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[21-08-2009] [23-08-2009] DELL'UTRI

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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
|
|
LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
|
Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
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IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
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IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
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| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
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NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
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grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
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LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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ciao blogger de
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come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La
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aumentare il tuo livello d’iscrizione ad un livello a pagamento (per
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Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il
6 gennaio 2010.
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Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
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10
- Non dite al Priapo di Tor Crescenza che la sua pittrice erotica prediletta
così assidua a Palazzo Grazioli, la popputa Viviana Andreoli, che oltre ad
aver ritratto il sovrano è autrice anche di tele su Mamma Rosa, Barbara e
altri augusti membri della sacra famiglia, ha postato sul suo canale Youtube
dei video non proprio per famiglie, dove passa da un calippo succhiato su e
giù con una certa malizia, a spettacolini lesbo-soft. Vedere per credere
http://www.youtube.com/user/vivianandreoli
11-
Un altro colpo dello "strategismo editoriale" del mitologico Alfonso Marra.
Dopo l'Arcuri versione Findus e la figlia, 'mo c'è Lele Mora a fargli lo
spot. E poi chi arriverà, Fabrizio Corona? Ruby?
Ecco il video:
http://www.youtube.com/watch?v=i2cRgkcxZZU
15 -
Da "Il Giornale" -
«Noi attori siamo strapagati, dovremmo abbassare i nostri cachet». Lo dice
Maria Grazia Cucinotta, intervenendo nelle polemiche contro i taglia alla
cultura. «Se in questo momento vengono tagliati persino i posti letto
-aggiunge l'attrice e produttrice- a maggior ragione mi dico che io, come
attrice, il film devo salvarlo, a costo di tagliare i miei guadagni» .
[12-01-2011]
|
|
Io, offerta in
dono al premier - ma quale casse di vino o stilografiche preziose, Molti
imprenditori, capita l’antifona, portavano "carne fresca" ad Arcore per
ottenere favori dal Cavalier Pompetta - il racconto di una di loro:
"Ogni portata era inframmezzata da un regalo: un anello dopo
l’antipasto, un bracciale dopo il primo, una collana dopo il secondo" -
"Sul lato sinistro erano seduti Lele Mora ed Emilio Fede, Berlusconi
stava di fronte al palo, su una poltrona bianco panna" - "Vestite da
poliziotte e infermiere sexy ballavano, si toccavano, si baciavano e di
tanto in tanto si avvicinavano a Berlusconi. Che a sua volta le toccava
e le baciava senza dire nulla, come per testarle
P. Biondani e M.
Portanova per l'Espresso
Non sono solo Lele Mora ed Emilio Fede i procacciatori di giovani
bellezze per Silvio Berlusconi. A Milano diversi imprenditori sarebbero
impegnati a reclutare ragazze per le serate hard di Arcore. Non hanno
nulla a che fare con il settore televisivo e con lo spettacolo, sono
semplicemente persone "in affari" con il presidente del Consiglio. E, a
quanto pare, non tralasciano nulla pur di ingraziarselo, come di solito
si fa con casse di vino e cesti natalizi.
È quello che
emerse nell'estate 2009 con l'inchiesta su Gianpaolo Tarantini che
donava escort come Patrizia D'Addario per i party di Palazzo Grazioli.
Ed è quello che racconta a "L'espresso" una ventenne ospite di una festa
nella residenza di Villa San Martino all'inizio del 2010: una giovane in
contatto con diverse protagoniste di questa vicenda, compresa Karima El
Marough alias Ruby Rubacuori, la ragazza marocchina che era minorenne
all'epoca delle sue frequentazioni con il capo del governo.
È citata negli
atti inviati in Parlamento dalla procura di Milano, ma chiede che il suo
nome non sia pubblicato, perché "non vuole essere associata a escort e
simili": la chiameremo C. Ad Arcore c'è stata, ha assistito allo
"spettacolino" nell'ormai famosa sala del Bunga Bunga, con il Cavaliere
assiso su una poltrona color panna e contornato da ragazze seminude, ma
ha deciso di andarsene prima che fossero selezionate le ospiti destinate
a rimanere per il resto della notte. La sua corsa al successo televisivo
è terminata anzitempo, ma lei non ne fa una malattia perché studia e ha
altri progetti nella vita.
"A Milano ci sono
dei locali frequentati abitualmente da quel giro", racconta, "ristoranti
come Giannino e Il Bolognese, club come l'Hollywood e il Just Cavalli. È
lì che vengono notate e scelte le ragazze". Una sera C. incontra un
imprenditore del ramo auto di lusso che le dice: "Ti faccio conoscere
Lui". "Ho capito subito di chi stava parlando, ma pensavo fosse uno
scherzo, una favola o una millanteria. Ma mi ha risposto con sicurezza:
"Ti vengo a prendere stasera e andiamo da Lui"".
E la sera,
puntualmente, C. si ritrova in auto con altre tre ragazze, a far rotta
verso la dimora presidenziale. Che lei sappia, sono almeno cinque o sei
i personaggi abituati a procurare "vergini al Drago", per usare la
metafora di Veronica Lario: "Sono imprenditori che lo conoscono per
ragioni d'affari", si limita a dire, e non c'è verso di saperne di più.
Che tipo di affari: privati o pubblici? È il Berlusconi magnate o il
Berlusconi politico che cercano di blandire a colpi di minigonne e top
attillati? Lei su questo punto tace.
Dei festini di cui
ormai tutto il mondo parla, invece C. offre una dettagliata
testimonianza oculare. Dopo aver passato senza problemi il posto di
blocco dei carabinieri, l'auto varca i cancelli di Villa San Martino.
Non c'è alcun controllo, né dei documenti né delle borse: chiunque
quindi avrebbe potuto portare telefonini, registratori o telecamere. I
tacchi a spillo arrancano sull'acciottolato, il padrone di casa accoglie
le ospiti con cortesia. In tutto le ragazze sono una trentina.
E dopo poco
comincia la cena: "Ogni portata era inframmezzata da un regalo: un
anello dopo l'antipasto, un bracciale dopo il primo, una collana dopo il
secondo". Silvio Berlusconi chiacchiera, scambia battute con l'una e con
l'altra. Poi canta accompagnato da un pianista, il repertorio è quello
di Mariano Apicella: una canzone intonata quella sera si intitola "La
donna della mia vita" dall'album "L'ultimo amore".
Il romanticismo si
smorza quando la compagnia si trasferisce al piano di sotto, nella
taverna sovrastata da volte di mattoni. È l'ormai famosa sala del Bunga
Bunga. C. la descrive in ogni dettaglio. Prima dell'ingresso ci sono i
bagni dove alcune ragazze si cambiano e si truccano. Sulla destra c'è la
statua di un cavallo azzurro a grandezza naturale, posizionata vicino al
bancone del bar. Una porta laterale si apre verso la piscina. Al centro
del locale è piantato il palo da lap dance, intorno ci sono le poltrone
e un pianoforte. "Sul lato sinistro erano seduti Lele Mora ed Emilio
Fede, Berlusconi stava di fronte al palo, su una poltrona bianco panna".
In sala si beve,
ma non si fuma, e chi ha voglia di una sigaretta deve risalire al piano
superiore o uscire all'aperto. Tutte le ospiti si accomodano, tranne le
cinque che si esibiscono nello "spettacolino". "Vestite da poliziotte e
infermiere sexy ballavano, si toccavano, si baciavano e di tanto in
tanto si avvicinavano a Berlusconi. Che a sua volta le toccava e le
baciava senza dire nulla, come per testarle".
La scena combacia
perfettamente con alcune testimonianze raccolte dalla procura di Milano,
in particolare con quella della riminese M. T., "con due lauree" che nel
settembre 2010 abbandona sbigottita e scandalizzata il "puttanaio" di
Arcore. L'aveva invitata a conoscere il premier la sua ex compagna di
liceo, Nicole Minetti, secondo l'accusa una figura chiave
nell'organizzazione dei festini.
Inserita nel
listino bloccato ed eletta nel consiglio regionale lombardo a soli 25
anni, la Minetti è la persona che s'incarica di prelevare Ruby nella
famosa notte delle telefonate di Berlusconi alla questura di Milano. E
sui criteri di selezione delle favorite, C. non ha dubbi: per piacere al
Cavaliere "devi avere la quinta di reggiseno, il resto conta poco".
Nella sala del
Bunga Bunga Emilio Fede e Lele Mora si limitano a godersi lo show.
Gli atti giudiziari raccontano che diverse ragazze si fermano per la
notte, circostanza provata, secondo i pm, dall'analisi dei tracciati dei
telefoni cellulari e da numerose conversazioni intercettate.
Per C. però la
serata finisce lì. "Avevo accettato l'invito perché pensavo mi sarebbe
tornato utile per il lavoro, all'epoca avevo già partecipato a un paio
di programmi di Rai e Mediaset. Vista la piega che stava prendendo la
serata, però, me ne sono andata. Volevo dimostrare che ero una brava
ragazza...".
La strategia non
paga e la carriera si arena, nonostante il reclutamento nell'agenzia di
Mora. Sarà la sua prima e ultima festa ad Arcore. Ma C. non ce l'ha con
il Cavaliere, anzi, dice di ammirarlo e lo difende: "Secondo me non
sapeva che Ruby fosse minorenne, il suo aspetto avrebbe ingannato
chiunque". Quello che "fa schifo" è casomai "il mondo della televisione,
dove c'è gente che usa le ragazze e crea grandi aspettative con promesse
che non si realizzano mai". O almeno così accadeva a quelle che come lei
lasciavano Villa San Martino prima dell'alba. 30-01-2011]
|
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MEDIASET: meno
ascolti ma piu' ricavi, cosi' Mediaset tira i 'pacchetti' al mercato
(Affari&Finanza, pag. 10-11)
31-01-2011]
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le marchette di
RUBY - LA MAROCCHINA CHIEDE DIECIMILA EURO PER FARSI INTERVISTARE A "UN
GIORNO DA PECORA". E DOVE STA LO SCANDALO? SE PER "UNA NOTTE DA
PECORINA" AD ARCORE HA PRESO 5 MILIONI DI EURO è UNA TARIFFA-REGALO! -
SABELLI-SPIA: “Per apparire nel programma ‘Kalispéra’ ha ricevuto 10
mila, stessa somma ottenuta da SkyTg24. Vanity Fair invece le ha dato 7
mila” - Luca Dini, direttore DI VANITY: “Ruby da noi non ha preso un
euro, non pagahiamole interviste
Da "il
Fatto Quotidiano"
- Diecimila euro. Questa la richiesta che avrebbe avanzato Ruby ai
conduttori di "Un giorno da Pecora", che l'avevano invitata per
un'intervista. Nel corso della trasmissione, in onda dalle 13.45 su
Radio Due, Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro hanno raccontato di
aver chiamato la giovane marocchina giovedì scorso, rivelando che la
ragazza avrebbe snocciolato una sorta di tariffario. "Ruby ci ha chiesto
10 mila euro", hanno raccontato i due conduttori in diretta.
"Per apparire nel
programma ‘Kalispéra', di Alfonso Signorini, ha ricevuto 10 mila euro,
stessa somma ottenuta da SkyTg24. Vanity Fair invece le ha dato 7 mila
euro". I conduttori, chiarendo che "Un giorno da pecora" non paga per le
interviste, hanno quindi raccontato di aver stuzzicato la ragazza
proponendole 5 mila euro. "Sapete cosa ci ha risposto? - hanno rivelato
- Non se ne parla proprio".
2- VANITY FAIR
SMENTISCE LE DICHIARAZIONI DI «RUBY» RIPORTATE DURANTE IL PROGRAMMA DI
RADIO DUE...
Da "VanityFair.it" - Vanity Fair smentisce di aver mai
dato un euro a «Ruby». Così il settimanale della Condé Nast dopo le
dichiarazioni della signorina Karima «Ruby» El Mahroug, riportate ieri
durante il programma radiofonico di Radio Due, Un giorno da pecora.
"Ruby da noi non ha preso un euro, come non l'ha mai preso nessun altro
intervistato. Vanity Fair, da sempre e per scelta, non paga le
interviste. Ci facciamo carico delle nude spese di trasferta quando
chiediamo all'intervistato di spostarsi (non è il caso di Ruby),
eccezionalmente abbiamo accettato di versare una somma in beneficenza
(non è il caso di Ruby) se l'intervistato baratta la sua disponibilità
con l'aiuto a una causa che gli sta a cuore, ma non abbiamo mai -
ribadisco, mai - messo denaro nelle mani degli intervistati. Mai -
ribadisco, mai - un personaggio ha tratto un lucro personale dalla sua
disponibilità a essere intervistato/fotografato." Così Luca Dini,
direttore del settimanale, nel suo blog su Vanityfair.it. [01-02-2011]
|
FRENATE LE
FREGOLE SUL "PISTOLINO FUMANTE": NIENTE FOTO-BUNGA NEL NUOVO FALDONE SUL
CASO RUBY - MA SAMPERI DEL PD DICE: “A UNA PRIMA LETTURA, UN QUADRO
ANCORA Più GRAVE DELLE SERATE AD ARCORE” - L’IGIENISTA ORALE MINETTI:
“SULL’INVITO A COMPARIRE PARLERò CON L’AVVOCATO” - INTANTO, GLI SCUDIERI
DEL CAVALIER POMPETTA PRESENTANO UNA LEGGE-SILURO (RETROATTIVA!) CONTRO
I PM MILANESI: SARANNO PUNITI I MAGISTRATI CHE ‘SBAGLIANO’ SU COMPETENZA
E INTERCETTAZIONI…
1 - NUOVI ATTI, NO
FOTO MA CONTENUTI PERQUISIZIONI. E ALTRE INTERCETTAZIONI...
(ANSA) - Nella nuova tranche di documentazione
trasmessa dalla procura di Milano alla Giunta per le Autorizzazioni
della Camera, per chiedere la perquisizione degli uffici del ragioniere
del premier Giuseppe Spinelli, non ci sarebbero fotografie. E' quanto
afferma chi ha dato una prima occhiata alle circa 300 pagine dei Pm
milanesi. Secondo quanto e' stato detto in Giunta, poi, le nuove carte
conterrebbero per lo piu' altre intercettazioni e il contenuto di
perquisizioni anche nelle abitazioni delle ragazze.
2 - PD: NUOVE
CARTE? UN QUADRO ANCORA PIU' GRAVE...
(AGI) - "Le nuove carte sono una pietra tombale sul
tentativo dei legali del premier di edulcorare e rappresentare come
normali le serate ad Arcore. Da una prima sommaria lettura emerge un
quadro ancora piu' grave". Cosi' la capogruppo del Pd nella Giunta per
le autorizzazioni a procedere della Camera, Marilena Samperi, commenta
'a caldo' le 227 pagine contenenti la nuova documentazione sul caso Ruby
che e' stata trasmessa questa mattina alla Camera dei deputati dalla
Procura di Milano.
3 - MINETTI,
INVITO A COMPARIRE? MI CONFRONTERO' CON AVVOCATO...
(ANSA) - "Si, mi ha telefonato il mio avvocato per
comunicarmelo, ma non so ancora nulla dei dettagli della convocazione:
appena finito qui i lavori in commissione mi confronterò con il mio
legale". Così Nicole Minetti, consigliere regionale lombardo del Pdl,
indagata nell'inchiesta sul caso Ruby, interpellata dall'ANSA, sulla
notizia dell'invito a comparire inviatole dalla procura di Milano.
Minetti, che oggi é stata in consiglio regionale, fra il suo ufficio e i
lavori di commissione, non ha voluto aggiungere altro, nemmeno
commentare la raccolta di firme avviata da Sara Giudice, giovane
esponente del Pdl e consigliera di zona, a Milano per chiedere le sue
dimissioni. "Di queste cose - si è limitata a dire la Minetti -
preferisco davvero non dire nulla".
4 - INTERCETTAZIONI ILLEGITTIME "SANZIONI PER I PM" - IL PDL
PRESENTA UN DISEGNO DI LEGGE E L'OPPOSIZIONE INSORGE...
Guido Ruotolo per "La
Stampa"
Ricordate lo sfogo
di Silvio Berlusconi? Quando nel suo scatto d'ira affermò che «...quei
magistrati» andavano «puniti...». Bene, l'onorevole avvocato Luigi
Vitali, Pdl, è il primo firmatario di un disegno di legge che, per dirla
con Federico Palomba, Idv, punisce i pm e i giudici che hanno
autorizzato le intercettazioni telefoniche o ambientali. Protesta
l'opposizione. Donatella Ferranti, Pd: «Pur di distrarre l'opinione
pubblica dalle gravi imputazioni di concussione e sfruttamento della
prostituzione che vedono il premier coinvolto, cercano di alimentare un
clima d'odio e una indebita pressione sulla magistratura».
Spiega il primo
firmatario del disegno di legge sottoscritto da una trentina di
deputati, Luigi Vitali: «Nel caso in questione, l'inchiesta milanese, è
evidente che quelle intercettazioni erano illegittime dal momento che la
competenza di quell'inchiesta è del Tribunale dei ministri o della
Procura di Monza. E - si dice sicuro Vitali -, adesso sarà la Cassazione
a decidere la competenza della inchiesta».
Dunque, se fosse
in vigore la legge Vitali e la Cassazione dovesse decidere che la
competenza della inchiesta è del Tribunale dei ministri, Ilda Bocassini
e gli altri pm della Procura di Milano titolari dell'inchiesta sulla
prostituzione, finirebbero automaticamente sotto procedimento
disciplinare. Ma non tutti gli esponenti del Pdl concordano su questa
iniziativa, consapevoli che, in questo clima di contrapposizione, sarà
molto difficile far approvare la legge in Aula.
Seguiamo il
ragionamento dell'onorevole Luigi Vitali: «Perché i pm e i giudici
milanesi che hanno autorizzato quelle intercettazioni finirebbero sotto
procedimento disciplinare? Perché il mio disegno di legge stabilisce il
principio di responsabilità per il giudice e per il pm che hanno
autorizzato le intercettazioni nel caso in cui è evidente che la
competenza funzionale e territoriale sta altrove».
Ma c'è anche
dell'altro, nel disegno di legge che introduce un nuovo reato,
l'articolo 315 bis del Codice di procedura penale, sulla riparazione per
ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di
conversazioni: «Il cittadino che viene assolto, prosciolto o archiviato
in un procedimento nel quale è stato sottoposto a intercettazione,
otterrà una equa riparazione, un indennizzo per la violazione della
privacy che - azzarda Vitali - potrà arrivare fino al tetto di 100.000
euro».
Aggiunge
l'esponente del Pdl: «Sono convinto che il mio disegno di legge sarà
approvato. Proporrò di procedere con il voto segreto».
Provvedimenti
disciplinari per i pubblici ministeri e per i giudici «colpevoli» di un
abuso nell'uso delle intercettazioni, risarcimento dell'ingiusta
violazione della privacy per i cittadini finiti sotto intercettazione.
Il timore dell'opposizione che si tratti dell'ennesimo disegno di legge
a favore del premier sta tutto nell'ultimo articolo del disegno di
legge, che stabilisce la retroattività della legge sostenendo che il
risarcimento è previsto per chi rimane coinvolto in indagini fino a
cinque anni prima l'entrata in vigore della legge.
26-01-2011]
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1- TRANQUILLI!
L’ENNESIMO LIBRO RACCOGLITICCIO DI ARTICOLI DI ROBERTO SAVIANO CON LA
FELTRINELLI RAPPRESENTERà SOLO UNA "VACANZA" DELL’AUTORE DI "GOMORRA" -
2- RICCARDO CAVALLERO, DIRETTORE GENERALE LIBRI MONDADORI, HA FATTO
SAPERE CHE EINAUDI "PUBBLICHERÀ PROSSIMAMENTE UN LIBRO DI SAGGISTICA CHE
NASCE DALLE SUE RECENTI LEZIONI ALLA NORMALE DI PISA" (ALTRA
RIMASTICATURA DI ARTICOLI) - 3- GLI ’ADDETTI AI LIVORI’ SON
CONVINTINTISSIMI PERò CHE NON SE NE ANDRà DA SEGRATE PER LA SEMPLICE E
PESANTISSIMA RAGIONE ECONOMICA: SAVIANO AVREBBE GIà INCASSATO UN
DOVIZIOSO ANTICIPO PER UN VERO, ORIGINALE, SECONDO LIBRO (TITOLO DI
LAVORO: "COCAINA") CHE PERò è RIMASTO, DICONO, FINORA UNA RISMA DI FOGLI
BIANCHI - 4- E IN CASO DI ROTTURA DEL CONTRATTO, LA PENALE DA PAGARE
SAREBBE ONOROSISSIMA - 5- PER ORA, DOPO VITO MANCUSO, SOLO AUGIAS FA IL
BEL GESTO DI DEBERLUSCONIZZARSI -
1- DAGOREPORT
Gli addetti ai livori son convintintissimi che non se ne andrà da
Segrate per la semplice e pesantissima ragione economica: Saviano
avrebbe già incassato un dovizioso anticipo per un vero, originale,
secondo libro (titolo di lavoro: "Cocaina") che però è rimasto, dicono,
finora una risma di fogli bianchi, e in caso di rottura del contratto,
la penale da pagare sarebbe onorosissima.
2- SAVIANO
PUBBLICA CON FELTRINELLI - MONDADORI: RESTERÀ NOSTRO AUTORE
Corriere.it -
Tra Saviano e
Mondadori ci si mette Feltrinelli. Dopo le polemiche con Marina
Berlusconi, per la dedica al pool di giudici milanesi fatta dallo
scrittore, si è saputo che uscirà con Feltrinelli il 2 marzo il suo
nuovo libro. Si intitola Vieni via con me ed è nato dai monologhi dello
scrittore seguiti da milioni di telespettatori nel programma firmato e
condotto con Fabio Fazio. Quella che con la Feltrinelli, comunque, sarà
per Saviano solo una parentesi. «Lui è e sarà un importante autore della
nostra casa editrice» ha infatti fatto sapere Riccardo Cavallero,
direttore generale Libri Trade Mondadori. Cavallero ha poi spiegato che
Einaudi «pubblicherà prossimamente un libro di saggistica che nasce
dalle sue recenti lezioni alla Normale di Pisa».
MONOLOGHI TV - Il
libro Vieni via con me conterrà - in «una versione ampiamente rivista e
arricchita» - tutti i monologhi televisivi e sarà introdotto da una
prefazione in cui Saviano racconterà i retroscena della sua
partecipazione al programma e svolgerà una riflessione «sul suo
eccezionale impatto».
LE DICHIARAZIONI -
«Sono molto contento che le storie di Vieni via con me siano diventate
libro, perché non è stato facile farle arrivare al grande pubblico».
Afferma Saviano, aggiungendo «Hanno cercato prima di zittirle,
minacciando di non mandarle in onda, poi di contrastarle e, infine, di
farle dimenticare il più in fretta possibile. La volontà della
Feltrinelli di raccoglierle in un libro significa volerle difendere e
allo stesso tempo renderle accessibili a chiunque vorrà.
Significa farle
diventare, di nuovo, storie di tutti», spiego lo scrittore. «Siamo
felici e orgogliosi di pubblicare Roberto Saviano - aggiunge l'editore
Carlo Feltrinelli -. La sua voce parla a milioni di persone. Faremo di
tutto per aiutarlo a svolgere al meglio il suo fondamentale lavoro di
racconto della realtà italiana. Mi dà speranza proprio la lettura di
questo libro, perchè accanto alla denuncia delle ferite vecchie e nuove
del nostro Paese - conclude Feltirnelli - c'è il racconto di storie
coraggiose e di reazioni positive».
3- DOPO GLI
ATTACCHI MONDADORI FA RETROMARCIA. MA PERDE AUGIAS
Silvia Truzzi per "il
Fatto Quotidiano"
L'orrore della
presidentessa sembra parzialmente rientrato (forse si è ricordata che a
breve Fininvest potrebbe sborsare per il lodo-frodo Mondadori - molti,
maledetti e subito - almeno 500 milioni di euro al gruppo De Benedetti?
Dopotutto l'amore filiale è un conto, il portafogli un altro). In una
nota pomeridiana Segrate fa sapere quanto segue: "Mondadori ribadisce
che Roberto Saviano è un importante autore della casa editrice.
I programmi
editoriali che lo riguardano, e con lui concordati per il futuro,
restano interamente confermati. Così come resta inalterata la
convinzione che gli autori, tutti gli autori, sono il patrimonio più
importante di un editore, insieme alla rappresentazione plurale delle
idee e delle convinzioni. Questo in rigorosa coerenza con la storia e la
prassi di Mondadori e in totale condivisione tra azionisti e
management".
..........
Intanto (ma sono innocui borbottii) si ode l'abituale "fermento critico"
tra gli autori, rigurgito della polemica estiva sollevata da Vito
Mancuso, già migrato alla Fazi dopo un lungo (e pubblico) travaglio
interiore. Il primo transfugo, quasi certamente già con un piede fuori
dalla porta, è Corrado Augias, storico volto tv ed editorialista di
Repubblica, in direzione - non ancora ufficiale ma certamente contraria
- Rizzoli libri.
Per il resto, il
senso degli scrittori per Mondadori resta sviluppatissimo. Margaret
Mazzantini dice chiaro e tondo che non ha nessuna intenzione di
andarsene . Ha un romanzo in uscita e le persone con cui lavora "sono di
grande spessore".
Anche se
"quest'ultimo episodio è stato molto pesante. Siamo tutti affaticati:
Saviano è un autore simbolo per la casa editrice". Più pesante il
giudizio di Paul Ginsborg, storico, autore di Einaudi ed estensore
dell'appello di ‘Libertà e giustizia' che chiede le immediate dimissioni
di Berlusconi: "Sono molto solidale con Saviano. Bisogna assolutamente
sostenere i magistrati di Milano, oggetto di un terribile attacco su
giornali e tv da parte del premier. Le parole di Marina Berlusconi
spalancano un abisso tra l'autore di Gomorra e Monda-dori. Se qualcuno
mi dicesse cose del genere me ne andrei. Ma io credo che sia necessario
salvare il patrimonio Einaudi e finora, per fortuna, non mi è mai
capitato di incappare nella censura. Ci sono due modi di affrontare
questa cosa, da sinistra: scegliere di andarsene come fece Carlo
Ginzburg o scegliere di restare, come ho fatto io insieme a tanti altri.
Entrambe le posizioni sono degne di rispetto".
Della stessa idea
Raffaele Cantone, giudice di Cassazione e protagonista di una
conversazione con Gianluca Di Feo, pubblicata da Mondadori. Titolo: I
gattopardi. Uomini d'onore e colletti bianchi: la metamorfosi delle
mafie nell'Italia di oggi. Chiaro l'argomento e pure lo svolgimento che
non tralascia particolari a proposito delle molte vicende giudiziarie
del premier.
"L'intervento di
Marina Berlusconi è stato molto infelice. E non giustificato dai
comportamenti di Saviano. Alle sue dichiarazioni aggiungo la mia
solidarietà, da collega, ai magistrati di Milano. Non conosco la signora
Berlusconi e nemmeno ci tengo. Però alla Mondadori ho incontrato
professionisti di grande livello e persone dalla schiena diritta. Finché
le parole della presidente non si traducono in comportamenti lesivi
della libertà degli autori, non vedo grandi problemi".
C'è poi un gruppo
di democratici fautori della libertà d'espressione (dichiarazioni
riportate da Adnkronos), secondo cui "Marina Berlusconi e Roberto
Saviano sono liberi entrambi di esprimere le proprie opinioni".
Comincia Alain
Elkann che aggiunge un consiglio al collega Saviano, per metà
"interessato": "Non capisco perché dovrebbe restare a Mondadori. Fossi
in lui penserei o a Feltrinelli o a Bompiani (il suo editore, ndr)".
Anche Pino Aprile è per il rispetto delle opinioni: l'autore di Terroni
pubblica per Piemme, gruppo Mondadori.
Giordano Bruno
Guerri, storica firma di Segrate, si spinge più in là: "Non mi sembra
che Saviano abbia mai subito censure da parte dell'editore, per coerenza
dovrebbe lasciare Segrate. Spegnendo una voce come Saviano, la
presidente di Mondadori sarebbe additata come censuratrice. Tra i due è
lei ad avere meno libertà". Per questo c'è il partito di papà: fa anche
rima.
25-01-2011]
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SCOPPIA IL FINIMONDO IN SPAGNA NELLE SOCIETà TV ACQUISTATE DA
BERLUSCONI
Mentre in Italia il Cavaliere stringe la morsa sulle televisioni, i suoi
uomini della Fininvest in Spagna fanno altrettanto.
In quel Paese sono
presenti dal 1998 quando hanno messo le mani su Telecinco portandola al
vertice delle reti televisive spagnole. La cavalcata è andata avanti
sotto la guida di Paolo Vasile, un fedelissimo di Berlusconi che fino al
'98 aveva lavorato in Mediaset, poi si è trasferito a Madrid per gestire
Telecinco, portarla in Borsa nel 2004 fino ad allargare la presenza con
un'operazione avvenuta a metà dicembre quando l'emittente ha comprato
dal Gruppo editoriale "Prisa" (editore del quotidiano "El Pais") il
canale generalista "Cuatro" e la pay-tv sul digitale terrestre
"Digital+".
In quest'ultima
operazione Confalonieri e il 57enne Paolo Vasile, che ha fama di
decisionista, hanno buttato sul piatto 500 milioni di euro e sin
dall'inizio hanno dimostrato di voler comandare nonostante gli impegni
imposti dalla Consob spagnola.
Quest'ultima aveva
sancito l'obbligo di rinunciare al diritto di veto su tutte le decisioni
del consiglio di amministrazione delle due società (Cuatro e Digital+) e
sembrava che gli uomini del Biscione Telecinco avessero accettato la
decisione. In realtà a distanza di poche settimane Vasile e i suoi
scudieri hanno preso pieno possesso di tutte le leve del potere e il 12
gennaio hanno affisso nelle bacheche i nuovi organigrammi dai quali sono
spariti ben 30 top manager. Dentro le due società appena comprate è
scoppiato il finimondo e i consiglieri di amministrazione hanno
contestato la legittimità delle decisioni di Vasile.
Quest'ultimo si è
difeso dicendo che erano state assunte dalla finanziaria Sogecable che
controlla il Gruppo editoriale "Prisa" a cui fanno formalmente capo sia
"Cuatro" che "Digital+", ed è andato avanti per la sua strada.
Adesso in luogo
dei 30 manager spagnoli è entrata in pista la squadra italiana di Vasile
composta da Giuseppe Tringali, Massimo Musolino, Giuseppe Silvestroni e
Salvatore Chiriatti.
25-01-2011]
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- Olgettina
off-shore! - Dietro all’immobiliare proprietaria del residence delle
ragazze di Via “Orgettina” spunta una lunga trafila di società
lussemburghesi che fanno svanire le tracce dei veri proprietari - Tra
fiduciarie e Isole Vergini (solo loro…) britanniche, salta fuori
immancabile la Banca Arner di Lugano - Chi c’è dietro la famiglia
Monteverdi, unico nome che figura? - Vortice di società “un po’ troppo
complicato per un’attività semplice come la locazione di condomini… -
Stefano Elli per
"Il Sole 24 Ore"
Ci sono un po' troppe società lussemburghesi e off shore nella storia
aziendale della Friza immobiliare, la piccola società che detiene la
proprietà del condominio di via Olgettina 65. Lo stesso stabile dal
quale le 14 ragazze di Arcore dovranno sloggiare prima possibile per
questioni di «decoro».
La struttura
proprietaria odierna vede il complesso immobiliare intestato alla Friza
Srl, sede a Monza in via Dante al 2. Al 35% la società è
dell'immobiliarista Paolo Monteverdi, che detiene anche il 50% della Srl
Gaia (che controlla l'altro 35% di Friza) e qui s'incontra la prima
lussemburghese del gruppo: la Titris Sa, che di Friza detiene il 30%. Ed
è, appunto, la Titris la società che si è interessata alla vendita delle
due ville progettate dall'architetto franco-svizzero Savin Couelle,
sulla collina che sovrasta Cala di Volpe in Costa Smeralda.
In precedenza la
lussemburghese Titris si chiamava Tit1 Sa, e ancor prima Holeander Sa.
Ma soffermiamoci un momento sulle persone fisiche. Chi è il dominus
della Friza Paolo Monteverdi? Appartiene a una famiglia di
immobiliaristi di lungo corso: quattro fratelli di cui il maggiore è
Lorenzo. Ed è appunto con Lorenzo che la cinghia di trasmissione degli
affari di Paolo è da sempre la più stretta. Le cronache cominciano a
occuparsi di Paolo e Lorenzo Monteverdi per la prima volta nel 1997 per
una vicenda che riguardava una presunta estorsione su cui la Procura
della Repubblica di Milano aprì un'inchiesta (poi archiviata)
sull'immobiliare Circo Romano.
Insieme ai due
Monteverdi finì sotto i riflettori anche l'avvocato Massimo De Carolis,
allora candidato per l'Udc (nelle liste di Forza Italia). Ma le notizie
sulla girandola societaria facente capo ai due fratelli Lorenzo e Paolo
Monteverdi si fanno più circostanziate a partire dal 18 ottobre 2007,
data in cui una società riconducibile ai Monteverdi, la Sdga Srl, viene
dichiarata fallita dal Tribunale di Milano.
La pratica viene
affidata al curatore Pietro Santoro. E il fascicolo sul fallimento, dopo
essere stato assegnato al Pm Sandro Raimondi, giace ora sulla scrivania
del sostituto procuratore della Repubblica Gaetano Ruta, lo stesso che
tra l'altro sta indagando sulle mancate bonifiche della Green holding
dell'imprenditore milanese Giuseppe Grossi a Santa Giulia. La Sdga venne
costituita nel febbraio 1988 ed era controllata dalla Sdga Italia a sua
volta controllata dalla lussemburghese Sdga Holding Sa, società che
risultava appartenere alla Finvestor holding Sa.
Tra gli
amministratori della Sdga Holding, insieme a Maurizio Cottella, Sergio
Vandi e Sandro Capuzzo spicca quel Marco Jacopini che già abbiamo
incontrato tra gli amministratori della Titris Sa, oltre che della
Tabata Sa, la holding di partecipazioni del gruppo Parmalat (vedere il
Sole24 Ore di giovedì 20 gennaio).
E qui, con un
salto non indifferente, si giunge alla controllante della Finvestor: la
Vesmafin, sede a Road Town a Tortola, alle Isole Vergini britanniche. Da
sottolineare che tra gli amministratori della Finvestor a partire dal
2006 figurano almeno due uomini, Mark Koeune e Michael Zianveni,
storicamente vicini alle movimentazioni di società off shore di Banca
Arner, la Banca di Lugano il cui braccio operativo a Milano, è
attualmente sotto inchiesta della magistratura milanese.
Una piramide
societaria apparentemente impenetrabile, dunque, nella quale le figure
dei Monteverdi sembrano scomparire. Ma a una più accurata ricostruzione
effettuata sui registri lussemburghesi si giunge a un'ulteriore scatola
lussemburghese che, a sua volta, risulta posseduta dalla citata Vesmafin:
la Green Real Estate holding di cui il socio di maggioranza risulta
essere personalmente Lorenzo Monteverdi, insieme, ancora una volta a
Koeune e Zianveni. Effettivamente sembrerebbe un giro un po' troppo
complicato per un'attività semplice come la locazione di condomini.
23-01-2011]
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1- OCCHIO PER
OCCHIO, NUMERO PER NUMERO: FELTRI & BELPIETRO MATANO SANTORO - SULLA
PRIMA PAGINA DI ‘’LIBERO’’, LA PUBBLICAZIONE FIN DAL TITOLO DI QUELLO
CHE IL QUOTIDIANO DICHIARA ESSERE IL NUMERO DEL CELLULARE DEL CONDUTTORE
DI «ANNOZERO» - 2- «NON LO HANNO INTERCETTATO NÉ INDAGATO. PERÒ POTRÀ
PROVARE LO STESSO IL BRIVIDO DEL CONTATTO DIRETTO CON IL PUBBLICO. POTRÀ
SEGUIRE LO STESSO CONSIGLIO CHE DISPENSA LUI AL PREMIER: "C’È POCO DA
COMMENTARE CI SONO TANTE COMPAGNIE TELEFONICHE, SE IL PREMIER È
PREOCCUPATO CAMBI NUMERO". SE NON GRADIRÀ, POTRÀ ANCH’EGLI AFFIDARSI A
UN NUOVO GESTORE O CHIEDERE UNA NUOVA SIM» - 3- TELEFONI ROVENTI: LA
LETTERA DI SCUSE A EMILIO FEDE DI ROBERTO D’AGOSTINO
Corriere.it
Occhio per occhio,
numero per numero: sulla prima pagina di Libero, l'attacco a Michele
Santoro, con la pubblicazione fin dal titolo di quello che il quotidiano
dichiara essere il numero del cellulare del giornalista conduttore di «Annozero».
«Discrezione Zero: Santoro dà il cellulare del Cav. Questo è il suo...»
titola infatti il giornale diretto dalla coppia Belpietro-Feltri.
IL CASO
- La polemica era scoppiata perché su Internet sono girate le
ricostruzioni del numero integrale del cellulare di Silvio Berlusconi:
gli ultimi 3 numeri già ricavati dal dossier spedito dalla Procura di
Milano alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, erano
stati addizionati ai numeri mostrati a Annozero sull'agendina della
escort Nadia Macrì, di cui non si vedevano appunto gli ultimi numeri.
L'AFFONDO
-
«Nella puntata di Annozero andata in onda giovedì, si sono nascosti
dietro un trucchetto. Hanno coperto le tre cifre finali» scrive Libero.
«Le quali, però, si possono ampiamente ricostruire. Così da due giorni
grazie al tam tam dei blog che hanno risolto il facile enigma», prosegue
il quotidiano, migliaia di persone hanno telefonato al premier
«intasandogli la linea. Chi ci ha provato riferisce che prima rispondeva
una voce di donna, poi un segnale fisso di occupato».
Così Libero ha
deciso di pubblicare il numero di Michele Santoro: «Non lo hanno
intercettato né indagato. Però potrà provare lo stesso il brivido del
contatto diretto con il pubblico. Potrà seguire lo stesso consiglio che
dispensa lui al premier: "C'è poco da commentare ci sono tante compagnie
telefoniche, se il premier è preoccupato cambi numero". Se non gradirà,
potrà anch'egli affidarsi a un nuovo gestore o chiedere una nuova Sim».
2-
TELEFONI ROVENTI: LA LETTERA DI SCUSE A EMILIO FEDE DI ROBERTO
D’AGOSTINO
(Adnkronos)
- Chiamato in causa da Emilio Fede per aver pubblicato mercoledi’ 19 sul
noto sito internet Dagospia i numero telefonico di cellulare del
direttore del Tg4, Roberto D’Agostino ha scritto oggi a Fede per
scusarsi."Lo so che non ci crederai mai -scrive D’Agostino- a un errore
che ho fatto e paghero’: cioe’ di aver messo in rete un file Pdf per un
altro, ’pulito’ e senza numeri telefonici. Devo pero’ dirti che ho
cassato subito il Pdf dal sito. E’ rimasto in rete per pochi minuti Cio’
non toglie che ho sbagliato, chiederti scusa o perdono per un danno
cosi’, lo so che e’ inutile. Il quarto d’ora del ’coglionissimo’ e’
arrivato anche per me. Purtroppo e’ capitato a te che sei gia travolto
da mille guai e me ne dispiace profondamente. Ho sempre pensato che il
vero coraggio di un uomo e’ di ammettere i propr sbagli. E’ colpa mia e
paghero’. Anche se so bene che non potra’ ricompensare il tuo dolore",
conclude Roberto D’Agostino.
22-01-2011]
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IL BUNGA-BUNGA
DI BRUTI-BRUTI - IL PROCURATORE DI MILANO: VERI-FICA PER L’ESCORT NADIA
MACRì - LA TRAVIATA DI REGGIO EMILIA SI SAREBBE CONTRADDETTA E AVREBBE
FATTO CONFUSIONE SULLE DATE - LELE MORA PRESTO DISOCCUPATO: “RUBY MENTE,
LA PROSTITUZIONE NON ESISTE, SILVIO GENEROSO” - LA METEORINA SORCINELLI:
“115MILA € DIRETTAMENTE DAL CONTO DEL PRESIDENTE? UN AIUTINO PERCHÉ ERO
DISOCCUPATA”…
CASO RUBY: NUOVA
AUDIZIONE PER NADIA MACRI' DAVANTI A PM MILANO...
(Adnkronos) - Nuova audizione per Nadia Macri', la
escort che ha raccontato di rapporti sessuali a pagamenti con Silvio
Berlusconi. La donna e' entrata intorno alle 13.40 negli uffici della
Polizia giudiziaria di Milano per essere nuovamente ascoltata dai
magistrati che, dopo la sua prima audizione di venerdi' scorso, hanno
cercato riscontri alle sue dichiarazioni.
Dopo essere
entrata negli uffici del Pg, pero', Nadia Macri' e' stata fatta salire
su un'auto per essere accompagnata, probabilmente, in un'altra sede dove
essere ascoltata. Potrebbe essere stata trasportata dagli uffici della
polizia giudiziaria, in piazza Umanitaria, agli uffici della procura, in
particolare davanti al pm Antonio Sangermano, Nadia Macri', la escort
che oggi viene interrogata per la seconda volta come persona informata
sui fatti.
Davanti agli
uffici del magistrato, al quinto piano del palazzo di Giustizia, alcuni
carabinieri presidiano il corridoio e impediscono ai giornalisti di
avvicinarsi alle stanze. Un segnale che fa ritenere che la giovane
escort si trovi proprio in quell'ufficio.
BRUTI, SOTTOPOSTO A VERIFICA DICHIARAZIONI MACRI'...
(ANSA) - "Abbiamo sentito due volte Nadia Macrì e
abbiamo sottoposto ad attenta verifica tutte le sue dichiarazioni",
anche quelle rese davanti ai magistrati di Palermo. Lo ha dichiarato il
procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, a
proposito delle affermazioni fatte dalla escort di Reggio Emilia
nell'ambito dell'inchiesta sul caso Ruby. A quanto si è appreso però la
ragazza si sarebbe contraddetta in alcuni punti e avrebbe fatto
confusione sulle date.
LELE MORA IL PREMIER DAVA REGALI A TUTTI È GENEROSO, LA
PROSTITUZIONE NON ESISTE...
Gianni Santucci per il "Corriere
della Sera"
Fende la folla
adulante e distilla parole felpate. Tipo queste: erano serate per «avere
vicino gli amici, cantare due canzoni, raccontare due barzellette» .
Vestito scuro a quadrettoni, volto pallido e sorridente, scarpette
slacciate azzurro elettrico. Qui nella sua corte, Lele Mora riduce
l'inchiesta della Procura di Milano a un malinteso: «Il tutto è stato
male interpretato» .
A un equivoco: «È
stato tutto frainteso» . Tutt'al più (estrema concessione) a una
favoletta malinconica: «Citando la frase di un libro- azzarda- il re
alla sera è triste e solo e va a letto piangendo» . Dopo Vallettopoli,
l'azienda dell'agente di spettacolo è fallita; nel caso Ruby, Mora è
indagato per induzione alla prostituzione. Ma in questa serata di cui è
organizzatore/mattatore al teatro San Babila, nel cuore di Milano, può
permettersi persino l'ironia più impensabile quando gli vengono rivolte
domande su chi sia la nuova fidanzata di Silvio Berlusconi: «La verità?
È Alfonso Signorini» .
Tutto sembra
scivolare in burla alla presentazione di «Tu come noi!» , evento
lanciato con questi slogan sul sito e sulle locandine: «Diventa una
star! La tua grande occasione per trascorrere una serata insieme ai tuoi
beniamini» . Quando si spengono le luci in sala (in platea siedono
coppie di anziani e giovani, gruppetti di ragazzine aspiranti, Paolo
Limiti e Giucas Casella), una voce arringa da dietro il sipario:
«Finalmente è giunto il momento che stavi aspettando» .
Mora poi apre la
serata e spiega: «In questo periodo sono un uomo un po' chiacchierato,
ma fa parte del gioco, andiamo avanti così» . Sopporta le domande e le
richieste di chiarimenti con un misto di noncuranza e cortesia. Mette in
fila una serie di risposte che (in replica del dettagliato copione
snocciolato da Ruby nell'intervista con Signorini su Canale 5) sembra
voler smontare le indagini della Procura in tutti i passaggi chiave:
«Ruby racconta molte bugie, ma mai su presunti rapporti sessuali con il
premier, che non ha avuto» .
E ancora: la
prostituzione «è una cosa che non esiste e non è mai esistita,
soprattutto a casa del presidente del Consiglio» . Per concludere con
l'elogio della magnanimità ecumenica: «L'unica cosa che Berlusconi fa è
trattare tutti allo stesso modo e con grande generosità, sia la signora
di 60 anni, sia qualcuna che veniva a cantare o che portava la nonna, la
zia o la maestra di piano. Lui dava un regalo a tutte, anche qualche
soldino, ma solo se sapeva che qualcuno aveva bisogno» .
Lo spettacolo «Tu
come noi!» assomiglia molto più a una sagra di paese organizzata in un
paio d'ore, con basi musicali che non partono mai al momento giusto (o
non partono proprio), amplificatori che ronzano, microfoni che sparano
fischi spaccatimpani. Il tutto per 25 euro (costo del biglietto),
sborsati di buon grado dal plaudente popolo di Mora. Una decina di
ragazze devono prender parte a qualcosa che somiglia a un casting.
Domanda: «Ma voi, a cena ad Arcore, vorreste andarci?» . Rispondono
serie e un po' piccate: «Ma certo, magari!» .
LA SORCINELLI: «QUEI 115 MILA EURO? UN AIUTINO PERCHÉ ERO
DISOCCUPATA»...
Dal "Corriere
della Sera"
«C'è poco da
capire e non devo dare giustificazioni. Quei bonifici sono aiuti che mi
sono arrivati in un momento di difficoltà. Sono stata sostenuta
economicamente dal premier perché ero senza lavoro» . Così l'ex
meteorina Alessandra Sorcinelli (nella foto) ha spiegato ieri al
telefono all'Ansa il motivo per cui sul suo conto corrente, tramite
bonifico, il presidente del Consiglio, indagato a Milano per il caso
Ruby, ha versato in più tranche 115 mila euro in poco più di un anno.
La ragazza, 26
anni, di Cagliari, a proposito dell'ultimo bonifico arrivato venerdì
della scorsa settimana, giorno in cui lei come le altre ragazze è stata
perquisita, parla di «coincidenza» e smentisce qualsiasi voce che quel
denaro sia una ricompensa anche per il suo «silenzio» . «Mai preso soldi
in cambio del mio silenzio- assicura -. Non scherziamo. Con un lavoro
precario come il mio può succedere: la vita costa cara, si sa, e lui mi
ha aiutato. Anzi, la scorsa estate, grazie al suo aiuto, sono stata a
Los Angeles a studiare recitazione» .
La giovane, che
ora fa la modella ed è in attesa del «programma giusto» in tv, racconta
di aver conosciuto Silvio Berlusconi nell'estate 2005 a Porto Cervo e,
da allora, di essere stata «svariate volte» nelle sue ville, sia in
Sardegna sia ad Arcore: «Basta con questi festini, per piacere, le
chiamerei cene tranquille, eleganti, dove si mangiava, si ascoltava la
musica e gli aneddoti del presidente. Si parlava di tutto, dalla
politica al gossip» .
E Ruby, incontrata
qualche volta? «Mai vista» , risponde la soubrette, negando inoltre non
solo di aver mai scattato foto o aver visto le altre ragazze fare
fotografie a quelle «cene» , ma anche di esservi stata accompagnata da
Lele Mora o da Emilio Fede. «Sono sempre stata invitata personalmente
dal premier, perchè sono una sua amica da tempo» . Anzi, precisa la
ragazza: «Sono stata a villa Certosa anche con mia madre e ho conosciuto
mamma Rosa, il fratello Paolo e anche il figlio Piersilvio. No, Veronica
mai» .
24-01-2011]
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LA BANCA DEL BUNGA
- IN UN ANNO, 115 MILA € ALLA METEORINA SORCINELLI, DIRETTAMENTE DAL
CONTO DI BERLUSCONI SILVIO PRESSO LA MONTEPASCHI DI MILANO 2 (IL CAINANO
HA IL CONTO ALLA “BANCA DEI COMUNISTI”, ENNIO DORIS CHE DIRÀ?) -
ADDIRITTURA, GLI ULTIMI 10 MILA PARTITI IL 5 GIORNI FA, IN PIENO
BORDELLO-RUBY, POCHI GIORNI DOPO LA TESTIMONIANZA IN CUI LA RAGAZZA HA
DIFESO IL CAINANO: “NIENTE SESSO, SOLO FESTE ELEGANTI” - E POI LE SPESE
ALLEGRE DELLE PAPI-GIRLS, A BOTTE DI 9 PAIA DI SCARPE PER VOLTA (E IL
POVERO SPINELLI PAGA)…
Marco Lillo per "il
Fatto Quotidiano"
L'ultimo bonifico è arrivato cinque giorni fa: il 17 gennaio 2011.
"Ordine e conto Silvio Berlusconi ABI-CAB 010... a favore di Sorcinelli
Alessandra CRO 17716... 10.000,00 euro per prestito infruttifero",
questa è la contabile bancaria che documenta l'ultima delle 13
operazioni intercorse tra il premier e una delle ragazze del suo giro di
feste nell'arco di un anno e sette giorni. Molto si è scritto
sull'"avere" nel rapporto tra Berlusconi e le ragazze ma Il Fatto
Quotidiano ha provato a dare contorni più definiti anche al "dare" di
questa anomala partita doppia.
Le amiche del
presidente non si stancano mai di declamare la sua generosità davanti
alle telecamere. Ma l'esame combinato delle telefonate intercettate e
dell'estratto conto di una delle più assidue frequentatrici del
Cavaliere, Alessandra Sorcinelli, rivela un rapporto di dipendenza
economica che spiega molte cose sulle feste di Arcore. Le sorprese non
mancano: il premier continua a pagare le sue ragazze nonostante
l'inchiesta.
Quando già era
nota al suo entourage e ai suoi legali l'esistenza di un'indagine su
Ruby e le feste, Silvio Berlusconi ha pagato tre bonifici per
complessivi 25 mila euro ad Alessandra Sorcinelli, e il flusso non si è
fermato nemmeno quando la ragazza è stata sentita dagli inquirenti.
Pochi giorni dopo la deposizione in Procura, infatti, esattamente 5
giorni fa, sul suo conto sono arrivati altri 10 mila euro.
In un'intervista
del luglio scorso al sito Affari italiani la ex meteorina del Tg4 di
Emilio Fede raccontava: "A settembre andrò a Los Angeles per tre mesi,
come Elisabetta Canalis. Studierò inglese e recitazione. E spero di
avere la sua stessa fortuna perché all'estero è più facile emergere come
dimostra la storia di Monica Bellucci". La bruna cagliaritana 26enne non
ha realizzato il suo sogno ed è rimasta inchiodata a Milano, alla
disperata ricerca di denaro. Dalle carte dell'indagine si scopre che
proprio a settembre tempestava di telefonate Berlusconi e il suo
cassiere: Giuseppe Spinelli.
Dopo una stagione
da corteggiatrice di tronisti e di madrina di Affari tuoi su Raiuno, e
dopo qualche articolo di gossip per la sua storia con il figlio di Gigi
D'Alessio, era scomparsa dai radar. E il conto corrente ne risentiva. Il
14 settembre implorava Spinelli: "Facciamo almeno 10... non si può avere
tutto insieme?". Il cassiere, tempestato dalle richieste delle altre
Papi-girls, temporeggiava: "eee è un po' un problema... che siamo un po'
eee tirati infatti mmm abbiamo sai, anche altre cose e ci siamo trovati
un po' spiazzati". Poi, grazie alla solita telefonata con "Lui", come
chiama al telefono B. in persona, il bonifico da 10 mila arriva.
I soldi però
finiscono presto e il 27 settembre Alessandra torna alla carica con
Spinelli dicendo che ha parlato con "Lui" ed è tutto a posto "come
l'altra volta". Stavolta dovrà aspettare fino al 18 ottobre: 10 mila
euro.
Quando è stata
sentita dalla Polizia il 14 gennaio scorso, Sorcinelli ha raccontato di
essere stata un paio di volte alle cene di Arcore, ma ha descritto feste
eleganti senza prostituzione. I magistrati che indagano Berlusconi, per
documentare il tipo di rapporto che lega Alessandra al premier hanno
allegato solo i due bonifici da 10 mila euro incassati dalla ragazza nel
trimestre luglio-settembre 2010.
Il Fatto
Quotidiano ha ricostruito tutti i bonifici effettuati dal Caimano alla
26 enne cagliaritana nell'arco di poco più di un anno. Si scopre così
che la somma totale è molto più alta: la Sorcinelli ha ricevuto dall'11
gennaio 2010 al 17 gennaio 2011, ben 115 mila euro dal Cavaliere. Uno
stipendio da manager, il doppio di quanto prende un magistrato di
Tribunale. Quattro volte più dello stipendio sudato da una giovane
professoressa della scuola primaria.
La vita delle
Berlusconi-girl d'altro canto è dispendiosa. In un'intercettazione,
Nicole Minetti racconta con invidia a Barbara Faggioli che la
‘preferita' del momento del Cavaliere - tale Aris Espinosa di 22 anni -
aveva comprato in un colpo solo nove paia di scarpe. Una bella vita.
Alessandra
Sorcinelli nell'intervista ad Affari Italiani dice: "A Milano
all'aperitivo non si può non andare da Radetzky a corso Garibaldi. Per
l'estate c'è il giardino aperto del Bulgari, molto chic. Per cena, io
adoro il Finger o il ristorante di pesce La Risacca e anche il
Bolognese. Per ballare scelgo a seconda del giorno: lunedì è la serata
dello Special, il mercoledì all'Armani, il giovedì e venerdì al Cavalli
e alla domenica all'Hollywood".
I bonifici di
Berlusconi partono tutti dal conto del Cavaliere della filiale del Monte
dei Paschi situata nel Centro direzionale Palazzo Vasari a Milano 2.
Tutti finiscono sul conto di Alessandra Sorcinelli alla filiale del
Banco di Sardegna di Milano in via Solferino. L'andamento non è
omogeneo. Gennaio parte bene con due bonifici da 10 mila a breve
distanza, 11 e 25 gennaio. Poi arrivano due mesi di magra: l'unico
versamento di febbraio-marzo è quello da 5 mila euro dell'11 marzo.
Ad aprile si torna
ai consueti 10 mila euro mensili, mentre a maggio ci sono addirittura
due versamenti da 10 mila, il 6 e il 20 maggio. L'estate 2010 purtroppo
è asciutta: solo 5 mila euro a giugno, diecimila a luglio e zero ad
agosto. Il 16 settembre e il 18 ottobre si torna ai consueti 10 mila
euro mensili. Poi esplode lo scandalo Ruby sui giornali. La notizia era
già nota al Cavaliere e al suo entourage almeno dall'inizio di ottobre,
ma i versamenti non si interrompono. Anzi.
Il 18 ottobre
partono 10 mila euro e il 14 dicembre Silvio Berlusconi ordina un
secondo bonifico da 10 mila. Alla vigilia del Natale, il 23 dicembre,
c'è il pensierino da 5 mila euro. Anche l'indagine non ferma il flusso.
Tre giorni dopo la sua audizione in Questura , Alessandra riceve
l'ultimo bonifico da 10 mila euro.
Dopo il debutto
alla trasmissione Veline, Alessandra Sorcinelli è entrata nel grande
giro grazie a Emilio Fede quando il direttore indagato per
favoreggiamento della prostituzione con Lele Mora, la selezionò nel 2008
come meteorina del Tg. La seconda meteorina doveva essere Hellen Skopel.
Proprio la ragazza
che ha dichiarato ad Annozero di essere stata scartata dopo avere detto
no agli inviti per il weekend a Forte dei Marmi del direttore del Tg4.
La coppia di meteorine Alessandra-Hellen era stata già lanciata. Poco
prima del debutto Emilio Fede cambiò Hellen con la sorella della
Gregoraci. E forse per lei è andata meglio così.
22-01-2011]
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BERLUSCONI, A
REFERENDUM PENSO PREVARRA' IL SI' CON PERCENTUALE ELEVATA...
(Adnkronos) - "Penso che al referendum prevarra' con
percentuale elevata il si', ossia il buonsenso". Lo ha detto il presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso de 'La Telefonata' su Canale 5 a
proposito della consultazione alla Fiat.
Berlusconi ha
sottolineato di aver detto cose "dettate dalla mia esperienza" e si tratta
di un "accordo emblematico di cio' che serve in Italia per tenere aperte le
fabbriche e per non chiuderle".
Sulla vicenda, il
premier ha detto che la sinistra "ha perso l'occasione mostrare di avere una
cultura socialdemocratica" e il segretario del Pd Pier Luigi Bersani
dovrebbe sentire il consiglio del sindaco democratico di Torino che ha
appoggiato l'intesa. In conclusione, Berlusconi ha sottolineato che
"appoggiamo Marchionne e i sindacati che hanno mostrato senso di
responsabilita' nazionale".14-01-2011]
6. BERLUSCONI, NIENTE
VOTO, DECISIONE CONSULTA ININFLUENTE...
(Adnkronos) - "La decisione della Consulta e' ininfluente"
rispetto alla maggioranza e alla tenuta del governo. Lo ha detto il
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ospite di Maurizio Belpietro nel
corso de 'La Telefonata' su Canale5. "Il governo -ha aggiunto- andra'
avanti. L'Italia di tutto ha bisogno, tranne che di elezioni anticipate".14-01-2011]
7. BERLUSCONI,
CONSULTA MIGLIORA SITUAZIONE MA PRONTO A DIFENDERMI IN TV...
(Adnkronos) - "Non si puo' dire" se la sentenza di ieri
della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento, che pure "ha
migliorato la situazione precedente", ridurra' la conflittualita' con la
magistratura. Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel
corso de 'La Telefonata' su Canale 5, che prevede: "Non sara' cosi' facile
per i miei difensori ottenere un atteggiamento benevolo dai magistrati".
"Sanno tutti
-aggiunge- che e' in atto una persecuzione politica da parte dei magistrati
di sinistra, articolata in piu' di 100 procedimenti su di me e il mio
gruppo. I miei difensori sono stati impegnati in 2560 udienze, con piu' di
mille magistrati, con un costo per me di oltre 300 milioni di euro in
avvocati e consulenti".
"Ho avuto 10
assoluzioni e 13 prescrizioni - prosegue il premier - Se non ho avuto le
sentenze prima della prescrizione vuol dire che le tesi dell'accusa non
erano cosi' convincenti". Il Cavaliere ribadisce che "se nei collegi
giudicanti" vi saranno solo giudici di sinistra allora "andro' in
televisione e sui giornali a spiegare di cosa si tratta", ossia di accuse
infondate come d'altronde, ricorda, "ho giurato sui miei figli e sui miei
nipoti". Berlusconi si dice certo, pero', che "non si possono trovare
giudici che oseranno dare una condanna su fatti che non esistono".14-01-2011]
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SILVIO BANCOMAT! -
ALTRO CHE FATTI PRIVATI: NEGLI ANNI, LE VARIE PAPI-GIRLS SONO SEMPRE
PASSATE ALL’INCASSO, CHIEDENDO FAVORI, ILLEGALITà, E MINACCIANDO
RITORSIONI PUBBLICHE - UNA CARRELLATA DI MUNGITRICI DEL BANANA, DALLA
BARONESSINA VIRGINIA SANJUST A EVELINA MANNA, CHE TRA UNA ‘SEGGIOLINA’ E
L’ALTRA OTTENEVA PARTI IN TV E APPARTAMENTI - E POI LA RICHIESTA NON
ESAUDITA, DI QUI LO SPUTTANAMENTO, A PATTY DADDY, CON LA PALAZZINA DA
CONDONARE, NOEMI, LA TROISE CHE ROVINò SACCà, ED EMANUELA ROMANO CHE
OTTENNE CARICHE A DESTRA E A MANCA…
Marco Lillo per "il
Fatto Quotidiano"
In principio fu la
nobile annunciatrice Rai Virginia Sanjust di Teulada, poi venne la
stagione delle cacciatrici di fiction, come Evelina Manna. Nel 2008 le
bugie di Noemi e gli audio di Patrizia D'Addario annunciavano il gran
botto finale di Ruby.
La serie storica
dell'utilizzatore finale (ormai divenuto seriale) segna una parabola
discendente che va dal bigliettino galante alla 26enne signorina
buonasera nel 2003 fino ai bunga bunga sfrenati di Villa San Martino.
Eppure se la storia d'amore con Virginia non ha molto a che fare con i
bagni collettivi al grido di "avanti un'altra!" descritti da Nadia
Macrì, c'è in tutte queste storie una costante che colora di interesse
pubblico il triste tramonto a luci rosse del premier.
B
La stampa e le tv
berlusconiane con una raffica di rivelazioni delle fidanzate e sedicenti
innamorate come Francesca Pascale, Sabina Began e Evelina Manna, cercano
di distrarre l'attenzione dal nocciolo del problema: l'abuso del potere
pubblico e l'uso sfacciato della menzogna e del denaro per soddisfare
gli interessi privati del premier e delle sue amanti e per mantenere il
velo sulla verità.
Se non si inquadra
l'accusa di concussione e prostituzione minorile della procura di
Milano, in questa sequenza storica si rischia di dare una lettura
riduttiva alla telefonata in questura per l'affido della nipote di
Mubarak o all'offerta di milioni di euro a Ruby.
POKER DI DONNE E
DI RICATTI
Virginia Sanjust ha avuto una relazione con il Cavaliere nel 2004-2005.
Evelina Manna nel 2007, Patrizia D'Addario nel 2008 e Ruby ha dormito ad
Arcore nel 2010. Il premier ha sempre nascosto la verità sulle sue
complicate situazioni sentimentali e si è così posto in una condizione
di ricattabilità oggettiva. Virginia Sanjust, per esempio, aveva un
marito dipendente dei servizi, Federico Armati, che fece leva sui
segreti del premier per ottenere un trasferimento dalla Presidenza del
Consiglio.
Quando lo 007 fu
spostato in un posto dove guadagnava meno della metà (trasferimento che
Armati riteneva ingiusto e influenzato dal risentimento della ex moglie)
minacciò di raccontare tutto sulla storia tra Virginia e Silvio. Se non
fosse stato rimesso al suo posto avrebbe convocato la stampa. "Tutto
deve essere fatto entro giovedì 30 marzo perché altrimenti denuncio
tutto", diceva alla moglie in una conversazione registrata.
Incredibilmente il
giorno prima dello scadere dell'ultimatum, il 29 marzo del 2006, in
piena campagna elettorale, Armati fu rimesso al suo posto con un
insolito decreto di Palazzo Chigi. Anche Evelina Manna e Antonella
Troise sapevano molte cose su Berlusconi. Antonella Troise era diventata
un'ossessione per il Cavaliere che implorava l'allora direttore di Rai
Fiction, Agostino Saccà, di farla lavorare perché "sta diventando
pericolosa".
Il Cavaliere si
spendeva inventando scuse con Saccà e mentendo sulle reali motivazioni
delle sue raccomandazioni, anche per la Manna. Ora Evelina rilascia
interviste per raccontare che Silvio fa con lei "la nannina a seggiolina",
ma nel 2008 doveva ancora tutelare l'immagine del premier. Erano i tempi
del Family day e dei libri patinati con Veronica sorridente davanti al
focolare di Arcore. Chi ha ascoltato le telefonate intercettate dalla
procura di Napoli nel 2007 (e mai uscite sui giornali perché distrutte
dalla procura di Roma) racconta che Evelina minacciava di andare con il
megafono sotto Palazzo Chigi per raccontare, prove alla mano, quello che
combinava il Cavaliere prima di fare la nannina.
Evelina non
raccontò a nessuno il pre-seggiolina e fu immediatamente accontentata
con l'offerta di una parte. Dopo l'inchiesta e in concomitanza con una
sua importante testimonianza davanti ai pm, l'attrice trovò i soldi per
comprare un appartamento da un milione di euro vicino a Campo dei fiori,
a due passi da quello comprato su richiesta di Virginia Sanjust (ma
prudentemente non intestato a lei dal Cavaliere) nel 2006.
Sotto Palazzo
Grazioli nel 2008 invece andò il papà della fondatrice del comitato
"Silvio ci manchi", la napoletana Emanuela Romano. Non aveva in mano il
megafono ma un accendino. Il pover uomo minacciava di darsi fuoco se la
figlia non avesse ottenuto la candidatura da Papi. Oggi è assessore con
delega ai Servizi sociali al Comune di Castellamare di Stabia e
consigliere di un ente regionale, il Corecom (comitato regionale sulle
comunicazioni).
Con Patrizia D'Addario
c'è il salto di qualità. Nessuna storia di amore ma solo una notte di
sesso con una escort sconosciuta che registra tutto e - quando non
ottiene l'aiuto promesso per il suo palazzo abusivo né una candidatura
seria - rivela tutto a giornali e magistrati.
L'ABUSO E LA
MENZOGNA
Infine, arriva Ruby e la notte folle della telefonata in questura per
scippare la minore alla comunità alloggio e consegnarla a Nicole Minetti
e a una prostituta . In tutti e quattro i casi "Papi Berluscone" non
distingue il pubblico dal privato. E chiede a Rai Fiction e alla
questura di assecondare gli interessi delle sue favorite. Spesso, come
nel caso di Virginia Sanjust e Antonella Troise, lo fa proprio per
evitare che emergano gli aspetti più imbarazzanti delle sue relazioni.
Ieri Ruby ha negato di aver fatto sesso con Berlusconi e di avere
chiesto 5 milioni di euro per il suo silenzio. Nulla di nuovo sotto il
sole di Arcore.
20-01-2011]
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1- “PANORAMA” FA
CONTI DELLA DELLA SERVA: SONO ALMENO 100 MILA LE TELEFONATE E GLI SMS
INTERCETTATI DALLA PROCURA DI MILANO IN MENO DI 6 MESI, TRA GIUGNO E
DICEMBRE 2010: 27 MILA INTERCETTAZIONI PER LELE MORA; 14.500 PER NICOLE
MINETTI; UN MIGLIAIO ABBONDANTE PER EMILIO FEDE; STRANO: SOLO 6.400 PER
RUBY RUBACAZZI - 2- “LA REPUBBLICA” FA I CONTI DEL BANANA: PER LE CENE
ORGANIZZATE AD ARCORE NEL SOLO 2010, PER STARE DIETRO A TUTTE LE
INVITATE, ALLE LORO ESIGENZE, AI GIOIELLI, ALLE BUSTE PIENE DI BANCONOTE
DA 500 EURO (DA UN MINIMO DI 2000 EURO FINO AI PIÙ GENEROSI 10 MILA) LA
SPESA PER IL CAVALIERE HA SUPERATO ABBONDANTEMENTE I 2,5 MILIONI DI EURO
(DAL CONTO SONO ESCLUSE LE FESTE IN SARDEGNA E LE CENE A PALAZZO
GRAZIOLI). OGNI SERATA ALLA CORTE DI ARCORE SIA COSTATA DAI 50 AI 70
MILA EURO - 3- LA DISPERAZIONE DELLE "ARCORINE" QUANDO SCOPPIA IL
RUBY-GATE E LA PACCHIA FINISCE -
1- CASO RUBY:
CENTOMILA INTERCETTAZIONI IN MENO DI SEI MESI...
Da "Panorama"
in edicola domani
Sono almeno 100
mila le telefonate e gli sms intercettati dalla procura di Milano in
meno
di 6 mesi, tra giugno e dicembre 2010, nell'inchiesta sul caso Ruby: la
media è di circa 600 intercettazioni al giorno. È quanto ha calcolato il
settimanale Panorama in un articolo che sarà publicato sul numero in
edicola da domani, venerdì 21 gennaio.
Il calcolo si
ricava dalla somma dei numeri progressivi delle telefonate e degli sms
intercettati alla trentina di soggetti che risultano posti sotto
controllo nelle 389 pagine dell'invito a comparire inviato il 14 gennaio
dalla procura di Milano a Silvio Berlusconi.
Ma poiché gli
ascolti hanno riguardato sicuramente anche altri soggetti, il numero
complessivo delle intercettazioni eseguite è certamente più elevato. Gli
uomini del Servizio centrale operativo della Polizia annotano, per fare
alcuni esempi, quasi 27 mila intercettazioni per Lele Mora, l'agente
delle star; 14.500 per Nicole Minetti, consigliere regionale del Pdl; un
migliaio abbondante per Emilio Fede, direttore del Tg4; e 6.400 per la
stessa Ruby, alias Karima El Mahroug.
Nelle sue carte,
la procura dà conto anche di 28 interrogatori, e di sequestri, e
d'indagini bancarie e postali, perfino di traduzioni dallo spagnolo. Si
è saputo anche di alcuni pedinamenti. L'operazione Ruby si è poi
conclusa con le 14 perquisizioni ordinate all'alba del 14 gennaio, che
hanno coinvolto almeno 150 agenti tra equipaggi delle volanti e
personale in ufficio.
2- BUNGA BUNGA DA 2,5 MILIONI DI EURO
Emilio Randacio per "la
Repubblica"
«Ma guarda che lui ti cambia la vita...». Di fronte al rifiuto
all´invito a una delle tante feste in casa del premier, la gemellina
Imma De Vivo (celebre per le comparsate a "Quelli che il calcio" e a
"l´Isola dei famosi"), non sembra credere ai suoi occhi. È il 25
settembre scorso. Improvvisamente si libera un posto per l´imminente
cena. Imma decide di invitare la sua amica Carlotta. Che però risponde
di essere già impegnata. «Ma tu sei pazza? Queste occasioni non si
ripetono». E ancora, «non sempre è Natale».
Effettivamente,
facendo due conti sulle cene organizzate dal premier nel solo 2010, per
stare dietro a tutte le invitate, alle loro esigenze, ai gioielli, alle
buste piene di banconote da 500 euro (da un minimo di 2000 euro fino ai
più generosi 10 mila) la spesa per il Cavaliere ha superato
abbondantemente i 2,5 milioni di euro (dal conto sono escluse le feste
in Sardegna e le cene a Palazzo Grazioli).
Grazie alle
intercettazioni emerge come ogni serata alla corte di Arcore sia costata
dai 50 ai 70 mila euro. Dal gennaio 2010 diciassette festini in tutto:
la spesa sfiora abbondantemente gli 800 mila euro. Bazzeccole rispetto a
quelle che sono state le altre spese vive sostenute dal precisissimo
cassiere del Cavaliere, Giuseppe Spinelli. Doveva passare tutto da lui,
non prima del beneplacito, s´intende, diretto di Arcore. Poi, i soldi
magicamente giungevano nelle mani delle invitate.
Avevano bisogno di
tutto. Sette appartamenti in via Olgettina 65, di varie metrature. Il
Cavaliere si è fatto carico di due monolocali (canone mensile da 650
euro), 4 bilocali (850), per finire al più spazioso trilocale (1400
euro) in cui, però, convivevano 3 delle presenze fisse di Arcore. Per
loro, nel pacchetto, erano previste anche le spese delle bollette di
energia elettrica e gas, che con cadenza trimestrale la factotum Nicole
Minetti ritirava personalmente.
La procura ha
accertato, per esempio, che tra questi pagamenti (quasi tutti effettuati
negli sportelli degli uffici postali di Cologno Monzese), in mezzo alle
ricevute delle bollette delle frequentatrici di Arcore (comprese le
spese della consigliere regionale Minetti), c´erano anche i versamenti
all´Inps dei figli di Berlusconi, Pier Silvio e Barbara. Impossibile
quantificare le spese esatte.
Solo per gli
affitti, Berlusconi si è fatto carico di 7400 euro mensili, a cui si
devono aggiungere le caparre depositate ogni volta che la schiera di
donzelle andava ad ingrossarsi. E così, al conto totale vanno aggiunti
altri 100 mila euro. Oltre al milione e 200 mila euro girati ai
«reclutatori» delle ragazze, Lele Mora ed Emilio Fede.
Nel settembre
scorso, l´onnipresente Imma De Vivo, attende il via libera per ottenere
con la sorella uno degli appartamenti di via Olgettina. Per avere le
carte in regola deve seguire un iter collaudato. La prima interlocutrice
è sempre la Minetti. «Senti tesorino - esordisce la De Vivo - allora io
parlo con lui (Berlusconi, ndr) che automaticamente da solo l´ok a Spin
(Spinelli, ndr) e poi fa tutto...». Spessissimo, infatti, le ragazze
della corte chiamano direttamente Silvio (una volta impegnato in Russia,
il Cavaliere non risponde).
Il 19 ottobre, la
soubrette Elisa Toti è al telefono con la Minetti. Soffrendo di
vertigini, chiede di cambiare il suo monolocale, al quarto piano. La
pratica sembra un po´ complicata, e allora, l´ex igienista suggerisce la
strada più breve «l´unica cosa che ti chiedo, magari, se tu riesci a
fare un colpo di telefono a lui, per chiedergli...».
Negli ultimi mesi
dell´anno, qualcosa sembra però improvvisamente incepparsi nel
meccanismo. Da metà settembre, la ciurma delle abitué dei festini, è in
allarme. In concomitanza con i primi spifferi sul Rubygate, gli inviti
ad Arcore evidentemente si diradano. Il 23 settembre, la stellina
Barbara Faggioli, chiama disperata Nicole Minetti.
Barbara è
realista, «tu bene o male hai il tuo lavoro (consigliere regionale), tu
guadagni tot, non te lo leva nessuno.. ... e metti tra due anni e mezzo
quante cose possono capitare?». Barbara cerca di cautelarsi per un
futuro che sembra sempre più incerto. «Lui (Berlusconi, ndr), può
sparire, può non farsi più sentire, può succedergli qualcosa...». A
questo punto, gli investigatori annotano: «Barbara continua a parlare
del fatto che senza di Lui lei sarebbe finita e vuole una garanzia per
il futuro e questa garanzia è rappresentata da un acquisto di una casa
da poter vendere, cosa che Nicole approva».
Il 27 settembre,
un´altra delle preferite del premier, Raissa Skorkina, chiama
direttamente Spinelli per dirgli che «io ho finito la benzina (il
denaro, ndr)». L´8 di ottobre, anche Aris Espinosa sembra essere a corto
di liquidi. Attraverso un sms alla Minetti, Aris è piuttosto esplicita:
«Io l´ho chiamato ma lui come sempre non mi risponde!!! Sono indietro
con alcune cose da pagare!!! Non possiamo fare che ci mettiamo d´accordo
io e te?». Il 9 ottobre la Minetti contatta Barbara Faggioli,
quest´ultima è allertata: «Adesso mi rimangono 1000 euro, devo fare
cassa».
La Minetti non è
incoraggiante su un´imminente nuovo invito «vedo buio sto weekend». Il
12 ottobre, Airis Espinosa chiama Iris Berardi. Quest´ultima confida
disperata: «Amore, non ho più un euro, voglio andare un po´ da Spinaus
(Spinelli, ndr)». «A chi lo dici, anch´io, cazzo», la replica della
Espinosa, che aggiunge sconsolata «lui praticamente si è dimenticato di
noi». Iris, aggiunge di essere in casa solo con il cane «fiocco di
neve», «anche lui qui senza mangiare, per due giorni non c´ha da
mangiare, che cazzo di vita, anziché fare le signore».
La magra
conclusione delle due interlocutrici: «Questo condominio è diventato un
puttanaio... tutte mignotte...». Due giorni dopo, Marystella è sull´orlo
di una crisi di nervi «ma lo sai dove sono andata io?», interroga ancora
le Espinosa. «Sono arrivata al punto di chiedere al marito di mia madre
di prestarmi 500 euro cara mia... sono rimasta senza un
soldo».20-01-2011]
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1- I COMMENTI POST
FESTINI, LE SERATE STORTE, LE GELOSIE E LE ANTIPATIE DI FEDE & MORA - 2-
LA CORSA COMICA CONTRO IL TEMPO PER ORGANIZZARE IL TROIAME DEL BUNGA
BUNGA A VILLA CAMPARI SUL LAGO MAGGIORE E FARE CONTENTO IL SULTANO CON
LA POMPETTA - 3- FEDE CHIEDE A LELE-MOSINA: “LUI È PIENO, PIMPANTE È LA
SERATA GIUSTA MA CHI TROVO?” - 3- SBUCA PURE PURICELLI, IL MEDICO
CONSIGLIERE REGIONALE: "PORTO QUESTA QUI CHE A LUI GLI PIACE. VORREI
FARGLI CAPIRE CHE NON È LA MIA DONNA CAPITO? FREGA CAZZO?” - 4- L’IRA
DELLA MINETTI NON INVITATA AL BUNGA. SMS A MARISTELLE GARCIA: "AMO TI
SCOCCIA SE ANDIAMO SU INSIEME COSÌ GLI PARLO ANCH’IO!! POI SONO UN PO’ A
SECCO PERCHÉ HO PRESTATO 35 MILA A MIA SORELLA PER COMPERARE LA CASA!!".
RISPOSTA: "OK AMO" - 5- COSA BOLLE SOTTO IL LINGUAGGIO CIFRATO DI FEDE &
MORA: “SILVIO HA COMPRATO I DUE VOLUMETTI. DUEMILA CIASCUNO. NON ERA
CONTENTO, MA POI L’HA PRESA A RIDERE”
1 - FEDE A MORA IN
LINGUAGGIO CIFRATO: "SILVIO HA COMPRATO I DUE VOLUMETTI. DUEMILA
CIASCUNO. NON ERA CONTENTO, MA POI L'HA PRESA A RIDERE"
Guido Ruotolo per "la
Repubblica"
Non lasciamoci
abbagliare dalla ennesima versione dei fatti di Ruby Strappacore (non
più Rubacuori). Dunque i festini dal Principe ci sono stati. Checché ne
dica l'Ape Regina Began, non tutti erano organizzati da lei.
I COMMENTI POST
FESTINI
C'erano, e naturalmente ci saranno, una volta finita la buriana
mediatica e processuale. E come ogni festino che si rispetti, c'è sempre
un prima e un dopo. Aspettative e commenti.
24 agosto scorso.
Otto di sera. Lele Mora ed Emilio Fede. Fede: «Mi ha convocato adesso a
casa..». Lele: «Ah bene...». Emilio: «Aspetta, allora Daniele dice che
ha due persone... bisogna vederle, le voglio vedere». Lele: «No, ma io
le conosco quali sono. Vanno bene». Emilio: «Per stasera, lui è molto
tirato perché mi ha detto al telefono "Emilio la politica è impazzita,
vieni", io gli ho detto "ma vengo solo", "ma fai come vuoi", gli ho
detto "ma forse vengo in compagnia", "va che basta che me lo dici".
Secondo me è la
serata buona non ci deve essere nessuno adesso gli mettiamo, e quel
deputato che c'è, con lei la Maria Rosaria, mi faccio dire come stanno
le cose e poi ti richiamo, tanto lui deve vedere che le porti qui e che
le veda».
Sospendiamo
qualsiasi giudizio morale. Le feste di Arcore e il Bunga Bunga (che non
è solo il soprannome di Began l'Ape Regina, ma anche una discoteca
underground della villa di Arcore e il sospetto anche un gioco erotico).
E' come se la massima aspirazione di Lele Mora ed Emilio Fede, fosse
soltanto quella di soddisfare il Principe, di renderlo felice.
LE SERATE STORTE
Ma cosa succede quando la serata non riesce? E non per colpa tua? Sono
le 14,29 dell'11 agosto scorso. Emilio Fede parla con Lele Mora:
«Senti... beh... devo dire che ieri sera aveva più il sapore di una
comica... che lui ha preso a ridere». Lele: «(ride) bene, quello è
l'importante». Emilio: «Sì beh, mica tanto però eh?!». Lele: «Che si sia
diver... che sia stato bene, insomma». Fede: «E... non lo so insomma,
m'ha chiesto: "ma dove... dove... dove avevo preso quei programmi... ?".
Dico "beh
insomma", vabbeh poi alla fine c'ha riso... ha comprato i due
volumetti... pare che, insomma, queste due sottoscrizioni due mila a
ciascuno... e insomma...». Lele: «E non è stato...». Emilio: «No». Mora:
«Non avevo...». Fede: «No-no ma parlavo... insomma io non l'ho sentito
oggi ma eventualmente mi chiedesse oggi? Boh... qua... così no eh?!».
Lele Mora: «Adesso vedo sì, va bene...».
Altra telefonata.
22 agosto, ore 17.29 Fede: «E' stanco incazzato per sta storia di Bossi,
Casini ecc., poi ha detto che lui andava alla partita... aveva capito
che conoscevo delle ragazze, dice portale alla partita». Ci sono pure
gli equivoci. Ed è in questi casi che si vede la professionalità dei
reclutatori delle ragazze (secondo i pm).
GELOSIE E
ANTIPATIE
Sempre Fede: «Quelle due belle che mi ha presentato sai la storia di
ieri sera vado rapido perché, sai no la storia con Daniele...». Mora:
«Sì». Fede: «E queste sono molto belle, che allora verrebbero, invece a
cena perché c'hanno la cosa sul Lago d'Orta giusto?». Mora: «Sì, alle
nove finiscono tutta la cosa, la manifestazione».
Emilio: «E
quell'altra ha preso possesso secondo me le abbiamo regalato un tesoro a
quella li che non merita. Non mi piace quella persona». Eh sì, riaffiora
Emilio Fede che si mette di traverso contro Roberta Bonasia, Miss
Torino, osteggiata dalle concorrenti ma anche dai vecchi amici del
Cavaliere.
Con Roberta,
rapporti di antipatia. Ma può succedere pure che Maria Rosaria Rossi,
parlamentare del Pdl, faccia andare in bestia Emilio Fede. E il perché è
presto detto. Fede a Mora: «Io sono stupefatto poi devo dire
un'arrivista poi sentivo che, parlando nell'orecchio a questa
simpaticissima deputatessa, la Maria Rosaria Rossi come si chiama lei,
mi faceva: senti allora per il bagaglio per farmi disfare il bagaglio e
sistemare la mia biancheria ci pensi tu...». Lele: «Ma roba da pazzi».
Emilio: «Bene, è sceso lui, cioè è arrivato lui, non l'ha più cacata per
tutta la serata, perché guardava queste, capito?». Lele: «Certo, certo».
Emilio: «Ma è una deficiente ma come si permette, ma come si permette».
Vizi privati e
pubbliche virtù. Il buco della serratura apre sempre scenari
imprevedibili. Realtà impresentabili, certe volte. L'aveva detto, Silvio
Berlusconi prima del ciclone delle carte, di non farsi condizionare
dalle trascrizioni.
APPUNTAMENTI VIA
SMS
E quando però i «sonori» che non vorresti sentire sono in realtà
messaggini sms?
Sms del 4
settembre scorso. Nicole Minetti scrive a Giorgio Puricelli: «Gio ma
secondo te il pres vuole fare qualcosa stasera? perché ieri mi aveva
detto forse si.... Giusto per capire...».
Nicole Minetti a
Maristelle Garcia: «Amo ti scoccia se andiamo su insieme così gli parlo
anch'io...!! Poi sono un po' a secco perché ho prestato 35 mila a mia
sorella per comperare la casa..!!». Risposta: «Ok amo».
Sms da Francesca
Cipriani a Lele Mora: «Amore mi ha detto Maristeli che il nostro amico
domenica sera fa la cena a casa sua a Milano e vuole che noi coloradine
andiamo a fargli vedere uno stacchetto... cosa devo dirgli che vado???
tvttttttb..». Risponde Lele Mora: «Ok tesoro digli tutto ok ci vai».
Sms di Giovanna
Rigato a Francesca Cipriani: «Tutto ok, bellezza? Preso il regalo?
Quando l'ho salutato mi ha detto che domani chiama per il mio
contratto». Che fatica, per una spintarella, per una raccomandazione. E
che c'è di male?
2- È QUI LA FESTA? - NELLE INTERCETTAZIONI LA CORSA CONTRO IL
TEMPO PER ORGANIZZARE IL BUNGA BUNGA A VILLA CAMPARI SUL LAGO MAGGIORE E
FARE CONTENTO IL SULTANO SILVIO - FEDE A MORA: "LUI È PIENO, PIMPANTE È
LA SERATA GIUSTA MA CHI TROVO?" - SBUCA PURE PURICELLI, IL MEDICO
CONSIGLIERE REGIONALE: PORTO QUESTA QUI CHE A LUI GLI PIACE. VORREI
FARGLI CAPIRE CHE NON È LA MIA DONNA CAPITO? FREGA C... A ME CAPITO?" -
LA MINETTI FA DI TUTTO PER FARSI INVITARE...
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere
della Sera"
Ragazze reclutate
con urgenza nei cast dei programmi Mediaset. Giovani da portare alle
feste del presidente del Consiglio quando le ospiti abituali erano
impegnate. La ricerca spasmodica di donne per assecondare le richieste
del premier Silvio Berlusconi emerge nelle telefonate dei suoi amici ora
accusati di induzione alla prostituzione, Emilio Fede e Lele Mora.
E nei contatti
della consigliera regionale Pdl in Lombardia Nicole Minetti che - come
risulta dalle telefonate - gestisce gli appuntamenti, seleziona una
parte degli inviti, ma si occupa anche della sistemazione nelle case,
del pagamento delle bollette, delle liti che inevitabilmente scoppiano
tra chi aspira a diventare la «favorita» .
E le carte
processuali della procura di Milano rivelano pure che questo tipo di
incontri non avvenivano soltanto nella residenza di Arcore. Almeno una
serata fu organizzata a Villa Campari, la splendida dimora acquistata
dal capo del governo poco più di due anni fa sul lago Maggiore. C'erano
numerose ospiti, alcune non ancora identificate che potrebbero essere
rintracciate in vista del processo.
«LUI È PIENO CERCA
A RETE 4... »
Sono le 20.17 del 25 agosto 2010 quando «Emilio Fede chiede a Lele Mora
di "trovargli" urgentemente qualcuno per la cena». Berlusconi ha già
organizzato numerose feste nei giorni precedenti.
Mora: sì
Fede: eh lui è pieno, pimpante mi ha chiamato adesso ma proprio pimpante
è la serata giusta ma chi trovo, ho detto a Daniele chiedi consiglio a
Lele, chi trovo?
Mora: faccio due telefonate
Fede: eh subito, ciao
Subito dopo Mora
chiama Daniele Salemi, il suo factotum su Torino, gli "gira" la
richiesta. E lui lo informa che sta provando con le vallette del
programma "Vivere Meglio" il programma sulla salute che va in onda su
Rete 4...
Daniele: c'è
Simona che mi ha contattato tutte le sue ex colleghe, le "vitamine"di
Rete 4... me le ha contattate... e mi ha detto che loro ci sono e la
situazione così va bene. Capito? Però stasera no, nell'immediatezza, son
tutti in vacanza... tutte le altre persone, sono tutte a Salsomaggiore
Lele: eh, ma glielo dici, così tranquillamente senza problemi, non farti
problemi, digli: "non è possibile, non ce la facciamo, troppo
tardi..."Daniele: è troppo tardi... ma poi alle otto per le nove e
mezza, come si fa?
Lele: digli
"guardi ho fatto un po' di telefonate, non è possibile" Daniele: no, per
domani... che poi abbiamo l'incontro, lì così ce la facciamo, lì
impostiamo lì, domani e poi via. La serata viene organizzata comunque.
Emilio Fede rintraccia la sua amica Imam Fadil e alla fine, come risulta
dalle verifiche effettuate dalla polizia giudiziaria, le ospiti sono
tutte straniere: le rumene Ioana Claudia Amarghioale e Ioana Visan, la
brasiliana Iris Berardi, la russa Raissa Skorkina.
Anche in vista
della festa ad Arcore del 19 settembre 2010 si era deciso di coinvolgere
le ragazze di Colorado Cafè di Italia 1, lo stesso show dove fu
ingaggiata la Minetti. Due giorni prima Francesca Cipriani invia un sms
a Lele Mora: «Amore mi ha detto Maristeli che il nostro amico domenica
sera fa la cena a casa sua a Milano e vuole che noi coloradine andiamo a
fargli vedere uno stacchetto... cosa devo dirgli che vado??? tvttttttb».
Lui non ha esitazioni: «Ok tesoro digli tutto ok ci vai» .
CORSA ALL'INVITO
PER VILLA CAMPARI
Alle 14.18 Fede parla con Giorgio Puricelli, il medico consigliere
regionale del Pdl in Lombardia che si trova nella residenza di
Berlusconi sul lago Maggiore. Fede: ehi Giorgio? Puricelli: eccomi qui,
tutto bene Emilio? Fede: sì sì, no. Tutto benissimo, lui mi ha detto di
venire stasera al Lago. Puricelli: perfetto!... perché io sono appena
arrivato, doveva essere già qui, invece mi sa che arriva tra un'oretta.
Fede: chi lui? e dov'è?
È ancora ad Arcore
perché devono aver fatto il pieno all'elicottero non ho ben capito. Io
sono già sul Lago... non so se portare, non gli ho chiesto se vuole che
porto questa qui che a lui gli piace questa qua. Puricelli: molto! gli
piace, gli piace. Fede: ecco, vorrei fargli capire che non è la mia
donna capito? Frega c... a me capito? Puricelli: (ridendo) ho capito, ho
capito. Comunque insomma, voglio dire è una carina, è una che anche ieri
poi mi diceva che insomma, che una che non è mai oltre misura, è una che
sta al suo posto. Fede: poi lui gli fa piacere che lei sa tutto di
calcio.
Tra le ragazze si
sparge la voce di una festa e si scatena la caccia all'invito. La
Minetti non è stata inclusa e si affanna per esserci. Alle 13.30
comincia uno scambio di Sms con Puricelli.
Minetti: «Gio ma
secondo te il pres vuole fare qualcosa stasera? Perché ieri mi aveva
detto forse sì.... Giusto per capire» ...
Puricelli: «Siamo al lago nel pom Secondo me Dorme li C'è katarina la
gelosa Per me facciamo come ieri sera Cena 5 persone
Minetti: «Ok dai prova a convincerlo a fare qualcosa stasera.... Cosi lo
tiriamo un po' su di morale..!! L'ho provato a chiamare ma non mi
risponde...»
Puricelli: «Poi gli parlo Ti faccio sapere»
Alle 17 arriva la
risposta positiva
Puricelli: «Chiamami per favore»
Minetti: «Ho sentito Barbara. Mi ha detto che si va al lago... Ho il tel
scarico e se rispondo mi si spegne...!!»
Puricelli: «Ok coordinati con Emilio Fede. Potete dormire qui se volete»
Minetti: «Oh fantastico.... Grande Gio!»
Dopo un paio d'ore
la Minetti invia un nuovo sms: «Gio ma lui ti ha detto di invitarmi? Non
vorrei fare l'intrusa». La risposta sembra rassicurarla: «No vieni tranq
Tu e Barbara». Alla fine sul lago si ritrovano svariate ragazze,
comprese due che non sono state ancora identificate.
«CI RISOLVE I
PROBLEMI A MAMMA A TE E A ME»
Le intercettazioni sembrano smentire definitivamente che Roberta Bonasia
possa essere la fidanzata del presidente Berlusconi. Appare eloquente la
conversazione del 14 settembre scorso con suo fratello, quando lei è al
concorso di Miss Italia e gli racconta la telefonata con Berlusconi.
Roberta: non penso
mi abbia vista perché ha avuto molto da lavorare mi diceva. Poi mi fa me
l'hai preso allora qualche numero di telefono? Guarda te ne ho presi un
paio ma non è che c'era questo granché di fighe gli ho detto (ride) e
lui mi fa ma no amore mi ha detto (ride) e poi gli faccio ma quando ci
possiamo vedere mi ha detto che lui domenica è a Milano perché adesso
giovedì è a Bruxelles, venerdì al consiglio dei ministri penso a Roma,
sabato è a Taormina e quindi prima di domenica non lo posso vedere. Però
cosa faccio domenica vado e torno non mi ha detto di fermarmi... solo
che poi lo vedo solo domenica, cosa risolvo in un giorno dovrei stare
due o tre giorni da lui
Stefano: no vabbè
innanzitutto gli dici, gli dai i dati che l'altra volta non avevi,
subito con la faccia così da tranquilla e poi vedi amore... amò ci
risolve tanti problemi a tutti Roberta: e lo so amore Stefano: a mamma a
te a me"20-01-2011]
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CHE BELLO, LE
ARCORINE, UNA CHITARRA (DI APICELLA) E SPINELLI - FINALMENTE PARLA IL
FIDO CASSIERE DEL BANANA CHE OFFRIVA VITTO, ALLOGGIO E CONFORTO ALLE
BISOGNOSE “OSPITI” DEL PREMIER - “È TUTTO MOLTO PIÙ SEMPLICE, SAPESTE LE
PERSONE CHE AIUTIAMO” - NELLE INTERCETTAZIONI LE GIRLS DI SILVIO PARLANO
CONTINUAMENTE DEL SAMARITANO E, SARÀ UN CASO, MA LA NOTTE IN CUI RUBY
VIENE PORTATA IN QUESTURA, MICHELE CONCEICAO, PRIMA DI TELEFONARE AL 113
PER AVERE INFORMAZIONI, CHIAMA PROPRIO IL TELEFONO INTESTATO ALLA
DOLCEDRAGO SPA, RICONDUCIBILE A SPINELLI
Antonio Massari
per "il
Fatto Quotidiano"
"È una cosa
gonfiata, molto più semplice di quello che sembra", dice Giuseppe
Spinelli, l'uomo che amministra le casse del premier, a partire dalle
Holding di famiglia Berlusconi, passando per il quotidiano Il Foglio
(che ha tenuto ben lontana la vicenda dalle proprie pagine),
l'immobiliare Idra e la Dolcedrago spa. I pm hanno tentato invano di
perquisire i suoi uffici, considerati "pertinenza della segreteria
politica del premier".
Il tesoriere di
Arcore è uscito indenne da ben tre inchieste giudiziarie, a partire dal
1994, sempre legate alle indagini sulla galassia societaria di
Berlusconi. Questa volta si tratta di ben altra galassia: la Procura di
Milano, com'è noto, è convinta che Spinelli si sia occupato anche di
pagare le donne (affitti di casa inclusi) che allietavano il premier
durante le notti del "Bunga Bunga". "Noi", ha replicato ieri Spinelli,
"diamo aiuti a persone che hanno dei problemi. Uno che è di fuori, lo
capisco che non può saperlo, non ha idea di quante persone abbiamo
sempre aiutato".
Per farsi un'idea,
riguardo i bisogni delle persone in cerca d'aiuto, basti leggere qualche
sms intercettato dagli inquirenti. Il 2 agosto Barbara Faggioli invia un
sms alla consigliera regionale del Pdl, Nicole Minetti: "Amo' ha mandato
tutte da Spino... Io farei le troie, lo chiamiamo stasera e gli diciamo
che abbiamo bisogno per partire... Come hanno fatto Aris e Mary...".
Aris, Mary, Barbara: bisognose di partire. Il giorno dopo la Faggioli
invia alla Minetti un altro sms: "Ti volevo dire che oggi vanno da Spin
anche Barbara g. e miriam Pensa che Barbara g. Settimana scorsa a roma
ha comprato 25 e dico 25 paia di scarpe nuove".
"Uno che è di
fuori", dice Spinelli, "non ha idea di quante persone abbiamo sempre
aiutato". Tra gli "aiuti", la procura, include anche quello per Ruby con
"il pagamento di somme di danaro che venivano consegnate da Spinelli".
Sarà un caso, ma la notte del 27 maggio, quando Ruby viene portata in
questura, la signora Michele Conceicao, appena 18 minuti prima di
telefonare al 113 per chiedere informazioni, chiama proprio il telefono
intestato alla Dolcedrago spa e riconducibile, secondo l'accusa, a
Giuseppe Spinelli.
E la stessa Ruby,
in più occasioni, chiama Spinelli a partire dal 14 settembre 2010:
"Signor Spinelli sono Ruby... le volevo chiedere la cortesia... se
poteva lei parlare direttamente con il ... se può provare a
chiederglielo e dirgli che veramente sono in situazioni non gradevoli...
e se mi può essere di aiuto". Un'altra donna - anzi: una ragazzina
minorenne - che ha bisogno di aiuto. E richiama il giorno dopo. :
"Guardi signor Spinelli, io sono veramente nella merda".
E il giorno dopo
ancora: "... lui mi aveva detto che mi avrebbe aiutato per tutto il
periodo però non l'ho più' sentito poi ho perso anche il contatto... ho
cercato di chiamare Villa Grazioli, Villa San Martino, ma non me ne
risponde in tutte e due...". E poi il 22, quando i due sono pronti a
incontrarsi, fino al 27, quando Spinelli le risponde: "Non ho nessuna
novità". "Per favore - dice Ruby - parli con lui, cerchi di averle
perchè la situazione sta diventando veramente molto critica anche se non
so perchè ... se lei ha saputo le ultime cose che sono successe ... e io
ho bisogno del suo aiuto perchè veramente non ho come fare ... cioè,
glielo dica in questo momento perchè voglio avere notizie il più presto
possibile".
Il punto è che Il
Fatto Quotidiano ha appena pubblicato lo scoop che fa il suo nome e la
mette in relazione con il premier e l'inchiesta della procura di Milano.
La richiesta di "aiuto" si fa sempre più pressante. E Ruby non è
l'unica. L'accusa elenca dettagliatamente: Marysthelle Garcia Polanco,
Barbara Guerra, Imma de Vivo, Iris Berardi, Arisleida Espinosa, Barbara
Faggioli, Miriam Loddo, Ruby, Alessandra Sorcinelli, Raissa Skorkina.
"Dalle
conversazioni intercettate - scrive l'accusa - emerge che abbiano
chiesto e presumibilmente ricevuto denaro per il tramite di Spinelli".
C'è da aggiungere che i benefattori rischiano pure d'essere raggirati,
come quando Marysthelle cerca di non consegnare la caparra d'un
appartamento: "La devi dare a me", dice Minetti, "che la dobbiamo dare a
Spinelli". "Non la diamo a Spinelli", risponde Marysthelle, " ...
dobbiamo fare in modo di non dargliela! ... E li teniamo pe' noi, scusa
no?". Bisognose e pure ingrate.
Eppure Spinelli
s'occupava di dar loro un tetto: "La chiamavo - gli dice la Minetti -
perché non so se aveva già parlato con il Presidente, perché mi ha
delegato sempre per la questione appartamenti ... per un appartamento
intestato a due gemelle, le gemelle De Vivo... se la intestano loro la
casa ... perché lavorano per Mediaset, per cui va bene lì la prestazione
occasionale che fanno a Mediaset... L'unica cosa bisognerebbe dare la
caparra entro domani ...".
"D'accordo",
risponde Spinelli, che ancora una volta aiuta delle giovani lavoratrici
precarie. E paga un appartamento. Non una stanza da studentesse. La
Minetti - scrive la procura - avvisa Spinelli che mercoledì firmeranno
il contratto per il monolocale (4080 euro) e per il trìlocale (De Vivo
7400 euro) ..." "E Spinelli - annota la procura - scrive la cifra". Che
tesoro, il tesoriere di Arcore. 20-01-2011]
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sweet little
sixteen - Il carabiniere, sotto giuramento, è certo del suo ricordo: "Le
frequentazioni tra Ruby e Berlusconi erano antecedenti al gennaio 2010.
Ruby, nata il primo novembre del 1992, vuole dire che ha varcato per la
prima volta il cancello di Arcore quanto meno poco dopo aver compiuto i
17 anni - Un dato che confermerebbe un´altra intercettazione. Il 26
ottobre scorso, con un´amica, la marocchina confessa "... io frequento
casa sua da quando c´avevo 16 anni...."
Emilio Randacio
per "la
Repubblica"
Un´utenza
telefonica dove contattare il presidente. Ma anche decine e decine di
conversazioni dirette, cristallizzate dai tabulati acquisiti dagli
investigatori milanesi, almeno fino all´ottobre scorso, tra Ruby Karima
e Silvio Berlusconi. Per non parlare, infine, dell´inizio delle visite
ad Arcore che, con tutta probabilità, sarebbero partite quando la
ragazza aveva ancora 16 anni.
Ruby ha azzardato
richieste ai più stretti collaboratori del Cavaliere fino al 19 ottobre
scorso, quando con insistenza si fa sotto con il tesoriere personale del
premier, Giuseppe Spinelli. La marocchina non ha timore a chiamarlo,
nonostante il premier sia da diverse settimane a conoscenza della sua
testimonianza ai magistrati e, secondo quelle che sono le sue parole,
l´abbia pregata in tutti i modi di ritrattare.
Dal tenore delle
telefonata, la giovane marocchina, batte insistentemente cassa: «Non ha
novità?». E Spinelli: «Non sono stato autorizzato a fare nulla,
ecco....». «Ma c´ha parlato? (con Berlusconi, ndr)», chiede allarmata
Ruby. «Ho accennato, ma avevo molte cose e il tempo era pochissimo».
Ma non è tutto.
Che ci siano stati contatti diretti con il premier è un dato certo, ma
soprattutto inedito. Il contenuto è coperto dall´immunità, ma Berlusconi
ha sentito, almeno circa un centinaio di volte, la giovane marocchina.
Tra le testimonianze raccolte, anche quella di un´amica di Karima.
«Ricordo - spiega agli inquirenti che le chiedono di dire se Ruby le
avesse raccontato di alcune sue amicizie con gente famosa - che diceva
di essere molto amica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.È
stata spesso, a suo dire, a casa del premier dove ha cenato, ballato e
fatto sesso con lui, che le dava molto denaro».
In più, lo scorso
13 dicembre si aggiunge un altro tassello non proprio secondario. I tre
pm titolari dell´inchiesta (Ilda Boccassini, Pietro Forno e Antonio
Sangermano), convocano anche un carabiniere, Floriano C., che dai
tabulati telefonici acquisiti agli atti, risulta avere avuto un rapporto
stretto con la ragazza marocchina. La data del suo interrogatorio è
importante.
Avviene una
settimana prima dell´iscrizione nel registro degli indagati di Silvio
Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile. Floriano
ricorda di aver incontrato «per la prima volta Ruby nel maggiogiugno
2009 nella discoteca di Milano Old Fashion». I due si «annusano», fanno
due chiacchere e poi si scambiano i rispettivi numeri di telefono. «Dopo
circa due settimane - ricorda a verbale il carabiniere -, Karima mi
contattò e mi chiese se potevamo andare a bere qualcosa insieme». Il
racconto registra una prima brusca frenata degli investigatori: «Lei
sapeva che Ruby era minorenne?».
«Non l´ho saputo
subito, me lo ha detto però nel 2010 intorno a gennaiofebbraio».
Floriano conferma anche di aver ricevuto delle confidenze dalla giovane.
«Ricordo che quando mi parlò della sua conoscenza con il presidente del
Consiglio e del fatto che aveva anche un´utenza dove poterlo contattare
mi fece vedere anche un numero sul suo display (del telefonino, ndr) -
assicura il carabiniere -. Non avevo creduto a quello che lei mi aveva
raccontato circa l´invito, ora che mi viene in mente forse mi aveva
detto due volte, che era andata alla residenza del presidente insieme ad
altre ragazze. Soltanto quando sui giornali ho letto il coinvolgimento
di Ruby ho pensato "allora quello che mi raccontava era vero"».
Le date vanno
focalizzate. Sono fondamentali. Secondo le sue parole, tra il
«gennaio-febbraio» del 2010, Ruby avrebbe confidato la sua età e le
frequentazioni altolocate. L´atto d´accusa formulato dalla procura di
Milano per il reato di «prostituzione minorile», in realtà, si ferma al
febbraio scorso. Il carabiniere, invece, fissa antecedentemente
l´evolversi della conoscenza tra il Cavaliere e Ruby, senza incertezze.
«Ruby le disse se anche altre persone sapevano che era minorenne?» viene
incalzato il testimone. «Mi confidò che all´inizio della sua conoscenza
con il Presidente del Consiglio, neanche lui sapeva che era minorenne,
dopo di che Ruby lo aveva informato».
Falso, vero? Il
carabiniere, sotto giuramento, è certo del suo ricordo. «Queste
confidenze Ruby me le ha fatte proprio quella sera in cui venni a
conoscenza che lei non aveva ancora 18 anni. Sono certo di poter
collocare il fatto tra il gennaio-febbraio 2010, ed in questo frangente,
lo ripeto, che mi confidò anche del fatto che il Presidente aveva saputo
da lei che era minorenne».
Se questa
ricostruzione corrisponde al vero, l´autodifesa del Cavaliere viene
smentita. Non solo. Le frequentazioni, giura il testimone a verbale, tra
Ruby e Silvio Berlusconi, erano antecedenti al gennaio 2010. Ruby, nata
il primo novembre del 1992, vuole dire che ha varcato per la prima volta
il cancello di Arcore quanto meno poco dopo aver compiuto i 17 anni. Un
dato che confermerebbe un´altra intercettazione captata dalla sezione di
polizia giudiziaria della procura milanese. Il 26 ottobre scorso, con
un´amica, la giovane confessa «... io frequento casa sua da quando
c´avevo 16 anni....».
19-01-2011]
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COME IN UN VECCHIO
FILM DI EDVIGE FENECH DESNUDA CON LINO BANFI ARRAPATO, RICICCIA
L’INFERMIERA ALLE PRESE CON IL VECCHIO PORCO - ROBERTA BONASIA, LA
"FIDANZATA" CHE RECLUTAVA LA CARNE FRESCA: "MI HA CHIESTO DI PORTARGLI
TRE RAGAZZE" - SENZA VERGOGNA, SI CONFIDA CON IL FRATELLO: "QUELLO CI
CAMBIA LA VITA. ci risolve tanti problemi a tutti. A mamma a te e a
me..."
Paolo Berizzi per
"la
Repubblica"
Roberta di
mestiere fa - meglio, faceva - l´infermiera a domicilio. Dipendente
dell´Asl Torino 5. Quando il 13 agosto 2010 Silvio Berlusconi la invita
a trascorrere il Ferragosto in Sardegna a villa Certosa, la prima cosa
che fa Roberta, che è al settimo cielo, è avvertire il suo pigmalione
Lele Mora. E cioè la persona che, due giorni prima, l´aveva fatta
prelevare a Torino da un suo autista per poi inviarla ad Arcore per una
serata dal premier (in quell´occasione bisognava ovviare in tutta fretta
all´assenza di due donne). L´agente dello spettacolo la esorta ad
andare, le raccomanda di «curare bene» il presidente del Consiglio.
Ironia del caso, o
forse banale canovaccio vista la qualifica di Roberta, la istruisce
così: «Dato che sarai l´infermiera ufficiale... devi fargli uno scherzo.
Devi prendere su (lo strumento) che misura la pressione, e un camice da
dottoressa... con sotto niente ovviamente... solo le autoreggenti
bianche». Roberta Bonasia, la prediletta del premier, 26 anni, mezzo
sangue calabrese, da Nichelino, sobborgo operaio di Torino dove è stata
eletta Miss, obbedisce.
E tiene su la
conversazione allusiva. «Lele ti giuro che lo faccio... non mi manca il
coraggio. Gli faccio una visita privata per accertarmi del suo stato di
salute... l´ho già fatto proprio ieri sera». E Mora: «Lui fa il finto
malato». La telefonata si chiude nel segno di un buon auspicio. «Si
prevede un grande futuro per te, amore», chiosa Lele.
E´ uno dei tanti
passaggi delle intercettazioni telefoniche nelle quali parla (e si parla
di) Roberta. La ragazza accreditata da Emilio Fede e da Mora come una
che «ha preso possesso di tutto», che «pretende tutto», che «ha messo le
mani sul tesoro». E per la quale - dicono i due in una telefonata -
Berlusconi «è preso». Una «nuova Claudia Galanti» che avrebbe fatto
colpo sul presidente del Consiglio.
Che il premier sia
rimasto bene impressionato, Roberta lo ha capito. In diverse
conversazioni con il fratello Stefano non fa mistero della sua
frequentazione con il capo del governo. Lui, un po´ confidente, un po´
consulente, la spinge a stare addosso a Berlusconi, a parlargli di
lavoro. Perché - le dice la sera del 20 settembre - quello «ci risolve
tanti problemi a tutti. A mamma a te e a me». «Ti cambia la vita».
Non è facile per
Roberta inserirsi nell´agenda istituzionale di Berlusconi. Tra un
consiglio dei ministri, un impegno a Bruxelles e uno a Taormina, la
ragazza confessa la fratello: «Lo vedo poco, in un giorno cosa faccio...
«, «andrei (ad Arcore) anche sabato così almeno sto due giorni pieni».
Il 21 settembre Miss Torino è reduce da una notte a Arcore. «Sono
distrutta abbiamo fatto le sei... - racconta al fratello - mi ha fatto
riaccompagnare all´alba a Torino da un autista e siccome sono arrivata
tardi al lavoro ho detto che mi si era fermata la macchina... «.
Aggiunge un dettaglio. «(Berlusconi non voleva che andassi via, mi ha
detto ti assumo io, ma non andare». Commento del fratello: «Vedi che è
scemo?!».
Contattata da
Repubblica la Bonasia nega di conoscere Berlusconi e anche Lele Mora.
«Sto a Milano solo perché ho partecipato a un musical al teatro Nuovo in
piazza San Babila e perché sto lavorando a Saturday Night Live
(programma di Italia1)» - dice, sottolineando «io in questa storia non
c´entro».
I tabulati
telefonici dell´inchiesta, però, la smentiscono. Contattata direttamente
da Berlusconi, Roberta viene prelevata e accompagnata da un autista del
presidente. Da «Silvio», che la chiama «amore», riceve buste con denaro.
«Ma è quello che c´era anche le altre volte», commenta, un po´ delusa,
parlando sempre con il fratello. Al quale confida anche: «Mi ha chiesto
di trovare delle ragazze da portargli». Quante? «Tre».
Il 20 settembre la
presunta nuova fidanzata del Cavaliere lavora ancora come infermiera. E
intanto parla al telefono con Ioana Visan detta Annina, escort rumena
assidua alle serate nelle case del premier. «No, non posso venire, devo
fare un´assistenza». Sei giorni dopo, è il 26 settembre, la Bonasia è di
nuovo a Arcore. Ci sono anche Raffaella Fico e le gemelle napoletane De
Vivo, che si fermeranno per tutto il week end. Tra le ragazze inizia a
serpeggiare un po´ di invidia per l´"infermiera". Due di loro non
nascondono un pizzico di gelosia: «Stanno sempre insieme, si vede che a
lui piace tanto»19-01-2011]
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CINEMA:
MEDIASET INCASSA 100 MLN DI EURO E 15 MLN DI SPETTATORI NELLA
STAGIONE...
(Adnkronos) - Buoni risultati per gli investimenti Mediaset nel cinema
italiano. In due mesi e mezzo, dal primo ottobre a oggi, il gruppo ha
lanciato cinque film italiani realizzando un incasso di oltre 100
milioni di euro. A rivelarlo e' una nota dell'azienda di Cologno
Monzese, che definisce i dati riportati: 'Eccezionali'.
'A cominciare
-dice il comunicato- dal numero di spettatori che hanno affollato i
cinema per vedere i film italiani del Gruppo Mediaset: oltre 15 milioni.
Questi numeri premiano la strategia di Mediaset che negli ultimi anni ha
investito con decisione sulla produzione di contenuti, tra cui le
acquisizioni di Medusa e Taodue. La nuova linea editoriale tracciata da
Mediaset concentrata sul cinema italiano ha contribuito al
raggiungimento di risultati di alto livello'. 18-01-2011]
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1- LETTE TUTTE LE
389 PAGINE FINITE ALLA CAMERA, ALLA FINE RESTA LA TRAGEDIA DI UN UOMO
RIDICOLO. UN PREMIER TRATTATO COME UN INCROCIO TRA UN PICCOLO BUDDA E UN
MINUS HABENS DALLE SUE ASTUTE BADANTI: EMILIO FEDE, LELE MORA E NICOLE
MINETTI. CONTORNATO DA MANDRIE DI ZOCCOLETTE ASSETATE DI SOLDI E FAVORI
- 2- QUALCUNO LO AIUTI. AVEVA RAGIONE VERONICA. SARA’ UN DRAGO, MA FA
PENA. SARA’ ANCHE UN VECCHIETTO IPER-DANAROSO CHE HA FATTO DANNI
INCALCOLABILI ALLA NAZIONE. MA E’ ANCHE VERO CHE GRAN PARTE DELLA
NAZIONE, IN QUESTO QUASI VENTENNIO, SI E’ COMPORTATA PIÙ’ O MENO COME
QUESTA SUA CORTE DEL BUNGA BUNGA - 3- BUNGA BUNGA, MANCA IL PISTOLINO
FUMANTE! AVVERTONO SUL ’’GIORNALE’’ CHIOCCI & MALPICA E CONCLUDONO: "LA
MACELLERIA DEI PM: SU RUBY UN TEOREMA SENZA UNA SOLA PROVA. MACCHE’
INCHIESTA BLINDATA: NELLE 389 PAGINE D’INVITO A COMPARIRE AL PREMIER
MANCA QUALSIASI EVIDENZA DI RAPPORTI SESSUALI CON LA MINORENNE
MAROCCHINA". MAGARI I PM AVRANNO ALTRO IN SERBO, MA MESSA SUL NUDO PIANO
PENALE HANNO RAGIONE I RAGAZZACCI DEL ’’GIORNALE’’ DI SALLUSTONI. PER
ADESSO... -
A cura di Minimo
Riserbo e Falbalà
1- LA TRAGEDIA DI
UN UOMO RIDICOLO
Il titolo in prima del Cetriolo Quotidiano riassume perfettamente la
situazione. Chi cura questa modesta rassegna si e' letto tutte le 389
pagine finite alla Camera e alla fine resta una tristezza infinita.
Abbiamo un premier trattato come un incrocio tra un piccolo Budda e un
minus habens dalle sue astute badanti: Emilio Fede, Lele Mora e Nicole
Minetti.
Contornato da
mandrie di zoccolette assetate di soldi e favori, che appena possono ne
parlano male e con quella cattiveria impietosa che solo a vent'anni ti
puo' venire. Qualcuno lo aiuti. Aveva ragione Veronica. Sara' un drago,
ma fa pena. Sara' anche un vecchietto iper-danaroso che ha fatto danni
incalcolabili alla nazione. Ma e' anche vero che gran parte della
nazione, in questo quasi ventennio, si e' comportata più' o meno come
questa sua corte del Bunga Bunga.
2- MINORENNE DA ZITTIRE
La faccenda più' grave e' quella della minorenne marocchina e dei
traffici per soffocare lo scandalo di un reato che puo' costare la
galera. "Il silenzio vale 5 milioni. In un'intercettazione, Ruby: "E' il
prezzo per stare zitta. Berlusconi mi ha detto "bene, ma devi passare
per pazza" (CQ, p. 3)
"Il ricatto di Ruby al premier: "Gli ho chiesto cinque milioni. Lui sa
che sono minorenne. Lui mi chiama di continuo, mi ha detto: "Ti metto
tutto in oro ma nascondi tutto". L"importante e' che mi sta riempiendo
di soldi" (Corriere, p. 4)
3- UN VECCHIO BAMBA DA PELARE?
Le due gemelline napoletane, le più' scatenate tra le cortigiane
ospitate a Milano 2, parlano tra loro: "E' diventato pure brutto: deve
solo sganciare. Speriamo che sia più' generoso. Io non gli regalo un
cazzo" (CQ, p. 3)
"Bonifici, diamanti e banconote. E alla Minetti tre appartamenti. E Fede
si prende una parte del prestito a Lele Mora" (Repubblica, p. 11)
4- FIDANZATA AD PERSONAM
"Roberta nel
toto-fidanzata. Fu finalista di Miss Italia. "Quant'e' preso Silvio..."
Fede e Mora parlano al telefono. Ma lei nega" (Repubblica, p. 13)
5- BUNGA BUNGA, MANCA IL PISTOLINO FUMANTE
Sul Giornale, Gianmarco Chiocci e Massimo Malpica pubblicano tutti le
carte e concludono: "La macelleria dei pm: su Ruby un teorema senza una
sola prova. Macche' inchiesta blindata: nelle 389 pagine d'invito a
comparire al premier manca qualsiasi evidenza di rapporti sessuali con
la minorenne marocchina" (pp. 6-7). Magari i pm avranno altro in serbo,
ma messa sul nudo piano penale hanno ragione i ragazzacci del Giornale.
Per adesso.
6- FINE CORSA,
FORSE
"Il Pdl non
esclude le elezioni "Valuteremo con la Lega". Bossi: i voti ci sono, ma
Berlusconi eviti scontri con i pm". "Si incrina l'asse Vaticano-Palazzo
Chigi. "La situazione diventa insostenibile". Sconcerto e imbarazzo
anche nella segreteria di Stato. Il cardinal Bertone medita di prendere
le distanze" (Repubblica, p. 6). Anche loro, tra scuole private e Ici,
lo hanno spremuto abbastanza.
L'ex magistrato Bruno Tinti spiega con la sua consueta chiarezza la
faccenda della competenza: "C'e' un giudice a Milano: e' il suo" (CQ, p.
5). Ecco perche' il CaiNano rischia di essere condannato gia' a fine
marzo.
7- PRIMAVALLE, CHE VERGOGNA (QUELLI CHE LA PRESCRIZIONE SOLO B.)
"La strage di Primavalle resta un segreto di Lollo. Per la prima davanti
ai giudici, l'ex di Potere Operaio non risponde. Condannato per
l'attentato in cui morirono due ragazzi fuggiti all'estero. Poi in
un'intervista tiro' in ballo altre tre persone. E ora e' libero grazie
alla prescrizione" (Giornale, p. 15).
8- IN GINOCCHIO DA TE
Grazie al suo
nuovo fan De Benedetti Carlin, il Marpionne strappa una doppia paginata
di intervista su Repubblica. Per far capire a che servono i direttori e
quanto contano una cippa i politici, si esibisce Ezio Mauro in persona.
"La mai sfida per la nuova Fiat. Salari tedeschi e azioni gli operai.
Nessun diritto intaccato, ma non si puo' beneficiare di un contratto se
non si e' contenti". Per arrivare ai salari tedeschi, par di capire che
tocchi cominciare da diritti anni Cinquanta (pp. 14-15)
Intanto sul Cetriolo Salvatore Cannavo' racconta: "Il "ricatto" di
Marchionne", i sindacati pensano alla denuncia per estorsione" (p. 11)
9- PARMALAT, FECE TUTTO TANZI DA SOLO.
Sul Giornale una di quelle notizie che la grande libera stampa
d'informazione di solito nasconde: "Parmalat, per le banche un conto da
120 milioni. Confisca record chiesta dalla Procura per i quattro
istituti stranieri rimasti sul banco degli imputati: Citibank, Morgan
Stanley, Deutsche Bank e Bofa. E cinque banchieri rischiano fino a 1
anno e 4 mesi di carcere" (p. 19). Ah, sono quelle straniere.
10- FREE MARCHETT
Rubrica sospesa per solidarieta' al direttore di Repubblica18-01-2011]
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PINELLI (GIUSEPPE)
ALL’OMBRA DEL BUNGA BUNGA - CHI è IL RAGIONIERE DEL CAINANO INCARICATO
di PREPARARE LE BUSTE-PAGA PER LE PAPI-GIRLS DI ARCORE, DALLE
“PRESTAZIONI” ALLE SPESE DI CONDOMINIO? - RISERVATISSIMO, AMMINISTRA LE
HOLDING DI TUTTA LA FAMIGLIA (ANCHE DI VERONICA E DEI FIGLI), HA IN MANO
I MILIARDI DELLA FININVEST E LE VILLE SPARSE PER IL MONDO - IN 15 ANNI è
STATO AL CENTRO DI TRE INDAGINI CHE MIRAVANO AL BANANA. FINORA NE è
USCITO PULITO, MA ORA L’INVISIBILE “CARDINAL RICHELIEU” DELLA BRIANZA è
NEL MIRINO PER COLPA DI RUBY RUBACAZZI
Ettore Livini per
"la
Repubblica"
Non ha la
simpatica faccia tosta di Emilio Fede. Non ha lo charme e la battuta
pronta di "Fidel" Confalonieri. Non è mai apparso in tv e in 32 anni di
lavoro a fianco di Silvio Berlusconi (ha iniziato nel ‘78 in Edilnord)
ha rilasciato alla stampa una sola dichiarazione: «Quello che avevo da
dire l´ho detto all´avvocato Ghedini». Eppure nella vivace e poliedrica
galassia del premier, Giuseppe Spinelli - il ragioniere incaricato
(dicono i pm) di gestire la contabilità dei festini di villa San Martino
- ha da almeno trent´anni un ruolo di primissimo piano.
L´agiografia lo
dipinge - in assenza di spiegazioni dal diretto interessato - come il
tesoriere di Arcore. Ma è una definizione riduttiva. Il 69enne
ragioniere di Settala da tre decenni si fa carico, lontano dai
riflettori, di tutti i guai e le acrobazie contabili del Cavaliere. E
tiene saldamente in mano - lui più di chiunque altro - le chiavi delle
casseforti di famiglia: è amministratore di tutte e otto le holding di
controllo di Fininvest (di tre è pure presidente, compreso la seconda,
la più importante).
Guida la Idra
Immobiliare, la società che controlla Villa Certosa e le tenute in
Brianza. Di più: è l´ultimo filo sottile che lega i due rami della
dinastia di Arcore. Visto che malgrado la rottura tra il presidente del
Consiglio e Veronica Lario, il fidatissimo Spinelli ha mantenuto la
carica di amministratore delegato de "Il Foglio" - il quotidiano
partecipato dalla ex first lady - ed è diventato amministratore unico
della Bel, la holding nel mattone appena costituita da Barbara, Eleonora
e Luigi, i figli di secondo letto del premier.
«È lui il vero
cardinale Richelieu di casa Berlusconi», dicono i fedelissimi del
Biscione. Sarà. Di sicuro Spinelli non si è montato la testa. Manovra
miliardi, gestisce dal suo ufficio a Milano 2, Residenza Parco, decine
di ville da sogno, da Antigua alla Costa Smeralda fino alle Bahamas.
Passa ore e ore - è la teoria dei pm milanesi - a liquidare in
bigliettoni da 500 euro splendide fanciulle reduci dai party di Arcore.
Occupandosi pure
di gestire le spese condominiali delle poche fortunate che il
generosissimo Cavaliere ospita nei suoi appartamenti personali a
Segrate. Questo fiume di denaro e le grazie di meteorine e veline varie
non sono riusciti però a fargli cambiare vita. E spenta ogni sera la
luce del suo ufficio («pertinenza della segreteria politica del
premier», è il cartello appeso sulla porta che ha fatto rimbalzare
venerdì la polizia giudiziaria arrivata per una perquisizione), Spinelli
torna a casa. Lo stesso appartamento di sempre a Bresso, periferia nord
di Milano e periferia Sud della luccicante Brianza berlusconiana.
Perché il
Cavaliere ha tanta fiducia di quest´uomo? Perché il riservatissimo
Spinelli si è conquistato la fiducia sul campo: respingendo (almeno fino
ad oggi) senza bisogno di proclami tv e del legittimo impedimento tutti
gli attacchi dei pm al suo lavoro. Il primo risale al ‘95, quando nel
mirino della magistratura sono finiti alcuni libretti al portatore
gestiti dal tesoriere di Arcore su cui erano stati parcheggiati 10
miliardi di vecchie lire (fondi neri per gli inquirenti) nell´ambito
dell´acquisizione della Medusa.
Il secondo si è
concentrato sulla girandola societaria in odore di frode fiscale che ha
consentito al premier di comprare i terreni a Macherio. Il terzo, tre
anni fa, su Villa Certosa, con Spinelli indagato con 13 capi d´accusa in
qualità di ad della Idra per abusi edilizi relativi alla Torre degli
Ibiscus, al teatro greco-romano e alle vasche talassoterapiche nel buen
retiro sardo del Cavaliere. Il Richelieu di Bresso è uscito pulito da
tutti e tre questi inciampi giudiziari. E in attesa che Boccassini & C.
scoprano le loro carte, il premier incrocia le dita. Sperando che il
talismano Spinelli basti a salvarlo dal ciclone del Bunga-Bunga.
17-01-2011]
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Verificare se
soldi (un milione e mezzo di euro?) del cainano siano arrivati a Lele
Mora tramite il "cassiere" personale del Cavaliere, Giuseppe Spinelli
(anche presidente della società che edita Il Foglio): ecco cosa cercava
la perquisizione venerdì nell’ufficio di Spinelli a Milano Due
(Segrate), stoppata dall’interessato che su consiglio di Ghedini, ha
opposto alla polizia il fatto che quelle stanze fossero "di pertinenza"
della segreteria politica dell’onorevole Berlusconi...
Luigi Ferrarella e
Giuseppe Guastella per il
Corriere della sera
Verificare se
soldi di Silvio Berlusconi siano arrivati a Lele Mora tramite il
«cassiere» personale del Cavaliere, Giuseppe Spinelli: ecco cosa cercava
la perquisizione venerdì nell'ufficio di Spinelli a Milano Due
(Segrate), stoppata dall'interessato che su consiglio dell'avvocato del
premier, Niccolò Ghedini, ha opposto alla polizia il fatto che quelle
stanze fossero «di pertinenza» della segreteria politica dell'onorevole
Berlusconi.
Ricerca delicata,
questa dei «rapporti economico-finanziari gestiti da Spinelli e
intercorsi con Mora o comunque con soggetti a lui riconducibili».
Soprattutto perché, alla luce dei ruoli accreditati dalle tesi
dell'accusa, gli eventuali rapporti finanziari nel triangolo
Berlusconi-Spinelli-Mora si potrebbero anche tradurre così: soldi
dell'«utilizzatore finale» di prostitute, a favore dell'impresario tv
accusato di aver «selezionato un rilevante numero di giovani donne
prostituitesi con Berlusconi presso le sue residenze dietro pagamento»,
e con l'intermediazione esecutiva dello stesso fiduciario del premier
che proprio a quelle ragazze risulta aver liquidato periodiche «buste
paga» con banconote da 500 euro di taglio.
Come quelle
trovate ancora l'altro ieri a due delle dieci prostitute perquisite
dalla polizia, in un caso con l'annotazione «Silvio B.» siglata dalla
giovane in una busta con 10.000 euro.
L'IMMUNITÀ FERMA
LA PERQUISIZIONE MA ATTIVA LA CAMERA DEI DEPUTATI
Lo stop alla perquisizione dell'ufficio del non indagato Spinelli è
stato venerdì l'imprevisto che ha indotto la Procura di Milano a
inoltrare alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei
Deputati una richiesta di via libera all'atto d'indagine, con allegate
le 300 pagine notificate a Berlusconi dai pm Ilda Boccassini, Piero
Forno e Antonio Sangermano:
quelle con le due
ipotesi di reato di «prostituzione minorile» (per i suoi rapporti con la
17enne marocchina Karima «Ruby» el Mahroug), e di «concussione» per aver
premuto sui poliziotti della Questura milanese affinché la notte tra il
27 e il 28 maggio 2010 affidassero indebitamente la giovane,
«segnalatami come parente del presidente egiziano Mubarak», alla
consigliere regionale pdl Nicole Minetti.
Cioè proprio
all'ex igienista dentale di Berlusconi preannunciata al telefono dal
premier quale «delegata della Presidenza del Consiglio» che avrebbe
preso in carico la minorenne, la quale finì invece subito di nuovo a
casa della prostituta brasiliana che qualche ora prima aveva avvisato
Berlusconi a Parigi, chiamandolo sul cellulare, del fatto che la
minorenne scappata dalla comunità fosse finita in Questura per essere
identificata.
L'UOMO DI FIDUCIA
DEL «BORSELLINO» DI SILVIO
Par di capire che o l'esame dei conti delle società di Mora o
intercettazioni telefoniche facciano sospettare agli inquirenti che
l'impresario tv abbia beneficiato della prospettiva di erogazioni di
consistente entità, attorno al milione e mezzo di euro, dal ragionier
Spinelli: cioè da uno dei collaboratori più fidati di Berlusconi (con il
quale anni fa divise anche indagini e proscioglimenti nelle inchieste su
contestazioni fiscali attorno a Medusa Film e alla compravendita dei
terreni circostanti la villa di Macherio), storico amministratore del
«portafoglio» personale del Cavaliere, già consigliere d'amministrazione
in tre delle holding italiane di Berlusconi e dei suoi figli,
consigliere nelle immobiliari Dolcedrago e Idra (nel cui patrimonio c'è
la villa di Arcore), nonché presidente del consiglio d'amministrazione
della società che edita il quotidiano Il Foglio.
L'IDEA DI UN
PRESTITO PER PAGARE IL FISCO
Visto che la perquisizione interrotta nell'ufficio di Spinelli non ha
potuto accedere alle «documentazioni bancarie, copie di assegni
circolari/bonifici e documentazioni societarie» indicate nel decreto
autorizzativo stilato dai pm, allo stato è impossibile accertare se ci
sia stata solo l'idea, o invece anche una disponibilità reale, o infine
proprio un vero prestito di Berlusconi a Mora; se in caso positivo i
soldi siano stati davvero più di un milione di euro; e se Mora (qualora
li abbia ricevuti) li abbia magari poi già rimborsati.
C'è però un sicuro
dato di contesto storico. Oltre un anno fa vi fu un periodo nel quale
Mora, alle prese con il fallimento della sua società «LM Management»
schiacciata da un passivo di 17 milioni di euro, stava disperatamente
cercando la boccata di ossigeno finanziario che gli consentisse di
siglare con l'Agenzia delle Entrate un concordato fiscale da 6 milioni
di euro in rate semestrali per 6 anni.
Il progetto però
non si è mai perfezionato, tanto che il 17 dicembre scorso i pm milanesi
Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci hanno chiesto il rinvio a giudizio
di Mora per l'ipotesi di reato di bancarotta: a parte la difficoltà di
reperire denaro fresco, infatti, Mora non riuscì a trovare alcuna
compagnia assicurativa disposta a rilasciargli una polizza fideiussoria
sulla base della garanzia degli immobili che era disposto a offrire.
IL FINTO CONTROLLO
PER CASO E QUELLA VISITA A SEGRATE
Già prima dell'abortita perquisizione a Milano Due, del resto, i nomi di
Spinelli e di Mora (che ieri ha protestato la propria correttezza al
grido di «vendo divi e non prostitute») si sono incrociati una volta
nell'inchiesta.
Quando la
minorenne Ruby alle ore 19.45 del 22 settembre 2010, fermata in un
(finto) casuale controllo dell'auto guidata da un suo amico a Genova, fu
trovata con 5.000 euro in 10 banconote da 500 euro, la ragazza asserì
che si trattava di «un regalo» datole quel giorno dalla segretaria di
Lele Mora, presso la cui agenzia «LM Production» dichiarava di lavorare
come ballerina di danza del ventre e samba.
Ma l'autista che
era con lei riferì che nel primo pomeriggio si era fatta portare «in una
zona residenziale vicino al San Raffaele-Milano Due che conosceva lei e,
dopo essere scesa dal veicolo, si era allontanata all'interno di un
palazzo» (la sede dell'ufficio di Spinelli, ndr) «dove restava per circa
tre minuti (...) Non ho idea da dove provenga il denaro in possesso
della ragazza, l'unica cosa che ho visto è una busta bianca di cui
ignoro il contenuto».16-01-2011]
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INTERROGATORIO
FIUME PER NADIA MACRì (SAI COME SE LA STA CANTANDO…) - IN SOCCORSO DEL
BANANA ARRIVA INSPERATO L’AIUTO DELLA MAMMA DI NADIA: “MIA FIGLIA DICE
SOLO STUPIDAGGINI” - MARYSTHELLE POLANCO:SPINELLI PAGAVA LE VISITE DI
MIA FIGLIA AL SAN RAFFAELE (IL LEGALE: LEI NON LASCIA VIA OLGETTINA) -
OOOPS, DAI VERBALI SPUNTANO RIVELAZIONI EXTRA BANANA: L’ARCORINA BARBARA
GUERRA SI ERA PRESA UNA COTTA PER BECKHAM - TAORMINA: “PER BERLUSCONI LE
DONNE SONO DIVENTATE UNA FISSAZIONE
1. DA TRE ORE LA
ESCORT NADIA MACRI' DAVANTI A PM MILANO...
(ANSA) - E' in corso da oltre tre ore l'audizione come
persona informata sui fatti della escort Nadia Macri' davanti ai pm di
Milano che conducono l'inchiesta sul caso Ruby, che vede indagato il
premier Silvio Berlusconi per prostituzione minorile e concussione. La
ragazza aveva raccontato ai pm di Palermo, nell'ambito di un'altra
inchiesta, di aver avuto rapporti sessuali a pagamento nelle residenze
del premier e ieri, in un'intervista televisiva, ha spiegato che in
un'occasione era presente anche Ruby, che sarebbe stata pagata
direttamente dal premier.
2. «MIA FIGLIA
NADIA, QUANTE STUPIDAGGINI»...
Carlo Tarallo per il "Corriere del Mezzogiorno"
Maria Luigia
Peluso, la madre di Nadia Macrì, la escort che ieri sera ad "Annozero"
ha fatto nuovamente irruzione nel sexgate di Arcore raccontando aver
assistito personalmente ad un passaggio di denaro tra Ruby e Berlusconi,
ha la voce affranta: «Stupidaggini, solo stupidaggini».
Così definisce le
parole di sua figlia, questa donna originaria di Torre del Greco che
vorrebbe solo che questa storia finisse al più presto. «Conosco mia
figlia meglio di chiunque altro - spiega al telefono - e so come è
fatta. Ha visto che giornali e tv non si occupavano più di lei ed è
voluta tornare ad essere protagonista».
Ma stavolta le
affermazioni di Nadia sono delicatissime...«Beh anche le altre volte lo
erano, e come ho sempre detto mia figlia racconta balle colossali per
avere notorietà Non si rende conto delle conseguenze che può avere
questo comportamento. Nadia - aggiunge la madre - corre come i cavalli,
guarda solo davanti, ha i paraocchi».
Balle? Ad esempio?
«Come ho già avuto modo di dire, quando è iniziata questa storia ho
letto che Nadia mi avrebbe passato al telefono Berlusconi. Non è mai
successo. Non ho mai, e dico mai, parlato al telefono con il presidente.
Ecco, questa è Nadia: esagera con la fantasia». Ma lei sua figlia l'ha
più sentita? «No, non voglio sentirla fino a quando continuerà su questa
strada. Sta buttando via la sua vita per il miraggio della notorietà».
3. MARYSTHELLE
POLANCO, SPINELLI MI PAGAVA VISITE FIGLIA...
(ANSA) - ''Giuseppe Spinelli mi pagava le visite al San
Raffaele per mia figlia'': lo ha detto Marysthelle Polanco, una delle
ragazze che abitano nel residence di via Olgettina a Milano e coinvolta
nella vicenda Ruby, conversando proprio davanti al palazzo da cui verra'
sfrattata e per cui si e' gia' rivolta al proprio avvocato. ''Il
presidente Berlusconi - ha aggiunto - mi aveva detto che quando non lo
trovavo al telefono, perche' impegnato, potevo rivolgermi a Spinelli a
cui portavo le fatture delle visite della bimba. Pero' non mi ha mai
dato buste o soldi se non per questo. L'affitto me lo pago io,
lavorando''.
4. LEGALE
MARYSTHEL, MIA ASSISTITA NON SE NE VA DA VIA OLGETTINA...
(Adnkronos) - "La mia assistita non se ne va, non ce
n'e' ragione". Cosi' Andrea Buondonno, legale di Marysthel Garcia
Polanco, starlette di Colorado' Cafe', commenta il presunto sfratto
delle ragazze coinvolte nel caso Ruby. "Lo sfratto -spiega l'avvocato-
e' un provvedimento giudiziario, non un telegramma recapitato nella
casella postale". La showgirl, come altre colleghe protagoniste
dell'inchiesta a luci rosse che coinvolge anche il premier Silvio
Berlusconi, vive da tempo nello stabile di via Olgettina 65, al confine
tra Milano e Segrate.
Buondonno spiega
che la lettera per lo sfratto, tempo per sloggiare otto giorni, "e'
stata mandata dall'avvocato dell'immobiliare Friza, ma che non c'e'
attualmente una procedura giudiziaria in corso". La mia assistita "paga
regolarmente l'affitto (circa mille euro al mese), ha una bimba di 5
anni che vive con lei nata in Italia e che va a scuola, quindi
-conclude- non intende andarsene".
5. LA VELINA
RIVELÒ AL TELEFONO "SONO INNAMORATA DI BECKHAM"...
Francesco Viviano per "la
Repubblica" - Barbara Guerra che insieme alle altre
"amiche" partecipava alle serate nella villa di Arcore del Presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi, aveva perso la testa per un ex
calciatore del Milan. E chiedeva consigli su come comportarsi a un´altra
soubrette, Miriam Loddo, anche lei ospite nelle feste del premier.
Barbara Guerra, nota anche per avere partecipato alla serie televisiva
de "La Fattoria", s´era innamorata di David Beckham, uno dei giocatori
più pagati del mondo, pilastro della nazionale britannica, che
attualmente si allena con il Tottenham. La scoperta della "cotta" e di
un presunto incontro con il calciatore è emersa dalle intercettazioni
telefoniche del caso Ruby.
La telefonata tra
la Guerra e la Loddo è del 27 settembre del 2010, alle ore 15,40. Gli
investigatori registrano le confidenze tra le due ragazze. È Miriam a
chiamare Barbara per "aggiornarla" sulla serata trascorsa ad Arcore alla
quale Barbara era assente. Dopo il primo scambio di informazioni Barbara
confida all´amica: «Amò, mi sono innamorata porca troia...».
E Miriam,
curiosissima. «Ma dimmi, ma infatti poi io ti conosco come le mie tasche
mia cara, senza che tu...» E Barbara: «No, non l´ho visto però ero lì lì
per andare poi (parole incomprensibili) veramente è nel Milan». Miriam:
«E buono...». Barbara informa Miriam che il calciatore è sposato: «Però
è sposato e lei (la moglie ndr) sta a Los Angeles.. l´ho scoperto ieri
su internet... ». E Miriam: «E va bè, ma è a Los Angeles...» Barbara
continua: «Perché lui mi ha detto che fa il calciatore...». Miriam
replica: «È per questo che non te l´ha detto che è sposato». Barbara:
«Un cazzo, amo ma è un figo porca troia.. è troppo bello, come devo
fare». Barbara: «E amore vai divertiti, che cazzo devi fare» «. E
Barbara scherzando suggerisce: «Una "fattura" qualcosa.. una macumba...»
6. TAORMINA, LE
DONNE? PER LUI SONO UNA FISSAZIONE...
(ASCA) - ''Fino a quando ho avuto con Berlusconi un
rapporto intenso, non ho mai constatato direttamente situazioni come
quelle che stanno emergendo. Successivamente, pero', in piu' occasioni,
ho avuto modo di notare che qualcosa in lui stava cambiando: era preda,
per cosi' dire, di una fissazione''. Intervenuto a Radio Citta' Futura,
l'avvocato Carlo Taormina, ex parlamentare di Forza Italia, ha parlato
delle vicende di questi giorni del premier.
''In passato -ha
detto- ho partecipato a serate conviviali in casa Berlusconi. C'erano
cantanti, corpi di ballo, ma nulla di quello che viene descritto in
questi giorni. Negli ultimi anni, pero', in molte occasioni, anche
quando si parlava di cose molto serie, sovente, senza ragione,
Berlusconi raccontava o significava situazioni del tipo di quelle di cui
si sta parlando''.
Per Taormina,
''dobbiamo attendere che la magistratura faccia il suo corso, ma
certamente il quadro che emerge e' devastante''. Allontanatosi dallo
schieramento del premier, a seguito di una ''crisi morale intervenuta
dopo aver constatato come si stava strutturando l'entourage piu'
ristretto del Cavaliere'', Taormina ha avuto parole durissime proprio
nei confronti delle persone piu' vicine a Berlusconi: ''Inetti,
incapaci, yes men che stanno soltanto tutelando se stessi. Persone
immorali, nani e ballerine da lui portati in Parlamento, che capiscono
che il crollo di Berlusconi e' anche la loro fine''.
Infine, ha parlato
di Nadia Macri' l'escort tornata alla ribalta con le sue dichiarazioni
ad ''Anno Zero'', la trasmissione di Michele Santoro: '' Si, l'ho
conosciuta, come e' noto. Venne nel mio studio accompagnata dal Ministro
Brunetta e mi chiese di assisterla in una vicenda molto grave che la
vedeva indagata a Reggio Emilia per maltrattamenti al figlioletto. Dopo
aver parlato con il procuratore del posto, ho deciso di non assisterla.
A me ha comunque sempre detto cose che mi sono parse veritiere. Quanto
raccontato da Santoro mi e' parso pertanto credibile. Sono rimasto solo
un po' perplesso, quando ha parlato di Berlusconi protagonista di
ripetuti e ravvicinati rapporti sessuali''.
21-01-2011]
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1- BERLUSKAZZO
PRENDE SANTORO PER LE CORNA: "UNA VERGOGNA, UN ORRORE, UNA TRASMISSIONE
DELLA TV PUBBLICA BASATA SULLE MENZOGNE. NADIA MACRÌ? NON C’È DUBBIO CHE
SIA STATA PAGATA. PERCHÉ UNA RAGAZZA CON UN FIGLIO DOVREBBE DICHIARARSI
PUBBLICAMENTE ESCORT SE NON NE HA UN TORNACONTO?" (AH, LE RAGAZZE DI
OGGI) - 2- NADIA RISCHIA DI ESSERE LA PRIMA "TESTIMONE OCULARE" DELLA
PRESENZA DI RUBY ALLE FESTE HARD DI ARCORE: "NELLA SALETTA DEL “BUNGA
BUNGA” SI DIMENAVA A SENO NUDO E UN PO’ UBRIACA ATTORNO A UN PALO DA LAP
DANCE. POI CI FU UN’ORGIA..." - 3- "A VILLA CERTOSA, EBBI IL PRIMO
RAPPORTO SESSUALE PER IL QUALE VENNI PAGATA 5.000 EURO" -
1- BERLUSCONI
CONTRO "ANNOZERO": "UNA VERGOGNA, UN ORRORE, UNA TRASMISSIONE DELLA TV
PUBBLICA BASATA SULLE MENZOGNE. LA MACRÌ? NON C'È DUBBIO CHE SIA STATA
PAGATA. PERCHÉ UNA RAGAZZA CON UN FIGLIO DOVREBBE DICHIARARSI
PUBBLICAMENTE ESCORT SE NON NE HA UN TORNACONTO?"
Repubblica.it - "Una vergogna, un orrore, una trasmissione
della tv pubblica basata sulle menzogne". Silvio Berlusconi si sarebbe
sfogato così, nei colloqui con i ministri al termine del consiglio, per
la puntata di ieri sera di 'Annozero' e l'intervista alla escort Nadia
Macrì. Non c'è dubbio che sia pagata. "Perché una ragazza con un figlio
dovrebbe dichiararsi pubblicamente escort se non ne ha un tornaconto?",
avrebbe osservato Berlusconi secondo quanto riferito da alcuni presenti.
Anche per questo il premier sarebbe tornato sulla possibilità di reagire
agli attacchi della trasmissione, senza però indicare una strategia.
2- NADIA MACRI'
DAVANTI MAGISTRATI MILANESI...
(Adnkronos) - E' arrivata intorno alle 11.40 Nadia
Macri', una delle escort finite in una indagine condotta a Palermo e
trasmessa per competenza a Milano, negli uffici della polizia
giudiziaria di Milano per essere sentita, come testimone, nell'ambito
dell'inchiesta del caso Ruby che vede Silvio Berlusconi indagato per
concussione e prostituzione minorile.
Nel corso della
trasmissione 'Annozero' la stessa Macri' non piu' tardi di eri sera ha
affermato di aver partecipato a un festino ad Arcore, il 24 aprile
scorso, quando era presente anche Ruby.
Sia lei che la
giovane marocchina avrebbero avuto come compenso 5 mila euro. Ad
ascoltare le parole della ragazza e' il procuratore aggiunto Pietro
Forno.
3- AMICO MACRI',
SONO SCHIFATO, NADIA DICE LA VERITA'...
(AGI) - Si definisce "schifato" Francesco Chiesa
Soprani, l'ex agente di Noemi Letizia, che sta attendendo la fine
dell'interrogatorio alla escort Nadia Macri', in piazza Umanitaria, a
Milano. "Nadia e' tranquilla - afferma - e' una ragazza estroversa e
sincera e dice la verita' perche' non ha interessi economici da
difendere come le altre".
Chiesa Soprani
rivela di essere stato sentito, come testimone, nei mesi scorsi dal Pm
Antonio Sangermano, uno dei magistrati che coordina l'inchiesta sulle
feste ad Arcore. "Ho lavorato 10 anni con Lele Mora - aggiunge - e ho
incontrato e conosciuto Ruby negli uffici di Lele. A Emilio Fede ho
presentato Mariastella Polanco". "Ho letto le intercettazioni di questa
inchiesta - conclude - credo che le cose siano andate cosi' come emerge
da quelle intercettazioni, sono schifato, anche se sono un elettore di
centrodestra".
4- NADIA TESTE
CONTRO RUBY "ALLE ORGE VIDI ANCHE LEI" - "A VILLA CERTOSA, EBBI IL PRIMO
RAPPORTO SESSUALE PER IL QUALE VENNI PAGATA 5.000 EURO"
Paolo Colonnello per "La
Stampa"
«Io mi ricordo
bene la sera del 24 aprile scorso, perché credo che ad Arcore ci fosse
anche Ruby. Non sapevo come si chiamasse ma mi aveva colpito perché era
molto bella, la pelle un po' scura, aveva un bel viso e un seno molto
prosperoso. Nella saletta del "bunga bunga" si dimenava a seno nudo e un
po' ubriaca attorno a un palo da lap dance. Poi ci fu un'orgia...»
E' un fiume in
piena e adesso rischia di diventare la prima «testimone oculare» della
presenza di «Ruby Rubacuori» alle feste «hard» di Arcore. Dunque una
teste importante, ammesso che venga creduta, per le accuse rivolte al
Premier sulla prostituzione minorile. Nadia Macrì, la «escort» modenese
già salita alla ribalta delle cronache nei mesi scorsi per i suoi
racconti delle feste a luci rosse di villa San Martino, ieri sera in un
servizio di «Annozero» ha mostrato foto con dedica del Premier e i
regali che avrebbe ricevuto. Questa mattina la giovane verrà ascoltata
in Procura come «persona informata sui fatti».
La Macrì aveva già
ampiamente raccontato delle sue partecipazioni ai festini di Arcore e a
Villa Certosa in Sardegna ai magistrati di Palermo, che l'avevano
interrogata nell'ambito di un'inchiesta nata su un traffico di cocaina e
nella quale era stata arrestata Perla Genovesi, l'ex assistente del
senatore Pdl Enrico Pianetta, diventata corriere della droga dopo una
serie di vicissitudini. Ed è intercettando Perla Genovesi che i
magistrati siciliani sono arrivati a Nadia Macrì.
Tutti atti,
compresi i numerosi verbali della Genovesi, che la Procura di Palermo ha
mandato a Milano il novembre scorso «per competenza» e su cui è stato
aperto un fascicolo a parte. Ma se finora i racconti della escort, pur
descrivendo un certo ambiente non rivelavano reati, la circostanza che
lei sostenga di avere visto «una ragazza molto giovane, marocchina, che
ballava a seno nudo la danza del ventre», e proprio la sera del 24
aprile, un sabato, diventa un particolare importante, visto che il
controllo della polizia sulle celle radio base del telefonino di Ruby,
confermano che proprio quella sera la minorenne marocchina era presente
ad Arcore. Ma come fa ad essere sicura che quella fosse proprio Ruby?
«Me la ricordavo
bene e quando ho visto le sue foto, ho pensato fosse proprio lei. Poi
magari mi sbaglio ma che fosse l'unica marocchina non ho dubbi, perché
frequentando night e discoteche ne incontro tantissime e ormai le so
riconoscere». La Macrì sostiene che quella sera fu accompagnata da un
amico fino a Villa San Martino: «Mi aveva chiamato Berlusconi stesso. Il
mio numero glielo aveva dato il sindaco di Parma, con cui ci eravamo
incontrati. Ero stata una prima volta ad Arcore nell'aprile del 2009, ma
non successe niente, fu solo una presentazione. Poi venni chiamata prima
della Pasquetta di quello stesso anno per andare a Villa Certosa, in
Sardegna, e lì ebbi il primo rapporto sessuale per il quale venni pagata
5.000 euro. Infine Berlusconi mi richiamò per tornare ad Arcore l'aprile
scorso».
Ma che prove ha
per dire di essere stata chiamata da Berlusconi e di essere stata ad
Arcore proprio quella sera? «Porterò ai magistrati domani (stamattina,
ndr) il mio cellulare e potranno controllare facilmente dalla memoria
dell'apparecchio che le cose sono come dico io. E poi ci sono altri
testimoni. Ricordo che quella sera, prima di arrivare alla villa mi
fermai in un bar birreria di Arcore per vantarmi un po', feci finta di
chiedere indicazioni su dove si trovasse la villa e ricordo che il
barista mi guardò con due occhi così: "Ah, ma allora lei è invitata a
una cena da Berlusconi?"».
Ma lei parlò con
Ruby? «Sì, ci salutammo, anzi quella volta lasciammo la villa insieme,
verso le 3 del mattino. Ricordo che entrai nell'ufficio di Berlusconi
con lei e, parlando, dissi che ero una escort. Lui si arrabbiò e fece
uscire la giovane marocchina». Come si arrabbiò? «Sì, mi disse che non
dovevo dire certe cose in presenza di altri».
Ieri intanto,
l'amministrazione del palazzo di via Olgettina, dove abitano alcune
delle ragazze finite sotto inchiesta e dove il consigliere regionale
Nicole Minetti è intestataria di 4 appartamenti, hanno ricevuto una
lettera di sfratto dall'amministrazione del condominio con la quale
vengono invitate andarsene entro 8 giorni. Secondo quanto riferito da
Marysthelle, una delle ragazze, la lettera sarebbe stata motivata dalle
lamentele degli altri inquilini infuriati perché lo scandalo
«rappresenta un grave danno per l'immagine e il «decoro dello stabile».
21-01-2011]
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MIRACULO! TRA LE
BUNGA GIRLS, C’È CHI HA DETTO NO (UNA…) - “MISS 2 LAUREE”, LA COMPAGNA
DI LICEO DI NICOLE MINETTI (CHE L’AVEVA AVVERTITA: “NE VEDRAI DI OGNI”)
SI È CHIUSA IN BAGNO MENTRE DI LÀ SI SCATENAVANO - "MAI AVREI POTUTO
IMMAGINARE DI VEDERE ORGE A CASA DEL PREMIER" - A FINE SERATA, QUANDO IL
CAINANO LE HA CHIESTO SE SI FOSSE DIVERTITA, GLI HA DETTO DI NO. DA QUEL
MOMENTO, LA MINETTI NON SI È PIÙ FATTA SENTIRE
Paolo Berizzi per
"la
Repubblica"
Chiede di non
mettere il suo nome ma solo le iniziali, come è riportato nei verbali
delle intercettazioni che la riguardano. «Sto facendo uno stage in una
società importante, sa com´è?, i colleghi, i clienti... è una cosa un
po´ fastidiosa». Anche se la sua identità è già uscita, per rispetto la
chiameremo solo M. Ventisei anni, ex compagna di liceo di Nicole
Minetti, M. in questi giorni ha lasciato Milano - dove studia e lavora -
ed è tornata a Rimini a casa dei genitori.
«Ho preso dei
giorni di permesso - dice - voglio stare lontana almeno finché passa un
po´ questo casino». M., indicata nell´inchiesta come una delle testimoni
chiave dei festini di Arcore, è l´amica che il 19 settembre 2010 Minetti
porta a una cena nella residenza del presidente del Consiglio. La serata
prosegue tra i divanetti del Bunga Bunga, il night privato del premier
dove, tra palpeggiamenti, balli provocanti, travestimenti, buste piene
di denaro, va in scena - ospiti una ventina di ragazze - una serata che
M. in un sms inviato a un´amica definisce «allucinante». In un colloquio
telefonico con Repubblica M. parla della vicenda che l´ha coinvolta.
Quando Nicole
Minetti l´ha invitata a cena da Berlusconi che cosa ha pensato?
«Non mi sono posta nessun problema. Anzi, mi ha fatto piacere. Parliamo
comunque di un invito a casa del presidente del consiglio. Mica potevo
immaginare quello che sarebbe successo».
Minetti la invita
perché siete amiche?
«Eravamo compagne al liceo, all´epoca eravamo molto amiche. Poi, finito
il liceo, i rapporti si sono diradati. Quando ci siamo riviste pensavo
di ritrovare la stessa Nicole che conoscevo».
E invece?
«Era cambiata. Ma l´invito a Arcore l´ho accettato lo stesso. Forse sono
stata un po´ leggera? Ingenua? Superficiale? Non lo so, me lo sono
chiesto. Forse sì. Qualcuno potrebbe dire: eh però ci sei andata anche
tu a quelle feste...».
Lei viene
presentata come «quella con la doppia laurea». La Minetti la prepara
alla serata avvertendola che a casa del presidente ne avrebbe «viste di
ogni». La istruisce su come fare colpo e sulle tipologie di donne
presenti: le «zoccole», le «sudamericane che vengono dalle favelas»,
quelle «un po´ più serie» e le «vie di mezzo». La esorta a non fare la
timida e «via andare»...
«Non è stata una serata gradevole e non sono stata a mio agio. E infatti
quando mi hanno chiesto se mi ero divertita ho detto di no».
E´ Berlusconi che
glielo chiede.
«Sì, e devo dire che è stata una delusione. Parlo proprio della persona.
Non avrei mai immaginato di vedere certe cose, ci sono rimasta male».
E´ vero che lei
era o è berlusconiana?
«Mai stata berlusconiana. Di centrodestra sì, ma fan di Berlusconi
proprio no».
Al telefono - e lo
ha poi confermato ai magistrati - lei racconta di essersi trovata in
grave imbarazzo durante tutta quella serata. Di gruppi di donne che
ballavano mezze nude e si facevano toccare da Berlusconi, un clima a
luci rosse e lei che passa gran parte del tempo in bagno proprio per
stare a distanza da quella che ha definito «un´orgia».
«Ognuno decide cosa vuole da se stessa e dagli altri. Ognuno di noi ha
la sua personalità, la sua sensibilità, il suo gusto. Di certo se avessi
saputo prima, a quella cena non ci sarei andata».
Dopo il Bunga
Bunga ha riferito a un´amica che siete salite tutte al piano di sopra. E
lì Berlusconi ha scelto chi si sarebbe fermata per la notte e chi no. E´
lì che il premier le ha chiesto se si era divertita?
«Sì. E io gli ho detto la verità, e non me ne pento. Ma non sono stata
un´eroina, ho fatto quello che mi sembrava normale. Anche se il padrone
di casa era il Presidente del consiglio. In questi giorni mi sono letta
tutti i giornali, hanno scritto che io sono l´unica testimone. Non è
vero. Ci sono tante persone che, come me, hanno raccontato. Io ci sono
andata solo quella sera».
Lei però è una di
quelle che non c´è stata, cioè che non è stata disponibile. Questo
distingue la sua testimonianza dalle altre.
«Adesso però ho paura di venire strumentalizzata. E se parli male di
Berlusconi è perché sei di sinistra... E se parli con un giornale chissà
poi cosa dicono... Pensavo addirittura di fare un comunicato per
spiegare bene il mio punto di vista. Pensi che non mi sono presa nemmeno
un avvocato».
Ma il suo racconto
è stato messo a verbale.
«Tutto quello che è stato scritto nei verbali, le mie telefonate
eccetera, è tutto vero ovviamente. Ma magari alcuni termini io non li
uso, ma comunque...».
Che cosa pensa di
questo scandalo?
«Al di là di tutto quello che fa più scalpore - insomma, scusi il
termine, di tutta la m... - credo che nella sostanza ci siano delle cose
pesanti che è giusto che vengano approfondite. E i magistrati lo stanno
facendo».
Con Nicole Minetti
siete ancora amiche?
«Macché. Dopo il 19 settembre è scomparsa».19-01-2011]
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DOMANI LA CORTE, COL POPOLO VIOLA FUORI DALLA PORTA, SI RIUNISCE PER
DECIDERE SULLA LEGGE SALVABANANA - MOLTI COMINCIANO A CREDERE CHE FARÀ LA
BRUTTA FINE DEL LODO ALFANO. SE ANCHE NON LA BOCCIASSE, LA CONSULTA DARÀ AI
GIUDICI IL POTERE DI TENERE SOTTO SCACCO IL CAINANO - DÉBACLE PER I
DIFENSORI LONGO E GHEDINI, ARTEFICI DELLE SORTI GIUDIZIARIE DI SILVIO SIA IN
PARLAMENTO SIA IN TRIBUNALE - E A GIUGNO C’È IL REFERENDUM ABROGATIVO DI
TONINO…
Liana Milella per "la
Repubblica"
Incostituzionale, o
parzialmente incostituzionale, perché pone gli impegni del premier e dei
ministri al di sopra di qualsiasi altro interesse garantito dalla Carta,
compreso quello dei giudici a celebrare un processo. Incostituzionale, o
parzialmente incostituzionale, perché lega le mani alle toghe e toglie loro
il diritto di operare un bilanciamento tra le esigenze del processo e quelle
della politica.
Diritto che, proprio
usando l´espressione «bilanciamento», la Corte aveva già individuato e
delineato nel 2005 quando le capitò per le mani il caso di Cesare Previti,
l´ex avvocato del premier entrato in rotta di collisione col gip milanese
Alessandro Rossatto, per via delle presenze negate a un´infinita udienza
preliminare adducendo i contemporanei "doveri" di Montecitorio.
Alla vigilia
dell´udienza pubblica alla Consulta sul legittimo impedimento - domattina
alle 9 e 30 al secondo piano del palazzo che fronteggia il Quirinale -
queste sono le ultime indiscrezioni sul destino della legge. O bocciata del
tutto. O bocciata in una sua parte fondamentale e sostanziale, quella che
sta a cuore al Cavaliere, perché tiene congelati, dalla primavera del 2010,
i processi Mills, Mediaset, Mediatrade. I 15 alti giudici rientrano oggi a
Roma. E nel pomeriggio già si vedranno per una camera di consiglio
ordinaria, nella quale leggeranno le sentenze scritte sui casi discussi
prima di Natale.
Non è prevista alcuna
riunione ufficiale o incontro informale per parlare del legittimo
impedimento. Ma è questo, assieme ai referendum sull´acqua, sul nucleare e
sulla stessa legge ponte al mai nato lodo Alfano costituzionale, l´argomento
clou su cui riflettere. Se ne parlerà in conversari privati prima del
dibattito pubblico con gli avvocati di domattina e prima, soprattutto, della
decisione di giovedì.
Ad accogliere i
componenti della Corte ci sarà anche la sorpresa del Popolo viola che, dalle
17 e 30 di oggi, ha deciso di "illuminare" chi deve pronunciarsi sulla legge
con un presidio a lume di candela. Gianfranco Mascia ha anche avviato sul
suo blog una petizione di solidarietà.
Ma tra le alte toghe
l´orientamento sembra ormai solidificarsi sempre più. La legge ideata
dall´Udc, da Pier Ferdinando Casini e Michele Vietti (oggi vice presidente
del Csm), per bloccare il ddl sul processo breve che, se approvato per
fulminare quelli del premier, avrebbe comportato la moria di centinaia di
processi, non ce la farà a ottenere il crisma di costituzionalità dalla
Corte. Troppe, e troppo evidenti, le anomalie che determinano una manifesta
sproporzione di trattamento tra il "cittadino" Berlusconi, pur in veste di
premier, e tutti gli altri cittadini.
Troppo smaccata
l´impossibilità, di fatto, di celebrare i processi che si configura, a tutti
gli effetti, come una vera e propria sospensione. Giusto quella
«sospensione» che la medesima Consulta, vagliando e poi bocciando, il lodo
Alfano nell´ottobre 2009, decise che si poteva fare sì, ma solo a patto di
utilizzare una legge costituzionale. E il legittimo impedimento non lo è.
Appare fiacca, a detta
dei giudici, l´argomentazione degli avvocati di Berlusconi, Niccolò Ghedini
e Piero Longo, che insistono sul diritto del presidente del Consiglio,
costituzionale anch´esso, di governare e quindi di non poter essere
"angosciato" dalle udienze. Sarà pure, «ma è mai possibile che questo
presidente non trovi neppure un minuto in un intero anno per fare il suo
processo?». O non si è esagerato quando, nella stesura della legge, le
Camere hanno previsto una copertura estesa, come un grande lenzuolo, su ogni
possibile attività del premier, pure su quelle «preparatorie e
consequenziali, e comunque coessenziali»?
Dalla Corte i boatos
che paiono annunciare la bocciatura arrivano anche nel quartiere
berlusconiano. Dove già ci si prepara a dividersi. Di più o di meno a
seconda di quanto sarà pesante la stessa bocciatura. Se fosse totale,
apparirebbe come una piena sconfitta dei due legali Ghedini e Longo che
hanno dato il via libera al testo. Se lo stop fosse parziale - la legge
resta in piedi, ma è ampliata la sindacabilità del giudice e ogni
impedimento è valutato caso per caso - i due si appresterebbero a parlare di
una mezza sconfitta. Che appare invece, ad altri piediellini, come un
débacle totale in quanto il Cavaliere, essi dicono, tornerebbe ostaggio dei
giudici.10-01-2011]
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Domanda: "Cosa si pensa a Washington del governo Berlusconi?" Risposta: "C'è
grande apprezzamento". O è la marchetta dell'anno, oppure è un grandissimo
scoop la prima intervista post-Wikileaks dell'ambasciatore Usa, David
Thorne, alla Stampa di Torino (pp. 2-3). Decidano i lettori.
Intanto, da registrare
il messaggio di pace all'Eni di Paolone Scaroni: "Vi sono stati molti
incontri con Paolo Scaroni, a Roma e a Washington. L'Eni ha cambiato il suo
approccio, ipotizzando una convergenza tra gli oleodotti South Stream e
Nabucco. Direi che siamo in una fase di dialogo costruttiva".
Spiegare agli investitori di casa nostra che il primo azionista dell'Eni,
forse, non è il Tesoro italiano.10-01-2011]
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LUIGI BERLUSCONI
DEBUTTA CON FIRST CAPITAL...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Sbarca a Piazza Affari la "prima esperienza"
di Luigi Berlusconi da banchiere. Il figlio più giovane del premier,
qualche tempo fa, come stagista alla Madison Corporate Finance, ha
seguito i primi passi verso la Borsa di First Capital che, proprio,
ieri, ha ricevuto da Borsa Italiana il definitivo via libera al debutto.
Borsa ha dato l'ok alla quotazione sull'Aim Italia dell'investment
company specializzata nel Private Investments in Public Equity (PIPE),
costituita nel 2008, per il prossimo 22 dicembre.
L'operazione è
stata curata da Ugf Merchant (Gruppo Unipol) come nominated adviser, da
Madison Corporate Finance come advisor finanziario, dallo studio legale
Nctm e della società di revisione Deloitte, nonché da Aliberti
Governance Advisors. L'operazione, tutta in aumento di capitale, si è
conclusa con una raccolta superiore ai 14 milioni di euro (frutto di un
prezzo di collocamento di 1,03 euro per azione) che porterà i mezzi
propri della investment company a 25 milioni.
21-12-2010]
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BUNGA BUNGA AI
CARAIBI - LE TESI DI “REPORT”: "LE VILLE DI BERLUSCONI AD ANTIGUA IN
CAMBIO DEI DEBITI CANCELLATI" - L´EX COMMERCIALISTA: IL PREMIER ERA
PARTNER DELL´AFFARE (C’è LUI DIETRO LA FLAT POINT?) - I SOLDI DATI DAL
BANANA QUASI IDENTICI ALL’INVESTIMENTO DELLA OFFSHORE PER COSTRUIRE UN
ALBERGO E VILLE DI LUSSO - GHEDINI ANCORA PRIMA CHE LA GABANELLI ANDASSE
IN ONDA: “TESI DIFFAMATORIE
1 - "ANTIGUA, LE
VILLE DI BERLUSCONI IN CAMBIO DEI DEBITI CANCELLATI"...
Walter Galbiati per "la
Repubblica"
Bonifici per 22
milioni, una fideiussione per altri 10 milioni di euro e ora anche la
voce degli "amici" dei soci che parlano di Silvio Berlusconi come
«partner dell´operazione». Il cerchio intorno ai reali proprietari della
società offshore Flat Point, che sta costruendo un albergo di lusso e
alcune ville ad Antigua, si stringe sempre di più. Un progetto decollato
da quando il premier vi ha comprato casa, un "castello", come lo
chiamano gli abitanti del luogo, che non dista molto dalla dimora di un
ex primo ministro di Antigua, Lester Bird.
Banca d´Italia e
la procura di Milano nell´ambito dell´indagine su Banca Arner, un
istituto svizzero la cui filiale italiana è finita in amministrazione
straordinaria per vicende di riciclaggio, hanno già appurato che dai
conti del premier Silvio Berlusconi sono arrivati in Arner sui depositi
della Flat Point bonifici per 22 milioni di euro per finanziare
l´acquisto di terreni e la relativa costruzione di ville.
Soldi importanti
che valgono quasi l´intero investimento fatto dalla società offshore nel
paese caraibico. A questi, si è aggiunta una fideiussione da 10 milioni
di euro che lo stesso premier ha rilasciato a Piergiorgio Rivolta, un
geometra, già fallito, amministratore della Siti srl, una società in
rapporti d´affari con la Flat Point, in quanto oltre a finanziarla
(guarda caso per circa 10 milioni di euro) ne gestisce parte dello
sviluppo immobiliare ad Antigua.
Chi sia il vero
proprietario della Flat Point non si sa, ma il dubbio che dietro lo
schermo di prestanome, visto l´imponente esposizione finanziaria, si
celi lo stesso Silvio Berlusconi aumenta sempre di più. A monte della
catena di controllo della Flat Point siedono due scatole offshore, la
Emerald Cove Engineering e la Kappomar Holding, entrambe di Curacao
(Antille Olandesi).
I fiduciari di
queste società sono l´avvocato Carlo Postizzi, il commercialista
Giuseppe Poggioli e il dirigente di Banca Arner, Flavio De Paulis.
Postizzi poi è anche il socio unico della Siti e, quando sono sorti i
dubbi sui reali proprietari della Flat Point, ha rivendicato
pubblicamente di agire solo per se stesso e non per conto di altri.
Eppure nelle
dichiarazioni raccolte dalla trasmissione Report (...), Mario Caizzone,
un commercialista vicino a Rivolta e all´architetto Felice Nosotti
perché coinvolto con loro nel fallimento di una società immobiliare
(Imprenori spa), sostiene che Berlusconi è «partner dell´operazione».
Una confidenza che
Caizzone avrebbe ricevuto da Nosotti e Rivolta e dall´irlandese Michael
Barry, uno degli amministratori delle offshore che controllano la Flat
Point. «Sì. Lui (Barry ndr) ha sempre saputo che c´è Berlusconi
nell´operazione. Dietro a questi...insieme a questi signori Nosotti e
Rivolta c´è anche Berlusconi», ha dichiarato Caizzone ai microfoni di
Report.
Il tramite per
coinvolgere Berlusconi nell´operazione sarebbe stato Gianni Gamondi,
l´architetto personale del premier, amico di Nosotti, anche lui
architetto, che insieme con Rivolta ha avviato lo sviluppo ad Antigua.
«Loro (Nosotti e Rivolta ndr) me lo avevano accennato, così parlando del
più e del meno dicono, se risolviamo i problemi della Sace con il
Governo di Antigua, dovremmo avere le porte aperte per portare avanti
questa operazione immobiliare», spiega Caizzone a Report.
E in effetti a
dicembre 2004, è il governo Berlusconi a risolvere i problemi tra
Antigua e la Sace, la società controllata dal Tesoro, che paga in
anticipo le imprese italiane quando i governi esteri non saldano le
fatture per poi rivalersi successivamente sugli stessi governi. A Natale
del 2004 avviene lo scambio di regali: la Sace accetta di ricevere da
Antigua 11,3 milioni di euro al posto degli 84,5 milioni pagati
anticipatamente alle imprese italiane. L´anno dopo, nel 2005, inizia a
decollare l´attività immobiliare della Flat Point.
2 - GHEDINI, TESI
REPORT ASSURDE,INFONDATE,DIFFAMATORIE...
(ANSA) - 'Se fosse vero cio' che si legge su alcuni
giornali e sulle agenzie, Milena Gabanelli per tentare di difendersi
dalla causa civile intentata e in corso di notifica, per l'evidente
portata diffamatoria della trasmissione Report di alcune settimane or
sono, e guarda caso subito prima del voto di fiducia, starebbe tentando
di costruire una ulteriore puntata sulla casa di Antigua del Presidente
Berlusconi basandosi su una tesi totalmente assurda, infondata e
nuovamente diffamatoria'.
Lo afferma in una
nota Niccolo' Ghedini, deputato del Pdl e legale del presidente del
Consiglio.
'A dire di queste
fonti giornalistiche, si sosterra' da parte della Gabanelli - prosegue
la nota di Ghedini - che i permessi per la costruzione della casa del
Presidente Berlusconi sarebbero legati alla riduzione del debito vantato
dall'Italia nei confronti di Antigua. Se cosi' fosse, la natura
diffamatoria della falsa notizia sarebbe conclamata. Come e' noto e
facile comunque da accertare, la zona su cui sono sorti gli immobili in
questione a quella data aveva gia' da anni, addirittura dagli inizi
degli anni Novanta, quegli indici di edificabilita' e tutti i permessi
per costruire'.
'Come e'
altrettanto noto - sottolinea ancora il legale di Berlusconi - la Sace
ha operato come Spa in piena autonomia per la ristrutturazione del
debito con Antigua e senza alcuna interferenza da parte del governo o
del Presidente Berlusconi.
Si ricordi fra
l'altro che la specifica delega sul punto era detenuta dal viceministro
alle Attivita' Produttive, onorevole Urso, che potra' certamente
confermare che mai nessuna indicazione in merito gli e' pervenuta dal
Presidente Berlusconi. Si ribadisce altresi' che il Presidente
Berlusconi non ha alcun interesse ne' diretto, ne' indiretto, nelle
societa' proprietarie del compendio immobiliare circostante alla sua
casa, abitazione che e' stata regolarmente pagata e denunciata alle
autorita' italiane, compresa la Camera dei Deputati'. 13-12-2010]
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il LEGITTIMO
IMPEDIMENTO ha un "LEGITTIMO IMPEDIMENTO" - LA CORTE COSTITUZIONALE
RINVIERÀ L’UDIENZA SULLA LEGGE SALVA-BANANA DAL 14 AL 15 DICEMBRE PER
EVITARE "STRUMENTALIZZAZIONI" (IL 14 SI VOTA LA FIDUCIA), E PERMETTERE
AGLI AVVOcati PARLAMENTARI DEL CAV. DI ANDARE A VOTARE - IN OGNI CASO,
LA DECISIONE SARÀ A GENNAIO, INSIEME A QUELLA SUL REFERENDUM ABROGATIVO
PROPOSTO DA DI PIETRO
Liana Milella per
"la
Repubblica"
Solo 24 ore, anche
meno. Dal 14 dicembre al giorno seguente, il 15. Doveva svolgersi nel
pomeriggio, andrà alla mattina dopo. La Corte costituzionale si smarca,
si sfila dall´ingorgo della fiducia. Non vuole finire nella mischia.
Sposta da martedì 14, la data del "giudizio" per Berlusconi, quella del
doppio voto tra Camera e Senato, a mercoledì 15 l´udienza pubblica sul
legittimo impedimento, la legge che attualmente ha ibernato i processi
del premier.
Non è ancora
ufficiale, ma è già stato deciso. Sarà reso pubblico venerdì quando alla
Consulta lo scettro del comando passerà dalle mani di Francesco
Amirante, ex toga della Cassazione, a quelle di Ugo De Siervo, docente
di diritto costituzionale e oggi suo vice, la cui elezione, venerdì
stesso, è fuori discussione. È il più anziano e la sua sarà una
presidenza breve.
Sarà De Siervo,
nel consueto incontro con la stampa che segue a ruota il voto segreto, a
comunicare lo slittamento. Una mossa che previene qualsiasi richiesta,
da parte della difesa di Berlusconi, di possibili rinvii. Perché i due
legali del Cavaliere, Niccolò Ghedini e Piero Longo, sono uno deputato e
l´altro senatore, obbligati quindi alla contingenza del voto tra
Montecitorio e palazzo Madama.
Non l´hanno
anticipato, forse con l´idea di riservarsi la richiesta per l´ultimo
momento, un modo per evitare le inevitabili polemiche, ma una modifica
del calendario per via del "legittimo impedimento" di Ghedini e Longo
avrebbe potuto anche starci.
Invece ecco il
colpo a sorpresa. Il rinvio. Con una motivazione ovvia e trasparente. In
linea con una Corte che vuole star fuori dalle polemiche politiche e
preservare a tutti i costi la sua immagine di imparzialità. Che
preferisce mettersi in sicurezza pure dal punto di vista mediatico.
Perché è ben evidente che la contemporaneità avrebbe potuto creare un
corto circuito.
Intendiamoci, la
Corte non avrebbe deciso nulla il 14. Gli alti giudici avrebbero solo
ascoltato le parti. Poi, data l´ora tarda, avrebbero rinviato la
discussione tra di loro. E quindi la decisione. Che, per quanto si può
per ora capire, comunque non sarebbe stata presa prima di Natale, ma
solo dopo, a gennaio, in contemporanea con quella sul referendum
proposto da Di Pietro. Adesso i programmi non cambiano.
Udienza pubblica
il 15, poi troppo poco tempo per decidere se la legge ponte al mai nato
lodo Alfano costituzionale rispetta o viola la Carta. Tra le ragioni
determinante quella che il 9 dicembre entra ufficialmente a far parte
della Consulta il neo eletto (dalla Cassazione) Giorgio Lattanzi. Il
quale, prima di decidere se il legittimo impedimento rispetta o no la
nostra prima legge, dovrà pur documentarsi. E avrà bisogno di un po´ di
tempo.
09-12-2010]
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Nadia Macrì, l’escort che parla - "Ho conosciuto il
responsabile della sicurezza di Lele Mora. Mi ha detto
che poteva farmi conoscere il presidente - Sono andata
ad Arcore per 5 mila euro. Berlusconi mi disse: ’sono il
sogno degli italiani’ - Poi sono andata anche a villa
Certosa, in Sardegna e lì oltre alle ragazze c’erano
tanti imprenditori, avvocati, notai" - GHEDINI: "CI
RISERVIAMO AZIONI LEGALI
Da
Sky -
E'
l'ultima protagonista delle polemiche sui festini a luci
rosse e la politica che hanno investito il presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi. Il suo nome era
spuntato, inaspettatamente, tra le pieghe di una
inchiesta sul narcotraffico. Nadia Macrì, l'escort di 28
anni di Reggio Emilia che ha raccontato ai pm di avere
fatto sesso a pagamento col premier in due occasioni,
parla per la prima volta in tv ai microfoni di SkyTG24.
L'incontro con Fede - "Ho conosciuto il responsabile
della sicurezza di Lele Mora. Mi ha detto che poteva
farmi conoscere il presidente. Ho accettato perché mi
sembrava una cosa nuova", racconta. "Dopo aver
conosciuto Lele Mora mi hanno presentato Emilio Fede.
Eravamo in 5 o 6 ragazze ed era come se lui selezionasse
le persone. Da lì siamo andati in taxi fino ad Arcore.
Siamo andati in villa".
Ragazze giovani - "Ad Arcore e in Sardegna ho incontrato
tante ragazze giovani, penso minorenni. Dopo la vicenda
di Noemi - ha aggiunto - ho pensato, allora ci sono
ragazze minorenni". La giovane ha raccontato anche però
di non aver mai socializzato con le altre ragazze
incontrate nelle varie occasioni o festa a Milano e in
Sardegna. "Non si poteva parlare tra noi - ha detto
dovevamo stare zitte". "Sono andata ad Arcore per 5 mila
euro - ha raccontato Nadia Macri' - ma con il presidente
mi sono confidata, speravo in un aiuto da parte sua".
LA
SEGRETARIA TUTTOFARE -
Nadia Macrì non si addentra sui particolari
dell'inchiesta ma racconta qualche curiosità sul suo
arrivo a casa del presidente del Consiglio ("abbiamo
mangiato tortellini in brodo").
"C'era una sorta di segretaria del premier con cui ci
siamo scambiati i numeri di telefono. Così un mese dopo
il presidente mi ha invitato ad Arcore una seconda
volta. Mi ha chiamato al cellulare e mi ha detto: 'Sono
il sogno degli italiani'".
Gli uomini delle guardie del corpo? "Erano tutti belli",
racconta Nadia che aggiunge altri particolari sulle sue
visite in Sardegna: "Quando sono arrivata a Villa
Certosa i carabinieri non mi hanno chiesto i documenti.
Mi è sembrata una cosa molto strana. C'erano anche tanti
avvocati e imprenditori". "Forse ho sbagliato a
presentarmi come escort. Avrei fatto meglio a
presentarmi come una che voleva fare televisione" ha
concluso la ragazza.
GHEDINI: "CI RISERVIAMO AZIONI LEGALI"
-
In risposta a questa intervista interviene, con una
nota, il legale del premier. "In relazione
all'intervista di Nadia Macrì - sostiene Ghedini - che
sta ripetutamente andando in onda su Sky, si deve
rilevare come le sue dichiarazioni siano destituite di
ogni fondamento e già state smentite dai fatti e da
numerosissime dichiarazioni testimoniali."
"E' assai singolare - si legge ancora nella nota - che
venga riproposta oggi un'intervista su una vicenda che
già aveva trovato chiarimento oltre che specifiche
precisazioni anche della magistratura. E' evidente che
ci si riserva ogni azione giudiziaria in merito".
28-11-2010]
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LA
CRICCA DI SHANGAI - ANCHE ALL’EXPO ASIATICA CI FACCIAMO
RICONOSCERE - IL PADIGLIONE ITALIANO (L’UNICO A NON
ESSERE SMONTATO) DOVEVA DIVENTARE UNA VETRINA PER IL
MADE IN ITALY, MA FINIRÀ PER OSPITARE UN CENTRO
COMMERCIALE QUALSIASI - “REPUBBLICA” TROVA DOCUMENTI CHE
SVELANO AFFARI, FAVORI E MILIONI E LA PRESENZA COSTANTE
DI UOMINI E DONNE VICINISSIMI AL “SISTEMA BALDUCCI” - LA
GARA DELLA RISTORAZIONE? LA VINCE STEFANO RUSSO, GENERO
DI GIANNI LETTA, E LA FAMIGLIA OTTAVIANI CUI APPARTIENE
LA SOCIETÀ DI CATERING "RELAIS LE JARDIN", ÇA VA SANS
DIRE...
Carlo Bonini e Giampaolo Visetti per "la
Repubblica"
La
partecipazione all´Expo universale di Shanghai 2010 è
costata, in denaro pubblico, tra i 40 e i 60 milioni di
euro. E di questi, tra i 12 e i 15 (manca ancora un
bilancio pubblico ufficiale), sono stati spesi per la
costruzione del nostro Padiglione, un prisma in «cemento
trasparente» alto 18 metri a copertura di un´area di 3
mila e 600 metri quadri. «Un successo di visitatori e di
critica», si sono compiaciuti i responsabili della
manifestazione. Il «migliore biglietto da visita per
Milano 2015».
È
così? Oggi, a un mese dalla chiusura dell´Expo, il
nostro Padiglione è pronto per essere donato alla
municipalità di Shanghai, che ha intenzione di
trasformarlo in un centro commerciale. A differenza
degli altri 144 padiglioni, il "prisma" non può essere
infatti smantellato e diventerà una «vetrina del made in
Italy».
Anche perché paiono evaporati gli annunciati «ventitré
privati» che avrebbero dovuto animare un´asta per il suo
acquisto. C´è di più: documenti riservati e
testimonianze raccolti da "Repubblica" tra l´Italia e la
Cina, svelano ora che qualcosa di questa nostra
avventura non è andata per il verso giusto. Cosa?
LE
IMPRONTE DEL "SISTEMA"
La nostra missione in Cina ha un timoniere: Beniamino
Quintieri, economista di origini calabresi, docente
universitario, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica,
già presidente dell´Ice dal 2001 al 2005, con il primo
governo Berlusconi. Le chiavi dell´Expo di Shanghai,
organizzazione e cassa, gli vengono consegnate
nell´agosto 2007 dal governo Prodi, con la nomina a
Commissario straordinario. Ma è nel 2008 che il suo
lavoro, con il nuovo governo Berlusconi, entra nel vivo.
Ed
è nel 2008 che a incrociare il sentiero dell´Expo
troviamo i nomi di due professionisti che le inchieste
delle Procure di Firenze e Perugia sui Grandi Appalti
annotano nel cosiddetto "Sistema Balducci". Uno spazio
"gelatinoso" che, a Roma, fa perno nella struttura di
Palazzo Chigi che governa gli appalti dei Grandi Eventi
e che tiene insieme professionisti, funzionari pubblici,
gestori dei centri di spesa.
Tra 65 proposte presentate, a vincere il concorso di
idee per la progettazione del Padiglione italiano a
Shanghai è Giampaolo Imbrighi. L´architetto, come
documentano gli atti dell´inchiesta sui Grandi Appalti,
ha un solido legame con l´ex presidente del Consiglio
Superiore dei Lavori Pubblici Angelo Balducci (arrestato
in febbraio per corruzione) ed è stato responsabile del
progetto della piscina di Valco San Paolo per i Mondiali
di Nuoto di Roma del 2008 (opera mai inaugurata e a
tutt´oggi sotto sequestro).
Di
più: il suo nome è nella lista dei beneficiati dal
costruttore Diego Anemone e la sua firma compare nella
perizia tecnica che, a Firenze, riconosce alla Btp di
Riccardo Fusi, costruttore nella tasca di Denis Verdini
(e come lui indagato per corruzione), 34 milioni di euro
di indennizzo per l´esclusione dall´appalto della scuola
dei Marescialli.
Per Shanghai viene nominata responsabile tecnico del
progetto un architetto di 26 anni, Valentina Romano,
figlia del capo del Cerimoniale del Quirinale. Per
altro, non la sola con un cognome importante. Alla
comunicazione e agli eventi nel Padiglione, lavora Maria
Quintieri, figlia del Commissario straordinario.
All´ufficio stampa, Francesco Paravati, genero dell´ex
presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero.
Sul mar della Cina, l´architetto Imbrighi non è la sola
ricorrenza del "Sistema Grandi Eventi". Come documentato
dagli atti ufficiali, nella "commissione giudicatrice"
che, nel dicembre 2008, sceglie l´impresa di costruzioni
che realizzerà il padiglione, siede Raniero Fabrizi,
ingegnere, direttore generale presso la Presidenza del
Consiglio dei ministri, coordinatore della Struttura di
Missione per i 150 anni dell´Unità d´Italia.
Una "voce" più volte intercettata dal Ros nei conversari
di Fabio De Santis (ex provveditore alle opere pubbliche
della Toscana, arrestato per corruzione). L´ingegner
Fabrizi e la sua commissione aggiudicano, per poco meno
di 8 milioni di euro, la commessa per la realizzazione
del progetto di Imbrighi all´impresa cinese "Jiangsu
Nantong n.3 Construction", che, tuttavia, nel giro di
pochi mesi si rivela incapace di realizzare l´opera.
Al
punto che nella primavera del 2009 il suo contratto
viene rescisso (la "Jiangsu" tratterà circa mezzo
milione di euro a titolo di avanzamento lavori). In
quell´aggiudicazione, qualcosa non funziona. La
"Jiangsu" ha prevalso su imprese almeno sulla carta più
titolate. Soprattutto, sul colosso "Guandong Group",
classificato secondo.
In
un carteggio via mail in possesso di "Repubblica",
riferendosi alla gara per la costruzione del padiglione,
Simone Riva, managing director della società milanese "Eurostands
spa", per l´occasione partner "ombra" della "Guandong
Group", parla di «farsa all´italiana». Di «irregolarità»
che la Commissione giudicatrice ha «vergognosamente»
sanato. L´interlocutore cui Riva confida «il proprio
schifo», si congratula. «Minchia che culo!!!! - scrive -
Ti è capitato un ricorso facile facile. Porti a casa i
soldi senza realizzare l´opera. Mito!!!!!». La "Eurostands"
non costruirà ma, ora, ha ottimi argomenti con cui
battere cassa altrimenti.
L´INGANNO ALLE REGIONI
Alla improvvisa uscita di scena della "Jiangsu", il
Commissario straordinario, nella primavera 2009, pone
rimedio con un affidamento diretto. Logica e diritto
imporrebbero che nella realizzazione del padiglione
subentri la "Guandong", seconda in graduatoria. Ma non è
così. Il cantiere è affidato alla "Greenland
construction", altro colosso cinese delle costruzioni,
terzo in graduatoria. "Guandong" e la sua partner
italiana Eurostands dovrebbero procedere nel loro
«ricorso facile facile».
Ma
non lo fanno. La società si assicura infatti,
nell´autunno del 2009, la polpa dell´Expo:
l´allestimento. Con un´offerta di 1 milione e 386 mila
euro, vince la gara che le affida la realizzazione di
negozio, ristorante, caffetteria, sala vip, uffici e
auditorium. E che - si legge nel bando ufficiale - la
«obbliga, qualora le venga richiesto, ad eseguire
montaggio e smontaggio degli allestimenti degli eventi
che verranno realizzati da partner istituzionali e/o
privati». La clausola è cruciale nello svelare il
meccanismo di "compensazione" che assicura il
"risarcimento" alla Eurostands.
A
partire dal febbraio di quell´anno, come dimostra un
documento sottoscritto dal comune di Milano, il
Commissario ha infatti cominciato a sottoporre a Regioni
e Comuni un "regolamento di partecipazione" all´Expo che
individua nel vincitore di una gara ancora da
aggiudicare (e che Eurostands vincerà) un «allestitore»
non facoltativo, come pure vuole il bando, ma «unico e
ufficiale». E a prezzi importanti, se si tiene conto del
costo del lavoro in Cina. Dai 200 ai 300 mila euro (di
cui 100 per il Commissariato), il prezzo più alto a
metro quadro di tutti i padiglioni dell´Expo. Alla
tariffa finiscono per sottostare 9 delle 12 Regioni e 2
dei 3 comuni espositori. Per un costo che supera i 3
milioni di euro. Denaro incassato dal Commissariato e
quindi girato a Eurostands, al netto di eventuali
"utili".
La
mossa fa saltare l´accordo che vuole la Fiera di Milano
partner strategico e imbarazza i nostri diplomatici che,
riservatamente, se ne dissociano con preoccupate e-mail.
Si prefigura infatti uno schema in cui il denaro dei
contribuenti (quello delle Regioni) paga degli spazi già
finanziati dallo Stato e gestiti da un ufficio, quello
del Commissario, pagato sempre con fondi pubblici, ma
che improvvisamente opera di fatto come intermediario di
una società privata: Eurostands, appunto.
Ma
la mossa, soprattutto, fa lievitare i costi per le
Regioni che, in due casi, decidono di fare da sole. Una
è la Toscana. Racconta Silvia Burzagli, vicedirettore di
"Toscana Promozione": «A fine del gennaio scorso veniamo
a sapere che non avevamo più l´allestitore che era Fiera
Milano, ma che ci dovevamo relazionare con il
Commissariato, il quale poi ci scrive che avevano un
allestitore ufficiale, Eurostands. Ci arriva un
preventivo. E i prezzi, sinceramente, sono troppo alti.
230mila euro per tutto l´allestimento, che però non è in
linea con quello che vogliamo fare. Allora, guardo i
prezzi da capitolato del nostro allestitore, che
individuiamo ogni tre anni con gara europea. Il prezzo
era di almeno 50 mila euro più basso».
L´UOMO DI BRUNETTA
La Fiera abbandona di fatto l´Expo (ne rimane semplice
sponsor) ritirando dall´organizzazione il suo dirigente
in Cina, Dario Rota, che, nel silenzio del Commissario,
si dimette dall´incarico di direttore del Padiglione
italiano nel febbraio 2010, a neppure due mesi
dall´inaugurazione. Lo sostituisce un trentaquattrenne,
di origini calabresi, Ernesto Miraglia. Ha vissuto fino
a quel momento ad Hong Kong, dove è sbarcato con una
gioielleria dei genitori della moglie (orafi di Torre
del Greco).
Di
Expo universali e padiglioni, Miraglia non ha alcuna
esperienza. Quintieri lo assume con un compenso di 70
mila euro, ma il contratto che lo lega al Commissariato
non è né depositato in Italia, né denunciato al nostro
Erario. Il Commissario lo stipula infatti con una
società, la "Italian Luxury", che fa capo a Miraglia ed
è registrata ad Hong Kong, piazza off-shore inserita
nella black list dei paradisi fiscali.
Non è il solo strappo alla "forma". Accade che nel
nostro Padiglione venga allestita la mostra temporanea
"L´Italia degli Innovatori". È un progetto da 1 milione
di euro che sta a cuore al ministro dell´Innovazione
Renato Brunetta e di cui si occupa personalmente uno dei
suoi consulenti, Antonio Cianci. Con qualche buona
ragione, perché la società individuata dal Commissario
come responsabile di quel progetto è la milanese "Key
People", di cui Cianci è stato amministratore per sette
anni. Costruzione del padiglione e allestimenti, dunque.
Ma c´è una terza gara bandita dal Commissario. Quella
della ristorazione. Chi la vincerà?
LA
TAVOLA DEI SOLITI NOTI
Con poca sorpresa si impongono Stefano Russo, genero di
Gianni Letta, e la famiglia Ottaviani cui appartiene la
società di catering "Relais le Jardin". Il bando di
appalto per la "ristorazione" nel Padiglione è scritto
su misura per l´azienda che, da sempre, fa da asso
pigliatutto nelle gare della Protezione Civile di
Bertolaso. La "Relais", in Cina, non ha mai cucinato
neppure un piatto di spaghetti.
Ma
c´è da liberarsi della concorrenza di "The Kitchen",
storica catena della ristorazione italiana in Asia. E,
appunto, ci pensano i requisiti fissati nel bando. Poco
importa, poi, che la "Relais" per accendere i fornelli a
Shanghai sia costretta ad acquistare le licenze per
operare in Cina in fretta e furia dal ristorante "That´s
amore" dei fratelli Morano. Anche loro di origini
calabresi.
Dettagli. Come la scelta a trattativa diretta
dell´impresa di spedizioni che, a cose fatte, si
"scopre" non avere le autorizzazioni per l´accesso
diretto all´area dell´Expo. O quella dell´agenzia per il
servizio di hostess. A costi da capogiro, la spunta "Nexxi",
società italo-giapponese che in Cina non ha mai messo
piede, ma creata ad hoc dal gruppo "Triumph" di Maria
Criscuolo, madrina del figlio di Roberto Ottaviani.
L´Ottaviani
di "Relais le Jardin", con cui la Triumph divide
normalmente la torta degli appalti per i Grandi Eventi.
Per sei mesi, nel Paese dove le hostess hanno il costo
orario di un caffè, la Triumph riesce a spuntare dal
Commissario circa un milione e 200 mila euro.
03-12-2010]
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L
BANANA A TUTTO GAS(DOTTO) - GLI AFFARI OPACHI CHE
RUOTANO INTORNO AL MERCATO DEL GAS E PETROLIO CHE ARRIVA
DALLA RUSSIA - STRANI E COMPLESSI GIRI DI INTERMEDIARI
ALL’APPARENZA INUTILI, SOCIETÀ (SPESSO CON
PARTECIPAZIONE ITALIANA) CHE GUADAGNANO RIVENDENDO A
TERZI E IL GIRO DELLE SOCIETÀ LEGATE AL CREMLINO - ED è
FACILE IMBATTERSI IN UN SODALE DEL BANANA: DA VALENTINI
A MENTASTI, DA FALLICO A FERLENGHI, TUTTI GLI UOMINI DEL
PRESIDENTE…
1
- IL BANANA A TUTTO GAS(DOTTO)...
Stefano Agnoli per il "Corriere
della Sera"
Petrolio e gas. E fino a non molto tempo fa un oliato
sistema di intermediari. La Russia è il primo produttore
mondiale di greggio con 10 milioni di barili al giorno,
più dell'Arabia Saudita. Ed è anche il secondo per il
gas, dopo gli Stati Uniti, con un quarto delle riserve
del pianeta. Può stupire che su questo mare di risorse
si concentri l'attenzione di governi, diplomazie,
compagnie petrolifere, finanziarie e affaristi?
Ovviamente no.
I
«cables» dell'ex ambasciatore americano a Roma, Ronald
Spogli, che nel 2008 riferisce le confidenze del suo
collega georgiano («Putin ha promesso a Berlusconi una
percentuale sui profitti da ogni gasdotto sviluppato da
Gazprom insieme con l'Eni») fanno il paio con quelli
inviati da Mosca il 24 novembre dello stesso anno, a
firma del suo collega John Beyrle.
In
due paginette Beyrle descrive come «opaco» il business
della vendita del petrolio russo all'estero. Un giro
d'affari del quale sarebbero beneficiarie aziende
«politicamente introdotte» come ad esempio la Gunvor.
Una società svizzera, riporta Beyrle, che «si dice» sia
una delle fonti della ricchezza nascosta di Putin. Di
proprietà di Gennady Timchenko, che «si dice» sia stato
un collega dell'attuale primo ministro russo ai tempi
del Kgb.
Spazzatura di seconda mano, già letta e smentita sui
giornali di mezzo mondo e ricucinata ad uso di poco
informate alte sfere a Washington? Può essere, se non
fosse per una piccola ma fondamentale differenza:
l'imprimatur (ai massimi livelli) delle rappresentanze
diplomatiche a stelle e strisce. Che in altre note
«confidenziali» scrivono senza mezzi termini di aver
raccolto storie poco chiare. Come, ad esempio, che
proprio la chiacchierata Gunvor guadagna un dollaro per
ogni barile di petrolio venduto, contro il margine da 5
a 20 centesimi strappato da un trader normale. Una
cresta, insomma, grazie ai suoi «buoni rapporti». Uno
«sfriso», come i petrolieri definiscono il frutto
dell'intermediazione.
Nel gas accade come nel petrolio? Svanita la cortina
post-sovietica, gli esempi di sistemi «opachi» di
vendita del gas da parte di Gazprom si sprecano. Come
durante la crisi ucraina del 2005-06, un caso che si è
trascinato fino a quando l'invisa (al Cremlino) Yulia
Timoshenko è sparita di scena.
Un
«cable» del 30 ottobre 2008 dall'ambasciata di Kiev
ricorda che Gazprom, invece di vendere il metano
direttamente all'Ucraina lo cede a un intermediario,
RosUkrEnergo, una società al 50% tra Gazprom e due
oligarchi ucraini (Dmitri Firtash e Ivan Fursin), che a
sua volta lo rivende a Kiev. Perché Gazprom sarebbe
dovuta entrare in affari con loro?
Anche nel caso Centrex-Mentasti, sempre del 2005, era
previsto un contorto meccanismo di cessione del prezioso
gas, questa volta in Italia. L'austriaca Centrex, creata
da Gazprom e nella quale aveva una partecipazione Bruno
Mentasti (imprenditore socio di Silvio Berlusconi ai
tempi di Telepiù), avrebbe dovuto ricevere tre miliardi
di metri cubi di gas russo dall'Eni di Vittorio Mincato
per rivenderli in Europa. Guadagnandoci ovviamente, e
fin qui la storia è nota. Ma di chi era la Centrex?
Sulla carta risultava controllata da un Centrex Group di
Cipro, a sua volta controllato da un trust di Vaduz, la
Idf.
I
nomi dei beneficiari della holding del principato
alpino, liquidata definitivamente a marzo 2010, sono
rimasti sconosciuti. C'erano degli italiani, oltre ai
russi? Difficile dirlo. Solo lo scorso anno è emerso che
già nel 2006 l'80% della Idf era stato venduto a una
banca di Mosca, la Russische Kommerzial Bank. Ora il
proprietario è Gazprombank, che malgrado il nome non
ambiguo ha il colosso energetico di Mosca solo come
socio di minoranza. A guidare la «nuova» Centrex è
l'italiano Massimo Nicolazzi, ex Eni e ex Lukoil, che
assicura di non vendere neppure un metro cubo di gas in
Italia.
Dopo l'Eni, a «intermediare» gas russo sul territorio
nazionale risultano ad oggi solo due società: Premium
Gas, una joint venture tra Gazprom Germania da una parte
e la lombarda A2A e Iren dall'altra. E Promgas, i cui
azionisti sono Eni e la stessa Gazprom. Creata ai tempi
dell'ex premier russo Viktor Chernomyrdin, il suo metano
lo gira alla franco-italiana Edison.
Nei due anni trascorsi dal 2008, e dai «cables» delle
ambasciate Usa, le cose sono un po' cambiate. La corsa
agli affari con Gazprom, e al metano russo, si è
attenuata. Allora il barile era a 147 dollari, e il gas
lo seguiva a ruota. Con gli attuali prezzi, invece, i
clienti europei puntano a sganciarsi dai costosi
contratti stipulati con i russi. In attesa che il vento
cambi un'altra volta.
2 - DA VALENTINI A MENTASTI TUTTI GLI UOMINI DEL
PRESIDENTE...
Andrea Greco per "la
Repubblica"
C´è "il mediatore segreto" che poi segreto non è, anzi
si muove come un ambasciatore di fatto. C´è l´amico di
famiglia, che sfiorò il grande affare del gas in
proprio. C´è "il professore", banchiere appassionato di
letteratura, c´è il manager italo-russo dalla doppia
nazionalità segreta. La rete di Silvio Berlusconi quando
si arma e parte per Mosca è variopinta, ma accomunata
dal fatto che tutti, con più e con meno complicità,
hanno subito l´esuberanza del politico fattosi "amico"
del Cremlino, ma nel fondo sempre imprenditore che fiuta
l´affare.
VALENTINO VALENTINI
Quello che Ronald Spogli incorona come il mediatore
numero uno è un bolognese classe ‘62, ex interprete del
Parlamento europeo ora deputato del Pdl, protagonista di
una bruciante carriera tutta giocata sulla conoscenza
delle lingue straniere. E sull´intesa personale con
Silvio Berlusconi, che esige la sua presenza quando
sconfina Oltrecortina, ben più che quella degli
ambasciatori ufficiali di turno. Da traduttore a
mediatore a tutto campo, di diplomazie e soprattutto
affari, l´uomo che vive tra l´Italia e Mosca può bussare
a tutte le porte. Anche al Cremlino. Si muove in totale
autonomia, riporta solo al Cavaliere.
ANTONIO FALLICO
L´italiano più potente di Mosca - senza gara dicono,
dopo il trasloco del capo dell´Eni, Mario Reali - è un
siciliano di Bronte, compagno di liceo di Marcello
dell´Utri, come lui appassionato di letteratura, ma ramo
spy stories (Feltrinelli ne ha da poco pubblicato
Prospettiva Lenin, nom de plume Anton Antonov). Arrivò
in Urss a metà degli anni Settanta con la
raccomandazione dell´editore comunista Nicola Teti. Vi
si è affermato come banchiere e attualmente presiede Zao
Banca (Intesa Sanpaolo). Ha rapporti personali con
Berlusconi da quando, nel 1986, curò lo sbarco di
Publitalia in Russia. Molti amici anche tra la
nomenklatura, tanto che è stato nominato console
onorario della Russia a Verona. Da un decennio è
l´architetto dei maggiori business sull´asse
Italia-Russia, compresi quelli nel gas. È advisor di
Gazprom.
ERNESTO FERLENGHI
Il manager che - dai dispacci pubblicati su Wikileaks -
si era rifiutato di ricevere la delegazione americana a
Mosca è l´ex pupillo di Reali a Mosca. Assunto all´Eni
nel ´95 e solo dopo emerse che nascondeva una doppia
cittadinanza, essendo di madre russa. Quindi secondo la
legge locale è unicamente un cittadino russo. Di recente
è stato nominato console onorario d´Italia a Novi
Orengoi, in Siberia.
BRUNO MENTASTI
È finito nel dimenticatoio, ma cinque anni fa rischiò il
colpo del secolo: sfilare tre miliardi di metri cubi di
gas all´Eni e venderli al pubblico in Italia. Senza
esperienze nel settore, solo grazie all´amicizia di
famiglia con Berlusconi. Mentasti, venditore delle acque
San Pellegrino a Nestlè, poi socio del Cavaliere in
Tele+, aveva stretto legami con Gazprom (specie col vice
presidente Alexander Medvedev) e creato la struttura in
cui far girare l´affare. Non riuscì per l´opposizione
dell´Antitrust e dei sindaci dell´Eni: per loro,
l´affare creava solo svantaggi al gruppo. Ma utili
sonanti a Mentasti e ai suoi soci, mai emersi perché
schermati dietro casseforti con sede a Cipro e
Lichtenstein.
03-12-2010]
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MEDIASET: ADREANI, PREVEDIAMO CHIUDERE 2010 CON UNA
CRESCITA PUBBLICITARIA DEL 5%...
Radiocor - Mediaset prevede di chiudere
l'anno 2010 con un rialzo della raccolta pubblicitaria
del 5%. Lo ha indicato l'a.d. del Gruppo, Giuliano
Adreani, a margine della lectio inauguralis del Corso in
marketing organizzato da Publitalia. "Il 2009 e' stato
un anno terribile - ha dichiarato il manager - nei primi
nove mesi del 2010 abbiamo registrato un balzo della
raccolta di pubblicita' del 5% e prevediamo di chiudere
l'anno con questo risultato". Per l'anno venturo invece
"occorrera' attendere il test del Natale - ha detto
Adreani - molto importante per comprendere la ripresa
economica dei consumi".
Adreani ha detto che sta andando molto bene anche il
digitale terrestre sebbene le reti principali rimangono
"le regine del mercato". Quanto alla Spagna - ha
proseguito il numero uno di Mediaset, i risultati sono
molto buoni anche perche' "la tv di Stato non ha piu'
pubblicita' e questo contribuisce a risultati positivi
di tutte le tv private. Contribuira' ovviamente anche
sui conti del Gruppo Mediaset"30-11-2010]
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FRENATA SULL’AUTHORITY - L’EVENTUALITÀ CHE IL BERLUSCONE
PILATI POTESSE PRENDERE IL POSTO DI CATRICALÀ (PRONTO
PER L’AUTHORITY PER L’ENERGIA) ALL’ANTITRUST, HA
RIMANDATO INDIETRO DI SETTIMANE IL RISIKO DELLE POLTRONE
- LETTA AVEVA ORGANIZZATO TUTTO, MA PD E TIPINI FINI SI
SONO MESSI DI TRAVERSO E ANCHE LA SCONTATA NOMINA DI
VEGAS ALLA CONSOB ORA CORRE DEI RISCHI…
Giovanni Pons per "la
Repubblica"
È
bastato che mancasse un solo tassello al complesso giro
di poltrone ai vertici delle authority per far crollare
il castello. Una riprova che le nomine erano frutto di
mediazioni tra il governo e i partiti effettuate con la
logica dell´occupazione di posizioni chiave piuttosto
che con quella, più sana, di collocare figure
indipendenti a regolare settori centrali come l´energia,
le tlc e i mercati finanziari.
Dopo mesi di trattative e vacatio di figure come la
presidenza Consob (l´ex presidente Lamberto Cardia era
stato spedito a fine mandato al vertice delle Ferrovie)
il governo Berlusconi aveva indicato Antonio Catricalà
all´authority per l´Energia e Giuseppe Vegas alla
Consob. Ma non è stato trovato subito il sostituto
all´Antitrust, anche perché per quella poltrona occorre
il consenso dei presidenti della Camera, Gianfranco
Fini, e del Senato, Renato Schifani. Un accordo molto
difficile da raggiungere in una fase politica in cui lo
scontro tra Pdl e Fli rischia di far saltare l´intero
governo.
Quindi la guida dell´Antitrust sarebbe stata assunta dal
membro anziano, Antonio Pilati, tra gli estensori della
legge Gasparri e molto vicino a Mediaset. Questo
scenario, studiato senza alcuna consultazione, ha fatto
saltare tutto il giro di nomine. Il Pd e i finiani hanno
infatti fatto sapere che non avrebbero votato il via
libera a Catricalà all´Energia se prima non si fosse
trovato un accordo sull´Antitrust, ritenendo la
soluzione Pilati non accettabile.
E
poiché le Commissioni attività produttive della Camera e
Industria del Senato votano a maggioranza qualificata di
due terzi e con parere vincolante, è bastato questo
irrigidimento a provocare il passo indietro di Catricalà
e il nuovo caos.
Forse la nomina di Vegas potrebbe preservarsi, poiché i
passaggi in Commissione non sono vincolanti. Anche se in
molti, pur apprezzando l´uomo, hanno storto il naso sul
trasferimento diretto da un incarico governativo a una
presidenza "di garanzia" come quella della Consob. La
nomina al vertice dell´Energia è poi molto delicata, in
quanto a primavera va recepita una direttiva Ue sul gas
e ogni settimana c´è qualche delibera sulle tariffe che
riguarda colossi come Eni ed Enel, a cui il presidente
in scadenza, Alessandro Ortis, non ha mai fatto sconti.
Così Gianni Letta aveva avuto buon gioco a indicare il
fido Catricalà all´Energia lasciando passare Vegas - per
anni collaboratore di Giulio Tremonti - alla Consob,
salvo piazzare come quinto commissario un altro suo
uomo, Paolo Troiano. E Berlusconi a caduta si prendeva
l´Antitrust tramite Pilati. Il tutto, ma in specie
l´ultimo passaggio, non è stato digerito dal Pd e dai
finiani che hanno posto le loro condizioni.
Ora tutto si fa difficile poiché se entro il 15 dicembre
non si troverà un presidente all´Energia, le attività ne
saranno congelate e non si potrà deliberare neanche per
le faccende spicciole. Per l´Antitrust, invece, la
soluzione di ultima istanza vede uno scambio di poltrone
tra Corrado Calabrò, attuale presidente AgCom, e lo
stesso Catricalà. Scambio che assicurerebbe altri sette
anni di mandato e stipendi a entrambi (Catricalà
continua a percepire anche 9mila euro al mese come
magistrato del Consiglio di Stato). Ma il problema per
l´authority Energia rimane comunque aperto.
29-11-2010
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VALENTINO VALENTINI A TUTTO GAS! - L’"oscuro
intermediario italiano che parla russo" è IL SEGRETO DI
PULCINELLA: è uno degli uomini più fidati del Cavaliere,
già interprete negli uffici comunitari di Bruxelles e
poi via via cresciuto di ruolo e di importanza - NEL
DUELLO DEI GASDOTTI, L’AMERICANO NABUCCO E IL
RUSSO-BERLUSCONE SOUTHSTREAM, SBUCA il
"Mentasti-Centrex"...
Roberto Mania per "la
Repubblica"
Affari pubblici e affari privati. Viaggi privati e
viaggi diplomatici. Silvio Berlusconi e «l´amico»
Vladimir Putin. Il tycoon neo populista mediterraneo e
l´oligarca russo, ex sovietico. Un intreccio di
relazioni e di interessi fittissimi, non tutti alla luce
del sole. Anzi. Rapporti che hanno allarmato la Casa
Bianca: «Berlusconi - secondo i diplomatici americani -
sembra il portavoce di Putin». E Hillary Clinton,
segretario di Stato, ha chiesto alle sue ambasciate a
Mosca e Roma informazione «su eventuali investimenti
privati» del Cavaliere in Russia.
Perché per Putin, Silvio Berlusconi ha mutato le
tradizionali e antiche traiettorie geopolitiche
italiane. Ha fatto incrinare le relazioni con Washington
che i cablogrammi di ieri, rivelati da WikiLeaks, hanno
soltanto confermato. C´è il gas, ma non solo nel legame
tra il magnate italiano e l´ex spia del Kgb comunista.
C´è un rapporto «straordinariamente stretto» come
scrivono i diplomatici statunitensi.
Ci
sono «generosi regali» (il letto di Putin di Palazzo
Grazioli che la escort Patrizia D´Addario ha potuto
vedere da vicino), «lucrosi contratti - appunto - nel
campo energetico». E poi «un oscuro intermediario
italiano che parla russo», che dovrebbe corrispondere a
quel Valentino Valentini, già interprete negli uffici
comunitari di Bruxelles e poi via via cresciuto di ruolo
e di importanza, fino a divenire uno degli uomini più
fidati del Cavaliere, custode di segreti delicatissimi.
C´è una guerra all´inizio di tutto. È la guerra del gas,
guerra strategica e vitale. Guerra anche politica: da
una parte il Nabucco il gasdotto costruito per
trasportare in Europa il metano dell´Azerbaijan e del
Medio Oriente; dall´altra South Stream (joint venture
tra l´italiana Eni e il colosso monopolista russo
Gazprom) che aggirando l´Ucraina, dal 2015 dovrebbe
portare il gas nelle case dei consumatori dell´Europa
meridionale.
Nabucco lo vuole l´Europa, la Commissione di Bruxelles
ci ha messo anche i soldi. Nel consorzio ci sono paesi
dell´ex blocco sovietico, ma non l´Italia. Gli Stati
Uniti si sono schierati con il Nabucco perché consente
di superare i potenziali ricatti di Putin. Li abbiamo
visti tutti durante la crisi in Ucraina, con la chiusura
dei rubinetti del gas. Questa è la sua Russia. Un paese
che i diplomatici americani definiscono uno «Stato
virtualmente della mafia» per i rapporti delle sue
agenzie con i boss, utilizzati per effettuare
operazioni.
Ma
dietro la guerra del gas - forse - ci sono anche altri
interessi. Più privati che statali. Le tracce ci sono e
forse anche le impronte. Eccolo Valentini attivissimo a
Mosca nel provare a portare in porto il piano, poi
fallito, per il "Mentasti-Centrex". Ed eccolo quel Bruno
Mentasti, ex patron delle acque San Pellegrino, amico
intimo di Berlusconi e poi anche socio nell´avventura di
"Tele+". Interessi privati, appunto.
Perché Gazprom ottiene, nell´accordo con l´Eni, la
possibilità di vendere una quota del gas, direttamente
in Italia. Dovrebbe ricercare dei clienti e famiglie
(ben tre miliardi di metri cubi di gas). L´interfaccia
italiano dei russi in questa operazione avrebbe dovuto
essere proprio Mentasti (era già stata costituita una
apposita società). Business vero e decisamente privato.
Ma
che alla fine è stato bloccato un po´ per l´opposizione
dell´allora amministratore delegato dell´Eni, Vittorio
Mincato, (sostituito poi da Berlusconi con Paolo
Scaroni), ma anche dell´Antitrust e del collegio
sindacale del "Cane a sei zampe" secondo cui il progetto
«sovrastimava i vantaggi per l´Eni».
L´amico Mentasti ha dovuto fare un passo indietro.
Forse. Gazprom entrerà direttamente in Italia vendendo
gas attraverso un paio di accordi con società
municipalizzate del nord-est. Valentini continua a
frequentare Mosca e a preparare le visite "private" del
Cavaliere. Intanto si è aperto il grande mercato delle
commesse per le condutture. Un terzo è andato alle
italiane. E Putin si è confermato un «amico».29-11-2010]
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ALLE 22,30 DI STASERA WIKILEAKS FARÀ TREMARE MEZZO
MONDO, IN PRIMIS BERLUSCONI - 1- DALLA CORRISPONDENZA
DELL’AMBASCIATA DI ROMA E IL GOVERNO DI WASHINGTON
POTREBBE SPUNTARE UN RAPPORTO SEGRETO CHE AGLI USA
SAREBBE ARRIVATO DA AMBIENTI GEORGIANI, DOVE SI IPOTIZZA
UN INTERESSE ECONOMICO PERSONALE (NEL SENSO DI
AZIONARIO) SIA DI PUTIN CHE DI BERLUSCONI NEL GASDOTTO
RUSSO SOUTHSTREAM DA CUI L’ITALIA SI RIFORNISCE CON
L’IMPEGNO ATTIVO DI ENEL, ENI E FINMECCANICA - 2- CI
SONO ALTRE DUE VICENDE ITALIANE. LA PRIMA SEMBRA
RIGUARDARE UN MISTERIOSO VIAGGIO IN MONTENEGRO DI DUE
PARLAMENTARI PDL CON UN FERMO ALLA FRONTIERA E IL
SEQUESTRO DI UNA VALIGETTA. IL SECONDO: IL SEQUESTRO SUL
TRENO PER CHIASSO DI OLTRE 100 MILIARDI DI DOLLARI IN
BUONI DEL TESORO AMERICANI DEGLI ANNI ’30
1-
QUI SALTA BERLUSCONI (ALTRO CHE CASETTA A MONTECARLO)
Fosca Bincher (Franco Bechis) per
Libero
La
verità sarà scoperta solo questa sera dopo le 22, quando
Wikileaks metterà in rete i dossier riservati della
diplomazia americana che stanno facendo tremare mezzo
mondo.
Non sono molti i documenti che riguardano l'Europa (il
5% del totale), e ancora meno quelli sull'Italia:
qualche centinaio di mail e rapporti riservati in gran
parte datati all'epoca del governo guidato da Romano
Prodi, mentre quelli che agitano l'esecutivo attuale
sono relativi solo al 2008 e a parte del 2009.
Non c'è nulla dunque - come ipotizzava ieri la Stampa -
che possa riguardare il caso Ruby Rubacuori, esploso nel
2010. Come d'altra parte è da escludere che nei rapporti
diplomatici si faccia riferimento ai gossip o alle
vicende private del presidente del Consiglio, che poco
influenzano i rapporti fra gli Stati e che vengono prese
in considerazione solo se utili alla analisi sulla
stabilità del governo.
Non dovrebbero esserci nemmeno documenti particolari
sulla crisi fra Berlusconi e Fini, anche perché gli
episodi più importanti sono esplosi in data successiva a
quella del trafugamento della documentazione dalla rete
diplomatica americana.
Bisogna tenere presente che i rapporti dell'ambasciata
di Roma debbono essere ritenuti di qualche rilevanza per
la segreteria di Stato per essere classificati e
archiviati nella banca dati centralizzata della
segreteria di Stato.
Detto questo, secondo le prime indiscrezioni circolate
sono soprattutto due i dossier diplomatici che
riguardano l'attuale premier. Il primo è relativo ai
suoi rapporti con il primo ministro russo Vladimir
Putin, il secondo quelli con il leader libico Mohammar
Gheddafi.
Nessuno dei due è una vera e propria sorpresa, perché in
un caso e nell'altro la diplomazia americana ha espresso
anche pubblicamente la propria preoccupazione e su
singole vicende anche la propria contrarietà. Sui
rapporti con Putin la documentazione riguarda due
vicende principali: il ruolo avuto da Berlusconi
all'epoca della guerra con la Georgia e il caso
Southstream, il gasdotto russo da cui l'Italia si
rifornisce con l'impegno attivo di Enel, Eni e
Finmeccanica.
Wikileaks si infila dunque fra le lenzuola del lettone
di Berlusconi e Putin. Ma il succo del disappunto
americano su questa vicenda è ben noto. Tanto che
l'attuale ambasciatore a Roma, David H. Thorne, andando
al di là del protocollo appena insediato non l'aveva
certo mandata a dire. E in un'intervista aveva
affermato: «Anche se Usa e Italia cooperano strettamente
su numerosi temi, ci sono, comunque, alcune posizioni
della politica estera italiana che continuano a
preoccuparci ».
Quanto a Southstream aveva aggiunto: «Ci preoccupa la
dipendenza energetica non solo dell'Italia, ma di tutta
l'Europa». Fra la corrispondenza dell'ambasciata di Roma
e la segreteria di Stato potrebbe spuntare anche un
rapporto segreto e non verificato che agli Usa sarebbe
arrivato proprio da ambienti georgiani, dove si ipotizza
un interesse economico personale (nel senso di
azionario) nel gasdotto sia di Putin che di Berlusconi.
Ma il documento avrebbe la forma di un brogliaccio.
Ci
sono altre due vicende italiane di questi ultimi due
anni oggetto della corrispondenza riservata fra le
strutture diplomatiche Usa. La prima sembra riguardare
un misterioso viaggio in Montenegro di due parlamentari
PdL con un fermo alla frontiera e il sequestro di una
valigetta. Del secondo episodio ha riferito anche Libero
nelle sue cronache: si tratta del sequestro sul treno
per Chiasso di oltre 100 miliardi di dollari in buoni
del tesoro americani degli anni '30.
Ufficialmente quei titoli di Stato sono stati ritenuti
falsi, ma inquietò che fra i due portatori figurasse un
giapponese nipote dell'ex vicedirettore generale della
Banca centrale nipponica. Un caso in cui sicuramente è
stata coinvolta la diplomazia americana, e che potrebbe
creare qualche imbarazzo: se quei titoli fossero stati
veri per la legge italiana bisognava applicare una
sanzione di molti miliardi di euro, che da sola valeva 4
volte le risorse sullo sviluppo inserite nell'attuale
finanziaria.
2-
WIKILEAKS, RISCHIO "IMBARAZZO DIPLOMATICO PLANETARIO"
Repubblica.it
L'amministrazione Obama esclude qualsiasi negoziato con
il sito fondato da Julian Assange "sulla diffusione di
materiale riservato ottenuto in maniera illegale". Ieri
sera per errore, il sito del settimanale tedesco Der
Spiegel ha pubblicato un articolo, poi scomparso dalla
rete, in cui si dice che il materiale verrà diffuso
stasera alle 22.30 e che si tratta di 251.287
"cablogrammi diplomatici" inviati al dipartimento di
Stato a Washington dalle ambasciate, dai consolati e
dalle rappresentanze diplomatiche americane in tutto il
mondo, oltre a 8.000 "direttive" del ministero degli
Esteri Usa alle sedi diplomatiche in tutto il mondo. Tra
la mole di documenti in possesso di Wikileaks, sarebbero
tuttavia solo 4.330 i documenti "esplosivi".
3- PERPLESSITÀ SU BERLUSCONI E LE SUE RELAZIONI
CON GHEDDAFI E PUTIN - "OBAMA ABBRONZATO". L'AMERICA SI
ARRABBIÒ
Maurizio Molinari per
La Stampa
Per comprendere la genesi dell'operazione di «diplomazia
preventiva» con cui Washington sta tentando di
disinnescare l'impatto delle rivelazioni di Wikileaks
bisogna partire dal metodo con cui ambasciate, consolati
e Dipartimento di Stato comunicano fra loro. Si tratta
di telegrammi su singole notizie, documenti di analisi
su fatti avvenuti e previsioni sull'immediato futuro che
richiedono agli estensori di mettere nero su bianco
tutte le informazioni a loro disposizione, non solo
quelle pubbliche e politicamente corrette ma anche
indiscrezioni raccolte da informatori, gossip di vario
genere, dettagli sulla vita privata dei personaggi più
noti, veleni politici, battute gergali e quant'altro
possa consentire a chi legge di farsi un'idea chiara su
cosa sta avvenendo.
L'errore più serio che un diplomatico può compiere è
astenersi dall'includere un dettaglio che, nel breve o
lungo termine, potrebbe rivelarsi decisivo. Il fine è di
far confluire più informazioni possibili a Washington,
dove sono poi gli alti funzionari a elaborarle per
trarre conclusioni che finiscono sul tavolo del
Segretario di Stato e, a volte, del Presidente.
Di
conseguenza, leggendo tali documenti, si può trovare di
tutto. Sono uno specchio della vita pubblica nei singoli
Paesi, con il vantaggio di essere confezionati con il
contributo di fonti di notevole rilievo, che adoperano
ogni sorta di espressioni. Per tutelare tali fonti il
governo americano le secreta ma WikiLeaks è riuscita ad
avere i testi originali. Di qui le preoccupazioni
dilaganti, testimoniate dalle anticipazioni di alcuni
funzionari britannici sugli «insulti ai francesi spesso
presenti nelle comunicazioni con gli americani».
Nel caso dell'Italia i documenti potrebbero contenere i
commenti negativi alle frasi di Silvio Berlusconi - in
almeno due occasioni - sull'«abbronzatura» di Barack
Obama e della moglie Michelle. Quando il premier ricorse
a tale terminologia, in Via Veneto fecero un sobbalzo,
il Dipartimento di Stato ne venne subito informato e vi
furono ulteriori scambi di comunicazioni.
La
Casa Bianca decise però di non far trapelare la vivace
irritazione per non incrinare i rapporti con un alleato
molto importante su più scacchieri, dal Libano
all'Afghanistan. È sufficiente varcare la soglia del
Dipartimento di Stato per rendersi conto che la vicenda
ha lasciato il segno, al punto che alcuni diplomatici si
spingono fino a descrivere il premier italiano come «ad
alto rischio», perché «chi vi si avvicina non ha idea di
cosa può avvenire, delle conseguenze politiche
possibili».
Il
rischio è che Wikileaks metta a nudo la contraddizione
fra la scelta pragmatica del quieto vivere con
Berlusconi e le perplessità che circolano
nell'Amministrazione sui rapporti di Roma. Anche a causa
dei legami italiani con più nazioni difficili:
dall'apertura delle banche agli investimenti di Gheddafi
alla moltiplicazione degli scambi commerciali con
Teheran fino al flirt energetico con la Turchia.
Ma
forse il capitolo che può riservare più sorprese è
quello del legame personale fra Berlusconi e Putin. Non
è un mistero che Washington da tempo cerca di capire
cosa vi sia alla base dell'intesa personale fra i due e,
in occasioni conviviali a Roma come Washington, è
frequente imbattersi in funzionari che ipotizzano
interessi personali di Berlusconi negli accordi
energetici.
Argomenti off-limits, di cui nessun diplomatico
americano parlerà mai ufficialmente, ma nelle note
diplomatiche se ne discute. Come nel 2007, in occasione
del rapimento del giornalista Daniele Mastrogiacomo in
Afghanistan, con una tempesta nelle relazioni fra
l'Amministrazione Bush e il governo Prodi che vide i
rispettivi ministri degli Esteri, Condi Rice e Massimo
D'Alema, protagonisti di una cena all'«Aquarelle» di
Washington che, anziché risolvere gli equivoci sulla
trattativa italiana con i capi dei taleban, finì per
moltiplicarli. 28-11-2010]
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4. BERLUSCONI 'INVESTE' IN SONDAGGI E INTERNET, NEL 2009 SPESO MEZZO
MLN...
(Adnkronos) - Silvio Berlusconi crede
nella 'forza' di sondaggi e focus per sondare la
'pancia' del suo elettorato. E nel 2009 il Pdl ha speso
quasi 260mila euro in ricerche socio-politiche per
'interpellare' i cittadini. Mentre altri 200 mila euro
sono stati investiti per lanciare il partito on line.
Nato appena due anni
fa, il 'partito del predellino' spende nel dettaglio:
257 mila 520 euro in 'sondaggi e ricerche
sociopolitiche' e 207 mila 661 euro per Internet. Nel
complesso si tratta di quasi mezzo milione di euro
(465.181), iscritto nella voce 'costi per servizi'
dell'ultimo rendiconto del partito per l'esercizio 2009
pubblicato sulla Gazzetta ufficiale.
26-11-2010]
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cartellino
rosso! - nella SENTENZA DELL’UTRI i giudici riconoscono
che la FININVEST di berlusconi ha pagato il pizzo per
venti anni - MA DA CONFINDUSTRIA, vice presidente
confalonieri, NON ARRIVANO SANZIONI: "Saranno i
magistrati a decidere” - Emma chiede una decisione
“presa ed effettiva” dei giudici prima di intervenire...
Marco Lillo per "ilFattoQuotidiano.it"
Emma Marcegaglia ha un
problema. Anzi due. Il padrone del gruppo più importante
della sua associazione di categoria, Silvio Berlusconi,
e il vicepresidente di Confindustria Fedele
Confalonieri.
La questione è
spinosa. Soprattutto perché Emma Marcegaglia ha
contraddistinto la sua presidenza con un forte impegno
antimafia con lo slogan: "Espulso da Confindustria chi
non denuncia il pizzo".
Sotto la sua
presidenza è stato approvato il nuovo codice etico che
recepisce il regolamento della Confindustria siciliana
ove si legge:
"Le aziende associate
e i loro rappresentanti riconoscono fra i valori
fondamentali della Confindustria Sicilia il rifiuto di
ogni rapporto con organizzazioni criminali, mafiose e
con soggetti che fanno ricorso a comportamenti contrari
alle norme di legge e alle norme etiche per sviluppare
forme di controllo e vessazione delle imprese e dei loro
collaboratori e alterare la libera concorrenza.
Gli imprenditori
associati adottano quale modello comportamentale la non
sottomissione a qualunque forma di estorsione, usura o
ad altre tipologie di reato poste in essere da
organizzazioni criminali e/o mafiose. Gli imprenditori
associati sono fortemente impegnati a chiedere la
collaborazione delle forze dell'ordine e delle
istituzioni preposte, denunciando direttamente o con
l'assistenza del sistema associativo, ogni episodio di
attività direttamente o indirettamente illegale di cui
sono soggetti passivi.
La verifica
dell'uniformità a tali comportamenti che integrano il
codice etico è demandata ai Collegi dei Probiviri -
costituiti da Confindustria e da tutte le Associazioni
aderenti - che determineranno l'applicazione delle
sanzioni statutariamente previste".
(Codice etico su:
http://bit.ly/ejwdma )
Tra le sanzioni in
questione rientrano la censura e nei casi più gravi,
come Emma Marcegaglia ha più volte sottolineato nelle
sue dichiarazioni ai giornali, l'espulsione.
Già erano note le
telefonate nelle quali Silvio Berlusconi e Marcello
Dell'Utri commentavano con l'attuale vicepresidente di
Confindustria le minacce estorsive di Mangano. In quelle
telefonate Silvio Berlusconi rivendica la scelta di
pagare il pizzo.
Ora però pure i
giudici della Corte di appello di Palermo, che hanno
condannato Dell'Utri a sette anni di carcere per fatti
di mafia, confermano che i pagamenti ci sono realmente
stati. Che cosa farà dunque Confidustria?
Lo abbiamo chiesto a
Emma Marcegaglia. Ecco come è andata.
"Il Gruppo Berlusconi,
secondo i giudici di appello di Palermo, ha pagato il
pizzo alla mafia. Cosa dice Confindustria? Pensate di
espellere il gruppo Fininvest?"
"Questa è una cosa che
dovranno decidere i magistrati, la nostra è un'azione
diversa. Quando c'è una decisione presa, effettiva,
allora noi si va nella direzione dell'espulsione. Ma non
mi sembra che siamo in questa condizione. Saranno i
magistrati a decidere".
E quando abbiamo
ribattuto: "Quindi questa regola vale solo per i piccoli
imprenditori palermitani?". Il portavoce ha detto: "Ora
basta".
L'imbarazzo insomma è
evidente. Anche perché almeno il contenuto delle
intercettazioni è inequivocabile.
(il video
dell'intervista alla Marcegaglia su:
http://bit.ly/erfEMA )
Vediamone qualcuna.
Nel 1986, dopo aver
subito un attentato alla casa milanese di via Rovani, in
una telefonata a tre (ascolta l'audio) con Confalonieri
e Dell'Utri, Berlusconi spiegava: "Stamattina gliel'ho
detto anche ai carabinieri......gli ho detto: "Ah, si?
In teoria, se mi avesse telefonato, io trenta milioni
glieli davo!" (ride). Scandalizzatissimi: "Come, trenta
milioni? Come? Lei non glieli deve dare che poi noi lo
arrestiamo!". dico:"Ma no, su, per trenta milioni!"
(ridono)". (la telefonata è su Youtube:
http://bit.ly/gRIasa )
E nel 1988, dopo aver
subito minacce di morte contro il figlio Piersilvio,
ribadiva il suo proposito all'amico Renato Della Valle:
"Ma io ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di
togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo,
così almeno non rompono più i coglioni".
Emma Marcegaglia
chiede però una decisione "presa ed effettiva" dei
giudici prima di intervenire. E non importa se in altri
casi Confindustria si è mossa anche prima del passaggio
in giudicato delle sentenze.
Ecco il passaggio sul
pizzo pagato da Fininvest, estratto dalla sentenza
d'Appello del processo Dell'Utri, a questo link:
http://bit.ly/fH6pIl . Una sentenza che in
Cassazione verrà discussa solo per gli aspetti di
legittimità e non di merito. 26-11-2010]
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COM’È GENEROSO IL
RE DEL BUNGA BUNGA - CHISSÀ PERCHÉ, ALLA SOCIETÀ SITI
DEL GEOMETRA PIERGIORGIO RIVOLTA (GIÀ SALVATO DAI
PROCESSI PER PRESCRIZIONE E PER L’ENTRATA IN VIGORE
DELLA DEPENALIZZAZIONE DEL FALSO IN BILANCIO), SILVIO
GARANTÌ UN PRESTITO BANCARIO DI QUASI 10 MLN € - GUARDA
CASO LA SITI È LEGATA A FILO DOPPIO ALLA FLAT POINT, LA
SCATOLA OFFSHORE CHE GESTISCE LA COSTRUZIONE DEL RESORT
BERLUSCONIANO DI ANTIGUA
Walter Galbiati per "la
Repubblica"
A garantire i prestiti
in genere sono i genitori, quando vanno in banca a
mettere la loro firma per il mutuo dei figli. Oppure gli
imprenditori quando le banche chiedono loro una
fideiussione per i finanziamenti alle imprese di
famiglia in difficoltà o a quelle appena lanciate. Ora
dato per scontato che Piergiorgio Rivolta non è figlio
di Silvio Berlusconi, non si capisce come mai il premier
si sia preso la briga di sottoscrivergli una garanzia di
quasi 10 milioni di euro.
Il dubbio è che le
imprese in cui lavora Rivolta siano più vicine a
Berlusconi di quanto attestino gli atti ufficiali. Una
di queste in particolare, la Siti srl, spicca su tutte
per il suo rapporto con la Flat Point, la scatola
offshore che gestisce la costruzione del Resort di
Antigua, alla quale Berlusconi ha versato 22 milioni di
euro per diventare titolare di un paio di terreni. Senza
questo legame con la Flat Point è infatti difficile
capire come Berlusconi abbia potuto mettere la sua firma
per garantire il geometra Rivolta, un professionista il
cui passato imprenditoriale non è certo dei più rosei.
I suoi guai risalgono
agli anni Novanta, quando a capo della Imprenori, una
azienda di costruzioni, lui e il socio Felice Nosotti
vanno in fallimento, conoscono il carcere e finiscono
sotto processo. Nella ricostruzione dell´accusa, i due
vengono disegnati come due veri e propri falsari di
bilanci, ma soprattutto di contratti e fatture, una
straordinaria quantità di cartaccia che viene consegnata
in banca solo per ottenere finanziamenti.
Nel rutilante giro di
Rivolta e Nosotti finiscono una dopo l´altra la Banca
Commerciale Italiana e la Comit Factoring, il Banco di
Napoli, la Popolare di Asolo e Montebelluna, la Cassa di
risparmio di Piacenza e Vigevano e la Popolare di
Abbiategrasso. Loro, ne escono bene, perché nella
sentenza depositata il 29 settembre 2003 dalla seconda
sezione penale di Milano si legge che sono stati
prosciolti «per intervenuta prescrizione del reato in
relazione a tutte le condotte di falso in bilancio» e
per «intervenuta depenalizzazione» delle false
comunicazioni sociali a seguito dell´entrata in vigore
nel 2002 della nuova legge fallimentare voluta
dall´allora governo Berlusconi.
A riabilitarlo
definitivamente ci pensa però Carlo Postizzi, il
fiduciario svizzero che di recente ha dichiarato di
essere il proprietario della Flat Point, quando la
stampa ha iniziato a interrogarsi se Berlusconi fosse o
no il socio occulto della società offshore. E lo
riabilita attraverso la Siti, di cui Postizzi diventa il
socio unico acquisendola da Villa Archinto, una società
di Chiavari in liquidazione tra i cui azionisti figura
il compagno di sempre di Rivolta, Felice Nosotti, ora
segretario della Siti.
La Siti vivacchia fino
al 2008, quando improvvisamente il suo bilancio si
ravviva per un prestito bancario di 6,6 milioni di euro,
l´anno dopo salito a 9,7 milioni. «Uno scoperto di
conto», garantito da Rivolta, a sua volta garantito dal
premier, che non servirebbe a nient´altro che a
finanziare la Flat Point. Nel bilancio 2008 della Siti,
infatti, compare «un finanziamento fruttifero alla Flat
Point per euro 4.950.000», che nel 2009 sale a 5
milioni. La vicinanza tra Siti e Flat è notevole, hanno
lo stesso azionista, sviluppano insieme l´investimento
ad Antigua, hanno entrambe la sede in Piazza Cadorna e
forse lo stesso magnate. L´unica fonte di finanziamento
(22 milioni di bonifici a Flat e la garanzia da 10
milioni a Rivolta) sembra essere Silvio Berlusconi.
24-11-2010]
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LA
PERLA AVVELENATA DI DON AB-BONDI - LA GENOVESI È UN
FIUME IN PIENA: “ERO AMICA DI BONDI. VOLEVA FARMI ANDARE
A LAVORARE A SKY. POI NON SI è ARRIVATI A NULLA, SUI
CANDIDATI A PARMA SEGUÌ I MIEI CONSIGLI; GLI SCONSIGLIAI
QUALCUNO INVECE CHE QUALCUN ALTRO” - L’EX ASSISTENTE DEL
PIDIELLINO PIANETTA AI MAGISTRATI: “BRUNETTA? TUTTI
SANNO CHE GESTIVA I FONDI NERI DEL PARTITO” - LA REPLICA
DI BONDI: “FANTASIA MALATA”…
Giovanni Bianconi per il "Corriere
della Sera"
«Il mio ruolo era quello di esperta nelle campagne
elettorali, nel recupero dei voti e tutto quello che
riguardava l'attività del politico», dice di sé Perla
Genovesi, la pentita di un traffico di droga verso la
Sicilia arrestata a luglio, già assistente parlamentare
dell'ex senatore di Forza Italia Enrico Pianetta (oggi
deputato del Pdl), ben inserita nell'entourage del
premier Silvio Berlusconi. Il suo telefono, stando ai
tabulati acquisiti dagli investigatori, ha avuto diversi
contatti con la residenza di Arcore, dove per un periodo
ha risieduto anche uno degli attuali coordinatori del
Pdl, nonché ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi.
«Io già avevo avuto da parte di Bondi dei contatti - ha
spiegato Perla Genovesi ai pubblici ministeri di Palermo
nell'interrogatorio del 19 agosto scorso, ora inviato
alla Procura di Milano -. Mi voleva fare andare a
lavorare a Sky mi ricordo, mi aveva dato il suo
biglietto da visita col suo cellulare... Poi non si era
arrivati a nulla, però era nata un'amicizia e si fidava
delle mie... Una volta mi chiese addirittura quali erano
i candidabili per le Politiche, come deputati, su Parma
e poi seguì i miei consigli; senza entrare nello
specifico gli sconsigliai qualcuno invece che qualcun
altro».
Grazie ai contatti intessuti dalla sua assistente fra il
2003 e il 2007 - dice Perla - il senatore Pianetta «ha
cominciato a fidarsi di me, a vedere come le persone
cominciavano a rispettarlo, la sua immagine ha
cominciato a cambiare... Bondi gli aveva fatto avere un
incarico di partito, come presidente dei seniores di
Forza Italia, degli anziani, una richiesta che io avevo
fatto per lui molto tempo prima. Gli hanno dato
addirittura anche un ufficio, mi sembra nella sede di
Forza Italia a Milano. L'avevano cominciato a inserire
nelle riunioni di un certo livello, dove c'era
Berlusconi e alcuni senatori che contavano, finché c'ero
io...».
La
pentita sostiene di aver collaborato alla campagna
elettorale di Letizia Moratti a sindaco di Milano,
occupandosi di due candidati segnalati da Pianetta.
Parla di un ex consigliere provinciale di Forza Italia,
oggi consigliere del ministro dell'Istruzione
Mariastella Gelmini, Max Bruschi.
Altri le avevano detto che i massoni «comandavano le
candidature, erano loro che gestivano i politici, e
c'erano quelli più grossi di questi massoni che erano in
America, ma che comandavano anche in Italia...
Incuriosita da questa cosa chiesi a un mio amico che
scriveva per Bondi, sapevo che era un massone, Max
Bruschi. Gli chiesi informazioni su questi massoni, e
lui mi mandò qualche e-mail. Poi quando l'incontrai mi
spiegò alcune cose, lui considerava "la mia chiesa"
addirittura l'origine della massoneria... Cominciai a
prendere atto di questa realtà che non conoscevo, così
cominciai a muovermi per capire come fare a candidare il
senatore».
Per ottenere la rielezione di Pianetta nel 2006 Perla
Genovesi afferma di essersi rivolta ai vertici della
fondazione San Raffaele di don Verzè, per la quale
Pianetta aveva lavorato in passato, e per cui le avrebbe
confidato di aver fatto avere somme «gonfiate» per la
realizzazione di opere all'estero. La donna rivela anche
di essere stata avvertita di avere il telefono sotto
controllo, intorno al 2006, da un assistente del
presidente della Lombardia Formigoni, tale Alessandro.
Il quale l'aveva saputo «da uno dei servizi segreti, mi
ha detto».
Tra i politici conosciuti da Perla Genovesi, com'è noto,
c'è anche il ministro per la Pubblica Amministrazione
Brunetta: «Di lui ho sempre avuto una considerazione
abbastanza alta, nonostante sapessi che era quello che
aveva amministrato i fondi del partito, i fondi non
dichiarati». «I fondi neri?», chiede il pubblico
ministero. E Perla: «Sì, di Forza Italia». Il pm domanda
che cosa sapeva in concreto e la pentita risponde: «Ma
queste sono cose che sanno tutti... Non me le ha dette
lui, sono cose che sanno tutti, che lui ha amministrato
per un periodo i fondi del partito, insomma. Non lo so
se ufficialmente, so che lui si vantava con me di avere
insegnato a Berlusconi non dico a leggere e a scrivere,
ma un poco il diritto, di avergli insegnato l'economia».
BONDI, DA PERLA GENOVESI FANTASIA MALATA. L'HO
CONOSCIUTA COME COORDINATORE DI F.I.
(ANSA) - "In riferimento a quanto
apparso oggi su l'Espresso e alcuni quotidiani confermo
di avere conosciuto la signora Perla Genovesi nella mia
qualità di coordinatore di Forza Italia al pari di altre
centinaia di giovani del nostro movimento. Tutto il
resto è frutto della fervida e malata fantasia di una
donna che mai avrei potuto immaginare si sarebbe poi
resa responsabile delle imprese di cui viene accusata":
così il ministro dei Beni culturali e coordinatore del
PdL, Sandro Bondi, ha smentito le affermazioni di Perla
Genovesi riportate da diversi organi di stampa in cui si
riferiscono brani dell'interrogatorio della Genovesi.
Secondo l'Espresso e diversi quotidiani, che citano e
virgolettano brani dell'interrogatorio, Perla Genovesi
avrebbe riferito che l'attuale ministro Bondi, all'epoca
dei fatti coordinatore di Forza Italia, "voleva farla
lavorare a Sky" ma "poi non si era arrivati a nulla".
Genovesi ricorda che fra lei e il ministro "era nata
un'amicizia".12-11-2010]
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BERLUSCONI: NON MI DIMETTERÒ MAI, FINI MI SFIDUCI - E
GIAN-MENEFREGO FA I NOMI DI TREMONTI E MARONI -
Imbavagliato Feltri - FINANZIARIA, NAPOLITANO È CRITICO
- DEBITO PUBBLICO, MAI COSÌ ALTO IL RISCHIO ITALIA - UNA
PERLA DI MINACCE: DA LARUSSA A DON VERZÉ - MORTE DI UN
TASSISTA BUONO - IL DEBITO DELL’IRLANDA FA PAURA
ALL’EUROPA - AL G-20 NON C’È PACE SULLE VALUTE - EOLICO,
L’AFFARE DELLE PALE FERME CHE VALGONO MILIONI DI EURO
Da
"ilVelino.it"
CORRIERE DELLA SERA
-
In apertura: "Berlusconi: non mi dimetterò mai".
Editoriale di Sergio Romano: "Batta un colpo (se ci
riesce)". Di spalla: "E il leader fli fa i nomi di
Tremonti e Maroni". A centro pagina con foto-notizia:
"Morte di un tassista buono" e "Napolitano critica la
manovra: buio sulle scelte, troppi tagli". A fondo
pagina: "Ricomincio dai sessanta. I nuovi anziani
d'Italia" e "Quei ragazzi felici e ricchi grazie a una
bella idea".
LA
REPUBBLICA
- In apertura: "Berlusconi: io premier o il voto".
Editoriale di Guido Crainz: "Il tramonto del demiurgo" e
d Carmelo Lopapa: "Gianfranco al Senatur: ‘Meglio senza
Silvio'". Di spalla: "Il debito dell'Irlanda fa paura
all'Europa. Italia, lo spread Btp ai massimi dal 1997".
Al centro con foto-notizia: "Milano, la nuova città
costruita sui veleni" e "Ruby, il pm accusa Maroni: ‘Ha
calpestato la verità'". A fondo pagina: "Distratto
un'ora su due, la vera fuga del cervello" e "Balotelli:
la mia vita da nero, i primi insulti a 15 anni".
LA
STAMPA
-
In apertura: "Bossi, mediazione fallita". Di spalla:
"Cambi e commerci. Al G20 in Corea non c'è accordo".
Editoriale di Francesco Guerrera: "Il mondo aggrappato
alla debolezza Usa". A centro pagina con foto-notizia:
"Venere torna ma non ha casa" e "‘Bimbi maltrattati'.
Sequestrato il nido'". A fondo pagina il "Buongiorno" di
Massimo Gramellini: "Chi ci farà star buoni".
IL
SOLE 24 ORE -
In apertura: "Finanziaria, Napolitano è critico".
Editoriale di Fabrizio Forquet: "Stabilità? Sì.
Paralisi? No, grazie". Di spalla: "con Saviano e Petrini
a Bassano è già il 2050". A centro pagina con
foto-notizia: "Al G-20 non c'è pace sulle valute" e
"Brevetto Ue bocciato da Roma e Madrid". A fondo pagina:
"Custodiamo insieme la memoria degli eroi italiani".
IL
GIORNALE
-
In apertura: "Imbavagliato Feltri". Editoriale di
Alessandro Sallusti. In taglio alto: "Berlusconi non si
arrende: ‘Sarà guerra'". Di spalla: "La carta dei
giudici che smentisce la pm del caso Ruby". A centro
pagina sul caso Feltri: "Lo puniscono perché ha
smascherato Fini" e "I giornalisti vittime della loro
inquisizione" e "finiamola con queste caste
onnipotenti". A fondo pagina: "‘Che c'entra Bondi? A
Pompei è crollata soltanto una patacca'".
IL
MESSAGGERO
-
In apertura: "Berlusconi: Fini mi sfiduci". Editoriale
di Marco Fortis: "Il G20 in secca e il Titanic Irlanda".
A centro pagina con foto-notizia: "De Laurentiis, genio
del cinema: da Roma conquistò Hollywood" e "Eolico,
l'affare delle pale ferme che valgono milioni di euro".
A fondo pagina: "Sentenza contro le cosche, per scrivere
le motivazioni ci sono voluti 1700 giorni" e "Roma,
rinasce il tempio di Venere".
IL
TEMPO
- In apertura: "S'è bruciato il Biscottone". Editoriale
di Mario Sechi. A centro pagina con foto-notizia:
"Gianfranco non fa Economia" e "Piove e Roma si allaga.
In campo anche la Protezione civile". Di spalla:
"Quattro finiani al capolinea". A fondo pagina: "La vita
da film di De Laurentiis".
LIBERO
-
In apertura: "Imbavagliato Feltri". Editoriale di Biagio
Bova: "Fermiamo Fini. Sta mandando l'Italia in malora" e
di Maurizio Belpietro: "Tifa per la crisi. Così è più
facile fare il ribaltone". A centropagina: "Fini offre
Tremonti e un pugnale. Bossi rifiuta: Cav premier fino
al voto". A fondo pagina: La Borsa litiga con il Fisco.
Nei guai un'azienda su tre" e "Io e la Juve facciamo
pace. Parola di Luciano Moggi".
L'UNITA'
- In apertura: "Viale del Tremonti". A fondo pagina:
"Dino De Laurentiis, l'italiano che scalo Hollywood" e
"Dalle macerie può nascere la bellezza".
IL
FATTO QUOTIDIANO
- In apertura: "Da Pompei a MInzolini. Spese allegre e
noi paghiamo". Editoriale di Carlo Tecce. Di spalla:
"Max, nun ce prova'". A centro pagina: "Perla, squilli e
minacce: da La Russa a Don Verzé". A fondo pagina:
"Conso, il 41 bis e le stragi del 93" e "Giudici, da
vivi e da morti".
ITALIA OGGI -
In apertura: "Un rating antievasione" A centro pagina:
"Fisco, pentirsi adesso costerà di più. Velocizzati i
pagamenti dei comuni" e "Fisco e Inps, sconti a chi
lavora". A fondo pagina: "Mondadori. Bene periodici e
libri, raccolta -6,3%" e "Bankitalia chiede più spazio
all'Antitrust".
MF
-
In
apertura: "Mai così alto il rischio Italia". A centro
pagina: "Befera: il condono resta tombale" e "Profumo di
Tabacci". A fondo pagina: "Generali già oltre i
risultati del 2009" e "Unbundling, tutti contro tutti
sull'aumento delle tariffe".12-11-2010]
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ARCORE NON SI COMANDA - I VERBALI DI PERLA GENOVESI,
l’ex assistente del senatore piediellino Pianetta,
arrestata per traffico di droga - "L’uomo di Formigoni
mi disse: sei controllata" - Si scopre che Perla faceva
il triplo gioco: politica, droga e informazioni per la
Digos di Parma - Ma soprattutto, occhio alle ultime
righe del verbale: "Il camper aveva trasportato 12 chili
di cocaina (...), e 6 chili e mezzo si sono fermati a
Roma". E a Roma dove sono finiti
Marco Lillo per "il
Fatto Quotidiano"
Ieri Il Fatto Quotidiano ha raccontato l'incredibile
storia dei 48 contatti telefonici tra Perla Genovesi e
Villa San Martino, la residenza di Silvio Berlusconi,
dal settembre 2003 al settembre 2007. E poi i 500
contatti con una sim intestata a Sandro Bondi e un'altra
inserita successivamente nell'apparecchio telefonico
appartenuto al ministro della cultura e infine i 127
contatti telefonici con l'attuale ministro della
Funzione Pubblica, Brunetta.
Nello stesso periodo questa ragazza di Parma che allora
aveva un'età oscillante tra i 25 e i 29 anni e ora ne ha
compiuti 32, aveva rapporti strettissimi con
narcotrafficanti siciliani vicini alla famiglia mafiosa
capeggiata da Matteo Messina Denaro, il numero uno della
mafia. La strana storia di Perla Genovesi è quella di
una persona dalla tripla vita: narcotrafficante per
amore, assistente parlamentare del senatore di Forza
Italia Enrico Pianetta per lavoro, ma anche infiltrata
della Polizia tra i boss.
Una storia che merita di essere raccontata con le parole
dei suoi verbali con i pm di Palermo Calogero Ferrara e
Marcello Viola del 27 luglio e 19 agosto del 2010. Perla
Genovesi racconta anche di avere appreso di strani giri
di soldi sugli appalti del San Raffaele. Sui quali Paolo
Berlusconi, fratello di Silvio, avrebbe percepito una
somma definita dalla ragazza "tangente":
"Scoprii tramite altre persone, non persone buone,
delinquenti, che praticamente il fratello di Berlusconi,
Paolo, era quello che gestiva praticamente come si può
dire tangenti, non lo so se si possono chiamare
tangenti, però i furgoni camion che portavano su la
merce dal meridione su, gli appalti di questi camion
pagavano un pizzo".
NOME IN CODICE: CORALLO
Pm: Quindi tra gli 11 e i 7 anni fa grossomodo, lei ha
fatto da informatore della ...
Genovesi: Per la narcotici sono i Carabinieri che si
occupano di indagini antidroga. Il mio nome in codice
era "Corallo". Nello stesso tempo facevo anche da
informatrice per la Digos di Parma, facevo riferimento
più precisamente al dott. Festa.
Pm: E la Digos che indagini fa in materia di droga,
scusi signora? La narcotici lo capisco, ma ... la Digos
si occupa d'altro come lei sa.
Genovesi: Non lo so, però con me il dott. Festa e la
Digos hanno fatto alcuni arresti.
Pm: Sempre di droga, in materia di droga?
Genovesi: Sì.
Pm: Ho capito.
Genovesi: E tutto questo l'ho fatto per una ... né per
scopo di lucro né perché io ne facessi uso ...
Pm: E perché lo faceva?
Genovesi: Perché ... questa è la cosa più difficile
magari da ... perché ritenevo responsabili gli
spacciatori della rovina della mia famiglia. Perché mio
zio era morto dopo che l'avevano picchiato in carcere
perché era stato in carcere per colpa della droga, per
colpa del fratello che faceva spaccio ...
Pm: Come si chiamava suo zio?
Genovesi: Antonio Montoro e io ... ero piccola, so che
quel giorno che è morto avevo giurato che da grande
avrei arrestato gli spacciatori e poi me ne sono
dimenticata ovviamente di questo giuramento, a 21 anni
...
L'ASSISTENTE DI FORMIGONI
Genovesi: Io pensavo che se io avessi fatto anche da
infiltrata, informatrice, ... Berlusconi e questa gente
avrebbe saputo queste cose, perché sapevo che avevano i
servizi segreti che lavoravano per loro, che tra l'altro
mi avevano detto che avevo il telefono sotto controllo,
l'Assistente di Formigoni me l'avevo detto, e quindi
avevo paura a fare l'informatrice su cose più piccole
anche.
Pm: Che le aveva detto l'Assistente di Formigoni?
Genovesi: Che avevo il telefono sotto controllo.
Pm: Ma in che occasione glielo disse? Cioè vi siete
incontrati un giorno e le disse "guarda, sai ci hai il
telefono sotto controllo" ...
Genovesi: Più o meno così mi disse. Sì, mi stava ...
tutti i giorni ci sentivamo, lui mi veniva dietro, però
più o meno sì.
Pm: L'Assistente di Formigoni?
Genovesi: Uno degli Assistenti sì.
Pm: E come si chiama innanzitutto questo?
Genovesi: Alessandro.
Pm: Alessandro come?
Genovesi: Alessandro ... adesso il cognome ... non me lo
ricordo, però ce l'ho scritto, anche il numero
telefonico.
Pm: E lei non le disse "ma come lo sai, chi te l'ha
detto?"
Genovesi: Sì, ‘uno dei servizi segreti', mi aveva detto.
Pm: Quindi uno dei servizi gli aveva detto che lei aveva
il telefono sotto controllo.
Genovesi: Sì.
Pm: Questo mentre lei lavorava col Senatore?
Genovesi: Sì.
COCA A BARCELLONA
Perla Genovesi sostiene di avere scoperto con chi aveva
a che quando Paolo Messina, impiegato del comune di
Campobello di Mazara cinquantenne le rivela il senso del
loro viaggio in Spagna
Genovesi: Solo quando mi disse che il viaggio che
avevamo fatto a Barcellona ... il camper aveva
trasportato 12 chili di cocaina ...
Pm: 12?
Genovesi: E non so se il primo o il secondo viaggio 8
chili o qualcosa del genere.
Pm: Con riferimento a questa droga che lei ha visto
nella valigia cosa le disse?
Genovesi: Che era quella che tornava su ...
Pm: Cioè?
Genovesi: I 12 chili, erano 6 chili e mezzo ...
Pm: E perché tornavano su?
Genovesi: Perché si fermavano a Roma quei 6 chili e
mezzo.
11-11-2010]
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A
PERLA DI ARCORE - BEN 48 TRA TELEFONATE E SMS (DAL
SETTEMBRE 2003 AL SETTEMBRE 2007) ALLA VILLA DEL RE DEL
BUNGA BUNGA PER LA RAGAZZA PARMENSE AMICA DI NADIA MACRÌ
POI ARRESTATA PER TRAFFICO DI DROGA - L’ASSISTENTE
DELL’OSCURO SENATORE PDL PIANETTA AVEVA UN FILO DIRETTO
CON LA RESIDENZA DEL PREMIER E CHIAMAVA DI CONTINUO
ANCHE BONDI E BRUNETTA - E NOEMI S’INCAZZA: “RUBY DICE
CHE SONO STATA ALLE FESTE? LA QUERELO
1
- TELEFONATE PERICOLOSE...
Marco Lillo per "il
Fatto Quotidiano"
Nei quattro anni che hanno segnato l'ascesa di Perla
Genovesi ci sono ben 48 contatti telefonici (in entrata
e in uscita, tra telefonate e messaggi sms) con il
telefono di Arcore. Il Fatto Quotidiano ha visionato i
tabulati telefonici che dimostrano ancora una volta
quanto sia facile per personaggi discutibili, spesso di
sesso femminile, accedere ai vertici del Pdl.
Altro che assistente sfigata di un oscuro senatore di
periferia. Altro che sconosciuta centralinista della
Regione Emilia Romagna. Perla Genovesi, la ragazza
parmense di 32 anni, già portaborse del senatore Enrico
Pianetta di Forza Italia, fermata nel 2007 e poi
arrestata nel luglio scorso con l'accusa di traffico di
stupefacenti insieme a un gruppo di siciliani, era
entrata davvero nel cuore del potere berlusconiano.
Questa giovane dalla doppia vita a cavallo tra i
politici romani che oggi occupano le poltrone più
importanti del Governo e i narcotrafficanti siciliani
era arrivata a parlare con Villa San Martino. Il Fatto
Quotidiano ha visionato i tabulati telefonici della
ragazza nei quattro anni che hanno segnato la sua ascesa
dall'Emilia alla Capitale e ha scoperto ben 48 contatti
(in entrata e in uscita, tra telefonate e messaggi sms)
con il telefono di Arcore.
Nello stesso periodo Perla Genovesi aveva contatti e
collaborava con i narcotrafficanti Vito Faugiana e Paolo
Messina, arrestati con lei nel luglio scorso. Una
circostanza che dimostra ancora una volta la
permeabilità dei vertici del Pdl da parte di personaggi,
spesso di sesso femminile, legati alla criminalità
organizzata.
Dopo Barbara Montereale, l'amica di Patrizia D'Addario
fidanzata con un rampollo del clan Parisi di Bari, dopo
il caso Ruby e la pubblicazione da parte di "Oggi" delle
foto di Lele Mora, indagato per favoreggiamento della
prostituzione, che recapita in villa pacchi di ragazze
al premier, le telefonate ad Arcore di una ragazza in
rapporti con narcotrafficanti siciliani ripropone il
problema della ricattabilità e della possibile
infiltrazione da parte della criminalità dei vertici del
Pdl.
Non solo il premier ma, come dimostra questo caso, anche
il suo entourage e i suoi uomini più fidati sono a
rischio per le loro spericolate frequentazioni. Quando
hanno visto i 48 contatti con Arcore, inizialmente gli
investigatori hanno pensato al Cavaliere. Era naturale
accoppiare l'utenza 039 6013... di Arcore, intestata
all'Immobiliare Idra (società proprietaria di gran parte
delle ville di Berlusconi) al padrone di casa. Quel
numero era stato rinvenuto tanti anni fa nella memoria
del cellulare di Marcello Dell'Utri come recapito
riservato per contattare l'amico Silvio.
In
realtà, esaminando alcune telefonate intercettate
sull'utenza di Perla Genovesi, si è scoperto che quando
chiamava quel numero la ragazza cercava non Silvio ma
Sandro. Il 16 aprile 2005, al centralinista che risponde
"Villa San Martino", infatti, secondo i Carabinieri,
"Perla chiede del Dott. Giuseppe Villa che però non c'è.
E chiede anche di tale Bondi ma non c'è neanche
quest'ultimo".
Questo è l'unico contatto con Arcore segnalato dai
Carabinieri nella loro informativa nella quale si
annotano anche 13 contatti con l'attuale ministro della
difesa Ignazio La Russa, "tutte attinenti al suo compito
ufficiale e prive di interesse investigativo".
I
contatti con Arcore tracciati dai tabulati cominciano
nel 2003. Sono molte le telefonate in partenza dalla
magione del Cavaliere: il 19 settembre del 2003 alle 13
e 32, per esempio, il telefono di Arcore chiama il
cellulare di Perla Genovesi e la conversazione dura 8
minuti. Il giorno dopo c'è un'altra chiamata più breve
sempre in partenza dalla villa e poi ancora il 3
ottobre, il 27 ottobre, il 9 novembre, il 25 dicembre,
il primo marzo del 2004 e così via.
Sono in tutto undici le chiamate in uscita mentre molte
di più sono le volte che è Perla a chiamare il suo
ignoto interlocutore di Arcore. Una volta, forse per
sbaglio e per un solo secondo, Perla chiama anche alle 6
di mattina. Non è possibile sapere (a parte l'unico caso
citato nell'informativa dei Carabinieri visionata dal
Fatto) chi e cosa cercasse la ragazza parmense ad
Arcore.
Fin quando non saranno rese pubbliche le trascrizioni
delle conversazioni (e non solo i tabulati che indicano
solo il chiamante e il chiamato oltre alla durata della
conversazione) si possono fare solo dei ragionamenti
basati sulle altre telefonate che precedono e seguono
quelle di Villa San Martino. A leggere i tabulati,
probabilmente era proprio Sandro Bondi, nominato nel
2005 coordinatore del partito Forza Italia, o qualche
altro personaggio dell'entourage del Cavaliere,
l'interlocutore misterioso della ragazza, che ha sempre
detto di non essere mai andata ad Arcore.
Perla Genovesi ha riferito solo in via indiretta i
racconti dei festini nella villa di Silvio Berlusconi ai
quali avrebbe partecipato la sua amica Nadia Macrì ma ha
sempre aggiunto di non essere mai stata coinvolta in
prima persona in quelle feste e di avere partecipato ad
incontri con altri politici a Roma e a Palermo.
Nei tabulati della ragazza ci sono invece tantissime
telefonate che, secondo gli investigatori, sono
riferibili alle utenze di Sandro Bondi. Nei tabulati
risultano 37 contatti tra Bondi e Perla Genovesi tra il
19 settembre del 2003 e il 2 ottobre di quell'anno. Poi
l'apparecchio telefonico di Bondi cambia sim e comincia
a usarne una intestata a Forza Italia, probabilmente
concessa in uso al politico di Fivizzano.
Perla Genovesi intrattiene ben 570 contatti telefonici
nel periodo monitorato, dal settembre del 2003 al
settembre del 2007, con questa scheda di Forza Italia
probabilmente in uso a Bondi. Nello stesso periodo ci
sono un centinaio di contatti con utenze riferibili
all'attuale ministro del Pdl Renato Brunetta, al quale
poi Perla Genovesi presenterà Nadia Macrì.
2
- NOEMI: RUBY DICE CHE SONO STATA ALLE FESTE? LA
QUERELO...
Da "il
Fatto Quotidiano"
"Ruby dice di avermi vista a una festa ad Arcore? Non so
che cosa abbia in testa, ma io nell'ultimo anno non sono
stata lì. Ha qualche mia fotografia? Se dice certe cose
deve provarle: potrei querelarla. Ad Arcore ci sono
stata, ma solo con mamma e papà e prima del compleanno a
Casoria". Così Noemi Letizia, in un'intervista a Diva e
donna.
La
ragazza parla delle feste dal premier: "Ma quale sesso e
droga. Si cena e basta. Ci sono stata con i miei
genitori e anche quando sono andata da sola, a Villa
Certosa, ho partecipato a una cena tranquillissima.
Nessun dopocena". "Il bunga bunga? E' una barzelletta.
Anche mio padre la conosce". Su Ruby: "Non l'ho mai
conosciuta: non paragonatemi a lei. E' il mio opposto:
io sono una brava ragazza italiana; vivo a casa e
studio".
10-11-2010]
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- HARDCORE DA SBALLO...
Cetriolo lisergico per il Banana delle feste. "Perla,
corriere della droga. 48 chiamate ad Arcore. Altro che
assistente di un oscuro senatore del Pdl, Perla Genovesi
aveva un filo diretto con la residenza del premier.
Centinaia di telefonate anche con Bondi e Brunetta". Sul
giornale di Padellaro, Marco Lillo dà un'occhiatina ai
tabulati della ragazza arrestata per traffico di droga.
Aveva solo 57 telefonini e si scopre che, quando
chiamava Villa San Martino, chiedeva di Giuseppe Villa o
di Sandro Bondi (CQ, pp.1-3).
Ma
ai pm palermitani, Perla ha raccontato anche il mercato
dei posti a Montecitorio: "Candidature forziste vendute
a 150 mila euro. "Soldi all'agenzia del figlio di
Dell'Utri". Il senatore smentisce e annuncia querele
(Repubblica, p. 10).
10-11-2010]
|
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|
1-
PRETTY RUBY PASSA ALL’INCASSO: NOTTE CUBISTA IN UNA
DISCO MENEGHINA (10MILA €?) - 2- MA QUALE "RAGAZZA DA
SOCCORRERE", COME DICHIARATO DAL PRESIDENTE
"PROSTITUZIONALISTA" BERLUSCONI PER GIUSTIFICARE IL SUO
INTERVENTO SULLA QUESTURA DI MILANO (EPPOI NON ERA LA
NIPOTE DI MUBARAK?), PERCHÉ RUBY NON AVEVA SOLTANTO
AMICIZIE "ALTOLOCATE", DI CUI NON PERDEVA OCCASIONE DI
VANTARSI, MA ANCHE GIRI DI PERSONAGGI DA PRENDERE CON LE
MOLLE PRONTI A DIFENDERLA CON IL COLTELLO, COME
RACCONTANO LE DENUNCE DI DUE TASSISTI AL COMMISSARIATO
DI POLIZIA DI NERVI POCHI GIORNI PRIMA CIOÈ CHE LO
SCANDALO SCOPPIASSE - 3- IL PM INDAGA SUL "SISTEMA DELLE
CENE". PUNTA CIOÈ AL "SISTEMA" CHE PORTA, GRAZIE A
TESTIMONIANZE E ACCERTAMENTI, ALLO "SFRUTTAMENTO DELLA
PROSTITUZIONE" -
1-
RUBY E LE ALTRE «RUBACUORI»: SABATO LA SERATA IN
DISCOTECA
Michele Focarete per
Corriere.it
Soldi facili, che giovanissime come Ruby guadagnano
adescando uomini nell'ora dell'aperitivo, prendendo
percentuali dai locali nei quali portano i clienti e
concedendosi poi a non meno di 500 euro per notte. Un
business a tanti zeri come ci racconta Miriam, 22 anni,
di Mohamadia, mezz'ora di strada da Casablanca.
Un
paesino considerato la Mecca del sesso. Da qui, infatti,
si muovono parecchie giovani marocchine in cerca di
avventure lucrose. «Di giorno relax - dice Miriam -.
Difficilmente ci si muove alla ricerca di qualcosa o
qualcuno. Si inizia dall'aperitivo verso le 18.30, nei
soliti posti di tendenza. Io, personalmente, preferisco
Armani, Bulgari, il Living. Ma anche nei barettini
attorno a corso Como si pesca bene.
Dopo l'aperitivo, tassativamente Margarita alla fragola,
cerco di convincere il cavaliere di turno ad andare
nelle discoteche dove io ho agganci come pierre o
ragazza immagine, così prendo dal 10 al 20 per cento
sulle consumazioni. Poi, la serata si conclude in hotel
o a casa sua. Sesso per 500, 600 euro. Ma qualche volta
ho ricevuto anche 1.200 euro».
E
i conti sono presto fatti: Miriam è una giovanissima da
1.000 euro in media al giorno. E, come lei, l'esercito
di escort straniere che si muove in città vanta 500
adepte. In primis quelle dell'Est, seguite da
caraibico-sudamericane. Terze le magrebine. Tutto
esentasse.
Sempre in tema di business, dopo aver da poco vinto il
ricorso al Tar per rimanere aperti fino alle 5 del
mattino, è subito festa. E guarda con chi? Con Karima El
Mahroud, in arte Ruby Rubacuori, la giovane marocchina
più chiacchierata della storia contemporanea: sarà
infatti lei, provocante e misteriosa, la madrina della
serata di sabato prossimo al Karma di via Fabio Massimo,
al Corvetto.
Lo
annuncia una locandina, con tanto di primo piano della
ragazza dalla pelle ambrata che ha messo in subbuglio
questura e Palazzo Chigi. «Ruby Rubacuori, special
guest». Lei, salita agli onori della cronaca per certe
dichiarazioni piccanti nei confronti del premier Silvio
Berlusconi, si agiterà ancheggiando sul cubo e tra i
fan, in un mini show al peperoncino. Cachet? Top secret.
Ma tra le ragazze immagine e cubiste del momento circola
questa voce: dai 5 mila euro in su. Sempre esentasse.
2-
RUBY, IL PM A CACCIA DELLE "DELUSE" - SESSO IN CAMBIO DI
PROMESSE DI PARTECIPAZIONE A TRASMISSIONI TV - IL
MAGISTRATO INDAGA SUL "SISTEMA DELLE CENE"
Piero Colaprico per "la
Repubblica"
Come dice Monica Bellucci, «quello dell´escort di
palazzo è un tema vecchio come il mondo». Ma l´inchiesta
milanese che ha coinvolto la neo-maggiorenne Ruby,
scappata di casa giovanissima e invitata alle feste del
premier ad Arcore, non punta ai comportamenti, ma ai
reati contemporanei.
Punta cioè al «sistema» che porta a vari clienti, tra i
quali Silvio Berlusconi è il più famoso e generoso,
cubiste, ballerine, ragazze dei calendari e piccole star
del piccolo schermo.
Quel sistema, per come si va configurando grazie a
testimonianze e accertamenti vari, è «sfruttamento della
prostituzione». Cioè, ci sono i clienti che pagano per
avere la compagnia, e non è reato. Ci sono le ragazze
(parti lese o testimoni). E c´è chi manovra, o aiuta a
manovrare: e questo è il reato.
Come «accertarlo», però, non è semplice. Non è facile
che una soubrette ammetta di essere quello che è anche,
a volte. Questo spiega il passo un po´ più rallentato
dell´indagine in questi giorni. Ieri si scriveva della
richiesta del pm Antonio Sangermano al collega Franck Di
Maio di alcuni interrogatori, arrivati a Milano per lo
spezzettamento dell´inchiesta «Vallettopoli» di Potenza.
Riguardavano Silvia Abbate e Barbara Guerra, entrate in
programmi Mediaset, ed Emilio Fede. Ma viene analizzata
«una montagna di carte», perché in varie parti d´Italia
alcune ragazze hanno già spiegato ai magistrati come
funziona il cosiddetto «sistema delle cene», che non
sono cene e basta.
E
non sono poche, a quanto pare, le deluse. Le
dimenticate. Quelle che speravano di partecipare almeno
al «Grande fratello» e non sono state chiamate.
L´inchiesta milanese non può certo sentirle tutte o
occuparsi del risentimento di tutte, ma possono esserci
delle coincidenze molto interessanti tra le loro
dichiarazioni a verbale e i tre verbali della
giovanissima Ruby. Se ci sono, il fiorire di interviste
contraddittorie della ragazza verrà spazzato via molto
facilmente all´interrogatorio, non ancora fissato.
Tra gli investigatori c´è chi sta lavorando su questo
filone e c´è chi - non dimentichiamolo, perché la
giustizia non è il processo televisivo - continua a
occuparsi della telefonata di Silvio Berlusconi al capo
di gabinetto della questura di Milano Pietro Ostuni. Di
fatto è quella telefonata che «sblocca» Ruby-Karima e la
fa uscire dal portone principale nonostante un fermo per
furto. E Karima, che è marocchina con famiglia residente
in Sicilia, diventa, nonostante l´accertamento
dell´identità, «la nipote del presidente egiziano Hosni
Mubarak».
Questa «truffa diplomatica» è stata rivista alla moviola
tre volte. Una, con i racconti di Ruby. Due, con gli
atti ufficiali, che vanno dalle relazioni di servizio
del 27 e 28 maggio, del 28 luglio, agli «appunti»
inviati dopo l´articolo di Repubblica dalla questura al
ministero. Tre, con gli interrogatori dei poliziotti,
compreso l´ex questore Vincenzo Indolfi.
C´è per ora una sola persona fisica indagata che collega
i due filoni: è Nicole Minetti, 25 anni, consigliere
regionale per diktat di Silvio Berlusconi. Ha nominato
una famosa avvocatessa e attende, chissà per quando, la
convocazione: sarà in qualche ufficio nascosto, lontano
il più possibile dai cronisti.
3-
"RUBY? DA GENOVA A MILANO IN TAXI, E CI PAGÒ CON
MINACCE"
Paolo Colonnello per "La
Stampa"
A
leggere gli atti che riguardano le avventure di «Ruby
Rubacuori», al secolo Karima, non si direbbe proprio che
fosse una «ragazza da soccorrere» come dichiarato dal
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per
giustificare il suo intervento sulla Questura di Milano
il 28 maggio scorso.
Perché «Ruby» non aveva soltanto amicizie «altolocate»,
di cui non perdeva occasione di vantarsi, ma anche giri
di personaggi da prendere con le molle pronti a
difenderla con il coltello, come raccontano le denunce
di due tassisti al commissariato di polizia di Nervi
pochi giorni prima cioè che lo scandalo scoppiasse.
E'
il 15 ottobre, quando dai poliziotti a mezzogiorno si
presenta F.C., autista di taxi che racconta di aver
prelevato la sera prima davanti alla discoteca
«Albikokka» «una giovane e avvenente ragazza... vestita
in modo elegante». Una bellezza che non si dimentica
quella di Ruby, così gli agenti non fanno fatica a
rintracciarla su un album fotografico e il tassista la
riconosce al volo: «E' lei».
Dunque la sera prima Ruby-Karima era salita sul taxi
chiedendo di essere portata fino a Milano da Armani. Un
tragitto di poco meno di due ore, durante il quale Ruby
prende il cellulare e parla, parla. Racconta ad amici e
amiche che dovrà fare spettacoli a Genova e all'Armani
di Milano e poi si vanta col tassista: «Mi disse di
chiamarsi Sabrina, raccontava di essere una donna di
spettacolo, di lavorare oltre che nei locali, alla
televisione su Italia 1, come partecipante di una non
meglio specificata trasmissione, e aggiungeva di
lavorare per Lele Mora e di essere amica personale di
Silvio Berlusconi».
Il
tassista trasecola. Non crede molto a questa bella
ragazza anche perché sospetta che in realtà tiri a non
pagargli la corsa. Quando arrivano a Milano, Ruby chiama
un altro tassista, «un amico» dice, che dovrebbe aiutare
l'autista arrivato da Genova a raggiungere «L'Armani».
Arriva una Mercedes bianca, con il lumino di servizio
sul tetto ma senza altre scritte identificative, dalla
quale sbarcano altre due «ragazzine». Sembrano tutti
grandi amici di Ruby e «una certamente è di etnia
rumena».
La
nuova arrivata sale in auto con la marocchina: sarà lei
a indicare la strada al tassista genovese. Seguiti dalla
misteriosa Mercedes bianca, dopo un po' di giri a vuoto
il tassista si preoccupa, chiede spiegazioni. La
ragazzina rumena a un certo punto scende dal taxi mentre
Ruby si innervosisce: «Fatti i cazzi tuoi, continua a
guidare e stai tranquillo che la corsa te la pago».
Ma
quando finalmente si fermano, in centro, ad aspettarli
ci sono sei o sette uomini «di carnagione scura». Tra
loro Ruby ne riconosce uno di mezza età: «Ecco il mio
amico, ora ti paga». Ma l'uomo tira fuori il coltello:
«Vattene tassista, perché finisce male». Ruby si
dilegua, il tassista ingrana la marcia e scappa.
Il
secondo verbale, questa volta di R.S., racconta invece
di un altro viaggio di «Ruby» da Genova all'Hollywood di
Milano il 25 luglio scorso: «Ci accordammo per 350
euro». Anche in questo caso Ruby ha la lingua sciolta:
«Mi raccontava di lavorare nei locali più esclusivi di
Genova e Milano, di avere lavorato in tivù nella
trasmissione Chiambretti Night e di essere in rapporti
con Lele Mora». Insomma, un copione. Solo che una volta
arrivati in Corso Como la ragazza con una scusa scenderà
dal taxi e si dileguerà nella discoteca. 08-11-2010]
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VESPA "ANNALES" - NEL SUO NUOVO LIBRONE (OLTRE 700
PAGINE!), BRUNELLO DA "PORTA A PORTA" RICOSTRUISCE
L’INCIPIT DELLA ROTTURA FINI-BERLUSCONI: IL TRADIMENTO
INIZIÒ CON PRODI E LA TULLIANI - Il 2007, anno decisivo
per la vita privata di gian-menefrego: fuori daniela
(separazione blindatissima), dentro elisabetta (col
pancione) - e PARTE IL TORMENTONE di "Striscia la
notizia": il video con gaucci...
da
"Libero"
Pubblichiamo uno stralcio dell'ultimo libro di Bruno
Vespa (Editore Mondadori), "Il Cuore e la Spada". Si
parla delle fibrillazioni nella politica italiana nel
2007 e delle origini della crisi, poi scoppiata
quest'anno, tra Berlusconi e Fini.
Con una delle sue frequenti e improbabili campagne
acquisti, il Cavaliere era convinto di far cadere Prodi
nell'autunno del 2007 sulla seconda legge finanziaria.
Ma nessuno dei leader dei piccolissimi partiti
dell'Unione voleva fare il primo passo, assumendosi
l'onere di provocare il ricorso all'esercizio
provvisorio di bilancio, strumento dimenticato perfino
nella Prima Repubblica.
Il
15 novembre 2007 la legge passò al Senato con 161 voti
contro 157. Sarebbe bastato che due senatori, Lamberto
Dini e il suo amico Giuseppe Scalera, votassero contro
per far saltare il governo. Ma Dini tentennò, giocandosi
così un ruolo di primo piano nel governo Berlusconi del
2008. Sul momento, la cocente sconfitta del Cavaliere,
già orfano di Casini, ebbe l'effetto di fargli rivoltare
contro anche Fini.
Dopo una tempestosa telefonata, il leader di An gli
assestò due colpi micidiali tra il 16 e il 18 novembre
con due interventi sul «Corriere della Sera» e «la
Repubblica». Convinto che Prodi sarebbe caduto soltanto
dopo un accordo su una nuova legge elettorale, Fini
disse che, se il centrodestra non fosse stato in grado
di ridarsi una missione, la coalizione si sarebbe
disintegrata e ognuno sarebbe andato per la propria
strada.
«Lo feci» mi avrebbe spiegato più tardi «perché,
sbagliando, ero convinto che la legislatura, proprio
perché debolissima, sarebbe durata a lungo, anche nel
caso di una caduta di Prodi, e mi sembrava inutile
continuare nella pesca delle occasioni». L'irrita -
zione di Fini nei confronti di Berlusconi aveva
motivazioni politiche, ma era acuita da un fatto
strettamente personale: uno sgradevole servizio di
«Striscia la notizia» sulla sua nuova compagna,
Elisabetta Tulliani.
Il
2007 era stato un anno decisivo per la vita privata del
leader di An. Come abbiamo visto, il 16 giugno un
comunicato di poche righe - redatto dall'avvocato di
entrambi, Giulia Bongiorno - aveva annunciato la
separazione di Gianfranco dalla moglie Daniela: «Dopo
tanti anni di matrimonio [diciannove], può accadere che
certi sentimenti cambino: noi ce ne siamo resi conto con
immenso dispiacere ma anche con lucidità e la decisione
di separarci è stata presa di comune accordo».
FULMINE A CIEL SERENO - Per l'opinione pubblica era
stato un fulmine a ciel sereno, anche perché, soltanto
tre mesi prima, Daniela sembrava ancora innamoratissima
del marito. (Una separazione davvero blindata, la loro,
se nemmeno tre anni dopo - quando tra l'estate e
l'autunno del 2010 è esplosa la vicenda della casa di
Montecarlo -nessun cronista è riuscito a estorcerle una
sola sillaba. Fra l'altro, Daniela ha continuato a
frequentare gli amici politici dell'ex marito anche dopo
la scissione dal Popolo della Libertà).
Quando si seppe la notizia, Fini, cinquantacinque anni,
era in attesa che la nuova compagna Elisabetta,
trentacinque anni, gli desse Carolina (poi arriverà
anche Martina). L'unione divenne quindi pubblica solo
dopo la separazione di Gianfranco, ma i due si
conoscevano già dal 2005.
Era stato Luciano Gaucci a presentarli. Dapprima Ignazio
La Russa fece fare a Elisabetta un po' di pratica
politica, ma ben presto scoprì che lei aveva aspirazioni
televisive: bella e intelligente, non le fu difficile
partecipare ad alcuni programmi di successo. Elisabetta,
però, era innamorata di Gianfranco, e lui si innamorò di
lei. «Ora ho deciso di lasciare il mondo dello
spettacolo, per amore di Gianfranco» disse a Giulia
Cerasoli di «Chi» (21 novembre 2007).
«Di personaggi pubblici in famiglia ne basta uno.
Tornerò al mio lavoro di avvocato, ma non adesso». (Il
suo elegantissimo sito Internet reca la scritta «Coming
soon», prossima apertura). Quando si mise con Fini,
Elisabetta era reduce da un lungo legame con
l'imprenditore Luciano Gaucci (settant'anni nel 2010).
«Sarebbe sciocco fingere di non avere un passato»
affermò sempre nella stessa intervista.
«Avevo ventotto anni, ero libera e lo era anche lui.
Gaucci è un uomo molto intelligente chemi ha insegnato
moltissimo». E sul suo rapporto con Fini aggiunse:
«Piano piano ci siamo accorti che ci capivamo al volo. È
un uomo estremamente affascinante, sicuro di sé, ma con
una dolcezza incredibile».
(Dopo l'arrivo della primogenita, a Laura Laurenzi della
«Repubblica» descrisse il compagno come un uomo molto
affettuoso: «Quando la bimba si sveglia, Gianfranco si
alza con me, e sta con lei ogni momento che può. Le
cambia anche i pannolini»). La prima uscita pubblica
della Tulliani a fianco di Fini fu nel gennaio 2008 in
occasione di una sfilata «ecologica » di Gattinoni.
PARTE IL TORMENTONE - Ma fin dall'autunno precedente,
appena si era diffusa la notizia della loro relazione,
«Striscia la notizia» aveva trasmesso con irritante
sistematicità filmati dell'epoca del suo rapporto con
Gaucci: uomo intelligente, come l'ha definito lei
stessa, ma divenuto ormai oggettivamente ingombrante. Il
leader di An attribuì a Berlusconi la responsabilità
dello sgradevolissimo tormentone. Chi conosce Antonio
Ricci, il padre di «Striscia la notizia», ricorda bene
quante ne abbia combinate allo stesso Cavaliere...
E,
d'altra parte, chi conosce Berlusconi sa che di certo
quella campagna, visto il momento, non doveva essergli
dispiaciuta. Come gli articoli graffianti che uscirono
nelle stesse settimane sul «Giornale» e su «Libero». Sul
piano politico, Fini, imbufalito con il Cavaliere per il
patrocinio che aveva dato alla scissione da An della
corrente di Francesco Storace e Daniela Santanchè,
fondatori della «Destra» (da cui poi la seconda si
sarebbe dissociata, diventando sottosegretario del nuovo
governo Berlusconi), aveva reagito con due colpi bassi.
Il
primo, con l'annuncio fatto ai suoi che, da quel
momento, si sarebbe occupato personalmente dei due temi
più sensibili per il Cavaliere, la giustizia e le
televisioni. Il secondo, con una formidabile
contestazione a Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore
nazionale di Forza Italia, inondato di fischi al
convegno di Assisi della corrente di La Russa e
Gasparri, a cui aveva partecipato come ospite.
Quest'ultimo episodio avvenne sabato 17 novembre e fu lo
«sparo di Sarajevo» che, l'indomani, portò Berlusconi
alla svolta di piazza San Babila a Milano.
08-11-2010]
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iL
RE DEL BUNGA BUNGA? È A STOCCOLMA. SUL TRONO - A
CONTENDERE AL NANO SUPREMO DI ARCORE IL PRIMATO DI
STATISTA "SCOPATORE FINALE" ARRIVA CARLO GUSTAVO DI
SVEZIA (CHE AL CONTRARIO DI SILVIO POTEVA CONTARE SUI
SERVIZI SEGRETI CHE METTEVANO TUTTO A TACERE) - UN LIBRO
SCANDALO RIVELA FESTINI IN LOCALI GESTITI DA MALAVITOSI,
MIGNOTTE E RELAZIONI CLANDESTINE DEL SOVRANO. CHE CON
APLOMB AMMETTE: “ERO GIOVANE, HO VOLTATO PAGINA” (O
VAGINA?)…
Luigi Offeddu per il "Corriere
della Sera"
In
Italia, non si sa. O certe cose non capitano mai. Ma in
Svezia, si fa così: se ci sono in giro foto e filmati
che descrivono le notti di un re birichino, tra silfidi
della lap-dance ed escort professionali, modelle e
aspiranti attrici, con bagni di gruppo in mini-piscine,
un bel giorno arrivano gli agenti del servizio segreto e
portan via tutto.
Anche con modi ruvidi, quando è il caso: e metà del
problema è risolto. Ma poi le chiacchiere continuano a
girare. E arrivano alla tavola dello stesso re, alle
orecchie di moglie e figli. Un bel guaio, e proprio nel
Paese europeo simbolo della liberazione sessuale.
Tutto questo racconta «Carlo XVI Gustavo, il monarca
riluttante», libro scritto da tre giornalisti, che prima
ancora di arrivare in libreria sta sollevando un
putiferio a Stoccolma. Le prime anticipazioni filtrate
sui giornali sono infatti dinamite, o mercurio vivo: un
calderone ribollente di gossip, di pettegolezzi. Il
protagonista è Carlo Gustavo Folke Hubertus, 64 anni, re
di Svezia e duca dello Jamtland, salito al trono il 15
settembre 1973. Il quale - e forse è questa la vera
notizia - non smentisce ufficialmente le accuse, tutte
riferite a quando aveva una quarantina d'anni.
L'altro ieri, davanti a 60 giornalisti di mezza Europa
convenuti a Stoccolma per una tradizionale battuta di
caccia all'alce, lui ha preso di petto l'argomento: «So
di questo libro, ma non ho ancora avuto modo di
leggerlo. Ho visto dei titoli non molto gradevoli sui
giornali. Ne ho parlato con la mia famiglia e con la
regina: voltiamo pagina e andiamo avanti, mi sembra di
capire che queste cose sarebbero avvenute tanto tempo
fa». Niente querele, non una parola di più: almeno per
ora.
Carlo Gustavo è un sovrano popolare e amato, come la
regina Silvia e i loro 3 figli (una, la principessa
Vittoria, è diventata nota anche per la sua lunga
battaglia vincente contro l'anoressia). Il motto
personale del re è «per la Svezia, nel tempo»,
significando il desiderio di non vivere nella naftalina.
E secondo il libro in uscita, quel motto sarebbe stato
messo in pratica anche troppo bene.
Di
pagina in pagina, una cascata di dettagli più o meno
salaci: troppe fonti anonime, sostengono i critici, ma
gli autori dicono di essere pronti a far testimoniare in
tribunale quelle stesse fonti, con nome e cognome.
E
dunque, nell'ordine: una bellissima amante dalla pelle
ambrata, una cantante pop afro-europea frequentata per
un anno, la cui esistenza non sarebbe stata ignota alla
regina; molte serate in locali semiclandestini, i cui
tenutari (anche un boss della mafia balcanica)
pascolavano nel sottobosco della malavita, e le cui
artiste consolavano abitualmente nei retrobottega i
clienti più illustri e facoltosi; più di una retata
della polizia, sostiene ancora il libro, sarebbe stata
evitata proprio grazie alla presenza di quei clienti.
E
ancora: altri incontri con escort, altri bagni senza
costume, e poi una serata pazza trascorsa nel night
«Gold Club» di Atlanta, negli Usa, dove secondo alcuni
testimoni il re sarebbe rimasto chiuso per due ore in
uno stanzino con una disinvolta «artista».
I
giornali svedesi si chiedono ora dove stiano i confini
della privacy, e se sia giusto dar conto di tanta
spazzatura. Il più importante di tutti, lo storico
Aftonbladet, pianta un primo paletto: molti dettagli non
si è potuto verificarli, però «è importante che
l'opinione pubblica sappia non solo che il capo dello
Stato svedese viene accusato in un nuovo libro, ma anche
di che cosa è accusato».
08-11-2010]
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mille business della Don Verzè Spa - ospedali e centri
ricerca Ma anche un aereo privato che da solo ha perso 10
milioni in un anno, hotel di lusso in Sardegna e mille
ettari di piantagioni di mango e uva in Brasile: gesumio,
quando ha tempo di pregare il prete più caro a berlusconi? -
e quando sbuca un buco in bilancio di 6 milioni, din-don fa
spallucce: "Sono un problema del mio socio di maggioranza,
Dio"....
Ettore Livini per "la
Repubblica"
Salute, ospedali e centri ricerca tra i più avanzati
d´Europa. Ma anche un aereo privato che da solo ha perso 10
milioni in un anno, hotel di lusso in Sardegna e mille
ettari di piantagioni di mango e uva in Brasile. La Don
Verzè Spa è un piccolo impero a due facce. Da una parte,
quella più conosciuta, c´è il core business dell´eccellenza
medica del San Raffaele, uno dei fiori all´occhiello della
sanità nazionale.
La Fondazione Monte Tabor però - la stanza dei bottoni di
Don Luigi, 90 anni portati con disinvoltura - ha
diversificato da tempo in una serie di attività più laiche.
Sinora senza troppo successo visto che i conti di queste
realtà collaterali si sono chiusi nel 2009 in rosso per 6
milioni mentre i debiti della Fondazione sono saliti di 100
milioni nel 2008 (ultimo dato disponibile) arrivando a quota
689.
L´ultima spina nel fianco di Don Verzè è la Vds Export,
newco cui la Fondazione ha girato tre mesi fa il 40%
dell´omonima realtà brasiliana fondata dalla famiglia veneta
Garziera, una holding che controlla diverse fazendas nella
regione di Pernambuco coltivate a mango, meloni e uva. La
creazione della nuova società (partecipata al 20% da Roberto
Cusin, ex titolare della Gemeaz Cusin) si è resa necessaria
per un motivo semplice: Vds, malgrado i suoi terreni siano
valutati 15 milioni, naviga in acque agitate (5 milioni di
perdite tra gennaio e maggio 2010).
E la costituzione di una capogruppo italiana è stata
necessaria per ottenere finanziamenti dalla Simest - realtà
pubblica controllata dal ministero dello Sviluppo economico
- che si è impegnata a versare 2,6 milioni alla controllata
di Don Verzè. La delibera è stata firmata il 23 aprile, uno
degli ultimi atti di Scajola prima che l´interim passasse a
Silvio Berlusconi.
Poche soddisfazioni arrivano al San Raffaele pure dal
business alberghiero in Sardegna: l´Hotel Don Diego, 4
stelle di Porto San Paolo, 52 camere con piscina affacciate
sul parco marino delle isole Tavolara e Molara, ha chiuso
gli ultimi due bilanci in rosso per 600mila euro. E da
aprile 2008 la Costa Dorata - la società della Monte Tabor
che controlla la struttura valutata 14 milioni - ha
affittato l´albergo alla Don Diego Srl, nel cui capitale
sono presenti tra gli altri Renato Pozzetto (10%), Mario Cal
(15%), storico braccio destro di Don Verzè, e lo stesso
Cusin (15%).
La delusione più grande, però, è arrivata dalla
diversificazione nell´aviazione, custodita sotto il cappello
della Airviaggi. L´attività di elisoccorso, di suo, è in
pareggio. Il problema sono i 10,9 milioni di perdita sulla
controllata neozelandese Assion Aircraft & Yachting,
titolare di un contratto di leasing sul Challenger Cl604, il
jet privato del San Raffaele, gestito operativamente dalla
Alba servizi della Fininvest.
Una voragine che ha affossato tutti i conti del gruppo
malgrado siano state rinviate le contabilizzazioni di rate
per 3 milioni sull´affitto del velilovo. Ad assorbire i guai
dei business collaterali, con ogni probabilità, potrebbero
essere i conti delle attività sanitarie custodite in Monte
Tabor i cui risultati, però, non sono pubblici.
Don Verzè, del resto, non si è mai mostrato preoccupato per
i buchi in bilancio. «Sono un problema del mio socio di
maggioranza, Dio», ha sempre scherzato, ricordando che «non
è il denaro a far idee ma le idee a far denaro». E a una
mente vulcanica come la sua, come dimostrano i mille
business di Monte Tabor, le idee di sicuro non mancano.
03-11-2010]
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verbali di Nadia Macrì ai magistrati di Palermo - "Lui
diceva, "avanti la prossima". E qualche volta stavamo tutte
insieme nella piscina dove veniva consumato il rapporto
sessuale - Per le prestazioni mi diede 10.000 euro ed altri
piccoli regali. I soldi me li ha dati personalmente
Berlusconi, in una busta - L’erba da fumare in Sardegna
veniva trasportata con il jet privato del presidente" -
Tirato in ballo anche il sindaco di Parma - "Perla Genovesi
mi presentò a Brunetta"...
Salvo Palazzolo per
la
repubblica
"Lui diceva, "avanti la prossima". E qualche volta stavamo
tutte insieme nella piscina dove veniva consumato il
rapporto sessuale". Nadia Macrì, 27 anni compiuti il 7
aprile, era ormai sicura di poter raggiungere presto il suo
sogno: entrare al Grande Fratello. Ai magistrati di Palermo
ha raccontato: "Sono stata tre volte da Berlusconi, ma solo
in due occasioni abbiamo avuto rapporti sessuali. Una volta
in Sardegna e una volta ad Arcore. Per le prestazioni mi
diede 10.000 euro ed altri piccoli regali. È accaduto nella
Pasqua 2009, in Sardegna e nell'aprile 2010, ad Arcore. I
soldi me li ha dati personalmente Berlusconi, in una busta".
Ha riempito quasi 300 pagine di verbale Nadia Macrì, ex
cubista ed ex ragazza immagine a Milano, ex socia di un bar
in via Giovanni XXIII a Reggio Emilia dall'insegna
significativa, "Le veline". La sua vita cominciò a cambiare
quasi per caso: "Ho conosciuto Lele Mora tramite un certo
Federico, che ho incontrato per strada - racconta - Federico
si occupa della sicurezza di Lele Mora".
Così Nadia Macrì si ritrovò nel bel mondo delle feste
milanesi. "Ho lavorato anche per Mora", ha spiegato.
IL PRIMO INCONTRO
La giovane dice ai pm: "La prima volta che sono andata ad
Arcore mi sono recata prima a casa di Lele Mora, a Milano,
in via Monza, dove c'erano altre ragazze. Da lì siamo andate
allo studio del giornalista di Rete 4 Emilio Fede. Era lui
che faceva una sorta di selezione: ci chiedeva il nome, ma
poi siamo andate tutte e sette nella villa del presidente,
con un'auto privata".
Quella sera c'era una grande festa a casa Berlusconi.
"C'erano persone famose, cantanti, imprenditori, avvocati,
notai. Tuttavia - spiega la testimone - poi gli altri
andavano via e solo noi ragazze ci alternavamo con il
presidente". Ma quella volta non accadde nulla fra Nadia e
Silvio Berlusconi. "La sera che l'ho conosciuto - questo ha
messo a verbale Nadia Mcrì - non abbiamo avuto rapporti
sessuali. Ricevetti comunque in dono dei piccoli gioielli,
tipo Swarovski".
A VILLA CERTOSA
Quella sera, a Milano, il presidente invitò la sua giovane
ospite in Sardegna. Il giorno dopo, lei corse a fare un
biglietto per Olbia. "Si verificò poco prima del terremoto,
nel periodo di Pasqua - racconta la testimone della Procura
- nella villa in Sardegna eravamo circa 25 ragazze. Nelle
stanze c'era dell'erba da fumare, che veniva trasportata con
il jet privato del presidente". In ogni stanza venivano
ospitate due ragazze, per ognuna c'era una spinello. "Ho
visto altri invitati fumare - dice Nadia Macrì - il
presidente mai".
DI NUOVO A MILANO
"Circa sei mesi fa, ad Arcore, c'è stato un altro incontro".
È ancora Nadia Macrì che spiega a verbale. "Tale contatto mi
fu procurato dal sindaco di Parma. Quando io ho bisogno di
soldi vado proprio a Parma: lì c'è un bell'hotel vicino alla
stazione ed un giorno io mi sono seduta al bar. Lì ho
incontrato due uomini, il sindaco di Parma e il suo
segretario. Il segretario mi disse che ero stata fortunata,
perché quello era il sindaco e che avevo fatto colpo. Dopo,
siamo andati in una villa e lì abbiamo avuto un rapporto
sessuale per cui ho avuto 500 euro".
Nadia Macrì pretendeva qualcosa di più: "Chiesi al sindaco
se poteva mettermi di nuovo in contatto con Berlusconi e lui
mi disse che in effetti qualche giorno dopo il presidente si
sarebbe recato a Parma. Qualche giorno dopo Berlusconi mi
chiamò ed organizzammo di incontrarci ad Arcore". Ma quello
fu l'ultimo incontro.
Racconta Nadia Macrì che il presidente restò male per una
sua battuta. "Mi chiese, "cosa fa lei nella vita?". Gli
risposi: "Presidente, cosa vuole che faccio, le marchette".
Allora lui fece uscire l'altra ragazza e mi riprese: "Questo
lei non deve dirlo"". Quel giorno Nadia aveva bevuto un po'
troppo, è lei stessa ad ammetterlo: "Ero ubriaca. Dopo la
mia risposta lui si arrabbiò. Mi disse che io parlo troppo".
L'INCONTRO CON BRUNETTA
All'inizio di tutta questa storia, Nadia Macrì racconta di
essere entrata nel mondo luccicante della politica italiana
solo per bisogno. Doveva risolvere un problema di
affidamento del figlio. "La mia amica Perla Genovesi mi fece
conoscere un avvocato di Roma tramite Renato Brunetta", ha
spiegato. Era il 2006. "Io e Perla andammo nello studio di
Brunetta.
La sera, andai con Brunetta dall'avvocato Taormina e gli
consegnai tutta la documentazione. Il giorno dopo, andai a
casa di Brunetta: per una prestazione sessuale mi regalò
vestiti, gioielli e circa 300 euro. Io speravo di mantenerla
quella relazione, per guadagnare un po' di soldi, ma la cosa
non durò". Alla fine, Nadia Macrì restò con i suoi problemi:
"L'avvocato Taormina non si è nemmeno presentato all'udienza
- accusa la giovane - né mi ha mai restituito la
documentazione che gli avevo lasciato".
03-11-2010]
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DIN-DON-BUM! IL VERBALE DI PERLA GENOVESI CHE FA SALTARE IN
ARIA DON VERZé E CAINANO - NELL’OCCHIO DEL CICLONE
FINANZIAMENTI DI "MILIARDI" PROCURATI IN MANIERA POCO
TRASPARENTE ALL’OSPEDALE SAN RAFFAELE FONDATO DA DON LUIGI
VERZÉ E ALLE SUE FONDAZIONI TRAMITE LA COMMISSIONE DEL
SENATO SUI DIRITTI UMANI PRESIEDUTA TRA IL 2001 E IL 2006 DA
ENRICO PIANETTA, IL PARLAMENTARE DI CUI LA GENOVESI È STATA
ASSISTENTE - "LA FETTA PIÙ GROSSA, OLTRE A DON VERZÉ, ERA
STATA ASSICURATA, NON SO SOTTO QUALE FORMA, SICURAMENTE NON
IN MANIERA DIRETTA, A BERLUSCONI. LÌ IO RIMASI DI STUCCO" -
Giovanni Bianconi per
Corriere
della Sera
Non solo il verbale di Nadia Macrì, la escort che ha detto
di aver avuto incontri a pagamento con Silvio Berlusconi
nelle sue residenze in Sardegna e ad Arcore, è stato spedito
a Milano dalla Procura di Palermo. Tra le carte trasmesse
per competenza dalla Sicilia alla Lombardia c'è pure la
copia di un interrogatorio reso ad agosto da Perla Genovesi,
la «pentita» dell'inchiesta sul traffico di cocaina da cui
sono scaturite le rivelazioni sulle feste a casa del
premier.
È lo stesso verbale in cui la donna approfondisce i legami
con i presunti narcotrafficanti arrestati insieme a lei nel
luglio scorso nell'indagine chiamata «operazione Bogotà», e
nel quale ha fatto per la prima volta il nome della sua
amica Nadia svelando le frequentazioni della ragazza col
presidente del Consiglio. Prima però aveva parlato di altro:
finanziamenti a suo dire poco trasparenti procurati
all'ospedale San Raffaele fondato da don Luigi Verzé e alle
sue fondazioni tramite la Commissione del Senato sui Diritti
umani presieduta tra il 2001 e il 2006 da Enrico Pianetta,
il parlamentare di cui la Genovesi è stata assistente.
«Mi disse che sia Berlusconi che don Verzé gli dovevano la
candidatura - ha dichiarato la donna riferendo le parole di
Pianetta, oggi deputato del Pdl -, gli chiesi il perché e mi
disse che erano stati dati parecchi soldi al San Raffaele, o
meglio a Don Verzé, destinati alla costruzione di ospedali e
non solo, anche nel Terzo mondo. Questi soldi erano dello
Stato, e non erano stati utilizzati interamente per queste
cose».
Pianetta si sarebbe confidato con la Genovesi nella
primavera del 2006, quando erano in discussione le
ricandidature per le elezioni politiche, e per questo -
secondo la «pentita» - il senatore pretendeva la riconferma
che poi ottenne; aveva agevolato, tramite la commissione che
presiedeva, questi stanziamenti.
«Gli chiesi quanti soldi più o meno si erano intascati
grazie a lui, e mi disse che era il valore di una
finanziaria». Cioè di una legge finanziaria. La donna
Genovesi parla, genericamente, di «miliardi»; lei stessa,
stando al suo racconto, credeva che il senatore esagerasse,
ma lui le avrebbe confermato che si trattava di somme molto
ingenti: «La fetta più grossa, oltre a don Verzé, era stata
assicurata, non so sotto quale forma, sicuramente non in
maniera diretta, al presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi. Lì io rimasi di stucco».
Queste dichiarazioni dell'indagata-testimone (che ora si
trova agli arresti domiciliari) dovranno essere valutate per
controllare se possano configurare ipotesi di reato a carico
di qualcuno, e poi eventualmente verificate e riscontrate.
Perla Genovesi infatti, in maniera a volte confusa e
comunque in termini sempre piuttosto generici, riferisce ciò
che le avrebbe detto una terza persona, il senatore
Pianetti.
Al quale pure, secondo il racconto della «pentita», erano
state garantite erogazioni di denaro: «Mi disse che gli
avevano promesso sui centocinquantamila euro, che erano
briciole in confronto a quelli che avevano preso loro e
Berlusconi, che gliene avevano dati sono una piccola parte,
non ricordo se venti, trenta, quaranta o cinquantamila. Mi
disse che il resto non gliel'avevano più dato, e che lo
stava ancora aspettando».
Gli inquirenti hanno cercato di saperne di più, ma la donna
ha saputo spiegare solo che attraverso alcune delibere della
commissione Diritti umani di Palazzo Madama guidata da
Pianetta erano stati finanziati progetti «per costruire
ospedali in Brasile, mi sa anche in altri posti», ma che «le
cose che andavano a fare non erano che una piccola parte.
Erano gonfiate». Secondo la donna le opere sarebbero state
realizzate solo in parte: «Da quello che so usavano ditte
proprie, così i soldi rimanevano in casa. Ditte loro che
sembravano ditte esterne, invece erano loro, sempre con
prestanome».
Il racconto della «pentita» contiene pochi riscontri. Uno
potrebbe derivare da un particolare che sembrerebbe
collegato ai rapporti fra il parlamentare di Forza Italia di
cui era collaboratrice e l'ospedale fondato da don Verzé, il
sacerdote novantenne molto vicino a Silvio Berlusconi.
Per farle avere un compenso, l'allora senatore Pianetta
inviò Perla Genovesi proprio al San Raffaele: «Mi disse che
avrei preso cinquemila euro al mese per due mesi, in totale
diecimila euro». Agli inquirenti la donna, diplomata «come
tecnico dei sevizi sociali», ha mostrato una pagina del
contratto di consulenza che sostiene di aver firmato.
Su quel foglio sono indicate «analisi», studi relativi «al
metabolismo regionale di glucosio in oncologia» e
«traduzione di testi dall'italiano all'inglese». Ma a
specifiche domande dei pubblici ministeri la Genovesi dice
di conoscere l'inglese senza essere in grado di tradurre
testi, e di non sapere alcunché del metabolismo in
oncologia.
Si accorse delle mansioni che le erano state teoricamente
affidate al momento della firma, nell'aprile del 2006,
subito dopo la rielezione di Pianetta: «Rimasi un po'
basita. Ma cos'è il glucosio?». Afferma di aver pensato che
comunque le stavano dando una possibilità che avrebbe voluto
sfruttare: «Chiesi all'impiegato che mi stava facendo
firmare il contratto quando avrei iniziato, e dove sarei
dovuta andare. L'impiegato mi sembrava alquanto imbarazzato
alla mia domanda. Non rispose, abbassò la testa e lì capii
che non sarei mai andata a fare quel lavoro».
Però i soldi li prese - tramite bonifici sul suo conto
corrente, racconta - e aggiunge in maniera non molto chiara
che il senatore Pianetta gliene chiese una parte, ma lei
aveva già speso quasi tutto. Dunque avrebbe intascato
dall'ospedale di don Verzé diecimila euro netti. E a
specifica domanda degli inquirenti se sia mai andata a
lavorare al San Raffaele, la «pentita» risponde: «No, mai».
04-11-2010]
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- L’AGGHIACCIANTE VERBALE DI NADIA MACRì: "FEDE È QUELLO CHE
DECIDE. "TU VAI BENE, TU NON VAI BENE" - DOPO CENA, GLI
ALTRI SE NE SONO ANDATI A CASA. LE RAGAZZE SONO RIMASTE
TUTTE INSIEME. LUI FACEVA: "AVANTI LA PROSSIMA, AVANTI LA
PROSSIMA". ABBIAMO CHIACCHIERATO NEL SALOTTO... MA IO ERO LÌ
PER I SOLDI, NON È CHE IO SONO UNA FAN DI BERLUSCONI. PER ME
LUI SBAGLIA, SBAGLIA PARECCHIO, LUI DEVE FARE IL PRESIDENTE,
NON DEVE FARE QUESTE COSA QUA. CIOÈ, LUI È IL PRIMO MAFIOSO"
- 2- "A CASA DI BRUNETTA, PER UNA PRESTAZIONE SESSUALE. E
NIENTE, MI REGALÒ DEI VESTITI, DEI GIOIELLI, 2 O 300 EURO.
PERÒ IO VOLEVO STARE LÌ PER ESSERE LA SUA FIDANZATA. MA CON
BRUNETTA È DURATO NEANCHE UN MESE. L´HO VISTO DUE VOLTE" -
3- MI AVEVA CHIESTO, "COSA FAI NELLA VITA?". GLI DISSI:
"SILVIO, LE MARCHETTE". E LUI FECE SEGNO ALLA RAGAZZA CHE
ERA CON ME DI USCIRE. "QUESTE COSE NON LE DEVI DIRE" -
Silvio Palazzolo e Francesco Viviano per "la
Repubblica"
Le «marchette» con il presidente del consiglio Silvio
Berlusconi. Le performance sessuali nella villa di Arcore,
anche con «ragazze piccole d´età, di 17-18 anni». E nel bel
mezzo del festino persino un saluto telefonico del premier
alla mamma della escort. Nadia Macrì, ex cubista e ragazza
immagine di Reggio Emilia, ha raccontato questo e molto
altro in un lungo interrogatorio che il 26 ottobre scorso è
stato convocato dai sostituti procuratori di Palermo
Marcello Viola e Geri Ferrara in una caserma dei carabinieri
di Bologna.
«Verbale di assunzione di sommarie informazioni testimoniali
redatto nell´ambito del procedimento penale numero
11178/10...» . I magistrati siciliani cercavano solo alcuni
riscontri alle dichiarazioni di una collaboratrice di
giustizia, Perla Genovesi, ex assistente parlamentare e
trafficante di droga, che è amica di Nadia Macrì.
Si sono ritrovati un dettagliato racconto, che è adesso il
cuore di un´inchiesta per induzione e favoreggiamento della
prostituzione. Da due giorni, l´indagine è stata ormai
trasferita dalla Sicilia alla Procura di Milano, «a carico
di noti»: sono Lele Mora ed Emilio Fede.
LA PRIMA VOLTA
«Ho conosciuto una persona che lavora per Lele Mora. Mi fa:
"Vuoi guadagnare un po´ di soldi? Ti porto dal presidente.
Guadagni, ti metti in tasca... ». Il passo fu breve.
Racconta Nadia Macrì ai magistrati: «Sono andata a casa di
Lele Mora, c´erano anche altre ragazze. Da lì aspettavamo
l´autista per andare dal presidente». Ma prima, avrebbero
fatto una tappa «nello studio di Emilio Fede». Spiega la
testimone: «Fede è secondo me quello che decide. "Tu vai
bene, tu non vai bene"».
I pm domandano: «Perché, lui faceva una selezione?». La
risposta è secca: «Sì». Questa la descrizione fatta dalla
Macrì: «Sì, una selezione tipo, "Tu come ti chiami, di dove
sei?". Però, poi, siamo andate via tutte». Erano sette
quella sera le ospiti in partenza per Arcore. C´era una
festa a casa Berlusconi: «Ho visto Apicella. C´erano poi
notai, avvocati, gente di prestigio - la descrizione della
Macrì non è molto precisa sul punto - non me li ricordo i
nomi».
Si giustifica con i pubblici ministeri: «A me interessava
solo il presidente. Ero lì per lui. Dopo cena, gli altri se
ne sono andati a casa. Le ragazze sono rimaste tutte
insieme. Andavano con lui. Lui faceva: "Avanti la prossima,
avanti la prossima"».
Ma quella prima volta, ad Arcore, non accadde nulla fra il
presidente del Consiglio e la ventisettenne cubista di
Reggio Emilia. «Abbiamo cenato, abbiamo chiacchierato nel
salotto... lui con i suoi discorsi, trallallà, da Hitler
a..., "Perché per me è così la storia...". Ma io ero lì per
i soldi, non è che io sono una fan di Berlusconi. Per me lui
sbaglia, sbaglia parecchio, lui deve fare il presidente, non
deve fare queste cosa qua. Cioè, lui è il primo mafioso».
I magistrati interrompono la testimone, non vogliono
commenti, solo fatti. Lei fa una pausa e riprende: «Quella
sera lui mi fa, vieni in Sardegna».
TRE GIORNI A VILLA CERTOSA
«Per le due prestazioni sessuali con Berlusconi ho avuto
10.000 euro in totale. I primi cinquemila, in Sardegna. Mi
chiamò nel suo ufficio, per darmi una busta. Mi aveva anche
prenotato l´aereo per tornare con un volo di linea». Nadia
Macrì precisa: «La trasferta in Sardegna fu due giorni prima
del terremoto in Abruzzo. Noi eravamo tutte quante lì, e lui
poi se ne doveva andare a vedere il terremoto».
Erano «25-30» le ospiti di Berlusconi. «Non davano molta
confidenza, ognuna aveva la sua camera. Al massimo eravamo
due in camera. Nelle stanze c´era anche dell´erba da fumare.
Io mi sono fumata una canna di erba con loro. Le ragazze
dicevano che l´erba la trasportavano tramite il jet di
Berlusconi. Me lo dicevano le ragazze, quelle che erano
giuste per lui, quelle che erano sempre sul jet».
AL TELEFONO CON LA MAMMA DELLA ESCORT
Nella piscina di Villa Certosa Berlusconi parla al telefono
con la mamma di Nadia Macrì. «Gli dissi: "Le posso passare
mia madre?" Acconsentì. Lei quasi stava morendo d´infarto
quando gli feci il nome di Berlusconi. Ma si riprese subito:
"Qua stiamo morendo di fame", disse mia madre.
E lui rispose: "Signora, cosa posso fare per lei?". E niente
- commenta Nadia Macrì davanti ai magistrati - cosa gli può
dire mia mamma. Mica gli può dire "sono felice che mi figlia
è a dormire lì con lei"». Alla fine, la signora Macrì tornò
a ripetere al presidente: «Qui stiamo morendo di fame». E
chiosò: «Ma tanto lei cosa fa?». Berlusconi non rispose.
Nadia Macrì dice adesso: «Ha fatto bene mia madre a dirgli
così, anche se la chiamata è stata velocissima. Berlusconi
non può pagare così, in contanti. Questo è un reato ragazzi,
ma stiamo scherzando? È normale che le ragazze sono
d´accordo - prosegue la testimone sentita a verbale - io non
sono d´accordo su questo fatto qua. Ma non per i soldi, non
perché lui mi ha pagato. Lui mi ha pagato bene, però non si
paga una persona per farla stare zitta, io ragiono così...».
Sembra un fiume in piena questa giovane, nonostante i
ripetuti inviti dei magistrati ad attenersi ai fatti di cui
è stata testimone. Nadia Macrì insiste: «Io non sto zitta,
perché per me comunque è uno schifo questa cosa qua. Mi fa
schifo, perché lui deve fare il presidente».
VITA DA CUBISTA
«Pensavo che lui mi aiutasse, io gli ho parlato di mio
figlio, volevo una mano da lui, lui mi dava soltanto... ».
Il racconto della giovane ragazza immagine ai magistrati di
Palermo si blocca all´improvviso. Sulle speranze di un tempo
neanche troppo lontano, appena sei mesi fa, quando tornò
nella villa di Arcore.
Lei sperava ancora di entrare al Grande Fratello. «Io
l´avevo chiesto anche a Lele Mora - racconta - mi diceva,
passa più in là. Sono passata due volte, ma zero. Basta che
si sono messi soldi in tasca loro cosa gliene frega di me».
Dopo la Sardegna, Nadia Macrì avrebbe trovato il modo di
tornare ad Arcore tramite il sindaco di Parma, con cui la
testimone dice di avere avuto un rapporto sessuale a
pagamento.
«Gli ho detto: "Guarda, l´anno scorso, ho conosciuto il
presidente in aprile, in Sardegna, gli ho lasciato il mio
cellulare, ma lui non si è fatto più sentire. Tu lo conosci
per caso?". Il sindaco mi dice: "Tra due giorni il
presidente verrà qui a Parma per una conferenza stampa. Se
vuoi gli lascio il tuo numero"».
L´ambasciata sarebbe andata a destinazione: «Mi chiama il
presidente - prosegue Nadia Macrì - e mi fa: "Nadia, mi
ricordo di te, come stai?". E poi da lì la seconda volta
sono andata a Milano per fare un´altra prestazione».
Accadde in piscina. «Tutte quante insieme le ragazze»,
racconta la testimone. Quella volta, il presidente avrebbe
detto a Nadia: «Tu parli tantissimo». Così spiega la
testimone: «Mi aveva chiesto, "cosa fai nella vita?". Gli
dissi: "Silvio, le marchette". E allora lui fece segno
all´altra ragazza che era con me di uscire. Mi riprese:
"Queste cose non le devi dire"». Quella ragazza appena
uscita dalla stanza del presidente del Consiglio «era
piccola di età - ricorda la testimone rispondendo a una
domanda dei pm - molto piccola, 17-18 anni».
L´INCONTRO CON BRUNETTA
«Fu Perla Genovesi a mettermi in contatto con dei politici».
Nel 2006, Nadia Macrì cercava solo di risolvere un problema
di affidamento del figlio. Berlusconi era ancora lontano dai
suoi orizzonti. «Andai con Perla nello studio di Brunetta, a
Roma. E con Brunetta andai la sera stessa dall´avvocato
Taormina. L´indomani, ero a casa di Brunetta, per una
prestazione sessuale. E niente, mi regalò dei vestiti, dei
gioielli, 2 o 300 euro. Però io volevo stare lì per essere
la sua fidanzata. Ma con Brunetta è durato neanche un mese.
L´ho visto due volte».
FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE
Ma i magistrati sono interessati solo a ciò che può
costituire reato. Chiedono: «Per l´attività di
intermediazione prima degli incontri ci sono persone che
hanno ricevuto soldi da qualcuno?». La risposta: «Secondo me
sì, io immagino di sì, mica lo fanno gratis».
Per certo, di soldi la giovane ha visto solo quelli che le
furono dati da Berlusconi, per due prestazioni. Insistono i
magistrati: «Fu lui personalmente a pagarla?». Risposta:
«Sì, con i nostri soldi, capito? Noi paghiamo le tasse e lui
le fa le tasse».
04-11-2010]
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flash! - nei giorni scorsi mediaset-rti, zitta zitta, è
ritornata proprietaria al 100 per cento di medusa film:
ha riacquistato infatti, per una cifra intorno ai 25
milioni di euro, la quota del 25 per cento che era in
mano a pietro valsecchi e alla sua società tao2 -
misteriosi i motivi della fine del breve matrimonio
celebrato nel novembre 2007 che costò a piersilvio, per
rilevare la tao2, la sommetta di 107 milioni cash più il
25 per cento di medusa... [25-10-2010]
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1-
TROPPI CONTI CHE NON QUADRANO NEL CONTRATTO TRA IL
CAINANO E LA MISTERIOSA FLAT POINT, PER L’ACQUISTO DEL
TERRENO NEL PARADISO (FISCALE) DI ANTIGUA - 2- OLTRE 2
MILIONI $ PER I TERRENI E PLUSVALENZA RECORD: SILVIO
AVREBBE PAGATO 143 $ AL MQ CONTRO GLI 8,6 DEL VALORE
ORIGINARIO - NON TORNA NEMMENO LA CORRISPONDENZA TRA I
VERSAMENTI DEL PREMIER E LE DATE, NONCHÉ LE CIFRE, DEI
CONTRATTI - 3- IL CONTRATTO È DI GENNAIO, IL
TRASFERIMENTO DEL TERRENO È DI SETTEMBRE 2007, MA I
VERSAMENTI DI BERLUSCONI ALLA FLAT POINT INIZIANO GIÀ
L´ANNO PRIMA, NEL 2006... -
Walter Galbiati per "la
Repubblica"
Dovrà evitare di stendere i panni all´aperto oppure di
rovinare il verde comune e non potrà nemmeno issare una
parabola o un´antenna sul tetto per ricevere i suoi
canali televisivi preferiti, il premier Silvio
Berlusconi quando andrà in vacanza ad Antigua. Il
regolamento che ha firmato comprando il terreno di
quattro acri nell´isola caraibica è molto stringente e
come in qualsiasi altro condominio lascia poco spazio
alla creatività architettonica dei suoi occupanti.
Per quei quattro acri, Berlusconi ha versato 2,3 milioni
di dollari. Se il terreno è lo stesso, è un pezzo di
costa nella parte occidentale di Antigua, nella zona di
Nonsuch Bay, sulla quale ha costruito la sua villa.
Secondo gli accordi, i suoi capomastri dovevano iniziare
le opere a 18 mesi dalla stipula del contratto e finire
il tutto entro 40 mesi. Visto che la data della vendita
è il 15 gennaio 2007, i tre anni e quattro mesi sono
belli che passati e la villa, manco a dirlo, svetta
sopra tutta la baia. L´atto di trasferimento del terreno
è stato siglato il 20 settembre 2007 al Land Register di
St John´s, la capitale di Antigua.
Le
clausole architettoniche sembrano essere state
rispettate. Berlusconi non ha dipinto i muri esterni
come voleva, non ha tende diverse da quelle degli altri
vicini, non ha appeso il motore del condizionatore alla
facciata della villa, le finestre e le porte sono dei
colori giusti. Se avesse voluto fare qualche modifica
avrebbe dovuto chiedere il permesso a Gianni Gamondi,
l´architetto che si occupa del progetto, che, per ironia
della sorte, è anche il suo architetto, quello che ha
creato Villa Certosa.
Ora dovrà solo stare attento a non disturbare i vicini,
a non portare con sé animali noiosi e a non usare la
proprietà per nessuno scopo commerciale o di business,
nemmeno per qualsiasi altra "libera professione". Sono
le regole di convivenza che il premier ha accettato
acquistando insieme al terreno un´azione dell´Emerald
Cove Consortium, una sorta di club che riunisce tutti
gli inquilini del Resort, costruito dalla Flat Point
Development, una società offshore di Antigua.
Da
chi realmente abbia acquistato poi non è dato saperlo,
perché a monte della catena di controllo della Flat
Point siedono altre due scatole vuote la Emerald Cove
Engineering e la Kappomar Holding, entrambe di Curacao
(Antille Olandesi). Uno dei fiduciari di queste società,
l´avvocato Carlo Postizzi (gli altri sono il
commercialista Giuseppe Poggioli e il dirigente di Banca
Arner Flavio De Paulis) ha detto che è tutta roba sua,
ma la sua stessa attività di fiduciario ha fatto
storcere il naso ai malpensanti.
In
ogni caso, la Flat Point, e chi c´è dietro di lei,
sembra aver fatto davvero un grande affare vendendo il
terreno al nostro premier. I 29 acri sui quali la Flat
Point sta sviluppando il suo progetto turistico sono
iscritti in bilancio a fine dicembre 2006 al costo
storico di 2,7 milioni di dollari caraibici che ai cambi
attuali equivalgono grosso modo a un milione di dollari
(poco più di 700 mila euro). Trasformando il tutto in
metri quadri, Berlusconi avrebbe pagato 143 dollari al
metro quadro contro gli 8,6 dollari del valore
originario. Una lauta plusvalenza che andrà in tasca
alla Flat Point e ai suoi proprietari che risiedono in
un Paese stupendo, ma pur sempre offshore.
Peccato che come non torna il proprietario della Flat
Point così non torna nemmeno la corrispondenza tra i
versamenti del premier e le date, nonché le cifre, dei
contratti. Il contratto è di gennaio, il trasferimento
del terreno è di settembre 2007, ma i versamenti di
Berlusconi alla Flat Point iniziano già l´anno prima,
nel 2006. Il 2 febbraio 2007 il premier versa 2,5
milioni di euro, non esattamente la cifra del contratto,
mentre tra settembre e ottobre, a ridosso del
trasferimento presso il Land Register, paga prima una
tranche da 1,7 milioni di euro e poi un´altra da 3,6
milioni. A cosa si riferiscono quei pagamenti?
Complessivamente in quell´anno sono oltre 13 milioni che
Berlusconi trasferisce alla Flat Point e ai suoi
proprietari. In tre anni, dal 2006 al 2008, salgono a 22
milioni di euro. Soldi che dall´Italia, attraverso Banca
Arner sono finiti in una cassaforte offshore.
Insomma i numeri generali non quadrano molto, ma, stando
al contratto, quel che è certo è che entro il 31 luglio
di ogni anno Berlusconi riceverà il bollettino con le
spese da pagare, elencate rigorosamente nel preventivo
che la Emerald Cove invia ai proprietari ogni primo di
giugno. Alla fine di agosto, invece, arriverà
puntualmente il resoconto. A seguire, se serve, la
fattura.25-10-2010]
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CHE COINCIDENZA! 2004: AL CAPO DEL GOVERNO, TALE
BERLUSCONI, VIENE CONCESSA L’AUTORIZZAZIONE A COSTRUIRE
IN UNA BAIA DI ANTIGUA ALMENO CINQUE VILLE E,
CONTEMPORANEAMENTE, IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE CANCELLA
IL 90 PER CENTO DEL DEBITO PUBBLICO DEL PARADISO FISCALE
RIDUCENDOLO DA 150 MILIONI DI EURO A 15 - NON SOLO: IL
BANANA FA LOBBY PER "PER RIDURRE GLI IMPEGNI FINANZIARI
DI ANTIGUA CON IL RESTO DEL MONDO" (IL "CONDONO" PIÙ
SOSTANZIOSO RICEVUTO RESTA IL NOSTRO) - I PRESTITI
TRICOLORI RISALIVANO AGLI ANNI ‘80 QUANDO FU COSTRUITO
CON I SOLDI DI ROMA IL K CLUB, RESORT DELLA STILISTA
KRIZIA, ALL´EPOCA VICINISSIMA AI SOCIALISTI DI CRAXI
Ettore Livini
per "la
Repubblica"
I
governi italiani guidati da Silvio Berlusconi sono stati
(non troppo a sorpresa) i più generosi creditori del
governo di Antigua. Condonando in splendida solitudine a
fine 2004 quasi il 90% del debito dell´isola caraibica
con Roma e facendo lobby presso le organizzazioni
internazionali per le due grandi ristrutturazioni - una
nel 2005 e l´altra di poche settimane fa - della sua
esposizione estera.
Il
Cavaliere si era impegnato in questa operazione in prima
persona nel 2005. Il 16 settembre, incontrando il
presidente Baldwin Spencer alle Nazioni Unite a New
York, aveva promesso di lavorare «per ridurre gli
impegni finanziari di Antigua con il resto del mondo»
confermando in quella occasione di aver avviato la
costruzione di quattro case per i figli a Non Such Bay.
In
realtà Berlusconi aveva già fatto qualcosa di più. A
fine 2004, come annunciato dal ministro delle finanze
caraibico Error Cort, l´Italia aveva cancellato il 90%
del suo credito verso Antigua e Barbuda riducendolo da
500 milioni di dollari locali (allora qualcosa come 150
milioni di euro) a 50 milioni.
L´intesa - negoziata dal sottosegretario agli Esteri
Mario Baccini in una serie di incontri bilaterali - era
stata raggiunta appena prima di Natale a Roma e Spencer
aveva pagato la prima tranche di 25 milioni proprio il
24 dicembre saldando poco dopo il resto.
I
prestiti tricolori - garantiti in buona parte dalla Sace
- risalivano agli anni ‘80 e sarebbero stati utilizzati
per la costruzione del Royal Antigua Hotel, per la rete
elettrica nazionale e per Heirtage Quay, un duty free a
St. John´s, tutti costruiti da imprese e operai
italiani. Gli stessi che nell´88 hanno costruito con i
soldi di Roma il K Club, resort voluto dalla stilista
Krizia, all´epoca vicinissima ai socialisti di Bettino
Craxi.
Quello di Berlusconi è stato di gran lunga il regalo più
generoso ricevuto da Antigua. Il prospetto di un bond
emesso dal Tesoro locale nel 2007 ricorda infatti che
nel 2005 il debito nazionale si era ridotto di poco più
di 500 milioni di dollari locali grazie alla
cancellazione dell´esposizione e alla ristrutturazione
sugli interessi concordata a fine anno con altri paesi.
L´isola è stata costretta però a tornare a batter cassa
con i creditori nel 2009 quando la crisi ha riacceso la
spia dell´allarme sulle casse pubbliche. Il Fondo
monetario ha approvato a inizio 2010 un piano d´aiuti e
il Paris Club, l´organismo internazionale che si occupa
di queste trattative, ha allungato le scadenze sul
debito di Antigua (500 milioni di dollari più altri 133
milioni di interessi scaduti). Il progetto congela i
prestiti per i prossimi cinque anni e pospone al 2022 la
loro scadenza. 21-10-2010]
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BERLUSCONI LICENZIA - LE SOCIETÀ DEL BANANA NEL BIENNO
2007-2009 HANNO LIQUIDATO PIÙ DI TREMILA DIPENDENTI -
EPPURE, NELLO STESSO PERIODO, FININVEST GARANTISCE ALLA
FAMIGLIA DI HARDCORE UNA CUCCAGNA DA 410 MILIONI € IN
DIVIDENDI - E CON IL MILAN DOPO I “VAFFA” DEI TIFOSI SI
È TORNATO A SCIALACQUARE - LA MONDADORI DI VIA DEL CORSO
A ROMA CHIUDE, MANDA IN CASSA INTEGRAZIONE E LASCIA IL
POSTO A “GAP” (PUR ESSENDO IN ATTIVO
1 - QUANDO SILVIO LICENZIA...
Gianfrancesco Turano per "L'Espresso"
Presidente-operaio o presidente-imprenditore, per
Berlusconi il lavoro è sempre stato un dogma. "Sono un
lavoratore tra i lavoratori, ho creato migliaia di posti
di lavoro dal nulla", diceva già nel luglio 1996 al
congresso nazionale della Cgil. O ancora, una anno fa in
polemica con Emma Marcegaglia: "Il posto fisso è un
valore".
Lavoro come slogan elettorale di un modello virtuale dove
l'imprenditore guadagna, investe e produce nuova
occupazione: decine di migliaia di posti per la
Fininvest, un milioncino tondo per il resto del Sistema
Italia. Eppure del milione di posti promessi nessuna
traccia. E nemmeno le truppe della galassia del Biscione
si sentono troppo bene.
Dalla fine del 2007 al 31 dicembre 2009 gli organici
Fininvest sono passati da 21.201 dipendenti a 17.918.
Significa 3.283 posti in meno, poco più del 15 per cento
della forza lavoro complessiva, ossia poco meno dell'8
per cento su base annua. Così fan tutti? Non proprio
tutti e non proprio in questo modo. È vero che la crisi
ha costretto molte aziende a ridurre gli organici,
esternalizzare, delocalizzare, deconsolidare, e via
elencando, per resistere al mercato recessivo.
Ma è anche vero che, se c'è un gruppo in salute
nell'intera Penisola, questo si chiama Fininvest. Nello
stesso periodo 2007-2009 in cui il
presidente-imprenditore mandava a casa oltre 3 mila
persone, il presidente-azionista incassava 410 milioni
di euro di dividendi per sé e per i suoi familiari. Per
l'esattezza, 210 milioni nel 2008 e 200 nel 2009, cifre
che includono le società non controllate direttamente
dal Biscione. Al premier è toccata la parte del leone
con 251 milioni di profitti complessivi nel biennio. Di
che fare sognare le orde di giovinette rapite dal suo
fascino.
Ancora una volta, va detto che la Fininvest non è l'unica
società a tagliare con una mano e guadagnare con
l'altra. Ma va aggiunto che non tutte le imprese hanno a
capo il capo del governo.
Naturalmente, la cura dimagrante Fininvest procede sotto
traccia come un intervento di chirurgia estetica. I tre
pilastri dell'impero (Mediaset, Mondadori, Mediolanum)
hanno subito i tagli in modo diverso. La subholding
delle televisioni ha subito una flessione molto forte
degli utili dai 459 milioni del 2008 ai 272 del 2009.
L'anno scorso sono finiti fuori dal gruppo circa 500
dipendenti. Quelli di Medusa Multicinema, che non è più
una controllata perché Fininvest ha solo il 49 per cento
contro il 51 di Alessandro Benetton, e quelli di Medusa
Film, che rimane controllata al 75 per cento ma
attraverso il filtro di altre società.
In Mediaset c'è stata finora l'unica protesta clamorosa.
È accaduto in gennaio quando truccatori e parrucchieri,
esternalizzati da Mediaset a Pragma service, hanno messo
in scena il primo sciopero dei dipendenti. Nove mesi
dopo, le garanzie sull'impiego sono state mantenute.
Nessun licenziamento.
Il settore trucco e parrucco continua a lavorare
prevalentemente con Mediaset. Ma resta il timore che la
procedura venga ripetuta con altri gruppi di lavoratori
che fanno capo alla produzione come scenografi o
tecnici. Più che il licenziamento vero e proprio,
l'utilità dell'operazione sta nella riduzione
progressiva dei costi.
Ad aprire la strada dell'outsourcing sono stati i
musicisti che infatti oggi sono pagati, in valore
nominale, poco più di 15 anni fa, quando la tariffa
giornaliera era intorno alle 180 mila lire. Nella
produzione Mediaset "Io canto", una sorta di Sanremo per
bambini e ragazzi presentato da Gerry Scotti, un primo
violino prende 180 euro al giorno e uno strumento di
fila 150, all inclusive.
Questo significa che i vari musicisti napoletani
scritturati a Cologno Monzese hanno 180 euro per pagarsi
tasse, vitto e alloggio. Il loro impegno di lavoro varia
fra le sei e le dieci ore. Potrebbero andare più vicino
a casa, per esempio a Roma dove si registra "Amici",
presentato da Maria De Filippi e prodotto dalla Fascino
Pgt (50 per cento di De Filippi e 50 per cento della
stessa Rti-Fininvest).
Ma lì danno 90 euro per gli strumenti di fila. Sono le
180 mila lire degli anni Novanta. Fascino non risulta
fra le controllate Fininvest. Dal 50 per cento in giù
una società non rientra nei conti della casa madre. Lo
stesso, a maggior ragione, vale per Endemol Italia. Qui
il gruppo della famiglia Berlusconi è proprietario di un
terzo delle azioni attraverso un giro complicato di
società estere fra le quali la spagnola Mediacinco e
l'olandese Endemol Bv.
Anche a Endemol la parola d'ordine è tagliare. La
struttura del personale dipendente è abbastanza agile
con 183 unità in organico, di cui 42 a tempo
determinato. Il ricorso alle prestazioni esterne in
questo settore è fisiologico. Ma non tutti i
collaboratori sono uguali. Le star della fiction o Fabio
Fazio, conduttore del format Endemol "Che tempo che fa",
sono ossi duri quando si tratta di stabilire i compensi.
Ben diverso è il discorso con i tecnici o, magari, con i
ballerini. In genere, la compressione maggiore riguarda
l'intrattenimento che infatti ha un margine molto più
alto della fiction (nel 2009 22,6 milioni contro 2
milioni di euro). Sono i dannati dietro le quinte di
"Affari tuoi", della "Prova del cuoco" o del "Grande
Fratello" a pagare il prezzo di una morigeratezza che ha
portato 4 milioni di utile netto nel 2009, nonostante il
gruppo multinazionale sia gravato da 3 miliardi di
dollari di debiti con oneri finanziari in proporzione.
Fra televisione e finanza, all'inizio del 2010 si è
chiusa anche l'esperienza di Alboran, il canale
aziendale al servizio di Mediolanum comunicazione e
della banca di Ennio Doris e Silvio Berlusconi. Sono
finiti a casa circa 50 free lance della tv tematica che
produceva spot con slogan come "Io non ho paura" e
"Inauguriamo l'ottimismo" su sfondo di bella gente in
convention al Forum di Assago.
Un'autentica tempesta, con l'uscita di 548 unità dovuta
"alla razionalizzazione della rete di vendita del
mercato Italia del gruppo Mediolanum", ha colpito il
settore dei promotori finanziari. Qui l'impatto della
crisi è stato molto duro, con patrimoni privati
impazziti fra scudi fiscali, crollo delle Borse,
derivati e audaci colpi dei vari Bernie Madoff. Ma i 2
mila in organico alla sede della banca non sono stati
toccati, come Doris aveva promesso, e non ci sono state
proteste imbarazzanti contro il proprietario.
Berlusconi è notoriamente sensibile alle manifestazioni
del partito dell'odio. Che arrivano da dove meno lui si
aspetta.
Prima della chiusura per i Mondiali di calcio in
Sudafrica, San Siro era diventato l'epicentro della
contestazione. Gli ingratissimi tifosi milanisti hanno
esibito per mesi striscioni insultanti per condannare la
politica di risparmio imposta al club e per invitare la
proprietà a vendere a qualche abbiente sceicco.
Il Milan è lo specchio di Silvio. Uno specchio molto
caro. A detta dello stesso Berlusconi, la squadra è
costata 237 milioni dal 2005 al giugno 2010. Poi c'è
stata la crisi politica con i finiani, la minaccia di
elezioni anticipate. E sono arrivati Zlatan Ibrahimovic
e Robinho, altri due con cui è difficile trattare da
posizioni di forza. Ibra è costato 24 milioni, con una
dilazione di un anno sul pagamento e una distribuzione
in tre rate da 8 milioni.
Lo svedese ha un ingaggio annuale da 9 milioni di euro
netti, cioè lo stipendio più alto della serie A. Robinho
è costato 18 milioni di transfer e prende 4 milioni
netti per esibirsi, a tutt'oggi, a livelli da
licenziamento per giusta causa.
La svolta a 180 gradi nella gestione dei rossoneri ha
avuto qualche conseguenza familiare. Quando si tratta di
investire in calciatori, il partito dei figli vede
Piersilvio su posizioni piuttosto tiepide. Marina è
nettamente contraria. Ancora in tempi di cordoni
stretti, nella primavera scorsa, la figlia maggiore del
premier aveva affermato che le società di calcio devono
attenersi alle regole della buona gestione economica.
Quando mai, bisognerebbe aggiungere.
Ma allora il Milan aveva dietro un Pdl unito e ampiamente
maggioritario. Così, Marina poteva permettersi di
cancellare il contributo per l'affitto ai giocatori
minacciando di piazzarli negli squallidi tuguri - si fa
per dire - di proprietà di Milan Real Estate. Fra i
tagli annunciati, c'era l'appartamento rimasto a
disposizione di Kakà anche dopo la sua cessione al Real
Madrid per 65 milioni di euro a giugno del 2009.
Tra i figli di Veronica Lario, che ha esternalizzato il
marito e a sua volta ha lasciato la residenza di
Macherio, c'è stato un cambiamento. Dopo una fase di
indifferenza generale, Barbara si è detta disponibile
per un ruolo dirigenziale nel club e ha fatto debuttare
in tribuna vip a San Siro il figlio Alessandro, 3 anni,
in occasione dell'incontro con il Catania del 18
settembre. Il Milan, del resto, fa parte dell'asse
ereditario alla stessa stregua di Mediaset, Mediolanum e
Mondadori. Non produrrà reddito ma offre una visibilità
senza uguali. Almeno finché si vince. E vincere
licenziando, nel calcio, è difficile.
2 -MONDADORI CHIUDE BOTTEGA...
Giulia Cerino per "L'Espresso"
Fuori tutto. Anzi, fuori 25 dei 37 dipendenti con
contratto a tempo indeterminato della Mondadori di via
del Corso 472 a Roma. Per loro si prospettano due anni
di cassa integrazione. Il multicenter ha chiuso i
battenti il 19 settembre. Eppure gli affari non andavano
così male. L'affitto per i 2 mila metri quadrati era di
circa un milione di euro l'anno.
Una cifra ammortizzata da un fatturato tra gli 8 e i 10
milioni. Perché fare le valigie? Non è stato facile
farselo spiegare. Durante le trattative, nella bacheca
del multicenter appariva un avviso sindacale che pregava
i colleghi di "non rilasciare interviste perché non
autorizzati".
"Circa tre anni fa", racconta uno degli ex dipendenti,
"Mondadori ha acquistato l'immobile di via del Corso.
Due anni dopo ha deciso di vendere i locali a Vittorio
Tabacchi di Safilo e di pagare l'affitto con un
contratto di sei anni". Prima dell'estate, la sorpresa.
Claudio Ricci, rappresentante della Cgil-Lazio, comunica
ai lavoratori che via del Corso chiuderà perché Tabacchi
ha chiesto il cambio di destinazione d'uso e un aumento
del canone.
"Il contratto d'affitto", dice l'ex dipendente, "non era
scaduto. Forse c'era qualche clausola particolare, ma
non si saprà mai perché la Cgil non ha chiesto
all'azienda di vedere il contratto. Forse per nascondere
che dietro c'era una buonuscita di circa 30 milioni di
euro". Alle accuse risponde Ricci che rivendica di
essere riuscito a "sostituire la mobilità con la cassa
integrazione".
Per ora, di certo c'è solo che al posto del multicenter
approderà la multinazionale americana Gap. Il gruppo di
Segrate, invece, riaprirà all'Eur, a dispetto della
delibera comunale del 2006 che tutela le librerie e
stabilisce di "fermare le trasformazioni che penalizzano
le vocazioni originali del centro storico". Anche il
Mondadori multicenter di via san Vincenzo, a due passi
dalla fontana di Trevi, ha chiuso bottega in fretta e
furia. I 10 dipendenti saranno assorbiti dal gruppo di
ristorazione Cremonini.
[11-10-2010]
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IL
BANANA LASCIA LA SARDEGNA? NO, RADDOPPIA: COMPRATA LA
COLLINETTA (CON ANNESSA VILLA DI LAURA RUSCONI) DOVE SI
APPOSTAVA IL FOTOGRAFO ZAPPADU - VALERIONA COME POPPEA
SI IMMERGE NEL LATTE DI ASINA (BUONO ANCHE PER IL
GELATO) - UN CORVO IETTATORE MINACCIA I CASSINTEGRATI
DELLA VINYLS CARCERATI ALL’ASINARA - OGGI LAPO ELKANN
FESTEGGIA 33 ANNI - ETO’O SEGNA A VALANGA, MA SI SCORDA
DELLA FIGLIA SARDA (RICONOSCIUTA MA MAI VISTA), MORATTI
PENSACI TU…
Luciano Verre da Porto Cervo e Porto Rotondo per Dagospia
1
-
In un modo o nell'altro Silvio Berlusconi vince sempre.
Non potendo comperare le foto che il fotografo Antonello
Zappadu aveva scattato a lui e ai suoi amici (anche un
ex capo di stato col... pisellone di fuori e
sull'attenti) dalla sommità della collinetta che
sovrasta Porto Rotondo, non si arreso e ha fatto di
meglio. Si è comperato l'intera collinetta. "Mi
consenta, ades fora dai ball, cheschì ora è mio e lei ce
l'ha nel deretano come se dis a Milan, ahahahahah".
Proprio così. Sono iniziati i lavori di ristrutturazione
della villa in via Cava del Tom che apparteneva a Laura
Rusconi e che Berlusconi è riuscito ad aggiudicarsi
attraverso l'Idra Immobiliare (la sua società che
gestisce Villa Certosa). Qui, sul cocuzzolo ricoperto di
pini, ulivi, mirto e cisto, si nascondeva Zappadu con i
suoi potenti teleobiettivi puntati su Villa Certosa.
Ora tutto è risolto, il Premier ha fatto tabula rasa
della vecchia villa e anche delle antenne per la
telefonia mobile Vodafone e 3, e dove Zappadu faceva
clic a piselloni e velinette sognanti, sorgerà un "eremo
collinare" sotto la direzione dell'architetto Gianni
Gamondi, uomo di fiducia del Premier (direzione lavori
al geometra Gianni Izzo, legato anche lui a Villa
Certosa). Insomma caro Zappadu, fatti più in là, sei
finito. Poi dicono che Berlusconi vuole lasciare la
Sardegna. Non solo non lascia, ma raddoppia. W il Nano!
15.10.10 |
domani il CAINANO sarà a San Pietroburgo, per
festeggiare il compleanno dell’amico Putin insieme alla
crème dell’oligarchia dell’ex Unione Sovietica. Si
parlerà anche di un socio russo per Mediaset? - IL
digitale terrestre, web tv e business tradizionale, in
Italia e Spagna, in futuro richiederanno sempre più
investimenti. In più c’è la grana dei 3 miliardi di
debiti di Endemol da sistemare. E le pendenze della
holding Fininvest: ecco perché, malgrado la smentita, la
voce non è campata in aria....
Federico De Rosa e Marco Galluzzo per il "Corriere
della Sera"
Le
voci hanno ripreso a circolare dopo lo sbarco di
Vimpelcom in Wind. E l'imminente missione di Silvio
Berlusconi a Mosca le ha rilanciate: in Mediaset
potrebbero arrivare dei nuovi soci russi. «Sì, come per
il Milan» aveva risposto secco ma con un pizzico di
ironia Fedele Confalonieri alle prime indiscrezioni
ricordando che anche per la squadra di casa si diceva
che sarebbe stata venduta ai russi. Stavolta però la
sensazione che il premier stia lavorando per imbarcare
nel gruppo di Cologno investitori «solidi» è forte.
Lo
stesso Berlusconi avrebbe ammesso con i suoi più stretti
collaboratori che sta cercando nuovi soci per il gruppo
televisivo a cui cedere parte delle sue azioni. I
contatti con alcuni grandi fondi russi starebbero
andando avanti da un anno. E a meno di un mese di
distanza dall'ultima visita, domani il premier sarà di
nuovo in Russia, a San Pietroburgo, per festeggiare il
compleanno dell'amico Vladimir Putin insieme alla crème
dell'oligarchia dell'ex Unione Sovietica. Si parlerà
anche di business? Dall'entourage di Palazzo Chigi non
lo escludono.
In
ballo ci sarebbe un dossier su Impregilo ma anche su
Mediaset, ammette qualcuno a mezza bocca, aggiungendo
però che i tempi dipendono dal futuro del governo. A dir
la verità, con 370 milioni di cassa generata nell'ultimo
semestre e 1,4 miliardi di debiti il Biscione può
tentare anche la strada del mercato per reperire
risorse. Ma digitale terrestre, web tv e business
tradizionale, in Italia e Spagna, in futuro
richiederanno sempre più investimenti.
Senza contare che dopo la vittoria di YouTube su
Telecinco a Madrid nel processo per violazione di
copyright, a Cologno hanno capito che non si possono più
permettere di pensare solo alla concorrenza in tv. In
più c'è la grana dei 3 miliardi di debiti di Endemol da
sistemare. E le pendenze della holding Fininvest.
Insomma i russi, nell'ottica di Berlusconi, oltre a
rappresentare investitori amici, contrappeso secondo
alcuni degli americani Blackrock, Fidelity, McKenzie che
hanno oltre l'8% di Mediaset, rappresenterebbero i
partner migliori con cui affrontare nuovi investimenti.
[07-10-2010]
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FININVEST: sette rilievi alla perizia su Lodo Mondadori
(dai giornali)[06-10-2010]
MEDIASET: soci in arrivo dalla Russia (Il Corriere della
Sera, pag. 47)
[07-10-2010]
4.
FININVEST, INGRESSO RUSSI IN MEDIASET NON ESISTE...
(ANSA) - "E' una cosa che semplicemente
non esiste". Così un portavoce di Fininvest smentisce le
ipotesi, rilanciate oggi dalla stampa, di un arrivo di
soci russi nel capitale della controllata Mediaset.
[07-10-2010]
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2
- LE FRASI
BERLUSCA FUORI ONDA, FUORI DI TESTA - "in che mani è la
sovranità del Paese? E’ nelle mani dei pm di sinistra -
il processo Mills è tutta una barzelletta. Il pm di
Milano, De Pasquale ha attaccato Craxi, fatto morire
Cagliari - AnnoZero, non c’è alcun contraddittorio - "Io
colleziono una storiella al giorno... e anche una
ragazza al giorno" - I ragazzi che sono con Berlusconi
nel video non sono semplici ’simpatizzanti’, ma
presidenti dei Club della Libertà di Mario Valducci....
1
Da "Repubblica.it"
Leggende sui giornali. "Vedete... si formano tante
leggende metropolitane... io sono costretto ogni giorno
a smentire attraverso Bonaiuti, che ormai si è
rincoglionito su questo fatto (risate), e tutte le
mattine devo dire che le affermazioni riferite al
presidente del Consiglio e riportate sui giornali sono
tutte false".
Io
contro tutti. "Io ho contro la sinistra, il centro, i
giornaloni, i giudici... Tu sei un giudice? (rivolto ad
una della persone che ha davanti, ancora risate)... E
poi sui giudici voglio dirvi una cosa, affinché abbiate
la consapevolezza di ciò che succede...".
Una associazione a delinquere dentro la magistratura.
"C'è un processo, il processo Mills, che è tutta una
barzelletta. Il pm di Milano, De Pasquale, che è quello
che ha attaccato Craxi, fatto morire Cagliari (Gabriele,
ndr), visto che il processo sta arrivando alla
prescrizione si è inventato la seguente storia: il reato
di corruzione c'è quando il corruttore dà i soldi al
corrotto. Ma per lui no, si è inventato che c'è il reato
di corruzione soltanto quando il corrotto comincia a
spendere i soldi.
Per cui se il corrotto è uno che risparmia, il reato non
è stato consumato... la cosa drammatica e tragica è che
tre diversi collegi, primo grado, secondo grado, appello
e Cassazione, hanno asseverato questa tesi, dimostrando
quindi che c'è un accordo tra i giudici di sinistra che
vuol sovvertire il risultato elettorale, e che
attraverso questo accordo, questa interpretazione
assurda della giustizia, vogliono eliminare colui che è
stato eletto... quindi c'è un macigno sul nostro sistema
democratico, che è costituito da questa organizzazione
interna... ci sarebbe da chiedere una commissione
parlamentare che faccia nomi e cognomi e dica se, come
credo io, c'è una associazione a delinquere nella
magistratura"
In
Italia comandano i pm. "Quando esce una legge che al pm
non va, lui la impugna e la porta all'attenzione della
Costituzionale e la Corte la abroga. Ad esempio, noi
facemmo una legge in base alla quale un cittadino
italiano sottoposto a un processo, quando veniva
giudicato innocente, non poteva essere più chiamato in
appello per lo stesso reato. Per i giudici invece è
prassi farlo, perché al pm magari quella persona sta
antipatica, oppure ha un pregiudizio politico.
Ma
se per i giudici è un mestiere, e sono pagati per
quello, per un cittadino è la rovina, sia dal punto di
vista familiare che economico. La nostra era la legge
più giusta e il 90% dei cittadini era d' accordo, e
l'hanno abrogata i giudici della Corte Costituzionale. E
allora ditemi: in che mani è la sovranità del Paese? E'
nelle mani dei pm di sinistra. Scrutate il cielo perché
ci sono gli angeli che stanno certamente vegliando su di
noi e ci difendono dai giudici".
"Sono disperato". "Dovete essere sicuri che io sono
disperato, certe volte. Tutte le volte che c'è un
processo che mi riguarda mi danno dell'impunito. E
invece nessuno, nemmeno uno dei fatti che mi sono
contestati nei processi sono fatti veri".
Tv
devastante. "Quando accendo la televisione, alla sera, è
una cosa devastante. A parte che adesso è ricominciato
AnnoZero (brusio di disapprovazione)... non c'è alcun
contraddittorio".
I problemi nel Pdl e i sagrestani della politica.
"Questi che vengono fuori dalle sagrestie della
politica, che hanno nella attività politica l'unica loro
professione, hanno bisogno dei partiti così come delle
imprese proprie, per avere i soldi dei gruppi in
Parlamento, i soldi dello Stato per le elezioni, i
finanziamenti... hanno bisogno di un giornale attraverso
cui raccogliere i soldi... sono veri e propri
imprenditori della politica".
La
barzelletta sugli ebrei. "Un ebreo racconta a un suo
familiare... Ai tempi dei campi di sterminio un nostro
connazionale venne da noi e chiese alla nostra famiglia
di nasconderlo, e noi lo accogliemmo. Lo mettemmo in
cantina, lo abbiamo curato, però gli abbiamo fatto
pagare una diaria... E quanto era, in moneta attuale?
Tremila euro... Al mese? No al giorno... Ah, però... Bè,
siamo ebrei, e poi ha pagato perché aveva i soldi,
quindi lasciami in pace... Scusa un'ultima domanda... tu
pensi che glielo dobbiamo dire che Hitler è morto e che
la guerra è finita?... Carina eh?"
Una ragazza al giorno. "Io colleziono una storiella al
giorno... e anche una ragazza al giorno"
"Domani vado in Parlamento". "Domani sono in Parlamento
per otto ore, quante me ne diranno...(i ragazzi gli
dicono 'noi arriviamo a 316')... sì, e allora mettetevi
in lista che la prossima volta... metà donne, e poi
tutti giovani... perché anche io lo dico: nel nostro
partito di vecchio ci basto io, tutti gli altri devono
essere giovani".
01-10-2010]
|
|
1-
A CHI LASCERà IN EREDITà IL SUO IMPERO
POLITICO-ECONOMICO IL BANANA DI ARCORE QUANDO, A METà
DICEMBRE, VERRà INTERDETTO DALLE CONDANNE DELLA
MAGISTRATURA DAI PUBBLI UFFICI IN SEGUITO AL VOTO
CONTRARIO DEI TIPINI FINI SULLO SCUDO? - 2- LASCERà IL
POTERE IN MANO A LETTA OA GIUDA TREMONTI? NO, C’è LA
MARINA DA SBARCO - 3- INTANTO SI PREPARA AD INCAMERARE
LA MAGGIORANZA DE "IL FOGLIO" PERCHé CON LE NUOVE REGOLE
FERRARA POTREBBE MOLTO PRESTO PERDERE I 3 MLN E PASSA DI
FINANZIAMENTO PUBBLICO. E VISTO CHE CON LE COPIE VENDUTE
IN EDICOLA NON PAGANO NEANCHE L’AFFITTO, ECCO MARINA
PRONTA A RILEVARE LA QUOTA DI VERONICA - 4- LA MOSSA DI
RIAVVICINAMENTO DELL’ELEFANTINO CHE HA SCARICATO LE
RAGIONI DI FINI
Andrea Montanari per "Milano Finanza"
Silvio Berlusconi è stato rassicurante: «Ove mai
venissero a cadere i contributi pubblici (3,4 milioni
nel 2009, ndr)», avrebbe già detto a Giuliano Ferrara in
un recente incontro, «Il Foglio non avrà problemi di
sopravvivenza. Perché ci sarà sempre un azionista forte
a garantire il sostegno finanziario di un quotidiano che
nella stampa italiana rappresenta un'isola di equilibrio
e intelligenza».
Organo della Convenzione per la Giustizia, movimento
politico fondato dal senatore del Pdl Marcello Pera e
dal verde Marco Boato, Il Foglio potrebbe infatti molto
presto non godere più dei contributi destinati alla
stampa di partito. Ma come farà il premier a sostenerlo
se nel capitale non sono presenti membri della famiglia
né aziende a lui riconducibili, ma solo la moglie
separata Veronica Lario (al secolo Miriam Bartolini),
titolare del 38%?
La
strada più facilmente percorribile è quella che conduce
alla Mondadori (che già detiene il 39% del Giornale) cui
potrebbe non dispiacere l'idea di una seconda testata. I
primi contatti tra i vari soggetti coinvolti nel
possibile affare ci sarebbero già stati. Un nodo
eventuale è però quello relativo al ruolo che potrà
assumere la casa editrice di Segrate: secondo la legge
Gasparri, non può infatti acquisire partecipazioni di
controllo in quotidiani almeno fino al 2011.
Ma
poiché si tratta di una partecipazione di minoranza (il
38% appunto), qualora non si rivelasse dominante non
dovrebbero esserci problemi. Sicché l'azienda presieduta
da Marina Berlusconi (considerata da Fortune una delle
donne più potenti al mondo) potrebbe entro qualche tempo
essere davvero il nuovo partner di riferimento (ma non
dominante) del quotidiano di Ferrara.
Resta naturalmente da verificare la disponibilità a
vendere della signora Lario. L'avvio della trattativa è
anche l'esito di un processo di riavvicinamento tra
Berlusconi e Ferrara sulla scia dello scontro tra il
premier e Gianfranco Fini, sul quale Il Foglio, dopo
aver tentato di ricondurre entrambi alla ragione, ha
preso una chiara posizione a favore del primo.
01-10-2010]
|
|
l
seggio-mercato di Silvio? Lo paghiamo noi! - Le spese
pazze del Cavaliere per strappare un peone al
traballante governo Prodi: la riconquista degli ex
leghisti Pottino&Gabana (che votavano con il
centrosinistra) passa per due contratti d’oro alla
Camera, a firma del capogruppo Pdl Cicchitto, di 120mila
euro all’anno ciascuno dopo la mancata rielezione - Il
patto con Bossi: ok all’operazione aggancio con
stipendio da onorevole, purché non vengano rieletti -
Visti i precedenti, quanto denaro metterà sul piatto il
Cai-nano per strappare i moderati di Fli a Fini
Carmelo Lopapa per "La
Repubblica"
A proposito di calciomercato. Non c'è solo l'acquisto
plateale e smaccato del deputato in carica, alla vigilia
di un voto decisivo. Ci sono accordi e garanzie, sistemi
e metodi tali da assicurare il presente e anche il
futuro della pedina che si rende disponibile. Non
necessariamente un seggio, magari un contratto ad
personam. Con soldi sonanti. Tanti. Un tot al mese. Poco
meno di quanti la pedina ne avrebbe guadagnati da
parlamentare in carica. Di un paio di quei contratti
Repubblica adesso è venuta in possesso.
Qual è il metodo? Quale il sistema? Come funziona il
mercato da Transatlantico nel reame di Silvio
Berlusconi, laddove tutto ha un prezzo, tutto una
ricompensa? Lo ricostruiamo attraverso la storia di due
oscuri peones, ligi ex onorevoli del Nord-Est.
Transitati dalla Lega al gruppo misto nella passata
legislatura, alla fine del 2006, nel pieno del biennio
ballerino del governo Prodi.
Quando ogni singolo senatore diventa determinante per la
tenuta dell'esecutivo e in tanti vengono contesi,
corteggiati, lusingati. In qualche caso forse convinti
con ragioni a cinque zeri. Dopo aver rotto con la Lega
in Friuli per beghe locali, Marco Pottino, allora
deputato, classe '74, e Albertino Gabana, allora
senatore, classe '54 (entrambi di Pordenone) dopo un
anno di navigazione a vista nel gruppo misto, vengono
"convertiti" a fine 2007 al credo berlusconiano. Per
essere acquisiti infine al gruppo forzista.
Sono le settimane in cui l'esecutivo del Professore già
vacilla. E il senatore Gabana in più di un'occasione
vota con quella maggioranza, in un Palazzo Madama
trasformato ormai in una casbah. Poco influente Pottino
a Montecitorio, ma strategico Gabana per tentare la
spallata. I due però camminano insieme. Inseparabili. I
messi del Cavaliere sanno che il "pacchetto" va
acquisito in tandem. Entrambi vengono avvicinati,
lusingati, compiaciuti. Elio Vito, attuale ministro dei
Rapporti con il Parlamento - rivela in particolare
Pottino nel colloquio telefonico con Repubblica - è il
più convincente.
La
contropartita? Dentro il Pdl raccontano come in quegli
ultimi giorni della Pompei prodiana, Berlusconi chieda
all'alleato Bossi il via libera per tentare l'operazione
aggancio. E di come la manovra sia stata accordata dal
Senatur, a patto che i due "ex" del Carroccio non
vengano poi rieletti. Clausola che il Cavaliere, o chi
per lui, mette subito in chiaro ai due, nel momento in
cui viene prospettato il passaggio e la fittizia
candidatura alle successive politiche (poi precipitate
da lì a tre mesi).
Ma
allora che interesse avrebbero avuto i peones ad
accettare l'offerta? Transitare per poi perdere il
seggio? È qui che scatta la rete di protezione. La
garanzia per entrambi, qualora non eletti, di mantenere
comunque lo status economico da parlamentare, magari con
una consulenza ad hoc.
I
fatti. Succede che, alle Politiche del 2008, tanto il
giovane Pottino quanto il cinquantenne Gabana vengono
candidati insieme alla Camera, lista Pdl, collegio del
natio Friuli.
Puntualmente non la spuntano: risultano primo e secondo
dei non eletti. E accade che nel dicembre 2008, pochi
mesi dopo l'inizio della legislatura, entrambi stipulino
due distinti "contratti di lavoro a progetto" con il
gruppo Pdl di Montecitorio, "in persona del suo
presidente, Fabrizio Cicchitto", con tanto di firma in
calce. Durata (art. 5 del contratto): a partire dal
gennaio 2009 e "fino al termine della XVI legislatura".
Compenso (art. 6): "Complessivi 120.516 euro annui al
lordo delle ritenute", da corrispondere "in dodici rate
di 10.043 euro".
Né
più né meno che l'indennità sommata alla diaria di cui
godono gli onorevoli. Mancano all'appello solo i 4 mila
del rimborso spese per portaborse. Bingo! Professionisti
da gratificare per i servigi e la dedizione, consulenti
meritevoli ("Considerevoli esperienze professionali
nell'ambito delle comunicazioni istituzionali" è
l'identica motivazione nei due contratti), da impiegare
al gruppo. Il tutto, con soldi pubblici, i budget messi
a disposizione dalla Camera, quattrini del contribuente.
Ma
si dà il caso che a Montecitorio, al gruppo Pdl, di loro
non vi sia traccia (se non al libro paga). "Non
risultano nei nostri elenchi, è sicuro che lavorino
qui?" risponde la segretaria interpellata. "Forse potete
provare al partito". Ma la risposta non cambia quando
vengono contattati gli uffici di via dell'Umiltà.
Repubblica rintraccia Gabana e Pottino al telefono a
Pordenone.
I
due ex leghisti, oggi pidiellini militanti, forniscono
nella sostanza la medesima spiegazione. Confermano di
avere quel rapporto di consulenza ma negano la
compravendita: "Non siamo stati affatto comprati,
provenivamo già dal centrodestra". E ammettono di andare
poco a Roma: "Ma solo perché è meglio lavorare qui in
Friuli, ci dedichiamo alla costruzione del partito.
Proveniamo dal Carroccio e chi meglio di noi sa come si
lavora sul territorio?". 28-09-2010]
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CAINANO OFFSHORE! TRA RAMOSCELLI D’ULIVO E “TENGO
FAMIGLIA”, UN COLPO GIAN-FREGNONE FINI L’HA MESSO A
SEGNO: L’AFFONDO SULLE OFFSHORE CHE HA FATTO IMBUFALIRE
IL SULTANO DELLE BERMUDE. “NON POSSO LASCIAR CORRERE
QUELLE ALLUSIONI” - 2- IL BANANA È PROPRIETARIO DI
ALMENO SEI VILLE TRA ANTIGUA E LE BERMUDA E DI UNA BARCA
DI 48 METRI, VALORE ALL’INCIRCA 13 MILIONI DI EURO,
INTESTATE A SOCIETà OFFSHORE - 3- LE DUE OFFSHORE
NELL’ISOLA DI GUARNSEY, INTESTATE A MARINA E PIERSILVIO
BERLUSCONI - 4- MILLS, SOPRANNOMINATO L’ARCHITETTO DELLE
OFFSHORE, HA AVUTO 600 MILA DOLLARI - 5- I FALSI IN
BILANCIO, CONSEGUENZA DEL VIZIETTO DELLE SOCIETà
OFFSHORE, HANNO PORTATO A UN ALTRO PROCESSO: QUELLO PER
LA COMPRAVENDITA DEI DIRITTI TV DI MEDIASET
-
LA
VILLA ALLE ISOLE BERMUDA DI BERLUSCONI
-
SILVIO IN PARADISO (FISCALE): "NON POSSO LASCIAR CORRERE
QUELLE ALLUSIONI SULLE SOCIETÀ OFF-SHORE"
Scrive Francesco Bei per "La Repubblica":
"Chiuso ad Arcore, Silvio Berlusconi ostenta
indifferenza rispetto alle "rivelazioni" di Fini che
hanno inchiodato al video tutto il mondo politico. I
suoi riferiscono che abbia persino preferito guardarsi
il suo Milan in tv. Poco credibile. La verità è che, nei
pochi contatti telefonici con la prima linea del Pdl, il
Cavaliere si è mostrato tranchant sui contenuti della
versione di Fini: "Sulla casa non ha chiarito nulla, mi
è sembrato incerto e impaurito".
Quanto all'offerta del leader di Futuro e libertà di
resettare tutto e riprendere "il confronto", il premier
si mostra scettico. Perché "di uno così non c'è più da
fidarsi". E soprattutto perché buona parte del suo
intervento il presidente della Camera l'ha impiegato per
attaccare il premier a testa bassa, senza fargli sconti
su nulla. Né sulle società off-shore, né sull'etica
pubblica e nemmeno su chi sarebbe il vero mandante di
quei "faccendieri professionisti a spasso nel
centroamerica" per fabbricare dossier farlocchi contro
di lui.
Una serie di accuse che a Berlusconi hanno di nuovo
guastato l'umore, facendolo propendere per una guerra
senza quartiere al suo avversario. "Non si può lasciare
correre su cose inaccettabili - si è sfogato - come
queste allusioni sulle società off-shore. Non si può far
passare una libera inchiesta giornalistica, basata su
fatti accertati e sulla quale io non c'entro nulla, per
un'operazione di dossieraggio. Per di più sputtanando il
Paese all'estero con la favola dei servizi segreti
deviati. Oltretutto in questo caso i fatti, a quanto
ammette lo stesso Fini, sono più che verosimili".
2-
CAIMANO OFF SHORE: LE HOLDING BERLUSCONIANE NEI PARADISI
FISCALI E GLI AIUTINI DELL'AVV. MILLS
Antonella Mascali per "Il
Fatto Quotidiano"
La falsa campagna moralizzatrice dei "berluscones"
contro le società off shore, per colpire Gianfranco
Fini, non poteva che provocare una facile risposta del
presidente della Camera, dopo la rottura con il
cavaliere: "Sia ben chiaro: personalmente non ho né
denaro, né barche, né ville intestate a società off
shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano,
queste società per meglio tutelare i loro patrimoni
familiari o aziendali e per pagare meno tasse".
Sottinteso, naturalmente, il nome di Silvio Berlusconi,
il re dei fondi neri all'estero. Lo hanno accertato
sentenze definitive. Come quella per il corrotto e
prescritto avvocato David Mills, il mago delle off shore
del premier. O la sentenza del processi All Iberian 2,
che ha accertato una colossale evasione fiscale, 1500
miliardi di lire, ma non ha potuto decretare la condanna
di Berlusconi. Come? Grazie a una delle sue leggi,
quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, "il
fatto non costituisce più reato".
VILLE, BARCHE E SOLDI
Fini ha parlato anche di ville e barche. Si riferiva ad
almeno sei ville che il suo ex alleato possiede tra
Antigua e le Bermuda, intestate a off shore. Berlusconi
è proprietario anche di una barca di 48 metri, valore
all'incirca 13 milioni di euro. È intestata alla società
Morning Glory Yachting limited, neanche a dirlo, con
sede alle Bermuda. Il salto verso i fondi neri, il
Cavaliere l'ha compiuto a metà anni '90 servendosi di
Mills, soprannominato l'architetto delle offshore.
Le
società occulte all'estero hanno permesso a Berlusconi
di accantonare centinaia di miliardi di lire, di evadere
il fisco, di pagare mazzette, come i 21 miliardi a
Bottino Craxi, di eludere la legge Mammì, che all'epoca
impediva a un editore di avere più di 3 televisioni. Il
cavaliere, invece, era anche l'azionista di maggioranza,
segreto, di Tele più. La sentenza di primo grado del
processo Fininvest- Gdf del '96 ha stabilito che alcuni
militari delle fiamme gialle si sono fatti corrompere
proprio per non indagare sulle off shore del biscione.
In
appello e in Cassazione le prove per condannare il
premier non sono state ritenute sufficienti. In secondo
grado ha contribuito alla sua salvezza, la falsa
testimonianza di Mills del novembre '97. Sappiamo adesso
che per quella, come per un'altra deposizione reticente,
al processo All Iberian, gennaio '98, illegale ha avuto
600 mila dollari. E per queste dichiarazioni taroccate
in suo favore, Berlusconi è ancora sotto processo.
Sospeso, come gli altri procedimenti, grazie ai vari
scudi.
Ai
giudici milanesi di All Iberian, Mills ha nascosto tra
l'altro anche i reali beneficiari di "Century One" ed
"Universal one", le due off shore nell'isola di
Guarnsey, intestate a Marina e Piersilvio Berlusconi,
per decisione del padre. Un fatto che scopriranno nel
2004 i pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo. Mentre i
difensori di Berlusconi fino ad allora avevano ripetuto
che erano " società del tutto estranee a Fininvest e
Mediaset".
I FALSI IN BILANCIO
I falsi in bilancio, conseguenza del vizietto delle off
shore, hanno portato a un altro processo: quello per la
compravendita dei diritti tv di Mediaset. Ma grazie a
un'altra delle leggi ad personam, la ex Cirielli, che ha
accorciato la prescrizione, sono state azzerate la frode
fiscale per 120 miliardi di lire e l'appropriazione
indebita per 276 milioni di dollari, fino al 1999.
Restano in piedi quelle fino al 2003.
C'è poi una costola di questa indagine, denominata
"Mediatrade-Rti", in fase di udienza preliminare,
bloccata sempre per il legittimo impedimento. Berlusconi
è accusato di appropriazione indebita e frode fiscale.
Mentre il figlio Piersilvio e il presidente di Mediaset
Fedele Confalonieri di frode fiscale, fino al settembre
2009.
Secondo la procura di Milano, Mediaset avrebbe
nuovamente falsificato i bilanci e gonfiato i costi per
l'acquisto di diritti tv da major americane. I soldi,
100 milioni di dollari, sarebbero transitati su banche
estere e, in gran parte, confluiti su conti riconducili
a Berlusconi e ad alcuni suoi manager. A Silvio
Berlusconi, sono contestate operazioni tra il 2002 e il
2005. Anni, come per l'inchiesta madre, in cui era
sempre presidente del Consiglio. [26-09-2010]
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GHIGLIOTTINA PER IL NANO - Il 14 dicembre la Corte
Costituzionale si esprimerà sulla costituzionalità del
Legittimo impedimento. Entro quella data il Cavaliere
vorrebbe vedere il lodo Alfano con il primo voto del
Parlamento e sperare così che la Consulta rinvii il suo
esame. Ma non è detto. E allora uno degli scenari più
temuti a palazzo Grazioli è che si vada a votare a
marzo, ma con i titoli dei giornali che raccontano di
una condanna.... Francesco Grignetti per "La
Stampa"
Silvio Berlusconi sarà pure un gran nocchiero, capace di
condurre il vascello attraverso il mare in tempesta, ma
intanto da Bossi («Niente più sbagli o si va al voto») a
La Russa («Certo è difficilissimo proseguire con la
spada di Damocle dei finiani») è palpabile il
pessimismo. Racconta un anonimo ma importante esponente
Pdl: «Andare al voto subito non è interesse di Fini che
deve prima consolidare le sue posizioni sul territorio,
né di Berlusconi che teme il forte astensionismo.
Gli unici a guadagnarci sarebbero i leghisti. Ma è anche
chiaro che se da ora in poi si procederà con il coltello
alla gola, si può andare a sbattere in qualunque
momento». E allora, archiviata già la mozione di
sfiducia per Umberto Bossi che avrebbe potuto far
precipitare le cose anzitempo, esaminiamo gli scogli che
minacciano la rotta del governo.
IL
PARTITO DI FINI - l prossimo appuntamento dei finiani è
quello di Perugia del 7 novembre: molto probabilmente il
presidente della Camera annuncerà in quella sede la
nascita del partito. Nel frattempo dice Benedetto Della
Vedova, facendo il verso a Prodi: «Competition is
competition. In chiave politica e alla lunga anche in
chiave elettorale». Quando Fini qualche giorno fa ha
esortato i suoi a «mettersi l'elmetto», intendeva dire
proprio questo: marcare la differenza, distinguersi,
combattere su ogni provvedimento. Sono già cominciati i
dolori per la maggioranza.
Martedì scorso alla Camera, quando s'è trattato di
convertire il decreto in scadenza sulla Tirrenia, che
prevede anche l'introduzione dei pedaggi sui raccordi
autostradali, a guidare l'opposizione si son messi due
deputati finiani, Aldo Di Biagio e Francesco Proietti
Cosimi. Marcello De Angelis, il relatore, uno che è
cresciuto nel vecchio Msi assieme ai due, ha cominciato
a sudare freddo: «Se avessero voluto, era evidente che i
voti del Fli, sommati a quelli dell'opposizione,
avrebbero fatto cadere il governo. Io ci ho messo il
carico dell'amicizia, loro non avevano alcuna intenzione
di far saltare il banco e così Di Biagio ha ritirato un
suo emendamento, ma in Aula siamo stati a un passo dalla
catastrofe».
I
finiani, insomma, cominceranno presto a farsi notare e
il resto dell'opposizione convergerà. Il senatore Mario
Valditara, per dire, denuncia i tagli all'università e
il ministro Gelmini quanto prima se la vedrà brutta.
Sullo sfondo c'è poi la questione della legge
elettorale.
LA
GIUSTIZIA - E' il tema più rovente. Il Pdl sta
accelerando sul lodo Alfano al Senato: Carlo Vizzini ha
presentato il nuovo testo che prevede lo scudo
giudiziario solo per Capo dello Stato e presidente del
Consiglio, cassando i ministri. Era la prima delle
richieste di Giulia Bongiorno a Ghedini: neanche ha
fatto in tempo a proferire parola e già l'hanno
accontentata. Ma chiaramente non finisce qui.
Si
conosce tutta l'avversione dei finiani per il ddl sul
Processo Breve che però è sempre in cima all'agenda
berlusconiana. Lo sdoppiamento del Consiglio superiore
della magistratura, poi, riforma che prefigura una
dipendenza dei pm dal ministro della Giustizia, pur
annunciata trionfalmente da Berlusconi alla Camera,
rischia di non uscire mai dai cassetti.
I
PROCESSI - Dentro il Pdl parlano chiaramente di
«accerchiamento». Non sfugge che dalle procure di mezza
Italia sia partita la caccia a tutti gli uomini del
Presidente: Schifani a Palermo, Letta a Lagonegro,
Bertolaso e Scajola a Perugia, Verdini a Firenze,
Cosentino a Napoli, di nuovo Verdini e Dell'Utri a Roma,
è tutto un fiorire di inchieste che colpiscono duro.
E
poi c'è la mina vagante del pentito Spatuzza: è il
segreto di Pulcinella che tra Firenze e Caltanissetta
sia stata riaperta l'inchiesta sulle bombe del 1993 che
vide indagati «mister alfa» e «mister omega», che
all'epoca erano Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.
Infine il processo Mills a Milano: per ora è sospeso, ma
è questione di mesi.
LA
CONSULTA - Il 14 dicembre la Corte Costituzionale si
esprimerà sulla costituzionalità del Legittimo
impedimento. Entro quella data il Cavaliere vorrebbe
vedere il lodo Alfano con il primo voto del Parlamento e
sperare così che la Consulta rinvii il suo esame. Ma non
è detto. E allora uno degli scenari più temuti a palazzo
Grazioli è che si vada a votare a marzo, come prefigura
il ministro Maroni, ma con i titoli dei giornali che
raccontano di una condanna.
01-10-2010]
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CIANCIMINO CIANCIA ANCORA – IL FIGLIO DI DON VITO
RITROVA LA COPIA DI UN ASSEGNO CHE BERLUSCONI DIEDE AL
PADRE NEI PRIMI ANNI ‘80 per la campagna elettorale -
SPULCIANDO L’ARCHIVIO DELL’EX SINDACO MAFIOSO DI PALERMO
SI TROVEREBBERO ANCHE ALTRI ASSEGNI DEL BANANA - SPUNTA
ANCHE UN PRESUNTO PIZZINO DEL 2001 PER PROVENZANO DOVE
SI PARLA DI 100 MLN DI LIRE VERSATI AI BOSS DA FORZA
ITALIA
Riccardo Arena per "La
Stampa"
Sei anni dopo il colloquio in cui Massimo Ciancimino e
la sorella Luciana ne parlavano al telefono, spunta
l'«assegno del presidente» destinato a Vito Ciancimino.
Il «presidente», in realtà, quando avrebbe firmato quel
titolo di credito (all'inizio degli anni '80), non era
ancora in politica, ma l'imprenditore Silvio Berlusconi
era pur sempre il numero uno delle tv commerciali in
Italia.
La
fotocopia dell'assegno da 35 milioni di lire, risalente
al periodo compreso tra il 1979 e il 1983, è venuta
fuori dal quanto mai capiente archivio di don Vito:
sfuggita a perquisizioni e sequestri («Nemmeno io sapevo
dove fosse», chiosa Massimo Ciancimino), è stata
ritrovata dalla vedova dell'ex sindaco di Palermo,
condannato per mafia e corruzione e morto nel 2002.
Epifania Silvia Scardino, accompagnata dallo stesso
figlio Massimo, alla fine di luglio l'aveva consegnata
ai pm Nino Di Matteo e Paolo Guido, assieme ad
annotazioni del marito, che parlano pure di altri 25
milioni in contanti di identica provenienza: Silvio
Berlusconi.
Sempre allo stesso scopo: «Acquisto tessere periodo
'79-'83», scriveva don Vito, che all'epoca era molto
discusso, ma non era ancora finito in cella. La corrente
dc dell'ex sindaco allora aderiva a quella andreottiana,
dalla quale fu poi estromessa: il finanziamento poteva
essere indirizzato allora a sostenere il gruppo politico
di Giulio Andreotti, cui Ciarrapico, in particolare, era
molto legato.
Berlusconi era accreditato invece di simpatie e di
intensi legami con il Psi. Perché, dunque, questa
trasversalità? Fra le carte consegnate ai magistrati
dell'indagine sulla trattativa fra mafia e Stato, ce ne
sono anche altre - tutte da approfondire e sviscerare -
che potrebbero fare pensare a presunti legami, interessi
comuni, collegamenti fra l'attuale premier o esponenti
del suo entourage, come Marcello Dell'Utri, con don
Vito.
«Io, Dell'Utri e Berlusconi siamo figli della stessa
lupa», si legge infatti in una pagina scritta a macchina
e la cui paternità è attribuita, ma non con certezza, da
Massimo Ciancimino al padre: nella facciata retrostante,
che si apre con il consueto sfogo («Sono un
perseguitato»), l'ex assessore ai Lavori pubblici del
Sacco di Palermo scrive di pugno, con la sua
inconfondibile grafia.
I
pm del pool coordinato da Antonio Ingroia si muovono
comunque con cautela: «Io - si legge nel dattiloscritto
- sono stato condannato e loro, Berlusconi e Dell'Utri,
assolti per questioni geografiche», perché a Palermo e a
Milano la giustizia sarebbe stata amministrata in modo
diverso.
C'è pure altro materiale, su cui la Procura sta
lavorando: innanzitutto un presunto pizzino di
Ciancimino a Bernardo Provenzano, a proposito di
finanziamenti (cento milioni di lire) che ancora
Berlusconi, o esponenti di Forza Italia, avrebbero
versato ai boss in occasione delle elezioni del 2001.
Protagonista di queste nuove puntate delle indagini è la
madre di Massimo Ciancimino, anziana e malata, che ha
pure ricordato presunti incontri tra il marito e il
Cavaliere, a Milano, negli anni '70.
14-09-2010]
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1-
PROVE TECNICHE DI DISCESA IN CAMPO PER LA PRIMOGENITA DI
BERLUSCONI - 2- NON SOLO IL "TROTA" DI BOSSI, ANCHE
MARINA VUOLE RACCOGLIERE IL TESTIMONE DI PAPI - 3- LA
PRESIDENTESSA DELLA MONDADORI SAREBBE IN ATTESA DI
RICEVERE UN SONDAGGIO - 4- LA PAGINATA DI INTERVISTA
RILASCIATA IERI AL ’CORRIERE’, CON DISTRIBUZIONE DI
CETRIOLI PER TUTTI, DALL’INGRATO VITO MANCUSO A FINI,
TRAPASSANDO UN DE BENEDETTI CHE NASCONDE SOTTO IL
TAPPETO DI ’REPUBBLICA’ L’INSIDER TRADING DI FAMIGLIA,
COME LA "PRAVDA DEI TEMPI D’ORO", NON POTEVA NON
SOLLECITARE DUBBI E INTERROGATIVI - 5- SOGNANDO UN
FUTURO DA EVITA PERON, MARINA SI ATTEGGIA A BIANCANEVE
DI ARCORE SULLA LEGGINA AD AZIENDAM CHE HA FATTO
RISPARMIARE 400 MILIONI DI EURO ALLA MONDADORI: OGGI SI
LEGGA, SUL "CORRIERE", IL RUOLO DEI
VERDINI-CARBONI-MARTINO
1
- MARINA DA SBARCO
La paginata di Marina Berlusconi sul Corriere è una
prova tecnica di discesa in campo? Un'intervista che più
politica non si può, con distribuzione di cetrioli per
tutti, dall'ingrato Vito Mancuso a Fini, trapassando un
De Benedetti che nasconde sotto il tappeto di
'Repubblica' l'insider trading di famiglia, come la
"Pravda dei tempi d'oro", non poteva non sollecitare
dubbi e interrogativi.
Che vuole fare da grande la primogenita di Berlusconi?
Vista l'inedita grinta da Evita Peron, non è che sotto
sotto cova la voglia matta di prendere il testimone del
settantreenne Papi? Risposta esatta, direbbe il fu Mike.
La paginata del Corriere è il primo passo. Il secondo
appartiene alla pura metodologia berlusconiana:
commissionare alla fidata Ghisleri un sondaggio. E
vedere che effetto fa una eventuale Marina in campo al
paese dei berluscones.
2
- LEGGINA AD AZIENDAM ED IL RUOLO DELLA P3 DEI
VERDINI-CARBONI-MARTINO
Marina Berlusconi alias Biancaneve ha detto al Corriere
(vedi l'intervista che pubblichiamo a seguire) che la
legge sul famigerato condono da 450 milioni tra la
Mondadori e lo Stato è stata fatta a favore di tutte le
aziende e non solo per Segrate. Bene, oggi la Biancaneve
di Arcore andrà a leggere quanto scrive Giovanni
Bianconi, sempre sul Corriere?
Dalle inchieste è saltato fuori che "Arcangelo Martino -
uno dei tre arrestati per la presunta associazione
segreta di cui sono accusati, insieme a Flavio Carboni e
Pasquale Lombardi anch'essi in carcere, gli esponenti
del Pdl Denis Verdini, Marcello Dell'Utri, Nicola
Cosentino e Giacomo Caliendo - il 19 agosto ha fatto
chiamare il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo
Capaldo e ha parlato del suo ruolo nel «gruppo di potere
occulto» ipotizzato dai magistrati.
Ammettendo che effettivamente nelle riunioni a casa
Verdini si discuteva del destino del Lodo Alfano alla
Corte costituzionale e della causa milionaria tra la
Mondadori e lo Stato; spiegando che il nome in codice
«Cesare» usato nelle telefonate indicava Silvio
Berlusconi e il «vice-Cesare» era Dell'Utri; svelando
una confidenza sulla compravendita dei voti in Senato
per far cadere il governo Prodi, nella scorsa
legislatura".
3
- L'INTERVISTA 'POLITICA' DI MARINA: "DE BENEDETTI
PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE, ANZI MALISSIMO. SI
PRESENTA COME IL PALADINO DELLA LIBERTÀ DI STAMPA, IL
CAMPIONE DELL'INFORMAZIONE SENZA BAVAGLIO, E POI ABBIAMO
VISTO TUTTI COME REPUBBLICA, POCHI GIORNI FA, HA DATO LA
NOTIZIA DELLE SANZIONI CONSOB PER L'INSIDER TRADING IN
FAMIGLIA: RICORDAVA LA PRAVDA DEI TEMPI D'ORO"
Daniele Manca per il
"Corriere della Sera"
Il
Corriere l'aveva chiamata sabato 21 agosto, per sapere
che cosa pensasse di uno scrittore (Vito Mancuso) che
apriva una polemica contro una casa editrice (la
Mondadori) di cui Marina Berlusconi è presidente. Ma
allora la figlia del presidente del Consiglio aveva
preferito non commentare.
In
tre settimane però qualcosa è cambiato. Non solo
politicamente. «In questi giorni sono state dette cose
su di noi come azionisti e come editori alle quali non
posso non rispondere. È un film già visto, vengono
attaccate in modo strumentale le nostre aziende con
obiettivi politici».
Attacco o non attacco, tutto è partito dal fatto che la
Mondadori ha usato, e velocemente, una legge che le ha
permesso di chiudere un contenzioso fiscale di centinaia
di milioni con pochi milioni. E per di più in una
vicenda che durava da vent'anni.
«Appunto: chiudiamo un contenzioso fiscale che ci
trasciniamo dietro da vent'anni. Ma le pare normale? E
questo nonostante ben due sentenze, di primo e secondo
grado, ci abbiano dato ragione sancendo la totale
correttezza dei nostri comportamenti. Sa che cosa
significano tempi così lunghi e incognite così grandi
per un'azienda?».
Fatto sta che quella leggina è arrivata al momento
giusto. Non a caso si è parlato di provvedimento ad
aziendam.
«Macché. Il latinismo è orribile, ma visto che lo usano
tutti lo faccio anche io: non legge ad aziendam, ma ad
aziendas, perché è una norma che restituisce certezze a
tutto il sistema delle imprese. Se le leggi, come in
questo caso, sono sacrosante, che cosa si vorrebbe, che
le nostre aziende non le utilizzassero solo perché fanno
capo alla famiglia Berlusconi? Questo sì che è il vero
conflitto di interesse, quello all'incontrario. Ma lo
sanno che il nostro gruppo negli ultimi 15 anni ha
pagato 2,2 milioni di euro al giorno, dico al giorno,
fra imposte e contributi?».
Ci
mancherebbe non pagaste le tasse. Ma la polemica si è
allargata molto, intrecciando questioni etiche, morali,
politiche.
«Fatto sta che tutti si sono trovati d'accordo su un
punto: Mondadori è un gruppo editoriale libero, fatto di
grandi professionisti, che ha il rispetto più assoluto
della libertà di espressione dei suoi autori, che non ha
mai censurato una parola a nessuno».
Appunto, lo hanno riconosciuto tutti.
«Sì, ma non per arrivare a riconoscere che la famiglia
Berlusconi è un editore liberale. Quanto per sostenere
l'esatto contrario: che la Mondadori è così "nonostante"
il suo editore. "Buoni" e "cattivi", insomma. E quando
la realtà viene ribaltata in questo modo, io non posso
stare zitta».
Sta dicendo insomma che dobbiamo ringraziarvi?
«Sto dicendo che controlliamo la principale casa
editrice italiana da vent'anni. E davvero qualcuno può
credere che in questi vent'anni, scendendo ogni mattina
in trincea, elmetto in testa, in Mondadori abbiano
dovuto difendere giorno dopo giorno la propria
autonomia, i propri principi contro l'invadenza del
padrone-censore? Ma andiamo! Basta conoscere un poco le
cose di Segrate per sapere che questa è una barzelletta,
per non dire di peggio».
Barzellette, strumentalizzazioni: adesso è a noi che
sembra di vedere un film visto tante volte.
«La pensi come vuole, resta il fatto che tra noi come
azionisti e la Mondadori ci sono ben due decenni di
costruttivo e proficuo rapporto. Vent'anni di buoni
risultati non si costruiscono senza un legame franco e
profondo».
E
senza una Mondadori che era così ben prima del vostro
arrivo...
«Certo, e sa che cosa ci unisce? La stessa concezione
del mestiere dell'editore: una concezione secondo cui
ciascuno ha le proprie idee, però le scelte si fanno
basandosi esclusivamente su valutazioni editoriali,
qualitative e professionali».
Sa, a volte è molto conveniente essere liberali. Tanto
più quando si producono un bel po' di profitti.
«No, guardi, anche prima della crisi che l'editoria sta
attraversando, ci sarebbero stati settori ben più
redditizi in cui investire. O magari qualche bella
speculazione finanziaria sulla pelle dei piccoli
azionisti, che tanto ha arricchito alcuni di coloro che
ora ci fanno la morale. No, non è roba per noi.
Questo è il mestiere che ci piace: essere imprenditori
della cultura, partecipare alla circolazione delle idee,
naturalmente stando sempre attenti ai conti, perché non
esistono imprese in perdita che alla lunga siano
effettivamente libere».
La
metta come vuole, ma proprio l'altro ieri il premio
Campiello Michela Murgia, che pubblica per Einaudi, ha
accusato suo padre di coltivare un sogno segreto:
epurare tutti gli scrittori di sinistra.
«Se è per questo, Michela Murgia, alla quale vanno i
miei complimenti per la vittoria, di cose dalle quali
dissento totalmente ne ha dette tante altre. Comunque,
l'unico sogno che abbiamo sempre coltivato e realizziamo
ogni giorno è quello di pubblicare buoni autori. Se
altri sogni in vent'anni non sono diventati realtà è
solo perché non sono mai esistiti.
Ma secondo lei, quando abbiamo rilevato un'Einaudi in
gravi difficoltà, non conoscevamo quello che ha sempre
rappresentato per la sinistra italiana? E qualcuno può
dire che abbiamo mai cercato di snaturare quelle che
sono la storia e la tradizione dell'Einaudi?».
Il
discorso dei «buoni» e «cattivi» l'ha proprio punta sul
vivo.
«Qui si tratta solo di rispettare la realtà. Me lo
faccia dire ben chiaro: se la Mondadori è oggi, come mi
pare tutti riconoscano, quella grande azienda libera e
pluralista che è, lo è anche perché noi abbiamo voluto e
vogliamo che sia così. Altro che "nonostante" noi! E'
così "anche grazie" a noi. E se non si fosse
condizionati da un antiberlusconismo accecante, che
finisce per impedire di vedere le cose come stanno, di
notare contraddizioni e ipocrisie, io credo che questo
non potrebbe non esserci riconosciuto».
Vada a spiegarlo al professor Mancuso.
«Sui turbamenti interiori del professor Mancuso mi pare
che la Mondadori abbia già detto quello che c'era da
dire. E non solo la Mondadori. Certe sue affermazioni,
devo confessarlo senza offesa per nessuno, mi hanno
comunque ricordato di quando, io ero una bambina, c'era
chi non voleva più bere la Coca Cola per boicottare quei
guerrafondai degli americani».
Fu
un modo di porre il problema come ha fatto lo
scrittore-teologo.
«Lasciamo perdere... E mi ha anche molto colpito il suo
eroismo a tassametro: sono l'unico che ha il coraggio
della coerenza, ma non c'è fretta, anche la coerenza può
attendere, prima di scendere voglio finire la corsa,
consegnare l'ultimo libro a Mondadori».
Non sarà mica tutta colpa di Mancuso, i giornali hanno
dato ampio spazio alla polemica, segno che il tema
c'era.
«Veramente a dare il là è stata, come al solito,
Repubblica. Molti le sono andati dietro. Ma sarebbe da
ingenui non vedere che il tutto è stato utilizzato per
l'ennesimo attacco politico, e da un quotidiano che in
fatto di editoria pluralista e liberale, secondo me, ha
ben poco da insegnare».
Ora però è lei che accusa di illiberalità un grande e
riconosciuto quotidiano...
«Mi faccia dire. L'ingegner De Benedetti predica bene ma
razzola male, anzi malissimo. Vuole un esempio concreto?
Si presenta come il paladino della libertà di stampa, il
campione dell'informazione senza bavaglio, e poi abbiamo
visto tutti come Repubblica, pochi giorni fa, ha dato la
notizia delle sanzioni Consob per l'insider trading in
famiglia: ricordava la Pravda dei tempi d'oro. Sfido
chiunque a capire dalla titolazione che tra i personaggi
coinvolti c'erano parenti stretti dell'Ingegnere. Sarà
perché a Repubblica non piace il tema "guai e
cognati"?».
Su
«guai e cognati» lei è azionista del «Giornale» e almeno
per quanto riguarda Gianfranco Fini, il tema è piaciuto
molto.
«Io non faccio il tifo per un certo modo di fare
informazione, a prescindere dai protagonisti. Ma
qualcuno mi deve spiegare perché quando i giornali
mettevano sotto processo, in modo davvero vergognoso, la
vita privata di mio padre, sentivo solo grandi applausi
alla libera stampa che non si ferma davanti a nessuno e
che è il sale della democrazia. Quando invece si
chiedono, legittimamente, dei chiarimenti su vicende che
private non sono, perché ci sono di mezzo i beni di un
partito, ecco che si grida al complotto, addirittura
alla "lapidazione islamica"».
Se
è per questo, riferendosi a suo padre, Fini ha anche
parlato di metodi stalinisti.
«Mi sembra davvero paradossale. Fini, che è un oratore
molto abile, in questo caso forse avrebbe dovuto
scegliere i termini con maggior cura: fra i due, quello
che in fatto di ideologie assolutiste può vantare
innegabili frequentazioni è di sicuro lui. Mio padre,
con la sua discesa in campo, ha portato in questo Paese
una vera e propria ventata di libertà e ha giustamente
inserito nel gioco democratico proprio Fini e i suoi
compagni».
Una storia però che pare finita. Ne ha parlato con suo
padre?
«Mio padre ha subito molte ingiustizie, e molto grandi.
Ma si è sempre comportato nello stesso modo: reagire,
andare oltre, costruire e guardare avanti».
La
crisi però non sembra chiusa.
«Senta, di politica mi ha già fatto parlare fin troppo.
Quello che a me interessava era rispondere alle tante
falsità che anche in questo caso sono state dette su di
noi e sulle nostre aziende».
E
vorrebbe che gli autori Mondadori le dessero ragione,
vero? E' questo che chiede loro?
«Non chiedo proprio niente. Mi piacerebbe solo che
avessero per le mie idee e le mie opinioni, anche se la
pensano in modo totalmente diverso, lo stesso rispetto
che io ho sempre avuto e ho per le loro».
11-09-2010]
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SILVIO, MA QUANTO CI COSTI? – SOTTO IL REGNO DEL PUZZONE
DI HARDCORE LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO BATTE IL RECORD
DI SPESA SUPERANDO I 5 MLN € - A PALAZZO CHIGI NON SI
BADA A SPESE SULLA PROTEZIONE CIVILE, E IL CLAN
BERTOLASO È PRONTO A PRENDERSI ALTRI 3 MLN non
UTILIZZATI DALLA CARFAGNA (MA CI VUOLE TANTO A
SPENDERLI, BENEDETTA RAGAZZA?) E FINITI NELL’AVANZO DI
BILANCIO
Gabriele Mastellarini per "Il Mondo"
Nuovo record di spese per la Presidenza del Consiglio
che nel 2009 ha superato il tetto dei 5 miliardi di euro
attestandosi a 5.258 milioni, 1 miliardo in più rispetto
al 2008 e al 2007. Su alcuni fronti, come quello della
Protezione Civile, Silvio Berlusconi e i suoi Ministri
non hanno badato a spese ma in altri settori, primo fra
tutti le Pari opportunità, hanno dimenticato di
utilizzare i fondi già disponibili, lasciando sul
tappeto oltre 2 miliardi di euro. Il solo dipartimento
della protezione civile ha drenato risorse per 3,6
miliardi di euro, circa 2 miliardi in investimenti e 1,6
miliardi per spese correnti.
Ad
inizio anno i tecnici di Palazzo Chigi avevano previsto
meno di un miliardo e mezzo ma tra G8, terremoto e
alluvioni sulla struttura di Guido Bertolaso sono
piovuti tantissimi soldi. E proprio dal cielo arriva uno
dei costi più alti: i 144 milioni di euro per
riparazione noleggio e esercizio di mezzi aerei.
Meritano menzione anche i 38,4 milioni per studi e
monitoraggi finalizzati alla previsione delle calamità
naturali. Non mancano le piccole-grandi spesucce come i
191 mila euro per bandiere, distintivi e medaglie,
appese al collo dei volontari e degli addetti della
Protezione civile.
Per contrastare la pedofilia, il Governo aveva previsto
di investire 7 milioni di euro, ma a dicembre scorso
aveva speso appena 100 mila euro. Ancor meno, circa 52
mila euro, per il contrasto e la repressione delle
mutilazioni genitali femminili a fronte di un budget di
2,5 milioni di euro poi incrementato a 6,7 milioni,
quasi completamente inutilizzati.
Per il disagio sociale della donna il Ministro delle
Pari opportunità Mara Carfagna, poteva contare su 3,1
milioni di euro integralmente coperti da fondi dello
Stato, e invece non è stato speso neanche un centesimo e
ora quei soldi sono finiti nell'avanzo di bilancio, già
prenotato dalla Protezione civile per il 2010.
La
struttura del commissario straordinario per la gestione
delle aree del territorio di Castelvolturno (Napoli) è
costata 921 mila euro, quella per favorire l'ampliamento
della base Nato nell'aeroporto Dal Molin ha presentato
un conto di 148 mila euro. Per la realizzazione
dell'asse ferroviario Torino-Lione si pagano 341 mila
per il funzionamento del commissario straordinario che
deve coordinare gli aspetti di carattere ambientale,
sanitario ed economico e altri 418 mila per una
commissione intergovernativa appositamente incaricata.
Appena 82 mila euro per il commissario straordinario
chiamato a gestire i beni confiscati alla Mafia e alle
altre organizzazioni criminali, ma non c'è da
polemizzare perché ad inizio anno Palazzo Chigi non gli
aveva assegnato neanche un euro.
Gli uffici della Presidenza del Consiglio avevano perso
per strada anche l'approssimarsi dei 150 anni dell'Unità
d'Italia e solo in corso d'anno, dopo le sollecitazioni
del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sono
stati inseriti 70 milioni di euro per i necessari
lavori. E' andata meglio con i funerali di Stato: non li
ha chiesti nessuno e quindi zero spese. Il Governo
l'aveva previsto.
07-09-2010]
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cricca news! - Dalle analisi della Banca d’Italia salta
fuori un misterioso versamento da 250mila euro a uno dei
magistrati più influenti d’Italia, Pasquale De Lise,
presidente del Consiglio di Stato, già presidente del
Tar del Lazio. Mittente, un facoltoso avvocato
amministrativista romano - Nella nuova lista Anemone
spunta il nome Berlusconi, ma potrebbe essere Paolo, e
della brambilla a caccia di ’grandi eventi’
Francesco Grignetti per
La Stampa
E'
dagli accertamenti bancari e contabili che arrivano le
novità nell'inchiesta sulla Cricca. Dal computer del
commercialista Stefano Gazzani, l'uomo che teneva i
conti di Diego Anemone, è saltata fuori una nuova Lista.
E' la fotocopia di quella stranota del costruttore. Ci
sono gli stessi nomi; a margine l'importo dei lavori
(che spesso i diretti interessati non saldavano, ci
pensava Anemone a far pagare lo Stato).
E
c'è un nome che ha fatto sobbalzare gli investigatori:
«Berlusconi». Senza un aggettivo, o un'indicazione, o
una cifra. Molto probabilmente indica i lavori
effettuati a casa del premier, già segnati nella Lista
Anemone come "camera da letto e bagni di palazzo
Grazioli". Oppure potrebbe esserci un riferimento a
Paolo Berlusconi, di cui sono già emersi i buoni
contatti con la cricca e l'interesse per l'appalto del
sistema Tutor di controllo della velocità sulle
autostrade.
Dalle analisi della Banca d'Italia, invece, è saltata
fuori una vicenda nuova che coinvolge uno dei magistrati
più influenti d'Italia, anche se poco noto al grande
pubblico. Pasquale De Lise, presidente del Consiglio di
Stato, già presidente del Tar del Lazio, al vertice
della giustizia amministrativa da circa un anno, è al
centro di una imbarazzante relazione della Banca
d'Italia, in gergo Sos, segnalazione di operazioni
sospette, perché sul suo conto corrente nell'agosto
scorso è apparso un misterioso versamento da 250mila
euro. Mittente, un facoltoso avvocato amministrativista
romano.
L'operazione in sé non significa nulla, ma è evidente
che darà il via ad accertamenti successivi. Ed è
interessante la genesi di questa relazione: nasce da uno
screening ordinato dalla procura di Perugia sui
movimenti bancari di diverse persone coinvolte a vario
titolo nell'inchiesta sulla Cricca. Era lì che già si
trovava il nome di De Lise, così come quello di suo
genero, l'avvocato Patrizio Leozappa. E anche sul conto
di quest'ultimo, Bankitalia segnala alcune operazioni
sospette.
Leozappa, De Lise e la Cricca: un triangolo di relazioni
che aveva già attirato l'attenzione degli investigatori.
Non foss'altro perché l'avvocato Leozappa curava gli
interessi del costruttore Diego Anemone in procedimenti
proprio davanti al Tar del Lazio e che ci sono
telefonate dirette tra Balducci e De Lise che commentano
soddisfatti i risultati.
E'
il 4 settembre 2009 quando De Lise chiama Balducci e
dopo convenevoli affronta un argomento che sta molto a
cuore al suo interlocutore. Scrivono i carabinieri del
Ros: «Gli dice che su input del genero
Patrizio(Leozappa) si è "occupato" del recente
provvedimento di rigetto del Tar Lazio riferito alla
"storia" del Salaria Sport Village.
"Patrizio mi aveva parlato di quella cosa... non stava
nè in cielo nè in terra ... quindi insomma... io l'ho
seguita un po' quella storia là"». L'ingegner Balducci
ringrazia signorilmente. Ma quale fosse il tipo di
familiarità che c'era dietro le quinte lo si intuisce
dalle intercettazioni tra Balducci e Leozappa: «Senti,
Patri' ... il Capo... che tu sappia, sta a casa?». E
l'avvocato-genero: «Non lo so oggi... se è, ti risponde
proprio lui».
Era un «sistema gelatinoso», scrisse il gip di Firenze.
Definizione quantomai azzeccata. Quando all'orizzonte
della Cricca apparve la volitiva Michela Brambilla, ad
esempio, nominata sottosegretario al Turismo nel maggio
2008, gli uomini di Balducci iniziarono a preoccuparsi.
Nemmeno un mese dopo la nomina, il 25 giugno, sappiamo
da un'intercettazione - finora era sfuggita
all'attenzione, ma è sottolineata in una nuova
informativa dei Ros - la rossa Brambilla andò a
lamentarsi dal ministro Claudio Scajola.
Chiedeva sostegno per avere più spazio, più soldi, più
deleghe. E quindi ecco come ne parlano Balducci e la
segretaria di Scajola, Fabiana Santini (nel frattempo
eletta al consiglio regionale del Lazio e in forza alla
Giunta Polverini). Lui: «La Brambilla vorrebbe i Grandi
Eventi e vuole istituire la terza Direzione generale dei
Grandi Eventi. Vorrebbe anche la delega. Ma questa cosa
va a toccare direttamente Letta e Bertolaso». Lei: «Lo
so che tu sei uno di quelli che spinge a lasciare le
cose come stanno». E le cose in effetti non cambiarono.
04-09-2010]
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TRANQUILLE, CON PAPI SILVIO NON SI RESTA MAI COL CULO
PER TERRA: UNA CASA PER TUTTE! - DA SONIA GREY A
VIRGINIA SANJUST (CI SIAMO DIMENTICATI DI FRANCESCA
DELLERA?) SONO STATE TUTTE ’LOCATE’ IN ABITAZIONE DI
PROPRIETà DELLE SOCIETà DI BERLUSCONI - OGGI È LA VOLTA
DELLA PREDILETTA ’BADANTE’ NAPOLETANA FRANCESCA PASCALE,
FELICE INQUILINA DI UN APPARTAMENTO SULLA CASSIA E DELLA
SCONOSCIUTA VALLETTA ADRIANA VERDIROSI, PRESTO LOCATARIA
DI UN APPARTAMENTO IN RISTRUTTURAZIONE
Marco Lillo per "Il
Fatto Quotidiano"
"Magari potessi, magari", gridava a Gad Lerner la
giovane Francesca Pascale nella trasmissione
"L'Infedele" incentrata sullo svilimento del corpo delle
donne. La ragazza difendeva Papi-Silvio di fronte alle
critiche per lo stile di vita poco morigerato. "Tutta
invidia" secondo la giovane napoletana.
"Magari potessi farlo anche io", diceva allora
ammiccando ai telespettatori. Finalmente quell'antico
desiderio, almeno in parte, si è realizzato. Un
frammento dello specchio delle brame berlusconiano,
Francesca lo ha agguantato.
Dopo l'ingresso nel partito di Berlusconi, dopo
l'ingresso nella villa sarda di Berlusconi, è riuscita
finalmente a insediarsi in pianta stabile in una casa
del Cavaliere. Il Fatto Quotidiano ha scoperto che la
ragazza napoletana eletta consigliere provinciale a
Napoli nel 2009, abita in un appartamento di Silvio
Berlusconi.
Per l'esattezza è inquilina della Immobiliare Dueville
Srl, partecipata al 40 per cento dalla Dolcedrago di
Berlusconi e per il restante 60 per cento dalla Holding
Prima e dalla Holding Ottava, due delle 22 società
omonime che controllano la Fininvest. Non basta: sempre
mediante la Dueville, nello stesso periodo, il
presidente del consiglio ha comprato un secondo
appartamento a Roma in zona Cassia.
Sul citofono si legge da pochi mesi il cognome di
Adriana Verdirosi, un'altra valletta che compariva nelle
liste dei nomi delle candidate per le elezioni europee
del 2009, poi depennate grazie all'intervento pubblico
di Veronica Lario. Berlusconi non è nuovo ad acquisti
immobiliari a Roma.
Nel 2004 comprò mediante un'altra società un attico alla
Balduina dove la conduttrice della RAI Sonia Grey
abitava in affitto da anni. Per la sua vecchia fiamma
Virginia Sanjust nel 2006 spese 2 milioni e 250 mila
euro per un appartamento in piazza Campo dei Fiori.
La
storia di Francesca Pascale, rispetto alle altre, assume
anche un risvolto di interesse pubblico. L'amica
napoletana del presidente del consiglio è stata
candidata alle elezioni provinciali del 2009 e
gratificata con una consulenza al ministero dei beni
culturali.
Ora si scopre che il Cavaliere e la giovane promessa del
Pdl di Posillipo sono legati oltre che dalla passione
politica anche da quella per le belle case.
L‘appartamento in questione è inserito in un
comprensorio signorile in cima a via Cortina d'Ampezzo,
in zona Trionfale, è composto di una sola camera,
servizi e terrazzo ed è costato al Cavaliere ben 470
mila euro. Un prezzo molto elevato ma che si giustifica
per la presenza del box e soprattutto per il contesto.
Il
palazzo è videosorvegliato e presidiato all'ingresso da
un portiere ed è dotato di una bella piscina
condominiale circondata dal verde e dai lettini
prendisole. Al citofono risponde Catuscia Pascale:
"Francesca non c'è", dice con grande disponibilità, "io
sono sua sorella e sono venuta a trovarla. Ogni tanto,
visto che vivo a Latina, mi appoggio qui".
Quando il cronista chiede perché la sorella abita in una
casa del presidente del consiglio, lei cade dalle
nuvole: "ma cosa dice? La casa non è di Berlusconi, mia
sorella è in affitto qui da circa un anno e non mi ha
mai detto nulla del genere. Mi viene da ridere solo
all'idea".
Le
visure della conservatoria dei registri ipotecari di
Roma raccontano un'altra storia: il 19 ottobre del 2009
la società Immobiliare Dueville Srl con sede in Segrate,
rappresentata da Marco Sirtori, compra dalla Alef
Immobiliare pagando 370 mila euro in contanti e
estinguendo il mutuo di 99 mila euro che ancora gravava
sull'immobile. Una somma alla quale bisogna aggiungere i
24 mila euro incassati dal mediatore immobiliare e le
tasse pari a 47 mila euro.
L'esborso di oltre 540 mila euro è solo un investimento
immobiliare del Cavaliere o anche un bel gesto verso la
giovane collega di partito? La sorella dice che
Francesca Pascale è in affitto e che in famiglia nessuno
sapeva dell'insigne locatore.
Per capire se si tratta dell'ennesimo caso di un
politico ben accasato "a sua insaputa", Il Fatto
Quotidiano ha cercato di ottenere la versione di
Francesca Pascale, ma la consigliera provinciale non si
è fatta viva.
Il
rapporto tra la giovane napoletana e il Cavaliere nasce
nel 2006. A quel tempo questa giovane laureata è famosa
più per i suoi balletti ancheggianti che per le sue
idee. In una trasmissione cult sulla tv locale Telecapri
("Il Telecafone") balla e canta insieme a tre colleghe:
"se mostri un po' la coscia si alza l'auditelle, se
muovi il mandolino si alza l'auditelle, se abbassi la
mutanda si alza l'auditelle".
A
Napoli il ritornello inventato dal cabarettista Oscar Di
Maio lascia il segno. Su Youtube i video dell'attuale
consigliere provinciale di Napoli che struscia il suo
top mozzafiato sul compiaciuto comico Di Maio restano
tra i più cliccati. Il telecafone pelato sorride vestito
come un camorrista e canta il suo inno ironico al
"cafunciello". Francesca Pascale e le colleghe
improvvisano un merengue sull'erba mentre il lui
sventola un tubo di gomma con pose alla Merola (Mario,
beninteso, non Valerio) e schizza acqua sulla
telecamera.
Purtroppo per i patiti del genere, al culmine di questa
fulminante parabola nello show biz partenopeo, che
lascia una scia generosa di immagini sulla rete,
Francesca Pascale abbandona una strada segnata per
scendere (o meglio salire) in campo. La sua ascesa dal
sifone di Telecapri alla piscina di Roma, dal Telecafone
al Telepadrone, è una traiettoria istruttiva della
selezione della classe politica nel mondo berlusconiano.
Nel 2006 Francesca Pascale fonda con un paio di amiche
il circolo "Silvio ci manchi" ispirato dalla nostalgia
che attanagliava il Vesuvio per la dipartita del premier
da Palazzo Chigi.
Le
animatrici del comitato fanno tutte carriera: Francesca
Pascale è consigliere in provincia dal 2009; Emanuela
Romano è assessore a Castellamare di Stabia dal 2010, ma
diventa celebre il 28 aprile 2008 quando il padre si
cosparge di benzina come un bonzo sotto Palazzo Grazioli
minacciando di darsi fuoco se Silvio non provvede a
sistemare la figlia.
Mentre Virna Bello, bionda pienotta che si autodefinisce
la Braciolona, è oggi assessore a Torre del Greco.
Quando le tre ragazze vengono fotografate mentre
scendono dall'aereo privato del Cavaliere a Olbia, è
Francesca Pascale quella più decisa del terzetto che si
incammina con piglio da leader verso Villa Certosa.
E,
mentre la Romano con i giornali nega di essere lei,
Francesca rivendica la sua deliberata scelta politica:
"Ma che scherziamo, certo che siamo noi! A ottobre del
2006 ci siamo presentate e appena qualche settimana dopo
siamo partite in aereo per Villa Certosa". A Repubblica
proclamava: "non c'è niente di cui vergognarsi, era una
convention politica".
Da
allora, quando il Cavaliere scende a Napoli, Francesca
lo aspetta all'hotel Vesuvio e Silvio trova sempre un
momento per parlare con lei. Politicamente all'inizio è
un disastro: raccoglie solo 88 voti nel 2006 nel suo
quartiere Posillipo alle municipali. Il Cavaliere però
stravede comunque per lei. Nel 2008 il suo nome spunta
tra le papabili per il Parlamento europeo ma Veronica
guasta tutto. Nel giugno 2009 arriva il risarcimento:
Francesca Pascale ottiene 7600 consensi nelle elezioni
che decretano il successo di Nicola Cesaro e vola in
consiglio provinciale. Si segnala subito per una verve
insolita per una debuttante.
Quando Nicola Cosentino insiste sulla candidatura a
presidente della Campania nonostante la richiesta di
arresto, è una delle poche nel Pdl che ha la forza per
dirgli a brutto muso: "Berlusconi non punta su di te".
In un'intervista a Conchita Sannino di Repubblica si
autocandida addirittura a coordinatrice del Pdl in
provincia. Eppure, a sentire la capogruppo dell'Italia
dei Valori, Maria Caterina Pace, a questa effervescenza
mediatica non si accompagna un'attività istituzionale
nelle sedi deputate.
"Partecipa ai consigli provinciali che si riuniscono in
media una volta al mese ma per il resto non saprei cosa
dire di lei. Farebbe parte della commissione pari
opportunità", spiega la consigliera Idv, "che ha portato
avanti dei progetti importanti come lo sportello
anti-violenza in ogni pronto soccorso per tutelare le
donne. Ma lei non si è mai vista. Mi dicono stia spesso
a Roma".
Nessuno pensa alla creazione di un comitato "Francesca
mi manchi" ma in molti si chiedono cosa faccia nella
capitale. "Anche io non la vedo quasi mai. Dicono che
avrebbe una consulenza al ministero dei beni culturali",
dice il capogruppo in provincia del Pd, Giuseppe
Capasso.
Ma
al ministero precisano: "Francesca Pascale da un anno
non lavora più qui". L'altra casa romana appartenente
alla società Dueville di Berlusconi si trova sulla
Cassia e oggi è disabitata. È stata comprata il 14
settembre del 2009 (dopo un preliminare siglato ad
aprile) per un prezzo di 380 mila euro.
Il
Cavaliere si è aggiudicato un quinto piano che affaccia
sul parco dell'Insugherata, composto di salone, due
stanze, doppi servizi e ampia terrazza per un prezzo
davvero buono, visto che al piano terra si vende a 250
mila euro un appartamento composto di due stanze e
servizi.
La
società di Berlusconi ha appena finito i lavori di
ristrutturazione e l'appartamento non è ancora abitato.
Un ragazzo che abita lì vicino dice che la nuova
inquilina è una ragazza. Sul citofono c'è scritto
Verdirosi. Adriana Verdirosi è un'altra valletta che era
apparsa nella lista delle candidate di Papi nel 2009.
Nell'articolo di Libero che parlava dei corsi di
politica per selezionare le nuove europarlamentari, e
che ha favorito l'arrabbiatura di Veronica Lario sul
ciarpame senza pudore, il suo nome c'era.
Mario Prignano ricordava la sua esperienza di cantante
in Giappone con il singolo Sunny Day. Ma in realtà
Adriana Verdirosi divenne famosa nel 2007 quando Luca
Telese la portò in tv nella trasmissione Tetris (allora
trasmessa da Raisat) come modello di valletta
raccomandata. Era stata segnalata ironicamente (o almeno
così si credeva) dall'allora presidente di Raisat come
raccomandata da un politico.
"Io lo chiamo Cicci ed è giovane dentro", diceva allora
Adriana Verdirosi ridendo in tv. Tutti pensavano a uno
scherzo. Il duetto tra la ragazza che si ostinava a non
svelare chi si celava dietro quel nomignolo e il
conduttore che la incalzava era un tormentone fisso
della trasmissione. Tre anni dopo il suo cognome compare
sul citofono della casa di Silvio Berlusconi. Da allora
di lei si son perse le tracce ma non è detta l'ultima
parola. Le elezioni sono alle porte.
09-09-2010]
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AIUTO! SBARCA IN BORSA LUIGI BERLUSCONI - LO SCHIVO
RAMPOLLO DI SILVIO E VERONICA ha scelto la carriera
nella finanza, per ora come junior alla Madison
corporate finance, la merchant incaricata di portare
come advisor finanziario al listino Aim in ottobre First
Capital, La società, ideata nel 2008 da Paolo La Pietra,
un nome molto conosciuto nella community finanziaria
milanese...
Ettore Tamos per "Il Mondo" in edicola domani
Agli incontri non fa pesare il suo nome e preferisce il
low profile, concentrato com'è nel suo importante
dossier d'esordio: quello della matricola First Capital,
che si definisce la prima Private investment in public
equity (Pipe) e intende portare aria nuova a Piazza
Affari.
Dove esordirà anche Luigi Berlusconi, il figlio del
premier che ha scelto la carriera nella finanza, per ora
come junior alla Madison corporate finance, la merchant
incaricata di portare come advisor finanziario al
listino Aim in ottobre First Capital (il nomad e global
coordinator è Ugf merchant, l'advisor legale Nctm, il
revisore Deloitte).
Il
collocamento privato prevede una raccolta di 40,5
milioni attraverso un aumento di capitale (oggi è di 9,5
milioni) in azioni con warrant. La società, ideata nel
2008 da Paolo La Pietra, un nome molto conosciuto nella
community finanziaria milanese, con Alessandro Binello e
Renzo Torchiani, sta operando nella raccolta di capitali
da investire nelle small cap quotate (sotto i 350
milioni di valore di Borsa), leader di nicchia, con la
logica del private equity e un orizzonte di medio
termine.
Finora ha investito principalmente in Servizi Italia
(4%), B&C speakers (1,9%) e Piquadro (1,3%) ed è già
entrata e uscita da Rgi e Kerself. Il bilancio 2009 si è
chiuso con un rendimento sul capitale investitio nelle
partecipazioni del 34%. Complessivamente, negli ultimi
20 mesi il rendimento di First capital ha superato gli
indici Ftse small caps e all share.
Oltre che a La Pietra (direttamente con il 5,2% e
attraverso la Gabbrielli & associati con il 3,16%),
First Capital fa capo ad alcune famiglie (Torchiani di
Brescia con il 36,3%, Binello di Torino con il 18,9%) e
a Banca Profilo (5,2%). Il presidente è Francesco
Cesarini, ad La Pietra, vicepresidenti Binello
(fondatore della holding Genesi e vicepresidente della
società di gestione di fondi Quadrivio) e Torchiani
(business developer manager di Banca Profilo). In
consiglio anche Mario Gabbrielli e Walter Ricciotti.
L'investment advisor è Vincenzo Polidoro. [09-09-2010]
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CONFALONIERI: GRANDE FRATELLO COL BUCO...
Da "Il
Fatto Quotidiano" - Fedele Confalonieri è
da sempre un inguaribile ottimista. Ma questa volta ha
davvero esagerato. Mentre i giornali danno conto delle
perdite e dei debiti in bilancio della società di
produzione Endemol, comprata a caro prezzo giusto un
paio di anni fa da Mediaset, il presidente del gruppo
televisivo berlusconiano non trova di meglio che
liquidare come "sciocchezze estive" i problemi della
società che ha inventato il Grande Fratello e molti
altri format di successo.
Eppure a Confalonieri basterebbe dare un'occhiata ai
dati di bilancio che pure lui dovrebbe ben conoscere. E
questi dicono che nel 2009 Endemol è andata in rosso di
337 milioni, dopo aver concluso un 2008 da brivido con
oltre 630 milioni di perdite. Per non parlare dei
debiti, in gran parte eredità dell'acquisizione, che
superano di gran lunga i due miliardi. E, questo,
purtroppo per Confalonieri non è un reality. Ma la
realtà dei conti.
07-09-10 |
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IN ATTESA DEI GUADAGNI ENDEMOL CONTA I DEBITI
Corriere della Sera - (r.ve.) In termini
finanziari, l'azienda fondata da John de Mol ha portato
sinora fortuna solo al suo fondatore. Nel 2000,
sull'entusiasmo del boom della new economy, era stata
Telefonica ad acquistarne il controllo con una offerta
pubblica di scambio da 5 miliardi di euro.
A
metà 2007 Telefonica l'aveva rivenduta, perdendoci, a un
consorzio a tre: Mediaset, fondi Goldman Sachs e lo
stesso fondatore. Il prezzo pagato, seppure sceso a
circa 2,7 miliardi di euro, equivaleva a quasi 15 volte
l'Ebitda e a oltre 25 volte gli utili netti del 2006 e
venne finanziato per 1,1 miliardi con equity e 1,7 con
debiti.
Oggi il debito è salito a circa 2,3 miliardi di euro
(+35%); ci sono state alcune acquisizioni e l'Ebitda è
cresciuto a 240 milioni (+33%). Nonostante i covenant
finanziari tirati, forse non ci saranno, come sostengono
gli azionisti, problemi nel gestire i debiti, anche se
già nel 2007 la chiusura del finanziamento bancario in
pool aveva creato non pochi problemi.
Ma
di certo il ritorno per gli azionisti è stato negativo.
E' vero che almeno per Mediaset si è trattato di
un'acquisizione strategica, ma il multiplo pagato
equivale al doppio di quanto il mercato oggi valuti la
stessa Mediaset; e se i multipli esprimono le
prospettive strategiche di un business, è evidente che
il guadagno non sarà quello finanziario. 27-08-2010]
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NON BASTA L’EXPLOIT DEL "GIORNALE" DI FELTRUSCONI
(+12%), PER SANARE I CONTI DELLA PBF: LA SOCIETÀ DEL
FRATELLO SFIGATO DEL PUZZONE DI HARDCORE HA UN BUCO DI
110 MLN € - INEVITABILE L’AUMENTO DI CAPITALE E (FORSE)
L’ARRIVO DI NUOVI SOCI: MAGARI LO STESSO FELTRI CON UNA
SOCIETÀ VICINA ALLA SANTADECHÈ CHE RILEVA IL 49% DELLE
TESTATE IN PERDITA (E LA VISIBILIA È GIÀ LA
CONCESSIONARIA DEL “GIORNALE”)…
Ettore Livini per "la
Repubblica"
L´avvento di Vittorio Feltri al timone de "Il Giornale"
non basta (almeno per ora) a riportare il sereno nei
conti di Paolo Berlusconi. I risultati 2009 della Pbf,
la cassaforte del fratello del premier, sono andati
infatti in archivio con l´ennesima maxi-perdita (28,3
milioni), cifra che porta a quota 110,4 milioni la
voragine negli ultimi sei anni e che ha costretto il
socio di riferimento a metter mano un´altra volta al
portafoglio per tappare il buco.
Dimenticate le disastrose avventure nelle moto (con
Garelli), nell´elettronica (Solari) e nel golf (la
società per il green di Tolcinasco ha aperto un buco di
4,5 milioni nell´ultimo bilancio), il più giovane dei
fratelli di Arcore ha deciso adesso di puntare tutte le
sue carte sull´editoria.
La
nomina di Feltri nel luglio 2009 ha dato una scossa alle
vendite del quotidiano di famiglia (+12,2% in copie,
+25,5% in valore) ma non è riuscita a raddrizzare il
risultato finale: la See - la casa editrice de "Il
Giornale" - ha perso 17,6 milioni pagando un pedaggio
salato al calo della pubblicità (-13,2%) e al crollo dei
collaterali. Berlusconi jr. ha così varato un aumento
del capitale da 2 a 20 milioni, ristrutturando in parte
l´azionariato (Mondadori è al 36,9%) e valutando 50,4
milioni la testata.
Una cifra che potrebbe fare da riferimento per aprire
l´azionariato a nuovi soci. Nei mesi scorsi si sono
rincorse le indiscrezioni di un interesse di Daniela
Santanchè - che con la sua Visibilia è riuscita
nell´omerica impresa di "strappare" la concessione
pubblicitaria de "Il Giornale" a Segrate - magari
assieme allo stesso Feltri.
Un
primo segnale in questo senso, volendo, si può già
leggere nel cavaliere bianco arrivato in soccorso di
Newspaper Milano, la società di Pbf che edita
"Espansione", "Il Giornale delle assicurazioni" e "Banca
Finanza" appesantita da 1 milione di perdite (su 1,7 di
entrate) nel 2009. Il 49% del gruppo è stato infatti
rilevato da Paper-One, società che fa capo a una cordata
cuneese vicinissima al Pdl locale e alla stessa
sottosegretaria del governo Berlusconi.
«I
tempi di recupero si profilano ancora lunghi»,
ribadiscono laconici gli amministratori nel bilancio
2009. Ma "Il Giornale" «conferma dati positivi per le
copie in edicola e la pubblicità» e i soci - come ovvio
- garantiscono la propria disponibilità a fornire il
sostegno finanziario alla continuità aziendale come
certificato dall´ennesimo assegno da 1,5 milioni
staccato ad aprile 2010 per tappare un altro "buchino".
In
portafoglio, oltre a giornali e piccole quote di realtà
imprenditoriali in liquidazione, c´è anche un
mini-portafoglio di azioni che conferma il tocco non
proprio magico negli affari di Paolo Berlusconi.
Un
po´ di Generali comprate a 29,3 euro l´una (oggi ne
valgono 14,2) e un pacchettino di Erg rastrellate a 22
euro (ora viaggiano poco sopra i 9). Unica consolazione,
forse ancor più amara, i titoli Mediaset: Pbf ha venduto
lo scorso anno le sue azioni nelle tv del Biscione
guadagnando - capita anche ai più sfortunati - 2mila
euro. Una volta in più a puntellare i conti del
fratello, alla fine, ci ha dovuto pensare il Cavaliere.
01-09-2010]
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MAFIA-FININVEST - TESCAROLI 2, LA VENDETTA...
Il sostituto procuratore della Repubblica di Roma Luca
Tescaroli si avvia a conquistare due record. Il primo
magistrato antimafia (è stato pm nel processo per
l'attentato a Giovanni Falcone, 37 ergastoli comminati)
a essere citato in giudizio dalla Fininvest, e presto
anche il primo a restituire il favore con una denuncia
contro la Fininvest per intimidazioni e violenza
privata. La controffensiva di Tescaroli e del
giornalista Ferruccio Pinotti, autori del libro
"Colletti Sporchi" (Bur) che ha generato la querela
della Fininvest si annuncia durissima.
Documenti in abbondanza per dimostrare che le
dichiarazioni del pentito Salvatore Cancemi ("Totò Riina
gestiva i contatti di Cosa nostra con Marcello Dell'Utri
e Silvio Berlusconi e la Fininvest versava 200 milioni
l'anno alla mafia per evitare attentati e sabotaggi ai
ripetitori tv in Sicilia") non sono state considerate
calunniose dai giudici, tant'è vero che la procura di
Caltanissetta ha archiviato ogni denuncia nei confronti
del pentito. Ciò che ha irritato i legali della
Fininvest è l'accostamento della società di Berlusconi,
a loro avviso, agli scenari di riciclaggio di denaro
mafioso.
Nel processo, che si svolgerà a Verona in novembre,
Tescaroli riaccenderà una luce sui collegamenti tra il
processo contro Dell'Utri per concorso in associazione
mafiosa (condanna in primo e secondo grado) e il
processo per l'omicidio del presidente del Banco
Ambrosiano Roberto Calvi nonché sui contatti tra Calvi,
la sua banca e alcune società del gruppo Fininvest. L.
I.
28.08.10 |
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- UN'ESTATE DA "CHI" (TI CREDI DI ESSERE): LE TRUPPE
MAMMELLATE DI CASA BERLUSCONI
Emanuele Lauria
Ritratto della Real Casa sul giornale di famiglia. Venti
pagine dedicate al premier e ai suoi parenti più
stretti. Uno "speciale" in quattro servizi corredati da
fotografie in esclusiva. Eccoli, i Berlusconi in vacanza
raccontati da Chi, il settimanale patinato di Mondadori.
Sorrisi, affettuosità, tenerezze. E addirittura un
topless: quello di Marina Berlusconi, primogenita del
Cavaliere, proposta con il seno scoperto, durante il
cambio di costume, dalla rivista di cui è editrice.
Marina
Berlusconi
Ma
quello è un «topless da urlo», come scrive l´autrice
dell´articolo, Azzurra Della Penna. Vale la pena
offrirlo ai lettori. È la «sorpresa» anticipata già
nella copertina di Chi in edicola. È il pezzo forte di
questo numero, aperto da un editoriale del direttore
Alfonso Signorini che pure se la prende con «le miserie
dei vip»: ma fa riferimento al calciatore David Beckham,
insensibile alle sfortune della sorella Lynne. costretta
a mantenere se stessa e i tre figli con una pensione
sociale di 657 sterline al mese.
Marina
Berlusconi
Poche pagine dopo si apre il racconto delle ferie dorate
della Dynasty. Prima il servizio su Marina Berlusconi:
«Finalmente anche per lei sono arrivate le vacanze».
Segue informativa sulla presenza, nella villa di
famiglia alle Bermuda, del marito Maurizio Vanadia, dei
figli Gabriele e Silvio, e delle new entry: la signora
Maria, mamma di Maurizio, ma anche un fratello e una
sorella di Vanadia con relativa prole.
Si
apprende che il 10 agosto, per il suo compleanno, fra
«un giro sulla moto d´acqua, ginnastica e molto sport»,
Marina Berlusconi ha festeggiato il suo compleanno
«inscenando per gli amici e i parenti anche una
scherzosa lap dance con una scopa». In un riquadro,
l´archeologo e giornalista Aristide Malnati descrive
così la primogenita: «Marina Berlusconi, selvaggia
bellezza a cavallo di una tecnologica moto d´acqua tra
le acque cristalline di Bermuda ricorda Galatea, al più
bella fra le Nereidi, dalla pelle bianco latte...».
Al
presidente del Consiglio è dedicato un reportage da
Porto Rotondo, che si apre con un Berlusconi sorridente
con il nipotino Alessandro in braccio. È «la breve
tregua» dalla politica che il primo ministro si è
concesso «per fare il nonno», appunto. E il Cavaliere,
nel corso della consueta passeggiata in piazzetta
all´inviata Tiziana Mantovani «è apparso in splendida
forma e di ottimo umore». «La sua apparizione - è il
resoconto - ha attirato subito una gran folla:
Berlusconi è stato circondato da sostenitori, turisti e
curiosi.
A
ogni passo si sono moltiplicate le richieste di foto
ricordo, strette di mano, autografi, con applausi in
sottofondo». Non manca una foto a tutta pagina di
Berlusconi con il nipotino, due gelati in mano, e un
sottotitolo esplicativo: «D´obbligo una sosta per due
coni alla fragola». Una versione intima del premier,
quella confezionata dal giornale amico: il presidente
del Consiglio è «un nonno innamorato, tutto dedicato
allo splendido nipotino», a proposito del quale ha
raccontato che «manifesta già talento musicale».
Insieme, il Cavaliere e il piccolo erede «si divertono a
intonare canzoni».
borgomanero_1877_alta
Poi tocca a Barbara Berlusconi, la seconda figlia del
premier, ritratta con il compagno Giorgio Valaguzza
sempre a Porto Rotondo. È proprio in questa località
della Sardegna, informa Chi, che «otto anni fa è
scoccato il colpo di fulmine» fra i due. "L´eterno
ritorno" è il titolo.
Ma
l´ampia zoomata sulle vacanze della famiglia del
presidente vacanza comprende anche Piersilvio Berlusconi
e Silvia Toffanin, ritratti mano nella mano in Liguria:
«Il vicepresidente di Mediaset e la compagna si
concedono un breve break nella loro estate da neo
genitori del piccolo Lorenzo per fare una passeggiata
"da fidanzatini" in piazzetta a Portofino.
Una foto dell´incontro «casuale» fra Piersilvio e Piero
Chiambretti («che da settembre migrerà da Italia 1 a
Canale 5») anticipa la cronaca dello shopping della
Toffanin: «Una sosta nella boutique specializzata in
cachemire» quindi la puntatina «nella galleria d´arte
che vende anche gioielli». La narrazione della favola
d´agosto dei Berlusconi si conclude così.
[20-08-2010]
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LA SFIDA DEL BANANA - Processo breve in versione
hard, legge-bavaglio rivisitato rispetto al
testo sdoganato dagli stessi finiani,
separazione delle carriere, riforma del Csm,
lodo Alfano: così A settembre il premier vuol
cancellare il futuro di FINI – tutte le leggi ad
personam di Berlusconi per misurare l´effettiva
volontà dei finiani di andare avanti o mandare
tutto all´aria – che faranno, se si astengono di
nuovo, sarebbe un trionfo per il puzzone di
arcore?...
Liana Milella per
La Repubblica
Chi lavora con lui al programma già ammette
riservatamente che il capitolo sulla giustizia
sarà quello più esplosivo. Scritto apposta per
misurare l´effettiva volontà dei finiani di
andare avanti o mandare tutto all´aria. Ed
essere costretti, qualora ci fossero dei loro
ripetuti no, magari ad andare pure alle elezioni
Ma gettando sugli uomini del presidente della
Camera tutta la responsabilità e cercando di
evitare la fuga di chi, tra i berluscones, odia
il voto anticipato e sarebbe tentato di
abbandonare in quel caso la barca. Venti, trenta
parlamentari si vocifera.
Processo breve in versione hard, lodo Alfano
costituzionale, ddl intercettazioni rivisitato
rispetto al testo sdoganato dagli stessi
finiani. E poi la responsabilità civile dei
magistrati e l´attribuzione di poteri assoluti
alla polizia giudiziaria, tutto a svantaggio dei
pubblici ministeri. E ancora la tanto promessa
separazione delle carriere e del Csm, uniti al
cambio di guardia sull´obbligatorietà
dell´azione penale.
Chiosa un berlusconiano: «È tutto quello che il
Guardasigilli Alfano avrebbe dovuto fare in
questi due anni e che non ha fatto...». Già, il
famoso programma del Pdl sulla giustizia, ancora
lì, rimasto sulla carta. Schiacciato
dall´emergenza dei processi di Berlusconi, che
anche stavolta la fanno da padrone.
Processo breve e lodo Alfano servono a questo,
per far fronte alle tre grane giudiziarie
milanesi (Mills, Mediaset, Mediatrade) per ora
congelate solo grazie al legittimo impedimento
sponsorizzato da Casini, ma lì pronte a
ripartire se solo la Consulta azzera o
sconquassa la legge il prossimo 14 dicembre.
Dalla parte di Fini capiscono l´antifona e
reagiscono a metà tra la fermezza e il dialogo.
Con una strategia in testa, riassumibile così:
«Berlusconi cerca di provocarci. Lui aspetta al
varco i nostri "no" per far saltare il banco. Ma
noi a questo gioco non ci prestiamo». E allora
la reazione è tutt´altra.
SEPARAZIONE FINI-BERLUSCON
Anche questa sintetizzabile in una battuta, che
si poteva raccogliere ieri da più di un finiano:
«La nostra è una linea attendista, ma anche
ottimista: noi non diamo lasciapassare a scatola
chiusa, sulla base di una riga generica in un
presunto programma. Vogliamo andare a fondo.
Conosciamo l´uomo Berlusconi, sappiamo che nelle
leggi sulla giustizia la trappola si può
nascondere pure in una sola riga. Quindi, prima
di pronunciarci, vogliamo prima vedere i testi
perché due anni di legislatura ci hanno
insegnato che pure nelle virgole di queste leggi
si celano... diciamo... delle anomalie».
E per dimostrare che non ci sono atteggiamenti
preconcetti a prescindere, ecco che i finiani
citano due casi e fanno una differenza. Tra lodo
Alfano e processo breve. «In linea di principio,
sul lodo in veste costituzionale non c´è un
nostro "no" di tipo aprioristico. Alla fin fine,
approvarlo è quasi un dovere dopo aver già detto
sì al legittimo impedimento che ne era il
presupposto. Ma sul processo breve la musica è
tutt´altra. Lì vogliamo andare con estrema
cautela». E insistono con la litania dei testi
scritti, perché «senza quelli non si dice né sì,
né no a una legge sulla giustizia».
E qui, inevitabilmente, si sente già aria di
«confronto sostenuto». Di rissa. Inevitabile,
come quella sulle intercettazioni. Ancora più
violenta questa perché in ballo ci sono i
dibattimenti del premier. Il quale si è già
fatto due conti. Il lodo Alfano è fermo al
Senato, ha davanti quattro passaggi parlamentari
e un referendum confermativo perché la sinistra
non lo voterà mai.
Quindi, dal punto di vista dell´immediata
utilizzabilità, è comunque una legge inutile.
Resta il processo breve, dibattimenti da tre
anni in primo grado, due in secondo, uno e mezzo
in Cassazione, per "spegnere" subito quelle
inchieste giudiziarie. Soprattutto se la
Consulta boccia lo scudo provvisorio.
Per l´ennesima volta, nella storia delle leggi
ad personam di Berlusconi, tutto si giocherà
sulla norma transitoria. Che già è stata oggetto
di duro scontro con le opposizioni e su cui sono
già appuntati i riflettori del Quirinale.
Quell´ultimo articolo di una legge che
stabilisce se si applica oppure no, e in che
misura, oppure in che misura ai processi in
corso. I finiani sono d´accordo sul principio
che il processo non può durare all´infinito. Lo
ribadiscono. Ma sono contrari a una legge che
«cada come una mannaia sui processi in corso»
solo per salvare il premier perché questo «è
inaccettabile».
07-08-2010]
|
Il Pdl tiene famiglia! - Nel partito di Silvio
ogni spartizione è buona per sistemare i
familiari: per l’Automobile Club di Milano la
Brambilla ha nominato commissario straordinario
il figlio di Ermolli, il superconsigliere di
Berlusconi che vuole vendere Banca Sara (Aci)
alla berluschina Mediolanum - E nel Cda spuntano
Eros Maggioni, compagno della ministra
scapezzolata, e Geronimo La Russa, figlio di
‘Gnazio. E ora il ministro della Difesa dice:
“Teniamo fuori dalle polemiche politiche parenti
e mogli”…
Armando Stella per "Il
Corriere della Sera - Milano"
Si presenta così: «Sono totalmente tranquillo».
Ha svolto il ruolo di commissario straordinario
dell'Automobile Club di Milano, ha indetto e
gestito un rinnovo contestato dei vertici, si è
presentato alle urne ed è stato eletto nel
consiglio: «Nulla lo impediva. Ma sono pronto a
fare un passo indietro, se lo ritenessi utile
per l'Ac Milano. Non sono indispensabile».
In qualità di co-consigliere delegato di
Sin&rgetica, la società di consulenza di
famiglia, Massimiliano Ermolli sta assistendo
Sara Assicurazioni nella ricerca di un partner
per Banca Sara, e ha trattato la vendita (poi
sfumata) della Banca (controllata dall'Aci
Nazionale, che è autonoma e distinta dall'Ac
Milano) alla Mediolanum: nessun conflitto
d'interessi?
«Mio padre è presidente di Sin&rgetica e
consigliere di Mediolanum. Ha dapprima
comunicato in modo formale il suo ruolo a Sara
Assicurazioni, e in seguito si è astenuto dal
partecipare alle sedute del consiglio di
Mediolanum in sui s'è discusso di Sara. La
condotta è stata assolutamente trasparente». Il
padre di Massimiliano è Bruno Ermolli,
consulente, fra gli altri, del premier Silvio
Berlusconi.
Ermolli jr ha 38 anni ed ha affrontato la bufera
in silenzio («Fare e non apparire, è lo stile di
casa»). Cinque mesi di polemiche sull'Ac Milano,
gli affari di famiglia, l'intreccio tra il ruolo
di consulente per l'Aci nazionale («Concluso a
novembre 2009») e quello di commissario, i
presunti «favori» del ministro Michela
Brambilla, la scelta di correre alle elezioni
nella squadra promossa da Michele Nappi («ha
fatto un ottimo lavoro») e composta, fra gli
altri, da Geronimo La Russa ed Eros Maggioni, il
compagno di vita del ministro Brambilla («Io non
lo conoscevo neppure, mi risulta che fosse un
pilota di livello amatoriale»).
Attaccato, s'è sempre smarcato. Ora dà la sua
versione, «anche per chiarire delle imprecisioni
che negli ultimi tempi sono state riportate
circa l'AC Milano». Il consiglio direttivo è
stato eletto, il Tar si esprimerà in autunno, il
destino degli esposti in Procura si vedrà: «Non
mi risulta ci siano neppure gli elementi per
chiedere un avvocato difensore». Sereno, eco.
«Un polverone sul nulla? Per quanto riguarda me
e mio padre sì. Sin&rgetica ha avuto rapporti di
consulenza con Aci Italia, mai con l'Ac di
Milano e le sue controllate».
Il polverone si alza il 4 marzo, quando Ermolli
jr accetta la nomina a reggente dell'Automobile
Club di Milano proposta dal ministro Brambilla.
L'ente è stato appena commissariato, cinque
consiglieri su nove si sono dimessi.
Massimiliano Ermolli è il traghettatore, deve
riportare «stabilità». Perché proprio lei?
«Immagino che il ministro mi abbia nominato
perché conosco bene l'Aci, un ente ben gestito,
per la quale la mia società lavora da tempo. Ha
riconosciuto il mio valore, indipendentemente da
quello di mio padre».
Alle elezioni del 22 luglio c'era una sola lista
a rappresentare i soci «ordinari», l'altra è
stata estromessa per irregolarità formali dalla
commissione giuridica: «Io, voglio chiarire, non
ho escluso nessuno. La commissione è composta da
elementi di altissimo profilo, ed è presente
nell'ente da anni - precisa Ermolli -. E il
fatto che il Tar non abbia concesso la
sospensiva ai ricorrenti è un fatto». I
ricorrenti hanno denunciato anche una corsa
«sospetta» all'acquisto di tessere, certe
dinamiche poco chiare: solo veleni? «L'ho letto
dai giornali».
Carlo Edoardo Valli, leader della Camera di
Commercio di Monza e Brianza il nuovo presidente
dell'ente; Simonpalo Buongiardino e il figlio
del ministro della Difesa, Geronimo La Russa,
sono i vicepresidenti: «Il consiglio garantisce
il giusto equilibrio tra Milano e Monza». E il
ruolo di Magioni? E' stato opportuno candidare
il compagno del ministro? «Qui non stiamo
parlando del cda di Eni o Enel. E' un
consigliere su nove, e le cariche sono solo
onorifiche e non retribuite».
Quelle di Massimiliano Ermolli sono chiare: «Ho
chiesto e ottenuto che venissero certificati i
bilanci delle società controllate. La
certificazione è facoltativa: mi auguro che
diventi una buona abitudine». Cosa serve all'Ac
di Milano? «Più collegialità». Lo sa, dottor
Ermolli, che il contratto della Sias
(controllata da Ac Milano) con Ecclestone per il
Gran Premio di F1 di Monza è blindato,
inaccessibile?
«L'argomento non ha naturalmente riguardato il
mio mandato, concentrato sull'obiettivo di
ricostituire gli organi di amministrazione di AC
Milano. Parlo quindi a titolo personale. Il
vincolo di riservatezza prevede delle penali; il
contratto c'è, l'ha certificato un notaio, ma mi
risulta che ai consiglieri - è vero - sia stata
mostrata una copia con le cifre schermate». E la
trasparenza? «Il problema fondamentale è che gli
sponsor tagliano i budget, la fase è difficile,
e la concorrenza di Roma è un altro elemento sul
tavolo. Le regole, al momento, sono queste, ma
non sono un problema solo italiano».
2 - LA RUSSA, TENIAMO FUORI DA POLEMICHE PARENTI
E FAMILIARI
(ANSA) - ''Capisco che non ci puo' essere uno
stop a certe polemiche anche extra politiche ma
non le allarghiamo a parenti, familiari e
mogli''. E' l'auspicio del
ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che ha
cosi' commentato
le inchieste pubblicate su alcuni quotidiani
relative alla
famiglia del presidente della Camera, Gianfranco
Fini.
Il ministro La Russa si e' quindi augurato che
''si abbassino
i toni anche nelle polemiche personali''
precisando di non
riferirsi solo ''all'elenco di beni che possiede
la moglie di
Fini''. ''Ci possono essere inchieste connesse
alle persone che
fanno politica - ha aggiunto - noi non possiamo
vantare la
privacy che vantano altri ma persone che con noi
hanno avuto un
rapporto solo da un momento in poi credo possano
essere
considerate esenti dal dover rendere pubblico
conto delle loro
azioni''.
[02-08-2010]
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"UN BERLUSCONI SOTTO PROCESSO FA COMODO ANCHE A
QUALCHE AMICO"
Claudio Sabelli Fioretti per La
Stampa
Sono leggendari i suoi scontri con Marco Travaglio ad
Annozero. Praticamente un format. Travaglio cita una
sentenza per dire che Berlusconi è un criminale. Lui
parte in una difesa appassionata scartabellando faldoni.
Travaglio insiste. Lui si incaponisce. I toni si alzano.
Santoro osserva felice. Le voci si sovrappongono. Finché
lui, esasperato, urla «mavalà».
Niccolò Ghedini, 50 anni, potente avvocato di Silvio
Berlusconi, dice però che «mavalà» non è un suo
intercalare abituale. «L'ho usato solo in una
trasmissione. Ripetutamente. Ho esagerato. E mi è
rimasto appiccicato addosso. Era un gesto di sconforto.
Travaglio continuava a dire una cosa sbagliata. E allora
mi veniva da dire: "Ma dai, basta, non è possibile!" È
uscito "mavalà!". Colpa mia. Ma ero disperato».
Ora è per tutti Nicolò «Mavalà» Ghedini. Grazie a
Travaglio...
«A me Travaglio non dispiace. In trasmissione vorrei
gettargli il Codice addosso. Ma è un professionista
notevole. Una volta su cento ha ragione. E mi fa
riflettere. Le sue critiche sono in buona fede, anche se
dice cose disancorate dalla realtà dei dati
processuali».
Ma
è uno dei pochi che legge le sentenze...
«Se estrapoli solo la parte che ti piace, mistifichi la
realtà. Lui non fa il giornalista, fa l'avvocato di
parte civile. Però...»
Però?
«Non mi è antipatico».
Travaglio ha detto: «Ghedini è duro ma sportivo, non
sfugge al confronto. È coraggioso».
«A me piace confrontarmi con lui».
Quante volte è andato ad Annozero?
«Una decina».
E Santoro?
«Mi innervosisce perché combatte un mio amico. Ma
apprezzo la sua professionalità. È fazioso ma in maniera
palese».
Preferisce Vespa o Santoro?
«Da Santoro mi diverto di più».
Lei è antipatico al 90 per cento della
sinistra...
«E mi dispiace».
Colpa del suo presenzialismo televisivo?
«Io vado dove c'è la necessità di difendere il
presidente Berlusconi».
La
paragonano a Lurch, il brutto della famiglia Addams. Gli
assomiglia un po', in effetti.
«Non mi piace essere un eroe negativo. Vuol dire che
qualcosa ho sbagliato. Ma se mi chiamano Lurch per la
somiglianza, non me ne frega niente. Sono brutto, lo so.
Ma ho cinquant'anni, una moglie carina, un figlio
simpatico, quello che ho fatto ho fatto. Non vado a
farmi la plastica».
Non si butti giù...
«Alle critiche su quello che faccio, invece, presto
attenzione. Sono convinto spesso di aver ragione. Ma se
in molti mi danno torto, magari hanno ragione loro».
Perché è diventato avvocato?
«Nella mia famiglia, una famiglia borghese di Padova,
tutti da secoli hanno fatto l'avvocato. Il nostro studio
ha 400 anni».
Famiglia borghese e con poca fantasia...
«Pochissima fantasia. Mia madre però si è occupata della
campagna. E una delle tre sorelle fa l'archeologa».
E
le altre due?
«L'avvocato, ovviamente. Una è perfino sposata con un
magistrato...»
Vade retro. Una toga rossa!
«Non esistono le toghe rosse».
Questo è uno scoop.
«Ma esiste una fortissima corporazione».
Glielo dica al premier che non esistono più i comunisti.
«Magari qualcuno ne esiste ancora. Ma le toghe rosse no.
C'è il potere dei magistrati, spesso senza controllo,
che ormai si fa fatica a comprendere da dove derivi».
Direi dalla Costituzione.
«Berlusconi pensa che ci siano dei magistrati che hanno
come disegno politico quello di eliminarlo dalla vita
politica».
Torniamo al cognato. È politicamente dall'altra parte?
«Credo di sì».
Si è mai incontrato a casa sua col presidente?
«Certo».
Grandi discussioni...
«No, ma si combattono a barzellette».
Chi vince?
«Il presidente in fatto di barzellette ha un'esperienza
cinquantennale».
Anche per le gaffes ha un'esperienza
cinquantennale...
«Di comunicazione capisco poco, come può vedere dai miei
risultati. Però è vero che non si tiene conto del suo
carattere. Le faccio un esempio?»
Mi
faccia l'esempio.
«Se io entro in un salotto e trovo cinque persone, per
me è una folla. E scappo. Se lui arriva in un salotto
dove ci sono 100 persone, domanda: "Dove sono gli
altri?" A lui piace stare in mezzo alla folla, mettere
di buon umore la gente».
Un grande narciso.
«No. Vuole comunicare positività. E ha senso
dell'autoironia».
C'è qualcuno che lo prende in giro?
«Io, per esempio. Io gli voglio bene come ad un
fratello. Fra fratelli si scherza».
Come definirebbe un leader che sceglie come inno del
partito «Meno male che Silvio c'è»?
«Una persona che vuole sottolineare con simpatia ciò che
sta facendo per il Paese».
A proposito di gaffes. Anche lei, con quella
storia dell'«utilizzatore finale»...
«È la frase esatta usata nel Codice. Ma non dovevo
usarla. Ho sbagliato. Un avvocato non dovrebbe parlare
con i giornalisti».
E
perché mai?
«Usano linguaggi diversi. Mi vengono attribuite gaffes
quando parlo ai giornalisti. Quando parlo in tv, mai».
Parlando della D'Addario disse: «Non c'è nessuna
registrazione».
«Ho sempre contestato quella registrazione. Potrebbe
essere stata costruita».
Ma si sentono le voci del premier e della
escort.
«Quale prova c'è che fossero insieme? Quella
registrazione non è mai finita a disposizione della
difesa in un processo».
Ha detto: il presidente non è uno che paga le
donne.
«Se è per questo, lo ha detto anche la D'Addario».
Come lo ha conosciuto?
«La Fininvest mi chiese dei pareri pro veritate. Poi ci
fu la segnalazione di Pecorella. Alla fine mi chiesero
di intervenire nel processo Sme-Ariosto».
Berlusconi le ha raccontato una barzelletta
subito?
«No. Io non sono il tipo che ispira barzellette».
Lei per chi fa il tifo?
«Il calcio non mi appassiona. Ma per simpatia del
presidente tifo per il Milan. È divertente guardare le
partite con lui».
Perché?
«Fa commenti pertinenti, ti spiega che quell'azione è
sbagliata. Lo vedi che soffre. È come guardare una
partita di tennis con Panatta».
Le
guardate alla tv?
«Sì. Partita, cena e poi si continua a lavorare, fino a
quando io stramazzo».
Solo voi due?
«Spesso ci sono anche Fedele Confalonieri, Gianni Letta,
Angelino Alfano».
Vi ha detto perché ha venduto Kakà il giorno
prima delle elezioni?
«Non l'ha deciso lui. È stato Galliani, in autonomia».
Bastava una telefonata a Galliani. «Uè, Adriano,
Kakà si vende ma dopo le elezioni».
«Non si può occupare di tutto».
Quanto guadagna con Berlusconi?
«A lui non ho mai fatto una fattura. Né mai gliela
farò».
Stento a crederlo.
«Ho un contratto di collaborazione con la Fininvest».
Già va meglio. Perché non difende Berlusconi nel
divorzio?
«Non era il caso. Comunque lo assistono le mie sorelle».
Era amico anche di Veronica?
«È una persona piacevole. Ho fatto di tutto per una
riappacificazione».
Perché è successo?
«Il presidente fa una vita disperata. C'era una
difficoltà di ritmi di vita. Veronica non ha mai voluto
andare a Roma, né fare un po' di rappresentanza con lui.
Due vite distanti».
Tutto questo è successo dopo la festa di
Noemi...
«La vicenda ha trovato un suo punto di rottura in
quell'occasione, ma si era stratificata nel tempo».
Berlusconi vivrà fino a 120 anni?
«Spero di sì, gli voglio bene...»
Smetterà di fare politica?
«Spero di no. Sarebbe un impoverimento forte per il
Paese».
Si invecchia.
«Il Presidente della Repubblica ha 85 anni».
Dopo di Berlusconi, comunque?
«È difficile individuare una persona con le capacità di
Berlusconi di guidare il paese. Di una cosa sono certo:
il giorno in cui Berlusconi dovesse lasciare, lascerei
anche io. Fare politica senza di lui non avrebbe senso».
E
se venisse condannato?
«Non ci voglio neanche pensare. Ma mi pare impossibile
che possa succedere».
Mills è stato condannato. Se tanto mi dà
tanto...
«È un errore giudiziario. Comunque la responsabilità
penale è personale. Si potrebbero anche avere due
sentenze confliggenti sullo stesso fatto».
Se un giudice lo volesse in prigione?
Scapperebbe come Craxi?
«Berlusconi non è uomo che si sottrae».
Accetterebbe la prigione?
«Non brucerebbe il tribunale come nel film di Nanni
Moretti. Prenderebbe atto di una decisione che comunque
combatterebbe in ogni sede».
Come Socrate. Non scappò e bevve la cicuta.
«Berlusconi non scapperebbe».
Cadrà il governo?
«Assolutamente no».
Però sembrano giorni da fine dell'impero romano.
«A me non pare. Si tratta di problematiche fisiologiche
nella discussione politica».
Lei ha cercato di portar pace fra Fini e Berlusconi.
«Ero convinto che si dovesse trovare una soluzione. Oggi
ancora di più».
Cacciare Fini non è stata una furbata.
«Fini non è stato cacciato».
A me sembrava...
«Si è prospettata una sua incompatibilità correlata a
prese di posizione assai distanti dal programma di
governo».
Appunto.
«Ciò non vuol dire che non si possa ancora trovare un
accordo. Continuo ad essere convinto che Berlusconi sia
il miglior leader che l'Italia possa avere. E che Fini
sia un'importante risorsa per il centro-destra».
Perfino Ferrara ha criticato Berlusconi.
«Ferrara ha fatto un'analisi acuta della situazione».
Come è entrata la politica nella sua vita?
«Padova era molto vivace politicamente...»
Molto schierata a sinistra...
«Le mie amicizie invece erano nell'estrema destra.
All'inizio».
E poi?
«Poi sono arrivate le sprangate. Poi ho letto le Leggi
razziali. E ho deciso che non era il caso. Mi sono
iscritto ai giovani liberali. Infine mi sono concentrato
sulla politica della giustizia. Finché cominciai a
difendere il presidente».
E
divenne l'uomo dei cavilli...
«I cavilli. Da sempre. Ho sempre impostato le mie difese
sulle questioni di procedura o di diritto».
I cavilli sono giustizia giusta?
«Il processo giusto è quello che segue le regole. Se il
processo è lento, o torna in primo grado o finisce nella
scadenza termini, è colpa della norma. O del giudice che
la applica male».
Vale anche per chi è impegnato in politica?
«Il giudizio politico viene dato dall'elettore. Il
processo va fatto con le regole. Per Berlusconi sono
state disattese 99 volte su 100».
Mi
verrebbe da dire: mavalà!
«Se mi depositano 500 faldoni, l'articolo 415 bis
prevede 20 giorni per esaminarli. A Milano non me li
hanno dati».
Forse perché avete esagerato con la politica
della dilazione. Mirate sempre alla prescrizione.
«I processi di Berlusconi spesso sono antichissimi. Si
prescrivono per cause dell'accusa, non per cause della
difesa».
La prescrizione non è una vera assoluzione.
«Ho sempre detto a Berlusconi: ti assisto come se tu
fossi mio fratello, però le scelte processuali le faccio
io. Se decido che non si rinuncia alla prescrizione, è
perché non sono più in grado di difenderti dopo 15 anni.
Dopo 15 anni i testimoni sono praticamente scomparsi».
L'avvocato Grazia Volo mi disse: «La massima
soddisfazione sta nell'ottenere l'assoluzione di un reo
confesso».
«Non sono d'accordo. La massima soddisfazione di un
avvocato è vedere applicata la norma».
Ad Antonello Caporale ha detto: «Io sono una
carogna».
«Gli avevo detto: "Berlusconi è buono. Rispetto a lui io
sono una carogna". Era una battuta. Io tendo a ricordare
gli sgarbi. E con buona memoria. Non tanto quelli nei
miei confronti, quanto quelli nei confronti dei miei
amici, della mia famiglia».
E di Berlusconi...
«E di Berlusconi. Gli voglio bene».
Chi è che vuole più bene a Berlusconi?
«Forse Gianni Letta e Fedele Confalonieri. Due persone
che gli vogliono un bene critico. Non un affetto
incondizionato».
Deve ammettere che Berlusconi è un po'
bugiardello.
«No, perché?»
Parliamo della condanna, poi finita in amnistia,
per falsa testimonianza?
«Cattiva informazione. Fu assolto in primo grado. E la
Corte d'Appello di Venezia tramutò la sentenza di
assoluzione in amnistia».
Cattiva informazione: avrebbero potuto confermare
l'assoluzione. Invece nella motivazione scrissero che
aveva mentito.
«È vero, ma non ci fu mai la sentenza di condanna».
Che mi dice del famoso padre di Noemi, che è
diventato prima l'autista di Craxi, poi quello che
doveva organizzare le candidature in Campania?
«Poi ha chiarito tutto».
Ma la prima cosa che disse....
«Non la disse lui. Il povero Bonaiuti dovette smentire».
È sempre così: i giornalisti travisano.
«Berlusconi non è un bugiardo. Piuttosto che dirti
qualche bugia, quando è in difficoltà, dice: «Mi faccia
un appunto»».
Lei tiene il cellulare acceso 24 ore su 24.
«È vero. Per mio figlio, per mia moglie...»
Dica la verità.
«...e per il presidente».
Litigate mai?
«È impossibile litigare con lui».
Una critica, una critica sola. E non mi dica che
è troppo buono.
«È troppo buono».
Ghedini!
«Non è capace di prendere posizioni severe».
Un esempio.
«Tempo fa lesse un'intercettazione nella quale una
persona parlava molto male di lui. Lui commentò: "Sono
cose che si dicono..." Fosse capitato a me, a quella
persona lì, con i piaceri che gli erano stati fatti,
avrei tirato un mattone».
Berlusconi è troppo buono.
«Se avesse fatto il giudice non avrebbe mai condannato
nessuno».
Lei ce l'ha il cellulare di Berlusconi?
«Lo so a memoria. Ma lo considero un numero di assoluta
emergenza. Io lo chiamo sempre tramite centralino».
Uno dei suoi codifensori era Gaetano Pecorella.
Recentemente ha detto: «Ghedini perde i processi in
tribunale e prova a vincerli in Parlamento. Finché lo
difendevo io, Berlusconi si è sempre fatto processare.
Ed è stato sempre assolto o prescritto».
«Una frase ingenerosa da parte sua. Può darsi che avesse
una giornata storta. Io lo considero uno dei miei
maestri insieme a Pietro Longo. Ma con lui non posso, né
voglio arrabbiarmi, ne ho troppa stima».
Perché Pecorella ce l'ha con lei?
«Berlusconi apprezza chi lavora H 24».
Ventiquattro ore su ventiquattro...
«L'avvocato di Berlusconi deve essere sempre reperibile,
H 24. Se non sei H 24 con un cliente così, con chi lo
sei?».
E Pecorella non piace più al premier...
«Gaetano è bravissimo, ma nella gestione quotidiana...
quando ci sono da studiare cinquecento faldoni... nel
nostro lavoro il 99% è sudore, l'1% è abilità».
Mentre Gaetano...
«Questo non lo vuole più fare. Gaetano pensa che io lo
abbia boicottato. Non è vero, ma pazienza, non so che
cosa farci».
Luciano Violante ha detto, pensando a lei: «Ci sono
parlamentari che vedono il loro mandato parlamentare
come la prosecuzione della parcella...»
«Ci sono magistrati che proseguono il loro mestiere in
Parlamento, il che è molto peggio».
Il Foglio ha scritto che lei è come il cavallo
di Caligola...
«Frase diffamatoria».
L'avesse scritto Il Fatto... Ma l'ha scritto Il
Foglio.
«Non mi sento il cavallo di Caligola. Quando sono stato
eletto ero già un avvocato di successo».
Anche Carlo Taormina l'ha criticata...
«Taormina s'è dovuto dimettere perché difendeva imputati
di mafia pur essendo sottosegretario agli Interni».
Taormina ha detto, intervistato da Alessandro
Gilioli, che quando lui era consulente legale di
Berlusconi, il premier gli chiedeva di scrivergli delle
leggi che lo proteggessero dai magistrati: «Berlusconi
non faceva mistero che fossero ad personam. Ed io gliele
scrivevo anche meglio di quanto facciano Pecorella e
Ghedini!»
«A me non risulta che abbia scritto nessuna legge per
Berlusconi. Non mi risulta nemmeno che gli abbia fatto
da consulente legale»
.
De Magistris ha detto: «Ghedini è un buon
azzeccagarbugli». Citazione letteraria.
«Ammesso e non concesso che De Magistris abbia letto
Manzoni».
Concesso.
«De Magistris ha detto di peggio: "Questo è un governo
piduista di cui Ghedini tira i fili". Un magistrato che
fa il parlamentare dovrebbe sapere il significato delle
parole. Avrei dovuto veramente querelarlo».
Voi invocate sempre la privacy. Però i giornali
berlusconiani fanno della privacy carne di porco. Il
premier non dovrebbe dare il buon esempio?
«Berlusconi non interviene mai sui giornali del suo
gruppo».
Non ci credo nemmeno se me lo giura su
Berlusconi.
«Lo giuro su Berlusconi».
I
nemici del premier, Fini a parte, sono tutti
all'opposizione?
«No. Un Berlusconi sotto processo fa comodo anche a
qualche asserito amico che dalla debolezza di un premier
sotto processo ne trae dei vantaggi».
clsabelli@tin.it
Cinquant'anni, di famiglia padovana, avvocato di fiducia
di Silvio Berlusconi, protagonista di alcuni scontri
polemici in tv, Niccolò Ghedini ha difeso il premier in
tutti i processi dalla metà degli Anni 90
E' in Parlamento dal 2001, eletto prima in Forza Italia
e poi nel Pdl
[03-08-2010]
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6.
MEDIASET: +33,7% UTILE NETTO SEMESTRE A 241,6 MLN
Radiocor - Utile netto di competenza in
crescita del 33,7% a 241,6 milioni per il gruppo
Mediaset nel primo semestre 2010. I ricavi netti sono
aumentati del 16,7% a 2,277 miliardi, mentre l'ebit e'
passato da 374,4 milioni a 485,2 milioni (+29,6%). I
ricavi pubblicitari televisivi lordi di Publitalia
salgono del 5,3% a 1,442 miliardi. Sulla base di tali
risultati, il gruppo 'conferma la previsione di
raggiungere a fine esercizio un risultato netto
consolidato e una generazione di cassa operativa di
gruppo superiori a quelli del 2009'.
7.
MEDIASET: TELECINCO, UTILE SEMESTRE SALE A 107,4 MLN
(+72,7%) ...
(Adnkronos) - Telecinco, controllata
spagnola del gruppo Mediaset, chiude il primo semestre
2010 con un utile netto di 107,4 mln, in aumento del
72,7% rispetto al primo semestre 2009. Su base
comparabile, l'utile netto rettificato e' di 114,44 mln
(+54,4%). I ricavi totali netti salgono a 461,02 mln
(+43,7%); il margine operativo lordo rettificato e' di
151,04 mln (+54%), l'utile operativo di 146,28 mln
(+55,8%). Tra le reti commerciali spagnole Telecinco nel
periodo 1 gennaio-27 luglio 2010 ha registrato uno share
del 15%, contro il 12% di Antena 3, la seconda in
classifica. I ricavi pubblicitari televisivi lordi sono
ammontati a 442,51 mln nel semestre.
27.07.10 |
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BERLUSCONI SILVIO...
Tor Crescenza, a Sud-Est di Ca' Dario. Dopo aver
sistemato nel maniero governato da sua moglie Donna
Sofia Borghese Ferrari Sardagna di Neuburg e Hohenstein
l'Eccellentissimo Cavalier 'Ghe pensi mi' (alla gnocca),
l'altra notte il Conte Consorte, Fabrizio Ferrari, si è
alzato in volo dalla sua magione, più volte
rimaneggiata, con il suo elicottero.
La
missione impossibile del nobile veneziano constava nel
disperdere nelle vicine acque del Tirreno alcune carte
che, raccontano gli aristo-maligni del "Circolo della
Caccia" di Palazzo Borghese, potrebbero far toccare
ferro all'illustre pensionante dell'estate romana. Per
sua disgrazia, però, uno dei lanci del Conte Consorte è
finito tra i tavoli del ristorante "Mastino" di Fregene.
Il giorno dopo, un cameriere si è ritrovato tra le mani
un documento sui destini tragici che negli anni hanno
accomunato molti proprietari del palazzo veneziano Ca'
Dario.
Da
Giovanni Dario che ne commissionò l'opera alla metà del
Quattrocento (sua figlia Maretta si uccise in seguito al
tracollo economico del marito) a Raul Gardini. Fu
proprio il Contadino di Ravenna, suicidatosi con un
colpo di pistola nel pieno di Tangentopoli, ad
acquistare l'edificio sul Canal Grande dal Conte
Consorte Fabrizio Ferrari. Negli anni Ottanta travolto
anche lui dalla bancarotta e dalla "maledizione" di Ca'
Dario: sua sorella Nicoletta morì in un misterioso
incidente stradale
31.07.10 |
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c’è chi può - che bella villa Certosa: è di cemento -
via libera per altre tre ville, complessivamente quasi
quattromila metri quadri coperti - i verdi sono neri:
"la normativa sul paesaggio in Sardegna vieta anche solo
la costruzione di un metro cubo sulle coste. In questo
caso, poi, è evidente il conflitto d´interessi di
Berlusconi, che avrà un vantaggio diretto ed economico
da una norma da lui fortemente voluta e approvata. Il
valore di Villa Certosa aumenterà di diversi milioni di
euro"...
Giuseppe Porcu per "la
Repubblica"
Berlusconi ha ottenuto grazie al Piano casa il via
libera a un nuovo ampliamento del suo buen retiro di
Porto Rotondo. La commissione paesaggistica della
Sardegna, che ha esaminato la domanda presentata nel
maggio scorso dalla Idra Immobiliare Spa, la società del
Cavaliere proprietaria della residenza, ha espresso
parere favorevole alla costruzione di cinque bungalow
negli oltre sessanta ettari di parco che circondano il
complesso della Certosa, tre ville in tutto: oltre a
quella principale, una per i figli di Berlusconi e una
per gli ospiti, complessivamente quasi quattromila metri
quadri coperti.
Come ha riportato il quotidiano "La Nuova Sardegna", la
Commissione presieduta dallo scultore Pinuccio Sciola
(l´inventore delle pietre sonore) non ha rilevato
elementi d´incompatibilità dal punto di vista
paesaggistico. «Si tratta di alcune strutture staccate
dal corpo centrale della residenza - ha detto Sciola -
inserite in uno spazio immenso. Non c´era alcun motivo
per negare il parere positivo».
Le
strutture dovrebbero sorgere entro la fascia dei 300
metri dal mare per un totale di 800 metri cubi, circa
240 metri quadri di coperto. Il Piano casa, approvato
nell´ottobre scorso dalla regione Sardegna, autorizza in
deroga ad altre leggi regionali e nazionali, ampliamenti
del 10 per cento anche a meno di 300 metri dalla
battigia se c´è il parere favorevole di un´apposita
commissione, che però ha solo parere consultivo. Sciola
e i due tecnici che sono stati chiamati a farne parte
dovevano valutare se l´intervento è migliorativo e in
sintonia con il contesto paesaggistico.
Il
loro nullaosta ora dovrà essere ratificato dall´Ufficio
di tutela del paesaggio della Regione. «Questa è una
commissione fantoccio», taglia corto Gian Valerio Sanna
ex assessore all´Urbanistica della giunta Soru. «Non ha
nessuna funzione istituzionale. Chi deve esprimersi è
l´Ufficio di tutela del paesaggio il quale dovrà
rimettersi alla legislazione attuale. E li voglio vedere
questi funzionari regionali che si assumono la
responsabilità di violare la legge. Il suo parere
favorevole non ha alcun valore, è un parere salomonico
di una commissione che non ha competenze».
L´opposizione di centrosinistra alla giunta Cappellacci
annuncia battaglia. I Verdi presenteranno un ricorso al
Tar per chiedere che venga annullata questa
autorizzazione. Secondo il presidente Angelo Bonelli il
progetto presentato per Villa Certosa «la normativa sul
paesaggio in Sardegna vieta anche solo la costruzione di
un metro cubo sulle coste. In questo caso, poi, è
evidente il conflitto d´interessi di Berlusconi, che
avrà un vantaggio diretto ed economico da una norma da
lui fortemente voluta e approvata. Il valore di Villa
Certosa aumenterà di diversi milioni di euro».
26-07-2010]
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AIR BANANA - GRAZIE A UN RIMPASTO AREONAUTICO, NELLA
FLOTTA PRIVATA DI SILVIO ARRIVA “PREMIER II” (PER
FORTUNA È SOLO UN AEREO) - NEW ENTRY ANCHE UN BOMBARDIER
CON SALOTTINO DI DON VERZÈ (SERVIVA COME ELISOCCORSO?) –
LA AIR SILVIO CONTROLLA ANCHE YACHT DI LUSSO, MA
PIERSILVIO HA PREFERITO DISEGNARSENE UNO DI 37 PER IL
GRUPPO FERRETTI (SI è BECCATO UN MEGASCONTO E A LUI
FINIRANNO ANCHE TUTTE LE ROYALTIES SUI MODELLI VENDUTI A
TERZI
Fosca Bincher per "Libero"
L'ultimo arrivato si chiama Premier IA ed è negli hangar
della Silvio Berlusconi Air Force dal 30 giugno
dell'anno scorso. È un Hawker 390 con la sigla I-GSAL,
pagato 3,5 milioni di euro e già utilizzato per
spostamenti privati anche dal presidente del Consiglio
italiano. Ma fra un anno esatto arriverà il Berlusconi
bis dei cieli italiani. Si chiamerà Hawker Premier II, è
già stato opzionato da una caparra pagata e secondo gli
accordi verrà pagato 7,3 milioni di dollari.
UN
INDIZIO POLITICO?
Chissà se dal volo si avrà una indicazione politica, se
quel passaggio dal Premier IA al Premier II sia anche
premonizione di rimpasti, di governi bis di cui sta
tanto chiacchierando la politica italiana. Certo è un
profondo rimpasto aereonautico quello che emerge dal
bilancio 2009 di Alba servizi Aerotrasporti spa, la
società controllata da Fininvest che gestisce i viaggi
su aerei privati di azionisti e manager del gruppo di
comunicazioni e che da sempre trasporta Silvio
Berlusconi via terra e via mare.
Il
rimpasto si è reso possibile grazie al riscatto dal
leasing e alla successiva vendita sul mercato a terzi
(di cui viene celata l'identità) dell'aereo più
imponente della flotta, un Airbus A319 che era stato la
vera dannazione della piccola compagnia aerea
berlusconiana. Nel 2008 aveva subito anche un danno
rilevante, prontamente rimborsato dalla compagnia
assicuratrice.
Ora che è stato venduto la società ha potuto realizzare
una discreta plusvalenza, mettere un po' più in ordine i
conti finanziari che non brillavano (e comunque il 2009
si è chiuso ancora in perdita per 6,3 milioni di euro) e
puntare su nuovi acquisti per la Air Silvio. È arrivato
nella seconda parte dello scorso anno il Premier IA (il
nome è dato dalla Hawker che lo produce, ma certo è
evocativo) ed è stata già presa la decisione di mettere
in flotta nella seconda parte del 2011 il Premier II, un
vero e proprio gioiellino tecnologico. Non è l'unica
novità.
Perché il 28 gennaio scorso è entrato in flotta anche un
Bombardier Challenger 604, vecchia conoscenza dell'Alba
servizi aerotrasporti spa. Il velivolo era di proprietà
della Airviaggi San Raffaele, la compagnia dell'omonima
società di don Luigi Verzè, che ha ottenuto da tempo
l'abilitazione all'attività di elisoccorso in
convenzione con la Regione Lombardia.
Con il Bombardier l'elisoccorso c'entrava poco, perché è
un piccolo aereo per trasporto privato di persone. Ha un
bel salottino a bordo e può portare 9-10 persone su
viaggi non troppo lunghi. La manutenzione veniva fatta
dalla società di Berlusconi, che ora ne ha acquisito la
proprietà e ne curerà l'esercizio portando a bordo come
cliente anche don Verzè o qualcuno dei suoi manager e
ospiti. Per questo l'Alba ha dovuto stanziare non poche
risorse destinate a un corso di addestramento piloti,
perché la propria squadra non era abituata al
Bombardier.
Negli hangar di Silvio si è fermato per la manutenzione
e qualche piccolo ritocco anche l'aereo privato di
Miuccia Prada, di proprietà della sua Prada Company s.a.
Il resto della clientela è invece tutto interno alla
famiglia Berlusconi e alle società del gruppo Fininvest.
Fra i creditori figurano infatti Mediolanum (395.018
euro), Reti televisive italiane (278.762 euro), Mediaset
(228.430 euro) e Publitalia (210.056 euro).
La
Silvio Air controlla anche un'altra società di
navigazione via mare. E' la Morning Glory Yachting ltd
con sede nelle Bermuda. Controlla l'omonimo yacht lungo
48 metri che Berlusconi acquistò nel 1999 per 28,4
miliardi di vecchie lire da Rupert Murdoch. Il nome
glielo aveva dato proprio il magnate australiano, e
secondo indiscrezioni fatte circolare all'epoca si
riferiva a una particolare capacità amatoria dello
squalo dell'editoria internazionale di primo mattino.
All'inizio Berlusconi pensò di ribattezzarlo.
Ma
poi nome e leggenda gli piacquero da morire e così lo
yacht continuò a solcare i mari delle Bermude con quel
nome piccante di Morning glory. Oggi la barca è iscritta
a bilancio per 15,7 milioni di euro, ed è stata qualche
mese fa richiamata in cantiere dalla Abs, l'autorità
navale americana.
Restyling ora finito in California, nei cantieri di San
Diego, dove oltre alla ristrutturazione dovuta sono
stati investiti 920 mila euro anche nell'abbellimento
dell'arredo di bordo. A metà agosto sarà di nuovo in
mare, e se il presidente del Consiglio riuscirà a
ritagliarsi qualche spazio alla sua rifondazione del
Pdl, sarà a bordo qualche primo mattino.
LA
BARCA DEL FIGLIO
Da oggi è invece in mare anche la nuova barca di Pier
Silvio Berlusconi. Si tratta di un Custom Line da 124
piedi (37 metri) costruito ad Ancona dai cantieri
Ferretti, scafo che sostituisce il precedente modello di
cui era proprietario, un 97 piedi (30 metri) sempre
Custom Line, riacquistato dal Gruppo Ferretti. Secondo
notizie di agenzia il prezzo finale dell'imbarcazione è
stato fissato tra 5 e 6 milioni di euro, un terzo
rispetto alle prime indiscrezioni che avevano già
suscitato polemiche politiche.
La
cifra infatti tiene conto sia dello scambio con il
vecchio modello che del contributo al progetto del
prototipo fornito direttamente da Pier Silvio. L'ha
disegnato in parte lui, è piaciuto al produttore, e così
al primogenito del premier finiranno anche tutte le
royalties sui modelli venduti a terzi. Il nome della
nuova barca resterà lo stesso di quella restituita:
Suegno.
23-07-2010]
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OGGI 25 LUGLIO, RISPETTIAMO LA LEGGE DI VICO, DEI CORSI
E DEI RICORSI, AGGIORNATA DA MARX (OHIBÒ), PER CUI LA
TRAGEDIA SI RIPETE IN FARSA. NON FU FORSE IL GRAN
CONSIGLIO DEL FASCISMO A SFIDUCIARE MUSSOLINI IL 25
LUGLIO 1943 PER SALVARSI LA FACCIA? - SUCCEDERÀ CHE UN
GIORNO PRECISO, DI UN MESE PRECISO, DI UN ANNO PRECISO
GLI ITALIANI SI SCOPRIRANNO A PIAZZALE LORETO TUTTI
MAI-STATI-BERLUSCONIANI - NEL CONFONDERE LE TRACCE, I
PIÙ ABILI E SPUDORATI SONO I TIPINI FINI (ABILI GIÀ A
CANCELLARE QUELLE FASCISTOIDI) MA IL PROBLEMA RIGUARDERÀ
ANCHE GLI ANTIBERLUSCONIANI CHE HANNO CAMPATO CON LE
PREFETTURE CULTURALI DEL SUO IMPERO - “IL FOGLIO’ GETTA
NELL’OLIO BOLLENTE: MENTANA, ANTONIO RICCI, CATERINA
SOFFICI, MASOTTI, PISANU, ENRICO MUSSO, FABIO GRANATA,
ANGELO MELLONE, LUCA BARBARESCHI
Filippo Rubè per
Il Foglio
Alcuni, con eccesso di slancio e per amor di simmetria,
divennero pure comunisti. Che la mutazione sia nel dna
rosso-nero degli italiani lo dimostra anche quello che
successe nel 1989, nell'Italia quale colonia mancata
dell'impero sovietico. Molti ex Pci iniziano a diventare
non-più-comunisti o, come il giovin compagno Walter
Veltroni della Fgci, mai-stati-comunisti. Never-been-K.
Due menzogne complementari. Il paese che ha dato la
linea, nera, a tutta l'Europa nel primo Novecento di
colpo non è più fascista. Il paese con il più importante
partito comunista dell'emisfero occidentale del
Dopoguerra non ha più un comunista che ammetta d'esserlo
senza arrossire (no, Gianni Vattimo non vale, era
nell'azione cattolica da ragazzo e poi gli piace il
castrismo per motivi esotici). E ora? Ora succederà che
un giorno preciso, di un mese preciso, di un anno
preciso che solo iddio sa, gli italiani si scopriranno
tutti mai-stati-berlusconiani. Never-been-B.
Il
problema non riguarderà solo i berlusconiani veri, o
nicodemici - che lo erano senza dirlo -, ma anche gli
antiberlusconiani che hanno campato con le prefetture
culturali del suo impero: scrittori di sinistra
pubblicati da Mondadori, volti noti di
Fininvest-Mediaset, giornalisti organici al gruppo di
famiglia.
E
poi, ovviamente, quei post fascisti che gettano fango su
chi li ha tirati fuori dalla fogna, cioè Berlusconi. Il
problema degli antiberlusconiani duri e puri, ed
editorialmente ricchi grazie a libretti e spettacolini
teatrali, sarà costruirsi un nuovo nemico. Ma questo
pure è un altro discorso.
Che fare? Per sopravvivere a se stessi non basta
prepararsi a "cancellare le tracce", per usare
l'espressione di Pierluigi Battista in merito agli
intellettuali italiani che passarono dal fascismo
all'antifascismo militante. Non c'è abbastanza distanza,
la vita è una sola e la storia è liquida. Per questa
ennesima metarmorfosi collettiva - o schizofrenia
storica - bisogna far perdere già adesso le tracce.
O,
almeno, confonderle. Come? Con rapide virate, meglio
ancora se false, virate, magari corredate da ricordi che
tornano alla mente, d'improvviso, al momento giusto.
Enrico Mentana, che per la verità ha sempre difeso con
le unghie e con i denti un suo profilo indipendente, s'è
però ricordato solo di recente, dopo la rottura sul caso
Englaro, delle cene Mediaset che erano cene di partito,
cene azienda per festeggiare vittorie del Cavaliere.
Qualcosa del genere sta, forse, succedendo ad Antonio
Ricci. Se qualcuno (come lo scrittore Nicola Lagioia sul
‘Fatto quotidiano') lo accusa pasolinianamente di
"fascismo culturale", il papi di "Drive in" insulta gli
autori Einaudi accusandoli di essere servi del
berlusconismo (il bue che dice cornuto all'asino? No,
l'asino che vuole volare oltre le proprie e altrui
piccolezze).
In
una gag degna del giovanissmo Carlo Verdone ("Porto
d'armi"), tirafuori la tessera che attesta la sua
fantomatica "continua e consapevole esperienza di
antifascista": "Ironia della sorte - rivendica Ricci -
l'Anpi mi dà la tessera onoraria". Un antifascista,
dunque, patentato. Ma è a punti anche questa patente?
Ricci, impagliata la coda, rincara la dose con una
lettera pubblicata su Dagospia sotto le mentite spoglie,
rosse (cromoterapia politica?), del Gabibbo. "Drive in
non è stata l'apoteosi dell'individualismo - rivendica
Riccinski - ma il trionfo del collettivo, una vera
trasmissione comunista, nazionalpopolare in senso
gramsciano".
In
merito agli attacchi, violenti, che subisce in alcuni
recenti libri Einaudi, parla di "un classico esempio di
come si sia ridotta la casa editrice nelle tremule mani
dei berlusconiani e della sua evidente deriva
sottoculturale". Gli autori Einaudi che lo criticano
sono "servi di Berlusca" impegnati nella
"demonizzazione-santificazione del loro capo,
attribuendogli, infischiandosene di qualunque buon senso
nel loro furore di lacchè, piani machiavellici
sofisticatissimi e genialate impraticabili per qualunque
essere umano".
Perché Ricci sbandiera la tessera onoraria
dell'antifascismo militante e insulta i servi del
Berlusca, sia pure con un tentativo di ironia o di
sarcasmo? Si sta arruolando nelle brigate borrelliane di
R3 (Resistere, resistere, resistere...) Comunque sia, i
commensali di un pranzo romano di pochi giorni fa, ossia
Mentana, Telese e Travaglio, hanno apprezzato il nuovo
corso di Ricci. "Striscia" La7? Chissà.
Intanto, come direbbero Greggio & Iachetti, entrino...
LE VELINE! A dimostrazione che la destra berlusconiana
ha anche delle (belle) teste pensanti, va segnalato
l'attivismo delle donne che a breve potranno recitare il
mantra: mai-state-berlusconiane. Come la giornalista
Caterina Soffici, che ha rotto con il Giornale nella
versione machista di Vittorio Feltri, dopo essere stata
per anni capocultura del giornale di Berlusconi (Paolo).
Ora, dopo il libro per la Feltrinelli "Ma le donne no",
fa la ronda rosa contro Berlusconi (Silvio).
Fa
pendant con la fronda, sempre rosa, di Liberamente,
l'associazione di Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo, che
offrendo spesso sponde a Fini non è vista di buon occhio
dagli ex colonnelli di An passati, poche armi e molti
bagagli, con Berlusconi. L'episodio più succoso, però,
nei gender studies berlusconiani, resta la rubrica di
Hunziker & Bongiorno che il gaio Alfonso Signorini ha
cancellato da Chi. La bella Michelle sa scrivere?, si è
chiesto qualche machoberlusconiano. L'italo-elvetica
made in Mediaset è in realtà una vittima collaterale
dell'azione contro la Bongiorno, pasionaria finiana.
Sul fronte del video, versante Rai berlusconica, chi si
professa mai-stato-berlusconiano è Giovanni Masotti. Per
una sua nomina, raccontano i giornali di sinistra come
l'Unità, si era mosso persino Berlusconi che, però, poi
ha avuto altre grane. Ora che non gli hanno nemmeno
confermato la corrispondenza da Londra, minaccia
ricorso, diventando il nuovo Ruffini, di destra.
"Amici? - ha detto Masotti indignato nei giorni scorsi a
chi gli chiedeva come mai il centrodestra lo avesse
scaricato -- Ma quali amici. Ho le mie idee, da
liberal-conservatore e quelle non le rinnego. Ma la
verità è che, pure nel centrodestra, non contano il
merito e l'esperienza, ma l'essere dei maggiordomi, e io
non sono un cameriere".
Sul fronte del porto (delle nebbie) è sbarcato un carico
di democristianità. Dopo anni di onorata militanza
berluscona, Giuseppe Pisanu ha aperto le porte della
commissione Antimafia che presiede ai pm di Caltanisetta
che prima dell'audizione hanno dato alle agenzie frasi
incendiarie sui rapporti mafia-politica, plot prediletto
anche dagli ultimi arrivati dell'antiberlusconismo.
Pisanu ha poi fatto in modo che venissero smentite, ma
certi temi sono come il fuoco greco: butti l'acqua e lo
alimenti.
L'uscita dal circolo berlusconiano è stata comunque
salutata dai compagni del Manifesto con un urrà
dietrologico: Pisanu bordeggia Fini per smarcarsi dai
rapporti avuti con Flavio
Carboni, sulla cui barca "Punto rosso", nei primi anni
Ottanta, si dice veleggiasse con ospiti ingombranti.
Pronti a virare? Si vira...
Nel confondere le tracce berlusconiane, comunque, i più
abili e spudorati sono gli aennini (abili già a
cancellare quelle fasciste). Doppiamente ingrati verso
l'uomo del destino che ha sorriso loro. Con Berlusconi,
abbandonano colui che li ha ripuliti dalla rogna e
condotti al governo. Rispettano la legge di Vico, dei
corsi e dei ricorsi, aggiornata da Marx (ohibò), per cui
la tragedia si ripete in farsa. Non fu forse il Gran
Consiglio del fascismo a sfiduciare Mussolini il 25
luglio 1943 per salvarsi la faccia?
Certo, in molti fecero una brutta fine, perché
intervennero i tedeschi e ci fu il processo di Verona.
Mussolini, come disse Churchill a suo cognato, "fu
grande e coraggioso, perché non esitò a fucilare il
cognato". Ma oggi, al massimo, arrivano i leghisti
guidati da Renzo la Trota. E poi il lavoro sporco lo
stanno facendo le toghe rosse, basta appoggiarle.
Tra i più zelanti aennini non-più-berlusconiani, vanno
segnalati il senatore Pdl Enrico Musso, che sul Secolo
XIX non perde occasione per smarcarsi dal Cavaliere, e
il deputato Pdl Fabio Granata, per la verità
giustizialista della prima ora, ma adesso, addirittura,
titolare di un blog sul sito del Fatto quotidiano,
l'house organ dell'antiberlusconismo forcaiolo.
Dove, per intenderci, ha commentato le indagini sulla P3
in termini berlingueriani: "Una ciclopica questione
morale che attraversa la politica italiana e il partito
nel quale abbiamo fatto confluire la storia antica,
nobile e trasparente della destra italiana".
Più combattuto il facebookino Angelo Mellone,
neodirigente Rai in (alta) quota BF (Berlusconi-Fini),
che sul social network, Facebook, oscilla tra la lealtà
al capo (Fini) e al capo del capo (Berlusconi), tra la
linea Bocchino e quella La Russa. Lo scopo? Non fare la
fine del fesso: cioè l'ultimo dei berlusconiani, se
vincono i finiani, o il primo dei finiani se, salvato da
Bossi, Berlusconi colpirà con la coda quelli che
considera traditori. Che non fosse berlusconiano doc
Mellone l'aveva detto in "Cara Bombo. Berlusconi
spiegato a mia figlia" (Marsilio), del 2007.
Un
libro però sinceramente ed euforicamente berluscofilo
(il Cavaliere è ducescamente l'Operoso Insonne). Spesso
sono dorotei i suoi commenti più recenti, sulla P3, per
esempio. Scrive enigmatico su FB, con chiusa
fascistissima, Mellone: "Io con questa roba qui non
c'entro niente. E non è giustizialismo, solo
modestissima etica civile, ciò che divide una nazione
sana da una a rischio di marciume. E io preferisco
marciare, piuttosto che marcire". La Marcia su Roma
diventa Roma Marcia (nazione infetta, capitale
corrotta). A chi le manette? A loro!
Uno spasso di lungimiranza retroattiva, di sogno del
poi, è l'intervista indignata di Luca Barbareschi a
Repubblica di giovedì scorso. L'attore-regista del
"Trasformista" (un film, un alibi), ha sparato contro
Berlusconi e Mediaset, "un freno allo sviluppo del
paese". Lo era anche quando ci lavorava lui? Il freno
forse deriva dal fatto che Mediaset gli nega i soldi per
un nuovo film?
Ma
sentitelo sulle intercettazioni: se ai tempi di Saccà
disse indignato che erano una trappola, forse perché
c'era finito anche lui che chiedeva soldi per una
fiction, ora le intercettazioni che riguardano i suoi
avversari nel Pdl sono sacrosante. Barbareschi, candido
come una finta candid camera, confessa la sua delusione
per il Pdl.
"Credevo che avrei fatto politica, non gli interessi del
premier". Che fare? "Siamo già al dopo Berlusconi".
Dunque? "Noi deputati non possiamo essere trattati come
sudditi mentre si trasforma lo stato in un bordello".
Non senza avere la propria parte di guadagno,
evidentemente. Barbareschi, profeticamente, disse che
"An in Rai ha portato solo mignotte".
Intanto, sul versante editoriale, l'editoria d'autore,
di autori impegnati, impegnati a sinistra ma con una
casa editrice di destra (cuore e portafoglio sono
strabici si sa), si segnalano i primi smarcamenti (a
sinistra ci si riposiziona, a destra ci si smarca, la
sinistra gioca a zona al suo interno, la destra sempre e
solo a uomo).
In
particolare, sono tanti gli autori che da Mondadori
stanno andando via. A volte, anche solo per motivi
economici, con la Gems o la Feltrinelli che offrono di
più (nella galassia berlusconiana, da Mediaset al Milan
si risparmia). Girano voci che non sarà Mondadori il
prossimo libro di Mario Desiati, giovane editor
Fandango, che assieme al gruppo editoriale di Mauri
Spagnol sta attirando molti giovani autori mondadoriani;
d'altronde non è stato mondadoriano il romanzo "Le
rondini di Montecassino", uscito da Guanda, di Helena
Janeczek, collaboratrice della casa di Segrate cui si
deve l'idillio (che fu?) tra Saviano e Mondadori.
L'autore di "Gomorra" è il vero punto dolente della
doppia coscienza intellettuale di tanti big, a sinistra:
considerare Berlusconi un criminale e pubblicare con la
sua casa editrice, essere il front-man della band di
Repubblica e una gallina dalle uova d'oro mondadoriane.
In pochi, d'altronde, fecero come Sandro Veronesi, che
chiuse i conti con la Mondadori berlusconizzata per
Feltrinelli (poi Bompiani e ora Fandango).
Il
vero miracolo mai-stato-berlusconiano, comunque,
spetterà a Ernesto Franco, direttore Einaudi che ha
rifiutato di pubblicare il nobel Saramago,
antiberlusconiano ed evasore fiscale. Per molti ha
fatto, letteralmente, lo struzzo.
A
costoro e ad altri futuri mai-stati-berlusconiani, è
dedicato ironicamente il testo inedito della canzone che
dovrebbe approdare al festival di teatro-canzone di
Viareggio, dedicato a Giorgio Gaber, in particolare a
"Qualcuno era comunista", versione (non più)
berlusconiana. "Qualcuno fu berlusconiano". Ecco il
testo in anteprima.
"Qualcuno fu berlusconiano perché nacque a Milano /
qualcuno fu berlusconiano perché il nonno, lo zio, il
papi... e pure la mami / qualcuno fu berlusconiano
perché sognava Milano2, perché tifava Milan, guardava
‘Drive in' / qualcuno fu berlusconiano perché
Tangentopoli fece fuori Dci e Psi /
qualcuno fu berlusconiano per il timore del comunismo al
potere / qualcuno fu berlusconiano perché i magistrati
politicizzati fanno paura / qualcuno fu berlusconiano
perché non c'era nulla di meglio / qualcuno fu
berlusconiano perché odiava il Vaticano / qualcuno fu
berlusconiano perché la Mondadori è la Mondadori /
qualcuno fu berlusconiano perché pure a Medusa, a
Mediaset, pagavano bene /
qualcuno fu berlusconiano perché prima... prima... era
stato fascista / qualcuno fu berlusconiano perché prima
era stato comunista / qualcuno fu berlusconiano perché
era un po' socialista e un po' democristiano / qualcuno
fu berlusconiano perché sai che palle gli
antiberlusconiani / qualcuno fu berlusconiano perché non
amava le tasse / qualcuno fu berlusconiano perché la tv
pubblica faceva schifo /
qualcuno fu berlusconiano perché amava la fica sopra
ogni cosa / qualcuno fu berlusconiano per dispetto al
padre sessantottino / qualcuno fu berlusconiano perché
hai presente Occhetto? / qualcuno fu berlusconiano
perché era più berlusconiano degli altri / qualcuno fu
berlusconiano perché non ne poteva più di 50 anni di
governi democristiani incapaci e mafiosi /
qualcuno fu berlusconiano perché era mafioso (lui, non
Berlusconi) / qualcuno fu berlusconiano perché odiava i
moralisti / qualcuno fu berlusconiano perché prima era
stato comunista / qualcuno fu berlusconiano perché Bondi
faceva tenerezza / qualcuno fu berlusconiano perché era
ricco e amava il popolo... dei ricchi /
Qualcuno fu berlusconiano perché aveva bisogno di un
favore, una spintarella per il suo residence e quando
non gli arrivò l'aiutino iniziò ad essere
antiberlusconiano / qualcuno fu berlusconiano perché
credeva a un'Italia nuova, sulle ali della libertà /
Rimpianti? No! Forse già allora molti avevano visto
mentire Berlusconi con gli occhi luccicanti... e come
gazze ladre s'erano fiondati sui talenti / E ora? Le
gazze ladre gridano ladro al loro capo. Uomini e donne
hanno fatto carriera e ora vogliono far finta d'averla
fatta senza di lui. Quante miserie in un corpo solo".
25-07-2010]
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ora siamo tranquilli - SILVIO si consola daI
GUAI DELLA POLITICA intascando, in tempi di merda
globale, UN maxi ASSEGNO DA 126 MILIONI GRAZIE AI CONTI
DI FININVEST - i berlusconidi se ne fregano di
accantonare gli utili per L’eterna CAUSA sulla
spartizioni della MONDADORI (maxi risarcimento da 750
milioni € richiesto dalla Cir di De Benedetti) - per non
parlare poi delle tre contenziosi aperti con l’Agenzia
delle Entrate di tremonti
Fosca Bincher per "Libero"
Il più
abituato di tutti è il diretto interessato, a cui accade
ogni anno, euro più, euro meno. Silvio Berlusconi si è
messo in tasca da qualche giorno un maxi assegno di 126
milioni di euro. Anzi, visto che cifre così non si
trovano tutti i giorni, bisogna scandirla al centesimo:
126.351.675,84 euro.
Lui
direttamente ha ricevuto sul conto personale circa 4
milioni di euro, il resto è andato a quattro holding
societarie (la holding italiana prima, seconda, terza e
ottava) di cui il presidente del Consiglio è il solo
azionista. In un anno se non nero, ancora piuttosto
grigio per l'economia internazionale, quell'assegno che
rappresenta i dividendi sul bilancio 2009 distribuiti
dalla Fininvest e messi in pagamento proprio a luglio,
rappresenta un bel colpaccio.
Basta e
avanza per buttare giù medicine amare, litigi con
Gianfranco Fini, compromessi che fanno venire
l'orticaria come quello per la legge sulle
intercettazioni, e ritrovare un bel po' di ottimismo.
Peraltro è grazie all'ottimismo di tutti i manager della
Fininvest che quest'anno Berlusconi ha potuto incassare
il suo maxi-assegno.
Perché prima
di staccare il dividendo, dentro la finanziaria che
controlla fra l'altro la quota più rilevante di
Mediaset, qualche discussione c'è stata. Sui conti della
società incombeva infatti l'arcinoto lodo Mondadori,
quello che con un giudizio di primo grado aveva
assegnato un maxi risarcimento da 750 milioni di euro
alla Cir di Carlo De Benedetti per una delle tante code
che ancora accompagnano la spartizione del gruppo
Mondadori- Espresso siglata nel 1991 sotto la regia di
Giulio Andreotti.
Era
possibile infatti accantonare gran parte dell'utile
dell'anno a fondo rischi per accumulare riserve nel caso
di sconfitta in appello su quel Lodo. Ma il vertice
Fininvest (alla cui presidenza c'è la figlia di
Berlusconi, Marina), è sembrato ottimista sull'esito
della causa, decidendo di non accantonare nulla nella
convinzione che i magistrati riconosceranno le ragioni
berlusconiane.
«Fininvest»,
è scritto nella relazione di accompagnamento al bilancio
2009, «sulla base dei plurimi e fondati motivi di
appello, supportati quanto alla sussistenza del danno
dai risultati della consulenza di parte, nonché dai
pareri resi dai legali e da primari consulenti, ritiene
che non sussistano, allo stato, i presupposti per dare
luogo a un accantonamento».
L'anno
scorso la Corte di Appello di Milano ha mediato fra i
contendenti facendo accettare alla Cir la non
esecutività della sentenza di primo grado in cambio
della presentazione di una fidejussione bancaria a prima
richiesta da parte di Fininvest. La fidejussione da 806
milioni è stata presentata e l'appello è andato avanti.
Il primo
round non è stato però favorevolissimo a Fininvest,
perché la corte ha accolto solo parzialmente la
richiesta dei legali di Berlusconi di effettuare una
Consulenza tecnica di ufficio (Ctu) che determinasse la
congruità della spartizione avvenuta il 29 aprile 1991 e
quindi che nulla in più fosse dovuto a De Benedetti. La
Ctu è stata nominata e l'incarico affidato a Luigi
Guatri e altri due professionisti, ma solo per valutare
la differenza fra la prima proposta Fininvest del 19
giugno 1990 e quella poi effettivamente siglata.
La perizia
doveva essereconsegnata lo scorso 15 luglio, ma Guatri e
colleghi hanno chiesto e ottenuto dalla Corte una
proroga al primo settembre, essendo la valutazione più
complicata delle previsioni. La prossima udienza è già
stata fissata al 28 settembre e ormai con i tempi
tecnici necessari ad arrivare alle conclusioni la
decisione di appello non potrà arrivare entro il 2010
come sperava Cir, e slitterà ai primi mesi del 2011.
Tra le tante
nubi che si addensano sull'autunno di Berlusconi, non ci
sarà quindi quella prevista del Lodo Mondadori. Per
altro il bilancio Fininvest ne descrive altre, meno
consistenti dal punto di vista finanziario, ma un po'
imbarazzanti per altri versi. La capogruppo dell'impero
berlusconiano è infatti impegnata in plurimo braccio di
ferro con il ministro dell'Economia e delle Finanze,
Giulio Tremonti.
Ci sono due avvisi di accertamento
notificati dall'Agenzia delle Entrate uno alla fine del
2007 e l'altro alla fine del 2008 che riguardano alcune
poste di dividendi incassati e una svalutazione
effettuata sulla finanziaria lussemburghese Trefinance.
Ce ne è poi un terzo annunciato ma non ancora notificato
al termine di una verifica fiscale chiusa l'11 settembre
2008 e che contesta l'indebita deduzione di costi ai
fini Ires e Irap.
22-07-2010]
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IL PRESIDENTE ESATTORE – ALTRO CHE MENO TASSE
PER TUTTI. DATI ALLA MANO NEL DECENNIO BERLUSCONIANO LA
PRESSIONE FISCALE È SALITA (DAL 45,4% AL 47,2% DEL PIL)
– GUARDA CASO B HA AVVANTAGGIATO LA SUA BASE
ELETTORALE (LAVORATORI AUTONOMI) ALLA FACCIA DEI
DIPENDENTI (MA QUINDI ANCHE DEL COSTO DEL LAVORO
Adriano Bonafede, Massimiliano Di Pace per
"Affari & Finanza" di "la
Repubblica"
Il sogno: "Meno tasse per tutti". La realtà: nel 2000 le
entrate complessive dello Stato rappresentavano il 45,4%
cento del Pil, nel 2009, alla fine del "decennio
berlusconiano", questa percentuale è salita al 47,2%, il
valore più alto mai raggiunto.
In termini
assoluti, nello stesso periodo le entrate sono cresciute
del 33%, un valore superiore di ben 12 punti percentuali
rispetto alla crescita dei prezzi, ferma al 20,6%. Degli
slogan elettorali di Berlusconi quello sulle tasse che
diminuiscono, liberando risorse per famiglie e imprese,
è certamente il più riuscito.
Non c'è
dubbio: nell' immaginario collettivo di moltissimi
italiani i suoi governi si sono caratterizzati come
quelli che non hanno "messo le mani nelle tasche della
gente". Al contrario, gli stessi slogan del centrodestra
e dei media di Berlusconi (tv e giornali) hanno
accreditato i governi di centro sinistra come quelli che
hanno sempre puntato ad alzare le tasse.
Al punto che
negli ultimi giorni della campagna elettorale del 2006
Prodi perse terreno sulla base della martellante
campagna mediatica di Berlusconi. Con il risultato che
quella che fino a poche settimane prima sembrava per il
centro sinistra una marcia trionfale si trasformò invece
in una risicata vittoria, per non dire una mezza
deblacle, come si vide meglio un anno e mezzo dopo.
Chi ha
creduto a quest'abile costruzione propagandistica di
Berlusconi potrà trovare sorprendenti i dati contenuti
nelle relazioni annuali della Banca d' Italia. Dati che
smentiscono in toto le roboanti affermazioni che il
nostro premier ci ha regalato in tutti questi anni. In
estrema sintesi, i numeri evidenziano con chiarezza due
circostanze:
1) le
entrate dello Stato nel "decennio berlusconiano" non
soltanto non sono diminuite ma sono addirittura
aumentate, in relazione sia all' inflazione, sia al
prodotto interno lordo. Non soltanto non c' è quindi
stata la promessa riduzione delle tasse, ma al contrario
è aumentata la voracità dello Stato.
2) L'
incremento delle entrate dello Stato non è stato però
causato da un incremento omogeneo delle principali fonti
di gettito, ossia imposte dirette (quelle sul reddito),
imposte indirette (Iva e accise) e contributi
previdenziali (essenzialmente Inps e Inpdap).
In effetti,
analizzando le principali componenti delle entrate dello
Stato, vediamo che le imposte dirette sono cresciute tra
il 2000 ed il 2009 del 33 per cento, una percentuale più
alta di quasi 12 punti percentuali rispetto al 20,6
dell' inflazione, ma in relazione alla crescita del Pil
sono rimaste sostanzialmente immutate (soltanto 0,2
punti percentuali in più nello stesso periodo). È quindi
corretto ammettere che il gettito delle imposte che si
pagano con la busta paga (lavoratori dipendenti) o con
la dichiarazione dei redditi (autonomi) non è aumentato,
ma questo risultato può dipendere anche dal diverso
livello di evasione fiscale.
Infatti,
confrontando le aliquote Irpef per gli anni 2000, 2005 e
2009, non si riscontra una palese riduzione delle
stesse, che anzi tendono ad aumentare per i redditi più
bassi, sebbene tale incremento possa risultare
neutralizzato da maggiori detrazioni. In conclusione, le
imposte dirette non sono aumentate, ma neppure
diminuite, ed in ogni caso non vi sono state "meno tasse
per tutti".
È invece
leggermente diminuito il gettito delle imposte
indirette, ossia Iva e accise, se lo si rapporta all'
andamento dell' inflazione (meno 2,3 per cento nel
periodo considerato), ed in particolare, se lo si
confronta con il Pil: da un 14,7 per cento del 2000 si è
scesi ad un 13,6 del 2009.
In
particolare, c'è da notare che la riduzione più
accentuata è avvenuta negli ultimi due anni, e cioè nel
2008 e nel 2009 (nel 2007 era ancora uguale a quella del
2000). Questo spostamento dal prelievo indiretto a
quello diretto viene in genere considerato nei testi di
Scienza delle Finanze come un fatto equitativo: infatti
con le imposte dirette si paga in maniera progressiva a
seconda del reddito (più è alto più si versa al fisco).
In altre parole, i più "poveri" pagano meno tasse in
proporzione al proprio reddito.
Al
contrario, sempre nella dottrina classica, il minore
peso delle imposte indirette può essere considerato un
fatto positivo dal punto di vista sociale, in quanto le
imposte indirette non hanno natura progressiva, e quindi
rappresentano un fardello evidentemente più pesante per
i percettori di redditi più bassi.
Calando
questi argomenti nella situazione italiana,
caratterizzata da un'evasione fiscale impressionante (si
stimano ormai 120 miliardi di euro di imposte non
pagate), la riduzione del gettito delle imposte
indirette che si è verificato, ad aliquote Iva e importi
delle accise invariati, potrebbe segnalare una maggiore
evasione, che si realizza essenzialmente con le attività
in nero e con il meccanismo delle cartiere, ossia delle
società create per emettere fatture false. Quindi, non
ci sono state complessivamente meno tasse per tutti.
Anzi sono
cresciute le imposte dirette che colpiscono
particolarmente coloro che, come i dipendenti (ma anche
molti autonomi) non possono evadere e questo non è in
Italia e nelle attuali circostanze un fatto positivo:
dice soltanto che si accresciuto l'obolo che lo Stato
pretende sui redditi effettivamente dichiarati.
Ovvero, come
ha detto di recente il Governatore della Banca d'
Italia, sostanzialmente sulle stesse persone. Mentre non
ci sono stati nel decennio berlusconiano segnali di un
recupero dell'evasione, altrimenti si sarebbe visto
anche un aumento delle imposte indirette. Va comunque
detto che il calo delle imposte indirette negli ultimi
due anni è certamente da mettere in relazione anche con
la crisi economica.
Da notare,
tuttavia, che nel decennio considerato l'anno in cui il
gettito delle imposte indirette è stato più alto in
assoluto è il 2007, al tempo del secondo governo Prodi:
227 miliardi, poi scesi 216 nel 2008 e a 207 nel 2009.
Insomma, comunque la si voglia vedere, di certo i
governi di Berlusconi non si sono caratterizzati per una
lotta all' ultimo sangue contro l' evasione e l'
elusione. Anzi.
Un altro
dato molto interessante viene dalla voce contributi
sociali, che è in assoluto la componente della pressione
fiscale cresciuta di più (+46,6% in 9 anni), sia
rispetto all' aumento del costo della vita (+26 punti),
sia in relazione al Pil (dal 12,4% del 2000 al 14,1% del
2009). In altre parole è aumentata di molto la pressione
fiscale sul fattore lavoro, in particolare su quello
dipendente.
Abbiamo
visto fin qui i trend decennali, dal 2000 al 2009. Ma
qual è l'esatto contributo anno per anno degli esecutivi
Berlusconi, visto che quest' ultimo ha governato per 6
anni e mezzo su 10 (di cui 5 in modo esclusivo)?
Riconoscendo che gli incrementi più significativi della
pressione fiscale si sono realizzati nel 2006, anno di
transizione dal terzo Governo Berlusconi al secondo
Governo Prodi, è interessante comunque fare un confronto
tra i 5 anni di completa responsabilità dei governi di
centrodestra (2002, 2003, 2004, 2005, 2009) con i due
anni gestiti dal governo di centrosinistra (2000 e
2007).
Considerando
solo l' andamento del gettito in funzione del Pil,
ovvero in altri termini i valori della pressione
fiscale, vediamo che nei cinque anni di governo
continuativo di centrodestra la pressione fiscale è
leggermente diminuita nel complesso di 0,6 punti
rispetto al Pil, ossia 0,12 punti l' anno, mentre nei
due anni di centrosinistra è cresciuta di mezzo punto
del Pil, ovvero 0,25 punti l' anno.
Non c' è
dubbio, ma non è una sorpresa, che i governi di
Berlusconi abbiano effettivamente prodotto un' esigua
riduzione del gettito fiscale rispetto al Pil in questo
primo periodo, anche se è difficile dire se questo
risultato dipenda più da leggi tributarie più favorevoli
che da una maggiore evasione fiscale o dall' abbondante
ricorso alla risorsa "condoni" che premiamo soprattutto
quelli che di solito non pagano le tasse.
Tuttavia,
dopo la crescita del 2006/2007, la pressione fiscale
negli ultimi due anni di governo Berlusconi è rimasta
sostanzialmente invariata intorno al 43 per cento. Anzi,
a voler essere precisi, nel 2009 la pressione fiscale ha
raggiunto il picco massimo del decennio: 43,2 per cento.
Andando ad analizzare le varie componenti della
tassazione, scopriamo che sul fronte delle imposte
dirette, i primi cinque anni di governo del Cavaliere
hanno contribuito ad una riduzione di gettito pari a 2,1
punti del Pil (0,42 l' anno), mentre il centrosinistra
ha contribuito ad una crescita: nei 2 anni di suo
governo ad un aumento di 0,3 punti di Pil (0,15 l'
anno).
Tuttavia,
dopo la crescita del 2006/2007, la pressione fiscale
negli ultimi due anni di governo Berlusconi è rimasta
sostanzialmente invariata intorno al 43 per cento. Anzi,
a voler essere precisi, nel 2009 la pressione fiscale ha
raggiunto il picco massimo del decennio: 43,2 per cento.
Andando ad analizzare le varie componenti della
tassazione, scopriamo che sul fronte delle imposte
dirette, i primi cinque anni di governo del Cavaliere
hanno contribuito ad una riduzione di gettito pari a 2,1
punti del Pil (0,42 l' anno), mentre il centrosinistra
ha contribuito ad una crescita: nei 2 anni di suo
governo ad un aumento di 0,3 punti di Pil (0,15 l'
anno).
Tuttavia,
nel 2009, il peso delle imposte dirette sul Pil era
maggiore di quello che c' era nell' ultimo anno "pieno"
del precedente ciclo del centro sinistra, ovvero il
2000: 14,6 contro 14,4. Un decennio inutilmente
trascorso in attesa che le promesse di Berlusconi si
concretassero sulle buste paga e sui redditi. Il
contributo del centrodestra alla riduzione del gettito
delle imposte indirette è di soli 0,2 punti di Pil in
cinque anni, la stessa misura del centrosinistra (ma in
soli 2 anni).
Anche
l'incremento dei contributi sociali, in termini di
gettito rapportato al Pil è opera in misura simile degli
esecutivi di centrodestra e di centrosinistra, visto che
i primi hanno portato ad un incremento di 0,8 punti del
Pil (0,16 l' anno), ed i secondi di mezzo punto in 2
anni (0,25%) l' anno. Cosa si desume dai numeri sopra
indicati? Innanzitutto che, al di là degli altisonanti
proclami su una loro riduzione, le tasse non sono
complessivamente calate. Né potevano esserlo per via
dell' enorme, e crescente finora, spesa pubblica (vedi
nostra inchiesta del 31 maggio 2010) e di un debito
pubblico (vedi nostra inchiesta del 1° febbraio 2010)
che ha continuato la sua ascesa.
È vero però
che sul fronte delle imposte dirette gli esecutivi di
Berlusconi hanno prodotto una sia pur leggerissima
riduzione del gettito. Sostanzialmente compensata però
da maggiori contributi sociali.
In altre parole, è possibile che
soprattutto i lavoratori autonomi siano stati
avvantaggiati dai governi di Berlusconi, a scapito dei
lavoratori dipendenti. Non solo, ma il maggior gettito
dei contributi sociali, riverberandosi sul costo del
lavoro, può aver contribuito alla riduzione della
competitività del nostro sistema produttivo, che molto
dipende, com' è noto, da questo fattore. Certamente i
dati nudi e crudi non dicono che agli italiani sia
convenuto avere Berlusconi al governo: neppure per le
tasse.
19-07-2010]
|
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"BERLUSCONI HA FATTO SEQUESTRARE LE FOTO COMPROMETTENTI SCATTATE
DA ZAPPADU" - GIOMMARIA UGGIAS EUROPARLAMENTARE IDV INTERVIENE
AL PROGRAMMA DI RADIO2 "UN GIORNO DA PECORA" IN VESTE DI LEGALE
DI ZAPPADU: "IO LE HO VISTE TUTTE, ANCHE QUELLE IN CUI SI VEDONO
TETTE E MANI DI UOMO CHE TOCCANO LE TETTE E ALTRO"
"Ad
Antonello Zappadu hanno sequestrato le foto perché Silvio non
vuole che circolino. Si può parlare, ma non si può vedere. Io
sono l'unico che le ha viste".
Giommaria
Uggias europarlamentare dell'Idv è intervenuto al programma di
Radio2 "Un giorno da pecora" in onda dagli studi del parlamento
europeo di Strasburgo, in veste di avvocato di Antonello Zappadu,
l'autore degli scatti chiacchierati del Presidente Berlusconi a
Villa Certosa.
"Ha visto
anche le foto più compromettenti?" chiedono i conduttori Claudio
Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. "Certo, le ho viste tutte,
anche quelle in cui si vedono tette e mani di uomo che toccano
le tette e altro." E dove sono queste foto? "In mano al
magistrato, all'udienza del prossimo autunno chiederemo di
vederle"09-07-2010]
|
L
PROFONDO ROSSO DI CARDI BLACK BOX – LA GALLERIA PERDE 180 MILA €
NEL SUO PRIMO ANNO DI VITA? NO PROBLEM! C’È LA FIGLIA DEL BANANA
- BARBARA BERLUSCONI SBORSA 400 MILA€ A TITOLO DI “FINANZIAMENTO
SOCI INFRUTTIFERO” CHE IN PARTE VA A COPRIRE IL BUCO – E IN
VISTA C’È LA DIFFUSIONE DEL MARCHIO CON LA PARTECIPAZIONE A UNA
DOZZINA DI FIERE (IN GIRO PER IL MONDO)…
Stefano Sansonetti per "Italia
Oggi"
I progetti
per il futuro sono ambiziosi. Si parla infatti della
partecipazione a ben dodici fiere internazionali per promuovere
i suoi gioielli artistici. Nell'immediato, però, la Cardi Black
Box, la galleria d'arte contemporanea fondata l'anno scorso a
Milano da Barbara Berlusconi, Martina Forneron Mondadori e
Nicolò Cardi, ha dovuto fronteggiare un bel po' di spese.
A
sostenerle, a dir la verità, è stata quasi esclusivamente la
figlia del premier, alla quale fa capo il 44% della galleria,
mentre un 5% ciascuno è in mano a Cardi e alla Mondadori e il
restante 46% alla New Vision Venture Ltd, società registrata a
Londra. Ebbene, Barbara ha dovuto staccare l'anno scorso un
assegno di 400 mila euro a titolo di «finanziamento soci
infruttifero», ovvero sul quale non maturano interessi, con
scadenza il 31 dicembre del 2011.
È stata
quindi l'unico socio a erogare risorse a beneficio della
galleria. Il 28 aprile 2010, poi, si è tenuta l'assemblea della
Cardi Black Box srl per approvare il bilancio chiuso al 31
dicembre del 2009. In quella sede, come emerge dal verbale di
assemblea, la figlia del premier ha comunicato di voler
«riqualificare il finanziamento infruttifero che ha erogato alla
società in versamento in conto copertura perdite per un importo
pari a 180.601 euro».
A tanto,
infatti, ammonta la perdita fatta registrare dalla galleria al
termine del 2009. In sostanza parte del finanziamento erogato
all'epoca da Barbara Berlusconi sarà utilizzato per coprire il
rosso del primo esercizio di vita della Cardi Black Box. La
Galleria è stata fondata all'inizio dell'anno scorso, per la
precisione il 29 gennaio del 2009. Nell'anno di esordio, perdita
a parte, la società ha messo a segno un fatturato di 446.820
euro.
Una
performance che tutto sommato ha soddisfatto il presidente della
srl, Nicolò Cardi, che nella nota integrativa del bilancio ha
spiegato che «l'idea innovativa di ampliare il target di
pubblico dell'arte contemporanea, unitamente a un cospicuo
investimento in pubblicità per il lancio della galleria, ha
permesso alla medesima di raggiungere importanti obiettivi in
termini di notorietà nel lasso di un solo anno dalla nascita».
Per il
futuro, scrive ancora Cardi, «gli obiettivi intermedi che la
società si pone sono la diffusione del marchio Cardi Black Box,
mediante la partecipazione nel solo 2010 a una dozzina di fiere
nel mondo e il raggiungimento del break-even di conto economico,
mantenendo inalterato il budget degli investimenti
pubblicitari». Da registrare, a tal proposito, che nel corso del
2009 la società ha sostenuto costi complessivi di produzione per
887 mila euro.
La
galleria si è concentrata soprattutto sull'arte contemporanea,
con la proposta di artisti in alcuni casi in ascesa e giovani.
Tra gli altri, si segnalano Shirana Shahbazi, Letizia Battaglia,
Thomas Bayrle, Mattia Bonetti, Michal Helfman, Jörg Immendorff,
Piotr Janas.
[08-07-2010]
|
l
porto delle nebbie è vivo e lotta insieme a loro! - roma
potentona ha "scippato" alla procura e al tribunale di firenze
il processo per corruzione sull’appalto della nuova scuola
marescialli dei carabinieri che vede coinvolti la cricca
balducci e denis verdini -MORTO l’avvocato GUIDO CERRUTI, ERA
IMPUTATO...
1 - TRIBUNALE FIRENZE TRASFERISCE A ROMA PROCESSO SCUOLA
MARESCIALLI (Adnkronos) - Si terra' a Roma il processo
per corruzione sull'appalto della nuova scuola marescialli dei
carabinieri di Firenze. Lo ha deciso il tribunale di Firenze,
presieduto dal giudice Emma Boncompagni, accogliendo le
motivazioni con cui la Corte di Cassazione il 10 giugno scorso
ha deciso, per una questione di competenza territoriale, il
trasferimento nella Capitale dell'inchiesta per la costruzione
della scuola marescialli nel capoluogo toscano.
(Elaborazione Foto Emblema)
Al termine
della camera di consiglio, nel corso della quale e' stata
esaminata la nuova memoria presentata dalla Procura di Firenze,
il tribunale ha dichiarato "la propria incompetenza
territoriale" e ha disposto la trasmissione degli atti del
processo alla Procura di Roma.
L'inchiesta della Procura di Firenze vede imputati Fabio De
Santis (l'unico presente nell'aula di tribunale), Angelo
Balducci e Guido Cerruti.
2 - MORTO
GUIDO CERRUTI, ERA IMPUTATO
(ANSA) -
E' morto stamani in un ospedale di Roma l'avvocato Guido
Cerruti, fra gli imputati dell'inchiesta sulla scuola
marescialli di Firenze. Lo ha riferito il suo legale Vincenzo
Dresda, oggi a Firenze per il processo per la scuola
marescialli. Dresda ha spiegato di aver appreso la notizia al
termine dell'udienza al tribunale di Firenze che ha deciso
proprio stamani di trasferire il procedimento a Roma.
[06-07-2010]
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GASPAROTTI
a tutto gas – gratta il cavaliere e trovi Una sorta di guardia
del corpo, accompagnatore fedele, cerimoniere, addetto alla
comunicazione dai metodi poco ortodossi (non esita a spintonare
e insultare i giornalisti poco graditi) - in principio era un
cineoperatore e Nel ’94 Berlusconi decise di affidarsi a lui per
le questioni tecniche televisive legate alla ‘discesa in campo’.
e Gasparotti ebbe l’idea della calza piazzata davanti alla
telecamera….
Wanda
Marra per
Il Fatto Quotidiano
"Da
assistente ai programmi a tempo determinato con Bruno Vespa a
funzionario super ‘in pectore'. È l'irresistibile ascesa, fatta
in pochi mesi, da Laura De Pasquale, fidanzata di Roberto
Gasparotti, cameraman-padrone del ‘Banana'". Una notizia. Poche
righe su Dagospia. Che però aprono uno squarcio emblematico
dietro le quinte del presidente del Consiglio.
Stando al
sito, il direttore di Radio1, Antonio Preziosi, aveva chiesto
l'assunzione della De Pasquale, facendosi rispondere picche da
Mauro Masi. Così è arrivato in soccorso il direttore delle
Risorse umane, Luciano Flussi, che ha studiato per lei un
contratto ad hoc. La vicenda è quella di una "ordinaria"
raccomandazione: un uomo potente spinge la carriera della sua
fidanzata.
Interessanti i protagonisti: Preziosi è forse il più fedele
berlusconiano tra tutti i direttori Rai. Ma Gasparotti, chi è?
Una sorta di guardia del corpo, accompagnatore fedele,
cerimoniere, addetto alla comunicazione dai metodi poco
ortodossi (non esita a spintonare e insultare i giornalisti poco
graditi), ma anche organizzatore di eventi. La sua storia è la
dimostrazione vivente di come all'ombra del Cavaliere si fa
carriera, si acquista potere e anche la possibilità di
ridistribuirlo.
Cinquantenne toscano, in principio era un cineoperatore, con il
gusto delle luci e delle inquadrature. Nell'84 era arrivato in
Fininvest, e come operatore di ripresa aveva firmato anche
grandi reportage. Nel '94 Berlusconi decise di affidarsi a lui
per l'immagine e le questioni tecniche televisive legate alla
‘discesa in campo'. Sarebbe dunque Gasparotti l'uomo della calza
piazzata davanti alla telecamera.
Anche se
pare che in realtà la calza non ci fosse: c'erano invece - da
lui voluti - un filtro aranciato e riflettori schermati di
bianco. E fu lui, assieme al Cavaliere, a preparare il set: la
scrivania di legno chiaro, il fermacarte in ebano e argento, la
libreria con le fotografie incorniciate, i libri rilegati in
pelle rossa, la scultura di Cascella. 04-07-2010]
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Dopo il
divorzio da Veronica, per il banana è la volta della separazione
da Gian-menefrego - caccia al ‘tesoretto più consistente della
storia dei partiti’: 100 milioni nel forziere di casa An, cioè
nel bunker del "nemico" Gianfranco Fini - cuccagna che fa gola
agli ex "colonnelli" ormai di casa a Palazzo Grazioli, e che del
tesoretto hanno perso controllo e gestione - I La Russa,
Gasparri, Alemanno non si rassegnano e ora partono al
contrattacco…
Carmelo Lo
Papa per
La Repubblica
E se è
giunta l´ora della «separazione consensuale» - quella che invoca
Cicchitto - ecco che c´è già chi punta ai gioielli di famiglia.
Che non sono pochi nel forziere di casa An, cioè nel bunker del
"nemico" Gianfranco Fini. Gioielli che fanno gola agli ex
"colonnelli" ormai di casa a Palazzo Grazioli, e che del
tesoretto hanno perso controllo e gestione. I La Russa,
Gasparri, Alemanno non si rassegnano e ora partono al
contrattacco.
Si dà il
caso che quel tesoretto valga più di 30 milioni di sola
liquidità e quasi 400 milioni, ha azzardato qualcuno, se si
considerano i 70 immobili, i rimborsi elettorali e altre entrate
che An, ancora formalmente viva e vegeta, percepisce. Tutto
ripara dai tempi della fusione nel Pdl sotto l´ombrello di Fini
e dei suoi.
Ovvero
dell´"Associazione An", in procinto di essere trasformata in
fondazione. E se ora anche sui quattrini è guerra aperta tra ex
aennini berlusconizzati e finiani è per il sospetto nutrito dai
primi: che il patrimonio stia per diventare la base finanziaria
di un ipotetico, futuro partito del presidente della Camera.
Post «separazione», appunto.
L´attacco
si è fatto più serrato (e pubblico) negli ultimi giorni, prima
nel chiuso della riunione del Comitato dei garanti di An. Poi
con una minicampagna stampa sui giornali più vicini al premier.
Finché ieri il direttore del "Secolo", la deputata Flavia Perina
assai vicina a Fini, non ha detto basta. Dedicando alla guerra
in corso la pagina 3 e denunciando «l´offensiva sui bilanci da
parte degli ex amici, per normalizzare un´azione politica e
culturale che dà fastidio».
Cos´è
accaduto? Che in quell´ultima riunione del Comitato è stata
messa in discussione l´anticipazione concessa da An al "Secolo",
attingendo ai rimborsi elettorali. Mentre venerdì "Libero" aveva
titolato in prima pagina "Fini ha cento milioni", facendo le
pulci al patrimonio gestito dai fedelissimi dell´inquilino di
Montecitorio. Con articolo ad hoc sul presunto «anno nero» del
"Secolo". Contro il quotidiano, se è per questo, durante il
Comitato si era scagliato anche Antonio Caruso (area La Russa):
«Non si capisce a cosa serva il giornale».
La Perina
fa quadrato contro «il fuoco amico insistente» e dà una lettura
politica della «delegittimazione» in corso. Ricorda ad esempio
di quando il giornale criticò la «sindrome Noemi» del premier e
già La Russa si indignava: «Il Secolo? Non lo leggo». E
Gasparri: «Non intendo fargli pubblicità». E pensare che era il
loro organo di partito, in fondo fino a un paio d´anni fa. Ma
l´offensiva contro l´anticipazione al "Secolo", sostiene Italo
Bocchino, «è pretestuosa, perché da 50 anni il partito fa così,
anche perché detiene il 97% del capitale».
La vera
battaglia, però, è sul bottino grosso: il patrimonio. Finora in
mano a un Comitato di gestione composto da due finiani (Pontone
e Marino) e da un uomo di La Russa (Catanzaro). Il Comitato dei
garanti, composto invece da 9 dirigenti (4 finiani), ha ora
deliberato che i tre della gestione si occuperanno solo di
ordinaria amministrazione, mentre quella straordinaria passerà
ai garanti.
Troppo
alta la posta in gioco per regalarla alle truppe del presidente
della Camera. Basta scorrere i numeri. L´associazione An ha
chiuso il bilancio 2009 con un utile di 38,5 milioni. Più 16
milioni di contributi elettorali. Liquidità disponibile nel
rendiconto 2008 da 30,6 milioni.
Nocciolo
duro, gli immobili: i 70 appartamenti delle sedi An della
Immobiliare Nuova Mancini srl e Italimmobili srl, amministratore
unico Donato Lamorte. «Fini ha 100 milioni e li farà pesare
tutti» titolava tre giorni fa "Libero": «Il tesoretto più
consistente della storia dei partiti».
Quasi una
beffa per Berlusconi: la sua Forza Italia ha ereditato in
bilancio solo un maxi debito da 33 milioni03-07-2010]
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18
-MEDIASET: P.S.BERLUSCONI, PER PUBBLICITA' 2* SEMESTRE DIFFICILE
...
(AGI) -
Seconda parte dell'anno "forse piu' difficile" per Mediset sul
fronte della raccolta pubblitaria. A ipotizzarlo il
vicepresidente del Biscione, Pier Silvio Berlusconi, che ha
definito il mercato "ancora difficile da interpretare",
nonostante ci siano "segnali di ripresa". Le difficolta' del
secondo, seguirebbero un primo semstre nel quale e' stato
registrato, sempre secondo quanto riportato da Berlusconi, "un +
5%".
04.07.10 |
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Colpo
gobbo a GHEDINI – UN LAVORO PULITO, DA PROFESSIONISTI, E
DALL’AUTO BLINDATA DELL’AVVOCATO DEL BANANA SPARISCE IL COMPUTER
CON ATTI, MEMORIE DIFENSIVE E STRATEGIE PROCESSUALI – MA È
POSSIBILE CHE IL FIDATISSIMO LEGALE DEL PREMIER TENGA DOCUMENTI
’SENSIBILI’ NEL BAGAGLIAIO DI UNA MACCHINA
Andrea
Valle per "Libero"
Uno strano
caso, uno strano furto, una strana circostanza. Ieri Nicolò
Ghedini, nell'umida sera milanese, è stato protagonista di un
episodio sul quale ora faranno luce gli inquirenti. Il suo
personal computer è stato rubato. Il pc dell'avvocato
parlamentare e consigliere giuridico di Silvio Berlusconi (nei
cui files - si presume - dovrebbero stanziare gli atti, i
documenti, le strategie processuali, le memorie difensive dei
maggiori processi degli ultimi anni riguardanti il premier) si
trovava all'interno della sua Lancia Thesis blindata
parcheggiata sotto il Jolly Hotel, noto albergo della capitale
morale dal buon giro e dalla buona clientela, spesso usato dai
businessmen per temporanee riunioni di lavoro.
La zona
dell'albergo è centrale e solitamente frequentata; ma il fatto
curioso dell'intera faccenda è che la berlina si trovava, al
buio, nell'unica zona non sorvegliata dalle telecamere. Il
lavoro è stato fatto in modo pulito, da professionista,
presumibilmente in una manciata di minuti.
Hanno
scassinato il bagaglio dell'auto sapendo dove cercare. Nel
bagagliaio vi erano una valigia, alcuni effetti personali,
talune buste - che sono state state doviziosamente ispezionate,
assieme alla valigia stessa - , e il computer di Ghedini, per
l'appunto.
Curiosamente è sparito solo il computer. Scasso della serratura
pulitissimo; il ladro ha agito con levità e destrezza, quasi
senza lasciar traccia. Ghedini è rimasto esterrefatto, e così,
con lui, le guardie del corpo che l'avevano scortato dentro
l'hotel.
Il
parlamentare padovano, che si muove sempre più spesso tra Milano
e Roma ha avuto una brutta serata e si è ancora,
inaspettatamente, reso protagonista delle cronache. In settimana
era risalito alla ribalta per questioni più politiche: prima
aveva chiesto al ministro Alfano di inviare gli ispettori ai pm
alla richiesta della sua convocazione in merito alla vicenda
Unipol-Consorte; e, successivamente, aveva affermato riguardo la
decisione del Gup di Milano di mandare alla Corte Costituzionale
gli atti dell'udienza preliminare Mediatrade che «la decisione
del Gup è al di fuori di quanto detto dalla Corte Costituzionale
sulla leale collaborazione tra le parti...». 29-06-2010]
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D’ADDARIO
IMMOBILIARE - COSA HA LASCIATO IN EREDITà IL CAVALIERE DEL
CIALIS ALLA BIFORCUTA PATRIZIA? IL PIACERE SUPREMO DI UN
CONFLITTO D’INTERESSI - NELLA COMMISSIONE CHE HA DATO IL VIA
LIBERA AL RESIDENCE DELL’EX ESCORT C’ERA UN SOCIO DEL SUO
ARCHITETTO DI FIDUCIA - manca ancora l’ok dei beni culturali, a
cui viene scaricato il residence bollente
Chris
Bonface per "Libero"
C'è voluta
un'astensione obbligatoria per fare passare nella commissione
tecnica del comune di Bari il progetto di residence che stava
tanto a cuore a Patrizia D'Addario, l'escort più famosa
d'Italia, quella che con il suo registratore nascosto tentò
invano di incastrare il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi.
Da tre
anni la burocrazia non batteva un colpo, all'improvviso la
pratica è riemersa dalla polvere ed è approdata in due sedute
davanti alla Commissione Locale per il paesaggio del comune di
Bari. Che il 14 giugno ha di nuovo sospeso la pratica per
assenza della necessaria documentazione e il 21 giugno
successivo ha invece a sorpresa approvato il progetto
architettonico pur in assenza di parte del materiale richiesto.
In entrambe le occasioni è dovuta però uscire dalla stanza,
astenendosi sulle decisioni, uno dei quattro membri della
commissione, l'architetto Daniela Sallustro.
Il 14
giugno non si era capito nemmeno il motivo. La commissione
infatti era formata oltre che dalla Sallustro da un ingegnere
(Tommaso Farenga), da un geologo (Antonio Fiore) e da
un'agronoma (Anna Maria Floriana La Viola). Il verbale del 14
giugno recita: «L'architetto Daniela Sallustro, componente, si
allontana dalla commissione comunicando la propria
incompatibilità ». Nessuna altra spiegazione.
A quel
punto si è esaminata la pratica AP 29/09 con beneficiario D'Addario
Patrizia: «Ristrutturazione edificio- ing. Laura Casanova
(funzionario tecnico della ripartizione urbanistica ed edilizia
privata del comune di Bari, ndr)». La commissione riunita con
soli 3 componenti ha esaminato la pratica del residence che si
basava su una licenza edilizia anni Settanta e su un permesso di
costruire già ottenuto nel 2007.
Ma ha
deciso di non decidere per meglio indagare il rapporto «tra
l'area su cui insiste l'immobile ed oggetto di interventi, con
il territorio circostante e soprattutto il rapporto con l'area
della vicina acqua pubblica (Torrente Montrone)». Il verbale
tecnico della commissione chiedeva un ulteriore approfondimento
«Non rilevando planimetrie di dettaglio da cui desumere anche la
morfologia delle aree circostanti, non rilevando inoltre
documentazione fotografica che evidenzi il contesto circostante,
il rapporto tra l'area dell'immobile e l'acqua pubblica, nonché
l'ipogeo La Vela, ed in generale il contesto paesaggistico».
La
settimana successiva, nuova riunione della commissione. E nuova
uscita di scena dell'architetto Sallustro. E finalmente si
capisce il motivo: a difendere il progetto D'Addario il 21
giugno si è presentato davanti alla commissione l'architetto
Paolo Maffiola, che della Sallustro è amico e socio (insieme
hanno vinto importanti gare indette proprio dal comune di Bari).
Giusta
quindi l'astensione, ma il risultato è che per giudicare un
progetto architettonico dalla commissione esce l'unico
architetto presente e la scelta spetta quindi a un geologo a un
ingegnere e a un'agronoma. Maffiola porta qualche foto, sostiene
di non dovere costruire nulla, ma solo di migliorare
l'esistente, con un praticello verde solo da innaffiare, un
muretto di tufo da un metro, una ritinteggiatura del rudere in
bianco e pochi altri interventi migliorativi.
Manca il
principale documento richiesto: un rilievo topografico della
zona. Ma non importa, la commissione zoppa dell'architetto
decide che bastano le foto e le parole di Maffiola e senza
discussioni comunica il suo ok alla D'Addario: il residence è
«autorizzabile sotto il profilo paesaggistico in quanto
costituisce una soluzione progettuale migliorativa, sotto il
profilo ambientale e paesaggistico, dello stato dei luoghi. Per
le suddette motivazioni esprime quindi parere favorevole ».
Tanto manca ancora l'ok dei beni culturali, a cui viene
scaricato il residence bollente... 29-06-2010]
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crisi?
quale crisi? non c’è fininvest alla cuccagna del los berlusconis
- iL BANANA E i cinque FIGLI si dividono 200 milioni di euro
GRAZIE ALL’INEDITA ACCOPPIATA TRA ENNIO DORIS E KAKÀ - NESSUN
ACCANTONAMENTO PER IL LODO MONDADORI (SICURI DI VINCERE
L’APPELLO)… Francesco Manacorda per "il
Sole 24 ore"
L'inedita
accoppiata tra Ennio Doris e Kakà fa felice la famiglia
Berlusconi anche in un anno difficile come il 2009. E le holding
di famiglia che controllano Fininvest Spa si portano comunque a
casa un tutt'altro che disprezzabile dividendo di 200 milioni da
distribuire tra Silvio Berlusconi e i suoi cinque figli.
Anche
perché la capogruppo ha deciso di non accantonare nessuna cifra
per fare fronte alla vicenda Lodo Mondadori, per la quale
proprio Fininvest è stata condannata in primo grado dal
Tribunale civile di Milano a pagare un risarcimento di 750
milioni alla Cir. Una sicurezza che deriva, spiega un
comunicato, dai «plurimi e fondati motivi d'appello supportati,
quanto all'insussistenza del danno, dai risultati della
consulenza di parte nonché dai pareri resi». Insomma, gli
esperti avrebbero assicurato al gruppo che non pagherà.
Nel
bilancio consolidato del gruppo Fininvest, approvato ieri
dall'assemblea dei soci presieduta da Marina Berlusconi, a
ricavi consolidati in calo del 10,8% a quota 5,44 miliardi fa da
contraltare un utile netto di 137,7 milioni, in aumento del
32,7% rispetto ai 130,9 milioni dell'esercizio 2008. Il motivo
del risultato?
«La
variazione positiva - spiega la nota - deriva sia da una
maggiore efficienza nella gestione finanziaria, per effetto
soprattutto della diminuzione dei tassi, sia dal miglior
andamento delle partecipazioni valutate con il metodo del
patrimonio netto, in particolare Mediolanum».
Proprio il
gruppo del risparmio gestito presieduto da Doris ha rimediato
nel 2009 ai dispiaceri che l'anno prima diede ai suoi azionisti
- lo stesso Doris e la Fininvest - quando decisero di rimborsare
i clienti che avevano sottoscritto polizze legate a Lehman
Brothers.
Quella
decisione limò l'utile a 8 milioni, mentre quest'anno il
risultato netto di Mediolanum - recepito nel consolidato
Fininvest - è di 78 milioni. Allo stesso modo, specie attraverso
la cessione di Kakà, il Milan ha limitato nel 2009 le perdite a
10 milioni contro i 68 milioni dell'esercizio precedente.
Assieme a questi dati il bilancio sottolinea gli investimenti
che restano sostenuti - 1,4 miliardi contro gli 1,7 dell'anno
prima - e un indebitamento che sale da 1,1 a 1,17 miliardi.
Diverso è
il discorso del bilancio civilistico di Fininvest, che
nell'esercizio 2009 recepisce i dividendi versati dalle
controllate per i loro esercizi 2008. In questo caso l'utile
netto scende a 217,8 milioni contro i 241,7 del bilancio
precedente. Un calo che ridurrà in minima parte anche le
faraoniche cedole versate alle holding dei Berlusconi.
I
dividendi che la Fininvest Spa verserà infatti quest'anno alle
holding di famiglia che ne detengono la proprietà passano a 200
milioni di euro - per l'esattezza 199,68 - contro i 208 milioni
dello scorso anno. Più in dettaglio alle holding di Silvio
Berlusconi, che controllano il 63% di Fininvest andranno 125,8
milioni di dividendi, mentre ognuno dei cinque figli, che
attraverso altre holding controllano il 7,5% di Fininvest a
testa, vedrà attribuiti 15 milioni di dividendo che deciderà poi
se incassare interamente o lasciare in parte nella propria
società. 22-06-201
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FININVEST:
ALLA FAMIGLIA BERLUSCONI 199,7 MILIONI DI
DIVIDENDI...
Radiocor -
La famiglia Berlusconi incassera' 199,68 milioni di euro (0,96
euro per azione) di dividendi dalla Fininvest a fronte di 217,8
milioni di eu ro di utili registrati dalla spa nel 2009.
Nell'esercizio precedente aveva incassato una cedola di poco
superiore, pari a 208 milioni (1 euro per cedola). Nel
dettaglio, Silvio Berlusconi, a cui fa capo (attraverso Holding
Prima,Holding Seconda, Holding Terza e Holding Ottava) circa il
63% della Spa, incassera' una cedola da 125,8 milioni contro i
131 milioni del 2008. Ai figli Marina, Piersilvio (Holding
Quarta e Quinta), Barbara, Eleonora e Luigi (Holding
Quattordicesima), che possiedono una quota di circa il 7,5% a
testa, verra' staccato un assegno di quasi 15 milioni circa
ciascuno. |
FININVEST: UTILE NETTO CONSOLIDATO A 173,7 MLN (+32,7%) ...
(AGI) -
L'assemblea dei soci di Fininvest ha approvato il bilancio della
capogruppo e quello consolidato relativi all'esercizio chiuso il
31 dicembre 2009 con ricavi netti pari a 5.436,9 milioni di
euro, in diminuzione del 10,8% rispetto ai 6.097,6
dell'esercizio precedente; un margine operativo lordo a livello
consolidato di 1.838,5 milioni di euro (-22,4% rispetto
all'esercizio precedete) e un risultato netto consolidato pari a
173,7 milioni di euro, in aumento del 32,7%.
Tra i
principali risultati, anche il risultato operativo che si
attesta a 603,7 milioni di euro (1.143,9 milioni al 31 dicembre
2008), con un calo del 47,2%; l'incidenza del risultato
operativo sui ricavi netti scende dal 18,8% del 2008 all'11,1%.
Secondo quanto comunicato ai soci, la contrazione della
redditivita' operativa e' da porre in relazione soprattutto alla
forte diminuzione dei ricavi pubblicitari sui mercati di
riferimento sia nazionali sia esteri. Per quanto riguarda,
invece, la variazione positiva del netto consolidato, sarebbe da
farsi derivare derivare "sia da una maggior efficienza nella
gestione finanziaria, per effetto soprattutto della diminuzione
dei tassi, sia dal miglior andamento delle partecipazioni
valutate con il metodo del patrimonio netto, in particolare
Mediolanum".
Il
risultato netto, in particolare, e' stato ottenuto dopo aver
stanziato ammortamenti per complessivi 1.234,8 milioni di euro
(1.224,9 milioni nel 2008) e riconosciuto utili di competenza di
terzi azionisti per 212,1 milioni di euro (429,2 milioni
nell'esercizio 2008). La posizione finanziaria netta del Gruppo
Fininvest al 31 Dicembre 2009 presenta un indebitamento di
1.174,6 milioni di euro rispetto ai 1.094,5 milioni di euro del
31 dicembre 2008; gli investimenti, infine, compiuti
nell'esercizio 2009 sono stati pari a 1.432,3 milioni di euro
(1.709,7 milioni nel 2008). 21-06-2010]
28.06.10 |
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BERLUSCONI: NEL 2009 STACCA ASSEGNO DA 11 MILIONI PER DOLCEDRAGO...
Radiocor -
Un assegno da 11 milioni staccato da Silvio Berlusconi per
sostenere la gestione della finanziaria capofila dell'impero
immobiliare. L'utile crollato a quota 135,8 mila euro contro i
2,2 milioni dell'esercizio per il calo dei proventi da interessi
per i finanziamenti alle controllate.Quasi
39,5 milioni di riserve distribuibili tra gli azionisti. Il
bilancio 2009 di Dolcedrago, approvato dall'assemblea lo scorso
30 aprile e consultato da Radiocor, evidenzia come il business
del mattone continui a drenare risorse al Cavaliere: finora i
finanziamenti concessi a tasso zero alla holding sono stati pari
a 280,1 milioni, considerando gli altri 11 milioni versati lo
scorso esercizio.
Dolcedrago, holding controllata dal premier direttamente con il
99,5% mentre lo 0,25% a testa spetta ai due figli, Piersilvio e
Marina, detiene al 100% Immobiliare Idra, scrigno delle
residenze della famiglia Berlusconi, Villa Certosa inclusa. Nel
portafoglio c'e' anche una partecipazione del 40% nell'immob
iliare Dueville, il 100% di Videodue (diritti cinematografici) e
il 22% del Consorzio elicotteri Fininvest.
28.06.10 |
Come volevasi dimostrare "Illegittimi gli aiuti al decoder
terrestre. I giudici Ue: "L'Italia ha favorito un solo
ricevitore". Mediaset sconfitta ricorrera'" (Repubblica, p. 24).
Il coraggio di don Flebuccio de Bortoli di fronte al CaiNano e'
ben rappresentato dallo spazio concesso dal Corriere a questa
notizia: ben 9 righe a pagina 25. 20.06.10 |
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C'È CRISI ANCHE PER L'ELICOTTERO DI SILVIO COSTRETTO A
VOLARE MENO ORE DI UN TEMPO...
Sarà che la crisi investe tutto e tutti. Oppure può darsi che il
presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, si sia un po'
stancato di sostenere costi esorbitanti per mantenere la miriade
di società che a lui fanno capo. Sta di fatto che l'anno scorso
l'elicottero privato del premier, l'AW 139, pagato all'epoca la
bellezza di 7,5 milioni di euro, ha volato di meno rispetto al
suo solito.
Colpa della crisi? Chissà. Certo è che dall'ultimo bilancio del
Cefin, ovvero del Consorzio elicotteri Fininvest, risulta che
nel 2009 il «gioiellino» di Berlusconi è stato in volo per un
totale di 106 ore e 5 minuti, il 17,2% in meno rispetto alle 128
ore dell'annata precedente.
Questo ha comportato tutta una serie di risparmi: le spese per
il carburante sono scese da 81 mila a 54 mila euro, quelle per
la manutenzione da 225 mila a 174 mila e quelle per
l'assicurazione da 170 mila a 143 mila euro. Sotto questo ultimo
profilo, dal bilancio chiuso al 31 dicembre 2009 si apprende che
il Cefin ha incassato 27.591 euro come corrispettivo
riconosciuto dalla Compagnia di Assicurazione, «in dipendenza
della clausola contrattuale che premia l'assenza di sinistri
denunciati nell'annualità di polizza scaduta il 25 maggio 2009».
Da registrare che l'elicottero non viene utilizzato soltanto dal
premier. Anzi, il core business del Cefin è appunto la fornitura
del servizio «elicotteristico» alle società consorziare e
consociate.
Del trasporto, quindi, usufruiscono soprattutto le due società
che si spartiscono il fondo consortile del Cefin, ovvero la
Fininvest e la Dolcedrago. Ma nel prospetto dei rapporti
intercorsi con il Cefin, sono citate anche Digitalia '08 srl,
Fininvest gestione servizi spa, Teatro Manzoni spa, Mediaset
spa, Rti spa e Alba servizi aerotrasporti spa.
Naturalmente la dieta di volo a cui l'elicottero è stato
sottoposto ha determinato una diminuzione dei ricavi da servizi
di elitrasporto, scesi dai 115 mila del 2008 ai 96 mila del
2009. Con una perdita, alla fine del 2009, di 23.337 euro, in
linea con i 23.679 dell'anno precedente. (Stefano Sansonetti)
10.06.10 |
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Chi è senza
intercettazioni scagli la prima pietra - E infatti risulta che
anche Silvio Berlusconi, oggi campione di garantismo e difensore
della privacy, intercettava. Per non dire che spiava suoi
dipendenti e i suoi ospiti per telefono e dal vivo, tanto ad
Arcore che a palazzo Grazioli - Fra i personaggi su nastro il
costruttore D´Adamo: volevano che "sporcasse"
Di PietroFilippo Ceccarelli per
La Repubblica
Chi è senza
intercettazioni scagli la prima pietra. E infatti risulta che
anche Silvio Berlusconi, oggi campione di garantismo e difensore
della privacy, intercettava. Per non dire che spiava suoi
dipendenti e i suoi ospiti per telefono e dal vivo, tanto ad
Arcore che a palazzo Grazioli.
E poi faceva
sbobinare queste intercettazioni private; e dopo averle trascritte
con il sistema del taglia & cuci, almeno una volta dispose che il
testo di uno di quei colloqui fosse consegnato alla Procura di
Brescia.
Nell´ambito
del potere e delle sue male arti, si sa, la rettitudine e la
coerenza sono valori del tutto accessori. Ma siccome oggi il
presidente Berlusconi ritiene che la legge-bavaglio sia un fattore
di civiltà e che come tale vada difesa "con i denti", è bene
sapere che una quindicina di anni orsono il Cavaliere fece
allestire nelle sue residenze un vero e proprio sistema di
registrazioni, due radiomicrofoni e due miniregistratori che si
attivavano automaticamente appena captato un suono o un rumore.
Tali strumentazioni, altrimenti e un po´ sinistramente dette
"cimici", erano ben nascoste secondo una specie di "campionatura",
come si legge in atti pubblici, e comunque furono utilizzate "in
svariate occasioni".
L´uomo di
fiducia, il tecnico preposto a tale ufficio era l´allora
responsabile dell´immagine tv e oggi potente "regista" dei
sopralluoghi e delle pubbliche apparizioni del premier, di stanza
a Palazzo Chigi: Roberto Gasparotti, che di questo parlò nel
giugno del 1997 con i giudici bresciani.
Lo scopo che
allora spinse Berlusconi a fare esattamente ciò che oggi la sua
legge vorrebbe punire con estrema severità era quello di beccare
un non meglio identificabile, né mai a quanto risulta
effettivamente identificato "dipendente infedele": "A un certo
punto il Dottore pensava che tra le persone dello staff ci fosse
qualcuno che facesse la talpa, che passasse cioè notizie riservate
ai giornalisti. Eravamo tutti in allarme, così a me è venuta
questa idea" ha spiegato Gasparotti. Tra i suoi compiti rientrava
anche la conservazione del materiale: "Per la storia" precisò il
Cavaliere, che com´è noto non difetta di autostima.
La storia
delle soffiate ai giornalisti in verità tiene e non tiene, il clan
berlusconiano era appena stato scosso dalla vicenda di Stefania
Ariosto, la ex donna dell´avvocato Dotti che aveva denunciato le
mazzette di Previti. Sta di fatto che nella percezione della
cronaca la vicenda resta associata al ritrovamento di una
microspia nel radiatore dietro la scrivania di palazzo Grazioli;
quindi all´epopea del leggendario "cimicione" che a sua volta
rievoca con qualche spasso l´indimenticabile foto dell´ostensione
del medesimo tra le dita del Cavaliere.
A proposito
del "cimicione", il culto della memoria applicata all´attualità
maliziosamente si limiterebbe al commento dell´allora ex ministro
e odierno ministro dell´Interno Maroni: "Secondo me la microspia è
stata messa o da Berlusconi o da qualcuno dei suoi per fargli fare
la figura della vittima". C´è da aggiungere che anche la
successiva inchiesta giudiziaria non portò a molto.
E tuttavia,
rispetto alla centrale di spionaggio domestico, non sembra così
campata in aria l´ipotesi che le apparecchiature funzionassero da
ben prima di quel controverso rinvenimento; se non da sempre.
Registrare all´insaputa degli interlocutori, del resto, e
divulgarne a tradimento le chiacchiere è tentazione irresistibile
dei potenti, e se in America Nixon ci lasciò le penne, non è detto
che in Italia non abbia fatto la fortuna di molti.
Nel caso in
questione le intercettazioni dovevano colpire e sporcare Di
Pietro. Perciò un giorno Berlusconi, con l´assistenza di
quell´altro paladino della privacy che era l´avvocato Previti,
convocò ancora una volta ad Arcore il costruttore D´Adamo, e
mentre i silenziosi microfoni di Gasparotti facevano il loro
dovere, con strenua abilità si sforzò di farsi dire che Tonino
aveva buscato un sacco di soldi da certo Pacini Battaglia, altro
fantastico personaggio di quella non proprio limpida stagione.
Sapendo che
era una trappola, il dialogo è ancora oggi abbastanza divertente
anche perché Silvio fremeva e D´Adamo diceva e non diceva.
Condensato in otto cartelle, Gasparotti recò l´istruttivo
colloquio ai giudici, che però lo accolsero con il massimo
scetticismo.
Quando Di
Pietro lo venne a sapere, alla fine di gennaio del 1998 - erano i
giorni dello studio ovale alla Casa Bianca - fece il diavolo a
quattro. Scrisse una lettera ai presidenti di Camera e Senato, vi
accluse il verbale di Gasparotti e visto che c´era mise anche in
guardia sulle "usanze" della casa gli ospiti passati, presenti e
futuri del Cavaliere.
In questa
categoria Tonino non poteva immaginare che di lì a dieci anni il
Fato avrebbe compreso le allegre ragazze dei festini che com´è
noto non furono né perquisite né intercettate, ma che con i loro
cellulari e registratorini acchiapparono lì dentro ardenti voci e
recondite visioni igieniche e presidenziali. Chi la fa l´aspetti,
viene da pensare - che poi, prima di mettere in cantiere una
legge-capriccio, sarebbe pure una prova di buon senso.
[24-05-2010]
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2-
VERDINI CONTRO LA FUGA DI NOTIZIE: «BENE I CONTROLLI, NON HO
TESORETTI ESTERI»...
Da "la Stampa" -
«Anche
oggi assisto all'ennesima, grave violazione del segreto
d'indagine, con l'accostamento del mio nome a fantomatici
conti esteri o "tesoretti" in Lussemburgo, Svizzera o San
Marino. Ebbene, pur condannando con decisione questo
malvezzo della fuga di notizie, che senza il benché minimo
filtro di un vero accertamento giudiziario massacra le
persone e i loro cari, ben vengano le rogatorie
internazionali». Lo afferma in una nota Denis Verdini,
coordinatore nazionale del Pdl. «In questo modo - aggiunge
il dirigente del partito - sarà provata, al di là di ogni
ragionevole dubbio, la mia estraneità ai fatti cui vengo
accostato con incredibile leggerezza». [17-05-2010]
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LE FAVE DI
FAVATA – LA VERSIONE STRAPPA LACRIME DELL´IMPRENDITORE CHE HA DATO
L’INTERCETTAZIONE TRA FASSINO E CONSORTE AL BANANA - “CON QUEL
FAVORE A SILVIO MI SONO RITROVATO IN MEZZO A UNA STRADA” – “MA
BERLUSCONI MI PROMISE ETERNA GRATITUDINE" - “HO CHIESTO A GHEDINI
UN PRESTITO MA NON MI HANNO AIUTATO” – “MI APPELLO AGLI ITALIANI.
SPERO CHE QUALCUNO POSSA OFFRIRMI UN LAVORO”- GHEDINI REPLICA:
“ROBA VECCHIA, SILVIO E PAOLO ESTRANEI”...
Emilio Randacio
per "la
Repubblica"
Fabrizio Favata, l´imprenditore indagato nell´inchiesta
milanese per aver «passato» alla famiglia Berlusconi
l´intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte («Allora,
abbiamo una banca?»), si è presentato ieri alla procura, con il
legale Antonio Nebuloni, per raccontare la sua verità. Al pm
Massimo Meroni ha anche consegnato tre registrazioni a supporto
della sua versione.
Favata - va
ricordato - in passato è stato arrestato per bancarotta e ha
subito tre condanne tra il ´93 e il ´94. Da allora, la sua vita
galleggia. Un momento di gloria era arrivato con la Iptime,
società di cui è stato consulente per Paolo Berlusconi. Nel 2007
la Iptime è stata liquidata. Ed è per questo che a Favata, in
grave crisi economica, viene in mente di rispolverare la promessa
che nel 2005 Silvio Berlusconi gli avrebbe fatto ad Arcore.
Quale promessa? Qui entra in scena la versione di Favata.
A ottobre vede Antonio Di Pietro e racconta che il nastro della
conversazione Fassino-Consorte, al premier, lo ha portato lui,
alla vigilia di Natale del 2005, in compagnia di Paolo Berlusconi
e dell´ex numero uno della Rcs (Research control system), Roberto
Raffaelli, che ha affittato alla procura la strumentazione per
intercettare Consorte. Di Pietro ascolta la storia e, il giorno
dopo, presenta un esposto in procura. Favata e Raffaelli finiscono
indagati per accesso abusivo al sistema informatico.
Favata, com´è
che quel nastro è finito nelle mani del premier?
«Nell´ottobre del 2005 mi trovavo nella sede della Rcs da
Raffaelli. Mentre chiacchieravamo, Roberto mi ha allungato un paio
di cuffie e mi ha fatto ascoltare il nastro di Fassino. Raffaelli
mi ha raccontato il contesto e abbiamo deciso di rivolgerci a
Paolo Berlusconi, con il quale lavoravo».
Come siete arrivati ad Arcore?
«Paolo ci disse che avremmo incontrato il presidente ad Arcore
alla vigilia di Natale 2005. L´appuntamento era alle 18 e 40 nel
parcheggio di un grande magazzino. Poco prima di arrivarci, ho
chiamato sul cellulare Paolo Berlusconi. Lui era già lì, con la
scorta. Li abbiamo seguiti fino alla villa del premier. Ricordo
che Paolo aveva portato il regalo di Natale per il fratello.
Dentro un
barattolo c´era un gigantesco tartufo. Poi si è aperta una porta e
il presidente ci ha fatto accomodare in una saletta. Si è disteso
su una poltrona e ci ha chiesto di fargli ascoltare "quella cosa".
Raffaelli ha acceso il portatile, ha inserito la chiavetta e ha
fatto girare il nastro. Quando Berlusconi ha riconosciuto la voce
di Fassino, ha aperto improvvisamente gli occhi e ha detto:
"Grazie, la mia famiglia vi sarà grata in eterno"».
Tutto qui?
«Berlusconi ha chiesto a Raffaelli come funzionava la "cosa". Mi
ha dato l´impressione di non essere molto pratico. In tutto,
l´incontro non è durato più di venti minuti».
Ricapitolando,
Raffaelli spingeva sul premier per un appalto in Romania. Paolo
Berlusconi fece pubblicare la conversazione sul "il Giornale". Ma
a lei, di ficcarsi in questo ginepraio, chi glielo ha fatto fare?
«Quel favore mi ha rovinato. Nel giro di pochi mesi, viste le
cattive acque in cui navigavano le società di Berlusconi, il
fratello ha deciso di chiuderle tutte, compresa la Iptime. In
piedi è rimasto solo il Giornale. E da un giorno all´altro mi sono
ritrovato in mezzo a una strada. Allora mi è venuta in mente
quella promessa fatta ad Arcore».
A qualcuno potrebbe sembrare qualcosa di simile a un
ricatto...
«Chiedevo aiuto perché ero e continuo a essere disperato. Era
stato il Cavaliere a dichiararmi la sua eterna riconoscenza.
Ricordo che nel 2005 i sondaggi davano Forza Italia in netto calo.
Alle politiche successive, invece, il margine fu molto ridotto. E
questo, sono convinto, anche per la campagna di stampa su Fassino.
In questi mesi ho anche incontrato l´onorevole Niccolò Ghedini. Ho
chiesto un prestito di un milione per riavviare l´attività dell´Iptime,
ma non mi hanno aiutato».
Può provare di aver incontrato Ghedini?
«Nello studio padovano ho registrato il colloquio con un
collaboratore. L´ho appena depositato alla procura di Milano».
Cosa si aspetta dal suo futuro?
«Solo di essere aiutato. Spero che qualcuno possa offrirmi un
lavoro, la possibilità di riscattarmi, di mettere al riparo la mia
famiglia. Mi appello agli italiani, mettetevi una mano sul cuore,
altrimenti il 25 maggio con la mia famiglia sarò costretto a
vivere come un senza dimora».
2- UNIPOL: GHEDINI, PREMIER E FRATELLO ESTRANEI A DIFFUSIONE
INTERCETTAZIONI FASSINO...
(Adnkronos) - 'Le notizie apparse quest'oggi su 'La Repubblica'
riguardanti una conversazione fra l'onorevole Fassino e il dottor
Consorte asseritamente fatta ascoltare anni orsono al presidente
Berlusconi, sono la mera riproposizione di prospettazioni gia'
piu' volte apparse su quel quotidiano, del tutto prive di
fondamento e gia' ampiamente e radicalmente smentite dall'ing.
Raffaelli, ovvero da colui che proprio a dire del Favata avrebbe
avuto la materiale disponibilita' della intercettazione". Lo
afferma Niccolo' Ghedini, legale del presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi. "Ancora una volta quindi -aggiunge- si tratta
dell'ennesimo maldestro tentativo di delegittimazione del
presidente Berlusconi con addirittura anche il tentativo di
coinvolgimento del dottor Paolo Berlusconi, anch'egli
completamente estraneo a questa vicenda'.
06-05-2010]
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IN BARCA COL
BERLUSCA - Sede fiscale alle Bermuda (E TE PAREVA), Ma il super
yacht “Morning Glory” (L"EREZIONE DEL MATTINO", COSì VENNE
CHIAMATO DA MURDOCH), viene amministrato dal Ticino. E
PRECISAMENTE Dalla sede luganese della banca Cim. che non è
estranea alle cronache del Cavaliere, difatti è rimasta impigliata
nel processo Mills-Berlusconi....
libero d'agostino
per
http://www.caffe.ch/news/articolo/47388/1
Sede fiscale
sempre alle Bermuda, dove l'ex proprietario Rupert Murdoch, il
magnate australiano dei media, aveva domiciliato la società
Morning Glory Yachting. Ma il " Morning Glory", il super yacht che
oggi appartiene al premier italiano Silvio Berlusconi, viene
"governato" o per meglio dire amministrato dal Ticino. Dalla sede
luganese della banca Cim. Qui la società delle Bermuda ha,
infatti, aperto un conto con cui vengono pagate le spese per il "Morning
Glory", manutenzione e quanto altro.
Un megayacht di
quasi 50 metri, due alberi, vele e potenti motori che oggi vale
circa 13 milioni di euro. Insomma, quella del Cavaliere non è una
barca da niente. La Cim, che non è estranea alle cronache del
Cavaliere, difatti è rimasta impigliata nel processo
Mills-Berlusconi, con la società delle Bermuda ha fatto di sicuro
un buon affare. Anche se oggi, a quanto pare, si rifiuterebbe di
pagare le commissioni d'intermediazione al mediatore luganese che
aveva portato nei suo uffici i rappresentanti della Morning Glory
Yachting.
Come tutti gli
scafi famosi il "Morning" è già equipaggiato di una ricca
aneddotica. Il nome innanzitutto. Murdoch lo aveva battezzato "Morning
Glory" in omaggio alla sua potenza amatoria che esplodeva in
particolare al mattino. Berlusconi che, nonostante l'età, si picca
di non conoscere orari, ma che è notoriamente anche un animale
notturno, avrebbe voluto cambiargli il nome, "Night & Day Glory".
Ma poi lasciò perdere. Forse per non suscitare qualche invidia di
troppo per la barca e la sua possenza virile. [04-05-2010]
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MARINA B. FA I CONTI COL MILAN - LA PARTENZA DI
KAKA’ FRUTTA 67 MILIONI E UNA PLUSVALENZA DI 63,7 MA NON
BASTA A CHIUDERE IN ATTIVO - FININVEST DEVE RIPIANARE PER 9,8
MILIONI - MA A GALLIANI E’ STATO DATO MANDATO PRECISO DI
RIENTRARE E L’AD IN ASSEMBLEA DICE CHE "L’’INTER HA
PERSO IN 5 ANNI 809,6 MILIONI, STRADA NON PERCORRIBILE DAL
MILAN" CHE NELLO STESSO PERIODO HA PERSO 238 MILIONI - IL
COLPO DELLA VENDITA DELLA STORIA DEL MILAN A RAI E MEDIASET:
20 MILIONI
la
gazzetta dello sport
Il Milan chiude il bilancio del
2009 (unico club a regolarsi secondo l'anno solare, gli altri
vanno a stagione sportiva) con un fatturato netto di 234
milioni di euro che nella classifica Deloitte dei fatturati
dei club europei, guidata dal Real (401), lo piazza al settimo
posto, immediatamente dietro al Chelsea (242).
Sul fatturato incide la storia:
la library Milan - tutto l'archivio per la tv - porta in cassa
20 milioni, da Rai e Rti-Mediaset. Nella nota integrativa
quest'evento è definito «non ricorrente». Sono super le
plusvalenze, considerate entrate eccezionali che non fanno
parte della gestione caratteristica: 74 milioni. Kakà venduto
al Real Madrid per 67 milioni porta una plusvalenza di 63,7;
Gourcuff ceduto a 13,6 al Bordeaux porta 11,2 milioni. Il
valore della produzione al lordo è di 328 milioni.
Per arrivare al netto, che è
quello che conta per uniformità europea, bisogna levare le
plusvalenze (74 milioni) e i 20 milioni di mutualità (mica
noccioline!) ai club ospiti per biglietti e diritti tv. Si
giunge a 234 milioni. Considerando la library Milan non
ricorrente, il valore della produzione netto sarebbe di 214
milioni.
L'azionista di stragrande
maggioranza Fininvest presieduta da Marina Berlusconi con
Pasquale Cannatelli ad, ripiana interamente le perdite di 9,8
milioni di euro del consolidato Milan. Nel 2008 le perdite
erano state di 66,8 milioni. La scelta di patron Silvio
Berlusconi e di Fininvest di «rientrare per la buona salute
del club» e la nuova linea del fair play finanziario
indirizzata dal presidente Uefa Michel Platini (nuovi e più
rigidi parametri per l'ok a iscriversi a Coppe e campionati)
hanno già portato il Milan a una decisa inversione di
tendenza illustrata in assemblea in via Paleocapa dall'ad e
vice presidente vicario Adriano Galliani: «Non venderemo
nessuna stella, ma insisteremo sulla linea dei giovani già
intrapresa quest'anno sotto la mia continua cura con
investimenti di 6 milioni e la scelta di Galli».
La partenza di Kakà non fa abbassare l'esborso per gli
stipendi a calciatori e tecnici: 166 milioni contro 164 del
2008. Proprio sul trend degli stipendi Galliani e gli
specialisti della Finanza Alfonso Cefaliello e Francesco
Barbaro e degli affari legali Leandro Cantamessa (tutti
confermati consiglieri) incideranno ancor di più. Galliani ha
detto che «l'Inter ha perso in 5 anni 809,6 milioni, strada
non percorribile dal Milan» che nello stesso periodo ha perso
238 milioni. [26-04-2010]
MARINA BERLUSCONI: "SOCIETA' DI CALCIO NON POSSONO
SOTTRARSI A REGOLE BUONA GESTIONE"...
(Adnkronos) - 'Le societa' di calcio non possono
sottrarsi alle regole di buona gestione, all'equilibrio tra
costi e ricavi evitando di fare follie'. E' quanto sostiene il
presidente della Mondadori, Marina Berlusconi, che alla guida
anche della Fininvest, controlla il pacchetto azionario del
Milan. E proprio a proposito del club rossonero, piu' volte al
centro di una ipotetica vendita 'non sono decisioni che
dipendono da me - ha sottolineato Marina Berlusconi a margine
dell'assemblea Mondadori - ed io, non capendo nulla di calcio,
non esprimo alcun giudizio dal punto di vista tecnico. Dal
punto di vista finanziario spero possa migliorare, anche se e'
vero che anche in questo campo contano i risultati'.
MONDADORI: COSTA, OBIETTIVO 2010 MIGLIORARE
SIGNIFICATIVAMENTE IL RISULTATO...
(Adnkronos) - 'L'obiettivo ragionevole per il 2010 e'
quello di migliorare significativamente i risultato rispetto
al 2009'. E' quanto afferma l'ad della Mondadori, Maurizio
Costa, al termine dell' assemblea degli azionisti tenutasi a
Segrate, durante la quale lo stesso Costa ha ricordato come
nei primi tre mesi dell'anno in corso, la raccolta
pubblicitaria per le testate del gruppo in Italia abbia fatto
registrare circa un -3% rispetto all'analogo periodo del 2009.
Per questo Costa si e' detto confidente 'che nella seconda
parte dell'anno questo leggero ritardo accumulato nei primi
mesi, possa essere recuperato'. Tra le priorita' del 2010
Costa ha ricordato il lancio dell' e-book 'dove Mondadori
dovra' essere protagonista dal prossimo autunno grazie a una
grossa novita'. Negli Usa - ha sottolineato Costa - il peso
dell'e-book nei prossimi anni sara' pari al 20%.
Noi contiamo, sempre nei prossimi anni, di raggiungere almeno
il 10%'. Circa l'ipotesi di inserire un modello di pagamento
legato al business del digitale, per Costa 'e' una strada
molto difficile da percorrere. Il sistema di micropagamento
sostenuto da Murdoch - ha aggiunto Costa - e' molto difficile
da applicare. Piu' facile e' sostenere invece degli
abbonamenti per contenuti sul genere di quello che fa i Tunes
nella musica'.
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IL
CAVALIERE SE NE SBATTE DI CALDEROLI, NAPOLITANO & C. E SE NE VA
TRA LE CAMPAGNE SENESI PER PRANZARE ED EVENTUALMENTE COMPRARE LA
TENUTA “LA SELVA”: UN PODERE DI OLTRE 1000 ETTARI DOVE SI
PRODUCONO VINI, OLII E INSACCATI E SI RIPRODUCONO BOVINI DI RAZZA,
CINGHIALI, CAPRIOLI, VOLPI, FAGIANI, ECC (E MAGARI PER GLI ZAPPADU
DI TURNO È PIÙ DIFFICILE FAR FOTO)…
1 -
BERLUSCONI A PRANZO NELLA TENUTA DE 'LA SELVA'...
(Adnkronos)
- Il presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi si trova a pranzo nella tenuta de
'La Selva', un podere di circa mille ettari situato nelle campagne
senesi, nel territorio comunale di Monteroni d'Arbia. Il premier
e' atterato poco dopo mezzogiorno all'aeroporto di Siena
Ampugnano, e insieme ad alcuni suoi collaboratori si e' recato a
visionare la tenuta, alla quale, secondo fonti locali, sarebbe
interessato in vista di un eventuale acquisto. La zona e'
sorvegliata dalle forze dell'ordine, che tengono lontani
giornalisti e curiosi.
2 -
BERLUSCONI IN VISITA PRIVATA, INTERESSATO A PODERE MONTERONI
D'ARABIA...
(Adnkronos)
- Visita privata del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
stamani in Toscana. Il premier, partito da Roma in tarda
mattinata, e' atterrato poco dopo mezzogiorno all'aeroporto di
Siena Ampugnano, dove e' stato accolto dalle autorita' locali.
Secondo fonti senesi, il presidente del Consiglio sarebbe
interessato ad acquistare una tenuta agricola nelle campagne
circostanti. In particolare Berlusconi potrebbe essere interessato
all'acquisto del podere 'La selva', situato nel comune di
Monteroni d'Arbia. Gia' alcuni anni fa il premier era venuto nel
Senese per visionare un castello nel comune di Montalcino, ma
l'acquisto era sfumato.
La Tenuta della
Selva, visitata stamani dal presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi che sarebbe interessato a un possibile acquisto, e' un
podere di oltre 1000 ettari, di cui 700 a bosco mediterraneo, dove
si riproducono in perfetto stato brado cinghiali, caprioli, volpi,
fagiani, lepri, istrici e numerosissime specie di uccelli. La
Tenuta si trova a Ville di Corsano, frazione del Comune di
Monteroni d'Arbia, nel cuore della campagna senese ed e' un borgo
centrale costituito da antiche abitazioni contadine che
incorniciano la villa padronale del XII secolo.
Nelle
circostanti colline si possono ammirare casali, chiese e strutture
fortificate che occhieggiano tra il verde del bosco. Tra boschi e
campi, oltre 20 chilometri di strade sterrate e sentieri
permettono di godere delle ricchezze naturali e paesaggistiche.
Nei pascoli, bovini di razza Limousine vengono allevati allo stato
brado. Nel podere La Selva vengono prodotte anche carni suine,
insaccati freschi e stagionati, vini rossi e bianchi , olio extra
vergine di oliva. La Tenuta e' anche un noto e prestigioso centro
d'allevamento e addestramento di cavalli Quarter.
A pochi
chilometri dalla Tenuta sorge Murlo, un'importante realta'
archeologica. Dalla Selva, inoltre, si possono raggiungere in
breve tempo e su strade affascinanti, moltissime destinazioni di
primario interesse storico e artistico: San Gimignano, Volterra,
Firenze, Monteriggioni, San Galgano, l'abbazia di Monte Oliveto,
Pienza, Arezzo e Montalcino. Proprio a Montalcino, alcuni anni fa,
il premier aveva visionato il castello di Velona, ma l'acquisto
era sfumato. Berlusconi non ha mai fatto mistero di amare la
campagna toscana, e questa potrebbe essere l'occasione per
coronare uno dei suoi sogni.
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BERLUSCONISMI
DEL CAV – 20 ANNI DI “PERLE” DI SILVIO ZELIG IN UN LIBRO
- "HO POCHI CAPELLI PERCHÉ IL CERVELLO TROPPO GROSSO ME
LI SPINGE IN FUORI" - LA THATCHER? “SE FOSSE STATA UNA
BELLA GNOCCA ME NE RICORDEREI” - L'ASTRONOMA HACK
UN'ASTROLOGA, L'EX KBG PUTIN ANTICOMUNISTA, MANGANO UN EROE,
REMOLO E ROMOLO – IL PAPA COME KAKÀ: “STRAORDINARIO, OGNI
SUO VIAGGIO È UN GOAL” - GLI OPERAI DI TERMINI?
“TRASFORMIAMOLI IN INFERMIERI. IN ITALIA MANCANO”…
Federica
Fantozzi per "L'Unità"
La
democrazia applicata allo sport? «Non capisco perché a San
Siro debbano entrare anche i tifosi delle altre squadre,
togliendo posto ai nostri ». L'italiano medio? «Uno studente
di seconda media che nemmeno siede al primo banco. È a loro
che devo parlare».
Il
Papa? «Straordinario, ogni suo viaggio è un goal, ha la
stessa idea vincente del mio Milan ». Se medesimo? «Ho
scritto le tavole della legge come Napoleone e Giustiniano».
La calvizie? «Ho pochi capelli perché il cervello troppo
grosso me li spinge in fuori». Perle tratte da Berlusconario.
Tutte
le gaffe del presidente (ma nella vignetta il premier con
bandana chiosa: «Le gaffe le fa Sarkozy. Io faccio delle
italianissime figure di merda»). Uno zibaldone di aneddoti,
barzellette, lapsus, battute da bar, che la dicono lunga
sull'immaginario di Silvio: opera certosina (e catartica) dei
giornalisti Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli per Melampo
Editore. Perché pensavamo di averle sentite tutte ma, come
nota Marco Travaglio nella prefazione, «persino Lui vi troverà
qualche stronzata che si era scordato di aver detto». Tra le
gaffe ce n'è anche una involontaria: Forza Italia non è un
nome originale, c'è un inquietante precedente. Eccolo.
IL PRECEDENTE
Nel 1944 l'ufficiale inglese Norman Lewis riceve
l'incarico di indagare su un partito clandestino che opera
nella Napoli liberata dagli Alleati e annota: «Si chiama
Forza Italia e si sospetta di simpatie neofasciste...
L'ennesimo fanatico movimento di destra appoggiato dai
proprietari terrieri e dalla mafia rurale, capeggiato da un
latifondista suonato che si crede la reincarnazione di
Garibaldi ».
L'AMICO EROE
«Mangano non era uno stalliere ma il fattore che avemmo
ad Arcore con tutta la sua famiglia, tutte le mattine
accompagnava i suoi figli all'asilo insieme ai miei bambini.
Con me si è comportato benissimo. Poi ha avuto delle
disavventure nella vita e non inventò mai nulla contro di me.
Dice bene Dell'Utri a considerare eroico ». (Radio Due, 9
aprile 2008).
P2 NOGRAZIE
«Non mi considero legato alla P2: mi hanno dato la
tessera, l'ho rispedita indietro. Mai avuto nulla a che fare
con quella associazione ». (Ansa, 8 marzo 1994).
NIENTE PUZZA
«Vogliamo rinnovare la nostra classe politica con
persone non maleodoranti e malvestite come certi personaggi».
(Ansa, 29 aprile 2009). Consigli ai diplomatici: «Alito
fresco e niente mani sudate».
CORTESIE COL SENATUR
«Bossi ha metodi da venditore di Piaget falsi. Quando
parla sembra un ubriaco al bar. Sembra normale ma è
completamente folle... Ha comportamenti di una personalità
doppia, tripla e forse anche quadrupla» (Ansa, 1994-95).
OROSCOPI
«In Rai mi bastano 5 minuti per sentire qualcosa contro di
me. L'altra sera c'era addirittura un'astrologa che mi
attaccava». (19 gennaio 2009). In realtà era l'astrofisica
Margherita Hack.
BUONA QUESTA
«Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta». (Ansa, 29 marzo
'94)
COLPA LORO
Di Pietro nel 1995 era «un moderato, se entrasse in
politica tutto il Paese ne trarrebbe vantaggio ». Nel 2008
non più: «Ho orrore di lui e lo dico alto e forte».
SUOR SILVIO
«Non ci sono prove. È come voler incolpare Madre Teresa
di Calcutta se una bambina di un suo istituto passando davanti
a un fruttivendolo allunga la mano». È l'autodifesa sul caso
All Iberian, 27 ottobre 1995.
INCENTIVI FIAT? NO, CONSIGLI
«Per rilanciarla eliminiamo il marchio Fiat, facciamo un
restyling alle utilitarie e rimettiamole sul mercato con il
marchio Ferrari». Facilissimo. A Termini Imerese 1800 operai
rischiano il posto? «Trasformiamoli in infermieri. In Italia
mancano. Vuoi che 40 non hanno fatto il corso di pronto
soccorso o all'oratorio tenevano l'armadietto delle medicine?
» (4 dicembre 2002).
FORZA GNOCCA
«Se fosse stata una bella gnocca me ne ricorderei».
Questo il commento su Margaret Thatcher, secondo l'Independent
(che traduce: «a great piece of pussy »). Ed ecco la
presentazione dell'onorevole Palumbo a Catania: «Lui sì che
ha le mani in pasta...». Pasticciere? Panettiere? No:
ginecologo. (4 aprile 2000).
VLADIMIR L'ANTICOMUNISTA
«Putin è fieramente anticomunista perché nell'assedio
di Stalingrado gli hanno sterminato la famiglia». (Ansa,
23-12-2003). Peccato che l'assedio avvenne nel '42 e Putin è
nato dieci anni dopo, ed è serenamente stato agente del Kgb.
[18-03-2010] |
FUOCHI
DI PUGLIA - SE TRANI INGUAIA BERLUSCONI A UNA SETTIMANA DAL
VOTO, BARI RISPONDE TOSTA ARRESTANDO IL DALEMIANO FRISULLO, EX
VICEPRESIDENTE della giunta regionale pugliese GUIDATA
ALL'EPOCA DA NICHI VENDOLA - ACCUSATO DA GIANPAOLO TARANTINI
DI denaro e sesso in cambio di appalti, FRISULLO deve
rispondere di associazione per delinquere, corruzione e
turbativa...
Corriere.it
L'ex
vicepresidente della giunta regionale pugliese Sandro Frisullo
(Pd) è stato arrestato e condotto in carcere su disposizione
della magistratura barese nell'ambito delle indagini sulla
gestione della sanità pugliese. L'indagine si avvale anche
delle dichiarazioni accusatorie rilasciate dall'imprenditore
barese Gianpaolo Tarantini
L'ACCUSA - Frisullo è accusato di associazione per
delinquere, corruzione e turbativa d'asta. Da novembre era
stato proprio «Gianpi» Tarantini a riferire agli inquirenti
dei rapporti avuti con Frisullo quando questi era
vicepresidente della giunta pugliese. Tarantini - nel corso di
alcuni interrogatori - rivelò ai pm del pool «sanità»,
Ciro Angelillis, Eugenia Pontassuglia e Giuseppe Scelsi di
aver offerto a Frisullo escort e denaro (che il politico
avrebbe accettato), in cambio di vantaggi per le sue società
nell'aggiudicazione di appalti presso la Asl di Lecce.
ALTRI
TRE ARRESTI - Il provvedimento restrittivo notificato all'ex
vicepresidente è anche a carico di altre tre persone - medici
e funzionari della Asl salentina - che avrebbero concorso con
l'ex amministratore regionale nella commissione, a vario
titolo, dei reati contestati a Frisullo. Dei tre arrestati -
dei quali non si sono appresi per il momento i nomi - due sono
stati posti ai domiciliari, uno in carcere.
LE
PAROLE DI GIANPI - L'ex vicepresidente avrebbe ottenuto soldi
e prestazioni sessuali con escort dall'imprenditore barese
Tarantini in cambio di un suo impegno per sbloccare i mandati
di pagamento per le forniture di protesi e di materiale
sanitario che le società della famiglia Tarantini avevano
fatto alle Asl. Emerge dagli interrogatori, in parte
secretati, a cui è stato sottoposto da novembre
l'imprenditore da parte dei tre magistrati del pool sanità.
IL
SISTEMA - Il «sistema Tarantini», quello ideato
dall'imprenditore barese, - secondo l'accusa - tra il 2008 e
il 2009, con la complicità di funzionari delle Asl, ha
consentito a «Gianpi» di pilotare e vincere appalti per la
fornitura di protesi e di materiale sanitario, fatti questi
che nei mesi scorsi hanno portato all'arresto di funzionari
dell'azienda sanitaria accusati di essere stati corrotti da «Gianpi».
Frisullo - a quanto trapela - sarebbe l'unico politico della
giunta di centrosinistra guidata da Vendola tirato in ballo.
VIA
DALLA GIUNTA - Il nome dell'ex vice-governatore era già
uscito nel luglio 2009 e gli costò il posto nel governo
regionale di Nichi Vendola. Dai verbali emerge che «Gianpi»
- da quattro mesi gli arresti domiciliari a Roma per la
vicenda dei coca-party organizzati nell'estate del 2008 in
Sardegna, - sta collaborando attivamente con gli inquirenti.
Ai
magistrati ha svelato il modo in cui riusciva a pilotare gli
appalti corrompendo i funzionari della Asl che si adoperavano
per truccare le gare (due sono stati recentemente arrestati),
ma anche gli strumenti con cui si è ingraziato, tra il 2007 e
l'inizio del 2009, il vice-governatore della Puglia.
In
cambio dei «doni» ottenuti, Frisullo si sarebbe attivato per
sollecitare e sbloccare i mandati di pagamento per le
forniture di protesi e di materiale sanitario che le società
«Tecno Hospital» e «System Medical», della famiglia
Tarantini, avevano fatto alla Asl Bari guidata da Lea
Cosentino, soprannominata «lady Asl», che da un mese è agli
arresti domiciliari per falso e peculato.
[18-03-2010]
BARI
OPPORTUNITÀ – E ALLA FINE GIAMPI TARANTINI VUOTA IL SACCO:
“ECCO COME HO CORROTTO FRISULLO” – PER IL RAS PIDDINO
VICE DI VENDOLA E D’ALEMIANO DOC, PAGAMENTI DAL BENZINAIO,
VESTITI DI LUSSO (CAPPOTTI BURBERRY, SCARPE CHURCH) E 12MILA
€ AL MESE - DUE MESI FA LA TELEFONATA AUTOGOL: “IO CONTO
ANCORA”…
Carlo Bonini per "la
Repubblica"
Tra
il 17 novembre del 2009 e il 28 gennaio di quest´anno,
Giampaolo Tarantini trascina con sé Sandro Frisullo. Racconta
ai pubblici ministeri di Bari che lo interrogano ciò che sin
lì ha in buona parte dissimulato, ma soprattutto taciuto.
Convinto - dice - che «non sia più possibile proteggere la
posizione di soggetti» che, «ad ogni buon conto, mi hanno
fatto guadagnare dei soldi». «Non è animato da motivi di
risentimento, ostilità, inimicizia» annota il gip Sergio Di
Paola. E´ «consapevole» che con le sue nuove dichiarazioni
affosserà anche se stesso.
«12 MILA EURO FISSI AL MESE. ECCO A COSA MI SERVIVA
SANDRO»
Racconta dunque Tarantini: «Con riferimento al pagamento
di tangenti, preciso che gli unici due politici pugliesi ai
quali ho corrisposto tangenti sono Frisullo e (omissis). Ho
conosciuto Frisullo attraverso De Santis (Roberto,
imprenditore da sempre vicino a Massimo D´Alema-ndr) che,
come ho già detto, me lo presentò nel 2006/2007.
Frisullo
sapeva delle frequentazioni che avevo, delle ragazze che
frequentavo. Quando il rapporto con lui si intensificò,
pensai di sfruttare l´opportunità rappresentata dal fatto
che era assessore alle infrastrutture e vicepresidente della
giunta regionale, chiedendogli alcuni piaceri in cambio di
denaro. Cosa che effettivamente avvenne».
Da
Frisullo, dal suo "interessamento", Tarantini
ottiene il pieno controllo delle gare di appalto per le
forniture di materiale sanitario. Anche se chiamarle gare è
una finzione. Tarantini ne fissa l´oggetto, l´importo, i
tempi. I funzionari pubblici che le sollecitano, bandiscono e
aggiudicano (Vincenzo Valente, ex direttore amministrativo
della Asl Lecce, Antonio Montinaro, primario di neurochirurgia
dell´ospedale leccese "Vito Fazzi", Roberto
Andrioli, dirigente dell´area gestione patrimonio della
stessa Asl) sono delle comparse. Meglio, «degli associati a
delinquere».
Frisullo,
a dire di Tarantini, non viene via gratis. «Con Frisullo
avevo un accordo per una sorta di "protezione
politica" ad un costo fisso di 12 mila euro al mese.
Somma che ho versato da gennaio, febbraio 2008 fino a novembre
2008 (...) Per le delibere che avevo vinto alla Asl di Lecce,
consegnai a Frisullo in due, tre tranches, 50 mila euro. Di
seguito iniziai i pagamenti mensili». Fermo restando che, se
il "piacere" è per altri, sono gli altri a pagare.
Come
tale Mimmo Marzocca, titolare di una società di archiviazione
di cartelle cliniche «che aveva l´esigenza di concludere una
gara con la Asl di Lecce». «Ebbi da Marzocca 70.000, 80.000
euro, che diedi a Frisullo. A me interessava fargli dare i
soldi per consolidare il rapporto con lui in vista di vari
interventi». Il contante viene normalmente infilato in buste
che Tarantini dice di aver consegnato a Frisullo talvolta «nella
sua stanza alla Regione», talvolta «al distributore Q8 a san
Giorgio, Torre a mare». «Lui arrivava con la sua macchina,
faceva scendere l´autista della Regione, tale Pippi, io
entravo e gli davo i soldi».
BURBERRY, CHURCH, CRAVATTE, RAGAZZE«E LUI SI LAMENTAVA:
"NON SEI PUNTUALE"»
Frisullo, a quanto pare, dei soldi di Tarantini ha
bisogno con cadenze fisse e soprattutto precise. «Nel periodo
settembre 2008, marzo 2009, continuai a pagare. In qualche
occasione, lui si lamentò con me perché, per un paio di
volte, non ero stato puntuale, dicendomi che quei soldi gli
servivano per aiutare i fratelli. Lui mi diceva che era l´unico
che manteneva tutta la famiglia». E´ un fatto che tra
Tarantini e Frisullo non gira solo contante.
«Oltre
ai soldi ho regalato a Frisullo due cappotti "Burberry",
un cappello sempre di "Burberry", tutti acquistati
al negozio "Gemelli". Ricordo che comprai il secondo
cappotto, perché mi disse che il primo gli era stato rubato.
In un´altra occasione acquistai due abiti, un paio di scarpe
Church di camoscio marrone, diverse camicie, due cravatte, un
cappotto di cachemire grigio (...) Inoltre gli ho fatto altri
regali: cestini a Natale, buoni benzina, cene, pranzi»,
affitto e pulizie della garconierre di via Giulio Petroni.
Dove Frisullo sperimenta quella che - a verbale - definirà «la
ricerca di uno "spazio leggero", disinteressato,
gratuito».
Parliamo
delle ragazze. «Le prostitute - scrive il gip - Maria Teresa
De Nicolò, Vanessa Di Meglio, Sonia Carpentone». Tutte della
scuderia di "Gianpi". Tutte già ospiti del
Presidente del Consiglio a Palazzo Grazioli. La prima - è
noto - incontra Frisullo due volte a Bari, in via Petroni. La
Carpentone, a Milano, nella notte tra il 2 e il 3 settembre
2008 (e a tradirla è un´intercettazione in cui confessa a
"Gianpi" di essere "nuda insieme all´amico").
«NON SONO IN VETRINA MA ANCORA AL NEGOZIO»
E tuttavia, non sono soltanto un fiume di soldi, regali,
donnine a perdere Frisullo. A spalancargli le porte del
carcere - nonostante gli otto mesi trascorsi dal giorno in cui
si è dimesso da ogni incarico pubblico - è una telefonata
del 17 gennaio scorso. Frisullo è al telefono con un amico,
tale Romano.
E
a lui spiega di essere ancora in partita. Commenta la mossa
che nel Pd pugliese ha consentito di tagliare fuori il sindaco
di Bari Emiliano dalla candidatura a Governatore («D´Alema
ha messo la faccia per fermarlo... Pensava di essere il
padrone del partito»). E chiosa: «Non sono in vetrina, ma
sono ancora al negozio. Cerco di dare una mano per mettere un
po´ d´ordine negli scaffali».
[19-03-2010] |
|
MARINA BERLUSCONI ACQUISTA 40 MILA
AZIONI MEDIOBANCA...
Da "La Stampa" - Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e Mondadori, ha
comprato sul mercato 40 mila azioni Mediobanca con un
investimento di 311.278 euro. Gli acquisti sono stati
realizzati tramite la Holding Italiana Quarta in due tranche,
il 25 e 26 febbraio, al prezzo di 7,78 e 7,77 euro per azione,
rispettivamente per il primo e secondo pacchetto. Gli acquisti
sono avvenuti dopo il 24 febbraio, giorno in cui il Cda della
banca ha approvato i risultati del primo semestre
dell'esercizio 2009-2010. Fininvest possiede in Mediobanca
l'1% vincolato al patto di sindacato più un altro 1,2% fuori
dall'accordo parasociale. Del patto è azionista poi con una
quota del 3,38% Mediolanum, il gruppo finanziario che fa capo
a Ennio Doris e alla stessa Fininvest.
08.03.10 |
RISI? QUALE CRISI! è STATO UN 2009 D’ORO PER LE
CASSEFORTI DEI BERLUSCONI: LIQUIDITÀ PER 1,1 MLD NELLE
HOLDING DI FAMIGLIA E CEDOLA DA 120 MLN PER SILVIO –
DALL’INGRESSO IN POLITICA IL PATRIMONIO SI È DECUPLICATO -
PER
LA GESTIONE DELLE DISPONIBILITÀ
CONFERMATA
LA BANCA DI FAMIGLIA
(ARNER) MA NON
MORGAN STANLEY
…
Ettore Livini per
"la Repubblica"
Il riassetto dell´impero di Arcore è ancora tutto da
definire. Silvio Berlusconi e i suoi cinque figli, però,
festeggiano tutti assieme un altro anno d´oro per le
casseforti di casa. La crisi economica ha solo sfiorato i
portafogli della dinastia del Cavaliere: Fininvest continua a
distribuire profitti, la liquidità è impegnata con giudizio
e le sette holding di famiglia hanno chiuso i conti al 30
settembre 2009 con 219 milioni di utili, poco meno dei 252
dell´anno precedente.
Quanto basta per mettersi in tasca l´argent de poche
necessario a mantenere il tenore di vita in attesa della
quadratura del cerchio sull´eredità: il Cavaliere si è
staccato a fine gennaio una supercedola da 120 milioni.
Barbara, Eleonora e Luigi, i tre figli di Veronica Lario, si
sono premiati con un aumento del dividendo - il loro
"emolumento" annuale - da
1,4 a
10 milioni a testa.
Mentre Marina e Piersilvio, un po´ più formiche, hanno
deciso di lasciare in società parte dei loro utili: la
presidente di Fininvest ha incassato 7 milioni parcheggiandone
altrettanti nelle riserve della sua Holding quarta. E pure
Piersilvio - forse soddisfatto dello stipendio da 1,4 milioni
l´anno che gli paga Mediaset - ha messo fieno in cascina,
rafforzando il patrimonio della Holding quinta con i suoi 15,7
milioni di profitti.
La lunga militanza politica del capo-famiglia, dunque,
non ha penalizzato il tesoro del Biscione. Anzi. Nel ´94, l´anno
della discesa in campo del premier, nelle casse delle società
che controllano il suo impero c´erano "solo" (si fa
per dire) 162 milioni di liquidità. Oggi il patrimonio -
grazie a Mediaset & C. - si è decuplicato a 1,1 miliardi
con zero debiti. Nelle quattro holding che fanno capo
direttamente al presidente del consiglio ci sono 623 milioni
di cassa pronti all´uso. Piersilvio ha messo da parte 197
milioni in contanti, Marina 78.
E persino i tre rampolli più giovani, pur entrati più
tardi nella stanza dei bottoni, hanno già messo assieme una
scorta di 210 milioni di risparmi da utilizzare, nel caso, per
i tempi più bui. Cifre che naturalmente non tengono conto né
del valore delle quote nelle controllate (qualcosa come 4
miliardi tra tv, Mondadori, Mediolanum e Mediobanca) né della
collezione di ville e palazzi in portafoglio al Cavaliere.
Dopo il 2009 migliore del previsto, però, il 2010 non si
preannuncia brillantissimo. Mondadori non ha distribuito la
cedola, Mediaset e Mediolanum l´hanno tagliata. La liquidità
in portafoglio a Fininvest (un altro miliardo cash, tanto per
gradire) è stata sostanzialmente congelata con la
fideiussione da 806 milioni presentata a fronte del
risarcimento da 750 milioni sancito in primo grado dal
Tribunale di Milano a favore di Cir (editore de La Repubblica)
nell´ambito del processo per il Lodo Mondadori.
La dinastia di Arcore, non a caso, ha preferito la strada
della prudenza, non toccando il patrimonio di famiglia. Le
uniche novità sostanziali negli ultimi 12 mesi sono la
decisione di Marina e Piersilvio di revocare il mandato a
Morgan Stanley
per la gestione di parte della loro liquidità (prosegue
invece lo storico rapporto con
la svizzera Banca Arner
) e l´acquisto di un piccolo pacchetto di azioni Mediaset -
valore poco più di due milioni - da parte della primogenita.
Barbara, Eleonora e Pierluigi continuano invece a
investire nel settore immobiliare tramite
la loro Bel
, cui hanno girati prestiti per 36 milioni impiegati in un
palazzo a due passi dal Duomo di Milano. Poco più di un
milione invece è stato speso per entrare nel Fondo Sator di
Matteo Arpe e quasi 5 per una polizza con Intesa Vita
[25-02-2010]
MILLS DI QUESTI GIORNI – IL PG DELLA CASSAZIONE CHIEDE
CHE IL REATO CONTRO L’AVVOCATO INGLESE SIA DICHIARATO
PRESCRITTO – “MA NON VI SONO I PRESUPPOSTI PER IL
PROSCIOGLIMENTO NEL MERITO” – E BERLUSCONI GODE PENSANDO
AL SUO PROCESSO…
(Ansa) - La procura della
Cassazione ha chiesto che sia dichiarato prescritto il reato
di corruzione in atti giudiziari contestati all' avvocato
inglese David Mills.
"Non vi sono i presupposti per il proscioglimento
nel merito di David Mills": lo ha detto il sostituto
procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, nella
sua requisitoria. In pratica, si confermerebbe ,
secondo il
pg, la responsabilità dell' avvocato inglese nel reato di
corruzione in atti giudiziari che sarebbe, però, prescritto.
Senza proscioglimento Mills dovrà pagare 250 mila euro a
Palazzo Chigi.
[25-02-2010]
L'ULTIMA PARACULATA AD PERSONAM DEL CAVALIERE: IL TRUST
BLINDA-EREDITÀ - VERRà VARATA DAL GOVERNO GIUSTO IN VISTA
DEL DIVORZIO E DELLA SPARTIZIONE DEI BENI TRA I SUOI 5 FIGLI!
– IL DISPONENTE (SILVIO) FAREBBE USCIRE IL PATRIMONIO DALLA
SUA SFERA GIURIDICA DIVIDENDO
LA CUCCAGNA IN Più
TRUST E NOMINANDO BENEFICIARIO DI CIASCUN TRUST UN EREDE
DIVERSO …
Roberto
Sommella per "MF"
Arriva il trust salva-eredità. Anche per un patrimonio
immenso come quello di Silvio Berlusconi. Nelle pieghe della
legge comunitaria per il 2010, che il governo si appresta a
varare nei prossimi giorni, figura una norma ad alto
potenziale. Si tratta dell'istituzione in Italia della
disciplina della fiducia, trasposizione del ben più noto
trust di secolare tradizione anglosassone.
All'articolo 10 del testo, l'esecutivo chiede infatti una
delega per rimettere ordine, entro due anni dall'entrata in
vigore della legge, alla complessa normativa sulla gestione e
spartizione dei patrimoni. Se ne occuperanno in prima fila il
ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e i ministri dello
Sviluppo Economico e dell'Economia, Claudio Scajola e Giulio
Tremonti.
LA NUOVA LEGGE SUL
TRUST.
La
questione è delicata perché mira a mettere in regola, in
armonia con la legislazione europea, i principi giuridici del
contratto di fiducia. Con tre obiettivi. Prevedere una
disciplina speciale per il contratto con cui il fiduciante
trasferisce diritti, beni o somme di denaro specificatamente
individuati in forma di «patrimonio separato» a un
fiduciario che li amministra, secondo uno scopo determinato,
anche nell'interesse di uno o più beneficiari; stabilire che
il contratto di fiducia, già ribattezzato trust all'italiana,
venga stipulato per atto pubblico o scrittura privata; fissare
come effetti del contratto «la separazione patrimoniale, la
surrogazione del fiduciario e l'opponibilità del contratto ai
terzi e ai creditori», escludendo che, qualora il fiduciario
sia una persona fisica, i diritti e i beni oggetto del
rapporto siano parte della comunione legale tra coniugi o
cadano in successione.
Fin qui le spiegazioni tecniche. Ma è nella relazione
d'accompagno che si trova un passaggio chiave che potrebbe
interessare chi come il premier è alle prese con la complessa
vicenda legata alla separazione dalla moglie Veronica Lario e
la conseguente sistemazione di un patrimonio miliardario tra i
cinque figli (Marina, Piersilvio, Luigi, Eleonora e Barbara).
L'EFFETTO
SUL CAVALIERE
La
disciplina del trust italiano, che si collega a quella
prevista dalla Convenzione dell'Aja, si applicherà infatti
anche «agli effetti tipici derivanti da testamento» e a
quelli che scaturiscono «da sentenza del giudice».
Eventualità che sembrano calzare a pennello con le attuali (e
future) querelle dinastiche di Berlusconi. Con le seguenti
implicazioni.
Se è certo che il Trust italiano costituirà
un'alternativa molto meno onerosa alle fideiussoni (MF-Milano
Finanza del 23 febbraio), tre autorevoli esperti del settore
interpellati in proposito, hanno suggerito anche la
potenzialità del nuovo strumento giuridico in materia
ereditaria.
IL
TRUST E L'EREDITÀ
Il
trust, spiegano, «serve a separare giuridicamente un
patrimonio dal disponente e nessuno per alcun titolo può
rivalersi sul patrimonio del trust vantando diritti verso il
disponente». Non solo. Secondo gli addetti ai lavori, il
trust può consentire anche di risolvere possibili
controversie ereditarie: l'atto di disponibilità verso il
contratto di fiducia infatti non ricade nell'asse ereditario
ed è molto difficile dimostrarne una finalità fraudolenta
dei diritti di legittima.
In pratica, «la disciplina di fiducia» rafforza la
tutela offerta dalla donazione perché ancora più
difficilmente revocabile per azione di terze parti
(soprattutto se di diritto italiano); ed essendo a tempo, col
trust si potranno anticipare gli effetti di una difficile
divisione ereditaria. Ecco un esempio concreto che potrebbe
costituire in futuro una soluzione per chi, come il Cavaliere,
deve districarsi tra veti parentali e possibili sentenze di
divorzio. Il disponente divide il suo patrimonio in più trust
e nomina beneficiario di ciascun trust un erede diverso.
Poi nomina diversi trustee (il soggetto fiduciario) o lo
stesso trustee per tutti i trust e fissa un termine, ad
esempio 10 anni, per la durata del trust indicandone anche gli
scopi sociali cui destinare una percentuale dei profitti
annui. Il patrimonio esce dalla sfera giuridica del disponente
ed entra in quella dei trust mentre i beneficiari avranno una
rendita annua fissata dal disponente per tutta la durata del
trust. Solo fantafinanza? Molti ci credono.
[25-02-2010]
|
PARTE SECONDA DEL RACCONTO DI GORAN
TODIC, VERONICA-GUARD CHE DAL 2007 AL 2009 - QUI SI RACCONTA
LA VITA DI UN
’INEDITA LADY BERLUSCONI, AVVENTUROSA E RISPARMIOSA, DURANTE
LA VACANZA IN CAMBOGIA
DOCUMENTATA DA FOTOGRAFIE MAI VISTE - DIARIO DI UN RAPPORTO
CHE STAVA DIVENTANDO CONFIDENZIALE. FINO AL MOMENTO IN CUI AL
RAGAZZO FU COMUNICATO CHE “IL DOTTORE” AVEVA TAGLIATO I
FONDI ALLA CONSORTE - QUANDO "GORAN PROFONDA" LE
DOVETTE DARE UNA NOTIZIA IMBARAZZANTE: "A VILLA BELVEDERE
ERA ARRIVATO IL MARITO FRESCO DI NOMINA A PREMIER. ERA
ATTERRATO IN ELICOTTERO A CASA DELLA MOGLIE: CON LUI, UNO
STUOLO DI OSPITI E MOLTE DONNE..."
Rosanna Lacava per "Novella 2000"
È
il 25
Aprile 2008. Silvio Berlusconi ha appena stravinto le elezioni
politiche, assicurandosi il 47 per cento dei voti con 17
milioni di preferenze al Partito della Libertà. Sua moglie
Veronica Lario, col quotidiano La Stampa, commenta la vittoria
e mette qualche puntino sulle "i": «Non ho mai
fatto
la First Lady
e continuerò a non farla. Non è un È ruolo che s'addice al
Paese... La politica ha rotto gli schemi della famiglia
tradizionale. Lasciamo
la First Lady
in cantina...».
Oddio, più che nella cantina di Macherio dalla quale, stando a
quanto aveva raccontato la settimana scorsa la sua guardia del
corpo Goran, di tanto in tanto veniva trafugata qualche
bottiglia di prezioso vino Sassicaia, la signora si stava già
pensando in volo. Per la precisione su un aereo che l'avrebbe
portata di lì a tre giorni in Cambogia, Laos e infine in
Thailandia. Al suo fianco, in questo viaggio, Goran Todic,
l'attore-bodyguard che la scorsa settimana ha raccontato a
Novella "casa Macherio".
Ovvero la vita nella villa più blindata d'Italia, in cui per due
anni, i due anni cruciali del rapporto tra Silvio e Veronica,
l'allora quarantenne serbo ha prestato servizio per tutelare
la tranquillità di Lario & figli, fino al licenziamento.
Licenziamento che Goran imputerebbe alle incomprensioni con
Alberto Orlandi, il coordinatore della security della villa,
oltre che, come sostiene Daniela Santanché, uomo del cuore di
Veronica. Tuttavia, non fu Orlandi ad accompagnare Veronica in
vacanza. Almeno, non all'inizio.
VACANZA RISPARMIOSA
«Quando mi chiesero di accompagnare da solo la signora in un
viaggio così impegnativo, mi colsero di sorpresa, l'incarico
me lo conferì Orlandi, ma non mi sembrò che facesse salti di
gioia per una scelta imposta, secondo me, dalla nostra datrice
di lavoro. Infatti, mi diede una mano nell'organizzazione,
controllando il piano di viaggio, solo due giorni prima della
partenza», ricorda Todic. Che subito smentisce l'idea di una
Veronica Lario in viaggio su aerei privati. Tutt'altro, la
Signora sorvolerà pure su enoteca e figoriferi saccheggiati,
ma non volò in vacanza su un aereo di Silvio. Stando a quanto
spiega Goran, Veronica è usa ricorrere a viaggi organizzati.
Su misura certo, ma sempre di pacchetto si tratta: con hotel,
transfert e visite all inclusive ve. «Sì la signora ha la
sua agenzia di viaggi preferita, ed è qui che le hanno
pianificato le due settimane e passa di tour tra Cambogia e
Laos, voli in business e hotel di lusso». Non è stato un
viaggio con al fianco il solo fascinoso Goran, che non vuole
essere chiamato né gorilla né bellimbusto e puntualizza: «Sono
stato formato militarmente e ora vorrei lavorare alla tutela
di un bambino, basta con gli adulti». Veronica, oltre al
bodyguard ospitò in vacanza la sua maestra di yoga.
«Siamo partiti in tre da Milano via Bangkok preceduti dalle
opportune segnalazioni alle autorità dei Paesi di
destinazione». Già perché Veronica non vuol fare
la Firts Lady
, ma sempre moglie in viaggio di un premier è e qualche
cautela è comunque opportuna. Goran ricorda: «La signora
aveva un mucchio di valigie, alcune vuote da riempire con i
souvenir. Comprò regalini per tutti, dai tagli di seta
tessuta a mano sino a una quantità incredibile di libri,
anche antichi. Uno l'ha scelto anche per il marito: un volume
storico sui campi di concentramento dei Khmer rossi», ovvero
sui campi dei guerriglieri filomaoisti che presero il potere
in Cambogia fra il 1975 al 1979.
DISPERATA PER I CAPELLI
Il bodyguard del viaggio ricorda ancora il pazzesco tasso
di umidità: «La signora ha i capelli ricci naturali, ma lì
qualsiasi tentativo di tenuta della messa in piega era
impossibile. Nelle foto che ho scattato lo si vede: a volte,
per difenderla dalle intemperie, le ho prestato il mio
cappello, molto tecnico». Ma Veronica del look durante il
viaggio interessava poco: «Niente trucco e naturalmente
niente gioielli».
L'unico irrinunciabile status symbol un orologio al polso, che a
Goran fa, ancora oggi, alzare gli occhi al cielo: «Quel Rolex
d'oro non mi sembrava opportuno, ma non mi permisi di dare
consigli alla signora. Poi a metà viaggio finalmente lo vidi
sparire».
Una svista del bon ton turistico che Goran trova tanto più
stonata quanto più lontana dallo spirito d'avventura che pare
animi la Lario: «Mi meravigliò la sua capacità di
adattamento: nulla la ferma e una volta uscita dall'hotel non
è una che cerca situazioni lussuose e confortevoli, anzi.
L'ho vista bere litri di latte di cocco dai chioschi trovati
per strada e mangiare spuntini nei punti ristoro qua e là
dove capitava durante i trasferimenti. In quei casi ero io a
pagare».
Cavaliere? No, la Signora gli aveva affidato alla partenza da
Macherio una piccola cassa: «Oddio, piccola: io ci campo un
mese con quei 4 mila dollari. Sono serviti anche per le mance
e le spese minime per le quali la signora non usava la carta
di credito». E sì Veronica raccontata dal suo bodyguard
sembra quasi un Indiana Jones in gonnella: «Lontana da casa,
la ricordo più serena e determinata di come fosse di solito.
Ha voluto raggiungere i posti più impensati anche in
situazioni difficili.
Per esempio, un giorno ci siamo ritrovati sotto un diluvio a
percorrere una strada argillosa, che si scioglieva sotto i
pneumatici. Ho consigliato di non proseguire, ma lei ha detto
di andare avanti. Come se non bastasse, l'auto per un guasto
s'è fermata e lei: "Proseguiamo, Goran". Non
sapendo come risolvere la situazione, ho fermato un'auto che
veniva in senso contrario, ho contrattato con l'autista un
prezzo accettabile e ci siamo fatti accompagnare sino a
destinazione: un
grande lago
artificiale con le sue palafitte».
Il bodyguard - che per sé progetta ora anche un futuro d'attore,
con un nuovo progetto sempre firmato Marco Pozzi, che lo ha già
diretto in 'Male di miele' - quel tour tra Cambogia e Laos lo
ricorderà per sempre: «Credo che quel viaggio abbia segnato
il mio destino. La signora si è completamente affidata a me,
non mi hai mai tenuto a distanza, anzi continuava a dire che
come lo facevo io nessuno mai, men che meno Orlandi».
Ovviamente, parliamo della sicurezza di Veronica: «Mi ha
elargito tanti complimenti, sottolineando sempre che le
consentivo dei margini di manovra e di libertà che Alberto
non le aveva
mai concesso. Credo
l'abbia riferito anche a lui, che non deve avere gradito né
il legame di fiducia né gli apprezzamenti della signora. Del
resto già prima del viaggio l'intesa con la signora non aveva
conosciuto ombre. Per questo mi sono permesso di raccontarle
di me, della mia vita, dei miei interessi. E nel nostro
viaggio anche lei si è lasciata un po' più andare. Credo si
veda anche nelle foto in cui l'ho ritratta».
E sì che Goran i complimenti se li meritava. Tanto per
cominciare in quel viaggio non ha chiuso occhio: «Dormivo con
un occhio solo. In uno degli alberghi in stile coloniale
avevamo le tre camere disposte su un largo balcone, sebbene
fossimo in alto, le piante superavano il tetto dell'edificio
permettendo ai topi di arrampicarvisi ed entrare nelle stanze.
Ho sempre tenuto la porta aperta così da sentire qualsiasi
richiesta d'aiuto».
-MAya
LA NOTIZA CHE LA
TURBÒ
In quella stanza - che come le altre era una suite con camera
da letto, salotto e bagno - Veronica, dice Goran, entrò una
sola volta: «Era la sera del 1° maggio, dopo cena, la
signora venne per discutere il piano di viaggio del giorno
dopo». Quella sera era una sera molto particolare. Poche
ore prima
, narra Goran, era stato lui stesso o doverle dare una notizia
imbarazzante che, dice, gli aveva passato Orlandi da Macherio:
a Villa Belvedere era arrivato il marito fresco di nomina a
premier. Era atterrato in elicottero a casa della moglie: con
lui, uno stuolo di ospiti e molte donne.
La Lario, dice Goran, s'era rabbuiata ma non disse una parola.
Neanche un accenno a quello che lei stessa aveva riferito
prima di partire alla Stampa: «Per me le vere rappresentanti
del Paese sono le donne che lavorano nei partiti. Mio marito
può portare sotto i riflettori la Brambilla, mentre la moglie
resta tranquillamente nell'ombra».
In quelle ore, Goran pensò che con la sua datrice di lavoro
potesse nascere addirittura un'amicizia. Alla domanda se per
caso se ne fosse invaghito, si fa serio: impossibile, lo vieta
l'etica professionale. In viaggio, però, più che l'ombra da
First Lady, Veronica agognava il sole e il mare: «È stato
l'unico scacco, non ho potuto accontentarla, avremmo dovuto
affittare un elicottero, in auto ci sarebbe voluto troppo
tempo e le condizioni di sicurezza non erano garantite. Ma lei
non volle spendere per l'elicottero e rimanemmo
nell'entroterra».
Tutto fila liscio, finché, pochi giorni dopo quel 1°maggio
arriva inatteso Orlandi: «Non ho mai capito perché abbia
deciso diversamente dallo stabilito. Credo fosse un po' geloso
del rapporto che si era venuto a creare tra me e la signora;
forse quelle telefonate di stima nei miei confronti hanno un
po' bruciato il suo orgoglio di leader di Macherio. Chissà?
Certo è che è arrivato e il viaggio non è più stato lo
stesso. La signora cambiò atteggiamento. Decisero di
prolungare la vacanza di qualche giorno, io venni congedato,
ripresi l'aereo e tornai a Milano, da mia moglie Elisabetta».
Già,
la dolce Elisabetta
lookstylist, che con Goran sogna di avere un bambino e
condivide l'abnegazione per il volontariato. «Io tornai, la
signora, la maestra di yoga e Orlandi andarono in Thailandia».
Quando tutti si ritrovano a Macherio, nulla per Goran sarà più
come prima. Cominceranno mesi duri, sino all'annuncio di
"tagli".
«Orlandi mi disse che da agosto sarei stato a casa, che in forse
c'era anche il suo posto di lavoro. Mi fu detto che il dottor
Berlusconi aveva tagliato i fondi alla signora, balle: la
verità è che l'unico a restare senza lavoro a Macherio sono
stato e sono solo io. Però io non ho abbandonato i miei
sogni: il cinema,
il lavoro
di fisioterapista, i progetti attorno alla mia scuola di
paracadutismo,
la GoGo B.A
.S.E a Molinella. E soprattutto quello di un figlio mio, che
la Eli ha perso proprio la scorsa estate quando mi hanno
licenziato. Eppure, nonostante sia stato Orlandi, a non
volermi più, gli auguro tanta felicità».
[19-02-2010]
|
FERMI TUTTI! LARIO MAI VISTA! IL
MEMORIALE DELLA GUARDIA DEL CORPO GORAN TODIC -
LA NOIA DI MACHERIO
,
LA PLAYSTATION NEL WEEKEND
,
LA VOLTA CHE LASCIO
’ IL MARITO FUORI DALLA PORTA, I CHIACCHIERATI RAPPORTI CON
ORLANDI E UN FOTO-ALBUM ECCEZIONALE RACCONTATA DA UN UOMO CHE
LE È STATA VICINO NEI DUE ANNI CRUCIALI DEL SUO MATRIMONIO
UNA NORMA "TAGLIA-LEGITTIMA" PUÒ CAMBIARE LE REGOLE
DELL'ASSE EREDITARIO DEL PREMIER -
(Prima puntata)
Certi rapporti, quando
finiscono, possono lasciare un rimpianto dal retrogusto amaro.
«Avrei voluto offrire alla Signora un Ferrero Rocher. Ma non
uno di quelli normali, piccoli, no: uno di dimensioni
speciali, un "rocherone". Non era una mia idea, la
Signora si lamentava, scherzando, che nessuno gliene regalasse
uno così. Ho anche cercato una pasticceria che potesse
realizzarlo. Ma non c'è stato tempo». L'epigono del celebre
Ambrogio, il telemaggiordomo lesto a placare i
languorini della sua padrona, è Goran
Todic, da Sarajevo, di mestiere bodyguard, ma
anche istruttore di paracadutismo e massofisioterapista.
DUE ANNI A VILLA BELVEDERE
La Signora, che in casa non indossa tailleur gialli e gioielli
come quella dello spot, ma, pare, più informali tute,
è Veronica
Lario in Berlusconi.
Goran le è stato vicino per due anni circa e non due anni
qualunque, ma quelli dall'ottobre 2007 all'agosto 2009, ovvero
quelli all'insegna del can can di complimenti galanti (di
Silvio ad altre) e di richieste di pubbliche scuse (da parte
di Veronica a Silvio), un can can culminato il 31 gennaio
scorso davanti a un giudice che deve occuparsi della
separazione della prima coppia d'Italia.
Goran è stato assunto, come cita il contratto con una società
varesina, in virtù delle sue "credenziali altamente
qualificate e adatte a svolgere... servizio di accompagnamento
di persone e cose per imprese di particolare rilevanza negli
spostamenti che sono imprevedibili".
ADDESTRATO A BELGRADO
Insomma, Todic sarebbe un bodyguard fatto e finito, anche se la
qualifica gli sta un po' stretta: «Parlo cinque lingue,
soprattutto sono stato addestrato militarmente in un
particolare centro vicino a Belgrado. Dal 1986 al 1988, ho
seguito i corsi in questo campo militare, corsi speciali: ne
escono dei nuclei adatti ad affrontare situazioni estreme,
dall'evacuazione di luoghi strategici alla difesa da attacchi
terroristici. A Macherio ero l'unico con questo curriculum».
E non basta, Goran - come oramai ci siamo abituati a scoprire da
un anno a questa parte nelle storie intorno ai Berlusconi - è
apparso in un programma tv di Mediaset, non da tronista come
il Domenico
Cozzolino fidanzato con Noemi,
ma a "Centovetrine", nel 2009. Già, perché il ragazzo
vanta anche una livrea di attore. E che attore. «Ho recitato
Shakespeare nella "Tempesta" a Belgrado e, nella stagione 1995/1996
con Elio De Capitani al teatro dell'Elfo, sono stato
Fortebraccio in "Amleto".
Presto mi vedrete al cinema al fianco di Sonia Bergamasco e
Gianmarco Tognazzi, è una pellicola drammatica
sull'anoressia, si intitola "Male
di miele"».
DI FRONTE AI SINDACATI
Il "physique du rôle" dell'attore Goran ce l'ha: per
guardarlo negli occhi ci vuole una scaletta e il sorriso è da
sciupafemmine. Davanti alla macchina fotografica si muove con
agio, ma basta pronunciare il nome di Alberto Orlandi, il coordinatore dei servizi di
sicurezza di Macherio, ed eccolo scomporsi.
A sentir lui e il suo avvocato Amalia
Lollo, Alberto non lo avrebbe amato molto,
tanto che a lui attribuiscono il suo allontanamento.
Allontanamento planato in una sede sindacale della Uil per una
conciliazione lo scorso 25 gennaio (giusto a una settimana dal
primo round della separazione di Veronica e Silvio): in cambio
di un risarcimento economico che sì e no copre l'acquisto di
una 500 (modello base s'intende, senza accessori), il
bodyguard ha accettato la definitiva cessazione di un rapporto
di lavoro per il quale percepiva 2.200 euro netti che in virtù
di sacrifici potevano arrivare al raddoppio.
L'indignazione però, quella non si concilia e l'uomo è molto
indignato: «Mi hanno voluto fare fuori perché non ho taciuto
né con la Signora né con chi di competenza: in villa
accadono cose non giuste. E la Signora che fa? A parole mi ha
rassicurato, ma poi niente. Ho subito un'ingiustizia».
RITRATTO DI SIGNORA FRAGILE
Goran, quando parla della Signora, oscilla tra dedizione e
risentimento, sembra un fedele servitore incompreso e in cerca
di una riabilitazione personale. Lui Veronica l'ha osservata e
se ne è fatto un'idea precisa: «È assai curiosa, ma si
stufa in fretta; gentile ma a volte gelida; dà molto credito
al volere di Orlandi, come tutti quelli che vivono a Macherio,
e si consiglia molto con un'amica, che sente molto spesso;
soprattutto, in casa, ci sono tutte quelle chiacchiere su una
presunta relazione con Orlandi e a me lei sembra fragile e
anche molto triste».
Poi apre il cahier dei ricordi, quest'uomo
che rivendica studi d'arte drammatica a Belgrado, una
preparazione militare da "testa di cuoio" e
un'iscrizione «avvenuta per caso» nell'Iba, un'associazione
di bodyguard internazionale che forma anche contractor per le
guerre di mezzo mondo. Dopo essersi lasciato alle spalle la
famiglia in una Sarajevo distrutta dalla guerra etnica, con 10
mila lire in tasca arriva in Italia in un ferragosto del 1993
e trova subito un amico, Paolo.
Che diventa anche la chiave di volta della sua vita: Paolo ha
un'amica, Olivia Bernardini, che è la nipote dell'avvocato Annamaria
Bernardini de Pace, in quanto figlia
dell'editore Giorgio:
«Sono stato assunto dall'editore per il movimento magazzino,
caricavo e scaricavo i bancali. Niente a che vedere con il
teatro, ma di che cosa avrei potuto vivere? Per fare l'attore
devi sottoporti a provini, portare book in giro... Non si
mangia. Ho dovuto archiviare l'Elfo e darmi da fare...
Dopo Bernardini ho lavorato per un paio d'anni con un uomo
d'affari che commerciava con i paesi dell'Est e poi l'approdo
nel mondo della tutela di beni e persone, sono un brand nel
mondo della moda: tutti conoscono Goran. Nel 2007 il primo
incontro con Alberto Orlandi in un campo vicino Mantova dove
ci si allena al paracadutismo, è stato lui a segnalarmi alla
società che ha un appalto esterno con il Consorzio Mediaset
per la vigilanza di Villa Belvedere a Macherio. Alberto mi ha
assunto, Alberto mi ha distrutto». Parole forti, che vanno
prese con le pinze, considerando che vengono da un uomo
rimasto senza lavoro.
CASA MACHERIO
La vita di Goran a Macherio è scandita, all'inizio, da turni di
guardia nella «centrale, il cuore delle comunicazioni di
Macherio. Fax, telefonate, protocolli per regolare gli
ingressi in Villa. È lì che ho iniziato a rendermi conto che
in casa non tutto filava a dovere. Mi hanno raccontato che il
Dottore (Silvio Berlusconi, ndr)
anni fa chiese conto di una bolletta telefonica da 60 milioni
di lire. Gli bastò una rapida verifica per scoprire che
cinque persone, in centrale, si collegavano quotidianamente
alle hotline, prendendo contatto con certe signorine per ore.
Il Dottore, giustamente, li licenziò».
Il primo servizio di tutela delle persone Goran lo effettua per
riportare in villa Barbara, primogenita del matrimonio del premier e della
Lario, reduce dal parto a Lugano del suo primogenito Alessandro.
In automobile c'è anche naturalmente la Signora e Goran inizia a
osservarla. Per farsi in breve l'idea che non è come la dama
in giallo dello spot della Rocher: per dirla in parole povere,
Veronica non vive da dama e se ne sta tranquilla in casa sua.
Ma questo a Goran pare strano. Intanto il look: «La Signora
vive in tuta, si cura solo quando esce o se ha ospiti in casa.
In questi anni non l'ho mai vista fare shopping fuori
dall'ordinario. Quando spende, lo fa per compare regalini a
tutti, piccole cose, che so... Una sciarpa per la donna che si
occupa della casa dei figli annessa alla Villa».
PERSONALE DISTRATTO
Goran racconta che gli capitò di denunciare ai suoi superiori
qualche falla del personale di servizio: «Per esempio
bottiglie di prezioso vino Sassicaia prelevate dalle cantine e
scolate sul lavoro, c'è persino chi si è addormentato,
brillo, sul turno di guardia. Ma vi pare?». Goran non può
digerire che in una casa che impiega, pare, un paio di
centinaia di persone l'ammanco di un po' di vino possa essere
considerato fisiologico: «E no, mettono mano anche ai
frigoriferi, fanno la spesa dalla dispensa e c'è chi
usa persino i bagni».
Quanto alle "chiacchiere", sarebbero quelle di cui Daniela
Santanché ha dato conto su "Libero",
mesi fa, per la precisione domenica 31 maggio 2009: Veronica
Lario e Alberto Orlandi sarebbero amanti da tempo e il premier
lo saprebbe. Goran chiacchiere ne ha sentite, ma nulla ha
visto: né bacetti furtivi né abbracci né sguardi sospetti.
«No, non ho mai visto nulla di sospetto. In villa si
spettegola, anche perché Alberto è l'unico single e da
quando sta lì non ci risulta che abbia avuto una fidanzata,
ma l'unica cosa certa è che la signora gli dà molta retta.
Tant'è che a me suggerì di cercare un equilibrio con lui, io
ci ho provato, ma
il lavoro
l'ho perso lo stesso».
LA VILLA A SAINT
MORITZ
Al bodyguard Goran quello che spiace è non essere riuscito a
convincere completamente la Signora della sua fedeltà e della
sua amicizia, da qui il desiderio di riscatto che lo porta a
voler rilasciare un'intervista. E gli spiace soprattutto di
non essere riuscito a scuoterla da quella che lui definisce, a
sua sensazione, «una solitudine un po' triste». Già, ma
come scorre la giornata di donna Veronica?
«Al mattino si sveglia molto presto, si fa portare i quotidiani
e li legge tutti. Di recente la cosa che l'ha molto occupata
è il restauro della casa di Saint Moritz. Si faceva portare lì
anche in giornata, andata e ritorno per seguire i lavori che
vanno al rilento. Ma la Signora è così: si entusiasma, poi
perde interesse. È una curiosa, una che se le salta l'uzzolo
vuole provare tutto.
Le faccio un esempio. Una sera a cena è venuta la sua più cara
amica, una grande imprenditrice sempre in giro per il mondo.
Questa signora era insieme al suo compagno, che a fine cena ha
acceso un sigaro, ed ecco che la Signora, che non fuma, se ne
è fatta offrire uno. Dopo, però, non l'ho più vista con un
sigaro fra le labbra».
Al Goran bempensante questa Veronica imprevedibile non piace, così
come non gli piace vederla inchiodata a casa dietro ai suoi
corsi: «In villa sono di casa tre istruttrici: una di yoga,
una di pilates e una di nuoto. A volte è lei ad andare negli
studi di pilates e yoga, ma io le ho manifestato la mia
disapprovazione, perché queste persone si fanno la pubblicità
con il suo nome. A volte si organizza anche con lezioni al
sabato e la domenica, così riempie il buco dei fine
settimana. Già, una volta veniva il Dottore per stare con lei
e i figli, ma oramai i ragazzi vanno dal padre ad Arcore e lei
resta sola».
Goran ha assistito al deterioramento dei rapporti tra i due real
consorti. È in grado di datare a spanne un episodio cruciale,
avvenuto, pare, dopo la lettera con richiesta di pubbliche
scuse scritta da Veronica su "Repubblica" il
31 gennaio 2007. «So che un giorno il Dottore si presentò a
Macherio e Veronica diede ordine di non aprirgli perché era
arrivato senza preavviso. Lo lasciò fuori dal cancello e lui
dovette fare dietrofront». Se le cose stessero così, già
allora, i rapporti tra i due coniugi sarebbero stati tali che
il marito, arrivando a casa, doveva annunciarsi.
Sola nei weekend con la Wii
Tuttavia nel weekend, a Macherio non c'è il marito, ma neanche,
per dirla con la Santanchè, "l'altro". «Nei fine
settimana Alberto Orlandi prende riposo per dedicarsi al suo
sport preferito, il paracadutismo. Ha messo su anche una
squadretta amatoriale con tanto di sponsor. Lei resta sola».
E cosa
fa, Veronica
? «Gioca alla Wii, la consolle di giochi elettronici.
Gliel'ha regalata proprio Orlandi. Io ho provato a scuoterla
e, pensando che condividesse con me la passione per l'arte, le
ho regalato dei libri, "Casa
di Bambole" di Ibsen dapprima.
Pensavo che uno scritto che sembra ricalcare la sua vita potesse
spingerla a un commento, a una riflessione, innescando una
conversazione al nostro livello». Invece, nulla di nulla,
"la signora" accettò il libro e non profferì
parola, scansando il rischio di una confidenza su basi
intellettuali. Goran un po' dovette rimanerci male, ancora non
si capacita: «Lì, sotto a un meraviglioso Canaletto, non ha
fatto parola. Eppure quel libro racconta una donna come lei...
Le ho anche dato "Lettere
a un giovane poeta" di Rilke, anche lì
non un commento, nulla. La signora gioca alla Wii e non dà
confidenza...».
LA NONNA
INVADENTE E
LA SEGRETARIA DEL DOTTORE
La confidenza arrivò dopo, durante un viaggio in Cambogia, ma
questo sarà argomento della prossima puntata. Forse Goran
avrebbe dovuto buttarsi subito sui Rocher o cercare alleati
come per esempio la signora Flora Bartolini, la mamma di Veronica (che di vero nome
fa Miriam Bartolini), che con il bodyguard condivide una certa
attenzione al controllo delle spese:
«
La signora Flora
se ne va in giro per le stanze a dire che ci sono sprechi, così
spegne le luci dappertutto e vabbè, una volta le ha spente
anche nella stanza dove un'addetta stava stirando. Occupa la
camera che fu di Eleonora e quando c'è, la sua presenza, per
il personale di servizio, si sente».
Goran c'era anche nell'ultima primavera del matrimonio
Lario-Berlusconi, ma anche qui la riservatezza della padrona
di casa rende impenetrabili i suoi sentimenti: «Non ho mai
visto la Signora piangere, però ci sono stati momenti in cui
appriva decisamente turbata. Di quel periodo ricordo le
continue telefonate in entrata e in uscita. E la signora
ancora più sola e chiusa in casa. Poche visite riservatissime
e sorvegliate dalla sua segretaria Paola, qualche passeggiata
nel Parco con un signore che mi hanno detto si occupa di
teatro e musica».
Dunque la Signora parla d'arte, ma non con il povero Goran che
invece troverebbe, a suo dire, molta audience presso un'altra
signora, Marinella
Brambilla, la segretaria particolarissima del
premier: «Marinella è un maschiaccio, una persona stupenda:
energia pura. Sua madre, che si è occupata di Barbara quando
era piccola e ancora vive in via Rovani, è una delle persone
più deliziose e generose che conosca». Accidenti, Goran
vanta molta confidenza con la Marinella: «Certo, gliel'ho
detto che Goran è un brand. Quando c'è bisogno di
un'informazione, chessò, su un albergo, un ristorante, un
percorso.
Sono l'unico in città e uno dei pochi in Italia che può dirti
come è disposta una sala, come è illuminata, se c'è un
giardino o come funzioni l'aria condizionata. Marinella si
rivolgeva a me. E io al momento opportuno mi sono rivolta a
lei per mettere al corrente il Dottore della mia situazione
professionale e dei furti di vino. E quando la persona che si
prendeva il Sassicaia è stato spostato ad altri incarichi, le
ho fatto sapere che le bottiglie gliele passava un altro».
QUEL PRIMO MAGGIO 2008
Berlusconi avrebbe visto Goran poche volte, il bodyguard si è
limitato a qualche accompagnamento verso l'eliporto personale.
Ma poi è toccato a lui dare alla signora la notizia di una
"bagatella" berlusconiana: «Era il 1° maggio del
2008. Eravamo io e la Signora in viaggio, in Cambogia. Squilla
il cellulare, è Orlandi che mi avverte che il Dottore è
arrivato a Macherio in elicottero, vuole fare visitare la
magione che, come si sa, conserva opere d'arte magnifiche.
Con lui anche delle ospiti donne. L'unico nome che ricordo è
quello della Brambilla». Marinella, la segretaria del dottore? «No. Michela,
l'attuale ministro del Turismo». E la Signora come reagì? «Certo
non bene. Io quel primo maggio non lo scorderò: di lì è
partito l'inizio della fine per me, che su quel viaggio in
Cambogia, organizzato da me in totale autonomia, molto avevo
puntato. Forse lì Orlandi cominciò a vivermi come un rivale
sul lavoro o chi sa... Infatti inaspettatamente ci raggiunse». Di
quel viaggio pieno di strane storie e del lavoro di Goran
andato a rotoli, racconterà sul prossimo numero di "Novella". (Fine
prima puntata - Continua)
2 - UNA NORMA "TAGLIA-LEGITTIMA" PUÒ CAMBIARE LE
REGOLE DELL'ASSE EREDITARIO DEL PREMIER
Davide Carlucci e Ettore Livini per "la Repubblica"
La partita per la spartizione del patrimonio di casa Berlusconi
si arricchisce di una nuova inattesa variabile: la norma
"taglia-legittima". Un'anonima proposta depositata
un mese fa sul tavolo di Gianni Letta dalla Associazione delle
aziende familiari italiane (Aidaf) per riorganizzare il
diritto di successione che però, in caso di approvazione,
cambierebbe radicalmente le carte in tavola nel complesso
riassetto familiare di Arcore. Consegnando nelle mani del
premier il potere per decidere a chi affidare in futuro le
redini di Fininvest.
La materia è legale e complicata. Condensata dagli avvocati in
tabelle complicate come un Sudoku avanzato. Ma il concetto è
semplice: se Berlusconi, toccando tutti i ferri del caso,
decidesse di fare testamento prima del divorzio da Veronica
Lario, la moglie e i suoi tre figli - Barbara, Eleonora e
Luigi - avrebbero per legge il 56% del Biscione.
Relegando Marina e Piersilvio nel ruolo scomodissimo di soci di
minoranza. Il motivo? Semplice: la cosiddetta
"legittima". La quota di eredità che di diritto
spetta a moglie (che tale è anche da separata e fino alla
sentenza di divorzio) e figli. Rispettivamente
il 25
% e il 50% di un patrimonio familiare che in questo caso vale
qualcosa come 10 miliardi. Il premier non potrebbe farci
niente, se non aspettare con pazienza il divorzio. «Tre anni
se non ci sono contrasti - vaticina Gian Ettore Gassani,
presidente dei matrimonialisti italiani -. Altrimenti almeno
otto».
A quel punto Lario uscirebbe dall'asse ereditario, cambiando le
proporzioni della legittima. E il Cavaliere, peri complicati
calcoli di successione, tornerebbe ad avere il pallino in
mano: Marina e Piersilvio avrebbero il 32% di Fininvest, i tre
figli di secondo letto il 46,6%. E il premier, con il 21,3%
del Biscione da dare a chi vuole lui, potrebbe decidere se e
da che parte fare pendere l'ago della bilancia.
La proposta dell'Aidaf cambierebbe tutto. La legittima,
suggerisce la norma, dovrebbe essere ridotta al 50%. Un terzo
per la moglie, il resto per i figli. Calato nella realtà
della Berlusconeide, avrebbe l'effetto immediato di liberare
le mani del premier senza aspettare il divorzio. Marina e
Piersilvio avrebbero diritto al 23,7% circa di Fininvest,
Veronica e i suoi tre figli al 44,6%. E il presidente del
Consiglio si avrebbe in mano un jolly pesante (il 31,6%) per
ridisegnare a suo piacere il controllo di Fininvest.
Gioacchino Attanzio, segretario generale dell'Aidaf, assicura che
non si tratta di una legge su misura. «La nostra proposta è
il frutto di un dibattito in corso da anni: ci occupiamo di
problemi di successione dal '97 ed è nostra anche la norma
per l'eliminazione dell'imposta di successione fatta propria
dal governo Prodi.
Il nostro scopo è garantire continuità aziendale. Tutto qua».
A beneficiarne, spiega, potrebbero essere intere dinastie
imprenditoriali italiane, dagli Agnelli ai Moratti, dai Coin
al gruppo De Agostini. E la norma - dice - non interferirebbe
con la causa di separazione con Veronica.
Ma la civilista
milanese Laura
Hoesch non è d'accordo: «L'istituto della legittima andrebbe
riformato nella sua integrità e non solo per le società. È
una legge sbagliata e forse ad personam per chi ha problemi
societari. Come tutte le cose fatte in fretta può far danni.
Serve, semmai, trovare nuovi principi sulla base dei quali
riformare il diritto di famiglia».
La taglia-legittima, dicono gli esperti, potrebbe però finire
per rimanere nel cassetto nella partita di Arcore. «Io ad
esempio penso che si arriverà ad un accordo consensuale su
tutti gli aspetti di questa delicata questione» scommette
Gassani. Il patrimonio del Biscione è ampio, ci sono ville,
case, liquidità, tv, squadre di calcio, libri e banche. Una
Meccano che può essere scomposto e redistribuito a tavolino
senza contraccolpi traumatici sul controllo della Fininvest
se, come si augurano tutti, le cose andranno a posto nelle
trattative (un affare privato tra i Berlusconi) iniziate con
il pranzo di martedì.
«A oggi non c'è nessuna lotta - ha detto di recente Barbara -
se mio padre è un uomo giusto e equo, non ce ne saranno
nemmeno in futuro». In caso di dissapori, però, la
tempistica revisione della legittima lascerebbe il gioco
saldamente nelle mani del premier.
[11-02-2010]
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LA REGGIA DEL
CAV. – CON 40 MLN € SILVIO
SI E’ COMPRATO UNA NUOVA VILLA. UN'ALTRA. L'ENNESIMA -
NESSUNO SA VERAMENTE QUANTE NE POSSIEDE, FORSE LUI STESSO LO
IGNORA - "IL CORRIERE" HA TENTATO UN CENSIMENTO
ARRIVANDO A QUOTA 27 (SETTE SOLO AD ANTIGUA) – I SUOI RITI
DI CORTE SONO L'OSTENTAZIONE DI UNO SFARZO E DUNQUE DEL POTERE…
1- SUMMIT CON TUTTI I FIGLI DI SILVIO...
Da " la
Stampa"
Il futuro dei figli. Il futuro del patrimonio di famiglia,
intaccato dal divorzio chiesto da Veronica Lario. Piatto ricco
nel menù di villa San Martino ad Arcore dove oggi a
mezzogiorno Silvio Berlusconi ha chiamato a colazione tutti e
cinque i figli. Era da un pezzo che tutti i figli del
Cavaliere non sedevano attorno allo stesso tavolo, imbandito
dal cuoco Michele. A Natale, Pier Silvio e Marina e pure
Barbara avevano preferito disertare la cena sotto l'albero a
villa San Martino. Adesso il divorzio incombe. L'ultimo
incontro tra i coniugi è avvenuto dieci giorni fa in
Prefettura a Milano. Gli avvocati a tirare le somme. C'è chi
giura che alla fine del pranzo potrebbero affacciarsi pure
Fedele Confalonieri o Ennio Doris, gli uomini che hanno in
mano le redini del patrimonio di famiglia. Anche i tre figli
nati dal matrimonio con Veronica cercano di farsi avanti. A
parte Luigi che ha 21 anni, studia in Bocconi e siede nel cda
di Mediolanum, Barbara che ha 25 anni e ha un incarico nel cda
della Fininvest non ha mai nascosto che le piacerebbe finire
in Mondadori e interessarsi di editoria; Eleonora che ha due
anni in meno sta facendo uno stage in Fininvest in attesa di
una più stabile collocazione. Ai fratelli maggiori tocca ora
decidere come intervenire sulle loro aspirazioni.
2- IL CAVALIERE APRE IN BRIANZA L'ULTIMA
REGGIA
Filippo Ceccarelli per " la
Repubblica"
«Avete l'onore di inaugurare questo sito» ha
detto il presidente Berlusconi aprendo i saloni di villa
Gernetto, a Lesmo, in Brianza, dove ieri ha ricevuto il
premier della Croazia, signora Kosor, secondo il consueto
cortocircuito di pubblico e privato.
Sull'onore toccato in sorte agli operatori
dell'informazione il Cavaliere scherzava, come sempre, ma fino
a un certo punto. Alla presa di possesso del palazzo da parte
del signore è dedicato il primo capitolo del recente saggio
della professoressa Maria Antonietta Visceglia, "Riti di
corte e simboli della regalità" (Salerno, 2009).
Berlusconi ha virato la cerimonia in senso mediatico
turisticheggiante, ma la sostanza è più o meno la stessa:
l'ostensione di un bene, l'ostentazione di uno sfarzo e dunque
di un potere. Una nuova villa. Un'altra. L'ennesima.
Nessuno sa con esattezza quante egli ne
possiede, nel settembre del 2009 "il Corriere della
Sera" ha tentato un censimento arrivando a quota 27
(sette solo ad Antigua). Forse lui stesso lo ignora. Quando si
arrabbia e minaccia di mollare tutto può uscirsene
legittimamente con frasi del tipo: «Ho ville in giro per il
mondo che non ho mai visitato». Per fare sua quest'ultima
dimora, che "il Giornale" ha sobriamente definito
«la nuova reggia», sembra che abbia scucito 40 milioni di
euro.
Da un paio d'anni, ormai, l'avrebbe destinata
a un progetto di università del pensiero liberale. I
giornalisti furono onorati di scoprirlo quando un certo
giorno, come in un quiz, Berlusconi chiese loro di indicargli
quali fossero tra gli imperatori romani quelli «più
liberali», per collocare a Lesmo i busti marmorei.
La consulenza ebbe incerto esito, ma nel
frattempo il presidente pensò di ambientarvi il G8 della
Scienza e della Tecnologia, poi bruscamente cancellato.
Sull'imminente villa del liberalismo accademico, comunque, e
nella quale il Cavaliere si è riservato un quartierino,
esiste già un promo che è rimasto impresso all'attrice
Manuela Arcuri, cui è stato proficuamente mostrato durante
una delle festicciole di Palazzo Grazioli (cfr "Chi"
del 14 ottobre scorso).
La penultima villa, acquistata come al solito
in pompa magna, fu villa Campari, già villa Correnti, a Lesa,
sul lago Maggiore. Questo Correnti, Cesare, fu un personaggio
del Risorgimento: «Compro la casa di un patriota - spiegò il
Cavaliere - per strapparla a mani straniere». Pare che
interessato fosse il classico principe arabo. Era la fine di
settembre del 2009 e in quel caso "il Giornale" la
presentò come una magione «democratica».
Villa
Gernetto, altra residenza Berlusconi. Da Corriere.it
Il Cavaliere compiva gli anni e la cronaca
lascia agli archivi la seguente perla: «Ci si può perfino
attaccare alle cancellate, come hanno fatto per tutto il
giorno decine di persone. Afferravano le sbarre e strillavano
come fossero in carcere, ma non chiedevano la libertà:
invocavano Silvio, aspettavano che uscisse a passeggiare nel
verde, volevano fargli gli auguri».
Lesmo,
la luminosa sala di villa Gernetto impreziosita da un'opera
del Canaletto (Foto by Fabrizio Radaelli)
L'esemplare quadretto certifica, fra le tante,
una circostanza non del tutto scontata, e cioè che le ville
costituiscono un sistema di segni che nell'immaginario
berlusconiano trascende qualsiasi funzione d'uso. Viene da
chiedersi: ma che ci farà mai con tutte queste residenze?
Ecco: nella vittoria dello spreco sulla moderazione e nel
primato dello splendore sulla sobrietà riposa il fondamento
della più profonda, ma inconfessabile ineguaglianza (ne
scrive Alessandro Casiccia in "Lusso e potere",
Bruno Mondadori, 2008).
In compenso, o a parziale risarcimento, la
villeide del Cavaliere offre delle risorse narrative che nel
tempo si sarebbe francamente risparmiato. Basti pensare
all'acquisto di villa San Martino dai marchesi Casati, una
pagina non proprio felice della storia berlusconiana, e
all'ormai celebre stalliere di Arcore; così come sarà
difficile cancellare l'incubo dei cinquemila o settemila
imbarazzanti scatti di Zappadu a villa La Certosa, o la
memoria dell'ex premier ceco Topolanek che si getta nudo nel
blu della piscina.
LA
NUOVA VILLADEL CAV. - VILLA GERNETTO, LESMO
Quando non compra ville, d'altra parte, il
presidente Berlusconi se le va comunque a cercare. Una volta,
a Montalcino, fu accolto da alcuni giovinastri che gli fecero
il gesto dell'ombrello e subito l'affare sfumò. Magari il
dipartimento di storia dell'università liberale ci potrà
fare un corso.
[09-02-2010]
CAINANO REAL ESTATE – PAPI VUOLE INVESTIRE
220 MLN € PER COSTRUIRE MILANO 4 IN UN'AREA PROTETTA DEL
PARCO LAMBRO – IL COMUNE HA DATO L’OK (IN CAMBIO DI 20 MLN
DI ONERI DI URBANIZZAZIONE E UNA CASA PER ANZIANI) – E PER
CAMBIARE DESTINAZIONE D’USO DELL’AREA? NO PROBLEM! AL
COMANDO DEL PARCO DELLA VALLE DEL LAMBRO SIEDE UN UOMO DEL PDL….
Gabriele Cereda per " la
Repubblica"
Milano 4 nasce sulle sponde del Lambro, ad
Arcore, nella brughiera brianzola. È da sempre il sogno nel
cassetto di Berlusconi quello di rinchiudere i suoi
possedimenti in un triangolo immobiliare. In principio fu
Milano 2, il quartiere di Segrate a immagine e somiglianza di
quelli olandesi, poi Milano 3 con i palazzi di Basiglio. Per
completare l'opera aveva puntato su Monza, ma dopo un
ventennio la Cascinazza è stata venduta e il disegno andato
in frantumi.
Adesso, rispunta a due passi da Villa San
Martino. Un investimento da 220 milioni che Idra,
l'immobiliare di famiglia del premier, ha presentato alla
giunta di centrodestra della cittadina, capitanata da Marco
Rocchini, sindaco del Pdl. Di fronte a lui, dall'altra parte
del tavolo per sponsorizzare l'intervento, l'assessore
all'urbanistica della provincia di Monza Antonino Brambilla,
Francesco Magnano, geometra e uomo di riferimento di Idra, e
il presidente del Parco Valle del Lambro. L'accordo tra le
parti è stato raggiunto in fretta.
«Non potevamo fare altrimenti. Sono tanti e
tali gli interventi in nostro favore che rinunciare sarebbe
stata una pazzia», spiega Moreno Firmo, vicesindaco, ex An.
In cambio del nulla osta il Comune incassa una residenza per
anziani in cantiere da anni e 20 milioni di euro per gli oneri
di urbanizzazione. Necessaria ristrutturare l'antica sede del
municipio e a raddrizzare la viabilità. «Strozzati dal patto
di stabilità non abbiamo i mezzi per intervenire. Ora la
città si rimette in moto», confida il primo cittadino.
Tra gli altri ci sono anche i soldi per un
sottopasso automobilistico, dove oggi c'è il passaggio a
livello della ferrovia che taglia il paese. «Avveniristico».
Così definisce il progetto chi lo ha visto. 25 palazzi da tre
piani, 400 appartamenti, tutti in classe energetica A.
150mila metri cubi che ospiteranno 1.200 nuovi
residenti, poco meno di un decimo della popolazione attuale.
Come contropartita anche una quota di appartamenti, ancora da
stabilire, ad affitto calmierato per famiglie in difficoltà.
Del complesso fanno parte anche un centro sportivo
d'avanguardia, una Milanello in miniatura, e un'area feste.
L'ultima perla edilizia di Berlusconi sorgerà nei 300mila
metri quadri comprati negli anni 80 insieme a Villa San
Martino: un'area all'interno del Parco del Lambro, zona di
interesse regionale, sottoposta a vincolo e oggi destinata ad
uso agricolo.
Per il via libera occorre cambiare la
destinazione d'uso, modifica che spetta a Regione e Parco
della Valle del Lambro. Anche in quest'ultimo, in plancia di
comando siede un uomo del Pdl, Emiliano Ronzoni.
Gli incontri
per sbloccare la situazione cominceranno la prossima
settimana. «Su Arcore si stanno abbattendo colate di cemento
e speculazione», chiosa Fausto Perego, consigliere locale del
Pd.
[10-02-2010]
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- BERLUSCONI: IN CAUSA CON L'ESPRESSO GIUDICI INVIANO ATTI A
CAMERA...
(Adnkronos) - Il Tribunale civile di Milano non ha
accolto la questione sulla immunita' parlamentare, sollevata
dai legali di Silvio Berlusconi nella causa intentata dal
gruppo editoriale L'Espresso e ha inviato gli atti alla Camera
per chiedere di poter proseguire nel merito del procedimento.
Al centro della vicenda vi sono le le
parole pronunciate dal premier otto mesi fa, al convegno dei
giovani industriali a Santa Margherita Ligure. Secondo
l'Espresso in qualita' di presidente del Consiglio, berlusconi
ha inviato gli industriali a non dare pubblicita' a certi
giornali e in particolare a quelli del gruppo guidati dalla
famiglia De Benedetti. Lo ha deciso il giudice della I Sezione
Civile Alda Vanoni, che ha sospeso il giudizio in cui
Berlusconi e' stato citato per concorrenza sleale e
boicottaggio.
10.02.10 |
POCHI
GIORNI PRIMA CHE SCOPPIASSE IL CASO NOEMI, SILVIO E VERONICA,
HANNO CHIUSO UNO DEI PIÙ IMPORTANTI AFFARI IMMOBILIARI DEL
2009: L’ACQUISTO DI PALAZZO CANOVA E DI ALCUNI UFFICI
CONTIGUI A MILANO 2 (CONTRATTO DI MUTUO DA 20 MILIONI DI EURO)
- SFORTUNA VUOLE CHE LA PROPRIETÀ DI VERONICA SIA CIRCONDATA
DA PORZIONI IMMOBILIARI IN POSSESSO PROPRIO DEL CONIUGE DA CUI
ORA VORREBBE DIVORZIARE. NELLA GUERRA DEI BERLUSCONI'S PERDE
CHI HA L'ADDEBITO INIZIALE - È PIÙ FACILE CHE VENGA
ATTRIBUITO AL FARFALLONE PAPI SILVIO, MA LE CONTROMOSSE
SARANNO USATE COME MACHETE. SI PARLA DEL MEMORIALE DI UNA BODY
GUARD (TANGENTOPOLI È PARTITA DA UNA SEPARAZIONE E NESSUNO
VUOLE RISCHIARE, TANTOMENO IL NANO DI HARDCORE) -
1 - QUELLA CASA CHE ANCORA
LEGA VERONICA
AL SUO CAVALIERE
Franco
Bechis per "Libero"
Gli atti sono stati firmati fra il 9
marzo e il primo aprile 2009, poche settimane prima che
scoppiasse il caso Noemi che ha fatto deflagrare il matrimonio
della coppia più nota di Italia. Eppure pochi giorni prima
sia Silvio Berlusconi che la sua consorte, Miriam Bartolini in
arte Veronica Lario, hanno chiuso uno dei più importanti
affari immobiliari del 2009: l'acquisto di palazzo Canova e di
alcuni uffici contigui a Milano 2.
Probabilmente non sapendo l'uno che
cosa faceva l'altro, Silvio e Veronica si sono trasformati in
pochissimo tempo in due separati in ufficio. Il colpo grosso
l'aveva messo a segno lei, con la sua Finanziaria Il Poggio,
rilevando la maggiore parte del palazzo di Segrate,
all'interno del complesso immobiliare denominato «Centro
direzionale Milano 2». Otto piani, con 94 porzioni
immobiliari in parte utilizzate come uffici in parte come
esercizi commerciali: supermercati ( Il Crai) e un american
wine bar di grido.
A vendere il 31 marzo del 2009, è
stato Marco
Tronchetti Provera, attraverso il fondo immobiliare
"Patrimonio ufficifondo speculativo di tipo chiuso",
controllato dalla sua Pirelli real estate. La firma
all'accordo è stata messa davanti al notaio Filippo Laurini
di Milano, e il successivo primo aprile è stata iscritta
ipoteca volontaria in base a un contratto di mutuo da 20
milioni di euro di capitale stipulato tra la società e la
Banca popolare di Sondrio.
Somma che Veronica si è impegnata a
restituire in 80 rate trimestrali posticipate con tasso al
2,85% e valutazione complessiva dell'affare in 34 milioni di
euro. Sfortuna vuole che la proprietà di Veronica sia
circondata- e non è così inusuale a Milano 2- da porzioni
immobiliari in possesso proprio del coniuge da cui ora
vorrebbe divorziare.
A dettare legge in zona ci sono
infatti due immobiliari che fanno capo indirettamente proprio
a Silvio Berlusconi (attraverso la Dolcedrago): l'Immobiliare
Idra e l'Immobiliare due ville. Quest'ultima, proprio in via
Fratelli Cervi a Milano Due, è riuscita perfino a strappare
alla vendita che si stava per fare a Veronica un ufficio da
3,5 vani nello stesso palazzo più altre piccole porzioni
immobiliari, garage compresi. E lo ha fatto proprio a fine
marzo scorso.
Il risultato è che ora volenti o
nolenti i coniugi pronti a divorziare potranno avere due
cuori, ma uno stesso ufficio. O comunque per andare in ufficio
dovranno varcare la soglia dello stesso ingresso. Naturale che
lei, proprietaria del 90% dell'immobile, vorrebbe oggi
conquistare la parte che manca. Ma con il clima che corre fra
i coniugi, lui non molla la presa. E ha partita naturalmente
facile.
Il manager di fiducia di Veronica,
amministratore unico della Finanziaria Il Poggio, è infatti
Giuseppino Scabini, uno dei più fedeli dirigenti cresciuti
alla corte di Berlusconi. È stato per anni il tesoriere
ufficiale della Fininvest, e per Silvio si è immolato anche
in più di un processo, in cui lo hanno accusato di avere
costituito conti e fondi neri per pagare tangenti.
Ora ha le chiavi di casa di Veronica e
l'ultimo suo pensiero è quello di imbarcarsi in una guerra
contro le immobiliari di Silvio. Che dal loro canto non hanno
alcuna intenzione di levare le castagne dal fuoco alla
signora, rilevando il resto del palazzo e accollandosi
l'oneroso mutuo.
Anche a Milano due, intorno a palazzo
Canova, si gioca dunque la guerra dei Roses-Berlusconi. Che
rischia di avere una sua appendice perfino in banca. Silvio e
Veronica hanno infatti ciascuno un conto bancario fra i più
rilevanti intestati alla persona fisica alla stessa agenzia di
Banca Intesa, quella di piazza Duca d'Aosta contigua alla
stazione centrale di Milano. Per fortuna almeno lì raramente
ci vanno di persona.
2
- NELLA GUERRA DEI BERLUSCONI'S PERDE CHI HA L'ADDEBITO
INIZIALE - È PIÙ FACILE CHE VENGA ATTRIBUITO AL FARFALLONE
PAPI SILVIO, MA LE CONTROMOSSE SARANNO USATE COME MACHETE. SI
PARLA DEL MEMORIALE DI UNA BODY GUARD (TANGENTOPOLI È PARTITA
DA UNA SEPARAZIONE E NESSUNO VUOLE RISCHIARE, TANTOMENO IL
NANO DI HARDCORE)
Cinzia Leone per "Il
Riformista"
Il primo round di un divorzio i cui
prodromi hanno fatto oscillare il palazzo del Governo, le
vendite dei giornali e il sismografo della storia del costume
italiano, si è consumato nel gelo. Ma l'atmosfera finirà per
surriscaldarsi. Tra l'assegno mensile di 3 milioni e mezzo di
euro chiesto da Veronica e i 200.000 proposto da Silvio, gli
avvocati avranno modo di incrociare i fioretti e prima o poi
anche le sciabole.
Schierati gli avvocati, Maria Cristina
Morelli, milanese, intransigente e radical per la Lario,
Ippolita Ghedini, sorella di Niccolò, per Berlusconi,
rimangono da elaborare le strategie. Nel risiko divorzistico
il primo bivio è la separazione: consensuale o giudiziale?
Nel suk divorzistico la consensuale
garantisce la compravendita migliore ed evita i panni sporchi
in pubblico. Le parti libere di stabilire gli accordi,
Macherio a me, villa Certosa a te, tutto può rientrare nella
contrattazione: gioielli, case, figli, amanti. Tutto viene
monetizzato, ma a carte coperte. Volendo si fanno affari e si
contrattano sconti di pena. Nella separazione giudiziale le
parti in disaccordo, con il coltello fra i denti, affidano al
giudice le decisioni: affidamento dei figli, casa coniugale e
assegno di mantenimento.
La separazione per colpa non esiste più,
ma il surrogato dell'addebito può avere risvolti pericolosi.
Il coniuge che per primo "ha posto fine alla comunione
spirituale e materiale non solo con il tradimento ma anche
solo con comportamenti lesivi dell'onore del coniuge, anche
solo con un trattamento umiliante" ha un addebito.
L'addebito non si può avere in due. Chi ha l'addebito per
primo è segnato, l'altro è parte lesa.
Nel primo round della separazione
l'hanno chiesto sia gli avvocati di Berlusconi che quelli
della Lario. Silvio cerca di spaventare Veronica. Nel caso di
addebito a carico della Lario l'assegno di mantenimento
diventerebbe infatti solo un assegno alimentare: tutto
un'altro importo. È più facile che l'addebito venga
attribuito a Silvio, ma le contromosse saranno usate come
machete. Si parla del memoriale di una body guard. ma anche se
ascoltato dal magistrato, quanto peserebbe la testimonianza di
un dipendente di Berlusconi? Chi ha l'addebito, non ha diritto
ad ereditare.
L'altro, che magari ha tradito dopo,
di più o di meno non importa, può ereditare la legittima.
Esempio: Veronica ottiene Macherio dopo una separazione con
addebito per la storia delle ragazze di Palazzo Grazioli,
Silvio la sua villa non l'avrà mai nemmeno in parte sotto
forma di eredità. Ma Veronica potrebbe finire per avere
Macherio, almeno in parte, per via ereditaria. Figli minori
non ce ne sono, e
la casa
coniugale il giudice potrebbe anche non assegnarla alla Lario.
Ma vi figurate l'ingiunzione di sfratto a Veronica? Potrebbe
anche convincere Luigi, il figlio più piccolo, a mettere la
residenza con lei, tenere Macherio e con un assegno di
mantenimento adeguato ai costi di gestione. Va calcolato il
fisco. Veronica di 3 milioni e mezzo di euro ne incasserebbe
solo 1 milione e mezzo. Ma Silvio avrebbe i suoi vantaggi
fiscali scaricandosi una parte della cifra.
La definizione del'importo
dell'assegno di mantenimento può diventare il terrore dei
liberi professionisti e degli imprenditori e perché no di
Berlusconi. A Veronica l'onere della prova: dimostrare il
reale reddito di Silvio Berlusconi, annesse proprietà
immobiliari, barche, azioni di società italiane e straniere,
depositi, fondi, diritti.
Dare in mano a Veronica il coltello e
al giudice la possibilità di affondare la lama per Silvio è
pericoloso, Tangentopoli è partita da una separazione e
nessuno vuole rischiare, tantomeno Silvio. Veronica mette i
figli e la loro posizione nella linea patrimoniale al primo
posto, ma Silvio teme di dare la maggioranza dell'azienda ai
figli avuti dalla Lario. Può sempre pareggiare i conti con
l'assegno. Ma dovrà essere con tre zeri in più.
[03-02-2010] |
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IL CAVALIERE E LE SPESE LEGALI: FINORA
SBORSATI 200 MILIONI...
Dal "Corriere
della Sera" - I processi in corso non lasciano tranquillo il
premier: «Passo i miei weekend con gli avvocati per
difendermi dalle persecuzioni giudiziarie, non ne posso
più». Sono le parole con cui il presidente del Consiglio,
Silvio Berlusconi, ha risposto ieri in un clima molto
confidenziale a un persona che gli augurava «buon weekend» a
conclusione di un incontro a Gerusalemme con rappresentanti
della comunità ebraica italiana e degli italo-israeliani.
La battuta è stata riferita da uno
dei presenti,
secondo il
quale Berlusconi- sorridendo e allargando le braccia - ha
inoltre indicato in 200 milioni di euro i soldi spesi finora,
dal 1994, per l'assistenza legale. Il premier resta pur sempre
uno degli uomini più ricchi del mondo, anche se dalla sua
ultima dichiarazione dei redditi (quella del 2008),
l'imponibile ammonta a «soli» 14 milioni di euro (l'anno
prima erano 139).
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IL
'CORRIERE' RIFILA UN MAXI-BUCO A 'REPUBBLICA' (IL GIORNALE DEL
'VERONICO' CRESTO DINA) - DOPO 9 MESI, SILVIO E VERONICA,
IERI, SI SONO INCONTRATI IN PREFETTURA PER 20 MINUTI - LA
COMPAGNA LARIO, PER MANTENERE IL SUO TENORE DI VITA, VUOLE 43
MILIONI € L’ANNO! - LUI RISPONDE CON 300 MILA € AL MESE
OLTRE ALLA VILLA DI MACHERIO (VALORE DI 78 MILIONI) - AI
TRADIMENTI DI PAPI, SILVIO REPLICA CON UN
"MEMORIALE" DELL’INFEDELTÀ DI VERONICA - CON UNA
SEPARAZIONE IN TRIBUNALE SI FAREBBERO DEL MALE, MOLTO MALE,
TUTT'E DUE - DAVANTI AI CINQUE FIGLI, USCIREBBERO TALI
NEFANDEZZE DA STRONCARE UNA COPPIA DI TORI
Angela Frenda per Corriere
della Sera
Silvio
Berlusconi e Veronica Lario non si vedevano da nove mesi:
ieri, per 20 minuti, si sono incontrati in Prefettura a
Milano. Ma non erano soli. Con loro, gli avvocati: quattro per
lui, uno per lei. Si è parlato naturalmente della richiesta
di separazione presentata, lo scorso aprile, dalla moglie del
premier. L'incontro tra i legali è durato circa cinque ore,
dalle 14 alle sette di sera.
È
stata una cosiddetta udienza di conciliazione, quando cioè i
coniugi vengono convocati dal tribunale per capire se ci sono
i margini di un accordo e decidere se si va verso una
separazione di tipo consensuale o no. A presiedere la seduta
Gloria Servetti, a capo della nona sezione civile del
Tribunale di Milano. Può toccare infatti al presidente del
tribunale o, come in questo caso, a un giudice da lui delegato
presiedere l'udienza di conciliazione.
Curiosa
anche la scelta del luogo: la Prefettura. Abitualmente le
separazioni di personaggi noti si tengono il sabato pomeriggio
in Tribunale, per evitare la curiosità dei media. Ma in
questo caso, poiché ieri era in corso l'anno giudiziario, si
è preferito un luogo neutro, a prova di curiosi. Peccato che
le numerose macchine della scorta, che hanno sostato per ore
in pieno centro, non siano passate inosservate. Soprattutto il
furgoncino blindato che accompagna il premier negli
spostamenti, e che ieri era in Corso Monforte.
L'udienza
è durata cinque ore. Ma il faccia a faccia tra Silvio
Berlusconi e Veronica Lario venti minuti. Il tempo di
guardarsi in faccia per la prima volta dopo mesi di accuse,
lettere pubbliche e telefonate mancate. E capire che forse non
si vuole più tornare indietro. Lui le contesta orgoglio
eccessivo e mancanza di fiducia. Lei, come ha detto più
volte, comportamenti poco lineari.
Intanto, la macchina da guerra messa in campo dalle due
squadre legali è già partita. Veronica Lario ha legato la
sua richiesta di separazione con addebito ai presunti
tradimenti del marito.
Ma
ieri i quattro legali del presidente del consiglio (tra cui
Ippolita e Niccolò Ghedini, e Cristina Rossello) sono passati
all'attacco, presentando un articolato «memoriale» nel
quale, sul fronte dell'infedeltà, anche a Veronica non si
fanno sconti. Un modo per dimostrare che l'addebito richiesto
dalla moglie del premier sarebbe ingiustificato, e quindi
anche le sue richieste economiche.
Nei
mesi scorsi infatti la signora Lario ha chiesto al marito,
attraverso la sua legale Maria Cristina Morelli, 43 milioni di
euro l'anno, poco più di tre milioni e mezzo al mese, come
assegno di mantenimento. Una cifra importante, anche per un
patrimonio come quello di Silvio Berlusconi. Ma il principio
intorno al quale ruota di solito questo tipo di richiesta è
la possibilità, per la moglie, di continuare a mantenere il
tenore di vita precedente alla decisione di separarsi.
L'assegno servirebbe quindi a questo.
Dagli
avvocati del premier, però, la cifra è stata giudicata
esorbitante. E la controfferta è stata di tutt'altro tipo:
200 mila euro mensili, con la possibilità di arrivare a 300.
Certo, la somma chiesta da Veronica dovrebbe essere
considerata negoziale, cioè un punto di partenza, ma è
comunque dieci volte superiore alla controproposta. E qui
entra in campo nuovamente il «memoriale» presentato ieri,
nel quale sarebbe stata ricostruita anche la genesi e la
consistenza del patrimonio di Veronica Lario.
Un inventario dettagliato di immobili (Milano, Olbia,
Londra e New York), società e denaro, che secondo quanto
raccontato dal premier ai suoi difensori sarebbe stato messo
insieme dalla moglie solo grazie a regalie e liberalità che
lui le avrebbe fatto in questi 19 anni di matrimonio e circa
30 di vita insieme.
Inoltre sarebbero stati già versati a Veronica tra i 60
e i 70milioni di euro, probabilmente per tutelare gli
interessi dei loro tre figli: Barbara (25), Eleonora (23) e
Luigi (21). Ai quali negli anni scorsi il Cavaliere ha girato
anche il 7,5 per cento ciascuno della Fininvest, la
finanziaria posta a capo del gruppo di famiglia.
E
il nodo della separazione ruoterebbe proprio sulla divisione
per eredità di Berlusconi dell'impero Fininvest tra i figli
di primo letto (Marina e Pier Silvio) e quelli di secondo
letto. Veronica Lario vorrebbe per i suoi tre ragazzi un
trattamento che li tuteli da eventuali disparità.
La
prossima udienza si terrà a marzo, ma i margini per un
accordo sembrano esigui. Così come è in bilico l'offerta di
Berlusconi alla moglie di lasciarle Villa Belvedere, arredi
compresi, per un valore di 78 milioni e 156 mila euro. Il
premier su questo punto è stato chiaro: se non si trova
un'intesa, Veronica dovrà andar via da Macherio.
[31-01-2010]
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l'espresso svela come SILVIO HA
TRASFORMATO LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO IN UNA cuccagna dello
sperpero - e parte a palazzo chigi la caccia alla talpa che ha
passato le carte al settimanale debenedettino (pare che solo 3
persone dello staff di berlusconi fossero a conoscenza dei
dati) - IN 17 MESI HA dilapidato QUASI 5 milioni € (PRODI IN
25 MESI DI GOVERNO ha SPESo 150MILA €)…
Primo Di Nicola per "l'Espresso"
Una vera reggia, dove si moltiplicano dipendenti e sprechi. Con
oltre un miliardo di euro l'anno bruciato per alimentare una
burocrazia di corte che si allarga a dismisura e conta già
1.400 persone più del previsto. Mentre per allestire i set
televisivi degli show del sovrano si spendono cinque milioni e
si arriva a pagare 250 euro il noleggio di un computer per una
sola giornata. E dove ci sono segretarie con la stessa
qualifica e retribuzione dei grandi capi.
Una follia, impossibile da immaginare nell'Italia normale dove
aziende ed enti pubblici tagliano e licenziano a tutto spiano
per fare quadrare i conti. Ma non alla presidenza del
Consiglio dove il miracolo si ripete nei piani più alti della
nomenklatura berlusconiana. Prendete Marinella Brambilla,
storica segretaria del Cavaliere che da oltre vent'anni
custodisce la sua agenda. E confrontate il suo curriculum con
Manlio Strano, autore di saggi su riviste giuridiche e persino
del regolamento interno del Consiglio dei ministri, appena
nominato dal governo consigliere della Corte dei Conti.
Manlio Strano, dopo una lunga trafila al servizio dello Stato, è
diventato segretario generale di Palazzo Chigi lo scorso
aprile. La sua qualifica? Dirigente generale di prima fascia,
il top della carriera pubblica. E indovinate qual è la
qualifica della fedelissima Brambilla? Anche lei direttore
generale. E la Brambilla non è la sola miracolata. Come lei
sono state graziosamente elevate al rango di superdirigenti
generali anche Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta; Maria
Serena Ziliotto, che assiste il sottosegretario alle Politiche
per la famiglia Carlo Giovanardi e Patrizia Rossi, che tiene
invece l'agenda del sottosegretario allo Sport Rocco Crimi.
Quella delle qualifiche-facili non è la sola anomalia in cui ci
si imbatte scandagliando la giungla della presidenza del
Consiglio. Ci sono plotoni di alti funzionari senza incarichi
operativi che passano il tempo conducendo improbabili studi,
mentre si continua a imbarcare nuovi assunti con pingui
stipendi e striminziti curriculum. Secondo i dati che
'L'espresso' è riuscito a reperire, a palazzo Chigi lavorano
ben 4.500 persone, oltre
1.400 in
più di quelle previste nella pianta organica, a dimostrazione
del fatto che quella dei dipendenti è ormai una spesa fuori
controllo.
LA CORTE DEI MIRACOLI
La corsa dei costi di Palazzo Chigi sembra infatti ormai
inarrestabile: 3 miliardi 621 milioni nel 2006; 4 miliardi 280
milioni nel 2007; ancora di più, 4 miliardi 294 milioni, nel
2008. Soldi che se ne vanno per mille rivoli e che finanziano
le strutture che sono proliferate sotto il governo Berlusconi
tra uffici di diretta collaborazione (23) e dipartimenti retti
da sottosegretari e ministri senza portafoglio: i centri di
spesa in bilancio sono ben 19.
Degli oltre 4 miliardi, più del 70 per cento se ne va per le
cosiddette 'politiche attive' dei dipartimenti, a cominciare
dalla
Protezione civile
che da sola nel
2008 ha
divorato 2.132 milioni. Quello che resta viene inghiottito dal
funzionamento dell'apparato, degno di una corte barocca.
L'organizzazione di Palazzo Chigi è molto ramificata tra
uffici di staff del presidente (consigliere diplomatico,
militare, eccetera), quelli sottoposti al segretario generale
che assicurano il funzionamento della macchina (bilancio,
controllo, voli di Stato, gestione degli immobili) e i
dipartimenti retti da sottosegretari e da ben dieci ministri.
Senza contare la miriade di comitati e commissioni di cui in
molti casi solo con
grande sforzi
si ravvisa la necessità. È per finanziare questo immenso
apparato che le spese hanno toccato la cifra record del 2008,
mentre nulla ancora si sa sul rendiconto 2009 che potrebbe
segnare un nuovo primato.
SI VA IN SCENA
Gli italiani conoscono benissimo quanto Berlusconi sia attento
alla cura della propria immagine. Non a caso organizza le sue
uscite cercando di sfruttarle al meglio a fini televisivi.
Quello che i cittadini ignorano è quanto questo costi alle
casse di Palazzo Chigi.
Per cominciare, il Cavaliere ha reclutato all'interno di una
propria struttura ('ufficio del presidente') due personaggi
con il compito di curare i suoi 'eventi': Mario Catalano,
idolo dei cultori del porno soft per essere stato lo
scenografo di 'Colpo Grosso', il primo spettacolo tv davvero
scollacciato degli anni '80, e Roberto Gasparotti, ex
teleoperatore Fininvest, cerimoniere dalle maniere forti e dai
precedenti poco rassicuranti che come responsabile
dell'immagine del premier lo precede preparando il 'set' e
bonificandolo persino dalle presenze sgradite.
Ebbene, Gasparotti ha avuto anche lui la superqualifica di
dirigente generale. Mentre per esaudire le esigenze sceniche
del premier sta contribuendo non poco a fare impennare le
spese. Qualche perla tra le tante. Il 29 settembre, l'Aquila,
consegna di qualche centinaio di appartamenti ai terremotati
in contrada Bazzano. Per Berlusconi è previsto un rigido
programma: arrivo alle 15.30, saluti e discorso, poi consegna
delle chiavi a tre famiglie. Il tutto, naturalmente, sotto
l'occhio delle telecamere che lo seguono passo passo grazie a
un set attrezzatissimo. Attrezzatissimo ma anche molto
costoso.
Stando ai preventivi della 'D and di lighting & truck', di
cui 'L'espresso' è entrato in possesso, la fornitura
comprende tra l'altro telecamere, maxischermi, impianti
elettrici e di illuminazione, e persino "tre personal
computer completi di pacchetto office" al costo di 1.500
euro, cioè 500 euro a computer. Uno pensa: computer
acquistati. Macché: i 1.500 euro sono il costo del noleggio,
ben 500 euro a pc per sole 48 ore. Una follia che contribuisce
allo scandaloso costo finale dell''operazione case': oltre 300
mila euro, cifra con la quale si potevano costruire altri sei
di quegli appartamenti da
50 metri
consegnati quel giorno ai terremotati.
E quella abruzzese non è la sola prestazione da vertigine della
'D and di'. Da mettere in bilancio per il 2009 ci sono anche
gli oltre 110 mila euro delle attrezzature noleggiate per la
cena in onore del Keren Hayesold United Israel appeal (agenzia
internazionale che raccoglie fondi per sostenere Israele) a
Villa Madama
il 3
novembre: 10 mila euro se ne sono andati solo per l'impianto
audio di un gruppo musicale, 4 mila per una troupe
appositamente attivata per "seguire il presidente durante
l'evento" e altri 700 euro per una sola "telecamera
fissa su cavalletto da posizionare fronte president".
Come pure i costi per l'incontro organizzato sempre a palazzo
Madama il 6 maggio con gli industriali de 'L'Italia del fare':
quella cena, solo di apparecchiature è costata oltre 60 mila
euro. Secondo quanto risulta a 'L'espresso', dal suo
insediamento (maggio 2008) alla fine di ottobre, cioè in 17
mesi, la gestione berlusconiana di questi eventi mediatici è
costata quasi 5 milioni di euro: un'enormità a confronto dei
150 mila spesi da Romano Prodi per fronteggiare le stesse
esigenze nei 25 mesi del suo ultimo governo. Ma così vanno le
cose alla presidenza nella cui gestione finanziaria nessuno
riesce a mettere becco.
MIRACOLO IN BUSTA PAGA
Il bilancio di Palazzo Chigi è infatti totalmente autonomo e
viene alimentato dal ministero dell'Economia attraverso un
apposito fondo. E da questo tesoretto pesca la presidenza per
fare fronte anche ai costi dei dipendenti che continuano a
crescere anno dopo anno: 202 milioni nel 2005,
229 l
'anno successivo, 237 nel 2007, oltre 246 nel 2008. Le ragioni
dell'escalation? L'inarrestabile lievitare degli organici che
non conosce tregua.
All'inizio erano previste 3.063 persone: 368 dirigenti e 2.695
impiegati. Oggi al lavoro ne risultano invece ben 4.542. Con
una particolarità: il numero esorbitante dei 'comandati', cioè
il personale chiamato da altri ministeri o amministrazioni
pubbliche, che ormai sono 1.600 unità. La ragione di questa
esplosione sta nel fatto che la presidenza, da semplice organo
di coordinamento dell'attività di governo si è trasformata
in un contenitore di sottosegretariati e ministeri senza
portafoglio che hanno comportato l'istituzione di dipartimenti
e staff.
Risultato? Non potendo nemmeno assumere per concorso per il
blocco imposto dalla Finanziaria, la presidenza si è riempita
di comandati-raccomandati la cui presenza in molti casi va
avanti anche da più di un ventennio. Le professionalità
rappresentate sono le più diverse: ci sono persino segretari
comunali e un cantoniere reclutato dal Comune di Paliano
(Frosinone).
Per non parlare poi dei militari e degli agenti di ogni arma e
grado:
370 in
tutto secondo la presidenza, oltre 500 secondo altri dati
avuti da 'L'espresso'. Quando si parla di potenziare la lotta
al crimine, spesso i sindacati più combattivi chiedono il
ritorno sulle strade di questi 'comandati'.
Ma l'impresa è difficilissima: l'impiego a palazzo Chigi è
infatti molto ambito. Merito dell''accessorio' che compensa in
busta paga la flessibilità degli orari e la reperibilità
anche nei giorni festivi: per un funzionario di categoria A
consente di aggiungere alla retribuzione media di 3.100 euro
fino ad altri mille euro lordi. Così come appetibili sono
anche gli stipendi dei dirigenti il cui top - incluse tutte le
voci - arriva a riscuotere mediamente 180 mila euro lordi
l'anno. Tra le eccezioni, il capo dipartimento della
Protezione civile
Guido Bertolaso (ma lui è anche sottosegretario) che arriva a
280 mila e il segretario generale Manlio Strano che grazie
all'indennità del suo ruolo raggiunge i 297 mila euro lordi.
Questi i compensi più alti. Ma ottima è anche la retribuzione
di
Antonio Ragusa
, ex generale dei carabinieri e dei servizi segreti, che dopo
essere stato pensionato è stato riassunto dalla presidenza
del Consiglio con un lauto contratto (184 mila euro lordi)
come capo del dipartimento per le Risorse strumentali. Così
come dalla pensione sono stati riesumati Carlo Sica, ex
vicesegretario generale di Palazzo Chigi, titolare di una
consulenza da 40 mila euro, e l'ex dirigente Giancarlo Bravi
collocato invece alla struttura di missione sui 150 anni
dell'Unità d'Italia (139 mila euro).
Così vanno le cose a Palazzo Chigi: molti dirigenti di ruolo non
hanno nulla da fare, ma si continua a conferire incarichi agli
estranei senza il minimo ritegno. Un andazzo che prevale non
solo per i compiti dirigenziali. L'esempio viene proprio da
Berlusconi. Il suo 'ufficio del presidente', composto da 45
persone, ne ha oltre 20 assunte dall'esterno. A parte la
Brambilla, Catalano e Gasparotti, nel conto ci sono pure i due
segretari-deputati Sestino Giacomoni e Valentino Valentini (a
Palazzo Chigi assicurano che a loro spetta solo un rimborso
spese), per non parlare del fotografo personale Livio Anticoli,
l'ex ministro Giuliano Urbani (18 mila euro) più una serie di
personaggi sconosciuti le cui occupazioni potrebbero
sicuramente essere svolte dal personale interno.
MISSIONE CONTINUA
Stessa musica negli uffici di Letta e di quasi tutti gli altri
sottosegretari e ministri senza portafoglio che continuano a
elargire incarichi e prebende sfruttando anche la miriade di
comitati e commissioni (ne abbiamo contate oltre 60) di cui la
presidenza è disseminata.
Una deriva di cui si è accorta anche la
Corte dei Conti
che, non potendo mettere becco sulla gestione del bilancio
autonomo, una stangata alla presidenza l'ha comunque rifilata
passando in rassegna le 'strutture di missione', un altro
sperpero di palazzo Chigi. Dovrebbero essere comitati di
durata temporanea per affrontare eventi speciali. Ma ne
esistono una trentina, nati in tempi lontanissimi e
puntualmente riconfermati.
La struttura di supporto alla delegazione governativa per la
realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione è stata
varata nel lontano 2002 dal governo Berlusconi, confermata da
Prodi nel 2007 e riconfermata di nuovo dal Cavaliere nel 2008,
per esempio. Al 2003 risale invece la nascita della struttura
dedicata all'e-government, ancora oggi in vita, per non
parlare dell'unità strategica per la comunicazione
sull'attività del governo battezzata nel 2007 da Prodi (come
dirigente generale c'è il giornalista Fabrizio Ravoni).
E come giudicare la struttura per il rilancio dell'immagine
dell'Italia, l'altra per cogliere le 'opportunità delle
Regioni in Europa' o quella che istituisce la segreteria
tecnica dell'Unità per la semplificazione, un apparato nel
quale lavorano 3 dirigenti, 4 impiegati, più 12 esperti
assunti all'esterno con contratti di collaborazione?
Conclusione della Corte: "Le strutture di missione non
sempre presentano i requisiti peculiari dell'istituto, e cioè
specialità delle funzioni e temporaneità". Una politica
dalle maniche larghe che fa la gioia dei tanti fortunati che
continuano a sbarcare in presidenza con
il massimo
delle qualifiche.
TUTTI GENERALI
Maurizio Bosatra per esempio solo poco anni fa conduceva la
vita grama di tanti militanti leghisti. Nel 2003 forniva
informazioni ai partecipanti dell'assemblea federale della
Padania all'ex Palavobis di Milano: oggi lo ritroviamo invece
nel cuore dello Stato come direttore generale del ministro
Calderoli. Un miracolo toccato pure a Cristina Cappellini che
nel 2007 stendeva ancora anonimi documenti per il comitato
organizzativo del parlamentino del Nord. Lei, adesso, è
addirittura capo del settore legislativo del ministero per le
Riforme di Umberto Bossi.
Nemmeno i giornalisti possono lamentarsi: quando sbarcano a
Palazzo Chigi ottengono spesso
il massimo
dei gradi. Come
Marco Antonio
Ventura e Fabrizio De Feo, due penne del 'Giornale', impiegati
nell'ufficio stampa del portavoce Paolo Bonaiuti; oppure come
Fabrizio Carcano, redattore della 'Padania' e ora capoufficio
stampa di Calderoli, o Raffaele Gorgoni, inviato del Tgr
Puglia, approdato al ministero per gli affari regionali del
conterraneo Raffaele Fitto. Anch'essi assunti come direttori
generali.
Gradi a parte, la presidenza si rivela un approdo ambito anche
per molti che non ti aspetti di trovare. Sempre negli uffici
del sottosegretario Bonaiuti troviamo come consulenti i
deputati Pdl Giorgio Lainati, Piero Testoni e Beatrice
Lorenzin. E non solo loro: ci sono pure il giornalista Fabio
Vazio, ex
ufficio stampa
di Fi, l'ex portavoce di Carlo Azeglio Ciampi Paolo Peluffo,
che dopo essere sbarcato alla
Corte dei Conti
riscuote a palazzo Chigi altri 15 mila euro; e il generale
della guardia di finanza Fabrizio Lisi (12 mila euro)
comandante della scuola dell'Aquila.
PER GRAZIA RICEVUTA
Ma nella corsa all'elargizione degli incarichi che pesano sul
bilancio di Palazzo Chigi, come quasi tutti i suoi colleghi
ministri senza portafoglio, non si risparmia neanche l'ammazza-fannulloni
Brunetta (tra i suoi consulenti i parlamentari Cinzia
Bonfrisco, Maurizio Castro e l'ultras berlusconiano Giorgio
Stracquadanio). Che ha inserito molti amici nei ranghi della
presidenza.
Come gli affiliati alla sua associazione Freefoundation. Se
chiamate però al numero telefonico del think tank vi risponde
il centralino dello studio del commercialista Canio
Zampaglione che oltre ad essere presidente dell'associazione
è anche presidente del collegio dei revisori dei conti
dell'Agenzia per l'innovazione, guarda caso sottoposta
all'autorità di Brunetta. Un altro amico Rodolfo Ridolfi,
vicepresidente di Freefoundation, risulta invece consulente
sempre da Brunetta (45 mila euro il suo compenso).
Idem altri due membri come Davide Giacalone, nominato esperto a
40 mila euro, mentre Stefania Profili, che Brunetta aveva
avuto come segretaria nella sede nazionale di Forza Italia,
con la stessa mansione è stata nominata dirigente generale al
ministero. E non è finita. Perché tra le file degli esperti
di Brunetta, oltre all'ex ministro Gianni De Michelis (13 mila
euro) c'è pure Secondo Amalfitano (26 mila euro), noto solo
per essere stato sindaco di Ravello, località nella quale
Brunetta ha preso casa.
Anche Mara Carfagna, ministro senza portafoglio alle Pari
opportunità, si dà molto da fare per incrementare
l'abbuffata degli incarichi. Lei recluta esperti e consulenti
con occhio attento a tutti i fronti aperti. Alle giuste
amicizie di partito, per cominciare. Ed ecco spuntare a capo
dipartimento del suo ministero Isabella Rauti (165 mila euro),
moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Ma anche al collegio elettorale campano:
Antonio Mauro
Russo, segretario organizzativo provinciale del Pdl di
Salerno, città natale del ministro, ha una consulenza da 28
mila euro e il compito di curare i collegamenti con il
territorio. Infine Federica Mondani reclutata (circa 20 mila
euro) come adviser per le materie giuridiche ma, in quanto
avvocato del Foro di Roma, messa al lavoro dal ministro per
patrocinare alcune cause che gli stanno particolarmente a
cuore contro Sabina Guzzanti e il quotidiano 'la Repubblica'.
Altro caso da manuale, infine, quello del ministero del Turismo,
regno di Maria Vittoria Brambilla. Giovanissima, Mvb aveva
tentato la strada della tv nella trasmissione di Canale 5
'Misteri della notte'. A tenerla a battesimo fu il curatore
del programma Cesare Medail. Ma l'esordio si rivelò un
fiasco. Girata la ruota della fortuna, la Brambilla non ha però
dimenticato il suo mentore Medail, ingaggiato come esperto al
Turismo (29 mila euro) dopo che lo aveva anche ripescato come
direttore della 'Tv delle libertà', fallimentare organo dei
suoi omonimi circoli. I quali confezionavano anche un
'Giornale delle libertà', nel quale spiccava come consulente
editoriale una vecchia gloria del giornalismo come Vittorio
Bruno. Naufragati i circoli, la Brambilla ha ripescato anche
lui con un compenso di 70 mila euro lordi. Una goccia nel mare
magnum delle super spese della presidenza.
[19-01-2010]
|
| NULLA GIUSTIFICA E
NESSUNO E' GIUSTIFICATO AD USARE VIOLENZA
CONTRO CHICHESSIA: CHI DI SPADA
FERISCE D SPADA PERISCE,
CARO DI PIETRO ! 14.12.09
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ULTIMISSIME
DALLA PROCURA DI PALERMO - “L’IMPERO FININVEST FACEVA GOLA
ALLA MAFIA E DELL’UTRI ERA IL TRAMITE CON MILANO DEGLI
IMPRENDITORI COLLUSI” – INGROIA & C. VOGLIONO IL
FIGLIO DELL’EX SINDACO IN AULA – IL SENATORE PDL
“RINGRAZIA” PADELLARO: “GRAZIE AL ‘FATTO’ CHE HA
SCOPERTO CHE C’ERA UN PROCESSO A MIO CARICO GIÀ NEL ’92.
EROI COME MANGANO”…
1 - L'IMPERO FININVEST FACEVA GOLA
ALLA MAFIA...
Riccardo Arena per La
Stampa.it
Massimo Ciancimino torna in Procura e alla fine del suo
interrogatorio (secretato), i magistrati sono sempre più
dell'idea di far chiedere la sua audizione nel processo Dell'Utri.
Perché ieri il figlio dell'ex sindaco
mafioso è stato ascoltato ancora sui presunti rapporti
diretti tra il senatore del Pdl e Bernardo Provenzano
(definiti «follia» dal politico), ma anche sulle presunte
relazioni pericolose che, negli anni '80, ci sarebbero state
tra Silvio Berlusconi e il suo gruppo e alcuni imprenditori
palermitani più che in odor di mafia.
La decisione non è ancora presa e
oggi il pg Antonino Gatto non depositerà, all'udienza in
Corte d'appello, i verbali del superteste, che i colleghi
della Procura hanno invece prodotto nel processo Mori.
La fretta è cattiva consigliera,
osservano nell'ufficio diretto da Francesco Messineo. Perché
i giudici avevano già detto di no a Ciancimino jr, giudicando
vaghe, generiche e contraddittorie le sue dichiarazioni. Al
figlio di don Vito Ciancimino, sentito ieri per quattro ore, i
pm Antonio Ingroia, Nino Di Matteo e Paolo Guido hanno
mostrato appunti del padre. Fra questi uno ritenuto molto
significativo: «Buscemi=Berlusconi».
Antonino Buscemi è un costruttore
morto da alcuni anni, dopo essere stato condannato
all'ergastolo per un omicidio in cui avrebbe avuto un ruolo
diretto. È fratello del boss di Passo di Rigano, Salvatore
Buscemi, che sta scontando a sua volta la massima pena, e fu
socio di un altro costruttore, Franco Bonura, che la scorsa
notte è stato condannato a 29 anni per mafia ed estorsioni.
Il significato del «pizzino» di don
Vito, nella traduzione che ne dà il figlio, sarebbe che
capitali di «Nino» Buscemi e di Bonura, che avevano insieme
la società Lurano, sarebbero confluiti in aziende del Nord,
collegate al gruppo Fininvest. Buscemi, tra l'altro, aveva già
fatto scalate ed esperienze analoghe: sono già stati
accertati, nel processo cosiddetto del «tavolino», i suoi
rapporti col gruppo Ferruzzi-Gardini e il manager della
Calcestruzzi, Lorenzo Panzavolta, ha rimediato una condanna
oggi definitiva.
L'imprenditore di Passo di Rigano, ha
spiegato ieri Massimo Ciancimino, era dunque l'uomo che
proiettava Totò Riina nel panorama delle grandi imprese e
l'annotazione di suo padre, per quello che gli avrebbe
spiegato lo stesso ex sindaco, si riferiva a una ulteriore
proiezione mafio-imprenditoriale del gruppo Buscemi. Stavolta
verso la Fininvest.
E con la garanzia di Marcello Dell'Utri.
Don Vito, che scriveva di tutto, annotava e consegnava al
figlio gli appunti dai quali avrebbe voluto ricavare un libro
da realizzare a quattro mani proprio con Massimo, dal titolo
«Perché?». Un modo per spiegare, sotto forma di dialogo tra
padre e figlio, tanti misteri, fra cui ci sono soprattutto
quelli della trattativa fra mafia e Stato, risalente al
periodo delle stragi del '92.
Lì Ciancimino jr ebbe un ruolo
attivo. Mentre nelle altre vicende è stato spettatore o
postino degli scambi di missive e pizzini tra il padre e «Binu»
Provenzano. Così sarebbe avvenuto l'11 settembre del 2001, il
giorno dell'attentato alle Torri Gemelle, quando nel carteggio
tra l'ex sindaco e il superlatitante si parlava di amnistia e
di soluzioni da «spingere» per alleviare la «sofferenza»
di Vito Ciancimino, condannato e in espiazione di pena.
In quel biglietto - la cui autenticità
è al vaglio della scientifica - si faceva riferimento a
soluzioni che a Provenzano sarebbero state illustrate «dal
nostro Sen». Che altri non sarebbe che Dell'Utri, ha detto
Ciancimino jr: il politico e il boss cioè si sarebbero
incontrati e avrebbero avuto rapporti diretti. In un altro
passaggio dei suoi verbali il figlio dell'ex sindaco dice che
«sicuramente il Dell'Utri ha gestito soldi che appartenevano
sia al boss Stefano Bontade che a persone a loro legate».
E da cosa le risulta?, gli avevano
chiesto. Negli atti depositati la risposta era coperta da un
lungo omissis. Ieri il superteste è stato chiamato proprio a
riempire ancora questo omissis.
2 - DELL'UTRI: IL 'FATTO QUOTIDIANO'
POTREBBE DIVENTARE IL MIO NUOVO EROE
(Adnkronos) - "Il
'Fatto quotidiano' potrebbe diventare il mio
nuovo eroe... proprio come lo era Vittorio Mangano per
me...". Lo ha detto, sorridendo, il senatore Marcello
Dell'Utri (Pdl) in una pausa del processo d'appello che lo
vede imputato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Proprio oggi la difesa Dell'Utri ha chiesto alla Corte
d'Appello l'acquisizione di una video intervista al giudice
Paolo Borsellino, allegata tempo fa al 'Fatto Quotidiano' di
Antonio Padellaro. Secondo i legali, dall'intervista video
emergerebbe che gia' nel maggio '92 Dell'Utri, ma anche
Berlusconi e Vittorio Mangano, "erano sotto
inchiesta".
Oggi hanno chiesto alla corte di
accertare che fine "ha fatto quel procedimento. Se c'era
gia' una istruzione formale chiediamo l'interruzione immediata
del processo". "Se riusciamo a dimostrarlo, grazie a
il 'Fatto quotidiano' - ha continuato dell'Utri - non posso
che pensare che questo giornale e' un eroe...".
3 - PG GATTO A DIFESA DELL'UTRI: NON
ESISTONO PROCESSI SEGRETI...
(Adnkronos) - "Ancora nel nostro
ordinamento i processi segreti non esistono, se c'e' stato un
procedimento a carico di Dell'Utri gia' nel '92 ci sara' una
traccia nell'apposito registro".
Con queste parole, il pg di Palermo
Antonino Gatto replica alla difesa del senatore Marcello Dell'Utri
che nell'udienza di oggi chiede alla corte d'Appello di
acquisire una video intervista al giudice Paolo Borsellino
"dalla quale si desume -spiegano il legali- che gia' nel
maggio '92 c'era un provvedimento a carico di Dell'Utri,
Berlusconi e Vittorio Mangano. Se fosse cosi' bisogna
immediatamente bloccare il processo".
E parlando della richiesta della
difesa alla Corte d'Appello di accertare se effettivamente
esistesse un procedimento sul Dell'Utri, Gatto ha detto:
"Perche' non vi siete rivolti alla cancelleria? Non vedo
perche' la corte si debba scomodare per un'esigenza che e'
della difesa". Sull'acquisizione della video intervista
di Borsellino il pg Gatto ha chiesto un termine "per
visionarla" e poi prendere una decisione.
4 - DELL'UTRI: SOGNO CHE MI SUCCEDA
QUELLO CHE E' ACCADUTO A MANNINO...
(Adnkronos) - "Sogno che accada a me
quello che e' successo ieri al senatore Mannino". Lo ha
detto Marcello Dell'Utri (Pdl) parlando, dal tribunale di
Palermo dove e' in corso il suo processo per mafia,
dell'assoluzione definitiva di Calogero Mannino, dopo 17 anni
tra indagini e processo. "Io ormai la mia pena l'ho
scontata, dopo 14 anni tra processo e inchiesta. Proprio come
ha fatto Mannino".
[15-01-2010]
LA VERSIONE
DI DELL’UTRI - TUTTE LE MINCHIATE DI CIANCIMINO JR.: QUANDO
NON CONFONDE LE DATE, O I MINISTRI, O I DEPUTATI COI SENATORI,
CI PENSANO I PENTITI CORLEONESI E QUELLI DELLA VECCHIA MAFIA
(E PERSINO GELLI) A SMENTIRLO: DA GLADIO A USTICA, DAL
SEQUESTRO MORO AL PATTO DELL'UTRI-PROVENZANO, FINO AGLI EX NAR
PER L'OMICIDIO MATTARELLA, ECCO TUTTE LE MEGABALLE DEL FIGLIO
DI DON VITO...
Gian Marco Chiocci per il
Giornale
Per non rischiare di perdersi nei
labirinti dietrologici del Ciancimino-pensiero occorre una
premessa: il figlio di don Vito, sindaco mafioso di Palermo,
dopo aver cominciato a parlare con i pm delle stragi di mezza
Italia, recentemente s'è visto dimezzare in appello la pena
incassata in primo grado al processo che lo vede imputato per
aver riciclato il presunto tesoro di Cosa nostra.
Sull'attendibilità delle sue
dichiarazioni c'è ampio dibattito, specie ora che col
deposito dei suoi 22 verbali ha allargato il tiro partendo
della conoscenza decennale fra Dell'Utri e Provenzano (sic!) e
finendo al caso Moro dopo esser passato per Ustica e Licio
Gelli. Molti dei riferimenti del giovane Ciancimino sono
smentiti dai riscontri. Ecco una sintesi.
«Sicuramente il Dell'Utri ha
gestito i soldi che appartenevano sia a Stefano Bontade che a
persone loro legate».
Accuse già smentite, con riferimento
anche alle parole dell'imprenditore Rapisarda sui soldi
scambiati a Milano con Bontade nella primavera del '74. Al
processo è stato però documentato come Bontade, in quel
periodo, non si era mai mosso da Cannara, vicino Perugia,
dov'era al soggiorno obbligato (l'unico sgarro lo pagò con
l'arresto in autostrada) così come mai poteva esser presente
allo stesso scambio il boss Teresi di cui ha parlato il
pentito Di Carlo e per altri versi il pentito Cucuzza.
L'obiettivo segreto dei pm è quello
di riaprire il filone sul riciclaggio a carico di Dell'Utri
(compreso nel procedimento 6031/94) puntando sulle novità «finanziarie»
raccontate da Spatuzza e Ciancimino.
«Dell'Utri subentrò a mio
padre nella trattativa, i rapporti tra lui e Provenzano erano
molto stretti» oltre 10 anni.
Non c'è alcun documento nel processo
Dell'Utri (primo grado e appello) in cui emerge una cosa del
genere. Tutti i pentiti della Commissione di Cosa nostra
(Brusca, Cangemi, Giuffrè) non sanno niente al riguardo e
nulla emerge dai processi di strage. E poiché i rapporti
erano decennali, ne dovevano sapere qualcosa anche Buscetta,
Contorno. Che invece non ne parlano, al contrario del carneade
Spatuzza, poi smentito dal boss Graviano.
«Il senatore del pizzino di
Provenzano? È Dell'Utri».
Dopo aver fatto una confusione
pazzesca sul biglietto sequestrato a casa Ciancimino in cui si
parlava di tv e Berlusconi, il figlio di Vito (che prima dice
che l'ha scritto il padre, poi si corregge e lo attribuisce a
Provenzano, quindi di fronte all'evidenza che la grafia non è
del boss cambia ancora versione) fa una ulteriore confusione
su altri pizzini del 2000 in cui si tira in ballo un «amico
senatore» che Ciancimino jr fa risalire certamente a Dell'Utri
che in quell'anno, però, era ancora deputato.
«Mio padre disse che Dell'Utri
era l'unico che poteva scavalcarlo nella gestione della
trattativa (...). Una volta tentò di agganciare Dell'Utri
perché voleva parlargli e tentò tramite me e un certo
deputato Catania. Poi non se ne fece più niente perché Dell'Utri
aveva paura di incontrare mio padre».
Ciancimino jr prima dice che il padre
per chiedere qualcosa a Dell'Utri si rivolgeva a Provenzano,
poi afferma che si rivolgeva a lui stesso o a un deputato,
quindi confessa che papà non lo stimava (Dell'Utri) e non
voleva averci rapporti, al dunque che provò in tutti i modi
ad agganciarlo. Alla fine sostiene che Dell'Utri aveva paura a
parlare con Ciancimino, come se parlare con Provenzano per 10
anni di seguito fosse, invece, meno pericoloso.
«La mancata perquisizione al
covo di Riina? Papà mi disse che era una delle garanzie che
chiese ai carabinieri (in cambio della soffiata per l'arresto,
ndr) e che i carabinieri ovviamente diedero (...). Riina si
vantava che aveva un sacco di documenti, era meglio non
rischiare perché sarebbe saltata l'Italia...».
I misteri del covo sono stati chiariti
al processo contro Mori e il capitano Ultimo, entrambi assolti
con sentenza passata in giudicato (non appellata). Per i
giudici non vi fu alcuna soffiata di Ciancimino, si trattò di
pura attività d'investigazione. La decisione di non
perquisire il covo venne presa d'accordo con la procura di
Palermo. Quanto a Riina che aveva segreti tali, si riferiscono
a quando Berlusconi era sconosciuto: perché solo quelle parti
sono «omissate» dai pm?
Nel verbale del 6 giugno 2008
Ciancimino jr fa intendere che casa sua a Roma, in via San
Sebastianello, con il padre ai domiciliari, fosse frequentata
da mafiosi come Provenzano e agenti segreti.
Nei suoi scritti postumi, Ciancimino
senior si lamenta invece dei continui ed assillanti controlli
cui è sottoposto da polizia e carabinieri nella sua
abitazione romana. Possibile che uomini delle istituzioni
deviate e di Cosa nostra corressero così banalmente il
rischio di essere scoperti?
«Mio padre faceva parte di Gladio».
Il presidente di Stay Behind smentisce
che il nome di Vito Ciancimino sia nell'elenco di Gladio
allegato alla relazione presentata al Senato nel '91. Non
appare nemmeno fra gli appartenenti nati in Sicilia (in numero
di 11). Per l'ex responsabile Paolo Inzerilli, il nome di
Ciancimino non risulta neppure incluso nei cosiddetti «negativi»,
mai contattato.
cattura di Toto Riina
«Nel 1980 ci fu un grande movimento
dei Servizi con papà. Non mi posso scordare: il 19 giugno
1980, mi ricordo che proprio quella sera ci fu la strage di
Ustica. Mio padre incontrò il ministro Ruffini (...). Mi
raccontò già allora, il primo momento, si seppe della storia
dell'aereo francese che per sbaglio aveva abbattuto il Dc9 e
che bisognava attivare una operazione di copertura affinché
non uscisse niente».
La strage è del 27 giugno 1980 e non
del 19 giugno. Il ministro Ruffini, all'epoca del disastro non
era più ministro della Difesa e nemmeno era più agli Esteri
(se ne va a marzo, la strage è a giugno). Il processo ha
dimostrato che non vi fu una battaglia aerea su Ustica,
nessuno sbaglio, nessun missile colpì il Dc9, nessun velivolo
volò in zona, e il mig libico precipitato sulla Sila cadde in
tutt'altra data. L'unica tesi rimasta è la bomba.
«Mio padre diceva, dell'esecuzione di
Mattarella, che si erano serviti di manovalanza romana legata
alle, non so, ai brigatisti rossi, neri, non mi ricordo.
L'omicidio Mattarella sarebbe stato uno "scambio di
favori"».
La pista nera è stata cancellata dai
tre gradi di processo, dove gli ex Nar Fioravanti e Cavallini
sono usciti assolti con la formula più ampia. Nel libro di
Falcone scritto con Marcelle Padovani, il giudice non crede
assolutamente alla manovalanza di cui parla Ciancimino, non ci
crede come magistrato e come siciliano, perché la mafia non
si rivolge a un esterno per compiere un delitto interno.
«Mio padre (riferito al ruolo dei
Servizi, ndr) mi disse per ben due volte di non dare seguito a
delle richieste pervenute per fare pressione su Provenzano
affinché si attivassero per aiutare lo Stato nella ricerca
del rifugio di Moro».
Ciancimino è smentito dal pentito
Marino Mannoia che parlò di un interessamento diretto del
capomafia Bontade, e dal collega Masino Buscetta che ammise
d'aver ricevuto un incarico dal vertice di fare da
intermediario fra Cosa nostra e le Br.
«Mio padre mi disse che lui
si incontrò con Licio Gelli nel '90 a Cortina, lui che odiava
la montagna, lui uno che non ha fatto un bagno a mare se non
nel fiume di Corleone, che non si spostava mai. Fu un incontro
a due...».
Licio Gelli, interpellato
telefonicamente dal Giornale, nega decisamente la circostanza:
«Non ci ho mai parlato né a Cortina né altrove perché,
semplicemente, questo signor Ciancimino non l'ho mai visto o
sentito in vita mia».
[15-01-2010] |
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NON SI
MUOVE FOGLIA CHE BEN AMMAR NON VOGLIA – C’È LO ZAMPINO DI
TARAK IN OGNI AFFARE A NORD DELL’EQUATORE (E NON SOLO):
L’IMPRENDITORE TUNISINO VICINISSIMO AL PUZZONE DI ARCORE
NEGA UN SUO INTERVENTO, MA C’È CHI CONTA SULLA SUA INFINITA
RETE DI CONTATTI PER TROVARE NUOVI SOCI DI TELCO E INDEBOLIRE
TELEFONICA…
Giancarlo Radice per il "CorrierEconomia"
del "Corriere della
Sera"
Si muovono gli azionisti italiani di
Telco, con Mediobanca e Intesa Sanpaolo a tirare le fila. Si
muovono gli spagnoli di Telefonica. Si muove lo stesso
management. E c'è chi dice che potrebbe muoversi in prima
persona anche Tarak Ben Ammar. È consigliere di Mediobanca e
di Telecom Italia, gran regista di mediazioni come quelle che
in passato hanno convinto il principe saudita Al Waleed ad
acquistare una quota nella Mediaset di Silvio Berlusconi e poi
nella News Corporation di Rupert Murdoch.
FRA IL MAGHREB E MILANO
È chiaro che si pensa alla sua rete di conoscenze nella
finanza araba fra il Maghreb e Medioriente di cui dispone Ben
Ammar. L'obiettivo è trovare investitori potenzialmente
interessati ad acquisire una consistente quota del primo
gruppo italiano di telecomunicazioni, in modo da essere
presenti negli assetti societari e rendere meno evidente il
ruolo dominante che Telefonica potrebbe ormai assumere. Lui
però, raggiunto nel suo ufficio di Parigi, smentisce in modo
categorico: «Non sto affatto seguendo quella vicenda»
assicura.
Lo scenario di fondo è quello
dell'integrazione fra Telecom Italia e il colosso spagnolo,
che ne è il maggiore socio industriale. E che l' «attrazione
fatale» fra i due gruppi sia entrata in una nuova fase è
difficile non notarlo. «Un rischio oggi più che realistico -
lo ha definito pochi giorni fa l'ex ministro delle
Comunicazioni, Paolo Gentiloni -. Bisogna evitare che Telecom
finisca in mani spagnole senza che ci sia una scelta condivisa
da tutti gli apparati politici e industriali».
LA REAZIONE DEI PICCOLI
Negli stessi giorni l'Asati, l'associazione dei piccoli
azionisti del gruppo, ha parlato dell'ipotesi di fusione fra
Telecom e Telefonica come di «un progetto scellerato». «Se
proprio vogliono, gli spagnoli facciano un'Opa a 2,2 euro per
azione rivolta a tutto il mercato - ha tuonato il presidente
Franco Lombardi -. Solo in quel caso non avrei più niente da
dire, perché sarebbe un'operazione corretta».
A scatenare la reazione dei piccoli
azionisti erano state le indiscrezioni, riportate da alcuni
media, secondo cui i partner italiani di Telco (Mediobanca,
Intesa e Generali) sarebbero pronti a vendere i loro pacchetti
a Telefonica, la quale eviterebbe così di lanciare un'offerta
pubblica. «Indiscrezioni prive di qualsiasi fondamento » ,
hanno replicato i soci di Telco su sollecitazione della
Consob.
Ma che i vertici di Mediobanca, Intesa
e Telefonica stiamo ragionando da mesi su un progetto di
fusione viene dato per certo sia da fonti vicine alle stesse
società sia in ambienti governativi. Nessun progetto
operativo, per ora, ma qualcosa più di una semplice ipotesi.
Anzi, secondo fonti vicine alla vicenda, fra i partner di
Telco si sarebbe già cominciato a pensare a eventuali
concambi azionari e a una «separazione » della rete che
sposti un po' oltre l'attuale organizzazione «divisionale»
sotto le insegne di Open Access. Una materia sensibile sul
piano politico, con il governo che ancora non ha una strategia
per la cosiddetta rete nazionale di nuova generazione, almeno
in parte in fibra ottica, alla quale affidare il futuro delle
comunicazioni nel Paese.
LA RIUNIONE DI FEBBRAIO
Qualcosa in più sulla marcia di avvicinamento fra Telecom e
Telefonica potrebbe emergere già questa settimana quando il
comitato esecutivo del gruppo italiano (composto
dall'amministratore delegato Franco Bernabè, dal presidente
Gabriele Galateri di Genola, dal direttore generale di
Mediobanca Renato Pagliaro, dall'amministratore delegato di
Telefonica Julio Linares, da Roland Berger, Elio Catania e
Aldo Minucci) si riunirà per verificare lo stato
d'avanzamento del piano industriale 2009-2011, fare il punto
sulla «questione Argentina» (il governo di Buenos Aires ha
intimato al gruppo di cedere quel 50% che detiene in Sofora,
la holding che controlla Telecom Argentina) e dare indicazioni
al consiglio d'amministrazione in programma il 25 febbraio.
Quel che è certo è che, a deporre in
favore di un'integrazione di Telecom in Telefonica, è la
stessa evoluzione di un mercato dove il traffico voce sia
fisso sia mobile garantisce sempre meno margini e dove a
fornire i servizi ad alto valore saranno sempre più i vari
Google o Yahoo o Facebook. Per non ridursi a semplici
utilities, tutte o quasi le compagnie di telecomunicazioni
stanno ragionando in termini di scala, in modo da disporre di
risorse adeguate da investire e poter offrire «aggregazioni»
di servizi su proprie piattaforme. Si parla insomma di gruppi
con centinaia di milioni di utenti.
Un esempio è quello di Vodafone, che
non a caso ha stretto un'alleanza con China Mobile, la
giapponese Softbank e l'americana Verizon, mettendo insieme un
bacino di 1,1 miliardi di clienti. Ma Telecom, con i suoi 30
milioni d'abbonati e attività concentrate al 90% in Italia,
è molto lontana da questa soglia.
[11-01-2010] |
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UNA BIOGRAFIA
“NON AUTORIZZATA” RACCONTA MISTERI E SEGRETI DI GIANNI LETTA -
È RARO LEGGERE 280 PAGINE DI FILA NON OSSEQUIOSE SULL’UOMO PIÙ
POTENTE D’ITALIA - È DA 15 ANNI ORMAI L’INTOCCABILE DEGLI
INTOCCABILI. PIÙ DI BERLUSCONI, PIÙ DELLA FIAT - A PARTE “IL
FATTO”, PUNTUALIZZA MARCO LILLO, NESSUN GIORNALE OSA DISTURBARE IL
POLIZIOTTO BUONO DEL REGIME, E NOI AGGIUNGIAMO: TANTO MENO SANTORO
(GLI AUTORI GIUSY ARENA E FILIPPO BARONE LAVORANO NELLA REDAZIONE DI
‘ANNO ZERO’)
1 - IL
GRAN VISIR DELLA SECONDA REPUBBLICA: UNA BIOGRAFIA "NON
AUTORIZZATA" NE RACCONTA MISTERI E SEGRETI
Marco Lillo per
Il Fatto
La biografia
non autorizzata di Gianni Letta, firmata da Giusy Arena e Filippo
Barone, è una boccata di aria fresca nella cappa dell'editoria
italiana. È raro leggere 280 pagine di fila non ossequiose
sull'uomo più potente d'Italia. Letta è da 15 anni ormai
l'intoccabile degli intoccabili. Più di Berlusconi, più della
Fiat.
letta-book
Nessuno osa
disturbare il poliziotto buono del regime. Nessuno scrive una riga
negativa sul sottosegretario che siede sul tesoro dei fondi
all'editoria. I giornali italiani si dividono in due categorie: da
un lato
la stampa
di partito che riceve i fondi milionari dell'ufficio che dipende da
Letta.
E dall'altro i
grandi quotidiani degli editori impuri (banche, case
automobilistiche, produttori di energia elettrica) che da un lato
battono cassa per i prepensionamenti al medesimo ufficio e
dall'altro sono sottoposti ad autorizzazioni e concessioni
governative e non vogliono precludersi una linea dialogante con il
Governo che deve dare loro autorizzazioni, licenze e tariffe.
E così,
quando nelle redazioni arriva la notizia che Letta è indagato, come
è accaduto nella primavera scorsa, nessun direttore ha il coraggio
di dire: "Si stampi". La congiura del silenzio grottesca e
imbarazzante è stata rotta da "Il Fatto Quotidiano" il
giorno della sua nascita, il 23 settembre scorso. Quel giorno, chi
scrive fu invitato alla trasmissione "Omnibus" su La7 per
presentare il giornale che titolava in prima pagina "Letta
indagato".
Il capogruppo
del Pdl Maurizio Gasparri si lanciò in una difesa d'ufficio,
dicendo : "Tutte sciocchezze. Tutti gli italiani affiderebbero
i loro soldi a Gianni Letta". Forse Gasparri ha ragione. Ma
questa reputazione di poco inferiore a quella del Papa si è
consolidata grazie alle lunghe paginate zeppe di saliva e omissis
che i cronisti politici hanno dedicato al loro collega.
Mentre
i direttori dei maggiori quotidiani nascondevano la notizia
dell'indagine su Letta (che nel libro è ben raccontata) il
giornalista più potente d'Italia è stato addirittura premiato
dall'Ordine dei giornalisti e invitato a tenere una lectio
magistralis all'Auditorium di Roma.
Ora finalmente
due giornalisti veri (Giusy Arena e Filippo Barone lavorano nella
redazione di Anno zero, con Michele Santoro) cercano di ristabilire
la dignità della categoria regalandoci questa "Biografia non
autorizzata di Gianni Letta" che cerca di raccontare il lato B
del gran ciambellano della seconda repubblica.
Dai fondi neri
dell'Iri, all'inchiesta sul piano frequenze, dalle mazzette al Psdi
all'inchiesta oscurata del pm Woodcock sul business degli immigrati.
Arena e Barone inseriscono i verbali e i documenti nel contesto
politico rendendo il clima delle tante epoche attraversate da questo
galantuomo per tutte le stagioni. Quelli che seguono sono due
estratti tratti dai capitoli dedicati al caso dei fondi neri Iri e
alle mazzette pagate da Fininvest al Psdi.
2 -
GIANNI LETTA E GLI SCHELETRI DELL'INTOCCABILE EMINENZA
di Giusy Arena e Filippo
Barone - tratto dal libro "Gianni Letta - Una biografia non
autorizzata"
È il 15
ottobre 1984, quando Roma si sveglia con un brutto colpo. L'avvocato
Fausto Calabria, presidente di Mediobanca, e Sergio De Amicis
presidente dell'Associazione società Autostrade, sono finiti in
manette. (...) Il giudice istruttore Gherardo Colombo e il pm Luigi
De Ruggiero, accusano i due dirigenti di falso in bilancio e in
comunicazioni sociali, appropriazione indebita continuata e
pluriaggravata. L'accusa appare subito esorbitante: si parla di
sottrazione di qualcosa come 240 miliardi di lire.
Il nocciolo
dell'inchiesta non è del tutto nuovo, perché nasce da un rapporto
della Finanza del maggio 1976. Un anonimo, allora, aveva presentato
un esposto dal titolo interessante: "Ipotesi di costituzione di
fondi neri alla Scai", cioè una società del gruppo Iri
controllata attraverso l'Italstat. (...)
I dirigenti di
queste società che sono le committenti di lavori pubblici e che
veicolano svariati miliardi, avevano creato dei conti correnti su
cui far transitare le somme destinate ai finanziamenti per le opere
pubbliche.
I soldi,
anziché essere subito impiegati per le opere, venivano parcheggiati
per diversi mesi su quei conti, in modo da generare interessi del
valore di miliardi (in quegli anni arrivano anche al 20%). Nel 1976
gli interessi accumulati erano di 150 miliardi, nel 1984 raggiungono
i 240. (...)
Ben presto
Colombo e De Ruggiero scoprono che le destinazioni dei fondi erano
le più svariate. Erano le tasche dei diretti interessati, la
redistribuzione ad amici, società, partiti, o altre finalità per
nulla trasparenti. (...)
C'è poi il
capitolo dei giornali. Dei beneficiari di finanziamenti, si
conoscono solo due nomi. Uno è l' Avanti, quotidiano socialista,
che ha avuto trecento milioni in forma di Cct, come regalo di
Natale, passando dal finanziere Ferdinando Mach di Palmstein.
È lo stesso
Bernabei, davanti al giudice Colombo, a raccontare come andò nel
secondo caso, il finanziamento al Tempo: "Alla fine del 1983
ebbi modo di parlare con Pesenti (Carlo, il patron dell'Italcementi
e del Tempo, morto l'anno dopo),il quale mi evidenziò le difficoltà
finanziarie del Tempo... A tal fine venne a trovarmi nella primavera
del 1984 Gianni Letta, al quale consegnai 1,5 miliardi di lire in
Cct, dietro promessa di appoggio della politica economica dell'Italstat".
Letta viene
interrogato da Colombo e si difende: è "un'operazione
legittima. L'Iri pagava una campagna promozionale. Chi doveva dirci
che i fondi erano neri?". (...) Su tutta la vicenda dei fondi
neri al quotidiano romano preme una cappa di silenzio. Il Giornale
d'Italia si lancia in un attacco solitario, a firma di Tommaso
Albani: La somma che "oscilla tra i 1.250 e 1.750 milioni,
ricevuta da Gianni Letta, non figura nel bilancio '83 della società
editrice del quotidiano romano" .
E poi ancora:
"L'uso che Gianni Letta avrebbe fatto della cospicua somma
getta nuove ombre sull'intero episodio. Infatti, da successivi
accertamenti, sarebbe emerso in modo inconfutabile che il
finanziamento occulto fu utilizzato per un'operazione nell'interesse
personale di chi si trovò ad averne la disponibilità".
Letta risponde
alle accuse del quotidiano a colpi di denunce e diffide, e smentisce
"nella maniera più assoluta la falsa e fantasiosa
ricostruzione" della testimonianza resa davanti ai magistrati e
pubblicata dal Giornale d'Italia. (...) A poco serve la solitaria
battaglia del quotidiano, perché le sue domande non ottengono
risposta.
Come non la
ottiene Giampaolo Pansa: "Quale fu il destino di quel miliardo
e mezzo? Certo, c'era un rosso profondo che gravava sui conti del
giornale, ma questa ‘cura da cavallo' di liquidità proveniente da
fondi Iri evidentemente non è servita: nel giro di un paio d'anni
il quotidiano dovrà fare fronte ai costi, e provvedere a numerosi
tagli di personale. E lo stesso Letta sarà costretto a
dimettersi".
MANI
PULITE.
Il 1992
vede uno
dopo l'altro aprirsi una serie di guai giudiziari per la stessa
Fininvest. L'8 aprile 1993 è la volta di Gianni Letta. Il
vicepresidente della Fininvest Comunicazioni viene interrogato dal
magistrato
Antonio Di Pietro
, che con il pool milanese di Mani pulite sta indagando sui
finanziamenti illeciti ai partiti. Si potrebbe pensare che stia per
rispuntare da lontano l'ombra nera e immane dei fondi occulti
miliardari targati Iri, un passato che tutti avevano voluto
seppellire.
Ma
invece si parla di piccoli finanziamenti a piccoli partiti. Letta,
che nel frattempo è diventato vicepresidente del gruppo, di fronte
a Di Pietro ammette di avere versato soldi nel 1988 all'allora
segretario del Psdi Antoni Cariglia. È una piccola cifra di cui
Letta conserva un ricordo vago, "una settantina di milioni, non
ricordo bene", versati a un amico in difficoltà.
Ad aiutare i
magistrati milanesi nella ricostruzione della vicenda è Roberto
Buzio, uomo di fiducia di Cariglia dall' ‘89 al ‘92. Racconta
che era stato lo stesso esponente di partito del Sole nascente a
contattare Letta, alla vigilia delle elezioni europee del 1989.
Chiede di avere più spazio sulle tv della Fininvest, per
l'occasione elettorale. Soprattutto, Cariglia chiede contributi al
partito.
Davanti a Di
Pietro, il 16 aprile 1993, sarà Cariglia a confermare di aver
ottenuto il versamento da parte del vicepresidente Letta, di cui
dice di essere in ottimi rapporti. "Con Letta sono amico da
tempo e, in una fase in cui i nostri rapporti con il Psi erano
difficili, sapendo che la Fininvest aveva ottimi rapporti con il
Psi, mi rivolsi a lui perché il Psdi avesse più spazio in tv e non
fosse discriminato".
L'amico di
tutti Letta aveva quindi esercitato un salutare bilanciamento, una
par condicio in salsa socialista, sulle reti del Cavaliere. E quei
settanta milioni di Letta? chiede Di Pietro. "Un contributo a
titolo personale", risponde Cariglia. Ma poi ci ripensa:
"Non sono in grado di dire nulla".
Neanche due
ore dopo si fa viva la Fininvest con un comunicato: "Si tratta
di un episodio lontano nel tempo e circoscritto nelle dimensioni, già
chiarito nelle sue motivazioni personali e nelle sue finalità
(stampa di manifesti). Un gesto di amicizia nei confronti di chi si
trovava in difficoltà (...).
Un episodio
che non contraddice ma conferma il comportamento costantemente
osservato dal gruppo Fininvest ormai da molti anni nei confronti dei
partiti". (....) Sull'intera vicenda, sulle accuse di
violazione della legge sul finanziamento ai partiti, calerà
l'amnistia, estesa fino al 1989.
[20-12-2009]
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LA FAMIGLIA
DELL'"EROE" MANGANO – I LOSCHI TRAFFICI DEGLI EREDI
DELLO STALLIERE DI ARCORE: LA VEDOVA E LE FIGLIE POSSIEDONO DUE
COOPERATIVE A MILANO DOVE IL BOSS LATITANTE NICCHI AVREBBE
INCONTRATO PARENTI E DIPENDENTI – CHISSÀ PERCHÉ MARITI, COGNATI
E COLLABORATORI DELLE SIGNORE HANNO SPESSO LA FEDINA PENALE
SPORCA…
Paolo
Biondani per "L'espresso"
in edicola domani
Per Marcello Dell'Utri è «un eroe», morto in carcere
pur di non accusare ingiustamente lui e Berlusconi. Per i
magistrati, invece, era un boss di Cosa nostra, trafficante di
eroina già nel 1980 e mandante di omicidi anche nei primi anni '90.
Sembra una storia del passato, quella di Vittorio Mangano, il
pregiudicato palermitano che a metà degli anni Settanta lavorò e
abitò per lunghi mesi con la sua famiglia nella villa di Silvio
Berlusconi ad Arcore. Un vecchio affare di mafia che continua a
contrapporre le verità comprovate da giudici come Giovanni Falcone
e l'innocentismo di Berlusconi e Dell'Utri, che è tornato a
definirlo «eroico» anche pochi giorni fa.
Ora, però, c'è una nuova ondata di indagini che riporta
in prima linea il clan di Mangano. Una svolta che non nasce dalle
rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza, chiamato a deporre in
appello dopo la condanna a nove anni inflitta a Dell'Utri in primo
grado per concorso esterno in associazione mafiosa. Le nuove
inchieste riguardano i boss di oggi. E chiamano in causa gli eredi
del padrino morto nove anni fa. I suoi parenti più stretti.
Loredana Mangano, la figlia maggiore di Vittorio, è
cresciuta al Nord, ma ha sposato un siciliano doc, Enrico di Grusa,
arrestato il 17 giugno '98, dopo quattro mesi di clandestinità a
Milano, e condannato per mafia e droga. Ora anche suo fratello,
Alessandro Di Grusa, è stato condannato a 12 anni. Il tribunale di
Palermo, pochi giorni fa, lo ha dichiarato colpevole di aver
favorito la latitanza di Giovanni Nicchi, un boss che a soli 28 anni
è considerato dai pm «l'astro nascente di Cosa nostra».
Alleato con le storiche famiglie italo-americane, le
stesse con cui Vittorio Mangano gestiva i traffici di eroina della
«Pizza connection», Nicchi ha tentato una clamorosa scalata alla
Cupola, scontrandosi con i Lo Piccolo. Tuttora è nella lista dei 30
latitanti più pericolosi. E ora si scopre che si era nascosto a
Milano. Protetto dal cognato di Loredana Mangano.
A parlare di Nicchi sono almeno tre nuovi pentiti, ma la
condanna di Di Grusa si fonda anche su riscontri fotografici. Tutto
parte dalla spettacolare rapina del 2008 alla gioielleria Damiani di
Milano. I capi della banda sono siciliani. E a un arrestato la
polizia sequestra le foto di una festa con Nicchi a Milano. Qui,
secondo i pentiti, il latitante ha incontrato, oltre al cognato,
alcuni dipendenti di Loredana Mangano.
Con le sorelle Cinzia e Marina e con la madre Maria Anna
Imbrociano, infatti, la figlia di Vittorio Mangano controlla due
cooperative, la Cgs New Group e la Csi Milano, con sede in via
Romilli. Nel 2008 hanno incassato 3 milioni con appalti di
ortofrutta, pulizia e trasporto merci. Gli uffici sono disegnati da
un architetto alla moda. La filiale di Palermo, gestita da Marina
Mangano, è allo stesso indirizzo da cui il padre, 29 anni fa,
parlava di cavalli con Dell'Utri. Il sito Internet è ricco di
citazioni sulla qualità dei «prodotti bio» e la «professionalità
del personale».
Come direttore tecnico della Cgs figura però Daniele
Formisano, cugino delle sorelle Mangano, assunto dopo aver scontato
una condanna per 300 chili di droga. Fino all'anno scorso la Cgs
aveva sede in viale Ortles 16, allo stesso indirizzo di una
cooperativa omonima, liquidata da un ex collaboratore, Giuseppe
Porto. Un uomo dai mille contatti.
Dieci anni
fa era il
braccio destro di un amico di Dell'Utri: un imprenditore messinese
condannato per corruzione. Nei mesi scorsi incontrava un manager
calabrese ora a processo per la cocaina all'Ortomercato. Ma la
polizia ha riconosciuto Porto anche nella foto degli amici siciliani
che nel 2000 portavano la bara ai funerali di Vittorio Mangano.
[03-12-2009]
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MEGLIO
L’EREDITÀ DEL DIVORZIO? VERONICA GIOCA TUTTO SULL’ADDEBITO DI
COLPA: SE LO OTTIENE, PUÒ TIRARE IL DIVORZIO PER LE LUNGHE E
MANTENERE IL DIRITTO A RICEVERE
IL 25
% DEL PATRIMONIO DI SILVIO - SE IL CAVALIERE DOVESSE MANCARE
ALL'AFFETTO DI FINI E MAGISTRATURA.. I MILIARDI DAREBBERO AI LORO
TRE FIGLI IL CONTROLLO DELLE AZIENDE DI FAMIGLIA – ALLA FACCIA DI
PIERSILVIO E MARINA…
Rossana
Lacala per "Novella 2000"
No, le stelle, nel 2010, non faranno sconti a Silvio
Berlusconi. Lui è della Bilancia: ergo, Giove, Urano e Plutone gli
chiederanno, nei prossimi 12 mesi, di stare attento ai cordoni della
borsa e di non esporre troppo il portafoglio alle turbolenze. Ma
come farà il pover'uomo da 10 miliardi di euro di patrimonio a
perseguire un risparmio consapevole se tutti stanno lì a battere
cassa?
Tanto per cominciare c'è Carlo De Benedetti, che non
sente ragioni: vuole, fosse pure in forma di fidejussione bancaria,
ciò che la giustizia gli ha assegnato, in soldoni 749.955.611,93
euro. La storia è nota. Fininvest, holding della famiglia
Berlusconi, deve alla Cir di De Benedetti quel bel gruzzoletto per
il danno patrimoniale da "perdita di chance" legato
all'affaire lodo Mondadori.
Vale a dire, secondo le accuse, allo "scippo",
nel 1991, della casa editrice, che Fininvest avrebbe ottenuto
pagando tangenti a un giudice impegnato nella battaglia
imprenditorial-giudiziaria più bollente della storia italiana.
Ma soprattutto c'è lei, la Signora, come il premier
chiama sua moglie, Veronica Lario. Già, perché la Signora ha
chiesto 43 milioni di euro l'anno, poco più di tre milioni e mezzo
al mese, come assegno di mantenimento, nell'ambito del ricorso di
separazione con addebito.
VETRI
ROTTI E TESTE A POSTO
Lui, il Cavaliere, deve essersi proprio arrabbiato. Chissà se ha
fatto volare la famosa fotografia della moglie posta accanto al
lettone di Palazzo Grazioli, chissà se poi ci è saltato su con i
suoi tacchi infrangendone il vetro. Certo è che non l'ha dato a
vedere, ma ha fatto sapere la sua controfferta: circa 200mila euro
mensili, con la possibilità di arrivare fino a 300mila. E in più,
attraverso fonti a lui vicine, ha messo in giro la voce che
sarebbero già stati versati a Veronica, negli anni, tra i 60 e i 70
milioni.
Nei salotti milanesi gli schieramenti pro l'uno o l'altra
sono in azione. Tutti, ma proprio tutti, al di là delle
dichiarazioni pubbliche, concordano però su un punto: la cifra
chiesta da Veronica non è il frutto di un colpo di testa, ma una
scelta meditata e, soprattutto, appoggiata su dati di fatto (carte,
conti e vai a sapere cos'altro). A sostegno della tesi, un
osservatore di matrimoni vip al capolinea che vuole restare anonimo
sostiene: «Certo, si tende sempre a rilanciare, ma la signora Lario
sarebbe impazzita, e il suo avvocato con lei, se non avessero
qualche buona carta in mano.
Rischiano di rimetterci l'immagine più i soldi l'una e
una carriera invidiabile l'altra. Mi risulta poi che alla signora
sia stata suggerita una strada "morbida": delegare la
quantificazione dell'assegno di mantenimento a un soggetto terzo
indicato da lei. Dunque, se ha deciso di rivolgersi direttamente a
un giudice, non gioca d'azzardo come si legge su certi giornali. Ne
vedremo delle belle».
Sì ne vedremo delle belle. Perché il giudice che metterà
le mani in questa faccenda certo una sbirciatina agli affari di
famiglia dovrà darla: toccherà a lui quantificare con esattezza
l'entità dell'assegno di mantenimento, avendo tra i suoi strumenti
persino l'estrema decisione di congelare tutti i beni in gioco per
tutelare le parti e i figli.
Un'ipotesi, quest'ultima, improbabile, quasi da film,
perché quando si aprono partite così grosse tutte le transazioni
sono sotto osservazione dei legali e del giudice: è come se una
specie di lente d'ingrandimento, nel momento in cui una coppia entra
in tribunale per dirsi addio, si mettesse al lavoro su ogni minima
cifra. Per esempio,
la vendita
di Villa Certosa che si sarebbe aggiudicato l'emiro Mohammed Al
Nahayan, erede al trono di Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) per 450
milioni di euro non sfuggirà ai legittimi interessi della Lario.
Per ora siamo agli inizi, ma già il giudice ha davanti a
sé uno stuolo di professionisti agguerriti da entrambi i fronti.
Tra cui molte signore di rango: dall'avvocato della Lario, Maria
Cristina Morelli, raccontata come legale di vasti studi e razionalità
estrema, a Ippolita Ghedini, sorella dell'avvocato e parlamentare
Niccolò, che tutela il premier. Per non parlare dell'autorevole
Cristina Rossello, avvocato a cui il premier ha affidato la cura
degli aspetti legali della valutazione del patrimonio di famiglia,
in seguito alla separazione e all'ipotesi di riassetto azionario tra
i cinque figli.
L'ADDEBITO
COL BOTTO
E se ne vedranno delle belle anche perché Veronica ha accessoriato
la sua richiesta di separazione giudiziale con un addebito. Lei,
attenta ai minimi particolari nei confronti delle cose che ha a
cuore: basti pensare all'amorevole cura per la Villa di Macherio,
costata dal
2002 a
oggi quattro milioni e 47 mila euro di soli arredi, non poteva non
volere puntare alto anche per la fine del suo matrimonio. Una fine
con il botto.
La signora Berlusconi deve essere ben consapevole di due
cose: la prima, è che la dichiarazione di addebito implica la prova
che la irreversibile crisi coniugale sia ricollegabile,
esclusivamente, al comportamento volontariamente e consapevolmente
contrario ai doveri nascenti dal matrimonio di uno o entrambi i
coniugi; la seconda, è che il giudice deve decidere sull'addebito
contestualmente alla sentenza di separazione, perché la
dichiarazione di addebito non è fine a se stessa, ma ha
ripercussioni sia sulla materia successoria, sia su quella del
mantenimento.
Che vuol dire tutto questo? Innanzitutto, che se ha
chiesto l'addebito Veronica pensa di potere dimostrare il nesso di
causa ed effetto delle "bagatelle" di Silvio, ma anche di
scansare da sé ogni più piccola ombra.
Nella casisitica relativa a separazioni di questo tipo,
tra le bagatelle che inchiodano il fedifrago ci sono la relazione
extraconiugale instaurata prima di una crisi matrimoniale, il
persistente rifiuto di intrattenere rapporti sessuali, l'avere avuto
rapporti sessuali con prostitute e persino il danno all'immagine e
alla dignità del richiedente causata dal coniuge birbone.
C'è poi la questione della successione. Finché Veronica
resterà signora Berlusconi, neppure la separazione scioglierà un
legame indissolubile davanti alla legge: l'eredità. Veronica ha
diritto al 25 per cento dell'intero patrimonio del Cavaliere, il
che, se diamo retta ai giornali ben informati come Forbes, ammonta a
10 miliardi di euro, miliardo più miliardo meno.
Alla Signora, dunque spettano (sino al divorzio che la
esclude dall'asse ereditario) 2 miliardi e mezzo di euro e voce in
capitolo sugli assetti dell'impresa di famiglia, laddove il premier
dovesse scomparire. Un vantaggio che andrebbe poi, alla morte della
Lario, ai suoi figli, Barbara, Luigi ed Eleonora.
Che ereditando la sua quota, passerebbero in vantaggio
sui fratelli Marina e Pier Silvio anche qualora Silvio facesse il
colpo di mano temuto da Veronica: il lascito ai figli di primo letto
della parte di cui, in successione, il premier può disporre
liberamente.
Del resto, anche Silvio ha uguali diritti: un quarto del
patrimonio della moglie è suo. Ma se il giudice cui è affidata la
separazione dovesse dar ragione alla Lario sull'addebito, ebbene il
Cavaliere perderebbe diritti su quei soldi. Si dirà, ma figurarsi
se gli interessano gli spiccioli? Sarà, ma a parte la questione di
principio, Veronica lo terrebbe, così, lontano dal suo portafoglio
accrescendo il "salvadanaio" per i suoi ragazzi. Se la
Lario, poi, dovesse vincerla per Silvio si metterebbe male anche il
divorzio. A meno che il Cavaliere non ricambi. E chieda, lui,
l'addebito.
GUERRA
STELLARE
E allora sì che scoppierà una guerra stellare, il primo divorzio
italiano da meritare le cover dei magazine del mondo. Se fosse
Silvio ad aggiudicarsi l'addebito, la successione di Veronica
sarebbe out e lo scudo del 25 per cento a disposizione, alla sua
morte, dei figli si infrangerebbe in mille pezzi. Come il vetro
delle cornici argentate di palazzo Grazioli.
[03-12-2009]
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il
commissario davanzoni replica a marina b. con le parole del
banchiere rasini tratte da un libro del '94 di paolo madron:
"sono [di Berlusconi] non meno dell'80% delle azioni delle [22]
holding [che controllano Fininvest]. Sull'altro 20%, per la gioia di
chi cerca, ci si può ancora sbizzarrire" - (e meno male che
ieri d'avanzo ha liquidato questa bio del cavaliere con un arrogante
"molto friendly"! cosa crede che solo lui sa fare il
giornalista investigativo?)...
Attilio Bolzoni e Giuseppe D'Avanzo
per la Repubblica
Il racconto di Repubblica di come i
mafiosi di Brancaccio ritengano di avere "un asso nella
manica" da giocare contro la Fininvest ha provocato le proteste
di Marina Berlusconi, presidente della holding, e l'annuncio di
azioni penali e civili di Mediaset. La protesta di Mediaset è
temeraria.
Forse per un equivoco o soltanto per
offrire ai giornali della Casa un titolo aggressivo, sostiene che,
nell'inchiesta, ci sia scritto: "il 20 per cento di Mediaset
appartiene alla mafia". È falso. Nessuno ha scritto una frase
di questo genere. Nessuno poteva scriverla.
Mediaset nasce come società quotata
in Borsa soltanto nel 1996 mentre la cronaca dà conto, per la prima
volta, degli interrogatori dei mafiosi di Brancaccio che raccontano
vicende degli anni ottanta e primi anni novanta, comunque precedenti
al 27 gennaio 1994, quando Filippo e Giuseppe Graviano sono stati
arrestati a Milano. L'inchiesta si occupa di Fininvest, non di
Mediaset. Di quel che i mafiosi riferiscono della Fininvest (detiene
il 38,618 per cento di Mediaset).
Gaspare Spatuzza rivela ai pubblici
ministeri di Firenze che "Filippo Graviano mi parlava come se
Fininvest fosse un suo investimento, come se fossero soldi messi da
tasca sua". È una dichiarazione che ripropone la questione mai
accantonata della provenienza dei capitali che hanno favorito
l'avventura imprenditoriale di Silvio Berlusconi che di suo - è
noto - risorse non ne aveva a disposizione.
Per sintetizzare i dubbi che ancora ci
sono su quell'inizio, Repubblica ha ritenuto di citare una breve
frase dal libro di Paolo Madron, Le gesta del Cavaliere,
Sperling&Kupfer: "Sono [di Berlusconi] non meno dell'80 per
cento delle azioni delle holding che controllano Fininvest.
Sull'altro 20 per cento, per la gioia di chi cerca, ci si può
ancora sbizzarrire" (pag.137).
Contro questa frase muove oggi con
indignazione e qualche sovrattono Marina Berlusconi. Lasciamo in un
canto i suoi insulti. La presidente della Fininvest dichiara:
"Il 100 per cento della Fininvest, come emerge
incontrovertibilmente da tutti i documenti, appartiene alla nostra
famiglia, a Silvio Berlusconi e ai suoi figli. Così è oggi e così
è da sempre, non c'è mai stata una sola azione della Fininvest che
non facesse capo alla famiglia Berlusconi".
Se così è, perché la Fininvest non
ha mai considerato calunnioso e diffamatorio il libro di Madron,
diventato nel tempo anche autorevole direttore di Panorama Economy,
periodico della Casa? Perché se ne duole soltanto oggi? Possibile
che le sia sfuggito un libro pubblicato da una casa editrice dal
1995 di proprietà della Mondadori?
Di quel lavoro, qualcosa si sa. Paolo
Madron è forse il solo giornalista che abbia avuto modo di
incontrare e intervistare a lungo il conte Carlo Rasini, patron
della Banca Rasini che mise a disposizione del giovane Berlusconi
fidejussioni, prima, finanziamenti, poi. Madron riesce a incontrare
Rasini nella sua casa ai Bastioni di Porta Venezia, a Milano. La
conversazione è lunga, piacevole e assai intrigante.
Il conte banchiere racconta come
"in realtà, le città giardino di Berlusconi sono servite a
qualche famiglia milanese per far rientrare le valigie di soldi
depositate a suo tempo in Svizzera". Ricorda di come, un
giorno, Berlusconi "va da Rasini e gli chiede di appoggiarlo su
quei suoi amici, clienti o meno della banca, che hanno portato fuori
tanti soldi e che, se lui ci metterà una buona parola, potrebbero
dargli fiducia".
Rasini ne parla con il padre di
Berlusconi, Luigi, che non vorrebbe. Ha paura che il figlio
"resti schiacciato dalla sua ambizione". Ma Rasini, come
ha fatto altre volte, non gli fa mancare il suo aiuto. "In
fondo, quale migliore occasione per far tornare il denaro dal paese
degli gnomi e farlo fruttare bello e pulito nelle mani di quel
giovanotto che dove tocca guadagna?".
Ora Madron è a colazione da Carlo
Rasini. Gli chiede conto di quei finanziamenti e il conte banchiere
gli rivela che Berlusconi ha restituito, di quelle somme, soltanto
l'ottanta per cento. "E l'altro venti?", chiede Madron.
Rasini sorride e gli dice: "L'altro venti per cento non è
stato restituito; so come sono andate le cose e a chi appartiene
quel venti per cento, ma non glielo dirò".
Marina Berlusconi, nel suo sdegno,
sostiene ancora: "Anni e anni di indagini e perizie ordinate
proprio dalla procura di Palermo si sono concluse con l'unico
possibile risultato: (...) nell'azionariato Fininvest (...) non
esistono zone d'ombra".
L'affermazione è imprudente, se si
legge la sentenza della II sezione del Tribunale di Palermo che ha
condannato Marcello Dell'Utri, braccio destro di Berlusconi. La
consulenza dell'accusa, scrivono i giudici, nonostante la
"parziale documentazione" messa a disposizione,
"evidenzia la scarsa trasparenza o l'anomalia di molte
operazioni effettuate dal gruppo Fininvest negli anni 1975-1984.
[Questa conclusione] non ha trovato smentita dal consulente della
difesa Dell'Utri", il professor Paolo Maurizio Iovenitti,
docente alla Bocconi di Finanza mobiliare e Analisi strategiche e
valutazioni finanziarie.
Iovenitti ha ammesso in aula che
alcune operazioni erano "potenzialmente non trasparenti".
Scrivono allora i giudici: "Non è stato possibile, da parte
dei consulenti [del pubblico ministero e della difesa], risalire in
termini di assoluta certezza e chiarezza all'origine, qualunque essa
fosse, lecita od illecita, dei flussi di denaro investiti nella
creazione delle holding Fininvest. (...).
sede fininvest ex villa borletti in
via rovani
La consulenza Iovenitti non ha fatto
chiarezza sulla vicenda in esame [e], pur avendo la disponibilità
di tutta la documentazione esistente presso gli archivi della
Fininvest, non ha contribuito a chiarire la natura di alcune
operazioni finanziarie "anomale" e a evidenziare la
correttezza delle risultanze societarie, contabili e bancarie del
gruppo Fininvest".
Naturalmente sull'intera questione,
avrebbe potuto far luce con autorevolezza Silvio Berlusconi. Si sa
come andarono le cose. Interrogato il 26 novembre del 2002 a Palazzo
Chigi, il presidente del consiglio si è "avvalso della facoltà
di non rispondere".
Così le perplessità sulle origini
della fortuna di Berlusconi restano ancora vive. Ora che Cosa Nostra
sembra ricattare il premier, sarebbe necessario illuminare quel che
ancora oggi è oscuro, più che gridare a un "disegno politico
di annientamento".
[29-11-2009]
“QUEL LIBRO NON DICE CHE
SILVIO È MAFIOSO” – A PAOLO MADRON NON PIACE CHE
“REPUBBLICA” CITI IL SUO LIBRO DEL '94 “LE GESTA DEL
CAVALIERE” A SPROPOSITO: “NON TROVAI NULLA SU CAPITALI ILLECITI
DATI DALLA BANCA RASINI. L’ISTITUTO CONVINSE DEI CLIENTI AD
INVESTIRE CAPITALI SVIZZERI CHE BERLUSCA RESTITUÌ ALL’80%” - E
IL 20%? “NON SI SA, MA NESSUNO PARLÒ DI MAFIA”…
Mariateresa Conti per "Il
Giornale"
Quando Paolo Madron ha visto il suo
libro, "Le gesta del Cavaliere", ripescato dopo 15 anni e
citato a mo' di Bibbia da "Repubblica" per insinuare ombre
sui capitali alla base dell'impero Fininvest, si è un po'
indispettito. «Mi fa rabbia - confessa - che giusto ora che tanti
sarebbero curiosi di leggerlo il libro non si trovi più, vuol dire
che chiederò a Mondadori di ristamparlo.
Comunque, per quel testo, non ho
ricevuto alcuna querela. Perché su questo ormai famoso 20 per cento
di Fininvest cui non si conosce la provenienza, in quel libro, non
c'è nessuna insinuazione, e meno che mai si parla di ingresso di
capitali malavitosi. Dalle mie indagini, fatte all'epoca, non è
emerso nulla del genere».
Madron, giornalista economico - firma
del "Sole 24Ore", è stato anche direttore di
"Panorama economy" - è quasi divertito dal clamore che a
distanza di tanti anni sta circondando la sua creatura. "Le
gesta del Cavaliere" (Sperling&Kupfer). Già, perché il
libro, pubblicato nel 1994, altro non era all'epoca che una
presentazione dell'imprenditore Silvio Berlusconi che stava per
scendere in politica. Non a caso il libro si chiude ad Arcore con il
futuro premier che annuncia la fondazione del nuovo partito.
Anche il motivo per cui nel libro
inchiesta sia dato largo spazio alle origini del patrimonio del
Cavaliere non ha nulla a che vedere con eventuali sospetti
dell'ingresso in Fininvest di fondi illeciti. Ed è presto detto. «A
quell'epoca - ricorda oggi Madron - Fininvest si stava organizzando
per collocarsi in borsa, il tema era di estrema attualità».
E infatti nel libro viene ricordato
anche un altro episodio: la partecipazione da Minoli, a Mixer, di un
Berlusconi furibondo per le ombre che si gettavano su Fininvest e
che si diceva pronto a regalarla a chi fosse stato capace di provare
che le azioni Fininvest non erano in mano sua. «L'approfondimento
sui capitali - aggiunge Madron - era strettamente legato al
dibattito di quei giorni, e in particolare al problema delle
holding, a come fosse congegnato il controllo».
Il grande scoop del volume - che è
poi quello cui si stanno aggrappando gli accusatori del Cavaliere
per via mediatica dalle colonne di "Repubblica" - è
l'intervista a Carlo Rasini, il patron dell'omonima banca in cui
lavorava Luigi Berlusconi, il papà del premier, e da cui l'allora
giovane imprenditore Silvio ebbe i finanziamenti necessari per far
decollare il sogno di Milano2.
«Fu uno scudo fiscale ante litteram»,
dice Madron oggi, ricordando anche il colpo di fortuna - l'amicizia,
nata negli Stati Uniti, col nipote del conte Rasini, Michele - che
gli permise di avere quel lungo colloquio. «Rasini - dice il
giornalista - mi raccontò di avere convinto alcuni clienti della
banca, famiglie lombarde che avevano portato i loro soldi in
Svizzera a far tornare i loro capitali per investirli nel progetto
di Silvio Berlusconi».
Rasini, nell'intervista contenuta in
"Le gesta del Cavaliere", fa anche qualche nome di quei
finanziatori: quello di Maurizio Andreani, rappresentante dell'Ici -
Imperial chemical industries - rampollo di una famiglia che
costruiva barche; e il conte Leonardo Bonzi, il proprietario dei
terreni di Segrate che poi, venduti a Berlusconi, diventarono la
sede di Milano2. Rasini dice anche che di quei fondi il Cavaliere
restituì gran parte, l'80 per cento.
E l'altro 20 per cento? «Per ragioni
di riservatezza - afferma Madron - non volle rispondermi. All'epoca
sentii altre persone che fecero varie ipotesi. Nessuno però parlò
di capitali malavitosi». Nessuno. Tranne "Repubblica".
Quindici anni dopo.
[30-11-2009]
DUELLO
FININVEST-"REPUBBLICA" - "AVETE travisate LE
DICHIARAZIONI DEL funzionario della Banca d´Italia Giuffrida sull´assoluta
trasparenza degli apporti finanziari alle origini del gruppo
Fininvest" - LA RISPOSTA: 'Quel che conta non sono le parole di
Giuffrida, ma quel che è scritto nella sentenza contro Dell´Utri:
ci sono all´origine di Fininvest operazioni finanziarie
"anomale"...
1 - "IL CONSULENTE DELLA PROCURA
ESCLUSE OGNI POSSIBILE OMBRA"
Lettera di Franco Currò (Direttore Comunicazione
Fininvest) a "la Repubblica"
Egregio Direttore,la presidente della
Fininvest Marina Berlusconi - annunciando la decisione di procedere
per le vie legali - ha già anche espresso il giudizio sull´operazione
diffamatoria organizzata dalla Repubblica nei confronti di un grande
gruppo imprenditoriale come il nostro per colpire il suo fondatore.
Non ci sarebbe altro da aggiungere. Tuttavia, nell´articolo
"Quelle nebbie misteriose sulle origini della Fininvest",
la Repubblica torna sul tema con alcuni elementi su cui non è
possibile tacere. Vediamo i principali.
Il pezzo forte dell´articolo sembra
essere la ricostruzione degli apporti finanziari alle origini del
gruppo Fininvest, affidata dalla Procura di Palermo al funzionario
della Banca d´Italia Francesco Giuffrida. I due giornalisti citano
la sentenza del Tribunale palermitano secondo cui né il consulente
della Procura né quello della difesa sono riusciti "a risalire
in termini di assoluta certezza e chiarezza all´origine, qualunque
essa fosse, lecita o illecita, dei flussi di denaro investititi
nella creazione delle holding Fininvest".
Ma è proprio così? Per quanto
riguarda il consulente della difesa, i verbali delle udienze sono a
disposizione: è sufficiente leggerli per valutare come alcune sue
dichiarazioni siano state travisate e quanto invece risultino nette
le affermazioni sull´assoluta trasparenza di tutte le operazioni
esaminate.
Relativamente alla consulenza chiesta
dalla Procura, due esperti di cose mafiose come gli autori dell´articolo
dovrebbero ben sapere che cosa accadde dopo la sentenza citata.
Visto che loro non lo raccontano, lo raccontiamo noi. Chiamato in
causa dalla Fininvest, secondo la quale nella sua consulenza era
arrivato a conclusioni errate per grave negligenza, il dottor
Giuffrida ha sottoscritto la seguente affermazione:
"All´esito di una prospettazione
maggiormente organica delle operazioni ... e della relativa
documentazione già disponibile, (il dottor Giuffrida ndr) riconosce
i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle
dichiarazioni rese al dibattimento, ed inoltre che le ... operazioni
oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali
da escludere l´apporto di capitali di provenienza esterna al Gruppo
Fininvest" (il testo integrale dell´atto di transazione è dal
27 luglio 2007 a disposizione sul nostro sito, www.fininvest.it).
Tradotto dal linguaggio tecnico, a noi, e non solo a noi, pare che
il concetto sia chiaro: nessuna zona d´ombra.
Ma l´articolo odierno ha un altro
"punto forte", il libro di Paolo Madron "Le gesta del
Cavaliere" (1994). Repubblica, intercalando abilmente frasi
prese dal libro con allusioni e ammiccamenti, lo utilizza per
arrivare all´enormità, a insinuare addirittura - nemmeno troppo
velatamente - che una quota della Fininvest sia in mano alla mafia.
Basta però leggere il libro di Madron
per rendersi conto che in quelle pagine non esiste alcun tipo di
riferimento diretto o indiretto, allusione, evocazione, nulla di
nulla che possa in qualche modo far pensare a qualsivoglia
collegamento con capitali mafiosi.
Questi sono fatti, sono documenti, non sono inaccettabili
insinuazioni. Di quelle dovrà essere reso conto nelle aule di
giustizia.
2 - LA RISPOSTA: "MA QUELLA ZONA
GRIGIA È NELLA SENTENZA DEL TRIBUNALE"
Attilio Bolzoni e Giuseppe D'Avanzo per
"la Repubblica"
Repubblica non ha mai scritto che la
frase ripresa dal libro Le gesta del Cavaliere di Paolo Madron («Non
meno dell´80 per cento delle azioni delle holding che controllano
Fininvest sono di Berlusconi. Sull´altro 20 per cento ci si può
ancora sbizzarrire») faccia «riferimento a un collegamento con
capitali mafiosi».
Si discute di questo: la famiglia
mafiosa di Brancaccio lascia dire che ha in mano «un asso nella
manica» contro la Fininvest. Ci si chiede: ci sono zone grigie nel
passato della Fininvest che possano rendere concreto quel ricatto? Sì,
una zona d´ombra c´è. È l´autorevolissima fonte di Paolo Madron
- il banchiere Carlo Rasini, primo e decisivo finanziatore di Silvio
Berlusconi, testimone e protagonista diretto della nascita delle sue
imprese - a sostenere che il «venti per cento della Fininvest» non
è (al 1994) nella disponibilità del capo del governo.
E´ un´affermazione che contraddice
in modo radicale la dichiarazione di ieri di Marina Berlusconi: («Non
c´è stata mai una sola azione della Fininvest che non facesse capo
alla famiglia Berlusconi. Così è oggi e così è da sempre»). È
bizzarro contestare ciò che non si è scritto per non smentire quel
che davvero è stato detto.
Veniamo ora allo strano caso del
dottor Giuffrida, vicedirettore della Banca d´Italia di Palermo. L´argomento
della Fininvest è prevedibilissimo e - purtroppo - sfortunato, se
lo si racconta tutto intero.
Incaricato dal pubblico ministero di
valutare i finanziamenti alle holding di controllo della Fininvest,
Giuffrida rintraccia molte operazione che giudica «anomale». Per
esempio: 113 miliardi di lire negli anni settanta (pari a circa 308
milioni di euro di oggi) erano «flussi di provenienza non
identificabile».
Fininvest muove contro il consulente
un´azione civile. Che si conclude con una transazione in cui
Giuffrida, è vero, «riconosce i limiti delle sue conclusioni».
Quel che la Fininvest non ricorda mai, quando evoca lo strano caso
del dottor Giuffrida, è quel che dissero i suoi avvocati (Maria
Taormina Crescimanno e Antonio Coppola) all´Ansa.
Quel giorno il 28 luglio 2007, alle
ore 20,48: «Il dottor Giuffrida ha personalmente ricevuto la
proposta di transazione dalla Fininvest e solo il 18 luglio ha
sottoposto ai suoi legali una bozza di accordo che gli stessi non
hanno condiviso, ritenendo che quanto affermato nel documento non
corrispondesse alle reali acquisizioni processuali. Il successivo 26
luglio, il dottor Giuffrida ha inviato all´avvocato Coppola il
testo della bozza parzialmente corretto.
Consultatisi i difensori hanno
tuttavia ritenuto di non condividere la proposta di transazione.
Ieri, 27 luglio, i difensori hanno saputo dai media, e solo
successivamente da Giuffrida, della stipula dell´atto che non hanno
sottoscritto e che non sottoscriveranno non condividendo la
ricostruzione dei fatti e le affermazioni in esso contenute».
Quel che conta non sono le parole di
Giuffrida, ma quel che è scritto nella sentenza contro Marcello
Dell´Utri, II sezione del Tribunale di Palermo, 11 dicembre 2004:
«Non è stato possibile, da parte dei consulenti [del pubblico
ministero e della difesa], risalire in termini di assoluta certezza
e chiarezza all´origine, qualunque essa fosse, lecita od illecita,
dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding
Fininvest. (?).
La consulenza [della difesa] Iovenitti
non ha fatto chiarezza e non ha contribuito a chiarire la natura di
alcune operazioni finanziarie "anomale" e a evidenziare la
correttezza delle risultanze societarie, contabili e bancarie del
gruppo Fininvest».
Anche in questo caso, è chiaro il
metodo di Fininvest. Si contesta, con un atto privato del tutto
estraneo al processo (la transazione del povero Giuffrida), quel che
non si può negare ha accertato un Tribunale: ci sono all´origine
di Fininvest «operazioni finanziarie "anomale"». È
difficile contestare che una zona grigia ci sia, se nemmeno il
consulente di Marcello Dell´Utri è riuscito a illuminarla
[30-11-2009]
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"EL
PAIS" SALVO DA BERLUSCONI? – TELEFONICA ACQUISTA IL 21% DI
DIGITAL PLUS MA QUESTA OPERAZIONE NON BASTA - TELECINCO (51%
MEDIASET) È L´UNICA SOCIETÀ IN GRADO DI SALVARE DEFINITIVAMENTE
LE SORTI DEL GRUPPO PRISA CHE RACCHIUDE UNA TV – MA UN
COINVOLGIMENTO DEL BISCIONE CREEREBBE DELLE RICADUTE SU TELECOM
ITALIA…
Sara Bennewitz per "la
Repubblica"
Telefonica offre una boccata d´ossigeno
a Prisa, gruppo editoriale spagnolo che pubblica il quotidiano
"El Pais" ed è gravato da 5 miliardi di debiti. Il
colosso della telefonia guidato da Cesar Alierta investirà 470
milioni di euro per rilevare il 21% della tv a pagamento di Digital
Plus, valutando così l´intera emittente satellitare 2,35 miliardi.
Va detto che meno di due anni fa, la stessa Telefonica aveva
consegnato all´Opa di Prisa su Sogecable (controllante di Digital
Plus) il suo 17% dello stesso gruppo televisivo incassando 670
milioni di euro e generando un´importante plusvalenza.
Ma ora gli equilibri si sono
rovesciati soprattutto a causa della crisi economica che ha
investito la Spagna e Prisa è stata costretta a rivendere una parte
del suo gioiello, ovvero la tv a pagamento. Tra tutte le attività
del gruppo editoriale, Digital Plus è quella che ha retto meglio
alla crisi e che quest´anno dovrebbe generare la metà dei profitti
del gruppo, vale a dire circa 300 milioni di margine operativo lordo
(Mol).
In base all´accordo siglato ieri,
Telefonica avrà diritto a nominare due membri di sua fiducia nel
consiglio di amministrazione di Digital Plus. L´operazione prevede
inoltre da parte di Telefonica un´iniezione di 240 milioni di
liquidità e la conversione di 230 milioni di crediti in capitale,
per un valore complessivo di 470 milioni.
«La vendita di una quota di Digital
Plus - ha dichiarato ieri Juan Luis Cebrián, amministratore
delegato di Prisa - si inquadra nella strategia di Prisa di
garantire la stabilità finanziaria del gruppo e pone l´accento sul
valore della società, così come è stato riconosciuto da
Telefonica, il miglior socio strategico con cui potremo realizzate
importanti sinergie».
Tuttavia la ciambella di salvataggio
lanciata da Telefonica non è sufficiente a risolvere tutti i
problemi di Prisa, che potrebbe valutare nuove dismissioni visto che
a marzo dovrà rifinanziare con le banche 1,9 miliardi di debiti. A
quel punto nel panorama televisivo iberico l´unica società in
grado di comprare delle partecipazioni nelle tv di Sogecable è
rappresentata dal leader della tv commerciale Telecinco, che ha solo
un centinaio di milioni di debiti a fronte di una capitalizzazione
di Borsa di circa 1,9 miliardi.
La tv spagnola controllata al 50,1% da
Mediaset sarebbe infatti interessata sia a rilevare una quota di
Cuatro, l´emittente in chiaro di Prisa, sia della stessa Digital
Plus. Un´ipotesi questa che era stata più volte rilanciata dalla
stampa spagnola e che a un certo punto era stata confermata da
Mediaset. In proposito lo scorso 14 ottobre il presidente del gruppo
di Cologno Fedele Confalonieri aveva dichiarato: «Le tv di Prisa?
Vediamo, tutti parlano con tutti».
Un´eventuale coinvolgimento di
Mediaset in Spagna al fianco di Telefonica, infine, potrebbe creare
ricadute in patria in particolare sul destino di Telecom Italia. Il
colosso telefonico spagnolo è infatti il primo azionista di Telco
(42,3%) e indirettamente controlla il 10,6% dell´ex monopolista
italiano della telefonia.
Una presenza finora avversata dal
governo guidato da Berlusconi che vede negli spagnoli un azionista
potenzialmente in grado di controllare tutto il gruppo, inclusa la
rete telefonica. Ma secondo alcuni osservatori questa posizione
potrebbe ammorbidirsi nel caso Mediaset riuscisse a conquistare
nuovi spazi in Spagna.
[26-11-2009]
|
PER
VIVERE VERONICA CHIEDE TRE E MILIONI E MEZZO AL MESE COME
MANTENIMENTO! - UNA CIFRA ESORBITANTE, ANCHE PER UN PATRIMONIO COME
QUELLO DEL CAVALIERE DEL CIALIS - IL PREMIER AVREBBE RIFIUTATO,
OFFRENDO 200 MILA EURO "TRATTABILI" FINO A 300 MILA - NON
BASTA: DE BENEDETTI VUOLE SUBITO I 750 MILIONI DI RISARCIMENTO LODO
MONDADORI - (VALE LA PENA SFANCULARSI OGNI SANTO GIORNO PER LE BEGHE
DEI MILIARDARI D'ITALIA? UN PAESE ALLO SBANDO DEVE SCENDERE IN
PIAZZA PER TIPINI CHE SI FANNO I CAZZI LORO DA SEMPRE? COL VOSTRO
STIPENDIO MENSILE, LOR SIGNORI LO DANNO COME MANCIA AI CAMERIERI E
ALLE ZOCCOLE)
1
- VERONICA, CHIESTI 3 MILIONI E MEZZO AL MESE
IL PREMIER AVREBBE RIFIUTATO, OFFRENDO 200 MILA EURO «TRATTABILI»
FINO A 300 MILA
Federico De Rosa per il Corriere
della Sera
lario
Una
cosa è certa: le cifre in gioco nella separazione tra Veronica
e Silvio Berlusconi sono sicuramente rilevanti. Quanto è ancora
presto per dirlo. Tuttavia inizia a emergere qualche particolare
del ricorso di separazione con addebito presentato all'inizio
del mese da Veronica Lario Berlusconi.
La
moglie del premier, secondo fonti ben informate, avrebbe
presentato una richiesta di 43 milioni di euro l'anno, ossia
poco più di tre milioni e mezzo al mese come assegno di
mantenimento. Una cifra importante, anche per un patrimonio come
quello accumulato negli anni dal Cavaliere. Il quale a stretto
giro avrebbe risposto giudicando inaccettabile la richiesta
depositata in Tribunale.
Ma
la partita è solo all'inizio e sicuramente si trascinerà a
lungo.
Il principio attorno al quale ruotano questo
genere di cause è il mantenimento del tenore di vita precedente
alla decisione di separarsi. L'assegno servirebbe quindi a
questo: a garantire a Veronica le stesse possibilità che ha
avuto finora. Ma la cifra richiesta è stata giudicata
esorbitante.
Secondo
fonti ben informate la controfferta del Cavaliere sarebbe stata
di circa 200 mila euro mensili, con la possibilità di arrivare
fino a 300. Inoltre, fonti vicine al premier fanno presente che
sarebbero già stati versati a Veronica tra i 60 e i 70 milioni
di euro, probabilmente anche nell'interesse dei figli nati dal
secondo matrimonio di Berlusconi. Vale a dire Barbara, Eleonora
e Luigi, a tutela dei quali la signora Lario ha sempre detto di
muoversi.
A
loro tre negli anni scorsi il Cavaliere ha girato il 7,5%
ciascuno della Fininvest, la finanziaria posta a capo
dell'intero gruppo della famiglia
Berlusconi.
Interpellata dal Corriere, l'avvocato
della signora Lario Berlusconi, Maria Cristina Morelli, ha
precisato: «Come già detto altre volte, non dichiaro nulla
alla stampa riguardo i miei clienti».
C'è
da pensare che, come di solito accade in questo genere di
partite, la cifra messa nero su bianco da Veronica possa essere
negoziale. Una richiesta elevata, insomma, dalla quale partire
per cercare un accordo. Certo la distanza rispetto alla
controproposta è piuttosto ampia. Parliamo di una richiesta
dieci volte superiore a quanto Berlusconi avrebbe detto di
essere disposto a sborsare per il mantenimento di Veronica.
Secondo
indiscrezioni, prima della decisione di presentare in Tribunale
il ricorso con addebito per sciogliere il matrimonio, a Veronica
sarebbe stata proposta un'altra soluzione: delegare la
quantificazione dell'assegno di mantenimento a un soggetto terzo
indicato dal lei. Il ricorso ha cancellato questa possibilità,
investendo direttamente un giudice della questione.
Sempre
secondo le indiscrezioni, Berlusconi si era anche detto
disponibile a lasciare alla moglie Villa Belvedere, la residenza
di Macherio in cui vivono Veronica e i figli, con gli arredi
compresi. Ma ora, a meno di sorprese, sempre possibili in questo
tipo di vicende, la parola passa al giudice.
2
- DE BENEDETTI VUOLE I SOLDI: MARTEDÌ SENTENZA
Luca Fazzo per Il
Giornale
Tanti, maledetti e subito. Carlo De Benedetti non vuole aspettare
il processo d'appello, anche se dai fatti - la «guerra di
Segrate», ovvero lo scontro con Silvio Berlusconi per il
controllo della Mondadori - sono passati ormai diciott'anni, e
si può immaginare che un paio d'anni in più o in meno non
farebbero poi questa grande differenza.
Anzi,
secondo i legali dell'Ingegnere proprio il tempo trascorso
rafforza il diritto del loro assistito a incassare senza altri
ritardi i 750 milioni di risarcimento che il 3 ottobre scorso il
giudice Raimondo Mesiano ha disposto a favore della Cir, la
holding dell'editore di Repubblica.
A
pagare, dice la sentenza, deve essere la Fininvest di Silvio
Berlusconi, che nel 1991 avrebbe conquistato il controllo della
casa editrice milanese corrompendo uno dei giudici chiamati a
dirimere lo scontro tra i due imprenditori.
Ieri
gli avvocati di De Benedetti hanno depositato alla Corte
d'appello di Milano l'atto con cui si oppongono a qualunque
sospensione o rinvio del pagamento del gigantesco bonus. Era
l'ultimo giorno utile, d'altronde, perché la Cir facesse valere
le proprie ragioni in vista dell'udienza che segnerà un
passaggio decisivo di questa annosa vicenda.
Martedì
1 dicembre la Corte d'appello milanese deciderà se i 750
milioni di risarcimento vadano pagati immediatamente da
Berlusconi a De Benedetti, come prevede la sentenza Mesiano e
come l'Ingegnere pretende nelle quattro pagine depositate ieri;
o se invece, come chiede il Cavaliere, il pagamento debba essere
sospeso fino a quando non si sarà celebrato il processo
d'appello vero e proprio, cioè - con i tempi della giustizia
civile a Milano - circa un paio d'anni.
Gli
argomenti della Fininvest per chiedere che il pagamento venga
congelato sono noti. Gli avvocati del Biscione mettono in
discussione la sentenza di Mesiano in tutti i suoi contenuti,
anticipando in buona parte i contenuti di quello che sarà il
processo d'appello: ricordando, ad esempio, che la sentenza a
favore della Fininvest del 1991 (quella scritta dal giudice
Metta, poi condannato per corruzione insieme a Cesare Previti)
non mise affatto fine alla «guerra di Segrate», e che poco
dopo Berlusconi e De Benedetti raggiunsero l'accordo che
lasciava al primo i libri e le riviste, al secondo Repubblica,
l'Espresso e i giornali locali. Ma il professor Vaccarella e gli
altri legali del Cavaliere si battono soprattutto contro
l'obbligo immediato di pagamento disposto da Mesiano. È vero
che nei processi civili questa è la norma.
Ma
il «caso Mondadori», dicono, è reso atipico dalla
strabiliante altezza della posta in gioco. Per pagare oggi 750
milioni a De Benedetti, la Fininvest dovrebbe vendere una parte
dei suoi asset, rinunciare a progetti di sviluppo, a
investimenti, insomma subirebbe dei danni che - se la sentenza
d'appello dovesse annullare quella di primo grado - non
potrebbero essere riparati.
E
in tal caso, dicono, non ci sarebbe alcuna certezza neanche
sulla concreta possibilità di recuperare i 750 milioni versati
a De Benedetti, visto che il sistema bancario - verso cui la Cir
è esposta per cifre rilevanti - potrebbe appropriarsi della
somma.
Ma
la Cir ha fretta. Già il 22 ottobre aveva fatto partire un «atto
di precetto» contro Fininvest per chiedere il pagamento
immediato, e solo una decisione del presidente della Corte
d'appello Giacomo Deodato, che ha fermato le bocce in attesa
dell'udienza di martedì, ha impedito all'Ingegnere di pignorare
i beni di Fininvest.
E
nel controricorso depositato ieri, la Cir ribadisce il diritto a
incassare tutto e subito: ricordando che la sentenza di Mesiano
arriva dopo una sentenza penale definitiva sugli stessi fatti,
quella che insieme al giudice Metta condannò Cesare Previti per
avere agito per conto della Fininvest.
[26-11-2009]
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ALLA ARNER SI AFFIDANO I BIG VICINI AL PREMIER. I PM: È UNA
LAVATRICE DI DENARO SPORCO
Peter Gomez e Sandra Amurri per Il
Fatto
Per fotografare la situazione e capire i timori, di giorno in giorno
sempre più evidenti, di Silvio Berlusconi per le indagini milanesi e
palermitane sulla Arner Bank, basta una frase di David Mills: "Chi
è Paolo Del Bue della banca Arner? Se posso usare un'immagine: Del Bue,
tra le persone che ruotavano intorno alla famiglia Berlusconi, era
certamente nella cerchia più interna. Voglio dire che era tra chi aveva
un rapporto personale con la famiglia. Mi sembra significativo che sui
conti bancari delle società Century One e Universal One avesse un
diretto controllo e poteri di disposizione assoluti".
Era il 18 luglio del 2004 e Mills, oggi condannato in appello a 4
anni e mezzo per corruzione giudiziaria, stava raccontando buona parte
di quello che, davanti ai magistrati, aveva taciuto per quasi due
lustri: dai soldi ricevuti dal cavaliere, sino alla reale proprietà di
Century One e Universal One - due off shore, controllate attraverso dei
trust da Marina e Piersilvio Berlusconi - che avevano incassato decine
di milioni di dollari di fondi neri provenienti dalla compravendita di
diritti televisivi.
Tra il 1992 e il 1994, mentre in Italia infuriava Mani Pulite, Del
Bue quel tesoro lo aveva però fatto sparire. Assieme ad alcuni
collaboratori aveva prelevato 103 miliardi di lire in contanti e si era
rifugiato in Svizzera dove, con degli amici, gestiva la Arner, una
finanziaria trasformata in banca nel maggio del ‘94, non appena
Berlusconi era diventato per la prima volta presidente del Consiglio.
È rileggendo quel verbale di Mills che i magistrati cominciano a
intuire l'importanza della Arner, l'istituto di credito di Lugano che, a
partire dal 2004, è autorizzato a operare anche in Italia. La Arner è,
infatti, la banca preferita da Berlusconi. È la cassaforte in cui i
familiari del Cavaliere e buona parte dei manager posti ai vertici del
suo impero economico - dal big boss di Mediolanum, Ennio Doris, sino
all'entourage dell'avvocato pregiudicato Cesare Previti - versano le
loro fortune personali.
Questo almeno è quello che risulta agli investigatori della Dia e
della Guardia di finanza che negli ultimi due anni hanno bussato più
volte alle porte della sede milanese della banca. Inizialmente per far
luce sull'esatto ruolo di Nicola Bravetti, uno dei soci dell'istituto,
pizzicato per caso al telefono mentre - con la collaborazione del
consigliere di amministrazione Mediolanum, Paolo Sciumè - tentava di
evitare il sequestro di 13 milioni di dollari accantonati su un conto
Arner alle Bahamas da un presunto colletto bianco di Cosa Nostra:
l'imprenditore palermitano Francesco Zummo, considerato prestanome di
don Vito Ciancimino e già condannato per favoreggiamento.
Poi, quando Bravetti e Sciumè finiscono agli arresti domiciliari
perché accusati di intestazione fittizia di beni, negli uffici della
Arner di corso Venezia a Milano, arrivano pure le Fiamme gialle. L'11
giugno i militari perquisiscono l'intero palazzo Arner e notificano due
avvisi di garanzia al nuovo amministratore delegato e, fatto quasi senza
precedenti, al commissario Mario Marcheselli, piazzato nell'istituto di
credito dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, su designazione di
Banca Italia, dopo l'esplosione del caso Bravetti-Zummo. Entrambi sono
accusati di non aver collaborato con gli ispettori del governatore Mario
Draghi e di aver così finito per favorire le operazioni di riciclaggio.
La procura di Milano, insomma, ipotizza che la banca preferita dal
Cavaliere sia una sorta di lavanderia per il denaro sporco. La cosa,
ovviamente, preoccupa Palazzo Chigi. Non solo perché Arner Italia
custodisce i segreti di almeno tre società (le ormai celebri Holding)
attraverso cui Marina e Piersilvio Berlusconi controllano parte del
capitale Fininvest. O perché il conto numero uno dell'istituto è
intestato al premier.
A far paura sono pure le indagini sul ruolo dell'avvocato Giovanni
Acampora, già condannato con Previti nei processi "Toghe
sporche". Tra la Arner e Acampora pare esserci un legame antico e
mai interrotto. Tanto che Arner è il perno di un business seguito da
legale molto da vicino: le operazioni finanziarie per acquistare e
ristrutturare il Grand Hotel di via Veneto, a Roma.
Un affare misterioso da 50 milioni di euro che solo le eventuali
rogatorie estere potranno chiarire. Un bel problema per gli uomini della
banca del premier. Dopo l'approvazione dello scudo fiscale la Svizzera e
molti altri paesi off-shore sono sul piede di guerra contro il governo
italiano. E minacciano ritorsioni. Scoprire la verità, questa volta,
potrebbe essere molto più facile del solito.
2 - E ADESSO CON SILVIO CI RIPROVA ANCHE LA GABANELLI
Stefano Filippi per Il Giornale
All'appello mancava soltanto lei, Nostra Signora dell'Inchiesta, la
vestale del reportage d'investigazione che come nessun altro scava nel
fango italiano. Annozero, Ballarò, Fazio, la Dandini e il resto della
compagnia Rai avevano riaperto da mesi l'offensiva antiberlusconiana.
Milena Gabanelli non ancora.Era tornata in video domenica 11 ottobre
parlando di edilizia e burocrazia e annunciando che in seguito il suo «Report»
si sarebbe applicato agli altri mali del Belpaese: la crisi economica,
l'«economia del debito», i treni merci, la democrazia a rischio, la
sanità eccetera. Ed eccoci a stasera, quando sotto un titolo
apparentemente insipido («La banca dei numeri uno») verrà scodellata
l'ennesima polpetta avvelenata per il presidente del Consiglio.
Lo spunto dell'inchiesta è lo scudo fiscale. Il lungo servizio,
riferisce la redazione di «Report», parte dall'analoga operazione del
2001 che coprì il rientro di «denaro sporco frutto di reati di natura
fiscale» e passando per i riciclatori di Cosa Nostra e la nuova legge
antiriciclaggio finisce a raccontare «cosa si nasconde dietro il mondo
delle fiduciarie e delle banche svizzere, come spariscono i soldi
oltrefrontiera, come lavorano gli spalloni di nuova generazione, come le
banche si muovono in questo meccanismo».
Sembra che l'obiettivo della trasmissione siano gli evasori
fiscali. In realtà, come ha titolato il Riformista di ieri, «Report
accende le luci su Arnerbank», un istituto di credito «molto legato al
gruppo Fininvest», mettendo nel pentolone Berlusconi e le sue aziende,
la sua famiglia e la mafia, gli evasori e i pm che invitano alla rivolta
contro Berlusconi.
E così, con l'ingresso sul ring anche della Gabanelli, il cerchio
mediatico è chiuso. E il fronte Rai si salda nel momento in cui anche
la carta stampata fa corpo unico nella trincea anti-Cav. Repubblica,
abbandonata la strategia delle 10 domande, torna a imboccare la strada
dell'invettiva: «Presidente, ritiri la norma del privilegio», tuona lo
scrittore Roberto Saviano.
Ezio Mauro sguinzaglia i reporter da un capo all'altro dello
Stivale per documentare le nefaste conseguenze della legge sul processo
breve: a Milano «lotta contro il tempo degli 85 pazienti per lo
scandalo della Santa Rita», a Enna «un solo pm con 7000 fascicoli».
L'Unità intervista l'onorevole Fabio Granata, il deputato pdl che
l'altra sera ad Annozero ha fatto da spalla ad Antonio Di Pietro. Il
Fatto quotidiano scandaglia gli umori di Gianfranco Fini e il clima di
«guerriglia a palazzo».
Ma questi attacchi non fanno grande notizia. È sfogliando il
resto dei giornali che ci si rende conto di quanto sia irrespirabile
(per Berlusconi) il clima raccontato. La prima pagina del Corriere della
Sera è emblematica: l'editoriale di Sergio Romano va sotto il titolo «Riforme
piccole (e sbagliate)», mentre Francesco Verderami dipinge un premier
«sorpreso dal sonno durante il giorno» perché «passa le notti
insieme con i suoi avvocati ed esperti di finanza» a fronteggiare «un'emergenza
diversa», mentre «Gianni Letta pare addirittura aver esaurito la
funzione di mediatore».
All'interno, invece, largo spazio ai «dubbi dei giuristi moderati»
sulla scia di Michele Santoro che l'altra sera ha citato il parere di un
solo esperto di diritto, l'ex presidente della Consulta Antonio
Baldassarre, anch'egli moderato e «demoralizzato» dalla riforma.
La Stampa dedica le due pagine politiche a Casini («Processo
breve? Porcheria») e Rutelli («Basta leggi ad personam, Silvio si
difenda nelle aule»). Il Sole 24 Ore si impegna a smontare pezzo per
pezzo il disegno di legge presentato al Senato («Il rebus dei reati
rottamati») avvertendo comunque che «Napolitano vigila da lontano».
Il Riformista spara a tutta pagina che «Silvio non ce la fa».
Demolitorio anche l'Avvenire: «Fisco & famiglia, qui si smonta
invece di costruire», così l'editoriale di Francesco Riccardi.
Berlusconi è raggiunto anche dal «fuoco amico». Il sempre più
dubbioso Giuliano Ferrara si domanda: «Ma ce la può fare il Cav.?».
Maurizio Belpietro su Libero invita il premier ad avere «più coraggio»
sul fisco. E poi c'è l'affondo di Flavia Perina, direttore del Secolo
che nell'ordine denuncia la «crisi interna non irrilevante» del Pdl,
il «clima di sospetto coltivato dall'entourage del capo del governo»,
le «nuove forme di autoritarismo morbido» che rappresentano la «chiave
del successo di Silvio Berlusconi», il «duello Berlusconi-Fini
insufflato dai veleni del Giornale e di Libero».
Insomma, dovunque si giri il premier è il bersaglio delle bocche
da fuoco. E da stasera, con la discesa in campo di Milena Gabanelli,
l'accerchiamento è completo.
[15-11-2009]
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L PRIMO MATTONE NON SI SCORDA
MAI – SARà PREMIER
, TYCOON, E CHI PIÙ NE HA PIÙ NE METTA, MA SOTTO SOTTO BERLUSCONI
RESTA UN PALAZZINARO – PROPRIETÀ PER
120 ETTARI
, IL DOPPIO DEL VATICANO - E POTEVA MANCARE IL CONFLITTO
D’INTERESSI? NOSSIGNORE: UNA LEGGINA AD HOC E LE VILLE SI
RIVALUTANO E PAPI RISPARMIA 150 MLN €…
Federico D'Esposito e Gianmaria Pica
per "Il Riformista"RTOSA
Non solo Villa
La Certosa. Per Silvio
Berlusconi, la Sardegna è l'isola del tesoro. Immobiliare. Tutte le
sue proprietà raggiungono un'estensione di
120 ettari
. Due volte il Vaticano. Papi doppia il Papa.
L'impero economico di
Silvio Berlusconi va oltre editoria e televisioni. Il perimetro dei
suoi affari tocca tutti i settori economici. Attraverso le sue
controllate il presidente del Consiglio opera dallo sport con l'Ac
Milan, 100 per cento Fininvest (holding della famiglia Berlusconi),
alla finanza bancaria - la Fininvest ha il 36 per cento di
Mediolanum - passando per il trasporto aereo con Alba Servizi
Aerotrasporti Spa, la mini-compagnia aerea extralusso del Cavaliere.
Ma la vera grande passione
del Cavaliere, Milan a parte, è l'immobiliare. In fondo, il premier
deve al "mattone" il suo successo economico e
patrimoniale. Sono passati quarant'anni da quando un poco più che
trentenne Silvio Berlusconi, con
la società Edilnord Sas
, fondò a Segrate la città satellite del capoluogo lombardo poi
ribattezzata Milano2. La pietra miliare del regno di oggi. E che
costituì la prima domanda della Padania al «Signor Berlusconi» il
19 agosto 1998. Altri tempi. Bossi aveva rotto con il centrodestra e
sul quotidiano leghista si arrivò a scrivere, tout court, «Berlusconi
mafioso».
nuova
arcore berlusconi
Nella campagna contro il
Cavaliere spuntarono pure dieci domande, come ha fatto poi
Repubblica - su un altro scandalo del padre-padrone del Pdl, il
sexgate.
Questa la prima domanda
della Padania edizione '98: «Il 26 settembre 1968,
la sua Edilnord Sas
acquistò dal conte Bonzi l'intera area dove lei, signor Berlusconi,
edificherà Milano2. Lei pagò il terreno 4.250 lire al metro, per
un totale di oltre tre miliardi di lire. Questa somma, nel '68,
quando lei aveva 32 anni e nessun patrimonio familiare a
disposizione, era di enorme portata. Oggi, tabella Istat alla mano,
equivarrebbe a oltre 38.739.000.000 lire.
Dopo l'acquisto, lei aprì
un gigantesco cantiere edile, il cui costo arriverà a sfiorare i
500 milioni al giorno, che in 4-5 anni edificherà l'area abitativa
di Milano2. Tutto questo denaro chi gliel'ha dato, signor
Berlusconi? Chi si nascondeva dietro le finanziarie di Lugano?
Risponda».
Il primo
amore, dunque, non si dimentica mai e la passione berlusconiana per
l'immobiliare è tuttora viva e in continua espansione. Sembra che
il presidente del Consiglio abbia addirittura aperto un'altra società
con lo scopo di comprare case, appartamenti, ville e ogni genere di
attività immobiliare a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.
Coerentemente con la sua
marcata linea a difesa dell'italianità, custodisce in patria i suoi
gioielli immobiliari, racchiusi nella sua cassaforte del mattone:
l'Immobiliare Idra Spa, società che ha in pancia una settantina di
proprietà, tra cui le rimanenze di Milano2 (soprattutto box e
parcheggi) e alcune case e ville a Roma.
Non solo. Nella società,
tra i tanti appartamenti, sono finiti anche i beni immobiliari più
preziosi di Berlusconi: Villa La Certosa, residenza estiva del
premier; Villa San Martino, la dimora berlusconiana di Arcore; e
Villa Belvedere Visconti di Modrone a Macherio, castello
ottocentesco, residenza di sua moglie, Veronica Lario.
L'Immobiliare
Idra è controllata dalla Dolcedrago, altra azienda dell'universo
berlusconiano, la cui maggioranza (99,5 per cento) è intestata al
Cavaliere, mentre una piccolissima quota, pari allo 0,25 ciascuna,
è andata ai figli Marina e Pier Silvio. Fuori il resto della
famiglia. Dal bilancio 2008 di Immobiliare Idra, emerge
l'attaccamento di Berlusconi nei confronti delle tre gemme
immobiliari. Lo scorso anno, per manutenzioni straordinarie e
ristrutturazioni edilizie, ha speso circa 17 milioni di euro. Un
investimento cospicuo.
Si legge nel bilancio
dell'Idra: «In particolare in Sardegna (per 7.900.104 euro), a
Macherio (per 7.624.410 euro) e ad Arcore (per 1.209.165)». A
questi poi si aggiungono i soldi per le altre spese. Per esempio
sono stati messi in campo anche 396 mila euro per potenziare gli
impianti di allarme e di sicurezza e 82.826 euro per un
miglioramento dei servizi di telecomunicazione. Altri 30.325 euro
per acquisti di pc utilizzati per la gestione dei sistemi di
sorveglianza e degli impianti. Il presidente del Consiglio è da
poco diventato nonno per la quinta volta.
Così, nei giardini delle
ville non possono mancare scivoli, altalene e giochi per i nipoti più
piccoli e impianti multimediali per quelli più grandi: Berlusconi
ha speso 618.352 euro per l'acquisto di «attività ludiche» e
192.328 euro per il «multimedial». Si sa, quella del premier è
una famiglia numerosa: due mogli, cinque figli (con rispettivi
compagni) e cinque nipoti. Almeno sedici persone.
Senza contare le numerose
feste estive con la colonna sonora del fido Apicella. Party
esclusivi con ospiti che vanno dai politici internazionali alle
escort reclutate dall'imprenditore pugliese Tarantini. Per non avere
problemi con il servizio di cucina e per il completamento di alcune
attrezzature per la preparazione dei pasti ha speso nel 2008 più di
185 mila euro.
Una bella casa si vede
anche dal mobilio. Lo scorso anno il premier ha comprato mobili per
1,5 milioni di euro comprensivi degli arredi in Sardegna (782 mila
euro) e a Macherio (683.658 euro). Si sa, le sue residenze sono
circondate da ettari di parco, difficilmente percorribile a piedi.
Ebbene, nel 2008 sono state acquistate anche undici nuove automobili
e tre motociclette «a uso comune» per 387 mila euro (sempre nello
stesso anno ha però venduto 4 auto usate per 288 mila euro).
Auto e moto senza benzina
non vanno: lo scorso anno ha speso 117.543 euro per il carburante.
Il servizio di sicurezza senza ricetrasmittenti? Mai. Così
l'imprenditore-premier ha comprato apparecchiature radiomobili per
383 euro.
Ma quanta gente lavora
nelle tre residenze? Venti persone a tempo pieno. Tre
"quadri", 15 impiegati e 2 operai. C'è poi la spesa per
un posto ormeggio nel porto turistico di Porto Rotondo: l'approdo
utilizzabile fino al 2028 costa annualmente più di 165 mila euro.
Solo gli oneri per queste voci hanno comportato per il portafogli di
Berlusconi una spesa che supera i venti milioni di euro. Certo, non
è un problema per il premier che può contare su un impero
economico che è stato valutato 12 miliardi di euro.
Gli affari sono affari e
così, per contenere le perdite del suo scrigno immobiliare - che ha
chiuso il bilancio 2008 con un rosso di 6,1 milioni di euro - ha
utilizzato una leggina inserita nell'articolato anticrisi del
governo, norma che permette di rivalutare i fabbricati e i terreni
di proprietà.
È l'ennesimo conflitto
d'interesse del presidente-imprenditore. E
la società Immobiliare Idra
non lo nasconde. Nella relazione sulla gestione finanziaria
dell'azienda per l'esercizio 2008, Giuseppe Spinelli, presidente
incaricato da Silvio Berlusconi, ha scritto che «la società si è
avvalsa della opportunità offerta dal decreto legge numero 185/08
(cosiddetto decreto anticrisi), convertito in legge numero 2 del
2009».
Per la
determinazione dei loro «più probabili valori di mercato (...) la
società si è avvalsa di apposite perizie di stima redatte dal
geometra Francesco Magnano». Il metodo contabile utilizzato è
quello che prevede la rivalutazione del costo storico del bene, che
ha comportato l'iscrizione nel patrimonio netto dell'Immobiliare
Idra di una «riserva di rivalutazione - Dl 185/08 per un importo
corrispondente a euro 142.477.969».
Un conflitto d'interessi
che vale 150 milioni di euro. Così ad Arcore i terreni del premier
hanno visto crescere il proprio valore da 337.470 euro a oltre 14
milioni di euro. La villa da 13,7 milioni (costo storico) a 37,5
milioni di euro (nuovo valore rivalutato). Stessa cosa a Villa La
Certosa: i terreni valutati in un primo momento 28,2 milioni, sono
passati a quasi 94 milioni di euro, mentre
il casale
passa da
72 a
74 milioni. A Macherio, invece, il costo storico di Villa Belvedere
era di 61,6 milioni, con la nuova leggina è stato aumentato a 78,1
milioni di euro. C'è da segnalare, infine, un doppio conflitto
d'interessi sulla legge per rivalutare il bene immobiliare. Il primo
commesso da Berlusconi e dalla sua Immobiliare Idra.
Il secondo
, invece, è stato consumato
dallo stesso estensore della leggina inserita nel decretone
anticrisi: il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Il capo del
Tesoro, infatti, è proprietario insieme alla moglie Fausta
Beltranetti di una società: Immobiliare Via Crocefisso Spa. Nel
2008 l
'azienda tremontiana ha chiuso in perdita di 167.649 euro. Ma, come
scritto nel bilancio, anche l'Immobiliare Via Crocefisso «si è
avvalsa della facoltà prevista dal Dl 185/08 (il decreto anticrisi,
ndr), rivalutando i beni immobiliari»: l'intera rivalutazione,
quasi due milioni di euro, è stata contabilizzata a incremento dei
valori dell'attivo.
[12-11-2009]
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BERLUSCONI A COSENTINO. TIENI DURO E VAI AVANTI...
(Adnkronos) - Il caso Cosentino agita la maggioranza in vista delle
candidature per le elezioni regionali. La richiesta d'arresto
pervenuta alla Camera imprime una svolta alla corsa del
sottosegretario all'Economia. Ancora oggi, Nicola Cosentino resta
accreditato a correre per il Pdl alla poltrona di governatore. Ma
pesa come un macigno il 'non possumus' pronunciato da Gianfranco
Fini: la sua candidatura, rimarca il presidente della Camera, 'credo
che non sia piu' nel novero delle cose possibili".
In realta', chi lo ha sentito in queste ore assicura che il
sottosegretario e' tranquillo e si considera gia' in piena campagna
elettorale. Questa mattina, il coordinatore campano del Pdl avrebbe
avuto, a quanto si apprende, un colloquio telefonico con Silvio
Berlusconi. Il premier avrebbe invitato Cosentino a tenere duro e ad
andare avanti.
Del resto, ricorda chi gli e' vicino, il sottosegretario e'
l'unico che ancora non ha visto le carte e che non sa nulla. La
richiesta d'arresto, sostengono, sarebbe finalizzata a bloccare la
candidatura alle regionali, con accuse definite ridicole. Certo e'
pero' che adesso torna in discussione lo schema che sembrava
consolidato di 'affidare' il Lazio ad An e la Campania a Forza
Italia. e la candidatura di Cosentino dovesse 'saltare', si
riaprirebbe la strada per Pasquale Viespoli. Un nome, pero', che
rimetterebbe in gioco anche la candidatura di Renata Polverini nel
Lazio.
Su questo fronte, crescono le voci che danno Antonio Tajani
pronto a tornare a fare politica nella sua regione. A quanto si
apprende, in una telefonata con Berlusconi, il commissario Ue
avrebbe assicurato nei giorni scorsi la propria disponibilita'. La
decisione spetta al Cavaliere ed e' legata (ma non necessariamente,
fanno notare fonti parlamentari di maggioranza) alla corsa di
Massimo D'Alema alla poltrona di ministro degli Esteri Ue. C'e'
anche chi non esclude un rientro di Tajani in ogni caso, magari per
un posto di governo.
11.11.09 |
LODO MONDADORI: FININVEST PRESENTA APPELLO...
Radiocor - Fininvest ha presentato appello contro la sentenza emessa dal
Tribunale di Milano a inizio ottobre sul Lodo Mondadori. 'In esecuzione
della deliberazione del cda del 13 ottobre 2009 - e' scritto nella nota
della finanziaria della famiglia Berlusconi - Fininvest ha notificato in
data odierna, corredato di istanza di sospensione, atto di appello avverso
la sentenza emessa in data 3 ottobre 2009 nella causa CIR/Fininvest con il
patrocinio degli avvocati Romano Vaccarella, Giorgio De Nova, Achille
Saletti, Giuseppe Lombardi e Fabio Lepri'.
3 - MESIANO, SONO TRANQUILLO ANZI TRANQUILLISSIMO...
(Adnkronos) - "Io sono tranquillo, tranqullissimo". Fedele al
suo impegno di non rilasciare dichiarazioni sulla sentenza che ha
condannato Fininvest a pagare 750 milioni alla Cir per il lodo Mondadori,
nonostante gli attacchi subiti, Raimondo Mesiano, il giudice del Tribunale
civile di Milano, rilascia solo poche parole ai giornalisti che lo
incontrano nella cittadella giudiziaria.
Mesiano avrebbe dovuto presiedere, oggi, alla causa civile intentata
dal calciatore Bobo Vieri nei confronti di Telecom e Inter per essere
stato sottoposto a 'spionaggio'. Ma Mesiano spiega di non aver piu' lui la
causa "perche' adesso sono in Corte d'Appello. Questa vicenda ce l'ha
una mia collega al sesto piano". Quindi si e' allontanato facendo
cenno ai giornalisti di non insistere in ulteriori domande.
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IL BISCIONE HA FRETTA – UN DOCUMENTO RISERVATO SVELA LE STRATEGIE DI
MEDIASET: TUTTI I CONTENUTI A PAGAMENTO DI PREMIUM SARANNO SU INTERNET
ENTRO FINE 2010 – CI SARÀ LA POSSIBILITÀ DI RIVEDERE I PROGRAMMI GIÀ
ANDATI IN ONDA (BOOM IN GB) – MODELLO BASATO SUGLI ABBONAMENTI E NON PIÙ
SULLA PUBBLICITÀ…
Stefano Carli per "Affari&Finanza
di Repubblica"
Rivoluzione in casa Mediaset. E non è solo Fedele Confalonieri che
cita gli Inti Illimani (e indirettamente il Che, come gli ha fatto
notare Franco Bernabè mercoledì scorso alla presentazione dello stato
dell'arte dello switch off del digitale terrestre). C'è molto di più.
Mediaset ha deciso che il suo futuro è la pay tv.
Che deve accelerare, e pure in fretta. Insomma, deve convincere
sempre più gli italiani a mettersi le mani nelle tasche da soli per
pagare un numero crescente di contenuti tv: film, sport, serie tv ed
eventi. Non solo: si è convinta che questo futuro passa per Internet e
senza bisogno di fare accordi con Telecom Italia.
La cosa è partita in silenzio lo scorso luglio, quando da Cologno
Monzese è stata discretamente inviata ad alcune tra le maggiori società
di consulenza strategica la richiesta di proporre un progetto sulla base
di uno schema molto dettagliato di quello che il Biscione vuole fare nei
prossimi 12 mesi: di qui a novembre 2010.
Stando ai ‘si dice' il progetto è già stato assegnato e da alcune
settimane gli uomini di Accenture stanno mettendo a punto il piano per
far sbarcare Mediaset su Internet. E ci sarebbe anche un nome più o
meno ufficiale: Cube.
Gli obiettivi sono molto ambiziosi (e sono spiegati in dettaglio
nell'articolo in basso) e se tutto andrà come nei piani avranno un
forte impatto sullo scenario italiano dei media e delle tlc.
Ma l'obiettivo numero uno è quello di rafforzare Premium, l'offerta
a pagamento di Medeaset sul digitale terrestre. Si tratta da una parte
di rafforzare la fedeltà degli utenti già acquisiti, dall'altra di
conquistarne dei nuovi. E per questo viene ritenuto strategico integrare
i canali televisivi con un'offerta di tv on demand via Web.
Un'offerta su cui ci sono già le idee chiare: due le linee
fondamentali. La prima è la cosiddetta catch up tv: una specie di
videoregistratore online. Gli utenti potranno richiedere la visione di
un qualsiasi programma trasmesso dai palinsesti Mediaset, in chiaro o a
pagamento. La seconda è la proposizione di un catalogo di contenuti
(film, serie tv) da cui poter ‘pescare' a piacimento in qualsiasi
momento.
E c'è anche una fase due, un po' più in là nel tempo: realizzare
una specie di vero e proprio iPod online per la tv. Gli utenti dovranno
poter creare una propria playlist di contenuti, organizzarli e riceverli
a casa, o magari anche sul cellulare, come se fossero un vero e proprio
canale tv virtuale.
Condizione esplicitamente scritta nel piano è che tutto questo
viaggi su Internet sì, ma su una rete a banda larga «unmanaged»,
ossia non gestita. Ossia senza fare accordi con le telecom. Il passaggio
merita una chiosa.
Mediaset potrebbe fare queste stesse cose sulla rete Iptv di Telecom
Italia o di Fastweb oppure di Wind. Le telecom ci hanno sperato a lungo
e hanno infatti ripetutamente bussato alla porta del Biscione per
offrire di gestire la catch up tv. E non sarebbe stata nemmeno
un'offerta dell'uno a esclusione degli altri concorrenti. Telecom,
Fastweb e Wind da alcuni mesi vanno di conserva. Hanno capito che per
sviluppare l'Iptv non conviene farsi concorrenza in questa fase. Ma
Mediaset vuol fare da sola.
Se mettesse il suo potenziale di marketing
sull'Iptv potrebbe fruire di una rete a banda larga di buona qualità e
soprattutto di qualità garantita (dalle telecom). Preferisce invece
andare da sola. Si possono ipotizzare per questo ragioni diverse.
Potrebbe aver pesato l'idea di non dover lasciare neanche una quota
minima di ricavi alle telecom come avviene nella Iptv con il modello del
revenue sharing in cambio del trasporto del segnale a qualità
garantita.
O magari Mediaset ha pensato di adottare il modello britannico del
progetto Canvas che presuppone un certo scetticismo sul futuro della
Iptv. Potrebbe invece aver prevalso la prospettiva di non dover
condividere con le telecom i i profili di consumo degli utenti che verrà
man mano a scoprire in base ai programmi che ciascuno comprerà. Profili
che valgono oro se venduti al mercato pubblicitario.
Ma il modello britannico è comunque un modello di sistema, che mette
assieme tutti gli operatori e che creerà uno standard condiviso. Perché
Mediaset si accolla tutti i rischi di procedere da sola?
Potrebbe far gioco la vecchia strategia di fare la lepre, impostare
il proprio standard e poi imporlo agli altri grazie alla sua forza di
mercato e al suo peso politico e la soggezione della politica italiana
alla tv (e a Berlusconi) per cui le leggi e le norme hanno sempre
ratificato a posteriori lo stato di fatto.
Ma stavolta il rischio è grosso. Senza il coinvolgimento delle
telecom, di Telecom Italia, di Fastweb, di Wind, di Vodafone, la rete
potrebbe collassare, se il progetto Cube avesse successo, così come è
collassata quella britannica dopo che la Bbc ha messo online i suoi
palinsesti.
La sola grande certezza è che Mediaset ha fretta. E tanta. Perché?
Forse perché lo scenario del mercato tv è radicalmente mutato e le sta
sfuggendo di mano. Non è un mistero che Mediaset abbia spinto con forza
per accelerare il passaggio al digitale terrestre nella speranza di
riuscire a ‘governare' il trasloco del duopolio sulla nuova
piattaforma.
Ma l'innovazione, così come il mercato, quando è quello vero, non
sono facili da indirizzare e controllare così come è stato fatto per
quasi un trentennio con il vecchio settore tv: chiuso nei confini
nazionali, a basso livello tecnologico e soprattutto governato da una
politica sempre molto sensibile alle ‘esigenze' dell'impero mediatico
della famiglia Berlusconi.
Accade così che i nuovi canali si stanno moltiplicando in modo
ancora più rapido di quanto previsto e accelerano la frantumazione
dell'audience. E accade poi, come ha recentemente ricordato il
presidente Paolo Garimberti, che nelle zone già passate al digitale la
Rai stia riguadagnando ascolti. E intanto il satellite di Sky continua a
crescere nelle rilevazioni Auditel e perfino La7 passa sempre più
spesso la quota del 5% di share, cosa che prima accadeva ad ogni morte
di papa.
E soprattutto, quel che fa più paura a Cologno Monzese, si fa sempre
più fatica a portare in cassa i ricchi investimenti in spot dei
prodotti di fascia medio alta. Insomma, se non fosse per la ‘moral
suasion' prodotta dal solo nome ‘Berlusconi', di spot di Mercedes e
Bmw per dire sui canali del Biscione se ne vedrebbero sempre di meno:
stanno già ora tutti spostandosi verso Sky.
Un'altra ragione non secondaria va poi ricercata nel prossimo
sviluppi del mercato tv: l'alta definizione. Quella attuale, che però
non ha avuto grande successo, viaggia anche sul digitale terrestre. Ma
la prossima, quella su cui sta scommettendo l'industria mondiale della
produzione video, quasi certamente no. Già si fanno i primi test di 4K
e anche di 8 K. Le sigle sono semplicissime: vogliono dire
rispettivamente 4 volte e 8 volte lo standard dell'alta definizione
attuale.
A quanto se ne sa oggi potranno andare solo via satellite o Iptv. Il
futuro, insomma, va sempre più verso la Rete. Ed è un futuro per il
quale Mediaset non vuole pagare dazi a nessuno. E soprattutto non vuole
aspettare i tempi lenti di ogni progetto di sistema in Italia. In questi
casi farebbe gioco avere accanto una Rai meno letargica di quella
prodotta dallo spoil sistem berlusconiano. Ma tant'è: non si può avere
tutto.
Intanto però questa strategia di Mediaset fa probabilmente giustizia
in modo definitivo delle ipotesi di un suo interesse diretto alla rete
di Telecom Italia.
[19-10-2009]
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MARINA B. CHE CONTROLLA GALLIANI? IMPOSSIBILE - LA FIGLIA DEL CAPO
MANDA AL MILAN IN PROFONDO ROSSO, IL CONTROLLORE BARBARO, MA DAL DOCUMENTO
USCITO DAL CDA EMERGE CHE L'EX MANAGER DI MEDUSA PUO' CONTROLLARE TUTTO
TRANNE LE PIU' IMPORTANTI OPERAZIONI DI MERCATO E I CONTRATTI CON
CALCIATORI. PERTINENZA ESCLUSIVA DI GALLIANI...
antonello capone per
la gazzetta dello sport
Si chiama «ordine di servizio», è stato appena distribuito a tutti
i dipendenti del Milan, è firmato dal vicepresidente vicario e
amministratore delegato Adriano Galliani. Fa chiarezza su«responsabilità
e funzioni del consigliere incaricato al controllo», ovvero del dottor
Francesco Barbaro, neoconsigliere di amministrazione del Milan.
Viene dal Gruppo Fininvest, da Medusa, è un grande divoratore di
libri. Non soltanto contabili. Qualcuno all'esterno ha letto il lungo
occhio di Marina Berlusconi sul Milan e su Galliani che
è in linea diretta con Silvio Berlusconi.
Bene, l'ordine di servizio spiega che Barbaro «fa riferimento
direttamente al vicepresidente vicario e a.d.. Dovrà strutturare e
coordinare la predisposizione del budget; sovrintendere e coordinare il
controllo di gestione al fine di monitorare in modo continuativo e
sistematico l'andamento di costi e ricavi in riferimento al budget,
evidenziando gli eventuali scostamenti e definendo gli opportuni
interventi; verificare la conformità di tutti i contratti rispetto alle
linee guida definite in termini di onerosità, criteri di
formalizzazione ed aspetti finanziari ed esprimere parere favorevole
preventivo all'approvazione dei contratti».
Insomma, può tutto? Leggete il seguito: «Sono esclusi dall'attività
di verifica i contratti relativi ad operazioni di acquisizione, cessione
o prestito di diritti alle prestazioni sportive di giocatori, i
contratti di lavoro degli stessi giocatori ed i contratti relativi a
procure direttamente riferibili a tali operazioni».
Per questo basta Galliani
[15-10-2009]
SILVIO A PEZZI (ANDREA) – LUSSEMBURGO FATALE ANCHE PER PAPI,
ALLEGGERITO NEI SUOI AVERI PER COLPA DELL’EX RADIO DEEJAY (GRUPPO
ESPRESSO) FATTO SOCIO NELLA SOCIETà TREFINANCE S.A.: NEL 2008 PERSI 48
MLN – ANCHE DALLE ALTRE PARTECIPATE NON ARRIVANO BUONE NOTIZIE AL
PREMIER…
Franco Bechis per "Libero"
Perdere non gli è mai piaciuto. Perfino negli anni più duri si è
indebitato, ma il suo gruppo ha chiuso i bilanci in utile. Ci voleva se
non proprio un comunista un socio nato nel gruppo più odiato, quello
Espresso, per fare provare a Silvio Berlusconi l'ebbrezza del colore
meno amato, il rosso. Ci voleva Andrea Pezzi, nato come dj a Radio
Deejay, controllata da Carlo De Benedetti per fare perdere il Cavaliere,
sia pure in Lussemburgo.
Anno terribile in quella terra il 2008: hanno versato il loro sangue
Luca Cordero di Montezemolo, Luciano Benetton, lo stesso De Benedetti. E
la Trefinance s.a. di Berlusconi ha chiuso con una perdita di 48 milioni
e 558 mila euro. Nel 2007, tanto per intenderci, aveva invece guadagnato
6 milioni e 316 mila euro.
La Trefinance ha quattro settori di attività: la gestione di
partecipazioni, la gestione della liquidità di proprietà, la gestione
della liquidità sul mercato con profilo di rischio estremamente ridotto
e la gestione della liquidità con un orizzonte temporale di medio-lungo
periodo e con un più alto profilo di rischio. Ognuna di queste è una
"business unit" numerata (1,2,3,4).
La terza, quella degli investimenti a basso rischio e rendimento
tranquillo nell'anno di grande crisi dei mercati è rimasta del tutto
inattiva: bassi rischi non ce ne erano più in alcuna parte del mondo.
Quella ad altro rischio naturalmente ha portato più di una perdita,
anche consistente, ma è avvenuto anche altri anni. I guai sono arrivati
proprio dalla prima attività, quella gestione delle partecipazioni che
di solito offriva lauti dividendi in grado di coprire le eventuali
perdite finanziarie degli altri settori.LO
E proprio sulla attività dove il suo fiuto era proverbiale,
Berlusconi è scivolato sulla buccia di banana. L'errore più clamoroso
che ha influito sui conti è stato un piccolo investimento compiuto su
una società italiana, la Ovo srl dove nel 2006 la Trefinance sa,
lussemburghese del gruppo Fininvest, aveva rilevato il 47% delle azioni.
Le altre, la maggioranza, erano in mano ad Andrea Pezzi, che dopo
avere iniziato da dj in casa De Benedetti, si era trasferito a Mtv
diventando uno dei video- deejay (si chiamano veejay) più noti al
pubblico giovanile. Grazie alla popolarità Pezzi ha cambiato in fretta
mestiere, diventando prima conduttore tv di trasmissioni molto
apprezzate dalla critica (non sempre dal pubblico) e poi sentendosi
pronto per il grande salto da imprenditore. La Ovo srl.- racconta il
bilancio Trefinance - "ha l'obiettivo di produrre e di diffondere
video a contenuto tematico".
Il progetto in realtà era più ambizioso: costruire per filmati la
prima video-enciclopedia mondiale. Un buco nell'acqua. E la società è
stata messa in liquidazione nei primi mesi del 2009. Capendo al volo
l'aria che tirava i manager di Berlusconi già nel 2008 hanno svalutato
interamente la partecipazione, contribuendo al rosso dei conti
Trefinance per 5,1 milioni di euro. Ma prima di farlo ha provato ancora
inutilmente a salvare il salvabile. Nello stesso 2008 prima ha garantito
un aumento di capitale a Pezzi per 1,5 milioni di euro e poi assicurato
un finanziamento non oneroso da 500 mila euro.
Tutti soldi buttati via. A questi si aggiungono le perdite annuali
della partecipata e quel che risulterà nel 2009 dalla liquidazione.
Bella botta, sia per il fiuto un po' raffreddato che per le tasche di
Berlusconi e della sua famiglia.
Per altro non sono arrivate soddisfazioni migliori da altre
partecipate: né dalla Kirch Media Gmbh in fallimento da anni (da cui
comunque è arrivato un rimborso da 0,8 milioni di euro per le spese
legali sostenute in procedura fallimentare), né dalla Quinta
communication sa dell'amico Tarak Ben Ammar. Lì Trefinance ha dovuto
seguire insieme ad altri un primo aumento di capitale rinunciando a un
credito finanziario di 7,6 milioni di euro. Poi il 7 maggio 2008 altro
aumento di capitale, sottoscritto anche dai libici.
Trefinance si è vista alla fine diluire la propria quota di
partecipazione dal 29,67 al 22,24%. Guai anche con l'investimento nella
Point Biomedical Inc, per cui era stato ipotizzato nel 2008 un aumento
di capitale. Il socio di maggioranza, Vedanta Opportunities fund, si è
tirato indietro e anche a Trefinance non è rimasta scelta. La società
è stata sciolta, i creditori rimborsati e avviata la liquidazione.
Berlusconi ha svalutato subito la partecipazione di 370 mila euro.
Non meglio sono andati gli investimenti finanziari, nemmeno quelli
nei 14 fondi di private equity che in un anno hanno fatto registrare una
performance negativa del 9,6 per cento, comunque meno peggio di quella
media del mercato di riferimento. Nell'anno la perdita di valore è
stata superiore ai 6 milioni di euro. Alla fine è scesa anche la
liquidità del gruppo: 108,2 milioni di euro contro i 174,3 del 31
dicembre dell'anno precedente.
[16-10-2009]
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SPUTTANA CONTINUA! - “REPUBBLICA” SPARA ALTRE "INNOCUE"
FOTO DI ZAPPADU “PUBBLICABILI DOPO LA SENTENZA DEL GARANTE”: VESTITINI
ATTILLATI E TETTE AL VENTO – TRA QUELLE ANCORA VIETATE I BACI SAFFICI
DAVANTI A PAPI - “IN ISRAELE VOGLIONO USARLE PER PROMUOVERE UN
HOTEL”…
Paolo Berizzi per "La
Repubblica"
Al sesto piano di un vecchio palazzo della Candelaria, barrio
centrale di Bogotà, ci sono 10 mila foto che riguardano Silvio
Berlusconi, che ballano. La loro vita è affidata alla memoria di uno
dei computer di Ecoprensa, l'agenzia colombiana alla quale l'estate
scorsa, quando deflagrò lo scandalo sulla vita privata del presidente
del consiglio, il fotoreporter Antonello Zappadu ha ceduto in blocco
tutti gli scatti realizzati, dall'inizio 2007 a fine 2008, a Villa
Certosa e all'aeroporto di Olbia.
Le
nuove immagini di Zappadu da Repubblica.it
Scatti che ritraggono il capo del governo con ospiti, soprattutto
femminili. Ragazze che vanno e vengono per partecipare alle sue feste.
Molte inviate dal procacciatore di escort Gianpaolo Tarantini. Finito
sotto la lente di due procure (Roma e Tempio Pausania, ma la prima
sentenza dei giudici sardi è a suo favore) e del Garante della privacy,
Zappadu dice che la "soluzione" colombiana, in principio, fu
anche un modo per mettere quel materiale fotografico al sicuro.
Le
nuove immagini di Zappadu da Repubblica.it
E così adesso è tutto qui, nella capitale della Colombia. Quelli
custoditi nella "bacheca" di Ecoprensa sono file le cui
immagini sono state pubblicate solo in piccola parte - sette - dal
quotidiano spagnolo El Pais. Poi rimbalzate sui media di tutto il mondo.
Berlusconi e il suo legale Niccolò Ghedini le definirono
"innocue". Salvo chiederne il sequestro con una doppia
denuncia: all'autorità giudiziaria e al Garante della privacy.
Repubblica ha avuto accesso alle migliaia di fotografie
"sarde". Ed è entrata in possesso di quelle più
significative. Le uniche, per ora, pubblicabili, le vedete in questa
pagina. E' la prima volta che vengono diffuse.
Le
nuove immagini di Zappadu da Repubblica.it
Lo permette una sentenza del garante (18 giugno 2009). Che blocca sì
la maggior parte delle foto di Zappadu - poiché ambientate dentro Villa
Certosa - ma non vieta "il trattamento e la diffusione di immagini
raccolte all'interno del villaggio turistico" (il Country, che
confina con il parco della Certosa e dove Berlusconi possiede
un'abitazione), e "in luoghi pubblici" (aeroporto e spazio
aereo).
I documenti fotografici risalgono a prima che scoppiassero il caso D'Addario
e l'inchiesta su Tarantini e il suo giro di prostitute, "ragazze
immagine", soubrette ingaggiate per le serate del premier.
Le
nuove immagini di Zappadu da Repubblica.it
Eccole, dunque, le nuove foto. In una sequenza c'è il presidente del
Consiglio con due ragazze nella residenza del Country. E' il 18 ottobre
2008. Il sipario sull'estate sarda di Tarantini alla corte di Re Silvio
è calato. Ma la frequentazione tra i due prosegue, con feste e cene. Le
ragazze. Una vestita di giallo, l'altra in rosa.
Qualcuno ha pensato che la prima potesse essere Barbara Guerra, ex
concorrente della Fattoria, già ospite del presidente a Palazzo
Grazioli l'8 e il 16 ottobre assieme alla escort romena Ioana Visan
(stando ai verbali, Tarantini le pagò in vista di un'eventuale
prestazione sessuale, l'8 ottobre passarono entrambe la notte a
palazzo).
Ma lei smentisce: "Mai stata a villa Certosa". Il 18 agosto
2008 le ospiti di Berlusconi arrivano a Porto Rotondo in elicottero.
Mentre le truppe russe puntano missili nucleari su Tiblisi, il velivolo
a elica, flotta Mediaset, plana su Punta Lada. A bordo, almeno due
giovani donne (una spunta dal finestrino). Che verranno accompagnate in
una "dependance" della Certosa (quella sera il parco è invaso
da ragazze).
Dove attendono a lungo. Una stretta in un abitino, l'altra con jeans
sbottonati.
Il portico è lo stesso che fa da sfondo ad altri scatti (22 giugno
2008). Qui si vede Berlusconi che accompagna in casa cinque ragazze che
lo seguono in fila indiana. Di fronte alla veranda, una piscina. Bagni
di sole in topless sotto lo sguardo di un uomo in divisa.
Lì e pure nella villetta del Country. Dove c'è un'altra vasca,
arredata con sculture di nudi femminili. Che non sono solo di pietra. 3
e 16 agosto 2008: ancora ragazze in topless.
Sono i giorni in cui a villa Certosa, assieme a decine di donne,
fanno capolino Tarantini (con due amici accusati come lui di cessione di
cocaina dalla Procura di Bari), l'"ape regina" Sabina Began e
l'europarlamentare Licia Ronzulli ("E' lei che ci smistava nelle
stanze", racconta a Repubblica Barbara Montereale, che a Porto
Rotondo riceve dal premier una busta con 10mila euro).
Nello stesso periodo Zappadu immortala l'ormai mitologico bacio
saffico sotto la doccia (la foto fa parte del mazzo "vietato",
che comprende pure un altro bacio tra donne al quale un divertito
Berlusconi assiste nel 2007). Poi c'è il pacchetto-aeroporto. Si è
detto delle ballerine e dei menestrelli che sbarcano dall'Airbus
presidenziale.
Repubblica rivelò il "passaggio" offerto alla "dama
nera" Darina Pavlova, vedova di un milionario bulgaro e amica del
Capo del governo. Ora spuntano altre foto. E' il 17 aprile 2008. Il
giorno della visita in Sardegna di Putin. Il gruppo è composto da tre
ragazze, tutte vestite di nero. Scendono da un aereo Mediaset. I
carabinieri disposti in fila, come a volerle celare alla vista dei
fotografi. Zappadu è lì.
"Raccontavo lo stile di vita del premier", spiega. Ora in
Colombia piovono richieste anche curiose. Alcuni scatti voleranno in
Israele. Un'agenzia di Tel Aviv utilizzerà le immagini di Berlusconi
con le sue "girls" per pubblicizzare una catena di hotel. Un
ritratto non proprio rituale per il leader di una delle prime otto
nazioni del mondo.
[16-10-2009]
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LODO MONDADORI - FININVEST UFFICIALIZZA RICORSO IN APPELLO –
MEDIASET PUÒ DISTRIBUIRE UN DIVIDENDO EXTRA? - IL CSM PROMUOVE GIUDICE
MESIANO – GASPARRI: “E' UMORISMO” - CIARRAPICO: ''IL MIO RUOLO NELLA
VICENDA DE BENEDETTI-BERLUSCONI? SEMPLICEMENTE UN QUADERNO A
QUADRETTI”…
1- FININVEST UFFICIALIZZA RICORSO IN APPELLO...
(Reuters) - Il Cda di Fininvest ha deciso ieri di dare mandato
all'AD Pasquale Cannatelli per procedere alla presentazione dell'appello
contro la sentenza civile sul Lodo Mondadori, informa una nota. Come
atteso, il Consiglio ha deciso anche di proporre istanza di sospensione
dell'esecutività della sentenza. Il 3 ottobre il Tribunale di Milano ha
condannato in primo grado la holding della famiglia Berlusconi a pagare
quasi 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti come
risarcimento danni causato da corruzione giudiziaria nel cosiddetto Lodo
Mondadori.
2- CONFALONIERI: "NON CI CONDIZIONA MA NON E' COSA
INDIFFERENTE"...
(Adnkronos) - L'ultimo atto della vicenda giudiziaria legata al Lodo
Mondadori non condiziona Mediaset ma allo stesso tempo "non e' una
cosa indifferente" per il gruppo televisivo. E' in sintesi il
contenuto della risposta del presidente di Mediaset Fedele Confalonieri,
interpellato dai giornalisti a margine di un convegno sulla tv digitale
in merito alle conseguenze della decisione del giudice che ha condannato
Fininvest ad un maxi-risarcimento.
Il contenuto della sentenza, chiarisce Confalonieri "non ha
assolutamente effetti sul nostro bilancio e sulle acquisizioni non ci
condiziona. Pero' -spiega- se il tuo azionista di riferimento ha una
spada di Damocle di questo tipo, se tu volessi fare ad esempio un
aumento di capitale, ci pensi due volte". Sull'ipotesi circolata
che Mediaset possa alzare il dividendo, Confalonieri osserva che
"lo dicono gli analisti, vedremo. Ma lo sapete bene che siamo la
stessa diocesi ma parrocchie diverse".
3- LODO MONDADORI "SPADA DAMOCLE" SU
AUMENTO-CONFALONIERI...
(Reuters) - I 750 milioni che Fininvest deve versare a Cir
secondo il tribunale civile di Milano, come compensazione della vicenda
giudiziaria legata al cosiddetto lodo Mondadori , potrebbero
rappresentare una spada di Damocle sulla possibilità di un aumento di
capitale per la controllata Mediaset .
Lo ha detto il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri parlando
con i giornalisti a margine di una conferenza sul digitale. "Se il
nostro azionista di riferimento [Fininvest] ha una spada di Damocle di
questo tipo [i 750 milioni da pagare alla Cir di Carlo De Benedetti] e
tu [Mediaset] vuoi fare un aumento di capitale ci pensi due volte",
ha detto Confalonieri. La sentenza "non ci condiziona ma non è
una questione indifferente", ha aggiunto Confalonieri.
4- MEDIASET PUÒ PENSARE IN TEORIA A DIVIDENDO EXTRA...
(Reuters) - Mediaset può ragionare sull'idea di distribuire un
dividendo extra per aiutare l'azionista Fininvest a far fronte alla
sentenza sul Lodo Mondadori che la obbliga a pagare 750 milioni di
risarcimento alla Cir. Lo ha detto il presidente di Mediaset Fedele
Confalonieri che ha anche precisato che l'ipotesi di una emissione di
bond del gruppo televisivo "E' sul tavolo del Cfo", il
direttore finanziario.
Dell'ipotesi di un dividendo più corposo di Mediaset "ne hanno
parlato gli analisti", ha detto Confalonieri a margine di un
convegno sulla tv digitale in corso a Roma.
"Ci si può pensare in teoria, ma non dimenticate che siamo la
stessa diocesi, ma due parrocchie differenti", ha aggiunto il
presidente di Mediaset.
5- CSM PROMUOVE GIUDICE MESIANO...
(Adnkronos) - Il plenum del Csm ha dato una promozione a
Raimondo Mesiano, il giudice di Milano che ha condannato la Fininvest a
risarcire con 750 milioni di euro la Cir di De Benedetti per la vicenda
del Lodo Mondadori. A Mesiano e' stata conferita la settima valutazione
di professionalita', la piu' alta nella carriera di un magistrato di cui
si sottolinea "l'indipendenza, l'imparzialita' e
l'equilibrio", oltre alla capacita', diligenza e impegno
dimostrati.
Il provvedimento e' retroattivo, visto che decorre dal 13 maggio
2008, e con esso il magistrato avra' un aumento di stipendio oltre alla
possibilita' di concorrere a incarichi che finora gli erano stati
preclusi. Martedi' prossimo la Prima commissione aprira' una pratica a
sua tutela, dopo le critiche ricevute per la sentenza sul Lodo
Mondadori.
6- GASPARRI: "PROMOZIONE MESIANO? E' UMORISMO"...
(ANSA) - A volte si assiste a casi di umorismo involontario. Capita
vedendo che il Csm ha promosso oggi all'unanimita' il giudice Mesiano,
autore della nota sentenza secondo la quale la Fininvest dovrebbe dare
cifre faraoniche a De Benedetti'. Lo afferma Maurizio Gasparri,
presidente dei senatori del Pdl. 'Il Csm - aggiunge - sottolinea
l'indipendenza, l'imparzialita' e l'equilibrio di Mesiano. La tempistica
della promozione, all'indomani dell'incredibile sentenza, e' ovviamente
frutto del caso.
Ma il tutto, come in certe commedie televisive, meriterebbe
l'accompagnamento di risate del pubblico. Di Mesiano si loda anche la
laboriosita'. Testimoniata dal fatto che ha emesso la sentenza di sabato
e senza ricorrere a perizie'. 'Il Csm meriterebbe una menzione speciale
- conclude il capogruppo del Pdl - Altri commenti sarebbero superflui.
Per evitare querele e perche' la realta' incredibile supera ogni
fantasia e ogni giudizio'.
7- LUPI: "MESIANO PROMOSSO PERCHE'ANTI-BERLUSCONI"
(ANSA) - Finalmente abbiamo in Italia un'istituzione che si
fonda sul merito. La promozione del giudice Mesiano da parte del Csm
dimostra che in Italia fanno carriera non solo i 'figli di', anche un
semplice magistrato puo' ambire al successo. Il segreto? Basta colpire
Berlusconi. E pensare che c'e' qualcuno che ha la faccia tosta di dire
che la magistratura e' indipendente'. Cosi' Maurizio Lupi, deputato del
Pdl e vicepresidente della Camera.
8- CIARRAPICO: ''IL MIO RUOLO NELLA VICENDA DE
BENEDETTI-BERLUSCONI? SEMPLICEMENTE UN QUADERNO A QUADRETTI"...
(Adnkronos/Ign) - E' stato il vero mediatore fra Carlo De
Benedetti e Silvio Berlusconi nella controversia per la Mondadori.
All'indomani della sentenza del Tribunale Civile di Milano sul lodo,
parla Giuseppe Ciarrapico, oggi senatore del Pdl. Fu lui, all'epoca, a
sbloccare la trattativa. Ma come ando' davvero?
''Il mio ruolo nella vicenda De Benedetti-Berlusconi? Semplicemente
un quaderno a quadretti.... Sul caso si erano esercitati Cuccia e banche
di affari inglesi ed italiane. Erano state elaborate montagne di
ipotesi'', ricorda oggi Ciarrapico in un'intervista che viene pubblicata
sul sito Ign, testata on line del gruppo Gmc-Adnkronos.
''In quel periodo -spiega Ciarrapico- io mi vedevo almeno una volta
alla settimana con Carlo Caracciolo. Era il 1991. Un giorno proprio a
Trastevere, alla Lungaretta, ci incontrammo a pranzo, presente anche
Passera. Parlammo della diatriba e si rivolsero a me chiedendomi un
parere. La mia risposta fu: bisogna cercare di creare il
"bilancino": per mediare bisogna pesare le due posizioni e
togliere e aggiungere fino a quando entrambe le parti non sono
soddisfatte. Non e' semplice, mi dissero. E chiesero a me se ero
disposto a provarci. Ovviamente dissi che avrei accettato a condizione
che fossero state le due parti a sollecitarlo''.
''L'indomani -prosegue Ciarrapico- sarei dovuto partire per Merano,
per Chenot, per mettermi a dieta. All'epoca tenevo molto alla linea.
Questo accadde la mattina e il primo segnale arrivo' lo stesso
pomeriggio da De Benedetti. Caracciolo mi disse che era d'accordo che
fossi io il mediatore.
La mattina successiva mi chiamo' Gianni Letta. ''Ma davvero faresti
il mediatore? Se te lo chiediamo lo fai?''. Per Berlusconi certo che
l'avrei fatto, ci mancherebbe. E cosi' mi inondarono di fax: Silvio
Berlusconi, Gianni Letta, De Benedetti, lo stesso Caracciolo. E
conoscendo il personaggio, chiesi anche l'assenso di Eugenio Scalfari''
Insomma, non restava che attendere. ''Solo dopo partii per Merano.
Volevo rimettermi in forma-spiega il senatore del Pdl all'ADNKRONOS- ma
appena arrivato ricevetti la chiamata di Passera e Caracciolo che
volevano incontrarmi con urgenza. Li raggiunsi a Verona. Si presentarono
con un furgoncino pieno di carte e documenti, tutte le ipotesi di
accordi, le variabili da li' a tre mesi, le controvariabili..... Sapete
cosa feci? Andai appunto a comprare un quaderno a quadretti e mi misi al
lavoro. Tirai una riga in mezzo: da una parte Berlusconi e cio' che
avrebbe voluto, dall'altra le richieste di De Benedetti''.
Non fu facile trovare la soluzione. ''Ho lavorato notte e giorno per
due mesi e mezzo-tre, prima di arrivare alla quadratura del cerchio. Tra
Berlusconi e De Benedetti ci fu anche un momento di quasi rottura. E
cosi', avendo insegnato all'Universita' Diritto Commerciale, chiesi che
fosse stesa la premessa contrattuale sulla motivazione dell'accordo.
Premessa che De Benedetti non voleva. In quella situazione di stallo-
ricorda ancora Ciarrapico- Guido Rossi disse: bene, scrivo un parere.
Butto' giù dieci righe in cui mi dava ragione sulla necessita' della
premessa contrattuale''.
''Alla fine facemmo l'accordo. Demmo l'annuncio addirittura a reti
unificate tv dall'Hotel Palace di Milano. Eravamo io, Letta, Vittorio
Ripa Di Meana, Confalonieri, Caracciolo. Era il 1991, fu un momento
magico per me. Subito dopo -conclude- divenni anche presidente della
Roma. Ma quella e' un'altra storia. Riguardo alla condanna di Fininvest,
oggi sento parlare di cifre stratosferiche, di piu' del valore della
controversia di allora. E' vero che oggi a Berlusconi si puo' fare di
tutto, ma e' altrettanto vero che attorno a Berlusconi facciamo quadrato
in molti, me compreso''.
[14-10-2009]
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CONFALONIERI: "SCALFARI PINOCCHIO, AD ARCORE CI VENNE, IO
C'ERO" - ED EU-GENIO CAPITOLÒ: "MA NON DICE LA DATA. ERA IL
1984. ANDAMMO PER CHIEDERGLI DI SMETTERLA CON IL "DUMPING" DELLE
TARIFFE" - L'ALTRA VERSIONE DICE CHE SCALFARI E CARACCIOLO ANDARONO
AD ARCORE PER CHIEDERE AL CAV. DI ENTRARE NEL GRU
PPO AL FINE DI
CONTROBILANCIARE L'ALTRO AZIONISTA CDB...
1 - CONFALONIERI-SCALFARI, BOTTA E RISPOSTA
SU QUELLA
VISITA AD ARCORE
Paolo Conti per il Corriere
della Sera
«Eugenio Scalfari dimostra memoria
corta, ad Arcore ci venne, io c'ero». Lo racconta Fedele
Confalonieri, commentando l'intervento di Eugenio Scalfari
lunedì sera a L'Infedele su La7 e quindi confermando le
affermazioni di Ferruccio de Bortoli, direttore del
Corriere della Sera.
«Ho ascoltato l'intervento telefonico di Eugenio Scalfari a L'Infedele. E sono rimasto stupito di come abbia risposto a
un'argomentazione ineccepibile di Ferruccio de Bortoli: «De Bortoli
ha detto una falsità. Io e Caracciolo non siamo mai andati ad Arcore
a chiedere interventi di Berlusconi».
Secondo Confalonieri «Scalfari
dimostra memoria corta, perché io c'ero e posso testimoniare che
quell'incontro è avvenuto. E ricordo ancora la metafora immobiliare
con cui quella sera a cena Scalfari e Caracciolo descrissero la loro
situazione azionaria nei confronti di De Benedetti. Cioè: 'Siamo
rimasti come una casetta all'interno di un grande piano di
lottizzazione: circondati'».
Confalonieri ha aggiunto che «lo stesso Scalfari,
peraltro, ha ricordato quella serata in un articolo su L'Espresso del
febbraio 2004 intitolato Silvio e il suo cane Fidel.
Scriveva Scalfari che lui e Caracciolo al
termine della cena mi ascoltarono suonare Rapsodia in blu per una
ventina di minuti. Non credo fossero venuti fino ad Arcore solo per
sentire la Rapsodia in blu ... ».
Replica di Scalfari: «Non sono io ma Confalonieri ad avere vuoti di memoria. La verità è questa:
Caracciolo
ed io andammo ad Arcore a cena, visitammo la villa e poi, nella sala
di musica, con pianoforte a coda che Berlusconi ci disse esser quello
di Toscanini, Confalonieri suonò da
maestro la Rapsodia in blu. Poi accompagnò Silvio in un repertorio
divertente di canzoni americane e francesi degli anni '40 e '50».
Scalfari precisa che è «tutto vero. Io stesso l'ho raccontato in
un articolo del 2004, come lo stesso Confalonieri ha ricordato. Ma non
dice la data. Gliela dico io: era il 1984. Rete4 era ancora (per poco)
della Mondadori e perdeva un sacco di soldi perché Berlusconi, che
aveva già Canale 5 e Italia 1, praticava un 'dumping' delle tariffe
pubblicitarie per mettere in crisi la Mondadori».
Ancora il ricordo di Scalfari: «L'Espresso era
azionista con l'11% di Rete4. Andammo da Berlusconi per
chiedergli di smetterla con il 'dumping' delle tariffe. La cena fu
ottima, la musica divertente e l'ospite ci promise che così avrebbe
fatto. Naturalmente non lo fece affatto perché è sempre stato un
grandissimo bugiardo. Quanto a De Benedetti, aveva allora
acquistato una piccola quota azionaria della Mondadori per aiutare Mario
Formenton in un momento di gravi difficoltà».
Indirettamente di Scalfari si
parlerà anche domani al Cda Rai. Il presidente Paolo Garimberti
ieri ha annunciato che il direttore del Tg1 Augusto Minzolini
(che oggi si confronterà con la commissione di Vigilanza presieduta
da Zavoli) verrà ascoltato per un'audizione fissata
da tempo ma anche per il servizio dedicato dal Tg1 lunedì sera alla «guerra
delle testate», cioè al confronto tra Corriere della Sera e La
Repubblica.
Secondo quanto ha osservato Garimberti, il Tg1 ha
sentito i direttori del Corriere, del Riformista, Antonio Polito, e di Libero,
Maurizio Belpietro.
Lo stesso Minzolini ha dato conto della posizione del quotidiano
diretto da Ezio Mauro. Per il presidente della Rai però è mancata la
voce di Repubblica e di Eugenio Scalfari, che aveva considerato «insufficiente»
la replica di Ferruccio de Bortoli agli attacchi del premier Silvio
Berlusconi.
2 - "CONFALONIERI RICORDA MALE ECCO COME ANDÒ AD
ARCORE"
Da "la Repubblica"
«Non sono io ma Fedele Confalonieri ad avere vuoti
di memoria». Eugenio Scalfari replica al presidente di
Mediaset che ieri gli ha contestato di non ricordare una visita ad
Arcore nella residenza di Silvio Berlusconi.
«Scalfari dimostra memoria corta, ad Arcore ci
venne, io c´ero» è la tesi di Confalonieri dopo l´intervento di Scalfari
lunedì sera a "L´Infedele" su La 7. In
trasmissione, quando si è toccato il tema del lodo Mondadori, quell´incontro
nella dimora dell´attuale premier era stato evocato dal direttore del
Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli. «Ma io e Caracciolo non siamo
mai andati ad Arcore a chiedere interventi di Berlusconi» aveva già
ribattuto Scalfari intervenendo telefonicamente.
Ora la replica del fondatore di Repubblica al presidente Mediaset: «Non
sono io ma Fedele Confalonieri ad avere vuoti di memoria. La verità è
questa: Caracciolo ed io andammo ad Arcore a cena, visitammo la villa e
poi, nella sala di musica, con pianoforte a coda che Berlusconi ci disse
esser quello di Toscanini, Confalonieri suonò da maestro la
"Rapsodia in blù". Poi accompagnò Silvio in un repertorio
divertente di canzoni americane e francesi degli anni Quaranta e
Cinquanta». Scalfari aggiunge: «Tutto vero. Io stesso l´ho raccontato
in un articolo del 2004, come lo stesso Confalonieri ha ricordato.
Ma non dice la data. Gliela dico io: era il 1984. Retequattro era
ancora (per poco) della Mondadori e perdeva un sacco di soldi perché
Berlusconi, che aveva già Canale 5 e Italia 1, praticava un
"dumping" delle tariffe pubblicitarie per mettere in crisi la
Mondadori. L´Espresso era azionista con l´11 per cento di Retequattro.
Andammo da Berlusconi per chiedergli di smetterla con
il "dumping" delle tariffe.
La cena fu ottima, la musica divertente e l´ospite ci promise che
così avrebbe fatto. Naturalmente non lo fece affatto perché è sempre
stato un grandissimo bugiardo. Quanto a De Benedetti, aveva allora
acquistato una piccola quota azionaria della Mondadori per aiutare Mario
Formenton in un momento di gravi difficoltà. Le bugie, caro Confalonieri,
hanno gambe cortissime e naso assai lungo».
E sulle polemiche seguite alla sentenza che ha riconosciuto un
risarcimento danni da 750 milioni di euro a carico di Fininvest e in
favore della Cir, Serena Dandini ha chiesto ieri sera
un parere allo stesso Scalfari, ospite di "Parla
con me". «I danni li ha subiti il nostro gruppo. Senza la
corruzione che ribaltò il lodo Mondadori - dice Scalfari - il posto
della signora Marina Berlusconi sarebbe occupato oggi
da altri»
[14-10-2009]
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Scalfari, ritornato direttore di 'Repubblica', ha smentito seccamente
De Bortoli: mai ENTRATO IN casa Berlusconi - Quello che è certo, perché
lo racconta nel libro "Un editore fortunato", è la buOna
frentazione di Carlo Caracciolo, socio di Eu-genio, con Berlusconi (LA
SERA PRIMA DELLA CONQUISTA MONDADORI)....
1 - I RAPPORTI DI BERLUSCONI CON CARACCIOLO
Ieri sera Eu-genio Scalfari, ritornato direttore di 'Repubblica' ha
smentito seccamente De Bortoli: mai stato a casa di Berlusconi. Quello
che è certo, perché lo racconta nel libro "Un editore
fortunato" (Laterza) al suo intervistatore Nello Ajello, è la
buOna frentazione di Carlo Caracciolo, socio di Scalfari, con
Berlusconi, per non dire della stretta amicizia con Ciarrapico. Nel
libro svela che la sera prima dell'annuncio del Cavaliere del Cialis di
aver conquistato la Mondadori fu inviato a casa di Silvio non ancora
papi. La replica del principe fu secca come un cassetto chiuso con una
ginocchiata: "Mascalzone!". La replica di Silvio: "Se non
lo facevo io lo faceva Carlo De Benedetti".
2 - A «L'INFEDELE» IL DUELLO DE BORTOLI-SCALFARI
Da "La Stampa" - «Non
avrei mai accettato di tornare al Corriere della Sera e avere delle
limitazioni. Il mio ritorno ha significato riprendere il cammino
interrotto. Con gli azionisti sono stato chiarissimo». Replica così
Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere ad Eugenio Scalfari
intervenuto telefonicamente alla puntata de «L'Infedele» condotta da
Gad Lerner di ieri sera.
Scalfari nel suo intervento aveva fatto
cenno proprio alle presunte «limitazioni di De Bortoli» alla
direzione. De Bortoli non ha esitato nella replica sostenendo che «a
casa del caimano non è mai andato, a differenza dello stesso Caracciolo
e Scalfari». Quest'ultimo ha, infine, smentito non il fatto ma le
ragioni dell'incontro.
3 - CIARRAPICO, NON CREDO BERLUSCONI VOGLIA TRANSAZIONE SUL
LODO MONDADORI...
(Adnkronos) - 'Non credo che Berlusconi abbia nessuna
intenzione di fare transazioni'. Giuseppe Ciarrapico commenta all'ADNKRONOS
l'indiscrezione pubblicata da 'Italia Oggi' secondo la quale sarebbe
pronto un lodo Ferrara per trovare un accordo tra Silvio Berlusconi e
Carlo De Benedetti dopo la sentenza che ha condannato Fininvest a pagare
750 milioni di euro per il cosiddetto lodo Mondadori.
Ciarrapico, protagonista della vicenda nel 1991, replica secco: 'Ma
quale transazione. Giuliano Ferrara cerca di mettersi in mezzo, e' un
amico, ma non credo che Berlusconi abbia nessuna intenzione di fare
transazioni. Non credo a questa ipotesi -insiste il senatore del Pdl-
perche' non c'e' oggetto del contendere: c'e' transazione tombale in cui
le parti si dichiarano soddisfatte'. Quanto al ruolo di Gianni Letta in
questa trattativa, messo in luce dal quotidiano, Ciarrapico dice: 'Letta
e' sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e' un uomo
straordinario, ma non credo che si voglia impicciare di queste cose'.
[13-10-2009]
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'O COMANDANTE È VIVO E LOTTA CON BERLUSCONI - Achille Lauro STORY: La
vocazione a un populismo paternalista, la discesa in campo per fare una
grande destra, il dogma del fare contro il teatrino della politica, un
impero economico di tv e squadre di calcio, una “collezione” di
bellissime ville sul mare, la rottura con Montanelli, la voracità
sessuale culminata a 69 anni con un colpo di testa per una minorenne di
Napoli...
Fabrizio d'Esposito per "il Riformista"
La vocazione a un populismo paternalista se non autoritario, la
discesa in campo per fare una grande destra, il dogma del fare contro il
teatrino della politica, un impero economico comprensivo di tv e squadre
di calcio, l'invenzione leggendaria del marketing elettorale, una
"collezione" di bellissime ville sul mare, la rottura con Indro
Montanelli, la voracità sessuale culminata a sessantanove anni
con un colpo di testa per una minorenne di Napoli. E soprattutto un
carisma unico e irripetibile.
La saggezza biblica del Qohelet, l'Ecclesiaste, insegna agli uomini
che non c'è mai nulla di nuovo sotto il sole. Questo, infatti, non è
l'identikit del Cavaliere ma del Comandante. Anzi 'O
Comandante, che è anche il titolo dell'ultima biografia su Achille
Lauro, scritta da Carlo Maria Lomartire per Mondadori
(206 pagine, 18, 50 euro). Il volume è una densa ricostruzione, non
senza imprecisioni e omissioni, della vita di uno dei personaggi più
controversi del Novecento italiano.
Lomartire si inserisce nella scia di altre opere del genere sul
Comandante, in prevalenza memorialistiche, ma non disdegna incursioni
tra le lacune storiografiche sul laurismo, sinora colmate solo dai noti
saggi dell'inglese Percy Allum e più recentemente da Marco Demarco,
direttore del Corriere del Mezzogiorno e autore nel 2007 di L'altra metà
della storia. Spunti e riflessioni su Napoli da Lauro a Bassolino.
Achille Lauro nacque a Piano di
Sorrento nel 1887. Ancora ragazzino, il papà Gioacchino, armatore di
velieri, lo fece imbarcare per punizione come mozzo su una sua nave, un
tre alberi da settecento tonnellate. Achille, ultimo di
sei figli, di cui due maschi morti in mare, aveva 14 anni. La mamma Maria
Laura Cafiero lo aveva sorpreso in soffitta insieme con
la donna di servizio. Di qui la severa decisione del padre.
Il battesimo marittimo del ragazzo fu un incubo. In pieno Atlantico
il capitano muore dopo una lunga agonia. Colpa di una lisca di baccalà
rimastagli in gola. Prima di spirare, detta terrorizzato il suo ultimo
desiderio: «Non voglio essere seppellito in mare». A quei tempi, le
lunghe traversate oceaniche prevedevano il contrario. Il cadavere del
capitano rimane a bordo. Il suo secondo si dimostra incapace di
comandare e tenere la rotta.
In pochissimo, il veliero va alla deriva. Per bere, l'equipaggio è
costretta a filtrare la pipì. Ma il mozzo Achille Lauro
non
si scompone. Continua a fare le pulizie e poi a dormire in cuccetta come
se niente fosse. Quando tutto sembra perso avviene il miracolo. Il
Navigatore, questo il nome del tre alberi, incrocia un'altra nave al
largo del Marocco. E finalmente dopo un po' si alza il grido dei
marinai: «Terra, terra!».
Tornato a casa, in penisola sorrentina, Achille Lauro
si
rimette a studiare e il futuro Comandante si diploma capitano di lungo
corso all'Istituto Nautico Nino Bixio di Piano (a
proposito: la ministra Gelmini, donna di lago, ha
eliminato i nautici dopo una tradizione pluricentenaria). Inizia la
leggenda. Lauro è uno spaccone di talento. Per tre volte ricomincia da
zero la sua carriera di armatore. Dopo il fallimento del papà Gioacchino.
Dopo la Grande Guerra.
Dopo la caduta del duce. E ogni volta rende più grande e forte la
sua flotta. L'uomo è instancabile, talmente pignolo al punto di andare
di persona alla posta per spedire telegrammi. Il Comandante è un
istrione che spesso anticipa i tempi, come quando escogita all'inizio
degli anni venti il contratto di leasing, e frequenta più Londra che
Roma.
I poteri forti dell'epoca lo considerano un parvenu di provincia
(altra analogia con il Cavaliere di Arcore) ma il suo
carisma strafottente non si cura dell'alta borghesia che lo esclude dai
salotti influenti di Napoli, dove il Comandante si è trasferito dalla
costiera. Da incallito donnaiolo, si è anche sposato.
Sua moglie Angelina gli dà tre figli (Gioacchino,
Laura
ed Ercole) e sopporterà sino alla fine, con
atroce stoicismo, i tradimenti del marito, diviso tra amanti ufficiali e
non. Lomartire nel suo libro accenna al momento drammatico di quando don
Achille comunica a donna Angelina la decisione di dormire in camere
separate.
Una scena che Serena Romano ha descritto per intero
nella biografia del Comandante scritta per Sperling & Kupfer nel
1992: «È meglio che dormiamo in camere separate. Io ti amo, ti voglio
bene, ti stimo, sei la cosa più importante della mia vita e non potrei
immaginare di vivere senza di te. Purtroppo, però, non ti desidero più.
Ma sappi che, anche se andrò con delle altre, nessuna avrà mai la mia
testa, il mio cuore, il mio amore».
Con l'avvento del fascismo mette a frutto la
sua amicizia con Ciano, il genero del dittatore. Entra
nella Camera delle corporazioni, si mette in camicia nera e fa il saluto
romano, ma non dimentica le sue amicizie londinesi e pure americane. Così
è convinto di farla franca quando il regime si dissolve e arrivano gli
Alleati. Invece viene arrestato per le sue collusioni coi gerarchi.
Il processo che ne segue offre un quadretto memorabile che contribuirà
a una leggenda nella leggenda: quella del Comandante superdotato, che
tra l'altro manterrà sempre il vezzo di ricevere nudo gli ospiti di
prima mattina, mentre fa colazione. Gli inglesi minacciano di
condannarlo a morte e lui per tutta risposta si porta le mani al basso
ventre e grida: «Accirite a chist'!». «Uccidete questo!».
In seguito, un'altra scena diventata storica è quella delle popolane
di Napoli che al suo passaggio gli urlano un augurio speciale: «Cummannà
vuie nun avite mai murì perché tenite 'o piscione». «Comandante voi
non dovete morire mai perché tenete il pescione».
Nel dopoguerra, Achille Lauro è alla soglia della sessantina e deve
ricominciare di nuovo tutto daccapo. Per la terza e ultima volta. Il
conflitto gli ha portato via tutta la flotta, ma Mussolini qualcosa gli
ha lasciato: la presidenza del Napoli calcio e le quote al 50 per cento
dei quotidiani della città, in primis il Mattino e il garibaldino Roma.
Con le navi, Lauro si butta sulle rotte dell'emigrazione.
Ma la svolta è rappresentata dalla politica. Tenta, inutilmente, di
entrare nella Dc, persino nel Pci, lui che è sempre stato un fervente
anticomunista. Il treno giusto, alla vigilia della Costituente del 1946
è l'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini. Lauro si
impadronisce del partito ed evita la caduta di De Gasperi, tornato
dall'America con il piano Marshall e la direttiva di escludere le
sinistre dalla maggioranza.
Tramontato l'UQ, il Comandante si riscopre monarchico ma non disdegna
di far votare il Psdi nel collegio natìo della penisola sorrentina solo
perché il sottosegretario alla Marina mercantile è di quel partito. La
militanza savoiarda di Lauro è simboleggiata dal mitico simbolo
"Stella e Corona". La crescita del partito monarchico è
costante e raggiunge il suo apice quando negli anni cinquanta il
Comandante diventa sindaco di Napoli disponendo di una maggioranza
assoluta.
Il suo sogno, però, è nazionale. Ed è quello di costruire una
grande destra in grado di condizionare la Dc e di arginare il Pci. Lauro
ci lavora passando da una sigla all'altra, contattando i missini,
corteggiando i liberali, tentando di convincere la parte più
conservatrice della Dc e del Vaticano. Una vera tela di Penelope. Il
progetto non decollerà mai, se non nel feudo napoletano.
Qui il potere regge per un po'. Risalgono a questo periodo i pacchi
di pasta distribuiti prima delle elezioni oppure le scarpe spaiate (una
prima, l'altra dopo le urne) oppure ancora le banconote tagliate a metà.
Sono gli anni delle mani sulla città, denunciate nel famoso film del
compagno Francesco Rosi. Ma come ha rilevato recentemente Demarco, non
fu il Pci il suo principale avversario.
Fu la Dc. Questa è anche l'opinione di Lomartire.
In effetti furono i democristiani a fargli una guerra totale. Lauro
aveva il consenso popolare, loro controllavano il Viminale e fu un gioco
facile commissariare il Comune. Manovre di palazzo contro responso delle
urne: una storia vista mille volte, ancora attuale. Non solo: il sindaco
Lauro certamente avviò il processo di speculazione edilizia ma chi lo
ampliò e ne ricavò benefici fu soprattutto la Dc gavianea che si
sostituì alla destra monarchica.
Il laurismo è stato un fenomeno ambivalente. Da un lato può essere
considerato una sorta protoberlusconismo per il carisma del leader, la
lotta ai «professionisti della politica», l'uso minaccioso dei media (Lauro
fondò una delle prime tv private italiane, Canale 21),
l'importanza del calcio con l'acquisto di campioni a suon di milioni (un
nome per tutti: Jeppson).
Dall'altro è il progenitore del gavismo e del bassolinismo. Gestione
pura del potere. Del resto, col passare dei decenni, Napoli è
peggiorata, non migliorata. Una sequenza impressionante e significativa:
destra, centro e sinistra hanno amministrato la città senza grandi
risultati.
Nel 1956, Lauro fa un incontro che gli cambia la vita. Rimane
fulminato dalla bellezza di Eliana Merolla. Lui ha 69
anni, lei 17. La vede durante un concorso di bellezza organizzato dal
Roma. Finirà per sposarla nel 1970. Il Roma è l'unico quotidiano che
gli è rimasto. Nel 1977 tenta la fusione col Giornale di Indro
Montanelli. I due si incontrano in costiera, l'accordo è quasi fatto ma
sfuma perché Montanelli non accetta una decisiva condizione politica:
il benestare di Giorgio Almirante, segretario del Msi.
La parabola di Lauro volge ormai al declino. L'ultimo movimento che
fonda si chiama Partito democratico italiano. Anticipatore sino alla
fine. Le faide familiari fanno crollare l'impero. Il fallimento attira
avvoltoi socialisti e democristiani di nuova generazione. Achille Lauro
muore il 15 novembre 1982, a 95 anni. Viene sepolto a Piano di Sorrento,
nella cappella di famiglia. Sul marmo della sua tomba c'è scritto: «Tutta
la sua vita onora la sua morte».
[12-10-2009]
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LODO MONDADORI: FIDEIUSSIONE E' IPOTESI PER
SOSPENSIONE...
(Ansa) - La Fininvest potrebbe presentare anche una fidejussione bancaria
chiedendo la sospensione dell'esecutivita' della sentenza civile con la
quale il giudice Raimondo Mesiano del Tribunale di Milano ha condannato la
holding della famiglia Berlusconi a versare 750 milioni di euro alla Cir
di Carlo De Benedetti per il risarcimento nella vicenda del Lodo
Mondadori.
'E' una possibilita' che sussiste', spiegano fonti legali precisando
che e' pero' ancora prematuro precisare se verra' presentata tale
fideiussione e quale importo avra'. Sulla vicenda e' intanto gia'
intervenuta la societa' con una nota senza precisare nulla al riguardo,
limitandosi a confermare che presentera' la richiesta di sospensione.
Gli avvocati della Fininvest che hanno assistito la societa' nella
causa, Aldo Frignani, Achille Saletti, Fabio Lepri e Romano Vaccarella,
sono al lavoro per presentare in tempi brevi il ricorso sulla sentenza.
Contestualmente alla citazione in Appello, secondo quanto si apprende,
verra' presentata anche la richiesta di sospensiva.
3 -
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PER BERLUSCONI RIPRENDONO DUE PROCESSI A MILANO: IL CASO
"FONDI NERI DIRITTI TV" E MILLS
(Adnkronos) - Sono due i processi dove tra gli imputati compare
anche Silvio Berlusconi e sospesi da circa un anno a Milano in attesa
della decisione della Consulta sulla costituzionalità del Lodo Alfano,
e che ora potranno 'ripartire': il caso legato ai 'diritti tv', quello
che allo stato degli atti sarà probabilmente il primo ad essere
calendarizzato. Il secondo è quello relativo al 'caso Mills', per il
quale accusa e difesa dovranno ritrovarsi davanti ad un altro collegio
giudicante rispetto a quello che ha già condannato David Mills. E i
tempi potrebbero farsi un pò più lunghi.
Il primo, dunque, è quello relativo ai presunti fondi neri creati da
Mediaset con la compravendita di diritti tv e cinematografici. In questo
procedimento la Procura milanese ipotizza che delle major americane
abbiano ceduto diritti televisivi a due società off shore collegate a
Fininvest le quali li avrebbero in seguito rivendute a Mediaset a prezzi
maggiorati.
Il processo, in dibattimento davanti ai giudici della prima sezione
penale, era stato sospeso a fine settembre dello scorso anno dopo che il
pm Fabio De Pasquale aveva chiesto al collegio di ricorrere alla Corte
Costituzionale 'contro' il Lodo Alfano. Dopo una lunghissima camera di
consiglio, il collegio presieduto da Edoardo Davossa aveva deciso di
rimettere alla Corte Costituzionale la decisione e di sospendere il
giudizio non solo per il Premier ma anche per tutti gli altri imputati.
Due, sostanzialmente, i profili di presunta incostituzionalità
lamentati dall'aula del processo sui diritti tv. La prima sottolineava
come le norme relative alle prerogative e all'attività di organi
costituzionali richiedano un procedimento di revisione costituzionale,
mentre il Lodo approvato è una legge ordinaria. Esattamente la tesi
'sposata' questa sera dalla Consulta.
Il secondo è quello che sottolinea la disomogeneità per fonte di
investitura delle cariche 'coperte' dal Lodo (Presidenza del Consiglio,
della Camera, del Senato e della Presidenza della Repubblica) oltre a
quella sorta di discriminazione tra presidenza e componenti che la legge
in qualche modo sembra introdurre. Ed è questo il primo processo che
potrà riprendere a Milano. E' solo questione di tempo e di calendario
delle udienze, ma il procedimento potrebbe ripartire entro un mese se
non prima.
Il secondo procedimento riguarda il caso Mills. In questa causa
Silvio Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari ma la sua
posizione, dopo il varo del Lodo Alfano, è stata stralciata da quella
del legale inglese accusato di aver ricevuto una somma di denaro per
mentire, quantomeno per omettere tutta la verità, nell'ambito di due
cause celebrate a Milano nell'era immediatamente post-Mani Pulite: il
processo 'All Iberian' e 'tangenti alla Guardia di Finanza'.
A differenza del processo celebrato davanti alla prima sezione
penale, quello a carico di Mills-Berlusconi, al momento dell'entrata in
vigore del lodo Alfano, era ormai al termine. E forse anche questo, come
l'imminente prescrizione, aveva determinato, un anno fa, il collegio
presieduto da Nicoletta Gandus a stralciare e 'congelare' la posizione
del solo Premier e procedere oltre con il giudizio nei confronti di
Mills.
A giudizio di quel collegio, infatti, il legislatore volutamente non
aveva esteso i privilegi del Lodo anche ai coimputati: per la
precisione, avevano scritto i giudici, il discrimine tra alte cariche e
conindagati era stata non "una omissione casuale ma frutto di
consapevole scelta del legislatore". Con quella determinazione il
collegio di Nicoletta Gandus è arrivato a giudizio per David Mills,
condannato a quattro anni e mezzo di reclusione (venerdì prossimo
inizierà il processo d'appello, ndr) ma ha perso ogni possibilità di
giudicare in futuro il Premier.
Se nel caso dei diritti tv, in qualsiasi momento, il processo può
ripartire a carico di tutti gli imputati, compreso il Presidente del
Consiglio, nel caso Mills è certo che la causa, se non proprio
dall'inizio, debba comunque ripartire quasi da zero davanti ad altri tre
'togati'.
Lo scontro è annunciato. mentre l'accusa chiederà di riprendere il
'filo del discorso' da dove è stato interrotto, la difesa del Premier,
è pressochè scontato, infatti, non acconsentirà a dare il consenso
alla validità degli atti compiuti quasi fino alla sentenza Mills. Tanto
più che a lungo, e con una ricusazione, gli avvocati del Presidente del
Consiglio avevano 'attaccato' il presidente del passato collegio,
Nicoletta Gandus, accusandola di grave inimicizia nei confronti di
Berlusconi.
Il risultato è che il processo, se dovesse rinnovare anche solo
parte degli atti formati a fatica soprattutto attraverso interrogatori
per rogatoria, difficilmente potrà arrivare ad una conclusione prima
che scadano i tempi della prescrizione, già 'risicatissimi' lo scorso
anno. Non a giudizio, ma in attesa di andarci, è ora un terzo filone,
'figlio' del processo principale sui diritti tv ed è quello denominato
Mediatrade.
In questo stralcio Silvio Berlusconi e' accusato di appropriazione
indebita per aver 'sottratto', secondo i magistrati milanesi, alle casse
di Mediaset e, prima ancora, di Fininvest, i proventi della
compravendita di film e pellicole cinematografiche acquistate da majors
americane e 'rivendute' al gruppo italiano con l'intermediazione di un
uomo d'affari egiziano, Frank Agrama, nome che da tempo rimbalza nelle
cronache giudiziarie, ritenuto il socio occulto del premier.
Tutto sarebbe avvenuto all'estero, sostiene la procura, dove i
profitti della compravendita sarebbero stati 'nascosti' in contiaccesi
in Svizzera, Monte Carlo e le Bahamas. In questo filone, oltre al leader
del Pdl, figurano Agrama e una decina di manager ed ex manager legati al
gruppo di Segrate. Dopo due anni, dunque, anche lo stralcio Mediatrade,
e' praticamente chiuso, e pronto a procedere con il deposito degli atti,
preludio ad una richiesta di rinvio a giudizio. Le carte, una gran mole
di faldoni, giacciono da settimane nell'ufficio del pm Fabio De Pasquale
in attesa della Consulta.
[07-10-2009]
FONDI NERI MEDIASET: LA SVIZZERA STA PER APRIRE UN'INCHIESTA
PER RICICLAGGIO...
Dal "Corriere.it" - Per quattro manager Mediaset in
Svizzera la prossima settimana sarà aperta un'inchiesta formale per
riciclaggio di denaro. Lo riporta l'agenzia Ap. Lo scorso 2 settembre i pm
svizzeri hanno chiesto all'ufficio federale delle inchieste di aprire il
procedimento, ha detto all'agenzia di stampa Walburga Bur, portavoce del
ministero della Giustizia. I quattro manager sono accusati di riciclaggio
di denaro in relazione a un'inchiesta sulla sovravalutazione di film e
diritti tv. L'inchiesta è in pratica un filone di quella di Milano,
secondo la quale Mediaset ha acquistato dal 1992 al 1999 diritti tv a
prezzi gonfiati di film americani.
Secondo l'inchiesta italiana le accuse sono di appropriazione indebita,
frode fiscale e falso in bilancio. L'inchiesta ha per oggetto fondi di
Mediatrade spa, la società che dal 1° febbraio 1999 aveva sostituito
Mediaset e la maltese Ims nell'acquisto dei diritti tv tra Los Angeles e
Lugano dal 2000 al 2002, quindi anche quando Berlusconi (dal 2001) era
presidente del Consiglio. La Svizzera nel 2005 ha congelato conti bancari
per oltre 150 milioni di franchi svizzeri e iniziato una propria indagine
su quattro manager Mediaset.
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Il giudice: Berlusconi corruttore - Berlusconi: non mi fermeranno -
L’autunno del corruttore - Tutti con Berlusconi, addio golpe -
Giustizia, la furia di Berlusconi - Se si vota rivince Berlusconi - il
golpe dei ‘lodi’ e la politica che s’è fermata...
Da Il Velino.it
CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Berlusconi:
non mi fermeranno". Editoriale di Angelo Panebianco dal titolo:
"La stabilità di un governo". Al centro le parole del
ministro Franco Frattini: "Eurogruppo: l'Italia punta alla
presidenza". A fianco: "E ora Obama non vuol vedere il Dalai
Lama". In una foto con due orsi bianchi sempre in taglio centrale:
"L'orsetto e il mammut sorprendono il mondo". In basso
Messina: "Il piano regolatore con 800 deroghe. Così i palazzo sono
finiti nel fango".
LA REPUBBLICA - In apertura: "Il giudice:
Berlusconi corruttore". Editoriale di Giuseppe D'Avanzo dal titolo:
"Gridare al golpe". Di spalla: "La campagna anti-Obama
che avvelena l'America". Al centro: "Licenziamenti e multe,
arriva la cura Brunetta". Sempre in taglio centrale una foto del
disastro siciliano: "Messina, un anno fa rapporto shock:
‘Quell'area tutta a rischio disastro'". In basso: "La
scienza a caccia dell'immortalità".
LA STAMPA - In apertura: "Giustizia, la furia
di Berlusconi". Editoriale di Luigi La Spina: "L'illusione
delle urne". Al centro una foto di Carol Greider che indossa
occhiali finti alla Groucho Marx: "Medicina, un Nobel al
femminile". Al centro: "Il mistero dei corpi inghiottiti dal
fango".
IL GIORNALE - In apertura: "Tutti con
Berlusconi, addio golpe". Al centro foto di Carlo De Benedetti con
Silvio Berlusconi: "L'atto di accusa è soltanto un teorema".
Sempre in taglio centrale: "E De Benedetti grazie al giudice
intasca 45 milioni in un giorno". Di spalla: "Il federalismo
del territorio contro i disastri".
IL SOLE 24 ORE - In
apertura: "Geithener: ora regole globali". Editoriale di
Stefano Folli: "il golpe dei ‘lodi' e la politica che s'è
fermata". Al centro: "Al credito per le Pmi quota dei Tremonti
bond non varati dalle banche". Di spalla: "Addio a Gino Giugni
dallo Statuto all'agguato delle br".
IL MESSAGGERO - In apertura: "Lodo Mondadori,
è scontro". Editoriale di Dacia Maraini: "La violenza sulle
donne e la severità obbligata". Al centro: "Stupro della
Caffarella, condanne con lo sconto. E scoppia la polemica". Sempre
al centro: "Allarmi ignorati , ecco il dossier".
IL TEMPO - In apertura: "Se si vota rivince
Berlusconi". Editoriale di Massimo Teodori: "La sinistra si
separi da Di Pietro". Al centro: "Sconto di pena alle belve
della Caffarella".
L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina:
"L'autunno del corruttore". In basso: "Addio a Giugno.
Codificò i diritti dei lavoratori".
LIBERO - In apertura: "Silvio si gioca
tutto". Editoriale di Maurizio Belpietro dal titolo: "Il
mandante è Barbapapà". Al centro: "Bossi lancia la Lega:
pronti a votare"
[06-10-2009]
CHI È RAIMONDO MESIANO, IL GIUDICE VIVEUR, AMICO DI BORRELLI JR. E
AMANTE DELLE DONNE E DELLA COCA COLA CHE HA MESSO A TERRA L'IMPERO DI
BERLUSCONI - FINORA ERA RIUSCITO A CHIUDERE UN BAR O FAR RISARCIRE UN
CITTADINO PENALIZZATO DALLE POSTE. CON TALE BAGAGLIO DI CAUSE MINORI ALLE
SPALLE AL MAGGIORE RISARCIMENTO DELLA STORIA…
Alessandro Da Rold per "Il Riformista"
Al sesto piano del palazzo di Giustizia di Milano aveva un vicino di
stanza noto negli ambienti di Magistratura Democratica: Andrea
Borrelli (figlio di Francesco Saverio
del pool
di Mani Pulite ndr). Ma Raimondo Carmelo Mesiano,
reggino, 57 anni, in magistratura dal 1980 - giudice della decima
sezione del Tribunale (ora trasferito alla Corte d'Appello), balzato
all'onore delle cronache per la sentenza sul Lodo Mondadori -
all'associazionismo della magistratura pare aver mostrato sempre poca
attenzione.
Certo, secondo alcuni avvocati civilisti del foro di Milano è visto
come "uno di sinistra" (anche perché amico di Borrelli)
per i suoi modi poco consueti e disinvolti: Mesiano non è un vip della
giustizia, né sembra alla ricerca della ribalta. È un tipo normale. Ha
il numero sull'elenco telefonico.
Come lui stesso ha ribadito al Giornale di proprietà della famiglia
Berlusconi:
«Quello che avevo da dire è tutto scritto nella sentenza». Prima di
far tremare la Borsa, quella poca notorietà a mezzo stampa, Mesiano
l'aveva ricevuta per cause minori. Quelle del sesto piano del
palazzo di giustizia, dove arrivano soprattutto cause di risarcimento
danni per inadempienze sanitarie e disagi pubblici.
Fu Mesiano,il 24 maggio scorso, a ordinare la
chiusura anticipata a mezzanotte della birreria MacDuff, in zona Moscova,
vicino alla chiassosa corso Como, a due passi dall'abitazione di Fabrizio
Corona, dove vip e veline trascorrono il sabato sera. Un
provvedimento accolto euforicamente dagli abitanti della zona, perché
si trattò del primo locale chiuso per ordinanza di un tribunale: dopo
essersi rivolti all'Arpa, alla polizia locale e a palazzo Marino non
trovarono altro modo che ricorrere alla giustizia civile. Mesiano
riconobbe loro il diritto costituzionale al riposo «di cui è
garante l'autorità giudiziaria».
Il 16 luglio scorso, Mesiano
compare
sui giornali per una sentenza a favore di un cittadino penalizzato dai
disservizi di Poste Italiane. Giovanni Colleoni
perse
un lavoro perché un telegramma non era giunto in tempo. Il giudice del
tribunale civile di Milano condannò le Poste a pagare 3mila 800 euro e
a fare fronte alle spese di giudizio per altri 3mila.
Non è la prima volta che il giudice calabrese ha avuto a che fare
con il governo.
Sua un'altra sentenza nel settembre del 2006, quando condannò il
ministero dell'Istruzione (allora in carica c'era Giuseppe Fioroni con
il governo Prodi) a risarcire con oltre 7mila euro i
genitori di un bambino di sette anni che si era rotto un dente durante
una gita nel capoluogo lombardo: Mesiano evidenziò la
responsabilità della maestra che accompagnava la comitiva. Alcuni lo
apprezzano per essere un giudice leale, con cui si riesce a discutere.
Altri lo definiscono un orco, per la stazza e i modi poco convenzionali.
È un magistrato un po' fuori dal comune. Per il suo modo di vestire
stravagante, per il fascino che riscuote nel genere femminile, ma anche
perchè fumatore instancabile di sigarette, particolarmente amante delle
bevande frizzanti, dall'acqua fino alla Coca Cola, che d'estate mostra
in bella vista sulla sua scrivania al sesto piano del palazzo di
Giustizia.
La causa intentata dalla Cir di Carlo De Benedetti
contro
Fininvest, gli è capitata tra le mani per pura casualità, come quelle
relative all'insonnia dei condomini o al dente caduto di un bambino.
Peccato che questa volta si sia trattato di uno dei risarcimenti più
alti della storia italiana: 750 milioni di euro.
Romano Vaccarella, legale della Fininvest ha
promesso «che sarà presentato appello il più rapidamente possibile».
Contestualmente dovrebbe essere presentata l'istanza di sospensione
della sentenza.
[06-10-2009]
PANSA CHE TI RIPANSA, SI TOGLIE UN MACIGNO DALLE SCARPE - EU-GENIO, DA
EDITORE PURO A MILIARDARIO IMPURO – LA VENDITA DI REPUBBLICA ED ESPRESSO
A CDB RIEMPÌ I PORTAFOGLI DI SCALFARI E CARACCIOLO, MA FU LA PREMESSA
DELLA BATTAGLIA DI SEGRATE – UN POTENTE DC MI DISSE: “IL CAF NON
DIMENTICA E DENTRO SEGRATE, BETTINO HA UN AGENTE DORMIENTE: SILVIO
BERLUSCONI”…
Giampaolo Pansa per "Libero"
Oggi che è tornata di moda la guerra di Segrate fra il Cavaliere e
l'Ingegnere, qualcuno si domanderà quando è cominciata. Ho in mente
una città e una data: Torino, l'11 aprile 1989.
Quel pomeriggio, nello splendore del Teatro Carignano, si festeggiava
la nascita dell'edizione torinese di "Repubblica". Sul palco
c'era Eugenio Scalfari, affiancato dai due
vicedirettori: Gianni Rocca e il sottoscritto. Seduto in sala, avvolto
in uno splendore carismatico, stava Gianni Agnelli,
venuto a sentire quali fossero i propositi di quei pazzi saliti da Roma
a insidiare il monopolio della sua "Stampa".
Dal palco ci chiedemmo perché mancasse l'Ingegnere, ossia Carlo
De Benedetti, padrone della Mondadori. I suoi rapporti
con Eugenio e il principe Carlo Caracciolo
erano
già molto stretti. E di lì a pochissimo si sarebbe saputo che lo erano
diventati ancora di più. Poi anche l'Ingegnere arrivò puntuale, alle
17,30 spaccate. Sembrava incerto sulla poltrona da occupare. Il capo
ufficio stampa della Fiat, Alberto Nicolello, si accorse di lui. E gli
cedette il posto accanto all'Avvocato, per la goduria dei fotoreporter.
Fu una giornata storica. Ma non per lo sbarco di
"Repubblica" a Torino. Lo divenne quando, quello stesso 11
aprile, si apprese ufficialmente che Caracciolo e Scalfari avevano
venduto a De Benedetti i loro gioielli. Ossia la metà di
"Repubblica" che la Mondadori ancora non possedeva, più
"L'Espresso" e la robusta catena dei giornali locali.
Carlo
Caracciolo
"Barbapapà" e il Principe avevano resistito a lungo alle
proposte dell'Ingegnere, voglioso di comprarsi tutto. Scalfari ci aveva
spiegato più volte che la sua era la Strategia del Contadino. La
metteva giù nel modo seguente. Il contadino vive sulla propria fattoria
e non vuole saperne di andarsene. Molti vorrebbero comprargli il terreno
e la casa, anche facendo carte false. Ma il contadino se ne resta lì,
testardo. Resiste a tutte le lusinghe. Respinge tutte le offerte.
Per noi della truppa di "Repubblica" era un discorso che
piaceva, molto convincente. Non eravamo i proprietari del fondo, ma
soltanto gli aiutanti del contadino Scalfari: i giornalieri di campagna,
i ragazzi di stalla, i conduttori delle macchine agricole. Però la
cascina era anche casa nostra. Ci stavamo bene. Si respirava aria buona.
In più eravamo al servizio di un editore puro, che ricavava il proprio
reddito soltanto dalla carta stampata. Mentre le fattorie degli altri
giornali erano sotto il dominio di editori impuri. Che avevano altrove
il cuore del loro business.
Quel giorno d'aprile scoprimmo che eravamo diventati uguali a tutti.
In compenso, Caracciolo e Scalfari
erano
passati nella gloriosa serie A dei miliardari. Il Principe di miliardi
ne aveva incassati qualche centinaio. Eugenio si era fermato poco al di
sotto dei cento. Tutti versati in assegni circolari da De
Benedetti. Che in quel modo diventava il capo del più grande
impero editoriale italiano. Esteso da Segrate alla
romana via Po, sede del gruppo Espresso.
C'era qualcosa da spiegare. E Scalfari, grande
direttore e uomo molto accorto, se ne accorse subito. Gli bastò
annusare il mutamento di clima nella redazione di
"Repubblica". La fedeltà del vertice, a cominciare da Rocca e
da me, non era in discussione. Lo stesso valeva per la maggior parte dei
giornalisti. Ma non mancava chi s'era messo a rognare. E si chiedeva,
inquieto: come si comporterà De Benedetti, il nuovo padrone totale
della vecchia fattoria?
Eugenio aveva anche un immagine da difendere. Si era sempre affannato
a proclamare la propria diversità rispetto ai direttori delle grandi
testate. Ripetendo di continuo che un direttore era davvero forte e
libero se era padrone del suo. Ossia se possedeva almeno una parte del
giornale che guidava. Ma dopo la vendita miliardaria non era più così.
Il 14 aprile 1989, Eugenio cercò di mettere
tranquilli i lettori e la redazione di "Repubblica" con un
articolo di fondo intitolato: "Una bandiera che non sarà
ammainata". E il pomeriggio dello stesso giorno affrontò in
conferenza stampa i corrispondenti esteri di stanza a Roma.
Il succo del suo discorso fu il seguente. È vero, Caracciolo e io
abbiamo venduto la nostra azienda alla Mondadori. Ma adesso, con una
parte del ricavato, siamo diventati azionisti di quel gruppo. E
Caracciolo sarà addirittura il presidente della nuova Segrate, a fianco
dell'Ingegenere. Oggi l'intero mondo dei media vede l'affermarsi di
grandi concentrazioni. Chi vuole andare avanti, deve attrezzarsi per
questa fase. Noi del gruppo Espresso eravamo terribilmente piccoli
rispetto alle dimensioni necessarie per combattere le nuove sfide. Ecco
perché abbiamo preso la decisione di vendere.
Un giornalista gli chiese: «In questo modo, ha ceduto le armi
l'ultimo editore puro. Non è così?». Risposta di Scalfari: «Potevamo
resistere, certo. Ma avremmo ingessato le nostre attività. Ogni
progresso avrebbe richiesto aumenti di capitale ai quali da soli non
avremmo potuto far fronte. Invece noi abbiamo fatto una scelta diversa:
ci siamo trasferiti al piano superiore della Mondadori».
Belle parole, pronunciate da "Barbapapà" con la solita
sicurezza. Era un dato del suo carattere che ammiravo molto. Anche nella
carta stampata, se un direttore non si mostra sicuro di sé non è un
vero leader. Scalfari lo era, persino nell'atteggiamento. Tanto che un
giorno Caracciolo ci disse: «Non vi siete accorti che Eugenio porta la
testa come il Santissimo in processione?».
Purtroppo, in quei primi mesi dell'Ottantanove, anche il clima
politico volgeva al brutto per "Repubblica". In febbraio il
congresso della Dc aveva scalzato Ciriaco De Mita, amico di Eugenio,
eleggendo segretario Arnaldo Forlani. A metà maggio il congresso del
Psi, all'Ansaldo di Milano, aprì la crisi di governo e De Mita perse
anche la poltrona di Palazzo Chigi. Fu il trionfo di Bettino Craxi,
nemico di "Repubblica" e amico di Silvio Berlusconi, azionista
minoritario della Mondadori. E in luglio nacque il sesto governo
Andreotti.
Nessuno di noi se ne rendeva conto, ma si avvicinava la bufera.
Nell'estate un potente della Dc tentò di mettermi sull'avviso. Mi
disse: «Adesso che vi siete concentrati con De Benedetti, sarete più
fastidiosi di prima. Ormai formate una squadra pericolosa, il perno di
un vero e proprio partito orizzontale o trasversale, come giurano i
socialisti. Un partito avversario dell'asse fra la Dc e il Psi, e troppo
amico del Pci di Achille Occhetto».
Poi quel big della Balena Bianca mi regalò una profezia: «Prevedo
che non durerete a lungo. Craxi ve l'ha giurata. Anche
Andreotti
e Forlani sono uomini che non dimenticano: vi
faranno pagare il vostro appoggio a De Mita. Oggi vi
sentite più forti dentro la Grande Mondadori. E certamente lo siete. Ma
questa forza sarà il vostro limite. Non vi lasceranno campare.
Ricordati che, dentro Segrate, Bettino ha un agente dormiente: Silvio
Berlusconi. Per il momento è tranquillo. Ma quando gli verrà data la
carica, si muoverà nella direzione giusta. Per questo sento tirare
attorno a voi un'aria brutta, molto brutta».
La sera di giovedì 30 novembre 1989 stavo a Milano. Mi telefonò
Gianni
Rocca per dirmi che Scalfari era molto
preoccupato: a Segrate stavano accadendo cose molto gravi. Il venerdì 1°
dicembre sul "Sole-24 Ore" comparve un neretto a una colonna,
intitolato: "Segrate svolta". Nel testo si leggeva: "Si
aspetta l'arrivo di un comunicato, con l'annuncio di un cedimento della
famiglia Formenton alle avvolgenti lusinghe del gruppo Berlusconi".
Cominciò così la lunga guerra di Segrate. Certo, Caracciolo e
Scalfari erano diventati miliardari. Ma si trovarono alle prese con il
più grave conflitto della loro brillante esistenza. E per ironia della
sorte si sarebbero salvati grazie a due uomini che consideravano
abominevoli. Il presidente Giulio Andreotti e
Giuseppe
Ciarrapico, ritenuto meno di niente in quanto fascistone.
Del resto, anche Scalfari, in gioventù, era stato
fascista. Caracciolo, invece, aveva fatto il
partigiano. Ma a guerra conclusa con la spartizione fra l'Ingegnere
e il Cavaliere, disse al comitato di redazione
dell'"Espresso": «Se fossi in voi farei una colletta e
ordinerei una lapide da mettere all'ingresso del giornale. Con la
scritta: a Giuseppe Ciarrapico il Cdr riconoscente».
[06-10-2009]
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Marina DA SBARCO: “un verdetto incredibile e sconcertante -Non posso
non rilevare che questa sentenza cade in momento politico molto
particolare - Non posso non rilevare che dà ragione ad un Gruppo
editoriale la cui linea di durissimo attacco al presidente del Consiglio,
per non dire altro, è sotto gli occhi di tutti - Sbaglia però chi canta
vittoria troppo presto…
Da Il Giornale.it
Fininvest: ingiusto, subito ricorso in appello La Fininvest
"esprime tutta la propria incredulità di fronte alla sentenza del
Tribunale Civile di Milano". "Una sentenza profondamente
ingiusta - si legge in una nota a commento della sentenza - In attesa di
conoscerne le motivazioni, la Fininvest ribadisce la correttezza del suo
operato, la validità delle proprie ragioni e degli elementi che sono
stati addotti per sostenerle". La Fininvest "ricorrerà
immediatamente in appello, assolutamente certa che la totale fondatezza
delle sue tesi non potrà non essere riconosciuta".
Marina Berlusconi: sentenza sconcertante
"Si tratta di un verdetto incredibile e sconcertante". Così
il presidente della Fininvest, Marina Berlusconi, commenta la decisione
del Tribunale civile di Milano. "La Fininvest ha sempre operato
nella massima correttezza e ha dimostrato in modo limpido e
inconfutabile la validità delle proprie ragioni. Non posso non rilevare
che questa sentenza cade in momento politico molto particolare.
Non posso non rilevare che dà ragione ad un Gruppo editoriale la cui
linea di durissimo attacco al presidente del Consiglio, per non dire
altro, è sotto gli occhi di tutti. Sbaglia però chi canta vittoria
troppo presto. Sappiamo di essere nel giusto e siamo certi che alla fine
questo non potrà non esserci riconosciuto".
Vaccarella: sentenza abnorme "
E' una sentenza abnorme. Se la motivazione corrisponderà al
dispositivo c'é da restare a bocca aperta perché la condanna è
superiore alla somma richiesta ed è stata irrogata per perdita di
chance". Così il professor Romano Vaccarella, uno dei legali di
Fininvest ha commentato la sentenza. Vaccarella, che è stato anche
giudice della Corte Costituzionale, ha anticipato che il loro ricorso in
appello, "se la motivazione corrisponderà al dispositivo, si
concentrerà sul concetto di perdita di chance".
"Perdita di chance - ha spiegato il professore - significa
essere privato della possibilità di ottenere un risultato partecipando,
per esempio, a un concorso qualora mi sia impedito di prendervi
parte".
Concetto che applicato al dispositivo di questa mattina
"significa la possibilità - ha proseguito - di partecipare a un
giudizio equo. Ma nel caso in questione, nel 1991 la sentenza della
Corte d'Appello di Roma (quella risultata "comprata", ndr,) c'é
stata e quindi non si può parlare di perdita di chance ma semmai di
sentenza iniqua e ingiusta.
E di sentenza iniqua e ingiusta nessuna ha mai parlato, né in sede
civile e né in sede penale". Prima di ricorrere in appello i
legali di Fininvest, come ha spiegato il professor Vaccarella,
chiederanno alla Corte di Appello di bloccare "la provvisoria
esecutività della sentenza", cioé la sua sospensione.
[03-10-2009]
- LODO MONDADORI: FININVEST DOVRÀ RISARCIRE 750
MILIONI
ALLA CIR DI DE BENEDETTI
Sole24ore.com
DEBENEDETTI
BERLUSCONI
«La Cir ha diritto al risarcimento da parte di Fininvest del danno
patrimoniale da 'perdita di chance' quantificato in circa 750 milioni».
Lo scrive una nota che fa capo al Gruppo De Benedetti riferendo i
contenuti della sentenza del Tribunale di Milano nella causa civile
promossa contro la Fininvest per il risarcimento del danno causato dalla
corruzione giudiziaria nella vicenda del Lodo Mondadori.
Nella nota si legge che «è stata depositata oggi la sentenza del
tribunale di Milano nella causa civile promossa da Cir, assistita dagli
avvocati prof. Vincenzo Roppo ed Elisabetta Rubini, contro Fininvest per
il risarcimento del danno causato dalla corruzione giudiziaria nella
vicenda del Lodo Mondadori.
ear:
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La sentenza che ha carattere esecutivo decide che Cir ha diritto al
risarcimento da parte di Fininvest del danno patrimoniale da perdita da
chance di un giudizio imparziale, quantificato in euro 749.955.611,93;
Cir ha diritto al risarcimento da parte di Fininvest anche dei danni
non patrimoniali sopportati in relazione alla medesima vicenda. La
liquidazione di tali danni è riservata ad altro giudizio.
In questo modo, dopo la definitiva condanna penale per corruzione
intervenuta nel 2007, anche il giudice civile porta luce su una vicenda
che ha inflitto un enorme danno a carico di Cir, ferendo al contempo
fondamentali valori di corretto funzionamento del mercato e delle
istituzioni. Cir esprime soddisfazione per una sentenza che rende
giustizia alla società e ai suoi azionisti».
La sentenza del Tribunale di Milano «non mi compensa per non aver
potuto realizzare il progetto industriale che avrebbe creato il primo
gruppo editoriale italiano, ma stabilisce in modo inequivocabile i
comportamenti illeciti che l'hanno impedito» scrive l'ingegner Carlo De
Benedetti, presidente onorario di Cir, commentando il pronunciamento del
Tribunale nell'ambito della vicenda del lodo Mondadori.
«Dopo quasi vent'anni dalla cosiddetta fraudolenta messa in atto per
sottrarre al nostro gruppo la legittima proprietà della Mondadori -
afferma - finalmente la magistratura, dopo la sentenza che ha confermato
definitivamente in sede penale l'avvenuta corruzione di un giudice, ci
rende giustizia anche sul piano civile».
2 - TUTTI GLI ENTRECANALES SFOCIANO IN COFIDE, FINANZIARIA
DEL GRUPPO DE BENEDETTI. NEM MIRINO ANCHE LA CIR
Da Sole 24 Ore - La famiglia Entrecanales, ex socia tramite
Acciona dell'Enel in Endesa, continua il suo accerchiamento a Cofide,
finanziaria del gruppo De Benedetti. Attraverso Bestinver Gestioni, gli
spagnoli hanno investito circa 920mila euro nel gruppo italiano portando
così la loro partecipazione al 16,6% dal precedente 16,4 per cento.
Poca cosa, si dirà, ma l'insistenza con cui gli Entrecanales continuano
a rafforzarsi in Cofide significa che le prospettive reddituali della
holding italiana sono buone, ma anche che qualcosa potrebbe bollire in
pentola.
A Madrid continuano ad escludere che si tratti di una scalata, ma
certo vi assomiglia molto, anche se il controllo di Cofide è blindato.
Bisogna comunque aggiungere che nel mirino di Bestinver non c'è solo
Cofide, ma anche un altro titolo della "scuderia" De
Benedetti: vale a dire Cir. (Mi.C.)
3 - DE BENEDETTI HA IN CORSO UN BRACCIO DI FERRO CON IL FISCO
ITALIANO SUPERIORE AI 52 MILIONI
Franco Bechis per Libero
Per la guardia di Finanza, gli ispettori della Agenzia delle Entrate e
perfino per il presidente francese Nicolas Sarkozy si tratta di una
serie di casi di evasione ed elusione fiscale. Per Carlo De Benedetti e
i suoi manager naturalmente è invece semplice contenzioso "e alla
fine ci daranno ragione".
Ma nelle società dell'Ingegnere qualche brivido sta correndo da
tempo lungo la schiena, perché il gruppo De Benedetti ha in corso un
braccio di ferro con il fisco italiano superiore ai 52 milioni di euro a
livello del consolidato fiscale di Cir, la capogruppo finanziaria
dell'impero.
Assai minore il problema in terra francese, circa un milione di euro
più gli interessi.
I guai fiscali attraversano in ogni settore il gruppo De Benedetti.
Quelli più rilevanti vengono dall'editoria, ma contestazioni di un
certo peso ci sono anche nelle finanziarie e in società operative, come
Sorgenia (energia) e il gruppo Sogefi.
UN ANNO INIZIATO MALE
Ma la vera offensiva del Fisco è arrivata proprio nei primi mesi del
2009, in seguito alla sentenza della suprema corte di Cassazione sul
cosiddetto abuso di diritto. Appena letta ai manager del gruppo Espresso
si sono rizzati i capelli. Tanto da avere immediatamente accantonato a
fondo rischi 13 milioni e 342 mila euro.
Perché un giochino che andava per la maggiore nel gruppo De
Benedetti e che Guardia di Finanza in alcune ispezioni e Agenzia delle
entrate avevano già contestato è stato duramente stangato dai giudici
italiani. Il sistema è semplice: fra gli azionisti del gruppo
editoriale - specializzato nel fare la morale a tutti - e delle sue
controllate, c'erano numerose finanziarie estere. Che cedevano
all'Ingegnere e ai suoi l'usufrutto sulle azioni possedute.
A che titolo? Perché così De Benedetti e i suoi bussavano alla
cassa del ministero dell'Economia, presentando regolare domanda per i
crediti di imposta. Secondo le Fiamme gialle e gli ispettori delle
Entrate quel sistema non aveva alcuna ragione economica e serviva solo a
pagare meno tasse e a prendere cifre indebite dal fisco.
Partiti tutti gli accertamenti. In casa Espresso si sono però fatte
spallucce. Si dicevano: ma sì, ricorreremo e alla fine troveremo sempre
un giudice tributario disposto a darci ragione. Tutti talmente sicuri di
sè da non avere nemmeno accantonato qualche migliaio di euro a fondo
rischi.
Alla fine del mese di dicembre 2008 è arrivata invece la botta della
Cassazione. E la sicurezza dell'Ingegnere e dei suoi è andata a farsi
benedire. Così si sono accantonati immediatamente quei 13 milioni di
euro per le contestazioni ancora aperte, tutte relative ai crediti di
imposta sui dividendi.
Ma l'accusa della Agenzia delle entrate è assai più sostanziosa: le
operazioni contestate riguardano un importo di poco inferiore ai 28
milioni di euro, su cui per altro potrebbero essere aggiunte anche le
relative sanzioni. Sono invece in secondo grado di giudizio - grazie a
un percorso quasi record del procedimento - i tre avvisi di accertamento
che il Fisco italiano ha inviato alla A.Manzoni, concessionaria della
pubblicità del gruppo De Benedetti.
Era stata contestata l'indetraibilità dell'Iva sui servizi di
intermediazione resi dal centro media Aegis Media Italia. In primo grado
i giudici hanno dato ragione all'Ingegnere, ma l'Agenzia delle Entrate
ha impugnato la decisione.
[03-10-2009]
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API DUCE (PALAZZO VENEZIA COME PALAZZO GRAZIOLI! ) - DOSSIER DEL
FOREIGN OFFICE SUI VIZIETTI INTIMI DI MUSSOLINI – LA PETACCHI “GLI
PROVOCA UN ESAURIMENTO FISICO" - "STRESS FISICO" LEGATO A
ECCESSI SESSUALI: "Le sue ultime due amanti lo hanno messo a
durissima prova"…
Filippo Ceccarelli per "la Repubblica"
Esercitazioni di proto-gossip ad uso e consumo delle cancellerie, nel
caso specifico del governo di Sua Maestà britannica in un momento
cruciale della storia europea. E quindi: «Da circa sei mesi Mussolini
è pazzamente innamorato di una giovane donna italiana»... È il 28
dicembre 1938 quando l´ambasciatore inglese a Parigi, Sir Eric
Phipps, rivela per lettera al Foreign Office l´esistenza di «Madame
Pertinacci».
E anche se il cognome è sbagliato, e la notizia arriva a Londra in
ritardo (la relazione con il Duce è iniziata nella seconda metà del
1936), si tratta effettivamente di Claretta Petacci: «Figlia
di un medico del Vaticano e moglie di un ufficiale della Marina». Ma
quella storpiatura che ammicca all´ostinazione amorosa è destinata a
entrare nel lessico del carteggio, per cui da allora Claretta resterà
per i diplomatici la «Pertinacious Lady», altrimenti indicata con la
sigla «P. L.».
Di lei a Londra sanno già parecchio, «e in varie versioni. Nei
circoli romani - risponde per il ministero degli Esteri E. M. B.
Ingram - corre voce che Mussolini dedica troppo tempo alla
signora, a scapito della sua dedizione agli affari di governo». Sotto
si legge l´annotazione a penna: «Forse varrebbe la pena di inviare il
tutto a Roma per commenti».
Gli affari privati del signor Mussolini sono dunque
racchiusi in due pesanti volumi di tela nera, e in particolare in una
quindicina di cartelle dattiloscritte dal titolo quasi brechtiano: Mussolini´s
Personal Affairs, 1938-1939; e chi avesse ancora qualche dubbio sul
rilievo che le faccende di cuore, di letto e di salute esercitano nell´ambito
del potere trova nei documenti scovati da Mario J. Cereghino una
risposta che più netta non potrebbe essere.
Insiste dunque Sir Phibbs nel gennaio del 1939, sia
pure spostando il tiro: da un giro di informatori francesi si segnala
che «la "Pertinacious Lady" è stata ora messa da parte dal
Duce per fare posto ad una placida tedesca. Sembra che la "P.
L." - riferisce il funzionario - mettesse in grande ansia i medici
di Mussolini, dal momento che la donna gli provocava un
fortissimo esaurimento fisico.
Di conseguenza, il Vaticano si è mosso per sostituirla con l´attuale
dama, che è meno eccitante e la cui influenza fisica e mentale ha
effetti più rilassanti». Ora, con tutto che in Inghilterra fiorisce da
sempre il più strenuo anti-papismo, questo preteso ruolo della Santa
Sede nel procacciare amanti al capo del fascismo suona abbastanza
incredibile.
Eppure, più di Pio XII e della stessa "P.
L.", ciò che in quel momento sembra stare più a cuore al Foreign
Office è lo stato fisico e mentale del Duce. In un documento
classificato come «molto confidenziale», nel giugno 1939, ancora da
Parigi, arriva al governo britannico la dritta che Mussolini
si
è recentemente recato di nascosto a Zurigo «per essere visitato da
Vogt, il grande oculista».
Sarebbe questa la sua quinta visita, soffrendo egli da tempo di una
«qualche grave malattia all´occhio», non operabile e «forse
provocata dalla sifilide contratta nel 1904». E insomma: «Se la
capacità visiva del Duce fosse realmente in pericolo,
ciò potrebbe influenzare le sue future decisioni».
Pure su questo a Londra hanno notizie abbastanza precise, tali da
essere girate all´ambasciata di Roma: potrebbe essere «un tipo di
cataratta provocata da una sifilide terziaria». E in ogni caso: «Non
vi sono ancora prove chiare che le capacità di Mussolini siano in
declino, anche se il temperamento e il raziocinio del Duce non sono
(forse) sereni come in passato».
L´Europa politica è in subbuglio e valutare le condizioni fisiche
di uno dei protagonisti diventa una questione molto seria: «Ritengo che
il signor Mussolini non sia più equilibrato come un tempo», annotano
al Foreign Office accennando «all´avanzare degli anni» e a «uno
stress fisico eccessivo» che sempre pare legato a eccessi sessuali. «In
ogni modo - prosegue il funzionario, A. Noble - se la malattia dovesse
interferire sulle sue capacità mentali, penso che potrebbe renderlo più
incosciente.
Nei fatti Mussolini non riceve più visitatori come
un tempo e, in generale, sembra meno accessibile. Di recente sembra
essere di cattivo umore (ma ciò, forse, è dovuto alle non poche
preoccupazioni che egli nutre per l´Italia)». Il 23 settembre del
1939, tre settimane dopo l´entrata in guerra con la Germania nazista,
il ministero degli Esteri di Sua Maestà trasmette a Roma un altro
documento «segretissimo» che una volta letto chiedono di bruciare.
Secondo alcuni rapporti le condizioni del Duce starebbero «sensibilmente
peggiorando». Stavolta c´entrerebbe il cuore, «al punto che gli
vengono fatte cinque iniezioni al giorno» e non gli resterebbero che «poche
settimane di vita». In questo quadro da Londra chiedono di verificare
come mai Mussolini «è diventato taciturno, fatto molto inusuale per
lui». Da Roma risponde tre giorni dopo l´ambasciatore di Sua Maestà
in Italia, Sir Percy Loraine,
ridimensionando l´allarme.
Non solo il Duce ha «rotto il silenzio» in
pubblico, ma riguardo al suo presunto «declino», per quanto ne sa, «Mussolini
è pienamente attivo». In modo implicito Loraine consiglia di non
baloccarsi con la cataratta, la sifilide (che definisce con pudore «spiacevole
malattia contratta in gioventù») o «la ferita d´arma da fuoco al
braccio provocatagli da un generale durante manovre militari».
Tantomeno vale illudersi a proposito della «debilitazione fisica
dovuta a indulgenze extramatrimoniali per le quali non più
sufficientemente giovane». Per Loraine la questione è eminentemente
politica. «Ritengo che Mussolini si dibatta in una
grande incertezza [...]. Egli sa che né l´esercito, né il popolo
italiano desiderano combattere a fianco dei tedeschi, nemmeno il Re.
Tuttavia Mussolini deve continuare a essere il Duce, e
non è facilissimo».
Starà pure invecchiando, incalza, ma il suo silenzio ha molte buone
ragioni: «Forse capisce che molti suoi calcoli si stanno rivelando
errati [...]. Deve cercare di dimostrare di aver sempre avuto ragione.
Esercizio che richiede uno sforzo non indifferente».
Rispetto al riduzionismo sanitario a Londra restano male; se non
offesi perché «i nostri rapporti non possono essere trattati come
degli sciocchi pettegolezzi». E ancora una volta sulla figura del Duce
torna a proiettarsi l´ombra della lussuria: «Malattie a parte - si
legge nello spazio dedicato ai commenti - lo stress degli ultimi tre o
quattro anni avrebbe messo al tappeto chiunque».
Così un eros tempestoso seguita a occupare gli sforzi della
diplomazia britannica mentre l´Europa va incontro alla più immane
catastrofe. L´ultimo documento, datato 6 ottobre 1939, conferma sulla
base di confidenze che il Duce, se non proprio malato, è certamente
esausto: «Le sue ultime due amanti lo hanno messo a durissima prova».
Fuori da quelle stanze già tuona il cannone. Ma il cosiddetto gossip,
come si è visto, lo anticipa e, se è per questo, lo sorpassa anche.
[28-09-2009]
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QUEL "SOCIO OCCULTO" DI BERLUSCONI NELLA PARTITA
MILIONARIA DEI DIRITTI TV...
Piero Colaprico ed Emilio Randacio per
"La Repubblica"
Appropriazione indebita, «chiunque per procurare a sé o ad altri un
ingiusto profitto si appropria del denaro altrui». La chiusura dell´indagine,
preludio della richiesta di rinvio a giudizio per Silvio
Berlusconi (un metro cubo di carte fascicolate con copertina
azzurra), è già pronta nell´ufficio del pubblico ministero Fabio
De Pasquale. Che, con procuratore e aggiunti, dovrà decidere
ora se formalizzare il passo prima o dopo la sentenza della Consulta
sulla legge Alfano che rende immune il capo del governo.
I pubblici ministeri temono polemiche e clamori. Non sanno decidere
quale delle due opzioni sia la più low profile. Consegnarla prima del
giorno del giudizio della Corte può sembrare una sfida ai giudici
costituzionali. Dopo la decisione della Consulta, quale che sia, una
vendetta o un´aggressione al premier. Si vedrà.
Quel che già da oggi è chiaro sono le ragioni, il quadro probatorio
che ha convinto la procura a definire la nuova accusa contro Silvio
Berlusconi. L´ufficio del pubblico ministero si trova, da
quattro anni, di fronte a questa domanda: il patron di
Fininvest/Mediaset era soltanto, come si legge nelle carte, l´end user
- l´«utilizzatore finale», direbbe Niccolò Ghedini
-
dei diritti televisivi acquisiti da un costosissimo intermediario (Frank
Agrama)?
Per i magistrati l´intermediario in realtà era d´accordo con il
Cavaliere
Prodotti televisivi comprati da Agrama e rivenduti a prezzi
gonfiati alla Fininvest
Oppure l´esoso intermediario era il "socio occulto" di
Berlusconi che così poteva lasciare all´estero, fuori bilancio,
ghiotti profitti?
Il pubblico ministero ha concluso che «fino al 2005, vi sono seri
elementi di fatto per ritenere che Silvio Berlusconi
sia il "socio occulto" di Agrama e ne abbia diretto e
utilizzato l´attività allo scopo di sottrarre denaro alle società
italiane (Fininvest e successivamente Mediaset) e allocarlo su canali
esteri» ai danni degli azionisti, del fisco americano e italiano.
Il metodo non era poi così complicato. Già intravisto e indagato
nell´indagine per i diritti televisivi truccati, oggi in fase
processuale, le «sottrazioni» in questo nuovo affare - Mediatrade - si
fanno se possibile più elementari. Il gigante Mediaset rinuncia a
trattare i diritti televisivi direttamente con le majors, come
personalmente faceva fino agli anni ottanta Silvio Berlusconi.
Affida un incarico a un egiziano diventato cittadino americano, Frank
Agrama.
Agrama acquista i diritti e li rivende «alle società di Berlusconi
a prezzi enormemente gonfiati». Con un particolarità che si
può raccontare con le parole un po´ tortuose del pubblico ministero:
«Dall´esame dei documenti si è avuta contezza dell´esistenza di
trasferimenti ripetuti e di ingente ammontare posto in essere in anni
recenti da una società di Agrama (Wiltshire trading) a favore di una
serie di soggetti titolari di conti in Svizzera che ragionevolmente
appaiono configurare una modalità di "restituzione" di una
parte degli illeciti proventi ottenuti attraverso la vendita di diritti
televisivi a prezzi gonfiati a società del gruppo Mediaset».
Per semplificare. A Los Angeles si acquista a cento. A Milano si
rivende a mille (le quantità sono indicative). La differenza tra cento
e mille resta all´estero e Agrama si preoccupa curiosamente di
appoggiare («restituire») quei profitti su conti nella disponibilità
di manager Mediaset, in Svizzera, nel Principato di Monaco, alle
Bahamas.
Di quel denaro, i pubblici ministeri hanno individuato una tranche in
un piccola agenzia dell´Ubs nei pressi di Lugano, cento milioni di
dollari, più o meno. Questo schema truffaldino ha trovato un´inaspettata
conferma nelle testimonianze di Roberto Pace, direttore dei diritti
Mediaset dal 1998 al 2002; di Bruce Gordon, massimo responsabile delle
vendite della Paramount; e addirittura in una lettera autografa di Frank
Agrama.
Roberto Pace è un esperto di format televisivi e nel ‘98 viene
chiamato in Mediaset con l´incarico di rimettere in sesto i conti dell´area
dei diritti in azienda. Controlla i bilanci. Si accorge che qualcosa non
va. E questo qualcosa ha il nome di Frank Agrama. Perché io devo pagare
questa sanguisuga, si dice Pace, per un lavoro che possiamo fare da
soli, direttamente e senza pagare nessuno?
«Fin da subito - ricorda Pace ai pubblici ministeri - manifestai ad
Agrama l´intenzione di concludere direttamente con Paramount senza
utilizzare la sua intermediazione. Ricordo di avergli mandato anche
delle lettere in cui gli spiegavo che per motivi di budget non potevamo
più prendere in considerazione le sue proposte d´acquisto di nuovi
prodotti televisivi».
Non è facile disfarsi dell´intermediario. L´osso è duro. Non
arretra. Come mai? Il manager è sveglio, ma non capisce subito dove ha
messo le mani. L´ostacolo americano insinua, allude, minaccia. «La
pressione di Agrama - riprende Pace - cominciò a diventare piuttosto
intensa. Ricordo un discorso molto aspro. Mi disse che forse non avevo
capito "chi era lui e che tipo di rapporti avesse lui con la
famiglia". Era molto arrogante e sicuro del fatto suo e voleva che
gli venissero garantiti per il futuro, gli stessi volumi del passato,
cioè almeno 40 milioni di dollari l´anno».
All´affondo di Agrama seguono i "segnali" interni. «Fu
Daniele Lorenzano (responsabile per i diritti sul mercato americano) che
mi fa capire come "Agrama fosse amico del Gruppo": era
inopportuno questo atteggiamento di chiusura nei suoi confronti. Per
rendere ancora più limpido il messaggio, Lorenzano fu molto diretto e
mi disse che "aveva parlato con il Dottore" e che questa
situazione con Agrama era insostenibile e bisognava venire incontro alle
sue richieste".
Chi sia «il Dottore» è noto a tutti, in
Mediaset, ma per Pace, ostinato, «il riferimento a Berlusconi, il
Dottore, non era per me sufficiente». Pace decide di parlarne anche con
Pier Silvio Berlusconi.
«Capii che Pier Silvio non voleva essere coinvolto
in questa faccenda. Fu il presidente di Fininvest Aldo Bonomo a
domandarmi per quale motivo ci fosse stata una contrazione degli
acquisti per gli affari di Agrama». Pace cede e fa di più. Si uniforma
all´andazzo. Diventa «consulente» di Agrama e, come ammette, incassa
dal 1998 al 2002, 4,5 milioni di dollari, ora sequestrati in Svizzera.
A questo punto i pubblici ministeri hanno in mano un filo che
dimostra come tagliare il legame tra «il Dottore» e l´intermediario
americano fosse, per un management non consapevole, impossibile. Forse,
addirittura pericoloso. Devono fare un passo in più. Approfondire
meglio la qualità del rapporto tra Agrama e Berlusconi.
Intermediario e committente o soci occulti? Ai loro occhi, scioglie
il mistero Bruce Gordon, responsabile della vendite della Paramount. E´
una fortuna imbattersi nelle sue parole secche e ricordi inequivoci.
Dice Gordon: «Per me Agrama è un rappresentante di Silvio Berlusconi,
però ignoro il legame giuridico esatto che esisteva tra loro».
E´ un fatto, dice, che in Paramount le società di Agrama (Harmony
Gold e Wiltshire Trading) «sono
indistintamente indicate come Berlusconi companies e l´esposizione
creditoria come Berlusconi receivables». Dunque, non esistevano gli
affari di Agrama, ma soltanto quelli di Berlusconi.
Lo stesso nome di Agrama era sostituito dal nome dell´altro. E´ un
fatto che in Paramount sono convinti che ci sia Berlusconi dietro quegli
affari. La conferma, ricorda Gordon, viene direttamente da Agrama che
gli assicura come le responsabilità politiche assunte, nel 1994 e nel
2001, da Berlusconi non gli impediscono di sovrintendere agli affari di
Mediaset, come ha fatto fino ad allora.
«Agrama - ricorda Bruce Gordon - ha sempre detto che Berlusconi era
il suo miglior amico, che poteva chiamarlo senza problemi. Ha detto che
aveva chiamato il sig. Berlusconi per congratularsi quando fu nominato
presidente del consiglio. Agrama ci diceva che continuava a riferire a
Silvio Berlusconi sulle negoziazioni per l´acquisto dei film anche dopo
la sua nomina a presidenza del consiglio. Diceva che Berlusconi era
impegnato per giustificare il suo ritardo nel fornirci una risposta nell´ambito
di queste negoziazioni».
Ricapitoliamo. Agrama è un intoccabile perché fa gli interessi
della «famiglia». Chi ci prova, si scotta le mani perché non sa che
Agrama è Berlusconi come è chiaro agli uomini della
Paramount. Che sono consapevoli come l´incarico di governo del «Dottore»
non abbia mutato di una virgola quella "sovrapposizione" di
interessi.
La conferma cade tra le braccia dei pubblici ministeri in modo
fortunoso. Alla Fininvest sono in allarme per le indagini intorno ai
diritti televisivi. Frank Agrama diventa un punto sensibile. Meglio
scavare un fossato tra Los Angeles e Milano. Allontanarlo. Minimizzare
il suo contributo alle fortune del gruppo.
Ancora una volta Agrama non ci sta. Alza voce. In una riunione del 17
ottobre 2001 sventola sul naso dei massimi dirigenti misteriosi
foglietti. Dice, alterato: «E non scordatevi che di questi pezzi di
carta ne ho migliaia. Fatevi i vostri conti».
Per essere più esplicito, il 30 ottobre 2001, scrive: «Abbiamo già
discusso della natura del nostro rapporto e del grande impegno profuso,
da me personalmente, a favore di tutti i componenti del Gruppo
Berlusconi in generale, e della famiglia in particolare». Ma questa è
storia di domani.
2- AGRAMA L´EGIZIANO, DAI FILM PER SILVIO A OBAMA...
Da "la Repubblica"
Nel suo studio al 7655 del celebre Sunset Boulevard, a Los Angeles,
il quasi ottantenne Frank Agrama ha due grandi foto: in una è con Silvio
Berlusconi, nell´altra è a fianco dell´ex presidente
egiziano Sadat. Non è che si sappia molto di questo signore di origini
egiziane che nell´Italia anni ‘70 dirige un film intitolato "L´amico
del padrino", e poi è diventato un intermediario di diritti
televisivi.
Negli ultimi anni s´è anche impegnato un po´ in politica, dando
poco più di 65mila dollari a Barack Obama, nell´ultima campagna
elettorale. Ma che tipo di intermediario è Frank Agrama
con
la sua "Harmony Gold"? E come mai tutto quello che dalla
Paramount andava a Mediaset passava da questo signore nato ad Arish nel
1930 e spesso abbigliato come nei film "Carlito´s way"?
Quando, durante un incontro al Las Vegas, Roberto Pace prova a
capirlo, si sente rispondere: «Agrama mi disse che forse io non avevo
capito "chi era lui e che tipo di rapporti aveva lui con la
famiglia". Era molto arrogante». La famiglia è quella di Silvio
Berlusconi, che Agrama conobbe circa quarant´anni fa.
[22-09-2009]
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PAPI-MISTERY! – CHI MANDA SMS MINATORI PERCHÉ LE TARANTINI GIRLS
NON PARLINO? SULLA SERA DEL 23 SETTEMBRE 2008 A PALAZZO GRAZIOLI VERSIONI
DISCORDANTI E RETICENZE - A QUEL SILVIO-PARTY CON DECINE DI FANCIULLE
C’ERANO ROSSELLA, DEL NOX, APICELLA, SIGNORINI E CHISSÀ CHI ALTRO…
Fiorenza Sarzanini per "Il Corriere della Sera"
C'è qualcuno che non vuole far sapere che cosa accadde la sera del
23 settembre 2008, quando Gianpaolo Tarantini portò a
Palazzo Grazioli «una decina di donne, divise in due macchine», come
ha confermato una delle ragazze. Tra loro c'era Francesca Garasi,
la giovane minacciata martedì scorso prima di essere interrogata dalla
Guardia di Finanza. Sul suo cellulare è arrivato l'sms che le intimava
«stai attenta».
Il messaggio è stato spedito da una cabina pubblica del centro di
Roma, attraverso un centro messaggi internet, ma gli inquirenti sono
certi di riuscire a individuare il mittente entro un paio di giorni. E
così scoprire perché ci sia tanto mistero intorno a quell'evento. Del
resto anche l'imprenditore barese ha raccontato bugie, tanto che la sua
versione è stata poi smentita dagli altri testimoni.
«Non è Tarantini ad aver inviato il messaggio»,
ha ribadito ieri il procuratore Antonio Laudati
pur
confermando che l'intimidazione era stata evidenziata nel provvedimento
di fermo proprio per delineare il contesto in cui si muove l'indagine e
dunque il pericolo di inquinamento delle prove.
Nel verbale del 29 luglio scorso l'indagato aveva affermato: «Ricordo
che in occasione di un incontro a casa del Presidente Berlusconi
a Roma il 23 settembre invitai Francesca Garasi,
che giunse con tre sue amiche: Carolina Marconi,
attrice di Canale 5; Geraldin Semeghini, nell'estate
2008 responsabile del privé del Billionaire, che si presentò con una
sua amica; Maria Teresa De Nicolò. In quella
circostanza mi limitai ad ospitare Geraldin Semeghini e la sua amica, ma
l'unica che ebbe un incontro intimo fu la De Nicolò».
L'interrogatorio di Terry De Nicolò
- una delle poche ad aver risposto alle domande degli
investigatori ammettendo anche di aver preso 1.000 euro - delinea un
quadro ben diverso: «Gianpaolo mi fece andare in
albergo e quando venne a prendermi aveva due macchine con una decina di
ragazze. Accanto a me c'era Carolina Marconi, quella
del Grande Fratello. Le altre non le conoscevo. Alla serata
parteciparono una ventina di donne e cinque uomini».
Si sa che oltre al presidente del Consiglio, a Mariano Apicella e
allo stesso Tarantini, c'erano il direttore di Raiuno
Fabrizio
Del Noce, il presidente di Medusa Carlo Rossella
e il direttore del settimanale Chi Alfonso Signorini.
«Io fui una delle ultime ad andare via - ricorda Terry De Nicolo,
che accetta di parlare dopo essersi consultata con il suo avvocato
Sabino Strambelli - e con me c'era il premier e qualche altra ragazza.
Ricordo quella sera, anche perché ballai con Rossella».
Dettagli che Francesca Garasi si è rifiutata di
confermare. Lei aveva conosciuto Berlusconi in
Sardegna, quando partecipò alla cena a Villa Certosa che nell'agosto
del 2008 segnò il debutto di Tarantini agli eventi
organizzati dal premier. All'epoca la ragazza frequentava l'avvocato
Marco Vignola, attuale difensore di Alessandro Mannarini,
pure lui indagato per cessione di stupefacenti.
Andarono nella dimora presidenziale alla festa dove ospite d'onore
era il cantante Simon Le Bon e ai tavoli sedevano
Simona Ventura e altri personaggi della tv. Tornarono qualche giorno
dopo al pranzo in onore del magnate russo Abramovich. A settembre,
quando si trattò di reclutare ragazze da portare a Palazzo Grazioli, Tarantini
decise di coinvolgere tra le altre proprio la Garasi,
convinto che il premier avrebbe avuto piacere a incontrarla di nuovo.
Lei, come quasi tutte le altre donne che lo scorso inverno
partecipavano alle serate, non ha voluto fornire alcun dettaglio agli
investigatori. Tanto che uno di loro ieri ha sbottato: «Per sapere la
verità dovremmo metterle tutte sotto inchiesta».
[23-09-2009]
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ANCHE BERLUSCONI HA FATTO IL '68! - IN QUELL'ANNO DI GRAZIA IL 32ENNE
BRIANZOLO LANCIA NASCE L'EDILNORD 2, GRAZIE A FINANZIAMENTI ENORMI PER LE
GARANZIE CHE POTEVA RIFILARE ALLE BANCHE - COME AVRà FATTO A SEDURRE I
PESCECANI DEL CREDITO? AH SAPERLO...
Da "l'Unità"
Tratto da "Il Venditore", di Giuseppe Fiori
-
Fiori riflette sulle possibili origini dei capitali che permisero a
Berlusconi di avere linee di credito piuttosto inusuali per un giovane
imprenditore (pp-40-41)
Veniamo a Berlusconi. Lui sa (da dove vengono i
soldi, ndr). Inclineremmo ad escludere che i finanziatori non l'abbiano
conosciuto di persona e vagliato attentamente. Un fatto è certo: in
quegli ambienti non abitano Dame vincenziane, Cappuccetti rossi e Fate
Turchine. Ottiene credito solo chi dà certezze.
E se l'affare ha dimensioni colossali, è naturale che in proporzione
siano chieste al beneficiario garanzie molteplici e solide: un progetto
sicuramente redditizio, la sua praticabilità senza intralci, tutti a
posto i relativi adempimenti - autorizzazioni, licenze, permessi - e in
ogni caso caso malleverie forti, politiche o d'altra specie.
Non si danno soldi oltre una certa soglia a chi non provi ad avere
rassicuranti coperture. Le capacità imprenditoriali sono certamente una
buona carta; ma a così alto livello di esposizione finanziaria, esse da
sole non bastano. Berlusconi, taciturno sulle origini del suo impero,
non può dolersi che gli si chieda di chiarirle. Anzi, avrebbe il potere
(da uomo pubblico il dovere) di rispondere a questi interrogativi.
Ma torniamo al 1968, anno di nascita di Edilnord 2 (...) A trentadue
anni, tutti i tratti della sua personalità forte sono ben percepibili:
il talento, il coraggio, la creatività, l'intraprendenza, il fiuto per
l'affare, l'ottimismo, la smania di emergere, l'agire frenetico, la
spregiudicatezza, l'ambiguità, il passo sicuro nel dedalo dei segreti.
Ripeterà spesso, postillandola, una frase di Dino Buzzati: «"Mentre
tu sei ad un cocktail e sfiori giovani schiene di donne, o balli
sentendo contro il tuo petto giovani seni, in quel preciso momento, in
qualche stanzetta piena di fumo, c'è un giovane che lavora e, magari
imprecando, fa quel che dovresti fare tu". Ecco: il giovane nella
stanzetta ero io».
[18-09-2009]
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L’agenda di Papi-Silvio - I verbali di Giampy incastrano il premier.
“La sera del 17 dicembre portai a palazzo Grazioli Linda Santaguida e
Camilla Cordeiro Charao, che si fermò dal presidente” - Serata allegra,
ma nel pomeriggio Berlusconi aveva dato buca al Quirinale. Motivo? “Mal
di schiena"...
1 - L'agenda di
Papi-Silvio
Alessandro Gilioli per "L'Espresso.it"
Boh, che strano. Se uno va a guardare i giornali in archivio, scopre
che il 17 dicembre scorso il premier non è uscito <http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=K86RR>
da Palazzo Grazioli, per via di uno strappo alla schiena <http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=K86PM>
procuratosi durante la ginnastica mattutina.
Oh, niente, poveraccio, tutto il giorno chiuso a Palazzo Grazioli,
non è potuto nemmeno andare al Quirinale per lo scambio di auguri
natalizi con Napolitano.
Poi però se uno legge il Corriere di
stamattina <http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=NC6QJ>
scopre che il 17 dicembre scorso a Palazzo Grazioli lui non è uscito,
ma in compenso è entrato Gianpaolo Tarantini, in una macchina con i
finestrini oscurati, e sul sedile posteriore c'erano tre signorine, tra
cui questa graziosa brasiliana, che poi è rimasta a intrattenersi con
il premier.
Camilla
Cordeiro Charao
2 - Dai verbali di
Tarantini pubblicati oggi sul "Corriere della Sera"
L'imprenditore pugliese ammette che il 17 dicembre 2008 «portai a
palazzo Grazioli Linda Santaguida e Camilla
Cordeiro Charao, pagando la sola Camilla Cordeiro
Charao che si fermò dal presidente». La prima è stata
riserva all' Isola dei Famosi , l'altra è stata la valletta del
programma Scorie su Raidue.
3 - Dall'Ansa del 17
dicembre 2008 (ore 17.20)
(ANSA) - Il presidente le Consiglio Silvio
Berlusconi e' assente alla consueta cerimonia di scambio di
auguri, iniziata da qualche minuto nel palazzo del Quirinale. Il
premier, colpito da un leggero mal di schiena aveva disertato stamani
anche la cerimonia di consegna dei diplomi e dei collari d'oro al Coni.
E per lo stesso motivo non parteciperebbe alla cerimonia al Quirinale.
[09-09-2009]
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Tarantini FILES! tutte le serate in cui ha portato a casa di PAPI
“amiche sessuali” - NON SOLO ZOCCOLE, ANCHE ARCURI CON LESBO, CAROLINA
MARCONI E BARBARA GUERRA - GIANPY: Mi sono sottoposto a spese notevoli per
entrare in confidenza con lui” - IL TROMBAROLO DI ARCORE MAI SI è
ACCORTO CHE LE "FAN" ERANO PUTTANE DA 1000 € A BOTTA?
Angela Balenzano e
Fiorenza Sarzanini per "Il
Corriere della Sera"
Sarebbero una trentina le donne che Gianpaolo Tarantini
avrebbe portato alle feste del premier Silvio Berlusconi.
Alcune hanno ricevuto un compenso di 1.000 euro «per prestazioni
sessuali», altre «soltanto un rimborso delle spese». Tra loro ci
sono anche alcune ragazze comparse in programmi tv, come Barbara
Guerra e Carolina Marconi
del
grande Fratello. Non solo Patrizia D'Addario,
dunque.
Per oltre cinque mesi, da settembre 2008 alla fine di gennaio
scorso, l'imprenditore pugliese ha reclutato italiane e straniere
per allietare cene e incontri nelle residenze del presidente del Consiglio.
È stato lui stesso ad ammetterlo il 29 luglio scorso durante un
interrogatorio nella caserma della Guardia di Finanza di Bari dove
è stato convocato in segreto come indagato per favoreggiamento
della prostituzione. Incalzato dagli inquirenti ha fornito dettagli su
voli, spostamenti, elargizioni, confermando così quanto era già
emerso dalle intercettazioni telefoniche.
Nel verbale Tarantini ripete quello che aveva già
detto in passato: «Le presentavo come mie amiche e tacevo che a volte
le retribuivo ». Ma poi rivela che fu proprio «Berlusconi
a
presentarmi Guido Bertolaso, come gli avevo
chiesto. E poi lo stesso Bertolaso inviò me e il mio amico Enrico
Intini in Finmeccanica, ma dopo i primi incontri non è più
successo nulla».
Le ragazze
«Ho accompagnato in una occasione Terry De Nicolò
a
casa del presidente Berlusconi a Roma, tacendo allo
stesso gli accordi da me presi con la De Nicolò
e la
vera attività dalla stessa svolta, se non erro a settembre o ottobre
2008. Io ebbi in tale circostanza a retribuirla anticipatamente nella
previsione di una sua prestazione sessuale poi non so se sia avvenuta.
Vanessa Di Meglio è una mia carissima amica,
che ho conosciuto per il tramite di mia moglie circa 10 anni fa. Da
allora ho continuato a frequentarla invitandola a feste nelle quali la
riempivo di attenzioni anche fornendole cocaina.
Linda
Santaguida
Tendenzialmente la stessa non è una professionista del sesso ma
all'occorrenza non disdegna di essere retribuita per prestazioni sessuali.
Ho anche favorito le prestazioni sessuali della Di Meglio con il
presidente Berlusconi in due circostanze a Roma il
5 settembre e l'8 ottobre 2008. Ricordo che il 5 settembre la Di
Meglio si fermò a palazzo Grazioli.
Sonia Carpendone, detta Monia,
era da me conosciuta come una persona che a Milano esercitava la prostituzione,
sicché sempre nella prospettiva che la stessa potesse effettuare
prestazioni anche in favore del presidente Berlusconi, la invitai a
Roma pagandole il biglietto aereo e le spese di soggiorno.
Geraldine
Semeghini
La stessa giunse con una ragazza che si presentò come sua sorella
che adesso apprendo da lei chiamarsi Roberta Nigro. Non ricordo che
Monia e la sua amica si siano fermate quella notte a palazzo Grazioli».
clarissa
campironi
La «Billionairina»
Tarantini si sofferma più volte sugli incontri
organizzati con volti noti della tv: «In occasione di un incontro a
casa del presidente Berlusconi a Roma il 23 settembre
2008 invitai Francesca Garasi che giunse con tre sue
amiche, Carolina Marconi, attrice di Canale 5,
Geraldine Semeghini, che nell'estate 2008 era responsabile del privé
del Billionaire, che si presentò con una sua amica, e Maria
Teresa De Nicolò. In quella circostanza mi limitai ad ospitare
Geraldine Semeghini e la sua amica, ma l'unica che
ebbe un incontro intimo fu la De Nicolò».
Daddario
Gli viene contestata una conversazione con una donna pugliese e lui
chiarisce: «Graziana Capone è un avvocato che avevo
conosciuto anni addietro e che ho avuto modo di rincontrare nello
studio del mio amico avvocato Salvatore Castellaneta.
In quest'ultima circostanza la stessa mi disse che voleva incontrare
il presidente Berlusconi sapendo delle mie
frequentazioni con lo stesso. Fu così che la invitai a venire con me
a Milano dove la presentai al presidente. Io non ho retribuito la
Capone Graziana limitandomi ad offrirle il biglietto aereo».
Patrizia
D'addario e Barbara Montereale a Dubai foto da Panorama
«Barbara Guerra l'ho conosciuta a Milano
presentatami da un mio amico Peter Faraone, mentre
Ioana
Visan detta Ana l'ho conosciuta tramite lo stesso Peter
o Massimo Verdoscia. Sapevo che
Barbara
Guerra era una donna dello spettacolo mentre sapevo che Ioana
era una escort.
L'8 ottobre 2008 ricordo di aver invitato le stesse a Roma unitamente
a Vanessa Di Meglio, limitandomi per quest'ultima a
pagare il biglietto aereo ed il soggiorno in hotel, quanto alle altre
due, che venivano da Milano corrispondendo alle stesse anche una somma
di denaro per l'eventualità che potessero avere un rapporto sessuale
con il presidente Berlusconi.
Ricordo che sia Ioana Visan che Barbara
Guerra si fermarono a casa del presidente. Per il 9 ottobre
devo escludere di aver corrisposto altre somme di denaro alla Guerra
ed alla Visan mentre confermo di non aver corrisposto alcunché a Carolina
Marconi».
barbara
montereale
«Quanto all'incontro a casa del presidente Berlusconi
del
16 ottobre 2008 non ho corrisposto alcunché a Ioana Visan,
Barbara Guerra e a Milena, sua amica, e a Clarissa
Campironi, mia amica, limitandomi a sostenere le spese di
viaggio e soggiorno poiché le tre venivano da Milano».
Il verbale di Tarantini conferma quanto era già stato rivelato
da Patrizia D'Addario: «L'ho
conosciuta come Alessia in quanto così presentatami
da Massimiliano Verdoscia, mio amico nonché collaboratore,
poiché io stavo cercando una ragazza da portare ad una cena a casa di
Berlusconi.
Alla D'Addario rappresentai la possibilità di partecipare
ad una cena a casa del presidente Berlusconi riconoscendole
il pagamento delle spese di viaggio e di soggiorno a Roma e un
forfait di 1.000 euro. Devo precisare che Verdoscia mi aveva parlato
della D'Addario come di una donna
immagine che all'occorrenza avrebbe potuto anche effettuare
prestazioni sessuali. La D'Addario
accettò
la mia offerta, ma non ricordo se io o Verdoscia acquistammo il
biglietto aereo».
lapr
carolina marconi 001
Patrizia a Roma
Il racconto coincide anche nella ricostruzione degli spostamenti. Poi
si arriva all'incontro: «Dopo aver prelevato Clarissa
Campironi che ospitavo nell'Hotel De Russie
mi
recai unitamente al mio autista Dino Mastromarco
a
prendere la D'Addario. Credo che
Iona
Visan, Barbara Guerra e la sua amica Milena
abbiano raggiunto palazzo Grazioli con mezzi loro. Né la Campironi né
la D'Addario si fermarono a palazzo Grazioli... Confermo
che il 4 novembre 2008 mi recai a palazzo Grazioli unitamente a Patrizia
D'Addario, Barbara Montereale
e
Lucia Rossini.
Ricordo di aver retribuito Patrizia D'Addario
con l'importo di 1.000 euro sapendo che la stessa
all'occorrenza si prostituiva ed in tale prospettiva diedi anche a Barbara
Montereale, presentatami dalla D'Addario,
l'importo di 1.000 euro esclusivamente perché svolgesse il ruolo di
donna immagine, nulla diedi a Lucia Rossini, mia
amica...
La D'Addario
mi
fu possibile retribuirla solo in seguito poiché quella notte credo si
era fermata a casa del presidente. Ricordo in particolare che quella
sera dopo la cena io mi allontanai unitamente a Barbara
Montereale ed a Lucia Rossini per tornare nei
rispettivi alberghi, mentre Patrizia D'Addario
rimase a casa del presidente in quanto mi disse di volergli
parlare di una sua questione privata. Solo il giorno dopo seppi dalla
stessa D'Addario che avesse passato la
notte a palazzo Grazioli».
Le amiche
Tarantini afferma che in alcune occasioni le ragazze
hanno partecipato gratuitamente agli eventi. «Il 21 ottobre 2008
ricordo di essermi recato a palazzo Grazioli insieme a Mary De
Brito, Stella Schan e Donatella
Marazza, tre mie amiche conosciute per il tramite di un'altra
mia amica. Si trattò di una semplice cena ed io non ho retribuito
alcuna delle tre...
Non ho retribuito in alcun modo tali Maria Esther Garcia
Polanco detta Maristel e Michaela
Pribisova con le quali ho viaggiato da Roma a Milano con il
presidente Berlusconi il 26 novembre 2008... Quanto
alla mia frequentazione nel centro Messegué del 28 novembre, posso dire
che sono andato con la sola Maristel senza averla retribuita in alcun modo».
Gli viene chiesto di una cena del 2 dicembre e lui dichiara: «Non
ho retribuito in modo alcuno Luciana Francioli,
Manuela
Arcuri, Francesca Lana, Stella Maria
Novarino per l'eventualità che avessero una prestazione
sessuale con terzi, ed escludo che le stesse fossero dedite ad una
attività di prostituzione».
Non va così per il 10 dicembre, a palazzo Grazioli: «Ricordo di
aver pagato tali Karen e Niang Kardiatou
detta
Hawa 1.000 euro ciascuna prospettando loro l'eventualità di una
prestazione sessuale con il presidente Berlusconi. Nessuna
delle due, peraltro, si fermò. Quanto alla festa del Milan del 15
dicembre del 2008 ricordo di aver pagato Karen ma esclusivamente perché
facesse atto di presenza».
Manuela
Arcuri
I volti della tv
L'imprenditore pugliese ammette che il 17 dicembre 2008 «portai a
palazzo Grazioli Linda Santaguida e Camilla Cordeiro Charao,
pagando la sola Camilla Cordeiro Charao che si fermò
dal presidente». La prima è stata riserva all' Isola dei Famosi,
l'altra è stata la valletta del programma Scorie su Raidue.
Poi Tarantini parla di altri eventi: «Il 23 dicembre portai Carolina
Marconi e Graziana Capone a casa del
presidente limitandomi a pagare le spese di viaggio e di soggiorno alla
sola Graziana e nessuna delle due rimase. Il 6 gennaio 2009 andai a
Villa Certosa in Sardegna insieme a Barbara Montereale
e
Chiara Guicciardi e Clarissa
Campironi
ma non pagai nessuna delle tre. Il 14 gennaio ricordo di
essere andato a casa del presidente Berlusconi
insieme a Guicciardi Chiara e Letizia Filippi,
ma non pagai alcunché.
Al di là di quanto riferito non ho in alcun modo retribuito le
ragazze indicate o altre né ho in alcun modo favorito l'esercizio
della prostituzione delle stesse in favore di persone diverse da
quelle indicate. Quando accompagnavo le ragazze a palazzo Grazioli
le facevo sedere sui sedili posteriori in quanto i finestrini
posteriori della mia autovettura erano oscurati avendoli fatti
sostituire nel settembre del 2008 se non ricordo male. Tale accorgimento
era volto ad evitare che i giornalisti o altre persone potessero
guardare nell'auto...
Quando mi approssimavo a Palazzo Grazioli avvertivo un responsabile
della sicurezza del mio arrivo e quindi una volta giunto al portone la
prima guardia avvisava altri del nostro arrivo. Entrati nel cortile
venivamo accompagnati ai piani superiori dove venivamo ricevuti».
Guido Bertolaso
Alla fine del suo interrogatorio Tarantini parla
della natura del suo legame con il premier e dichiara: «Io ho
voluto conoscere il presidente Berlusconi ed a tal
fine mi sono sottoposto a spese notevoli per entrare in confidenza con
lui e sapendo del suo interesse verso il genere femminile non ho fatto
altro che accompagnare da lui ragazze che presentavo come mie amiche
tacendogli che a volte le retribuivo.
Gli ho solo chiesto di presentarmi il responsabile della Protezione
Civile, il dottor Guido Bertolaso, in quanto volevo che
Enrico Intini mio amico con il quale avevo stipulato un
contratto di collaborazione, potesse esporre allo stesso Bertolaso
le competenze del suo gruppo industriale nella prospettiva di
poter lavorare con la Protezione Civile.
Una sera il presidente Berlusconi mi presentò
Guido
Bertolaso con il quale in seguito mi sono incontrato
unitamente ad Enrico Intini. Bertolaso
ci
inviò a Finmeccanica ma poi, dopo i primi incontri con tale dottor
Lunanuova, non è successo più nulla. Voglio infine precisare che il
ricorso alle prostitute ed alla cocaina si inserisce in un mio
progetto teso a realizzare una rete di connivenze nel settore della
Pubblica amministrazione perché ho pensato in questi anni che le
ragazze e la cocaina fossero una chiave di accesso per il successo nella
società».
P.S.
Per il momento il sito del Corriere non pubblica tutto l'articolo ma
solo una sintesi:
http://www.corriere.it/politica/09_settembre_09/escort_politici_inchiesta_bari_11954492-9d00-11de-9e0f-00144f02aabc.shtml
BARI - Sarebbero una trentina le donne che Gianpaolo
Tarantini avrebbe portato alle feste del premier Silvio Berlusconi.
Alcune hanno ricevuto un compenso di 1.000 euro «per prestazioni
sessuali », altre «soltanto un rimborso delle spese». Tra loro ci
sono anche alcune ragazze comparse in programmi tv, come Barbara
Guerra e Carolina Marconi del Grande Fratello.
Non solo Patrizia D'Addario, dunque.
Per oltre cinque mesi, da settembre 2008 alla fine di gennaio
scorso, l'imprenditore pugliese ha reclutato italiane e straniere
per allietare cene e incontri nelle residenze del presidente del Consiglio.
È stato lui stesso ad ammetterlo il 29 luglio scorso durante un
interrogatorio nella caserma della Guardia di Finanza di Bari dove
è stato convocato in segreto come indagato per favoreggiamento
della prostituzione.
Incalzato dagli inquirenti ha fornito dettagli su voli, spostamenti,
elargizioni, confermando così quanto era già emerso dalle intercettazioni
telefoniche. Nel verbale Tarantini ripete quello che
aveva già detto in passato: «Le presentavo come mie amiche e tacevo
che a volte le retribuivo ». Ma poi rivela che fu proprio «Berlusconi
a presentarmi Guido Bertolaso, come gli
avevo chiesto. E poi lo stesso Bertolaso inviò me e il
mio amico Enrico Intini in Finmeccanica, ma dopo i primi
incontri non è più successo nulla».
Sul Corriere della Sera in edicola di oggi, mercoledì 9 settembre
due pagine di verbali dell'inchiesta di Bari, nel servizio di Angela
Balenzano e Fiorenza Sarzanini
[09-09-2009]
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OBIETTIVO: COLPIRE DELL'UTRI PER AFFONDARE SILVIO – L’AFFONDO DI
PAPI CONTRO LE PROCURE PER FRENARE LA “LUPARA” DELLA BOCCASSINI E DI
INGROIA – IL PENTITO SPATUZZA CAMBIA ANCORA LA STORIA: “CAPACI E VIA
D’AMELIO? NON RIINA, MA I GRAVIANO, CHE A MILANO AVEVANO CONTATTI CON
DELL’UTRI E BERLUSCONI"…
Gianluigi Nuzzi per "Libero"
Silvio Berlusconi ora sente il fiato sul collo.
Dalla Sicilia le mute investigative gli sono addosso in un sol coro.
«È follia pura - parte l'affondo - che ci siano frammenti di Procura
che da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del '92, del '93, del
'94. Mi fa male che queste persone pagate dal pubblico fanno queste cose
per congiurare contro di noi che lavoriamo per il bene del Paese».
Il premier di più non dice. Ma tradurre le sue parole è semplice. I
magistrati che insieme a Milano e Palermo indagano su fatti del '92, del
'93 e del '94, portano cognomi importanti.
Sono Ilda Boccassini e Antonino Ingroia,
per iniziare. "I fatti" che hanno segnato quei tre anni sono
le stragi di mafia. Da Capaci con Giovanni
Falcone, da via D'Amelio e via Fauro a Roma con la bomba a
Maurizio
Costanzo nel maggio del 1993, poi la strage di via de'
Georgofili, via Palestro a Milano, San Giorgio al Velabro, lo stadio
Olimpico e la strage di Formello di Roma dell'aprile del 1994. Le
indagini sono riaperte. Libero solo qualche giorno fa, venerdì scorso,
aveva titolato netto: "La Boccassini ci riprova, Ilda carica la
lupara. Obiettivo: Silvio".
premiato pentitificio
La storia è semplice, il premiato pentitificio all'italiana, si è
rimesso in moto. Ora è Gaspare Spatuzza che distilla i ricordi
arricchendo le nuove inchieste su mafia e politica. In un gioco a
puntate.
Premessa: Spatuzza non è uno qualsiasi. Per decenni ha seguito
l'ombra dei fratelli Graviano che dalla Sicilia vennero
latitanti qui a Milano per far affari e tessere alleanze. Prima puntata.
Ecco, Spatuzza sposta l'asse dei mandanti delle stragi proprio dai
corleonesi di Totò Riina ai suoi superiori, ai
Graviano. Seconda puntata: insomma, Riina non avrebbe deciso lui, come
vuole l'immaginario collettivo confezionato dopo un decennio di pentiti
amministrati in primis dagli uomini di Arnaldo La Barbera.
No, sarebbe andata in maniera diversa.
C'erano loro i Graviano, dice Spatuzza, facendo a pezzi
la credibilità dei suoi predecessori, a decidere, volere e comandare.
Il passaggio successivo è quello determinante, la miccia che alza il
livello dell'inchiesta: dato che le bombe rappresentano dei segnali allo
Stato per trovare un punto di equilibrio tra Cosa Nostra e Roma, a chi
si rivolgevano i Graviano, con chi dialogavano?
Chi erano i loro referenti? Chi garantì loro corridoi finanziari
dopo la stagione delle bombe e delle trattative? Marcello Dell'Utri e,
quindi, Silvio Berlusconi. Questo almeno vorrebbero
taluni che già hanno sputato rabbia e fiele quando il gip di
Caltanisetta Giovambattista Tona, archiviò un primo
tentativo di ritagliare sul premier l'abito del politico che scende a
patti, che trova l'accordo, le garanzie, la pace.
E' questo l'inchiesta, il disegno di massima, chiamatelo come
preferite, portato avanti da quei "frammenti di procure" che
"congiurano contro di noi" per dirla con le parole del
premier. All'interno del quadro, però, i colori non sono nitidi.
Tutt'altro. Perché l'inchiesta non mira dritto su Berlusconi.
Ma si intervalla e incanala anche su altri fronti che aprono scenari
imprevedibili. Uno sconvolgimento tale ha ripercussioni ovunque. A
iniziare dal cuore della magistratura siciliana mai come oggi divisa con
scene che ricordano i peggiori scontri sotterranei degli anni '90. Perché
non si può far tabula rasa dei passato.
parla spatuzza
Di sentenze passate in giudicato sulle stragi senza riconsiderare perché
per un decennio un plotoncino di pentiti a una sola voce a battuto lo
spartito. Non basta Spatuzza. Non bastano i fuochi
d'artificio sugli intrecci che i suoi ex capimafia, Giuseppe
e
Filippo Graviano, avevano imbastito con i politici e
gli imprenditori del Nord. Spatuzza tira giù molte colonne della
cosiddetta antimafia di quegli anni, posizionandosi come revisionista di
una certa stagione di collaboratori.
Spianando, tanto per iniziare, la ricostruzione ufficiale battezzata
dal pentito Vincenzo Scarantino che voleva Totò
Riina direttore d'orchestra e di morte. A favore di
Scarantino
c'era Giovanni Tinebra, La Barbera
e
altri. Diversi altri. Contro Boccassini, in solitudine.
Gli agenti che gestirono Scarantino sono ora indagati
per calunnia in questa contro inchiesta che pare la rivincita di Caselli
se l'inventore dei processi a mafia e politica non fosse da tempo
rifugiato in terra sabauda.
Ma a Palermo sono rimasti quelli che il Cavaliere definisce
"frammenti di procura", scegliendo parole limpide. Il
frammento presenta caratteristiche aerodinamiche micidiali per velocità
e obiettivo. Forse per questo Berlusconi, dopo aver
scelto il silenzio dinnanzi a segnali chiari, riconosce un pericolo e dà
cittadinanza a un'inchiesta che per contenuti porta in sé l'ambizione
di riscrivere la storia recente del nostro Paese.
[09-09-2009]
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IL FISCO ASSEDIA IL GRUPPO FININVEST GUIDATO DA MARINA BERLUSCONI -
“sul finire del 2007 e del 2008 alla società sono stati notificati due
avvisi di accertamento”: REGALINO FINALE DI PRODI E VISCO – L’ULTIMA
CON QUESTO GOVERNO…
Franco Bechis per Italia
Oggi
In un anno per ben tre volte il fisco ha bussato, con modi un po'
rudi, alla porta principale dell'impero di Silvio
Berlusconi,
quella del gruppo Fininvest. Per due volte, alla fine del 2007 e
all'inizio del 2008, lo ha fatto regnante Romano Prodi
e
con Vincenzo Visco viceministro delle Finanze.
La terza volta è capitata con lo stesso Berlusconi
a
palazzo Chigi e con Giulio Tremonti al ministero
dell'Economia. Porta perfino una data simbolo di disgrazie, quella
dell'11 settembre 2008, giorno in cui è stato consegnato a Fininvest un
verbale di contestazione relativo a partite Ires, Irap e Iva dell'anno
2004.
A rivelarlo è la nota integrativa al consolidato della capogruppo di
Berlusconi da poco depositata al registro delle
imprese. Con stile asciutto, la capogruppo guidata dalla primogenita del
premier, Marina Berlusconi, spiega che "sul finire del 2007 e del
2008 alla società sono stati notificati due avvisi di accertamento-
riferiti alle annualità 2002 e 2003- emessi dall'Ufficio delle Entrate-
Roma I in esito alla verifica parziale condotta da personale della
Direzione regionale della Lombardia».
Per farla breve, nel primo si contesta la deduzione di una
svalutazione della partecipazione in Trefinance sa, che è la
finanziaria estera del gruppo, e nella seconda l'indebita fruizione del
credito di imposta sui dividendi percepiti da un'altra partecipata,
Euridea (la ex Standa) prima che questa venisse ceduta a terzi.
Fininvest ha chiesto all'amministrazione, come fanno tutti, la
formulazione di una proposta di accertamento con adesione. Ma è stata
respinta: il regalino finale di Prodi e Visco.
Alla società non è restata altra arma che avviare il contenzioso
tributario "per vedere annullate entrambe le pretese
dell'amministrazione finanziaria".
Ma ancora sotto il governo di centro sinistra è arrivata la
richiesta di dare un'occhiata anche ai conti 2004. Da lì è partita
l'indagine che si è concretizzata nel verbale di contestazione a
Fininvest dell'11 settembre 2008. Per contestare "l'indebita
deduzione di costi ai fini Ires e Irap e la mancata regolarizzazione ai
fini Iva di movimenti finanziari ritenuti corrispettivi di prestazione
di servizi".
Ritenendo di avere ragione, Fininvest non ha stanziato alcun fondo
rischi, e quindi non si conosce l'entità delle tre contestazioni. Ma il
gruppo è ormai abituato insieme a quello con i pm anche al braccio di
ferro con il fisco. Avvenne anche in Spagna, dove nel 2008 dopo 10 anni
un giudice ha dato ragione a Berlusconi, liberandogli
21,6 milioni...
[19-08-2009]
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VILLA CERTOSINA: ALLE DUELLANTI BARBARA E MARINA SONO GIUNTI ELEONORA
E LUIGINO PER TROVARE UN ACCORDO SULLA DIVISIONE DELL’IMPERO DI PAPI
(CHE AVRà TANTI DIFETTI SOTTO LA CINTURA MA I SOLDI IN QUALCHE MODO LI HA
FATTI, I RAMPOLLI CAPACI SOLO DI ROMPERE I COJONI)…
Fabrizio Caccia per
il Corriere della Sera
Altro che addio Sardegna. Col passare dei giorni, a Villa Certosa, la
famiglia Berlusconi si va ritrovando sempre più
numerosa. Dopo il sospirato incontro tra le primogenite di primo e
secondo letto, Marina e Barbara,
festeggiato lunedì scorso dal Cavaliere addirittura coi fuochi
d'artificio, ieri si sono aggiunti anche Eleonora
e Luigino,
gli altri due figli avuti da Veronica Lario.
A Punta Lada, perciò, adesso manca solo Piersilvio,
rimasto alle Bermuda con la fidanzata. La famiglia, mogli escluse, è
quasi al completo. Un amico del premier, che preferisce restare anonimo,
confessa: «Silvio mi ha detto di essere contento,
perché sta risolvendo alcuni problemi familiari che lo preoccupavano».
Già, perché in ballo da tempo c'è il destino dell'impero
berlusconiano, la definizione dei futuri assetti societari. E dopo la
riunione di ieri sera potrebbero esserci importanti
sviluppi.
Un affare complesso, quello dell'eredità, visto
che in seguito all'intervista di Barbara a Vanity Fair
erano emerse voci, mai smentite, di forti dissidi tra i figli del primo
e del secondo matrimonio («A oggi non c'è nessuna lotta - Barbara
dixit -. E se mio padre è uomo giusto ed equo, non ce ne
saranno nemmeno in futuro...»).
La venticinquenne primogenita di Veronica Lario, con
la sua pepata intervista, aveva provocato parecchi malumori specie in
Marina,
presidente di Mondadori: «Ho la passione per l'editoria - aveva detto
-. E mio padre ha sempre visto in me delle qualità che potevano essere
adeguate per questo settore. Lui ha sempre pensato che, quando ne avessi
avuto le capacità, mi sarei occupata di Mondadori...».
Così, il 10 agosto, giorno di San Lorenzo, c'è mancato davvero poco
che Marina per tutta risposta festeggiase il suo compleanno in Provenza,
lontana cioè anni luce da Villa Certosa, dove intanto era arrivata Barbara
per stare al mare con il compagno Giorgio e i due figli
piccoli, Alessandro ed Edoardo.
Invece, poi, soprattutto per amore del padre, Martina
è
salpata sul suo «Besame» e ha attraccato a Porto Rotondo per brindare
insieme.
Così, rinfrancato anche per il cessare del torcicollo, il premier,
ieri, prima di abbracciare Eleonora e Luigino
a
Villa Certosa, è volato in elicottero alla Maddalena, dove insieme a
Mrina ha visitato le strutture che avrebbero dovuto ospitare il G8 di
luglio (poi trasferito a L'Aquila) e che ora serviranno invece per il G8
dell'Ambiente, in programma ad ottobre.
Dopo un paio d'ore, Berlusconi è tornato a La
Certosa mentre Marina, che era giù sull'isola a Nord
della Sardegna a bordo del suo yacht, è risalita sul «Besame» e ha
pranzato in rada. Non è dato sapere se abbia poi raggiunto gli altri
fratelli in villa. Di sicuro, però, c'è che la decisione di passare
quest'estate in famiglia ha contribuito di molto a rasserenare l'umore
del Cavaliere dopo tante polemiche.
Addirittura, ieri sera, si era sparsa la voce della presenza in villa
di Veronica Lario: «Non mi consta», ha tagliato corto
il legale del premier, Niccolò Ghedini. È certo,
invece, che il parroco di Porto Rotondo, don Lionello Dal Molin,
ha inviato un biglietto a Berlusconi per chiedergli di
poter celebrare una messa a Villa Certosa in suffragio di mamma Rosa
alla quale, dice, era molto legato. È in attesa, da tre
giorni, di una risposta.
[17-08-2009]
DOPO GLI AGNELLI, ORA SBUCA IL TESORO OFF-SHORE DI BERLUSCONI: UN
MILIARDO € - Una fortuna che se mai esistesse andrebbe DIVISA TRA I 5
FIGLI IN GUERRA CONTINUA - LA RIMPATRIATA A VILLA CERTOSA è FALLITA:
NESSUN ACCORDO TRA BARBARA-MARINA - (BASTA CON QUESTI POLLI PIù CHE
RAMPOLLI CHE NON HANNO MAI GUADAGNATO UN CAZZO NELLA LORO VITA RICCA E
SCEMA E PRETENDONO MILIARDI DAL POVERO SILVIO CHE S’è FATTO UN CULO
COSì,
DISTRICANDOSI FRA I CONTI DI PREVITI E BERNASCONI, TARAK BEN AMMAR E MILLS)
Ettore Livini per La
Repubblica
Nessun armistizio in vista. Anzi. La presenza in Sardegna di quattro
dei cinque figli del premier - Eleonora e Luigi
hanno raggiunto la sorella Barbara a Villa Certosa
mentre in Costa Smeralda, probabilmente a bordo dello yacht "Besame",
c'è anche Marina - avrebbe reso ancor più complessa
la partita sugli assetti futuri dell'impero di casa Berlusconi.
I tecnici e i legali al lavoro sul dossier dopo la richiesta di
divorzio di Veronica Lario hanno già le loro belle
gatte da pelare. Ma a complicare la situazione ci sarebbe ora - secondo
fonti attendibili - il gelo sceso tra la primogenita, figlia di primo
letto del premier, e Barbara, nata dal secondo
matrimonio.
Marina, dice il tam-tam sardo, non avrebbe affatto
gradito l'intervista della sorella a "Vanity Fair" in cui Barbara
ha semplicemente e con molta chiarezza parlato della divisione del
patrimonio di famiglia ("a oggi non c'è nessuna lotta e se mio
padre sarà equo non ci sarà nemmeno in futuro"). E nei giorni
scorsi, quando l'ha incontrata faccia a faccia alla festa per il suo
43esimo compleanno, avrebbe contestato in modo piuttosto brusco sia le
sue parole che la scelta di render pubblico il suo pensiero.
Scottata pure dal fatto - mormora qualcuno - che Barbara
abbia
ribadito per l'ennesima volta di puntare su Mondadori ("ho la
passione per l'editoria e mio padre ha sempre pensato che mi sarei
occupata di Segrate"), il feudo imprenditoriale della primogenita
di Arcore. La frattura, da allora, non si sarebbe ricomposta.
La rimpatriata sarda, dunque, avrebbe prodotto effetti opposti a
quelli sperati dal Cavaliere. I tre figli di Veronica
Lario
- che starebbe ancora aspettando una prima proposta dai legali
del marito per definire i dettagli del divorzio - fanno vita a sé
assieme ad alcuni amici. Con il ventenne Luigi che si
concede un po' di vacanza e di convalescenza dopo un piccolo incidente
sportivo, prima di partire nei prossimi mesi per un anno di università
all'estero, con ogni probabilità in Cina.
Al lavoro sono invece gli stuoli di consulenti e avvocati incaricati
di provare a ricomporre senza traumi la divisione del patrimonio di
famiglia, un'operazione che ad oggi pare ancora in salita. La posta in
gioco è altissima. Sotto il cappello della Fininivest (controllata al
65% dal presidente del Consiglio che ha girato ai cinque figli una quota
del 7% a testa) ci sono beni per 7 miliardi tra partecipazioni azionarie
(Mediaset, Mediolanum, Mondadori e Mediobanca) e liquidità. A questo
gruzzoletto si aggiunge l'impero immobiliare (valore non troppo lontano
dal miliardo) controllato da Dolcedrago e Idra.
Le chiavi e il destino del tesoro di Arcore sono oggi più che mai
nelle mani di Silvio Berlusconi. La richiesta di
divorzio farà infatti perdere a Veronica il diritto alla sua quota di
"legittima" sull'asse patrimoniale del marito. Tradotto in
soldoni si tratta del 16,2% del Biscione, partecipazione che sommata a
quella dei tre figli avrebbe spostato verso Macherio il controllo del
gruppo. Adesso invece il pallino è nelle mani del premier. Che potrà
gestire una quota di titoli Fininvest sufficiente per decidere a suo
piacimento a chi affidarne in futuro le redini e il controllo azionario.
A complicare il puzzle però, sostengono alcune fonti legali, ci
potrebbe essere in futuro un nodo imprevisto: quello di eventuali beni
del Cavaliere custoditi oltrefrontiera. Solo negli anni '80 e 90, fanno
notare alcune fonti legali, il sistema estero della Fininvest avrebbe
movimentato una cifra vicino al miliardo di euro. E dopo i fuochi
d'artificio di casa Agnelli, qualcuno dei tecnici al
tavolo della spartizione di Arcore si sarebbe domandato che fine hanno
fatto quei soldi. Una fortuna che se mai esistesse - per un criterio di
equità - andrebbe inclusa da subito nel riassetto del patrimonio di
casa Berlusconi.
[18-08-2009]
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LA FESTA DI COMPLEANNO A VILLA CERTOSA - UN BRACCIALE DI DIAMANTI
DA 600 MILA EURO PER FAR SOPPORTARE LA PRESENZA DELLA SORELLASTRA BARBARA
A NEO QUARANTAQUATTRENNE MARINA - CHE SPAVENTO PER GLI INVITATI QUELLO
SCONTRINO DA 500 EURO PER UN GELATO…
Marco Castoro per Italia Oggi
Dal Cav tutti si aspettano miracoli. È lui per primo che li vuole
fare. Ma quando ci sono di mezzo i familiari anche i miracoli diventano
impossibili. Soprattutto i suoi, visto che non stiamo parlando di un
santo, come lui stesso ha affermato di recente.
Quindi, chi si aspettava di vedere Veronica Lario a Villa Certosa
è rimasto deluso. Chi invece, a cominciare dal padrone di casa, si
aspettava di vedere pace e armonia tra le sue figlie Marina e Barbara,
è rimasto più o meno soddisfatto.
Nonostante ci fosse da festeggiare il proprio compleanno a Villa
Certosa, Marina Berlusconi ha preso con un certo imbarazzo la presenza
di Barbara, la sorellina che sogna di occuparsi di editoria e che si
augura che il papà sia giusto ed equo. Dopo l'intervista a Vanity Fair,
Marina non ne voleva sapere di rivedere Barbara alla sua festa.
Marina
Berlusconi e famiglia per gentile concessione di "Chi"Marina
Berlusconi e famiglia per gentile concessione di "Chi"
Ha perfino minacciato di boiccottarla per restarsene in Provenza.
Ma Silvio ha insistito e ha preteso il bacio della pace tra le sue
figlie. Gli
altri fratelli hanno fatto orecchie da mercanti e hanno disertato
l'appuntamento mondano e festaiolo. Del resto le vacanze sono sacre. Chi
sta a Londra, chi negli Stati Uniti e chi alle Bermuda.
Con il sottofondo delle note della chitarra di Mariano Apicella la
pace è stata siglata per la felicità di papà Silvio. Complessivamente
gli ospiti sono stati una quarantina, solo gli amici fidati hanno
partecipato alla cenetta, caratterizzata dagli sformati dello chef
Michele e dal fatto che come per i pirati del Buccaneer nessuno doveva
raccontare quello che avrebbe visto. Non perché ci fosse qualcosa di
esagerato, ma solo per evitare il solito stillicidio di notizie
provenienti da Villa Certosa.
A pancia piena gli ospiti di Silvio sono stati accompagnati a
prendere il gelato. Qualcuno ha anche rischiato il coccolone dopo aver
visto il conto di 500 euro sullo scontrino fiscale per una singola
consumazione. Qualche imbarazzo iniziale e poi grandi risate dopo aver
scoperto che si tratta di uno scherzetto che fa il Cavaliere ai suoi
ospiti.
Tirato il fiato per lo scampato pericolo, il coccolone lo si è
rischiato qualche minuto dopo. Quando dopo cena e gelato il padrone di
casa ha cominciato a distribuire pizze appena sfornate. Il pensiero è
corso immediatamente alla Grande abbuffata di Marco Ferreri.
Ma per fortuna l'epilogo non è stato poi così drammatico. La
pizza l'hanno mangiata tutti, in verità nessuno ha avuto il coraggio di
contraddire il Cavaliere. Altrimenti di che amici si tratta...
Anche la festeggiata è rimasta contenta. Certo, un posto
nell'editoria a Barbara non lo concederà mai, tuttavia Marina si è
consolata con i regali ricevuti. Su tutti il bracciale di diamanti
donatole dal padre. Erano talmente dure quelle pietre che nessuno è
riuscito a chiuderlo una volta avvolto al polso della festeggiata.
Qualcuno ha pure pensato che fosse una prova degna di Ulisse per
riconquistare Itaca. Nulla di ciò. Si tratta di un gioiello di
inestimabile valore regalato da un papà che tiene molto alle sue
figlie. I soliti maligni hanno ipotizzato pure il costo (600 mila euro).
Ma non lo sapete che a caval donato non si guarda in bocca? Chi ha
accusato il colpo è stato Flavio Briatore: ora la sua Elisabetta ne
vorrà uno più costoso.
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BERLUSCONINE IN GUERRA! SCAZZO NUCLEARE TRA MARINA E LA SORELLASTRA
BARBARA - DOPO L’INTERVISTA A ‘VANITY FAIR’ CHE HA RESO PUBBLICHE LE
MIRE SU MONDADORI - DELLA PROTETTA DI VERONICA, LA RAMPOLLA DI PRIMO LETTO
DI PAPI NON CI VEDE PIÙ: - NIENTE COMPLEANNO A VILLA CERTOSA CON QUELLA!
BERLUSCONI COSTRETTO A MEDIARE
Umberto Rosso per "La
Repubblica"
Il compleanno della pax, per garantire a tutti quanti attorno al
desco imbandito di Villa Certosa che in casa Berlusconi non ci sono
liti, fra i figli di primo e di secondo letto, fra Marina e Barbara, e
che tutto va bene su Mondadori, spartizione di patrimonio, affari e
sentimenti.
Il Cavaliere rimette piede nell´amata-odiata Costa Smeralda alle
due e mezzo del pomeriggio, e sotto la canicola quando si spalancano le
porte dell´Airbus di Stato il primo a comparire sorridente è ancora
una volta Mariano Apicella, il menestrello che proprio non poteva
mancare: senza la sua chitarra la festa di ieri sera per i 43 anni del
capo della Mondadori Marina Berlusconi, ma che festa sarebbe stata?
Primo Apicella, secondo Emilio Fede giù a passi svelti dall´aereo
della Presidenza del Consiglio. Al regalo per Marina, il direttore del
Tg4, ancora non aveva pensato. Perciò, ciao ciao, si è subito fiondato
per il cadeau verso la piazzetta di Porto Cervo, dove nel frattempo
incrociava Flavio Briatore, in quel momento senza la Gregoraci, che
comunque era stata avvistata in mattinata a prendere la doccia sulla
barca di famiglia dalle parti del Golfo di Marinella.
Infine ecco il premier, circondato da segretaria e collaboratori.
Ritorno difficile alla Certosa, non solo per gli scandali-veline e le
foto rubate, ma anche per lo scontro scoppiato in famiglia dopo l´intervista
di Barbara a Vanity Fair.
La ragione che ha fatto slittare di alcuni giorni l´arrivo alla
Certosa del Cavaliere, finito in mezzo ad un doppio fuoco amico, Marina
da una parte e la sorellastra Barbara dall´altra. La prima non ha
gradito affatto le dichiarazioni dell´altra, quel «mi piacerebbe
occuparmi di editoria» sapeva troppo di entrata a gamba tesa sul
vertice Mondatori, e quell´accenno alla «equità di papà» nella
divisione del patrimonio richiama un chiodo fisso della ormai ex first
lady Veronica, ovvero una spartizione al venti per cento fra i cinque
figli (e non, come allo stato, il 50 per Marina e Piersilvio, e l´altro
cinquanta a Barbara, Eleonora e Luigi, i tre ragazzi avuti dalla Lario).
Troppo, per la figlia maggiore. Che ha piantato una grana che ha
rischiato di mandare all´aria il Ferragosto sardo del presidente.
Marina, furibonda, avrebbe dato l´aut l´aut al padre: il mio
compleanno si festeggia lontano dalla Certosa. Perché lì da alcuni
giorni è arrivata Barbara con i due figli, compreso l´ultimissimo nato
Edoardo. L´alternativa era la villa a Portofino, o sulla Costa Azzurra,
o magari sul lago Maggiore: le case non mancano, ma in ogni caso senza
la presenza della ribelle primogenita di Veronica.
Uno strappo che ha impegnato in una complessa mediazione
politico-familiare il presidente del Consiglio, stanco - racconta chi lo
incontrato - delle polemiche, «non ne posso proprio più dei litigi».
Una trattativa culminata due giorni fa ad Arcore in un colloquio con
Marina, «dobbiamo festeggiare tutti insieme il tuo compleanno». Non è
chiaro se, sul sì della figlia, abbia pesato accanto all´amor paterno
anche un vertice di avvocati che nei giorni scorsi ha ragguagliato il
Cavaliere sullo stato della separazione con Veronica Lario, ma che
potrebbe anche aver affrontato il capitolo dell´eredità fra i cinque
figli.
Il gran rifiuto è comunque rientrato, e già domenica sera
Marina, con marito e figli è atterrata con jet privato in Sardegna.
Seguita ieri dal padre. In serata, la cena della pace con una ventina di
ospiti a Villa Certosa, e con Marina e Barbara al centro della scena.
Assente naturalmente Veronica Lario (anche se la mamma, cioè la suocera
del Cavaliere, sarebbe nella villa di loro proprietà ne complesso di
Punta Lada), ma non c´erano nemmeno gli altri figli.
Piersilvio, in vacanza alle Bermuda, Luigi che si trova a Londra e
Eleonora, in viaggio negli Stati Uniti. Villa e spostamenti del premier
ultra-protetti. Fotografi della Nuova Sardegna e del Tg3 controllati a
vista e bloccati in aeroporto, anche se tanta security è stata beffata
lo stesso, con Apicella e Fede immortalati mentre scendono dal volo
targato Repubblica italiana.
A setaccio le colline tutt´attorno Punta Lada, posti di blocco e
difficoltà di accesso anche per i residenti della zona. Chi si
aspettava che il Cavaliere, nel primo giorno di vacanza, si facesse
vedere in piazzetta, per la festa e la processione di San Lorenzo (il
patrono di Porto Rotondo, dal nome del padre dei conti Donà delle Rose,
inventori del paesello vip), è rimasto deluso. Ma domani è un altro
giorno.
[11-08-2009]
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BERLUSCONINE IN GUERRA! SCAZZO NUCLEARE TRA MARINA E LA SORELLASTRA
BARBARA - DOPO L’INTERVISTA A ‘VANITY FAIR’ CHE HA RESO PUBBLICHE LE
MIRE SU MONDADORI - DELLA PROTETTA DI VERONICA, LA RAMPOLLA DI PRIMO LETTO
DI PAPI NON CI VEDE PIÙ: - NIENTE COMPLEANNO A VILLA CERTOSA CON QUELLA!
BERLUSCONI COSTRETTO A MEDIARE
Umberto Rosso per "La
Repubblica"
Il compleanno della pax, per garantire a tutti quanti attorno al
desco imbandito di Villa Certosa che in casa Berlusconi non ci sono
liti, fra i figli di primo e di secondo letto, fra Marina e Barbara, e
che tutto va bene su Mondadori, spartizione di patrimonio, affari e
sentimenti.
Il Cavaliere rimette piede nell´amata-odiata Costa Smeralda alle
due e mezzo del pomeriggio, e sotto la canicola quando si spalancano le
porte dell´Airbus di Stato il primo a comparire sorridente è ancora
una volta Mariano Apicella, il menestrello che proprio non poteva
mancare: senza la sua chitarra la festa di ieri sera per i 43 anni del
capo della Mondadori Marina Berlusconi, ma che festa sarebbe stata?
Primo Apicella, secondo Emilio Fede giù a passi svelti dall´aereo
della Presidenza del Consiglio. Al regalo per Marina, il direttore del
Tg4, ancora non aveva pensato. Perciò, ciao ciao, si è subito fiondato
per il cadeau verso la piazzetta di Porto Cervo, dove nel frattempo
incrociava Flavio Briatore, in quel momento senza la Gregoraci, che
comunque era stata avvistata in mattinata a prendere la doccia sulla
barca di famiglia dalle parti del Golfo di Marinella.
Infine ecco il premier, circondato da segretaria e collaboratori.
Ritorno difficile alla Certosa, non solo per gli scandali-veline e le
foto rubate, ma anche per lo scontro scoppiato in famiglia dopo l´intervista
di Barbara a Vanity Fair.
La ragione che ha fatto slittare di alcuni giorni l´arrivo alla
Certosa del Cavaliere, finito in mezzo ad un doppio fuoco amico, Marina
da una parte e la sorellastra Barbara dall´altra. La prima non ha
gradito affatto le dichiarazioni dell´altra, quel «mi piacerebbe
occuparmi di editoria» sapeva troppo di entrata a gamba tesa sul
vertice Mondatori, e quell´accenno alla «equità di papà» nella
divisione del patrimonio richiama un chiodo fisso della ormai ex first
lady Veronica, ovvero una spartizione al venti per cento fra i cinque
figli (e non, come allo stato, il 50 per Marina e Piersilvio, e l´altro
cinquanta a Barbara, Eleonora e Luigi, i tre ragazzi avuti dalla Lario).
Troppo, per la figlia maggiore. Che ha piantato una grana che ha
rischiato di mandare all´aria il Ferragosto sardo del presidente.
Marina, furibonda, avrebbe dato l´aut l´aut al padre: il mio
compleanno si festeggia lontano dalla Certosa. Perché lì da alcuni
giorni è arrivata Barbara con i due figli, compreso l´ultimissimo nato
Edoardo. L´alternativa era la villa a Portofino, o sulla Costa Azzurra,
o magari sul lago Maggiore: le case non mancano, ma in ogni caso senza
la presenza della ribelle primogenita di Veronica.
Uno strappo che ha impegnato in una complessa mediazione
politico-familiare il presidente del Consiglio, stanco - racconta chi lo
incontrato - delle polemiche, «non ne posso proprio più dei litigi».
Una trattativa culminata due giorni fa ad Arcore in un colloquio con
Marina, «dobbiamo festeggiare tutti insieme il tuo compleanno». Non è
chiaro se, sul sì della figlia, abbia pesato accanto all´amor paterno
anche un vertice di avvocati che nei giorni scorsi ha ragguagliato il
Cavaliere sullo stato della separazione con Veronica Lario, ma che
potrebbe anche aver affrontato il capitolo dell´eredità fra i cinque
figli.
Il gran rifiuto è comunque rientrato, e già domenica sera
Marina, con marito e figli è atterrata con jet privato in Sardegna.
Seguita ieri dal padre. In serata, la cena della pace con una ventina di
ospiti a Villa Certosa, e con Marina e Barbara al centro della scena.
Assente naturalmente Veronica Lario (anche se la mamma, cioè la suocera
del Cavaliere, sarebbe nella villa di loro proprietà ne complesso di
Punta Lada), ma non c´erano nemmeno gli altri figli.
Piersilvio, in vacanza alle Bermuda, Luigi che si trova a Londra e
Eleonora, in viaggio negli Stati Uniti. Villa e spostamenti del premier
ultra-protetti. Fotografi della Nuova Sardegna e del Tg3 controllati a
vista e bloccati in aeroporto, anche se tanta security è stata beffata
lo stesso, con Apicella e Fede immortalati mentre scendono dal volo
targato Repubblica italiana.
A setaccio le colline tutt´attorno Punta Lada, posti di blocco e
difficoltà di accesso anche per i residenti della zona. Chi si
aspettava che il Cavaliere, nel primo giorno di vacanza, si facesse
vedere in piazzetta, per la festa e la processione di San Lorenzo (il
patrono di Porto Rotondo, dal nome del padre dei conti Donà delle Rose,
inventori del paesello vip), è rimasto deluso. Ma domani è un altro
giorno.
[11-08-2009]
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L’EREDITÀ DI PAPI – L’INTERVISTA A BARBARA APRE UFFICIALMENTE LA
PARTITA DELLA GRANDE SUCCESSIONE - IL PATRIMONIO VALE 6,5 MLD, MA LA VERA
SFIDA È IL FUTURO ASSETTO DI COMANDO – NESSUN PROBLEMA SE SILVIO SARÀ
“EQUO”. LEI VUOLE OCCUPARSI DI MONDADORI, MA LÌ C’È GIÀ MARINA…
Gianluca Paolucci per
"La Stampa"C'
è un impero economico valutato 6,5 miliardi di dollari alla fine del
2008. C'è un divorzio dalla seconda moglie in corso. E ci sono cinque
figli - due dal primo matrimonio e tre dal secondo - da trattare con
«equità». L'intervista di Barbara Berlusconi a
Vanity Fair riaccende i riflettori sulla questione dell'eredità e pone
qualche interrogativo sul futuro assetto di comando del gruppo Fininvest
nel suo complesso. Il termine inglese è «governance» e significa,
ridotto all'essenziale, chi prende le decisioni. Ed è questo il nodo che
Barbara in qualche modo solleva.
Dice Barbara con chiarezza che ad oggi
non c'è nessuna lotta per il patrimonio tra lei e i fratelli. «E, se mio
padre è uomo giusto ed equo, non ce ne saranno nemmeno in futuro». Poi
spiega anche: «Non so se oggi quello che voglio è solo un ruolo diverso
nelle aziende di famiglia. Ma ho la passione per l'editoria, e mio padre
ha sempre visto in me delle qualità che potevano essere adeguate per
questo settore. Lui ha sempre pensato che, quando ne avessi avuto le
capacità, mi sarei occupata di Mondadori». Solo che, sempre ad oggi, di
Mondadori si «occupa» un'altra figlia, Marina.
L'aspetto proprietario, e dunque della
divisione del patrimonio, tra i figli è stato affrontato, e almeno
temporaneamente risolto, nel gennaio di tre anni fa, con il passaggio
delle quote della Holding Italiana XIV da Silvio
ai figli avuti da Veronica Lario:
Barbara, Eleonora e Luigi. A questa
holding fa capo il 21,42% di Fininvest e al termine della
riorganizzazione complessiva del gruppo i tre figli, più
Marina e Piersilvio, si sono
trovati tutti con una quota del 7,14% nel capitale di Fininvest, mentre
il resto è in mano a Silvio medesimo.
L'aspetto del controllo è stato invece in quella occasione
affrontato solo a metà. A Marina è andata
infatti la Mondadori e dunque le attività editoriali. A
Piersilvio la tv, ovvero Mediaset. Entrambe quotate e
controllate da Fininvest, in Mondadori Marina è
presidente del consiglio di amministrazione, mentre in Mediaset
Piersilvio è vicepresidente con deleghe. A
Barbara, Eleonora
e Luigi, per il momento, un posto
nei vari consigli: Barbara è nel cda di
Fininvest, Luigi
in Mediolanum, mentre Eleonora, la
più defilata dei tre, non ha incarichi nel gruppo.
Forse non è un caso che a sollevare il problema sia proprio
Barbara, la più grande dei tre e la prima dei figli di
Silvio ad investire da sola al di fuori del gruppo paterno.
Un investimento piccolo, appena 30 mila euro per il 44% della Cardi
Black Box, galleria d'arte milanese inaugurata nel febbraio scorso.
p
Investimento che Barbara rivendica anche
nell'intervista, insieme alla poltrona in Fininvest e agli interessi
finanziari e immobiliari che ha coltivato con gli altri due figli di
Veronica. Nel dettaglio, si tratta di una piccola quota
della società di biotecnologie Molmed, con un investimento di 4,3
milioni, dell'impegno a sottoscrivere una quota del fondo Sator di
Matteo Arpe, per altri 5 milioni. E di un palazzo nel centro
di Milano, aquistato tramite la B.e.l. Immobiliare - dalle iniziali dei
tre fratelli - con un investimento di oltre 37 milioni di euro, che
rende ricchi canoni d'affitto. Si tratta di un indirizzo particolarmente
prestigioso, a due passi dal Duomo, al numero sei di via Santa
Margherita. E di un indirizzo con un valore storico: era l'ingresso
secondario dell'Albergo Regina, sede del comando nazista a Milano dal
1943 al 1945. In attesa di una (ri)definizione dell'assetto di comando
del gruppo, Barbara,
Eleonora e Luigi incassano
le ricche cedole distribuiti da Fininvest: la loro Holding italiana
quattordicesima, gestita da due professionisti da tempo legati a
Silvio
come Salvatore Sciascia e
Giuseppe
Spinelli, ne ha incassati lo scorso anno per 55
milioni di euro, quattro dei quali sono stati distribuiti tra i fratelli
sottoforma di dividendi.
[05-08-2009]
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IL DELITTO NON PAGA, BERLUSCONI STRAPAGA - FELTRI “LIBERO” DI
SPARARLE GROSSE: “ero stanco e avevo bisogno di nuovi stimoli” -
TRAVOLTO DALL’ENTUSIASMO: “Non sono qui per celebrare messe PER
BERLUSCONI” - AVREBBE INTASCATO INVECE 15 MILIONI € ‘UNA TANTUM’ E
UN CONTRATTO DA 3 MILIONI! - COME DAGO-ANTICIPATO: VIRMAN CUSENZA AL
“MATTINO” AL POSTO DI MARIO ORFEO
Da Corriere
della Sera
«Il mio obiettivo? Riportare il Giornale alle vendite degli
anni '90. Oggi la carta stampata vive una fase difficile. Tornare alle
250 mila copie in edicola sarebbe un grande risultato». E' un Vittorio
Feltri a caccia di sfide quello che - dopo undici anni- riprende le
redini de il Giornale. Il direttore ha già guidato la testata di
Paolo Berlusconi dal '94 al '97. Dal prossimo 24 agosto occuperà di
nuovo la prima poltrona del quotidiano milanese.
Lo spostamento di Feltri ha innescato un filotto di cambiamenti
ai vertici dell'editoria. Per la guida di Libero in corsa sarebbero
Gianluigi Paragone, vicedirettore della testata, Oscar Giannino, ex
direttore di Libero Mercato, e il direttore di Italia Oggi, Franco Bechis.
Mentre Mario Giordano lascia il Giornale per diventare il direttore
delle «Nuove iniziative news» di Mediaset. Un ritorno ai vecchi
amori anche per Giordano, quindi, che per sette anni ha diretto Studio
Aperto, il telegiornale di Italia uno. Completa il giro di valzer la
promozione di Virman Cusenza alla direzione de Il Mattino di Napoli dal
prossimo 5 agosto. Un posto occupato fino a ieri da Mario Orfeo,
neodirettore del Tg2.
Come sarà il Giornale diretto da
Feltri versione anni 2000? «Sarò sincero a costo di essere presuntuoso
- risponde il giornalista -. Porterò me stesso e il mio modo personale
di vedere la carta stampata. Naturalmente adattando il mio stile
alla casa che mi ospita». Riguardo alla necessità di un rilancio per
la testata, Feltri non si sbilancia: «Porterò qualche correttivo.
Prima di decidere la cura, però, bisogna fare una diagnosi».
Il direttore ha ben presente la crisi. E i suoi impatti su un
mondo già da tempo in cerca di nuovi equilibri come quello
dell'editoria. «La situazione per la carta stampata è preoccupante,
inutile negarlo - valuta Feltri -. L'imperativo per tutti è salvare la
baracca. Per reggere la sfida dei tempi la prima cosa è prestare molta
attenzione ai conti».
Intanto la redazione del giornale fondato dallo stesso Feltri
manda segnali di preoccupazione per l'uscita di quello che viene
definito «un direttore molto speciale». «Me ne sono andato perché
ero stanco e avevo bisogno di nuovi stimoli», spiega il giornalista.
Consigli da dare al successore? «Nessuno - taglia corto Feltri -. Se
avessi ricette magiche a quest'ora le avrei già realizzate».
L'uscita di Feltri da il Giornale, nel '97, non era stata indolore.
Ricorda il direttore: «Mi ero infastidito per un episodio, la
questione Antonio Di Pietro (l'ex pm non aveva preso bene alcuni
articoli del Giornale ed era ricorso in tribunale, ndr; ) ma tutto si
risolse e mi lasciai benissimo con la famiglia Berlusconi». E oggi?
«Se il premier sta vivendo una fase particolare non mi spaventa. Non
sono qui per celebrare messe».
[31-07-2009]
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Dimenticate la vecchia tv. Oggi la torta si divide in due: satellite e
digitale terrestre - CHI RIUSCIRà A METTERE LE MANI SULLE FREQUENZE DT DI
LA7 SARà PADRONE DELL'ETERE - E QUI VIENE IL BELLUM: LA GUERRA TRA JAMES
MURDOCH E PIERSILVIO PER IL TESORO DE LA7 - (finché sono in MANO A BERNABé,
Berlusconi non PUò permettersi di sbolognarlo)
Dimenticate il duopolio Rai-Mediaset. Cestinate anche il tri-polio
con Sky. Oggi la cuccagna televisa si può dividere in due, come una
torta: da una parte il satellite di Murdoch, dall'altra
il digitale terrestre (DT).
Gli operatori più grossi del DT sono ovviamente Rai, Mediaset e
Telecom Italia Media (La7-Mtv). Nel 2012 Viale Mazzini avrà
sei frequenze che valgono 4/6 canali ciascuna. Piersilvio,
idem. A Bernabé toccano in regalo 4 frequenze, ridotte a tre dopo la
riassegnazione delle frequenze (curiosamente Telecom non ha gridato allo
scippo voluto dal governo Berlusconi, e dopo vedremo
perché).
Ora, per alleviare lo stato debitorio dell'azienda telefonica,
sarebbero state messe in vendita le 3 frequenze da 18 canali del
Digitale Terrestre - a tale proposito, è stato dato incarico alla Merryl
Lynch. E qui scoppia il bellum. Chi se le prende, vince la
cuccagna televisiva.
Se le acchiapperà Sky potrà competere alla grande su una
piattaforma sulla quale Mediaset ha investito molto del suo futuro. Al
contrario, se il rampollo di Silvio riuscirà a
conquistarle, il Biscione sarà il padrone dell'etere. Definitivamente:
perché avrà la bellezza di 9 frequenze per un totale di 63 canali.
Il rampollo di Murdoch (James) sa bene che non può
tentare di comprarle - la legge lo impedisce - prima del 2011.
Nell'attesa probabilmente sbucheranno nomi e prestanomi: da una parte
quelli di Sky, dall'altra i berlusconini.
Ed ora arriviamo ai contenuti, che in fondo è uno e uno solo quello
che fa la differenza: il santo pallone. Infatti, è il calcio l'impulso
più impellente che porta all'abbonamento col satellite e all'acquisto
delle schede Mediaset Premiun.
E che farà Telecom Italia? Le vende o se le tiene strette? C'è chi
scommette che queste frequenze DT rappresentino la polizza salva-vita di
Bernabé: finché sono in suo possesso, Berlusconi non
permettersi di sbolognarlo...
PS - Gli scalpitanti azionisti Telecom
sognebbere invece di vendere non solo le frequenze-gioiello DT - che
potrebbero fruttare in totale da 600 agli 800 milioni di euro - ma anche
La7. Che perde soldi. Ma c'è un ma grosso così. Mentre le frequenze DT
le possono acquisire sia Sky che Mediaset, superando alcuni scogli
legali, sicuramente non è possibile comprarsi una rete tv. E oggi, al
di là degli squali e biscioni, chi può permettersi una rete tv?
2 - LEGA CALCIO DA
LEGARE - SECONDO L'ANTITRUST AVREBBE CONFEZIONATO PACCHETTI DI DIRITTI
"su misura" per Sky e Mediaset, tagliando fuori tutti gli
altri possibili concorrenti.
Da Repubblica.it
L'Antitrust ha deciso l'avvio dell'istruttoria nei confronti della
Lega Calcio per possibile abuso di posizione dominante nel mercato dei
diritti televisivi. E' quanto si legge in una nota del Garante.
L'Istruttoria dovrà verificare se la lega Calcio, "nel predisporre
i pacchetti di diritti Tv di serie A per le stagioni sportive 2010-2011
e 2011-2012, abbia abusato della sua posizione dominante nella
commercializzazione in via centralizzata dei diritti stessi". In
sostanza, l'ipotesi sui cui l'Authority indaga è che l'associazione
abbia preparato i suoi due pacchetti - satellitare e digitale - "su
misura" per Sky e Mediaset, tagliando fuori tutti gli altri
possibili concorrenti.
Secondo l'Autorità le modalità di formazione dei
"pacchetti" scelte dalla Lega Calcio "potrebbero
risultare in contrasto con i principi posti a tutela della
concorrenza": i "pacchetti", così come formati,
"appaiono ritagliati 'su misura' dei principali operatori di pay
tv, con l'effetto di non garantire lo svolgimento di una procedura
effettivamente competitiva e di ostacolare l'ingresso e la crescita di
altri soggetti".
In particolare, la Lega Calcio "sembrerebbe aver preferito
determinare le condizioni per una minore competizione tra gli operatori
della pay tv nello sfruttamento dei diritti, per assicurarsi gli
introiti attesi, limitando l'incertezza legata al risultato della gara.
Il minore grado di concorrenza tra gli operatori della pay tv che ne
potrebbe derivare può evidentemente avere effetti negativi sui
consumatori, che potrebbero dover pagare prezzi più alti a fronte di
una inferiore varietà e qualità dell'offerta".
Il potenziale effetto di distorsione della concorrenza, conseguenza
della formazione dei pacchetti prescelte era già stato evidenziato
dall'Autorità nel provvedimento di approvazione delle linee guida
adottato il 1° luglio 2009, con il quale chiedeva alla Lega la
definizione di più pacchetti nell'ambito di ciascuna piattaforma,
proprio per promuovere la massima partecipazione possibile alle
procedure competitive e l'ingresso di nuovi operatori, nonchè lo
sviluppo di una concorrenza infra-piattaforma.
Secondo l'Antitrust, i pacchetti definiti dalla Lega Calcio "non
risultano inoltre adeguati a garantire condizioni di assoluta equità,
trasparenza e non discriminazione ai partecipanti alle procedure
competitive e a consentire una partecipazione alle stesse da parte di
una pluralità di operatori delle diverse piattaforme, come invece
richiesto dalla normativa vigente".
[24-07-2009]
BI-GHEDINI - “MAI RINVENUTE TOMBE A VILLA CERTOSA” - MA NEL 2005
IL SOPRALLUOGO A VILLA CERTOSA CON ARCHEOLOGI E CARABINIERI LO FECE
PROPRIO LUI - "L’UNIONE SARDA" PARLÒ DI UN RITROVAMENTO
“DEL TERZO SECOLO A. C., CON TRACCE DI UNA PICCOLA NECROPOLI”...
1 - NEL 2005 IL MISTERIOSO SOPRALLUOGO DI GHEDINI CON
SOPRINTENDENZA E CARABINIERI DEL NUCLEO BENI CULTURALI: RITROVATA UNA
NECROPOLI A VILLA CERTOSA
Da "L'Unione Sarda" del 20 marzo 2005
Anche i magistrati della Procura di Tempio sanno veramente poco del
sopralluogo top-secret avvenuto nei giorni scorsi all'interno della
tenuta del presidente del Consiglio. In un settore di quell'area
sottoposta a segreto di stato da parte del Ministero dell'Interno, che
ha classificato la villa come una delle residenze ufficiali del premier.
L'avvocato Nicolò Ghedini ha accompagnato alcuni funzionari della
Soprintendenza archeologica e una pattuglia di carabinieri specializzati
nella tutela del patrimonio culturale e artistico, in un punto ben
circoscritto del parco dove sarebbero stati ritrovati importanti reperti
archeologici. Si parla di un sito di notevole importanza, risalente al
terzo secolo a. C., con alcuni resti di vasellame e tracce di una
piccola necropoli.
Un pezzo di storia della Sardegna che evidentemente i proprietari dei
terreni hanno tutta l'intenzione di tutelare, tanto che ne è stata
subito segnalata la collocazione e le caratteristiche alla
Soprintendenza archeologica. E il gruppo di funzionari e militari ha
potuto, seguendo un rigoroso itinerario con alcune precise prescrizioni
da parte del personale addetto alla sicurezza, arrivare al sito ed
effettuare tutte le verifiche del caso. Insomma, non è vero che i
sopralluoghi alla Certosa non si possono fare.
E gli accertamenti della Soprintendenza arrivano a pochi giorni
dall'udienza davanti ai giudici della Corte Costituzionale che dovranno
esprimersi sulla ammissibilità del ricorso presentato dalla Procura di
Tempio sul mancato sopralluogo del settembre 2004 nel cantiere
top-secret aperto in una delle discese a mare della tenuta. I magistrati
galluresi hanno sollevato infatti un conflitto di attribuzione ritenendo
immotivata l'opposizione del segreto di stato all'attività
investigativa su alcuni presunti abusi edilizi attribuiti ai
rappresentanti legali della società proprietaria dell'intera area.
I giudici della Corte Costituzionale
dovranno dire se esistono gli elementi per ritenere ammissibile il
ricorso affidato dal procuratore della Repubblica di Tempio, Valerio
Cicalò, a due docenti universitari, specializzati in diritto
costituzionale. La Procura gallurese aveva deciso di avviare l'iter,
dopo che il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta,
aveva confermato in Parlamento la volontà di opporre il segreto di
Stato all'indagine iniziata nel maggio dello scorso anno. (a. b.)
2 - MA IERI L'AZZECCAGARBUGLI DI PAPI-SILVIO HA NEGATO TUTTO:
MAI RINVENUTE TOMBE FENICIE A VILLA CERTOSA. ENNESIMA FIGURACCIA
(Adnkronos) - "Quando si tratta di trovare argomenti,
ancorche' frutto di invenzione, per aggredire il presidente del
Consiglio eletto dagli italiani, l'impudenza e l'imprudenza regnano
incontrastate.
Confidando su improbabili registrazioni mai accertate giudizialmente
e di provenienza mai dichiarata dal gruppo 'l'Espresso-La Repubblica' e
comunque illecite, si e' costruita l'ennesima notizia, questa volta
addirittura prospettando un'omessa denuncia di ritrovamenti
archeologici". Lo dice Niccolo' Ghedini, avvocato del presidente
del Consiglio Silvio Berlusconi.
"La storia sarebbe risibile se non fosse stata ripresa dai
giornali e ancor peggio da molti parlamentari e da alcune associazioni,
senza esperire verifica alcuna -aggiunge Ghedini-. Mai il presidente
Berlusconi potrebbe aver parlato del ritrovamento di 30 tombe fenice nel
suo parco perche' mai nulla di simile si trova o e' stato rinvenuto
nell'area di Villa Certosa. Si ricordi che tutta l'area e' stata oggetto
di un minuzioso accertamento da parte dell'autorita' giudiziaria
conclusosi poco tempo fa verificando l'intera area della villa e del
parco. Qualsiasi ulteriore controllo in merito potra' essere eseguito in
qualsiasi momento".
"Ecco dunque un'altra miserabile storia con cui si tenta di
gettare discredito nei confronti del Presidente Berlusconi, che e'
smentita dai fatti. La liberta' di stampa e di critica deve essere
sempre assoluta ma sarebbe opportuno che almeno ci si attenesse alla
verita' o si tentassero delle verifiche anche minime che avrebbero
evitato l'ennesima campagna diffamatoria contro il Presidente del
Consiglio, di cui 'Repubblica' sara' chiamata ovviamente a
rispondere", conclude l'esponente del Pdl.
[26-07-2009]
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IL CONFLITTO DI INTERESSI DI PAPERON DE BERLUSCON - GRAZIE AL
DECRETO ANTICRISI VARATO A FINE 2008 SILVIO RADDRIZZA I CONTI
DELL’IMMOBILIARE IDRA (IL POLO DELLE SUE PROPRIETà IMMOBILIARI) - ben
67,52 milioni sono stati attribuiti a Villa Certosa...
Andrea Giacobino per
"Finanza & Mercati"
Qualcuno potrà definirla l'ennesima manifestazione del conflitto
d'interessi. Al di là delle polemiche, resta il fatto che Silvio
Berlusconi ha potuto raddrizzare i conti del 2008 di Immobiliare Idra,
il polo che raggruppa le sue vaste proprietà immobiliari e che è
controllato tramite la Dolcedrago, attraverso una massiccia
rivalutazione pari al 75,6% dei cespiti, resa possibile grazie al
decreto anticrisi varato dal suo governo a fine 2008 e convertito in
legge a inizio 2009.
In particolare è stata così iscritta nel patrimonio netto
dell'immobiliare una «riserva di rivalutazione» pari a 142,47 milioni
di euro che, come spiega la nota integrativa redatta dal presidente
Giuseppe Spinelli, è «la differenza fra il valore di mercato degli
immobili di 330,87 milioni, al netto della deduzione forfettaria del 5%,
e il corrispondente valore contabile».
Di questa rivalutazione, che fa schizzare il patrimonio netto a
240,81 milioni dai 44,45 del 2007, ben 67,52 milioni sono stati
attribuiti al complesso sardo di Villa Certosa, da settimane agli onori
della cronache giudiziarie e politiche. Nonostante ciò i conti 2008
della cassaforte del mattone del premier hanno allargato il rosso a 6,11
milioni dai 5,79 dell'esercizio precedente: qualche settimana fa
l'assemblea dei soci ha deciso di coprire la perdita proprio mediante
parte della riserva di rivalutazione costituita attraverso l'utilizzo
del decreto legge.
La nota integrativa spiega che sul totale
delle immobilizzazioni materiali salito da 191,93
a 353,43 milioni, oltre alla rivalutazione, hanno pesato le migliorie
agli immobili già in patrimonio con manutenzioni straordinarie e
ristrutturazioni: in Sardegna per 7,9 milioni, a Macherio per 7,62
milioni e ad Arcore per 1,2 milioni.
Circa la rivalutazione la nota spiega che i valori contabili delle
proprietà immobiliari, pari in
origine a 188,39 milioni, «erano sensibilmente inferiori ai valori di
mercato» e che la perizia è stata compilata dal geometra Francesco
Magnano, «professionista terzo indipendente appositamente incaricato».
L'allegato al bilancio dà conto nel dettaglio dei benefici
patrimoniali resi possibili grazie al decreto: i fabbricati di Milano 2
passano così da 2,73 a 10,76 milioni; a Roma la Villa Grande (Tigli) da
3,86 a 10,32 milioni; ad Arcore la villa del premier sale di valore da
13,79 a 37,48 milioni; in Sardegna terreni e casa di Villa Certosa
passano rispettivamente da 28,22 e 72,34 a 93,85 e 74,25 milioni ma
viene beneficiata anche Villa Miramare (da 2,39 a 6,4 milioni) mentre la
residenza di Berlusconi di Macherio vede il suo valore lievitare da
61,66 a 78,15 milioni.
A monte, in Dolcedrago, la voce delle partecipazioni sale a 171,58
milioni dai 111,41 del 2007 per la conversione per 60 milioni di parte
del finanziamento oneroso concesso a Idra in conto futuro aumento di
capitale.
Le rivalutazioni di Idra non si riflettono sui conti di Dolcedrago
che non rivaluta nemmeno le quote in Immobiliare Dueville (40%) e nel
Consorzio Elicotteri Fininvest (22%). A fronte di disponibilità liquide
salite da 1,83 a 4,36 milioni depositati in un c/c all'Mps, «banca
rossa» per eccellenza, il 2008 si è chiuso con un utile netto di 2,24
milioni (3,64 nel 2007) interamente destinato a riserva.
[22-07-2009]
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QUI, 'MORTO' ROTONDO, VILLA CERTOSA FU - PAPI RITORNA SUL
"LUOGO DEL DILETTO": "È PER CHIUDERLA E CAMBIARE
VITA" - NON SOLO TRASCORRERÀ UN'ESTATE TRISTE Y SOLITARIA FRA ARCORE
E LA CASERMA DI COPPITO MA A SETTEMBRE ANDRÀ IN PELLEGRINAGGIO DA PADRE
PIO...
Francesco Bei per La Repubblica
"Non ho cambiato idea, vado in Sardegna per controllare dei
lavori con l'architetto e per chiudere casa". Parlando due giorni
fa con un amico, Silvio Berlusconi già preannunciava l'intenzione di
recarsi di nuovo a Villa Certosa, nonostante la promessa di voler
passare le vacanze all'Aquila. D'altronde ieri mattina gli uomini della
scorta, a chi li ha osservati sotto Palazzo Grazioli, erano apparsi in
un abbigliamento decisamente poco consono a una trasferta milanese:
pantaloni combat scuri, gilet milletasche, stivaletti da trekking. Tutto
insomma lasciava supporre una destinazione sarda.
Così, per la seconda volta da quando è scoppiato lo scandalo
delle escort, il presidente del Consiglio torna sul "luogo del
delitto", quella proprietà così amata e curata da considerarla
ormai "patrimonio dell'Italia". L'ultima volta era stata due
settimane fa, di rientro dal vertice Nato-Russia di Corfù.
La data è speciale. Oggi Veronica Lario compie infatti 53 anni,
ma il Cavaliere ovviamente non sarà della partita. Forse Veronica
festeggerà la giornata con i figli, magari a Macherio con la
primogenita Barbara, che cinque giorni fa ha dato alla luce Edoardo. In
ogni caso Berlusconi non ci sarà, anzi ha deciso di mettere il mar
Tirreno tra lui e la moglie.
Anche da queste piccole cose si misura
tutto il cambiamento, la trasformazione, che sta investendo il
Cavaliere. Agli amici più intimi ha confessato infatti di voler
"cambiare vita" e chissà che questa non sia la volta buona,
nonostante in pubblico abbia rivendicato la sua scapigliatura ("se
gli italiani mi vogliono sono così").
Sta di fatto che, solo un anno fa, i festeggiamenti per Veronica
si erano tenuti proprio a Villa Certosa. Ed era stata, quella, forse
l'ultima occasione in cui la famiglia si è riunita al gran completo
attorno a Veronica. Solo un anno e - dopo Casoria, i festini, le lolite
- sembra passato un secolo.
Ora il Berlusconi che vuole "cambiare vita" non solo
trascorrerà un'estate "triste y solitaria" fra Arcore e la
caserma di Coppito - senza Apicella, finti vulcani, bandane e seratine -
ma a settembre andrà anche in pellegrinaggio da Padre Pio a Petrelcina.
Del resto anche Porto Rotondo non sembra più la stessa. Meno
gente, meno feste, meno yacht in rada, meno Suv in doppia fila. Alla
discoteca Country, dove il Cavaliere era di casa fino all'alba - uno dei
topos berlusconiani: confina con la proprietà di punta Lada - un pr
scuote la testa: "L'anno scorso Berlusconi è venuto due volte,
quest'anno mai. E il privè è mezzo vuoto". Il privè, neanche a
farlo apposta, ha pure cambiato nome: dall'evocativo "Harem" a
un più commerciale "Dom Pèrignon". Altro segno dei tempi che
cambiano.
E Villa Certosa? Forse andrà venduta, anche se la stima che
Berlusconi si è fatto fare è fuori dalla portata persino dei
miliardari russi: 400 miliardi di vecchie lire. Forse la donerà alla
Regione Sardegna, attraverso una fondazione. Ormai, dopo gli scatti di
Zappadu, la considera violata: "Non mi sento più a casa mia".
[19-07-2009]
LAVORO, GUADAGNO, PAGO, PRETENDO – IL CAV. HA FATTO TALMENTE
TANTI REGALI AI LEADER G8 CHE IL PREMIER CANADESE TEMEVA PROBLEMI CON IL
“COMMISSARIO ALL’ETICA” IN PATRIA – I LIBRI IN MARMO DEL CANOVA
COSTATI 150MILA € A PEZZO: QUANTO UNA CASA RICOSTRUITA…
Il Congiurato per "l'Unità"
Quando lo racconti in Transatlantico non ti crede nessuno. «Non
è possibile, uno schiaffo alla miseria!». Però l'opera merita. E poi
il presidente del Consiglio italiano non è un qualsiasi premier, da lui
non ci si aspettano regali banali. Tanto più in un G8, come quello
dell'Aquila, quello dei «disagi logistici». Coi regali bisognava
strafare.
Anche a costo di mettere in imbarazzo gli ospiti, come è capitato
al premier canadese
che, di fronte a tanta opulenza, ha dichiarato di temere problemi in
patria con il «commissario all'etica». Peccato che non se ne sia
accorta nessuna delle affilatissime penne che si sono scatenate contro
Carla Bruni.
Avrebbero potuto scrivere, per esempio, che il primo ministro
canadese, più che del garante etico, si preoccupava dei suoi conti
visto che il suo paese è l'organizzatore
del prossimo G8. Stava mettendo le mani avanti. Ma quanto sono costati
quei regali? Parecchio, se è vero quel che si dice a Montecitorio.
Però l'oggetto vale. Un libro su Antonio
Canova per ognuno degli otto del G8. Ventiquattro chili di libro che
nemmeno l'atletico Obama si è sentito di sollevare. Un volume di circa
70 centimetri per 45, la cui copertina è un bassorilievo di marmo che
riproduce Le Grazie e Venere di Canova e con rilegatura in broccato e
fili d'oro.
All'interno, su una speciale carta velata di puro cotone e
impreziosita dalla filigrana, sono stati impresse al torchio selezioni
di testi di autori coevi del Canova. Ogni componente dell'opera è stato
rilegato a mano. Insomma uno di quegli oggettini che trovi al primo
negozietto sotto casa. Soprattutto se abiti a Roma, in via del
Plebiscito 102, a Palazzo Grazioli.
Praticamente lo stesso condominio dove abita e riceve i suoi
ospiti Silvio Berlusconi. Il
«libraio» è proprio lì. Si chiama «Fondazione Marilena Ferrari».
Non c'è la vetrina, ma il prezzo, secondo quanto si dice alla Camera,
si aggira intorno ai centocinquantamila. A pezzo. Per un totale di un
milione e duecentocinquantamila. Lire?
No. Euro. Se fosse vero ogni volume sarebbe costato praticamente
quanto una casa ricostruita. Il fatto che a pagare siano stati gli
sponsor non elimina il dubbio che, forse, quei soldi sarebbe stato
possibile spenderli più utilmente, e senza creare imbarazzi.
[20-07-2009]
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dietro gli accordi sul disarmo, Putin HA chiesto ad Obama di non
toccare SILVIO - ANZI, HA PRETESO l’elogio per la "forte
leadership" (CHE VALE IL RISCATTO PER PAPI) - HU JINTAO, FURIOSO PER
L'ACCORDO DI MOSCA CHE SEGA LA MONETA UNICA ANTI-DOLLARO, HA COLTO AL VOLO
IL PRETESTO (STRAGE IN XINJIANG) PER ABBANDONARE IL G8 - CHI HA SALVATO IL
PRESIDENTE INFOIATO A L'AQUILA: BERTOLASO, MASSOLO, VALENTINI
1 - CHI HA SALVATO IL PRESIDENTE INFOJATO A L'AQUILA: BERTOLASO,
MASSOLO, VALENTINI
Nella sua infinita modestia papi-Silvio ha paragonato la sua follia a
quella di Erasmo da Rotterdam, l'umanista olandese, figlio
illegittimo, che nella sua giovinezza si legò a un ragazzo che
descrisse come "metà della mia anima".
Per il Cavaliere-muratore e statista, che non può essere certo
sospettato di amicizie maschili, la metà dell'anima è rappresentata in
questo momento da Guido Bertolaso che nel suo cuore ha preso il posto di
Gianni Letta, e dallo staff dei fedelissimi che lo hanno aiutato durante
il Summit.
La follia di Berlusconi non è sempre lucida, ma comunque generosa
e adesso i suoi collaboratori si aspettano che si manifesti in modo
concreto. Per ripagare gli sforzi dei giorni scorsi non basterà certo
una spilla a forma di farfalla come quella indossata in tv da Susanna
Petruni, né i gadget raccattati da quei miserabili giornalisti che si
sono accapigliati come morti di fame per portare a casa il kit del G8.
Sicuramente papi-Silvio ha già maturato nella sua testa la lista
dei beneficiati, un elenco che comincia con super-Guido Bertolaso,
l'uomo di tutte le emergenze per il quale la nomina a ministro dei
Trasporti e delle Infrastrutture sarebbe un atto dovuto.
In seconda battuta arriva Mario Catalano, l'architetto scenografo
che dal vertice di Pratica di Mare del 2002 riesce a creare effetti
speciali alla Spielberg, e accanto a lui i fidatissimi Gasparotti (ex-Mediaset)
e la segretaria-assistente Marinella che con le luci e il trucco hanno
reso i capelli del premier quasi naturali rispetto a quelli stralucidi
di Gheddafi.
Ma un'attenzione particolare papi-Silvio dovrà rivolgerla ai due
uomini che più lo hanno aiutato sui dossier di politica estera e nei
rapporti con i Grandi della terra.
Il primo è Valentino Valentini, il politico bolognese 47enne che
dopo un master a Publitalia è diventato parlamentare europeo e ha
assistito Berlusconi come consigliere speciale per le relazioni estere.
Per quest'uomo che nel 2008 è stato rieletto alla Camera dei Deputati
è arrivato il momento di attribuirgli un vistoso riconoscimento in
materia di politica estera e di buttarlo nell'arena della Farnesina
perché ha dimostrato di essere uno "sherpa" più vivace e
utile del gracile Frattini.
Il vero exploit dovrebbe compierlo Giampiero Massolo, il
diplomatico nato a Varsavia che ha mosso i primi passi nel 1980
all'ambasciata presso la Santa Sede e dal 2007 è Segretario Generale
del ministero degli Affari Esteri. Per tutta la durata del G8 Massolo è
stato l'ombra di Erasmo-Silvio ed è riuscito a contenere gli
sgomitamenti dell'ex-ambasciatore Umberto Vattani cancellando la gaffe
del "New York Times" che alla vigilia aveva parlato di
"una programmazione imperdonabilmente negligente".
Adesso il premier, che sembra intenzionato ad abbandonare il
modello birichino, può spedirlo a Washington come ambasciatore italiano
al posto di quel Gianni Castellaneta che camminava come un'ombra triste
dentro la caserma di Coppito.
2 - PERCHE' HU JINTAO HA ABBANDANATO IL G8 - DOPO MOSCA, OBAMA DIVENTA
"GENEROSO" CON SILVIO
Nella sua infinita miseria Dagospia si è infilata durante il
weekend a L'Aquila, tra le migliaia di turisti che hanno visitato
le stanze dei potenti.
Qui ha potuto ammirare le stampelle Foppa Pedretti sulle quali Obama ha
posato la giacca e le mutande, e la scarpiera per le calzature con i
tacchi di Sarkozy. In mezzo a tanta commozione Dagospia cercava anche
qualche risposta agli interrogativi che nessun giornalista ha sollevato
durante il G8.
Le conferenze stampa del premier sono
state un monumento al silenzio e al servilismo, e tutti hanno potuto
constatare che nel corso dell'incontro finale con la stampa (disertato
dai corrispondenti esteri) la sala è stata riempita con i finanzieri
della Caserma.
Eppure domande da fare al premier non ne mancavano, soprattutto
sulla politica estera più che sulla vita privata dove la parola
d'ordine circolante tra i giornali è stata quella di rinviare il
bombardamento alle prossime settimane.
Una prima questione riguardava ad esempio l'abbandono improvviso
del presidente cinese Hu Jintao dai lavori del Summit. Il leader di
Pechino era arrivato a Roma da alcuni giorni e con la moglie ha visitato
per oltre 30 minuti il Colosseo dove gli è stato spiegato che
l'anfiteatro poteva rinchiudere 70mila uomini.
Hu Jintao ha sorriso in modo ambiguo, poi gli è arrivata la
notizia della rivolta nello Xinjiang, una notizia grave ma propizia che
gli ha consentito di tagliare la corda da un G8 dove non sarebbe stato
protagonista.
Ciò che sta avvenendo nella provincia cinese è sicuramente grave
perché (come ha scritto Enzo Bettiza sulla "Stampa" di venerdì
scorso) mette in discussione la stabilità strategica del Paese. Resta
il fatto che la ribellione è stata soffocata nello spazio di 24 ore e
che a Hurumqi, dove sono scoppiati gli scontri, è arrivato un membro
del Comitato permanente del Politburo cinese che ha sistemato le cose
con un rapido bagno di sangue (150 morti ammazzati su una popolazione di
due miliardi è come un ammalato di influenza a Roma).
A questo punto c'è da chiedersi se davvero il presidente Hu
avesse ragione di lasciare precipitosamente il G8 dove avrebbe dovuto
pronunciarsi sul clima e dal quale era stata cassata la questione
monetaria che la Cina vuole sollevare da tempo per ridurre il peso del
dollaro nel sistema internazionale. Accanto a questi motivi e sospetti
c'è poi da considerare l'ombra che gli avrebbe creato il protagonismo
di Obama, la vera star dell'Aquila, reduce dagli accordi di Mosca con
Medvedev e dal primo storico incontro nella dacia di Vladimir Putin.
E qui scatta una seconda domanda che i giornalisti avrebbero
potuto fare a papi-Silvio per chiedergli se dietro l'elogio di Obama per
la forte leadership dell'Italia (un'affermazione che ha riscattato le
Mille e una notte del Sultano), non ci sia stata la manina del Grande
Assente del G8, Vladimir Putin.
A dispetto degli storici e dei cronisti la politica è un oggetto
misterioso e imprevedibile, ma nulla impedisce di immaginare che dietro
gli accordi di Mosca sul disarmo e le chiacchiere a quattrocchi nella
dacia, l'amico Putin abbia chiesto ad Obama di non toccare l'amico
Berlusconi, l'uomo grazie al quale l'imperialismo energetico della
Russia si manifesta e si traduce in affari estremamente concreti e
succulenti.
Giù le mani dall'amico Silvio!, questo è probabilmente il
messaggio che ha indotto Obama a esternare con tanto calore in favore
del leader italiano che a metà giugno aveva ricevuto alla Casa Bianca
per un semplice caffè senza gli onori di Stato. Onore invece allo
statista businessman di Arcore che ha saputo intrecciare un sodalizio
fruttuoso che da Mosca arriva a Tripoli. Con grande gioia dell'Eni e di
Finmeccanica dove i libici (a dispetto di ogni smentita) stanno per
entrare a piedi giunti.
3 - LO SCONTONE IBM PER MAURO MORETTI
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che i
fuochi d'artificio del G8 hanno consentito a Mauro Moretti di
allontanare i fumi della tragedia di Viareggio.
Adesso la parola d'ordine dell'ex-sindacalista Cgil è di accelerare le
gare per l'ammodernamento delle Ferrovie con procedure meno devastanti
di quella perseguita nei giorni scorsi per la biglietteria elettronica
dove la base d'asta era 43 milioni. Questa gara è stata vinta dall'IBM
(la multinazionale che ha generato l'ex-Elio Catania) con uno sconto
pazzesco del 50%".
[13-07-2009]
LA BESTIA PANSA SU TANGEN-TOPA - “Ezio Mauro ha ingaggiato una
guerra e l’obiettivo di questa guerra sono le dimissioni del Cavaliere.
E come finiscono queste guerre? solo in due modi: o cade il Cavaliere o
cade Mauro, per mano del suo editore"...
Luca Telese per
"Il Giornale"
Tutti quelli che frequentano il suo celeberrimo Bestiario - ogni
domenica sul Riformista - hanno imparato a conoscerlo: un po' saggio, un
po' disincantato, molto anticonformista. E quindi anche ieri Giampaolo
Pansa stupiva i suoi lettori. Se non altro perché da un lato auspicava
che l'appello di Giorgio Napolitano per una ritrovata concordia
nazionale venisse accolto.
Ma dall'altro valutava che le possibilità che questo accadesse
fossero labili. Così, se intervisti il più famoso giornalista italiano
- in classifica anche d'estate con il suo saggio autobiografico, Il
revisionista (Rizzoli) - Pansa ti spiega perché continua a essere
combattuto tra l'ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione.
Scusi Pansa, come interpreta il messaggio di Napolitano?
«Non serve un quirinalista, per capirlo. Secondo Napolitano servono un
clima più disteso e un dialogo più civile fra i poli. In un parola: la
politica dovrebbe smettere di essere fatta con il coltello in mano».
Lei condivide?
«Al cento per cento. Peccato che non lo accoglierà nessuno».
È sicuro?
«Senta, già ieri ho sentito Di Pietro declinare l'appello e rispedirlo
al mittente. Non credo che il Pd si distinguerà».
E Di Pietro sbaglia?
«Dal suo punto di vista può dire quel che gli pare. Ma io mi chiedo
una cosa diversa: e cioè se questo convenga anche al Paese».
All'opposizione forse non conviene sotterrare l'ascia di guerra
con il Cavaliere. Prenda il Pd.
«Forse proprio al Pd converrebbe».
In che senso?
«Lo vedo in un tale stato di crisi».
Lei si riferisce all'arresto del segretario del circolo del
Torrino, accusato di stupro?
«Premessa. Non sono un poliziotto, quindi scriva che per me il signor
Luca Bianchini fino al processo resta un "presunto"
stupratore. Però».
Però cosa?
«Leggendo cosa dicono i suoi compagni di partito e i dirigenti che lo
hanno conosciuto esce fuori un quadro sconcertante».
E cioè?
«Che nel Pd accettano tra i loro dirigenti persone di cui non sanno
nulla. E questo non mi pare un buon segno».
Cosa dovrebbe dire Franceschini?
«Aspetto di sentire cosa dirà. Ma non lo invidio affatto».
Non sarà che ha tentazioni forcaiole anche lei, Pansa?
«Al contrario. Sono il liberale più quieto di questo mondo. Ma il
fatto che un dirigente di partito sia accusato di essere uno stupratore
seriale evoca la categoria del buonsenso, piuttosto che quella del
giustizialismo».
alle
sue spalle Patrizia D'Addario
E intanto si candida Beppe Grillo.
«Ah, ah, ah».
Scusi Pansa, lei sta ridendo?
«E che dovrei fare? Mi sono messo a ridere, ovviamente».
Non prende sul serio Grillo?
«Come comico, certo. Ma come leader, se permette, no. Manca solo la
candidatura del mago Zurlì, alle primarie, e siamo a posto».
Poi magari se il Pd dice di no a Grillo lo criticate.
«Non io. Anzi, è ancora una volta il buonsenso che dovrebbe suggerire
di non accoglierlo, non trova?».
Quindi dovrebbero rischiare l'accusa di antidemocrazia e
rifiutarlo?
«Senza dubbio».
Torniamo a quella che lei definisce la
bassa intensità di conflitto. Cosa la impedisce?
«Il fatto che i partiti ritengano più utile confliggere. E poi c'è la
scelta del gruppo Espresso».
Ahi! Adesso si dirà che lei ha il dente avvelenato dell'ex.
«Direi che sono io a stupirmi di questa domanda».
Perché?
«Le pare che io possa avere rancori con un gruppo che mi ha dato da
vivere dal 1977 al 2008? Sarei folle. Se una cosa mi salva, anche ora
che sono un vecchio signore, è che io ho una visione comica della vita».
Vuol dire che non prova rancori?
«Non conosco rancori: men che meno per La Repubblica. Tutt'al più la
noia. Ma faccio un'analisi da lettore del quotidiano di largo Fochetti».
E la sua analisi cosa dice?
«Che il direttore della Repubblica ha ingaggiato una guerra. E
l'obiettivo di questa guerra sono le dimissioni del Cavaliere».
Lei usa addirittura la parola guerra.
«Certo. L'obiettivo sono le dimissioni. Ed è la campagna più
importante ingaggiata da quel giornale dal 1976 a oggi».
Un giornale può darsi un obiettivo come questo?
«Per carità, tutto legittimo».
Se «La Repubblica» vince Berlusconi si dimette?
«Mi pare ovvio».
E se «La Repubblica» perde si dimette Mauro?
«Questo lo decide il suo editore».
Ma Berlusconi cosa dovrebbe fare?
«Spero che su questo giornale si possa dirlo».
Ci provi.
«Dovrebbe attaccare meno i giornali. Non dovrebbe mai ripetere inviti,
come quello fatto agli imprenditori, a non comprare pubblicità sui
giornali che lo criticano».
Conoscendolo pare difficile.
«Basterebbe che facesse come certi grandi capi Dc, che continuavano a
sorridere dopo i peggiori insulti».
Lo dice lei che ha inventato la balena bianca!
«Come vede sono ancora vivo e vegeto».
Lei che domanda farebbe al Cavaliere?
«Solo lui sa che cosa è accaduto a villa Certosa e a Palazzo Grazioli.
Mi piacerebbe che me lo raccontasse».
E invece cosa accadrà?
«Se lo può scrivere, il pronostico di un vecchio cronista è questo:
merda con il ventilatore. Continueremo a leggerne di tutti i colori».
E l'appello di Napolitano?
«Si risolverà, purtroppo, con un buco nell'acqua. A meno che... ».
Cosa?
«C'è un solo fattore che può cambiare i termini della partita».
Quale?
«La crisi. Se come temo, si prepara un terremoto, le escort, le foto di
Zappadu e le torte, diventeranno dei pallidi ricordi».
Lo dice da pessimista cronico?
«No. Lo dico, ancora una volta, da testardo uomo di buonsenso».
[13-07-2009]
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per ora mediaset gode ma dal 2010 cambia la ripartizione dei
diritti del calcio - sky paga il 70% con 4,8 milioni di abbonati - premium
solo il 30% ma con 3,5 mln - Piersilvio ha assoluto bisogno del calcio per
lanciare il digitale terrestre - Costi e ricavi del pallone decideranno
chi sarà il numero uno delle tv in Italia
1 - LA RIPARTIZIONE SBALLATA
Come è chiaro dal pezzo che segue la ripartizione dei diritti del
calcio per le partite del 2010 tra Sky e il digitale Mediaset Premium
lascia qualche dubbio di sproporzione: la ripartizione è infatti 70%
Sky e 30% Piersilvio. Ma c'è un motivo: l'accordo è stato firmato lo
scorso anno quando le mire Mediaset Premiun erano poca cosa. Oggi la
guerra tra i due colossi è al calor bianco per le mosse sempre più da
pay tv alternativa e a buon prezzo del rampollo di Arcore.
Lo scenario è cambiato e anche l'Agcom ha preso le misure ed ha
chieste diverse modifiche alla antica ripartizione. C'è in ballo una
ipotesi del 60% Sky e 40% per il Biscione. I piersilvio-boys cercheranno
di fermarsi al 35% e probabilmente finirà così. é sempre svantaggiosa
per Sky (che ha 4,8 milioni di abbonati contro i 3,5 milioni di Premium)
ma è anche vero che gli abbonati vanno e vengono e nessuno può sapere
efettivamente il numero effettivo. I maligni, poi, sottolineano che
Bogarelli - l'advisor Infront che tratta i diritti per conto della Lega
- ha un fratello che è ben stimato da Galliani.
2 - Mediaset e Sky,
partita da un miliardo
Gianfrancesco Turano per "Corriereconomia" del "Corriere
della Sera"
La guerra, per ora, rimane fredda. La pubblicazione dei bandi sui
diritti televisivi del calcio per il biennio 2010-2012 è solo il
fischio di inizio di una nuova contesa fra Sky e Mediaset, dopo il
sorpasso della pay-tv di Rupert Murdoch sul Biscione annunciato
dall'Autorità per le comunicazioni.
Da oggi la sfida si sposta sulle offerte che i broadcaster faranno
per assicurarsi la serie A. Costi e ricavi del pallone decideranno chi
sarà il numero uno delle tv in Italia nei prossimi anni. Intorno ai due
colossi pronti a mettere sul banco centinaia di milioni di euro ci sono
altri soggetti. Rai, Dahlia, il gruppo Telecom, forse Conto Tv
entreranno nella partita con somme molto inferiori.
Cifre e pacchetti
Il dibattito sulle cifre e i pacchetti, al momento, è ancora piuttosto
caotico. Un passo indietro può chiarire la situazione. Nell'ultima
stagione, Sky Italia ha speso 501 milioni di euro per offrire la serie A
in esclusiva via satellite. Mediaset ha investito 101 milioni con la sua
pay Premium che trasmette sul digitale terrestre (Dt). Il secondo
operatore di Dt è cambiato in corso di stagione quando Cartapiù di La7
(Timedia-Telecom) è stata ceduta a Dahlia, controllata dalla svedese
Air Plus della famiglia Wallenberg.
Dahlia ha assunto gli impegni di Timedia, che erano pari a 29
milioni di euro. I gol in chiaro, ossia gli highlights di Novantesimo
minuto e la Coppa Italia, hanno portato ai presidenti della Lega calcio
poco meno di 46 milioni in tutto, di cui circa 36 a carico della tv di
Stato, 8 da Mediaset e 2 milioni di euro da Sportitalia, gestita da
Bruno Bogarelli per conto di Tarak ben Ammar, il produttore
franco-tunisino che resta l'unico trait-d'union noto fra gli arcirivali
Murdoch e Berlusconi, tra i due gruppi oggi guidati dai figli James
Murdoch e da Pier Silvio Berlusconi.
Completano gli introiti le poche decine di milioni dei diritti
esteri e dei new media, dai telefonini ad Alice. A sfamare gli dei dello
stadio è insomma la pay, con Sky che ha speso quasi il quadruplo di
Mediaset e Dahlia. La battaglia è qui e sarà qui che l'advisor della
Lega Calcio Infront, guidato da Marco Bogarelli, fratello di Bruno, e da
Andrea Locatelli, farà leva per superare quella base di 900 milioni di
euro complessivi richiesta dalla Lega. La commissione per Infront,
tenuta finora riservata, è molto bassa sotto la soglia minima: lo 0,2%.
Oltre i 900 milioni c'è un primo scatto consistente e a 1 miliardo più
1 euro Infront incasserebbe oltre 20 milioni di euro.
I sogni della Lega
I presidenti di serie A sognano 1,2 miliardi di euro, pretendono almeno
1 miliardo e sarebbero contenti di chiudere a 1 miliardo e 50 milioni di
euro. È un obiettivo ambizioso in tempi di crisi visto che farebbe
incrementare di circa il 50% i 631 milioni di euro di incassi pay nel
2008-2009. I minimi pay fissati dal bando Infront sono di 864 milioni
(2010-2011) e 893 milioni (2011-2012). Almeno nei diritti, stracceremmo
gli inglesi. Il recente rinnovo dei diritti 2010-2013 della Premiership,
il campionato di calcio più ricco del mondo, è stato molto più
austero.
Hanno vinto BSkyB del gruppo Murdoch ed Espn (Disney) che si è
sostituita agli irlandesi di Setanta, insolventi dopo un dribbling
finanziario di troppo. I due network verseranno 594 milioni di sterline
all'anno (692 milioni di euro) e trasmetteranno solo 138 partite (115
BSkyB, 23 Espn) contro una serie A in versione integrale (380 partite).
Per arrivare all'oro delle tv va affrontato il problema delle
proporzioni fra piattaforme. Adesso è 4 euro a 1 per il satellite. Per
il nuovo contratto si parla di 65% dei soldi dal satellite, 35% dal Dt.
Ma in Lega circolano cifre più vicine allo status quo attuale. Sky
dovrebbe salire da 500 a 700 milioni di euro all'anno. Mediaset dovrebbe
più che raddoppiare a quota 250 milioni. Anche Dahlia dovrebbe fare uno
sforzo robusto dai 29 milioni del campionato scorso.
Parabola o decoder?
È chiaro che i broadcaster faranno orecchie da mercante. Nei bandi
d'asta Sky ha di fronte un minimo di 584 milioni. Dahlia, di 70.
Mediaset, di 210. Le due pay digitali hanno bisogno assoluto del
prodotto calcio per lanciarsi, con Premium che ha dichiarato 3,5 milioni
di tessere al giugno 2009 contro le 200-300 mila di Dahlia.
La trattativa si giocherà molto sui bacini di utenza. Al momento,
in Italia ci sono 6,8 milioni di parabole per la ricezione satellitare.
Sky ha 4,8 milioni di abbonati di cui 3 milioni di solo calcio. A fine
2009 il Dt sarà accessibile a 6,6 milioni di famiglie (27% del totale).
A dicembre del 2010, quando il primo campionato di cui si vendono adesso
i diritti sarà in corso, le famiglie con il Dt saranno 16,4 milioni
(68%).
L'anno dopo si passerà a 19,8 milioni (81%) per completare il
switchover nel 2012. Sky ha il divieto di operare in Dt fino a tutto il
2011 in base ai vincoli imposti dall'Ue. Quindi al momento non ha
accesso a un fronte di mercato in forte sviluppo. Eppure anche per
Murdoch il calcio è vitale. Pagarlo troppo significa perpetuare la
situazione riassunta da Fedele Confalonieri di Mediaset: loro ricavano
di più, noi facciamo più utili.
Il match, insomma, è poco spettacolare e molto tattico, uno zero
a zero ai rigori. Un presidente di A si espone con un pronostico: «Non
chiuderemo l'accordo prima di febbraio o marzo del 2010».
Trattative serrate tra Sky
e Mediaset per il catalogo dei film di Medusa
Corriere della Sera - Trattative serrate in queste ore per il
catalogo film di Medusa tra Mediaset e Sky. Dieci giorni fa la
corporation italiana del cinema ha presentato il suo listino dei film
per il 2009 e il 2010. È partito il negoziato con i concorrenti della
tv di Murdoch. Lo scopo è ottenere il prezzo più alto. Difficile
forare il muro di riserbo. Soprattutto dopo la notizia del sorpasso in
termini di ricavi da parte di Sky su Mediaset annunciato la settimana
scorsa. Ma cosa c'è dentro il listino del gruppo del Biscione? Il
kolossal di Tornatore («Baaria») che aprirà la Mostra di Venezia, il
lavoro di Scorsese con DiCaprio («Shutter Island»), i film italiani di
cassetta (Muccino, Pieraccioni, Checco Zalone) e le vette di Allen,
Clooney e Baron Cohen («Borat»). Fino al film di Placido sul '68 («Il
grande sogno»). Ora che la battaglia a tre sulla televisione si sta
facendo accesa, è evidente come lo snodo dei contenuti sia decisivo.
Proprio per questo Mediaset si è voluta aggiudicare il gruppo Endemol,
la fabbrica di programmi e format tv creata da John de Mol. E da quelle
stanze che sono usciti format come «Affari tuoi» e «Che tempo fa»
che Mediaset ha girato alla Rai. Ed è per questo che un altro dei
tasselli sui quali si conduce la concorrenza in tv sarà quello del
cinema. E si condurrà a colpi di canali che passano da una parte
all'altra del bouquet (Sky o Mediaset). Ma anche di film che Medusa è
intenzionata a farsi ben pagare.
[13-07-2009]
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Altro che smobilitare dalla "CoCa Smeralda". Papi-Silvio
compra un’altra villa - TOH, CHE AFFARE! 400 MQ, SOLO per 1,2 milioni
€! - SOCIETà IDRA: MATTONATE TRA I 5 FIGLI? - ACQUISTATA DA BARBAGLI,
PROPRIETARIO DI TV IN TOSCANA, CON "MANAGER" DI 95 E 88 ANNI!
1 - ALTRO CHE SMOBILITARE, PAPI-SILVIO COMPRA UN'ALTRA RESIDENZA
IN SARDEGNA ACCANTO A VILLA CERTOSA
Marigia Mangano per "Il Sole
24 Ore"
E' un piccolo riassetto, ma aggiunge un nuovo pezzo della costa
Smeralda (e una nuova società) all'impero immobiliare di Silvio
Berlusconi che, a dispetto di voci e indiscrezioni, sembra voler
rafforzare la sua presenza immobiliare in Sardegna. L'operazione,
perfezionata qualche giorno fa, ha sancito il passaggio effettivo di
Villa Barbagli - che fa capo all'omonimo gruppo di emittenti locali -
alle società del premier, come anticipato dal Corriere della S
Si tratta di circa 400 metri quadri sopra Porto Rotondo, con
piccolo parco annesso, a pochi metri dalla storica residenza Villa
Certosa. Dietro questa compravendita c'è però anche una
riorganizzazione societaria. Tutto ruota intorno a Immobiliare Idra,
scrigno delle residenze della famiglia Berlusconi, Villa Certosa
inclusa.
Proprio la Idra ha rilevato le quote detenute da Alessandra
Barbagli, 27 anni, e Davide Barbagli, 33, in una società denominata Il
Nuraghe. La transazione è avvenuta a un prezzo di 1,2 milioni di euro.
Con capitale sociale di 12mila euro, il veicolo a cui fa capo Villa
Barbagli (ancora in fase di ristrutturazione) evidenziava al momento
della compravendita immobili in costruzione per 643.3 mila euro,
finanziamento soci per 549mila euro e una perdita di conto economico per
52mila euro.
La scelta è stata così quella di rilevare l'intera Nuraghe, e
non solo l'immobile, per poi procedere alla fusione per incorporazione
di quest'ultima in Immobiliare Idra. Per farlo la finanziaria di
Berlusconi non ha proceduto però ad alcun aumento di capitale perché
già azionista del 100% di Nuraghe.
La nuova villa acquistata dal premier a Porto Rotondo arricchisce
così le proprietà immobiliari della famiglia Berlusconi. Un patrimonio
cospicuo, anche se non paragonabile in valore peso specifico a
Fininvest, raccolto nella Dolcedrago, a cui fa capo immobiliare Idra,
contenitore degli immobili in Sardegna, a Macherio e ad Arcore.
Ma, almeno sulla carta, questo business continua a drenare ingenti
risorse alle finanze del premier: fino allo scorso anno, i soldi
prestati alle finanziarie immobiliari di Berlusconi sono arrivati a
quota 259 milioni. E non poteva essere altrimenti se si pensa che
"solo" le migliorie agli immobili faraonici in Sardegna, a
Macherio e ad Arcore sono costati qualcosa come 19 milioni, senza
contare poi l'impianto antincendio allestito ad Arcore (400mila) e i
diversi impianti di allarme e sicurezza (364mila).
Quanto all'assetto proprietario, in posizione di forza c'è Silvio
Berlusconi: Dolcedrago è partecipata dal premier direttamente con il
99.5%, mentre uno 0.25% spetta ai due figli, Piersilvio e Marina. Ma non
è escluso che proprio qui, nel libro soci della finanziaria, un ruolo
potrebbero giocarlo in futuro i figli nati dal matrimonio con Veronica
Lario, Barbara Eleonora e Luigi. Magari attraverso la neonata Bel,
veicolo costituito da pochi mesi e che, dato l'oggetto sociale, sembra
destinato a diventare il mezzo attraverso cui la seconda generazione
rafforzerà la presa sul settore immobiliare.
2 - CHI E' L'UOMO CHE HA VENDUTO A BERLUSCONI - BARBAGLI,
PROPRIETARIO DI TV IN TOSCANA, CON ALCUNE SOCIETÀ CHE CURIOSAMENTE
HANNO "MANAGER" DI 95 E 88 ANNI
Mario Gerevini per "Il Corriere
della Sera" dell'1 giugno 2009
Con sei assegni circolari Mps datati «Segrate 6 maggio 2009», Silvio
Berlusconi si è regalato un altro piccolo spicchio di Costa Smeralda:
una villetta unifamiliare senza pretese (appena 400 metri quadrati)
sopra Porto Rotondo con un modesto parco di alcune migliaia di metri
quadrati e distanza pedonale dalla faraonica Villa Certosa.
In effetti i circa due milioni di euro pagati dal Cavaliere per
Villa Barbagli non sono molti di più di quanto speso per realizzare
la stalla dei cavalli nella residenza di Macherio, dove vive la moglie
Veronica Lario.
A vendergli questa comunque bellissima proprietà sarda, che però
richiede una profonda ristrutturazione, sono stati Alessandra e
Davide Barbagli, 27 e 33 anni, figli di Piero, patron di un gruppo di
emittenti locali e altrimenti noto come il Berlusconi di Toscana, ma
con Tv anche in Sardegna (curiosamente alla guida di alcune società
dell'arcipelago Barbagli ci sono «manager» di 95 e 88 anni).
Berlusconi, utilizzando la sua società Immobiliare Idra, quella
che possiede quasi tutte le residenze di famiglia , ha acquistato
l'immobiliare dei due fratelli proprietaria della villa. E l'affare si
è concluso, appunto, il 6 maggio, davanti a un notaio di Milano, 20
giorni dopo che i Barbagli avevano ottenuto le ultime cinque concessioni
in sanatoria dal Comune di Olbia. Ma la caparra da 150mila euro era
stata pagata fin da gennaio. Il contratto prevede che i due fratelli
abbiano «il diritto di mantenere nell'ambito della proprietà
immobiliare l'antenna televisiva fino al 31 luglio». E dalla
vegetazione si vede spuntare un antennone «industriale».
La politica immobiliare di Berlusconi in Sardegna è semplice:
comprare il comprabile intorno a Villa Certosa, sia per isolare ancor
di più la proprietà, tutelandone la privacy, sia per creare tante
residenze satelliti dove ospitare chi non trova posto a Certosa. Il
risultato è che al catasto di Olbia il presidente del Consiglio risulta
avere proprietà per oltre 120 ettari, che significa un'estensione pari
al doppio della Città del Vaticano o metà Principato di Monaco.
3 - RESTAURO D'ORO PER IL CAV: 75 milioni €....
Sandro Orlando per "Il Mondo", in edicola domani
Settantacinque milioni di euro, quasi 150 miliardi delle vecchie
lire: è la somma che Silvio Berlusconi conta di spendere per
ristrutturare uno dei suo ultimi acquisti immobiliari, la villa Gernetto
di Lesmo, vicino Monza. Una splendida residenza settecentesca inserita
all'interno di un parco di 40 ettari che potrebbe diventare il fururo
buen retiro del Cavaliere, dopo la disaffezione per villa Certosa.
Di certo il premier sta seguendo personalmente i lavori di
ristrutturazione di questo complesso che per molti anni ha ospitato un
centro di formazione del Credito Italiano, passando successivamente a
Pirelli e venendo infine rilevato l'anno scorso dalla
Fininvest Sviluppi Immobiliari per 34 milioni di euro.
Decorata dal Canova e circondata da un giardino terrazzato
all'italiana, la villa è affiancata da un'antica cascina, villa
Boffalora, destinata nei piani del leader del Pdl ad accogliere una
futura scuola di partito, la cosiddetta «Università del pensiero
liberale». Entrambe le
strutture sono soggette alla tutela della Soprintendenza, e si estendono
inoltre all'interno del parco regionale del Lambro.
Un doppio vincolo che dovrebbe impedire qualsiasi modifica delle
volumetrie. «Allo stato attuale non è stata presentata nessuna
richiesta di aumento delle metrature», assicura il sindaco di Lesmo,
Marco Desiderati, che si appresta a entrare in Parlamento in quota
Lega al posto di Matteo Salvini (pronto a trasferirsi a Strasburgo).
L'anno scorso, comunque, il Cavaliere ha speso in pochi mesi una
dozzina di milioni solo per i primi lavoretti di ripristino della villa:
l milione per i giardini, un altro milione e mezzo per mobili, arredi e
quadri, e poi ancora mezzo milione per architetti e consulenti.
Particolare cura è stata data al restauro di intonaci, mosaici e
pavimenti, con materiali di altissimo pregio, tant'è che a Lesmo già
si parla della villa come di una nuova Versailles della Brianza.
[09-07-2009]
LA COCA SMERALDA DEL TARANTOLATO TARANTINI: "Andiamo... da
Gianpaolo a "pippare"?" – SNIFFATE DUE RIGHE DI
INTERCETTAZIONI -TARANTINI: “Vieni alla villa, ti faccio scalare le
montagne russe!” – OSPITE: “Se non porti "striscia la
notizia" non vengo”…
Gabriella De Matteis per "la
Repubblica"
"Avevo un po' di polvere soltanto !... mi era rimasto qualche
granulino". E' il 4 ottobre 2002. Gianpaolo Tarantini parla con la
moglie. Ed il riferimento per i carabinieri della sezione di pg è
chiaro: è alla cocaina che l'imprenditore barese aveva cominciato a
cedere ad amici e conoscenti, ospiti delle sue feste a Giovinazzo.
L'inchiesta del pm Roberto Rossi, giunta a conclusione, inchioda
Tarantini, il giovane uomo d'affari che corrompeva medici e primari e
che, sei anni più tardi, conoscerà il premier Silvio Berlusconi dal
quale accompagnerà la escort Patrizia D'Addario. Il fascicolo (sfociato
in 23 avvisi di conclusione delle indagini) racconta di un vortice di
mazzette e di un giro di cocaina. Svela i nomi e le abitudini dei
salotti buoni della città.
In albergo a Milano
E' il 28 febbraio 2002. Gianpaolo Tarantini è in una stanza d'albergo a
Milano con un amico, M., 33 anni, figlio di un imprenditore del settore
della sanità.
Tarantini: "... da un po' che pip...".
M.: "Non pippavo".
T.: "E te la lascio io un grammo ! (tossisce) Ora ne abbiamo tre,
oh! Io mi sono fatto cinque o sei piste ! Vedi, quello tuo... qua, sta
già condito prima !".
M.: "E mi sembra strana !".
T.: "Sto schizzato io! No, è buona ! Perché io sono... sto
schizzato a finire".
Scalare le montagne russe
Nel suo giro Tarantini era il punto di riferimento, "l'amico"
capace di animare le serate, con la polvere bianca, molto spesso. Lo
testimonia una conversazione, intercettata il 22 settembre 2002.
L'imprenditore barese parla con un amico.
E. :" Senti carino, dove sei ?".
T.: "Vieni alla villa, vieni, che ti faccio scalare le montagne
russe !".
E.: "Senti carino, dove sei ?".
T.: "Vieni alla villa che ti faccio scalare le montagne russe
!".
E.: "Alla villa, dove stai ? dove stai?...".
T.: "... Vieni a Riva del Sole...".
E.: "No, ti veniamo a prendere...".
T.: "... con chi state ?".
E.: "eh, il macello, siamo assai! Andiamo... da Gianpaolo a "pippare"?
Eh? Tutti ?".
Organizzare un macello
Il giorno successivo Tarantini riceve una telefonata da M, che dice di
aver saputo in giro che "sta organizzando il macello per
domani". Il riferimento è ad una festa della quale l'imprenditore
parla al telefono con la moglie (N). Un festa nel corso della quale,
sostiene l'accusa, avrebbe dovuto far uso di cocaina. La conversazione
è agli atti dell'inchiesta.
N. : "... Non lo so chi vuoi invitare tu !...".
T.: "No, volevo fare una "seratina", giusto per finire
quella cosa là".
N. : "Molto ?".
T.: "Giusto per finire quella cosa là".
N. : "Si, amò, domani... magari...".
T.: "Sì, ma non voglio in cento persone, oh, che i cristiani
parlano tutti assai !".I
Portare "striscia la notizia"
Al telefono l'imprenditore barese era solito commentare la riuscita
delle feste. Come accade il 30 settembre del 2002. Tarantini parla con
M.
T.: "Comunque la cosa stupenda che ho fatto...".
M.: "Perché siete...".
T.: "... Allora, due cose erano da ridere... Una, sono stato a
ridere ieri tutto quanto il giorno. Uno era quando stavate tutti in
coda, io seduto vicino al tavolinetto".
M.: "Eh!".
T.: "... (ridendo) E c'era la coda proprio! (ride)... Tutti ansiosi
stavate e poi mi sono fatto quello grosso sul tavolo lungo!".
M.: "Ah! (ride) Maledetto a te, oh!".
Gli ospiti, ricostruiscono i carabinieri, venivano selezionati anche
sulla base della loro propensione a consumare la droga. Lo dimostra la
festa, organizzata per l'inaugurazione della villa a Giovinazzo.
Emblematica la conversazione intercettata il 1 febbraio del 2003.
M.: "Se non porti "striscia la notizia" io non
vengo".
T.: "Mò ti dico gli invitati, così capisci chi è stà striscia
la notizia...".
[09-07-2009]
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LO SQUALO, UNO DE NOANTRI (è PER CASO NATO IN ITALIA?) –
GIORNALI INGLESI DEL GRUPPO MURDOCH avrebbero ottenuto dati confidenziali
attraverso l'uso di inTERCETTAZIONI ILLEGALI: 1 MLN £ DI MULTA –
RUPERT: “Se è successo io non ne sono a conoscenza”…
Dal "corriere.it"
Un milione di sterline: è quanto hanno pagato alcuni giornali
inglesi appartenenti al gruppo editoriale di Rupert Mardoch per le
intercettazioni telefoniche illegali di numerosi personaggi pubblici. La
somma è stata definita in seguito a transazioni extragiudiziali. È
quanto scrive il Guardian.
Secondo il quotidiano, che cita una fonte di Scotland Yard,
"News International" (gruppo Murdoch) ha usato investigatori
privati per intercettazioni telefoniche volte a ottenere dati personali
confidenziali. «Se è successo io non ne sono a conoscenza», si è
limitato a commentare lo stesso Murdoch.
VITTIME - Tra le vittime delle intercettazioni telefoniche che
sarebbero state effettuate dai tabloid di Murdoch, come News of the
World e The Sun, il Guardian cita la modella Elle Macpherson, l'attrice
Gwyneth Paltrow, il cantante George Michael, l'ex vice primo ministro
John Prescott e l'agente delle star Max Clifford.
Nel corso dell'inchiesta Scotland Yard sarebbe venuta a conoscenza
di casi che coinvolgono «migliaia» di intercettazioni telefoniche da
parte di numerosi detective privati.
Tra i personaggi pagati per mettere a tacere tutta la vicenda ci
sarebbe Gordon Taylor, responsabile del sindacato dei calciatori, a cui
sarebbe stata versato una somma pari a 700mila sterline. Tutta la
vicenda potrebbe aprire le porte a una serie di cause legali contro i
giornali del gruppo Murdoch da parte di coloro che stati intercettati
illegalmente.
[09-07-2009]
DANZA DEL VENTRE CON TRIPLICE SALTO MORTALE DELL'INEFFABILE TARAK
BEN AMMAR - CARO SILVIO, VUOI TROVARE UNA SOLUZIONE PER I GUAI DI
PIERSILVIO ARRECATI A MURDOCH? - DAI SEMAFORO VERDE ALL'ACQUISIZIONE DI TI
MEDIA (LA7, MTV E DIGITALE) DA PARTE DI SKY - PAPI NON TEME ZAPPADU
ALL'ESTERO MA LE FOTO DI D'ADDY NELLA SUA CAMERA DA LETTO
Frenetico luglio per il mitologico Tarak Ben Ammar. Tra Parigi,
Londra, Tripoli e Tunisi, l'uomo che è mani pasta col diavolo e l'acqua
santa, da consigliere di Mediobanca a "faccendiere" per affari
esteri di Berlusconi e di tanti altri, a partire da se stesso.
La 'mission impossible' del tunisino è la vendita del mini impero
televisivo di Telecom Italia, Ti Media, che ha in corpo La7, mezza Mtv e
soprattutto 4 o 5 canali digitali che fanno gola a tanti, cioè allo
Squalo e al Biscione. e quindi incassare - anziché una ricca e meritata
mediazione come advisor dell'operazione - papparsi una quota a gratis
della società.
La messa in vendita dell'asset tv di Bernabé dovrebbe avverarsi a
ottobre per la gioia di tutto l'azionariato, imbufalito per le minus
valenze del titolo Telecom che gravano sul bilancio dei Fossati,
Benetton, Mediobanca, etc.
E qui inizia la danza del ventre di Tarak nostro. Piroette con
triplice salto mortale che dimostrano ancora una volta il suo
eccezionale fregolismo negli affari. Sono arrivate così sulla scrivania
di Bernabé tre proposte di acquisizione per TI Media. Il miracolo che
ha compiuto il levantino è che tutte e tre sarebbero gradite a Palazzo
Grazioli!
Ma c'è ancora da stupirsi con "Oh di meraviglia" quando
si viene a sapere che la più spiazzante delle proposte porta dritti
dritti in Australia!
Fanta-finanza? Economy Fiction? Bufala delle bufale? Alt. La mossa
dell'astutissimo Tarak è meno scema di quello che sembra: anzi,
potrebbe essere infatti l'inizio del disgelo tra Murdoch e Berlusconi.
Dopo l'aumento improvvido dell'Iva dal 10 al 20% (una caragnata
proprio prima delle feste calde di Natale) e la lite furiosa tra
Piersilvio e il figlio James Murdorch sul digitale e l'usa e abuso di
Mediaset Premium, è partita dall'estero una violentissima campagna
stampa: immaginate una "Repubbica" moltiplicata per mille, un
D'Avanzo clonato e incattivito per centomila. Un disastro che leggiamo
giorno per giorno con vignette, articoli, interviste.
RAIMONDI/CONTRASTO
E ciò che teme di più Papi non sono mica le foto di Zappadu (sai
che scandalo due ragazze che giocano a darsi bacetti, una seduta sulla
gamba del presidente, dopo quelle che è uscito dai tarantinati di
Palazzo Grazioli). No, Silvio ha una paura fottuta che siano messe in
circolazione le foto che la D'Addario scattò nella sua camera da letto
quella benedetta sera di scopate bollenti e docce gelate.
Ecco perché dare il semaforo verde a Murdoch su La7 potrebbe
essere meno fantascientifico di quello che sembra. In tutto questo
"baratto" gode anche Bernabé: chi lo stacca più dalla
poltrona di Telecom?
E le altre due proposte di acquisto ricevute da Bebè? Tranquilli.
Arrivano sempre da persone trovate da Tarak tra Piazzetta Cuccia e
Piazza di Spagna. E Rupert, Silvio (e Bebé) vissero felici e contenti.
[09-07-2009]
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Non solo Certosa e Grazioli, spuntano i festini anche NELLA
RESIDENZA DI Arcore - Sistema Tarantini: Viaggi, droga, macchine, benzina:
ecco come Gianpy, insieme al socio occulto Tato Greco (fedelissimo di
Fitto), corrompeva medici e dirigenti Asl
1 - IL SISTEMA TARANTINI SI STRINGE INTORNO A PAPI-SILVIO. DALLE
INTERCETTAZIONI SPUNTANO FESTINI ANCHE AD ARCORE
Fiorenza Sarzanini per "Il
Corriere della Sera"
Giampaolo
Tarantini foto da Oggi
Ai primari e ai direttori delle Asl che dovevano acquistare i
prodotti della sua azienda avrebbe versato mazzette, ma anche costosi
regali. Pagava lui i viaggi a Cuba, le vacanze a Riccione e a New York,
auto di grossa cilindrata, buoni benzina, cene per decine di ospiti. Si
occupava di fare pressioni sui politici per favorirli nelle nomine e
negli incarichi.
E quando organizzava le feste per gli amici più intimi nella sua
villa di Giovinazzo, la cocaina non sarebbe mai mancata. Eccolo il «sistema
Tarantini» svelato dalla procura di Bari.Il pubblico ministero Roberto
Rossi chiude il primo filone di indagine sulla Tecnohospital e accusa
Gianpaolo Tarantini, 35 anni, di associazione a delinquere finalizzata
alla corruzione insieme a suo fratello Claudio e a Salvatore Greco, il
politico del Pdl soprannominato Tato, nipote di Antonio Matarrese e
coordinatore della campagna elettorale di Raffaele Fitto con la lista «La
Puglia prima di tutto».
La rete che porta a
Patrizia
L'imprenditore accusato di induzione alla prostituzione per aver portato
ragazze a pagamento nelle residenze di Silvio Berlusconi deve rispondere
anche di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Le carte
processuali che riguardano la sua attività dal 2001 al 2006, svelano la
rete dei suoi contatti per procurarsi la polvere bianca, gli ordinativi
di dosi fatti al telefono, la lista degli ospiti.
Tra i nomi citati c'è quello di Massimo Verdoscia. È Max, l'uomo
che presentò a Tarantini Patrizia D'Addario, la donna di 42 anni che ha
raccontato di aver preso mille euro per partecipare a una serata
organizzata a palazzo Grazioli a metà ottobre scorso e di essere
tornata quindici giorni dopo per trascorrere la notte con il presidente
del Consiglio.
Di quell'incontro intimo, avvenuto mentre era in corso l'elezione
di Barack Obama, ha conservato le registrazioni che ha poi consegnato
alla magistratura. E per dimostrare di esserci stata si è anche ripresa
con il telefonino in bagno e nella camera da letto. Anche il nome di
Tato Greco è legato a quello di Patrizia: fu proprio lui a candidarla
nella lista di Fitto per il comune di Bari. Inizialmente ha negato
addirittura di conoscerla, ma è stato smentito da un sms di auguri che
le inviò lo scorso Natale, ben prima che la vicenda venisse scoperta
dai pubblici ministeri.
Affari e mazzette: il
socio occulto
- Negli atti depositati ieri Greco viene definito «socio occulto della
Global System Hospital», società che fa capo ai fratelli Tarantini.
Scrive il pubblico ministero nel capo di imputazione:«I tre sono
associati, operando congiuntamente e allo stesso fine anche se con
relativa autonomia ma con un comune collegamento reso evidente dal
medesimo modus operandi sul territorio regionale, quali promotori fra
loro e con altre persone al fine di realizzare rilevanti illeciti
profitti mediante la commissione di un numero indefinito di reati contro
la pubblica amministrazione, in particolare mediante condotte illecite a
danno del servizio sanitario nazionale, il turbamento della libertà
degli incanti, la falsificazione di provvedimenti amministrativi ovvero
a mezzo di atti corruttivi diretti a pubblici ufficiali o incaricati di
pubblico servizio».
Un sistema che - questa è la tesi della Procura - Tarantini
avrebbe continuato a utilizzare anche dall'estate del 2008, quando
divenne assiduo frequentatore di Silvio Berlusconi. Secondo l'ipotesi
accusatoria l'imprenditore ingaggiava ragazze da portare nelle residenze
del premier per ottenere vantaggi economici e per questo gli viene
contestato il reato di induzione e favoreggiamento della prostituzione.
Oltre a Patrizia, altre donne hanno già confermato ai pubblici
ministeri di aver preso soldi per andare a Palazzo Grazioli e Villa
Certosa, ma in alcune telefonate intercettate si parlerebbe anche di
serate nella residenza di Arcore.
L'incarico per la
Nazionale
- Con i medici e i dirigenti delle Asl Tarantini sapeva essere
convincente quando si trattava di piazzare protesi e altri articoli
sanitari. E infatti loro giustificavano gli ordinativi effettuati con
procedura d'urgenza grazie a una formula standard: «Si tratta di
prodotti unici, insostituibili ed infungibili». Sono venti i professori
che adesso dovranno difendersi dall'accusa di averlo fatto in cambio di
mazzette. La maggior parte ha ottenuto soldi e regali, qualcuno ha
preferito invece una raccomandazione.
È il caso di Vincenzo Petruzzi, che nel 2003 era direttore
sanitario della ex Ausl Bari5. L'uomo è accusato di aver «compiuti
atti contrari ai suoi doveri accettando la promessa rivoltagli da
Salvatore Greco circa il suo personale interessamento presso i vertici
della Lega Calcio, sotteso a farlo tornare a ricoprire un ruolo di
caratura internazionale, mondiale, presso la sede di Coverciano, visto
che il Petruzzi ha fatto parte dello staff medico della Nazionale di
Calcio».
Telefonate e cocaina
- Sono state le conversazioni intercettate a rivelare i contatti di
Tarantini con una rete fidata di spacciatori, ora finiti con lui
nell'inchiesta. Sono una ventina le feste che avrebbe organizzato tra il
2002 e il 2003 dopo acquistate la cocaina e in due casi avrebbe
provveduto a farla recapitare a casa ai suoi amici.
«Bartolomeo Rossini - è scritto nel capo di imputazione -
deteneva e spacciava cocaina a Gianpaolo Tarantini il quale, oltre a
consumarla in proprio, la cedeva gratuitamente ad altri in occasione di
incontri conviviali che organizzava nella sua villa di Giovinazzo o
presso la Masseria Torre Coccaro, ai quali partecipava tra gli altri la
sua compagna Angela De Venuto e, almeno in due occasioni, Verdoscia con
sua moglie».
2 - IL SOCIO OCCULTO TATO GRECO, NIPOTE DI MATARRESE E FEDELISSIMO
DI FITTO. L'UOMO CHE HA CANDIDATO LA D'ADDARIO
Carmine Fotia e Ivan e Cimmarusti per "Il
Sole 24 Ore"
Per il giovane imprenditore-promoter Gianpaolo Tarantini la rete
di conoscenze giuste e di generosi appalti nella sanità fu un intenso
apprendistato, avviato addirittura nel 2001, prima di tentare il salto
di qualità grazie al network di influenti contatti romani. Il sostituto
procuratore della Repubblica di Bari Roberto Rossi ha depositato ieri
l'avviso di conclusione delle indagini per 23 persone indagate
nell'ambito di una delle diverse inchieste che coinvolgono Tarantini e
dalle quali emerge un accurato sistema di favori e corruzione
organizzato per farsi strada.
Si tratta del filone sulla sanità pugliese con fatti concentrati
prevalentemente nel periodo 2001-2004, mentre il pm Giuseppe Scelsi
indaga su episodi pi recenti. E dalle intercettazioni sugli appalti
ottenuti negli ultimi anni dalla Tecno Hospital srl che è poi scaturita
l'indagine coordinata da Scelsi a carico di Tarantini su induzione alla
prostituzione per un giro di escort e di ragazze immagine che hanno
confermato di aver partecipato a serate a Palazzo Grazioli, residenza
romana del premier Silvio Berlusconi.
Tornando invece agli atti depositati ieri (96 i capi
d'imputazione),insieme ai fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini tra gli
indagati per associazione per delinquere compare anche Tato Greco,32
anni, all'epoca dei fatti consigliere regionale dell'Udc, ritenuto dagli
inquirenti socio occulto della Global System Hospital srl , una delle
società con cui i Tarantini hanno messo a segno «uno sproporzionato
aumento del fatturato» corrompendo primari, dirigenti, funzionarie
semplici impiegati amministrativi delle Asl, una ventina dei quali sono
indagati per falso in atto pubblico.
Greco, ex deputato, è l'attuale coordinatore regionale della
Puglia prima di tutto, il movimento che ha tra i suoi ispiratori il
ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto e per il quale, alle
comunali di Bari, venne candidata Patrizia D'Addario, l'escort che ha
raccontato di aver trascorso una notte con il premier. Per i pm, Greco
è uno dei vertici del triangolo composto anche dai fratelli Tarantini
ed attivo fino a pochi mesi fa.
Grazie a un collaudato sistema di mazzette in denaro, auto,
viaggi, buoni in carburante e favori di altro tipo, il catalogo di
protesi ortopediche delle società Tecno Hospital srl' e Global System
Hospital' era diventato irresistibile. Bastava una dichiarazione di«unicità
del prodotto» da parte del primario di turno perché qualsiasi ordine
da ‘Tuttoplast osso bovino' al ‘Turbo trapano Minos air drill' fosse
presentato come indispensabile ai responsabili della gestione del
patrimonio. Scattavano così singoli appalti fino a 24mila euro.
In cambio, i fratelli Tarantini e il socio occulto Tato Greco
potevano mettere a disposizione un campionario molto vasto di opzioni.
Ad Alessandro Canfora, primario dell'Ospedale civile di Barletta, fu
concesso l'uso per un lungo periodo dell'Audi intestata alla Tannedica
snc, ex società dei Tarantini. Vincenzo D'Angelo, primario alla Casa
Sollievo della Sofferenza di San, Giovanni Rotondo, incassava in due
tranche una tangente di 10mila euro e la promessa di un'agenda palmare.
Ci sono soggiorni pagati in albergo a Bari e a Riccione e voli per Roma
e Milano, ma c'era anche chi mirava a trasferte esotiche.
Come Raffaele Bancale, primario a Putignano (Bari), al quale, l'8
giugno 2002, Claudio Tarantini promette di coprire per intero le spese
di viaggio da Bari a Santiago di Cuba, con relativo noleggio di un'auto
per girare sull'isola. Giovanni Ostuni, primario di chirurgia plastica a
Brindisi, ottiene invece prima il pagamento di una vacanza a New York
poi quello di un viaggio in Africa Per l'ortopedico Giovanni Loconte -
la cui condotta era «di totale asservimento» scrive il pm solo' la
promessa di sostenere le spese per un congresso a Cracovia Dove non
arrivavano viaggi e denaro, scendeva in campo Tato Greco con i suoi
contatti.
A lui, nipote dell'ex presidente della Lega Calcio Antonio
Matarrese, si rivolge Vincenzo Petruzzi (direttore della Ausl Bari-5 ed
ex componente dello staff medico della nazionale di calcio) per un molo
di prestigio presso la sede di Coverciano. Lo stesso Gianpaolo Tarantini
avrebbe messo a disposizione i suoi contatti con politici locali per
promettere avanzamenti di carriera A carico del giovane Gianpi, nella
stessa inchiesta condotta dal pm Roberto Rossi, c'è anche l'ipotesi di
detenzione ai fini dello spaccio di sostanze stupefacenti per la quale
risulta indagato insieme al 39enne Bartolomeo Rossini.
Nei festini a base di cocaina organizzati dall'allora enne
Gianpaolo Tarantini nella sua villa di Giovinazzo, in provincia di Bari,
c'erano imprenditori di punta e importanti liberi professionisti della
cosiddetta Bari bene. Bartolomeo Rossini, ritenuto il fornitore di
cocaina di Tarantini e di altri facoltosi baresi, è stato arrestato lo
scorso 6 giugno dagli agenti della squadra mobile.
[08-07-2009]
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La STRAGE FERROVIARIA lo ha colto AL premio
"Napoletani eccellenti nel mondo" - "Dopo vado a Viareggio
a prendere in mano la situazione" - QUEL "DOPO" L'HA
ritardaTO a più non posso, quasi unA SORTA di rifiuto mentale di fronte
alla tragedia - Berlusconi, infatti, è rimasto per tre ore AL teatro San
Carlo a SOLLAZZARE LA PLATEA
Fabrizio
d'Esposito per "Il
Riformista"
Il problema esiste ed è questo: il rapporto tra
Silvio Berlusconi e la sfiga, con la esse iniziale. Un delicato
argomento che il saggista e giornalista Edmondo Berselli nell'ottobre
dello scorso anno, ben prima del tremendo terremoto abruzzese e della
tragedia di ieri a Viareggio, aveva provato a liquidare così: «Sono
almeno dieci anni che ciclicamente ritorna la questione della sfortuna
di Berlusconi. È un argomento che ho sentito usare anche dagli
estremisti di sinistra, che quando non hanno saputo più cosa dire se la
sono cavata così: "Il Cavaliere porta sfiga"».
Forse il nodo della questione investe l'ottimismo
che da sempre costella la narrazione berlusconiana ma che spesso, troppo
spesso, impatta con la fatalità mondana, cioè del mondo. Del resto
basta analizzare la surreale reazione, a tratti grottesca, che ieri ha
avuto il premier. La portata del disastro di Viareggio lo ha colto
mentre era a Napoli per l'assemblea annuale degli industriali locali,
dove è stato pure accolto da fischi e contestazioni.
Da un lato, il Cavaliere, ha ostentato la solita
sicurezza già manifestata sulle macerie dell'Aquila: «Dopo vado a
Viareggio a prendere in mano la situazione». Dall'altro ha tentato di
ritardare quel «dopo» a più non posso, quasi una sorta di rifiuto
mentale di fronte alla tragedia. Berlusconi, infatti, è rimasto per tre
ore abbondanti a Napoli, al chiuso del teatro San Carlo, a intrattenere
la platea con il suo vasto repertorio di gag.
Dalle undici alle quattordici, quando poi è
ripartito, ha riservato una battuta scherzosa a ognuno dei venticinque
vincitori del premio "Napoletani eccellenti nel mondo". Ecco
qualche esempio. All'amministratore delegato di Bulgari, Francesco
Trapani: «Vedendo i vostri gioielli mi è venuto un dubbio e mi sono
chiesto: ma lei cosa regala alle sue fidanzate?».
A Vincenzo Onorato,
l'armatore di "Mascalzone Latino": «Perché questo nome?».
Onorato risponde: «È una bella canzone di Pino Daniele, esprime tutta
la nostra napoletanità». Berlusconi: «Se dovesse farsi una prossima
barca, le suggerisco il nome di "Gentiluomo Latino", forse così
si farebbe più promozione».
L'ultimo premiato è stato lui, in quanto autore di
canzoni napoletane insieme con il noto Mariano Apicella, menestrello
delle notti di Palazzo Grazioli e Villa Certosa. Ironia della sorte il
riconoscimento è andato al testo di "Ammore senza ammore".
"Amore senza amore". Durante la premiazione, a un primario
esperto di oculistica, ha chiesto: «Ho un po' di stanchezza agli occhi
dopo le due di notte, che mi consiglia?».
Riprendiamo il filo della sfiga. Storicamente, la
congiuntura negativa del Cavaliere è soprattutto legata alle sue ultime
due vittorie, nel 2001 e nel 2008. Otto anni fa il suo governo che
doveva fare sfracelli e in particolare tagliare le tasse («Un impegno
preciso: meno tasse per tutti») fece i conti da subito con una tragedia
planetaria: l'attentato alle Torri Gemelle, a New York. All'indomani del
trionfo dell'aprile del 2008, c'è stato invece il crollo catastrofico
di Wall Street. Le mura domestiche sono state poi funestate dal
terremoto dell'Abruzzo e dalla tragedia ferroviaria di ieri.
Da tempo, queste coincidenze tra il berlusconismo e
la sfortuna sono oggetto di culto su Internet. Addirittura, dopo il
2001, iniziò a circolare una catena di dodici punti ufficiali
intitolata: «Berlusconi porta sfiga?». Al premier vennero addossate
responsabilità globali. A parte recessione e Torri Gemelle, si citavano
il sanguinoso G8 di Genova, un incidente aereo a Linate, un tornado ad
Arcore, l'eliminazione dai mondiali del 2002, la crisi del turismo
italiano, gli sbarchi degli immigrati, i problemi della Fiat, l'eruzione
dell'Etna e il ponte sullo stretto, il terrorismo in Russia, finanche la
guerra tra israeliani e palestinesi.
Attenzione, però, a dare patenti pericolose. Come
avvertì meno di un anno fa l'esperto Riccardo Villari, già presidente
della Vigilanza: «Questa è una materia seria e bisogna stare attenti a
considerare qualcuno un portatore di negatività. In ogni caso, che
qualcosa aleggi attorno al premier c'è. Ed è per questo che gli
consiglio di tenere un amuleto in tasca». Già, la «materia è seria».
Come a dire la questione esiste.
[01-07-2009]
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TARANTINI, IL RE DELLA genio dell’affare bipartisan - ottimi
rapporti sia Con uomini del Pdl sia con quelli del Pd - NON SOLO PATTY A
PALAZZO GRAZIOLI, è riuscito anche a finanziare cene elettorali per il Pd
(D'ALEMA PRESENTE)...
Enrico Fierro per "l'Unità"
Un mare di polvere bianca. Cocaina di buona qualità. Che circolava
nelle ville dei festini in
Sardegna. Ci sono intercettazioni e deposizioni a disposizione del
nucleo di polizia tributaria della Gdf di Bari che parlano della droga
in Costa Smeralda. Da alcune conversazioni telefoniche si riuscirebbe a
capire dove i pusher si sarebbero riforniti e quali ambienti della
malavita barese avrebbero contattato.
Un racconto dettagliato, secondo le indiscrezioni raccolte, anche sui
party che Gianpi Tarantini organizzava nelle sue
residenze estive. Feste, belle ragazze sempre disponibili, lusso e
glamour erano gli ingredienti usati dall'affarista barese per scalare il
belmondo. Una ricetta già sperimentata nella sua Bari e nell'intera
Puglia. Qui Tarantini aveva il business di famiglia, la
commercializzazione di prodotti medicali e soprattutto protesi.
Gianpi aveva ottimi rapporti con tutti, con la destra e con la
sinistra. Con uomini che contano dentro il Pdl e con esponenti locali
del Pd. Un vero genio dell'affare bipartisan.
Al punto che era riuscito a piazzare due ragazze della sua scuderia (Patrizia
D'Addario, la escort che ha le registrazioni
della sua notte di sesso con Silvio Berlusconi, e Barbara
Montereale, la ragazza immagine che ha ricevuto 10mila
euro dopo una festa a Palazzo Grazioli) nelle liste per le comunali
ispirate dal ministro Raffaele Fitto, ma anche a
finanziare cene elettorali per il Pd.
Ed è proprio su una di queste che si sta
concentrando l'attenzione dei magistrati.
Alla vigilia delle elezioni politiche, Tarantini finanziò
una cena in uno dei piu' noti ristoranti della città. Ad organizzare le
presenze Michele Mazzarano, oggi vicesegretario
regionale del Pd. C'erano imprenditori e dirigenti della sanità
pugliese e alla fine della cena portò un breve saluto anche Massimo
D'Alema.
«Che i Tarantini non sa neppure chi siano - dice Nicola
La Torre - in campagna elettorale i leader vengono portati da
una parte all'altra e si fidano dei dirigenti locali». Sono quattro
filoni di inchiesta sulla sanitopoli pugliese (la prima inchiesta risale
addirittura al 2002) che ieri il procuratore aggiunto Marco
Dinapoli ha deciso di porre sotto il suo coordinamento. «Per
evitare sovrapposizioni» - ha detto.
D'Alema
in barca
Una decisione che rischia di scontentare qualche pubblico ministero,
che ha già chiesto una riunione del vertice della procura. L'inchiesta
dalla quale è scaturito il filone escort e cocaina che sta facendo
tremare l'Italia è quella del pm Pino Scelsi che ha
indagato su un giro di mazzette per la fornitura di protesi ortopediche
e che vede coinvolte le aziende di Gianpi Tarantini.
Tutto è partito dal coinvolgimento del professor Vincenzo
Patella, primario di ortopedia del Policlinico, e di Ilaria Tatò,
fisiatria e figlia di un ex senatore di An. La seconda inchiesta, pm Desiree
Digeronimo, è quella che ha portato alle dimissioni
dell'assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco e
riguarda appalti nel settore sanitario.
I sostituti Roberto Rossi, Nitti e Nicastro hanno
altre due filoni di indagini, uno che risale al 2000 e uno piu' recente
che riguarda la nomina dei dirigenti sanitari e gli accreditamenti.
[29-06-2009]
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LUCHINO, IL
RAGAZZO-IMMAGINE DELLA FIAT? (TRE INCONTRI NEGLI ULTIMI DIECI GIORNI) - IN
BALLO il ribaltone di alcuni ministri, IN PRIMIS Scajola che si è
permesso di invitare IL PREMIER a una maggior prudenza
Tre incontri in poco più di dieci giorni destano qualche sospetto.
Eppure è questa l'agenda che dall'11 giugno a ieri ha portato Luchino
di Montezemolo a varcare il portone di Palazzo Chigi dove ha
incontrato papi-Silvio. È vero che i primi due sono
stati incontri istituzionali perché quello avvenuto l'11 giugno alle ore
19 aveva come scopo la presentazione dei nuovi modelli Fiat da utilizzare
nel G8 dell'Aquila.
In quell'occasione era presente anche Sergio Marpionne con
il solito pullover sgualcito, e i due top manager della Casa torinese
stavano vicini anche la settimana scorsa quando si sono seduti al tavolo
del Governo per esporre la strategia misteriosa dell'azienda su Termini
Imerese e sugli altri stabilimenti italiani.
Quello di ieri pomeriggio invece non è stato un incontro istituzionale
ed è questa la ragione per cui hanno cominciato a correre voci sul
significato di una riunione di carattere "privato" al termine
della quale non è stato emesso alcun chiarimento.
Nella stessa ora dentro Palazzo Chigi c'era anche Mauro Moretti,
l'ex-sindacalista Cgil delle Ferrovie che vede in Montezemolo l'avversario
più fastidioso. Conversando con i giornalisti Moretti ha negato
categoricamente di aver partecipato a una riunione con il ragazzo dei
Parioli e ha detto: "io non l'ho visto, sarà venuto a parlare della
Ferrari".
Con tutti i cazzi che ha per la testa Berlusconi, il
futuro della Ferrari e della Formula 1 è l'ultimo dei pensieri, né si può
pensare che i due personaggi abbiano parlato di donne anche se questo è
un tema sul quale Luchino (che un fotografo indiscreto ha
ripreso un anno fa con il pistolone in libertà) avrebbe qualcosa da
insegnare al Presidente-infoiato.
Negli ultimi tempi sembrava che tra il presidente del Consiglio e
quello della Fiat corressero soltanto frecce avvelenate. La polemica del
premier è esplosa nel marzo 2006 al famoso convegno degli industriali di
Vicenza quando papi-Silvio con un colpo di reni da
performance sessuale saltò sul palco per aggredire Dieguito Della
Valle e il presidente degli Imprenditori.
Nel maggio dell'anno scorso il clima cambiò improvvisamente e dopo un
incontro a Palazzo Grazioli, Montezemolo annunciò
trionfalmente di aver accolto l'invito a fare l'ambasciatore del made in
Italy. Di questo ruolo super partes, che per certi versi ricordava la
figura di ambasciatore informale svolta per molti anni da Gianni Agnelli,
non si è più saputo nulla e i due personaggi hanno continuato a tirarsi
le orecchie a distanza con Montezemolo che a corrente
alternata ha svolto il ruolo di Cassandra polemica contro
le decisioni economiche del Governo.
Sull'incontro di ieri circola adesso un'interpretazione tutta da
verificare, secondo la quale il premier oltraggiato da escort e
transessuali, vorrebbe rilanciare alla grande l'attività del governo. A
questo proposito starebbe meditando il ribaltone di alcuni ministri, primo
fra tutti quel Claudio Scajola che tre giorni fa si è
permesso di invitare papi-Silvio a una maggior prudenza.
Di fronte a una stampa internazionale che gronda ostilità l'ingaggio
di un "ragazzo immagine" come Luchino sarebbe
un colpo magistrale. L'invito ad arruolare Montezemolone lo fece per primo
il direttore di "Libero" Vittorio Feltri quando
il 24 giugno del 2007 scrisse: "coraggio Silvio non
fare il bamba. Montezemolo è uno da assumere, dovresti
fare carte false per ingaggiarlo e non dire ai quattro venti "vade
retro Satana".
Prima che Satana-Luchino vada a finire nelle braccia del
Grande Centro di Pierfurby Casini, forse papi-Silvio
ha voluto sondarne le intenzioni.
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Berlusconi al
Signor Fiat: «Governo vicino ai lavoratori»
che si accompagnano a un percorso ancora tutto da designare
nei suoi dettagli. L’incontro di ieri a Palazzo Chigi tra Fiat, il
governo, le Regioni e i sindacati si è concluso con indicazioni precise
sul futuro produttivo in Italia del gruppo automobilistico torinese.
Restano, tuttavia, da definire le modalità di attuazione delle
strategie e i loro risvolti occupazionali.
In primo luogo, l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha
sostanzialmente confermato i siti produttivi italiani con l’eccezione
di Termini Imerese (con la Ypsilon in linea fino al 2011) e delle
macchine movimento terra di Cnh. Due le richieste presentate: contare su
sostegni stabili da parte dello Stato (ecoincentivi, ammortizzatori e
impegno contro l’interventismo in Ue) ed evitare «azioni di conflitto
immotivate» da parte del sindacato.
Il governo ha fornito una risposta precisa. Prova ne è stata la
partecipazione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla
riunione. Oltre ai «complimenti al signor Fiat» indirizzati dal
premier ma anche dal presidente Usa Obama per interposta persona, ci
sono state due significative prese di posizione. «Il governo sarà
vicino ai lavoratori, l’azienda non ha intenzione di delocalizzare gli
stabilimenti», ha detto il Cavaliere.
Linee guida che il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola,
ha successivamente declinato. «Ci sono quattro punti fermi: gli
incentivi hanno funzionato, Fiat non chiude gli stabilimenti, le
eccedenze di capacità produttiva imporranno ristrutturazioni e la
competitività si sosterrà con la ricerca per i prodotti ecosostenibili»,
ha spiegato. Dinanzi a questo stato di cose l’esecutivo e le Regioni
hanno deciso di gestire assieme le risorse (non molte) disponibili
aprendo tre tavoli di confronto con l’azienda: sull’andamento del
mercato, sul sostegno alla ricerca e sulle piccole aziende della
componentistica che stanno soffrendo la crisi.
L’altra questione riguarda l’Europa. Marchionne è stato chiaro: gli
ecoincentivi devono stimolare la domanda. E il governo intende farsi
interprete di politiche che favoriscano i consumi senza creare
distorsioni della concorrenza. I maxiprestiti, come quello tedesco a
Opel, non devono, secondo Scajola, trasformarsi in «scelte
protezionistiche che portano a crisi ancor più gravi». Il ministro lo
ha già fatto presente al commissario alla Concorrenza Neelie Kroes a
fine maggio e, se necessario, intraprenderà ulteriori iniziative.
Il problema è la ricezione di queste strategie in ambito sindacale. Le
principali organizzazioni non hanno una visione comune. Il segretario
generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha rilanciato la necessità di «un
grande patto tra tutte le realtà produttive, azienda e sindacati, e il
governo per rendere costruttivo il lavoro responsabile che dobbiamo fare
in queste settimane».
In casa Cisl sanno bene che la riconversione industriale di Termini
Imerese e le nuove piattaforme previste a Pomigliano non sono
problematiche liquidabili con un’opposizione pregiudiziale.
L’importante è che il governo metta a disposizione le risorse
sufficienti affinché nessuno sia lasciato indietro. Sulla stessa
lunghezza d’onda si è collocato anche il leader della Uil, Luigi
Angeletti. «Noi siamo disponibili verso tutto ciò che può far
aumentare la produzione - ha affermato - purché ci sia un futuro per la
Fiat in Italia». Preoccupazioni condivise anche dall’Ugl di Renata
Polverini.Opinioni che non collimano con quella di Guglielmo Epifani,
segretario generale della Cgil. «La riconversione di Termini non la
possiamo accettare - ha esordito - perché deve continuare a produrre
automobili». Certo, la Cgil «non vuole creare contrapposizioni» ed è
pronta a cooperare. Ma fino a che punto? La Fiom, l’organizzazione di
categoria, ha già fatto sapere che il piano Fiat è «inaccettabile».
piani Fiat per l'Italia
Pubblicata il 18/06/2009
Dopo mesi di lavoro sullo scacchiere internazionale per le trattative
Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne finalmente squarcia un velo sul
discusso futuro degli stabilimenti italiani della Fiat. L'amministratore
delegato del Lingotto lo ha fatto a Palazzo Chigi, in un incontro con
Governo e sindacati al termine del quale l'azienda torinese ha diramato un
comunicato che riproduciamo a parte (cliccate
qui). Ecco le principali novità:
Via l'auto da Termini Imerese. Lo stabilimento siciliano continuerà
a produrre la Lancia Ypsilon fino al 2011 nell'attuale versione, con
l'inserimento dei nuovi motori Euro 5. Ma nel frattempo dovrà essere
programmata una riconversione che preveda lavorazioni industriali diverse
dalle quattro ruote, con tutte le implicazioni di carattere politico e
sindacali.
Al via Punto Evo e Alfa Milano. A Melfi partirà subito dopo la
pausa d'agosto la produzione della nuova serie della Punto, che non si
chiamerà più Grande Punto, ma Punto Evo (nella foto, un prototipo
camuffato su strada). Si tratterà di un restyling molto profondo, che
riguarderà soprattutto frontale, interni e motori, tutti nuovi Euro 5,
tra cui i Multiair. Melfi continuerà a produrre anche la Grande Punto
nella configurazione attuale, probabilmente con una gamma di motori più
ristretta e prezzi più concorrenziali. Quanto all'Alfa Milano, nome
provvisorio della sostituta della 147, verrà venduta dall'aprile prossimo
e sarà costruita a Cassino, nello steso impianto che continuerà a
sfornare Bravo, Delta e Croma.
Nuova linea a Pomigliano. La grande fabbrica napoletana continuerà
a produrre la 159 berlina e wagon per alcuni mesi, nonché la 147 per
almeno tutto il 2010, nonostante l'uscita del nuovo modello. Notizia
fondamentale: Pomigliano avrà una nuova linea di prodotto, per uno o più
modelli, e questo dovrebbe consentirne la sopravvivenza nel medio-lungo
periodo.
Regge Mirafiori. Lo storico impianto torinese poggerà gran parte
della sua produzione sull'accoppiata Alfa MiTo (che da settembre sarà la
prima auto a essere dotata del nuovo motore a benzina 1400 Multiair) e
Fiat Idea-Lancia Musa. Resteranno a Torino la Punto Classic (e quindi la
gamma avrà tre modelli in vendita contemporaneamente) e la Multipla,
quest'ultima in attesa di un nuovo modello per ora rinviato sine die.
L'interrogativo.
Dove finirà la produzione della nuova Ypsilon, prevista a questo punto
tra fine 2010 e inizio 2011? Questo è il grande interrogativo che resta.
Se il nuovo modello verrà realizzato sul telaio della Panda, potrebbe
anche essere destinato al nuovo stabilimento in Serbia, assieme alla
Topolino. Ma resta l'incognita della nuova linea da aggiungere a
Pomigliano.
Sergio Marchionne
Pubblicata il 12/06/2009
Ecco il testo della lettera che l'amministratore delegato di Fiat,
Sergio Marchionne, ha indirizzato il 10 giugno a tutti i dipendenti
Chrysler.
Agli uomini e alle donne della nuova Chrysler.
Oggi è il giorno di un nuovo inizio per Chrysler e per l'industria
dell'auto del Nord America... È con grande orgoglio che vi saluto come
nuovo amministratore delegato. Sebbene di fronte a noi ci siano molte
sfide da vincere, non ho alcun dubbio che faremo bene il nostro lavoro.
Chrysler tornerà, forte e competitiva. Siete passati attraverso un
momento di grande avversità e instabilità nel passato recente e io
voglio iniziare riconoscendo il vostro impegno per Chrysler e prendendo
atto dei sacrifici che avete fatto. Grazie al vostro impegno e al duro
lavoro di una folta schiera di persone, incluso il presidente Obama e la
sua task force sull'automobile, Chrysler è ora un società più
concentrata e agile, che beneficerà in grande misura della nuova alleanza
strategica globale con Fiat. Per questa ragioni, oggi è un giorno di
ottimismo. I veicoli Chrysler, Jeep e Dodge torneranno a essere sfornati
dai nostri impianti, torneranno negli showroom dei nostri concessionari,
presto anche sulle strade e autostrade d'America.
Nel corso dei prossimi mesi avrà inizio il processo di trasferimento
della tecnologia Fiat, piattaforme e motori per le piccole e medie vetture
negli impianti di produzione di Chrysler. Questa pluripremiata tecnologia
sarà fondamentale per aiutare la Chrysler a migliorare i prodotti e a
fornire alla società un vantaggio strategico in molti mercati di tutto il
mondo. Chiedo a tutti voi di assumere un ruolo di leadership e di lavorare
con me per far tornare Chrysler ad essere ancora una volta una società
pienamente competitiva e in grado di generare utili. Cinque anni fa, ho
messo piede in una situazione simile in Fiat. Era percepita da molti come
un costruttore di auto letargico e sulla via del fallimento che produceva
auto di bassa qualità e che era afflitto da una burocrazia senza fine. Ma
la maggior parte delle persone in grado di ricostruire la Fiat erano lì
da sempre. Attraverso un duro lavoro e scelte difficili, abbiamo
trasformato la Fiat in una società molto più efficiente investendo
pesantemente sulle nostre tecnologie e piattaforme.
Possiamo ottenere e otterremo lo stesso risultato qui. Le persone che se
ne faranno carico lavorano già qui alla Chrysler. Abbiamo pianificato di
portare quella stessa pulsione e impegno nell'innovazione a Chrysler perché
vogliamo renderla di nuovo una delle forze trainanti della nostra
industria. Sono sicuro che possiamo arrivare lì insieme.
Grazie per il vostro impegno in Chrysler.
Fiat e Chrysler
Pubblicata il 10/06/2009
Con un comunicato congiunto Chrysler e Fiat, i due gruppi
automobilistici protagonisti negli ultimi mesi delle prime pagine dei
giornali economici, hanno finalmente comunicato la chiusura dell'alleanza
strategica globale.
Ecco quello che è successo tecnicamente, in base alle condizioni
approvate dalle autorità: la "vecchia Chrysler" (Chrysler Llc)
ha ceduto tutti i propri beni (esclusi alcuni debiti) alla "nuova
Chrysler" (Chrysler Group Llc). Quest'ultima è controllata per il
20% da un'azienda riconducibile alla Fiat, ma la quota aumenterà fino al
35% se saranno raggiunti gli obiettivi previsti dall'accordo. Tuttavia il
Lingotto non potrà ottenere la quota di maggioranza di Chrysler fino a
quando i debiti derivanti dai finanziamenti pubblici non saranno stati
rimborsati.
Il fondo assistenziale dell'Uaw, il sindacato dei lavoratori dell'auto
americani, ha ricevuto una partecipazione del 55%, il dipartimento del
Tesoro statunitense dell'8% e il Governo canadese del 2%. Il consiglio di
amministrazione della "nuova Chrysler" sarà composto da tre
membri nominati da Fiat, tra i quali Sergio Marchionne in qualità di
amministratore delegato, quattro nominati dal dipartimento del Tesoro
statunitense, uno dal governo canadese e uno dall'Uaw. Il consiglio
dovrebbe scegliere come presidente Robert Kidder. Marchionne, invece, ha
già designato come suo vice Jim Press, già vice presidente esecutivo
della "vecchia Chrysler".
Che cosa succederà a livello industriale? Sempre stando alla nota,
"Fiat fornirà a Chrysler le tecnologie più innovative e avanzate al
mondo, le piattaforme e i propulsori per vetture piccole e medie. Chrysler
potrà così offrire una più ampia gamma di prodotti comprese anche
vetture a basso impatto ambientale, sempre più richieste dal mercato
(...) e avrà accesso alla rete di distribuzione internazionale di Fiat,
in particolare in America Latina e Russia".
Sergio Marchionne, amministratore delegato sia di Fiat sia della
"nuova Chrysler", ha dichiarato che "questa alleanza,
creata con il pieno sostegno dell'amministrazione del Presidente Obama,
non risolve sicuramente tutti i problemi che attualmente affliggono
l'industria automobilistica, ma rappresenta un passo fondamentale per
posizionare Fiat e Chrysler tra i leader della futura generazione di
produttori a livello globale". (C.Bal)
Fiat: un patto fra le Regioni per sostenere le
vetture pulite
Bresso (Piemonte): “L’Italia crede nella
qualità delle sue auto ed è pronta a investirci”. Sul tavolo 900
milioni di euro
Un piano da 900 milioni di euro per la ricerca e sviluppo nel
settore automotive e in particolare nell'auto pulita, a sostegno di
Fiat. L'investimento, che secondo le previsioni dovrebbe articolarsi in
un periodo di 4-5 anni, è sostenuto da dieci Regioni italiane che
ospitano sul loro territorio impianti della Casa del Lingotto.
La proposta è stata lanciata e illustrata al termine di un
incontro, svoltosi nei giorni scorsi a Roma, fra i governatori regionali
di Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania,
Puglia, Basilicata e Sicilia.
Ai 900 milioni messi sul tavolo dalle realtà regionali si
aggiungeranno - sul modello renano elaborato in Germania - altri 2/3
stanziati rispettivamente dal Governo e da Fiat in ugual misura. Nei
prossimi giorni sarà il presidente dell'Emilia Romagna (e della
Conferenza delle Regioni) Vasco Errani a presentare formalmente il
progetto a Palazzo Chigi.
"Questo piano deve essere la dimostrazione che l´Italia
crede nella qualità delle sue auto. E che perciò ci investe - ha
detto Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte - Siamo
pronti a fare la nostra parte anche dal punto di vista finanziario e
pensiamo di poter concorrere alla cifra complessiva richiesta per un
terzo. Gli altri due terzi li dovranno mettere l´azienda e il
governo".
Dal canto suo Fiat sembra, per il momento, aver recepito
positivamente la proposta. "Quindi - ha aggiunto Bresso -
mettiamoci attorno a un tavolo e parliamone: tutti i governi stanno
mettendo delle risorse sull´auto. Lo stanno facendo gli Stati Uniti, lo
fa la Germania. Noi pensiamo che debba farlo anche l'Italia, per evitare
che si debbano chiudere degli stabilimenti e perché si creino degli
spazi aggiuntivi di produzione proprio attraverso la ricerca nei settori
più avanzati, in particolare nell´auto ecologica".
Il timore maggiore delle regioni infatti è che Fiat, a causa
dell'alleanza
con l'americana Chrysler, decida di chiudere degli impianti con
conseguente perdita di numerosi posti di lavoro nel Paese. Coordinato da
Andrea Bairati, assessore all´attività produttive del Piemonte, il
progetto è strutturato in cinque punti chiave: veicoli a basso impatto
ambientale, infomobilità e sicurezza, manufacturing, ergonomia e
design, veicoli commerciali leggeri e meccatronica automotive.
"Solo così e coinvolgendo nel confronto anche i
sindacati - ha chiosato Bresso - si possono salvare tutti gli
stabilimenti italiani. Il rilancio internazionale di Fiat deve servire
anche qui: per questo dobbiamo tirarci su le maniche e lanciare
un'operazione che è anche di immagine. L'Italia non può rimanere l´unico
Paese che sembra non credere nella sua industria automobilistica".
di Lorenzo
Stracquadanio
13/06/2009
Gli USA danno il via agli incentivi per la
rottamazione
Approvata dai deputati di Washington la legge che
vara gli incentivi per la rottamazione delle vecchie auto. E' la prima
volta per gli USA
Gli USA danno il via alla "Quota 18", dove con questa
cifra si intendono le miglia per gallone che le vetture nuove dovranno
percorrere per ottenere gli incentivi alla rottamazione. Ed è un
provvedimento che farà epoca, perché è la prima volta nella storia
del motorismo a stelle e strisce che si guarda con un occhio di sospetto
alle auto tracannatrici di carburante, quelle che, nella loro massima
espressione (le Muscle Car degli anni '60 e '70, che quindi
diventeranno sempre più pezzi da museo, al pari degli anacronistici V8
ad aste e bilancieri) a stento arrivavano ai 2 km con un litro.
La Camera dei Rappresentanti al Parlamento di Washington ha
infatti approvato con larga misura la prima normativa di incentivi alla
rottamazione che sia mai stata decisa negli USA. Nel dettaglio, la norma
(approvata con 298 voti favorevoli e 118 contrari - fra questi ultimi,
si contano 9 democratici e 59 repubblicani) prevede una prima fase,
della durata di un anno, nella quale verranno stanziati 4 miliardi di
dollari.
Questa riserva permetterà, a chi possiede un'auto di non più di
25 anni, di consegnarla a una concessionaria per ritirare una vettura
nuova che consumi, almeno, 22 miglia per gallone: vale a dire, non meno
di 7,80 km con un litro; e ottenere un incentivo di 3500 dollari (pari a
2500 euro).
Un ulteriore bonus di 1000 dollari (circa 715 euro) sarà
disponibile per le vetture che consumino almeno 32 miglia per gallone
(circa 11,35 km con un litro), per un totale di 4500 dollari
disponibili.
Le concessionarie, a loro volta, dovranno dimostrare che le
vetture saranno demolite e non rivendute. L'ammontare degli incentivi,
dunque, è in linea con quelli già in vigore in Europa. Quello che
cambia, sono i limiti minimi di consumo, piuttosto "bassi". Va
considerato, però, che l'incentivo potrà essere garantito anche per i
SUV e gli autocarri, molto meno "sobri" delle auto.
Si tratta, in ogni caso, di un provvedimento destinato a segnare
un passo importante nella storia automobilistica degli Stati Uniti: per
la prima volta, infatti, si tiene in grande considerazione il consumo di
carburante ed è facile pensare che le vetture di origine giapponese e,
con gli ultimi accordi, europee, potranno giocare un ruolo di primo
piano.
Ogni riferimento alla Fiat...
di Francesco Giorgi
11/06/2009
Fiat: in Brasile prodotta la 10milionesima
vettura
Nell'ultimo mese il Gruppo del Lingotto è
diventato il costruttore di maggior successo davanti a Volkswagen e
General Motors
Dagli stabilimenti Fiat in Brasile è uscita nei giorni scorsi la
vettura numero 10 milioni: una Palio 1.8 ELX. Un risultato importante
per la Casa automobilistica torinese che ha debuttato nel Paese
sudamericano più di trenta anni fa. Nel mese di Maggio Fiat Brasile ha
venduto complessivamente 60.628 veicoli, guadagnando una quota di
mercato del 25,5%.
Il gruppo del Lingotto ha cominciato la produzione di vetture e
veicoli commerciali leggeri in Brasile nel 1976 (il primo modello fu una
147, versione sudamericana della nostra Fiat 127), per la precisione
nello stabilimento di Betim. Oggi nella struttura vengono realizzati 15
differenti modelli, in centinaia di versioni, con oltre 3mila veicoli
costruiti giornalmente.
In Brasile i concorrenti di maggior peso sono il gruppo Volkswagen
(che ha venduto 55mila unità nel mese di Maggio) e l'americana General
Motors (47mila veicoli). Grazie al risultato di Maggio, Fiat è riuscita
a ritornare in cima alla classifica dei brand più importanti che
operano in questo mercato.
Secondo i dati mensili di Fenabrave, l'associazione brasiliana dei
concessionari automobilistici, la Fiat Palio e la Fiat Uno si piazzano
rispettivamente, con 16.612 e 14.382 vetture, al secondo e al terzo
posto delle auto più vendute precedute dalla Vw Golf.
Al settimo posto si trova la Fiat Siena con 9.595 unità
commercializzate, al 18esimo la Fiat Palio Week End con 3.297, al
22esimo la Fiat Idea con 2.536 e al 25esimo la Punto con 2.187. Tra i
veicoli commerciali il primo posto è occupato dal Fiat Strada (7.674
unità), mentre il Fiat Fiorino è al 13esimo gradino con 1.120 unità e
il Ducato 19esimo con 624.
Sul fronte dei veicoli commerciali infine la quota del gruppo Fiat
si attesta al 23,22% contro il 22,42% di Aprile. Nei veicoli industriali
Iveco raggiunge il 7,17% del mercato a fronte del 6,08% del mese
precedente.
di Lorenzo
Stracquadanio
11/06/2009
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UNA SQUILLO DA 2 MILA EURO PER IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO (SALDI
BARESI) - "LA NOTTE DELL’ELEZIONE DI OBAMA HO LASCIATO PALAZZO
GRAZIOLI LA MATTINA SUCCESSIVA" - CASSETTE AUDIO E UN VIDEO CHE LA
RITRAE DAVANTI A UNO SPECCHIO IN CAMERA DA LETTO - CI SONO ALMENO TRE
RAGAZZE CHE HANNO CONFERMATO ALLA PROCURA DI BARI DI AVER PRESO SOLDI PER
PARTECIPARE ALLE FESTE A PALAZZO GRAZIOLI E A VILLA CERTOSA
1 - UNA SQUILLO DA 2 MILA EURO PER IL PRESIDENTE DEL
CONSIGLIO
Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera
Ci sono almeno tre ragazze che hanno confermato di aver preso soldi
per partecipare alle feste a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa. Due
sono state interrogate dal pubblico ministero a Bari, l'altra a Roma.
Hanno raccontato i dettagli, tanto che una di loro ha chiesto e ottenuto
il permesso di poter andare all'estero «per un po'» sostenendo di «temere
per la mia sicurezza».
Anche Patrizia D'Addario è stata ascoltata per oltre cinque ore dal
magistrato Pino Scelsi. La candidata alle elezioni comunali con la lista
«La Puglia prima di tutto», che ha rivelato le due serate che avrebbe
trascorso con il premier nella residenza capitolina, ha poi depositato
le registrazioni audio dei suoi incontri e un video dove lei stessa si
sarebbe ripresa con un telefonino. «L'ho fatto- ha fatto mettere a
verbale- perché così nessuno potrà smentire che sono stata lì».
Tarantini e le squillo
A gestire le ragazze sarebbe stato Giampaolo Tarantini, l'imprenditore
pugliese di 35 anni titolare insieme al fratello Claudio, 40 anni, di
un'azienda - la Tecnohospital - che si occupa di tecnologie ospedaliere.
Per questo è stato iscritto nel registro degli indagati per induzione
alla prostituzione e la scorsa settimana è stato interrogato alla
presenza di un avvocato. Sono gli stessi vertici della Procura di Bari a
confermare che «è in corso un'indagine su questo reato in luoghi
esclusivi di Roma e della Sardegna», nata da alcune conversazioni
telefoniche durante le quali lo stesso Tarantini avrebbe trattato con le
ragazze le trasferte e i compensi.
Non sapeva l'imprenditore di essere finito sotto inchiesta per
associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Secondo l'ipotesi
della Guardia di Finanza la sua azienda avrebbe versato laute mazzette
per ottenere appalti nel settore sanitario. Un filone di questi
accertamenti ha coinvolto tre mesi fa anche l'allora assessore regionale
alla Sanità Alberto Tedesco, che per questo si è dimesso
dall'incarico. Parlava al telefono con le ragazze Tarantini, ma anche
con le persone dell'entourage del premier. E quando ha affrontato
l'argomento soldi, sono scattate le verifiche.
Il patto con Patrizia
È proprio Tarantini il mediatore che avrebbe portato Patrizia D'Addario
alle due feste con Berlusconi. Le era stato presentato da un amico
comune che si chiama Max e le disse di chiamarsi Giampi. Di fronte al
pubblico ministero la donna ha confermato che «per la prima serata
l'accordo prevedeva un versamento di 2.000 euro, ma ne ho presi soltanto
1.000 perché non avevo accettato di rimanere.
La seconda volta - era la notte dell'elezione di Barack Obama - sono
rimasta e dunque ho lasciato palazzo Grazioli la mattina successiva.
Quando sono arrivata in albergo la mia amica che aveva partecipato con
me alla serata mi ha chiesto se avevo ricevuto la busta, ma io le ho
risposto che non avevo ricevuto nulla. Il mio obiettivo era ricevere un
aiuto per portare avanti un progetto immobiliare e Berlusconi mi aveva
assicurato che lo avrebbe fatto. Giampaolo mi disse che se lui aveva
fatto una promessa, l'avrebbe rispettata ».
Il racconto della D'Addario sulle modalità degli incontri coincide
con quello verbalizzato dalle altre tre ragazze. Tutte avrebbero
specificato di essere state «contattate da Giampaolo che ci chiedeva se
eravamo disponibili a partire. Talvolta accadeva poche ore prima e in
quel caso i biglietti aerei erano prepagati».
Le verifiche della procura riguardano adesso gli spostamenti
successivi. Le testimoni avrebbero infatti riferito che le modalità
concordate prevedevano che, una volta giunte a Roma, loro arrivassero in
taxi fino all'albergo indicato e da lì dovevano attendere l'autista di
Giampaolo che le prelevava e le portava a palazzo Grazioli.
«Poco prima dell'arrivo - ha sottolineato Patrizia -, ci facevano
tirare su i finestrini che erano sempre oscurati. Quando arrivavamo
negli hotel ci veniva detto come dovevamo vestirci: abiti eleganti e
poco trucco».
Registrazioni e video
La candidata alle comunali ha depositato nella segreteria del pubblico
ministero cinque o sei cassette audio e un video che la ritrae davanti a
uno specchio e poi mostra una camera da letto. In un fotogramma c'è
una cornice con una foto di Veronica Lario. Il magistrato dovrà adesso
verificare l'attendibilità di questo materiale con una perizia che
accerti se la voce incisa sul nastro è davvero quella del premier e se
gli ambienti sono effettivamente interni a Palazzo Grazioli.
La decisione di convocare le ragazze in Procura è stata presa dopo
aver ascoltato le intercettazioni telefoniche di Tarantini. Dopo aver
verbalizzato la loro versione, sono stati programmati nuovi
interrogatori per le prossime settimane. Nella lista del pubblico
ministero ci sarebbero diversi nomi: altre giovani che sarebbero state
contattate dall'imprenditore e persone che potrebbero aver avuto un
ruolo in questa vicenda.
L'elenco comprende i collaboratori dello
stesso Tarantini, ma anche i politici che avrebbero deciso di mettere
la D'Addario in lista per le comunali. Lei ha specificato che non le fu
mai proposto di andare a Villa Certosa, in Sardegna, «però Giampaolo
mi disse che c'era la possibilità di andare in vacanza all'estero, mi
pare alle Bermuda ». Altre si sarebbero invece accordate per
partecipare a feste nella residenza presidenziale di Porto Rotondo.
2 - ECCO LA DONNA AL CENTRO DELLO SCANDALO
Antonio Massari per La Stampa
Cresciuta nel popoloso e centrale rione Libertà, una figlia di 13
anni, Patrizia D'Addario è sempre accompagnata, anche in auto, da una
signora anziana. Una sorta di tuttofare. Una domestica sempre a sua
disposizione. Situazione familiare complicata: avrebbe perso il padre,
pare abbia sofferto molto per un fratello, e poca stima: in molti, tra
vicini e conoscenti, la definiscono una «da prendere con le pinze».
Di certo, i suoi annunci, fino a qualche anno fa, li stampavano su un
quotidiano locale: ha ammesso lei stessa, agli inquirenti, e in tempi
non sospetti, d'aver lavorato a lungo come prostituta. Disse anche di
conoscere una prostituta ammazzata nel foggiano e di temere per la
propria vita. Verbali su verbali.
Poi s'è candidata con il Pdl, alle elezioni comunali, e ha
dichiarato d'essere stata introdotta alla politica da un nipote della
famiglia Matarrese, ovvero Tato Greco, che però smentisce. Carattere
fragile ma determinato, di botte ne ha prese parecchie, da chi la
sfruttava negli anni passati.
Chi la conosce racconta di lacrime sempre pronte a sgorgare, dinanzi
ad amici e poliziotti, nelle questure e negli uffici giudiziari. E poi
d'un calendario, con lo pseudonimo di «Patricia Brummel», datato 2004.
Negli stessi anni rilasciava interviste nelle quali dichiarava d'aver
trascorso una decina d'anni negli Usa. Dove avrebbe conosciuto,
custodendo con lui qualche «segreto», il mago illusionista David
Copperfield.
Una vita piena di scossoni, insomma, quella di Patrizia d'Addario,
nata il 17 febbraio 1967. Fino al tentativo, immediatamente naufragato,
d'entrare in politica con il Pdl. Alle ultime elezioni amministrative,
candidata con la «Puglia prima di tutto», lista guidata dal ministro
Raffaele Fitto, ha collezionato appena sette voti. I suoi rapporti con
la giustizia, molto spesso, l'hanno vista «parte offesa». Spesso
minacciata o duramente percossa.
Nelle carte giudiziarie, risalenti al biennio 2004 - 2006, viene
registrata la sua attività da prostituta: un suo convivente «more
uxorio» la «induceva alla prostituzione. Una relazione burrascosa, tra
i due, nella quale lo sfruttatore la convinceva a prostituirsi in
diversi alberghi, le procacciava i clienti mediante annunci pubblicati
su un quotidiano locale e si faceva consegnare parte dei guadagni
percepiti con il meretricio. Con l'aggravante di averla picchiata tutte
le volte in cui, quest'ultima, manifestava il desiderio di interrompere
l'attività».
Tra le denunce a suo carico, figurerebbero anche una violenza a
pubblico ufficiale e addirittura un furto, ma gran parte di queste
denunce provenivano proprio dal suo «sfruttatore» o persone a lui
legate. Sfruttatore con il quale, nonostante la sua condanna, ha
continuato ad avere rapporti fino a pochi mesi fa. Una sorta di
odio-amore. Tanto stretto da renderla «poco credibile», per gli
inquirenti, nelle successive denunce rivolte all'ex convivente. Un
carattere imprevedibile e sanguigno, se è vero che nel dicembre 2006 è
nuovamente interrogata in procura.
Dopo aver inseguito l'ex convivente, con la propria auto, in
autostrada, l'avrebbe spinto fuori dalla carreggiata. L'inseguimento si
conclude con un tamponamento all'altezza di Bitonto. Il procedimento
giudiziario, invece, si conclude con un'assoluzione: il suo «ex»
ritira la querela. Ma ancora nell'estate 2008, a quanto pare, i due si
frequentavano. E l'uomo avrebbe cercato di farla prostituire, ancora una
volta, addirittura in giro per l'Europa.
Due giorni fa avrebbe confidato a un amico d'essere molto
preoccupata, per via di un furto in appartamento, dove le avrebbero
rubato cd e computer. Lo stesso amico sostiene d'averla accompagnata su
un treno, diretto a Milano, dove sarebbe «nascosta» in queste ore.
Altra versione, diametralmente opposta, giunge però dai suoi vicini
d'appartamento. Quello del rione Carbonara, per la precisione, che viene
descritto come una sorta di seconda casa: i vicini sostengono d'averla
vista, ieri mattina, «accompagnata dalla solita donna, una sorta di
domestica, con la quale va sempre in giro. E la donna l'aspettava in
auto».
Sarebbe questa, dunque, la Patrizia d'Addario che sostiene d'essere
stata a Palazzo Grazioli, che dichiara d'essere stata ospite, per una
notte, del premier Silvio Berlusconi, e dice di aver registrato
l'incontro. Quella delle registrazioni, per la D'Addario, pare una sorta
di fissazione: fu anche grazie a una video registrazione, infatti, che
fu condannato il suo ex convivente.
[18-06-2009]
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CHE FARE DI UN PATRIMONIO FAMILIARE CHE SUPERA I DIECI MILIARDI DI
DOLLARI IN CASO DI DIVORZIO? - UNA SPARTIZIONE AL SANGUE MA MARINA E
PIERSILVIO RESTERANNO AL COMANDO PER UN QUINDICENNIO - SOLUZIONE PENATI:
FONDERE Mediaset e Mondadori in Fininvest... -
Stefano Feltri e Gianmaria
Pica per "Il Riformista"
famiglia
berlusconi
Da un lato c'è la crisi di un matrimonio vista dalla coppia che
si separa, Silvio e Veronica, ultima puntata ieri con la lettera
pubblicata sul Corriere dela Sera di una moglie che difende «la dignità»
di una storia coniugale. Dall'altro la stessa crisi vista dalla parte
dei figli, una (doppia) famiglia che si rompe. Con gli stessi problemi
delle famiglie normali moltiplicati dal denaro, perché un patrimonio
delle dimensioni di quello berlusconiano può diventare anche una fonte
di enormi problemi.
famiglia
berlusconi
E forse proprio dai figli, dal rapporto tra loro e con il padre -
e il suo patrimonio - per capire la portata di quello che sta
succedendo. E di quello che succederà, perché ogni intervento sulla
ricchezza famigliare è sempre un'inevitabile anticipazione della
successione. Le cronache finanziarie raccontano di un bipolarismo che,
nella realtà, è assai meno netto che sui giornali: i figli di
Berlusconi e Carla Elvira Dall'Oglio, cioè Marina e Piersilvio,
entrambi non laureati e cresciuti in azienda, sono quelli interessati a
proseguire il business famigliare.
Veronica
Lario Berlusconi
I tre di Veronica Lario, invece, sono pronti ad altre avventure,
Eleonora studia in America, Barbara si occupa di filosofia, arte, etica
e associazionismo, Luigi promette bene nella finanza. Ma si tratta di
una semplificazione eccessiva.
Barbara
Berlusconi
Partiamo dal 1996: il Cavaliere ha perso le elezioni, Rupert
Murdoch è interessato a comprare le tre reti Fininvest, e Berlusconi
pensa di vendere, un po' per i debiti un po' per togliere agli avversari
l'arma del conflitto di interessi. Piersilvio e Marina lo convincono a
non farlo: viene creata Mediaset, per riunire le tre reti, e quotata in
Borsa, operazione che si rivelerà di successo. Il decennio successivo
è quello dell'ascesa dei due eredi: Piersilvio cresce in Publitalia,
Rti (contenuti per la tv), e poi Mediaset dove, dal 2000 è
vicepresidente e si occupa, tra l'altro, della delicata transizione
dall'analogico al digitale terrestre.
luigi
BERLUSCONI
A Milano lo cominciano a notare per un genere di cortesia che a
qualcuno ricorda quella del padre, frequenta le sfilate di Giorgio
Armani con la compagna, da cinque anni Silvia Toffanin. Marina diventa
presidente di Fininvest e poi di Mondadori, espande l'azienda editoriale
in Francia. Mentre Piersilvio incarna il lato più televisivo e in fondo
anche mediatico del berlusconismo imprenditoriale, Marina si fa
interprete nella vita professionale della parte più severa, dalla
Mondadori (che nel ramo libri è un'azienda che produce molti utili) al
consolidamento della presenza nel cuore del capitalismo di relazioni.
Marina
Berlusconi
Un processo che al padre ha richiesto decenni e che è culminato
con l'ingresso a ottobre del 2008 proprio di Marina nel consiglio di
amministrazione di Mediobanca che il nucleo del sistema economico e
finanziario italiano. L'unico elemento che li separa dal padre è
l'amore verso il Milan, per il quale Silvio è disposto a spendere a
fondo perduto (Ronaldinho e prima Alberto Giardino e Alessandro Nesta),
mentre Marina da anni chiede più austerità.
Piersilvio
Berlusconi - DI EFREM RAIMONDI/CONTRASTO
E forse comincia a prevalere questa visione minimalista, a
giudicare dalla cessione di Kakà e dal fatto che il 37enne Giuseppe
Favalli potrebbe giocare titolare anche l'anno prossimo. I tre figli di
Veronica Lario, forse anche per una questione generazionale, sono
diversi. Tutti e tre universitari, i due più piccoli (Eleonora e Luigi)
poco noti alle cronache. Eleonora, 22 anni, studia economia in America,
ha un fidanzato americano, di cui non si conosce il nome.
eleonora
berlusconi
Barbara, 25 anni, ha un figlio e ne aspetta un altro (è
all'ottavo mese). Studia filosofia al San Raffaele, dove sta per
laurearsi, è azionista con il 44 per cento dell'emergente galleria
d'arte milanese Cardi (di cui è socia Martina Mondadori, che del
radicalismo chic italiano è una specie di Gwyneth Paltrow), ha fondato
insieme ad alcuni amici con cognomi importanti l'associazione Milano
Young. «A settembre faremo la nostra seconda conferenza annuale alla
Cattolica», dice Geronimo La Russa. La precedente alla Bocconi, su
etica ed economia suscitò un certo dibattito (due pagine sul Times di
cui oggi è noto l'orientamento antiberlusconiano).
Berlusconi
e Carla Dall'Oglio nel 65
Di Luigi, 20 anni, si sa che da ragazzino
ha pregato molto, lo dice il padre, che va a Lourdes come volontario,
che studia alla Bocconi, che ha fatto una buona impressione quando ha
accompagnato Veronica alla Scala, e che si alza quando in una stanza
entra una signora. Dice La Russa: «Sono ragazzi che nella vita potranno
fare quello che vogliono, e i due che studiano economia stanno maturando
le competenze per lavorare in azienda».
Il problema è che le aziende importanti nel gruppo Berlusconi
sono inferiori al numero dei figli. Barbara ha fatto sapere in una
intervista che le piacerebbe lavorare in Mondadori, e siede da due anni
nel cda della Fininvest. Luigi sta già nel cda di Mediolanum, la banca
partecipata da Fininvest, ma per l'ingresso nella finanza ha scelto
un'altra porta: uno stage di tre mesi e un successivo investimento
finanziario presso il fondo Sator di Matteo Arpe, l'ex amministratore di
Capitalia che non si è lasciato in buoni rapporti con l'allora
presidente Cesare Geronzi, e oggi presidente del consiglio di
amministrazione di Mediobanca dove siede Marina (una circostanza che
alcuni considerano simbolica).
Di Eleonora non sono noti gli interessi e le ambizioni. Gli
accordi raggiunti all'interno della famiglia nel 2005 e ufficializzati
nelle stanze dello studio legale Chiomenti hanno ripartito le quote di
Fininvest, ma non hanno risolto il problema delle ambizioni.
Piersilvio e Marina hanno due holding gemelle, la Quarta e la
Quinta, le scatole che contengono le rispettive partecipazioni in
Fininvest (circa il 7 per cento ciascuno) e una partecipazione simbolica
nella società immobiliare Dolcedrago. Le quote dei tre figli di
Veronica Lario, anch'esse intorno al sette per cento, sono nella Holding
quattordicesima; poi c'è un'altra società - per ora poco più di una
scatola vuota - che potrebbe diventare, secondo un'interpretazione, la
nuova cassaforte dei figli di secondo letto, la Bel (acronimo formato
dalle iniziali dei nomi dei tre fratelli). Una divisione alla pari ma
che è solo un'anticamera di quella vera, essendo Berlusconi - con il
64,3 per cento - tuttora titolare delle quote di maggioranza di
Fininvest.
Martina
Mondadori
Ora il divorzio potrebbe rimettere in discussione tutto. In
ambienti vicini a Silvio Berlusconi si comincia a pensare che neppure il
cosiddetto lodo Chiomenti (l'attuale divisione in cinque parti) sia più
intoccabile. Tutto va ripensato soprattutto se ci sarà un divorzio per
colpa: fattispecie, cioè, in cui Silvio si troverebbe in posizione di
debolezza contrattuale. I tempi dovrebbero essere brevi, entro l'estate
tutto sarà deciso e l'ipotesi di compromesso che si profila è quella
della moratoria: come vuole Veronica Lario verrà garantita la
spartizione "per teste" (un quinto dell'impero a tutti i
figli) e non "per matrimonio" (metà a Piersilvio e Marina,
metà ai Bel).
MATTEO
ARPE E FIGLIA - copyright Pizzi
Però i due figli di primo letto continueranno a comandare le
aziende di famiglia per almeno un quindicennio, prima di fare spazio ai
figli di secondo letto che - allora - saranno vicini alla quarantina.
Una soluzione che potrebbe però solo posticipare i problemi, congelando
l'impero Fininvest nella sua forma attuale.
Spiega l'economista Alessandro Penati che ci sarebbe un modo per
«valorizzare i titoli» delle società di famiglia. «La soluzione
sarebbe fondere Mediaset e Mondadori in Fininvest che poi dovrebbe
essere quotata», dice Penati. Le quote di Fininvest, che sono le vere
fette in cui è diviso il patrimonio della famiglia, diventerebbero a
quel punto liquide, cioè avrebbero un prezzo e si potrebbero vendere (o
comprare). Chi volesse uscire da Fininvest potrebbe farlo e usare i
capitali per intraprendere avventure imprenditoriali in proprio.
ALESSANDRO
PENATI
Ma la Fininvest potrebbe finalmente usare la propria enorme
liquidità (oggi immobile sui conti correnti) che sommata a quella di
Mondadori e Mediaset arriverebbe a cinque miliardi, una cifra che
consente operazioni di ogni genere in Borsa. E i Berlusconi di seconda
generazione potrebbero trovarsi - un po' come gli Agnelli - riuniti in
un patto di sindacato o in un'accomandita per azioni: con alcuni
impegnati a gestire le aziende, e altri che si limitano a ricevere i
dividenti. La possibilità di fare acquisizioni sul mercato potrebbe
essere la premessa per risolvere anche le ambizioni gestionali, trovando
nuove posizioni di vertice da affidare ai più giovani.
Ma queste ipotesi, per ora, restano sulla carta anche se circolano
da tempo. L'assetto attuale, con le azioni Fininvest non quotate, è
funzionale a limitare le tensioni tra i due rami della famiglia e a
posticipare il confronto. Il patrimonio complessivo della famiglia
supera secondo i calcoli di Forbes i dieci miliardi di dollari. È
chiaro che la spinta di Marina e Piersilvio è quella di restare nel big
game dell'informazione anche in futuro. Ma il modo in cui la forza
patrimoniale della famiglia sarà utilizzata dalla prossima generazione,
è tutto da decidere.
[15-06-2009]
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Teheran in rivolta, spari sui contestatori - Obama abbraccia
Berlusconi: patto su Guantanmo - Orrore in yemen, uccisi gli ostaggi:
donne mutilate e mistero sui bimbi - Ritorna Veltroni e tira un Lingotto
in testa a D’Alema...
Da Il Velino.it
CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Una folla immensa sfida
Ahmadinejad". Editoriale di Sergio Rizzo: "Viaggiatori di
Serie B". Al centro: "Obama-Berlusconi, intesa al
vertice". In taglio centrale: "Rapiti in Yemen: tre donne
uccise mistero sugli altri". In basso: "Depredati i vecchi
aerei dell'Alitalia". Due richiami a fondo pagina: "Muoiono
due operai nella vasca del depuratore" e "Via dall'aula i prof
pronti ad aiutare gli studenti".
LA REPUBBLICA - In apertura: "Teheran in piazza, sfida al
regime". In taglio alto: "Berlusconi e Obama: sempre amici,
accodo su Guantanamo". In basso: "Parlamento, la classifica
dei fannulloni". Di spalla: "Gonne d'oro, la fortuna
dell'industria è femmina".
LA STAMPA - In apertura: "Usa-Italia, patto su Guantanmo".
Editoriale di Mario Deaglio: "La gelata sui sogni di ripresa".
In taglio alto: "Cisterne killer, muoiono altri due operai".
Al centro: "Teheran in rivolta, spari sui contestatori".
Richiamo in taglio centrale: "Massacrati glis tranieri
sequestrati".
IL GIORNALE - In apertura: "Obama abbraccia Berlusconi: ‘È
bello vederti, amico mio'". Sotto: "Allarme golpe, spuntano
anche le Br". A sinistra: "Quei prepotenti che imbavagliano
chi parla di scuola" e "Proibito pensare", editoriale di
Mario Giordano. Al centro: "Due milioni in piazza contra
Ahmadinejad. I brogli del regime scatenano la rivolta".
LIBERO - In apertura, a tutta pagina:
"Obama a Silvio: Aiutami", articolo firmato da Gianluigi
Paragone. In due box: "Ritorna Veltroni e tira un Lingotto in testa
a D'Alema" e "No al referendum per evitare altre
porcate". In taglio centrale: "Il Pd scosso porta in piazza i
terremotati".
IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Obama: Silvio, amico
mio". Editoriale di Moises Naim: "Il vento di libertà soffia
con forza sul pianeta Islam". Di spalla, il punto di Stefano Folli:
"Perché non è alle viste il 25 luglio del cavaliere". In
taglio centrale: "Bce: nuovi rischi per le banche". In un box:
"La Farnesina. Con Teheran ora soltanto ‘mediazioni' coordinate
con gli alleati".
IL MESSAGGERO - In apertura: "Usa-Italia, rafforzati i
legami". Sotto, in due box: "L'impegno comune, battere la
crisi" e "L'impresa difficile del Cavaliere". A sinistra,
editoriale di Paolo Savona: "Se il nodo del lavoro stringe la
ripresa". Al centro: "L'Iran che vuole cambiare sfida i
divieti: spari contro il corte, un morto". A destra: "Orrore
in yemen, uccisi gli ostaggi: donne mutilate e mistero sui bimbi".
IL TEMPO - In apertura: "La Casa Bianca è sempre più
vicina. C'è grande intesa tra Obama e Berlusconi". L'editoriale è
affidato a Emanuele Emmanuele: "Terzo settore, la risposta alla
crisi". In taglio centrale: "Terremoto, ecco i fondi e le
proteste".
L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina:
"Principato delle macerie". Sotto: "Iran, ora Mousavi
sfida i divieti. Sangue in piazza" e "Il segretario del Pd si
sceglierà il 25 ottobre".
Scontri
Iran
IL FOGLIO - In apertura: "Passaparola vs pasdaran. La
meccanica rivoluzionaria in Iran". A destra: "Massimi sistemi.
Ecco cosa intende D'Alema con la sua scossa che pare tanto una
strambata". Di spalla: "La prima grande opera del Cav. è
stata il Ponte sull'Oceano Atlantico".
[16-06-2009]
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LA VERA PARTITA TRA IL CAV. E MURDOCH SI GIOCA SUL CAMPO DI CALCIO –
CHE CI SIA O NO LO SQUALO DIETRO GLI ATTACCHI DEL TIMES, È CERTO CHE SKY
DA MESI “SFRUCULIA” IL PREMIER – LA PAURA DI RUPERT & C. È DI
PERDERE I DIRITTI SUL CAMPIONATO…
Mattia Ferraresi per
"Il Foglio"
Nella controversia mediatica fra Silvio Berlusconi e
Rupert Murdoch i duellanti stanno per il momento
sparando a salve. Ma all'orizzonte si caricano i cannoni. Il presidente
del Consiglio, parlando proprio a Sky Tg 24, si è augurato che dietro
agli attacchi del Times sulla sua vita privata non ci sia la mano di
Murdoch, anche se "l'apparenza è questa".
In mattinata il premier ha anche detto al programma "Mattino
5" che "con l'episodio dell'Iva su Sky si è creata una
frattura con Murdoch". Se il ripristino del regime
Iva al venti per cento per la pay tv è il casus belli e l'impertinenza
del Times l'inizio di una strategia della tensione, la guerra vera fra
Mediaset e Sky si gioca su un altro campo: i diritti per il campionato
di calcio 2012-2013.
Il 31 dicembre del 2011 scade il contratto che privilegia Sky, i
diritti finiranno sul mercato e Mediaset si sta attrezzando per arrivare
a quella data con una piattaforma competitiva. "Per Sky quella del
campionato è la battaglia della vita", spiega al Foglio un insider
di Sky, "e l'azienda rischia di perdere un giro di affari di un
miliardo di euro". L'emittente del tycoon australiano al momento è
in difficoltà e non soltanto per colpa della congiuntura economica. Il
numero degli abbonati è fermo da oltre sei mesi a quattro milioni e
ottocentomila, mentre Murdoch nel 2004 aveva fissato l'obiettivo
aziendale a sette milioni entro la fine del 2009.
Sulla sponda Mediaset si respira un'aria
diversa: con tre milioni di tessere per il digitale e i contratti di
Warner e Universal abilmente strappati a Sky, il gruppo del Cav. è in
netta ascesa e cerca di insidiare l'avversario. Per farlo occorre
ristabilire la parità fra emittenti in chiaro (Mediaset e Rai
innanzitutto) e pay tv: il primo passo è stato riportare l'Iva al tasso
stabilito dalla Ue, il secondo è modificare gli accordi sui segnali, e
su questo la trattativa fra Rai e Sky non è partita con il piede
giusto.
Nel frattempo il network di Murdoch sta
punzecchiando il Cav., lo provoca per tenere alta la tensione e magari
anche per esorcizzare qualche pensiero fosco. L'ultima trovata di Sky è
"Il leone del deserto", un film sulla resistenza libica
all'esercito italiano che verrà mandato in onda su Sky mercoledì
prossimo, proprio mentre il leader libico Gheddafi si accamperà con la
sua tenda a Villa Doria.
La pellicola canta le gesta di Omar al Mukhtar -
interpretato da Anthony Quinn - eroe della resistenza e
ispiratore del colonnello, impegnato in una battaglia di libertà contro
le truppe italiane. Gli storici sono concordi nel ritenere attendibile
la ricostruzione del regista siro-americano Moustapha Akkad,
ma la storia della pellicola, realizzata nel 1981, è un mistero
all'italiana. All'uscita del film nessun distributore italiano lo ha
acquistato e nel corso degli anni è stato bollato come offensivo
dell'onorabilità della patria. Il risultato è che in Italia "Il
leone del deserto" non è mai stato trasmesso. Molto si deve al
fatto che il film è stato finanziato in gran parte da Gheddafi e
in Libia viene usato come strumento di propaganda. Sky ha deciso di
trasmetterlo per onorare un "importante documento storico", ma
forse anche con una dose di malizia anti Cav.
Meno di un mese fa l'ad di Sky Italia, Tom Mockridge,
ha dato disposizione di programmare il film per il giorno in cui
Gheddafi sarebbe arrivato a Roma. Inizialmente voleva inserire il film
sul canale Sky Cinema 1, ma alla fine Sky procederà al passaggio del
film mercoledì prossimo con la sola modifica del canale: Sky Classics,
una collocazione che mitiga gli intenti provocatori della manovra.
Questo non è il solo frangente in cui Sky gioca con la sua linea
aziendale per sfruculiare il premier e far parlare di sé: il film
"Shooting Silvio" ha fatto discutere e ha dato un'impennata
agli ascolti del canale Sky Mania, mentre il 15 giugno Current Tv, il
canale di Al Gore, trasmetterà il documentario "Citizen Berlusconi".
Si tratta del prodotto di un canale terzo, ma una fonte interna a Sky
spiega al Foglio che "i palinsesti vengono sempre discussi con
l'editore della piattaforma". Questi sono soltanto gli schizzi
preparatori di un'opera che sarà conclusa - come spesso accade in
Italia - su un campo da calcio.
[05-06-2009]
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CON PAPI SI VOLA – FINITA L’AUSTHERITY PRODIANA - DECOLLI
TRIPLICATI. VOLI DEI SERVIZI SEGRETI A GO-GO, UNA SPESA ANNUALE CHE
RISCHIA DI ARRIVARE A 60 MLN – I JET DEL 31ESIMO STORMO NON RIESCONO A
SODDISFARE LE BRAME AVIATORIE DEL GOVERNO BERLUSCONI…
Gianluca Di Feo per
"L'espresso" in edicola venerdì
Magari fosse solo Apicella. Magari fosse solo il
menestrello di corte ad accomodarsi sui jet presidenziali per volare
verso la reggia di villa Certosa. Ormai le scalette per salire sugli
aerei di Stato sono diventate larghissime: a bordo può salire chiunque,
ministri e sottosegretari, assistenti e portavoce, parenti e amiche. Clemente
Mastella ha fatto scuola: il suo viaggio al Gran Premio con
figlio e conoscenti è diventato un modello. E così Silvio
Berlusconi nello scorso agosto ha cancellato
l'austerity aeronautica introdotta dal governo Prodi dopo
lo scandalo dell'Airbus di Monza più affollato della metro nell'ora di
punta.
I risultati si sono visti subito. I decolli dei velivoli del 31mo
stormo, che da Roma Ciampino garantisce il trasporto delle autorità,
sono aumentati a velocità supersonica: raddoppiati o addirittura
triplicati. Il confronto tra lo stesso periodo dell'anno è eloquente. I
dati ottenuti da "L'espresso" mostrano che a gennaio 2008
c'erano state 153 ore di volo per accompagnare in giro ministri e
presidenti, un anno dopo erano diventate 370. A febbraio si passa da 176
a 468; a marzo da 183 a 510; ad aprile da 124 a 471. In questo mese di
maggio appena concluso, denso di impegni elettorali sparsi per la
penisola, ci sono state centinaia di missioni vip con Airbus e Falcon
impegnati fino ai limiti tecnici.
vip
in volo da L espresso
Al ministero della Difesa è scattato l'allarme rosso: se si dovesse
continuare con questo ritmo, a fine 2009 gli Stakanov del jet
presidenziale potrebbero arrivare a bruciare oltre 5600 ore a spasso tra
le nuvole. Più di 15 ore al giorno, un primato che potrebbe battere i
consumi mostruosi del 2005 quando l'overdose di aerei blu spinse Gianni
Letta a rimproverare tutto il governo. Parole volate via nel vento.
ORE
DI VOLO AEREI DI STATO da L espresso
Oggi ministri e sottosegretari sgomitano per spaparanzarsi sulle
poltrone in pelle di Falcon e Airbus dagli arredi extralusso. La flotta
del 31mo stormo non basta più: i 10 jet, nonostante offrano 216
comodissimi posti, non riescono a soddisfare le brame aviatorie del
governo Berlusconi. Ed ecco che tornano in pista le
Ferrari dei cieli, i Piaggio 180 di Pratica di Mare, bimotori executive
che dovrebbero servire per collegare le basi dell'Aeronautica. Prodi ne
aveva vietato l'uso per i voli di Stato: nei primi mesi del 2008 mai un
decollo. Ma il salottino volante fa gola a tanti politici di seconda
fila, che in soli quattro mesi quest'anno si sono accaparrati 240 ore di
volo a sbafo.
E poi c'è la fantomatica Cai, non la compagine che ha rilevato
Alitalia ma la leggendaria squadriglia dei servizi segreti. Che con il
pretesto della sicurezza svolge il 90 per cento dell'attività come taxi
per ministro. Anche lì Prodi e il suo sottosegretario Enrico
Micheli erano stati drastici: «Basta gite di
governo». E per concretizzare l'ordine si era deciso di mettere in
vendita due dei cinque Falcon della Cai. Adesso invece di ridurre la
flotta non si parla più, perché l'hangar degli 007 pullula di auto blu
che trasbordano politici e accompagnatori al riparo da sguardi
curiosi. Si stima che dall'insediamento del Cavaliere la Cai abbia già
regalato 1800 ore di volo al governo, un altro record a carico dei
contribuenti.
Il bilancio finale dei costi è altissimo.
Solo per i dieci jet del 31mo stormo il 2008 ha significato una spesa di
quasi 40 milioni di euro, su cui ha pesato il consumo di carburante a
prezzi stratosferici nel semestre berlusconiano: con i vincoli prodiani
si contava di pagarne circa la metà. È come se in 180 giorni fossero
stati bruciati 25-30 milioni di euro: in alcune giornate fino a 160 mila
euro buttati via per i velocissimi taxi dei politici vincenti. E se si
aggiungono gli esborsi top secret per i passaggi a bordo degli 007 con
le ali della Cai e delle Ferrari dei cieli si rischia di arrivare a una
bolletta annuale salatissima: un conto da oltre 60 milioni di euro. Alla
faccia della crisi e dei sacrifici per gli italiani.
Sono lontani i tempi in cui l'austerity prodiana aveva fatto
ipotizzare un taglio netto anche al 31mo stormo: via un quinto dello
schieramento, mettendo all'asta un paio di Falcon e forse un Airbus.
Un'illusione scomparsa dagli schermi radar. «Di riduzione della linea
di volo proprio non se ne parla, l'attività per il trasporto di Stato
è intensa», ha dichiarato il generale Daniele Tei,
comandante in capo dell'Aeronautica alla rivista specializzata Rid. E ha
poi esternato il malumore dell'Arma azzurra: «Tra l'altro siamo sempre
a credito per le attività che conduciamo e che le altre amministrazioni
ci rimborsano con enorme ritardo (e non sempre)». Infatti la forza
armata deve anticipare i fondi per i voli extra tagliando altre attività:
nel 2005 per pagare le missioni dei politici rinunciò alla più
importante esercitazione internazionale.
Nel solo 2008 lo sforamento berlusconiano ha comportato quasi venti
milioni di sacrifici: meno addestramento, meno manutenzione. E mentre la
crisi impone di azzerare l'attività di intere squadriglie, i piloti
degli aerei blu non si fermano mai: «Nel 2008 hanno volato l'11 per
cento delle ore dell'intera forza armata», sottolinea il generale Tei.
Pensate: l'Aeronautica ha quasi 400 velivoli, ma da soli i dieci jet
presidenziali hanno macinato il record di decolli, mentre gli equipaggi
dei caccia restano a terra con i serbatoi vuoti.
Ovviamente il frequent flyer numero uno è Silvio Berlusconi.
Il Cavaliere ama le comodità dell'Airbus 319 CJ da 50 posti: la sala
riunioni, i lettini, gli schermi al plasma. Quando nel 2006 lasciò
Palazzo Chigi, corse a comprarne uno tutto per sé. Appena tornato al
potere, lo ha rivenduto: adesso può usare a piacimento l'ammiraglia di
Stato. Le rotte favorite? Quelle per Olbia e Linate, a cui nell'ultimo
anno si è aggiunta Napoli tra summit per i rifiuti e feste di
compleanno. Segue Ignazio La Russa, che viene segnalato
spesso con significative presenze femminili imbarcate al seguito. Il
ministro della Difesa è maestro nelle trasferte che abbinano impegni
ufficiali e comizi di partito. Il 24 maggio è atterrato a Grosseto per
una breve visita alla base militare e successivo incontro di
sostegno al candidato Pdl alla Provincia, per replicare l'accoppiata
poche ore più tardi a Pisa.
Ma la passione ha contagiato tutto l'esecutivo. Un uso reso lecito
dalle regole berlusconiane, che spesso ha il sapore dello spreco. Il
ministro Stefania Prestigiacomo è finita fuori pista
al rientro da un vertice ambientale a Varsavia, città ben collegata a
Roma: un volo di linea avrebbe fatto risparmiare oltre 25 mila euro alla
collettività. Maria Vittoria Brambilla a settembre era
stata sorpresa su un Falcon di Stato tra Roma e Milano. La replica: «Non
c'era altro modo per raggiungere il forum europeo del turismo». Raffaele
Fitto spesso torna in Puglia con il jet blu mentre i leghisti
non disdegnano un passaggio «per questioni di sicurezza» sulla
squadriglia degli 007.
Grande consumatore di aerei di Stato è il presidente del Senato Renato
Schifani, che lo usa per tornare a Palermo nel weekend: un
privilegio riconosciuto al suo rango istituzionale. La scorsa settimana
un Airbus lo ha portato a Mosca per una visita ufficiale, lo ha
scaricato ed è tornato a Ciampino. Dopo 48 ore il jet è tornato in
Russia per riportare a casa il presidente Schifani ma
un'avaria lo ha costretto ad un atterraggio d'emergenza. Secondo le
agenzie, l'Airbus di Stato era decollato alle 16.30: gli orari indicano
un aereo Alitalia per Roma in partenza solo 60 minuti dopo. La missione
del grande bireattore è costata quasi 100 mila euro, con Alitalia
Schifani e il suo seguito ne avrebbero spesi circa 5 mila: in un momento
di crisi, non sarebbe meglio attendere un'ora e risparmiare? In fondo
Alitalia è stata soccorsa con denaro pubblico proprio perché compagnia
di bandiera, peccato che ai nostri ministri piacciano più i Falcon:
niente check in, niente code, si sale e si vola via. Nel blu dipinto di
blu. n
[03-06-2009]
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AL PAPI PARTY TETTE A GO GO, RAGAZZE CHE SI BACIANO SOTTO LA DOCCIA,
BALLERINE DI FLAMENCO IN AEREO DI STATO COL SEGRETARIO DI APICELLA, AGENTI
SEGRETI NEL RUOLO DI “AUTISTI” DELLE FANCIULLE, SILVIO CHE NE CARICA
QUATTRO PER VOLTA IN MACCHINETTA…
Fiorenza Sarzanini per "Il
Corriere della Sera"
La bella ragazza bruna fa capolino sulla scalet¬ta, si guarda
intorno, poi scende e si dirige verso il cor¬teo presidenziale. Non
c'era soltanto il fedele Mariano Api¬cella a bordo dell'aereo di Sta¬to
atterrato a Olbia il 24 mag¬gio del 2008 per portare in Sardegna Silvio
Berlusconi e i suoi ospiti «privati». Dal por¬tellone posto accanto
alla scritta «Repubblica Italiana» esce anche un altro signore che
raggiunge il cantante na¬poletano e lo aiuta a caricare i bagagli
sull'auto. Dopo sbuca lei, indicata come una balleri¬na di flamenco
chiamata ad allietare le serate di festa. Il premier è ritratto mentre
la¬scia il velivolo dell'Aeronauti¬ca militare e quando si ferma a
salutare il comitato di acco¬glienza sulla pista.
In macchinetta con i body guard
Eccola la sequenza fotogra¬fica al centro delle indagini avviate dalla
magistratura di Roma sui voli di Stato. Il re¬porter sardo Antonello
Zappa¬du, 51 anni, l'ha consegnata insieme alle altre centinaia di foto
scattate fuori e dentro Villa Certosa durante l'ultimo anno. Immagini
che mostra¬no le feste e le vacanze sem¬pre caratterizzate dalla pre¬senza
di meravigliose ragaz¬ze. In piscina in pieno agosto, nel parco durante
il mese di ottobre e poi ancora a dicem¬bre quando anche Noemi Leti¬zia
fu invitata con l'amica Ro¬berta a trascorrere il Capodan¬no nella
splendida dimora.
VILLA
CERTOSA -FOTO ZAPPADU
Passeggiano nei viali le si¬gnorine, ma spesso è lo stes¬so
Berlusconi a portarle in gi¬ro per far ammirare loro gli angoli più
suggestivi della sua residenza. In molte foto si vede il presidente
guidare le macchinette elettriche con almeno tre o quattro ragazze. E
quando lui non c'è, sono gli agenti della scorta a incaricar¬si di
trasportare le belle ospiti a bordo delle minicar. Talvol¬ta
addirittura con la mimeti¬ca addosso.
ZAPPADU
Compiti non strettamente istituzionali che potrebbero convincere la
ma¬gistratura a verificare se sia¬no consoni a funzionari dello Stato.
La scorta del premier è infatti affidata a specialisti che provengono
dall'Arma dei carabinieri, dalla polizia e dalla Guardia di Finanza, ma
durante il precedente gover¬no guidato da Berlusconi so¬no tutti
passati alle dipenden¬ze del Cesis e adesso dal Dis, la struttura di
coordinamen¬to dei servizi segreti.
La trattativa fino al blocco
Il sequestro disposto dalla magistratura impedisce la pubblicazione
degli scatti in¬terni alla Villa. Proprio quello che l'avvocato Niccolò
Ghedi¬ni voleva ottenere quando ha consigliato a Berlusconi di
presentare un ricorso d'ur¬genza al Garante della Pri¬vacy e un
esposto alla Procu¬ra di Roma. Il provvedimento disposto dal pubblico
mini¬stero trasforma infatti il mate¬riale in «corpo di reato» e
dunque per chi lo utilizza può scattare l'accusa di ricet¬tazione. Una
misura che però sarà difficile, se non impossi¬bile, far applicare
all'estero.
Berlusconi
e Apicella
Già agli inizi del dicembre scorso Zappadu aveva offerto a
giornalista di Panorama, Giacomo Amadori una serie di servizi sul
premier, ma poi non se n'era fatto nulla. Ne parlano di nuovo a metà
mag¬gio, mentre il fotografo ha già messo in piedi trattative con
quotidiani e periodici stranieri. Il 26 maggio il croni¬sta lo invita a
spedirgli un campione da far visionare al suo direttore. Il pomeriggio
gli scatti vengono consegnati a Berlusconi che dopo averli visionati
insieme al legale, de¬cide di bloccarli.
Nell'idromassaggio accanto alle statue
La sequenza del maggio 2008 che mostra l'allora pri¬mo ministro ceco
Mirek To¬polanek nudo a bordo pisci¬na con una donna bionda che
potrebbe essere la sua nuova fidanzata e un'altra ospite, rischia di
creare imba¬razzo sulla scena internazio¬nale, anche perché nelle im¬magini
non compaiono affat¬to i bambini dei quali aveva parlato Ghedini.
Sconvenien¬ti devono essere apparse an¬che le foto delle molte ragaz¬ze
in bikini o in topless che prendono il sole accanto a statue di bronzo
raffiguranti donne nude. Oppure quelle che ne ritraggono altre men¬tre
si scambiano effusioni sotto la doccia. Quando sono accanto al
presidente del Con¬siglio - che indossa sempre pantaloni e maglione blu
- sono tutte vestite.
Silvio
Berlusconi va al Bagaglino - Copyright Pizzi
Una caute¬la che invece non sembrano avere
se in giro ci sono le guardie del corpo. Tutt'altro abbigliamento
sfoggiano a ottobre, quando vengono immortalate fuori e dentro le
dependance per gli ospiti. C'è chi sta in pigiama, chi in tuta, chi in
baby doll. Gli scatti sono quelli che mag¬giormente hanno adirato il
premier perché riprendono le giovani mentre sono nella stanza, sia pur
attaccate alla vetrata che affaccia sul giardi¬no o sulla soglia. E poi
ci so¬no le fotografie delle vacanze natalizie, la settimana che an¬che
Noemi Letizia trascorse a Villa Certosa insieme all'ami¬ca Roberta. Le
immagini sono prese da una ampia distanza, il teleo¬biettivo segue gli
spostamen¬ti di una bellissima bionda che indossa i jeans in un paio di
stivali neri dai tacchi alti e un cappottino rosso.
Qualcu¬no ha creduto di riconoscere proprio Noemi, ma appare
difficile riuscire a individuare la ragazzina di Portici in mez¬zo alle
altre bellezze fotografa¬te in villa. Ci sono diverse bionde, tutte
alte e slanciate. Ma anche qualche affascinan¬te bruna, una con i
riccioli e il basco che spicca tra le altre. Nel dischetto che Zappadu
ha consegnato ai carabinieri quando ha saputo di essere stato denunciato
per violazio¬ne della privacy e truffa le da¬te registrate
automaticamen¬te dalle macchine sono quelle del 29 e del 30 dicembre,
ma potrebbero contenere pure immagini che si riferiscono ad altre
giornate trascorse in Sardegna dalle giovani.
la
prima pagina dell'Unità con Apicella
La trasferta del Bagaglino
L'interesse di Zappadu per il presidente del Consiglio sembra avere
radici antiche e infatti fu sempre lui a ripren¬derlo mentre era a
Villa Cero¬sa con cinque ragazze tra le quali spiccava Angela Sozio, la
'rossa' del Grande Fratel¬lo. Ma ha scattato foto a raffi¬ca anche
quando era capo del¬l'opposizione e per i voli uti¬lizzava i suoi
aerei privati. C'è una lunghissima sequen¬za che riprende l'arrivo
degli attori del Bagaglino a Olbia a bordo del suo velivolo. Dalla
scaletta scendono le balleri¬ne e gli imitatori, si nota an¬che il
regista Pier Francesco Pingitore. Ad attenderli ci so¬no pulmini blu o
grigio me¬tallizzato che poi li accompa¬gneranno nella residenza di
Porto Rotondo.
In un'altra occasione Silvio Berlusconi è ripreso di notte mentre
arriva e si ferma a par¬lare con alcuni carabinieri. Poi li saluta e si
avvia verso la scaletta del velivolo che pos¬siede. A segnare la pista
ci so¬no le luci lungo il percorso. Anche l'interno dell'aereo è il¬luminato.
Una dopo l'altra sal¬gono a bordo alcune ragazze fotografate poco prima
men¬tre scendevano da una delle auto del corteo. Momenti pubblici e
priva¬ti. C'è Berlusconi che mostra a tre signori e due donne una
delle dependance e poi nel tour della residenza a bor¬do delle minicar.
C'è ancora lui che, attorniato da cinque ragazze, passeggia tra i ce¬spugli
e sembra invitare le sue ospiti a visitare il resto del giardino. E poi
mentre sembra sul punto di la¬sciare la Sar¬degna con un gruppo di
ospiti che lo attende all'ae¬roporto per partire insieme al termine di
un incontro ufficiale.
APICELLA
CANTA CON BERLUSCONI
Il cordone di sicurezza
Le immagini sequestrate a Zappadu mostrano quanto ac¬cade all'interno
di Villa Certo¬sa, ma mettono in evidenza anche le falle all'interno
del si¬stema di sicurezza che do¬vrebbe proteggere il presiden¬te del
Consiglio da ogni tipo di intrusione. E invece con i suoi
teleobbiettivi, il reporter è riuscito a fotografare nume¬rosi punti
della immensa te¬nuta riuscendo a cogliere i particolari e soprattutto
ad in¬quadrare perfettamente volti e figure di chi si trovava oltre il
muro di cinta. Fa effetto vedere le guar¬die in tuta mimetica e poten¬ti
fucili al collo, ripresi men¬tre sono in cima ai muri che circondano la
splendida vil¬la, lì dove fanno i turni di ve¬detta.
O addirittura immorta¬lati mentre girano con poten¬ti motociclette
da enduro nei viali interni. Un'altra foto fis¬sa l'arrivo dele auto
dei cara¬binieri che varcano il cancel¬lo e poi procedono sulla stra¬da
principale. E poi ci sono quelle dove si vedono i body guard che vanno
avanti e in¬dietro, sempre armati, oppu¬re fanno la spola tra il patio
delle case per gli ospiti e gli esterni. Si nota la grande di¬scoteca,
c'è l'anfiteatro, ci so¬no le rocce che servono a di¬videre le varie
zone del par¬co. Ed è lì che alcune giovani bellezze hanno scelto di
ada¬giarsi a prendere il sole, mai immaginando che qualcuno fosse in
grado di appostarsi per ore e ore fino a ricostrui¬re le loro giornate.
[02-06-2009]
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GIRA E RIGIRA, 'L'ESPRESSO' BECCA UNA 'GOLA PROFONDA' DEL CAPODANNO
SARDO-SEX - Jet privati, gioielli in regalo, gettone di presenza e
shopping offerto (2 MILA €)
- KIT-DONO A OGNUNA DELLE 50 ragazze: due
bracciaLETTI, anello d’argento, ciondolo - TATUAGGIO PER SABINA,
farfalla E frase:
“L’incontro che ha cambiato la mia vita: S. B.”
Peter Gomez e Marco
Lillo per L'espresso, in edicola domani
Prima la visita guidata alle meraviglie segrete della tenuta:
l'anfiteatro dei cactus, le migliaia di hibiscus, il lago delle palme,
le 85 diverse erbe officinali dell'orto della Salute. Poi il pranzo in
pizzeria, quella interna al parco, s'intende, allietato dalla chitarra
di Apicella. Dopo il pranzo ecco il "corso di politica", in
attesa di potersi sfogare con lo shopping, a spese del padrone di casa,
nei centri commerciali della costa. Quindi, a chiudere, tradizionale
cenone con tanto di fuochi di artificio.
villa
certosa
Quando, la mattina del 31 dicembre 2007, Silvio Berlusconi in
persona aveva illustrato alle sue ospiti, arrivate da Roma e Milano con
voli privati, quello che sarebbe stato il programma della giornata, tra
le 50 ragazze presenti è partito l'applauso. Come in un sogno alla
"pretty woman" l'uomo più potente e ricco d'Italia stava
invitando quell'eterogeneo gruppo di veline, attricette, ragazze
immagine e hostess, ad abbeverarsi alla sua scienza, a mangiare alla sua
tavola e a far compere attingendo direttamente dal suo portafoglio. Cose
da Mille e una notte. O se preferite da Sultano.
Ecco, se si vuole davvero capire perché Veronica Lario, annunciando
il suo divorzio, parlasse di «divertimento dell'imperatore», di «vergini
che si offrono al drago» e di un paese che «per una strana alchimia»
permette tutto al suo capo, si può partire da qui. Dai racconti
sull'ultimo dell'anno 2007 a villa La Certosa, registrati da
"L'espresso" dietro garanzia di anonimato, e da quelli sulla
corte di giovani donne di cui si circonda il Cavaliere. Ragazze tra i
venti e i trent'anni, in mezzo alle quali - è accaduto, cinque mesi fa,
per il Capodanno 2009 - si ritrovano a volte anche minorenni, come la
pupilla del premier Noemi Letizia e la sua amica del cuore, Roberta.
Con loro Berlusconi dà il meglio di sé. Fa battute, si spreca in
gentilezze e galanterie. A ognuna consegna un kit di doni: due
braccialetti in onice a forma di tartaruga (simbolo di villa Certosa)
per caviglie e braccia; un anello d'argento; il ciondolo a forma di
farfalla, segno ormai nemmeno troppo segreto delle amiche del premier;
un anello e un sottile braccialetto d'oro. Tutti monili estratti da un
sacchetto che il Cavaliere fa tintinnare. Lo spirito è a metà tra il
goliardico e la riunione da villaggio vacanze. Le ragazze ridono e si
divertono. Per parecchie di loro è un lavoro.
Villa
certosa
Tra le 50 ospiti di villa La Certosa, almeno una ventina hanno
garantita una sorta di diaria da 1.500 euro al giorno. Per tutte poi,
prima della notte di Capodanno, è stata organizzata una visita agli
shopping center della zona dove gli uomini della sicurezza del leader
del Pdl coprono le spese delle ospiti fino a 2 mila euro. Infine, una
volta rientrate a Punta Lada, le ragazze si dividono a gruppi di cinque
nelle varie dépendance, mentre le ospiti più vicine al premier sono
alloggiate nella tenuta di Paolo Berlusconi, in quei
giorni assente.
NTI
Nei racconti raccolti da "L'espresso" più che i
particolari sulla festa, con i bagni nella piscina riscaldata, i balli e
l'ovvio trenino finale, colpisce comunque la descrizione delle ore
precedenti. Nel pomeriggio infatti, come in un'anticipazione dei corsi
tenuti a Palazzo Grazioli per selezionare le candidature alle europee, Berlusconi
ha illustrato per due ore alle sue ospiti i segreti della
politica. Eravamo quasi alla vigilia della caduta del governo Prodi.
Il Cavaliere, però, ricorda una testimone, se l'è presa anche con
l'allora leader di An, Gianfranco Fini.
Ma da chi era composta in quei giorni la corte del premier? Le fonti
sono concordi nell'indicare tra i presenti il cantante Mariano Apicella,
il produttore di fiction Guido De Angelis, l'attrice Camilla
Ferranti, le gemelle Ferrera, già meteorine
del tg di Emilio Fede, la numero uno del reality trash
"Un, due, tre... stalla" Imma Di Ninni, una
ex del "Grande Fratello" e due vincitrici del concorso di miss
Albania in Italia. A ben vedere nulla di sorprendente se si pensa che
Berlusconi, prima di scendere in campo, è stato un tycoon del piccolo
schermo abituato a festeggiare il Capodanno in ampia compagnia, comprese
le maggiorate del "Drive In", programma cult degli anni '80.
Solo che oggi il Cavaliere non è più un impresario tv. È un capo di
governo e il fatto d'ospitare per giorni belle ventenni per allietare le
sue ore da ultrasettantenne, di invitarle a cena o di frequentarle a
Roma, diventa un problema politico. Di sicurezza. E organizzativo.
Per accorgersene basta poco. Basta rileggere le intercettazioni del
caso Saccà che raccontano come la corte del premier
sia impegnata a sistemare le sue ragazze e a impedire che la cosa si
sappia in giro. Il 4 novembre 2007 il leader del Pdl affida a Guido
De Angelis il compito di trovare una parte per cinque attrici a
lui care. Due giorni dopo Berlusconi accompagna l'amico
produttore da suo figlio Piersilvio, chiedendo di farlo
lavorare con Mediaset. Piersilvio però non la prende
bene. Tanto che non appena il padre e De Angelis se ne
vanno, si lamenta con Valentino Valentini, deputato e
segretario personale del premier.
È proprio Valentini a raccontarlo a De
Angelis: «L'operazione non è stata indolore, Piersilvio ha
capito tutto, ovviamente. Tu sei la punta di un iceberg di una
situazione molto delicata. Io gli ho spiegato: Guido è
una persona giusta e corretta anche per gestire delle situazioni
delicate. E per voi è in outsourcing. Ma lui (Piersilvio,
ndr) ha accettato a malincuore». Subito dopo De Angelis ne
parla a Rosanna Mani, condirettore di "Sorrisi e
Canzoni", da trent'anni al fianco del Cavaliere. E lei commenta: «Valentino
dice che Piersilvio è geloso perché sa che
lui (Silvio, ndr) ti chiede i favori. Ma è meglio che
li chiede a te, così si limitano i danni. Piuttosto che le vada a
chiedere a destra e a manca facendo la figura del cretino».
Per far numero alle feste non bastano però le aspiranti starlette
della tv. A volte bisogna ricorrere alle ragazze immagine, quelle che
ballano a pagamento nelle discoteche. Per il Capodanno 2008 alcune delle
ospiti di Berlusconi, stando alle testimonianze, vengono contattate da
Sabina Began, una bellissima modella slavo-tedesca soprannominata
"l'Ape regina" nelle cronache mondane della capitale.
La Began, che si è rifiutata di rispondere alle domande de
"L'espresso", è molto legata al Cavaliere. Le pagine di un
giornale vicino al centrodestra come "il Tempo" raccontano che
in occasione della vittoria elettorale alle politiche 2008, la modella
era tra gli ospiti di Palazzo Grazioli e che Berlusconi la
teneva sulle ginocchia cantando "Malafemmina" e scherzando
diceva: «Se qualcuno mi facesse ora una foto, varrebbe 100 mila euro».
Un anno dopo ancora "il Tempo" scrive: «Sabina Began sfoggia
un nuovo tatuaggio sulla caviglia. Una farfalla circondata dalla frase:
"L'incontro che ha cambiato la mia vita: S. B.". Che sono le
sue iniziali, ma non solo».
Anche Sabina fa in qualche
modo parte della scuderia di De Angelis. La Guardia di
finanza durante una perquisizione negli uffici del produttore ha trovato
il suo nome in un elenco di cinque attrici, tra cui le amiche del
premier Elena Russo, Evelina Manna e Camilla
Ferranti, segnalate a De Angelis da Mediaset.
E lei, dopo aver ottenuto una parte nel film tv "Il falco e la
colomba", prodotto da De Angelis, oggi lavora con continuità.
Sono lontani i tempi in cui la bella modella era costretta a vivere
nella stanza di un affittacamere nei pressi di Montecitorio. Una casa
dove allora abitava anche Elvira Savino, 32 anni, amica
della Began e oggi neodeputata del Pdl, dopo essere stata inserita nelle
liste elettorali del 2008 su indicazione diretta del Cavaliere che è
stato anche suo testimone di nozze. «Non è però stata Sabina a
presentarmi Berlusconi. Il fatto che vivessimo entrambe lì è solo un
caso», assicura l'onorevole Savino.
Evelina
Manna Elena
Russo
Il via vai di belle ragazze per Palazzo Grazioli e villa Certosa,
comunque non è una novità: sono del 2002 le foto di Berlusconi
che passeggia in Sardegna mano nella mano con la sua assistente
Francesca Impiglia e di Pasqua 2008 quelle con le giovani amiche tenute
per mano o sedute sulle sue ginocchia. I problemi veri sono invece
quelli legati alla sicurezza. In gran parte dovuti alle pretese
(economiche e di lavoro) spesso avanzate da chi è entrato in contatto
con il premier: la minaccia, più o meno velata, è infatti quella di
far esplodere uno scandalo. E a dirlo non sono le indiscrezioni, ma le
carte processuali. "L'espresso" ha già pubblicato la
telefonata intercettata dalla Procura di Napoli nel 2007 in cui Berlusconi
chiede con ansia al direttore di Raifiction Agostino
Saccà di far lavorare l'attrice Antonella Troise perché
«sta diventando pericolosa».
E agli atti dell'indagine archiviata su Berlusconi (abuso
d'ufficio) per il caso di Virginia Sanjust, una
bellissima presentatrice tv legata al Cavaliere e sposata con l'agente
del Sisde Federico Armati, c'è un'altra registrazione
significativa. Lo 007 e la moglie discutono animatamente. Lui è stato
appena espulso dai servizi segreti ed è convinto (a torto secondo i
giudici) che dietro al suo licenziamento ci sia stato l'intervento di
Virginia e del premier. Così le dice a brutto muso: «Racconterò tutti
i fatti: (l'invito a) Palazzo Chigi, il pranzo, il braccialetto (che ti
ha regalato)... come lo scartavi... Io c'ho tutte le scatole e i
certificati di garanzia dei gioielli». E poi chiede alla moglie di
andare da Berlusconi e avvertirlo che, se non fosse
stato reintegrato, lui avrebbe «rovinato» il Cavaliere.
Siamo alla vigilia delle elezioni del 2006, dopo pochi giorni, fatto
rarissimo, Armati è ripreso nei servizi. Mentre Virginia
Sanjust, tra i tanti regali ricevuti dal Cavaliere, annovera
anche un bonifico di 50 mila euro, effettuato a titolo di «prestito
infruttifero», direttamente da un conto corrente del premier.
Ma non basta. Perché anche il caso delle ragazze segnalate da
Berlusconi al direttore di Raifiction, Agostino Saccà, può essere
letto sotto la luce della possibile ricattabilità del premier. E a
dirlo è proprio il procuratore aggiunto di Napoli, Paolo Mancuso che,
nella lettera con cui nel luglio del 2008 ha trasmesso a Roma per
competenza le carte dell'inchiesta, scrive: «Da alcune conversazioni
intercettate sull'utenza di Manna Carmela (detta Evelina, ndr) sembrano
emergere (e andranno valutate dalla Signoria Vostra quali) condotte
riconducibili alla previsione degli articoli 110 e 629 del codice penale
(concorso in estorsione, ndr) poste in essere ai danni del predetto
onorevole Berlusconi e apparentemente consumate nella
città di Roma».
Mancuso cita quattro telefonate che avrebbero potuto configurare un
ricatto ai danni del Cavaliere. In quei colloqui, ora tutti distrutti
perché invece ritenuti irrilevanti dai giudici della capitale,
l'attrice diceva infatti a Berlusconi che avrebbe fatto una piazzata
sotto palazzo Grazioli. Salvo poi placarsi quando lui le garantisce un
aiuto sul lavoro. Ma per i magistrati romani quello è soltanto uno
sfogo, più che una minaccia. E nella loro richiesta di archiviazione,
poi accolta, sostengono che non c'è reato perché le parole e i
comportamenti della Manna non erano mai stati in grado di intimorire
realmente un uomo come Silvio Berlusconi.
VIRGINIA
SANJUST
L'attrice, contattata da "L'espresso", di questa vicenda
non vuole parlare. Il 19 febbraio del 2008, del resto, anche davanti ai
pm era stata piuttosto evasiva. «Conosco Berlusconi da
circa un paio d'anni», ha detto, «e gli sono legata da un rapporto di
affetto e di amicizia. Per ragioni personali preferisco non indicare
modalità e circostanze della mia conoscenza con lui». Da allora Evelina
Manna si è messa in stand by e dal suo nuovo appartamento di
via Giulia a Roma, con vista sui tetti del centro, valuta contratti e
proposte. Evelina lo ha acquistato il 24 aprile di un anno fa, dopo aver
versato, qualche settimana prima, una caparra da 10 mila euro alla
vecchia proprietaria. Tutto il resto, 950 mila euro, è arrivato invece
con assegni appoggiati su un conto corrente della Banca Roma, filiale di
Santi Apostoli. Ma se le si chiede come abbia fatto a mettere da parte
quel tesoro, taglia corto: «Ora basta. Berlusconi non c'entra niente.
Anch'io ho la mia vita privata».
Nel mondo dei sogni
di Evelina
Sono le 9 del 12 dicembre 2007. Berlusconi (B.) chiama
Evelina Manna (E.) dopo aver letto "la
Repubblica" che rivela l'indagine su Saccà e le
veline (poi archiviata). Il Cavaliere invita l'attrice a non rispondere
ai giornalisti e detta la linea: «Devi dire che ti ho raccomandato
perché in Rai lavorano solo quelle di sinistra (....). Barbareschi
non l'ho segnalato io? Montesano non l'ho segnalato io? Tutta
gente che non sta a sinistra e che non li fanno lavorare».
La telefonata è depositata dagli investigatori perché scagiona Berlusconi,
anche se dimostra che il premier mente quando dice a Saccà
di raccomandare la Manna perché interessa a un
senatore di sinistra. Secondo i pm non c'è corruzione: la Manna non
serve a dare la spallata a Prodi. Invece ritengono che interessi al
Cavaliere per la sua «amicizia intima». Ecco un estratto della
telefonata inedita, l'integrale è su www.espressonline.it.
E.: «Io credo ancora che ci sia qualcosa di più speciale,
ancora io. Nel mondo dei sogni, no!?...E ti stavo per chiamare».
B.: «Il mondo dei sogni è il contrario del mondo dei giornali».
E.: «No, no. Il mondo dei sogni con te! Quindi io ... ti stavo
per chiamare...».
B. «Va be', senti una cosa; io ti ho dato questo consiglio,
tu fai quello vuoi... Non c'è modo di resistere all'ondata
di fango procurata dalla stampa. Basta, non te lo ripeto più: non avere
un solo rapporto con la stampa».
E.: «Ma non essere così freddo però con me, eh!».
B.: «Ma non posso essere non freddo, adesso, va bene,
ti saluto, ti... ti... ti prego di seguire il mio consiglio. Ciao!».
[28-05-2009]
SBUCANO LE FOTO DEL CAPODANNO 2008 A VILLA CERTOSA CHE FANNO TREMARE
PAPI SILVIO - PER BLOCCARE LA PUBBLICAZIONE,HA PRESENTATO UN ESPOSTO AL
GARANTE DELLA PRIVACY - IL RUOLO DI MITY SIMONETTO E DI “PANORAMA” –
IL BOTTA-RISPOSTA CAVALIERE-FOTOGRAFO -
1 - LE FOTO CHE FANNO TREMARE PAPI SILVIO
Fiorenza Sarzanini per "Il
Corriere della Sera"
Adesso saltano fuori le foto. C'è la prova che esistono delle immagini
scattate da un fotografo sardo durante la festa di Capodanno a Villa
Certosa, alla quale avrebbe partecipato Noemi Letizia insieme ad altre
ragazze. Ma non solo. Il reporter sostiene di avere ben 700 istantanee.
Alcune documentano la vacanza trascorsa nel maggio del 2008 nella
residenza del premier Silvio Berlusconi dall'allora primo ministro della
Repubblica Ceca Mirek Topolanek e dalla sua delegazione, altre mostrano
gli eventi mondani organizzati nella splendida dimora di Porto Rotondo.
Tre giorni fa, per cercare di bloccarne la pubblicazione, il
presidente del Consiglio ha presentato un ricorso al Garante della
privacy. Quattro pagine firmate di suo pugno per chiedere «tutti i
provvedimenti che riterrà opportuni e in particolare l'inibizione di
qualsivoglia utilizzo o pubbli¬cazione del materiale fotografico ».
Una denuncia è stata invece depositata alla Procura di Roma. Il
Garante ha avvia¬to l'istruttoria e ha chiesto alle parti una relazione
su quanto accaduto. Ne è seguita una querelle con tanto di
controdeduzioni inviate all'ufficio dell'Autori¬tà della privacy dal
fotografo Antonello Zappadu, che svela¬no come la trattativa per l'ac¬quisto
di alcune foto sia co¬minciata nel dicembre scor¬so, dunque ben prima
che esplodesse il «caso Noemi».
È stato lo stesso reporter ad of¬frirle a Panorama, il settima¬nale
di proprietà di Berlusco¬ni. La sua proposta è stata ri¬fiutata, ma
il 26 maggio scor¬so ci sarebbe stato un nuovo incontro a Milano con il
gior¬nalista Giacomo Amadori per trattare le immagini scattate «nel
periodo fra Natale 2008 e gli inizi dell'anno 2009», dunque nel corso
della vacan¬za offerta a Noemi Letizia e ri¬velata in un'intervista al
quo¬tidiano La Repubblica dal suo ex fidanzato Gino Flaminio. Prezzo
richiesto: un milione e mezzo di euro.
La stessa cifra che sarebbe stata negoziata anche con il settimanale
della Rusconi Gente. A questo punto il reporter racconta di essere stato
chia¬mato da Amadori e da Miti Simonetto. È la curatrice del¬l'immagine
della famiglia Ber¬lusconi. Proprio lei, nel 2006, fu contattata da
Fabrizio Coro¬na per la vendita di alcune fo¬to che ritraevano la
figlia del premier Barbara all'uscita di una discoteca milanese insie¬me
ad un ragazzo. «Mi disse¬ro di interrompere le altre trattative»,
dice.
Le immagini cominciano a circolare nelle redazioni dei giornali. I
collaboratori di Zappadu sostengono di aver ricevuto offerte da tabloid
in¬glesi, si parla anche di perio¬dici francesi che potrebbe¬ro
essere inte¬ressati. Alcu¬ne ritraggono l'arrivo di Sil¬vio
Berlusconi in un aeropor¬to - che presumibilmente è quello di Olbia -
a bordo del¬l'aereo di Stato.
Con lui c'è il fedele Mariano Apicella, ri¬tratto mentre scende
dalla scaletta del velivolo dell'Aero¬nautica Militare con le inse¬gne
della «Repubblica italia¬na » ben visibili. Il cantante napoletano
che alla feste del premier è una presenza fissa ha gli occhiali scuri,
il volto sorridente proprio come Ber¬lusconi. In un'altra immagine l'ex
posteggiatore è ritratto mentre carica i bagagli su una delle auto del
corteo pre¬sidenziale. Dovrebbe trattarsi di un periodo estivo: le
perso¬ne sono ritratte con abiti leg¬geri, si vede una donna di spalle
che indossa sandali in¬fradito.
Poi ci sono le foto dei giar¬dini di Villa Certosa con ragaz¬ze in
bikini o in topless, altre sotto le docce all'aperto, altre vestite
accanto a Berlusconi nel patio delle residenze desti¬nate agli ospiti.
Lo stesso Ber¬lusconi spiega nel suo ricorso che alcune foto fatte
circolare con i volti 'oscurati', «verosi¬milmente ritraggono nel mag¬gio
del 2008 la delegazione ce¬ca oltre a una serie di soggetti che erano
stati ufficialmente convocati per le serate di in¬trattenimento offerte
a Topo¬lanek ».
Il premier affronta poi il ca¬pitolo che riguarda le ultime vacanze
natalizie: «Si tratta di soggetti ripresi in momenti di assoluta
intimità del tutto leciti e senza alcun particola¬re rilievo o
connotazione, ad¬dirittura mentre si trovavano all'interno delle
abitazioni po¬ste a loro disposizione e ritrat¬te mediante potenti e
intrusi¬vi mezzi di riproduzioni delle immagini».
Una tesi che Zappadu con¬testa nella relazione inviata al Garante,
ventilando l'ipotesi che in giro possano anche es¬serci altre immagini.
«Nella mia disponibilità - scrive in¬fatti il fotografo - ci sono fo¬tografie
riprese lecitamente, in diverse circostanze di tem¬po e luogo, nello
svolgimen¬to della professione giornali¬stica. Non ho ricevuto e visio¬nato
le fotografie alle quali il dottor Berlusconi può fare ri¬ferimento,
che possono an¬che essere estranee a quelle nella mia disponibilità.
Quin¬di mi riservo ogni valutazio¬ne sulla paternità, luogo, tem¬po,
tecniche e modalità di ac¬quisizione delle immagini co¬nosciute
dall'onorevole Berlusconi una volta avuta contez¬za delle medesime
immagi¬ni ».
2 - L'ESPOSTO DEL PREMIER: "SONO IMMAGINI RUBATE IN CASA
MOMENTI DI INTIMITÀ DEL TUTTO LECITI
L'On. Silvio Berlusconi nato aMilano il 29/9/1936 e residente in Milano
espone quanto segue: nel tardo pomeriggio del giorno 26/5/2009 il
direttore di Panorama, Maurizio Belpietro, contattava uno dei miei
legali, l'avvocato Niccolò Ghedini, rappresentandogli che ad un
giornalista che collabora con la testata da lui diretta, il dottor
Amadori, era giunta notizia che vi fossero alcune fotografie in vendita,
che potevano apparire di particolare interesse in relazione agli attuali
fatti di cronaca.
Berlusconi
e 5 ragazze
Il dottor Belpietro veniva quindi informato che un fotografo di
Olbia, tale Antonello Zappadu, residente in Olbia, offriva in vendita
una serie di fotografie scattate all'interno della mia residenza sita in
Olbia località Porto Rotondo, denominata Villa Certosa. Tali notizie
erano riportate, come detto, al dottor Belpietro dal dottor Amadori, il
quale narrava che già nel dicembre del 2008 lo Zappadu gli si era
rivolto, prospettandogli l'opportunità di acquistare una serie di
fotografie scattate a Villa Certosa.
Amadori, che conosceva da lungo tempo lo Zappadu per motivi
professionali, visionava alcune di queste foto e avvisava il
vicedirettore di Panorama della situazione. Entrambi le ritenevano non
rilevanti e la trattativa si interrompeva e nessun altro veniva posto a
conoscenza dell'accaduto.
Nella giornata del 26 c.m. il dottor Amadori incontrava a Milano lo
Zappadu che gli offriva nuovamente le foto, asserendo altresì di averne
scattate delle altre nel periodo fra il Natale 2008 e gli inizi
dell'anno 2009. Lo Zappadu asseriva che la situazione attuale di
particolare clamore mediatico nei confronti del presidente del Consiglio
e le imminenti elezioni politiche rendevano il materiale di eccezionale
interesse.
villa
certosa
Affermava inoltre lo Zappadu, e ciò è di particolare rilievo, che
tali foto erano state offerte al Gruppo Hachette-Rusconi e precisamente
al direttore del settimanale Gente, dottoressa Monica Mosca. A dire
dello Zappadu, Mosca era assolutamente interessata ad acquistarle ma si
sarebbe riservata una decisione, dovendosi recare a Parigi per ottenere
il consenso dall'editore, vista la cifra richiesta.
Infatti lo Zappadu appalesava che il valore
delle foto era quantificabile in ben 1 milione e mezzo di euro e che
tale prezzo era correlato anche all'interesse dimostrato da giornali
inglesi e francesi, quale ad esempio Paris Match, a cui sarebbe stato
possibile per l'acquirente poi rivenderle.
Lo Zappadu prospettava al dottor Amadori la possibilità di comprarle
alla medesima cifra e per dimostrargli la serietà della trattativa con
Rusconi gli inviava una bozza di contratto tra lui e l'editore. Gli
inviava, inoltre, una serie di foto quale campione rispetto alle 700
totali, ribadendo la richiesta di 1 milione e mezzo e invitandolo a
decidere con grande rapidità poiché la dottoressa Mosca sarebbe dovuta
rientrare a breve da Parigi recandogli la risposta definitiva e a suo
dire certamente positiva.
Il dottor Amadori, dopo aver visionato le foto, le consegnava al
dottor Belpietro che le faceva pervenire, unitamente al contratto,
all'avvocato Ghedini. Ghedini provvedeva a contattare telefonicamente la
dottoressa Mosca per avvisarla che riteneva trattarsi di materiale di
illecita provenienza, essendo stato commesso dallo Zappadu quantomeno il
reato di cui all'art. 615 bis c.p. Si ricordava, fra l'altro, che lo
Zappadu era già stata condannato in sede civile e dal Garante per la
protezione dei dati personali oltre ad essere pendenti alcuni
procedimenti penali nei suoi confronti per fatti analoghi, proprio
commessi in danno dell'esponente specificatamente a Villa Certosa.
La dottoressa Mosca rappresentava all'avvocato Ghedini che
effettivamente era stata contattata dallo Zappadu, che le aveva offerto
le fotografie il 20 o il 21 c.m. ma che non solo non aveva avviato una
trattativa, né mai aveva ipotizzato di recarsi a Parigi dal suo
editore, ma aveva chiaramente detto allo Zappadu di non essere
interessata all'acquisto, anche perché a conoscenza delle condanne
inflittegli, poiché essa stessa prima di dirigere il settimanale Gente
lavorava presso il settimanale Oggi, dove erano state pubblicate nel
2007 le foto illegittimamente carpite in Villa Certosa.
Appare quindi evidente il comportamento antigiuridico dello Zappadu
che non solo ha commesso pacificamente il reato di cui all'6115 bis c.p.
ma altresì ha tentato di procurarsi un ingiusto profitto prospettando
l'indebita pubblicazione di materiale fotografico che avrebbe potuto
provocare un evidente danno d'immagine ove maliziosamente prospettato,
senza le facili spiegazioni che soltanto i diretti interessati avrebbero
potuto fornire.
Si osserva infatti, per completezza d'informazione, ancorché
superflua rispetto alla commissione del reato, che un consistente gruppo
di fotografie, pur essendovi i volti oscurati, verosimilmente ritrae nel
maggio del 2008 l'allora primo ministro della Repubblica Ceca Topolanek,
la sua famiglia, altro ministro del governo ceco, il loro seguito, oltre
ad una serie di soggetti che erano stati ufficialmente convocati per le
serate d'intrattenimento offerte a Topolanek. Si ricordi infatti che il
Primo Ministro Ceco era stato ospite in Villa Certosa in quel periodo
per circa una settimana.
L'altro gruppo di fotografie verosimilmente ritrae alcuni ospiti in
Villa Certosa durante le vacanze natalizie 2008-09. Come è facile
osservare dalle fotografie, si tratta di soggetti ripresi in momenti di
assoluta intimità del tutto leciti e senza alcun particolare rilievo o
connotazione, addirittura mentre si trovavano all'interno delle
abitazioni poste a loro disposizione e ritratte mediante potenti ed
intrusivi mezzi di riproduzione delle immagini. Appare evidente da
quanto esposto che sono stati posti in essere comportamenti penalmente
rilevanti. Chiedo pertanto che il Garante voglia adottare tutti i
provvedimenti che riterrà opportuni ed in particolare l'inibizione di
qualsivoglia utilizzo e o pubblicazione del materiale fotografico sopra
indicato. Dichiaro di nominare quale mio difensore di fiducia nel
presente procedimento l'avvocato Niccolò Ghedini.
Silvio Berlusconi
3 - LA RISPOSTA DEL FOTOGRAFO AL GARANTE: "INESATTA LA
RICOSTRUZIONE DEL CAVALIERE. SE CI SONO SCATTI VIETATI NON SONO
MIEI"
Preliminarmente si rileva che il sottoscritto Antonello Zappadu esercita
da numerosi anni la professione di giornalista e nell'ambito di detta
professione ha curato il trattamento di dati relativi anche
all'onorevole Berlusconi. Si invoca, pertanto, l'applicazione del Codice
di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio
dell'attività giornalistica, approvato con provvedimento di codesto
Garante in data 29.7.1998.
Premesso che non sono a conoscenza dei rapporti intercorsi tra il
dottor Belpietro con il legale dell'on. Berlusconi e che non ho mai
autorizzato i soggetti indicati nell'esposto alla diffusione di immagini
- e tantomeno ho autorizzato il dottor Belpietro, per cui mi riservo di
agire in ogni sede competente per la tutela dei miei diritti e per il
risarcimento di tutti i danni che sono o che saranno cagionati - si
osserva che la ricostruzione dei fatti contenuta nell'esposto dell'on.
Berlusconi è inesatta.
Il sottoscritto è nella disponibilità di fotografie riprese
lecitamente, in diverse circostanze di tempo e luogo, nello svolgimento
della professione giornalistica. Il sottoscritto non è stato condannato
né in sede civile né da codesto Garante. Inoltre, per quanto a
conoscenza dello scrivente, è pendente esclusivamente un procedimento
penale presso la Procura della Repubblica di Tempio Pausania per il
quale il pm ha formulato richiesta di archiviazione ritenendo di non
ravvisare ipotesi di responsabilità penali per violazione di domicilio
e interferenze illecite nella vita privata dell'on. Berlusconi, e ciò
contrariamente a quanto affermato nell'esposto.
Con riferimento ai rapporti intercorsi con il dottor Amadori, si
osserva che quest'ultimo è un dipendente del settimanale Panorama e che
in tale veste veniva a conoscenza, nel corso dello scorso mese di
dicembre, della esistenza di alcune fotografie che erano nella
disponibilità del sottoscritto e, quindi, manifestava un interesse per
le stesse. Il dottor Amadori informava del fatto un vicedirettore di
Panorama (Raffaele Leone) il quale, successivamente, escludeva ogni
interesse della testata. Ogni interlocuzione finiva lì.
Successivamente, nel corso del corrente mese di maggio, la dottoressa
Mosca (direttore di Gente) manifestava autonomamente un interesse a una
serie di fotografie e contattava il sottoscritto facendogli pervenire i
propri recapiti tramite un comune conoscente. Non corrisponde al vero
che Mosca affermava che aveva la necessità di recarsi a Parigi «per
ottenere il consenso dall'editore, vista la cifra richiesta».
Infatti, con Mosca non si parlava del prezzo delle immagini. Accadeva
che in attesa di ricevere notizie dalla dottoressa Mosca, il
sottoscritto veniva nuovamente contattato per telefono da Amadori e da
una sedicente signora Miti Simonetto - tale qualificatasi - che
invitavano il sottoscritto a interrompere le trattative con Mosca. In
considerazione di tale ulteriore manifestazione di interesse, il
sottoscritto inviava una bozza di scrittura, provvisoria in ogni sua
parte e ancora non inviata alla Hachette.
Tra le parti non si svolgeva alcuna trattativa sul prezzo e il
sottoscritto non effettuava alcuna considerazione «politica» relativa
alle fotografie. Inoltre, venivano inviate alla mail di Amadori alcune
immagini raffiguranti persone con il viso reso irriconoscibile da pixel
che vengono solitamente utilizzati per nascondere il volto di persone
minorenni. Le immagini venivano scattate con tecniche e modalità
digitali in diversi luoghi esterni non qualificabili come private
dimore. Le immagini sono state comunicate anche ad altri soggetti che mi
riservo di specificare in seguito.
Poiché il sottoscritto non ha ricevuto e visionato le fotografie
alle quali il dottor Berlusconi può fare riferimento, che possono anche
essere estranee a quelle nella mia disponibilità, si contestano tutte
le valutazioni espresse nella segnalazione rispetto alle immagini che
sono nella disponibilità del sottoscritto. Allo stesso modo, il
sottoscritto si riserva ogni valutazione sulla paternità, luogo, tempo,
tecniche e modalità di acquisizione delle immagini conosciute dall'on.
Berlusconi una volta avuta contezza delle medesime immagini.

Si contesta, pertanto, la valutazione di illegittimità e illiceità
penale del comportamento del sottoscritto, il quale si riserva di
tutelare i propri diritti nell'ipotesi che le affermazioni contenute
nella segnalazione integrino fattispecie di calunnia o diffamazione,
ovvero altra ipotesi penale. Si contesta, infine, la grave affermazione
che il sottoscritto si rappresentava e voleva provocare un danno
all'immagine del dottor Berlusconi.
Si fa presente, sul punto, che il dottor Amadori e la signora
Simonetto avevano manifestato il proprio interesse alle fotografie in
ragione della assoluta insignificanza delle situazioni raffigurate nelle
immagini.
Antonello Zappadu
[30-05-2009]
DIRTY POLITICS - TESO UN TRAPPOLONE MA “L’ESPRESSO” NON CI CASCA
- UNA BONAZZA DEL GF AFFERMA A “IL GIORNALE”:
“DUE GIORNALISTI ERANO
PRONTI A PAGARMI PER INCASTRARE BERLUSCONI” – IL SETTIMANALE METTE IN
RETE L’AUDIO DELL’INTERVISTA…
Repubblica.it
- AUDIO DELLA CONVERSAZIONE: http://espresso.repubblica.it/multimedia/home/6189852
Il Giornale di nuovo all'attacco di Repubblica e dell'Espresso. Il
tema è sempre lo stesso: Berlusconi, le ragazze e le interviste a
pagamento. Dopo le accuse al quotidiano di aver pagato Gino Flaminio,
l'ex fidanzato di Noemi Letizia che ha pubblicamente smentito, ora
arriva un articolo in cui Laura Drezwicka, una delle concorrenti del
'Grande Fratello', afferma che due giornalisti del settimanale hanno
avuto con lei una trattativa ed "erano pronti a pagarmi per
incastrare Berlusconi". Affermazioni che la direzione dell'Espresso
respinge nettamente, riservandosi ogni azione legale nei confronti del
quotidiano milanese.
Nuove accuse. Il Giornale pubblica oggi un lungo articolo in cui
Laura Drezwicka, una delle concorrenti del 'Grande Fratello', afferma
che due giornalisti del settimanale L'Espresso hanno avuto con lei una
trattativa ed "erano pronti a pagarmi per incastrare Berlusconi".
"Laura - scrive il quotidiano - spara di aver avuto una
relazione con il Cavaliere e chiede cinquantamila euro per concedere
l'intervista. Loro sono disposti a trattare e uno di loro dice alla
ragazza: io ti pago - riporta Il Giornale - se hai le foto e se hai i
gioielli. Tutto ciò avviene a Napoli in un incontro nel corso del quale
i cronisti tempestano la ragazza di domande scabrose".
La replica dell'Espresso. La direzione del settimanale romano, in una
nota, smentisce seccamente e afferma di riservarsi ogni azione legale
nei confronti del quotidiano milanese e precisa: "Il 27 maggio
Roberta Arrigoni, titolare dell'agenzia fotografica Unopress, contattava
ripetutamente un nostro collega proponendogli un'intervista con Laura
Drezwicka, disponibile a raccontare i suoi rapporti con Silvio
Berlusconi".
"Nel corso dell'incontro - si spiega ancora nella nota - alla
richiesta di denaro per rilasciare l'intervista, il collega precisava
che mai sarebbe stata pagata un'intervista. Se l'agenzia avesse proposto
fotografie, queste sarebbero state valutate ed eventualmente acquistate
secondo una normale prassi. Le telefonate intercorse con l'agenzia
fotografica e l'incontro del nostro collega con la signorina Drezwicka -
conclude il settimanale - sono state registrate".
L'ex di Noemi. "Sono dispiaciuto per
quello che si è venuto a creare, non lo avrei mai immaginato. Chiedo
scusa pubblicamente a Noemi e a tutti per il clamore che ha suscitato la
nostra storia d'amore e le auguro tutto il bene di questo mondo".
Gino Flaminio, l'ex fidanzato di Noemi Letizia, si dice dispiaciuto per
il "putiferio" scatenato dalle sue parole riportate in una
intervista a Repubblica.
Intervista che ha anche scatenato le ire del capogruppo al Senato del
Pdl Maurizio Gasparri: "Mi rivolgerò all'ordine dei giornalisti
del quale faccio parte - ha minacciato - per chiedere accertamenti su
Repubblica e i suoi giornalisti".
Oggi, in una lettera inviata al Corriere della Sera e al Mattino, il
ragazzo torna di nuovo ad assicurare di non aver "preso nè chiesto
un centesimo da Repubblica" per l'intervista sulla sua storia con
Noemi e di sentirsi "usato e strumentalizzato" in seguito a
quella uscita, confermando così la secca smentita già data dal
quotidiano.
Gino Flaminio, inoltre, spiega di sentirsi "usato da qualcuno
che non potendo attaccare l'uomo del popolo (così io chiamo il
presidente) usa un gossip, un pettegolezzo, la mia storia d'amore con
Noemi. Ora - aggiunge - stanno insinuando che lui ha avuto rapporti di
sesso: cosa che escludo a priori. E' impossibile conoscendo Noemi e i
suoi valori".
Poi, si chiede: "Possibile che l'uomo del popolo non possa avere
una sua privata? Che male c'è ad essere amico di una famiglia normale?
Questa è la cosa bella: lui è diverso dai soliti politici, lui è
amico di tutti. Degli chef, operai, dipendenti, mendicanti, poveri:
insomma, di tutti".
[31-05-2009]
A
“L’UNITA” SPARA LA FOTO DI APICELLA CHE SCENDE DAL VOLO DI STATO
- CONCITA: "È VERO O NO CHE IL CANTANTE E LE RAGAZZE VENIVANO
PORTATI IN SARDEGNA A BORDO DELL'AIR FORCE ONE ITALIANO PER SOLLEVARE NEI
GIORNI DI FESTA IL MORALE DEL CAPO?"...
la
prima pagina dell'Unità con Apicella
Concita De Gregorio per "L'Unità"
Mentre Palermo - come già vi dicevamo ieri - sprofonda sotto una
montagna di rifiuti, la città avvelenata dal fetore dei cassonetti
bruciati da cittadini esausti, altra immondizia dilaga nel Paese. Il
governo della spazzatura mediatica ha dato mandato ai suoi giornali e
alle sue tv di silenziare chiunque si azzardi a mostrare come il
presidente del Consiglio sia solito far viaggiare su aerei di Stato
ragazzine e giovani donne a decine da portare in villa per le sue feste
private, di far accomodare il suo cantante personale sul volo destinato
a «delegazioni in missione istituzionale», di usare insomma l'aereo,
il governo e chi si renda disponibile nel Paese intero per il suo
privato piacere.
La foto che pubblichiamo oggi in copertina ritrae Mariano Apicella,
ex posteggiatore napoletano oggi coautore col premier di brani melodici
e suo intrattenitore di fiducia, mentre scende dall'aereo che l'Italia
(cioè noi) mette a disposizione del Presidente del consiglio. Antonello
Zappadu, il fotografo, è da due giorni indagato per violazione della
privacy, tutto il suo archivio è stato sequestrato fra sabato e
domenica con una insolitamente efficiente azione di rastrellamento
disposta in giorni festivi e prefestivi, a uffici chiusi.
Ci ha raccontato giorni fa e ha ripetuto ieri ai giornalisti
stranieri richiamati a frotte dall'impennata giudiziaria del Noemigate
che «molte delle immagini in mio possesso mostrano ragazze che scendono
dall'aereo di Stato, alcune giovanissime». Quelle immagini, che pure
circolano e sono in possesso di molti, da ieri sono state requisite
dall'Autorità. Che violazione della privacy può esserci per foto prese
in un aeroporto, pubblico luogo di transito, di fronte a decine di
testimoni?
Perché anziché sequestrare il materiale e
tentare di screditare il fotografo non si risponde alla domanda: è vero
o no che il cantante e le ragazze venivano portati in Sardegna a bordo
dell'Air force One italiano per sollevare nei giorni di festa il morale
del Capo?
Se non c'è niente da nascondere non lo si nasconda. Se le ragazze -
arrivate eventualmente anche con voli di linea - non erano minorenni lo
si dimostri. Difficile. Noemi e la sua amica Roberta, per esempio, lo
erano. Allora cosa fa la squadra Ghedini, anziché lavorare nel
Parlamento dove è stata eletta? Cosa fanno i giornali del padrone?
Picchiano, spostano l'attenzione altrove. Su Veronica, la moglie, per
esempio. Che, dice Daniela Santanchè in cerca di una nuova casa
politica e del credito per ottenerla, ha una relazione con la sua
guardia del corpo. «Libero» spara. A noi interessa? Se anche fosse che
rilevanza avrebbe? Risponde alle domande sulla condotta del premier?
Il «Giornale» cerca prove che i giornalisti non allineati siano
corruttori: non ci riesce, purtroppo. Nessuno ha pagato o ha offerto
denaro per avere interviste, ci sono le prove. Restano inevase le
domande principali a cui ora si aggiunge: Apicella ha «il rango di
personalità» che risponde alle esigenze di «protocollo di carattere
internazionale» che ne giustificano la presenza sul volo di Stato?
Dipende dalla «natura del viaggio», dice il
regolamento sui voli che Berlusconi ha fatto approvare. Appunto. La
chiave è qui: la natura del viaggio.
[01-06-2009]
|
LA MOLTIPLICAZIONE DEI SOLDI E DEI LETTI – SILVIO PASSA UNA SERA IN
UNA DISCO DI SHARM E OTTIENE DA MUBARAK LA LICENZA PER FAR DIVENTARE IL
CORAL BAY DI PREATONI IL RESORT Più GRANDE AL MONDO – PREATRONI STORY:
DAL ROSSO AL MAR ROSSO…
1 - Berlusconi
conquista i letti...
Franco Bechis per "Italia
Oggi"
ERNESTO
PREATONI
Silvio Berlusconi ha fatto una magia per Ernesto
Preatoni, il finanziere che sfidò Enrico Cuccia tentando
di scalare le Generali e poi dovette emigrare in Estonia fondando un
piccolo impero del turismo.
Nella recente visita in Egitto il premier italiano ha convinto Hosni
Mubarak a concedere licenze e agevolazioni per fare raddoppiare
e anche più il più grande villaggio turistico di Sharm El Sheikh, il
Coral Bay del gruppo Domina vacanze controllato appunto da Preatoni.
Lo ha rivelato (senza citare i protagonisti) lo stesso Berlusconi
rispondendo alle critiche di chi aveva raccontato una sua
serata in discoteca nello stesso villaggio. «Stavo dando una mano a un
imprenditore italiano per creare 6.500 posti letto in più».
Quando Preatoni sbarcò in Egitto nel lontano 1993,
lo fece in società con un celebre attore di origine egiziana, Omar
Sharif, e con un piccolo investimento. Pur subendo qualche
momento di crisi- specie dopo gli attenti di Al Qaeda a Sharm- il Coral
bay è diventato il più importante resort del Mediterraneo, con 4.500
letti a disposizione.
Signora
Mubarak - Copyright Pizzi
Ora grazie all'intervento di Berlusconi Preatoni potrà
più che raddoppiare la sua creatura trasformandola nel più grande
resort del mondo. Il premier italiano si è messo al petto questa
medaglia spiegando come i viaggi all'estero compiuti nell'ultimo anno
abbiano spesso ottenuto questi risultati per le imprese italiane, e
lamentandosi dello scarso interesse della stampa interessata più a
inseguire i gossip di una serata che la sostanza.
E' vero che in Libia ed Egitto, come ieri sera in Russia dove Berlusconi
ha potuto rivedere il vecchio amico Vladimir Putin i
viaggi diplomatici si sono trasformati spesso in occasione di importanti
partnership industriali e finanziarie. In tutte e tre le occasioni assai
più dei villaggi turistici ne ha beneficiato l'Eni di Paolo
Scaroni, che un tempo dettava tempi e alleanze della politica
estera italiana e oggi ne è divenuto strumento principale al suo
servizio.
Questo modo farà storcere un po' il naso a chi pensa che la forma
conti più di tutto e naturalmente anche ai soggetti imprenditoriali che
degli stessi benefici non hanno potuto godere. Perché Preatoni sì
e io nulla?
C'è del vero in questo, ma non sempre si è
rivelato efficace il canale della diplomazia classica: lunghi viaggi con
folte delegazioni istituzionali (anche di Confindustria) e sherpa al
seguito per firmare protocolli e intese assai generiche e poi
improduttive. Funziona di più il metodo "discoteca a Sharm".
Ma bisognerebbe istituzionalizzarlo un po'...
2 - Ernesto che sfidò
Cuccia e poi finì in Estonia...
Da "Italia Oggi"
L'imprenditore italiano che fallì la scalata alle Generali e ora
tenta il rilancio sul Mar Rosso
Si chiama Ernesto Preatoni l'imprenditore italiano che Silvio
Berlusconi ha incontrato nella discoteca di Sharm. Una vecchia
conoscenza, per quello che era soprannominato il raider di Garbagnate
per le sue tentate scalate, e lo si ricorda soprattutto per quella
fallita alle Generali o il tentativo di scambiare il 6% di azioni del
colosso assicurativo con gli immobili di Mediobanca.
Dopo i fallimenti italiani Preatoni è andato
all'estero e nei primi anni novanta è sbarcato in Egitto dove con la
sua Domina Vacanze ha realizzato un centro turistico esclusivo proprio a
Sharm -Sheikh, con il suo socio ed amico l'attore Omar Sharif, il quale
sembra che lo abbia consigliato nelle scelta del tratto di costa dove
poi è sorta la Sheik Cost, la costa smeralda egiziana.
Il suo obiettivo ora è quello di far diventare il suo Domina Coral
Bay il più grande resort del mondo e passare da 4500 posti letto ad 11
mila e questo è stato l'argomento discusso con il premier la sera in
cui si sono incontrati nel night del suo resort.
Il premier ha dichiarato di essere intervenuto per l'approvazione del
mega progetto di Preatoni con il presidente egiziano Hosni
Mubarak. Ma Preatoni vanta interessi
imprenditoriali ed immobiliari in varie parti del mondo soprattutto in
Europa orientale.
Nel 1994 infatti, Preatoni ha realizzato importanti
investimenti immobiliari in Lettonia, Lituania ed Estonia e poi in
Russia, Ucraina e Siberia. Si stabilisce in Estonia e attraverso la
messa in liquidazione della Parin, la sua finanziaria in Italia,
conclude l'acquisizione del 2% della Eesti UHIspank (union bank of
Estonia). Nel 2004 Preatoni si presenta dal commissario di Parmalat
Enrico Bondi e si ripropone all'attenzione delle
cronache per la sua offerta di rilevare le attività turistiche della
Parmalat.
Nel 2007 oltre a portare avanti il progetto turistico in Egitto,
sbarca in India e attraverso una joint-venture con la Shristi
Corporation sigla un accordo per costruire 25 nuovi hotel nel continente
indiano. Oggi Pretaoni gestisce i suoi interessi
immobiliari attraverso la Preatoni real estate che
oltre ai Paesi baltici e nel Mar Rosso opera anche in Russia e in Usa.
[19-05-2009]
Noemi l'ultimo Capodanno l'ha passato con 'papi' IN SARDEGNA, A Villa
Certosa - ALLA festA hanno partecipato Piersilvio e la Toffanin, amici e
nessun ministro - la sua amica:"è andata solo a fare
intrattenimento"– IL FIDANZATO SPUNTATO DAL NULLA
Claudio Pappaianni
per "L'espresso"
Ora aspetta la chiamata per un reality show. Si sente pronta. Ma ogni
giorno vissuto da Noemi Letizia, la diciottenne
prediletta del presidente del Consiglio, è già una puntata del 'Grande
Fratello' in salsa berlusconiana che si sta girando all'ombra del
Vesuvio. Un programma che sta facendo vendere come il pane i settimanali
di gossip e i più seri quotidiani politici.
Con gli italiani impazziti per i protagonisti, tutti a recitare
compiti la loro parte sul set naturale che va da via Libertà a Portici
a Secondigliano, fino ad Arcore e Villa Certosa. Tutti famosi
all'improvviso: i genitori Anna e Benedetto
detto Elio, il fidanzato spuntato dal nulla, i nonni e i vicini
di casa, gli amici e gli amici degli amici. Tutti hanno il loro copione
da seguire, non sono più ammesse sbavature, troppi errori sono stati
commessi nelle prime ore del gioco.
Chi non se la sente viene eliminato: molti attori della prima ora da
qualche giorno non rispondono più al telefono, evitano contatti su
Internet, escono il meno possibile per non dover rispondere alle domande
scomode sulle verità nascoste. Perché Berlusconi, Silvio,
papi, comunque lo si chiami, resta per ora solo "l'amico di
famiglia". Il mistero è gelosamente custodito.
Noemi, intanto, va per la sua strada, e vive la vita
di tutti i giorni tra la scuola di grafica, la danza e gli appuntamenti.
Sempre accompagnata da Roberto, un ragazzo moro con
capello zebrato che la va a prendere in Mercedes. L'autista, dicono. Domenico
Cozzolino, il suo fidanzato, invece, non si era mai appalesato
fino alle foto del weekend a Rimini.
Nessuno lo conosceva, neppure le confidenti più strette di Noemi che
tuttora non lo annoverano neanche tra i contatti di Facebook, il social
network termometro delle amicizie tra i teenager.
Pochi di loro, di sicuro, sanno che Noemi è
proprietaria di quattro immobili: tre case (una a Portici, un'altra a
via dell'Ortigaria e una terza a Calata Capodichino) e di un negozio a
Corso Secondigliano. Prima era dei nonni paterni, che per decenni hanno
gestito una libreria. Nel 2002 il passaggio di proprietà a favore di Noemi
appena undicenne, e la decisione di affittare il locale: oggi
la ditta titolare vende scarpe e accessori.
Dietro un bancone Noemi non si è mai immaginata.
L'attrazione fatale per le luci della ribalta l'ha travolta fin da
piccola. Ragazza fine, garbata e riservata, come racconta il preside
della sua scuola, nasconde ambizioni sfrenate per il mondo dello
spettacolo. Come molte sue coetanee. Passa da minorenne per le mani di
un chirurgo plastico e dichiara di volerci tornare per rifarsi il seno.
Vuole una terza, abbondante, perché "ora ho solo una seconda
scarsa".
A 16 anni entra in un'agenzia per modelle e si fa il book (il
presunto fidanzato ammette che le foto sono ritoccate, e che la Noemi
reale è meno sexy di quella delle foto), e inizia a lavorare.
Qualche sfilata, una particina in una fiction, qualche concorso di
bellezza, un programma in una tv locale. Balla e canta, intanto studia
con profitto. È una delle prime della classe.
Dopo il blitz di Berlusconi alla festa dei suoi 18
anni le offerte arrivano da tutte le parti: i registi sanno che con lei
nel cast la pubblicità al film è assicurata. Nel Noemi's
Word l'aspetto fisico è decisivo: al settimanale del Cavaliere, 'Chi',
prima sottolinea di rispettare da sempre il valore della verginità, poi
spiega di amare lo shopping, lisciarsi i capelli biondi, curarsi le
unghie. I partiti? Le piace il centrodestra, naturalmente. 'Gomorra' di Roberto
Saviano? Bocciato: ha fatto a pezzi l'immagine di Napoli. Nel
futuro immediato forse un calendario, tra qualche anno la politica.
Anche il ragazzo non è certo uno che passa
inosservato. Alto, bella presenza, Cozzolino è un ex
figurante Mediaset, avendo partecipato come corteggiatore a 'Uomini e
Donne'. Il rapporto con Noemi, secondo quanto lui
stesso ha raccontato, va avanti da tempo. Pure lui conosce il Cavaliere:
"Me l'hanno presentato due anni fa. La sera della festa ha
preferito che nelle foto in cui compare ci fossi sempre anch'io".
Peccato che nei ritratti del fotografo ufficiale spedite a 'Chi' non
compaia mai. Solo dopo qualche giorno i due fidanzati sono stati prima
immortalati a Rimini, poi visti mano nella mano a Portici, dove Noemi
lo ha presentato ad alcune amiche per la prima volta e allo
staff del suo parrucchiere, Lorenzo.
Ecco, per conoscere davvero i segreti di una vita da Noemi bisogna
fare un salto dal suo coiffeur. "Viene qui minimo una, due volte a
settimana", raccontano nel negozio. A volte anche di più, se c'è
qualche appuntamento che conta. "Una ragazza semplice, solare, che
ama la vita", aggiungono, "è tanto buona che ora si preoccupa
del fatto che la sua storia abbia oscurato eventi più importanti, come
il terremoto in Abruzzo".
La festa dei 18 anni? "Ha organizzato tutto lei", e ti
mostrano l'invito che Noemi ha disegnato, con la sua
foto, i cuoricini e una farfalla. "Quella domenica abbiamo aperto
apposta per lei e sua mamma", spiega Lorenzo, il titolare,
"erano molto emozionate". La presenza di Berlusconi?
"Diciamo che non erano certe al 100 per cento", ammette una
sua collaboratrice. E per il book fotografico? "È passata sempre
prima da qui". E quando è andata a trovare Berlusconi?
Sorrisi imbarazzati. E per il Capodanno in Sardegna? "Sì, anche
quella volta".
Già. Marianna, una dipendente cordiale e grande
estimatrice della nuova diva nazionale, conferma una voce ricorrente. Noemi
l'ultimo Capodanno l'ha passato con 'papi'. "Per me Silvio
è un secondo papà: mi telefona e lo raggiungo", aveva
detto urbi et orbi facendo uscire Veronica Lario fuori
dei gangheri.
Deve essere andata così anche quando il Cavaliere ha organizzato la
festa dell'ultimo dell'anno a Villa Certosa. Una festa a cui hanno
partecipato il fratello e la sorella, Piersilvio e la Toffanin,
nessun ministro e un po' di amici. Lo scorso 31 dicembre l'aereo privato
del premier ha fatto la spola tra la Sardegna e il continente per
accompagnare i suoi ospiti.
Alla festa, racconta Marianna, c'era anche Noemi.
Ad accompagnarla solo una sua amica, compagna di studi e nel tempo
libero. "Che io sappia è andata solo a ballare, a fare
intrattenimento", dice. Di più non si riesce a sapere. Di sicuro,
quasi tutti gli intervistati sostengono che l'amicizia dei Letizia
con il premier è molto più recente di quanto provano a
sostenere altri attori della fiction. Il nonno, sentito da 'L'espresso',
spiega che "mio figlio Elio lo conosce da due-tre anni
massimo", e pure le amiche dell'aspirante attrice negano: "Non
credere che con Berlusconi si conoscano da molto".
Di certo nove mesi fa Noemi conosce Emilio
Fede, stando alle parole di un fotografo napoletano al quale la
giovane si era rivolta per un servizio fotografico: "Mi disse che
le avrebbe dovuto inviare a Milano per un provino da 'meteorina'",
racconta Gaetano Livigni, che oggi reclama i diritti
per alcuni di quegli scatti finiti sui giornali. Noemi dice a Livigni di
avere già in tasca un biglietto aereo prepagato per Milano.
"Venne accompagnata dalla mamma e dal papà, un'amica e un
giovanotto bruno", aggiunge il fotografo. "Mi colpì la sua
richiesta di una foto del posteriore, perché a me quelle pose non
piacciono: le trovo volgari". Ma Noemi voleva
bruciare le tappe, diventare meteorina a 18 anni e, magari, arrivare in
Parlamento qualche anno più tardi. Un'aspirazione, quella politica,
dichiarata candidamente nelle prime ore. Le credenziali c'erano tutte.
Ma di mezzo ci si è messa Veronica. Almeno per ora.
[19-05-2009]
|
MATTONATE PER NOEMI - la neodiciottenne DI PAPI può già guardare al
futuro con una certa tranquillità: possiede GIà 4 CASE NEL COMUNE DI
NAPOLI (Nessuna risulta di particolare pregio né di lusso) – TUTTE LE
SOCIETà DELLA LETIZIA FAMILY...
Marigia Mangano e
Mauro Meazza per "Il Sole 24
Ore"
Bellezza e gioventù sono notoriamente beni effimeri. Meglio, allora,
puntare sul mattone, che fa comodo anche se per qualche settimana ci si
trova a essere, come Noemi Letizia, la diciottenne più
famosa d'Italia.
E non solo d'Italia: ieri il Times ha corretto il suo articolo di
sabato, precisando che con la frase «Spero che il Signore faccia per
lui quel che non ha fatto per me», la madre di Noemi, Anna
Palumbo, non intendeva riferirsi al presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi ma proprio al Signore, cioé al Padreterno.
Tornando invece alle cose terrene, la neodiciottenne Noemi può
già guardare al futuro con una certa tranquillità: possiede infatti
un'abitazione a Portici, in via Libertà, già dal giugno del 2003,
mentre nei confini di Napoli risultano un'altra abitazione in via dell'Ortigara,
in suo possesso dal dicembre 2005, un'altra ancora in via Capodichino,
trasferitale dal 1995 e un negozio in Corso Secondigliano con annesso
vano, nella sua disponibilità dal maggio 2002.
Nessuna delle proprietà risulta di particolare pregio né di lusso;
ma certo l'abitudine dei genitori, Benedetto (detto
Elio) Letizia e Anna Palumbo, di
intestare le proprietà alla figlia riservandosi però il diritto di
abitazione ha finito per radunare nelle mani di Noemi un buon numero di
vani. Sedici, per l'esattezza.
I cinque di Portici (abitazione A2, di tipo civile) con diritto di
abitazione riservato ai genitori; altri cinque in via Cupa Capodichino
(abitazione A3, di tipo «economico») donati nel 1995 dal padre a Noemi
e al fratello (poi scomparso in un incidente)e ugualmente
gravati dall'obbligo di garantire al donante e alla madre la facoltà di
abitarvi;
altri quattro vani (ancora categoria A3) in
via dell'Ortigara,acquistati nel febbraio 2006, sempre garantendo
proprietà a Noemi e dimora ai suoi genitori; e infine
i due vani del negozio e del vano di tipo «ultrapopolare» (un «basso»,
verosimilmente) appartenuti ai nonni fino al 2002, in corso
Secondigliano.
Gli archivi segnalano anche una proprietà (A3, di tipo economico)
per Benedetto Letizia in quel di Scalea, in provincia
di Cosenza, sulla costa tirrenica della Calabria. Proprio su questo
immobile è stata cancellata nel 2005 una ipoteca a favore della società
di riscossione GestLine per circa 41 mila euro.
La proprietà di questo immobile viene ancora attribuita dal Catasto
anche al fratello Juri: anche per questa casa si può
quindi immaginare lo stesso atteggiamento prudente di suddividere
diritto di proprietà e diritto di abitazione. Un accorgimento
utilizzato spesso da chi ha attività in proprio e vuole preservare le
proprietà da eventuali rovesci. Comporta, certo, il passaggio in
tribunale per ogni acquisto che coinvolge figli ancora minorenni, ma ha
il vantaggio di aumentare la tranquillità.
E la famiglia Letizia di attività imprenditoriali
in proprio ne ha già avviate diverse in passato, alcune ancora attive,
altre cessate da tempo. Nella prima categoria compare l'impresa
individuale Anna Palumbo, una edicola ancora in vita,
benché pochi mesi fa affittata a terzi: l'atto notarile, redatto lo
scorso 13 marzo, prevede l'affitto dell'attività fino al 12 marzo del
prossimo anno, con un canone fissato in 400 euro al mese.
Ma la madre di Noemi, in veste di socio accomandatario, figura in
altre due società avviate agli inizi degli anni novanta, e poi cessate.
Si tratta della Juri Sas e della Letizia Sas di Anna Palumbo.
La prima è un negozio di alimentari cancellato dal registro delle
imprese il 3 dicembre del 1999. L'attività è durata dieci anni e ha
visto Anna Palumbo in veste di accomandatario e il
marito Benedetto come accomandante.
La Letizia Sas, operante nella vendita di articoli
di abbigliamento e maglieria, è stata invece liquidata nel 2006, dopo
essere stata iscritta dieci anni prima. Anche in questo caso i coniugi
Letizia ricoprono le stesse posizioni: Anna Palumbo accomandatario,
Benedetto Letizia accomandante insieme a Maria
Ruotolo, classe 67, residente sempre a Napoli.
Bisogna spostarsi nella Euro Parfum di Letizia Dario & C Sas per
vedere una composizione dei soci-amministratori un po' diversa. La Euro
Parfum è una tabaccheria profumeria, sempre con sede a Napoli. In
questo caso Benedetto Letizia compare insieme al
parente Dario Letizia che ha la responsabilità di
socio accomandatario, e Monica Letizia, accomandante.
LA BELLA POLITICA (a pagamento)
"Milano, cena elettorale con Berlusconi.
Cinquantamila euro per un posto a tavola. Il Cavaliere invita gli
imprenditori nella sede della sua "Università liberale" per
sostenere Podestà, il candidato pdl alla Provincia" (Repubblica, p.4).
Tra agli allegri paganti, gente disinteressata come Marcellino
Gavio, il reuccio delle autostrade, Diana Bracco,
Nostra Signora dell'Expo e il mitico banchiere Desiderio Zoncada,
ex compagno di avventure di Giampiero Fiorani ai bei
tempi della Popolare di Lodi. Il popolare animatore delle feste di
Casoria li ripaga cantando "Malafemmena".
Che la crisi non esista si capisce anche
dalle parole di Francesco Trapani, alias Mister
Bulgari, che si fa intervistare dal Giornale di Zio Paolino:
"Vip e preziosi d'élite. Così il nostro successo non finisce
mai" (p.21). L'occasione sono i 125 anni della Maison e la mostra
aperta al Palazzo delle esposizioni di Roma. Bizzarra l'ultima domanda
della giornalista Daniela Fedi: "Le piacerebbe
vedere il premier all'inaugurazione?". Risposta: "Sarebbe
bello, un segnale molto importante". Anche per le ragazze stufe dei
soliti gioiellini Damiani che Papi Silvio compra
all'ingrosso.
[19-05-2009]
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PENTOLE SENZA COPERCHI:
l'emergenza rifiuti a Napoli, un paravento ?
– LA VERSIONE DEL FOTOGRAFO SUL NOEMI-PARTY
COZZA CON QUELLA DEL CAV.: “NOI DELLO STAFF SAPEVAMO SAREBBE ARRIVATO
FIN DAL GIORNO PRIMA, QUANDO CI FU LA ‘BONIFICA’ DELLA SICUREZZA” -
LA MADRE LO CHIAMAVA: "monsieur le President"…
Conchita Sannino per
"la Repubblica"
«La partecipazione del premier alla festa? Forse era una sorpresa
per la festeggiata, ma per noi dello staff di Villa Santa Chiara non lo
era affatto. Alcuni lo sapevano, secondo me, anche dal giorno prima. E
poi nella mattina della domenica sono venuti gli uomini della scorta del
presidente a fare una visita al locale per motivi di sicurezza, credo
che si chiami la "bonifica".
Anche le donne dell´impresa di pulizia lo sapevano. Alle 19 del
pomeriggio, quando io ho messo piede nel locale, proprio loro mi
raccontavano scherzosamente che sin dalle prime ore del mattino avevano
dovuto lavorare più a fondo, più sodo, per "colpa" del
presidente Berlusconi».
Pasquale Cerullo è il giovane fotografo che, la
sera dell´ormai celebre party per i diciotto anni di Noemi,
ha vissuto non da invitato, ma da osservatore professionale e distaccato
le varie fasi del ricevimento. E tra le pieghe della sua testimonianza,
brilla una contraddizione: il premier spiega di aver fatto la sua
apparizione alla festa grazie solo a quel temporale su Milano che gli
regala un´ora di tempo, e dopo una telefonata di papà Letizia che
gli mormora "festeggio Noemi", ma già dalla
domenica mattina la scorta del presidente compie la sua rituale verifica
dei luoghi.
Forse dipende dall´unico contatto telefonico che il premier ha avuto
con il padre di Noemi al mattino? E come mai una
rappresentanza degli organi di sicurezza di Palazzo Chigi si sposta fin
nelle pieghe dell´hinterland napoletano, a Casoria, per visitare un
luogo dove il presidente non sarebbe andato?
Solo un dettaglio. È il frammento laterale, il racconto diretto di
un ospite. Ma offre una tessera non perfettamente compatibile con il
mosaico-spiegazione finora resa dal presidente del Consiglio a
"Porta a porta". «Repubblica» gira la questione ai
responsabili della sicurezza. Fonti del Dipartimento di pubblica
sicurezza modificano la cronologia dei ricordi del giovane fotografo.
Riferiscono infatti che la notizia del cambio di programma con l´arrivo
del presidente del Consiglio a Napoli, viene trasmessa a Napoli intorno
alle 15.
Alcune ore dopo, tra le diciotto e le
diciannove - secondo le stesse fonti - scattano le misure di bonifica
del luogo che sarà visitato da Berlusconi. Con
personale del commissariato locale, della Digos e della sicurezza di
Palazzo Chigi. Le stesse fonti aggiungono che effettivamente il premier,
una volta atterrato a Capodichino, è rimasto fermo per circa un´ora.
Torniamo al nostro fotografo. Cerullo racconta a «Repubblica», con
la semplicità del giovane addetto ai lavori, l´eccitazione dei
domestici e cuochi, l´orgoglio e la comprensibile eccitazione di chi
gestisce il locale, e poi in serata, nel clou della festa, anche la
palpabile commozione della bella Noemi, l´emozione di sua madre, il
fatto che entrambe pubblicamente continuassero a chiamarlo papi.
«Ricordo che tutto è successo dopo l´arrivo di Noemi.
Ecco che lei fa il suo bell´ingresso con il velo ricamato sul capo, e
dopo neanche cinque minuti arriva lui. Applausi, sorrisi. Io all´inizio
scattavo, scattavo, ma la sicurezza del presidente mi guardava un po´
irritata. Ma io andavo dal direttore del locale, perché solo da lui
prendo disposizioni, e quello mi diceva "Tu scatta", e io
continuavo».
Eccolo, il clima che segnò quella domenica nel locale di Casoria. «Comunque
erano tutti molto divertiti, e c´era familiarità tra il premier e
quella famiglia. Soprattutto con madre e figlia. All´inizio sono stato
più tempo proprio addosso a loro, perciò mi sono fatto questa idea».
Pasquale Cerullo, occhi chiari, viso di ragazzino,
lo dice con chiarezza: «A me non importa perché è venuto il
presidente, anzi ero stupito allora e resto stupito oggi», si limita a
raccontare. Fino a pochi giorni fa, prestava il suo servizio
professionale a Villa Santa Chiara, per sei o sette giorni a settimana.
Anche quella domenica sera, Pasquale Cerullo arriva con
la sua digitale dell´immagine.
Alle 19, trova ancora gli ultimi dipendenti impegnati negli ultimi
ritocchi. «Ho visto quando sono arrivati i genitori di Noemi,
emozionati e un po´ tesi. C´erano soprattutto giovani, una settantina
di persone. I genitori della ragazza? La madre la ricordo
particolarmente perché prima che arrivasse il premier diceva
continuamente a tanti "Mi raccomando, ora che arriva monsieur le
President", sì, con il vezzo del francese, e dopo lo chiamava
dinanzi a lui e alla figlia, solo papi. Noi dipendenti ne abbiamo
sorriso un po´.
"Noemi, vieni, la foto con papi, Noemi vieni
papi sta facendo il brindisi". Il padre della ragazza? Molto
compreso del ruolo». E quanto tempo è rimasto il premier? «Io ho
visto che è rimasto per tutto il tempo della cena, seduto al tavolo con
la famiglia di Noemi. Sì, dall´inizio alla fine della cena, io me lo
ricordo anche al momento del dolce».
[11-05-2009]
PAPI NATALE – AD ARCORE IL CAV. HA UNA CAMERA ADIBITA A REGALI PER
GLI OSPITI – LE invitate alle "feste del Presidente" RICEVONO
UNA FARFALLINA (DISEGNATA DA LUI) – ALLA SECONDA O TERZA CENA ARRIVA UNA
MINI (“SI PRESENTA CON LE CHIAVI IN MANO”)…
Fabrizio d'Esposito
per "il
Riformista"
La stanza dei regali. Ogni politico o imprenditore che ha l'onore di
essere invitato da Silvio Berlusconi ad Arcore rimane
sempre colpito dallo stesso dettaglio: una camera intera che il
Cavaliere ha adibito come deposito per i doni da dare agli ospiti.
È da lì che entra o esce con pacchi di valore più o meno alto, a
seconda del rango e del prestigio di chi ha il privilegio di andare a
casa sua. Insomma, il premier è generosissimo. Come del resto ha tenuto
a precisare Niccolò Ghedini, suo legale di fiducia
nonché deputato, l'altra sera da Michele Santoro, nella puntata di
Annozero sull'affaire Noemi e la misteriosa festa di Casoria.
Gioielli e orologi sono il suo cavallo di battaglia. Ne ha donati
centinaia e centinaia in questi tre lustri di Seconda Repubblica. Negli
Stati Uniti, per esempio, hanno calcolato l'entità degli omaggi all'ex
presidente Bush: oltre 100mila dollari, compresa una
statua in alabastro che raffigura Paride ed Elena
e un'annotazione accanto a ogni dono che spiega perché è
stato accettato: «Per non offendere il donatore e per non mettere in
imbarazzo l'amministrazione americana».
All'ex premier britannico Tony Blair
ha invece regalato venti orologi. Un record. La lista potrebbe
continuare all'infinito e ha subìto un aggiornamento di gusti nel
dicembre scorso, quando il capo del governo in vista di un G8 ha fatto
shopping di vasi e coppe in una vetreria di Murano. Spesa: 80mila euro.
Ma la munificenza del Cavaliere gioca un ruolo speciale soprattutto
nelle cene con giovani deputate o attrici o veline a Palazzo Grazioli,
residenza romana del presidente del Consiglio.
Gli incontri sono conditi da una tipologia di cadeau ben definita.
Recentemente, il regista Tinto Brass ha rivelato un
episodio che risale al 1987, sette anni dopo il primo incontro tra Silvio
e Veronica. Brass girava
Capriccio con Francesca Dellera: «Sono stato testimone
dell'amore tra Berlusconi e Dellera.
Lui perse la testa. Un giorno le mandò un visone tutto bianco e Francesca
chiese consiglio a mia moglie (Carla "Tinta"
Cipriani, morta due anni fa, ndr): "Che devo
fare?". Mia moglie rispose: "Prendilo, cara, prendilo"».
E lei lo prese.
Per tornare ai tempi d'oggi, il direttore dell'Unità Concita
De Gregorio sul suo giornale ha rivelato la storia della
farfallina, ornamento delle invitate alle «feste del Presidente». Dopo
gli «spettacolini» c'è il regalo, come ha spiegato una testimone:
«Ci ha regalato la solita farfalla, le disegna lui. Eccola è questa
qui. Ogni tanto incontro una che non conosco con la farfalla al collo e
penso ma guarda, anche lei. Una volta, con una, ce lo siamo anche dette:
anche tu?».
La farfalla, e qui si può cogliere un'inquietante coincidenza con la
locandina del Silenzio degli innocenti, è un gioiello di oro e
brillanti e fa il paio con un altro segno distintivo delle giovani
invitate a Palazzo Grazioli: la Mini. Chi ha avuto in regalo quest' auto
dice al Riformista che la sorpresa non arriva subito, alla prima cena.
Ma più in là, dopo che c'è stato modo di approfondire il rapporto di
amicizia e il dono, poi, non viene mostrato nella sua interezza. Nel
senso che il Cavaliere si presenta con delle chiavi in
mano, sicuro di colpire l'interlocutrice.
Molti sosterranno che questo è solo gossip, solo voci non provate.
Niente affatto. Nel giro delle ospitate berlusconiane adesso è il
momento della paura e chi parla lo fa rigorosamente in modo anonimo. E
non manca chi fornisce la sua versione sulla conoscenza tra la
diciottenne Noemi Letizia e il premier, suggellata dalla festa di
compleanno a Casoria. Sono racconti crudi, che trasudano veleno, invidia
e forse un po' di gelosia. Come quelli sulla satiriasi dell'inquilino di
Palazzo Grazioli.
|
BERLUSCONISSIMO – NELL’ULTIMO MESE LA BORSA HA REGALATO ALLA
FAMIGLIA DEL CAV. 775 MLN € - i titoli SI GONFIANO seguendo il SUO
percorso pOLITICO – L’INCOGNITA DIVORZIO: ieri per la prima volta si
è bruscamente interrotta la corsa rialzista…
Franco Bechis per "Italia
Oggi"
In cassa avevano già qualcosa in più di 1 miliardo e 200 milioni di
euro di liquidità tenuta da parte negli anni precedenti. Ma nell'ultimo
mese Silvio Berlusconi e i suoi cinque figli possono
contare su 775 milioni di euro in più da dividersi comunque vadano le
vicende familiari.
A consegnarli nelle loro mani è stata piazza Affari, che ha visto
lievitare, con una performance decisamente superiore all'indice
generale, i tre titoli quotati cui sono interessati gli azionisti del
gruppo Fininvest. Mediaset, Mondadori e Mediolanum.
Il primo vale per loro 377 milioni in più, il secondo 113 milioni in
più e il terzo 285 milioni in più del 7 aprile, all'indomani del
terremoto in Abruzzo, circa un mese prima del terremoto familiare. Del
miliardo e 228 milioni di euro liquidi accantonati nelle holding che
controllano Fininvest sotto forma di dividendi e riserve starordinarie,
la gran parte spetta al presidente del Consiglio nonchè fondatore del
gruppo imprenditoriale: in tutto 719.007.355,74 euro.
Marina Berlusconi può
invece contare su 54,5 milioni di euro fra quota di patrimonio netto
distribuibile e liquidità in cassa. Piersilvio grazie
alla sua holding quinta in tutto su 154,4 milioni di euro.
I tre fratelli di secondo letto, concepiti con Veronica Lario
(il cui vero nome è Miriam Bartolini), e cioè
Barbara Eleonora e Luigi hanno nella
loro holding quattordicesima a disposizione 330,7 milioni di euro.
Questo patrimonio è già ampiamente diviso fra il padre e i cinque
figli, e la proporzione dovrebbe restare simile anche con la
valorizzazione delle partecipazioni quotate grazie al recupero dei
titoli della scuderia sui mercati azionari. Ma c'è un segnale chiaro
registrato in questo ultimo mese: i titoli stanno seguendo il percorso
professionale del presidente del Consiglio.
Boom oltre le attese proprio nel momento in cui Berlusconi (in
seguito al comportamento post terremoto in Abruzzo) stava raggiungendo
le vette della popolarità e salendo gli indici di gradimento. Il
parallelo non è automatico, naturalmente, ma non è un caso se molti
analisti (anche l'ultimo report sul titolo Mediaset, che consigliava di
attendere i risultati delle elezioni europee) ritengono strettamente
legate le fortune politiche del maggiore azionista e i corsi azionari
dei titoli di famiglia.
L'incognita viene dunque proprio dall'ultimo terremoto familiare:
ieri per la prima volta si è bruscamente interrotta la corsa rialzista
di tutti e tre. Forse meno clamore può fare bene anche alla tasche dei
litiganti...
[08-05-2009]
Due lavori, nullatenente, tranne 'PAPI' SILVIO NESSUNO conosce IL PAPà
DI NOEMI - E SPUNTA "una STORIA omoseX"! - i genitori di Noemi
non vivono insieme DAL 1997 - nel 2005 dichiarò 12.376 € di reddito MA
SI PERMETTE DI INVITARE 100 PERSONE AL PARTY
1 - LETTERA
Caro Roberto, gli Italiani non arrivano a fine mese
fuorchè l'impiegato comunale di Casoria che, per festeggiare la sua Noemi,
non ha problemi a invitare cento persone (e il Presidente del Consiglio)
in un ristorante....
Margherita - Venezia
2 - I misteri di Elio
Letizia
Fabrizio d'Esposito per Il
Riformista
Chi è Benedetto Letizia inteso come Elio,
il papà e non il papi di Noemi? Sono giorni che sulla
rottura tra Silvio Berlusconi e la
moglie Veronica si è allungata l'ombra della
misteriosa triangolazione Casoria-Portici-Secondigliano. In pratica i
luoghi del giallo Noemi e della sua ambigua famiglia.
Casoria è la location periferica della festa di compleanno della
diciottenne che appella il premier come «papi».
Portici è la città in cui vivono lei e la mamma Anna
Palumbo. Secondigliano, infine, è il quartiere di Napoli dove
abita Benedetto detto Elio, dipendente
comunale nonché commerciante di profumi e bigiotteria, attività questa
intestata alla moglie separata.
Ed è questa la prima cosa che non quadra dopo aver sfogliato i
romanzetti rosa propinati ieri dal settimanale mondadoriano Chi. Sulle
pagine del rotocalco di Alfonso Signorini si dipinge un
quadretto idilliaco della famigliola che ha messo nei guai il matrimonio
del Cavaliere. Anna ed Elio Letizia parlano
dell'ultimo fine settimana trascorso fra Positano e Vico Equense e dopo
tanta reticenza offrono finalmente una versione della loro amicizia con
il presidente del Consiglio. Dice il marito: «Ci siamo conosciuti
durante una campagna elettorale, molti anni fa, ed è iniziato un
rapporto fondato sulla sintonia politica».o
Mediaset
In realtà, i genitori di Noemi non vivono insieme
da un bel po' di anni. Più di dieci. Tutto risale a quando Benedetto
Letizia fu arrestato per una storia di compravendite di licenze
commerciali illecite al comune di Napoli. Era il 1993 e lui era il capo
della segreteria del direttore dell'assessorato all'Annona, Giovanni
De Vecchi. Finirono in manette insieme a causa delle
rivelazioni di un geometra, che al magistrato disse anche di essere a
conoscenza di «una relazione omosessuale» tra Letizia e
De Vecchi. Successivamente arrivò l'istanza di
separazione tra lui e la moglie.
Su Chi, invece, Letizia ha parlato solo di un
aspetto della vicenda, quello a lui più favorevole: «Nel 1993 sono
stato ingiustamente sottoposto a un procedimento giudiziario, ma poi,
com'era logico e doveroso, sono stato assolto in appello».
E veniamo alle inesattezze, per non chiamarle in altro modo, del
Cavaliere. La prima è stata quella che Letizia «era un vecchio autista
di Craxi». Falso. Il figlio del leader socialista, Bobo,
ha smentito immediatamente e da Palazzo Chigi hanno poi tentato di
chiudere la questione con una nota imbarazzante, in cui è scritto che Berlusconi
non ha mai detto una cosa del genere.
Martedì sera, a Porta a porta, Berlusconi ha
fornito una seconda versione: «Letizia voleva informarsi sulle
candidature dell'ex questore Malvano e di Martusciello (due esponenti
azzurri in Campania, ndr) per le europee». Inutile dire che i diretti
interessati hanno smentito di essersi affidati a Letizia.
Del resto qual è il peso politico del papà di Noemi?
Ai tempi della Prima repubblica, entrò al comune di Napoli. Si racconta
che fosse in quota Psdi.Y
Ma l'ex assessore socialdemocratico Giovanni Grieco non
se lo ricorda: «Hanno scritto che mi faceva da segretario, ma non l'ho
mai conosciuto. Io sono stato assessore all'Annona nel 1984 e Letizia
non l'ho mai visto in vita mia. Forse era un ragazzo che frequentava la
segreteria oppure è arrivato dopo quando io non ero più assessore, boh!».
Nella Seconda repubblica, Letizia si presenta invece come un forzista
doc, al punto da telefonare al premier e segnalare candidati
pericolanti. Il problema è che nessuno lo conosce negli ambienti del
centrodestra napoletano. Dice un disorientato azzurro del golfo: «Sinora
sono state dette solo un mucchio di cazzate, nessuno riesce a sapere la
verità su questa storia incredibile. Possibile mai che questo Letizia
chiama Berlusconi e gli chiede di venire alla
festa della figlia a Casoria?».
Altro dettaglio del giallo Letizia: per giorni sia
la madre sia il padre di Noemi hanno resistito alle domande dei cronisti
sull'origine dei loro rapporti con il premier. «È un segreto che
custodisco e non dirò mai», sono parole di Anna Palumbo.
«Non mi faccia entrare in profondità», questa la risposta tipo di Benedetto
alias Elio. L'unica verità, allora, è stata
consegnata alla gazzetta rosa di corte, Chi: «Ci siamo conosciuti in
campagna elettorale».
Un po' evasiva come spiegazione del rapporto tra un presidente del
consiglio e un oscuro dipendente comunale di Napoli. Ieri, tra l'altro,
il presidente emerito Francesco Cossiga ha mandato
delle sibilline scuse a Noemi, che si concludono così:
«Voglia peraltro trasmettere a Suo padre questo consiglio: tenga
lontano dalla famiglia i politici, non per loro ma per quanto "li
segue"». Ci mancava solo il veleno di Cossiga, in
questa storia.
2 - I misteri del papà di Noemi:
Due lavori, nullatenente, tranne Berlusconi non lo
conosce nessuno
Guido Ruotolo per La Stampa
E adesso si è tagliato anche il codino. Forse si è immedesimato nel
ruolo di «amico», di «confidente», di «suggeritore» del presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi. E, dunque, un look
istituzionale è diventato d'obbligo. Benedetto Letizia,
detto Elio, presidia la casa di Portici. Non c'è Noemi,
l'oggetto dello scandalo, né Anna Palumbo, la moglie
dalla quale anche formalmente voleva separarsi nel lontano 1997.E
E' cordiale, risponde alle domande con cortesia. Anche se non dice
nulla. E' bravo, «il devotissimo», per dirla con Noemi,
di Silvio Berlusconi. E' uno di vecchio stampo, uno di
quelli che non vede, non sente, non parla. Da una settimana sotto i
riflettori, Elio non ha mai dato una briciola di
notizia su di lui, sui suoi vecchi guai giudiziari, sulla sua amicizia
con il presidente Berlusconi. Gioca di sponda, d'intesa
con il presidente.
Noemi aveva otto anni, quando papi Elio presentò
l'istanza di separazione. Adesso, sembra acqua passata. In questi giorni
di passione e di polemiche, lui è un padre premuroso, un marito
perfetto che difende la famiglia. Il vero mistero di questa storia è la
tempra di papi Elio.
Nel frullatore dell'informazione si è posto l'accento sui suoi guai
giudiziari. Lui non si è mai difeso. E' un mistero, questo. Fu
arrestato, questo è sicuro, nel lontano 1993 per una storia di
corruzione, di compravendita di licenze commerciali. In un Paese che sa
tutto, non si riesce neppure a ricostruire la storia giudiziaria non di
un Elio Letizia qualsiasi, ma dell'amico del presidente
del Consiglio.
Finì in carcere con il suo superiore, Giovanni De Vecchi,
direttore dell'Ufficio Annona del Comune di Napoli. «Era lui, Benedetto
Letizia, il dominus di quell'organizzazione criminale che aveva
il controllo del mercato delle compravendite di licenze commerciali».
Chi all'epoca lavorava alla Procura di Napoli ricorda bene quel «fascicolo»,
quella retata che diede poi vita ad altri arresti, compreso l'assessore
all'Annona dell'epoca, Arcangelo Martino, ma che con l'«organizzazione
Letizia» non aveva rapporti. In questi giorni, anche
nel Palazzo di Giustizia, leggendo le cronache rosa, qualcuno ha cercato
di capire che fine avesse fatto quell'inchiesta, quel processo.
Mistero. Adesso nei corridoi della Procura di Napoli quando ne
parlano lo chiamano il «processo sfortunato»: «Deve essere stato
condannato almeno in primo grado. Ma poi, in appello, ci deve essere
stato una dichiarazione di nullità del decreto che disponeva il
giudizio. Le carte potrebbero stare incredibilmente ancora al gip». Era
lui, Elio Benedetto Letizia, il «dominus»
dell'organizzazione criminale.
ristorante
di Casoria, del party di Noemi
Impiegato comunale, in questi anni ha subito tre sospensioni dal
lavoro. Solo nel 2007 è stato riammesso a palazzo San Giacomo. Chi ha
spulciato le sue dichiarazioni dei redditi, come «Italia Oggi», ha
scoperto che nel 2005 Elio Letizia dichiarò 12.376 euro di reddito. E
però si è scoperto che è socio di una profumeria-tabaccheria dal
1995, gli anni delle vicissitudini giudiziarie, e la moglie gestisce una
edicola-cartoleria. Noemi, invece, ha già un
appartamento intestato a lei. E che dire del Letizia politico
navigato? Che addirittura dà indicazioni al premier Berlusconi di
candidare alle Europee l'ex questore di Napoli, Franco Malvano,
e Fulvio Martusciello, storico parlamentare e promotore
di Forza Italia a Napoli (insieme al fratello Antonio).
Neppure Elio se l'è sentita di confermare la
storiella di Silvio Berlusconi. Malvano ha fatto sapere
di non averlo mai conosciuto; Martusciello ricorda di
averlo conosciuto nella lontana campagna elettorale del 2000 nel
quartiere di Secondigliano. Ma che poi ha perso le sue tracce. Del resto
ha aspettato il comunicato di Palazzo Chigi per confermare che lui non
è mai stato l'autista di Bettino Craxi, così come
aveva raccontato subito Berlusconi.
Sul suo passato politico, dichiaratamente socialista, nessun
napoletano della stagione che fu ne ha ricordi. Neppure in casa
socialdemocratica. E adesso che addirittura avrebbe questo ruolo di «suggeritore»
in Forza Italia-Partito delle libertà, i leader locali del partito del
premier fanno spallucce. Sì, Elio Benedetto Letizia è
proprio un signor «Nessuno».
Forse qualcuno lo conosce a Secondigliano, il quartiere di Napoli nel
quale ha vissuto fino a due anni fa, quando poi la famiglia Letizia
si è trasferita a Portici, comune alle porte di Napoli. E come
su tutti i signor «Nessuno», non avendo un passato da ricordare,
adesso girano storielle che non meritano neppure di essere raccontare.
Ma la domanda rimane senza risposta: come e perché conobbe Berlusconi?
[08-05-2009]
FURBETTI DELLA MADDALENA - COSTI PER IL G8 LIEVITATI, APPALTI NEL
MIRINO DEI PM - RESTANO UN POLO VELISTICO E UN ALBERGO DI LUSSO CHE
NESSUNO VUOLE GESTIRE – IL TRASLOCO A L’AQUILA NON È SOLO UN ATTO
D'AFFETTO MA UNA VIA D'USCITA NECESSARIA…
Fabrizio Gatti per
"L'espresso"
Doveva essere l'hotel delle notti di Obama e Sarkozy,
il cinque stelle superiore dei capi di Stato del mondo. È già una
cattedrale nel deserto, con la sua facciata bianca stretta tra un
capannone della Marina militare, una strada trafficata e il mare senza
spiaggia che qui, e solo qui su tutta l'isola, a volte puzza di fogna.
Nessuno vuole gestire il più grande dei due alberghi costruiti alla
Maddalena per il G8 che non si farà. La gara indetta dalla Protezione
civile è andata deserta. Perché, almeno per pareggiare il capitale già
speso, lo Stato o la Regione Sardegna dovrebbero affittare l'albergo a
un imprenditore che a sua volta dovrebbe far pagare mille euro a notte
per queste stanze con vista da motel. Una cifra folle e completamente
fuori mercato. Qualcosa non ha funzionato nel controllo dei costi, come
'L'espresso' aveva già scoperto nel dicembre scorso. Ma i dubbi adesso
sono ufficiali. Tutte queste opere sono sotto inchiesta.
I carabinieri del Ros stanno indagando sulla catena di appalti.
Un'indagine condotta per il momento dalla Procura di Firenze. Anche il
capo della Protezione civile, Guido Bertolaso,
commissario delegato per il G8 e responsabile dell'applicazione delle
procedure d'urgenza, ha avviato un'indagine interna. Un provvedimento
seguito pochi giorni fa dalla decisione del Consiglio dei ministri di
chiedere per decreto il taglio retroattivo dal primo marzo delle
maggiorazioni alle imprese per le lavorazioni su più turni, dei premi
di produzione e la riduzione del 50 per cento dei compensi per le
prestazioni professionali destinati a progettisti, esecutori e
collaudatori.
Maggiorazioni, premi e compensi confermati da almeno 16 tra ordinanze
e decreti voluti, firmati o proposti dal governo e dalla Protezione
civile. Un dietrofront che limita (di poco) i danni per le casse
statali, ma anche le possibili responsabilità giudiziarie di funzionari
e controllori, tuttora da identificare, che prima avrebbero avvallato le
spese e ora stanno lavorando per contenerle.
Letta così la decisione di Silvio Berlusconi di
trasferire il vertice a L'Aquila, non è solo un atto d'affetto e un
doveroso impulso al risparmio. È anche una via d'uscita necessaria.
Forse bastava una formulazione più moderata dei preventivi e dei
contratti. E i soldi per l'evento sarebbe bastati.
La domanda da cui parte l'inchiesta dei carabinieri del Ros è una:
nella formulazione delle offerte, c'è stata o meno concorrenza tra
imprese? Un dubbio che hanno avuto anche i vertici della Protezione
civile. Nel giugno 2008 Bertolaso chiede al professor Gian
Michele Calvi come poter verificare se alla Maddalena si stia
spendendo più del necessario. Calvi, oltre che amico del capo della
Protezione civile, è tra i massimi esperti di ingegneria antisismica e
membro della Commissione grandi rischi. Pochi giorni dopo il professore,
che insegna a Pavia, viene accompagnato a visitare i cantieri.
ISOLA
MADDALENA
Sempre in quei giorni un'ordinanza di Berlusconi sostituisce
il soggetto attuatore degli appalti Angelo Balducci con
il suo collaboratore Fabio De Santis e istituisce una
commissione di tre esperti: «Al fine di assicurare un'adeguata attività
di verifica degli interventi infrastrutturali posti in essere dai
soggetti attuatori in termini di congruità dei relativi atti negoziali»,
è scritto nell'ordinanza. Insomma, un'indagine su interventi e
contratti. In autunno viene sostituito anche De Santis e
a capo degli appalti è nominato il professor Calvi. La
questione dei costi continua a preoccupare.
Calvi avvia le verifiche delle spese, voce per voce.
E a fine febbraio spedisce tutti i progetti al Consiglio superiore dei
lavori pubblici perché esprima un parere. Presidente di questo
consiglio è proprio Angelo Balducci, nel frattempo
promosso dal ministro Altero Matteoli al vertice del
massimo organismo di controllo del ministero.
«È vero che il Consiglio si trova a dover valutare provvedimenti di
spesa approvati quando Balducci era soggetto attuatore»,
spiega una fonte vicina alla struttura di missione della Protezione
civile alla Maddalena, «ma Balducci conosce i cantieri
e gli imprenditori che hanno vinto gli appalti. E forse è l'unico
funzionario di Stato in grado di far accettare a quegli imprenditori
tagli ai loro incassi. Il rischio è sempre quello dei ricorsi».
Tutti nei cantieri della Maddalena sanno che i carabinieri stanno
indagando. L'indagine del Ros parte dall'intercettazione il 9 agosto
2008 di una telefonata dell'architetto Marco Casamonti,
43 anni, fondatore dello studio Archea, uno dei progettisti dell'hotel. Casamonti,
arrestato e rilasciato dopo l'interrogatorio, è sotto inchiesta in
Toscana dall'autunno per i presunti accordi sottobanco tra la
Fondiaria-Sai di Salvatore Ligresti e alcuni politici
della giunta di Firenze.
«Ci hanno chiamato per dare una mano per i
progetti del G8 all'isola della Maddalena», dice Casamonti nella
telefonata intercettata, «perché stanno facendo i lavori e sono nella
cacca più nera. Perché hanno dato incarico agli architetti di Berlusconi
che non sono in grado...».
Adesso il decreto voluto dal governo per tagliare i premi alle
imprese potrebbe addirittura aggravare i conti. La retroattività al
primo marzo, quando ancora si parlava di G8 alla Maddalena, e la
decisione di dimezzare i compensi ai professionisti rischia di esporre
lo Stato ai ricorsi. Alcune ditte appaltatrici, una minoranza, stanno già
studiando la questione con i propri legali. La maggior parte degli
imprenditori ha per ora deciso di concludere comunque i lavori.
In palio c'è l'Abruzzo e la possibilità di partecipare agli appalti
per la ricostruzione. Il caos di questi giorni, la manifestazione degli
abitanti, le proteste del sindaco della Maddalena, Angelo Comiti,
hanno nascosto il risultato positivo dei lavori sull'isola. Per la prima
volta in Italia un'opera pubblica viene progettata, appaltata, eseguita
e consegnata in poco più di un anno. Al posto di un arsenale militare,
contaminato da amianto e idrocarburi, ora c'è uno yachting club con
porto turistico per 700 barche, aree per conferenze, scuole di vela e un
albergo di lusso progettati dall'architetto Stefano Boeri.
Un polo di attività che avrà forse più successo
dell'hotel-cattedrale ricavato nell'ex ospedale militare, quello che
nessuno vuole. Per la sua gestione, il cuore del progetto che avrebbe
dovuto ospitare il meeting, ha vinto la Mita Resort,
società della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.
E il fatto che altre due società sarde abbiano presentato ricorso al
Tar per far annullare la gara, significa che questo complesso richiama
interesse. Con il suo indotto di posti di lavoro e ricadute economiche.Facendo
qui il G8, Berlusconi rischiava cioè di dar lustro a
un'idea uscita dal programma dell'ex governatore sardo di
centrosinistra, Renato Soru. Un'eventualità che il
premier ha sempre tentato di evitare, fin da quando appena eletto aveva
proposto di trasferirlo a Napoli.
L'altra incognita sull'avvenire della Maddalena è
la mancanza di infrastrutture. Dirottate alle imprese costruttrici le
principali risorse, non sono rimasti più soldi per l'allargamento
dell'aeroporto di Olbia, la realizzazione della superstrada
Olbia-Sassari e la costruzione della passeggiata a mare che avrebbe
dovuto collegare il paese della Maddalena al nuovo
porto turistico. I tre progetti, più volte confermati dal governo, sono
stati via via sfilati perché i costi già alti e le varianti in corso
d'opera stavano svuotando la cassa.
«A più di due settimane dal trasferimento del G8», racconta il
sindaco, Angelo Comiti, «non ho ricevuto una sola
telefonata di Bertolaso. Di nessuno, né del governo, né
della Protezione civile. Ci hanno spinti in una situazione antipatica.
Perché sembra che vogliamo fare concorrenza agli amici dell'Aquila che
vivono settimane tragiche. Non è così, andrò a L'Aquila a spiegarlo.
Però il lavoro enorme che abbiamo fatto qui non può essere ridotto a
una sceneggiata di ?Scherzi a parte?. Ti svegli una mattina e ti dicono
che era tutto una finzione».
Pochi giorni fa Comiti ha potuto visitare i
cantieri, ancora coperti dal segreto di Stato e presidiati dal
battaglione San Marco come se il G8 si dovesse svolgere ancora qui. La
riservatezza sui cantieri dovrebbe essere tolta il 20 maggio. Al sindaco
i rappresentanti della struttura di missione, Riccardo Micciché
e Francesco Piermarini, cognato di Bertolaso,
hanno garantito che i lavori saranno completati entro il 31 maggio. Come
previsto. Data confermata dall'architetto Boeri: «Non
posso dire di più perché vale sempre il segreto, ma nonostante i tagli
le imprese hanno deciso di concludere».
Verranno comunque consegnati immobili senza arredamento. La
Protezione civile ha inoltre deciso di non completare l'asfaltatura dei
viali e l'arredo a verde per risparmiare altri 50 milioni da impegnare
per il G8 a L'Aquila. Questo dovrebbe ridurre i costi alla Maddalena da
377 a 327 milioni di euro. La previsione di spesa al momento della firma
dei contratti era di 308 milioni. Secondo la Protezione civile che, va
detto, ha sempre garantito trasparenza sulle cifre, c'è stato dunque un
rincaro del 22 per cento. Le imprese però avevano già ottenuto per
contratto un incremento del 30 per cento per il fatto di lavorare su
un'isola, del 15 per cento per i turni di lavoro giorno e notte e ancora
del 12 come ulteriore ?premio di accelerazione?.
Cioè un aumento del 57 per cento. Il risultato è un valore degli
immobili completamente fuori mercato che difficilmente potrà restituire
alle casse pubbliche quello che tutti noi abbiamo speso. Per l'albergo
nell'ex ospedale che nessuno vuole gestire si tratta di 16.800 metri
quadri. Ci sono costati 73 milioni, calcolando un aumento medio del 22
per cento sui 60 milioni previsti. Significa un costo di costruzione
senza arredamento di 4.345 euro al metro (3.571 senza l'aumento).
Alla Maddalena i costi non superano i 1.200 euro al metro. Le ultime
tabelle dell'Agenzia del territorio fermano il costo di vendita di una
villa di lusso a 3.200 euro al metro. Poiché tra suite e standard, le
stanze sono 101 significa un costo medio per ogni stanza di 722 mila
euro.
Cioè l'equivalente, per ogni camera, di 14 mini appartamenti da 50
mila euro da costruire a L'Aquila. Considerata una rendita del 4 per
cento, se lo Stato dovesse pretendere il pareggio da questo investimento
con l'incasso di un affitto, il povero gestore dovrebbe sperare di
incassare 28 mila euro l'anno per ogni stanza. E poiché l'estate alla
Maddalena riempie gli alberghi non più di 40 giorni, significa partire
già da 722 euro a notte. E a questo punto fallirebbe perché non
avrebbe soldi per pagare il personale, la manutenzione, le tasse. Alla
fine dovrebbe alzare il prezzo. Almeno mille, 1.200 euro a notte. Per
affacciarsi su un capannone, una strada, lo scarico. E gustarsi il
panorama che Obama e Sarkozy non hanno
mai visto.
[08-05-2009]
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COME PUò UN USCIERE COMUNALE PERMETTERSI UN AUTISTA AUTO-MUNITO PER
LA FIGLIA? - E COME PUò LA PRINCIPESSINA DI CASORIA ACQUISTARE SEI PAIA
DI SCARPE IN DUE ORE? - MILLE E UNA NOTTE A PALAZZO GRAZIOLI: accappatoio
bianco E un farmaco che si inietta
1 - SEI PAIA DI SCARPE IN 2 ORE E PAPA' LE MANDA L'AUTISTA...
Marco Castoro per "Italia
Oggi"
A
DI NOEMI SU FACEBOOK
Ora che l'hanno conosciuta tutti cercano di diventare amici di Noemi
su Facebook. Ma la principessina di Casoria non si apre
facilmente ai marpioni dell'ultim'ora. Tuttavia, qualche amico sul
social network Noemi ce lo aveva anche prima della
sbornia di notorietà. Ai quali, come tutte le ragazze della sua età,
raccontava i suoi problemi con il fidanzato, i suoi capricci, i suoi
tormenti, le sue gioie, le sue manie, i sui vizi e le sue virtù. A un
conterraneo ha raccontato i suoi tormenti sentimentali, le discussioni
con il ragazzo che proprio non voleva accettare che lei si comprasse sei
paia di scarpe nel giro di due ore.
Sai, ciattava Noemi all'amico, il mio ragazzo mi fa
la ramanzina, dice che i miei modi sono troppo mondani. «Che male c'è
se mi compro sei paia di scarpe in due ore?» O se il padre, per non
farla stancare troppo (forse anche per non farle consumare troppo suole
e tacchi) le aveva affiancato un autista personale per portarla ovunque.
Perfino l'amico provò a farle capire che un autista personale per
una minorenne non è prassi normale. Ma lei rispose che era il padre a
volerlo. Questi padri capaci di fare tutto per i figli. Nonostante, come
riportato da ItaliaOggi, il signor Letizia dichiarò
nel 2005 12 mila euro.
2 - PAPà ELIO, QUEL VECCHIO AMICO SOCIALISTA CHE NESSUNO
CONOSCE
Eduardo Di Blasi per "l'Unità"
regalo
di silvio a Noemi
Quello che si sa di lui sembra farne un personaggio minore della
storia. Benedetto «Elio» Letizia,
usciere in una sede del Comune di Napoli, oggi è un dipendente di
fascia bassa, reintegrato dopo anni di sospensione, con una sentenza che
lo mandava assolto. Nel febbraio del 1993 quando era segretario della
direzione dell'annona, fu accusato assieme al suo direttore Giovanni
De Vecchi di aver organizzato un sistema per rimettere in
circolo le licenze dei commercianti che cessavano l'attività senza
passare per gli uffici competenti.
Una storia messa alle spalle, per un uomo di 50 anni che ha
continuato a mandare
avanti la propria famiglia grazie a un'edicola gestita dalla moglie (già
valletta a Canale21, tv locale campana) e una tabaccheria-profumeria.
Quello che si sa di lui è che non è stato l'autista, seppur solo
quello napoletano, di Bettino Craxi, e che i «vecchi»
socialisti partenopei come Giulio Di Donato non ne
portano alcuna memoria.
Non se lo ricordano, in un primo momento, nemmeno Fulvio
Martuscello per il quale, stando alle parole del premier, papà
Letizia si era battuto («Mi ha telefonato per
chiedermi se lasciavo fuori Martuscello dalle liste
elettorali») e il capogruppo di Forza Italia in Comune Raffaele
Ambrosino.
Aveva animato i rispettivi comitati elettorali in quel di
Secondigliano, ma non era nel gruppo dirigente, e non si ha contezza
della sua iscrizione al partito. Della «vecchia amicizia» con il
premier l'intera famiglia oggi preferisce non parlare, avendo forse
timore di essere male interpretata (al Corriere del Mezzogiorno la
giovane Noemi parlava così del premier: «Lo adoro.
Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento
libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che lui
desidera da me. Poi, cantiamo assieme»).
Letizia
Quello che si sa di lui, di Benedetto, è che è
quello che nella foto ricordo con il premier
è a destra, di fianco alla figlia.
3 - LA SATIRIASI E LE MILLE IN UNA NOTTE
Fabrizio d'Esposito per "Il
Riformista" del 5 maggio
Le mille in una notte? La cifra è
simbolica, ma è certo che un paio di mesi fa nel cortile di Palazzo
Grazioli, residenza romana del Cavaliere, hanno visto entrare un camion
da cui poi è stato scaricato un materasso enorme. Un letto a tre
piazze.
Quest'altra scena, invece, risale allo scorso fine giugno. L'estate
rovente delle intercettazioni hard di Silvio Berlusconi,
quelle in cui si parlava delle ministre e mai uscite per intero. Il
Riformista ne pubblicò qualche brano e un berlusconiano di alto rango
si fece vivo chiedendo la massima discrezione. L'incontro col cronista,
a Roma, fu una lunga passeggiata attorno ai palazzi del potere. Una
discussione, una volta tanto, che esulava dal totus politicus.
L'azzurro partì dal problema che angoscia ogni uomo, credente o no.
Il problema della morte. Ognuno reagisce a modo suo, disse il politico,
e quando il colloquio filosofico, e un po' surreale, arrivò al
protagonista delle intercettazioni, il sigillo alla riflessione fu
questo: «Satiriasi», ossia l'equivalente maschile della ninfomania.
Mani dietro la schiena, il berlusconiano di alto rango si fermò in
mezzo alla strada e disse proprio così: «Satiriasi».onica
noemi
E forse è per questo che Veronica Lario, nello
sfogo che ha consegnato a Repubblica domenica scorsa, ha parlato di un
uomo malato: «Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che
gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona
che non sta abene. È stato tutto inutile». E ancora: «Non posso stare
con un uomo che frequenta le minorenni».
Accuse devastanti, che trovano una conferma nelle storie piccanti che
circolano da tempo sulle notti di Palazzo Grazioli. Da quando cioè il
Cavaliere ha superato i settant'anni - è nato nel 1936 - e l'assillo
dell'età gli avrebbe fatto nascere un forte disgusto per il decadimento
fisico. Ieri l'Unità ha scritto delle feste di Palazzo Grazioli, con un
tavolo da cinquanta posti, dove mangiare, e graziose fanciulle sulle
ginocchia dell'imperatore (copyright Veronica).sconi
Chi ha partecipato, da invitata, a queste serate racconta al
Riformista una quantità impressionante di dettagli, in cui spicca un
accappatoio bianco che quasi abbaglia la vista e un medicinale che non
è il Cialis, bensì un farmaco che si inietta. Ma soprattutto, grazie a
una frequentazione di vari anni a Palazzo Grazioli, la donna rivela in
che modo sono progressivamente cambiate le abitudini del Cavaliere.
È un racconto lungo e crudo, che si sovrappone perfettamente allo
sfogo della moglie Veronica, in cui a colpire
l'interlocutore è anche l'apologia dell'odore. I profumi sono una parte
essenziale delle mille in una notte. E poi ci sono il letto, il bagno, i
sospiri e altri particolari di cui non si può dare conto perché la
questione sessuale del premier si muove a cavallo tra la privacy e il
comune senso del pudore.
Il premier che «frequenta le minorenni», secondo l'accusa della
consorte, è poi una storia che trapelò dalle stesse intercettazioni
hard oggi distrutte, sia a Milano sia a Napoli nell'ambito di due
inchieste diverse. C'era il nome di un'importante azzurra, incaricata di
svolgere un ruolo delicato nell'organizzazione delle feste berlusconiane.
E adesso che Veronica ha deciso di divorziare dal
marito Silvio per la vicenda di Noemi e del suo primo
compleanno da maggiorenne, dal passato riemerge un quadro più chiaro e
completo.
Forse un giorno questo spaccato della vita del presidente del
Consiglio sarà raccontato in maniera più organica, come fece Gian
Carlo Fusco con il duce in un libretto strepitoso intitolato
dapprima PlayDux e poi Mussolini e le donne. Fusco fece
un catalogo con le amanti preferite e quelle occasionali. Raccolse pure
la confidenza del portiere di Palazzo Venezia che gli riferì di come il
dittatore del fascismo ne cambiava una al giorno.
E oggi, PlaySilvio, che piaccia o no, non è solo
gossip o guardonismo di noi esseri normali e forse invidiosi, ma la
narrazione del potere ai tempi del Cavaliere, sdoganatore del velinismo
al governo e in Parlamento. Una narrazione sì gaudente ma al tempo
stesso tragica perché alle prese, almeno nell'ultimo lustro, con la
questione della morte e del senso di finitezza che viene percepito dagli
uomini anziani. Fosse davvero immortale, Silvio Berlusconi,
i recenti problemi con la moglie li avrebbe evitati, sicuramente.
[07-05-2009]
|
UN BERLUSCONI A PANAMA - IL RE DEI SUPERMERCATI ORIUNDO ITALIANO
STRAVINCE ALLE PRESIDENZIALI - IL NONNO EMIGRÒ DA LUCCA ALL’INIZIO DEL
SECOLO SCORSO E SPOSÒ UNA SPAGNOLA - PADRONE DI DUE TV, HA INONDATO LA
NAZIONE DI MESSAGGI AGGRESSIVI…
Gian Antonio Orighi
per "La Stampa"
Buona la seconda. A cinque anni dal suo primo debutto nell'arena
elettorale, quando aveva riscosso un misero 5 per cento, l'oriundo
italiano Ricardo Martinelli, leader del cartello
conservatore Alianza por el Cambio (Ac) e principale imprenditore di
Panama, ha stravinto le elezioni presidenziali dell'altro ieri con più
del 60 per cento dei voti, contro il 36 per cento del progressista e
governante Partido Revolucionario Democrático (Prd).
Un trionfo superiore persino ai sondaggi, che già gli davano 16
punti di vantaggio. «Martinelli stravince»,
sintetizzava ieri «La Prensa», il principale giornale del Paese
centroamericano, che conta poco più di tre milioni di abitanti.
Il neo-eletto entrerà in carica il prossimo 1 luglio.
mappa
Panama
Sposato e padre di 3 figli, cattolico, 57 anni, il primo discendente
di immigrati del Belpaese a raggiungere la stanza dei bottoni nel Cono
Sud ha festeggiato a suo modo, intonando a pieni polmoni, davanti ai fan
che lo acclamavano, la popolare canzone «El Rey». Sempre in maglietta,
vulcanico, con una pancia nemica delle palestre, e i capelli bianchi
spettinati che cominciano a diradarsi, Martinelli ha promesso: «Ci sarà
più lavoro e più equità, più sicurezza e finalmente un metrò nella
capitale», sconvolta dal traffico e dove vive un terzo della
popolazione: costo previsto 900 milioni di dollari.
Il magnate, padrone di una serie infinita di
aziende, tra cui la più importante catena di supermercati, direttore di
due tv e di una banca, si è pagato di tasca sua la campagna elettorale
ed i dilaganti spot. Il Prd l'aveva ribattezzato il «Berlusconi
di Panamá». Ma questo populista e conservatore doc
(patrimonio stimato in 400 milioni di dollari) che odia Chávez e i
fratelli Castro, amico di Washington, e che ha promesso
mari e monti in un Paese ribattezzato il «dragón centro-americano»,
che anche quest'anno dovrebbe crescere di oltre il tre per cento. Il
drago però comincia a perdere qualche colpo nel mezzo della crisi
finanziaria mondiale e il 41 per cento della popolazione vive ancora
sotto la soglia della povertà.
Nato nella capitale, liceo negli Usa, dove poi si è laureato in
amministrazione di impresa con master in marketing, Martinelli si
è costruito un impero da solo. Il Paperone è stato anche ministro del
Canale dal 1999, quando gli Stati Uniti hanno restituito la proprietà
della via tra l'Atlantico e il Pacifico ai panamensi, al 2004: un
incarico strategico perché il Canale è l'industria più importante del
Paese. Ed è stato anche tra i propulsori del suo raddoppio, un
investimento di 5 miliardi di dollari che dovrà culminare proprio lui
nel 2014.
Comunicatore nato (il suo slogan: «Tu mi dai il voto, io ti dò il
cambiamento»), estroverso, il miliardario ha promesso più investimenti
esteri, una pensione di 100 dollari agli anziani oltre i 75 anni, case
popolari. E, soprattutto, ha convinto le classi popolari che lui era il
modello.
Riccardo
Martinelli sventola la bandiera panamense
Predicava nella campagna elettorale in cui ha percorso letteralmente
il Paese, apparendo davanti alle telecamere persino tagliando banane
insieme ai contadini. «L'imprenditore è una persona che sa fare tutto
- spiegava -. Il politico è una persona che fa una sola cosa alla
volta: o parla o cammina, o pensa o rutta. Io sono la novità». La
sinistra? «Vende sogni d'oppio».
Nel 1990 Martinelli ha fondato il suo partito,
Cambio democratíco, perno di Ac. E dal 2004 è entrato in campagna,
aiutato anche dalla moglie, presidentessa della Fundación Ricardo
Martinelli, che ha distribuito a man bassa borse di studio agli
studenti poveri. Gli avversari lo chiamavano «El Loco» (il pazzo) per
una sua presunta malattia psichiatrica che curerebbe con pillole. «Noi
pazzi siamo maggioranza», gongolava domenica notte, dopo che le urne
gli hanno dato ragione.
Il magnate che guiderà uno dei più fiorenti paradisi fiscali del mondo
giura di lottare contro corruzione e criminalità. E tuona: «Me ne
frego di essere definito di destra. Il mio obbiettivo è risolvere gli
annosi problemi del Paese mai risolti dai politici tradizionali, che ci
hanno lasciato miseria e fame».
[06-05-2009]
|
"IL RIFORMISTA" LEGGE DAGOSPIA E SCOPRE SABINA BEGAN, L'APE
REGINA DI SILVIO - ATTRICE TEDESCA, è DI CASA A PALAZZO GRAZIOLI – LA
ROTTURA CON LA TOPOLONA SAVINO - QUEL TATUAGGIO: 'L'incontro che ha
cambiato la mia vita: S.B.' – LA COVER SU 'PANORAMA'
Andrea Mordecani per "Il
Riformista"
lario
began berlusconi
È da poco passata la mezzanotte del 12 settembre 2008. A Villa Miani,
a Roma, va apparentemente spegnendosi la sfarzosa festa di matrimonio
tra Elvira Savino, da poco eletta nelle file del Popolo
della Libertà, e Ivano Campili,
imprenditore napoletano del ramo Poste.
Dopo la torta nuziale, raccontano i presenti, Silvio
Berlusconi ha cantato con Mariano Apicella i
suoi cavalli di battaglia, come A Pigalle, e lanciato la new entry 'Stay
with me'. Il momento più alto è quando il pubblico, adorante, canta
sulle note di 'O sarracino, pizzicate da Apicella, «O
presidente, o presidente, bellu guaglione... tutt'e femmene fa innamurà».
sabina
began
A quest'ora, quando un giorno non è finito e un altro non è
iniziato, direbbe Marzullo, Berlusconi sta
raccontando le barzellette davanti a una folla raccolta e divertita,
arricchendo il menù satirico con aneddoti su Veronica che
parla solo dei figli. Fuori l'aria è elettrica, il cielo non ha ancora
scaricato del tutto la pioggia che ha costretto gli invitati, qualche
ora prima, a rifugiarsi all'interno della villa dove si sposò anche Francesco
Totti con Ilary Blasi, soubrette delle Iene.
Per le scale, verso un'auto scura che l'attende, una mora con un
vestito d'argento, a strisce verticali separate dai seni sodi sul petto
seminudo, esce urlando alla notte parole di rimprovero o minaccia. Dette
a voce troppo alta per non sperare, o temere, che qualcuno le raccolga e
le riferisca.
«Tanto gliel'ho presentato io, lei non è nessuno, la distruggo
quando voglio». Sono frasi da dirsi a un matrimonio? Gliel'ho
presentato io... lei non è nessuno... la distruggo quando voglio... Di
chi starà parlando? E chi è questa mora che abbandona la festa con la
fretta di Cenerentola e l'aria arrabbiata da matrigna?
sabina
began
Scorrendo le foto su Dagospia, qualche giorno dopo, incrociate con la
cronaca del Tempo, a firma di Gabriella Sassone,
si scopre che la mora in questione risponde al nome di Sabina
Began, attrice attiva sulla scena mondana romana, amica della
sposa, la Savino, con la quale avrebbe anche condiviso
un appartamento romano.
Possibile che la mora parli di lei? Della Savino?
Difficile, anche perché ormai la Savino è un
personaggio pubblico, una onorevole. Nota alle cronache di Dagospia e
delle pagine di gossip come la "Topolona", soprannominata
anche "Miss Tacco 12" perché con un vertiginoso tacco ha
esordito in Parlamento, in realtà è stata un'attiva pr di 'Formiche',
il mensile diretto da Paolo Messa, testimone di nozze
della Savino assieme a Berlusconi. E
se Marianna Madia è economista perché è laureata in
economia, anche Elvira ha la sua bella laurea (110 e
lode) e, certo, perché no, un aspetto che valorizza il curriculum.
Come la scelse Berlusconi? Secondo Paolo Zeppitelli,
del Tempo, l'idea di Berlusconi «era presentare Barbara
Matera, presentatrice Rai e con alle spalle piccole
parti in alcune produzioni televisive, ma il partito in Puglia ha fatto
capire che non avrebbe gradito una imposizione di questo tipo,
completamente slegata dal territorio. Così, a pochi giorni dalla
chiusura delle liste, Berlusconi si è ricordato di
quella giovane ragazza che aveva già notato, forse a un seminario,
forse a una festa».
sabina
began
Per la pista festaiola, l'indiziata numero uno è proprio Sabina,
amica di Elvira (hanno condiviso per un po' di tempo un
appartamento a Roma, ndDago) e del Cavaliere, donna assai avvenente e
con una innata attività da Cupido. Politico o sentimentale che sia. Una
delle sue ultime frecce ha colpito i cuori dell'ex Spice Girl
Geri Halliwell e dell'armatore italiano Fabrizio
Politi, proprietario della Fashion Yacht e della Politi Navi,
grande amico di Simona Ventura e Valeria Marini.
Geri e Fabri fanno coppia fissa,
racconta Novella2000 da metà dicembre 2008: si sono conosciuti a
Firenze, all'opening del Cavalli Club, presentati da Sabina
Began, «nota a Roma come «l'ape regina e tanto cara a Silvio
Berlusconi». Sempre Novella2000 l'aveva pizzicata con Manuele
Malenotti, fidanzato di Lola Ponce.
Di lei si sa poco. Le scarne note
biografiche si possono prendere dal press book di Aitanic, film di Nino
D'Angelo che parodiava il Titanic. «Nasce in
Germania nel 1974. Ha frequentato l'Actor's Studio di New York e la
scuola romana di Francesca De Sapio. Inizia la carriera
come modella nel 1993. Nel 1997 affianca Alberto Castagna
nella conduzione dell'ultima edizione del programma televisivo
Stranamore. Dopo piccole partecipazioni in alcune serie televisive, tra
cui I Ragazzi del Muretto, debutta sul grande schermo, nel gennaio 1999,
con La vita è un gioco di Fabio Campus, al fianco di Bebo
Storti».
sabina
began
Il film è prodotto da Giovanni Di Clemente, una
delle sue storie più importanti, assieme a quella con il cantante Scialpi.
Ma l'uomo della sua vita è un altro. Le sue iniziali sono S. e B. Chi
la conosce bene, come Gabriella Sassone,
la descrive come la regina delle api di Berlusconi.
A nel 2008 spunta fuori un tatuaggio rilevatore: «La bella attrice Sabina
Began, nota a Roma come l'ape regina - scrive - sfoggia un
nuovo tatuaggio sulla caviglia. Una farfalla, circondata dalla frase
"L'incontro che ha cambiato la mia vita: S.B.". Che sono le
sue iniziali. Ma non solo. Sabina potrebbe essere nel cast del film-tv
Mediaset Il falco e la colomba, prodotto da Guido De Angelis».
La farfalla è la farfalla della Rai? Raifiction? Comunque, fino ad
oggi, la Began ha combinato poco. Non ha sfondato.
Anche gli incontri che cambiano la vita ci mettono del tempo a cambiarla
e, forse, non promettono quel che mantengono.
La Sassone racconta di lei come della regina di
Palazzo Grazioli: «Si fa un gran parlare del party blindatissimo che Silvio
Berlusconi ha dato a Palazzo Grazioli il giorno della
Liberazione, per festeggiare la stravittoria elettorale. Tra i suoi
fedelissimi, oltre a Schifani e l'immancabile stornellatore Mariano
Apicella, un mazzo di fanciulle, curvacee e disponibili al gran
diletto, in adorazione del Santo Cavaliere. Ma Silvio ha
avuto occhi solo per una, che ha tenuto seduta sulle sue ginocchia
mentre le intonava Malafemmena.
sabina
began
Spiritoso come sempre, ha pure gigioneggiato: "Se ora ci fosse
qui un fotografo, questo scatto varrebbe 100mila euro". Chi è la
fanciulla in questione, attrice di belle speranze, di origine straniera
ma ben trapiantata in Italia, subito ribattezzata dalle presenti
(invidiose) "l'ape regina"? Noi la conosciamo bene e da tempo.
E di lei, siamo sicuri, sentiremo presto parlare. Anche se le
invidiose di cui sopra non facevano altro che dire: "Guardatela, si
è rifatta dalla testa ai piedi in Brasile, non sempre neanche più
lei!". Intanto, "l'ape regina" ha già girato Crociera
Vianello ed è in ballo per il nuovo film di Roberto Faenza,
tutto marchiato Mediaset e Medusa, of course».
sabina
began
Nel film di Faenza, 'Il caso dell'infedele Klara' (2009), farà solo
una piccola parte, verso il finale veneziano. Un cameo che pure basta a
rimpolpare una filmografia un po' scarna, con La vita è un gioco
(2000), diretto da Fabio Campus con i
comici Graziano Salvadori e Bebo Storti e
Malefemmene (2001), film di Fabio Conversi.
In tv fa Un papà quasi perfetto (2003) di Maurizio Dell'Orso
e Il mistero del lago (2008) di Marco Serafini.
Gisella
Marengo e Sabina Began - Copyright Pizzi
In attesa di un rilancio, è Aitanic (2000) l'unico film in cui ha
lasciato il segno: è la storia di un traghetto rubato da Aitano, un
poveraccio che s'improvvisa armatore vacanziero. Sull'Aitanic si trova
imbarcata un'umanità assai varia, tra cui spicca Leonardo Di
Capri, interpretato da Nino D'Angelo,
fioraio abusivo del cimitero di Napoli e Giulia Roberti,
interpretata da Sabina Began. Una prostituta alla
Pretty Woman, azzarda la nota di regia, che va a Capri con un suo
cliente per vendere panettoni scaduti a un imprenditore dell'isola.
Un po' di gloria cartacea arriva nella primavera del 2008 con la
copertina di Panorama, gestione belpietrista, dove indossa i panni della
ragazza in bikini con notebook sul ginocchio e cellulare all'orecchio:
«Sempre connessi». Sembra comunque un po' poco per un'ape regina, cioè
la preferita dell'harem di un uomo potente.
sabina
began
Comunque, il soprannome qualcuno potrebbe prenderlo alla lettera se
leggesse l'intervista che la Began ha rilasciato a Chi
un mese fa e ripresa sui blog corredata con foto conturbanti: «Il mio
ex compagno, il produttore Giovanni Di Clemente, si
lasciava avvicinare troppo dalle attrici e io - racconta la Began
- lo menavo, anche davanti a tutti. Gli controllavo il
telefono, interrogavo il suo autista, mi presentavo senza preavviso ai
suoi incontri di lavoro».
sabina
began
Poi l'outing saffopossibilista. «Con Madonna mi
butterei sotto le lenzuola». Infine la dichiarazione politica: «Mi
piace troppo fare sesso con gli uomini... Il mio ex mi diceva: "Vai
un po' a sfogarti in palestra!"». Era dunque pronta per
interpretare Valerie ne Il diario di una ninfomane. Se
all'Actor's usano ancora il metodo Stanislavskij.
[04-05-2009]
sabina
began sabina
began sabina
began sabina
began sabina
began sabina
began sabina
began sabina
began sabina
began
CORREVA L'ANNO 1980: AL QUIRINO ANDAVA IN SCENA SALERNO CON VERONICA
TETTONICA - AL RISTORANTE L'ASPETTAVA SILVIO IN COMPAGNIA DI ANTONIO RICCI
E JIMMY IL FENOMENO - "la signora era solo un'attrice che faceva il
suo lavoro e non il ciarpame DI OGGI"
Foto di Umberto Pizzi
da Zagarolo
Riceviamo e pubblichiamo:
VERONICA
lario - OK SALUTE RCS EDITORE berlusconi
con antonio ricci saluta jimmy il fenomeno - Copyright Pizzi
Caro Dago, quello che sta succedendo in questi giorni attorno a Silvio
Berlusconi e soprattutto alla signora Mirian Raffaela
Bartolini, meglio conosciuta come Veronica Lario,
mi fa ritornare indietro nel tempo, quando vedevamo l'attuale Presidente
del Consiglio - all'ora un 40enne signore milanese elegante e rampante
con incipiente calvizie, attendere la sua dulcinea, giovane attrice
emergente e soprattutto bonazza verace, di fronte al Bolognese a Piazza
Del Popolo.
Allora non era molto conosciuto, anzi a
presentarcelo fu la persona che conosceva tutti in Italia, cioè Jimmy
il Fenomeno. Una sera, in attesa di Veronica,
lo abbiamo persino fatto accomodare nella nostra macchina, era simpatico
e raccontava barzellette. Era l'aprile del 1980 e la signora Lario
stava lavorando in una commedia al teatro Quirino di Roma,
"Il Magnifico Cornuto", per la regia di Enrico Maria
Salerno, tanto e vero che facemmo le foto dentro i camerini,
perché si vociferava che tra la promettente attrice e il maturo regista
ci fosse una storia.
berlusconi
Altri fotografi, evidentemente imbeccati da qualcuno, si nascosero
tra il pubblico e scattarono la sequenza dello spogliarello (delle
tette), durante lo spettacolo. Uno di questi era Brunetto
Tartaglia che le pubblicò su "Novella 2000".
In quegli anni i politici non si toccavano; non era ancora nato
Dagospia e tutt'al più gli scatti venivano acquistati dai giornali e
poi tolti di mezzo per scambio favori. Quando il Cavaliere sposò l'ex
attrice, una MITICA signora molto attenta, prese a girare le varie
agenzie fotografiche per acquistare i negativi delle foto incriminate.
VERONICA
lario di OK SALUTE RCS EDITORE
Brunetto Tartaglia vendette i suoi dietro lauto
compenso. Da allora raramente sono ricomparse sulla stampa. Fino ad
oggi, quando sono state pubblicate (non si sa da quale provenienza)
sulla stampa pro-berlusconiana, JUST TO PLEASE THE EMPEROR, per
sputtanare la signora che era soltanto un'attrice che faceva il suo
lavoro e non certamente il ciarpame che c'e' in giro di questi tempi.
Umberto Pizzi
[04-05-2009]
VERONICA
LARIO - DI FILIPPO PANSECA BERLUSCONI
E VERONICA - Copyright Pizzi
VERONICA E SILVIO SULLA BARCA DI PREVITI
NEL DIVORZIO IN BALLO SOLO GLI ALIMENTI - I destini finanziari sono
stati separati già da tempo - IL PATRIMONIO DELL'IMPERO (8 MILIARDI €)
NON SI TOCCA E DEL FUTURO DEI FIGLI NON SI PARLERÀ ORA - VERONICA CONTA
GIÀ SU UN PATRIMONIO DI 20 MLN…
Ettore Livini per la
Repubblica"
Tra moglie e marito, questa volta, a qualcuno toccherà metterci
dito. L´avvio delle pratiche di separazione tra Veronica Lario e
Silvio Berlusconi apre anche un terremoto
patrimonial-finanziario amplificato dalle cifre in ballo. I figli e il
futuro di Fininvest, in questo caso, non c´entrano.
SILVIO
E VERONICA
La divisione dell´impero di Arcore e dei suoi otto miliardi di beni
tra i due rami di casa Berlusconi - Marina e
Piersilvio, figli di Carla Dall´Oglio
da una parte, Barbara, Eleonora e
Luigi nati dalle seconde nozze dall´altra - è un
problema che resta sul tavolo. Ma che il Cavaliere potrà affrontare in
futuro quando avrà deciso se e come redistribuire le quote di Fininvest
(lui oggi ha il 65% mentre i figli controllano un 7% a testa).
I legali dovranno invece trovare subito - se le parti saranno d´accordo
su questo percorso - un´intesa per chiudere in modo indolore gli
aspetti finanziari dell´addio. E visto l´evidente sbilancio economico
(i due sarebbero in regime di separazione dei beni) toccherà al premier
liquidare con un assegno o con altri asset l´ormai ex-moglie.
I destini finanziari di Silvio Berlusconi e della
First Lady, a dire il vero, sono stati separati già da tempo. Fino a
qualche anno fa i due controllavano assieme un´immobiliare, la Minerva
finanziaria, ceduta per 15 milioni circa a un magnate russo. Da allora Veronica
si è messa in proprio. E ha aperto la Finanziaria il Poggio,
un´azienda controllata al 100%, con cui ha iniziato la sua avventura
autonoma nel mondo del mattone.
Berlusconi
e Carla Dall'Oglio nel 65
Oggi è proprietaria in Italia di un intero
stabile nel centro di Milano in via Pontaccio affittato alla Gucci
(valore di bilancio circa 11 milioni), di Palazzo Borromini a Segrate
dove sono ospitati gli uffici del colosso farmaceutico Schering (6,5
milioni), di un appartamentino a Bologna (110mila euro) e di case a
Porto Rotondo, in Sardegna, per 614mila euro.
All´estero invece ha fatto shopping a Londra, dove ha rilevato per
circa 3 milioni una casa nella zona di Kensington e a New York, dove la
Finanziaria il Poggio è titolare di un edificio a Manhattan, in pieno
centro. In tutto un patrimonio superiore ai 20 milioni, già messo a
reddito.
Miriam Bartolini, insomma, il vero nome di Lario,
non rischia certo di restare al verde. Ma il patrimonio di suo marito,
va da sé, è infinitamente superiore. Le sue casseforti (le Holding
Prima, seconda, terza e ottava) gli hanno girato a gennaio 169 milioni
di dividendi e - malgrado l´esborso - hanno ancora in pancia 752
milioni in contanti e il 65% della Fininvest.
Marina
Berlusconi
Il Biscione tra liquidità (quasi 4 miliardi) e azioni Mediaset,
Mediolanum e Mondadori (altri 3) vale altri 7 miliardi. L´impero
immobiliare del premier è custodito invece sotto il cappello della
Dolcedrago e della Idra, che controllano le varie ville da Arcore a
Macherio, da Lesa a Lesmo, dalla Sardegna fino alle Bahamas. Il loro
valore è difficile da stimare anche se il Cavaliere ha immobilizzato
questi beni (sottostimandoli) per oltre 200 milioni.
All´epoca della separazione dalla prima moglie, nel 1985, Silvio
Berlusconi aveva liquidato Carla Dall´Oglio con
6 appartamenti e 2 negozi a Milano, 3 miliardi (di lire) in obbligazioni
Enel, un miliardo per comprarsi una nuova casa e i soldi necessari per
un appartamento a Londra. Difficile che questa volta se la possa cavare
(si fa per dire) così a buon mercato.
[04-05-2009]
luigi
BERLUSCONI Piersilvio
Berlusconi Barbara
Berlusconi
IL TESORO DI VERONICA – LA “FIRST LADY” HA IMMOBILI PER 27 MLN
€: 3 APPARTAMENTI A OLBIA, BOLOGNA, LONDRA E DUE UFFICI A MILANO (10 MLN)
E SEGRATE – IL 38% DE “IL FOGLIO” – NEL 2007 profitti in calo a
78mila euro - L’AFFAIRE VILLA MINERVA (SARDEGNA)…
Simone Filippetti per
"Il Sole 24 Ore"
veronica
lario
Da una parte un utile di 78mila euro, ancor meno dei non già
stratosferici 133mila euro dell'anno precedente. E nessun dividendo da
incassare. Dall'altro 365 milioni di utili e maxicedole da 169 milioni
(incassati attraverso le finanziarie personali Holding Italiana Prima,
Terza e Ottava).
A vederla con la lente contabile dei bilanci, il dissidio privato tra
Veronica Lario e il presidente del consiglio SilvioBerlusconi,
da cui ora potrebbe divorziare, assomiglia al confronto tra Davide
e Golia.
Un patrimonio, per lo più fatto di case e immobili, che vale 27
milioni di euro quello della first lady; contro un forziere, la
Fininvest, che vale 6 miliardi (a cui vanno aggiunte le proprietà
immobiliari custodite nelle società Dolcedrago e Idra), più oltre un
miliardo di euro cash.
Lontana da riflettori, dalla villa di Macherio dove vive, la
"first lady" ha costruito le sue fortune personali che ruotano
attorno alla finanziaria Il Poggio, una società immobiliare al 100% di
proprietà di Miriam Bartolini (il nome all'anagrafe di Veronica
Lario).
Veronica
Lario
Tra le proprietà figurano tre appartamenti a Olbia, Bologna (città
natale di Veronica) e Londra (quest'ultimo è il più pregiato, essendo
iscritto a un valore di oltre 3 milioni di euro) più altri due immobili
destinati a ufficio, uno a Milano nella centralissima Via Pontaccio, in
piena city finanziaria, per un valore di 10 milioni; e uno a Segrate del
valore di 6 milioni.
La moglie del premier ha poi messo anche un
piede dentro il mondo dei giornali: Veronica è la
principale azionista (con una quota del 38%) del Foglio Edizioni srl, la
società editrice de Il Foglio, il giornale diretto da Giuliano
Ferrara (che ha il 10% del giornale). Ma quello della carta
stampata, i quotidiani in particolare, non è un business facile e la
società, a fine 2007, registrava (secondo i dati Cerved) una perdita di
126mila euro su ricavi per 443mila.
RONICA
lario - OK SALUTE RCS EDITORE
A completare il quadro delle proprietà, infine, c'è una
piccolissima quota,paria quasi il 2%, di una società polisportiva, la
Scherma Monza e una quota di maggioranza nella azienda di acque minerali
San Daniele (che però risulta in liquidazione da anni).
La fotografia al 31 dicembre 2007 (ultimo bilancio disponibile per Il
Poggio) mostra profitti in calo a 78mila euro, tutti lasciati nelle
casse nella società. La maggior parte degli introiti per la signora Berlusconi
vengono dagli affitti degli immobili: circa un milione di euro
all'anno,rivenienti per lo più dagli uffici affittati a Milano.
Di recente Il Poggio ha investito a Londra, in un contratto di
leasing immobiliare con la Palace Gate Mansions, per un edificio situato
nell'esclusiva zona di Kensington. Negli ultimi anni è stata messa in
piedi anche la società Orchidea Realty, che ha sede a New York, in
piena midtwon di Manhattan. Ci sono però anche debiti dentro Il Poggio:
erano 3 milioni quelli verso le banche a fine 2007. Ma compaiono anche
148mila euro di liquidità depositati su un conto corrente, in valuta
estera, della banca "rossa" per eccellenza, il Monte dei
Paschi di Siena.
Veronica
Lario Berlusconi
Anche se su numeri non paragonabili, la signora Bartolini coniugata
Berlusconi ha finora dimostrato di avere un senso degli
affari pari a quello del coniuge: per anni ha affittato Villa Minerva,
ritenuta una tra le dimore più lussuose della Costa Smeralda in
Sardegna, al magnate russo Tariko Roustam (proprietario
della vodka Standard e dell'omonima banca Russian Standard Bank, nonché
importatore per la Russia degli alcolici Campari) al prezzo (mai
ufficialmente confermato) di 600 milioni di vecchie lire.
Il miliardario oligarca moscovita ha poi deciso, qualche anno fa, di
comprarsi la prestigiosa villa, 600 metri quadrati con parco di tre
ettari che degrada fino sulla spiaggia a Punta Volpe, e si vocifera
abbia pagato 15 milioni di euro. Una somma che indiscrezioni locali
vorrebbero 30 volte superiore a quella sborsata nel 1989 per comprarla.
[05-05-2009]
PERCHé IL DIVORZIO avvantaggerebbe NON SOLO MARINA E PIERSILVIO MA
SOPRATTUTTO SILVIO: con le mani più libere PER LA DIVISIONE DELL'IMPERO -
la moglie perderebbe l'aspettativa del suo 25% (SUL patrimonio del marito
ha un valore notevolissimo)...
Andrea Gragnani e
Giovanni Negri per "Il Sole 24
Ore"
Un Berlusconi con le mani più libere. Anche
nell'attribuzione delle quote di controllo del suo gruppo, un impero che
vale tra i 6 e gli 8 miliardi di euro. È questo uno degli effetti del
divorzio tra il premier e Veronica Lario. Con
quest'ultima che perderà sì la sua quota del 25% di legittima al
momento della successione, ma dovrà anche valutare con attenzione le
conseguenze della sua decisione per i figli.
Silvio
Berlusconi e Veronica Lario
A oggi non esistono questioni sulla divisione del patrimonio, perché
i coniugi sono in separazione dei beni, il che comporta che ciascuno
abbia un proprio patrimonio separato. Questo non esclude che Silvio
Berlusconi e Veronica Lario,
nel corso del matrimonio, abbiano acquistato alcuni beni in comune, sui
quali è sorta una comunione ordinaria, ma un patrimonio comune da
dividere non esiste.
Una questione patrimoniale potrà esistere invece solo al momento
dell'eredità e considerati i valori in gioco, non si tratta di una
questione da poco. Se il procedimento avviato da Veronica Lario
porterà la coppia al divorzio, a prescindere dagli eventi della
separazione, l'uscita della moglie dall'asse ereditario del marito è
una prospettiva certa, di cui il marito potrà tenere conto nella
determinazione dell'assetto del proprio patrimonio tra i figli.
Venendo ai numeri, attualmente la moglie ha
un'aspettativa ereditaria pari al 25% del capitale, mentre i cinque
figli del premier (due avuti dalla prima moglie e tre dalla signora Lario)
hanno un'aspettativa del 50%, mentre il restante 25% è quota
disponibile da parte del premier. In caso di divorzio la moglie
perderebbe l'aspettativa del suo 25% (che, su un patrimonio come quello
del marito, ha un valore notevolissimo).
Barbara
Berlusconi
Ciò avvantaggerebbe in parti uguali tutti i figli, che vedrebbero
aumentare la rispettiva quota di legittima, da dividersi in parti
uguali, che passerebbe dal 50% al 66,666%, e contemporaneamente
accrescerebbe la quota disponibile, che passerebbe dal 25% al 33,333%.
Per chi ama il risiko societario e intende contrapporre i figli Berlusconi
in due gruppi familiari, si passerebbe dalla situazione attuale
in cui la signora Lario e i tre figli più giovani
aspirano al 55% del patrimonio (25% della madre e 10% di ciascun figlio)
a una situazione futura in cui ciascun figlio aspirerà al 13,333% e il
padre potrà distribuire tra di loro il restante 33,333%, potendo in
questo modo determinare con maggiore libertà il controllo del suo
gruppo tra i figli.
Se volesse, il capo del Governo potrebbe blindare la maggioranza del
gruppo in capo a Marina e Piersilvio.
Ciò, naturalmente, tenendo conto delle divisioni già effettuate nel
corso degli anni passati e che hanno visto ciascuno dei 5 figli essere
assegnatario di una quota pari a circa il 7% del capitale Fininvest,
potendo così accumulare sostanziosi dividendi. Come a volte avviene,
non solo a Hollywood, un divorzio tra persone di grande notorietà
rischia di trasformarsi anche in una guerra legale.
luigi
BERLUSCONI
Dove a farla da protagonisti sono gli avvocati. In serata è caduto
il "giallo" sul difensore di Veronica Lario:
è Maria Cristina Morelli, legale del
Foro di Milano dal 1991, ha seguito la fase inziale della vicenda di Eluana
Englaro, sostenendo la posizione del padre Beppino.
Silvio Berlusconi (che ieri ad Arcore ha
incontrato i legali e i figli), anche se manca una conferma, dovrebbe
fare ancora conto sullo studio del suo "storico" avvocato
penalista, Niccolò Ghedini e in particolare sul
contributo di Ippolita Ghedini, sorella di Niccolò,
civilista ed esperta di diritto di famiglia.
[05-05-2009]
noemi
party Piersilvio
Berlusconi famiglia
berlusconi eleonora
berlusconi Marina
Berlusconi
|
BUFALE NAPOLETANE –
MA QUALE AMICIZIA CON BERLUSCONI O AUTISTA DI CRAXI! - UNA VICENDA GIU¬DIZIARIA
ALLE SPALLE (ACCUSA DI PECULATO E CONCUSSIONE, E AR¬RESTI DOMICILIARI NEL
1993) IL PADRE DI NOEMI PARE CHE NEMMENO FREQUENTI PIÙ LA PROPRIA
FAMIGLIA…
Fulvio Bufi per il Corriere
della Sera
Due righe di Pa¬lazzo Chigi e la frase «lo cono¬sco da anni, era
l'autista di Craxi», riferita a Benedetto Le¬tizia,
il padre di Noemi, la ra¬gazza bionda che chiama pa¬pi Berlusconi e
che domenica scorsa lo ha avuto ospite a sorpresa alla sua festa dei di¬ciotto
anni, scompare dalle di¬chiarazioni del premier. L'ave¬vano raccolta
mercoledì tutti i giornalisti che erano al suo seguito in Polonia, ma
la nota della presidenza del Consi¬glio è netta: «Per precisione si
rileva che il Presidente Ber¬lusconi non ha mai detto che il signor
Letizia fosse autista dell'on. Bettino Craxi, come riportato da alcune
agenzie di stampa e giornali».
noemi
- dal corriere.it
Che Benedetto Letizia non sia mai stato autista di Craxi l'avevano già
chiarito in tanti l'altro giorno. Bobo Craxi per primo, e poi Giulio Di
Dona¬to, che di Bettino fu vicesegre¬tario, e altri socialisti napole¬tani
che tra gli anni Ottanta e Novanta avevano frequenta¬zione con il capo.
L'altra novi¬tà è che anche adesso, il no¬me di Letizia non dice
nulla a nessuno, nel Pdl napoletano.
noemi
- dal corriere.it
L'unico che lo conosce bene è un consigliere comunale elet¬to a
Secondigliano, il quartie¬re di cui Benedetto è origina¬rio, dove ha
un paio di attivi¬tà commerciali, e dove anco¬ra oggi lo si vede
quasi più spesso che a Portici, nono¬stante la famiglia si sia trasfe¬rita
lì da circa due anni. Quel consigliere, però, non cono¬sce Berlusconi
e quindi non può averglielo presentato, e poi non ammette nemmeno
l'amicizia con Letizia.
Non pare quindi essere nel¬la politica il
canale che avreb¬be portato quest'impiegato comunale con la qualifica
di commesso e una vicenda giu¬diziaria alle spalle (accusa di peculato
e concussione, e ar¬resti domiciliari nel 1993) dal¬la quale è uscito
assolto in appello, a diventare amico del premier tanto da parlargli al
telefono e invitarlo alla festa della figlia (spiegazione di Berlusconi).
DALLA PAGINA DI NOEMI SU FACEBOOK
Capelli lunghi stretti in un codino, abbigliamento casual ma curato,
borsa a tracolla, Domenico Letizia, classe 1959, la mattina timbra il
car¬tellino all'ufficio dove è stato assegnato dopo il reintegro,
riceve gli incarichi per la gior¬nata e poi va in giro per le se¬di
comunali sparse in città a ritirare e raccogliere docu¬menti.
noemi
- dal corriere.it
Altri tempi rispetto a quando, nonostante la qualifi¬ca di livello
basso, dirigeva la segreteria del direttore del¬l'assessorato
all'Annona. Era¬no gli anni precedenti l'arre¬sto, e lui a quell'incarico
di grande potere ci era arrivato da un'altra segreteria, quella
dell'assessore Giovanni Grie¬co, del Psdi, l'unico partito al quale
Letizia sia stato legato ai tempi di Craxi e dell'asseri¬ta (dalla
moglie Anna) nasci¬ta della sua amicizia con Ber¬lusconi.
Poi si fece ben volere molto anche dal direttore, Giovanni De Vecchi,
che arri¬vò a fidarsi di lui come di un intimo amico. Si frequentaro¬no
a lungo anche fuori dall'uf¬ficio e poi finirono nei guai in¬sieme
(pure De Vecchi è stato assolto), accusati da un geo¬metra che riferì
ai giudici an¬che di vicende personali ri¬guardanti il direttore e il
suo segretario.
DALLA PAGINA DI NOEMI SU FACEBOOK
Gli anni passati senza lo sti¬pendio del Comune, Benedet¬to Letizia
li ha utilizzati per seguire direttamente le due atti¬vità messe in
piedi a Secondi¬gliano e intestate alla moglie: un chiosco per la
vendita di giornali lungo il corso princi¬pale del quartiere e, poco di¬stante,
un negozio di bigiotte¬ria con edicola annessa. E se anche lui - come
Noemi e la mamma raccontano di aver fatto - ha frequentato Berlu¬sconi,
non se ne è vantato con nessuno.
noemi
[02-05-2009]
“CHIUDO IL SIPARIO, NON POSSO STARE CON UN UOMO CHE FREQUENTA LE
MINORENNI" - VERONICA ANNUNCIA DI VOLER DIVORZIARE DA BERLUSCONI: HA
CAPITO DI AVER PERSO - "VOGLIO FARLO SENZA CLAMORE” - COME NO! DOPO
L’ANSA, ECCO 'STAMPA' E ‘REPUBBLICA’) - (E MENTRE SI SOLLAZZAVA
NOEMI, LA FIGLIA BARBARA HA RISCHIATO DI PERDERE IL FIGLIO)
VERONICA: "NOEMI? MAGARI FOSSE SUA FIGLIA. PERCHÉ LA
CONOSCEVA ANCHE PRIMA CHE COMPISSE 18 ANNI" - "NON C'ENTRANO
IL PATRIMONIO E LE DIVISIONI FRA I FIGLI. SE IL PROBLEMA FOSSE QUESTO ME
NE STAREI TRANQUILLA E NON MI METTEREI IN UNO SCONTRO FRONTALE CON
L'UOMO PIÙ RICCO E POTENTE D'ITALIA"
Luca Ubaldeschi per La Stampa
La decisione l'ha presa. Verrà il tempo delle carte bollate e delle
dispute legali, ma nel cuore e nella testa di Veronica
Berlusconi c'è già ben chiaro che quella parola a lungo
rimasta sospesa - divorzio - oggi non è più un tabù.
Ha già incontrato il suo avvocato e alle amiche più fidate ha
confidato la scelta. I fatti dei giorni scorsi «sono un punto di non
ritorno» per il suo matrimonio e non vede «alternative alla
separazione». Raggiunta al telefono, la moglie del presidente
del Consiglio non smentisce e si limita a un commento
telegrafico: «Sono stata costretta a questo passo, non voglio
aggiungere altro».
Determinata come al solito, sa che quella del divorzio è una
decisione destinata a lasciare tracce non soltanto all'interno di una
famiglia, ma sull'intera scena politica. Così, a chi le ha ricordato le
qualità persuasive del premier, prospettandole la possibilità di un
cambiamento d'idea, ha replicato che non c'è più nulla che il Cavaliere
possa dire per farla recedere, per ricomporre un'ennesima volta
i rapporti salvaguardando anche soltanto formalmente l'unità.
D'altronde non è un caso che non si siano più parlati da quando,
martedì sera, Veronica Berlusconi ha sollevato il velo
sui rapporti con il coniuge attraverso una dichiarazione all'agenzia
Ansa: «Ciarpame senza pudore», era stato il suo giudizio a
proposito del «caso veline», cioè la ventilata candidatura alle
elezioni europee di alcune ragazze uscite da programmi televisivi e
concorsi di bellezza. «Voglio che sia chiaro - aveva sostenuto - che io
e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione.
Dobbiamo subirla e ci fa soffrire».
Ma non sono state le liste per il voto di giugno la reale causa di
questa sofferenza. Il problema è stata la partecipazione del premier
alla festa dei diciotto anni a Napoli di una ragazza, Noemi
Letizia: «La cosa ha sorpreso molto anche me - aveva detto -,
anche perché non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur
essendo stato invitato». Se si vuole parlare di casus belli, non ci
sono dubbi che Veronica Berlusconi l'abbia visto lì.
«Perché non mi interessa certo polemizzare sulle veline», è stato il
suo sfogo, «anche se sono convinta che chi si candida a svolgere un
servizio per la collettività debba avere una determinata preparazione,
a prescindere dal lavoro che abbia fatto prima».
Mara
Carfagna Francesca
Dellera
La vicenda-elezioni, nel ragionamento della moglie del premier, è
servita per la coincidenza temporale. Mentre leggere sui giornali «che
frequenta una ragazza minorenne, perché la conosceva anche prima che
compisse 18 anni», leggere «che lei lo chiama "papi" e
racconta dei loro incontri a Roma o Milano, con i genitori che
evidentemente non hanno da obiettare, ecco, quello sì che è
inaccettabile. Come si può restare con un uomo così?».
Con una postilla: «Che nonostante tutto questo mio marito abbia
ancora un gradimenti altissimo e quindi non sia stato danneggiato dalla
vicenda». Nei commenti dei giorni scorsi, per altro, sono rimbalzate
ipotesi e illazioni, molte legate proprio a quell'espressione
confidenziale pronunciata dalla ragazza, «papi». Chi glielo ha fatto
notare ha avuto in risposta da Veronica Berlusconi
poche parole: «Magari fosse sua figlia».
Quando, negli anni, sono emersi momenti di crisi nel rapporto tra il
premier e la moglie, una domanda è ritornata con grande frequenza:
perché lei non lo lascia? Ora la risposta prende forma. Un ruolo l'ha
avuto il desiderio del Cavaliere e della moglie di provare a tenere
unita la famiglia: magari le ragioni erano diverse, ma l'obiettivo in
qualche modo coincidente. La first lady introduce però
un elemento ancora più personale, cioè il fatto di dover accettare «il
fallimento di una vita». Perché di questo si tratta, «dopo
trent'anni che ci conosciamo, dopo tre figli, quando un matrimonio
finisce così e non sono certo nelle condizioni di poter pensare di
ricostruirmi una vita».
Evelina
Manna
Se quindi adesso Veronica Berlusconi ha deciso per
il divorzio è perché, a suo giudizio, «nulla è cambiato da quando
gli avevo rivolto un ultimatum e la misura ora è colma». Il
riferimento è alla lettera a Repubblica del gennaio 2007, scritta dopo
la partecipazione del Cavaliere alla cena dei Telegatti. Belle donne -
il futuro ministro Mara Carfagna fra loro - e commenti
galanti del premier. «Affermazioni che interpreto come lesive della mia
dignità», aveva scritto, «a mio marito e all'uomo pubblico chiedo
quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente».
Le scuse arrivarono, il quadro familiare sembrò ricomporsi. L'estate
scorsa, poi, ci furono anche le foto di loro due in vacanza, con i figli
e Alessandro, il nipotino. La celebrazione dell'happy family? Una
sintesi sbrigativa, si capisce ora. «Non è che tutto vada bene
soltanto perché sono fotografata vicino a mio marito. Servirebbe uno
sguardo più attento».
Molto si è parlato anche dell'aspetto economico, di un'unità
preservata in nome di future spartizioni ereditarie. Alle amiche che le
hanno fatto notare come anche in questi giorni qualche giornale sia
tornato a battere il tasto dei soldi, Veronica Berlusconi ha riservato
uno sguardo sconsolato: «Siete fuori strada, non c'entrano il
patrimonio e le divisioni fra i figli. Se il problema fosse questo me ne
starei tranquilla e non mi metterei in uno scontro frontale con l'uomo
più ricco e potente d'Italia».
2 - "NON POSSO STARE CON UN UOMO CHE FREQUENTA LE
MINORENNI"
Dario Cresto-Dina per La
Repubblica
"Chiudo il sipario sulla mia vita coniugale".
Dopo quasi trent'anni, i due si conobbero nel 1980 e si sposarono con
rito civile il 15 dicembre 1990, le strade del presidente del Consiglio
e di sua moglie, già spezzate sul piano sentimentale e personale, si
dividono anche giuridicamente.
Veronica Lario ha avviato
le pratiche per la separazione e il divorzio da Silvio
Berlusconi, portando a termine un percorso cominciato molto
tempo fa come ammise lei stessa alla fine dell'estate 2008, quando
confessò che all'eventualità di una separazione stava meditando da
dieci anni.
Ora ha scelto l'avvocato che la seguirà passo dopo
passo davanti ai giudici: "Finalmente una persona di cui mi posso
fidare fino in fondo". È una donna. Una professionista lontana
dallo star system e dalla politica. L'ha sentita al telefono il primo
maggio, l'avvocato era in vacanza su un'isola del Sud Italia. È stato
in pratica il loro primo vertice sulla separazione. Veronica
le ha spiegato: "Voglio tirare giù il sipario, ma voglio fare una
cosa da persona comune e perbene, senza clamore. Vorrei evitare lo
scontro". Il legale le ha risposto: "Stia tranquilla. Parto
subito, prendo un aliscafo e rientro immediatamente a Milano. Lei è
consapevole che non sarà facile e che dovrà sopportare attacchi
pesanti? È sicura di volerlo fare?".
Nella risposta non ci sono state esitazioni: "So tutto.
Voglio andare avanti". Ieri le due donne si sono
incontrate a Macherio per studiare la strategia e si rivedranno molto
presto, all'inizio della settimana. Vogliono stringere i tempi, evitare
il contropiede di un uomo sempre molto abile a ribaltare le situazioni,
capace di convocare una conferenza stampa per dire che il divorzio lo ha
deciso lui per primo, e non la "signora".
noemi
Naturalmente nei giorni scorsi Veronica ne ha
discusso con i figli e le persone più vicine, un paio di amiche molto
care, sottolineando ancora una volta le ragioni del suo distacco dalla
vita pubblica del marito e insistendo sull'importanza che rappresenta
per una donna come lei il valore della dignità: "Ora sono più
tranquilla - ha confidato loro - . Sono convinta che a questo punto non
sia dignitoso che io mi fermi qui. La strada del mio matrimonio è
segnata, non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni".
Per i suoi ragazzi - Barbara di 24 anni, Eleonora
di 22 che studia negli Stati Uniti e Luigi di 20, il più legato al mito
imprenditoriale e politico del papà - sono state ore di grande amarezza
e di sofferenza, ma alla madre tutti e tre hanno assicurato che
rispetteranno ogni sua decisione per dolorosa possa essere: "Non
muoveremo mai un dito contro nostro padre, ma tu mamma fai ciò che ti
fa stare bene".
L'inizio della fine arriva la mattina di martedì 28 aprile. Veronica
guarda i giornali, la sua attenzione si sofferma sull'articolo di "Repubblica"
che svela come nella notte di domenica il premier si sia presentato a
sorpresa in una villetta di Casoria, dove si celebravano i diciott'anni
di Noemi Letizia.
Lei è bella, bionda, studia da grafica pubblicitaria a Portici e
sogna una carriera televisiva, tanto che avrebbe inviato il suo
"book" fotografico al presidente del Consiglio in persona. Un
album che avrebbe provocato la scintilla. Accanto a Noemi
ci sono il padre Elio e la madre Anna.
La ragazza chiama Berlusconi "papi", ai
giornalisti dirà più tardi che lo conosce da tempo e che spesso lo va
a trovare a Milano e Roma, "perché lui, poverino, lavora molto e
non può sempre venire a Napoli". Il Cavaliere le ha portato un
regalo, una collana d'oro giallo e bianco con pendente di brillanti. C'è
chi mormora anche le chiavi di un'auto, ma Noemi smentisce.
Veronica legge e rimane stupefatta, chiama al
telefono un'amica: "Basta, non posso più andare a braccetto con
questo spettacolo". A Roma infuria la polemica sulle
"veline" pronte a entrare nelle liste elettorali del Pdl e ci
sono, soprattutto, quella ragazzina di Casoria, Noemi,
e la sua mamma Anna che si rivolgono a Berlusconi con gli affettuosi
diminutivi di "papi" e "papino". Veronica non ce
l'ha né con le giovani donne aspiranti europarlamentari né con Noemi.
Interpreta la loro parabola quasi epicamente, come "figure di
vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà
e la crescita economica". La sconcerta, però, che il metodo da
"ciarpame politico" non faccia scandalo, che quasi nessuno si
stupisca, che "per una strana alchimia il paese tutto conceda e
tutto giustifichi al suo imperatore", come racconta a chi le sta
vicino.
Quell'imperatore è ancora suo marito ed è il padre dei suoi figli,
un padre che, seppure invitato, non ha mai partecipato alla festa dei
loro diciott'anni. Di fronte alla nuova pubblica offesa sceglie di
replicare pubblicamente con una dichiarazione che manda all'agenzia Ansa
soltanto dopo le dieci di sera. È stato infatti un giorno di angoscia a
villa Belvedere. Barbara, incinta di sette mesi del suo
secondo figlio, è stata ricoverata all'ospedale San Raffaele. Sono
lunghe ore di ansia, c'è il rischio di un parto prematuro. Veronica
Lario ha in casa il nipotino Alessandro, chiede alla segretaria Paola di
fermarsi fino a mezzanotte. La misura è colma, il "ciarpame"
non è soltanto politico.
La mattina successiva Berlusconi dalla Polonia
attiva la cortina fumogena e la contraerea dopo una notte di rabbia.
Ordina che le "veline" spariscano quasi tutte dalle liste
europee, ridimensiona il rapporto con Noemi a una antica conoscenza con
il padre ex autista di Craxi (notizia poi smentita da
Bobo Craxi e cancellata comicamente addirittura da un comunicato di
Palazzo Chigi) e liquida con una battuta maschilista e greve
l'indignazione della moglie, evitando di pronunciarne il nome e il
ruolo: "La signora si è fatta ingannare dai giornali della
sinistra. Mi spiace". Rientrato a Roma, annulla un incontro in
calendario per il giorno successivo con il presidente della Camera Gianfranco
Fini.
VERONICA
lario
La sua intenzione è di andare a Milano, come fece due anni or sono,
per ricucire lo strappo con Veronica. Non ci andrà, lo ferma la sua
fidatissima segretaria Marinella. Veronica Lario,
infatti, l'ha appena chiamata: riferisca a mio marito che non mi si
avvicini, non ho più nulla da dire e nulla da ascoltare, tutte le
parole sono state consumate.
Giovedì i giornali del Cavaliere e i blog del Pdl fanno capire
all'ex first lady di Macherio che aria tira. Dietro al "come si
permette?" si scatena una minacciosa muta di cani. Il quotidiano "Libero"
pubblica nella testata di prima pagina tre fotografie in bianconero
della giovane attrice Veronica Lario a seno nudo. Il
messaggio è più che mai trasparente, sembra arrivata l'ora dell'olio
di ricino.
Quando vede quelle fotografie la moglie del premier capisce, se ce ne
fosse ancora bisogno, di essere davvero sola e di essere minacciata. In
quelle foto si sente "come davanti a un plotone di esecuzione
qualche secondo prima della fucilazione". Alla figlia Barbara
dice: "Sono molto preoccupata di ciò che potrà accadere, ma ho la
libertà per andare avanti".
Cala il sipario. La lettera affidata a "Repubblica" due
anni fa da Veronica era un ultimatum. Qualche ora dopo Berlusconi
inviò le sue scuse pubbliche alla moglie. Era il 31 gennaio
2007: "La tua dignità non c'entra, la custodisco come un bene
prezioso nel mio cuore anche quando dalla mia bocca esce la battuta
spensierata, il riferimento galante, la bagattella di un momento".
A sigillo un grande bacio. Qualche mese dopo, ad appannaggio esclusivo
dei settimanali patinati della famiglia, arrivarono le passeggiate della
coppia mano nella mano nel giardino della villa in Costa Smeralda e sui
moli di Portofino.
Immagini che oggi sembrano lontanissime. "Mi domando in che
paese viviamo - ha raccontato Veronica l'altro giorno a
un'amica - , come sia possibile accettare un metodo politico come quello
che si è cercato di utilizzare per la composizione delle liste
elettorali del centrodestra e come bastino due mie dichiarazioni a
generare un immediato dietrofront. Io ho fatto del mio meglio, tutto ciò
che ho creduto possibile. Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato
coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con
una persona che non sta bene. È stato tutto inutile. Credevo avessero
capito, mi sono sbagliata. Adesso dico basta".
[03-05-2009]
 VERONICA
LARIO - PANSECA   Berlusconi     Famiglia
Berlusconi Mara
Carfagna       Silvio
Berlusconi           berlusconi
donne Iphone  vignetta
dal settimanale "emme" - l'Unità Silvio
Berlusconi Berlusconi
e 5 ragazze
IL TESORO DEL RE – SONO DUE UOMINI RIMASTI NELL’OMBRA A GESTIRE
L’IMPERO DI BERLUSCONI: SALVATORE SCIASCIA E GIUSEPPINO SCABINI –
CREARE UNA “FININVEST 2”? – “DOLCEDRAGO” CONTROLLA LE VILLE –
I 30 MLN DELLA LARIO - 200MILA € SPESI PER I TOSAERBA…
Mario Gerevini per il
"Corriere della Sera"
Tanto per dare un'idea: Silvio Berlusconi per i
tosaerba delle sue ville ha speso quanto una famiglia media italiana per
comprare casa. Ma il Cavaliere (72 anni) non ha fatto il mutuo. Con
duecentomila euro, insomma, ci taglia il prato e anche questo dà l'idea
di quanto sia grande l'impero, ricco, complesso. E due uomini, poco
conosciuti, ne hanno le chiavi. Si chiamano Salvatore Sciascia (66)
e Giuseppino Scabini (61).
Silvio
Berlusconi e Veronica Lario
Il primo è l'ex responsabile fiscale del gruppo e oggi è inserito
nelle principali società della famiglia, quelle lontane dai riflettori
della Borsa ma vicine al portafoglio della proprietà. Sciascia è
l'ufficiale di collegamento nella capofila Fininvest, cioè cuore e
cassaforte del «sistema Berlusconi». Infatti governa la finanziaria
(Holding Quattordicesima) che raggruppa la quota in Fininvest del «ramo»
Veronica Lario.
Il secondo, Scabini, è l'ex tesoriere centrale del Biscione ed è
contemporaneamente alla guida della società personale del Cavaliere, la
Dolcedrago (fuori dal perimetro Fininvest), e del piccolo gruppo che fa
capo a Veronica Lario (52). Posizione
un po' scomoda in prospettiva, soprattutto se le pratiche di divorzio si
complicassero. Dunque i due manager stanno nei punti nevralgici
dell'ossatura societaria berlusconiana ma uno è anche in «casa» Lario.
Si sa, la Fininvest è l'isola del Tesoro.
Le partecipazioni in Mondadori, Mediaset, Mediolanum, Milan, Medusa
eccetera, si misurano in molti miliardi di euro: c'è chi li stima in
dieci miliardi. Senza dimenticare un patrimonio miliardario in terreni,
immobili, aerei, imbarcazioni (tra cui un superyacht di 48 metri con
caminetto), elicotteri. Tanto per dare ancora un'idea: assicurazione,
carburante e meccanico per l'elicottero privato costano ogni anno (soldi
privati) il corrispettivo di una trifamiliare a Trapani o un monolocale
a St. Moritz.
SILVIO
E VERONICA
Tutto questo ben di Dio targato Fininvest è controllato al 63% da
Berlusconi e il restante è suddiviso tra i cinque figli in quote di
poco più del 7% ciascuno. Marina (42) presidente Fininvest, e Piersilvio
(40 anni una settimana fa) vice presidente Mediaset, sono nati
nel primo matrimonio (1965, divorzio vent'anni dopo) con Carla
Dall'Oglio (68). Gli altri tre, Barbara
(24), Eleonora (22) e Luigi (20),
in seconde nozze con la Lario.
È evidente che a divorzio consumato l'attuale moglie del premier
uscirà dal «gioco» ereditario (per la quota del 63% in mano a Berlusconi)
e dunque gli equilibri probabilmente dovranno essere ricalibrati. E
magari tornerà sul tavolo l'ipotesi di creare una Fininvest 2.
Famiglia
Berlusconi
Ma la residenza dove vive Veronica Lario, a Macherio
(Mi), di chi è? E la villa di Arcore? E villa Certosa in Sardegna? La
Fininvest qui non c'entra, sono tutte proprietà personali di Berlusconi
attraverso la Dolcedrago che è sua al 99,5% e che ha immobili
per centinaia di milioni, oltre a diritti cinematografici su film di Totò,
Bud Spencer e Terence Hill, «La dolce
vita di Fellini» e altri per un totale di 106 pellicole.
Altra cosa rispetto ai pur rispettabilissimi 30 milioni di pertinenza
personale della signora Lario, suddivisi tra palazzi e appartamenti a
Milano, Bologna, Olbia, Londra e New York. Sono nel portafoglio della
Finanziaria il Poggio, sua al 100%, anche se la gestione è in capo ai
ragionieri del Cavaliere. Insomma, se va male un tetto c'è sempre ma
non comune.
[04-05-2009]
veronica
lario tra i 17 e 21, si faceva chiamare Raffaella veronica
con i figli Barbara
Berlusconi lario Piersilvio
Berlusconi eleonora
berlusconi luigi
BERLUSCONI
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L'AFFARE S'INGROSSA – PARLA LA MAMMINA DI NOEMI: “PREFERISCO
NON RILASCIARE DETTAGLI SU COME, DOVE O QUANDO HO CONOSCIUTO IL PREMIER”
– Noemi: "Per me è come se
fosse un secondo padre. Mi ha allevata" - le dediche in cui S.B. si
firma "padre putativo"...
1 - AUTISTI
Jena per "La Stampa" - La
notizia è clamorosa: diciotto anni fa Berlusconi faceva l'autista di
Craxi.
2 - VIETATO AI MINORI
Ellekappa per "la
Repubblica" - "Silvio papi Berlusconi", "Il
primo premier al mondo vietato ai minori"
NOEMI
CON LA MADRE
"CON PAPI SILVIO UN'AMICIZIA PULITA"
Flavia Amabile per "La
Stampa" (Ha collaborato Antonio De Lorenzo)
Anna Palumbo è sorpresa, disorientata. E non ha più molta voglia
di parlare. «Mi dispiace che la signora Veronica abbia detto questa
cosa, e non so perché l'abbia detta», è il suo unico commento.
E' stato un risveglio duro, un ritorno alla realtà brusco e
davvero inaspettato quello di ieri mattina a casa di Noemi Letizia, la
diciottenne che chiama «papi» Silvio Berlusconi e se lo vede arrivare
alla festa di compleanno. Domenica sera la sorpresa, lunedì le
interviste con i quotidiani napoletani, tutto sembrava andare per il
meglio, un po' come nei sogni. E' tranquilla la signora Anna: prima di
parlare con i giornalisti Noemi ha addirittura chiamato il suo «papi»
al cellulare.
E «papi», vale a dire Berlusconi, le ha dato il permesso: poteva
raccontare senza difficoltà dei loro incontri e dei loro rapporti. E
quindi ora intorno all'appartamento di Portici dove vivono si respira
davvero un'atmosfera di incredulità come se non avessero capito che
cosa è accaduto e perché. «Preferisco non rilasciare dettagli su
come, dove o quando ho conosciuto il Premier.
DALLA PAGINA DI NOEMI SU FACEBOOK
La mia famiglia è turbata da come i media hanno trasformato
un'amicizia così pulita in un affare squallido. Berlusconi è un uomo
che ama il popolo e ama stare a contatto con esso. Una persona onesta,
un carissimo amico. Per questo come donna, madre e amica preferisco non
aggiungere altro per evitare che quella che è una grande amicizia venga
ulteriormente infangata».
Sul fatto che siano amici, nessun dubbio: lo erano e lo sono
davvero. Ogni volta che Berlusconi è a Napoli la signora Anna e Noemi
vanno a salutarlo all'Hotel Vesuvio. E poi la sorpresa alla festa dei
diciott'anni di domenica. E i regali ai compleanni. «Una volta un
diamantino, un'altra volta, una collanina», racconta Noemi
nell'intervista rilasciata al «Corriere della Sera» lunedì.
E le dediche sui libri in cui Berlusconi si firma «padre putativo».
E poi gli incontri a Roma nello studio del premier. Incontri privati,
incontri in cui Berlusconi si lascia andare e si confida. «E io resto
ad ascoltarlo. Ed è questo che lui desidera da me», racconta la
giovane.
DALLA PAGINA DI NOEMI SU FACEBOOK
Le parla dei suoi dolori. «Gli sono stata vicinissima quando è
morta, di recente, la sorella Maria Antonietta», ricorda Noemi. Ma le
parla anche delle sue disillusioni. «Dice che vorrebbe mettersi su una
barca per dedicarsi alla lettura. Talvolta è deluso dal fatto che viene
giudicato male. Io lo incoraggio, gli spiego che chi lo giudica male non
guarda al di là del proprio naso. Nessuno può immaginare quanto Papi
sia sensibile».
A vederlo dall'esterno sembra incredibile che una diciottenne di
Portici e la sua mamma abbiano una tale consuetudine con il presidente
del Consiglio, ma per Noemi è normale: «Per me è come se fosse un
secondo padre. Mi ha allevata».
DALLA PAGINA DI NOEMI SU FACEBOOK
E' Berlusconi a fornire qualche dettaglio in più su come sia nata
questa amicizia. «Se fosse stata una cosa piccante sarei andato in
mezzo alla gente a farmi delle foto? Conosco il padre da una vita, è un
vecchio socialista ed era l'autista di Craxi». Non l'avesse mai detto.
Smentisce Bobo Craxi: «Cado dalle nuvole. L'autista di mio padre
si chiamava Nicola, era veneto, ed è morto da qualche anno. Io questa
Noemi e suo padre non li conosco davvero». E poi ironizza «È comunque
possibile che mio padre c'entri qualcosa - aggiunge - perchè in Italia
ogni volta che c'è un mistero mio padre c'entra sempre.»
Smentiscono anche Giulio Di Donato e gli altri socialisti
napoletani: «Craxi non ha mai avuto un autista a Napoli». Come stanno
le cose? L'unica certezza è che quello che Berlusconi afferma di
conoscere da una vita si chiama Benedetto Letizia, è un dipendente del
comune di Napoli ed è effettivamente di antica fede socialista.
[30-04-2009]
|
IL FOGLIO': A UNA DEMOCRAZIA SONO PIÙ ADATTE LE RAGAZZE DEL CAV.
DELLE ÉLITE SACCENTI - La barca a velina INDIGNA LE DONNE PDL: NON C'è
QUALCUNA PIù DECENTE PER L'EUROPA? - Chi sono le "fiche di
rappresentanza" DEL CAV. che cercano un posto a Strasburgo
Da "Il
Foglio"
Mara
Carfagna
1 - LA BARCA A VELINA DEL CAV.
Di tutte le soubrette attrici conduttrici letteronze troniste ed ex
protagoniste del Grande fratello date per certe nelle liste del Pdl al
Parlamento europeo, forse alla fine non più di tre o quattro saranno
davvero candidate. E magari diventeranno vere secchione della politica:
diligenti, sempre presenti e ingessate in tailleur pantalone
d'ordinanza, come è successo a Mara Carfagna o a Michela Vittoria
Brambilla e, prima ancora, a Gabriella Carlucci, per via di quel
meccanismo che incita alla solerzia e alla severità chi vuole smentire
a ogni costo la fama della miracolata per via del bel faccino.
Per ora, comunque, la reazione prevalente è: ecco il solito
Berlusconi che fa concorrenza a Caligola, che trasforma il sistema di
cooptazione della classe dirigente e governante nel casting di un
reality, attento alle facce e al tasso di seduzione televisiva, invece
che alla sostanza. I volti nuovi del Pdl sarebbero quindi soltanto
volti, tutt'al più con abbinamento di curve in evidenza.
Ma, sempre per ora, nel Pdl minimizzano: alla scuola quadri per
aspiranti europarlamentari - dedicata soltanto alle donne, perché la
femminilizzazione del Pdl è una fissa del Cav., insieme con quella
dello svecchiamento - tuttora in corso a via dell'Umiltà, su trenta
ragazze, più di una ventina proverrebbero già da esperienze in
consigli provinciali e comunali.
Le altre sono giornaliste e conduttrici televisive (Elisa Alloro,
Rachele Restivo) e poi Barbara Matera, per ora l'unica sicuramente
candidata, ex valletta, attrice, annunciatrice, laureata in Scienze
dell'educazione; Camilla Ferranti, ballerina, ex tronista in
"Uomini e donne" di Maria De Filippi, attrice nella serie
"Incantesimo"; Eleonora Gaggioli, interprete e attrice
televisiva in "Elisa di Rivombrosa" (allieva sveglia e
informata, dice chi l'ha vista a lezione); Adriana Verdirosi, attrice,
conduttrice e cantante di successo in Giappone; e infine Angela Sozio,
che ha partecipato alla terza edizione del Grande fratello. Per lei già
si era parlato di una candidatura alle politiche e agli sberleffi (anche
del Foglio) ora come allora si oppone l'argomento di una sua lunga e
attiva militanza in Forza Italia.
Di fronte a questi curricula, la scrittrice Lidia Ravera,
sull'Unità, ha scritto di politica ridotta al gran varietà. Al Foglio,
la Ravera dice di non pretendere "certo tre lauree da chi si
candida a fare politica. Ma è evidente che queste ragazze sono state
selezionate in quanto corpi, come belle decorazioni, come se il
Parlamento europeo fosse un calendario. Un fatto grave, perché toglie
spazio alle donne che fanno politica sul serio, anche a destra. A
decidere così è un signore che si diverte a provocare, a dimostrare
che fa quello che vuole, e lo fa passare pure per qualcosa di nuovo,
mentre non lo è".
La giornalista Ritanna Armeni, sul Riformista, ha parlato invece
di politica "col corpo delle donne", da distinguere, dice al
Foglio, "dalla politica ‘sul' corpo delle donne (come quella, per
capirsi, che reintroduce il diritto di stupro per i mariti in
Afghanistan per conquistare il voto degli sciiti). Queste ragazze che
dovrebbero essere candidate nel Pdl per volontà di Berlusconi non sono
affatto obbligate a far politica: hanno però scelto di usare il loro
corpo per fare politica, e Silvio Berlusconi sa bene che molti italiani
hanno più confidenza con la faccia di Angela Sozio piuttosto che con
quella di Anna Finocchiaro. Su quello che queste ragazze potrebbero
diventare eventualmente dopo, se venissero elette, non saprei e non
voglio pronunciarmi, anche perché, se penso al Parlamento, ci vedo
molti velini. Ma certamente esiste un elemento di inganno nell'indicare
la bellezza del corpo come qualità per governare e organizzare, che è
poi la politica".
Martedì, al più tardi, si saprà se e quali belle figliole di
belle speranze avranno conquistato un posto al pallido sole di
Strasburgo e Bruxelles.
2 - MEGLIO LA SOZIO DI ZAGREBELSKY - A UNA DEMOCRAZIA SONO PIÙ
ADATTE LE RAGAZZE DEL CAV. DELLE ÉLITE SACCENTI
L'Italia è una Repubblica democratica costruita dall'incontro di grandi
forze popolari cattoliche e socialcomuniste. Nel sistema italiano, nella
nostra Costituzione materiale, chiunque ha una funzione di
rappresentanza sociale e di consenso (ieri i cafoni del sud promossi dal
Pci oggi le ragazze e i ragazzi del sopra e sottomondo televisivo
promossi da Berlusconi), ha un posto legittimo.
La Costituzione, che Napolitano difende con veemenza nelle
riunioni un po' accademiche e parruccone della torinese, saccente,
Biennale della democrazia, è la base di un sistema che non si può
definire "liberale" e nemmeno "liberaldemocratico".
Il liberalismo delle élite non è mai nato o se si preferisca è
simbolicamente defunto con l'uno virgola qualcosa per cento del Partito
d'Azione alla Costituente. In America la classe dirigente è selezionata
dal denaro e dalla formazione nelle scuole di eccellenza. In Inghilterra
governa un'aristocrazia della politica radicata nella storia e nella
tradizione.
In Francia il repubblicanesimo ancorato nel programma dell'89 si
esprime attraverso il dominio della formazione superiore. Da noi vale la
legge del consenso, della simpatia e dell'affettività nel contatto con
il pubblico attraverso il luogo deputato della comunicazione, la tv.
Ieri c'erano i partiti a svolgere questa funzione, come filtro di qualità,
ma gli stessi parrucconi che oggi sbraitano contro la democrazia del
consenso li hanno eliminati come ospiti non grati della nostra storia
attraverso l'attivismo mediatico-giudiziario.
BARBARA
MATERA
Comunque, la cosa che colpisce non è la candidatura di Angela
Sozio, ma l'incresciosa e bolsa lectio magistralis di un Gustavo
Zagrebelsky, giusperito della democrazia che protesta moralisticamente
contro la filosofia politica di Carl Schmitt, un Machiavelli del
Novecento che analizzò la dialettica di amico-nemico nella crisi
europea tra le due guerre. E protesta in nome di fatuità retoriche
primitive e furbesche, come la funzione regale della parola nelle
democrazie. Meglio Angela Sozio.
3 - SERRA DICE FICHE? SU REPUBBLICA? MA VAFFANGULO...
Cialtroni come noi, pazienza. Non siete tenuti a ricordarlo, voi, ma
ricordiamo perfettamente, noi, di una volta che in codesta rubrica
scrivemmo: "fiche". Ci venne, e giustamente, addosso il mondo.
Venduti va bene, berlusconiani passi, cafoni si sa, ma
"fiche", almeno "fiche" non si scrive. Chiedemmo
scusa. Correggemmo in "fighe". Bon. Compriamo ieri Repubblica,
guardiamo come buttano le solite Europee, passiamo a Serra, e ci
leggiamo questo: "Il ricchissimo padrone ha trasformato la politica
in un momento di svago per le sue maestranze". Che fin qui, niente
da dire. Però continua: "Ex segretarie, signorine buonasera,
interi cast televisivi, la popolosa filodrammatica di strada che popola
i reality, un catalogo ammirevole di fiche di rappresentanza...".
Come? Di fiche? Serra? Su Repubblica? Ma vaffangulo. (Andrea Marcenaro)
[24-04-2009]
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quegli spettacolini a
Palazzo Grazioli ridottO a ritrovO di escort" - Concita De
Gregorio rivela le confidenze di una berluschina DELUSA - Le favorite del
Cav.? "Marchiate" con una farfallina - Ma la notizia finisce a
pag. 31
Concita De Gregorio per "L'Unità"
Tempo fa ho conosciuto una giovane procuratrice legale che lavora
in un celebre studio di avvocati della capitale. Precaria, molto
volitiva, piuttosto bella. Lamentandosi degli incerti del mestiere ed
elencandoli ne ha enumerato ad un certo punto uno non censito finora tra
i disagi classici dei lavoratori flessibili. «E poi anche alle feste
del Presidente ormai ti trovi in compagnia di chiunque. Le prime volte
c'erano deputate, attrici, manager. Insomma persone con una professione.
Adesso sono soprattutto escort e la mosca bianca sei tu che lavori».
Ho osservato, per prendere tempo, che anche le escort
(accompagnatrici da catalogo, ultimamente autrici di libri editi da
prestigiose case editrici su «come renderlo schiavo in perpetuo»,
testimoni di eccezione a certi processi di risonanza transoceanica,
ospiti nei talk show a giorni alterni per illustrare le caratteristiche
del loro tipo di part time) sono professioniste, lavorano eccome.
Lei scuoteva la testa mirando l'oliva con lo stuzzicadenti,
sembrava avvilita davvero allora mostrando comprensione ho domandato: ma
poi quali feste, scusi? «La festa di compleanno, per esempio».
L'ultima volta alla festa di compleanno del Presidente c'erano quasi
solo escort e lei si era sentita sola.
È ovvio che a questa storia non ho creduto e non ci credo, si sa
che certa gente le spara per darsi un tono, tuttavia per non deluderla
le ho chiesto: e cosa avete fatto, alla festa? Brindato, ballato? «Un
po' di tutto, le solite cose per divertirsi, le cose che piacciono a
lui, spettacolini». Così, col diminutivo.
«Poi ci ha regalato la solita farfalla, le disegna lui. Eccola è
questa qui. Ogni tanto incontro una che non conosco con la farfalla al
collo e penso ma guarda, anche lei. Una volta, con una, ce lo siamo
anche dette: anche tu?». La farfalla l'ho vista, la portava al collo:
ha un bordo d'oro e le ali trasparenti tempestate di piccoli strass.
Forse brillanti, può essere. La procuratrice mi ha detto che ne sono
state fatte fare centinaia.
Che storia inattendibile, no? Certamente falsa però per assonanza
mi è tornato in mente quel primario che regalava una Cinquecento a ogni
infermiera con cui aveva una relazione, il parcheggio dell'ospedale
pieno di macchine uguali e di ostili sguardi obliqui. Così, siccome mi
dispiaceva che pensasse che non le credevo, gliel'ho raccontata. «A me
una macchina mi avrebbe fatto più comodo», mi ha risposto seria e con
un sospiro ha infilzato l'oliva.
[23-04-2009]
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MILAN PIU' ROSSO CHE NERO: BERLUSCONI COPRE 67 MILIONI DI PERDITA -
MANCANO I RICAVI DELLA CHAMPIONS LEAGUE - IL
PRESTANOME DI SILVIO, GALLIANI, PER RISALIRE PUNTA ALLA NUOVA LEGA DI
BERETTA: NUOVI STADI E FISCO, VIA L'IRAP...
Antonello Capone per "la Gazzetta dello Sport"
Silvio Berlusconi non può essere il presidente del Milan per la
legge sul conflitto d'interessi di un presidente del Consiglio e
l'assemblea conferma Adriano Galliani vice presidente vicario e a.d. con
i poteri del presidente. Ma Berlusconi resta colui che paga: 67 milioni
di euro - 66 milioni e 838 mila - con cui ha coperto la perdita nel 2008
del consolidato (riserve accumulate sul conto Milan: 93 milioni scendono
a 16). Galliani è tra i conti, le svolte di domani e il mercato.
Gli inglesi dicono sicuri che Ancelotti è del Chelsea (in realtà
si è in fase molto avanzata, ma l'operazione non è chiusa). I
bookmakers pagano 1,60 l'arrivo di Ancelotti e 2,70 la permanenza al
Milan. Galliani: «Non fossi tesserato scommetterei. Ma non vi dico come».
Il bilancio è approvato. Qualche socio di minoranza parla di
acquisti «come quello di Senderos fatto col bastone bianco e il cane
guida», dimenticando i Kakà, i Pato, i Flamini o i Beckham «fatti
dallo stesso uomo che ha visto e preso Senderos, cioè io», chiosa
Galliani. E la «mini minoranza» non si cura di un voto contrario di un
suo esponente «anzi siamo fiduciosi, però prendiamo più giovani».
Galliani spiega i conti «che hanno una semplicità straordinaria:
mancano i ricavi della Champions League e abbiamo mantenuto lo stesso
organico che avrebbe potuto giocare la grande coppa: 170,9 milioni in
stipendi contro i 160,4 dell'anno prima. Nel 2007 abbiamo perso 31,7
milioni pur con 44,8 di ricavi dalla Champions. Dall'Uefa ora abbiamo
preso solo 7,4 milioni ed ecco che la perdita è schizzata a 66,8.
Purtroppo... abbiamo risparmiato sui premi ai calciatori. Il fatturato
è sceso da 275 a 238. Insomma, ci è costato circa 37 milioni quel gol
di Osvaldo al Torino che al 76' dell'ultima giornata che ha dato la
Champions alla Fiorentina e non al Milan. L'avessi saputo l'estate
prima, l'avrei acquistato, Osvaldo...».
Galliani però ha anche un'altra via per riequilibrare il bilancio
ed è quella degli altri presidenti di A (ma anche già qualcuno di B si
sta convincendo) che hanno candidato il manager Maurizio Beretta alla
presidenza della Lega perché incida con lavoro di lobby su cambiamenti
strutturali.
Galliani: «Il Real Madrid fattura 380 milioni e in semifinale ci
sono tutte le quattro squadre che vengono immediatamente dopo nella
classifica dei fatturati: hanno i ricavi dagli stadi di proprietà e una
fiscalità più vantaggiosa. Nuovi stadi, equiparazione delle aliquote
fiscali, cancellazione dell'Irap che paghiamo sugli stipendi e
addirittura sulle plusvalenze: dobbiamo cambiare tutto».
Galliani però assicura: «Il Milan resterà competitivo e i suoi
acquisti li farà». Cori juventini. Secondo Seedorf «bisogna
distinguere tra razzismo e ignoranza»: Galliani: «Non erano cori
razzisti, ma per altri motivi. In Italia si tifa per e anche contro,
purtroppo».
[25-04-2009]
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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