BANCA INTESA-S.PAOLO
Home ] Su ]

 

 

 

 

 

INTESA SANPAOLO: TRASFERISCE A LONDRA RETE CORPORATE BANKING...
Adnkronos - Intesa SanPaolo trasferisce a Londra la rete del corporate banking. Lo scrive Il Sole24 ore, precisando che sara' la sede di Queen Street a guidare la direzione Global Services, ovvero l'area internazionale della divisione. Il trasloco, si legge nell'articolo, "e' un segnale di svolta strategica e sara' uno dei tasselli del nuovo piano industriale su cui nei primi mesi del 2011 sara' alzato il velo". Si tratta di "una nuova fase per la presenza estera della banca italiana", che punta, dopo aver assecondato la vocazione di 'Banca per il Paese' voluta dall'Ad Corrado Passera, al ruolo di regional bank.

 

 Passera ha subito fatto capire al neo presidente Andrea Beltratti che non serve, al massimo apparecchia. Il giovane prof. della Bocconi ha avuto l'ardire di convocare la sua prima riunione che, ovviamente, non ha avuto il piacere di aver presente l'amministratore delegato di Intesa, il prossimo neo-papà Passera che ha liquidato l'invito con un annoiato "ho tanto da fare"...

DIAMOCI DEL LEI ...
Marco Morelli, direttore generale della Intesa Sanpaolo, è un manager che non ama i formalismi. Così, quando ha proposto ai dipendenti torinesi (quelli dell'ex San Paolo) di abbandonare il lei e passare al tu, gli uscieri, custodi del galateo sabaudo, gli hanno risposto: «Continuiamo a darci del lei, se non le dispiace».

15.05.10

 

 

COMPAGNIA SANPAOLO: il presidente Benessia alla prova del Consiglio. Oggi il voto per la verifica della fiducia. I 'ribelli' a cena da Suor Giuliana (dai giornali)

10-05-10

 

IL PARTITO CHE VOLEVA TANTO UNA BANCA ...
Continua la tragicommedia intorno alle cadrèghe della prima banca italiana. "Compagnia Sanpaolo, sfiducia a Benessia. Undici consiglieri contro il presidente per le nomine ai verici di Intesa" (Repubblica, p.23). Irrompono sulla scena pesi massimi come il genovese Roberto Firpo, che potrebbe prendere il posto dell'oscuro Domenico Siniscalco, e Antonio Saitta, presidente della provincia di Torino in quota piddì.

Il noto economista Saitta ieri ha chiesto pubblicamente le dimissioni di Benessia. Ovviamente il bazoliano Enrico Letta ora sgriderà anche lui, come ha fatto con Sergino Chiamparino. Oppure le "intrusioni della politica", tra i democratici, sono da censurare a seconda del banchiere con cui ci si schiera? Intanto Lega e Pdl, a Torino e dintorni, ringraziano sentitamente per lo spettacolo offerto dalla sinistra bancaria.

 

Giustamente, il Corriere delle banche gode in prima pagina: "Resa dei conti a Torino sulle nomine a Intesa. Ipotesi sfiducia per Benessia". Mentre la Stampa si tiene saggiamente a distanza dalle beghe locali e registra la realtà: "La partita nomine in mano a Bazoli" (p.11).

10-05-10

 

SUPERMULTA ALL'INTESA...
Un milione 300 mila euro: è quanto dovrà versare l'Intesa Sanpaolo, condannata dalla Corte dei conti per avere condotto con superficialità l'istruttoria che ha portato nelle casse della Costruzioni Nautiche 2,6 milioni di fondi pubblici per lo sviluppo delle imprese. Il cantiere navale li ha intascati senza investirli nell'attività.

I magistrati hanno inflitto alla Costruzioni Nautiche, in via principale, e all'Intesa, in via sussidiaria, il pagamento di 2,6 milioni. La banca è stata condannata poiché sapeva che la società destinataria del finanziamento non aveva tutti i requisiti previsti. (Karis Vanghetti)

PASSERA: "TIMORI SOCI DI SANT'INTESA SU DISIMPEGNO GENERALI"...
(Adnkronos) - Alcuni azionisti di Intesa Sanpaolo "temono che l'andamento del titolo possa risentire della prossima diluizione da parte di soci ai quali e' stato richiesto di ridurre la quota (come Credit Agricole) ovvero che non sarebbero piu' interessati a mantenere una partecipazione rilevante nel capitale della banca (come Assicurazioni Generali)". A riferirlo ai consiglieri di sorveglianza di Intesa Sanpaolo e' stato il consigliere delegato Corrado Passera, durante la riunione del cds tenutasi a Torino lo scorso 12 aprile, come emerge dal verbale della riunione consultato dall'ADNKRONOS.

4- BAZOLI: "MODELLO DUALE DI SANT'INTESA VALIDO E ADEGUATO"
(Adnkronos) - Il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, loda il modello dualistico di governance adottato dalla banca all'epoca della fusione tra Banca Intesa e il San Paolo Imi. Il Professore, emerge dal verbale del consiglio di sorveglianza tenutosi il 12 aprile scorso a Torino consultato dall'ADNKRONOS, ha rilevato durante la riunione "come anche oggi escano ribadite la validita' e l'adeguatezza del modello di governo societario adottato da Intesa Sanpaolo, che puo' avvalersi della costante ed approfondita dialettica tra gli organi, pur nel rispetto della netta distinzione tra le rispettive responsabilita'".

5- PASSERA: "NUOVO PIANO SANT'INTESA NON PRIMA DI BASILEA 3"..
(Adnkronos) - Il nuovo piano industriale di Intesa Sanpaolo verra' sottoposto ai consigli della banca non prima che le autorita' di vigilanza abbiano chiarito i loro orientamenti sulle nuove regole per la gestione delle attivita' del sistema bancario, note come Basilea III. A spiegarlo e' stato il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera durante il consiglio di sorveglianza del 12 aprile scorso riunitosi a Torino, come emerge dal verbale, consultato dall'ADNKRONOS.

CHIAMPARINO CROCIFISSO DAI POTERI MARCI DI MILANO - SI ASPETTA LA REAZIONE DI TREMONTI AL QUALE DOPO ANNI DI SIMPATIA ALTERNATA A CONFLITTI, LA NOMINA DI SINISCALCO SEMBRAVA UNA MOSSA FELICE PER RIDIMENSIONARE IL TANDEM BAZOLI-PASSERA (MUCCHETTI PAZZO DI DAGOSPIA MA NON CITA)
È una vera fortuna che domenica arrivi il Papa a Torino per vedere la Sacra Sindone.

In città stanno facendo le pulizie e si cerca di far sparire le tracce del sangue scorso nelle ultime ore per la battaglia dentro IntesaSanPaolo. Forse sarà difficile sgombrare i morti e i feriti che si accumulano sotto i portici di piazza San Carlo dove ha sede il quartier generale della banca e davanti al Palazzo del Comune.

Qui i sabaudi hanno visto liquefatta l'immagine di Sergio Chiamparino, il sindaco che in nome della torinesità e di un malinteso primato della politica, voleva imporre Mimmo Siniscalco sulla poltrona del Consiglio di gestione del grande istituto milanese. I commenti che girano sono feroci nei confronti di questo personaggio che doveva rappresentare l'uomo del futuro.

 

Eccone uno: "voleva mettere il cappello sopra Intesa, ma il cappellaio ha fatto una figura di merda". Sono parole pesanti che circolano soprattutto negli ambienti politici, ma i torinesi che bevono la cioccolata calda nel caffè Baratti di via Po preferiscono parlare di "figura da cioccolataio".

Non c'è dubbio che l'immagine di Chiamparino esce distrutta dopo il gran rifiuto comunicato ieri sera da Berlino da Mimmo Siniscalco che ha rigettato la designazione parlando di "giochi di pollaio sulla più grande banca italiana".

Con il sindaco è entrato in coma anche Angelo Benessia, l'avvocato presidente della Compagnia di SanPaolo, che gira in bicicletta per la città e che non ne ha mai azzeccata una. Il tandem Chiamparino-Benessia voleva regalare un dono prezioso ai sabaudi, ma come scrive Massimo Mucchetti sul "Corriere della Sera" era un dono avvelenato "che potrebbe risultare fatale anche all'attuale vertice della Compagnia".

L'editorialista del giornale milanese mette il dito sul veleno della politica che è entrata a gamba tesa nella vicenda e conferma (senza il garbo di alcuna citazione) ciò che Dagospia ha scritto in merito agli incontri romani di Abramo-Bazoli con i politici del centrosinistra.

 

Il risultato di questi incontri doveva essere una pressione su Chiamparino per fargli capire che sarebbe andato a sbattere contro quei "poteri forti" che hanno bloccato l'arrivo nel pollaio del pavone Siniscalco. Adesso a Milano hanno ragione di congratularsi per aver ancora una volta schiantato le pretese dei torinesi. A godere è in particolare Corradino Passera, l'uomo che più temeva l'arrivo di un peso massimo come Siniscalco dentro la banca.

E a questo punto per lui come per lo ieratico presidente Bazoli va bene qualsiasi soluzione. Se riuscirà a sopravvivere il massiccio Enrico Salza, la conferma di questo monumento sarà salutata nel segno della continuità; qualora invece dovesse prevalere il profilo modesto del professor Andrea Beltratti, il bocconiano 51enne laureato a Torino, andrà bene lo stesso e si parlerà di "continuità nella discontinuità".

 

A tirare la volata a Beltratti è stata una donna: Elsa Fornero, moglie dell'economista Mario Deaglio, che oltre ad insegnare economia all'università torinese e a dirigere un centro di ricerche sulle pensioni, ha scritto alcuni saggi insieme al giovane Beltratti. È stata lei a pilotare contro Benessia la candidatura alternativa a Siniscalco, ed è nei suoi confronti che i milanesi devono gratitudine.

Resta da vedere che cosa pensa di tutta questa vicenda Giulietto Tremonti al quale dopo anni di simpatia alternata a conflitti, la nomina di Siniscalco sembrava una mossa felice per ridimensionare il tandem Bazoli-Passera. Secondo Mucchetti il ministro di Sondrio potrebbe affondare il coltello sul consiglio di amministrazione della Compagnia SanPaolo.

A quel punto le strade di Torino si affolleranno di altri morti e feriti.

 

2 - BAZOLI ROMAN TOUR! CENA CON FASSINO, COLAZIONE CON ENRICO LETTA, PRANZO AL GRAND HOTEL CON FRANCESCHINI - A TUTTI LA STESSA PREGHIERA: FERMATE QUEL CHIAMPARINO SPONSOR DI SINISCALCO! - IN BALLO SCAMBIO GUZZETTI-BAZOLI: SE SINISCALCO DOVESSE SPUNTARLA, ALLORA SALTEREBBE LA CANDIDATURA DEL BOCCOLUTO GIUSEPPE MUSSARI ALL'ABI
C'e' un altra partita che Tremonti sta seguendo con molta attenzione. E' il match che si sta giocando tra i milanesi d'Intesa e i sabaudi arroccati nella Compagnia San Paolo di Torino. Fino a pochi giorni fa sembrava che i giochi fossero fatti per portare alla presidenza del Consiglio di Gestione della banca quel Mimmo Siniscalco che e' legato a Giulietto da antica amicizia. Adesso si ritorna in alto mare e lo scontro tra le due fondazioni azioniste (San Paolo e Cariplo) e' al calor bianco. In mezzo e' entrata a gamba tesa la politica, quasi a smentire per chi non l'avesse ancora capito che le Fondazioni non sono le vergini del territorio, ma hanno sempre rappresentato uno strumento condizionato dai partiti e da meschini interessi locali.

Cosi' si e' visto il sindaco Chiamparino strillare a gran voce in favore di Siniscalco e i suoi toni non sono stati affato diversi rispetto a quellio usati dai barbari del Carroccio (Bossi e Zaia) quando hanno annunciato di voler mettere le mani sulle banche. I politici operano allo scoperto senza pudore mentre banchieri consumati come Abramo Bazoli preferiscono dialogare con i partiti in maniera silenziosa. E' noto che il 78enne bresciano passa alcuni giorni del mese nella capitale e in genere questo avviene il martedi e il mercoledi quando oltre a recarsi in Banca d'Italia incontra personaggi affini al suo pensiero politico.

Questa settimana il Nanni ha visto alcuni esponenti del Partito Democratico. Con Piero Fassino e' andato a cena, con Enrico Letta ha consumato una frugale colazione e al grand Hotel si e' visto a pranzo con Dario Franceschini.La missione romana del Grande Vecchio aveva lo scopo preciso di convincere il vertice del PD a richiamare all'ordine il sindaco Chiamparino affinche' la smetta di sponsorizzare Siniscalco. Ormai non e' un mistero che l'arrivo alla presidenza del consiglio di gestione del ex Ministro torinese, amico di Giulietto e personaggio di spessore, non e' gradito al tandem Bazoli-Passera.

Il risultato del viaggio romano di Bazoli non e' stato all'altezza delle attese. Il banchiere se ne e' tornato a Brescia deluso dallo spettacolo dei tre leaders che sono apparsi impotenti e incapaci di riportare Chiamparino a miti consigli. Da qui la convinzione che la battaglia finale si potra' risolvere soltanto con l'intervento pesante di Giuseppe Guzzetti, il presidente di Cariplo che non e' schiacciato sulla sinistra come Bazoli e puo' mediare con i torinesi per convincerli a mollare Siniscalco.

Non a caso una manina per nulla innocente ha fatto uscire sui giornali di oggi il verbale della tempestosa riunione di 7 ore che si e' tenuta a torino il 14 aprile tra i consiglieri della Compagnia San Paolo. Per il mondo delle banche dove il segreto e' davvero segreto la pubblicazione del verbale e delle mozioni votate a meta' aprile e' un autentico colpo di scena.

Dal velo squarciato viene fuori che il candidato alternativo a Siniscalco e sul quale i milanesi vogliono garantirsi la continuita' del potere e' Andrea Beltratti, un giovane professore di economia all Universita' di Torino, che insegna alla Bocconi la madre di tutti i sapientoni. La sua candidatura era gia' nota, ma sembra scontrarsi con lo Statuto che regola la governance di Intesa San Paolo. dove alla pagina 49 si legge che "l'assetto di governance riserva un ruolo peculiare al presidente del Consiglio di Gestione per il quale si richiede un'efficace assiduita' d'impegno e comprovate capacita' manageriali"

Questi requisiti il giovani Beltratti non li ha (è un prof non un manager) e il suo curriculum lo dimostra in maniera eloquente, ma agli occhi della triade milanese Bazoli, Passera, Guzzetti la candidatura del bocconiano serve per intercettare la nomina di Siniscalco anche a costo di far incazzare Giulietto Tremonti.

Sullo sfondo si profila una difficile mediazione politica che sara' svolta sopratutto da Guzzetti il potente democristianone della Cariplo. E qui salta fuori l'idea di uno "scambio" che riguarda non solo la poltrona dentro Intesa, ma anche la presidenza dell' Abi, l' associazione dei banchieri di Palazzo Altieri. In poche parole si tratta di questo: se Siniscalco dovesse spuntarla, allora salterebbe la candidatura del boccoluto Giuseppe Mussari all'Abi.

Il il fronte delle grandi banche si e' gia' pronunciato in favore del calabrese che guida Montepaschi, ma Bazoli si e' smarcato da questo fronte spendendosi per il rinnovo del mandato all'amico Faissola. Come si vede l'affare si ingrossa, le carte vengono scoperte una ad una, e i verbali segreti finiscono sui giornali.

Mercoledi' prossimo la battaglia dovrebbe finire perche' il consiglio di sorveglianza , presieduto da Bazoli, dovra' nominare il consiglio di gestione e il suo presidente . Da qui ad allora non mancheranno altri colpi di scena e l'esito rimane incerto. L'unica cosa sicura e' che il mito della governance duale e della grande alleanza bancaria tra Milano e Torino si e' squagliato come la neve all'inizio della primavera.

COMP.SANPAOLO: IN MAGGIO VALUTAZIONE SU VERTICI INTESA...
Radiocor -
La riunione del Consiglio generale della Compagnia di Sanpaolo che detiene quasi il 10% di Intesa Sanpaolo, ha visto, secondo quanto risulta a Radiocor, un dibattito vivace che ha determinato una nuova convocazione straordinaria in maggio per valutare quanto e' avvenuto nelle ultime settimane a proposito delle designazioni alla presidenza del Consiglio di gestione del gruppo bancario da parte del presidente della Compagnia, Angelo Benessia, di Domenico Siniscalco e di Andrea Beltratti.

Nel corso della riunione, che non ha affrontato il tema del rinnovo degli organi, si sono registrati 12 interventi da parte dei consiglieri che non hanno avuto come oggetto soltanto la metodologia seguita dal presidente per indicare i possibili candidati alla presidenza del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo.

 

Molti interventi, infatti, si sono incentrati sulla necessita' di esaminare la posizione della Compagnia di fronte al nuovo quadro politico regionale che ha visto Roberto Cota, esponente della Lega Nord a surgere a ruolo di presidente della Regione. Altro punto importante sottolineato dagli interventi dei consiglieri e' stato quello che questi giudicano un coordinamento non ottimale tra il Consiglio e il Comitato di gestione.

 

- COMPAGNIA SAN PAOLO: NEL 2009 STANZIATI 121 MLN PER 682 INTERVENTI...
(Adnkronos)
- Si e' chiuso con un avanzo d'esercizio di 170,9 mln di euro (144,9 nel 2008) e proventi netti per 195 mln (169 lo scorso anno) il bilancio 2009 della Compagnia di San Paolo, principale azionista di Intesa Sanpaolo. Il documento economico e' stato approvato oggi dal Consiglio generale riunitosi sotto la presidenza di Angelo Benessia. Durante l'esercizio 2009 la Compagnia ha destinato alle attivita' istituzionali oltre 121,4 mln di euro per complessivi 682 interventi dopo aver accantonato, come da normativa, 34,2 alla riserva obbligatoria e 6,2 alla riserva facoltativa per l'integrita' del patrimonio.

Nel corso dell'anno passato, evidenzia una nota della Compagnia, tutti gli investimenti hanno realizzato un rendimento positivo: nel complesso il portafoglio di attivita' finanziarie ha conseguito un rendimento (total return) del 16% circa. Il portafoglio strategico, rappresentato dalla partecipazione in Intesa Sanpaolo, malgrado l'assenza di dividendi, ha generato un rendimento (total return) del 27%, calcolato ai valori di mercato, peraltro non riflesso nei dati di bilancio.

PASSERA, NON TUTTE RIESCONO COL BUCO - BAZOLI SI ACCORDA SOTTOBANCO CON TORINO - NUOVO ASSETTO PER INTESA-SANPOLO: PIU' POTERI AL DIRETTORE GENERALI MICHELI E CORRADINO A DIETA - LA RIVOLUZIONE AD APRILE: MANDATI IN SCADENZA, VIA AL TUTTI CONTRO TUTTI - ORE CONTATE ANCHE PER SALZA...

Francesco De Dominicis per "Libero"

Nessuna rivoluzione. Il duello aperto nelle mura domestiche di IntesaSanpaolo - tra i soci forti di Torino e Milano - proseguirà fino alla prossima primavera, quando scadranno tutti gli organi societari. Ma fino a quel momento appare improbabile un robusto rimescolamento di poltrone.

Di sicuro, le prime linee torinesi vogliono mettere in discussione gli equilibri al vertice. E in questo senso, scattato il pressing sull'ad Corrado Passera, è stato posto il problema dell'eccesso di deleghe.

La questione è stata squadernata giovedì dal Corriere della Sera. A chiedere un cambio di direzione ci sarebbe il presidente della Compagnia Sanpaolo (maggior azionista col 9,8%), Angelo Benessia, spalleggiato dal sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Che giusto ieri è tornato sul tema: «In questo momento la governance prevede per gli azionisti un ruolo paritario: è importante che anche gli assetti della banca riflettano e garantiscano questi equilibri effettivamente».

A Passera verrebbe in qualche modo contestata pure la gestione degli ultimi dossier: dalla strategia delineata per irrobustire i requisiti patrimoniali all'operazione Fideuram, con tutte le incertezze legate all'interesse della Exor della famiglia Agnelli. Senza dimenticare il caso Delta a San Marino e il crac Risanamento. Sotto esame, poi, il rifiuto dei Tremonti bond.

Circolano varie ipotesi. Su tutte c'è l'attenzione costante del presidente del consiglio di sorveglianza. Giovanni Bazoli vigila e media, cercando di ricucire gli strappi. La faccenda non sarà al centro delle riunioni dei board fissati per martedì prossimo, dove si prenderanno decisioni soprattutto sulla solidità di bilancio.

Quanto ai nuovi equilibri, a Torino potrebbero puntare ad assegnare più deleghe al direttore generale, Francesco Micheli. La stessa fonte che rivela a Libero questa pista, spiega che l'obiettivo è spostare le lancette a dicembre 2008. Cioè quando è uscito di scena Pietro Modiano, proprio in contrasto con Passera. Modiano aveva i galloni di direttore generale vicario ed enormi spazi di manovra su settori di business chiave.

Insomma, in ballo non ci sono le singole persone, il cui operato verrà messo sotto esame in primavera. Del resto Micheli è considerato vicino a Passera. Contrapposizioni e individualità non fanno parte del match in corso. Si tratta di ricostruire un quadro della governance gradito a tutti i soci, bilanciando la strapotenza dell'ad con un dg di peso. Il piano torinese mira a creare una casella da riempire ad aprile. Anche se l'effetto immediato potrebbe apparire come il commissariamento dell'ex McKinsey. Con un impatto negativo fra gli osservatori esterni.

 

È una fase burrascosa. Fatto sta che quella di distribuire il potere interno, rimettendo due teste alla guida operativa del colosso bancario sembra, per ora , la sola strada per smorzare l'egemonia di Milano. Le grandi manovre sono entrate nel vivo. E oltre a Passera, che secondo parecchi addetti ai lavori, è destinato a pagare il conto dello scontro in atto. Ma a rimetterci forse sarà pure Enrico Salza.

La sua poltrona alla guida del consiglio di gestione potrebbe addirittura sparire se gli azionisti decidessero di dire basta col doppio ponte di comando (duale) per tornare alla governance tradizionale. Frattanto ieri si è saputo che l'altro socio forte di Intesa, Credit Agricole, contesterà l'eventuale ritorno del faro Antitrust sul patto con Generali.

 
[26-09-2009]

 

 

 

DOPO-PASSERA, BENESSIA MIRA A FABIO GALLIA - CORRADINO, FIDEURAM E I TRE-BOND
Gli uscieri di IntesaSanPaolo sono molto agitati. A preoccuparli è lo scontro sempre più visibile tra Corradino Passera e Giulietto Tremonti al quale riesce difficile digerire il rifiuto dei bond che servirebbero a rafforzare il patrimonio della banca.

In molte occasioni il banchiere comasco ex-McKinsey ha dimostrato di non avere interesse per le risorse messe a disposizione dal Tesoro e di voler camminare con le sue gambe anche a costo di cedere asset importanti come Fideuram.

D'altra parte bisogna capirlo Corradino perché pagare l'8,5% di un Tremonti-bond quando una banca può finanziarsi al 4% con l'emissione di un Btp a 10 anni, sarà pure un buon affare per Giulietto ma non per i banchieri.

Questa è comunque la crosta del conflitto perché scendendo sotto la superficie affiora la volontà del ministro di Sondrio di mettere in riga l'uomo che dal 2002 guida Banca Intesa con la pretesa di diventare il perno finanziario del sistema-Italia.

Nella visione di Giulietto non esiste un banchiere di sistema perché il sistema deve ruotare secondo un modello copernicano intorno al sole con un unico protagonista al centro e gli altri soggetti come satelliti.

Secondo gli uscieri che sono un termometro molto attendibile, Corradino negli ultimi giorni avrebbe bruscamente frenato sul rifiuto dei Tremonti-bond e si sarebbe convinto che per la sua salute sarebbe bene prenderne almeno una parte. Questo spiegherebbe anche le voci che hanno preso a circolare negli ultimi due giorni sui tempi lunghi della vendita di Fideuram alla Sacra Famiglia degli Agnelli, un'operazione per la quale sembrava che il 29 settembre arrivasse una decisione finale e che adesso non sembra così impellente.

Dietro le quinte si agita con frenesia l'avvocato torinese Angelo Benessia, l'uomo che nel giugno 2008 è diventato presidente della Compagnia San Paolo e gode da sempre della fiducia di Casa Agnelli - il suo nomignolo è infatti 'Bene-fiat'.

Guarda caso è lui che spinge perché Fideuram venga acquistata dalla cassaforte della famiglia torinese, ma questa sollecitazione crea grande imbarazzo dentro BancaIntesa che si ritrova il solerte avvocato a giocare su due tavoli contemporaneamente.

In questo scenario piuttosto confuso in cui il vecchio Abramo-Bazoli si è chiuso nel silenzio, Corradino Passera rischia moltissimo e non a caso ha preso a circolare la voce sul possibile successore.

Il nome che corre è quello di Fabio Gallia, l'alessandrino 46enne che dopo aver lavorato per cinque anni in Capitalia è diventato amministratore delegato di BNL Paribas. A tirargli la volata sarebbe proprio l'avvocato Benessia che vuole riportare nel cuore del Piemonte e di Torino il centro di gravità della banca che è stata occupata dai milanesi di Banca Intesa con l'arroganza tipica dei manager McKinsey.

 

 

 

SETTEMBRE NERO PER PASSERA – Colpa prima di Zaleski, poi di Carlo Toto con AirOne-ALITALIA e nell’ultimo mese di Zunino con Risanamento - Un pacchetto miliardario di potenziali perdite poco digerito dai soci TORINESI DI INTESA, STUFI DELLA ‘COLONIZZAZIONE’…

Camilla Conti per Libero

Quali saranno le partite più calde che si giocheranno in autunno? Le scommesse sono già partite. E nella categoria "banche e banchieri" le fiches sono tutte puntate su Intesa Sanpaolo. Chiacchiere da ombrellone, fin qui. Perché fare la banca di sistema è un lavoraccio. Soprattutto quando la crisi spariglia i piani offrendo assist insperati ai contestatori dei fin qui osannati salvatori della patria.

Ne sa qualcosa l'ad di Intesa, Corrado Passera, che a settembre dovrà affilare le armi della diplomazia. Colpa prima di Romain Zaleski con la Tassara, poi di Carlo Toto con AirOne e nell'ultimo mese di Luigi Zunino con Risanamento.

Un pacchetto miliardario di potenziali perdite poco digerito dai soci di spicco dell'istituto milanese. Il rosso, infatti, avrebbe potuto dissanguare l'utile operativo 2009 lasciando per il secondo anno consecutivo a secco di dividendi le fondazioni azioniste.

Ai timori sull'epidemia di cedole si aggiungono inoltre le vecchie ruggini sulla cosiddetta milanesizzazione dell'istituto dopo la fusione con il Sanpaolo. La prima linea di manager, questa l'accusa della fronda torinese, è tutta targata Passera: dal direttore generale Francesco Micheli (preso da Passera alle Poste come capo del personale), a Mario Ciaccia, capo del settore Infrastrutture, fino al numero uno del corporate Gaetano Micciché.

Colonizzazione, sostengono sempre a Torino, che non è stata minimamente ostacolata dall'ex presidente del San Paolo, Enrico Salza, oggi presidente del consiglio di gestione del gruppo Intesa.

I malumori interni, mai sopiti, non hanno finora fatto nemmeno cigolare la poltrona di Passera che anche nel momento più buio dei mercati è riuscito a garantire 2,55 miliardi di utili. Qualcosa, però, sta cambiando e l'eventuale cessione, imposta dall'Antitrust (che deciderà comunque a settembre), della quota dei francesi del Credìt Agricole potrebbe scatenare un rimescolamento delle carte nell'azionariato della banca. Sotto la regìa assai più attenta delle fondazioni e dei torinesi.

Il segnale è lo strano attivismo di Angelo Benessia, presidente della Compagnia San Paolo, che recentemente ha aumentato di quasi il 2% la quota nel capitale di Intesa diventandone con quasi il 10% l'azionista di maggior peso. Una mossa onerosa, per le casse della Compagnia, ma necessaria per contare di più.

Magari in vista di possibili ritocchi al sistema di governance della banca che, secondo Benessia, funzionerebbe meglio con un consiglio di sorveglianza composto soltanto dai principali azionisti e un consiglio di gestione formato esclusivamente da manager.

Sulla sua strada Benessia starebbe cercando di portare anche altri soci: dai francesi del Crédit agricole a Mediobanca, fino alle Generali. Il messaggio è lo stesso per tutti: in casa Intesa è arrivato il tempo di una svolta.

In questa operazione la Compagnia può, inoltre, già contare su un alleato naturale: il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, che controlla meno del 5% ma ha sempre fatto da regista per gli altri enti più piccoli.

Sicuramente un buon 15% del capitale di Intesa sta insomma scaldando i motori in vista di un possibile blitz d'autunno. E in attesa di un cenno dall'Antitrust: se i francesi vendono, si liberano quote strategiche da conquistare. Aggiungendo al motto "libertè, egalité, fraternité" anche la "torinesitè".

 
[19-08-2009]

 

 

 

MIRACOLATO A OLTRANZA DA SAN BAZOLI – LE BANCHE SALVANO DI NUOVO LA VITA ALLA CARLO TASSARA DI ROMAIN ZALESKI: L’ACCORDO PER IL CONGELAMENTO DEBITI SLITTA DAL 2009 AL 2011 – DEBITI SCESI DA 6.3 A 3.4 MLD € MA L’ATTIVO HA UN VALORE DI 1.4 MLD €…

Marigia Mangano per "Il Sole 24 Ore"

Restano da definire solo gli ultimi dettagli, specie il pacchetto relativo alle garanzie. Ma sembra solo questione di ore. Perché - riferiscono alcune fonti - il via libera delle banche è sostanzialmente già agli atti: l'accordo per il congelamento di debiti (e interessi) della Carlo Tassara di Romain Zaleski sarà portato al 2011, rispetto alla scadenza originaria del 2009.

Ieri, secondo indiscrezioni raccolte dal Sole 24 Ore, si è tenuta una riunione decisiva tra le banche e l'amministratore delegato della holding bresciana, Pietro Modiano. Nel corso della riunione, secondo quanto si apprende, gli istituti di credito coinvolti (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Ubi e Bpm) avrebbero dato una disponibilità di massima a rinegoziare l'intesa siglata alla fine dello scorso dicembre per la ristrutturazone del debito della Carlo Tassara.

Il pacchetto di richieste, formulate dalla Carlo Tassara di Romain Zaleski, risponde principalmente a due ordini di considerazioni: in primo luogo, allungare il periodo di congelamento dei debiti (e con esso il termine entro il quale dismettere le partecipazione per rientrare verso il sistema) limita eventuali speculazioni in Borsa; secondo, l'assestamento dei mercati in un arco di tempo più lungo massimizza la valorizzazione delle quote in portafoglio alla holding, con il risultato finale che gli stessi creditori, e dunque le banche, ne traggono vantaggio.

L'esito dei colloqui, che a questo punto sembra favorevole a Modiano, risulta infatti decisivo per il futuro della holding bresciana. Perché se oggi la società, in tutta fretta, dovesse procedere alla dismissione delle ultime partecipazioni in portafoglio, l'eventuale incasso, al netto di coperture e date le quotazioni in Borsa dei titoli, non riuscirebbe certo a coprire la posizione verso il sistema bancario.

Finora la holding ha già fatto importanti passi: le posizioni della società verso gli istituti esteri, Rbs e Bnp Paribas, sono state chiuse, e con esse la dismissione contestuale di importanti partecipazioni azionarie, come il 2% delle Generali e la discesa dal 5 al 2,5% di Intesa Sanpaolo e gran parte delle quote nelle società estere.

Tutte operazioni che hanno consentito al gruppo di ridurre sensibilmente i debiti, scesi dai precedenti 6,3 miliardi agli attuali 3,4 miliardi. Questo a fronte di un attivo altrettanto ridimensionato: considerando le partecipazioni in Italia, e cioè Intesa Sanpaolo (2,5%), Mediobanca (2%), Edison (10%), A2A (2,5%), Ubi (2,2%) e Mittel (18,1%), l'intero pacchetto agli attuali valori di Borsa ha un valore complessivo di 1,4 miliardi circa, contro un valore di carico di 2,7 miliardi.

Dunque, c'è una minusvalenza implicita di 1,3 miliardi (il calcolo è approssimativo perché non tiene conto di eventuali strumenti derivati). Come dire, se oggi la Carlo Tassara dovesse dismettere queste partecipazioni potrebbe ripagare solo un terzo dei debiti verso il sistema bancario. Ci sono poi le partecipazioni nelle società non quotate, come Metalcam, ma le stesse risultano quasi " immobilizzate" data l'attuale situazione di mercato e l'assenza di liquidità (e compratori).

 
[01-04-2009]

 

 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk