nel sostenere che, con l'impianto e la discarica Ecoeternit a Montichiari, si smaltirebbe in 10 anni la gran parte dell'amianto lombardo (2,7 milioni la stima).

Inquietanti e dettagliatissime le osservazioni inviate alla Regione dal dottor Caldiroli (che ha elaborato i dati ufficiali presentati dall' Aspireco): oltre a confutare nel dettaglio i dati, arriva al nocciolo della questione: il forno per vetrificare l'amianto emetterebbe una quantità spropositata di diossine. «Il limite di emissione per l'amianto (media giornaliera) sarebbe di 0,01 mg/Nmc ovvero 200 fibre/litro ma, dato ancor più preoccupante e inspiegabile, è un limite per le diossine di ben 0,01 mg/Nmc, ovvero un milione di volte superiore al limite applicato per l'incenerimento dei rifiuti (0,1 nanog/mc). L'incredibile dato sulle diossine è confermato dalla tabella E.1 dello Studio impatto ambientale (p. 72–p. 38 della relazione AIA) nella quale il proponente, come nulla fosse, stima una emissione permessa nelle condizioni di emissione dell'impianto proposto (emissioni E1 ed E2, per complessivi tre forni, compreso l'impianto mobile che diventa fisso) di ben 27,65 kg di diossine/anno. Ma anche i 2,76 kg/anno di amianto emesso non sono certamente ininfluenti».

Medicina Democratica poi denuncia sulle Via: «Appare ai più evidente come i pareri Via sui nuovi impianti per rifiuti nell'area vengano continuamente rilasciati in assenza di studi completi e indipendenti, che verifichino l'impatto sulla salute e sull'ambiente delle numerose discariche già esistenti». Inoltre non più rinviabile la necessità di introdurre un' analisi effettiva degli impatti cumulativi nella Via.

 

IL REGNO DELLE DISCARICHE. L'associazione Collina dei Castagni e Legambiente insistono invece sulla devastazione già perpetrata: a Montichiari sono presenti «Cava Verde» di Asm (rifiuti urbani per 3.530.000 mc aperta fino al 2011); Vals.Eco 1 (speciali e tossico-nocivi, 1.805 mila mc, in esaurimento), Vals.Eco 2 (speciali e tossico-nocivi, 950.000 mc). Risultano esaurite la «Monti.Ri .Am. 1» (746.000 mc), «Monti.Ri.Am. 2» (300.000 mc), la «Pulimetal » (2.091.057 mc), «Se.Ac 1» (75.124 mc) e «Se.Ac 2» (100 mila mc). In avanzata fase di definizione le richieste Gedit (960.000 mc, la Regione ha già espresso parere favorevole alla Via), Ecoeternit (960.000 mc, Via regionale), Bernardelli inerti (871.000 mc, Via regionale favorevole), Cava verde 2 Montichiariambiente (2 milioni di mc) e la domanda di Aprica Brescia per la realizzazione di un impianto di recupero ceneri pesanti da termoutilizzatore, con capacità di lavorazione di 250.000 t/anno. Infine le discariche presenti (e future) di Calcinato e Castenedolo.

 

Pietro Gorlani

 

 

 

 

 

Ambiente

Intervistati la Solvay, Fabbio e l'Arpa

Pericolo cromo: ne parlano Le Iene

 

Il cromo esavalente e la Solavy Solexis sono ritornate al centro dell'attenzione nazionale. Ieri sera è infatti andato in onda il servizio delle "Iene" di Italia 1 curato dall'inviato Luigi Pelazza nel paese di Spinetta Marengo e all'interno dello stabilimento, girate all'indomani dello "scoppio" del caso cromo esavalente. Sull'argomento sono stati sentiti i dirigenti della Solvay Solexis (il direttore generale Bigini, il responsabile dell'ufficio stampa Novelli e direttore del personale Bessone), i quali hanno dichiarato, tra le altre cose, che il famoso "pozzo otto" da cui veniva attinta l'acqua per alcune attività dei dipendenti e per la fornitura a molte famiglie di Spinetta, è stato chiuso nel 2008 per un'ordinanza del Sindaco Fabbio solo in via precauzionale.

 

Interpellato sulla questione, però, il Sindaco, autore dell'ordinanza, ha dichiarato che il pozzo è stato chiuso per la sua pericolosità e non in via precauzionale. Fabbio si è detto molto preoccupato per l'attività della fabbrica, non solo per quanto riguarda l'acqua, ma anche, e soprattutto, per l'aria; ha espresso la volontà di dotare il Comune al più presto di centraline per misurare questo tipo d'inquinamento.

 

Uguale il parere della Responsabile dell'Arpa Piemonte (Pavese) che ha dichiarato che finché non sarà effettuata una bonifica del terreno sottostante l'acqua sarà sempre inquinata.

Ma la preoccupazione che traspare dalle parole di molti abitanti del sobborgo alessandrino è, comprensibilmente, non solo quella dell'inquinamento, ma anche che la fabbrica possa chiudere, portando via quindi risorse e posti di lavoro. Gli abitanti, infatti, hanno sempre accettato volentieri la presenza della fabbrica, prima Montedison poi Solvay, in cambio di posti di lavoro e di acqua gratis.

 

Sotto, il video della puntata di ieri.

 

http://www.youtube.com/watch?v=6UQoo7LyByc

http://www.youtube.com/watch?v=qDYgVyIVs-I

 

28/10/2009

 

http://www.giornal.it/pagine/articolo/articolo.asp?id=26839

 

 

 

 

L'articolo contiene due fotografie con le terre contaminate dal cromo.
http://benicomuniumbria.noblogs.org/post/2009/10/20/terni-citt-dell-acciaio...-o-del-cromo-esavalente

Google Web Alert per: esavalente


Sabato 3 ottobre, in occasione della “Giornata per la salvaguardia del Creato” presso il convento di San Francesco a Susa, abbiamo parlato di alcuni problemi che ci riguardano: amianto, TAV, acciaieria, inceneritori...
Ho cercato di sintetizzare tutto quello che nessuno vi dice.
http://www.youtube.com/watch?v=nRsN7dhMtbI

Cordialmente

Roberto Topino

 

 

 

cronaca

21/10/2009 - SOLDI SPORCHI & APPALTI

Tav, Olimpiadi e Spina 3
i cantieri della ’ndrangheta

 

Il procuratore capo Gian Carlo Caselli: «Non c’è tracciabilità di un fiume di denaro»

In manette due pregiudicati e un commercialista: riciclavano soldi della droga

ALBERTO GAINO

Dalla droga al mattone. L’operazione più importante che sia mai stata fatta in Piemonte per il riciclaggio di denaro sporco ha portato in carcere, ieri, due affiliati a una cosca della ’ndrangheta trapiantati a Torino e diventati imprenditori nel settore edilizio: subappalti nella costruzione dei villaggi olimpici di Torino 2006 in via Giordano Bruno e nel Parco Dora, di palazzi sulla «Spina 3» del nuovo piano regolatore torinese, nella realizzazione del porto di Imperia. Anche il progetto di costruire un centro commerciale a Caulonia, Calabria, «il riciclaggio che non trascura la terra d’origine della cosca», scrive il gip Emanuela Gai nell’ordinanza di custodia cautelare.

L’edilizia in cui si tuffa la cosca a Torino e in Liguria è un’attività particolarmente redditizia - con la punta di 10 milioni di fatturato nell’anno olimpico - perché coinvolge il settore della carpenteria. Non più quello tradizionale di infiltrazione mafiosa negli appalti: «il movimento terra» nei cantieri.
Ilario D’Agostino, 47 anni, condannato per traffico di stupefacenti nel 2002 e contabile del boss di Ciminà, Antonio Spagnolo, controllava sino a ieri un’immobiliare (l’Ediltava di Rivoli), ora sotto sequestro, con un patrimonio di case e box auto valutato dalla Direzione investigativa antimafia di Torino in 6 milioni di euro.

Conferenza stampa del procuratore capo Gian Carlo Caselli, dell’aggiunto Sandro Ausiello e del dirigente Dia Gian Antonio Tore: «La società, costituita nel 1995, ha investito ingenti risorse economiche nell’acquisto di fabbricati e terreni senza che vi sia una tracciabilità di tutto quel denaro». Il riferimento esplicito è alla droga della cosca di Spagnolo e all’operazione «Stupor mundi» che ha portato dietro le sbarre, nel 2007, anche il boss: 250 chili di cocaina sequestrati, parte dei quali fra Torino e Novara.

Dà una mano a D’Agostino il nipote Francesco Cardillo. Con i due viene arrestato il loro commercialista di fiducia: Giuseppe Pontoriero, dal 2005 amministratore e socio unico di Ediltava, acquistata fittiziamente per soli 30 mila euro quando D’Agostino e nipote, condannati, possono essere sottoposti al sequestro dei loro beni. Occorre mettere al sicuro la «cassaforte». Pontoriero si presta.

Il commercialista aveva lo studio in corso Re Umberto 73, si defila spostandolo a Rivoli. Nell’hinterland torinese l’inchiesta della Dia e del pm Roberto Sparagna pesca e coinvolge altri due colletti bianchi: il notaio Carmelo Ceraolo e il revisore contabile Giuseppe Morena. Indagati di concorso in riciclaggio per aver predisposto falsi atti pubblici: Ceraolo i fittizi contratti di cessione, Morena l’irrisoria stima di 30 mila euro per Ediltava.

Altri indagati nel giro dei familiari di D’Agostino, fra i quali spiccano numerosi «imprenditori edili», alcuni promossi a quel rango dal mestiere di operaio o caposquadra. La Dia torinese - con i colleghi di Genova, Milano e Reggio Calabria, polizia, carabinieri e guardia di finanza - ha effettuato ieri 17 perquisizioni. Spiccano quelle alle sedi di Italia Costruzioni srl e della più «giovane» (costituita nel 2008) Reale Costruzioni srl. Gli investigatori sospettano che, con altre società del settore (indicate nell’ordinanza del gip), siano il braccio operativo dell’«impresa criminale riciclatasi nell’economia legale» dei subappalti privati e in particolare di opere pubbliche. Un’impresa «diffusa» che nell’anno delle Olimpiadi torinesi dava lavoro ad oltre 200 carpentieri. «Lavoratori che niente c’entrano con queste indagini», ci si preoccupa di precisare da parte di chi indaga. E in un certo senso pure loro vittime: molti venivano pagati in nero. Anche in quel caso con denaro, annota il gip, «privo di tracciabilità».

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/76691/

 

 

 

Sabato 3 ottobre, in occasione della “Giornata per la salvaguardia del Creato” presso il convento di San Francesco a Susa, abbiamo parlato di alcuni problemi che ci riguardano: amianto, TAV, acciaieria, inceneritori...

Allego i link della triste realtà della Società Italiana Amianto, un delitto perfetto, un fatto attuale del quale nessuno parla.

http://www.youtube.com/watch?v=iQieIO4cAlY

http://www.youtube.com/watch?v=vjPASNh6iwg

http://www.youtube.com/watch?v=Z0fmo-RRAjs  

Cordialmente

Roberto Topino 

Il cromo esavalente in provincia di Torino è un contaminante significativo soprattutto nelle falde

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/68211/

cronaca

03/10/2009 - INCHIESTA

Il Po resta da 6. "Meglio del 2000"

«E' diminuita la domanda di ossigeno: vuol dire che respira e riesce a mantenersi pulito»

L'Arpa: «Lo stato del fiume è sufficiente, negli ultimi 8 anni progressi significativi»

Jacopo D'Orsi - Torino

In 34 giorni, di acqua sotto i ponti ne è passata molta, eppure è rimasta più o meno la stessa. «Limpida e in buona salute», avevano spiegato lo scorso 4 agosto i tecnici dell’Arpa, l’agenzia regionale di protezione ambientale cui La Stampa ha commissionato un check-up mensile del Po. «Limpida e in buona salute», ripetono adesso, dopo il secondo esame dell’8 settembre. «Le differenze di centesimi su qualcuno dei parametri - spiega Carlo Bussi, dirigente responsabile della struttura di produzione del dipartimento locale di Arpa Piemonte - sono nel limite della variabilità normale». Dunque: solidi sospesi ai minimi storici, pH lontano dall’acidità, conducibilità e durezza nella media.

Buon segno. Lo stato del fiume dal punto di vista chimico è «sufficiente», sia a Moncalieri sia nel centro di Torino. «I confronti tra singole campagne - continua Bussi - non permettono valutazioni di tendenza. In ogni caso il Po, anche nel tratto cittadino, non presenta criticità legate alla contaminazione chimica e solo occasionalmente, a seguito di scarichi accidentali o dolosi, si verificano casi di contaminazione acuta». Il fiume è in grado di ripulirsi in brevissimo tempo. «Sul piccolo evento possono bastare anche 12 ore per cancellare le conseguenze di uno sversamento importante. Ricordo un paio d’anni fa il caso di un pigmento rosso che ha colorato l’acqua fino a Crescentino, provincia di Vercelli: in mezza giornata è sparito tutto. Di eventi catastrofici, fortunatamente, non se ne sono mai verificati: al massimo macchie di gasolio o detersivi, mai situazioni che abbiano impedito al fiume di riprendersi».

Tutte le spie da inquinamento restano spente. Valori praticamente identici a quelli di un mese fa per i solfati (indicatori di scarichi industriali), il fosforo (detersivi, lavaggi industriali, fertilizzanti) e il cromo esavalente, ancora inferiore al limite minimo individuabile dagli strumenti di laboratorio. «In provincia di Torino è un contaminante significativo soprattutto nelle falde, per via dell’industria, ma nel Po non è mai stato un problema». Anche l’azoto ammoniacale, l’unico parametro chimico (e quindi contemplato in questa analisi) collegabile alla principale malattia del fiume, l’enorme concentrazione di batteri (escherichia coli e non solo) dovuta a scarichi fognari non controllati, 80 volte superiore al limite fissato per la balneabilità (8000 unità formanti colonie per 100 ml, contro 100), è sotto controllo. «Tutti i valori sono in linea con la media degli ultimi quattro anni - conclude Bussi - ad eccezione dei nitriti, inferiori al minimo in entrambi i punti considerati. Ma, da solo, questo dato non permette alcuna valutazione». Solo l’ossigeno - indicatore di buona salute - è leggermente diminuito.

Il fiume si conferma sano. Lo è sempre stato? No, almeno negli ultimi dieci anni. Considerando (insieme con l’azoto ammoniacale) gli altri due parametri più significativi, la domanda biochimica (Bod5) e chimica (Cod) di ossigeno, in grado di certificare se e quanto il Po è in grado di «respirare e autodepurarsi», si scopre che dal 2000 (dati medi) ad oggi (media 2005-2008) si sono dimezzati, sia a Torino sia a Moncalieri. «Non si può concludere che l’inquinamento sia la metà di prima - commenta Bussi - ma certamente, considerato che riguarda tutti i punti e tutti i parametri, il miglioramento è significativo».

Il perché è presto spiegato. «Rispetto al passato i collegamenti degli scarichi al depuratore si sono evoluti e probabilmente ce ne sono di più, anche di acque bianche. Diverse aziende sono diventate più sensibili all’ambiente». Poi ci sono leggi. «La prima, la Merli, risale al 1976. Da allora i limiti sono cambiati poco, ma la norma è stata perfezionata e adattata a ciascun corpo idrico, tenendo conto delle sue caratteristiche». I benefici si vedono e si vedranno nel tempo. «Sempre che le leggi rimangano le stesse».

 


 

 

 

In Liguria, ad Arenzano è stato trovato un terriccio con l'identico colore di quello fotografato da voi presso la Spina 3 di Torino.
Mi scrive Gianni Bruno Tarantini del movimento "Mai più cromo".
"Il colore rosso è quello delle terre esauste di lavorazione del cromo. In questo sito, nel passato, se ne raccoglieva montagne di tonnellate e per un certo periodo veniva riversato in mare. Poi si venne a ricoprire il tutto e venne costruito il campo di calcio di Arenzano".
Anche se in un primo momento abbiamo pensato a terre di fonderia, alla luce di quanto ritrovato in Liguria nei pressi di una fabbrica di cromatura, credo che la didascalia "terre di fonderia" andrebbe corretta in "terre esauste di lavorazione del cromo".
Cordiali saluti
Roberto Topino

 

 

 

Cromo, fiori mutanti e operai morti

«Rovinati dalla fabbrica dei veleni»

Tezze, il sindaco apre lo stabilimento e lancia un grido d’allarme: «Falda compromessa, servono venti milioni per la bonifica»

 

TEZZE SUL BRENTA (Vicenza) — Se esistesse un dio dell’acqua, maledirebbe questo posto per l’eternità. Un capannone scheletrico e spettrale, cresciuto nel cuore del Veneto come una metastasi silenziosa, che galleggia sopra un inquietante mare color giallo: il giallo del cromo esavalente, che impregna a quintali il terreno sottostante la fabbrica abbandonata e avvelena la falda, penetrando fino a 25 metri di profondità. Era un’azienda galvanica, si chiamava prima Tricom e poi Pm. Raccontano che quando era in attività (dal 1973 al 2002) fosse una specie di inferno in terra: dentro, rumori incessanti e fumi mefitici che si alzavano dalle grandi vasche di lavorazione dei metalli, in funzione ventiquattr’ore su ventiquattro; fuori, nei giardini delle case circostanti, margherite mutanti che fiorivano in forme spaventose a causa - lo si accerterà poi - dei veleni filtrati nel terreno.

 

Oggi il capannone - manco a dirlo, coperto da un tetto in eternit - è un monumento cadente allo sviluppo economico, a volte sconsiderato e persino delittuoso, che in alcuni casi ha contraddistinto la tumultuosa crescita del Veneto. È un bubbone, questa fabbrica dismessa, che ora è in carico al Comune di Tezze sul Brenta. Il nuovo sindaco leghista del paese, Valerio Lago, se l’è ritrovato in portafoglio come un’eredità nociva: ogni anno se ne vanno dai 200 ai 400 mila euro soltanto per tamponare il danno e far funzionare la barriera idraulica installata nel sottosuolo dell’ex galvanica, che aspira a ciclo continuo l’acqua di falda e la depura dalle enormi concentrazioni di cloro esavalente. Ma per un intervento di radicale bonifica, che prima o poi si dovrà pur fare, serviranno almeno 20 milioni di euro. «Io tutti questi soldi non li ho - allarga le braccia il sindaco -, neppure per fronteggiare l’emergenza quotidiana ». Esasperato, Lago ha fatto un gesto eclatante: ieri ha aperto per la prima volta la fabbrica dei veleni ai giornalisti e alle telecamere, invitando la commissione provinciale per l’Ambiente a riunirsi tra le pareti smangiate dal cromo giallo del capannone. E, prima di entrare con tutta la comitiva dentro questo santuario del cattivo lavoro, ha riaperto l’altra insanabile ferita inferta dalla galvanica alla comunità di Tezze: «Quando sono entrato per la prima volta - ha ricordato il sindaco - mi sono venuti i brividi. Perché qui dentro sono morte tante persone che lavoravano alle vasche, uccise da quello che hanno respirato».

 

In paese lo sapevano tutti: «Ti è venuto il tumore ai polmoni? Allora lavoravi alla galvanica ». Almeno quattordici decessi, senza contare gli ex operai ammalati e ancora viventi. Stabilire un nesso di causa diretto tra le morti e le esalazioni da cromo, nichel, acidi e cianuri assortiti della fabbrica, è compito assai problematico. Talmente problematico che la Procura di Bassano, che ha indagato per omicidio colposo i legali rappresentanti di Tricom e Galvanica Pm Paolo e Adriano Zampierin, Adriano Sgarbossa e Rocco Battistella, ha già chiesto per due volte l’archiviazione del caso. Vedendosela però respingere dal gip, che ha ordinato al pubblico ministero di incaricare un nuovo perito medico-legale per rifare le analisi. Sostiene Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega che vive a Tezze sul Brenta: «È vero, erano altri anni rispetto a oggi, ma su questa vicenda ci sono stati troppi silenzi, degli imprenditori e delle istituzioni. I figli e le famiglie degli operai deceduti si meritano almeno un processo che accerti le responsabilità». Silvio Bonan è uno di loro. Suo padre ha lavorato alla galvanica per 22 anni e se n’è andato per un tumore ai polmoni: «Prima di intaccare la falda acquifera - racconta - il cromo e gli altri veleni avevano intaccato l’organismo degli operai, che lavoravano qui dentro senza alcuna tutela. Tutti quelli che stavano alle vasche avevano, come minimo, il setto nasale perforato dalle esalazioni. Mi batto da 9 anni per avere giustizia - aggiunge amaro - , ma la Procura di Bassano mi sembra allergica al cromo ». Alessandro Bizzotto, responsabile dell’Arpav di Bassano, si occupa dell’immane lotta per depurare l’acqua contaminata: «Il cromo esavalente - spiega - è riconosciuto come sostanza cancerogena, oltre i 50 microgrammi per litro l’acqua non è potabile. Quest’estate, quando la falda si è alzata, sono stati rilevati anche 22 mila microgrammi/litro. Senza un in­tervento di bonifica radicale, qui dovremmo andare avanti a depurare l’acqua per decenni ».

 

C’è un’altra storia nella storia, all’ombra della galvanica. L’ex titolare Paolo Zampierin, condannato a 2 anni e 6 mesi (cancellati dall’indulto) per avvelenamento colposo di acque, vive nella frazione di Stroppari, a due passi dalla fabbrica. Rocco Battistella, indagato a Bassano, è stato a lungo sindaco di Tezze e, contemporaneamente, impiegato direttivo nell’azienda dei veleni. Presunti inquinatori e sicuri inquinati vivono fianco a fianco, da sempre, in uno strano rapporto che mescola antica gratitudine per il posto di lavoro e malcelati rancori per le conseguenze sulla salute delle persone. Anche questo è il Veneto.

 

Alessandro Zuin

24 settembre 2009

 

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/24-settembre-2009/cromo-fiori-mutanti-operai-morti-rovinati-fabbrica-veleni-1601802934288.shtml

 

 

 

 

Legambiente - Il presidente di Legambiente Treviglio, Patrizio Dolcini, risponde al direttore dell'Arpa Mauro Di Toro, in merito al caso del cromo esavalente rilevato in alcuni pozzi tra Arcene e Ciserano..

Dolcini: "Ora si passi alle azioni concrete"

 

Il presidente di Legambiente Treviglio, Patrizio Dolcini, risponde al direttore dell'Arpa Mauro Di Toro, in merito al caso del cromo esavalente rilevato in alcuni pozzi tra Arcene e Ciserano.

 

E’ francamente con un certo disappunto che leggiamo le dichiarazioni rilasciate dal Direttore dell’Arpa di Bergamo, Mauro Di Toro.

Da tempo si segnalavano dati anomali su vari pozzi ( e non solo ad uso agricolo ) della zona fra Arcene e Ciserano e da tempo si ipotizzava , a fronte di un’ andamento anomalo e molto lento di decrescita dei valori di Cromo VI nell’area soggetta al precedente inquinamento risalente al 2000 e riferito allo sversamento in falda della Castelcrom di Ciserano , una nuova fonte di inquinamento o in alternativa una problematica legata all’innalzamento o a modifiche intervenute nella falda .

Ora a fronte di un dato allarmante e del riconoscimento esplicito dei rischi legati ad un uso agricolo dell’acqua contaminata, si investono i Comuni di compiti non loro propri: indicare la mappatura dei pozzi e le potenziali attività inquinanti presenti sul territorio. Un conto è una richiesta di collaborazione, un conto è dare ai Comuni compiti che spettano ad altri. Da tempo sollecitiamo Regione e Provincia ad effettuare un censimento delle aziende con produzioni “a rischio” per l’inquinamento potenziale della falda. Esiste inoltre una legislazione precisa in materia, che fissa per le bonifiche un limite di 5 microgr / lt . Si deve applicare la legge. Aprire un iter di bonifica e procedere alla caratterizzazione dell’area da bonificare in questo ambito. E trattandosi di un’ambito extra-comunale, Regione e Provincia devono farsi carico di convocare gli Enti coinvolti e coordinare le attività di bonifica. Chiediamo agli Enti Locali di farsi carico esplicitamente di questa richiesta.

Inoltre, siamo i primi a non voler suscitare allarmismi, ma l’atteggiamento che traspare dalle parole di Di Toro, è quello di minimizzare il problema. I dati dello studio tossicologico della NTA, ente governativo USA, indicano chiaramente un’attività cancerogena del Cromo VI anche per ingestione e al momento a livello internazionale si sta lavorando per estrapolare i nuovi limiti di soglia per la potabilità. A fronte di questa situazione normalmente si procede con il principio scientifico della “massima precauzione“, non con quello burocratico della minimizzazione .

Ad oggi siamo di fronte ad una situazione complessa e confusa, che si somma alla situazione dell’inquinamento precedente, ad oggi non ancora risolta in modo soddisfacente Non vogliamo fare polemiche, ma torniamo a chiedere urgentemente azioni concrete .

Dalla riunione del 16 Settembre ci attendiamo un’assunzione piena di responsabilità da parte di Regione e Provincia e indicazioni operative chiare sia a livello procedurale che metodologico.

 

Mercoledi 16 Settembre 2009

 

 

 

 

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/43261/

 

Inchiesta La Stampa-Arpa. Il primo esame: sufficiente

"Acqua limpida e in salute". Il Po passa il primo esame

 

E la Dora?

Filmato e fotografie sono del 5 agosto scorso.

 

http://www.youtube.com/watch?v=Ci34gJ-9K7c

http://www.youreporter.it/video_Cromo_esavalente_nella_Dora_a_Torino_-_Un_anno_dopo_1

 

Cordiali saluti

Dott. Roberto Topino

 

 

 

Prof. Stefano Pivato (rettore)

Rettorato • Palazzo Passionei - Paciotti
Via Valerio, 9
61029 Urbino PU

 

rettore@uniurb.it

 

Prof. Stefano Papa (preside facoltà di Scienze)

Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo"
Facoltà di Scienze e Tecnologie
Campus Scientifico Sogesta
Località Crocicchia
61029 Urbino (PU)

 

scienze.mmffnn@uniurb.it

 

Dott. Enzo Fragapane (direttore amministrativo)

Direzione Amministrativa Università Carlo Bo

Via Puccinotti, 25

61029 Urbino

 

diramm@uniurb.it

 

 

Sostegno alla ricerca sulle nanoparticelle dei dottori Gatti e Montanari.

 

Trascrivo una breve premessa reperibile su: http://www.petitiononline.com/19540408/petition.html

 

"Il 13 marzo 2006 parte una sottoscrizione per raccogliere fondi da impiegare per l'acquisto di un microscopio elettronico da destinare “alla ricerca dei dottori Stefano Montanari e Antonietta Gatti sulle nanoparticelle”. L'appello viene pubblicato anche sul Blog di Beppe Grillo.

Si decide di fare raccogliere i fondi ed effettuare l'acquisto alla Associazione Carlo Bortolani ONLUS.
Attenzione!!! La ONLUS fa l'acquisto, i donatori offrono fondi per "la ricerca di Stefano Montanari e Antonietta Gatti" come è ben chiarito nell'appello:

http://www.beppegrillo.it/2006/03/la_ricerca_imba/index.html"

Ora mi viene riferito che la ONLUS citata, intende donare il microscopio all'Università di Urbino stravolgendo in toto le motivazioni, che hanno spinto i sostenitori della ricerca a finanziare l'iniziativa.

Non sono l’unico a pensare che il microscopio debba stare dove si trova ora, cioè nel laboratorio di Nanodiagnostics, per permettere a Stefano Montanari e Antonietta Gatti di continuare le ricerche sulle nanoparticelle, che stanno ottenendo ottimi risultati.

 

Cordiali saluti

 

Dott. Roberto Topino

 

 

Da notare le pesanti critiche all’ARPA

 

Rocce ricche di uranio in valle Cervo (poi usate per i marciapiedi di Torino).

 

http://www.webalice.it/carlamarchisio/GruppoRadicali/indicetematico/ambienteinterrogazioni04.html#9

 

Articoli per "Notizie della Regione Piemonte"

 

Ambiente e Agricoltura

Interrogazioni e Interpellanze 2004

 

INTERPELLANZA URGENTE: Oggetto: presenza del radon (gas radioattivo cancerogeno) [6 dicembre 2004]

Torino, 6 dicembre 2004

INTERPELLANZA URGENTE: Oggetto: presenza del radon (gas radioattivo cancerogeno) in concentrazioni notevolmente superiori alla norma in alcune aree del Piemonte

I sottoscritti consiglieri regionali, premesso che:

- il radon è un gas radioattivo che si origina in modo naturale dal decadimento dell’Uranio 238; è presente nel suolo, nel sottosuolo e in alcuni materiali da costruzione; una volta prodotto, tende a diffondersi nelle abitazioni e quando viene inalato decade, emettendo particelle radioattive che aumentano il rischio di cancro ai polmoni;

- l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul Cancro hanno classificato il radon come uno dei 75 agenti certamente cancerogeni;

- da dati statistici relativi al territorio nazionale, il radon è la seconda causa di tumori ai polmoni, dopo il fumo da tabacco (da 2.000 a 6.000 casi all’anno sui 30.000 totali);

- il radon, essendo più pesante dell’aria, si concentra soprattutto nei bassi fabbricati, nelle cantine e nei seminterrati;

- l’unità di misura ufficiale per misurare la concentrazione di questo gas è il Bequerel per metro cubo (Bq/m3);

- la Raccomandazione 143/90/CE, non ancora recepita né a livello nazionale, né a livello regionale, individua dei limiti di concentrazione del radon negli ambienti chiusi, comprese le abitazioni private, di 200Bq/m3 e di 400 Bq/m3, rispettivamente per gli edifici di nuova costruzione e per quelli esistenti;

- la Direttiva Euratom 29/96 della Commissione Europea individua le “norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti”;

- per ciò che riguarda la legislazione italiana, il D.lgs. 241/2000 stabilisce per il radon un Livello d’Azione per i luoghi di lavoro interrati di 500Bq/m3 , oltre il quale sono necessari urgenti provvedimenti di protezione dei lavoratori; impone inoltre alle regioni di individuare le aree ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon (“prone areas”), nelle quali l’obbligo della misura si dovrà estendere anche ai luoghi di lavoro non interrati; stabilisce che la “prima definizione delle aree a rischio Radon” deve essere approntata dalle regioni entro cinque anni dalla emanazione del Decreto;

- sulla Gazzetta Ufficiale del 27 novembre 2001 è stato pubblicato l’accordo del 27 settembre 2001 tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome sul documento concernente “Linee-guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati”;

- all’interno di tale documento si evidenzia tra l’altro: che il 5-20% dei casi di neoplasia polmonare osservati in Italia è attribuibile all’esposizione al Radon; che la prevenzione ambientale deve essere attuata soprattutto all’interno delle scuole (spesso poste al piano terra): “è necessario definire i criteri per regolamentare l’edilizia scolastica, in termini di progettazione, costruzione, materiali di arredo; emanare raccomandazioni specifiche o linee guida per il controllo dell’aria interna …”;Ý tra le linee di azione specificate nel documento suddetto si fa riferimento alla predisposizione di un Piano Nazionale di azione per il Radon, con linee guida che consentano di contenere i livelli di questo gas anche nelle abitazioni private al di sotto delle concentrazioni raccomandate e con indicazioni su metodi, tecniche e modalità di intervento;

- la Raccomandazione 928/01 della Comunità Europea suggerisce che le acque destinate a consumi umani siano caratterizzate da concentrazioni minori di 100Bq/l e che non superino comunque mai i 1.000Bq/l;

- per ciò che riguarda il Piemonte, rilievi sulla presenza di questo gas, effettuati da organismi nazionali e regionali (Apat e Arpa in primo luogo) e derivanti da dati rilevati da altre campagne di misurazione, mostrano come in sostanza vi siano due aree caratterizzate da elevate concentrazioni: il Biellese (in particolare nella Valle del Cervo) e il Cuneese (nei pressi dei paesi di Boves, Peveragno e Chiusa Pesio, a nord del monte Risalta);

- le elevate concentrazioni sono da correlare alla tipologia geologica delle aree: la Valle del Cervo è caratterizzata dalla presenza di rocce riferibili al cosiddetto “Plutone granodioritico” (rocce ricche di uranio); nell’area del monte Bisalta l’alta presenza di uranio è dovuta a fenomeni paleovulcanici;

- in queste aree il problema dell’alta concentrazione di Radon non può essere circoscritto alle sole valli ma deve essere presa in esame anche la parte di pianura che si è formata da sedimenti alluvionali provenienti dalle rocce ricche di materiali radioattivi prima citate;

- rispetto al Biellese: i dati forniti da un’indagine lunga due anni, realizzata dalla rivista “Altroconsumo” e pubblicata nell’Ottobre 2004, relativi a oltre 1000 rilievi effettuati in abitazioni private, segnalano che la Provincia di Biella è risultata essere al primo posto tra le province italiane, con valori medi di circa 1.100Bq/m3 e un valore massimo di quasi 4.600Bq/m3;

- rispetto al Cuneese: i dati - forniti agli interroganti dall’Arpa di Cuneo il 31 luglio 2003 e basati su oltre 1000 misurazioni effettuate - mettono in evidenza che nell’area in oggetto il valore medio (307 Bq/m3 ) è nettamente superiore alla media nazionale (77Bq/m3). Inoltre, vi sono situazioni particolarmente preoccupanti soprattutto a Chiusa Pesio (Fraz. San Bartolomeo e Certosa, con valori medi di oltre 1.200 Bq/m3 ; Fraz. Vigne con 970 Bq/m3 ) e Boves (Fraz. Castellar, con media dei valori di 695 Bq/m3; Fraz. Rivoira con 645 Bq/m3 ). In alcuni casi i valori massimi superano abbondantemente i 4.000 Bq/m3, fino a raggiungere in due casi addirittura i 6.000 Bq/m3 ;

- ulteriori indagini dell’Arpa di Cuneo, che non possono avere valore statistico per l’esiguità dei dati, segnalano comunque che alcune sorgenti hanno acque con valori superiori ai 100 Bq/l raccomandati dalla Comunità Europea (Nuova Gareisa con 173 Bq/l e Santa Barbara con 280 Bq/l), sino a giungere ai circa 18.000 Bq/l della sorgente Garbarino;

- da documenti tecnici si evince che con semplici misure architettoniche è possibile ridurre del 95% la concentrazione di Radon nei fabbricati, tramite otturazione dei principali punti di penetrazione, cementazione delle cantine, chiusura ermetica tra scantinati e ambienti abitativi, installazione di dispositivi di aerazione, isolamento interno od esterno ininterrotto dei pavimenti e delle pareti interrate;

- il Rapporto sullo stato dell’ambiente in Piemonte del 2004, redatto dall’Arpa e recentemente pubblicato, liquida irresponsabilmente il problema radon dedicandovi una sola pagina, senza accennare minimamente ai dati che sono stati esposti in questa premessa (e che provengono in parte dalla stessa Arpa) e fornendo esclusivamente gli approfondimenti compiuti presso la città di Verbania, che mostrano – ovviamente - concentrazioni basse di radon, in quanto nell’area non vi sono substrati geologici interessanti rispetto al problema trattato.

Tutto ciò premesso, i sottoscritti consiglieri interpellano gli assessori competenti per sapere:

1. se sia stata effettuata, nell’area del Biellese, una campagna di misurazioni nelle abitazioni private e nei luoghi di lavoro e quali siano stati i risultati ottenuti, in quanto questa parte della regione è risultata la più a rischio per ciò che concerne le alte concentrazioni di Radon;

2. quale sia lo stato di attuazione della “prima individuazione delle aree a rischio Radon” per il territorio piemontese, ai sensi del D.Lgs 241 del 2000;

3. visti i rischi sanitari elevati che corre la popolazione di alcune aree circoscritte della regione, per quale motivo non si è proceduto a redarre un “Piano regionale di azione per il radon” che comprenda le azioni da intraprendere per la riduzione delle concentrazioni di Radon negli edifici;

4. se, almeno per quello che riguarda l’edilizia scolastica nelle aree a rischio, siano stati definiti criteri di progettazione e costruzione (o ristrutturazione di edifici già esistenti), e se siano state emanate specifiche raccomandazioni o linee guida per il controllo dell’aria all’interno delle classi e nei locali scolastici in genere;

5. se non si ritenga necessaria un’azione urgente di informazione nei confronti dei cittadini coinvolti, che abbia come obiettivo il risanamento delle abitazioni tramite interventi tecnici adeguati;

6. se i dati relativi alle acque esposti in premessa non siano da ritenere allarmanti; in caso affermativo, quali provvedimenti si intendano intraprendere;

7. se non sia da stigmatizzare il fatto che, all’interno del “Rapporto sullo stato dell’ambiente in Piemonte (2004)” non vi siano i dati fondamentali relativi alle concentrazioni di Radon nelle aree maggiormente interessate dal problema e che, di fatto, si neghi alla cittadinanza l’accesso alle conoscenze in possesso dei tecnici e dei dirigenti dell’Arpa.

 

Bruno Mellano (primo firmatario) Carmelo Palma

 

 

30/07/2009 8.45.17
Oggetto: Cromo esavalente a Brescia
 

Sequestrati cinque pozzi per il cromo nell'acqua

AMBIENTE.

Proseguono gli accertamenti del nucleo Nita che opera su disposizione della procura di Brescia. Sul tavolo un problema da non sottovalutare

Due legati all'acquedotto con concentrazione inferiore al limite, ma nei tre privati la sostanza è alle stelle.

30/07/2009

Sequestrati cinque pozzi, in due dell'acquedotto il valore del cromo esavalente vicino al limite. Tracce di cromo nei pozzi bresciani. Di nuovo, e salgono ormai a una decina i pozzi in cui gli 007 a tutela dell'ambiente hanno trovato tracce di cromo «6».

Il cromo esavalente, sostanza considerata altamente cancerogena, sarebbe stato trovato in altri pozzi della città, sempre nella zona Sud. Questa volta il sequestro riguarda anche due pozzi legati all'acquedotto. Si tratta di un sequestro cautelativo, perché il valore del cromo esavalente trovato è inferiore, ma vicino al limite di 50 microgrammi per litro per il cromo totale.

LE ANALISI hanno rilevato una presenza elevata anche se entro il limite, ma la procura ha preferito prendere i provvedimenti per evitare brutte sorprese. Il sequestro è stato messo in atto dal Nita, il pool investigativo a tutela dell'ambiente che opera su disposizione della Procura di Brescia e che sta controllando la qualità dei pozzi del Bresciano, per garantire che l'acqua che arriva nel bicchiere sia sicura al cento per cento.

GLI INVESTIGATORI hanno sequestrato anche altri tre pozzi privati: qui il valore limite di 50 microgrammi per litro di cromo totale era superato. I pozzi sequestrati sono, come detto nella zona sud della città. Già lo scorso novembre nella stessa zona era scattato il sequestro di altri tre pozzi, non collegati alla rete dell'acquedotto, ma legati a tre cascine del villaggio Sereno. Nei pozzi delle tre cascine erano stati trovati valori impressionanti: 150 microgrammi per litro.

Chi all'epoca aveva ispezionato i pozzi aveva assicurato che l'acqua era gialla a causa della presenza elevata di cromo.

IN PRECEDENZA erano stati chiusi il pozzo di Chiesanuova 1 e quello di via Cacciamali. I tre pozzi privati e i due sequestrati per primi sono decisamente vicini. I due pozzi erano stati chiusi a maggio dopo il sequestro della Baratti e Inselvini, azienda galvanotecnica di via Istria, che aveva avuto una fuoriuscita di cromo dalle vasche per la cromatura.

IN ZONA erano stati effettuati alcuni carotaggi, prelievi del terreno per valutare il grado di contaminazione. I risultati non erano stati incoraggianti: picchi di 18mila microgrammi per chilo di cromo nel terreno. L'intero terreno è stato sottoposto a bonifica, ad effettuare le operazioni era stata incaricata l'azienda.

Anche il terreno era stato trovato giallo, anche questa chiaro indizio che la terra aveva assorbito una quantità importante di cromo.

Un ritrovamento che aveva allarmato per la massiccia presenza della sostanza cancerogena.

Ora il nuovo sequestro che ripresenta il problema dell'acqua a Brescia.

LA PROCURA non molla la prese e le indagini sulla condizione dell'acqua a Brescia continua. Non esiste una mappatura completa dei pozzi privati, ma gli investigatori stanno effettuando controlli a tappeto, stanno setacciando la città. Ma i risultati non sono tranquillizzanti: dieci pozzi chiusi in pochi mesi non sono un segnale positivo. Anche perché il cromo esavalente è una sostanza chimica con cui è meglio non scherzare.

Wilma Petenzi

 

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=T3DkmZZ8Zyg

http://www.youreporter.it/video_Radiazioni_nel_cantiere_del_teleriscaldamento_di_Torino_1

 

Radiazioni ionizzanti nel cantiere del teleriscaldamento a Torino.

Le lastre impilate sono di Sienite della Balma e arrivano da una cava della Valle Cervo vicino a Biella (Torino).

La Sienite della Balma è una delle pietre ornamentali più radioattive al mondo e per trovare una cava così radioattiva bisogna andare fino in India.

Le autorità cittadine sono informate e i giornali ne hanno parlato diffusamente, ma i lavori continuano nella più totale indifferenza.

Le radiazioni non si vedono e non si sentono, fanno danni a distanza di tempo, così si preferisce non dire nulla ai cittadini e ai lavoratori.

Non c'è nessuna indicazione su chi esegue i lavori.

Dati ARPA Piemonte: Le misure nella Valle del Cervo (BI).

Si tratta di una piccola vallata alpina che si apre a nord della città di Biella.

Essa è caratterizzata dalla presenza di quello che i geologi chiamano un plutone granodioritico, cioè rocce intrusive magmatiche, nelle quali le concentrazioni di radionuclidi naturali (Uranio e Torio) sono superiori alla media.

Gli studi sulla presenza del radon in quest'area vennero condotti inizialmente dall'Istituto di Fisica Generale Applicata dell'Università di Milano.

Successivamente, approfondimenti vennero effettuati anche per iniziativa dagli LSP di Vercelli e di Ivrea (ora ARPA), anche in collaborazione con l'ANPA.

In questa zona è evidentissima la correlazione tra il substrato roccioso presente e i livelli di radon: la granodiorite, detta anche Sienite della Balma, contiene infatti una considerevole quantità di Uranio (350-400 Bq/kg circa) e di Torio (300 Bq/kg), oltre che di K-40 (circa 1000 Bq/kg).

Di conseguenza, notevoli sono anche, in questa zona, i livelli di dose g: si possono infatti misurare ratei di dose fino a 1 mGy/h.

Per questi motivi, la Valle del Cervo può senza dubbio considerarsi un'area ad alta radioattività naturale, probabilmente paragonabile, per quanto riguarda i livelli complessivi di dose (g+radon), a quelle ben più note e famose nel mondo (ad esempio, il Kerala, in India), anche se di dimensioni estremamente ridotte e scarsamente abitata (una buona parte delle abitazioni dei paesi della Valle fungono in realtà da "seconda casa", occupate perlopiù nel periodo estivo).


 

 

ECCO IL LAGHETTO DEI VELENI. DI UN VERDE BRILLANTE. MA E' PIENO DI CROMO.

18 Giugno 2009 05.02 - di Adriano Lorenzoni - Fonte: Terni in rete - cod.184646

 

Il laghetto dei veleni di Vocabolo Valle

 

http://www.terninrete.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=184646#nogo

 

Lega Ambiente mobilitata

 

Andrea Liberati, Presidente di Lega ambiente a Terni, che idea si è fatta di questo laghetto dei veleni. " Intanto diciamo che la notizia non è proprio nuova, nuova. Diciamo che è datata di qualche mese. Io stesso ne ero venuto a conoscenza lo scorso anno. Quale è il punto. Il punto è che tutti quanti noi non abbiamo dato grande importanza a questa scoperta. Abbiamo sottovalutato l'affare. Ora, non è il caso di abbandonarsi all'allarmismo però si tratta di andare a vedere bene cose è successo. Intanto, quando venne fuori la notizia, si parlò di cromo presente in quelle acque. Non si sapeva però in che quantità. Lo abbiamo appreso da poco. Quelle erano acque dense di cromo esavalente, 500 microgrammi al litro. Una quantità enorme. Ecco, viene da chiedersi , questo veleno ha finito per inquinare altre falde acquifere presenti nella zona, ha raggiunto il fiume Nera? Non sono domande da poco. E comunque aspettiamo anche di conoscere le conclusioni delle indagini avviate dalla Procura di Terni. E' chiaro che noi ci batteremo per sapere la verità. Faremo da tramite con le istituzioni affinchè i cittadini vengano correttamente informati. In questo senso, anche i media, dovranno fare la loro parte". Liberati, il problema serio è solo il laghetto dal colore verde brillante? " Assolutamente no. Il problema delle polveri a Prisciano , è sempre un problema, anche se riconosco che la Thyssen si è impegnata su questo fronte. L' emissione di polveri è diminuita ( ma non scomparsa ). Quella polvere bianca che mangia la vernice delle automobili, non credo che faccia bene alla salute dei residenti nella zona. Incalzeremo la Thyssen Krupp anche su altri due fronti: quello della discarica di Vocabolo Valle. Vogliamo sapere che ci hanno buttato in tutti questi anni. Vogliamo essere presenti al tavolo tecnico che si occuperà della costruzione della centrale all'interno delle acciaierie per questo abbiamo allertato il nostro Ufficio Scientifico Nazionale. Non possono tenerci fuori dai grandi temi che incidono sull'ambiente ". Anche la popolazione sembra distratta su questi argomenti. " Questa è una nota dolente. Indubbiamente la gente non collabora. Ha paura di esporsi. Diciamo anche che c'è a Terni un timore più forte rispetto ai dubbi sulla qualità dell'ambiente " Quale? " Lo dico subito. C'è il timore di danneggiare l'acciaieria. C'è paura per l'occupazione. Si tratta di un timore fortissimo ".

 

Il laghetto dei veleni di Vocabolo Valle

 

Per un confronto: la Dora a Torino, presso l’acciaieria.

    

 

 

Legna da ardere radioattiva
 
IL CASO. Migliaia di tonnellate di trucioli arrivati dalla Lituania sono giunti anche nell'Alto Vicentino. L'allerta è partita la notte scorsa da Varese e da Aosta
Allarme per una partita di pellet da stufa che, una volta bruciati, sprigiona il pericoloso cesio 137.
  • 14/06/2009

È allarme nel Vicentino per una partita di pellet radioattivi. Il legno da stufa arrivato in Italia dalla Lituania è positivo ai controlli con lo spettrografo al cesio 137, la pericolosa sostanza che si sprigionò dopo l'incidente alla centrale nucleare di Chernobyl. Alcuni bancali sono stati venduti ad un'azienda dell'Alto Vicentino, e polizia e vigili del fuoco sono pronti a sequestrarli a scopo cautelativo. Chi li avesse già acquistati non deve utilizzarli, perché le sostanze nocive si sprigionano dopo la combustione.
L'ALLARME. L'allerta è arrivata nelle prime ore di ieri da Aosta, dove è emerso il caso. Nella città al confine con la Francia, infatti, un cittadino che aveva acquistato dei sacchetti di pellet - il legno truciolato usato come combustibile - si era recato dai vigili del fuoco segnalando che secondo lui c'era qualcosa di strano. Le analisi compiute con lo spettrografo hanno dimostrato che aveva ragione: quel legno è positivo al cesio 137, responsabile fra l'altro del caso radioattività scoppiato alle acciaierie Beltrame nel gennaio 2004. È stata subito avvisata la questura, che ha sequestrato tutti i lotti di quel prodotto nel rivenditore di Aosta.
NATURKRAFT PREMIUM MM6. Il commerciante ha precisato di averlo acquistato a Varese, dalla "Emmeelle" di Massimo Longo. Si tratta di un importatore che aveva comprato dei grossi quantitativi dalla Lituania. Ieri ne sono stati sequestrati 10 mila tonnellate, circa 250 tir. Il prodotto è denominato "Naturkraft premium MM6", ed è potenzialmente radioattivo. Il sospetto è che i trucioli provengano dalla lavorazione del legno delle piante cresciute nei boschi dove ci fu la dispersione, con la nube di Chernobyl, dei fumi nocivi.
IN TUTTA ITALIA. La "Emmeelle" ha venduto quei pellet di (teoricamente) eco combustibile domestico in 29 province italiane, come emerso durante i controlli delle fatture. Fra le 60 ditte, anche una dell'Alto Vicentino dove ieri la squadra mobile della questura e il nucleo Nbcr dei vigili del fuoco si sono subito recati per un sequestro cautelativo disposto dalla procura di Aosta. Ma l'azienda era chiusa. I pellet "contaminati" sono stoccati in magazzino e saranno sigillati domani, alla riapertura, assieme alla documentazione contabile. Resta il sospetto che una parte sia stata già venduta, visto che a Varese quel carico era giunto nell'ottobre 2008 ed era stato venduto nei mesi successivi. I poliziotti del vicequestore Marchese hanno subito informato le autorità e hanno operato d'intesa con la procura di Aosta, che si occupa delle indagini. «Al momento - ha detto il procuratore valdostano Marilinda Mineccia, che ieri ha rassicurato la popolazione - non risultano responsabilità penali. Non tutti i lotti risultano contaminati».
IL CONSIGLIO. La questura consiglia chiunque abbia in casa dei sacchetti di quella marca a non bruciare i pellet. Non sono radioattivi al contatto, ma dopo la combustione lo sono i fumi. In tal caso, le minacce per la salute sono gravi: chi avesse acquistato quel prodotto può riportarlo al commerciante che gliel'ha venduto. La prefettura a tarda ora consigliava a chi invece avesse bruciato i trucioli di lasciare le ceneri nella stufa e di mettersi in contatto con i vigili del fuoco.
LA REAZIONE. Il vicentino Roberto Ciambetti, consigliere regionale della Lega, ricorda che a ottobre aveva interrogato la giunta sui pellet radioattivi. «Mi avevano detto di stare tranquillo, ma ora il problema è esploso in tutta la sua drammaticità».
Diego Neri

 

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/61505__legna_da_ardere_radioattiva/

 

Sequestrate 10mila tonnellate di pellet radioattivo


AOSTA. Oltre diecimila tonnellate di pellet radioattivo sono state sequestrate oggi nel corso di una vasta operazione coordinata dalla procura di Aosta che ha coinvolto 29 province italiane (Aosta, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Brindisi, Cagliari, Como, Cosenza, Cremona, Cuneo, Ferrara, Forlì Cesena, Frosinone,  L'Aquila, La Spezia, Lecco, Lodi, Milano, Pavia, Ravenna, Sassari, Savona, Sondrio, Taranto, Torino, Varese, Vicenza e Viterbo).

Il combustibile oggetto di indagine, di marca NaturKraft, proviene dalla Lituania ed è stato importato in Italia nell'ottobre 2008 attraverso una ditta di Varese che ha poi provveduto a distribuirla sul territorio nazionale, inclusa la Valle d'Aosta.

«Tutte le autorità locali dei territori in cui il combustibile è stato distribuito sono state allertate» ha detto Marilinda Mineccia, procuratore della Repubblica di Aosta, che coordina l'indagine.  «Al momento - ha aggiunto - non abbiamo riscontrato responsabilità penali in Italia».

13 giugno 2009

 

http://www.aostaoggi.it/2009/giugno/13giugno/news14658.htm

AGGIORNAMENTI SUI LAVORI PER LA METROPOLITANA DI TORINO
Da notare il secchio...
Strumenti d'avanguardia e certificati. Norma CE? Certificato TUV?
Spero che l'inchiesta vorrà porra rimedio allo spregio delle norme di sicurezza per i cittadini e i lavoratori.
 
http://www.facebook.com/album.php?aid=2017045&id=1618491532&l=e824cac7b2

AGGIORNAMENTI SULLA RADIOATTIVITA SULLA SPINA 1 DI TORINO
L'ARPA dipende dal Comune, ha fatto giri di parole, applicato dei correttivi e alla fine ha dichiarato che non dovrebbero esserci particolari problemi radiologici.
Per fare un esempio, l'ARPA ha dichiarato che la dose di radiazioni assorbita equivale ad una radiografia degli arti ogni 30 ore di permanenza sul marciapiede.
Una radiografia ogni 30 ore, dal punto di vista sanitario (non tecnico o politico) non è poco.
Bisogna anche tener conto degli effetti delle radiazioni sulle donne gravide e sui bambini.
Bisognerebbe anche tener conto del principio di precauzione e non dimenticare che ogni inutile esposizione a radiazioni va evitata (bastava utilizzare un granito non radioattivo, come alla Procura della Repubblica e alla stazione di Porta Nuova).
Coloro che hanno lavorato alla posa delle pietre sono stati 40 ore alla settimana a contatto con il granito radioattivo; sono circa 50 radiografie all'anno!
Sono stati visti a fare misurazioni anche tecnici su mezzi del Comune, ma nulla è trapelato sugli esiti.
Come cittadini abbiamo tutto il diritto di essere informati ed è assolutamente irregolare il fatto che nulla ci venga detto perché "forse non fa male" e non dobbiamo preoccuparci.
Ci trattano come babbei, che non devono sapere nulla, perché non possono capire...
Cordiali saluti
Roberto Topino

 

 

 

Torino radioattiva. Direttive Euratom? Cosa sono?
Cantiere radioattivo a Torino, chi tutela i lavoratori?
Scritto da Roberto Topino   
domenica 10 maggio 2009

http://www.youtube.com/watch?v=5P7NDEfJSgM

 

L'ARPA ha dichiarato ai giornali che la radioattività "naturale" del granito non è pericolosa.

Premesso che anche la radioattività dell'uranio è "naturale", il fatto è che alcuni lavoratori ignari maneggiano delle lastre radioattive senza aver ricevuto alcuna informazione sui possibili rischi a cui sono esposti, in spregio delle severe (?) leggi che dovrebbero prevenire gli infortuni e le malattie professionali.

Il D.Lgs. 241/2000 prescrive l'obbligo di classificare gli ambienti di lavoro sottoposti a regolamentazione per motivi di protezione contro le radiazioni ionizzanti. Le zone classificate possono essere zone controllate o zone sorvegliate.

E' classificata zona controllata ogni area di lavoro ove sussiste per i lavoratori ivi operanti il rischio di superamento di uno qualsiasi dei seguenti valori:
- 6 mSv/anno per esposizione globale o di equivalente di dose efficace;
- 45 mSv/anno per il cristallino;
- 150 mSv/anno per la pelle, mani, avambracci, piedi, caviglie.

E' classificata zona sorvegliata ogni area di lavoro, che non debba essere classificata zona
controllata, ove sussiste per i lavoratori ivi operanti il rischio di superamento di uno qualsiasi dei seguenti valori:
- 1 mSv/anno per esposizione globale o di equivalente di dose efficace;
- 15 mSv/anno per il cristallino;
- 50 mSv/anno per la pelle, mani, avambracci, piedi, caviglie.

Non serve fare molti calcoli per capire che l'area andrebbe classificata come zona sorvegliata.

Il rispetto della legge pare essere opzional e si preferisce non allarmare i cittadini tacendo la verità.

 

http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1764&Itemid=68


QUESTA INFORMAZIONE E' GIA' STATA INVIATA AL COMUNE, AL SERVIZIO PREVENZIONE E SICUREZZA SUGLI AMBIENTI DI LAVORO E A LA STAMPA. 
 

 

Passando dal centro strada al cantiere il livello di radioattività sale vertiginosamente di quasi 20 volte, fino a 1,48 µSv/h.

 

Cantiere radioattivo a Torino, chi tutela i lavoratori?

L'ARPA ha dichiarato ai giornali che la radioattività "naturale" del granito non è pericolosa.

Premesso che anche la radioattività dell'uranio è "naturale", il fatto è che verosimilmente alcuni lavoratori ignari maneggiano delle lastre radioattive senza aver ricevuto alcuna informazione sui possibili rischi a cui sono esposti, in spregio delle severe (?) leggi che dovrebbero prevenire gli infortuni e le malattie professionali.
Il D.Lgs. 241/2000 prescrive l'obbligo di classificare gli ambienti di lavoro sottoposti a regolamentazione per motivi di protezione contro le radiazioni ionizzanti.
Le zone classificate possono essere ZONE CONTROLLATE o ZONE SORVEGLIATE.
E' classificata zona controllata ogni area di lavoro ove sussiste per i lavoratori ivi operanti il rischio di superamento di uno qualsiasi dei seguenti valori:
- 6 mSv/anno per esposizione globale o di equivalente di dose efficace;
- 45 mSv/anno per il cristallino;
- 150 mSv/anno per la pelle, mani, avambracci, piedi, caviglie.

E' classificata zona sorvegliata ogni area di lavoro, che non debba essere classificata zona
controllata, ove sussiste per i lavoratori ivi operanti il rischio di superamento di uno qualsiasi dei seguenti valori:
- 1 mSv/anno per esposizione globale o di equivalente di dose efficace;
- 15 mSv/anno per il cristallino;
- 50 mSv/anno per la pelle, mani, avambracci, piedi, caviglie.

Non serve fare molti calcoli per capire che l'area andrebbe classificata come zona sorvegliata.
Il rispetto della legge pare essere opzional e sembra evidente che si preferisce non allarmare i cittadini tacendo la verità.

 

Cordiali saluti

Dott. Roberto Topino

Specialista in Medicina del Lavoro

INAIL - Torino

 

P.S.

La radioattività nei materiali da costruzione

Alcuni materiali da costruzione, quali il tufo ed il granito, sono naturalmente radioattivi, anche se in misura generalmente debole.
Vi è poi la possibilità che alcuni materiali, quali i tondini di ferro usati nelle armature di pavimenti e strutture portanti siano contaminati da scorie radioattive durante il processo di fusione.
Incidenti come quello del giugno 1998 in una fonderia del sud della Spagna, dove 'per sbaglio' sono finiti materiali ferrosi contenenti Cesio-137 pongono in evidenza il pericolo di contaminazione.
Come l'elettrosmog, anche la radioattività è un inquinante invisibile e non percepibile in nessun modo dall'uomo. Per cautelarsi è possibile ricorrere a misure di radioattività  tramite opportuni strumenti, quali i contatori Geiger.
I certificati di analisi di radioattività dei materiali da costruzione dovrebbero indicare la radioattività dei principali isotopi (Potassio 40, radio-226 e torio 232) ovvero il cosiddetto Indice di attività che fornisce un valore complessivo pesato (tenendo conto dell'energia specifica delle radiazioni emesse dai singoli isotopi): I=ATh/200 + ARa/300 + AK/3000 (secondo la raccomandazione Radiation Protection 112 della Commissione Europea, questo indice deve essere almeno minore di 1).

(Vedi tabella – link del titolo).

 




Anteprima allegati:

12052009.jpg (Ridimensionato a 73%, Visualizza dimensione attuale)


Una vasta area di Torino, che sovrasta il passante ferroviario da largo Orbassano a corso Vittorio Emanuele, risulta pavimentata con granito, che presenta un valore di radioattività ben superiore a quello rilevabile in altri graniti comunemente in commercio.

I valori di radioattività, riscontrati con un contatore Geiger, superano pressoché costantemente di almeno quattro volte il livello atteso di circa 0,10 µSv/h, in alcuni punti raggiungono e superano il valore di 0,60 µSv/h con una punta di 1,48 µSv/h.

Valori superiori a 0,60 µSv/h rivelano la presenza di una fonte radioattiva.

Alcune misurazioni sono state fatte anche con un contatore a scintillazione che, affiancato al Geiger, ha dato risultati sostanzialmente identici.
 
Per esempio, se venisse realizzata una centrale nucleare a Torino, la dose aggiuntiva di radiazioni per la popolazione circostante dovrebbe essere contenuta entro il limite di 1 mSv/anno in più rispetto alla radiazione naturale, che a Torino è pari a 0,86 mSv/anno, pertanto il limite di legge dovrebbe essere di 1 mSv/anno oltre al fondo naturale di 0,86 mSv/anno e cioè 1,86 mSv/anno pari a 0,21 µSv/h.
 
Anche applicando discutibili fattori correttivi, che consistono nel dividere la potenziale esposizione annua per le ore effettivamente trascorse nei paraggi del granito radioattivo, il livello di esposizione calcolabile non è indifferente ed è sicuramente superiore al valore, previsto dalla legge, più basso ragionevolmente ottenibile, sia pur tenendo conto dei fattori economici e sociali, perché non vi era alcun impedimento all’utilizzo di granito radiologicamente inerte, così come quello utilizzato, ad esempio, nei pressi della Procura della Repubblica o all’interno della stazione ferroviaria di Porta Nuova.

Si potrebbe obiettare che trattandosi di un’area di transito è probabile che l’esposizione a rischio, una volta calcolata, rientri nei limiti o sia borderline; questo ragionamento, però, non tiene conto del fatto che anche bambini e donne gravide possono subire, senza essere stati informati, gli effetti delle radiazioni ionizzanti ad un livello superiore a quello ottenibile con un minimo di attenzione nell’acquisto dei materiali per la pavimentazione.

Parimenti grave è il rischio dei lavoratori che hanno estratto, tagliato, sagomato e posizionato quel granito e che sicuramente hanno inalato polvere radioattiva ed è assai verosimile che non siano stati informati e formati sulle precauzioni da adottare, né sottoposti a controlli sanitari mirati.
 
Per questi motivi si ritiene che non siano state rispettate le direttive Euratom in tema di radiazioni ionizzanti.

A disposizione per eventuali chiarimenti e per misurazioni sul posto, porgo cordiali saluti.

Dott. Roberto Topino

Specialista in Medicina del Lavoro
 
 
 

Si tratta di sienite, una specie di granito, che arriva da una cava vicino a Biella.

I certificati di analisi di radioattività dei materiali da costruzione dovrebbero indicare la radioattività dei principali isotopi (Potassio 40, radio-226 e torio 232) ovvero il cosiddetto Indice di attività che fornisce un valore complessivo pesato (tenendo conto dell'energia specifica delle radiazioni emesse dai singoli isotopi):

I=ATh/200 + ARa/300 + AK/3000 

(secondo la raccomandazione Radiation Protection 112 della Commissione Europea, questo indice deve essere almeno minore di 1)

Nel caso del passante l'indice di attività del materiale utilizzato è di circa 3,5.
 
Cordiali saluti
Roberto Topino  

 

 

 
"Prendere provvedimenti contro chi semina il terrore"      
Scritto da Roberto Topino   

giovedì 04 giugno 2009

 

Riporto testualmente un servizio andato in onda su Canale Italia.

 

I "terroristi" sono quelli come me, come Patrizia Gentilini e come Stefano Montanari.

 

http://www.youreporter.it/video_Video-denuncia_su_Yr_arriva_la_conferma_dal_Comune_1

 

Il servizio trasmesso dal tg di Canale Italia sul caso portato alla luce da Roberto Topino a Torino.

Armato di questo apparecchietto giallo, che misura la radioattività, un medico torinese aveva iniziato a percorrere le strade della città e ormai da diverse settimane caricava i filmati su internet.
Luogo per luogo, mostrava i valori di radioattività, di gran lunga superiori alla norma.
Un caso su tutti, quello del cantiere, che si estende nell'area tra corso Lione, corso Mediterraneo e il Politecnico di Torino.
Ora arriva la conferma. La colpa è di queste lastre di granito, o meglio una particolare tipologia: la sienite, che in questo caso contiene radionuclidi naturali in concentrazioni superiori alla media.
Un fulmine a ciel sereno per il comune che aveva predisposto la pavimentazione con questa tipologia di granito per un lungo tratto. Ma la preoccupazione tra chi abita in quelle zone aumentava di giorno in giorno. Il tam tam sulla rete ha obbligato il comune ad un controllo approfondito. Che ha di fatto confermato l'incremento dei livelli in prossimità delle lastre.
Roberto Topino, il medico-reporter, era stato molto chiaro nella descrizione dei filmati caricati su internet. Un valore superiore a 0.60 microsievert/ora, come si vede dall'apparecchietto in queste immagini, rivela chiaramente la presenza di una fonte radioattiva. E metteva in guardia sui pericoli per i lavoratori, che maneggiano tutti i giorni lastre di fatto radioattive.
A lui il merito di questa scoperta. Il risultato è confermato ufficialmente, pur ridimensionandone di molto i pericoli.

Eppure l'assessore all'ambiente del comune di Torino afferma che ora sta studiando se prendere provvedimenti... testualmente "contro chi semina il terrore".


 

 

 

Bertolaso, Guliani, Napolitano... Terremoto in Abruzzo, guai a chi lo prevede
 
 

Terremoto in Abruzzo : tutti colpevoli nessun colpevole ?

di Rita Guma*

 

Lo sgomento per quanto accaduto e accade in Abruzzo mi ha indotto al silenzio per tutti questi giorni. Ho personalmente vissuto il terremoto del 1980 (7° grado della scala Richter), che ebbe il suo epicentro in Irpinia ed uccise 2.800 persone in Campania e Basilicata, ne feri' 8.800 e provoco' circa 280.000 sfollati e 680 Comuni "disastrati".

In quei giorni non ho solo vissuto il terrore delle scosse, della terra che visibilmente si muove sotto gli occhi, e rischiato di perdere dei familiari, ma anche avuto amici che hanno perso tutto. Ho anche visto il dopoterremoto, con case-container che sarebbero dovute servire a gestire l'emergenza ed invece sono divenute le abitazioni definitive per tante persone, mentre miliardi venivano dirottati in altre direzioni.

E non solo i miliardi stanziati dallo Stato, ma anche quelli dei donatori esteri. Secondo il docente statunitense Rocco Caporale, che indago' sulla gestione di 300 mila dollari (di allora) stanziati per i terremotati da parte della National Science Foundation, "Solo il 50 per cento dei fondi e' andato dove doveva andare, il resto e' stato dissipato. Il dopoterremoto e' stato una cuccagna sulla quale hanno mangiato tutti: il 20 per cento del denaro e' finito in tasca ai politici, un altro 20 per cento e' andato ai tecnici della ricostruzione. Camorra, imprese del Nord e imprenditori locali si sono mangiati il resto" (da 'Irpiniagate', di Goffredo Locatelli).

Fino ad oggi lo Stato ha invece stanziato piu' o meno 60.000 miliardi di vecchie lire, cui debbono aggiungersi i finanziamenti erogati dalla Regione Campania, e ancora a novembre 2008 la Corte dei Conti parlava di una ricostruzione "inspiegabilmente lenta e costosissima" e si chiedeva perche' "continuano ad essere finanziati con nuovi stanziamenti gli interventi di ricostruzione".

Lo scandalo della gestione dei fondi porto' ad inchieste giudiziarie, processi e interrogazioni parlamentari con una proposta di commissione d'inchiesta bocciata dai politici campani come De Mita e Mastella... Per fare un esempio di come furono usati i finanziamenti della legge 219/81 per la ricostruzione post terremoto dell'Irpinia (3 miliardi e 700 milioni di euro), una parte di quelli per la riedificazione delle imprese distrutte o danneggiate furono incamerati dalla Parmalat per costruire uno stabilimento... mai esistito prima: Calisto Tanzi ottenne 10 miliardi, ma, mentre il terremoto si verifico' nel novembre dell'80, Tanzi (da Parma) impianto' a Nusco (paese natale di De Mita), lo stabilimento Dietalat, che divenne operativo solo nell'86.

E il terremoto dell''80, come tutti gli altri che lo hanno preceduto e seguito, non ha insegnato niente (tranne che sulle disgrazie si puo' prosperare senza nemmeno essere puniti per sciacallaggio) ad una classe di politici che - pur passata dalla prima alla seconda repubblica - non ha varato tutte le norme che dovevano essere varate, non ha vigilato sulla loro applicazione e spesso si e' fatta complice (con la corruzione sugli appalti e con il dirottamento di fondi) di chi poneva le fondamenta per il disastro.

Con queste esperienze credo che chiamare speculazioni le polemiche, i dubbi e le accuse sia vergognoso e sia un indecente tentativo di depistaggio dalle vere responsabilita'. Percio', a freddo, vorrei fare alcune considerazioni prendendo spunto dal discorso del Capo dello Stato ai terremotati dell'Abruzzo e dalle sue risposte ai giornalisti. In entrambi mi pare che risalti la volonta' di difendere la classe politica ed in particolare Guido Bertolaso, il capo della protezione civile.

"Ho avuto modo di constatare, ancora una volta, quale garanzia rappresenti un’assunzione di particolari responsabilità direttive e operative in queste circostanze da parte del capo della Protezione civile, sottosegretario Bertolaso" ha detto in un passaggio del suo discorso ai terremotati Giorgio Napolitano, ed in un altro: "Quindi, il mio ringraziamento e la mia ammirazione per la popolazione e ancora il mio apprezzamento senza riserve per le autorità di governo e per il capo della protezione civile."

Quello che stupisce e' che il presidente prenda una posizione netta a difesa di un personaggio, Bertolaso, che non lo dimentichiamo e' indagato a Napoli per la gestione dei rifiuti e che guadagna profumatamente per il ruolo che riveste ed e' TENUTO a fare cio' che sta facendo, mentre Napolitano sembra trattarlo come un volontario, un eroe che presti la sua opera gratuitamente assumendosi responsabilita' non sue. Il presidente si spinge fino a citare la questione della "profezia" di Giampaolo Giuliani, il tecnico che aveva previsto il terremoto proprio nel territorio dove si e' poi verificato.

Secondo Napolitano, "come dicono il Comitato Grandi Rischi, l’Istituto di Fisica e tutti coloro che seguono questi fenomeni - si prevengano disastri per le popolazioni nell’unico modo possibile: non con fantasiose profezie o con impossibili previsioni, ma apprestando i mezzi indispensabili perché le case e gli edifici resistano.". Mi chiedo come mai Bertolaso meriti tanto impegno e lo schierarsi netto da parte del Capo dello Stato che - per essere garante della Costituzione, ma anche di noi tutti - dovrebbe essere super partes ed attendere il pronunciamento della magistratura e della scienza.

Si', perche' la scienza non e' solo quella italiana, che si e' subito schierata contro Giuliani (e piu' o meno indirettamente a favore - occorre dirlo? di Bertolaso, del governo e delle autorita' locali, perche' se Giuliani avesse ragione sarebbero tutti colpevoli di non aver tenuto alta la guardia), ma la scienza e' - in un mondo globalizzato - internazionale.

Di Giuliani e' stato detto che non e' laureato e che e' un imbecille, ed e' stato anche denunciato da Bertolaso per procurato allarme. Personalmente sono ingegnere, quindi laureata ed abilitata all'esercizio della professione. Ma - guardando la storia dell'umanita' - centinaia di scienziati che hanno posto le fondamenta della fisica, della matematica e di altre branche del sapere, etc etc non erano laureati: hanno avuto intuizioni e sviluppato teorie senza cui non esisterebbero le scienze odierne senza essere laureati (o senza essere ancora laureati, come Isaac Newton e Albert Einstein, per non parlare di Leonardo Da Vinci e tutti i filosofi e matematici dell'Egitto, della Grecia e dell'Umanesimo). E quante centinaia di migliaia di inventori non erano laureati? La maggioranza, probabilmente.

Quindi Giuliani non e' laureato e non e' uno scienziato (perche' al massimo si potrebbe definire uno studioso, come la maggior parte di coloro che in Italia vengono invece definiti o peggio si autodefiniscono scienziati). Cio' non toglie che, grazie ad un dispositivo basato su una teoria attendibile, egli abbia previsto il terremoto. Ora, tutti questi scienziati debbono spiegare a me - che sono un tecnico laureato e con competenze in statistica - quante probabilita' c'erano che una persona riuscisse a prevedere il terremoto con una tale approssimazione sia temporale che geografica. Vogliamo dire una su un miliardo? (la butto li', ma forse e' ancora inferiore). Mi devono spiegare come mai ci sia riuscito se non ha doti divinatorie. Non e' che Giuliani abbia lanciato l'allarme altre volte senza esito. Era la prima volta, e "ci ha preso".

E' ovvio che la scienza ufficiale possa affermare solo cio' che fino ad oggi era ritenuto vero, ma questo non significa che da oggi in poi non possa essere diverso, la storia ce lo insegna. E' peraltro vero che - a parte i tradizionalisti, che in buona fede esitano per natura a riconoscere scoperte rivoluzionarie - ci siano pure coloro che fanno resistenza per l'invidia di non aver fatto loro la scoperta, ed infine ci sono quelli che si schierano per piaggeria, o per mantenere finanziamenti o altri tipi di sostegno da parte dell'autorita', in questo caso il famoso Bertolaso e il governo di cui questi fa parte.

Come tecnico fuori dai giochi, invece, penso che bisognerebbe studiare l'idea di Giuliani e credo che lo faranno all'estero, dove le pressioni italiane conteranno poco o nulla. Ed il presidente Napolitano avrebbe dovuto mostrare piu' cautela, prima di associare il suo nome alla tesi contraria, quella che difende Bertolaso.

Un'ultima parola sulle "responsabilita' diffuse". Rispondendo ai giornalisti, il presidente della Repubblica ha detto che "deve esserci un esame di coscienza che non conosce assolutamente coloriture e discriminanti politiche: qui non si tratta di vedere chi ha avuto ragione e chi ha avuto torto, chi ha delle responsabilità e chi non ne ha. Ho sentito un esponente dell’opposizione, che di solito non è molto incline a fare affermazioni del genere, dire: 'Nessuno è senza colpa'. Credo che, in questo caso, avesse ragione".

Chi legge potrebbe condividere e magari provare un moto di soddisfazione, pensando che il presidente si riferisca a responsabilita' della destra e della sinistra, dei politici e degli amministratori, ma egli poi afferma "Non si tratta di liberarsi da ogni possibile responsabilità, si tratta di vedere effettivamente come sia potuto accadere che norme di prevenzione che erano state, a suo tempo, identificate, studiate e anche tradotte in legge, non abbiano avuto l’attuazione indispensabile, o per difetto di controlli o per irresponsabilità diffuse, perché molti sono i soggetti che sono interessati e coinvolti nella costruzione di un palazzo o nell’acquisto di una casa, e nessuno dovrebbe in questi casi chiudere gli occhi: né chi acquista, né chi costruisce, né chi è chiamato a fare i controlli".

Il presidente Napolitano cita anche "chi acquista", coinvolgendo cosi' tutti i terremotati, cioe' le vittime. Forse il presidente andando al Quirinale si e' servito di prestigiosi architetti e ingegneri che gli hanno dato garanzie sulla stabilita' dell'edificio sul Colle? Non credo, ne' credo che egli sia in grado di fare da solo tale valutazione. Si e' semplicemente fidato, eppure dovrebbe porre doppia attenzione a salvaguardare la sua vita, che e' anche un 'bene' dello Stato.

E quindi i cittadini, a maggior ragione, che ne possono sapere di quali siano le condizioni della casa che acquistano? Dovrebbero pagarsi una perizia (magari facendo venire il tecnico da fuori provincia o regione, perche' tutti sappiamo che in moltissimi comuni italiani, al nord come al sud, i progettisti sono ammanicati con il Comune, se non addirittura ne fanno parte)? Secondo il presidente non lo fanno perche' vogliono morire sotto le macerie? E poi, cosa dire degli ospedali? Occorre farli periziare prima di farsi ricoverare? I cittadini semplicemente si sono fidati che il progettista e il costruttore non barassero sulla pelle degli altri e che lo Stato e gli enti locali facessero la loro parte con adeguati controlli.

Forse il presidente voleva intendere qualche altra cosa, ma cosi' come si e' espresso nel discorso che ho citato (e cosi' come hanno riportato a caratteri cubitali tutti i titoli dei giornali) richiama il detto "tutti colpevoli nessun colpevole". Quindi non colpevoli i governi passati e presenti, non colpevoli i parlamentari di destra e sinistra, non colpevole Ottaviano Del Turco, non colpevole Guido Bertolaso. Cosi', in modo bipartisan, proprio come ci si aspetta da un presidente...

 

* presidente Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus

 

 

 

 

 

 

 
Il giorno 19 marzo 2009 19.32, Roberto Topino <robertotopino@yahoo.it> ha scritto:

Raccolgo l'invito del collega Ruggero Ridolfi (Oncologo Endocrinologo) finalizzato a dare la massima diffusione ad una lettera firmata da oltre 50 medici e biologi di tutta Italia.
Cordiali saluti
Roberto Topino
 
 
---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Ruggero Ridolfi <ruggero.ridolfi@virgilio.it>
Date: 19 marzo 2009 17.26
Oggetto: Fw: Lettera a Repubblica
A:

Carissimi,
la lettera che vi allego, firmata da oltre 50 medici e biologi italiani, è stata inviata a "La Repubblica"  quasi 2 settimane fa e, nonostante diverse sollecitazioni telefoniche, non è stata ancora pubblicata. Si è deciso di rompere gli indugi ed ho testè inviato la lettera (con i due ritagli di stampa che descrivevano l'episodio "Renzi") a tutti gli indirizzi e-mail che vedete negli altri due allegati, con queste righe di accompagnamento:
 
"Gent.mi Direttori,
Vi inoltriamo la lettera firmata da oltre 50 medici e biologi italiani a sostegno di Patrizia Gentilini aggredita verbalmente nel corso di una trasmissione televisiva  a Firenze dal candidato sindaco Matteo Renzi, senza rispetto delle regole democratiche e... dell'educazione. Oltre alla lettera aggiungiamo i ritagli de "La Repubblica" e di un giornale locale che hanno diffuso la notizia.
Abbiamo spedito oltre 10 giorni fa la lettera a "La Repubblica" per correttezza, visto che aveva diffuso la notizia, ma nonostante diversi solleciti la lettera non è stata pubblicata e si è deciso di inviarla ad altri quotidiani.
Le saremo grati se potrà adoperarsi per la pubblicazione sul suo Giornale, nel rispetto della pluralità delle idee.
Grazie per l'attenzione:
Ruggero Ridolfi"
 
Stiamo a vedere cosa succede e se volete potete fare tutta la cassa di risonanza che ritenete opportuna, magari informando Patrizia, se avete notizie di pubblicazione della lettera nei quotidiani che avrete sottomano... sempre che la pubblichino!
Cari saluti e grazie della collaborazione
Ruggero 

Pubblicata anche qui.

Il giorno 19 marzo 2009 23.15, Roberto Topino <robertotopino@gmail.com> ha scritto:
Pubblicata qui
Cordiali saluti a tutti
Roberto Topino

 

 

Oggetto: Il candidato PD rifugge al giudizio e non si presenta in Tribunale
 

http://www.unaltracittaunaltromondo.it/index.php?name=News&file=article&sid=957

 

Chiesti 250.000 euro di danni a Matteo Renzi per ingiurie all'oncologa Patrizia Gentilini

25/2/2009

 

Comunicato stampa Per Unaltracittà

Lista di cittadinanza per le amministrative Firenze 2009

 

Il candidato PD rifugge al giudizio e non si presenta in Tribunale.

 

«Aspirante alchimista! Apprendista Maga Magò! Vergogna!» con queste parole Matteo Renzi appellava la stimata oncologa Patrizia Gentilini, rea, agli occhi dell'enfant prodige del PD, di aver dichiarato, forte delle risultanze scientifiche internazionali, che la diossina emessa dagli inceneritori provoca un aumento dei tumori nella popolazione, il tutto in diretta tv, agli inizi del 2008, su Canale 10.

  

Ieri, 24 febbraio 2009, Matteo Renzi non si è presentato al Tribunale di Firenze che lo ha citato in giudizio per ingiurie alla professoressa Gentilini e per le quali quest'ultima ha chiesto un risarcimento per danni morali ed esistenziali di 250.000 euro da destinarsi alla ricerca scientifica. Ecco quindi l'innovativa linea politica di Matteo Renzi.

Denigrare pubblicamente chi esprime opinioni diverse dalle sue per poi fuggire dal giudizio del Tribunale una volta convocato per rispondere delle ingiurie.

 

Per Unaltracittà crede che questo episodio costituisca un precedente grave per chi ha l'ambizione di diventare il Sindaco di Firenze. Un amministratore pubblico che ha solo certezze, che evita il dialogo con gli scienziati - che contraddicono con le evidenze delle ricerche scientifiche e in difesa del bene comune, tali certezze - è un amministratore pubblico di cui i fiorentini non hanno bisogno. Un candidato Sindaco che preferisce difendersi “dal” Tribunale piuttosto che difendersi “in” Tribunale è una specie politica che ben conosciamo, che negli ultimi quindici anni ha portato al degrado lo stato della democrazia in Italia.

 

Matteo Renzi si presenti quindi dal magistrato giudicante. Non abbia paura alcuna. In uno stato di diritto chi è innocente non viene punito. Potrà allo stesso tempo dimostrare scientificamente come le diossine non provochino tumori nella popolazione e pertanto garantire la costruzione in tempi brevi del nuovo inceneritore della Piana fiorentina. Sempre che dimostri di aver ragione e di non aver denigrato e offeso la professoressa Patrizia Gentilini alla quale va tutta la nostra stima oltre che la solidarietà dovuta.


 

 

 

Il caminista Renzi nega l’evidenza per incensar sé stesso 

Ha detto: “Siamo pieni di politici che saltano da una poltrona all'altra…”.

Se il virgulto aspirante saltatore Renzi intendesse fare tutto ciò in cento giorni significa che non deve fare nulla nel merito delle questioni che impegnano i già “eletti” che lo hanno messo sulla sua poltrona.

Come per quelli che progettano inceneritori o opere dell'alta velocità ferroviaria.

«Cambiare tutto per non cambiare nulla, ecco la pseudomagia del PD» e dei Renzi. 

Pubblichiamo la lettera sottoscritta da 55 medici e inviata a 370 media locali e nazionali.

Redazione Ecce Terra

http://www.ecceterra.org/docum.php?id=1713

 

 

 

Messaggio inoltrato -----
Da: Lady Licaone de Mornais <licaone64@yahoo.it>
A: assembleapermanente@notav.info
Inviato: Mercoledì 25 marzo 2009, 20:01:23
Oggetto: Re: [assembleapermanente] Diossina nel latte materno

Questa è la risposta fotocopia che ho ricevuto al tempo io (in neretto le differenze)

l'assessore Galante mi ha trasmesso la sua mail pregandomi di risponderLe.

Il latte in commercio rispetta ampiamente il limiti di legge per la diossina e lo dimostrano i controlli che la Sanità Pubblica piemontese svolge regolarmente.

Occorre tener presente che il latte che si trova in commercio è confezionato a partire da lotti di produzione costituiti da latte proveniente da decine (a volte centinaia) di allevamenti distribuiti in un ampio raggio che, spesso, supera i confini regionali.
 
Se il latte in commercio fosse positivo per diossine saremmo davvero nei guai perchè testimonierebbe una grave e generalizzata compromissione dell'ambiente su scala regionale o addirittura nazionale. Per fortuna non è così.

Il principio della "diluizione" che fa sì che il latte in commercio risulti sicuro ai controlli non è però una pratica ammessa (anche per motivi di natura etica, oltre che per motivi sanitari) se il latte risulta positivo ai controlli sanitari. Il latte risultato positivo alla ricerca di diossine non può essere mescolato con latte buono per farne latte discreto: deve essere distrutto.

Il ricorso alla scrematura è una pratica che suggerita agli allevatori per poter riutilizzare il latte positivo a fini zootecnici (alimentazione dei vitelli). In questo modo è possibile ridurre gli elevati costi di distruzione (si distrugge solo la crema di affioramento) e si mitiga il danno legato al blocco della commercializzazione del latte per uso umano mettendo a disposizione dei vitelli un alimento che, seppure sgrassato, rappresenta per i vitelli un alimento eccellente.

Si rassicuri, il suo figlioletto non corre alcun pericolo nel consumare il latte che beve. Pensi che il latte materno contiene elevati livelli di diossine (la donna accumula diossine nei grassi esattamente come gli animali e vive più a lungo!). Non per questo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha smesso di suggerire l'allattamento al seno.

Il problema delle diossine è un problema di accumulo negli anni ed il periodo di allattamento al seno non è ritenuto sufficiente a determinare effetti sanitari indesiderati.
E' bene essere vigili ed attenti ma occorre anche avere fiducia nelle istituzioni pubbliche che hanno il compito di tutelare la salute pubblica.
E il Piemonte ha una buona tradizione.


nota1:
avevo scritto questo all'assessore (ok non avevo lattanti in casa ma il raffronto su peso/quantità di latte bevuta mi pare assolutamente chiaro):

Salve, le scrivo in merito ad un articolo apparso su La Stampa, oggi 23/03/05.. viene citata (virgolettata) una sua frase:
"Non c'è comunque davvero alcun motivo di preoccupazione - conclude Galante -. La scrematura, eliminando una parte dei grassi, riduce anche la  quantità di diossina eventualmente presente.
Oltretutto, perchè si scatenino effetti tossici  sull'uomo, una persona dal peso di 70 chili dovrebbe bere ogni settimana per più settimane oltre nove litri di latte contaminato".
Essendo una frase virgolettata assumo che lei abbia pronunciato questa frase.
Su altri giornali "locali" la frase non è virgolettata.
E', per fortuna, una frase tranquilizzante.
Però mi sorge un dubbio, facendo un rapporto con un bimbo di 7 kg (o di 14), come mi devo comportare anche in considerazione del fatto che il pediatra consiglia latte intero e non scremato o
parzialmente scremato?
In attesa di Vostre indicazioni in merito


nota2:
rileggendo oggi: sono dei delinquenti!

nota3:
sono dei delinquenti anche quando si parla di pcb e mi riferisco all'articolo della luna nuova di due anni dopo (23.03.2007) in cui bellamente, tra le altre porcate, si affermava che:
un altro dato (atteso) riguarda i livelli inferiori riscontrati nelle donne rispetto agli uomini forse come conseguenza dell'allattamento che permette una maggiore "dispersione" dei pcb con il latte.


http://www.notav.it - http://www.notav.eu/ 
P Rispetta l'ambiente: se non ti è necessario, non stampare questa mail.



Da: Topino Roberto <r.topino@inail.it>
A: assembleapermanente@notav.info; noinc@yahoogroups.com; vantaggi4@tin.it; robertotopino@yahoo.it; montanari@nanodiagnostics.it; dambrosio.massimo@alice.it
Inviato: Mercoledì 25 marzo 2009, 12:38:00
Oggetto: [assembleapermanente] Diossina nel latte materno

Insomma vogliamo dire chiaro e forte che è necessario misurare la diossina nel latte materno? possibile che in Italia nessuno, di chi ha responsabilità politiche e amministrative non si ponga il problema?

giovanni vantaggi

referente per l'Umbria

Isde-italia

 

Rispondo al collega Vantaggi copiando una lettera, che ho ricevuto nel 2005.

... il latte materno contiene elevati livelli di diossine ...

... occorre anche avere fiducia nelle istituzioni pubbliche ...

 

 

Gentile Sig. Topino,

 

l'assessore Galante mi ha trasmesso la sua mail pregandomi di risponderLe.

Il latte in commercio rispetta ampiamente il limiti di legge per la diossina e lo dimostrano i controlli che la Sanità Pubblica piemontese svolge regolarmente.

Occorre tener presente che il latte che si trova in commercio e confezionato a partire da lotti di produzione costituiti da latte proveniente da decine (a volte centinaia) di allevamenti distribuiti in un ampio raggio che, spesso, supera i confini regionali.

Se il latte in commercio fosse positivo per diossine saremmo davvero nei guai perche testimonierebbe una grave e generalizzata compromissione dell'ambiente su scala regionale o addirittura nazionale. Per fortuna non e cosi.

Il principio della "diluizione" che fa sì che il latte in commercio risulti sicuro ai controlli non è però una pratica ammessa (anche per motivi di natura etica, oltre che per motivi sanitari) se il latte risulta positivo ai controlli sanitari. Il latte risultato positivo alla ricerca di diossine non può essere mescolato con latte buono per farne latte discreto: deve essere distrutto.

Il ricorso alla scrematura e una pratica suggerita agli allevatori per poter riutilizzare il latte positivo a fini zootecnici (alimentazione dei vitelli). In questo modo e possibile ridurre gli elevati costi di distruzione (si distrugge solo la crema di affioramento) e si mitiga il danno legato al blocco della commercializzazione del latte per uso umano mettendo a disposizione dei vitelli un alimento che, seppure sgrassato, rappresenta per i vitelli un alimento eccellente.

Si rassicuri, il grasso ricco di diossina sta andando regolarmente alla distruzione e quello raccolto nei caseifici e nelle centrali del latte non contiene diossine.
In chiusura, una curiosità: il latte materno contiene elevati livelli di diossine (la donna accumula diossine nei grassi esattamente come gli animali e vive più a lungo!). Non per questo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha smesso di suggerire l'allattamento al seno.

Il problema delle diossine è un problema di accumulo negli anni ed il periodo di allattamento al seno non è ritenuto sufficiente a determinare effetti sanitari indesiderati.
E' bene essere vigili ed attenti ma occorre anche avere fiducia nelle istituzioni pubbliche che hanno il compito di tutelare la salute pubblica.
E il Piemonte ha una buona tradizione.

Cordiali saluti

Il direttore della Sanità Pubblica
Gianfranco Corgiat Loia

 

 

 

 

Gent.mo dott. Topino

in allegato il nostro comunicato stampa,

cordiali saluti Enzo Pirillo 

 

 

AMBIENTE. SCILIPOTI (IDV): AD ACERRA SI TROVA IL MODO DI FESTEGGIARE ANCHE GLI INCENERITORI

 

Roma - 25.03.09 - “Disdicevole il tentativo di trasformare l’inaugurazione di uno strumento controverso, quale un  termovalorizzatore, in un evento mondano e propagandistico”. Così l’On. Domenico Scilipoti dell’Italia dei Valori sull’inaugurazione dell’inceneritore campano di Acerra. “Il premier Berlusconi – prosegue il deputato IDV –  aveva promesso durante la campagna elettorale una pronta soluzione del problema rifiuti. Invece, lungi dall’affrontare e risolvere in maniera duratura l’artefatta emergenza, ha portato in dono ai residenti una lunga serie di spot, pacche sulla spalle  ed adesso un circo mediatico, che punta su di uno sterile presenzialismo a tutti i livelli, tranne qualche significativa e motivata eccezione. Certo è che questo nuovo coupe de theatre, basato sull’illusionismo più genuino, poteva risparmiarlo al già vessato popolo campano, che dovrà sorbirsi anche questa indesiderata parata ad effetto. Il nostro premier arriverà con il suo miglior sorriso di circostanza, ma sa bene – conclude Scilipoti    che la soluzione al problema dei rifiuti non può passare attraverso misure altamente invasive del territorio, che anzi richiederanno ulteriore sforzo da parte delle forze dell’ordine per evitare che nuovi business illeciti possano sorgere all’ombra del denso fumo sprigionato”.

 

 

On. Domenico Scilipoti

 

segreteria Palazzo Marini

Enzo Pirillo

06 67608028

 

Ufficio stampa

090 693070


 

 

 

VIDEO CONVEGNO NICHELINO SU INCENERITORE DEL 06.02.09

1 PARTE

 

2 PARTE

 

 

 

 

Il censore cinese abita a Torino.

 

L’articolo allegato è stato pubblicato sul blog del quartiere San Paolo di Torino www.sanpablog.it .

Ieri mi ha telefonato Alessandro Mondo de La Stampa, che voleva sapere come avevo ottenuto il documento.

Ho spiegato che l’avevo ricevuto da Giuseppe Vallone, presidente della TRM, la società che costruisce l’inceneritore.

Oggi su La Stampa niente.

Nel frattempo il sito www.sanpablog.it  è stato oscurato.

La Cina è vicina e la democrazia è a rischio.

 

Cordialmente

Roberto Topino

 

P.S.: se vuole può pubblicare tutto.

 


Da: Topino Roberto [mailto: r.topino@inail.it ]
Oggetto: Il macabro tariffario del cancrovalorizzatore

 

Il macabro “tariffario” del cancrovalorizzatore

di Roberto Topino

Tabella TRM Gerbido.jpg

Dovete sapere che un progetto di ricerca della Commissione Europea, che si chiama ExternE (Externalities of Energy), ha quantificato in modo molto preciso i costi dei danni all’ambiente ed alla salute derivanti da una qualunque fonte emissiva.
Questi costi, in Europa, sono attualmente valutati da 3 a 5 volte meno che negli USA, ma è importante che venga riconosciuto che una centrale elettrica, una discarica, un inceneritore, un cementificio, ecc. provocano danni, che hanno, oltre ad un costo in termini di sofferenza, anche costi economici ben quantificabili.
La società che sta costruendo l’inceneritore del Gerbido, nel 2003 ha fatto uno studio in collaborazione con il Politecnico di Torino e ha redatto una tabella dei costi in euro delle malattie previste.
Malattie e costi sono stati riassunti in una tabella, che, a ragion veduta, si potrebbe definire il tariffario del cancrovalorizzatore.
Non è un macabro scherzo, è un documento del Politecnico di Torino.
Poi Sergio Chiamparino e Angela Massaglia dicono che l’inceneritore sarà sicuro.

La tabella è allegata in formato jpg.

http://www.sanpablog.it/?p=767

 

 

 

 

Il "Comitato in difesa della salute nei luoghi di lavoro e del territorio di Bassano del Grappa e Tezze sul Brenta", a seguito della seconda richiesta di archiviazione del caso Galvanica PM in cui moltioperai sono morti, rilascia il comunicatio stampa in calce.
(Link al post relativo: http://salutetezze.splinder.com/post/19834623/Comunicato+Stampa%3A+Galvanica+P)

Comunicato stampa


Noi comitato di difesa della salute ci uniamo ai famigliari dei lavoratori, vittime da esposizione ad agenti altamente cancerigeni, della Tricom Galvanica PM, per esprimere la nostra comune indignazione per la richiesta di archiviazione nuovamente avanzata dal PM Parolin alla procura di Bassano del Grappa.


Al di là di ogni ragionevole dubbio” noi siamo certi che
  1. I lavoratori della Tricom Camminavano quotidianamente in una fanghiglia di Cromo-nichel e residui del processo lavorativo

  2. Non esistevano protezioni di alcun tipo per i lavoratori né personali né generali all'interno dell'ambiente

  3. Gli aspiratori erano insufficienti e comunque quelli presenti non erano funzionanti

Tutti questi elementi e molti altri sono stati illustrati dettagliatamente da medici legali e professori universitari, sono stati confermati dal corpo forestale dello stato presso la procura di Bassano del Grappa e dai funzionari che vi hanno indagato e presentati presso le udienze preliminari nella stessa procura che oggi dovrebbe accettare l'archiviazione.

Tutto ciò è totalmente inammissibile.

Gheller, Bonan, Dal Fior, Lorenzin, Zanetti, Colò, Conte, Girolimetto, Zarpellon, Ceschi sono morti a seguito di queste circostanze, mentre numerosi altri ex operai si sono gravemente ammalati.
Non possiamo accettare che nelle motivazioni dell'archiviazione tutte queste morti siano dovute all'abitudine al fumo, tesi che sostanzia una volta di più la totale impunità dei padroni.
Ci sono tutti gli elementi per andare al processo però il PM Parolin ritiene non doversi procedere richiedendo l'archiviazione della causa Tricom.
Questa giustizia è completamente assente perché c'è la volontà politica di ritardare, rinviare, omettere, archiviare.
Noi continueremo la lotta contro questi omicidi più forte che prima non solo per portare sul banco degli imputati i padroni e i responsabili di una fabbrica di morte, ma anche per aprire gli occhi su un sistema economico che in nome del profitto calpesta e uccide uomini e natura.


Comitato di difesa della salute nei luoghi di Lavoro e della popolazione di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa


http://SaluteTezze.Splinder.Com - Salute.Tezze@Libero.it


-- 
Comitato in difesa della salute 
nei luoghi di lavoro e del territorio
di Bassano del Grappa e Tezze sul Brenta
SaluteTezze@Libero.it

http://SaluteTezze.Splinder.Com

 

 

 

Mia moglie è biologa e riceve la rivista dell'ordine dei biologi.
C'è un lungo articolo di Marino Ruzzenenti dal titolo

Discarica o “termovalorizzazione”, una falsa alternativa

che parla diffusamente dell'inceneritore di Brescia.
Lo allego in formato pdf.
Auguri di buone feste a tutti.
Roberto Topino
 

 

 

 

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.tk


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