ABU DABI
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FONDO ABU DHABI SCOMPARSO LO SCEICCO...
Da "la Repubblica - Lo sceicco Ahmed bin Zayed al-Nahayan, numero uno dell´Abu Dhabi Investment Authority (Adia), considerato il maggior fondo sovrano mondiale, è disperso, dopo che l´aliante su cui viaggiava è precipitato in un lago in Marocco. Lo sceicco, al 27esimo posto nella classifica dei paperoni di Forbes, è il fratello più giovane del sovrano di Abu Dhabi. Il fondo Adia gestisce asset per circa 500-700 miliardi.

29-03-10

 

 

FARA LA FINE DELLA TORRE DI BABELE ! Mb

 

HELLO DUBAI – L’EMIRATO TRAVOLTO DALLA BUFERA FINANZIARIA NON RINUNCIA AL BATTESIMO DEL GRATTACIELO BURJ, L’EDIFICIO PIÙ ALTO DEL MONDO, 160 PIANI, 61 APPARTAMENTI PRIVATI, RESIDENZE FIRMATE DA ARMANI: IL PALAZZO DEL LUSSO CHE SFIDA IL CIELO E LA CRISI ECONOMICA - L’UTOPIA URBANA È REALIZZATA IN QUESTA OPERA DALLA QUALE SI POTREBBE, IN TEORIA, NON USCIRE MAI…

Alessandra Retico per "la Repubblica"

Qui si lascia il possibile, l´umano, la vita bassa, qui si sale dove nessuno prima mai. Sulla cima dell´orgoglio, contro la fisica, i venti, la crisi economica e un sogno un po´ ammaccato, il Burj Dubai, il grattacielo più alto al mondo, 818 metri d´altezza, festeggerà stasera la sua nascita ufficiale, ergendo la più gigantesca sfida architettonica a realtà.

Ore 21 nella città degli Emirati Arabi, le nostre 17, party con fuochi d´artificio di inaudita bellezza per quello che vuole essere l´inizio di una nuova era a Dubai, schiaffeggiata dall´imprevisto nel novembre scorso, una tormenta finanziaria fuori copione per il non-luogo nato per estremizzare ricchezza, lusso, felicità. L´Emirato, dopo sei anni di ingorda prosperità, ha rischiato la bancarotta. Ha dovuto frenare desideri e progetti: debito pubblico di 150 miliardi di dollari, solo prestiti generosi l´hanno salvata.

Ma adesso ciak, si ricomincia, da questa torre che buca impensabili frontiere, ciao ciao al mondo laggiù, greve e triste, l´ambizione è ancora forte e l´onnipotenza salda: 160 piani, 61 per appartamenti privati, 18 per l´hotel e le residenze firmate da Giorgio Armani, 58 ascensori che ti succhiano su a una velocità di 10 metri al secondo, 344mila metri quadrati, visibilità da 95 chilometri di distanza e un panorama a 360 gradi al 124esimo piano su palme, mare, un centro commerciale tra i più grandi dell´universo e altre altezzose imprese edili fino a 80 chilometri .

Utopia urbana realizzata, ghetto autosufficiente, ci si può trasferire e non uscire mai (per andare dove, d´altro canto?): 4 piscine, una biblioteca, 3mila parcheggi, 37 boutique, cygar club, 49 piani di uffici, 354 appartamenti normali e 237 suites, ristoranti, cinema, 1400 metri quadrati di palestra. Da rinchiudersi dentro.

Da scalare con la prepotenza di chi l´ha costruita, ennesima cattedrale in un deserto in verità ormai fitto di cemento, di acciaio, di vetro e gru affamate. Ci sono voluti 12mila operai, cinque anni di lavoro, 4.1 miliardi di dollari, ma il titano doveva pur essere all´altezza della celebrazione del quarto anniversario dell´ascesa al trono dello sceicco Mohammad Al Maktum, che si tiene oggi insieme al ferro e fuoco della festa di esordio, un evento di due ore e 6mila esclusivi invitati che verrà seguito in diretta tv satellitare da due milioni di spettatori stima Emaar, l´immobiliare dietro al progetto. In tutta sicurezza, duemila tra agenti privati e di polizia, scanner ai raggi X, telecamere, sorvegliare i sogni e i soldi perché basta un niente per soffiarli via.

Persino qui, nella terra dell´utopia, nella Las Vegas del medio oriente dove la memoria non è allenata, dove la storia non è ancora passata, è successo qualcosa. Qualcosa di brutto addirittura: il mercato immobiliare, la più grande risorsa di Dubai, è precipitato, le case giù del 50 per cento nel 2009.

I progetti ovviamente faraonici di alberghi e parchi e isole artificiali sospesi o rimandati: così il Jumeirah Gardens, città da 90 miliardi di dollari; così l´isola Palm Jebel Ali, annegata sulla carta; congelata Waterfront, insieme di isole con una superficie che avrebbe dovuto doppiare quella di Hong Kong e affondato The World, 300 isole che avrebbero dovuto mimare un planisfero. Rinviata la costruzione della Disneyland araba, Dubailand, 64 miliardi di dollari. Non si gioca più.

 

«If you can dream it, you can do it», se lo puoi sognare, lo puoi fare disse mister Walt Disney, e a Dubai, a questi vertici, ragionano così. «Ma l´altezza è sempre stata un´ossessione umana» commenta il semiologo Paolo Fabbri. «Colpisce che la cultura islamica, nomade, antiarchitettonica, costruisca edifici che sono un parossismo e quasi una parodia dell´Occidente».

Si spingono così in alto? «La torre, storicamente, segna l´apice di qualcosa che non va». All´Empire seguì il crollo delle borse nel ‘29, al World Trade Center di New York e alle Sears di Chicago la crisi petrolifera del ‘73, alle Petronas di Kuala Lumpur la recessione asiatica del ‘97. Ma oggi si entra nella Burj come nel ‘55 dentro il primo Disneyland ad Anaheim, Los Angeles. C´era un cartello: «Qui tu lasci il presente per entrare nel mondo di ieri, di domani e della fantasia». Per finta, ma saliamo.

 

[04-01-2010]

 

 

 

I MALUMORI DI ABU DHABI PER L'INVESTIMENTO POCO REDDITIZIO IN CITIGROUP...
Da " La Stampa " - Abu Dhabi accusa Citigroup di truffa per gli investimenti effettuati nel 2007 nella banca statunitense. Senza entrare nel merito delle accuse - contestate da Citi - il processo di arbitrato concentra l'attenzione sulla perdita di quasi il 90% subita dall'Abu Dhabi Investment Authority (Adia) su un investimento da 7,5 miliardi di dollari, un dato che contrasta con i buoni rendimenti realizzati dagli altri fondi sovrani accorsi a sostegno della banca. Le lamentele dell'Adia derivano in parte da un errore di valutazione.

Il più grande fondo sovrano mondiale è stato il primo a rispondere alle chiamate di aiuto delle banche occidentali in sofferenza. Se da una parte l'Adia ha incassato una cospicua cedola annuale dell'11% sul bond convertibile, dall'altra parte non è riuscita a negoziare una rete di sicurezza sufficiente nell'eventualità che Citigroup avesse avuto bisogno di altre misure di salvataggio. Certo il fondo si è protetto in qualche misura, stipulando un accordo che gli offriva la possibilità di ridurre il prezzo di conversione dei bond in azioni nel caso in cui fossero entrati nuovi investitori a prezzi inferiori.

Questa clausola è scattata nel febbraio 2008, quando Citi ha ricevuto 12 miliardi nell'ambito di un secondo intervento di salvataggio da parte di un gruppo di investitori guidato dal Government of Investment Corporation di Singapore e dalla Kuwait Investment Authority. Il problema è che il prezzo di conversione dell'Adia è stato ridotto da 37,24 dollari ad azione a 31,83, mentre le azioni di Citi sono oggi scambiate a un valore dell'89% più basso. Ma le sventure dell'Adia non dipendono solo da un errore di giudizio. Si è trattato anche di sfortuna.

A novembre, durante l'iniezione di capitale a favore di Citigroup gestita dal governo statunitense, ai fondi sovrani di Singapore e del Kuwait è stata offerta la possibilità di convertire le proprie azioni privilegiate in azioni ordinarie al prezzo di 3,25 dollari l'una al fine di ridurre gli oneri a lungo termine della banca legati ai dividendi. Grazie a questa opportunità, i due fondi hanno potuto trarre un utile di oltre 1 miliardo di dollari sui rispettivi investimenti.  

18.12.09

 

ABU DHABI GUARDA AI SOTTOMARINI DELLA TEDESCA HDW...
Da "Il Sole 24 Ore"
- Abu Dhabi Mar, attivo nella cantieristica navale, vuole entrare nel capitale del costruttore di sottomarini tedesco Howaldtswerke-Deutsche-Werft (Hdw), che fa capo al gruppo ThyssenKrupp ( nella foto un cantiere del gruppo). Lo afferma Handelsblatt, secondo cui la società di Abu Dhabi sarebbe interessata a una quota del 24,9% di Hdw.

Un portavoce di Abu Dhabi Mar ha confermato al quotidiano «di stare parlando anche su una partecipazione di Hdw nell'ambito della due diligence per Blohm+Voss», controllata di ThyssenKrupp nella cantieristica navale. Secondo le fonti, ThyssenKrupp è aperta alle avances degli arabi, ma vuole vedere prima come si sviluppa la collaborazione nelle navi.  

12.12.09

 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk