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“ING” A TITOLI ‘ALT A’ () AFEF SALVA IMPRESE S.PAOLO INTESA CRISI BANCARIE UNICREDITO MEDIOBANCA BIM BANCA LEONARDO ARNER UBS BANCA D'ITALIA
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GENERALI:
RIDUCE ANCORA QUOTA NEL BANCO SANTANDER, SCENDE SOTTO 0,6%...
Radiocor - Le Generali hanno ulteriormente alleggerito
la quota nel Banco Santander, che e' scesa allo 0,595%. Le operazioni di
vendita sono stat e notificate nei giorni scorsi dal gruppo triestino
agli organi delle Borse di Madrid e Londra, come risulta dai documenti
consultati da Radiocor. Il ceo di Generali, Giovanni Perissinotto lo
scorso autunno aveva spiegato che la quota nel Santander e' finanziaria
e le vendite sono frutto delle decisioni dei gestori del gruppo.18-02-2011]
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- BANCHE: DA
LONDRA MULTA DA 1MLN A DEUTSCHE BANK SU PRESTITI IMMOBILIARI...
(Adnkronos) - La Financial Services Authority (Fsa),
l'autorita' di vigilanza sui mercati finanziari del Regno Unito, ha
deciso una multa da 840 mila sterline (pari a un milione di euro) per
"prestiti irresponsabili" nel settore dei mutui, imponendo anche una
compensazione da 1,5 milioni di sterline da versare ai clienti.
"E' la prima volta
che abbiamo agito contro una societa' per prestiti irresponsabili", ha
spiegato Margaret Cole, che dirige la sezione crimini finanziari
dell'Fsa. "Gli istituti devono comprendere che non sopporteremo
atteggiamenti negligenti e trattamenti ingiusti nei confronti di clienti
in difficolta'" ha aggiunto.
Secondo le accuse
mosse dall'Fsa nei confronti di DB Mortgages, la societa' non avrebbe
avvisato i clienti sulla possibile crescita dei loro mutui in caso di
pensionamento e sulle eventuali opzioni che si riservava in caso di
ritardi nei pagamenti. La cooperazione della banca con l'Fsa le e' valsa
comunque uno sconto del 30 per cento sulla multa iniziale.
23-02-2011]
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BANCHE:
DOMANI DRAGHI ALL'ABI, PREOCCUPA 'STALLO' POLITICA...
(Adnkronos) - Le nuove regole, la partita dei bond e i
nuovi strumenti per sostenere l'economia reale. Domani il comitato
esecutivo dell'Abi, ospite d'onore il Governatore della Banca d'Italia
Mario Draghi, affrontera' tutti i temi caldi sul tavolo per il settore
bancario. Ma, nonostante la cautela del caso, la riunione dovrebbe
essere anche l'occasione per un confronto sulla situazione complessiva
del Paese, con l'instabilita' politica e le tensioni istituzionali come
convitati di pietra.
E' la prima volta
che Draghi partecipa, in qualita' di ospite, al comitato esecutivo
dell'Abi e, per trovare un precedente che riguardi un altro Governatore,
bisogna spingersi indietro nel tempo, ad oltre trent'anni fa.
Partecipazione eccezionale, quindi, che denota sicuramente buoni
rapporti fra Via Nazionale e la nuova gestione Mussari dell'Abi, ma una
partecipazione che puo' essere letta anche come un segnale di grande
attenzione per una fase particolarmente delicata. Lo e' dal punto di
vista istituzionale e politico e, sicuramente, lo e' per un sistema
economico che sta tentando di uscire da una crisi epocale. Le banche ne
sono il motore e iniziano a percepire con preoccupazione lo 'stallo' sul
piano delle decisioni che, inevitabilmente, rischia di portare con se'
l'attuale instabilita'. Cosi' come ripete spesso Confindustria, anche il
settore bancario vorrebbe vedere 'un governo che governi'.
Nessuna ingerenza,
sia chiaro, ne' da parte Abi ne', tanto meno, dalla sponda Bankitalia.
Ma i banchieri guardano al confronto con il Governatore, che proseguira'
per quelli piu' grandi il 10 febbraio a Palazzo Koch di fronte al
Direttorio al completo, come un momento di sintesi importante, per
analizzare a fondo la situazione e mettere a punto, ciascuno per le
proprie responsabilita', strategie e comportamenti che possano
contribuire al sostegno dell'economia.
31-01-2011]
19 - BANCA
CENTRALE IRLANDA TAGLIA STIME PIL...
(ANSA) - La Banca Centrale irlandese rivede al ribasso
le stime di crescita dell'isola nel 2011. Il Pil segnera' probabilmente
un rialzo dell'1%, in calo rispetto al 2,4% stimato ad ottobre, ha detto
la banca nel bollettino trimestrale, aggiungendo che per il 2012 prevede
una crescita del 2,3%.
31-01-2011]
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- BANCHE: PONZELLINI, ANCHE BOND OGGI SUL TAVOLO...
(Adnkronos) - "Sono un fenomeno nel mercato di cui oggi
parleremo". Il presidente della Banca popolare di Milano, Massimo
Ponzellini, fa riferimento al tema del rifinanziamento dei bond in
scadenza per le principali banche italiane. Tema che sara' affrontato
oggi dal Comitato esecutivo dell'Abi, cui sta partecipando anche il
Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi.
31-01-2011]
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CARIVERONA
CAMBIA I CRITERI D´ONORABILITÀ ORA BIASI È SALVO...
Andrea Greco per "la
Repubblica" - Il consiglio generale di Cariverona allinea i
requisiti di onorabilità al relativo decreto del Tesoro, e toglie
d´impaccio il presidente Paolo Biasi nel caso in cui sia condannato nei
procedimenti per bancarotta a Teramo. Il plenum della Fondazione ha
approvato, unanime, «diverse modifiche allo statuto volte a rendere più
funzionale l´attività».
In sostanza, se
finora una condanna in primo grado comportava la sospensione dalle
cariche, ora - com´è per legge negli istituti di credito - un primo
giudizio porterebbe in 45 giorni il consiglio a decidere per la revoca o
il reintegro. Secondo fonti della Fondazione il vecchio statuto non
disciplinava alcune fattispecie in caso di procedimenti.
Con le novità,
comunque, il seggio presidenziale non subirà scossoni fino all´ultimo
grado di giudizio nei due processi di Biasi a Teramo. Il consiglio ha
poi deciso che Cariverona, «allo stato della normativa», aderirà
all´aumento di Banco popolare fino allo 0,5%. L´intenzione era salire
fino al 5%, fosse passato un emendamento ad hoc al decreto
Milleproroghe, ma Lega e Pdl non lo voteranno. «S´è fatto quel che era
possibile fare - ha detto Flavio Tosi, sindaco di Verona e "regista"
dell´operazione - vedremo gli sviluppi futuri, un ingresso al 5% nel
Banco resta un´operazione positiva e strategica per Verona.31-01-2011]
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- B.POPOLARE:
F.CARIVERONA ADERISCE AD AUMENTO FINO A UN MASSIMO 0,5%...
Radiocor - La Fondazione Cariverona salira' al massimo
fino allo 0,5% del Banco Popolare, nell'ambito dell'aumento di capitale
da 2 miliardi lanci ato dall'istituto. Lo annuncia un comunicato
dell'ente, spiegando che la Fondazione scaligera, 'allo stato della
normativa, aderisce all'aumento di capitale del Banco Popolare fino ad
una massimo dello 0,50%'. Lo 0,5% del Banco Popolare post aumento vale
circa 20 milioni.
28-01-2011]
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- BANCHE: FONDO
ESUBERI E CONTRATTO, I NODI DEL CONFRONTO ABI-SINDACATI...
(Adnkronos/Labitalia) - E' scaduto il 30 dicembre 2010
il contratto collettivo nazionale di lavoro degli oltre 350.000
lavoratori del credito. I sindacati hanno quasi completato la stesura di
una piattaforma unitaria, che, secondo la tabella di marcia fissata,
dovrebbe essere presentata all'Abi a fine marzo o inizio aprile. Ma
sulla trattativa, che si annuncia comunque spinosa per le pesanti
riorganizzazioni che hanno subito gli Istituti bancari con la crisi
economica globale, pesa un ulteriore elemento, formalmente staccato dal
contratto ma comunque connesso alla difesa dell'occupazione: il
mantenimento in vita del Fondo esuberi.
01-02-2011]
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- MPS:
FONDAZIONE PRESENTA LE LINEE STRATEGICHE PER IL 2011...
(Adnkronos) - Impegno costante per la comunita' di
riferimento mantenendo l'attivita' istituzionale ai massimi livelli
possibili, utilizzo mirato delle risorse disponibili privilegiando gli
interventi nei settori del sociale e dello sviluppo economico,
diversificazione del patrimonio salvaguardandolo e rafforzandolo
attraverso investimenti che abbiano precise ricadute anche sul
territorio. Sono gli obiettivi contenuti nel 'Documento Programmatico
Previsionale 2011', approvato dalla deputazione generale su proposta
della deputazione amministratrice, che indica le linee programmatiche
che guideranno l'azione della Fondazione Monte dei Paschi di Siena nel
corso del 2011.
Strategie
illustrate, nel corso della conferenza stampa tenuta stamani a Palazzo
Sansedoni dal presidente Gabriello Mancini, dal vice presidente Vittorio
Galgani e dal direttore generale (provveditore) Marco Parlangeli,
soffermandosi sia sull'attivita' istituzionale sia sulle modalita' di
gestione del patrimonio, indicando gli obiettivi da perseguire e gli
strumenti da attivare.01-02-2011]
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- DL
MILLEPROROGHE: GIORGETTI, NO TETTO 5% FONDAZIONI IN BANCHE POPOLARI -
'IL GOVERNO E' CONTRARIO' ALL'EMENDAMENTO DEL PD...
Radiocor - 'Il Governo e' contrario' all'emendamento
del Pd che prevede un aumento, dallo 0,5% al 5%, del tetto alla
partecipazione azionaria nelle banche popolari quotate da parte delle
Fondazioni di origine bancaria. Lo ha detto il sottosegretario
all'Economia, Alberto Giorgetti, a margine della riunione della
commissione Bilancio del Senato per i pareri sulle coperture finanziarie
degli emendamenti. L'emendamento avrebbe interessato, in particolare, la
Fondazione Cariverona intenzionata a salire nel capitale del Banco
Popolare.
01-02-2011]
6 - BANCHE: ENRIA,
STRESS TEST SARA' PIU' SEVERO, TEST SEPARATO PER LIQUIDITA'...
Radiocor - 'Lo stress test bancario quest'anno sara'
piu' severo e per la liquidita' e' necessario un test separato perche'
non c'e' un modo condiviso a livello internazionale per incorporarlo
nello stress test sul capitale'. Lo ha detto il presidente designato
della nuova Autorita' di supervisione bancaria Ue Eba, Andrea Enria,
all'Europarlamento.01-02-2011]
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. PURE MANODORI
A CACCIA DEI DIRITTI DEL BANCO...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Il rush finale dell'aumento di capitale del
Banco Popolare si preannuncia affollato di protagonisti. Tra i non-soci,
e dunque tra gli investitori che per sottoscrivere le nuove azioni
dovranno comprare in Borsa i diritti di opzione (trattati fino a
venerdì), spuntano a raffica nuove Fondazioni. Dopo la decisione della
Fondazione Crt (0,5% del Banco, ovvero l'1% circa dell'aumento), venerdì
scorso è stata la Fondazione CariVerona a deliberare l'investimento per
una quota analoga.
Ieri è stata la
volta della Fondazione Manodori, che ha annunciato la cessione di 10
milioni di azioni UniCredit per sottoscrivere azioni del Banco per un
pari importo. In ballo, stando alle indiscrezioni, vi sono anche le
Fondazioni di Modena, di Carpi, di Imola e di Lucca. Tutte collegate al
Banco Popolare, che controlla banche locali nei territori di
appartenenza delle varie Fondazioni.01-02-2011]
12. L'EFFETTO
SORPRESA DEL PIANO DI CARIGE...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Il piano industriale di Carige è una bomba.
«Sarà sottoposto al consiglio d'amministrazione», diceva più di un anno
fa il direttore generale, Alfredo Sanguinetto, «entro il mese di
giugno». Uscito Sanguinetto, il nuovo direttore generale, Ennio La
Monica, ha spolverato il faldone: «con qualche mese di ritardo», il
piano industriale di Carige sarà pronto «alla fine dell'estate». Anzi,
meglio essere precisi, ha incalzato il presidente Giovanni Berneschi,
«il piano industriale lo faremo a settembre».
Inutile farne una
questione di giorni, ha messo le mani avanti La Monica, «la situazione
dei mercati non è delle più semplici», «l'obiettivo è di approvarlo
entro la fine dell'anno». Insomma, forse è una questione di mesi e,
anche se gli anni passano, il faldone resta una priorità. «Il piano
industriale è quasi pronto - ha spiegato ieri Berneschi, lo
formalizzeremo in primavera». Nei mesi passati la banca parlava di
«piano presumibilmente triennale, quindi 2011-13» e, grazie ai
consuntivi dei primi mesi 2011, i target del primo anno dovrebbero
essere precisi.
01-02-2011]
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ANTONINI (POP.
SPOLETO), BANCHE TERRITORIO STRATEGICHE...
(Adnkronos) - Le banche del territorio, in particolare
le popolari, "hanno una funzione strategica per sostenere l'economia".
Lo sostiene, interpellato dall'Adnkronos, il presidente della Popolare
di Spoleto, Giovanni Antonini, anche alla luce della proposta bipartisan
avanzata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
"Chi meglio di noi
conosce le problematiche che affliggono i territori? Noi siamo vicini
alle aziende che attraversano un momento di difficoltà, conosciamo le
aziende nate vicine a noi e sappiamo se possiamo intervenire o no",
rivendica il banchiere, evidenziando che "vanno rafforzate le banche
popolari, quelle che lavorano vicino a chi produce", perchè "solo con il
lavoro si possono superare le crisi economiche".01-02-201
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A.D. BANK OF
AMERICA 9,5 MLN BONUS IN TITOLI DIFFERITI...
(ANSA) - L'amministratore delegato di Bank of America,
Brian Moynihan, ha ricevuto un bonus da 9,5 milioni di dollari in titoli
legato al raggiungimento di specifici target e quindi differiti nel
tempo. Una volta che questi saranno raggiunti Moynihan potrà incassare
l'intero ammontare. Lo riferisce il Wall Street Journal, sottolineando
che il compenso base di Moynihan è rimasto invariato a 950.000 dollari.
Lo stipendio del chief financial officer, Charles Noski, è stato
aumentato di 50.000 dollari a 850.000 dollari. Joe Prince, numero uno
della divisione consumer, e Thomas Montag, numero uno del global
banking, hanno visto aumentare i propri salari a 850.000 dollari da
800.000 dollari.01-02-2011]
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- BANCA LEONARDO:
UTILE DI 44 MLN (+70%) E DIVIDENDO A 0,12 EURO...
(Adnkronos) - Risultati in crescita per banca Leonardo.
Il cda e' intenzionato a distribuire un dividendo per 37 milioni
corrispondenti a 12 centesimi per azione, rispetto agli 8 centesimi di
riserve distribuiti nel 2009. Dall'esame dei dati preliminari
consolidati relativi all'esercizio 2010, risultano ricavi netti per 192
milioni (+9%), di cui il 41% in Italia e il 59% nel resto d'Europa.
26-01-2011]
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- BANCA SUD: SARMI, AUTORIZZAZIONE ENTRO PRIMAVERA, POI SUBITO OPERATIVA...
(Adnkronos) - Entro la prossima primavera la Banca del
Mezzogiorno potrebbe essere operativa. A ribadire la tempistica per il
decollo della nuova realta' e' l'ad di Poste, Massimo Sarmi, lasciando
il direttivo di Confindustria. "Gli interventi di vigilanza e normativi
sono tali per cui possono farci avere entro la primavera
l'autorizzazione a partire", spiega. La struttura tecnica, e quindi la
gestione, d'altra parte, assicura, "si sta predispondendo per poter
essere immediatamente operativa".
26-01-2011]
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BANCO POPOLARE: Mr
Cariverona e' schiacciato tra il sindaco Tosi e Tremonti (LiberoMercato,
pag. 27).27-01-2011]
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BARCLAYS TAGLIA
MILLE POSTI NEL REGNO UNITO...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Barclays ha annunciato che sta progettando
una ristrutturazione delle attività nel Regno Unito. Tale progetto
comporterà un taglio di circa mille posti di lavoro. In un comunicato
l'istituto britannico ha spiegato che intende chiudere la divisione che
offre consulenza finanziaria alla clientela al dettaglio britannica,
sostituendola con un servizio solo via internet. L'unità, che dà lavoro
a circa mille dipendenti, è in perdita.27-01-2011]
12. BANCHIERI AD
ALTO RISCHIO ALZATE LA MANO...
My. L. per "Il
Sole 24 Ore" - Una volta il motto dei banchieri Usa era «Ibg-Ybg».
Cioè, «I'll be gone-you'll be gone». Tradotto in italiano, e applicato
al contesto degli anni ruggenti della finanza, significava: «Io e te ce
ne saremo andati quando scoppierà la crisi». Era il motto della finanza
mordi e fuggi, del guadagna-oggi e scappa-domani. Oggi la festa è
finita. Anche in Italia sta per arrivare la stretta sui bonus: chiunque
in banca assuma rischi avrà i bonus più "avari" e dilazionati nel tempo.
Peccato, però, che
la stessa Banca d'Italia non definisca quali sono i banchieri che
assumono rischi. Tanto che le banche dovranno assoldare dei
super-consulenti, come Pwc, per stabilirlo. Oggi sarà finita l'era
dell'«Ibg-Ybg», ma speriamo che non inizi quella del «Cbr» («cercasi
banchiere rischioso»): speriamo insomma che una norma dai contorni
variabili non faccia rientrare dalla finestra, sfruttando la fumosità,
quei comportamenti che dovrebbero essere usciti dalla porta.
27-01-2011]
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LA PARTITA FINALE DEL
CONTE FRATTA PASINI: VUOLE LA FONDAZIONE CARIVERONA NEL BANCO POPOLARE, MA
GLI ALTRI SOCI SONO D’ACCORDO? - DIVENTA SEMPRE PIù DIFFICILE SPIEGARE ad un
cliente e socio storico di Genova o di Torino o di Milano PERché le
decisioni le prendono sempre i soliti quattro gatti veronesi - Visto poi che
i medesimi quattro gatti hanno partorito o perlomeno ampiamente coperto il
disastro Faenza/Italease che ha generato tutto il problema di capitale del
banco
La mediocre storia,
tutta veronese, che si sta snodando nei giorni precedenti e forse seguenti
la pubblicazione dei termini dell'aumento di capitale del Banco Popolare
merita un piccolo sforzo di approfondimento, una chiave di lettura. Che
Bankomat vi propone già sapendo che a Verona si indigneranno e - come d'uso
- tramite i loro canali di intelligence (oddìo, la parola è grossa) faranno
carte false per sapere chi informa Bankomat.
Va fatta una premessa
socio-psico-cultu: sull'Adige sono molto stizziti per il fatto che se Milano
avesse il fiume sarebbe una piccola Verona, ma i milanesi continuano a non
saperlo...
Come in tutte le città
di provincia benestante, questi simpatici veneti riccotti tendono ad
atteggiamenti talora egocentrici e supponenti, "selfish" si direbbe a
Londra. Ma, purtroppo per loro, gli affari fra Milano, Londra, Francoforte,
Parigi e New York (tanto per citare alcune piazze oggettivamente più
importanti) si continuano a fare lo stesso, anche senza il consenso del
sindaco Tosi o dell'eterno Presidente Biasi della Fondazione Cariverona o
del Signor Conte Fratta Pasini Avv.to Carlo, che da un decennio abbondante
presiede il Banco. Verona non è una piazza finanziaria così decisiva in
occidente.
Detto questo, che
molto spiega della pochade sull'Adige, orbene accade che tutti sappiano
sempre di più che il Banco non è affatto la derivata pari pari della vecchia
e piccola popolare di Verona. Ha ampia base sociale in tutta la Liguria e
Padania, da Ventimiglia a Cuneo a Verona, passando per Milano e Lodi e poi
con forti radici in Toscana.
Questo perché il banco
è la risultante della ex popolare di Novara, della ex popolare di Lodi con
le sue casse toscane e del Creberg. Non ce ne vogliano poi gli amici di
Reggio e Modena se li ricordiamo per ultimi, soci e clienti della zona dove
brillava la stella del vecchio banco di SanGeminiano e SanProspero,
prematuramente scomparso ma con i conforti della fede in pancia alla Verona
per vie curiali, ante fusione verona-novara. Soci tuttora vivaci e presenti,
ma di minor peso.
Ora è evidente che
questo Commonwealth bancario non trova in Verona la sua Londra. Anche perché
la Nuova Zelanda non è mai stata più grande e più ricca della Gran Bretagna,
mentre le popolari di Novara e Lodi hanno invece storie importanti rispetto
ai devoti soci cooperativi veronesi. e il Creberg è una bella banca quotata
e non di rito veneto.
Spiegare ad un cliente
e socio storico di Genova o di Torino o di Milano che le decisioni le
prendono sempre i soliti quattro gatti veronesi diventa ogni giorno più
difficile. Visto poi che i medesimi quattro gatti hanno partorito o
perlomeno ampiamente coperto il disastro Faenza/Italease che ha generato
tutto il problema di capitale del banco.
Sicché da mesi si
parla apertamente di ridiscutere le regole di un Banco che ha tante anime
nel centro nord e che forse dovrebbe trovar sede naturale a Milano, per non
offenderne nessuna ed essere in fondo meglio presente nella capitale degli
affari, che tuttora è Milano e non Verona (Milano, Sindaco Tosi, Milano, non
stiamo dicendo Crotone...) .
Contando poi che
l'aumento di capitale lo sottoscrivono i soci e i soci sono sempre meno
veronesi, ed in più i veronesi sono arrabbiatissimi perché i dirigenti loro
concittadini li hanno rimpinzati di titoli a 15 o 20 euro mentre l'aumento
si farà sotto i 2 euro... chiaramente il Conte si stava preoccupando.
Alle ultime assemblee
i veronesi erano meno di un terzo. Allora si appoggia ad un suo amico
parimenti claudicante, il Biasi poco imprenditore (disastri e fallimenti) e
molto banchiere (a suo parere) che lotta per sopravvivere alla testa della
fondazione Cariverona, come se fosse la sua azienda. E gli dice: amico dammi
una mano, io la darò a te.
Metti "i schèi" nel
banco, terremo a Verona il baricentro e tutto si aggiusterà. Casomai esci da
Unicredit, banchetta dove non conti più nulla. Il Sindaco Tosi, che pur
dovendo normalmente occuparsi d'altro ora che è un vip ama tanto occuparsi
anche di banca, si aggiunge festoso e convinto al duetto di interessi.
Peccato che la Legge e gli altri soci non prevedano affatto di avere un
azionista dominante in una popolare. E poi chissà perché dovrebbe sceglierlo
il presidente Fratta Pasini.
Poi accade che a
Torino in Fondazione CRT qualcuno si sveglia promettendo di mettere qualche
soldo nel banco, per una sorta di par condicio padana, ma senza voglie
egèmoni, diciamo con quel solito sabaudo pudore silenzioso con il quale si è
consentito ad Intesa di comprare il Sanpaolo senza sborsare un euro. E poi
Comba e Palenzona hanno investito tanto in Generali ultimamente, ma proprio
tanto, anche se a Torino qualcuno non capisce con quali oogiche per il
territorio piemontese.
A questo punto della
storia, la cosa divertente è che il Guzzetti patròn di Fondazione Cariplo,
tipo non certo uno uso star fuori dagli affari e dai giochi di potere a
cavallo fra politica e finanza (ma come tutti i cattolici, sempre e solo per
spirito di servizio) mi si incazza di fronte a tanta provinciale manovra. In
sostanza dice: ragazzini, guardate che le fondazioni di emanazione bancaria
hanno oggi altri scopi e altre priorità, lasciate in pace le banche
popolari.
Morale: il Signor
Conte veronese, banchiere suo malgrado da un decennio, questa volta deve
fare attenzione. A qualcuno fra Lodi, la Toscana, Novara e Genova comincia a
venire il dubbio che lui non abbia capito ancora che il Banco non è faccenda
sua né di cortile veronese. Qualcuno comincerà a volere davvero la sede a
Milano, prima o poi, e cadrà la gran finzione.
14-01-2011]
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. FONDAZIONI: GUZZETTI, NON PASTICCIAMO NELLE BANCHE, SIAMO INVESTITORI...
Radiocor - Le Fondazione perseguono 'finalita' di utilita'
sociale, noi non siamo banchieri'. Giuseppe Guzzetti, presidente dell'Acri,
ribadisce l a missione degli enti che l'Acri rappresenta nei giorni in cui
alcune fondazioni mostrano interesse per l'ingresso in un grande gruppo
bancario. 'Sono giorni che c'e' confusione in giro', afferma Guzzetti in un
intervento a un'iniziativa per i 150 anni della Repubblica. 'Le fondazioni
vogliono comandare? No, noi non vogliamo pasticciare nelle banche, siamo
investitori12-01-2011
7. FONDAZIONI:
MUSSARI, NON HO PERPLESSITA' SU TETTO POPOLARI...
(Adnkronos) - "Non mi sono fatto una opinione prima di
oggi. Istintivamente non ci troverei niente di strano". Il presidente
dell'Abi, Giuseppe Mussari, risponde cosi' ad una domanda -in occasione di
un'audizione alla Commissione Finanze della Camera- sull'ipotesi di
innalzare al 5% il tetto per la presenza delle fondazioni nelle banche
popolari. 'Non mi viene in mente su due piedi una ragione per esprimere
perplessita', puo' essere, invece, - conclude Mussari - che stanotte,
ripensandoci, me ne vengano 25mila".12-01-2011
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MPS CEDE (E
RIAFFITTA) GLI IMMOBILI...
Una cessione vera e propria. Il 29 dicembre, un po' in sordina, il gruppo
Montepaschi ha chiuso l'operazione che l'ha svuotato degli immobili. Ben 1,7
miliardi di patrimonio, suddiviso in 683 tra agenzie e uffici della banca, è
stato ceduto alla società Perimetro Gpi che ha contemporaneamente
sottoscritto un contratto di affitto con l'istituto di credito. A mettere le
mani sul pacchetto è un gruppo di soci guidati dalla Beni Stabili gestioni
di Leonardo Del Vecchio (20,1%) e da Manutencoop facility management
(20,1%), Siram (20,1%) e Net insurance (20%).12-01-2011]
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MITTEL:
F.CARITRENTO SI RAFFORZA E SALE DAL 10,9% AL 13,6%...
Radiocor - La Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e
Rovereto ha rafforzato ulteriormente la sua posizione nel capitale di
Mittel, la finanziaria presieduta da Giovanni Batoli, mentre la Carlo
Tassara del finanziere Romain Zaleski e l'Istituto Atesino di Sviluppo
hanno arrotondato le loro quote. Secondo quanto riportato nella
relazione sul governo societario di Mittel, consultata dall'agenzia
Radiocor, a fine dicembre la Fondazione bancaria trentina si e' portata
al 13,595% del capitale rispetto al precedente 10,880% acquistando
azioni prevalentemente sul mercato. La Tassara, holding di Zaleski che
ricopre la carica di vice presidente di Mittel, e' salita lievemente dal
18,997% al 19,138% e l'Istituto Atesino ha incrementato dal 10,212% al
10,995%.
21-01-2011]
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BANCHE:
PASSERA, IN PROSSIMI STRESS TEST GIUSTO GUARDARE ANCHE LIQUIDITA'...
(Adnkronos) - 'Quando si vuole valutare l'aspetto della
solidita' di un settore bancario bisogna valutare sia l'aspetto
patrimoniale che quello della liquidita'. In questo senso e' chiaro che
se e quando si decidera' di fare i prossimi stress test e' giusto che si
guardi dai due punti di vista'. Ad affermarlo e' l'ad di Intesa
Sanpaolo, Corrado Passera, a margine del Comitato esecutivo dell'Abi.
19-01-2011]
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BANCHE: ABI, NUOVO
RECORD SOFFERENZE A 44,9 MLD MA RALLENTA TREND CRESCITA...
(Adnkronos) - Le sofferenze al netto delle svalutazioni
a novembre registrano un nuovo record attestandosi a 44,927 miliardi di
euro: 1,1 miliardi in piu' rispetto ad ottobre 2010 e circa 10,2 mld in
piu' rispetto allo stesso mese del 2009 (+29,3% la variazione annua;
+65,2% a fine 2009). E' quanto si legge nel Monthly Outlook dell'Abi nel
quale emerge che il trend comunque registra un rallentamento.
19-01-2011]
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FONDAZIONI: CARIVERONA, 51,4 MLN PER INVESTIMENTI SUL TERRITORIO...
(Adnkronos) - Fondazione Cariverona per il 2011 ha una
disponibilita' totale di 51,4 milioni di euro per investimenti sul
territorio, a cui si aggiungono altri 53 milioni per i progetti
pluriennali. E' quanto si spiega dalla fondazione, socio di Unicredit,
nel documento programmatico previsionale 2011. Fondazione Cariverona
ricorda inoltre che il termine per la presentazione delle domande di
contributo e' fissato al 28 febbraio 2011.
19-01-2011]
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LE CINQUE
GIORNATE DI MUSSARI...
Saranno cinque giorni di fuoco per Giuseppe Mussari, presidente
dell'Associazione bancaria italiana (Abi). Dopo il confronto di giovedì
20 gennaio sugli 80 licenziamenti in Abi resi necessari per esigenze di
bilancio (rappresentano un quarto dei dipendenti), il prossimo 25
gennaio incontrerà i sindacati per avviare le trattative sul nuovo
contratto di categoria che riguarda 340 mila lavoratori e che è scaduto
nel 2010. I nodi al pettine non sono pochi.
Il primo è la
ripartenza del Fondo esuberi con cui dal 2000 sono stati prepensionati
30 mila lavoratori. Il fondo è finanziato interamente dagli istituti di
credito che lo hanno ora bloccato perché diventato, a loro parere,
troppo oneroso. Dal 2006, infatti, prevede un 10% in più di fiscalità
che oggi le banche vorrebbero fossero girate sul lavoratore.
«Pur di
salvaguardare il fondo siamo disposti a negoziare su questo aspetto»
dice Lando Sileoni, segretario generale di Fabi, il principale sindacato
bancario. «Ma il nuovo contratto non potrà essere a costo zero. Possiamo
accettare una deroga sugli stipendi minimi per i neoassunti, ma a
condizione di sconfiggere il precariato».
19-01-2011]
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IL DUELLO, PER
NULLA "FELPATO", TRA "REPUBBLICA" E MONTE PASCHI DI SIENA
Gli appassionati della finanza che seguono il canale televisivo Class
CNBC sono rimasti impressionati quando ieri pomeriggio hanno visto
apparire sullo schermo il boccoluto Giuseppe Mussari, presidente della
banca MontePaschi.
Invece del solito
gessato a righe che è la divisa obbligatoria per i banchieri, il 48enne
calabrese (trasferito in Toscana da 30 anni) indossava una felpa grigia
sulla quale spiccava la scritta "1472". Con la sua parlata che tradisce
gli accenti del Sud, Mussari ha accennato alla stabilità dei mercati e
non tradiva alcuna ansia nonostante al mattino i Ros dei Carabinieri
fossero entrati in massa a Rocca Salimbeni per i 150 milioni concessi a
un imprenditore amico di Dennis Verdini.
Probabilmente
l'intervista televisiva risale agli ultimi giorni della settimana scorsa
quando il buon Mussari ha partecipato a un convegno della Lega delle
Cooperative e non erano accadute alcune cose, prima fra tutte la
pubblicazione su "Repubblica" di un micidiale articolo di Alessandro
Penati che domenica ha sparato cannonate nei confronti della solidità
patrimoniale della banca senese e su un'operazione piuttosto complessa e
ambigua realizzata dall'Istituto.
Il buon Penati,
che insieme a Massimo Mucchetti è rimasto uno dei pochi "rompicoglioni"
in grado di leggere i bilanci e fare di conto, ha scritto che dal 2007
ad oggi la banca di Rocca Salimbeni ha perso quasi l'80% del proprio
valore, "quasi il doppio del settore in Europa" che impone di imboccare
la via di un aumento di capitale osteggiato dalla Fondazione di Siena
detentrice del 55% del capitale sociale.
Di fronte a questa
prospettiva - ha spiegato Penati - Mussari e il suo stato maggiore hanno
pensato di realizzare una ricca plusvalenza cedendo gli sportelli della
banca a un Consorzio appositamente costituito che ha comprato gli
immobili di MontePaschi per 1,674 miliardi grazie a un mutuo di 1,673
miliardi erogato dalla stessa MontePaschi.
L'operazione non
si è fermata qui perché - ha scritto ancora Penati - la banca ha
finanziato una specie di Fondazione olandese (Stichting) che ha
costituito una srl da 100mila euro di nome Casaforte la quale a sua
volta ha acquistato da MontePaschi il credito nei confronti del
Consorzio, che a sua volta si è impegnato a riversare gli affitti degli
sportelli alla piccola srl Casaforte per sostenere l'onere del debito.
"E qualche giorno prima di Natale, giusto in tempo per la chiusura del
bilancio, sono stati collocati 1,536 miliardi di obbligazioni Casaforte
presso il pubblico...a lungo termine e prive di garanzia da parte di
MontePaschi".
A questo siluro,
spiegato con argomentazioni che fanno venire il mal di testa, il
boccoluto Mussari ha risposto domenica dicendo che l'operazione è una
normale cartolarizzazione senza alcuna urgenza di bilancio, ma Penati ha
subito replicato ricordando i rischi per i risparmiatori e ancora una
volta ha detto che la banca di Mussari e Caltariccone è tra le peggio
capitalizzate in Europa nonostante i Tremonti bond che prima o poi
dovranno essere restituiti.
Oggi il banchiere
calabrese partecipa al Comitato esecutivo dell'Abi dove è stato eletto
presidente nel giugno dell'anno scorso e di sicuro non indosserà la
felpa che ha esibito in televisione perché da buon meridionale non vuole
condividere la pezzenteria che ha portato nel mondo il pullover
sgualcito di Sergio Marpionne.
Il mistero della
felpa è stato chiarito ieri con un comunicato in cui si spiega che la
banca di Siena dopo aver commercializzato il vino con l'etichetta "Rosso
1472", ha deciso di creare una linea di abbigliamento in collaborazione
con il marchio Jaggy dell'imprenditore Fabrizio D'Anna. E si è chiarito
che la scritta "1472" non ha nulla a che fare con il numero delle
contrade del Palio (42 in tutto) e nemmeno con le logge massoniche sulle
quali la banca di Mussari svolge un attento monitoraggio.
Quel numero, 1472,
è la data di fondazione di MontePaschi, la più antica banca italiana,
dove Caltariccone, scatenato nell'acquisto quotidiano di azioni, e i
dirigenti sperano di far quadrare i conti con la vendita delle felpe e
con strane operazioni sul patrimonio immobiliare.19-01-2011]
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RESTYLING CENTROBANCA AFFIDATO A CAPUANO...
Mo. D. per "Il
Sole 24 Ore" -Centrobanca cerca di dimenticare il 2010. La
corporate e investment bank del gruppo Ubi Banca è pronta a presentare
le nuove strategie per il futuro, ma soprattutto un nuovo manager che
prenderà le redini dell'istituto. A sedere sulla poltrona di
amministratore delegato sarà Massimo Capuano, storico a.d. di Borsa
Italiana.19-01-2011]
A lui sarà
affidato il compito di rispolverare l'immagine di Centrobanca,
offuscatasi nei mesi scorsi a seguito delle indagini della Procura di
Milano sul finanziamento dell'Opa su Mariella Burani Fashion Group a
seguito dell'amministrazione straordinaria di quest'ultima e a seguito
dell'ispezione di Banca d'Italia sull'operatività dell'istituto nei
confronti del gruppo Burani e del gruppo Cape Natixis. Il 6 ottobre 2010
si era arrivati all'uscita dell'allora a.d. Vitaliano D'Urbano (per
motivi personali), le cui deleghe operative erano state attribuite ad
interim al vice direttore generale, Marco Mandelli. Ora le deleghe
andranno a Capuano e forse la banca inizierà un nuovo corso.19-01-2011]
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POPOLARE DI
MILANO E IL BOND CHE NON C'È...
My. L. per "Il
Sole 24 Ore" -«Offresi argenteria a prezzi stracciati!».
Tra un po' le banche italiane dovranno allegare luccicanti gadget per
convincere gli investitori internazionali a comprare le loro
obbligazioni. Perché offrire rendimenti sempre più elevati sembra che
non basti più. Si prenda il caso della Popolare di Milano. Prima della
crisi l'istituto emetteva obbligazioni offrendo agli investitori 13-15
punti base sopra il tasso Euribor. Un anno fa, su un covered bond, ha
pagato 50 punti base. Lunedì scorso la stessa banca ha annunciato
l'emissione di un bond biennale, proponendo uno «spread» di 170 punti
base sopra l'Euribor.
Eppure gli
investitori esteri sono rimasti freddi, tanto che ieri la Popolare di
Milano ha dovuto posticipare dell'emissione. L'istituto soffre del male
che affligge - chi più chi meno - tutte le banche italiane: sono
italiane. E gli investitori sono sempre più cauti nell'acquisto di
rischio-Italia. Un suggerimento: per ingolosirli gli istituti potrebbero
iniziare ad allegare gadget alle obbligazioni. Orologi omaggio, vacanze,
regalini vari a chi - bontà sua - compra un loro bond.19-01-2011]
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BPM: OK DEFINITIVO
DEL CDA A MODIFICHE STATUTO SU SOCI E ASSEMBLEA...
Radiocor - Via libera definitivo del cda della Banca
Popolare di Milano al progetto di modifiche statutarie pensato per
favorire la partecipazione dei soci. Il board riunito nel pomeriggio,
secondo quanto risulta a Radiocor, ha approvato il progetto che prevede
l'aumento delle deleghe assembleari a tre dalle attuali due, la
possibilita' di tenere assemblee in videoconferenza e una
semplificazione della delibera quadro sulle procedure per l'iscrizione a
libro soci. Le modifiche dovranno ora essere approvate dall'assemblea
straordinaria, che con ogni probabilita' sara' convocata in concomitanza
con la riunione prevista in primavera per il via libera al bilancio
.19-01-2011]
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. INCHIESTA G8:
PERQUISITA SEDE MPS, ACQUISITE CARTE SU PRESTITO 150 MLN - CI SAREBBERO
5 INDAGATI TRA I CONSULENTI DELLA BANCA...
Radiocor - Accertamenti sono stati eseguiti questa mattina dagli uomini
del Ros dei Carabinieri, nella sede del Monte dei Paschi di Siena. La
'visita' dei militari, secondo quanto apprende Radiocor, era finalizzata
all'acquisizione di documenti che sarebbero poi stati loro consegnati
senza problemi dall'istituto di credito. Si tratterebbe delle carte
relative a un maxifinanziamento da 150 milioni di euro concesso, nel
2008, alla societa' BTP di Riccardo Fusi.
I documenti
sequestrati servirebbero a ricostruire le modalita' del finanziamento
concesso da un pool di banche di cui il Monte dei Paschi di Siena era
capofila. Il provvedimento e' collegato a un troncone dell'inchiesta sui
Grandi Appalti affidati con procedura d'urgenza, e senza gara, in
occasione del G8 che si e' svolto a L'Aquila e sarebbe legato, in
particolare, alla costruzione della 'Scuola Marescialli' dei
Carabinieri. Da fonti investigative si apprende che ci sarebbero 5
persone indagate. Si tratterebbe di manager e avvocati ch e avrebbero
avuto ruolo di consulenti del Monte dei Paschi di Siena. Altre
perquisizioni sarebbero ancora in corso a Firenze presso il Credito
Cooperativo Fiorentino.18-01-2011]
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CARIVERONA, CARE
COINCIDENZE - IL SINDACO LEGHISTA TOSI “ESORTA” LA FONDAZIONE A INVESTIRE
NEL BANCO POPOLARE. BIASI, PUR DI ACCONTENTARLO, VUOLE SVENDERE LE QUOTE
UNICREDIT E CHIAMA IN AIUTO IL CAMIONISTA PALENZONA - SOLO CHE LA LEGGE (E
UNA SUP-POSTA DI TREMONTI) LO IMPEDISCONO. MA, COINCIDENZA!, SAREBBE IN
ARRIVO UN EMENDAMENTO AL SENATO - C’È POI LA QUESTIONE DEL PROCESSO PER
BANCAROTTA PER BIASI E, SECONDA COINCIDENZA!, LA PROPOSTA DI UNA MODIFICA
ALLO STATUTO PER RIMANERE AL VERTICE ANCHE IN CASO DI CONDANNA
Maurizio Battista per
"L'Arena di Verona"
Gennaio di fuoco per
le partite politiche che ruotano attorno alla Fondazione Cariverona che si
vedrà impegnata su più fronti. Il 28 gennaio tornerà a riunirsi il Consiglio
generale di Cariverona per decidere sull'aumento di capitale nel Banco
Popolare. L'istituto di piazza Nogara nel frattempo, avrà comunicato per
metà gennaio modalità e condizioni per sottoscrivere l'aumento di capitale
da 2 miliardi.
Nella riunione di
Cariverona non si parlerà solo di questo, ma anche della modifica dello
statuto per quanto riguarda i provvedimenti a carico dei consiglieri in caso
di condanna, visto che domani (vedi articolo a fianco) si apre a Teramo il
processo per la prima delle due inchieste che vedono imputato il presidente
di Cariverona Paolo Biasi con l'accusa di bancarotta preferenziale.
AUMENTO DI CAPITALE
L'ipotesi di partenza era molto forte, lanciatissima, ma è stata frenata dal
ministro Tremonti. Cariverona, prevedendo di dismettere l'1 per cento da
Unicredit, realizzando anche minusvalenze, era disposta a mettere nel Banco
Popolare 200 milioni salendo dall'attuale 0,06 per cento al 5 per cento. Una
decisione che aveva provocato malumori nelle altre province che beneficiano
delle erogazioni, Vicenza in testa.
Tremonti, rispondendo
però alla lettera che gli ha scritto lo stesso Paolo Biasi in persona, ha
ribadito che la norma prevede un tetto massimo di investimento nelle
Popolari pari allo 0,5%. Poco per i progetti caldeggiati dal sindaco Flavio
Tosi che ha chiesto alla Fondazione un forte sostegno a favore del Banco
Popolare e allora Biasi per venire incontro alle volontà del sindaco che
controlla i voti di mezzo Consiglio generale ha chiamato a rinforzo l'amico
Palenzona che ha dichiarato infatti la disponibilità anche della Fondazione
Caritorino a entrare con lo 0,5 nel Banco Popolare.
Una cordatina da 40
milioni totali per l'1%. Poca roba per l'istituto di piazza Nogara rispetto
a quanto era stato prospettato dai vertici di via Forti.
Uno scenario che
potrebbe però cambiare nei prossimi giorni se venisse depositato in
commissione Bilancio del Senato un emendamento per consentire alle
Fondazioni di salire nelle Popolari fino al 5%: a quel punto la maggioranza
e la Lega lo voterebbero per consentire l'operazione veronese? Lì si
capirebbe la vera volontà che muove questo investimento finanziario: solo un
grande gesto sapendo che poi Tremonti non avrebbe cambiato le regole, oppure
una forte convinzione di andare a sostegno del Banco, pur realizzando
minusvalenze con la dismissione delle azioni di Unicredit?
STATUTO
Una partita che si incrocia con quella per la modifica dello statuto che
all'articolo 7 prevede che in caso di condanna in primo grado il consigliere
si debba sospendere: «La sospensione è obbligatoria in caso di condanna in
1° grado per delitto non colposo» recita testualmente.
La proposta, che ha
immediate ricadute visto l'inizio dell'iter processuale a carico di Biasi, è
di modificare lo statuto in modo che la sospensione scatti solo dopo il
terzo grado di giudizio e la condanna definitiva in Cassazione. In Consiglio
generale ci sono pareri discordanti.
Biasi deve quindi
poter contare sui voti dei consiglieri indicati dalla Lega e di conseguenza
ha bisogno del consenso del sindaco. Il quale, nel settembre scorso, è
rimasto deluso dalla partita delle nomine: ha finora un solo componente nel
cda (l'avvocato Giovanni Maccagnani) invece di due ma soprattutto non ha
ottenuto la vicepresidenza (che è andata al professor Giovanni Sala). Il
sindaco Tosi aveva indicato come secondo nome per il cda l'avvocato Gian
Paolo Sardos Albertini che non era più stato rinnovato dalla presidenza di
Agsm. Ma il nome non è stato gradito in Fondazione e ora il sindaco non solo
deve trovare un altro nome per il cda, ma prima dovrà dare una risposta a
Sardos Albertini che è rimasto sospeso a mezz'aria.
Ma che cosa accadrebbe
nel caso in cui scattasse la sospensione per Biasi?
L'ipotesi che Sala
diventi presidente e Maccagnani il suo vice è possibile, forse anche
probabile, ma non è nè automatica nè scontata. Tutto potrebbe anche
rimescolarsi. E se Biasi non è abituato a perdere, anche a Tosi non piace la
sconfitta.10-01-2011]
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- - A DAVOS NON FIGURA
NESSUN GRUPPO E BANCA DEL NOSTRO PAESE
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che numerosi
banchieri italiani si stanno accreditando per il Forum Internazionale che si
terrà a Davos dal 26 al 30 gennaio.
L'appuntamento è
diventato ormai una passerella per i capi di stato (l'altro anno erano 28) e
per le star dell'economia.
Il fondatore e
presidente del Forum Klaus Schwabb (un economista tedesco di 72 anni) non si
aspetta un grande contributo di presenza italiana. E ha ragione, perché nel
lungo elenco dei partner che sostengono l'edizione di quest'anno dedicata
alle grandi sfide di fronte al mondo attuale, non figura nessun gruppo e
banca del nostro Paese".11-01-2011]
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BPM: PONZELLINI,
NEL 2010 IMPIEGHI +6% E SOFFERENZE IN CALO
(Adnkronos) - Nel 2010 gli impieghi della Bpm sono
aumentati del 6%, mentre le sofferenze sono diminuite. Questi alcuni dei
risultati della popolare milanese, annunciati dal presidente dell'istituto
Massimo Ponzellini. "Nonostante la crisi -ha detto- gli impieghi sono
cresciuti del 6%, mentre sono diminuite le sofferenze".
A margine della
presentazione di una mostra sulla crisi economica, Ponzellini ha spiegato
che i conti dello scorso esercizio dovrebbero chiudersi "bene. I primi dati
fanno ben sperare".
Ponzellini ha
sottolineato che la strategia per la Bpm e' quella di mantenere il
radicamento sul territorio e ha ricordato che "a gennaio scade la moratoria
sui debiti. Se si rinnovano tout court e' un problema, ma se chiediamo un
rientro immediato si fanno dei danni. Bisogna distinguere caso per caso. I
clienti della Bpm di Milano che hanno chiesto la moratoria la pagheranno,
mentre temo che non sara' cosi' per altre zone del Paese", ha aggiunto.10-01-2011]
13. CREDIT SUISSE
ADOTTA NORME PIU' RIGIDE SU BONUS MANAGER...
(Adnkronos/Dpa) - La nuova bufera sui bonus ai manager dei
grandi istituti bancari salvati dallo Stato dopo la crisi del 2008 ha spinto
il gigante elvetico Credit Suisse a 'stringere' le condizioni e a rivedere i
tempi per l'erogazione di nuovi premi. L'istituto, il secondo per dimensioni
della Confederazione, ha spiegato di voler rimandare i premi di
produttivita' erogati a molti manager, affermando di voler in questo modo
sostenere "il successo a lungo termine della banca" laddove l'erogazione dei
maxi-bonus viene considerata uno stimolo a guadagni di breve termine.
Credit Suisse ha
abbassato da 125 mila a 50 mila franchi svizzeri (ovvero da 100 mila a 40
mila euro) la soglia per il blocco temporaneo dell'erogazione dei bonus, che
saranno pagati in contanti in parte minore. Norme piu' rigide anche per gli
incentivi per i top manager.10-01-2011]
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POPOLARE, GUERRA
FRA VENETI E PIEMONTESI...
Piemonte contro Veneto. Le fondazioni bancarie piemontesi entreranno
nell'azionariato del Banco popolare, che controlla Popolare di Novara e
Verona e Bpi. Tutto è incominciato da quando Paolo Biasi, presidente
della Fondazione CariVerona, primo azionista italiano
dell'Unicredit,vuole diventare anche il primo socio del Banco popolare
puntando al 5 per cento dall'attuale 0,006. Allarme in Piemonte, dove è
concentrata la Popolare di Novara.
L'assessore
Massimo Giordano, braccio destro del governatore Roberto Cota, ha
avviato colloqui con Andrea Comba, presidente della Fondazione Cassa di
risparmio di Torino, e Angelo Benessia della Compagnia di San Paolo,
sull'acquisto di azioni del Banco: i piemontesi non vogliono che diventi
troppo veneto. (G.P.)07-01-2011]
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B. POPOLARE:
A FONDAZIONE CRT RICHIESTO INTERVENTO IN AUMENTO...
Radiocor - Una richiesta di un intervento nell'aumento
di capitale del Banco Popolare e' stata inviata alla Fondazione Crt.
Fonti finanziarie confermano le indiscrezioni di stampa di un'ipotesi di
un intervento dell'ente torinese nella ricapitalizzazione da 2 miliardi
della banca veronese. Al momento, tuttavia, la richiesta non e' stata
ancora vagliata ne' dal consiglio ne' dai singoli consiglieri della
Fondazione.
L'investimento per
l'ente, presieduto da Andrea Comba, si profila relativamente contenuto
visto il limite statutario dello 0,5% del capitale e considerata la
forza e la solidita' patrimoniale della fondazione che manterra' come
pilastro principale di investimento la quota in Unicredit. La Fondazione
Crt quindi potra' affiancare l'intervento della Fondazione Cariverona
nel rafforzamento patrimoniale del Banco Popolare.
30-12-2010
9. LE CARTE
CARITATEVOLI DELLE BANCHE FRANCESI...
Le. M. per "Il
Sole 24 Ore" - Anche le banche tentando di mostrare cuore.
Almeno quelle francesi che sono all'avanguardia nelle «carte
caritative». La prima a lanciarne una fu il Crédit Coopératif, nel 2002:
«Agir», una carta di credito speciale. Perché a ogni spesa effettuata
dal cliente la banca versa 5 centesimi a un gruppo di Ong. Da due anni
Société Générale ne propone 18, ognuna collegata a una causa diversa. Ci
sono tanti altri esempi, fino alla Bpe, che da gennaio proporrà 20mila
carte a favore dell'Institut Pasteur.
Se fino a poco
tempo fa solo l'istituto di credito donava a ogni pagamento, molte carte
propongono ormai anche l'opzione «solidaire ensemble»: pure il cliente
fa una donazione. Ma cosa ci guadagna la banca? In Francia le «carte
caritative» rappresentano un ottimo strumento di marketing e il loro
successo dovrebbe aiutare le banche transalpine a un recupero di
immagine.30-12-2010
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L “LIBERI TUTTI”
DI DRAGO DRAGHI SUONA - IL GOVERNATORE VARA LA DEREGULATION PER LO
SHOPPING ALLO SPORTELLO - ALLARGATE LE MAGLIE PER L’ACQUISTO DI
PARTECIPAZIONI NEGLI ISTITUTI - L’AUTORIZZAZIONE PREVENTIVA TANTO CARA
ALL’EX INQUILINO DI PALAZZO KOCH ANTONIO FAZIO FINISCE (QUASI) IN
SOFFITTA - E INTANTO UBIBANCA SI PREPARA A CORRERE IN SOCCORSO DI UNA
POPOLARE VICINA AL CRAC…
Francesco De
Dominicis per "Libero"
Per qualche
banchiere è il miglior regalo del Natale 2010. Per qualcun altro, vista
l'ora in cui è arrivata (la mail è delle 19), la comunicazione della
Banca d'Italia si sarà trasformata in un boccone un po' amaro per la
cena. La vigilia di Natale 2010, comunque, sarà ricordata, nel mondo
creditizio, per il fuori programma di via Nazionale. Si tratta della
proposta di decreto con cui vengono recepite in Italia le nuove regole
europee sulle partecipazioni azionarie negli istituti di credito.
La bozza dovrà
essere licenziata entro due mesi dal Cicr, il Comitato interminsteriale
per il credito e il risparmio presieduto dal ministro dell'Economia,
Giulio Tremonti. In realtà, la direttiva di Bruxelles sulle
partecipazioni bancarie era già operativa in parte da maggio 2009 anche
nel nostro Paese. Ora Bankitalia ha chiuso il cerchio e ha allargato
definitivamente le maglie sull'ingresso di soci nel capitale degli
istituti.
L'authortiy, in
qualche modo, intende liberare le mani per il cosiddetto shopping
bancario: diventa più semplice comprare pacchetti azionari di istituti
di credito. L'autorizzazione preventiva dell'istituto centrale - atto
che fu al centro dell'estate calda dei furbetti del quartierino con le
tormentate scalate alla Bnl e all'Antonveneta - sarà necessaria solo per
superare il 10% delle quote e non più il 5%. E poi per chi varca la
soglia del 20%, 30% e 50%.
Una mossa, quella
del governatore Mario Draghi, che andrebbe letta più sotto il profilo
politico che da un punto di vista squisitamente normativo. Secondo gli
addetti ai lavori, infatti, si tratterebbe di un «segnale», di una
«scossa» al settore. Tra le turbolenze legate alla crisi finanziaria
internazionale e i nuovi standard sul capitale imposti da Basilea3, si
potrebbe aprire una nuova, vivace stagione nello scacchiere del risiko
bancario: non sono da escludere aggregazioni, scambi di partecipazioni e
altre manovre incrociate ai piani alti dell'industria finanziaria
italiana.
E in questo senso,
l'intervento normativo di Bankitalia - quasi una cristallizzazione di
regole internazionali già in vigore - potrebbe essere considerato come
una «sveglia» per i banchieri. L'ok di via Nazionale - tra le altre
novità - è comunque necessario quando l'acquisto della partecipazione
azionaria assicura «un'influenza notevole» sull'attività o determina il
«controllo». Bankitalia autorizzerà le acquisizioni fatte da più
soggetti d'accordo fra loro (in concerto) e terrà conto di qualsiasi
tipo di accordo, tra cui i patti di sindacato.
Poi c'è il
capitolo dei requisiti degli azionisti. Nella procedura di valutazione,
che durerà al massimo 60 giorni, l'autorità terrà conto di alcuni
requisiti dei potenziali acquirenti: onorabilità, professionalità,
indipendenza, solidità finanziaria. Ci saranno valutazioni caso per
caso. Insomma, più libertà non vorrà dire far west. Ma con la crisi
sembra avvicinarsi alla fine, le nuove regole di Bankitalia potrebbero
scatenare gli appetiti degli istituti che godono di buona salute.
Fra i primi gruppi
italiani, continuano a esserci 3-4 situazioni meno stabili e prima o poi
- potrebbero essere necessari interventi di emergenza. Fari puntati su
Ubibanca. Il gruppo presieduto da Corrado Faissola è tra quelli che nel
2010 hanno registrato le performance di maggior livello nel settore. Ubi
è ritenuta in pole position per andare in soccorso nel mondo delle
banche popolari in caso di improvvisi crac. Il campanello d'allarme,
però, non è suonato.
Nel frattempo, la
remunerazione dei manager bancari torna sotto i riflettori del Comitato
di Basilea. Obiettivo è rendere trasparente la politica dei compensi,
evidenziando il collegamento tra andamento dei conti e andamento degli
stipendi. Previsto l'obbligo di fornire informazioni su bonus,
liquidazioni e quote variabili.28-12-2010]
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BANCO POPOLARE: F.CARIVERONA CONFERMA INTERESSE PER AUMENTO...
Radiocor - La Fondazione Cariverona 'conferma
l'interesse per l'operazione di aumento di capitale promossa dal Banco
Popolare'. Lo sottolinea una nota dell'ente scaligero, precisando che
'l'entita' della partecipazione sara' decisa una volta depositato il
prospetto informativo e dunque note tutte le condizioni economiche e
finanziarie della stessa'. Il sostegno della Fondazione alla
ricapitalizzazione del Banco, di cui detiene lo 0,06% del capitale, era
stata del resto annunciata dal vice presidente Giovanni Sala durante
l'assemblea dello scorso 11 dicembre. Secondo indiscrezioni, al momento
non confermate, l'ente potrebbe aumentare la propria quota nell'istituto
fino alla soglia del 5%.20-12-2010 |
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PROFUMO DI MADOFF
- IL LIQUIDATORE DELLA Più GRANDE TRUFFA DELLA STORIA (50, FORSE 75 MLD
$), NE CHIEDE 20 ALLE BANCHE, E TIRA IN BALLO PROFUMO - L’EX AD AVREBBE
“PARTECIPATO A UN’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE” DI UNICREDIT CON BANK
MEDICI, ISTITUTO TRUFFALDINO COMANDATO DALLA CASALINGA SONJA KOHN, UNA
MADOFF CON LA PARRUCCA (LETTERALMENTE) - CON UN GIRO DI FONDI DI
INVESTIMENTI TRA CAYMAN, BERMUDA E IRLANDA, HANNO POMPATO CENTINAIA DI
MLN NELLO SCHEMA PONZI - LE ASSUNZIONI DEI MANAGER DI BANK MEDICI A
PIAZZA CORDUSIO - DI STRISCIO, COINVOLTA ANCHE SANT’INTESA
1 - SONJA, LA
CASALINGA D'ORO "ANIMA GEMELLA" DI BERNIE...
Francesco Manacorda per "La
Stampa"
Vita, viaggi,
avventure e relazioni di una zarina che si districa tra società fantasma
e riciclaggio di milioni assieme a figli, generi e pure l'anziana mamma.
Nelle 154 pagine dell'atto di citazione - un documento che andrà
valutato dai magistrati - si scopre una famiglia Addams della finanza,
guidata da una donna che, afferma il liquidatore Irving Picard, «per
oltre vent'anni... ha architettato un vasto schema illegale per
sfruttare la sua relazione privilegiata con Madoff».
Lo schema «ha
arricchito la Kohn, la sua famiglia e altri individui e società,
comprese le maggiori banche in Austria e in Italia», ossia Bank of
Austria e Unicredit, fruttando a lei e ai suoi cari «almeno 62 milioni
di dollari in tangenti segrete».
Sonja Kohn, alias
Sonja Blau, alias Sinja Blau, alias Sinja Turk... Insomma la signora
sessantaduenne che compare sempre con la parrucca da ebrea ortodossa e
che con la sua Bank Medici aveva perfezionato un sistema che - sostiene
l'accusa - serviva ad alimentare lo schema truffaldino dell'amico
Bernie. Un sistema così elaborato che - afferma Picard - ha continuato
«ad operare a lungo dopo la confessione di Madoff», usando tra l'altro
società come Eurovaleur e Infovaleur.
La Kohn si è detta
«vittima» di Madoff, sostenendo di non avere rapporti stretti con lui.
Non la pensa così il liquidatore: «In Sonja Kohn Madoff ha trovato
un'anima gemella criminale, che eguaglia la sua avidità e il suo livello
d'inventiva disonesta».
Sonja Blau (è il
suo cognome da nubile) è una signorina viennese di ventidue anni quando
nel 1970 sposa Erwin Kohn e assieme a lui mette in piedi un'attività di
import-export. Sono anni in cui «stabilisce contatti ricchi e influenti
in Austria e nell'Europa dell'Est». Poi, negli Anni 70, il trasloco a
Milano dove la madre Netty vive già da tempo. Qui «coltiva la base dei
contatti che sfrutterà più tardi nel mettere in atto il suo schema
illegale». Nel 1983 nuovo salto, negli Usa.Nel 1985 Sonja - che nei suoi
anni italiani figurava come «casalinga» - diventa agente di Borsa.
Mica nel salotto
di casa, ma alla blasonatissima Merrill Lynch. «Non possiede
un'istruzione formale in finanza o economia», nota Picard, ma
evidentemente se la cava bene. Così bene che subito conosce Madoff: la
sua avventura di procacciatrice di clienti per l'insaziabile Bernie
prende il via. Nel 1994 la Kohn torna a Vienna e rileva da Bank Austria
il 90% di Bank Medici.
Attorno a Sonja -
tedesco, inglese, italiano ed ebraico parlati con disinvoltura - si
muove una famiglia assai compatta. Anche, sostiene Picard,
nell'incassare le tangenti di Madoff. Il marito Erwin? «E' intimamente
coinvolto negli affari di sua moglie e ha partecipato allo schema
illegale fin dall'inizio».
La mamma Netty
Blau? «Gioca un ruolo chiave negli affari della figlia e ha partecipato
almeno alla parte italiana dello schema illegale». Il figlio Robert Alan
Kohn «pare stia nascondendo i suoi movimenti attuali», ma comunque «ha
accettato assegni» di soldi defraudati ai clienti «attraverso
Infovaleur» tra il 2004 e il 2009. Poi la figlia Yvonne, sposata a
Mordechai Landau, a sua volta azionista della società «paravento»
austriaca M-tech e anch'egli coinvolto, dice Picard, nell'attività di
riciclaggio. I più legati alla famiglia appaiono la figlia Rina e il
marito Moishe Hartstein.
Hanno comprato
casa nel sobborgo newyorchese di Monsey proprio dai Kohn, con soldi
della solita Infovaleur. Ma quando vengono interrogati dal liquidatore,
la donna si avvale del Quinto Emendamento - la norma Usa che consente di
non testimoniare contro se stessi - «ben oltre le cinquecento volte», il
marito «come minimo 135 volte». Tra l'altro «rifiuta di dichiarare la
sua data di nascita; se abbia un'occupazione o una professione; se sia
sposato a sua moglie; se conosca sua suocera; se conosca suo suocero...
e se abbia mai sentito parlare di Madoff».
2 - LA BANCHIERA E I FONDI PASSATI DA BANCA INTESA...
G. Pao. per "La
Stampa"
Sonja Kohn se la
ricordano bene anche dalle parti di Banca Intesa, nei cui uffici per
almeno un biennio si è vista spesso. Il legame è FundsWorld Financial
Services, una società di diritto irlandese che funzionava come una
piattaforma online per l'acquisto di quote di fondi d'investimento,
anche speculativi. Secondo le carte depositate a New York, era stata
creata e era posseduta da Sonja Kohn per vendere «accessi» al sistema di
fondi feeder legati alla «Medici Enterprise».
E tra il 2000 e il
2002 trasferisce 2,25 milioni alla Eurovaleur, società della Kohn a New
York che funzionava come «raccoglitore» di clienti per Madoff ma anche
come «lavatrice» di soldi per la famiglia Kohn. In realtà, la società
non era della Kohn ma dell'allora Banca Intesa. Attiva solo tra il 2000
e il 2002, quando viene cessata l'attività della sede italiana,
FundsWorld sparisce definitivamente dal consolidato Intesa nel 2005.
3 - LE RELAZIONI PERICOLOSE TRA IL GRUPPO UNICREDIT E LA MEDICI
ENTERPRISE...
Luca Fornovo per "La
Stampa"
Le accuse sono
completamente infondate e saranno contrastate con determinazione».
Alessandro Profumo, ex amministratore delegato di Unicredit, usa poche
parole ma con fermezza nega le pesanti accuse mosse da Irving Picard, il
curatore fallimentare della società di Bernard Madoff, autore della
truffa da 50 miliardi di dollari.
Il «liquidatore
del diavolo», come viene chiamato a Wall Street Picard, che ha chiesto
alle banche risarcimenti per 34 miliardi, ha presentato venerdì
un'istanza presso il tribunale fallimentare di New York per recuperare
19,6 miliardi di dollari, quasi 15 miliardi di euro. La richiesta
coinvolge anche Unicredit, la cui controllata Bank Austria detiene il
25% di Banca Medici, fondata dall'austriaca Sonja Kohn, considerata la
principale complice di Madoff.
Nelle 163 pagine
del corposo impianto accusatorio, Picard chiama in causa oltre che
Profumo, anche Gianfranco Gutty, che prima di andare in pensione nel
2008, era stato nel Cda di Banca Medici e vice presidente di Unicredit.
E tira in ballo
Alberto La Rocca, ex ad di Alternative Investment (Pai), la divisione di
Pioneer (gestione del risparmio), che si occupa di distribuzione di
hedge fund. Nelle quattro pagine (da 102 a 105) del fascicolo, Picard
accusa Unicredit di essere in affari «con Madoff e la sua società almeno
già dal 2000 attraverso la Pioneer».
Una relazione
pericolosa che si sarebbe, rafforzata nel 2005, quando Unicredit
acquistò Banca Austria. Picard accusa Pioneer di aver investito nei
feeder fund di Madoff, cioè quei fondi che raccoglievano dagli
investitori denaro destinato ad alimentare lo schema Ponzi messo in
piedi dall'ex presidente del Nasdaq. Il liquidatore attacca anche
Profumo: «Quando era ad di Unicredit ha avuto una stretta collaborazione
con la Kohn» al punto che «i dipendenti di Banca Medici aveva capito che
la Kohn aveva creato il contatto tra Unicredit e Banca Austria e
facilitato l'acquisizione».
Unicredit aveva
riscontrato «discrepanze rilevanti» nelle relazioni tra Banca Austria,
Banca Medici, Banca Austria Worldwide e il fondo Primeo, con sede alle
Cayman che secondo Picard ha iniettato direttamente nella società di
Madoff 371 milioni di dollari e altre centinaia di milioni coi fondi
feeder Herald (base alle Cayman), Alpha Prime (Bermuda) e Thema Int'l
(Irlanda).
«Ma piuttosto che
rifiutare di fare affari con la società di Madoff - scrive Picard -
Unicredit si è impegnata a proseguire lo schema illegale, nascondendo
che il 100% degli investimenti di Primeo erano fatti nella società di
Madoff». Un'operazione che Unicredit avrebbe reso possibile facendo
chiudere a Primeo i suoi conti diretti con Madoff e investendo nella
società del truffatore indirettamente con il fondo Herald e altri fondi
feeder del «Sistema Medici».
Per non alterare
troppo la relazione con Madoff, Unicredit avrebbe assunto Radel
Lesxzczynski di Banca Austria, un contatto personale di Madoff e figura
chiave del fondo Primeo, per farla lavorare in Pioneer.
Anche se la
decisione di mettere i soldi in fondi feeder, agli investitori di Primeo
costa di più in commissioni, e arricchisce invece la Kohn Banca Medici e
Banca Austria Worldwide, il risultato era lo stesso, secondo Picard: «il
100% degli investimenti erano fatti nella società di Madoff». Nel 2007,
Pioneer aveva pagato più di 1,3 milioni alla Banca Medici per consentire
a Unicredit di avere un accesso segreto alla società di Madoff.
«Lo stesso anno -
continua Picard - Unicredit sancisce la sua partecipazione nello schema
illegale ed entra nel Sistema Medici, facendo produrre a Pioneer falsi
prospetti informativi che riguardano gli investimenti di Primeo nella
società di Madoff, ma senza farvi alcun cenno. Nel 2008 la Kohn invia a
Pioneer circa 10 milioni di dollari come commissioni extra del fondo
Herald».
Secondo l'accusa,
«questi pagamenti erano il frutto dell'associazione a delinquere della
Kohn con Unicredit, Pioneer, Profumo, e Gutty di investire attraverso il
fondo Herald». Dopo l'acquisizione di Banca Austria, conclude Picard
«Unicredit ha affidato incarichi dirigenziali ad alcuni personaggi
chiave del Sistema Medici».
Oltre a
Leszczynski, Wilhelm Hemetsberger che nel 2006 entra nel comitato
esecutivo di Unicredit. Werner Kretschmer diventato responsabile globale
del retail e Friedrich Kadrnoska che nel dicembre 2005 entra nel cda di
Unicredit.
13-12-2010]
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Oggi ho ricevuto
una mail sul
fallimento del Banco Emiliano Romagnolo (BER)
e il congelamento di conti correnti e dei titoli (che
non sono di proprietà della banca) su disposizione della Banca d'Italia.
Il blog ha verificato con una telefonata (la voce è stata modificata per
evitare problemi a ci ha fornito le risposte) che è tutto vero.
Provate a immaginare di trovarvi domani senza poter accedere al
conto corrente, al bancomat, ai titoli in deposito, ai
pagamenti automatici dal conto. Come vi sentireste?
Di seguito la segnalazione e l'intervista alla BER.
Segnalazione
"Voglio segnalare che il Banco Emiliano Romagnolo è stato bloccato dalla
Banca d'Italia e che tutti i conto correnti sono stati
congelati per evitare che tutti ritirino i soldi.
Stanno cercando di vendere la banca al gruppo Intesa, non si sa altro. E
dicono che fino al 7 gennaio non si saprà nulla. Passeranno le vacanze
di Natale serene, loro! E non per il freddo... Mi ritrovo come tante
altre persone a non poter ricevere bonifici, stipendi, addebiti e
neanche ritirare contanti allo sportello. Il tutto senza preavviso e
tenendo tutto nascosto. Ancora sui giornali non si legge niente.Chiamate
direttamente voi in banca per vedere che è tutto vero:
0514135595 - 0514135539
Saluti" A.C.
Trascrizione telefonata del blog alla BER:
BER: E’ stato durante un provvedimento di Banca d’Italia del 7
di dicembre in cui stabilisce che un congelamento dell’entrata e uscita
dell’operatività dei conti correnti,questa tutela dei conti correnti ,
salvaguardare le procedure di transizione che ci sono in questo momento
significa che il conto congelato, non si possono fare né ricevere
bonifici assegni, RID, bancomat.. il conto è bloccato completamente.
Purtroppo anche noi dipendenti siamo nella stessa situazione, non si
riesce a fare la spesa, se qualcuno ha altra possibilità la situazione è
cristallizzata allo stato in cui si trovava. Guardi, noi stessi che
siamo all’interno che potevamo tutelarci, per prelevare, noi stessi
siamo stati avvisati da un minuto all’altro, soprattutto nel rapporto
con i clienti. Il 6 sera è stato preso questo provvedimento, emanato
dalla Gazzetta Ufficiale della Banca d’Italia e sui giornali a tiratura
nazionale. Il 7 mattina all’apertura della filiale ci ha comunicato
questo. Provvedimento drastico, che chiaramente suscita, ha suscitato e
susciterà enormi problemisti che alla Banca d’Italia stessa suppongo,
altresì possa farlo, prenderà un sacco di denunce. Comunque sia,
ovviamente che sono in forte difficoltà sono soprattutto le aziende, un
disastro terribile.
Blog: Aldilà dei depositi dei CC, invece l’operatività della
banca è semplice intermediaria tipo Conto Titoli anche quello è
bloccato?
BER: Si Tutto, completamente tutto.
Blog: I titoli di fatto sono intestati al correntista, non alla
banca.
BER: Si,bloccati nel senso che non possono essere trasferiti da
un conto all’altro, lì sono e lì rimangono fino a che non si sbloccano,
poi ognuno potrà disporre come vuole.
Blog:In questo periodo di congelamento non posso operare sui
miei titoli?
BER: No, ma neanche sul conto corrente
Blog: Neanche da nessun altro operatore?
BER: Assolutamente no, guardi, non entrano nemmeno i bonifici
Blog:Sul conto mi è più facile capire perché è un asset della banca
BER: Capisco la sua obiezione, però anche i titoli fanno parte
di una sorta di liquidità totale, credo che la maggior parte delle
persone si preoccupi della liquidità per fare la spesa per pagare un
mutuo, una utenza, un affitto.
Blog: Si, nella peggior delle ipotesi, congelato il conto
corrente, liquido una parte dei titoli e mi arrangio in un altro modo
BER: Si ho capito, certo, infatti questo è un problema per la
Borsa, per tutto, perché c’è una sorta di compra vendita, di
negoziazione quanto meno, e comunque si investe anche finché tiene.
Da
www.beppegrillo.it |
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BANKITALIA BLOCCA L´ATTIVITÀ DELLA BER...
Da "la Repubblica" - La Banca d´Italia ha autorizzato i
commissari straordinari del Banco Emiliano Romagnolo (Ber) a sospendere
per un mese il pagamento delle passività e della restituzione degli
strumenti finanziari alla clientela. Una decisione presa per
l´insufficienza delle disponibilità liquide. È adesso allo studio un
piano a tutela degli interessi della clientela, ma per il piccolo
istituto romagnolo (un solo sportello) che tra gli azionisti vanta
Nicoletta Mantovani e altri eredi di Pavarotti non c´è pace: solo un
anno fa la procura di Ascoli aveva aperto un´indagine sull´allora
commissario straordinario.
07-12-2010]
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benvenuti al
bordellone bancario di verona - bombastici retroscena dall’assemblea del
Banco Popolare - i problemi con Italease? sono stati ereditati.
Ereditati? Ma da chi? Chi era padrone e gestore di Italease ai tempi di
Faenza? Qualche cattivone della finanza laica milanese? No: il banco
popolare veronese presieduto da oltre dieci anni dal conte (ci tiene
tanto) Fratta Pasini e grande mentore di Faenza (lo scorda sempre)...
Bancomat per Dagospia
Barzelletta: "La
mamma sollecita il figlio: svegliati! e' ora di andare al lavoro. Forza!
No mamma no. Dai tesoro! No mamma, non ho voglia... Dammi due ragioni
valide! Figliolo, primo hai sessantotto anni, secondo sei il consigliere
delegato del Banco Popolare!"
Così un socio alla stanca assemblea della quarta banca italiana, sabato
a Verona, per varare ben 2 miliardi di aumento di capitale. In effetti
l'ottimo Pierfrancesco Saviotti appariva stanco.
Bankomat aveva per voi a Verona alcuni amici soci della bassa lombarda
che gli hanno dato una gustosa serie di informazioni e cronache
assembleare.
Secondo il presidente del consiglio di gestione, esimio Prof. Coda, i
problemi del Banco per quanto riguarda Italease sono stati ereditati.
Ereditati? Ma da chi? Chi era padrone e gestore di Italease ai tempi di
Faenza? Qualche cattivone della finanza laica milanese? No: il banco
popolare veronese presieduto da oltre dieci anni dal conte (ci tiene
tanto) Fratta Pasini e grande mentore di Faenza (lo scorda sempre)...
Dopo la
deflagrazione del problema, Fratta Pasini, piano piano, e' abilmente
riuscito a far fuori quasi tutto il suo stato maggiore di estrazione
veronese che lo aveva causato, come minimo per gravi colpe "in
vigilando", da Faenza ovviamente a Innocenzi a Minolfi a Carrus....
Resta sempre al suo posto solo il fido e cattolicissimo Chief Financial
0fficer Faroni. Molto vicino all'Opus Dei, dicono.
Come anche il capo
delle relazioni esterne Bus. Fede e finanza a Verona vanno molto a
braccetto. il Mercato per contro e' visto con sottile disprezzo, roba da
volgari milanesi. Verrebbe da dire quindi che Fratta Pasini ed il CFO
Faroni sono rimasti insieme alla eredita' Italease.
"Sono arrivato due anni fa e la debolezza patrimoniale era evidente",
cosi apre le sue riflessioni il consigliere delegato Saviotti. Si e'
fatto ricorso a 1, 4 miliardi di Tremonti bond, che pero' costano cari.
Poi 1 miliardo di prestito obbligazionario lo hanno chiesto ai soci.
Dismissioni programmate ve ne erano, ricorda Saviotti, ma poche quelle
realizzate, e poi a maggio la crisi della Grecia...non abbiamo concluso
vendite perche' i prezzi offerti erano bassi. Botta finale di sfortuna
da Moodys, "a gamba tesa" dice Saviotti. Da un rating abbassato ad A- di
luglio 2009 fino alla attesa di una prossima riduzione ancora al
prossimo aprile. Ma il perche' non lo si dice. I soliti tecnocrati
anglosassoni odiati dai bravi padani cattopopolari. Esodi di personale:
500 nel 2011 oltre 300 nel 2010. Accordo sindacale nella notte
annunciato in diretta. Sara' mica un vanto?
Meno posti di
lavoro e ne siamo felici? Fusioni di banche minori controllate sono
previste. Fratta Pasini sentenzia "abbiamo sofferto a prendere la
decisione, siamo azionisti, abbiamo realizzato stock options e le
abbiamo reinvestite". Poi il proclama lapidario del Conte: "Ci
aspettiamo un piano industriale di discontinuita'.
Discontinuita'? Ma
da chi, da cosa? Si dimette? No, era uno scherzo.
Applaudito il socio veronese che dice che non bisogna fidarsi di questa
classe dirigente e che se fosse il compianto sindaco di Verona e poi
Presidente della popolare Giorgio Zanotto li prenderebbe tutti a
bastonate.
Un altro socio
osserva che alcuni operatori finanziari internazionali (sempre anglo
perfidi) prima lamentano che andiamo male poi corrono a collocare
l'aumento del Banco. Non ha torto.
Ma i numeri futuri Saviotti non li da', cosa faremo coi 2 miliardi?
Fratta non lo dice ma i dirigenti del gruppo in sala mormorano stupiti
del piano industriale che doveva uscire a ottobre ed e' stato invece
rinviato a giugno 2011!
Un socio provoca:
provate ad andare in filiale e chiedere un finanziamento senza
presentare un business plan...
Questi fenomeni invece chiedono due miliardi al mercato e poi casomai ci
fanno un piano industriale sopra. [11-12-2010]
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I COMMISSARI STUDIANO UNA FUSIONE PER LA BANCA DI
VERDINI...
M. Ger. per il "Corriere
della Sera" - Fusione con un'altra banca
del territorio: potrebbe essere questo il futuro del
Credito Cooperativo Fiorentino. La banca che per anni è
stata presieduta e gestita da Denis Verdini oggi è in
amministrazione straordinaria e i commissari della Banca
d'Italia starebbero cercando un partner per far uscire
dalle secche la Bcc di Campi Bisenzio. Ci sarebbero già
potenziali candidati, secondo quanto scrive oggi il
Corriere Fiorentino. Sono due banche di credito
cooperativo della provincia di Firenze: la Bcc del
Chianti che ha 28 sportelli, 229 dipendenti, oltre 5.300
soci ed una raccolta diretta pari a circa 1,2 miliardi
di euro; la più piccola Bcc Signa che ha sette filiali
03-12-2010]
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MA
È L’ABI O LA JUVE DI MOGGI? - COME LUCIANONE NEL
CAMPIONATO DI SERIE A, I BANCHIERI CERCANO DI TRUCCARE
IL MERCATO FINANZIARIO PRETENDENDO DI SCEGLIERSI
L’ARBITRO - DALLE CARTE SEGRETE DELL’ABI, IL BLITZ DEGLI
ISTITUTI PER TENTARE DI FARE FUORI L’ANTITRUST DI
CATRICALÀ - I COLOSSI DEL CREDITO VOLEVANO SOLO DRAGO
DRAGHI A FARE LO SCERIFFO DEI CONTI CORRENTI - CON BUONA
PACE DELLA CONCORRENZA
Francesco De Dominicis per "Libero"
Un
arbitro che fischia troppo non è mai particolarmente
gradito ai locatori. E in ogni caso meglio avere un solo
controllore invece di due: le possibilità di sfuggire ai
cartellini rossi aumentano sensibilmente. Fare fuori la
Banca d'Italia, però, è impossibile: allora tanto vale
provare a uscire dal recinto spinato dell'Antitrust. Con
buona pace della concorrenza allo sportello e dei
consumatori beffati.
È
grosso modo questo il ragionamento delle banche
italiane, che da diverso tempo, secondo quanto emerge da
un rapporto riservato dell'Abi, stanno provando a
sfoltire la rosa degli sceriffi. O, meglio, a fame fuori
uno: la vittima prescelta dagli istituti di credito,
come accennato, è l'Autorità garante della concorrenza e
del mercato che dal 2006, grazie alla riforma del
risparmio, ha esteso la sua competenza anche al settore
bancario.
Il
punto è che a distanza di quasi cinque anni dall'entrata
in vigore, quel pezzetto della riforma targata Giulio
Tremonti (oggi come allora ministro dell'Economia) non è
ancora stata digerita ai piani alti dei colossi del
credito. Ai banchieri, insomma, non è andata giù l'idea
di essere finiti pure sotto il cappello dell'Authority
presieduta da Antonio Catricalà.
Del resto, su conti correnti, mutui, finanziamenti,
governance, carte di credito, bancomat e trappole varie
allo sportello i cartellini rossi dell'Antitrust, specie
negli ultimi due anni, sono stati davvero tanti. Solo
nel 2009, una cinquantina di istituti bancari sono stati
multati per complessivi8 milioni di euro epoche
settimane fa è arrivata una maxistangata da 6 milioni
per trucchetti e supercommissioni relativi alle tessere
di pagamento. Un atteggiamento che sta creando seri
problemi agli istituti, peraltro alle prese con gli
effetti della crisi finanziaria internazionale e i
bilanci sempre più zoppicanti.
Di
qui il tentativo di sfuggire alla scure severa degli
sceriffi di piazza Verdi Non che i funzionari di
Bankitalia siano stato meno duri. Anzi. A via Nazionale
tra dolorosi interventi a gamba tesa sulla trasparenza e
vari giri di vite sulla vigilanza - non hanno mollato la
presa sugli istituti Le fregature in banca sono quasi
all'ordine del giorno. Ragion per cui il doppio
controllo non piace ai big del credito, che sono passati
alle maniere forti. Cioè alla battaglia giuridica. Hanno
pensato di poter trovare in aula l'escamotage per avere
meno noie con gli sceriffi dei mercati.
Così, i legali delle banche del nostro Paese hanno
sfruttato praticamente tutte le occasioni - tra
istruttorie, inchieste, fascicoli e ricorsi al Tar
(tribunale amministrativo) - per espellere dal campo di
gioco il Garante della concorrenza. Tutto raccontato nel
documento della Confindustria delle banche che circolava
ieri fra gli esperti del settore. «Diversi operatori
bancari - si legge nel rapporto dell'Associazione di
palazzo Alfieri - hanno sollevato nel corso dei
procedimenti il difetto di competenza dell'Antitrust
considerato che sulle condotte contestate già
vigilerebbe la Banca d'Italia».
La
tesi degli istituti è più o meno questa la legge
speciale (quella sulle banche) prevarrebbe su quella
generale (quella sulla concorrenza dettata dal Codice
del consumo). E visto che le norme bancarie assegnano,
in prima battuta, a Bankitalia la competenza specifica
sugli istituti, l'Antitrust dovrebbe farsi da parte e
sedersi in panchina. In effetti, il quadro normativo non
è chiaro.
Il
blitz degli istituti, però, non è andato a buon fine.
Perché la resistenza della squadra di Catricalà - che
per fare le pulci alle banche ha creato una struttura ad
hoc- è stata durissima. La posizione delle banche è
stata smontata pezzo per pezzo dall'Antitrust:
«L'obiezione» degli istituti è «basatasull'assunto, del
tutto errato, chela mera esistenza di una disciplina di
settore sia sufficiente a giustificare l'inapplicabilità
della normativa recata dal Codice del consumo e, per
tale via, l'incompetenza dell'Autorità».
Secondo i tecnici dipia7za Verdi non ci sono dubbi. E
perfino la giurisprudenza amministrativa avrebbe
riconosciuto che «il quadro di tutela offerto dal Codice
del consumo non presenta carattere sussidiario rispetto
a quello derivante da specifiche discipline in settori
di regolazione». Al contrario, la competenza
dell'Antitrust si aggiunge a quella di Banldtalia che
hanno un obiettivo comune: tutelare i clienti degli
istituti.
Un
doppio livello di verifiche che. secondo Catricalà, «si
rivela uno strumento di tutela ulteriore, da un lato,
rispetto a quello contenuto nella disciplina generale
dei contratti, e, dall'altro, rispetto a quello
derivante da specifiche regole di settore». Due
controlli, insomma, sarebbero più efficaci rispetto a
uno soltanto. Le regole del gioco, per fortuna, non
vengono decise dai player. Di sicuro gli operatori del
mercato hanno il diritto di evidenziare gli eccessi
legislativi e le norme che non funzionano o funzionano
poco. Serve, però, un limite. Pretendere di stabilire
chi siano gli arbitri più che una forzatura normativa,
appare una scorrettezza di basso profilo. 02-12-2010]
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CITI MULTATA IN BELGIO PER IL FALLIMENTO DI
LEHMAN...
Da "Il
Sole 24 Ore" - La giustizia belga ha
condannato Citibank a pagare 165mila euro per aver
venduto titoli e prodotti finanziari di Lehman Brothers
anche alla vigilia del crollo della grande banca
d'affari Usa. L'accusa parla di «pubblicità
ingannevole», avendo la banca nascosto ai clienti i
rischi che correvano; anzi tali rischi sono stati
minimizzati, anche dopo che il rating di Lehman Brothers
è stato degradato.
Citibank avrebbe così spinto «investitori inesperti» a
mettere i propri soldi in obbligazioni e strumenti
finanziari di una banca che di lì a poco sarebbe
fallita, innescando la crisi finanziaria più grave dal
dopoguerra. In totale Citibank Belgio ha venduto titoli
Lehman Brothers per 128 milioni di euro a oltre 4mila
clienti.02-12-2010]
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CREDEM: COMMISSIONE TRIBUTARIA RESPINGE RICORSO SU
ELUSIONE FISCALE...
Radiocor - La prima sezione della
Commissione tributaria di Reggio Emilia ha respinto il
ricorso presentato dal Credem in merito a una
contestazione di elusione fiscale e di abuso di diritto.
Dopo la discussione nei giorni scorsi tra le parti,
ieri, secondo quanto appreso da Radiocor, e' arrivata la
decisione della Commissione tributaria dell'Agenzia
delle entrate che ha respinto il ricorso dell'istituto
di credito, al quale vengono sostanzialmente contestate
asimmetrie impositive tra diverse giurisdizioni fiscali
che hanno determinato danni per le casse dell'Erario, a
fronte di sostanziale neutralita' per l'altro Paese
interessato. Il Credem puo' comunque fare ricorso alla
Commissione regionale dell'Emilia Romagna e
dall'istituto fanno sapere che 'analizzeremo le
motivazioni, riteniamo di avere agito correttamente'. Il
Credem deve pagare all'Erario 8 milioni, di cui 4,2
milioni sono gia' stati versati mentre il ricorso era
ancora pendente.30-11-2010] |
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CONTI (RISERVATI) DELL'ABI: DOCCIA DA 150MILA EURO E 200MILA
EURO DI AEREI PRIVATI PER L'EX FAISSOLA...
Sarà per la stretta vicinanza con palazzo Grazioli, sta
di fatto che anche a palazzo Altieri, sede dell'Abi, la
Confindustria delle banche, pare scattata la moda per i
bagni di lusso. Non è dato sapere se lo stile sia
identico alle prestigiose toilette del premier Silvio
Berlusconi, finite su tutti i giornali a primavera 2009
durante lo scandalo delle escort e di Patrizia
D'Addario. Certo è che per i rifare i bagni e un po' di
manutenzione agli uffici che si affacciano su piazza del
Gesù, l'ex presidente dell'Associazione bancaria,
Corrado Faissola, non ha proprio badato a spese.
I lavori sono andati
avanti per tutta l'estate. Nella sua infinita miseria
Dagospia ha scoperto che le fatture pagate dall'ufficio
acquisti diretto da Stefano Cataldi ammontano
complessivamente a 150mila euro, comprese le spese per
la realizzazione di una doccia richiesta espressamente
dal leader dei banchieri.
La cifra circola in
questi giorni tra i funzionari Abi su cui pende la spada
di Damocle dei licenziamenti. Su 308 cervelloni, Mussari,
attuale presidente, come riportato oggi da Libero, ne
vorrebbe spedire a casa 80. Un taglio che servirebbe a
rimettere in ordine il bilancio dell'Associazione che
registra un rosso da 5,5 milioni di euro ormai da
parecchi anni. Il clima fra i dipendenti Abi è teso. E
mentre qualcuno punta il dito contro la "superdoccia del
presidente", qualcun altro tira fuori dai libri
contabili le fatture per gli aerei privati, sempre
dell'ex presidente Corrado Faissola. Il quale nei suoi 4
anni alla guida dell'Assobancaria ha dirottato i 200mila
euro di onorario per acquistare transiti su esclusivi
jet privati.26-11-2010]
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ARDO AI
GIOVANI! - “MACCHÉ PENSIONE, MACCHÉ PRESIDENZA ONORARIA
(CHE NON CONTA UN TUBO), IO TORNO A FARE IL BANKER” - A
85 ANNI SUONATI ANTOINE BERNHEIM NON VUOLE SAPERNE DI
DAR DA MANGIARE AI PICCIONI NEI GIARDINETTI - CHI NON HA
DIMENTICATO LE SUE ECCEZIONALI DOTI STRATEGICHE DI
BANCHIERE D’AFFARI SI SAREBBE GIÀ FATTO AVANTI CON
OFFERTE, ANCHE DALL’ITALIA (BANCA LEONARDO?) - IL GRAN
MAESTRO VALORI IN PISTA…
Benedetta
Gentile per "Il Mondo" in edicola domani
Antoine Bernheim non
si rassegna a fare il pensionato d'oro ma si
accingerebbe a riprendere la sua carriera di banchiere
d'affari, quella che ne ha fatto l'eminenza grigia della
piazza parigina. A 85 anni il presidente ad honorem
delle Assicurazioni Generali sembra, infatti, pronto a
raccogliere nuove sfide e, stando a fonti solitamente
ben informate, avrebbe già una mezza dozzina di offerte
per aprire un nuovo capitolo della sua luga vita
professionale.
«Senza sfide non posso
vivere», ha non a caso sempre affermato l'uomo che per
anni ha guidato il Leone di Trieste e che equipara la
pensione a «una condanna a morte». Con le Generali, del
resto, tutto indicherebbe che «rien ne va plus». Stando
sempre alle stesse fonti, a pochi mesi dal cambio ai
vertici del colosso assicurativo italiano, il banchiere
francese ritiene di non essere in grado di poter
esercitare il suo ruolo di presidente d'onore in quanto
sarebbe stato privato dalla nuova direzione di tutti i
mezzi per poterlo esercitare.
A fine mese, inoltre,
anche il suo ufficio alla sede parigina di Generali
France a Boulevard Haussmann, non sarà più a
disposizione. Così come è già avvenuto in Italia.
Rimarrà così anche a Parigi senza una base e senza
segreteria.
Messo di fronte a
questa situazione, che di fatto rende a suo avviso la
presidenza onoraria un incarico solo nominale, avrebbe
deciso di reagire e dare ascolto alle offerte di chi non
ha dimenticato le sue eccezionali doti di banchiere
d'affari, quelle che hanno aperto la via a Bernard
Arnault alla creazione del leader mondiale del lusso
Lvmh, e permesso al suo pupillo Vincent Bolloré di
infondere nuova linfa al gruppo di famiglia che ora
spazia dai trasporti e logistica ai media e aprendogli
anche le porte del mondo finanziario italiano dove ora
si muove con disinvoltura nella veste di grande
azionista di Mediobanca e vice presidente delle
Generali.
Agli occhi di
Bernheim, però, Bolloré ha ancora il torto di essere
considerato uno dei principali artefici nel suo
defenestramento dalla presidenza delle Generali, una
mossa che gli è valsa in alcuni ambienti d'Oltralpe di
essere ribattezzato Bruto per avergli inflitto il colpo
fatale.
Al momento, le
trattative con le merchant che si sono fatte avanti per
reclutare il banchiere non sarebbero ancora entrate nel
vivo. Tra le banche interessate, si dice a Parigi,
potrebbe anche esserci la Leonardo. Si tratta, però, di
voci che non hanno ancora trovato conferma. 25-11-2010
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VAFFANBANKA!
(QUELLO CHE LOR SIGNORI NON DICONO) - "I tempi di uscita
dalla crisi sono più lunghi del previsto" - “LIBERO”
INTERCETTA UN DOCUMENTO RISERVATO DELL’ABI, CIRCOLATO A
GUBBIO DURANTE IL SEMINARIO DI ASSOBANCARIA: PER I BIG
DEL CREDITO E’ FINITA LA PACCHIA E I CLIENTI NON SI
POSSONO SPREMERE COME IN PASSATO - “L’OPINIONE PUBBLICA
È FORTEMENTE CRITICA” E CON LE NUOVE REGOLE E’
COMPLICATO INGRASSARE I BILANCI...
Francesco
De Dominicis per "Libero"
«I tempi di uscita
dalla crisi» sono «più lunghi del previsto». E prima di
dire addio alla bufera finanziaria internazionale, le
banche italiane devono affrontare «stringenti
cambiamenti del quadro normativo» e «confini dei mercati
sempre più labili». Sono solo alcune delle pesanti
rivelazioni contenute in un appunto riservato dell'Abi.
Un documento che circolava a Gubbio lo scorso fine
settimana, durante l'annuale seminario tecnico
organizzato dall'Assobancaria con i rappresentanti degli
organi di informazione.
Alla stampa, il leader
dei banchieri, Giuseppe Mussari, ha consegnato i già
noti dossier su fisco e guerra al contante. Mentre ha
tenuto ben custodito nel suo zainetto, il rapporto -
intercettato da Libero - che contiene il piano d'azione
per il 2011 della Confindustria delle banche. I prossimi
dodici mesi, questo il succo, non sembrano affatto
semplici. Anzi.
Oltre agli effetti
della crisi, gli istituti, si legge nel dossier, devono
fare i conti con «un ulteriore spostamento della
prospettiva di riferimento dell'industria bancaria da
nazionale a europea». Dove, tra altro, aumentano minuto
dopo minuto i timori cagionati dal crac dell'Irlanda
che, seppur indirettamente, peserà anche sui colossi
bancari del nostro Paese. I quali, però, per rimettere i
bilanci in ordine non potranno "rifarsi" sul "parco
buoi", cioè i correntisti. Perché, secondo la stessa
Abi, «la clientela è sempre più evoluta, consapevole e
dinamica».
In passato, invece, si
sa, supercommissioni illegali, bond spazzatura e
interessi sui prestiti al limite della soglia d'usura
hanno consentito - più o meno sistematicamente - di
ingrassare i bilanci degli istituti di credito. Non a
caso, pesano ancora, secondo l'analisi Abi, le fregature
rifilate dalle banche allo sportello. Di qui
l'ammissione: «L'opinione pubblica» è ancora «fortemente
critica nei confronti del settore creditizio».
Insomma, è la resa:
nel dossier di Mussari c'è la segnalazione di difficoltà
ben più rilevanti di quelle dichiarate ufficialmente.
Sta di fatto che l'Abi, nonostante uno scenario
internazionale a tinte fosche, «deve essere la forza
trainante del settore bancario e finanziario». Un
risultato che Mussari, in parte, ha già raggiunto. L'Abi
sta dismettendo i panni di mera struttura di consulenza
per le banche associate e sta progressivamente
riconquistando centralità nei rapporti tra economia e
politica. La nascita, proprio a palazzo Altieri, dei
tavoli con Confindustria e sindacati per la creazione
del nuovo patto sociale dimostra i passi in avanti
compiuti.
I prossimi traguardi,
comunque, sono già stati individuati e messi nero su
bianco nel dossier. Le banche «devono conquistare un
campo di gioco imparziale internamente e neutrale nel
confronto europeo, evitando penalizzazioni e asimmetrie»
normative. Grande attenzione a quello che accade in
Parlamento, a palazzo Chigi e, quindi, «ai cambiamenti
degli equilibri politici».
Le difficoltà maggiori
corrono il rischio di svilupparsi nel giardino di casa,
con i rappresentanti dei lavoratori bancari. Il braccio
di ferro sul fondo esuberi - che l'Abi ha prospettato di
abbandonare - può creare più di un problema a Mussari.
Al punto che ieri la Fabi, la principale sigla del
credito guidata da Lando Sileoni, ha minacciato «la
mobilitazione» se i banchieri non tornano sui loro
passi. Lo sciopero allo sportello, però, l'Abi non l'ha
messo in conto.
24-11-2010]
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I
GIUDICI STOPPANO L'ANTITRUST SUL CASO DELLE CARTE
MASTERCARD...
Da "Libero"
- L'Antitrust non avrebbe dovuto respingere gli
impegni proposti da Mastercard né proseguire
l'istruttoria per possibili intese restrittive della
concorrenza nel settore delle carte di pagamento in
Italia. Affibiando multe per un totale di 6 milioni di
euro. Secondo una sentenza del Tar del Lazio depositata
ieri, l'autorità presieduta da Antonio Catricalà (nella
foto) dovrà nuovamente valutare se gli impegni proposti
da Mastercard siano adeguati.
17-11-2010] |
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12. MITSUBISHI RILEVA CREDITI DA RBS...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Il gruppo bancario
giapponese Mitsubishi UfJ Financial Group ha registrato
nel primo semestre utili netti per 356,76 miliardi di
yen (3,1 miliardi di euro). Il risultato è superiore di
due volte e mezzo a quello dello scorso anno. Il gruppo
ha anche annunciato l'acquisizione, da Royal Bank of
Scotland, di un portafoglio crediti per 4,47 miliardi di
euro, riguardanti finanziamenti infrastrutturali.16-11-2010 |
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L
RE DEL VENETO? È LUCANO! - NELL’INFURIARE DELLA CRISI,
VENETO BANCA, EX POPOLARE DI ASOLO (POPOLAZIONE: 9
MILA), HA ASSORBITO FILIALI IN ITALIA E BALCANI, E FATTO
INCASSARE AL SUO CAPO VINCENZO CONSOLI 3,7 MLN € -
SCONOSCIUTO AI PIù, NELLA CLASSIFICA DEI MANAGER PIÙ
PAGATI VIENE SUBITO DOPO PASSERA DEL GIGANTE INTESA -
L’ESPANSIONE HA TRIPLICATO LA RACCOLTA IN 4 ANNI, MA
ANCHE FATTO DECLASSARE IL RATING DELLA BANCA - VESPA
AZIONISTA E CORTEGGIATO DA ZAIA, COMANDA CON METODI
FAMILIARI (PURE TROPPO) DA 13 ANNI…
Vittorio Malagutti per "il
Fatto Quotidiano"
Vincenzo Consoli è un banchiere rampante. Un'eccezione,
di questi tempi, quando la gran parte dei suoi colleghi
segna il passo. E qualcuno, come Alessandro Profumo,
perde anche il posto. Consoli invece no. Consoli corre.
Consoli compra. Consoli scambia, ristruttura, fonde. E
tanta fatica, a quanto pare, è stata premiata
generosamente. L'anno scorso, un anno di crisi
economica, il numero uno di Veneto Banca ha ricevuto
qualcosa come tre milioni e 700 mila euro di compensi.
Una somma che lo colloca ai primissimi posti nella
classifica dei manager meglio pagati d'Italia, subito
alle spalle di Corrado Passera, il gran capo di Intesa,
la banca più importante del Paese. Mica male per un
ragioniere, classe 1949, partito dalla natia Miglianico,
in Basilicata, e approdato una ventina di anni fa alla
Popolare di Asolo e Montebelluna, marca trevigiana,
Nordest profondo, un angolo d'Italia lontano dai luoghi
della grande finanza, dai salotti buoni e dalla Borsa.
Nel frattempo quella banchetta di provincia ha cambiato
nome. Adesso si chiama Veneto Banca, ma continua a
definirsi "local", con le radici ben piantate nel suo
territorio d'origine, tra le piccole e piccolissime
imprese. Anche se ormai, a forza di crescere e di
comprare altri istituti, le radici della vecchia
Popolare di Montebelluna si sono estese a buona parte
della Penisola.
E
Consoli, da tredici anni in sella, prima come direttore
generale e poi anche amministratore delegato, adesso
gestisce una corazzata con 47 miliardi di raccolta,
6.200 dipendenti e 575 filiali, di cui solo un terzo nel
Nordest, il resto in Lombardia, Piemonte, Marche e poi
giù fino in Puglia e Basilicata.
Non manca neppure una discreta presenza all'estero, in
Romania, Moldavia, Croazia e Albania. Tutti Paesi non
facili dal punto di vista creditizio, ma meta frequente
di molti imprenditori nostrani, soprattutto del Nordest,
a caccia di investimenti a buon mercato.
Consoli é uomo di poche parole, fino a poco tempo fa
praticamente sconosciuto nei circoli dell'altra finanza.
Dalle sue parti, però, il capo di Veneto Banca governa
come un sovrano assoluto. E come ogni sovrano di recente
si è concesso anche qualche lusso. L'anno scorso, per
esempio, si è comprato un immobile d'epoca nel centro
storico di Vicenza. Il prezzo si aggirava intorno ai
quattro milioni di euro.
Pagati come? Semplice: Consoli ha chiesto un mutuo in
banca. La sua. Che gli ha prontamente accordato un
prestito di 3 milioni, con le facilitazioni riservate ai
dipendenti, a un tasso dell'1,5 per cento annuo. Qualche
anno fa, nel 2006, lo stesso Consoli aveva beneficiato
di un'altra apertura di credito per 2,5 milioni
concessa, anche quella volta, da Veneto Banca. Il
banchiere ama anche la campagna.
Una società che fa capo alla moglie nel 2008 ha rilevato
una grande masseria in Puglia. Un acquisto importante,
da tre milioni di euro e più. E anche in questo caso tra
i finanziatori della società acquirente troviamo Veneto
Banca.
Questi però sono affari riservati. Tutte manovre che si
svolgono rigorosamente dietro le quinte. Per il suo
pubblico, per le migliaia di soci della banca che ogni
anno lo acclamano in assemblea, Consoli rimane il
manager vincente partito da Treviso, anzi, da
Montebelluna, alla conquista d'Italia. Anche la Lega lo
corteggia, vorrebbe farne uno dei suoi, un banchiere
padano in servizio permanente effettivo.
Nell'aprile scorso, all'ultima assemblea dei soci, il
neo governatore veneto, il leghista Luca Zaia, si è
presentato apposta per tessere le lodi dell'istituto
trevigiano e del suo capo. Consoli però non è uno
sprovveduto. E finora si è ben guardato dal farsi
coinvolgere: rapporti cordiali, ma niente di più, forse
perchè non può fare a meno di ricordare le sue origini
meridionali.
D'altra parte al banchiere non fa difetto qualche buon
aggancio nei palazzi romani, come dimostra l'ottimo
rapporto con il giornalista tv Bruno Vespa, che è anche
diventato azionista della banca con un pacchetto di
azioni valutato intorno agli otto milioni di euro.
Il
boom di Veneto Banca, quello vero, è storia recente, con
una decina di acquisizioni nell'arco di quattro-cinque
anni. Le ultime della serie, completate tra il 2008 e il
2010, sono le più importanti: Popolare di Intra,
BancApulia, Cassa di Fabriano, la torinese Banca
Inter-mobiliare. In sintesi, vuol dire che dal 2006 la
raccolta è più che triplicata.
La
campagna acquisti ha lasciato il segno nel bilancio di
Veneto Banca. L'avviamento delle società comprate pesa
sui conti per oltre 1,2 miliardi di euro e molti
analisti ritengono che Consoli abbia pagato troppo cara
la sua espansione a passo di carica. Non per niente le
società di rating Standard & Poor's e Fitch hanno di
recente declassato da stabile e negativo il giudizio
sulle prospettive di sviluppo del gruppo con base a
Montebelluna.
Alcune delle banche acquistate hanno bisogno urgente di
cure per rimettere in sesto i bilanci. Il rilancio
quindi si presenta tutt'altro che semplice. A maggior
ragione in una fase di crisi economica.
Il
capo di Veneto Banca ha però fin qui sempre respinto al
mittente ogni critica. "Siamo solidi", ripete sempre. E
a quanto pare non teme neppure la recessione che
minaccia il mondo delle piccole imprese a cui si rivolge
il suo istituto. I bilanci di Veneto Banca fin qui gli
hanno dato ragione.
Nel 2009 i conti hanno tenuto. L'utile di gruppo è
addirittura aumentato da 116 a 121 milioni, ma bisogna
tener conto di un'ottantina di milioni di proventi
straordinari (e quindi non ripetibili) derivanti dalla
vendita di partecipazioni. Nel primo semestre del 2010 i
profitti sono rimasti in linea (42 milioni) con quelli
registrati l'anno scorso, anche in questo caso grazie a
una decina di milioni di incassi straordinari.
La
scommessa più rischiosa, comunque, sarà quella di
riuscire a integrare in un unico gruppo tante banche
così diverse tra loro. A Treviso, come sempre, si fidano
di Consoli. La Banca d'Italia però lo marca da vicino. E
pochi mesi fa, al termine di una lunga ispezione, ha
sanzionato l'amministratore delegato di Veneto Banca per
"carenze nei controlli interni e nell'organizzazione".
La multa ammontava a 12 mila euro. Poca cosa davvero per
il milionario Consoli.
[10-11-2010]
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C’E’ UN GIUDICE A FIRENZE CHE OSA L’INOSABILE: STANGARE
LE BANCHE - IL TAR TOSCANO SCOVA IL SISTEMA PER
DISINNESCARE LA MINA DERIVATI NEGLI ENTI LOCALI. UNA
BOMBA DA 32 MLD € SU CUI DA ANNI SONO SEDUTI SINDACI E
PRESIDENTI DI PROVINCIA - I COSTI NASCOSTI DEGLI
ISTITUTI DI CREDITO RENDONO NULLI GLI SWAP SUL DEBITO E
I COMUNI POSSONO CESTINARE I CONTRATTI CHE IN TEORIA
AVREBBERO DOVUTO ASSICURARE I BUCHI NERI NEI BILANCI…
Francesco De Dominicis per "Libero"
La
notizia è passata in sordina. Un po' troppo. Perché,
forse, è stato scovato il sistema per disinnescare la
mina derivati negli enti locali italiani. Una bomba da
32 miliardi di euro su cui da parecchi anni sono seduti
sindaci e presidenti di provincia. La via d'uscita
potrebbe averla trovata il Tar per la Toscana. Una
sentenza shock, quella arrivata venerdì dai giudici
amministrativi di Firenze, che equivale a una sonora
stangata per le banche del nostro Paese.
Secondo il Tar toscano, infatti, comuni e province
possono più o meno liberamente stracciare i contratti
swap sottoscritti con gli istituti di credito. Basta
leggere bene le condizioni e portare alla luce costi
nascosti o clausole particolarmente onerose. È la prima
volta che un tribunale colpisce in maniera così severa
le banche. Stando al Tar toscano pare un gioco da
ragazzi dire addio alla finanza spericolata.I giudici
hanno dato ragione alla Provincia di Pisa giudicando
pienamente legittimo l'annullamento del contratto
disposto dall'ente. In ballo c'era una complicatissima
operazione di interest rate swap, uno dei titoli
derivati più pericolosi.
Che corrisponde, di fatto, a una scommessa, da parte
dell'ente che sottoscrive il contratto con la banca,
circa l'andamento dei tassi di interesse. Un gioco
d'azzardo che negli scorsi anni, coi mercati finanziari
in fibrillazione, ha messo in ginocchio una valanga di
enti locali e migliaia di imprese. Solo raramente le
puntate sul tavolo verde dei derivati sono state
fortunate. Sta di fatto che alla Provincia di Pisa è
andata male. Era caduta nel trappolone nel 2007. In
quella circostanza le banche che avevano confezionato il
pacchetto era due: Dexia Crediop e Depfa Bank, la prima
italiana e la seconda irlandese. Si trattava di una
ristrutturazione del debito della provincia di Pisa.
Obiettivo, sulla carta, era quello di ridurre l'importo
delle rate di una serie di mutui dell'ente. Il tutto con
la sottoscrizione di un prestito obbligazionario di 95
milioni di euro. Un derivato a sorpresa che nascondeva,
infatti, costi nascosti. Vale a dire una
supercommissione extra da 1,5 milioni di euro che le due
banche avevano infilato ad arte, probabilmente nelle
clausole del contratto scritte con "corpo 4".
In
ogni caso, costi aggiuntivi e non dovuti da parte
dell'ente. La notizia l'ha diffusa la stessa Provincia
di Pisa, nel pomeriggio di venerdì, pochi istanti dopo
aver letto il dispositivo della sentenza amministrativa.
Secondo una nota dell'amministrazione provinciale, «si
tratta del primo caso in Italia di verdetto favorevole
pronunciato da un giudice amministrativo verso un ente
locale in ordine a un procedimento contro istituti di
credito».
I
giudici fiorentini potrebbero aver aperto un solco. Sarà
pure il primo caso, ma c'è da credere che farà
«giurisprudenza». Insomma, quello di venerdì potrebbe
essere un precedente di peso nell'ambito di un ampio
braccio di ferro in corso tra banche ed enti locali. «Il
Tar - ha spiegato il presidente della Provincia, Andrea
Pieroni - ha dato ampio riconoscimento della tesi
giuridica che configurava il mancato rispetto del
principio della convenienza economica e con esso delle
norme legislative e contrattuali vigenti.
Ci
conforta molto la decisione del giudice, che per la
prima volta in Italia, affrontava un tema così complesso
e delicato». Il caso di maggior rilievo ancora aperto è
quello del Comune di Milano. Una questione decisamente
diversa rispetto a quella pisana che ha preso una piega
"penale".
Il
sindaco Letizia Moratti ha portato in giudizio quattro
banche e di undici loro funzionari o ex funzionari
accusati di truffa aggravata insieme all'ex city manager
del Comune e un suo consulente per la vicenda dei
contratti derivati di Palazzo Marino. Per l'accusa gli
istituti di credito avrebbero guadagnato circa 100
milioni di euro.
Da
circa due anni, comunque, regioni, province e comuni non
possono più scherzare col fuoco. In attesa di varare
nuove regole più stringenti rispetto al passato, il
Tesoro ha disposto lo stop generale ai nuovi contratti.
In pratica possono soltanto essere chiusi quelli vecchi
oppure sono ammesse ristrutturazioni di operazioni in
corso. Dalla finanza strutturata sono già fuggiti circa
200 enti locali su un debito pari a circa 3 miliardi di
euro. La Corte dei conti sta passando al setaccio circa
1.200 denunce di operazioni fuorilegge. E più di 20
miliardi, continuano a far tremare i bilanci locali,
specie di piccoli comuni.
08-11-2010]
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LE BANCHE NEL DESTINO DELLA FAMIGLIA BOTIN...
Mi. C. per "Il
Sole 24 Ore" - In Spagna è ormai chiaro:
non c'è solo un ramo di banchieri Botin, quello guidato da
Emilio presidente del Santander e dalla figlia Ana Patricia
a capo di Banesto, ma anche quello di Jaime, fratello di
Emilio, e del figlio Alfonso. Quest'ultimo, rampollo
quarantenne della "Spagna che conta" con studi ed esperienze
lavorative negli Usa, è stato nominato vicepresidente
operativo di Bankinter, banca di taglia media di cui
controllano il 24% del capitale e di cui sono i principali
azionisti.
Pare che Bankinter sia stata creata dal padre dei Botin nel
1956 (con l'aiuto di Bank of America), per darla in gestione
a Jaime, considerato il "mas listo" dei due fratelli. Ma che
poi alla banca ha preferito la bella vita. Ora il ramo della
famiglia è tornato alla carica con Alfonso, che ha fatto
valere la sua vocazione di banchiere. Cosa che, dicono a
Madrid, è degna di un Botin purosangue.[03-11-2010
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PARAPONZI-PONZELLINI NELL’OLIO BOLLENTE COME UN
SOFFICINO, IMPANATO CON TUTTI I SUOI INNUMEREVOLI
CONFLITTI DI INTERESSE - Uno Zelig del potere capace di
tutto: di passare da prodi a tremonti, da impregilo alla
banca popolare di milano, compreso un salto in
Lussemburgo, FAMOSA CITTà DI MARE, dove intesta una
bella barca di 30 metri - dal fallimento di Crespi
compra la Editing srl, gestita dalla figlia, che produce
riviste chiavi in mano per Enel, Poste, Bnl, l’Arma dei
carabinieri, la regione Lombardia. E’ proprio vero:
tanti amici, tanti affari.
... Vittorio Malagutti
per
il Fatto
La
mattina di mercoledì 20 ottobre il presidente della
Popolare di Milano Massimo Ponzellini ha partecipato a
una riunione dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana.
Di sera invece, come ha rivelato l'onnipresente sito di
gossip Dagospia, lo stesso Ponzellini ha mangiato e
bevuto con i suoi amici leghisti in un elegante
ristorante del centro di Roma.
C'erano ministri (Umberto Bossi, Roberto Maroni, Roberto
Calderoli), governatori (Roberto Cota, Luca Zaia) e
parlamentari assortiti, tutti padani. Non è la prima
volta. Giusto un paio di settimane prima il banchiere
era andato a cena, sempre a Roma, con i boss della Lega
accompagnati per l'occasione da Giulio Tremonti.
QUELLA BARCA IN LUSSEMBURGO
Qualcuno si è sorpreso: un uomo di finanza, il capo di
una grande banca nostrana ospite di una riunione
conviviale di partito? Possibile? Domanda sbagliata.
Perché il corpulento Ponzellini, 60 anni, zazzera
candida, aria da navigato bon vivant, non è un banchiere
e non è nemmeno un politico. Lui partecipa, media,
incontra, parla, discute, tratta. E' un grand commis
degli affari. Uno stakanovista delle poltrone.
Uno Zelig del potere, che come il protagonista
dell'immortale film di Woody Allen, cambia abito e modi
per adattarsi all'interlocutore. E gli riesce benissimo.
Nasce ricco (il padre Giulio è un influente imprenditore
cattolico, già membro del consiglio superiore della
Banca d'Italia), diventa ricchissimo per matrimonio (la
moglie è una Segafredo, quelli del caffè), fa carriera
negli enti di stato come prodiano (Romano Prodi era
amico di famiglia) e poi, una decina di anni fa, diventa
un fan di Tremonti e, più di recente, anche della Lega.
Nel frattempo (2001) Ponzellini è riuscito a partecipare
a una sfortunata cordata per rilanciare l'Unità mentre
poco dopo (2003-2004) faceva da consulente finanziario a
Luigi Crespi, il sondaggista preferito di Berlusconi
travolto da una bancarotta per cui è sotto processo
proprio in questi giorni.
La lunga esperienza all'estero a Londra e Lussemburgo
(nelle banche internazionali Bei e Bers) e una certa
frequentazione del bel mondo (Agnelli, Rothschild, sir
Rocco Forte) gli hanno cucito addosso l'immagine,
coltivata con cura dall'interessato, del finanziere
cosmopolita. Molto cosmopolita. A volte persino troppo.
Tanto che quando nel 2004 decide di regalarsi una bella
barca, un 30 metri battezzato "Santa Maria a mare", il
banchiere amico di Bossi la intesta (e la mette in
bilancio) a una società con base a Lussemburgo.
Per le tasse è un bel risparmio, a parte la sorpresa di
veder transitare per i mari nostrani un vascello che
batte bandiera del Granducato, che, come noto, è
unparadiso fiscale "a secco", completamente circondato
dalla terraferma. E chissà che cosa ne pensano l'amico
Tremonti e la Guardia di Finanza, da qualche tempo
impegnati in una crociata contro gli yacht con bandiere
di comodo.
All'occorrenza però Zelig Ponzellini è sempre pronto a
lasciare il gessato da finanziere della City per
indossare, almeno in spirito, l'armatura dell'Alberto da
Giussano tanto caro a Bossi. E infatti, racconta chi
c'era, nei mesi scorsi il capo della Popolare di Milano
se l'è cavata egregiamente anche agli incontri con la
ruspante base leghista. Micamale per un tipo che
collezionava Ferrari, sfoggiava una Bentley con autista
e unavilla ad Ascot, il sobborgo superchic di Londra.
Intanto, lui bolognese doc, diffonde urbi et orbi la
storia (vera) delle sue origini famigliari nei dintorni
di Varese, capitale della Padania, la città di Bossi e
Maroni. Con il sostegno della Lega, ma soprattutto di
Tremonti e dei potentissimi sindacati interni, l'anno
scorso Ponzellini è diventato presidente della Popolare
di Milano, detronizzando l'ex democristiano Roberto
Mazzotta.
UNA POLTRONA È PER SEMPRE
"Lascerò tutti gli incarichi in società del settore
finanziario", si affrettò ad annunciare il neopresidente
nel tentativo di sgombrare il campo dai sospetti di
possibili conflitti d'interesse. Dev'essergli sfuggito
qualcosa, perché a un anno e mezzo di distanza da quella
promessa Ponzellini risulta ancora vicepresidente di Ina
Assitalia. Che non è un'aziendina periferica visto che
fa parte del gruppo Generali assicurazioni, uno dei più
importanti d'Europa.
Poi c'è Impregilo, un'altra poltrona affidata nel 2007 a
Ponzellini da Salvatore Ligresti e Marcellino Gavio
(morto l'anno scorso), cioè due dei tre azionisti di
comando (l'altro è la famiglia Benetton) del gruppo di
costruzioni. Certo anche anche qui non mancano gli
incroci pericolosi.
Nel 2009, per dire, il banchiere si è trovato a gestire
un doppio ruolo nella partita per Citylife, il nuovo
quartiere che sta sorgendo a Milano al posto della
vecchia Fiera. Ponzellini (come capo della Popolare) era
creditore di Ligresti azionista di Citylife e nello
stesso tempo, in qualità di presidente di Impregilo,
trattava per entrare nel consorzio a cui è affidata la
costruzione.
Certo non è facile gestire tante poltrone
contemporaneamente, neppure per un campione dei giochi
di sponda come il banchiere bolognese. Un tipo che nel
2001, rientrato dalla lunga esperienza all'estero,
sembrava addirittura destinato alla direzione generale
del Tesoro, ovviamente sponsorizzato da Tremonti. Ma il
ministro non era l'unico a tifare per lui.
Ponzellini vanta ottime entrature in Vaticano. E' amico
del potente commercialista bolognese Piero Gnudi,
attuale presidente dell'Enel. Frequenta un altro
collezionista di poltrone come il politico banchiere
Fabrizio Palenzona. E non mancano i contatti neppure con
Luigi Bisignani, abile mediatore d'alto bordo nelle
stanze del potereromano. Niente da fare. Il candidato di
Tremonti è rimasto fuori dal ministero.
Ma
era già pronta una poltrona di riserva, quella di numero
uno della Patrimonio spa, la società pubblica incaricata
di mettere a frutto le attività immobiliari dello Stato.
L'incarico è di per sé impegnativo, ma Ponzellini non
riesce a stare fermo e così tra il 2002 e il 2004 si è
dato un gran da fare per aiutare il sondaggista Crespi,
amico di Berlusconi e anche di Tremonti.
Un
aiuto concreto visto che l'allora presidente di
Patrimonio spa alla fine del 2002 firma una fideiussione
di 3,5 milioni a garanzia di un prestito destinato a una
società di Crespi. Finisce male. Di lì a poco, siamo nel
2004, arriva la bancarotta della società di sondaggi Hdc.
Ponzellini però riesce comunque guadagnarci qualcosa.
Una società di famiglia (controllata dalla moglie) onora
la garanzia e rileva il credito. Poi compra dal
fallimento di Crespi la Editing srl. Quest'ultima,
gestita dalla figlia di Ponzellini, è un'azienda
editoriale che produce riviste chiavi in mano. Il parco
clienti è ricco di sigle altisonanti, oltre alla
DeAgostini troviamo Enel, Poste, Bnl, l'Arma dei
carabinieri, la regione Lombardia. E'proprio vero: tanti
amici, tanti affari. 25-10-2010]
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PATTO, DOPPIO PATTO E CONTROPACCOTTO - L’ACCORDO TRA
PAOLO BIASI E IL SINDACO DI VERONA TOSI COMINCIA A
SCRICCHIOLARE E NUBI SI ADDENSANO SULLA RIUNIONE DI OGGI
PER IL VERTICE DI CARIVERONA (UNA DELLE PRINCIPALI
CASSEFORTI D’ITALIA E PRIMO SOCIO ITALIANO DI UNICREDIT)
- L’AVANZATA LEGHISTA NELLE FONDAZIONI COMINCIA A DAR
FASTIDIO A MOLTI E GLI UOMINI VICINI AL SINDACO NON
SEMBRANO GODERE DEI FAVORI DEL PRONOSTICO. E ALLORA
PERCHÉ DIFENDERE UN PRESIDENTE IN CARICA DA 18 ANNI E
PER GIUNTA INDAGATO
Maurizio Battista per "L'Arena"
Conto alla rovescia per il nuovo vertice della
Fondazione Cariverona, una delle principali cassaforti
d'Italia, punto di riferimento per risorse e
investimenti per tutto il Nord Est e primo socio
italiano di Unicredit con poco più del 4,63.
...(Oggi) alle 15 scatterà infatti la prima riunione del
nuovo Consiglio generale dell'istituto guidato da quasi
18 anni da Paolo Biasi, 72 anni, ingegnere e
imprenditore del riscaldamento. Dal Consiglio generale
devono uscire i nomi del nuovo presidente e Biasi si sa
che punta a essere riconfermato per altri 5 anni ma
anche i nomi del nuovo consiglio di amministrazione e
soprattutto del vicepresidente vicario l'unico vero
incarico che conta dopo ovviamente quello del
presidente.
E
queste della vigilia sono ore decisive per le ultime
mediazioni, gli ultimi accordi e per capire soprattutto
se il patto stipulato nei mesi scorsi dall'ingegner
Biasi con il sindaco Flavio Tosi tiene fino in fondo o
se comincia a scricchiolare. I bene informati propendono
per questa seconda ipotesi. Da indiscrezioni, infatti,
il patto potrebbe essere cambiato in corsa.
Ma
che cosa dice questo accordo? Che il sindaco Tosi
garantiva pieno appoggio all'ingegner Biasi per una
riconferma che qualcuno cominciava a mettere in dubbio
sia per la durata del mandato ricoperto finora (appunto
quasi 18 anni) sia per logiche interne a Unicredit dopo
l'allontanamento dell'amministratore delegato Alessandro
Profumo sia per le inchieste aperte dalla Procura di
Teramo che ipotizzano il reato di bancarotta a carico di
Biasi (in veste di industriale) e che a gennaio
porteranno alla prima udienza.
Tra il sindaco e il presidente della Fondazione peraltro
si è stabilito nel tempo un buon feeling sulle
operazioni urbanistiche e immobiliari da portare a
termine in città e altre partite sono ancora da
perfezionare, per cui il percorso sembra già tracciato.
Tosi in cambio è riuscito a portare nel Consiglio
generale una serie di suoi uomini, con il meccanismo
delle terne, senza avere alcuna opposizione da parte di
Biasi.
Al
punto che molto si è parlato e scritto dell'avanzata
leghista nelle banche e nelle fondazioni. Un'avanzata
che nel mondo finanziario e politico è parsa eccessiva e
allora ecco che ora, quando deve scattare la seconda
parte dell'accordo, qualcosa rischia di scricchiolare.
Perché il patto prevede che il sindaco Tosi porti nel
consiglio di amministrazione (che sarà portato a 8
membri più il presidente, cioè il massimo previsto dallo
statuto) due consiglieri di cui uno vicepresidente
vicario. I due sarebbero l'avvocato Gian Paolo Sardos
Albertini e Giovanni Maccagnani; quest'ultimo molto
vicino al sindaco Flavio Tosi e quindi indicato per la
vicepresidenza vicaria.
Solo che nelle ultime ore gli equilibri starebbero
cambiando. Troverebbe difficoltà per esempio a
transitare il nome dell'avvocato Sardos Albertini,
mentre per la vicepresidenza vicaria il fronte interno
alla Fondazione e quindi vicino al presidente Paolo
Biasi gradirebbe il nome del professor Giovanni Sala,
docente universitario e grande esperto di diritto
amministrativo. Un nome ritenuto meno politico, meno
esposto a critiche di leghizzazione dell'istituto di via
Forti e che potrebbe apparire più neutrale nel caso in
cui come vicario dovesse per qualche motivo trovarsi in
futuro a sostituire Biasi.
Ma
a quel punto Tosi, dopo tutta la battaglia compiuta e
durata mesi potrebbe ritrovarsi invece che con due
consiglieri su 8 di cui uno vicepresidente vicario, con
due consiglieri semplici o nella peggiore delle ipotesi
con un solo consigliere. Scenario che aprirebbe non
pochi problemi negli equilibri interni al Consiglio
generale dove per la prima volta si rischierebbe di
perdere il valore dell'unità.
Per tutto ciò in queste ore si stanno cercando gli
ultimi aggiustamenti, anche per la seconda
vicepresidenza del cda che per statuto spetta a Vicenza
e inoltre Lega, Pdl e Fondazione devono anche trovare la
condivisione sul nome di chi entrerà in Consiglio
generale al posto di Maccagnani. In cda, inoltre,
dovrebbe entrare anche l'ex sottosegretario Nicola
Sartor, già preside di Economia.
22-10-2010]
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PARA-PONZELLINI E LA GESTIONE ’CHAMPAGNE’ DELLA POPOLARE
DI MILANO - CON L’UTILE NETTO CHE CROLLA DEL 43,4%,
BONUS DI 2,5 MLN AI MANAGER E PORSCHE AZIENDALI PER
TUTTI - L’ORDINE DELLE AUTO VIENE SOSPESO DI CORSA (CON
RISCHIO PENALI DA 1 MLN), MA NEL FRATTEMPO VENGONO RESE
SEGRETE PROMOZIONI E ASSUNZIONI - COME MAI? OGGI SI
SCOPRE CHE SONO STATI PROMOSSI CON FORTI AUMENTI I 4
SINDACALISTI CHE HANNO APPOGGIATO L’ELEZIONE DI
PONZELLINI - E I DIPENDENTI TRASCINANO LA BANCA IN
TRIBUNALE PER LE ASSUNZIONI “ALLEGRE” DI MOGLI E FIGLI
DI DIRIGENTI E SINDACALISTI
Paola Pica per il "Corriere
della Sera"
Nel biennio horribilis 2009-2010 mentre la maggior parte
delle aziende in attesa di credito tira la cinghia e gli
utili delle banche italiane si dimezzano, alla Banca
Popolare di Milano presieduta da Massimo Ponzellini si
respira un'aria di festosa abbondanza. Nel luglio
scorso, a ridosso del bilancio semestrale che mostra un
crollo del 43,4% dell'utile netto a 70,2 milioni, ai top
manager della banca cooperativa vengono riconosciuti
bonus per 2,550 milioni di euro.
Direttore e condirettore generale, Fiorenzo Dalu e Enzo
Chiesa, incassano rispettivamente 350 e 300 mila euro
(costo per la banca 850 mila, come riportato nella
delibera del consiglio che dà conto anche del voto
contrario dei consiglieri Franco Debenedetti e Roberto
Fusilli). E forse è sempre in vista dei risultati che
qualche mese prima, siamo in aprile, il consiglio
approva unanime l'assegnazione «dell'auto aziendale a
uso promiscuo» affidando a Dalu «il mandato per la
determinazione dei criteri dettagliati di assegnazione».
Ma
la griglia di riferimento non viene predisposta e alla
comparsa in Piazza Meda dei primi Porsche Cayenne,
tipica auto aziendale, si scopre che il piano auto sta
esponendo la banca a spese esorbitanti, pare 650 mila
euro all'anno per dieci anni. A quel punto il piano
viene sospeso in fretta e furia. Tutto a posto? No,
protestano i dirigenti che hanno già venduto l'auto
personale per prendere quella aziendale e protestano i
fornitori che minacciano una penale da 1 milione.
Il
deficit di sobrietà agita intanto i dipendenti e crea
fibrillazione sulla presidenza Ponzellini. Al ruolo di
numero uno con i poteri di indirizzo che la Popolare di
Milano affida al presidente, un lavoro a tempo pieno,
Ponzellini somma quello di presidente di Impregilo, la
prima società italiana di costruzioni che fa capo ai
gruppi Ligresti, Gavio e Benetton.
L'ex vicepresidente Bei ritenuto un tempo vicino a
Romano Prodi è indicato oggi come banchiere nell'orbita
della Lega Nord e anzi era stato lo stesso leader del
Carroccio Umberto Bossi a dichiarare : «Ponzellini?
L'abbiamo messo noi in Bpm». Un posizionamento mediatico
non certo temperato da una visita di Bossi e del
ministro Giulio Tremonti in Piazza Meda.
Siamo già in settembre quando la Banca d'Italia avvia
un'ispezione. A gennaio, per la prima volta nella storia
della Bpm, vengono secretate le promozioni dei
dipendenti, spostamenti e avanzamenti di grado che la
banca vara ogni anno e in trasparenza rende noti
all'interno. A firmare il provvedimento con il quale si
decide di «non divulgare gli elenchi dei promossi» è il
neodirettore del personale, Maurizio Bortolotti,
chiamato nell'autunno del 2009 dalla controllata Banca
di Legnano.
Bortolotti motiva la scelta con un «profilo di
meritocrazia di esclusiva pertinenza dei singoli
interessati». Un'espressione che resta incomprensibile
ai più fino a che, molti mesi dopo, si scopre che tra i
destinatari delle promozioni ci sono i quattro (ex) capi
delle quattro (grandi) sigle sindacali che hanno
appoggiato l'elezione di Ponzellini. Circola in banca un
documento con le 60 maggiori retribuzioni, in buona
posizione si piazzano Gianfranco Modica (Fisac-Cgil),
Franco Zaffra (Uilca-Uil), Roberto Gazzola (Fiba-Cisl),
Mauro Scarin (Fabi).
Ognuno di loro avrebbe avuto un aumento di 40 mila euro
circa e relativo scatto di grado per i meriti assunti
sul campo come bancari, compreso Scarin che è segretario
aggiunto della Fabi nazionale, impegno che lo chiama a
Roma e lo allontana inevitabilmente dallo sportello.
Zaffra viene messo fuori dalla Uilca, nessuno dei
quattro lascia la banca. Alle prime indiscrezioni
filtrate sulla stampa ha risposto direttamente
Ponzellini con una lunga lettera all'Associazione Amici
della Bpm, l'associazione dei soci-dipendenti.
Una missiva con la quale, fanno notare alcuni
investitori sempre più a disagio con un titolo che
viaggia ormai stabilmente sotto il prezzo nominale,
Ponzellini lascia intravedere un possibile «concerto»
tra soggetti della direzione, consiglieri e
sindacalisti. «Alcuni membri dell'associazione hanno
compiuto scelte o di carriera interna o di prestigiosi
incarichi sindacali esterni» scrive il presidente
aggiungendo che «tali avanzamenti condivisi dalla
Direzione hanno portato anche ad aumenti retributivi per
queste persone che ora lasciano l'Associazione, ma non
come qualcuno vuol far credere, con disonore».
C'è poi la vicenda della gestione delle selezioni per le
assunzioni dei figli dei dipendenti in uscita. Un gruppo
di genitori si è rivolto alla magistratura dopo aver
riscontrato «gravi irregolarità» nelle testature in
seguito alle quali sarebbero stati assunti figli di
dirigenti e sindacalisti (addirittura anche una moglie)
mentre sarebbero stati scartati giovani laureati in
economia figli di semplici impiegati. La prima udienza è
fissata per il 18 novembre.
In
questo clima Ponzellini si appresta a chiedere al
consiglio il patteggiamento per 220 milioni circa con il
fisco sulle presunte evasioni fiscali nelle
triangolazioni con l'estero. Una contestazione respinta
da altre banche, già orientate al ricorso. [20-10-2010]
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LE TASSE CRESCONO MA I BANCHIERI RESTANO NELLA CITY...
Enrico Franceschini per "la
Repubblica" - Il temuto esodo di banchieri
non c´è stato. Quasi un anno dopo le misure fiscali che
hanno fatto tremare la City di Londra, l´aumento
dell´aliquota più alta dal 40 al 50 per cento del
reddito e la tassa del 50 per cento sui bonus al di
sopra delle 50 mila sterline, il Financial Times riporta
che un numero di banchieri e broker al di sotto delle
aspettative si è trasferito in altre capitali
finanziarie dove le condizioni sono più vantaggiose.
Preoccupazioni su un livello di infrastrutture
inadeguato e l´alta qualità della vita di Londra hanno
spinto molti manager dell´industria finanziaria a
restare lungo le rive del Tamigi, almeno per il momento.
Qualcuno, beninteso, se ne è andato, particolarmente tra
i banchieri a più alto reddito e nel settore degli hedge
fund, in cui circa 1000 operatori hanno traslocato in
Svizzera nell´arco degli ultimi due anni. Ma nelle
grandi banche e nelle grandi agenzie di brokeraggio non
si è verificata la «fuga da Londra» che molti
paventavano. Un motivo è anche che la differenza con
altre legislazioni fiscali non è tanto grande da
giustificare l´abbandono di Londra, specie per dirigenti
di piccolo e medio livello.
Secondo una stima calcolata dal quotidiano della City,
per esempio, un banchiere sposato, con due figli piccoli
e un reddito lordo annuo di 250 mila sterline,
guadagnerebbe 141 mila sterline al netto delle tasse in
Gran Bretagna contro 156 mila sterline a Ginevra, pari
all´11 per cento in più, non abbastanza da motivare un
trasferimento. Il gap è ancora più piccolo altrove: lo
stesso banchiere guadagnerebbe 150 mila sterline a
Parigi, 149 mila a Francoforte, 145 mila a New York. La
differenza è più significativa per i banchieri che
guadagnano oltre 1 milione di sterline l´anno.
19-10-2010]
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BANCHE SANGUISUGHE - I COLOSSI DEL CREDITO TORNANO ALLA
CARICA CON TESORO E BANKITALIA - DOSSIER ABI PER
CHIEDERE IL RITORNO DEL MASSIMO SCOPERTO - MUSSARI APRE
LA TRATTATIVE CON TREMONTI E DRAGHI - GLI ISTITUTI NON
VEDONO L’ORA DI STANGARE FAMIGLIE E IMPRESE CON I
SUPERINTERESSI SUI CONTI CORRENTI IN ROSSO....
Francesco De Dominicis per "Libero"
Troppo facile: il lupo perde il pelo, ma non il vizio. E
in questa storia, il lupo è interpretato dalle banche
italiane e il vizio è quello di rifilare
sistematicamente fregature ai correntisti. Musica
vecchia, si dirà. Giusto. Gli istituti di credito, però,
trovano sempre il modo di tenere aggiornato il
repertorio. La faccenda riguarda la commissione di
massimo scoperto.
Spazzati via per legge, presi a bordate dalla Banca
d'Italia e pure dal Garante della concorrenza, i
superinteressi applicati sui conti correnti in rosso
sono un po' come il primo grande amore. E potrebbero
presto tornare a stangare i consumatori. Si tratta di
vecchi "attrezzi del mestiere" che le banche del nostro
Paese non vogliono proprio riporre nel cassetto. In
passato, del resto, hanno fruttato una valanga di
miliardi di euro.
Adesso, con la crisi finanziaria che ha bastonato i
bilanci di mezzo mondo, i colossi del credito vanno a
caccia di quattrini. E dopo aver riproposto, negli
ultimi mesi, gli extracosti sui c/c sotto mentite
spoglie - facendo innervosire l'Antitrust di Antonio
Catricalà - le imprese bancarie si apprestano a dare il
via a una vera e propria battaglia. Il dossier messo a
punto dall'Abi sta per approdare sul tavolo del ministro
dell'Economia e su quello del governatore di Bankitalia.
A
Giulio Tremonti e Mario Draghi, l'Associazione
presieduta da Giuseppe Mussari chiederà di rendere di
nuovo legali queste fastidiose commissioni. Il motivo?
L'Abi si arrampicherà sugli specchi e farà riferimento a
un presunto «divario normativo» con il resto d'Europa.
L'Associazione bancaria, insomma, dirà che il credito
sullo scoperto di conto è un servizio remunerato in
tutto il Vecchio continente e non solo.
L'anomalia, dunque, secondo Abi, risiede in Italia.
Fortunatamente, non la pensava così il governo. Che dopo
anni di bidoni e salassi, nel novembre 2008 ha deciso di
mettere fuori legge il massimo scoperto. Un mezzo buco
nell'acqua, però, visto che sia l'Antitrust (dicembre
2009) sia la Banca d'Italia (febbraio 2010) hanno
scovato pratiche scorrette allo sportello: le nuove
commissioni sono risultate più care delle vecchie.
Le
banche, adesso, stufe di aggirare le norme si apprestano
a chiedere il ritorno della cms old style. La strategia
del gotha bancario è disegnata. Nelle carte che
arriveranno al Tesoro e via Nazionale, spiega una fonte
Abi, non si farà riferimento al «mancato business»: la
«partita politica è delicata», dicono nei corridoi di
palazzo Altieri. Ecco perché la Confindustria delle
banche toccherà soprattutto le corde dei costi,
sostenendo che l'attuale quadro normativo imponga
adempimenti assai onerosi per l'intero sistema
creditizio.
Nel mirino degli istituti ci sono i «limiti temporali»
fissati per l'applicazione della commissione: oggi i
superinteressi non scattano (in teoria) se lo scoperto
di conto è inferiore a 30 giorni. In ballo ci sono anche
le norme antiusura e le nuove regole sulla rilevazione
periodica dei tassi da cravattari. «È troppo» dicono le
banche. E l'Abi, pur di poter tornare ad avere mani
libere con le commissioni di massimo scoperto, chiederà
di «rafforzare le regole sulla trasparenza». Come dire:
«Cari clienti, vi spieghiamo "chiaramente" come vi
stanghiamo».01-10-2010]
|
|
- TUTELE DI SIENA DAL RISCHIO SOVRANO...
My. L. per "Il Sole 24 Ore"
-
«Gentile cliente» la informiamo che i suoi CcT e i suoi
BTp non sono più da considerare a rischio zero». Non
sono le parole esatte, ma è certamente questo il senso
delle lettere che i clienti del gruppo Montepaschi
ricevono da qualche tempo. L'istituto senese ha infatti
creato una metodologia per valutare i rischi di tutti i
titoli finanziari. Tenendo conto di vari parametri
(rischio di mercato, volatilità dei rendimenti,
probabilità di default e liquidità), il risultato per i
titoli di stato italiani era ovvio: non sono più da
considerare, come eravamo abituati, le attività più
sicure al mondo.
I
CcT sono per esempio passati da rischio «minimo» (primo
livello di una scala di cinque gradini) a «limitato»
(secondo livello). Ma alcuni BTp trentennali sono
addirittura saliti al livello 4 (rischio «consistente»).
Ovvio che questa escalation sia dovuta al fatto che gli
spread dei BTp sono molto alti, facendo salire il
punteggio nell'algoritmo automatico del Montepaschi. Ma
in fondo, anche questo è un segno dei tempi.
9
- CONTESE SINDACALI SUL CAMBIO DI SELLA...
N. B. per "Il Sole 24 Ore" -
Crescono anche nel Mezzogiorno i dissensi sindacali sul
piano strategico 2010-2012 del gruppo Sella. Non sono
soltanto i soci storici di Banca Bovio Calderari a non
sprizzare entusiasmo sulla possibile fine del marchio.
Anche nell'ex Arditi Galati sono sorti forti dissensi
sul progetto di ristrutturazione del gruppo che prevede
la fusione dell'istituto leccese in Banca Sella insieme
a Sella Servizi, Bovio Calderari e parte di Sella
Holding, con la cancellazione dell'identità societaria e
rischi di sradicamento dal territorio.
In
una nota, Fiba/Cisl, Fisac/Cgil e Uilca di Arditi Galati
sottolineano che la fusione non scatterà prima di maggio
2011, auspicano il cambiamento ma, in assenza di dati
precisi, non nascondono le perplessità sulla
riorganizzazione. «Temiamo che impegno, flessibilità,
energia e fatica siano chiesti a taluni e che privilegi
e premi vadano, come sempre, ai "soliti noti"»,
concludono i sindacati.
01.10.10 |
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PROFUMO
RIMANE ALLA FEDERAZIONE EUROPEA DELLE BANCHE...
S. Ta. per il "Corriere
della Sera" -
A differenza dei soci di Unicredito, le banche della
federazione europea non hanno alcuna voglia di togliere
in anticipo la fiducia al loro presidente Alessandro
Profumo. L'interrogativo si è posto dopo la drammatica
uscita dalla scena creditizia del manager ma è stato
risolto senza troppi problemi: Profumo resterà al suo
posto anche se non ha più una carica operativa che lo
giustifica.
Del resto la scadenza dall'incarico è imminente, in
dicembre ed è anche, a detta degli esperti, poco
probabile che l'Italia riesca a mantenere la presidenza
della Federazione. In ogni caso ci sarebbero pochi dubbi
sul candidato italiano: Maurizio Sella, ex presidente
dell'Abi, che è entrato nel board della Fbe come
rappresentante dell'associazione al posto di Profumo
quando questi è stato chiamato alla presidenza dell'
organismo europeo. 30-09-2010]
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BPM: AL VIA NUOVA ISPEZIONE BANKITALIA, ESAME A CARATTERE GENERALE...
Radiocor
-
La Banca d'Italia torna a far visita alla Banca Popolare di Milano. Da
ieri, secondo quanto risulta a Radiocor, gli uomini della Vigilanza sono
al lavoro nella sede di piazza Meda per un'ispezione a carattere
generale che segue quella, partita quasi tre anni fa, che nel luglio
2008 aveva portato palazzo Koch a muovere importanti rilievi sulla
governance dell'istituto milanese. L'ispezione di Bankitalia era stata
da tempo annunciata a Bpm per la fine del 2010 e di conseguenza viene
definita di routine. Di certo con le nuove verifiche gli ispettori
potranno valutare sul campo, tra le altre cose, proprio il funzionamento
delle modifiche alla governance messe in campo da Bpm nel corso degli
ultimi anni. 01\10.10 |
|
1-
PROFUMO O L’INCONVENIENTE DI NON CAPIRE UN TUBO DI
POLITICA. ERA DEL TUTTO INUTILE PROMETTERE UNA BANCA
(MCC) A TREMONTI: NELLA LEGA GIULIETTO È CONSIDERATO UN
EXTRATERRESTE (GIANCARLO GIORGETTI E’ L’EMINENZA GRIGIA
DELLA LEGA DI AFFARI E DI GOVERNO. E CHI È IL CUGINO DI
GIORgETTI? PARA-PONZELLINI) - 2- MISTER ARROGANCE AVEVA
FATTO UN ACCORDO CON RAMPL PER USCIRE DA UNICREDIT PRIMA
DELL’ESTATE. POI CI HA RIPENSATO (GLI INUTILE INCONTRI
CON NAPOLITANO E DRAGHI) - 2- L’INSERTO COMICO DEL
“FINANCIAL TIMES” SU CORRADINO PASSERA E I SALOTTI BUONI
- 3- IL BUON ORCEL, CHE QUANDO LAVORAVA A MERRILL LYNCH
FECE FUORI SERGIO ERMOTTI (UNO DEI QUATTRO
FELDMARESCIALLI DI ALESSANDRO IL GRANDE), NON SE LA
SENTIRÀ DI DIRE CHE IN REALTÀ IL VERO E UNICO SPONSOR
DELLA SUA CANDIDATURA È PROFUMO STESSO. E NON DIRÀ UNA
PAROLA SULL’IRA TREMENDA CHE IL TEDESCO RAMPL HA
MANIFESTATO RIGUARDO ALL’INCONTRO CON ORCEL DEL TANDEM
PALENZONA-BIASI - 4- BENEDETTO XVI PRIMA DI DARE LA SUA
BENEDIZIONE A GOTTI TEDESCHI, GLI AVREBBE SUSSURRATO IN
UN ORECCHIO: “È VERO CHE LEI NON È AFFATTO UN
BANCHIERE?”
1
- L'INSERTO COMICO DEL "FINANCIAL TIMES" SU CORRADO
PASSERA E I SALOTTI BUONI
C'è un giornalista del "Financial Times" che si diverte
come un matto a scrivere sul teatrino della finanza
italiana. È Paul Betts, l'uomo che ha iniziato a
sgambettare nel 1976 dentro l'autorevole giornale di
Londra ed è stato corrispondente da New York, Parigi,
Roma e Milano.
Per l'Italia ha un'autentica passione che gli fa
dimenticare la freddezza anglosassone maturata
all'Università di Oxford, e lo porta a spunti di
autentico lirismo.
Così gli è successo più volte di fare elogi sperticati a
Matteuccio Arpe, il banchiere che non più tardi di
venerdì scorso il buon Betts ha candidato a raccogliere
l'eredità di Alessandro Profumo.
Oggi è la volta di Corradino Passera al quale Betts
dedica un grande ritratto con un pezzo che ha per
titolo: "il banchiere che si gode la bella vita".
L'articolo ripercorre le tappe della carriera
professionale del 55enne comasco ed è il frutto - come
rivela Betts - di un incontro all'Hotel Ritz di Parigi
dove Corradino si è recato recentemente per parlare con
analisti e investitori. Il Ritz è quell'albergaccio in
Place Vendome che sta al top dell'ospitalità francese
come Villa d'Este a Cernobbio è ai primi posti
dell'ospitalità italiana.
Il
buon Betts però si guarda bene dal fare un collegamento
con le polemiche di fine agosto provocate dagli articoli
imbazoliti del "Corriere della Sera" sul conflitto di
interessi della famiglia Passera a proposito dei
finanziamenti concessi da IntesaSanPaolo per Villa
d'Este e su una società di Madeira (paradiso fiscale).
L'aplomb inglese sorvola su questi dettagli miserabili e
si preoccupa di allargare il cuore di Corradino che
dichiara: "è un bellissimo periodo per la mia vita sia
privata che professionale". La nascita della piccola
Luce, la figlia della sua compagna Giovanna Salza,
spiega l'entusiasmo e l'ottimismo del banchiere italiano
che aggiunge: "faccio il più bel lavoro del mondo e
spero che questo lavoro possa influenzare positivamente
la società", poi dopo aver ricordato che IntesaSanPaolo
non ha chiesto soldi agli azionisti durante la crisi,
risponde a una domanda sul cosiddetto "salotto buono" di
cui tanto si chiacchiera nel teatrino della finanza
italiana.
E
qui c'è da rotolarsi sul pavimento per le risate perché
l'oxfordiano Betts scrive testualmente: "quando gli
chiedo se fa parte del salotto buono, Passera dice che
neanche ne conosce l'indirizzo. Quello che non dice -
aggiunge Betts con toni epici - è che per molta gente in
Italia quell'indirizzo in questi giorni coincide con il
suo ufficio di Milano".
Sui giornali di Londra è tornata la nebbia.
2
- IL BUON ORCEL, CHE QUANDO LAVORAVA A MERRILL LYNCH
FECE FUORI SERGIO ERMOTTI (UNO DEI QUATTRO
FELDMARESCIALLI DI ALESSANDRO IL GRANDE), NON SE LA
SENTIRÀ DI DIRE CHE IN REALTÀ IL VERO E UNICO SPONSOR
DELLA SUA CANDIDATURA È PROFUMO STESSO. E NON DIRÀ UNA
PAROLA SULL'IRA TREMENDA CHE IL TEDESCO RAMPL HA
MANIFESTATO RIGUARDO AI TRAFFICI DEL TANDEM
PALENZONA-BIASI
Nella sua infinita miseria Dagospia ha scoperto che
giovedì prossimo Corradino Passera si troverà in uno
degli alberghi più belli di Londra.
Nei saloni del Landmark Hotel, un complesso di stile
vittoriano, il manager ex-McKinsey prenderà la parola
dalle 11,30 alle 12,15 in una delle sessioni di lavoro
della "Banking and Insurance CEO Conference", un evento
che riunisce i più grandi banchieri e assicuratori
d'Europa.
1
Prima di Corradino parlerà il pallido Alberto Nagel di
Mediobanca, ma il programma originario prevedeva che
alle 8,45 avrebbe dovuto prendere la parola Alessandro
Profumo. L'ex-Capo di Unicredit aveva aderito con
entusiasmo a questa iniziativa organizzata da Bank of
America Merrill Lynch, la stessa dove lavora Andrea
Orcel, uno dei candidati più gettonati per guidare
piazza Cordusio dopo il terremoto della settimana
scorsa.
Fino a pochi giorni fa questo Orcel, che sembra aver
avuto un ruolo molto importante in molte operazioni
della finanza italiana, era un soggetto misterioso ed è
stata Dagospia a spiegare per prima che si tratta di un
banchiere (privo di esperienza nel retail) dall'appetito
pesante di cui la stampa americana e inglese si è
occupata quando nel 2008 si è messo in tasca un bonus da
33,8 milioni di dollari provocando l'attenzione del
Procuratore Generale di New York, Andrew Cuomo. Pian
piano anche i giornali italiani e perfino "Repubblica"
con Giovanni Pons ricordano questi precedenti che
potrebbero rappresentare un ostacolo alla sua
candidatura per il vertice di Unicredit.
Nei saloni vittoriani del Landmark Hotel è probabile che
i grandi banchieri di Santander, Credit Suisse, Deutsche
Bank, insieme ai big delle più grandi compagnie
assicurative d'Europa, si avvicinino all'aitante Orcel
per chiedergli chi sono i suoi sponsor per la banca
italiana. E mentre Nagel, Passera, Perissinotto e Ennio
Doris si terranno a debita distanza, Orcel con un certo
imbarazzo dovrà spiegare che la sua candidatura nasce
dall'amicizia stretta con Paolo Biasi, il 72enne
presidente della Fondazione Cariverona che possiede il
4,9% di Unicredit.
A
questo punto i banchieri europei spalancheranno gli
occhi perché di Biasi finora è rimbalzata soltanto la
fama di un tessitore di trame, amico del sindaco di
Verona, Flavio Tosi che straparla sulle banche, e alle
prese con guai giudiziari provocati dal fallimento di
un'azienda di radiatori di cui il taciturno banchiere è
stato presidente del Consiglio di amministrazione. A
questo punto è probabile che di fronte allo sconcerto
dei colleghi europei, Orcel tiri fuori il nome
dell'altro sponsor che lo ha accompagnato nei giorni
scorsi dentro uno studio legale di Milano per discutere
del suo stipendio.
Il
nome è quello di Fabrizio Palenzona, il massiccio
autotrasportatore di Novi Ligure che i banchieri europei
ricordano per il conto Chopin a Montecarlo e per i guai
più recenti provocati dall'insolvenza di alcune società
(aiutate da Unicredit) dentro le quali c'era il fratello
Giampiero.
Come è possibile - si chiederanno i banchieri europei
convenuti a Londra su invito di Orcel - che le sorti
della più grande banca italiana siano nelle mani di un
personaggio vuoto come Biasi e di un uomo strapieno di
politica come Palenzona? Nella sala vittoriana del
Landmark Hotel la domanda cadrà nel vuoto perché il buon
Orcel, che quando lavorava a Merrill Lynch fece fuori
Sergio Ermotti (uno dei quattro feldmarescialli di
Alessandro il Grande), non se la sentirà di dire che in
realtà il vero e unico sponsor della sua candidatura è
Profumo stesso. E non dirà una parola sull'ira tremenda
che il tedesco Rampl ha manifestato riguardo ai traffici
del tandem Palenzona-Biasi.
3
- PROFUMO O L'INCONVENIENTE DI NON CAPIRE LA POLITICA.
ERA DEL TUTTO INUTILE PROMETTERE UNA BANCA (MCC) A
TREMONTI: NELLA LEGA GIULIETTO è CONSIDERATO UN
EXTRATERRESTE (PALENZONA E IL CUGINO GIORGETTI) - MISTER
ARROGANCE AVEVA FATTO UN ACCORDO CON RAMPL PER USCIRE DA
UNICREDIT PRIMA DELL'ESTATE. POI CI HA RIPENSATO (GLI
INUTILE INCONTRI CON NAPOLITANO E DRAGHI)
Gli uscieri della Banca d'Italia oggi tirano un sospiro
di sollievo.
Il
Governatore è volato a Parigi per una riunione del
"Financial Stability Board" e la sua assenza serve ad
allentare l'aria tesa che si è creata alla vigilia e
all'indomani della vicenda Unicredit.
Su
quelle ore drammatiche gli uscieri sono in grado di fare
una ricostruzione esatta fino all'ultimo dettaglio. Per
loro le tensioni tra Profumo e il presidente tedesco,
Dieter Rampl, erano scoppiate già prima dell'estate, poi
in agosto il banchiere genovese ci ha ripensato e ha
cercato di recuperare terreno incontrando un paio di
volte il Governatore e puntando le sue carte su
Giulietto Tremonti. A quest'ultimo, che appare il vero
sconfitto di tutta la vicenda, Profumo ha pensato di
portare in dono all'ultimo momento il Mediocredito
Centrale in modo da consentire al ministro dell'Economia
di mettere gambe solide alla Banca del Mezzogiorno.
La
mossa aveva un significato politico ben preciso e doveva
servire nei calcoli di Profumo a placare gli appetiti
della Lega. Purtroppo il marito di Sabina Ratti non ha
capito che nonostante i suoi sforzi, Tremonti per i
barbari della Lega è un "extraterrestre", un personaggio
che rappresenta "carne aggiunta" rispetto al cuore
storico del popolo padano. Se c'è un banchiere vicino a
questo universo localistico, casomai è Massimo
Ponzellini, che è cugino di Giancarlo Giorgetti, il
34enne capogruppo della Lega Nord che rappresenta
l'eminenza grigia della Lega di affari e di governo.
Gli uscieri della Banca d'Italia sono anche al corrente
che sulla trattativa di sette ore che ha portato alla
megaliquidazione di Profumo. E giurano che nello studio
ovattato Erede Bonelli Pappalardo la cifra di partenza
richiesta dal marito di Sabina Ratti è stata di 80
milioni. Per loro che, nonostante le scappatine notturne
di Fiorani nello studio di Antonio Fazio, conservano
un'immagine sacra della banca, l'accordo finale sui 40
milioni è semplicemente scandaloso. Ad irritarli poi
sono le immagini di Profumo in maniche di camicia che se
la ride allo stadio e quella della "marita" Sabina che
arriva a bordo di una Ducati rossa e chiude la
trattativa all'1,15 della notte.
Adesso gli uscieri spiegano che di fronte a uno
spettacolo di questo tipo era inevitabile che Draghi
mettesse in pubblico la lettera inviata a Rampl nella
quale ha chiesto informazioni sulle quote dei libici e
sui criteri che hanno portato a conteggiare la
liquidazione.
Certamente il Governatore si è irritato e non accetta
l'idea di un interregno che metta in crisi la stabilità
di piazza Cordusio. Qualcuno gli attribuisce senza
alcuna prova di aver manifestato consenso sul nome
dell'"anglo-americano" Orcel, ma resta il fatto che sia
lui che Tremonti non hanno il candidato in tasca.
Da
qui la profonda irritazione che ha portato alla lettera
di Bankitalia sulla governance e sul compenso uscita
chiaramente dagli stessi uffici di via Nazionale. Questi
uffici, in particolare quelli della Vigilanza, vorranno
capire fino in fondo se sono state rispettate le
disposizioni che la Banca d'Italia ha emesso a più
riprese sui meccanismi di remunerazione.
Nella sua infinita miseria Dagospia ha letto i tre
documenti-base che parlano di questa materia. Il primo è
del marzo 2008 e alla pagina 14 declama: "i sistemi
retributivi non devono essere in contrasto con le
politiche di prudente gestione del rischio della
banca...".
Nel febbraio dell'anno scorso sempre Bankitalia ha
emesso una nota di chiarimento dove oltre a negare
"compiti di gestione al presidente di una banca", si
leggono (pagina 7) parole importanti sul ruolo che
l'Assemblea dei soci azionisti deve avere nelle
politiche di retribuzione. Il documento più interessante
è comunque quello del 28 ottobre dell'anno scorso
inviato a sei banche, prima fra tutte Unicredit. È di
tre paginette che ancora una volta insistono sulla
necessità di considerare la componente "variabile" della
remunerazione in linea con i parametri di misurazione
delle performances.
A
questo punto si apre un bel discorsetto che riguarda i
soci-azionisti di Unicredit (italiani, libici, tedeschi,
americani, ecc.) che quando, nell'aprile del prossimo
anno, andranno alla prossima Assemblea dovranno
ratificare la megaliquidazione a Profumo, pena il
rischio di conseguenze giudiziarie e di azioni di
responsabilità esercitate da qualche azionista minore
incazzato.
4
- BENEDETTO XVI PRIMA DI DARE LA SUA BENEDIZIONE A GOTTI
TEDESCHI, GLI AVREBBE SUSSURRATO IN UN ORECCHIO: "È VERO
CHE LEI NON È AFFATTO UN BANCHIERE?"
Laudetur Jesus Christus. Qui Radio Vaticana: "Negli
ambienti d'Oltretevere si esprime grande soddisfazione
per l'incontro avvenuto ieri a Castel Gandolfo alla fine
dell'Angelus tra il Santo Padre e il presidente dello
Ior, Ettore Gotti Tedeschi.
L'economista accompagnato dalla moglie ha donato una
copia del suo libro "Denaro e paradiso", un gesto
particolarmente apprezzato dal Santo Padre. Qualcuno dei
presenti sostiene che Benedetto XVI prima di dare la sua
benedizione a Gotti Tedeschi, gli abbia sussurrato in un
orecchio: "è vero che lei non è affatto un banchiere?".
[27-09-2010]
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Uhm, deve essere davvero un losco figuro, ‘sto tipo che
"si è arricchito concludendo mega operazioni". Infatti
Giovanni Pons, dopo che Dagospia l'ha scritta qualche
giorno fa, ci fa sapere che nel 2008 il banchiere di
Merrill Lynch "ha percepito un bonus da 33,6 milioni di
dollari".
Ci commuove davvero, tutto questo improvviso moralismo.
Per la poltrona di Arrogance, a questo punto, vediamo
bene la promozione del ragionier Giustino Pautasso,
direttore della filiale di Vinadio.. [27-09-2010]
01.10.10 |
|
L
LIFTING DEI BANCHIERI – BASTA UN BASILEA 3 QUALUNQUE PER
SPINGERE GLI ISTITUTI ALL’IRRESISTIBILE TENTAZIONE DI
ABBELLIRE IL BILANCIO – PIÙ RISCHI PER SALVARE I
RISULTATI SEMESTRALI – L’IDEA È DI ACCANTONARE MENO
SOLDI PER PROTEGGERSI DA DEBITORI FURBETTI, MA QUESTI
PROVVIDENZIALI PARACADUTE CONTABILI INDORANO SOLO LA
PILLOLA: I BILANCI SPIEGANO CON CHIAREZZA CHE LA GRAN
BOTTA NON È ANCORA ASSORBITA
Vittorio Malagutti per "il
Fatto Quotidiano"
Evviva, evviva, la Borsa festeggia le banche a suon di
rialzi. Almeno per un giorno, dimenticati i problemi del
credito all'italiana, gli operatori hanno comprato a man
bassa le azioni degli istituti nostrani, privilegiando
proprio quelli che negli ultimi mesi erano stati più
penalizzati, dalla Popolare di Milano a Unicredit al
Banco Popolare. Stesso film sulle piazze estere,
trainate dai titoli finanziari.
EUFORIA PROVVISORIA - Tutta questa euforia,
probabilmente effimera, si spiega con Basilea 3, le
nuove regole sulla dotazione di capitale la gestione dei
rischi varate domenica nella città svizzera dai
governatori di tutti i principali paesi del mondo.
Regole meno stringenti di quel che si temeva da
principio e soprattutto con tempi e modi di attuazione
assai rilassati (addirittura sette, otto anni). Di
conseguenza, nel breve termine, i banchieri non saranno
costretti a raccogliere nuove risorse sul mercato,
faranno più utili e potranno distribuire ricchi
dividendi ai loro soci.
Queste almeno sono le speranze degli speculatori di
Borsa, forse destinate, e non sarebbe certo la prima
volta, a tramontare nel giro di pochi giorni. Perché a
badare ai numeri, e non agli scenari futuribili di
Basilea 3, i bilanci spiegano con chiarezza che la gran
botta della recessione non è stata ancora assorbita. E i
banchieri fanno quello che possono per indorare la
pillola a investitori e analisti. Prendiamo le ultime
relazioni semestrali, chiuse a giugno e presentate al
mercato nelle settimane scorse. "Il sistema tiene" è la
parola d'ordine lanciata dal quartier generale delle
banche e prontamente raccolta da schiere di analisti.
A
dir la verità, se si guarda all'ultima riga del conto
economico, i risultati in calo rispetto al giugno del
2009 non mancano davvero: Unicredit, Monte dei Paschi e
Popolare di Milano su tutti. Ma per molti istituti
poteva andare a finire molto peggio se i banchieri non
avessero aperto alcuni provvidenziali paracadute
contabili.
SORPRESE SEMESTRALI - Problema principale da risolvere:
l'anno scorso e nei primi mesi del 2010 il calo costante
del margine d'interesse (differenza tra gli interessi
incassati sui prestiti e quelli pagati ai depositanti)
era stato compensato dagli utili da trading gonfiati dai
mercati finanziari in rialzo. Senonchè questi proventi,
pari a centinaia di milioni di euro per le banche più
grandi, si sono ridotti fino quasi a scomparire nel
secondo trimestre dell'anno.
Che fare per tappare la falla e presentarsi in gran
forma sul mercato? Basta inventarsi un bel lifting
contabile. Molti analisti, per esempio, hanno notato che
qualche istituto ha limato gli accantonamenti sui
crediti a rischio, cioè i prestiti di cui si fatica a
ottenere la restituzione. Le risorse risparmiate su
questa voce vanno a ingrassare il conto economico.
Intesa e Unicredit, per esempio, hanno dato una bella
sforbiciata. La banca guidata da Corrado Passera è scesa
dai 1.892 milioni degli ultimi sei mesi del 2009 ai
1.552 milioni segnalati a giugno. Per Unicredit invece
siamo passati da 4.232 a 3.507 milioni.
Eppure nel frattempo i crediti deteriorati di Intesa
sono aumentati di quasi 400 milioni. E l'incremento
sarebbe stato ancora maggiore se tra un semestre e
l'altro la banca con il permesso della Vigilanza di
Bankitalia,non avesse cambiato il criterio di
classificazione dei mutui immobiliari riuscendo così a
risparmiare oltre 40 milioni su questi specifici
accantonamenti. Si può dire quindi che questi banchieri
si sono presi qualche rischio in più pur di dare una
mano al conto economico.
D'altra parte sia Intesa che Unicredit possono
per-metterselo visto che hanno messo da parte riserve
che coprono oltre il 40 per cento dei loro crediti
deteriorati. Per altre banche di minore dimensione
Carige, Banco Popolare, Popolare Milano, Veneto Banca,
questo rapporto si trova a un livello inferiore al 30
per cento. Nessuna di queste banche ha però aumentato in
modo sostanziale gli accantonamenti nel primo semestre
del 2010.
PUR DI SALVARE IL CONTO ECONOMICO - Ma non È solo
questione di crediti deteriorati. Il Monte Paschi ha
aumentato di quasi 20 miliardi le attività detenute per
la negoziazione (in gran parte titoli di Stato) e questo
avuto l'effetto di limitare il calo del margine
d'interesse. Sul fronte patrimoniale però questa
operazione finanziaria ha provocato una riduzione dei
mezzi propri di quasi 900 milioni a livello di mezzi
propri della banca. Molti analisti, e molti grandi
investitori, non hanno apprezzato.
Poi c'è il Banco Popolare, che ha salvato il conto
economico (esclusa la controllata Italease) con proventi
per quasi 260 milioni, rivalutando i titoli emessi negli
anni scorsi. Tutto bene. Tutto regolare. Ma forse prima
di cantar vittoria per la tenuta del sistema converrebbe
capire fino a quando le banche riusciranno a salvarsi in
corner con queste manovre. [14-09-2010]
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PROFUMO DI BASILEA 3 - com’è che L’intesa dei banchieri
centrali europei che cambierà i requisiti minimi di
capitale delle banche è una manna per le aziende di
credito e per i loro titoli? - Sembra un intervento
pesante ma in realtà è un pannicello caldo, se lo si
compara con l’erosione di capitale subìta DALLE BANCHE
durante la crisi - E molti commentatori dimenticano che
Basilea 3 entrerà in vigore solo dal 2018....
di
Nicola Borzi
da
http://nicolaborzi.blogspot.com
L'intesa dei banchieri centrali europei sull'accordo di
Basilea 3 che cambierà i requisiti minimi di capitale
delle banche è una manna per le aziende di credito e per
i loro titoli. Non a caso le azioni bancarie sono in
deciso rialzo quasi ovunque e anche a Piazza Affari:
Banco Popolare +4,2%, Banca Popolare di Milano +3,38%,
Mps +2,96%, UniCredit +2,73% alle 15 di oggi.
Ma
com'è che una intesa che stringe le maglie sui requisiti
patrimoniali, dunque prevede nuove regole più stringenti
rispetto a quelle esistenti, fa balzare i titoli?
Le
nuove regole annunciare dal Comitato di Basilea
prevedono un nuovo ratio minimo di Tier 1 pari a l 4,5%
del capitale proprio, più che raddoppiato dall'attuale
2%, oltre a un 2,5% addizionale che porterà il Tier 1
finale al 7%.
Le
autorità di vigilanza nazionali, in funzione dei dati
nazionali sulla crescita del rapporto tra credito e Pil,
potranno decidere di aggiungere una quota ulteriore fino
al 2,5% costituita sempre da capitale proprio o altri
titoli a basso assorbimento di capitale.
Sembra un intervento pesante ma in realtà è un
pannicello caldo, se lo si compara con l'erosione di
capitale subìta dagli istituti di credito durante la
crisi. Un compromesso al ribasso, insomma.
Il
paradosso è solo apparente. In realtà molti commentatori
dimenticano che Basilea 3 entrerà in vigore solo dal
2018. Dunque le banche hanno di fronte a sé più di sei
anni per mettersi in regola. Nel frattempo, visto che
l'incremento richiesto dei ratio patrimoniali non è
mastodontico, molti istituti riusciranno a mettersi in
regola senza interventi draconiani ma con meri
aggiustamenti delle politiche di remunerazione del
capitale.
Non solo. A balzare di più, secondo alcuni commentatori
indipendenti, sono i titoli degli istituti di credito
messi peggio. Secondo un illuminante report sugli
istituti di credito europei di Aldo Comi, analista dei
titoli bancari per Keefe, Bruyette & Woods, tra le
banche messe peggio in Europa ci sono le italiane Mps e
Banco Popolare, con un deficit patrimoniale pari
rispettivamente a -4,63 e -2,3 miliardi di euro, pari
all'84% e al 41% dell'equity Tier 1.
Maluccio anche Banca popolare di Milano (500 milioni di
deficit patrimoniale, pari al 18% dell'equity Tier 1). A
seguire Intesa Sanpaolo (-4,89 miliardi, -18%),
UniCredit (-4,06%, -10%), Ubi Banca (-453 milioni, -6%).
Già quasi al sicuro invece Credem (-32 milioni, pari ad
appena -2% dell'equity Tier 1).
Per "mettersi in regola" le banche possono seguire molte
vie: smettere di pagare dividendi o ridurre la quota di
payout (la quota dell'utile dedicata ai dividendi);
aumentare il capitale mettendo le mani nei portafogli
degli azionisti; emettere strumenti finanziari (ad
esempio ibridi); una combinazione qualsiasi di questi
tre elementi. Tutte iniziative che hanno una serie di
costi, non solo economici ma anche "politici" (gli
azionisti non amano i manager che gli costringono a
stringere la cintura...).
Ma
le banche italiane hanno un problema fiscale: Basilea 3
prevede che le «imposte anticipate» (Dta, deferred tax
assets: crediti fiscali) siano del tutto dedotte del
common equity ai fini del patrimonio di vigilanza. In
Italia le banche hanno una quota di Dta molto maggiore
di quelle estere quanto a peso dell'avviamento e a
appostazione delle perdite su crediti.
Resta da vedere cosa faranno Abi e Banca d'Italia: molte
cose possono infatti cambiare ancora, da qui al 2018,
quanto all'implementazione delle regole. L'attività di
lobbying, si sa, è uno dei motivi per cui esistono le
associazioni degli operatori...
13-09-2010]
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BANCHE: LANNUTTI (IDV), NEI BILANCI VALORE
IMMOBILI GONFIATI (Adnkronos) -
"A quali quotazioni sono stati valutati gli
attivi immobiliari presenti nei portafogli delle
banche e portati nelle poste contabili di
bilancio? Sono frutto di valutazioni di mercato
ai valori attuali, data la flessione evidente
del mercato immobiliare di un buon 30% dopo la
crisi, oppure di perizie manipolate di favore
per nascondere perdite ed occultare gestioni
imprudenti del credito e del risparmio?". Lo
chiede il capogruppo dell'Italia dei Valori in
commissione Finanze al Senato, Elio Lannutti, in
un'interrogazione urgente al ministro
dell'Economia e delle Finanze.
Lannutti si domanda "se all'interno dei bilanci
delle banche non siano occultate anche perdite
sui crediti maggiori di quelle approvate dalle
assemblee dei soci, e se tali espedienti
contabili, che dovrebbero essere vagliati dalle
autorita' vigilanti, oltre che dai collegi
sindacali e dalle societa' di revisione, non
nascondano lo scoppio di una bolla immobiliare
che potrebbe arrecare ulteriore danno ad
azionisti, depositanti e risparmiatori specie in
una fase di acuta crisi globale, che non e'
stata ancora risolta".
Per Lannutti il governo ha il dovere di
intervenire "per evitare che i signori
banchieri, spesso contigui alle compiacenti
autorita' vigilanti, possano continuare
impunemente ad operare favorendo le solite
cricche di potere a danno del mercato. Ma hanno
il dovere di intervenire - conclude Lannutti -
anche le autorita' di vigilanza, a cominciare
dalla Banca d'Italia, per prevenire l'eventuale
scoppio di una bolla immobiliare i cui costi
sarebbero, come al solito, pagati dai
risparmiatori e dalle famiglie".
06.08.10 |
NEI PRIMI SEI MESI BARCLAYS GUADAGNA 2,43 MILIARDI
La Stampa - La banca britannica Barcalys ha
riportato nel primo semestre un utile in crescita del
29% a 2,43 miliardi di sterline contro i 2,2 miliardi
del semestre 2009. Barclays Capital, la divisione
mercati, ha aumentato del 18% le retribuzioni e bonus
pagate malgrado un calo dei ricavi del 32% a 7,12
miliardi.
13 - COMMERZBANK RIDUCE GLI ACCANTONAMENTI
La Stampa - La banca tedesca
Commerzbank ha riportato nel secondo trimestre un utile
netto di 352 milioni (sopra le attese del mercato)
contro il rosso di 761 milioni del 2009. Gli
accantonamenti sui crediti inesigibili sonoscesi a 639
milioni. Nel primo semestre l'utile è di 1,1 miliardi.
Cesare Geronzi e Sergio Balbinot
08.08.10
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- BBVA: UTILI A 2,53 MILIARDI SOPRA LE ATTESE...
(AGI/REUTERS) - Gli utili netti della
basca Bbva, la seconda banca spagnola, salgono del 9,7%
a 2,53 miliardi di euro nel II trimestre, oltre gli
attesi 2,45 miliardi. In crescita, per la prima volta da 4 mesi, il
volume dei prestiti, mentre i profitti di oltreoceano riequilibrano i
deludenti utili interni. I cosiddetti nuovi crediti a rischio scendono
del 6.7%, mentre il complesso dei cattivi crediti cala al 4,2%31.07.10 |
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CREDITO FIORENTINO: BANKITALIA, PROPOSTO
COMMISSARIAMENTO AL TESORO...
Radiocor - La Banca d'Italia ha
proposto al ministro dell'Economia l'amministrazione
straordinaria per il Credito Cooperativo Fiorentino,
guidata fino a ieri da Denis Verdini. Lo conferma un
comunicato ufficiale di via Nazionale. 'In relazione ai
risultati degli accertamenti ispettivi di vigilanza
condotti presso il Credito Cooperativo Fiorentino' - si
legge nella nota - la Banca d'Italia, con delibera
adottata all'unanimita' dal direttorio il 20 luglio
scorso, ha proposto al ministro dell'Economia e delle
finanze la sottoposizione dell'azienda alla procedura di
amministrazione straordinaria per gravi irregolarita'
nell'amministrazione e gravi violazioni normative' sulla
base del Testo Unico bancario.
7-
CREDITO FIORENTINO: TREMONTI HA FIRMATO DECRETO
COMMISSARIAMENTO...
Radiocor - Il ministro dell'Economia
Giulio Tremonti ha firmato oggi il decreto per il
commissariamento del Credito Cooperativo Fiorentino. Ne'
da' notizia il Tesoro, precisando che la proposta di
commissariamento, formulata dalla Banca d'Italia, e'
arrivata ed e' stata protocollata nella giornata di
mercoledi' 21 luglio 2010 presso la segreteria del Cicr
- Ministero Economia e Finanze. La pratica, si legge in
una nota, e' stata immediatamente istruita dagli uffici
ed e' stata siglata dal direttore generale del Tesoro -
Segretario del Cicr - nella giornata di venerdi'.
Lunedi' 26 luglio e' stata ritrasmessa al Gabinetto del
ministro per la firma. Martedi' il ministro ha firmato
il relativo decreto.
31.07.10 |
|
SE
LEGGIAMO BENE LE PAGELLE DEGLI STRESS TEST, LE ITALIANE
SONO FRA LE PEGGIORI
Sembrava il giudizio universale, ma alla fine le pagelle
degli stress test sulle banche si sono rivelate poco più
di una bolla di sapone.
Per giorni e giorni i giornali hanno fatto temere
l'apocalisse, poi venerdì alle 18 quando la Borsa era
chiusa finalmente sono usciti i verdetti sulla solidità
patrimoniale di 90 istituti europei. La povertà dei
commenti sull'esito dei test per le banche italiane fa
capire che l'attesa era esagerata, ma lascia il sospetto
che le pagelle italiane non siano meravigliose.
La
reazione della Borsa di stamane conferma questo giudizio
e se è vero che i test sono stati una prova di fiducia e
di trasparenza per i mercati, è altrettanto vero che le
cinque più grandi banche nostrane si collocano soltanto
nella seconda metà della classifica.
La
prima è IntesaSanPaolo al 46° posto, seguita da
Unicredit (53°), Banco Popolare (63°), Ubi (68°) e
MontePaschi (77°). Le grandi banche tedesche hanno un
indice patrimoniale di gran lunga superiore, idem le
francesi, mentre nel Regno Unito la migliore è Barclays
(al quinto posto) preceduta addirittura da Bilbao
Bizkaya.
La
gran buriana sugli stress test è finita e i riflettori
si sono spenti con Giulietto Tremonti che indica come
"molto buono e positivo" il risultato, mentre qualcuno
comincia a scrivere che il valore della pagella è privo
di qualunque significato teorico e sperimentale.
Tanto rumore per nulla.
31.07.10 |
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STRESS DA TEST: IL PARTITO E LA MASCHERA DI UBU ROI...
Dal "Foglio" - Ben sei banche tedesche,
fra le quattordici sottoposte allo stress test del
Comitato europeo di supervisione bancaria, si sono
rifiutate - ha scritto il Financial Times - di
pubblicare i dati della loro esposizione nei confronti
dei debiti sovrani di stati a rischio. Questo
atteggiamento rischia di distruggere gli effetti
positivi di quello che il presidente della Bce,
Jean-Claude Trichet, ha definito "un esercizio di
trasparenza molto importante".
Nella migliore delle ipotesi, il rifiuto in questione
induce a supporre che queste e altre banche - che pure
hanno superato il test - abbiano nel loro seno tossicità
finanziarie che i test, basandosi su un modello di
natura generale, non è riuscito a rilevare. Ma oltre
all'ipotesi benevola, c'è quella malevola che già ieri
circolava con insistenza soprattutto tra gli osservatori
anglosassoni: ossia che il modello dello stress test
dell'Ue sia stato concepito in modo da dare un giudizio
più favorevole di quello vero.
Forse i tedeschi non si rendono conto che il loro
atteggiamento sta avvalorando questa ipotesi. Una prima
conferma viene dai mercati che ieri, dopo alcune ore di
euforia, sembravano già essersi raffreddati. Le banche
tedesche che hanno un'elevata quota di titoli pubblici a
rischio debbono capire che il rifiuto di renderlo noto
non è una soluzione. La via per risolvere i loro
problemi consiste nel fare conoscere la propria
situazione e nel chiedere al mercato aumenti di
capitale, sulla base del giudizio positivo ottenuto dal
test.
31.07.10
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|
-
DDL COMUNITARIA 2010: ARRIVA IL PASSAPORTO UE PER LE SGR...
Radiocor - Arriva il passaporto
europeo per le societa' di gestione del risparmio. Il
via libera del Governo e' atteso nella prossima seduta
del Consiglio dei ministri, che dovrebbe essere
convocato per giovedi' prossimo, con l'approvazione
definitiva del Ddl Comunitaria 2010. Il provvedimento in
undici articoli, messo a punto per la riunione del
pre-consiglio di domani e in possesso di Radiocor,
prevede tra l'altro, all'articolo 7, la delega al
Governo per il recepimento della direttiva 2OO9/65/Ce
sugli Oicvm (Organismi di investimento collettivo in
valori mobiliari).
Si tratta
del cosiddetto 'passaporto europeo delle societa' di
gestione' 'per consentire che una societa' di gestione
del risparmio possa istituire e gestire fondi comuni di
investimento armonizzati in altri Stati membri dell'Ue e
che una societa' di gestione armonizzata possa istituire
e gestire fondi comuni di investimento armonizzati in
Italia'.
Naturalmente
la delega stabilisce che 'una societa' di gestione
armonizzata operante in Italia sia tenuta a rispettare
le norme italiane in materia di costituzione e di
funzionamento dei fondi comuni di investimento
armonizzati'. Saranno la Banca d'Italia e la Consob a
vigilare 'in relazione alle rispettive competenze'
sull'applicazione della delega.
7-
BANCHE: CEBS, STRESS TEST DIFFUSI VENERDI' 23 LUGLIO ORE
18...
Radiocor - I risultati degli stress
test a cui vengono sottoposte 91 banche in Europa
saranno resi pubblici venerdi' 23 luglio alle ore 18. Lo
ha annunciato il Cebs, il Comitato delle autorita' di
vigilanza europee nel settore bancario, in una nota,
nella quale precisa che la pubblicazione avviene in
stretto coordinamento tra Cebs, autorita' nazionali, Bce
e Commissione Ue.
17.07.10 |
|
NON
FATE LEGGERE A DRAGO DRAGHI "BANKSTER!": LANNUTTI LO MASSACRA
Nessun banchiere ha il coraggio di dirlo, ma sono già molti
quelli che hanno chiesto alle loro segretarie di correre in
libreria per comprare "Bankster!", il pamphlet esplosivo di Elio
Lannutti.
L'autore è
conosciuto per le sue sparate in difesa dei consumatori che ha
cominciato a rappresentare fin dal 1987 quando ha fondato
l'Adusbef. La sua vena di polemista lo ha portato a scrivere
altri libri sui furbetti del quartierino, poi quando è entrato
in Parlamento nel partito di Di Pietro non ha mai smesso di
attaccare il mondo della finanza e la Banca d'Italia.
Sulla
copertina di "Bankster!" (un titolo che ricalca "Italian
bankster" della giornalista Laura Serafini) appare nientemeno
che l'immagine di Al Capone unita al simbolo della BCE. Qualcuno
pensa che questo Lannutti sia pervaso da un furore esagerato, ma
questa è la corda che ha scelto per denunciare le truffe e gli
abusi a danno dei cittadini e che gli ha dato fama nelle
battaglie Bipop-Carire, Parmalat, Cirio e bond argentini.
Il suo
chiodo fisso resta comunque Mario Draghi di cui evoca
costantemente i legami con Goldman Sachs e la partecipazione nel
'92 al famoso meeting sul panfilo Britannia. Non a caso
"Bankster!" contiene un intero capitolo su via Nazionale, e
sull'esercito dei 7.629 dipendenti che nel 2009 sono costati ben
798 milioni di euro (con un costo medio di 104.611 euro a
testa). E quando due sere fa l'irrequieto Lannutti si è
presentato sugli schermi di Sky per parlare del suo libro, ha
accusato i funzionari della Vigilanza di guadagnare mediamente
più di 600mila euro l'anno.
Negli
uffici della Banca d'Italia lo considerano una pecora nera e si
rifiutano di comprare il pamphlet dell'uomo che chiamano il
"Robespierre de noantri".
17.07.10 |
|
BANCHE:
BRUXELLES ELEVA A 100 MILA EURO GARANZIE RISPARMIATORI...
(AGI/REUTERS) -
La commissione Ue eleva da 50 mila fino a 100 mila euro le
garanzie per i risparmiatori in caso di crack bancario. La
misura fa parte di un piu' complessivo piano a tutela dei
depositi bancari, che dovra' entrare in vigore dalla fine del
2010. Dalla fine del 2013 i risparmiatori potranno essere
rimborsati nel giro di 7 giorni, invece degli attuali tre mesi.
In Italia i depositi sono gia' garantiti fino a 103 mila euro.
In caso di
perdite per frode o negligenza sui titoli affidati a una
societa' il testo prevede garanzie fino a 50 mila euro, dagli
attuali 20 mila euro. Inoltre i rimborsi saranno assicurati
entro 9 mesi, rispetto ai molti anni che bisogna aspettare
adesso. Non ci sara' piu' la franchigia del 10%. I consumatori
saranno anche protetti nel caso in cui le loro attivita' saranno
detenute da un terzo soggetto, come e' avvenuto per il caso
Madoff. Non e' prevista invece una protezione di ultima istanza
dei risparmiatori in caso di insolvenza di una compagnia
assicurativa.
9- BANCHE:
BARNIER DEFINISCE INCORAGGIANTE PIANO PROFUMO...
(AGI) -
Il commissario Ue al mercato interno, Michel Barnier definisce
"incoraggiante" la proposta del numero uno di Unicredit di
costituire un "fondo di salvataggio" privato da 20 miliardi di
euro finanziato su base volontaria dai grandi istituti europei,
per aiutare le banche in difficolta' temporanea a superare
un'eventuale nuova crisi.
Secondo
Barnier la proposta di un fondo privato non esclude l'avvio di
un "piu' ampio sistema a protezione dei risparmiatori". Barnier
spiega che i risparmiatori non devono perdere neanche un euro
dai salvataggi delle banche e che le banche devono contribuire
al salvataggio delle altre banche. L'idea di Profumo, spiega
Barnier, "penso che sia incoraggiante per il sistema bancario
l'idea di Profumo di creare un fondo ex-ante".
10-
RUSSIA: CRISI SI ALLONTANA MA RESTA IMPASSE SISTEMA BANCARIO...
AGI -
Fine del
grande balzo per le banche russe? Il sistema che godeva di
grande salute prima della crisi finanziaria deve ora dimostrare
di essere in grado di ristrutturarsi. Il 2008 ha rappresentato
il punto di massimo degli istituti di credito della Federazione.
Se nel 2001 i prestiti verso i privati rappresentavano il 14
percento del Pil, sette anni dopo, con un balzo di 21 punti,
erano diventati il 35 percento del prodotto interno lordo.
Stessa
tendenza riguardo lo stato patrimoniale del sistema: pari al 32
percento della ricchezza prodotta nel 2001, quasi il doppio nel
2008. Gli anni di crescita hanno reso il settore solido,
altamente capitalizzato e con profitti crescenti: prestiti di
lungo periodo, fiducia nel rublo e aumento delle opportunita'
per singoli e famiglie alla base del boom degli sportelli.
Nonostante cio' il livello delle intermediazioni finanziarie
federali era inferiore non solo a quello delle economie
sviluppate ma anche rispetto all'Europa centrorientale. Nel 2008
gli investimenti diretti russi nei subprime Usa erano
praticamente nulli e gli investitori stranieri consideravano il
mercato federale relativamente sicuro.
12.07.10 |
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SPORTELLO
BANKITALIA – DITE A drago DRAGHI CHE il caso è cornuto: O IL
SENATORE DIPIETRISTA LANNUTTI HA PRESO UN COLPO DI SOLE, O il
governatore DOVRÀ SPIEGARE PERCHÉ A PALAZZO KOCH SI PAGANO GLI
ISPETTORI 580MILA €, SI DANNO BUONUSCITE DA 400 MILA, PER NON
PARLARE DEI CONFLITTINI D’INTERESSE, REGALINI DI BANCHIERI E
SINDACALISTI INTERNI CHE “SAREBBERO PASSATI ALL’INCASSO”:
150MILA € PER PROMOZIONE CON TRASFERIMENTO E RITORNO (ALTRI
150MILA
Franco
Adriano
per "Italia
Oggi"
O il
governo riuscirà a dimostrare l'effetto del gran caldo sul
senatore dell'Idv, Elio Lannutti, oppure i dati clamorosi su
Bankitalia contenuti nell'interpellanza, che ha appena
depositato in Senato, avranno un effetto deflagrante in un clima
di sacrifici per tutti ma evidentemente non per palazzo Koch.
Sì,
perché, Lannutti insieme a tanti conflittini di interesse e
regalini di banchieri a funzionari di via Nazionale, sostiene
che «taluni semplici ispettori nel 2008 hanno guadagnato ben
580.881 euro».
Un'enormità se si considera che il governatore della Banca
d'Italia, Mario Draghi, guadagna 450mila euro all'anno e che il
suo predecessore, ossia l'uomo di Alvito, Antonio Fazio, al
culmine del suo potere nel 2005 dichiarava al Fisco 711mila
euro.
Non solo.
Secondo il senatore dipietrista a via Nazionale «risulterebbe
uno stipendio di 527mila euro di un funzionario di prima nel
2006, che è stato promosso anche direttore». E se non bastasse
che «si stia attuando un'altra ristrutturazione delle filiali di
Banca d'Italia in seguito alla quale, per incentivare l'esodo
dei dipendenti, si daranno ai dirigenti per buona uscita oltre
400mila euro, corrispondenti a oltre 6 anni di pensione
anticipata».
Tutto ciò,
senza contare il conflitto di interessi che si sarebbe generato
con «la brusca rimozione» di Giuseppe Boccuzzi dalla titolarità
del Servizio rapporti esterni e affari generali di vigilanza
«che ha comportato l'inspiegabile nomina del dottor Luigi
Donato».
Il punto,
secondo l'interpellanza, è che la consorte di Donato, Olina
Capolino, «sostituisce di fatto (e da tempo) il Capo del
servizio di consulenza legale» occupandosi di delicatissime
questioni di vigilanza e tra queste «delle questioni relative al
servizio di cui il marito è titolare e responsabile».
Un fiume
in piena, Lannutti, che scende nei particolari degli stipendi di
653 dirigenti e i 1.450 funzionari che beneficiano di altre voci
che creano una «enorme differenza salariale» con le altre
categorie della pubblica amministrazione. Infine, taluni
sindacalisti interni che «sarebbe passati all'incasso»: 150mila
euro per promozione con trasferimento e ritorno (altri 150mila
euro).
[09-07-2010]
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13-
BANCHE: TRIBUNALE UE RESPINGE RICORSO BNP E BNL SU VANTAGGI
FISCALI 2003...
(Adnkronos/Aki)
- Il
Tribunale della Corte di giustizia Ue ha respinto oggi il
ricorso delle banche Bnp Paribas e Bnl contro la Commissione
europea, confermando che le agevolazioni fiscali contenute nella
finanziaria 2003 e derivanti dalla Legge Amato del 1990 sono da
considerarsi aiuti di stato illegali che devono essere
recuperati.
"Il
regime di riallineamento fiscale italiano del 2003, a seguito
della legge 'Amato' del 1990 nell'ambito del settore pubblico
bancario italiano, comporta un aiuto di Stato incompatibile con
il mercato comune, che deve essere recuperato presso le imprese
beneficiarie", si legge nel documento del Tribunale Ue. La legge
Amato, infatti, per permettere alle banche pubbliche di
diventare societa' per azioni, aveva introdotto un regime
fiscale che facilitava i conferimenti degli attivi a imprese di
credito private.
02.07.10 |
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ARPE DÀ
ACCOGLIENZA AI BANKER DI ESPERIA...
E. Fi. Per "il Sole 24 Ore" -
Dopo che alcuni private banker di Banca Esperia hanno fatto in
blocco le valige per trasferirsi in Banca Profilo, la
controllata di Mediobanca e Mediolanum ha citato in tribunale la
società di Matteo Arpe, accusandola di concorrenza sleale. A
Banca Esperia più che lo storno dei private banker, che comunque
vanno pagati, sembra avere dato fastidio lo " sviamento
diclientela"e il tentato danneggiamento dell'istituto. Per
l'accusa,infatti,Banca Profilo avrebbe sottratto a Banca Esperia
il 60% dei dipendenti del team "clienti di direzione" e diversi
di loro sarebbero partiti in contemporanea.
Peggio, i
private banker non solo non avrebbero concesso il preavviso a
Banca Esperia, ma inalcuni casi- secondo l'accusa - si sarebbero
premuniti di fare aprire ai clienti dei conti correnti presso
Banca Profilo. Il tribunale di Milano, esaminate le accuse, ha
dato invece ragione alla banca di Arpe: l'"animus nocendi" - se
c'era - non è stato provato: i private banker erano liberi e
sono volati via, i clienti li hanno seguiti, i capitali hanno
seguito i clienti e Arpe ha accolto tutti.
04.07.10 |
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LE COLPE DELLE BANCHE...
Bankomat per Dagospia - Scrive il Prof. Ruozi, eccellente amico
di eccellenti banchieri e banchiere a sua volta per anni, su MF
di oggi, che la Societe Generale deve pagare per lo scandalo
Kerviel. Ricordate il trader che causò 5 miliardi di perdite? Il
fatto stesso che si chiami scandalo Kerviel e non scandalo Soc
Generale la dice lunga su come si preferisca leggere le cose.
Dice Ruozi
commentando la vicenda sulla quale in questi giorni il Tribunale
di Parigi sta terminando le udienze, in attesa della sentenza
per ottobre, criticando l'impostazione dell'accusa:"...solo una
giustizia colpevolmente cieca puo' giudicare (Kerviel, ndr)
unico responsabile di quella catastrofe finanziaria". Parole
degne alla fine di un'editoriale da mezza pagina. Tipo quelli
che non abbiamo mai letto a carico delle banche italiane per il
caso Parmalat o altri simili.
04.07.10 |
CRISI:
PRIME 3 BANCHE TEDESCHE PASSANO STRESS TESTS...
(AGI/REUTERS) -
Deutsche
Bank, Commerzbank e BayernLB, le prime tre banche tedesche
passano tutte la prova degli stress test. Lo rivelano fonti
bancarie, mentre i tre istituti preferiscono non commentare la
notizia. Sono circa 25 le banche tedesche sottoposte a stress
test per vagliare la loro capacita' di tenuta. I risultati dei
test dovrebbero essere diffusi a luglio. In un secondo tempo
anche la Bce e l'autorita' di controllo bancaria europea
esamineranno oltre 2100 banche europee, tra cui 15 istituti
tedeschi. 04.07.10 |
EVASIONE IN BANCA - GLI 007 DEL FISCO INCHIODANO I BIG DEL
CREDITO - SCOPERTO UN SISTEMA DIABOLICO GRAZIE AL QUALE LE
BANCHE GONFIANO I COSTI, NASCONDONO LE FATTURE E FANNO
OPERAZIONI ILLEGALI NEI PAESI BLACK LIST - CON UN SOLO
OBIETTIVO: PAGARE MENO TASSE - MA L’AGENZIA DELLE ENTRATE HA
DETTO BASTA - NEL MIRINO I CONTI DEL 2005 E DEL 2006, GLI ANNI
D’ORO DEI BILANCI BANCARI...
Francesco De Dominicis per "Libero"
Gli 007
del fisco, per ora, hanno sollevato il coperchio. E dalle prime
verifiche sta venendo fuori un sistema grazie al quale banche,
sgr e fondi di investimento sottraggono all'Erario italiano una
fetta probabilmente molto grossa di tasse.
Nel mirino
dell'agenzia delle Entrate, come risulta a Libero, sono finiti i
bilanci del 2005 e del 2006 di fondi d'investimento e società di
risparmio gestito. Si tratta di attività riconducibili, in
parte, ad alcuni tra i primi gruppi creditizi del nostro Paese.
Che proprio nei due anni sotto esame hanno ottenuto risultati
brillanti. Delle ispezioni dei funzionari delle Entrate c'è
traccia in diversi verbali di recenti consigli di
amministrazione di banche e sgr.
Nel corso
degli accertamenti eseguiti nelle scorse settimane, l'agenzia
delle Entrate ha contestato una sfilza di sistematiche
irregolarità che riguardano sia l'Iva sia l'Irap. Sarebbero
state evase, secondo i primissimi conteggi, decine di milioni di
euro. La lista delle contestazioni è assai lunga: la faccenda,
nel dettaglio, riguarda operazioni effettuate in paesi black
list e non dichiarate, extracosti (in particolare per acquistare
software) illegittimamente caricati sui bilanci per abbassare
gli utili e pagare meno tasse, fatture non regolarizzate per le
attività di banca depositaria, bonus dei supermanager spalmati
indebitamente su più anni, sponsorizzazioni non documentate
(cioè altri costi fantasma), violazione delle norme sui prezzi
di trasferimento con le controllate estere.
Manovre,
secondo le Entrate, volte a nascondere imponibile e quindi a
versare meno denaro nelle casse dello Stato. I vertici degli
intermediari al centro delle indagini del fisco hanno incaricato
i legali di studiare il dossier. Che, curiosamente, arriva
proprio mentre l'Abi - da luglio in mano al presidente Mps,
Giuseppe Mussari - si prepara ad alzare le barricate contro
l'offensiva tributaria di Bruxelles.
[25-06-2010]
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PMI: DA
BEI E INTESA FINANZIAMENTI PER 680 MLN...
(AGI) -
La Banca
Europea per gli Investimenti (BEI) e il Gruppo Intesa Sanpaolo
hanno definito tre nuovi accordi al fine di fornire
finanziamenti a medio-lungo termine a piccole e medie imprese
italiane ed altri promotori pubblici e privati per progetti nei
settori dell'energia, dell'ambiente e delle infrastrutture, per
un importo complessivo pari a 680 milioni di euro.
L'iniziativa si inserisce nell'ambito della consolidata
collaborazione esistente tra BEI e Intesa Sanpaolo ed e' volta a
rafforzare ulteriormente il supporto offerto al settore
produttivo italiano, a mitigare gli effetti della crisi
finanziaria e contribuire all'avvio del processo di ripresa.
Alla cerimonia di firma, che si e' tenuta questa mattina a
Milano, hanno presenziato Dario Scannapieco, Vicepresidente BEI
responsabile per le operazioni in Italia, Malta e Balcani
occidentali, e Corrado Passera, Consigliere Delegato e CEO del
Gruppo Intesa Sanpaolo.
All'interno del plafond di 680 milioni euro sono state
individuate tre aree di intervento che coinvolgeranno nello
specifico alcune societa' del Gruppo Intesa Sanpaolo. Oltre ai
finanziamenti per le Piccole e Medie Imprese, curati da
Mediocredito Italiano e Leasint, parte delle linee saranno
destinate a investimenti di medie e piccole aziende che operano
nel settore dell'energia rinnovabile, parte dedicate a progetti
infrastrutturali per la protezione ambientale, le comunita'
sostenibili, l'energia, la sanita' e l'istruzione, attraverso
Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo (BIIS).
28.06.10 |
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BANCA
ANTONVENETA: SI AGGIUDICA LA TESORERIA DEL POLO SANITARIO DI
PADOVA...
(Adnkronos)
- Banca
Antonveneta (Gruppo Montepaschi) gestira' dal prossimo primo
luglio il servizio di tesoreria dell'Ulss16, dell'Azienda
Ospedaliera di Padova e dell'Istituto Oncologico del Veneto.
Antonveneta si e' assicurata il servizio fino al 2015 grazie ad
un'offerta che, complessivamente, e' stata ritenuta maggiormente
vantaggiosa.
'Siamo
onorati di aver assunto il ruolo di Istituto cassiere delle
Aziende appartenenti al 'Polo Sanitario' di Padova - ha
dichiarato Giuseppe Menzi, Direttore Generale della Banca
Antonveneta - e siamo anche consapevoli che ci attende
un'importante sfida per migliorare ulteriormente i servizi nei
riguardi dei cittadini, dei dipendenti, nonche' di tutti i
fornitori delle aziende sanitarie in questione. Con l'avvio
dell'accordo saranno disponibili vantaggiose e mirate offerte
commerciali appositamente riservate ai dipendenti e ai fornitori
delle tre Unita' Sanitarie'.
8-
CREDITO: BELTRATTI (INTESA SANPAOLO), TASSA SU BANCHE TRASCURA
SPECIFICITA' NAZIONALI...
(Adnkronos) -
'La tassa sulle banche trascura le specificita' nazionali: non
possiamo ignorare che le banche hanno diversi livelli di
tassazione nei diversi paesi, quindi non e' corretto parlare in
generale di una ulteriore imposta'. Ne e' convinto Andrea
Beltratti, presidente del Consiglio di gestione di Intesa
Sanpaolo che, a margine della firma della convenzione tra
Cariveneto, Fondazione Cariparo e facolta' di Economia
dell'Universita' di Padova, respinge decisamente l'ipotesi di
una tassa sulle banche.
'Inoltre -
spiega Beltratti - si trascura il fatto che le banche di diversi
paesi si sono comportate in maniera molto diversa: se guardiamo
l'Italia o prendiamo realta' molto lontane come Australia e
Canada vediamo delle performance delle banche nell'ambito di
ogni sistema nazionale molto eterogenee. E, non possiamo
confrontare Italia, Austrialia e Canada da una parte con
Inghilterra e Stati Uniti dall'altra. Non possiamo trascurare il
fatto che alcune banche non hanno avuto alcun aiuto e molte
altre banche invece se non avessero avuto un aiuto ora non ci
sarebbero piu''.
28.06.10 |
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BANCHE:
PROFUMO PASSERA MUSSARI PALENZONA DA TREMONTI...
Radiocor -
Banchieri nella sede milanese del ministero dell'Economia per il
periodico incontro con il ministro Giulio Tremonti. Arrivati
poco prima delle 13, secondo quanto risulta a Radiocor,
Alessandro Profumo, Corrado Passera, Giuseppe Mussari, Fabrizio
Palenzona e Giuseppe Guzzetti hanno lasciato il palazzo nel
centro di Milano in cui si trovano gli uffici del ministero poco
dopo le 14,30. 'Io non sono stato a pranzo con Tremonti. E' un
cortile con tanti uffici' ha risposto all'uscita dall'edificio
il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti.
9-
BANKITALIA: PERONI CONSIGLIERE SUPERIORE, FELICITAZIONI
DRAGHI...
(AGI) -
Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha scritto un
telegramma al rettore dell'università di Trieste Francesco
Peroni per congratularsi della recente nomina a consigliere
superiore dell'Istituto. ''Mi compiaccio vivamente della sua
nomina alla carica di consigliere superiore - ha scritto Draghi,
secondo quanto reso noto dall'ateneo giuliano - e Le esprimo,
anche a nome degli altri membri del Direttorio, le piu' sentite
felicitazioni''. Draghi ha poi informato Peroni che ''la
prossima riunione del consiglio superiore della Banca d'Italia
avrà luogo martedì 22 giugno 2010, alle ore 11.30''.
28.06.10 |
UNICREDIT: PERSEO HA 0,24% IN PORTAFOGLIO, GUARDA A RIPRESA TITOLO...
Radiocor - Perseo, finanziaria torinese partecipata da Fondazione
Crt, Mediobanca, Generali, Aviva e altre piccole fondazioni
bancarie piemontesi, ha in portafoglio lo 0,247% di UniCredit,
contro lo 0,27% rilevato all'assemblea della banca il 22 aprile
scorso, per un valore di bilancio di 134,2 milioni.Come
risulta dal bilancio 2009, consultato da Radiocor, la quota in
UniCredit e' classificata per lo 0,21% come partecipazione
'destinata a perdurare durevolmente in Perseo' con un valore di
bilancio di 123,2 milioni mentre il restante 0,3% (11 milioni)
e' compreso fra i titoli non immobilizzati. La finanziaria, che
in gennaio ha sottoscritto l'aumento di capitale della banca,
ritiene che 'il superamento della crisi finanziaria e il
miglioramento delle condizioni complessive delle societa'
partecipate, unite a un'attenta ed efficiente gestione della
societa', possano nuovamente ricondurre Perseo verso obiettivi
di redditivita''.
Anche per
questa ragione, dopo un forte calo delle perdite, no n si e'
ritenuto necessario procedere con una riduzione del capitale
come si delineava a fine 2008 a causa delle rettifiche dei
titoli in portafoglio. Il risultato economico di fine 2009 di
Perseo, che controlla anche partecipazioni immobilizzate in Dea
Capital (13 milioni), Edison (8,3) e Iride (12,8), registra
infatti una perdita definita 'contenuta' di 1,7 milioni, in
deciso miglioramento dai 91,3 milioni del 2008, riportando
quindi la societa' al di fuori delle previsioni dell'articolo
2446 del Codice civile.
16.06.10 |
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BANCHE: EUROPARLAMENTO, GIRO DI VITE SU BONUS MANAGER
(Adnkronos/Aki)
- Niente bonus ai manager delle banche che hanno ricevuto aiuti
di stato sino a che il denaro pubblico ricevuto non sia stato
restituito, bonus limitati al massimo al 50% della remunerazione
totale dei manager e pagamento solo quando i profitti siano
stati realmente incassati dalle banche.
Sono questi i punti chiave delle nuove norme sulla remunerazione
dei manager delle banche messe a punto dalla Commissione affari
economici del Parlamento europeo e su cui l'aula di Strasburgo
sara' chiamata a votare in plenaria a luglio.
Per i manager delle banche che hanno ricevuti aiuti di stato con
il denaro dei contibuenti, poi, il tetto massimo di
remunerazione annuale viene fissato a 500mila euro. L'obiettivo
e' di dare vita ad un sistema di remunerazione "giusto" che
"incoraggi la stabilita' a lungo termine e non l'assumersi
rischi eccessivi", ha affermato l'eurodeputata socialista
inglese Arlene McCarthy responsabile del dossier. Ora dovranno
iniziare i negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione
prima che Strasburgo approvi in via definitiva le nuove norme.
Il voto in plenaria e' previsto per luglio.
11 - BANCHE: CASSAZIONE, SI' ALLE MULTE PER CARENZE DI
ORGANIZZAZIONE
(Adnkronos) -
La Banca d'Italia puo' infliggere multe salate a chi, anche
amministrando una realta' bancaria di piccole dimensioni, pecca
di carenze "nell'organizzazione e nei controlli interni". Lo
sancisce la Cassazione (seconda sezione civile, sentenza 14305)
nel convalidare una sanzione di 18 mila euro nei confronti di un
consigliere di amministrazione della Banca di credito
Cooperativo del Lametino per carenze nell'organizzazione e nei
controlli interni.
La multa, inoltre, era stata inflitta all'esponente del cda
anche per carenze nell'erogazione, nella gestione e nel
controllo dei crediti in seguito ad una ispezione che era stata
effettuata presso l'istituto di credito in questione
dall'ottobre 2006 fino al 22 dicembre dello stesso anno.
Secondo la Suprema Corte, che ha respinto il ricorso del
consigliere di amministrazione, le sue leggerezze
nell'amministrazione bancaria "giustificano la valutazione
dell'organo di controllo" che ha inteso sanzionare "una condotta
improntata a superficialita', imprudenza e in palese dispregio
della normativa bancaria".
20.06.10 |
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GLI SLALOM Del duplex GUZZETTI-bazoli FRA POTERI TREMONTIANI E
MIRE BOSSIANE per blindare le fondazioni dall’assalto dei
bossi-mani - l’asse con tremendino (vedi il bazoliano Gorno
Tempini ad della Cassa depositi e prestiti) ci sta tutto perché
il democristo antico Guzzetti sa che la sovrapposizione tra
Tremonti e la Lega è spesso una semplificazione...
al "Foglio"
Diceva l'avvocato Gianni Agnelli che in una società privata il
potere vero ce l'ha chi nomina i manager. E forse questa regola
il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, l'aveva ben in mente
quando ieri, nel corso della "Decima Giornata della Fondazione"
alla Camera dei deputati ha dichiarato che "le fondazioni
bancarie hanno fin qui assicurato l'autonomia delle banche e dei
loro dirigenti".
Un modo per dire ai partiti di non chiedere di più: in fondo,
negli enti creditizi hanno già i loro uomini, che un bel po' di
influenza sulle banche già la esercitano. Per Guzzetti, che è un
realista, l'importante è difendere con questi due passaggi di
delega la "autonomia possibile" dei banchieri dai segretari di
partito: le segreterie attraverso gli enti locali nominano gran
parte dei vertici delle fondazioni, che contribuiscono a
nominare i manager bancari.
Due passaggi, pensa l'avvocato comasco, sono meglio di uno, e
"filtrano" utilmente i possibili eccessi di ingerenza. Invece la
Lega - si ritiene in alcuni ambienti dell'Acri pure non ostili
al centrodestra - sta esagerando perché rivendica a gran voce
più potere sulle fondazioni e sulle "loro" banche.
In parte, nella recente tornata di nomine in Intesa Sanpaolo,
l'ha anche ottenuto, facendo sponda sul presidente della
Compagnia Sanpaolo, Angelo Benessia, già in quota
centrosinistra, smarcatosi poi verso destra anche per compiacere
il Carroccio e sintonizzarsi con le mire tremontiane.
Ma anche nella Fondazione Cariplo, che è guidata e lo sarà per
ancora due anni dal roccioso Guzzetti, la Lega ha recentemente
inserito due uomini in più. Una mossa che indica una capacità di
mediazione del numero uno della Cariplo. Eppure gli enti di
natura creditizia hanno soprattutto un altro timore.
Temono che i partiti vogliano entrare nelle scelte creditizie
delle banche, per interposte fondazioni: è solo su questo che
vuol far muro. Il che innesca un'altra tensione in corso, quello
su chi debba vigilare sulle fondazioni, se soltanto il ministero
per l'Economia, come ha scritto Giulio Tremonti nella manovra
finanziaria, o anche il Parlamento, come ha auspicato ieri il
presidente della Camera, Gianfranco Fini, nella giornata
dell'Acri che festeggiava il ventennale della legge Amato.
L'avvocato comasco e il professore di Sondrio continuano a
vedersi e a sentirsi. Guzzetti è ritenuto strategico anche per
il suo asse con Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo:
altrimenti perché il ministro dell'Economia e delle Finanze
avrebbe nominato Giovanni Gorno Tempini - manager bazoliano doc
- quale amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti?
Certo la scelta è stata anche opera del direttore generale del
Tesoro, Vittorio Grilli, ma il rapporto personale tra Guzzetti e
Tremonti fra alti e bassi - un punto di flessione si è avuto con
l'ostracismo guzzettiano verso la candidatura di Domenico
Siniscalco al posto di Enrico Salza al vertice del consiglio di
gestione di Intesa - comunque funziona: anche perché Guzzetti sa
che la sovrapposizione tra Tremonti e la Lega è spesso una
semplificazione.
Insomma, per l'ex presidente democristiano della regione
Lombardia "il meglio è nemico del bene" e continuare a essere
vigilati dal ministero dell'Economia ("il controllo più
autorevole", l'ha definito ieri) - purché sia solo di
legittimità e non di merito - è preferibile a qualunque altro
scenario.
Per lui non c'è niente da riformare: basta non peggiorare le
cose. Ma l'equilibrio è ancora instabile. Il disegno di
legge-delega per la riforma del codice civile in materia di
fondazioni, elaborato dal ministero della Giustizia guidato da
Angelino Alfano, è stato esaminato ieri dal Consiglio dei
ministri: la riforma cancella l'ipotesi di un'authority ad hoc
sulle fondazioni, prevista dalla legge Ciampi.
I vertici delle fondazioni bancarie, secondo le indiscrezioni
raccolte dal Foglio, gradiscono in particolare il passo della
riforma in fieri che rafforza il principio di autonomia
statutaria, mentre non sembra rafforzata la vigilanza del
Tesoro. 11-06-2010]
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L'EPISTOLA DELL'APOSTOLO PALENZONA SOTTRAE AD ABRAMO BAZOLI LO
SCETTRO DELLA FINANZA BIANCA
Finalmente c'è un banchiere italiano che si è guadagnato un
posto in Paradiso.
È Fabrizio Palenzona, l'ex-autotrasportatore alto 1 metro e 90 e
quasi 200 kg di peso che fino a ieri era considerato dalle
malelingue un vorace collezionista di cariche.
L'accusa non era infondata perché il massiccio Palenzona in
questi anni ha incoronato la sua barba con poltrone e
poltroncine che vanno da Mediobanca agli Aeroporti di Roma, la
società che per la cattiva gestione fa incazzare Mauro Moretti.
Qualcuno però si è dimenticato che Palenzona non ha soltanto
l'adorazione per il dio denaro con il quale si è costruito un
tesoretto che la Guardia di Finanza ha scoperto anni fa dalle
parti di Montecarlo, ma anche profonde radici cattoliche che in
gioventù gli sono servite per avere un ruolo importante nella Dc
e per diventare presidente della Provincia di Alessandria.
Oggi questa matrice religiosa esplode sul "Corriere della Sera"
in una lettera scritta di suo pugno e indirizzata al direttore
Flebuccio De Bortoli. Quest'ultimo è un uomo tutt'altro che
insensibile ai problemi della Chiesa e lo dimostra l'apertura di
intere pagine all'ex-arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini.
Adesso è la volta di Palenzona di cui basta guardare il profilo
adiposo per capire che non è un asceta. La lettera inviata al
giornale di via Solferino lo colloca infatti nella galleria
degli apologeti, cioè di quegli uomini di fede che dopo Agostino
si ersero a baluardo contro imperatori peccaminosi come Traiano
e Marco Aurelio.
In difesa del cristianesimo ci furono personaggi come Giustino,
ex-pagano di origine greca, che lasciarono otto opere per
battersi in nome della cristianità. Il massiccio vicepresidente
di Unicredit non ha la forza intellettuale per scrivere tanto,
ma la sua epistola raggiunge toni di altissimo valore spirituale
che hanno l'obiettivo di sostenere la Chiesa di Papa Ratzinger
contro l'attacco dei media.
Con un'enfasi sbalorditiva il banchiere di piazza Cordusio
elenca le quattro ragioni fondamentali che bisogna ricordare a
chi ha avviato "una campagna planetaria ostile al Papa e alla
Santa Chiesa cattolica". Se esiste questa Europa e questa
cultura europea - scrive l'ex-camionista di Novi Ligure - è
merito della Chiesa, e così anche per gli ospedali e le
università. E se abbiamo potuto conoscere la cultura
greco-romana lo dobbiamo sempre a lei, quella Santa Chiesa
cattolica che sostiene i diritti dell'uomo per non parlare di
scienza, arte, ecc. ecc.
L'apologia di Palenzona è davvero formidabile e chiara è la sua
conclusione: "mi piacerebbe che i cosiddetti media facessero,
anche loro, un po' di ricerca della verità di cui nessuno ha
l'esclusiva se non Dio...non mi spaventa nulla di quello che
vedo. Un po' mi ripugna. Ma su ciò che più mi sta a cuore, sul "core
business", nulla temo. I Difensori giusti esistono, sono
imbattuti da più di duemila anni e lo saranno ancora per i
secoli dei secoli".
Così scrive Fabrizio Palenzona, l'uomo che identifica il core
business con i toni da crociato e sottrae ad Abramo Bazoli lo
scettro della finanza bianca.
10.06.10 |
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SAN PALENZONA, DEFENSOR ECCLESIAE ...
C'è la crisi delle vocazioni, ma anche delle donazioni.
Repubblica annota con perfidia, sotto un pezzo dedicato agli
scandali sessuali di Santa Romana Chiesa, che "cala l'8 per
mille e la Cei lancia l'allarme per 100 mila adesioni perse"
(p.20).
Ma la vera perla del giorno è la santa letteronza che Fabrizio
Palenzona scrive a don Flebuccio de Bortoli in difesa del
Vaticano e per spiegare ai media con chi hanno a che fare quando
osano occuparsi di sacre vicende (p.25). Gli pare evidente, al
buon Palenzona, "che sia in corso una campagna planetaria ostile
al Papa e alla Santa Chiesa Cattolica". Ma questi non la
meritano perché hanno fondato l'Europa, gli ospedali, le
università. Hanno tramandato la cultura greco-romana, hanno
inventato i diritti dell'uomo eccetera eccetera.
Tutte cose buone e giuste, per carità. I modesti curatori di
questa rassegna anarco-resurrezionalista sono solo colpiti dalla
rappresentazione del tutto immanente che il corpulento banchiere
de Diòs offre della Chiesa. Perché riconoscendone solo i meriti,
i valori e le missioni storico-umanitarie, si aderisce
casualmente all'impostazione teista tipica della massoneria
inglese.
10.06.10 |
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FONDAZIONI: GUZZETTI, SONO 88 E DISPONGONO DI UN PATRIMONIO
DI 50 MLD...
(Adnkronos) -
'Le Fondazioni di origine bancaria sono 88 e dispongono di un
patrimonio che sfiora i 50 miliardi di euro, poco piu' di un
terzo dei quali impiegato in attivita' bancarie, e una capacita'
erogativa che si aggira sul miliardo e mezzo di euro di
donazioni l'anno'. Il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti lo
afferma in occasione della X Giornata della Fondazione.
'Le Fondazioni di origine bancaria intervengono prevalentemente
nei settori della cultura, della ricerca, della formazione,
della tutela dell'ambiente, del sostegno alle categorie sociali
deboli, fra cui ceto non secondaria e' l'attenzione agli
anziani, ai malati terminali, ai disabili, ma anche ai giovani e
agli immigrati -spiega Guzzetti- E la logica d'azione in questi
campi e' particolarmente coerente con l'esigenza di creare un
sistema italiano del welfare -potremmo dire in senso ampio- che
realizzi una stretta integrazione tra l'azione
dell'amministrazione pubblica e delle organizzazioni private
senza scopo di lucro (il non profit) in una direzione
sussidiaria'.
17- FONDAZIONI: GUZZETTI, FONDAMENTALE PRESENZA IN CAPITALE
BANCHE...
(Adnkronos) -
'Ritengo che la presenza delle Fondazioni nel capitale azionario
delle banche italiane sia un elemento positivamente rilevante
per il Paese, come dimostrano le scelte impegnative fatte dalle
Fondazioni per disboscare la 'foresta pietrificata' e -nella
presente crisi finanziaria- per rafforzare la solidita'
patrimoniale delle banche'. Il presidente dell'Acri, Giuseppe
Guzzetti, lo afferma in occasione della X Giornata della
Fondazione.
10.06.10 |
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7 - BPM:
DA CDA MANDATO A VERTICI PER TRATTATIVA CON MONTE PARMA...
Radiocor -
Il cda
della Banca Popolare di Milano ha dato mandato al presidente
Massimo Ponzellini e al direttore generale, Fiorenzo Dalu, di
avviare una trattativa per l'ingresso nel capitale di banca
Monte Parma.
L'operazione, su cui il board si e' espresso all'unanimita',
secondo quanto risulta a Radiocor, porterebbe Bpm a rilevare in
un primo tempo la quota detenuta da Banca Sella (circa il 4,6%)
per poi stipulare un accordo con le due Fondazioni azioniste (la
Fondazione Monte di Parma e la Fondazione di Piacenza e
Vigevano) che possa consentire a Bpm di salire almeno al 51% di
Monte Parma. Il cda ha invitato i vertici ad agire con rapidita'
contattando tutti gli stakeholder di Monte Parma con l'auspicio
di poter avere un aggiornamento gia' nella prossima riunione del
board, in calendario il 29 giugno.
8 - BPM:
DA BANKITALIA LETTERA CON RILIEVI SU POP.MANTOVA, NO SANZIONI...
Radiocor -
Lettera
della Banca d'Italia ai vertici della Banca Popolare di Mantova
(gruppo Bpm) con rilievi su alcuni affidamenti concessi
dall'istituto. Gli appunti di palazzo Koch, secondo quanto
risulta a Radiocor, riguardano alcuni problemi nella componente
crediti per una concentrazione dell'esposizione su un certo
numero di clienti, ereditati peraltro dalla precedente gestione
dell'istituto mantovano. Bpm ha acquisito il controllo della
banca mantovana nel dicembre 2008, rilevando il 56,9% dal Banco
Popolare. Nella lettera di Bankitalia, esito dell'ispezione
condotta nella Popolare di Mantova, non si fa comunque cenno a
sanzioni per i vertici della banca. All'interno di Piazza Meda i
rilievi sono giudicati 'non gravi'.
9 -
CASSAMARCA: TORNA UTILE IN 2009 GRAZIE A TRADING SU AZIONI
UNICREDIT...
Radiocor -
La Fondazione Cassamarca, azionista di UniCredit con circa lo
0,7% del capitale, torna in utile nel 2009, con un avanzo pari a
23,8 mi lioni, risultato di entrate per 42,8 milioni a fronte di
uscite per 19 milioni. La principale voce di ricavo, secondo
quanto emerge dal bilancio dell'Ente consultato da Radiocor, e'
quella del risultato della negoziazione di strumenti finanziari
non immobilizzati (26,4 milioni), costituita in primo luogo da
'premi su opzioni e da operazioni di trading sulle azioni
UniCredit'. Altri 10 milioni circa vengono dalla
contabilizzazione al valore nominale dei 20 milioni di titoli di
Piazza Cordusio ricevuti come dividendo nel corso
dell'esercizio. Il bilancio segnala inoltre l'aumento dei debiti
a quota 75 milioni dai 62 del 2008. 10.06.10
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B.PROFILO: CERCA UNA NUOVA SEDE, CONTATTI PER PALAZZO DI
RICUCCI...
Radiocor -
Banca Profilo in cerca di una nuova sede a Milano. L'istituto,
il cui controllo (53,5% del capitale) e' stato rilevato lo
scorso anno dal gruppo Sator fondato da Matteo Arpe, punta a un
cambio di indirizzo rispetto all'attuale collocazione degli
uffici divisi in due palazzi, uno in Corso Italia (numero 49) e
l'altro nell'adiacente via San Martino (numero 10).
Tra gli
immobili di prestigio presi in considerazione da Arpe, secondo
quanto risulta a Radiocor, c'e' anche un palazzo in via Cerva,
vicino a piazza San Babila, che faceva parte del patrimonio
immobiliare di Stefano Ricucci.
Le
trattative sull'immobile di prestigio sono in corso. Il
presidente di Banca Profilo ha comunque visitato anche altri
immobili nel centro di Milano, tra i quali un palazzo in Monte
di Pieta' e uno in Corso Venezia. L'operazione di acquisizione
della sede dell'istituto, che adesso e' in affitto nella zona di
corso Italia, con grande probabilita' verra' realizzata dalla
stessa Banca Profilo.
12- BANCA
MEZZOGIORNO: COMITATO PROMOTORE SCEGLIE MCKINSEY ADVISOR...
Radiocor -
Il progetto della Banca del Mezzogiorno, nato da un'idea del
ministro dell'Economia Giulio Tremonti, fa un passo avanti verso
l'avvio operativ o. Il comitato promotore presieduto da Augusto
dell'Erba, apprende Radiocor, ha scelto la McKinsey come advisor
per la messa a punto del piano industriale.
La scelta
ha richiesto un supplemento di istruttoria dato il forte
interesse, riferito da fonti vicine al dossier, da parte di piu'
istituzioni per assumere il ruolo di advisor che dovra'
sviluppare il progetto sulla base delle linee di indirizzo
tracciate dal Comitato.
10.06.10 |
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9- NH
ITALIA: INTESA SANPAOLO SALE AL 44,5% DOPO ACCORCIAMENTO
CATENA...
Radiocor -
Intesa Sanpaolo aumenta la partecipazione in Nh Italia, la
controllata italiana della catena alberghiera spagnola Nh
hoteles, per effetto della semplificazione della catena di
controllo del gruppo. L'istituto di credito, secondo quanto
appreso da Radiocor, ha incrementato dal 42,75 al 44,5% la quota
detenuta nella societa', mentre gli spagnoli, tramite NH hotel
rallye, sono scesi al 55,5%, di cui il 50,6% e' in pegno alle
banche.
Il cambio
di quote e' avvenuto a seguito del conferimento in Nh Italia
della partecipazione del 2,6% detenuta da Intesa Sanpaolo in
Grande Jolly, veicolo utilizzato tempo fa per effettuare l'opa
su Jolly Hotel e di cui Nh Italia deteneva il 97,3%. Al termine
dell'operazione, il gruppo alberghiero italiano controlla al
100% due societa' operative, che in futuro verranno
probabilmente fuse: Nh Italy management, a cui fanno capo gli
alberghi originariamente gestiti da Nh e quelli acquisiti da
Framon, e Grande Jolly (alberghi ex Jolly Hotels).
10- INTESA
SANPAOLO: PASSERA, NO PROBLEMI FUNDING ABBIAMO FIENO IN
CASCINA...
(Adnkronos) -
Intesa
Sanpaolo non prevede di avere problemi di funding nel prossimo
futuro, avendo gia' emesso titoli 'in eccesso' rispetto ai suoi
bisogni immediati. A dirlo e' l'ad della Banca, Corrado Passera,
che stamani a Milano ha presentato un accordo per lo sviluppo
della Borsa Merci telematic
10.06.10 |
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SALVATORI A PARMA E PONZELLINI APRE ALL'ASSE CON BPM...
F.d.R. per
il "Corriere della Sera" - Ufficialmente non se ne è mai
parlato. Ma tra Piazza Meda e Palazzo Sanvitale le voci
circolano da tempo. Ora Massimo Ponzellini ha deciso di uscire
allo scoperto e rendere ufficiale l'interesse della Banca
Popolare di Milano per la Banca Monte Parma, dove è appena
arrivato Carlo Salvatori come presidente.
«Adesso
c'è Carlo Salvatori, una persona di grande capacità, che ha
voglia di fare, è un plus per tutta l'operazione» ha detto il
numero uno della banca milanese, che dopo aver visto naufragare
il piano di integrazione con la Banca Popolare dell'Emilia
Romagna, che era stato portato avanti da Roberto Mazzotta, ha
tenuto il mirino puntato sull'Emilia, ma spostandolo su Parma.
Città
che si troverebbe a rinunciare per la seconda volta alla propria
autonomia bancaria, per cederla a Milano. L'altra volta era
successo con l'annessione di Cariparma da parte dei francesi del
Crédit Agricole. Certo, parlare di fusione Milano-Parma è
prematuro, ma Ponzellini sembra determinato, e può anche contare
su un ufficiale di collegamento che potrebbe agevolare il
matrimonio: Beniamino Anselmi, membro del board di Bpm e del
Monte Parma. Banca quest'ultima che, per la prima volta in oltre
500 anni di storia, ha chiuso il bilancio in rosso per una serie
di accantonamenti chiesti dalla Banca d'Italia.
Un'onta
che ha provocato in città accuse e polemiche, deflagrate con la
richiesta di dimissioni (ottenute) del presidente, Alberto
Guareschi, da parte dalla Lega. Che ha spianato quindi la strada
a Salvatori e, forse, alle mire di Ponzellini. Il quale,
parlando a Bologna dei piani di Bpm, si è lasciato andare a una
confidenza che nessun banchiere oserebbe fare: «Nel lavoro delle
banche, che è uno strano mestiere, c'e sempre una parte di
porcherie che riusciamo ad infilare, non spetta ame dire quanto
coscientemente o inconsapevolmente».
E
mentre ieri consegnava all'ospedale Sant'Orsola di Bologna un
retinografo acquistato da Bpm ha aggiunto che anche la donazione
«è un modo di farsi perdonare e di ripagare questa cosa».
10.06.10 |
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SULL’ORLO
DI UNA CRISI DI EURO - INTESA, UNICREDIT E BANCO POPOLARE
ESPOSTE IN UNGHERIA PER 21 MILIARDI - MA PER BANKITALIA, "NESSUN
RISCHIO" - A smorzare gli allarmi sul caso Ungheria è stato
anche il commissario europeo agli Affari economici, Olli Renh,
secondo cui si è trattato di esagerazioni, così come sugli
allarmi sull’euro (INTANTO LE BORSE EUROPEE TRACOLLANO)...
A. per
"Libero Mercato"
Rischio
default o meno, l'Ungheria non può essere paragonata alla Grecia
per due semplici motivi. Primo non ha l'euro. Secondo può
attingere agli aiuti del Fmi senza alcuna diatriba in seno
all'Unione Europea. Diversa è la questione dell'esposizione
bancaria. Se l'in - tero sistema italiano è legato ad Atene per
meno di 10 miliardi, l'esposizione delle banche italiane verso
Budapest super ai 20.
Sono
Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Popolare i tre istituti
tricolore presenti in Ungheria. Rispettivamente detengono la
seconda e la settima banca magiara e assieme hanno quasi un
milione di clienti, mentre il banco Popolare ha un business
decisamente più limitato.
A negare i
rischi ci ha pensato prima il governatore di Bankitalia. Da
Busan, Mario Draghi ha osservato che gli istituti di credito
italiani sono capitalizzati in maniera adeguata e che il loro
modello di business li scherma dal rischio sistemico.
Da parte
sua Corrado Passera, ad di Intesa Sanpaolo, già venerdì aveva
ridimensionato i rischi ungheresi osservando come le
dichiarazioni rese dal portavoce del premier ungherese avessero
un sapore più politico che economico. Passera ha ricordato che
il suo gruppo in Ungheria «ha una bella banca che però
rappresenta poco meno del 2 per cento dei nostri attivi». Di
fatto non si evidenziano rischi sistemici e la situazione
potrebbe al massimo ricordare quella Ucraina.
Dove un
anno fa l'intervento del Fmi andò quasi direttamente a fornire
liquidità agli istituti. Unicredit compreso. Dettagli tecnici a
parte il governo ungherese ha già fatto marcia indietro. A
paventare rischi sui conti pubblici era stato un portavoce del
governo, ma ieri il segretario di Stato Mihaly Varga, figura di
spicco della maggioranza sulle questioni economiche, ha
affermato che questi commenti erano «esagerati e sfortunati».
Allo
stesso tempo ha ribadito che il governo intende contenere come
previsto il deficit di bilancio del 2010 al 3,8 per cento del
Pil. Anche se questo obiettivo richiederà, ha puntualizzato,
misure «immediate e urgenti». Proprio Varga è a capo di una
commissione del nuovo governo di centro destra incaricata di
effettuare una ricognizione sullo stato dei conti pubblici.
In un
contesto dei mercati che ormai da mesi sono sotto tensione dal
dissesto di bilancio della Grecia, e dalle pressioni sui conti
di altri paesi dell'area euro, le frasi allarmate di ieri del
portavoce dell'esecutivo avevano scatenato un putiferio. Wall
Street, già depressa per dati sul mercato del lavoro di maggio
meno solidi del previsto, dopo il montare degli allarmi
sull'Ungheria aveva visto l'indice Dow Jones chiudere con una
caduta del 3,15 per cento.
A smorzare
gli allarmi sul caso Ungheria è stato anche il commissario
europeo agli Affari economici, Olli Renh, secondo cui si è
trattato di esagerazioni, così come sugli allarmi sull'euro.
«L'Ungheria ha compiuto seri progressi nel consolidamento delle
sue finanze pubbliche negli ultimi due anni», ha rilevato
incontrando i giornalisti al termine del G20 finanziario a
Busan, in Corea del Sud. 07-06-2010]
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BELTRATTI
ANDREA.
Lunedì, la nuova etoile di Ca' de Sass si è esibita alla Scala
dei poteri forti, prendendo la parola in Bankitalia dopo le
considerazione del Governatore, Mario Draghi. Un debutto che ha
tenuto sulle spine la Compagnia artistica dei paolini torinesi.
I ragazzi del coro di Suor Giuliana-Ginger che, a sorpresa, l'ha
voluto nel ruolo di presidente del consiglio di gestione di
Banca Intesa al posto di Enrico Salza.
Il Fred
della Sala Bocconi-Pighetti, ovviamente, si è mosso in punta di
piedi sul palo di via Nazionale. Evitando i tragici scivoloni
che segnarono il suo inizio carriera sulle tavole polverose dei
quotidiani. Indimenticabile, ricordano ancora in via Solferino,
la sua esibizione in occasione della danza (macabra) per le
vittime del crack Parmalat-Cirio. Librandosi in alto, prima di
ricadere con le terga in terra, la futura etoile di Ca' de Sass
suggerì di trasformare i rimborsi in buoni spesa per la cultura.
E
meglio non gli andò all'Auditorium del "Sole 24 Ore" nella
performance Plus a favore dei gestori dei fondi comuni.
Fischiato dai lettori e dai critici si dedicò alla cura dei
Tordi (Bazoli) e dei Grilli (Vittorio). Un Tesoro di amico,
quest'ultimo.
.PAGLIARO
RENATO.
Milano. Tirò un sospiro di sollievo il ragazzo di bottega di
Cipresso Maranghi. Al momento di succedere un mese fa a Cesare
Geronzi alla presidenza di Mediobanca non era caduto nella
tentazione di andare a occupare la stanza del suo predecessore.
E mai decisione gli era apparsa tanto azzeccata quella mattina
di tarda primavera. Sul display del suo computer lampeggiava la
notizia che il suo ex boss avrebbe rappresentato le Generali nel
patto di sindacato di piazzetta Cuccia.
Ma a
guastare quel momento di compiaciuta felicità fu quando dalla
sua mente, come una nuvola di fumo, riemerse l'unica
"sciocchezza" che gli era sfuggita in quei primi giorni di
libertà nell'ex tempio della finanza laica: la separazione tra
banche ed editoria. Dopo l'ingresso di Geronzi anche nel patto
di sindacato Rcs-Corriere della Sera (con un misero 3,7% di
Trieste) la sua sortita poteva essere stata almeno inopportuna.
E per
farsi perdonare chiese al suo collega Giovanni Perissinotto,
amministratore delegato delle Generali, se poteva - a titolo
personale - contribuire al progetto del gruppo assicurativo "per
la protezione, la salute e il sostentamento dei leoni" dello zoo
di Varsavia.
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MPS
VENDE PALAZZI AI CLIENTI...
Da "Economy"
-
Giuseppe Mussari, presidente del gruppo Mps, mette in
vendita 187 immobili. Valore: circa 200 milioni di euro.
Sono palazzi residenziali, uffici, qualche spazio
commerciale, progetti di sviluppo e terreni sparsi in 15
regioni che alla banca non servono. Quindi meglio fare cassa
andando a bussare, stavolta, direttamente alla porta dei
clienti che, se interessati, possono chiamare un numero
verde (800713965) e chiedere informazioni.
Gli
immobili sono divisi in due gruppi: il primo (edifici
«rilevanti») comprende palazzi di pregio e la loro cessione
prevede una gara con offerte in busta chiusa od online; il
secondo, invece, riguarda tutta la restante parte del
patrimonio che verrà venduto con una raccolta di offerte
tradizionale con una negoziazione finale. Dalla banca,
comunque, assicurano: niente commissioni di intermediazione,
documenti già pronti per essere consegnati e, soprattutto,
ottimi mutui Mps.
MPS:
FUMATA BIANCA ANTITRUST PER SPORTELLI A INTESA...
Radiocor
- E'
in arrivo la fumata bianca dell'Antitrust per
l'autorizzazione della cessione di 50 sportelli del Monte
dei Paschi a Intesa Sanpaolo. Il via libera dell'Autorita'
presieduta da Antonio Catricala', apprende Radiocor, arriva
a cinque mesi dal closing tra i due gruppi. Per il
completamento della transazione era tutto pronto da tempo ma
l'Antitrust il mese scorso ha chiesto ulteriore
documentazione alle due banche.
Pronto da tempo anche l'accordo sindacale per il passaggio
dei dipendenti degli sportelli, tutti in Toscana, che
prenderanno le insegne di CariFirenze. La cessione ha un
controvalore di 200 milioni (4 milioni a sportello) e si
traduce in un beneficio sul Tier1 di Mps di 15 punti base e
un impatto su quello di Intesa Sanpaolo di 8 punti base.
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LA
SFIDA INFINITA DI COLLECCHIO...
Walter Galbiati per "la Repubblica" -
Uno scontro infinito, quello tra la Parmalat di Enrico Bondi
e il colosso del credito Usa, Citi. Senza confini perché si
danno battaglia ovunque e senza tempo perché non sembra
finire mai. Negli Stati Uniti la banca, accusata di avere
incamerato commissioni causando il crac della Parmalat, ha
vinto il primo round e ora attende il giudizio d´Appello.
In
Italia solo ieri, a ben sette anni dal crac, sono stati
rinviati a giudizio otto manager di Citi con l´accusa di
concorso in bancarotta. La prima udienza è stata fissata
addirittura il 4 aprile 2011. Nel frattempo potrebbe
arrivare il giudizio per l´accusa di aggiotaggio dalla quale
Citi si sta difendendo a Milano. Ed è uno scontro senza
esclusioni di colpi, perché Citi è l´unica delle grandi
banche a non avere mai transato con Bondi.
19.05.10 |
MITTEL:
MARIO SPONGANO NUOVO DIRETTORE GENERALE ...
(AGI) -
Mario Spongano e' il nuovo direttore generale di Mittel spa,
dopo le dimissioni di Giovanni Gorno Tempini, nominato ad
della Cassa depositi e prestiti. Stando a una nota della
societa', il cda di Mittel, presieduto da Giovanni Bazoli,
ha accettato le dimissioni di Tempini e, ringraziandolo per
l'opera svolta in questi anni, gli ha rivolto "un sentito
augurio di buon lavoro nella sua nuova importante funzione".
Il Cda
ha poi proceduto alla nomina di Spongano, attuale direttore
finanziario della societa'. "Spongano - si legge - e'
entrato in Mittel nel gennaio 2008, dopo una lunga
esperienza lavorativa nel settore finanziario, prima in Jp
Morgan e successivamente come vice direttore generale del
gruppo Mts". Inoltre, Massimo Tononi, fino al mese scorso
partner managing director della banca statunitense Goldman
Sachs e sottosegretario al Tesoro nel 2006-08, ha fatto il
suo ingresso nel cda13-05-2010]
Chissà
cosa si diranno il direttore Rai Mauro Masi e Italo Bocchino
(e consorte Gabriella) quando un giorno si incroceranno nel
cortile del cosiddetto 'palazzo dei famosi', ai Parioli,
dirimpetto a villa Borghese? é un bellissimo comprensorio
che ha al suo interno vari palazzi umbertini che una volta
era di proprietà dell'Ina, poi passò alla Pirelli Real
Estate di Tronchetti & Puri ed oggi è nelle manine sante di
Ligresti. Davanti al cancello di ingresso pare di stare
davanti a Montecitorio per l'ingorgo di auto blu e auto di
scorta e poliziotti in borghese e no. Ci vivono infatti
Brunetta, Bocchino, le sorelle Geronzi Chiara e Benedetta, e
prossimamente arriveranno Masi e il ministro della Giustizia
Alfano. Tutti da Ligresti. Chissà che affitti farà pagare a
Lor Signori...ù
Questa
sera al Grand Hotel di Firenze Andrea Ceccherini ospiterà il
Presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera. Un nuovo
acchiappo, per il vispo leader dell'Osservatorio
Giovani-Editori, che va a collocarsi, a meno di un mese,
dalla visita fiorentina dello Smontezemolato. |
10.05.10 |
| "Conflitto d'interesse, Consob richiama sei
banche. Nel mirino le politiche commerciali con la clientela
retail e i contratti con gli enti locali". Ecco i nomi di chi ha
ricevuto "rilievi", come scrive il Corriere (p.31): Intesa, Biis,
Unicredit Banca, Mps, Popolare Verona e Bnl. Dopo un primo fremito
per la nuova coraggiosa iniziativa di Cardia padre, ecco che
l'ottimo Federico De Rosa ci rassicura già alla seconda colonna:
"Ora è il turno delle big. Le quali, è bene chiarirlo, non
rischiano nulla". Ah, meno male.
10.05.10 |
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TREMONTI STANGA LE BANCHE - COLPO BASSO PER I BILANCI DEI
COLOSSI DEL CREDITO - A FARI SPENTI GIULIETTO TIRA FUORI UNA
MAXILENZUOLATA DI NUOVE REGOLE SULLA TRASPARENZA ALLO SPORTELLO -
GIU’ I COSTI SUI CONTI CORRENTI, ASSEGNI VELOCI E BASTA FURBATE
CON GLI INTERESSI - IN ARRIVO PIU’ POTERI A BANKITALIA CHE ORA
PUO’ INTERVENIRE IN TEMPO REALE PER BLOCCARE LE FREGATURE DEGLI
ISTITUTI E STANGARLI CON SUPERMULTE FINO A 250MILA EURO
Francesco De Dominicis per "Libero"
Giù i costi, assegni sprint e basta giochetti sugli
interessi dei conti correnti. E ancora: comunicazioni più chiare,
contratti senza fregature, più poteri alla Banca d'Italia e
maximulte, fino a 250 mila euro, per gli istituti di credito che
fanno i furbi allo sportello. È una vera e propria stangata quella
che GiulioTremonti sta per rifilare alle banche italiane. La
stretta del ministro dell'Economia è inserita in un pacchetto di
cinque provvedimenti che a fine maggio, salvo sorprese, finirà sul
tavolo del consiglio dei ministri.
Si tratta delle bozze dei decreti legislativi con cui
stanno per essere recepiti nell'ordinamento del nostro Paese le
regole di Bruxelles su credito al consumo e mediatori creditizi (è
previsto un esame per i professionisti). Una raffica di nuove
norme tutte volte a mettere fine alla giungla dei prestiti, anche
attraverso l'unificazione degli albi di Bankitalia (sparisce
l'elenco speciale).
Tremonti, però, si è spinto oltre lo stretto necessario.
E quello che doveva essere un ritocco al testo unico bancario si è
trasformato in una profonda riforma che va al cuore della
regolamentazione finanziaria. Il titolare dell'Economia ne ha
approfittato per migliorare la trasparenza allo sportello e
mettere sul piatto vantaggi concreti per i cittadini. Dai mutui
agli interessi sui conti correnti, dalle comunicazioni ai costi di
documentazione, il raggio d'azione è assai ampio.
Quanto al comparto dei prestiti, l'obiettivo è mettere
ordine in un mondo variegato che comprende imprese di leasing e
factoring, finanziarie di investimento, società di credito al
consumo, istituti di moneta elettronica, gestori di carte,
cambiavalute, agenzie di prestito su pegno.
I testi sono stati diffusi pochi giorni fa dal Tesoro che
attende entro il 21 maggio il parere degli addetti ai lavori. Poi
il passaggio a palazzo Chigi. Ma ecco nel dettaglio le novità
principali per i clienti delle banche. Diventa anzitutto più
veloce la valuta su depositi e conti. Scende infatti a un massimo
di quattro giorni lavorativi la disponibilità delle somme
incassate con con assegni bancari e circolari.
Le banche non potranno più "giocare" con gli interessi
creditori, cioè quelli da riconoscere ai correntisti sull'attivo.
Le regole di via Venti Settembre prevedono interessi col turbo: il
conteggio scatta nel giorno del versamento per gli assegni della
stessa banca e dal giorno successivo per gli altri titoli di
credito.
Netta sforbiciata, poi, anche alle commissioni e alle
spese. Una mossa in perfetto stile Robin Hood, quella di Tremonti,
che dovrebbe avere un certo impatto anche sui bilanci delle
banche. Che certamente non resteranno a guardare e tenteranno in
tutti i modi di far tornare il ministro sui suoi passi. Fatto sta
che vengono azzerati tutti i costi per invio documentazione ai
clienti: le comunicazioni, che dovranno essere snelle e chiare,
saranno a carico degli istituti. Stop a tutti i tipi di penali e
spese per l'estinzione anticipata dei mutui (anche quelli degli
enti previdenziali).
E niente balzelli segreti nemmeno per recedere dai
contratti (qualsiasi tipo) sottoscritti con un intermediario
finanziario. Il diritto di recesso è gratis e le clausole che
prevedono commissioni sono nulle. Il preavviso per le modifiche
unilaterali sale da 30 a 60 giorni e nei contratti dovrà essere
previsto il tentativo obbligatorio di conciliazione
stragiudiziale. Quanto ai mutui e a tutti i finanziamenti con
garanzia per la banca, c'è una svolta sulle ipoteche: la
cancellazione è automatica dopo il pagamento dell'ultima rata.
Capitolo
controlli: nonostante le tensioni tra via Venti Settembre e via
Nazionale, il decreto-trasparenza dà più poteri a Bankitalia. Che
avrà la facoltà di intevenire rapidamente per bloccare attività e
offerte fuori legge nonché ordinare la restituzione delle somme
indebitamente percepite da banche e intermediari. Gli sceriffi
potranno stangare i furbetti con maximulte: 258 mila euro per chi
evade i controlli, 129 mila per illegalità sul credito al consumo
e 64 mila per anomalie nelle comunicazioni ai clienti.
[06-05-2010]
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BANCHE: PALENZONA, NUOVE GIUNTE, NUOVI VERTICI FONDAZIONI...
Radiocor - 'Se una giunta di centro destra succede ad una
giunta di centro sinistra, se prima c'era un presidente e
ora ce ne e' un altro, quando si trattera' di fare le nomine
verranno nominate persone piu' confacenti alle nuove
amministrazioni. E questo cambiera', come e' giusto che sia,
la classe dirigente delle Fondazioni'. Cosi' a Radiocor
Fabrizio Palenzona, vice presidente di UniCredit in
rappresentanza della Fondazione Crt, a margine del seminario
organizzato da Fimit su 'Italia: piazza del real estate
europeo?'.
20.04.10 |
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I
BANCHIERI FANNO MENO UTILI MA SI ALZANO LO STIPENDIO - PROFUMO IL
PIÙ PAGATO CON 4,3 MILIONI DAVANTI A PASSERA E GERONZI. RECORD
EUROPEO PER ACKERMANN
Ettore Livini per
Repubblica.it
La crisi è
durata pochissimo per gli stipendi dei supermanager bancari
tricolori. Dopo un 2008 di vacche magre, il 2009 dei primi quattro
istituti di credito italiani - liberi dai vincoli dei
Tremonti-bond - è andato in archivio con calo dei profitti del 41%
ma con un aumento del 25% delle buste paga dei dirigenti con
responsabilità strategiche.
Intesa
Sanpaolo ha festeggiato il timido rialzo dei profitti (+9,9%)
gratificando il vertice operativo di 37 milioni di stipendio, il
19% in più dell´anno precedente. Stessa musica per Unicredit: gli
utili di Piazza Cordusio sono scivolati da 4 a 1,7 miliardi, ma i
compensi del top management sono saliti da 41 a 65 milioni. Il
Monte dei Paschi di Siena ha tagliato il dividendo lasciando a
bocca asciutta i soci (i profitti sono scivolati da 922 a 200
milioni) ma non se l´è sentita di dare un dispiacere ai quadri
dirigenziali, che hanno visto crescere gli emolumenti del 5% a
10,5 milioni.
A dare il
buon esempio è stato l´ad Antonio Vigni che malgrado lo scivolone
della redditività ha visto il suo bonus salire del 75% a 800mila
euro con un compenso totale balzato da 1,4 a 1,96 milioni. Gli
unici a pagare la crisi (si fa naturalmente per dire) sono i
vertici di Mediobanca. Piazzetta Cuccia - i cui utili al 30 giugno
2009 sono crollati da 1 miliardo a 2 milioni - ha tagliato i
bonus, riducendo da 20,5 a 14,5 milioni il jackpot per il top
management.
La Cuccagna
ha premiato in proporzione pure i capi azienda. Alessandro
Profumo, numero uno di Unicredit, ha recuperato parte dei soldi
persi nel 2008 quando si era autoridotto lo stipendio del 63%.
Quest´anno la ripresina dell´ultimo trimestre ha convinto Profumo
a ritoccarselo da 3,47 a 4,27 milioni di euro (11.690 euro al
giorno, festivi compresi) confermandolo come il banchiere meglio
pagato d´Italia.
Alle sue
spalle Corrado Passera che dopo un 2008 da dimenticare (3,06
milioni di euro) si è visto raddoppiare il bonus a 1,5 milioni
arrivando a un 740 complessivo di 3,8 milioni. Più o meno la
stessa cifra incassata nel 2007 quando però Intesa Sanpaolo aveva
guadagnato il doppio e i suoi soci si erano messi in tasca un
dividendo cinque volte superiore a quello 2009.
L´exploit di
Vigni a Siena è compensato dal bel gesto del presidente Giuseppe
Mussari che ha rinunciato a parte degli emolumenti di spettanza
accontentandosi di 714 mila euro di stipendio, 150 mila in meno di
un anno fa. In Mediobanca il presidente uscente Cesare Geronzi è
stato l´unico a salvarsi dalla limatura alle buste paga, con uno
stipendio salito da 3,2 a 3,3 milioni di euro. Alberto Nagel e
Renato Pagliaro si sono dovuti accontentare di 2,5 milioni, il 20%
in meno.
L´Italia non
è un caso isolato. Le banche Usa e quelle europee, ha calcolato il
Wall Street Journal, aumenteranno in media quest´anno del 10% le
buste paga ai loro dipendenti. Lo stipendio medio di un trader a
Wall Street nel 2009 è stato di 340mila dollari (+20%). Il
banchiere più pagato d´Europa quest´anno sarà con ogni probabilità
Josef Ackermann di Deutsche Bank che dopo il ritorno al profitto
del colosso tedesco si è visto moltiplicare per sei il compenso a
9,55 milioni.
12 -
04-10 |
|
EMILIO BOTIN ORA OFFRE IL 4%...
Mi. C. per "il Sole 24
Ore"
- Il Banco Santander continua a scandire i tempi della finanza
spa-gnola. L'istituto guidato da Emilio Botin si sta infatti
distinguendo su svariati fronti, senza accusare alcun segno di
debolezza. Nella raccolta, il banco ha infatti lanciato un
deposito che offre una remunerazione che può arrivare fino al 4%.
L'intento è ovviamente quello di allargare la base dei correntisti
ma anche quello di tenere a debita distanza le altre banche. Per
quel che riguarda invece la raccolta di fondi, il Santander sta
pagando sul mercato, meno di quanto non paghi il Regno di Spagna.
A dimostrazione del fatto che gli investitori si fidano di più
dell'istituto, che non del paese iberico. Certo, Emilio Botin
nelle ultime settimane si fa vedere di più accanto alla Ferrari e
a Fernando Alonso, che non in Boadilla del Monte, ma la sua banca
è sempre sulla buona pista.
14.04.10 |
ALLA FINE DELLA PROSSIMA SETTIMANA CON LA DESIGNAZIONE
DEI CONSIGLIERI PER LE GENERALI, GERONZI CONQUISTERÀ IL LEONE
DI TRIESTE (PAGLIARO GARANTE DELLE PARTECIPAZIONI MEDIOBANCA)
- COSA VUOLE FARE DA GRANDE IL FURBO PALENZONA, 57 ANNI E 55
POLTRONE?
Gli uscieri di Mediobanca sono persone profondamente riservate
e religiose. Per decenni hanno custodito il tempio di
Piazzetta Cuccia e conoscono alla perfezione il rito
ambrosiano. A chi li interroga spiegano che secondo questo
rito il segno della pace viene scambiato tra i fedeli prima
della Comunione e non dopo come avviene nel rito romano.
E
ieri nel cortile della merchant bank questi segni sono apparsi
molto evidenti quando Cesarone Geronzi è sceso per
accompagnare alla macchina Abramo-Bazoli con un gesto che il
"Messaggero" definisce di "visibilità
segnaletica". Poi il presidente di Mediobanca ha
accompagnato a piedi John Elkann per andare nella vicina sede
di Italcementi dove i soci del Gruppo editoriale Rcs
preparavano il consiglio di amministrazione che si tiene oggi.
Per
gli uscieri questi sono i segni di pace di un rito che il
banchiere romano sembra avere assimilato rapidamente nei due
anni di permanenza sulla poltrona di Enrico Cuccia. D'altra
parte la sua amicizia con Bazoli non è mai stata in
discussione e la "visibilità segnaletica" è
l'ennesima conferma del rapporto che lega i due Grandi Vecchi.
La
processione era cominciata intorno alle 10 quando a varcare il
cancello è arrivato il massiccio Fabrizio Palenzona, il
57enne vicepresidente di Unicredit che sta giocando la parte
da protagonista nel risiko bancario-assicurativo. Ed è su
quest'uomo, nato nel segno della Vergine ma sverginato in età
precoce dalla politica, che si devono fermare i riflettori
perché con le mosse degli ultimi giorni è salito
definitivamente nella prima categoria dei banchieri.
È
stato lui il grande mediatore nello scontro tra Alessandro
Profumo, l'ostinato difensore del potere manageriale, e le
Fondazioni, difensori del potere sul territorio. E con la
cessione da parte di Unicredit del 2,84% di Generali alla
Cassa di Risparmio di Torino, il massiccio Palenzona si è
messo al centro delle trame che si stanno consumando tra
Milano e Trieste.
La
domanda che gli uscieri di Mediobanca si pongono a questo
punto è che cosa voglia fare da grande questo personaggio che
nei conti correnti di Montecarlo si faceva chiamare "Radetzky"
mentre Pacini Battaglia (uno dei protagonisti di Tangentopoli)
usava l'appellativo "Pallenzona". Tutti gli
riconoscono una grande capacità di navigare nell'intero arco
politico e la sua storia è lì a dimostrare che destra,
centro e sinistra "per lui pari son". Se fate
l'elenco delle cariche che ricopre si arriva a 55; questo è
il numero delle poltrone che il banchiere-politico è riuscito
a collezionare negli ultimi anni.
Adesso,
con la sua mole da due quintali e l'altezza vicina ai due
metri, gioca la parte del pivot e fa sapere ai suoi
interlocutori privilegiati (Profumo, Geronzi, Bazoli) che non
vuole nessun incarico e non ambisce alla presidenza di
Unicredit né a quella di Mediobanca perché è un fautore
convinto della stabilità. Continuità nella stabilità sembra
essere la sua parola d'ordine e questo leit-motiv viene
ripetuto oggi dai giornali.
È una parola d'ordine che va bene per Mediobanca dove
l'amministratore delegato Pagliaro può fare da garante, e
alle Generali dove i "ragazzi" Perissinotto e
Balbinot si sentono forti dei risultati 2009. Il furbo
Palenzona ha solo 57 anni e 55 poltrone. Per questa ragione può
aspettare il suo momento e assistere con le mani incrociate
sulla pancia al prossimo rito ambrosiano.
Secondo
gli uscieri questa cerimonia si svolgerà alla fine della
prossima settimana con la designazione dei consiglieri per le
Generali, e dovrebbe vedere un Geronzi con gli occhi al cielo
mentre tira un grande sospiro e allarga le braccia per
l'ultimo sacrificio. È il sacrificio che lo porterà nella
società di Trieste dove perfino Kafka ha lavorato da giovane,
e a quel punto sarà chiaro che il suo erede naturale è
"Pallenzona", un ex-autotrasportatore di Novi Ligure
che sta guidando la sua vita con l'abilità di un Grande
Vecchio.
2- CHE FINE HA FATTO RATAN TATA, L'IMPRENDITORE INDIANO
CHE VOLEVA INVADERE L'ITALIA CON LE SUE AUTOMOBILINE DI
PLASTICA DA 2.500 EURO? VORREBBE METTERE UN PIEDE NEL MERCATO
ITALIANO DELLE TELECOMUNICAZIONI
Che fine ha fatto Ratan Tata, l'imprenditore indiano che
voleva invadere l'Italia con le sue automobiline di plastica
da 2.500 euro?
Quando
arrivò a Torino nel settembre 2005 fu accolto da Luchino di
Montezemolo con grande entusiasmo e nel settembre di
quell'anno la Fiat firmò un agreement che sembrava dovesse
sposare il Lingotto con il colosso di Mumbay. E anche il
tycoon 72enne mostrò grande simpatia per Luchino e le
poltrone Frau diventando socio del Fondo Charme.
Qualcuno
sostiene che la Fiat non ha rinunciato all'idea di dare
sostanza all'accordo del 2005 e che dopo l'intesa con Chrysler
e i piedi sul mercato russo, potrebbe nascere un colosso
universale dell'automobile. In realtà le notizie che arrivano
dall'India dicono che la holding di Ratan Tata sta
attraversando un momento difficile, ma la passione per
l'Italia non sembra tramontata nell'animo di quest'uomo senza
eredi che dopo un'infanzia sofferta si è laureato in
un'università americana.
È
notizia di questi giorni che la conglomerata vorrebbe mettere
un piede nel mercato italiano delle telecomunicazioni. Un
cenno in questo senso è stato fatto nei giorni scorsi dal
quotidiano "Il Tempo" e i dettagli li ha spiegati il
"Corriere della Comunicazioni".
Il
Gruppo di Mumbay vorrebbe sfruttare le potenzialità del
mercato italiano e avrebbe in mente di trovare una piattaforma
nel Centro-Italia, forse in Molise. Questo sarebbe il primo
passo per aprire le porte alla tecnologia informatica indiana
che sembra ben più robusta delle automobiline di plastica con
cui il consigliere di amministrazione di Fiat, Ratan Tata,
pensava di fare le pulci alla fabbrica torinese.
3- PER L'ECONOMISTA MICOSSI NON È IMPOSSIBILE REGOLARE I
MERCATI FINANZIARI. BASTA UN'UNICA AUTORITÀ AMMINISTRATIVA
CHE INTERVENGA IN CASO DI FALLIMENTO DELLE BANCHE
Ogni giorno che passa si fa sempre più strada la convinzione
che sia impossibile regolare i mercati finanziari.
Nel
mondo delle banche resta sommerso un centinaio di miliardi di
prodotti tossici e i discorsi per arginare un'altra bolla sui
derivati e la speculazione lasciano il tempo che trovano.
Anche Mario Draghi nella sua veste di presidente del Financial
Stability Board rischia di dire parole al vento perché la
voglia delle regole si scontra con gli annunci sulla crisi del
debito pubblico di alcuni paesi per i quali si ipotizza
addirittura l'uscita dall'euro.
Ieri
pomeriggio alle 18,30 nella trasmissione di Sky diretta dalla
giornalista Sarah Varetto, l'economista Stefano Micossi ha
dichiarato che nessuno sa esattamente che cosa significhi
uscire dall'euro, poi con una certa supponenza lo stesso
Micossi ha svelato di aver messo a punto una nuova
architettura della finanza internazionale.
Al
giovane direttore generale dell'Assonime che ha guidato il
Centro Studi di Confindustria e ha lavorato anche nel servizio
studi della Banca d'Italia, non manca il coraggio della
provocazione. Questa volta però ha voluto argomentare le sue
intenzioni sulla base di una ricerca che è stata condotta da
Assonime e dal Ceps (Centre European Policies Studies) di
Bruxelles.
Il
report è un tomo di 104 pagine che provoca forti emicranie ed
è stato realizzato con il contributo di Unicredit, ma Micossi
l'ha presentata come il toccasana per le malattie della
finanza internazionale. Da quello che si è capito i pilastri
per uscire dalla fragilità dei gruppi bancari riguardano il
contenimento dell'azzardo morale per i banchieri con una nuova
disciplina sugli azionisti e sui manager, e con l'idea di
un'unica autorità amministrativa che intervenga in caso di
fallimento delle banche.
Alla
Banca d'Italia stanno spulciando le idee di Micossi e si
chiedono se l'economista dal ciuffo ribelle non abbia
esagerato in fantasia.
4- NEGLI AMBIENTI DELLA LEGA SI DÀ PER CERTA L'IPOTESI
CHE DANILO BROGGI DIVENTI PRESIDENTE DELLE FERROVIE DELLO
STATO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che
negli ambienti della Lega si dà per certa l'ipotesi che
Danilo Broggi diventi presidente delle Ferrovie dello Stato.
Costui
è un milanese che dopo aver guidato la Confapi e occupato
altri incarichi, è arrivato quattro anni fa alla guida di
Consip, la società pubblica che gestisce gli acquisti per
l'Amministrazione dello Stato. Il settimane
"Economy" in edicola oggi lo tira in ballo per la
direzione generale dell'Expo 2015 di Milano, ma il nome del
50enne Broggi è in pole position per la poltrona che tra
poche settimane sarà liberata da Innocenzo Cipolletta".
[18-03-2010] |
BAZOLI IN PIAZZETTA CUCCIA, INCONTRO DI CIRCA UN'ORA
CON GERONZI...
(Adnkronos) - E' durata circa 50 minuti la
visita di Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo a
Mediobanca. Arrivato a piedi, Bazoli e' andato via in macchina
e all'uscita, a salutarlo stringedogli la mano, si e' visto
anche il presidente di Mediobanca Cesare Geronzi. In
mattinata, secondo indiscrezioni, si sarebbe recato in
piazzetta Cuccia anche Fabrizio Palenzona, vicepresidente di
Unicredit.
22.03.10 |
-
SULLE BANCHE SPAGNOLE UNA MINA DA 23 MILIARDI...
Da "la Stampa" -
Le banche spagnole hanno fatto tutto il possibile per arginare
l'ondata di debiti emersa con lo scoppio della bolla
immobiliare. Si è prestata molta attenzione alle migliaia di
immobili che le banche hanno rilevato dalle società
costruttrici in difficoltà in cambio della cancellazione dei
loro debiti.Ma un
problema molto più grande è quello dei prestiti che le
banche hanno rifinanziato senza considerare l'eventualità che
non potessero essere rimborsati. Le banche potrebbero trovarsi
a dover accantonare quasi 23 miliardi di euro in più nei
prossimi anni, il 41% degli accantonamenti effettuati finora.
Secondo gli analisti, le banche spagnole sarebbero titolari di
un patrimonio immobiliare, acquistato dalle imprese
costruttrici, del valore tra 30 e 43 miliardi.
La
banca centrale spagnola sta chiedendo agli istituti di
accantonare subito il 10% del valore delle proprietà, e un
altro 10% dopo un anno per gli immobili non ancora venduti.
Considerando però il deprezzamento progressivo di questi
beni, la banca centrale sarebbe intenzionata ad aumentare
questo valore al 30%. Secondo il Credit Suisse, le banche
spagnole avrebbero finora accantonato il 21% del valore degli
immobili. Ipotizzando un patrimonio totale di 35 miliardi,si
tratterebbe di accantonare altri 3,2 miliardi.
Esiste
però un problema più grave, quello dei prestiti che sono
stati rifinanziati ma non ancora svalutati. Credit Suisse
calcola che questi prestiti potrebbero rappresentare il 3,5%
dei crediti concessi dal sistema bancario spagnolo, circa 64
miliardi. Una quota consistente di questi crediti potrebbe
diventare inesigibile tenendo conto delle difficoltà
dell'economia spagnola nell'emergere dalla recessione
quest'anno.
Gli
analisti ritengono che gli accantonamenti potrebbero alla fine
arrivare al 20%-40% del totale. Facendo una media, significa
che le banche dovranno mettere da parte altri 19,3 miliardi.
Accantonare 23 miliardi in equivale ad assorbire due terzi dei
34 miliardi di utili lordi che secondo Iberian Equities il
settore realizzerà quest'anno. Naturalmente l'accantonamento
potrebbe essere spalmato su due o tre anni, e non è detto che
tutti i debiti alla base delle stime finiscano per diventare
irredimibili.
|
CASSA
SILURI E PRESTITI - COSA C'è DIETRO LA CACCIATA DEL
TREMONTIANO VARAZZANI E L'ARRIVO DEL "BAZOLIANO"
GORNO TEMPINI? - Tremonti e Guzzetti avrebbero preso la
decisione su un tavolo di dossier più ampio. Che comprende le
prossime nomine dei vertici di Intesa Sanpaolo, compresa
quella del bazoliano tendenza passera Enrico Salza che che
dopo un triennio non ha più la fiducia della Compagnia
Sanpaolo by benessia né di giulietto....
Andrea Greco per "la
Repubblica"
Massimo Varazzani lascerà il vertice
della Cassa depositi e prestitin (Cdp): l´assemblea tra due
mesi dovrebbe impalmare nuovo amministratore delegato Giovanni
Gorno Tempini, attuale direttore generale di Mittel. Non è
ufficiale ma poco manca, dopo le voci degli ultimi giorni e
gli incontri di venerdì a Roma tra alti esponenti del Tesoro
(che della "banca del governo" ha il 70%) e delle 66
Fondazioni azioniste con il 30% restante.
La sostituzione era nell´aria perché,
a 15 mesi dall´insediamento e malgrado una capacità
manageriale che molti riconoscono, a Varazzani i due soci
imputano condotte troppo ruvide e autoritarie, che hanno
guastato i rapporti con il presidente Franco Bassanini, e con
parti del consiglio e della struttura interna di Cdp. Compreso
il comitato di monitoraggio, chiamato a controllare l´applicazione
del piano triennale che prevede investimenti per 50 miliardi.
Anche l´allontanamento dalla
dirigenza top di Antonino Turicchi e Matteo Del Fante è stato
visto come un errore (e ora quest´ultimo, parcheggiato a Cdp
Investimenti, potrebbe tornare come dg della Cassa intera). Il
cda del 30 marzo, che vara il bilancio 2009, sarà l´ultimo
atto: all´assemblea di fine aprile le nuove nomine, per un
consiglio decaduto per lo scadere della maggioranza dei
membri.
È sorprendente, per gli addetti ai
lavori, la candidatura di Gorno Tempini. Bresciano, 48 anni,
laureato in Bocconi e con una carriera tutta finanziaria tra
Jp Morgan, Intesa Sanpaolo e oggi la finanziaria bresciana che
per Giovanni Bazoli è una seconda casa. Dato che tale nomina
nella Cassa spetta al Tesoro - le Fondazioni scelgono il
presidente, e riproporranno Bassanini - perché il ministro
Giulio Tremonti punta su un manager che attorno a via XX
settembre è descritto come «organico al sistema di Bazoli e
delle Fondazioni»? Mistero fitto.
Una spiegazione possibile, che inizia
a filtrare nelle stanze finanziarie, è che Tremonti e
Guzzetti (presidente di Cariplo e dell´associazione tra
Fondazioni) abbiano preso la decisione su un tavolo di dossier
più ampio. Che potrebbe comprendere le prossime nomine dei
vertici di Intesa Sanpaolo, la prima banca italiana dove
Bazoli e Guzzetti sono relativamente presidente e più
influente azionista da lustri.
Così si torna a mormorare della
presidenza del consiglio di gestione di Ca´ de Sass, unica
casella di peso incerta, poiché Enrico Salza dopo un triennio
non ha più la fiducia della Compagnia Sanpaolo (che ha il 10%
nella banca e quella poltrona esprime). Gli
"sponsor" rimasti a Salza, oggi, sono Bazoli e il
suo amministratore delegato, Corrado Passera. Due settimane fa
Tremonti, a Torino, parlò dell´esigenza di una
rappresentanza torinese forte in Intesa Sanpaolo. E risulta
abbia frequenti contatti a riguardo con il sindaco Sergio
Chiamparino. Forse da ieri la riconferma dell´esperto Salza
è più difficile
[02-03-2010] |
|
- MEDIOBANCA: BOLLORE', CI VUOLE
UNITA' ENORME TRA TUTTI GLI ITALIANI
Radiocor - Generali e Mediobanca 'non sono solo un'assicurazione e una
banca. Si parla di tutto il mondo della finanza e
dell'industria italiana. Bisogna che ci sia un'unita' enorme
tra tutti gli italiani'. Cosi' il finanziere Vincente
Bollore', che rappresenta i soci francesi di Mediobanca,
parlando ai giornalisti a margine del Salone dell'Auto di
Ginevra.
- CARITO: INCONTRO FONDAZIONE CRT E
CARIGE, AVVIATO PERCORSO
(AGI) - I vertici
di Fondazione Crt, il presidente Andrea Comba ed il segretario
Angelo Miglietta si sono incontrati, oggi, a Torino, con il
presidente della Fondazione Carige Flavio Repetto ed il numero
uno dell'istituto genovese Giovanni Berneschi. Al centro
dell'incontro il percorso che dovrebbe portare alla nascita
della nuova banca "Carito".
Secondo quanto si e' appreso si e'
trattato di un incontro cordiale, un'occasione di conoscenza
reciproca in cui e' stata ribadita la volonta' delle due
Fondazioni di favorire progetti di interesse in particolare a
favore dei territori ligure e piemontese, come d'altronde
prevedono gli Statuti. Tra le parti, e' trapelato inoltre, e'
stato convenuto l'avvio di un percorso i cui esiti al termine
dei lavori delle Commissioni congiunte, che si formeranno,
saranno portati all'esame ed all'approvazione dei rispettivi
Consigli.
- GENERALI: BOLLORE', BERNHEIM PER UN
ANNO? 'TUTTO E' POSSIBILE'
Radiocor - 'Tutto e' possibile'. Cosi' il finanziere Vincent Bollore', in
merito all'eventualita' di una riconferma, ancora per un anno,
di Antoine Bernheim alla presidenza delle Generali. 'Il mio
amico Bernheim ha svolto un lavoro formidabile alla guida
delle Generali - ha affermato Bollore' - e' una societa'
meravigliosa che non ha sofferto della crisi'. Bollore' ha
parlato a margine del salone di Ginevra.
- ITALEASE, IL FISCO CHIEDE UN
MILIARDO PER L'IVA...
Da "La Stampa" - Banca Italease potrebbe in futuro avere bisogno di «ulteriori
aumenti di capitale», dopo quello da 1,2 miliardi di euro
chiuso dalla banca il 30 dicembre scorso. È quanto emerge dal
prospetto sul prestito obbligazionario convertibile del Banco
Popolare che dedica alla controllata, di cui ha il 91,4%, un
capitolo della sezione «fattori di rischio». Il prospetto fa
riferimento alle «incertezze della congiuntura generale e
dell'andamento economico di Italease».
Dal prospetto emerge poi che le
pretese del Fisco nei confronti di Banca Italease, su
contestazioni Iva e altre imposte dirette, superano il
miliardo. Le richieste sono lievitate rispetto ai 673 milioni
iniziali. Il prospetto rivela infine che tra marzo e ottobre
2009 il Banco Popolare è stato visitato dagli ispettori di
Bankitalia: la vigilanza ha chiesto «di rafforzare i presidi
centrali di governo del credito», ma ha dato «atto
dell'avviata opera di rigorosa razionalizzazione» attuata
dall'ad Pier Francesco Saviotti.
03.03.10 |
|
- BANCHE: FAISSOLA, SE BASILEA 3
APPLICATO GRAVI DANNI PER SISTEMA...
(Adnkronos) - Se le norme previste da Basilea 3 venissero applicate 'si
potrebbero creare gravissimi danni per il settore bancario
italiano che colpirebbe tutta l'economia del nostro Paese. Il
patrimonio e' essenziale per fare banca ma serve mettere le
banche in condizione di remunerare questo patrimonio. Nella
crisi siamo entrati meglio degli altri. L'auspicio e' di
uscirne almeno nella condizione analoga in cui siamo entrati'.
Ad affermarlo e' il presidente dell'Abi Corrado Faissola
intervenendo in occasione della presentazione di un volume
sulla storia dell'associazione.
- BANCHE: AD ANTITRUST IMPEGNI ABI,
TAGLIO COMMISSIONI DEL 20%...
Radiocor - Limitare i danni e salvaguardare le commissioni interbancarie
messe nel mirino dalle istruttorie Antitrust aperte a
novembre. Per rispondere a q uesto obiettivo l'Abi, secondo
quanto risulta a Radiocor, e il Consorzio Bancomat stanno
mettendo a punto degli impegni da presentare nei prossimi
giorni all'Autorita' garante della concorrenza. Secondo una
prima bozza, il taglio delle commissioni si aggira sul 20 per
cento.
02.03.10 |
AGRICOLE
MARCIA SU ROMA –
LA BANCA FRANCESE FA
SHOPPING DA INTESA COMPRANDOSI 190 FILIALI (COMPRESA CASSA
DELLA SPEZIA) PER UNA SPESA DI 900 MLN € - PUNTA ANCHE A
MILANO E VENETO PER RAFFORZARSI IN ITALIA (DOVE POSSIEDE
CARIPARMA) – DIVENTERA’ IL 7° GRUPPO PER DIMENSIONI E IL
5° PER RISULTATI…
R. Dim.
per "il Messaggero"
Finirà sul tavolo dei consigli di gestione (cdg) e di
sorveglianza (cds) di Intesa Sanpaolo in programma domani a
Torino, l'accordo con l'Antitrust sul caso-Agricole. La banca
francese e Intesa in cambio dell'impegno di Parigi di cedere
lo 0,8% della Cà de Sass entro giugno prossimo e di un
ulteriore 3% per giugno
2011 in
modo da restare col 2% (oggi ha il 5,8%), sterilizzando nel
frattempo i diritti di voto sulla quota trasferita a un trust,
hanno depositato all'Authority un contratto di compravendita
su 150-200 filiali della Superbanca: dagli accordi di massima
raggiunti, da definire in maggio (Leonardo & co assiste
Intesa, Calyon i francesi), l'Agricole dovrebbe rilevare Cassa
della Spezia - 80 filiali - e circa altri 110 sportelli (per
un totale quindi di 190) a fronte di un investimento stimato
sui 900-950 milioni.
In questo modo l'Agricole potrà rafforzarsi in Italia dove
possiede Cariparma che controlla (79,11%) Friuladria e passare
dagli attuali
730 a
920 sportelli e diventare il 7° gruppo per dimensioni e il 5°
per risultati. Oltre alla banca spezzina, sotto la lente ci
sarebbero filiali del gruppo Intesa a Milano, Veneto e nel
Centro-Italia con particolare riguardo a Roma.
La "dote" dovrebbe essere rilevata per contanti e
conferita in aumento di capitale di Cariparma, controllata
all'85% mentre il restante 15% è posseduto dalla fondazione
parmense. Fondazione che in base ai "patti" con
Parigi, avendo il diritto di opzione per sottoscrivere le
ricapitalizzazioni, quasi certamente seguirà l'operazione per
non diluirsi: stimando in 900 milioni il conferimento in
natura degli asset nell'aumento Cariparma, la fondazione
dovrebbe spendere circa 135 milioni.
L'esecuzione della discesa dell'Agricole in Intesa e della
vendita degli asset, avverrà sotto la lente dell'Antitrust
che di proposito ha lasciata aperta la procedura di infrazione
sulla banca italiana fino al 15 luglio 2011. Una delle
"piazze" dove i francesi vogliono radicarsi sempre
di più è Roma: oggi Cariparma opera con 17 filiali e
potrebbero arrivare a 40. Ma anche su Milano dove Parma alza
le insegne su 40 sportelli, la presenza crescerà
significativamente come nel Veneto e nel Centro Italia: a
parte la capitale, è previsto lo sviluppo in Toscana.
A seguito di queste cessioni, la presenza di Intesa in
Italia scenderà da
6.090 a
5.900 filiali. I consigli della Superbanca di domani, dunque,
dovranno ratificare gli accordi con Antitrust e Agricole che
sarebbero stati oggetto di una delibera d'urgenza presa dai
vertici della banca a ridosso della decisione dell'Autorità.
All'ordine del giorno del cds c'è un punto significativo:
"Autorizzazioni a operazioni ai sensi dell'art. 25 punti
1 e 2 dello Statuto".
In pratica l'organo presieduto da Giovanni Bazoli dovrebbe
ratificare il dossier-Agricole relativamente anche alla
cessione del pacchetto di sportelli ma anche, su proposta del
cdg presieduto da Enrico Salza che si riunisce prima, dare il
via libera al progetto di quotazione in Borsa di Banca
Fideuram, leader italiano nei promotori finanziari con 4.309
private bankers e 97 filiali.
Il piano di ipo, al quale stanno lavorando Imi e Merrill
Lynch in veste di global coordinator - Imi e Leonardo & co
sono gli advisor - dovrebbe prevedere il collocamento di una
quota fra il 40 e il 55%. Sembra tramontata la possibilità di
trasferire a Fideuram il controllo di Fideuram vita posseduto
da Intesa: i tempi necessari per l'ottenimento delle
autorizzazioni da parte delle varie autorità (Isvap,
Antitrust) per il passaggio dell'assicurazione, potrebbero far
slittare la scadenza che Corrado Passera ha fissato per
giugno.
[22-02-2010]
|
FURBETTI DELLO SPORTELLO – TUTTI I
TRUCCHETTI DEI BANCHIERI PER FAR PAGARE AI CLIENTI I COLPI
DELLA CRISI E
LA REDDITIVITÀ PERDUTA
– i ladroni DEL CREDITO PENSANO BENE DI METTERE NEL MIRINO
LE FAMIGLIE RITOCCANDO VERSO L'ALTO COMMISSIONI, BALZELLI E
COSTI VARI – ALMENO DRAGHI S’È INCAZZATO…
Paola Pilati per "L''espresso"
Tema in classe: 'Fare profitti: si apre una nuova stagione di
caccia'. Da qualche tempo i banchieri si sono messi al lavoro
come studentelli furbi per sviluppare un piano che gli
consenta di raddrizzare in fretta i bilanci zoppicanti sotto i
colpi della crisi, resi fragili dalle sofferenze in crescita
vertiginosa, e stretti dal cappio dei tassi calanti. E hanno
buttato giù lo svolgimento più facile: "Le commissioni
a carico dei clienti-famiglie". Li ha pizzicati subito il
governatore della
Banca d'Italia
.
Al posto della commissione di massimo scoperto, bandita
all'inizio del 2009 perché poco trasparente e imprevedibile
onere che taglieggiava i conti che andavano in rosso, le
banche hanno adottato nuovi balzelli: tre su dieci fanno
pagare al cliente più di prima; molte hanno messo le cose in
modo da rendere difficilmente calcolabile l'addebito, con
costi che vanno dai 2 ai 10 euro al giorno.
Arriva la bolletta del gas e il conto è a zero, magari per un
ritardo nell'accredito dello stipendio? Ritiri dal bancomat
una cifra che sfora di 50 euro oltre le disponibilità? O,
ancora, emetti un assegno senza sapere che sconfini oltre il
deposito? Sono guai. Nel caso più diffuso di sconfinamento
(300 euro) sette banche su dieci ti fanno pagare di più di
prima.
La scoperta, che ha fatto tuonare il governatore Mario Draghi
chiedendo agli istituti più chiarezza nei confronti dei
clienti, e persino un intervento legislativo per raddrizzare
il mercato, viene fuori da una ricerca con cui la Banca
centrale ha setacciato le condizioni praticate da 514
istituti, pari all'82 per cento dei conti correnti offerti ai
clienti. E conferma l'allarme lanciato alla fine dell'anno
scorso dall'Antistrust, che su un campione più piccolo era
giunta alle stesse conclusioni: rincari anche 15 volte
superiori alla commissione abolita.
L'affondo di Draghi ha mandato su tutte le furie i banchieri.
Questo è maramaldeggiare, si sono lamentati, proprio mentre
abbiamo gli occhi di tutti addosso, e certo non sono sguardi
indulgenti; senza contare gli sforzi di autoregolamentazione
che stiamo facendo con il consorzio Patti chiari; e non
tenendo in nessun conto che dopo un anno da incubo il sistema
in fondo ha retto...
Ma il clima plumbeo tra i banchieri non dipende solo dalla
bacchettata del governatore. Il ministro dell'Economia Giulio
Tremonti non perde occasione per metterli in cattiva luce
("Non sanno fare il loro mestiere", li ha
ridicolizzati qualche giorno fa), e li tiene nel mirino
minacciando inasprimenti fiscali a ogni piè sospinto; per non
parlare di Moody's, che ha appena declassato il rating di 15
miliardi di strumenti ibridi di parecchie banche italiane - i
titoli con cui si approvvigionano di denaro - rendendo la loro
emissione più costosa proprio mentre il bisogno di aumentare
il patrimonio degli istituti si fa più forte.
Ma quello che preoccupa di più i banchieri sono i conti appena
chiusi: gli utili netti del settore, dopo essersi dimezzati
nel 2008, si sono ridotti di un altro 45 per cento nel 2009,
trasformando il business bancario da una 'cash cow' in una
mucca smagritissima e difficile da mungere. Il guadagno da 'mark
up' e da 'mark down' (in pratica i margini dai differenziali
tra i tassi), che fruttavano sui 500-700 milioni di euro
l'anno, ora è quasi evaporato.
Il rendimento dell'attività bancaria (misurata come la
differenza tra il tasso per raccogliere il denaro e quello per
prestarlo) è sceso dal 2,9 del 2008 al 2,3 del 2009. Il
ritorno dell'investimento per chi nelle banche ci ha messo il
capitale è crollato dal 4,4 al 2,3, rendendo gli azionisti -
soprattutto le Fondazioni bancarie - piuttosto nervosi.
Eppure il 2010 è dato in crescita. Le previsioni dell'Abi danno
margini, utili, attività, in risalita. E chi fornirà la
benzina per la ripresa?
Per saperlo occorre fare un viaggio dentro le strategie delle
banche, alcune esplicite, altre meno. "Per fare i bilanci
non potranno che usare la leva delle commissioni: si faranno
pagare cari i servizi alle famiglie", prevede senza mezzi
termini un esperto autorevole che non vuole essere citato.
"In media ogni euro di prestito ha un rendimento
negativo: non resta che mettere le mani sui depositi delle
famiglie", ammette brutalmente - e anonimamente - un
altro.
Nel 2009, d'altra parte, l'unica cosa che ha retto è
stato il
risparmio familiare. I 40 milioni di clienti delle banche
hanno continuato a mettere a piene mani i propri soldi nei
conti correnti - i depositi erano 1.200 miliardi di euro a
dicembre 2009 - e a comprare le obbligazioni offerte dalle
proprie banche - 800 miliardi di euro lo stock sempre a
dicembre - nonostante i tassi quasi a zero.
Il fatto
che il sistema bancario italiano, al contrario di altri, sia
fondato per il 64 per cento sulla raccolta e solo per il resto
dalla finanza (vedi grafico nella pagina a fianco) gli dà
stabilità. Ma rende i clienti-depositanti i primi polli da
spennare.
"È sulle famiglie, i clienti che hanno meno potere di
mercato, che le banche estraggono la maggiore redditività",
dice Chiara Fornasari di Prometeia. Mettere le mani sul retail:
è questa la parola magica su cui sono concentrati tutti gli
uffici marketing delle banche. Attirarlo (magari con un
mutuo-civetta) e non mollarlo più, sarà sempre più vitale
per i signori del credito.
I filoni su cui le banche si stanno muovendo sono essenzialmente
due. Anzitutto, spingere i clienti verso l'utilizzo della
banca on line, che riduce i costi; secondo, concepire,
presentare e vendere sempre nuovi servizi. Con relative
commissioni.
Operare sul proprio conto corrente via Internet oggi è routine
solo per 13 milioni di persone. Eppure su questo fronte il
clima è rovente. Unicredit ha deciso di far pagare ben tre
euro a chi vuole prelevare o depositare il contante allo
sportello (oltre a un ritocco sui canoni dei conti a partire
da questo mese).
"Se vai in filiale consumi il tempo del cassiere (si calcola
un euro al minuto, ndr), che potrebbe essere investito meglio
in attività più redditizie", spiega Frederick Geertman,
responsabile marketing della banca di Alessandro Profumo:
"Unicredit ha investito moltissimo in macchine bancomat
sempre più evolute, e lì un'operazione non costa niente: se
vieni in filiale, paghi".
Su questa linea di penalizzare le operazioni allo sportello si
allineano un po' tutte le banche: un giroconto
costa 4
euro con il conto Bnl revolution, un bonifico 3,50 da Genius
One di Unicredito, il duplicato dell'estratto conto 5,50 euro
a foglio con Zerotondo di Intesa. "Il servizio deve
costare", teorizza un alto banchiere, "per rendere
consapevole il cliente che il servizio bancario è
un'industria: ci provi lui a spostare il denaro a meno di 4
euro, il prezzo di un bonifico".
Questa 'war on cash', cioè la guerra per spingere chi usa il
denaro a farlo viaggiare sempre più sulle autostrade
elettroniche, inasprisce la concorrenza tra banche
tradizionali e banche low cost come Conto Arancio e CheBanca,
sportelli leggeri e pochi dipendenti: Profumo, infatti, le ha
appena accusate di 'disallineare' il mercato. "La verità
è che l'Italia è un paese in cui i clienti delle banche
stentano a cambiare.
Per vincere la loro inerzia c'è solo la leva del prezzo",
dice Christian Miccoli, amministratore delegato di CheBanca,
"e persino in questo modo si spostano, inseguendo le
offerte, non più di due milioni di persone. Diciamo invece
che mentre noi facciamo prodotti semplici, con costi
trasparenti, in giro si vedono mille offerte di 'conti a
pacchetto' la cui gestione spesso aumenta i costi delle
banche". E alla lunga anche anche il prezzo per il
cliente.
I tipi di conto corrente offerti sul mercato sono infatti una
vera giungla. Basta andare nel sito di Patti Chiari, per
verificare: c'è quello per il giovane senza reddito, quello
per la famiglia-base, per quella evoluta, per il pensionato e
via dicendo. Tutti con costi diversi (vedi grafico a pagina
123), il che va incontro a diverse esigenze, e va bene: ma
districarsi tra le mille condizioni economiche che quel conto
offre richiede studio da contabile, e una buona dose di
pazienza.
Le condizioni di Genius One riempiono 23 pagine, quelle di
Zerotondo otto, il che è sempre un bel po', e spesso, quando
le banche inviano a casa gli avvisi - su più facciate scritte
fitte fitte - per il cambio unilaterale delle condizioni del
conto, nessuno sa con che cosa vanno comparati. Buio pesto.
Alla stragrande maggioranza degli italiani, comunque, piace
andare allo sportello. Vogliono il contatto fisico con
la banca. Fanno
la fila, occupano il tempo di cassieri e consulenti per cose
minime: in soldoni, molti di loro non producono un euro di
reddito. Altri, e sono i correntisti più obsoleti, rendono
bene: secondo una indagine mai trapelata dalla
Banca d'Italia
, in questa fascia molti non hanno il tipo di conto ottimale
per loro, cioè quello che li farebbe pagare di meno.
In ogni caso, per le banche è vitale non mollare il cliente
retail. Devono stoppare quella emorragia naturale che fa dire
addio ogni anno alla propria banca al 5-10 per cento dei
correntisti, e devono cercare di rubarseli l'un l'altro.
"Un cliente solo con esigenze di base rende poco",
spiega Geertman, "ma poiché non cambia i miei costi
fissi, anche il cliente marginale è positivo: gli insegnerò
a usare la tecnologia, aspetto che aumenti il suo reddito o
che crescano le sue esigenze: un mutuo, un prestito, una
assicurazione. Molte persone non sanno di avere dei bisogni,
noi dobbiamo trovarglieli".
Questa filosofia, che si chiama 'cross selling', è il terreno su
cui le banche stanno aguzzando l'ingegno per fare soldi. I
risultati già si vedono: "Intesa Sanpaolo nel 2010 e
negli anni prossimi rafforzerà la consulenza ai clienti sui
prodotti di risparmio gestito, fondi comuni e gestioni
patrimoniali", annuncia Marina Tabacco, responsabile
marketing privati della Banca dei Territori di Corrado
Passera.
Per tutti, aumenta la proposta di schemi previdenziali o la
vendita di polizze assicurative: si stanno insomma affilando
le armi per versare nel piatto del cliente una infinità di
prodotti finanziari, con relative commissioni.
Nessuna demonizzazione, per carità, ma occorre tenere gli occhi
ben aperti. Secondo
uno studio
delle Poste, l'anno scorso delle obbligazioni offerte dalle
banche ai propri clienti aveva un rendimento inferiore a un
Btp di uguale durata. E non sottovalutare l'allarme della
Consob, che ha appena chiamato a rapporto due banche (identità
ignota), perché legavano le retribuzioni del personale alla
vendita di prodotti della casa. Un plateale conflitto di
interessi. Ma tante belle commissioni.
[19-02-2010]
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ABI, A GENNAIO NUOVA FRENATA IMPIEGHI A IMPRESE E FAMIGLIE...
Radiocor
- Nuova frenata a gennaio per gli
impieghi delle banche italiane a imprese e famiglie. Lo
segnala il rapporto mensile dell 'Abi che stima un tasso di
crescita pressoche' nullo allo 0,1% dallo 0,5% di dicembre. La
frenata e' evidente nel confronto sui dodici mesi: a gennaio
2009 la crescita era stata del 4,9 per cento.
- BNP PARIBAS: BNL, OBIETTIVO 1000 SPORTELLI NEL 2012...
(Adnkronos)
- Bnl si pone l'obiettivo di arrivare
dagli 800 attuali a 1000 sportelli nel 2012. E' quanto emerge
dai dati del bilancio
2009 in
cui figura anche l'incremento del numero dei nuovi conti
correnti, con 60.800 aperture nette (+47.000 conti correnti
nel 2008, + 6.100 nel 2007 e - 86.000 nel 2006 al momento
dell'integrazione di Bnl nel gruppo Bnp Paribas). Crescono i
crediti erogati (+5,0%), sia per quanto riguarda la clientela
individuale (+4,2%) che le imprese (+5,7%) nonche'
l'incremento delle quote di mercato nel settore del risparmio
finanziario, sia nelle polizze vita che nei fondi. Il margine
d'intermediazione, pari a 2.923 milioni di euro, aumenta del
4,4% rispetto al 2008.
EFFETTO DOMINO SUI DEBITI DI DUBAI...
G.Ve. per "
Il Sole 24 Ore
" - A Dubai dopo
il real estate
tremano anche le utility. Dewa,
la Dubai Electricity
and Water Authority, è sotto pressione degli investitori per
alcuni problemi con i prodotti derivati. La società infatti
deve fare fronte al rimborso anticipato di una
cartolarizzazione da 2 miliardi di dollari. Lo strumento
prevedeva originariamente i rimborsi per il 2036, ma dopo che
Moody's ha declassato il rating della società è scattata una
clausola del contratto che può anticiparne la scadenza.
Il Ceo della società Saeed Mohammed Al Tayer ha dichiarato che
Dewa si aspetta buoni risultati per il bilancio 2009 e conta
così di riconquistare la fiducia e rimandare la scadenza del
debito. Più fredda invece Mood'y che ha consigliato alla
società di rinegoziare il debito, mentre ha sottolineato che
non tutti gli strumenti derivati di Dewa sono garantiti dal
governo dell'Emirato.
19.02.10 |
BANKITALIA: OK TAR A REVOCA
PARTECIPAZIONI CR SAN MARINO IN DELTA...
Radiocor - Sono legittimi i provvedimenti con cui Banca
d'Italia ha disposto la revoca delle partecipazioni nel Gruppo
Delta di Bologna della Cassa di Risparmio di San Marino,
dell'ex a.d. della Cassa, Mario Fantini, e di Estuari Spa,
Onda Spa e Sviluppo Investimenti Esteri. Lo ha stabilito, come
apprende Radiocor, il Tar del Lazio, respingendo i ricorsi
presentati contro i provvedimenti di Palazzo Koch.
22.01.10 |
MEDIOBANCA: CHIUSO
COLLOCAMENTO DEL CONVERTIBILE MEDIOLANUM...
(ANSA) - Mediobanca ha concluso il collocamento del bond
convertibile in azioni ordinarie Mediolanum (exchangeable bond
convertibile) con scadenza nel 2015 per un ammontare pari a
75,5 milioni di euro. Lo annuncia una nota. Il premio di
conversione e il coupon dello strumento sono stati fissati
rispettivamente al 30% e al 2,625%. Il prezzo finale di
conversione è stato fissato a 5,28 euro.
22.02.10 |
COME è
BUONA LA MOUSSE DI MUSSARI (DA D'ALEMA A GERONZI, DA ENRICO
LETTA A BAZOLI, SAPORI-MIX) - ECCO COME IL MONTEPASCHI DI
SIENA SI RITROVA AL CENTRO DEI GRANDI GIOCHI - MUSSARI È
PRONTO PER L’ABI E LA BANCA PESERÀ NEL RIASSETTO DELLE
GENERALI MENTRE I SOCI PRIVATI AXA E CALTAGIRONE INFERNALE
AUMENTANO LA PRESENZA NELLLA STANZA DEI BOTTONI...
Marcello Zacché per "il
Giornale"
C'è una banca, il Monte dei Paschi di
Siena, che a 538 anni dalla fondazione riconquista la
centralità nel sistema nazionale. Sistema del credito, della
finanza e dei grandi poteri: il suo presidente, Giuseppe
Mussari, potrebbe assumere a luglio la presidenza dell'Abi,
apprezzato da tanto da Geronzi e Profumo, quanto da Guzzetti e
Bazoli. Prima, ad aprile, il diritto di voto sull'1,2% del
capitale avrà il suo peso nel rinnovo del vertice di
Generali.
Mentre entrambi i suoi importanti
azionisti privati, Axa e Francesco Gaetano Caltagirone, pur
attraverso strade diverse, promettono di essere tra i
protagonisti della scena finanziaria nei prossimi anni. Infine
è proprio tra i suoi manager che Intesa ha pescato per
affidare a Marco Morelli la guida della rete delle sue
filiali.
Tutta un'altra realtà rispetto a come
stava andando la storia in questo ultimo decennio: dal
progetto di fusione con Bnl, fallito nel 2001, il Montepaschi
era uscito finanziariamente ridimensionato; e pure in
confusione nei delicati equilibri che da sempre governano una
banca in simbiosi con la politica cittadina e con quella
romana.
Non si svela un segreto se si
ricordano due questioni: la prima è che la Fondazione Mps,
che controlla la maggioranza del capitale, è governata dagli
enti locali. La seconda è che questi ultimi sono guidati da
inscalzabili maggioranze Pd (e prima Ds, Pds, Pci).
Ebbene, archiviata la partita Bnl, Mps
si era trovata nel caos delle baruffe cittadine, nonché
impantanata in un asse finanziario fatto di relazioni troppo
pericolose. Come quelle con la Unipol di Giovanni Consorte a
Bologna e con la Hopa di Chicco Gnutti a Brescia.
Così, al momento delle grandi
aggregazioni bancarie (Intesa-San Paolo e Unicredit-Capitalia)
era rimasta esclusa, pur avendo cercato di giocare sia con
Intesa, sia con Capitalia. Poi, due anni fa, la mossa
dell'acquisto di Antonveneta. Un'operazione che Mps paga a
caro prezzo: 9 miliardi per mille sportelli, che hanno
costretto i soci prima a un aumento di capitale da 4,9
miliardi, poi - dopo gli effetti della crisi finanziaria -
anche all'emissione di bond di Stato per altri 1,9 miliardi.
Eppure è proprio Antonveneta che ha
permesso a Mps la crescita dimensionale che mancava. E che ha
consentito a Mussari (arrivato al vertice della Banca nel
2006) di giocarsi tutte le sue carte.
A cominciare da quella politica, perché
se oggi si assiste a un film diverso dal precedente, è grazie
alla lucidità con cui Mussari ha saputo rinnovare il sistema
di «vicinanze» di riferimento. Il crollo del
sistema-Veltroni, a cui Mussari era stato vicino, avrebbe
potuto travolgerlo. Invece, forse anche perché la rete dei
rapporti d'affari dell'ex capo del Pd era più amministrativa
che relazionale, il presidente di Mps ha avuto buon gioco a
smarcarsi per tempo.
E a riposizionarsi in due direzioni:
da un lato ha cercato e trovato in Cesare Geronzi l'appoggio
di Mediobanca nell'operazione Antonveneta. Allargando poi la
relazione Milano-Siena anche su altri fronti (per esempio, la
Fondazione Mps è entrata nel capitale di Piazzetta Cuccia);
dall'altro, una volta che il potere veltroniano si è del
tutto dissolto (l'ultimo tassello è stata l'esclusione
dell'amico Mauro Agostini dalle primarie umbre), ha saputo
legare un nuovo filo con Pierluigi Bersani.
O con Massimo D'Alema, se si vuole,
anche grazie all'avvicinamento effettuato in questa stessa
direzione da Enrico Letta, a suo tempo grande elettore di
Gabriello Mancini, il presidente della Fondazione che ha preso
il posto di Mussari nel 2006.
Un intreccio di relazioni che Mussari
realizza soprattutto grazie al rapporto costruito nel tempo
con Caltagirone (vicepresidente e azionista al 4,7% nel
Monte). Rapporto che di certo gli ha facilitato sia il
percorso verso Geronzi, sia il riposizionamento del
dopo-Veltroni. Soprattutto a Roma.
[16-02-2010] |
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SVOLTA A BARCLAYS BONUS AI
DIPENDENTI NON AI TOP MANAGER...
Anais Ginori per "la Repubblica" - Barclays ha raddoppiato gli utili
netti per l'esercizio 2009 fino a 9,393 miliardi di sterline
(10,81 miliardi di euro), grazie soprattutto alla cessione di
alcune divisioni americane. Il risultato ante imposte del
gruppo britannico, pari a 11,642 miliardi di sterline (13,32
miliardi di euro), si è rivelato leggermente superiore alle
attese degli analisti, che scommettevano su 11,3 miliardi di
sterline.
La raccolta netta complessiva è
aumentata del 34%, ma allo stesso tempo il gruppo ha
incrementato del 49% gli accantonamenti necessari a tutelarsi
dai rischi sui prestiti erogati. Alla Borsa di Londra i
risultati della Barclays, che nel 2008 ha acquistato le
attività americane della Lehman Brothers e non ha avuto
bisogno di un piano di salvataggio durante la crisi, hanno
provocato rialzi del titolo fino al 10%, con effetti positivi
su molti altri titoli bancari.
[17-02-2010]
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BNP PARIBAS: UTILE NETTO 2009 QUASI
RADDOPPIATO A 5,8 MLD...
Radiocor - Il gruppo Bnp Paribas nel 2009 ha registrato un utile netto di
competenza di 5,83 miliardi di euro, in progresso del 93% sul
2008. A spingere il risultato e' stata soprattutto la
divisione di banca di finanziamento e investimento. I ricavi
sono saliti del 47% a 40,19 miliardi. In un 'contesto
economico difficile', il costo del rischio e' aumentato del
46% a 8,3 miliardi. Il quarto trimestre ha segnato un utile
netto di 1,36 miliardi contro una perdita di pari entita' un
anno prima. Proposto un dividendo di 1,5 euro con un payout
del 32,3%.
20.02.10 |
NO SECRET, NO PARTY! – I CONTI DI
UBS TORNANO A GIRARE (1,2 MLD DI FRANCHI NEL IV TRIMESTRE), MA
TRA IL CONTENZIOSO CON GLI USA, GLI ATTACCHI AL SEGRETO
BANCARIO SVIZZERO E LO SCUDO TREMONTIANO, I CLIENTI (E I LORO
CAPITALI) CONTINUANO A DEFILARSI - CROLLO DEL TITOLO IN BORSA
A ZURIGO…
Luciano Mondellini per "Milano
Finanza"
Un crollo del 5,4% in borsa nonostante il ritorno all'utile e
dopo aver portato a casa un quarto trimestre superiore alle
attese degli analisti. È quanto accaduto ieri a Ubs, la prima
banca svizzera, che ha annunciato di essere tornata in nero
nel quarto trimestre 2009 con proventi di 1,2 miliardi di
franchi svizzeri (817 milioni di euro).
Una cifra di tutto rispetto specie se paragonata alla perdita
netta di 564 milioni di franchi registrata nel trimestre
precedente e al rosso di 9,56 miliardi dello stesso periodo
2008, ma soprattutto molto più elevata rispetto alle attese
degli analisti che si aggiravano su un utile compreso tra 326
e 374 milioni di franchi.
La buona performance, tuttavia, non ha consentito di salvare il
bilancio 2009 (già compromesso nei precedenti tre trimestri
precedenti) che si è chiuso con una perdita di 2,7 miliardi
di franchi, comunque in miglioramento rispetto al rosso da
21,3 miliardi di franchi nel 2008. Ma soprattutto non è
riuscita a impedire il pesante calo del titolo alla borsa di
Zurigo, dove l'azione della banca elvetica ha chiuso la seduta
a 13,4 franchi, lasciando sul terreno più di cinque punti.
Che cosa è successo? A innescare le vendite sono stati in primo
luogo la decisione di non versare il dividendo 2009, ma
soprattutto
il fatto
che i deflussi netti non solo continuano, ma restano superiori
alle stime. Una tendenza che conferma quanto siano stati forti
i colpi subiti dalla banca presieduta da Kaspar Villiger dal
contenzioso con la giustizia americana e dagli attacchi al
segreto bancario elvetico, ma anche degli effetti dello scudo
fiscale varato dal governo italiano. Il deflusso netto di
capitali dal gruppo svizzero è stato di 56,2 miliardi di
franchi nel quarto trimestre, in aumento rispetto ai 36,7
miliardi del terzo.
L'uscita è stata particolarmente evidente nel Wealth Management
& Swiss Bank (-33,2 miliardi di franchi nel quarto
trimestre), tradizionale punto di forza della banca zurighese,
ma anche nelle gestioni patrimoniali negli Stati Uniti (-12
miliardi). In tutto il 2009 il deflusso netto è stato di
147,3 miliardi contro 226 miliardi nel 2008. Ubs ha tentato di
placare gli allarmi, spiegando che il totale dei deflussi non
arriva al 3% del patrimonio gestito complessivamente
dall'istituto di credito.
Tuttavia Oswald Gruebel, da un anno nuovo numero uno di Ubs, ha
dovuto ammettere la durezza di questo ostacolo. Gruebel, pur
spiegando di voler lottare con determinazione contro questo
trend, ha dovuto ammettere che «anche nel prossimo futuro
questa tendenza continuerà in certa misura, accompagnata da
pressioni sui margini». Insomma la banca svizzera sembra
trovarsi di fronte a una sfida epocale contro cui dovrà
battersi con tutte le sue forze.
Tornando ai conti, va segnalato che il miglioramento operativo è
stato ottenuto soprattutto con tagli ai costi (-20,2 miliardi
di franchi in tutto il 2009) difficili da ripetere in futuro,
in particolar modo nell'investment banking. Inoltre nel quarto
trimestre è stato contabilizzato un guadagno fiscale di 480
milioni di franchi e il taglio dei bonus.
Ubs ha infatti precisato che i bonus quest'anno andranno a un
numero inferiore di dipendenti rispetto all'esercizio
precedente. Tutto ciò ha consentito alla banca di ottenere un
utile ante imposte nel quarto trimestre 2009 di 888 milioni di
franchi, superiore alle stime degli analisti (che si
attestavano su 603 milioni) e di segno opposto rispetto alla
una perdita di 11,24 miliardi fatta segnare un anno prima.
[11-02-2010]
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A LUCCA 323 MILIONI DAL BANCO POPOLARE...
R. Fi. per "
Il Sole 24 Ore
" -
La Fondazione Cassa
di Risparmio di Lucca ha deciso di esercitare l'opzione put
per la cessione al Banco Popolare di tutte le sue quote della
Banca Cassa di Risparmio di Lucca. Costo per il Banco: 323
milioni di euro. Entro il 5 giugno, il Banco Popolare annuncerà
alla Fondazione in che modo liquiderà i 323 milioni: se in
contanti - ma a Verona cercheranno di evitarlo - o se con
titoli di altre banche (l'ipotesi Credito Bergamasco al
momento non sarebbe gradito dalla Fondazione perchè il titolo
è poco liquido).
Una
grana in più per l'ad Pierfrancesco Saviotti, alle prese con
il rilancio del gruppo. Sottoscritti i Tremonti-bond per 1,45
miliardi e in fase di emissione un prestito convertibile da 1
miliardo, il Banco ha riportato il Core Tier 1 sopra al 7%.
Anche nel 2010 dovrà fare i conti con Banca Italease: dopo
l'aumento di capitale, nei prossimi mesi serviranno altre
risorse per il delisting. Risparmiare i 323 milioni da pagare
a Lucca farebbe comodo. Ma servirà uno sforzo di fantasia per
accontentare la Fondazione.
[12-02-2010]
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STIPENDI INARIDITI NELLE BANCHE D'ARABIA...
G.
Ve. per "
Il Sole 24 Ore
" - Mentre a Wall Street i banchieri
festeggiano i risultati dei bilanci e i conseguenti bonus,
negli Emirati Arabi l'atmosfera è decisamente più dimessa.
Il settore del credito infatti non solo non ha beneficiato di
quell'aumento degli stipendi che si è verificato in America,
ma in alcuni casi ha visto peggiorare le condizioni.
«Da inizio anno i salari nel settore dell'investment banking
sono calati dal 20 fino al 45% rispetto al 2009 - ha
dichiarato Shane Phillips, consulente a Stanton Chase -; per
esempio un junior Mba che prima poteva prendere 85 mila
dollari adesso si deve accontentare di 60-65 mila».
Nelle banche degli Emirati, nonostante la ripresa, i salari del
settore non torneranno a crescere molto presto. Secondo gli
analisti la grande quantità di gruppi finanziari che
affollanno Dubai e la loro feroce lotta per conquistare fette
di mercato sono destinate a contrarne gli utili. Con buona
pace dei manager e dei loro stipendi.
- UN MANAGER PER ROTHSCHILD...
Dal
"Corriere della Sera" - Nigel Higgins sarà il primo amministratore delegato della banca
d'investimento Rothschild che non appartiene alla famiglia del
fondatore. Entrerà in carica da marzo, mentre David de
Rothschild rimarrà presidente esecutivo. Higgins ha solo 49
anni ma lavora per Rothschild già da 27. Da un decennio è
alla guida delle attività di investment banking come
co-amministratore delegato.
- VENETO BANCA DICE NO AD ANTICHI PELLETTIERI...
Vittoria
Puledda per "la Repubblica" - All'ultimo momento, quando proprio tutto sembrava fatto, è
scattato l'inghippo: uno dei creditori, Veneto Banca, ha detto
no, bocciando l'accordo raggiunto dalle altre banche per
consolidare il debito di Antichi Pellettieri. E dividere
nettamente il destino di quest'ultima dalla tribolata
genitrice, Mariella Burani Fashion group. In realtà, si
tratta di una cifra piuttosto contenuta, grosso modo due
milioni di euro; un sacrificio non impossibile da compiere, da
parte degli altri istituti, qualora volessero superare
l'ostacolo, mettendo mano al portafoglio in proprio.
Ma in questi casi l'esperienza insegna che, da parte di tutti,
scattano rigidità e ripicche di cui prima non c'erano tracce.
E allora? E allora è difficile a questo punto dire come se ne
uscirà. La puntata è ridotta, due milioni. La posta in gioco
molto alta: il futuro dell'azienda
- BARCLAYS COMPRA DA CITI ATTIVITA' CARTE DI CREDITO IN
ITALIA...
(ANSA)
- Barclays Bank ha acquistato le attività nelle carte di credito
in Italia di Citi. Lo annuncia una nota senza precisare i
termini economici dell'accordo. L'operazione si configura come
cessione di ramo d'azienda e include l'acquisizione da parte
di Barclays di circa 197mila carte di credito e 234 milioni di
euro in asset lordi (al 31 dicembre 2009), sostanzialmente
tutti riferibili a crediti verso la clientela.
Barclays intende integrare il business e i suoi dipendenti nel
business Barclays Italy. Per Citi la transazione è in linea
con l'obiettivo di ridurre razionalmente gli attivi, gestire
il rischio e ottimizzare il valore degli asset. La transazione
dovrebbe chiudersi nel primo trimestre del 2010.
[11-02-2010]
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CASO ANTONVENETA: FIORANI, FAZIO E'
COME UN INCUBO CHE TORNA OGNI NOTTE ...
(Adnkronos)
- L'ex Governatore di Bankitalia,
Antonio Fazio, e' per Giampiero Fiorani 'un incubo che torna
ogni notte'. E' quanto ha affermato l'ex ad di Bpl oggi
interrogato al processo in corso a Milano, per la mancata
scalata all'Antonveneta. In particolare Fiorani ricorda di
come Fazio, tra fine marzo e inizi di aprile del 2005, gli
disse che 'dovevano fare fallire l'opa di Abn Amro'
sull'Antonveneta e incoraggiava lo stesso Fiorani a superare
la quota del 50%. 'Queste cose - dice Fiorani - me le ricordo
come un incubo di notte. Vengono fuori tutte le notti da
cinque anni e mezzo e ricordo non solo le parole, ma anche le
fattezze con le quali le ha dette'.
13.02.10 |
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L'ANGELO DELLE FONDAZIONI è UN PO' DE MATTIA
– L'EX SINDACALISTA-BRACCIODESTRO DI ANTONIO FAZIO
SUGGERISCE ALLE FONDAZIONI SOCIE DI INTESA DI NON ECCEDERE
NELL’APPETITO DI POLTRONE – MA PERCHE’ LO SI DICE SOLO
AI TORINESI? E ALLA FONDAZIONE CARIPLO, NISBA? - SI DA ATTO A
GUZZETTI DI AVER ASSISTITO AL CONSOLIDAMENTO DI INTESA SENZA
INGERENZE, POVERINO…
Bankomat per Dagospia
Angelo de Mattia da quando ha lasciato il
ruolo di assistente dell'ex Governatore Fazio scrive tanto e
scrive per Milano Finanza. Di cose bancarie e finanziarie (non
ci risulta un suo curriculum ne' di finanziere ne' di
banchiere, ma fin dai tempi della CGIL ha sempre scritto
tanto). Oggi non poteva mancare un suo ampio commento a tutta
pagina sulle nomine di ieri in Banca Intesa Sanpaolo, dei due
nuovi direttori generali.
E qual e' la coraggiosa linea di MF e di
DeMattia? Ovviamente a favore dei vertici della banca, con una
forte raccomandazione alle fondazioni azioniste (titolo
"Le fondazioni azioniste non eccedano") a non
eccedere nel chiedere poltrone operative in banca. Solo che
nel testo dell'articolo si parla e si allude di fatto alla
sola compagnia Sanpaolo, non della potente fondazione Cariplo.
Le critiche ai potenti veri sono sempre difficili, si sa.
O forse De Mattia allude anche a Guzzetti
quando fa le sue raccomandazioni, che da sempre - come tutta
Milano sa - indica i vertici di buona parte di Banca Intesa e
del potente Mediocredito Intesa gia' Mediocredito Lombardo, e
oggi tout court Mediocredito Italiano. Il mitico Mario Zanone
Poma che lo presiede e' addirittura membro della Fondazione.
E a Guzzetti non sono certo estranei i vertici
del settore crediti di Intesa. Intendiamoci, non c'e' in
teoria nulla di male, basta ammetterlo, strano solo che nella
lunga analisi di De Mattia per MF della Fondazione Cariplo non
si parli se non dando atto a Guzzetti dell'esatto contrario!
Cioe' di aver assistito il consolidamento di Intesa senza
ingerenze. A piazza scala ed a Milano non tutti la pensano
esattamente come De Mattia, forse neppure Passera.
[10-02-2010]
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SE UBI NON RITIRA IL BOND...
Sara Bennewitz per "la Repubblica" - Ubi è la
prima grande banca italiana a non ricomprarsi un suo bond
Tier1, scaduti i dieci anni che permettono di ritirare
l'emissione dal mercato. L'istituto è solido, ma trova più
economico passare dal tasso fisso (8,17%) a quello variabile
previsto su quel titolo dopo il primo decennio. Lo scorso
giugno Ubi aveva avvertito il mercato: ora vuole dedicare
tutte le sue risorse alla crescita e alle filiali, per cui non
vede la convenienza di ritirare un bond che tra un mese le
costerà la metà rispetto al passato.
Gli investitori sono però di altro avviso:
hanno sottoscritto l'emissione confidando proprio nella
solidità della banca, e nella sua capacità di ritirarla a
scadenza. E ora si sentono un po' traditi. Chissà se questo
caso creerà un precedente, per Ubi e i suoi futuri
obbligazionisti, ma anche per le altre banche italiane.
12.02.10 |
GIULIANO AMATO SENIOR ADVISOR IN
ITALIA DI DEUTSCHE BANK...
Radiocor -
Giuliano Amato e' stato nominato senior advisor di Deutsche
Bank in Italia. In questo ruolo, secondo quanto apprende
Radiocor, Amato supportera' Deutsche Bank in Europa e
soprattutto in Italia dando un contributo all'interpretazione
degli scenari politici e macroeconomici e nella valutazione
degli interventi e delle normative del Governo, fornendo la
propria consulenza ai principali clienti attuali e potenziali
della banca.
10.02.10 |
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DA CREDIT SUISSE I DATI RUBATI
OFFERTI A BERLINO...
(Adnkronos/Ats) -
Se inizialmente si facevano i nomi di altre banche, come Ubs,
Hsbc o Julius Bar, sembra invece che in realta' i dati sugli
evasori proposte al Governo tedesco provengano da Credit
Suisse. Riguarderebbero anche versamenti del 2008. E' quanto
scrive oggi la 'Suddeutsche Zeitung' nonostante ieri il
vicepresidente del Cda di Credit Suisse, Urs Rohner, abbia
affermato che 'per il momento non sussiste alcun indizio che
lasci pensare che si tratti di dati provenienti dal Credit
Suisse'.
Rohner ha tuttavia aggiunto che tale
possibilita' non puo' essere completamente esclusa dato che
qualsiasi sistema puo' essere violato, compreso un sistema
bancario. La sicurezza assoluta non esiste, ha aggiunto. Sulla
effettiva legalita' dell'azione delle autorita' tedesche,
Rohmer, di formazione giurista, ha espresso 'forti
perplessita''.
05.02.10 |
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L'INUTILE VACANZA A DAVOS DI PROFUMO (CHE STA PRENDENDO
LE MISURE A PALENZONA) E PASSERA (UCCELLATO A TORINO) -
L'ETERNO MATCH TREMONTI-DRAGHI - FRONTALE TRA GLI EX-ALLEATI
CHIAMPARINO-BENESSIA
Infreddoliti e contenti Corradino Passera e Alessandro Profumo
sono tornati dal Forum internazionale di Davos.
Anche se non hanno partecipato alle misteriose riunioni dei più
grandi banchieri che, secondo il giornalista Federico Rampini,
avrebbero complottato per rendere la vita dura al presidente
Obama, i due esponenti italiani hanno toccato con mano
l'abisso che separa la teoria dalla prassi, le buone
intenzioni dai risultati concreti. È evidente infatti che
anche gli sforzi di chi come il Governatore Draghi cerca di
introdurre nella finanza nuove regole e nuovi strumenti,
rischiano di infrangersi contro la strenua difesa della lobby
bancaria anglo-americana.
Pizzi
Non
a caso Giulietto Tremonti ieri ha subito sbertucciato le
proposte di Draghi affermando il primato della politica, e
oggi probabilmente ripeterà questi concetti nell'incontro
organizzato a Milano da "Aspenia" dove
parteciperanno tra gli altri Emma Marcegaglia e Gianni Riotta.
A
Davos Profumo ha fatto un bel discorsetto sul rischio delle
banche che, ha detto, "sono come le industrie
farmaceutiche, solo che non c'è il dottore che prescrive il
prodotto. Siamo noi stessi ad avere questo ruolo poiché
qualsiasi prodotto una banca venda, sta vendendo il
rischio".
Forse
il capo di Unicredit aveva fresco in mente il siluramento di
Gianni Coriani, il top manager per il quale fin dall'11
novembre Dagospia, nella sua infinita miseria, aveva
preannunciato il funerale (una cerimonia che a quanto si dice
nei corridoi della Banca d'Italia non è affatto conclusa).
Da
parte sua a Davos Corradino Passera, che indossava un orrendo
maglione da metalmeccanico polacco, ha insistito sulla
necessità di rilanciare l'occupazione, ma si è dimostrato
fiducioso sulla solidità delle banche. A partire da oggi il
capo di BancaIntesa dovrà abbandonare gli scenari
internazionali per dedicarsi attentamente alle grandi manovre
di primavera per il rinnovo delle cariche al vertice della sua
banca.
Ad
aprile si devono rinnovare le presidenze del Consiglio di
Gestione e del Consiglio di Sorveglianza, e soprattutto si
dovrà decidere l'assetto della Banca dei Territori, il
braccio operativo di Intesa nella raccolta del risparmio. Ed
è proprio su questo punto che si vedono già le scintille tra
i torinesi del SanPaolo e i longobardi di Intesa.
La
fusione del 2006 tra le due banche non sembra aver rimosso del
tutto il malessere di Torino dove, dopo la cacciata di Pietro
Modiano, Enrico Salza (classe 1937) continua ad essere
accusato di aver svenduto la gloria e la forza del SanPaolo al
tandem Bazoli-Passera.
A
distanza di quattro anni questa accusa rimane calda e a
placarla non basta la costruzione dell'enorme grattacielo dove
andranno a lavorare i dipendenti sabaudi della banca.
L'imponenza del grattacielo non è considerata proporzionale
al potere di Torino nei confronti di Intesa.
Da
parte sua Salza già dall'inizio dell'ottobre scorso si è
dichiarato pronto a difendere la sua poltrona di presidente
del Consiglio di Gestione, e con voce piuttosto flebile ha
chiesto di avere voce in capitolo per la nomina del direttore
generale della Banca dei Territori.
In
realtà, nella riunione delle Fondazioni, Angelo Benessia,
l'avvocato torinese che a 69 anni va in bicicletta e che nel
giugno 2008 è diventato presidente della Compagnia SanPaolo
con l'aiuto del sindaco Chiamparino, ha rivendicato per sé il
diritto di nominare l'amministratore delegato. In cambio di
tale potere, avrebbe confermato per altri 3 anni Passera alla
guida della banca. E qui è insorto il sindaco di Torino:
Chiamparino infatti non vuole assolutamente attendere 36 mesi
per vedere il dopo-Passera (in tale lasso di tempo può
succedere di tutto, di brutto).
Ed
è proprio il Chiampa l'uomo che più ha osteggiato e continua
a criticare l'egemonia dei milanesi. Il suo disappunto lo ha
ripetuto fin dal momento della fusione nel 2006 e a metà
dicembre, quando ha accusato Bazoli e Passera di non aver
rispettato gli accordi per la Banca dei Territori.
"Il
morale delle truppe sanpaoline non è alto - ha esclamato
Chiamparino - e come ho detto a Bazoli, un generale deve
preoccuparsi di questo stato d'animo".
Più
che di stato d'animo si tratta di questioni di potere e di
politica perché Chiamparino, che non può ignorare la
debolezza più volte dimostrata dal "protetto"
Benessia, teme che una vittoria della Lega alle prossime
regionali possa spostare a vantaggio del partito di Bossi gli
equilibri tra i sabaudi e i longobardi.
(Nella
pacchetto Benessia, Giuseppe Guzzetti di Cariplo nominerebbe
il presidente di Sorveglianza (oggi, Bazoli) e Antonio Finotti
della Cassa di Risparmio di Padova avrebbe la possibilità di
scegliere il presidente del Consiglio di Gestione; la scelta
cadrebbe su Costa. Ovviamente, l'opposizione di Passera al
piano torinese è assolutamente totale).
In
questa battaglia di potere le Fondazioni si aspettano di
ricevere una cedola "non per comprare una Porsche",
come ha detto nei giorni scorsi Guzzetti, ma per alimentare
l'attività delle Fondazioni. Da parte loro i torinesi non
mettono al primo posto la questione dei dividendi, ma puntano
soprattutto sulla direzione generale della Banca dei Territori
che ha 11,1 milioni di clienti e 686 filiali in Piemonte. |
02.02.10 |
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GOLDMAN SACHS, 100 MILIONI AL CEO...
Da "la Repubblica" - Lloyd Blankfein, ceo della Goldman
Sachs, riceverà un bonus da 100 milioni di dollari: lo
afferma il Times, citando fonti bancarie al Forum di Davos, e
sottolineando che si tratta di una risposta sprezzante ai
piani del presidente Usa Barack Obama per un taglio ai
superstipendi. Goldman Sachs smentisce però seccamente: «Una
stupidaggine»
- LE BANCHE EUROPEE SÌ AL DENARO
PUBBLICO MA SENZA POLITICA...
Giovanni Pons per "la Repubblica" - Le banche europee restano appese a
un filo. Nel corso del 2009, secondo i dati raccolti da
R&S Mediobanca, hanno ricevuto aiuti da parte degli stati
sotto varie forme per un totale di 1.448,5 miliardi di euro.
In testa alla classifica ci sono le banche inglesi e tedesche,
seguite dalle olandesi e dalle svizzere. Gli istituti italiani
"svettano" in questa particolare classifica per aver
ricevuto soltanto 4,1 miliardi di aiuti sotto forma di
Tremonti bond (rifiutati da Unicredit e Intesa Sanpaolo). Il
caso più eclatante riguarda Royal Bank of Scotland che ha
ottenuto un sostegno stimabile in 420 miliardi, pari al Pil
della Polonia.
Sempre nel corso del 2009 una parte di
queste banche ha restituito un po´ di soldi agli stati, ma ne
rimangono da rimborsare poco più di 1000 e il 2010 sarà l´anno
della verità. Tuttavia non sarà facile togliersi di dosso la
mano pubblica. Intanto nei bilanci sono annidati ancora 200
miliardi di titoli "tossici", pari al 45% del
patrimonio di vigilanza; in secondo luogo i mercati non stanno
proseguendo nel trend di crescita che ha contraddistinto otto
mesi del 2009, dunque gli utili da trading saranno più
difficili da realizzare. Infine la ripresa non c´è ancora e
dunque i crediti in sofferenza non potranno che aumentare nel
corso di quest´anno.
Anche in questo caso, però, bisogna
dirlo, le banche italiane sono quelle messe meglio: hanno il
60% dell´attivo costituito da finanziamenti alle famiglie e
alle imprese, contro una media europea del 43%. La tedesca
Deutsche Bank ha solo il 18%, il resto sono derivati e altre
attività finanziarie. Certo, in questa situazione sorprende
leggere un sondaggio di Pricewaterhouse secondo cui il rischio
più forte che i banchieri sentono per il 2010 non è
finanziario ma riguarda l´influenza della politica. Che
coraggio, signori banchieri anglosassoni!
[02-02-2010]
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Gianni Coriani: una profumata carriera
da leone. Un finale da Draghi - In queste ore sembra proprio
che l'ex potente visir di Unicredit corporate bank si stia
dimettendo, perché a far pulizia negli armadi adesso non è
più' l'auditing interno, ma gli ispettori BanKItalia - Le
dimissioni questa volta sono date per certe a meno che Profumo
non intervenga ancora...
Bankomat per Dagospia
I bene informati dicevano che l'ex potente visir di Unicredit
corporate bank Gianni Coriani non poteva essere abbandonato
tout court dal suo amico Profumo. Negli affari tuttavia la
relazione umana conta, finche' dura...
Anche Fiorani e Faenza avevano tanti amici fino all'ultimo.
Prima, nessuno che li emarginasse dagli affari con sensoi
morale e sprezzo del pericolo. I banchieri italiani sono
troppo spesso partigiani del 26 aprile...
Ora capita che, dicono gli impiegati alla macchinetta del caffè'
di Piazza Cordusio, la riorganizzazione della banca in cui sta
annegando tutto - ex banca corporate compresa - stia facendo
tante vittime. Mesi fa fece scalpore la sostituzione di
Coriani e il passaggio a incarichi non meglio precisati nella
holding. Come se Passera rimuovesse Micciche' in Intesa. Ma
dopo le prime voci di licenziamento - legato a pesanti dossier
creditizi che avevano attirato l'attenzione dell'audit interno
- tutto si ridimensiono'.
Indagini pesanti, si sussurrava, legami di manager con affari
sporchi di gruppi persino in odore di buona societa', che non
a caso sono stati licenziati in tronco da Profumo e dal nuovo
capo del corporate banking Peluso (ex Capitalia).
In queste ore pero' sembra proprio che Coriani si stia
dimettendo, perche' a far pulizia negli armadi adesso non e'
più' l'auditing interno, ma gli ispettori della Banca
d'Italia. Le dimissioni questa volta sono date per certe a
meno che Profumo non intervenga ancora. Gianni Coriani: una
profumata carriera da leone. Un finale da Draghi...
[28-01-2010] |
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A BANCA IMI L'ALLORO DEL «FINANCIAL
TIMES»...
Il riconoscimento
è arrivato dal Financial Times che l'ha eletta «Financial
advisor of the year Italy» (consulente finanziario italiano
dell'anno) per il 2009. È proprio nell'attività di
consulenza, infatti, che la Banca Imi, banca d'investimento
per le imprese controllata dall'Intesa Sanpaolo, ha brillato
di più nel 2009. A settembre il margine di intermediazione di
tutta l'attività, rispetto allo stesso periodo dell'anno
precedente, era salito del 73,5 per cento a 818,4 milioni di
euro, e a costi stabili. Consentendo così all'intera
struttura di guadagnare il 139,6 per cento in più: 410
milioni di euro.
[28-01-2010
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INTESA: SU TAVOLO BAZOLI POSIZIONE
FONDAZIONI SU BANCA DEI TERRITORI...
Radiocor - La
posizione delle Fondazioni azioniste rilevanti di Intesa
Sanpaolo sulla strategia per Banca dei Territori e' stata
sintetizzata in un documento. Il testo, secondo quanto risulta
a Radiocor, e' stato recapitato al presidente del Consiglio di
Sorveglianza, Giovanni Bazoli. Le fondazioni chiedono piu'
attenzione da parte della banca nei riguardi delle aree di
insediamento nelle quali opera con la struttura della Banca
dei Territori. E' possibile che il documento possa essere
oggetto di ulteriori revisioni. Il dossier e' stato messo a
punto la scorsa settimana, nell'incontro che Fondazione
Cariplo e gli altri enti di origine bancaria con
partecipazioni superiori al 2% hanno avuto a Milano.
29.01.10
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TOCCA A RODRIGO RATO RILANCIARE CAJA
MADRID...
Mi.C. per "Il
Sole 24 Ore" - Rodrigo Rato sarà nominato oggi
presidente di Caja Madrid, quarto istituto di credito della
Spagna alle spalle di Santander, Bbva e Caixa. L'ex Ministro
dell'Economia del Governo Aznar ed ex direttore generale
dell'Fmi prenderà il posto di Miguel Blesa, per 13 anni alla
guida dell'istituto madrileno.
Il suo compito non sarà facile. La
gestione della Caja, negli ultimi due anni, ha infatti vissuto
qualche difficoltà di troppo: alla plusvalenza di 2 miliardi
registrata con la cessione della partecipazione in Endesa,
bisogna contrapporre i poco felici investimento in Nh, Iberia,
Sos e Macalux che hanno fatto emergere perdite latenti per
oltre 400 milioni.
Per non parlare della mancata
quotazion in Borsa della holding di partecipazioni industriali
Cibeles e dell'investimento di 600 milioni in City national
bank of Florida che desta più di un dubbio. Insomma, il
compito di Rodrigo Rato sarà quello di rilanciare Caja
Madrid, ridefinendo la missione della cassa in Spagna e
all'internazionale. Senza naturalmente perdere d'occhio i
conti, dato che la morosità della Caja è una delle più
elevate del settore
- BANCHIERE CERCASI IN CS E
BARCLAYS...
C.Fe. per "Il
Sole 24 Ore" - Banchiere cercasi. Le grandi istituzioni
straniere in Italia stanno da un lato provando a riempire
alcune caselle che sono rimaste vuote e, dall'altro, puntano a
potenziarsi. Ha iniziato a muoversi, prima di Natale, Sociéte
Générale, dove è arrivata Patrizia Micucci, nota per i
trascorsi a Lehman Brothers, prima che la banca statunitense
venisse travolta dal default. Ora sarebbero all'opera Barclays
e Credit Suisse.
Il gruppo britannico, in particolare,
starebbe cercando il capo dell'investment banking, dopo
l'arrivo da Rothschild di Stefano Marsaglia. E uno dei
candidati degli ultimi mesi è stato Alessandro Daffina,
attuale amministratore delegato proprio di Rothschild in
Italia. Ma il banker avrebbe scelto, alla fine, di mantenere
il legame con l'istituzione finanziaria, dove lavora da oltre
un decennio.
Nel colosso elvetico Credit Suisse,
dopo la nomina di Luigi De Vecchi a co-responsabile dell'investment
banking a livello globale, si cerca invece il nuovo
amministratore delegato per l'Italia. E, a questo scopo,
sarebbe stato assegnato un incarico al cacciatore di teste
Egon Zehnder.
EURO SOPRAVVALUTATO SEGNALE D´ALLARME
PER TUTTA L´EUROPA...
Maurizio Ricci per
"la Repubblica" - Sgonfiato, almeno per ora, il
pericolo greco, l´insidia per l´euro viene dalla Spagna? L´idea
circola fra gli analisti che seguono le vicende della moneta
comune, alcuni dei quali - come quelli di Bnp Paribas - stanno
sconsigliando gli investimenti in euro, date le divergenze
crescenti fra i 16 paesi partecipanti, che rendono il loro
mercato dei titoli troppo disomogeneo e, quindi rischioso.
All´origine c´è il rapporto della
Commissione europea che, dieci giorni fa, avvertiva del gap di
competitività fra i paesi dell´euro «che potrebbe minare la
fiducia nell´area». Ora gli analisti stanno dando nome e
cognome a questo gap di competitività e in testa ai reprobi
balza la Spagna, affiancata dal Portogallo. Il rapporto si
limitava a dire che il tasso reale effettivo di cambio dell´euro
risulta sopravalutato del 10% in Grecia, Spagna e Portogallo.
Ma la situazione non è uguale per i diversi paesi.
29.01.10 |
PONZELLINI BOCCIATO ALLA PRIMA ...
Vittoria Puledda per "
la Repubblica
" - Non c´è che dire, il piano triennale della Bpm non
ha colpito favorevolmente gli investitori. Poco dopo l´inizio
della presentazione agli analisti, il titolo ha cominciato a
scendere ed ha proseguito, fino a chiudere ai minimi della
giornata (e facendo molto peggio del mercato). Ma niente
paura: se la Borsa non ha capito, capirà. Parola di Massimo
Ponzellini, cioè di uno che ha più di una ragione per
cercare di rassicurare gli interlocutori: infatti, della
Popolare di Milano è il presidente. Peccato che il suo primo
atto formale, il piano industriale, abbia ricevuto una
bocciatura così netta, difficile da edulcorare. Forse la
Borsa era distratta, forse ha capito male; o forse il piano è
proprio brutto o, peggio ancora, è stato giudicato poco
credibile. Ma magari la Borsa si ricrederà
20.01.10 |
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SVIZZERA: BANCA NAZIONALE, NEL 2009 UTILI DI 10 MLD DI FRANCHI
...
(Adnkronos) - La Banca nazionale svizzera, stando alle piu'
recenti valutazioni, ha realizzato nel 2009 un utile di 10
miliardi di franchi svizzeri (circa 6,77 mld di euro), a
fronte della perdita secca di 4,7 miliardi di franchi subita
l'anno precedente. Il buon risultato e' da ricondurre in primo
luogo al rialzo del prezzo dell'oro, che ha generato una
plusvalenza di 7,4 miliardi, ma sui conti hanno influito
positivamente anche le posizioni detenute in valuta estera. I
conti dettagliati della Bns saranno illustrati il 4 marzo.
-
UBI BANCA: MASSIAH, PIANO INDUSTRIALE SOLO QUANDO VEDREMO
STABILITA' ...
(Adnkronos) - Ubi Banca non ha ancora completato il piano
industriale a causa "dell'incertezza generale sui tassi.
Non si fara' finche' non vedremo stabilita'". A
sottolinearlo e'
stato il
consigliere delegato di Ubi Banca Victor Massiah oggi a Milano
a margine della Ubs Italian Financial Services Conference.
-
BCE: SERVE ADEGUATA RISTRUTTURAZIONE SETTORE BANCARIO ...
(Adnkronos) - Serve 'un'adeguata ristrutturazione del settore
bancario'. Ad affermarlo e' la Bce nel bollettino mensile di
Gennaio. 'Situazioni patrimoniali sane, un'efficace gestione
del rischio e l'adozione di modelli imprenditoriali solidi e
trasparenti -sottolinea l'Istituto di Francoforte- sono
essenziali per rafforzare la tenuta delle banche agli shock,
gettando le basi per una crescita economica sostenibile e per
la stabilita' finanziaria'
20.01.10 |
GIRI DI
POLTRONE - I prossimi mesi decisivi per UniCredit, Intesa-Sanpaolo e
Mediobanca-generali – pur scampati dalla grande crisi, non
significa che per passera, profumo, bernheim non possano mancare
scosse anche di non poco conto - c’è un banchiere destinato a non
restare in panchina ancora a lungo: Auletta Armenise….
Fabio Tamburini per Il
Sole 24 Ore
Il secondo anno della grande crisi
economica sta per chiudersi e per i banchieri italiani tira aria di
scampato pericolo. Certo, forse più per marginalità rispetto alle
vicende internazionali che per virtù, le banche made in Italy sono
state meno toccate dalle difficoltà che hanno travolto i big del
sistema.
Tanto che, ad esempio, l'Italia è
stata l'eccezione in un mondo che ha visto il capitale pubblico
correre in aiuto di quello privato per evitare il peggio. Poi i
mercati finanziari hanno ripreso fiato. E, a ruota, stanno arrivando
le prime notizie confortanti sui segnali di ripresa.
Ecco perché chi è rimasto in sella,
pur scontando un certo stress e molte difficoltà, vede scenari più
rassicuranti. Questo non significa che non possano mancare scosse
d'assestamento anche di non poco conto.
In casa UniCredit è in corso una
doppia operazione particolarmente impegnativa: la fusione in una
banca unica delle tre attuali di gruppo (retail, finanza d'impresa,
private banking) e un impegnativo aumento di capitale. La certezza
è che gli azionisti più importanti, a partire dalle fondazioni,
colgano l'attimo per verificare insieme all'amministratore delegato
Alessandro Profumo sia le scelte degli uomini sia le deleghe (tra i
protagonisti in cerca di conferme vanno ricordati Sergio Ermotti,
Paolo Fiorentino, Roberto Nicastro).
Non solo. Il presidente Dieter Rampl,
che finora ha preferito un ruolo sostanzialmente defilato, sarà
chiamato a una maggior presenza sul campo per convincere quei soci
per i quali, secondo lui, è arrivato il momento del passaggio delle
consegne.
Ugualmente anche sul fronte d'Intesa
Sanpaolo gli azionisti bussano alla porta dell'amministratore
delegato, Corrado Passera. In particolare nei mesi scorsi Angelo
Benessia, presidente della Compagnia San Paolo, ha cercato di dare
la spallata, facendo pesare il ruolo di azionista più importante e
puntando sulla nomina di un nuovo direttore generale al posto di
Francesco Micheli, scelto da Passera così come il responsabile del
corporate, Gaetano Micciché.
Ma, in occasione dell'assemblea di
primavera, l'intero assetto di governo del gruppo verrà sottoposto
alla verifica: dai vertici del consiglio di gestione (che ha come
presidente Enrico Salza) a quello di sorveglianza (guidato da
Giovanni Bazoli).
Sempre a primavera si giocherà
l'ultimo tempo della partita per le Generali. Il presidente Antoine
Bernheim non nasconde di gradire l'ennesima conferma, peraltro
difficile da ottenere soprattutto per l'età avanzata. Mercoledì
scorso l'agenzia di stampa Radiocor lo ha sorpreso in visita
natalizia a Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca.
All'incontro, di sapore prenatalizio e
definito di cortesia, è stato subito attribuito un significato
particolare, perché considerato una sorta di apertura delle grandi
manovre in vista del rinnovo dei vertici della compagnia. Proprio
Geronzi, in effetti, è considerato il candidato più naturale alla
successione. Sempre che, tuttavia, venga risolto un problema di non
poco conto: la scelta di chi dovrebbe subentrargli in Mediobanca.
Per azzardare qualche previsione è
troppo presto, ma tra le novità di fine anno spicca l'uscita da
Unipol dell'amministratore delegato Carlo Salvatori, in passato
presidente di UniCredit. Su altri versanti va ricordato un banchiere
destinato a non restare in panchina ancora a lungo: Gianpiero
Auletta Armenise, che nei mesi scorsi ha lasciato l'incarico di
amministratore delegato della Banca Ubi per ragioni di famiglia.
[23-12-2009]
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IL CHIODO FISSO DEI BANCHIERI È
CHE LE AZIENDE TORNINO AL PIÙ PRESTO A FARE SHOPPING...
Da "La Stampa"-
I banchieri d'investimento europei
stanno sperando nella fine di una situazione di stallo del settore
fusioni e acquisizioni (M&A), durata due anni. Si augurano che
il rialzo dei mercati, le agevolazioni di finanziamento e
l'esuberanza tra i chief executive determinino un revival degli
accordi. Ma ci sono altrettanti motivi per indurre i banchieri a
rimanere prudenti nel 2010. In passato, le attività di M&A
erano rimaste indietro di circa sei mesi rispetto ai mercati
azionari. Pertanto, i banchieri stanno traendo coraggio dai nove
mesi di rialzo del mercato azionario, iniziato a marzo.
I mercati dei capitali si sono
sbloccati durante il secondo semestre del 2009, soprattutto per
quanto riguarda le società più grandi. Durante una recente
indagine sugli amministratori delegati (Ceo) europei, compiuta da
Ubs e Boston Consulting Group, il 19% ha affermato che il prossimo
anno potrebbe acquisire una società che registra vendite di almeno
500 milioni. E questo in confronto al 10% delle società che ha
eseguito tali transazioni nel 2003, il primo anno dell'ultimo rialzo
dell'attività di M&A, e al 19% che le ha eseguite nel 2006.
24.12.09 |
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IL RETAIL DI UNICREDIT E LA NOSTALGIA DEL PASSATO...
R. Fi. per "Il Sole 24
Ore" - Alessandro Profumo in questi giorni ha spiegato
chiaramente la logica della riorganizzazione di UniCredit,
l'integrazione nella capogruppo delle banche retail, corporate e
private. Quello che forse il numero uno di UniCredit ha dato per
inteso è che la nuova organizzazione - che «aumenta l'attenzione
verso famiglie, Pmi e territorio» -sarà anche un'occasione per
rivedere l'organigramma della banca. Sul tema, le voci di mercato
sono diverse. Una (ricorrente) riguarda il ruolo del deputy- Ceo
Roberto Nicastro
, responsabile dell'area retail.
I rapporti fra
Profumo e Nicastro sono buoni. Ma sembra che alcune divergenze ci
siano state a causa dell'incremento delle insolvenze fra i clienti
retail. Colpa della politica commerciale aggressiva scelta da
Nicastro? Forse. Come è possibile che il fenomeno sia stato causato
dall'operazione Capitalia. Senza entrare nel merito, le divergenze
sembrano avere spinto Profumo a sondare l'ipotesi di un ritorno in
UniCredit di Luca Majocchi (potrebbe essere questa la ragione di un
loro incontro). Colpo di scena? Difficile dirlo, ma forse sarà così.
22.12.09 |
PURE I PALAZZINARI COMANDANO IN BANCA...
(Da "Libero")
- Un'operazione da "dieci e lode", quella condotta
dall'Ance. L'Associazione dei costruttori ha invitato al suo
direttivo il presidente Abi Corrado Faissola, si è lamentata dello
scarso credito degli istituti e ha imposto un tavolo comune per «monitorare»
le erogazioni. Faissola, poi, ha ricevuto dall'Ance precise
istruzioni: «Rafforzare il rapporto di fiducia delle banche con le
imprese di costruzioni». Idea sulla quale, però, i commenti dei
banchieri non sono stati del tutto elogiativi: dopo i prefetti di
Tremonti - ha detto qualche big degli istituti - pure i
"palazzinari" ci fanno le pulci.
11.12.09 |
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2- DRAGHI VEDE NERO:
"NEI PROSSIMI CINQUE ANNI VERRANNO A SCADENZA UNA QUANTITÀ
IMMENSA DI TITOLI, COMINCIANDO DA 4.000 MILIARDI DI OBBLIGAZIONI DI
BASSA QUALITÀ"
C'è un altro italiano che negli ultimi due giorni si è esibito in
un inglese perfetto. È Mario Draghi, il Governatore della
Banca d'Italia
che ieri mattina ha fatto una sorta di lezione magistrale a 100
esponenti della finanza e dell'economia. L'orazione di Draghi è
avvenuta durante i lavori del Convegno sul futuro della finanza
organizzato dal "Wall Street Journal" nel South Lodge
Hotel del Sussex.
L'albergo a tre piani si trova a
90 km
da Heathrow e ha la classica impronta vittoriana con tanto di
palestre, sala da ballo e campo di golf. L'ambiente è piuttosto
vecchiotto e come nei film "Casa Howard" del regista James
Ivory non mancano i maggiordomi. Uno di questi ha raccontato a
Dagospia dettagli curiosi sulle due giornate del Summit segreto che
lunedì sera si è concesso l'unico spazio di mondanità con una
grande cena di gala.
Il menu era piuttosto miserando, e in uno dei tanti
tavoli nella Ball-room dell'hotel sedevano Alessandro Profumo,
Cristiano Zazzara (economista italiano nella City) e Matteuccio
Arpe, il giovane banchiere di Sator e Profilo che piace tanto al
direttore di "MF" Osvaldo De Paolini. La loro
conversazione si è interrotta quando ha preso la parola per un
breve discorso il 56enne Alistair Darling, il Cancelliere dello
Scacchiere che ha fatto gli onori di casa.
La performance di Draghi, arrivato ieri in mattinata nel
Sussex, è cominciata alle 13 e si è svolta attraverso una lunga
intervista di Alessandra Galloni, la giornalista del "Wall
Street Journal" che era tra i rari invitati della carta
stampata.
Lo show di Draghi è stato seguito con attenzione ed è
stato perfetto, non solo per l'inglese (più fluent di quello di
Profumo), ma per il grido d'allarme che ha lanciato sulla mole di
debito che ancora incombe nella finanza internazionale. "Nei
prossimi cinque anni - ha detto il Governatore - verranno a scadenza
una quantità immensa di titoli, cominciando da 4.000 miliardi di
obbligazioni di bassa qualità. E poi c'è tutto il rischio
sovrano...il tempo stringe risanatevi subito".
I maggiordomi dell'hotel del Sussex insistono
sull'autorevolezza e l'impatto delle parole del Governatore.
Dall'alto della sua carica al Financial Stability Board l'uomo di
via Nazionale ha richiamato il valore delle regole prendendosi gli
applausi dei banchieri angloamericani e del "Wall Street
Journal" che gli sta tirando la volata per la poltrona della
BCE. Alle 18 era tutto finito e il Governatore è ripartito subito
per l'Italia.
12,12.09 |
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LE METAMORFOSI DI PROFUMO...
Andrea Greco per "la
Repubblica" - Giornata campale a Unicredit, per i comitati nomine e strategico. Il
primo si occupa di poltrone. Va sostituito Dario Frigerio, sodale
storico di Profumo allontanato dopo 22 anni. Paga, si dice, l´esposizione
alla truffa Madoff e i tentennamenti del blasonato marchio di
gestioni Usa. Costato caro un tempo, non venduto due anni fa,
pentendosi. Oggi arriva un manager straniero, a snellire Pioneer e
ridimensionarne la vis predatoria; si torna al captive, alla
fabbrica prodotto.
Anche il corporate cambia, con la giubilazione di Gianni
Coriani per l´emergente Pier Giorgio Peluso. Pure la struttura
retail segue nervosa, perché attualmente la rete italiana dà
scarse soddisfazioni. Lo "strategico" discute invece il
riassetto da holding a banca unica. Un piano che semplifica la
governance e consente di tagliare un altro po´ i costi.
12.12.09 |
SUONA QUEST'ARPE,
BABY! (DEDICATO A OSVALDO DE PAOLINI) - PROFUMO, ARPE E DRAGHI NEL
SUSSEX CON VOLCKER IL 7-8 DICEMBRE - La presenza di Arpe, su cui
oggi sono circolati dubbi, non è in forse. Il banchiere, apprende
l'ADNKRONOS da fonti finanziarie, parteciperà all'iniziativa, come
risulta anche dal sito, dove il nome di Arpe, che ha dalla sua anche
l'alfabeto, è il primo nella lista degli ospiti...
(Adnkronos) - Ci
saranno il finanziere George Soros, il leader dei Tories David
Cameron, il cancelliere dello Scacchiere Alistair Darling, il premio
Nobel Myron Scholes e il presidente dell'Economic Recovery Advisory
Board Paul Volcker, uno dei consiglieri del presidente Usa Barack
Obama, già presidente della Federl Reserve dal 1979 al 1987, sotto
Jimmy Carter prima e Ronald Reagan poi.
E dall'Italia arriveranno
l'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, il
governatore della Banca d'Italia e presidente del Financial
Stability Forum Mario Draghi e anche Matteo Arpe, chief executive di
Sator e presidente di Banca Profilo. Si riuniranno tutti al South
Lodge Hotel nel West Sussex, Inghilterra, a una novantina di
chilometri da Heathrow, per partecipare alla «Future of finance
initiative» il 7 e l'8 dicembre prossimi.
Ad organizzare l'incontro è il Wall
street journal, che da diverse settimane lo annuncia nelle sue
pagine: il programma prevede una cena di gala la sera del 7 e una
giornata di lavori per l'8. Scopo dell'iniziativa, si legge sul
sito, è «stabilire dei principi chiave sui quali possa essere
costruito il sistema finanzario negli anni a venire».
La presenza di Arpe, su cui oggi sono
circolati dubbi, non è in forse. Il banchiere, apprende l'ADNKRONOS
da fonti finanziarie, parteciperà all'iniziativa, come risulta
anche dal sito, dove il nome di Arpe, che ha dalla sua anche
l'alfabeto, è il primo nella lista degli ospiti.
Quest'anno dunque Profumo, impegnato
all'estero, non assisterà alla Prima della Scala, in agenda come
tutti gli anni il 7 dicembre, giorno di Sant'Ambrogio. L'ad di
Unicredit, notato a varie Prime tra cui quelle del 2005 e del 2007,
è uscito recentemente dal consiglio di amministrazione della
Fondazione che gestisce il tempio della lirica, nel quale venne
nominato nel 2006 dall'allora ministro dei Beni Culturali Francesco
Rutelli. Tuttavia, la banca resta il principale partner delle tournèe
internazionali del teatro per il quinquennio 2009-2013, come prevede
un accordo siglato lo scorso maggio.
[26-11-2009]
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MAI SUCCESSO! NASCE UNA NUOVA BANCA SCAVALCANDO LA BANKITALIA DI
DRAGHI - LA TREMONTI BANK È UN CICLONE CHE SPIAZZERÀ IL SISTEMA DI
PASSERA & PROFUMO. - NEL CASSETTO DI PAPI È PRONTA LA LETTERA DI
DIMISSIONI DI GIULIETTO. UNA LETTERA SCARLATTA CHE PORTA IL SIGILLO DELLA
LEGA, L’ALLEATO PIÙ FORTE DEL CAVALIERE - DALLA BATTAGLIA PER LA GUIDA
DELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA COSA RESTA DI BOFFO-RUINI - TRENI-BOMBARDIER
IN LIGURIA E SCAJOLA GODE - PRONTO UN BRAGGIOTTINO PER LAZARD? -
“GRATTA&VINCI”: DE AGOSTINI DOVRÀ CACCIARE ENTRO NOVEMBRE 500
MILIONI DI EURO
1 - MAI SUCCESSO: NASCE UNA NUOVA BANCA SCAVALCANDO
BANKITALIA - LA TREMONTI BANK SPIAZZA IL SISTEMA PASSERA & PROFUMO -
NEL CASSETTO LA LETTERA IN CUI GIULIETTO È PRONTO A DARE LE SUE
DIMISSIONI. UNA LETTERA SCARLATTA CHE PORTA IL SIGILLO DELLA LEGA,
L'ALLEATO PIÙ FORTE DEL CAVALIERE
"Oggi è un grande giorno! Ho l'onore di annunciare che il
presidente onorario della Banca del Sud sarà Carlo di Borbone delle Due
Sicilie".
Era il 25 febbraio 2006 quando Giulietto Tremonti pronunciò
solennemente a Napoli queste parole davanti ai rappresentanti della
nobiltà partenopea e dei gesuiti che all'iniziativa della nuova banca
meridionale avevano aderito attraverso un fondo etico.
A godere più di altri fu Carlo di Borbone, l'ultimo erede della
dinastia che nel '98 ha sposato Camilla Crociani, figlia del defunto
manager condannato per lo scandalo Lockeed.
A distanza di tre anni Tremonti ci riprova, ma il progetto della Banca
del Mezzogiorno che presenterà domani in Consiglio dei ministri ha
gambe più solide e non presta il fianco all'ironia. L'idea
dell'ex-tributarista di Sondrio sta creando fibrillazioni dentro il
governo e nei capibastone delle regioni meridionali che hanno capito
benissimo le intenzioni del ministro.
Con il nuovo istituto creditizio Giulietto, che oggi partecipa al
congresso nazionale della Società Italiana di Psichiatria insieme a
Guido Rossi, vuole mettersi al riparo dall'accusa di dimenticare il Sud
e mette nelle mani della Lega uno strumento che potrà servire per
vellicare il consenso delle piccole e medie imprese meridionali.
Alla Banca d'Italia seguono con attenzione questa procedura
inconsueta che vede nascere una nuova banca scavalcando le competenze di
via Nazionale, ma ieri Mario Draghi che ha parlato di pensioni al
Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, non ha fatto alcun cenno al parto
del ministro dell'Economia. Non c'è dubbio però che a Palazzo Koch
l'irritazione sia forte perché il genietto di Sondrio ha scavalcato le
competenze della Banca d'Italia e darà vita alla nuova banca con un
decreto, senza cioè seguire l'iter tradizionale.
Ma non è solo Draghi a sentirsi spiazzato da questa novità. Anche
sul fronte delle grandi banche l'idea di Giulietto suona come uno
schiaffo che si aggiunge ai ripetuti ceffoni rivolti dal ministro nei
confronti di Unicredit e IntesaSanPaolo.
Quest'ultima è guidata da quel Corradino Passera che nel 1998 fu
nominato amministratore delegato delle Poste e si inventò BancoPosta,
un'idea brillante che ha consentito all'azienda guidata oggi da Massimo
Sarmi di rastrellare denaro attraverso la rete di 14mila sportelli.
Adesso le Poste avranno un ruolo decisivo nel successo della nuova banca
che userà gli sportelli per vendere i suoi prodotti ai risparmiatori.
Per un curioso paradosso la creatura inventata da Corradino Passera
diventa il braccio armato del suo nemico Giulietto Tremonti, e il fronte
delle grandi banche è costretto a salire nelle stanze di Palazzo Chigi
per chiedere a Gianni Letta e al Cavaliere ferito di arginare la
concorrenza "protetta" della nuova banca per il Sud. Forse gli
chiederanno anche se questo genio senza limiti sta pensando davvero di
sfilargli la poltrona.
Ancora una volta papi-Silvio allargherà le braccia e tirerà fuori
dal cassetto la lettera in cui il ministro è pronto a dare le sue
dimissioni. Una lettera scarlatta che porta il sigillo della Lega,
l'alleato più forte del Cavaliere.
2 - L'ESITO DELLA BATTAGLIA PER LA GUIDA DELL'UNIVERSITÀ
CATTOLICA FARÀ CAPIRE CHE COSA RESTA DEL POTERE BOFFO-RUINI - SAT2000
PRENDERÀ IL NOME DI TV2000
Dino Boffo, l'ex-direttore dell'"Avvenire", è stato
archiviato dai giornali.
La vicenda del giornalista di Asolo scoppiata alla fine di agosto per
l'articolo di Feltri sulle presunte molestie sessuali, non suscita più
l'interesse della cronaca. Questo non significa però che in Vaticano i
suoi movimenti non siano seguiti con attenzione. Anche se non appare sul
proscenio, Boffo resta un personaggio pesante dietro il quale continua
ad aleggiare l'ombra di Camillo Ruini, il prelato con il quale si
incontrò per la prima volta nel 1981 a Reggio Emilia.
In quell'epoca Ruini non era ancora vescovo (lo diventò nel 1983) e
il giornalista era un esponente dell'Azione Cattolica, poi tra i due
nacque un'alleanza che portò Boffo nel '94 a direttore del quotidiano
della Cei. Da allora la sua influenza si è estesa a macchia d'olio
sull'intera tastiera dei media controllati dal Vaticano.
Primo fra tutti Sat2000, l'emittente che insieme
all'"Avvenire", all'Agenzia di stampa SIR, alla radio e alla
catena dei quotidiani diocesani, fa parte della corazzata mediatica d'Oltretevere.
In questi giorni in Vaticano hanno appreso che Sat2000 prenderà il nome
di Tv2000 e che il cambio del logo è stato pianificato con una
strategia così dispendiosa da suscitare grandi critiche.
Dino Boffo non si vede più nelle stanze della televisione cattolica,
ma non sembra aver mollato totalmente le redini e si muove soprattutto
intorno alla Fondazione "Giuseppe Toniolo" di Verona.
Questo organismo è nato nel 1976 come centro
culturale ed è dedicato al nome dell'economista cattolico di Padova che
fu grande ammiratore di Leone XIII. L'importanza della Fondazione è
rappresentata più che dalle sue iniziative dal fatto che esercita una
forte influenza sull'Università Cattolica di Milano. E qui si ritrovano
le tracce di Boffo che sta tirando la volata al rettore Lorenzo Ornaghi
per una riconferma della carica.
Ornaghi è un professore di 61 anni che guida la Cattolica dal
novembre 2002 ed è considerato in pieno sodalizio con Ruini.
Negli ambienti della Cei il silenzio su Boffo è assoluto, ma l'esito
della battaglia per la guida dell'Università milanese farà capire che
cosa resta del suo potere.
3 - TRENI-BOMBARDIER E SCAJOLA GODE
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie hanno tirato un
sospiro di sollievo.
Sembra infatti che dopo tante incertezze alla fine del mese o al massimo
nei primi dieci giorni di novembre, Mauro Moretti farà decollare la
maxi-gara per l'acquisto di 50 treni ad Alta Velocità. Questa delle
gare è una partita spinosa per il manager di Rimini che ancora oggi
deve combattere con le società delle pulizie sui treni che hanno fatto
ricorso e non accettano di essere sostituite.
L'annuncio del bando è arrivato ieri da Milano per bocca del
direttore della divisione passeggeri di Trenitalia, Gianfranco Battisti,
che ha parlato in un convegno al quale ha assistito in silenzio anche
Giuseppe Sciarrone, l'amministratore delegato di Ntv, la società di
Montezemolo per l'Alta Velocità.
I nuovi treni arriveranno sulle rotaie non prima di tre anni, ma
questo tempo non impedisce al ministro dell'aeroporto di Albenga,
Claudio Scajola, di gioire in modo particolare. Il politico ligure che
si è messo di traverso ad "Annozero" e Michele Santoro, è
convinto infatti che la maxi-gara sarà vinta dalla società Bombardier,
che ha un grande stabilimento a Vado Ligure, un comune del suo collegio.
Bombardier Italia è la filiale dell'omonimo gruppo canadese che
fattura nel mondo oltre 15 miliardi di dollari con più di 60mila
dipendenti. In Liguria è sbarcata nel 2001 costituendo la Bombardier
Transportation Italy, specializzata nelle costruzioni di rotabili e
impianti ferroviari.
Scajola è convinto che la commessa finirà nelle mani di questa
società che si è alleata per il business con AnsaldoBreda di
Finmeccanica. Nessuna speranza invece per la francese Alstom alla quale
Luchino e i soci di Ntv hanno commissionato 25 convogli. E anche per gli
altri concorrenti pesanti come General Electric e Siemens sembra che la
partita sia già decisa.
4 - UN BRAGGIOTTINO PER LAZARD?
La finanza francese segue con molta ansia le notizie che
arrivano da un ospedale di New York dove lunedì è stato ricoverato per
infarto Bruce Wasserstein, l'amministratore delegato della banca
d'affari Lazard.
Quest'uomo ha appena 61 anni e dal 2002 guida la boutique finanziaria
che occupa per il suo prestigio uno dei primi posti nel panorama
internazionale. La sua storia inizia nel 1848 quando i tre fratelli
Lazard (Alexandre, Elie e Simon) ebrei originari dell'Alsazia,
emigrarono a New Orleans per avviare un'attività di import-export e
partecipare alla "corsa all'oro" in California. Poi nel 1852 i
fratelli aprirono il loro ufficio di Parigi che è diventato il salotto
più importante della finanza francese. Oggi Lazard fattura 1,6 miliardi
di dollari e ha 2.300 dipendenti che sono riusciti con il loro lavoro a
resistere alla crisi dei mercati.
Il nome Lazard è ben noto anche a chi maneggia nella finanza
italiana perché è legato ai rapporti che furono stabiliti dal
banchiere André Meyer (partner di Lazard a New York) ed Enrico Cuccia
di Mediobanca. E in Lazard come in Mediobanca ha lavorato Gerardo
Braggiotti, detto Braggiottino, il banchiere 57enne nativo di Casablanca
che potrebbe prendere il posto di Wasserstein alla guida della celebre
merchant bank.
L'ipotesi non è peregrina anche se Braggiottino con il suo
caratterino irrequieto ha sbattuto la porta di Lazard e di Mediobanca
per mettersi in proprio con Banca Leonardo che guarda caso ha aperto i
suoi uffici in boulevard Haussmann, a due passi dal quartier generale di
Lazard.
Di lui si è parlato lunedì sera all'ambasciata d'Italia quando
Giancarlo Elia Valori ha presentato il suo libro sul futuro alla
presenza del vecchio Bernheim e di David de Rotschild e il rumor trova
spazio oggi sul "Sole 24 Ore".
Le notizie che arrivano dall'ospedale di New York sulla salute di
Wasserstein non sono affatto buone, ma quelle che riguardano i business
che Braggiotti è riuscito a costruire in questi anni intorno alla Fiat
e a BancaIntesa fanno pensare che potrà arrivare a Parigi soltanto con
garanzie di ferro.
5 - "GRATTA&VINCI": DE AGOSTINI DOVRÀ CACCIARE
ENTRO NOVEMBRE 500 MILIONI DI EURO E SARÀ COSTRETTA A CERCARE I
QUATTRINI CON GRANDE FATICA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che nel
quartier generale del Gruppo De Agostini a Novara c'è molta
preoccupazione per l'esito della gara sul "Gratta&Vinci".
La società Lottomatica di Lorenzo Pelliccioli è l'unica che ieri
pomeriggio alle 16 ha presentato un'offerta da 800 milioni per gestire
il gioco della fortuna. Se però l'esito finale sarà in suo favore De
Agostini dovrà cacciare entro novembre 500 milioni di euro e sarà
costretta a cercare i quattrini con grande fatica".
[14-10-2009]
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PROFUMO DI SALDI – UNICREDIT CEDE A PREZZI SCONTATI I GIOIELLI
IMMOBILIARI A REAM (RENDIMENTO MEDIO 7,5%). 13 IN TOTALE, TRA MILANO,
TORINO E GENOVA - S&P’S PROMUOVE LE DECISIONI DI PIAZZA CORDUSIO PER
RAFFORZARE IL CAPITALE – SUL MERCATO IL 4% DEL BANCO SABADELL…
Giancluca Paolucci per "La Stampa"
A piazza Cordusio è tempo di saldi. Il pacchetto di immobili ceduto
mercoledì è infatti a forte sconto rispetto ai valori di mercato,
mentre Unicredit cerca un compratore anche per il 4% di Banco Sabadell.
Nel 2007, la partecipazione nella banca spagnola era stata pagata 416
milioni di euro.
Con obiettivi ambiziosi: l'acquisto della quota era stato preceduto
da un accordo con la controllata tedesca di piazza Cordusio, Hvb, per
un'alleanza strategica con l'istituto catalano (quarta banca di Spagna,
settima contando anche le Cajas) finalizzato alla crescita nei mercati
dell'Est Europa.
Pur considerando l'operazione «un investimento puramente finanziario»,
il comunicato che dava conto dell'acquisto sottolineava che i due gruppi
avrebbero «attivamente esplorato le opportunità per sviluppare
ulteriori accordi in altre aree commerciali al fine di massimizzare la
creazione di valore per i rispettivi azionisti».
Purtroppo, non è andata benissimo. Causa crisi i sistemi finanziari
dell'Est non sono più così appetibili per la banca spagnola - oltre
sei miliardi di capitalizzazione e circa 1200 sportelli per una
clientela prevalentemente di imprese e privati di fascia medio alta -
che nel gennaio scorso ha fatto sapere che quell'accordo non esisteva più.
Adesso, in cerca di operazioni per rafforzare i parametri di
capitale, finisce sul mercato anche quella partecipazione. Già
svalutata per 182 milioni di euro nel bilancio di fine anno, la cessione
potrebbe avere un impatto neutro nel conto economico o addirittura
portare una piccola plusvalenza, grazie all'andamento del titolo che ha
portato quel 4% a valere circa 250 milioni contro un prezzo di carico
sceso a circa 230 milioni dopo la svalutazione.
TORINO
Via XX Settembre - Ex sede della CAriTorino
Ovviamente, la ragione della dismissione non è nella piccola
(eventuale) plusvalenza quanto piuttosto nella necessità di incassare
per rafforzare i paramentri patrimoniali. La stessa che ha portato la
banca a vendere un pacchetto di prestigiosi immobili del gruppo a prezzi
ultrascontati.
A passare di mano sono state la vecchia sede legale di Genova, il
palazzo della Crt in via XX settembre a Torino che adesso ospita gli
uffici della Fondazione, l'immobile di via dell'Arsenale, sempre a
Torino, dove il gruppo tiene i corsi per il management, un immobile in
piazza Cordusio a Milano (non la sede come scritto ieri da questo
giornale).
Genova
Via Dante - Sede del Credito Italiano
O ancora lo storico ufficio milanese di Banca di Roma, in piazza
Edison, a pochi passi dalla Borsa. Più altri immobili «di pregio»,
tredici in totale, tra Milano, Torino e Genova. I prezzi sono appunto di
saldo: non è stato possibile avere la valutazione dei singoli immobili,
ma per piazza Cordusio la valutazione è stato di circa 6 mila euro a
metro quadrato, mentre la sede della Crt, in pieno centro a Torino, è
stata valutata 2750 euro a metro quadrato.
PIAZZA
CORDUSIO
Con contratti d'affitto blindati che assicurano all'acquirente un
rendimento nell'ordine del 7,5% medio annuo, che di questi tempi - ma
anche in tempi più tranquilli - è assolutamente conveniente. Gli
immobili saranno conferiti in un fondo immobiliare gestito da Ream,
società ex Norman - che ha ancora una piccola quota - partecipata
adesso dalle fondazioni piemontesi: Crt - che è anche uno dei
principali azionisti singoli di Unicredit -, Asti e Alessandria con il
26% ciascuno, più un 5% alla piccola Fossano.
Milano
Piazza Edison - Banca di Roma
In attesa di conoscere il prezzo dell'aumento di capitale deciso dal
gruppo guidato da Alessandro Profumo, Unicredit incassa comunque il
plauso di Standard and Poor's: confermato il rating da parte
dell'agenzia, che apprezza «l'atteggiamento più prudente di Unicredit
riguardo al capitale, che la banca ha adottato a fine 2008 quando ha
deciso di non distribuire un dividendo in contanti».
[02-10-2009]
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CHI VINCERà IL PALIO DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA? DURISSIMA
SPACCATURA TRA IL SINDACO PD O IL PARTITO ORMAI IN MANO AL DALEMINO
BERSANI : “la città è pronta a tollerare un clima in cui più nessuno
potrebbe essere certo di essere un cittadino libero?”...
Corriere
della Sera - La mossa è arrivata alla vigilia del Palio
dell'Assunta. Il sindaco pd Maurizio Cenni, dopo mesi
di mal di pancia e contestazioni anche dal suo partito, ha parlato di
poteri e nomine e ha richiamato poteri e cittadini a un esercizio
corretto della dialettica e della trasparenza.
«Non voglio pensare - ha detto Cenni - che la città
sia disposta e pronta a tollerare un clima in cui più nessuno potrebbe
essere certo di essere un cittadino libero, anche di esercitare il
diritto al dissenso».
Parole forti che sono arrivate pochi giorni dopo le nomine della
Fondazione Monte dei Paschi, la banca che è essenza stessa di Siena.
Nomine criticate dall'opposizione, ma soprattutto dal Pd, quasi
completamente schierato con Bersani. Dei sedici membri della Fondazione,
otto sono scelti per statuto dal sindaco, cinque dalla Provincia e uno a
testa da Regione, università, Curia.
Dunque il Comune ha il potere di eleggere metà del «parlamentino»
della Fondazione che ogni anno eroga centinaia di milioni di euro ed è
il faro finanziario della città. E il sindaco si è avvalso della
prerogativa facendo arrabbiare il partito, tra tutti il segretario
provinciale Elsa Meloni.
All'origine del dissenso pare ci sia una nomina, quella di Mauro
Mariotti, ex assessore provinciale e segretario Cgil, grande
amico di Cenni. Alle primarie del Pd sfidò il
candidato ufficiale alle Provinciali, Simone Bezzini,
poi regolarmente eletto con grande consenso, ma la «mossa» non piacque
affatto al partito.
Da qui la querelle e le polemiche. Il sindaco però non ce l'ha solo
con il partito. Si dice preoccupato dalla «pratica della denuncia,
della delazione e della menzogna». A chi si riferisce? «A un modo di
far politica sotterraneo perpetrato da liste civiche guidate da ex
sindaci (il riferimento è a Pierluigi Piccini, ex Ds)
e da giovani rampolli di consiglieri comunali che scrivono libri con
accuse ignobili e false».
[18-08-2009]
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LA BANCA D’AFFARI GOLDMAN SACHS è LA SPECTRE DEL MERCATO, IL GRAN
BURATTINAIO SOVRANAZIONALE DELL’IMPERO USA, CHE FA E DISFA GOVERNI O
PIAZZA GOVERNATORI DELLE BANCHE CENTRALI? - OPPURE I DRAGHI, I COSTAMAGNA,
I PRODI, SONO SOLO I MIGLIORI SUL MERCATO?...
Paolo Madron per il Sole
24 Ore
Ma cosa avranno pensato alla Goldman Sachs quando l'estate scorsa,
conversando con il Foglio, Giulio Tremonti si è lasciato (di
proposito?) scappare che c'è più moralità in un prodotto meccanico
che in un prodotto finanziario, in un'auto della Fiat che in un future
della loro banca?
Probabilmente che la musica era cambiata, che la Palazzo Chigi
merchant bank, come l'avevano definita i giornali della destra chiosando
la tagliente definizione di Guido Rossi sul precedente governo D'Alema,
non godeva più dei buoni rapporti instaurati con Prodie il prodismo. O
forse che era un altro pò di veleno indirizzato a chi, prima di
diventare governatore di Bankitalia, della banca era stato uno stimato
vice presidente.
Mario Draghi allora colse l'allusione senza pubblicamente commentare,
come del resto avrebbe poi fatto a ogni dialettica bordata del
superministro dell'Economia. Ma una banca d'affari, specie se si chiama
Goldman Sachs, sa che bisogna tener conto di dove tira il vento della
politica e, là dove occorre, bilanciare ed essere ecumenici.
Fu così che, nel giugno del 2007, gli americani ebbero la pensata:
dopo tanti consulenti di centro-sinistra, di sinistra-centro o di grande
centro (Mario Monti), meglio pescare con decisione nelle acque della
controparte. E il pesce fu davvero grosso. Nel giugno del 2007 la fedele
ombra del Silvio Berlusconi uno e bis Gianni Letta entrava trionfalmente
a far parte dell'advisory board di Goldman alla modica cifra di 670 mila
euro più le provvigioni.
Come è noto, ci restò neanche un anno, perché richiamato in
servizio seduta stante dal Berlusconi ter, blandito dalle parole del
Cavaliere che se nessuno è indispensabile sua eminenza grigia, vero
motore del governo, lo era certo più di altri.
Quando lo misero sotto contratto, alla Goldman avevano fatto un
ragionamento tutt'altro che peregrino: è uno dei pochi civil servant
italiani che gli affari non dovrà andarseli a cercare, perchè saranno
loro a cercare lui. Ma i dieci mesi volarono via come il vento, e
giustamente Letta, considerandosi banchiere d'affari in prestito,
continuava a sbrogliare le complicate matasse che nel suo provvisorio
stare all'opposizione Berlusconi gli passava.
Curiosamente, l'unica operazione su cui mise fugacemente gli occhi
con indosso la casacca di Goldman fu l'Alitalia. Sulla pratica l'attuale
sottosegretario alla presidenza del Consiglio la pensava all'opposto del
suo referente politico. D'accordo con Prodi, e mostrando in questo
grande lungimiranza, avrebbe voluto che la compagnia di bandiera finisse
ad Air France, all'epoca assistita da Lehman Brothers, futura vittima
sacrificale nella strage dei subprime che ha sconvolto Wall Street.
Non aveva mai creduto, Letta, alla prosopopea del patriottismo alato.
A proposito di Prodi, il professore di Bologna fu dal 1990 al '93 anche
lui consulente della banca americana. Nel suo ultimo governo vi trovò
un posto di rilievo, era sottosegretario al Tesoro con delega alle
privatizzazioni, Massimo Tononi, ora tornato alla Goldman di Londra ad
occuparsi di fusioni e acquisizioni.
Tononi era stretto collaboratore di Claudio Costamagna, l'italiano
che più ha fatto carriera nella banca prima di uscire per mettersi in
proprio tre anni or sono. Definito suo malgrado banchiere prodiano,
beccato dai giornali del Cavaliere perchè testimone di nozze di Angelo
Rovati, all'epoca consigliere economico di Palazzo Chigi poi dimessosi
perchè non ortodosso autore del piano di scorporo della rete Telecom,
Costamagna buttò alle ortiche il suo britannico aplomb in una famosa
intervista a Panorama in cui proruppe in un clamoroso «Mi sono rotto i
co...di essere considerato in Italia solo come l'amico di Prodi»,
sciorinando tutta una serie di operazioni fatte, a cominciare dalla
privatizzazione dell'Ente Tabacchi, Berlusconi regnante.
Ancora adesso Costamagna, che bolla come una solenne stronzata la
teoria di questi tempi qui a New York assai dibattuta su Goldam Sachs
uguale Spectre, pensa che il successo della sua ex casa tornata a
macinare utili e bonus miliardari «si debba esclusivamente al fatto che
chi ci lavora è una buona spanna sopra tutti i concorrenti ». E sulla
sua capacità di intessere relazioni, aggiungiamo noi, che per chi fa
quel mestiere non è certo un requisito secondario.
È pur vero che gli affari, come i soldi, non hanno colore. Ma la
capacità di dialogare con tutti, anche in un paese come l'Italia che ne
è pesantemente condizionata, talvolta riesce a superare la logica delle
appartenenze. Al tempo del dominio berlusconiano sulla politica il poco
morale future di Goldman Sachs di cui all'inizio non ha impedito alla
regina di Wall Street (vedere alla voce Eni, Enel, e Finmeccanica) di
assistere colossi dello statalismo industriale, nonché di continuare a
piazzare con successo il debito italiano.
[13-08-2009]
NIENTE TASSE SIAMO BANCHE! - LA PROCURA DI MILANO INDAGA SUI I BIG
DELLA FINANZA COINVOLTI IN ACROBAZIE FISCALI - CI SONO TUTTI, GRANDI E
PICCINI: RAS, SAI, INTESA, BNL, UNICREDIT, MPS, CREDEM, ETC. - COI
CONTRATTI DERIVATI HANNO ABBATTUTO SIGNIFICATIVAMENTE L'IMPONIBILE IN
ITALIA
Francesco Bonazzi per L'Espresso
Ci sono tutti, grandi e piccini. Ma l'Agenzia delle entrate non
sapeva nulla delle loro acrobazie fiscali. Ras, Fondiaria-Sai,
Sanpaolo Vita, Popolare di Bari, Bper, Bnl, Abax Bank, Carige, Intesa
Sanpaolo, Monte dei Paschi, Popolare di Milano, Popolare di Verona,
Popolare Vicentina, Capitalia, Credem, Unicredit, Riva-Ilva.
Secondo quanto 'L'espresso' è in grado di rivelare grazie a nuova
documentazione acquisita a Londra, l'elenco di banche, assicurazioni e
grandi imprese italiane disinvolte con le tasse è decisamente più
lungo di quanto si potesse immaginare a ottobre 2008, quando questo
giornale ha raccontato i segreti del trading fiscale ('Banca
Furbetti', n. 43 del 2008).
Ovvero quella montagna di contratti derivati che tra il 2005 e il
2008 alcuni dei più bei nomi della finanza italiana hanno stipulato
con le principali banche d'affari estere e che hanno consentito loro
di abbattere significativamente l'imponibile in Italia.
Un business smantellato in fretta e furia lo scorso autunno, mentre
in tutto l'Occidente le banche chiedevano aiuti ai governi, e sul
quale si è ora acceso il riflettore della Procura di Milano. Il
procuratore aggiunto Alfredo Robledo, è notizia della scorsa
settimana, ipotizza i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e
di dichiarazione fiscalmente infedele, con effetti imprevedibili sui
bilanci.
La storia inizia a emergere a ottobre 2008, quando dalle casseforti
di Barclays e Dresdner escono carte riservatissime. Sono i memorandum
del tax trading con i clienti italiani; l'agenda degli incontri tra
banchieri e il loro esito; i nomi di chi vende, tratta e poi firma; la
vera struttura di complesse operazioni di arbitraggio su derivati e
obbligazioni non quotate che forse avevano il solo scopo di gabbare le
autorità fiscali giocando sul filo della legalità (tra elusione ed
evasione).
Le banche italiane citate allora da 'L'espresso' preferirono non
commentare, a eccezione di Intesa. L'istituto guidato da Corrado
Passera, che in quelle settimane aveva appena salvato capra e cavoli
con l'operazione Alitalia-AirOne, il 29 ottobre prese carta e penna
per escludere che quei contratti fossero fuori bilancio ("La
quasi totalità delle suddette operazioni ha durata ultra
annuale") e per negare che potessero costituire anche una
semplice "elusione fiscale".
Non solo, ma Intesa bollò come "fantasiosa, oltre che
gratuitamente offensiva, l'ipotesi secondo la quale le operazioni in
esame costituiscano un modo fraudolento di far sparire gli utili
montando operazioni finanziarie".
Sull'intera vicenda è poi sceso il silenzio fino al 16 marzo di
quest'anno, quando l'inglese 'Guardian' scova un documento riservato
di Barclays assolutamente simile (ancorché meno particolareggiato) a
quelli usciti da Dresdner e relativi al mercato italiano.
Il documento si chiama 'Brontos' e non lascia dubbi sulle finalità
meramente fiscali di quei famosi pronti contro termine andati così a
ruba tra le banche italiane. Le 21 pagine di 'Brontos', che tra i
compratori citano Intesa e Unicredit, restano su Internet un mese e
mezzo abbondante.
Il pm Robledo se le stampa e spedisce la Guardia di Finanza a
perquisire le due banche italiane. Riesce a tenere tutta l'inchiesta
nel totale riserbo fino a mercoledì 5 agosto, quando l'Adn Kronos
racconta che c'è un fascicolo aperto contro ignoti. Intesa smentisce
subito di aver partecipato all'operazione 'Brontos', mentre Unicredit
ribadisce di "non aver agito a fini di elusione o evasione
fiscale".
La nuova documentazione che 'L'espresso' ha visionato proviene
dalla Morgan Stanley. Comprende una sintesi delle finalità del
prodotto venduto in Italia che lascia pochi dubbi: lo si presenta come
un investimento che consente a entrambe le parti di guadagnare un
ampio beneficio fiscale giocando sul differenziale delle ritenute alla
fonte tra nazione e nazione e sui trattati bilaterali che vietano la
doppia imposizione.
Si afferma chiaramente che "i contratti sono normalmente a
breve termine, con l'arbitraggio sul derivato prima della fine
dell'anno finanziario del cliente" e la possibilità di
"riavviare la transazione per un altro anno, all'inizio del nuovo
anno fiscale". Le banche e le assicurazioni alle quali Morgan
Stanley vende simili contratti sono fiscalmente residenti in
"Italia, Grecia, Francia, Germania e Svezia".
In un altro documento, della primavera 2006, Morgan Stanley fa il
punto sul mercato italiano del tax trade. Vi si legge che alcune
banche contattate hanno per ora risposto negativamente perché
"non hanno capacità fiscale". E in tutti i memo interni la
discriminante tra clienti potenziali e reali è sempre una sola:
"La disponibilità di un utile da abbattere per l'anno in
corso".
L'elenco dei clienti con i quali erano in corso trattative è il
seguente: Aip (San Paolo Vita), Alleanza, Antonveneta, Arca Vita,
Banca Aletti, Banca Lombarda, Bipiemme Vita, Bnl, Bper, Capitalia,
Carige, Cattolica, Claris Vita, Credem, Fondiaria-Sai, Generali,
Iccrea, Imi, Intesa Vita, Mediobanca, Monte Paschi, Popolare di
Verona, Ras, San Paolo, Toro, Angelini, Barilla, Cir (holding che
controlla 'L'Espresso'), Edizione Holding, Eni, Fininvest,
Finmeccanica, Ifil, Italmobiliare, Mittel, Telecom Italia e Terna.
Chi ha accettato la proposta? Dalla nuova documentazione in nostro
possesso si ricava che sono Aip, Fondiaria-Sai ("Contratto
firmato il 2 maggio per 500 milioni a sei mesi") , Popolare di
Bari, Bnl ("Contratto pilota su prodotto fiscale inglese").
Mentre Credem risulta "già impegnato con altri" e per
Intesa "si sta cercando di frazionare l'accordo in capo alle
varie controllate". Sempre sul fronte della banca milanese c'è
anche una bozza di contratto tra la sua controllata Caboto e Morgan
Stanley datata 13 settembre 2006.
Se si incrociano questi documenti con quelli di Dresdner e
Barclays, si trovano solo conferme. E quindi si vede che a questo
supermarket si sono serviti anche Unicredito (via Gibilterra), il
gruppo Riva-Ilva (1,3 miliardi), Abax Bank (150 milioni), Carige (280
milioni con Société Générale), Intesa Sanpaolo (500 milioni nel
2004), Pop Milano (3,5 miliardi), Popolare Vicentina (con Deutsche
Bank e Credit Suisse), Capitalia (1 miliardo con Lehman e Crédit
Suisse) e Ras (250 milioni). Ora toccherà alla magistratura calcolare
il beneficio fiscale di queste transazioni e gli eventuali risvolti
penali.
[13-08-2009]
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L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI LUIGI ZUNINO,
L’ULTIMO FURBETTO - COME RICUCCI E FIORANI, UN MOSTRO PARTORITO
DIRETTAMENTE DAI POTERI BANCARI - SOLO BANCA INTESA, L’ISTITUTO DEL
“SISTEMA-PAESE”, DEVE AVERE ALMENO 700 MILIONI EURO - L’INFERNALE
TRIANGOLO PASSERA-MICCICHè-MANCUSO, Più SAVIOTTI DIETRO IL grande CRAC -
UN INCUBO DI DEBITI CON MINACCIA DI UN’INCHIESTA PENALE ANCHE PER
QUALCHE BANCHIERE
Vittorio Malagutti per L'Espresso,
in edicola domani
La sua villa, assicurano gli esperti del posto, è una delle più
belle dell'isola di Cavallo, rifugio dorato tra Corsica e Sardegna. Mare
blu. Vista da sogno. Ma in questo scorcio d'estate Luigi Zunino non ha
molto tempo per godersi il panorama, per frequentare gli amici del bel
mondo locale come Vittorio Emanuele di Savoia e Marina Doria.
Ci sono tre miliardi di debiti da sistemare. I bilanci sull'orlo
del crack. E, soprattutto, alle sue spalle incalzano i magistrati,
quelli di Milano, che sono pronti a ottenere il fallimento delle sue
aziende, a fischiare la fine della sua avventura di «sviluppatore
immobiliare», come ai bei tempi amava definirsi l'imprenditore
piemontese (di Nizza Monferrato) sbarcato a Milano una quindicina di
anni fa con l'ambizione, diceva lui, di ridisegnare la città.
Passata la sbronza del denaro facile e della speculazione, adesso
che la nuova cittadella di Santa Giulia, il suo progetto più
visionario, si è arenata in un mare di sterpaglie e costruzioni a metà,
Zunino è arrivato alla resa dei conti.
Dietro di lui resta una scia di sogni infranti. Una girandola di
affari a lungo generosamente alimentata da un plotoncino di finanziatori
con in testa Banca Intesa. Da almeno un paio di anni nei salotti della
finanza tutti sapevano che non poteva durare. Piani di riassetto.
Prestiti tampone. Gran lavorio di avvocati e consulenti.
Fatica sprecata. Risanamento, la holding quotata in Borsa di
Zunino, si è alla fine rivelata per quello che era: un gigante dai
piedi d'argilla, fondato sui debiti e su un progetto di sviluppo
quantomeno azzardato. Mentre i creditori, mese dopo mese esigevano rate
e interessi sui prestiti con inesorabile puntualità, il grosso dei
ricavi, quelli della vendita degli immobili di Santa Giulia e dell'ex
area Falck di Sesto San Giovanni, era proiettato in un futuro lontano e
di anno in anno, con l'avanzare della crisi economica, sempre più
indefinito.
Per un po' i profitti da trading, quelli ottenuti barattando
freneticamente palazzi e terreni su un mercato drogato, hanno coperto i
buchi nel conto economico. Zunino l'ultimo dei furbetti, si dice adesso
negli ambienti di Borsa, accomunando, forse ingenerosamente, la sorte
del pallido tycoon del Monferrato a quella dei ben più effervescenti
Danilo Coppola e Stefano Ricucci.
Troppo facile. Troppo facile liquidare il patron di Santa Giulia
come un mostro partorito dal doping della speculazione. Piuttosto, per
capire meglio conviene partire proprio dal paradiso di Cavallo, dalla
villa extralusso tanto cara a Zunino e alla moglie Stefania Cossetti.
Quella casa ha una storia importante da raccontare. Una vicenda che
riporta in superficie nomi di un passato lontano come il finanziere
milanese Gianni Varasi, ma anche personaggi ancora sulla breccia e più
influenti che mai.
Per esempio, il manager Salvatore Mancuso, il banchiere
Pierfrancesco Saviotti, a capo del Banco Popolare, e Gaetano Miccichè,
amico di Mancuso ma soprattutto uomo forte di Intesa, stretto
collaboratore dell'amministratore delegato Corrado Passera. Ebbene,
andando a ritroso nel tempo si scopre che la villa di Cavallo
apparteneva a Varasi, il quale, travolto dai debiti, tra il 1996 e il
1997 fu costretto dalle banche a mettere all'asta tutte le sue attività.
Zunino, all'epoca uno sconosciuto investitore piemontese, riuscì
ad aggiudicarsi la casa sul mare della Corsica e altri pezzi pregiati (a
Milano, a Parigi) che facevano parte del patrimonio immobiliare del
finanziere in difficoltà. Fu proprio quello il primo affare milanese di
rilievo per il futuro promoter di Santa Giulia. Fu quella l'operazione
che finì per agganciarlo alla giostra del big business.
Domanda: da chi venne gestita la liquidazione del gruppo Varasi?
In prima fila troviamo Saviotti, all'epoca direttore centrale e poi
generale della Comit, la banca più esposta. Della squadra facevano
parte anche Miccichè e Mancuso, indicati dai creditori come
amministratori delle società da smantellare. Sarà un caso, ma a dieci
anni e più di distanza gli stessi uomini stanno ancora giocando un
ruolo decisivo nel salvataggio di Zunino, nel frattempo vertiginosamente
cresciuto, a suon di prestiti, fino a diventare una star
dell'imprenditoria nazionale.
Mancuso, per dire, mesi fa è ricomparso sulla scena come
consulente ombra nel tentativo di traghettare Risanamento fuori dalle
secche. A Miccichè tocca fare i conti con la maxi esposizione di
Intesa, almeno 700 milioni, verso quel cliente partito dalle nebbie del
Piemonte.
Saviotti invece, dopo la parentesi a Intesa e gli affari con
Mancuso nel fondo lussemburghese Equinox, adesso siede al vertice del
Banco Popolare, un altro istituto che rischia di uscire malissimo dalla
storiaccia brutta dell'uomo che voleva «ridisegnare Milano». Perfino
Giovanni La Croce, il commercialista milanese reclutato in questi giorni
per fare da consulente al salvataggio di Risanamento, dieci anni fa si
occupò con Mancuso e Miccichè della liquidazione delle aziende di
Varasi.
Zunino, allora giovane e rampante (è nato nel 1959), si era fatto
le ossa con la compravendita di aree destinate alla grande distribuzione
e l'appoggio determinante dell'amico Bernardo Caprotti, quello
dell'Esselunga. Ma una volta sbarcato a Milano con l'intenzione di
inserirsi nel giro grosso delle banche e della finanza, l'ambizioso
giovanotto piemontese viene preso per mano da Giuseppe "Pippo"
Garofano, già direttore finanziario di Montedison negli anni Ottanta,
poi vicino a Raul Gardini e ai Ferruzzi, un manager rotto a tutte le
astuzie del mestiere.
Garofano è la mente del doppio salto mortale finanziario che
porterà Zunino a fare l'esordio in Borsa tra il 1998 e il 2002. Con
scorpori e fusioni a ripetizione vengono integrati tra loro tre marchi
da tempo presenti sul listino azionario: Bonaparte, Petra (nata da una
costola di Aedes) e infine Risanamento.
Ogni volta Zunino ne approfitta per girare alle holding quotate (e
quindi anche ai piccoli azionisti) una parte dei suoi asset di famiglia.
Tutto regolare. Tutto certificato con le perizie degli esperti del
settore. Il mercato apprezza. I titoli prendono il volo e con questi
anche le fortune personali dell'immobiliarista piemontese. A oliare la
macchina ci sono i prestiti delle banche. Nella primavera del 1998 è
Intesa a finanziare la scalata alla Aedes. Ma quello è solo l'inizio.
Nel 2003, ancora con l'appoggio della banca di Passera e Miccichè,
Risanamento compra dalla famiglia Agnelli l'immobiliare Ipi, che verrà
girata un anno dopo al furbetto Coppola. Nel 2004 i fratelli Pasini
cedono a Zunino l'area ex Falck di Sesto San Giovanni e per l'occasione
il compratore si fa carico anche di 200 milioni di debiti del venditore
nei confronti di Intesa.
Al posto delle vecchie acciaierie, nel cuore della ex Stalingrado
d'Italia, l'istituto milanese progettava di realizzare una nuova
modernissima sede. Il piano resta sulla carta. I Pasini gettano la
spugna e Zunino leva le castagne dal fuoco ai suoi sponsor bancari
lanciando l'idea di un quartiere residenziale immerso nel verde da 1,3
milioni di metri quadrati con quattro miliardi di euro di investimenti
previsti.
Una somma a dir poco imponente. A maggior ragione per un
imprenditore che fino a poco tempo prima era un perfetto sconosciuto. Ma
il mattone tira alla grande. I tassi sono ai minimi storici, sul mercato
c'è abbondanza di liquidità e niente sembra impossibile. Soprattutto
per chi trova sempre la porta aperta in banca.
Nel frattempo gira a tutto vapore anche la macchina della
pubblicità. Un'abile campagna d'immagine realizzata, a suon di eventi
strombazzati dai giornali, arruolando archistar come Renzo Piano (area
Falck) e Norman Foster (Santa Giulia) e, all'occorrenza, perfino
inconsapevoli testimonial come lo scienziato Carlo Rubbia e il regista
Ermanno Olmi. Fiato alle trombe, allora, con il valore della galassia
Risanamento che in Borsa si gonfia a dismisura fino a superare di
slancio (gennaio 2007) i 2 miliardi di euro.
A ben guardare, però, dietro i fuochi d'artificio delle
presentazioni ufficiali restava la coperta corta di un bilancio
aggrappato al miraggio di una crescita infinita, al radioso avvenire
della cittadella di Santa Giulia, periferia sudest di Milano, 50 mila
abitanti, migliaia di appartamenti in edilizia convenzionata, ma
soprattutto case ipertecnologiche per ricchi (roba da 10 mila euro al
metro quadro), e poi alberghi a cinque stelle, cinema, una promenade
commerciale da far invidia a Montenapoleone.
I primi annunci del rivoluzionario progetto risalgono al 2001. Nel
2004, con la firma del piano integrato tra comune di Milano e regione
Lombardia, parte la grancassa pubblicitaria. A cinque anni di distanza
il sogno di Zunino è diventato un incubo popolato di debiti e perdite
con la minaccia, in prospettiva, di un'inchiesta penale dagli esiti
imprevedibili non solo per lui ma anche per qualche banchiere che nel
periodo del boom ha steso tappeti rossi al passaggio di quel piemontese
ambizioso, dall'aria gelida e i modi spicci, un tipo che sfoggiava la
sua passione (milionaria) per l'arte contemporanea, prenotava megayacht
da cento metri in vetroresina (progetto by Renzo Piano), scorazzava per
il mondo con il jet privato d'ordinanza, collezionava attici a New York,
maison di lusso parigine e tenute da sogno in Toscana.
Adesso, con il senno di poi, sembra fin troppo facile prendersela
con le perizie firmate dai marchi più gettonati della consulenza
immobiliare internazionale. Sigle come Reag o Dtz, pronte a mettere nero
su bianco valori che ora appaiono stratosferici per il patrimonio
targato Risanamento.
Ancora qualche mese fa, quando il mondo era già piombato in
recessione, gli esperti valutavano i palazzi parigini della holding
quotata in Borsa circa 1,1 miliardi, di fatto lo stesso valore di un
anno prima. I grandi finanziatori di Zunino (oltre a Intesa e Banco
Popolare anche Unicredit e Mps) si sono fatti forti di quelle perizie
per giustificare l'entità dei prestiti concessi. D'altra parte
svalutare quei crediti avrebbe comportato rettifiche molto onerose a
carico dei bilanci degli istituti, già segnati dalla bufera delle
Borse.
Intanto però, fin dall'estate del 2007, con i primi segnali della
crisi dei subprime, i grandi investitori avevano cominciato a prendere
le distanze dal patron di Santa Giulia. E così l'incertezza diffusa è
diventata piombo nelle ali di Risanamento, che perde quota in Borsa.
Zunino, dal suo ufficio milanese nella centralissima via Bagutta,
continua per mesi a disegnare scenari di rimonta a uso e consumo delle
pubbliche relazioni. Nei fatti, però, non può fare altro che preparare
il terreno in vista della ritirata. Per far quadrare i conti è
costretto anche a mettere in vendita quello che forse gli era sembrato
il biglietto d'ingresso nel salotto buono.
La partecipazione superiore al 4 per cento nel capitale di
Mediobanca, accumulata (a debito) tra il 2005 e il 2006, gli garantisce
per quasi un anno una poltrona nel consiglio di sorveglianza
dell'istituto che fu di Enrico Cuccia. Poi, anche lì, cambia il vento.
Solo il sostegno (interessato) dei banchieri riesce per mesi a evitargli
di alzare bandiera bianca. Alla fine, per ribaltare il tavolo, c'è
voluto l'intervento dei magistrati. E adesso l'ultima mano di poker
rischia di costare cara a Zunino e ai suoi alleati.
[12-08-2009]
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CROLLA IL MITO GOLDMAN SACHS – LA FIDUCIA NELL’ISTITUTO È AI
MINIMI STORICI - NESSUNO SCANDALO, RESTITUITO IL PRESTITO AL TESORO, MA
PROFITTI E BONUS RECORD CANCELLANO LA SIMPATIA DEGLI AMERICANI - SOTTO
ACCUSA OPERAZIONI FATTE NEL MOMENTO DEL CROLLO DEI MERCATI…
Massimo Gaggi per il "Corriere
della Sera"Il New York Magazine
l'ha disegnata, la settimana
scorsa, in copertina come un «moloch» minaccioso e si è chiesto, nel
titolo, se la Goldman Sachs sia la materializzazione del male. Quella
che fino a ieri era considerata la regina di Wall Street - la banca più
redditizia, seria, affidabile - è finita anche nel mirino di Rolling
Stone che, in una lunga inchiesta, l'ha descritta come una
piovra nociva per la finanza e per l'intera società americana, una vera
e propria fabbrica di bolle speculative.
Da una rivista giovanile di musica e politica non c'è, forse, da
aspettarsi un'analisi pacata di errori ed eccessi commessi dai
protagonisti del capitalismo Usa, ma la sensazione che la crisi abbia
seriamente compromesso la reputazione della Goldman Sachs è ormai
diffusa nell'intera opinione pubblica americana e anche tra i
risparmiatori.
A sostenerlo è addirittura il Financial
Times che ieri ha pubblicato i risultati di un sondaggio commissionato a
una società di consulenza dallo stesso quotidiano finanziario.
La Brand Asset Consulting ha intervistato 17 mila cittadini americani
arrivando alla conclusione che la banca più redditizia del mondo,
quella che ha dato al governo Usa due ministri del Tesoro (Henry
Paulson e Bob Rubin), leader politici,
diplomatici e capi di istituzioni internazionali (dal governatore del
New Jersey Jon Corzine al presidente della Banca
Mondiale, Robert Zoellick), ha perso prestigio e
credibilità tanto tra la gente comune quanto tra chi ha una conoscenza
approfondita del mondo della finanza. Fino al punto che Morgan Stanley,
un'altra banca d'affari la cui credibilità, in passato, è sempre stata
molto inferiore a quella della Goldman, oggi gode (nel sondaggio) di
maggiore rispetto.
Cosa sta accadendo? Perché questo accanimento nonostante la banca
guidata da Lloyd Blankfein non sia stata toccata in modo specifico da
alcuno scandalo finanziario? Se lo chiedono con angoscia i dirigenti
dell'istituto e i suoi addetti alla comunicazione anche perché il
ritorno della banca a livelli record di profitti e la restituzione dei
prestiti avuti nove mesi fa dal Tesoro, anziché migliorare la
situazione, sembrano aver accentuato il malumore dell'opinione pubblica.
In quanto istituzione-simbolo, Goldman certamente è la prima a
pagare la disaffezione degli americani per la finanza, la rabbia dei
contribuenti nei confronti di Wall Street. Ma c'è anche dell'altro. Se
prima dello «tsunami» finanziario era ancora possibile mantenere un
livello di reputazione molto elevata, pur in presenza del pagamento di
bonus milionari a un gran numero di dirigenti e «broker» e di
transazioni nelle quali si sfiorava il conflitto d'interessi, dopo il
crollo e la recessione pagata dai cittadini americani con la
disoccupazione, le tasse e l'esplosione del debito pubblico, nulla è più
come prima.
Considerate le principali responsabili del disastro, le banche hanno
riconosciuto le loro responsabilità, ma poi si sono rimboccate le
maniche e, aiutate dai contributi del Tesoro e dal denaro prestato dalla
Federal Reserve a costo zero, hanno ricominciato a macinare utili. Ora,
rimborsati i soldi avuti dal Tesoro, alcuni di questi istituti non solo
non hanno più voglia di chiedere scusa, ma vogliono tornare al vecchio
modo di fare affari, a partire dall'elargizione di megabonus ai loro
dipendenti.
Goldman Sachs, celebre per «ricoprire d'oro»
non solo i suoi capi, ma anche gran parte del personale, è -
inevitabilmente - la banca più esposta. I profitti record realizzati
nel secondo trimestre 2009 (3,4 miliardi di dollari) si sono infatti
tradotti in un accantonamento di risorse da distribuire in compensi
molto più cospicuo: 6,6 miliardi di dollari, pari a 226 mila dollari
per ogni dipendente dell'istituto. In soli 90 giorni.
Certo, Goldman ha restituito al Tesoro i 10 miliardi di dollari avuti
in prestito nell'autunno scorso e ha riscattato i «warrants» che
avrebbero dato al governo Usa il diritto di entrare nel suo capitale. Ma
l'opinione pubblica si è ormai convinta che i profitti realizzati dalla
regina di Wall Street sono in larga misura il frutto di attività
speculative con un forte potere destabilizzante - dalle scommesse sulle
materie prime che fanno schizzare il prezzo del petrolio al cosiddetto
«high frequency trading», una tecnica esasperata di moltiplicazione
delle transazioni, eseguite in pochi millesimi di secondo - che mal si
conciliano con l'immagine che Goldman ha sempre cercato di dare di sé:
quella di una forza tranquilla e responsabile davanti ai suoi clienti e
all'intera società americana.
Per anni il pubblico e i risparmiatori hanno creduto alla
rappresentazione di una banca i cui leader, riuscendo a fare soldi con
grande facilità, avevano come supremo interesse non l'arricchimento
personale - una realtà ormai scontata - ma la gestione professionale,
efficiente, di un potere smisurato, che dalla finanza si allargava fino
alla politica.
La crisi ha cambiato questa percezione per tre motivi.
1) Nel momento del crollo dei mercati, Goldman ha
talvolta eseguito, per conto proprio, operazioni di segno opposto
rispetto a quelle eseguite per conto dei suoi clienti. È successo, ad
esempio, con le scommesse sul mercato dei mutui «subprime».
2) Conflitti d'interesse, oltre che nei rapporti coi
clienti, sono anche emersi nelle relazioni con organismi governativi.
L'idea che il passaggio di uomini Goldman nei ranghi
dell'Amministrazione fosse una sorta di «servizio civile», con la
banca che metteva l'alta professionalità dei suoi dirigenti al servizio
del bene comune è stata, in parte, minata da favoritismi che,
nell'autunno scorso, hanno contrassegnato la convulsa gestione degli
interventi di salvataggio del sistema creditizio: dopo il fallimento di
Lehman Brothers, vertici d'emergenza affollati di uomini Goldman e un
salvataggio di Aig deciso dal ministro Paulson (ex capo
della banca) che ha avuto anche l'effetto di puntellare la banca
guidata da Blankfein, legata a doppio filo al gigante
assicurativo. Una situazione che ha portato qualche analista a
ribattezzare scherzosamente la banca «Government Sachs».
3) Restituire i soldi avuti dal Tesoro non è
bastato a cancellare questa fama e a giustificare il recupero di una
piena libertà d'azione: dopo la paralisi del credito, quando nessuno
riusciva più a collocare obbligazioni, nemmeno Goldman avrebbe potuto
riavviare i motori senza la garanzia pubblica della Fdic sulle sue
emissioni.
Insomma le ferite, sul fronte della fiducia, sono
profonde e difficili da rimarginare: Goldman non ci riuscirà certo
isolandosi, coi suoi dipendenti, in una bolla dorata o osteggiando la
riforma dei meccanismi di controllo del sistema finanziario presentata
qualche mese fa da Obama e dal ministro del Tesoro
Tim
Geithner e, da allora, bloccata sul bagnasciuga del Congresso,
sotto il fuoco delle lobby. Certo, queste sono responsabilità del
sistema creditizio nel suo complesso e non di una sola banca.
Ma chi ha ricostruito gli antefatti della crisi attuale, sa che sulle
decisioni che dieci anni fa hanno compromesso i meccanismi di
supervisione che avrebbero potuto prevenire la crisi che stiamo vivendo
hanno pesato molto l'attività lobbistica di Goldman Sachs (che dal 1998
al 2008 ha distribuito oltre 40 milioni di dollari in contributi ai
politici Usa) e le scelte di uomini di governo con un passato
nell'istituto.
[04-08-2009]
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CHISSà COME è riuscITo a salvarsi mantenendo una quota cospicua
di azioni? - come mai non SONO perseguiti i banchieri che hanno elargito i
finanziamenti? - PERCHé nessun creditore DEL GRUPPO HA MAI avanzato
richiesta di fallimento? - Forse che le stesse banche hanno creato nel
tempo una società "too big to fail", il cui affondamento si
trasformerebbe in un boomerang sulla loro fronte?
1 - Le mille domande
dietro il caso Zunino-Risanamento
Giovanni Pons per La Repubblica
Le difficoltà in cui versa il gruppo Risanamento e le modalità
con cui l´imprenditore Luigi Zunino è riuscito a far crescere in
maniera sproporzionata la sua creatura sono ora al centro di molte
discussioni. Qualcuno non si spiega come Zunino stia riuscendo a
salvarsi mantenendo una quota cospicua di azioni in portafoglio. Altri
si domandano come mai non vengano in qualche modo perseguiti i banchieri
che hanno elargito con così tanta generosità i finanziamenti a
Risanamento.
In effetti entrambe le questioni meriterebbero una spiegazione e
la possibile partenza di un´inchiesta da parte della procura potrebbe
far luce sulla vicenda. Bisognerebbe chiarire se Zunino ha potuto
contare su alcuni rapporti privilegiati con alcuni banchieri e se oggi
può vantare, sotto qualsiasi forma, strumenti di pressione che gli
permettano di mantenere un ruolo di azionista che non dovrebbe
spettargli.
In secondo luogo ci vorrebbe un´analisi attenta dei fidi concessi
e delle garanzie prestate a fronte degli stessi. Se sono stati concessi
prestiti da parte delle banche senza le necessarie garanzie, un po´
come aveva fatto a suo tempo Fiorani con Ricucci per l´acquisto di
azioni Rcs, allora i banchieri dovrebbero risponderne.
È vero che prima dell´agosto 2007 il denaro costava poco e
rendeva poco, dunque le banche erano alla ricerca di impieghi redditizi
che hanno abbassato l´asticella del merito di credito. Ma ciò non
giustifica, per esempio, il finanziamento all´80% di un´area di
sviluppo poiché le garanzie prestate possono insistere solo sul terreno
o su altri immobili che niente hanno a che fare con quell´area.
Infine chiediamoci come mai nessun creditore del gruppo aveva
avanzato una richiesta di fallimento, visto il non indifferente scaduto
nei pagamenti di Risanamento. Forse che le stesse banche hanno creato
nel tempo una società "too big to fail", il cui affondamento
si trasformerebbe in un boomerang sulla loro fronte?
2 - CONVERTENDO? NO GRAZIE - Sorprende l´utilizzo di questo
prestito per Risanamento: appare una ingiustificata concessione a Zunino
Alessandro Penati per La Repubblica
Nei testi di finanza si trova la "convertibile", un´obbligazione
che concede all´investitore il diritto di convertire il prestito in
capitale. Ma non c´è traccia del "convertendo", che invece
obbliga alla conversione. Da un punto di vista finanziario, infatti, il
convertendo ha poca ragione di essere.
Mentre una convertibile permette al
creditore di beneficiare di sviluppi futuri positivi della società,
senza assumersi il rischio di quelli negativi, il convertendo equivale a
un prestito più un acquisto di azioni a termine, che espone il
creditore completamente al rischio azionario. Tanto vale quindi comprare
azioni subito.
Ecco perché nelle ristrutturazioni finanziarie che richiedono la
ricapitalizzazione del debitore, si usa quasi sempre un aumento di
capitale sottoscritto dai creditori, o uno swap dei debiti in azioni;
quasi mai un convertendo.
In Italia, il convertendo ha fatto la sua prima apparizione con la
ristrutturazione Fiat. In quel caso la società aveva anche l´opzione
di restituire il prestito alla scadenza, in alternativa al diritto di
chiederne la conversione in azioni. Così, le banche, oltre al prestito
e all´acquisto a termine di azioni, vendevano implicitamente a Fiat
anche un´opzione call sui suoi titoli. Pertanto, col convertendo, le
banche si assumevano il rischio di diventare azioniste di una società
in ristrutturazione, ma rinunciavano ai benefici del rilancio nel caso l´azienda
si fosse risollevata prima della scadenza del prestito.
Un convertendo "tipo Fiat" si spiega solo con la volontà
dei creditori di minimizzare la diluizione dei vecchi azionisti di
controllo e la loro influenza sulla gestione. E con la preferenza delle
banche per uno strumento equivalente a un derivato su azioni, ma che può
essere contabilizzato al suo costo storico, come una normale
obbligazione o prestito.
Sorprende dunque che un convertendo sia il piatto forte del
salvataggio di Risanamento: appare come un´ingiustificata concessione a
Zunino, e un espediente contabile per le banche creditrici.
Le cattive idee fanno scuola: per ricapitalizzarsi, Bpm ha scelto
un convertendo (con l´aggiunta di un warrant per ogni obbligazione). Un
flop: ha collocato solo il 34% dell´emissione. Colpa delle condizioni
offerte: tenuto conto del 27% di tassazione (il convertendo è un titolo
atipico), dai dati del prospetto si ricava che il titolo Bpm deve salire
di almeno il 25% perchè il convertendo possa offrire ai risparmiatori
il rendimento netto di un Btp (privo di rischio, però).
Ma mi domando che senso abbia emettere un convertendo, che per l´investitore
equivale alla sottoscrizione di un´obbligazione (completamente
illiquida), più il contemporaneo acquisto di un call e di un warrant, e
la vendita di un put su azioni Bpm? Non era più ragionevole (e
digeribile per la Borsa) un semplice aumento di capitale, o una
convertibile?
Il convertendo è un´inutile complicazione che occulta costi e
rischi per i risparmiatori, nella migliore tradizione degli strutturati
che le banche italiane collocano da anni. Spulciando le 209 pagine del
prospetto (finalmente imposto anche alle obbligazioni bancarie) si
scopre che il collocamento Bpm era gravato da una commissione di ben
2,2%, e che la vendita del put alla banca era la componente di maggior
valore dello strutturato (32,5 euro ogni 100 di nominale).
Ora, la vendita di un put espone a perdite potenzialmente infinite
a fronte dell´incasso di un premio fisso (equivale a vendere una
polizza assicurativa): è così rischiosa da essere vietata persino ai
fondi di investimento. Perché permetterla (anche se implicitamente) ai
privati? Questo è il punto: bisognerebbe sapere quanti dei
sottoscrittori del bond Bpm sono individui risparmiatori; e se sì,
quanti sono stati correttamente e realmente informati. Altrimenti, per
quanto meritorio, non serve a nulla imporre corposi prospetti.
[03-08-2009]
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INTESA TREMA: IL PALLINO IN MANO AD AGRICOLE
Vittoria Puledda per La Repubblica - Lunedì mattina scadono i termini. Ma
Generali ha dato il buon esempio e avrebbe già consegnato la sua memoria
difensiva all´Antitrust. Ora si attendono le note di Intesa e,
soprattutto, del Credit Agricole.
Perché è soprattutto Parigi che deve fare la sua parte, risolvendo
i suoi problemi contabili (senza aggravare in modo drammatico quelli di
Intesa): dunque, la vendita di un´ampia parte della quota nella banca
presieduta da Giovanni Bazoli, o in alternativa una sterilizzazione del
voto. Che equivale a negare il presupposto del Patto con Trieste, volto
soprattutto a non contabilizzare le perdite sul valore di carico.
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a cura di Massimo Riserbo e Falbalà DI dagospia
AMICO BANCHIERE
Non truffa, ma "caso". Fare attenzione. La Repubblica di
Passera annuncia: "Caso derivati, perde anche il Tesoro. E' boom di
"scommesse" finanziarie. Fino al 2006 un guadagno, poi ci ha
rimesso. Il ministero non indica quanti siano gli swap in mano sua"
(p.21). Come sempre si ignora chi li abbia venduti. Da noi al massimo si
punisconi consumatori. Padoa-Schioppa e Tremendino Tremonti, in questo caso.
TSUNAMI-TSZUNINO
Ineccepibile commento di Massimo Mucchetti su Zunino,
"capitalista senza capitali" a cui le banche tutto concedono
(Corriere, p.8). Sembra proprio Romain Zaleski, vero?
Sul fronte nomine, l'avvocato ed ex magistrato Vincenzo
Mariconda diventa "presidente di garanzia" (garanzia
di chi?) e Luigi Roth, monumentale presidente di
Fondazione Fiera Milano e di Terna, potrebbe essere il nuovo
amministratore delegato (Corriere, p.25).
Ma la Stampa (p.23) non crede che Roth abbia molte chance, mentre Francesco
Manacorda mette in fila i ritrattini di tutti i protagonisti
della voragine Zunino, con apprezzabile utilizzo di
molte informazioni che i lettori di questo sito (ma anche
dell'Antefatto) hanno già letto la scorsa settimana. "Solve et
repete", si diceva ai tempi dei Fenici. Meno male che c'è
internet.
Ottimo il titolo di Libero: "Le banche graziano Zunino"
(p.25). Del resto siamo un paese dove chi sbaglia paga e quindi Zunino resta nel cda di Risanamento.
[28-07-2009]
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GLI AFFARUCCI DEI NOSTRI “ITALIAN BANKSTERS” – LA
PRIVATIZZAZIONE IN FAMIGLIA (MAGNONI) DI ADR – L’AUTO AZIENDALE? UNA
MASERATI QUATTROPORTE – TARANTELLI SI FA PERITO E ABBRACCIA BANCA DI
ROMA (GERONZI) - LO STILISTA DELLE MUTANDE…
Brani tratti dal
libro "Italian Banksters" di Laura Serafini, Fazi Editore
COPERTINA
DI ITALIAN BANKSTER LAURA SERAFINI
1 - AEROPORTI DI ROMA, PRIVATIZZAZIONE IN FAMIGLIA...
"L'aspetto interessante della vicenda è che qui entra per la prima
volta in scena l'Oak fund (‘Fondo quercia'), un hedge fund con sede
nelle isole Cayman che - si scoprirà più avanti nel tempo - fa capo
tra gli altri a Giorgio Magnoni,
fratello del banchiere. Tra gli investitori cui Lehman vende le proprie
azioni di ADR, in un contesto di privatizzazione di società pubbliche,
c'è dunque anche un parente stretto del banker. Ma perché mai
imbarcarsi in un'operazione che non brilla per trasparenza?
La spiegazione che Magnoni generalmente fornisce è
che poter contare su un gruppo di persone fidate, capaci di prendere
decisioni in tempi rapidi, è fondamentale nel suo lavoro, soprattutto
quando deve mandare in porto una privatizzazione in cui non è facile
trovare compratori. Il punto è che, in questo modo, il compratore entra
in possesso di informazioni privilegiate e in teoria può fare
speculazioni sul titolo della società prima che l'operazione sia
completata.
E ancora, si potrebbe contestare che l'advisor che vende non è del
tutto imparziale perché tra gli acquirenti c'è anche un suo parente.
Comunque, per Magnoni il problema non si pone perché,
a suo avviso, le società quotate sono soggette a un tale livello di
trasparenza che è difficile non rispettare le regole di mercato".
2 - MAGNONI GIOCA AL RIALZO SULLE BENTLEY CON BERTELLI
(PRADA). L'AUTO AZIENDALE? UNA MASERATI QUATTROPORTE...
"Le automobili sono una delle passioni che condivide con il magnate
Rupert, il quale pare che collezioni in Sudafrica 220
auto di lusso. Il banchiere non arriva a tanto, ma alle tentazioni
talvolta non riesce a resistere, come quella volta che si è recato a
Ginevra per una riunione di lavoro alla quale hanno preso parte anche Patrizio
Bertelli, amministratore delegato di Prada, e Rupert.
Finito l'incontro, Magnoni e Bertelli decidono
di fare un salto al salone dell'auto di Ginevra: è il 2003, l'anno in
cui la Bentley presenta la Continental GT, una coupé con quattro ruote
motrici che affascina immediatamente i due uomini d'affari. Magnoni non ci è andato con l'intenzione di comprarsi un'auto. I due
però cominciano a girare per i saloni. Prima puntano un'Aston Martin,
ma non ha le quattro ruote motrici e non è adatta alla montagna.
Poi è la volta di una Porsche, ma Bertelli ne ha già
una. Così, in una sorta di gioco al rialzo, i due si fanno inserire
nella lista delle prenotazioni della Bentley: Magnoni ritirerà
la sua due anni dopo. Bertelli, invece, pare che stesse
solo scherzando. I giocattoli in questione viaggiano sui duecentomila
euro a pezzo.
Quell'auto ha già fatto la sua storia: nel
2006 il banchiere l'ha sostituita con un'altra Continental Gt, mocchi. E
molti suoi colleghi, detto per inciso, dicono di averlo visto arrivare
spesso in ufficio con una Maserati Quattroporte, che aveva fatto
comprare alla Lehman come auto aziendale".
3 - TARANTELLI (CITI), IL PERITO DI GERONZI...
Sul finire degli anni Ottanta Tarantelli ritorna a
operare sul mercato italiano, ma questa volta con un ruolo di
responsabilità. Si rende conto che, se vuole ottenere anche altri
incarichi oltre all'organizzazione di operazioni di finanziamento o di
collocamento sui mercati esteri dei titoli azionari di società italiane
(in verità alquanto rare al tempo), deve trovare una strada diversa. È
interessato, in particolare, a un importante progetto di fusione tra
banche che sta per partire e vorrebbe ottenere un mandato come
valutatore delle aziende coinvolte.
Secondo lui sarebbe il modo migliore per conoscere una società e per
entrare in stretto rapporto con i suoi amministratori: insomma,
un'ottima via per stringere proficue relazioni. In quel momento, però,
la legge italiana non glielo consente: per stilare un parere
indipendente sul valore di un'azienda, in base all'allora vigente legge
Amato, è necessario un perito nominato dal tribunale. Il banker non si
perde d'animo e trova un escamotage.
Siamo intorno al 1988, ha quasi 33 anni ed ha già ottenuto un posto
nel consiglio di
amministrazione della Schroders: un giorno, durante una riunione del
board1, annuncia ai suoi colleghi di aver trovato il modo per
posizionarsi sulle società italiane per consolidare rapporti che nel
tempo gli consentiranno di aggiudicarsi incarichi per tutte le
principali operazioni in patria. Costamagna aveva trovato Prodi, Magnoni
il gruppo guidato da Carlo De Benedetti.
Tarantelli si fa autorizzare dal consiglio di amministrazione a
operare in proprio come perito nominato dal tribunale, avvalendosi della
banca d'affari come consulente per le istruttorie tecniche. Con la
bizzarra procedura che si inventa, viene così remunerato dalla società
per cui esegue la perizia e poi gira l'importo alla banca, che lo
incassa come fosse una commissione su un'operazione realizzata sul
mercato italiano.
Non si può dire che fosse un procedimento consueto, ma evidentemente
non c'era nulla di illecito. Il gioco, alla fine, vale la candela perché
Tarantelli riesce a legare a doppio filo il proprio destino a quello del
gruppo per anni guidato da Cesare Geronzi: la Banca di Roma, poi
divenuta Capitalia.
4 - LO STILISTA DELLE MUTANDE...
"Il banchiere ha aiutato anche la moglie a dedicarsi a un hobby che
ha un avuto un successo insperato. È cominciato sul tavolo della cucina
della splendida casa che i due hanno a Londra: lei ha buttato giù su un
foglio di carta qualche schizzo di modelli per biancheria intima.
Ne è nata una casa che produce lingerie, la Bodas, che vende su
internet, ma che ha anche un paio di negozi nell'esclusivo quartiere di
Notting Hill: biancheria intima per tutti i giorni, realizzata però con
stoffe di qualità. Oggi Bodas ha raggiunto un fatturato di quasi un
milione di sterline l'anno e ha ampliato l'azionariato, con la
conseguenza che i Tarantelli sono scesi in minoranza
nel capitale".
[24-07-2009]
PRANZO CON EZIO MAURO, PAGINA SU "REPUBBLICA": CHIUSA LA
FAVOLA DI PASSERA DEL CAV. - UNA COSINA SU ZUNINO, NULLA SU ALITALIA E
AGRICOLE, PER L'AMICO DI MONTEZUMA SOLO SLURP! - CHE FACCIA TOSTA: "I
bonus ai manager? in Italia non ci sONo stati abusi clamorosi" - DAL
2005 AL 2008, in quattro anni A BANCA INTESA IL POVERINO HA GUADAGNATO:
41,4 milioni!
1 - I Guadagni di
Passera
2005 9,8 milioni di stock options
2006 25,8 milioni di stock options
2007 3,7 milioni di compenso (di cui 1,5 di bonus)
2008 2 milioni di compenso (senza bonus)
totale in quattro anni: 41,4 milioni
2 - DAGOSPIA 14 LUGLIO 2009
Che ci facevano di bello, come due innamorati cotti, Eziando
Mauro e Corradino Passera attovagliati al
ristorante San Teodoro di via dei Fienili? Nella sala interno, al fresco
dei condizionatori, avranno parlato del movimento di Monteprezzemolo?
3 - La sontuosa intervista di Corrado Passera a
Repubblica ha commosso fino alle lacrime Bankomat, un ex banchiere che
con Francesco Bonazzi ha appena spedito in libreria
"Prendo i soldi e scappo" (edizioni "Il
Saggiatore"). Ecco che ci ha spedito dal suo Blackberry
PASSERA COME IL DON FERRANTE DEL MANZONI
Mi ha messo una grande allegria il grande Corrado Passera,
"banchiere di sistema" che sulla Repubblica oggi esclude
l'esistenza della stretta creditizia, vero scandalo nazionale. Il suo
ragionamento rivende per ovvia questa storiella: se calano i fatturati
delle aziende e non si comprano più "i torni", è ovvio che
calino anche i crediti erogati dalle banche perche' non ci sono da
finanziare ne' linee a breve ne' prestiti a lungo termine.
Insomma, come direbbe don Ferrante, la peste non e' né un fenomeno né
un accidente e quindi non esiste.
Peccato che anche i ragionieri non ex-superman Mackinsey sappiano
che se cala il fatturato si spengono i redditi, crolla il cash flow e se
emergono le perdite spesso il cash flow e' negativo.
Se poi i clienti tardano a pagare, o peggio, saltano per aria, allora
il flusso di cassa tracolla ulteriormente.
Pertanto le aziende hanno bisogno di fidi di cassa, di linee ad hoc
per consolidare i debiti sulle linee di anticipo fatture che emergono
per via dei crediti insoluti e -soprattutto - hanno bisogno di
finanziamenti a medio lungo termine, anche non legati a specifici
investimenti. Altro che "torni".
Il tutto dalle banche chiede un sacrificio per i loro flussi di
cassa, che si spostano nel tempo.
Il che fa emergere il vero problema delle banche italiane: non avranno
titoli tossici, ma hanno problemi di "insufficienza
polmonare". Cioe', hanno spalle finanziarie piccole piccole.
prendo
i soldi e scappo
A prendere i Tremonti bond non ci vanno per paura
che qualcuno gli guardi in casa, e aumenti di capitale non ne fanno per
non scontentare la Borsa e non compromettere premi, retribuzioni e
poltrone.
Così le piccole medie imprese muoiono di credit crunch, quello che per Passera
non esiste.
Auguri quindi al Banchiere di Sistema che non ci crede, come don
Ferrante alla peste. La sua liquidita' avendola investita con Zunino et
similia. Già immagino le reazioni della Confindustria.
3 - "PASSERA AL GOVERNO" (NON è UNA BATUTACCIA, MA
IL TITOLO DI PRIMA PAGINA DI "REPUBBLICA"
di Massimo Giannini
«Sarà un settembre difficile». Corrado Passera frena
gli entusiasmi governativi. «Si stanno accumulando gli effetti di una
recessione lunga e i prossimi mesi saranno inevitabilmente assai critici»,
dice l´amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. «Alcuni
micro-segnali danno qualche speranza, a partire dagli indici di fiducia.
Mi aspetto miglioramenti nella seconda parte dell´anno».
Dottor Passera, ma secondo lei quando usciremo dalla «tempesta
perfetta»?
«Nessuno lo sa con certezza. Ma una cosa è sicura: la crisi colpirà
in modi molto diversi i vari strati della società italiana. Ci sono le
famiglie che hanno visto crescere il loro potere d´acquisto grazie alla
stabilità dei redditi e al calo dell´inflazione, altre che hanno perso
parzialmente o totalmente la fonte di reddito.
Ci sono imprese che si stanno rafforzando, altre mantengono buone
posizioni ma soffrono finanziariamente, altre ancora non ce la fanno
proprio. E qui sta la parte più difficile del nostro lavoro di
banchieri. La responsabilità di saper discernere le diverse categorie e
fare il massimo possibile per stare vicini a tutte le aziende che
possono attraversare la crisi».
Voi banchieri siete nel mirino. Tremonti cita Brecht: perché
rapinare una banca, quando si può più facilmente fondarla...
«Certe banche in giro per il mondo si sono meritate giudizi molto duri.
Se fosse però un giudizio rivolto alle banche italiane sarebbe
sbagliato e ingeneroso sulla base dei fatti».
D´accordo, ma perché persino Draghi vi striglia, dicendo
«è troppo facile fare i banchieri, quando le cose vanno bene»?
«I richiami di Draghi sono sempre equilibrati:
assicurare supporto all´economia e tutelare la solidità dei nostri
bilanci. Fare credito è la nostra ragion d´essere e fonte
insostituibile di ricavi per noi. La grande crisi deriva dall´aver
fatto, soprattutto negli Usa, cattivo credito, credito senza ritorno».
Allora Confindustria e Bankitalia
hanno torto?
«Senta, Intesa Sanpaolo ha firmato il 3 luglio con Confindustria un
grande accordo a favore delle Pmi, che prevede tra l´altro la moratoria
sulle rate in scadenza e il finanziamento degli insoluti. Quanto a
Bankitalia, l´invito ad avere più coraggio lo raccogliamo in pieno.
Ma mi faccia dire che, almeno per la nostra banca, abbiamo la
coscienza a posto. Abbiamo affidamenti in essere per 500 miliardi al
sistema Italia, quasi un terzo del Pil. Anche nei progetti più
difficili non ci siamo mai tirati indietro se c´era anche solo una
possibilità di rilancio. Facciamo la nostra parte, e continueremo a
farla».
Ma perché, nonostante i Tremonti bond, persiste la
crisi di liquidità e le imprese soffrono di asfissia finanziaria?
«Per alcune aziende la liquidità è un grave problema e non sempre si
può compensare con credito la mancanza di risultati e di patrimonio. Un´altra
forte fonte di tensione finanziaria è l´ormai cronico ritardo dei
pagamenti da parte sia dei privati che del pubblico: almeno 100 miliardi
di indebitamento delle Pmi derivano da questo fenomeno. Spesso il
credito non è il problema.
Le dò due dati: quasi il 70% dei nostri 500 miliardi di linee di
credito sono alle imprese: di questi i due terzi sono destinati alle Pmi.
Oggi circa 61 miliardi di questi affidamenti deliberati non sono
utilizzati. Attenzione quindi alle diagnosi affrettate perché ne
possono derivare terapie sbagliate».
Secondo lei i soldi ci sono ma le imprese non li vogliono?
«Parliamoci chiaro: se le fatture da scontare diminuiscono o la
sostituzione del tornio viene rimandata, il credito non può che
ridursi. Oggi produzione, fatturato interno, export e investimenti sono
tutti in drammatico calo: malgrado ciò il credito complessivo alle
aziende, grandi e piccole, tiene ancora. Quelle che crescono
vistosamente sono purtroppo le sofferenze e le perdite su questi crediti».
Ma allora che mi dice della situazione di Risanamento? Perché
avete dato così tanti soldi a Zunino, sapendo che nuotava in pessime
acque? Siamo ai figli e figliastri?
«Quando l´azienda ci farà le sue proposte le valuteremo: quello che
è certo è che i suoi attivi sono superiori ai suoi debiti e sono di
grande qualità. In questi anni abbiamo finanziato progetti di grande
valenza per Milano e speriamo che possano essere portati in fondo».
Non può negare che sulle commissioni di massimo scoperto la vostra
posizione è indifendibile.
«Non è facile gestire la tenaglia dei margini bancari ai minimi e
delle perdite su crediti ai massimi. Siamo stati tra i primi ad
appoggiare il superamento della Commissione di massimo scoperto con
forme di remunerazione più trasparenti. Ma il numero di rapporti che
non coprono più i costi della raccolta, del rischio, del capitale e
operativi sta diventando preoccupante. E concordiamo con Confindustria
che è sempre pericoloso regolare i rapporti tra privati per via
legislativa».
A proposito, come va con i famigerati prefetti-controllori?
«Quando se ne parlò a suo tempo io dissi subito: cosa c´entrano i
prefetti? Ora c´è una legge. Da parte nostra, quindi, massima
collaborazione. Ci fa piacere che, per quanto ci riguarda, fino ad ora
siano arrivati ai Prefetti mediamente meno di mezza segnalazione a
provincia».
Altro nervo scoperto, i bonus miliardari per voi manager.
Come li giustifica, in un mondo che tira la cinghia?
«Guardi, ci sono state vergogne così vergognose, in giro per il mondo,
che ho trovato del tutto ovvia la reazione emotiva delle opinioni
pubbliche. Anche questo è stato un sintomo del fallimento di un certo
capitalismo di matrice anglosassone. Detto questo, non si può far
finire tutto e tutti nello stesso calderone.
Resto convinto che legare parte della remunerazione dei manager ai
risultati è del tutto opportuno. È questione di parametri e di quantità:
300.000, 3 milioni, o 300 milioni di euro non sono la stessa cosa. In
Italia non mi pare ci siano stati abusi clamorosi. E del resto le banche
italiane si sono rivelate tra le più solide e le meglio gestite al
mondo».
Tremonti sostiene che contro la crisi non si poteva fare di
più. Marcegaglia e Draghi dicono che le riforme strutturali andrebbero
fatte subito. Lei come la vede?
«Ciò che è stato fatto finora è nella direzione corretta. Il fondo
di garanzia per le piccole imprese, le iniziative della Cdp, la
premialità fiscale per le imprese che investono o che patrimonializzano.
Ma perché queste misure, giuste in sé, abbiano effetto è necessario
che le risorse messe a disposizione concretamente siano di portata
adeguata. Di fronte a una recessione così grave serve davvero qualcosa
di più. Serve uno shock positivo, che abbia effetto nel breve periodo,
ma che al contempo modernizzi il Paese e lo metta strutturalmente in
condizione di crescere molto più di prima».
E quale sarebbe questo shock positivo?
«L´Italia ha ritardi infrastrutturali gravissimi, dalle autostrade ai
porti, dai termovalorizzatori ai rigassificatori, dalla banda larga alle
energie rinnovabili, dalle scuole agli ospedali e ai musei. Accelerare
in tutti questi campi potrebbe contribuire a creare lo shock positivo.
Ci sono tantissimi lavori già finanziati, o co-finanziabili dai
privati, che non partono solo per insopportabili lungaggini
burocratiche. Abbiamo appena dato il via ai lavori della Brebemi, dopo
10 anni di fatiche malgrado i fondi fossero disponibili. La stessa cosa
vale per mille altre opere, grandi e piccole, che possono diventare
motori di crescita e occupazione».
Facile a dirsi: ma dove troviamo i soldi?
«E´ ovviamente la parte difficile, ma non stiamo parlando di cifre che
cambiano il profilo del nostro debito pubblico. Molte risorse ci sono già,
e vanno solo scongelate o meglio utilizzate. Molte altre si possono
trovare, se c´è la volontà politica. C´è un patrimonio pubblico
ancora immenso da valorizzare. C´è una spesa corrente sulla quale si
può risparmiare ancora molto. E soprattutto c´è un livello vergognoso
di evasione fiscale: combattiamola, e usiamo un pezzetto del ricavato
per modernizzare il Paese e per creare sviluppo».
Belle parole. Intanto variamo uno scudo fiscale che in realtà
è un condono tombale.
«Senta, tutti i condoni sono diseducativi. Alcuni, negli ultimi anni,
sono stati molto riprovevoli. Ma in questa situazione di crisi si può
ragionare su un meccanismo di rimpatrio dei capitali, purché preveda
una misura corretta di prelievo e non contribuisca a coprire reati gravi».
Non ha l´impressione che si stia perdendo una grande
occasione? Un governo con una maggioranza bulgara, che vivacchia invece
di cambiare la faccia del Paese.
«Dobbiamo tutti fare di più. Se la recessione continua, per evitare il
peggio. Se la recessione finisce, per crescere quanto e più degli
altri. Dobbiamo innalzare strutturalmente il nostro potenziale di
crescita. Il successo di lungo periodo di un Paese corre su quattro
ruote che devono muoversi all´unisono.
La coesione sociale, in gran parte legata al Welfare che noi europei
abbiamo, vivaddio, e va solo riformato; la competitività delle imprese
che abbiamo in quantità come dimostrano le nostre esportazioni; l´efficienza
del Sistema-Paese, che invece oggi è un grave vincolo. E poi il
dinamismo della società che, a sua volta, viene da fattori che ci
vedono in fondo a tutte le classifiche: mobilità, meritocrazia, capacità
decisionale. Qui c´è il nostro problema maggiore che logora non solo l´economia
ma, nel tempo, anche la democrazia».
Il suo sembra un manifesto politico. Dica la verità: si
prepara o no alla «discesa in campo»?
«Di questa storia si parla da almeno 10 anni. Poi la realtà fa sempre
giustizia di tutte le chiacchiere. E la realtà è che anche questa
volta faccio un lavoro complicato, ma che mi da sempre un´enorme
soddisfazione. Non ho nessuna voglia di smettere».
[24-07-2009]
|
al Corriere delle banche (inguaiate) già pronti i colpevoli della
bomba Zunino - Mancuso-Miccichè: Un DUPLEX NEL cuore del sistema di
potere non solo di Intesa - LA SARAS IN BORSA: 1,7 miliardi € Ai
Moratti, “quasi tutti finiti nellE LORO TASCHE"! -
a cura di Massimo Riserbo e Falbalà
LA MATTONATA SULLE BANCHE
Bisogna avere la voglia e le capacità di un rabdomante per riannodare
il filo di una storia di puro orrore bancario nel paginone che il
Corriere - con titolazione respingente - ha dedicato alla voragine
Zunino, "il più furbo dei Furbetti" (p.9).
Mario Gerevini, per l'occasione scortato da Sergio Bocconi, scopre
che anche le holding personali della famiglia Zunino, sono piene di
debiti con Intesa, Unicredit e Banco Popolare: oltre un miliardo nel
2008. A questi vanno poi aggiunti, scendendo a valle, i tre miliardi
della Risanamento. Messi tutti insieme fanno una Finanziaria di quelle
che Giulietto Tremendino non ha il coraggio di fare.
LA STRANA BOTTA ALLA STRANA COPPIA
Nell'articolo del Corriere, che ha le tre Magnifiche Banche tra i propri
editori, c'è un passaggio che farà fare un salto sulla sedia alla
Milano che conta. Eccolo: "In discussione però potrebbe risultare
inoltre la posizione dello stesso Mancuso, che fin dagli anni '90 aveva
collaborato con l'attuale responsabile della divisione corporate di
Intesa, Gaetano Miccichè, in casi "critici" come Unione
manifatture e Gerolimich, Raggio di Sole e Santavaleria".
Ci mancava che gli ricicciassero Cotonificio Olcese e Cameli, e
poi l'avvertimento era definitivo: al Corriere delle banche (inguaiate)
hanno già pronti i colpevoli della bomba Zunino: la coppia
Mancuso-Miccichè. Una coppia che è stata fino a questa mattina al
cuore del sistema di potere non solo di Intesa-Sanpaolo, ma anche dei
grandi affari sulla direttrice Milano-Palermo. Un duo che la vecchia
Milano di Piazza Scala ha subìto con cristiana rassegnazione, ma che
non ha mai metabolizzato veramente e verso la quale due Grandi Vecchi
come Giuseppe Guzzetti e Giovanni Abramo Bazoli non nutroNO particolare
affetto.
Nella sua infinita modestia, questo sito sostiene da una settimana
che con l'esplosione del Virus Zeta nulla sarà più come prima ai
vertici del potere bancario e finanziario. E il giornale diretto da
Flebuccio de Bortoli oggi segna la svolta in un lunedì talmente
"pazzo" che sul Corriere Economia si può leggere perfino la
recensione di un violentissimo libro contro i banchieri (p. 13).
Mentre sul presunto Giornale "anti-banche" va in pagina
un capolavoro negazionista di Giulio Piovaccari, dove scompare il nome
di Mancuso e si fa notare in ogni modo che gli asset sono più che
sufficienti a coprire i debiti. Titolo-verità: "Le banche non
vogliono il fallimento di Zunino" (p.23)
CHAPEAU!
Luca Pagni, su Affari&Finanza (p.9) svela i retroscena dell'indagine
della magistratura milanese sui Moratti e la quotazione della Saras. Il
conto fondamentale è questo: i Moratti incassarono 1,7 miliardi di
euro, "quasi tutti finiti direttamente nella cassaforte di
famiglia".
Solitario e coraggioso anche Giorgio Meletti, che su Corriere Economia
racconta "il rimbalzo delle responsabilità dell'incidente di
Viareggio tra le società" in un pezzo intitolato "Chi (non)
paga per Viareggio". (p.1)
AVVISI AI NAVIGATI
"Tarantini disse: "Andrò da Gianni Letta".
L'imprenditore intercettato nel 2004. "Gasparri chiedeva appoggi
per le europee" (Repubblica, p.13). Il Cime di Rapa Gate vira
giustamente su quello che è sempre stato: il consueto intreccio di
malaffare tra sanità privata e politici. Dal pistolino fumante alla
solita protesi marcia, ecco la resa della Buoncostume di Largo Goretti,
guidata dal commissario Davanzoni. Fa di più Massimo Giannini su
Affari&Finanza: nel suo editoriale si chiede se le escort di Palazzo
Grazioli abbiano pagato le tasse. E' davvero la fine delle scosse di
Dalemix.
LO STATO DELLA COSA (NOSTRA)
Nel paese dove Mangano è "un eroe" e un democristiano ex
ministro degli Interni guida il Csm, con tutti i rischi del caso,
nessuno si deve stupire per le illustri assenze di ieri alla
commemorazione di Paolo Borsellino (Repubblica, p.10). C'è andata solo
Giorgia Meloni, l'unica con il senso dello Stato. Vibrante
d'indignazione l'editoriale di Galli della Loggia sul Corriere:
"Noi italiani senza memoria". Ma si riferiva ai 150 anni
dell'unità d'Italia. Che oggi è più che altro fondata sui silenzi
reciproci.
Intanto il sullodato Mancino, dopo averci
ben pensato svariati giorni, dice a Repubblica (p.10) di "non aver
mai saputo in anticipo dell'arresto di Totò Riina" (era solo un
auspicio). Però, scrivono Bolzoni e Viviano, "fa capire che la
trattativa con la mafia c'è stata", ma "noi l'abbiamo sempre
respinta".
Ecco. La cifra dei nostri statisti è tutta qui: non spiegano,
"fanno capire". Chissà che questa volta qualche magistrato si
degni di interrogarlo. Così, tanto per "far capire" anche a
noi.
[20-07-2009]
IL PIÙ FURBO DEI FURBETTI (TORNA RICUCCI, TUTTO è PERDONATO!) –
ZUNINO: DEBITI A GO-GO CON INTESA, UNICREDIT E BP (OLTRE UN MLD NEL 2008),
PER NON PARLARE DEI TRE MLD DELLA RISANAMENTO – MANCUSO
“AMMINISTRATORE DI FATTO” - IN CASO DI CRAC, SON DOLORI…
Sergio Bocconi e Mario
Gerevini per il "Corriere della
Sera"
Advisor al lavoro al piano di ristrutturazione, oggi il consiglio
convocato d'urgenza dopo che la Procura ha chiesto il fallimento del
gruppo: per Luigi Zunino si apre una settimana decisiva, in vista
dell'udienza convocata dal giudice per il 29 luglio. Ma l'attenzione del
mercato non si limita alla «sua» Risanamento. Bensì si estende anche
alle banche che hanno finanziato il gruppo e alla galassia personale
dell'immobiliarista. Galassia che a fine 2007 risultava a sua volta
indebitata per 850 milioni, cifra che nel 2008 avrebbe superato in modo
consistente il miliardo.
LE HOLDING DI FAMIGLIA
L'imprenditore piemontese si è sempre mosso su un doppio binario: da
una parte Risanamento, la società quotata in Borsa, e dall'altra le
holding di famiglia che la controllano. Ma non sono holding «vuote»,
di pura gestione della partecipazione. Hanno fatto affari immobiliari e
finanziari per anni, talvolta incrociandosi con Risanamento.
Ne è venuto fuori, immobile dopo immobile, un gruppo nel gruppo
ma di fatto sganciato da Risanamento e sotto il cappello di tre
società: Tradim, Nuova Parva e Zunino Investimenti Italia che è la
controllante. Il punto fondamentale è che l'attività di questo gruppo
nel gruppo è stata finanziata più o meno dalle stesse banche esposte
con Risanamento, anche quando Zunino si è lanciato in investimenti in
Borsa negli anni scorsi: per esempio era arrivato intorno al 4% di
Mediobanca per poi uscirne con minusvalenze pesanti per i fragili
bilanci delle società di famiglia. Secondo una fonte bancaria oggi le
holding personali di Zunino sarebbero dunque gravate da un debito «ben
superiore al miliardo».
È vero che le banche si sono sempre confrontate con il debito del
gruppo Zunino nel suo perimetro totale, ma il problema urgentissimo di
Risanamento è legato a doppio filo con l'esposizione nelle holding e
dunque anch'essa è già, di fatto, una questione urgente. Tanto più
che Tradim, Nuova Parva e Zunino Investimenti hanno il grosso problema
di avere circa la metà delle loro quote di Risanamento (73%
complessivo) in pegno a tre istituti: Unicredit Corporate Banking,
Intesa Sanpaolo e Popolare Lodi (gruppo Banco Popolare).
Il titolo nell'ultima seduta prima della sospensione di giovedì
valeva 0,36 euro, il 70% in meno di un anno fa; nel febbraio 2007 era a
8,44 euro e Zunino il re degli immobiliaristi. In documento ufficiale
della primavera 2008 scriveva a proposito di un nuovo investimento:
«...la novità è la diversificazione geografica attuata mediante
l'investimento in Madison Avenue a New York, mercato esente dalla crisi
subprime ...».
LE TENSIONI FINANZIARIE
Già tre anni fa la tensione finanziaria sulle holding personali era
evidente, se è vero che Unicredit si garantiva le erogazioni con Cct,
obbligazioni Bei e quote di fondi di proprietà delle società personali
di Zunino e della moglie, Stefania Cossetti.
Individuare l'arcipelago immobiliare extra Risanamento è come
fare mezzo Giro d'Italia e un po' di Tour de France. Zunino nel corso
degli ultimi anni, solo per fare qualche esempio, ha comprato (e in
parte venduto) a Milano in zone prestigiose come via Santa Valeria, via
Amedei, la sede di via Bagutta e poi complessi immobiliari in Corsica,
una caserma dei Vigili del fuoco in Toscana, un grosso edificio in
Piazza della stazione a Padova, un gruppo di edifici a Valenza (Al), un
palazzo in Avenue Matignon a Parigi e altri nella capitale francese,
senza contare barche e aerei gestiti dalla società Zeta Air. Soldi
suoi pochi, soldi delle banche molti e quindi tra pegni e ipoteche, come
quella della Popolare Lodi sulla sede di via Bagutta, anche il gruppo
nel gruppo, quello delle holding personali di Zunino, è in mano alle
banche. È un problema urgentissimo, anche per i bilanci degli istituti.
LE BANCHE
Per gli istituti che negli anni hanno finanziato a più riprese Zunino
(il debito di Risanamento è di circa 3 miliardi) la situazione rischia
infatti di farsi piuttosto complicata. Dopo la richiesta di fallimento
firmata da Roberto Pellicano e Laura Pedio è stata accelerata la
definizione del piano di ristrutturazione da parte degli advisor, Banca
Leonardo e Salvatore Mancuso, scelto dal principale creditore Intesa e
che secondo la procura avrebbe un ruolo assimilabile a quello di
«amministratore di fatto».
Oggi in consiglio le linee del piano con le richieste di nuova
finanza saranno ampiamente discusse. Ma sul tavolo potrebbe esserci
anche la posizione dello stesso Zunino, oggetto di indagini per
aggiotaggio, bancarotta e di accertamenti sull'eventualità di falso in
bilancio, visto che secondo la Procura i conti 2008 «non potevano
essere redatti secondo il principio di continuità aziendale».
In discussione però potrebbe risultare inoltre la posizione dello
stesso Mancuso, che fin dagli anni '90 aveva collaborato con l'attuale
responsabile della divisione corporate di Intesa, Gaetano Micciché, in
casi «critici» come Unione manifatture e Gerolimich, Raggio di Sole,
Santavaleria.
Le banche, pur avendo proceduto a due piani di ristrutturazione e
rifinanziamento e una moratoria su oltre un miliardo di debito di
Risanamento, non hanno declassato la posizione dei crediti in
portafoglio. La Procura, nella richiesta di fallimento, sottolinea che i
creditori «preferiscono confidare in accordi che consentirebbero loro
un rientro attraverso procedure articolate, con la finalità di
conservare gli effetti dei pagamenti anche in caso di fallimento».
In particolare secondo i pm «anche l'ultimo piano è
dichiaratamente elaborato per perseguire tali finalità, al punto che
viene esplicitamente presentato sotto l'insegna dell'articolo 67 della
legge fallimentare», che consente in sostanza di sottoscrivere accordi
di ristrutturazione 'benedetti' dal tribunale in esonero dunque da
eventuali azioni revocatorie. Certo è che, considerata l'entità delle
cifre in gioco, in caso di fallimento del gruppo Zunino a monte e a
valle l'impatto per gli istituti, nonostante le garanzie presenti sui
finanziamenti, potrebbe essere forte.
[20-07-2009]
RISANAMENTO: ZUNINO INCONTRA BANCHE, NEL POMERIGGIO CDA...
(ANSA) - Dopo un fine settimana frenetico questa mattina, poco dopo le 8,
i rappresentanti delle banche creditrici di Risanamento si sono dati
appuntamento presso la sede di Banca Leonardo. Alla riunione partecipano
anche Luigi Zunino, presidente e amministratore delegato e Salvatore
Mancuso. Il clima e' apparso disteso tra manager e banchieri che si sono
intrattenuti qualche minuto prima di entrare nella sede dell'istituto ma
nessuno ha voluto rilasciare commenti. 'E' stato scritto tanto, ora
aspettiamo che le cose succedano' ha risposto uno dei partecipanti alla
riunione rimandando ogni dichiarazione a dopo il consiglio di
amministrazione che si riunira' nel pomeriggio.
Dal cda, che all'ordine del giorno ha la richiesta di fallimento
presentata dalla Procura di Milano ci si attende il via libera al piano di
ristrutturazione del debito. In Borsa intanto le azioni restano sospese in
attesa di un comunicato.
Corradino e Braggiottino,
affiancati e solidali, nel commovente tentativo di SALVARE ZUNINO
Se un piccolo imprenditore chiede in questo momento alla sua banca
un modesto allargamento delle linee di credito, deve dare in
garanzia tutti i suoi beni, più la moglie, i figli e la suocera.
Il paradosso non è scandaloso, mentre scandaloso è il tentativo in
corso da questa mattina alle 8 di salvare con robuste iniezioni di soldi
Luigi Zunino, il 50enne di Nizza Monferrato che il quotidiano "La
Stampa" ha definito ieri "il più furbo dei furbetti".
Per questo Cavaliere del Lavoro che dalla fine degli anni '80 si è messo
a trafficare e a speculare sui palazzi e sulle aree, si sta muovendo il
gotha delle banche.
Sulle spalle della sua holding pesano poco
meno di 3 miliardi di debiti e la logica vorrebbe che saltasse per aria
preparandosi a difendersi dall'accusa di aggiotaggio, bancarotta e falso
in bilancio che il Tribunale di Milano gli ha contestato in sei paginette
dove si chiede il fallimento della sua galassia.
È molto probabile, anzi certo, che Zunino sarà rimosso
definitivamente dalla sua creatura "Risanamento" ed esca dal
salotto buono dell'asse Torino-Milano. Ad aiutarlo ci sono personaggi
importanti della finanza che sono legati da rapporti di cemento con
BancaIntesa, l'Istituto più esposto nei confronti dell'uomo che nel 2007
voleva comprare un superattico dell'ex-hotel Plaza di New York per 50
milioni di dollari e avere come vicino di casa il presidente di Bear
Stearns, la banca fallita in America.
Ieri è stata una giornata durissima per il suo advisor principe
Gerardo Braggiotti, il 57enne finanziere nativo di Casablanca che dopo
diverse esperienze guida Banca Leonardo (advisor di Zunino).
Braggiottino non è nuovo a operazioni che servono a ristrutturare
il debito di immobiliaristi sull'orlo del precipizio. Nel libro che la
giornalista Laura Serafini del "Sole 24 Ore" ha pubblicato in
questi giorni sugli splendori e le miserie dei banchieri d'affari di casa
nostra, a Braggiottino viene dedicato un intero capitolo nella galleria
degli "Italian Bankster", una definizione curiosa e un po'
forzata che nasce dal mix tra banker e gangster, un neologismo coniato per
i banchieri dopo la Depressione del '29.
A pagina 157 del libro della Serafini si legge che già nel '93 il
figlio di Enrico Braggiotti curò il piano di ristrutturazione del debito
di Premafin, la cassaforte di Salvatore Ligresti, e riuscì a salvare la
società dal tracollo, ma il vero rapporto forte del banchiere-boy è
stato soprattutto quello con BancaIntesa per la quale ha dedicato i suoi
servizi a partire dagli inizi del 2000.
Nel 2006 Gerardo cercò di fondere la banca di Bazoli con Capitalia,
ma dovette scontrarsi con l'ex-collega in Mediobanca, Matteuccio Arpe, però
si rifece l'anno dopo curando la regia della fusione tra Intesa e SanPaolo.
"È proprio in questo contesto - scrive Laura Serafini nel suo libro
dal titolo ambiguo - che i buoni rapporti con Passera si cementano...da
allora il rapporto diventa quasi simbiotico".
Ed ecco Corradino e Braggiottino riapparire oggi, affiancati e
solidali, nel commovente tentativo di tirar fuori dalle pesti il "più
furbo dei furbetti", quel Luigi Zunino che non è certamente un
Madoff, ma dovrebbe affogare come i piccoli imprenditori ai quali per
100mila euro le banche chiedono in garanzia la moglie, i figli e la
suocera.
TSZUNINO
"Risanamento, Zunino costretto a dimettersi" (Repubblica, p.20).
Con almeno 2,9 miliardi di debiti nella capogruppo (e chissà quanti altri
nelle holding a monte), per le banche rischia di essere uno sfacelo.
Corrado Passera di Intesa Sanpaolo, la banca che ha pompato più milioni
nelle casse di Zunino, rilascia una dichiarazione fondamentale:
"Quando avremo novità, faremo le nostre valutazioni". Neppure a
un politico, oggi, sarebbe perdonata una simile dichiarazione.
Intanto si profila l'uscita di scena del "risanatore"
Salvatore Mancuso, l'uomo forte di Intesa e Unicredit in Risanamento,
bruciato non dai suoi errori, ma dal fatto di essere stato individuato
dalla Procura di Milano come "amministratore di fatto"
nell'interesse dei banchieri (e quindi con possibile pregiudizio degli
altri creditori). "Inchiesta che crea qualche apprensione nelle
principali banche coinvolte", come ammette Gianluca Paolucci sulla
Stampa (p.33).i
Magica la ricostruzione del Corriere delle banche. Titolo splendido:
"Pressing delle banche, Zunino lascia" (p.29). Articolo tutto
costruito sul comunicato stampa di Risanamento. E poi, sullo sfondo,
appaiono e scompaiono due piccole luci che potrebbero essere due notizioni,
ma che il Corriere ci butta lì così come due pinzillacchere: le banche
stanno studiando il solito "convertendo" (e chissà se
proveranno a rifilarlo a qualcuno) e per Santa Giulia si profila
"l'ingresso di un partner".
Ah sì, abbiamo un Cavaliere Bianco e non lo vogliamo dire, o stiamo
solo cercando di tranquillizzare i piccoli azionisti?
Meno male che c'è Libero, che almeno ha il coraggio di rilanciare le
ipotesi che circolano per tutta Milano sul salvataggio Zunino: utilizzare
la Mittel di Abramo Bazoli per creare un fondo dove ficcare un po' di
ciccia buona e poi bussare alla porta di Generali e Caltagirone. Sperando
che aprano (p.21)
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UBS AL BIVIO - PRONTO A PAGARE FINO A 5 MLD $ AL FISCO USA PER
PRESERVARE IL SEGRETO BANCARIO DEI 52 MILA CLIENTI AMERICANI – MA
POTREBBE NON BASTARE: SE CONSEGNA I DATI LA GESTIONE PATRIMONIALE PUÒ
RISENTIRNE. SE RISPETTA IL DIRITTO ELVETICO DICE ADDIO ALLE ATTIVITÀ
USA...
Luca Fornovo per "La
Stampa"
Ubs tenta la via dell'accordo extra-giudiziale ed è pronta a pagare
tra i 3 e i 5 miliardi di franchi svizzeri (2,7-4,6 miliardi di dollari)
nelle prossime due settimane, pur di risolvere la battaglia giudiziaria
con gli Stati Uniti, che accusano il colosso bancario svizzero di aver
aiutato i clienti americani a evadere il fisco.
Secondo il giornale svizzero Sonntag l'accordo extra-giudiziale da
3-5 miliardi fa parte di un'intesa che potrebbe essere firmata tra l'1 e
il 13 luglio. Grazie a quest'accordo Ubs manterrebbe intatto il segreto
bancario evitando di fornire al governo di Washington la preziosa lista
dei 52 mila evasori fiscali americani con conti correnti depositati
nella banca elvetica guidata dall'Ad Oswald Grübel.
Secondo il governo Usa sarebbero circa 15 miliardi di dollari le attività
sfuggite in questo modo alla lente del fisco Usa.
Ubs ha preferito non commentare le anticipazioni del Sonntag. Nel
corso della scorsa settimana il dipartimento alla Giustizia Usa aveva
detto di stare ancora valutando un accomodamento con Ubs, ma ha smentito
la sua intenzione di ritirare la causa intentata contro la banca
svizzera per avere i nomi dei 52 mila evasori. Finora Ubs ha accettato
di rivelare solo i nomi di pochi clienti, accusati, non di evasione
fiscale, ma di frode fiscale.
E comunque sulla vicenda sono ancora aperti
molteplici scenari. Al di là dell'accordo extra-giudiziale, se Ubs
dovesse perdere il processo e consegnare i dati, violerebbe il segreto
bancario e l'intera gestione patrimoniale della banca potrebbe
risentirne. Se invece la banca dovesse rispettare il diritto elvetico,
potrebbe dover rinunciare alle attività americane.
«Tutto è ancora possibile nella controversia fiscale tra l'Ubs e la
giustizia americana» ha detto il ministro elvetico della Giustizia Eveline
Widmer-Schlumpf a pochi giorni dal processo
(la prima udienza è fissata al 13 luglio). Widmer-Schlumpf ha detto di
sperare che Ubs non sia costretta a consegnare alle autorità fiscali
statunitensi i dati di 52.000 suoi clienti col passaporto a stelle e
strisce, accusati di evasione fiscale.
La ministra della Giustizia si è detta «fiduciosa» che il
tribunale americano rispetterà la legislazione e la sovranità
elvetica. «Stiamo valutando tutte le opzioni: il caso potrebbe
concludersi in un modo o nell'altro», ha detto il ministro.
Se gli Usa dovessero inoltrare un'altra richiesta di assistenza
amministrativa, la Svizzera «si attiverebbe e valuterebbe l'eventualità
di consegnare i dati». Intanto a finire sotto i riflettori sono anche
le azioni Ubs. Dopo l'aumento di capitale di Ubs da circa 3,5 miliardi
di dollari sottoscritto con successo, il governo svizzero potrebbe
decidere a partire dal 4 agosto di mettere in vendita un pacchetto di
obbligazioni che possono essere convertite in azioni tali da
rappresentare circa il 9,3% di Ubs.
La conversione delle obbligazioni può essere esercitata dal governo
in qualsiasi momento. Non è escluso che possibili investitori
interessati al 9,3% di Ubs potrebbero arrivare da Singapore, una piazza
molto sensibile alla finanza europea e americana, dove peraltro il fondo
sovrano Gic è già azionista col 6% di Ubs.
[29-06-2009]
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