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. LUFTHANSA E IL VOLO PIÙ CARO D'ITALIA...
Da "Il Giornale" - Se la concorrenza è questa, Alitalia può stare tranquilla: Lufthansa offre il Milano-Roma andata e ritorno a 5mila euro. Il biglietto Alitalia è tra i 99 e i 720. Fino al 2010, Lufthansa Italia operava un Malpensa-Fiumicino diretto, a tariffe standard, intorno ai 100 euro.

 

Il volo è stato cancellato, ma sul sito oggi viene offerto il collegamento con cambio a Monaco, Düsseldorf o Francoforte, durata minima 3 ore e 15 e massima 4 e 45. Una bizzarria dei sistemi informatici, che prevedono evidentemente anche tratte fuori mercato. E infatti il biglietto Milano-Monaco-Roma e ritorno equivale, all'incirca, a 10 biglietti Milano-New York di andata e ritorno.

 25-01-2011]

 

 

 QUELLI CHE ALLA FINE CI GUADAGNANO SEMPRE...
Sulla Stampa (p. 26), Alessandro Barbera vivacizza la giornata al mitico professor Fantozzi: "La vecchia Alitalia incassa 1,1 miliardi. Fantozzi: "Cai ci deve ancora 80 milioni". E al commissario ne vanno 6". Ecco perché, nonostante tutto, il compagno Fantozzi è sempre sorridente.14-01-2011]

 

 

 

1- MENTRE IL RAGIONIERE STRAORDINARIO FANTOZZI E IL MINISTRO PER MANCANZA DI PROVE ROMANI PRESENTANO CON FIEREZZA I RISULTATI DELLE CESSIONI ALITALIA (“MENO PEGGIO DEL PREVISTO”), SUL “SOLE 24 ORE” DI IERI L’OTTIMO DRAGONI METTEVA IL DITO NELLA PIAGA DEL TERRENO DI PIANABELLA CHE AI TEMPI DI CIMOLI VALEVA 100 MLN € - 2- IL TAR BLOCCÒ TUTTO SU INPUT DELLA SOCIETà AEROPORTI DI ROMA (LEGGI BENETTON, OGGI SOCI ALITALIA) E ORA GLI STESSI TERRENI VALGONO LA METÀ: 50 MILIONI - 3- INTANTO, C.A.I. AMARI: COLANINNO & C. ANCORA DEVONO SALDARE IL CONTO CON LA VECCHIA ALITALIA. IN COMPENSO AIR ONE DI TOTO HA INTASCATO UNA CIFRA BEN MAGGIORE - 4- COM’È POSSIBILE CHE AIR ONE VALESSE PIÙ DI ALITALIA? CHIEDERE A CORRADO PASSERA…

Gianni Dragoni per "Il Sole 24 Ore"

Il commissario straordinario dell'Alitalia, Augusto Fantozzi, ha terminato la parte sostanziale del suo mandato, la cessione delle attività d'impresa della vecchia compagnia pubblica. Fantozzi ha presentato al comitato di sorveglianza, presieduto da Andrea Monorchio, la relazione «finale» sull'attività, dopo due anni dalla cessione della polpa dell'attività alla Cai-Alitalia, guidata da Roberto Colaninno e Rocco Sabelli. Non è però ancora versato il saldo finale del prezzo, previsto entro due anni dalla compravendita.

 

Il calcolo è complesso, mentre è emerso che la Cai, considerando i debiti trasferiti, ha pagato a Fantozzi meno di quanto ha riconosciuto a Carlo Toto per Air One, che aveva dimensioni, slot e quote di mercato molto inferiori alla disastrata Alitalia. Fantozzi, che da maggio scorso è anche presidente della Sisal (Superenalotto), in realtà non ha finito il lavoro e prosegue il mandato, in particolare con la vendita degli immobili, tra cui il terreno di Pianabella, adiacente l'aeroporto di Fiumicino.

 

Giancarlo Cimoli aveva già tentato di venderlo nei 2007. Ma la cessione è stata bloccata da controversie sull'edificabilità. Il terreno interessava sia Aeroporti di Roma (AdR), sia alcuni costruttori, fondi d'investimento, banche. Ma non è stato venduto perché valeva troppo, Cimoli sperava di incassare fino a 100 milioni di euro.

Poi un ricorso al Tar, innescato da AdR, arrivato fino al Consiglio di Stato, ha fatto saltare le varianti al piano regolatore concesse dal Comune di Fiumicino, che aumentavano il valore dell'immobile. Morale: oggi per i pretendenti avere il terreno di Pianabella costerebbe molto meno, forse meno di 50 milioni. Se poi gli acquirenti riusciranno a ottenere varianti urbanistiche per costruire il valore risalirà, a loro vantaggio.

 

Nell'ultima relazione trimestrale (la settima) presentata nella procedura di amministrazione straordinaria, Fantozzi ha precisato che «per quanto riguarda il terreno sito in località Pianabella, la relativa procedura di vendita sarà avviata successivamente all'esito della definizione della situazione urbanistica del terreno stesso».

Il ministero ha già autorizzato la procedura di cessione di un terreno alla Magliana a Roma detto ex Fonopoli, un immobile ad uso ufficio a Sesto San Giovanni. In vendita anche gli ex uffici all'estero. L'ultimo ceduto è una porzione dì fabbricato a Vienna, ceduta per 911mila euro alla società Sif S.A.

 

La gestione commissariale ha in carico anche i dipendenti dell'ex Alitalia che non sono stati assunti da Colaninno e sono in cassa integrazione guadagni straordinaria azero ore, con l'integrazione all'8o% del reddito. Al 30 giugno 2010 in Cigs c'erano 4274 ex dipendenti. Fantozzi da pochi giorni ha traslocato. Gli uffici dell'amministrazione straordinaria non sono più nella vecchia sede Alitalia alla Magliana, dove Sabelli aveva ospitato Fantozzi in comodato gratuito (così dice la relazione del commissario) fino a tutto il 2010.

Poiché la nuova Alitalia ha trasferito gli uffici a Fiumicino, la gestione del commissario, con i suoi collaboratori, ora è in affitto in centro a Roma, in Largo Amilcare Ponchielli 6, vicino alla sede della Consob e dell'Antitrust, in tre appartamenti di circa 600 metri quadrati. Il canone totale è di13.500 euro mensili.

 

2- FANTOZZI, CESSIONI 1,14 MLD,MENO PEGGIO DEL PREVISTO...
(ANSA) - Nel corso dei primi due anni di gestione straordinaria di Alitalia sono stati ceduti beni per 1,14 miliardi di euro, 13 milioni in più rispetto a quanto stimato dalle perizie. Lo ha dichiarato il commissario straordinario Augusto Fantozzi, illustrando con il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, la relazione finale su questa prima fase.

Tra beni ancora da cedere e diritti da incassare, la relazione stima un ulteriore realizzo pari a 336,8 milioni di euro. "Il rubinetto - ha commentato Fantozzi - doveva essere chiuso ed è stato fatto. Obbligazionisti e azionisti hanno avuto un ristoro che secondo me è buono, perché se la Fiat fallisse non prenderebbero niente". A giudizio del commissario, quindi, le cose "sono andate meno peggio di come ci si poteva aspettare".

 

Le cessioni sono quindi avvenute a un prezzo superiore rispetto a quello stimato dai periti, ma molto inferiore ai valori contabili che, ha spiegato Fantozzi, "erano stati gonfiati". In particolare, il corrispettivo Cai totale (tra contanti e accollo del debito) è stato pari a 1,052 miliardi (contro 1,6 del valore di libro e 1,051 della perizia); gli aeromobili sono stati venduti a 65,4 milioni (260 milioni il valore contabile e 53,6 milioni la perizia); dalle partecipazioni sono stati incassati 650mila euro (rispetto a 28 milioni e 1,2 milioni).

 

Negli altri casi, invece (motori, cargo, magazzini tecnici, simulatori, opere d'arte e immobili), il valore della cessione è stato superiore sia alla perizia che a quello contabile. Per quanto riguarda i beni ancora da cedere e i diritti da incassare, la Relazione stima un incasso di 133 milioni dagli immobili e di 191,4 milioni di euro dai crediti (compresa la terza rata di Cai, quantificata in 75-80 milioni di euro).

Considerando che i costi della procedura sono stati pari a circa 36 milioni di euro (di cui 3 milioni l'anno per due anni proprio a Fantozzi), l'incidenza di questi sul totale attivo realizzato è del 3,17%, "assai inferiore alla media", ha osservato il commissario.

 

La presentazione della relazione è stata l'occasione anche per fare il punto sui dipendenti, "all'origine il problema più grande", ha detto Fantozzi: all'inizio della procedura erano 18.733, di cui 16.172 a tempo indeterminato. A essi si aggiungevano altre 1.041 dipendenti delle due società in bonis (Atitech e Ams). I dipendenti posti in Cassa integrazione straordinaria sono stati 5.875, scesi al 30 settembre a 4.189. In sostanza, ha quindi spiegato Fantozzi, si tratta di persone che "hanno trovato un altro lavoro, sono andate in pensione o sono state riassunte da Cai".

 

3- ROMANI; RISULTATO ECCELLENTE, E' STATO UN CASO DI SCUOLA...
(ANSA) - La soluzione della vicenda Alitalia "é stata un caso di scuola", che ha portato a un "risultato eccellente". Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, presentando insieme al commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, la relazione finale sulla procedura di amministrazione straordinaria della compagnia aerea (questa la denominazione ufficiale del documento, anche se si riferisce solo ai primi due anni di lavori, che proseguiranno almeno per altri 5).

 

"Due anni fa - ha sottolineato Romani - la compagnia era in dissesto, con ingenti perdite e una liquidità insufficiente anche per le esigenze quotidiane". Oggi, ha proseguito, "abbiamo una compagnia italiana ben gestita, che vola in Italia e all'estero, e un commissario straordinario che riesce a pagare quasi tutti i debiti, con 10.550 dipendenti riallocati e 4.100 in cig, dai 5.800 originari e riteniamo che in futuro questo dato possa ancora scendere".

Alla domanda su quale possa essere stato il costo complessivo dell'operazione per le finanze pubbliche, il ministro ha sottolineato che "le somme si tireranno alla fine", ma ha ribadito che si tratta di una cifra vicina a 1 miliardo di euro. 13-01-2011]

 

 

ALITALIA: SIGLATO ACCORDO SEA-AIR ONE SU CONTENZIOSI IN CORSO DA 2004...
(Adnkronos)- Con un accordo formalizzato oggi, Alitalia e Sea hanno risolto un contenzioso che durava dal 2004, ereditato da Alitalia con l'acquisto di Air One ed essenzialmente determinato dalla contestazione, da parte della stessa Air One, dei corrispettivi relativi ai servizi centralizzati resi da Sea (pontili di imbarco, smistamento bagagli, deicing) negli aeroporti di Milano Linate e Malpensa.

 

L'accordo, firmato dall'Amministratore Delegato di Alitalia Rocco Sabelli e dal Presidente di Sea Giuseppe Bonomi, consente di chiudere nove cause attualmente pendenti davanti al Tribunale di Milano attraverso la rinuncia a reciproche pretese e prevede il pagamento di quanto pattuito entro i prossimi cinque giorni.

 

19-01-2011]

 

 

 

3 - ALITALIA, VOLI SENZA TRASPARENZA
Era il 29 agosto 2008 quando Augusto Fantozzi, il tributarista di Soriano nel Cimino fu nominato Commissario straordinario della vecchia Alitalia.

Per il 70enne politico e docente universitario che è stato ministro delle Finanze e ministro del Bilancio, la nomina del governo è apparsa provvidenziale. Dopo le esperienze politiche era finito in un cono d'ombra che lo lasciava profondamente insoddisfatto. A distanza di due anni e mezzo il ricco tributarista che abita in uno stupendo attico su Villa Borghese, sta completando la sua opera e giovedì presenterà la relazione finale sull'Alitalia in amministrazione straordinaria.

Lo farà consegnando nelle mani del ministro ex-Opus Dei Paolo Romani e potrà dimostrare che la dismissione delle attività industriali è stata completata. Restano da definire - come spiega il "Sole 24 Ore" - le pratiche di rimborso dei creditori e degli oltre 4mila lavoratori della vecchia Alitalia in cassa integrazione.

Probabilmente questo impegno suppletivo comporterà un ulteriore allungamento del suo mandato. Nessuno finora è riuscito a capire quanto è costata la liquidazione della compagnia di bandiera dove si ricorda soltanto il compenso di Giancarlo Cimoli. E a proposito di compenso continua il mistero su quanto è stato e sarà ancora riconosciuto al buon Fantozzi per le sue prestazioni professionali.

La trasparenza non è mai stata di casa nella vecchia Alitalia. E nemmeno nella nuova.11-01-2011]

 

 

TOTO-CALCI ALITALIA - FINALMENTE La magistratura scava nel grande BUCO NERO DELLA COMPAGNIA DI BANDIERA - Non FU esattamente un’operazione cristallina, dato che chi vende (TOTO) è anche socio di chi compra (TOTO), valorizzando la “piccola” AirOne addirittura una cifra superiore a quella della ben più grande Alitalia - Ma tant’è: l’affare, pilotato daL CORRADINO PASSERA, SI DOVEVA FARE: TOTO ERA GRAN DEBITORE DI INTESA

Alfredo Faieta per Il Fatto

Curiosamente è un Toto - Francesco, avvocato ed ex azionista di minoranza di Alitalia - a mettere nei guai il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per la vendita della compagnia di bandiera alla cordata dei "capitani coraggiosi" della Compagnia aerea italiana, meglio conosciuta con il suo acronimo Cai, di cui un altro Toto - Carlo, imprenditore abruzzese ex proprietario di AirOne - è stato uno dei principali ispiratori nonché beneficiari.

 

Talmente tanto inviluppato nelle vicende che riguardano la compagnia dall'aver provato prima ad acquistarla a fine 2007, in tandem con l'istituto IntesaSanpaolo, con un'offerta da un centesimo per azione e poi, al contrario, dall'aver ceduto a Cai, di cui è socio per il 5,31 per cento delle azioni con un posto nel consiglio d'amministrazione attraverso la Toto costruzioni generali, la sua creatura per 1.056 milioni di euro complessivi, di cui circa 600 erano suoi debiti scaricati quindi sulle spalle, o meglio sulle ali, della nuova compagnia.

Non esattamente un'operazione cristallina, dato che chi vende è anche socio di chi compra, valorizzando la "piccola" AirOne addirittura una cifra superiore a quella che Cai ha pagato le attività della ben più grande Alitalia nel dicembre 2008, ovvero 1.043 milioni di euro. Ma tant'è: l'affare, pilotato da IntesaSanpaolo (azionista Cai per l'8,86 per cento) è fatto ed è stato accettato anche dagli altri soci nell'ottica di fare massa critica almeno sul mercato italiano.

Quel che ha mosso l'esposto alla magistratura leccese di Francesco Toto è invece tutta la ridda di voci, rumors, dichiarazioni, offerte, ma anche cordate rivelatesi poi fantasma - il caso più eclatante è quello dell'ex presidente della Consulta Antonio Baldassarre, sanzionato dalla Consob per 400 mila euro e sotto accusa penale - che hanno accompagnato i mesi precedenti all'entrata in amministrazione straordinaria della società e alla conseguente vendita a Cai.

 

Un chiacchiericcio nel quale spiccavano le continue dichiarazioni del presidente Berlusconi sulla volontà di trovare un compratore italiano alla società, perché era importante che Alitalia rimanesse compagnia di bandiera in mani italiane. Dichiarazioni che avevano fatto abbandonare il campo ad AirFrance-Klm, che aveva lanciato un'offerta da 35 centesimi di euro concorrente a quella di Toto e come si è poi visto alla fine è entrata in Cai col 25 per cento delle quote.

 

Ma quel è stato il problema? Che in quel momento Alitalia era ancora una società quotata, e quelle rassicurazioni avevano indotto qualche risparmiatore e piccolo investitore a salire a bordo del titolo. Uno di questi è l'avvocato Toto, che sostiene di essere titolare di 380mila azioni ora diventate carta straccia, a causa delle quali avrebbe perso 500mila euro. Toto ha certamente di che lamentarsi: le dichiarazioni di Berlusconi facevano letteralmente volare il titolo e fornivano finte speranze sulla salvezza in bonis della società, come invece poi non è accaduto.

E la Consob? Il presidente Lamberto Cardia, attuale numero uno di Trenitalia, monitorava la situazione e "apriva fascicoli" senza mettere fine a quelle voci come avrebbe dovuto facendosi sentire anche in Parlamento. L'effetto sui titoli l'ha ben documentato a fine marzo 2008 Roberto Ceredi, già portavoce Consob, sul sito La voce.info. Dove si evidenziano gli strappi al rialzo dei titoli in una settimana caldissima per la vita di borsa della società: dal 20 al 27 marzo 2008.

 

Proprio il 20 Berlusconi aveva dichiarato: "Dopo l'annuncio della mia contrarietà, Air France rinuncerà alla partita su Alitalia lasciando spazio all'ingresso di Air One, la cui regia nell'operazione considero indispensabile. Tale operazione sarà sostenuta dall'aiuto di una cordata di banche, tra le quali potrebbe esservi Banca Intesa, il cui cda dovrebbe decidere domani, e di altri imprenditori, tra i quali vi potrebbero essere anche i miei figli".

 

Sono le 9 del mattino e il titolo non riesce ad aprire per eccesso di rialzo; apre alle 15.30 con un guadagno del 31 per cento rispetto al valore di chiusura del giorno precedente, ma alle 16 uno stizzito Corrado Passera, a.d. di IntesaSanpaolo ribatte: "Il gruppo Intesa Sanpaolo non ha assolutamente nulla sul tavolo riguardo a Alitalia. Non abbiamo mai investito perché qualcuno ci ha chiamati a farlo per questo abbiamo sempre guadagnato dai nostri investimenti. Probabilmente è un peccato per i venditori, ma le cose stanno così: non c'è assolutamente nulla sul tavolo, zero, è inimmaginabile fare una qualsiasi offerta" .

 

MORALE: crollo del 15 per centro dei titoli. E così di dichiarazione in dichiarazione, tra fantomatiche offerte italiane da mettere in piedi, e la volontà AirFrance -Klm di provare a restare nella partita, i titoli passano da 35 centesimi di euro a quasi 65. I risparmiatori credono nelle parole del leader di governo, salvo poi beccarsi la sospensione finale del titolo e l'amministrazione straordinaria. E ora sarà un Toto-Berlusconi. [03-01-2011]

 

ALITALIA: SABELLI, SCELTO 20 EMBRAER, CON SUKOI RISCHIO TEMPI PIU' LUNGHI...
(Adnkronos) - L'Alitalia ha scelto di acquisire in leasing 20 nuovi Embraer perche' l'eventuale scelta del concorrente Sukoi avrebbe rischiato di comportare tempi piu' lunghi per la loro piena operativita'. A spiegare le ragioni della decisione della compagnia di puntare sui jet brasiliani per potenziare la flotta del segmento regional, e' stato l'amministratore delegato dell'aviolinea, Rocco Sabelli.

"All'inizio avevamo una preferenza perche' c'era un'impresa italiana. Abbiamo ritardato la nostra scelta di 6, 12 mesi perche' -ha sottolineato Sabelli parlando a margine di un convegno organizzato dalla Cgil e Filt di Roma e Lazio- ci sarebbe piaciuto adottare quella soluzione. pero' il problema fondamentale e' che ad oggi Sukoi ancora non vola. E' previsto che voli in Russia a gennaio, ma anche su questa data ci sono delle incertezze e poi dovra' avere la certificazione europea nel primo trimestre 2011". Ma, ha fatto osservare Sabelli, queste "sono scadenze che gia' in passato hanno avuto slittamenti. La perplessita' maggiore era di non essere noi a compiere il lancio del nuovo aereo perche' questo comporta dei periodi di messa a punto".17-12-2010]

 

 

 

LA CARICA DI AIR FRANCE AL FORTINO DI ALITALIA...
G. D. per "Il Sole 24 Ore" - È il giorno della ricarica per Air France-Klm. In coincidenza con la pubblicazione dei positivi risultati trimestrali, la compagnia ha riunito nella convention annuale circa 150 dirigenti dei paesi dell'Europa e NordAfrica, fino a Israele, eccetto i due mercati domestici: Francia e Olanda. Un programma intenso, coordinato di Antoine Pussiau, direttore per l'Europa e il NordAfrica, dal titolo «Energy 2Grow», cioè «energia per crescere».

 

Per dare la carica ai suoi nell'«Energize day», Air France-Klm li ha fatti arrivare a Roma, nel vecchio fortino Alitalia alla Magliana, dove ci sono alcuni uffici della nuova Alitalia-Cai, di cui Air France possiede il 25%, con ambizioni di crescita. L'ex di Air France e ora direttore vendite di Az, Marco Sansavini, ha fatto una relazione su «Dov'è oggi la "nuova" Alitalia». Una tappa di avvicinamento all'acquisizione della Cai.

18-11-2010

 

 

AIR FRANCE-ALITALIA, L'INTEGRAZIONE COMINCIA DAI MARCHI...
A.Bac. per il "Corriere della Sera" - Rocco Sabelli, amministratore delegato di Alitalia, non smentisce se stesso e, malgrado le rassicurazioni formali, prepara la fusione con Air France-Klm. Come lo stesso manager riporta in una lettera ai «colleghi», datata 12 novembre, nella riunione tenutasi il 4-5 dello stesso mese a Parigi sul futuro dell'alleanza, si sono fatti ulteriori importanti passi verso l'implementazione.

 

Per cominciare il gruppo dirigente dell'alleanza ha deciso per ora «la esposizione e valorizzazione di tutti e quattro i marchi (compresa Delta, ndr) e «nel medio termine la valutazione di un percorso di progressiva unificazione» dei marchi stessi.

Non solo, si prevede «la convergenza verso un'unica piattaforma informatica di booking, reservation e ticketing». Si tratta di forme di integrazione dalle quali è difficile tornare indietro perché ciascuna compagnia, per aderirvi, rinuncia a una parte della propria autonomia gestionale. Infine, nella stessa riunione, si è deciso di dare un taglio specifico nell'ambito dell'alleanza SkyTeam, all'aeroporto di Fiumicino cui spetterà «il ruolo strategico di hub Sud dell'Alleanza proprio per il presidio dei flussi Far-East-Middle East-Europa-Sud America che gli operatori del Golfo minacciano di intermediare in competizione con l'Europa».

 

Insomma Alitalia viene ridisegnata per diventare solo una parte del tutto, a conferma della vocazione regionalistica della compagnia. A dispetto di quanto dice Sabelli che, per sostenere che la compagnia ha una dimensione più che nazionale, non fornisce il numero dei passeggeri trasportati da Alitalia nelle tratte intercontinentali ma solo quello dei ricavi prodotti.

 

Sapendo però che in questi sono comprese le entrate che derivano dagli accordi in base ai quali Alitalia guadagna sui voli intercontinentali operati da Air France e Klm che partono da Parigi e Amsterdam e che la nostra compagnia alimenta portando passeggeri dall'Italia.16-11-2010

 

 

 

IL VOLO-TRUFFA - A COSA è SERVITO il salvataggio di Alitalia, costato almeno 3 miliardi alle casse pubbliche? A FAR FELICE I ’’PATRIOTI’’ DI BERLUSCONI (CHE RIVENDERANNO LE LORO QUOTE AD AIR FRANCE CON PLUSVALENZA) E CORRADINO PASSERA CHE HA SALVATO L’AIRONE DI TOTO INDEBITATISSIMA CON BANCA INTESA - LE FINTE DOMANDE DI MYRTA MERLINO TIRANO SU IL MORALE A COLANINNO...

1- IL VOLO-TRUFFA
Vittorio Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

 

I conti migliorano. Il mercato riprende quota. Ma Alitalia non riesce a lasciarsi alle spalle vecchi dubbi e interrogativi. Uno su tutti: chi metterà i soldi nel futuro prossimo, quando non basterà più la dote di partenza garantita dalla cordata di imprenditori patrioti messa insieme da Silvio Berlusconi e Banca Intesa?

Da tempo si parla di Air France, che già adesso è il principale azionista dell'ex compagnia di bandiera con il 25 per cento del capitale. A riproporre il tema ieri è stata l'anticipazione di un brano del nuovo libro di Bruno Vespa. L'amministratore delegato di Alitalia Rocco Sabelli, interrogato dal giornalista tv, ha spiegato che raccomanderà ai soci di "costruire una fusione con Air France per confluire in un aggregato più grande".

E tutto questo, ovviamente, non prima del 2013, quando scadrà il cosiddetto vincolo di lock up, cioè il divieto per i soci di vendere le loro quote.

 

RITORNO AL PUNTO DI PARTENZA
Insomma, non c'è scelta. Per reggere alla concorrenza internazionale, Alitalia non può far altro che cercare riparo tra le braccia dei francesi. Questa perlomeno sembra essere l'opinione di Sabelli, così come è emersa ieri dall'anticipazione del libro di Vespa. Se davvero la profezia del manager dovesse avverarsi, Alitalia tornerebbe alla casella di partenza. Come in un gioco dell'oca miliardario, a pochi anni di distanza dal ribaltone del 2008, rientrerebbero in scena i francesi che già due anni fa, prima dell'intervento a gamba tesa di Berlusconi, erano arrivati a un passo dal comprare la compagnia italiana sull'orlo del crac.

Piccolo particolare: nel frattempo il salvataggio di Alitalia è costato almeno 3 miliardi alle casse pubbliche. Il primo a non essere d'accordo con Sabelli, però, pare proprio Roberto Colaninno, il quale ha subito stoppato il suo amministratore delegato. "E' un parere personale di Sabelli, ma non è condiviso dai soci", ha tagliato corto Colaninno, che è presidente nonchè azionista in proprio (con il 7 per cento) della linea aerea tricolore. Tra scherzi su Ruby e promesse sui rifiuti napoletani anche Berlusconi ci ha messo del suo ("Alitalia resti italiana", ha scandito il premier), mentre politici d'opposizione e sindacalisti, tra cui il segretario uscente della Cgil Guglielmo Epifani, hanno chiesto chiarimenti al governo e all'azienda.

I CONTI DEGLI ALTRI
Tanto tuonò che alla fine lo stesso Sabelli si è esibito in una parziale marcia indietro. "Il tema dell'assetto azionario non è d'attualità", ha precisato in serata il manager alle agenzie di stampa, aggiungendo che nell'intervista a Vespa aveva espresso solo una "valutazione personale legata ai processi di consolidamento sul mercato internazionale".

E' la seconda volta in pochi mesi che Colaninno e Sabelli si contraddicono tra loro pubblicamente. In primavera avevano preso strade diverse sulla possibilità di un prossimo aumento di capitale di Alitalia. "Possibile" diceva il presidente. "Non c'è bisogno", correggeva il tiro l'amministratore delegato. Resta il dubbio, allora come adesso, che il botta e risposta sia il frutto di un gioco delle parti tra i due manager.

 

Di certo, in prospettiva, il problema di trovare nuove risorse per coprire le perdite e finanziare lo sviluppo è tutt'altro che risolto per Alitalia, che nonostante i progressi degli ultimi mesi resta ancora lontana dal pareggio di bilancio. Superato il picco negativo del 2009, da mesi ormai il traffico aereo è in forte ripresa.

Lo dimostrano i conti dei principali operatori internazionali, dalla tedesca Lufthansa a British Airways, fino a Emirates Airlines e Air China. Tutti cavalcano alla grande la ripresa, soprattutto sulle tratte intercontinentali e internazionali, tanto che a livello globale la Iata, l'associazione delle compagnie aeree, prevede utili complessivi vicini a 9 miliardi di dollari.

Anche Alitalia nel trimestre estivo chiuso a settembre, quello tradizionalmente più favorevole, è riuscita a far segnare un utile di 39 milioni. Nella migliore delle ipotesi, però, difficilmente la compagnia taglierà il traguardo di fine anno con perdite nette inferiori a 150 milioni, più probabilmente tra 160 e 170 milioni di euro.

La partita decisiva, quindi, si giocherà l'anno prossimo. Se Colaninno e Sabelli riusciranno ridurre il deficit a poche decine di milioni, Alitalia sarà decollata davvero. In caso contrario si ricomincia con il salvataggio. E se i soci patrioti, come sembra probabile, non vorranno metter mano di nuovo al portafoglio, bisognerà bussare alla porta di Air France. Come prevede Sabelli.

2- LE FINTE DOMANDE DI MYRTA MERLINO TIRANO SU IL MORALE A COLANINNO
Stefano Feltri per "Il Fatto Quotidiano"

Per essere uno scoop, è stato uno scoop, un po' come Sergio Marchionne da Fabio Fazio, anche se con uno share meno ambizioso, soltanto il 2,6 per cento degli ascolti. Ma era chiaro, nella notte di lunedì su La7, che Myrta Merlino era talmente soddisfatta di avere come ospite al suo Effetto domino Roberto Colaninno, presidente di Alitalia e Piaggio, da farsi bastare anche i pochi intimi che la ascoltavano in studio. Un imprenditore con "una grande storia da molti punti di vista" e l'aggettivo "grande" ricorre spesso, associato alla durezza del lavoro di Colaninno, come quello su Alitalia ("Un bel lavoraccio").

 

L'orario è infelice, dopo mezzanotte, ma alla Merlino il maestro Gianni Minoli ha sempre consigliato di comportarsi come se fosse in prima serata, curando i dettagli e la scelta degli ospiti. E cerca lo scoop nello scoop, incalza Colaninno su una presunta nuova scalata che il raider mantovano starebbe preparando, come se Alitalia non gli stesse dando abbastanza da lavorare. Soltanto nel 2010 ha già perso almeno 125 milioni di euro, che si aggiungono ai 320 del 2009.

Ma per Colaninno è tutto a posto, si avventura perfino a sostenere che Alitalia ha i costi di una low cost. E come fa a perdere centinaia di milioni se ha costi così bassi e prezzi di una compagnia tradizionale, il monopolio della tratta più redditizia e soldi pubblici a pagare la cassa integrazione dei dipendenti considerati in esubero? Mistero, questo la Merlino non lo chiede, così come non approfondisce come sia possibile che l'esternalizzazione di oltre 1800 dipendenti Alitalia non abbia "assolutamente" (dice Colaninno) conseguenze sui loro stipendi e contratti.

Eppure la Merlino è una che ama presentarsi come l'archetipo della giornalista scomoda: "Se un giornalista in tv non fa domande difficili e non si fa dare risposte chiare, non fa bene il suo mestiere", affermava in un'intervista a Liberazione in cui definiva John Maynard Keynes "un figo spaziale". A 41 anni, con una bellezza bionda che esercita un certo fascino sulla gerontocrazia economica italiana, Myrta Merlino si è scavata una nicchia nella televisione notturna, ora a La7 e prima a Rai3, con Economix, sempre in bilico tra minacce di interrogatorio ai potenti e rassicurazioni di toni pacati (per un confronto, Youtube ripropone la precendente intervista a Colaninno, di Milena Gabanelli, dove il presidente di Alitalia deve ammettere che nello statuto aziendale non c'è il divieto di vendere le azioni ai soci stranieri come Air France).

Nella scorsa edizione di Effetto Domino ha intervistato anche Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, discutendo la delicata questione del risarcimento da 750 milioni che Fininvest deve pagare a Cir. Unico neo: in diversi minuti di conversazione, non viene mai nominata la sentenza definitiva che stabilisce la corruzione nel lodo Mondadori, che tolse il gruppo editoriale di Segrate a Carlo De Benedetti per darlo a Silvio Berlusconi.

Chi non la ama, attribuisce l'abilità della Merlino di portare in televisione top manager refrattari alle telecamere a ragioni familiari. Suo marito è Domenico Arcuri, 46enne amministratore delegato di Invitalia l'agenzia pubblica che deve attirare in Italia investimenti dall'estero e che ora, tra l'altro, cerca compratori per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese, prossimo alla chiusura. In realtà la Merlino ha sviluppato da tempo una sua autonoma rete di relazioni, grazie ai programmi ma soprattutto alla sua attività di convegnistica.

 

Dalle convention dei commercialisti ai palchi di CortinaIncontra, salotto buono dell'estate curato dai coniugi Cisnetto, a moderare c'è sempre lei. Tanto che ormai è diventata una "celebrity speaker", una professionista del settore. Almeno secondo Csa, Celebrity Speaker Association, un'azienda di Varese specializzata nel gestire ospiti e moderatori di dibattiti, "bureau di intermediazione per speaker di fama internazionale". La Merlino "con il suo charme, l'intelligenza e il calore, riesce sempre a coinvolgere tutti i presenti in vivaci dibattiti", recita la scheda, appena prima della tariffa "7.500-12.500 euro" (molto meno di una vera star, sempre di La7, come Lilli Gruber, che oscilla tra i 20 e i 40 mila euro). Le sue specialità sono indicate nella scheda in questo ordine: moderazione di tavole rotonde, interviste e convegni, economia e finanza, la storia della moneta.

Lei, però, nelle interviste (frequenti, è molto abile nel far conoscere i suoi programmi), preferisce evidenziare l'unicità del suo ruolo di giornalista economica al femminile (da tempo, per la verità, insidiata nel monopolio da Sarah Varetto su Sky): "Tutti i talk-show parlano di politica, nessuno è coraggioso come noi, eppure la nostra vita è regolata dall'economia. È un po' come una tigre che o la cavalchi o ti mangia". Però se il prezzo dell'economia è la terza serata e uno share quasi dimezzato rispetto al programma (l'Infedele di Gad Lerner) che le fa da traino, meglio abbandonare la tigre. E pare che Myrta Merlino, forte di un contratto triennale raro a La7, sia pronta a sbarcare a Omnibus Life, al mattino. Con domande, ovviamente, sempre molto scomode.

 03-11-2010]

 

 

 

1. ALITALIA: SABELLI, AD AZIONISTI PROPORRO' MERGER CON AIR FRANCE... (Adnkronos) - Costruire una fusione tra Alitalia ed Air France, una volta scaduto il lock up nel 2013. E' questa la proposta che l'amministratore delegato di Alitalia, Rocco Sabelli, avanzera', come 'raccomandazione', agli azionisti dell'aviolinea. 'La mia opinione personale- ha detto Sabelli in un'intervista contenuta nel libro di Bruno Vespa 'Il cuore e la spada. 1861-2011'- che trasformero' in una raccomandazione agli azionisti, e di costruire un 'merger' tra le due compagnie per confluire in un aggregato piu' grande'.

 

'L'azionariato che controlla Air France e'- dice Sabelli- per il 14 per cento in mano al governo francese e per il 12 in mano al personale. Non e' detto che i nostri soci non possano avere una partecipazione sull'aggregato, se non superiore a quella del primo azionista, almeno del secondo, in modo da mantenere a un livello rilevante il peso della proprieta' italiana'.

06.11.10

 

dio esiste e lotta insieme a dagospia - Antonio Baldassarre, l’uomo (eufemismo) che ci querelò portandoci via una montagna di soldi (centomila poi ridotti a 50 mila) è stato condannato Dalla Consob a scucire 400mila euro di multa per diffusione di informazioni false che accreditassero l’esistenza di una cordata di imprenditori pronta a rilevarel’Alitalia - non solo: aggiungere la perdita per 4 mesi dei requisiti di onorabilità, per l’aggravante delle "prestigiose cariche istituzionali ricoperte in passato dal Prof. Baldassarre"

BALDASSARRE E LA CORDATA FANTASMA
Cinzia Leone per Il Riformista

 

L'epopea della mitica cordata di imprenditori italiani pronti a salvare la compagnia di bandiera nazionale è a una svolta, e ha trovato uno dei suoi insider. La cordata Alitalia non esisteva, ma Baldassarre, secondo la Cosob, ha lavorato parecchio perché qualcuno ci credesse. Dalla Consob 400mila euro di multa per Antonio Baldassarre per diffusione di informazioni false che accreditassero l'esistenza di una cordata di imprenditori pronta a rilevare l'Alitalia.

 

Il bollettino Consob recita: «Ha rilasciato alla stampa molteplici dichiarazioni in un arco di tempo considerevole (agosto-dicembre 2007), così ponendo in essere una condotta illecita volta ad ingenerare il convincimento, rivelatosi errato e comunque fuorviante, circa l'effettiva esistenza di una cordata di imprenditori interessati all'acquisizione della quota di capitale di Alitalia posta in vendita dal ministero dell'Economia e delle Finanze» Una maxi multa, e la perdita per 4 mesi dei requisiti di onorabilità, per l'aggravante delle «prestigiose cariche istituzionali e non ricoperte in passato dal Prof. Baldassarre». Prestigiose cariche istituzionali per un po'. Presidente della Rai, seppure nell'epoca del "Cda smart". Presidente emerito della Corte Costituzionale, ma dopo solo un lento declino. Candidato sconfitto del Pdl alla carica di sindaco di Terni, la multa della Cosob, quanto a cariche, lo coglie come consigliere comunale.

 

Il 20 ottobre, pochi giorni prima della batosta della Consob, aveva espresso dei dubbi sulla retroattività del Lodo Alfano. «L'emendamento, così come è stato concepito, non risponde alle censure sollevate a suo tempo dalla Corte Costituzionale. C'è il rischio concreto che lo scudo retroattivo non passi».

Il 28 a un convegno aveva bocciato le quote rosa come una proposta «manifestamente incostituzionale, perché lede la libertà di iniziativa economica e anche la responsabilità economica degli azionisti di nominare gli amministratori.

 

Le nomine dei consigli di amministrazione sono fiduciarie, se io ho fiducia in persone tutte di sesso maschile non posso essere obbligato per legge a cambiare». Entro sessanta giorni dalla comunicazione della Cosob, è ammesso il ricorso al Tar del Lazio. Baldassarre, non si distragga sul Lodo Alfano e le quote rosa. Si concentri sull'Alitalia e quei 400mila euro.

 

2- L'EX PRESIDENTE RAI: «RICORRERÒ AL TAR. ERO SOLO CONSULENTE NON L'ORGANIZZATORE»

Francesco Spini per La Stampa

Ha manipolato il mercato su Alitalia, la Consob stanga Antonio Baldassarre con una maximulta da 400 mila euro. Tre anni dopo i trionfali annunci di una fantomatica cordata per rilevare la compagnia di bandiera al tempo nel caos, la Consob usa la mano pesante con l'ex presidente della Corte Costituzionale e della Rai. Nell'estate 2007 s'era infilato tra i pretendenti di Alitalia destinata a finire nelle mani di Colaninno e soci.

Il 10 agosto Baldassarre cominciò così a sbandierare ai quattro venti la discesa in campo di una compagine fatta di «un numero consistente di imprenditori sia finanziari che industriali, in maggioranza italiani», pronti a rilevare «l'intero gruppo» impegnando «risorse rilevanti».

 

Tutto si risolse in una bolla di sapone. La Consob oggi chiede il conto. Secondo l'autorità il presidente emerito della Consulta tra agosto e dicembre 2007 ha diffuso «informazioni false e comunque idonee a fornire indicazioni false e fuorvianti in merito alle azioni Alitalia», accreditando «la sussistenza di una "cordata" di imprenditori italiani e stranieri dotati delle risorse finanziarie e tecniche necessarie a rilevare» la compagnia, quando invece «nessuno dei soggetti di volta in volta partecipanti alla cordata ha mai assunto in concreto l'impegno a mettere a disposizione le risorse necessarie a sostenere l'iniziativa».

Non c'era niente di niente. E la condotta illecita «risulta grave attesa anche la personalità dell'autore». Le «prestigiose cariche, istituzionali e non, ricoperte in passato dal professor Baldassarre», sottolinea l'authority di mercato, hanno amplificato «la credibilità di tali informazioni e la loro conseguente fuorvianza». C'è poi il ruolo di Baldassarre nella cordata, secondo la Consob «non soltanto di advisor legale» ma pure di «coordinatore e, in taluni casi, di promotore».

 

L'authority guidata - in attesa del presidente - dal vicario Vittorio Conti rileva dunque la «gravità oggettiva» della violazione, posta in essere «quantomeno con colpa grave». Al costituzionalista è stata comminata anche la sanzione accessoria della sospensione - per quattro mesi - dei requisiti di onorabilità, con l'incapacità ad assumere incarichi di amministrazione, direzione e controllo in società quotate.

L'ex presidente Rai si dice «sgomento da tanta superficialità» ed è deciso «a presentare ricorso al Tar. Considero il provvedimento - commenta - del tutto infondato e con forzature che mi sorprendono, è uno stravolgimento della realtà».

 

Sostiene Baldassarre che «c'è un errore macroscopico come presupposto: è falso che io fossi l'organizzatore della cordata. Io ero solo l'advisor legale, con la rappresentanza a presentare gli atti, che erano formati sotto la responsabilità degli investitori. Con alcune di queste imprese non ho neppure avuto contatti...». Ricorda anche un investitore «che presentò un documento falso. Io denunciai questo, diciamo, "cliente". Alla fine però ho pagato solo io».

30-10-2010]

 

ALITALIA: l'a.d. Rocco Sabelli apre ad Air France, ma e' scontro sulla fusione (dai giornali) Torna l'antica pista che porta a Parigi. Retroscena (Il Corriere della Sera, pag. 36) 'I proprietari non contano, l'importante e' la qualita' dei servizi'. Intervista a Mario Moretti Polegato, patron della Geox (Il Secolo XIX pag. 13)[03-11-2010

 

1- RICICCIA IL PASTICCIACCIO BRUTTO ALITALIA-AIRONE "CUCINATO" ALL’EPOCA DA CORRADO PASSERA (IN DUPLEX CON BERLUSCONI-LETTA) AL DILETTO SCOPO DI SALVARE DAL FALLIMENTO IL PATRON DI AIRONE TOTO IN GRAN DEBITO NEI CONFRONTI DI BANCA INTESA - 2- ALESSANDRO PENATI TUONA: "DELLE DUE L’UNA: O CAI HA PAGATO TROPPO AIR ONE; O TROPPO POCO ALITALIA. MA SE CERCASTE NEI BILANCI CAI-ALITALIA UNA SPIEGAZIONE DEL PREZZO PAGATO PER LE ATTIVITÀ DI AIR ONE, NON TROVERESTE NEANCHE UN RIGO - 3- UNA SOCIETÀ ITALIANA (IL GRUPPO TOTO) VENDE UN SERVIZIO (NOLEGGIO DI AEREI) A UN’ALTRA SOCIETÀ ITALIANA (ALITALIA), ATTRAVERSO UNA FILIERA DI CONTROLLATE IRLANDESI - 4- (OVVIAMENTE SU "AFFARI E FINANZA" DI ’REPUBBLICA’ IL NOME DI PASSERA NON SI FA) -

Alessandro Penati per "la Repubblica"

L'uscita dello Stato da Alitalia, con la cessione alla famosa cordata italiana, è stata un processo lungo, costoso per il contribuente, e dalle modalità discutibili (e discusse). Ma di tutta la faccenda, l'aspetto meno trasparente e comprensibile dal punto di vista della razionalità economica rimane l'acquisto di Air One.

Primo interrogativo: il prezzo pagato.

A fine 2008, Cai, una società appositamente costituita dalla cordata italiana, rileva le attività della vecchia Alitalia dall'Amministrazione Straordinaria per 1.052 milioni: di cui 440 pagati in contanti (ovvero metà degli 847 milioni di capitale versati dalla cordata in Cai) e 612 tramite l'assunzione di debiti garantiti dagli aeroplani.

Solo qualche settimana dopo, Cai acquista anche le attività di Air One da Carlo Toto. Il prezzo non è certo, ma è stimabile in 1.020 milioni (455 pagati da Cai, più 676 milioni di debiti usciti dal consolidato della holding di Toto, meno 111 milioni di debiti netti ritrasferiti a Toto).

Una stranezza, visto che Cai, con Air One, entra in possesso di 63 aeroplani, contro i 93 della vecchia Alitalia, un numero inferiore di slot, tratte meno remunerative e una quota di mercato in Italia pari a solo un terzo di Alitalia. Né si può dire che Alitalia arrivasse da un fallimento, mentre Air One fosse efficiente e redditizia: soltanto in 5 degli ultimi 10 esercizi, Air One era riuscita a chiudere il bilancio con un risicato utile.

Complessivamente nel decennio, gli utili cumulati sono stati nulli. Air One volava con un tasso di occupazione dei posti tra i più bassi in Europa. Così, a fine 2008, Air One, pur perdendo anche a livello operativo, aveva accumulato debiti (poi scaricati su Alitalia) in misura pari a 80% del fatturato. In pratica: se non fosse arrivata Cai, c'era il rischio che Air One facesse la fine di Alitalia.

Quindi, delle due l'una: o Cai ha pagato troppo Air One; o troppo poco Alitalia. Ma se cercaste nei bilanci Cai-Alitalia una spiegazione del prezzo pagato per le attività di Air One, non trovereste neanche un rigo.

Secondo interrogativo: le ragioni dell'acquisto.

La motivazione ufficiale era poter aumentare rapidamente il parco aeromobili di Alitalia, e accedere alle opzioni per l'acquisto di nuovi aerei, detenute da Air One. Tuttavia, Air One aveva solo aerei a breve-medio raggio che non risolvevano la pressante necessità di vettori a lungo raggio necessari alla nuova Alitalia per espandere le rotte intercontinentali, maggiormente redditizie.

Inoltre 21 dei 63 aerei di Air One erano 737, dei quali Cai-Alitalia dichiara oggi di volersi disfare. Il marchio Air One, che doveva sparire, viene ora riciclato, insieme ad alcuni aerei, come nuova compagnia low cost: l'ennesimo azzardo, visto che tutti i tentativi di entrare in questo segmento da parte delle compagnie di bandiera europee si sono rivelati fallimentari.

L'altra motivazione era aggregare gli slot su Linate di Air One a quelli di Alitalia (già con il 54%), per monopolizzare la tratta per Roma, alle spalle del consumatori, col beneplacito di Governo e Antitrust. Ma sembra che Cai non abbia tenuto conto della concorrenza dell'Alta Velocità, col risultato che margini e passeggeri a Linate sono in calo.

Terzo interrogativo: il debito.

Logica vorrebbe che una nuova società nata da una procedura fallimentare abbia un indebitamento molto basso e capacità di generare cassa. Cai ha scelto la strada opposta. Con Alitalia si è accollata 612 milioni di debiti dall'Amministrazione Straordinaria, quasi raddoppiati (altri 560) con l'acquisto di Air One. Così Cai-Alitalia si trova oggi con circa 800 milioni di debiti finanziari, quando nel primo semestre 2010 non è stata in grado di generare liquidità neanche a livello operativo; e ha dovuto usare subito quasi tutti i 322 milioni incassati da Air France per il 25% del capitale, per ridurre l'indebitamento.

In questa danza del debito, gli unici a guadagnare sono state le banche creditrici di Toto, che hanno visto in parte rimborsata e in parte garantita da una società più solida la loro esposizione verso una società sull'orlo del burrone. Sarebbe interessante sapere di quali banche si tratta. Gli interrogativi sul debito non finiscono in casa Alitalia. Anche la Toto Costruzioni, holding del gruppo, pur avendo un risultato operativo di pochi milioni, raggiunge 760 milioni di indebitamento finanziario alla vigilia della cessione di Air One; che permette di abbatterli a 239 a fine 2008 (vedi tabella).

Ma a fine 2009, i debiti sono risaliti a 427 milioni. Come è possibile? Semplice: ceduti i debiti di Air One, Toto ricomincia subito a indebitarsi per investire, tra l'altro anche nell'acquisto di aeroplani, dati in locazione proprio alla nuova Alitalia (interrogativo numero quattro). Ma quali sono queste banche pronte a finanziare chi, avendo un'azienda con troppi debiti, l'ha appena dovuta cedere (coi debiti) per evitare la crisi?

Quarto interrogativo: gli aerei di Toto.

Ceduta Air One alla nuova Alitalia, Toto usa parte dell'introito e accende nuovi debiti per acquistare aerei attraverso una filiera di società irlandesi, per poi cederli in locazione sempre ad Alitalia.

Nessun dettaglio di questo accordo (ratio, durata, costi) viene riportato nei bilanci delle due società, alla faccia della trasparenza. È quindi difficile valutarne la convenienza Ma non si capisce perché un grande vettore come Alitalia debba, di fatto, garantire a Toto il pagamento di un'intermediazione per comperare degli aerei. Se Alitalia era interessata alle opzioni di acquisto in mano a Toto, poteva acquistarle direttamente, come parte della cessione di Airone.

Inoltre non si capisce perché Alitalia debba accettare che l'intermediazione di Toto avvenga attraverso una triangolazione di società estero-vestite in paesi a fiscalità privilegiata: una società italiana (il gruppo Toto) vende un servizio (noleggio di aerei) a un'altra società italiana (Alitalia), attraverso una filiera di controllate irlandesi. Una triangolazione usata in passato da Toto per Air One, che sia lo stesso Toto sia Alitalia, che con Air Une ha ereditato le società irlandesi, continuano a utilizzare.

Creare strutture societarie complesse e transnazionali è perfettamente legale, ma spesso nelle pieghe della complessità può trovare spazio l'elusione fiscale. Che cosa ne pensa, in proposito, l'Agenzia delle Entrate?

Noto che Cai-Alitalia, con l'acquisizion e di Air One, ha già ereditato un contenzioso tributario che occupa tre pagine del suo bilancio. Ne valeva la pena? Per tanti interrogativi abbiamo poche risposte chiare e un'unica certezza: nel capitalismo delle relazioni, chiamarsi Toto deve essere importante. [25-10-2010]

 

 

 ALITALIA, GRATIS PIÙ BAGAGLI A MANO E NELLA STIVA...
Luigi Grassia per "La Stampa" - Andando controcorrente rispetto alle compagnie aeree (e non solo le «low cost») che rendono sempre più limitative (e più costose per i viaggiatori) le regole sull'imbarco dei bagagli, l'Alitalia estende la possibilità di caricare gratis sui suoi velivoli bagagli di maggior peso. Per tutti i passeggeri viene aumentato da 5 a 8 chili il peso massimo consentito per il bagaglio a mano, e da 20 a 23 chili il peso massimo consentito per l'imbarco gratuito del bagaglio in stiva.

 

La compagnia spiega che «queste regole estendono a tutta la nostra rete quelle già in vigore per i viaggi da e per gli Stati Uniti. Così ci uniformiamo con i nostri partner Delta, Air France e Klm nella Transatlantic Joint Venture».

Condizioni più generose vengono offerte per chi viaggia con classi superiori all'Economy (fino a 3 bagagli di 23 chili ciascuno imbarcati gratis per ogni passeggero di Ottima e di Magnifica), inoltre i soci dei club Ulisse, Freccia Alata e Freccia Alata Plus possono imbarcare gratuitamente un bagaglio in più rispetto a quanto previsto per la loro classe.

25.10.10

 

 

GERONZI E COLANINNO, TORNA IL LINATE-TRIESTE...
Al. G. per "Il Sole 24 Ore" - A pochi mesi dall'arrivo di Cesare Geronzi alla presidenza delle Generali, la città di Trieste può incassare un primo sostanzioso dividendo. La tempistica sarà casuale, ma dal prossimo 4 ottobre l'Alitalia di Roberto Colaninno ha deciso di ripristinare il volo diretto tra Milano e Trieste.

 

A differenza di quanto accadeva fino ad alcuni mesi fa, il collegmanento sarà dal city airport di Linate e non più di Malpensa. Una velocità di spostamento che ben si adatta alla business community, che tra Milano e Trieste conta su un certo numero di soggetti coinvolti. Gli uomini delle Generali, ovviamente.

Ma a anche quelli del gruppo Allianz, che a Trieste conservano quote importanti di personale dell'ex Lloyd Adriatico. Oltre ai tanti businessmen coinvolti nelle varie iniziative che riguardano Trieste (a partire dal nuovo maxi-porto commerciale). Da alcuni anni, il collegamento aereo diretto era stato abolito da Alitalia.Ora l'asse Geronzi-Colaninno lo ha ripristinato. La linea sarà redditiva? Si vedrà nei prossimi mesi.

07.09.10

 

TUTTO COME PREVISTO ALITALIA ED AIRFRANCE STANNO LAVORANDO INTORNO AL PROGETTO DI FONDERSI IN UN'UNICA HOLDING
I patrioti italiani di Cai, la società che nell'agosto 2008 su iniziativa di Corradino Passera si è costituita per comprare la vecchia Alitalia, stanno facendo le capriole.

La ragione è rappresentata da un articolo molto dettagliato pubblicato oggi dal "Messaggero" dove il giornalista Rosario Dimito (uno dei pochi che alza il culo dalla sedia per cercare le notizie) rivela che Alitalia ed AirFrance stanno lavorando intorno al progetto di fondersi in un'unica holding.
"
A quanto si legge questo progetto sarebbe stato esposto ieri da Corradino Passera durante il consiglio di gestione della sua banca che all'origine di Cai ha buttato sul tavolo 600 milioni (ridotti adesso a 400). Non si tratta del solito rumor malizioso nei confronti della cordata caldamente voluta dal "nonnetto" di Palazzo Chigi, bensì di un progetto al quale stanno già lavorando lo studio dell'avvocato Sergio Erede e alcune merchant bank internazionali. Se l'ipotesi andrà in porto nascerà una Superholding che potrebbe metter fine agli affanni dei patrioti.

 

E in questo modo verrebbe confermato il grido d'allarme lanciato il 5 giugno scorso da Roberto Colaninno quando disse che l'Alitalia aveva un anno di ritardo sui tempi del break-even e che nel 2011 sarebbe stato necessario rimettere mano al portafoglio.

Venerdì si terrà il consiglio di Alitalia per vedere i conti che - sempre secondo il giornalista Dimito - contemplano una perdita nel secondo trimestre di circa 20 milioni. Da parte sua l'AirFrance ha annunciato ieri un utile nell'ultimo trimestre di 738 milioni di euro. Basta vedere questi numeri per capire chi guiderà la Superholding. Tutto come previsto.

07.08.10

 

ALITALIA: FANTOZZI, VENDUTI 11 MD 80 A PENNANT AVIATION...
(Adnkronos)- Il commissario straordinario di Alitalia, Augusto Fantozzi, all'esito del bando pubblicato il 5 maggio scorso ha venduto oggi alla societa' Pennant Aviation Llc, nove aeromobili MD 80 (lotto 2) e due aeromobili MD 80 (lotto 3), di cui la societa' e' risultata aggiudicataria il 30 giugno scorso. A comunicarlo e' Fantozzi in una nota.

 

Nazareno Gabrielli: deserta l'asta per rilevare il marchio
Radiocor - E' andata deserta l'asta per l'acquisto della Pelletterie 1907 in fallimento, proprietaria del marchio Nazareno Gabrielli. Nessuna offerta, come apprende Radiocor, e' arrivata oggi per rilevare marchio, beni strumentali e merci nonche' il museo storico (prezzo base 7,5 milioni). Ora la procedura prevede una nuova asta che sara' in calendario con ogni probabilita' per la fine di settembre, a partire da un prezzo base d'asta piu' basso.

17.07.10

 

LA PARCELLA DI FANTOZZI VOLA DI GIORNO IN GIORNO E IL RICCO TRIBUTARISTA NON SEMBRA DESIDEROSO DI CHIUDERE LE PARTITE PENDENTI DELL'ALITALIA. UNA DI QUESTE RIGUARDA AD ESEMPIO ALICOS, LA SOCIETÀ DI TRIPI CHE GESTISCE I CALL CENTER
Con grandi squilli di tromba l'Alitalia ha presentato ieri a Malpensa la terza classe (Classica plus) per i passeggeri delle rotte intercontinentali.

Con prezzi leggermente maggiorati potranno allungare le gambe di 20 centimetri rispetto allo spazio attuale e abbassare il sedile fino a 120 gradi. Ai vip saranno offerti privilegi particolari, una poltrona che massaggia la schiena, un menu di prodotti italiani doc e un video individuale da 15 pollici con la scelta di 40 film.

Gli sfigati continueranno a soffrire e a chiedersi come vanno davvero i conti dell'Alitalia. Su questo tema la comunicazione della Compagnia ha sbandato paurosamente il 5 giugno scorso quando Colaninno ha detto: "senza risultati servono i soldi...siamo in ritardo di un anno sui nostri piani". Un mese dopo è stato smentito dall'amministratore delegato Rocco Sabelli e ad oggi nonostante un trionfalismo di facciata non si riesce a capire il vero stato di salute della nuova Alitalia.

 

E nemmeno si può fare il calcolo di quanto finora abbia guadagnato Augusto Fantozzi, l'ex-ministro e tributarista nato a Soriano nel Cimino che il 29 agosto di due anni fa è stato nominato commissario per la liquidazione della vecchia Compagnia. La sua parcella corre di giorno in giorno e il ricco tributarista non sembra desideroso di chiudere le partite pendenti.

Una di queste riguarda ad esempio Alicos, la società che gestisce i call center di Alitalia con 6.000 dipendenti a Palermo e Catania. L'azienda aspetta ancora che Fantozzi liquidi il debito arretrato di 7 milioni, ma nonostante le difficoltà del settore dei call center mantiene intatti i livelli occupazionali.

 

Proprietario di Alicos è l'imprenditore romano Alberto Tripi che insieme al figlio Marco, amministratore delegato del Gruppo Almaviva, ha tappezzato in questi giorni i muri di Palermo e Catania con grandi manifesti sui quali c'è scritto "Lavoro, Onestà, Futuro". Un messaggio lanciato per svegliare le autorità locali e il sonnolento commissario Fantozzi.

17.07.10

 

 

“NEL 2011 ALITALIA SI SALVA O SERVONO ALTRI SOLDI” DICE COLANINNO - I CONTI 2010 PEGGIO DEL PREVISTO MA I CAPITANI CORAGGIOSI ARRUOLATI DA BERLUSCONI PER SALVARE L’ONOR PATRIO, NON CI PENSANO PROPRIO A SBORSARE ALTRI EURO (AIR FRANCE AIUTACI TU!) - LA VERA COMPAGNIA DI BANDIERA? È RYANAIR: GLI AEROPLANINI LOW-COST DEL PITTORESCO MICHAEL O’LEARY VICINI AL SORPASSO NEL MERCATO INTERNO (A QUOTA 22 MLN DI PASSEGGERI)

Vittorio Malagutti per "l'Espresso"

Michael O'Leary, il pittoresco capo di Ryanair, dice che nel 2010 la sua compagnia low cost punta a superare Alitalia per diventare la numero uno in Italia. La scommessa del manager irlandese, un tipo che spesso le spara grosse, questa volta potrebbe rivelarsi neppure troppo azzardata. La sfida si gioca intorno a quota 22 milioni di passeggeri trasportati l'anno e dai dati dei primi mesi, tenendo presente l'effetto vulcano (quello islandese), Ryanair ha tutte le carte in regola quantomeno per accorciare le distanze rispetto all'ex compagnia di bandiera.

Alitalia seconda sul mercato domestico? Poco male, visto che, tutto sommato, c'è in palio solo un titolo poco più che onorifico. Il guaio grosso, piuttosto, è un altro. Il fatto è che la società guidata da Roberto Colaninno rischia a breve di finire il carburante, quello finanziario. Nei giorni scorsi hanno fatto scalpore le parole del presidente Colaninno: "Nel 2011 Alitalia si salva o servono altri soldi". Ma il manager mantovano, che ama apparire schietto fino alla brutalità, ha semplicemente riassunto i termini di una situazione che appare evidente a un'analisi anche superficiale dei dati sull'andamento della compagnia.

Vediamo. Dopo aver archiviato un 2009 in rosso per 326 milioni, Alitalia ha doppiato la boa del primo trimestre dell'anno con una perdita operativa (cioè senza tener conto di oneri finanziari e tasse) di 125 milioni. Il dato è migliore di quello registrato nello stesso periodo del 2009 (210 milioni di deficit), quando però la gestione fu nettamente penalizzata dalla difficile ripartenza della compagnia dopo il salvataggio a spese dell'erario pubblico.

E il resto dell'anno? Il secondo trimestre è cominciato male. Ad aprile le ceneri del vulcano islandese sono costate "alcune decine di milioni di ricavi in meno" (parole di Colaninno). Poi va tenuto conto dell'effetto carburante: nel 2009 Alitalia aveva fatto scorta a prezzi inferiori a 60 dollari al barile, mentre in questi mesi si viaggia tra 75 e 80 dollari. Come dire che la bolletta finale potrebbe aumentare di 150 milioni nell'arco dei dodici mesi, almeno secondo quanto previsto a gennaio dall'amministratore delegato Rocco Sabelli.

Infine, dal bilancio 2010 verrano a mancare proventi per una cinquantina di milioni garantiti l'anno scorso dallo Stato in cambio dell'assunzione di alcune migliaia di cassintegrati. Tirando le somme, tra maggiori oneri e minori ricavi, si aprirebbe un buco di almeno 200 milioni rispetto al 2009, anche se fonti di Alitalia spiegano che gli effetti dell'aumento del prezzo del petrolio sarebbero stati in parte neutralizzati (con quali costi?) mediante contratti di copertura.

Al momento comunque, sembra difficile ipotizzare un netto miglioramento dei conti. All'orizzonte non si vede una decisa ripresa economica con conseguente incremento del traffico aereo. E poi, come segnalano alcuni analisti, c'è un'incognita supplementare che va tenuta presente. Di che si tratta? Ecco: nel quarto trimestre del 2009 Alitalia ha fatto segnare una performance che ha stupito molti addetti ai lavori. In pratica, la società ha chiuso quasi in pareggio (solo 16 milioni di perdita operativa) un periodo dell'anno di solito tutt'altro che favorevole per le compagnie.

Merito dell'ottimo andamento dei ricavi che tra ottobre e dicembre hanno quasi raggiunto lo stesso livello dei tre mesi estivi. Possibile? A ben guardare si scopre che il trasporto passeggeri ha fruttato poco più di 610 milioni sugli 807 milioni di fatturato messi a bilancio nel trimestre finale. La differenza, pari a 200 milioni, sarebbe quindi riconducibile ad attività diverse dal trasporto passeggeri.

Come si spiega questo andamento anomalo dei ricavi, un andamento che non ha riscontri in nessun altro periodo del 2009? Alitalia spiega che quei 200 milioni sono stati realizzati grazie a voli cargo e charter, accordi commerciali, manutenzione e altro per conto terzi e, infine, il cosiddetto "traffico venduto e non volato", cioè i biglietti pagati e non utilizzati ma non rimborsabili. Resta il fatto che il valore di queste voci, presenti anche negli altri trimestri, è aumentato in modo anomalo nell'ultimo periodo dell'anno.

E a questo punto gli analisti si chiedono se sarà possibile ripetere l'exploit. Nel dubbio c'è chi arriva a ipotizzare che la perdita netta nel 2010 per Alitalia potrebbe essere compresa tra i 250 e i 300 milioni. Come dire che in un paio d'anni di attività la compagnia avrebbe bruciato quasi la metà dei mezzi propri e nei primi mesi del 2011 il denaro in cassa scenderebbe sotto il livello dei 200 milioni considerato da Sabelli una sorta di soglia di sicurezza. In pratica, come preannunciato da Colaninno, servirebbero altri soldi.

E gli azionisti, la pattuglia di imprenditori-soci arruolati da Silvio Berlusconi e coordinati da Banca Intesa che hanno finanziato il salvataggio di Alitalia? Molti di loro vedono come il fumo negli occhi anche la semplice ipotesi di nuovi esborsi di denaro a breve. E forse in cuor loro sperano che Air France, forte del suo 25 per cento, approfitti della situazione per salire in maggioranza.

Nessuno degli azionisti ha però finora manifestato pubblicamente la propria preoccupazione. Anzi no. Un socio, almeno uno, l'ha messa addirittura per iscritto. È la Pirelli di Marco Tronchetti Provera, che nel bilancio 2009 ha svalutato del 15 per cento il valore della propria quota Alitalia. Tronchetti pessimista. O forse troppo ottimisti gli altri.

 

[18-06-2010]

 

 

1- ALLARME ROSSO DOPO L'ESTERNAZIONE DI COLANINNO: ALITALIA DA RICAPITALIZZARE. I 9 FUGGIASCHI DEL CAI SONO AUMENTATI DI NUMERO MENTRE CORRADINO PASSERA TREMA ALL'IDEA DI IMPEGNARE LA SUA BANCA PER UN ALTRO SALVATAGGIO
Non è davvero piaciuta a Palazzo Chigi l'esternazione di Roberto Colaninno sull'Alitalia al Festival dell'Economia di Trento.

 

Quando nel pomeriggio di venerdì è salito sul palco del Teatro Sociale, l'imprenditore di Mantova aveva l'aria distesa anche se gli organizzatori gli avevano messo accanto due professori come Andrea Boitani e Carlo Scarpa che la sanno lunga sul trasporto aereo. Il presidente di Alitalia non ama gli accademici e durante una cena all'inizio di febbraio con l'Harvard Club of Italy aveva manifestato il suo disprezzo "per i professori che sanno tutto e in pratica non capiscono niente".

 

Nonostante la presenza dei due accademici della Cattolica e dell'università di Brescia, Colaninno non sembrava preoccupato perché era reduce dal consiglio di amministrazione di Piaggio dove in mattinata l'azienda della Vespa aveva annunciato il suo sbarco in India con un investimento di 30 milioni per produrre 150mila unità l'anno.

La sorpresa si è avuta quando parlando della Compagnia di bandiera ha detto senza mezzi termini che il vulcano islandese e la brutta congiuntura mettono a repentaglio la sopravvivenza della società salvata nel 2008 con gli audaci patrioti di Cai e di Corradino Passera (l'uomo che il "Wall Street Journal" di oggi definisce "il banchiere del Paese"). Adesso Colaninno confessa che i piani di rilancio sono in ritardo di un anno e che entro questo periodo si dovrà raggiungere il pareggio operativo "per salvare Alitalia".

 

Questa affermazione stride fortemente con l'ottimismo del suo braccio destro Rocco Sabelli che avrebbe dovuto partecipare al Festival di Trento, ma all'ultimo momento il suo nome è stato cancellato. Il bilancio 2009 si è chiuso con una perdita di 326 milioni (quasi 1 milione al giorno) e i debiti sfiorano gli 800 milioni, ma nonostante questi dati il tandem Colaninno-Sabelli ha sempre dato fiato alle trombe sull'efficienza e sulla puntualità.

 

Le parole del 66enne imprenditore che nel '99 scalò Telecom per poi rivenderla a Tronchetti Provera con il guadagno di 1,5 miliardi, sono state accolte con sorrisi ironici dai due professori Boitani e Scarpa che non hanno mai creduto al salvataggio definitivo della Compagnia. Entrambi hanno sempre detto che l'operazione più furba sarebbe stata quella di vendere la vecchia Alitalia quando AirFrance se la voleva comprare con tutti i debiti per 1,7 miliardi. Dal palco del Teatro Sociale di Trento Colaninno fa capire che sarà quasi indispensabile una nuova ricapitalizzazione rispetto ai 3 miliardi di euro scaricati sulle spalle dei contribuenti e all'impegno finanziario dei soci di Cai.

 

Sono questi adesso a tremare di fronte alla prospettiva di rimettere la mano al portafoglio. Quanti soldi abbiano effettivamente cacciato finora questi 20 capitani coraggiosi resta un mistero. Per chiarirlo ci vorrebbe un giornalista esperto come Gianni Dragoni del "Sole 24 Ore", lo stesso che nel 2008 ha scritto il libro "La paga dei padroni", e che giovedì scorso è apparso ad "Annozero" per scodellare i nomi dei top manager straricchi.

Resta il fatto comunque che gli "audaci" sedotti dal Cavaliere e da Corradino Passera all'inizio della loro avventura, hanno la possibilità di evitare donazioni di sangue in base al lock-up, la clausola che consente al 66% degli azionisti di tagliare la corda. Facendo la somma del 25% in mano ad AirFrance occorre trovare altri 9 soci per superare il vincolo che impedisce di prendere il largo.

Dopo l'esternazione di Colaninno nel weekend, i 9 fuggiaschi sono aumentati di numero mentre Corradino Passera trema all'idea di impegnare la sua banca per un altro salvataggio.

 

10.06.10

 

4- IL COMMISSARIO DELLA VECCHIA ALITALIA AUGUSTO FANTOZZI È FURIBONDO COLANINNO E TUCCI CHE VOGLIONO PORTARSI A CASA LA SOCIETÀ NAPOLETANA AMS PER MENO DI 1 MILIONE
Che cosa stia combinando Augusto Fantozzi sulle ceneri di Alitalia nessuno lo sa con precisione.

 

L'avvocato ed ex-ministro di Soriano nel Cimino non è molto loquace e chi volesse fare un bilancio del suo operato nei due anni da Commissario della vecchia compagnia, si scontrerebbe in un muro di silenzio. Soltanto nei giorni scorsi il ricco tributarista romano ha alzato la voce sulla partita che riguarda la cessione di Ams, la società di manutenzione degli aerei. E questa volta lo ha fatto con parole grosse nei confronti della cordata dei patrioti italiani perché ha detto: "di gente che vuole fare affari sulla pelle della vecchia Alitalia ne abbiamo abbastanza".

La reprimenda era indirizzata - come ha scritto il quotidiano "Finanza&Mercati" (un giornale che sta per chiudere i battenti) - contro Colaninno e la società Iniziativa Prima presieduta da Maurizio Tucci. Sembra infatti che la cordata di Cai e questo Tucci si guardino bene dal cacciare i 2,4 milioni necessari per l'acquisto di Ams. Il nome di Maurizio Tucci è conosciuto negli ambienti industriali romani perché è stato amministratore delegato della Selex Communication di Finmeccanica.

 

Napoletano, laureato alla Sapienza di Roma con 110 e lode, Tucci ha passato 23 anni in aziende come Ericsson, Nortel, Bull e Alenia Spazio, poi ha messo in piedi Iniziativa Prima che insieme ai patrioti di Cai e a un gruppo controllato da capitali israeliani dovrebbe prendersi in carico della manutenzione degli aerei.

 

Fantozzi è furibondo e ritiene che la trattativa sia diventata un'autentica farsa, ma la sua sfuriata non sembra aver smosso più di tanto Colaninno e Tucci che vogliono portarsi a casa la società napoletana per meno di 1 milione. 01-06-2010]

 

 

CAUSA ALITALIA, IN RITARDO ANCHE IL PROCESSO. AL 23 DICEMBRE...
Antonella Baccaro per "il Corriere della Sera" -
Ieri avrebbe dovuto essere una giornata importante per la prima causa collettiva civile sul caso Alitalia, intentata dall'associazione Consumatori associati «contro tutti gli ex amministratori e delle società che, con i loro comportamenti attivi e/o omissivi ne hanno causato il dissesto e, conseguentemente, la totale perdita del valore dei titoli».

 

Dopo il deposito della causa, avvenuto nel marzo scorso, azionisti e obbligazionisti delusi si aspettavano finalmente di trovarsi davanti gli ex amministratori, in un'udienza in cui avrebbero dovuto essere ascoltati sui fatti. E invece niente. Il tribunale di Roma (giudice Covelli) ha disposto un rinvio dell'udienza. Al 23 dicembre. Come se di ritardi, Alitalia, non ne avesse fatti abbastanza.

02.06.10

 

1- MENTRE I COLANINNO, LIGRESTI, BELLAVISTA CALTAGIRONE SI PREPARANO A SCAPPARE COL MALLOPPO VENDENDO AD AIRFRANCE, I 40MILA PICCOLI AZIONISTI E OBBLIGAZIONISTI ALITALIA SONO RIMASTI CON TANTE BANCONOTE DI CARTA STRACCIA IN MANO - 2- IL TITOLO PRIMA ’GARANTITO’ DAL GOVERNO, POI SOSPESO E INFINE CANCELLATO: “UN ESPROPRIO DI STATO” PER 40 MILA PERSONE CHE HANNO INVESTITO CENTINAIA DI MILIONI € - 3- “CI HANNO PROMESSO RIMBORSI, MA LE BANCHE, IMBARAZZATE, NON NE SANNO NULLA” - 4- DOPO IL DANNO, LA BEFFA CHE SA DI TRUFFA: “I RISARCIMENTI? TITOLI SENZA CEDOLA CHE SCADRANNO NEL DICEMBRE 2012, FINO AD ALLORA NON DIVENTERANNO DENARO” - 5- LE ULTIME PAROLE FAMOSE DEL CAV.: "NESSUN RISPARMIATORE CI RIMETTERÀ UN EURO"

Ferruccio Sansa per "Il Fatto Quotidiano"

"I titoli di Stato per rimborsare gli azionisti e gli obbligazionisti Alitalia? Non ne sappiamo niente". È la risposta più frequente che si ottiene interpellando le banche. Ma ce ne sono di diverse. Alcune desolanti: "Gli azionisti della vecchia Alitalia? Poveracci". Altre appena più incoraggianti: "I titoli arriveranno, ma finora non ne sappiamo nulla".

 

Le cronache del salvataggio della compagnia di bandiera hanno riempito migliaia di pagine dei quotidiani: si dibatteva di italianità, di cordate, di soci stranieri. Ma di loro, degli azionisti e degli obbligazionisti della vecchia Alitalia, tutti, o quasi, si sono dimenticati.

 

E pensare che non si tratta di quattro gatti, ma di almeno 40 mila persone che nell'Alitalia avevano investito centinaia di milioni di euro. Gente comune che, magari ascoltando le promesse del governo, aveva puntato i propri risparmi. Una vicenda che non sembra avere uguali.

Perfino in Italia: un titolo prima "garantito" dal Governo, poi sospeso e alla fine cancellato. Con i risparmiatori che in mano si ritrovano pezzi di carta spendibili come i soldi del Monopoli (in attesa del promesso rimborso con i titoli di Stato). Che pendono dalle parole del governo e dalle mezze frasi della Borsa Italiana e del presidente della Consob, Lamberto Cardia, ormai in scadenza. Parli di azionisti Alitalia e pensi ai grandi nomi della cordata: Colaninno, Ligresti, Bellavista Caltagirone.

Ma questa è un'altra storia, la Cai non c'entra, parliamo di chi aveva nel portafogli le azioni della vecchia compagnia. Gente che non ha avuto l'imbeccata giusta per disfarsi in tempo dei titoli oppure si è fidata di chi, come Berlusconi, disse: nessun risparmiatore ci rimetterà un euro.

 

La storia comincia nel marzo 2008, tempo di campagna elettorale: il governo Prodi sta contrattando con Air France la vendita di Alitalia e il Cavaliere lancia il sasso nello stagno, parla di una cordata italiana. Il titolo della società agonizzante comincia un'altalena spericolata: ad aprile +18 per cento, il 28 maggio +2,25, il 3 giugno -7,1.

Così Consob e Borsa il 6 giugno decidono di sospendere il titolo. Anche per salvaguardare i risparmiatori, si dirà. Ma qui la storia prende una piega tipicamente italiana (del resto si parlava di "italianità"): la nuova compagnia decolla, più o meno, mentre la vecchia finisce nel dimenticatoio insieme con i suoi azionisti e obbligazionisti.

Il signor Carlo di Aprilia (Latina), la racconta così: "Sono un piccolo azionista, ho acquistato 10.000 azioni Alitalia dopo aver sentito in televisione Berlusconi che inneggiava a una cordata italiana e che assicurava agli azionisti una forte rivalutazione del titolo. Invece sono rimasto ingabbiato, non posso più venderle". È uno dei tanti.

 

Gente comune che si sfoga: "Di Cirio e Parmalat hanno parlato, giustamente, in tanti. Perché di noi azionisti e obbligazionisti Alitalia nessuno dice niente? Acquistare titoli comporta dei rischi, però qui è diverso: non ci hanno nemmeno lasciato la possibilità di vendere, magari a un prezzo di saldo".

"Di fatto ci hanno espropriato dei titoli", attacca Giovanna da Milano. Intanto passano i mesi, nel più totale disinteresse. "Nel gennaio 2009 il titolo, dopo essere stato sospeso, viene cancellato dal listino, senza spiegazioni di Cardia", racconta la senatrice Maura Leddi (Pd). Lamberto Cardia ad aprile dedica alla questione un rapido passaggio: "Va data una qualche forma di risarcimento, soprattutto agli obbligazionisti".

LATELLA

Alla fine, dopo l'ennesima interrogazione, il ministero dell'Economia risponde: i risparmiatori dovranno attendere fino al 31 maggio 2009 per eventuali risarcimenti. Ma il termine passa. E tutto resta in una nube di incertezza: azionisti e obbligazionisti saranno rimborsati attingendo al fondo dei conti dormienti che, racconta Leddi, "da due miliardi è passato a 800 milioni".

Intanto Franco Vecchi, presidente dell'associazione azionisti e obbligazionisti Alitalia, indica l'ordine di risarcimento: "I primi ad essere rimborsati saranno i crediti di Stato, poi ci sono i dipendenti, poi le banche, dopo gli obbligazionisti, poi vengono i fornitori e solo per ultimi gli azionisti". Tutto chiaro? Mica tanto.

 

I termini per presentare la domanda scadono nell'agosto 2009. Vengono anche fissate le condizioni. Che a tanti azionisti e obbligazionisti suonano come una presa in giro: "Il rimborso avverrà, se avverrà, attraverso titoli di Stato", sorride amaro Giuseppe D'Orta dell'Aduc (Associazione per la difesa degli utenti e dei consumatori). Aggiunge: "Ma così la carta straccia verrà sostituita con altra carta. Si tratterà infatti di titoli senza cedola che scadranno nel dicembre 2012, fino ad allora insomma non diventeranno denaro e non potranno essere ceduti".

 

Non basta. Racconta Maria Grazia, azionista torinese di Alitalia: "Il decreto prevede che i rimborsi siano arrotondati per difetto: io ho 7000 azioni Alitalia, mi spetterebbero 1.905 euro. Invece me ne daranno mille e se ne terranno 905. Lo ritengo un furto legalizzato".

"Alla fine, se tutto andrà bene, gli azionisti otterranno 0,27 euro ad azione, il 50 per cento del valore medio del titolo nell'ultimo mese di quotazione. E gli obbligazionisti il 70,9 per cento di quanto gli spettava (se fosse stata accettata l'offerta Air France avrebbero preso l'85 per cento). Con un tetto: 50 mila euro per gli azionisti, 100 mila per gli obbligazionisti", racconta l'Aduc.

 

Ma andrà davvero così? Le scadenze saranno rispettate? Gianluca Di Ascenzo del Codacons allarga le braccia: "Le banche non sanno ancora nulla. Regna l'incertezza più assoluta. Intanto degli azionisti e degli obbligazionisti Alitalia nessuno si ricorda più".

 

 

 [26-05-2010]

 

 

 

1 - AIR FRANCE IN PROFONDO ROSSO PENSA ALLA FUSIONE CON ALITALIA...
Giampiero Martinotti
per "la Repubblica"

 

Un miliardo e mezzo di perdite, una concorrenza sempre più agguerrita e un libro che mette in dubbio la sicurezza: Air France-Klm attraversa il periodo peggiore della sua esistenza ma rilancia e indirizza le sue mire su Alitalia. «Un giorno si porrà la questione di aumentare la nostra partecipazione in Alitalia e di integrare la compagnia nel nostro gruppo», ha detto ieri il direttore finanziario della compagnia franco-olandese, Philippe Calavia, a margine della presentazione del bilancio del gruppo. E ha aggiunto: «Non c´è nulla di previsto ora, ma rientra nella logica dell´operazione».

 

I conti dell´esercizio 2009-2010, chiusi il 31 marzo, non sono buoni: un fatturato in calo del 15 per cento a 21 miliardi, un risultato operativo in rosso per 1,28 miliardi di perdite, di cui 436 milioni dovuti al settore cargo e 637 milioni alle perdite sui mercati del petrolio (le compagnie comprano il combustibile in anticipo, cercando di proteggersi dalle variazioni dei prezzi, non sempre con successo), una perdita netta di 1,56 miliardi, quasi il doppio rispetto all´esercizio precedente.

Air France-Klm affronta gli stessi problemi dei concorrenti, ma secondo alcuni esperti non ha la stessa reattività. In tempi di crisi, con le aziende che limitano i viaggi in business class e che magari scelgono le low cost, il gruppo franco-olandese non si è mosso in tempo: «Al giorno d´oggi, i clienti non vengono più da soli, bisogna andarseli a cercare, bisogna attirarli con una politica tariffaria aggressiva, cose che Air France non fa», dicono gli osservatori.

 

Non solo: i costi di un hub come quello di Roissy-Charles de Gaulle tendono a lievitare anche quando il fatturato diminuisce, come avviene in questo periodo. Tutto ciò senza dimenticare la concorrenza dei treni: prendere l´aereo è poco interessante quando da Parigi si possono raggiungere Marsiglia in tre ore e Londra in due ore e un quarto. La compagnia aveva accarezzato l´idea di lanciarsi sul mercato dell´alta velocità ferroviaria, ma il progetto è stato abbandonato. Dopo dieci anni di crescita e di risultati economici eccellenti, il gruppo deve trovare un nuovo slancio. Unico elemento positivo: il trimestre gennaio-marzo dimostra una stabilizzazione e la società punta su un risultato operativo in pareggio per l´esercizio 2010-2011.

Alle cattive notizie finanziarie si sono aggiunte ieri le accuse contenute in un libro, «Il volto nascosto di Air France», scritto dal giornalista Fabrice Amedeo e di cui Libération ha pubblicato le anticipazioni. L´autore punta il dito sulla sicurezza e sui dati pubblicati da organizzazioni specializzate: statisticamente, Air France è una compagnia meno sicura dei suoi maggiori concorrenti europei e internazionali.

Amedeo sostiene che gli incidenti minori, come quelli in atterraggio, non danno luogo a una rimessa in discussione delle regole e del management della compagnia, che in qualche modo persevera nell´errore. Una requisitoria contestata laconicamente dal gruppo: «Air France rispetta e si conforma a tutte le regolamentazioni nazionali e internazionali in vigore». Tutti gli episodi citati nel libro, dice il comunicato, sono stati analizzati e in alcuni casi sono state prese «misure correttive».

 

2 - COLANINNO, LASCIAMO AD AIR FRANCE SOGNO CHE NON SI REALIZZERA'...
(Adnkronos) - Se Air France vuole comprare Alitalia, vuol dire che l'aviolinea italiana sta operando bene. Ma "lasciamo ad Air France questo desiderio e un sogno che non si realizzera'". E' il presidente di Cai, Roberto Colaninno, a commentare cosi' le notizie giunte ieri da Parigi, in occasione della presentazione dei dati di bilancio di Air France, sulla possibilita' che il colosso franco-olandese aumenti la propria quota, attualmente al 25%, nel capitale di Alitalia.

"Abbiamo sentito che Air France ci vorrebbe comprare -ha detto Colaninno nel suo intervento alla presentazione del Rapporto Enac 2009- se siamo oggetto del desiderio di qualcuno, soprattutto se prima nessuno pensava ad Alitalia, vuol dire che, fino ad oggi, non abbiamo fatto male. E il fatto che qualcuno ci desideri vuol dire che aumentera' anche il desidero di qualcun altro e sara' la misura del successo che abbiamo ottenuto attraverso la nostra gestione. Lasciamo ad Air France questo desiderio, questo sogno che non si realizzera'". E, ancora, ha sottolineato il presidente di Alitalia, "il fatto che Air France lo dica, peraltro non richiesto, in un momento cosi' difficile della sua storia, allora vuol dire che pensa veramente che Alitalia stia operando in modo molto positivo e possa portare soluzioni e cambiare i loro bilanci".

 

3 - COLANINNO, POSSIBILE RITARDO PIANO MA NON CAMBIA SOSTANZA...
(Adnkronos) - Il piano Alitalia potra' subire 'qualche ritardo' nel raggiungimento dei suoi obiettivi ma 'la sostanza non cambia'. Ad assicurarlo e' stato il presidente della compagnia, Roberto Colaninno, interpellato, a margine della presentazione del rapporto Enac 2009, sulla possibilita' di uno slittamento al 2012 dell'utile di bilancio.

"Abbiamo discusso il piano in cda -ha riferito Colannino- quest'anno abbiamo raggiunto gli obiettivi del piano, che era stato costruito in tempi ben diversi rispetto a quelli attuali. Ma, ora, le complicazioni di mercato generali hanno influenzato la sua realizzazione ma il piano non cambia nella sostanza. Quindi- ha insistito- consideriamo che potrebbe esserci qualche ritardo ma sostanzialmente nessun cambiamento". Quanto poi ai danni subiti da Alitalia a causa dell'emergenza causata dalla nube vulcanica, il presidente dell'aviolinea ha spiegato che la loro quantitificazione e' 'un calcolo molto complicato'. La nube, comunque, 'ha inciso, complessivamente, per qualche decina di milioni di euro'. 20-05-2010]

 

 

VIVE LA FRANCE! I PATRIOTI DELLA CORDATA ALITALIA NON VEDONO L'ORA DI VENDERE AL MEGLIO LE QUOTE COMPRATE CON I SOLDI DI CORRADINO PASSERA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che i patrioti italiani di Cai, la cordata che nel 2008 ha acquistato la vecchia Alitalia, esultano per le dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente di AirFrance-Klm, Pierre-Henri Gourgeon.

Quest'uomo, che prima di arrivare al vertice della Compagnia francese è stato ministro della difesa e dei trasporti, ha fatto capire la possibilità che il 25% di AirFrance in Alitalia prima o poi potrebbe salire anche al 60%. Esattamente ciò che aspettano con ansia i patrioti della cordata italiana che non vedono l'ora di vendere al meglio le quote comprate con i soldi di Corradino Passera".20-05-2010]

 

- ALITALIA: COLANINNO, PAREGGIO OPERATIVO NEL 2011 ...
(Adnkronos) - "Il pareggio operativo di Alitalia e' previsto per il 2011". Lo ha detto Roberto Colaninno stamattina a margine della presentazione del nuovo scooter Beverly della Piaggio. "Quest'anno -dice- cerchiamo di migliorare i conti ma il 2010 e' ancora lungo. Bisognera' anche vedere quali saranno le oscillazioni del dollaro, del costo del petrolio e del quadro economico complessivo".

10.05.10

 

SABELLI SFIDA RYAN ...
Dopo il guanto lanciato da Michael O'Leary («Nel 2010 saremo la prima compagnia d'Italia»), Rocco Sabelli, ad dell'Alitalia, accoglie la sfida e s'insinua in una roccaforte della Ryanair: Alghero. Perciò dall'11 giugno via libera agli aerei Alitalia per Bruxelles e Parigi (mete appena lasciate dalla Ryanair) e per Barcellona (la low cost atterra su Girona, a 100 chilometri di distanza). I prezzi? Decisamente low. Andata e ritorno da 73 euro tutto incluso, bagagli compresi.10.05.10

 

ALITALIA LOW COST! – COLANINNO & C. PARTONO ALL’ATTACCO DI RYANAIR E EASYJET – UTILIZZANDO IL MARCHIO AIRONE, LA COMPAGNIA DI BANDIERA FARÀ CONCORRENZA DA MALPENSA SUL BREVE E MEDIO RAGGIO: VOLI INTERNI A 40 €, INTERNAZIONALI A 100 E PIÙ SERVIZI RISPETTO AI CONCORRENTI (COSì DICONO)…

Andrea Bassi per "Milano Finanza"

 

Gli indugi sono stati definitivamente rotti. Nei prossimi giorni, molto probabilmente giovedì 11 febbraio, i vertici di Alitalia ufficializzeranno la loro sfida alle compagnie low cost, vera spina nel fianco del vettore aereo guidato da Rocco Sabelli. Il marchio che sarà utilizzato per contendere quote di mercato a Ryanair ed Easyjet sarà quello di AirOne.

La base dalla quale muoveranno gli aerei della controllata Alitalia sarà Malpensa, scalo in cui, secondo le considerazioni della compagnia di Sabelli, si concentrerebbero utenti di fascia bassa. Ma l'offerta che la Magliana sta mettendo a punto in questi giorni per sfidare le compagnie del settore low cost non sarà basata solo sul prezzo.

 

AirOne, in pratica, non offrirà voli per pochi centesimi come fa, per esempio, oggi Ryanair. I prezzi saranno ovviamente bassi, circa 40 euro per le rotte nazionali e meno di 100 euro per il medio raggio, ma AirOne offrirà ai passeggeri servizi maggiori rispetto a quelli delle low cost. L'offerta molto probabilmente dovrebbe partire intorno a marzo o aprile. Sulle rotte che verranno coperte vige ancora il massimo riserbo, ma tra quelle italiane dovrebbero esserci nuove destinazioni come Trapani e Torino.

 

E poi ovviamente ci sarà il medio raggio internazionale. Inizialmente gli aerei dedicati a sfidare le low cost dovrebbero essere cinque. Ma la strategia è più ampia; si punta a contrastare soprattutto l'offensiva di Ryanair sul mercato italiano. Tant'è vero che, secondo alcune fonti, la protesta della compagnia irlandese in merito alla vicenda dei documenti d'imbarco andrebbe anche letta come una schermaglia in vista della sfida che Alitalia si appresta a lanciare nei voli a basso costo.

 

Intanto è stato confermato lo sciopero di quattro ore dei piloti e degli assistenti di volo di Alitalia, previsto per il 5 febbraio: l'incontro di ieri tra azienda e sindacati al ministero dei Trasporti ha avuto esito negativo, secondo quanto riferito da fonti sindacali. I rappresentanti dei lavoratori hanno sottolineato che la protesta è del tutto legittima e rispetta tutti gli obblighi di legge.

 

Non solo. I sindacati hanno accusato l'Alitalia di non rispettare gli accordi sottoscritti e le successive intese sulle criticità delle categorie dei piloti e degli assistenti di volo. Sul versante opposto, l'Alitalia sostiene di aver rispettato tutti gli accordi e si rende disponibile a proseguire il confronto in un clima non conflittuale.

 

[03-02-2010] 

 

 

BANCHE D'AFFARI AL LAVORO SU UN PROGETTO PER CONFERIRE LA CAI AD AIR FRANCE E DIVENTARE COSì UN AZIONISTA ALLA PARI DEL GRUPPO
Sembrano passati anni luce da quando Umberto Bossi nel gennaio scorso definiva l'operazione Cai-Alitalia "una stupidaggine". Adesso il capo della Lega, che avrebbe preferito l‘intervento di Lufthansa, tace anche se qualche imprenditore della Padania lamenta che la Compagnia tedesca abbia deciso di chiudere i voli da Malpensa a Fiumicino.

 

Chi parla invece con voce garrula è il tandem Colaninno-Sabelli che il 26 agosto 2008 in un afoso pomeriggio diede vita a Milano alla società dei patrioti italiani che eseguirono il copione scritto da Corradino Passera e dal governo nel piano Fenice. A convincerli fu il più grande direttore marketing del mondo, quel Silvio Berlusconi che forse non passerà alla storia come il suo sponsor "Bottino" Craxi, ma riesce a fare operazioni nei cinque Continenti.

 

La vicenda Alitalia suscitò enormi polemiche per le garanzie alla cordata italiana e per la porta spalancata ai francesi di AirFrance che nel gennaio 2009 hanno acquistato per 322 milioni il 25 % di Cai.

Dopo l'acquisto della quota alla Magliana arrivò in maggio un plotone di manager parigini esperti nelle vendite e nella gestione delle rotte. Da allora Colaninno non si è mai stancato di ripetere che quello con AirFrance è stato un accordo storico, ma che lui e gli altri soci di Cai non hanno alcuna intenzione di uscire dalla società e di cedere la loro quota a AirFrance. Anzi, l'imprenditore di Mantova e il longilineo Sabelli ci tengono a sottolineare che oggi Alitalia è competitiva e che "il futuro obiettivo è far sedere la Compagnia ai grandi tavoli delle grandi compagnie internazionali".

 

Se le notizie che corrono a Milano in questi giorni sono vere, bisogna dire che Colaninno ha ragione perché, secondo alcuni rumors insistenti, alcune banche d'affari stanno elaborando un progetto che non prevede la vendita di Cai ai francesi, ma indica una strada più appetitosa. In pratica sembra che la società dei patrioti potrebbe essere conferita ad Air France-Klm seguendo un percorso dall'Italia alla Francia, cioè inverso a quello di cui si è sempre parlato.

L'operazione è coperta da un grande riserbo e potrebbe avere effetti interessanti poiché nel capitale azionario di AirFrance il primo azionista è lo Stato con oltre il 15%, mentre le rimanenti quote sono frammentate tra i dipendenti del Gruppo (10,9%) e migliaia di piccoli azionisti.

 

Una volta entrata in AirFrance la cordata dei patrioti italiani (nella quale è bene ricordare che i francesi detengono il 25 %) salirebbe nella graduatoria dei primi azionisti. Così mentre all'orizzonte si profila la cessione di Telecom agli spagnoli di Telefonica, c'è chi tesse la tela per piazzare tra i piedi dei francesi la creatura nata per volontà del direttore marketing di Arcore.

 

 

 

L’ADDIO DI RYANAIR AI VOLI ITALIANI CI COSTEREBBE 35 MLN € - LA MINACCIA DI O’LEARY FA SUDARE FREDDO SOCIETÀ AEROPORTUALI E INDOTTO – MA L’ENAC ACCUSA: “VUOLE ANDAR VIA PERCHÉ RISCHIA COL FISCO” – ANCHE L’ANTITRUST INGLESE METTE IL RE DEI VOLI LOW COST SOTTO TIRO: “FA IL FURBO CON I PAGAMENTI ONLINE”…

Luigi Grassia per "La Stampa"

 

Agli aeroporti costerà 15 milioni all'anno l'addio di Ryanair ai voli interni italiani, fissato per il 23 gennaio. Si avvia a quest'esito semi-assurdo la vicenda dei passaporti e delle licenze di pesca, una cosa strana e un po' ridicola che si trascina da settimane. Però, attenzione, i 15 milioni corrispondono solo ai mancati introiti diretti delle società che gestiscono i singoli aeroporti; a questi soldi si devono aggiungere circa 9,5 milioni di tasse che verranno meno ai Comuni (e ai ministeri del Welfare e dell'Interno), inoltre il Fisco perderà il 10% di Iva sul valore facciale dei biglietti, somma difficile da aggregare perché il prezzo dei ticket di Ryanair è variabilissimo.

Poi c'è la perdita dell'indotto: il giro d'affari tagliato per i bar, i ristoranti, i negozi e i parcheggi degli aeroporti. Mettendo tutto assieme, un mancato reddito di 35 milioni di euro corrisponde a una stima prudente.

È evidente che il traffico aereo abbandonato da Ryanair verrà preso da altre compagnie che vendono biglietti a basso prezzo, come EasyJet eccetera, ma questo non avverrà all'istante, perciò i dieci aeroporti che Ryanair minaccia di abbandonare subiranno un contraccolpo. Per completare il quadro finanziario andrebbe anche considerato che le società aeroportuali possono rientrare della perdita citando in tribunale Ryanair per rottura dei contratti. Insomma i calcoli sono complicati ma lo sfondo è questo.

 

Per ricordare in poche parole la questione, una legge italiana dice che per imbarcarsi su un volo nazionale non c'è bisogno di carta d'identità o passaporto: bastano la patente o qualunque altro documento (licenze di pesca, porto d'armi eccetera). Ma Ryanair rifiuta di accettare queste altre carte perché sostiene che mettono a rischio la sicurezza dei voli: le hostess non hanno dimestichezza con le licenze di pesca eccetera e non sanno distinguere quelle vere da quelle false.

 

L'Enac ribatte che tutte le altre compagnie non hanno avuto difficoltà ad adeguarsi, solo Ryanair solleva problemi. Inoltre, risulta all'Enac che alcuni passeggeri di Ryanair, in realtà, vengano ammessi sugli aerei con i documenti contestati, ma pagando un extra; l'accusa implicita è che la compagnia faccia tante storie solo per spremere soldi ai viaggiatori.

Sempre l'Enac avanza il sospetto che ci siano altri motivi dietro il braccio di ferro sui documenti: per esempio, Ryanair potrebbe preparare questa scusa per ritirarsi dal mercato interno italiano, dove si starebbero creando dei contenziosi fiscali e previdenziali.

 

Per Ryanair si apre un nuovo fronte in Gran Bretagna: l'Antitrust di Londra boccia la sua politica di prenotazioni online, definendola «davvero puerile, bambinesca». A dicembre Ryanair ha cominciato a far pagare ai clienti una commissione di cinque sterline per ogni biglietto acquistato con un tipo di carta di credito molto diffuso, Electron. Per pagare zero commissioni bisogna invece usare una carta meno diffusa, MasterCard prepagata.

Secondo il capo dell'Antitrust John Fingleton, «Ryanair fa un giochetto. Trova un metodo di pagamento molto poco utilizzato, lo offre come gratuito e poi dice: "Dato che puoi pagare con quel metodo, la commissione di 5 sterline è opzionale". Ma non è vero che è opzionale. Questa è una presa in giro dei consumatori, che in grande maggioranza vengono costretti a pagare le 5 sterline in più. È un fatto completamente al di fuori dello spirito della legge»

 

 

 

LA RITIRATA DI RYANAIR COSTEREBBE AGLI SCALI 100 MILIONI ALL'ANNO - aggiungere i costi per i servizi di assistenza forniti o dagli aeroporti o da società indipendenti: anche questo è un fatturato che verrebbe meno in caso di ritirata - AIR ITALY: PRONTI A SUBENTRARE - O’Leary vuole solo farsi pubblicità?...

1 - LA RITIRATA DI RYANAIR COSTEREBBE AGLI SCALI 100 MILIONI ALL'ANNO -
Gianni Dragoni per il Sole 24 Ore

La ritirata di Ryanair dai cieli italiani potrebbe costare circa 100 milioni di euro all'anno agli aeroporti nazionali. Secondo una stima del Sole 24 Ore , sarebbero queste le mancate entrate per i diritti aeroportuali che compongono la tariffa del biglietto aereo pagato dai passeggeri.

La stima è basata su un volume di circa 11 milioni di passeggeri che quest'anno, secondo stime, si sono imbarcati in Italia sui Boeing 737 del vettore irlandese, sui 18 milioni complessivi che compongono il traffico in Italia dichiarato da Ryanair (gli altri sette milioni sono quelli in arrivo da scali starnieri, che pagano i diritti nel paese d'imbarco).

Sul biglietto aereo, secondo quanto evidenzia alla voce «tariffe trasparenti» la carta dei diritti del passeggero pubblicata dall'Enac, gravano «diritti aeroportuali » per 8,95 euro complessivi per ogni tratta nazionale, così scomponibili: 5,09 euro il «diritto imbarco passeggeri», 2,05 la «tariffa ministeriale per i controlli di sicurezza sul bagaglio da stiva », 1,81 euro «integrazione al diritto d'imbarco per i controlli di sicurezza sui passeggeri e sul bagaglio a mano».

Moltiplicando la somma di queste voci per circa 11 milioni di passeggeri (una stima del traffico 2009 dall'Italia)si arriva a stimare in circa 100 milioni il volume d'affari che l'attività di Ryanair genera a favore degli aeroporti italiani. È un valore lordo, perché molti aeroporti ed enti locali versano contributi per attirare Ryanair, per cui il danno effettivo di una ritirata del vettore irlandese sarebbe inferiore a questa somma.

Questi contratti sono segreti, secondo una recente dichiarazione dell'Alitalia, nell'ultimo bilancio il vettore ha ricevuto da tutti gli aeroporti europei 190 milioni di «contributi notificati». All'importo lordo di 100 milioni in diritti aeroportuali andrebbero aggiunti i costi che Ryanair paga per i servizi di assistenza forniti o dagli aeroporti o da società indipendenti: anche questo è un fatturato che verrebbe meno in caso di ritirata.

 

L'attività del vettore irlandese genera inoltre altre entrate per lo Stato: su ogni biglietto c'è un'«addizionale» di 4,50 euro «di competenza comunale o del ministero» del Lavoro, della Salute e dell'Interno, che vale altri 50 milioni annui circa, più l'Iva del 10% calcolata su tutti i diritti aeroportuali più l'addizionale, quindi altri 15 milioni annui circa.

Prosegue intanto il braccio di ferro sulla " licenza di pesca" tra la compagnia e l'Enac, l'ente dell'aviazione civile, in merito ai documenti di riconoscimento che i passeggeri devono esibire per imbarcarsi. Ryanair pretende che i passeggeri dei suoi voli nazionali mostrino solo passaporto o carta d'identità, gli unici documenti che sono accettati nei voli internazionali.

L'Enac invece ha puntualizzato con ordinanze che, in base alle norme italiane, i passeggeri possono utilizzare anche altri documenti, in particolare la patente di guida oppure nautica, il porto d'armi,tesserini di riconoscimento rilasciati da un'amministrazione dello Stato e - eccepisce Ryanair - perfino «la licenza di pesca». Il 23 dicembre Ryanair ha annunciato che se l'Enac non ammorbidirà la sua posizione dal 23 gennaio 2010 sospenderà «temporaneamente » i voli nazionali.

E già si scatenano gli "appetiti", dei concorrenti: «Siamo pronti a sostituirli subito», ha spiegato il presidente di Air Italy Giuseppe Gentile. Ieri il portavoce di Ryanair, Stephen McNamara, ha definito «false le dichiarazioni di Enac sul Corriere della sera», affermando che Ryanair «è stata obbligata a cancellare le sue rotte nazionali in Italia poiché la sicurezza di questi voli è stata minacciata dall'insistenza di Enac che i passeggeri vengano accettati senza identificazioni sicure e in alcuni casi venga loro permesso di viaggiare con niente di più sicuro di una licenza di pesca».

«Noi ci siamo limitati a ricordare che questa legge è in vigore in Italia e che qualsiasi operatore europeo presente nel paese doveva conoscerla prima di modificare i suoi prospetti informativi», ha replicato Vito Riggio, presidente Enac, che ha convocato il 7 gennaio la compagnia e il comitato interministeriale sicurezza del trasporto aereo. «Il Tar per ora ha dato ragione a noi. Oltretutto mi sembra un pretesto, dal momento che i passeggeri senza carta d'identità o passaporto saranno uno su mille, dire che uno se ne va dall'Italia. Mi sembra una sparata propagandistica che probabilmente nasconde altri problemi».

2 - AIR ITALY: PRONTI A SUBENTRARE
Il Giornale

Continua, animato, il contrasto tra l'Enac e Ryanair. Ieri l'ultima puntata di ruggini vecchie e nuove: il direttore dell'ente per l'aviazione ha nuovamente richiamato la compagnia irlandese all'osservanza delle norme sui documenti da accettare in aeroporto. L'intervento originario era stato sollecitato da passeggeri furiosi per essere stati rifiutati all'imbarco da Ryanair perché in possesso di documenti diversi dal passaporto e dalla carta d'identità, pur se validi per le norme italiane.

Ryanair - che per numero di passeggeri è la seconda compagnia da e per l'Italia, e che conta, il prossimo anno, di superare Alitalia - ha minacciato di abbandonare i collegamenti nazionali. L'Enac ha ribattuto: faccia pure, è una sua libera scelta commerciale. Michael O'Leary, numero uno della low cost, ha sempre amato la provocazione per risparmiare sul marketing.

Questa volta dice di essere «obbligato» a cancellare le rotte domestiche in Italia «poiché la sicurezza di questi voli è stata minacciata dall'insistenza dell'Enac che i passeggeri vengano accettati senza una identificazione sicura». E annuncia lo stop dal 23 gennaio. Vito Riggio, presidente dell'Enac, ritiene le motivazioni «pretestuose», tese a nascondere «altri problemi»; comunque «irrispettose del sistema giurisdizionale italiano».

Una riunione del comitato interministeriale per la sicurezza nel trasporto aereo è stata convocata per il 7 gennaio. Quello stesso giorno anche la compagnia dovrà presentarsi all'Enac. La vicenda - che con ogni probabilità si dimostrerà un ballon d'essai - divide le sue tifoserie, trasversali a partiti e sindacati: c'è chi ritiene «borbonico» l'atteggiamento dell'ente, chi è convinto che le norme siano state varate solo per compiacere all'Alitalia; e chi, dall'altro lato, sottolinea come Ryanair, pretenda di operare fuori dalle regole del Paese nonostante goda di contributi di enti pubblici e di aeroporti.

Chi, con ottimo tempismo, è entrato nella scia della polemica è il comandante Giuseppe Gentile, amministratore delegato di Air Italy, che ieri ha dichiarato di essere pronto a sostituire Ryanair sulle rotte che questa decidesse di abbandonare: «Siamo in grado di dare il miglior servizio, a prezzi bassi, senza gravare sui contribuenti». Ma anche lui in fondo è convinto che O'Leary vuole solo farsi pubblicità.

[31-12-2009]

 

 

 

DIETRO LE PROVOCAZIONI DI RYANAIR CI SONO I FAVORITISMI PRO-ALITALIA - L’ULTIMA DISPUTA SUI DOCUMENTI DA ESIBIRE ALL’IMBARCO È SOLO UN PRETESTO - RYANAIR NON HA DIGERITO LA DECISIONE DI CHIUDERE AI VOLI CIVILI L’AEROPORTO DI ROMA CIAMPINO, PRATICAMENTE IL SUO HUB ITALIANO, A CAUSA DEL PREVISTO TRASFERIMENTO DEI VOLI LOW COST A VITERBO (DISTANTE DALLA CAPITALE). UNA DECISIONE CHE FAVORIREBBE LA NOSTRA “ALI-TARDA”, ALLONTANANDO DA ROMA ALCUNI CONCORRENTI, E CONTRO CUI O’LEARY HA ANNUNCIATO UN RICORSO EUROPEO -

 

Sergio Rizzo per Corriere della Sera

calendario ryanair

Il fondatore di Ryanair, Michael O'Leary, non è mai mancato il gusto della provocazione. Come quando ha ipotizzato di far pagare l'uso delle toilette di bordo. O ha ventilato l'introduzione di una sovrattassa per i grassoni. Oppure ha definito «folle e illegale» la multa che gli aveva appioppato l'Antitrust per pubblicità ingannevole. O ancora, ha promesso che nel 2010 avrebbe superato l'Alitalia.

Ma l'ultima disputa sui documenti da esibire all'imbarco dei voli nazionali è tutt'altro che una semplice provocazione. Diciamola tutta: in questi anni Ryanair ha spesso sfoderato, in perfetta sintonia con il suo fondatore, un atteggiamento irritante talvolta molto simile a quello dei vecchi monopolisti del trasporto aereo. Come se fosse la compagnia a dettare le regole e le autorità italiane semplicemente obbligate a prenderne atto, e non viceversa.

Un atteggiamento magari condizionato dal ruolo dominante che Ryanair ha assunto ormai nel suo Paese, l'Irlanda. Ma che proprio per questo non ha alcuna giustificazione, al pari della minaccia di lasciare l'Italia. A meno che non si stia cercando il pretesto per un incidente. Sullo sfondo, inutile negarlo, c'è pure la vicenda Alitalia, con il sospetto delle low cost che le autorità stiano facendo di tutto per mettere in difficoltà i concorrenti della compagnia di bandiera. Vero? Falso?

Di certo c'è solo che Ryanair non ha digerito la decisione di chiudere ai voli civili l'aeroporto di Roma Ciampino, praticamente il suo hub italiano, a causa del previsto trasferimento dei voli low cost a Viterbo. Una decisione che comunque favorirebbe Alitalia, allontanando dalla capitale alcuni concorrenti, e contro cui O'Leary ha annunciato un ricorso europeo.

Non era quindi un mistero che la tensione fosse alle stelle fra le compagnie low cost straniere e le autorità italiane. Le quali, va pure detto, non hanno perso occasione per gettare benzina sul fuoco. Possibile che la guerra dei documenti, in realtà in atto da mesi, sia scoppiata soltanto dopo che una giovane deputata della maggioranza di governo non è stata imbarcata avendo esibito il tesserino parlamentare?

 

 

[29-12-2009]

IL FISCO INDAGA SUI BILANCI DI RYANAIR - INCHIESTA PER EVASIONE E CONCORRENZA SLEALE - PERCHÉ LA COMPAGNIA IRLANDESE NON VERSA UN EURO DI TASSE AL NOSTRO ERARIO? - SOLO UN MESE FA MICHAEL O’LEARY, IL NUMERO UNO DEL COLOSSO, AVEVA DICHIARATO CHE CON IL PROSSIMO ANNO RYANAIR SUPERERÀ ALITALIA TOGLIENDO ALLA COMPAGNIA LO STORICO CONTROLLO DEL MERCATO ITALIANO…

Gianluigi Nuzzi per Libero

Ryanair evade le tasse in Italia e rischia una contestazione fiscale per centinaia di milioni di euro? La domanda è secca, irreverente, quasi brutale. Ma si ripete sulle labbra degli esperti dell'Agenzia delle entrate e degli 007 della Guardia di Finanza. Come risulta a Libero entrambi gli uffici stanno infatti lavorando in parallelo sullo stesso dossier che a breve potrebbe riservare novità esplosive, visto che si basa proprio su questo sconcertante quesito: perché la compagnia irlandese non versa un euro di tasse al nostro Erario? Già, perché?

Da un rapido monitoraggio è venuto fuori che compagnie straniere che offrono analoghi servizi low cost come Easyjet sono contribuenti del nostro fisco. Mentre Ryanair no, niente. Non ha sedi di rilievo in Italia, ma solo una modesta rappresentanza, visto che il quartiere generale rimane in Irlanda.

 

E l'ipotesi, che si sta verificando in queste ore, è proprio questa: la compagnia si fa forte delle norme internazionali e non avendo una sede operativa nel nostro Paese non versa nemmeno un cent di tasse. Un discorso inattaccabile. Ma solo in apparenza. Ryanair non sceglie gli aeroporti italiani solo come scalo di arrivo o di partenza.

 

Alla clientela offre un ricco ventaglio di tratte nazionali collegando le dieci città che raggiunge in Italia. Un solo esempio: da Roma si può raggiungere Trapani, Cagliari, Alghero, Venezia e Orio al Serio. Condizione che fa scattare l'obbligo di versare tasse nel nostro paese.

MULTE SALATE
Una situazione che deve essere ancora approfondita ma che se venisse confermata determinerebbe una maxi contestazione fiscale alla compagnia irlandese per tutti gli anni che ha trasportato milioni di passeggeri (oltre 30 quelli di tutto il gruppo) in Italia dimenticandosi dell'Erario. E le multe potrebbero essere salatissime.

C'è poi un altro aspetto che potrebbe ingolosire le altre compagnie ovvero la concorrenza sleale. Infatti, se l'ipotesi che viene studiata al comando generale delle Fiamme Gialle è realistica, significa che Ryanair ha proposto biglietti a prezzi fuori mercato anche evitando il sistema tributario italiano.

 

La questione tasse cade in un momento delicatissimo per la più grande compagnia low cost europea nelle strategie messe in campo sul nostro "cielo". Solo un mese fa Michael O'Leary, il numero uno del colosso, aveva dichiarato che con il prossimo anno e l'inaugurazione di nuove tratte, dalla Puglia e da Bologna, Ryanair supererà Alitalia togliendo alla compagnia lo storico controllo del mercato italiano.

«Abbiamo investito 750 milioni di dollari nel vostro paese e i risultati si vedono. I nostri passeggeri cresceranno quest'anno del 22% a 18 milioni e l'anno prossimo sarà quello del sorpasso a Colaninno». Subito dopo sono iniziate le polemiche con l'Enac, un braccio di ferro su quali documenti d'identità si possono utilizzare per imbarcarsi. Per protesta contro l'ente dei voli, Ryanair ha annunciato che dal 23 gennaio cancellerà tutte le tratte nazionali. La compagnia non condivide la norma che prevede di accettare documenti diversi da passaporto o carta d'identità all'imbarco. E così di tutta risposta sostiene di essere obbligata a "cancellare le rotte perché non si può più garantire la sicurezza dei voli".

 

LITE SULLA SICUREZZA
Secondo il vettore low cost, «questa disputa è nata solo dopo il tentativo di Enac di interferire illegalmente con le regole di identità sicura di Ryanair: tutti i voli nazionali di Ryanair verranno ristabiliti non appena questa ordinanza illegale e insicura - sostiene la compagnia aerea - per l'identificazione dei passeggeri sarà rimossa da Enac».

 

Ma l'ente che controlla rotte e cieli non retrocede: «Noi ci siamo limitati a ricordare - afferma il presidente Vito Riggio - che questa legge è in vigore in Italia e che qualsiasi operatore europeo presente nel Paese doveva conoscerla prima di modificare i suoi prospetti informativi».

Il Tar per ora ha dato ragione a noi, se Ryanair vorrà, impugnerà la sentenza di fronte al Consiglio di Stato tuttavia mi pare che la legge sia molto chiara. Oltretutto mi sembra un pretesto, dal momento che i passeggeri senza carta d'identità e passaporto saranno uno su mille, dire che per questo uno se ne va via dall'Italia mi sembra davvero una sparata propagandistica che probabilmente nasconde altri problemi». Che magari non sia la possibile verifica fiscale a impaurire Ryanair?

 

 

[31-12-2009] 

 

 

FIUMICINO FA DECOLLARE SOLO LE PROTESTE – L’AEROPORTO CADE A PEZZI MA AGLI AZIONISTI SONO ANDATI UTILI MILIONARI: PIÙ DI 50 MLN € NEL 2006 (PIÙ DEL COSTO DI UN SISTEMA NUOVO PER I BAGAGLI!) – TRA LE SOLUZIONI DEL NUOVO PRESIDENTE PALENZONA: NON DISTRIBUIRE DIVIDENDI PER 4 ANNI…

Mariaveronica Orrigoni per "L'espresso"

Nel 2006, l'anno dei Mondiali di calcio, mentre l'Italia diventava campione del Mondo contro la Francia, sugli aeroporti si giocava una partita diversa. A Parigi la società di gestione dello scalo francese spendeva per migliorare il Charles De Gaulle più o meno 700 milioni di euro. A Roma, nello stesso anno, gli investimenti non hanno sfiorato neanche i 60 milioni di euro.

 

Se si dividono i due valori per il numero di passeggeri, viene fuori che sotto la Tour Eiffel hanno sborsato 8,6 euro per ogni viaggiatore, contro gli 1,6 di Roma, che ha messo in bilancio la cifra più bassa di tutta Europa. Questa parsimonia non è stata applicata però ai dividendi: nello stesso anno Aeroporti di Roma, la società che gestisce gli scali romani, ha girato ai suoi azionisti per il 2005 un importo superiore ai 70 milioni di euro. Cioè più di quanto ha investito.

Nell'estate del 2009, tre anni dopo, sono cambiati i soci e i vertici, ma le polemiche sono rimaste sempre le stesse. Tempi biblici di attesa per i bagagli, infrastrutture inadeguate, rallentamenti nelle partenze che portano Fiumicino a essere incoronato come lo scalo più ritardatario d'Europa.

 

L'Enac di Vito Riggio, che si sveglia sempre quando i buoi sono ormai scappati, ha minacciato le società di handling (additate da più parti come le principali responsabili dei disagi) di ritirare loro le licenze per la gestione dei bagagli. Continua così, sulle pagine dei giornali, l'eterno rimpallo di responsabilità tra l'Adr, che reclama aumenti tariffari, l'Enac, le compagnie aeree a partire dall'Alitalia, e i gli handlers che, dopo la liberalizzazione del 1999, sono accusati di farsi una guerra senza quartiere sulle spalle di lavoratori e passeggeri.

Perché il primo impatto con la città eterna per milioni di turisti è diventato il regno del disservizio all'italiana? Le cause vanno rintracciate nel passato, in una gestione che per anni ha solo preso e ha dato poco, con grandi azionisti che hanno usato l'azienda come un taxi: "La situazione di Adr è incancrenita", spiega David Jarach, professore di marketing alla Bocconi: "I vertici di oggi si sono ritrovati una zavorra enorme e finché non ci sarà un'iniezione di capitale non si potrà andare lontano". La zavorra di cui parla Jarach è l'enorme debito di Adr, l'eredità dell'operazione di leveraged buy out legata alla privatizzazione della società.

 

Siamo nel 1998, l'Iri decide di vendere al migliore offerente il gioiello dell'aviazione capitolina. Aeroporti di Roma fa gola a tanti, con un 1999 chiuso con 100 miliardi di lire di utile netto e ricavi per più di mille miliardi. Due anni dopo è il consorzio Leonardo a portarsi a casa il 51,2 per cento a una cifra esorbitante, duemila e 500 miliardi delle vecchie lire, con un indebitamento superiore all'80 per cento del prezzo di acquisto (per poi concludere l'operazione nel 2002 con un'opa lanciata sulla restante parte della società).

Capofila di Leonardo è la famiglia Romiti con Gemina (che ottiene la concessione fino al 2044), a cui si aggiungono i Falck e l'Italpetroli della famiglia Sensi, presto liquidati a suon di milioni di euro da Cesare e dai suoi cari. Agli italiani si affiancano ben presto gli australiani della Macquarie, un fondo specializzato nel settore aeroportuale che acquista il 44,74 per cento della società nel 2002 per 480 milioni di euro. Intanto il debito contratto dalla Leonardo per acquistare il controllo di Adr viene riversato sul bilancio di quest'ultima: circa 1,5 miliardi di euro, un importo che ogni anno si mangia solo in interessi il 30 per cento del margine operativo lordo.

Anche gli scontri tra i soci, quasi delle liti di condominio che fanno saltare cinque amministratori in sei anni, bloccano l'avvio del tanto strombazzato piano di investimenti: 2 miliardi di euro, destinati a lanciare Fiumicino nel futuro come nuovo hub in grado di accogliere 100 milioni di passeggeri, anche grazie a un'espansione immobiliare verso nord con Fiumicino 2.

A fare le spese di questi ritardi è l'intera struttura dell'aeroporto. Impianti dell'aria condizionata degli anni Settanta; il terzo sistema per la gestione informatizzata dei bagagli annunciato più volte e ancora inesistente, nonostante sia proprio la sua assenza il motivo per cui ad agosto anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha aspettato per ore le sue valigie. Ma non solo: i tapis roulant funzionano un giorno sì e l'altro no, l'asfalto delle piste è in pessimo stato e i finger sono in condizioni più che precarie.

Intanto, mentre i cordoni della borsa restano ben stretti sul fronte degli investimenti, la società distribuisce dividendi a piene mani: più di 50 milioni di euro per il 2006. Più di quanto costerebbe un sistema per i bagagli nuovo di zecca. Cambia però qualcosa nelle stanze del potere: a fianco dei Romiti in Gemina sbarcano i Benetton e il fondo Clessidra di Claudio Sposito, e nel 2007 arriva la svolta. Convinti gli australiani, con 1,2 miliardi di euro, ad abbandonare il campo, la partita resta tutta nelle loro mani.

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Alla fine, a spuntarla è la dinastia di Ponzano Veneto, che in pochi mesi diventa azionista di riferimento di Gemina (che a sua volta controlla circa il 96 per cento di Adr) attraverso Investimenti Infrastrutture Spa, comprando la quota dei Romiti (il 34,5 per cento) per una cifra intorno ai 100 milioni di euro e lasciando in minoranza il fondo Clessidra. Con la salata ritirata dei Romiti e degli australiani, per Adr comincia una stagione nuova: il management in carica dall'agosto 2007 approva il piano per colmare quel gap con gli altri scali europei di cui il nuovo presidente Fabrizio Palenzona si dice ben consapevole.

Un gap che si è scavato negli anni tra il 2001 e il 2007, quando la percentuale degli investimenti non superava il 15 per cento dei ricavi, cioè la metà rispetto ai competitor europei e ai livelli ante privatizzazione. Le prime mosse Palenzona le ha fatte: i dividendi non saranno distribuiti per i prossimi quattro anni e la prima pietra del nuovo Molo C, pomposamente annunciato da anni, è stata posata nel 2008.

All'appello mancava l'altro grande problema: quello delle tariffe aeroportuali, cioè il prezzo che le compagnie aeree pagano per poter atterrare e per i servizi d'assistenza, ferme al Duemila e il cui aumento Adr ha sempre chiesto a viva voce. Ora anche questo ostacolo, spesso e volentieri usato come alibi per i mancati investimenti, è stato superato: una norma ad hoc del decreto anticrisi del 2009 ha stabilito che le società di gestione degli scali con più di 10 milioni di passeggeri in Italia, cioè Sea (per Milano) e Adr, possono trattarle direttamente con l'Enac.

La rinegoziazione però era possibile già da due anni, grazie a una direttiva del Cipe approvata nel giugno 2007 per la nuova regolamentazione tariffaria basata sul metodo del 'price cap', ovvero su formule matematiche che legano i prezzi applicabili dai gestori a variabili numeriche (tipo la qualità dei servizi, l'efficienza e gli investimenti in programma). Novità che facevano prevedere ad Adr, come si legge nel bilancio 2007, "un negoziato tra le parti che dovrebbe ragionevolmente concludersi nel corso della prima parte del 2008". Ma a settembre 2009 tutto è ancora come prima.

La prova del nove è ora in calendario per Natale, quando i picchi delle vacanze rischieranno di mandare ancora una volta in tilt lo scalo romano.

 
[14-09-2009]

 

 

 

ALICAOS, RIVELAZIONE DI UN EX – SI SCRIVE DI BAGAGLI E RITARDI MA NULLA SI DICE della cronica mancanza di personale sia a terra che in volo - LA FURBATA DEI BOND: I TITOLI VENGONO DATI IN TAGLI DA MILLE € E SI ARROTONDA AL MIGLIAIO INFERIORE (AVETE 3.800 €? VE NE DANNO 3MILA)…

Un ex capocabina di Alitalia, molto attivo sui blog, nome di battaglia è Arturo Illia, come l'ex leader argentino, ci invia il seguente commento:

La settimana scorsa Alitalia ha raggiunto per la prima volta nella sua storia il record del 100% di voli ritardati, mai successo in 60 anni di vita. Ma la stampa, tranne poche eccezioni, non se ne è minimamente accorta, preferendo occuparsi del secondo miracolo: lo smarrimento dei bagagli.

Tutta colpa di Fiumicino, si dice. Peccato che due società che si occupano della riconsegna siano proprietà di Alitalia-CAI (Alitalia servizi e EAS) e peccato che anche nell'efficentissima (sic) Malpensa sia successa una situazione del genere per giorni.

Nulla si è detto della cronica mancanza di personale sia a terra che in volo, cosa che inevitabilmente provoca questi problemi: se manca un assistente e non ci sono riserve perchè non c'è personale, l'aereo, che già parte con un elemento in meno cronicamente, per disposizioni di sicurezza non può decollare... ed ecco che miracolosamente il ritardo si ripercuote per tutto il "giro macchina" dell'aeromobile.

Stessa solfa per i bagagli. Ma la collaudata accoppiata Riggio-Matteoli (uno a sollevare il problema che non può più nascondere, l'altro pronto a minimizzarlo e dire che in pratica nessuno è sanzionabile severamente) è sempre pronta a colpire.

Una volta su Alitalia ci costruivano dei divertenti giochi di parole, come su altre Compagnie Aeree: così se la vecchia TWA era Try With Another (in parole povere prova con qualche altra Compagnia), la portoghese TAP era Take Another Plane (prendi un'altro aereo).

Alitalia ne aveva due: il primo, Always Late In Takeoff Always Late in Arrival ( Sempre in ritardo al decollo, sempre anche all'arrivo) il secondo Aircraft Landing In Tokio And Luggage In Alaska (L'aereo atterra a Tokio, il bagaglio in Alaska). Ma erano scherzi, battute, anche se contenevano un fondo di verità. Adesso si stanno trasformando in fatti quotidiani.

Ma ci stiamo avviando verso un terzo miracolo, uno di quelli che anche Nostro Signore, pur nella Sua infinita grandezza, nulla può contro i magici poteri del superman nazionale: se l'andazzo non cambia (e le cifre del disastro estivo purtroppo non promettono nessuna inversione di tendenza visto il fisiologico calo del traffico invernale) la nuova Alitalia, con metà delle maestranze, un costo del lavoro ormai irrisorio (8% rispetto al già convenientissimo 18 della vecchia AZ) metà degli aerei e un network più piccolo, batterà il deficit della vecchia AZ SpA.!!!!

Ma la fiera degli orrori non finisce qui, fa registrare un caso paragonabile ai ladri di polli: vi ricordate delle Obbligazioni, i mitici "Mengozzi Bond" garantiti dallo Stato? Ebbene, gli Argentini Tango-Bond tanto vituperati anche da Nibor (Robin alla rovescia visto che applica i principi di Sherwood al contrario) Tremonti stanno per essere surclassati.

A parte che i titoli Alitalia avevano la garanzia di uno Stato padre padrone della ex-Compagnia di Bandiera che ha fatto di tutto per portarla alla rovina (ricordiamo che nella opzione di vendita ad Air France, i titoli venivano garantiti dalla Compagnia Transalpina).

Ecco le magie: prima uno scandaloso rimborso del 30%, al coro di proteste un decreto per arrivare al 70 imponendo lo scambio tra il valore nominale delle vecchie obbligazioni con Titoli Di Stato esigibili nel 2012, ma occhio, ecco la furbata dei ladri di galline: i nuovi bond statali vengono dati in tagli da mille euro arrotondando al migliaio inferiore.

E così la maggioranza dei piccoli risparmiatori al sottoscrivere la manovra si sono ritrovati con l'amara sorpresa di un'ulteriore decurtazione. Ovvero se il 70% del valore delle vostre obbligazioni era, per esempio, 3800 €, 800 magicamente spariscono nel nulla e ve ne vengono dati solamente 3000.

In pratica il promesso 70% è una ennesima balla .

Che uno Stato produca simili artifici matematici per fregare anche gente che quelle obbligazioni ha dovuto pure sottoscriverle per forza (si pensi agli ex-dipendenti che all'epoca li scambiarono con ampie normative contrattuali) è sintomatico della situazione catastrofica nella quale siamo arrivati. E della quale moltissimi Italiani sono complici per inazione totale: basti vedere il buco nell'acqua del roboante Comitato degli Obbligazionisti

 
[08-09-2009]

 

 

 

Alicaos – CHE INTESA! Il De Profundis DI MUCCHETTI (TENDENZA BAZOLI) per AIR-Passera: senza l’alibi dei conflitti sindacali l’Alitalia mignon fa molto peggio dello scorso anno - La speculazione Adr, i soci che non vedono l’ora di vendere, Air France padrona con due soldi…

Massimo Mucchetti per "Il Corriere della Sera"

L' estate avrebbe dovuto rilanciare la nuova Alitalia all'insegna della qualità. E invece la compagnia di bandiera, dopo il salvataggio tricolore voluto da Silvio Berlusconi, sta rendendo un servizio peggiore di prima. Gli italiani in viaggio per le vacanze avrebbero dovuto scoprire le virtù taumaturgiche della gestione privata e invece sono tentati di pensare che andava meglio quando andava peggio. L'allarme viene dal maggior aeroporto italiano, Fiumicino.

A luglio a Fiumicino la percentuale dei voli Alitalia in partenza puntuali, o con un ritardo inferiore ai 15 minuti, è scesa al 44%. Dodici mesi prima, quando la società era sull'orlo del fallimento, la percentuale di puntualità era al 50% e nel luglio 2007 al 53%. Agosto sta confermando la tendenza.
E la compagnia ha ridotto del 23% i collegamenti. I velivoli restano fermi sulla pista, manca il catering, il pilota viene con un altro volo che però è in ritardo. Le scusanti di sempre. E anche peggio, se si passa al servizio bagagli.

Secondo gli standard internazionali, il 90% dei bagagli dovrebbe poter essere ritirato entro 32 minuti dall'atterraggio dei voli nazionali ed entro 42 minuti per gli internazionali. Ebbene tra il luglio 2008 e il luglio 2009 siamo scesi dal 67 al 51%.

Eppure, questa volta, non c'è conflittualità sindacale. Certo, Fiumicino non è un gioiello di efficienza. Negli anni Novanta, governi ed economisti pensarono che, separando lo scalo monopolio naturale dalla compagnia di bandiera che qui aveva e ha la sua base d'armamento, si facilitasse la competizione tra i vettori a beneficio dei consumatori. E ritennero che lo si potesse vendere senza curarsi se l'acquirente pagava con soldi suoi o con quelli delle banche.

Adesso scopriamo che la società Aeroporti di Roma avrebbe dovuto ultimare il molo C entro il 2005 e invece, se andrà bene, lo farà tra due anni. La sua priorità non era investire per lo sviluppo, ma spremere il limone per pagare i debiti fatti dall'acquirente per comprare le azioni. L'economia del debito non è solo un'invenzione americana.

Stiamo imparando che gestire una compagnia aerea - ma anche un grande aeroporto o, su un altro piano, la rete ferroviaria - è un mestiere terribilmente complicato, che richiede società stabili, capaci di allevare e selezionare nel tempo una classe manageriale competente.

Questa è la storia di Air France e Lufthansa. O di hub come Parigi Charles de Gaulle o Francoforte e Monaco che hanno conservato legami di ferro con le compagnie nazionali.

Con l'alibi della Cisl che non voleva lo straniero e della Cgil incapace di fare un accordo separato, il governo ha fatto decadere la cessione di Alitalia ad Air France, che avrebbe garantito la continuità aziendale a beneficio di creditori, dipendenti ed erario. In nome della bandiera: anche quando non conviene più. E del Nord: anche se il treno della grande Malpensa il Nord l'aveva perso da anni.

Adesso, abbiamo un'Alitalia mignon, in ritardo, con i soldi contati e Air France che comunque condiziona tutto pur avendo solo il 25%. E Fiumicino sempre al centro, ma con 85 milioni da prendere dalla liquidazione. E il ragionevole sospetto che i soci reggano il gioco contando i giorni che mancano a quando potranno finalmente vendere Alitalia ai francesi.

[21-08-2009]

 

 

 

ALICAOS! - ANCHE IL CORRIERE DELLE BANCHE MOLLA LA PREMIATA DITTA COLANINNO&SABELLI - UNA PAGINATA SBUGIARDA I CAI-NANI: IN RITARDO UN VOLO ALITALIA SU DUE, SITUAZIONE PEGGIORATA A LUGLIO, CONSEGNA DEI BAGAGLI A FIUMICINO SOTTO GLI STANDARD DELLE ALTRE COMPAGNIE…

Enrico Marro per "Il Corriere della Sera"

In Alitalia sono moderatamente soddisfatti per i progressi compiuti da gennaio a oggi, ma i passeggeri continuano a subire disagi superiori alla media. In particolare a Fiumicino, lo scalo principale, dove un volo su due parte con ritardi superiori ai 15 minuti e ci sono tempi troppo lunghi anche sulla riconsegna dei bagagli. Problemi che coinvolgono sia la compagnia sia Adr, la società che gestisce l'aeroporto. Il presidente dell'Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione civile, Vito Riggio, già il 16 luglio ha convocato e strigliato le parti.

Dopo le vacanze ci sarà una nuova riunione per fare il punto su come sono andate le cose durante il periodo di massimo traffico. I risultati di luglio presentano luci e ombre. Cominciamo dalla puntualità, misurata come voli partiti in orario o con un ritardo entro i 15 minuti. Il tasso di puntualità generale di Alitalia si mantiene, nel periodo gennaio-luglio, al 70%, contro un obiettivo aziendale dell'80%.

Ma crolla al 51%, e al 44% per il solo mese di luglio, quando si considera esclusivamente l'aeroporto di Fiumicino, dal quale partono circa 240 dei 700 voli giornalieri della compagnia guidata da Roberto Colaninno e Rocco Sabelli. In realtà, dicono in Alitalia, il dato del 44% comprende anche i voli charter e quelli effettuati per conto delle Forze armate: tolti questi, che per loro natura hanno una flessibilità d'orario, il dato di luglio salirebbe al 49%. Luglio inoltre è un mese difficile per tutti i vettori.

Ma il tasso di puntualità di Alitalia resta comunque quasi 5 punti sotto la media registrata a luglio per i voli di tutte le compagnie in partenza da Fiumicino. Fino a quando dallo scalo romano un volo su due di Alitalia partirà con un ritardo di almeno un quarto d'ora sarà impossibile per la compagnia raggiungere l'80% di puntualità media. Avvicinarsi cioè allo standard europeo e risalire la china rispetto alla classifica dell'Aea, l'associazione di Bruxelles delle compagnie, che vede quella italiana agli ultimi posti.

Servizio scadente anche per la riconsegna dei bagagli, gestita in proprio dalla compagnia su strutture (i nastri trasportatori) di Adr. La carta dei servizi 2009 concordata tra Enac e Aeroporti di Roma prevede che tutti i bagagli debbano essere riconsegnato entro 32 minuti nel caso di voli nazionali (42' per quelli internazionali).

Ma ciò è avvenuto per Alitalia solo nel 68% dei casi a luglio, contro una media dei primi sette mesi dell'84% e contro dati riferiti all'insieme delle compagnie del 74,5% a luglio e dell'87% per il periodo gennaio-luglio. E questo nonostante lo stesso Sabelli e i dirigenti della compagnia siano andati lo scorso 2 agosto a Fiumicino ad aiutare il personale di terra a riconsegnare le valigie.

Del resto il problema di bagagli nello scalo romano è storico e la nuova compagnia di Colaninno e Sabelli lo ha ereditato dalla vecchia società pubblica. Alla difficoltà di far lavorare al meglio il personale si aggiungono le strutture dell'aeroporto, a partire dai nastri, che potrebbero essere sicuramente potenziate. Alitalia va invece meglio, nei confronti degli altri vettori, per quanto riguarda l'accettazione dei passeggeri, che a luglio ha rispettato i parametri di qualità nell'85,7% dei casi contro il 79,7% della media dell'aeroporto.

Per migliorare la performance su Fiumicino, Alitalia e Adr hanno firmato di recente un memorandum d'intesa che prevede tra l'altro il potenziamento con un altro molo del terminal A e la concentrazione qui di tutti i voli Alitalia-Air France-Klm. C'è poi il Progetto Ground messo a punto dall'amministratore delegato Sabelli che prevede investimenti sui servizi sottobordo, sulla logistica, sulla sala di controllo e sul cosiddetto riconcilio bagagli (lo scarico della valigia quando imbarcata senza il rispettivo passeggero).

Intanto, il load factor, il coefficiente di riempimento degli aerei, continua a migliorare. A luglio, dice l'azienda, è arrivato al 73%, contro il 66,4% di giugno e il 63% di maggio. Ma è normale che in estate i voli si riempiano. E comunque la compagnia tricolore ha un tasso di riempimento che resta ancora di 10 punti abbondanti sotto quello medio fatto registrare dai ventinove vettori europei.

Nei primi sei mesi del 2008 Alitalia ha fatto il 59%, piazzandosi al 22esimo posto nella classifica aperta dalla spagnola Iberia con un load factor del 78,9%, seguita da Klm con il 78,7% e Air France col 76,5%. Gli esami ricominceranno a settembre. Il presidente dell'Enac, davanti ai gravi disservizi che si sono verificati a Fiumicino nelle ultime settimane, ha già chiesto spiegazioni ad Alitalia e ad Adr, che tendono a rimpallarsi le responsabilità.

Da entrambe Riggio vuole il rispetto degli impegni presi. In particolare, ad Adr, guidata da Fabrizio Palenzona, ha chiesto di incrementare di almeno 2-3 miliardi gli investimenti. Tanto più che il decreto anticrisi recentemente approvato dovrebbe facilitare gli aumenti tariffari invocati da tempo dalle società aeroportuali.

Riggio pensa però che sia arrivato il momento delle contropartite. Già altre volte ha osservato che a fronte di concessioni quarantennali (quella ad Adr scade nel 2044) «lo Stato chiede poco in cambio» e che «se i patti non sono rispettati, le concessioni devono poter essere revocate all'istante» e messe a gara europea, come ha chiesto anche l'Antitrust. Avvertimenti sempre rimasti sulla carta. Finora, infatti, a pagare sono stati solo i passeggeri.

 
[11-08-2009]

LA COMPAGNIA PIÙ ODIATA D’ITALIA (VUOI ANDARE IN VACANZA? NON PARTIRE CON ALITALIA) - PER L'AD SABELLI AIR ONE LOW-COST PUO' ESSERE IL SALVAGENTE MA FINIRÀ "COMMISSARIATO" - LA RESA DEI CONTI TRA I DUELLANTI COLANINNO-SABELLI è SOLTANTO RINVIATA ALL’AUTUNNO - UN MALEDETTO PASTICCIACCIO IMPOSTO DALLA DEMOGOGIA DEL CAV. E DAL DUPLEX PASSERA & MICCICHÉ PER SALVARE IL BILANCIO DI INTESA DAL BUCO DEI FINANZIAMENTI AD AIR ONE)

Roberto Colaninno, l'imprenditore mantovano della "finanza creativa", sapeva benissimo che il salvataggio di Alitalia non sarebbe stato una passeggiata, ma forse aveva sottovalutato la complessita' di un'operazione che si rivela ogni giorno piu' difficile e impopolare.

Nel bunker della Magliana i suoi uomini sentono fischiare nelle orecchie le polemiche di migliaia di passeggeri incazzati per i ritardi e a nulla e' servito l'impegno eroico di Rocco Sabelli che ha costretto i manager ad aiutare il popolo delle vacanze nell'inferno di Fiumicino.

Come non bastasse ci si mettono i grandi quotidiani a denunciare con grandi titoli che la Compagnia nei primi sei mesi dell'anno e' rimasta sotto di 10 punti al tasso di riempimento di 29 vettori europei.

Colaninno, Sabelli, Schisano e il povero Clemente Senni (il 45enne ex-Burson Marsteller, che dal 6 aprile cura la comunicazione) si sentono sotto schiaffo. A menare colpi durissimi sono oggi Il Corriere della Sera (vedi il pezzo di Enzo Marro ripreso oggi da Dagospia) e La Stampa che annunciano per la ripresa una convocazione dell'Enac per Alitalia e Aeroporti di Roma.

Colaninno sa che quello sara' soltanto l'antipasto del processo che i partiti e le associazioni dei consumatori gli stanno preparando, il prologo di una turbolenza politica che investira' anche i patrioti di CAI e il management dell'azienda.

Ai primi ha presentato il conto salato del primo semestre con 270 milioni di perdite che fanno prevedere un salasso di 500 milioni nel bilancio di quest'anno. Ma il vero problema non e' questo anche se la voragine e' destinata ad agitare il sonno di Corradino Passera e Micciche', i veri artefici finanziari di Alicaos.

La questione di fondo e' legata alla gestione dell'azienda che Colaninno ha dovuto mettere nelle mani dell'ingegnere chimico e telefonico Rocco Sabelli (fortissimamente voluto da Micciché di banca Intesa). Per questo molisano calvo come fraticello, il vuoto d'aria rischia di essere letale. Sul suo operato Colaninno non spreca gli elogi e nell'ultima intervista ha detto semplicemente: "finora ha lavorato bene", parole fredde che confermano robuste riserve mentali.

Ci vorrebbe un colpo d'ala, un piano industriale in grado di rimettere la vecchia signora dei cieli (tale e' rimasta, con molte rughe in piu') su quella rotta della competitivita' che Sabelli e la sua squadra non riescono a trovare.

Le ultime notizie (anticipate da Dagospia il 28 luglio) riferiscono l'idea di uno "spacchettamento" e l'intenzione di creare una Compagnia low-cost con i colori di Air One. Nel bunker della Magliana ci stanno lavorando, ma Colaninno intervistato da Sky ha detto che e' un marchio importante e "prima di distruggerlo bisogna pensarci".

Per Sabelli l'Air One low-cost puo' essere il salvagente sotto il sedile, una soluzione che puo' salvargli la poltrona anche a costo di vedersi affiancato da un manager che gli tagliera' la punta delle ali.

L'uomo per questa nuova avventura e' gia stato individuato e arrivera' da Virgin, la compagnia low-cost fondata nel '96 da Richard Branson che insieme a Ryanair ha aperto nuovi mercati.

La resa dei conti tra Colaninno e Sabelli e' soltanto rinviata.

 

 

 
[11-08-2009]

 

 

Mb

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