BEPPE GRILLO
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L TESTO INTEGRALE DI GRILLO AL SENATO - E' uno scandalo che in Parlamento siano presenti 20 condannati in via definitiva e prescritti come Berlusconi, D'Alema, Andreotti - Mavalà Ghedini prende i soldi da deputato e da avvocato dello psiconano... -

Grillo al senato

Il testo dell'intervento di Beppe Grillo alla Commissione Affari Costituzionali del Senato per discutere della proposta di legge di iniziativa popolare "Parlamento Pulito" che giace al Senato da 18 mesi. (da www.beppegrillo.it)


"Quasi due anni dopo la raccolta delle firme per la legge di iniziativa popolare Parlamento Pulito ho l'onore di essere ricevuto e ascoltato come primo firmatario della proposta di legge. Due anni per parlare alla Commissione Affari Costituzionali. Una Commissione che valuterà le tre richieste: nessun condannato in Parlamento, limite di due legislature per ogni parlamentare, elezione nominale del candidato.

Due anni di attesa per una legge firmata da 350.000 persone. E' uno scandalo che 350.000 cittadini italiani non siano stati neppure considerati per due anni. E' uno scandalo che in Parlamento siano presenti 20 condannati in via definitiva e prescritti come Berlusconi, D'Alema, Andreotti.

E' uno schifo che 70 tra i nostri rappresentanti siano condannati in primo e secondo grado o indagati. Cuffaro e Dell'Utri sono senatori per meriti giudiziari, condannati in primo grado per relazioni mafiose. Questa Commissione, questo Parlamento, non hanno nulla a che fare con la democrazia. sei persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato e senatore. Hanno scelto 993 amici, avvocati e scusate il termine, qualche zoccola, e li hanno eletti. Li hanno eletti loro, non i cittadini che non hanno potuto scegliere il loro rappresentante.

 

Cari membri della Commissione, siete illegali, incostituzionali, anti democratici, Per rispetto a voi stessi e agli italiani dovreste dimettervi al più presto. Luigi De Magistris e Sonia Alfano sono due italiani per bene eletti da tanti cittadini per bene. Dovreste cominnciare a preoccuparvi di questi cittadini. De Magistris ha avuto 450.000 voti, il secondo in Italia, Alfano 165.000 voti, la prima donna in Italia. Chi si è recato alle urne ha potuto sceglierli. Perchè questo non deve essere possibile anche per il Parlamento italiano? I partiti hanno occupato la democrazia, è tempo che tolgano il disturbo.

La politica non è un mestiere. Due legislature sono dieci anni. Un lungo periodo, più che sufficiente per servire il Paese, lo fu per De gasperi, poi si ritorna alla propria professione. Voi che mi ascoltate sapete molto bene che molti deputati e senatori hanno il doppio stipendio come Mavalà Ghedini che prende i soldi da deputato e da avvocato dello psiconano. I parlamentari percepiscono un lauto stipendio pagato con le nostre tasse per lavorare per noi in Parlamento, non per lavorare in nero.

Oggi, mentre sono qui per chiedere la semplice attuazione della democrazia e il rispetto della Costituzione, oggi viene approvata in Parlamento una legge che limita le inttercetttazioni e mette il bavaglio all'informazione. Io farò disubbidienza civile. Il primo pensiero dello psiconano non è il Paese, ma sempre e solo non farsi beccare. Avete approvato il Lodo Alfano per evitare che Berlusconi finisse in galera e adesso volete limitare il diritto del cittadino di essere informato.

La marea sta montando, lo psiconano può fare comizi ormai solo nelle piazze chiuse, in cui fa entrare, come a Firenze, come a Prato, solo la sua claque. Lo difendono la sua scorta e gli avvocati. Gli sono rimastti solo quelli insieme a uno stuolo di giornalisti definiti "servi" dalla stampa estera. Gli italiani non stanno più con lui e tanto meno con chi gli ha permesso come Violante e Fassino per quindici anni di superare ogni conflitto di interessi.

Lì fuori c'è qualche milione di persone che vuole restaurare la democrazia. Non vi chede di dargli ascolto. Ve lo ordina. Vi ordina, perchè voi siete loro dipendenti, di portare la proposta di legge Parlamento Pulito al più presto in Senato e di farla discutere pubblicamente. In modo che ogni italiano tragga le sue conclusioni e sappia chi è contro la democrazia e chi no. E' una delle ultime occasioni che avete per salvarvi almeno la faccia. Io ho fiducia negli italiani.

Sapranno cacciare, spero con metodi democratici, chi oggi occupa abusivamente le istituzioni e ci rende lo zimbello del mondo. Il tempo e gli eventi stanno precipitando. La disoccupazione è diventate un'epidemia. Mentre voi incassate il vostro stipendio per girarvi dall'altra parte operai e imprenditori si suicidano. Persino il Gran Consiglio seppe cacciare Mussolini per istinto di sopravvivenza. Ascoltate la voce del Paese finchè siete ancora in tempo."

 

 
[11-06-2009]

 

 

 

FUORI TOMBOLINI DA LA7 PER L’AUTORIZZAZIONE AL GRILLO KILLER DI GERONZI E TRONCHETTI - contatti La7-Mentana? FUORI IL TRONCHETTO PIROSO? -  - CRHYSLER: Marpionne COMINCIA A FRENARE sulLE NOZZE del secolo

1 - LA TELCO CREA GUAI A BERNABé - FUORI TOMBOLINI DA LA7 PER AVER AUTORIZZATO L'OSPITATA DI GRILLO ANTI-GERONZI-TRONCHETTI - Voci di contatti tra La7 e Chicco Mentana: in corsa per la direzione del TG?
Gran brutta domenica per Franchino Bernabè che ha dovuto affrontare due grane di notevoli proporzioni.
La prima è scoppiata in Argentina dove il capo di TelecomItalia sta combattendo una dura battaglia per difendere il primato dell'azienda su quel mercato. Telecom Argentina è controllata dalla holding Sofora dentro la quale è presente anche la potente famiglia di Gerardo Werthein, il 52enne miliardario del bestiame che possiede il 50% della Holding e che dieci anni fa ha stretto una forte alleanza con le Generali di Trieste.

A fine gennaio Franchino si era fiondato a Buenos Aires per incontrare la presidentessa stra-rifatta di bisturi e botox Cristina Kirchner e insieme al rappresentante di TelecomItalia, l'ingegnere 80enne Franco Livini, era uscito dalla Casa Rosada molto preoccupato. In quel paese si sta combattendo da tempo una guerra con gli altri gestori telefonici che hanno il rappresentante più forte nel miliardario messicano Carlos Slim.

 

Dal 26° piano del suo ufficio che si trova davanti al vecchio porto di Buenos Aires, Franco Livini ha telefonato a Bernabè per dirgli che l'Antitrust argentino ha deciso di congelare qualsiasi decisione relativa alla possibilità per gli italiani presenti in Telecom Argentina di aumentare la loro quota poiché la società di Bernabè è già presente con Telefonica, cioè con la stessa società spagnola che partecipa al capitale di TelecomItalia.

Che la vicenda fosse complicata e imbarazzante l'aveva scritto anche Dagospia il 2 febbraio perché quello di Bernabè si presentava come un "tangaccio" dai passi contrastati e insidiosi.
Adesso sembra di capire che le insidie più grosse arrivino proprio dai suoi soci, cioè da quella famiglia Werthein che, giocando sottobanco con Carlos Slim e con altri soggetti vicini alla presidentessa Kirchner, blocca Telecom fino al punto di indurre l'Antitrust di Buenos Aires ad azzerare con data retroattiva al 9 gennaio, le decisioni di Bernabè e degli italiani dentro la controllata sudamericana.

 

A questa telenovela, che curiosamente vede Bernabè misurarsi con i suoi stessi soci in Telco (Telefonica, Generali), si aggiunge la bomba che Beppe Grillo ha fatto scoppiare la sera del 1° aprile durante la trasmissione "Exit" condotta su "La7" dalla tettonica Ilaria D'Amico, quella che fa il birignao con la voce di un gessetto sulla lavagna. Quello di Grillo è stato un pesce con denti sanguinanti lanciato da Bruxelles nel corso del programma dove si doveva parlare della scarsità dell'acqua sulla Terra. Il comico genovese ha sparato a zero sui capitalisti "che ci prendono per il culo", e ha snocciolato i nomi di Cesare Geronzi (cioè di colui che, insieme a Cossiga, ha sponsorizzato l'ascesa di Bernebé a Telecom Italia), Totuccio Ligresti (vicino a Geronzi), Pasquale Pistorio e di Tronchetti Provera "che ha spolpato la vostra Telecom!".

 

Di fronte allo sguardo allibito dell'ingenua D'Amico, il Grillo nazionale ha attaccato Berlusconi ("psiconano corrotto e condannato") ma ha avuto un certo riguardo per Bernabè di cui ha detto "ci sembra una persona per bene". Poi se ne è andato lasciando attonita la 36enne giornalista romana che il giorno dopo ha chiesto scusa a tutti gli spettatori de "La7" e ha ammesso di essersi sbagliata.

Le scuse non sono bastate e nei telefoni di Bernabè si è riversata l'ira profonda di tutti i personaggi chiamati in causa da Grillo nel suo devastante intervento.
Il risultato è che cadrà una testa, non quella corvina della D'Amico che ha esordito in tv nel '97 grazie all'amico Renzo Arbore, ma quella di Lillo Tombolini, il giornalista che guida i programmi dell'emittente televisiva di Telecom. Costui ha cominciato a masticare di televisione in Fininvest, poi è stato direttore di Odeon Tv ai tempi in cui Callisto Tanzi pensava di creare il terzo polo televisivo, quindi è passato a "La7" come assistente di Antonio Campo Dall'Orto fino a diventare direttore programmi.
Dopo l'exploit di Grillo, per lui è arrivato il momento dell'exit.

 

PS - Voci di contatti tra La7 e Chicco Mentana: in corsa per la direzione del TG? Fuori il tronchettiano Antonello Piroso?

2 - Marpionne comincia a mettere le mani avanti sul matrimonio del secolo
È curioso che sia proprio la "Stampa", il quotidiano della Fiat, a buttare ombre sull'accordo con l'americana Chrysler.
Eppure ieri sul giornale di Torino è apparso un articolo molto dettagliato sulle difficoltà che le banche americane starebbero creando nei confronti dell'intesa tra Torino e Detroit.
Sergio Marpionne è tornato dall'America e sta rimettendo insieme in queste ore i tasselli dei numerosi incontri che ha avuto con il capo di Chrysler, Bob Nardelli, e con la task force di Obama.

Non tutti i pezzi del puzzle sembrano andare al loro posto perché, secondo il resoconto della "Stampa", ci sono colossi del calibro di JP Morgan Chase, Goldman Sachs, Citigroup e Morgan Stanley che si oppongono alla conversione in azioni di circa 5 miliardi di dollari prestati a Chrysler. Addirittura si insinua che agli istituti (tra i quali JP Morgan Chase è il più ostile) potrebbe convenire l'ipotesi della bancarotta e la liquidazione dei beni societari piuttosto che la ristrutturazione del debito.

Il manager italo-canadese dal pullover sgualcito l'aveva detto sin dall'inizio che l'intesa sembrava un biglietto della lotteria, e dopo il viaggio a Detroit e Washington è tornato al Lingotto con un quadro preciso dei problemi che la Fiat dovrà affrontare.
Da una parte ci sono i circa 7 miliardi da restituire alle banche, dall'altra debiti con i fondi pensione del potente sindacato dell'automobile (Uaw) per circa 10,6 miliardi.

Ma c'è anche un'altra questione che può bloccare l'operazione e riguarda le risorse che Marpionne e la Sacra Famiglia degli Agnelli dovranno investire per portare in porto la grande alleanza. Non è pensabile infatti che un'intesa di questa portata si possa realizzare a costo zero. Sul tavolo bisognerà mettere nei prossimi due anni una valanga di quattrini e trasferire a Detroit manager e quadri in grado di installare le piattaforme che la Fiat vuole portare in matrimonio come carta vincente.

 

E qui nasce il problema degli uomini, cioè dei manager e delle risorse professionali che da Torino, oppure dalla controllata americana New Holland, dovrebbero trasferirsi a Detroit, una questione tutt'altro che semplice e che balza sempre in primo piano quando due grandi società si fondono.

L'articolo pubblicato sul giornale della Fiat ha quasi il sapore di un segnale d'allarme ed è così preciso da non sembrare affatto casuale. Forse Marpionne, dopo aver scoperto con sorpresa che Obama possiede una Ford Escape prodotta negli Stati Uniti, comincia a mettere le mani avanti sul matrimonio del secolo.

 

 

 

5 - GERONZI, TRONCHETTI E IL GRILLO SHOW...
Il telefono è trillato di primo mattino. Linea diretta
fra le due vittime più illustri della serata precedente. Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca. Marco Tronchetti Provera, presidente del gruppo Pirelli e già numero uno di Telecom Italia. Sbigottiti- ed è dire poco- non tanto per il furioso attacco di Beppe Grillo della sera prima (alle scudisciate del comico-capopolo erano abituati), ma per la tribuna concessagli: quella di La 7, la tv del gruppo Telecom.

Vero che la conduttrice del programma che ha ospitato un Beppe Grillo incontenibile, e cioè Ilaria D'Amico in Exit, ha provato a difendere l'azienda, ma insomma sentirsi dare dei criminali o giù di lì dalla tv di Franco Bernabè, ha lasciato di stucco il banchiere e l'imprenditore. Anche perché era scontato che ciò avvenisse invitandolo.

Si coglieva lo stesso stupore ieri mattina ai piani alti di Telecom, dove regnava l'imbarazzo. Certo nè Mediobanca nè Pirelli hano voluto buttare benzina sul fuoco del caso Grillo, ma dalle parti di piazzetta Cuccia qualcuno giura di avere sentito una battuta: "sarà un gran giorno quello in cui l'amico Franco si concentrerà sul core business vendendo ad altri la tv..." (Chris Bonface)

 

 

 

GRILLO SEMPRE ZOMPA (E MAI SI STANCA) – IL COMICO OSPITE DELLA D’AMICO LANCIA 20 MINUTI D’INVETTIVA E SE NE VA – A BRUXELLES AVEVA APPENA PROPOSTO UNA BORSA EUROPEA (ESE) E MESSO IN GUARDIA IL PARLAMENTO: “Può DIVENTARE UN CIMITERO DI LESTOFANTI”…

Da "corriere.it"

Beppe Grillo

Beppe Grillo è tornato in tv, ospite ad «Exit», il programma d'informazione condotto da Ilaria D'Amico su La7 (vai al sito). Il tema al centro della prima parte della puntata era la privatizzazione dei servizi pubblici.

In studio il presidente del Lazio Marrazzo, il sottosegretario allo Sviluppo economico Urso, il deputato Udc Bruno Tabacci, il giornalista del Corriere della Sera Sergio Rizzo e Corrado Oddi, membro del Forum italiano dei movimenti per l'acqua.

FUGA BURRASCOSA
L'intervento del comico è durato una ventina di minuti (guarda il video) e si è concluso burrascosamente. All'inizio tutto sembra filare liscio: Grillo lancia una lunga invettiva poi, forse infastidito dalla presenza dei politici in studio, si dilegua fra l'incredulità generale. La più stupita è la D'Amico: garantisce che aveva promesso di confrontarsi serenamente con gli altri ospiti e di dialogare con loro.

Uno dei temi della puntata era la privatizzazione dell'acqua, ma il comico non si è attenuto troppo all'argomento. Ha preferito toccare tutti i temi a lui cari e che quotidianamente affronta sul suo blog. Usando il consueto linguaggio colorito, ha attaccato i politici condannati in Parlamento e il sistema finanziario italiano. È tornato sul caso Telecom, prendendosela con Marco Tronchetti Provera. Filo conduttore dell'intervento di Grillo la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica.

Ilaria D'Amico

«Oggi - ha detto - la gente è tagliata totalmente fuori dal sistema decisionale». E a questo punto ha introdotto il tema delle liste civiche che è pronto a presentare. Una mossa obbligata - ha detto con veemenza - «perché i cittadini si sono veramente rotti i coglioni di gente come quella che è seduta in questo studio». Un crescendo che si è chiuso con l'abbandono della trasmissione.

«Sono stato invitato dal Parlamento europeo per parlare anche di frodi - dice Grillo cominciando il collegamento con La7 -. Pubblico e privato: non significa più niente acqua pubblica e acqua privata. Provate a entrare in un Consiglio comunale, non ci sono rappresentanti del pubblico ma camerieri di partiti messi lì da 4-5 segretari che decidono. L'acqua non deve cadere in mano a una spa che faccia profitti sulla sete delle persone».

Il comico torna poi sul fatto che «diamo l'acqua a società che si quotano in borsa, dove non ci sono regole, se no non sarebbero successi i casini con Parmalat, Telecom e Pagine Gialle. C'è una truffa continua in Borsa per cui andrebbe chiusa domani mattina».

Grillo parla anche delle banche con accenti critici sulle passate vicende giudiziarie del banchiere Cesare Geronzi, del finanziere Ligresti e di Romiti. Poi allarga il discorso: «Sono sempre i soliti 50: entrano nei Cda, tu gli dai i soldi attraverso questa criminalità organizzata che sono le banche e gli imprenditori e non sai assolutamente a chi».

Tronchetti Provera

MAPPA DEL POTERE
Il comico segnala di aver messo sul suo blog la mappa del potere: «Ci sono 289 società quotate in Borsa, di cui 254 hanno consiglieri che lo sono in due, tre, cinque, dieci società contemporaneamente. E voi volete quotare l'acqua in borsa?» domanda. Grillo parla anche della precedente gestione di Telecom.

Cita Tronchetti e chiede: «Chi era il proprietario vero? Se sommavi le azioni erano i piccoli azionisti, ma chi ha venduto il pacchetto di controllo e ha spolpato l'azienda?». E aggiunge: «La Telecom è stata spolpata, il signor Tronchetti se n'è andato vendendosi il pacchetto di maggioranza nel 2007 a 2,9 euro ad azione. Invece gli azionisti avevano in mano azioni che valevano 1,5 e adesso valgono 0,9. Chi paga?».

Infine l'attacco ai politici: «Abbiamo 100 persone in Parlamento che sono stati condannati e che fanno le leggi. Abbiamo regolamentato e legalizzato il falso in bilancio. Quando parliamo di 'ndrangheta, mafia e camorra parliamo di Cda, di notai, commercialisti, di banchieri, di uomini d'affari, parliamo di politici. Un'associazione a delinquere».

LA BORSA EUROPEA
A Bruxelles Grillo aveva parlato per due ore e mezzo in una sala gremita del Parlamento europeo sul potere delle banche, sui conflitti di interessi di consiglieri di amministrazione di molte società quotate in Borsa. «L'Europarlamento era il cimitero degli elefanti e rischia di diventare il cimitero dei lestofanti - ha detto Grillo -. Il nostro paese ha bisogno di una scossa. In altri paesi succede qualcosa. In Francia sequestrano i manager. Cominciamo ad avere segnali ottimi direi».

Mastella con Moglie

Il comico è stato più volte applaudito mettendo in guardia sui nomi dei futuri parlamentari e sostenendo la candidatura dell'ex pm Luigi De Magistris: «State attenti che con le europee qui vi arriva di tutto. Guardate Mario Chiesa, ha già il curriculum per fare l'europarlamentare. Vi arrivano Mastella, Cuffaro. Fate un parlamento pulito».

Grillo ha sollecitato le istituzioni europee a varare una Borsa europea e ne ha pure proposto il nome, European stock exchange (Ese): «Abbiamo un moneta unica. Perché non facciamo una Borsa europea dove uno spagnolo, un inglese, un francese possono investire in modo controllato con una rete di paletti ben precisi?».

 

 
[02-04-2009]

 

 

 

31 Marzo 2009

Beppe Grillo al Parlamento Europeo

beppe_brussel2009.JPG

 

Oggi ho parlato al Parlamento Europeo. Riporto una sintesi del mio intervento:

"La scorsa settimana sono stato convocato al tribunale di Parma come teste, come persona informata sui fatti perché in un mio spettacolo dissi, due anni prima del fallimento, che la Parmalat era in bancarotta. Lo sapevano tutti, giornalisti, Consob, Banca d’Italia, ma fino all’ultimo giorno le banche hanno venduto titoli e bond della Parmalat ai risparmiatori. Il più grosso crack europeo della storia è stato denunciato da un comico. La Borsa italiana non è solo Parmalat, è anche Telecom Italia o Seat Pagine Gialle, società che hanno visto il titolo precipitare e azionisti di controllo e manager diventare sempre più ricchi grazie a dividendi e a stock option. Nella Borsa italiana vi sono persone con precedenti penali come Roberto Colaninno, condannato a 4 anni e 1 mese per bancarotta nel crack Italcase-Bagaglino, presidente di IMMSI e di Piaggio e consigliere in Mediobanca a cui Berlusconi ha affidato Alitalia. Salvatore Ligresti, arrestato e condannato per tangenti che ha patteggiato 2 anni e 4 mesi con la giustizia e affidato ai servizi sociali, consigliere in Unicredit, Immobiliare Lombarda e Premafin Finanziaria. Cesare Romiti, condannato a undici mesi e dieci giorni di reclusione per irregolarità relative al periodo in cui ricopriva la carica di amministratore delegato del gruppo Fiat, consigliere in RCS Mediagroup e Impregilo; Cesare Geronzi, indagato nel processo per il crack Parmalat per usura aggravata e concorso in bancarotta fraudolenta. Indagato nel crack Cirio di frode per l'emissione e collocamento dei 'bond' Cirio tramite Capitalia. Condannato in primo grado per il crack Italcase per bancarotta a 1 anno e 8 mesi più l'interdizione di esercitare uffici direttivi presso qualunque impresa per 2 anni, presidente di Mediobanca. Paolo Scaroni. Arrestato nel 1992 con l'accusa di aver pagato tangenti al PSI per conto della Techint, nel processo chiede di patteggiare la pena a 1 anno e 4 mesi. Processato nel 2006 come amministratore delegato dell'Enel per aver inquinato, con la Centrale di Porto Tolle, il territorio del delta del Po e condannato ad un mese di reclusione, a titolo colposo, pena che viene convertita in un'ammenda. Amministratore delegato di ENI, consigliere di amministrazione in Assicurazioni Generali.
Per chi in sala volesse fare qualche investimento nella Borsa italiana ricordo che le società IMMSI, Piaggio, Mediobanca, Unicredit, Immobiliare Lombarda, Premafin Finanziaria, RCS Mediagroup, Impregilo, ENI e Assicurazioni Generali sono tutte aziende quotate. E’ meglio affidare i propri risparmi ai Casalesi della Camorra che a questi signori.
Il falso in bilancio è stato depenalizzato in Italia. E’ un’istigazione a rubare, a truccare i conti in Borsa. Quale società straniera può rischiare i suoi capitali in Italia? Gli investimenti esteri, infatti, sono crollati. L’Italia è solo al quindicesimo posto in Europa. Chi può investire in un Paese che ha come presidente del Consiglio il corruttore di Mills, condannato quest’anno in primo grado al tribunale di Milano, e come legislatori un centinaio di condannati e indagati in Parlamento? Un Paese che non ha approvato la class action?
Nella Borsa italiana si conoscono tutti. Sono come vecchi amici. Ci sono 289 aziende quotate e di queste 258 hanno in comune consiglieri di amministrazione o sindaci. L’89% delle società quotate. 556 persone hanno più di un incarico. I recordmen hanno 7, 6, 5 incarichi. Sono uno e plurimi. C’è gente come Tamburi Giovanni con 7 poltrone o Ligresti Jonella con 6. Ben 358 persone hanno 2 incarichi, 123 ne hanno 3 e 17 ne hanno 5. E’ un’orgia in cui comandano 4/5 persone attraverso le loro teste di legno.
La Borsa è un conflitto di interesse in cui l’ultimo a sapere è sempre il piccolo azionista. Chi detiene il pacchetto di controllo, che vale di solito il 10/15%, decide per tutti, anche se la somma degli altri azionisti è la maggioranza assoluta. In caso di passaggio del pacchetto, il premio sulla vendita lo prendono i proprietari del pacchetto di maggioranza, perché non è obbligatoria un’OPA sotto una certa soglia. Quando, a fine 2007, il controllo di Telecom Italia fu ceduto alle banche e a Telefonica, Tronchetti Provera incassò 2,9 euro per azione, ma il vero valore era di 1,4/1,5. Oggi vale 0,9. Chi ci ha guadagnato e perché? Qual è il senso di una simile operazione? In Borsa, grazie alle scatole cinesi, si può controllare una grande impresa con lo 0,08%. E, inoltre, l’azienda alla cima della piramide, può non essere quotata. E’ successo con Telecom Italia. Nel consiglio di amministrazione può essere presente un consigliere di una società concorrente, come avviene per Telefonica in Telecom Italia. O un consigliere azionista della principale società fornitrice, come è avvenuto per Pirelli Cavi e Telecom Italia. Se si devono prendere delle decisioni in palese conflitto di interessi, il consigliere interessato esce dalla sala per poi rientrare pochi minuti dopo. Non è una grande, immensa, presa per i fondelli? Volete sapere perché nessuno denuncia nulla? Perché i media sono essi stessi in Borsa. I loro azionisti di riferimento sono le imprese, le banche, le concessionarie dello Stato come per RCS, il gruppo che possiede il Corriere della Sera. Nessun giornale può denunciare i suoi padroni. Le televisioni sono sotto il controllo dello psiconano. Nessuna televisione nazionale denuncerà le società di cui è proprietario: Mondadori, Mediaset, Mediolanum. La Borsa è un rifugio del riciclaggio. Le mafie sono il primo business in Italia. Si stima che il giro di affari sia 100/150 miliardi di euro all’anno. Tutti in nero. L’Italia è un mercato ormai saturo e le mafie guardano all’Europa, alle borse europee. Io ho una proposta. Oggi esiste la BCE, una banca europea, con una moneta europea. Si istituisca una sola Borsa europea, la European Stock Exchange, la ESE. Il cittadino francese o spagnolo o italiano deve avere le stesse garanzie di trasparenza sui soldi che investe. Deve essere tutelato contro il falso in bilancio, i conflitti di interesse, i trucchi delle scatole cinesi, il riciclaggio di denaro sporco. Una sola Borsa con controlli veri, non le barzellette di Tremonti e di Cardia, il presidente della Consob. Una ESE è opportuna anche per evitare il contagio, per neutralizzare gli effetti della Borsa italiana in Europa, per evitare che l’Europa diventi il paradiso del riciclaggio. L’Italia è pericolosa perché anticipa le tendenze. Le banche, le fondamenta del capitalismo, sono nate in Italia. Il fascismo è nato in Italia e poi dilagato in tutta Europa, dalla Spagna alla Germania. Il capitalismo mafioso può essere la prossima tendenza. Insieme al alcuni amici informatici ho realizzato e messo in Rete un programma che permette in due click di vedere i conflitti di Borsa. Tutti i collegamenti tra consiglieri, sindaci e azionisti delle società. Per ora si può consultare solo per la Borsa italiana, entro fine anno includerà le più importanti Borse europee. Tra pochi mesi ci saranno le elezioni europee. In Italia si stanno già preparando Mastella, Bassolino e Del Turco, politici indagati o incarcerati. Il Parlamento europeo, fino ad oggi, è stato per gli italiani il cimitero degli elefanti grazie a pensionati del calibro di Albertini e di Occhetto. Da giugno diventerà il cimitero dei lestofanti. Preparatevi e occhio al portafoglio."

P.S. Su un muro in provincia di Teramo hanno scritto "de Magistris e Alfano condannati a morte".

 

 

 

10 - GRILLO TORNA IN TV: SOSTENGO DE MAGISTRIS...01.04.09
Da "la Repubblica" -
«La verità è che la gente si è rotta i c...delle persone che avete in studio». Beppe Grillo, ieri sera a Exit sul La7, è tornato in tv sette anni dopo l´ultima apparizione, con un violentissimo monologo, prima di abbandonare la postazione. «Non erano questi patti: Grillo aveva promesso che si sarebbe confrontato con gli ospiti», ha spiegato Ilaria D´Amico. Ovvero, Tabacci, D´Urso, Marazzo. «Nessuno parla delle nostre liste civiche, hanno paura». Nel pomeriggio all´Europarlamento («era il cimitero degli elefanti, stiamo attenti che non diventi il cimitero dei lestofanti»), ha sostenuto la candidatura dell´ex pm Luigi De Magistris.
 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk