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INTESA SANPAOLO: TRASFERISCE A LONDRA RETE CORPORATE
BANKING...
Adnkronos - Intesa SanPaolo trasferisce
a Londra la rete del corporate banking. Lo scrive Il
Sole24 ore, precisando che sara' la sede di Queen Street
a guidare la direzione Global Services, ovvero l'area
internazionale della divisione. Il trasloco, si legge
nell'articolo, "e' un segnale di svolta strategica e
sara' uno dei tasselli del nuovo piano industriale su
cui nei primi mesi del 2011 sara' alzato il velo". Si
tratta di "una nuova fase per la presenza estera della
banca italiana", che punta, dopo aver assecondato la
vocazione di 'Banca per il Paese' voluta dall'Ad Corrado
Passera, al ruolo di regional bank. |
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Passera
ha subito fatto capire al neo presidente Andrea Beltratti
che non serve, al massimo apparecchia. Il giovane prof.
della Bocconi ha avuto l'ardire di convocare la sua prima
riunione che, ovviamente, non ha avuto il piacere di aver
presente l'amministratore delegato di Intesa, il prossimo
neo-papà Passera che ha liquidato l'invito con un annoiato
"ho tanto da fare"...
DIAMOCI DEL LEI ...
Marco
Morelli, direttore generale della Intesa Sanpaolo, è un
manager che non ama i formalismi. Così, quando ha proposto
ai dipendenti torinesi (quelli dell'ex San Paolo) di
abbandonare il lei e passare al tu, gli uscieri, custodi del
galateo sabaudo, gli hanno risposto: «Continuiamo a darci
del lei, se non le dispiace».
15.05.10 |
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COMPAGNIA SANPAOLO: il presidente Benessia alla prova del
Consiglio. Oggi il voto per la verifica della fiducia. I
'ribelli' a cena da Suor Giuliana (dai giornali)
10-05-10 |
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IL PARTITO
CHE VOLEVA TANTO UNA BANCA ...
Continua la tragicommedia intorno alle cadrèghe
della prima banca italiana. "Compagnia Sanpaolo, sfiducia a
Benessia. Undici consiglieri contro il presidente per le nomine ai
verici di Intesa" (Repubblica, p.23). Irrompono sulla scena pesi
massimi come il genovese Roberto Firpo, che potrebbe prendere il
posto dell'oscuro Domenico Siniscalco, e Antonio Saitta,
presidente della provincia di Torino in quota piddì.
Il noto
economista Saitta ieri ha chiesto pubblicamente le dimissioni di
Benessia. Ovviamente il bazoliano Enrico Letta ora sgriderà anche
lui, come ha fatto con Sergino Chiamparino. Oppure le "intrusioni
della politica", tra i democratici, sono da censurare a seconda
del banchiere con cui ci si schiera? Intanto Lega e Pdl, a Torino
e dintorni, ringraziano sentitamente per lo spettacolo offerto
dalla sinistra bancaria.
Giustamente, il
Corriere delle banche gode in prima pagina: "Resa dei conti a
Torino sulle nomine a Intesa. Ipotesi sfiducia per Benessia".
Mentre la Stampa si tiene saggiamente a distanza dalle beghe
locali e registra la realtà: "La partita nomine in mano a Bazoli"
(p.11).
10-05-10 |
SUPERMULTA ALL'INTESA...
Un milione 300 mila euro: è quanto dovrà versare
l'Intesa Sanpaolo, condannata dalla Corte dei conti per avere
condotto con superficialità l'istruttoria che ha portato
nelle casse della Costruzioni Nautiche 2,6 milioni di fondi
pubblici per lo sviluppo delle imprese. Il cantiere navale li
ha intascati senza investirli nell'attività.
I
magistrati hanno inflitto alla Costruzioni Nautiche, in via
principale, e all'Intesa, in via sussidiaria, il pagamento di
2,6 milioni. La banca è stata condannata poiché sapeva che
la società destinataria del finanziamento non aveva tutti i
requisiti previsti. (Karis Vanghetti)
PASSERA: "TIMORI SOCI DI SANT'INTESA SU DISIMPEGNO
GENERALI"...
(Adnkronos) - Alcuni azionisti di Intesa Sanpaolo
"temono che l'andamento del titolo possa risentire della
prossima diluizione da parte di soci ai quali e' stato
richiesto di ridurre la quota (come Credit Agricole) ovvero
che non sarebbero piu' interessati a mantenere una
partecipazione rilevante nel capitale della banca (come
Assicurazioni Generali)". A riferirlo ai consiglieri di
sorveglianza di Intesa Sanpaolo e' stato il consigliere
delegato Corrado Passera, durante la riunione del cds tenutasi
a Torino lo scorso 12 aprile, come emerge dal verbale della
riunione consultato dall'ADNKRONOS.
4- BAZOLI: "MODELLO DUALE DI SANT'INTESA VALIDO E
ADEGUATO"
(Adnkronos) - Il presidente del consiglio di sorveglianza
di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, loda il modello
dualistico di governance adottato dalla banca all'epoca della
fusione tra Banca Intesa e il San Paolo Imi. Il Professore,
emerge dal verbale del consiglio di sorveglianza tenutosi il
12 aprile scorso a Torino consultato dall'ADNKRONOS, ha
rilevato durante la riunione "come anche oggi escano
ribadite la validita' e l'adeguatezza del modello di governo
societario adottato da Intesa Sanpaolo, che puo' avvalersi
della costante ed approfondita dialettica tra gli organi, pur
nel rispetto della netta distinzione tra le rispettive
responsabilita'".
5- PASSERA: "NUOVO PIANO SANT'INTESA NON PRIMA DI
BASILEA 3"..
(Adnkronos) - Il nuovo piano
industriale di Intesa Sanpaolo verra' sottoposto ai consigli
della banca non prima che le autorita' di vigilanza abbiano
chiarito i loro orientamenti sulle nuove regole per la
gestione delle attivita' del sistema bancario, note come
Basilea III. A spiegarlo e' stato il consigliere delegato di
Intesa Sanpaolo Corrado Passera durante il consiglio di
sorveglianza del 12 aprile scorso riunitosi a Torino, come
emerge dal verbale, consultato dall'ADNKRONOS. |
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CHIAMPARINO CROCIFISSO DAI POTERI MARCI DI MILANO - SI
ASPETTA LA REAZIONE DI TREMONTI AL QUALE DOPO ANNI DI SIMPATIA
ALTERNATA A CONFLITTI, LA NOMINA DI SINISCALCO SEMBRAVA UNA
MOSSA FELICE PER RIDIMENSIONARE IL TANDEM BAZOLI-PASSERA (MUCCHETTI
PAZZO DI DAGOSPIA MA NON CITA)
È una vera fortuna che domenica arrivi il Papa a Torino per
vedere la Sacra Sindone.
In città stanno facendo le pulizie e
si cerca di far sparire le tracce del sangue scorso nelle
ultime ore per la battaglia dentro IntesaSanPaolo. Forse sarà
difficile sgombrare i morti e i feriti che si accumulano sotto
i portici di piazza San Carlo dove ha sede il quartier
generale della banca e davanti al Palazzo del Comune.
Qui i sabaudi hanno visto liquefatta
l'immagine di Sergio Chiamparino, il sindaco che in nome della
torinesità e di un malinteso primato della politica, voleva
imporre Mimmo Siniscalco sulla poltrona del Consiglio di
gestione del grande istituto milanese. I commenti che girano
sono feroci nei confronti di questo personaggio che doveva
rappresentare l'uomo del futuro.
Eccone uno: "voleva mettere il
cappello sopra Intesa, ma il cappellaio ha fatto una figura di
merda". Sono parole pesanti che circolano soprattutto
negli ambienti politici, ma i torinesi che bevono la
cioccolata calda nel caffè Baratti di via Po preferiscono
parlare di "figura da cioccolataio".
Non c'è dubbio che l'immagine di Chiamparino esce distrutta dopo
il gran rifiuto comunicato ieri sera da Berlino da Mimmo
Siniscalco che ha rigettato la designazione parlando di
"giochi di pollaio sulla più grande banca
italiana".
Con il sindaco è entrato in coma
anche Angelo Benessia, l'avvocato presidente della Compagnia
di SanPaolo, che gira in bicicletta per la città e che non ne
ha mai azzeccata una. Il tandem Chiamparino-Benessia voleva
regalare un dono prezioso ai sabaudi, ma come scrive Massimo
Mucchetti sul "Corriere della Sera" era un dono
avvelenato "che potrebbe risultare fatale anche
all'attuale vertice della Compagnia".
L'editorialista del giornale milanese
mette il dito sul veleno della politica che è entrata a gamba
tesa nella vicenda e conferma (senza il garbo di alcuna
citazione) ciò che Dagospia ha scritto in merito agli
incontri romani di Abramo-Bazoli con i politici del
centrosinistra.
Il risultato di questi incontri doveva
essere una pressione su Chiamparino per fargli capire che
sarebbe andato a sbattere contro quei "poteri forti"
che hanno bloccato l'arrivo nel pollaio del pavone Siniscalco.
Adesso a Milano hanno ragione di congratularsi per aver ancora
una volta schiantato le pretese dei torinesi. A godere è in
particolare Corradino Passera, l'uomo che più temeva l'arrivo
di un peso massimo come Siniscalco dentro la banca.
E a questo punto per lui come per lo
ieratico presidente Bazoli va bene qualsiasi soluzione. Se
riuscirà a sopravvivere il massiccio Enrico Salza, la
conferma di questo monumento sarà salutata nel segno della
continuità; qualora invece dovesse prevalere il profilo
modesto del professor Andrea Beltratti, il bocconiano 51enne
laureato a Torino, andrà bene lo stesso e si parlerà di
"continuità nella discontinuità".
A tirare la volata a Beltratti è
stata una donna: Elsa Fornero, moglie dell'economista Mario
Deaglio, che oltre ad insegnare economia all'università
torinese e a dirigere un centro di ricerche sulle pensioni, ha
scritto alcuni saggi insieme al giovane Beltratti. È stata
lei a pilotare contro Benessia la candidatura alternativa a
Siniscalco, ed è nei suoi confronti che i milanesi devono
gratitudine.
Resta da vedere che cosa pensa di
tutta questa vicenda Giulietto Tremonti al quale dopo anni di
simpatia alternata a conflitti, la nomina di Siniscalco
sembrava una mossa felice per ridimensionare il tandem
Bazoli-Passera. Secondo Mucchetti il ministro di Sondrio
potrebbe affondare il coltello sul consiglio di
amministrazione della Compagnia SanPaolo.
A quel punto le strade di Torino si
affolleranno di altri morti e feriti.
2 - BAZOLI ROMAN TOUR! CENA CON
FASSINO, COLAZIONE CON ENRICO LETTA, PRANZO AL GRAND HOTEL CON
FRANCESCHINI - A TUTTI LA STESSA PREGHIERA: FERMATE QUEL
CHIAMPARINO SPONSOR DI SINISCALCO! - IN BALLO SCAMBIO
GUZZETTI-BAZOLI: SE SINISCALCO DOVESSE SPUNTARLA, ALLORA
SALTEREBBE LA CANDIDATURA DEL BOCCOLUTO GIUSEPPE MUSSARI
ALL'ABI
C'e' un altra partita che Tremonti sta seguendo con molta
attenzione. E' il match che si sta giocando tra i milanesi
d'Intesa e i sabaudi arroccati nella Compagnia San Paolo di
Torino. Fino a pochi giorni fa sembrava che i giochi fossero
fatti per portare alla presidenza del Consiglio di Gestione
della banca quel Mimmo Siniscalco che e' legato a Giulietto da
antica amicizia. Adesso si ritorna in alto mare e lo scontro
tra le due fondazioni azioniste (San Paolo e Cariplo) e' al
calor bianco. In mezzo e' entrata a gamba tesa la politica,
quasi a smentire per chi non l'avesse ancora capito che le
Fondazioni non sono le vergini del territorio, ma hanno sempre
rappresentato uno strumento condizionato dai partiti e da
meschini interessi locali.
Cosi' si e' visto il sindaco
Chiamparino strillare a gran voce in favore di Siniscalco e i
suoi toni non sono stati affato diversi rispetto a quellio
usati dai barbari del Carroccio (Bossi e Zaia) quando hanno
annunciato di voler mettere le mani sulle banche. I politici
operano allo scoperto senza pudore mentre banchieri consumati
come Abramo Bazoli preferiscono dialogare con i partiti in
maniera silenziosa. E' noto che il 78enne bresciano passa
alcuni giorni del mese nella capitale e in genere questo
avviene il martedi e il mercoledi quando oltre a recarsi in
Banca d'Italia incontra personaggi affini al suo pensiero
politico.
Questa settimana il Nanni ha visto
alcuni esponenti del Partito Democratico. Con Piero Fassino e'
andato a cena, con Enrico Letta ha consumato una frugale
colazione e al grand Hotel si e' visto a pranzo con Dario
Franceschini.La missione romana del Grande Vecchio aveva lo
scopo preciso di convincere il vertice del PD a richiamare
all'ordine il sindaco Chiamparino affinche' la smetta di
sponsorizzare Siniscalco. Ormai non e' un mistero che l'arrivo
alla presidenza del consiglio di gestione del ex Ministro
torinese, amico di Giulietto e personaggio di spessore, non e'
gradito al tandem Bazoli-Passera.
Il risultato del viaggio romano di
Bazoli non e' stato all'altezza delle attese. Il banchiere se
ne e' tornato a Brescia deluso dallo spettacolo dei tre
leaders che sono apparsi impotenti e incapaci di riportare
Chiamparino a miti consigli. Da qui la convinzione che la
battaglia finale si potra' risolvere soltanto con l'intervento
pesante di Giuseppe Guzzetti, il presidente di Cariplo che non
e' schiacciato sulla sinistra come Bazoli e puo' mediare con i
torinesi per convincerli a mollare Siniscalco.
Non a caso una manina per nulla
innocente ha fatto uscire sui giornali di oggi il verbale
della tempestosa riunione di 7 ore che si e' tenuta a torino
il 14 aprile tra i consiglieri della Compagnia San Paolo. Per
il mondo delle banche dove il segreto e' davvero segreto la
pubblicazione del verbale e delle mozioni votate a meta'
aprile e' un autentico colpo di scena.
Dal velo squarciato viene fuori che il
candidato alternativo a Siniscalco e sul quale i milanesi
vogliono garantirsi la continuita' del potere e' Andrea
Beltratti, un giovane professore di economia all Universita'
di Torino, che insegna alla Bocconi la madre di tutti i
sapientoni. La sua candidatura era gia' nota, ma sembra
scontrarsi con lo Statuto che regola la governance di Intesa
San Paolo. dove alla pagina 49 si legge che "l'assetto di
governance riserva un ruolo peculiare al presidente del
Consiglio di Gestione per il quale si richiede un'efficace
assiduita' d'impegno e comprovate capacita' manageriali"
Questi requisiti il giovani Beltratti
non li ha (è un prof non un manager) e il suo curriculum lo
dimostra in maniera eloquente, ma agli occhi della triade
milanese Bazoli, Passera, Guzzetti la candidatura del
bocconiano serve per intercettare la nomina di Siniscalco
anche a costo di far incazzare Giulietto Tremonti.
Sullo sfondo si profila una difficile
mediazione politica che sara' svolta sopratutto da Guzzetti il
potente democristianone della Cariplo. E qui salta fuori
l'idea di uno "scambio" che riguarda non solo la
poltrona dentro Intesa, ma anche la presidenza dell' Abi, l'
associazione dei banchieri di Palazzo Altieri. In poche parole
si tratta di questo: se Siniscalco dovesse spuntarla, allora
salterebbe la candidatura del boccoluto Giuseppe Mussari
all'Abi.
Il il fronte delle grandi banche si e'
gia' pronunciato in favore del calabrese che guida
Montepaschi, ma Bazoli si e' smarcato da questo fronte
spendendosi per il rinnovo del mandato all'amico Faissola.
Come si vede l'affare si ingrossa, le carte vengono scoperte
una ad una, e i verbali segreti finiscono sui giornali.
Mercoledi'
prossimo la battaglia dovrebbe finire perche' il consiglio di
sorveglianza , presieduto da Bazoli, dovra' nominare il
consiglio di gestione e il suo presidente . Da qui ad allora
non mancheranno altri colpi di scena e l'esito rimane incerto.
L'unica cosa sicura e' che il mito della governance duale e
della grande alleanza bancaria tra Milano e Torino si e'
squagliato come la neve all'inizio della primavera.
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COMP.SANPAOLO: IN MAGGIO VALUTAZIONE SU VERTICI INTESA...
Radiocor - La riunione del Consiglio
generale della Compagnia di Sanpaolo che detiene quasi il 10%
di Intesa Sanpaolo, ha visto, secondo quanto risulta a
Radiocor, un dibattito vivace che ha determinato una nuova
convocazione straordinaria in maggio per valutare quanto e'
avvenuto nelle ultime settimane a proposito delle designazioni
alla presidenza del Consiglio di gestione del gruppo bancario
da parte del presidente della Compagnia, Angelo Benessia, di
Domenico Siniscalco e di Andrea Beltratti.
Nel
corso della riunione, che non ha affrontato il tema del
rinnovo degli organi, si sono registrati 12 interventi da
parte dei consiglieri che non hanno avuto come oggetto
soltanto la metodologia seguita dal presidente per indicare i
possibili candidati alla presidenza del Consiglio di gestione
di Intesa Sanpaolo.
Molti
interventi, infatti, si sono incentrati sulla necessita' di
esaminare la posizione della Compagnia di fronte al nuovo
quadro politico regionale che ha visto Roberto Cota, esponente
della Lega Nord a surgere a ruolo di presidente della Regione.
Altro punto importante sottolineato dagli interventi dei
consiglieri e' stato quello che questi giudicano un
coordinamento non ottimale tra il Consiglio e il Comitato di
gestione.
- COMPAGNIA SAN PAOLO: NEL 2009 STANZIATI 121 MLN PER 682
INTERVENTI...
(Adnkronos) - Si e' chiuso con un avanzo
d'esercizio di 170,9 mln di euro (144,9 nel 2008) e proventi
netti per 195 mln (169 lo scorso anno) il bilancio 2009 della
Compagnia di San Paolo, principale azionista di Intesa
Sanpaolo. Il documento economico e' stato approvato oggi dal
Consiglio generale riunitosi sotto la presidenza di Angelo
Benessia. Durante l'esercizio 2009 la Compagnia ha destinato
alle attivita' istituzionali oltre 121,4 mln di euro per
complessivi 682 interventi dopo aver accantonato, come da
normativa, 34,2 alla riserva obbligatoria e 6,2 alla riserva
facoltativa per l'integrita' del patrimonio.
Nel
corso dell'anno passato, evidenzia una nota della Compagnia,
tutti gli investimenti hanno realizzato un rendimento
positivo: nel complesso il portafoglio di attivita'
finanziarie ha conseguito un rendimento (total return) del 16%
circa. Il portafoglio strategico, rappresentato dalla
partecipazione in Intesa Sanpaolo, malgrado l'assenza di
dividendi, ha generato un rendimento (total return) del 27%,
calcolato ai valori di mercato, peraltro non riflesso nei dati
di bilancio. |
PASSERA, NON TUTTE RIESCONO COL BUCO - BAZOLI SI ACCORDA SOTTOBANCO
CON TORINO - NUOVO ASSETTO PER INTESA-SANPOLO: PIU' POTERI AL DIRETTORE
GENERALI MICHELI E CORRADINO A DIETA - LA RIVOLUZIONE AD APRILE: MANDATI
IN SCADENZA, VIA AL TUTTI CONTRO TUTTI - ORE CONTATE ANCHE PER SALZA...
Francesco De Dominicis per
"Libero"
Nessuna rivoluzione. Il duello aperto nelle mura domestiche di
IntesaSanpaolo - tra i soci forti di Torino e Milano - proseguirà fino
alla prossima primavera, quando scadranno tutti gli organi societari. Ma
fino a quel momento appare improbabile un robusto rimescolamento di
poltrone.
Di sicuro, le prime linee torinesi vogliono mettere in discussione
gli equilibri al vertice. E in questo senso, scattato il pressing
sull'ad Corrado Passera, è stato posto il problema dell'eccesso di
deleghe.
La questione è stata squadernata giovedì dal Corriere della Sera. A
chiedere un cambio di direzione ci sarebbe il presidente della Compagnia
Sanpaolo (maggior azionista col 9,8%), Angelo Benessia, spalleggiato dal
sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Che giusto ieri è tornato sul
tema: «In questo momento la governance prevede per gli azionisti un
ruolo paritario: è importante che anche gli assetti della banca
riflettano e garantiscano questi equilibri effettivamente».
A Passera verrebbe in qualche modo contestata pure la gestione degli
ultimi dossier: dalla strategia delineata per irrobustire i requisiti
patrimoniali all'operazione Fideuram, con tutte le incertezze legate
all'interesse della Exor della famiglia Agnelli. Senza dimenticare il
caso Delta a San Marino e il crac Risanamento. Sotto esame, poi, il
rifiuto dei Tremonti bond.
Circolano varie ipotesi. Su tutte c'è l'attenzione costante del
presidente del consiglio di sorveglianza. Giovanni Bazoli vigila e
media, cercando di ricucire gli strappi. La faccenda non sarà al centro
delle riunioni dei board fissati per martedì prossimo, dove si
prenderanno decisioni soprattutto sulla solidità di bilancio.
Quanto ai nuovi equilibri, a Torino potrebbero puntare ad assegnare
più deleghe al direttore generale, Francesco Micheli. La stessa fonte
che rivela a Libero questa pista, spiega che l'obiettivo è spostare le
lancette a dicembre 2008. Cioè quando è uscito di scena Pietro Modiano,
proprio in contrasto con Passera. Modiano aveva i galloni di direttore
generale vicario ed enormi spazi di manovra su settori di business
chiave.
Insomma, in ballo non ci sono le singole persone, il cui operato verrà
messo sotto esame in primavera. Del resto Micheli è considerato vicino
a Passera. Contrapposizioni e individualità non fanno parte del match
in corso. Si tratta di ricostruire un quadro della governance gradito a
tutti i soci, bilanciando la strapotenza dell'ad con un dg di peso. Il
piano torinese mira a creare una casella da riempire ad aprile. Anche se
l'effetto immediato potrebbe apparire come il commissariamento dell'ex
McKinsey. Con un impatto negativo fra gli osservatori esterni.
È una fase burrascosa. Fatto sta che quella di distribuire il potere
interno, rimettendo due teste alla guida operativa del colosso bancario
sembra, per ora , la sola strada per smorzare l'egemonia di Milano. Le
grandi manovre sono entrate nel vivo. E oltre a Passera, che secondo
parecchi addetti ai lavori, è destinato a pagare il conto dello scontro
in atto. Ma a rimetterci forse sarà pure Enrico Salza.
La sua poltrona alla guida del consiglio di gestione potrebbe
addirittura sparire se gli azionisti decidessero di dire basta col
doppio ponte di comando (duale) per tornare alla governance
tradizionale. Frattanto ieri si è saputo che l'altro socio forte di
Intesa, Credit Agricole, contesterà l'eventuale ritorno del faro
Antitrust sul patto con Generali.
[26-09-2009]
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DOPO-PASSERA, BENESSIA MIRA A FABIO GALLIA -
CORRADINO, FIDEURAM E I TRE-BOND
Gli uscieri di IntesaSanPaolo sono molto agitati. A preoccuparli
è lo scontro sempre più visibile tra Corradino Passera
e
Giulietto Tremonti al quale riesce difficile digerire il
rifiuto dei bond che servirebbero a rafforzare il patrimonio della banca.
In molte occasioni il banchiere comasco ex-McKinsey ha dimostrato di
non avere interesse per le risorse messe a disposizione dal Tesoro e di
voler camminare con le sue gambe anche a costo di cedere asset importanti
come Fideuram.
D'altra parte bisogna capirlo Corradino perché pagare l'8,5% di un
Tremonti-bond quando una banca può finanziarsi al 4% con l'emissione di
un Btp a 10 anni, sarà pure un buon affare per Giulietto ma non per i
banchieri.
Questa è comunque la crosta del conflitto perché scendendo sotto la
superficie affiora la volontà del ministro di Sondrio di mettere in riga
l'uomo che dal 2002 guida Banca Intesa con la pretesa di diventare il
perno finanziario del sistema-Italia.
Nella visione di Giulietto non esiste un banchiere di sistema perché
il sistema deve ruotare secondo un modello copernicano intorno al sole con
un unico protagonista al centro e gli altri soggetti come satelliti.
Secondo gli uscieri che sono un termometro molto attendibile, Corradino
negli ultimi giorni avrebbe bruscamente frenato sul rifiuto dei
Tremonti-bond e si sarebbe convinto che per la sua salute sarebbe bene
prenderne almeno una parte. Questo spiegherebbe anche le voci che hanno
preso a circolare negli ultimi due giorni sui tempi lunghi della vendita
di Fideuram alla Sacra Famiglia degli Agnelli, un'operazione per la quale
sembrava che il 29 settembre arrivasse una decisione finale e che adesso
non sembra così impellente.
Dietro le quinte si agita con frenesia l'avvocato torinese Angelo
Benessia, l'uomo che nel giugno 2008 è diventato presidente della
Compagnia San Paolo e gode da sempre della fiducia di Casa Agnelli - il
suo nomignolo è infatti 'Bene-fiat'.
Guarda caso è lui che spinge perché Fideuram venga acquistata dalla
cassaforte della famiglia torinese, ma questa sollecitazione crea grande
imbarazzo dentro BancaIntesa che si ritrova il solerte avvocato a giocare
su due tavoli contemporaneamente.
In questo scenario piuttosto confuso in cui il vecchio Abramo-Bazoli si
è chiuso nel silenzio, Corradino Passera rischia moltissimo e non a caso
ha preso a circolare la voce sul possibile successore.
Il nome che corre è quello di Fabio Gallia,
l'alessandrino 46enne che dopo aver lavorato per cinque anni in Capitalia
è diventato amministratore delegato di BNL Paribas. A tirargli la volata
sarebbe proprio l'avvocato Benessia che vuole riportare nel cuore del
Piemonte e di Torino il centro di gravità della banca che è stata
occupata dai milanesi di Banca Intesa con l'arroganza tipica dei manager
McKinsey.
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SETTEMBRE NERO PER PASSERA – Colpa prima di Zaleski, poi di Carlo
Toto con AirOne-ALITALIA e nell’ultimo mese di Zunino con Risanamento -
Un pacchetto miliardario di potenziali perdite poco digerito dai soci
TORINESI DI INTESA, STUFI DELLA ‘COLONIZZAZIONE’…
Camilla Conti per Libero
Quali saranno le partite più calde che si giocheranno in autunno? Le
scommesse sono già partite. E nella categoria "banche e
banchieri" le fiches sono tutte puntate su Intesa Sanpaolo.
Chiacchiere da ombrellone, fin qui. Perché fare la banca di sistema è
un lavoraccio. Soprattutto quando la crisi spariglia i piani offrendo
assist insperati ai contestatori dei fin qui osannati salvatori della
patria.
Ne sa qualcosa l'ad di Intesa, Corrado Passera, che
a settembre dovrà affilare le armi della diplomazia. Colpa prima di Romain
Zaleski con la Tassara, poi di Carlo Toto
con
AirOne e nell'ultimo mese di Luigi Zunino con
Risanamento.
Un pacchetto miliardario di potenziali perdite poco digerito dai soci
di spicco dell'istituto milanese. Il rosso, infatti, avrebbe potuto
dissanguare l'utile operativo 2009 lasciando per il secondo anno
consecutivo a secco di dividendi le fondazioni azioniste.
Ai timori sull'epidemia di cedole si aggiungono inoltre le vecchie
ruggini sulla cosiddetta milanesizzazione dell'istituto dopo la fusione
con il Sanpaolo. La prima linea di manager, questa l'accusa della fronda
torinese, è tutta targata Passera: dal direttore generale Francesco
Micheli (preso da Passera alle Poste come capo
del personale), a Mario Ciaccia, capo del settore
Infrastrutture, fino al numero uno del corporate Gaetano Micciché.
Colonizzazione, sostengono sempre a Torino, che non è stata
minimamente ostacolata dall'ex presidente del San Paolo, Enrico
Salza, oggi presidente del consiglio di gestione del gruppo
Intesa.
I malumori interni, mai sopiti, non hanno finora fatto nemmeno
cigolare la poltrona di Passera che anche nel momento
più buio dei mercati è riuscito a garantire 2,55 miliardi di utili.
Qualcosa, però, sta cambiando e l'eventuale cessione, imposta
dall'Antitrust (che deciderà comunque a settembre), della quota dei
francesi del Credìt Agricole potrebbe scatenare un rimescolamento delle
carte nell'azionariato della banca. Sotto la regìa assai più attenta
delle fondazioni e dei torinesi.
Il segnale è lo strano attivismo di Angelo Benessia,
presidente della Compagnia San Paolo, che recentemente ha aumentato di
quasi il 2% la quota nel capitale di Intesa diventandone con quasi il
10% l'azionista di maggior peso. Una mossa onerosa, per le casse della
Compagnia, ma necessaria per contare di più.
Magari in vista di possibili ritocchi al sistema di governance della
banca che, secondo Benessia, funzionerebbe meglio con
un consiglio di sorveglianza composto soltanto dai principali azionisti
e un consiglio di gestione formato esclusivamente da manager.
Sulla sua strada Benessia starebbe cercando di
portare anche altri soci: dai francesi del Crédit agricole a
Mediobanca, fino alle Generali. Il messaggio è lo stesso per tutti: in
casa Intesa è arrivato il tempo di una svolta.
In questa operazione la Compagnia può, inoltre, già contare su un
alleato naturale: il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe
Guzzetti, che controlla meno del 5% ma ha sempre fatto da
regista per gli altri enti più piccoli.
Sicuramente un buon 15% del capitale di Intesa sta insomma scaldando
i motori in vista di un possibile blitz d'autunno. E in attesa di un
cenno dall'Antitrust: se i francesi vendono, si liberano quote
strategiche da conquistare. Aggiungendo al motto "libertè, egalité,
fraternité" anche la "torinesitè".
[19-08-2009]
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MIRACOLATO A OLTRANZA DA SAN BAZOLI – LE BANCHE SALVANO DI NUOVO LA
VITA ALLA CARLO TASSARA DI ROMAIN ZALESKI: L’ACCORDO PER IL CONGELAMENTO
DEBITI SLITTA DAL 2009 AL 2011 – DEBITI SCESI DA 6.3 A 3.4 MLD € MA
L’ATTIVO HA UN VALORE DI 1.4 MLD €…
Marigia Mangano per "Il
Sole 24 Ore"
Restano da definire solo gli ultimi dettagli, specie il pacchetto
relativo alle garanzie. Ma sembra solo questione di ore. Perché -
riferiscono alcune fonti - il via libera delle banche è sostanzialmente
già agli atti: l'accordo per il congelamento di debiti (e interessi)
della Carlo Tassara di Romain Zaleski sarà
portato al 2011, rispetto alla scadenza originaria del 2009.
Ieri, secondo indiscrezioni raccolte dal Sole 24 Ore, si è tenuta
una riunione decisiva tra le banche e l'amministratore delegato della
holding bresciana, Pietro Modiano. Nel corso della
riunione, secondo quanto si apprende, gli istituti di credito coinvolti
(UniCredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi e Bpm) avrebbero dato una
disponibilità di massima a rinegoziare l'intesa siglata alla fine dello
scorso dicembre per la ristrutturazone del debito della Carlo
Tassara.
Il pacchetto di richieste, formulate dalla Carlo
Tassara di Romain Zaleski, risponde
principalmente a due ordini di considerazioni: in primo luogo, allungare
il periodo di congelamento dei debiti (e con esso il termine entro il
quale dismettere le partecipazione per rientrare verso il sistema)
limita eventuali speculazioni in Borsa; secondo, l'assestamento dei
mercati in un arco di tempo più lungo massimizza la valorizzazione
delle quote in portafoglio alla holding, con il risultato finale che gli
stessi creditori, e dunque le banche, ne traggono vantaggio.
L'esito dei colloqui, che a questo punto sembra favorevole a Modiano,
risulta infatti decisivo per il futuro della holding bresciana. Perché
se oggi la società, in tutta fretta, dovesse procedere alla dismissione
delle ultime partecipazioni in portafoglio, l'eventuale incasso, al
netto di coperture e date le quotazioni in Borsa dei titoli, non
riuscirebbe certo a coprire la posizione verso il sistema bancario.
Finora la holding ha già fatto importanti passi: le posizioni della
società verso gli istituti esteri, Rbs e Bnp Paribas, sono state
chiuse, e con esse la dismissione contestuale di importanti
partecipazioni azionarie, come il 2% delle Generali e la discesa dal 5
al 2,5% di Intesa Sanpaolo e gran parte delle quote nelle società
estere.
Tutte operazioni che hanno consentito al gruppo di ridurre
sensibilmente i debiti, scesi dai precedenti 6,3 miliardi agli attuali
3,4 miliardi. Questo a fronte di un attivo altrettanto ridimensionato:
considerando le partecipazioni in Italia, e cioè Intesa Sanpaolo
(2,5%), Mediobanca (2%), Edison (10%), A2A (2,5%), Ubi (2,2%) e Mittel
(18,1%), l'intero pacchetto agli attuali valori di Borsa ha un valore
complessivo di 1,4 miliardi circa, contro un valore di carico di 2,7
miliardi.
Dunque, c'è una minusvalenza implicita di 1,3 miliardi (il calcolo
è approssimativo perché non tiene conto di eventuali strumenti
derivati). Come dire, se oggi la Carlo Tassara dovesse
dismettere queste partecipazioni potrebbe ripagare solo un terzo dei
debiti verso il sistema bancario. Ci sono poi le partecipazioni nelle
società non quotate, come Metalcam, ma le stesse risultano quasi "
immobilizzate" data l'attuale situazione di mercato e l'assenza di
liquidità (e compratori).
[01-04-2009]
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