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. LUFTHANSA E IL VOLO PIÙ CARO D'ITALIA...
Da "Il
Giornale" - Se la concorrenza è questa, Alitalia può stare
tranquilla: Lufthansa offre il Milano-Roma andata e ritorno a 5mila
euro. Il biglietto Alitalia è tra i 99 e i 720. Fino al 2010, Lufthansa
Italia operava un Malpensa-Fiumicino diretto, a tariffe standard,
intorno ai 100 euro.
Il volo è stato
cancellato, ma sul sito oggi viene offerto il collegamento con cambio a
Monaco, Düsseldorf o Francoforte, durata minima 3 ore e 15 e massima 4 e
45. Una bizzarria dei sistemi informatici, che prevedono evidentemente
anche tratte fuori mercato. E infatti il biglietto Milano-Monaco-Roma e
ritorno equivale, all'incirca, a 10 biglietti Milano-New York di andata
e ritorno.
25-01-2011]
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QUELLI CHE ALLA
FINE CI GUADAGNANO SEMPRE...
Sulla Stampa (p. 26), Alessandro Barbera vivacizza la giornata al mitico
professor Fantozzi: "La vecchia Alitalia incassa 1,1 miliardi. Fantozzi:
"Cai ci deve ancora 80 milioni". E al commissario ne vanno 6". Ecco perché,
nonostante tutto, il compagno Fantozzi è sempre sorridente.14-01-2011]
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1- MENTRE IL
RAGIONIERE STRAORDINARIO FANTOZZI E IL MINISTRO PER MANCANZA DI PROVE ROMANI
PRESENTANO CON FIEREZZA I RISULTATI DELLE CESSIONI ALITALIA (“MENO PEGGIO
DEL PREVISTO”), SUL “SOLE 24 ORE” DI IERI L’OTTIMO DRAGONI METTEVA IL DITO
NELLA PIAGA DEL TERRENO DI PIANABELLA CHE AI TEMPI DI CIMOLI VALEVA 100 MLN
€ - 2- IL TAR BLOCCÒ TUTTO SU INPUT DELLA SOCIETà AEROPORTI DI ROMA (LEGGI
BENETTON, OGGI SOCI ALITALIA) E ORA GLI STESSI TERRENI VALGONO LA METÀ: 50
MILIONI - 3- INTANTO, C.A.I. AMARI: COLANINNO & C. ANCORA DEVONO SALDARE IL
CONTO CON LA VECCHIA ALITALIA. IN COMPENSO AIR ONE DI TOTO HA INTASCATO UNA
CIFRA BEN MAGGIORE - 4- COM’È POSSIBILE CHE AIR ONE VALESSE PIÙ DI ALITALIA?
CHIEDERE A CORRADO PASSERA…
Gianni Dragoni per "Il
Sole 24 Ore"
Il commissario straordinario dell'Alitalia, Augusto Fantozzi, ha terminato
la parte sostanziale del suo mandato, la cessione delle attività d'impresa
della vecchia compagnia pubblica. Fantozzi ha presentato al comitato di
sorveglianza, presieduto da Andrea Monorchio, la relazione «finale»
sull'attività, dopo due anni dalla cessione della polpa dell'attività alla
Cai-Alitalia, guidata da Roberto Colaninno e Rocco Sabelli. Non è però
ancora versato il saldo finale del prezzo, previsto entro due anni dalla
compravendita.
Il calcolo è
complesso, mentre è emerso che la Cai, considerando i debiti trasferiti, ha
pagato a Fantozzi meno di quanto ha riconosciuto a Carlo Toto per Air One,
che aveva dimensioni, slot e quote di mercato molto inferiori alla
disastrata Alitalia. Fantozzi, che da maggio scorso è anche presidente della
Sisal (Superenalotto), in realtà non ha finito il lavoro e prosegue il
mandato, in particolare con la vendita degli immobili, tra cui il terreno di
Pianabella, adiacente l'aeroporto di Fiumicino.
Giancarlo Cimoli aveva
già tentato di venderlo nei 2007. Ma la cessione è stata bloccata da
controversie sull'edificabilità. Il terreno interessava sia Aeroporti di
Roma (AdR), sia alcuni costruttori, fondi d'investimento, banche. Ma non è
stato venduto perché valeva troppo, Cimoli sperava di incassare fino a 100
milioni di euro.
Poi un ricorso al Tar,
innescato da AdR, arrivato fino al Consiglio di Stato, ha fatto saltare le
varianti al piano regolatore concesse dal Comune di Fiumicino, che
aumentavano il valore dell'immobile. Morale: oggi per i pretendenti avere il
terreno di Pianabella costerebbe molto meno, forse meno di 50 milioni. Se
poi gli acquirenti riusciranno a ottenere varianti urbanistiche per
costruire il valore risalirà, a loro vantaggio.
Nell'ultima relazione
trimestrale (la settima) presentata nella procedura di amministrazione
straordinaria, Fantozzi ha precisato che «per quanto riguarda il terreno
sito in località Pianabella, la relativa procedura di vendita sarà avviata
successivamente all'esito della definizione della situazione urbanistica del
terreno stesso».
Il ministero ha già
autorizzato la procedura di cessione di un terreno alla Magliana a Roma
detto ex Fonopoli, un immobile ad uso ufficio a Sesto San Giovanni. In
vendita anche gli ex uffici all'estero. L'ultimo ceduto è una porzione dì
fabbricato a Vienna, ceduta per 911mila euro alla società Sif S.A.
La gestione
commissariale ha in carico anche i dipendenti dell'ex Alitalia che non sono
stati assunti da Colaninno e sono in cassa integrazione guadagni
straordinaria azero ore, con l'integrazione all'8o% del reddito. Al 30
giugno 2010 in Cigs c'erano 4274 ex dipendenti. Fantozzi da pochi giorni ha
traslocato. Gli uffici dell'amministrazione straordinaria non sono più nella
vecchia sede Alitalia alla Magliana, dove Sabelli aveva ospitato Fantozzi in
comodato gratuito (così dice la relazione del commissario) fino a tutto il
2010.
Poiché la nuova
Alitalia ha trasferito gli uffici a Fiumicino, la gestione del commissario,
con i suoi collaboratori, ora è in affitto in centro a Roma, in Largo
Amilcare Ponchielli 6, vicino alla sede della Consob e dell'Antitrust, in
tre appartamenti di circa 600 metri quadrati. Il canone totale è di13.500
euro mensili.
2- FANTOZZI, CESSIONI
1,14 MLD,MENO PEGGIO DEL PREVISTO...
(ANSA) - Nel corso dei primi due anni di gestione
straordinaria di Alitalia sono stati ceduti beni per 1,14 miliardi di euro,
13 milioni in più rispetto a quanto stimato dalle perizie. Lo ha dichiarato
il commissario straordinario Augusto Fantozzi, illustrando con il ministro
dello Sviluppo economico Paolo Romani, la relazione finale su questa prima
fase.
Tra beni ancora da
cedere e diritti da incassare, la relazione stima un ulteriore realizzo pari
a 336,8 milioni di euro. "Il rubinetto - ha commentato Fantozzi - doveva
essere chiuso ed è stato fatto. Obbligazionisti e azionisti hanno avuto un
ristoro che secondo me è buono, perché se la Fiat fallisse non prenderebbero
niente". A giudizio del commissario, quindi, le cose "sono andate meno
peggio di come ci si poteva aspettare".
Le cessioni sono
quindi avvenute a un prezzo superiore rispetto a quello stimato dai periti,
ma molto inferiore ai valori contabili che, ha spiegato Fantozzi, "erano
stati gonfiati". In particolare, il corrispettivo Cai totale (tra contanti e
accollo del debito) è stato pari a 1,052 miliardi (contro 1,6 del valore di
libro e 1,051 della perizia); gli aeromobili sono stati venduti a 65,4
milioni (260 milioni il valore contabile e 53,6 milioni la perizia); dalle
partecipazioni sono stati incassati 650mila euro (rispetto a 28 milioni e
1,2 milioni).
Negli altri casi,
invece (motori, cargo, magazzini tecnici, simulatori, opere d'arte e
immobili), il valore della cessione è stato superiore sia alla perizia che a
quello contabile. Per quanto riguarda i beni ancora da cedere e i diritti da
incassare, la Relazione stima un incasso di 133 milioni dagli immobili e di
191,4 milioni di euro dai crediti (compresa la terza rata di Cai,
quantificata in 75-80 milioni di euro).
Considerando che i
costi della procedura sono stati pari a circa 36 milioni di euro (di cui 3
milioni l'anno per due anni proprio a Fantozzi), l'incidenza di questi sul
totale attivo realizzato è del 3,17%, "assai inferiore alla media", ha
osservato il commissario.
La presentazione della
relazione è stata l'occasione anche per fare il punto sui dipendenti,
"all'origine il problema più grande", ha detto Fantozzi: all'inizio della
procedura erano 18.733, di cui 16.172 a tempo indeterminato. A essi si
aggiungevano altre 1.041 dipendenti delle due società in bonis (Atitech e
Ams). I dipendenti posti in Cassa integrazione straordinaria sono stati
5.875, scesi al 30 settembre a 4.189. In sostanza, ha quindi spiegato
Fantozzi, si tratta di persone che "hanno trovato un altro lavoro, sono
andate in pensione o sono state riassunte da Cai".
3- ROMANI; RISULTATO
ECCELLENTE, E' STATO UN CASO DI SCUOLA...
(ANSA) - La soluzione della vicenda Alitalia "é stata un
caso di scuola", che ha portato a un "risultato eccellente". Lo ha affermato
il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, presentando insieme al
commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, la relazione finale
sulla procedura di amministrazione straordinaria della compagnia aerea
(questa la denominazione ufficiale del documento, anche se si riferisce solo
ai primi due anni di lavori, che proseguiranno almeno per altri 5).
"Due anni fa - ha
sottolineato Romani - la compagnia era in dissesto, con ingenti perdite e
una liquidità insufficiente anche per le esigenze quotidiane". Oggi, ha
proseguito, "abbiamo una compagnia italiana ben gestita, che vola in Italia
e all'estero, e un commissario straordinario che riesce a pagare quasi tutti
i debiti, con 10.550 dipendenti riallocati e 4.100 in cig, dai 5.800
originari e riteniamo che in futuro questo dato possa ancora scendere".
Alla domanda su quale
possa essere stato il costo complessivo dell'operazione per le finanze
pubbliche, il ministro ha sottolineato che "le somme si tireranno alla
fine", ma ha ribadito che si tratta di una cifra vicina a 1 miliardo di
euro. 13-01-2011]
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ALITALIA:
SIGLATO ACCORDO SEA-AIR ONE SU CONTENZIOSI IN CORSO DA 2004...
(Adnkronos)- Con un accordo formalizzato oggi, Alitalia
e Sea hanno risolto un contenzioso che durava dal 2004, ereditato da
Alitalia con l'acquisto di Air One ed essenzialmente determinato dalla
contestazione, da parte della stessa Air One, dei corrispettivi relativi
ai servizi centralizzati resi da Sea (pontili di imbarco, smistamento
bagagli, deicing) negli aeroporti di Milano Linate e Malpensa.
L'accordo, firmato
dall'Amministratore Delegato di Alitalia Rocco Sabelli e dal Presidente
di Sea Giuseppe Bonomi, consente di chiudere nove cause attualmente
pendenti davanti al Tribunale di Milano attraverso la rinuncia a
reciproche pretese e prevede il pagamento di quanto pattuito entro i
prossimi cinque giorni.
19-01-2011]
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3 - ALITALIA, VOLI
SENZA TRASPARENZA
Era il 29 agosto 2008 quando Augusto Fantozzi, il tributarista di Soriano
nel Cimino fu nominato Commissario straordinario della vecchia Alitalia.
Per il 70enne politico
e docente universitario che è stato ministro delle Finanze e ministro del
Bilancio, la nomina del governo è apparsa provvidenziale. Dopo le esperienze
politiche era finito in un cono d'ombra che lo lasciava profondamente
insoddisfatto. A distanza di due anni e mezzo il ricco tributarista che
abita in uno stupendo attico su Villa Borghese, sta completando la sua opera
e giovedì presenterà la relazione finale sull'Alitalia in amministrazione
straordinaria.
Lo farà consegnando
nelle mani del ministro ex-Opus Dei Paolo Romani e potrà dimostrare che la
dismissione delle attività industriali è stata completata. Restano da
definire - come spiega il "Sole 24 Ore" - le pratiche di rimborso dei
creditori e degli oltre 4mila lavoratori della vecchia Alitalia in cassa
integrazione.
Probabilmente questo
impegno suppletivo comporterà un ulteriore allungamento del suo mandato.
Nessuno finora è riuscito a capire quanto è costata la liquidazione della
compagnia di bandiera dove si ricorda soltanto il compenso di Giancarlo
Cimoli. E a proposito di compenso continua il mistero su quanto è stato e
sarà ancora riconosciuto al buon Fantozzi per le sue prestazioni
professionali.
La trasparenza non è
mai stata di casa nella vecchia Alitalia. E nemmeno nella nuova.11-01-2011]
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TOTO-CALCI
ALITALIA - FINALMENTE La magistratura scava nel grande BUCO NERO DELLA
COMPAGNIA DI BANDIERA - Non FU esattamente un’operazione cristallina,
dato che chi vende (TOTO) è anche socio di chi compra (TOTO),
valorizzando la “piccola” AirOne addirittura una cifra superiore a
quella della ben più grande Alitalia - Ma tant’è: l’affare, pilotato daL
CORRADINO PASSERA, SI DOVEVA FARE: TOTO ERA GRAN DEBITORE DI INTESA
Alfredo Faieta per
Il Fatto
Curiosamente è un Toto - Francesco, avvocato ed ex azionista di
minoranza di Alitalia - a mettere nei guai il presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi per la vendita della compagnia di bandiera alla
cordata dei "capitani coraggiosi" della Compagnia aerea italiana, meglio
conosciuta con il suo acronimo Cai, di cui un altro Toto - Carlo,
imprenditore abruzzese ex proprietario di AirOne - è stato uno dei
principali ispiratori nonché beneficiari.
Talmente tanto
inviluppato nelle vicende che riguardano la compagnia dall'aver provato
prima ad acquistarla a fine 2007, in tandem con l'istituto
IntesaSanpaolo, con un'offerta da un centesimo per azione e poi, al
contrario, dall'aver ceduto a Cai, di cui è socio per il 5,31 per cento
delle azioni con un posto nel consiglio d'amministrazione attraverso la
Toto costruzioni generali, la sua creatura per 1.056 milioni di euro
complessivi, di cui circa 600 erano suoi debiti scaricati quindi sulle
spalle, o meglio sulle ali, della nuova compagnia.
Non esattamente
un'operazione cristallina, dato che chi vende è anche socio di chi
compra, valorizzando la "piccola" AirOne addirittura una cifra superiore
a quella che Cai ha pagato le attività della ben più grande Alitalia nel
dicembre 2008, ovvero 1.043 milioni di euro. Ma tant'è: l'affare,
pilotato da IntesaSanpaolo (azionista Cai per l'8,86 per cento) è fatto
ed è stato accettato anche dagli altri soci nell'ottica di fare massa
critica almeno sul mercato italiano.
Quel che ha mosso l'esposto alla magistratura leccese di Francesco Toto
è invece tutta la ridda di voci, rumors, dichiarazioni, offerte, ma
anche cordate rivelatesi poi fantasma - il caso più eclatante è quello
dell'ex presidente della Consulta Antonio Baldassarre, sanzionato dalla
Consob per 400 mila euro e sotto accusa penale - che hanno accompagnato
i mesi precedenti all'entrata in amministrazione straordinaria della
società e alla conseguente vendita a Cai.
Un chiacchiericcio
nel quale spiccavano le continue dichiarazioni del presidente Berlusconi
sulla volontà di trovare un compratore italiano alla società, perché era
importante che Alitalia rimanesse compagnia di bandiera in mani
italiane. Dichiarazioni che avevano fatto abbandonare il campo ad
AirFrance-Klm, che aveva lanciato un'offerta da 35 centesimi di euro
concorrente a quella di Toto e come si è poi visto alla fine è entrata
in Cai col 25 per cento delle quote.
Ma quel è stato il
problema? Che in quel momento Alitalia era ancora una società quotata, e
quelle rassicurazioni avevano indotto qualche risparmiatore e piccolo
investitore a salire a bordo del titolo. Uno di questi è l'avvocato
Toto, che sostiene di essere titolare di 380mila azioni ora diventate
carta straccia, a causa delle quali avrebbe perso 500mila euro. Toto ha
certamente di che lamentarsi: le dichiarazioni di Berlusconi facevano
letteralmente volare il titolo e fornivano finte speranze sulla salvezza
in bonis della società, come invece poi non è accaduto.
E la Consob? Il presidente Lamberto Cardia, attuale numero uno di
Trenitalia, monitorava la situazione e "apriva fascicoli" senza mettere
fine a quelle voci come avrebbe dovuto facendosi sentire anche in
Parlamento. L'effetto sui titoli l'ha ben documentato a fine marzo 2008
Roberto Ceredi, già portavoce Consob, sul sito La voce.info. Dove si
evidenziano gli strappi al rialzo dei titoli in una settimana caldissima
per la vita di borsa della società: dal 20 al 27 marzo 2008.
Proprio il 20
Berlusconi aveva dichiarato: "Dopo l'annuncio della mia contrarietà, Air
France rinuncerà alla partita su Alitalia lasciando spazio all'ingresso
di Air One, la cui regia nell'operazione considero indispensabile. Tale
operazione sarà sostenuta dall'aiuto di una cordata di banche, tra le
quali potrebbe esservi Banca Intesa, il cui cda dovrebbe decidere
domani, e di altri imprenditori, tra i quali vi potrebbero essere anche
i miei figli".
Sono le 9 del
mattino e il titolo non riesce ad aprire per eccesso di rialzo; apre
alle 15.30 con un guadagno del 31 per cento rispetto al valore di
chiusura del giorno precedente, ma alle 16 uno stizzito Corrado Passera,
a.d. di IntesaSanpaolo ribatte: "Il gruppo Intesa Sanpaolo non ha
assolutamente nulla sul tavolo riguardo a Alitalia. Non abbiamo mai
investito perché qualcuno ci ha chiamati a farlo per questo abbiamo
sempre guadagnato dai nostri investimenti. Probabilmente è un peccato
per i venditori, ma le cose stanno così: non c'è assolutamente nulla sul
tavolo, zero, è inimmaginabile fare una qualsiasi offerta" .
MORALE: crollo del
15 per centro dei titoli. E così di dichiarazione in dichiarazione, tra
fantomatiche offerte italiane da mettere in piedi, e la volontà
AirFrance -Klm di provare a restare nella partita, i titoli passano da
35 centesimi di euro a quasi 65. I risparmiatori credono nelle parole
del leader di governo, salvo poi beccarsi la sospensione finale del
titolo e l'amministrazione straordinaria. E ora sarà un Toto-Berlusconi.
[03-01-2011]
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ALITALIA:
SABELLI, SCELTO 20 EMBRAER, CON SUKOI RISCHIO TEMPI PIU' LUNGHI...
(Adnkronos) - L'Alitalia ha scelto di acquisire in
leasing 20 nuovi Embraer perche' l'eventuale scelta del concorrente
Sukoi avrebbe rischiato di comportare tempi piu' lunghi per la loro
piena operativita'. A spiegare le ragioni della decisione della
compagnia di puntare sui jet brasiliani per potenziare la flotta del
segmento regional, e' stato l'amministratore delegato dell'aviolinea,
Rocco Sabelli.
"All'inizio
avevamo una preferenza perche' c'era un'impresa italiana. Abbiamo
ritardato la nostra scelta di 6, 12 mesi perche' -ha sottolineato
Sabelli parlando a margine di un convegno organizzato dalla Cgil e Filt
di Roma e Lazio- ci sarebbe piaciuto adottare quella soluzione. pero' il
problema fondamentale e' che ad oggi Sukoi ancora non vola. E' previsto
che voli in Russia a gennaio, ma anche su questa data ci sono delle
incertezze e poi dovra' avere la certificazione europea nel primo
trimestre 2011". Ma, ha fatto osservare Sabelli, queste "sono scadenze
che gia' in passato hanno avuto slittamenti. La perplessita' maggiore
era di non essere noi a compiere il lancio del nuovo aereo perche'
questo comporta dei periodi di messa a punto".17-12-2010]
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LA CARICA DI AIR FRANCE AL FORTINO DI ALITALIA...
G. D. per "Il
Sole 24 Ore" - È il giorno della ricarica
per Air France-Klm. In coincidenza con la pubblicazione
dei positivi risultati trimestrali, la compagnia ha
riunito nella convention annuale circa 150 dirigenti dei
paesi dell'Europa e NordAfrica, fino a Israele, eccetto
i due mercati domestici: Francia e Olanda. Un programma
intenso, coordinato di Antoine Pussiau, direttore per
l'Europa e il NordAfrica, dal titolo «Energy 2Grow»,
cioè «energia per crescere».
Per dare la carica ai suoi nell'«Energize day», Air
France-Klm li ha fatti arrivare a Roma, nel vecchio
fortino Alitalia alla Magliana, dove ci sono alcuni
uffici della nuova Alitalia-Cai, di cui Air France
possiede il 25%, con ambizioni di crescita. L'ex di Air
France e ora direttore vendite di Az, Marco Sansavini,
ha fatto una relazione su «Dov'è oggi la "nuova"
Alitalia». Una tappa di avvicinamento all'acquisizione
della Cai.
18-11-2010
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AIR FRANCE-ALITALIA, L'INTEGRAZIONE COMINCIA DAI
MARCHI...
A.Bac. per il "Corriere
della Sera" - Rocco Sabelli, amministratore
delegato di Alitalia, non smentisce se stesso e,
malgrado le rassicurazioni formali, prepara la fusione
con Air France-Klm. Come lo stesso manager riporta in
una lettera ai «colleghi», datata 12 novembre, nella
riunione tenutasi il 4-5 dello stesso mese a Parigi sul
futuro dell'alleanza, si sono fatti ulteriori importanti
passi verso l'implementazione.
Per cominciare il gruppo dirigente dell'alleanza ha
deciso per ora «la esposizione e valorizzazione di tutti
e quattro i marchi (compresa Delta, ndr) e «nel medio
termine la valutazione di un percorso di progressiva
unificazione» dei marchi stessi.
Non solo, si prevede «la convergenza verso un'unica
piattaforma informatica di booking, reservation e
ticketing». Si tratta di forme di integrazione dalle
quali è difficile tornare indietro perché ciascuna
compagnia, per aderirvi, rinuncia a una parte della
propria autonomia gestionale. Infine, nella stessa
riunione, si è deciso di dare un taglio specifico
nell'ambito dell'alleanza SkyTeam, all'aeroporto di
Fiumicino cui spetterà «il ruolo strategico di hub Sud
dell'Alleanza proprio per il presidio dei flussi
Far-East-Middle East-Europa-Sud America che gli
operatori del Golfo minacciano di intermediare in
competizione con l'Europa».
Insomma Alitalia viene ridisegnata per diventare solo
una parte del tutto, a conferma della vocazione
regionalistica della compagnia. A dispetto di quanto
dice Sabelli che, per sostenere che la compagnia ha una
dimensione più che nazionale, non fornisce il numero dei
passeggeri trasportati da Alitalia nelle tratte
intercontinentali ma solo quello dei ricavi prodotti.
Sapendo però che in questi sono comprese le entrate che
derivano dagli accordi in base ai quali Alitalia
guadagna sui voli intercontinentali operati da Air
France e Klm che partono da Parigi e Amsterdam e che la
nostra compagnia alimenta portando passeggeri
dall'Italia.16-11-2010
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IL VOLO-TRUFFA - A COSA è SERVITO il salvataggio di
Alitalia, costato almeno 3 miliardi alle casse pubbliche? A
FAR FELICE I ’’PATRIOTI’’ DI BERLUSCONI (CHE RIVENDERANNO LE
LORO QUOTE AD AIR FRANCE CON PLUSVALENZA) E CORRADINO
PASSERA CHE HA SALVATO L’AIRONE DI TOTO INDEBITATISSIMA CON
BANCA INTESA - LE FINTE DOMANDE DI MYRTA MERLINO TIRANO SU
IL MORALE A COLANINNO...
1- IL VOLO-TRUFFA
Vittorio Malagutti per "Il
Fatto Quotidiano"
I conti migliorano. Il mercato riprende quota. Ma Alitalia
non riesce a lasciarsi alle spalle vecchi dubbi e
interrogativi. Uno su tutti: chi metterà i soldi nel futuro
prossimo, quando non basterà più la dote di partenza
garantita dalla cordata di imprenditori patrioti messa
insieme da Silvio Berlusconi e Banca Intesa?
Da tempo si parla di Air France, che già adesso è il
principale azionista dell'ex compagnia di bandiera con il 25
per cento del capitale. A riproporre il tema ieri è stata
l'anticipazione di un brano del nuovo libro di Bruno Vespa.
L'amministratore delegato di Alitalia Rocco Sabelli,
interrogato dal giornalista tv, ha spiegato che raccomanderà
ai soci di "costruire una fusione con Air France per
confluire in un aggregato più grande".
E tutto questo, ovviamente, non prima del 2013, quando
scadrà il cosiddetto vincolo di lock up, cioè il divieto per
i soci di vendere le loro quote.
RITORNO AL PUNTO DI PARTENZA
Insomma, non c'è scelta. Per reggere alla concorrenza
internazionale, Alitalia non può far altro che cercare
riparo tra le braccia dei francesi. Questa perlomeno sembra
essere l'opinione di Sabelli, così come è emersa ieri
dall'anticipazione del libro di Vespa. Se davvero la
profezia del manager dovesse avverarsi, Alitalia tornerebbe
alla casella di partenza. Come in un gioco dell'oca
miliardario, a pochi anni di distanza dal ribaltone del
2008, rientrerebbero in scena i francesi che già due anni
fa, prima dell'intervento a gamba tesa di Berlusconi, erano
arrivati a un passo dal comprare la compagnia italiana
sull'orlo del crac.
Piccolo particolare: nel frattempo il salvataggio di
Alitalia è costato almeno 3 miliardi alle casse pubbliche.
Il primo a non essere d'accordo con Sabelli, però, pare
proprio Roberto Colaninno, il quale ha subito stoppato il
suo amministratore delegato. "E' un parere personale di
Sabelli, ma non è condiviso dai soci", ha tagliato corto
Colaninno, che è presidente nonchè azionista in proprio (con
il 7 per cento) della linea aerea tricolore. Tra scherzi su
Ruby e promesse sui rifiuti napoletani anche Berlusconi ci
ha messo del suo ("Alitalia resti italiana", ha scandito il
premier), mentre politici d'opposizione e sindacalisti, tra
cui il segretario uscente della Cgil Guglielmo Epifani,
hanno chiesto chiarimenti al governo e all'azienda.
I CONTI DEGLI ALTRI
Tanto tuonò che alla fine lo stesso Sabelli si è esibito in
una parziale marcia indietro. "Il tema dell'assetto
azionario non è d'attualità", ha precisato in serata il
manager alle agenzie di stampa, aggiungendo che
nell'intervista a Vespa aveva espresso solo una "valutazione
personale legata ai processi di consolidamento sul mercato
internazionale".
E' la seconda volta in pochi mesi che Colaninno e Sabelli si
contraddicono tra loro pubblicamente. In primavera avevano
preso strade diverse sulla possibilità di un prossimo
aumento di capitale di Alitalia. "Possibile" diceva il
presidente. "Non c'è bisogno", correggeva il tiro
l'amministratore delegato. Resta il dubbio, allora come
adesso, che il botta e risposta sia il frutto di un gioco
delle parti tra i due manager.
Di certo, in prospettiva, il problema di trovare nuove
risorse per coprire le perdite e finanziare lo sviluppo è
tutt'altro che risolto per Alitalia, che nonostante i
progressi degli ultimi mesi resta ancora lontana dal
pareggio di bilancio. Superato il picco negativo del 2009,
da mesi ormai il traffico aereo è in forte ripresa.
Lo dimostrano i conti dei principali operatori
internazionali, dalla tedesca Lufthansa a British Airways,
fino a Emirates Airlines e Air China. Tutti cavalcano alla
grande la ripresa, soprattutto sulle tratte
intercontinentali e internazionali, tanto che a livello
globale la Iata, l'associazione delle compagnie aeree,
prevede utili complessivi vicini a 9 miliardi di dollari.
Anche Alitalia nel trimestre estivo chiuso a settembre,
quello tradizionalmente più favorevole, è riuscita a far
segnare un utile di 39 milioni. Nella migliore delle
ipotesi, però, difficilmente la compagnia taglierà il
traguardo di fine anno con perdite nette inferiori a 150
milioni, più probabilmente tra 160 e 170 milioni di euro.
La partita decisiva, quindi, si giocherà l'anno prossimo. Se
Colaninno e Sabelli riusciranno ridurre il deficit a poche
decine di milioni, Alitalia sarà decollata davvero. In caso
contrario si ricomincia con il salvataggio. E se i soci
patrioti, come sembra probabile, non vorranno metter mano di
nuovo al portafoglio, bisognerà bussare alla porta di Air
France. Come prevede Sabelli.
2- LE FINTE DOMANDE DI MYRTA MERLINO TIRANO SU IL MORALE A
COLANINNO
Stefano Feltri per "Il
Fatto Quotidiano"
Per essere uno scoop, è stato uno scoop, un po' come Sergio
Marchionne da Fabio Fazio, anche se con uno share meno
ambizioso, soltanto il 2,6 per cento degli ascolti. Ma era
chiaro, nella notte di lunedì su La7, che Myrta Merlino era
talmente soddisfatta di avere come ospite al suo Effetto
domino Roberto Colaninno, presidente di Alitalia e Piaggio,
da farsi bastare anche i pochi intimi che la ascoltavano in
studio. Un imprenditore con "una grande storia da molti
punti di vista" e l'aggettivo "grande" ricorre spesso,
associato alla durezza del lavoro di Colaninno, come quello
su Alitalia ("Un bel lavoraccio").
L'orario è infelice, dopo mezzanotte, ma alla Merlino il
maestro Gianni Minoli ha sempre consigliato di comportarsi
come se fosse in prima serata, curando i dettagli e la
scelta degli ospiti. E cerca lo scoop nello scoop, incalza
Colaninno su una presunta nuova scalata che il raider
mantovano starebbe preparando, come se Alitalia non gli
stesse dando abbastanza da lavorare. Soltanto nel 2010 ha
già perso almeno 125 milioni di euro, che si aggiungono ai
320 del 2009.
Ma per Colaninno è tutto a posto, si avventura perfino a
sostenere che Alitalia ha i costi di una low cost. E come fa
a perdere centinaia di milioni se ha costi così bassi e
prezzi di una compagnia tradizionale, il monopolio della
tratta più redditizia e soldi pubblici a pagare la cassa
integrazione dei dipendenti considerati in esubero? Mistero,
questo la Merlino non lo chiede, così come non approfondisce
come sia possibile che l'esternalizzazione di oltre 1800
dipendenti Alitalia non abbia "assolutamente" (dice
Colaninno) conseguenze sui loro stipendi e contratti.
Eppure la Merlino è una che ama presentarsi come l'archetipo
della giornalista scomoda: "Se un giornalista in tv non fa
domande difficili e non si fa dare risposte chiare, non fa
bene il suo mestiere", affermava in un'intervista a
Liberazione in cui definiva John Maynard Keynes "un figo
spaziale". A 41 anni, con una bellezza bionda che esercita
un certo fascino sulla gerontocrazia economica italiana,
Myrta Merlino si è scavata una nicchia nella televisione
notturna, ora a La7 e prima a Rai3, con Economix, sempre in
bilico tra minacce di interrogatorio ai potenti e
rassicurazioni di toni pacati (per un confronto, Youtube
ripropone la precendente intervista a Colaninno, di Milena
Gabanelli, dove il presidente di Alitalia deve ammettere che
nello statuto aziendale non c'è il divieto di vendere le
azioni ai soci stranieri come Air France).
Nella scorsa edizione di Effetto Domino ha intervistato
anche Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset,
discutendo la delicata questione del risarcimento da 750
milioni che Fininvest deve pagare a Cir. Unico neo: in
diversi minuti di conversazione, non viene mai nominata la
sentenza definitiva che stabilisce la corruzione nel lodo
Mondadori, che tolse il gruppo editoriale di Segrate a Carlo
De Benedetti per darlo a Silvio Berlusconi.
Chi non la ama, attribuisce l'abilità della Merlino di
portare in televisione top manager refrattari alle
telecamere a ragioni familiari. Suo marito è Domenico
Arcuri, 46enne amministratore delegato di Invitalia
l'agenzia pubblica che deve attirare in Italia investimenti
dall'estero e che ora, tra l'altro, cerca compratori per lo
stabilimento Fiat di Termini Imerese, prossimo alla
chiusura. In realtà la Merlino ha sviluppato da tempo una
sua autonoma rete di relazioni, grazie ai programmi ma
soprattutto alla sua attività di convegnistica.
Dalle convention dei commercialisti ai palchi di
CortinaIncontra, salotto buono dell'estate curato dai
coniugi Cisnetto, a moderare c'è sempre lei. Tanto che ormai
è diventata una "celebrity speaker", una professionista del
settore. Almeno secondo Csa, Celebrity Speaker Association,
un'azienda di Varese specializzata nel gestire ospiti e
moderatori di dibattiti, "bureau di intermediazione per
speaker di fama internazionale". La Merlino "con il suo
charme, l'intelligenza e il calore, riesce sempre a
coinvolgere tutti i presenti in vivaci dibattiti", recita la
scheda, appena prima della tariffa "7.500-12.500 euro"
(molto meno di una vera star, sempre di La7, come Lilli
Gruber, che oscilla tra i 20 e i 40 mila euro). Le sue
specialità sono indicate nella scheda in questo ordine:
moderazione di tavole rotonde, interviste e convegni,
economia e finanza, la storia della moneta.
Lei, però, nelle interviste (frequenti, è molto abile nel
far conoscere i suoi programmi), preferisce evidenziare
l'unicità del suo ruolo di giornalista economica al
femminile (da tempo, per la verità, insidiata nel monopolio
da Sarah Varetto su Sky): "Tutti i talk-show parlano di
politica, nessuno è coraggioso come noi, eppure la nostra
vita è regolata dall'economia. È un po' come una tigre che o
la cavalchi o ti mangia". Però se il prezzo dell'economia è
la terza serata e uno share quasi dimezzato rispetto al
programma (l'Infedele di Gad Lerner) che le fa da traino,
meglio abbandonare la tigre. E pare che Myrta Merlino, forte
di un contratto triennale raro a La7, sia pronta a sbarcare
a Omnibus Life, al mattino. Con domande, ovviamente, sempre
molto scomode.
03-11-2010]
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1.
ALITALIA: SABELLI, AD AZIONISTI PROPORRO' MERGER CON AIR
FRANCE...
(Adnkronos) - Costruire una fusione tra Alitalia ed Air
France, una volta scaduto il lock up nel 2013. E' questa la
proposta che l'amministratore delegato di Alitalia, Rocco
Sabelli, avanzera', come 'raccomandazione', agli azionisti
dell'aviolinea. 'La mia opinione personale- ha detto Sabelli
in un'intervista contenuta nel libro di Bruno Vespa 'Il
cuore e la spada. 1861-2011'- che trasformero' in una
raccomandazione agli azionisti, e di costruire un 'merger'
tra le due compagnie per confluire in un aggregato piu'
grande'.
'L'azionariato che controlla Air France e'- dice Sabelli-
per il 14 per cento in mano al governo francese e per il 12
in mano al personale. Non e' detto che i nostri soci non
possano avere una partecipazione sull'aggregato, se non
superiore a quella del primo azionista, almeno del secondo,
in modo da mantenere a un livello rilevante il peso della
proprieta' italiana'.
06.11.10 |
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dio
esiste e lotta insieme a dagospia - Antonio Baldassarre,
l’uomo (eufemismo) che ci querelò portandoci via una
montagna di soldi (centomila poi ridotti a 50 mila) è stato
condannato Dalla Consob a scucire 400mila euro di multa per
diffusione di informazioni false che accreditassero
l’esistenza di una cordata di imprenditori pronta a
rilevarel’Alitalia - non solo: aggiungere la perdita per 4
mesi dei requisiti di onorabilità, per l’aggravante delle
"prestigiose cariche istituzionali ricoperte in passato dal
Prof. Baldassarre"
BALDASSARRE E LA CORDATA FANTASMA
Cinzia Leone per
Il Riformista
L'epopea della mitica cordata di imprenditori italiani
pronti a salvare la compagnia di bandiera nazionale è a una
svolta, e ha trovato uno dei suoi insider. La cordata
Alitalia non esisteva, ma Baldassarre, secondo la Cosob, ha
lavorato parecchio perché qualcuno ci credesse. Dalla Consob
400mila euro di multa per Antonio Baldassarre per diffusione
di informazioni false che accreditassero l'esistenza di una
cordata di imprenditori pronta a rilevare l'Alitalia.
Il
bollettino Consob recita: «Ha rilasciato alla stampa
molteplici dichiarazioni in un arco di tempo considerevole
(agosto-dicembre 2007), così ponendo in essere una condotta
illecita volta ad ingenerare il convincimento, rivelatosi
errato e comunque fuorviante, circa l'effettiva esistenza di
una cordata di imprenditori interessati all'acquisizione
della quota di capitale di Alitalia posta in vendita dal
ministero dell'Economia e delle Finanze» Una maxi multa, e
la perdita per 4 mesi dei requisiti di onorabilità, per
l'aggravante delle «prestigiose cariche istituzionali e non
ricoperte in passato dal Prof. Baldassarre». Prestigiose
cariche istituzionali per un po'. Presidente della Rai,
seppure nell'epoca del "Cda smart". Presidente emerito della
Corte Costituzionale, ma dopo solo un lento declino.
Candidato sconfitto del Pdl alla carica di sindaco di Terni,
la multa della Cosob, quanto a cariche, lo coglie come
consigliere comunale.
Il 20
ottobre, pochi giorni prima della batosta della Consob,
aveva espresso dei dubbi sulla retroattività del Lodo
Alfano. «L'emendamento, così come è stato concepito, non
risponde alle censure sollevate a suo tempo dalla Corte
Costituzionale. C'è il rischio concreto che lo scudo
retroattivo non passi».
Il 28
a un convegno aveva bocciato le quote rosa come una proposta
«manifestamente incostituzionale, perché lede la libertà di
iniziativa economica e anche la responsabilità economica
degli azionisti di nominare gli amministratori.
Le
nomine dei consigli di amministrazione sono fiduciarie, se
io ho fiducia in persone tutte di sesso maschile non posso
essere obbligato per legge a cambiare». Entro sessanta
giorni dalla comunicazione della Cosob, è ammesso il ricorso
al Tar del Lazio. Baldassarre, non si distragga sul Lodo
Alfano e le quote rosa. Si concentri sull'Alitalia e quei
400mila euro.
2-
L'EX PRESIDENTE RAI: «RICORRERÒ AL TAR. ERO SOLO CONSULENTE
NON L'ORGANIZZATORE»
Francesco Spini per
La Stampa
Ha
manipolato il mercato su Alitalia, la Consob stanga Antonio
Baldassarre con una maximulta da 400 mila euro. Tre anni
dopo i trionfali annunci di una fantomatica cordata per
rilevare la compagnia di bandiera al tempo nel caos, la
Consob usa la mano pesante con l'ex presidente della Corte
Costituzionale e della Rai. Nell'estate 2007 s'era infilato
tra i pretendenti di Alitalia destinata a finire nelle mani
di Colaninno e soci.
Il 10
agosto Baldassarre cominciò così a sbandierare ai quattro
venti la discesa in campo di una compagine fatta di «un
numero consistente di imprenditori sia finanziari che
industriali, in maggioranza italiani», pronti a rilevare
«l'intero gruppo» impegnando «risorse rilevanti».
Tutto
si risolse in una bolla di sapone. La Consob oggi chiede il
conto. Secondo l'autorità il presidente emerito della
Consulta tra agosto e dicembre 2007 ha diffuso «informazioni
false e comunque idonee a fornire indicazioni false e
fuorvianti in merito alle azioni Alitalia», accreditando «la
sussistenza di una "cordata" di imprenditori italiani e
stranieri dotati delle risorse finanziarie e tecniche
necessarie a rilevare» la compagnia, quando invece «nessuno
dei soggetti di volta in volta partecipanti alla cordata ha
mai assunto in concreto l'impegno a mettere a disposizione
le risorse necessarie a sostenere l'iniziativa».
Non
c'era niente di niente. E la condotta illecita «risulta
grave attesa anche la personalità dell'autore». Le
«prestigiose cariche, istituzionali e non, ricoperte in
passato dal professor Baldassarre», sottolinea l'authority
di mercato, hanno amplificato «la credibilità di tali
informazioni e la loro conseguente fuorvianza». C'è poi il
ruolo di Baldassarre nella cordata, secondo la Consob «non
soltanto di advisor legale» ma pure di «coordinatore e, in
taluni casi, di promotore».
L'authority guidata - in attesa del presidente - dal vicario
Vittorio Conti rileva dunque la «gravità oggettiva» della
violazione, posta in essere «quantomeno con colpa grave». Al
costituzionalista è stata comminata anche la sanzione
accessoria della sospensione - per quattro mesi - dei
requisiti di onorabilità, con l'incapacità ad assumere
incarichi di amministrazione, direzione e controllo in
società quotate.
L'ex
presidente Rai si dice «sgomento da tanta superficialità» ed
è deciso «a presentare ricorso al Tar. Considero il
provvedimento - commenta - del tutto infondato e con
forzature che mi sorprendono, è uno stravolgimento della
realtà».
Sostiene Baldassarre che «c'è un errore macroscopico come
presupposto: è falso che io fossi l'organizzatore della
cordata. Io ero solo l'advisor legale, con la rappresentanza
a presentare gli atti, che erano formati sotto la
responsabilità degli investitori. Con alcune di queste
imprese non ho neppure avuto contatti...». Ricorda anche un
investitore «che presentò un documento falso. Io denunciai
questo, diciamo, "cliente". Alla fine però ho pagato solo
io».
30-10-2010]
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ALITALIA: l'a.d. Rocco Sabelli apre ad Air France, ma e'
scontro sulla fusione (dai giornali) Torna l'antica pista
che porta a Parigi. Retroscena (Il Corriere della Sera, pag.
36) 'I proprietari non contano, l'importante e' la qualita'
dei servizi'. Intervista a Mario Moretti Polegato, patron
della Geox (Il Secolo XIX pag. 13)[03-11-2010 |
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1-
RICICCIA IL PASTICCIACCIO BRUTTO ALITALIA-AIRONE
"CUCINATO" ALL’EPOCA DA CORRADO PASSERA (IN DUPLEX CON
BERLUSCONI-LETTA) AL DILETTO SCOPO DI SALVARE DAL
FALLIMENTO IL PATRON DI AIRONE TOTO IN GRAN DEBITO NEI
CONFRONTI DI BANCA INTESA - 2- ALESSANDRO PENATI TUONA:
"DELLE DUE L’UNA: O CAI HA PAGATO TROPPO AIR ONE; O
TROPPO POCO ALITALIA. MA SE CERCASTE NEI BILANCI
CAI-ALITALIA UNA SPIEGAZIONE DEL PREZZO PAGATO PER LE
ATTIVITÀ DI AIR ONE, NON TROVERESTE NEANCHE UN RIGO - 3-
UNA SOCIETÀ ITALIANA (IL GRUPPO TOTO) VENDE UN SERVIZIO
(NOLEGGIO DI AEREI) A UN’ALTRA SOCIETÀ ITALIANA
(ALITALIA), ATTRAVERSO UNA FILIERA DI CONTROLLATE
IRLANDESI - 4- (OVVIAMENTE SU "AFFARI E FINANZA" DI
’REPUBBLICA’ IL NOME DI PASSERA NON SI FA) -
Alessandro Penati per "la
Repubblica"
L'uscita dello Stato da Alitalia, con la cessione alla
famosa cordata italiana, è stata un processo lungo,
costoso per il contribuente, e dalle modalità
discutibili (e discusse). Ma di tutta la faccenda,
l'aspetto meno trasparente e comprensibile dal punto di
vista della razionalità economica rimane l'acquisto di
Air One.
Primo interrogativo: il prezzo pagato.
A
fine 2008, Cai, una società appositamente costituita
dalla cordata italiana, rileva le attività della vecchia
Alitalia dall'Amministrazione Straordinaria per 1.052
milioni: di cui 440 pagati in contanti (ovvero metà
degli 847 milioni di capitale versati dalla cordata in
Cai) e 612 tramite l'assunzione di debiti garantiti
dagli aeroplani.
Solo qualche settimana dopo, Cai acquista anche le
attività di Air One da Carlo Toto. Il prezzo non è
certo, ma è stimabile in 1.020 milioni (455 pagati da
Cai, più 676 milioni di debiti usciti dal consolidato
della holding di Toto, meno 111 milioni di debiti netti
ritrasferiti a Toto).
Una stranezza, visto che Cai, con Air One, entra in
possesso di 63 aeroplani, contro i 93 della vecchia
Alitalia, un numero inferiore di slot, tratte meno
remunerative e una quota di mercato in Italia pari a
solo un terzo di Alitalia. Né si può dire che Alitalia
arrivasse da un fallimento, mentre Air One fosse
efficiente e redditizia: soltanto in 5 degli ultimi 10
esercizi, Air One era riuscita a chiudere il bilancio
con un risicato utile.
Complessivamente nel decennio, gli utili cumulati sono
stati nulli. Air One volava con un tasso di occupazione
dei posti tra i più bassi in Europa. Così, a fine 2008,
Air One, pur perdendo anche a livello operativo, aveva
accumulato debiti (poi scaricati su Alitalia) in misura
pari a 80% del fatturato. In pratica: se non fosse
arrivata Cai, c'era il rischio che Air One facesse la
fine di Alitalia.
Quindi, delle due l'una: o Cai ha pagato troppo Air One;
o troppo poco Alitalia. Ma se cercaste nei bilanci
Cai-Alitalia una spiegazione del prezzo pagato per le
attività di Air One, non trovereste neanche un rigo.
Secondo interrogativo: le ragioni dell'acquisto.
La
motivazione ufficiale era poter aumentare rapidamente il
parco aeromobili di Alitalia, e accedere alle opzioni
per l'acquisto di nuovi aerei, detenute da Air One.
Tuttavia, Air One aveva solo aerei a breve-medio raggio
che non risolvevano la pressante necessità di vettori a
lungo raggio necessari alla nuova Alitalia per espandere
le rotte intercontinentali, maggiormente redditizie.
Inoltre 21 dei 63 aerei di Air One erano 737, dei quali
Cai-Alitalia dichiara oggi di volersi disfare. Il
marchio Air One, che doveva sparire, viene ora
riciclato, insieme ad alcuni aerei, come nuova compagnia
low cost: l'ennesimo azzardo, visto che tutti i
tentativi di entrare in questo segmento da parte delle
compagnie di bandiera europee si sono rivelati
fallimentari.
L'altra motivazione era aggregare gli slot su Linate di
Air One a quelli di Alitalia (già con il 54%), per
monopolizzare la tratta per Roma, alle spalle del
consumatori, col beneplacito di Governo e Antitrust. Ma
sembra che Cai non abbia tenuto conto della concorrenza
dell'Alta Velocità, col risultato che margini e
passeggeri a Linate sono in calo.
Terzo interrogativo: il debito.
Logica vorrebbe che una nuova società nata da una
procedura fallimentare abbia un indebitamento molto
basso e capacità di generare cassa. Cai ha scelto la
strada opposta. Con Alitalia si è accollata 612 milioni
di debiti dall'Amministrazione Straordinaria, quasi
raddoppiati (altri 560) con l'acquisto di Air One. Così
Cai-Alitalia si trova oggi con circa 800 milioni di
debiti finanziari, quando nel primo semestre 2010 non è
stata in grado di generare liquidità neanche a livello
operativo; e ha dovuto usare subito quasi tutti i 322
milioni incassati da Air France per il 25% del capitale,
per ridurre l'indebitamento.
In
questa danza del debito, gli unici a guadagnare sono
state le banche creditrici di Toto, che hanno visto in
parte rimborsata e in parte garantita da una società più
solida la loro esposizione verso una società sull'orlo
del burrone. Sarebbe interessante sapere di quali banche
si tratta. Gli interrogativi sul debito non finiscono in
casa Alitalia. Anche la Toto Costruzioni, holding del
gruppo, pur avendo un risultato operativo di pochi
milioni, raggiunge 760 milioni di indebitamento
finanziario alla vigilia della cessione di Air One; che
permette di abbatterli a 239 a fine 2008 (vedi tabella).
Ma
a fine 2009, i debiti sono risaliti a 427 milioni. Come
è possibile? Semplice: ceduti i debiti di Air One, Toto
ricomincia subito a indebitarsi per investire, tra
l'altro anche nell'acquisto di aeroplani, dati in
locazione proprio alla nuova Alitalia (interrogativo
numero quattro). Ma quali sono queste banche pronte a
finanziare chi, avendo un'azienda con troppi debiti,
l'ha appena dovuta cedere (coi debiti) per evitare la
crisi?
Quarto interrogativo: gli aerei di Toto.
Ceduta Air One alla nuova Alitalia, Toto usa parte
dell'introito e accende nuovi debiti per acquistare
aerei attraverso una filiera di società irlandesi, per
poi cederli in locazione sempre ad Alitalia.
Nessun dettaglio di questo accordo (ratio, durata,
costi) viene riportato nei bilanci delle due società,
alla faccia della trasparenza. È quindi difficile
valutarne la convenienza Ma non si capisce perché un
grande vettore come Alitalia debba, di fatto, garantire
a Toto il pagamento di un'intermediazione per comperare
degli aerei. Se Alitalia era interessata alle opzioni di
acquisto in mano a Toto, poteva acquistarle
direttamente, come parte della cessione di Airone.
Inoltre non si capisce perché Alitalia debba accettare
che l'intermediazione di Toto avvenga attraverso una
triangolazione di società estero-vestite in paesi a
fiscalità privilegiata: una società italiana (il gruppo
Toto) vende un servizio (noleggio di aerei) a un'altra
società italiana (Alitalia), attraverso una filiera di
controllate irlandesi. Una triangolazione usata in
passato da Toto per Air One, che sia lo stesso Toto sia
Alitalia, che con Air Une ha ereditato le società
irlandesi, continuano a utilizzare.
Creare strutture societarie complesse e transnazionali è
perfettamente legale, ma spesso nelle pieghe della
complessità può trovare spazio l'elusione fiscale. Che
cosa ne pensa, in proposito, l'Agenzia delle Entrate?
Noto che Cai-Alitalia, con l'acquisizion e di Air One,
ha già ereditato un contenzioso tributario che occupa
tre pagine del suo bilancio. Ne valeva la pena? Per
tanti interrogativi abbiamo poche risposte chiare e
un'unica certezza: nel capitalismo delle relazioni,
chiamarsi Toto deve essere importante. [25-10-2010]
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ALITALIA,
GRATIS PIÙ BAGAGLI A MANO E NELLA STIVA...
Luigi Grassia per "La
Stampa" - Andando controcorrente rispetto
alle compagnie aeree (e non solo le «low cost») che
rendono sempre più limitative (e più costose per i
viaggiatori) le regole sull'imbarco dei bagagli,
l'Alitalia estende la possibilità di caricare gratis sui
suoi velivoli bagagli di maggior peso. Per tutti i
passeggeri viene aumentato da 5 a 8 chili il peso
massimo consentito per il bagaglio a mano, e da 20 a 23
chili il peso massimo consentito per l'imbarco gratuito
del bagaglio in stiva.
La
compagnia spiega che «queste regole estendono a tutta la
nostra rete quelle già in vigore per i viaggi da e per
gli Stati Uniti. Così ci uniformiamo con i nostri
partner Delta, Air France e Klm nella Transatlantic
Joint Venture».
Condizioni più generose vengono offerte per chi viaggia
con classi superiori all'Economy (fino a 3 bagagli di 23
chili ciascuno imbarcati gratis per ogni passeggero di
Ottima e di Magnifica), inoltre i soci dei club Ulisse,
Freccia Alata e Freccia Alata Plus possono imbarcare
gratuitamente un bagaglio in più rispetto a quanto
previsto per la loro classe.
25.10.10
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GERONZI E COLANINNO, TORNA IL LINATE-TRIESTE...
Al. G. per "Il
Sole 24 Ore" - A pochi mesi dall'arrivo di
Cesare Geronzi alla presidenza delle Generali, la città
di Trieste può incassare un primo sostanzioso dividendo.
La tempistica sarà casuale, ma dal prossimo 4 ottobre
l'Alitalia di Roberto Colaninno ha deciso di
ripristinare il volo diretto tra Milano e Trieste.
A
differenza di quanto accadeva fino ad alcuni mesi fa, il
collegmanento sarà dal city airport di Linate e non più
di Malpensa. Una velocità di spostamento che ben si
adatta alla business community, che tra Milano e Trieste
conta su un certo numero di soggetti coinvolti. Gli
uomini delle Generali, ovviamente.
Ma
a anche quelli del gruppo Allianz, che a Trieste
conservano quote importanti di personale dell'ex Lloyd
Adriatico. Oltre ai tanti businessmen coinvolti nelle
varie iniziative che riguardano Trieste (a partire dal
nuovo maxi-porto commerciale). Da alcuni anni, il
collegamento aereo diretto era stato abolito da
Alitalia.Ora l'asse Geronzi-Colaninno lo ha
ripristinato. La linea sarà redditiva? Si vedrà nei
prossimi mesi.
07.09.10 |
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TUTTO COME PREVISTO ALITALIA ED AIRFRANCE STANNO
LAVORANDO INTORNO AL PROGETTO DI FONDERSI IN UN'UNICA
HOLDING
I patrioti italiani di Cai, la società che nell'agosto
2008 su iniziativa di Corradino Passera si è costituita
per comprare la vecchia Alitalia, stanno facendo le
capriole.
La
ragione è rappresentata da un articolo molto dettagliato
pubblicato oggi dal "Messaggero" dove il giornalista
Rosario Dimito (uno dei pochi che alza il culo dalla
sedia per cercare le notizie) rivela che Alitalia ed
AirFrance stanno lavorando intorno al progetto di
fondersi in un'unica holding.
"
A quanto si legge questo progetto sarebbe stato esposto
ieri da Corradino Passera durante il consiglio di
gestione della sua banca che all'origine di Cai ha
buttato sul tavolo 600 milioni (ridotti adesso a 400).
Non si tratta del solito rumor malizioso nei confronti
della cordata caldamente voluta dal "nonnetto" di
Palazzo Chigi, bensì di un progetto al quale stanno già
lavorando lo studio dell'avvocato Sergio Erede e alcune
merchant bank internazionali. Se l'ipotesi andrà in
porto nascerà una Superholding che potrebbe metter fine
agli affanni dei patrioti.
E
in questo modo verrebbe confermato il grido d'allarme
lanciato il 5 giugno scorso da Roberto Colaninno quando
disse che l'Alitalia aveva un anno di ritardo sui tempi
del break-even e che nel 2011 sarebbe stato necessario
rimettere mano al portafoglio.
Venerdì si terrà il consiglio di Alitalia per vedere i
conti che - sempre secondo il giornalista Dimito -
contemplano una perdita nel secondo trimestre di circa
20 milioni. Da parte sua l'AirFrance ha annunciato ieri
un utile nell'ultimo trimestre di 738 milioni di euro.
Basta vedere questi numeri per capire chi guiderà la
Superholding. Tutto come previsto.
07.08.10 |
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ALITALIA: FANTOZZI, VENDUTI 11 MD 80 A PENNANT
AVIATION...
(Adnkronos)- Il commissario straordinario di Alitalia,
Augusto Fantozzi, all'esito del bando pubblicato il 5 maggio
scorso ha venduto oggi alla societa' Pennant Aviation Llc, nove
aeromobili MD 80 (lotto 2) e due aeromobili MD 80 (lotto 3), di
cui la societa' e' risultata aggiudicataria il 30 giugno scorso.
A comunicarlo e' Fantozzi in una nota.
Nazareno
Gabrielli: deserta l'asta per rilevare il marchio
Radiocor - E' andata deserta l'asta per l'acquisto della
Pelletterie 1907 in fallimento, proprietaria del marchio
Nazareno Gabrielli. Nessuna offerta, come apprende Radiocor, e'
arrivata oggi per rilevare marchio, beni strumentali e merci
nonche' il museo storico (prezzo base 7,5 milioni). Ora la
procedura prevede una nuova asta che sara' in calendario con
ogni probabilita' per la fine di settembre, a partire da un
prezzo base d'asta piu' basso.
17.07.10 |
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LA
PARCELLA DI FANTOZZI VOLA DI GIORNO IN GIORNO E IL RICCO
TRIBUTARISTA NON SEMBRA DESIDEROSO DI CHIUDERE LE PARTITE
PENDENTI DELL'ALITALIA. UNA DI QUESTE RIGUARDA AD ESEMPIO
ALICOS, LA SOCIETÀ DI TRIPI CHE GESTISCE I CALL CENTER
Con grandi squilli di tromba l'Alitalia ha presentato ieri a
Malpensa la terza classe (Classica plus) per i passeggeri delle
rotte intercontinentali.
Con prezzi
leggermente maggiorati potranno allungare le gambe di 20
centimetri rispetto allo spazio attuale e abbassare il sedile
fino a 120 gradi. Ai vip saranno offerti privilegi particolari,
una poltrona che massaggia la schiena, un menu di prodotti
italiani doc e un video individuale da 15 pollici con la scelta
di 40 film.
Gli
sfigati continueranno a soffrire e a chiedersi come vanno
davvero i conti dell'Alitalia. Su questo tema la comunicazione
della Compagnia ha sbandato paurosamente il 5 giugno scorso
quando Colaninno ha detto: "senza risultati servono i
soldi...siamo in ritardo di un anno sui nostri piani". Un mese
dopo è stato smentito dall'amministratore delegato Rocco Sabelli
e ad oggi nonostante un trionfalismo di facciata non si riesce a
capire il vero stato di salute della nuova Alitalia.
E nemmeno
si può fare il calcolo di quanto finora abbia guadagnato Augusto
Fantozzi, l'ex-ministro e tributarista nato a Soriano nel Cimino
che il 29 agosto di due anni fa è stato nominato commissario per
la liquidazione della vecchia Compagnia. La sua parcella corre
di giorno in giorno e il ricco tributarista non sembra
desideroso di chiudere le partite pendenti.
Una di
queste riguarda ad esempio Alicos, la società che gestisce i
call center di Alitalia con 6.000 dipendenti a Palermo e
Catania. L'azienda aspetta ancora che Fantozzi liquidi il debito
arretrato di 7 milioni, ma nonostante le difficoltà del settore
dei call center mantiene intatti i livelli occupazionali.
Proprietario di Alicos è l'imprenditore romano Alberto Tripi che
insieme al figlio Marco, amministratore delegato del Gruppo
Almaviva, ha tappezzato in questi giorni i muri di Palermo e
Catania con grandi manifesti sui quali c'è scritto "Lavoro,
Onestà, Futuro". Un messaggio lanciato per svegliare le autorità
locali e il sonnolento commissario Fantozzi.
17.07.10 |
“NEL 2011
ALITALIA SI SALVA O SERVONO ALTRI SOLDI” DICE COLANINNO - I
CONTI 2010 PEGGIO DEL PREVISTO MA I CAPITANI CORAGGIOSI
ARRUOLATI DA BERLUSCONI PER SALVARE L’ONOR PATRIO, NON CI
PENSANO PROPRIO A SBORSARE ALTRI EURO (AIR FRANCE AIUTACI TU!) -
LA VERA COMPAGNIA DI BANDIERA? È RYANAIR: GLI AEROPLANINI
LOW-COST DEL PITTORESCO MICHAEL O’LEARY VICINI AL SORPASSO NEL
MERCATO INTERNO (A QUOTA 22 MLN DI PASSEGGERI)
Vittorio Malagutti
per "l'Espresso"
Michael O'Leary, il pittoresco capo di Ryanair, dice che nel
2010 la sua compagnia low cost punta a superare Alitalia per
diventare la numero uno in Italia. La scommessa del manager
irlandese, un tipo che spesso le spara grosse, questa volta
potrebbe rivelarsi neppure troppo azzardata. La sfida si gioca
intorno a quota 22 milioni di passeggeri trasportati l'anno e
dai dati dei primi mesi, tenendo presente l'effetto vulcano
(quello islandese), Ryanair ha tutte le carte in regola
quantomeno per accorciare le distanze rispetto all'ex compagnia
di bandiera.
Alitalia
seconda sul mercato domestico? Poco male, visto che, tutto
sommato, c'è in palio solo un titolo poco più che onorifico. Il
guaio grosso, piuttosto, è un altro. Il fatto è che la società
guidata da Roberto Colaninno rischia a breve di finire il
carburante, quello finanziario. Nei giorni scorsi hanno fatto
scalpore le parole del presidente Colaninno: "Nel 2011 Alitalia
si salva o servono altri soldi". Ma il manager mantovano, che
ama apparire schietto fino alla brutalità, ha semplicemente
riassunto i termini di una situazione che appare evidente a
un'analisi anche superficiale dei dati sull'andamento della
compagnia.
Vediamo.
Dopo aver archiviato un 2009 in rosso per 326 milioni, Alitalia
ha doppiato la boa del primo trimestre dell'anno con una perdita
operativa (cioè senza tener conto di oneri finanziari e tasse)
di 125 milioni. Il dato è migliore di quello registrato nello
stesso periodo del 2009 (210 milioni di deficit), quando però la
gestione fu nettamente penalizzata dalla difficile ripartenza
della compagnia dopo il salvataggio a spese dell'erario
pubblico.
E il resto
dell'anno? Il secondo trimestre è cominciato male. Ad aprile le
ceneri del vulcano islandese sono costate "alcune decine di
milioni di ricavi in meno" (parole di Colaninno). Poi va tenuto
conto dell'effetto carburante: nel 2009 Alitalia aveva fatto
scorta a prezzi inferiori a 60 dollari al barile, mentre in
questi mesi si viaggia tra 75 e 80 dollari. Come dire che la
bolletta finale potrebbe aumentare di 150 milioni nell'arco dei
dodici mesi, almeno secondo quanto previsto a gennaio
dall'amministratore delegato Rocco Sabelli.
Infine,
dal bilancio 2010 verrano a mancare proventi per una cinquantina
di milioni garantiti l'anno scorso dallo Stato in cambio
dell'assunzione di alcune migliaia di cassintegrati. Tirando le
somme, tra maggiori oneri e minori ricavi, si aprirebbe un buco
di almeno 200 milioni rispetto al 2009, anche se fonti di
Alitalia spiegano che gli effetti dell'aumento del prezzo del
petrolio sarebbero stati in parte neutralizzati (con quali
costi?) mediante contratti di copertura.
Al momento
comunque, sembra difficile ipotizzare un netto miglioramento dei
conti. All'orizzonte non si vede una decisa ripresa economica
con conseguente incremento del traffico aereo. E poi, come
segnalano alcuni analisti, c'è un'incognita supplementare che va
tenuta presente. Di che si tratta? Ecco: nel quarto trimestre
del 2009 Alitalia ha fatto segnare una performance che ha
stupito molti addetti ai lavori. In pratica, la società ha
chiuso quasi in pareggio (solo 16 milioni di perdita operativa)
un periodo dell'anno di solito tutt'altro che favorevole per le
compagnie.
Merito
dell'ottimo andamento dei ricavi che tra ottobre e dicembre
hanno quasi raggiunto lo stesso livello dei tre mesi estivi.
Possibile? A ben guardare si scopre che il trasporto passeggeri
ha fruttato poco più di 610 milioni sugli 807 milioni di
fatturato messi a bilancio nel trimestre finale. La differenza,
pari a 200 milioni, sarebbe quindi riconducibile ad attività
diverse dal trasporto passeggeri.
Come si
spiega questo andamento anomalo dei ricavi, un andamento che non
ha riscontri in nessun altro periodo del 2009? Alitalia spiega
che quei 200 milioni sono stati realizzati grazie a voli cargo e
charter, accordi commerciali, manutenzione e altro per conto
terzi e, infine, il cosiddetto "traffico venduto e non volato",
cioè i biglietti pagati e non utilizzati ma non rimborsabili.
Resta il fatto che il valore di queste voci, presenti anche
negli altri trimestri, è aumentato in modo anomalo nell'ultimo
periodo dell'anno.
E a questo
punto gli analisti si chiedono se sarà possibile ripetere
l'exploit. Nel dubbio c'è chi arriva a ipotizzare che la perdita
netta nel 2010 per Alitalia potrebbe essere compresa tra i 250 e
i 300 milioni. Come dire che in un paio d'anni di attività la
compagnia avrebbe bruciato quasi la metà dei mezzi propri e nei
primi mesi del 2011 il denaro in cassa scenderebbe sotto il
livello dei 200 milioni considerato da Sabelli una sorta di
soglia di sicurezza. In pratica, come preannunciato da
Colaninno, servirebbero altri soldi.
E gli
azionisti, la pattuglia di imprenditori-soci arruolati da Silvio
Berlusconi e coordinati da Banca Intesa che hanno finanziato il
salvataggio di Alitalia? Molti di loro vedono come il fumo negli
occhi anche la semplice ipotesi di nuovi esborsi di denaro a
breve. E forse in cuor loro sperano che Air France, forte del
suo 25 per cento, approfitti della situazione per salire in
maggioranza.
Nessuno
degli azionisti ha però finora manifestato pubblicamente la
propria preoccupazione. Anzi no. Un socio, almeno uno, l'ha
messa addirittura per iscritto. È la Pirelli di Marco Tronchetti
Provera, che nel bilancio 2009 ha svalutato del 15 per cento il
valore della propria quota Alitalia. Tronchetti pessimista. O
forse troppo ottimisti gli altri.
[18-06-2010]
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1- ALLARME
ROSSO DOPO L'ESTERNAZIONE DI COLANINNO: ALITALIA DA
RICAPITALIZZARE. I 9 FUGGIASCHI DEL CAI SONO AUMENTATI DI NUMERO
MENTRE CORRADINO PASSERA TREMA ALL'IDEA DI IMPEGNARE LA SUA
BANCA PER UN ALTRO SALVATAGGIO
Non è davvero piaciuta a Palazzo Chigi l'esternazione di Roberto
Colaninno sull'Alitalia al Festival dell'Economia di Trento.
Quando
nel pomeriggio di venerdì è salito sul palco del Teatro Sociale,
l'imprenditore di Mantova aveva l'aria distesa anche se gli
organizzatori gli avevano messo accanto due professori come
Andrea Boitani e Carlo Scarpa che la sanno lunga sul trasporto
aereo. Il presidente di Alitalia non ama gli accademici e
durante una cena all'inizio di febbraio con l'Harvard Club of
Italy aveva manifestato il suo disprezzo "per i professori che
sanno tutto e in pratica non capiscono niente".
Nonostante la presenza dei due accademici della Cattolica e
dell'università di Brescia, Colaninno non sembrava preoccupato
perché era reduce dal consiglio di amministrazione di Piaggio
dove in mattinata l'azienda della Vespa aveva annunciato il suo
sbarco in India con un investimento di 30 milioni per produrre
150mila unità l'anno.
La
sorpresa si è avuta quando parlando della Compagnia di bandiera
ha detto senza mezzi termini che il vulcano islandese e la
brutta congiuntura mettono a repentaglio la sopravvivenza della
società salvata nel 2008 con gli audaci patrioti di Cai e di
Corradino Passera (l'uomo che il "Wall Street Journal" di oggi
definisce "il banchiere del Paese"). Adesso Colaninno confessa
che i piani di rilancio sono in ritardo di un anno e che entro
questo periodo si dovrà raggiungere il pareggio operativo "per
salvare Alitalia".
Questa
affermazione stride fortemente con l'ottimismo del suo braccio
destro Rocco Sabelli che avrebbe dovuto partecipare al Festival
di Trento, ma all'ultimo momento il suo nome è stato cancellato.
Il bilancio 2009 si è chiuso con una perdita di 326 milioni
(quasi 1 milione al giorno) e i debiti sfiorano gli 800 milioni,
ma nonostante questi dati il tandem Colaninno-Sabelli ha sempre
dato fiato alle trombe sull'efficienza e sulla puntualità.
Le
parole del 66enne imprenditore che nel '99 scalò Telecom per poi
rivenderla a Tronchetti Provera con il guadagno di 1,5 miliardi,
sono state accolte con sorrisi ironici dai due professori
Boitani e Scarpa che non hanno mai creduto al salvataggio
definitivo della Compagnia. Entrambi hanno sempre detto che
l'operazione più furba sarebbe stata quella di vendere la
vecchia Alitalia quando AirFrance se la voleva comprare con
tutti i debiti per 1,7 miliardi. Dal palco del Teatro Sociale di
Trento Colaninno fa capire che sarà quasi indispensabile una
nuova ricapitalizzazione rispetto ai 3 miliardi di euro
scaricati sulle spalle dei contribuenti e all'impegno
finanziario dei soci di Cai.
Sono
questi adesso a tremare di fronte alla prospettiva di rimettere
la mano al portafoglio. Quanti soldi abbiano effettivamente
cacciato finora questi 20 capitani coraggiosi resta un mistero.
Per chiarirlo ci vorrebbe un giornalista esperto come Gianni
Dragoni del "Sole 24 Ore", lo stesso che nel 2008 ha scritto il
libro "La paga dei padroni", e che giovedì scorso è apparso ad
"Annozero" per scodellare i nomi dei top manager straricchi.
Resta
il fatto comunque che gli "audaci" sedotti dal Cavaliere e da
Corradino Passera all'inizio della loro avventura, hanno la
possibilità di evitare donazioni di sangue in base al lock-up,
la clausola che consente al 66% degli azionisti di tagliare la
corda. Facendo la somma del 25% in mano ad AirFrance occorre
trovare altri 9 soci per superare il vincolo che impedisce di
prendere il largo.
Dopo
l'esternazione di Colaninno nel weekend, i 9 fuggiaschi sono
aumentati di numero mentre Corradino Passera trema all'idea di
impegnare la sua banca per un altro salvataggio.
10.06.10 |
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4- IL
COMMISSARIO DELLA VECCHIA ALITALIA AUGUSTO FANTOZZI È FURIBONDO
COLANINNO E TUCCI CHE VOGLIONO PORTARSI A CASA LA SOCIETÀ
NAPOLETANA AMS PER MENO DI 1 MILIONE
Che cosa stia combinando Augusto Fantozzi sulle ceneri di
Alitalia nessuno lo sa con precisione.
L'avvocato
ed ex-ministro di Soriano nel Cimino non è molto loquace e chi
volesse fare un bilancio del suo operato nei due anni da
Commissario della vecchia compagnia, si scontrerebbe in un muro
di silenzio. Soltanto nei giorni scorsi il ricco tributarista
romano ha alzato la voce sulla partita che riguarda la cessione
di Ams, la società di manutenzione degli aerei. E questa volta
lo ha fatto con parole grosse nei confronti della cordata dei
patrioti italiani perché ha detto: "di gente che vuole fare
affari sulla pelle della vecchia Alitalia ne abbiamo
abbastanza".
La
reprimenda era indirizzata - come ha scritto il quotidiano
"Finanza&Mercati" (un giornale che sta per chiudere i battenti)
- contro Colaninno e la società Iniziativa Prima presieduta da
Maurizio Tucci. Sembra infatti che la cordata di Cai e questo
Tucci si guardino bene dal cacciare i 2,4 milioni necessari per
l'acquisto di Ams. Il nome di Maurizio Tucci è conosciuto negli
ambienti industriali romani perché è stato amministratore
delegato della Selex Communication di Finmeccanica.
Napoletano, laureato alla Sapienza di Roma con 110 e lode, Tucci
ha passato 23 anni in aziende come Ericsson, Nortel, Bull e
Alenia Spazio, poi ha messo in piedi Iniziativa Prima che
insieme ai patrioti di Cai e a un gruppo controllato da capitali
israeliani dovrebbe prendersi in carico della manutenzione degli
aerei.
Fantozzi è
furibondo e ritiene che la trattativa sia diventata un'autentica
farsa, ma la sua sfuriata non sembra aver smosso più di tanto
Colaninno e Tucci che vogliono portarsi a casa la società
napoletana per meno di 1 milione. 01-06-2010]
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CAUSA
ALITALIA, IN RITARDO ANCHE IL PROCESSO. AL 23 DICEMBRE...
Antonella Baccaro per "il Corriere della Sera" -
Ieri avrebbe dovuto essere una giornata importante per la prima
causa collettiva civile sul caso Alitalia, intentata
dall'associazione Consumatori associati «contro tutti gli ex
amministratori e delle società che, con i loro comportamenti
attivi e/o omissivi ne hanno causato il dissesto e,
conseguentemente, la totale perdita del valore dei titoli».
Dopo il
deposito della causa, avvenuto nel marzo scorso, azionisti e
obbligazionisti delusi si aspettavano finalmente di trovarsi
davanti gli ex amministratori, in un'udienza in cui avrebbero
dovuto essere ascoltati sui fatti. E invece niente. Il tribunale
di Roma (giudice Covelli) ha disposto un rinvio dell'udienza. Al
23 dicembre. Come se di ritardi, Alitalia, non ne avesse fatti
abbastanza.
02.06.10 |
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1- MENTRE I
COLANINNO, LIGRESTI, BELLAVISTA CALTAGIRONE SI PREPARANO A
SCAPPARE COL MALLOPPO VENDENDO AD AIRFRANCE, I 40MILA PICCOLI
AZIONISTI E OBBLIGAZIONISTI ALITALIA SONO RIMASTI CON TANTE
BANCONOTE DI CARTA STRACCIA IN MANO - 2- IL TITOLO PRIMA
’GARANTITO’ DAL GOVERNO, POI SOSPESO E INFINE CANCELLATO: “UN
ESPROPRIO DI STATO” PER 40 MILA PERSONE CHE HANNO INVESTITO
CENTINAIA DI MILIONI € - 3- “CI HANNO PROMESSO RIMBORSI, MA LE
BANCHE, IMBARAZZATE, NON NE SANNO NULLA” - 4- DOPO IL DANNO, LA
BEFFA CHE SA DI TRUFFA: “I RISARCIMENTI? TITOLI SENZA CEDOLA CHE
SCADRANNO NEL DICEMBRE 2012, FINO AD ALLORA NON DIVENTERANNO
DENARO” - 5- LE ULTIME PAROLE FAMOSE DEL CAV.: "NESSUN
RISPARMIATORE CI RIMETTERÀ UN EURO"
Ferruccio
Sansa per "Il Fatto Quotidiano"
"I titoli di Stato per rimborsare gli azionisti e gli
obbligazionisti Alitalia? Non ne sappiamo niente". È la risposta
più frequente che si ottiene interpellando le banche. Ma ce ne
sono di diverse. Alcune desolanti: "Gli azionisti della vecchia
Alitalia? Poveracci". Altre appena più incoraggianti: "I titoli
arriveranno, ma finora non ne sappiamo nulla".
Le cronache
del salvataggio della compagnia di bandiera hanno riempito
migliaia di pagine dei quotidiani: si dibatteva di italianità, di
cordate, di soci stranieri. Ma di loro, degli azionisti e degli
obbligazionisti della vecchia Alitalia, tutti, o quasi, si sono
dimenticati.
E pensare
che non si tratta di quattro gatti, ma di almeno 40 mila persone
che nell'Alitalia avevano investito centinaia di milioni di euro.
Gente comune che, magari ascoltando le promesse del governo, aveva
puntato i propri risparmi. Una vicenda che non sembra avere
uguali.
Perfino in
Italia: un titolo prima "garantito" dal Governo, poi sospeso e
alla fine cancellato. Con i risparmiatori che in mano si ritrovano
pezzi di carta spendibili come i soldi del Monopoli (in attesa del
promesso rimborso con i titoli di Stato). Che pendono dalle parole
del governo e dalle mezze frasi della Borsa Italiana e del
presidente della Consob, Lamberto Cardia, ormai in scadenza. Parli
di azionisti Alitalia e pensi ai grandi nomi della cordata:
Colaninno, Ligresti, Bellavista Caltagirone.
Ma questa è
un'altra storia, la Cai non c'entra, parliamo di chi aveva nel
portafogli le azioni della vecchia compagnia. Gente che non ha
avuto l'imbeccata giusta per disfarsi in tempo dei titoli oppure
si è fidata di chi, come Berlusconi, disse: nessun risparmiatore
ci rimetterà un euro.
La storia
comincia nel marzo 2008, tempo di campagna elettorale: il governo
Prodi sta contrattando con Air France la vendita di Alitalia e il
Cavaliere lancia il sasso nello stagno, parla di una cordata
italiana. Il titolo della società agonizzante comincia un'altalena
spericolata: ad aprile +18 per cento, il 28 maggio +2,25, il 3
giugno -7,1.
Così Consob
e Borsa il 6 giugno decidono di sospendere il titolo. Anche per
salvaguardare i risparmiatori, si dirà. Ma qui la storia prende
una piega tipicamente italiana (del resto si parlava di
"italianità"): la nuova compagnia decolla, più o meno, mentre la
vecchia finisce nel dimenticatoio insieme con i suoi azionisti e
obbligazionisti.
Il signor
Carlo di Aprilia (Latina), la racconta così: "Sono un piccolo
azionista, ho acquistato 10.000 azioni Alitalia dopo aver sentito
in televisione Berlusconi che inneggiava a una cordata italiana e
che assicurava agli azionisti una forte rivalutazione del titolo.
Invece sono rimasto ingabbiato, non posso più venderle". È uno dei
tanti.
Gente comune
che si sfoga: "Di Cirio e Parmalat hanno parlato, giustamente, in
tanti. Perché di noi azionisti e obbligazionisti Alitalia nessuno
dice niente? Acquistare titoli comporta dei rischi, però qui è
diverso: non ci hanno nemmeno lasciato la possibilità di vendere,
magari a un prezzo di saldo".
"Di fatto ci
hanno espropriato dei titoli", attacca Giovanna da Milano. Intanto
passano i mesi, nel più totale disinteresse. "Nel gennaio 2009 il
titolo, dopo essere stato sospeso, viene cancellato dal listino,
senza spiegazioni di Cardia", racconta la senatrice Maura Leddi
(Pd). Lamberto Cardia ad aprile dedica alla questione un rapido
passaggio: "Va data una qualche forma di risarcimento, soprattutto
agli obbligazionisti".
LATELLA
Alla fine,
dopo l'ennesima interrogazione, il ministero dell'Economia
risponde: i risparmiatori dovranno attendere fino al 31 maggio
2009 per eventuali risarcimenti. Ma il termine passa. E tutto
resta in una nube di incertezza: azionisti e obbligazionisti
saranno rimborsati attingendo al fondo dei conti dormienti che,
racconta Leddi, "da due miliardi è passato a 800 milioni".
Intanto
Franco Vecchi, presidente dell'associazione azionisti e
obbligazionisti Alitalia, indica l'ordine di risarcimento: "I
primi ad essere rimborsati saranno i crediti di Stato, poi ci sono
i dipendenti, poi le banche, dopo gli obbligazionisti, poi vengono
i fornitori e solo per ultimi gli azionisti". Tutto chiaro? Mica
tanto.
I termini
per presentare la domanda scadono nell'agosto 2009. Vengono anche
fissate le condizioni. Che a tanti azionisti e obbligazionisti
suonano come una presa in giro: "Il rimborso avverrà, se avverrà,
attraverso titoli di Stato", sorride amaro Giuseppe D'Orta
dell'Aduc (Associazione per la difesa degli utenti e dei
consumatori). Aggiunge: "Ma così la carta straccia verrà
sostituita con altra carta. Si tratterà infatti di titoli senza
cedola che scadranno nel dicembre 2012, fino ad allora insomma non
diventeranno denaro e non potranno essere ceduti".
Non basta.
Racconta Maria Grazia, azionista torinese di Alitalia: "Il decreto
prevede che i rimborsi siano arrotondati per difetto: io ho 7000
azioni Alitalia, mi spetterebbero 1.905 euro. Invece me ne daranno
mille e se ne terranno 905. Lo ritengo un furto legalizzato".
"Alla fine,
se tutto andrà bene, gli azionisti otterranno 0,27 euro ad azione,
il 50 per cento del valore medio del titolo nell'ultimo mese di
quotazione. E gli obbligazionisti il 70,9 per cento di quanto gli
spettava (se fosse stata accettata l'offerta Air France avrebbero
preso l'85 per cento). Con un tetto: 50 mila euro per gli
azionisti, 100 mila per gli obbligazionisti", racconta l'Aduc.
Ma andrà
davvero così? Le scadenze saranno rispettate? Gianluca Di Ascenzo
del Codacons allarga le braccia: "Le banche non sanno ancora
nulla. Regna l'incertezza più assoluta. Intanto degli azionisti e
degli obbligazionisti Alitalia nessuno si ricorda più".
[26-05-2010]
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1 -
AIR FRANCE IN PROFONDO ROSSO PENSA ALLA FUSIONE CON
ALITALIA...
Giampiero Martinotti
per "la
Repubblica"
Un
miliardo e mezzo di perdite, una concorrenza sempre più
agguerrita e un libro che mette in dubbio la sicurezza: Air
France-Klm attraversa il periodo peggiore della sua
esistenza ma rilancia e indirizza le sue mire su Alitalia.
«Un giorno si porrà la questione di aumentare la nostra
partecipazione in Alitalia e di integrare la compagnia nel
nostro gruppo», ha detto ieri il direttore finanziario della
compagnia franco-olandese, Philippe Calavia, a margine della
presentazione del bilancio del gruppo. E ha aggiunto: «Non
c´è nulla di previsto ora, ma rientra nella logica
dell´operazione».
I
conti dell´esercizio 2009-2010, chiusi il 31 marzo, non sono
buoni: un fatturato in calo del 15 per cento a 21 miliardi,
un risultato operativo in rosso per 1,28 miliardi di
perdite, di cui 436 milioni dovuti al settore cargo e 637
milioni alle perdite sui mercati del petrolio (le compagnie
comprano il combustibile in anticipo, cercando di
proteggersi dalle variazioni dei prezzi, non sempre con
successo), una perdita netta di 1,56 miliardi, quasi il
doppio rispetto all´esercizio precedente.
Air
France-Klm affronta gli stessi problemi dei concorrenti, ma
secondo alcuni esperti non ha la stessa reattività. In tempi
di crisi, con le aziende che limitano i viaggi in business
class e che magari scelgono le low cost, il gruppo
franco-olandese non si è mosso in tempo: «Al giorno d´oggi,
i clienti non vengono più da soli, bisogna andarseli a
cercare, bisogna attirarli con una politica tariffaria
aggressiva, cose che Air France non fa», dicono gli
osservatori.
Non
solo: i costi di un hub come quello di Roissy-Charles de
Gaulle tendono a lievitare anche quando il fatturato
diminuisce, come avviene in questo periodo. Tutto ciò senza
dimenticare la concorrenza dei treni: prendere l´aereo è
poco interessante quando da Parigi si possono raggiungere
Marsiglia in tre ore e Londra in due ore e un quarto. La
compagnia aveva accarezzato l´idea di lanciarsi sul mercato
dell´alta velocità ferroviaria, ma il progetto è stato
abbandonato. Dopo dieci anni di crescita e di risultati
economici eccellenti, il gruppo deve trovare un nuovo
slancio. Unico elemento positivo: il trimestre gennaio-marzo
dimostra una stabilizzazione e la società punta su un
risultato operativo in pareggio per l´esercizio 2010-2011.
Alle
cattive notizie finanziarie si sono aggiunte ieri le accuse
contenute in un libro, «Il volto nascosto di Air France»,
scritto dal giornalista Fabrice Amedeo e di cui Libération
ha pubblicato le anticipazioni. L´autore punta il dito sulla
sicurezza e sui dati pubblicati da organizzazioni
specializzate: statisticamente, Air France è una compagnia
meno sicura dei suoi maggiori concorrenti europei e
internazionali.
Amedeo
sostiene che gli incidenti minori, come quelli in
atterraggio, non danno luogo a una rimessa in discussione
delle regole e del management della compagnia, che in
qualche modo persevera nell´errore. Una requisitoria
contestata laconicamente dal gruppo: «Air France rispetta e
si conforma a tutte le regolamentazioni nazionali e
internazionali in vigore». Tutti gli episodi citati nel
libro, dice il comunicato, sono stati analizzati e in alcuni
casi sono state prese «misure correttive».
2 -
COLANINNO, LASCIAMO AD AIR FRANCE SOGNO CHE NON SI
REALIZZERA'...
(Adnkronos) - Se Air France vuole comprare Alitalia, vuol
dire che l'aviolinea italiana sta operando bene. Ma
"lasciamo ad Air France questo desiderio e un sogno che non
si realizzera'". E' il presidente di Cai, Roberto Colaninno,
a commentare cosi' le notizie giunte ieri da Parigi, in
occasione della presentazione dei dati di bilancio di Air
France, sulla possibilita' che il colosso franco-olandese
aumenti la propria quota, attualmente al 25%, nel capitale
di Alitalia.
"Abbiamo sentito che Air France ci vorrebbe comprare -ha
detto Colaninno nel suo intervento alla presentazione del
Rapporto Enac 2009- se siamo oggetto del desiderio di
qualcuno, soprattutto se prima nessuno pensava ad Alitalia,
vuol dire che, fino ad oggi, non abbiamo fatto male. E il
fatto che qualcuno ci desideri vuol dire che aumentera'
anche il desidero di qualcun altro e sara' la misura del
successo che abbiamo ottenuto attraverso la nostra gestione.
Lasciamo ad Air France questo desiderio, questo sogno che
non si realizzera'". E, ancora, ha sottolineato il
presidente di Alitalia, "il fatto che Air France lo dica,
peraltro non richiesto, in un momento cosi' difficile della
sua storia, allora vuol dire che pensa veramente che
Alitalia stia operando in modo molto positivo e possa
portare soluzioni e cambiare i loro bilanci".
3 -
COLANINNO, POSSIBILE RITARDO PIANO MA NON CAMBIA SOSTANZA...
(Adnkronos)
- Il piano Alitalia potra' subire 'qualche ritardo' nel
raggiungimento dei suoi obiettivi ma 'la sostanza non
cambia'. Ad assicurarlo e' stato il presidente della
compagnia, Roberto Colaninno, interpellato, a margine della
presentazione del rapporto Enac 2009, sulla possibilita' di
uno slittamento al 2012 dell'utile di bilancio.
"Abbiamo discusso il piano in cda -ha riferito Colannino-
quest'anno abbiamo raggiunto gli obiettivi del piano, che
era stato costruito in tempi ben diversi rispetto a quelli
attuali. Ma, ora, le complicazioni di mercato generali hanno
influenzato la sua realizzazione ma il piano non cambia
nella sostanza. Quindi- ha insistito- consideriamo che
potrebbe esserci qualche ritardo ma sostanzialmente nessun
cambiamento". Quanto poi ai danni subiti da Alitalia a causa
dell'emergenza causata dalla nube vulcanica, il presidente
dell'aviolinea ha spiegato che la loro quantitificazione e'
'un calcolo molto complicato'. La nube, comunque, 'ha
inciso, complessivamente, per qualche decina di milioni di
euro'. 20-05-2010]
|
VIVE
LA FRANCE! I PATRIOTI DELLA CORDATA ALITALIA NON VEDONO
L'ORA DI VENDERE AL MEGLIO LE QUOTE COMPRATE CON I SOLDI DI
CORRADINO PASSERA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che i
patrioti italiani di Cai, la cordata che nel 2008 ha
acquistato la vecchia Alitalia, esultano per le
dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente di
AirFrance-Klm, Pierre-Henri Gourgeon.
Quest'uomo, che prima di arrivare al vertice della Compagnia
francese è stato ministro della difesa e dei trasporti, ha
fatto capire la possibilità che il 25% di AirFrance in
Alitalia prima o poi potrebbe salire anche al 60%.
Esattamente ciò che aspettano con ansia i patrioti della
cordata italiana che non vedono l'ora di vendere al meglio
le quote comprate con i soldi di Corradino
Passera".20-05-2010]
|
-
ALITALIA: COLANINNO, PAREGGIO OPERATIVO NEL 2011 ...
(Adnkronos)
- "Il pareggio operativo di Alitalia e' previsto per il
2011". Lo ha detto Roberto Colaninno stamattina a margine
della presentazione del nuovo scooter Beverly della Piaggio.
"Quest'anno -dice- cerchiamo di migliorare i conti ma il
2010 e' ancora lungo. Bisognera' anche vedere quali saranno
le oscillazioni del dollaro, del costo del petrolio e del
quadro economico complessivo".
10.05.10 |
SABELLI SFIDA RYAN ...
Dopo il guanto lanciato da Michael O'Leary («Nel 2010 saremo
la prima compagnia d'Italia»), Rocco Sabelli, ad
dell'Alitalia, accoglie la sfida e s'insinua in una
roccaforte della Ryanair: Alghero. Perciò dall'11 giugno via
libera agli aerei Alitalia per Bruxelles e Parigi (mete
appena lasciate dalla Ryanair) e per Barcellona (la low cost
atterra su Girona, a 100 chilometri di distanza). I prezzi?
Decisamente low. Andata e ritorno da 73 euro tutto incluso,
bagagli compresi.10.05.10 |
ALITALIA
LOW COST! – COLANINNO & C. PARTONO ALL’ATTACCO DI
RYANAIR E EASYJET – UTILIZZANDO IL MARCHIO AIRONE, LA
COMPAGNIA DI BANDIERA FARÀ CONCORRENZA DA MALPENSA SUL BREVE
E MEDIO RAGGIO: VOLI INTERNI A 40 €, INTERNAZIONALI A 100 E
PIÙ SERVIZI RISPETTO AI CONCORRENTI (COSì DICONO)…
Andrea Bassi per "Milano
Finanza"
Gli indugi sono stati definitivamente
rotti. Nei prossimi giorni, molto probabilmente giovedì 11
febbraio, i vertici di Alitalia ufficializzeranno la loro
sfida alle compagnie low cost, vera spina nel fianco del
vettore aereo guidato da Rocco Sabelli. Il marchio che sarà
utilizzato per contendere quote di mercato a Ryanair ed
Easyjet sarà quello di AirOne.
La base dalla quale muoveranno gli
aerei della controllata Alitalia sarà Malpensa, scalo in cui,
secondo le considerazioni della compagnia di Sabelli, si
concentrerebbero utenti di fascia bassa. Ma l'offerta che la
Magliana sta mettendo a punto in questi giorni per sfidare le
compagnie del settore low cost non sarà basata solo sul
prezzo.
AirOne, in pratica, non offrirà voli
per pochi centesimi come fa, per esempio, oggi Ryanair. I
prezzi saranno ovviamente bassi, circa 40 euro per le rotte
nazionali e meno di 100 euro per il medio raggio, ma AirOne
offrirà ai passeggeri servizi maggiori rispetto a quelli
delle low cost. L'offerta molto probabilmente dovrebbe partire
intorno a marzo o aprile. Sulle rotte che verranno coperte
vige ancora
il massimo
riserbo, ma tra quelle italiane dovrebbero esserci nuove
destinazioni come Trapani e Torino.
E poi ovviamente ci sarà il medio
raggio internazionale. Inizialmente gli aerei dedicati a
sfidare le low cost dovrebbero essere cinque. Ma la strategia
è più ampia; si punta a contrastare soprattutto l'offensiva
di Ryanair sul mercato italiano. Tant'è vero che, secondo
alcune fonti, la protesta della compagnia irlandese in merito
alla vicenda dei documenti d'imbarco andrebbe anche letta come
una schermaglia in vista della sfida che Alitalia si appresta
a lanciare nei voli a basso costo.
Intanto è stato confermato lo
sciopero di quattro ore dei piloti e degli assistenti di volo
di Alitalia, previsto per il 5 febbraio: l'incontro di ieri
tra azienda e sindacati al ministero dei Trasporti ha avuto
esito negativo, secondo quanto riferito da fonti sindacali. I
rappresentanti dei lavoratori hanno sottolineato che la
protesta è del tutto legittima e rispetta tutti gli obblighi
di legge.
Non solo. I sindacati hanno accusato
l'Alitalia di non rispettare gli accordi sottoscritti e le
successive intese sulle criticità delle categorie dei piloti
e degli assistenti di volo. Sul versante opposto, l'Alitalia
sostiene di aver rispettato tutti gli accordi e si rende
disponibile a proseguire il confronto in un clima non
conflittuale.
[03-02-2010] |
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BANCHE D'AFFARI AL LAVORO SU UN PROGETTO PER CONFERIRE LA CAI AD
AIR FRANCE E DIVENTARE COSì UN AZIONISTA ALLA PARI DEL GRUPPO
Sembrano passati anni luce da quando
Umberto Bossi
nel gennaio scorso definiva l'operazione Cai-Alitalia
"una stupidaggine". Adesso il capo della Lega, che
avrebbe preferito l‘intervento di Lufthansa, tace anche se
qualche imprenditore della Padania lamenta che la Compagnia
tedesca abbia deciso di chiudere i voli da Malpensa a
Fiumicino.
Chi parla invece con voce garrula è il tandem Colaninno-Sabelli
che il 26 agosto
2008 in
un afoso pomeriggio diede vita a Milano alla società dei
patrioti italiani che eseguirono il copione scritto da
Corradino Passera e dal governo nel piano Fenice. A
convincerli fu il più grande direttore marketing del mondo,
quel Silvio Berlusconi che forse non passerà alla storia come
il suo sponsor "Bottino" Craxi, ma riesce a fare
operazioni nei cinque Continenti.
La vicenda Alitalia suscitò enormi polemiche per le garanzie
alla cordata italiana e per la porta spalancata ai francesi di
AirFrance che nel gennaio 2009 hanno acquistato per 322
milioni
il 25
% di Cai.
Dopo l'acquisto della quota alla Magliana arrivò in maggio un
plotone di manager parigini esperti nelle vendite e nella
gestione delle rotte. Da allora Colaninno non si è mai
stancato di ripetere che quello con AirFrance è stato un
accordo storico, ma che lui e gli altri soci di Cai non hanno
alcuna intenzione di uscire dalla società e di cedere la loro
quota a AirFrance. Anzi, l'imprenditore di Mantova e il
longilineo Sabelli ci tengono a sottolineare che oggi Alitalia
è competitiva e che "il futuro obiettivo è far sedere
la Compagnia ai grandi tavoli delle grandi compagnie
internazionali".
Se le notizie che corrono a Milano in questi giorni sono vere,
bisogna dire che Colaninno ha ragione perché, secondo alcuni
rumors insistenti, alcune banche d'affari stanno elaborando un
progetto che non prevede
la vendita
di Cai ai francesi, ma indica una strada più appetitosa. In
pratica sembra che la società dei patrioti potrebbe essere
conferita ad Air France-Klm seguendo un percorso dall'Italia
alla Francia, cioè inverso a quello di cui si è sempre
parlato.
L'operazione è coperta da un grande riserbo e potrebbe avere
effetti interessanti poiché nel capitale azionario di
AirFrance il primo azionista è lo Stato con oltre il 15%,
mentre le rimanenti quote sono frammentate tra i dipendenti
del Gruppo (10,9%) e migliaia di piccoli azionisti.
Una volta entrata in AirFrance la cordata dei patrioti italiani
(nella quale è bene ricordare che i francesi detengono
il 25
%) salirebbe nella graduatoria dei primi azionisti. Così
mentre all'orizzonte si profila la cessione di Telecom agli
spagnoli di Telefonica, c'è chi tesse la tela per piazzare
tra i piedi dei francesi la creatura nata per volontà del
direttore marketing di Arcore.
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L’ADDIO DI RYANAIR AI VOLI ITALIANI
CI COSTEREBBE 35 MLN € - LA MINACCIA DI O’LEARY FA SUDARE
FREDDO SOCIETÀ AEROPORTUALI E INDOTTO – MA L’ENAC ACCUSA:
“VUOLE ANDAR VIA PERCHÉ RISCHIA COL FISCO” – ANCHE
L’ANTITRUST INGLESE METTE IL RE DEI VOLI LOW COST SOTTO
TIRO: “FA IL FURBO CON I PAGAMENTI ONLINE”…
Luigi Grassia per "La
Stampa"
Agli aeroporti costerà 15 milioni all'anno l'addio di Ryanair ai
voli interni italiani, fissato per il 23 gennaio. Si avvia a
quest'esito semi-assurdo la vicenda dei passaporti e delle
licenze di pesca, una cosa strana e un po' ridicola che si
trascina da settimane. Però, attenzione, i 15 milioni
corrispondono solo ai mancati introiti diretti delle società
che gestiscono i singoli aeroporti; a questi soldi si devono
aggiungere circa 9,5 milioni di tasse che verranno meno ai
Comuni (e ai ministeri del Welfare e dell'Interno), inoltre il
Fisco perderà il 10% di Iva sul valore facciale dei
biglietti, somma difficile da aggregare perché il prezzo dei
ticket di Ryanair è variabilissimo.
Poi c'è la perdita dell'indotto: il giro d'affari tagliato per i
bar, i ristoranti, i negozi e i parcheggi degli aeroporti.
Mettendo tutto assieme, un mancato reddito di 35 milioni di
euro corrisponde a una stima prudente.
È evidente che il traffico aereo abbandonato da Ryanair verrà
preso da altre compagnie che vendono biglietti a basso prezzo,
come EasyJet eccetera, ma questo non avverrà all'istante,
perciò i dieci aeroporti che Ryanair minaccia di abbandonare
subiranno un contraccolpo. Per completare il quadro
finanziario andrebbe anche considerato che le società
aeroportuali possono rientrare della perdita citando in
tribunale Ryanair per rottura dei contratti. Insomma i calcoli
sono complicati ma lo sfondo è questo.
Per ricordare in poche parole la questione, una legge italiana
dice che per imbarcarsi su un volo nazionale non c'è bisogno
di carta d'identità o passaporto: bastano la patente o
qualunque altro documento (licenze di pesca, porto d'armi
eccetera). Ma Ryanair rifiuta di accettare queste altre carte
perché sostiene che mettono a rischio la sicurezza dei voli:
le hostess non hanno dimestichezza con le licenze di pesca
eccetera e non sanno distinguere quelle vere da quelle false.
L'Enac ribatte che tutte le altre compagnie non hanno avuto
difficoltà ad adeguarsi, solo Ryanair solleva problemi.
Inoltre, risulta all'Enac che alcuni passeggeri di Ryanair, in
realtà, vengano ammessi sugli aerei con i documenti
contestati, ma pagando un extra; l'accusa implicita è che la
compagnia faccia tante storie solo per spremere soldi ai
viaggiatori.
Sempre l'Enac avanza il sospetto che ci siano altri motivi dietro
il braccio di ferro sui documenti: per esempio, Ryanair
potrebbe preparare questa scusa per ritirarsi dal mercato
interno italiano, dove si starebbero creando dei contenziosi
fiscali e previdenziali.
Per Ryanair si apre un nuovo fronte in Gran Bretagna: l'Antitrust
di Londra boccia la sua politica di prenotazioni online,
definendola «davvero puerile, bambinesca». A dicembre
Ryanair ha cominciato a far pagare ai clienti una commissione
di cinque sterline per ogni biglietto acquistato con un tipo
di carta di credito molto diffuso, Electron. Per pagare zero
commissioni bisogna invece usare una carta meno diffusa,
MasterCard prepagata.
Secondo il
capo dell'Antitrust John Fingleton, «Ryanair fa un giochetto.
Trova un metodo di pagamento molto poco utilizzato, lo offre
come gratuito e poi dice: "Dato che puoi pagare con quel
metodo, la commissione di 5 sterline è opzionale". Ma
non è vero che è opzionale. Questa è una presa in giro dei
consumatori, che in grande maggioranza vengono costretti a
pagare le 5 sterline in più. È un fatto completamente al di
fuori dello spirito della legge»
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LA
RITIRATA DI RYANAIR COSTEREBBE AGLI SCALI 100 MILIONI
ALL'ANNO - aggiungere i costi per i servizi di
assistenza forniti o dagli aeroporti o da società
indipendenti: anche questo è un fatturato che verrebbe
meno in caso di ritirata - AIR ITALY: PRONTI A
SUBENTRARE - O’Leary vuole solo farsi pubblicità?...
1
- LA RITIRATA DI RYANAIR COSTEREBBE AGLI SCALI 100
MILIONI ALL'ANNO -
Gianni Dragoni
per il Sole 24 Ore
La ritirata di Ryanair dai cieli italiani potrebbe
costare circa 100 milioni di euro all'anno agli
aeroporti nazionali. Secondo una stima del
Sole 24 Ore
, sarebbero queste le mancate entrate per i diritti
aeroportuali che compongono la tariffa del biglietto
aereo pagato dai passeggeri.
La
stima è basata su un volume di circa 11 milioni di
passeggeri che quest'anno, secondo stime, si sono
imbarcati in Italia sui Boeing 737 del vettore
irlandese, sui 18 milioni complessivi che compongono il
traffico in Italia dichiarato da Ryanair (gli altri
sette milioni sono quelli in arrivo da scali starnieri,
che pagano i diritti nel paese d'imbarco).
Sul
biglietto aereo, secondo quanto evidenzia alla voce «tariffe
trasparenti» la carta dei diritti del passeggero
pubblicata dall'Enac, gravano «diritti aeroportuali »
per 8,95 euro complessivi per ogni tratta nazionale, così
scomponibili: 5,09 euro il «diritto imbarco passeggeri»,
2,05 la «tariffa ministeriale per i controlli di
sicurezza sul bagaglio da stiva », 1,81 euro «integrazione
al diritto d'imbarco per i controlli di sicurezza sui
passeggeri e sul bagaglio a mano».
Moltiplicando
la somma di queste voci per circa 11 milioni di
passeggeri (una stima del traffico 2009 dall'Italia)si
arriva a stimare in circa 100 milioni il volume d'affari
che l'attività di Ryanair genera a favore degli
aeroporti italiani. È un valore lordo, perché molti
aeroporti ed enti locali versano contributi per attirare
Ryanair, per cui il danno effettivo di una ritirata del
vettore irlandese sarebbe inferiore a questa somma.
Questi
contratti sono segreti, secondo una recente
dichiarazione dell'Alitalia, nell'ultimo bilancio il
vettore ha ricevuto da tutti gli aeroporti europei 190
milioni di «contributi notificati». All'importo lordo
di 100 milioni in diritti aeroportuali andrebbero
aggiunti i costi che Ryanair paga per i servizi di
assistenza forniti o dagli aeroporti o da società
indipendenti: anche questo è un fatturato che verrebbe
meno in caso di ritirata.
L'attività
del vettore irlandese genera inoltre altre entrate per
lo Stato: su ogni biglietto c'è un'«addizionale» di
4,50 euro «di competenza comunale o del ministero» del
Lavoro, della Salute e dell'Interno, che vale altri 50
milioni annui circa, più l'Iva del 10% calcolata su
tutti i diritti aeroportuali più l'addizionale, quindi
altri 15 milioni annui circa.
Prosegue
intanto il braccio di ferro sulla " licenza di
pesca" tra la compagnia e l'Enac, l'ente
dell'aviazione civile, in merito ai documenti di
riconoscimento che i passeggeri devono esibire per
imbarcarsi. Ryanair pretende che i passeggeri dei suoi
voli nazionali mostrino solo passaporto o carta
d'identità, gli unici documenti che sono accettati nei
voli internazionali.
L'Enac
invece ha puntualizzato con ordinanze che, in base alle
norme italiane, i passeggeri possono utilizzare anche
altri documenti, in particolare la patente di guida
oppure nautica, il porto d'armi,tesserini di
riconoscimento rilasciati da un'amministrazione dello
Stato e - eccepisce Ryanair - perfino «la licenza di
pesca». Il 23 dicembre Ryanair ha annunciato che se
l'Enac non ammorbidirà la sua posizione dal 23 gennaio
2010 sospenderà «temporaneamente » i voli nazionali.
E
già si scatenano gli "appetiti", dei
concorrenti: «Siamo pronti a sostituirli subito», ha
spiegato il presidente di Air Italy Giuseppe Gentile.
Ieri il portavoce di Ryanair, Stephen McNamara, ha
definito «false le dichiarazioni di Enac sul Corriere
della sera», affermando che Ryanair «è stata
obbligata a cancellare le sue rotte nazionali in Italia
poiché la sicurezza di questi voli è stata minacciata
dall'insistenza di Enac che i passeggeri vengano
accettati senza identificazioni sicure e in alcuni casi
venga loro permesso di viaggiare con niente di più
sicuro di una licenza di pesca».
«Noi
ci siamo limitati a ricordare che questa legge è in
vigore in Italia e che qualsiasi operatore europeo
presente nel paese doveva conoscerla prima di modificare
i suoi prospetti informativi», ha replicato Vito Riggio,
presidente Enac, che ha convocato il 7 gennaio la
compagnia e il comitato interministeriale sicurezza del
trasporto aereo. «Il Tar per ora ha dato ragione a noi.
Oltretutto mi sembra un pretesto, dal momento che i
passeggeri senza carta d'identità o passaporto saranno
uno su mille, dire che uno se ne va dall'Italia. Mi
sembra una sparata propagandistica che probabilmente
nasconde altri problemi».
2
- AIR ITALY: PRONTI A SUBENTRARE
Il
Giornale
Continua,
animato, il contrasto tra l'Enac e Ryanair. Ieri
l'ultima puntata di ruggini vecchie e nuove: il
direttore dell'ente per l'aviazione ha nuovamente
richiamato la compagnia irlandese all'osservanza delle
norme sui documenti da accettare in aeroporto.
L'intervento originario era stato sollecitato da
passeggeri furiosi per essere stati rifiutati
all'imbarco da Ryanair perché in possesso di documenti
diversi dal passaporto e dalla carta d'identità, pur se
validi per le norme italiane.
Ryanair
- che per numero di passeggeri è la seconda compagnia
da e per l'Italia, e che conta, il prossimo anno, di
superare Alitalia - ha minacciato di abbandonare i
collegamenti nazionali. L'Enac ha ribattuto: faccia
pure, è una sua libera scelta commerciale. Michael O'Leary,
numero uno della low cost, ha sempre amato la
provocazione per risparmiare sul marketing.
Questa
volta dice di essere «obbligato» a cancellare le rotte
domestiche in Italia «poiché la sicurezza di questi
voli è stata minacciata dall'insistenza dell'Enac che i
passeggeri vengano accettati senza una identificazione
sicura». E annuncia lo stop dal 23 gennaio. Vito Riggio,
presidente dell'Enac, ritiene le motivazioni «pretestuose»,
tese a nascondere «altri problemi»; comunque «irrispettose
del sistema giurisdizionale italiano».
Una
riunione del comitato interministeriale per la sicurezza
nel trasporto aereo è stata convocata per il 7 gennaio.
Quello stesso giorno anche la compagnia dovrà
presentarsi all'Enac. La vicenda - che con ogni
probabilità si dimostrerà un ballon d'essai - divide
le sue tifoserie, trasversali a partiti e sindacati: c'è
chi ritiene «borbonico» l'atteggiamento dell'ente, chi
è convinto che le norme siano state varate solo per
compiacere all'Alitalia; e chi, dall'altro lato,
sottolinea come Ryanair, pretenda di operare fuori dalle
regole del Paese nonostante goda di contributi di enti
pubblici e di aeroporti.
Chi,
con ottimo tempismo, è entrato nella scia della
polemica è il comandante Giuseppe Gentile,
amministratore delegato di Air Italy, che ieri ha
dichiarato di essere pronto a sostituire Ryanair sulle
rotte che questa decidesse di abbandonare: «Siamo in
grado di dare il miglior servizio, a prezzi bassi, senza
gravare sui contribuenti». Ma anche lui in fondo è
convinto che O'Leary vuole solo farsi pubblicità.
[31-12-2009]
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DIETRO LE
PROVOCAZIONI DI RYANAIR CI SONO I FAVORITISMI PRO-ALITALIA -
L’ULTIMA DISPUTA SUI DOCUMENTI DA ESIBIRE ALL’IMBARCO È
SOLO UN PRETESTO - RYANAIR NON HA DIGERITO LA DECISIONE DI
CHIUDERE AI VOLI CIVILI L’AEROPORTO DI ROMA CIAMPINO,
PRATICAMENTE IL SUO HUB ITALIANO, A CAUSA DEL PREVISTO
TRASFERIMENTO DEI VOLI LOW COST A VITERBO (DISTANTE DALLA
CAPITALE). UNA DECISIONE CHE FAVORIREBBE LA NOSTRA
“ALI-TARDA”, ALLONTANANDO DA ROMA ALCUNI CONCORRENTI, E
CONTRO CUI O’LEARY HA ANNUNCIATO UN RICORSO EUROPEO -
Sergio Rizzo per Corriere
della Sera
calendario ryanair
Il fondatore di Ryanair, Michael O'Leary,
non è mai mancato il gusto della provocazione. Come quando ha
ipotizzato di far pagare l'uso delle toilette di bordo. O ha
ventilato l'introduzione di una sovrattassa per i grassoni.
Oppure ha definito «folle e illegale» la multa che gli aveva
appioppato l'Antitrust per pubblicità ingannevole. O ancora,
ha promesso che nel 2010 avrebbe superato l'Alitalia.
Ma l'ultima disputa sui documenti da
esibire all'imbarco dei voli nazionali è tutt'altro che una
semplice provocazione. Diciamola tutta: in questi anni Ryanair
ha spesso sfoderato, in perfetta sintonia con il suo
fondatore, un atteggiamento irritante talvolta molto simile a
quello dei vecchi monopolisti del trasporto aereo. Come se
fosse la compagnia a dettare le regole e le autorità italiane
semplicemente obbligate a prenderne atto, e non viceversa.
Un atteggiamento magari condizionato
dal ruolo dominante che Ryanair ha assunto ormai nel suo
Paese, l'Irlanda. Ma che proprio per questo non ha alcuna
giustificazione, al pari della minaccia di lasciare l'Italia.
A meno che non si stia cercando il pretesto per un incidente.
Sullo sfondo, inutile negarlo, c'è pure la vicenda Alitalia,
con il sospetto delle low cost che le autorità stiano facendo
di tutto per mettere in difficoltà i concorrenti della
compagnia di bandiera. Vero? Falso?
Di certo c'è solo che Ryanair non ha
digerito la decisione di chiudere ai voli civili l'aeroporto
di Roma Ciampino, praticamente il suo hub italiano, a causa
del previsto trasferimento dei voli low cost a Viterbo. Una
decisione che comunque favorirebbe Alitalia, allontanando
dalla capitale alcuni concorrenti, e contro cui O'Leary ha
annunciato un ricorso europeo.
Non era quindi un mistero che la
tensione fosse alle stelle fra le compagnie low cost straniere
e le autorità italiane. Le quali, va pure detto, non hanno
perso occasione per gettare benzina sul fuoco. Possibile che
la guerra dei documenti, in realtà in atto da mesi, sia
scoppiata soltanto dopo che una giovane deputata della
maggioranza di governo non è stata imbarcata avendo esibito
il tesserino parlamentare?
[29-12-2009]
IL FISCO
INDAGA SUI BILANCI DI RYANAIR - INCHIESTA PER EVASIONE E
CONCORRENZA SLEALE - PERCHÉ LA COMPAGNIA IRLANDESE NON VERSA
UN EURO DI TASSE AL NOSTRO ERARIO? - SOLO UN MESE FA MICHAEL
O’LEARY, IL NUMERO UNO DEL COLOSSO, AVEVA DICHIARATO CHE CON
IL PROSSIMO ANNO RYANAIR SUPERERÀ ALITALIA TOGLIENDO ALLA
COMPAGNIA LO STORICO CONTROLLO DEL MERCATO ITALIANO…
Gianluigi Nuzzi per Libero
Ryanair evade le tasse in Italia e
rischia una contestazione fiscale per centinaia di milioni di
euro? La domanda è secca, irreverente, quasi brutale. Ma si
ripete sulle labbra degli esperti dell'Agenzia delle entrate e
degli 007 della Guardia di Finanza. Come risulta a Libero
entrambi gli uffici stanno infatti lavorando in parallelo
sullo stesso dossier che a breve potrebbe riservare novità
esplosive, visto che si basa proprio su questo sconcertante
quesito: perché la compagnia irlandese non versa un euro di
tasse al nostro Erario? Già, perché?
Da un rapido monitoraggio è venuto
fuori che compagnie straniere che offrono analoghi servizi low
cost come Easyjet sono contribuenti del nostro fisco. Mentre
Ryanair no, niente. Non ha sedi di rilievo in Italia, ma solo
una modesta rappresentanza, visto che il quartiere generale
rimane in Irlanda.
E l'ipotesi, che si sta verificando in
queste ore, è proprio questa: la compagnia si fa forte delle
norme internazionali e non avendo una sede operativa nel
nostro Paese non versa nemmeno un cent di tasse. Un discorso
inattaccabile. Ma solo in apparenza. Ryanair non sceglie gli
aeroporti italiani solo come scalo di arrivo o di partenza.
Alla clientela offre un ricco
ventaglio di tratte nazionali collegando le dieci città che
raggiunge in Italia. Un solo esempio: da Roma si può
raggiungere Trapani, Cagliari, Alghero, Venezia e Orio al
Serio. Condizione che fa scattare l'obbligo di versare tasse
nel nostro paese.
MULTE SALATE
Una situazione che deve essere ancora approfondita ma che se
venisse confermata determinerebbe una maxi contestazione
fiscale alla compagnia irlandese per tutti gli anni che ha
trasportato milioni di passeggeri (oltre 30 quelli di tutto il
gruppo) in Italia dimenticandosi dell'Erario. E le multe
potrebbero essere salatissime.
C'è poi un altro aspetto che potrebbe
ingolosire le altre compagnie ovvero la concorrenza sleale.
Infatti, se l'ipotesi che viene studiata al comando generale
delle Fiamme Gialle è realistica, significa che Ryanair ha
proposto biglietti a prezzi fuori mercato anche evitando il
sistema tributario italiano.
La questione tasse cade in un momento
delicatissimo per la più grande compagnia low cost europea
nelle strategie messe in campo sul nostro "cielo".
Solo un mese fa Michael O'Leary, il numero uno del colosso,
aveva dichiarato che con il prossimo anno e l'inaugurazione di
nuove tratte, dalla Puglia e da Bologna, Ryanair supererà
Alitalia togliendo alla compagnia lo storico controllo del
mercato italiano.
«Abbiamo investito 750 milioni di
dollari nel vostro paese e i risultati si vedono. I nostri
passeggeri cresceranno quest'anno del 22% a 18 milioni e
l'anno prossimo sarà quello del sorpasso a Colaninno».
Subito dopo sono iniziate le polemiche con l'Enac, un braccio
di ferro su quali documenti d'identità si possono utilizzare
per imbarcarsi. Per protesta contro l'ente dei voli, Ryanair
ha annunciato che dal 23 gennaio cancellerà tutte le tratte
nazionali. La compagnia non condivide la norma che prevede di
accettare documenti diversi da passaporto o carta d'identità
all'imbarco. E così di tutta risposta sostiene di essere
obbligata a "cancellare le rotte perché non si può più
garantire la sicurezza dei voli".
LITE SULLA SICUREZZA
Secondo il vettore low cost, «questa disputa è nata solo
dopo il tentativo di Enac di interferire illegalmente con le
regole di identità sicura di Ryanair: tutti i voli nazionali
di Ryanair verranno ristabiliti non appena questa ordinanza
illegale e insicura - sostiene la compagnia aerea - per
l'identificazione dei passeggeri sarà rimossa da Enac».
Ma l'ente che controlla rotte e cieli
non retrocede: «Noi ci siamo limitati a ricordare - afferma
il presidente Vito Riggio - che questa legge è in vigore in
Italia e che qualsiasi operatore europeo presente nel Paese
doveva conoscerla prima di modificare i suoi prospetti
informativi».
Il Tar per ora ha dato ragione a noi,
se Ryanair vorrà, impugnerà la sentenza di fronte al
Consiglio di Stato tuttavia mi pare che la legge sia molto
chiara. Oltretutto mi sembra un pretesto, dal momento che i
passeggeri senza carta d'identità e passaporto saranno uno su
mille, dire che per questo uno se ne va via dall'Italia mi
sembra davvero una sparata propagandistica che probabilmente
nasconde altri problemi». Che magari non sia la possibile
verifica fiscale a impaurire Ryanair?
[31-12-2009]
FIUMICINO FA DECOLLARE SOLO LE PROTESTE – L’AEROPORTO CADE A PEZZI
MA AGLI AZIONISTI SONO ANDATI UTILI MILIONARI: PIÙ DI 50 MLN € NEL 2006
(PIÙ DEL COSTO DI UN SISTEMA NUOVO PER I BAGAGLI!) – TRA LE SOLUZIONI
DEL NUOVO PRESIDENTE PALENZONA: NON DISTRIBUIRE DIVIDENDI PER 4 ANNI…
Mariaveronica Orrigoni per "L'espresso"
Nel 2006, l'anno dei Mondiali di calcio, mentre l'Italia diventava
campione del Mondo contro la Francia, sugli aeroporti si giocava una
partita diversa. A Parigi la società di gestione dello scalo francese
spendeva per migliorare il Charles De Gaulle più o meno 700 milioni di
euro. A Roma, nello stesso anno, gli investimenti non hanno sfiorato
neanche i 60 milioni di euro.
Se si dividono i due valori per il numero di passeggeri, viene fuori
che sotto la Tour Eiffel hanno sborsato 8,6 euro per ogni viaggiatore,
contro gli 1,6 di Roma, che ha messo in bilancio la cifra più bassa di
tutta Europa. Questa parsimonia non è stata applicata però ai
dividendi: nello stesso anno Aeroporti di Roma, la società che gestisce
gli scali romani, ha girato ai suoi azionisti per il 2005 un importo
superiore ai 70 milioni di euro. Cioè più di quanto ha investito.
Nell'estate del 2009, tre anni dopo, sono cambiati i soci e i
vertici, ma le polemiche sono rimaste sempre le stesse. Tempi biblici di
attesa per i bagagli, infrastrutture inadeguate, rallentamenti nelle
partenze che portano Fiumicino a essere incoronato come lo scalo più
ritardatario d'Europa.
L'Enac di Vito Riggio, che si sveglia sempre quando
i buoi sono ormai scappati, ha minacciato le società di handling
(additate da più parti come le principali responsabili dei disagi) di
ritirare loro le licenze per la gestione dei bagagli. Continua così,
sulle pagine dei giornali, l'eterno rimpallo di responsabilità tra l'Adr,
che reclama aumenti tariffari, l'Enac, le compagnie aeree a partire
dall'Alitalia, e i gli handlers che, dopo la liberalizzazione del 1999,
sono accusati di farsi una guerra senza quartiere sulle spalle di
lavoratori e passeggeri.
Perché il primo impatto con la città eterna per milioni di turisti
è diventato il regno del disservizio all'italiana? Le cause vanno
rintracciate nel passato, in una gestione che per anni ha solo preso e
ha dato poco, con grandi azionisti che hanno usato l'azienda come un
taxi: "La situazione di Adr è incancrenita", spiega David
Jarach, professore di marketing alla Bocconi: "I vertici
di oggi si sono ritrovati una zavorra enorme e finché non ci sarà
un'iniezione di capitale non si potrà andare lontano". La zavorra
di cui parla Jarach è l'enorme debito di Adr, l'eredità
dell'operazione di leveraged buy out legata alla privatizzazione della
società.
Siamo nel 1998, l'Iri decide di vendere al migliore offerente il
gioiello dell'aviazione capitolina. Aeroporti di Roma fa gola a tanti,
con un 1999 chiuso con 100 miliardi di lire di utile netto e ricavi per
più di mille miliardi. Due anni dopo è il consorzio Leonardo a
portarsi a casa il 51,2 per cento a una cifra esorbitante, duemila e 500
miliardi delle vecchie lire, con un indebitamento superiore all'80 per
cento del prezzo di acquisto (per poi concludere l'operazione nel 2002
con un'opa lanciata sulla restante parte della società).
Capofila di Leonardo è la famiglia Romiti
con
Gemina (che ottiene la concessione fino al 2044), a cui si aggiungono i
Falck e l'Italpetroli della famiglia Sensi, presto
liquidati a suon di milioni di euro da Cesare e dai suoi cari. Agli
italiani si affiancano ben presto gli australiani della Macquarie, un
fondo specializzato nel settore aeroportuale che acquista il 44,74 per
cento della società nel 2002 per 480 milioni di euro. Intanto il debito
contratto dalla Leonardo per acquistare il controllo di Adr viene
riversato sul bilancio di quest'ultima: circa 1,5 miliardi di euro, un
importo che ogni anno si mangia solo in interessi il 30 per cento del
margine operativo lordo.
Anche gli scontri tra i soci, quasi delle liti di condominio che
fanno saltare cinque amministratori in sei anni, bloccano l'avvio del
tanto strombazzato piano di investimenti: 2 miliardi di euro, destinati
a lanciare Fiumicino nel futuro come nuovo hub in grado di accogliere
100 milioni di passeggeri, anche grazie a un'espansione immobiliare
verso nord con Fiumicino 2.
A fare le spese di questi ritardi è l'intera struttura
dell'aeroporto. Impianti dell'aria condizionata degli anni Settanta; il
terzo sistema per la gestione informatizzata dei bagagli annunciato più
volte e ancora inesistente, nonostante sia proprio la sua assenza il
motivo per cui ad agosto anche il sindaco di Roma, Gianni
Alemanno, ha aspettato per ore le sue valigie. Ma non solo: i
tapis roulant funzionano un giorno sì e l'altro no, l'asfalto delle
piste è in pessimo stato e i finger sono in condizioni più che
precarie.
Intanto, mentre i cordoni della borsa restano ben stretti sul fronte
degli investimenti, la società distribuisce dividendi a piene mani: più
di 50 milioni di euro per il 2006. Più di quanto costerebbe un sistema
per i bagagli nuovo di zecca. Cambia però qualcosa nelle stanze del
potere: a fianco dei Romiti in Gemina sbarcano i Benetton e il fondo
Clessidra di Claudio Sposito, e nel 2007 arriva la
svolta. Convinti gli australiani, con 1,2 miliardi di euro, ad
abbandonare il campo, la partita resta tutta nelle loro mani.
i
Alla fine, a spuntarla è la dinastia di Ponzano Veneto, che in pochi
mesi diventa azionista di riferimento di Gemina (che a sua volta
controlla circa il 96 per cento di Adr) attraverso Investimenti
Infrastrutture Spa, comprando la quota dei Romiti (il 34,5 per cento)
per una cifra intorno ai 100 milioni di euro e lasciando in minoranza il
fondo Clessidra. Con la salata ritirata dei Romiti e degli australiani,
per Adr comincia una stagione nuova: il management in carica dall'agosto
2007 approva il piano per colmare quel gap con gli altri scali europei
di cui il nuovo presidente Fabrizio Palenzona si dice
ben consapevole.
Un gap che si è scavato negli anni tra il 2001 e il 2007, quando la
percentuale degli investimenti non superava il 15 per cento dei ricavi,
cioè la metà rispetto ai competitor europei e ai livelli ante
privatizzazione. Le prime mosse Palenzona le ha fatte: i dividendi non
saranno distribuiti per i prossimi quattro anni e la prima pietra del
nuovo Molo C, pomposamente annunciato da anni, è stata posata nel 2008.
All'appello mancava l'altro grande problema: quello delle tariffe
aeroportuali, cioè il prezzo che le compagnie aeree pagano per poter
atterrare e per i servizi d'assistenza, ferme al Duemila e il cui
aumento Adr ha sempre chiesto a viva voce. Ora anche questo ostacolo,
spesso e volentieri usato come alibi per i mancati investimenti, è
stato superato: una norma ad hoc del decreto anticrisi del 2009 ha
stabilito che le società di gestione degli scali con più di 10 milioni
di passeggeri in Italia, cioè Sea (per Milano) e Adr, possono trattarle
direttamente con l'Enac.
La rinegoziazione però era possibile già da due anni, grazie a una
direttiva del Cipe approvata nel giugno 2007 per la nuova
regolamentazione tariffaria basata sul metodo del 'price cap', ovvero su
formule matematiche che legano i prezzi applicabili dai gestori a
variabili numeriche (tipo la qualità dei servizi, l'efficienza e gli
investimenti in programma). Novità che facevano prevedere ad Adr, come
si legge nel bilancio 2007, "un negoziato tra le parti che dovrebbe
ragionevolmente concludersi nel corso della prima parte del 2008".
Ma a settembre 2009 tutto è ancora come prima.
La prova del nove è ora in calendario per Natale, quando i picchi
delle vacanze rischieranno di mandare ancora una volta in tilt lo scalo
romano.
[14-09-2009]
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ALICAOS, RIVELAZIONE DI UN EX – SI SCRIVE DI BAGAGLI E RITARDI MA
NULLA SI DICE della cronica mancanza di personale sia a terra che in volo
- LA FURBATA DEI BOND: I TITOLI VENGONO DATI IN TAGLI DA MILLE € E SI
ARROTONDA AL MIGLIAIO INFERIORE (AVETE 3.800 €? VE NE DANNO 3MILA)…
Un ex capocabina di
Alitalia, molto attivo sui blog, nome di battaglia è Arturo Illia, come
l'ex leader argentino, ci invia il seguente commento:
La settimana scorsa Alitalia ha raggiunto per la prima volta nella
sua storia il record del 100% di voli ritardati, mai successo in 60 anni
di vita. Ma la stampa, tranne poche eccezioni, non se ne è minimamente
accorta, preferendo occuparsi del secondo miracolo: lo smarrimento dei
bagagli.
Tutta colpa di Fiumicino, si dice. Peccato che due società che si
occupano della riconsegna siano proprietà di Alitalia-CAI (Alitalia
servizi e EAS) e peccato che anche nell'efficentissima (sic) Malpensa
sia successa una situazione del genere per giorni.
Nulla si è detto della cronica mancanza di personale sia a terra che
in volo, cosa che inevitabilmente provoca questi problemi: se manca un
assistente e non ci sono riserve perchè non c'è personale, l'aereo,
che già parte con un elemento in meno cronicamente, per disposizioni di
sicurezza non può decollare... ed ecco che miracolosamente il ritardo
si ripercuote per tutto il "giro macchina" dell'aeromobile.
Stessa solfa per i bagagli. Ma la collaudata accoppiata Riggio-Matteoli
(uno a sollevare il problema che non può più nascondere,
l'altro pronto a minimizzarlo e dire che in pratica nessuno è
sanzionabile severamente) è sempre pronta a colpire.
Una volta su Alitalia ci costruivano dei divertenti giochi di parole,
come su altre Compagnie Aeree: così se la vecchia TWA era Try With
Another (in parole povere prova con qualche altra Compagnia), la
portoghese TAP era Take Another Plane (prendi un'altro aereo).
Alitalia ne aveva due: il primo, Always Late In Takeoff Always Late
in Arrival ( Sempre in ritardo al decollo, sempre anche all'arrivo) il
secondo Aircraft Landing In Tokio And Luggage In Alaska (L'aereo atterra
a Tokio, il bagaglio in Alaska). Ma erano scherzi, battute, anche se
contenevano un fondo di verità. Adesso si stanno trasformando in fatti
quotidiani.
Ma ci stiamo avviando verso un terzo
miracolo, uno di quelli che anche Nostro Signore, pur nella Sua infinita
grandezza, nulla può contro i magici poteri del superman nazionale: se
l'andazzo non cambia (e le cifre del disastro estivo purtroppo non
promettono nessuna inversione di tendenza visto il fisiologico calo del
traffico invernale) la nuova Alitalia, con metà delle maestranze, un
costo del lavoro ormai irrisorio (8% rispetto al già convenientissimo
18 della vecchia AZ) metà degli aerei e un network più piccolo, batterà
il deficit della vecchia AZ SpA.!!!!
Ma la fiera degli orrori non finisce qui, fa registrare un caso
paragonabile ai ladri di polli: vi ricordate delle Obbligazioni, i
mitici "Mengozzi Bond" garantiti dallo Stato? Ebbene, gli
Argentini Tango-Bond tanto vituperati anche da Nibor (Robin alla
rovescia visto che applica i principi di Sherwood al contrario) Tremonti
stanno per essere surclassati.
A parte che i titoli Alitalia avevano la garanzia di uno Stato padre
padrone della ex-Compagnia di Bandiera che ha fatto di tutto per
portarla alla rovina (ricordiamo che nella opzione di vendita ad Air
France, i titoli venivano garantiti dalla Compagnia Transalpina).
Ecco le magie: prima uno scandaloso rimborso del 30%, al coro di
proteste un decreto per arrivare al 70 imponendo lo scambio tra il
valore nominale delle vecchie obbligazioni con Titoli Di Stato esigibili
nel 2012, ma occhio, ecco la furbata dei ladri di galline: i nuovi bond
statali vengono dati in tagli da mille euro arrotondando al migliaio
inferiore.
E così la maggioranza dei piccoli risparmiatori al sottoscrivere la
manovra si sono ritrovati con l'amara sorpresa di un'ulteriore
decurtazione. Ovvero se il 70% del valore delle vostre obbligazioni era,
per esempio, 3800 €, 800 magicamente spariscono nel nulla e ve ne
vengono dati solamente 3000.
In pratica il promesso 70% è una ennesima balla .
Che uno Stato produca simili artifici matematici per fregare anche
gente che quelle obbligazioni ha dovuto pure sottoscriverle per forza
(si pensi agli ex-dipendenti che all'epoca li scambiarono con ampie
normative contrattuali) è sintomatico della situazione catastrofica
nella quale siamo arrivati. E della quale moltissimi Italiani sono
complici per inazione totale: basti vedere il buco nell'acqua del
roboante Comitato degli Obbligazionisti
[08-09-2009]
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Alicaos – CHE INTESA! Il De Profundis DI MUCCHETTI (TENDENZA BAZOLI)
per AIR-Passera: senza l’alibi dei conflitti sindacali l’Alitalia
mignon fa molto peggio dello scorso anno - La speculazione Adr, i soci che
non vedono l’ora di vendere, Air France padrona con due soldi…
Massimo Mucchetti
per "Il Corriere della Sera"
L' estate avrebbe dovuto rilanciare la nuova Alitalia all'insegna
della qualità. E invece la compagnia di bandiera, dopo il salvataggio
tricolore voluto da Silvio Berlusconi, sta rendendo un
servizio peggiore di prima. Gli italiani in viaggio per le vacanze
avrebbero dovuto scoprire le virtù taumaturgiche della gestione privata
e invece sono tentati di pensare che andava meglio quando andava peggio.
L'allarme viene dal maggior aeroporto italiano, Fiumicino.
A luglio a Fiumicino la percentuale dei voli Alitalia in partenza
puntuali, o con un ritardo inferiore ai 15 minuti, è scesa al 44%.
Dodici mesi prima, quando la società era sull'orlo del fallimento, la
percentuale di puntualità era al 50% e nel luglio 2007 al 53%. Agosto
sta confermando la tendenza.
E la compagnia ha ridotto del 23% i collegamenti. I velivoli restano
fermi sulla pista, manca il catering, il pilota viene con un altro volo
che però è in ritardo. Le scusanti di sempre. E anche peggio, se si
passa al servizio bagagli.
Secondo gli standard internazionali, il 90% dei bagagli dovrebbe
poter essere ritirato entro 32 minuti dall'atterraggio dei voli
nazionali ed entro 42 minuti per gli internazionali. Ebbene tra il
luglio 2008 e il luglio 2009 siamo scesi dal 67 al 51%.
Eppure, questa volta, non c'è conflittualità sindacale. Certo,
Fiumicino non è un gioiello di efficienza. Negli anni Novanta, governi
ed economisti pensarono che, separando lo scalo monopolio naturale dalla
compagnia di bandiera che qui aveva e ha la sua base d'armamento, si
facilitasse la competizione tra i vettori a beneficio dei consumatori. E
ritennero che lo si potesse vendere senza curarsi se l'acquirente pagava
con soldi suoi o con quelli delle banche.
Adesso scopriamo che la società Aeroporti di Roma avrebbe dovuto
ultimare il molo C entro il 2005 e invece, se andrà bene, lo farà tra
due anni. La sua priorità non era investire per lo sviluppo, ma
spremere il limone per pagare i debiti fatti dall'acquirente per
comprare le azioni. L'economia del debito non è solo un'invenzione
americana.
Stiamo imparando che gestire una compagnia aerea - ma anche un grande
aeroporto o, su un altro piano, la rete ferroviaria - è un mestiere
terribilmente complicato, che richiede società stabili, capaci di
allevare e selezionare nel tempo una classe manageriale competente.
Questa è la storia di Air France e Lufthansa. O di hub come Parigi
Charles de Gaulle o Francoforte e Monaco che hanno conservato legami di
ferro con le compagnie nazionali.
Con l'alibi della Cisl che non voleva lo straniero e della Cgil
incapace di fare un accordo separato, il governo ha fatto decadere la
cessione di Alitalia ad Air France, che avrebbe garantito la continuità
aziendale a beneficio di creditori, dipendenti ed erario. In nome della
bandiera: anche quando non conviene più. E del Nord: anche se il treno
della grande Malpensa il Nord l'aveva perso da anni.
Adesso, abbiamo un'Alitalia mignon, in ritardo, con i soldi contati e
Air France che comunque condiziona tutto pur avendo solo il 25%. E
Fiumicino sempre al centro, ma con 85 milioni da prendere dalla
liquidazione. E il ragionevole sospetto che i soci reggano il gioco
contando i giorni che mancano a quando potranno finalmente vendere
Alitalia ai francesi.
[21-08-2009]
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ALICAOS! - ANCHE IL CORRIERE DELLE BANCHE MOLLA LA PREMIATA DITTA
COLANINNO&SABELLI - UNA PAGINATA SBUGIARDA I CAI-NANI: IN RITARDO UN
VOLO ALITALIA SU DUE, SITUAZIONE PEGGIORATA A LUGLIO, CONSEGNA DEI BAGAGLI
A FIUMICINO SOTTO GLI STANDARD DELLE ALTRE COMPAGNIE…
Enrico Marro per "Il
Corriere della Sera"
In Alitalia sono moderatamente soddisfatti per i progressi
compiuti da gennaio a oggi, ma i passeggeri continuano a subire disagi
superiori alla media. In particolare a Fiumicino, lo scalo principale,
dove un volo su due parte con ritardi superiori ai 15 minuti e ci sono
tempi troppo lunghi anche sulla riconsegna dei bagagli. Problemi che
coinvolgono sia la compagnia sia Adr, la società che gestisce
l'aeroporto. Il presidente dell'Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione
civile, Vito Riggio, già il 16 luglio ha convocato e strigliato le
parti.
Dopo le vacanze ci sarà una nuova riunione per fare il punto su
come sono andate le cose durante il periodo di massimo traffico. I
risultati di luglio presentano luci e ombre. Cominciamo dalla puntualità,
misurata come voli partiti in orario o con un ritardo entro i 15 minuti.
Il tasso di puntualità generale di Alitalia si mantiene, nel periodo
gennaio-luglio, al 70%, contro un obiettivo aziendale dell'80%.
Ma crolla al 51%, e al 44% per il solo mese di luglio, quando si
considera esclusivamente l'aeroporto di Fiumicino, dal quale partono
circa 240 dei 700 voli giornalieri della compagnia guidata da Roberto
Colaninno e Rocco Sabelli. In realtà, dicono in Alitalia, il dato del
44% comprende anche i voli charter e quelli effettuati per conto delle
Forze armate: tolti questi, che per loro natura hanno una flessibilità
d'orario, il dato di luglio salirebbe al 49%. Luglio inoltre è un mese
difficile per tutti i vettori.
Ma il tasso di puntualità di Alitalia resta comunque quasi 5
punti sotto la media registrata a luglio per i voli di tutte le
compagnie in partenza da Fiumicino. Fino a quando dallo scalo romano un
volo su due di Alitalia partirà con un ritardo di almeno un quarto
d'ora sarà impossibile per la compagnia raggiungere l'80% di puntualità
media. Avvicinarsi cioè allo standard europeo e risalire la china
rispetto alla classifica dell'Aea, l'associazione di Bruxelles delle
compagnie, che vede quella italiana agli ultimi posti.
Servizio scadente anche per la riconsegna dei bagagli, gestita in
proprio dalla compagnia su strutture (i nastri trasportatori) di Adr. La
carta dei servizi 2009 concordata tra Enac e Aeroporti di Roma prevede
che tutti i bagagli debbano essere riconsegnato entro 32 minuti nel caso
di voli nazionali (42' per quelli internazionali).
Ma ciò è avvenuto per Alitalia solo nel 68% dei casi a luglio,
contro una media dei primi sette mesi dell'84% e contro dati riferiti
all'insieme delle compagnie del 74,5% a luglio e dell'87% per il periodo
gennaio-luglio. E questo nonostante lo stesso Sabelli e i dirigenti
della compagnia siano andati lo scorso 2 agosto a Fiumicino ad aiutare
il personale di terra a riconsegnare le valigie.
Del resto il problema di bagagli nello scalo romano è storico e
la nuova compagnia di Colaninno e Sabelli lo ha ereditato dalla vecchia
società pubblica. Alla difficoltà di far lavorare al meglio il
personale si aggiungono le strutture dell'aeroporto, a partire dai
nastri, che potrebbero essere sicuramente potenziate. Alitalia va invece
meglio, nei confronti degli altri vettori, per quanto riguarda
l'accettazione dei passeggeri, che a luglio ha rispettato i parametri di
qualità nell'85,7% dei casi contro il 79,7% della media dell'aeroporto.
Per migliorare la performance su Fiumicino, Alitalia e Adr hanno
firmato di recente un memorandum d'intesa che prevede tra l'altro il
potenziamento con un altro molo del terminal A e la concentrazione qui
di tutti i voli Alitalia-Air France-Klm. C'è poi il Progetto Ground
messo a punto dall'amministratore delegato Sabelli che prevede
investimenti sui servizi sottobordo, sulla logistica, sulla sala di
controllo e sul cosiddetto riconcilio bagagli (lo scarico della valigia
quando imbarcata senza il rispettivo passeggero).
Intanto, il load factor, il coefficiente di riempimento degli
aerei, continua a migliorare. A luglio, dice l'azienda, è arrivato al
73%, contro il 66,4% di giugno e il 63% di maggio. Ma è normale che in
estate i voli si riempiano. E comunque la compagnia tricolore ha un
tasso di riempimento che resta ancora di 10 punti abbondanti sotto
quello medio fatto registrare dai ventinove vettori europei.
Nei primi sei mesi del 2008 Alitalia ha fatto il 59%, piazzandosi
al 22esimo posto nella classifica aperta dalla spagnola Iberia con un
load factor del 78,9%, seguita da Klm con il 78,7% e Air France col
76,5%. Gli esami ricominceranno a settembre. Il presidente dell'Enac,
davanti ai gravi disservizi che si sono verificati a Fiumicino nelle
ultime settimane, ha già chiesto spiegazioni ad Alitalia e ad Adr, che
tendono a rimpallarsi le responsabilità.
Da entrambe Riggio vuole il rispetto degli impegni presi. In
particolare, ad Adr, guidata da Fabrizio Palenzona, ha chiesto di
incrementare di almeno 2-3 miliardi gli investimenti. Tanto più che il
decreto anticrisi recentemente approvato dovrebbe facilitare gli aumenti
tariffari invocati da tempo dalle società aeroportuali.
Riggio pensa però che sia arrivato il momento delle
contropartite. Già altre volte ha osservato che a fronte di concessioni
quarantennali (quella ad Adr scade nel 2044) «lo Stato chiede poco in
cambio» e che «se i patti non sono rispettati, le concessioni devono
poter essere revocate all'istante» e messe a gara europea, come ha
chiesto anche l'Antitrust. Avvertimenti sempre rimasti sulla carta.
Finora, infatti, a pagare sono stati solo i passeggeri.
[11-08-2009]
LA COMPAGNIA PIÙ ODIATA D’ITALIA (VUOI ANDARE IN VACANZA? NON
PARTIRE CON ALITALIA) - PER L'AD SABELLI AIR ONE LOW-COST PUO' ESSERE IL
SALVAGENTE MA FINIRÀ "COMMISSARIATO" - LA RESA DEI CONTI TRA I
DUELLANTI COLANINNO-SABELLI è SOLTANTO RINVIATA ALL’AUTUNNO - UN
MALEDETTO PASTICCIACCIO IMPOSTO DALLA DEMOGOGIA DEL CAV. E DAL DUPLEX
PASSERA & MICCICHÉ PER SALVARE IL BILANCIO DI INTESA DAL BUCO DEI
FINANZIAMENTI AD AIR ONE)
Roberto Colaninno, l'imprenditore mantovano della "finanza
creativa", sapeva benissimo che il salvataggio di Alitalia non
sarebbe stato una passeggiata, ma forse aveva sottovalutato la
complessita' di un'operazione che si rivela ogni giorno piu' difficile e
impopolare.
Nel bunker della Magliana i suoi uomini sentono fischiare nelle
orecchie le polemiche di migliaia di passeggeri incazzati per i ritardi
e a nulla e' servito l'impegno eroico di Rocco Sabelli che ha costretto
i manager ad aiutare il popolo delle vacanze nell'inferno di Fiumicino.
Come non bastasse ci si mettono i grandi quotidiani a denunciare
con grandi titoli che la Compagnia nei primi sei mesi dell'anno e'
rimasta sotto di 10 punti al tasso di riempimento di 29 vettori europei.
Colaninno, Sabelli, Schisano e il povero Clemente Senni (il 45enne
ex-Burson Marsteller, che dal 6 aprile cura la comunicazione) si sentono
sotto schiaffo. A menare colpi durissimi sono oggi Il Corriere della
Sera (vedi il pezzo di Enzo Marro ripreso oggi da Dagospia) e La Stampa
che annunciano per la ripresa una convocazione dell'Enac per Alitalia e
Aeroporti di Roma.
Colaninno sa che quello sara' soltanto l'antipasto del processo
che i partiti e le associazioni dei consumatori gli stanno preparando,
il prologo di una turbolenza politica che investira' anche i patrioti di
CAI e il management dell'azienda.
Ai primi ha presentato il conto salato del primo semestre con 270
milioni di perdite che fanno prevedere un salasso di 500 milioni nel
bilancio di quest'anno. Ma il vero problema non e' questo anche se la
voragine e' destinata ad agitare il sonno di Corradino Passera e
Micciche', i veri artefici finanziari di Alicaos.
La questione di fondo e' legata alla gestione dell'azienda che
Colaninno ha dovuto mettere nelle mani dell'ingegnere chimico e
telefonico Rocco Sabelli (fortissimamente voluto da Micciché di banca
Intesa). Per questo molisano calvo come fraticello, il vuoto d'aria
rischia di essere letale. Sul suo operato Colaninno non spreca gli elogi
e nell'ultima intervista ha detto semplicemente: "finora ha
lavorato bene", parole fredde che confermano robuste riserve
mentali.
Ci vorrebbe un colpo d'ala, un piano industriale in grado di
rimettere la vecchia signora dei cieli (tale e' rimasta, con molte rughe
in piu') su quella rotta della competitivita' che Sabelli e la sua
squadra non riescono a trovare.
Le ultime notizie (anticipate da Dagospia il 28 luglio)
riferiscono l'idea di uno "spacchettamento" e l'intenzione di
creare una Compagnia low-cost con i colori di Air One. Nel bunker della
Magliana ci stanno lavorando, ma Colaninno intervistato da Sky ha detto
che e' un marchio importante e "prima di distruggerlo bisogna
pensarci".
Per Sabelli l'Air One low-cost puo' essere il salvagente sotto il
sedile, una soluzione che puo' salvargli la poltrona anche a costo di
vedersi affiancato da un manager che gli tagliera' la punta delle ali.
L'uomo per questa nuova avventura e' gia stato individuato e
arrivera' da Virgin, la compagnia low-cost fondata nel '96 da Richard
Branson che insieme a Ryanair ha aperto nuovi mercati.
La resa dei conti tra Colaninno e Sabelli e' soltanto rinviata.
[11-08-2009]
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