Inviato: Lunedì 24 novembre 2008, 19:08:28
Oggetto:
Una discarica di amianto sul tetto della scuola

 
Un genitore preoccupato mi ha inviato le fotografie del tetto della scuola media Viola di Cirié, chiedendomi un parere sullo stato del tetto di eternit.

Le fotografie sono molto dettagliate e consentono una valutazione circostanziata.

Il tetto di eternit presenta vari punti di rottura e segni di sfaldamento.

I punti di rottura sono visibili in più punti ed è possibile notare anche la presenza, sul tetto, di pezzi di eternit, che si sono staccati.

 

Allegato: Viola Dettaglio 1.jpg 

 

 

E’ evidente anche il maldestro tentativo di fare delle riparazioni di fortuna utilizzando un telo impermeabile e alcuni pezzi di recupero già rotti (sic!).

 

Allegato: Viola Dettaglio 2.jpg   

 

Allegato: Viola Dettaglio 3.jpg   

 

 

La cosa più preoccupante sono i segni di sfaldamento, ben evidenziabili con accumuli di materiale fibroso, che formano le caratteristiche stalattiti nei punti di gocciolamento.

 

Allegato: Viola Dettaglio 4.jpg   

 

 

Gli eventi atmosferici e, in particolare, le piogge acide corrodono la matrice cementizia dell'eternit liberando le fibre di amianto, che tendono a riaggregarsi nei punti di gocciolamento formando delle piccole stalattiti ben visibili nelle fotografie.

La presenza di queste formazioni dimostra in modo inequivocabile che il tetto di eternit si sta sfaldando e sta rilasciando nell'ambiente le fibre killer dell'amianto.

Visti i dettagli fotografati penso di poter affermare che quel tetto è una vera discarica incontrollata di amianto.

In casi come questo, anche se un monitoraggio estemporaneo non rilevasse nell’aria fibre di amianto, si può affermare con sufficiente ragionevolezza che il tetto va bonificato con urgenza, senza dimenticare che il monitoraggio, da solo, non è un criterio adatto per valutare la pericolosità del tetto.

 

Allego un breve riassunto della normativa.

 

Spesso i cittadini che protestano per il rischio amianto vengono tranquillizzati con le valutazioni ambientali delle polveri, il cosiddetto monitoraggio.

In realtà, in situazioni di degrado evidente dei manufatti di amianto, il monitoraggio può non rappresentare la realtà dei fatti.

Il legislatore è stato molto chiaro:

 

IL MONITORAGGIO AMBIENTALE NON PUÒ RAPPRESENTARE DA SOLO UN CRITERIO ADATTO PER VALUTARE IL RILASCIO DELLE FIBRE DI AMIANTO.

 

Decreto Ministeriale del 06/09/1994

Normative e metodologie tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto.

 

Allegato - Normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie.

 

VALUTAZIONE DEL RISCHIO.

 

Se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale.

Per la valutazione della potenziale esposizione a fibre di amianto del personale presente nell'edificio sono utilizzabili due tipi di criteri:

- l'esame delle condizioni dell'installazione, al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre dal materiale;

- la misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse all'interno dell'edificio (monitoraggio ambientale).

Il monitoraggio ambientale, tuttavia, non può rappresentare da solo un criterio adatto per valutare il rilascio, in quanto consente essenzialmente di misurare la concentrazione di fibre presente nell'aria al momento del campionamento, senza ottenere alcuna informazione sul pericolo che l'amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato nel corso delle normali attività.

 

Cordiali saluti a tutti.

 

Dott. Roberto Topino

Specialista in Medicina del Lavoro

 

03.11.08

CronacaQui :: CRONACA


Nei sotterranei di Sant’Anna e Regina Margherita
Amianto in ospedale 10 anni per la bonifica perché nessuno paga

TORINO - È da dieci anni che gli ospedali Sant’Anna e Regina Margherita aspettano una bonifica urgente che spazzi via il problema della presenza di amianto al loro interno. Una bonifica che non è mai arrivata perché, a quanto pare, nessuno ha mai stanziato i fondi necessari per farla. E la ragione resta un punto interrogativo. Per questo motivo l’attenzione su questo caso resta alta, nonostante le rassicurazioni siano arrivate dalla stessa azienda ospedaliera. «Eppure non c’è da star troppo tranquilli - dichiara oggi il dottor Roberto Topino, specialista in Medicina del lavoro - perché la bonifica doveva essere fatta tempestivamente». I dati arrivano da un rapporto del centro analisi della Camera di Commercio e risalgono al ‘98. Per l’ospedale Sant’Anna una «bonifica urgente» era stata richiesta nella «coibentazione delle tubazioni» in cui era stato registrato un «elevato potenziale rilascio di fibre» e per cui la «valutazione della condizione dei materiali contenenti amianto era stata definita alta». All’infantile ecco la situazione: era stata richiesta anche qui una «bonifica urgente» nella «coibentazione delle tubazioni» nell’ambito delle misure di sicurezza ed interventi di prevenzione e protezione, per «l’elevato potenziale rilascio di fibre» riscontrato. Così le conclusioni citate nel documento: «l’indagine sistematica condotta presso i presidi ospedalieri S.Anna e Regina Margherita volta ad accertare la presenza di amianto, ha evidenziato finora che tale materiale è presente prevalentemente nei coibenti in matrice cementizia di molte tubazioni». Quindi le misure di intervento nei diversi casi: «Si potrà procedere al restauro e l’eliminazione delle cause e poi attuare il controllo periodico e le opportune procedure per corretta manutenzione, per aree non estese. Viceversa per aree estese effettuare la bonifica». Secondo il medico restano sul caso, tuttavia, ancora perplessità e questioni aperte. Come la presenza nei sotterranei di un secondo tipo di amianto (ugualmente cancerogeno) e lo stato di conservazione dei materiali di amianto che a distanza di dieci anni può essere peggiorato. «Nei sotterranei dell’ospedale Sant’Anna - dichiara Topino - è stato trovato non solo l’amianto crisotilo, che comunque è cancerogeno, ma anche l’amianto amosite. Ebbene: per questi due tipi di amianto presenti, già dieci anni fa il rischio risultava molto alto, soprattutto per l’area del corridoio centrale e il piano seminterrato di collegamento con gli uffici amministrativi e i laboratori, e lo conferma il documento relativo alla valutazione qualitativa e quantitativa del rischio». Sullo stato di conservazione dei materiali di amianto invece il medico spiega: «Secondo i dati il loro stato di conservazione era già precario dieci anni fa, oggi mi chiedo a che punto sia visto che è passato così tanto tempo».«Anche se, come dice l’ospedale, hanno rilevato un numero ridotto di fibre di amianto (tra lo 0,1 e le 6 fibre/litro) che secondo me non è poco perché i rischi per i dipendenti di essere colpiti da un tumore al polmone, al peritoneo o alla pleura esistono – spiega Topino -, va ricordato che il solo monitoraggio ambientale non è un criterio adatto per valutare la dispersione di fibre». Riguardo questo ultimo aspetto, ecco la risposta della direttrice generale dell’Orim Sant’Anna, Maria Renata Ranieri: ««Il numero è molto al di sotto del limite previsto dal decreto ministeriale, sbaglia chi parla di rischio o emergenza». Liliana Carbone
01/11/2008
http://www.cronacaqui.it/news-amianto-in-ospedale-10-anni-per-la-bonifica-perche-nessuno-paga_14546.html

La Direzione dell’Ospedale Sant’Anna ha recentemente dichiarato che non c’è nessun allarme per l’amianto all’interno della struttura.

Io ho i documenti di valutazione del rischio amianto presso l’ospedale e penso di poter affermare, dati scritti alla mano, che la situazione sia più preoccupante.

In particolare è stato trovato nei sotterranei non solo l’amianto crisotilo, che comunque è cancerogeno, ma anche l’amosite, la cui presenza viene negata (fotografie allegate).

Anche se i rilievi ambientali hanno rilevato un numero ridotto di fibre di amianto, va ricordato che il solo monitoraggio ambientale non è un criterio adatto per valutare la dispersione di fibre.

Allego un riassunto della legislazione vigente.

 

Spesso i cittadini che protestano per il rischio amianto vengono tranquillizzati con le valutazioni ambientali delle polveri, il cosiddetto monitoraggio.
In realtà, in situazioni di degrado evidente dei manufatti di amianto, il monitoraggio può non rappresentare la realtà dei fatti.
Il legislatore è stato molto chiaro:

IL MONITORAGGIO AMBIENTALE NON PUÒ RAPPRESENTARE DA SOLO UN CRITERIO ADATTO PER VALUTARE IL RILASCIO DELLE FIBRE DI AMIANTO.


Decreto Ministeriale del 06/09/1994
Normative e metodologie tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto.

Allegato - Normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie.

VALUTAZIONE DEL RISCHIO.

Se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale.
Per la valutazione della potenziale esposizione a fibre di amianto del personale presente nell'edificio sono utilizzabili due tipi di criteri:
- l'esame delle condizioni dell'installazione, al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre dal materiale;
- la misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse all'interno dell'edificio (monitoraggio ambientale).
Il monitoraggio ambientale, tuttavia, non può rappresentare da solo un criterio adatto per valutare il rilascio, in quanto consente essenzialmente di misurare la concentrazione di fibre presente nell'aria al momento del campionamento, senza ottenere alcuna informazione sul pericolo che l'amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato nel corso delle normali attività.

 

 
20.10.08
Il processo ai dirigenti svizzeri per le migliaia di morti della eternit dovrebbe richiamare l’attenzione anche sull’amianto killer ancora presente nella città di Torino.

Quale posto migliore per lasciare una grande quantità di amianto in stato di grave degrado e con segni inequivocabili di sfaldamento?

La triste risposta è: tra una scuola materna e una elementare!

Si tratta della scuola elementare statale “Baricco” di corso Peschiera 380 e della scuola materna - nido “Bimbi Club” di corso Peschiera 364/A.

L’edificio con il tetto di eternit è il circolo “Polesani nel mondo” di corso Francia 275.

L’ARPA è già stata avvisata.

 

 

Amianto nell’Ospedale Molinette di Torino

 

http://it.youtube.com/watch?v=I05P63__fwA

http://it.youtube.com/watch?v=30DJR_bJj30

http://it.youtube.com/watch?v=LYqq-3gf0Yo

 

Il filmato è stato girato alcuni anni fa dai dipendenti dell'ospedale.

Sapendo che gli effetti dell’amianto possono manifestarsi tragicamente a distanza di anni, alcuni lavoratori hanno ritenuto opportuno documentare la presenza di amianto in condizioni di degrado all’interno della struttura ospedaliera.

Il filmato si è rivelato utile, perché dopo alcuni casi di asbestosi già riconosciuti, a molti dipendenti sono stati concessi i benefici di legge per gli esposti ad amianto.

ATTENZIONE: non è una fabbrica di amianto, è un ospedale nelle medesime condizioni di tanti altri.

Il rischio da amianto NON DEVE ESSERE SOTTOVALUTATO neanche in strutture pubbliche come ospedali e scuole

07.08.08

 

La scuola della morte nei dettagli.

Non è un caso isolato...

 

http://it.youtube.com/watch?v=F83W2bSR1aw

http://it.youtube.com/watch?v=saOk1vwKBPY

http://it.youtube.com/watch?v=5GYHMx4fHKI

http://it.youtube.com/watch?v=lNb_1yXdePE

 

http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200807articoli/7529girata.asp

 

6/7/2008 (7:20) - UCCISO DA UN MESOTELIOMA PERITONEALE

Amianto a scuola, muore il maestro

 

La scuola elementare Don Lorenzo Milani a Torino

 

Ha lavorato per vent'anni in

un edificio con il tetto di Eternit

ALBERTO GAINO

TORINO

Ha lavorato a lungo come maestro in una scuola elementare di Torino: una scuola con il tetto di Eternit, come molti edifici negli anni Settanta-Ottanta, quando l’amianto non faceva ancora paura. C’era stata anche una denuncia alle autorità scolastiche regionali, quando erano emersi i primi sospetti, ma per lui forse era già troppo tardi. Domenico Mele, il maestro ormai in pensione, è morto qualche giorno fa per mesotelioma peritoneale. Il procuratore Raffaele Guariniello sospetta che sia stato ucciso dall’amianto e ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.

 

La scuola, la don Lorenzo Milani di via San Marino, quartiere fra il centro e la grande fabbrica di Torino, Mirafiori, è frequentata oggi da circa 400 bambini. Quando vi insegnava il maestro Mele erano probabilmente di più. Erano gli anni dell’ultimo baby-boom: la grande immigrazione era finita con il decennio precedente, quando ancora si erano tirate su, in tutta fretta, le ultime scuole coibentate con l’amianto. Lo ricorda ora Luigi Saragnese, assessore comunale alle Risorse educative. Per aggiungere subito dopo che «Torino cominciò a chiudere già negli anni Ottanta le strutture scolastiche più a rischio per la presenza di amianto in coperture, tubazioni, controsoffittature, rivestimenti».

 

Il maestro Mele, classe 1932, andò in pensione nel 1996. Due anni dopo, alla don Milani, venne effettuata la rimozione del tetto in eternit. La maestra Antonella Fraccalvieri, dirigente vicario del circolo didattico da cui dipende la don Milani e per trent’anni insegnante in quella scuola, rammenta che la bonifica «fu eseguita nel periodo delle vacanze pasquali». Aggiunge: «Sino a vent’anni fa si utilizzava anche un forno per la cottura della ceramica che era rivestito d’amianto. Lo usò pure il collega come tutti noi maestri».

 

Ricorda naturalmente il collega scomparso e la sua ansia di capire come potesse essersi fatto prendere dal mesotelioma, lui maestro elementare, e non operaio di una vetreria, di una cava, di una fabbrica dove si lavorasse a contatto con le fibre di amianto.

 

A Torino, per iniziativa di Guariniello, funziona da 15 anni l’Osservatorio dei «tumori professionali» che ha censito 26 mila casi di morte «dovuti alle condizioni di lavoro». Il maestro Mele, unico insegnante torinese, è finito in quel registro nel marzo di un anno fa. La polizia giudiziaria è andata a casa sua, nei paraggi della don Milani, per capire come e dove avesse contratto una malattia che non lascia scampo. Il maestro si era già informato: l’amianto, la bonifica...

 

Il procuratore vicario Raffaele Guariniello, nell’avviare l’inchiesta «contro ignoti», ha delegato gli accertamenti al Servizio di vigilanza e assistenza in ambiente di lavoro dell’Asl 1. Le prime indicazioni tendono ad escludere che la don Milani fosse fra le strutture scolastiche più a rischio sotto questo profilo.

 

Il maestro Mele si era convinto del contrario. «Torino - osserva Guariniello - è una città che ha varato per tempo un piano pluriennale per la rimozione dell’amianto nelle scuole, e i controlli funzionano bene». E all’apposito servizio Asl aggiungono: «Quest’estate in diverse scuole sono programmati interventi di bonifica, noi ne sorvegliamo la corretta esecuzione». Se ne parlerà ancora, senza allarmismi. Che sia stato un caso isolato o no quello del maestro Mele, oggi un suo nipotino va nella stessa scuola.

 

 

A bonifica ultimata restano alcuni interrogativi.

Di cosa sono fatti i comignoli e le controsoffitature?

Le macerie visibili sul tetto e tra i mattoni della facciata contengono ancora amianto?

Quante scuole sono stato costruite, come la Don Milani , utilizzando amianto?

In provincia di Torino, gli insegnanti con malattie da amianto sono più di uno e anche i soggetti giovani colpiti dal mesotelioma cominciano ad essere parecchi.

 

“Ma i genitori degli allievi non devono preoccuparsi” è l’opinione riportata su La Stampa.

 

I dati certi sono invece assai preoccupanti!

 

 
Con l'amianto la storia continua ad essere sempre la stessa: c'è chi muore e chi dice che non bisogna preoccuparsi...
07.07.08

 

 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk