BANCHE
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“ING” A TITOLI ‘ALT A’ ()
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GENERALI: RIDUCE ANCORA QUOTA NEL BANCO SANTANDER, SCENDE SOTTO 0,6%...
Radiocor - Le Generali hanno ulteriormente alleggerito la quota nel Banco Santander, che e' scesa allo 0,595%. Le operazioni di vendita sono stat e notificate nei giorni scorsi dal gruppo triestino agli organi delle Borse di Madrid e Londra, come risulta dai documenti consultati da Radiocor. Il ceo di Generali, Giovanni Perissinotto lo scorso autunno aveva spiegato che la quota nel Santander e' finanziaria e le vendite sono frutto delle decisioni dei gestori del gruppo.18-02-2011]

 

 

- BANCHE: DA LONDRA MULTA DA 1MLN A DEUTSCHE BANK SU PRESTITI IMMOBILIARI...
(Adnkronos) - La Financial Services Authority (Fsa), l'autorita' di vigilanza sui mercati finanziari del Regno Unito, ha deciso una multa da 840 mila sterline (pari a un milione di euro) per "prestiti irresponsabili" nel settore dei mutui, imponendo anche una compensazione da 1,5 milioni di sterline da versare ai clienti.

 

"E' la prima volta che abbiamo agito contro una societa' per prestiti irresponsabili", ha spiegato Margaret Cole, che dirige la sezione crimini finanziari dell'Fsa. "Gli istituti devono comprendere che non sopporteremo atteggiamenti negligenti e trattamenti ingiusti nei confronti di clienti in difficolta'" ha aggiunto.

Secondo le accuse mosse dall'Fsa nei confronti di DB Mortgages, la societa' non avrebbe avvisato i clienti sulla possibile crescita dei loro mutui in caso di pensionamento e sulle eventuali opzioni che si riservava in caso di ritardi nei pagamenti. La cooperazione della banca con l'Fsa le e' valsa comunque uno sconto del 30 per cento sulla multa iniziale.

 23-02-2011]

 

 

 BANCHE: DOMANI DRAGHI ALL'ABI, PREOCCUPA 'STALLO' POLITICA...
(Adnkronos) - Le nuove regole, la partita dei bond e i nuovi strumenti per sostenere l'economia reale. Domani il comitato esecutivo dell'Abi, ospite d'onore il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, affrontera' tutti i temi caldi sul tavolo per il settore bancario. Ma, nonostante la cautela del caso, la riunione dovrebbe essere anche l'occasione per un confronto sulla situazione complessiva del Paese, con l'instabilita' politica e le tensioni istituzionali come convitati di pietra.

E' la prima volta che Draghi partecipa, in qualita' di ospite, al comitato esecutivo dell'Abi e, per trovare un precedente che riguardi un altro Governatore, bisogna spingersi indietro nel tempo, ad oltre trent'anni fa. Partecipazione eccezionale, quindi, che denota sicuramente buoni rapporti fra Via Nazionale e la nuova gestione Mussari dell'Abi, ma una partecipazione che puo' essere letta anche come un segnale di grande attenzione per una fase particolarmente delicata. Lo e' dal punto di vista istituzionale e politico e, sicuramente, lo e' per un sistema economico che sta tentando di uscire da una crisi epocale. Le banche ne sono il motore e iniziano a percepire con preoccupazione lo 'stallo' sul piano delle decisioni che, inevitabilmente, rischia di portare con se' l'attuale instabilita'. Cosi' come ripete spesso Confindustria, anche il settore bancario vorrebbe vedere 'un governo che governi'.

Nessuna ingerenza, sia chiaro, ne' da parte Abi ne', tanto meno, dalla sponda Bankitalia. Ma i banchieri guardano al confronto con il Governatore, che proseguira' per quelli piu' grandi il 10 febbraio a Palazzo Koch di fronte al Direttorio al completo, come un momento di sintesi importante, per analizzare a fondo la situazione e mettere a punto, ciascuno per le proprie responsabilita', strategie e comportamenti che possano contribuire al sostegno dell'economia.

31-01-2011]

 

 

19 - BANCA CENTRALE IRLANDA TAGLIA STIME PIL...
(ANSA) - La Banca Centrale irlandese rivede al ribasso le stime di crescita dell'isola nel 2011. Il Pil segnera' probabilmente un rialzo dell'1%, in calo rispetto al 2,4% stimato ad ottobre, ha detto la banca nel bollettino trimestrale, aggiungendo che per il 2012 prevede una crescita del 2,3%.

31-01-2011]

 

 

- BANCHE: PONZELLINI, ANCHE BOND OGGI SUL TAVOLO...
(Adnkronos) - "Sono un fenomeno nel mercato di cui oggi parleremo". Il presidente della Banca popolare di Milano, Massimo Ponzellini, fa riferimento al tema del rifinanziamento dei bond in scadenza per le principali banche italiane. Tema che sara' affrontato oggi dal Comitato esecutivo dell'Abi, cui sta partecipando anche il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi.

31-01-2011]

 

 

 CARIVERONA CAMBIA I CRITERI D´ONORABILITÀ ORA BIASI È SALVO...
Andrea Greco per "la Repubblica" - Il consiglio generale di Cariverona allinea i requisiti di onorabilità al relativo decreto del Tesoro, e toglie d´impaccio il presidente Paolo Biasi nel caso in cui sia condannato nei procedimenti per bancarotta a Teramo. Il plenum della Fondazione ha approvato, unanime, «diverse modifiche allo statuto volte a rendere più funzionale l´attività».

In sostanza, se finora una condanna in primo grado comportava la sospensione dalle cariche, ora - com´è per legge negli istituti di credito - un primo giudizio porterebbe in 45 giorni il consiglio a decidere per la revoca o il reintegro. Secondo fonti della Fondazione il vecchio statuto non disciplinava alcune fattispecie in caso di procedimenti.

Con le novità, comunque, il seggio presidenziale non subirà scossoni fino all´ultimo grado di giudizio nei due processi di Biasi a Teramo. Il consiglio ha poi deciso che Cariverona, «allo stato della normativa», aderirà all´aumento di Banco popolare fino allo 0,5%. L´intenzione era salire fino al 5%, fosse passato un emendamento ad hoc al decreto Milleproroghe, ma Lega e Pdl non lo voteranno. «S´è fatto quel che era possibile fare - ha detto Flavio Tosi, sindaco di Verona e "regista" dell´operazione - vedremo gli sviluppi futuri, un ingresso al 5% nel Banco resta un´operazione positiva e strategica per Verona.31-01-2011]

 

 

- B.POPOLARE: F.CARIVERONA ADERISCE AD AUMENTO FINO A UN MASSIMO 0,5%...
Radiocor - La Fondazione Cariverona salira' al massimo fino allo 0,5% del Banco Popolare, nell'ambito dell'aumento di capitale da 2 miliardi lanci ato dall'istituto. Lo annuncia un comunicato dell'ente, spiegando che la Fondazione scaligera, 'allo stato della normativa, aderisce all'aumento di capitale del Banco Popolare fino ad una massimo dello 0,50%'. Lo 0,5% del Banco Popolare post aumento vale circa 20 milioni. 

28-01-2011]

 

 

- BANCHE: FONDO ESUBERI E CONTRATTO, I NODI DEL CONFRONTO ABI-SINDACATI...
(Adnkronos/Labitalia) - E' scaduto il 30 dicembre 2010 il contratto collettivo nazionale di lavoro degli oltre 350.000 lavoratori del credito. I sindacati hanno quasi completato la stesura di una piattaforma unitaria, che, secondo la tabella di marcia fissata, dovrebbe essere presentata all'Abi a fine marzo o inizio aprile. Ma sulla trattativa, che si annuncia comunque spinosa per le pesanti riorganizzazioni che hanno subito gli Istituti bancari con la crisi economica globale, pesa un ulteriore elemento, formalmente staccato dal contratto ma comunque connesso alla difesa dell'occupazione: il mantenimento in vita del Fondo esuberi.

01-02-2011]

 

 

 

- MPS: FONDAZIONE PRESENTA LE LINEE STRATEGICHE PER IL 2011...
(Adnkronos) - Impegno costante per la comunita' di riferimento mantenendo l'attivita' istituzionale ai massimi livelli possibili, utilizzo mirato delle risorse disponibili privilegiando gli interventi nei settori del sociale e dello sviluppo economico, diversificazione del patrimonio salvaguardandolo e rafforzandolo attraverso investimenti che abbiano precise ricadute anche sul territorio. Sono gli obiettivi contenuti nel 'Documento Programmatico Previsionale 2011', approvato dalla deputazione generale su proposta della deputazione amministratrice, che indica le linee programmatiche che guideranno l'azione della Fondazione Monte dei Paschi di Siena nel corso del 2011.

Strategie illustrate, nel corso della conferenza stampa tenuta stamani a Palazzo Sansedoni dal presidente Gabriello Mancini, dal vice presidente Vittorio Galgani e dal direttore generale (provveditore) Marco Parlangeli, soffermandosi sia sull'attivita' istituzionale sia sulle modalita' di gestione del patrimonio, indicando gli obiettivi da perseguire e gli strumenti da attivare.01-02-2011]

 

 

- DL MILLEPROROGHE: GIORGETTI, NO TETTO 5% FONDAZIONI IN BANCHE POPOLARI - 'IL GOVERNO E' CONTRARIO' ALL'EMENDAMENTO DEL PD...
Radiocor - 'Il Governo e' contrario' all'emendamento del Pd che prevede un aumento, dallo 0,5% al 5%, del tetto alla partecipazione azionaria nelle banche popolari quotate da parte delle Fondazioni di origine bancaria. Lo ha detto il sottosegretario all'Economia, Alberto Giorgetti, a margine della riunione della commissione Bilancio del Senato per i pareri sulle coperture finanziarie degli emendamenti. L'emendamento avrebbe interessato, in particolare, la Fondazione Cariverona intenzionata a salire nel capitale del Banco Popolare.

01-02-2011]

 

6 - BANCHE: ENRIA, STRESS TEST SARA' PIU' SEVERO, TEST SEPARATO PER LIQUIDITA'...
Radiocor - 'Lo stress test bancario quest'anno sara' piu' severo e per la liquidita' e' necessario un test separato perche' non c'e' un modo condiviso a livello internazionale per incorporarlo nello stress test sul capitale'. Lo ha detto il presidente designato della nuova Autorita' di supervisione bancaria Ue Eba, Andrea Enria, all'Europarlamento.01-02-2011]

 

 

 

. PURE MANODORI A CACCIA DEI DIRITTI DEL BANCO...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Il rush finale dell'aumento di capitale del Banco Popolare si preannuncia affollato di protagonisti. Tra i non-soci, e dunque tra gli investitori che per sottoscrivere le nuove azioni dovranno comprare in Borsa i diritti di opzione (trattati fino a venerdì), spuntano a raffica nuove Fondazioni. Dopo la decisione della Fondazione Crt (0,5% del Banco, ovvero l'1% circa dell'aumento), venerdì scorso è stata la Fondazione CariVerona a deliberare l'investimento per una quota analoga.

Ieri è stata la volta della Fondazione Manodori, che ha annunciato la cessione di 10 milioni di azioni UniCredit per sottoscrivere azioni del Banco per un pari importo. In ballo, stando alle indiscrezioni, vi sono anche le Fondazioni di Modena, di Carpi, di Imola e di Lucca. Tutte collegate al Banco Popolare, che controlla banche locali nei territori di appartenenza delle varie Fondazioni.01-02-2011]

 

12. L'EFFETTO SORPRESA DEL PIANO DI CARIGE...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Il piano industriale di Carige è una bomba. «Sarà sottoposto al consiglio d'amministrazione», diceva più di un anno fa il direttore generale, Alfredo Sanguinetto, «entro il mese di giugno». Uscito Sanguinetto, il nuovo direttore generale, Ennio La Monica, ha spolverato il faldone: «con qualche mese di ritardo», il piano industriale di Carige sarà pronto «alla fine dell'estate». Anzi, meglio essere precisi, ha incalzato il presidente Giovanni Berneschi, «il piano industriale lo faremo a settembre».

Inutile farne una questione di giorni, ha messo le mani avanti La Monica, «la situazione dei mercati non è delle più semplici», «l'obiettivo è di approvarlo entro la fine dell'anno». Insomma, forse è una questione di mesi e, anche se gli anni passano, il faldone resta una priorità. «Il piano industriale è quasi pronto - ha spiegato ieri Berneschi, lo formalizzeremo in primavera». Nei mesi passati la banca parlava di «piano presumibilmente triennale, quindi 2011-13» e, grazie ai consuntivi dei primi mesi 2011, i target del primo anno dovrebbero essere precisi.

01-02-2011]

 

 

 

 

ANTONINI (POP. SPOLETO), BANCHE TERRITORIO STRATEGICHE...
(Adnkronos) - Le banche del territorio, in particolare le popolari, "hanno una funzione strategica per sostenere l'economia". Lo sostiene, interpellato dall'Adnkronos, il presidente della Popolare di Spoleto, Giovanni Antonini, anche alla luce della proposta bipartisan avanzata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

"Chi meglio di noi conosce le problematiche che affliggono i territori? Noi siamo vicini alle aziende che attraversano un momento di difficoltà, conosciamo le aziende nate vicine a noi e sappiamo se possiamo intervenire o no", rivendica il banchiere, evidenziando che "vanno rafforzate le banche popolari, quelle che lavorano vicino a chi produce", perchè "solo con il lavoro si possono superare le crisi economiche".01-02-201

 

 

 A.D. BANK OF AMERICA 9,5 MLN BONUS IN TITOLI DIFFERITI...
(ANSA) - L'amministratore delegato di Bank of America, Brian Moynihan, ha ricevuto un bonus da 9,5 milioni di dollari in titoli legato al raggiungimento di specifici target e quindi differiti nel tempo. Una volta che questi saranno raggiunti Moynihan potrà incassare l'intero ammontare. Lo riferisce il Wall Street Journal, sottolineando che il compenso base di Moynihan è rimasto invariato a 950.000 dollari. Lo stipendio del chief financial officer, Charles Noski, è stato aumentato di 50.000 dollari a 850.000 dollari. Joe Prince, numero uno della divisione consumer, e Thomas Montag, numero uno del global banking, hanno visto aumentare i propri salari a 850.000 dollari da 800.000 dollari.01-02-2011]

 

 

 

- BANCA LEONARDO: UTILE DI 44 MLN (+70%) E DIVIDENDO A 0,12 EURO...
(Adnkronos) - Risultati in crescita per banca Leonardo. Il cda e' intenzionato a distribuire un dividendo per 37 milioni corrispondenti a 12 centesimi per azione, rispetto agli 8 centesimi di riserve distribuiti nel 2009. Dall'esame dei dati preliminari consolidati relativi all'esercizio 2010, risultano ricavi netti per 192 milioni (+9%), di cui il 41% in Italia e il 59% nel resto d'Europa.

26-01-2011]

 

 

 

- BANCA SUD: SARMI, AUTORIZZAZIONE ENTRO PRIMAVERA, POI SUBITO OPERATIVA...
(Adnkronos) - Entro la prossima primavera la Banca del Mezzogiorno potrebbe essere operativa. A ribadire la tempistica per il decollo della nuova realta' e' l'ad di Poste, Massimo Sarmi, lasciando il direttivo di Confindustria. "Gli interventi di vigilanza e normativi sono tali per cui possono farci avere entro la primavera l'autorizzazione a partire", spiega. La struttura tecnica, e quindi la gestione, d'altra parte, assicura, "si sta predispondendo per poter essere immediatamente operativa".

26-01-2011]

 

 

 

BANCO POPOLARE: Mr Cariverona e' schiacciato tra il sindaco Tosi e Tremonti (LiberoMercato, pag. 27).27-01-2011]

 

 

 

BARCLAYS TAGLIA MILLE POSTI NEL REGNO UNITO...
Da "Il Sole 24 Ore" - Barclays ha annunciato che sta progettando una ristrutturazione delle attività nel Regno Unito. Tale progetto comporterà un taglio di circa mille posti di lavoro. In un comunicato l'istituto britannico ha spiegato che intende chiudere la divisione che offre consulenza finanziaria alla clientela al dettaglio britannica, sostituendola con un servizio solo via internet. L'unità, che dà lavoro a circa mille dipendenti, è in perdita.27-01-2011]

 

 

 

 

12. BANCHIERI AD ALTO RISCHIO ALZATE LA MANO...
My. L. per "Il Sole 24 Ore" - Una volta il motto dei banchieri Usa era «Ibg-Ybg». Cioè, «I'll be gone-you'll be gone». Tradotto in italiano, e applicato al contesto degli anni ruggenti della finanza, significava: «Io e te ce ne saremo andati quando scoppierà la crisi». Era il motto della finanza mordi e fuggi, del guadagna-oggi e scappa-domani. Oggi la festa è finita. Anche in Italia sta per arrivare la stretta sui bonus: chiunque in banca assuma rischi avrà i bonus più "avari" e dilazionati nel tempo.

Peccato, però, che la stessa Banca d'Italia non definisca quali sono i banchieri che assumono rischi. Tanto che le banche dovranno assoldare dei super-consulenti, come Pwc, per stabilirlo. Oggi sarà finita l'era dell'«Ibg-Ybg», ma speriamo che non inizi quella del «Cbr» («cercasi banchiere rischioso»): speriamo insomma che una norma dai contorni variabili non faccia rientrare dalla finestra, sfruttando la fumosità, quei comportamenti che dovrebbero essere usciti dalla porta.

27-01-2011]

 

 

LA PARTITA FINALE DEL CONTE FRATTA PASINI: VUOLE LA FONDAZIONE CARIVERONA NEL BANCO POPOLARE, MA GLI ALTRI SOCI SONO D’ACCORDO? - DIVENTA SEMPRE PIù DIFFICILE SPIEGARE ad un cliente e socio storico di Genova o di Torino o di Milano PERché le decisioni le prendono sempre i soliti quattro gatti veronesi - Visto poi che i medesimi quattro gatti hanno partorito o perlomeno ampiamente coperto il disastro Faenza/Italease che ha generato tutto il problema di capitale del banco

 

La mediocre storia, tutta veronese, che si sta snodando nei giorni precedenti e forse seguenti la pubblicazione dei termini dell'aumento di capitale del Banco Popolare merita un piccolo sforzo di approfondimento, una chiave di lettura. Che Bankomat vi propone già sapendo che a Verona si indigneranno e - come d'uso - tramite i loro canali di intelligence (oddìo, la parola è grossa) faranno carte false per sapere chi informa Bankomat.

Va fatta una premessa socio-psico-cultu: sull'Adige sono molto stizziti per il fatto che se Milano avesse il fiume sarebbe una piccola Verona, ma i milanesi continuano a non saperlo...

 

Come in tutte le città di provincia benestante, questi simpatici veneti riccotti tendono ad atteggiamenti talora egocentrici e supponenti, "selfish" si direbbe a Londra. Ma, purtroppo per loro, gli affari fra Milano, Londra, Francoforte, Parigi e New York (tanto per citare alcune piazze oggettivamente più importanti) si continuano a fare lo stesso, anche senza il consenso del sindaco Tosi o dell'eterno Presidente Biasi della Fondazione Cariverona o del Signor Conte Fratta Pasini Avv.to Carlo, che da un decennio abbondante presiede il Banco. Verona non è una piazza finanziaria così decisiva in occidente.

 

Detto questo, che molto spiega della pochade sull'Adige, orbene accade che tutti sappiano sempre di più che il Banco non è affatto la derivata pari pari della vecchia e piccola popolare di Verona. Ha ampia base sociale in tutta la Liguria e Padania, da Ventimiglia a Cuneo a Verona, passando per Milano e Lodi e poi con forti radici in Toscana.

Questo perché il banco è la risultante della ex popolare di Novara, della ex popolare di Lodi con le sue casse toscane e del Creberg. Non ce ne vogliano poi gli amici di Reggio e Modena se li ricordiamo per ultimi, soci e clienti della zona dove brillava la stella del vecchio banco di SanGeminiano e SanProspero, prematuramente scomparso ma con i conforti della fede in pancia alla Verona per vie curiali, ante fusione verona-novara. Soci tuttora vivaci e presenti, ma di minor peso.

 

Ora è evidente che questo Commonwealth bancario non trova in Verona la sua Londra. Anche perché la Nuova Zelanda non è mai stata più grande e più ricca della Gran Bretagna, mentre le popolari di Novara e Lodi hanno invece storie importanti rispetto ai devoti soci cooperativi veronesi. e il Creberg è una bella banca quotata e non di rito veneto.

Spiegare ad un cliente e socio storico di Genova o di Torino o di Milano che le decisioni le prendono sempre i soliti quattro gatti veronesi diventa ogni giorno più difficile. Visto poi che i medesimi quattro gatti hanno partorito o perlomeno ampiamente coperto il disastro Faenza/Italease che ha generato tutto il problema di capitale del banco.

Sicché da mesi si parla apertamente di ridiscutere le regole di un Banco che ha tante anime nel centro nord e che forse dovrebbe trovar sede naturale a Milano, per non offenderne nessuna ed essere in fondo meglio presente nella capitale degli affari, che tuttora è Milano e non Verona (Milano, Sindaco Tosi, Milano, non stiamo dicendo Crotone...) .

Contando poi che l'aumento di capitale lo sottoscrivono i soci e i soci sono sempre meno veronesi, ed in più i veronesi sono arrabbiatissimi perché i dirigenti loro concittadini li hanno rimpinzati di titoli a 15 o 20 euro mentre l'aumento si farà sotto i 2 euro... chiaramente il Conte si stava preoccupando.

 

Alle ultime assemblee i veronesi erano meno di un terzo. Allora si appoggia ad un suo amico parimenti claudicante, il Biasi poco imprenditore (disastri e fallimenti) e molto banchiere (a suo parere) che lotta per sopravvivere alla testa della fondazione Cariverona, come se fosse la sua azienda. E gli dice: amico dammi una mano, io la darò a te.

Metti "i schèi" nel banco, terremo a Verona il baricentro e tutto si aggiusterà. Casomai esci da Unicredit, banchetta dove non conti più nulla. Il Sindaco Tosi, che pur dovendo normalmente occuparsi d'altro ora che è un vip ama tanto occuparsi anche di banca, si aggiunge festoso e convinto al duetto di interessi. Peccato che la Legge e gli altri soci non prevedano affatto di avere un azionista dominante in una popolare. E poi chissà perché dovrebbe sceglierlo il presidente Fratta Pasini.

Poi accade che a Torino in Fondazione CRT qualcuno si sveglia promettendo di mettere qualche soldo nel banco, per una sorta di par condicio padana, ma senza voglie egèmoni, diciamo con quel solito sabaudo pudore silenzioso con il quale si è consentito ad Intesa di comprare il Sanpaolo senza sborsare un euro. E poi Comba e Palenzona hanno investito tanto in Generali ultimamente, ma proprio tanto, anche se a Torino qualcuno non capisce con quali oogiche per il territorio piemontese.

 

A questo punto della storia, la cosa divertente è che il Guzzetti patròn di Fondazione Cariplo, tipo non certo uno uso star fuori dagli affari e dai giochi di potere a cavallo fra politica e finanza (ma come tutti i cattolici, sempre e solo per spirito di servizio) mi si incazza di fronte a tanta provinciale manovra. In sostanza dice: ragazzini, guardate che le fondazioni di emanazione bancaria hanno oggi altri scopi e altre priorità, lasciate in pace le banche popolari.

Morale: il Signor Conte veronese, banchiere suo malgrado da un decennio, questa volta deve fare attenzione. A qualcuno fra Lodi, la Toscana, Novara e Genova comincia a venire il dubbio che lui non abbia capito ancora che il Banco non è faccenda sua né di cortile veronese. Qualcuno comincerà a volere davvero la sede a Milano, prima o poi, e cadrà la gran finzione.

 14-01-2011]

 

 

. FONDAZIONI: GUZZETTI, NON PASTICCIAMO NELLE BANCHE, SIAMO INVESTITORI...
Radiocor - Le Fondazione perseguono 'finalita' di utilita' sociale, noi non siamo banchieri'. Giuseppe Guzzetti, presidente dell'Acri, ribadisce l a missione degli enti che l'Acri rappresenta nei giorni in cui alcune fondazioni mostrano interesse per l'ingresso in un grande gruppo bancario. 'Sono giorni che c'e' confusione in giro', afferma Guzzetti in un intervento a un'iniziativa per i 150 anni della Repubblica. 'Le fondazioni vogliono comandare? No, noi non vogliamo pasticciare nelle banche, siamo investitori12-01-2011

 

 

 

7. FONDAZIONI: MUSSARI, NON HO PERPLESSITA' SU TETTO POPOLARI...
(Adnkronos) - "Non mi sono fatto una opinione prima di oggi. Istintivamente non ci troverei niente di strano". Il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, risponde cosi' ad una domanda -in occasione di un'audizione alla Commissione Finanze della Camera- sull'ipotesi di innalzare al 5% il tetto per la presenza delle fondazioni nelle banche popolari. 'Non mi viene in mente su due piedi una ragione per esprimere
perplessita', puo' essere, invece, - conclude Mussari - che stanotte, ripensandoci, me ne vengano 25mila".12-01-2011

 

 

 

MPS CEDE (E RIAFFITTA) GLI IMMOBILI...
Una cessione vera e propria. Il 29 dicembre, un po' in sordina, il gruppo Montepaschi ha chiuso l'operazione che l'ha svuotato degli immobili. Ben 1,7 miliardi di patrimonio, suddiviso in 683 tra agenzie e uffici della banca, è stato ceduto alla società Perimetro Gpi che ha contemporaneamente sottoscritto un contratto di affitto con l'istituto di credito. A mettere le mani sul pacchetto è un gruppo di soci guidati dalla Beni Stabili gestioni di Leonardo Del Vecchio (20,1%) e da Manutencoop facility management (20,1%), Siram (20,1%) e Net insurance (20%).12-01-2011]

 

 

 

MITTEL: F.CARITRENTO SI RAFFORZA E SALE DAL 10,9% AL 13,6%...
Radiocor - La Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto ha rafforzato ulteriormente la sua posizione nel capitale di Mittel, la finanziaria presieduta da Giovanni Batoli, mentre la Carlo Tassara del finanziere Romain Zaleski e l'Istituto Atesino di Sviluppo hanno arrotondato le loro quote. Secondo quanto riportato nella relazione sul governo societario di Mittel, consultata dall'agenzia Radiocor, a fine dicembre la Fondazione bancaria trentina si e' portata al 13,595% del capitale rispetto al precedente 10,880% acquistando azioni prevalentemente sul mercato. La Tassara, holding di Zaleski che ricopre la carica di vice presidente di Mittel, e' salita lievemente dal 18,997% al 19,138% e l'Istituto Atesino ha incrementato dal 10,212% al 10,995%.

 21-01-2011]

 

 

 

 BANCHE: PASSERA, IN PROSSIMI STRESS TEST GIUSTO GUARDARE ANCHE LIQUIDITA'...
(Adnkronos) - 'Quando si vuole valutare l'aspetto della solidita' di un settore bancario bisogna valutare sia l'aspetto patrimoniale che quello della liquidita'. In questo senso e' chiaro che se e quando si decidera' di fare i prossimi stress test e' giusto che si guardi dai due punti di vista'. Ad affermarlo e' l'ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, a margine del Comitato esecutivo dell'Abi.

19-01-2011]

 

 

BANCHE: ABI, NUOVO RECORD SOFFERENZE A 44,9 MLD MA RALLENTA TREND CRESCITA...
(Adnkronos) - Le sofferenze al netto delle svalutazioni a novembre registrano un nuovo record attestandosi a 44,927 miliardi di euro: 1,1 miliardi in piu' rispetto ad ottobre 2010 e circa 10,2 mld in piu' rispetto allo stesso mese del 2009 (+29,3% la variazione annua; +65,2% a fine 2009). E' quanto si legge nel Monthly Outlook dell'Abi nel quale emerge che il trend comunque registra un rallentamento.

19-01-2011]

 

 

 FONDAZIONI: CARIVERONA, 51,4 MLN PER INVESTIMENTI SUL TERRITORIO...
(Adnkronos) - Fondazione Cariverona per il 2011 ha una disponibilita' totale di 51,4 milioni di euro per investimenti sul territorio, a cui si aggiungono altri 53 milioni per i progetti pluriennali. E' quanto si spiega dalla fondazione, socio di Unicredit, nel documento programmatico previsionale 2011. Fondazione Cariverona ricorda inoltre che il termine per la presentazione delle domande di contributo e' fissato al 28 febbraio 2011.

19-01-2011]

 

 

LE CINQUE GIORNATE DI MUSSARI...
Saranno cinque giorni di fuoco per Giuseppe Mussari, presidente dell'Associazione bancaria italiana (Abi). Dopo il confronto di giovedì 20 gennaio sugli 80 licenziamenti in Abi resi necessari per esigenze di bilancio (rappresentano un quarto dei dipendenti), il prossimo 25 gennaio incontrerà i sindacati per avviare le trattative sul nuovo contratto di categoria che riguarda 340 mila lavoratori e che è scaduto nel 2010. I nodi al pettine non sono pochi.

Il primo è la ripartenza del Fondo esuberi con cui dal 2000 sono stati prepensionati 30 mila lavoratori. Il fondo è finanziato interamente dagli istituti di credito che lo hanno ora bloccato perché diventato, a loro parere, troppo oneroso. Dal 2006, infatti, prevede un 10% in più di fiscalità che oggi le banche vorrebbero fossero girate sul lavoratore.

 

«Pur di salvaguardare il fondo siamo disposti a negoziare su questo aspetto» dice Lando Sileoni, segretario generale di Fabi, il principale sindacato bancario. «Ma il nuovo contratto non potrà essere a costo zero. Possiamo accettare una deroga sugli stipendi minimi per i neoassunti, ma a condizione di sconfiggere il precariato».

19-01-2011]

 

 

IL DUELLO, PER NULLA "FELPATO", TRA "REPUBBLICA" E MONTE PASCHI DI SIENA
Gli appassionati della finanza che seguono il canale televisivo Class CNBC sono rimasti impressionati quando ieri pomeriggio hanno visto apparire sullo schermo il boccoluto Giuseppe Mussari, presidente della banca MontePaschi.

Invece del solito gessato a righe che è la divisa obbligatoria per i banchieri, il 48enne calabrese (trasferito in Toscana da 30 anni) indossava una felpa grigia sulla quale spiccava la scritta "1472". Con la sua parlata che tradisce gli accenti del Sud, Mussari ha accennato alla stabilità dei mercati e non tradiva alcuna ansia nonostante al mattino i Ros dei Carabinieri fossero entrati in massa a Rocca Salimbeni per i 150 milioni concessi a un imprenditore amico di Dennis Verdini.

 

Probabilmente l'intervista televisiva risale agli ultimi giorni della settimana scorsa quando il buon Mussari ha partecipato a un convegno della Lega delle Cooperative e non erano accadute alcune cose, prima fra tutte la pubblicazione su "Repubblica" di un micidiale articolo di Alessandro Penati che domenica ha sparato cannonate nei confronti della solidità patrimoniale della banca senese e su un'operazione piuttosto complessa e ambigua realizzata dall'Istituto.

Il buon Penati, che insieme a Massimo Mucchetti è rimasto uno dei pochi "rompicoglioni" in grado di leggere i bilanci e fare di conto, ha scritto che dal 2007 ad oggi la banca di Rocca Salimbeni ha perso quasi l'80% del proprio valore, "quasi il doppio del settore in Europa" che impone di imboccare la via di un aumento di capitale osteggiato dalla Fondazione di Siena detentrice del 55% del capitale sociale.

 

Di fronte a questa prospettiva - ha spiegato Penati - Mussari e il suo stato maggiore hanno pensato di realizzare una ricca plusvalenza cedendo gli sportelli della banca a un Consorzio appositamente costituito che ha comprato gli immobili di MontePaschi per 1,674 miliardi grazie a un mutuo di 1,673 miliardi erogato dalla stessa MontePaschi.

L'operazione non si è fermata qui perché - ha scritto ancora Penati - la banca ha finanziato una specie di Fondazione olandese (Stichting) che ha costituito una srl da 100mila euro di nome Casaforte la quale a sua volta ha acquistato da MontePaschi il credito nei confronti del Consorzio, che a sua volta si è impegnato a riversare gli affitti degli sportelli alla piccola srl Casaforte per sostenere l'onere del debito. "E qualche giorno prima di Natale, giusto in tempo per la chiusura del bilancio, sono stati collocati 1,536 miliardi di obbligazioni Casaforte presso il pubblico...a lungo termine e prive di garanzia da parte di MontePaschi".

 

A questo siluro, spiegato con argomentazioni che fanno venire il mal di testa, il boccoluto Mussari ha risposto domenica dicendo che l'operazione è una normale cartolarizzazione senza alcuna urgenza di bilancio, ma Penati ha subito replicato ricordando i rischi per i risparmiatori e ancora una volta ha detto che la banca di Mussari e Caltariccone è tra le peggio capitalizzate in Europa nonostante i Tremonti bond che prima o poi dovranno essere restituiti.

Oggi il banchiere calabrese partecipa al Comitato esecutivo dell'Abi dove è stato eletto presidente nel giugno dell'anno scorso e di sicuro non indosserà la felpa che ha esibito in televisione perché da buon meridionale non vuole condividere la pezzenteria che ha portato nel mondo il pullover sgualcito di Sergio Marpionne.

Il mistero della felpa è stato chiarito ieri con un comunicato in cui si spiega che la banca di Siena dopo aver commercializzato il vino con l'etichetta "Rosso 1472", ha deciso di creare una linea di abbigliamento in collaborazione con il marchio Jaggy dell'imprenditore Fabrizio D'Anna. E si è chiarito che la scritta "1472" non ha nulla a che fare con il numero delle contrade del Palio (42 in tutto) e nemmeno con le logge massoniche sulle quali la banca di Mussari svolge un attento monitoraggio.

 

Quel numero, 1472, è la data di fondazione di MontePaschi, la più antica banca italiana, dove Caltariccone, scatenato nell'acquisto quotidiano di azioni, e i dirigenti sperano di far quadrare i conti con la vendita delle felpe e con strane operazioni sul patrimonio immobiliare.19-01-2011]

 

 

 

RESTYLING CENTROBANCA AFFIDATO A CAPUANO...
Mo. D. per "Il Sole 24 Ore" -Centrobanca cerca di dimenticare il 2010. La corporate e investment bank del gruppo Ubi Banca è pronta a presentare le nuove strategie per il futuro, ma soprattutto un nuovo manager che prenderà le redini dell'istituto. A sedere sulla poltrona di amministratore delegato sarà Massimo Capuano, storico a.d. di Borsa Italiana.19-01-2011]

 

A lui sarà affidato il compito di rispolverare l'immagine di Centrobanca, offuscatasi nei mesi scorsi a seguito delle indagini della Procura di Milano sul finanziamento dell'Opa su Mariella Burani Fashion Group a seguito dell'amministrazione straordinaria di quest'ultima e a seguito dell'ispezione di Banca d'Italia sull'operatività dell'istituto nei confronti del gruppo Burani e del gruppo Cape Natixis. Il 6 ottobre 2010 si era arrivati all'uscita dell'allora a.d. Vitaliano D'Urbano (per motivi personali), le cui deleghe operative erano state attribuite ad interim al vice direttore generale, Marco Mandelli. Ora le deleghe andranno a Capuano e forse la banca inizierà un nuovo corso.19-01-2011]

 

 

 

POPOLARE DI MILANO E IL BOND CHE NON C'È...
My. L. per "Il Sole 24 Ore" -«Offresi argenteria a prezzi stracciati!». Tra un po' le banche italiane dovranno allegare luccicanti gadget per convincere gli investitori internazionali a comprare le loro obbligazioni. Perché offrire rendimenti sempre più elevati sembra che non basti più. Si prenda il caso della Popolare di Milano. Prima della crisi l'istituto emetteva obbligazioni offrendo agli investitori 13-15 punti base sopra il tasso Euribor. Un anno fa, su un covered bond, ha pagato 50 punti base. Lunedì scorso la stessa banca ha annunciato l'emissione di un bond biennale, proponendo uno «spread» di 170 punti base sopra l'Euribor.

Eppure gli investitori esteri sono rimasti freddi, tanto che ieri la Popolare di Milano ha dovuto posticipare dell'emissione. L'istituto soffre del male che affligge - chi più chi meno - tutte le banche italiane: sono italiane. E gli investitori sono sempre più cauti nell'acquisto di rischio-Italia. Un suggerimento: per ingolosirli gli istituti potrebbero iniziare ad allegare gadget alle obbligazioni. Orologi omaggio, vacanze, regalini vari a chi - bontà sua - compra un loro bond.19-01-2011]

 

 

BPM: OK DEFINITIVO DEL CDA A MODIFICHE STATUTO SU SOCI E ASSEMBLEA...
Radiocor - Via libera definitivo del cda della Banca Popolare di Milano al progetto di modifiche statutarie pensato per favorire la partecipazione dei soci. Il board riunito nel pomeriggio, secondo quanto risulta a Radiocor, ha approvato il progetto che prevede l'aumento delle deleghe assembleari a tre dalle attuali due, la possibilita' di tenere assemblee in videoconferenza e una semplificazione della delibera quadro sulle procedure per l'iscrizione a libro soci. Le modifiche dovranno ora essere approvate dall'assemblea straordinaria, che con ogni probabilita' sara' convocata in concomitanza con la riunione prevista in primavera per il via libera al bilancio

.19-01-2011]

 

 

. INCHIESTA G8: PERQUISITA SEDE MPS, ACQUISITE CARTE SU PRESTITO 150 MLN - CI SAREBBERO 5 INDAGATI TRA I CONSULENTI DELLA BANCA...
Radiocor - Accertamenti sono stati eseguiti questa mattina dagli uomini del Ros dei Carabinieri, nella sede del Monte dei Paschi di Siena. La 'visita' dei militari, secondo quanto apprende Radiocor, era finalizzata all'acquisizione di documenti che sarebbero poi stati loro consegnati senza problemi dall'istituto di credito. Si tratterebbe delle carte relative a un maxifinanziamento da 150 milioni di euro concesso, nel 2008, alla societa' BTP di Riccardo Fusi.

 

I documenti sequestrati servirebbero a ricostruire le modalita' del finanziamento concesso da un pool di banche di cui il Monte dei Paschi di Siena era capofila. Il provvedimento e' collegato a un troncone dell'inchiesta sui Grandi Appalti affidati con procedura d'urgenza, e senza gara, in occasione del G8 che si e' svolto a L'Aquila e sarebbe legato, in particolare, alla costruzione della 'Scuola Marescialli' dei Carabinieri. Da fonti investigative si apprende che ci sarebbero 5 persone indagate. Si tratterebbe di manager e avvocati ch e avrebbero avuto ruolo di consulenti del Monte dei Paschi di Siena. Altre perquisizioni sarebbero ancora in corso a Firenze presso il Credito Cooperativo Fiorentino.18-01-2011]

 

 

 

 

CARIVERONA, CARE COINCIDENZE - IL SINDACO LEGHISTA TOSI “ESORTA” LA FONDAZIONE A INVESTIRE NEL BANCO POPOLARE. BIASI, PUR DI ACCONTENTARLO, VUOLE SVENDERE LE QUOTE UNICREDIT E CHIAMA IN AIUTO IL CAMIONISTA PALENZONA - SOLO CHE LA LEGGE (E UNA SUP-POSTA DI TREMONTI) LO IMPEDISCONO. MA, COINCIDENZA!, SAREBBE IN ARRIVO UN EMENDAMENTO AL SENATO - C’È POI LA QUESTIONE DEL PROCESSO PER BANCAROTTA PER BIASI E, SECONDA COINCIDENZA!, LA PROPOSTA DI UNA MODIFICA ALLO STATUTO PER RIMANERE AL VERTICE ANCHE IN CASO DI CONDANNA

Maurizio Battista per "L'Arena di Verona"

 

Gennaio di fuoco per le partite politiche che ruotano attorno alla Fondazione Cariverona che si vedrà impegnata su più fronti. Il 28 gennaio tornerà a riunirsi il Consiglio generale di Cariverona per decidere sull'aumento di capitale nel Banco Popolare. L'istituto di piazza Nogara nel frattempo, avrà comunicato per metà gennaio modalità e condizioni per sottoscrivere l'aumento di capitale da 2 miliardi.

Nella riunione di Cariverona non si parlerà solo di questo, ma anche della modifica dello statuto per quanto riguarda i provvedimenti a carico dei consiglieri in caso di condanna, visto che domani (vedi articolo a fianco) si apre a Teramo il processo per la prima delle due inchieste che vedono imputato il presidente di Cariverona Paolo Biasi con l'accusa di bancarotta preferenziale.

 

AUMENTO DI CAPITALE
L'ipotesi di partenza era molto forte, lanciatissima, ma è stata frenata dal ministro Tremonti. Cariverona, prevedendo di dismettere l'1 per cento da Unicredit, realizzando anche minusvalenze, era disposta a mettere nel Banco Popolare 200 milioni salendo dall'attuale 0,06 per cento al 5 per cento. Una decisione che aveva provocato malumori nelle altre province che beneficiano delle erogazioni, Vicenza in testa.

Tremonti, rispondendo però alla lettera che gli ha scritto lo stesso Paolo Biasi in persona, ha ribadito che la norma prevede un tetto massimo di investimento nelle Popolari pari allo 0,5%. Poco per i progetti caldeggiati dal sindaco Flavio Tosi che ha chiesto alla Fondazione un forte sostegno a favore del Banco Popolare e allora Biasi per venire incontro alle volontà del sindaco che controlla i voti di mezzo Consiglio generale ha chiamato a rinforzo l'amico Palenzona che ha dichiarato infatti la disponibilità anche della Fondazione Caritorino a entrare con lo 0,5 nel Banco Popolare.

 

Una cordatina da 40 milioni totali per l'1%. Poca roba per l'istituto di piazza Nogara rispetto a quanto era stato prospettato dai vertici di via Forti.

Uno scenario che potrebbe però cambiare nei prossimi giorni se venisse depositato in commissione Bilancio del Senato un emendamento per consentire alle Fondazioni di salire nelle Popolari fino al 5%: a quel punto la maggioranza e la Lega lo voterebbero per consentire l'operazione veronese? Lì si capirebbe la vera volontà che muove questo investimento finanziario: solo un grande gesto sapendo che poi Tremonti non avrebbe cambiato le regole, oppure una forte convinzione di andare a sostegno del Banco, pur realizzando minusvalenze con la dismissione delle azioni di Unicredit?

 

STATUTO
Una partita che si incrocia con quella per la modifica dello statuto che all'articolo 7 prevede che in caso di condanna in primo grado il consigliere si debba sospendere: «La sospensione è obbligatoria in caso di condanna in 1° grado per delitto non colposo» recita testualmente.

La proposta, che ha immediate ricadute visto l'inizio dell'iter processuale a carico di Biasi, è di modificare lo statuto in modo che la sospensione scatti solo dopo il terzo grado di giudizio e la condanna definitiva in Cassazione. In Consiglio generale ci sono pareri discordanti.

 

Biasi deve quindi poter contare sui voti dei consiglieri indicati dalla Lega e di conseguenza ha bisogno del consenso del sindaco. Il quale, nel settembre scorso, è rimasto deluso dalla partita delle nomine: ha finora un solo componente nel cda (l'avvocato Giovanni Maccagnani) invece di due ma soprattutto non ha ottenuto la vicepresidenza (che è andata al professor Giovanni Sala). Il sindaco Tosi aveva indicato come secondo nome per il cda l'avvocato Gian Paolo Sardos Albertini che non era più stato rinnovato dalla presidenza di Agsm. Ma il nome non è stato gradito in Fondazione e ora il sindaco non solo deve trovare un altro nome per il cda, ma prima dovrà dare una risposta a Sardos Albertini che è rimasto sospeso a mezz'aria.

 

Ma che cosa accadrebbe nel caso in cui scattasse la sospensione per Biasi?

L'ipotesi che Sala diventi presidente e Maccagnani il suo vice è possibile, forse anche probabile, ma non è nè automatica nè scontata. Tutto potrebbe anche rimescolarsi. E se Biasi non è abituato a perdere, anche a Tosi non piace la sconfitta.10-01-2011]

 

 

- - A DAVOS NON FIGURA NESSUN GRUPPO E BANCA DEL NOSTRO PAESE
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che numerosi banchieri italiani si stanno accreditando per il Forum Internazionale che si terrà a Davos dal 26 al 30 gennaio.

L'appuntamento è diventato ormai una passerella per i capi di stato (l'altro anno erano 28) e per le star dell'economia.

Il fondatore e presidente del Forum Klaus Schwabb (un economista tedesco di 72 anni) non si aspetta un grande contributo di presenza italiana. E ha ragione, perché nel lungo elenco dei partner che sostengono l'edizione di quest'anno dedicata alle grandi sfide di fronte al mondo attuale, non figura nessun gruppo e banca del nostro Paese".11-01-2011]

 

 

 

BPM: PONZELLINI, NEL 2010 IMPIEGHI +6% E SOFFERENZE IN CALO
(Adnkronos) - Nel 2010 gli impieghi della Bpm sono aumentati del 6%, mentre le sofferenze sono diminuite. Questi alcuni dei risultati della popolare milanese, annunciati dal presidente dell'istituto Massimo Ponzellini. "Nonostante la crisi -ha detto- gli impieghi sono cresciuti del 6%, mentre sono diminuite le sofferenze".

A margine della presentazione di una mostra sulla crisi economica, Ponzellini ha spiegato che i conti dello scorso esercizio dovrebbero chiudersi "bene. I primi dati fanno ben sperare".

Ponzellini ha sottolineato che la strategia per la Bpm e' quella di mantenere il radicamento sul territorio e ha ricordato che "a gennaio scade la moratoria sui debiti. Se si rinnovano tout court e' un problema, ma se chiediamo un rientro immediato si fanno dei danni. Bisogna distinguere caso per caso. I clienti della Bpm di Milano che hanno chiesto la moratoria la pagheranno, mentre temo che non sara' cosi' per altre zone del Paese", ha aggiunto.10-01-2011]

 

13. CREDIT SUISSE ADOTTA NORME PIU' RIGIDE SU BONUS MANAGER...
(Adnkronos/Dpa) - La nuova bufera sui bonus ai manager dei grandi istituti bancari salvati dallo Stato dopo la crisi del 2008 ha spinto il gigante elvetico Credit Suisse a 'stringere' le condizioni e a rivedere i tempi per l'erogazione di nuovi premi. L'istituto, il secondo per dimensioni della Confederazione, ha spiegato di voler rimandare i premi di produttivita' erogati a molti manager, affermando di voler in questo modo sostenere "il successo a lungo termine della banca" laddove l'erogazione dei maxi-bonus viene considerata uno stimolo a guadagni di breve termine.

Credit Suisse ha abbassato da 125 mila a 50 mila franchi svizzeri (ovvero da 100 mila a 40 mila euro) la soglia per il blocco temporaneo dell'erogazione dei bonus, che saranno pagati in contanti in parte minore. Norme piu' rigide anche per gli incentivi per i top manager.10-01-2011]

 

 

 

 

POPOLARE, GUERRA FRA VENETI E PIEMONTESI...
Piemonte contro Veneto. Le fondazioni bancarie piemontesi entreranno nell'azionariato del Banco popolare, che controlla Popolare di Novara e Verona e Bpi. Tutto è incominciato da quando Paolo Biasi, presidente della Fondazione CariVerona, primo azionista italiano dell'Unicredit,vuole diventare anche il primo socio del Banco popolare puntando al 5 per cento dall'attuale 0,006. Allarme in Piemonte, dove è concentrata la Popolare di Novara.

L'assessore Massimo Giordano, braccio destro del governatore Roberto Cota, ha avviato colloqui con Andrea Comba, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Torino, e Angelo Benessia della Compagnia di San Paolo, sull'acquisto di azioni del Banco: i piemontesi non vogliono che diventi troppo veneto. (G.P.)07-01-2011]

 

 

 B. POPOLARE: A FONDAZIONE CRT RICHIESTO INTERVENTO IN AUMENTO...
Radiocor - Una richiesta di un intervento nell'aumento di capitale del Banco Popolare e' stata inviata alla Fondazione Crt. Fonti finanziarie confermano le indiscrezioni di stampa di un'ipotesi di un intervento dell'ente torinese nella ricapitalizzazione da 2 miliardi della banca veronese. Al momento, tuttavia, la richiesta non e' stata ancora vagliata ne' dal consiglio ne' dai singoli consiglieri della Fondazione.

L'investimento per l'ente, presieduto da Andrea Comba, si profila relativamente contenuto visto il limite statutario dello 0,5% del capitale e considerata la forza e la solidita' patrimoniale della fondazione che manterra' come pilastro principale di investimento la quota in Unicredit. La Fondazione Crt quindi potra' affiancare l'intervento della Fondazione Cariverona nel rafforzamento patrimoniale del Banco Popolare.

 30-12-2010

 

 

9. LE CARTE CARITATEVOLI DELLE BANCHE FRANCESI...
Le. M. per "Il Sole 24 Ore" - Anche le banche tentando di mostrare cuore. Almeno quelle francesi che sono all'avanguardia nelle «carte caritative». La prima a lanciarne una fu il Crédit Coopératif, nel 2002: «Agir», una carta di credito speciale. Perché a ogni spesa effettuata dal cliente la banca versa 5 centesimi a un gruppo di Ong. Da due anni Société Générale ne propone 18, ognuna collegata a una causa diversa. Ci sono tanti altri esempi, fino alla Bpe, che da gennaio proporrà 20mila carte a favore dell'Institut Pasteur.

Se fino a poco tempo fa solo l'istituto di credito donava a ogni pagamento, molte carte propongono ormai anche l'opzione «solidaire ensemble»: pure il cliente fa una donazione. Ma cosa ci guadagna la banca? In Francia le «carte caritative» rappresentano un ottimo strumento di marketing e il loro successo dovrebbe aiutare le banche transalpine a un recupero di immagine.30-12-2010

 

 

L “LIBERI TUTTI” DI DRAGO DRAGHI SUONA - IL GOVERNATORE VARA LA DEREGULATION PER LO SHOPPING ALLO SPORTELLO - ALLARGATE LE MAGLIE PER L’ACQUISTO DI PARTECIPAZIONI NEGLI ISTITUTI - L’AUTORIZZAZIONE PREVENTIVA TANTO CARA ALL’EX INQUILINO DI PALAZZO KOCH ANTONIO FAZIO FINISCE (QUASI) IN SOFFITTA - E INTANTO UBIBANCA SI PREPARA A CORRERE IN SOCCORSO DI UNA POPOLARE VICINA AL CRAC…

Francesco De Dominicis per "Libero"

 

Per qualche banchiere è il miglior regalo del Natale 2010. Per qualcun altro, vista l'ora in cui è arrivata (la mail è delle 19), la comunicazione della Banca d'Italia si sarà trasformata in un boccone un po' amaro per la cena. La vigilia di Natale 2010, comunque, sarà ricordata, nel mondo creditizio, per il fuori programma di via Nazionale. Si tratta della proposta di decreto con cui vengono recepite in Italia le nuove regole europee sulle partecipazioni azionarie negli istituti di credito.

La bozza dovrà essere licenziata entro due mesi dal Cicr, il Comitato interminsteriale per il credito e il risparmio presieduto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. In realtà, la direttiva di Bruxelles sulle partecipazioni bancarie era già operativa in parte da maggio 2009 anche nel nostro Paese. Ora Bankitalia ha chiuso il cerchio e ha allargato definitivamente le maglie sull'ingresso di soci nel capitale degli istituti.

 

L'authortiy, in qualche modo, intende liberare le mani per il cosiddetto shopping bancario: diventa più semplice comprare pacchetti azionari di istituti di credito. L'autorizzazione preventiva dell'istituto centrale - atto che fu al centro dell'estate calda dei furbetti del quartierino con le tormentate scalate alla Bnl e all'Antonveneta - sarà necessaria solo per superare il 10% delle quote e non più il 5%. E poi per chi varca la soglia del 20%, 30% e 50%.

 

Una mossa, quella del governatore Mario Draghi, che andrebbe letta più sotto il profilo politico che da un punto di vista squisitamente normativo. Secondo gli addetti ai lavori, infatti, si tratterebbe di un «segnale», di una «scossa» al settore. Tra le turbolenze legate alla crisi finanziaria internazionale e i nuovi standard sul capitale imposti da Basilea3, si potrebbe aprire una nuova, vivace stagione nello scacchiere del risiko bancario: non sono da escludere aggregazioni, scambi di partecipazioni e altre manovre incrociate ai piani alti dell'industria finanziaria italiana.

 

E in questo senso, l'intervento normativo di Bankitalia - quasi una cristallizzazione di regole internazionali già in vigore - potrebbe essere considerato come una «sveglia» per i banchieri. L'ok di via Nazionale - tra le altre novità - è comunque necessario quando l'acquisto della partecipazione azionaria assicura «un'influenza notevole» sull'attività o determina il «controllo». Bankitalia autorizzerà le acquisizioni fatte da più soggetti d'accordo fra loro (in concerto) e terrà conto di qualsiasi tipo di accordo, tra cui i patti di sindacato.

 

Poi c'è il capitolo dei requisiti degli azionisti. Nella procedura di valutazione, che durerà al massimo 60 giorni, l'autorità terrà conto di alcuni requisiti dei potenziali acquirenti: onorabilità, professionalità, indipendenza, solidità finanziaria. Ci saranno valutazioni caso per caso. Insomma, più libertà non vorrà dire far west. Ma con la crisi sembra avvicinarsi alla fine, le nuove regole di Bankitalia potrebbero scatenare gli appetiti degli istituti che godono di buona salute.

Fra i primi gruppi italiani, continuano a esserci 3-4 situazioni meno stabili e prima o poi - potrebbero essere necessari interventi di emergenza. Fari puntati su Ubibanca. Il gruppo presieduto da Corrado Faissola è tra quelli che nel 2010 hanno registrato le performance di maggior livello nel settore. Ubi è ritenuta in pole position per andare in soccorso nel mondo delle banche popolari in caso di improvvisi crac. Il campanello d'allarme, però, non è suonato.

Nel frattempo, la remunerazione dei manager bancari torna sotto i riflettori del Comitato di Basilea. Obiettivo è rendere trasparente la politica dei compensi, evidenziando il collegamento tra andamento dei conti e andamento degli stipendi. Previsto l'obbligo di fornire informazioni su bonus, liquidazioni e quote variabili.28-12-2010]

 

 

BANCO POPOLARE: F.CARIVERONA CONFERMA INTERESSE PER AUMENTO...
Radiocor - La Fondazione Cariverona 'conferma l'interesse per l'operazione di aumento di capitale promossa dal Banco Popolare'. Lo sottolinea una nota dell'ente scaligero, precisando che 'l'entita' della partecipazione sara' decisa una volta depositato il prospetto informativo e dunque note tutte le condizioni economiche e finanziarie della stessa'. Il sostegno della Fondazione alla ricapitalizzazione del Banco, di cui detiene lo 0,06% del capitale, era stata del resto annunciata dal vice presidente Giovanni Sala durante l'assemblea dello scorso 11 dicembre. Secondo indiscrezioni, al momento non confermate, l'ente potrebbe aumentare la propria quota nell'istituto fino alla soglia del 5%.20-12-2010

 

PROFUMO DI MADOFF - IL LIQUIDATORE DELLA Più GRANDE TRUFFA DELLA STORIA (50, FORSE 75 MLD $), NE CHIEDE 20 ALLE BANCHE, E TIRA IN BALLO PROFUMO - L’EX AD AVREBBE “PARTECIPATO A UN’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE” DI UNICREDIT CON BANK MEDICI, ISTITUTO TRUFFALDINO COMANDATO DALLA CASALINGA SONJA KOHN, UNA MADOFF CON LA PARRUCCA (LETTERALMENTE) - CON UN GIRO DI FONDI DI INVESTIMENTI TRA CAYMAN, BERMUDA E IRLANDA, HANNO POMPATO CENTINAIA DI MLN NELLO SCHEMA PONZI - LE ASSUNZIONI DEI MANAGER DI BANK MEDICI A PIAZZA CORDUSIO - DI STRISCIO, COINVOLTA ANCHE SANT’INTESA

1 - SONJA, LA CASALINGA D'ORO "ANIMA GEMELLA" DI BERNIE...
Francesco Manacorda per "La Stampa"

 

Vita, viaggi, avventure e relazioni di una zarina che si districa tra società fantasma e riciclaggio di milioni assieme a figli, generi e pure l'anziana mamma. Nelle 154 pagine dell'atto di citazione - un documento che andrà valutato dai magistrati - si scopre una famiglia Addams della finanza, guidata da una donna che, afferma il liquidatore Irving Picard, «per oltre vent'anni... ha architettato un vasto schema illegale per sfruttare la sua relazione privilegiata con Madoff».

Lo schema «ha arricchito la Kohn, la sua famiglia e altri individui e società, comprese le maggiori banche in Austria e in Italia», ossia Bank of Austria e Unicredit, fruttando a lei e ai suoi cari «almeno 62 milioni di dollari in tangenti segrete».

 

Sonja Kohn, alias Sonja Blau, alias Sinja Blau, alias Sinja Turk... Insomma la signora sessantaduenne che compare sempre con la parrucca da ebrea ortodossa e che con la sua Bank Medici aveva perfezionato un sistema che - sostiene l'accusa - serviva ad alimentare lo schema truffaldino dell'amico Bernie. Un sistema così elaborato che - afferma Picard - ha continuato «ad operare a lungo dopo la confessione di Madoff», usando tra l'altro società come Eurovaleur e Infovaleur.

 

La Kohn si è detta «vittima» di Madoff, sostenendo di non avere rapporti stretti con lui. Non la pensa così il liquidatore: «In Sonja Kohn Madoff ha trovato un'anima gemella criminale, che eguaglia la sua avidità e il suo livello d'inventiva disonesta».

Sonja Blau (è il suo cognome da nubile) è una signorina viennese di ventidue anni quando nel 1970 sposa Erwin Kohn e assieme a lui mette in piedi un'attività di import-export. Sono anni in cui «stabilisce contatti ricchi e influenti in Austria e nell'Europa dell'Est». Poi, negli Anni 70, il trasloco a Milano dove la madre Netty vive già da tempo. Qui «coltiva la base dei contatti che sfrutterà più tardi nel mettere in atto il suo schema illegale». Nel 1983 nuovo salto, negli Usa.Nel 1985 Sonja - che nei suoi anni italiani figurava come «casalinga» - diventa agente di Borsa.

 

Mica nel salotto di casa, ma alla blasonatissima Merrill Lynch. «Non possiede un'istruzione formale in finanza o economia», nota Picard, ma evidentemente se la cava bene. Così bene che subito conosce Madoff: la sua avventura di procacciatrice di clienti per l'insaziabile Bernie prende il via. Nel 1994 la Kohn torna a Vienna e rileva da Bank Austria il 90% di Bank Medici.

Attorno a Sonja - tedesco, inglese, italiano ed ebraico parlati con disinvoltura - si muove una famiglia assai compatta. Anche, sostiene Picard, nell'incassare le tangenti di Madoff. Il marito Erwin? «E' intimamente coinvolto negli affari di sua moglie e ha partecipato allo schema illegale fin dall'inizio».

La mamma Netty Blau? «Gioca un ruolo chiave negli affari della figlia e ha partecipato almeno alla parte italiana dello schema illegale». Il figlio Robert Alan Kohn «pare stia nascondendo i suoi movimenti attuali», ma comunque «ha accettato assegni» di soldi defraudati ai clienti «attraverso Infovaleur» tra il 2004 e il 2009. Poi la figlia Yvonne, sposata a Mordechai Landau, a sua volta azionista della società «paravento» austriaca M-tech e anch'egli coinvolto, dice Picard, nell'attività di riciclaggio. I più legati alla famiglia appaiono la figlia Rina e il marito Moishe Hartstein.

 

Hanno comprato casa nel sobborgo newyorchese di Monsey proprio dai Kohn, con soldi della solita Infovaleur. Ma quando vengono interrogati dal liquidatore, la donna si avvale del Quinto Emendamento - la norma Usa che consente di non testimoniare contro se stessi - «ben oltre le cinquecento volte», il marito «come minimo 135 volte». Tra l'altro «rifiuta di dichiarare la sua data di nascita; se abbia un'occupazione o una professione; se sia sposato a sua moglie; se conosca sua suocera; se conosca suo suocero... e se abbia mai sentito parlare di Madoff».


2 - LA BANCHIERA E I FONDI PASSATI DA BANCA INTESA...
G. Pao. per "La Stampa"

Sonja Kohn se la ricordano bene anche dalle parti di Banca Intesa, nei cui uffici per almeno un biennio si è vista spesso. Il legame è FundsWorld Financial Services, una società di diritto irlandese che funzionava come una piattaforma online per l'acquisto di quote di fondi d'investimento, anche speculativi. Secondo le carte depositate a New York, era stata creata e era posseduta da Sonja Kohn per vendere «accessi» al sistema di fondi feeder legati alla «Medici Enterprise».

E tra il 2000 e il 2002 trasferisce 2,25 milioni alla Eurovaleur, società della Kohn a New York che funzionava come «raccoglitore» di clienti per Madoff ma anche come «lavatrice» di soldi per la famiglia Kohn. In realtà, la società non era della Kohn ma dell'allora Banca Intesa. Attiva solo tra il 2000 e il 2002, quando viene cessata l'attività della sede italiana, FundsWorld sparisce definitivamente dal consolidato Intesa nel 2005.


3 - LE RELAZIONI PERICOLOSE TRA IL GRUPPO UNICREDIT E LA MEDICI ENTERPRISE...
Luca Fornovo per "La Stampa"

Le accuse sono completamente infondate e saranno contrastate con determinazione». Alessandro Profumo, ex amministratore delegato di Unicredit, usa poche parole ma con fermezza nega le pesanti accuse mosse da Irving Picard, il curatore fallimentare della società di Bernard Madoff, autore della truffa da 50 miliardi di dollari.

Il «liquidatore del diavolo», come viene chiamato a Wall Street Picard, che ha chiesto alle banche risarcimenti per 34 miliardi, ha presentato venerdì un'istanza presso il tribunale fallimentare di New York per recuperare 19,6 miliardi di dollari, quasi 15 miliardi di euro. La richiesta coinvolge anche Unicredit, la cui controllata Bank Austria detiene il 25% di Banca Medici, fondata dall'austriaca Sonja Kohn, considerata la principale complice di Madoff.

 

Nelle 163 pagine del corposo impianto accusatorio, Picard chiama in causa oltre che Profumo, anche Gianfranco Gutty, che prima di andare in pensione nel 2008, era stato nel Cda di Banca Medici e vice presidente di Unicredit.

E tira in ballo Alberto La Rocca, ex ad di Alternative Investment (Pai), la divisione di Pioneer (gestione del risparmio), che si occupa di distribuzione di hedge fund. Nelle quattro pagine (da 102 a 105) del fascicolo, Picard accusa Unicredit di essere in affari «con Madoff e la sua società almeno già dal 2000 attraverso la Pioneer».

Una relazione pericolosa che si sarebbe, rafforzata nel 2005, quando Unicredit acquistò Banca Austria. Picard accusa Pioneer di aver investito nei feeder fund di Madoff, cioè quei fondi che raccoglievano dagli investitori denaro destinato ad alimentare lo schema Ponzi messo in piedi dall'ex presidente del Nasdaq. Il liquidatore attacca anche Profumo: «Quando era ad di Unicredit ha avuto una stretta collaborazione con la Kohn» al punto che «i dipendenti di Banca Medici aveva capito che la Kohn aveva creato il contatto tra Unicredit e Banca Austria e facilitato l'acquisizione».

Unicredit aveva riscontrato «discrepanze rilevanti» nelle relazioni tra Banca Austria, Banca Medici, Banca Austria Worldwide e il fondo Primeo, con sede alle Cayman che secondo Picard ha iniettato direttamente nella società di Madoff 371 milioni di dollari e altre centinaia di milioni coi fondi feeder Herald (base alle Cayman), Alpha Prime (Bermuda) e Thema Int'l (Irlanda).

 

«Ma piuttosto che rifiutare di fare affari con la società di Madoff - scrive Picard - Unicredit si è impegnata a proseguire lo schema illegale, nascondendo che il 100% degli investimenti di Primeo erano fatti nella società di Madoff». Un'operazione che Unicredit avrebbe reso possibile facendo chiudere a Primeo i suoi conti diretti con Madoff e investendo nella società del truffatore indirettamente con il fondo Herald e altri fondi feeder del «Sistema Medici».

Per non alterare troppo la relazione con Madoff, Unicredit avrebbe assunto Radel Lesxzczynski di Banca Austria, un contatto personale di Madoff e figura chiave del fondo Primeo, per farla lavorare in Pioneer.

Anche se la decisione di mettere i soldi in fondi feeder, agli investitori di Primeo costa di più in commissioni, e arricchisce invece la Kohn Banca Medici e Banca Austria Worldwide, il risultato era lo stesso, secondo Picard: «il 100% degli investimenti erano fatti nella società di Madoff». Nel 2007, Pioneer aveva pagato più di 1,3 milioni alla Banca Medici per consentire a Unicredit di avere un accesso segreto alla società di Madoff.

 

«Lo stesso anno - continua Picard - Unicredit sancisce la sua partecipazione nello schema illegale ed entra nel Sistema Medici, facendo produrre a Pioneer falsi prospetti informativi che riguardano gli investimenti di Primeo nella società di Madoff, ma senza farvi alcun cenno. Nel 2008 la Kohn invia a Pioneer circa 10 milioni di dollari come commissioni extra del fondo Herald».

Secondo l'accusa, «questi pagamenti erano il frutto dell'associazione a delinquere della Kohn con Unicredit, Pioneer, Profumo, e Gutty di investire attraverso il fondo Herald». Dopo l'acquisizione di Banca Austria, conclude Picard «Unicredit ha affidato incarichi dirigenziali ad alcuni personaggi chiave del Sistema Medici».

Oltre a Leszczynski, Wilhelm Hemetsberger che nel 2006 entra nel comitato esecutivo di Unicredit. Werner Kretschmer diventato responsabile globale del retail e Friedrich Kadrnoska che nel dicembre 2005 entra nel cda di Unicredit.

 13-12-2010]

 

 

Oggi ho ricevuto una mail sul fallimento del Banco Emiliano Romagnolo (BER) e il congelamento di conti correnti e dei titoli (che non sono di proprietà della banca) su disposizione della Banca d'Italia. Il blog ha verificato con una telefonata (la voce è stata modificata per evitare problemi a ci ha fornito le risposte) che è tutto vero. Provate a immaginare di trovarvi domani senza poter accedere al conto corrente, al bancomat, ai titoli in deposito, ai pagamenti automatici dal conto. Come vi sentireste?
Di seguito la segnalazione e l'intervista alla BER.

Segnalazione

"Voglio segnalare che il Banco Emiliano Romagnolo è stato bloccato dalla Banca d'Italia e che tutti i conto correnti sono stati congelati per evitare che tutti ritirino i soldi. Stanno cercando di vendere la banca al gruppo Intesa, non si sa altro. E dicono che fino al 7 gennaio non si saprà nulla. Passeranno le vacanze di Natale serene, loro! E non per il freddo... Mi ritrovo come tante altre persone a non poter ricevere bonifici, stipendi, addebiti e neanche ritirare contanti allo sportello. Il tutto senza preavviso e tenendo tutto nascosto. Ancora sui giornali non si legge niente.Chiamate direttamente voi in banca per vedere che è tutto vero:
0514135595 - 0514135539
Saluti" A.C.

Trascrizione telefonata del blog alla BER:

BER: E’ stato durante un provvedimento di Banca d’Italia del 7 di dicembre in cui stabilisce che un congelamento dell’entrata e uscita dell’operatività dei conti correnti,questa tutela dei conti correnti , salvaguardare le procedure di transizione che ci sono in questo momento significa che il conto congelato, non si possono fare né ricevere bonifici assegni, RID, bancomat.. il conto è bloccato completamente. Purtroppo anche noi dipendenti siamo nella stessa situazione, non si riesce a fare la spesa, se qualcuno ha altra possibilità la situazione è cristallizzata allo stato in cui si trovava. Guardi, noi stessi che siamo all’interno che potevamo tutelarci, per prelevare, noi stessi siamo stati avvisati da un minuto all’altro, soprattutto nel rapporto con i clienti. Il 6 sera è stato preso questo provvedimento, emanato dalla Gazzetta Ufficiale della Banca d’Italia e sui giornali a tiratura nazionale. Il 7 mattina all’apertura della filiale ci ha comunicato questo. Provvedimento drastico, che chiaramente suscita, ha suscitato e susciterà enormi problemisti che alla Banca d’Italia stessa suppongo, altresì possa farlo, prenderà un sacco di denunce. Comunque sia, ovviamente che sono in forte difficoltà sono soprattutto le aziende, un disastro terribile.
Blog: Aldilà dei depositi dei CC, invece l’operatività della banca è semplice intermediaria tipo Conto Titoli anche quello è bloccato?
BER: Si Tutto, completamente tutto.
Blog: I titoli di fatto sono intestati al correntista, non alla banca.
BER: Si,bloccati nel senso che non possono essere trasferiti da un conto all’altro, lì sono e lì rimangono fino a che non si sbloccano, poi ognuno potrà disporre come vuole.
Blog:In questo periodo di congelamento non posso operare sui miei titoli?
BER: No, ma neanche sul conto corrente
Blog: Neanche da nessun altro operatore?
BER: Assolutamente no, guardi, non entrano nemmeno i bonifici
Blog:Sul conto mi è più facile capire perché è un asset della banca
BER: Capisco la sua obiezione, però anche i titoli fanno parte di una sorta di liquidità totale, credo che la maggior parte delle persone si preoccupi della liquidità per fare la spesa per pagare un mutuo, una utenza, un affitto.
Blog: Si, nella peggior delle ipotesi, congelato il conto corrente, liquido una parte dei titoli e mi arrangio in un altro modo
BER: Si ho capito, certo, infatti questo è un problema per la Borsa, per tutto, perché c’è una sorta di compra vendita, di negoziazione quanto meno, e comunque si investe anche finché tiene.

Da www.beppegrillo.it

 

  BANKITALIA BLOCCA L´ATTIVITÀ DELLA BER...
Da "la Repubblica" - La Banca d´Italia ha autorizzato i commissari straordinari del Banco Emiliano Romagnolo (Ber) a sospendere per un mese il pagamento delle passività e della restituzione degli strumenti finanziari alla clientela. Una decisione presa per l´insufficienza delle disponibilità liquide. È adesso allo studio un piano a tutela degli interessi della clientela, ma per il piccolo istituto romagnolo (un solo sportello) che tra gli azionisti vanta Nicoletta Mantovani e altri eredi di Pavarotti non c´è pace: solo un anno fa la procura di Ascoli aveva aperto un´indagine sull´allora commissario straordinario.

 07-12-2010]

 

benvenuti al bordellone bancario di verona - bombastici retroscena dall’assemblea del Banco Popolare - i problemi con Italease? sono stati ereditati. Ereditati? Ma da chi? Chi era padrone e gestore di Italease ai tempi di Faenza? Qualche cattivone della finanza laica milanese? No: il banco popolare veronese presieduto da oltre dieci anni dal conte (ci tiene tanto) Fratta Pasini e grande mentore di Faenza (lo scorda sempre)...

Bancomat per Dagospia

 

Barzelletta: "La mamma sollecita il figlio: svegliati! e' ora di andare al lavoro. Forza! No mamma no. Dai tesoro! No mamma, non ho voglia... Dammi due ragioni valide! Figliolo, primo hai sessantotto anni, secondo sei il consigliere delegato del Banco Popolare!"


Così un socio alla stanca assemblea della quarta banca italiana, sabato a Verona, per varare ben 2 miliardi di aumento di capitale. In effetti l'ottimo Pierfrancesco Saviotti appariva stanco.
Bankomat aveva per voi a Verona alcuni amici soci della bassa lombarda che gli hanno dato una gustosa serie di informazioni e cronache assembleare.


Secondo il presidente del consiglio di gestione, esimio Prof. Coda, i problemi del Banco per quanto riguarda Italease sono stati ereditati. Ereditati? Ma da chi? Chi era padrone e gestore di Italease ai tempi di Faenza? Qualche cattivone della finanza laica milanese? No: il banco popolare veronese presieduto da oltre dieci anni dal conte (ci tiene tanto) Fratta Pasini e grande mentore di Faenza (lo scorda sempre)...

 

Dopo la deflagrazione del problema, Fratta Pasini, piano piano, e' abilmente riuscito a far fuori quasi tutto il suo stato maggiore di estrazione veronese che lo aveva causato, come minimo per gravi colpe "in vigilando", da Faenza ovviamente a Innocenzi a Minolfi a Carrus.... Resta sempre al suo posto solo il fido e cattolicissimo Chief Financial 0fficer Faroni. Molto vicino all'Opus Dei, dicono.

Come anche il capo delle relazioni esterne Bus. Fede e finanza a Verona vanno molto a braccetto. il Mercato per contro e' visto con sottile disprezzo, roba da volgari milanesi. Verrebbe da dire quindi che Fratta Pasini ed il CFO Faroni sono rimasti insieme alla eredita' Italease.


"Sono arrivato due anni fa e la debolezza patrimoniale era evidente", cosi apre le sue riflessioni il consigliere delegato Saviotti. Si e' fatto ricorso a 1, 4 miliardi di Tremonti bond, che pero' costano cari. Poi 1 miliardo di prestito obbligazionario lo hanno chiesto ai soci. Dismissioni programmate ve ne erano, ricorda Saviotti, ma poche quelle realizzate, e poi a maggio la crisi della Grecia...non abbiamo concluso vendite perche' i prezzi offerti erano bassi. Botta finale di sfortuna da Moodys, "a gamba tesa" dice Saviotti. Da un rating abbassato ad A- di luglio 2009 fino alla attesa di una prossima riduzione ancora al prossimo aprile. Ma il perche' non lo si dice. I soliti tecnocrati anglosassoni odiati dai bravi padani cattopopolari. Esodi di personale: 500 nel 2011 oltre 300 nel 2010. Accordo sindacale nella notte annunciato in diretta. Sara' mica un vanto?

Meno posti di lavoro e ne siamo felici? Fusioni di banche minori controllate sono previste. Fratta Pasini sentenzia "abbiamo sofferto a prendere la decisione, siamo azionisti, abbiamo realizzato stock options e le abbiamo reinvestite". Poi il proclama lapidario del Conte: "Ci aspettiamo un piano industriale di discontinuita'.

Discontinuita'? Ma da chi, da cosa? Si dimette? No, era uno scherzo.
Applaudito il socio veronese che dice che non bisogna fidarsi di questa classe dirigente e che se fosse il compianto sindaco di Verona e poi Presidente della popolare Giorgio Zanotto li prenderebbe tutti a bastonate.

Un altro socio osserva che alcuni operatori finanziari internazionali (sempre anglo perfidi) prima lamentano che andiamo male poi corrono a collocare l'aumento del Banco. Non ha torto.
Ma i numeri futuri Saviotti non li da', cosa faremo coi 2 miliardi?
Fratta non lo dice ma i dirigenti del gruppo in sala mormorano stupiti del piano industriale che doveva uscire a ottobre ed e' stato invece rinviato a giugno 2011!

Un socio provoca: provate ad andare in filiale e chiedere un finanziamento senza presentare un business plan...
Questi fenomeni invece chiedono due miliardi al mercato e poi casomai ci fanno un piano industriale sopra. [11-12-2010]

 

 

I COMMISSARI STUDIANO UNA FUSIONE PER LA BANCA DI VERDINI...
M. Ger. per il "Corriere della Sera" - Fusione con un'altra banca del territorio: potrebbe essere questo il futuro del Credito Cooperativo Fiorentino. La banca che per anni è stata presieduta e gestita da Denis Verdini oggi è in amministrazione straordinaria e i commissari della Banca d'Italia starebbero cercando un partner per far uscire dalle secche la Bcc di Campi Bisenzio. Ci sarebbero già potenziali candidati, secondo quanto scrive oggi il Corriere Fiorentino. Sono due banche di credito cooperativo della provincia di Firenze: la Bcc del Chianti che ha 28 sportelli, 229 dipendenti, oltre 5.300 soci ed una raccolta diretta pari a circa 1,2 miliardi di euro; la più piccola Bcc Signa che ha sette filiali

 03-12-2010]

 

 

MA È L’ABI O LA JUVE DI MOGGI? - COME LUCIANONE NEL CAMPIONATO DI SERIE A, I BANCHIERI CERCANO DI TRUCCARE IL MERCATO FINANZIARIO PRETENDENDO DI SCEGLIERSI L’ARBITRO - DALLE CARTE SEGRETE DELL’ABI, IL BLITZ DEGLI ISTITUTI PER TENTARE DI FARE FUORI L’ANTITRUST DI CATRICALÀ - I COLOSSI DEL CREDITO VOLEVANO SOLO DRAGO DRAGHI A FARE LO SCERIFFO DEI CONTI CORRENTI - CON BUONA PACE DELLA CONCORRENZA

Francesco De Dominicis per "Libero"

Un arbitro che fischia troppo non è mai particolarmente gradito ai locatori. E in ogni caso meglio avere un solo controllore invece di due: le possibilità di sfuggire ai cartellini rossi aumentano sensibilmente. Fare fuori la Banca d'Italia, però, è impossibile: allora tanto vale provare a uscire dal recinto spinato dell'Antitrust. Con buona pace della concorrenza allo sportello e dei consumatori beffati.

 

È grosso modo questo il ragionamento delle banche italiane, che da diverso tempo, secondo quanto emerge da un rapporto riservato dell'Abi, stanno provando a sfoltire la rosa degli sceriffi. O, meglio, a fame fuori uno: la vittima prescelta dagli istituti di credito, come accennato, è l'Autorità garante della concorrenza e del mercato che dal 2006, grazie alla riforma del risparmio, ha esteso la sua competenza anche al settore bancario.

Il punto è che a distanza di quasi cinque anni dall'entrata in vigore, quel pezzetto della riforma targata Giulio Tremonti (oggi come allora ministro dell'Economia) non è ancora stata digerita ai piani alti dei colossi del credito. Ai banchieri, insomma, non è andata giù l'idea di essere finiti pure sotto il cappello dell'Authority presieduta da Antonio Catricalà.

 

Del resto, su conti correnti, mutui, finanziamenti, governance, carte di credito, bancomat e trappole varie allo sportello i cartellini rossi dell'Antitrust, specie negli ultimi due anni, sono stati davvero tanti. Solo nel 2009, una cinquantina di istituti bancari sono stati multati per complessivi8 milioni di euro epoche settimane fa è arrivata una maxistangata da 6 milioni per trucchetti e supercommissioni relativi alle tessere di pagamento. Un atteggiamento che sta creando seri problemi agli istituti, peraltro alle prese con gli effetti della crisi finanziaria internazionale e i bilanci sempre più zoppicanti.

 

Di qui il tentativo di sfuggire alla scure severa degli sceriffi di piazza Verdi Non che i funzionari di Bankitalia siano stato meno duri. Anzi. A via Nazionale tra dolorosi interventi a gamba tesa sulla trasparenza e vari giri di vite sulla vigilanza - non hanno mollato la presa sugli istituti Le fregature in banca sono quasi all'ordine del giorno. Ragion per cui il doppio controllo non piace ai big del credito, che sono passati alle maniere forti. Cioè alla battaglia giuridica. Hanno pensato di poter trovare in aula l'escamotage per avere meno noie con gli sceriffi dei mercati.

Così, i legali delle banche del nostro Paese hanno sfruttato praticamente tutte le occasioni - tra istruttorie, inchieste, fascicoli e ricorsi al Tar (tribunale amministrativo) - per espellere dal campo di gioco il Garante della concorrenza. Tutto raccontato nel documento della Confindustria delle banche che circolava ieri fra gli esperti del settore. «Diversi operatori bancari - si legge nel rapporto dell'Associazione di palazzo Alfieri - hanno sollevato nel corso dei procedimenti il difetto di competenza dell'Antitrust considerato che sulle condotte contestate già vigilerebbe la Banca d'Italia».

 

La tesi degli istituti è più o meno questa la legge speciale (quella sulle banche) prevarrebbe su quella generale (quella sulla concorrenza dettata dal Codice del consumo). E visto che le norme bancarie assegnano, in prima battuta, a Bankitalia la competenza specifica sugli istituti, l'Antitrust dovrebbe farsi da parte e sedersi in panchina. In effetti, il quadro normativo non è chiaro.

Il blitz degli istituti, però, non è andato a buon fine. Perché la resistenza della squadra di Catricalà - che per fare le pulci alle banche ha creato una struttura ad hoc- è stata durissima. La posizione delle banche è stata smontata pezzo per pezzo dall'Antitrust: «L'obiezione» degli istituti è «basatasull'assunto, del tutto errato, chela mera esistenza di una disciplina di settore sia sufficiente a giustificare l'inapplicabilità della normativa recata dal Codice del consumo e, per tale via, l'incompetenza dell'Autorità».

 

Secondo i tecnici dipia7za Verdi non ci sono dubbi. E perfino la giurisprudenza amministrativa avrebbe riconosciuto che «il quadro di tutela offerto dal Codice del consumo non presenta carattere sussidiario rispetto a quello derivante da specifiche discipline in settori di regolazione». Al contrario, la competenza dell'Antitrust si aggiunge a quella di Banldtalia che hanno un obiettivo comune: tutelare i clienti degli istituti.

 

Un doppio livello di verifiche che. secondo Catricalà, «si rivela uno strumento di tutela ulteriore, da un lato, rispetto a quello contenuto nella disciplina generale dei contratti, e, dall'altro, rispetto a quello derivante da specifiche regole di settore». Due controlli, insomma, sarebbero più efficaci rispetto a uno soltanto. Le regole del gioco, per fortuna, non vengono decise dai player. Di sicuro gli operatori del mercato hanno il diritto di evidenziare gli eccessi legislativi e le norme che non funzionano o funzionano poco. Serve, però, un limite. Pretendere di stabilire chi siano gli arbitri più che una forzatura normativa, appare una scorrettezza di basso profilo. 02-12-2010]

 

 

CITI MULTATA IN BELGIO PER IL FALLIMENTO DI LEHMAN...
Da "Il Sole 24 Ore" - La giustizia belga ha condannato Citibank a pagare 165mila euro per aver venduto titoli e prodotti finanziari di Lehman Brothers anche alla vigilia del crollo della grande banca d'affari Usa. L'accusa parla di «pubblicità ingannevole», avendo la banca nascosto ai clienti i rischi che correvano; anzi tali rischi sono stati minimizzati, anche dopo che il rating di Lehman Brothers è stato degradato.

Citibank avrebbe così spinto «investitori inesperti» a mettere i propri soldi in obbligazioni e strumenti finanziari di una banca che di lì a poco sarebbe fallita, innescando la crisi finanziaria più grave dal dopoguerra. In totale Citibank Belgio ha venduto titoli Lehman Brothers per 128 milioni di euro a oltre 4mila clienti.02-12-2010]

 

 

CREDEM: COMMISSIONE TRIBUTARIA RESPINGE RICORSO SU ELUSIONE FISCALE...
Radiocor - La prima sezione della Commissione tributaria di Reggio Emilia ha respinto il ricorso presentato dal Credem in merito a una contestazione di elusione fiscale e di abuso di diritto. Dopo la discussione nei giorni scorsi tra le parti, ieri, secondo quanto appreso da Radiocor, e' arrivata la decisione della Commissione tributaria dell'Agenzia delle entrate che ha respinto il ricorso dell'istituto di credito, al quale vengono sostanzialmente contestate asimmetrie impositive tra diverse giurisdizioni fiscali che hanno determinato danni per le casse dell'Erario, a fronte di sostanziale neutralita' per l'altro Paese interessato. Il Credem puo' comunque fare ricorso alla Commissione regionale dell'Emilia Romagna e dall'istituto fanno sapere che 'analizzeremo le motivazioni, riteniamo di avere agito correttamente'. Il Credem deve pagare all'Erario 8 milioni, di cui 4,2 milioni sono gia' stati versati mentre il ricorso era ancora pendente.30-11-2010]

 

CONTI (RISERVATI) DELL'ABI: DOCCIA DA 150MILA EURO  E 200MILA EURO DI AEREI PRIVATI PER L'EX FAISSOLA...
Sarà per la stretta vicinanza con palazzo Grazioli, sta di fatto che anche a palazzo Altieri, sede dell'Abi, la Confindustria delle banche, pare scattata la moda per i bagni di lusso. Non è dato sapere se lo stile sia identico alle prestigiose toilette del premier Silvio Berlusconi, finite su tutti i giornali a primavera 2009 durante lo scandalo delle escort e di Patrizia D'Addario. Certo è che per i rifare i bagni e un po' di manutenzione agli uffici che si affacciano su piazza del Gesù, l'ex presidente dell'Associazione bancaria, Corrado Faissola, non ha proprio badato a spese.

I lavori sono andati avanti per tutta l'estate. Nella sua infinita miseria Dagospia ha scoperto che le fatture pagate dall'ufficio acquisti diretto da Stefano Cataldi ammontano complessivamente a 150mila euro, comprese le spese per la realizzazione di una doccia richiesta espressamente dal leader dei banchieri.

 

La cifra circola in questi giorni tra i funzionari Abi su cui pende la spada di Damocle dei licenziamenti. Su 308 cervelloni, Mussari, attuale presidente, come riportato oggi da Libero, ne vorrebbe spedire a casa 80. Un taglio che servirebbe a rimettere in ordine il bilancio dell'Associazione che registra un rosso da 5,5 milioni di euro ormai da parecchi anni. Il clima fra i dipendenti Abi è teso. E mentre qualcuno punta il dito contro la "superdoccia del presidente", qualcun altro tira fuori dai libri contabili le fatture per gli aerei privati, sempre dell'ex presidente Corrado Faissola. Il quale nei suoi 4 anni alla guida dell'Assobancaria ha dirottato i 200mila euro di onorario per acquistare transiti su esclusivi jet privati.26-11-2010]

 

 

 

ARDO AI GIOVANI! - “MACCHÉ PENSIONE, MACCHÉ PRESIDENZA ONORARIA (CHE NON CONTA UN TUBO), IO TORNO A FARE IL BANKER” - A 85 ANNI SUONATI ANTOINE BERNHEIM NON VUOLE SAPERNE DI DAR DA MANGIARE AI PICCIONI NEI GIARDINETTI - CHI NON HA DIMENTICATO LE SUE ECCEZIONALI DOTI STRATEGICHE DI BANCHIERE D’AFFARI SI SAREBBE GIÀ FATTO AVANTI CON OFFERTE, ANCHE DALL’ITALIA (BANCA LEONARDO?) - IL GRAN MAESTRO VALORI IN PISTA…

Benedetta Gentile per "Il Mondo" in edicola domani

 

Antoine Bernheim non si rassegna a fare il pensionato d'oro ma si accingerebbe a riprendere la sua carriera di banchiere d'affari, quella che ne ha fatto l'eminenza grigia della piazza parigina. A 85 anni il presidente ad honorem delle Assicurazioni Generali sembra, infatti, pronto a raccogliere nuove sfide e, stando a fonti solitamente ben informate, avrebbe già una mezza dozzina di offerte per aprire un nuovo capitolo della sua luga vita professionale.

 

«Senza sfide non posso vivere», ha non a caso sempre affermato l'uomo che per anni ha guidato il Leone di Trieste e che equipara la pensione a «una condanna a morte». Con le Generali, del resto, tutto indicherebbe che «rien ne va plus». Stando sempre alle stesse fonti, a pochi mesi dal cambio ai vertici del colosso assicurativo italiano, il banchiere francese ritiene di non essere in grado di poter esercitare il suo ruolo di presidente d'onore in quanto sarebbe stato privato dalla nuova direzione di tutti i mezzi per poterlo esercitare.

 

A fine mese, inoltre, anche il suo ufficio alla sede parigina di Generali France a Boulevard Haussmann, non sarà più a disposizione. Così come è già avvenuto in Italia. Rimarrà così anche a Parigi senza una base e senza segreteria.

 

Messo di fronte a questa situazione, che di fatto rende a suo avviso la presidenza onoraria un incarico solo nominale, avrebbe deciso di reagire e dare ascolto alle offerte di chi non ha dimenticato le sue eccezionali doti di banchiere d'affari, quelle che hanno aperto la via a Bernard Arnault alla creazione del leader mondiale del lusso Lvmh, e permesso al suo pupillo Vincent Bolloré di infondere nuova linfa al gruppo di famiglia che ora spazia dai trasporti e logistica ai media e aprendogli anche le porte del mondo finanziario italiano dove ora si muove con disinvoltura nella veste di grande azionista di Mediobanca e vice presidente delle Generali.

 

Agli occhi di Bernheim, però, Bolloré ha ancora il torto di essere considerato uno dei principali artefici nel suo defenestramento dalla presidenza delle Generali, una mossa che gli è valsa in alcuni ambienti d'Oltralpe di essere ribattezzato Bruto per avergli inflitto il colpo fatale.

Al momento, le trattative con le merchant che si sono fatte avanti per reclutare il banchiere non sarebbero ancora entrate nel vivo. Tra le banche interessate, si dice a Parigi, potrebbe anche esserci la Leonardo. Si tratta, però, di voci che non hanno ancora trovato conferma. 25-11-2010

 

 

VAFFANBANKA! (QUELLO CHE LOR SIGNORI NON DICONO) - "I tempi di uscita dalla crisi sono più lunghi del previsto" - “LIBERO” INTERCETTA UN DOCUMENTO RISERVATO DELL’ABI, CIRCOLATO A GUBBIO DURANTE IL SEMINARIO DI ASSOBANCARIA: PER I BIG DEL CREDITO E’ FINITA LA PACCHIA E I CLIENTI NON SI POSSONO SPREMERE COME IN PASSATO - “L’OPINIONE PUBBLICA È FORTEMENTE CRITICA” E CON LE NUOVE REGOLE E’ COMPLICATO INGRASSARE I BILANCI...

Francesco De Dominicis per "Libero"

 

«I tempi di uscita dalla crisi» sono «più lunghi del previsto». E prima di dire addio alla bufera finanziaria internazionale, le banche italiane devono affrontare «stringenti cambiamenti del quadro normativo» e «confini dei mercati sempre più labili». Sono solo alcune delle pesanti rivelazioni contenute in un appunto riservato dell'Abi. Un documento che circolava a Gubbio lo scorso fine settimana, durante l'annuale seminario tecnico organizzato dall'Assobancaria con i rappresentanti degli organi di informazione.

Alla stampa, il leader dei banchieri, Giuseppe Mussari, ha consegnato i già noti dossier su fisco e guerra al contante. Mentre ha tenuto ben custodito nel suo zainetto, il rapporto - intercettato da Libero - che contiene il piano d'azione per il 2011 della Confindustria delle banche. I prossimi dodici mesi, questo il succo, non sembrano affatto semplici. Anzi.

 

Oltre agli effetti della crisi, gli istituti, si legge nel dossier, devono fare i conti con «un ulteriore spostamento della prospettiva di riferimento dell'industria bancaria da nazionale a europea». Dove, tra altro, aumentano minuto dopo minuto i timori cagionati dal crac dell'Irlanda che, seppur indirettamente, peserà anche sui colossi bancari del nostro Paese. I quali, però, per rimettere i bilanci in ordine non potranno "rifarsi" sul "parco buoi", cioè i correntisti. Perché, secondo la stessa Abi, «la clientela è sempre più evoluta, consapevole e dinamica».

In passato, invece, si sa, supercommissioni illegali, bond spazzatura e interessi sui prestiti al limite della soglia d'usura hanno consentito - più o meno sistematicamente - di ingrassare i bilanci degli istituti di credito. Non a caso, pesano ancora, secondo l'analisi Abi, le fregature rifilate dalle banche allo sportello. Di qui l'ammissione: «L'opinione pubblica» è ancora «fortemente critica nei confronti del settore creditizio».

 

Insomma, è la resa: nel dossier di Mussari c'è la segnalazione di difficoltà ben più rilevanti di quelle dichiarate ufficialmente. Sta di fatto che l'Abi, nonostante uno scenario internazionale a tinte fosche, «deve essere la forza trainante del settore bancario e finanziario». Un risultato che Mussari, in parte, ha già raggiunto. L'Abi sta dismettendo i panni di mera struttura di consulenza per le banche associate e sta progressivamente riconquistando centralità nei rapporti tra economia e politica. La nascita, proprio a palazzo Altieri, dei tavoli con Confindustria e sindacati per la creazione del nuovo patto sociale dimostra i passi in avanti compiuti.

 

I prossimi traguardi, comunque, sono già stati individuati e messi nero su bianco nel dossier. Le banche «devono conquistare un campo di gioco imparziale internamente e neutrale nel confronto europeo, evitando penalizzazioni e asimmetrie» normative. Grande attenzione a quello che accade in Parlamento, a palazzo Chigi e, quindi, «ai cambiamenti degli equilibri politici».

Le difficoltà maggiori corrono il rischio di svilupparsi nel giardino di casa, con i rappresentanti dei lavoratori bancari. Il braccio di ferro sul fondo esuberi - che l'Abi ha prospettato di abbandonare - può creare più di un problema a Mussari. Al punto che ieri la Fabi, la principale sigla del credito guidata da Lando Sileoni, ha minacciato «la mobilitazione» se i banchieri non tornano sui loro passi. Lo sciopero allo sportello, però, l'Abi non l'ha messo in conto.

24-11-2010]

 

I GIUDICI STOPPANO L'ANTITRUST SUL CASO DELLE CARTE MASTERCARD...
Da "Libero" - L'Antitrust non avrebbe dovuto respingere gli impegni proposti da Mastercard né proseguire l'istruttoria per possibili intese restrittive della concorrenza nel settore delle carte di pagamento in Italia. Affibiando multe per un totale di 6 milioni di euro. Secondo una sentenza del Tar del Lazio depositata ieri, l'autorità presieduta da Antonio Catricalà (nella foto) dovrà nuovamente valutare se gli impegni proposti da Mastercard siano adeguati. 

17-11-2010]

 

12. MITSUBISHI RILEVA CREDITI DA RBS...
Da "Il Sole 24 Ore" - Il gruppo bancario giapponese Mitsubishi UfJ Financial Group ha registrato nel primo semestre utili netti per 356,76 miliardi di yen (3,1 miliardi di euro). Il risultato è superiore di due volte e mezzo a quello dello scorso anno. Il gruppo ha anche annunciato l'acquisizione, da Royal Bank of Scotland, di un portafoglio crediti per 4,47 miliardi di euro, riguardanti finanziamenti infrastrutturali.16-11-2010

 

L RE DEL VENETO? È LUCANO! - NELL’INFURIARE DELLA CRISI, VENETO BANCA, EX POPOLARE DI ASOLO (POPOLAZIONE: 9 MILA), HA ASSORBITO FILIALI IN ITALIA E BALCANI, E FATTO INCASSARE AL SUO CAPO VINCENZO CONSOLI 3,7 MLN € - SCONOSCIUTO AI PIù, NELLA CLASSIFICA DEI MANAGER PIÙ PAGATI VIENE SUBITO DOPO PASSERA DEL GIGANTE INTESA - L’ESPANSIONE HA TRIPLICATO LA RACCOLTA IN 4 ANNI, MA ANCHE FATTO DECLASSARE IL RATING DELLA BANCA - VESPA AZIONISTA E CORTEGGIATO DA ZAIA, COMANDA CON METODI FAMILIARI (PURE TROPPO) DA 13 ANNI…

Vittorio Malagutti per "il Fatto Quotidiano"

 

Vincenzo Consoli è un banchiere rampante. Un'eccezione, di questi tempi, quando la gran parte dei suoi colleghi segna il passo. E qualcuno, come Alessandro Profumo, perde anche il posto. Consoli invece no. Consoli corre. Consoli compra. Consoli scambia, ristruttura, fonde. E tanta fatica, a quanto pare, è stata premiata generosamente. L'anno scorso, un anno di crisi economica, il numero uno di Veneto Banca ha ricevuto qualcosa come tre milioni e 700 mila euro di compensi.

Una somma che lo colloca ai primissimi posti nella classifica dei manager meglio pagati d'Italia, subito alle spalle di Corrado Passera, il gran capo di Intesa, la banca più importante del Paese. Mica male per un ragioniere, classe 1949, partito dalla natia Miglianico, in Basilicata, e approdato una ventina di anni fa alla Popolare di Asolo e Montebelluna, marca trevigiana, Nordest profondo, un angolo d'Italia lontano dai luoghi della grande finanza, dai salotti buoni e dalla Borsa.

Nel frattempo quella banchetta di provincia ha cambiato nome. Adesso si chiama Veneto Banca, ma continua a definirsi "local", con le radici ben piantate nel suo territorio d'origine, tra le piccole e piccolissime imprese. Anche se ormai, a forza di crescere e di comprare altri istituti, le radici della vecchia Popolare di Montebelluna si sono estese a buona parte della Penisola.

E Consoli, da tredici anni in sella, prima come direttore generale e poi anche amministratore delegato, adesso gestisce una corazzata con 47 miliardi di raccolta, 6.200 dipendenti e 575 filiali, di cui solo un terzo nel Nordest, il resto in Lombardia, Piemonte, Marche e poi giù fino in Puglia e Basilicata.

 

Non manca neppure una discreta presenza all'estero, in Romania, Moldavia, Croazia e Albania. Tutti Paesi non facili dal punto di vista creditizio, ma meta frequente di molti imprenditori nostrani, soprattutto del Nordest, a caccia di investimenti a buon mercato.

Consoli é uomo di poche parole, fino a poco tempo fa praticamente sconosciuto nei circoli dell'altra finanza. Dalle sue parti, però, il capo di Veneto Banca governa come un sovrano assoluto. E come ogni sovrano di recente si è concesso anche qualche lusso. L'anno scorso, per esempio, si è comprato un immobile d'epoca nel centro storico di Vicenza. Il prezzo si aggirava intorno ai quattro milioni di euro.

Pagati come? Semplice: Consoli ha chiesto un mutuo in banca. La sua. Che gli ha prontamente accordato un prestito di 3 milioni, con le facilitazioni riservate ai dipendenti, a un tasso dell'1,5 per cento annuo. Qualche anno fa, nel 2006, lo stesso Consoli aveva beneficiato di un'altra apertura di credito per 2,5 milioni concessa, anche quella volta, da Veneto Banca. Il banchiere ama anche la campagna.

Una società che fa capo alla moglie nel 2008 ha rilevato una grande masseria in Puglia. Un acquisto importante, da tre milioni di euro e più. E anche in questo caso tra i finanziatori della società acquirente troviamo Veneto Banca.

Questi però sono affari riservati. Tutte manovre che si svolgono rigorosamente dietro le quinte. Per il suo pubblico, per le migliaia di soci della banca che ogni anno lo acclamano in assemblea, Consoli rimane il manager vincente partito da Treviso, anzi, da Montebelluna, alla conquista d'Italia. Anche la Lega lo corteggia, vorrebbe farne uno dei suoi, un banchiere padano in servizio permanente effettivo.

 

Nell'aprile scorso, all'ultima assemblea dei soci, il neo governatore veneto, il leghista Luca Zaia, si è presentato apposta per tessere le lodi dell'istituto trevigiano e del suo capo. Consoli però non è uno sprovveduto. E finora si è ben guardato dal farsi coinvolgere: rapporti cordiali, ma niente di più, forse perchè non può fare a meno di ricordare le sue origini meridionali.

D'altra parte al banchiere non fa difetto qualche buon aggancio nei palazzi romani, come dimostra l'ottimo rapporto con il giornalista tv Bruno Vespa, che è anche diventato azionista della banca con un pacchetto di azioni valutato intorno agli otto milioni di euro.

Il boom di Veneto Banca, quello vero, è storia recente, con una decina di acquisizioni nell'arco di quattro-cinque anni. Le ultime della serie, completate tra il 2008 e il 2010, sono le più importanti: Popolare di Intra, BancApulia, Cassa di Fabriano, la torinese Banca Inter-mobiliare. In sintesi, vuol dire che dal 2006 la raccolta è più che triplicata.

 

La campagna acquisti ha lasciato il segno nel bilancio di Veneto Banca. L'avviamento delle società comprate pesa sui conti per oltre 1,2 miliardi di euro e molti analisti ritengono che Consoli abbia pagato troppo cara la sua espansione a passo di carica. Non per niente le società di rating Standard & Poor's e Fitch hanno di recente declassato da stabile e negativo il giudizio sulle prospettive di sviluppo del gruppo con base a Montebelluna.

Alcune delle banche acquistate hanno bisogno urgente di cure per rimettere in sesto i bilanci. Il rilancio quindi si presenta tutt'altro che semplice. A maggior ragione in una fase di crisi economica.

Il capo di Veneto Banca ha però fin qui sempre respinto al mittente ogni critica. "Siamo solidi", ripete sempre. E a quanto pare non teme neppure la recessione che minaccia il mondo delle piccole imprese a cui si rivolge il suo istituto. I bilanci di Veneto Banca fin qui gli hanno dato ragione.

 

Nel 2009 i conti hanno tenuto. L'utile di gruppo è addirittura aumentato da 116 a 121 milioni, ma bisogna tener conto di un'ottantina di milioni di proventi straordinari (e quindi non ripetibili) derivanti dalla vendita di partecipazioni. Nel primo semestre del 2010 i profitti sono rimasti in linea (42 milioni) con quelli registrati l'anno scorso, anche in questo caso grazie a una decina di milioni di incassi straordinari.

La scommessa più rischiosa, comunque, sarà quella di riuscire a integrare in un unico gruppo tante banche così diverse tra loro. A Treviso, come sempre, si fidano di Consoli. La Banca d'Italia però lo marca da vicino. E pochi mesi fa, al termine di una lunga ispezione, ha sanzionato l'amministratore delegato di Veneto Banca per "carenze nei controlli interni e nell'organizzazione". La multa ammontava a 12 mila euro. Poca cosa davvero per il milionario Consoli.

  [10-11-2010]

 

 

C’E’ UN GIUDICE A FIRENZE CHE OSA L’INOSABILE: STANGARE LE BANCHE - IL TAR TOSCANO SCOVA IL SISTEMA PER DISINNESCARE LA MINA DERIVATI NEGLI ENTI LOCALI. UNA BOMBA DA 32 MLD € SU CUI DA ANNI SONO SEDUTI SINDACI E PRESIDENTI DI PROVINCIA - I COSTI NASCOSTI DEGLI ISTITUTI DI CREDITO RENDONO NULLI GLI SWAP SUL DEBITO E I COMUNI POSSONO CESTINARE I CONTRATTI CHE IN TEORIA AVREBBERO DOVUTO ASSICURARE I BUCHI NERI NEI BILANCI…

Francesco De Dominicis per "Libero"

 

La notizia è passata in sordina. Un po' troppo. Perché, forse, è stato scovato il sistema per disinnescare la mina derivati negli enti locali italiani. Una bomba da 32 miliardi di euro su cui da parecchi anni sono seduti sindaci e presidenti di provincia. La via d'uscita potrebbe averla trovata il Tar per la Toscana. Una sentenza shock, quella arrivata venerdì dai giudici amministrativi di Firenze, che equivale a una sonora stangata per le banche del nostro Paese.

 

Secondo il Tar toscano, infatti, comuni e province possono più o meno liberamente stracciare i contratti swap sottoscritti con gli istituti di credito. Basta leggere bene le condizioni e portare alla luce costi nascosti o clausole particolarmente onerose. È la prima volta che un tribunale colpisce in maniera così severa le banche. Stando al Tar toscano pare un gioco da ragazzi dire addio alla finanza spericolata.I giudici hanno dato ragione alla Provincia di Pisa giudicando pienamente legittimo l'annullamento del contratto disposto dall'ente. In ballo c'era una complicatissima operazione di interest rate swap, uno dei titoli derivati più pericolosi.

 

Che corrisponde, di fatto, a una scommessa, da parte dell'ente che sottoscrive il contratto con la banca, circa l'andamento dei tassi di interesse. Un gioco d'azzardo che negli scorsi anni, coi mercati finanziari in fibrillazione, ha messo in ginocchio una valanga di enti locali e migliaia di imprese. Solo raramente le puntate sul tavolo verde dei derivati sono state fortunate. Sta di fatto che alla Provincia di Pisa è andata male. Era caduta nel trappolone nel 2007. In quella circostanza le banche che avevano confezionato il pacchetto era due: Dexia Crediop e Depfa Bank, la prima italiana e la seconda irlandese. Si trattava di una ristrutturazione del debito della provincia di Pisa.

Obiettivo, sulla carta, era quello di ridurre l'importo delle rate di una serie di mutui dell'ente. Il tutto con la sottoscrizione di un prestito obbligazionario di 95 milioni di euro. Un derivato a sorpresa che nascondeva, infatti, costi nascosti. Vale a dire una supercommissione extra da 1,5 milioni di euro che le due banche avevano infilato ad arte, probabilmente nelle clausole del contratto scritte con "corpo 4".

In ogni caso, costi aggiuntivi e non dovuti da parte dell'ente. La notizia l'ha diffusa la stessa Provincia di Pisa, nel pomeriggio di venerdì, pochi istanti dopo aver letto il dispositivo della sentenza amministrativa. Secondo una nota dell'amministrazione provinciale, «si tratta del primo caso in Italia di verdetto favorevole pronunciato da un giudice amministrativo verso un ente locale in ordine a un procedimento contro istituti di credito».

 

I giudici fiorentini potrebbero aver aperto un solco. Sarà pure il primo caso, ma c'è da credere che farà «giurisprudenza». Insomma, quello di venerdì potrebbe essere un precedente di peso nell'ambito di un ampio braccio di ferro in corso tra banche ed enti locali. «Il Tar - ha spiegato il presidente della Provincia, Andrea Pieroni - ha dato ampio riconoscimento della tesi giuridica che configurava il mancato rispetto del principio della convenienza economica e con esso delle norme legislative e contrattuali vigenti.

Ci conforta molto la decisione del giudice, che per la prima volta in Italia, affrontava un tema così complesso e delicato». Il caso di maggior rilievo ancora aperto è quello del Comune di Milano. Una questione decisamente diversa rispetto a quella pisana che ha preso una piega "penale".

 

Il sindaco Letizia Moratti ha portato in giudizio quattro banche e di undici loro funzionari o ex funzionari accusati di truffa aggravata insieme all'ex city manager del Comune e un suo consulente per la vicenda dei contratti derivati di Palazzo Marino. Per l'accusa gli istituti di credito avrebbero guadagnato circa 100 milioni di euro.

Da circa due anni, comunque, regioni, province e comuni non possono più scherzare col fuoco. In attesa di varare nuove regole più stringenti rispetto al passato, il Tesoro ha disposto lo stop generale ai nuovi contratti. In pratica possono soltanto essere chiusi quelli vecchi oppure sono ammesse ristrutturazioni di operazioni in corso. Dalla finanza strutturata sono già fuggiti circa 200 enti locali su un debito pari a circa 3 miliardi di euro. La Corte dei conti sta passando al setaccio circa 1.200 denunce di operazioni fuorilegge. E più di 20 miliardi, continuano a far tremare i bilanci locali, specie di piccoli comuni.

 08-11-2010]

 

 

 LE BANCHE NEL DESTINO DELLA FAMIGLIA BOTIN...
Mi. C. per "Il Sole 24 Ore" - In Spagna è ormai chiaro: non c'è solo un ramo di banchieri Botin, quello guidato da Emilio presidente del Santander e dalla figlia Ana Patricia a capo di Banesto, ma anche quello di Jaime, fratello di Emilio, e del figlio Alfonso. Quest'ultimo, rampollo quarantenne della "Spagna che conta" con studi ed esperienze lavorative negli Usa, è stato nominato vicepresidente operativo di Bankinter, banca di taglia media di cui controllano il 24% del capitale e di cui sono i principali azionisti.

Pare che Bankinter sia stata creata dal padre dei Botin nel 1956 (con l'aiuto di Bank of America), per darla in gestione a Jaime, considerato il "mas listo" dei due fratelli. Ma che poi alla banca ha preferito la bella vita. Ora il ramo della famiglia è tornato alla carica con Alfonso, che ha fatto valere la sua vocazione di banchiere. Cosa che, dicono a Madrid, è degna di un Botin purosangue.[03-11-2010

 

 

PARAPONZI-PONZELLINI NELL’OLIO BOLLENTE COME UN SOFFICINO, IMPANATO CON TUTTI I SUOI INNUMEREVOLI CONFLITTI DI INTERESSE - Uno Zelig del potere capace di tutto: di passare da prodi a tremonti, da impregilo alla banca popolare di milano, compreso un salto in Lussemburgo, FAMOSA CITTà DI MARE, dove intesta una bella barca di 30 metri - dal fallimento di Crespi compra la Editing srl, gestita dalla figlia, che produce riviste chiavi in mano per Enel, Poste, Bnl, l’Arma dei carabinieri, la regione Lombardia. E’ proprio vero: tanti amici, tanti affari.

... Vittorio Malagutti

 per il Fatto

La mattina di mercoledì 20 ottobre il presidente della Popolare di Milano Massimo Ponzellini ha partecipato a una riunione dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana. Di sera invece, come ha rivelato l'onnipresente sito di gossip Dagospia, lo stesso Ponzellini ha mangiato e bevuto con i suoi amici leghisti in un elegante ristorante del centro di Roma.

C'erano ministri (Umberto Bossi, Roberto Maroni, Roberto Calderoli), governatori (Roberto Cota, Luca Zaia) e parlamentari assortiti, tutti padani. Non è la prima volta. Giusto un paio di settimane prima il banchiere era andato a cena, sempre a Roma, con i boss della Lega accompagnati per l'occasione da Giulio Tremonti.

QUELLA BARCA IN LUSSEMBURGO
Qualcuno si è sorpreso: un uomo di finanza, il capo di una grande banca nostrana ospite di una riunione conviviale di partito? Possibile? Domanda sbagliata. Perché il corpulento Ponzellini, 60 anni, zazzera candida, aria da navigato bon vivant, non è un banchiere e non è nemmeno un politico. Lui partecipa, media, incontra, parla, discute, tratta. E' un grand commis degli affari. Uno stakanovista delle poltrone.

Uno Zelig del potere, che come il protagonista dell'immortale film di Woody Allen, cambia abito e modi per adattarsi all'interlocutore. E gli riesce benissimo. Nasce ricco (il padre Giulio è un influente imprenditore cattolico, già membro del consiglio superiore della Banca d'Italia), diventa ricchissimo per matrimonio (la moglie è una Segafredo, quelli del caffè), fa carriera negli enti di stato come prodiano (Romano Prodi era amico di famiglia) e poi, una decina di anni fa, diventa un fan di Tremonti e, più di recente, anche della Lega.

Nel frattempo (2001) Ponzellini è riuscito a partecipare a una sfortunata cordata per rilanciare l'Unità mentre poco dopo (2003-2004) faceva da consulente finanziario a Luigi Crespi, il sondaggista preferito di Berlusconi travolto da una bancarotta per cui è sotto processo proprio in questi giorni.

La lunga esperienza all'estero a Londra e Lussemburgo (nelle banche internazionali Bei e Bers) e una certa frequentazione del bel mondo (Agnelli, Rothschild, sir Rocco Forte) gli hanno cucito addosso l'immagine, coltivata con cura dall'interessato, del finanziere cosmopolita. Molto cosmopolita. A volte persino troppo. Tanto che quando nel 2004 decide di regalarsi una bella barca, un 30 metri battezzato "Santa Maria a mare", il banchiere amico di Bossi la intesta (e la mette in bilancio) a una società con base a Lussemburgo.

Per le tasse è un bel risparmio, a parte la sorpresa di veder transitare per i mari nostrani un vascello che batte bandiera del Granducato, che, come noto, è unparadiso fiscale "a secco", completamente circondato dalla terraferma. E chissà che cosa ne pensano l'amico Tremonti e la Guardia di Finanza, da qualche tempo impegnati in una crociata contro gli yacht con bandiere di comodo.

All'occorrenza però Zelig Ponzellini è sempre pronto a lasciare il gessato da finanziere della City per indossare, almeno in spirito, l'armatura dell'Alberto da Giussano tanto caro a Bossi. E infatti, racconta chi c'era, nei mesi scorsi il capo della Popolare di Milano se l'è cavata egregiamente anche agli incontri con la ruspante base leghista. Micamale per un tipo che collezionava Ferrari, sfoggiava una Bentley con autista e unavilla ad Ascot, il sobborgo superchic di Londra.

Intanto, lui bolognese doc, diffonde urbi et orbi la storia (vera) delle sue origini famigliari nei dintorni di Varese, capitale della Padania, la città di Bossi e Maroni. Con il sostegno della Lega, ma soprattutto di Tremonti e dei potentissimi sindacati interni, l'anno scorso Ponzellini è diventato presidente della Popolare di Milano, detronizzando l'ex democristiano Roberto Mazzotta.

UNA POLTRONA È PER SEMPRE
"Lascerò tutti gli incarichi in società del settore finanziario", si affrettò ad annunciare il neopresidente nel tentativo di sgombrare il campo dai sospetti di possibili conflitti d'interesse. Dev'essergli sfuggito qualcosa, perché a un anno e mezzo di distanza da quella promessa Ponzellini risulta ancora vicepresidente di Ina Assitalia. Che non è un'aziendina periferica visto che fa parte del gruppo Generali assicurazioni, uno dei più importanti d'Europa.

Poi c'è Impregilo, un'altra poltrona affidata nel 2007 a Ponzellini da Salvatore Ligresti e Marcellino Gavio (morto l'anno scorso), cioè due dei tre azionisti di comando (l'altro è la famiglia Benetton) del gruppo di costruzioni. Certo anche anche qui non mancano gli incroci pericolosi.

Nel 2009, per dire, il banchiere si è trovato a gestire un doppio ruolo nella partita per Citylife, il nuovo quartiere che sta sorgendo a Milano al posto della vecchia Fiera. Ponzellini (come capo della Popolare) era creditore di Ligresti azionista di Citylife e nello stesso tempo, in qualità di presidente di Impregilo, trattava per entrare nel consorzio a cui è affidata la costruzione.

Certo non è facile gestire tante poltrone contemporaneamente, neppure per un campione dei giochi di sponda come il banchiere bolognese. Un tipo che nel 2001, rientrato dalla lunga esperienza all'estero, sembrava addirittura destinato alla direzione generale del Tesoro, ovviamente sponsorizzato da Tremonti. Ma il ministro non era l'unico a tifare per lui.

Ponzellini vanta ottime entrature in Vaticano. E' amico del potente commercialista bolognese Piero Gnudi, attuale presidente dell'Enel. Frequenta un altro collezionista di poltrone come il politico banchiere Fabrizio Palenzona. E non mancano i contatti neppure con Luigi Bisignani, abile mediatore d'alto bordo nelle stanze del potereromano. Niente da fare. Il candidato di Tremonti è rimasto fuori dal ministero.

Ma era già pronta una poltrona di riserva, quella di numero uno della Patrimonio spa, la società pubblica incaricata di mettere a frutto le attività immobiliari dello Stato. L'incarico è di per sé impegnativo, ma Ponzellini non riesce a stare fermo e così tra il 2002 e il 2004 si è dato un gran da fare per aiutare il sondaggista Crespi, amico di Berlusconi e anche di Tremonti.

Un aiuto concreto visto che l'allora presidente di Patrimonio spa alla fine del 2002 firma una fideiussione di 3,5 milioni a garanzia di un prestito destinato a una società di Crespi. Finisce male. Di lì a poco, siamo nel 2004, arriva la bancarotta della società di sondaggi Hdc.

Ponzellini però riesce comunque guadagnarci qualcosa. Una società di famiglia (controllata dalla moglie) onora la garanzia e rileva il credito. Poi compra dal fallimento di Crespi la Editing srl. Quest'ultima, gestita dalla figlia di Ponzellini, è un'azienda editoriale che produce riviste chiavi in mano. Il parco clienti è ricco di sigle altisonanti, oltre alla DeAgostini troviamo Enel, Poste, Bnl, l'Arma dei carabinieri, la regione Lombardia. E'proprio vero: tanti amici, tanti affari. 25-10-2010]

 

 

PATTO, DOPPIO PATTO E CONTROPACCOTTO - L’ACCORDO TRA PAOLO BIASI E IL SINDACO DI VERONA TOSI COMINCIA A SCRICCHIOLARE E NUBI SI ADDENSANO SULLA RIUNIONE DI OGGI PER IL VERTICE DI CARIVERONA (UNA DELLE PRINCIPALI CASSEFORTI D’ITALIA E PRIMO SOCIO ITALIANO DI UNICREDIT) - L’AVANZATA LEGHISTA NELLE FONDAZIONI COMINCIA A DAR FASTIDIO A MOLTI E GLI UOMINI VICINI AL SINDACO NON SEMBRANO GODERE DEI FAVORI DEL PRONOSTICO. E ALLORA PERCHÉ DIFENDERE UN PRESIDENTE IN CARICA DA 18 ANNI E PER GIUNTA INDAGATO

Maurizio Battista per "L'Arena"

 

Conto alla rovescia per il nuovo vertice della Fondazione Cariverona, una delle principali cassaforti d'Italia, punto di riferimento per risorse e investimenti per tutto il Nord Est e primo socio italiano di Unicredit con poco più del 4,63.

...(Oggi) alle 15 scatterà infatti la prima riunione del nuovo Consiglio generale dell'istituto guidato da quasi 18 anni da Paolo Biasi, 72 anni, ingegnere e imprenditore del riscaldamento. Dal Consiglio generale devono uscire i nomi del nuovo presidente e Biasi si sa che punta a essere riconfermato per altri 5 anni ma anche i nomi del nuovo consiglio di amministrazione e soprattutto del vicepresidente vicario l'unico vero incarico che conta dopo ovviamente quello del presidente.

E queste della vigilia sono ore decisive per le ultime mediazioni, gli ultimi accordi e per capire soprattutto se il patto stipulato nei mesi scorsi dall'ingegner Biasi con il sindaco Flavio Tosi tiene fino in fondo o se comincia a scricchiolare. I bene informati propendono per questa seconda ipotesi. Da indiscrezioni, infatti, il patto potrebbe essere cambiato in corsa.

Ma che cosa dice questo accordo? Che il sindaco Tosi garantiva pieno appoggio all'ingegner Biasi per una riconferma che qualcuno cominciava a mettere in dubbio sia per la durata del mandato ricoperto finora (appunto quasi 18 anni) sia per logiche interne a Unicredit dopo l'allontanamento dell'amministratore delegato Alessandro Profumo sia per le inchieste aperte dalla Procura di Teramo che ipotizzano il reato di bancarotta a carico di Biasi (in veste di industriale) e che a gennaio porteranno alla prima udienza.

 

Tra il sindaco e il presidente della Fondazione peraltro si è stabilito nel tempo un buon feeling sulle operazioni urbanistiche e immobiliari da portare a termine in città e altre partite sono ancora da perfezionare, per cui il percorso sembra già tracciato. Tosi in cambio è riuscito a portare nel Consiglio generale una serie di suoi uomini, con il meccanismo delle terne, senza avere alcuna opposizione da parte di Biasi.

Al punto che molto si è parlato e scritto dell'avanzata leghista nelle banche e nelle fondazioni. Un'avanzata che nel mondo finanziario e politico è parsa eccessiva e allora ecco che ora, quando deve scattare la seconda parte dell'accordo, qualcosa rischia di scricchiolare. Perché il patto prevede che il sindaco Tosi porti nel consiglio di amministrazione (che sarà portato a 8 membri più il presidente, cioè il massimo previsto dallo statuto) due consiglieri di cui uno vicepresidente vicario. I due sarebbero l'avvocato Gian Paolo Sardos Albertini e Giovanni Maccagnani; quest'ultimo molto vicino al sindaco Flavio Tosi e quindi indicato per la vicepresidenza vicaria.

 

Solo che nelle ultime ore gli equilibri starebbero cambiando. Troverebbe difficoltà per esempio a transitare il nome dell'avvocato Sardos Albertini, mentre per la vicepresidenza vicaria il fronte interno alla Fondazione e quindi vicino al presidente Paolo Biasi gradirebbe il nome del professor Giovanni Sala, docente universitario e grande esperto di diritto amministrativo. Un nome ritenuto meno politico, meno esposto a critiche di leghizzazione dell'istituto di via Forti e che potrebbe apparire più neutrale nel caso in cui come vicario dovesse per qualche motivo trovarsi in futuro a sostituire Biasi.

Ma a quel punto Tosi, dopo tutta la battaglia compiuta e durata mesi potrebbe ritrovarsi invece che con due consiglieri su 8 di cui uno vicepresidente vicario, con due consiglieri semplici o nella peggiore delle ipotesi con un solo consigliere. Scenario che aprirebbe non pochi problemi negli equilibri interni al Consiglio generale dove per la prima volta si rischierebbe di perdere il valore dell'unità.

Per tutto ciò in queste ore si stanno cercando gli ultimi aggiustamenti, anche per la seconda vicepresidenza del cda che per statuto spetta a Vicenza e inoltre Lega, Pdl e Fondazione devono anche trovare la condivisione sul nome di chi entrerà in Consiglio generale al posto di Maccagnani. In cda, inoltre, dovrebbe entrare anche l'ex sottosegretario Nicola Sartor, già preside di Economia.

 22-10-2010]

 

 

PARA-PONZELLINI E LA GESTIONE ’CHAMPAGNE’ DELLA POPOLARE DI MILANO - CON L’UTILE NETTO CHE CROLLA DEL 43,4%, BONUS DI 2,5 MLN AI MANAGER E PORSCHE AZIENDALI PER TUTTI - L’ORDINE DELLE AUTO VIENE SOSPESO DI CORSA (CON RISCHIO PENALI DA 1 MLN), MA NEL FRATTEMPO VENGONO RESE SEGRETE PROMOZIONI E ASSUNZIONI - COME MAI? OGGI SI SCOPRE CHE SONO STATI PROMOSSI CON FORTI AUMENTI I 4 SINDACALISTI CHE HANNO APPOGGIATO L’ELEZIONE DI PONZELLINI - E I DIPENDENTI TRASCINANO LA BANCA IN TRIBUNALE PER LE ASSUNZIONI “ALLEGRE” DI MOGLI E FIGLI DI DIRIGENTI E SINDACALISTI

Paola Pica per il "Corriere della Sera"

 

Nel biennio horribilis 2009-2010 mentre la maggior parte delle aziende in attesa di credito tira la cinghia e gli utili delle banche italiane si dimezzano, alla Banca Popolare di Milano presieduta da Massimo Ponzellini si respira un'aria di festosa abbondanza. Nel luglio scorso, a ridosso del bilancio semestrale che mostra un crollo del 43,4% dell'utile netto a 70,2 milioni, ai top manager della banca cooperativa vengono riconosciuti bonus per 2,550 milioni di euro.

Direttore e condirettore generale, Fiorenzo Dalu e Enzo Chiesa, incassano rispettivamente 350 e 300 mila euro (costo per la banca 850 mila, come riportato nella delibera del consiglio che dà conto anche del voto contrario dei consiglieri Franco Debenedetti e Roberto Fusilli). E forse è sempre in vista dei risultati che qualche mese prima, siamo in aprile, il consiglio approva unanime l'assegnazione «dell'auto aziendale a uso promiscuo» affidando a Dalu «il mandato per la determinazione dei criteri dettagliati di assegnazione».

 

Ma la griglia di riferimento non viene predisposta e alla comparsa in Piazza Meda dei primi Porsche Cayenne, tipica auto aziendale, si scopre che il piano auto sta esponendo la banca a spese esorbitanti, pare 650 mila euro all'anno per dieci anni. A quel punto il piano viene sospeso in fretta e furia. Tutto a posto? No, protestano i dirigenti che hanno già venduto l'auto personale per prendere quella aziendale e protestano i fornitori che minacciano una penale da 1 milione.

Il deficit di sobrietà agita intanto i dipendenti e crea fibrillazione sulla presidenza Ponzellini. Al ruolo di numero uno con i poteri di indirizzo che la Popolare di Milano affida al presidente, un lavoro a tempo pieno, Ponzellini somma quello di presidente di Impregilo, la prima società italiana di costruzioni che fa capo ai gruppi Ligresti, Gavio e Benetton.

 

L'ex vicepresidente Bei ritenuto un tempo vicino a Romano Prodi è indicato oggi come banchiere nell'orbita della Lega Nord e anzi era stato lo stesso leader del Carroccio Umberto Bossi a dichiarare : «Ponzellini? L'abbiamo messo noi in Bpm». Un posizionamento mediatico non certo temperato da una visita di Bossi e del ministro Giulio Tremonti in Piazza Meda.

Siamo già in settembre quando la Banca d'Italia avvia un'ispezione. A gennaio, per la prima volta nella storia della Bpm, vengono secretate le promozioni dei dipendenti, spostamenti e avanzamenti di grado che la banca vara ogni anno e in trasparenza rende noti all'interno. A firmare il provvedimento con il quale si decide di «non divulgare gli elenchi dei promossi» è il neodirettore del personale, Maurizio Bortolotti, chiamato nell'autunno del 2009 dalla controllata Banca di Legnano.

 

Bortolotti motiva la scelta con un «profilo di meritocrazia di esclusiva pertinenza dei singoli interessati». Un'espressione che resta incomprensibile ai più fino a che, molti mesi dopo, si scopre che tra i destinatari delle promozioni ci sono i quattro (ex) capi delle quattro (grandi) sigle sindacali che hanno appoggiato l'elezione di Ponzellini. Circola in banca un documento con le 60 maggiori retribuzioni, in buona posizione si piazzano Gianfranco Modica (Fisac-Cgil), Franco Zaffra (Uilca-Uil), Roberto Gazzola (Fiba-Cisl), Mauro Scarin (Fabi).

Ognuno di loro avrebbe avuto un aumento di 40 mila euro circa e relativo scatto di grado per i meriti assunti sul campo come bancari, compreso Scarin che è segretario aggiunto della Fabi nazionale, impegno che lo chiama a Roma e lo allontana inevitabilmente dallo sportello. Zaffra viene messo fuori dalla Uilca, nessuno dei quattro lascia la banca. Alle prime indiscrezioni filtrate sulla stampa ha risposto direttamente Ponzellini con una lunga lettera all'Associazione Amici della Bpm, l'associazione dei soci-dipendenti.

 

Una missiva con la quale, fanno notare alcuni investitori sempre più a disagio con un titolo che viaggia ormai stabilmente sotto il prezzo nominale, Ponzellini lascia intravedere un possibile «concerto» tra soggetti della direzione, consiglieri e sindacalisti. «Alcuni membri dell'associazione hanno compiuto scelte o di carriera interna o di prestigiosi incarichi sindacali esterni» scrive il presidente aggiungendo che «tali avanzamenti condivisi dalla Direzione hanno portato anche ad aumenti retributivi per queste persone che ora lasciano l'Associazione, ma non come qualcuno vuol far credere, con disonore».

C'è poi la vicenda della gestione delle selezioni per le assunzioni dei figli dei dipendenti in uscita. Un gruppo di genitori si è rivolto alla magistratura dopo aver riscontrato «gravi irregolarità» nelle testature in seguito alle quali sarebbero stati assunti figli di dirigenti e sindacalisti (addirittura anche una moglie) mentre sarebbero stati scartati giovani laureati in economia figli di semplici impiegati. La prima udienza è fissata per il 18 novembre.

In questo clima Ponzellini si appresta a chiedere al consiglio il patteggiamento per 220 milioni circa con il fisco sulle presunte evasioni fiscali nelle triangolazioni con l'estero. Una contestazione respinta da altre banche, già orientate al ricorso. [20-10-2010]

 

LE TASSE CRESCONO MA I BANCHIERI RESTANO NELLA CITY...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Il temuto esodo di banchieri non c´è stato. Quasi un anno dopo le misure fiscali che hanno fatto tremare la City di Londra, l´aumento dell´aliquota più alta dal 40 al 50 per cento del reddito e la tassa del 50 per cento sui bonus al di sopra delle 50 mila sterline, il Financial Times riporta che un numero di banchieri e broker al di sotto delle aspettative si è trasferito in altre capitali finanziarie dove le condizioni sono più vantaggiose. Preoccupazioni su un livello di infrastrutture inadeguato e l´alta qualità della vita di Londra hanno spinto molti manager dell´industria finanziaria a restare lungo le rive del Tamigi, almeno per il momento.

Qualcuno, beninteso, se ne è andato, particolarmente tra i banchieri a più alto reddito e nel settore degli hedge fund, in cui circa 1000 operatori hanno traslocato in Svizzera nell´arco degli ultimi due anni. Ma nelle grandi banche e nelle grandi agenzie di brokeraggio non si è verificata la «fuga da Londra» che molti paventavano. Un motivo è anche che la differenza con altre legislazioni fiscali non è tanto grande da giustificare l´abbandono di Londra, specie per dirigenti di piccolo e medio livello.

Secondo una stima calcolata dal quotidiano della City, per esempio, un banchiere sposato, con due figli piccoli e un reddito lordo annuo di 250 mila sterline, guadagnerebbe 141 mila sterline al netto delle tasse in Gran Bretagna contro 156 mila sterline a Ginevra, pari all´11 per cento in più, non abbastanza da motivare un trasferimento. Il gap è ancora più piccolo altrove: lo stesso banchiere guadagnerebbe 150 mila sterline a Parigi, 149 mila a Francoforte, 145 mila a New York. La differenza è più significativa per i banchieri che guadagnano oltre 1 milione di sterline l´anno.

 19-10-2010]

 

 

BANCHE SANGUISUGHE - I COLOSSI DEL CREDITO TORNANO ALLA CARICA CON TESORO E BANKITALIA - DOSSIER ABI PER CHIEDERE IL RITORNO DEL MASSIMO SCOPERTO - MUSSARI APRE LA TRATTATIVE CON TREMONTI E DRAGHI - GLI ISTITUTI NON VEDONO L’ORA DI STANGARE FAMIGLIE E IMPRESE CON I SUPERINTERESSI SUI CONTI CORRENTI IN ROSSO....

Francesco De Dominicis per "Libero"

 

Troppo facile: il lupo perde il pelo, ma non il vizio. E in questa storia, il lupo è interpretato dalle banche italiane e il vizio è quello di rifilare sistematicamente fregature ai correntisti. Musica vecchia, si dirà. Giusto. Gli istituti di credito, però, trovano sempre il modo di tenere aggiornato il repertorio. La faccenda riguarda la commissione di massimo scoperto.

Spazzati via per legge, presi a bordate dalla Banca d'Italia e pure dal Garante della concorrenza, i superinteressi applicati sui conti correnti in rosso sono un po' come il primo grande amore. E potrebbero presto tornare a stangare i consumatori. Si tratta di vecchi "attrezzi del mestiere" che le banche del nostro Paese non vogliono proprio riporre nel cassetto. In passato, del resto, hanno fruttato una valanga di miliardi di euro.

 

Adesso, con la crisi finanziaria che ha bastonato i bilanci di mezzo mondo, i colossi del credito vanno a caccia di quattrini. E dopo aver riproposto, negli ultimi mesi, gli extracosti sui c/c sotto mentite spoglie - facendo innervosire l'Antitrust di Antonio Catricalà - le imprese bancarie si apprestano a dare il via a una vera e propria battaglia. Il dossier messo a punto dall'Abi sta per approdare sul tavolo del ministro dell'Economia e su quello del governatore di Bankitalia.

 

A Giulio Tremonti e Mario Draghi, l'Associazione presieduta da Giuseppe Mussari chiederà di rendere di nuovo legali queste fastidiose commissioni. Il motivo? L'Abi si arrampicherà sugli specchi e farà riferimento a un presunto «divario normativo» con il resto d'Europa. L'Associazione bancaria, insomma, dirà che il credito sullo scoperto di conto è un servizio remunerato in tutto il Vecchio continente e non solo.

L'anomalia, dunque, secondo Abi, risiede in Italia. Fortunatamente, non la pensava così il governo. Che dopo anni di bidoni e salassi, nel novembre 2008 ha deciso di mettere fuori legge il massimo scoperto. Un mezzo buco nell'acqua, però, visto che sia l'Antitrust (dicembre 2009) sia la Banca d'Italia (febbraio 2010) hanno scovato pratiche scorrette allo sportello: le nuove commissioni sono risultate più care delle vecchie.

 

Le banche, adesso, stufe di aggirare le norme si apprestano a chiedere il ritorno della cms old style. La strategia del gotha bancario è disegnata. Nelle carte che arriveranno al Tesoro e via Nazionale, spiega una fonte Abi, non si farà riferimento al «mancato business»: la «partita politica è delicata», dicono nei corridoi di palazzo Altieri. Ecco perché la Confindustria delle banche toccherà soprattutto le corde dei costi, sostenendo che l'attuale quadro normativo imponga adempimenti assai onerosi per l'intero sistema creditizio.

Nel mirino degli istituti ci sono i «limiti temporali» fissati per l'applicazione della commissione: oggi i superinteressi non scattano (in teoria) se lo scoperto di conto è inferiore a 30 giorni. In ballo ci sono anche le norme antiusura e le nuove regole sulla rilevazione periodica dei tassi da cravattari. «È troppo» dicono le banche. E l'Abi, pur di poter tornare ad avere mani libere con le commissioni di massimo scoperto, chiederà di «rafforzare le regole sulla trasparenza». Come dire: «Cari clienti, vi spieghiamo "chiaramente" come vi stanghiamo».01-10-2010]

 

 

- TUTELE DI SIENA DAL RISCHIO SOVRANO...
My. L. per "Il Sole 24 Ore"
- «Gentile cliente» la informiamo che i suoi CcT e i suoi BTp non sono più da considerare a rischio zero». Non sono le parole esatte, ma è certamente questo il senso delle lettere che i clienti del gruppo Montepaschi ricevono da qualche tempo. L'istituto senese ha infatti creato una metodologia per valutare i rischi di tutti i titoli finanziari. Tenendo conto di vari parametri (rischio di mercato, volatilità dei rendimenti, probabilità di default e liquidità), il risultato per i titoli di stato italiani era ovvio: non sono più da considerare, come eravamo abituati, le attività più sicure al mondo.

I CcT sono per esempio passati da rischio «minimo» (primo livello di una scala di cinque gradini) a «limitato» (secondo livello). Ma alcuni BTp trentennali sono addirittura saliti al livello 4 (rischio «consistente»). Ovvio che questa escalation sia dovuta al fatto che gli spread dei BTp sono molto alti, facendo salire il punteggio nell'algoritmo automatico del Montepaschi. Ma in fondo, anche questo è un segno dei tempi.

9 - CONTESE SINDACALI SUL CAMBIO DI SELLA...
N. B. per "Il Sole 24 Ore" -
Crescono anche nel Mezzogiorno i dissensi sindacali sul piano strategico 2010-2012 del gruppo Sella. Non sono soltanto i soci storici di Banca Bovio Calderari a non sprizzare entusiasmo sulla possibile fine del marchio. Anche nell'ex Arditi Galati sono sorti forti dissensi sul progetto di ristrutturazione del gruppo che prevede la fusione dell'istituto leccese in Banca Sella insieme a Sella Servizi, Bovio Calderari e parte di Sella Holding, con la cancellazione dell'identità societaria e rischi di sradicamento dal territorio.

 

In una nota, Fiba/Cisl, Fisac/Cgil e Uilca di Arditi Galati sottolineano che la fusione non scatterà prima di maggio 2011, auspicano il cambiamento ma, in assenza di dati precisi, non nascondono le perplessità sulla riorganizzazione. «Temiamo che impegno, flessibilità, energia e fatica siano chiesti a taluni e che privilegi e premi vadano, come sempre, ai "soliti noti"», concludono i sindacati.

01.10.10

 

 PROFUMO RIMANE ALLA FEDERAZIONE EUROPEA DELLE BANCHE...
S. Ta. per il "Corriere della Sera" -
A differenza dei soci di Unicredito, le banche della federazione europea non hanno alcuna voglia di togliere in anticipo la fiducia al loro presidente Alessandro Profumo. L'interrogativo si è posto dopo la drammatica uscita dalla scena creditizia del manager ma è stato risolto senza troppi problemi: Profumo resterà al suo posto anche se non ha più una carica operativa che lo giustifica.

Del resto la scadenza dall'incarico è imminente, in dicembre ed è anche, a detta degli esperti, poco probabile che l'Italia riesca a mantenere la presidenza della Federazione. In ogni caso ci sarebbero pochi dubbi sul candidato italiano: Maurizio Sella, ex presidente dell'Abi, che è entrato nel board della Fbe come rappresentante dell'associazione al posto di Profumo quando questi è stato chiamato alla presidenza dell' organismo europeo. 30-09-2010]

 

 

 

BPM: AL VIA NUOVA ISPEZIONE BANKITALIA, ESAME A CARATTERE GENERALE...
Radiocor
- La Banca d'Italia torna a far visita alla Banca Popolare di Milano. Da ieri, secondo quanto risulta a Radiocor, gli uomini della Vigilanza sono al lavoro nella sede di piazza Meda per un'ispezione a carattere generale che segue quella, partita quasi tre anni fa, che nel luglio 2008 aveva portato palazzo Koch a muovere importanti rilievi sulla governance dell'istituto milanese. L'ispezione di Bankitalia era stata da tempo annunciata a Bpm per la fine del 2010 e di conseguenza viene definita di routine. Di certo con le nuove verifiche gli ispettori potranno valutare sul campo, tra le altre cose, proprio il funzionamento delle modifiche alla governance messe in campo da Bpm nel corso degli ultimi anni. 01\10.10

 

1- PROFUMO O L’INCONVENIENTE DI NON CAPIRE UN TUBO DI POLITICA. ERA DEL TUTTO INUTILE PROMETTERE UNA BANCA (MCC) A TREMONTI: NELLA LEGA GIULIETTO È CONSIDERATO UN EXTRATERRESTE (GIANCARLO GIORGETTI E’ L’EMINENZA GRIGIA DELLA LEGA DI AFFARI E DI GOVERNO. E CHI È IL CUGINO DI GIORgETTI? PARA-PONZELLINI) - 2- MISTER ARROGANCE AVEVA FATTO UN ACCORDO CON RAMPL PER USCIRE DA UNICREDIT PRIMA DELL’ESTATE. POI CI HA RIPENSATO (GLI INUTILE INCONTRI CON NAPOLITANO E DRAGHI) - 2- L’INSERTO COMICO DEL “FINANCIAL TIMES” SU CORRADINO PASSERA E I SALOTTI BUONI - 3- IL BUON ORCEL, CHE QUANDO LAVORAVA A MERRILL LYNCH FECE FUORI SERGIO ERMOTTI (UNO DEI QUATTRO FELDMARESCIALLI DI ALESSANDRO IL GRANDE), NON SE LA SENTIRÀ DI DIRE CHE IN REALTÀ IL VERO E UNICO SPONSOR DELLA SUA CANDIDATURA È PROFUMO STESSO. E NON DIRÀ UNA PAROLA SULL’IRA TREMENDA CHE IL TEDESCO RAMPL HA MANIFESTATO RIGUARDO ALL’INCONTRO CON ORCEL DEL TANDEM PALENZONA-BIASI - 4- BENEDETTO XVI PRIMA DI DARE LA SUA BENEDIZIONE A GOTTI TEDESCHI, GLI AVREBBE SUSSURRATO IN UN ORECCHIO: “È VERO CHE LEI NON È AFFATTO UN BANCHIERE?”

1 - L'INSERTO COMICO DEL "FINANCIAL TIMES" SU CORRADO PASSERA E I SALOTTI BUONI
C'è un giornalista del "Financial Times" che si diverte come un matto a scrivere sul teatrino della finanza italiana. È Paul Betts, l'uomo che ha iniziato a sgambettare nel 1976 dentro l'autorevole giornale di Londra ed è stato corrispondente da New York, Parigi, Roma e Milano.

 

Per l'Italia ha un'autentica passione che gli fa dimenticare la freddezza anglosassone maturata all'Università di Oxford, e lo porta a spunti di autentico lirismo.

Così gli è successo più volte di fare elogi sperticati a Matteuccio Arpe, il banchiere che non più tardi di venerdì scorso il buon Betts ha candidato a raccogliere l'eredità di Alessandro Profumo.

 

Oggi è la volta di Corradino Passera al quale Betts dedica un grande ritratto con un pezzo che ha per titolo: "il banchiere che si gode la bella vita". L'articolo ripercorre le tappe della carriera professionale del 55enne comasco ed è il frutto - come rivela Betts - di un incontro all'Hotel Ritz di Parigi dove Corradino si è recato recentemente per parlare con analisti e investitori. Il Ritz è quell'albergaccio in Place Vendome che sta al top dell'ospitalità francese come Villa d'Este a Cernobbio è ai primi posti dell'ospitalità italiana.

 

Il buon Betts però si guarda bene dal fare un collegamento con le polemiche di fine agosto provocate dagli articoli imbazoliti del "Corriere della Sera" sul conflitto di interessi della famiglia Passera a proposito dei finanziamenti concessi da IntesaSanPaolo per Villa d'Este e su una società di Madeira (paradiso fiscale).

L'aplomb inglese sorvola su questi dettagli miserabili e si preoccupa di allargare il cuore di Corradino che dichiara: "è un bellissimo periodo per la mia vita sia privata che professionale". La nascita della piccola Luce, la figlia della sua compagna Giovanna Salza, spiega l'entusiasmo e l'ottimismo del banchiere italiano che aggiunge: "faccio il più bel lavoro del mondo e spero che questo lavoro possa influenzare positivamente la società", poi dopo aver ricordato che IntesaSanPaolo non ha chiesto soldi agli azionisti durante la crisi, risponde a una domanda sul cosiddetto "salotto buono" di cui tanto si chiacchiera nel teatrino della finanza italiana.

 

E qui c'è da rotolarsi sul pavimento per le risate perché l'oxfordiano Betts scrive testualmente: "quando gli chiedo se fa parte del salotto buono, Passera dice che neanche ne conosce l'indirizzo. Quello che non dice - aggiunge Betts con toni epici - è che per molta gente in Italia quell'indirizzo in questi giorni coincide con il suo ufficio di Milano".
Sui giornali di Londra è tornata la nebbia.

2 - IL BUON ORCEL, CHE QUANDO LAVORAVA A MERRILL LYNCH FECE FUORI SERGIO ERMOTTI (UNO DEI QUATTRO FELDMARESCIALLI DI ALESSANDRO IL GRANDE), NON SE LA SENTIRÀ DI DIRE CHE IN REALTÀ IL VERO E UNICO SPONSOR DELLA SUA CANDIDATURA È PROFUMO STESSO. E NON DIRÀ UNA PAROLA SULL'IRA TREMENDA CHE IL TEDESCO RAMPL HA MANIFESTATO RIGUARDO AI TRAFFICI DEL TANDEM PALENZONA-BIASI
Nella sua infinita miseria Dagospia ha scoperto che giovedì prossimo Corradino Passera si troverà in uno degli alberghi più belli di Londra.

 

Nei saloni del Landmark Hotel, un complesso di stile vittoriano, il manager ex-McKinsey prenderà la parola dalle 11,30 alle 12,15 in una delle sessioni di lavoro della "Banking and Insurance CEO Conference", un evento che riunisce i più grandi banchieri e assicuratori d'Europa.

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Prima di Corradino parlerà il pallido Alberto Nagel di Mediobanca, ma il programma originario prevedeva che alle 8,45 avrebbe dovuto prendere la parola Alessandro Profumo. L'ex-Capo di Unicredit aveva aderito con entusiasmo a questa iniziativa organizzata da Bank of America Merrill Lynch, la stessa dove lavora Andrea Orcel, uno dei candidati più gettonati per guidare piazza Cordusio dopo il terremoto della settimana scorsa.

 

Fino a pochi giorni fa questo Orcel, che sembra aver avuto un ruolo molto importante in molte operazioni della finanza italiana, era un soggetto misterioso ed è stata Dagospia a spiegare per prima che si tratta di un banchiere (privo di esperienza nel retail) dall'appetito pesante di cui la stampa americana e inglese si è occupata quando nel 2008 si è messo in tasca un bonus da 33,8 milioni di dollari provocando l'attenzione del Procuratore Generale di New York, Andrew Cuomo. Pian piano anche i giornali italiani e perfino "Repubblica" con Giovanni Pons ricordano questi precedenti che potrebbero rappresentare un ostacolo alla sua candidatura per il vertice di Unicredit.

 

Nei saloni vittoriani del Landmark Hotel è probabile che i grandi banchieri di Santander, Credit Suisse, Deutsche Bank, insieme ai big delle più grandi compagnie assicurative d'Europa, si avvicinino all'aitante Orcel per chiedergli chi sono i suoi sponsor per la banca italiana. E mentre Nagel, Passera, Perissinotto e Ennio Doris si terranno a debita distanza, Orcel con un certo imbarazzo dovrà spiegare che la sua candidatura nasce dall'amicizia stretta con Paolo Biasi, il 72enne presidente della Fondazione Cariverona che possiede il 4,9% di Unicredit.

 

A questo punto i banchieri europei spalancheranno gli occhi perché di Biasi finora è rimbalzata soltanto la fama di un tessitore di trame, amico del sindaco di Verona, Flavio Tosi che straparla sulle banche, e alle prese con guai giudiziari provocati dal fallimento di un'azienda di radiatori di cui il taciturno banchiere è stato presidente del Consiglio di amministrazione. A questo punto è probabile che di fronte allo sconcerto dei colleghi europei, Orcel tiri fuori il nome dell'altro sponsor che lo ha accompagnato nei giorni scorsi dentro uno studio legale di Milano per discutere del suo stipendio.

 

Il nome è quello di Fabrizio Palenzona, il massiccio autotrasportatore di Novi Ligure che i banchieri europei ricordano per il conto Chopin a Montecarlo e per i guai più recenti provocati dall'insolvenza di alcune società (aiutate da Unicredit) dentro le quali c'era il fratello Giampiero.

Come è possibile - si chiederanno i banchieri europei convenuti a Londra su invito di Orcel - che le sorti della più grande banca italiana siano nelle mani di un personaggio vuoto come Biasi e di un uomo strapieno di politica come Palenzona? Nella sala vittoriana del Landmark Hotel la domanda cadrà nel vuoto perché il buon Orcel, che quando lavorava a Merrill Lynch fece fuori Sergio Ermotti (uno dei quattro feldmarescialli di Alessandro il Grande), non se la sentirà di dire che in realtà il vero e unico sponsor della sua candidatura è Profumo stesso. E non dirà una parola sull'ira tremenda che il tedesco Rampl ha manifestato riguardo ai traffici del tandem Palenzona-Biasi.

 

3 - PROFUMO O L'INCONVENIENTE DI NON CAPIRE LA POLITICA. ERA DEL TUTTO INUTILE PROMETTERE UNA BANCA (MCC) A TREMONTI: NELLA LEGA GIULIETTO è CONSIDERATO UN EXTRATERRESTE (PALENZONA E IL CUGINO GIORGETTI) - MISTER ARROGANCE AVEVA FATTO UN ACCORDO CON RAMPL PER USCIRE DA UNICREDIT PRIMA DELL'ESTATE. POI CI HA RIPENSATO (GLI INUTILE INCONTRI CON NAPOLITANO E DRAGHI)
Gli uscieri della Banca d'Italia oggi tirano un sospiro di sollievo.

Il Governatore è volato a Parigi per una riunione del "Financial Stability Board" e la sua assenza serve ad allentare l'aria tesa che si è creata alla vigilia e all'indomani della vicenda Unicredit.

 

Su quelle ore drammatiche gli uscieri sono in grado di fare una ricostruzione esatta fino all'ultimo dettaglio. Per loro le tensioni tra Profumo e il presidente tedesco, Dieter Rampl, erano scoppiate già prima dell'estate, poi in agosto il banchiere genovese ci ha ripensato e ha cercato di recuperare terreno incontrando un paio di volte il Governatore e puntando le sue carte su Giulietto Tremonti. A quest'ultimo, che appare il vero sconfitto di tutta la vicenda, Profumo ha pensato di portare in dono all'ultimo momento il Mediocredito Centrale in modo da consentire al ministro dell'Economia di mettere gambe solide alla Banca del Mezzogiorno.

La mossa aveva un significato politico ben preciso e doveva servire nei calcoli di Profumo a placare gli appetiti della Lega. Purtroppo il marito di Sabina Ratti non ha capito che nonostante i suoi sforzi, Tremonti per i barbari della Lega è un "extraterrestre", un personaggio che rappresenta "carne aggiunta" rispetto al cuore storico del popolo padano. Se c'è un banchiere vicino a questo universo localistico, casomai è Massimo Ponzellini, che è cugino di Giancarlo Giorgetti, il 34enne capogruppo della Lega Nord che rappresenta l'eminenza grigia della Lega di affari e di governo.

 

Gli uscieri della Banca d'Italia sono anche al corrente che sulla trattativa di sette ore che ha portato alla megaliquidazione di Profumo. E giurano che nello studio ovattato Erede Bonelli Pappalardo la cifra di partenza richiesta dal marito di Sabina Ratti è stata di 80 milioni. Per loro che, nonostante le scappatine notturne di Fiorani nello studio di Antonio Fazio, conservano un'immagine sacra della banca, l'accordo finale sui 40 milioni è semplicemente scandaloso. Ad irritarli poi sono le immagini di Profumo in maniche di camicia che se la ride allo stadio e quella della "marita" Sabina che arriva a bordo di una Ducati rossa e chiude la trattativa all'1,15 della notte.

Adesso gli uscieri spiegano che di fronte a uno spettacolo di questo tipo era inevitabile che Draghi mettesse in pubblico la lettera inviata a Rampl nella quale ha chiesto informazioni sulle quote dei libici e sui criteri che hanno portato a conteggiare la liquidazione.

 

Certamente il Governatore si è irritato e non accetta l'idea di un interregno che metta in crisi la stabilità di piazza Cordusio. Qualcuno gli attribuisce senza alcuna prova di aver manifestato consenso sul nome dell'"anglo-americano" Orcel, ma resta il fatto che sia lui che Tremonti non hanno il candidato in tasca.

Da qui la profonda irritazione che ha portato alla lettera di Bankitalia sulla governance e sul compenso uscita chiaramente dagli stessi uffici di via Nazionale. Questi uffici, in particolare quelli della Vigilanza, vorranno capire fino in fondo se sono state rispettate le disposizioni che la Banca d'Italia ha emesso a più riprese sui meccanismi di remunerazione.

Nella sua infinita miseria Dagospia ha letto i tre documenti-base che parlano di questa materia. Il primo è del marzo 2008 e alla pagina 14 declama: "i sistemi retributivi non devono essere in contrasto con le politiche di prudente gestione del rischio della banca...".

 

Nel febbraio dell'anno scorso sempre Bankitalia ha emesso una nota di chiarimento dove oltre a negare "compiti di gestione al presidente di una banca", si leggono (pagina 7) parole importanti sul ruolo che l'Assemblea dei soci azionisti deve avere nelle politiche di retribuzione. Il documento più interessante è comunque quello del 28 ottobre dell'anno scorso inviato a sei banche, prima fra tutte Unicredit. È di tre paginette che ancora una volta insistono sulla necessità di considerare la componente "variabile" della remunerazione in linea con i parametri di misurazione delle performances.

 

A questo punto si apre un bel discorsetto che riguarda i soci-azionisti di Unicredit (italiani, libici, tedeschi, americani, ecc.) che quando, nell'aprile del prossimo anno, andranno alla prossima Assemblea dovranno ratificare la megaliquidazione a Profumo, pena il rischio di conseguenze giudiziarie e di azioni di responsabilità esercitate da qualche azionista minore incazzato.

4 - BENEDETTO XVI PRIMA DI DARE LA SUA BENEDIZIONE A GOTTI TEDESCHI, GLI AVREBBE SUSSURRATO IN UN ORECCHIO: "È VERO CHE LEI NON È AFFATTO UN BANCHIERE?"
Laudetur Jesus Christus. Qui Radio Vaticana: "Negli ambienti d'Oltretevere si esprime grande soddisfazione per l'incontro avvenuto ieri a Castel Gandolfo alla fine dell'Angelus tra il Santo Padre e il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi.

L'economista accompagnato dalla moglie ha donato una copia del suo libro "Denaro e paradiso", un gesto particolarmente apprezzato dal Santo Padre. Qualcuno dei presenti sostiene che Benedetto XVI prima di dare la sua benedizione a Gotti Tedeschi, gli abbia sussurrato in un orecchio: "è vero che lei non è affatto un banchiere?". [27-09-2010]

 

 

 

Uhm, deve essere davvero un losco figuro, ‘sto tipo che "si è arricchito concludendo mega operazioni". Infatti Giovanni Pons, dopo che Dagospia l'ha scritta qualche giorno fa, ci fa sapere che nel 2008 il banchiere di Merrill Lynch "ha percepito un bonus da 33,6 milioni di dollari".
Ci commuove davvero, tutto questo improvviso moralismo. Per la poltrona di Arrogance, a questo punto, vediamo bene la promozione del ragionier Giustino Pautasso, direttore della filiale di Vinadio.. [27-09-2010]

 

01.10.10

 

L LIFTING DEI BANCHIERI – BASTA UN BASILEA 3 QUALUNQUE PER SPINGERE GLI ISTITUTI ALL’IRRESISTIBILE TENTAZIONE DI ABBELLIRE IL BILANCIO – PIÙ RISCHI PER SALVARE I RISULTATI SEMESTRALI – L’IDEA È DI ACCANTONARE MENO SOLDI PER PROTEGGERSI DA DEBITORI FURBETTI, MA QUESTI PROVVIDENZIALI PARACADUTE CONTABILI INDORANO SOLO LA PILLOLA: I BILANCI SPIEGANO CON CHIAREZZA CHE LA GRAN BOTTA NON È ANCORA ASSORBITA

Vittorio Malagutti per "il Fatto Quotidiano"

 

Evviva, evviva, la Borsa festeggia le banche a suon di rialzi. Almeno per un giorno, dimenticati i problemi del credito all'italiana, gli operatori hanno comprato a man bassa le azioni degli istituti nostrani, privilegiando proprio quelli che negli ultimi mesi erano stati più penalizzati, dalla Popolare di Milano a Unicredit al Banco Popolare. Stesso film sulle piazze estere, trainate dai titoli finanziari.

EUFORIA PROVVISORIA - Tutta questa euforia, probabilmente effimera, si spiega con Basilea 3, le nuove regole sulla dotazione di capitale la gestione dei rischi varate domenica nella città svizzera dai governatori di tutti i principali paesi del mondo. Regole meno stringenti di quel che si temeva da principio e soprattutto con tempi e modi di attuazione assai rilassati (addirittura sette, otto anni). Di conseguenza, nel breve termine, i banchieri non saranno costretti a raccogliere nuove risorse sul mercato, faranno più utili e potranno distribuire ricchi dividendi ai loro soci.

 

Queste almeno sono le speranze degli speculatori di Borsa, forse destinate, e non sarebbe certo la prima volta, a tramontare nel giro di pochi giorni. Perché a badare ai numeri, e non agli scenari futuribili di Basilea 3, i bilanci spiegano con chiarezza che la gran botta della recessione non è stata ancora assorbita. E i banchieri fanno quello che possono per indorare la pillola a investitori e analisti. Prendiamo le ultime relazioni semestrali, chiuse a giugno e presentate al mercato nelle settimane scorse. "Il sistema tiene" è la parola d'ordine lanciata dal quartier generale delle banche e prontamente raccolta da schiere di analisti.

A dir la verità, se si guarda all'ultima riga del conto economico, i risultati in calo rispetto al giugno del 2009 non mancano davvero: Unicredit, Monte dei Paschi e Popolare di Milano su tutti. Ma per molti istituti poteva andare a finire molto peggio se i banchieri non avessero aperto alcuni provvidenziali paracadute contabili.

SORPRESE SEMESTRALI - Problema principale da risolvere: l'anno scorso e nei primi mesi del 2010 il calo costante del margine d'interesse (differenza tra gli interessi incassati sui prestiti e quelli pagati ai depositanti) era stato compensato dagli utili da trading gonfiati dai mercati finanziari in rialzo. Senonchè questi proventi, pari a centinaia di milioni di euro per le banche più grandi, si sono ridotti fino quasi a scomparire nel secondo trimestre dell'anno.

 

Che fare per tappare la falla e presentarsi in gran forma sul mercato? Basta inventarsi un bel lifting contabile. Molti analisti, per esempio, hanno notato che qualche istituto ha limato gli accantonamenti sui crediti a rischio, cioè i prestiti di cui si fatica a ottenere la restituzione. Le risorse risparmiate su questa voce vanno a ingrassare il conto economico. Intesa e Unicredit, per esempio, hanno dato una bella sforbiciata. La banca guidata da Corrado Passera è scesa dai 1.892 milioni degli ultimi sei mesi del 2009 ai 1.552 milioni segnalati a giugno. Per Unicredit invece siamo passati da 4.232 a 3.507 milioni.

 

Eppure nel frattempo i crediti deteriorati di Intesa sono aumentati di quasi 400 milioni. E l'incremento sarebbe stato ancora maggiore se tra un semestre e l'altro la banca con il permesso della Vigilanza di Bankitalia,non avesse cambiato il criterio di classificazione dei mutui immobiliari riuscendo così a risparmiare oltre 40 milioni su questi specifici accantonamenti. Si può dire quindi che questi banchieri si sono presi qualche rischio in più pur di dare una mano al conto economico.

 

D'altra parte sia Intesa che Unicredit possono per-metterselo visto che hanno messo da parte riserve che coprono oltre il 40 per cento dei loro crediti deteriorati. Per altre banche di minore dimensione Carige, Banco Popolare, Popolare Milano, Veneto Banca, questo rapporto si trova a un livello inferiore al 30 per cento. Nessuna di queste banche ha però aumentato in modo sostanziale gli accantonamenti nel primo semestre del 2010.

 

PUR DI SALVARE IL CONTO ECONOMICO - Ma non È solo questione di crediti deteriorati. Il Monte Paschi ha aumentato di quasi 20 miliardi le attività detenute per la negoziazione (in gran parte titoli di Stato) e questo avuto l'effetto di limitare il calo del margine d'interesse. Sul fronte patrimoniale però questa operazione finanziaria ha provocato una riduzione dei mezzi propri di quasi 900 milioni a livello di mezzi propri della banca. Molti analisti, e molti grandi investitori, non hanno apprezzato.

Poi c'è il Banco Popolare, che ha salvato il conto economico (esclusa la controllata Italease) con proventi per quasi 260 milioni, rivalutando i titoli emessi negli anni scorsi. Tutto bene. Tutto regolare. Ma forse prima di cantar vittoria per la tenuta del sistema converrebbe capire fino a quando le banche riusciranno a salvarsi in corner con queste manovre. [14-09-2010]

 

 

PROFUMO DI BASILEA 3 - com’è che L’intesa dei banchieri centrali europei che cambierà i requisiti minimi di capitale delle banche è una manna per le aziende di credito e per i loro titoli? - Sembra un intervento pesante ma in realtà è un pannicello caldo, se lo si compara con l’erosione di capitale subìta DALLE BANCHE durante la crisi - E molti commentatori dimenticano che Basilea 3 entrerà in vigore solo dal 2018....

di Nicola Borzi

da http://nicolaborzi.blogspot.com 

 

L'intesa dei banchieri centrali europei sull'accordo di Basilea 3 che cambierà i requisiti minimi di capitale delle banche è una manna per le aziende di credito e per i loro titoli. Non a caso le azioni bancarie sono in deciso rialzo quasi ovunque e anche a Piazza Affari: Banco Popolare +4,2%, Banca Popolare di Milano +3,38%, Mps +2,96%, UniCredit +2,73% alle 15 di oggi.

Ma com'è che una intesa che stringe le maglie sui requisiti patrimoniali, dunque prevede nuove regole più stringenti rispetto a quelle esistenti, fa balzare i titoli?

Le nuove regole annunciare dal Comitato di Basilea prevedono un nuovo ratio minimo di Tier 1 pari a l 4,5% del capitale proprio, più che raddoppiato dall'attuale 2%, oltre a un 2,5% addizionale che porterà il Tier 1 finale al 7%.

Le autorità di vigilanza nazionali, in funzione dei dati nazionali sulla crescita del rapporto tra credito e Pil, potranno decidere di aggiungere una quota ulteriore fino al 2,5% costituita sempre da capitale proprio o altri titoli a basso assorbimento di capitale.

 

Sembra un intervento pesante ma in realtà è un pannicello caldo, se lo si compara con l'erosione di capitale subìta dagli istituti di credito durante la crisi. Un compromesso al ribasso, insomma.

Il paradosso è solo apparente. In realtà molti commentatori dimenticano che Basilea 3 entrerà in vigore solo dal 2018. Dunque le banche hanno di fronte a sé più di sei anni per mettersi in regola. Nel frattempo, visto che l'incremento richiesto dei ratio patrimoniali non è mastodontico, molti istituti riusciranno a mettersi in regola senza interventi draconiani ma con meri aggiustamenti delle politiche di remunerazione del capitale.

 

Non solo. A balzare di più, secondo alcuni commentatori indipendenti, sono i titoli degli istituti di credito messi peggio. Secondo un illuminante report sugli istituti di credito europei di Aldo Comi, analista dei titoli bancari per Keefe, Bruyette & Woods, tra le banche messe peggio in Europa ci sono le italiane Mps e Banco Popolare, con un deficit patrimoniale pari rispettivamente a -4,63 e -2,3 miliardi di euro, pari all'84% e al 41% dell'equity Tier 1.

Maluccio anche Banca popolare di Milano (500 milioni di deficit patrimoniale, pari al 18% dell'equity Tier 1). A seguire Intesa Sanpaolo (-4,89 miliardi, -18%), UniCredit (-4,06%, -10%), Ubi Banca (-453 milioni, -6%). Già quasi al sicuro invece Credem (-32 milioni, pari ad appena -2% dell'equity Tier 1).

 

Per "mettersi in regola" le banche possono seguire molte vie: smettere di pagare dividendi o ridurre la quota di payout (la quota dell'utile dedicata ai dividendi); aumentare il capitale mettendo le mani nei portafogli degli azionisti; emettere strumenti finanziari (ad esempio ibridi); una combinazione qualsiasi di questi tre elementi. Tutte iniziative che hanno una serie di costi, non solo economici ma anche "politici" (gli azionisti non amano i manager che gli costringono a stringere la cintura...).

 

Ma le banche italiane hanno un problema fiscale: Basilea 3 prevede che le «imposte anticipate» (Dta, deferred tax assets: crediti fiscali) siano del tutto dedotte del common equity ai fini del patrimonio di vigilanza. In Italia le banche hanno una quota di Dta molto maggiore di quelle estere quanto a peso dell'avviamento e a appostazione delle perdite su crediti.

Resta da vedere cosa faranno Abi e Banca d'Italia: molte cose possono infatti cambiare ancora, da qui al 2018, quanto all'implementazione delle regole. L'attività di lobbying, si sa, è uno dei motivi per cui esistono le associazioni degli operatori...

 13-09-2010]

 

 

 BANCHE: LANNUTTI (IDV), NEI BILANCI VALORE IMMOBILI GONFIATI (Adnkronos) - "A quali quotazioni sono stati valutati gli attivi immobiliari presenti nei portafogli delle banche e portati nelle poste contabili di bilancio? Sono frutto di valutazioni di mercato ai valori attuali, data la flessione evidente del mercato immobiliare di un buon 30% dopo la crisi, oppure di perizie manipolate di favore per nascondere perdite ed occultare gestioni imprudenti del credito e del risparmio?". Lo chiede il capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione Finanze al Senato, Elio Lannutti, in un'interrogazione urgente al ministro dell'Economia e delle Finanze.

 

Lannutti si domanda "se all'interno dei bilanci delle banche non siano occultate anche perdite sui crediti maggiori di quelle approvate dalle assemblee dei soci, e se tali espedienti contabili, che dovrebbero essere vagliati dalle autorita' vigilanti, oltre che dai collegi sindacali e dalle societa' di revisione, non nascondano lo scoppio di una bolla immobiliare che potrebbe arrecare ulteriore danno ad azionisti, depositanti e risparmiatori specie in una fase di acuta crisi globale, che non e' stata ancora risolta".

Per Lannutti il governo ha il dovere di intervenire "per evitare che i signori banchieri, spesso contigui alle compiacenti autorita' vigilanti, possano continuare impunemente ad operare favorendo le solite cricche di potere a danno del mercato. Ma hanno il dovere di intervenire - conclude Lannutti - anche le autorita' di vigilanza, a cominciare dalla Banca d'Italia, per prevenire l'eventuale scoppio di una bolla immobiliare i cui costi sarebbero, come al solito, pagati dai risparmiatori e dalle famiglie".

06.08.10

 

NEI PRIMI SEI MESI BARCLAYS GUADAGNA 2,43 MILIARDI
La Stampa - La banca britannica Barcalys ha riportato nel primo semestre un utile in crescita del 29% a 2,43 miliardi di sterline contro i 2,2 miliardi del semestre 2009. Barclays Capital, la divisione mercati, ha aumentato del 18% le retribuzioni e bonus pagate malgrado un calo dei ricavi del 32% a 7,12 miliardi.

13 - COMMERZBANK RIDUCE GLI ACCANTONAMENTI
La Stampa - La banca tedesca Commerzbank ha riportato nel secondo trimestre un utile netto di 352 milioni (sopra le attese del mercato) contro il rosso di 761 milioni del 2009. Gli accantonamenti sui crediti inesigibili sonoscesi a 639 milioni. Nel primo semestre l'utile è di 1,1 miliardi. Cesare Geronzi e Sergio Balbinot

 

08.08.10

 

 - BBVA: UTILI A 2,53 MILIARDI SOPRA LE ATTESE...
(AGI/REUTERS) - Gli utili netti della basca Bbva, la seconda banca spagnola, salgono del 9,7% a 2,53 miliardi di euro nel II trimestre, oltre gli attesi 2,45 miliardi. In crescita, per la prima volta da 4 mesi, il volume dei prestiti, mentre i profitti di oltreoceano riequilibrano i deludenti utili interni. I cosiddetti nuovi crediti a rischio scendono del 6.7%, mentre il complesso dei cattivi crediti cala al 4,2%31.07.10

 

CREDITO FIORENTINO: BANKITALIA, PROPOSTO COMMISSARIAMENTO AL TESORO...
Radiocor - La Banca d'Italia ha proposto al ministro dell'Economia l'amministrazione straordinaria per il Credito Cooperativo Fiorentino, guidata fino a ieri da Denis Verdini. Lo conferma un comunicato ufficiale di via Nazionale. 'In relazione ai risultati degli accertamenti ispettivi di vigilanza condotti presso il Credito Cooperativo Fiorentino' - si legge nella nota - la Banca d'Italia, con delibera adottata all'unanimita' dal direttorio il 20 luglio scorso, ha proposto al ministro dell'Economia e delle finanze la sottoposizione dell'azienda alla procedura di amministrazione straordinaria per gravi irregolarita' nell'amministrazione e gravi violazioni normative' sulla base del Testo Unico bancario.

7- CREDITO FIORENTINO: TREMONTI HA FIRMATO DECRETO COMMISSARIAMENTO...
Radiocor - Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha firmato oggi il decreto per il commissariamento del Credito Cooperativo Fiorentino. Ne' da' notizia il Tesoro, precisando che la proposta di commissariamento, formulata dalla Banca d'Italia, e' arrivata ed e' stata protocollata nella giornata di mercoledi' 21 luglio 2010 presso la segreteria del Cicr - Ministero Economia e Finanze. La pratica, si legge in una nota, e' stata immediatamente istruita dagli uffici ed e' stata siglata dal direttore generale del Tesoro - Segretario del Cicr - nella giornata di venerdi'. Lunedi' 26 luglio e' stata ritrasmessa al Gabinetto del ministro per la firma. Martedi' il ministro ha firmato il relativo decreto.

31.07.10

 

SE LEGGIAMO BENE LE PAGELLE DEGLI STRESS TEST, LE ITALIANE SONO FRA LE PEGGIORI
Sembrava il giudizio universale, ma alla fine le pagelle degli stress test sulle banche si sono rivelate poco più di una bolla di sapone.

 

Per giorni e giorni i giornali hanno fatto temere l'apocalisse, poi venerdì alle 18 quando la Borsa era chiusa finalmente sono usciti i verdetti sulla solidità patrimoniale di 90 istituti europei. La povertà dei commenti sull'esito dei test per le banche italiane fa capire che l'attesa era esagerata, ma lascia il sospetto che le pagelle italiane non siano meravigliose.

 

La reazione della Borsa di stamane conferma questo giudizio e se è vero che i test sono stati una prova di fiducia e di trasparenza per i mercati, è altrettanto vero che le cinque più grandi banche nostrane si collocano soltanto nella seconda metà della classifica.

La prima è IntesaSanPaolo al 46° posto, seguita da Unicredit (53°), Banco Popolare (63°), Ubi (68°) e MontePaschi (77°). Le grandi banche tedesche hanno un indice patrimoniale di gran lunga superiore, idem le francesi, mentre nel Regno Unito la migliore è Barclays (al quinto posto) preceduta addirittura da Bilbao Bizkaya.

 

La gran buriana sugli stress test è finita e i riflettori si sono spenti con Giulietto Tremonti che indica come "molto buono e positivo" il risultato, mentre qualcuno comincia a scrivere che il valore della pagella è privo di qualunque significato teorico e sperimentale.
Tanto rumore per nulla.
 

31.07.10

 

STRESS DA TEST: IL PARTITO E LA MASCHERA DI UBU ROI...
Dal "Foglio" - Ben sei banche tedesche, fra le quattordici sottoposte allo stress test del Comitato europeo di supervisione bancaria, si sono rifiutate - ha scritto il Financial Times - di pubblicare i dati della loro esposizione nei confronti dei debiti sovrani di stati a rischio. Questo atteggiamento rischia di distruggere gli effetti positivi di quello che il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha definito "un esercizio di trasparenza molto importante".

 

Nella migliore delle ipotesi, il rifiuto in questione induce a supporre che queste e altre banche - che pure hanno superato il test - abbiano nel loro seno tossicità finanziarie che i test, basandosi su un modello di natura generale, non è riuscito a rilevare. Ma oltre all'ipotesi benevola, c'è quella malevola che già ieri circolava con insistenza soprattutto tra gli osservatori anglosassoni: ossia che il modello dello stress test dell'Ue sia stato concepito in modo da dare un giudizio più favorevole di quello vero.

Forse i tedeschi non si rendono conto che il loro atteggiamento sta avvalorando questa ipotesi. Una prima conferma viene dai mercati che ieri, dopo alcune ore di euforia, sembravano già essersi raffreddati. Le banche tedesche che hanno un'elevata quota di titoli pubblici a rischio debbono capire che il rifiuto di renderlo noto non è una soluzione. La via per risolvere i loro problemi consiste nel fare conoscere la propria situazione e nel chiedere al mercato aumenti di capitale, sulla base del giudizio positivo ottenuto dal test.

31.07.10

 

 

- DDL COMUNITARIA 2010: ARRIVA IL PASSAPORTO UE PER LE SGR...
Radiocor -
Arriva il passaporto europeo per le societa' di gestione del risparmio. Il via libera del Governo e' atteso nella prossima seduta del Consiglio dei ministri, che dovrebbe essere convocato per giovedi' prossimo, con l'approvazione definitiva del Ddl Comunitaria 2010. Il provvedimento in undici articoli, messo a punto per la riunione del pre-consiglio di domani e in possesso di Radiocor, prevede tra l'altro, all'articolo 7, la delega al Governo per il recepimento della direttiva 2OO9/65/Ce sugli Oicvm (Organismi di investimento collettivo in valori mobiliari).

 

Si tratta del cosiddetto 'passaporto europeo delle societa' di gestione' 'per consentire che una societa' di gestione del risparmio possa istituire e gestire fondi comuni di investimento armonizzati in altri Stati membri dell'Ue e che una societa' di gestione armonizzata possa istituire e gestire fondi comuni di investimento armonizzati in Italia'.

Naturalmente la delega stabilisce che 'una societa' di gestione armonizzata operante in Italia sia tenuta a rispettare le norme italiane in materia di costituzione e di funzionamento dei fondi comuni di investimento armonizzati'. Saranno la Banca d'Italia e la Consob a vigilare 'in relazione alle rispettive competenze' sull'applicazione della delega.

7- BANCHE: CEBS, STRESS TEST DIFFUSI VENERDI' 23 LUGLIO ORE 18...
Radiocor -
I risultati degli stress test a cui vengono sottoposte 91 banche in Europa saranno resi pubblici venerdi' 23 luglio alle ore 18. Lo ha annunciato il Cebs, il Comitato delle autorita' di vigilanza europee nel settore bancario, in una nota, nella quale precisa che la pubblicazione avviene in stretto coordinamento tra Cebs, autorita' nazionali, Bce e Commissione Ue.

 

17.07.10

 

NON FATE LEGGERE A DRAGO DRAGHI "BANKSTER!": LANNUTTI LO MASSACRA
Nessun banchiere ha il coraggio di dirlo, ma sono già molti quelli che hanno chiesto alle loro segretarie di correre in libreria per comprare "Bankster!", il pamphlet esplosivo di Elio Lannutti.

L'autore è conosciuto per le sue sparate in difesa dei consumatori che ha cominciato a rappresentare fin dal 1987 quando ha fondato l'Adusbef. La sua vena di polemista lo ha portato a scrivere altri libri sui furbetti del quartierino, poi quando è entrato in Parlamento nel partito di Di Pietro non ha mai smesso di attaccare il mondo della finanza e la Banca d'Italia.

 

Sulla copertina di "Bankster!" (un titolo che ricalca "Italian bankster" della giornalista Laura Serafini) appare nientemeno che l'immagine di Al Capone unita al simbolo della BCE. Qualcuno pensa che questo Lannutti sia pervaso da un furore esagerato, ma questa è la corda che ha scelto per denunciare le truffe e gli abusi a danno dei cittadini e che gli ha dato fama nelle battaglie Bipop-Carire, Parmalat, Cirio e bond argentini.

Il suo chiodo fisso resta comunque Mario Draghi di cui evoca costantemente i legami con Goldman Sachs e la partecipazione nel '92 al famoso meeting sul panfilo Britannia. Non a caso "Bankster!" contiene un intero capitolo su via Nazionale, e sull'esercito dei 7.629 dipendenti che nel 2009 sono costati ben 798 milioni di euro (con un costo medio di 104.611 euro a testa). E quando due sere fa l'irrequieto Lannutti si è presentato sugli schermi di Sky per parlare del suo libro, ha accusato i funzionari della Vigilanza di guadagnare mediamente più di 600mila euro l'anno.

Negli uffici della Banca d'Italia lo considerano una pecora nera e si rifiutano di comprare il pamphlet dell'uomo che chiamano il "Robespierre de noantri".

17.07.10

 

 BANCHE: BRUXELLES ELEVA A 100 MILA EURO GARANZIE RISPARMIATORI...
(AGI/REUTERS) -
La commissione Ue eleva da 50 mila fino a 100 mila euro le garanzie per i risparmiatori in caso di crack bancario. La misura fa parte di un piu' complessivo piano a tutela dei depositi bancari, che dovra' entrare in vigore dalla fine del 2010. Dalla fine del 2013 i risparmiatori potranno essere rimborsati nel giro di 7 giorni, invece degli attuali tre mesi. In Italia i depositi sono gia' garantiti fino a 103 mila euro.

 

In caso di perdite per frode o negligenza sui titoli affidati a una societa' il testo prevede garanzie fino a 50 mila euro, dagli attuali 20 mila euro. Inoltre i rimborsi saranno assicurati entro 9 mesi, rispetto ai molti anni che bisogna aspettare adesso. Non ci sara' piu' la franchigia del 10%. I consumatori saranno anche protetti nel caso in cui le loro attivita' saranno detenute da un terzo soggetto, come e' avvenuto per il caso Madoff. Non e' prevista invece una protezione di ultima istanza dei risparmiatori in caso di insolvenza di una compagnia assicurativa.

 

9- BANCHE: BARNIER DEFINISCE INCORAGGIANTE PIANO PROFUMO...
(AGI) -
Il commissario Ue al mercato interno, Michel Barnier definisce "incoraggiante" la proposta del numero uno di Unicredit di costituire un "fondo di salvataggio" privato da 20 miliardi di euro finanziato su base volontaria dai grandi istituti europei, per aiutare le banche in difficolta' temporanea a superare un'eventuale nuova crisi.

Secondo Barnier la proposta di un fondo privato non esclude l'avvio di un "piu' ampio sistema a protezione dei risparmiatori". Barnier spiega che i risparmiatori non devono perdere neanche un euro dai salvataggi delle banche e che le banche devono contribuire al salvataggio delle altre banche. L'idea di Profumo, spiega Barnier, "penso che sia incoraggiante per il sistema bancario l'idea di Profumo di creare un fondo ex-ante".

 

10- RUSSIA: CRISI SI ALLONTANA MA RESTA IMPASSE SISTEMA BANCARIO...
AGI -
Fine del grande balzo per le banche russe? Il sistema che godeva di grande salute prima della crisi finanziaria deve ora dimostrare di essere in grado di ristrutturarsi. Il 2008 ha rappresentato il punto di massimo degli istituti di credito della Federazione. Se nel 2001 i prestiti verso i privati rappresentavano il 14 percento del Pil, sette anni dopo, con un balzo di 21 punti, erano diventati il 35 percento del prodotto interno lordo.

Stessa tendenza riguardo lo stato patrimoniale del sistema: pari al 32 percento della ricchezza prodotta nel 2001, quasi il doppio nel 2008. Gli anni di crescita hanno reso il settore solido, altamente capitalizzato e con profitti crescenti: prestiti di lungo periodo, fiducia nel rublo e aumento delle opportunita' per singoli e famiglie alla base del boom degli sportelli. Nonostante cio' il livello delle intermediazioni finanziarie federali era inferiore non solo a quello delle economie sviluppate ma anche rispetto all'Europa centrorientale. Nel 2008 gli investimenti diretti russi nei subprime Usa erano praticamente nulli e gli investitori stranieri consideravano il mercato federale relativamente sicuro.

12.07.10

 

 

SPORTELLO BANKITALIA – DITE A drago DRAGHI CHE il caso è cornuto: O IL SENATORE DIPIETRISTA LANNUTTI HA PRESO UN COLPO DI SOLE, O il governatore DOVRÀ SPIEGARE PERCHÉ A PALAZZO KOCH SI PAGANO GLI ISPETTORI 580MILA €, SI DANNO BUONUSCITE DA 400 MILA, PER NON PARLARE DEI CONFLITTINI D’INTERESSE, REGALINI DI BANCHIERI E SINDACALISTI INTERNI CHE “SAREBBERO PASSATI ALL’INCASSO”: 150MILA € PER PROMOZIONE CON TRASFERIMENTO E RITORNO (ALTRI 150MILA

 

Franco Adriano per "Italia Oggi"

O il governo riuscirà a dimostrare l'effetto del gran caldo sul senatore dell'Idv, Elio Lannutti, oppure i dati clamorosi su Bankitalia contenuti nell'interpellanza, che ha appena depositato in Senato, avranno un effetto deflagrante in un clima di sacrifici per tutti ma evidentemente non per palazzo Koch.

 

Sì, perché, Lannutti insieme a tanti conflittini di interesse e regalini di banchieri a funzionari di via Nazionale, sostiene che «taluni semplici ispettori nel 2008 hanno guadagnato ben 580.881 euro».

Un'enormità se si considera che il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, guadagna 450mila euro all'anno e che il suo predecessore, ossia l'uomo di Alvito, Antonio Fazio, al culmine del suo potere nel 2005 dichiarava al Fisco 711mila euro.

 

Non solo. Secondo il senatore dipietrista a via Nazionale «risulterebbe uno stipendio di 527mila euro di un funzionario di prima nel 2006, che è stato promosso anche direttore». E se non bastasse che «si stia attuando un'altra ristrutturazione delle filiali di Banca d'Italia in seguito alla quale, per incentivare l'esodo dei dipendenti, si daranno ai dirigenti per buona uscita oltre 400mila euro, corrispondenti a oltre 6 anni di pensione anticipata».

Tutto ciò, senza contare il conflitto di interessi che si sarebbe generato con «la brusca rimozione» di Giuseppe Boccuzzi dalla titolarità del Servizio rapporti esterni e affari generali di vigilanza «che ha comportato l'inspiegabile nomina del dottor Luigi Donato».

 

Il punto, secondo l'interpellanza, è che la consorte di Donato, Olina Capolino, «sostituisce di fatto (e da tempo) il Capo del servizio di consulenza legale» occupandosi di delicatissime questioni di vigilanza e tra queste «delle questioni relative al servizio di cui il marito è titolare e responsabile».

Un fiume in piena, Lannutti, che scende nei particolari degli stipendi di 653 dirigenti e i 1.450 funzionari che beneficiano di altre voci che creano una «enorme differenza salariale» con le altre categorie della pubblica amministrazione. Infine, taluni sindacalisti interni che «sarebbe passati all'incasso»: 150mila euro per promozione con trasferimento e ritorno (altri 150mila euro).

 [09-07-2010]

 

13- BANCHE: TRIBUNALE UE RESPINGE RICORSO BNP E BNL SU VANTAGGI FISCALI 2003...
(Adnkronos/Aki)
- Il Tribunale della Corte di giustizia Ue ha respinto oggi il ricorso delle banche Bnp Paribas e Bnl contro la Commissione europea, confermando che le agevolazioni fiscali contenute nella finanziaria 2003 e derivanti dalla Legge Amato del 1990 sono da considerarsi aiuti di stato illegali che devono essere recuperati.

 

"Il regime di riallineamento fiscale italiano del 2003, a seguito della legge 'Amato' del 1990 nell'ambito del settore pubblico bancario italiano, comporta un aiuto di Stato incompatibile con il mercato comune, che deve essere recuperato presso le imprese beneficiarie", si legge nel documento del Tribunale Ue. La legge Amato, infatti, per permettere alle banche pubbliche di diventare societa' per azioni, aveva introdotto un regime fiscale che facilitava i conferimenti degli attivi a imprese di credito private.

02.07.10

 

ARPE DÀ ACCOGLIENZA AI BANKER DI ESPERIA...
E. Fi. Per "il Sole 24 Ore" -
Dopo che alcuni private banker di Banca Esperia hanno fatto in blocco le valige per trasferirsi in Banca Profilo, la controllata di Mediobanca e Mediolanum ha citato in tribunale la società di Matteo Arpe, accusandola di concorrenza sleale. A Banca Esperia più che lo storno dei private banker, che comunque vanno pagati, sembra avere dato fastidio lo " sviamento diclientela"e il tentato danneggiamento dell'istituto. Per l'accusa,infatti,Banca Profilo avrebbe sottratto a Banca Esperia il 60% dei dipendenti del team "clienti di direzione" e diversi di loro sarebbero partiti in contemporanea.

Peggio, i private banker non solo non avrebbero concesso il preavviso a Banca Esperia, ma inalcuni casi- secondo l'accusa - si sarebbero premuniti di fare aprire ai clienti dei conti correnti presso Banca Profilo. Il tribunale di Milano, esaminate le accuse, ha dato invece ragione alla banca di Arpe: l'"animus nocendi" - se c'era - non è stato provato: i private banker erano liberi e sono volati via, i clienti li hanno seguiti, i capitali hanno seguito i clienti e Arpe ha accolto tutti.

 

04.07.10

 

LE COLPE DELLE BANCHE...
Bankomat per Dagospia - Scrive il Prof. Ruozi, eccellente amico di eccellenti banchieri e banchiere a sua volta per anni, su MF di oggi, che la Societe Generale deve pagare per lo scandalo Kerviel. Ricordate il trader che causò 5 miliardi di perdite? Il fatto stesso che si chiami scandalo Kerviel e non scandalo Soc Generale la dice lunga su come si preferisca leggere le cose.

 

Dice Ruozi commentando la vicenda sulla quale in questi giorni il Tribunale di Parigi sta terminando le udienze, in attesa della sentenza per ottobre, criticando l'impostazione dell'accusa:"...solo una giustizia colpevolmente cieca puo' giudicare (Kerviel, ndr) unico responsabile di quella catastrofe finanziaria". Parole degne alla fine di un'editoriale da mezza pagina. Tipo quelli che non abbiamo mai letto a carico delle banche italiane per il caso Parmalat o altri simili.

04.07.10

 

CRISI: PRIME 3 BANCHE TEDESCHE PASSANO STRESS TESTS...
(AGI/REUTERS) -
Deutsche Bank, Commerzbank e BayernLB, le prime tre banche tedesche passano tutte la prova degli stress test. Lo rivelano fonti bancarie, mentre i tre istituti preferiscono non commentare la notizia. Sono circa 25 le banche tedesche sottoposte a stress test per vagliare la loro capacita' di tenuta. I risultati dei test dovrebbero essere diffusi a luglio. In un secondo tempo anche la Bce e l'autorita' di controllo bancaria europea esamineranno oltre 2100 banche europee, tra cui 15 istituti tedeschi. 04.07.10

 

EVASIONE IN BANCA - GLI 007 DEL FISCO INCHIODANO I BIG DEL CREDITO - SCOPERTO UN SISTEMA DIABOLICO GRAZIE AL QUALE LE BANCHE GONFIANO I COSTI, NASCONDONO LE FATTURE E FANNO OPERAZIONI ILLEGALI NEI PAESI BLACK LIST - CON UN SOLO OBIETTIVO: PAGARE MENO TASSE - MA L’AGENZIA DELLE ENTRATE HA DETTO BASTA - NEL MIRINO I CONTI DEL 2005 E DEL 2006, GLI ANNI D’ORO DEI BILANCI BANCARI...

Francesco De Dominicis per "Libero"

 

Gli 007 del fisco, per ora, hanno sollevato il coperchio. E dalle prime verifiche sta venendo fuori un sistema grazie al quale banche, sgr e fondi di investimento sottraggono all'Erario italiano una fetta probabilmente molto grossa di tasse.

Nel mirino dell'agenzia delle Entrate, come risulta a Libero, sono finiti i bilanci del 2005 e del 2006 di fondi d'investimento e società di risparmio gestito. Si tratta di attività riconducibili, in parte, ad alcuni tra i primi gruppi creditizi del nostro Paese. Che proprio nei due anni sotto esame hanno ottenuto risultati brillanti. Delle ispezioni dei funzionari delle Entrate c'è traccia in diversi verbali di recenti consigli di amministrazione di banche e sgr.

 

Nel corso degli accertamenti eseguiti nelle scorse settimane, l'agenzia delle Entrate ha contestato una sfilza di sistematiche irregolarità che riguardano sia l'Iva sia l'Irap. Sarebbero state evase, secondo i primissimi conteggi, decine di milioni di euro. La lista delle contestazioni è assai lunga: la faccenda, nel dettaglio, riguarda operazioni effettuate in paesi black list e non dichiarate, extracosti (in particolare per acquistare software) illegittimamente caricati sui bilanci per abbassare gli utili e pagare meno tasse, fatture non regolarizzate per le attività di banca depositaria, bonus dei supermanager spalmati indebitamente su più anni, sponsorizzazioni non documentate (cioè altri costi fantasma), violazione delle norme sui prezzi di trasferimento con le controllate estere.

Manovre, secondo le Entrate, volte a nascondere imponibile e quindi a versare meno denaro nelle casse dello Stato. I vertici degli intermediari al centro delle indagini del fisco hanno incaricato i legali di studiare il dossier. Che, curiosamente, arriva proprio mentre l'Abi - da luglio in mano al presidente Mps, Giuseppe Mussari - si prepara ad alzare le barricate contro l'offensiva tributaria di Bruxelles.

 

[25-06-2010]

 

 

PMI: DA BEI E INTESA FINANZIAMENTI PER 680 MLN...
(AGI) -
La Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e il Gruppo Intesa Sanpaolo hanno definito tre nuovi accordi al fine di fornire finanziamenti a medio-lungo termine a piccole e medie imprese italiane ed altri promotori pubblici e privati per progetti nei settori dell'energia, dell'ambiente e delle infrastrutture, per un importo complessivo pari a 680 milioni di euro.

L'iniziativa si inserisce nell'ambito della consolidata collaborazione esistente tra BEI e Intesa Sanpaolo ed e' volta a rafforzare ulteriormente il supporto offerto al settore produttivo italiano, a mitigare gli effetti della crisi finanziaria e contribuire all'avvio del processo di ripresa. Alla cerimonia di firma, che si e' tenuta questa mattina a Milano, hanno presenziato Dario Scannapieco, Vicepresidente BEI responsabile per le operazioni in Italia, Malta e Balcani occidentali, e Corrado Passera, Consigliere Delegato e CEO del Gruppo Intesa Sanpaolo.

 

All'interno del plafond di 680 milioni euro sono state individuate tre aree di intervento che coinvolgeranno nello specifico alcune societa' del Gruppo Intesa Sanpaolo. Oltre ai finanziamenti per le Piccole e Medie Imprese, curati da Mediocredito Italiano e Leasint, parte delle linee saranno destinate a investimenti di medie e piccole aziende che operano nel settore dell'energia rinnovabile, parte dedicate a progetti infrastrutturali per la protezione ambientale, le comunita' sostenibili, l'energia, la sanita' e l'istruzione, attraverso Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo (BIIS).

28.06.10

 

BANCA ANTONVENETA: SI AGGIUDICA LA TESORERIA DEL POLO SANITARIO DI PADOVA...
(Adnkronos)
- Banca Antonveneta (Gruppo Montepaschi) gestira' dal prossimo primo luglio il servizio di tesoreria dell'Ulss16, dell'Azienda Ospedaliera di Padova e dell'Istituto Oncologico del Veneto. Antonveneta si e' assicurata il servizio fino al 2015 grazie ad un'offerta che, complessivamente, e' stata ritenuta maggiormente vantaggiosa.

'Siamo onorati di aver assunto il ruolo di Istituto cassiere delle Aziende appartenenti al 'Polo Sanitario' di Padova - ha dichiarato Giuseppe Menzi, Direttore Generale della Banca Antonveneta - e siamo anche consapevoli che ci attende un'importante sfida per migliorare ulteriormente i servizi nei riguardi dei cittadini, dei dipendenti, nonche' di tutti i fornitori delle aziende sanitarie in questione. Con l'avvio dell'accordo saranno disponibili vantaggiose e mirate offerte commerciali appositamente riservate ai dipendenti e ai fornitori delle tre Unita' Sanitarie'.

 

8- CREDITO: BELTRATTI (INTESA SANPAOLO), TASSA SU BANCHE TRASCURA SPECIFICITA' NAZIONALI...
(Adnkronos) -
'La tassa sulle banche trascura le specificita' nazionali: non possiamo ignorare che le banche hanno diversi livelli di tassazione nei diversi paesi, quindi non e' corretto parlare in generale di una ulteriore imposta'. Ne e' convinto Andrea Beltratti, presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo che, a margine della firma della convenzione tra Cariveneto, Fondazione Cariparo e facolta' di Economia dell'Universita' di Padova, respinge decisamente l'ipotesi di una tassa sulle banche.

 

'Inoltre - spiega Beltratti - si trascura il fatto che le banche di diversi paesi si sono comportate in maniera molto diversa: se guardiamo l'Italia o prendiamo realta' molto lontane come Australia e Canada vediamo delle performance delle banche nell'ambito di ogni sistema nazionale molto eterogenee. E, non possiamo confrontare Italia, Austrialia e Canada da una parte con Inghilterra e Stati Uniti dall'altra. Non possiamo trascurare il fatto che alcune banche non hanno avuto alcun aiuto e molte altre banche invece se non avessero avuto un aiuto ora non ci sarebbero piu''.

28.06.10

 

BANCHE: PROFUMO PASSERA MUSSARI PALENZONA DA TREMONTI...
Radiocor -
Banchieri nella sede milanese del ministero dell'Economia per il periodico incontro con il ministro Giulio Tremonti. Arrivati poco prima delle 13, secondo quanto risulta a Radiocor, Alessandro Profumo, Corrado Passera, Giuseppe Mussari, Fabrizio Palenzona e Giuseppe Guzzetti hanno lasciato il palazzo nel centro di Milano in cui si trovano gli uffici del ministero poco dopo le 14,30. 'Io non sono stato a pranzo con Tremonti. E' un cortile con tanti uffici' ha risposto all'uscita dall'edificio il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti.

 

9- BANKITALIA: PERONI CONSIGLIERE SUPERIORE, FELICITAZIONI DRAGHI...
(AGI) -
Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha scritto un telegramma al rettore dell'università di Trieste Francesco Peroni per congratularsi della recente nomina a consigliere superiore dell'Istituto. ''Mi compiaccio vivamente della sua nomina alla carica di consigliere superiore - ha scritto Draghi, secondo quanto reso noto dall'ateneo giuliano - e Le esprimo, anche a nome degli altri membri del Direttorio, le piu' sentite felicitazioni''. Draghi ha poi informato Peroni che ''la prossima riunione del consiglio superiore della Banca d'Italia avrà luogo martedì 22 giugno 2010, alle ore 11.30''.

28.06.10

 

UNICREDIT: PERSEO HA 0,24% IN PORTAFOGLIO, GUARDA A RIPRESA TITOLO...
Radiocor -
Perseo, finanziaria torinese partecipata da Fondazione Crt, Mediobanca, Generali, Aviva e altre piccole fondazioni bancarie piemontesi, ha in portafoglio lo 0,247% di UniCredit, contro lo 0,27% rilevato all'assemblea della banca il 22 aprile scorso, per un valore di bilancio di 134,2 milioni.

Come risulta dal bilancio 2009, consultato da Radiocor, la quota in UniCredit e' classificata per lo 0,21% come partecipazione 'destinata a perdurare durevolmente in Perseo' con un valore di bilancio di 123,2 milioni mentre il restante 0,3% (11 milioni) e' compreso fra i titoli non immobilizzati. La finanziaria, che in gennaio ha sottoscritto l'aumento di capitale della banca, ritiene che 'il superamento della crisi finanziaria e il miglioramento delle condizioni complessive delle societa' partecipate, unite a un'attenta ed efficiente gestione della societa', possano nuovamente ricondurre Perseo verso obiettivi di redditivita''.

Anche per questa ragione, dopo un forte calo delle perdite, no n si e' ritenuto necessario procedere con una riduzione del capitale come si delineava a fine 2008 a causa delle rettifiche dei titoli in portafoglio. Il risultato economico di fine 2009 di Perseo, che controlla anche partecipazioni immobilizzate in Dea Capital (13 milioni), Edison (8,3) e Iride (12,8), registra infatti una perdita definita 'contenuta' di 1,7 milioni, in deciso miglioramento dai 91,3 milioni del 2008, riportando quindi la societa' al di fuori delle previsioni dell'articolo 2446 del Codice civile.

16.06.10

 

BANCHE: EUROPARLAMENTO, GIRO DI VITE SU BONUS MANAGER
(Adnkronos/Aki)
- Niente bonus ai manager delle banche che hanno ricevuto aiuti di stato sino a che il denaro pubblico ricevuto non sia stato restituito, bonus limitati al massimo al 50% della remunerazione totale dei manager e pagamento solo quando i profitti siano stati realmente incassati dalle banche.

Sono questi i punti chiave delle nuove norme sulla remunerazione dei manager delle banche messe a punto dalla Commissione affari economici del Parlamento europeo e su cui l'aula di Strasburgo sara' chiamata a votare in plenaria a luglio.

Per i manager delle banche che hanno ricevuti aiuti di stato con il denaro dei contibuenti, poi, il tetto massimo di remunerazione annuale viene fissato a 500mila euro. L'obiettivo e' di dare vita ad un sistema di remunerazione "giusto" che "incoraggi la stabilita' a lungo termine e non l'assumersi rischi eccessivi", ha affermato l'eurodeputata socialista inglese Arlene McCarthy responsabile del dossier. Ora dovranno iniziare i negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione prima che Strasburgo approvi in via definitiva le nuove norme. Il voto in plenaria e' previsto per luglio.

11 - BANCHE: CASSAZIONE, SI' ALLE MULTE PER CARENZE DI ORGANIZZAZIONE
(Adnkronos) -
La Banca d'Italia puo' infliggere multe salate a chi, anche amministrando una realta' bancaria di piccole dimensioni, pecca di carenze "nell'organizzazione e nei controlli interni". Lo sancisce la Cassazione (seconda sezione civile, sentenza 14305) nel convalidare una sanzione di 18 mila euro nei confronti di un consigliere di amministrazione della Banca di credito Cooperativo del Lametino per carenze nell'organizzazione e nei controlli interni.

La multa, inoltre, era stata inflitta all'esponente del cda anche per carenze nell'erogazione, nella gestione e nel controllo dei crediti in seguito ad una ispezione che era stata effettuata presso l'istituto di credito in questione dall'ottobre 2006 fino al 22 dicembre dello stesso anno.

Secondo la Suprema Corte, che ha respinto il ricorso del consigliere di amministrazione, le sue leggerezze nell'amministrazione bancaria "giustificano la valutazione dell'organo di controllo" che ha inteso sanzionare "una condotta improntata a superficialita', imprudenza e in palese dispregio della normativa bancaria".

20.06.10

 

GLI SLALOM Del duplex GUZZETTI-bazoli FRA POTERI TREMONTIANI E MIRE BOSSIANE per blindare le fondazioni dall’assalto dei bossi-mani - l’asse con tremendino (vedi il bazoliano Gorno Tempini ad della Cassa depositi e prestiti) ci sta tutto perché il democristo antico Guzzetti sa che la sovrapposizione tra Tremonti e la Lega è spesso una semplificazione... al "Foglio"

 

Diceva l'avvocato Gianni Agnelli che in una società privata il potere vero ce l'ha chi nomina i manager. E forse questa regola il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, l'aveva ben in mente quando ieri, nel corso della "Decima Giornata della Fondazione" alla Camera dei deputati ha dichiarato che "le fondazioni bancarie hanno fin qui assicurato l'autonomia delle banche e dei loro dirigenti".

Un modo per dire ai partiti di non chiedere di più: in fondo, negli enti creditizi hanno già i loro uomini, che un bel po' di influenza sulle banche già la esercitano. Per Guzzetti, che è un realista, l'importante è difendere con questi due passaggi di delega la "autonomia possibile" dei banchieri dai segretari di partito: le segreterie attraverso gli enti locali nominano gran parte dei vertici delle fondazioni, che contribuiscono a nominare i manager bancari.

 

Due passaggi, pensa l'avvocato comasco, sono meglio di uno, e "filtrano" utilmente i possibili eccessi di ingerenza. Invece la Lega - si ritiene in alcuni ambienti dell'Acri pure non ostili al centrodestra - sta esagerando perché rivendica a gran voce più potere sulle fondazioni e sulle "loro" banche.

In parte, nella recente tornata di nomine in Intesa Sanpaolo, l'ha anche ottenuto, facendo sponda sul presidente della Compagnia Sanpaolo, Angelo Benessia, già in quota centrosinistra, smarcatosi poi verso destra anche per compiacere il Carroccio e sintonizzarsi con le mire tremontiane.

Ma anche nella Fondazione Cariplo, che è guidata e lo sarà per ancora due anni dal roccioso Guzzetti, la Lega ha recentemente inserito due uomini in più. Una mossa che indica una capacità di mediazione del numero uno della Cariplo. Eppure gli enti di natura creditizia hanno soprattutto un altro timore.

 

Temono che i partiti vogliano entrare nelle scelte creditizie delle banche, per interposte fondazioni: è solo su questo che vuol far muro. Il che innesca un'altra tensione in corso, quello su chi debba vigilare sulle fondazioni, se soltanto il ministero per l'Economia, come ha scritto Giulio Tremonti nella manovra finanziaria, o anche il Parlamento, come ha auspicato ieri il presidente della Camera, Gianfranco Fini, nella giornata dell'Acri che festeggiava il ventennale della legge Amato.

 

L'avvocato comasco e il professore di Sondrio continuano a vedersi e a sentirsi. Guzzetti è ritenuto strategico anche per il suo asse con Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo: altrimenti perché il ministro dell'Economia e delle Finanze avrebbe nominato Giovanni Gorno Tempini - manager bazoliano doc - quale amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti?

 

Certo la scelta è stata anche opera del direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, ma il rapporto personale tra Guzzetti e Tremonti fra alti e bassi - un punto di flessione si è avuto con l'ostracismo guzzettiano verso la candidatura di Domenico Siniscalco al posto di Enrico Salza al vertice del consiglio di gestione di Intesa - comunque funziona: anche perché Guzzetti sa che la sovrapposizione tra Tremonti e la Lega è spesso una semplificazione.

Insomma, per l'ex presidente democristiano della regione Lombardia "il meglio è nemico del bene" e continuare a essere vigilati dal ministero dell'Economia ("il controllo più autorevole", l'ha definito ieri) - purché sia solo di legittimità e non di merito - è preferibile a qualunque altro scenario.

 

Per lui non c'è niente da riformare: basta non peggiorare le cose. Ma l'equilibrio è ancora instabile. Il disegno di legge-delega per la riforma del codice civile in materia di fondazioni, elaborato dal ministero della Giustizia guidato da Angelino Alfano, è stato esaminato ieri dal Consiglio dei ministri: la riforma cancella l'ipotesi di un'authority ad hoc sulle fondazioni, prevista dalla legge Ciampi.

I vertici delle fondazioni bancarie, secondo le indiscrezioni raccolte dal Foglio, gradiscono in particolare il passo della riforma in fieri che rafforza il principio di autonomia statutaria, mentre non sembra rafforzata la vigilanza del Tesoro. 11-06-2010]

 

 

L'EPISTOLA DELL'APOSTOLO PALENZONA SOTTRAE AD ABRAMO BAZOLI LO SCETTRO DELLA FINANZA BIANCA
Finalmente c'è un banchiere italiano che si è guadagnato un posto in Paradiso.
È Fabrizio Palenzona, l'ex-autotrasportatore alto 1 metro e 90 e quasi 200 kg di peso che fino a ieri era considerato dalle malelingue un vorace collezionista di cariche.

L'accusa non era infondata perché il massiccio Palenzona in questi anni ha incoronato la sua barba con poltrone e poltroncine che vanno da Mediobanca agli Aeroporti di Roma, la società che per la cattiva gestione fa incazzare Mauro Moretti. Qualcuno però si è dimenticato che Palenzona non ha soltanto l'adorazione per il dio denaro con il quale si è costruito un tesoretto che la Guardia di Finanza ha scoperto anni fa dalle parti di Montecarlo, ma anche profonde radici cattoliche che in gioventù gli sono servite per avere un ruolo importante nella Dc e per diventare presidente della Provincia di Alessandria.

 

Oggi questa matrice religiosa esplode sul "Corriere della Sera" in una lettera scritta di suo pugno e indirizzata al direttore Flebuccio De Bortoli. Quest'ultimo è un uomo tutt'altro che insensibile ai problemi della Chiesa e lo dimostra l'apertura di intere pagine all'ex-arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini.

 

Adesso è la volta di Palenzona di cui basta guardare il profilo adiposo per capire che non è un asceta. La lettera inviata al giornale di via Solferino lo colloca infatti nella galleria degli apologeti, cioè di quegli uomini di fede che dopo Agostino si ersero a baluardo contro imperatori peccaminosi come Traiano e Marco Aurelio.

In difesa del cristianesimo ci furono personaggi come Giustino, ex-pagano di origine greca, che lasciarono otto opere per battersi in nome della cristianità. Il massiccio vicepresidente di Unicredit non ha la forza intellettuale per scrivere tanto, ma la sua epistola raggiunge toni di altissimo valore spirituale che hanno l'obiettivo di sostenere la Chiesa di Papa Ratzinger contro l'attacco dei media.

 

Con un'enfasi sbalorditiva il banchiere di piazza Cordusio elenca le quattro ragioni fondamentali che bisogna ricordare a chi ha avviato "una campagna planetaria ostile al Papa e alla Santa Chiesa cattolica". Se esiste questa Europa e questa cultura europea - scrive l'ex-camionista di Novi Ligure - è merito della Chiesa, e così anche per gli ospedali e le università. E se abbiamo potuto conoscere la cultura greco-romana lo dobbiamo sempre a lei, quella Santa Chiesa cattolica che sostiene i diritti dell'uomo per non parlare di scienza, arte, ecc. ecc.

 

L'apologia di Palenzona è davvero formidabile e chiara è la sua conclusione: "mi piacerebbe che i cosiddetti media facessero, anche loro, un po' di ricerca della verità di cui nessuno ha l'esclusiva se non Dio...non mi spaventa nulla di quello che vedo. Un po' mi ripugna. Ma su ciò che più mi sta a cuore, sul "core business", nulla temo. I Difensori giusti esistono, sono imbattuti da più di duemila anni e lo saranno ancora per i secoli dei secoli".

 

Così scrive Fabrizio Palenzona, l'uomo che identifica il core business con i toni da crociato e sottrae ad Abramo Bazoli lo scettro della finanza bianca.

10.06.10

 

SAN PALENZONA, DEFENSOR ECCLESIAE ...
C'è la crisi delle vocazioni, ma anche delle donazioni. Repubblica annota con perfidia, sotto un pezzo dedicato agli scandali sessuali di Santa Romana Chiesa, che "cala l'8 per mille e la Cei lancia l'allarme per 100 mila adesioni perse" (p.20).

Ma la vera perla del giorno è la santa letteronza che Fabrizio Palenzona scrive a don Flebuccio de Bortoli in difesa del Vaticano e per spiegare ai media con chi hanno a che fare quando osano occuparsi di sacre vicende (p.25). Gli pare evidente, al buon Palenzona, "che sia in corso una campagna planetaria ostile al Papa e alla Santa Chiesa Cattolica". Ma questi non la meritano perché hanno fondato l'Europa, gli ospedali, le università. Hanno tramandato la cultura greco-romana, hanno inventato i diritti dell'uomo eccetera eccetera.

 

Tutte cose buone e giuste, per carità. I modesti curatori di questa rassegna anarco-resurrezionalista sono solo colpiti dalla rappresentazione del tutto immanente che il corpulento banchiere de Diòs offre della Chiesa. Perché riconoscendone solo i meriti, i valori e le missioni storico-umanitarie, si aderisce casualmente all'impostazione teista tipica della massoneria inglese.

 

10.06.10

 

 FONDAZIONI: GUZZETTI, SONO 88 E DISPONGONO DI UN PATRIMONIO DI 50 MLD...
(Adnkronos) -
'Le Fondazioni di origine bancaria sono 88 e dispongono di un patrimonio che sfiora i 50 miliardi di euro, poco piu' di un terzo dei quali impiegato in attivita' bancarie, e una capacita' erogativa che si aggira sul miliardo e mezzo di euro di donazioni l'anno'. Il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti lo afferma in occasione della X Giornata della Fondazione.

 

'Le Fondazioni di origine bancaria intervengono prevalentemente nei settori della cultura, della ricerca, della formazione, della tutela dell'ambiente, del sostegno alle categorie sociali deboli, fra cui ceto non secondaria e' l'attenzione agli anziani, ai malati terminali, ai disabili, ma anche ai giovani e agli immigrati -spiega Guzzetti- E la logica d'azione in questi campi e' particolarmente coerente con l'esigenza di creare un sistema italiano del welfare -potremmo dire in senso ampio- che realizzi una stretta integrazione tra l'azione dell'amministrazione pubblica e delle organizzazioni private senza scopo di lucro (il non profit) in una direzione sussidiaria'.

 

17- FONDAZIONI: GUZZETTI, FONDAMENTALE PRESENZA IN CAPITALE BANCHE...
(Adnkronos) -
'Ritengo che la presenza delle Fondazioni nel capitale azionario delle banche italiane sia un elemento positivamente rilevante per il Paese, come dimostrano le scelte impegnative fatte dalle Fondazioni per disboscare la 'foresta pietrificata' e -nella presente crisi finanziaria- per rafforzare la solidita' patrimoniale delle banche'. Il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, lo afferma in occasione della X Giornata della Fondazione.

10.06.10

 

 

 

7 - BPM: DA CDA MANDATO A VERTICI PER TRATTATIVA CON MONTE PARMA...
Radiocor -
Il cda della Banca Popolare di Milano ha dato mandato al presidente Massimo Ponzellini e al direttore generale, Fiorenzo Dalu, di avviare una trattativa per l'ingresso nel capitale di banca Monte Parma.

L'operazione, su cui il board si e' espresso all'unanimita', secondo quanto risulta a Radiocor, porterebbe Bpm a rilevare in un primo tempo la quota detenuta da Banca Sella (circa il 4,6%) per poi stipulare un accordo con le due Fondazioni azioniste (la Fondazione Monte di Parma e la Fondazione di Piacenza e Vigevano) che possa consentire a Bpm di salire almeno al 51% di Monte Parma. Il cda ha invitato i vertici ad agire con rapidita' contattando tutti gli stakeholder di Monte Parma con l'auspicio di poter avere un aggiornamento gia' nella prossima riunione del board, in calendario il 29 giugno.

 

8 - BPM: DA BANKITALIA LETTERA CON RILIEVI SU POP.MANTOVA, NO SANZIONI...
Radiocor -
Lettera della Banca d'Italia ai vertici della Banca Popolare di Mantova (gruppo Bpm) con rilievi su alcuni affidamenti concessi dall'istituto. Gli appunti di palazzo Koch, secondo quanto risulta a Radiocor, riguardano alcuni problemi nella componente crediti per una concentrazione dell'esposizione su un certo numero di clienti, ereditati peraltro dalla precedente gestione dell'istituto mantovano. Bpm ha acquisito il controllo della banca mantovana nel dicembre 2008, rilevando il 56,9% dal Banco Popolare. Nella lettera di Bankitalia, esito dell'ispezione condotta nella Popolare di Mantova, non si fa comunque cenno a sanzioni per i vertici della banca. All'interno di Piazza Meda i rilievi sono giudicati 'non gravi'.

9 - CASSAMARCA: TORNA UTILE IN 2009 GRAZIE A TRADING SU AZIONI UNICREDIT...
Radiocor -
La Fondazione Cassamarca, azionista di UniCredit con circa lo 0,7% del capitale, torna in utile nel 2009, con un avanzo pari a 23,8 mi lioni, risultato di entrate per 42,8 milioni a fronte di uscite per 19 milioni. La principale voce di ricavo, secondo quanto emerge dal bilancio dell'Ente consultato da Radiocor, e' quella del risultato della negoziazione di strumenti finanziari non immobilizzati (26,4 milioni), costituita in primo luogo da 'premi su opzioni e da operazioni di trading sulle azioni UniCredit'. Altri 10 milioni circa vengono dalla contabilizzazione al valore nominale dei 20 milioni di titoli di Piazza Cordusio ricevuti come dividendo nel corso dell'esercizio. Il bilancio segnala inoltre l'aumento dei debiti a quota 75 milioni dai 62 del 2008. 10.06.10

 

 

B.PROFILO: CERCA UNA NUOVA SEDE, CONTATTI PER PALAZZO DI RICUCCI...
Radiocor -
Banca Profilo in cerca di una nuova sede a Milano. L'istituto, il cui controllo (53,5% del capitale) e' stato rilevato lo scorso anno dal gruppo Sator fondato da Matteo Arpe, punta a un cambio di indirizzo rispetto all'attuale collocazione degli uffici divisi in due palazzi, uno in Corso Italia (numero 49) e l'altro nell'adiacente via San Martino (numero 10).

Tra gli immobili di prestigio presi in considerazione da Arpe, secondo quanto risulta a Radiocor, c'e' anche un palazzo in via Cerva, vicino a piazza San Babila, che faceva parte del patrimonio immobiliare di Stefano Ricucci.

 

Le trattative sull'immobile di prestigio sono in corso. Il presidente di Banca Profilo ha comunque visitato anche altri immobili nel centro di Milano, tra i quali un palazzo in Monte di Pieta' e uno in Corso Venezia. L'operazione di acquisizione della sede dell'istituto, che adesso e' in affitto nella zona di corso Italia, con grande probabilita' verra' realizzata dalla stessa Banca Profilo.

12- BANCA MEZZOGIORNO: COMITATO PROMOTORE SCEGLIE MCKINSEY ADVISOR...
Radiocor -
Il progetto della Banca del Mezzogiorno, nato da un'idea del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, fa un passo avanti verso l'avvio operativ o. Il comitato promotore presieduto da Augusto dell'Erba, apprende Radiocor, ha scelto la McKinsey come advisor per la messa a punto del piano industriale.

La scelta ha richiesto un supplemento di istruttoria dato il forte interesse, riferito da fonti vicine al dossier, da parte di piu' istituzioni per assumere il ruolo di advisor che dovra' sviluppare il progetto sulla base delle linee di indirizzo tracciate dal Comitato.

10.06.10

 

 

9- NH ITALIA: INTESA SANPAOLO SALE AL 44,5% DOPO ACCORCIAMENTO CATENA...
Radiocor -
Intesa Sanpaolo aumenta la partecipazione in Nh Italia, la controllata italiana della catena alberghiera spagnola Nh hoteles, per effetto della semplificazione della catena di controllo del gruppo. L'istituto di credito, secondo quanto appreso da Radiocor, ha incrementato dal 42,75 al 44,5% la quota detenuta nella societa', mentre gli spagnoli, tramite NH hotel rallye, sono scesi al 55,5%, di cui il 50,6% e' in pegno alle banche.

 

Il cambio di quote e' avvenuto a seguito del conferimento in Nh Italia della partecipazione del 2,6% detenuta da Intesa Sanpaolo in Grande Jolly, veicolo utilizzato tempo fa per effettuare l'opa su Jolly Hotel e di cui Nh Italia deteneva il 97,3%. Al termine dell'operazione, il gruppo alberghiero italiano controlla al 100% due societa' operative, che in futuro verranno probabilmente fuse: Nh Italy management, a cui fanno capo gli alberghi originariamente gestiti da Nh e quelli acquisiti da Framon, e Grande Jolly (alberghi ex Jolly Hotels).

 

10- INTESA SANPAOLO: PASSERA, NO PROBLEMI FUNDING ABBIAMO FIENO IN CASCINA...
(Adnkronos) -
Intesa Sanpaolo non prevede di avere problemi di funding nel prossimo futuro, avendo gia' emesso titoli 'in eccesso' rispetto ai suoi bisogni immediati. A dirlo e' l'ad della Banca, Corrado Passera, che stamani a Milano ha presentato un accordo per lo sviluppo della Borsa Merci telematic

10.06.10

 

 

SALVATORI A PARMA E PONZELLINI APRE ALL'ASSE CON BPM...
F.d.R. per il "Corriere della Sera" - Ufficialmente non se ne è mai parlato. Ma tra Piazza Meda e Palazzo Sanvitale le voci circolano da tempo. Ora Massimo Ponzellini ha deciso di uscire allo scoperto e rendere ufficiale l'interesse della Banca Popolare di Milano per la Banca Monte Parma, dove è appena arrivato Carlo Salvatori come presidente.

 

«Adesso c'è Carlo Salvatori, una persona di grande capacità, che ha voglia di fare, è un plus per tutta l'operazione» ha detto il numero uno della banca milanese, che dopo aver visto naufragare il piano di integrazione con la Banca Popolare dell'Emilia Romagna, che era stato portato avanti da Roberto Mazzotta, ha tenuto il mirino puntato sull'Emilia, ma spostandolo su Parma.

Città che si troverebbe a rinunciare per la seconda volta alla propria autonomia bancaria, per cederla a Milano. L'altra volta era successo con l'annessione di Cariparma da parte dei francesi del Crédit Agricole. Certo, parlare di fusione Milano-Parma è prematuro, ma Ponzellini sembra determinato, e può anche contare su un ufficiale di collegamento che potrebbe agevolare il matrimonio: Beniamino Anselmi, membro del board di Bpm e del Monte Parma. Banca quest'ultima che, per la prima volta in oltre 500 anni di storia, ha chiuso il bilancio in rosso per una serie di accantonamenti chiesti dalla Banca d'Italia.

 

Un'onta che ha provocato in città accuse e polemiche, deflagrate con la richiesta di dimissioni (ottenute) del presidente, Alberto Guareschi, da parte dalla Lega. Che ha spianato quindi la strada a Salvatori e, forse, alle mire di Ponzellini. Il quale, parlando a Bologna dei piani di Bpm, si è lasciato andare a una confidenza che nessun banchiere oserebbe fare: «Nel lavoro delle banche, che è uno strano mestiere, c'e sempre una parte di porcherie che riusciamo ad infilare, non spetta ame dire quanto coscientemente o inconsapevolmente».

E mentre ieri consegnava all'ospedale Sant'Orsola di Bologna un retinografo acquistato da Bpm ha aggiunto che anche la donazione «è un modo di farsi perdonare e di ripagare questa cosa».

 

10.06.10

 

SULL’ORLO DI UNA CRISI DI EURO - INTESA, UNICREDIT E BANCO POPOLARE ESPOSTE IN UNGHERIA PER 21 MILIARDI - MA PER BANKITALIA, "NESSUN RISCHIO" - A smorzare gli allarmi sul caso Ungheria è stato anche il commissario europeo agli Affari economici, Olli Renh, secondo cui si è trattato di esagerazioni, così come sugli allarmi sull’euro (INTANTO LE BORSE EUROPEE TRACOLLANO)...

 

A. per "Libero Mercato"

Rischio default o meno, l'Ungheria non può essere paragonata alla Grecia per due semplici motivi. Primo non ha l'euro. Secondo può attingere agli aiuti del Fmi senza alcuna diatriba in seno all'Unione Europea. Diversa è la questione dell'esposizione bancaria. Se l'in - tero sistema italiano è legato ad Atene per meno di 10 miliardi, l'esposizione delle banche italiane verso Budapest super ai 20.

 

Sono Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Popolare i tre istituti tricolore presenti in Ungheria. Rispettivamente detengono la seconda e la settima banca magiara e assieme hanno quasi un milione di clienti, mentre il banco Popolare ha un business decisamente più limitato.

 

A negare i rischi ci ha pensato prima il governatore di Bankitalia. Da Busan, Mario Draghi ha osservato che gli istituti di credito italiani sono capitalizzati in maniera adeguata e che il loro modello di business li scherma dal rischio sistemico.

Da parte sua Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo, già venerdì aveva ridimensionato i rischi ungheresi osservando come le dichiarazioni rese dal portavoce del premier ungherese avessero un sapore più politico che economico. Passera ha ricordato che il suo gruppo in Ungheria «ha una bella banca che però rappresenta poco meno del 2 per cento dei nostri attivi». Di fatto non si evidenziano rischi sistemici e la situazione potrebbe al massimo ricordare quella Ucraina.

Dove un anno fa l'intervento del Fmi andò quasi direttamente a fornire liquidità agli istituti. Unicredit compreso. Dettagli tecnici a parte il governo ungherese ha già fatto marcia indietro. A paventare rischi sui conti pubblici era stato un portavoce del governo, ma ieri il segretario di Stato Mihaly Varga, figura di spicco della maggioranza sulle questioni economiche, ha affermato che questi commenti erano «esagerati e sfortunati».

Allo stesso tempo ha ribadito che il governo intende contenere come previsto il deficit di bilancio del 2010 al 3,8 per cento del Pil. Anche se questo obiettivo richiederà, ha puntualizzato, misure «immediate e urgenti». Proprio Varga è a capo di una commissione del nuovo governo di centro destra incaricata di effettuare una ricognizione sullo stato dei conti pubblici.

 

In un contesto dei mercati che ormai da mesi sono sotto tensione dal dissesto di bilancio della Grecia, e dalle pressioni sui conti di altri paesi dell'area euro, le frasi allarmate di ieri del portavoce dell'esecutivo avevano scatenato un putiferio. Wall Street, già depressa per dati sul mercato del lavoro di maggio meno solidi del previsto, dopo il montare degli allarmi sull'Ungheria aveva visto l'indice Dow Jones chiudere con una caduta del 3,15 per cento.

A smorzare gli allarmi sul caso Ungheria è stato anche il commissario europeo agli Affari economici, Olli Renh, secondo cui si è trattato di esagerazioni, così come sugli allarmi sull'euro. «L'Ungheria ha compiuto seri progressi nel consolidamento delle sue finanze pubbliche negli ultimi due anni», ha rilevato incontrando i giornalisti al termine del G20 finanziario a Busan, in Corea del Sud. 07-06-2010]

 

 

BELTRATTI ANDREA.
Lunedì, la nuova etoile di Ca' de Sass si è esibita alla Scala dei poteri forti, prendendo la parola in Bankitalia dopo le considerazione del Governatore, Mario Draghi. Un debutto che ha tenuto sulle spine la Compagnia artistica dei paolini torinesi. I ragazzi del coro di Suor Giuliana-Ginger che, a sorpresa, l'ha voluto nel ruolo di presidente del consiglio di gestione di Banca Intesa al posto di Enrico Salza.

Il Fred della Sala Bocconi-Pighetti, ovviamente, si è mosso in punta di piedi sul palo di via Nazionale. Evitando i tragici scivoloni che segnarono il suo inizio carriera sulle tavole polverose dei quotidiani. Indimenticabile, ricordano ancora in via Solferino, la sua esibizione in occasione della danza (macabra) per le vittime del crack Parmalat-Cirio. Librandosi in alto, prima di ricadere con le terga in terra, la futura etoile di Ca' de Sass suggerì di trasformare i rimborsi in buoni spesa per la cultura.

 

E meglio non gli andò all'Auditorium del "Sole 24 Ore" nella performance Plus a favore dei gestori dei fondi comuni. Fischiato dai lettori e dai critici si dedicò alla cura dei Tordi (Bazoli) e dei Grilli (Vittorio). Un Tesoro di amico, quest'ultimo.

.PAGLIARO RENATO.
Milano. Tirò un sospiro di sollievo il ragazzo di bottega di Cipresso Maranghi. Al momento di succedere un mese fa a Cesare Geronzi alla presidenza di Mediobanca non era caduto nella tentazione di andare a occupare la stanza del suo predecessore. E mai decisione gli era apparsa tanto azzeccata quella mattina di tarda primavera. Sul display del suo computer lampeggiava la notizia che il suo ex boss avrebbe rappresentato le Generali nel patto di sindacato di piazzetta Cuccia.

 

Ma a guastare quel momento di compiaciuta felicità fu quando dalla sua mente, come una nuvola di fumo, riemerse l'unica "sciocchezza" che gli era sfuggita in quei primi giorni di libertà nell'ex tempio della finanza laica: la separazione tra banche ed editoria. Dopo l'ingresso di Geronzi anche nel patto di sindacato Rcs-Corriere della Sera (con un misero 3,7% di Trieste) la sua sortita poteva essere stata almeno inopportuna.

 

E per farsi perdonare chiese al suo collega Giovanni Perissinotto, amministratore delegato delle Generali, se poteva - a titolo personale - contribuire al progetto del gruppo assicurativo "per la protezione, la salute e il sostentamento dei leoni" dello zoo di Varsavia.

 

 

 

MPS VENDE PALAZZI AI CLIENTI...
Da "Economy"
- Giuseppe Mussari, presidente del gruppo Mps, mette in vendita 187 immobili. Valore: circa 200 milioni di euro. Sono palazzi residenziali, uffici, qualche spazio commerciale, progetti di sviluppo e terreni sparsi in 15 regioni che alla banca non servono. Quindi meglio fare cassa andando a bussare, stavolta, direttamente alla porta dei clienti che, se interessati, possono chiamare un numero verde (800713965) e chiedere informazioni.

 

Gli immobili sono divisi in due gruppi: il primo (edifici «rilevanti») comprende palazzi di pregio e la loro cessione prevede una gara con offerte in busta chiusa od online; il secondo, invece, riguarda tutta la restante parte del patrimonio che verrà venduto con una raccolta di offerte tradizionale con una negoziazione finale. Dalla banca, comunque, assicurano: niente commissioni di intermediazione, documenti già pronti per essere consegnati e, soprattutto, ottimi mutui Mps.

MPS: FUMATA BIANCA ANTITRUST PER SPORTELLI A INTESA...
Radiocor
- E' in arrivo la fumata bianca dell'Antitrust per l'autorizzazione della cessione di 50 sportelli del Monte dei Paschi a Intesa Sanpaolo. Il via libera dell'Autorita' presieduta da Antonio Catricala', apprende Radiocor, arriva a cinque mesi dal closing tra i due gruppi. Per il completamento della transazione era tutto pronto da tempo ma l'Antitrust il mese scorso ha chiesto ulteriore documentazione alle due banche.

Pronto da tempo anche l'accordo sindacale per il passaggio dei dipendenti degli sportelli, tutti in Toscana, che prenderanno le insegne di CariFirenze. La cessione ha un controvalore di 200 milioni (4 milioni a sportello) e si traduce in un beneficio sul Tier1 di Mps di 15 punti base e un impatto su quello di Intesa Sanpaolo di 8 punti base.

 

LA SFIDA INFINITA DI COLLECCHIO...
Walter Galbiati per "la Repubblica" -
Uno scontro infinito, quello tra la Parmalat di Enrico Bondi e il colosso del credito Usa, Citi. Senza confini perché si danno battaglia ovunque e senza tempo perché non sembra finire mai. Negli Stati Uniti la banca, accusata di avere incamerato commissioni causando il crac della Parmalat, ha vinto il primo round e ora attende il giudizio d´Appello.

In Italia solo ieri, a ben sette anni dal crac, sono stati rinviati a giudizio otto manager di Citi con l´accusa di concorso in bancarotta. La prima udienza è stata fissata addirittura il 4 aprile 2011. Nel frattempo potrebbe arrivare il giudizio per l´accusa di aggiotaggio dalla quale Citi si sta difendendo a Milano. Ed è uno scontro senza esclusioni di colpi, perché Citi è l´unica delle grandi banche a non avere mai transato con Bondi.

 

19.05.10

 

MITTEL: MARIO SPONGANO NUOVO DIRETTORE GENERALE ...
(AGI) -
Mario Spongano e' il nuovo direttore generale di Mittel spa, dopo le dimissioni di Giovanni Gorno Tempini, nominato ad della Cassa depositi e prestiti. Stando a una nota della societa', il cda di Mittel, presieduto da Giovanni Bazoli, ha accettato le dimissioni di Tempini e, ringraziandolo per l'opera svolta in questi anni, gli ha rivolto "un sentito augurio di buon lavoro nella sua nuova importante funzione".

Il Cda ha poi proceduto alla nomina di Spongano, attuale direttore finanziario della societa'. "Spongano - si legge - e' entrato in Mittel nel gennaio 2008, dopo una lunga esperienza lavorativa nel settore finanziario, prima in Jp Morgan e successivamente come vice direttore generale del gruppo Mts". Inoltre, Massimo Tononi, fino al mese scorso partner managing director della banca statunitense Goldman Sachs e sottosegretario al Tesoro nel 2006-08, ha fatto il suo ingresso nel cda13-05-2010]

 

 

Chissà cosa si diranno il direttore Rai Mauro Masi e Italo Bocchino (e consorte Gabriella) quando un giorno si incroceranno nel cortile del cosiddetto 'palazzo dei famosi', ai Parioli, dirimpetto a villa Borghese? é un bellissimo comprensorio che ha al suo interno vari palazzi umbertini che una volta era di proprietà dell'Ina, poi passò alla Pirelli Real Estate di Tronchetti & Puri ed oggi è nelle manine sante di Ligresti. Davanti al cancello di ingresso pare di stare davanti a Montecitorio per l'ingorgo di auto blu e auto di scorta e poliziotti in borghese e no. Ci vivono infatti Brunetta, Bocchino, le sorelle Geronzi Chiara e Benedetta, e prossimamente arriveranno Masi e il ministro della Giustizia Alfano. Tutti da Ligresti. Chissà che affitti farà pagare a Lor Signori...ù

 

Questa sera al Grand Hotel di Firenze Andrea Ceccherini ospiterà il Presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera. Un nuovo acchiappo, per il vispo leader dell'Osservatorio Giovani-Editori, che va a collocarsi, a meno di un mese, dalla visita fiorentina dello Smontezemolato.

10.05.10

 

 

"Conflitto d'interesse, Consob richiama sei banche. Nel mirino le politiche commerciali con la clientela retail e i contratti con gli enti locali". Ecco i nomi di chi ha ricevuto "rilievi", come scrive il Corriere (p.31): Intesa, Biis, Unicredit Banca, Mps, Popolare Verona e Bnl. Dopo un primo fremito per la nuova coraggiosa iniziativa di Cardia padre, ecco che l'ottimo Federico De Rosa ci rassicura già alla seconda colonna: "Ora è il turno delle big. Le quali, è bene chiarirlo, non rischiano nulla". Ah, meno male.

10.05.10

 

 

TREMONTI STANGA LE BANCHE - COLPO BASSO PER I BILANCI DEI COLOSSI DEL CREDITO - A FARI SPENTI GIULIETTO TIRA FUORI UNA MAXILENZUOLATA DI NUOVE REGOLE SULLA TRASPARENZA ALLO SPORTELLO - GIU’ I COSTI SUI CONTI CORRENTI, ASSEGNI VELOCI E BASTA FURBATE CON GLI INTERESSI - IN ARRIVO PIU’ POTERI A BANKITALIA CHE ORA PUO’ INTERVENIRE IN TEMPO REALE PER BLOCCARE LE FREGATURE DEGLI ISTITUTI E STANGARLI CON SUPERMULTE FINO A 250MILA EURO

Francesco De Dominicis per "Libero"

Giù i costi, assegni sprint e basta giochetti sugli interessi dei conti correnti. E ancora: comunicazioni più chiare, contratti senza fregature, più poteri alla Banca d'Italia e maximulte, fino a 250 mila euro, per gli istituti di credito che fanno i furbi allo sportello. È una vera e propria stangata quella che GiulioTremonti sta per rifilare alle banche italiane. La stretta del ministro dell'Economia è inserita in un pacchetto di cinque provvedimenti che a fine maggio, salvo sorprese, finirà sul tavolo del consiglio dei ministri.

Si tratta delle bozze dei decreti legislativi con cui stanno per essere recepiti nell'ordinamento del nostro Paese le regole di Bruxelles su credito al consumo e mediatori creditizi (è previsto un esame per i professionisti). Una raffica di nuove norme tutte volte a mettere fine alla giungla dei prestiti, anche attraverso l'unificazione degli albi di Bankitalia (sparisce l'elenco speciale).

Tremonti, però, si è spinto oltre lo stretto necessario. E quello che doveva essere un ritocco al testo unico bancario si è trasformato in una profonda riforma che va al cuore della regolamentazione finanziaria. Il titolare dell'Economia ne ha approfittato per migliorare la trasparenza allo sportello e mettere sul piatto vantaggi concreti per i cittadini. Dai mutui agli interessi sui conti correnti, dalle comunicazioni ai costi di documentazione, il raggio d'azione è assai ampio.

Quanto al comparto dei prestiti, l'obiettivo è mettere ordine in un mondo variegato che comprende imprese di leasing e factoring, finanziarie di investimento, società di credito al consumo, istituti di moneta elettronica, gestori di carte, cambiavalute, agenzie di prestito su pegno.

I testi sono stati diffusi pochi giorni fa dal Tesoro che attende entro il 21 maggio il parere degli addetti ai lavori. Poi il passaggio a palazzo Chigi. Ma ecco nel dettaglio le novità principali per i clienti delle banche. Diventa anzitutto più veloce la valuta su depositi e conti. Scende infatti a un massimo di quattro giorni lavorativi la disponibilità delle somme incassate con con assegni bancari e circolari.

Le banche non potranno più "giocare" con gli interessi creditori, cioè quelli da riconoscere ai correntisti sull'attivo. Le regole di via Venti Settembre prevedono interessi col turbo: il conteggio scatta nel giorno del versamento per gli assegni della stessa banca e dal giorno successivo per gli altri titoli di credito.

Netta sforbiciata, poi, anche alle commissioni e alle spese. Una mossa in perfetto stile Robin Hood, quella di Tremonti, che dovrebbe avere un certo impatto anche sui bilanci delle banche. Che certamente non resteranno a guardare e tenteranno in tutti i modi di far tornare il ministro sui suoi passi. Fatto sta che vengono azzerati tutti i costi per invio documentazione ai clienti: le comunicazioni, che dovranno essere snelle e chiare, saranno a carico degli istituti. Stop a tutti i tipi di penali e spese per l'estinzione anticipata dei mutui (anche quelli degli enti previdenziali).

E niente balzelli segreti nemmeno per recedere dai contratti (qualsiasi tipo) sottoscritti con un intermediario finanziario. Il diritto di recesso è gratis e le clausole che prevedono commissioni sono nulle. Il preavviso per le modifiche unilaterali sale da 30 a 60 giorni e nei contratti dovrà essere previsto il tentativo obbligatorio di conciliazione stragiudiziale. Quanto ai mutui e a tutti i finanziamenti con garanzia per la banca, c'è una svolta sulle ipoteche: la cancellazione è automatica dopo il pagamento dell'ultima rata.

Capitolo controlli: nonostante le tensioni tra via Venti Settembre e via Nazionale, il decreto-trasparenza dà più poteri a Bankitalia. Che avrà la facoltà di intevenire rapidamente per bloccare attività e offerte fuori legge nonché ordinare la restituzione delle somme indebitamente percepite da banche e intermediari. Gli sceriffi potranno stangare i furbetti con maximulte: 258 mila euro per chi evade i controlli, 129 mila per illegalità sul credito al consumo e 64 mila per anomalie nelle comunicazioni ai clienti.

 [06-05-2010]

 

 

 

- BANCHE: PALENZONA, NUOVE GIUNTE, NUOVI VERTICI FONDAZIONI...
Radiocor - 'Se una giunta di centro destra succede ad una giunta di centro sinistra, se prima c'era un presidente e ora ce ne e' un altro, quando si trattera' di fare le nomine verranno nominate persone piu' confacenti alle nuove amministrazioni. E questo cambiera', come e' giusto che sia, la classe dirigente delle Fondazioni'. Cosi' a Radiocor Fabrizio Palenzona, vice presidente di UniCredit in rappresentanza della Fondazione Crt, a margine del seminario organizzato da Fimit su 'Italia: piazza del real estate europeo?'.

20.04.10

 

I BANCHIERI FANNO MENO UTILI MA SI ALZANO LO STIPENDIO - PROFUMO IL PIÙ PAGATO CON 4,3 MILIONI DAVANTI A PASSERA E GERONZI. RECORD EUROPEO PER ACKERMANN

Ettore Livini per Repubblica.it

La crisi è durata pochissimo per gli stipendi dei supermanager bancari tricolori. Dopo un 2008 di vacche magre, il 2009 dei primi quattro istituti di credito italiani - liberi dai vincoli dei Tremonti-bond - è andato in archivio con calo dei profitti del 41% ma con un aumento del 25% delle buste paga dei dirigenti con responsabilità strategiche.

Intesa Sanpaolo ha festeggiato il timido rialzo dei profitti (+9,9%) gratificando il vertice operativo di 37 milioni di stipendio, il 19% in più dell´anno precedente. Stessa musica per Unicredit: gli utili di Piazza Cordusio sono scivolati da 4 a 1,7 miliardi, ma i compensi del top management sono saliti da 41 a 65 milioni. Il Monte dei Paschi di Siena ha tagliato il dividendo lasciando a bocca asciutta i soci (i profitti sono scivolati da 922 a 200 milioni) ma non se l´è sentita di dare un dispiacere ai quadri dirigenziali, che hanno visto crescere gli emolumenti del 5% a 10,5 milioni.

A dare il buon esempio è stato l´ad Antonio Vigni che malgrado lo scivolone della redditività ha visto il suo bonus salire del 75% a 800mila euro con un compenso totale balzato da 1,4 a 1,96 milioni. Gli unici a pagare la crisi (si fa naturalmente per dire) sono i vertici di Mediobanca. Piazzetta Cuccia - i cui utili al 30 giugno 2009 sono crollati da 1 miliardo a 2 milioni - ha tagliato i bonus, riducendo da 20,5 a 14,5 milioni il jackpot per il top management.

La Cuccagna ha premiato in proporzione pure i capi azienda. Alessandro Profumo, numero uno di Unicredit, ha recuperato parte dei soldi persi nel 2008 quando si era autoridotto lo stipendio del 63%. Quest´anno la ripresina dell´ultimo trimestre ha convinto Profumo a ritoccarselo da 3,47 a 4,27 milioni di euro (11.690 euro al giorno, festivi compresi) confermandolo come il banchiere meglio pagato d´Italia.

Alle sue spalle Corrado Passera che dopo un 2008 da dimenticare (3,06 milioni di euro) si è visto raddoppiare il bonus a 1,5 milioni arrivando a un 740 complessivo di 3,8 milioni. Più o meno la stessa cifra incassata nel 2007 quando però Intesa Sanpaolo aveva guadagnato il doppio e i suoi soci si erano messi in tasca un dividendo cinque volte superiore a quello 2009.

L´exploit di Vigni a Siena è compensato dal bel gesto del presidente Giuseppe Mussari che ha rinunciato a parte degli emolumenti di spettanza accontentandosi di 714 mila euro di stipendio, 150 mila in meno di un anno fa. In Mediobanca il presidente uscente Cesare Geronzi è stato l´unico a salvarsi dalla limatura alle buste paga, con uno stipendio salito da 3,2 a 3,3 milioni di euro. Alberto Nagel e Renato Pagliaro si sono dovuti accontentare di 2,5 milioni, il 20% in meno.

L´Italia non è un caso isolato. Le banche Usa e quelle europee, ha calcolato il Wall Street Journal, aumenteranno in media quest´anno del 10% le buste paga ai loro dipendenti. Lo stipendio medio di un trader a Wall Street nel 2009 è stato di 340mila dollari (+20%). Il banchiere più pagato d´Europa quest´anno sarà con ogni probabilità Josef Ackermann di Deutsche Bank che dopo il ritorno al profitto del colosso tedesco si è visto moltiplicare per sei il compenso a 9,55 milioni.

12 - 04-10

 

EMILIO BOTIN ORA OFFRE IL 4%...
Mi. C. per "il Sole 24 Ore"
- Il Banco Santander continua a scandire i tempi della finanza spa-gnola. L'istituto guidato da Emilio Botin si sta infatti distinguendo su svariati fronti, senza accusare alcun segno di debolezza. Nella raccolta, il banco ha infatti lanciato un deposito che offre una remunerazione che può arrivare fino al 4%. L'intento è ovviamente quello di allargare la base dei correntisti ma anche quello di tenere a debita distanza le altre banche. Per quel che riguarda invece la raccolta di fondi, il Santander sta pagando sul mercato, meno di quanto non paghi il Regno di Spagna. A dimostrazione del fatto che gli investitori si fidano di più dell'istituto, che non del paese iberico. Certo, Emilio Botin nelle ultime settimane si fa vedere di più accanto alla Ferrari e a Fernando Alonso, che non in Boadilla del Monte, ma la sua banca è sempre sulla buona pista.

 

14.04.10

 

ALLA FINE DELLA PROSSIMA SETTIMANA CON LA DESIGNAZIONE DEI CONSIGLIERI PER LE GENERALI, GERONZI CONQUISTERÀ IL LEONE DI TRIESTE (PAGLIARO GARANTE DELLE PARTECIPAZIONI MEDIOBANCA) - COSA VUOLE FARE DA GRANDE IL FURBO PALENZONA, 57 ANNI E 55 POLTRONE?
Gli uscieri di Mediobanca sono persone profondamente riservate e religiose. Per decenni hanno custodito il tempio di Piazzetta Cuccia e conoscono alla perfezione il rito ambrosiano. A chi li interroga spiegano che secondo questo rito il segno della pace viene scambiato tra i fedeli prima della Comunione e non dopo come avviene nel rito romano.

E ieri nel cortile della merchant bank questi segni sono apparsi molto evidenti quando Cesarone Geronzi è sceso per accompagnare alla macchina Abramo-Bazoli con un gesto che il "Messaggero" definisce di "visibilità segnaletica". Poi il presidente di Mediobanca ha accompagnato a piedi John Elkann per andare nella vicina sede di Italcementi dove i soci del Gruppo editoriale Rcs preparavano il consiglio di amministrazione che si tiene oggi.

Per gli uscieri questi sono i segni di pace di un rito che il banchiere romano sembra avere assimilato rapidamente nei due anni di permanenza sulla poltrona di Enrico Cuccia. D'altra parte la sua amicizia con Bazoli non è mai stata in discussione e la "visibilità segnaletica" è l'ennesima conferma del rapporto che lega i due Grandi Vecchi.

La processione era cominciata intorno alle 10 quando a varcare il cancello è arrivato il massiccio Fabrizio Palenzona, il 57enne vicepresidente di Unicredit che sta giocando la parte da protagonista nel risiko bancario-assicurativo. Ed è su quest'uomo, nato nel segno della Vergine ma sverginato in età precoce dalla politica, che si devono fermare i riflettori perché con le mosse degli ultimi giorni è salito definitivamente nella prima categoria dei banchieri.

È stato lui il grande mediatore nello scontro tra Alessandro Profumo, l'ostinato difensore del potere manageriale, e le Fondazioni, difensori del potere sul territorio. E con la cessione da parte di Unicredit del 2,84% di Generali alla Cassa di Risparmio di Torino, il massiccio Palenzona si è messo al centro delle trame che si stanno consumando tra Milano e Trieste.

La domanda che gli uscieri di Mediobanca si pongono a questo punto è che cosa voglia fare da grande questo personaggio che nei conti correnti di Montecarlo si faceva chiamare "Radetzky" mentre Pacini Battaglia (uno dei protagonisti di Tangentopoli) usava l'appellativo "Pallenzona". Tutti gli riconoscono una grande capacità di navigare nell'intero arco politico e la sua storia è lì a dimostrare che destra, centro e sinistra "per lui pari son". Se fate l'elenco delle cariche che ricopre si arriva a 55; questo è il numero delle poltrone che il banchiere-politico è riuscito a collezionare negli ultimi anni.

Adesso, con la sua mole da due quintali e l'altezza vicina ai due metri, gioca la parte del pivot e fa sapere ai suoi interlocutori privilegiati (Profumo, Geronzi, Bazoli) che non vuole nessun incarico e non ambisce alla presidenza di Unicredit né a quella di Mediobanca perché è un fautore convinto della stabilità. Continuità nella stabilità sembra essere la sua parola d'ordine e questo leit-motiv viene ripetuto oggi dai giornali.

È una parola d'ordine che va bene per Mediobanca dove l'amministratore delegato Pagliaro può fare da garante, e alle Generali dove i "ragazzi" Perissinotto e Balbinot si sentono forti dei risultati 2009. Il furbo Palenzona ha solo 57 anni e 55 poltrone. Per questa ragione può aspettare il suo momento e assistere con le mani incrociate sulla pancia al prossimo rito ambrosiano.

Secondo gli uscieri questa cerimonia si svolgerà alla fine della prossima settimana con la designazione dei consiglieri per le Generali, e dovrebbe vedere un Geronzi con gli occhi al cielo mentre tira un grande sospiro e allarga le braccia per l'ultimo sacrificio. È il sacrificio che lo porterà nella società di Trieste dove perfino Kafka ha lavorato da giovane, e a quel punto sarà chiaro che il suo erede naturale è "Pallenzona", un ex-autotrasportatore di Novi Ligure che sta guidando la sua vita con l'abilità di un Grande Vecchio.

2- CHE FINE HA FATTO RATAN TATA, L'IMPRENDITORE INDIANO CHE VOLEVA INVADERE L'ITALIA CON LE SUE AUTOMOBILINE DI PLASTICA DA 2.500 EURO? VORREBBE METTERE UN PIEDE NEL MERCATO ITALIANO DELLE TELECOMUNICAZIONI
Che fine ha fatto Ratan Tata, l'imprenditore indiano che voleva invadere l'Italia con le sue automobiline di plastica da 2.500 euro?

Quando arrivò a Torino nel settembre 2005 fu accolto da Luchino di Montezemolo con grande entusiasmo e nel settembre di quell'anno la Fiat firmò un agreement che sembrava dovesse sposare il Lingotto con il colosso di Mumbay. E anche il tycoon 72enne mostrò grande simpatia per Luchino e le poltrone Frau diventando socio del Fondo Charme.

Qualcuno sostiene che la Fiat non ha rinunciato all'idea di dare sostanza all'accordo del 2005 e che dopo l'intesa con Chrysler e i piedi sul mercato russo, potrebbe nascere un colosso universale dell'automobile. In realtà le notizie che arrivano dall'India dicono che la holding di Ratan Tata sta attraversando un momento difficile, ma la passione per l'Italia non sembra tramontata nell'animo di quest'uomo senza eredi che dopo un'infanzia sofferta si è laureato in un'università americana.

È notizia di questi giorni che la conglomerata vorrebbe mettere un piede nel mercato italiano delle telecomunicazioni. Un cenno in questo senso è stato fatto nei giorni scorsi dal quotidiano "Il Tempo" e i dettagli li ha spiegati il "Corriere della Comunicazioni".

 

Il Gruppo di Mumbay vorrebbe sfruttare le potenzialità del mercato italiano e avrebbe in mente di trovare una piattaforma nel Centro-Italia, forse in Molise. Questo sarebbe il primo passo per aprire le porte alla tecnologia informatica indiana che sembra ben più robusta delle automobiline di plastica con cui il consigliere di amministrazione di Fiat, Ratan Tata, pensava di fare le pulci alla fabbrica torinese.

3- PER L'ECONOMISTA MICOSSI NON È IMPOSSIBILE REGOLARE I MERCATI FINANZIARI. BASTA UN'UNICA AUTORITÀ AMMINISTRATIVA CHE INTERVENGA IN CASO DI FALLIMENTO DELLE BANCHE
Ogni giorno che passa si fa sempre più strada la convinzione che sia impossibile regolare i mercati finanziari.

Nel mondo delle banche resta sommerso un centinaio di miliardi di prodotti tossici e i discorsi per arginare un'altra bolla sui derivati e la speculazione lasciano il tempo che trovano. Anche Mario Draghi nella sua veste di presidente del Financial Stability Board rischia di dire parole al vento perché la voglia delle regole si scontra con gli annunci sulla crisi del debito pubblico di alcuni paesi per i quali si ipotizza addirittura l'uscita dall'euro.

Ieri pomeriggio alle 18,30 nella trasmissione di Sky diretta dalla giornalista Sarah Varetto, l'economista Stefano Micossi ha dichiarato che nessuno sa esattamente che cosa significhi uscire dall'euro, poi con una certa supponenza lo stesso Micossi ha svelato di aver messo a punto una nuova architettura della finanza internazionale.

Al giovane direttore generale dell'Assonime che ha guidato il Centro Studi di Confindustria e ha lavorato anche nel servizio studi della Banca d'Italia, non manca il coraggio della provocazione. Questa volta però ha voluto argomentare le sue intenzioni sulla base di una ricerca che è stata condotta da Assonime e dal Ceps (Centre European Policies Studies) di Bruxelles.

Il report è un tomo di 104 pagine che provoca forti emicranie ed è stato realizzato con il contributo di Unicredit, ma Micossi l'ha presentata come il toccasana per le malattie della finanza internazionale. Da quello che si è capito i pilastri per uscire dalla fragilità dei gruppi bancari riguardano il contenimento dell'azzardo morale per i banchieri con una nuova disciplina sugli azionisti e sui manager, e con l'idea di un'unica autorità amministrativa che intervenga in caso di fallimento delle banche.

Alla Banca d'Italia stanno spulciando le idee di Micossi e si chiedono se l'economista dal ciuffo ribelle non abbia esagerato in fantasia.

4- NEGLI AMBIENTI DELLA LEGA SI DÀ PER CERTA L'IPOTESI CHE DANILO BROGGI DIVENTI PRESIDENTE DELLE FERROVIE DELLO STATO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che negli ambienti della Lega si dà per certa l'ipotesi che Danilo Broggi diventi presidente delle Ferrovie dello Stato.

 

Costui è un milanese che dopo aver guidato la Confapi e occupato altri incarichi, è arrivato quattro anni fa alla guida di Consip, la società pubblica che gestisce gli acquisti per l'Amministrazione dello Stato. Il settimane "Economy" in edicola oggi lo tira in ballo per la direzione generale dell'Expo 2015 di Milano, ma il nome del 50enne Broggi è in pole position per la poltrona che tra poche settimane sarà liberata da Innocenzo Cipolletta".

[18-03-2010] 

 

BAZOLI IN PIAZZETTA CUCCIA, INCONTRO DI CIRCA UN'ORA CON GERONZI...
(Adnkronos) -
E' durata circa 50 minuti la visita di Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo a Mediobanca. Arrivato a piedi, Bazoli e' andato via in macchina e all'uscita, a salutarlo stringedogli la mano, si e' visto anche il presidente di Mediobanca Cesare Geronzi. In mattinata, secondo indiscrezioni, si sarebbe recato in piazzetta Cuccia anche Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit.

22.03.10

 

- SULLE BANCHE SPAGNOLE UNA MINA DA 23 MILIARDI...
Da "la Stampa" -
Le banche spagnole hanno fatto tutto il possibile per arginare l'ondata di debiti emersa con lo scoppio della bolla immobiliare. Si è prestata molta attenzione alle migliaia di immobili che le banche hanno rilevato dalle società costruttrici in difficoltà in cambio della cancellazione dei loro debiti.

Ma un problema molto più grande è quello dei prestiti che le banche hanno rifinanziato senza considerare l'eventualità che non potessero essere rimborsati. Le banche potrebbero trovarsi a dover accantonare quasi 23 miliardi di euro in più nei prossimi anni, il 41% degli accantonamenti effettuati finora. Secondo gli analisti, le banche spagnole sarebbero titolari di un patrimonio immobiliare, acquistato dalle imprese costruttrici, del valore tra 30 e 43 miliardi.

La banca centrale spagnola sta chiedendo agli istituti di accantonare subito il 10% del valore delle proprietà, e un altro 10% dopo un anno per gli immobili non ancora venduti. Considerando però il deprezzamento progressivo di questi beni, la banca centrale sarebbe intenzionata ad aumentare questo valore al 30%. Secondo il Credit Suisse, le banche spagnole avrebbero finora accantonato il 21% del valore degli immobili. Ipotizzando un patrimonio totale di 35 miliardi,si tratterebbe di accantonare altri 3,2 miliardi.

Esiste però un problema più grave, quello dei prestiti che sono stati rifinanziati ma non ancora svalutati. Credit Suisse calcola che questi prestiti potrebbero rappresentare il 3,5% dei crediti concessi dal sistema bancario spagnolo, circa 64 miliardi. Una quota consistente di questi crediti potrebbe diventare inesigibile tenendo conto delle difficoltà dell'economia spagnola nell'emergere dalla recessione quest'anno.

Gli analisti ritengono che gli accantonamenti potrebbero alla fine arrivare al 20%-40% del totale. Facendo una media, significa che le banche dovranno mettere da parte altri 19,3 miliardi. Accantonare 23 miliardi in equivale ad assorbire due terzi dei 34 miliardi di utili lordi che secondo Iberian Equities il settore realizzerà quest'anno. Naturalmente l'accantonamento potrebbe essere spalmato su due o tre anni, e non è detto che tutti i debiti alla base delle stime finiscano per diventare irredimibili.

 

 

 

CASSA SILURI E PRESTITI - COSA C'è DIETRO LA CACCIATA DEL TREMONTIANO VARAZZANI E L'ARRIVO DEL "BAZOLIANO" GORNO TEMPINI? - Tremonti e Guzzetti avrebbero preso la decisione su un tavolo di dossier più ampio. Che comprende le prossime nomine dei vertici di Intesa Sanpaolo, compresa quella del bazoliano tendenza passera Enrico Salza che che dopo un triennio non ha più la fiducia della Compagnia Sanpaolo by benessia né di giulietto....

Andrea Greco per "la Repubblica"

 

Massimo Varazzani lascerà il vertice della Cassa depositi e prestitin (Cdp): l´assemblea tra due mesi dovrebbe impalmare nuovo amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini, attuale direttore generale di Mittel. Non è ufficiale ma poco manca, dopo le voci degli ultimi giorni e gli incontri di venerdì a Roma tra alti esponenti del Tesoro (che della "banca del governo" ha il 70%) e delle 66 Fondazioni azioniste con il 30% restante.

La sostituzione era nell´aria perché, a 15 mesi dall´insediamento e malgrado una capacità manageriale che molti riconoscono, a Varazzani i due soci imputano condotte troppo ruvide e autoritarie, che hanno guastato i rapporti con il presidente Franco Bassanini, e con parti del consiglio e della struttura interna di Cdp. Compreso il comitato di monitoraggio, chiamato a controllare l´applicazione del piano triennale che prevede investimenti per 50 miliardi.

Anche l´allontanamento dalla dirigenza top di Antonino Turicchi e Matteo Del Fante è stato visto come un errore (e ora quest´ultimo, parcheggiato a Cdp Investimenti, potrebbe tornare come dg della Cassa intera). Il cda del 30 marzo, che vara il bilancio 2009, sarà l´ultimo atto: all´assemblea di fine aprile le nuove nomine, per un consiglio decaduto per lo scadere della maggioranza dei membri.

 

È sorprendente, per gli addetti ai lavori, la candidatura di Gorno Tempini. Bresciano, 48 anni, laureato in Bocconi e con una carriera tutta finanziaria tra Jp Morgan, Intesa Sanpaolo e oggi la finanziaria bresciana che per Giovanni Bazoli è una seconda casa. Dato che tale nomina nella Cassa spetta al Tesoro - le Fondazioni scelgono il presidente, e riproporranno Bassanini - perché il ministro Giulio Tremonti punta su un manager che attorno a via XX settembre è descritto come «organico al sistema di Bazoli e delle Fondazioni»? Mistero fitto.

 

Una spiegazione possibile, che inizia a filtrare nelle stanze finanziarie, è che Tremonti e Guzzetti (presidente di Cariplo e dell´associazione tra Fondazioni) abbiano preso la decisione su un tavolo di dossier più ampio. Che potrebbe comprendere le prossime nomine dei vertici di Intesa Sanpaolo, la prima banca italiana dove Bazoli e Guzzetti sono relativamente presidente e più influente azionista da lustri.

 

Così si torna a mormorare della presidenza del consiglio di gestione di Ca´ de Sass, unica casella di peso incerta, poiché Enrico Salza dopo un triennio non ha più la fiducia della Compagnia Sanpaolo (che ha il 10% nella banca e quella poltrona esprime). Gli "sponsor" rimasti a Salza, oggi, sono Bazoli e il suo amministratore delegato, Corrado Passera. Due settimane fa Tremonti, a Torino, parlò dell´esigenza di una rappresentanza torinese forte in Intesa Sanpaolo. E risulta abbia frequenti contatti a riguardo con il sindaco Sergio Chiamparino. Forse da ieri la riconferma dell´esperto Salza è più difficile

 

[02-03-2010] 

 

 

- MEDIOBANCA: BOLLORE', CI VUOLE UNITA' ENORME TRA TUTTI GLI ITALIANI
Radiocor -
Generali e Mediobanca 'non sono solo un'assicurazione e una banca. Si parla di tutto il mondo della finanza e dell'industria italiana. Bisogna che ci sia un'unita' enorme tra tutti gli italiani'. Cosi' il finanziere Vincente Bollore', che rappresenta i soci francesi di Mediobanca, parlando ai giornalisti a margine del Salone dell'Auto di Ginevra.

 

- CARITO: INCONTRO FONDAZIONE CRT E CARIGE, AVVIATO PERCORSO
(AGI) -
I vertici di Fondazione Crt, il presidente Andrea Comba ed il segretario Angelo Miglietta si sono incontrati, oggi, a Torino, con il presidente della Fondazione Carige Flavio Repetto ed il numero uno dell'istituto genovese Giovanni Berneschi. Al centro dell'incontro il percorso che dovrebbe portare alla nascita della nuova banca "Carito".

Secondo quanto si e' appreso si e' trattato di un incontro cordiale, un'occasione di conoscenza reciproca in cui e' stata ribadita la volonta' delle due Fondazioni di favorire progetti di interesse in particolare a favore dei territori ligure e piemontese, come d'altronde prevedono gli Statuti. Tra le parti, e' trapelato inoltre, e' stato convenuto l'avvio di un percorso i cui esiti al termine dei lavori delle Commissioni congiunte, che si formeranno, saranno portati all'esame ed all'approvazione dei rispettivi Consigli.

 

- GENERALI: BOLLORE', BERNHEIM PER UN ANNO? 'TUTTO E' POSSIBILE'
Radiocor -
'Tutto e' possibile'. Cosi' il finanziere Vincent Bollore', in merito all'eventualita' di una riconferma, ancora per un anno, di Antoine Bernheim alla presidenza delle Generali. 'Il mio amico Bernheim ha svolto un lavoro formidabile alla guida delle Generali - ha affermato Bollore' - e' una societa' meravigliosa che non ha sofferto della crisi'. Bollore' ha parlato a margine del salone di Ginevra.

 

- ITALEASE, IL FISCO CHIEDE UN MILIARDO PER L'IVA...
Da "La Stampa" -
Banca Italease potrebbe in futuro avere bisogno di «ulteriori aumenti di capitale», dopo quello da 1,2 miliardi di euro chiuso dalla banca il 30 dicembre scorso. È quanto emerge dal prospetto sul prestito obbligazionario convertibile del Banco Popolare che dedica alla controllata, di cui ha il 91,4%, un capitolo della sezione «fattori di rischio». Il prospetto fa riferimento alle «incertezze della congiuntura generale e dell'andamento economico di Italease».

Dal prospetto emerge poi che le pretese del Fisco nei confronti di Banca Italease, su contestazioni Iva e altre imposte dirette, superano il miliardo. Le richieste sono lievitate rispetto ai 673 milioni iniziali. Il prospetto rivela infine che tra marzo e ottobre 2009 il Banco Popolare è stato visitato dagli ispettori di Bankitalia: la vigilanza ha chiesto «di rafforzare i presidi centrali di governo del credito», ma ha dato «atto dell'avviata opera di rigorosa razionalizzazione» attuata dall'ad Pier Francesco Saviotti.

 

03.03.10

 

 

- BANCHE: FAISSOLA, SE BASILEA 3 APPLICATO GRAVI DANNI PER SISTEMA...
(Adnkronos) -
Se le norme previste da Basilea 3 venissero applicate 'si potrebbero creare gravissimi danni per il settore bancario italiano che colpirebbe tutta l'economia del nostro Paese. Il patrimonio e' essenziale per fare banca ma serve mettere le banche in condizione di remunerare questo patrimonio. Nella crisi siamo entrati meglio degli altri. L'auspicio e' di uscirne almeno nella condizione analoga in cui siamo entrati'. Ad affermarlo e' il presidente dell'Abi Corrado Faissola intervenendo in occasione della presentazione di un volume sulla storia dell'associazione.

- BANCHE: AD ANTITRUST IMPEGNI ABI, TAGLIO COMMISSIONI DEL 20%...
Radiocor -
Limitare i danni e salvaguardare le commissioni interbancarie messe nel mirino dalle istruttorie Antitrust aperte a novembre. Per rispondere a q uesto obiettivo l'Abi, secondo quanto risulta a Radiocor, e il Consorzio Bancomat stanno mettendo a punto degli impegni da presentare nei prossimi giorni all'Autorita' garante della concorrenza. Secondo una prima bozza, il taglio delle commissioni si aggira sul 20 per cento.

02.03.10

 

AGRICOLE MARCIA SU ROMA – LA BANCA FRANCESE FA SHOPPING DA INTESA COMPRANDOSI 190 FILIALI (COMPRESA CASSA DELLA SPEZIA) PER UNA SPESA DI 900 MLN € - PUNTA ANCHE A MILANO E VENETO PER RAFFORZARSI IN ITALIA (DOVE POSSIEDE CARIPARMA) – DIVENTERA’ IL 7° GRUPPO PER DIMENSIONI E IL 5° PER RISULTATI…

R. Dim. per "il Messaggero"

 

Finirà sul tavolo dei consigli di gestione (cdg) e di sorveglianza (cds) di Intesa Sanpaolo in programma domani a Torino, l'accordo con l'Antitrust sul caso-Agricole. La banca francese e Intesa in cambio dell'impegno di Parigi di cedere lo 0,8% della Cà de Sass entro giugno prossimo e di un ulteriore 3% per giugno 2011 in modo da restare col 2% (oggi ha il 5,8%), sterilizzando nel frattempo i diritti di voto sulla quota trasferita a un trust, hanno depositato all'Authority un contratto di compravendita su 150-200 filiali della Superbanca: dagli accordi di massima raggiunti, da definire in maggio (Leonardo & co assiste Intesa, Calyon i francesi), l'Agricole dovrebbe rilevare Cassa della Spezia - 80 filiali - e circa altri 110 sportelli (per un totale quindi di 190) a fronte di un investimento stimato sui 900-950 milioni.

 

In questo modo l'Agricole potrà rafforzarsi in Italia dove possiede Cariparma che controlla (79,11%) Friuladria e passare dagli attuali 730 a 920 sportelli e diventare il 7° gruppo per dimensioni e il 5° per risultati. Oltre alla banca spezzina, sotto la lente ci sarebbero filiali del gruppo Intesa a Milano, Veneto e nel Centro-Italia con particolare riguardo a Roma.

La "dote" dovrebbe essere rilevata per contanti e conferita in aumento di capitale di Cariparma, controllata all'85% mentre il restante 15% è posseduto dalla fondazione parmense. Fondazione che in base ai "patti" con Parigi, avendo il diritto di opzione per sottoscrivere le ricapitalizzazioni, quasi certamente seguirà l'operazione per non diluirsi: stimando in 900 milioni il conferimento in natura degli asset nell'aumento Cariparma, la fondazione dovrebbe spendere circa 135 milioni.

 

L'esecuzione della discesa dell'Agricole in Intesa e della vendita degli asset, avverrà sotto la lente dell'Antitrust che di proposito ha lasciata aperta la procedura di infrazione sulla banca italiana fino al 15 luglio 2011. Una delle "piazze" dove i francesi vogliono radicarsi sempre di più è Roma: oggi Cariparma opera con 17 filiali e potrebbero arrivare a 40. Ma anche su Milano dove Parma alza le insegne su 40 sportelli, la presenza crescerà significativamente come nel Veneto e nel Centro Italia: a parte la capitale, è previsto lo sviluppo in Toscana.

 

A seguito di queste cessioni, la presenza di Intesa in Italia scenderà da 6.090 a 5.900 filiali. I consigli della Superbanca di domani, dunque, dovranno ratificare gli accordi con Antitrust e Agricole che sarebbero stati oggetto di una delibera d'urgenza presa dai vertici della banca a ridosso della decisione dell'Autorità. All'ordine del giorno del cds c'è un punto significativo: "Autorizzazioni a operazioni ai sensi dell'art. 25 punti 1 e 2 dello Statuto".

 

In pratica l'organo presieduto da Giovanni Bazoli dovrebbe ratificare il dossier-Agricole relativamente anche alla cessione del pacchetto di sportelli ma anche, su proposta del cdg presieduto da Enrico Salza che si riunisce prima, dare il via libera al progetto di quotazione in Borsa di Banca Fideuram, leader italiano nei promotori finanziari con 4.309 private bankers e 97 filiali.

 

Il piano di ipo, al quale stanno lavorando Imi e Merrill Lynch in veste di global coordinator - Imi e Leonardo & co sono gli advisor - dovrebbe prevedere il collocamento di una quota fra il 40 e il 55%. Sembra tramontata la possibilità di trasferire a Fideuram il controllo di Fideuram vita posseduto da Intesa: i tempi necessari per l'ottenimento delle autorizzazioni da parte delle varie autorità (Isvap, Antitrust) per il passaggio dell'assicurazione, potrebbero far slittare la scadenza che Corrado Passera ha fissato per giugno.

 

 

[22-02-2010]

 

 

FURBETTI DELLO SPORTELLO – TUTTI I TRUCCHETTI DEI BANCHIERI PER FAR PAGARE AI CLIENTI I COLPI DELLA CRISI E LA REDDITIVITÀ PERDUTA – i ladroni DEL CREDITO PENSANO BENE DI METTERE NEL MIRINO LE FAMIGLIE RITOCCANDO VERSO L'ALTO COMMISSIONI, BALZELLI E COSTI VARI – ALMENO DRAGHI S’È INCAZZATO…

Paola Pilati per "L''espresso"

Tema in classe: 'Fare profitti: si apre una nuova stagione di caccia'. Da qualche tempo i banchieri si sono messi al lavoro come studentelli furbi per sviluppare un piano che gli consenta di raddrizzare in fretta i bilanci zoppicanti sotto i colpi della crisi, resi fragili dalle sofferenze in crescita vertiginosa, e stretti dal cappio dei tassi calanti. E hanno buttato giù lo svolgimento più facile: "Le commissioni a carico dei clienti-famiglie". Li ha pizzicati subito il governatore della Banca d'Italia .

Al posto della commissione di massimo scoperto, bandita all'inizio del 2009 perché poco trasparente e imprevedibile onere che taglieggiava i conti che andavano in rosso, le banche hanno adottato nuovi balzelli: tre su dieci fanno pagare al cliente più di prima; molte hanno messo le cose in modo da rendere difficilmente calcolabile l'addebito, con costi che vanno dai 2 ai 10 euro al giorno.

Arriva la bolletta del gas e il conto è a zero, magari per un ritardo nell'accredito dello stipendio? Ritiri dal bancomat una cifra che sfora di 50 euro oltre le disponibilità? O, ancora, emetti un assegno senza sapere che sconfini oltre il deposito? Sono guai. Nel caso più diffuso di sconfinamento (300 euro) sette banche su dieci ti fanno pagare di più di prima.

La scoperta, che ha fatto tuonare il governatore Mario Draghi chiedendo agli istituti più chiarezza nei confronti dei clienti, e persino un intervento legislativo per raddrizzare il mercato, viene fuori da una ricerca con cui la Banca centrale ha setacciato le condizioni praticate da 514 istituti, pari all'82 per cento dei conti correnti offerti ai clienti. E conferma l'allarme lanciato alla fine dell'anno scorso dall'Antistrust, che su un campione più piccolo era giunta alle stesse conclusioni: rincari anche 15 volte superiori alla commissione abolita.

L'affondo di Draghi ha mandato su tutte le furie i banchieri. Questo è maramaldeggiare, si sono lamentati, proprio mentre abbiamo gli occhi di tutti addosso, e certo non sono sguardi indulgenti; senza contare gli sforzi di autoregolamentazione che stiamo facendo con il consorzio Patti chiari; e non tenendo in nessun conto che dopo un anno da incubo il sistema in fondo ha retto...

Ma il clima plumbeo tra i banchieri non dipende solo dalla bacchettata del governatore. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti non perde occasione per metterli in cattiva luce ("Non sanno fare il loro mestiere", li ha ridicolizzati qualche giorno fa), e li tiene nel mirino minacciando inasprimenti fiscali a ogni piè sospinto; per non parlare di Moody's, che ha appena declassato il rating di 15 miliardi di strumenti ibridi di parecchie banche italiane - i titoli con cui si approvvigionano di denaro - rendendo la loro emissione più costosa proprio mentre il bisogno di aumentare il patrimonio degli istituti si fa più forte.

Ma quello che preoccupa di più i banchieri sono i conti appena chiusi: gli utili netti del settore, dopo essersi dimezzati nel 2008, si sono ridotti di un altro 45 per cento nel 2009, trasformando il business bancario da una 'cash cow' in una mucca smagritissima e difficile da mungere. Il guadagno da 'mark up' e da 'mark down' (in pratica i margini dai differenziali tra i tassi), che fruttavano sui 500-700 milioni di euro l'anno, ora è quasi evaporato.

Il rendimento dell'attività bancaria (misurata come la differenza tra il tasso per raccogliere il denaro e quello per prestarlo) è sceso dal 2,9 del 2008 al 2,3 del 2009. Il ritorno dell'investimento per chi nelle banche ci ha messo il capitale è crollato dal 4,4 al 2,3, rendendo gli azionisti - soprattutto le Fondazioni bancarie - piuttosto nervosi.

Eppure il 2010 è dato in crescita. Le previsioni dell'Abi danno margini, utili, attività, in risalita. E chi fornirà la benzina per la ripresa?

Per saperlo occorre fare un viaggio dentro le strategie delle banche, alcune esplicite, altre meno. "Per fare i bilanci non potranno che usare la leva delle commissioni: si faranno pagare cari i servizi alle famiglie", prevede senza mezzi termini un esperto autorevole che non vuole essere citato. "In media ogni euro di prestito ha un rendimento negativo: non resta che mettere le mani sui depositi delle famiglie", ammette brutalmente - e anonimamente - un altro.

Nel 2009, d'altra parte, l'unica cosa che ha retto è stato il risparmio familiare. I 40 milioni di clienti delle banche hanno continuato a mettere a piene mani i propri soldi nei conti correnti - i depositi erano 1.200 miliardi di euro a dicembre 2009 - e a comprare le obbligazioni offerte dalle proprie banche - 800 miliardi di euro lo stock sempre a dicembre - nonostante i tassi quasi a zero. Il fatto che il sistema bancario italiano, al contrario di altri, sia fondato per il 64 per cento sulla raccolta e solo per il resto dalla finanza (vedi grafico nella pagina a fianco) gli dà stabilità. Ma rende i clienti-depositanti i primi polli da spennare.

"È sulle famiglie, i clienti che hanno meno potere di mercato, che le banche estraggono la maggiore redditività", dice Chiara Fornasari di Prometeia. Mettere le mani sul retail: è questa la parola magica su cui sono concentrati tutti gli uffici marketing delle banche. Attirarlo (magari con un mutuo-civetta) e non mollarlo più, sarà sempre più vitale per i signori del credito.

I filoni su cui le banche si stanno muovendo sono essenzialmente due. Anzitutto, spingere i clienti verso l'utilizzo della banca on line, che riduce i costi; secondo, concepire, presentare e vendere sempre nuovi servizi. Con relative commissioni.

Operare sul proprio conto corrente via Internet oggi è routine solo per 13 milioni di persone. Eppure su questo fronte il clima è rovente. Unicredit ha deciso di far pagare ben tre euro a chi vuole prelevare o depositare il contante allo sportello (oltre a un ritocco sui canoni dei conti a partire da questo mese).

"Se vai in filiale consumi il tempo del cassiere (si calcola un euro al minuto, ndr), che potrebbe essere investito meglio in attività più redditizie", spiega Frederick Geertman, responsabile marketing della banca di Alessandro Profumo: "Unicredit ha investito moltissimo in macchine bancomat sempre più evolute, e lì un'operazione non costa niente: se vieni in filiale, paghi".

Su questa linea di penalizzare le operazioni allo sportello si allineano un po' tutte le banche: un giroconto costa 4 euro con il conto Bnl revolution, un bonifico 3,50 da Genius One di Unicredito, il duplicato dell'estratto conto 5,50 euro a foglio con Zerotondo di Intesa. "Il servizio deve costare", teorizza un alto banchiere, "per rendere consapevole il cliente che il servizio bancario è un'industria: ci provi lui a spostare il denaro a meno di 4 euro, il prezzo di un bonifico".

Questa 'war on cash', cioè la guerra per spingere chi usa il denaro a farlo viaggiare sempre più sulle autostrade elettroniche, inasprisce la concorrenza tra banche tradizionali e banche low cost come Conto Arancio e CheBanca, sportelli leggeri e pochi dipendenti: Profumo, infatti, le ha appena accusate di 'disallineare' il mercato. "La verità è che l'Italia è un paese in cui i clienti delle banche stentano a cambiare.

Per vincere la loro inerzia c'è solo la leva del prezzo", dice Christian Miccoli, amministratore delegato di CheBanca, "e persino in questo modo si spostano, inseguendo le offerte, non più di due milioni di persone. Diciamo invece che mentre noi facciamo prodotti semplici, con costi trasparenti, in giro si vedono mille offerte di 'conti a pacchetto' la cui gestione spesso aumenta i costi delle banche". E alla lunga anche anche il prezzo per il cliente.

I tipi di conto corrente offerti sul mercato sono infatti una vera giungla. Basta andare nel sito di Patti Chiari, per verificare: c'è quello per il giovane senza reddito, quello per la famiglia-base, per quella evoluta, per il pensionato e via dicendo. Tutti con costi diversi (vedi grafico a pagina 123), il che va incontro a diverse esigenze, e va bene: ma districarsi tra le mille condizioni economiche che quel conto offre richiede studio da contabile, e una buona dose di pazienza.

Le condizioni di Genius One riempiono 23 pagine, quelle di Zerotondo otto, il che è sempre un bel po', e spesso, quando le banche inviano a casa gli avvisi - su più facciate scritte fitte fitte - per il cambio unilaterale delle condizioni del conto, nessuno sa con che cosa vanno comparati. Buio pesto.

Alla stragrande maggioranza degli italiani, comunque, piace andare allo sportello. Vogliono il contatto fisico con la banca. Fanno la fila, occupano il tempo di cassieri e consulenti per cose minime: in soldoni, molti di loro non producono un euro di reddito. Altri, e sono i correntisti più obsoleti, rendono bene: secondo una indagine mai trapelata dalla Banca d'Italia , in questa fascia molti non hanno il tipo di conto ottimale per loro, cioè quello che li farebbe pagare di meno.

In ogni caso, per le banche è vitale non mollare il cliente retail. Devono stoppare quella emorragia naturale che fa dire addio ogni anno alla propria banca al 5-10 per cento dei correntisti, e devono cercare di rubarseli l'un l'altro. "Un cliente solo con esigenze di base rende poco", spiega Geertman, "ma poiché non cambia i miei costi fissi, anche il cliente marginale è positivo: gli insegnerò a usare la tecnologia, aspetto che aumenti il suo reddito o che crescano le sue esigenze: un mutuo, un prestito, una assicurazione. Molte persone non sanno di avere dei bisogni, noi dobbiamo trovarglieli".

Questa filosofia, che si chiama 'cross selling', è il terreno su cui le banche stanno aguzzando l'ingegno per fare soldi. I risultati già si vedono: "Intesa Sanpaolo nel 2010 e negli anni prossimi rafforzerà la consulenza ai clienti sui prodotti di risparmio gestito, fondi comuni e gestioni patrimoniali", annuncia Marina Tabacco, responsabile marketing privati della Banca dei Territori di Corrado Passera.

Per tutti, aumenta la proposta di schemi previdenziali o la vendita di polizze assicurative: si stanno insomma affilando le armi per versare nel piatto del cliente una infinità di prodotti finanziari, con relative commissioni.

Nessuna demonizzazione, per carità, ma occorre tenere gli occhi ben aperti. Secondo uno studio delle Poste, l'anno scorso delle obbligazioni offerte dalle banche ai propri clienti aveva un rendimento inferiore a un Btp di uguale durata. E non sottovalutare l'allarme della Consob, che ha appena chiamato a rapporto due banche (identità ignota), perché legavano le retribuzioni del personale alla vendita di prodotti della casa. Un plateale conflitto di interessi. Ma tante belle commissioni.

[19-02-2010]  

 

 

ABI, A GENNAIO NUOVA FRENATA IMPIEGHI A IMPRESE E FAMIGLIE...
Radiocor
- Nuova frenata a gennaio per gli impieghi delle banche italiane a imprese e famiglie. Lo segnala il rapporto mensile dell 'Abi che stima un tasso di crescita pressoche' nullo allo 0,1% dallo 0,5% di dicembre. La frenata e' evidente nel confronto sui dodici mesi: a gennaio 2009 la crescita era stata del 4,9 per cento.

 

 - BNP PARIBAS: BNL, OBIETTIVO 1000 SPORTELLI NEL 2012...
(Adnkronos) -
Bnl si pone l'obiettivo di arrivare dagli 800 attuali a 1000 sportelli nel 2012. E' quanto emerge dai dati del bilancio 2009 in cui figura anche l'incremento del numero dei nuovi conti correnti, con 60.800 aperture nette (+47.000 conti correnti nel 2008, + 6.100 nel 2007 e - 86.000 nel 2006 al momento dell'integrazione di Bnl nel gruppo Bnp Paribas). Crescono i crediti erogati (+5,0%), sia per quanto riguarda la clientela individuale (+4,2%) che le imprese (+5,7%) nonche' l'incremento delle quote di mercato nel settore del risparmio finanziario, sia nelle polizze vita che nei fondi. Il margine d'intermediazione, pari a 2.923 milioni di euro, aumenta del 4,4% rispetto al 2008.

EFFETTO DOMINO SUI DEBITI DI DUBAI...
G.Ve. per " Il Sole 24 Ore " - A Dubai dopo il real estate tremano anche le utility. Dewa, la Dubai Electricity and Water Authority, è sotto pressione degli investitori per alcuni problemi con i prodotti derivati. La società infatti deve fare fronte al rimborso anticipato di una cartolarizzazione da 2 miliardi di dollari. Lo strumento prevedeva originariamente i rimborsi per il 2036, ma dopo che Moody's ha declassato il rating della società è scattata una clausola del contratto che può anticiparne la scadenza.

Il Ceo della società Saeed Mohammed Al Tayer ha dichiarato che Dewa si aspetta buoni risultati per il bilancio 2009 e conta così di riconquistare la fiducia e rimandare la scadenza del debito. Più fredda invece Mood'y che ha consigliato alla società di rinegoziare il debito, mentre ha sottolineato che non tutti gli strumenti derivati di Dewa sono garantiti dal governo dell'Emirato.  

19.02.10

 

BANKITALIA: OK TAR A REVOCA PARTECIPAZIONI CR SAN MARINO IN DELTA...
Radiocor - Sono legittimi i provvedimenti con cui Banca d'Italia ha disposto la revoca delle partecipazioni nel Gruppo Delta di Bologna della Cassa di Risparmio di San Marino, dell'ex a.d. della Cassa, Mario Fantini, e di Estuari Spa, Onda Spa e Sviluppo Investimenti Esteri. Lo ha stabilito, come apprende Radiocor, il Tar del Lazio, respingendo i ricorsi presentati contro i provvedimenti di Palazzo Koch.

22.01.10

 

MEDIOBANCA: CHIUSO COLLOCAMENTO DEL CONVERTIBILE MEDIOLANUM...
(ANSA) - Mediobanca ha concluso il collocamento del bond convertibile in azioni ordinarie Mediolanum (exchangeable bond convertibile) con scadenza nel 2015 per un ammontare pari a 75,5 milioni di euro. Lo annuncia una nota. Il premio di conversione e il coupon dello strumento sono stati fissati rispettivamente al 30% e al 2,625%. Il prezzo finale di conversione è stato fissato a 5,28 euro.

22.02.10

 

COME è BUONA LA MOUSSE DI MUSSARI (DA D'ALEMA A GERONZI, DA ENRICO LETTA A BAZOLI, SAPORI-MIX) - ECCO COME IL MONTEPASCHI DI SIENA SI RITROVA AL CENTRO DEI GRANDI GIOCHI - MUSSARI È PRONTO PER L’ABI E LA BANCA PESERÀ NEL RIASSETTO DELLE GENERALI MENTRE I SOCI PRIVATI AXA E CALTAGIRONE INFERNALE AUMENTANO LA PRESENZA NELLLA STANZA DEI BOTTONI...

Marcello Zacché per "il Giornale"

C'è una banca, il Monte dei Paschi di Siena, che a 538 anni dalla fondazione riconquista la centralità nel sistema nazionale. Sistema del credito, della finanza e dei grandi poteri: il suo presidente, Giuseppe Mussari, potrebbe assumere a luglio la presidenza dell'Abi, apprezzato da tanto da Geronzi e Profumo, quanto da Guzzetti e Bazoli. Prima, ad aprile, il diritto di voto sull'1,2% del capitale avrà il suo peso nel rinnovo del vertice di Generali.

 

Mentre entrambi i suoi importanti azionisti privati, Axa e Francesco Gaetano Caltagirone, pur attraverso strade diverse, promettono di essere tra i protagonisti della scena finanziaria nei prossimi anni. Infine è proprio tra i suoi manager che Intesa ha pescato per affidare a Marco Morelli la guida della rete delle sue filiali.

 

Tutta un'altra realtà rispetto a come stava andando la storia in questo ultimo decennio: dal progetto di fusione con Bnl, fallito nel 2001, il Montepaschi era uscito finanziariamente ridimensionato; e pure in confusione nei delicati equilibri che da sempre governano una banca in simbiosi con la politica cittadina e con quella romana.

Non si svela un segreto se si ricordano due questioni: la prima è che la Fondazione Mps, che controlla la maggioranza del capitale, è governata dagli enti locali. La seconda è che questi ultimi sono guidati da inscalzabili maggioranze Pd (e prima Ds, Pds, Pci).

Ebbene, archiviata la partita Bnl, Mps si era trovata nel caos delle baruffe cittadine, nonché impantanata in un asse finanziario fatto di relazioni troppo pericolose. Come quelle con la Unipol di Giovanni Consorte a Bologna e con la Hopa di Chicco Gnutti a Brescia.

 

Così, al momento delle grandi aggregazioni bancarie (Intesa-San Paolo e Unicredit-Capitalia) era rimasta esclusa, pur avendo cercato di giocare sia con Intesa, sia con Capitalia. Poi, due anni fa, la mossa dell'acquisto di Antonveneta. Un'operazione che Mps paga a caro prezzo: 9 miliardi per mille sportelli, che hanno costretto i soci prima a un aumento di capitale da 4,9 miliardi, poi - dopo gli effetti della crisi finanziaria - anche all'emissione di bond di Stato per altri 1,9 miliardi.

Eppure è proprio Antonveneta che ha permesso a Mps la crescita dimensionale che mancava. E che ha consentito a Mussari (arrivato al vertice della Banca nel 2006) di giocarsi tutte le sue carte.

 

A cominciare da quella politica, perché se oggi si assiste a un film diverso dal precedente, è grazie alla lucidità con cui Mussari ha saputo rinnovare il sistema di «vicinanze» di riferimento. Il crollo del sistema-Veltroni, a cui Mussari era stato vicino, avrebbe potuto travolgerlo. Invece, forse anche perché la rete dei rapporti d'affari dell'ex capo del Pd era più amministrativa che relazionale, il presidente di Mps ha avuto buon gioco a smarcarsi per tempo.

 

E a riposizionarsi in due direzioni: da un lato ha cercato e trovato in Cesare Geronzi l'appoggio di Mediobanca nell'operazione Antonveneta. Allargando poi la relazione Milano-Siena anche su altri fronti (per esempio, la Fondazione Mps è entrata nel capitale di Piazzetta Cuccia); dall'altro, una volta che il potere veltroniano si è del tutto dissolto (l'ultimo tassello è stata l'esclusione dell'amico Mauro Agostini dalle primarie umbre), ha saputo legare un nuovo filo con Pierluigi Bersani.

 

O con Massimo D'Alema, se si vuole, anche grazie all'avvicinamento effettuato in questa stessa direzione da Enrico Letta, a suo tempo grande elettore di Gabriello Mancini, il presidente della Fondazione che ha preso il posto di Mussari nel 2006.

Un intreccio di relazioni che Mussari realizza soprattutto grazie al rapporto costruito nel tempo con Caltagirone (vicepresidente e azionista al 4,7% nel Monte). Rapporto che di certo gli ha facilitato sia il percorso verso Geronzi, sia il riposizionamento del dopo-Veltroni. Soprattutto a Roma.

[16-02-2010] 

 

 

 

SVOLTA A BARCLAYS BONUS AI DIPENDENTI NON AI TOP MANAGER...
Anais Ginori per "la Repubblica"
- Barclays ha raddoppiato gli utili netti per l'esercizio 2009 fino a 9,393 miliardi di sterline (10,81 miliardi di euro), grazie soprattutto alla cessione di alcune divisioni americane. Il risultato ante imposte del gruppo britannico, pari a 11,642 miliardi di sterline (13,32 miliardi di euro), si è rivelato leggermente superiore alle attese degli analisti, che scommettevano su 11,3 miliardi di sterline.

La raccolta netta complessiva è aumentata del 34%, ma allo stesso tempo il gruppo ha incrementato del 49% gli accantonamenti necessari a tutelarsi dai rischi sui prestiti erogati. Alla Borsa di Londra i risultati della Barclays, che nel 2008 ha acquistato le attività americane della Lehman Brothers e non ha avuto bisogno di un piano di salvataggio durante la crisi, hanno provocato rialzi del titolo fino al 10%, con effetti positivi su molti altri titoli bancari.

[17-02-2010] 

 

 

BNP PARIBAS: UTILE NETTO 2009 QUASI RADDOPPIATO A 5,8 MLD...
Radiocor -
Il gruppo Bnp Paribas nel 2009 ha registrato un utile netto di competenza di 5,83 miliardi di euro, in progresso del 93% sul 2008. A spingere il risultato e' stata soprattutto la divisione di banca di finanziamento e investimento. I ricavi sono saliti del 47% a 40,19 miliardi. In un 'contesto economico difficile', il costo del rischio e' aumentato del 46% a 8,3 miliardi. Il quarto trimestre ha segnato un utile netto di 1,36 miliardi contro una perdita di pari entita' un anno prima. Proposto un dividendo di 1,5 euro con un payout del 32,3%.

20.02.10

 

NO SECRET, NO PARTY! – I CONTI DI UBS TORNANO A GIRARE (1,2 MLD DI FRANCHI NEL IV TRIMESTRE), MA TRA IL CONTENZIOSO CON GLI USA, GLI ATTACCHI AL SEGRETO BANCARIO SVIZZERO E LO SCUDO TREMONTIANO, I CLIENTI (E I LORO CAPITALI) CONTINUANO A DEFILARSI - CROLLO DEL TITOLO IN BORSA A ZURIGO…

Luciano Mondellini per "Milano Finanza"

 

Un crollo del 5,4% in borsa nonostante il ritorno all'utile e dopo aver portato a casa un quarto trimestre superiore alle attese degli analisti. È quanto accaduto ieri a Ubs, la prima banca svizzera, che ha annunciato di essere tornata in nero nel quarto trimestre 2009 con proventi di 1,2 miliardi di franchi svizzeri (817 milioni di euro).

Una cifra di tutto rispetto specie se paragonata alla perdita netta di 564 milioni di franchi registrata nel trimestre precedente e al rosso di 9,56 miliardi dello stesso periodo 2008, ma soprattutto molto più elevata rispetto alle attese degli analisti che si aggiravano su un utile compreso tra 326 e 374 milioni di franchi.

 

La buona performance, tuttavia, non ha consentito di salvare il bilancio 2009 (già compromesso nei precedenti tre trimestri precedenti) che si è chiuso con una perdita di 2,7 miliardi di franchi, comunque in miglioramento rispetto al rosso da 21,3 miliardi di franchi nel 2008. Ma soprattutto non è riuscita a impedire il pesante calo del titolo alla borsa di Zurigo, dove l'azione della banca elvetica ha chiuso la seduta a 13,4 franchi, lasciando sul terreno più di cinque punti.

Che cosa è successo? A innescare le vendite sono stati in primo luogo la decisione di non versare il dividendo 2009, ma soprattutto il fatto che i deflussi netti non solo continuano, ma restano superiori alle stime. Una tendenza che conferma quanto siano stati forti i colpi subiti dalla banca presieduta da Kaspar Villiger dal contenzioso con la giustizia americana e dagli attacchi al segreto bancario elvetico, ma anche degli effetti dello scudo fiscale varato dal governo italiano. Il deflusso netto di capitali dal gruppo svizzero è stato di 56,2 miliardi di franchi nel quarto trimestre, in aumento rispetto ai 36,7 miliardi del terzo.

 

L'uscita è stata particolarmente evidente nel Wealth Management & Swiss Bank (-33,2 miliardi di franchi nel quarto trimestre), tradizionale punto di forza della banca zurighese, ma anche nelle gestioni patrimoniali negli Stati Uniti (-12 miliardi). In tutto il 2009 il deflusso netto è stato di 147,3 miliardi contro 226 miliardi nel 2008. Ubs ha tentato di placare gli allarmi, spiegando che il totale dei deflussi non arriva al 3% del patrimonio gestito complessivamente dall'istituto di credito.

 

Tuttavia Oswald Gruebel, da un anno nuovo numero uno di Ubs, ha dovuto ammettere la durezza di questo ostacolo. Gruebel, pur spiegando di voler lottare con determinazione contro questo trend, ha dovuto ammettere che «anche nel prossimo futuro questa tendenza continuerà in certa misura, accompagnata da pressioni sui margini». Insomma la banca svizzera sembra trovarsi di fronte a una sfida epocale contro cui dovrà battersi con tutte le sue forze.

Tornando ai conti, va segnalato che il miglioramento operativo è stato ottenuto soprattutto con tagli ai costi (-20,2 miliardi di franchi in tutto il 2009) difficili da ripetere in futuro, in particolar modo nell'investment banking. Inoltre nel quarto trimestre è stato contabilizzato un guadagno fiscale di 480 milioni di franchi e il taglio dei bonus.

Ubs ha infatti precisato che i bonus quest'anno andranno a un numero inferiore di dipendenti rispetto all'esercizio precedente. Tutto ciò ha consentito alla banca di ottenere un utile ante imposte nel quarto trimestre 2009 di 888 milioni di franchi, superiore alle stime degli analisti (che si attestavano su 603 milioni) e di segno opposto rispetto alla una perdita di 11,24 miliardi fatta segnare un anno prima.

 

 

[11-02-2010]

 

 

A LUCCA 323 MILIONI DAL BANCO POPOLARE...
R. Fi. per " Il Sole 24 Ore " -
La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha deciso di esercitare l'opzione put per la cessione al Banco Popolare di tutte le sue quote della Banca Cassa di Risparmio di Lucca. Costo per il Banco: 323 milioni di euro. Entro il 5 giugno, il Banco Popolare annuncerà alla Fondazione in che modo liquiderà i 323 milioni: se in contanti - ma a Verona cercheranno di evitarlo - o se con titoli di altre banche (l'ipotesi Credito Bergamasco al momento non sarebbe gradito dalla Fondazione perchè il titolo è poco liquido).

Una grana in più per l'ad Pierfrancesco Saviotti, alle prese con il rilancio del gruppo. Sottoscritti i Tremonti-bond per 1,45 miliardi e in fase di emissione un prestito convertibile da 1 miliardo, il Banco ha riportato il Core Tier 1 sopra al 7%. Anche nel 2010 dovrà fare i conti con Banca Italease: dopo l'aumento di capitale, nei prossimi mesi serviranno altre risorse per il delisting. Risparmiare i 323 milioni da pagare a Lucca farebbe comodo. Ma servirà uno sforzo di fantasia per accontentare la Fondazione.

[12-02-2010]  

 

 

STIPENDI INARIDITI NELLE BANCHE D'ARABIA...
G. Ve. per " Il Sole 24 Ore "
- Mentre a Wall Street i banchieri festeggiano i risultati dei bilanci e i conseguenti bonus, negli Emirati Arabi l'atmosfera è decisamente più dimessa. Il settore del credito infatti non solo non ha beneficiato di quell'aumento degli stipendi che si è verificato in America, ma in alcuni casi ha visto peggiorare le condizioni.

«Da inizio anno i salari nel settore dell'investment banking sono calati dal 20 fino al 45% rispetto al 2009 - ha dichiarato Shane Phillips, consulente a Stanton Chase -; per esempio un junior Mba che prima poteva prendere 85 mila dollari adesso si deve accontentare di 60-65 mila».

Nelle banche degli Emirati, nonostante la ripresa, i salari del settore non torneranno a crescere molto presto. Secondo gli analisti la grande quantità di gruppi finanziari che affollanno Dubai e la loro feroce lotta per conquistare fette di mercato sono destinate a contrarne gli utili. Con buona pace dei manager e dei loro stipendi.

 

- UN MANAGER PER ROTHSCHILD...
Dal "Corriere della Sera" -
Nigel Higgins sarà il primo amministratore delegato della banca d'investimento Rothschild che non appartiene alla famiglia del fondatore. Entrerà in carica da marzo, mentre David de Rothschild rimarrà presidente esecutivo. Higgins ha solo 49 anni ma lavora per Rothschild già da 27. Da un decennio è alla guida delle attività di investment banking come co-amministratore delegato.

 - VENETO BANCA DICE NO AD ANTICHI PELLETTIERI...
Vittoria Puledda per "la Repubblica" -
All'ultimo momento, quando proprio tutto sembrava fatto, è scattato l'inghippo: uno dei creditori, Veneto Banca, ha detto no, bocciando l'accordo raggiunto dalle altre banche per consolidare il debito di Antichi Pellettieri. E dividere nettamente il destino di quest'ultima dalla tribolata genitrice, Mariella Burani Fashion group. In realtà, si tratta di una cifra piuttosto contenuta, grosso modo due milioni di euro; un sacrificio non impossibile da compiere, da parte degli altri istituti, qualora volessero superare l'ostacolo, mettendo mano al portafoglio in proprio.

Ma in questi casi l'esperienza insegna che, da parte di tutti, scattano rigidità e ripicche di cui prima non c'erano tracce. E allora? E allora è difficile a questo punto dire come se ne uscirà. La puntata è ridotta, due milioni. La posta in gioco molto alta: il futuro dell'azienda

 - BARCLAYS COMPRA DA CITI ATTIVITA' CARTE DI CREDITO IN ITALIA...
(ANSA)
- Barclays Bank ha acquistato le attività nelle carte di credito in Italia di Citi. Lo annuncia una nota senza precisare i termini economici dell'accordo. L'operazione si configura come cessione di ramo d'azienda e include l'acquisizione da parte di Barclays di circa 197mila carte di credito e 234 milioni di euro in asset lordi (al 31 dicembre 2009), sostanzialmente tutti riferibili a crediti verso la clientela.

Barclays intende integrare il business e i suoi dipendenti nel business Barclays Italy. Per Citi la transazione è in linea con l'obiettivo di ridurre razionalmente gli attivi, gestire il rischio e ottimizzare il valore degli asset. La transazione dovrebbe chiudersi nel primo trimestre del 2010.

[11-02-2010] 

 

 

CASO ANTONVENETA: FIORANI, FAZIO E' COME UN INCUBO CHE TORNA OGNI NOTTE ...
(Adnkronos) -
L'ex Governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, e' per Giampiero Fiorani 'un incubo che torna ogni notte'. E' quanto ha affermato l'ex ad di Bpl oggi interrogato al processo in corso a Milano, per la mancata scalata all'Antonveneta. In particolare Fiorani ricorda di come Fazio, tra fine marzo e inizi di aprile del 2005, gli disse che 'dovevano fare fallire l'opa di Abn Amro' sull'Antonveneta e incoraggiava lo stesso Fiorani a superare la quota del 50%. 'Queste cose - dice Fiorani - me le ricordo come un incubo di notte. Vengono fuori tutte le notti da cinque anni e mezzo e ricordo non solo le parole, ma anche le fattezze con le quali le ha dette'.

 

13.02.10

 

L'ANGELO DELLE FONDAZIONI è UN PO' DE MATTIA – L'EX SINDACALISTA-BRACCIODESTRO DI ANTONIO FAZIO SUGGERISCE ALLE FONDAZIONI SOCIE DI INTESA DI NON ECCEDERE NELL’APPETITO DI POLTRONE – MA PERCHE’ LO SI DICE SOLO AI TORINESI? E ALLA FONDAZIONE CARIPLO, NISBA? - SI DA ATTO A GUZZETTI DI AVER ASSISTITO AL CONSOLIDAMENTO DI INTESA SENZA INGERENZE, POVERINO…

Bankomat per Dagospia

 

Angelo de Mattia da quando ha lasciato il ruolo di assistente dell'ex Governatore Fazio scrive tanto e scrive per Milano Finanza. Di cose bancarie e finanziarie (non ci risulta un suo curriculum ne' di finanziere ne' di banchiere, ma fin dai tempi della CGIL ha sempre scritto tanto). Oggi non poteva mancare un suo ampio commento a tutta pagina sulle nomine di ieri in Banca Intesa Sanpaolo, dei due nuovi direttori generali.

E qual e' la coraggiosa linea di MF e di DeMattia? Ovviamente a favore dei vertici della banca, con una forte raccomandazione alle fondazioni azioniste (titolo "Le fondazioni azioniste non eccedano") a non eccedere nel chiedere poltrone operative in banca. Solo che nel testo dell'articolo si parla e si allude di fatto alla sola compagnia Sanpaolo, non della potente fondazione Cariplo. Le critiche ai potenti veri sono sempre difficili, si sa.

 

O forse De Mattia allude anche a Guzzetti quando fa le sue raccomandazioni, che da sempre - come tutta Milano sa - indica i vertici di buona parte di Banca Intesa e del potente Mediocredito Intesa gia' Mediocredito Lombardo, e oggi tout court Mediocredito Italiano. Il mitico Mario Zanone Poma che lo presiede e' addirittura membro della Fondazione.

 

E a Guzzetti non sono certo estranei i vertici del settore crediti di Intesa. Intendiamoci, non c'e' in teoria nulla di male, basta ammetterlo, strano solo che nella lunga analisi di De Mattia per MF della Fondazione Cariplo non si parli se non dando atto a Guzzetti dell'esatto contrario! Cioe' di aver assistito il consolidamento di Intesa senza ingerenze. A piazza scala ed a Milano non tutti la pensano esattamente come De Mattia, forse neppure Passera.

 

 

[10-02-2010]

 

 

SE UBI NON RITIRA IL BOND...
Sara Bennewitz per "la Repubblica" - Ubi è la prima grande banca italiana a non ricomprarsi un suo bond Tier1, scaduti i dieci anni che permettono di ritirare l'emissione dal mercato. L'istituto è solido, ma trova più economico passare dal tasso fisso (8,17%) a quello variabile previsto su quel titolo dopo il primo decennio. Lo scorso giugno Ubi aveva avvertito il mercato: ora vuole dedicare tutte le sue risorse alla crescita e alle filiali, per cui non vede la convenienza di ritirare un bond che tra un mese le costerà la metà rispetto al passato.

Gli investitori sono però di altro avviso: hanno sottoscritto l'emissione confidando proprio nella solidità della banca, e nella sua capacità di ritirarla a scadenza. E ora si sentono un po' traditi. Chissà se questo caso creerà un precedente, per Ubi e i suoi futuri obbligazionisti, ma anche per le altre banche italiane.

12.02.10

 

GIULIANO AMATO SENIOR ADVISOR IN ITALIA DI DEUTSCHE BANK...
Radiocor - Giuliano Amato e' stato nominato senior advisor di Deutsche Bank in Italia. In questo ruolo, secondo quanto apprende Radiocor, Amato supportera' Deutsche Bank in Europa e soprattutto in Italia dando un contributo all'interpretazione degli scenari politici e macroeconomici e nella valutazione degli interventi e delle normative del Governo, fornendo la propria consulenza ai principali clienti attuali e potenziali della banca.  

10.02.10

 

DA CREDIT SUISSE I DATI RUBATI OFFERTI A BERLINO...
(Adnkronos/Ats) - Se inizialmente si facevano i nomi di altre banche, come Ubs, Hsbc o Julius Bar, sembra invece che in realta' i dati sugli evasori proposte al Governo tedesco provengano da Credit Suisse. Riguarderebbero anche versamenti del 2008. E' quanto scrive oggi la 'Suddeutsche Zeitung' nonostante ieri il vicepresidente del Cda di Credit Suisse, Urs Rohner, abbia affermato che 'per il momento non sussiste alcun indizio che lasci pensare che si tratti di dati provenienti dal Credit Suisse'.

 

Rohner ha tuttavia aggiunto che tale possibilita' non puo' essere completamente esclusa dato che qualsiasi sistema puo' essere violato, compreso un sistema bancario. La sicurezza assoluta non esiste, ha aggiunto. Sulla effettiva legalita' dell'azione delle autorita' tedesche, Rohmer, di formazione giurista, ha espresso 'forti perplessita''.

05.02.10

 

L'INUTILE VACANZA A DAVOS DI PROFUMO (CHE STA PRENDENDO LE MISURE A PALENZONA) E PASSERA (UCCELLATO A TORINO) - L'ETERNO MATCH TREMONTI-DRAGHI - FRONTALE TRA GLI EX-ALLEATI CHIAMPARINO-BENESSIA
Infreddoliti e contenti Corradino Passera e Alessandro Profumo sono tornati dal Forum internazionale di Davos.
Anche se non hanno partecipato alle misteriose riunioni dei più grandi banchieri che, secondo il giornalista Federico Rampini, avrebbero complottato per rendere la vita dura al presidente Obama, i due esponenti italiani hanno toccato con mano l'abisso che separa la teoria dalla prassi, le buone intenzioni dai risultati concreti. È evidente infatti che anche gli sforzi di chi come il Governatore Draghi cerca di introdurre nella finanza nuove regole e nuovi strumenti, rischiano di infrangersi contro la strenua difesa della lobby bancaria anglo-americana.

Pizzi

Non a caso Giulietto Tremonti ieri ha subito sbertucciato le proposte di Draghi affermando il primato della politica, e oggi probabilmente ripeterà questi concetti nell'incontro organizzato a Milano da "Aspenia" dove parteciperanno tra gli altri Emma Marcegaglia e Gianni Riotta.

A Davos Profumo ha fatto un bel discorsetto sul rischio delle banche che, ha detto, "sono come le industrie farmaceutiche, solo che non c'è il dottore che prescrive il prodotto. Siamo noi stessi ad avere questo ruolo poiché qualsiasi prodotto una banca venda, sta vendendo il rischio".

Forse il capo di Unicredit aveva fresco in mente il siluramento di Gianni Coriani, il top manager per il quale fin dall'11 novembre Dagospia, nella sua infinita miseria, aveva preannunciato il funerale (una cerimonia che a quanto si dice nei corridoi della Banca d'Italia non è affatto conclusa).

Da parte sua a Davos Corradino Passera, che indossava un orrendo maglione da metalmeccanico polacco, ha insistito sulla necessità di rilanciare l'occupazione, ma si è dimostrato fiducioso sulla solidità delle banche. A partire da oggi il capo di BancaIntesa dovrà abbandonare gli scenari internazionali per dedicarsi attentamente alle grandi manovre di primavera per il rinnovo delle cariche al vertice della sua banca.

Ad aprile si devono rinnovare le presidenze del Consiglio di Gestione e del Consiglio di Sorveglianza, e soprattutto si dovrà decidere l'assetto della Banca dei Territori, il braccio operativo di Intesa nella raccolta del risparmio. Ed è proprio su questo punto che si vedono già le scintille tra i torinesi del SanPaolo e i longobardi di Intesa.

La fusione del 2006 tra le due banche non sembra aver rimosso del tutto il malessere di Torino dove, dopo la cacciata di Pietro Modiano, Enrico Salza (classe 1937) continua ad essere accusato di aver svenduto la gloria e la forza del SanPaolo al tandem Bazoli-Passera.

A distanza di quattro anni questa accusa rimane calda e a placarla non basta la costruzione dell'enorme grattacielo dove andranno a lavorare i dipendenti sabaudi della banca. L'imponenza del grattacielo non è considerata proporzionale al potere di Torino nei confronti di Intesa.

Da parte sua Salza già dall'inizio dell'ottobre scorso si è dichiarato pronto a difendere la sua poltrona di presidente del Consiglio di Gestione, e con voce piuttosto flebile ha chiesto di avere voce in capitolo per la nomina del direttore generale della Banca dei Territori.

In realtà, nella riunione delle Fondazioni, Angelo Benessia, l'avvocato torinese che a 69 anni va in bicicletta e che nel giugno 2008 è diventato presidente della Compagnia SanPaolo con l'aiuto del sindaco Chiamparino, ha rivendicato per sé il diritto di nominare l'amministratore delegato. In cambio di tale potere, avrebbe confermato per altri 3 anni Passera alla guida della banca. E qui è insorto il sindaco di Torino: Chiamparino infatti non vuole assolutamente attendere 36 mesi per vedere il dopo-Passera (in tale lasso di tempo può succedere di tutto, di brutto).

Ed è proprio il Chiampa l'uomo che più ha osteggiato e continua a criticare l'egemonia dei milanesi. Il suo disappunto lo ha ripetuto fin dal momento della fusione nel 2006 e a metà dicembre, quando ha accusato Bazoli e Passera di non aver rispettato gli accordi per la Banca dei Territori.

"Il morale delle truppe sanpaoline non è alto - ha esclamato Chiamparino - e come ho detto a Bazoli, un generale deve preoccuparsi di questo stato d'animo".

Più che di stato d'animo si tratta di questioni di potere e di politica perché Chiamparino, che non può ignorare la debolezza più volte dimostrata dal "protetto" Benessia, teme che una vittoria della Lega alle prossime regionali possa spostare a vantaggio del partito di Bossi gli equilibri tra i sabaudi e i longobardi.

(Nella pacchetto Benessia, Giuseppe Guzzetti di Cariplo nominerebbe il presidente di Sorveglianza (oggi, Bazoli) e Antonio Finotti della Cassa di Risparmio di Padova avrebbe la possibilità di scegliere il presidente del Consiglio di Gestione; la scelta cadrebbe su Costa. Ovviamente, l'opposizione di Passera al piano torinese è assolutamente totale).

In questa battaglia di potere le Fondazioni si aspettano di ricevere una cedola "non per comprare una Porsche", come ha detto nei giorni scorsi Guzzetti, ma per alimentare l'attività delle Fondazioni. Da parte loro i torinesi non mettono al primo posto la questione dei dividendi, ma puntano soprattutto sulla direzione generale della Banca dei Territori che ha 11,1 milioni di clienti e 686 filiali in Piemonte.

 

02.02.10

 

GOLDMAN SACHS, 100 MILIONI AL CEO...
Da "la Repubblica" -
Lloyd Blankfein, ceo della Goldman Sachs, riceverà un bonus da 100 milioni di dollari: lo afferma il Times, citando fonti bancarie al Forum di Davos, e sottolineando che si tratta di una risposta sprezzante ai piani del presidente Usa Barack Obama per un taglio ai superstipendi. Goldman Sachs smentisce però seccamente: «Una stupidaggine»

 

- LE BANCHE EUROPEE SÌ AL DENARO PUBBLICO MA SENZA POLITICA...
Giovanni Pons per "la Repubblica"
- Le banche europee restano appese a un filo. Nel corso del 2009, secondo i dati raccolti da R&S Mediobanca, hanno ricevuto aiuti da parte degli stati sotto varie forme per un totale di 1.448,5 miliardi di euro. In testa alla classifica ci sono le banche inglesi e tedesche, seguite dalle olandesi e dalle svizzere. Gli istituti italiani "svettano" in questa particolare classifica per aver ricevuto soltanto 4,1 miliardi di aiuti sotto forma di Tremonti bond (rifiutati da Unicredit e Intesa Sanpaolo). Il caso più eclatante riguarda Royal Bank of Scotland che ha ottenuto un sostegno stimabile in 420 miliardi, pari al Pil della Polonia.

Sempre nel corso del 2009 una parte di queste banche ha restituito un po´ di soldi agli stati, ma ne rimangono da rimborsare poco più di 1000 e il 2010 sarà l´anno della verità. Tuttavia non sarà facile togliersi di dosso la mano pubblica. Intanto nei bilanci sono annidati ancora 200 miliardi di titoli "tossici", pari al 45% del patrimonio di vigilanza; in secondo luogo i mercati non stanno proseguendo nel trend di crescita che ha contraddistinto otto mesi del 2009, dunque gli utili da trading saranno più difficili da realizzare. Infine la ripresa non c´è ancora e dunque i crediti in sofferenza non potranno che aumentare nel corso di quest´anno.

Anche in questo caso, però, bisogna dirlo, le banche italiane sono quelle messe meglio: hanno il 60% dell´attivo costituito da finanziamenti alle famiglie e alle imprese, contro una media europea del 43%. La tedesca Deutsche Bank ha solo il 18%, il resto sono derivati e altre attività finanziarie. Certo, in questa situazione sorprende leggere un sondaggio di Pricewaterhouse secondo cui il rischio più forte che i banchieri sentono per il 2010 non è finanziario ma riguarda l´influenza della politica. Che coraggio, signori banchieri anglosassoni!

[02-02-2010] 

 

 

Gianni Coriani: una profumata carriera da leone. Un finale da Draghi - In queste ore sembra proprio che l'ex potente visir di Unicredit corporate bank si stia dimettendo, perché a far pulizia negli armadi adesso non è più' l'auditing interno, ma gli ispettori BanKItalia - Le dimissioni questa volta sono date per certe a meno che Profumo non intervenga ancora...

Bankomat per Dagospia

I bene informati dicevano che l'ex potente visir di Unicredit corporate bank Gianni Coriani non poteva essere abbandonato tout court dal suo amico Profumo. Negli affari tuttavia la relazione umana conta, finche' dura...

Anche Fiorani e Faenza avevano tanti amici fino all'ultimo. Prima, nessuno che li emarginasse dagli affari con sensoi morale e sprezzo del pericolo. I banchieri italiani sono troppo spesso partigiani del 26 aprile...

Ora capita che, dicono gli impiegati alla macchinetta del caffè' di Piazza Cordusio, la riorganizzazione della banca in cui sta annegando tutto - ex banca corporate compresa - stia facendo tante vittime. Mesi fa fece scalpore la sostituzione di Coriani e il passaggio a incarichi non meglio precisati nella holding. Come se Passera rimuovesse Micciche' in Intesa. Ma dopo le prime voci di licenziamento - legato a pesanti dossier creditizi che avevano attirato l'attenzione dell'audit interno - tutto si ridimensiono'.   

Indagini pesanti, si sussurrava, legami di manager con affari sporchi di gruppi persino in odore di buona societa', che non a caso sono stati licenziati in tronco da Profumo e dal nuovo capo del corporate banking Peluso (ex Capitalia).

In queste ore pero' sembra proprio che Coriani si stia dimettendo, perche' a far pulizia negli armadi adesso non e' più' l'auditing interno, ma gli ispettori della Banca d'Italia. Le dimissioni questa volta sono date per certe a meno che Profumo non intervenga ancora. Gianni Coriani: una profumata carriera da leone. Un finale da Draghi...

[28-01-2010] 

 

A BANCA IMI L'ALLORO DEL «FINANCIAL TIMES»...
Il riconoscimento è arrivato dal Financial Times che l'ha eletta «Financial advisor of the year Italy» (consulente finanziario italiano dell'anno) per il 2009. È proprio nell'attività di consulenza, infatti, che la Banca Imi, banca d'investimento per le imprese controllata dall'Intesa Sanpaolo, ha brillato di più nel 2009. A settembre il margine di intermediazione di tutta l'attività, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, era salito del 73,5 per cento a 818,4 milioni di euro, e a costi stabili. Consentendo così all'intera struttura di guadagnare il 139,6 per cento in più: 410 milioni di euro.

[28-01-2010

 

 

 

INTESA: SU TAVOLO BAZOLI POSIZIONE FONDAZIONI SU BANCA DEI TERRITORI...
Radiocor - La posizione delle Fondazioni azioniste rilevanti di Intesa Sanpaolo sulla strategia per Banca dei Territori e' stata sintetizzata in un documento. Il testo, secondo quanto risulta a Radiocor, e' stato recapitato al presidente del Consiglio di Sorveglianza, Giovanni Bazoli. Le fondazioni chiedono piu' attenzione da parte della banca nei riguardi delle aree di insediamento nelle quali opera con la struttura della Banca dei Territori. E' possibile che il documento possa essere oggetto di ulteriori revisioni. Il dossier e' stato messo a punto la scorsa settimana, nell'incontro che Fondazione Cariplo e gli altri enti di origine bancaria con partecipazioni superiori al 2% hanno avuto a Milano. 29.01.10

 

TOCCA A RODRIGO RATO RILANCIARE CAJA MADRID...
Mi.C. per "Il Sole 24 Ore" - Rodrigo Rato sarà nominato oggi presidente di Caja Madrid, quarto istituto di credito della Spagna alle spalle di Santander, Bbva e Caixa. L'ex Ministro dell'Economia del Governo Aznar ed ex direttore generale dell'Fmi prenderà il posto di Miguel Blesa, per 13 anni alla guida dell'istituto madrileno.

Il suo compito non sarà facile. La gestione della Caja, negli ultimi due anni, ha infatti vissuto qualche difficoltà di troppo: alla plusvalenza di 2 miliardi registrata con la cessione della partecipazione in Endesa, bisogna contrapporre i poco felici investimento in Nh, Iberia, Sos e Macalux che hanno fatto emergere perdite latenti per oltre 400 milioni.

Per non parlare della mancata quotazion in Borsa della holding di partecipazioni industriali Cibeles e dell'investimento di 600 milioni in City national bank of Florida che desta più di un dubbio. Insomma, il compito di Rodrigo Rato sarà quello di rilanciare Caja Madrid, ridefinendo la missione della cassa in Spagna e all'internazionale. Senza naturalmente perdere d'occhio i conti, dato che la morosità della Caja è una delle più elevate del settore

- BANCHIERE CERCASI IN CS E BARCLAYS...
C.Fe. per "Il Sole 24 Ore" - Banchiere cercasi. Le grandi istituzioni straniere in Italia stanno da un lato provando a riempire alcune caselle che sono rimaste vuote e, dall'altro, puntano a potenziarsi. Ha iniziato a muoversi, prima di Natale, Sociéte Générale, dove è arrivata Patrizia Micucci, nota per i trascorsi a Lehman Brothers, prima che la banca statunitense venisse travolta dal default. Ora sarebbero all'opera Barclays e Credit Suisse.

Il gruppo britannico, in particolare, starebbe cercando il capo dell'investment banking, dopo l'arrivo da Rothschild di Stefano Marsaglia. E uno dei candidati degli ultimi mesi è stato Alessandro Daffina, attuale amministratore delegato proprio di Rothschild in Italia. Ma il banker avrebbe scelto, alla fine, di mantenere il legame con l'istituzione finanziaria, dove lavora da oltre un decennio.

 

Nel colosso elvetico Credit Suisse, dopo la nomina di Luigi De Vecchi a co-responsabile dell'investment banking a livello globale, si cerca invece il nuovo amministratore delegato per l'Italia. E, a questo scopo, sarebbe stato assegnato un incarico al cacciatore di teste Egon Zehnder.

EURO SOPRAVVALUTATO SEGNALE D´ALLARME PER TUTTA L´EUROPA...
Maurizio Ricci per "la Repubblica" - Sgonfiato, almeno per ora, il pericolo greco, l´insidia per l´euro viene dalla Spagna? L´idea circola fra gli analisti che seguono le vicende della moneta comune, alcuni dei quali - come quelli di Bnp Paribas - stanno sconsigliando gli investimenti in euro, date le divergenze crescenti fra i 16 paesi partecipanti, che rendono il loro mercato dei titoli troppo disomogeneo e, quindi rischioso.

All´origine c´è il rapporto della Commissione europea che, dieci giorni fa, avvertiva del gap di competitività fra i paesi dell´euro «che potrebbe minare la fiducia nell´area». Ora gli analisti stanno dando nome e cognome a questo gap di competitività e in testa ai reprobi balza la Spagna, affiancata dal Portogallo. Il rapporto si limitava a dire che il tasso reale effettivo di cambio dell´euro risulta sopravalutato del 10% in Grecia, Spagna e Portogallo. Ma la situazione non è uguale per i diversi paesi.  

29.01.10

 

PONZELLINI BOCCIATO ALLA PRIMA ...
Vittoria Puledda per " la Repubblica " - Non c´è che dire, il piano triennale della Bpm non ha colpito favorevolmente gli investitori. Poco dopo l´inizio della presentazione agli analisti, il titolo ha cominciato a scendere ed ha proseguito, fino a chiudere ai minimi della giornata (e facendo molto peggio del mercato). Ma niente paura: se la Borsa non ha capito, capirà. Parola di Massimo Ponzellini, cioè di uno che ha più di una ragione per cercare di rassicurare gli interlocutori: infatti, della Popolare di Milano è il presidente. Peccato che il suo primo atto formale, il piano industriale, abbia ricevuto una bocciatura così netta, difficile da edulcorare. Forse la Borsa era distratta, forse ha capito male; o forse il piano è proprio brutto o, peggio ancora, è stato giudicato poco credibile. Ma magari la Borsa si ricrederà  

20.01.10

 

SVIZZERA: BANCA NAZIONALE, NEL 2009 UTILI DI 10 MLD DI FRANCHI ...
(Adnkronos) - La Banca nazionale svizzera, stando alle piu' recenti valutazioni, ha realizzato nel 2009 un utile di 10 miliardi di franchi svizzeri (circa 6,77 mld di euro), a fronte della perdita secca di 4,7 miliardi di franchi subita l'anno precedente. Il buon risultato e' da ricondurre in primo luogo al rialzo del prezzo dell'oro, che ha generato una plusvalenza di 7,4 miliardi, ma sui conti hanno influito positivamente anche le posizioni detenute in valuta estera. I conti dettagliati della Bns saranno illustrati il 4 marzo.

- UBI BANCA: MASSIAH, PIANO INDUSTRIALE SOLO QUANDO VEDREMO STABILITA' ...
(Adnkronos) - Ubi Banca non ha ancora completato il piano industriale a causa "dell'incertezza generale sui tassi. Non si fara' finche' non vedremo stabilita'". A sottolinearlo e' stato il consigliere delegato di Ubi Banca Victor Massiah oggi a Milano a margine della Ubs Italian Financial Services Conference.

- BCE: SERVE ADEGUATA RISTRUTTURAZIONE SETTORE BANCARIO ...
(Adnkronos) - Serve 'un'adeguata ristrutturazione del settore bancario'. Ad affermarlo e' la Bce nel bollettino mensile di Gennaio. 'Situazioni patrimoniali sane, un'efficace gestione del rischio e l'adozione di modelli imprenditoriali solidi e trasparenti -sottolinea l'Istituto di Francoforte- sono essenziali per rafforzare la tenuta delle banche agli shock, gettando le basi per una crescita economica sostenibile e per la stabilita' finanziaria'

20.01.10

 

GIRI DI POLTRONE - I prossimi mesi decisivi per UniCredit, Intesa-Sanpaolo e Mediobanca-generali – pur scampati dalla grande crisi, non significa che per passera, profumo, bernheim non possano mancare scosse anche di non poco conto - c’è un banchiere destinato a non restare in panchina ancora a lungo: Auletta Armenise….

Fabio Tamburini per Il Sole 24 Ore

Il secondo anno della grande crisi economica sta per chiudersi e per i banchieri italiani tira aria di scampato pericolo. Certo, forse più per marginalità rispetto alle vicende internazionali che per virtù, le banche made in Italy sono state meno toccate dalle difficoltà che hanno travolto i big del sistema.

 

Tanto che, ad esempio, l'Italia è stata l'eccezione in un mondo che ha visto il capitale pubblico correre in aiuto di quello privato per evitare il peggio. Poi i mercati finanziari hanno ripreso fiato. E, a ruota, stanno arrivando le prime notizie confortanti sui segnali di ripresa.

Ecco perché chi è rimasto in sella, pur scontando un certo stress e molte difficoltà, vede scenari più rassicuranti. Questo non significa che non possano mancare scosse d'assestamento anche di non poco conto.

 

In casa UniCredit è in corso una doppia operazione particolarmente impegnativa: la fusione in una banca unica delle tre attuali di gruppo (retail, finanza d'impresa, private banking) e un impegnativo aumento di capitale. La certezza è che gli azionisti più importanti, a partire dalle fondazioni, colgano l'attimo per verificare insieme all'amministratore delegato Alessandro Profumo sia le scelte degli uomini sia le deleghe (tra i protagonisti in cerca di conferme vanno ricordati Sergio Ermotti, Paolo Fiorentino, Roberto Nicastro).

Non solo. Il presidente Dieter Rampl, che finora ha preferito un ruolo sostanzialmente defilato, sarà chiamato a una maggior presenza sul campo per convincere quei soci per i quali, secondo lui, è arrivato il momento del passaggio delle consegne.

 

Ugualmente anche sul fronte d'Intesa Sanpaolo gli azionisti bussano alla porta dell'amministratore delegato, Corrado Passera. In particolare nei mesi scorsi Angelo Benessia, presidente della Compagnia San Paolo, ha cercato di dare la spallata, facendo pesare il ruolo di azionista più importante e puntando sulla nomina di un nuovo direttore generale al posto di Francesco Micheli, scelto da Passera così come il responsabile del corporate, Gaetano Micciché.

 

Ma, in occasione dell'assemblea di primavera, l'intero assetto di governo del gruppo verrà sottoposto alla verifica: dai vertici del consiglio di gestione (che ha come presidente Enrico Salza) a quello di sorveglianza (guidato da Giovanni Bazoli).

Sempre a primavera si giocherà l'ultimo tempo della partita per le Generali. Il presidente Antoine Bernheim non nasconde di gradire l'ennesima conferma, peraltro difficile da ottenere soprattutto per l'età avanzata. Mercoledì scorso l'agenzia di stampa Radiocor lo ha sorpreso in visita natalizia a Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca.

 

All'incontro, di sapore prenatalizio e definito di cortesia, è stato subito attribuito un significato particolare, perché considerato una sorta di apertura delle grandi manovre in vista del rinnovo dei vertici della compagnia. Proprio Geronzi, in effetti, è considerato il candidato più naturale alla successione. Sempre che, tuttavia, venga risolto un problema di non poco conto: la scelta di chi dovrebbe subentrargli in Mediobanca.

Per azzardare qualche previsione è troppo presto, ma tra le novità di fine anno spicca l'uscita da Unipol dell'amministratore delegato Carlo Salvatori, in passato presidente di UniCredit. Su altri versanti va ricordato un banchiere destinato a non restare in panchina ancora a lungo: Gianpiero Auletta Armenise, che nei mesi scorsi ha lasciato l'incarico di amministratore delegato della Banca Ubi per ragioni di famiglia.

 

 

[23-12-2009] 

 

 

IL CHIODO FISSO DEI BANCHIERI È CHE LE AZIENDE TORNINO AL PIÙ PRESTO A FARE SHOPPING...
Da "La Stampa"-
I banchieri d'investimento europei stanno sperando nella fine di una situazione di stallo del settore fusioni e acquisizioni (M&A), durata due anni. Si augurano che il rialzo dei mercati, le agevolazioni di finanziamento e l'esuberanza tra i chief executive determinino un revival degli accordi. Ma ci sono altrettanti motivi per indurre i banchieri a rimanere prudenti nel 2010. In passato, le attività di M&A erano rimaste indietro di circa sei mesi rispetto ai mercati azionari. Pertanto, i banchieri stanno traendo coraggio dai nove mesi di rialzo del mercato azionario, iniziato a marzo.

I mercati dei capitali si sono sbloccati durante il secondo semestre del 2009, soprattutto per quanto riguarda le società più grandi. Durante una recente indagine sugli amministratori delegati (Ceo) europei, compiuta da Ubs e Boston Consulting Group, il 19% ha affermato che il prossimo anno potrebbe acquisire una società che registra vendite di almeno 500 milioni. E questo in confronto al 10% delle società che ha eseguito tali transazioni nel 2003, il primo anno dell'ultimo rialzo dell'attività di M&A, e al 19% che le ha eseguite nel 2006.  

24.12.09

 

IL RETAIL DI UNICREDIT E LA NOSTALGIA DEL PASSATO...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Alessandro Profumo in questi giorni ha spiegato chiaramente la logica della riorganizzazione di UniCredit, l'integrazione nella capogruppo delle banche retail, corporate e private. Quello che forse il numero uno di UniCredit ha dato per inteso è che la nuova organizzazione - che «aumenta l'attenzione verso famiglie, Pmi e territorio» -sarà anche un'occasione per rivedere l'organigramma della banca. Sul tema, le voci di mercato sono diverse. Una (ricorrente) riguarda il ruolo del deputy- Ceo Roberto Nicastro , responsabile dell'area retail.

I rapporti fra Profumo e Nicastro sono buoni. Ma sembra che alcune divergenze ci siano state a causa dell'incremento delle insolvenze fra i clienti retail. Colpa della politica commerciale aggressiva scelta da Nicastro? Forse. Come è possibile che il fenomeno sia stato causato dall'operazione Capitalia. Senza entrare nel merito, le divergenze sembrano avere spinto Profumo a sondare l'ipotesi di un ritorno in UniCredit di Luca Majocchi (potrebbe essere questa la ragione di un loro incontro). Colpo di scena? Difficile dirlo, ma forse sarà così.  

22.12.09

 

PURE I PALAZZINARI COMANDANO IN BANCA...
(Da "Libero") -
Un'operazione da "dieci e lode", quella condotta dall'Ance. L'Associazione dei costruttori ha invitato al suo direttivo il presidente Abi Corrado Faissola, si è lamentata dello scarso credito degli istituti e ha imposto un tavolo comune per «monitorare» le erogazioni. Faissola, poi, ha ricevuto dall'Ance precise istruzioni: «Rafforzare il rapporto di fiducia delle banche con le imprese di costruzioni». Idea sulla quale, però, i commenti dei banchieri non sono stati del tutto elogiativi: dopo i prefetti di Tremonti - ha detto qualche big degli istituti - pure i "palazzinari" ci fanno le pulci.  

11.12.09

 

2- DRAGHI VEDE NERO: "NEI PROSSIMI CINQUE ANNI VERRANNO A SCADENZA UNA QUANTITÀ IMMENSA DI TITOLI, COMINCIANDO DA 4.000 MILIARDI DI OBBLIGAZIONI DI BASSA QUALITÀ"
C'è un altro italiano che negli ultimi due giorni si è esibito in un inglese perfetto. È Mario Draghi, il Governatore della Banca d'Italia che ieri mattina ha fatto una sorta di lezione magistrale a 100 esponenti della finanza e dell'economia. L'orazione di Draghi è avvenuta durante i lavori del Convegno sul futuro della finanza organizzato dal "Wall Street Journal" nel South Lodge Hotel del Sussex.

L'albergo a tre piani si trova a 90 km da Heathrow e ha la classica impronta vittoriana con tanto di palestre, sala da ballo e campo di golf. L'ambiente è piuttosto vecchiotto e come nei film "Casa Howard" del regista James Ivory non mancano i maggiordomi. Uno di questi ha raccontato a Dagospia dettagli curiosi sulle due giornate del Summit segreto che lunedì sera si è concesso l'unico spazio di mondanità con una grande cena di gala.

Il menu era piuttosto miserando, e in uno dei tanti tavoli nella Ball-room dell'hotel sedevano Alessandro Profumo, Cristiano Zazzara (economista italiano nella City) e Matteuccio Arpe, il giovane banchiere di Sator e Profilo che piace tanto al direttore di "MF" Osvaldo De Paolini. La loro conversazione si è interrotta quando ha preso la parola per un breve discorso il 56enne Alistair Darling, il Cancelliere dello Scacchiere che ha fatto gli onori di casa.

La performance di Draghi, arrivato ieri in mattinata nel Sussex, è cominciata alle 13 e si è svolta attraverso una lunga intervista di Alessandra Galloni, la giornalista del "Wall Street Journal" che era tra i rari invitati della carta stampata.

Lo show di Draghi è stato seguito con attenzione ed è stato perfetto, non solo per l'inglese (più fluent di quello di Profumo), ma per il grido d'allarme che ha lanciato sulla mole di debito che ancora incombe nella finanza internazionale. "Nei prossimi cinque anni - ha detto il Governatore - verranno a scadenza una quantità immensa di titoli, cominciando da 4.000 miliardi di obbligazioni di bassa qualità. E poi c'è tutto il rischio sovrano...il tempo stringe risanatevi subito".

I maggiordomi dell'hotel del Sussex insistono sull'autorevolezza e l'impatto delle parole del Governatore. Dall'alto della sua carica al Financial Stability Board l'uomo di via Nazionale ha richiamato il valore delle regole prendendosi gli applausi dei banchieri angloamericani e del "Wall Street Journal" che gli sta tirando la volata per la poltrona della BCE. Alle 18 era tutto finito e il Governatore è ripartito subito per l'Italia.  

12,12.09

 

LE METAMORFOSI DI PROFUMO...
Andrea Greco per "la Repubblica" -
Giornata campale a Unicredit, per i comitati nomine e strategico. Il primo si occupa di poltrone. Va sostituito Dario Frigerio, sodale storico di Profumo allontanato dopo 22 anni. Paga, si dice, l´esposizione alla truffa Madoff e i tentennamenti del blasonato marchio di gestioni Usa. Costato caro un tempo, non venduto due anni fa, pentendosi. Oggi arriva un manager straniero, a snellire Pioneer e ridimensionarne la vis predatoria; si torna al captive, alla fabbrica prodotto.

Anche il corporate cambia, con la giubilazione di Gianni Coriani per l´emergente Pier Giorgio Peluso. Pure la struttura retail segue nervosa, perché attualmente la rete italiana dà scarse soddisfazioni. Lo "strategico" discute invece il riassetto da holding a banca unica. Un piano che semplifica la governance e consente di tagliare un altro po´ i costi.  

12.12.09

 

SUONA QUEST'ARPE, BABY! (DEDICATO A OSVALDO DE PAOLINI) - PROFUMO, ARPE E DRAGHI NEL SUSSEX CON VOLCKER IL 7-8 DICEMBRE - La presenza di Arpe, su cui oggi sono circolati dubbi, non è in forse. Il banchiere, apprende l'ADNKRONOS da fonti finanziarie, parteciperà all'iniziativa, come risulta anche dal sito, dove il nome di Arpe, che ha dalla sua anche l'alfabeto, è il primo nella lista degli ospiti...

 

(Adnkronos) - Ci saranno il finanziere George Soros, il leader dei Tories David Cameron, il cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling, il premio Nobel Myron Scholes e il presidente dell'Economic Recovery Advisory Board Paul Volcker, uno dei consiglieri del presidente Usa Barack Obama, già presidente della Federl Reserve dal 1979 al 1987, sotto Jimmy Carter prima e Ronald Reagan poi.

 

E dall'Italia arriveranno l'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, il governatore della Banca d'Italia e presidente del Financial Stability Forum Mario Draghi e anche Matteo Arpe, chief executive di Sator e presidente di Banca Profilo. Si riuniranno tutti al South Lodge Hotel nel West Sussex, Inghilterra, a una novantina di chilometri da Heathrow, per partecipare alla «Future of finance initiative» il 7 e l'8 dicembre prossimi.

Ad organizzare l'incontro è il Wall street journal, che da diverse settimane lo annuncia nelle sue pagine: il programma prevede una cena di gala la sera del 7 e una giornata di lavori per l'8. Scopo dell'iniziativa, si legge sul sito, è «stabilire dei principi chiave sui quali possa essere costruito il sistema finanzario negli anni a venire».

 

La presenza di Arpe, su cui oggi sono circolati dubbi, non è in forse. Il banchiere, apprende l'ADNKRONOS da fonti finanziarie, parteciperà all'iniziativa, come risulta anche dal sito, dove il nome di Arpe, che ha dalla sua anche l'alfabeto, è il primo nella lista degli ospiti.

 

Quest'anno dunque Profumo, impegnato all'estero, non assisterà alla Prima della Scala, in agenda come tutti gli anni il 7 dicembre, giorno di Sant'Ambrogio. L'ad di Unicredit, notato a varie Prime tra cui quelle del 2005 e del 2007, è uscito recentemente dal consiglio di amministrazione della Fondazione che gestisce il tempio della lirica, nel quale venne nominato nel 2006 dall'allora ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli. Tuttavia, la banca resta il principale partner delle tournèe internazionali del teatro per il quinquennio 2009-2013, come prevede un accordo siglato lo scorso maggio.

 

 

[26-11-2009]  

 

 

MAI SUCCESSO! NASCE UNA NUOVA BANCA SCAVALCANDO LA BANKITALIA DI DRAGHI - LA TREMONTI BANK È UN CICLONE CHE SPIAZZERÀ IL SISTEMA DI PASSERA & PROFUMO. - NEL CASSETTO DI PAPI È PRONTA LA LETTERA DI DIMISSIONI DI GIULIETTO. UNA LETTERA SCARLATTA CHE PORTA IL SIGILLO DELLA LEGA, L’ALLEATO PIÙ FORTE DEL CAVALIERE - DALLA BATTAGLIA PER LA GUIDA DELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA COSA RESTA DI BOFFO-RUINI - TRENI-BOMBARDIER IN LIGURIA E SCAJOLA GODE - PRONTO UN BRAGGIOTTINO PER LAZARD? - “GRATTA&VINCI”: DE AGOSTINI DOVRÀ CACCIARE ENTRO NOVEMBRE 500 MILIONI DI EURO

 

1 - MAI SUCCESSO: NASCE UNA NUOVA BANCA SCAVALCANDO BANKITALIA - LA TREMONTI BANK SPIAZZA IL SISTEMA PASSERA & PROFUMO - NEL CASSETTO LA LETTERA IN CUI GIULIETTO È PRONTO A DARE LE SUE DIMISSIONI. UNA LETTERA SCARLATTA CHE PORTA IL SIGILLO DELLA LEGA, L'ALLEATO PIÙ FORTE DEL CAVALIERE
"Oggi è un grande giorno! Ho l'onore di annunciare che il presidente onorario della Banca del Sud sarà Carlo di Borbone delle Due Sicilie".

Era il 25 febbraio 2006 quando Giulietto Tremonti pronunciò solennemente a Napoli queste parole davanti ai rappresentanti della nobiltà partenopea e dei gesuiti che all'iniziativa della nuova banca meridionale avevano aderito attraverso un fondo etico.

A godere più di altri fu Carlo di Borbone, l'ultimo erede della dinastia che nel '98 ha sposato Camilla Crociani, figlia del defunto manager condannato per lo scandalo Lockeed.
A distanza di tre anni Tremonti ci riprova, ma il progetto della Banca del Mezzogiorno che presenterà domani in Consiglio dei ministri ha gambe più solide e non presta il fianco all'ironia. L'idea dell'ex-tributarista di Sondrio sta creando fibrillazioni dentro il governo e nei capibastone delle regioni meridionali che hanno capito benissimo le intenzioni del ministro.

Con il nuovo istituto creditizio Giulietto, che oggi partecipa al congresso nazionale della Società Italiana di Psichiatria insieme a Guido Rossi, vuole mettersi al riparo dall'accusa di dimenticare il Sud e mette nelle mani della Lega uno strumento che potrà servire per vellicare il consenso delle piccole e medie imprese meridionali.

Alla Banca d'Italia seguono con attenzione questa procedura inconsueta che vede nascere una nuova banca scavalcando le competenze di via Nazionale, ma ieri Mario Draghi che ha parlato di pensioni al Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, non ha fatto alcun cenno al parto del ministro dell'Economia. Non c'è dubbio però che a Palazzo Koch l'irritazione sia forte perché il genietto di Sondrio ha scavalcato le competenze della Banca d'Italia e darà vita alla nuova banca con un decreto, senza cioè seguire l'iter tradizionale.

Ma non è solo Draghi a sentirsi spiazzato da questa novità. Anche sul fronte delle grandi banche l'idea di Giulietto suona come uno schiaffo che si aggiunge ai ripetuti ceffoni rivolti dal ministro nei confronti di Unicredit e IntesaSanPaolo.

Quest'ultima è guidata da quel Corradino Passera che nel 1998 fu nominato amministratore delegato delle Poste e si inventò BancoPosta, un'idea brillante che ha consentito all'azienda guidata oggi da Massimo Sarmi di rastrellare denaro attraverso la rete di 14mila sportelli. Adesso le Poste avranno un ruolo decisivo nel successo della nuova banca che userà gli sportelli per vendere i suoi prodotti ai risparmiatori.

Per un curioso paradosso la creatura inventata da Corradino Passera diventa il braccio armato del suo nemico Giulietto Tremonti, e il fronte delle grandi banche è costretto a salire nelle stanze di Palazzo Chigi per chiedere a Gianni Letta e al Cavaliere ferito di arginare la concorrenza "protetta" della nuova banca per il Sud. Forse gli chiederanno anche se questo genio senza limiti sta pensando davvero di sfilargli la poltrona.

Ancora una volta papi-Silvio allargherà le braccia e tirerà fuori dal cassetto la lettera in cui il ministro è pronto a dare le sue dimissioni. Una lettera scarlatta che porta il sigillo della Lega, l'alleato più forte del Cavaliere.

2 - L'ESITO DELLA BATTAGLIA PER LA GUIDA DELL'UNIVERSITÀ CATTOLICA FARÀ CAPIRE CHE COSA RESTA DEL POTERE BOFFO-RUINI - SAT2000 PRENDERÀ IL NOME DI TV2000
Dino Boffo, l'ex-direttore dell'"Avvenire", è stato archiviato dai giornali.
La vicenda del giornalista di Asolo scoppiata alla fine di agosto per l'articolo di Feltri sulle presunte molestie sessuali, non suscita più l'interesse della cronaca. Questo non significa però che in Vaticano i suoi movimenti non siano seguiti con attenzione. Anche se non appare sul proscenio, Boffo resta un personaggio pesante dietro il quale continua ad aleggiare l'ombra di Camillo Ruini, il prelato con il quale si incontrò per la prima volta nel 1981 a Reggio Emilia.

In quell'epoca Ruini non era ancora vescovo (lo diventò nel 1983) e il giornalista era un esponente dell'Azione Cattolica, poi tra i due nacque un'alleanza che portò Boffo nel '94 a direttore del quotidiano della Cei. Da allora la sua influenza si è estesa a macchia d'olio sull'intera tastiera dei media controllati dal Vaticano.

Primo fra tutti Sat2000, l'emittente che insieme all'"Avvenire", all'Agenzia di stampa SIR, alla radio e alla catena dei quotidiani diocesani, fa parte della corazzata mediatica d'Oltretevere.
In questi giorni in Vaticano hanno appreso che Sat2000 prenderà il nome di Tv2000 e che il cambio del logo è stato pianificato con una strategia così dispendiosa da suscitare grandi critiche.

Dino Boffo non si vede più nelle stanze della televisione cattolica, ma non sembra aver mollato totalmente le redini e si muove soprattutto intorno alla Fondazione "Giuseppe Toniolo" di Verona.

Questo organismo è nato nel 1976 come centro culturale ed è dedicato al nome dell'economista cattolico di Padova che fu grande ammiratore di Leone XIII. L'importanza della Fondazione è rappresentata più che dalle sue iniziative dal fatto che esercita una forte influenza sull'Università Cattolica di Milano. E qui si ritrovano le tracce di Boffo che sta tirando la volata al rettore Lorenzo Ornaghi per una riconferma della carica.

Ornaghi è un professore di 61 anni che guida la Cattolica dal novembre 2002 ed è considerato in pieno sodalizio con Ruini.
Negli ambienti della Cei il silenzio su Boffo è assoluto, ma l'esito della battaglia per la guida dell'Università milanese farà capire che cosa resta del suo potere.

3 - TRENI-BOMBARDIER E SCAJOLA GODE
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie hanno tirato un sospiro di sollievo.
Sembra infatti che dopo tante incertezze alla fine del mese o al massimo nei primi dieci giorni di novembre, Mauro Moretti farà decollare la maxi-gara per l'acquisto di 50 treni ad Alta Velocità. Questa delle gare è una partita spinosa per il manager di Rimini che ancora oggi deve combattere con le società delle pulizie sui treni che hanno fatto ricorso e non accettano di essere sostituite.

L'annuncio del bando è arrivato ieri da Milano per bocca del direttore della divisione passeggeri di Trenitalia, Gianfranco Battisti, che ha parlato in un convegno al quale ha assistito in silenzio anche Giuseppe Sciarrone, l'amministratore delegato di Ntv, la società di Montezemolo per l'Alta Velocità.

I nuovi treni arriveranno sulle rotaie non prima di tre anni, ma questo tempo non impedisce al ministro dell'aeroporto di Albenga, Claudio Scajola, di gioire in modo particolare. Il politico ligure che si è messo di traverso ad "Annozero" e Michele Santoro, è convinto infatti che la maxi-gara sarà vinta dalla società Bombardier, che ha un grande stabilimento a Vado Ligure, un comune del suo collegio.

Bombardier Italia è la filiale dell'omonimo gruppo canadese che fattura nel mondo oltre 15 miliardi di dollari con più di 60mila dipendenti. In Liguria è sbarcata nel 2001 costituendo la Bombardier Transportation Italy, specializzata nelle costruzioni di rotabili e impianti ferroviari.

Scajola è convinto che la commessa finirà nelle mani di questa società che si è alleata per il business con AnsaldoBreda di Finmeccanica. Nessuna speranza invece per la francese Alstom alla quale Luchino e i soci di Ntv hanno commissionato 25 convogli. E anche per gli altri concorrenti pesanti come General Electric e Siemens sembra che la partita sia già decisa.

4 - UN BRAGGIOTTINO PER LAZARD?
La finanza francese segue con molta ansia le notizie che arrivano da un ospedale di New York dove lunedì è stato ricoverato per infarto Bruce Wasserstein, l'amministratore delegato della banca d'affari Lazard.

Quest'uomo ha appena 61 anni e dal 2002 guida la boutique finanziaria che occupa per il suo prestigio uno dei primi posti nel panorama internazionale. La sua storia inizia nel 1848 quando i tre fratelli Lazard (Alexandre, Elie e Simon) ebrei originari dell'Alsazia, emigrarono a New Orleans per avviare un'attività di import-export e partecipare alla "corsa all'oro" in California. Poi nel 1852 i fratelli aprirono il loro ufficio di Parigi che è diventato il salotto più importante della finanza francese. Oggi Lazard fattura 1,6 miliardi di dollari e ha 2.300 dipendenti che sono riusciti con il loro lavoro a resistere alla crisi dei mercati.

Il nome Lazard è ben noto anche a chi maneggia nella finanza italiana perché è legato ai rapporti che furono stabiliti dal banchiere André Meyer (partner di Lazard a New York) ed Enrico Cuccia di Mediobanca. E in Lazard come in Mediobanca ha lavorato Gerardo Braggiotti, detto Braggiottino, il banchiere 57enne nativo di Casablanca che potrebbe prendere il posto di Wasserstein alla guida della celebre merchant bank.

L'ipotesi non è peregrina anche se Braggiottino con il suo caratterino irrequieto ha sbattuto la porta di Lazard e di Mediobanca per mettersi in proprio con Banca Leonardo che guarda caso ha aperto i suoi uffici in boulevard Haussmann, a due passi dal quartier generale di Lazard.

Di lui si è parlato lunedì sera all'ambasciata d'Italia quando Giancarlo Elia Valori ha presentato il suo libro sul futuro alla presenza del vecchio Bernheim e di David de Rotschild e il rumor trova spazio oggi sul "Sole 24 Ore".

Le notizie che arrivano dall'ospedale di New York sulla salute di Wasserstein non sono affatto buone, ma quelle che riguardano i business che Braggiotti è riuscito a costruire in questi anni intorno alla Fiat e a BancaIntesa fanno pensare che potrà arrivare a Parigi soltanto con garanzie di ferro.

5 - "GRATTA&VINCI": DE AGOSTINI DOVRÀ CACCIARE ENTRO NOVEMBRE 500 MILIONI DI EURO E SARÀ COSTRETTA A CERCARE I QUATTRINI CON GRANDE FATICA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che nel quartier generale del Gruppo De Agostini a Novara c'è molta preoccupazione per l'esito della gara sul "Gratta&Vinci".

La società Lottomatica di Lorenzo Pelliccioli è l'unica che ieri pomeriggio alle 16 ha presentato un'offerta da 800 milioni per gestire il gioco della fortuna. Se però l'esito finale sarà in suo favore De Agostini dovrà cacciare entro novembre 500 milioni di euro e sarà costretta a cercare i quattrini con grande fatica".

 

 
[14-10-2009]

 

 

 

PROFUMO DI SALDI – UNICREDIT CEDE A PREZZI SCONTATI I GIOIELLI IMMOBILIARI A REAM (RENDIMENTO MEDIO 7,5%). 13 IN TOTALE, TRA MILANO, TORINO E GENOVA - S&P’S PROMUOVE LE DECISIONI DI PIAZZA CORDUSIO PER RAFFORZARE IL CAPITALE – SUL MERCATO IL 4% DEL BANCO SABADELL…

Giancluca Paolucci per "La Stampa"

A piazza Cordusio è tempo di saldi. Il pacchetto di immobili ceduto mercoledì è infatti a forte sconto rispetto ai valori di mercato, mentre Unicredit cerca un compratore anche per il 4% di Banco Sabadell. Nel 2007, la partecipazione nella banca spagnola era stata pagata 416 milioni di euro.

Con obiettivi ambiziosi: l'acquisto della quota era stato preceduto da un accordo con la controllata tedesca di piazza Cordusio, Hvb, per un'alleanza strategica con l'istituto catalano (quarta banca di Spagna, settima contando anche le Cajas) finalizzato alla crescita nei mercati dell'Est Europa.

Pur considerando l'operazione «un investimento puramente finanziario», il comunicato che dava conto dell'acquisto sottolineava che i due gruppi avrebbero «attivamente esplorato le opportunità per sviluppare ulteriori accordi in altre aree commerciali al fine di massimizzare la creazione di valore per i rispettivi azionisti».

 

Purtroppo, non è andata benissimo. Causa crisi i sistemi finanziari dell'Est non sono più così appetibili per la banca spagnola - oltre sei miliardi di capitalizzazione e circa 1200 sportelli per una clientela prevalentemente di imprese e privati di fascia medio alta - che nel gennaio scorso ha fatto sapere che quell'accordo non esisteva più.

Adesso, in cerca di operazioni per rafforzare i parametri di capitale, finisce sul mercato anche quella partecipazione. Già svalutata per 182 milioni di euro nel bilancio di fine anno, la cessione potrebbe avere un impatto neutro nel conto economico o addirittura portare una piccola plusvalenza, grazie all'andamento del titolo che ha portato quel 4% a valere circa 250 milioni contro un prezzo di carico sceso a circa 230 milioni dopo la svalutazione.

TORINO Via XX Settembre - Ex sede della CAriTorino

Ovviamente, la ragione della dismissione non è nella piccola (eventuale) plusvalenza quanto piuttosto nella necessità di incassare per rafforzare i paramentri patrimoniali. La stessa che ha portato la banca a vendere un pacchetto di prestigiosi immobili del gruppo a prezzi ultrascontati.

A passare di mano sono state la vecchia sede legale di Genova, il palazzo della Crt in via XX settembre a Torino che adesso ospita gli uffici della Fondazione, l'immobile di via dell'Arsenale, sempre a Torino, dove il gruppo tiene i corsi per il management, un immobile in piazza Cordusio a Milano (non la sede come scritto ieri da questo giornale).

Genova Via Dante - Sede del Credito Italiano

O ancora lo storico ufficio milanese di Banca di Roma, in piazza Edison, a pochi passi dalla Borsa. Più altri immobili «di pregio», tredici in totale, tra Milano, Torino e Genova. I prezzi sono appunto di saldo: non è stato possibile avere la valutazione dei singoli immobili, ma per piazza Cordusio la valutazione è stato di circa 6 mila euro a metro quadrato, mentre la sede della Crt, in pieno centro a Torino, è stata valutata 2750 euro a metro quadrato.

PIAZZA CORDUSIO

Con contratti d'affitto blindati che assicurano all'acquirente un rendimento nell'ordine del 7,5% medio annuo, che di questi tempi - ma anche in tempi più tranquilli - è assolutamente conveniente. Gli immobili saranno conferiti in un fondo immobiliare gestito da Ream, società ex Norman - che ha ancora una piccola quota - partecipata adesso dalle fondazioni piemontesi: Crt - che è anche uno dei principali azionisti singoli di Unicredit -, Asti e Alessandria con il 26% ciascuno, più un 5% alla piccola Fossano.

Milano Piazza Edison - Banca di Roma

In attesa di conoscere il prezzo dell'aumento di capitale deciso dal gruppo guidato da Alessandro Profumo, Unicredit incassa comunque il plauso di Standard and Poor's: confermato il rating da parte dell'agenzia, che apprezza «l'atteggiamento più prudente di Unicredit riguardo al capitale, che la banca ha adottato a fine 2008 quando ha deciso di non distribuire un dividendo in contanti».

 
[02-10-2009]

 

 

 

CHI VINCERà IL PALIO DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA? DURISSIMA SPACCATURA TRA IL SINDACO PD O IL PARTITO ORMAI IN MANO AL DALEMINO BERSANI : “la città è pronta a tollerare un clima in cui più nessuno potrebbe essere certo di essere un cittadino libero?”...

Corriere della Sera - La mossa è arrivata alla vigilia del Palio dell'Assunta. Il sindaco pd Maurizio Cenni, dopo mesi di mal di pancia e contestazioni anche dal suo partito, ha parlato di poteri e nomine e ha richiamato poteri e cittadini a un esercizio corretto della dialettica e della trasparenza.

«Non voglio pensare - ha detto Cenni - che la città sia disposta e pronta a tollerare un clima in cui più nessuno potrebbe essere certo di essere un cittadino libero, anche di esercitare il diritto al dissenso».

Parole forti che sono arrivate pochi giorni dopo le nomine della Fondazione Monte dei Paschi, la banca che è essenza stessa di Siena. Nomine criticate dall'opposizione, ma soprattutto dal Pd, quasi completamente schierato con Bersani. Dei sedici membri della Fondazione, otto sono scelti per statuto dal sindaco, cinque dalla Provincia e uno a testa da Regione, università, Curia.

Dunque il Comune ha il potere di eleggere metà del «parlamentino» della Fondazione che ogni anno eroga centinaia di milioni di euro ed è il faro finanziario della città. E il sindaco si è avvalso della prerogativa facendo arrabbiare il partito, tra tutti il segretario provinciale Elsa Meloni.

All'origine del dissenso pare ci sia una nomina, quella di Mauro Mariotti, ex assessore provinciale e segretario Cgil, grande amico di Cenni. Alle primarie del Pd sfidò il candidato ufficiale alle Provinciali, Simone Bezzini, poi regolarmente eletto con grande consenso, ma la «mossa» non piacque affatto al partito.

Da qui la querelle e le polemiche. Il sindaco però non ce l'ha solo con il partito. Si dice preoccupato dalla «pratica della denuncia, della delazione e della menzogna». A chi si riferisce? «A un modo di far politica sotterraneo perpetrato da liste civiche guidate da ex sindaci (il riferimento è a Pierluigi Piccini, ex Ds) e da giovani rampolli di consiglieri comunali che scrivono libri con accuse ignobili e false».

[18-08-2009]

 

 

 

LA BANCA D’AFFARI GOLDMAN SACHS è LA SPECTRE DEL MERCATO, IL GRAN BURATTINAIO SOVRANAZIONALE DELL’IMPERO USA, CHE FA E DISFA GOVERNI O PIAZZA GOVERNATORI DELLE BANCHE CENTRALI? - OPPURE I DRAGHI, I COSTAMAGNA, I PRODI, SONO SOLO I MIGLIORI SUL MERCATO?...

Paolo Madron per il Sole 24 Ore

Ma cosa avranno pensato alla Goldman Sachs quando l'estate scorsa, conversando con il Foglio, Giulio Tremonti si è lasciato (di proposito?) scappare che c'è più moralità in un prodotto meccanico che in un prodotto finanziario, in un'auto della Fiat che in un future della loro banca?

Probabilmente che la musica era cambiata, che la Palazzo Chigi merchant bank, come l'avevano definita i giornali della destra chiosando la tagliente definizione di Guido Rossi sul precedente governo D'Alema, non godeva più dei buoni rapporti instaurati con Prodie il prodismo. O forse che era un altro pò di veleno indirizzato a chi, prima di diventare governatore di Bankitalia, della banca era stato uno stimato vice presidente.

Mario Draghi allora colse l'allusione senza pubblicamente commentare, come del resto avrebbe poi fatto a ogni dialettica bordata del superministro dell'Economia. Ma una banca d'affari, specie se si chiama Goldman Sachs, sa che bisogna tener conto di dove tira il vento della politica e, là dove occorre, bilanciare ed essere ecumenici.

Fu così che, nel giugno del 2007, gli americani ebbero la pensata: dopo tanti consulenti di centro-sinistra, di sinistra-centro o di grande centro (Mario Monti), meglio pescare con decisione nelle acque della controparte. E il pesce fu davvero grosso. Nel giugno del 2007 la fedele ombra del Silvio Berlusconi uno e bis Gianni Letta entrava trionfalmente a far parte dell'advisory board di Goldman alla modica cifra di 670 mila euro più le provvigioni.

Come è noto, ci restò neanche un anno, perché richiamato in servizio seduta stante dal Berlusconi ter, blandito dalle parole del Cavaliere che se nessuno è indispensabile sua eminenza grigia, vero motore del governo, lo era certo più di altri.

Quando lo misero sotto contratto, alla Goldman avevano fatto un ragionamento tutt'altro che peregrino: è uno dei pochi civil servant italiani che gli affari non dovrà andarseli a cercare, perchè saranno loro a cercare lui. Ma i dieci mesi volarono via come il vento, e giustamente Letta, considerandosi banchiere d'affari in prestito, continuava a sbrogliare le complicate matasse che nel suo provvisorio stare all'opposizione Berlusconi gli passava.

Curiosamente, l'unica operazione su cui mise fugacemente gli occhi con indosso la casacca di Goldman fu l'Alitalia. Sulla pratica l'attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio la pensava all'opposto del suo referente politico. D'accordo con Prodi, e mostrando in questo grande lungimiranza, avrebbe voluto che la compagnia di bandiera finisse ad Air France, all'epoca assistita da Lehman Brothers, futura vittima sacrificale nella strage dei subprime che ha sconvolto Wall Street.

Non aveva mai creduto, Letta, alla prosopopea del patriottismo alato. A proposito di Prodi, il professore di Bologna fu dal 1990 al '93 anche lui consulente della banca americana. Nel suo ultimo governo vi trovò un posto di rilievo, era sottosegretario al Tesoro con delega alle privatizzazioni, Massimo Tononi, ora tornato alla Goldman di Londra ad occuparsi di fusioni e acquisizioni.

Tononi era stretto collaboratore di Claudio Costamagna, l'italiano che più ha fatto carriera nella banca prima di uscire per mettersi in proprio tre anni or sono. Definito suo malgrado banchiere prodiano, beccato dai giornali del Cavaliere perchè testimone di nozze di Angelo Rovati, all'epoca consigliere economico di Palazzo Chigi poi dimessosi perchè non ortodosso autore del piano di scorporo della rete Telecom, Costamagna buttò alle ortiche il suo britannico aplomb in una famosa intervista a Panorama in cui proruppe in un clamoroso «Mi sono rotto i co...di essere considerato in Italia solo come l'amico di Prodi», sciorinando tutta una serie di operazioni fatte, a cominciare dalla privatizzazione dell'Ente Tabacchi, Berlusconi regnante.

Ancora adesso Costamagna, che bolla come una solenne stronzata la teoria di questi tempi qui a New York assai dibattuta su Goldam Sachs uguale Spectre, pensa che il successo della sua ex casa tornata a macinare utili e bonus miliardari «si debba esclusivamente al fatto che chi ci lavora è una buona spanna sopra tutti i concorrenti ». E sulla sua capacità di intessere relazioni, aggiungiamo noi, che per chi fa quel mestiere non è certo un requisito secondario.

È pur vero che gli affari, come i soldi, non hanno colore. Ma la capacità di dialogare con tutti, anche in un paese come l'Italia che ne è pesantemente condizionata, talvolta riesce a superare la logica delle appartenenze. Al tempo del dominio berlusconiano sulla politica il poco morale future di Goldman Sachs di cui all'inizio non ha impedito alla regina di Wall Street (vedere alla voce Eni, Enel, e Finmeccanica) di assistere colossi dello statalismo industriale, nonché di continuare a piazzare con successo il debito italiano.

 
[13-08-2009]

NIENTE TASSE SIAMO BANCHE! - LA PROCURA DI MILANO INDAGA SUI I BIG DELLA FINANZA COINVOLTI IN ACROBAZIE FISCALI - CI SONO TUTTI, GRANDI E PICCINI: RAS, SAI, INTESA, BNL, UNICREDIT, MPS, CREDEM, ETC. - COI CONTRATTI DERIVATI HANNO ABBATTUTO SIGNIFICATIVAMENTE L'IMPONIBILE IN ITALIA

Francesco Bonazzi per L'Espresso

Ci sono tutti, grandi e piccini. Ma l'Agenzia delle entrate non sapeva nulla delle loro acrobazie fiscali. Ras, Fondiaria-Sai, Sanpaolo Vita, Popolare di Bari, Bper, Bnl, Abax Bank, Carige, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi, Popolare di Milano, Popolare di Verona, Popolare Vicentina, Capitalia, Credem, Unicredit, Riva-Ilva.

 

Secondo quanto 'L'espresso' è in grado di rivelare grazie a nuova documentazione acquisita a Londra, l'elenco di banche, assicurazioni e grandi imprese italiane disinvolte con le tasse è decisamente più lungo di quanto si potesse immaginare a ottobre 2008, quando questo giornale ha raccontato i segreti del trading fiscale ('Banca Furbetti', n. 43 del 2008).

Ovvero quella montagna di contratti derivati che tra il 2005 e il 2008 alcuni dei più bei nomi della finanza italiana hanno stipulato con le principali banche d'affari estere e che hanno consentito loro di abbattere significativamente l'imponibile in Italia.

Un business smantellato in fretta e furia lo scorso autunno, mentre in tutto l'Occidente le banche chiedevano aiuti ai governi, e sul quale si è ora acceso il riflettore della Procura di Milano. Il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, è notizia della scorsa settimana, ipotizza i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e di dichiarazione fiscalmente infedele, con effetti imprevedibili sui bilanci.

La storia inizia a emergere a ottobre 2008, quando dalle casseforti di Barclays e Dresdner escono carte riservatissime. Sono i memorandum del tax trading con i clienti italiani; l'agenda degli incontri tra banchieri e il loro esito; i nomi di chi vende, tratta e poi firma; la vera struttura di complesse operazioni di arbitraggio su derivati e obbligazioni non quotate che forse avevano il solo scopo di gabbare le autorità fiscali giocando sul filo della legalità (tra elusione ed evasione).

Le banche italiane citate allora da 'L'espresso' preferirono non commentare, a eccezione di Intesa. L'istituto guidato da Corrado Passera, che in quelle settimane aveva appena salvato capra e cavoli con l'operazione Alitalia-AirOne, il 29 ottobre prese carta e penna per escludere che quei contratti fossero fuori bilancio ("La quasi totalità delle suddette operazioni ha durata ultra annuale") e per negare che potessero costituire anche una semplice "elusione fiscale".

Non solo, ma Intesa bollò come "fantasiosa, oltre che gratuitamente offensiva, l'ipotesi secondo la quale le operazioni in esame costituiscano un modo fraudolento di far sparire gli utili montando operazioni finanziarie".

Sull'intera vicenda è poi sceso il silenzio fino al 16 marzo di quest'anno, quando l'inglese 'Guardian' scova un documento riservato di Barclays assolutamente simile (ancorché meno particolareggiato) a quelli usciti da Dresdner e relativi al mercato italiano.

Il documento si chiama 'Brontos' e non lascia dubbi sulle finalità meramente fiscali di quei famosi pronti contro termine andati così a ruba tra le banche italiane. Le 21 pagine di 'Brontos', che tra i compratori citano Intesa e Unicredit, restano su Internet un mese e mezzo abbondante.

Il pm Robledo se le stampa e spedisce la Guardia di Finanza a perquisire le due banche italiane. Riesce a tenere tutta l'inchiesta nel totale riserbo fino a mercoledì 5 agosto, quando l'Adn Kronos racconta che c'è un fascicolo aperto contro ignoti. Intesa smentisce subito di aver partecipato all'operazione 'Brontos', mentre Unicredit ribadisce di "non aver agito a fini di elusione o evasione fiscale".

La nuova documentazione che 'L'espresso' ha visionato proviene dalla Morgan Stanley. Comprende una sintesi delle finalità del prodotto venduto in Italia che lascia pochi dubbi: lo si presenta come un investimento che consente a entrambe le parti di guadagnare un ampio beneficio fiscale giocando sul differenziale delle ritenute alla fonte tra nazione e nazione e sui trattati bilaterali che vietano la doppia imposizione.

Si afferma chiaramente che "i contratti sono normalmente a breve termine, con l'arbitraggio sul derivato prima della fine dell'anno finanziario del cliente" e la possibilità di "riavviare la transazione per un altro anno, all'inizio del nuovo anno fiscale". Le banche e le assicurazioni alle quali Morgan Stanley vende simili contratti sono fiscalmente residenti in "Italia, Grecia, Francia, Germania e Svezia".

In un altro documento, della primavera 2006, Morgan Stanley fa il punto sul mercato italiano del tax trade. Vi si legge che alcune banche contattate hanno per ora risposto negativamente perché "non hanno capacità fiscale". E in tutti i memo interni la discriminante tra clienti potenziali e reali è sempre una sola: "La disponibilità di un utile da abbattere per l'anno in corso".

L'elenco dei clienti con i quali erano in corso trattative è il seguente: Aip (San Paolo Vita), Alleanza, Antonveneta, Arca Vita, Banca Aletti, Banca Lombarda, Bipiemme Vita, Bnl, Bper, Capitalia, Carige, Cattolica, Claris Vita, Credem, Fondiaria-Sai, Generali, Iccrea, Imi, Intesa Vita, Mediobanca, Monte Paschi, Popolare di Verona, Ras, San Paolo, Toro, Angelini, Barilla, Cir (holding che controlla 'L'Espresso'), Edizione Holding, Eni, Fininvest, Finmeccanica, Ifil, Italmobiliare, Mittel, Telecom Italia e Terna.

Chi ha accettato la proposta? Dalla nuova documentazione in nostro possesso si ricava che sono Aip, Fondiaria-Sai ("Contratto firmato il 2 maggio per 500 milioni a sei mesi") , Popolare di Bari, Bnl ("Contratto pilota su prodotto fiscale inglese"). Mentre Credem risulta "già impegnato con altri" e per Intesa "si sta cercando di frazionare l'accordo in capo alle varie controllate". Sempre sul fronte della banca milanese c'è anche una bozza di contratto tra la sua controllata Caboto e Morgan Stanley datata 13 settembre 2006.

Se si incrociano questi documenti con quelli di Dresdner e Barclays, si trovano solo conferme. E quindi si vede che a questo supermarket si sono serviti anche Unicredito (via Gibilterra), il gruppo Riva-Ilva (1,3 miliardi), Abax Bank (150 milioni), Carige (280 milioni con Société Générale), Intesa Sanpaolo (500 milioni nel 2004), Pop Milano (3,5 miliardi), Popolare Vicentina (con Deutsche Bank e Credit Suisse), Capitalia (1 miliardo con Lehman e Crédit Suisse) e Ras (250 milioni). Ora toccherà alla magistratura calcolare il beneficio fiscale di queste transazioni e gli eventuali risvolti penali.

 
[13-08-2009]

 

 

 

L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI LUIGI ZUNINO, L’ULTIMO FURBETTO - COME RICUCCI E FIORANI, UN MOSTRO PARTORITO DIRETTAMENTE DAI POTERI BANCARI - SOLO BANCA INTESA, L’ISTITUTO DEL “SISTEMA-PAESE”, DEVE AVERE ALMENO 700 MILIONI EURO - L’INFERNALE TRIANGOLO PASSERA-MICCICHè-MANCUSO, Più SAVIOTTI DIETRO IL grande CRAC - UN INCUBO DI DEBITI CON MINACCIA DI UN’INCHIESTA PENALE ANCHE PER QUALCHE BANCHIERE

 

Vittorio Malagutti per L'Espresso, in edicola domani

La sua villa, assicurano gli esperti del posto, è una delle più belle dell'isola di Cavallo, rifugio dorato tra Corsica e Sardegna. Mare blu. Vista da sogno. Ma in questo scorcio d'estate Luigi Zunino non ha molto tempo per godersi il panorama, per frequentare gli amici del bel mondo locale come Vittorio Emanuele di Savoia e Marina Doria.

Ci sono tre miliardi di debiti da sistemare. I bilanci sull'orlo del crack. E, soprattutto, alle sue spalle incalzano i magistrati, quelli di Milano, che sono pronti a ottenere il fallimento delle sue aziende, a fischiare la fine della sua avventura di «sviluppatore immobiliare», come ai bei tempi amava definirsi l'imprenditore piemontese (di Nizza Monferrato) sbarcato a Milano una quindicina di anni fa con l'ambizione, diceva lui, di ridisegnare la città.

Passata la sbronza del denaro facile e della speculazione, adesso che la nuova cittadella di Santa Giulia, il suo progetto più visionario, si è arenata in un mare di sterpaglie e costruzioni a metà, Zunino è arrivato alla resa dei conti.

Dietro di lui resta una scia di sogni infranti. Una girandola di affari a lungo generosamente alimentata da un plotoncino di finanziatori con in testa Banca Intesa. Da almeno un paio di anni nei salotti della finanza tutti sapevano che non poteva durare. Piani di riassetto. Prestiti tampone. Gran lavorio di avvocati e consulenti.

Fatica sprecata. Risanamento, la holding quotata in Borsa di Zunino, si è alla fine rivelata per quello che era: un gigante dai piedi d'argilla, fondato sui debiti e su un progetto di sviluppo quantomeno azzardato. Mentre i creditori, mese dopo mese esigevano rate e interessi sui prestiti con inesorabile puntualità, il grosso dei ricavi, quelli della vendita degli immobili di Santa Giulia e dell'ex area Falck di Sesto San Giovanni, era proiettato in un futuro lontano e di anno in anno, con l'avanzare della crisi economica, sempre più indefinito.

Per un po' i profitti da trading, quelli ottenuti barattando freneticamente palazzi e terreni su un mercato drogato, hanno coperto i buchi nel conto economico. Zunino l'ultimo dei furbetti, si dice adesso negli ambienti di Borsa, accomunando, forse ingenerosamente, la sorte del pallido tycoon del Monferrato a quella dei ben più effervescenti Danilo Coppola e Stefano Ricucci.

Troppo facile. Troppo facile liquidare il patron di Santa Giulia come un mostro partorito dal doping della speculazione. Piuttosto, per capire meglio conviene partire proprio dal paradiso di Cavallo, dalla villa extralusso tanto cara a Zunino e alla moglie Stefania Cossetti. Quella casa ha una storia importante da raccontare. Una vicenda che riporta in superficie nomi di un passato lontano come il finanziere milanese Gianni Varasi, ma anche personaggi ancora sulla breccia e più influenti che mai.

Per esempio, il manager Salvatore Mancuso, il banchiere Pierfrancesco Saviotti, a capo del Banco Popolare, e Gaetano Miccichè, amico di Mancuso ma soprattutto uomo forte di Intesa, stretto collaboratore dell'amministratore delegato Corrado Passera. Ebbene, andando a ritroso nel tempo si scopre che la villa di Cavallo apparteneva a Varasi, il quale, travolto dai debiti, tra il 1996 e il 1997 fu costretto dalle banche a mettere all'asta tutte le sue attività.

Zunino, all'epoca uno sconosciuto investitore piemontese, riuscì ad aggiudicarsi la casa sul mare della Corsica e altri pezzi pregiati (a Milano, a Parigi) che facevano parte del patrimonio immobiliare del finanziere in difficoltà. Fu proprio quello il primo affare milanese di rilievo per il futuro promoter di Santa Giulia. Fu quella l'operazione che finì per agganciarlo alla giostra del big business.

Domanda: da chi venne gestita la liquidazione del gruppo Varasi? In prima fila troviamo Saviotti, all'epoca direttore centrale e poi generale della Comit, la banca più esposta. Della squadra facevano parte anche Miccichè e Mancuso, indicati dai creditori come amministratori delle società da smantellare. Sarà un caso, ma a dieci anni e più di distanza gli stessi uomini stanno ancora giocando un ruolo decisivo nel salvataggio di Zunino, nel frattempo vertiginosamente cresciuto, a suon di prestiti, fino a diventare una star dell'imprenditoria nazionale.

Mancuso, per dire, mesi fa è ricomparso sulla scena come consulente ombra nel tentativo di traghettare Risanamento fuori dalle secche. A Miccichè tocca fare i conti con la maxi esposizione di Intesa, almeno 700 milioni, verso quel cliente partito dalle nebbie del Piemonte.

Saviotti invece, dopo la parentesi a Intesa e gli affari con Mancuso nel fondo lussemburghese Equinox, adesso siede al vertice del Banco Popolare, un altro istituto che rischia di uscire malissimo dalla storiaccia brutta dell'uomo che voleva «ridisegnare Milano». Perfino Giovanni La Croce, il commercialista milanese reclutato in questi giorni per fare da consulente al salvataggio di Risanamento, dieci anni fa si occupò con Mancuso e Miccichè della liquidazione delle aziende di Varasi.

Zunino, allora giovane e rampante (è nato nel 1959), si era fatto le ossa con la compravendita di aree destinate alla grande distribuzione e l'appoggio determinante dell'amico Bernardo Caprotti, quello dell'Esselunga. Ma una volta sbarcato a Milano con l'intenzione di inserirsi nel giro grosso delle banche e della finanza, l'ambizioso giovanotto piemontese viene preso per mano da Giuseppe "Pippo" Garofano, già direttore finanziario di Montedison negli anni Ottanta, poi vicino a Raul Gardini e ai Ferruzzi, un manager rotto a tutte le astuzie del mestiere.

Garofano è la mente del doppio salto mortale finanziario che porterà Zunino a fare l'esordio in Borsa tra il 1998 e il 2002. Con scorpori e fusioni a ripetizione vengono integrati tra loro tre marchi da tempo presenti sul listino azionario: Bonaparte, Petra (nata da una costola di Aedes) e infine Risanamento.

Ogni volta Zunino ne approfitta per girare alle holding quotate (e quindi anche ai piccoli azionisti) una parte dei suoi asset di famiglia. Tutto regolare. Tutto certificato con le perizie degli esperti del settore. Il mercato apprezza. I titoli prendono il volo e con questi anche le fortune personali dell'immobiliarista piemontese. A oliare la macchina ci sono i prestiti delle banche. Nella primavera del 1998 è Intesa a finanziare la scalata alla Aedes. Ma quello è solo l'inizio.

Nel 2003, ancora con l'appoggio della banca di Passera e Miccichè, Risanamento compra dalla famiglia Agnelli l'immobiliare Ipi, che verrà girata un anno dopo al furbetto Coppola. Nel 2004 i fratelli Pasini cedono a Zunino l'area ex Falck di Sesto San Giovanni e per l'occasione il compratore si fa carico anche di 200 milioni di debiti del venditore nei confronti di Intesa.

Al posto delle vecchie acciaierie, nel cuore della ex Stalingrado d'Italia, l'istituto milanese progettava di realizzare una nuova modernissima sede. Il piano resta sulla carta. I Pasini gettano la spugna e Zunino leva le castagne dal fuoco ai suoi sponsor bancari lanciando l'idea di un quartiere residenziale immerso nel verde da 1,3 milioni di metri quadrati con quattro miliardi di euro di investimenti previsti.

Una somma a dir poco imponente. A maggior ragione per un imprenditore che fino a poco tempo prima era un perfetto sconosciuto. Ma il mattone tira alla grande. I tassi sono ai minimi storici, sul mercato c'è abbondanza di liquidità e niente sembra impossibile. Soprattutto per chi trova sempre la porta aperta in banca.

Nel frattempo gira a tutto vapore anche la macchina della pubblicità. Un'abile campagna d'immagine realizzata, a suon di eventi strombazzati dai giornali, arruolando archistar come Renzo Piano (area Falck) e Norman Foster (Santa Giulia) e, all'occorrenza, perfino inconsapevoli testimonial come lo scienziato Carlo Rubbia e il regista Ermanno Olmi. Fiato alle trombe, allora, con il valore della galassia Risanamento che in Borsa si gonfia a dismisura fino a superare di slancio (gennaio 2007) i 2 miliardi di euro.

A ben guardare, però, dietro i fuochi d'artificio delle presentazioni ufficiali restava la coperta corta di un bilancio aggrappato al miraggio di una crescita infinita, al radioso avvenire della cittadella di Santa Giulia, periferia sudest di Milano, 50 mila abitanti, migliaia di appartamenti in edilizia convenzionata, ma soprattutto case ipertecnologiche per ricchi (roba da 10 mila euro al metro quadro), e poi alberghi a cinque stelle, cinema, una promenade commerciale da far invidia a Montenapoleone.

I primi annunci del rivoluzionario progetto risalgono al 2001. Nel 2004, con la firma del piano integrato tra comune di Milano e regione Lombardia, parte la grancassa pubblicitaria. A cinque anni di distanza il sogno di Zunino è diventato un incubo popolato di debiti e perdite con la minaccia, in prospettiva, di un'inchiesta penale dagli esiti imprevedibili non solo per lui ma anche per qualche banchiere che nel periodo del boom ha steso tappeti rossi al passaggio di quel piemontese ambizioso, dall'aria gelida e i modi spicci, un tipo che sfoggiava la sua passione (milionaria) per l'arte contemporanea, prenotava megayacht da cento metri in vetroresina (progetto by Renzo Piano), scorazzava per il mondo con il jet privato d'ordinanza, collezionava attici a New York, maison di lusso parigine e tenute da sogno in Toscana.

Adesso, con il senno di poi, sembra fin troppo facile prendersela con le perizie firmate dai marchi più gettonati della consulenza immobiliare internazionale. Sigle come Reag o Dtz, pronte a mettere nero su bianco valori che ora appaiono stratosferici per il patrimonio targato Risanamento.

Ancora qualche mese fa, quando il mondo era già piombato in recessione, gli esperti valutavano i palazzi parigini della holding quotata in Borsa circa 1,1 miliardi, di fatto lo stesso valore di un anno prima. I grandi finanziatori di Zunino (oltre a Intesa e Banco Popolare anche Unicredit e Mps) si sono fatti forti di quelle perizie per giustificare l'entità dei prestiti concessi. D'altra parte svalutare quei crediti avrebbe comportato rettifiche molto onerose a carico dei bilanci degli istituti, già segnati dalla bufera delle Borse.

Intanto però, fin dall'estate del 2007, con i primi segnali della crisi dei subprime, i grandi investitori avevano cominciato a prendere le distanze dal patron di Santa Giulia. E così l'incertezza diffusa è diventata piombo nelle ali di Risanamento, che perde quota in Borsa.

Zunino, dal suo ufficio milanese nella centralissima via Bagutta, continua per mesi a disegnare scenari di rimonta a uso e consumo delle pubbliche relazioni. Nei fatti, però, non può fare altro che preparare il terreno in vista della ritirata. Per far quadrare i conti è costretto anche a mettere in vendita quello che forse gli era sembrato il biglietto d'ingresso nel salotto buono.

La partecipazione superiore al 4 per cento nel capitale di Mediobanca, accumulata (a debito) tra il 2005 e il 2006, gli garantisce per quasi un anno una poltrona nel consiglio di sorveglianza dell'istituto che fu di Enrico Cuccia. Poi, anche lì, cambia il vento. Solo il sostegno (interessato) dei banchieri riesce per mesi a evitargli di alzare bandiera bianca. Alla fine, per ribaltare il tavolo, c'è voluto l'intervento dei magistrati. E adesso l'ultima mano di poker rischia di costare cara a Zunino e ai suoi alleati.

 

 

 
[12-08-2009]

 

 

 

CROLLA IL MITO GOLDMAN SACHS – LA FIDUCIA NELL’ISTITUTO È AI MINIMI STORICI - NESSUNO SCANDALO, RESTITUITO IL PRESTITO AL TESORO, MA PROFITTI E BONUS RECORD CANCELLANO LA SIMPATIA DEGLI AMERICANI - SOTTO ACCUSA OPERAZIONI FATTE NEL MOMENTO DEL CROLLO DEI MERCATI…

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

Il New York Magazine

l'ha disegnata, la settimana scorsa, in copertina come un «moloch» minaccioso e si è chiesto, nel titolo, se la Goldman Sachs sia la materializzazione del male. Quella che fino a ieri era considerata la regina di Wall Street - la banca più redditizia, seria, affidabile - è finita anche nel mirino di Rolling Stone che, in una lunga inchiesta, l'ha descritta come una piovra nociva per la finanza e per l'intera società americana, una vera e propria fabbrica di bolle speculative.

Da una rivista giovanile di musica e politica non c'è, forse, da aspettarsi un'analisi pacata di errori ed eccessi commessi dai protagonisti del capita­lismo Usa, ma la sensazione che la crisi abbia seriamente compromesso la reputazione della Goldman Sachs è ormai diffusa nell'intera opinione pubblica americana e anche tra i risparmiatori.

A sostenerlo è addirittura il Financial Times che ieri ha pubblicato i risultati di un sondaggio commissionato a una società di consulenza dallo stesso quotidiano finanziario.

La Brand Asset Consulting ha intervistato 17 mila cittadini americani arrivando alla conclusione che la banca più redditizia del mondo, quella che ha dato al governo Usa due ministri del Tesoro (Henry Paulson e Bob Rubin), leader politici, diplomatici e capi di istituzioni internazionali (dal governatore del New Jersey Jon Corzine al presidente della Banca Mondiale, Robert Zoellick), ha perso prestigio e credibilità tanto tra la gente comune quanto tra chi ha una conoscenza approfondita del mondo della finanza. Fino al punto che Morgan Stanley, un'altra banca d'affari la cui credibilità, in passato, è sempre stata molto inferiore a quella della Goldman, oggi gode (nel sondaggio) di maggiore rispetto.

Cosa sta accadendo? Perché questo accanimento nonostante la banca guidata da Lloyd Blankfein non sia stata toccata in modo specifico da alcuno scandalo finanziario? Se lo chiedono con angoscia i dirigenti dell'istituto e i suoi addetti alla comunicazione anche perché il ritorno della banca a livelli record di profitti e la restituzione dei prestiti avuti nove mesi fa dal Tesoro, anziché migliorare la situazione, sembrano aver accentuato il malumore dell'opinione pubblica.

In quanto istituzione-simbolo, Goldman certamente è la prima a pagare la disaffezione degli americani per la finanza, la rabbia dei contribuenti nei confronti di Wall Street. Ma c'è anche dell'altro. Se prima dello «tsunami» finanziario era ancora possibile mantenere un livello di reputazione molto elevata, pur in presenza del pagamento di bonus milionari a un gran numero di dirigenti e «broker» e di transazioni nelle quali si sfiorava il conflitto d'interessi, dopo il crollo e la recessione pagata dai cittadini americani con la disoccupazione, le tasse e l'esplosione del debito pubblico, nulla è più come prima.

Considerate le principali responsabili del disastro, le banche hanno riconosciuto le loro responsabilità, ma poi si sono rimboccate le maniche e, aiutate dai contributi del Tesoro e dal denaro prestato dalla Federal Reserve a costo zero, hanno ricominciato a macinare utili. Ora, rimborsati i soldi avuti dal Tesoro, alcuni di questi istituti non solo non hanno più voglia di chiedere scusa, ma vogliono tornare al vecchio modo di fare affari, a partire dall'elargizione di megabonus ai loro dipendenti.

Goldman Sachs, celebre per «ricoprire d'oro» non solo i suoi capi, ma anche gran parte del personale, è - inevitabilmente - la banca più esposta. I profitti record realizzati nel secondo trimestre 2009 (3,4 miliardi di dollari) si sono infatti tradotti in un accantonamento di risorse da distribuire in compensi molto più cospicuo: 6,6 miliardi di dollari, pari a 226 mila dollari per ogni dipendente dell'istituto. In soli 90 giorni.

Certo, Goldman ha restituito al Tesoro i 10 miliardi di dollari avuti in prestito nell'autunno scorso e ha riscattato i «warrants» che avrebbero dato al governo Usa il diritto di entrare nel suo capitale. Ma l'opinione pubblica si è ormai convinta che i profitti realizzati dalla regina di Wall Street sono in larga misura il frutto di attività speculative con un forte potere destabilizzante - dalle scommesse sulle materie prime che fanno schizzare il prezzo del petrolio al cosiddetto «high frequency trading», una tecnica esasperata di moltiplicazione delle transazioni, eseguite in pochi millesimi di secondo - che mal si conciliano con l'immagine che Goldman ha sempre cercato di dare di sé: quella di una forza tranquilla e responsabile davanti ai suoi clienti e all'intera società americana.

Per anni il pubblico e i risparmiatori hanno creduto alla rappresentazione di una banca i cui leader, riuscendo a fare soldi con grande facilità, avevano come supremo interesse non l'arricchimento personale - una realtà ormai scontata - ma la gestione professionale, efficiente, di un potere smisurato, che dalla finanza si allargava fino alla politica.

La crisi ha cambiato questa percezione per tre motivi.
1) Nel momento del crollo dei mercati, Goldman ha talvolta eseguito, per conto proprio, operazioni di segno opposto rispetto a quelle eseguite per conto dei suoi clienti. È successo, ad esempio, con le scommesse sul mercato dei mutui «subprime».

2) Conflitti d'interesse, oltre che nei rapporti coi clienti, sono anche emersi nelle relazioni con organismi governativi. L'idea che il passaggio di uomini Goldman nei ranghi dell'Amministrazione fosse una sorta di «servizio civile», con la banca che metteva l'alta professionalità dei suoi dirigenti al servizio del bene comune è stata, in parte, minata da favoritismi che, nell'autunno scorso, hanno contrassegnato la convulsa gestione degli interventi di salvataggio del sistema creditizio: dopo il fallimento di Lehman Brothers, vertici d'emergenza affollati di uomini Goldman e un salvataggio di Aig deciso dal ministro Paulson (ex capo della banca) che ha avuto anche l'effetto di puntel­lare la banca guidata da Blankfein, le­gata a doppio filo al gigante assicura­tivo. Una situazione che ha portato qualche analista a ribattezzare scher­zosamente la banca «Government Sa­chs».

3) Restituire i soldi avuti dal Tesoro non è bastato a cancellare questa fama e a giustificare il recupero di una piena libertà d'azione: dopo la paralisi del credito, quando nessuno riusciva più a collocare obbligazioni, nemmeno Goldman avrebbe potuto riavviare i motori senza la garanzia pubblica della Fdic sulle sue emissioni.
Insomma le ferite, sul fronte della fiducia, sono profonde e difficili da ri­marginare: Goldman non ci riuscirà certo isolandosi, coi suoi dipendenti, in una bolla dorata o osteggiando la riforma dei meccanismi di controllo del sistema finanziario presentata qualche mese fa da Obama e dal ministro del Tesoro Tim Geithner e, da allora, bloccata sul bagnasciuga del Congresso, sotto il fuoco delle lobby. Certo, queste sono responsabilità del sistema creditizio nel suo com­plesso e non di una sola banca.

Ma chi ha ricostruito gli antefatti della crisi attuale, sa che sulle decisioni che dieci anni fa hanno compromesso i meccanismi di supervisione che avrebbero potuto prevenire la crisi che stiamo vivendo hanno pesato molto l'attività lobbistica di Goldman Sachs (che dal 1998 al 2008 ha distribuito oltre 40 milioni di dollari in contributi ai politici Usa) e le scelte di uomini di governo con un passato nell'istituto.

 
[04-08-2009]

 

 

CHISSà COME è riuscITo a salvarsi mantenendo una quota cospicua di azioni? - come mai non SONO perseguiti i banchieri che hanno elargito i finanziamenti? - PERCHé nessun creditore DEL GRUPPO HA MAI avanzato richiesta di fallimento? - Forse che le stesse banche hanno creato nel tempo una società "too big to fail", il cui affondamento si trasformerebbe in un boomerang sulla loro fronte?

 

1 - Le mille domande dietro il caso Zunino-Risanamento
Giovanni Pons per La Repubblica

Le difficoltà in cui versa il gruppo Risanamento e le modalità con cui l´imprenditore Luigi Zunino è riuscito a far crescere in maniera sproporzionata la sua creatura sono ora al centro di molte discussioni. Qualcuno non si spiega come Zunino stia riuscendo a salvarsi mantenendo una quota cospicua di azioni in portafoglio. Altri si domandano come mai non vengano in qualche modo perseguiti i banchieri che hanno elargito con così tanta generosità i finanziamenti a Risanamento.

In effetti entrambe le questioni meriterebbero una spiegazione e la possibile partenza di un´inchiesta da parte della procura potrebbe far luce sulla vicenda. Bisognerebbe chiarire se Zunino ha potuto contare su alcuni rapporti privilegiati con alcuni banchieri e se oggi può vantare, sotto qualsiasi forma, strumenti di pressione che gli permettano di mantenere un ruolo di azionista che non dovrebbe spettargli.

In secondo luogo ci vorrebbe un´analisi attenta dei fidi concessi e delle garanzie prestate a fronte degli stessi. Se sono stati concessi prestiti da parte delle banche senza le necessarie garanzie, un po´ come aveva fatto a suo tempo Fiorani con Ricucci per l´acquisto di azioni Rcs, allora i banchieri dovrebbero risponderne.

È vero che prima dell´agosto 2007 il denaro costava poco e rendeva poco, dunque le banche erano alla ricerca di impieghi redditizi che hanno abbassato l´asticella del merito di credito. Ma ciò non giustifica, per esempio, il finanziamento all´80% di un´area di sviluppo poiché le garanzie prestate possono insistere solo sul terreno o su altri immobili che niente hanno a che fare con quell´area.

Infine chiediamoci come mai nessun creditore del gruppo aveva avanzato una richiesta di fallimento, visto il non indifferente scaduto nei pagamenti di Risanamento. Forse che le stesse banche hanno creato nel tempo una società "too big to fail", il cui affondamento si trasformerebbe in un boomerang sulla loro fronte?

2 - CONVERTENDO? NO GRAZIE - Sorprende l´utilizzo di questo prestito per Risanamento: appare una ingiustificata concessione a Zunino Alessandro Penati per La Repubblica

Nei testi di finanza si trova la "convertibile", un´obbligazione che concede all´investitore il diritto di convertire il prestito in capitale. Ma non c´è traccia del "convertendo", che invece obbliga alla conversione. Da un punto di vista finanziario, infatti, il convertendo ha poca ragione di essere.

Mentre una convertibile permette al creditore di beneficiare di sviluppi futuri positivi della società, senza assumersi il rischio di quelli negativi, il convertendo equivale a un prestito più un acquisto di azioni a termine, che espone il creditore completamente al rischio azionario. Tanto vale quindi comprare azioni subito.

Ecco perché nelle ristrutturazioni finanziarie che richiedono la ricapitalizzazione del debitore, si usa quasi sempre un aumento di capitale sottoscritto dai creditori, o uno swap dei debiti in azioni; quasi mai un convertendo.

In Italia, il convertendo ha fatto la sua prima apparizione con la ristrutturazione Fiat. In quel caso la società aveva anche l´opzione di restituire il prestito alla scadenza, in alternativa al diritto di chiederne la conversione in azioni. Così, le banche, oltre al prestito e all´acquisto a termine di azioni, vendevano implicitamente a Fiat anche un´opzione call sui suoi titoli. Pertanto, col convertendo, le banche si assumevano il rischio di diventare azioniste di una società in ristrutturazione, ma rinunciavano ai benefici del rilancio nel caso l´azienda si fosse risollevata prima della scadenza del prestito.

Un convertendo "tipo Fiat" si spiega solo con la volontà dei creditori di minimizzare la diluizione dei vecchi azionisti di controllo e la loro influenza sulla gestione. E con la preferenza delle banche per uno strumento equivalente a un derivato su azioni, ma che può essere contabilizzato al suo costo storico, come una normale obbligazione o prestito.

Sorprende dunque che un convertendo sia il piatto forte del salvataggio di Risanamento: appare come un´ingiustificata concessione a Zunino, e un espediente contabile per le banche creditrici.

Le cattive idee fanno scuola: per ricapitalizzarsi, Bpm ha scelto un convertendo (con l´aggiunta di un warrant per ogni obbligazione). Un flop: ha collocato solo il 34% dell´emissione. Colpa delle condizioni offerte: tenuto conto del 27% di tassazione (il convertendo è un titolo atipico), dai dati del prospetto si ricava che il titolo Bpm deve salire di almeno il 25% perchè il convertendo possa offrire ai risparmiatori il rendimento netto di un Btp (privo di rischio, però).

Ma mi domando che senso abbia emettere un convertendo, che per l´investitore equivale alla sottoscrizione di un´obbligazione (completamente illiquida), più il contemporaneo acquisto di un call e di un warrant, e la vendita di un put su azioni Bpm? Non era più ragionevole (e digeribile per la Borsa) un semplice aumento di capitale, o una convertibile?

Il convertendo è un´inutile complicazione che occulta costi e rischi per i risparmiatori, nella migliore tradizione degli strutturati che le banche italiane collocano da anni. Spulciando le 209 pagine del prospetto (finalmente imposto anche alle obbligazioni bancarie) si scopre che il collocamento Bpm era gravato da una commissione di ben 2,2%, e che la vendita del put alla banca era la componente di maggior valore dello strutturato (32,5 euro ogni 100 di nominale).

Ora, la vendita di un put espone a perdite potenzialmente infinite a fronte dell´incasso di un premio fisso (equivale a vendere una polizza assicurativa): è così rischiosa da essere vietata persino ai fondi di investimento. Perché permetterla (anche se implicitamente) ai privati? Questo è il punto: bisognerebbe sapere quanti dei sottoscrittori del bond Bpm sono individui risparmiatori; e se sì, quanti sono stati correttamente e realmente informati. Altrimenti, per quanto meritorio, non serve a nulla imporre corposi prospetti.

 

 
[03-08-2009]

 

 

 

INTESA TREMA: IL PALLINO IN MANO AD AGRICOLE
Vittoria Puledda per La Repubblica - Lunedì mattina scadono i termini. Ma Generali ha dato il buon esempio e avrebbe già consegnato la sua memoria difensiva all´Antitrust. Ora si attendono le note di Intesa e, soprattutto, del Credit Agricole.

Perché è soprattutto Parigi che deve fare la sua parte, risolvendo i suoi problemi contabili (senza aggravare in modo drammatico quelli di Intesa): dunque, la vendita di un´ampia parte della quota nella banca presieduta da Giovanni Bazoli, o in alternativa una sterilizzazione del voto. Che equivale a negare il presupposto del Patto con Trieste, volto soprattutto a non contabilizzare le perdite sul valore di carico.

 

 

 

a cura di Massimo Riserbo e Falbalà DI dagospia

AMICO BANCHIERE
Non truffa, ma "caso". Fare attenzione. La Repubblica di Passera annuncia: "Caso derivati, perde anche il Tesoro. E' boom di "scommesse" finanziarie. Fino al 2006 un guadagno, poi ci ha rimesso. Il ministero non indica quanti siano gli swap in mano sua" (p.21). Come sempre si ignora chi li abbia venduti. Da noi al massimo si punisconi consumatori. Padoa-Schioppa e Tremendino Tremonti, in questo caso.

TSUNAMI-TSZUNINO
Ineccepibile commento di Massimo Mucchetti su Zunino, "capitalista senza capitali" a cui le banche tutto concedono (Corriere, p.8). Sembra proprio Romain Zaleski, vero?

Sul fronte nomine, l'avvocato ed ex magistrato Vincenzo Mariconda diventa "presidente di garanzia" (garanzia di chi?) e Luigi Roth, monumentale presidente di Fondazione Fiera Milano e di Terna, potrebbe essere il nuovo amministratore delegato (Corriere, p.25).

Ma la Stampa (p.23) non crede che Roth abbia molte chance, mentre Francesco Manacorda mette in fila i ritrattini di tutti i protagonisti della voragine Zunino, con apprezzabile utilizzo di molte informazioni che i lettori di questo sito (ma anche dell'Antefatto) hanno già letto la scorsa settimana. "Solve et repete", si diceva ai tempi dei Fenici. Meno male che c'è internet.

Ottimo il titolo di Libero: "Le banche graziano Zunino" (p.25). Del resto siamo un paese dove chi sbaglia paga e quindi Zunino resta nel cda di Risanamento.

[28-07-2009]

 

 

 

GLI AFFARUCCI DEI NOSTRI “ITALIAN BANKSTERS” – LA PRIVATIZZAZIONE IN FAMIGLIA (MAGNONI) DI ADR – L’AUTO AZIENDALE? UNA MASERATI QUATTROPORTE – TARANTELLI SI FA PERITO E ABBRACCIA BANCA DI ROMA (GERONZI) - LO STILISTA DELLE MUTANDE…

Brani tratti dal libro "Italian Banksters" di Laura Serafini, Fazi Editore

COPERTINA DI ITALIAN BANKSTER LAURA SERAFINI

1 - AEROPORTI DI ROMA, PRIVATIZZAZIONE IN FAMIGLIA...
"L'aspetto interessante della vicenda è che qui entra per la prima volta in scena l'Oak fund (‘Fondo quercia'), un hedge fund con sede nelle isole Cayman che - si scoprirà più avanti nel tempo - fa capo tra gli altri a Giorgio Magnoni, fratello del banchiere. Tra gli investitori cui Lehman vende le proprie azioni di ADR, in un contesto di privatizzazione di società pubbliche, c'è dunque anche un parente stretto del banker. Ma perché mai imbarcarsi in un'operazione che non brilla per trasparenza?

La spiegazione che Magnoni generalmente fornisce è che poter contare su un gruppo di persone fidate, capaci di prendere decisioni in tempi rapidi, è fondamentale nel suo lavoro, soprattutto quando deve mandare in porto una privatizzazione in cui non è facile
trovare compratori. Il punto è che, in questo modo, il compratore entra in possesso di informazioni privilegiate e in teoria può fare speculazioni sul titolo della società prima che l'operazione sia completata.

E ancora, si potrebbe contestare che l'advisor che vende non è del tutto imparziale perché tra gli acquirenti c'è anche un suo parente. Comunque, per Magnoni il problema non si pone perché, a suo avviso, le società quotate sono soggette a un tale livello di trasparenza che è difficile non rispettare le regole di mercato".

2 - MAGNONI GIOCA AL RIALZO SULLE BENTLEY CON BERTELLI (PRADA). L'AUTO AZIENDALE? UNA MASERATI QUATTROPORTE...
"Le automobili sono una delle passioni che condivide con il magnate Rupert, il quale pare che collezioni in Sudafrica 220 auto di lusso. Il banchiere non arriva a tanto, ma alle tentazioni talvolta non riesce a resistere, come quella volta che si è recato a Ginevra per una riunione di lavoro alla quale hanno preso parte anche Patrizio Bertelli, amministratore delegato di Prada, e Rupert.

Finito l'incontro, Magnoni e Bertelli decidono di fare un salto al salone dell'auto di Ginevra: è il 2003, l'anno in cui la Bentley presenta la Continental GT, una coupé con quattro ruote motrici che affascina immediatamente i due uomini d'affari. Magnoni non ci è andato con l'intenzione di comprarsi un'auto. I due però cominciano a girare per i saloni. Prima puntano un'Aston Martin, ma non ha le quattro ruote motrici e non è adatta alla montagna.

Poi è la volta di una Porsche, ma Bertelli ne ha già una. Così, in una sorta di gioco al rialzo, i due si fanno inserire nella lista delle prenotazioni della Bentley: Magnoni ritirerà la sua due anni dopo. Bertelli, invece, pare che stesse solo scherzando. I giocattoli in questione viaggiano sui duecentomila euro a pezzo.

Quell'auto ha già fatto la sua storia: nel 2006 il banchiere l'ha sostituita con un'altra Continental Gt, mocchi. E molti suoi colleghi, detto per inciso, dicono di averlo visto arrivare spesso in ufficio con una Maserati Quattroporte, che aveva fatto comprare alla Lehman come auto aziendale".

3 - TARANTELLI (CITI), IL PERITO DI GERONZI...
Sul finire degli anni Ottanta Tarantelli ritorna a operare sul mercato italiano, ma questa volta con un ruolo di responsabilità. Si rende conto che, se vuole ottenere anche altri incarichi oltre all'organizzazione di operazioni di finanziamento o di collocamento sui mercati esteri dei titoli azionari di società italiane (in verità alquanto rare al tempo), deve trovare una strada diversa. È interessato, in particolare, a un importante progetto di fusione tra banche che sta per partire e vorrebbe ottenere un mandato come valutatore delle aziende coinvolte.

Secondo lui sarebbe il modo migliore per conoscere una società e per entrare in stretto rapporto con i suoi amministratori: insomma, un'ottima via per stringere proficue relazioni. In quel momento, però, la legge italiana non glielo consente: per stilare un parere indipendente sul valore di un'azienda, in base all'allora vigente legge Amato, è necessario un perito nominato dal tribunale. Il banker non si perde d'animo e trova un escamotage.

Siamo intorno al 1988, ha quasi 33 anni ed ha già ottenuto un posto nel consiglio di
amministrazione della Schroders: un giorno, durante una riunione del board1, annuncia ai suoi colleghi di aver trovato il modo per posizionarsi sulle società italiane per consolidare rapporti che nel tempo gli consentiranno di aggiudicarsi incarichi per tutte le principali operazioni in patria. Costamagna aveva trovato Prodi, Magnoni il gruppo guidato da Carlo De Benedetti.

Tarantelli si fa autorizzare dal consiglio di amministrazione a operare in proprio come perito nominato dal tribunale, avvalendosi della banca d'affari come consulente per le istruttorie tecniche. Con la bizzarra procedura che si inventa, viene così remunerato dalla società per cui esegue la perizia e poi gira l'importo alla banca, che lo incassa come fosse una commissione su un'operazione realizzata sul mercato italiano.

Non si può dire che fosse un procedimento consueto, ma evidentemente non c'era nulla di illecito. Il gioco, alla fine, vale la candela perché Tarantelli riesce a legare a doppio filo il proprio destino a quello del gruppo per anni guidato da Cesare Geronzi: la Banca di Roma, poi divenuta Capitalia.

4 - LO STILISTA DELLE MUTANDE...
"Il banchiere ha aiutato anche la moglie a dedicarsi a un hobby che ha un avuto un successo insperato. È cominciato sul tavolo della cucina della splendida casa che i due hanno a Londra: lei ha buttato giù su un foglio di carta qualche schizzo di modelli per biancheria intima.

Ne è nata una casa che produce lingerie, la Bodas, che vende su internet, ma che ha anche un paio di negozi nell'esclusivo quartiere di Notting Hill: biancheria intima per tutti i giorni, realizzata però con stoffe di qualità. Oggi Bodas ha raggiunto un fatturato di quasi un milione di sterline l'anno e ha ampliato l'azionariato, con la conseguenza che i Tarantelli sono scesi in minoranza nel capitale".

 

 
[24-07-2009]

PRANZO CON EZIO MAURO, PAGINA SU "REPUBBLICA": CHIUSA LA FAVOLA DI PASSERA DEL CAV. - UNA COSINA SU ZUNINO, NULLA SU ALITALIA E AGRICOLE, PER L'AMICO DI MONTEZUMA SOLO SLURP! - CHE FACCIA TOSTA: "I bonus ai manager? in Italia non ci sONo stati abusi clamorosi" - DAL 2005 AL 2008, in quattro anni A BANCA INTESA IL POVERINO HA GUADAGNATO: 41,4 milioni!

 
1 - I Guadagni di Passera
2005 9,8 milioni di stock options
2006 25,8 milioni di stock options
2007 3,7 milioni di compenso (di cui 1,5 di bonus)
2008 2 milioni di compenso (senza bonus)

totale in quattro anni: 41,4 milioni

2 - DAGOSPIA 14 LUGLIO 2009
Che ci facevano di bello, come due innamorati cotti, Eziando Mauro e Corradino Passera attovagliati al ristorante San Teodoro di via dei Fienili? Nella sala interno, al fresco dei condizionatori, avranno parlato del movimento di Monteprezzemolo?

3 - La sontuosa intervista di Corrado Passera a Repubblica ha commosso fino alle lacrime Bankomat, un ex banchiere che con Francesco Bonazzi ha appena spedito in libreria "Prendo i soldi e scappo" (edizioni "Il Saggiatore"). Ecco che ci ha spedito dal suo Blackberry

PASSERA COME IL DON FERRANTE DEL MANZONI

Mi ha messo una grande allegria il grande Corrado Passera, "banchiere di sistema" che sulla Repubblica oggi esclude l'esistenza della stretta creditizia, vero scandalo nazionale. Il suo ragionamento rivende per ovvia questa storiella: se calano i fatturati delle aziende e non si comprano più "i torni", è ovvio che calino anche i crediti erogati dalle banche perche' non ci sono da finanziare ne' linee a breve ne' prestiti a lungo termine.
Insomma, come direbbe don Ferrante, la peste non e' né un fenomeno né un accidente e quindi non esiste.

Peccato che anche i ragionieri non ex-superman Mackinsey sappiano che se cala il fatturato si spengono i redditi, crolla il cash flow e se emergono le perdite spesso il cash flow e' negativo.

Se poi i clienti tardano a pagare, o peggio, saltano per aria, allora il flusso di cassa tracolla ulteriormente.

Pertanto le aziende hanno bisogno di fidi di cassa, di linee ad hoc per consolidare i debiti sulle linee di anticipo fatture che emergono per via dei crediti insoluti e -soprattutto - hanno bisogno di finanziamenti a medio lungo termine, anche non legati a specifici investimenti. Altro che "torni".

Il tutto dalle banche chiede un sacrificio per i loro flussi di cassa, che si spostano nel tempo.
Il che fa emergere il vero problema delle banche italiane: non avranno titoli tossici, ma hanno problemi di "insufficienza polmonare". Cioe', hanno spalle finanziarie piccole piccole.

prendo i soldi e scappo

A prendere i Tremonti bond non ci vanno per paura che qualcuno gli guardi in casa, e aumenti di capitale non ne fanno per non scontentare la Borsa e non compromettere premi, retribuzioni e poltrone.
Così le piccole medie imprese muoiono di credit crunch, quello che per Passera non esiste.
Auguri quindi al Banchiere di Sistema che non ci crede, come don Ferrante alla peste. La sua liquidita' avendola investita con Zunino et similia. Già immagino le reazioni della Confindustria.

3 - "PASSERA AL GOVERNO" (NON è UNA BATUTACCIA, MA IL TITOLO DI PRIMA PAGINA DI "REPUBBLICA"
di Massimo Giannini

«Sarà un settembre difficile». Corrado Passera frena gli entusiasmi governativi. «Si stanno accumulando gli effetti di una recessione lunga e i prossimi mesi saranno inevitabilmente assai critici», dice l´amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. «Alcuni micro-segnali danno qualche speranza, a partire dagli indici di fiducia. Mi aspetto miglioramenti nella seconda parte dell´anno».

Dottor Passera, ma secondo lei quando usciremo dalla «tempesta perfetta»?
«Nessuno lo sa con certezza. Ma una cosa è sicura: la crisi colpirà in modi molto diversi i vari strati della società italiana. Ci sono le famiglie che hanno visto crescere il loro potere d´acquisto grazie alla stabilità dei redditi e al calo dell´inflazione, altre che hanno perso parzialmente o totalmente la fonte di reddito.

Ci sono imprese che si stanno rafforzando, altre mantengono buone posizioni ma soffrono finanziariamente, altre ancora non ce la fanno proprio. E qui sta la parte più difficile del nostro lavoro di banchieri. La responsabilità di saper discernere le diverse categorie e fare il massimo possibile per stare vicini a tutte le aziende che possono attraversare la crisi».

Voi banchieri siete nel mirino. Tremonti cita Brecht: perché rapinare una banca, quando si può più facilmente fondarla...
«Certe banche in giro per il mondo si sono meritate giudizi molto duri. Se fosse però un giudizio rivolto alle banche italiane sarebbe sbagliato e ingeneroso sulla base dei fatti».

D´accordo, ma perché persino Draghi vi striglia, dicendo «è troppo facile fare i banchieri, quando le cose vanno bene»?
«I richiami di Draghi sono sempre equilibrati: assicurare supporto all´economia e tutelare la solidità dei nostri bilanci. Fare credito è la nostra ragion d´essere e fonte insostituibile di ricavi per noi. La grande crisi deriva dall´aver fatto, soprattutto negli Usa, cattivo credito, credito senza ritorno».

Allora Confindustria e Bankitalia hanno torto?
«Senta, Intesa Sanpaolo ha firmato il 3 luglio con Confindustria un grande accordo a favore delle Pmi, che prevede tra l´altro la moratoria sulle rate in scadenza e il finanziamento degli insoluti. Quanto a Bankitalia, l´invito ad avere più coraggio lo raccogliamo in pieno.

Ma mi faccia dire che, almeno per la nostra banca, abbiamo la coscienza a posto. Abbiamo affidamenti in essere per 500 miliardi al sistema Italia, quasi un terzo del Pil. Anche nei progetti più difficili non ci siamo mai tirati indietro se c´era anche solo una possibilità di rilancio. Facciamo la nostra parte, e continueremo a farla».

Ma perché, nonostante i Tremonti bond, persiste la crisi di liquidità e le imprese soffrono di asfissia finanziaria?
«Per alcune aziende la liquidità è un grave problema e non sempre si può compensare con credito la mancanza di risultati e di patrimonio. Un´altra forte fonte di tensione finanziaria è l´ormai cronico ritardo dei pagamenti da parte sia dei privati che del pubblico: almeno 100 miliardi di indebitamento delle Pmi derivano da questo fenomeno. Spesso il credito non è il problema.

Le dò due dati: quasi il 70% dei nostri 500 miliardi di linee di credito sono alle imprese: di questi i due terzi sono destinati alle Pmi. Oggi circa 61 miliardi di questi affidamenti deliberati non sono utilizzati. Attenzione quindi alle diagnosi affrettate perché ne possono derivare terapie sbagliate».

Secondo lei i soldi ci sono ma le imprese non li vogliono?
«Parliamoci chiaro: se le fatture da scontare diminuiscono o la sostituzione del tornio viene rimandata, il credito non può che ridursi. Oggi produzione, fatturato interno, export e investimenti sono tutti in drammatico calo: malgrado ciò il credito complessivo alle aziende, grandi e piccole, tiene ancora. Quelle che crescono vistosamente sono purtroppo le sofferenze e le perdite su questi crediti».

Ma allora che mi dice della situazione di Risanamento? Perché avete dato così tanti soldi a Zunino, sapendo che nuotava in pessime acque? Siamo ai figli e figliastri?
«Quando l´azienda ci farà le sue proposte le valuteremo: quello che è certo è che i suoi attivi sono superiori ai suoi debiti e sono di grande qualità. In questi anni abbiamo finanziato progetti di grande valenza per Milano e speriamo che possano essere portati in fondo».

Non può negare che sulle commissioni di massimo scoperto la vostra posizione è indifendibile.
«Non è facile gestire la tenaglia dei margini bancari ai minimi e delle perdite su crediti ai massimi. Siamo stati tra i primi ad appoggiare il superamento della Commissione di massimo scoperto con forme di remunerazione più trasparenti. Ma il numero di rapporti che non coprono più i costi della raccolta, del rischio, del capitale e operativi sta diventando preoccupante. E concordiamo con Confindustria che è sempre pericoloso regolare i rapporti tra privati per via legislativa».

A proposito, come va con i famigerati prefetti-controllori?
«Quando se ne parlò a suo tempo io dissi subito: cosa c´entrano i prefetti? Ora c´è una legge. Da parte nostra, quindi, massima collaborazione. Ci fa piacere che, per quanto ci riguarda, fino ad ora siano arrivati ai Prefetti mediamente meno di mezza segnalazione a provincia».

Altro nervo scoperto, i bonus miliardari per voi manager. Come li giustifica, in un mondo che tira la cinghia?
«Guardi, ci sono state vergogne così vergognose, in giro per il mondo, che ho trovato del tutto ovvia la reazione emotiva delle opinioni pubbliche. Anche questo è stato un sintomo del fallimento di un certo capitalismo di matrice anglosassone. Detto questo, non si può far finire tutto e tutti nello stesso calderone.

Resto convinto che legare parte della remunerazione dei manager ai risultati è del tutto opportuno. È questione di parametri e di quantità: 300.000, 3 milioni, o 300 milioni di euro non sono la stessa cosa. In Italia non mi pare ci siano stati abusi clamorosi. E del resto le banche italiane si sono rivelate tra le più solide e le meglio gestite al mondo».

Tremonti sostiene che contro la crisi non si poteva fare di più. Marcegaglia e Draghi dicono che le riforme strutturali andrebbero fatte subito. Lei come la vede?
«Ciò che è stato fatto finora è nella direzione corretta. Il fondo di garanzia per le piccole imprese, le iniziative della Cdp, la premialità fiscale per le imprese che investono o che patrimonializzano. Ma perché queste misure, giuste in sé, abbiano effetto è necessario che le risorse messe a disposizione concretamente siano di portata adeguata. Di fronte a una recessione così grave serve davvero qualcosa di più. Serve uno shock positivo, che abbia effetto nel breve periodo, ma che al contempo modernizzi il Paese e lo metta strutturalmente in condizione di crescere molto più di prima».

E quale sarebbe questo shock positivo?
«L´Italia ha ritardi infrastrutturali gravissimi, dalle autostrade ai porti, dai termovalorizzatori ai rigassificatori, dalla banda larga alle energie rinnovabili, dalle scuole agli ospedali e ai musei. Accelerare in tutti questi campi potrebbe contribuire a creare lo shock positivo. Ci sono tantissimi lavori già finanziati, o co-finanziabili dai privati, che non partono solo per insopportabili lungaggini burocratiche. Abbiamo appena dato il via ai lavori della Brebemi, dopo 10 anni di fatiche malgrado i fondi fossero disponibili. La stessa cosa vale per mille altre opere, grandi e piccole, che possono diventare motori di crescita e occupazione».

Facile a dirsi: ma dove troviamo i soldi?
«E´ ovviamente la parte difficile, ma non stiamo parlando di cifre che cambiano il profilo del nostro debito pubblico. Molte risorse ci sono già, e vanno solo scongelate o meglio utilizzate. Molte altre si possono trovare, se c´è la volontà politica. C´è un patrimonio pubblico ancora immenso da valorizzare. C´è una spesa corrente sulla quale si può risparmiare ancora molto. E soprattutto c´è un livello vergognoso di evasione fiscale: combattiamola, e usiamo un pezzetto del ricavato per modernizzare il Paese e per creare sviluppo».

Belle parole. Intanto variamo uno scudo fiscale che in realtà è un condono tombale.
«Senta, tutti i condoni sono diseducativi. Alcuni, negli ultimi anni, sono stati molto riprovevoli. Ma in questa situazione di crisi si può ragionare su un meccanismo di rimpatrio dei capitali, purché preveda una misura corretta di prelievo e non contribuisca a coprire reati gravi».

Non ha l´impressione che si stia perdendo una grande occasione? Un governo con una maggioranza bulgara, che vivacchia invece di cambiare la faccia del Paese.
«Dobbiamo tutti fare di più. Se la recessione continua, per evitare il peggio. Se la recessione finisce, per crescere quanto e più degli altri. Dobbiamo innalzare strutturalmente il nostro potenziale di crescita. Il successo di lungo periodo di un Paese corre su quattro ruote che devono muoversi all´unisono.

La coesione sociale, in gran parte legata al Welfare che noi europei abbiamo, vivaddio, e va solo riformato; la competitività delle imprese che abbiamo in quantità come dimostrano le nostre esportazioni; l´efficienza del Sistema-Paese, che invece oggi è un grave vincolo. E poi il dinamismo della società che, a sua volta, viene da fattori che ci vedono in fondo a tutte le classifiche: mobilità, meritocrazia, capacità decisionale. Qui c´è il nostro problema maggiore che logora non solo l´economia ma, nel tempo, anche la democrazia».

Il suo sembra un manifesto politico. Dica la verità: si prepara o no alla «discesa in campo»?
«Di questa storia si parla da almeno 10 anni. Poi la realtà fa sempre giustizia di tutte le chiacchiere. E la realtà è che anche questa volta faccio un lavoro complicato, ma che mi da sempre un´enorme soddisfazione. Non ho nessuna voglia di smettere».

 
[24-07-2009]

 

 

al Corriere delle banche (inguaiate) già pronti i colpevoli della bomba Zunino - Mancuso-Miccichè: Un DUPLEX NEL cuore del sistema di potere non solo di Intesa - LA SARAS IN BORSA: 1,7 miliardi € Ai Moratti, “quasi tutti finiti nellE LORO TASCHE"! -

a cura di Massimo Riserbo e Falbalà

LA MATTONATA SULLE BANCHE
Bisogna avere la voglia e le capacità di un rabdomante per riannodare il filo di una storia di puro orrore bancario nel paginone che il Corriere - con titolazione respingente - ha dedicato alla voragine Zunino, "il più furbo dei Furbetti" (p.9).

Mario Gerevini, per l'occasione scortato da Sergio Bocconi, scopre che anche le holding personali della famiglia Zunino, sono piene di debiti con Intesa, Unicredit e Banco Popolare: oltre un miliardo nel 2008. A questi vanno poi aggiunti, scendendo a valle, i tre miliardi della Risanamento. Messi tutti insieme fanno una Finanziaria di quelle che Giulietto Tremendino non ha il coraggio di fare.

LA STRANA BOTTA ALLA STRANA COPPIA
Nell'articolo del Corriere, che ha le tre Magnifiche Banche tra i propri editori, c'è un passaggio che farà fare un salto sulla sedia alla Milano che conta. Eccolo: "In discussione però potrebbe risultare inoltre la posizione dello stesso Mancuso, che fin dagli anni '90 aveva collaborato con l'attuale responsabile della divisione corporate di Intesa, Gaetano Miccichè, in casi "critici" come Unione manifatture e Gerolimich, Raggio di Sole e Santavaleria".

Ci mancava che gli ricicciassero Cotonificio Olcese e Cameli, e poi l'avvertimento era definitivo: al Corriere delle banche (inguaiate) hanno già pronti i colpevoli della bomba Zunino: la coppia Mancuso-Miccichè. Una coppia che è stata fino a questa mattina al cuore del sistema di potere non solo di Intesa-Sanpaolo, ma anche dei grandi affari sulla direttrice Milano-Palermo. Un duo che la vecchia Milano di Piazza Scala ha subìto con cristiana rassegnazione, ma che non ha mai metabolizzato veramente e verso la quale due Grandi Vecchi come Giuseppe Guzzetti e Giovanni Abramo Bazoli non nutroNO particolare affetto.

Nella sua infinita modestia, questo sito sostiene da una settimana che con l'esplosione del Virus Zeta nulla sarà più come prima ai vertici del potere bancario e finanziario. E il giornale diretto da Flebuccio de Bortoli oggi segna la svolta in un lunedì talmente "pazzo" che sul Corriere Economia si può leggere perfino la recensione di un violentissimo libro contro i banchieri (p. 13).

Mentre sul presunto Giornale "anti-banche" va in pagina un capolavoro negazionista di Giulio Piovaccari, dove scompare il nome di Mancuso e si fa notare in ogni modo che gli asset sono più che sufficienti a coprire i debiti. Titolo-verità: "Le banche non vogliono il fallimento di Zunino" (p.23)

CHAPEAU!
Luca Pagni, su Affari&Finanza (p.9) svela i retroscena dell'indagine della magistratura milanese sui Moratti e la quotazione della Saras. Il conto fondamentale è questo: i Moratti incassarono 1,7 miliardi di euro, "quasi tutti finiti direttamente nella cassaforte di famiglia".
Solitario e coraggioso anche Giorgio Meletti, che su Corriere Economia racconta "il rimbalzo delle responsabilità dell'incidente di Viareggio tra le società" in un pezzo intitolato "Chi (non) paga per Viareggio". (p.1)

AVVISI AI NAVIGATI
"Tarantini disse: "Andrò da Gianni Letta". L'imprenditore intercettato nel 2004. "Gasparri chiedeva appoggi per le europee" (Repubblica, p.13). Il Cime di Rapa Gate vira giustamente su quello che è sempre stato: il consueto intreccio di malaffare tra sanità privata e politici. Dal pistolino fumante alla solita protesi marcia, ecco la resa della Buoncostume di Largo Goretti, guidata dal commissario Davanzoni. Fa di più Massimo Giannini su Affari&Finanza: nel suo editoriale si chiede se le escort di Palazzo Grazioli abbiano pagato le tasse. E' davvero la fine delle scosse di Dalemix.

LO STATO DELLA COSA (NOSTRA)
Nel paese dove Mangano è "un eroe" e un democristiano ex ministro degli Interni guida il Csm, con tutti i rischi del caso, nessuno si deve stupire per le illustri assenze di ieri alla commemorazione di Paolo Borsellino (Repubblica, p.10). C'è andata solo Giorgia Meloni, l'unica con il senso dello Stato. Vibrante d'indignazione l'editoriale di Galli della Loggia sul Corriere: "Noi italiani senza memoria". Ma si riferiva ai 150 anni dell'unità d'Italia. Che oggi è più che altro fondata sui silenzi reciproci.

Intanto il sullodato Mancino, dopo averci ben pensato svariati giorni, dice a Repubblica (p.10) di "non aver mai saputo in anticipo dell'arresto di Totò Riina" (era solo un auspicio). Però, scrivono Bolzoni e Viviano, "fa capire che la trattativa con la mafia c'è stata", ma "noi l'abbiamo sempre respinta".

Ecco. La cifra dei nostri statisti è tutta qui: non spiegano, "fanno capire". Chissà che questa volta qualche magistrato si degni di interrogarlo. Così, tanto per "far capire" anche a noi.

 
[20-07-2009]

IL PIÙ FURBO DEI FURBETTI (TORNA RICUCCI, TUTTO è PERDONATO!) – ZUNINO: DEBITI A GO-GO CON INTESA, UNICREDIT E BP (OLTRE UN MLD NEL 2008), PER NON PARLARE DEI TRE MLD DELLA RISANAMENTO – MANCUSO “AMMINISTRATORE DI FATTO” - IN CASO DI CRAC, SON DOLORI…

Sergio Bocconi e Mario Gerevini per il "Corriere della Sera"

Advisor al lavoro al piano di ristrutturazione, oggi il consiglio convocato d'urgenza dopo che la Procura ha chiesto il fallimento del gruppo: per Luigi Zunino si apre una settimana decisiva, in vista dell'udienza convocata dal giudice per il 29 luglio. Ma l'attenzione del mercato non si limita alla «sua» Risanamento. Bensì si estende anche alle banche che hanno finanziato il gruppo e alla galassia personale dell'immobiliarista. Galassia che a fine 2007 risultava a sua volta indebitata per 850 milioni, cifra che nel 2008 avrebbe superato in modo consistente il miliardo.

LE HOLDING DI FAMIGLIA
L'imprenditore piemontese si è sempre mosso su un doppio binario: da una parte Risanamento, la società quotata in Borsa, e dall'altra le holding di famiglia che la controllano. Ma non sono holding «vuote», di pura gestione della partecipazione. Hanno fatto affari immobiliari e finanziari per anni, talvolta incrociandosi con Risanamento.

Ne è venuto fuori, immobile dopo immobile, un gruppo nel gruppo ma di fatto sganciato da Risanamento e sotto il cappello di tre società: Tradim, Nuova Parva e Zunino Investimenti Italia che è la controllante. Il punto fondamentale è che l'attività di questo gruppo nel gruppo è stata finanziata più o meno dalle stesse banche esposte con Risanamento, anche quando Zunino si è lanciato in investimenti in Borsa negli anni scorsi: per esempio era arrivato intorno al 4% di Mediobanca per poi uscirne con minusvalenze pesanti per i fragili bilanci delle società di famiglia. Secondo una fonte bancaria oggi le holding personali di Zunino sarebbero dunque gravate da un debito «ben superiore al miliardo».

È vero che le banche si sono sempre confrontate con il debito del gruppo Zunino nel suo perimetro totale, ma il problema urgentissimo di Risanamento è legato a doppio filo con l'esposizione nelle holding e dunque anch'essa è già, di fatto, una questione urgente. Tanto più che Tradim, Nuova Parva e Zunino Investimenti hanno il grosso problema di avere circa la metà delle loro quote di Risanamento (73% complessivo) in pegno a tre istituti: Unicredit Corporate Banking, Intesa Sanpaolo e Popolare Lodi (gruppo Banco Po­polare).

Il titolo nell'ultima seduta prima della sospensione di giovedì valeva 0,36 euro, il 70% in meno di un anno fa; nel febbraio 2007 era a 8,44 euro e Zunino il re degli immobiliaristi. In documento ufficiale della primavera 2008 scriveva a proposito di un nuovo investimento: «...la novità è la diversificazione geografica attuata mediante l'investimento in Madison Avenue a New York, mercato esente dalla crisi subprime ...».

LE TENSIONI FINANZIARIE
Già tre anni fa la tensione finanziaria sulle holding personali era evidente, se è vero che Unicredit si garantiva le erogazioni con Cct, obbligazioni Bei e quote di fondi di proprietà delle società personali di Zunino e della moglie, Stefania Cossetti.

Individuare l'arcipelago immobiliare extra Risanamento è come fare mezzo Giro d'Italia e un po' di Tour de France. Zunino nel corso degli ultimi anni, solo per fare qualche esempio, ha comprato (e in parte venduto) a Milano in zone prestigiose come via Santa Valeria, via Amedei, la sede di via Bagutta e poi complessi immobiliari in Corsica, una caserma dei Vigili del fuoco in Toscana, un grosso edificio in Piazza della stazione a Padova, un gruppo di edifici a Valenza (Al), un palazzo in Avenue Matignon a Parigi e altri nella capitale francese, senza conta­re barche e aerei gestiti dalla società Zeta Air. Soldi suoi pochi, soldi delle banche molti e quindi tra pegni e ipoteche, come quella della Popolare Lodi sulla sede di via Bagutta, anche il gruppo nel gruppo, quello delle holding personali di Zunino, è in mano alle banche. È un problema urgentissimo, anche per i bilanci degli istituti.

LE BANCHE
Per gli istituti che negli anni hanno finanziato a più riprese Zunino (il debito di Risanamento è di circa 3 miliardi) la situazione rischia infatti di farsi piuttosto complicata. Dopo la richiesta di fallimento firmata da Roberto Pellicano e Laura Pedio è stata accelerata la definizione del piano di ristrutturazione da parte degli advisor, Banca Leonardo e Salvatore Mancuso, scelto dal principale creditore Intesa e che secondo la procura avrebbe un ruolo assimilabile a quello di «amministratore di fatto».

Oggi in consiglio le linee del piano con le richieste di nuova finanza saranno ampiamente discusse. Ma sul tavolo potrebbe esserci anche la posizione dello stesso Zunino, oggetto di indagini per aggiotaggio, bancarotta e di accertamenti sull'eventualità di falso in bilancio, visto che secondo la Procura i conti 2008 «non potevano essere redatti secondo il principio di continuità aziendale».

In discussione però potrebbe risultare inoltre la posizione dello stesso Mancuso, che fin dagli anni '90 aveva collaborato con l'attuale responsabile della divisione corporate di Intesa, Gaetano Micciché, in casi «critici» come Unione manifatture e Gerolimich, Raggio di Sole, Santavaleria.

Le banche, pur avendo proceduto a due piani di ristrutturazione e rifinanziamento e una moratoria su oltre un miliardo di debito di Risanamento, non hanno declassato la posizione dei crediti in portafoglio. La Procura, nella richiesta di fallimento, sottolinea che i creditori «preferiscono confidare in accordi che consentirebbero loro un rientro attraverso procedure articolate, con la finalità di conservare gli effet­ti dei pagamenti anche in caso di fallimento».

In particolare secondo i pm «anche l'ultimo piano è dichiaratamente elaborato per perseguire tali finalità, al punto che viene esplicitamente presen­tato sotto l'insegna dell'articolo 67 della legge fallimentare», che consente in sostanza di sottoscrivere accordi di ristrutturazione 'benedetti' dal tribunale in eso­nero dunque da eventuali azioni revocatorie. Certo è che, considerata l'entità delle cifre in gioco, in caso di fallimento del gruppo Zunino a monte e a valle l'impatto per gli istituti, nonostante le garanzie presenti sui finanziamenti, potrebbe essere forte.

 
[20-07-2009]

RISANAMENTO: ZUNINO INCONTRA BANCHE, NEL POMERIGGIO CDA...
(ANSA) - Dopo un fine settimana frenetico questa mattina, poco dopo le 8, i rappresentanti delle banche creditrici di Risanamento si sono dati appuntamento presso la sede di Banca Leonardo. Alla riunione partecipano anche Luigi Zunino, presidente e amministratore delegato e Salvatore Mancuso. Il clima e' apparso disteso tra manager e banchieri che si sono intrattenuti qualche minuto prima di entrare nella sede dell'istituto ma nessuno ha voluto rilasciare commenti. 'E' stato scritto tanto, ora aspettiamo che le cose succedano' ha risposto uno dei partecipanti alla riunione rimandando ogni dichiarazione a dopo il consiglio di amministrazione che si riunira' nel pomeriggio.

Dal cda, che all'ordine del giorno ha la richiesta di fallimento presentata dalla Procura di Milano ci si attende il via libera al piano di ristrutturazione del debito. In Borsa intanto le azioni restano sospese in attesa di un comunicato.

Corradino e Braggiottino, affiancati e solidali, nel commovente tentativo di SALVARE ZUNINO
Se un piccolo  imprenditore chiede in questo momento alla sua banca un modesto allargamento  delle linee di credito, deve dare in garanzia tutti i suoi beni, più la  moglie, i figli e la suocera.

Il paradosso non è scandaloso, mentre scandaloso è il tentativo in corso da questa mattina alle 8 di salvare con robuste iniezioni di soldi Luigi Zunino, il 50enne di Nizza Monferrato che il quotidiano "La Stampa" ha definito ieri "il più furbo dei furbetti".
Per questo Cavaliere del Lavoro che dalla fine degli anni '80 si è messo a trafficare e a speculare sui palazzi e sulle aree, si sta muovendo il gotha delle banche.

Sulle spalle della sua holding pesano poco meno di 3 miliardi di debiti e la logica vorrebbe che saltasse per aria preparandosi a difendersi dall'accusa di aggiotaggio, bancarotta e falso in bilancio che il Tribunale di Milano gli ha contestato in sei paginette dove si chiede il fallimento della sua galassia.

È molto probabile, anzi certo, che Zunino sarà rimosso definitivamente dalla sua creatura "Risanamento" ed esca dal salotto buono dell'asse Torino-Milano. Ad aiutarlo ci sono personaggi importanti della finanza che sono legati da rapporti di cemento con BancaIntesa, l'Istituto più esposto nei confronti dell'uomo che nel 2007 voleva comprare un superattico dell'ex-hotel Plaza di New York per 50 milioni di dollari e avere come vicino di casa il presidente di Bear Stearns, la banca fallita in America.

Ieri è stata una giornata durissima per il suo advisor principe Gerardo Braggiotti, il 57enne finanziere nativo di Casablanca che dopo diverse esperienze guida Banca Leonardo (advisor di Zunino).

Braggiottino non è nuovo a operazioni che servono a ristrutturare il debito di immobiliaristi sull'orlo del precipizio. Nel libro che la giornalista Laura Serafini del "Sole 24 Ore" ha pubblicato in questi giorni sugli splendori e le miserie dei banchieri d'affari di casa nostra, a Braggiottino viene dedicato un intero capitolo nella galleria degli "Italian Bankster", una definizione curiosa e un po' forzata che nasce dal mix tra banker e gangster, un neologismo coniato per i banchieri dopo la Depressione del '29.

A pagina 157 del libro della Serafini si legge che già nel '93 il figlio di Enrico Braggiotti curò il piano di ristrutturazione del debito di Premafin, la cassaforte di Salvatore Ligresti, e riuscì a salvare la società dal tracollo, ma il vero rapporto forte del banchiere-boy è stato soprattutto quello con BancaIntesa per la quale ha dedicato i suoi servizi a partire dagli inizi del 2000.

Nel 2006 Gerardo cercò di fondere la banca di Bazoli con Capitalia, ma dovette scontrarsi con l'ex-collega in Mediobanca, Matteuccio Arpe, però si rifece l'anno dopo curando la regia della fusione tra Intesa e SanPaolo. "È proprio in questo contesto - scrive Laura Serafini nel suo libro dal titolo ambiguo - che i buoni rapporti con Passera si cementano...da allora il rapporto diventa quasi simbiotico".

Ed ecco Corradino e Braggiottino riapparire oggi, affiancati e solidali, nel commovente tentativo di tirar fuori dalle pesti il "più furbo dei furbetti", quel Luigi Zunino che non è certamente un Madoff, ma dovrebbe affogare come i piccoli imprenditori ai quali per 100mila euro le banche chiedono in garanzia la moglie, i figli e la suocera.

TSZUNINO
"Risanamento, Zunino costretto a dimettersi" (Repubblica, p.20). Con almeno 2,9 miliardi di debiti nella capogruppo (e chissà quanti altri nelle holding a monte), per le banche rischia di essere uno sfacelo. Corrado Passera di Intesa Sanpaolo, la banca che ha pompato più milioni nelle casse di Zunino, rilascia una dichiarazione fondamentale: "Quando avremo novità, faremo le nostre valutazioni". Neppure a un politico, oggi, sarebbe perdonata una simile dichiarazione.

Intanto si profila l'uscita di scena del "risanatore" Salvatore Mancuso, l'uomo forte di Intesa e Unicredit in Risanamento, bruciato non dai suoi errori, ma dal fatto di essere stato individuato dalla Procura di Milano come "amministratore di fatto" nell'interesse dei banchieri (e quindi con possibile pregiudizio degli altri creditori). "Inchiesta che crea qualche apprensione nelle principali banche coinvolte", come ammette Gianluca Paolucci sulla Stampa (p.33).i

Magica la ricostruzione del Corriere delle banche. Titolo splendido: "Pressing delle banche, Zunino lascia" (p.29). Articolo tutto costruito sul comunicato stampa di Risanamento. E poi, sullo sfondo, appaiono e scompaiono due piccole luci che potrebbero essere due notizioni, ma che il Corriere ci butta lì così come due pinzillacchere: le banche stanno studiando il solito "convertendo" (e chissà se proveranno a rifilarlo a qualcuno) e per Santa Giulia si profila "l'ingresso di un partner".

Ah sì, abbiamo un Cavaliere Bianco e non lo vogliamo dire, o stiamo solo cercando di tranquillizzare i piccoli azionisti?
Meno male che c'è Libero, che almeno ha il coraggio di rilanciare le ipotesi che circolano per tutta Milano sul salvataggio Zunino: utilizzare la Mittel di Abramo Bazoli per creare un fondo dove ficcare un po' di ciccia buona e poi bussare alla porta di Generali e Caltagirone. Sperando che aprano (p.21)

 

 

 

UBS AL BIVIO - PRONTO A PAGARE FINO A 5 MLD $ AL FISCO USA PER PRESERVARE IL SEGRETO BANCARIO DEI 52 MILA CLIENTI AMERICANI – MA POTREBBE NON BASTARE: SE CONSEGNA I DATI LA GESTIONE PATRIMONIALE PUÒ RISENTIRNE. SE RISPETTA IL DIRITTO ELVETICO DICE ADDIO ALLE ATTIVITÀ USA...

Luca Fornovo per "La Stampa"

 

Ubs tenta la via dell'accordo extra-giudiziale ed è pronta a pagare tra i 3 e i 5 miliardi di franchi svizzeri (2,7-4,6 miliardi di dollari) nelle prossime due settimane, pur di risolvere la battaglia giudiziaria con gli Stati Uniti, che accusano il colosso bancario svizzero di aver aiutato i clienti americani a evadere il fisco.

 

Secondo il giornale svizzero Sonntag l'accordo extra-giudiziale da 3-5 miliardi fa parte di un'intesa che potrebbe essere firmata tra l'1 e il 13 luglio. Grazie a quest'accordo Ubs manterrebbe intatto il segreto bancario evitando di fornire al governo di Washington la preziosa lista dei 52 mila evasori fiscali americani con conti correnti depositati nella banca elvetica guidata dall'Ad Oswald Grübel. Secondo il governo Usa sarebbero circa 15 miliardi di dollari le attività sfuggite in questo modo alla lente del fisco Usa.

Ubs ha preferito non commentare le anticipazioni del Sonntag. Nel corso della scorsa settimana il dipartimento alla Giustizia Usa aveva detto di stare ancora valutando un accomodamento con Ubs, ma ha smentito la sua intenzione di ritirare la causa intentata contro la banca svizzera per avere i nomi dei 52 mila evasori. Finora Ubs ha accettato di rivelare solo i nomi di pochi clienti, accusati, non di evasione fiscale, ma di frode fiscale.

 

E comunque sulla vicenda sono ancora aperti molteplici scenari. Al di là dell'accordo extra-giudiziale, se Ubs dovesse perdere il processo e consegnare i dati, violerebbe il segreto bancario e l'intera gestione patrimoniale della banca potrebbe risentirne. Se invece la banca dovesse rispettare il diritto elvetico, potrebbe dover rinunciare alle attività americane.

«Tutto è ancora possibile nella controversia fiscale tra l'Ubs e la giustizia americana» ha detto il ministro elvetico della Giustizia Eveline Widmer-Schlumpf a pochi giorni dal processo (la prima udienza è fissata al 13 luglio). Widmer-Schlumpf ha detto di sperare che Ubs non sia costretta a consegnare alle autorità fiscali statunitensi i dati di 52.000 suoi clienti col passaporto a stelle e strisce, accusati di evasione fiscale.

La ministra della Giustizia si è detta «fiduciosa» che il tribunale americano rispetterà la legislazione e la sovranità elvetica. «Stiamo valutando tutte le opzioni: il caso potrebbe concludersi in un modo o nell'altro», ha detto il ministro.

Se gli Usa dovessero inoltrare un'altra richiesta di assistenza amministrativa, la Svizzera «si attiverebbe e valuterebbe l'eventualità di consegnare i dati». Intanto a finire sotto i riflettori sono anche le azioni Ubs. Dopo l'aumento di capitale di Ubs da circa 3,5 miliardi di dollari sottoscritto con successo, il governo svizzero potrebbe decidere a partire dal 4 agosto di mettere in vendita un pacchetto di obbligazioni che possono essere convertite in azioni tali da rappresentare circa il 9,3% di Ubs.

La conversione delle obbligazioni può essere esercitata dal governo in qualsiasi momento. Non è escluso che possibili investitori interessati al 9,3% di Ubs potrebbero arrivare da Singapore, una piazza molto sensibile alla finanza europea e americana, dove peraltro il fondo sovrano Gic è già azionista col 6% di Ubs.

 

 
[29-06-2009]

 

 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk