Franco Bechis per "Libero"
È stato davvero l'anno nero per gli italiani in Lussemburgo. Dopo
Carlo
De Benedetti (in rosso per più di 200 milioni di euro) e Luca
Cordero di Montezemolo (perdite per 8,4 milioni di euro) a
versare le proprie amare lacrime nel Granducato è stata la famiglia
Benetton al gran completo, in testa i fratelli Gilberto
e
Luciano. La loro Sintonia società anonima ha perso
nell'ultimo bilancio depositato al registro di commercio di Lussemburgo
46 milioni e 232 mila euro. Così alla famiglia degli industriali veneti
nota nel mondo per le maglie di mille colori, l'unica tinta restata in
tasca è il rosso.
Non è bastato loro scaricare i guai sui nuovi soci entrati fra il
2008 e il 2009: Mediobanca, Sinatra (Goldman Sachs) e
Gic-Elmbridge
(fondo sovrano di Singapore) per arginare gli effetti che sta producendo
sulla lussemburghese del gruppo di Ponzano Veneto e sulla famiglia
Benetton l'avventura in Telecom Italia. A pesare sui conti e trascinarli
a fondo è infatti stata ancora una volta la partecipazione in Telco, la
finanziaria che controlla il gruppo di telecomunicazioni italiano e che
gli stessi dispiaceri ha provocato agli altri azionisti nazionali ed
esteri.
Ad avere compromesso i conti lussemburghesi dei Benetton
sono
infatti state due svalutazioni prima di tutto, quella in Telco il cui
valore della partecipazione è passato da 412 a 295,3 milioni di euro
(con una riduzione di 116,7 milioni di euro) e quella in un'altra
partecipata lussemburghese, la Euroqube sa messa in liquidazione e
svalutata di 0,2 milioni di euro.
TRACOLLO
Anche se altre partecipazioni hanno offerto più dividendi
dell'anno precedente, è nelle tlc che si trova la principale
spiegazione del tracollo lussemburghese dei Benetton, passati da un
utile 2007 di 90,9 milioni di euro alla perdita di 46,2 milioni
dell'anno successivo. La svalutazione della partecipazione di Telco per
altro è stata imposta a tutti gli azionisti dopo una ricognizione sul
reale valore di portafoglio delle telecomunicazioni italiane effettuata
dai consulenti di Lazard.
Un rapporto della banca francese del dicembre 2008 sulla
partecipazione del 24,5% detenuta in Telecom Italia ha portato a una
svalutazione di 1,377 miliardi di euro rispetto al valore di carico di
8,59 miliardi di euro.
Gli azionisti di Telco avevano considerato il valore di Telecom
Italia pari a 2,69 euro per azione. Dopo la svalutazione effettuata che
ha inciso anche sulla holding lussemburghese dei Benetton il carico è
sceso a 2,20 euro per azione. Una stima fin ottimistica, certo convinta
del piano di risanamento finanziario varato da Franco Bernabè.
Ma a dieci mesi esatti da quella svalutazione pochi investitori
devono averci creduto: il titolo Telecom Italia oggi oscilla fra 1,1 e
1,2 euro e una ulteriore svalutazione della partecipazione è
evidentemente alle porte.
Unica fortuna per Sintonia sa (società anonima come quelle di
diritto lussemburghese), quella di essere stata esclusa dal prestito
subordinato che nel dicembre 2008 hanno sottoscritto tutti gli altri
azionisti di Telco, fino a un massimo di 230 milioni di euro. Sono
invece tre le partecipate che hanno versato nelle casse lussemburghesi
dei Benetton dividendi consistenti. Si tratta di
Schemaventotto (115,7 milioni di euro), della controllata Atlantia- che
possiede la società Autostrade in Italia- (28, 2 milioni di euro) e
della Sagat spa (1 milione di euro), a cui sono collegati gli aeroporti
di Torino, Firenze e Bologna.
INTERVIENE MEDIOBANCA
Vista la frana dei conti 2008 e le prospettiva di fare il bis
nel 2009, la scorsa primavera i Benetton hanno chiamato dal 16 febbraio
al capezzale di Sintonia sa un manager di lungo corso come Stefano Cao,
già uomo di punta del gruppo Eni. Ha subito potuto beneficiare di un
prestito subordinato da 166,8 milioni di euro sottoscritto dal nuovo
azionista di minoranza, Mediobanca.
Parte di quel denaro fresco, 65 milioni è stato immediatamente
girato alla controllata Infrastrutture e investimenti per analogo
prestito subordinato. I restanti 101,8 milioni di euro sono stati
impiegati da Sintonia per alleggerire la propria posizione finanziaria
netta.