BERLUSCONI
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[21-08-2009]
[23-08-2009]
DELL'UTRI

 

 

 

 

E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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10 - Non dite al Priapo di Tor Crescenza che la sua pittrice erotica prediletta così assidua a Palazzo Grazioli, la popputa Viviana Andreoli, che oltre ad aver ritratto il sovrano è autrice anche di tele su Mamma Rosa, Barbara e altri augusti membri della sacra famiglia, ha postato sul suo canale Youtube dei video non proprio per famiglie, dove passa da un calippo succhiato su e giù con una certa malizia, a spettacolini lesbo-soft. Vedere per credere http://www.youtube.com/user/vivianandreoli

 

11- Un altro colpo dello "strategismo editoriale" del mitologico Alfonso Marra. Dopo l'Arcuri versione Findus e la figlia, 'mo c'è Lele Mora a fargli lo spot. E poi chi arriverà, Fabrizio Corona? Ruby?
Ecco il video: http://www.youtube.com/watch?v=i2cRgkcxZZU

 

15 - Da "Il Giornale" - «Noi attori siamo strapagati, dovremmo abbassare i nostri cachet». Lo dice Maria Grazia Cucinotta, intervenendo nelle polemiche contro i taglia alla cultura. «Se in questo momento vengono tagliati persino i posti letto -aggiunge l'attrice e produttrice- a maggior ragione mi dico che io, come attrice, il film devo salvarlo, a costo di tagliare i miei guadagni» .

[12-01-2011]

 

 

Io, offerta in dono al premier - ma quale casse di vino o stilografiche preziose, Molti imprenditori, capita l’antifona, portavano "carne fresca" ad Arcore per ottenere favori dal Cavalier Pompetta - il racconto di una di loro: "Ogni portata era inframmezzata da un regalo: un anello dopo l’antipasto, un bracciale dopo il primo, una collana dopo il secondo" - "Sul lato sinistro erano seduti Lele Mora ed Emilio Fede, Berlusconi stava di fronte al palo, su una poltrona bianco panna" - "Vestite da poliziotte e infermiere sexy ballavano, si toccavano, si baciavano e di tanto in tanto si avvicinavano a Berlusconi. Che a sua volta le toccava e le baciava senza dire nulla, come per testarle

P. Biondani e M. Portanova per l'Espresso

Non sono solo Lele Mora ed Emilio Fede i procacciatori di giovani bellezze per Silvio Berlusconi. A Milano diversi imprenditori sarebbero impegnati a reclutare ragazze per le serate hard di Arcore. Non hanno nulla a che fare con il settore televisivo e con lo spettacolo, sono semplicemente persone "in affari" con il presidente del Consiglio. E, a quanto pare, non tralasciano nulla pur di ingraziarselo, come di solito si fa con casse di vino e cesti natalizi.

 

È quello che emerse nell'estate 2009 con l'inchiesta su Gianpaolo Tarantini che donava escort come Patrizia D'Addario per i party di Palazzo Grazioli. Ed è quello che racconta a "L'espresso" una ventenne ospite di una festa nella residenza di Villa San Martino all'inizio del 2010: una giovane in contatto con diverse protagoniste di questa vicenda, compresa Karima El Marough alias Ruby Rubacuori, la ragazza marocchina che era minorenne all'epoca delle sue frequentazioni con il capo del governo.

 

È citata negli atti inviati in Parlamento dalla procura di Milano, ma chiede che il suo nome non sia pubblicato, perché "non vuole essere associata a escort e simili": la chiameremo C. Ad Arcore c'è stata, ha assistito allo "spettacolino" nell'ormai famosa sala del Bunga Bunga, con il Cavaliere assiso su una poltrona color panna e contornato da ragazze seminude, ma ha deciso di andarsene prima che fossero selezionate le ospiti destinate a rimanere per il resto della notte. La sua corsa al successo televisivo è terminata anzitempo, ma lei non ne fa una malattia perché studia e ha altri progetti nella vita.

 

"A Milano ci sono dei locali frequentati abitualmente da quel giro", racconta, "ristoranti come Giannino e Il Bolognese, club come l'Hollywood e il Just Cavalli. È lì che vengono notate e scelte le ragazze". Una sera C. incontra un imprenditore del ramo auto di lusso che le dice: "Ti faccio conoscere Lui". "Ho capito subito di chi stava parlando, ma pensavo fosse uno scherzo, una favola o una millanteria. Ma mi ha risposto con sicurezza: "Ti vengo a prendere stasera e andiamo da Lui"".

E la sera, puntualmente, C. si ritrova in auto con altre tre ragazze, a far rotta verso la dimora presidenziale. Che lei sappia, sono almeno cinque o sei i personaggi abituati a procurare "vergini al Drago", per usare la metafora di Veronica Lario: "Sono imprenditori che lo conoscono per ragioni d'affari", si limita a dire, e non c'è verso di saperne di più. Che tipo di affari: privati o pubblici? È il Berlusconi magnate o il Berlusconi politico che cercano di blandire a colpi di minigonne e top attillati? Lei su questo punto tace.

 

Dei festini di cui ormai tutto il mondo parla, invece C. offre una dettagliata testimonianza oculare. Dopo aver passato senza problemi il posto di blocco dei carabinieri, l'auto varca i cancelli di Villa San Martino. Non c'è alcun controllo, né dei documenti né delle borse: chiunque quindi avrebbe potuto portare telefonini, registratori o telecamere. I tacchi a spillo arrancano sull'acciottolato, il padrone di casa accoglie le ospiti con cortesia. In tutto le ragazze sono una trentina.

 

E dopo poco comincia la cena: "Ogni portata era inframmezzata da un regalo: un anello dopo l'antipasto, un bracciale dopo il primo, una collana dopo il secondo". Silvio Berlusconi chiacchiera, scambia battute con l'una e con l'altra. Poi canta accompagnato da un pianista, il repertorio è quello di Mariano Apicella: una canzone intonata quella sera si intitola "La donna della mia vita" dall'album "L'ultimo amore".

 

Il romanticismo si smorza quando la compagnia si trasferisce al piano di sotto, nella taverna sovrastata da volte di mattoni. È l'ormai famosa sala del Bunga Bunga. C. la descrive in ogni dettaglio. Prima dell'ingresso ci sono i bagni dove alcune ragazze si cambiano e si truccano. Sulla destra c'è la statua di un cavallo azzurro a grandezza naturale, posizionata vicino al bancone del bar. Una porta laterale si apre verso la piscina. Al centro del locale è piantato il palo da lap dance, intorno ci sono le poltrone e un pianoforte. "Sul lato sinistro erano seduti Lele Mora ed Emilio Fede, Berlusconi stava di fronte al palo, su una poltrona bianco panna".

 

In sala si beve, ma non si fuma, e chi ha voglia di una sigaretta deve risalire al piano superiore o uscire all'aperto. Tutte le ospiti si accomodano, tranne le cinque che si esibiscono nello "spettacolino". "Vestite da poliziotte e infermiere sexy ballavano, si toccavano, si baciavano e di tanto in tanto si avvicinavano a Berlusconi. Che a sua volta le toccava e le baciava senza dire nulla, come per testarle".

 

La scena combacia perfettamente con alcune testimonianze raccolte dalla procura di Milano, in particolare con quella della riminese M. T., "con due lauree" che nel settembre 2010 abbandona sbigottita e scandalizzata il "puttanaio" di Arcore. L'aveva invitata a conoscere il premier la sua ex compagna di liceo, Nicole Minetti, secondo l'accusa una figura chiave nell'organizzazione dei festini.

Inserita nel listino bloccato ed eletta nel consiglio regionale lombardo a soli 25 anni, la Minetti è la persona che s'incarica di prelevare Ruby nella famosa notte delle telefonate di Berlusconi alla questura di Milano. E sui criteri di selezione delle favorite, C. non ha dubbi: per piacere al Cavaliere "devi avere la quinta di reggiseno, il resto conta poco".

 

Nella sala del Bunga Bunga Emilio Fede e Lele Mora si limitano a godersi lo show.
Gli atti giudiziari raccontano che diverse ragazze si fermano per la notte, circostanza provata, secondo i pm, dall'analisi dei tracciati dei telefoni cellulari e da numerose conversazioni intercettate.

Per C. però la serata finisce lì. "Avevo accettato l'invito perché pensavo mi sarebbe tornato utile per il lavoro, all'epoca avevo già partecipato a un paio di programmi di Rai e Mediaset. Vista la piega che stava prendendo la serata, però, me ne sono andata. Volevo dimostrare che ero una brava ragazza...".

 

La strategia non paga e la carriera si arena, nonostante il reclutamento nell'agenzia di Mora. Sarà la sua prima e ultima festa ad Arcore. Ma C. non ce l'ha con il Cavaliere, anzi, dice di ammirarlo e lo difende: "Secondo me non sapeva che Ruby fosse minorenne, il suo aspetto avrebbe ingannato chiunque". Quello che "fa schifo" è casomai "il mondo della televisione, dove c'è gente che usa le ragazze e crea grandi aspettative con promesse che non si realizzano mai". O almeno così accadeva a quelle che come lei lasciavano Villa San Martino prima dell'alba. 30-01-2011]

 

 

MEDIASET: meno ascolti ma piu' ricavi, cosi' Mediaset tira i 'pacchetti' al mercato (Affari&Finanza, pag. 10-11)

31-01-2011]

 

 

 

 

le marchette di RUBY - LA MAROCCHINA CHIEDE DIECIMILA EURO PER FARSI INTERVISTARE A "UN GIORNO DA PECORA". E DOVE STA LO SCANDALO? SE PER "UNA NOTTE DA PECORINA" AD ARCORE HA PRESO 5 MILIONI DI EURO è UNA TARIFFA-REGALO! - SABELLI-SPIA: “Per apparire nel programma ‘Kalispéra’ ha ricevuto 10 mila, stessa somma ottenuta da SkyTg24. Vanity Fair invece le ha dato 7 mila” - Luca Dini, direttore DI VANITY: “Ruby da noi non ha preso un euro, non pagahiamole interviste

 

Da "il Fatto Quotidiano" - Diecimila euro. Questa la richiesta che avrebbe avanzato Ruby ai conduttori di "Un giorno da Pecora", che l'avevano invitata per un'intervista. Nel corso della trasmissione, in onda dalle 13.45 su Radio Due, Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro hanno raccontato di aver chiamato la giovane marocchina giovedì scorso, rivelando che la ragazza avrebbe snocciolato una sorta di tariffario. "Ruby ci ha chiesto 10 mila euro", hanno raccontato i due conduttori in diretta.

 

"Per apparire nel programma ‘Kalispéra', di Alfonso Signorini, ha ricevuto 10 mila euro, stessa somma ottenuta da SkyTg24. Vanity Fair invece le ha dato 7 mila euro". I conduttori, chiarendo che "Un giorno da pecora" non paga per le interviste, hanno quindi raccontato di aver stuzzicato la ragazza proponendole 5 mila euro. "Sapete cosa ci ha risposto? - hanno rivelato - Non se ne parla proprio".

 

2- VANITY FAIR SMENTISCE LE DICHIARAZIONI DI «RUBY» RIPORTATE DURANTE IL PROGRAMMA DI RADIO DUE...
Da "VanityFair.it" - Vanity Fair smentisce di aver mai dato un euro a «Ruby». Così il settimanale della Condé Nast dopo le dichiarazioni della signorina Karima «Ruby» El Mahroug, riportate ieri durante il programma radiofonico di Radio Due, Un giorno da pecora. "Ruby da noi non ha preso un euro, come non l'ha mai preso nessun altro intervistato. Vanity Fair, da sempre e per scelta, non paga le interviste. Ci facciamo carico delle nude spese di trasferta quando chiediamo all'intervistato di spostarsi (non è il caso di Ruby), eccezionalmente abbiamo accettato di versare una somma in beneficenza (non è il caso di Ruby) se l'intervistato baratta la sua disponibilità con l'aiuto a una causa che gli sta a cuore, ma non abbiamo mai - ribadisco, mai - messo denaro nelle mani degli intervistati. Mai - ribadisco, mai - un personaggio ha tratto un lucro personale dalla sua disponibilità a essere intervistato/fotografato." Così Luca Dini, direttore del settimanale, nel suo blog su Vanityfair.it. [01-02-2011]

 

 

FRENATE LE FREGOLE SUL "PISTOLINO FUMANTE": NIENTE FOTO-BUNGA NEL NUOVO FALDONE SUL CASO RUBY - MA SAMPERI DEL PD DICE: “A UNA PRIMA LETTURA, UN QUADRO ANCORA Più GRAVE DELLE SERATE AD ARCORE” - L’IGIENISTA ORALE MINETTI: “SULL’INVITO A COMPARIRE PARLERò CON L’AVVOCATO” - INTANTO, GLI SCUDIERI DEL CAVALIER POMPETTA PRESENTANO UNA LEGGE-SILURO (RETROATTIVA!) CONTRO I PM MILANESI: SARANNO PUNITI I MAGISTRATI CHE ‘SBAGLIANO’ SU COMPETENZA E INTERCETTAZIONI…

 

1 - NUOVI ATTI, NO FOTO MA CONTENUTI PERQUISIZIONI. E ALTRE INTERCETTAZIONI...
(ANSA) - Nella nuova tranche di documentazione trasmessa dalla procura di Milano alla Giunta per le Autorizzazioni della Camera, per chiedere la perquisizione degli uffici del ragioniere del premier Giuseppe Spinelli, non ci sarebbero fotografie. E' quanto afferma chi ha dato una prima occhiata alle circa 300 pagine dei Pm milanesi. Secondo quanto e' stato detto in Giunta, poi, le nuove carte conterrebbero per lo piu' altre intercettazioni e il contenuto di perquisizioni anche nelle abitazioni delle ragazze.

2 - PD: NUOVE CARTE? UN QUADRO ANCORA PIU' GRAVE...
(AGI) - "Le nuove carte sono una pietra tombale sul tentativo dei legali del premier di edulcorare e rappresentare come normali le serate ad Arcore. Da una prima sommaria lettura emerge un quadro ancora piu' grave". Cosi' la capogruppo del Pd nella Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Marilena Samperi, commenta 'a caldo' le 227 pagine contenenti la nuova documentazione sul caso Ruby che e' stata trasmessa questa mattina alla Camera dei deputati dalla Procura di Milano.

 

3 - MINETTI, INVITO A COMPARIRE? MI CONFRONTERO' CON AVVOCATO...
(ANSA) - "Si, mi ha telefonato il mio avvocato per comunicarmelo, ma non so ancora nulla dei dettagli della convocazione: appena finito qui i lavori in commissione mi confronterò con il mio legale". Così Nicole Minetti, consigliere regionale lombardo del Pdl, indagata nell'inchiesta sul caso Ruby, interpellata dall'ANSA, sulla notizia dell'invito a comparire inviatole dalla procura di Milano. Minetti, che oggi é stata in consiglio regionale, fra il suo ufficio e i lavori di commissione, non ha voluto aggiungere altro, nemmeno commentare la raccolta di firme avviata da Sara Giudice, giovane esponente del Pdl e consigliera di zona, a Milano per chiedere le sue dimissioni. "Di queste cose - si è limitata a dire la Minetti - preferisco davvero non dire nulla".

 


4 - INTERCETTAZIONI ILLEGITTIME "SANZIONI PER I PM" - IL PDL PRESENTA UN DISEGNO DI LEGGE E L'OPPOSIZIONE INSORGE...
Guido Ruotolo per "La Stampa"

 

Ricordate lo sfogo di Silvio Berlusconi? Quando nel suo scatto d'ira affermò che «...quei magistrati» andavano «puniti...». Bene, l'onorevole avvocato Luigi Vitali, Pdl, è il primo firmatario di un disegno di legge che, per dirla con Federico Palomba, Idv, punisce i pm e i giudici che hanno autorizzato le intercettazioni telefoniche o ambientali. Protesta l'opposizione. Donatella Ferranti, Pd: «Pur di distrarre l'opinione pubblica dalle gravi imputazioni di concussione e sfruttamento della prostituzione che vedono il premier coinvolto, cercano di alimentare un clima d'odio e una indebita pressione sulla magistratura».

 

Spiega il primo firmatario del disegno di legge sottoscritto da una trentina di deputati, Luigi Vitali: «Nel caso in questione, l'inchiesta milanese, è evidente che quelle intercettazioni erano illegittime dal momento che la competenza di quell'inchiesta è del Tribunale dei ministri o della Procura di Monza. E - si dice sicuro Vitali -, adesso sarà la Cassazione a decidere la competenza della inchiesta».

Dunque, se fosse in vigore la legge Vitali e la Cassazione dovesse decidere che la competenza della inchiesta è del Tribunale dei ministri, Ilda Bocassini e gli altri pm della Procura di Milano titolari dell'inchiesta sulla prostituzione, finirebbero automaticamente sotto procedimento disciplinare. Ma non tutti gli esponenti del Pdl concordano su questa iniziativa, consapevoli che, in questo clima di contrapposizione, sarà molto difficile far approvare la legge in Aula.

 

Seguiamo il ragionamento dell'onorevole Luigi Vitali: «Perché i pm e i giudici milanesi che hanno autorizzato quelle intercettazioni finirebbero sotto procedimento disciplinare? Perché il mio disegno di legge stabilisce il principio di responsabilità per il giudice e per il pm che hanno autorizzato le intercettazioni nel caso in cui è evidente che la competenza funzionale e territoriale sta altrove».

 

Ma c'è anche dell'altro, nel disegno di legge che introduce un nuovo reato, l'articolo 315 bis del Codice di procedura penale, sulla riparazione per ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversazioni: «Il cittadino che viene assolto, prosciolto o archiviato in un procedimento nel quale è stato sottoposto a intercettazione, otterrà una equa riparazione, un indennizzo per la violazione della privacy che - azzarda Vitali - potrà arrivare fino al tetto di 100.000 euro».

 

Aggiunge l'esponente del Pdl: «Sono convinto che il mio disegno di legge sarà approvato. Proporrò di procedere con il voto segreto».

Provvedimenti disciplinari per i pubblici ministeri e per i giudici «colpevoli» di un abuso nell'uso delle intercettazioni, risarcimento dell'ingiusta violazione della privacy per i cittadini finiti sotto intercettazione. Il timore dell'opposizione che si tratti dell'ennesimo disegno di legge a favore del premier sta tutto nell'ultimo articolo del disegno di legge, che stabilisce la retroattività della legge sostenendo che il risarcimento è previsto per chi rimane coinvolto in indagini fino a cinque anni prima l'entrata in vigore della legge.

26-01-2011]

 

1- TRANQUILLI! L’ENNESIMO LIBRO RACCOGLITICCIO DI ARTICOLI DI ROBERTO SAVIANO CON LA FELTRINELLI RAPPRESENTERà SOLO UNA "VACANZA" DELL’AUTORE DI "GOMORRA" - 2- RICCARDO CAVALLERO, DIRETTORE GENERALE LIBRI MONDADORI, HA FATTO SAPERE CHE EINAUDI "PUBBLICHERÀ PROSSIMAMENTE UN LIBRO DI SAGGISTICA CHE NASCE DALLE SUE RECENTI LEZIONI ALLA NORMALE DI PISA" (ALTRA RIMASTICATURA DI ARTICOLI) - 3- GLI ’ADDETTI AI LIVORI’ SON CONVINTINTISSIMI PERò CHE NON SE NE ANDRà DA SEGRATE PER LA SEMPLICE E PESANTISSIMA RAGIONE ECONOMICA: SAVIANO AVREBBE GIà INCASSATO UN DOVIZIOSO ANTICIPO PER UN VERO, ORIGINALE, SECONDO LIBRO (TITOLO DI LAVORO: "COCAINA") CHE PERò è RIMASTO, DICONO, FINORA UNA RISMA DI FOGLI BIANCHI - 4- E IN CASO DI ROTTURA DEL CONTRATTO, LA PENALE DA PAGARE SAREBBE ONOROSISSIMA - 5- PER ORA, DOPO VITO MANCUSO, SOLO AUGIAS FA IL BEL GESTO DI DEBERLUSCONIZZARSI -

1- DAGOREPORT
Gli addetti ai livori son convintintissimi che non se ne andrà da Segrate per la semplice e pesantissima ragione economica: Saviano avrebbe già incassato un dovizioso anticipo per un vero, originale, secondo libro (titolo di lavoro: "Cocaina") che però è rimasto, dicono, finora una risma di fogli bianchi, e in caso di rottura del contratto, la penale da pagare sarebbe onorosissima.

2- SAVIANO PUBBLICA CON FELTRINELLI - MONDADORI: RESTERÀ NOSTRO AUTORE
Corriere.it -

 

Tra Saviano e Mondadori ci si mette Feltrinelli. Dopo le polemiche con Marina Berlusconi, per la dedica al pool di giudici milanesi fatta dallo scrittore, si è saputo che uscirà con Feltrinelli il 2 marzo il suo nuovo libro. Si intitola Vieni via con me ed è nato dai monologhi dello scrittore seguiti da milioni di telespettatori nel programma firmato e condotto con Fabio Fazio. Quella che con la Feltrinelli, comunque, sarà per Saviano solo una parentesi. «Lui è e sarà un importante autore della nostra casa editrice» ha infatti fatto sapere Riccardo Cavallero, direttore generale Libri Trade Mondadori. Cavallero ha poi spiegato che Einaudi «pubblicherà prossimamente un libro di saggistica che nasce dalle sue recenti lezioni alla Normale di Pisa».

 

MONOLOGHI TV - Il libro Vieni via con me conterrà - in «una versione ampiamente rivista e arricchita» - tutti i monologhi televisivi e sarà introdotto da una prefazione in cui Saviano racconterà i retroscena della sua partecipazione al programma e svolgerà una riflessione «sul suo eccezionale impatto».

 

LE DICHIARAZIONI - «Sono molto contento che le storie di Vieni via con me siano diventate libro, perché non è stato facile farle arrivare al grande pubblico». Afferma Saviano, aggiungendo «Hanno cercato prima di zittirle, minacciando di non mandarle in onda, poi di contrastarle e, infine, di farle dimenticare il più in fretta possibile. La volontà della Feltrinelli di raccoglierle in un libro significa volerle difendere e allo stesso tempo renderle accessibili a chiunque vorrà.

Significa farle diventare, di nuovo, storie di tutti», spiego lo scrittore. «Siamo felici e orgogliosi di pubblicare Roberto Saviano - aggiunge l'editore Carlo Feltrinelli -. La sua voce parla a milioni di persone. Faremo di tutto per aiutarlo a svolgere al meglio il suo fondamentale lavoro di racconto della realtà italiana. Mi dà speranza proprio la lettura di questo libro, perchè accanto alla denuncia delle ferite vecchie e nuove del nostro Paese - conclude Feltirnelli - c'è il racconto di storie coraggiose e di reazioni positive».

3- DOPO GLI ATTACCHI MONDADORI FA RETROMARCIA. MA PERDE AUGIAS
Silvia Truzzi per "il Fatto Quotidiano"

 

L'orrore della presidentessa sembra parzialmente rientrato (forse si è ricordata che a breve Fininvest potrebbe sborsare per il lodo-frodo Mondadori - molti, maledetti e subito - almeno 500 milioni di euro al gruppo De Benedetti? Dopotutto l'amore filiale è un conto, il portafogli un altro). In una nota pomeridiana Segrate fa sapere quanto segue: "Mondadori ribadisce che Roberto Saviano è un importante autore della casa editrice.

I programmi editoriali che lo riguardano, e con lui concordati per il futuro, restano interamente confermati. Così come resta inalterata la convinzione che gli autori, tutti gli autori, sono il patrimonio più importante di un editore, insieme alla rappresentazione plurale delle idee e delle convinzioni. Questo in rigorosa coerenza con la storia e la prassi di Mondadori e in totale condivisione tra azionisti e management".
..........
Intanto (ma sono innocui borbottii) si ode l'abituale "fermento critico" tra gli autori, rigurgito della polemica estiva sollevata da Vito Mancuso, già migrato alla Fazi dopo un lungo (e pubblico) travaglio interiore. Il primo transfugo, quasi certamente già con un piede fuori dalla porta, è Corrado Augias, storico volto tv ed editorialista di Repubblica, in direzione - non ancora ufficiale ma certamente contraria - Rizzoli libri.

 

Per il resto, il senso degli scrittori per Mondadori resta sviluppatissimo. Margaret Mazzantini dice chiaro e tondo che non ha nessuna intenzione di andarsene . Ha un romanzo in uscita e le persone con cui lavora "sono di grande spessore".

Anche se "quest'ultimo episodio è stato molto pesante. Siamo tutti affaticati: Saviano è un autore simbolo per la casa editrice". Più pesante il giudizio di Paul Ginsborg, storico, autore di Einaudi ed estensore dell'appello di ‘Libertà e giustizia' che chiede le immediate dimissioni di Berlusconi: "Sono molto solidale con Saviano. Bisogna assolutamente sostenere i magistrati di Milano, oggetto di un terribile attacco su giornali e tv da parte del premier. Le parole di Marina Berlusconi spalancano un abisso tra l'autore di Gomorra e Monda-dori. Se qualcuno mi dicesse cose del genere me ne andrei. Ma io credo che sia necessario salvare il patrimonio Einaudi e finora, per fortuna, non mi è mai capitato di incappare nella censura. Ci sono due modi di affrontare questa cosa, da sinistra: scegliere di andarsene come fece Carlo Ginzburg o scegliere di restare, come ho fatto io insieme a tanti altri. Entrambe le posizioni sono degne di rispetto".

 

Della stessa idea Raffaele Cantone, giudice di Cassazione e protagonista di una conversazione con Gianluca Di Feo, pubblicata da Mondadori. Titolo: I gattopardi. Uomini d'onore e colletti bianchi: la metamorfosi delle mafie nell'Italia di oggi. Chiaro l'argomento e pure lo svolgimento che non tralascia particolari a proposito delle molte vicende giudiziarie del premier.

 

"L'intervento di Marina Berlusconi è stato molto infelice. E non giustificato dai comportamenti di Saviano. Alle sue dichiarazioni aggiungo la mia solidarietà, da collega, ai magistrati di Milano. Non conosco la signora Berlusconi e nemmeno ci tengo. Però alla Mondadori ho incontrato professionisti di grande livello e persone dalla schiena diritta. Finché le parole della presidente non si traducono in comportamenti lesivi della libertà degli autori, non vedo grandi problemi".

C'è poi un gruppo di democratici fautori della libertà d'espressione (dichiarazioni riportate da Adnkronos), secondo cui "Marina Berlusconi e Roberto Saviano sono liberi entrambi di esprimere le proprie opinioni".

 

Comincia Alain Elkann che aggiunge un consiglio al collega Saviano, per metà "interessato": "Non capisco perché dovrebbe restare a Mondadori. Fossi in lui penserei o a Feltrinelli o a Bompiani (il suo editore, ndr)". Anche Pino Aprile è per il rispetto delle opinioni: l'autore di Terroni pubblica per Piemme, gruppo Mondadori.

Giordano Bruno Guerri, storica firma di Segrate, si spinge più in là: "Non mi sembra che Saviano abbia mai subito censure da parte dell'editore, per coerenza dovrebbe lasciare Segrate. Spegnendo una voce come Saviano, la presidente di Mondadori sarebbe additata come censuratrice. Tra i due è lei ad avere meno libertà". Per questo c'è il partito di papà: fa anche rima.

 25-01-2011]

 

 

 SCOPPIA IL FINIMONDO IN SPAGNA NELLE SOCIETà TV ACQUISTATE DA BERLUSCONI
Mentre in Italia il Cavaliere stringe la morsa sulle televisioni, i suoi uomini della Fininvest in Spagna fanno altrettanto.

In quel Paese sono presenti dal 1998 quando hanno messo le mani su Telecinco portandola al vertice delle reti televisive spagnole. La cavalcata è andata avanti sotto la guida di Paolo Vasile, un fedelissimo di Berlusconi che fino al '98 aveva lavorato in Mediaset, poi si è trasferito a Madrid per gestire Telecinco, portarla in Borsa nel 2004 fino ad allargare la presenza con un'operazione avvenuta a metà dicembre quando l'emittente ha comprato dal Gruppo editoriale "Prisa" (editore del quotidiano "El Pais") il canale generalista "Cuatro" e la pay-tv sul digitale terrestre "Digital+".

 

In quest'ultima operazione Confalonieri e il 57enne Paolo Vasile, che ha fama di decisionista, hanno buttato sul piatto 500 milioni di euro e sin dall'inizio hanno dimostrato di voler comandare nonostante gli impegni imposti dalla Consob spagnola.

Quest'ultima aveva sancito l'obbligo di rinunciare al diritto di veto su tutte le decisioni del consiglio di amministrazione delle due società (Cuatro e Digital+) e sembrava che gli uomini del Biscione Telecinco avessero accettato la decisione. In realtà a distanza di poche settimane Vasile e i suoi scudieri hanno preso pieno possesso di tutte le leve del potere e il 12 gennaio hanno affisso nelle bacheche i nuovi organigrammi dai quali sono spariti ben 30 top manager. Dentro le due società appena comprate è scoppiato il finimondo e i consiglieri di amministrazione hanno contestato la legittimità delle decisioni di Vasile.

 

Quest'ultimo si è difeso dicendo che erano state assunte dalla finanziaria Sogecable che controlla il Gruppo editoriale "Prisa" a cui fanno formalmente capo sia "Cuatro" che "Digital+", ed è andato avanti per la sua strada.

Adesso in luogo dei 30 manager spagnoli è entrata in pista la squadra italiana di Vasile composta da Giuseppe Tringali, Massimo Musolino, Giuseppe Silvestroni e Salvatore Chiriatti.

 

25-01-2011]

 

 

- Olgettina off-shore! - Dietro all’immobiliare proprietaria del residence delle ragazze di Via “Orgettina” spunta una lunga trafila di società lussemburghesi che fanno svanire le tracce dei veri proprietari - Tra fiduciarie e Isole Vergini (solo loro…) britanniche, salta fuori immancabile la Banca Arner di Lugano - Chi c’è dietro la famiglia Monteverdi, unico nome che figura? - Vortice di società “un po’ troppo complicato per un’attività semplice come la locazione di condomini… - Stefano Elli per "Il Sole 24 Ore"

Ci sono un po' troppe società lussemburghesi e off shore nella storia aziendale della Friza immobiliare, la piccola società che detiene la proprietà del condominio di via Olgettina 65. Lo stesso stabile dal quale le 14 ragazze di Arcore dovranno sloggiare prima possibile per questioni di «decoro».

 

La struttura proprietaria odierna vede il complesso immobiliare intestato alla Friza Srl, sede a Monza in via Dante al 2. Al 35% la società è dell'immobiliarista Paolo Monteverdi, che detiene anche il 50% della Srl Gaia (che controlla l'altro 35% di Friza) e qui s'incontra la prima lussemburghese del gruppo: la Titris Sa, che di Friza detiene il 30%. Ed è, appunto, la Titris la società che si è interessata alla vendita delle due ville progettate dall'architetto franco-svizzero Savin Couelle, sulla collina che sovrasta Cala di Volpe in Costa Smeralda.

In precedenza la lussemburghese Titris si chiamava Tit1 Sa, e ancor prima Holeander Sa. Ma soffermiamoci un momento sulle persone fisiche. Chi è il dominus della Friza Paolo Monteverdi? Appartiene a una famiglia di immobiliaristi di lungo corso: quattro fratelli di cui il maggiore è Lorenzo. Ed è appunto con Lorenzo che la cinghia di trasmissione degli affari di Paolo è da sempre la più stretta. Le cronache cominciano a occuparsi di Paolo e Lorenzo Monteverdi per la prima volta nel 1997 per una vicenda che riguardava una presunta estorsione su cui la Procura della Repubblica di Milano aprì un'inchiesta (poi archiviata) sull'immobiliare Circo Romano.

Insieme ai due Monteverdi finì sotto i riflettori anche l'avvocato Massimo De Carolis, allora candidato per l'Udc (nelle liste di Forza Italia). Ma le notizie sulla girandola societaria facente capo ai due fratelli Lorenzo e Paolo Monteverdi si fanno più circostanziate a partire dal 18 ottobre 2007, data in cui una società riconducibile ai Monteverdi, la Sdga Srl, viene dichiarata fallita dal Tribunale di Milano.

La pratica viene affidata al curatore Pietro Santoro. E il fascicolo sul fallimento, dopo essere stato assegnato al Pm Sandro Raimondi, giace ora sulla scrivania del sostituto procuratore della Repubblica Gaetano Ruta, lo stesso che tra l'altro sta indagando sulle mancate bonifiche della Green holding dell'imprenditore milanese Giuseppe Grossi a Santa Giulia. La Sdga venne costituita nel febbraio 1988 ed era controllata dalla Sdga Italia a sua volta controllata dalla lussemburghese Sdga Holding Sa, società che risultava appartenere alla Finvestor holding Sa.

Tra gli amministratori della Sdga Holding, insieme a Maurizio Cottella, Sergio Vandi e Sandro Capuzzo spicca quel Marco Jacopini che già abbiamo incontrato tra gli amministratori della Titris Sa, oltre che della Tabata Sa, la holding di partecipazioni del gruppo Parmalat (vedere il Sole24 Ore di giovedì 20 gennaio).

E qui, con un salto non indifferente, si giunge alla controllante della Finvestor: la Vesmafin, sede a Road Town a Tortola, alle Isole Vergini britanniche. Da sottolineare che tra gli amministratori della Finvestor a partire dal 2006 figurano almeno due uomini, Mark Koeune e Michael Zianveni, storicamente vicini alle movimentazioni di società off shore di Banca Arner, la Banca di Lugano il cui braccio operativo a Milano, è attualmente sotto inchiesta della magistratura milanese.

 

Una piramide societaria apparentemente impenetrabile, dunque, nella quale le figure dei Monteverdi sembrano scomparire. Ma a una più accurata ricostruzione effettuata sui registri lussemburghesi si giunge a un'ulteriore scatola lussemburghese che, a sua volta, risulta posseduta dalla citata Vesmafin: la Green Real Estate holding di cui il socio di maggioranza risulta essere personalmente Lorenzo Monteverdi, insieme, ancora una volta a Koeune e Zianveni. Effettivamente sembrerebbe un giro un po' troppo complicato per un'attività semplice come la locazione di condomini.

 

 23-01-2011]

 

 

1- OCCHIO PER OCCHIO, NUMERO PER NUMERO: FELTRI & BELPIETRO MATANO SANTORO - SULLA PRIMA PAGINA DI ‘’LIBERO’’, LA PUBBLICAZIONE FIN DAL TITOLO DI QUELLO CHE IL QUOTIDIANO DICHIARA ESSERE IL NUMERO DEL CELLULARE DEL CONDUTTORE DI «ANNOZERO» - 2- «NON LO HANNO INTERCETTATO NÉ INDAGATO. PERÒ POTRÀ PROVARE LO STESSO IL BRIVIDO DEL CONTATTO DIRETTO CON IL PUBBLICO. POTRÀ SEGUIRE LO STESSO CONSIGLIO CHE DISPENSA LUI AL PREMIER: "C’È POCO DA COMMENTARE CI SONO TANTE COMPAGNIE TELEFONICHE, SE IL PREMIER È PREOCCUPATO CAMBI NUMERO". SE NON GRADIRÀ, POTRÀ ANCH’EGLI AFFIDARSI A UN NUOVO GESTORE O CHIEDERE UNA NUOVA SIM» - 3- TELEFONI ROVENTI: LA LETTERA DI SCUSE A EMILIO FEDE DI ROBERTO D’AGOSTINO

Corriere.it

 

Occhio per occhio, numero per numero: sulla prima pagina di Libero, l'attacco a Michele Santoro, con la pubblicazione fin dal titolo di quello che il quotidiano dichiara essere il numero del cellulare del giornalista conduttore di «Annozero». «Discrezione Zero: Santoro dà il cellulare del Cav. Questo è il suo...» titola infatti il giornale diretto dalla coppia Belpietro-Feltri.

 

IL CASO - La polemica era scoppiata perché su Internet sono girate le ricostruzioni del numero integrale del cellulare di Silvio Berlusconi: gli ultimi 3 numeri già ricavati dal dossier spedito dalla Procura di Milano alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, erano stati addizionati ai numeri mostrati a Annozero sull'agendina della escort Nadia Macrì, di cui non si vedevano appunto gli ultimi numeri.

 

L'AFFONDO - «Nella puntata di Annozero andata in onda giovedì, si sono nascosti dietro un trucchetto. Hanno coperto le tre cifre finali» scrive Libero. «Le quali, però, si possono ampiamente ricostruire. Così da due giorni grazie al tam tam dei blog che hanno risolto il facile enigma», prosegue il quotidiano, migliaia di persone hanno telefonato al premier «intasandogli la linea. Chi ci ha provato riferisce che prima rispondeva una voce di donna, poi un segnale fisso di occupato».

Così Libero ha deciso di pubblicare il numero di Michele Santoro: «Non lo hanno intercettato né indagato. Però potrà provare lo stesso il brivido del contatto diretto con il pubblico. Potrà seguire lo stesso consiglio che dispensa lui al premier: "C'è poco da commentare ci sono tante compagnie telefoniche, se il premier è preoccupato cambi numero". Se non gradirà, potrà anch'egli affidarsi a un nuovo gestore o chiedere una nuova Sim».

2- TELEFONI ROVENTI: LA LETTERA DI SCUSE A EMILIO FEDE DI ROBERTO D’AGOSTINO

 

(Adnkronos) - Chiamato in causa da Emilio Fede per aver pubblicato mercoledi’ 19 sul noto sito internet Dagospia i numero telefonico di cellulare del direttore del Tg4, Roberto D’Agostino ha scritto oggi a Fede per scusarsi."Lo so che non ci crederai mai -scrive D’Agostino- a un errore che ho fatto e paghero’: cioe’ di aver messo in rete un file Pdf per un altro, ’pulito’ e senza numeri telefonici. Devo pero’ dirti che ho cassato subito il Pdf dal sito. E’ rimasto in rete per pochi minuti Cio’ non toglie che ho sbagliato, chiederti scusa o perdono per un danno cosi’, lo so che e’ inutile. Il quarto d’ora del ’coglionissimo’ e’ arrivato anche per me. Purtroppo e’ capitato a te che sei gia travolto da mille guai e me ne dispiace profondamente. Ho sempre pensato che il vero coraggio di un uomo e’ di ammettere i propr sbagli. E’ colpa mia e paghero’. Anche se so bene che non potra’ ricompensare il tuo dolore", conclude Roberto D’Agostino.

 22-01-2011]

 

 

IL BUNGA-BUNGA DI BRUTI-BRUTI - IL PROCURATORE DI MILANO: VERI-FICA PER L’ESCORT NADIA MACRì - LA TRAVIATA DI REGGIO EMILIA SI SAREBBE CONTRADDETTA E AVREBBE FATTO CONFUSIONE SULLE DATE - LELE MORA PRESTO DISOCCUPATO: “RUBY MENTE, LA PROSTITUZIONE NON ESISTE, SILVIO GENEROSO” - LA METEORINA SORCINELLI: “115MILA € DIRETTAMENTE DAL CONTO DEL PRESIDENTE? UN AIUTINO PERCHÉ ERO DISOCCUPATA”…

 

CASO RUBY: NUOVA AUDIZIONE PER NADIA MACRI' DAVANTI A PM MILANO...
(Adnkronos) - Nuova audizione per Nadia Macri', la escort che ha raccontato di rapporti sessuali a pagamenti con Silvio Berlusconi. La donna e' entrata intorno alle 13.40 negli uffici della Polizia giudiziaria di Milano per essere nuovamente ascoltata dai magistrati che, dopo la sua prima audizione di venerdi' scorso, hanno cercato riscontri alle sue dichiarazioni.

Dopo essere entrata negli uffici del Pg, pero', Nadia Macri' e' stata fatta salire su un'auto per essere accompagnata, probabilmente, in un'altra sede dove essere ascoltata. Potrebbe essere stata trasportata dagli uffici della polizia giudiziaria, in piazza Umanitaria, agli uffici della procura, in particolare davanti al pm Antonio Sangermano, Nadia Macri', la escort che oggi viene interrogata per la seconda volta come persona informata sui fatti.

 

Davanti agli uffici del magistrato, al quinto piano del palazzo di Giustizia, alcuni carabinieri presidiano il corridoio e impediscono ai giornalisti di avvicinarsi alle stanze. Un segnale che fa ritenere che la giovane escort si trovi proprio in quell'ufficio.

 


BRUTI, SOTTOPOSTO A VERIFICA DICHIARAZIONI MACRI'...
(ANSA) - "Abbiamo sentito due volte Nadia Macrì e abbiamo sottoposto ad attenta verifica tutte le sue dichiarazioni", anche quelle rese davanti ai magistrati di Palermo. Lo ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, a proposito delle affermazioni fatte dalla escort di Reggio Emilia nell'ambito dell'inchiesta sul caso Ruby. A quanto si è appreso però la ragazza si sarebbe contraddetta in alcuni punti e avrebbe fatto confusione sulle date.


LELE MORA IL PREMIER DAVA REGALI A TUTTI È GENEROSO, LA PROSTITUZIONE NON ESISTE...
Gianni Santucci per il "Corriere della Sera"

Fende la folla adulante e distilla parole felpate. Tipo queste: erano serate per «avere vicino gli amici, cantare due canzoni, raccontare due barzellette» . Vestito scuro a quadrettoni, volto pallido e sorridente, scarpette slacciate azzurro elettrico. Qui nella sua corte, Lele Mora riduce l'inchiesta della Procura di Milano a un malinteso: «Il tutto è stato male interpretato» .

 

A un equivoco: «È stato tutto frainteso» . Tutt'al più (estrema concessione) a una favoletta malinconica: «Citando la frase di un libro- azzarda- il re alla sera è triste e solo e va a letto piangendo» . Dopo Vallettopoli, l'azienda dell'agente di spettacolo è fallita; nel caso Ruby, Mora è indagato per induzione alla prostituzione. Ma in questa serata di cui è organizzatore/mattatore al teatro San Babila, nel cuore di Milano, può permettersi persino l'ironia più impensabile quando gli vengono rivolte domande su chi sia la nuova fidanzata di Silvio Berlusconi: «La verità? È Alfonso Signorini» .

 

Tutto sembra scivolare in burla alla presentazione di «Tu come noi!» , evento lanciato con questi slogan sul sito e sulle locandine: «Diventa una star! La tua grande occasione per trascorrere una serata insieme ai tuoi beniamini» . Quando si spengono le luci in sala (in platea siedono coppie di anziani e giovani, gruppetti di ragazzine aspiranti, Paolo Limiti e Giucas Casella), una voce arringa da dietro il sipario: «Finalmente è giunto il momento che stavi aspettando» .

 

Mora poi apre la serata e spiega: «In questo periodo sono un uomo un po' chiacchierato, ma fa parte del gioco, andiamo avanti così» . Sopporta le domande e le richieste di chiarimenti con un misto di noncuranza e cortesia. Mette in fila una serie di risposte che (in replica del dettagliato copione snocciolato da Ruby nell'intervista con Signorini su Canale 5) sembra voler smontare le indagini della Procura in tutti i passaggi chiave: «Ruby racconta molte bugie, ma mai su presunti rapporti sessuali con il premier, che non ha avuto» .

 

E ancora: la prostituzione «è una cosa che non esiste e non è mai esistita, soprattutto a casa del presidente del Consiglio» . Per concludere con l'elogio della magnanimità ecumenica: «L'unica cosa che Berlusconi fa è trattare tutti allo stesso modo e con grande generosità, sia la signora di 60 anni, sia qualcuna che veniva a cantare o che portava la nonna, la zia o la maestra di piano. Lui dava un regalo a tutte, anche qualche soldino, ma solo se sapeva che qualcuno aveva bisogno» .

 

Lo spettacolo «Tu come noi!» assomiglia molto più a una sagra di paese organizzata in un paio d'ore, con basi musicali che non partono mai al momento giusto (o non partono proprio), amplificatori che ronzano, microfoni che sparano fischi spaccatimpani. Il tutto per 25 euro (costo del biglietto), sborsati di buon grado dal plaudente popolo di Mora. Una decina di ragazze devono prender parte a qualcosa che somiglia a un casting. Domanda: «Ma voi, a cena ad Arcore, vorreste andarci?» . Rispondono serie e un po' piccate: «Ma certo, magari!» .


LA SORCINELLI: «QUEI 115 MILA EURO? UN AIUTINO PERCHÉ ERO DISOCCUPATA»...
Dal "Corriere della Sera"

 

«C'è poco da capire e non devo dare giustificazioni. Quei bonifici sono aiuti che mi sono arrivati in un momento di difficoltà. Sono stata sostenuta economicamente dal premier perché ero senza lavoro» . Così l'ex meteorina Alessandra Sorcinelli (nella foto) ha spiegato ieri al telefono all'Ansa il motivo per cui sul suo conto corrente, tramite bonifico, il presidente del Consiglio, indagato a Milano per il caso Ruby, ha versato in più tranche 115 mila euro in poco più di un anno.

 

La ragazza, 26 anni, di Cagliari, a proposito dell'ultimo bonifico arrivato venerdì della scorsa settimana, giorno in cui lei come le altre ragazze è stata perquisita, parla di «coincidenza» e smentisce qualsiasi voce che quel denaro sia una ricompensa anche per il suo «silenzio» . «Mai preso soldi in cambio del mio silenzio- assicura -. Non scherziamo. Con un lavoro precario come il mio può succedere: la vita costa cara, si sa, e lui mi ha aiutato. Anzi, la scorsa estate, grazie al suo aiuto, sono stata a Los Angeles a studiare recitazione» .

 

La giovane, che ora fa la modella ed è in attesa del «programma giusto» in tv, racconta di aver conosciuto Silvio Berlusconi nell'estate 2005 a Porto Cervo e, da allora, di essere stata «svariate volte» nelle sue ville, sia in Sardegna sia ad Arcore: «Basta con questi festini, per piacere, le chiamerei cene tranquille, eleganti, dove si mangiava, si ascoltava la musica e gli aneddoti del presidente. Si parlava di tutto, dalla politica al gossip» .

E Ruby, incontrata qualche volta? «Mai vista» , risponde la soubrette, negando inoltre non solo di aver mai scattato foto o aver visto le altre ragazze fare fotografie a quelle «cene» , ma anche di esservi stata accompagnata da Lele Mora o da Emilio Fede. «Sono sempre stata invitata personalmente dal premier, perchè sono una sua amica da tempo» . Anzi, precisa la ragazza: «Sono stata a villa Certosa anche con mia madre e ho conosciuto mamma Rosa, il fratello Paolo e anche il figlio Piersilvio. No, Veronica mai» .

 24-01-2011]

 

LA BANCA DEL BUNGA - IN UN ANNO, 115 MILA € ALLA METEORINA SORCINELLI, DIRETTAMENTE DAL CONTO DI BERLUSCONI SILVIO PRESSO LA MONTEPASCHI DI MILANO 2 (IL CAINANO HA IL CONTO ALLA “BANCA DEI COMUNISTI”, ENNIO DORIS CHE DIRÀ?) - ADDIRITTURA, GLI ULTIMI 10 MILA PARTITI IL 5 GIORNI FA, IN PIENO BORDELLO-RUBY, POCHI GIORNI DOPO LA TESTIMONIANZA IN CUI LA RAGAZZA HA DIFESO IL CAINANO: “NIENTE SESSO, SOLO FESTE ELEGANTI” - E POI LE SPESE ALLEGRE DELLE PAPI-GIRLS, A BOTTE DI 9 PAIA DI SCARPE PER VOLTA (E IL POVERO SPINELLI PAGA)…

Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"


L'ultimo bonifico è arrivato cinque giorni fa: il 17 gennaio 2011. "Ordine e conto Silvio Berlusconi ABI-CAB 010... a favore di Sorcinelli Alessandra CRO 17716... 10.000,00 euro per prestito infruttifero", questa è la contabile bancaria che documenta l'ultima delle 13 operazioni intercorse tra il premier e una delle ragazze del suo giro di feste nell'arco di un anno e sette giorni. Molto si è scritto sull'"avere" nel rapporto tra Berlusconi e le ragazze ma Il Fatto Quotidiano ha provato a dare contorni più definiti anche al "dare" di questa anomala partita doppia.

 

Le amiche del presidente non si stancano mai di declamare la sua generosità davanti alle telecamere. Ma l'esame combinato delle telefonate intercettate e dell'estratto conto di una delle più assidue frequentatrici del Cavaliere, Alessandra Sorcinelli, rivela un rapporto di dipendenza economica che spiega molte cose sulle feste di Arcore. Le sorprese non mancano: il premier continua a pagare le sue ragazze nonostante l'inchiesta.

Quando già era nota al suo entourage e ai suoi legali l'esistenza di un'indagine su Ruby e le feste, Silvio Berlusconi ha pagato tre bonifici per complessivi 25 mila euro ad Alessandra Sorcinelli, e il flusso non si è fermato nemmeno quando la ragazza è stata sentita dagli inquirenti. Pochi giorni dopo la deposizione in Procura, infatti, esattamente 5 giorni fa, sul suo conto sono arrivati altri 10 mila euro.

 

In un'intervista del luglio scorso al sito Affari italiani la ex meteorina del Tg4 di Emilio Fede raccontava: "A settembre andrò a Los Angeles per tre mesi, come Elisabetta Canalis. Studierò inglese e recitazione. E spero di avere la sua stessa fortuna perché all'estero è più facile emergere come dimostra la storia di Monica Bellucci". La bruna cagliaritana 26enne non ha realizzato il suo sogno ed è rimasta inchiodata a Milano, alla disperata ricerca di denaro. Dalle carte dell'indagine si scopre che proprio a settembre tempestava di telefonate Berlusconi e il suo cassiere: Giuseppe Spinelli.

 

Dopo una stagione da corteggiatrice di tronisti e di madrina di Affari tuoi su Raiuno, e dopo qualche articolo di gossip per la sua storia con il figlio di Gigi D'Alessio, era scomparsa dai radar. E il conto corrente ne risentiva. Il 14 settembre implorava Spinelli: "Facciamo almeno 10... non si può avere tutto insieme?". Il cassiere, tempestato dalle richieste delle altre Papi-girls, temporeggiava: "eee è un po' un problema... che siamo un po' eee tirati infatti mmm abbiamo sai, anche altre cose e ci siamo trovati un po' spiazzati". Poi, grazie alla solita telefonata con "Lui", come chiama al telefono B. in persona, il bonifico da 10 mila arriva.

I soldi però finiscono presto e il 27 settembre Alessandra torna alla carica con Spinelli dicendo che ha parlato con "Lui" ed è tutto a posto "come l'altra volta". Stavolta dovrà aspettare fino al 18 ottobre: 10 mila euro.

 

Quando è stata sentita dalla Polizia il 14 gennaio scorso, Sorcinelli ha raccontato di essere stata un paio di volte alle cene di Arcore, ma ha descritto feste eleganti senza prostituzione. I magistrati che indagano Berlusconi, per documentare il tipo di rapporto che lega Alessandra al premier hanno allegato solo i due bonifici da 10 mila euro incassati dalla ragazza nel trimestre luglio-settembre 2010.

 

Il Fatto Quotidiano ha ricostruito tutti i bonifici effettuati dal Caimano alla 26 enne cagliaritana nell'arco di poco più di un anno. Si scopre così che la somma totale è molto più alta: la Sorcinelli ha ricevuto dall'11 gennaio 2010 al 17 gennaio 2011, ben 115 mila euro dal Cavaliere. Uno stipendio da manager, il doppio di quanto prende un magistrato di Tribunale. Quattro volte più dello stipendio sudato da una giovane professoressa della scuola primaria.

La vita delle Berlusconi-girl d'altro canto è dispendiosa. In un'intercettazione, Nicole Minetti racconta con invidia a Barbara Faggioli che la ‘preferita' del momento del Cavaliere - tale Aris Espinosa di 22 anni - aveva comprato in un colpo solo nove paia di scarpe. Una bella vita.

Alessandra Sorcinelli nell'intervista ad Affari Italiani dice: "A Milano all'aperitivo non si può non andare da Radetzky a corso Garibaldi. Per l'estate c'è il giardino aperto del Bulgari, molto chic. Per cena, io adoro il Finger o il ristorante di pesce La Risacca e anche il Bolognese. Per ballare scelgo a seconda del giorno: lunedì è la serata dello Special, il mercoledì all'Armani, il giovedì e venerdì al Cavalli e alla domenica all'Hollywood".

I bonifici di Berlusconi partono tutti dal conto del Cavaliere della filiale del Monte dei Paschi situata nel Centro direzionale Palazzo Vasari a Milano 2. Tutti finiscono sul conto di Alessandra Sorcinelli alla filiale del Banco di Sardegna di Milano in via Solferino. L'andamento non è omogeneo. Gennaio parte bene con due bonifici da 10 mila a breve distanza, 11 e 25 gennaio. Poi arrivano due mesi di magra: l'unico versamento di febbraio-marzo è quello da 5 mila euro dell'11 marzo.

 

Ad aprile si torna ai consueti 10 mila euro mensili, mentre a maggio ci sono addirittura due versamenti da 10 mila, il 6 e il 20 maggio. L'estate 2010 purtroppo è asciutta: solo 5 mila euro a giugno, diecimila a luglio e zero ad agosto. Il 16 settembre e il 18 ottobre si torna ai consueti 10 mila euro mensili. Poi esplode lo scandalo Ruby sui giornali. La notizia era già nota al Cavaliere e al suo entourage almeno dall'inizio di ottobre, ma i versamenti non si interrompono. Anzi.

 

Il 18 ottobre partono 10 mila euro e il 14 dicembre Silvio Berlusconi ordina un secondo bonifico da 10 mila. Alla vigilia del Natale, il 23 dicembre, c'è il pensierino da 5 mila euro. Anche l'indagine non ferma il flusso. Tre giorni dopo la sua audizione in Questura , Alessandra riceve l'ultimo bonifico da 10 mila euro.

Dopo il debutto alla trasmissione Veline, Alessandra Sorcinelli è entrata nel grande giro grazie a Emilio Fede quando il direttore indagato per favoreggiamento della prostituzione con Lele Mora, la selezionò nel 2008 come meteorina del Tg. La seconda meteorina doveva essere Hellen Skopel.

 

Proprio la ragazza che ha dichiarato ad Annozero di essere stata scartata dopo avere detto no agli inviti per il weekend a Forte dei Marmi del direttore del Tg4. La coppia di meteorine Alessandra-Hellen era stata già lanciata. Poco prima del debutto Emilio Fede cambiò Hellen con la sorella della Gregoraci. E forse per lei è andata meglio così.

 22-01-2011]

 

 

 BERLUSCONI, A REFERENDUM PENSO PREVARRA' IL SI' CON PERCENTUALE ELEVATA...
(Adnkronos) - "Penso che al referendum prevarra' con percentuale elevata il si', ossia il buonsenso". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso de 'La Telefonata' su Canale 5 a proposito della consultazione alla Fiat.

Berlusconi ha sottolineato di aver detto cose "dettate dalla mia esperienza" e si tratta di un "accordo emblematico di cio' che serve in Italia per tenere aperte le fabbriche e per non chiuderle".

Sulla vicenda, il premier ha detto che la sinistra "ha perso l'occasione mostrare di avere una cultura socialdemocratica" e il segretario del Pd Pier Luigi Bersani dovrebbe sentire il consiglio del sindaco democratico di Torino che ha appoggiato l'intesa. In conclusione, Berlusconi ha sottolineato che "appoggiamo Marchionne e i sindacati che hanno mostrato senso di responsabilita' nazionale".14-01-2011]

 

6. BERLUSCONI, NIENTE VOTO, DECISIONE CONSULTA ININFLUENTE...
(Adnkronos) - "La decisione della Consulta e' ininfluente" rispetto alla maggioranza e alla tenuta del governo. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ospite di Maurizio Belpietro nel corso de 'La Telefonata' su Canale5. "Il governo -ha aggiunto- andra' avanti. L'Italia di tutto ha bisogno, tranne che di elezioni anticipate".14-01-2011]

 

 

 

7. BERLUSCONI, CONSULTA MIGLIORA SITUAZIONE MA PRONTO A DIFENDERMI IN TV...
(Adnkronos) - "Non si puo' dire" se la sentenza di ieri della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento, che pure "ha migliorato la situazione precedente", ridurra' la conflittualita' con la magistratura. Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso de 'La Telefonata' su Canale 5, che prevede: "Non sara' cosi' facile per i miei difensori ottenere un atteggiamento benevolo dai magistrati".

 

"Sanno tutti -aggiunge- che e' in atto una persecuzione politica da parte dei magistrati di sinistra, articolata in piu' di 100 procedimenti su di me e il mio gruppo. I miei difensori sono stati impegnati in 2560 udienze, con piu' di mille magistrati, con un costo per me di oltre 300 milioni di euro in avvocati e consulenti".

"Ho avuto 10 assoluzioni e 13 prescrizioni - prosegue il premier - Se non ho avuto le sentenze prima della prescrizione vuol dire che le tesi dell'accusa non erano cosi' convincenti". Il Cavaliere ribadisce che "se nei collegi giudicanti" vi saranno solo giudici di sinistra allora "andro' in televisione e sui giornali a spiegare di cosa si tratta", ossia di accuse infondate come d'altronde, ricorda, "ho giurato sui miei figli e sui miei nipoti". Berlusconi si dice certo, pero', che "non si possono trovare giudici che oseranno dare una condanna su fatti che non esistono".14-01-2011]

 

 

 

SILVIO BANCOMAT! - ALTRO CHE FATTI PRIVATI: NEGLI ANNI, LE VARIE PAPI-GIRLS SONO SEMPRE PASSATE ALL’INCASSO, CHIEDENDO FAVORI, ILLEGALITà, E MINACCIANDO RITORSIONI PUBBLICHE - UNA CARRELLATA DI MUNGITRICI DEL BANANA, DALLA BARONESSINA VIRGINIA SANJUST A EVELINA MANNA, CHE TRA UNA ‘SEGGIOLINA’ E L’ALTRA OTTENEVA PARTI IN TV E APPARTAMENTI - E POI LA RICHIESTA NON ESAUDITA, DI QUI LO SPUTTANAMENTO, A PATTY DADDY, CON LA PALAZZINA DA CONDONARE, NOEMI, LA TROISE CHE ROVINò SACCà, ED EMANUELA ROMANO CHE OTTENNE CARICHE A DESTRA E A MANCA…

Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"

 

In principio fu la nobile annunciatrice Rai Virginia Sanjust di Teulada, poi venne la stagione delle cacciatrici di fiction, come Evelina Manna. Nel 2008 le bugie di Noemi e gli audio di Patrizia D'Addario annunciavano il gran botto finale di Ruby.

 

La serie storica dell'utilizzatore finale (ormai divenuto seriale) segna una parabola discendente che va dal bigliettino galante alla 26enne signorina buonasera nel 2003 fino ai bunga bunga sfrenati di Villa San Martino. Eppure se la storia d'amore con Virginia non ha molto a che fare con i bagni collettivi al grido di "avanti un'altra!" descritti da Nadia Macrì, c'è in tutte queste storie una costante che colora di interesse pubblico il triste tramonto a luci rosse del premier.

B

La stampa e le tv berlusconiane con una raffica di rivelazioni delle fidanzate e sedicenti innamorate come Francesca Pascale, Sabina Began e Evelina Manna, cercano di distrarre l'attenzione dal nocciolo del problema: l'abuso del potere pubblico e l'uso sfacciato della menzogna e del denaro per soddisfare gli interessi privati del premier e delle sue amanti e per mantenere il velo sulla verità.

Se non si inquadra l'accusa di concussione e prostituzione minorile della procura di Milano, in questa sequenza storica si rischia di dare una lettura riduttiva alla telefonata in questura per l'affido della nipote di Mubarak o all'offerta di milioni di euro a Ruby.

 

POKER DI DONNE E DI RICATTI
Virginia Sanjust ha avuto una relazione con il Cavaliere nel 2004-2005. Evelina Manna nel 2007, Patrizia D'Addario nel 2008 e Ruby ha dormito ad Arcore nel 2010. Il premier ha sempre nascosto la verità sulle sue complicate situazioni sentimentali e si è così posto in una condizione di ricattabilità oggettiva. Virginia Sanjust, per esempio, aveva un marito dipendente dei servizi, Federico Armati, che fece leva sui segreti del premier per ottenere un trasferimento dalla Presidenza del Consiglio.

 

Quando lo 007 fu spostato in un posto dove guadagnava meno della metà (trasferimento che Armati riteneva ingiusto e influenzato dal risentimento della ex moglie) minacciò di raccontare tutto sulla storia tra Virginia e Silvio. Se non fosse stato rimesso al suo posto avrebbe convocato la stampa. "Tutto deve essere fatto entro giovedì 30 marzo perché altrimenti denuncio tutto", diceva alla moglie in una conversazione registrata.

Incredibilmente il giorno prima dello scadere dell'ultimatum, il 29 marzo del 2006, in piena campagna elettorale, Armati fu rimesso al suo posto con un insolito decreto di Palazzo Chigi. Anche Evelina Manna e Antonella Troise sapevano molte cose su Berlusconi. Antonella Troise era diventata un'ossessione per il Cavaliere che implorava l'allora direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà, di farla lavorare perché "sta diventando pericolosa".

 

Il Cavaliere si spendeva inventando scuse con Saccà e mentendo sulle reali motivazioni delle sue raccomandazioni, anche per la Manna. Ora Evelina rilascia interviste per raccontare che Silvio fa con lei "la nannina a seggiolina", ma nel 2008 doveva ancora tutelare l'immagine del premier. Erano i tempi del Family day e dei libri patinati con Veronica sorridente davanti al focolare di Arcore. Chi ha ascoltato le telefonate intercettate dalla procura di Napoli nel 2007 (e mai uscite sui giornali perché distrutte dalla procura di Roma) racconta che Evelina minacciava di andare con il megafono sotto Palazzo Chigi per raccontare, prove alla mano, quello che combinava il Cavaliere prima di fare la nannina.

 

Evelina non raccontò a nessuno il pre-seggiolina e fu immediatamente accontentata con l'offerta di una parte. Dopo l'inchiesta e in concomitanza con una sua importante testimonianza davanti ai pm, l'attrice trovò i soldi per comprare un appartamento da un milione di euro vicino a Campo dei fiori, a due passi da quello comprato su richiesta di Virginia Sanjust (ma prudentemente non intestato a lei dal Cavaliere) nel 2006.

 

Sotto Palazzo Grazioli nel 2008 invece andò il papà della fondatrice del comitato "Silvio ci manchi", la napoletana Emanuela Romano. Non aveva in mano il megafono ma un accendino. Il pover uomo minacciava di darsi fuoco se la figlia non avesse ottenuto la candidatura da Papi. Oggi è assessore con delega ai Servizi sociali al Comune di Castellamare di Stabia e consigliere di un ente regionale, il Corecom (comitato regionale sulle comunicazioni).

 

Con Patrizia D'Addario c'è il salto di qualità. Nessuna storia di amore ma solo una notte di sesso con una escort sconosciuta che registra tutto e - quando non ottiene l'aiuto promesso per il suo palazzo abusivo né una candidatura seria - rivela tutto a giornali e magistrati.

L'ABUSO E LA MENZOGNA
Infine, arriva Ruby e la notte folle della telefonata in questura per scippare la minore alla comunità alloggio e consegnarla a Nicole Minetti e a una prostituta . In tutti e quattro i casi "Papi Berluscone" non distingue il pubblico dal privato. E chiede a Rai Fiction e alla questura di assecondare gli interessi delle sue favorite. Spesso, come nel caso di Virginia Sanjust e Antonella Troise, lo fa proprio per evitare che emergano gli aspetti più imbarazzanti delle sue relazioni. Ieri Ruby ha negato di aver fatto sesso con Berlusconi e di avere chiesto 5 milioni di euro per il suo silenzio. Nulla di nuovo sotto il sole di Arcore.

20-01-2011]

 

 

1- “PANORAMA” FA CONTI DELLA DELLA SERVA: SONO ALMENO 100 MILA LE TELEFONATE E GLI SMS INTERCETTATI DALLA PROCURA DI MILANO IN MENO DI 6 MESI, TRA GIUGNO E DICEMBRE 2010: 27 MILA INTERCETTAZIONI PER LELE MORA; 14.500 PER NICOLE MINETTI; UN MIGLIAIO ABBONDANTE PER EMILIO FEDE; STRANO: SOLO 6.400 PER RUBY RUBACAZZI - 2- “LA REPUBBLICA” FA I CONTI DEL BANANA: PER LE CENE ORGANIZZATE AD ARCORE NEL SOLO 2010, PER STARE DIETRO A TUTTE LE INVITATE, ALLE LORO ESIGENZE, AI GIOIELLI, ALLE BUSTE PIENE DI BANCONOTE DA 500 EURO (DA UN MINIMO DI 2000 EURO FINO AI PIÙ GENEROSI 10 MILA) LA SPESA PER IL CAVALIERE HA SUPERATO ABBONDANTEMENTE I 2,5 MILIONI DI EURO (DAL CONTO SONO ESCLUSE LE FESTE IN SARDEGNA E LE CENE A PALAZZO GRAZIOLI). OGNI SERATA ALLA CORTE DI ARCORE SIA COSTATA DAI 50 AI 70 MILA EURO - 3- LA DISPERAZIONE DELLE "ARCORINE" QUANDO SCOPPIA IL RUBY-GATE E LA PACCHIA FINISCE -

1- CASO RUBY: CENTOMILA INTERCETTAZIONI IN MENO DI SEI MESI...
Da "Panorama" in edicola domani

 

Sono almeno 100 mila le telefonate e gli sms intercettati dalla procura di Milano in meno
di 6 mesi, tra giugno e dicembre 2010, nell'inchiesta sul caso Ruby: la media è di circa 600 intercettazioni al giorno. È quanto ha calcolato il settimanale Panorama in un articolo che sarà publicato sul numero in edicola da domani, venerdì 21 gennaio.

 

Il calcolo si ricava dalla somma dei numeri progressivi delle telefonate e degli sms intercettati alla trentina di soggetti che risultano posti sotto controllo nelle 389 pagine dell'invito a comparire inviato il 14 gennaio dalla procura di Milano a Silvio Berlusconi.

 

Ma poiché gli ascolti hanno riguardato sicuramente anche altri soggetti, il numero complessivo delle intercettazioni eseguite è certamente più elevato. Gli uomini del Servizio centrale operativo della Polizia annotano, per fare alcuni esempi, quasi 27 mila intercettazioni per Lele Mora, l'agente delle star; 14.500 per Nicole Minetti, consigliere regionale del Pdl; un migliaio abbondante per Emilio Fede, direttore del Tg4; e 6.400 per la stessa Ruby, alias Karima El Mahroug.

 

Nelle sue carte, la procura dà conto anche di 28 interrogatori, e di sequestri, e d'indagini bancarie e postali, perfino di traduzioni dallo spagnolo. Si è saputo anche di alcuni pedinamenti. L'operazione Ruby si è poi conclusa con le 14 perquisizioni ordinate all'alba del 14 gennaio, che hanno coinvolto almeno 150 agenti tra equipaggi delle volanti e personale in ufficio.

 


2- BUNGA BUNGA DA 2,5 MILIONI DI EURO
Emilio Randacio per "la Repubblica"

«Ma guarda che lui ti cambia la vita...». Di fronte al rifiuto all´invito a una delle tante feste in casa del premier, la gemellina Imma De Vivo (celebre per le comparsate a "Quelli che il calcio" e a "l´Isola dei famosi"), non sembra credere ai suoi occhi. È il 25 settembre scorso. Improvvisamente si libera un posto per l´imminente cena. Imma decide di invitare la sua amica Carlotta. Che però risponde di essere già impegnata. «Ma tu sei pazza? Queste occasioni non si ripetono». E ancora, «non sempre è Natale».

 

Effettivamente, facendo due conti sulle cene organizzate dal premier nel solo 2010, per stare dietro a tutte le invitate, alle loro esigenze, ai gioielli, alle buste piene di banconote da 500 euro (da un minimo di 2000 euro fino ai più generosi 10 mila) la spesa per il Cavaliere ha superato abbondantemente i 2,5 milioni di euro (dal conto sono escluse le feste in Sardegna e le cene a Palazzo Grazioli).

 

Grazie alle intercettazioni emerge come ogni serata alla corte di Arcore sia costata dai 50 ai 70 mila euro. Dal gennaio 2010 diciassette festini in tutto: la spesa sfiora abbondantemente gli 800 mila euro. Bazzeccole rispetto a quelle che sono state le altre spese vive sostenute dal precisissimo cassiere del Cavaliere, Giuseppe Spinelli. Doveva passare tutto da lui, non prima del beneplacito, s´intende, diretto di Arcore. Poi, i soldi magicamente giungevano nelle mani delle invitate.

 

Avevano bisogno di tutto. Sette appartamenti in via Olgettina 65, di varie metrature. Il Cavaliere si è fatto carico di due monolocali (canone mensile da 650 euro), 4 bilocali (850), per finire al più spazioso trilocale (1400 euro) in cui, però, convivevano 3 delle presenze fisse di Arcore. Per loro, nel pacchetto, erano previste anche le spese delle bollette di energia elettrica e gas, che con cadenza trimestrale la factotum Nicole Minetti ritirava personalmente.

 

La procura ha accertato, per esempio, che tra questi pagamenti (quasi tutti effettuati negli sportelli degli uffici postali di Cologno Monzese), in mezzo alle ricevute delle bollette delle frequentatrici di Arcore (comprese le spese della consigliere regionale Minetti), c´erano anche i versamenti all´Inps dei figli di Berlusconi, Pier Silvio e Barbara. Impossibile quantificare le spese esatte.

Solo per gli affitti, Berlusconi si è fatto carico di 7400 euro mensili, a cui si devono aggiungere le caparre depositate ogni volta che la schiera di donzelle andava ad ingrossarsi. E così, al conto totale vanno aggiunti altri 100 mila euro. Oltre al milione e 200 mila euro girati ai «reclutatori» delle ragazze, Lele Mora ed Emilio Fede.

 

Nel settembre scorso, l´onnipresente Imma De Vivo, attende il via libera per ottenere con la sorella uno degli appartamenti di via Olgettina. Per avere le carte in regola deve seguire un iter collaudato. La prima interlocutrice è sempre la Minetti. «Senti tesorino - esordisce la De Vivo - allora io parlo con lui (Berlusconi, ndr) che automaticamente da solo l´ok a Spin (Spinelli, ndr) e poi fa tutto...». Spessissimo, infatti, le ragazze della corte chiamano direttamente Silvio (una volta impegnato in Russia, il Cavaliere non risponde).

 

Il 19 ottobre, la soubrette Elisa Toti è al telefono con la Minetti. Soffrendo di vertigini, chiede di cambiare il suo monolocale, al quarto piano. La pratica sembra un po´ complicata, e allora, l´ex igienista suggerisce la strada più breve «l´unica cosa che ti chiedo, magari, se tu riesci a fare un colpo di telefono a lui, per chiedergli...».

 

Negli ultimi mesi dell´anno, qualcosa sembra però improvvisamente incepparsi nel meccanismo. Da metà settembre, la ciurma delle abitué dei festini, è in allarme. In concomitanza con i primi spifferi sul Rubygate, gli inviti ad Arcore evidentemente si diradano. Il 23 settembre, la stellina Barbara Faggioli, chiama disperata Nicole Minetti.

 

Barbara è realista, «tu bene o male hai il tuo lavoro (consigliere regionale), tu guadagni tot, non te lo leva nessuno.. ... e metti tra due anni e mezzo quante cose possono capitare?». Barbara cerca di cautelarsi per un futuro che sembra sempre più incerto. «Lui (Berlusconi, ndr), può sparire, può non farsi più sentire, può succedergli qualcosa...». A questo punto, gli investigatori annotano: «Barbara continua a parlare del fatto che senza di Lui lei sarebbe finita e vuole una garanzia per il futuro e questa garanzia è rappresentata da un acquisto di una casa da poter vendere, cosa che Nicole approva».

 

Il 27 settembre, un´altra delle preferite del premier, Raissa Skorkina, chiama direttamente Spinelli per dirgli che «io ho finito la benzina (il denaro, ndr)». L´8 di ottobre, anche Aris Espinosa sembra essere a corto di liquidi. Attraverso un sms alla Minetti, Aris è piuttosto esplicita: «Io l´ho chiamato ma lui come sempre non mi risponde!!! Sono indietro con alcune cose da pagare!!! Non possiamo fare che ci mettiamo d´accordo io e te?». Il 9 ottobre la Minetti contatta Barbara Faggioli, quest´ultima è allertata: «Adesso mi rimangono 1000 euro, devo fare cassa».

 

La Minetti non è incoraggiante su un´imminente nuovo invito «vedo buio sto weekend». Il 12 ottobre, Airis Espinosa chiama Iris Berardi. Quest´ultima confida disperata: «Amore, non ho più un euro, voglio andare un po´ da Spinaus (Spinelli, ndr)». «A chi lo dici, anch´io, cazzo», la replica della Espinosa, che aggiunge sconsolata «lui praticamente si è dimenticato di noi». Iris, aggiunge di essere in casa solo con il cane «fiocco di neve», «anche lui qui senza mangiare, per due giorni non c´ha da mangiare, che cazzo di vita, anziché fare le signore».

 

La magra conclusione delle due interlocutrici: «Questo condominio è diventato un puttanaio... tutte mignotte...». Due giorni dopo, Marystella è sull´orlo di una crisi di nervi «ma lo sai dove sono andata io?», interroga ancora le Espinosa. «Sono arrivata al punto di chiedere al marito di mia madre di prestarmi 500 euro cara mia... sono rimasta senza un soldo».20-01-2011]

 

 

1- I COMMENTI POST FESTINI, LE SERATE STORTE, LE GELOSIE E LE ANTIPATIE DI FEDE & MORA - 2- LA CORSA COMICA CONTRO IL TEMPO PER ORGANIZZARE IL TROIAME DEL BUNGA BUNGA A VILLA CAMPARI SUL LAGO MAGGIORE E FARE CONTENTO IL SULTANO CON LA POMPETTA - 3- FEDE CHIEDE A LELE-MOSINA: “LUI È PIENO, PIMPANTE È LA SERATA GIUSTA MA CHI TROVO?” - 3- SBUCA PURE PURICELLI, IL MEDICO CONSIGLIERE REGIONALE: "PORTO QUESTA QUI CHE A LUI GLI PIACE. VORREI FARGLI CAPIRE CHE NON È LA MIA DONNA CAPITO? FREGA CAZZO?” - 4- L’IRA DELLA MINETTI NON INVITATA AL BUNGA. SMS A MARISTELLE GARCIA: "AMO TI SCOCCIA SE ANDIAMO SU INSIEME COSÌ GLI PARLO ANCH’IO!! POI SONO UN PO’ A SECCO PERCHÉ HO PRESTATO 35 MILA A MIA SORELLA PER COMPERARE LA CASA!!". RISPOSTA: "OK AMO" - 5- COSA BOLLE SOTTO IL LINGUAGGIO CIFRATO DI FEDE & MORA: “SILVIO HA COMPRATO I DUE VOLUMETTI. DUEMILA CIASCUNO. NON ERA CONTENTO, MA POI L’HA PRESA A RIDERE”

1 - FEDE A MORA IN LINGUAGGIO CIFRATO: "SILVIO HA COMPRATO I DUE VOLUMETTI. DUEMILA CIASCUNO. NON ERA CONTENTO, MA POI L'HA PRESA A RIDERE"
Guido Ruotolo per "la Repubblica"

 

Non lasciamoci abbagliare dalla ennesima versione dei fatti di Ruby Strappacore (non più Rubacuori). Dunque i festini dal Principe ci sono stati. Checché ne dica l'Ape Regina Began, non tutti erano organizzati da lei.

I COMMENTI POST FESTINI
C'erano, e naturalmente ci saranno, una volta finita la buriana mediatica e processuale. E come ogni festino che si rispetti, c'è sempre un prima e un dopo. Aspettative e commenti.

 

24 agosto scorso. Otto di sera. Lele Mora ed Emilio Fede. Fede: «Mi ha convocato adesso a casa..». Lele: «Ah bene...». Emilio: «Aspetta, allora Daniele dice che ha due persone... bisogna vederle, le voglio vedere». Lele: «No, ma io le conosco quali sono. Vanno bene». Emilio: «Per stasera, lui è molto tirato perché mi ha detto al telefono "Emilio la politica è impazzita, vieni", io gli ho detto "ma vengo solo", "ma fai come vuoi", gli ho detto "ma forse vengo in compagnia", "va che basta che me lo dici".

 

Secondo me è la serata buona non ci deve essere nessuno adesso gli mettiamo, e quel deputato che c'è, con lei la Maria Rosaria, mi faccio dire come stanno le cose e poi ti richiamo, tanto lui deve vedere che le porti qui e che le veda».

Sospendiamo qualsiasi giudizio morale. Le feste di Arcore e il Bunga Bunga (che non è solo il soprannome di Began l'Ape Regina, ma anche una discoteca underground della villa di Arcore e il sospetto anche un gioco erotico). E' come se la massima aspirazione di Lele Mora ed Emilio Fede, fosse soltanto quella di soddisfare il Principe, di renderlo felice.

LE SERATE STORTE
Ma cosa succede quando la serata non riesce? E non per colpa tua? Sono le 14,29 dell'11 agosto scorso. Emilio Fede parla con Lele Mora: «Senti... beh... devo dire che ieri sera aveva più il sapore di una comica... che lui ha preso a ridere». Lele: «(ride) bene, quello è l'importante». Emilio: «Sì beh, mica tanto però eh?!». Lele: «Che si sia diver... che sia stato bene, insomma». Fede: «E... non lo so insomma, m'ha chiesto: "ma dove... dove... dove avevo preso quei programmi... ?".

 

Dico "beh insomma", vabbeh poi alla fine c'ha riso... ha comprato i due volumetti... pare che, insomma, queste due sottoscrizioni due mila a ciascuno... e insomma...». Lele: «E non è stato...». Emilio: «No». Mora: «Non avevo...». Fede: «No-no ma parlavo... insomma io non l'ho sentito oggi ma eventualmente mi chiedesse oggi? Boh... qua... così no eh?!». Lele Mora: «Adesso vedo sì, va bene...».

Altra telefonata. 22 agosto, ore 17.29 Fede: «E' stanco incazzato per sta storia di Bossi, Casini ecc., poi ha detto che lui andava alla partita... aveva capito che conoscevo delle ragazze, dice portale alla partita». Ci sono pure gli equivoci. Ed è in questi casi che si vede la professionalità dei reclutatori delle ragazze (secondo i pm).

 

GELOSIE E ANTIPATIE
Sempre Fede: «Quelle due belle che mi ha presentato sai la storia di ieri sera vado rapido perché, sai no la storia con Daniele...». Mora: «Sì». Fede: «E queste sono molto belle, che allora verrebbero, invece a cena perché c'hanno la cosa sul Lago d'Orta giusto?». Mora: «Sì, alle nove finiscono tutta la cosa, la manifestazione».

 

Emilio: «E quell'altra ha preso possesso secondo me le abbiamo regalato un tesoro a quella li che non merita. Non mi piace quella persona». Eh sì, riaffiora Emilio Fede che si mette di traverso contro Roberta Bonasia, Miss Torino, osteggiata dalle concorrenti ma anche dai vecchi amici del Cavaliere.

Con Roberta, rapporti di antipatia. Ma può succedere pure che Maria Rosaria Rossi, parlamentare del Pdl, faccia andare in bestia Emilio Fede. E il perché è presto detto. Fede a Mora: «Io sono stupefatto poi devo dire un'arrivista poi sentivo che, parlando nell'orecchio a questa simpaticissima deputatessa, la Maria Rosaria Rossi come si chiama lei, mi faceva: senti allora per il bagaglio per farmi disfare il bagaglio e sistemare la mia biancheria ci pensi tu...». Lele: «Ma roba da pazzi». Emilio: «Bene, è sceso lui, cioè è arrivato lui, non l'ha più cacata per tutta la serata, perché guardava queste, capito?». Lele: «Certo, certo». Emilio: «Ma è una deficiente ma come si permette, ma come si permette».

 

Vizi privati e pubbliche virtù. Il buco della serratura apre sempre scenari imprevedibili. Realtà impresentabili, certe volte. L'aveva detto, Silvio Berlusconi prima del ciclone delle carte, di non farsi condizionare dalle trascrizioni.

APPUNTAMENTI VIA SMS
E quando però i «sonori» che non vorresti sentire sono in realtà messaggini sms?

Sms del 4 settembre scorso. Nicole Minetti scrive a Giorgio Puricelli: «Gio ma secondo te il pres vuole fare qualcosa stasera? perché ieri mi aveva detto forse si.... Giusto per capire...».

 

Nicole Minetti a Maristelle Garcia: «Amo ti scoccia se andiamo su insieme così gli parlo anch'io...!! Poi sono un po' a secco perché ho prestato 35 mila a mia sorella per comperare la casa..!!». Risposta: «Ok amo».

Sms da Francesca Cipriani a Lele Mora: «Amore mi ha detto Maristeli che il nostro amico domenica sera fa la cena a casa sua a Milano e vuole che noi coloradine andiamo a fargli vedere uno stacchetto... cosa devo dirgli che vado??? tvttttttb..». Risponde Lele Mora: «Ok tesoro digli tutto ok ci vai».

Sms di Giovanna Rigato a Francesca Cipriani: «Tutto ok, bellezza? Preso il regalo? Quando l'ho salutato mi ha detto che domani chiama per il mio contratto». Che fatica, per una spintarella, per una raccomandazione. E che c'è di male?

 


2- È QUI LA FESTA? - NELLE INTERCETTAZIONI LA CORSA CONTRO IL TEMPO PER ORGANIZZARE IL BUNGA BUNGA A VILLA CAMPARI SUL LAGO MAGGIORE E FARE CONTENTO IL SULTANO SILVIO - FEDE A MORA: "LUI È PIENO, PIMPANTE È LA SERATA GIUSTA MA CHI TROVO?" - SBUCA PURE PURICELLI, IL MEDICO CONSIGLIERE REGIONALE: PORTO QUESTA QUI CHE A LUI GLI PIACE. VORREI FARGLI CAPIRE CHE NON È LA MIA DONNA CAPITO? FREGA C... A ME CAPITO?" - LA MINETTI FA DI TUTTO PER FARSI INVITARE...
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Ragazze reclutate con urgenza nei cast dei programmi Mediaset. Giovani da portare alle feste del presidente del Consiglio quando le ospiti abituali erano impegnate. La ricerca spasmodica di donne per assecondare le richieste del premier Silvio Berlusconi emerge nelle telefonate dei suoi amici ora accusati di induzione alla prostituzione, Emilio Fede e Lele Mora.

 

E nei contatti della consigliera regionale Pdl in Lombardia Nicole Minetti che - come risulta dalle telefonate - gestisce gli appuntamenti, seleziona una parte degli inviti, ma si occupa anche della sistemazione nelle case, del pagamento delle bollette, delle liti che inevitabilmente scoppiano tra chi aspira a diventare la «favorita» .

E le carte processuali della procura di Milano rivelano pure che questo tipo di incontri non avvenivano soltanto nella residenza di Arcore. Almeno una serata fu organizzata a Villa Campari, la splendida dimora acquistata dal capo del governo poco più di due anni fa sul lago Maggiore. C'erano numerose ospiti, alcune non ancora identificate che potrebbero essere rintracciate in vista del processo.

 

«LUI È PIENO CERCA A RETE 4... »
Sono le 20.17 del 25 agosto 2010 quando «Emilio Fede chiede a Lele Mora di "trovargli" urgentemente qualcuno per la cena». Berlusconi ha già organizzato numerose feste nei giorni precedenti.

 

Mora: sì
Fede: eh lui è pieno, pimpante mi ha chiamato adesso ma proprio pimpante è la serata giusta ma chi trovo, ho detto a Daniele chiedi consiglio a Lele, chi trovo?
Mora: faccio due telefonate
Fede: eh subito, ciao

Subito dopo Mora chiama Daniele Salemi, il suo factotum su Torino, gli "gira" la richiesta. E lui lo informa che sta provando con le vallette del programma "Vivere Meglio" il programma sulla salute che va in onda su Rete 4...

 

Daniele: c'è Simona che mi ha contattato tutte le sue ex colleghe, le "vitamine"di Rete 4... me le ha contattate... e mi ha detto che loro ci sono e la situazione così va bene. Capito? Però stasera no, nell'immediatezza, son tutti in vacanza... tutte le altre persone, sono tutte a Salsomaggiore Lele: eh, ma glielo dici, così tranquillamente senza problemi, non farti problemi, digli: "non è possibile, non ce la facciamo, troppo tardi..."Daniele: è troppo tardi... ma poi alle otto per le nove e mezza, come si fa?

 

Lele: digli "guardi ho fatto un po' di telefonate, non è possibile" Daniele: no, per domani... che poi abbiamo l'incontro, lì così ce la facciamo, lì impostiamo lì, domani e poi via. La serata viene organizzata comunque. Emilio Fede rintraccia la sua amica Imam Fadil e alla fine, come risulta dalle verifiche effettuate dalla polizia giudiziaria, le ospiti sono tutte straniere: le rumene Ioana Claudia Amarghioale e Ioana Visan, la brasiliana Iris Berardi, la russa Raissa Skorkina.

 

Anche in vista della festa ad Arcore del 19 settembre 2010 si era deciso di coinvolgere le ragazze di Colorado Cafè di Italia 1, lo stesso show dove fu ingaggiata la Minetti. Due giorni prima Francesca Cipriani invia un sms a Lele Mora: «Amore mi ha detto Maristeli che il nostro amico domenica sera fa la cena a casa sua a Milano e vuole che noi coloradine andiamo a fargli vedere uno stacchetto... cosa devo dirgli che vado??? tvttttttb». Lui non ha esitazioni: «Ok tesoro digli tutto ok ci vai» .

 

CORSA ALL'INVITO PER VILLA CAMPARI
Alle 14.18 Fede parla con Giorgio Puricelli, il medico consigliere regionale del Pdl in Lombardia che si trova nella residenza di Berlusconi sul lago Maggiore. Fede: ehi Giorgio? Puricelli: eccomi qui, tutto bene Emilio? Fede: sì sì, no. Tutto benissimo, lui mi ha detto di venire stasera al Lago. Puricelli: perfetto!... perché io sono appena arrivato, doveva essere già qui, invece mi sa che arriva tra un'oretta. Fede: chi lui? e dov'è?

È ancora ad Arcore perché devono aver fatto il pieno all'elicottero non ho ben capito. Io sono già sul Lago... non so se portare, non gli ho chiesto se vuole che porto questa qui che a lui gli piace questa qua. Puricelli: molto! gli piace, gli piace. Fede: ecco, vorrei fargli capire che non è la mia donna capito? Frega c... a me capito? Puricelli: (ridendo) ho capito, ho capito. Comunque insomma, voglio dire è una carina, è una che anche ieri poi mi diceva che insomma, che una che non è mai oltre misura, è una che sta al suo posto. Fede: poi lui gli fa piacere che lei sa tutto di calcio.

 

 

Tra le ragazze si sparge la voce di una festa e si scatena la caccia all'invito. La Minetti non è stata inclusa e si affanna per esserci. Alle 13.30 comincia uno scambio di Sms con Puricelli.

 

Minetti: «Gio ma secondo te il pres vuole fare qualcosa stasera? Perché ieri mi aveva detto forse sì.... Giusto per capire» ...
Puricelli: «Siamo al lago nel pom Secondo me Dorme li C'è katarina la gelosa Per me facciamo come ieri sera Cena 5 persone
Minetti: «Ok dai prova a convincerlo a fare qualcosa stasera.... Cosi lo tiriamo un po' su di morale..!! L'ho provato a chiamare ma non mi risponde...»
Puricelli: «Poi gli parlo Ti faccio sapere»

Alle 17 arriva la risposta positiva
Puricelli: «Chiamami per favore»
Minetti: «Ho sentito Barbara. Mi ha detto che si va al lago... Ho il tel scarico e se rispondo mi si spegne...!!»
Puricelli: «Ok coordinati con Emilio Fede. Potete dormire qui se volete»
Minetti: «Oh fantastico.... Grande Gio!»

 

Dopo un paio d'ore la Minetti invia un nuovo sms: «Gio ma lui ti ha detto di invitarmi? Non vorrei fare l'intrusa». La risposta sembra rassicurarla: «No vieni tranq Tu e Barbara». Alla fine sul lago si ritrovano svariate ragazze, comprese due che non sono state ancora identificate.

 

 

«CI RISOLVE I PROBLEMI A MAMMA A TE E A ME»
Le intercettazioni sembrano smentire definitivamente che Roberta Bonasia possa essere la fidanzata del presidente Berlusconi. Appare eloquente la conversazione del 14 settembre scorso con suo fratello, quando lei è al concorso di Miss Italia e gli racconta la telefonata con Berlusconi.

Roberta: non penso mi abbia vista perché ha avuto molto da lavorare mi diceva. Poi mi fa me l'hai preso allora qualche numero di telefono? Guarda te ne ho presi un paio ma non è che c'era questo granché di fighe gli ho detto (ride) e lui mi fa ma no amore mi ha detto (ride) e poi gli faccio ma quando ci possiamo vedere mi ha detto che lui domenica è a Milano perché adesso giovedì è a Bruxelles, venerdì al consiglio dei ministri penso a Roma, sabato è a Taormina e quindi prima di domenica non lo posso vedere. Però cosa faccio domenica vado e torno non mi ha detto di fermarmi... solo che poi lo vedo solo domenica, cosa risolvo in un giorno dovrei stare due o tre giorni da lui

 

Stefano: no vabbè innanzitutto gli dici, gli dai i dati che l'altra volta non avevi, subito con la faccia così da tranquilla e poi vedi amore... amò ci risolve tanti problemi a tutti Roberta: e lo so amore Stefano: a mamma a te a me"20-01-2011]

 

 

CHE BELLO, LE ARCORINE, UNA CHITARRA (DI APICELLA) E SPINELLI - FINALMENTE PARLA IL FIDO CASSIERE DEL BANANA CHE OFFRIVA VITTO, ALLOGGIO E CONFORTO ALLE BISOGNOSE “OSPITI” DEL PREMIER - “È TUTTO MOLTO PIÙ SEMPLICE, SAPESTE LE PERSONE CHE AIUTIAMO” - NELLE INTERCETTAZIONI LE GIRLS DI SILVIO PARLANO CONTINUAMENTE DEL SAMARITANO E, SARÀ UN CASO, MA LA NOTTE IN CUI RUBY VIENE PORTATA IN QUESTURA, MICHELE CONCEICAO, PRIMA DI TELEFONARE AL 113 PER AVERE INFORMAZIONI, CHIAMA PROPRIO IL TELEFONO INTESTATO ALLA DOLCEDRAGO SPA, RICONDUCIBILE A SPINELLI

Antonio Massari per "il Fatto Quotidiano"

 

"È una cosa gonfiata, molto più semplice di quello che sembra", dice Giuseppe Spinelli, l'uomo che amministra le casse del premier, a partire dalle Holding di famiglia Berlusconi, passando per il quotidiano Il Foglio (che ha tenuto ben lontana la vicenda dalle proprie pagine), l'immobiliare Idra e la Dolcedrago spa. I pm hanno tentato invano di perquisire i suoi uffici, considerati "pertinenza della segreteria politica del premier".

Il tesoriere di Arcore è uscito indenne da ben tre inchieste giudiziarie, a partire dal 1994, sempre legate alle indagini sulla galassia societaria di Berlusconi. Questa volta si tratta di ben altra galassia: la Procura di Milano, com'è noto, è convinta che Spinelli si sia occupato anche di pagare le donne (affitti di casa inclusi) che allietavano il premier durante le notti del "Bunga Bunga". "Noi", ha replicato ieri Spinelli, "diamo aiuti a persone che hanno dei problemi. Uno che è di fuori, lo capisco che non può saperlo, non ha idea di quante persone abbiamo sempre aiutato".

 

Per farsi un'idea, riguardo i bisogni delle persone in cerca d'aiuto, basti leggere qualche sms intercettato dagli inquirenti. Il 2 agosto Barbara Faggioli invia un sms alla consigliera regionale del Pdl, Nicole Minetti: "Amo' ha mandato tutte da Spino... Io farei le troie, lo chiamiamo stasera e gli diciamo che abbiamo bisogno per partire... Come hanno fatto Aris e Mary...". Aris, Mary, Barbara: bisognose di partire. Il giorno dopo la Faggioli invia alla Minetti un altro sms: "Ti volevo dire che oggi vanno da Spin anche Barbara g. e miriam Pensa che Barbara g. Settimana scorsa a roma ha comprato 25 e dico 25 paia di scarpe nuove".

 

"Uno che è di fuori", dice Spinelli, "non ha idea di quante persone abbiamo sempre aiutato". Tra gli "aiuti", la procura, include anche quello per Ruby con "il pagamento di somme di danaro che venivano consegnate da Spinelli". Sarà un caso, ma la notte del 27 maggio, quando Ruby viene portata in questura, la signora Michele Conceicao, appena 18 minuti prima di telefonare al 113 per chiedere informazioni, chiama proprio il telefono intestato alla Dolcedrago spa e riconducibile, secondo l'accusa, a Giuseppe Spinelli.

 

E la stessa Ruby, in più occasioni, chiama Spinelli a partire dal 14 settembre 2010: "Signor Spinelli sono Ruby... le volevo chiedere la cortesia... se poteva lei parlare direttamente con il ... se può provare a chiederglielo e dirgli che veramente sono in situazioni non gradevoli... e se mi può essere di aiuto". Un'altra donna - anzi: una ragazzina minorenne - che ha bisogno di aiuto. E richiama il giorno dopo. : "Guardi signor Spinelli, io sono veramente nella merda".

 

E il giorno dopo ancora: "... lui mi aveva detto che mi avrebbe aiutato per tutto il periodo però non l'ho più' sentito poi ho perso anche il contatto... ho cercato di chiamare Villa Grazioli, Villa San Martino, ma non me ne risponde in tutte e due...". E poi il 22, quando i due sono pronti a incontrarsi, fino al 27, quando Spinelli le risponde: "Non ho nessuna novità". "Per favore - dice Ruby - parli con lui, cerchi di averle perchè la situazione sta diventando veramente molto critica anche se non so perchè ... se lei ha saputo le ultime cose che sono successe ... e io ho bisogno del suo aiuto perchè veramente non ho come fare ... cioè, glielo dica in questo momento perchè voglio avere notizie il più presto possibile".

 

Il punto è che Il Fatto Quotidiano ha appena pubblicato lo scoop che fa il suo nome e la mette in relazione con il premier e l'inchiesta della procura di Milano. La richiesta di "aiuto" si fa sempre più pressante. E Ruby non è l'unica. L'accusa elenca dettagliatamente: Marysthelle Garcia Polanco, Barbara Guerra, Imma de Vivo, Iris Berardi, Arisleida Espinosa, Barbara Faggioli, Miriam Loddo, Ruby, Alessandra Sorcinelli, Raissa Skorkina.

 

"Dalle conversazioni intercettate - scrive l'accusa - emerge che abbiano chiesto e presumibilmente ricevuto denaro per il tramite di Spinelli". C'è da aggiungere che i benefattori rischiano pure d'essere raggirati, come quando Marysthelle cerca di non consegnare la caparra d'un appartamento: "La devi dare a me", dice Minetti, "che la dobbiamo dare a Spinelli". "Non la diamo a Spinelli", risponde Marysthelle, " ... dobbiamo fare in modo di non dargliela! ... E li teniamo pe' noi, scusa no?". Bisognose e pure ingrate.

 

Eppure Spinelli s'occupava di dar loro un tetto: "La chiamavo - gli dice la Minetti - perché non so se aveva già parlato con il Presidente, perché mi ha delegato sempre per la questione appartamenti ... per un appartamento intestato a due gemelle, le gemelle De Vivo... se la intestano loro la casa ... perché lavorano per Mediaset, per cui va bene lì la prestazione occasionale che fanno a Mediaset... L'unica cosa bisognerebbe dare la caparra entro domani ...".

 

"D'accordo", risponde Spinelli, che ancora una volta aiuta delle giovani lavoratrici precarie. E paga un appartamento. Non una stanza da studentesse. La Minetti - scrive la procura - avvisa Spinelli che mercoledì firmeranno il contratto per il monolocale (4080 euro) e per il trìlocale (De Vivo 7400 euro) ..." "E Spinelli - annota la procura - scrive la cifra". Che tesoro, il tesoriere di Arcore. 20-01-2011]

 

sweet little sixteen - Il carabiniere, sotto giuramento, è certo del suo ricordo: "Le frequentazioni tra Ruby e Berlusconi erano antecedenti al gennaio 2010. Ruby, nata il primo novembre del 1992, vuole dire che ha varcato per la prima volta il cancello di Arcore quanto meno poco dopo aver compiuto i 17 anni - Un dato che confermerebbe un´altra intercettazione. Il 26 ottobre scorso, con un´amica, la marocchina confessa "... io frequento casa sua da quando c´avevo 16 anni...."

Emilio Randacio per "la Repubblica"

 

Un´utenza telefonica dove contattare il presidente. Ma anche decine e decine di conversazioni dirette, cristallizzate dai tabulati acquisiti dagli investigatori milanesi, almeno fino all´ottobre scorso, tra Ruby Karima e Silvio Berlusconi. Per non parlare, infine, dell´inizio delle visite ad Arcore che, con tutta probabilità, sarebbero partite quando la ragazza aveva ancora 16 anni.

Ruby ha azzardato richieste ai più stretti collaboratori del Cavaliere fino al 19 ottobre scorso, quando con insistenza si fa sotto con il tesoriere personale del premier, Giuseppe Spinelli. La marocchina non ha timore a chiamarlo, nonostante il premier sia da diverse settimane a conoscenza della sua testimonianza ai magistrati e, secondo quelle che sono le sue parole, l´abbia pregata in tutti i modi di ritrattare.

 

Dal tenore delle telefonata, la giovane marocchina, batte insistentemente cassa: «Non ha novità?». E Spinelli: «Non sono stato autorizzato a fare nulla, ecco....». «Ma c´ha parlato? (con Berlusconi, ndr)», chiede allarmata Ruby. «Ho accennato, ma avevo molte cose e il tempo era pochissimo».

Ma non è tutto. Che ci siano stati contatti diretti con il premier è un dato certo, ma soprattutto inedito. Il contenuto è coperto dall´immunità, ma Berlusconi ha sentito, almeno circa un centinaio di volte, la giovane marocchina. Tra le testimonianze raccolte, anche quella di un´amica di Karima. «Ricordo - spiega agli inquirenti che le chiedono di dire se Ruby le avesse raccontato di alcune sue amicizie con gente famosa - che diceva di essere molto amica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.È stata spesso, a suo dire, a casa del premier dove ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, che le dava molto denaro».

In più, lo scorso 13 dicembre si aggiunge un altro tassello non proprio secondario. I tre pm titolari dell´inchiesta (Ilda Boccassini, Pietro Forno e Antonio Sangermano), convocano anche un carabiniere, Floriano C., che dai tabulati telefonici acquisiti agli atti, risulta avere avuto un rapporto stretto con la ragazza marocchina. La data del suo interrogatorio è importante.

 

Avviene una settimana prima dell´iscrizione nel registro degli indagati di Silvio Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile. Floriano ricorda di aver incontrato «per la prima volta Ruby nel maggiogiugno 2009 nella discoteca di Milano Old Fashion». I due si «annusano», fanno due chiacchere e poi si scambiano i rispettivi numeri di telefono. «Dopo circa due settimane - ricorda a verbale il carabiniere -, Karima mi contattò e mi chiese se potevamo andare a bere qualcosa insieme». Il racconto registra una prima brusca frenata degli investigatori: «Lei sapeva che Ruby era minorenne?».

«Non l´ho saputo subito, me lo ha detto però nel 2010 intorno a gennaiofebbraio». Floriano conferma anche di aver ricevuto delle confidenze dalla giovane. «Ricordo che quando mi parlò della sua conoscenza con il presidente del Consiglio e del fatto che aveva anche un´utenza dove poterlo contattare mi fece vedere anche un numero sul suo display (del telefonino, ndr) - assicura il carabiniere -. Non avevo creduto a quello che lei mi aveva raccontato circa l´invito, ora che mi viene in mente forse mi aveva detto due volte, che era andata alla residenza del presidente insieme ad altre ragazze. Soltanto quando sui giornali ho letto il coinvolgimento di Ruby ho pensato "allora quello che mi raccontava era vero"».

 

Le date vanno focalizzate. Sono fondamentali. Secondo le sue parole, tra il «gennaio-febbraio» del 2010, Ruby avrebbe confidato la sua età e le frequentazioni altolocate. L´atto d´accusa formulato dalla procura di Milano per il reato di «prostituzione minorile», in realtà, si ferma al febbraio scorso. Il carabiniere, invece, fissa antecedentemente l´evolversi della conoscenza tra il Cavaliere e Ruby, senza incertezze. «Ruby le disse se anche altre persone sapevano che era minorenne?» viene incalzato il testimone. «Mi confidò che all´inizio della sua conoscenza con il Presidente del Consiglio, neanche lui sapeva che era minorenne, dopo di che Ruby lo aveva informato».

 

Falso, vero? Il carabiniere, sotto giuramento, è certo del suo ricordo. «Queste confidenze Ruby me le ha fatte proprio quella sera in cui venni a conoscenza che lei non aveva ancora 18 anni. Sono certo di poter collocare il fatto tra il gennaio-febbraio 2010, ed in questo frangente, lo ripeto, che mi confidò anche del fatto che il Presidente aveva saputo da lei che era minorenne».

 

Se questa ricostruzione corrisponde al vero, l´autodifesa del Cavaliere viene smentita. Non solo. Le frequentazioni, giura il testimone a verbale, tra Ruby e Silvio Berlusconi, erano antecedenti al gennaio 2010. Ruby, nata il primo novembre del 1992, vuole dire che ha varcato per la prima volta il cancello di Arcore quanto meno poco dopo aver compiuto i 17 anni. Un dato che confermerebbe un´altra intercettazione captata dalla sezione di polizia giudiziaria della procura milanese. Il 26 ottobre scorso, con un´amica, la giovane confessa «... io frequento casa sua da quando c´avevo 16 anni....».

 19-01-2011]

 

 

COME IN UN VECCHIO FILM DI EDVIGE FENECH DESNUDA CON LINO BANFI ARRAPATO, RICICCIA L’INFERMIERA ALLE PRESE CON IL VECCHIO PORCO - ROBERTA BONASIA, LA "FIDANZATA" CHE RECLUTAVA LA CARNE FRESCA: "MI HA CHIESTO DI PORTARGLI TRE RAGAZZE" - SENZA VERGOGNA, SI CONFIDA CON IL FRATELLO: "QUELLO CI CAMBIA LA VITA. ci risolve tanti problemi a tutti. A mamma a te e a me..."

Paolo Berizzi per "la Repubblica"

 

Roberta di mestiere fa - meglio, faceva - l´infermiera a domicilio. Dipendente dell´Asl Torino 5. Quando il 13 agosto 2010 Silvio Berlusconi la invita a trascorrere il Ferragosto in Sardegna a villa Certosa, la prima cosa che fa Roberta, che è al settimo cielo, è avvertire il suo pigmalione Lele Mora. E cioè la persona che, due giorni prima, l´aveva fatta prelevare a Torino da un suo autista per poi inviarla ad Arcore per una serata dal premier (in quell´occasione bisognava ovviare in tutta fretta all´assenza di due donne). L´agente dello spettacolo la esorta ad andare, le raccomanda di «curare bene» il presidente del Consiglio.

 

Ironia del caso, o forse banale canovaccio vista la qualifica di Roberta, la istruisce così: «Dato che sarai l´infermiera ufficiale... devi fargli uno scherzo. Devi prendere su (lo strumento) che misura la pressione, e un camice da dottoressa... con sotto niente ovviamente... solo le autoreggenti bianche». Roberta Bonasia, la prediletta del premier, 26 anni, mezzo sangue calabrese, da Nichelino, sobborgo operaio di Torino dove è stata eletta Miss, obbedisce.

 

E tiene su la conversazione allusiva. «Lele ti giuro che lo faccio... non mi manca il coraggio. Gli faccio una visita privata per accertarmi del suo stato di salute... l´ho già fatto proprio ieri sera». E Mora: «Lui fa il finto malato». La telefonata si chiude nel segno di un buon auspicio. «Si prevede un grande futuro per te, amore», chiosa Lele.

E´ uno dei tanti passaggi delle intercettazioni telefoniche nelle quali parla (e si parla di) Roberta. La ragazza accreditata da Emilio Fede e da Mora come una che «ha preso possesso di tutto», che «pretende tutto», che «ha messo le mani sul tesoro». E per la quale - dicono i due in una telefonata - Berlusconi «è preso». Una «nuova Claudia Galanti» che avrebbe fatto colpo sul presidente del Consiglio.

 

Che il premier sia rimasto bene impressionato, Roberta lo ha capito. In diverse conversazioni con il fratello Stefano non fa mistero della sua frequentazione con il capo del governo. Lui, un po´ confidente, un po´ consulente, la spinge a stare addosso a Berlusconi, a parlargli di lavoro. Perché - le dice la sera del 20 settembre - quello «ci risolve tanti problemi a tutti. A mamma a te e a me». «Ti cambia la vita».

 

Non è facile per Roberta inserirsi nell´agenda istituzionale di Berlusconi. Tra un consiglio dei ministri, un impegno a Bruxelles e uno a Taormina, la ragazza confessa la fratello: «Lo vedo poco, in un giorno cosa faccio... «, «andrei (ad Arcore) anche sabato così almeno sto due giorni pieni». Il 21 settembre Miss Torino è reduce da una notte a Arcore. «Sono distrutta abbiamo fatto le sei... - racconta al fratello - mi ha fatto riaccompagnare all´alba a Torino da un autista e siccome sono arrivata tardi al lavoro ho detto che mi si era fermata la macchina... «. Aggiunge un dettaglio. «(Berlusconi non voleva che andassi via, mi ha detto ti assumo io, ma non andare». Commento del fratello: «Vedi che è scemo?!».

 

Contattata da Repubblica la Bonasia nega di conoscere Berlusconi e anche Lele Mora. «Sto a Milano solo perché ho partecipato a un musical al teatro Nuovo in piazza San Babila e perché sto lavorando a Saturday Night Live (programma di Italia1)» - dice, sottolineando «io in questa storia non c´entro».

 

I tabulati telefonici dell´inchiesta, però, la smentiscono. Contattata direttamente da Berlusconi, Roberta viene prelevata e accompagnata da un autista del presidente. Da «Silvio», che la chiama «amore», riceve buste con denaro. «Ma è quello che c´era anche le altre volte», commenta, un po´ delusa, parlando sempre con il fratello. Al quale confida anche: «Mi ha chiesto di trovare delle ragazze da portargli». Quante? «Tre».

Il 20 settembre la presunta nuova fidanzata del Cavaliere lavora ancora come infermiera. E intanto parla al telefono con Ioana Visan detta Annina, escort rumena assidua alle serate nelle case del premier. «No, non posso venire, devo fare un´assistenza». Sei giorni dopo, è il 26 settembre, la Bonasia è di nuovo a Arcore. Ci sono anche Raffaella Fico e le gemelle napoletane De Vivo, che si fermeranno per tutto il week end. Tra le ragazze inizia a serpeggiare un po´ di invidia per l´"infermiera". Due di loro non nascondono un pizzico di gelosia: «Stanno sempre insieme, si vede che a lui piace tanto»19-01-2011]

 

 

CINEMA: MEDIASET INCASSA 100 MLN DI EURO E 15 MLN DI SPETTATORI NELLA STAGIONE...
(Adnkronos) - Buoni risultati per gli investimenti Mediaset nel cinema italiano. In due mesi e mezzo, dal primo ottobre a oggi, il gruppo ha lanciato cinque film italiani realizzando un incasso di oltre 100 milioni di euro. A rivelarlo e' una nota dell'azienda di Cologno Monzese, che definisce i dati riportati: 'Eccezionali'.

'A cominciare -dice il comunicato- dal numero di spettatori che hanno affollato i cinema per vedere i film italiani del Gruppo Mediaset: oltre 15 milioni. Questi numeri premiano la strategia di Mediaset che negli ultimi anni ha investito con decisione sulla produzione di contenuti, tra cui le acquisizioni di Medusa e Taodue. La nuova linea editoriale tracciata da Mediaset concentrata sul cinema italiano ha contribuito al raggiungimento di risultati di alto livello'. 18-01-2011]

 

 

1- LETTE TUTTE LE 389 PAGINE FINITE ALLA CAMERA, ALLA FINE RESTA LA TRAGEDIA DI UN UOMO RIDICOLO. UN PREMIER TRATTATO COME UN INCROCIO TRA UN PICCOLO BUDDA E UN MINUS HABENS DALLE SUE ASTUTE BADANTI: EMILIO FEDE, LELE MORA E NICOLE MINETTI. CONTORNATO DA MANDRIE DI ZOCCOLETTE ASSETATE DI SOLDI E FAVORI - 2- QUALCUNO LO AIUTI. AVEVA RAGIONE VERONICA. SARA’ UN DRAGO, MA FA PENA. SARA’ ANCHE UN VECCHIETTO IPER-DANAROSO CHE HA FATTO DANNI INCALCOLABILI ALLA NAZIONE. MA E’ ANCHE VERO CHE GRAN PARTE DELLA NAZIONE, IN QUESTO QUASI VENTENNIO, SI E’ COMPORTATA PIÙ’ O MENO COME QUESTA SUA CORTE DEL BUNGA BUNGA - 3- BUNGA BUNGA, MANCA IL PISTOLINO FUMANTE! AVVERTONO SUL ’’GIORNALE’’ CHIOCCI & MALPICA E CONCLUDONO: "LA MACELLERIA DEI PM: SU RUBY UN TEOREMA SENZA UNA SOLA PROVA. MACCHE’ INCHIESTA BLINDATA: NELLE 389 PAGINE D’INVITO A COMPARIRE AL PREMIER MANCA QUALSIASI EVIDENZA DI RAPPORTI SESSUALI CON LA MINORENNE MAROCCHINA". MAGARI I PM AVRANNO ALTRO IN SERBO, MA MESSA SUL NUDO PIANO PENALE HANNO RAGIONE I RAGAZZACCI DEL ’’GIORNALE’’ DI SALLUSTONI. PER ADESSO... -

A cura di Minimo Riserbo e Falbalà

 

1- LA TRAGEDIA DI UN UOMO RIDICOLO
Il titolo in prima del Cetriolo Quotidiano riassume perfettamente la situazione. Chi cura questa modesta rassegna si e' letto tutte le 389 pagine finite alla Camera e alla fine resta una tristezza infinita. Abbiamo un premier trattato come un incrocio tra un piccolo Budda e un minus habens dalle sue astute badanti: Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti.

 

Contornato da mandrie di zoccolette assetate di soldi e favori, che appena possono ne parlano male e con quella cattiveria impietosa che solo a vent'anni ti puo' venire. Qualcuno lo aiuti. Aveva ragione Veronica. Sara' un drago, ma fa pena. Sara' anche un vecchietto iper-danaroso che ha fatto danni incalcolabili alla nazione. Ma e' anche vero che gran parte della nazione, in questo quasi ventennio, si e' comportata più' o meno come questa sua corte del Bunga Bunga.

 


2- MINORENNE DA ZITTIRE
La faccenda più' grave e' quella della minorenne marocchina e dei traffici per soffocare lo scandalo di un reato che puo' costare la galera. "Il silenzio vale 5 milioni. In un'intercettazione, Ruby: "E' il prezzo per stare zitta. Berlusconi mi ha detto "bene, ma devi passare per pazza" (CQ, p. 3)
"Il ricatto di Ruby al premier: "Gli ho chiesto cinque milioni. Lui sa che sono minorenne. Lui mi chiama di continuo, mi ha detto: "Ti metto tutto in oro ma nascondi tutto". L"importante e' che mi sta riempiendo di soldi" (Corriere, p. 4)

 


3- UN VECCHIO BAMBA DA PELARE?
Le due gemelline napoletane, le più' scatenate tra le cortigiane ospitate a Milano 2, parlano tra loro: "E' diventato pure brutto: deve solo sganciare. Speriamo che sia più' generoso. Io non gli regalo un cazzo" (CQ, p. 3)
"Bonifici, diamanti e banconote. E alla Minetti tre appartamenti. E Fede si prende una parte del prestito a Lele Mora" (Repubblica, p. 11)

 


4- FIDANZATA AD PERSONAM

"Roberta nel toto-fidanzata. Fu finalista di Miss Italia. "Quant'e' preso Silvio..." Fede e Mora parlano al telefono. Ma lei nega" (Repubblica, p. 13)

 


5- BUNGA BUNGA, MANCA IL PISTOLINO FUMANTE
Sul Giornale, Gianmarco Chiocci e Massimo Malpica pubblicano tutti le carte e concludono: "La macelleria dei pm: su Ruby un teorema senza una sola prova. Macche' inchiesta blindata: nelle 389 pagine d'invito a comparire al premier manca qualsiasi evidenza di rapporti sessuali con la minorenne marocchina" (pp. 6-7). Magari i pm avranno altro in serbo, ma messa sul nudo piano penale hanno ragione i ragazzacci del Giornale. Per adesso.

 

 

6- FINE CORSA, FORSE

"Il Pdl non esclude le elezioni "Valuteremo con la Lega". Bossi: i voti ci sono, ma Berlusconi eviti scontri con i pm". "Si incrina l'asse Vaticano-Palazzo Chigi. "La situazione diventa insostenibile". Sconcerto e imbarazzo anche nella segreteria di Stato. Il cardinal Bertone medita di prendere le distanze" (Repubblica, p. 6). Anche loro, tra scuole private e Ici, lo hanno spremuto abbastanza.
L'ex magistrato Bruno Tinti spiega con la sua consueta chiarezza la faccenda della competenza: "C'e' un giudice a Milano: e' il suo" (CQ, p. 5). Ecco perche' il CaiNano rischia di essere condannato gia' a fine marzo.


7- PRIMAVALLE, CHE VERGOGNA (QUELLI CHE LA PRESCRIZIONE SOLO B.)
"La strage di Primavalle resta un segreto di Lollo. Per la prima davanti ai giudici, l'ex di Potere Operaio non risponde. Condannato per l'attentato in cui morirono due ragazzi fuggiti all'estero. Poi in un'intervista tiro' in ballo altre tre persone. E ora e' libero grazie alla prescrizione" (Giornale, p. 15).

 


8- IN GINOCCHIO DA TE

Grazie al suo nuovo fan De Benedetti Carlin, il Marpionne strappa una doppia paginata di intervista su Repubblica. Per far capire a che servono i direttori e quanto contano una cippa i politici, si esibisce Ezio Mauro in persona. "La mai sfida per la nuova Fiat. Salari tedeschi e azioni gli operai. Nessun diritto intaccato, ma non si puo' beneficiare di un contratto se non si e' contenti". Per arrivare ai salari tedeschi, par di capire che tocchi cominciare da diritti anni Cinquanta (pp. 14-15)
Intanto sul Cetriolo Salvatore Cannavo' racconta: "Il "ricatto" di Marchionne", i sindacati pensano alla denuncia per estorsione" (p. 11)

 


9- PARMALAT, FECE TUTTO TANZI DA SOLO.
Sul Giornale una di quelle notizie che la grande libera stampa d'informazione di solito nasconde: "Parmalat, per le banche un conto da 120 milioni. Confisca record chiesta dalla Procura per i quattro istituti stranieri rimasti sul banco degli imputati: Citibank, Morgan Stanley, Deutsche Bank e Bofa. E cinque banchieri rischiano fino a 1 anno e 4 mesi di carcere" (p. 19). Ah, sono quelle straniere.

 


10- FREE MARCHETT
Rubrica sospesa per solidarieta' al direttore di Repubblica18-01-2011]

 

PINELLI (GIUSEPPE) ALL’OMBRA DEL BUNGA BUNGA - CHI è IL RAGIONIERE DEL CAINANO INCARICATO di PREPARARE LE BUSTE-PAGA PER LE PAPI-GIRLS DI ARCORE, DALLE “PRESTAZIONI” ALLE SPESE DI CONDOMINIO? - RISERVATISSIMO, AMMINISTRA LE HOLDING DI TUTTA LA FAMIGLIA (ANCHE DI VERONICA E DEI FIGLI), HA IN MANO I MILIARDI DELLA FININVEST E LE VILLE SPARSE PER IL MONDO - IN 15 ANNI è STATO AL CENTRO DI TRE INDAGINI CHE MIRAVANO AL BANANA. FINORA NE è USCITO PULITO, MA ORA L’INVISIBILE “CARDINAL RICHELIEU” DELLA BRIANZA è NEL MIRINO PER COLPA DI RUBY RUBACAZZI

Ettore Livini per "la Repubblica"

 

Non ha la simpatica faccia tosta di Emilio Fede. Non ha lo charme e la battuta pronta di "Fidel" Confalonieri. Non è mai apparso in tv e in 32 anni di lavoro a fianco di Silvio Berlusconi (ha iniziato nel ‘78 in Edilnord) ha rilasciato alla stampa una sola dichiarazione: «Quello che avevo da dire l´ho detto all´avvocato Ghedini». Eppure nella vivace e poliedrica galassia del premier, Giuseppe Spinelli - il ragioniere incaricato (dicono i pm) di gestire la contabilità dei festini di villa San Martino - ha da almeno trent´anni un ruolo di primissimo piano.

L´agiografia lo dipinge - in assenza di spiegazioni dal diretto interessato - come il tesoriere di Arcore. Ma è una definizione riduttiva. Il 69enne ragioniere di Settala da tre decenni si fa carico, lontano dai riflettori, di tutti i guai e le acrobazie contabili del Cavaliere. E tiene saldamente in mano - lui più di chiunque altro - le chiavi delle casseforti di famiglia: è amministratore di tutte e otto le holding di controllo di Fininvest (di tre è pure presidente, compreso la seconda, la più importante).

 

Guida la Idra Immobiliare, la società che controlla Villa Certosa e le tenute in Brianza. Di più: è l´ultimo filo sottile che lega i due rami della dinastia di Arcore. Visto che malgrado la rottura tra il presidente del Consiglio e Veronica Lario, il fidatissimo Spinelli ha mantenuto la carica di amministratore delegato de "Il Foglio" - il quotidiano partecipato dalla ex first lady - ed è diventato amministratore unico della Bel, la holding nel mattone appena costituita da Barbara, Eleonora e Luigi, i figli di secondo letto del premier.

 

«È lui il vero cardinale Richelieu di casa Berlusconi», dicono i fedelissimi del Biscione. Sarà. Di sicuro Spinelli non si è montato la testa. Manovra miliardi, gestisce dal suo ufficio a Milano 2, Residenza Parco, decine di ville da sogno, da Antigua alla Costa Smeralda fino alle Bahamas. Passa ore e ore - è la teoria dei pm milanesi - a liquidare in bigliettoni da 500 euro splendide fanciulle reduci dai party di Arcore.

 

Occupandosi pure di gestire le spese condominiali delle poche fortunate che il generosissimo Cavaliere ospita nei suoi appartamenti personali a Segrate. Questo fiume di denaro e le grazie di meteorine e veline varie non sono riusciti però a fargli cambiare vita. E spenta ogni sera la luce del suo ufficio («pertinenza della segreteria politica del premier», è il cartello appeso sulla porta che ha fatto rimbalzare venerdì la polizia giudiziaria arrivata per una perquisizione), Spinelli torna a casa. Lo stesso appartamento di sempre a Bresso, periferia nord di Milano e periferia Sud della luccicante Brianza berlusconiana.

 

Perché il Cavaliere ha tanta fiducia di quest´uomo? Perché il riservatissimo Spinelli si è conquistato la fiducia sul campo: respingendo (almeno fino ad oggi) senza bisogno di proclami tv e del legittimo impedimento tutti gli attacchi dei pm al suo lavoro. Il primo risale al ‘95, quando nel mirino della magistratura sono finiti alcuni libretti al portatore gestiti dal tesoriere di Arcore su cui erano stati parcheggiati 10 miliardi di vecchie lire (fondi neri per gli inquirenti) nell´ambito dell´acquisizione della Medusa.

 

Il secondo si è concentrato sulla girandola societaria in odore di frode fiscale che ha consentito al premier di comprare i terreni a Macherio. Il terzo, tre anni fa, su Villa Certosa, con Spinelli indagato con 13 capi d´accusa in qualità di ad della Idra per abusi edilizi relativi alla Torre degli Ibiscus, al teatro greco-romano e alle vasche talassoterapiche nel buen retiro sardo del Cavaliere. Il Richelieu di Bresso è uscito pulito da tutti e tre questi inciampi giudiziari. E in attesa che Boccassini & C. scoprano le loro carte, il premier incrocia le dita. Sperando che il talismano Spinelli basti a salvarlo dal ciclone del Bunga-Bunga. 17-01-2011]

 

 

Verificare se soldi (un milione e mezzo di euro?) del cainano siano arrivati a Lele Mora tramite il "cassiere" personale del Cavaliere, Giuseppe Spinelli (anche presidente della società che edita Il Foglio): ecco cosa cercava la perquisizione venerdì nell’ufficio di Spinelli a Milano Due (Segrate), stoppata dall’interessato che su consiglio di Ghedini, ha opposto alla polizia il fatto che quelle stanze fossero "di pertinenza" della segreteria politica dell’onorevole Berlusconi...

Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella per il Corriere della sera

 

Verificare se soldi di Silvio Berlusconi siano arrivati a Lele Mora tramite il «cassiere» personale del Cavaliere, Giuseppe Spinelli: ecco cosa cercava la perquisizione venerdì nell'ufficio di Spinelli a Milano Due (Segrate), stoppata dall'interessato che su consiglio dell'avvocato del premier, Niccolò Ghedini, ha opposto alla polizia il fatto che quelle stanze fossero «di pertinenza» della segreteria politica dell'onorevole Berlusconi.

 

Ricerca delicata, questa dei «rapporti economico-finanziari gestiti da Spinelli e intercorsi con Mora o comunque con soggetti a lui riconducibili». Soprattutto perché, alla luce dei ruoli accreditati dalle tesi dell'accusa, gli eventuali rapporti finanziari nel triangolo Berlusconi-Spinelli-Mora si potrebbero anche tradurre così: soldi dell'«utilizzatore finale» di prostitute, a favore dell'impresario tv accusato di aver «selezionato un rilevante numero di giovani donne prostituitesi con Berlusconi presso le sue residenze dietro pagamento», e con l'intermediazione esecutiva dello stesso fiduciario del premier che proprio a quelle ragazze risulta aver liquidato periodiche «buste paga» con banconote da 500 euro di taglio.

 

Come quelle trovate ancora l'altro ieri a due delle dieci prostitute perquisite dalla polizia, in un caso con l'annotazione «Silvio B.» siglata dalla giovane in una busta con 10.000 euro.

L'IMMUNITÀ FERMA LA PERQUISIZIONE MA ATTIVA LA CAMERA DEI DEPUTATI
Lo stop alla perquisizione dell'ufficio del non indagato Spinelli è stato venerdì l'imprevisto che ha indotto la Procura di Milano a inoltrare alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei Deputati una richiesta di via libera all'atto d'indagine, con allegate le 300 pagine notificate a Berlusconi dai pm Ilda Boccassini, Piero Forno e Antonio Sangermano:

quelle con le due ipotesi di reato di «prostituzione minorile» (per i suoi rapporti con la 17enne marocchina Karima «Ruby» el Mahroug), e di «concussione» per aver premuto sui poliziotti della Questura milanese affinché la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 affidassero indebitamente la giovane, «segnalatami come parente del presidente egiziano Mubarak», alla consigliere regionale pdl Nicole Minetti.

 

Cioè proprio all'ex igienista dentale di Berlusconi preannunciata al telefono dal premier quale «delegata della Presidenza del Consiglio» che avrebbe preso in carico la minorenne, la quale finì invece subito di nuovo a casa della prostituta brasiliana che qualche ora prima aveva avvisato Berlusconi a Parigi, chiamandolo sul cellulare, del fatto che la minorenne scappata dalla comunità fosse finita in Questura per essere identificata.

 

L'UOMO DI FIDUCIA DEL «BORSELLINO» DI SILVIO
Par di capire che o l'esame dei conti delle società di Mora o intercettazioni telefoniche facciano sospettare agli inquirenti che l'impresario tv abbia beneficiato della prospettiva di erogazioni di consistente entità, attorno al milione e mezzo di euro, dal ragionier Spinelli: cioè da uno dei collaboratori più fidati di Berlusconi (con il quale anni fa divise anche indagini e proscioglimenti nelle inchieste su contestazioni fiscali attorno a Medusa Film e alla compravendita dei terreni circostanti la villa di Macherio), storico amministratore del «portafoglio» personale del Cavaliere, già consigliere d'amministrazione in tre delle holding italiane di Berlusconi e dei suoi figli, consigliere nelle immobiliari Dolcedrago e Idra (nel cui patrimonio c'è la villa di Arcore), nonché presidente del consiglio d'amministrazione della società che edita il quotidiano Il Foglio.

 

L'IDEA DI UN PRESTITO PER PAGARE IL FISCO
Visto che la perquisizione interrotta nell'ufficio di Spinelli non ha potuto accedere alle «documentazioni bancarie, copie di assegni circolari/bonifici e documentazioni societarie» indicate nel decreto autorizzativo stilato dai pm, allo stato è impossibile accertare se ci sia stata solo l'idea, o invece anche una disponibilità reale, o infine proprio un vero prestito di Berlusconi a Mora; se in caso positivo i soldi siano stati davvero più di un milione di euro; e se Mora (qualora li abbia ricevuti) li abbia magari poi già rimborsati.

C'è però un sicuro dato di contesto storico. Oltre un anno fa vi fu un periodo nel quale Mora, alle prese con il fallimento della sua società «LM Management» schiacciata da un passivo di 17 milioni di euro, stava disperatamente cercando la boccata di ossigeno finanziario che gli consentisse di siglare con l'Agenzia delle Entrate un concordato fiscale da 6 milioni di euro in rate semestrali per 6 anni.

 

Il progetto però non si è mai perfezionato, tanto che il 17 dicembre scorso i pm milanesi Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci hanno chiesto il rinvio a giudizio di Mora per l'ipotesi di reato di bancarotta: a parte la difficoltà di reperire denaro fresco, infatti, Mora non riuscì a trovare alcuna compagnia assicurativa disposta a rilasciargli una polizza fideiussoria sulla base della garanzia degli immobili che era disposto a offrire.

IL FINTO CONTROLLO PER CASO E QUELLA VISITA A SEGRATE
Già prima dell'abortita perquisizione a Milano Due, del resto, i nomi di Spinelli e di Mora (che ieri ha protestato la propria correttezza al grido di «vendo divi e non prostitute») si sono incrociati una volta nell'inchiesta.

 

Quando la minorenne Ruby alle ore 19.45 del 22 settembre 2010, fermata in un (finto) casuale controllo dell'auto guidata da un suo amico a Genova, fu trovata con 5.000 euro in 10 banconote da 500 euro, la ragazza asserì che si trattava di «un regalo» datole quel giorno dalla segretaria di Lele Mora, presso la cui agenzia «LM Production» dichiarava di lavorare come ballerina di danza del ventre e samba.

 

Ma l'autista che era con lei riferì che nel primo pomeriggio si era fatta portare «in una zona residenziale vicino al San Raffaele-Milano Due che conosceva lei e, dopo essere scesa dal veicolo, si era allontanata all'interno di un palazzo» (la sede dell'ufficio di Spinelli, ndr) «dove restava per circa tre minuti (...) Non ho idea da dove provenga il denaro in possesso della ragazza, l'unica cosa che ho visto è una busta bianca di cui ignoro il contenuto».16-01-2011]

 

 

 

INTERROGATORIO FIUME PER NADIA MACRì (SAI COME SE LA STA CANTANDO…) - IN SOCCORSO DEL BANANA ARRIVA INSPERATO L’AIUTO DELLA MAMMA DI NADIA: “MIA FIGLIA DICE SOLO STUPIDAGGINI” - MARYSTHELLE POLANCO:SPINELLI PAGAVA LE VISITE DI MIA FIGLIA AL SAN RAFFAELE (IL LEGALE: LEI NON LASCIA VIA OLGETTINA) - OOOPS, DAI VERBALI SPUNTANO RIVELAZIONI EXTRA BANANA: L’ARCORINA BARBARA GUERRA SI ERA PRESA UNA COTTA PER BECKHAM - TAORMINA: “PER BERLUSCONI LE DONNE SONO DIVENTATE UNA FISSAZIONE

1. DA TRE ORE LA ESCORT NADIA MACRI' DAVANTI A PM MILANO...
(ANSA) - E' in corso da oltre tre ore l'audizione come persona informata sui fatti della escort Nadia Macri' davanti ai pm di Milano che conducono l'inchiesta sul caso Ruby, che vede indagato il premier Silvio Berlusconi per prostituzione minorile e concussione. La ragazza aveva raccontato ai pm di Palermo, nell'ambito di un'altra inchiesta, di aver avuto rapporti sessuali a pagamento nelle residenze del premier e ieri, in un'intervista televisiva, ha spiegato che in un'occasione era presente anche Ruby, che sarebbe stata pagata direttamente dal premier.

 

2. «MIA FIGLIA NADIA, QUANTE STUPIDAGGINI»...
Carlo Tarallo per il "Corriere del Mezzogiorno"

Maria Luigia Peluso, la madre di Nadia Macrì, la escort che ieri sera ad "Annozero" ha fatto nuovamente irruzione nel sexgate di Arcore raccontando aver assistito personalmente ad un passaggio di denaro tra Ruby e Berlusconi, ha la voce affranta: «Stupidaggini, solo stupidaggini».

Così definisce le parole di sua figlia, questa donna originaria di Torre del Greco che vorrebbe solo che questa storia finisse al più presto. «Conosco mia figlia meglio di chiunque altro - spiega al telefono - e so come è fatta. Ha visto che giornali e tv non si occupavano più di lei ed è voluta tornare ad essere protagonista».

Ma stavolta le affermazioni di Nadia sono delicatissime...«Beh anche le altre volte lo erano, e come ho sempre detto mia figlia racconta balle colossali per avere notorietà Non si rende conto delle conseguenze che può avere questo comportamento. Nadia - aggiunge la madre - corre come i cavalli, guarda solo davanti, ha i paraocchi».

Balle? Ad esempio? «Come ho già avuto modo di dire, quando è iniziata questa storia ho letto che Nadia mi avrebbe passato al telefono Berlusconi. Non è mai successo. Non ho mai, e dico mai, parlato al telefono con il presidente. Ecco, questa è Nadia: esagera con la fantasia». Ma lei sua figlia l'ha più sentita? «No, non voglio sentirla fino a quando continuerà su questa strada. Sta buttando via la sua vita per il miraggio della notorietà».

3. MARYSTHELLE POLANCO, SPINELLI MI PAGAVA VISITE FIGLIA...
(ANSA) - ''Giuseppe Spinelli mi pagava le visite al San Raffaele per mia figlia'': lo ha detto Marysthelle Polanco, una delle ragazze che abitano nel residence di via Olgettina a Milano e coinvolta nella vicenda Ruby, conversando proprio davanti al palazzo da cui verra' sfrattata e per cui si e' gia' rivolta al proprio avvocato. ''Il presidente Berlusconi - ha aggiunto - mi aveva detto che quando non lo trovavo al telefono, perche' impegnato, potevo rivolgermi a Spinelli a cui portavo le fatture delle visite della bimba. Pero' non mi ha mai dato buste o soldi se non per questo. L'affitto me lo pago io, lavorando''.

 

4. LEGALE MARYSTHEL, MIA ASSISTITA NON SE NE VA DA VIA OLGETTINA...
(Adnkronos) - "La mia assistita non se ne va, non ce n'e' ragione". Cosi' Andrea Buondonno, legale di Marysthel Garcia Polanco, starlette di Colorado' Cafe', commenta il presunto sfratto delle ragazze coinvolte nel caso Ruby. "Lo sfratto -spiega l'avvocato- e' un provvedimento giudiziario, non un telegramma recapitato nella casella postale". La showgirl, come altre colleghe protagoniste dell'inchiesta a luci rosse che coinvolge anche il premier Silvio Berlusconi, vive da tempo nello stabile di via Olgettina 65, al confine tra Milano e Segrate.

 

Buondonno spiega che la lettera per lo sfratto, tempo per sloggiare otto giorni, "e' stata mandata dall'avvocato dell'immobiliare Friza, ma che non c'e' attualmente una procedura giudiziaria in corso". La mia assistita "paga regolarmente l'affitto (circa mille euro al mese), ha una bimba di 5 anni che vive con lei nata in Italia e che va a scuola, quindi -conclude- non intende andarsene".

5. LA VELINA RIVELÒ AL TELEFONO "SONO INNAMORATA DI BECKHAM"...
Francesco Viviano per "la Repubblica" - Barbara Guerra che insieme alle altre "amiche" partecipava alle serate nella villa di Arcore del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, aveva perso la testa per un ex calciatore del Milan. E chiedeva consigli su come comportarsi a un´altra soubrette, Miriam Loddo, anche lei ospite nelle feste del premier. Barbara Guerra, nota anche per avere partecipato alla serie televisiva de "La Fattoria", s´era innamorata di David Beckham, uno dei giocatori più pagati del mondo, pilastro della nazionale britannica, che attualmente si allena con il Tottenham. La scoperta della "cotta" e di un presunto incontro con il calciatore è emersa dalle intercettazioni telefoniche del caso Ruby.

 

La telefonata tra la Guerra e la Loddo è del 27 settembre del 2010, alle ore 15,40. Gli investigatori registrano le confidenze tra le due ragazze. È Miriam a chiamare Barbara per "aggiornarla" sulla serata trascorsa ad Arcore alla quale Barbara era assente. Dopo il primo scambio di informazioni Barbara confida all´amica: «Amò, mi sono innamorata porca troia...».

 

E Miriam, curiosissima. «Ma dimmi, ma infatti poi io ti conosco come le mie tasche mia cara, senza che tu...» E Barbara: «No, non l´ho visto però ero lì lì per andare poi (parole incomprensibili) veramente è nel Milan». Miriam: «E buono...». Barbara informa Miriam che il calciatore è sposato: «Però è sposato e lei (la moglie ndr) sta a Los Angeles.. l´ho scoperto ieri su internet... ». E Miriam: «E va bè, ma è a Los Angeles...» Barbara continua: «Perché lui mi ha detto che fa il calciatore...». Miriam replica: «È per questo che non te l´ha detto che è sposato». Barbara: «Un cazzo, amo ma è un figo porca troia.. è troppo bello, come devo fare». Barbara: «E amore vai divertiti, che cazzo devi fare» «. E Barbara scherzando suggerisce: «Una "fattura" qualcosa.. una macumba...»

 

6. TAORMINA, LE DONNE? PER LUI SONO UNA FISSAZIONE...
(ASCA) - ''Fino a quando ho avuto con Berlusconi un rapporto intenso, non ho mai constatato direttamente situazioni come quelle che stanno emergendo. Successivamente, pero', in piu' occasioni, ho avuto modo di notare che qualcosa in lui stava cambiando: era preda, per cosi' dire, di una fissazione''. Intervenuto a Radio Citta' Futura, l'avvocato Carlo Taormina, ex parlamentare di Forza Italia, ha parlato delle vicende di questi giorni del premier.

 

''In passato -ha detto- ho partecipato a serate conviviali in casa Berlusconi. C'erano cantanti, corpi di ballo, ma nulla di quello che viene descritto in questi giorni. Negli ultimi anni, pero', in molte occasioni, anche quando si parlava di cose molto serie, sovente, senza ragione, Berlusconi raccontava o significava situazioni del tipo di quelle di cui si sta parlando''.

Per Taormina, ''dobbiamo attendere che la magistratura faccia il suo corso, ma certamente il quadro che emerge e' devastante''. Allontanatosi dallo schieramento del premier, a seguito di una ''crisi morale intervenuta dopo aver constatato come si stava strutturando l'entourage piu' ristretto del Cavaliere'', Taormina ha avuto parole durissime proprio nei confronti delle persone piu' vicine a Berlusconi: ''Inetti, incapaci, yes men che stanno soltanto tutelando se stessi. Persone immorali, nani e ballerine da lui portati in Parlamento, che capiscono che il crollo di Berlusconi e' anche la loro fine''.

 

Infine, ha parlato di Nadia Macri' l'escort tornata alla ribalta con le sue dichiarazioni ad ''Anno Zero'', la trasmissione di Michele Santoro: '' Si, l'ho conosciuta, come e' noto. Venne nel mio studio accompagnata dal Ministro Brunetta e mi chiese di assisterla in una vicenda molto grave che la vedeva indagata a Reggio Emilia per maltrattamenti al figlioletto. Dopo aver parlato con il procuratore del posto, ho deciso di non assisterla. A me ha comunque sempre detto cose che mi sono parse veritiere. Quanto raccontato da Santoro mi e' parso pertanto credibile. Sono rimasto solo un po' perplesso, quando ha parlato di Berlusconi protagonista di ripetuti e ravvicinati rapporti sessuali''.

 21-01-2011]

 

1- BERLUSKAZZO PRENDE SANTORO PER LE CORNA: "UNA VERGOGNA, UN ORRORE, UNA TRASMISSIONE DELLA TV PUBBLICA BASATA SULLE MENZOGNE. NADIA MACRÌ? NON C’È DUBBIO CHE SIA STATA PAGATA. PERCHÉ UNA RAGAZZA CON UN FIGLIO DOVREBBE DICHIARARSI PUBBLICAMENTE ESCORT SE NON NE HA UN TORNACONTO?" (AH, LE RAGAZZE DI OGGI) - 2- NADIA RISCHIA DI ESSERE LA PRIMA "TESTIMONE OCULARE" DELLA PRESENZA DI RUBY ALLE FESTE HARD DI ARCORE: "NELLA SALETTA DEL “BUNGA BUNGA” SI DIMENAVA A SENO NUDO E UN PO’ UBRIACA ATTORNO A UN PALO DA LAP DANCE. POI CI FU UN’ORGIA..." - 3- "A VILLA CERTOSA, EBBI IL PRIMO RAPPORTO SESSUALE PER IL QUALE VENNI PAGATA 5.000 EURO" -

 

1- BERLUSCONI CONTRO "ANNOZERO": "UNA VERGOGNA, UN ORRORE, UNA TRASMISSIONE DELLA TV PUBBLICA BASATA SULLE MENZOGNE. LA MACRÌ? NON C'È DUBBIO CHE SIA STATA PAGATA. PERCHÉ UNA RAGAZZA CON UN FIGLIO DOVREBBE DICHIARARSI PUBBLICAMENTE ESCORT SE NON NE HA UN TORNACONTO?"
Repubblica.it - "Una vergogna, un orrore, una trasmissione della tv pubblica basata sulle menzogne". Silvio Berlusconi si sarebbe sfogato così, nei colloqui con i ministri al termine del consiglio, per la puntata di ieri sera di 'Annozero' e l'intervista alla escort Nadia Macrì. Non c'è dubbio che sia pagata. "Perché una ragazza con un figlio dovrebbe dichiararsi pubblicamente escort se non ne ha un tornaconto?", avrebbe osservato Berlusconi secondo quanto riferito da alcuni presenti. Anche per questo il premier sarebbe tornato sulla possibilità di reagire agli attacchi della trasmissione, senza però indicare una strategia.

 

2- NADIA MACRI' DAVANTI MAGISTRATI MILANESI...
(Adnkronos) - E' arrivata intorno alle 11.40 Nadia Macri', una delle escort finite in una indagine condotta a Palermo e trasmessa per competenza a Milano, negli uffici della polizia giudiziaria di Milano per essere sentita, come testimone, nell'ambito dell'inchiesta del caso Ruby che vede Silvio Berlusconi indagato per concussione e prostituzione minorile.

Nel corso della trasmissione 'Annozero' la stessa Macri' non piu' tardi di eri sera ha affermato di aver partecipato a un festino ad Arcore, il 24 aprile scorso, quando era presente anche Ruby.

 

Sia lei che la giovane marocchina avrebbero avuto come compenso 5 mila euro. Ad ascoltare le parole della ragazza e' il procuratore aggiunto Pietro Forno.

 

3- AMICO MACRI', SONO SCHIFATO, NADIA DICE LA VERITA'...
(AGI) - Si definisce "schifato" Francesco Chiesa Soprani, l'ex agente di Noemi Letizia, che sta attendendo la fine dell'interrogatorio alla escort Nadia Macri', in piazza Umanitaria, a Milano. "Nadia e' tranquilla - afferma - e' una ragazza estroversa e sincera e dice la verita' perche' non ha interessi economici da difendere come le altre".

 

Chiesa Soprani rivela di essere stato sentito, come testimone, nei mesi scorsi dal Pm Antonio Sangermano, uno dei magistrati che coordina l'inchiesta sulle feste ad Arcore. "Ho lavorato 10 anni con Lele Mora - aggiunge - e ho incontrato e conosciuto Ruby negli uffici di Lele. A Emilio Fede ho presentato Mariastella Polanco". "Ho letto le intercettazioni di questa inchiesta - conclude - credo che le cose siano andate cosi' come emerge da quelle intercettazioni, sono schifato, anche se sono un elettore di centrodestra".

4- NADIA TESTE CONTRO RUBY "ALLE ORGE VIDI ANCHE LEI" - "A VILLA CERTOSA, EBBI IL PRIMO RAPPORTO SESSUALE PER IL QUALE VENNI PAGATA 5.000 EURO"
Paolo Colonnello per "La Stampa"

 

«Io mi ricordo bene la sera del 24 aprile scorso, perché credo che ad Arcore ci fosse anche Ruby. Non sapevo come si chiamasse ma mi aveva colpito perché era molto bella, la pelle un po' scura, aveva un bel viso e un seno molto prosperoso. Nella saletta del "bunga bunga" si dimenava a seno nudo e un po' ubriaca attorno a un palo da lap dance. Poi ci fu un'orgia...»

 

E' un fiume in piena e adesso rischia di diventare la prima «testimone oculare» della presenza di «Ruby Rubacuori» alle feste «hard» di Arcore. Dunque una teste importante, ammesso che venga creduta, per le accuse rivolte al Premier sulla prostituzione minorile. Nadia Macrì, la «escort» modenese già salita alla ribalta delle cronache nei mesi scorsi per i suoi racconti delle feste a luci rosse di villa San Martino, ieri sera in un servizio di «Annozero» ha mostrato foto con dedica del Premier e i regali che avrebbe ricevuto. Questa mattina la giovane verrà ascoltata in Procura come «persona informata sui fatti».

 

La Macrì aveva già ampiamente raccontato delle sue partecipazioni ai festini di Arcore e a Villa Certosa in Sardegna ai magistrati di Palermo, che l'avevano interrogata nell'ambito di un'inchiesta nata su un traffico di cocaina e nella quale era stata arrestata Perla Genovesi, l'ex assistente del senatore Pdl Enrico Pianetta, diventata corriere della droga dopo una serie di vicissitudini. Ed è intercettando Perla Genovesi che i magistrati siciliani sono arrivati a Nadia Macrì.

 

Tutti atti, compresi i numerosi verbali della Genovesi, che la Procura di Palermo ha mandato a Milano il novembre scorso «per competenza» e su cui è stato aperto un fascicolo a parte. Ma se finora i racconti della escort, pur descrivendo un certo ambiente non rivelavano reati, la circostanza che lei sostenga di avere visto «una ragazza molto giovane, marocchina, che ballava a seno nudo la danza del ventre», e proprio la sera del 24 aprile, un sabato, diventa un particolare importante, visto che il controllo della polizia sulle celle radio base del telefonino di Ruby, confermano che proprio quella sera la minorenne marocchina era presente ad Arcore. Ma come fa ad essere sicura che quella fosse proprio Ruby?

 

«Me la ricordavo bene e quando ho visto le sue foto, ho pensato fosse proprio lei. Poi magari mi sbaglio ma che fosse l'unica marocchina non ho dubbi, perché frequentando night e discoteche ne incontro tantissime e ormai le so riconoscere». La Macrì sostiene che quella sera fu accompagnata da un amico fino a Villa San Martino: «Mi aveva chiamato Berlusconi stesso. Il mio numero glielo aveva dato il sindaco di Parma, con cui ci eravamo incontrati. Ero stata una prima volta ad Arcore nell'aprile del 2009, ma non successe niente, fu solo una presentazione. Poi venni chiamata prima della Pasquetta di quello stesso anno per andare a Villa Certosa, in Sardegna, e lì ebbi il primo rapporto sessuale per il quale venni pagata 5.000 euro. Infine Berlusconi mi richiamò per tornare ad Arcore l'aprile scorso».

 

Ma che prove ha per dire di essere stata chiamata da Berlusconi e di essere stata ad Arcore proprio quella sera? «Porterò ai magistrati domani (stamattina, ndr) il mio cellulare e potranno controllare facilmente dalla memoria dell'apparecchio che le cose sono come dico io. E poi ci sono altri testimoni. Ricordo che quella sera, prima di arrivare alla villa mi fermai in un bar birreria di Arcore per vantarmi un po', feci finta di chiedere indicazioni su dove si trovasse la villa e ricordo che il barista mi guardò con due occhi così: "Ah, ma allora lei è invitata a una cena da Berlusconi?"».

 

Ma lei parlò con Ruby? «Sì, ci salutammo, anzi quella volta lasciammo la villa insieme, verso le 3 del mattino. Ricordo che entrai nell'ufficio di Berlusconi con lei e, parlando, dissi che ero una escort. Lui si arrabbiò e fece uscire la giovane marocchina». Come si arrabbiò? «Sì, mi disse che non dovevo dire certe cose in presenza di altri».

 

Ieri intanto, l'amministrazione del palazzo di via Olgettina, dove abitano alcune delle ragazze finite sotto inchiesta e dove il consigliere regionale Nicole Minetti è intestataria di 4 appartamenti, hanno ricevuto una lettera di sfratto dall'amministrazione del condominio con la quale vengono invitate andarsene entro 8 giorni. Secondo quanto riferito da Marysthelle, una delle ragazze, la lettera sarebbe stata motivata dalle lamentele degli altri inquilini infuriati perché lo scandalo «rappresenta un grave danno per l'immagine e il «decoro dello stabile».

 21-01-2011]

 

 

MIRACULO! TRA LE BUNGA GIRLS, C’È CHI HA DETTO NO (UNA…) - “MISS 2 LAUREE”, LA COMPAGNA DI LICEO DI NICOLE MINETTI (CHE L’AVEVA AVVERTITA: “NE VEDRAI DI OGNI”) SI È CHIUSA IN BAGNO MENTRE DI LÀ SI SCATENAVANO - "MAI AVREI POTUTO IMMAGINARE DI VEDERE ORGE A CASA DEL PREMIER" - A FINE SERATA, QUANDO IL CAINANO LE HA CHIESTO SE SI FOSSE DIVERTITA, GLI HA DETTO DI NO. DA QUEL MOMENTO, LA MINETTI NON SI È PIÙ FATTA SENTIRE

Paolo Berizzi per "la Repubblica"

 

Chiede di non mettere il suo nome ma solo le iniziali, come è riportato nei verbali delle intercettazioni che la riguardano. «Sto facendo uno stage in una società importante, sa com´è?, i colleghi, i clienti... è una cosa un po´ fastidiosa». Anche se la sua identità è già uscita, per rispetto la chiameremo solo M. Ventisei anni, ex compagna di liceo di Nicole Minetti, M. in questi giorni ha lasciato Milano - dove studia e lavora - ed è tornata a Rimini a casa dei genitori.

«Ho preso dei giorni di permesso - dice - voglio stare lontana almeno finché passa un po´ questo casino». M., indicata nell´inchiesta come una delle testimoni chiave dei festini di Arcore, è l´amica che il 19 settembre 2010 Minetti porta a una cena nella residenza del presidente del Consiglio. La serata prosegue tra i divanetti del Bunga Bunga, il night privato del premier dove, tra palpeggiamenti, balli provocanti, travestimenti, buste piene di denaro, va in scena - ospiti una ventina di ragazze - una serata che M. in un sms inviato a un´amica definisce «allucinante». In un colloquio telefonico con Repubblica M. parla della vicenda che l´ha coinvolta.

 

Quando Nicole Minetti l´ha invitata a cena da Berlusconi che cosa ha pensato?
«Non mi sono posta nessun problema. Anzi, mi ha fatto piacere. Parliamo comunque di un invito a casa del presidente del consiglio. Mica potevo immaginare quello che sarebbe successo».

Minetti la invita perché siete amiche?
«Eravamo compagne al liceo, all´epoca eravamo molto amiche. Poi, finito il liceo, i rapporti si sono diradati. Quando ci siamo riviste pensavo di ritrovare la stessa Nicole che conoscevo».

 

E invece?
«Era cambiata. Ma l´invito a Arcore l´ho accettato lo stesso. Forse sono stata un po´ leggera? Ingenua? Superficiale? Non lo so, me lo sono chiesto. Forse sì. Qualcuno potrebbe dire: eh però ci sei andata anche tu a quelle feste...».

Lei viene presentata come «quella con la doppia laurea». La Minetti la prepara alla serata avvertendola che a casa del presidente ne avrebbe «viste di ogni». La istruisce su come fare colpo e sulle tipologie di donne presenti: le «zoccole», le «sudamericane che vengono dalle favelas», quelle «un po´ più serie» e le «vie di mezzo». La esorta a non fare la timida e «via andare»...
«Non è stata una serata gradevole e non sono stata a mio agio. E infatti quando mi hanno chiesto se mi ero divertita ho detto di no».

E´ Berlusconi che glielo chiede.
«Sì, e devo dire che è stata una delusione. Parlo proprio della persona. Non avrei mai immaginato di vedere certe cose, ci sono rimasta male».

 

E´ vero che lei era o è berlusconiana?
«Mai stata berlusconiana. Di centrodestra sì, ma fan di Berlusconi proprio no».

Al telefono - e lo ha poi confermato ai magistrati - lei racconta di essersi trovata in grave imbarazzo durante tutta quella serata. Di gruppi di donne che ballavano mezze nude e si facevano toccare da Berlusconi, un clima a luci rosse e lei che passa gran parte del tempo in bagno proprio per stare a distanza da quella che ha definito «un´orgia».
«Ognuno decide cosa vuole da se stessa e dagli altri. Ognuno di noi ha la sua personalità, la sua sensibilità, il suo gusto. Di certo se avessi saputo prima, a quella cena non ci sarei andata».

 

 

Dopo il Bunga Bunga ha riferito a un´amica che siete salite tutte al piano di sopra. E lì Berlusconi ha scelto chi si sarebbe fermata per la notte e chi no. E´ lì che il premier le ha chiesto se si era divertita?
«Sì. E io gli ho detto la verità, e non me ne pento. Ma non sono stata un´eroina, ho fatto quello che mi sembrava normale. Anche se il padrone di casa era il Presidente del consiglio. In questi giorni mi sono letta tutti i giornali, hanno scritto che io sono l´unica testimone. Non è vero. Ci sono tante persone che, come me, hanno raccontato. Io ci sono andata solo quella sera».

 

Lei però è una di quelle che non c´è stata, cioè che non è stata disponibile. Questo distingue la sua testimonianza dalle altre.
«Adesso però ho paura di venire strumentalizzata. E se parli male di Berlusconi è perché sei di sinistra... E se parli con un giornale chissà poi cosa dicono... Pensavo addirittura di fare un comunicato per spiegare bene il mio punto di vista. Pensi che non mi sono presa nemmeno un avvocato».

 

Ma il suo racconto è stato messo a verbale.
«Tutto quello che è stato scritto nei verbali, le mie telefonate eccetera, è tutto vero ovviamente. Ma magari alcuni termini io non li uso, ma comunque...».

 

Che cosa pensa di questo scandalo?
«Al di là di tutto quello che fa più scalpore - insomma, scusi il termine, di tutta la m... - credo che nella sostanza ci siano delle cose pesanti che è giusto che vengano approfondite. E i magistrati lo stanno facendo».

Con Nicole Minetti siete ancora amiche?
«Macché. Dopo il 19 settembre è scomparsa».19-01-2011]

 

 

 

 - DOMANI LA CORTE, COL POPOLO VIOLA FUORI DALLA PORTA, SI RIUNISCE PER DECIDERE SULLA LEGGE SALVABANANA - MOLTI COMINCIANO A CREDERE CHE FARÀ LA BRUTTA FINE DEL LODO ALFANO. SE ANCHE NON LA BOCCIASSE, LA CONSULTA DARÀ AI GIUDICI IL POTERE DI TENERE SOTTO SCACCO IL CAINANO - DÉBACLE PER I DIFENSORI LONGO E GHEDINI, ARTEFICI DELLE SORTI GIUDIZIARIE DI SILVIO SIA IN PARLAMENTO SIA IN TRIBUNALE - E A GIUGNO C’È IL REFERENDUM ABROGATIVO DI TONINO…

Liana Milella per "la Repubblica"

 

Incostituzionale, o parzialmente incostituzionale, perché pone gli impegni del premier e dei ministri al di sopra di qualsiasi altro interesse garantito dalla Carta, compreso quello dei giudici a celebrare un processo. Incostituzionale, o parzialmente incostituzionale, perché lega le mani alle toghe e toglie loro il diritto di operare un bilanciamento tra le esigenze del processo e quelle della politica.

Diritto che, proprio usando l´espressione «bilanciamento», la Corte aveva già individuato e delineato nel 2005 quando le capitò per le mani il caso di Cesare Previti, l´ex avvocato del premier entrato in rotta di collisione col gip milanese Alessandro Rossatto, per via delle presenze negate a un´infinita udienza preliminare adducendo i contemporanei "doveri" di Montecitorio.

 

Alla vigilia dell´udienza pubblica alla Consulta sul legittimo impedimento - domattina alle 9 e 30 al secondo piano del palazzo che fronteggia il Quirinale - queste sono le ultime indiscrezioni sul destino della legge. O bocciata del tutto. O bocciata in una sua parte fondamentale e sostanziale, quella che sta a cuore al Cavaliere, perché tiene congelati, dalla primavera del 2010, i processi Mills, Mediaset, Mediatrade. I 15 alti giudici rientrano oggi a Roma. E nel pomeriggio già si vedranno per una camera di consiglio ordinaria, nella quale leggeranno le sentenze scritte sui casi discussi prima di Natale.

 

Non è prevista alcuna riunione ufficiale o incontro informale per parlare del legittimo impedimento. Ma è questo, assieme ai referendum sull´acqua, sul nucleare e sulla stessa legge ponte al mai nato lodo Alfano costituzionale, l´argomento clou su cui riflettere. Se ne parlerà in conversari privati prima del dibattito pubblico con gli avvocati di domattina e prima, soprattutto, della decisione di giovedì.

Ad accogliere i componenti della Corte ci sarà anche la sorpresa del Popolo viola che, dalle 17 e 30 di oggi, ha deciso di "illuminare" chi deve pronunciarsi sulla legge con un presidio a lume di candela. Gianfranco Mascia ha anche avviato sul suo blog una petizione di solidarietà.

 

Ma tra le alte toghe l´orientamento sembra ormai solidificarsi sempre più. La legge ideata dall´Udc, da Pier Ferdinando Casini e Michele Vietti (oggi vice presidente del Csm), per bloccare il ddl sul processo breve che, se approvato per fulminare quelli del premier, avrebbe comportato la moria di centinaia di processi, non ce la farà a ottenere il crisma di costituzionalità dalla Corte. Troppe, e troppo evidenti, le anomalie che determinano una manifesta sproporzione di trattamento tra il "cittadino" Berlusconi, pur in veste di premier, e tutti gli altri cittadini.

Troppo smaccata l´impossibilità, di fatto, di celebrare i processi che si configura, a tutti gli effetti, come una vera e propria sospensione. Giusto quella «sospensione» che la medesima Consulta, vagliando e poi bocciando, il lodo Alfano nell´ottobre 2009, decise che si poteva fare sì, ma solo a patto di utilizzare una legge costituzionale. E il legittimo impedimento non lo è.

 

Appare fiacca, a detta dei giudici, l´argomentazione degli avvocati di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, che insistono sul diritto del presidente del Consiglio, costituzionale anch´esso, di governare e quindi di non poter essere "angosciato" dalle udienze. Sarà pure, «ma è mai possibile che questo presidente non trovi neppure un minuto in un intero anno per fare il suo processo?». O non si è esagerato quando, nella stesura della legge, le Camere hanno previsto una copertura estesa, come un grande lenzuolo, su ogni possibile attività del premier, pure su quelle «preparatorie e consequenziali, e comunque coessenziali»?

 

Dalla Corte i boatos che paiono annunciare la bocciatura arrivano anche nel quartiere berlusconiano. Dove già ci si prepara a dividersi. Di più o di meno a seconda di quanto sarà pesante la stessa bocciatura. Se fosse totale, apparirebbe come una piena sconfitta dei due legali Ghedini e Longo che hanno dato il via libera al testo. Se lo stop fosse parziale - la legge resta in piedi, ma è ampliata la sindacabilità del giudice e ogni impedimento è valutato caso per caso - i due si appresterebbero a parlare di una mezza sconfitta. Che appare invece, ad altri piediellini, come un débacle totale in quanto il Cavaliere, essi dicono, tornerebbe ostaggio dei giudici.10-01-2011]

 

 

Domanda: "Cosa si pensa a Washington del governo Berlusconi?" Risposta: "C'è grande apprezzamento". O è la marchetta dell'anno, oppure è un grandissimo scoop la prima intervista post-Wikileaks dell'ambasciatore Usa, David Thorne, alla Stampa di Torino (pp. 2-3). Decidano i lettori.

Intanto, da registrare il messaggio di pace all'Eni di Paolone Scaroni: "Vi sono stati molti incontri con Paolo Scaroni, a Roma e a Washington. L'Eni ha cambiato il suo approccio, ipotizzando una convergenza tra gli oleodotti South Stream e Nabucco. Direi che siamo in una fase di dialogo costruttiva".
Spiegare agli investitori di casa nostra che il primo azionista dell'Eni, forse, non è il Tesoro italiano.10-01-2011]

 

 

LUIGI BERLUSCONI DEBUTTA CON FIRST CAPITAL...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Sbarca a Piazza Affari la "prima esperienza" di Luigi Berlusconi da banchiere. Il figlio più giovane del premier, qualche tempo fa, come stagista alla Madison Corporate Finance, ha seguito i primi passi verso la Borsa di First Capital che, proprio, ieri, ha ricevuto da Borsa Italiana il definitivo via libera al debutto. Borsa ha dato l'ok alla quotazione sull'Aim Italia dell'investment company specializzata nel Private Investments in Public Equity (PIPE), costituita nel 2008, per il prossimo 22 dicembre.

L'operazione è stata curata da Ugf Merchant (Gruppo Unipol) come nominated adviser, da Madison Corporate Finance come advisor finanziario, dallo studio legale Nctm e della società di revisione Deloitte, nonché da Aliberti Governance Advisors. L'operazione, tutta in aumento di capitale, si è conclusa con una raccolta superiore ai 14 milioni di euro (frutto di un prezzo di collocamento di 1,03 euro per azione) che porterà i mezzi propri della investment company a 25 milioni.

 21-12-2010]

 

 

BUNGA BUNGA AI CARAIBI - LE TESI DI “REPORT”: "LE VILLE DI BERLUSCONI AD ANTIGUA IN CAMBIO DEI DEBITI CANCELLATI" - L´EX COMMERCIALISTA: IL PREMIER ERA PARTNER DELL´AFFARE (C’è LUI DIETRO LA FLAT POINT?) - I SOLDI DATI DAL BANANA QUASI IDENTICI ALL’INVESTIMENTO DELLA OFFSHORE PER COSTRUIRE UN ALBERGO E VILLE DI LUSSO - GHEDINI ANCORA PRIMA CHE LA GABANELLI ANDASSE IN ONDA: “TESI DIFFAMATORIE

1 - "ANTIGUA, LE VILLE DI BERLUSCONI IN CAMBIO DEI DEBITI CANCELLATI"...
Walter Galbiati per "la Repubblica"

 

Bonifici per 22 milioni, una fideiussione per altri 10 milioni di euro e ora anche la voce degli "amici" dei soci che parlano di Silvio Berlusconi come «partner dell´operazione». Il cerchio intorno ai reali proprietari della società offshore Flat Point, che sta costruendo un albergo di lusso e alcune ville ad Antigua, si stringe sempre di più. Un progetto decollato da quando il premier vi ha comprato casa, un "castello", come lo chiamano gli abitanti del luogo, che non dista molto dalla dimora di un ex primo ministro di Antigua, Lester Bird.

Banca d´Italia e la procura di Milano nell´ambito dell´indagine su Banca Arner, un istituto svizzero la cui filiale italiana è finita in amministrazione straordinaria per vicende di riciclaggio, hanno già appurato che dai conti del premier Silvio Berlusconi sono arrivati in Arner sui depositi della Flat Point bonifici per 22 milioni di euro per finanziare l´acquisto di terreni e la relativa costruzione di ville.

 

Soldi importanti che valgono quasi l´intero investimento fatto dalla società offshore nel paese caraibico. A questi, si è aggiunta una fideiussione da 10 milioni di euro che lo stesso premier ha rilasciato a Piergiorgio Rivolta, un geometra, già fallito, amministratore della Siti srl, una società in rapporti d´affari con la Flat Point, in quanto oltre a finanziarla (guarda caso per circa 10 milioni di euro) ne gestisce parte dello sviluppo immobiliare ad Antigua.

Chi sia il vero proprietario della Flat Point non si sa, ma il dubbio che dietro lo schermo di prestanome, visto l´imponente esposizione finanziaria, si celi lo stesso Silvio Berlusconi aumenta sempre di più. A monte della catena di controllo della Flat Point siedono due scatole offshore, la Emerald Cove Engineering e la Kappomar Holding, entrambe di Curacao (Antille Olandesi).

 

I fiduciari di queste società sono l´avvocato Carlo Postizzi, il commercialista Giuseppe Poggioli e il dirigente di Banca Arner, Flavio De Paulis. Postizzi poi è anche il socio unico della Siti e, quando sono sorti i dubbi sui reali proprietari della Flat Point, ha rivendicato pubblicamente di agire solo per se stesso e non per conto di altri.

Eppure nelle dichiarazioni raccolte dalla trasmissione Report (...), Mario Caizzone, un commercialista vicino a Rivolta e all´architetto Felice Nosotti perché coinvolto con loro nel fallimento di una società immobiliare (Imprenori spa), sostiene che Berlusconi è «partner dell´operazione».

Una confidenza che Caizzone avrebbe ricevuto da Nosotti e Rivolta e dall´irlandese Michael Barry, uno degli amministratori delle offshore che controllano la Flat Point. «Sì. Lui (Barry ndr) ha sempre saputo che c´è Berlusconi nell´operazione. Dietro a questi...insieme a questi signori Nosotti e Rivolta c´è anche Berlusconi», ha dichiarato Caizzone ai microfoni di Report.

 

Il tramite per coinvolgere Berlusconi nell´operazione sarebbe stato Gianni Gamondi, l´architetto personale del premier, amico di Nosotti, anche lui architetto, che insieme con Rivolta ha avviato lo sviluppo ad Antigua. «Loro (Nosotti e Rivolta ndr) me lo avevano accennato, così parlando del più e del meno dicono, se risolviamo i problemi della Sace con il Governo di Antigua, dovremmo avere le porte aperte per portare avanti questa operazione immobiliare», spiega Caizzone a Report.

E in effetti a dicembre 2004, è il governo Berlusconi a risolvere i problemi tra Antigua e la Sace, la società controllata dal Tesoro, che paga in anticipo le imprese italiane quando i governi esteri non saldano le fatture per poi rivalersi successivamente sugli stessi governi. A Natale del 2004 avviene lo scambio di regali: la Sace accetta di ricevere da Antigua 11,3 milioni di euro al posto degli 84,5 milioni pagati anticipatamente alle imprese italiane. L´anno dopo, nel 2005, inizia a decollare l´attività immobiliare della Flat Point.

 

2 - GHEDINI, TESI REPORT ASSURDE,INFONDATE,DIFFAMATORIE...
(ANSA) - 'Se fosse vero cio' che si legge su alcuni giornali e sulle agenzie, Milena Gabanelli per tentare di difendersi dalla causa civile intentata e in corso di notifica, per l'evidente portata diffamatoria della trasmissione Report di alcune settimane or sono, e guarda caso subito prima del voto di fiducia, starebbe tentando di costruire una ulteriore puntata sulla casa di Antigua del Presidente Berlusconi basandosi su una tesi totalmente assurda, infondata e nuovamente diffamatoria'.

Lo afferma in una nota Niccolo' Ghedini, deputato del Pdl e legale del presidente del Consiglio.

 

'A dire di queste fonti giornalistiche, si sosterra' da parte della Gabanelli - prosegue la nota di Ghedini - che i permessi per la costruzione della casa del Presidente Berlusconi sarebbero legati alla riduzione del debito vantato dall'Italia nei confronti di Antigua. Se cosi' fosse, la natura diffamatoria della falsa notizia sarebbe conclamata. Come e' noto e facile comunque da accertare, la zona su cui sono sorti gli immobili in questione a quella data aveva gia' da anni, addirittura dagli inizi degli anni Novanta, quegli indici di edificabilita' e tutti i permessi per costruire'.

 

'Come e' altrettanto noto - sottolinea ancora il legale di Berlusconi - la Sace ha operato come Spa in piena autonomia per la ristrutturazione del debito con Antigua e senza alcuna interferenza da parte del governo o del Presidente Berlusconi.

 

Si ricordi fra l'altro che la specifica delega sul punto era detenuta dal viceministro alle Attivita' Produttive, onorevole Urso, che potra' certamente confermare che mai nessuna indicazione in merito gli e' pervenuta dal Presidente Berlusconi. Si ribadisce altresi' che il Presidente Berlusconi non ha alcun interesse ne' diretto, ne' indiretto, nelle societa' proprietarie del compendio immobiliare circostante alla sua casa, abitazione che e' stata regolarmente pagata e denunciata alle autorita' italiane, compresa la Camera dei Deputati'. 13-12-2010]

 

 

il LEGITTIMO IMPEDIMENTO ha un "LEGITTIMO IMPEDIMENTO" - LA CORTE COSTITUZIONALE RINVIERÀ L’UDIENZA SULLA LEGGE SALVA-BANANA DAL 14 AL 15 DICEMBRE PER EVITARE "STRUMENTALIZZAZIONI" (IL 14 SI VOTA LA FIDUCIA), E PERMETTERE AGLI AVVOcati PARLAMENTARI DEL CAV. DI ANDARE A VOTARE - IN OGNI CASO, LA DECISIONE SARÀ A GENNAIO, INSIEME A QUELLA SUL REFERENDUM ABROGATIVO PROPOSTO DA DI PIETRO

Liana Milella per "la Repubblica"

 

Solo 24 ore, anche meno. Dal 14 dicembre al giorno seguente, il 15. Doveva svolgersi nel pomeriggio, andrà alla mattina dopo. La Corte costituzionale si smarca, si sfila dall´ingorgo della fiducia. Non vuole finire nella mischia. Sposta da martedì 14, la data del "giudizio" per Berlusconi, quella del doppio voto tra Camera e Senato, a mercoledì 15 l´udienza pubblica sul legittimo impedimento, la legge che attualmente ha ibernato i processi del premier.

Non è ancora ufficiale, ma è già stato deciso. Sarà reso pubblico venerdì quando alla Consulta lo scettro del comando passerà dalle mani di Francesco Amirante, ex toga della Cassazione, a quelle di Ugo De Siervo, docente di diritto costituzionale e oggi suo vice, la cui elezione, venerdì stesso, è fuori discussione. È il più anziano e la sua sarà una presidenza breve.

 

Sarà De Siervo, nel consueto incontro con la stampa che segue a ruota il voto segreto, a comunicare lo slittamento. Una mossa che previene qualsiasi richiesta, da parte della difesa di Berlusconi, di possibili rinvii. Perché i due legali del Cavaliere, Niccolò Ghedini e Piero Longo, sono uno deputato e l´altro senatore, obbligati quindi alla contingenza del voto tra Montecitorio e palazzo Madama.

 

Non l´hanno anticipato, forse con l´idea di riservarsi la richiesta per l´ultimo momento, un modo per evitare le inevitabili polemiche, ma una modifica del calendario per via del "legittimo impedimento" di Ghedini e Longo avrebbe potuto anche starci.

Invece ecco il colpo a sorpresa. Il rinvio. Con una motivazione ovvia e trasparente. In linea con una Corte che vuole star fuori dalle polemiche politiche e preservare a tutti i costi la sua immagine di imparzialità. Che preferisce mettersi in sicurezza pure dal punto di vista mediatico. Perché è ben evidente che la contemporaneità avrebbe potuto creare un corto circuito.

 

Intendiamoci, la Corte non avrebbe deciso nulla il 14. Gli alti giudici avrebbero solo ascoltato le parti. Poi, data l´ora tarda, avrebbero rinviato la discussione tra di loro. E quindi la decisione. Che, per quanto si può per ora capire, comunque non sarebbe stata presa prima di Natale, ma solo dopo, a gennaio, in contemporanea con quella sul referendum proposto da Di Pietro. Adesso i programmi non cambiano.

Udienza pubblica il 15, poi troppo poco tempo per decidere se la legge ponte al mai nato lodo Alfano costituzionale rispetta o viola la Carta. Tra le ragioni determinante quella che il 9 dicembre entra ufficialmente a far parte della Consulta il neo eletto (dalla Cassazione) Giorgio Lattanzi. Il quale, prima di decidere se il legittimo impedimento rispetta o no la nostra prima legge, dovrà pur documentarsi. E avrà bisogno di un po´ di tempo.

 09-12-2010]

 

 

Nadia Macrì, l’escort che parla - "Ho conosciuto il responsabile della sicurezza di Lele Mora. Mi ha detto che poteva farmi conoscere il presidente - Sono andata ad Arcore per 5 mila euro. Berlusconi mi disse: ’sono il sogno degli italiani’ - Poi sono andata anche a villa Certosa, in Sardegna e lì oltre alle ragazze c’erano tanti imprenditori, avvocati, notai" - GHEDINI: "CI RISERVIAMO AZIONI LEGALI

Da Sky -

E' l'ultima protagonista delle polemiche sui festini a luci rosse e la politica che hanno investito il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il suo nome era spuntato, inaspettatamente, tra le pieghe di una inchiesta sul narcotraffico. Nadia Macrì, l'escort di 28 anni di Reggio Emilia che ha raccontato ai pm di avere fatto sesso a pagamento col premier in due occasioni, parla per la prima volta in tv ai microfoni di SkyTG24.

 

L'incontro con Fede - "Ho conosciuto il responsabile della sicurezza di Lele Mora. Mi ha detto che poteva farmi conoscere il presidente. Ho accettato perché mi sembrava una cosa nuova", racconta. "Dopo aver conosciuto Lele Mora mi hanno presentato Emilio Fede. Eravamo in 5 o 6 ragazze ed era come se lui selezionasse le persone. Da lì siamo andati in taxi fino ad Arcore. Siamo andati in villa".

 

Ragazze giovani - "Ad Arcore e in Sardegna ho incontrato tante ragazze giovani, penso minorenni. Dopo la vicenda di Noemi - ha aggiunto - ho pensato, allora ci sono ragazze minorenni". La giovane ha raccontato anche però di non aver mai socializzato con le altre ragazze incontrate nelle varie occasioni o festa a Milano e in Sardegna. "Non si poteva parlare tra noi - ha detto dovevamo stare zitte". "Sono andata ad Arcore per 5 mila euro - ha raccontato Nadia Macri' - ma con il presidente mi sono confidata, speravo in un aiuto da parte sua".

LA SEGRETARIA TUTTOFARE - Nadia Macrì non si addentra sui particolari dell'inchiesta ma racconta qualche curiosità sul suo arrivo a casa del presidente del Consiglio ("abbiamo mangiato tortellini in brodo").

 

"C'era una sorta di segretaria del premier con cui ci siamo scambiati i numeri di telefono. Così un mese dopo il presidente mi ha invitato ad Arcore una seconda volta. Mi ha chiamato al cellulare e mi ha detto: 'Sono il sogno degli italiani'".

 

Gli uomini delle guardie del corpo? "Erano tutti belli", racconta Nadia che aggiunge altri particolari sulle sue visite in Sardegna: "Quando sono arrivata a Villa Certosa i carabinieri non mi hanno chiesto i documenti. Mi è sembrata una cosa molto strana. C'erano anche tanti avvocati e imprenditori". "Forse ho sbagliato a presentarmi come escort. Avrei fatto meglio a presentarmi come una che voleva fare televisione" ha concluso la ragazza.

 

GHEDINI: "CI RISERVIAMO AZIONI LEGALI" - In risposta a questa intervista interviene, con una nota, il legale del premier. "In relazione all'intervista di Nadia Macrì - sostiene Ghedini - che sta ripetutamente andando in onda su Sky, si deve rilevare come le sue dichiarazioni siano destituite di ogni fondamento e già state smentite dai fatti e da numerosissime dichiarazioni testimoniali."

"E' assai singolare - si legge ancora nella nota - che venga riproposta oggi un'intervista su una vicenda che già aveva trovato chiarimento oltre che specifiche precisazioni anche della magistratura. E' evidente che ci si riserva ogni azione giudiziaria in merito".

 28-11-2010]

 

 

 

LA CRICCA DI SHANGAI - ANCHE ALL’EXPO ASIATICA CI FACCIAMO RICONOSCERE - IL PADIGLIONE ITALIANO (L’UNICO A NON ESSERE SMONTATO) DOVEVA DIVENTARE UNA VETRINA PER IL MADE IN ITALY, MA FINIRÀ PER OSPITARE UN CENTRO COMMERCIALE QUALSIASI - “REPUBBLICA” TROVA DOCUMENTI CHE SVELANO AFFARI, FAVORI E MILIONI E LA PRESENZA COSTANTE DI UOMINI E DONNE VICINISSIMI AL “SISTEMA BALDUCCI” - LA GARA DELLA RISTORAZIONE? LA VINCE STEFANO RUSSO, GENERO DI GIANNI LETTA, E LA FAMIGLIA OTTAVIANI CUI APPARTIENE LA SOCIETÀ DI CATERING "RELAIS LE JARDIN", ÇA VA SANS DIRE...

Carlo Bonini e Giampaolo Visetti per "la Repubblica"

 

La partecipazione all´Expo universale di Shanghai 2010 è costata, in denaro pubblico, tra i 40 e i 60 milioni di euro. E di questi, tra i 12 e i 15 (manca ancora un bilancio pubblico ufficiale), sono stati spesi per la costruzione del nostro Padiglione, un prisma in «cemento trasparente» alto 18 metri a copertura di un´area di 3 mila e 600 metri quadri. «Un successo di visitatori e di critica», si sono compiaciuti i responsabili della manifestazione. Il «migliore biglietto da visita per Milano 2015».

È così? Oggi, a un mese dalla chiusura dell´Expo, il nostro Padiglione è pronto per essere donato alla municipalità di Shanghai, che ha intenzione di trasformarlo in un centro commerciale. A differenza degli altri 144 padiglioni, il "prisma" non può essere infatti smantellato e diventerà una «vetrina del made in Italy».

 

Anche perché paiono evaporati gli annunciati «ventitré privati» che avrebbero dovuto animare un´asta per il suo acquisto. C´è di più: documenti riservati e testimonianze raccolti da "Repubblica" tra l´Italia e la Cina, svelano ora che qualcosa di questa nostra avventura non è andata per il verso giusto. Cosa?

LE IMPRONTE DEL "SISTEMA"
La nostra missione in Cina ha un timoniere: Beniamino Quintieri, economista di origini calabresi, docente universitario, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica, già presidente dell´Ice dal 2001 al 2005, con il primo governo Berlusconi. Le chiavi dell´Expo di Shanghai, organizzazione e cassa, gli vengono consegnate nell´agosto 2007 dal governo Prodi, con la nomina a Commissario straordinario. Ma è nel 2008 che il suo lavoro, con il nuovo governo Berlusconi, entra nel vivo.

 

Ed è nel 2008 che a incrociare il sentiero dell´Expo troviamo i nomi di due professionisti che le inchieste delle Procure di Firenze e Perugia sui Grandi Appalti annotano nel cosiddetto "Sistema Balducci". Uno spazio "gelatinoso" che, a Roma, fa perno nella struttura di Palazzo Chigi che governa gli appalti dei Grandi Eventi e che tiene insieme professionisti, funzionari pubblici, gestori dei centri di spesa.

 

Tra 65 proposte presentate, a vincere il concorso di idee per la progettazione del Padiglione italiano a Shanghai è Giampaolo Imbrighi. L´architetto, come documentano gli atti dell´inchiesta sui Grandi Appalti, ha un solido legame con l´ex presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici Angelo Balducci (arrestato in febbraio per corruzione) ed è stato responsabile del progetto della piscina di Valco San Paolo per i Mondiali di Nuoto di Roma del 2008 (opera mai inaugurata e a tutt´oggi sotto sequestro).

Di più: il suo nome è nella lista dei beneficiati dal costruttore Diego Anemone e la sua firma compare nella perizia tecnica che, a Firenze, riconosce alla Btp di Riccardo Fusi, costruttore nella tasca di Denis Verdini (e come lui indagato per corruzione), 34 milioni di euro di indennizzo per l´esclusione dall´appalto della scuola dei Marescialli.

 

Per Shanghai viene nominata responsabile tecnico del progetto un architetto di 26 anni, Valentina Romano, figlia del capo del Cerimoniale del Quirinale. Per altro, non la sola con un cognome importante. Alla comunicazione e agli eventi nel Padiglione, lavora Maria Quintieri, figlia del Commissario straordinario. All´ufficio stampa, Francesco Paravati, genero dell´ex presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero.

Sul mar della Cina, l´architetto Imbrighi non è la sola ricorrenza del "Sistema Grandi Eventi". Come documentato dagli atti ufficiali, nella "commissione giudicatrice" che, nel dicembre 2008, sceglie l´impresa di costruzioni che realizzerà il padiglione, siede Raniero Fabrizi, ingegnere, direttore generale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, coordinatore della Struttura di Missione per i 150 anni dell´Unità d´Italia.

Una "voce" più volte intercettata dal Ros nei conversari di Fabio De Santis (ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana, arrestato per corruzione). L´ingegner Fabrizi e la sua commissione aggiudicano, per poco meno di 8 milioni di euro, la commessa per la realizzazione del progetto di Imbrighi all´impresa cinese "Jiangsu Nantong n.3 Construction", che, tuttavia, nel giro di pochi mesi si rivela incapace di realizzare l´opera.

Al punto che nella primavera del 2009 il suo contratto viene rescisso (la "Jiangsu" tratterà circa mezzo milione di euro a titolo di avanzamento lavori). In quell´aggiudicazione, qualcosa non funziona. La "Jiangsu" ha prevalso su imprese almeno sulla carta più titolate. Soprattutto, sul colosso "Guandong Group", classificato secondo.

In un carteggio via mail in possesso di "Repubblica", riferendosi alla gara per la costruzione del padiglione, Simone Riva, managing director della società milanese "Eurostands spa", per l´occasione partner "ombra" della "Guandong Group", parla di «farsa all´italiana». Di «irregolarità» che la Commissione giudicatrice ha «vergognosamente» sanato. L´interlocutore cui Riva confida «il proprio schifo», si congratula. «Minchia che culo!!!! - scrive - Ti è capitato un ricorso facile facile. Porti a casa i soldi senza realizzare l´opera. Mito!!!!!». La "Eurostands" non costruirà ma, ora, ha ottimi argomenti con cui battere cassa altrimenti.

 

L´INGANNO ALLE REGIONI
Alla improvvisa uscita di scena della "Jiangsu", il Commissario straordinario, nella primavera 2009, pone rimedio con un affidamento diretto. Logica e diritto imporrebbero che nella realizzazione del padiglione subentri la "Guandong", seconda in graduatoria. Ma non è così. Il cantiere è affidato alla "Greenland construction", altro colosso cinese delle costruzioni, terzo in graduatoria. "Guandong" e la sua partner italiana Eurostands dovrebbero procedere nel loro «ricorso facile facile».

Ma non lo fanno. La società si assicura infatti, nell´autunno del 2009, la polpa dell´Expo: l´allestimento. Con un´offerta di 1 milione e 386 mila euro, vince la gara che le affida la realizzazione di negozio, ristorante, caffetteria, sala vip, uffici e auditorium. E che - si legge nel bando ufficiale - la «obbliga, qualora le venga richiesto, ad eseguire montaggio e smontaggio degli allestimenti degli eventi che verranno realizzati da partner istituzionali e/o privati». La clausola è cruciale nello svelare il meccanismo di "compensazione" che assicura il "risarcimento" alla Eurostands.

A partire dal febbraio di quell´anno, come dimostra un documento sottoscritto dal comune di Milano, il Commissario ha infatti cominciato a sottoporre a Regioni e Comuni un "regolamento di partecipazione" all´Expo che individua nel vincitore di una gara ancora da aggiudicare (e che Eurostands vincerà) un «allestitore» non facoltativo, come pure vuole il bando, ma «unico e ufficiale». E a prezzi importanti, se si tiene conto del costo del lavoro in Cina. Dai 200 ai 300 mila euro (di cui 100 per il Commissariato), il prezzo più alto a metro quadro di tutti i padiglioni dell´Expo. Alla tariffa finiscono per sottostare 9 delle 12 Regioni e 2 dei 3 comuni espositori. Per un costo che supera i 3 milioni di euro. Denaro incassato dal Commissariato e quindi girato a Eurostands, al netto di eventuali "utili".

 

La mossa fa saltare l´accordo che vuole la Fiera di Milano partner strategico e imbarazza i nostri diplomatici che, riservatamente, se ne dissociano con preoccupate e-mail. Si prefigura infatti uno schema in cui il denaro dei contribuenti (quello delle Regioni) paga degli spazi già finanziati dallo Stato e gestiti da un ufficio, quello del Commissario, pagato sempre con fondi pubblici, ma che improvvisamente opera di fatto come intermediario di una società privata: Eurostands, appunto.

Ma la mossa, soprattutto, fa lievitare i costi per le Regioni che, in due casi, decidono di fare da sole. Una è la Toscana. Racconta Silvia Burzagli, vicedirettore di "Toscana Promozione": «A fine del gennaio scorso veniamo a sapere che non avevamo più l´allestitore che era Fiera Milano, ma che ci dovevamo relazionare con il Commissariato, il quale poi ci scrive che avevano un allestitore ufficiale, Eurostands. Ci arriva un preventivo. E i prezzi, sinceramente, sono troppo alti. 230mila euro per tutto l´allestimento, che però non è in linea con quello che vogliamo fare. Allora, guardo i prezzi da capitolato del nostro allestitore, che individuiamo ogni tre anni con gara europea. Il prezzo era di almeno 50 mila euro più basso».

L´UOMO DI BRUNETTA
La Fiera abbandona di fatto l´Expo (ne rimane semplice sponsor) ritirando dall´organizzazione il suo dirigente in Cina, Dario Rota, che, nel silenzio del Commissario, si dimette dall´incarico di direttore del Padiglione italiano nel febbraio 2010, a neppure due mesi dall´inaugurazione. Lo sostituisce un trentaquattrenne, di origini calabresi, Ernesto Miraglia. Ha vissuto fino a quel momento ad Hong Kong, dove è sbarcato con una gioielleria dei genitori della moglie (orafi di Torre del Greco).

 

Di Expo universali e padiglioni, Miraglia non ha alcuna esperienza. Quintieri lo assume con un compenso di 70 mila euro, ma il contratto che lo lega al Commissariato non è né depositato in Italia, né denunciato al nostro Erario. Il Commissario lo stipula infatti con una società, la "Italian Luxury", che fa capo a Miraglia ed è registrata ad Hong Kong, piazza off-shore inserita nella black list dei paradisi fiscali.

Non è il solo strappo alla "forma". Accade che nel nostro Padiglione venga allestita la mostra temporanea "L´Italia degli Innovatori". È un progetto da 1 milione di euro che sta a cuore al ministro dell´Innovazione Renato Brunetta e di cui si occupa personalmente uno dei suoi consulenti, Antonio Cianci. Con qualche buona ragione, perché la società individuata dal Commissario come responsabile di quel progetto è la milanese "Key People", di cui Cianci è stato amministratore per sette anni. Costruzione del padiglione e allestimenti, dunque. Ma c´è una terza gara bandita dal Commissario. Quella della ristorazione. Chi la vincerà?

LA TAVOLA DEI SOLITI NOTI
Con poca sorpresa si impongono Stefano Russo, genero di Gianni Letta, e la famiglia Ottaviani cui appartiene la società di catering "Relais le Jardin". Il bando di appalto per la "ristorazione" nel Padiglione è scritto su misura per l´azienda che, da sempre, fa da asso pigliatutto nelle gare della Protezione Civile di Bertolaso. La "Relais", in Cina, non ha mai cucinato neppure un piatto di spaghetti.

Ma c´è da liberarsi della concorrenza di "The Kitchen", storica catena della ristorazione italiana in Asia. E, appunto, ci pensano i requisiti fissati nel bando. Poco importa, poi, che la "Relais" per accendere i fornelli a Shanghai sia costretta ad acquistare le licenze per operare in Cina in fretta e furia dal ristorante "That´s amore" dei fratelli Morano. Anche loro di origini calabresi.

 

Dettagli. Come la scelta a trattativa diretta dell´impresa di spedizioni che, a cose fatte, si "scopre" non avere le autorizzazioni per l´accesso diretto all´area dell´Expo. O quella dell´agenzia per il servizio di hostess. A costi da capogiro, la spunta "Nexxi", società italo-giapponese che in Cina non ha mai messo piede, ma creata ad hoc dal gruppo "Triumph" di Maria Criscuolo, madrina del figlio di Roberto Ottaviani.

L´Ottaviani di "Relais le Jardin", con cui la Triumph divide normalmente la torta degli appalti per i Grandi Eventi. Per sei mesi, nel Paese dove le hostess hanno il costo orario di un caffè, la Triumph riesce a spuntare dal Commissario circa un milione e 200 mila euro.

 03-12-2010]

 

 

 

L BANANA A TUTTO GAS(DOTTO) - GLI AFFARI OPACHI CHE RUOTANO INTORNO AL MERCATO DEL GAS E PETROLIO CHE ARRIVA DALLA RUSSIA - STRANI E COMPLESSI GIRI DI INTERMEDIARI ALL’APPARENZA INUTILI, SOCIETÀ (SPESSO CON PARTECIPAZIONE ITALIANA) CHE GUADAGNANO RIVENDENDO A TERZI E IL GIRO DELLE SOCIETÀ LEGATE AL CREMLINO - ED è FACILE IMBATTERSI IN UN SODALE DEL BANANA: DA VALENTINI A MENTASTI, DA FALLICO A FERLENGHI, TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE…

1 - IL BANANA A TUTTO GAS(DOTTO)...
Stefano Agnoli per il "Corriere della Sera"

 

Petrolio e gas. E fino a non molto tempo fa un oliato sistema di intermediari. La Russia è il primo produttore mondiale di greggio con 10 milioni di barili al giorno, più dell'Arabia Saudita. Ed è anche il secondo per il gas, dopo gli Stati Uniti, con un quarto delle riserve del pianeta. Può stupire che su questo mare di risorse si concentri l'attenzione di governi, diplomazie, compagnie petrolifere, finanziarie e affaristi? Ovviamente no.

I «cables» dell'ex ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, che nel 2008 riferisce le confidenze del suo collega georgiano («Putin ha promesso a Berlusconi una percentuale sui profitti da ogni gasdotto sviluppato da Gazprom insieme con l'Eni») fanno il paio con quelli inviati da Mosca il 24 novembre dello stesso anno, a firma del suo collega John Beyrle.

 

In due paginette Beyrle descrive come «opaco» il business della vendita del petrolio russo all'estero. Un giro d'affari del quale sarebbero beneficiarie aziende «politicamente introdotte» come ad esempio la Gunvor. Una società svizzera, riporta Beyrle, che «si dice» sia una delle fonti della ricchezza nascosta di Putin. Di proprietà di Gennady Timchenko, che «si dice» sia stato un collega dell'attuale primo ministro russo ai tempi del Kgb.

 

Spazzatura di seconda mano, già letta e smentita sui giornali di mezzo mondo e ricucinata ad uso di poco informate alte sfere a Washington? Può essere, se non fosse per una piccola ma fondamentale differenza: l'imprimatur (ai massimi livelli) delle rappresentanze diplomatiche a stelle e strisce. Che in altre note «confidenziali» scrivono senza mezzi termini di aver raccolto storie poco chiare. Come, ad esempio, che proprio la chiacchierata Gunvor guadagna un dollaro per ogni barile di petrolio venduto, contro il margine da 5 a 20 centesimi strappato da un trader normale. Una cresta, insomma, grazie ai suoi «buoni rapporti». Uno «sfriso», come i petrolieri definiscono il frutto dell'intermediazione.

Nel gas accade come nel petrolio? Svanita la cortina post-sovietica, gli esempi di sistemi «opachi» di vendita del gas da parte di Gazprom si sprecano. Come durante la crisi ucraina del 2005-06, un caso che si è trascinato fino a quando l'invisa (al Cremlino) Yulia Timoshenko è sparita di scena.

 

Un «cable» del 30 ottobre 2008 dall'ambasciata di Kiev ricorda che Gazprom, invece di vendere il metano direttamente all'Ucraina lo cede a un intermediario, RosUkrEnergo, una società al 50% tra Gazprom e due oligarchi ucraini (Dmitri Firtash e Ivan Fursin), che a sua volta lo rivende a Kiev. Perché Gazprom sarebbe dovuta entrare in affari con loro?

Anche nel caso Centrex-Mentasti, sempre del 2005, era previsto un contorto meccanismo di cessione del prezioso gas, questa volta in Italia. L'austriaca Centrex, creata da Gazprom e nella quale aveva una partecipazione Bruno Mentasti (imprenditore socio di Silvio Berlusconi ai tempi di Telepiù), avrebbe dovuto ricevere tre miliardi di metri cubi di gas russo dall'Eni di Vittorio Mincato per rivenderli in Europa. Guadagnandoci ovviamente, e fin qui la storia è nota. Ma di chi era la Centrex? Sulla carta risultava controllata da un Centrex Group di Cipro, a sua volta controllato da un trust di Vaduz, la Idf.

 

I nomi dei beneficiari della holding del principato alpino, liquidata definitivamente a marzo 2010, sono rimasti sconosciuti. C'erano degli italiani, oltre ai russi? Difficile dirlo. Solo lo scorso anno è emerso che già nel 2006 l'80% della Idf era stato venduto a una banca di Mosca, la Russische Kommerzial Bank. Ora il proprietario è Gazprombank, che malgrado il nome non ambiguo ha il colosso energetico di Mosca solo come socio di minoranza. A guidare la «nuova» Centrex è l'italiano Massimo Nicolazzi, ex Eni e ex Lukoil, che assicura di non vendere neppure un metro cubo di gas in Italia.

Dopo l'Eni, a «intermediare» gas russo sul territorio nazionale risultano ad oggi solo due società: Premium Gas, una joint venture tra Gazprom Germania da una parte e la lombarda A2A e Iren dall'altra. E Promgas, i cui azionisti sono Eni e la stessa Gazprom. Creata ai tempi dell'ex premier russo Viktor Chernomyrdin, il suo metano lo gira alla franco-italiana Edison.

Nei due anni trascorsi dal 2008, e dai «cables» delle ambasciate Usa, le cose sono un po' cambiate. La corsa agli affari con Gazprom, e al metano russo, si è attenuata. Allora il barile era a 147 dollari, e il gas lo seguiva a ruota. Con gli attuali prezzi, invece, i clienti europei puntano a sganciarsi dai costosi contratti stipulati con i russi. In attesa che il vento cambi un'altra volta.

 


2 - DA VALENTINI A MENTASTI TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE...
Andrea Greco per "la Repubblica"

C´è "il mediatore segreto" che poi segreto non è, anzi si muove come un ambasciatore di fatto. C´è l´amico di famiglia, che sfiorò il grande affare del gas in proprio. C´è "il professore", banchiere appassionato di letteratura, c´è il manager italo-russo dalla doppia nazionalità segreta. La rete di Silvio Berlusconi quando si arma e parte per Mosca è variopinta, ma accomunata dal fatto che tutti, con più e con meno complicità, hanno subito l´esuberanza del politico fattosi "amico" del Cremlino, ma nel fondo sempre imprenditore che fiuta l´affare.

VALENTINO VALENTINI
Quello che Ronald Spogli incorona come il mediatore numero uno è un bolognese classe ‘62, ex interprete del Parlamento europeo ora deputato del Pdl, protagonista di una bruciante carriera tutta giocata sulla conoscenza delle lingue straniere. E sull´intesa personale con Silvio Berlusconi, che esige la sua presenza quando sconfina Oltrecortina, ben più che quella degli ambasciatori ufficiali di turno. Da traduttore a mediatore a tutto campo, di diplomazie e soprattutto affari, l´uomo che vive tra l´Italia e Mosca può bussare a tutte le porte. Anche al Cremlino. Si muove in totale autonomia, riporta solo al Cavaliere.

 

ANTONIO FALLICO
L´italiano più potente di Mosca - senza gara dicono, dopo il trasloco del capo dell´Eni, Mario Reali - è un siciliano di Bronte, compagno di liceo di Marcello dell´Utri, come lui appassionato di letteratura, ma ramo spy stories (Feltrinelli ne ha da poco pubblicato Prospettiva Lenin, nom de plume Anton Antonov). Arrivò in Urss a metà degli anni Settanta con la raccomandazione dell´editore comunista Nicola Teti. Vi si è affermato come banchiere e attualmente presiede Zao Banca (Intesa Sanpaolo). Ha rapporti personali con Berlusconi da quando, nel 1986, curò lo sbarco di Publitalia in Russia. Molti amici anche tra la nomenklatura, tanto che è stato nominato console onorario della Russia a Verona. Da un decennio è l´architetto dei maggiori business sull´asse Italia-Russia, compresi quelli nel gas. È advisor di Gazprom.

 

ERNESTO FERLENGHI
Il manager che - dai dispacci pubblicati su Wikileaks - si era rifiutato di ricevere la delegazione americana a Mosca è l´ex pupillo di Reali a Mosca. Assunto all´Eni nel ´95 e solo dopo emerse che nascondeva una doppia cittadinanza, essendo di madre russa. Quindi secondo la legge locale è unicamente un cittadino russo. Di recente è stato nominato console onorario d´Italia a Novi Orengoi, in Siberia.

 

BRUNO MENTASTI
È finito nel dimenticatoio, ma cinque anni fa rischiò il colpo del secolo: sfilare tre miliardi di metri cubi di gas all´Eni e venderli al pubblico in Italia. Senza esperienze nel settore, solo grazie all´amicizia di famiglia con Berlusconi. Mentasti, venditore delle acque San Pellegrino a Nestlè, poi socio del Cavaliere in Tele+, aveva stretto legami con Gazprom (specie col vice presidente Alexander Medvedev) e creato la struttura in cui far girare l´affare. Non riuscì per l´opposizione dell´Antitrust e dei sindaci dell´Eni: per loro, l´affare creava solo svantaggi al gruppo. Ma utili sonanti a Mentasti e ai suoi soci, mai emersi perché schermati dietro casseforti con sede a Cipro e Lichtenstein.

 03-12-2010]

 

 

MEDIASET: ADREANI, PREVEDIAMO CHIUDERE 2010 CON UNA CRESCITA PUBBLICITARIA DEL 5%...
Radiocor - Mediaset prevede di chiudere l'anno 2010 con un rialzo della raccolta pubblicitaria del 5%. Lo ha indicato l'a.d. del Gruppo, Giuliano Adreani, a margine della lectio inauguralis del Corso in marketing organizzato da Publitalia. "Il 2009 e' stato un anno terribile - ha dichiarato il manager - nei primi nove mesi del 2010 abbiamo registrato un balzo della raccolta di pubblicita' del 5% e prevediamo di chiudere l'anno con questo risultato". Per l'anno venturo invece "occorrera' attendere il test del Natale - ha detto Adreani - molto importante per comprendere la ripresa economica dei consumi".

 

Adreani ha detto che sta andando molto bene anche il digitale terrestre sebbene le reti principali rimangono "le regine del mercato". Quanto alla Spagna - ha proseguito il numero uno di Mediaset, i risultati sono molto buoni anche perche' "la tv di Stato non ha piu' pubblicita' e questo contribuisce a risultati positivi di tutte le tv private. Contribuira' ovviamente anche sui conti del Gruppo Mediaset"30-11-2010]

 

 

FRENATA SULL’AUTHORITY - L’EVENTUALITÀ CHE IL BERLUSCONE PILATI POTESSE PRENDERE IL POSTO DI CATRICALÀ (PRONTO PER L’AUTHORITY PER L’ENERGIA) ALL’ANTITRUST, HA RIMANDATO INDIETRO DI SETTIMANE IL RISIKO DELLE POLTRONE - LETTA AVEVA ORGANIZZATO TUTTO, MA PD E TIPINI FINI SI SONO MESSI DI TRAVERSO E ANCHE LA SCONTATA NOMINA DI VEGAS ALLA CONSOB ORA CORRE DEI RISCHI…

Giovanni Pons per "la Repubblica"

 

È bastato che mancasse un solo tassello al complesso giro di poltrone ai vertici delle authority per far crollare il castello. Una riprova che le nomine erano frutto di mediazioni tra il governo e i partiti effettuate con la logica dell´occupazione di posizioni chiave piuttosto che con quella, più sana, di collocare figure indipendenti a regolare settori centrali come l´energia, le tlc e i mercati finanziari.

 

Dopo mesi di trattative e vacatio di figure come la presidenza Consob (l´ex presidente Lamberto Cardia era stato spedito a fine mandato al vertice delle Ferrovie) il governo Berlusconi aveva indicato Antonio Catricalà all´authority per l´Energia e Giuseppe Vegas alla Consob. Ma non è stato trovato subito il sostituto all´Antitrust, anche perché per quella poltrona occorre il consenso dei presidenti della Camera, Gianfranco Fini, e del Senato, Renato Schifani. Un accordo molto difficile da raggiungere in una fase politica in cui lo scontro tra Pdl e Fli rischia di far saltare l´intero governo.

Quindi la guida dell´Antitrust sarebbe stata assunta dal membro anziano, Antonio Pilati, tra gli estensori della legge Gasparri e molto vicino a Mediaset. Questo scenario, studiato senza alcuna consultazione, ha fatto saltare tutto il giro di nomine. Il Pd e i finiani hanno infatti fatto sapere che non avrebbero votato il via libera a Catricalà all´Energia se prima non si fosse trovato un accordo sull´Antitrust, ritenendo la soluzione Pilati non accettabile.

 

E poiché le Commissioni attività produttive della Camera e Industria del Senato votano a maggioranza qualificata di due terzi e con parere vincolante, è bastato questo irrigidimento a provocare il passo indietro di Catricalà e il nuovo caos.

 

Forse la nomina di Vegas potrebbe preservarsi, poiché i passaggi in Commissione non sono vincolanti. Anche se in molti, pur apprezzando l´uomo, hanno storto il naso sul trasferimento diretto da un incarico governativo a una presidenza "di garanzia" come quella della Consob. La nomina al vertice dell´Energia è poi molto delicata, in quanto a primavera va recepita una direttiva Ue sul gas e ogni settimana c´è qualche delibera sulle tariffe che riguarda colossi come Eni ed Enel, a cui il presidente in scadenza, Alessandro Ortis, non ha mai fatto sconti.

 

Così Gianni Letta aveva avuto buon gioco a indicare il fido Catricalà all´Energia lasciando passare Vegas - per anni collaboratore di Giulio Tremonti - alla Consob, salvo piazzare come quinto commissario un altro suo uomo, Paolo Troiano. E Berlusconi a caduta si prendeva l´Antitrust tramite Pilati. Il tutto, ma in specie l´ultimo passaggio, non è stato digerito dal Pd e dai finiani che hanno posto le loro condizioni.

 

Ora tutto si fa difficile poiché se entro il 15 dicembre non si troverà un presidente all´Energia, le attività ne saranno congelate e non si potrà deliberare neanche per le faccende spicciole. Per l´Antitrust, invece, la soluzione di ultima istanza vede uno scambio di poltrone tra Corrado Calabrò, attuale presidente AgCom, e lo stesso Catricalà. Scambio che assicurerebbe altri sette anni di mandato e stipendi a entrambi (Catricalà continua a percepire anche 9mila euro al mese come magistrato del Consiglio di Stato). Ma il problema per l´authority Energia rimane comunque aperto.

 29-11-2010

 

 

VALENTINO VALENTINI A TUTTO GAS! - L’"oscuro intermediario italiano che parla russo" è IL SEGRETO DI PULCINELLA: è uno degli uomini più fidati del Cavaliere, già interprete negli uffici comunitari di Bruxelles e poi via via cresciuto di ruolo e di importanza - NEL DUELLO DEI GASDOTTI, L’AMERICANO NABUCCO E IL RUSSO-BERLUSCONE SOUTHSTREAM, SBUCA il "Mentasti-Centrex"...

Roberto Mania per "la Repubblica"

 

Affari pubblici e affari privati. Viaggi privati e viaggi diplomatici. Silvio Berlusconi e «l´amico» Vladimir Putin. Il tycoon neo populista mediterraneo e l´oligarca russo, ex sovietico. Un intreccio di relazioni e di interessi fittissimi, non tutti alla luce del sole. Anzi. Rapporti che hanno allarmato la Casa Bianca: «Berlusconi - secondo i diplomatici americani - sembra il portavoce di Putin». E Hillary Clinton, segretario di Stato, ha chiesto alle sue ambasciate a Mosca e Roma informazione «su eventuali investimenti privati» del Cavaliere in Russia.

Perché per Putin, Silvio Berlusconi ha mutato le tradizionali e antiche traiettorie geopolitiche italiane. Ha fatto incrinare le relazioni con Washington che i cablogrammi di ieri, rivelati da WikiLeaks, hanno soltanto confermato. C´è il gas, ma non solo nel legame tra il magnate italiano e l´ex spia del Kgb comunista. C´è un rapporto «straordinariamente stretto» come scrivono i diplomatici statunitensi.

 

Ci sono «generosi regali» (il letto di Putin di Palazzo Grazioli che la escort Patrizia D´Addario ha potuto vedere da vicino), «lucrosi contratti - appunto - nel campo energetico». E poi «un oscuro intermediario italiano che parla russo», che dovrebbe corrispondere a quel Valentino Valentini, già interprete negli uffici comunitari di Bruxelles e poi via via cresciuto di ruolo e di importanza, fino a divenire uno degli uomini più fidati del Cavaliere, custode di segreti delicatissimi.

C´è una guerra all´inizio di tutto. È la guerra del gas, guerra strategica e vitale. Guerra anche politica: da una parte il Nabucco il gasdotto costruito per trasportare in Europa il metano dell´Azerbaijan e del Medio Oriente; dall´altra South Stream (joint venture tra l´italiana Eni e il colosso monopolista russo Gazprom) che aggirando l´Ucraina, dal 2015 dovrebbe portare il gas nelle case dei consumatori dell´Europa meridionale.

 

Nabucco lo vuole l´Europa, la Commissione di Bruxelles ci ha messo anche i soldi. Nel consorzio ci sono paesi dell´ex blocco sovietico, ma non l´Italia. Gli Stati Uniti si sono schierati con il Nabucco perché consente di superare i potenziali ricatti di Putin. Li abbiamo visti tutti durante la crisi in Ucraina, con la chiusura dei rubinetti del gas. Questa è la sua Russia. Un paese che i diplomatici americani definiscono uno «Stato virtualmente della mafia» per i rapporti delle sue agenzie con i boss, utilizzati per effettuare operazioni.

 

Ma dietro la guerra del gas - forse - ci sono anche altri interessi. Più privati che statali. Le tracce ci sono e forse anche le impronte. Eccolo Valentini attivissimo a Mosca nel provare a portare in porto il piano, poi fallito, per il "Mentasti-Centrex". Ed eccolo quel Bruno Mentasti, ex patron delle acque San Pellegrino, amico intimo di Berlusconi e poi anche socio nell´avventura di "Tele+". Interessi privati, appunto.

 

Perché Gazprom ottiene, nell´accordo con l´Eni, la possibilità di vendere una quota del gas, direttamente in Italia. Dovrebbe ricercare dei clienti e famiglie (ben tre miliardi di metri cubi di gas). L´interfaccia italiano dei russi in questa operazione avrebbe dovuto essere proprio Mentasti (era già stata costituita una apposita società). Business vero e decisamente privato.

 

Ma che alla fine è stato bloccato un po´ per l´opposizione dell´allora amministratore delegato dell´Eni, Vittorio Mincato, (sostituito poi da Berlusconi con Paolo Scaroni), ma anche dell´Antitrust e del collegio sindacale del "Cane a sei zampe" secondo cui il progetto «sovrastimava i vantaggi per l´Eni».

 

L´amico Mentasti ha dovuto fare un passo indietro. Forse. Gazprom entrerà direttamente in Italia vendendo gas attraverso un paio di accordi con società municipalizzate del nord-est. Valentini continua a frequentare Mosca e a preparare le visite "private" del Cavaliere. Intanto si è aperto il grande mercato delle commesse per le condutture. Un terzo è andato alle italiane. E Putin si è confermato un «amico».29-11-2010]

 

ALLE 22,30 DI STASERA WIKILEAKS FARÀ TREMARE MEZZO MONDO, IN PRIMIS BERLUSCONI - 1- DALLA CORRISPONDENZA DELL’AMBASCIATA DI ROMA E IL GOVERNO DI WASHINGTON POTREBBE SPUNTARE UN RAPPORTO SEGRETO CHE AGLI USA SAREBBE ARRIVATO DA AMBIENTI GEORGIANI, DOVE SI IPOTIZZA UN INTERESSE ECONOMICO PERSONALE (NEL SENSO DI AZIONARIO) SIA DI PUTIN CHE DI BERLUSCONI NEL GASDOTTO RUSSO SOUTHSTREAM DA CUI L’ITALIA SI RIFORNISCE CON L’IMPEGNO ATTIVO DI ENEL, ENI E FINMECCANICA - 2- CI SONO ALTRE DUE VICENDE ITALIANE. LA PRIMA SEMBRA RIGUARDARE UN MISTERIOSO VIAGGIO IN MONTENEGRO DI DUE PARLAMENTARI PDL CON UN FERMO ALLA FRONTIERA E IL SEQUESTRO DI UNA VALIGETTA. IL SECONDO: IL SEQUESTRO SUL TRENO PER CHIASSO DI OLTRE 100 MILIARDI DI DOLLARI IN BUONI DEL TESORO AMERICANI DEGLI ANNI ’30

1- QUI SALTA BERLUSCONI (ALTRO CHE CASETTA A MONTECARLO)
Fosca Bincher (Franco Bechis) per Libero

 

La verità sarà scoperta solo questa sera dopo le 22, quando Wikileaks metterà in rete i dossier riservati della diplomazia americana che stanno facendo tremare mezzo mondo.

Non sono molti i documenti che riguardano l'Europa (il 5% del totale), e ancora meno quelli sull'Italia: qualche centinaio di mail e rapporti riservati in gran parte datati all'epoca del governo guidato da Romano Prodi, mentre quelli che agitano l'esecutivo attuale sono relativi solo al 2008 e a parte del 2009.

Non c'è nulla dunque - come ipotizzava ieri la Stampa - che possa riguardare il caso Ruby Rubacuori, esploso nel 2010. Come d'altra parte è da escludere che nei rapporti diplomatici si faccia riferimento ai gossip o alle vicende private del presidente del Consiglio, che poco influenzano i rapporti fra gli Stati e che vengono prese in considerazione solo se utili alla analisi sulla stabilità del governo.

 

Non dovrebbero esserci nemmeno documenti particolari sulla crisi fra Berlusconi e Fini, anche perché gli episodi più importanti sono esplosi in data successiva a quella del trafugamento della documentazione dalla rete diplomatica americana.

Bisogna tenere presente che i rapporti dell'ambasciata di Roma debbono essere ritenuti di qualche rilevanza per la segreteria di Stato per essere classificati e archiviati nella banca dati centralizzata della segreteria di Stato.

Detto questo, secondo le prime indiscrezioni circolate sono soprattutto due i dossier diplomatici che riguardano l'attuale premier. Il primo è relativo ai suoi rapporti con il primo ministro russo Vladimir Putin, il secondo quelli con il leader libico Mohammar Gheddafi.

Nessuno dei due è una vera e propria sorpresa, perché in un caso e nell'altro la diplomazia americana ha espresso anche pubblicamente la propria preoccupazione e su singole vicende anche la propria contrarietà. Sui rapporti con Putin la documentazione riguarda due vicende principali: il ruolo avuto da Berlusconi all'epoca della guerra con la Georgia e il caso Southstream, il gasdotto russo da cui l'Italia si rifornisce con l'impegno attivo di Enel, Eni e Finmeccanica.

Wikileaks si infila dunque fra le lenzuola del lettone di Berlusconi e Putin. Ma il succo del disappunto americano su questa vicenda è ben noto. Tanto che l'attuale ambasciatore a Roma, David H. Thorne, andando al di là del protocollo appena insediato non l'aveva certo mandata a dire. E in un'intervista aveva affermato: «Anche se Usa e Italia cooperano strettamente su numerosi temi, ci sono, comunque, alcune posizioni della politica estera italiana che continuano a preoccuparci ».

 

Quanto a Southstream aveva aggiunto: «Ci preoccupa la dipendenza energetica non solo dell'Italia, ma di tutta l'Europa». Fra la corrispondenza dell'ambasciata di Roma e la segreteria di Stato potrebbe spuntare anche un rapporto segreto e non verificato che agli Usa sarebbe arrivato proprio da ambienti georgiani, dove si ipotizza un interesse economico personale (nel senso di azionario) nel gasdotto sia di Putin che di Berlusconi.
Ma il documento avrebbe la forma di un brogliaccio.

 

Ci sono altre due vicende italiane di questi ultimi due anni oggetto della corrispondenza riservata fra le strutture diplomatiche Usa. La prima sembra riguardare un misterioso viaggio in Montenegro di due parlamentari PdL con un fermo alla frontiera e il sequestro di una valigetta. Del secondo episodio ha riferito anche Libero nelle sue cronache: si tratta del sequestro sul treno per Chiasso di oltre 100 miliardi di dollari in buoni del tesoro americani degli anni '30.

Ufficialmente quei titoli di Stato sono stati ritenuti falsi, ma inquietò che fra i due portatori figurasse un giapponese nipote dell'ex vicedirettore generale della Banca centrale nipponica. Un caso in cui sicuramente è stata coinvolta la diplomazia americana, e che potrebbe creare qualche imbarazzo: se quei titoli fossero stati veri per la legge italiana bisognava applicare una sanzione di molti miliardi di euro, che da sola valeva 4 volte le risorse sullo sviluppo inserite nell'attuale finanziaria.

 

2- WIKILEAKS, RISCHIO "IMBARAZZO DIPLOMATICO PLANETARIO"
Repubblica.it

L'amministrazione Obama esclude qualsiasi negoziato con il sito fondato da Julian Assange "sulla diffusione di materiale riservato ottenuto in maniera illegale". Ieri sera per errore, il sito del settimanale tedesco Der Spiegel ha pubblicato un articolo, poi scomparso dalla rete, in cui si dice che il materiale verrà diffuso stasera alle 22.30 e che si tratta di 251.287 "cablogrammi diplomatici" inviati al dipartimento di Stato a Washington dalle ambasciate, dai consolati e dalle rappresentanze diplomatiche americane in tutto il mondo, oltre a 8.000 "direttive" del ministero degli Esteri Usa alle sedi diplomatiche in tutto il mondo. Tra la mole di documenti in possesso di Wikileaks, sarebbero tuttavia solo 4.330 i documenti "esplosivi".

3- PERPLESSITÀ SU BERLUSCONI E LE SUE RELAZIONI CON GHEDDAFI E PUTIN - "OBAMA ABBRONZATO". L'AMERICA SI ARRABBIÒ
Maurizio Molinari per La Stampa

 

Per comprendere la genesi dell'operazione di «diplomazia preventiva» con cui Washington sta tentando di disinnescare l'impatto delle rivelazioni di Wikileaks bisogna partire dal metodo con cui ambasciate, consolati e Dipartimento di Stato comunicano fra loro. Si tratta di telegrammi su singole notizie, documenti di analisi su fatti avvenuti e previsioni sull'immediato futuro che richiedono agli estensori di mettere nero su bianco tutte le informazioni a loro disposizione, non solo quelle pubbliche e politicamente corrette ma anche indiscrezioni raccolte da informatori, gossip di vario genere, dettagli sulla vita privata dei personaggi più noti, veleni politici, battute gergali e quant'altro possa consentire a chi legge di farsi un'idea chiara su cosa sta avvenendo.

 

L'errore più serio che un diplomatico può compiere è astenersi dall'includere un dettaglio che, nel breve o lungo termine, potrebbe rivelarsi decisivo. Il fine è di far confluire più informazioni possibili a Washington, dove sono poi gli alti funzionari a elaborarle per trarre conclusioni che finiscono sul tavolo del Segretario di Stato e, a volte, del Presidente.

 

Di conseguenza, leggendo tali documenti, si può trovare di tutto. Sono uno specchio della vita pubblica nei singoli Paesi, con il vantaggio di essere confezionati con il contributo di fonti di notevole rilievo, che adoperano ogni sorta di espressioni. Per tutelare tali fonti il governo americano le secreta ma WikiLeaks è riuscita ad avere i testi originali. Di qui le preoccupazioni dilaganti, testimoniate dalle anticipazioni di alcuni funzionari britannici sugli «insulti ai francesi spesso presenti nelle comunicazioni con gli americani».

Nel caso dell'Italia i documenti potrebbero contenere i commenti negativi alle frasi di Silvio Berlusconi - in almeno due occasioni - sull'«abbronzatura» di Barack Obama e della moglie Michelle. Quando il premier ricorse a tale terminologia, in Via Veneto fecero un sobbalzo, il Dipartimento di Stato ne venne subito informato e vi furono ulteriori scambi di comunicazioni.

 

La Casa Bianca decise però di non far trapelare la vivace irritazione per non incrinare i rapporti con un alleato molto importante su più scacchieri, dal Libano all'Afghanistan. È sufficiente varcare la soglia del Dipartimento di Stato per rendersi conto che la vicenda ha lasciato il segno, al punto che alcuni diplomatici si spingono fino a descrivere il premier italiano come «ad alto rischio», perché «chi vi si avvicina non ha idea di cosa può avvenire, delle conseguenze politiche possibili».

Il rischio è che Wikileaks metta a nudo la contraddizione fra la scelta pragmatica del quieto vivere con Berlusconi e le perplessità che circolano nell'Amministrazione sui rapporti di Roma. Anche a causa dei legami italiani con più nazioni difficili: dall'apertura delle banche agli investimenti di Gheddafi alla moltiplicazione degli scambi commerciali con Teheran fino al flirt energetico con la Turchia.

 

Ma forse il capitolo che può riservare più sorprese è quello del legame personale fra Berlusconi e Putin. Non è un mistero che Washington da tempo cerca di capire cosa vi sia alla base dell'intesa personale fra i due e, in occasioni conviviali a Roma come Washington, è frequente imbattersi in funzionari che ipotizzano interessi personali di Berlusconi negli accordi energetici.

 

Argomenti off-limits, di cui nessun diplomatico americano parlerà mai ufficialmente, ma nelle note diplomatiche se ne discute. Come nel 2007, in occasione del rapimento del giornalista Daniele Mastrogiacomo in Afghanistan, con una tempesta nelle relazioni fra l'Amministrazione Bush e il governo Prodi che vide i rispettivi ministri degli Esteri, Condi Rice e Massimo D'Alema, protagonisti di una cena all'«Aquarelle» di Washington che, anziché risolvere gli equivoci sulla trattativa italiana con i capi dei taleban, finì per moltiplicarli. 28-11-2010]

 

 

4. BERLUSCONI 'INVESTE' IN SONDAGGI E INTERNET, NEL 2009 SPESO MEZZO MLN...
(Adnkronos) - Silvio Berlusconi crede nella 'forza' di sondaggi e focus per sondare la 'pancia' del suo elettorato. E nel 2009 il Pdl ha speso quasi 260mila euro in ricerche socio-politiche per 'interpellare' i cittadini. Mentre altri 200 mila euro sono stati investiti per lanciare il partito on line.

Nato appena due anni fa, il 'partito del predellino' spende nel dettaglio: 257 mila 520 euro in 'sondaggi e ricerche sociopolitiche' e 207 mila 661 euro per Internet. Nel complesso si tratta di quasi mezzo milione di euro (465.181), iscritto nella voce 'costi per servizi' dell'ultimo rendiconto del partito per l'esercizio 2009 pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. 26-11-2010]

 

 

 

 

 

cartellino rosso! - nella SENTENZA DELL’UTRI i giudici riconoscono che la FININVEST di berlusconi ha pagato il pizzo per venti anni - MA DA CONFINDUSTRIA, vice presidente confalonieri, NON ARRIVANO SANZIONI: "Saranno i magistrati a decidere” - Emma chiede una decisione “presa ed effettiva” dei giudici prima di intervenire... Marco Lillo per "ilFattoQuotidiano.it"

 

Emma Marcegaglia ha un problema. Anzi due. Il padrone del gruppo più importante della sua associazione di categoria, Silvio Berlusconi, e il vicepresidente di Confindustria Fedele Confalonieri.

La questione è spinosa. Soprattutto perché Emma Marcegaglia ha contraddistinto la sua presidenza con un forte impegno antimafia con lo slogan: "Espulso da Confindustria chi non denuncia il pizzo".

Sotto la sua presidenza è stato approvato il nuovo codice etico che recepisce il regolamento della Confindustria siciliana ove si legge:

"Le aziende associate e i loro rappresentanti riconoscono fra i valori fondamentali della Confindustria Sicilia il rifiuto di ogni rapporto con organizzazioni criminali, mafiose e con soggetti che fanno ricorso a comportamenti contrari alle norme di legge e alle norme etiche per sviluppare forme di controllo e vessazione delle imprese e dei loro collaboratori e alterare la libera concorrenza.

 

Gli imprenditori associati adottano quale modello comportamentale la non sottomissione a qualunque forma di estorsione, usura o ad altre tipologie di reato poste in essere da organizzazioni criminali e/o mafiose. Gli imprenditori associati sono fortemente impegnati a chiedere la collaborazione delle forze dell'ordine e delle istituzioni preposte, denunciando direttamente o con l'assistenza del sistema associativo, ogni episodio di attività direttamente o indirettamente illegale di cui sono soggetti passivi.

La verifica dell'uniformità a tali comportamenti che integrano il codice etico è demandata ai Collegi dei Probiviri - costituiti da Confindustria e da tutte le Associazioni aderenti - che determineranno l'applicazione delle sanzioni statutariamente previste".

(Codice etico su: http://bit.ly/ejwdma )

Tra le sanzioni in questione rientrano la censura e nei casi più gravi, come Emma Marcegaglia ha più volte sottolineato nelle sue dichiarazioni ai giornali, l'espulsione.

Già erano note le telefonate nelle quali Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri commentavano con l'attuale vicepresidente di Confindustria le minacce estorsive di Mangano. In quelle telefonate Silvio Berlusconi rivendica la scelta di pagare il pizzo.

Ora però pure i giudici della Corte di appello di Palermo, che hanno condannato Dell'Utri a sette anni di carcere per fatti di mafia, confermano che i pagamenti ci sono realmente stati. Che cosa farà dunque Confidustria?

Lo abbiamo chiesto a Emma Marcegaglia. Ecco come è andata.

"Il Gruppo Berlusconi, secondo i giudici di appello di Palermo, ha pagato il pizzo alla mafia. Cosa dice Confindustria? Pensate di espellere il gruppo Fininvest?"

"Questa è una cosa che dovranno decidere i magistrati, la nostra è un'azione diversa. Quando c'è una decisione presa, effettiva, allora noi si va nella direzione dell'espulsione. Ma non mi sembra che siamo in questa condizione. Saranno i magistrati a decidere".

E quando abbiamo ribattuto: "Quindi questa regola vale solo per i piccoli imprenditori palermitani?". Il portavoce ha detto: "Ora basta".

L'imbarazzo insomma è evidente. Anche perché almeno il contenuto delle intercettazioni è inequivocabile.

(il video dell'intervista alla Marcegaglia su: http://bit.ly/erfEMA )

Vediamone qualcuna.

Nel 1986, dopo aver subito un attentato alla casa milanese di via Rovani, in una telefonata a tre (ascolta l'audio) con Confalonieri e Dell'Utri, Berlusconi spiegava: "Stamattina gliel'ho detto anche ai carabinieri......gli ho detto: "Ah, si? In teoria, se mi avesse telefonato, io trenta milioni glieli davo!" (ride). Scandalizzatissimi: "Come, trenta milioni? Come? Lei non glieli deve dare che poi noi lo arrestiamo!". dico:"Ma no, su, per trenta milioni!" (ridono)". (la telefonata è su Youtube: http://bit.ly/gRIasa )

 

E nel 1988, dopo aver subito minacce di morte contro il figlio Piersilvio, ribadiva il suo proposito all'amico Renato Della Valle: "Ma io ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così almeno non rompono più i coglioni".

Emma Marcegaglia chiede però una decisione "presa ed effettiva" dei giudici prima di intervenire. E non importa se in altri casi Confindustria si è mossa anche prima del passaggio in giudicato delle sentenze.

Ecco il passaggio sul pizzo pagato da Fininvest, estratto dalla sentenza d'Appello del processo Dell'Utri, a questo link: http://bit.ly/fH6pIl . Una sentenza che in Cassazione verrà discussa solo per gli aspetti di legittimità e non di merito. 26-11-2010]

 

 

 

COM’È GENEROSO IL RE DEL BUNGA BUNGA - CHISSÀ PERCHÉ, ALLA SOCIETÀ SITI DEL GEOMETRA PIERGIORGIO RIVOLTA (GIÀ SALVATO DAI PROCESSI PER PRESCRIZIONE E PER L’ENTRATA IN VIGORE DELLA DEPENALIZZAZIONE DEL FALSO IN BILANCIO), SILVIO GARANTÌ UN PRESTITO BANCARIO DI QUASI 10 MLN € - GUARDA CASO LA SITI È LEGATA A FILO DOPPIO ALLA FLAT POINT, LA SCATOLA OFFSHORE CHE GESTISCE LA COSTRUZIONE DEL RESORT BERLUSCONIANO DI ANTIGUA

Walter Galbiati per "la Repubblica"

 

A garantire i prestiti in genere sono i genitori, quando vanno in banca a mettere la loro firma per il mutuo dei figli. Oppure gli imprenditori quando le banche chiedono loro una fideiussione per i finanziamenti alle imprese di famiglia in difficoltà o a quelle appena lanciate. Ora dato per scontato che Piergiorgio Rivolta non è figlio di Silvio Berlusconi, non si capisce come mai il premier si sia preso la briga di sottoscrivergli una garanzia di quasi 10 milioni di euro.

 

Il dubbio è che le imprese in cui lavora Rivolta siano più vicine a Berlusconi di quanto attestino gli atti ufficiali. Una di queste in particolare, la Siti srl, spicca su tutte per il suo rapporto con la Flat Point, la scatola offshore che gestisce la costruzione del Resort di Antigua, alla quale Berlusconi ha versato 22 milioni di euro per diventare titolare di un paio di terreni. Senza questo legame con la Flat Point è infatti difficile capire come Berlusconi abbia potuto mettere la sua firma per garantire il geometra Rivolta, un professionista il cui passato imprenditoriale non è certo dei più rosei.

 

I suoi guai risalgono agli anni Novanta, quando a capo della Imprenori, una azienda di costruzioni, lui e il socio Felice Nosotti vanno in fallimento, conoscono il carcere e finiscono sotto processo. Nella ricostruzione dell´accusa, i due vengono disegnati come due veri e propri falsari di bilanci, ma soprattutto di contratti e fatture, una straordinaria quantità di cartaccia che viene consegnata in banca solo per ottenere finanziamenti.

 

Nel rutilante giro di Rivolta e Nosotti finiscono una dopo l´altra la Banca Commerciale Italiana e la Comit Factoring, il Banco di Napoli, la Popolare di Asolo e Montebelluna, la Cassa di risparmio di Piacenza e Vigevano e la Popolare di Abbiategrasso. Loro, ne escono bene, perché nella sentenza depositata il 29 settembre 2003 dalla seconda sezione penale di Milano si legge che sono stati prosciolti «per intervenuta prescrizione del reato in relazione a tutte le condotte di falso in bilancio» e per «intervenuta depenalizzazione» delle false comunicazioni sociali a seguito dell´entrata in vigore nel 2002 della nuova legge fallimentare voluta dall´allora governo Berlusconi.

 

A riabilitarlo definitivamente ci pensa però Carlo Postizzi, il fiduciario svizzero che di recente ha dichiarato di essere il proprietario della Flat Point, quando la stampa ha iniziato a interrogarsi se Berlusconi fosse o no il socio occulto della società offshore. E lo riabilita attraverso la Siti, di cui Postizzi diventa il socio unico acquisendola da Villa Archinto, una società di Chiavari in liquidazione tra i cui azionisti figura il compagno di sempre di Rivolta, Felice Nosotti, ora segretario della Siti.

 

La Siti vivacchia fino al 2008, quando improvvisamente il suo bilancio si ravviva per un prestito bancario di 6,6 milioni di euro, l´anno dopo salito a 9,7 milioni. «Uno scoperto di conto», garantito da Rivolta, a sua volta garantito dal premier, che non servirebbe a nient´altro che a finanziare la Flat Point. Nel bilancio 2008 della Siti, infatti, compare «un finanziamento fruttifero alla Flat Point per euro 4.950.000», che nel 2009 sale a 5 milioni. La vicinanza tra Siti e Flat è notevole, hanno lo stesso azionista, sviluppano insieme l´investimento ad Antigua, hanno entrambe la sede in Piazza Cadorna e forse lo stesso magnate. L´unica fonte di finanziamento (22 milioni di bonifici a Flat e la garanzia da 10 milioni a Rivolta) sembra essere Silvio Berlusconi.

 24-11-2010]

 

 

LA PERLA AVVELENATA DI DON AB-BONDI - LA GENOVESI È UN FIUME IN PIENA: “ERO AMICA DI BONDI. VOLEVA FARMI ANDARE A LAVORARE A SKY. POI NON SI è ARRIVATI A NULLA, SUI CANDIDATI A PARMA SEGUÌ I MIEI CONSIGLI; GLI SCONSIGLIAI QUALCUNO INVECE CHE QUALCUN ALTRO” - L’EX ASSISTENTE DEL PIDIELLINO PIANETTA AI MAGISTRATI: “BRUNETTA? TUTTI SANNO CHE GESTIVA I FONDI NERI DEL PARTITO” - LA REPLICA DI BONDI: “FANTASIA MALATA”…

Giovanni Bianconi per il "Corriere della Sera"

 

«Il mio ruolo era quello di esperta nelle campagne elettorali, nel recupero dei voti e tutto quello che riguardava l'attività del politico», dice di sé Perla Genovesi, la pentita di un traffico di droga verso la Sicilia arrestata a luglio, già assistente parlamentare dell'ex senatore di Forza Italia Enrico Pianetta (oggi deputato del Pdl), ben inserita nell'entourage del premier Silvio Berlusconi. Il suo telefono, stando ai tabulati acquisiti dagli investigatori, ha avuto diversi contatti con la residenza di Arcore, dove per un periodo ha risieduto anche uno degli attuali coordinatori del Pdl, nonché ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi.

«Io già avevo avuto da parte di Bondi dei contatti - ha spiegato Perla Genovesi ai pubblici ministeri di Palermo nell'interrogatorio del 19 agosto scorso, ora inviato alla Procura di Milano -. Mi voleva fare andare a lavorare a Sky mi ricordo, mi aveva dato il suo biglietto da visita col suo cellulare... Poi non si era arrivati a nulla, però era nata un'amicizia e si fidava delle mie... Una volta mi chiese addirittura quali erano i candidabili per le Politiche, come deputati, su Parma e poi seguì i miei consigli; senza entrare nello specifico gli sconsigliai qualcuno invece che qualcun altro».

 

Grazie ai contatti intessuti dalla sua assistente fra il 2003 e il 2007 - dice Perla - il senatore Pianetta «ha cominciato a fidarsi di me, a vedere come le persone cominciavano a rispettarlo, la sua immagine ha cominciato a cambiare... Bondi gli aveva fatto avere un incarico di partito, come presidente dei seniores di Forza Italia, degli anziani, una richiesta che io avevo fatto per lui molto tempo prima. Gli hanno dato addirittura anche un ufficio, mi sembra nella sede di Forza Italia a Milano. L'avevano cominciato a inserire nelle riunioni di un certo livello, dove c'era Berlusconi e alcuni senatori che contavano, finché c'ero io...».

La pentita sostiene di aver collaborato alla campagna elettorale di Letizia Moratti a sindaco di Milano, occupandosi di due candidati segnalati da Pianetta. Parla di un ex consigliere provinciale di Forza Italia, oggi consigliere del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, Max Bruschi.

 

Altri le avevano detto che i massoni «comandavano le candidature, erano loro che gestivano i politici, e c'erano quelli più grossi di questi massoni che erano in America, ma che comandavano anche in Italia... Incuriosita da questa cosa chiesi a un mio amico che scriveva per Bondi, sapevo che era un massone, Max Bruschi. Gli chiesi informazioni su questi massoni, e lui mi mandò qualche e-mail. Poi quando l'incontrai mi spiegò alcune cose, lui considerava "la mia chiesa" addirittura l'origine della massoneria... Cominciai a prendere atto di questa realtà che non conoscevo, così cominciai a muovermi per capire come fare a candidare il senatore».

 

Per ottenere la rielezione di Pianetta nel 2006 Perla Genovesi afferma di essersi rivolta ai vertici della fondazione San Raffaele di don Verzè, per la quale Pianetta aveva lavorato in passato, e per cui le avrebbe confidato di aver fatto avere somme «gonfiate» per la realizzazione di opere all'estero. La donna rivela anche di essere stata avvertita di avere il telefono sotto controllo, intorno al 2006, da un assistente del presidente della Lombardia Formigoni, tale Alessandro. Il quale l'aveva saputo «da uno dei servizi segreti, mi ha detto».

Tra i politici conosciuti da Perla Genovesi, com'è noto, c'è anche il ministro per la Pubblica Amministrazione Brunetta: «Di lui ho sempre avuto una considerazione abbastanza alta, nonostante sapessi che era quello che aveva amministrato i fondi del partito, i fondi non dichiarati». «I fondi neri?», chiede il pubblico ministero. E Perla: «Sì, di Forza Italia». Il pm domanda che cosa sapeva in concreto e la pentita risponde: «Ma queste sono cose che sanno tutti... Non me le ha dette lui, sono cose che sanno tutti, che lui ha amministrato per un periodo i fondi del partito, insomma. Non lo so se ufficialmente, so che lui si vantava con me di avere insegnato a Berlusconi non dico a leggere e a scrivere, ma un poco il diritto, di avergli insegnato l'economia».

 

BONDI, DA PERLA GENOVESI FANTASIA MALATA. L'HO CONOSCIUTA COME COORDINATORE DI F.I.
(ANSA) - "In riferimento a quanto apparso oggi su l'Espresso e alcuni quotidiani confermo di avere conosciuto la signora Perla Genovesi nella mia qualità di coordinatore di Forza Italia al pari di altre centinaia di giovani del nostro movimento. Tutto il resto è frutto della fervida e malata fantasia di una donna che mai avrei potuto immaginare si sarebbe poi resa responsabile delle imprese di cui viene accusata": così il ministro dei Beni culturali e coordinatore del PdL, Sandro Bondi, ha smentito le affermazioni di Perla Genovesi riportate da diversi organi di stampa in cui si riferiscono brani dell'interrogatorio della Genovesi.

Secondo l'Espresso e diversi quotidiani, che citano e virgolettano brani dell'interrogatorio, Perla Genovesi avrebbe riferito che l'attuale ministro Bondi, all'epoca dei fatti coordinatore di Forza Italia, "voleva farla lavorare a Sky" ma "poi non si era arrivati a nulla". Genovesi ricorda che fra lei e il ministro "era nata un'amicizia".12-11-2010]

 

 

BERLUSCONI: NON MI DIMETTERÒ MAI, FINI MI SFIDUCI - E GIAN-MENEFREGO FA I NOMI DI TREMONTI E MARONI - Imbavagliato Feltri - FINANZIARIA, NAPOLITANO È CRITICO - DEBITO PUBBLICO, MAI COSÌ ALTO IL RISCHIO ITALIA - UNA PERLA DI MINACCE: DA LARUSSA A DON VERZÉ - MORTE DI UN TASSISTA BUONO - IL DEBITO DELL’IRLANDA FA PAURA ALL’EUROPA - AL G-20 NON C’È PACE SULLE VALUTE - EOLICO, L’AFFARE DELLE PALE FERME CHE VALGONO MILIONI DI EURO

Da "ilVelino.it"

 

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Berlusconi: non mi dimetterò mai". Editoriale di Sergio Romano: "Batta un colpo (se ci riesce)". Di spalla: "E il leader fli fa i nomi di Tremonti e Maroni". A centro pagina con foto-notizia: "Morte di un tassista buono" e "Napolitano critica la manovra: buio sulle scelte, troppi tagli". A fondo pagina: "Ricomincio dai sessanta. I nuovi anziani d'Italia" e "Quei ragazzi felici e ricchi grazie a una bella idea".

LA REPUBBLICA - In apertura: "Berlusconi: io premier o il voto". Editoriale di Guido Crainz: "Il tramonto del demiurgo" e d Carmelo Lopapa: "Gianfranco al Senatur: ‘Meglio senza Silvio'". Di spalla: "Il debito dell'Irlanda fa paura all'Europa. Italia, lo spread Btp ai massimi dal 1997". Al centro con foto-notizia: "Milano, la nuova città costruita sui veleni" e "Ruby, il pm accusa Maroni: ‘Ha calpestato la verità'". A fondo pagina: "Distratto un'ora su due, la vera fuga del cervello" e "Balotelli: la mia vita da nero, i primi insulti a 15 anni".

 

LA STAMPA - In apertura: "Bossi, mediazione fallita". Di spalla: "Cambi e commerci. Al G20 in Corea non c'è accordo". Editoriale di Francesco Guerrera: "Il mondo aggrappato alla debolezza Usa". A centro pagina con foto-notizia: "Venere torna ma non ha casa" e "‘Bimbi maltrattati'. Sequestrato il nido'". A fondo pagina il "Buongiorno" di Massimo Gramellini: "Chi ci farà star buoni".

 

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Finanziaria, Napolitano è critico". Editoriale di Fabrizio Forquet: "Stabilità? Sì. Paralisi? No, grazie". Di spalla: "con Saviano e Petrini a Bassano è già il 2050". A centro pagina con foto-notizia: "Al G-20 non c'è pace sulle valute" e "Brevetto Ue bocciato da Roma e Madrid". A fondo pagina: "Custodiamo insieme la memoria degli eroi italiani".

 

IL GIORNALE - In apertura: "Imbavagliato Feltri". Editoriale di Alessandro Sallusti. In taglio alto: "Berlusconi non si arrende: ‘Sarà guerra'". Di spalla: "La carta dei giudici che smentisce la pm del caso Ruby". A centro pagina sul caso Feltri: "Lo puniscono perché ha smascherato Fini" e "I giornalisti vittime della loro inquisizione" e "finiamola con queste caste onnipotenti". A fondo pagina: "‘Che c'entra Bondi? A Pompei è crollata soltanto una patacca'".

IL MESSAGGERO - In apertura: "Berlusconi: Fini mi sfiduci". Editoriale di Marco Fortis: "Il G20 in secca e il Titanic Irlanda". A centro pagina con foto-notizia: "De Laurentiis, genio del cinema: da Roma conquistò Hollywood" e "Eolico, l'affare delle pale ferme che valgono milioni di euro". A fondo pagina: "Sentenza contro le cosche, per scrivere le motivazioni ci sono voluti 1700 giorni" e "Roma, rinasce il tempio di Venere".

 

IL TEMPO - In apertura: "S'è bruciato il Biscottone". Editoriale di Mario Sechi. A centro pagina con foto-notizia: "Gianfranco non fa Economia" e "Piove e Roma si allaga. In campo anche la Protezione civile". Di spalla: "Quattro finiani al capolinea". A fondo pagina: "La vita da film di De Laurentiis".

LIBERO - In apertura: "Imbavagliato Feltri". Editoriale di Biagio Bova: "Fermiamo Fini. Sta mandando l'Italia in malora" e di Maurizio Belpietro: "Tifa per la crisi. Così è più facile fare il ribaltone". A centropagina: "Fini offre Tremonti e un pugnale. Bossi rifiuta: Cav premier fino al voto". A fondo pagina: La Borsa litiga con il Fisco. Nei guai un'azienda su tre" e "Io e la Juve facciamo pace. Parola di Luciano Moggi".

 

L'UNITA' - In apertura: "Viale del Tremonti". A fondo pagina: "Dino De Laurentiis, l'italiano che scalo Hollywood" e "Dalle macerie può nascere la bellezza".

 

IL FATTO QUOTIDIANO - In apertura: "Da Pompei a MInzolini. Spese allegre e noi paghiamo". Editoriale di Carlo Tecce. Di spalla: "Max, nun ce prova'". A centro pagina: "Perla, squilli e minacce: da La Russa a Don Verzé". A fondo pagina: "Conso, il 41 bis e le stragi del 93" e "Giudici, da vivi e da morti".

ITALIA OGGI - In apertura: "Un rating antievasione" A centro pagina: "Fisco, pentirsi adesso costerà di più. Velocizzati i pagamenti dei comuni" e "Fisco e Inps, sconti a chi lavora". A fondo pagina: "Mondadori. Bene periodici e libri, raccolta -6,3%" e "Bankitalia chiede più spazio all'Antitrust".

MF - In apertura: "Mai così alto il rischio Italia". A centro pagina: "Befera: il condono resta tombale" e "Profumo di Tabacci". A fondo pagina: "Generali già oltre i risultati del 2009" e "Unbundling, tutti contro tutti sull'aumento delle tariffe".12-11-2010]

 

 

ARCORE NON SI COMANDA - I VERBALI DI PERLA GENOVESI, l’ex assistente del senatore piediellino Pianetta, arrestata per traffico di droga - "L’uomo di Formigoni mi disse: sei controllata" - Si scopre che Perla faceva il triplo gioco: politica, droga e informazioni per la Digos di Parma - Ma soprattutto, occhio alle ultime righe del verbale: "Il camper aveva trasportato 12 chili di cocaina (...), e 6 chili e mezzo si sono fermati a Roma". E a Roma dove sono finiti

Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"

 

Ieri Il Fatto Quotidiano ha raccontato l'incredibile storia dei 48 contatti telefonici tra Perla Genovesi e Villa San Martino, la residenza di Silvio Berlusconi, dal settembre 2003 al settembre 2007. E poi i 500 contatti con una sim intestata a Sandro Bondi e un'altra inserita successivamente nell'apparecchio telefonico appartenuto al ministro della cultura e infine i 127 contatti telefonici con l'attuale ministro della Funzione Pubblica, Brunetta.

Nello stesso periodo questa ragazza di Parma che allora aveva un'età oscillante tra i 25 e i 29 anni e ora ne ha compiuti 32, aveva rapporti strettissimi con narcotrafficanti siciliani vicini alla famiglia mafiosa capeggiata da Matteo Messina Denaro, il numero uno della mafia. La strana storia di Perla Genovesi è quella di una persona dalla tripla vita: narcotrafficante per amore, assistente parlamentare del senatore di Forza Italia Enrico Pianetta per lavoro, ma anche infiltrata della Polizia tra i boss.

 

Una storia che merita di essere raccontata con le parole dei suoi verbali con i pm di Palermo Calogero Ferrara e Marcello Viola del 27 luglio e 19 agosto del 2010. Perla Genovesi racconta anche di avere appreso di strani giri di soldi sugli appalti del San Raffaele. Sui quali Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, avrebbe percepito una somma definita dalla ragazza "tangente":

"Scoprii tramite altre persone, non persone buone, delinquenti, che praticamente il fratello di Berlusconi, Paolo, era quello che gestiva praticamente come si può dire tangenti, non lo so se si possono chiamare tangenti, però i furgoni camion che portavano su la merce dal meridione su, gli appalti di questi camion pagavano un pizzo".

NOME IN CODICE: CORALLO

Pm: Quindi tra gli 11 e i 7 anni fa grossomodo, lei ha fatto da informatore della ...

Genovesi: Per la narcotici sono i Carabinieri che si occupano di indagini antidroga. Il mio nome in codice era "Corallo". Nello stesso tempo facevo anche da informatrice per la Digos di Parma, facevo riferimento più precisamente al dott. Festa.

Pm: E la Digos che indagini fa in materia di droga, scusi signora? La narcotici lo capisco, ma ... la Digos si occupa d'altro come lei sa.
Genovesi: Non lo so, però con me il dott. Festa e la Digos hanno fatto alcuni arresti.

 

Pm: Sempre di droga, in materia di droga?
Genovesi: Sì.

Pm: Ho capito.
Genovesi: E tutto questo l'ho fatto per una ... né per scopo di lucro né perché io ne facessi uso ...

Pm: E perché lo faceva?
Genovesi: Perché ... questa è la cosa più difficile magari da ... perché ritenevo responsabili gli spacciatori della rovina della mia famiglia. Perché mio zio era morto dopo che l'avevano picchiato in carcere perché era stato in carcere per colpa della droga, per colpa del fratello che faceva spaccio ...

Pm: Come si chiamava suo zio?
Genovesi: Antonio Montoro e io ... ero piccola, so che quel giorno che è morto avevo giurato che da grande avrei arrestato gli spacciatori e poi me ne sono dimenticata ovviamente di questo giuramento, a 21 anni ...

L'ASSISTENTE DI FORMIGONI
Genovesi: Io pensavo che se io avessi fatto anche da infiltrata, informatrice, ... Berlusconi e questa gente avrebbe saputo queste cose, perché sapevo che avevano i servizi segreti che lavoravano per loro, che tra l'altro mi avevano detto che avevo il telefono sotto controllo, l'Assistente di Formigoni me l'avevo detto, e quindi avevo paura a fare l'informatrice su cose più piccole anche.

Pm: Che le aveva detto l'Assistente di Formigoni?
Genovesi: Che avevo il telefono sotto controllo.

Pm: Ma in che occasione glielo disse? Cioè vi siete incontrati un giorno e le disse "guarda, sai ci hai il telefono sotto controllo" ...
Genovesi: Più o meno così mi disse. Sì, mi stava ... tutti i giorni ci sentivamo, lui mi veniva dietro, però più o meno sì.

Pm: L'Assistente di Formigoni?
Genovesi: Uno degli Assistenti sì.

Pm: E come si chiama innanzitutto questo?
Genovesi: Alessandro.

 

Pm: Alessandro come?
Genovesi: Alessandro ... adesso il cognome ... non me lo ricordo, però ce l'ho scritto, anche il numero telefonico.

Pm: E lei non le disse "ma come lo sai, chi te l'ha detto?"
Genovesi: Sì, ‘uno dei servizi segreti', mi aveva detto.

Pm: Quindi uno dei servizi gli aveva detto che lei aveva il telefono sotto controllo.
Genovesi: Sì.

Pm: Questo mentre lei lavorava col Senatore?
Genovesi: Sì.

COCA A BARCELLONA

Perla Genovesi sostiene di avere scoperto con chi aveva a che quando Paolo Messina, impiegato del comune di Campobello di Mazara cinquantenne le rivela il senso del loro viaggio in Spagna

Genovesi: Solo quando mi disse che il viaggio che avevamo fatto a Barcellona ... il camper aveva trasportato 12 chili di cocaina ...

 

Pm: 12?
Genovesi: E non so se il primo o il secondo viaggio 8 chili o qualcosa del genere.

Pm: Con riferimento a questa droga che lei ha visto nella valigia cosa le disse?
Genovesi: Che era quella che tornava su ...

Pm: Cioè?
Genovesi: I 12 chili, erano 6 chili e mezzo ...

Pm: E perché tornavano su?
Genovesi: Perché si fermavano a Roma quei 6 chili e mezzo.

 11-11-2010]

 

 

A PERLA DI ARCORE - BEN 48 TRA TELEFONATE E SMS (DAL SETTEMBRE 2003 AL SETTEMBRE 2007) ALLA VILLA DEL RE DEL BUNGA BUNGA PER LA RAGAZZA PARMENSE AMICA DI NADIA MACRÌ POI ARRESTATA PER TRAFFICO DI DROGA - L’ASSISTENTE DELL’OSCURO SENATORE PDL PIANETTA AVEVA UN FILO DIRETTO CON LA RESIDENZA DEL PREMIER E CHIAMAVA DI CONTINUO ANCHE BONDI E BRUNETTA - E NOEMI S’INCAZZA: “RUBY DICE CHE SONO STATA ALLE FESTE? LA QUERELO

1 - TELEFONATE PERICOLOSE...
Marco Lillo per "il Fatto Quotidiano"

 

Nei quattro anni che hanno segnato l'ascesa di Perla Genovesi ci sono ben 48 contatti telefonici (in entrata e in uscita, tra telefonate e messaggi sms) con il telefono di Arcore. Il Fatto Quotidiano ha visionato i tabulati telefonici che dimostrano ancora una volta quanto sia facile per personaggi discutibili, spesso di sesso femminile, accedere ai vertici del Pdl.

 

Altro che assistente sfigata di un oscuro senatore di periferia. Altro che sconosciuta centralinista della Regione Emilia Romagna. Perla Genovesi, la ragazza parmense di 32 anni, già portaborse del senatore Enrico Pianetta di Forza Italia, fermata nel 2007 e poi arrestata nel luglio scorso con l'accusa di traffico di stupefacenti insieme a un gruppo di siciliani, era entrata davvero nel cuore del potere berlusconiano.

 

Questa giovane dalla doppia vita a cavallo tra i politici romani che oggi occupano le poltrone più importanti del Governo e i narcotrafficanti siciliani era arrivata a parlare con Villa San Martino. Il Fatto Quotidiano ha visionato i tabulati telefonici della ragazza nei quattro anni che hanno segnato la sua ascesa dall'Emilia alla Capitale e ha scoperto ben 48 contatti (in entrata e in uscita, tra telefonate e messaggi sms) con il telefono di Arcore.

Nello stesso periodo Perla Genovesi aveva contatti e collaborava con i narcotrafficanti Vito Faugiana e Paolo Messina, arrestati con lei nel luglio scorso. Una circostanza che dimostra ancora una volta la permeabilità dei vertici del Pdl da parte di personaggi, spesso di sesso femminile, legati alla criminalità organizzata.

 

Dopo Barbara Montereale, l'amica di Patrizia D'Addario fidanzata con un rampollo del clan Parisi di Bari, dopo il caso Ruby e la pubblicazione da parte di "Oggi" delle foto di Lele Mora, indagato per favoreggiamento della prostituzione, che recapita in villa pacchi di ragazze al premier, le telefonate ad Arcore di una ragazza in rapporti con narcotrafficanti siciliani ripropone il problema della ricattabilità e della possibile infiltrazione da parte della criminalità dei vertici del Pdl.

 

Non solo il premier ma, come dimostra questo caso, anche il suo entourage e i suoi uomini più fidati sono a rischio per le loro spericolate frequentazioni. Quando hanno visto i 48 contatti con Arcore, inizialmente gli investigatori hanno pensato al Cavaliere. Era naturale accoppiare l'utenza 039 6013... di Arcore, intestata all'Immobiliare Idra (società proprietaria di gran parte delle ville di Berlusconi) al padrone di casa. Quel numero era stato rinvenuto tanti anni fa nella memoria del cellulare di Marcello Dell'Utri come recapito riservato per contattare l'amico Silvio.

 

In realtà, esaminando alcune telefonate intercettate sull'utenza di Perla Genovesi, si è scoperto che quando chiamava quel numero la ragazza cercava non Silvio ma Sandro. Il 16 aprile 2005, al centralinista che risponde "Villa San Martino", infatti, secondo i Carabinieri, "Perla chiede del Dott. Giuseppe Villa che però non c'è. E chiede anche di tale Bondi ma non c'è neanche quest'ultimo".

 

Questo è l'unico contatto con Arcore segnalato dai Carabinieri nella loro informativa nella quale si annotano anche 13 contatti con l'attuale ministro della difesa Ignazio La Russa, "tutte attinenti al suo compito ufficiale e prive di interesse investigativo".

 

I contatti con Arcore tracciati dai tabulati cominciano nel 2003. Sono molte le telefonate in partenza dalla magione del Cavaliere: il 19 settembre del 2003 alle 13 e 32, per esempio, il telefono di Arcore chiama il cellulare di Perla Genovesi e la conversazione dura 8 minuti. Il giorno dopo c'è un'altra chiamata più breve sempre in partenza dalla villa e poi ancora il 3 ottobre, il 27 ottobre, il 9 novembre, il 25 dicembre, il primo marzo del 2004 e così via.

 

Sono in tutto undici le chiamate in uscita mentre molte di più sono le volte che è Perla a chiamare il suo ignoto interlocutore di Arcore. Una volta, forse per sbaglio e per un solo secondo, Perla chiama anche alle 6 di mattina. Non è possibile sapere (a parte l'unico caso citato nell'informativa dei Carabinieri visionata dal Fatto) chi e cosa cercasse la ragazza parmense ad Arcore.

 

Fin quando non saranno rese pubbliche le trascrizioni delle conversazioni (e non solo i tabulati che indicano solo il chiamante e il chiamato oltre alla durata della conversazione) si possono fare solo dei ragionamenti basati sulle altre telefonate che precedono e seguono quelle di Villa San Martino. A leggere i tabulati, probabilmente era proprio Sandro Bondi, nominato nel 2005 coordinatore del partito Forza Italia, o qualche altro personaggio dell'entourage del Cavaliere, l'interlocutore misterioso della ragazza, che ha sempre detto di non essere mai andata ad Arcore.

Perla Genovesi ha riferito solo in via indiretta i racconti dei festini nella villa di Silvio Berlusconi ai quali avrebbe partecipato la sua amica Nadia Macrì ma ha sempre aggiunto di non essere mai stata coinvolta in prima persona in quelle feste e di avere partecipato ad incontri con altri politici a Roma e a Palermo.

 

Nei tabulati della ragazza ci sono invece tantissime telefonate che, secondo gli investigatori, sono riferibili alle utenze di Sandro Bondi. Nei tabulati risultano 37 contatti tra Bondi e Perla Genovesi tra il 19 settembre del 2003 e il 2 ottobre di quell'anno. Poi l'apparecchio telefonico di Bondi cambia sim e comincia a usarne una intestata a Forza Italia, probabilmente concessa in uso al politico di Fivizzano.

Perla Genovesi intrattiene ben 570 contatti telefonici nel periodo monitorato, dal settembre del 2003 al settembre del 2007, con questa scheda di Forza Italia probabilmente in uso a Bondi. Nello stesso periodo ci sono un centinaio di contatti con utenze riferibili all'attuale ministro del Pdl Renato Brunetta, al quale poi Perla Genovesi presenterà Nadia Macrì.

 

2 - NOEMI: RUBY DICE CHE SONO STATA ALLE FESTE? LA QUERELO...
Da "il Fatto Quotidiano"

"Ruby dice di avermi vista a una festa ad Arcore? Non so che cosa abbia in testa, ma io nell'ultimo anno non sono stata lì. Ha qualche mia fotografia? Se dice certe cose deve provarle: potrei querelarla. Ad Arcore ci sono stata, ma solo con mamma e papà e prima del compleanno a Casoria". Così Noemi Letizia, in un'intervista a Diva e donna.

La ragazza parla delle feste dal premier: "Ma quale sesso e droga. Si cena e basta. Ci sono stata con i miei genitori e anche quando sono andata da sola, a Villa Certosa, ho partecipato a una cena tranquillissima. Nessun dopocena". "Il bunga bunga? E' una barzelletta. Anche mio padre la conosce". Su Ruby: "Non l'ho mai conosciuta: non paragonatemi a lei. E' il mio opposto: io sono una brava ragazza italiana; vivo a casa e studio".

 10-11-2010]

 

 

 - HARDCORE DA SBALLO...
Cetriolo lisergico per il Banana delle feste. "Perla, corriere della droga. 48 chiamate ad Arcore. Altro che assistente di un oscuro senatore del Pdl, Perla Genovesi aveva un filo diretto con la residenza del premier. Centinaia di telefonate anche con Bondi e Brunetta". Sul giornale di Padellaro, Marco Lillo dà un'occhiatina ai tabulati della ragazza arrestata per traffico di droga. Aveva solo 57 telefonini e si scopre che, quando chiamava Villa San Martino, chiedeva di Giuseppe Villa o di Sandro Bondi (CQ, pp.1-3).

 

Ma ai pm palermitani, Perla ha raccontato anche il mercato dei posti a Montecitorio: "Candidature forziste vendute a 150 mila euro. "Soldi all'agenzia del figlio di Dell'Utri". Il senatore smentisce e annuncia querele (Repubblica, p. 10).

 

 

10-11-2010]

 

 

1- PRETTY RUBY PASSA ALL’INCASSO: NOTTE CUBISTA IN UNA DISCO MENEGHINA (10MILA €?) - 2- MA QUALE "RAGAZZA DA SOCCORRERE", COME DICHIARATO DAL PRESIDENTE "PROSTITUZIONALISTA" BERLUSCONI PER GIUSTIFICARE IL SUO INTERVENTO SULLA QUESTURA DI MILANO (EPPOI NON ERA LA NIPOTE DI MUBARAK?), PERCHÉ RUBY NON AVEVA SOLTANTO AMICIZIE "ALTOLOCATE", DI CUI NON PERDEVA OCCASIONE DI VANTARSI, MA ANCHE GIRI DI PERSONAGGI DA PRENDERE CON LE MOLLE PRONTI A DIFENDERLA CON IL COLTELLO, COME RACCONTANO LE DENUNCE DI DUE TASSISTI AL COMMISSARIATO DI POLIZIA DI NERVI POCHI GIORNI PRIMA CIOÈ CHE LO SCANDALO SCOPPIASSE - 3- IL PM INDAGA SUL "SISTEMA DELLE CENE". PUNTA CIOÈ AL "SISTEMA" CHE PORTA, GRAZIE A TESTIMONIANZE E ACCERTAMENTI, ALLO "SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE" -

1- RUBY E LE ALTRE «RUBACUORI»: SABATO LA SERATA IN DISCOTECA
Michele Focarete per Corriere.it

 

Soldi facili, che giovanissime come Ruby guadagnano adescando uomini nell'ora dell'aperitivo, prendendo percentuali dai locali nei quali portano i clienti e concedendosi poi a non meno di 500 euro per notte. Un business a tanti zeri come ci racconta Miriam, 22 anni, di Mohamadia, mezz'ora di strada da Casablanca.

 

Un paesino considerato la Mecca del sesso. Da qui, infatti, si muovono parecchie giovani marocchine in cerca di avventure lucrose. «Di giorno relax - dice Miriam -. Difficilmente ci si muove alla ricerca di qualcosa o qualcuno. Si inizia dall'aperitivo verso le 18.30, nei soliti posti di tendenza. Io, personalmente, preferisco Armani, Bulgari, il Living. Ma anche nei barettini attorno a corso Como si pesca bene.

 

Dopo l'aperitivo, tassativamente Margarita alla fragola, cerco di convincere il cavaliere di turno ad andare nelle discoteche dove io ho agganci come pierre o ragazza immagine, così prendo dal 10 al 20 per cento sulle consumazioni. Poi, la serata si conclude in hotel o a casa sua. Sesso per 500, 600 euro. Ma qualche volta ho ricevuto anche 1.200 euro».

E i conti sono presto fatti: Miriam è una giovanissima da 1.000 euro in media al giorno. E, come lei, l'esercito di escort straniere che si muove in città vanta 500 adepte. In primis quelle dell'Est, seguite da caraibico-sudamericane. Terze le magrebine. Tutto esentasse.

 

Sempre in tema di business, dopo aver da poco vinto il ricorso al Tar per rimanere aperti fino alle 5 del mattino, è subito festa. E guarda con chi? Con Karima El Mahroud, in arte Ruby Rubacuori, la giovane marocchina più chiacchierata della storia contemporanea: sarà infatti lei, provocante e misteriosa, la madrina della serata di sabato prossimo al Karma di via Fabio Massimo, al Corvetto.

 

Lo annuncia una locandina, con tanto di primo piano della ragazza dalla pelle ambrata che ha messo in subbuglio questura e Palazzo Chigi. «Ruby Rubacuori, special guest». Lei, salita agli onori della cronaca per certe dichiarazioni piccanti nei confronti del premier Silvio Berlusconi, si agiterà ancheggiando sul cubo e tra i fan, in un mini show al peperoncino. Cachet? Top secret. Ma tra le ragazze immagine e cubiste del momento circola questa voce: dai 5 mila euro in su. Sempre esentasse.

 

2- RUBY, IL PM A CACCIA DELLE "DELUSE" - SESSO IN CAMBIO DI PROMESSE DI PARTECIPAZIONE A TRASMISSIONI TV - IL MAGISTRATO INDAGA SUL "SISTEMA DELLE CENE"
Piero Colaprico per "la Repubblica"

Come dice Monica Bellucci, «quello dell´escort di palazzo è un tema vecchio come il mondo». Ma l´inchiesta milanese che ha coinvolto la neo-maggiorenne Ruby, scappata di casa giovanissima e invitata alle feste del premier ad Arcore, non punta ai comportamenti, ma ai reati contemporanei.

 

Punta cioè al «sistema» che porta a vari clienti, tra i quali Silvio Berlusconi è il più famoso e generoso, cubiste, ballerine, ragazze dei calendari e piccole star del piccolo schermo.

Quel sistema, per come si va configurando grazie a testimonianze e accertamenti vari, è «sfruttamento della prostituzione». Cioè, ci sono i clienti che pagano per avere la compagnia, e non è reato. Ci sono le ragazze (parti lese o testimoni). E c´è chi manovra, o aiuta a manovrare: e questo è il reato.

Come «accertarlo», però, non è semplice. Non è facile che una soubrette ammetta di essere quello che è anche, a volte. Questo spiega il passo un po´ più rallentato dell´indagine in questi giorni. Ieri si scriveva della richiesta del pm Antonio Sangermano al collega Franck Di Maio di alcuni interrogatori, arrivati a Milano per lo spezzettamento dell´inchiesta «Vallettopoli» di Potenza.

 

Riguardavano Silvia Abbate e Barbara Guerra, entrate in programmi Mediaset, ed Emilio Fede. Ma viene analizzata «una montagna di carte», perché in varie parti d´Italia alcune ragazze hanno già spiegato ai magistrati come funziona il cosiddetto «sistema delle cene», che non sono cene e basta.

E non sono poche, a quanto pare, le deluse. Le dimenticate. Quelle che speravano di partecipare almeno al «Grande fratello» e non sono state chiamate. L´inchiesta milanese non può certo sentirle tutte o occuparsi del risentimento di tutte, ma possono esserci delle coincidenze molto interessanti tra le loro dichiarazioni a verbale e i tre verbali della giovanissima Ruby. Se ci sono, il fiorire di interviste contraddittorie della ragazza verrà spazzato via molto facilmente all´interrogatorio, non ancora fissato.

Tra gli investigatori c´è chi sta lavorando su questo filone e c´è chi - non dimentichiamolo, perché la giustizia non è il processo televisivo - continua a occuparsi della telefonata di Silvio Berlusconi al capo di gabinetto della questura di Milano Pietro Ostuni. Di fatto è quella telefonata che «sblocca» Ruby-Karima e la fa uscire dal portone principale nonostante un fermo per furto. E Karima, che è marocchina con famiglia residente in Sicilia, diventa, nonostante l´accertamento dell´identità, «la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak».

Questa «truffa diplomatica» è stata rivista alla moviola tre volte. Una, con i racconti di Ruby. Due, con gli atti ufficiali, che vanno dalle relazioni di servizio del 27 e 28 maggio, del 28 luglio, agli «appunti» inviati dopo l´articolo di Repubblica dalla questura al ministero. Tre, con gli interrogatori dei poliziotti, compreso l´ex questore Vincenzo Indolfi.

 

C´è per ora una sola persona fisica indagata che collega i due filoni: è Nicole Minetti, 25 anni, consigliere regionale per diktat di Silvio Berlusconi. Ha nominato una famosa avvocatessa e attende, chissà per quando, la convocazione: sarà in qualche ufficio nascosto, lontano il più possibile dai cronisti.

3- "RUBY? DA GENOVA A MILANO IN TAXI, E CI PAGÒ CON MINACCE"
Paolo Colonnello per "La Stampa"

A leggere gli atti che riguardano le avventure di «Ruby Rubacuori», al secolo Karima, non si direbbe proprio che fosse una «ragazza da soccorrere» come dichiarato dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per giustificare il suo intervento sulla Questura di Milano il 28 maggio scorso.

Perché «Ruby» non aveva soltanto amicizie «altolocate», di cui non perdeva occasione di vantarsi, ma anche giri di personaggi da prendere con le molle pronti a difenderla con il coltello, come raccontano le denunce di due tassisti al commissariato di polizia di Nervi pochi giorni prima cioè che lo scandalo scoppiasse.

 

E' il 15 ottobre, quando dai poliziotti a mezzogiorno si presenta F.C., autista di taxi che racconta di aver prelevato la sera prima davanti alla discoteca «Albikokka» «una giovane e avvenente ragazza... vestita in modo elegante». Una bellezza che non si dimentica quella di Ruby, così gli agenti non fanno fatica a rintracciarla su un album fotografico e il tassista la riconosce al volo: «E' lei».

 

Dunque la sera prima Ruby-Karima era salita sul taxi chiedendo di essere portata fino a Milano da Armani. Un tragitto di poco meno di due ore, durante il quale Ruby prende il cellulare e parla, parla. Racconta ad amici e amiche che dovrà fare spettacoli a Genova e all'Armani di Milano e poi si vanta col tassista: «Mi disse di chiamarsi Sabrina, raccontava di essere una donna di spettacolo, di lavorare oltre che nei locali, alla televisione su Italia 1, come partecipante di una non meglio specificata trasmissione, e aggiungeva di lavorare per Lele Mora e di essere amica personale di Silvio Berlusconi».

 

Il tassista trasecola. Non crede molto a questa bella ragazza anche perché sospetta che in realtà tiri a non pagargli la corsa. Quando arrivano a Milano, Ruby chiama un altro tassista, «un amico» dice, che dovrebbe aiutare l'autista arrivato da Genova a raggiungere «L'Armani». Arriva una Mercedes bianca, con il lumino di servizio sul tetto ma senza altre scritte identificative, dalla quale sbarcano altre due «ragazzine». Sembrano tutti grandi amici di Ruby e «una certamente è di etnia rumena».

La nuova arrivata sale in auto con la marocchina: sarà lei a indicare la strada al tassista genovese. Seguiti dalla misteriosa Mercedes bianca, dopo un po' di giri a vuoto il tassista si preoccupa, chiede spiegazioni. La ragazzina rumena a un certo punto scende dal taxi mentre Ruby si innervosisce: «Fatti i cazzi tuoi, continua a guidare e stai tranquillo che la corsa te la pago».

 

Ma quando finalmente si fermano, in centro, ad aspettarli ci sono sei o sette uomini «di carnagione scura». Tra loro Ruby ne riconosce uno di mezza età: «Ecco il mio amico, ora ti paga». Ma l'uomo tira fuori il coltello: «Vattene tassista, perché finisce male». Ruby si dilegua, il tassista ingrana la marcia e scappa.

 

Il secondo verbale, questa volta di R.S., racconta invece di un altro viaggio di «Ruby» da Genova all'Hollywood di Milano il 25 luglio scorso: «Ci accordammo per 350 euro». Anche in questo caso Ruby ha la lingua sciolta: «Mi raccontava di lavorare nei locali più esclusivi di Genova e Milano, di avere lavorato in tivù nella trasmissione Chiambretti Night e di essere in rapporti con Lele Mora». Insomma, un copione. Solo che una volta arrivati in Corso Como la ragazza con una scusa scenderà dal taxi e si dileguerà nella discoteca. 08-11-2010]

 

 

VESPA "ANNALES" - NEL SUO NUOVO LIBRONE (OLTRE 700 PAGINE!), BRUNELLO DA "PORTA A PORTA" RICOSTRUISCE L’INCIPIT DELLA ROTTURA FINI-BERLUSCONI: IL TRADIMENTO INIZIÒ CON PRODI E LA TULLIANI - Il 2007, anno decisivo per la vita privata di gian-menefrego: fuori daniela (separazione blindatissima), dentro elisabetta (col pancione) - e PARTE IL TORMENTONE di "Striscia la notizia": il video con gaucci...

da "Libero"

 

Pubblichiamo uno stralcio dell'ultimo libro di Bruno Vespa (Editore Mondadori), "Il Cuore e la Spada". Si parla delle fibrillazioni nella politica italiana nel 2007 e delle origini della crisi, poi scoppiata quest'anno, tra Berlusconi e Fini.

Con una delle sue frequenti e improbabili campagne acquisti, il Cavaliere era convinto di far cadere Prodi nell'autunno del 2007 sulla seconda legge finanziaria. Ma nessuno dei leader dei piccolissimi partiti dell'Unione voleva fare il primo passo, assumendosi l'onere di provocare il ricorso all'esercizio provvisorio di bilancio, strumento dimenticato perfino nella Prima Repubblica.

 

Il 15 novembre 2007 la legge passò al Senato con 161 voti contro 157. Sarebbe bastato che due senatori, Lamberto Dini e il suo amico Giuseppe Scalera, votassero contro per far saltare il governo. Ma Dini tentennò, giocandosi così un ruolo di primo piano nel governo Berlusconi del 2008. Sul momento, la cocente sconfitta del Cavaliere, già orfano di Casini, ebbe l'effetto di fargli rivoltare contro anche Fini.

 

Dopo una tempestosa telefonata, il leader di An gli assestò due colpi micidiali tra il 16 e il 18 novembre con due interventi sul «Corriere della Sera» e «la Repubblica». Convinto che Prodi sarebbe caduto soltanto dopo un accordo su una nuova legge elettorale, Fini disse che, se il centrodestra non fosse stato in grado di ridarsi una missione, la coalizione si sarebbe disintegrata e ognuno sarebbe andato per la propria strada.

«Lo feci» mi avrebbe spiegato più tardi «perché, sbagliando, ero convinto che la legislatura, proprio perché debolissima, sarebbe durata a lungo, anche nel caso di una caduta di Prodi, e mi sembrava inutile continuare nella pesca delle occasioni». L'irrita - zione di Fini nei confronti di Berlusconi aveva motivazioni politiche, ma era acuita da un fatto strettamente personale: uno sgradevole servizio di «Striscia la notizia» sulla sua nuova compagna, Elisabetta Tulliani.

 

Il 2007 era stato un anno decisivo per la vita privata del leader di An. Come abbiamo visto, il 16 giugno un comunicato di poche righe - redatto dall'avvocato di entrambi, Giulia Bongiorno - aveva annunciato la separazione di Gianfranco dalla moglie Daniela: «Dopo tanti anni di matrimonio [diciannove], può accadere che certi sentimenti cambino: noi ce ne siamo resi conto con immenso dispiacere ma anche con lucidità e la decisione di separarci è stata presa di comune accordo».

FULMINE A CIEL SERENO - Per l'opinione pubblica era stato un fulmine a ciel sereno, anche perché, soltanto tre mesi prima, Daniela sembrava ancora innamoratissima del marito. (Una separazione davvero blindata, la loro, se nemmeno tre anni dopo - quando tra l'estate e l'autunno del 2010 è esplosa la vicenda della casa di Montecarlo -nessun cronista è riuscito a estorcerle una sola sillaba. Fra l'altro, Daniela ha continuato a frequentare gli amici politici dell'ex marito anche dopo la scissione dal Popolo della Libertà).

 

Quando si seppe la notizia, Fini, cinquantacinque anni, era in attesa che la nuova compagna Elisabetta, trentacinque anni, gli desse Carolina (poi arriverà anche Martina). L'unione divenne quindi pubblica solo dopo la separazione di Gianfranco, ma i due si conoscevano già dal 2005.

Era stato Luciano Gaucci a presentarli. Dapprima Ignazio La Russa fece fare a Elisabetta un po' di pratica politica, ma ben presto scoprì che lei aveva aspirazioni televisive: bella e intelligente, non le fu difficile partecipare ad alcuni programmi di successo. Elisabetta, però, era innamorata di Gianfranco, e lui si innamorò di lei. «Ora ho deciso di lasciare il mondo dello spettacolo, per amore di Gianfranco» disse a Giulia Cerasoli di «Chi» (21 novembre 2007).

«Di personaggi pubblici in famiglia ne basta uno. Tornerò al mio lavoro di avvocato, ma non adesso». (Il suo elegantissimo sito Internet reca la scritta «Coming soon», prossima apertura). Quando si mise con Fini, Elisabetta era reduce da un lungo legame con l'imprenditore Luciano Gaucci (settant'anni nel 2010). «Sarebbe sciocco fingere di non avere un passato» affermò sempre nella stessa intervista.

«Avevo ventotto anni, ero libera e lo era anche lui. Gaucci è un uomo molto intelligente chemi ha insegnato moltissimo». E sul suo rapporto con Fini aggiunse: «Piano piano ci siamo accorti che ci capivamo al volo. È un uomo estremamente affascinante, sicuro di sé, ma con una dolcezza incredibile».

(Dopo l'arrivo della primogenita, a Laura Laurenzi della «Repubblica» descrisse il compagno come un uomo molto affettuoso: «Quando la bimba si sveglia, Gianfranco si alza con me, e sta con lei ogni momento che può. Le cambia anche i pannolini»). La prima uscita pubblica della Tulliani a fianco di Fini fu nel gennaio 2008 in occasione di una sfilata «ecologica » di Gattinoni.

 

PARTE IL TORMENTONE - Ma fin dall'autunno precedente, appena si era diffusa la notizia della loro relazione, «Striscia la notizia» aveva trasmesso con irritante sistematicità filmati dell'epoca del suo rapporto con Gaucci: uomo intelligente, come l'ha definito lei stessa, ma divenuto ormai oggettivamente ingombrante. Il leader di An attribuì a Berlusconi la responsabilità dello sgradevolissimo tormentone. Chi conosce Antonio Ricci, il padre di «Striscia la notizia», ricorda bene quante ne abbia combinate allo stesso Cavaliere...

 

E, d'altra parte, chi conosce Berlusconi sa che di certo quella campagna, visto il momento, non doveva essergli dispiaciuta. Come gli articoli graffianti che uscirono nelle stesse settimane sul «Giornale» e su «Libero». Sul piano politico, Fini, imbufalito con il Cavaliere per il patrocinio che aveva dato alla scissione da An della corrente di Francesco Storace e Daniela Santanchè, fondatori della «Destra» (da cui poi la seconda si sarebbe dissociata, diventando sottosegretario del nuovo governo Berlusconi), aveva reagito con due colpi bassi.

Il primo, con l'annuncio fatto ai suoi che, da quel momento, si sarebbe occupato personalmente dei due temi più sensibili per il Cavaliere, la giustizia e le televisioni. Il secondo, con una formidabile contestazione a Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore nazionale di Forza Italia, inondato di fischi al convegno di Assisi della corrente di La Russa e Gasparri, a cui aveva partecipato come ospite. Quest'ultimo episodio avvenne sabato 17 novembre e fu lo «sparo di Sarajevo» che, l'indomani, portò Berlusconi alla svolta di piazza San Babila a Milano.

 08-11-2010]

 

 

 

iL RE DEL BUNGA BUNGA? È A STOCCOLMA. SUL TRONO - A CONTENDERE AL NANO SUPREMO DI ARCORE IL PRIMATO DI STATISTA "SCOPATORE FINALE" ARRIVA CARLO GUSTAVO DI SVEZIA (CHE AL CONTRARIO DI SILVIO POTEVA CONTARE SUI SERVIZI SEGRETI CHE METTEVANO TUTTO A TACERE) - UN LIBRO SCANDALO RIVELA FESTINI IN LOCALI GESTITI DA MALAVITOSI, MIGNOTTE E RELAZIONI CLANDESTINE DEL SOVRANO. CHE CON APLOMB AMMETTE: “ERO GIOVANE, HO VOLTATO PAGINA” (O VAGINA?)…

Luigi Offeddu per il "Corriere della Sera"

 

In Italia, non si sa. O certe cose non capitano mai. Ma in Svezia, si fa così: se ci sono in giro foto e filmati che descrivono le notti di un re birichino, tra silfidi della lap-dance ed escort professionali, modelle e aspiranti attrici, con bagni di gruppo in mini-piscine, un bel giorno arrivano gli agenti del servizio segreto e portan via tutto.

Anche con modi ruvidi, quando è il caso: e metà del problema è risolto. Ma poi le chiacchiere continuano a girare. E arrivano alla tavola dello stesso re, alle orecchie di moglie e figli. Un bel guaio, e proprio nel Paese europeo simbolo della liberazione sessuale.

Tutto questo racconta «Carlo XVI Gustavo, il monarca riluttante», libro scritto da tre giornalisti, che prima ancora di arrivare in libreria sta sollevando un putiferio a Stoccolma. Le prime anticipazioni filtrate sui giornali sono infatti dinamite, o mercurio vivo: un calderone ribollente di gossip, di pettegolezzi. Il protagonista è Carlo Gustavo Folke Hubertus, 64 anni, re di Svezia e duca dello Jamtland, salito al trono il 15 settembre 1973. Il quale - e forse è questa la vera notizia - non smentisce ufficialmente le accuse, tutte riferite a quando aveva una quarantina d'anni.

L'altro ieri, davanti a 60 giornalisti di mezza Europa convenuti a Stoccolma per una tradizionale battuta di caccia all'alce, lui ha preso di petto l'argomento: «So di questo libro, ma non ho ancora avuto modo di leggerlo. Ho visto dei titoli non molto gradevoli sui giornali. Ne ho parlato con la mia famiglia e con la regina: voltiamo pagina e andiamo avanti, mi sembra di capire che queste cose sarebbero avvenute tanto tempo fa». Niente querele, non una parola di più: almeno per ora.

 

Carlo Gustavo è un sovrano popolare e amato, come la regina Silvia e i loro 3 figli (una, la principessa Vittoria, è diventata nota anche per la sua lunga battaglia vincente contro l'anoressia). Il motto personale del re è «per la Svezia, nel tempo», significando il desiderio di non vivere nella naftalina. E secondo il libro in uscita, quel motto sarebbe stato messo in pratica anche troppo bene.

Di pagina in pagina, una cascata di dettagli più o meno salaci: troppe fonti anonime, sostengono i critici, ma gli autori dicono di essere pronti a far testimoniare in tribunale quelle stesse fonti, con nome e cognome.

E dunque, nell'ordine: una bellissima amante dalla pelle ambrata, una cantante pop afro-europea frequentata per un anno, la cui esistenza non sarebbe stata ignota alla regina; molte serate in locali semiclandestini, i cui tenutari (anche un boss della mafia balcanica) pascolavano nel sottobosco della malavita, e le cui artiste consolavano abitualmente nei retrobottega i clienti più illustri e facoltosi; più di una retata della polizia, sostiene ancora il libro, sarebbe stata evitata proprio grazie alla presenza di quei clienti.

E ancora: altri incontri con escort, altri bagni senza costume, e poi una serata pazza trascorsa nel night «Gold Club» di Atlanta, negli Usa, dove secondo alcuni testimoni il re sarebbe rimasto chiuso per due ore in uno stanzino con una disinvolta «artista».

I giornali svedesi si chiedono ora dove stiano i confini della privacy, e se sia giusto dar conto di tanta spazzatura. Il più importante di tutti, lo storico Aftonbladet, pianta un primo paletto: molti dettagli non si è potuto verificarli, però «è importante che l'opinione pubblica sappia non solo che il capo dello Stato svedese viene accusato in un nuovo libro, ma anche di che cosa è accusato».

 08-11-2010]

 

mille business della Don Verzè Spa - ospedali e centri ricerca Ma anche un aereo privato che da solo ha perso 10 milioni in un anno, hotel di lusso in Sardegna e mille ettari di piantagioni di mango e uva in Brasile: gesumio, quando ha tempo di pregare il prete più caro a berlusconi? - e quando sbuca un buco in bilancio di 6 milioni, din-don fa spallucce: "Sono un problema del mio socio di maggioranza, Dio"....

Ettore Livini per "la Repubblica"

 

Salute, ospedali e centri ricerca tra i più avanzati d´Europa. Ma anche un aereo privato che da solo ha perso 10 milioni in un anno, hotel di lusso in Sardegna e mille ettari di piantagioni di mango e uva in Brasile. La Don Verzè Spa è un piccolo impero a due facce. Da una parte, quella più conosciuta, c´è il core business dell´eccellenza medica del San Raffaele, uno dei fiori all´occhiello della sanità nazionale.

 

La Fondazione Monte Tabor però - la stanza dei bottoni di Don Luigi, 90 anni portati con disinvoltura - ha diversificato da tempo in una serie di attività più laiche. Sinora senza troppo successo visto che i conti di queste realtà collaterali si sono chiusi nel 2009 in rosso per 6 milioni mentre i debiti della Fondazione sono saliti di 100 milioni nel 2008 (ultimo dato disponibile) arrivando a quota 689.

 

L´ultima spina nel fianco di Don Verzè è la Vds Export, newco cui la Fondazione ha girato tre mesi fa il 40% dell´omonima realtà brasiliana fondata dalla famiglia veneta Garziera, una holding che controlla diverse fazendas nella regione di Pernambuco coltivate a mango, meloni e uva. La creazione della nuova società (partecipata al 20% da Roberto Cusin, ex titolare della Gemeaz Cusin) si è resa necessaria per un motivo semplice: Vds, malgrado i suoi terreni siano valutati 15 milioni, naviga in acque agitate (5 milioni di perdite tra gennaio e maggio 2010).

 

E la costituzione di una capogruppo italiana è stata necessaria per ottenere finanziamenti dalla Simest - realtà pubblica controllata dal ministero dello Sviluppo economico - che si è impegnata a versare 2,6 milioni alla controllata di Don Verzè. La delibera è stata firmata il 23 aprile, uno degli ultimi atti di Scajola prima che l´interim passasse a Silvio Berlusconi.

 

Poche soddisfazioni arrivano al San Raffaele pure dal business alberghiero in Sardegna: l´Hotel Don Diego, 4 stelle di Porto San Paolo, 52 camere con piscina affacciate sul parco marino delle isole Tavolara e Molara, ha chiuso gli ultimi due bilanci in rosso per 600mila euro. E da aprile 2008 la Costa Dorata - la società della Monte Tabor che controlla la struttura valutata 14 milioni - ha affittato l´albergo alla Don Diego Srl, nel cui capitale sono presenti tra gli altri Renato Pozzetto (10%), Mario Cal (15%), storico braccio destro di Don Verzè, e lo stesso Cusin (15%).

 

La delusione più grande, però, è arrivata dalla diversificazione nell´aviazione, custodita sotto il cappello della Airviaggi. L´attività di elisoccorso, di suo, è in pareggio. Il problema sono i 10,9 milioni di perdita sulla controllata neozelandese Assion Aircraft & Yachting, titolare di un contratto di leasing sul Challenger Cl604, il jet privato del San Raffaele, gestito operativamente dalla Alba servizi della Fininvest.

 

Una voragine che ha affossato tutti i conti del gruppo malgrado siano state rinviate le contabilizzazioni di rate per 3 milioni sull´affitto del velilovo. Ad assorbire i guai dei business collaterali, con ogni probabilità, potrebbero essere i conti delle attività sanitarie custodite in Monte Tabor i cui risultati, però, non sono pubblici.

Don Verzè, del resto, non si è mai mostrato preoccupato per i buchi in bilancio. «Sono un problema del mio socio di maggioranza, Dio», ha sempre scherzato, ricordando che «non è il denaro a far idee ma le idee a far denaro». E a una mente vulcanica come la sua, come dimostrano i mille business di Monte Tabor, le idee di sicuro non mancano.

 03-11-2010]

 

 

verbali di Nadia Macrì ai magistrati di Palermo - "Lui diceva, "avanti la prossima". E qualche volta stavamo tutte insieme nella piscina dove veniva consumato il rapporto sessuale - Per le prestazioni mi diede 10.000 euro ed altri piccoli regali. I soldi me li ha dati personalmente Berlusconi, in una busta - L’erba da fumare in Sardegna veniva trasportata con il jet privato del presidente" - Tirato in ballo anche il sindaco di Parma - "Perla Genovesi mi presentò a Brunetta"...

Salvo Palazzolo per la repubblica

 

"Lui diceva, "avanti la prossima". E qualche volta stavamo tutte insieme nella piscina dove veniva consumato il rapporto sessuale". Nadia Macrì, 27 anni compiuti il 7 aprile, era ormai sicura di poter raggiungere presto il suo sogno: entrare al Grande Fratello. Ai magistrati di Palermo ha raccontato: "Sono stata tre volte da Berlusconi, ma solo in due occasioni abbiamo avuto rapporti sessuali. Una volta in Sardegna e una volta ad Arcore. Per le prestazioni mi diede 10.000 euro ed altri piccoli regali. È accaduto nella Pasqua 2009, in Sardegna e nell'aprile 2010, ad Arcore. I soldi me li ha dati personalmente Berlusconi, in una busta".

 

Ha riempito quasi 300 pagine di verbale Nadia Macrì, ex cubista ed ex ragazza immagine a Milano, ex socia di un bar in via Giovanni XXIII a Reggio Emilia dall'insegna significativa, "Le veline". La sua vita cominciò a cambiare quasi per caso: "Ho conosciuto Lele Mora tramite un certo Federico, che ho incontrato per strada - racconta - Federico si occupa della sicurezza di Lele Mora".

Così Nadia Macrì si ritrovò nel bel mondo delle feste milanesi. "Ho lavorato anche per Mora", ha spiegato.

 

IL PRIMO INCONTRO

La giovane dice ai pm: "La prima volta che sono andata ad Arcore mi sono recata prima a casa di Lele Mora, a Milano, in via Monza, dove c'erano altre ragazze. Da lì siamo andate allo studio del giornalista di Rete 4 Emilio Fede. Era lui che faceva una sorta di selezione: ci chiedeva il nome, ma poi siamo andate tutte e sette nella villa del presidente, con un'auto privata".

 

Quella sera c'era una grande festa a casa Berlusconi. "C'erano persone famose, cantanti, imprenditori, avvocati, notai. Tuttavia - spiega la testimone - poi gli altri andavano via e solo noi ragazze ci alternavamo con il presidente". Ma quella volta non accadde nulla fra Nadia e Silvio Berlusconi. "La sera che l'ho conosciuto - questo ha messo a verbale Nadia Mcrì - non abbiamo avuto rapporti sessuali. Ricevetti comunque in dono dei piccoli gioielli, tipo Swarovski".

 

A VILLA CERTOSA

Quella sera, a Milano, il presidente invitò la sua giovane ospite in Sardegna. Il giorno dopo, lei corse a fare un biglietto per Olbia. "Si verificò poco prima del terremoto, nel periodo di Pasqua - racconta la testimone della Procura - nella villa in Sardegna eravamo circa 25 ragazze. Nelle stanze c'era dell'erba da fumare, che veniva trasportata con il jet privato del presidente". In ogni stanza venivano ospitate due ragazze, per ognuna c'era una spinello. "Ho visto altri invitati fumare - dice Nadia Macrì - il presidente mai".

 

DI NUOVO A MILANO

"Circa sei mesi fa, ad Arcore, c'è stato un altro incontro". È ancora Nadia Macrì che spiega a verbale. "Tale contatto mi fu procurato dal sindaco di Parma. Quando io ho bisogno di soldi vado proprio a Parma: lì c'è un bell'hotel vicino alla stazione ed un giorno io mi sono seduta al bar. Lì ho incontrato due uomini, il sindaco di Parma e il suo segretario. Il segretario mi disse che ero stata fortunata, perché quello era il sindaco e che avevo fatto colpo. Dopo, siamo andati in una villa e lì abbiamo avuto un rapporto sessuale per cui ho avuto 500 euro".

 

Nadia Macrì pretendeva qualcosa di più: "Chiesi al sindaco se poteva mettermi di nuovo in contatto con Berlusconi e lui mi disse che in effetti qualche giorno dopo il presidente si sarebbe recato a Parma. Qualche giorno dopo Berlusconi mi chiamò ed organizzammo di incontrarci ad Arcore". Ma quello fu l'ultimo incontro.

 

Racconta Nadia Macrì che il presidente restò male per una sua battuta. "Mi chiese, "cosa fa lei nella vita?". Gli risposi: "Presidente, cosa vuole che faccio, le marchette". Allora lui fece uscire l'altra ragazza e mi riprese: "Questo lei non deve dirlo"". Quel giorno Nadia aveva bevuto un po' troppo, è lei stessa ad ammetterlo: "Ero ubriaca. Dopo la mia risposta lui si arrabbiò. Mi disse che io parlo troppo".

L'INCONTRO CON BRUNETTA

All'inizio di tutta questa storia, Nadia Macrì racconta di essere entrata nel mondo luccicante della politica italiana solo per bisogno. Doveva risolvere un problema di affidamento del figlio. "La mia amica Perla Genovesi mi fece conoscere un avvocato di Roma tramite Renato Brunetta", ha spiegato. Era il 2006. "Io e Perla andammo nello studio di Brunetta.

 

La sera, andai con Brunetta dall'avvocato Taormina e gli consegnai tutta la documentazione. Il giorno dopo, andai a casa di Brunetta: per una prestazione sessuale mi regalò vestiti, gioielli e circa 300 euro. Io speravo di mantenerla quella relazione, per guadagnare un po' di soldi, ma la cosa non durò". Alla fine, Nadia Macrì restò con i suoi problemi: "L'avvocato Taormina non si è nemmeno presentato all'udienza - accusa la giovane - né mi ha mai restituito la documentazione che gli avevo lasciato".

03-11-2010]

 

 

 

 

 

 

DIN-DON-BUM! IL VERBALE DI PERLA GENOVESI CHE FA SALTARE IN ARIA DON VERZé E CAINANO - NELL’OCCHIO DEL CICLONE FINANZIAMENTI DI "MILIARDI" PROCURATI IN MANIERA POCO TRASPARENTE ALL’OSPEDALE SAN RAFFAELE FONDATO DA DON LUIGI VERZÉ E ALLE SUE FONDAZIONI TRAMITE LA COMMISSIONE DEL SENATO SUI DIRITTI UMANI PRESIEDUTA TRA IL 2001 E IL 2006 DA ENRICO PIANETTA, IL PARLAMENTARE DI CUI LA GENOVESI È STATA ASSISTENTE - "LA FETTA PIÙ GROSSA, OLTRE A DON VERZÉ, ERA STATA ASSICURATA, NON SO SOTTO QUALE FORMA, SICURAMENTE NON IN MANIERA DIRETTA, A BERLUSCONI. LÌ IO RIMASI DI STUCCO" -

Giovanni Bianconi per Corriere della Sera

 

Non solo il verbale di Nadia Macrì, la escort che ha detto di aver avuto incontri a pagamento con Silvio Berlusconi nelle sue residenze in Sardegna e ad Arcore, è stato spedito a Milano dalla Procura di Palermo. Tra le carte trasmesse per competenza dalla Sicilia alla Lombardia c'è pure la copia di un interrogatorio reso ad agosto da Perla Genovesi, la «pentita» dell'inchiesta sul traffico di cocaina da cui sono scaturite le rivelazioni sulle feste a casa del premier.

 

È lo stesso verbale in cui la donna approfondisce i legami con i presunti narcotrafficanti arrestati insieme a lei nel luglio scorso nell'indagine chiamata «operazione Bogotà», e nel quale ha fatto per la prima volta il nome della sua amica Nadia svelando le frequentazioni della ragazza col presidente del Consiglio. Prima però aveva parlato di altro: finanziamenti a suo dire poco trasparenti procurati all'ospedale San Raffaele fondato da don Luigi Verzé e alle sue fondazioni tramite la Commissione del Senato sui Diritti umani presieduta tra il 2001 e il 2006 da Enrico Pianetta, il parlamentare di cui la Genovesi è stata assistente.

 

«Mi disse che sia Berlusconi che don Verzé gli dovevano la candidatura - ha dichiarato la donna riferendo le parole di Pianetta, oggi deputato del Pdl -, gli chiesi il perché e mi disse che erano stati dati parecchi soldi al San Raffaele, o meglio a Don Verzé, destinati alla costruzione di ospedali e non solo, anche nel Terzo mondo. Questi soldi erano dello Stato, e non erano stati utilizzati interamente per queste cose».

Pianetta si sarebbe confidato con la Genovesi nella primavera del 2006, quando erano in discussione le ricandidature per le elezioni politiche, e per questo - secondo la «pentita» - il senatore pretendeva la riconferma che poi ottenne; aveva agevolato, tramite la commissione che presiedeva, questi stanziamenti.

«Gli chiesi quanti soldi più o meno si erano intascati grazie a lui, e mi disse che era il valore di una finanziaria». Cioè di una legge finanziaria. La donna Genovesi parla, genericamente, di «miliardi»; lei stessa, stando al suo racconto, credeva che il senatore esagerasse, ma lui le avrebbe confermato che si trattava di somme molto ingenti: «La fetta più grossa, oltre a don Verzé, era stata assicurata, non so sotto quale forma, sicuramente non in maniera diretta, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Lì io rimasi di stucco».

 

Queste dichiarazioni dell'indagata-testimone (che ora si trova agli arresti domiciliari) dovranno essere valutate per controllare se possano configurare ipotesi di reato a carico di qualcuno, e poi eventualmente verificate e riscontrate. Perla Genovesi infatti, in maniera a volte confusa e comunque in termini sempre piuttosto generici, riferisce ciò che le avrebbe detto una terza persona, il senatore Pianetti.

Al quale pure, secondo il racconto della «pentita», erano state garantite erogazioni di denaro: «Mi disse che gli avevano promesso sui centocinquantamila euro, che erano briciole in confronto a quelli che avevano preso loro e Berlusconi, che gliene avevano dati sono una piccola parte, non ricordo se venti, trenta, quaranta o cinquantamila. Mi disse che il resto non gliel'avevano più dato, e che lo stava ancora aspettando».

Gli inquirenti hanno cercato di saperne di più, ma la donna ha saputo spiegare solo che attraverso alcune delibere della commissione Diritti umani di Palazzo Madama guidata da Pianetta erano stati finanziati progetti «per costruire ospedali in Brasile, mi sa anche in altri posti», ma che «le cose che andavano a fare non erano che una piccola parte. Erano gonfiate». Secondo la donna le opere sarebbero state realizzate solo in parte: «Da quello che so usavano ditte proprie, così i soldi rimanevano in casa. Ditte loro che sembravano ditte esterne, invece erano loro, sempre con prestanome».

 

Il racconto della «pentita» contiene pochi riscontri. Uno potrebbe derivare da un particolare che sembrerebbe collegato ai rapporti fra il parlamentare di Forza Italia di cui era collaboratrice e l'ospedale fondato da don Verzé, il sacerdote novantenne molto vicino a Silvio Berlusconi.

 

Per farle avere un compenso, l'allora senatore Pianetta inviò Perla Genovesi proprio al San Raffaele: «Mi disse che avrei preso cinquemila euro al mese per due mesi, in totale diecimila euro». Agli inquirenti la donna, diplomata «come tecnico dei sevizi sociali», ha mostrato una pagina del contratto di consulenza che sostiene di aver firmato.

Su quel foglio sono indicate «analisi», studi relativi «al metabolismo regionale di glucosio in oncologia» e «traduzione di testi dall'italiano all'inglese». Ma a specifiche domande dei pubblici ministeri la Genovesi dice di conoscere l'inglese senza essere in grado di tradurre testi, e di non sapere alcunché del metabolismo in oncologia.

 

Si accorse delle mansioni che le erano state teoricamente affidate al momento della firma, nell'aprile del 2006, subito dopo la rielezione di Pianetta: «Rimasi un po' basita. Ma cos'è il glucosio?». Afferma di aver pensato che comunque le stavano dando una possibilità che avrebbe voluto sfruttare: «Chiesi all'impiegato che mi stava facendo firmare il contratto quando avrei iniziato, e dove sarei dovuta andare. L'impiegato mi sembrava alquanto imbarazzato alla mia domanda. Non rispose, abbassò la testa e lì capii che non sarei mai andata a fare quel lavoro».

 

Però i soldi li prese - tramite bonifici sul suo conto corrente, racconta - e aggiunge in maniera non molto chiara che il senatore Pianetta gliene chiese una parte, ma lei aveva già speso quasi tutto. Dunque avrebbe intascato dall'ospedale di don Verzé diecimila euro netti. E a specifica domanda degli inquirenti se sia mai andata a lavorare al San Raffaele, la «pentita» risponde: «No, mai».

 04-11-2010]

 

 

- L’AGGHIACCIANTE VERBALE DI NADIA MACRì: "FEDE È QUELLO CHE DECIDE. "TU VAI BENE, TU NON VAI BENE" - DOPO CENA, GLI ALTRI SE NE SONO ANDATI A CASA. LE RAGAZZE SONO RIMASTE TUTTE INSIEME. LUI FACEVA: "AVANTI LA PROSSIMA, AVANTI LA PROSSIMA". ABBIAMO CHIACCHIERATO NEL SALOTTO... MA IO ERO LÌ PER I SOLDI, NON È CHE IO SONO UNA FAN DI BERLUSCONI. PER ME LUI SBAGLIA, SBAGLIA PARECCHIO, LUI DEVE FARE IL PRESIDENTE, NON DEVE FARE QUESTE COSA QUA. CIOÈ, LUI È IL PRIMO MAFIOSO" - 2- "A CASA DI BRUNETTA, PER UNA PRESTAZIONE SESSUALE. E NIENTE, MI REGALÒ DEI VESTITI, DEI GIOIELLI, 2 O 300 EURO. PERÒ IO VOLEVO STARE LÌ PER ESSERE LA SUA FIDANZATA. MA CON BRUNETTA È DURATO NEANCHE UN MESE. L´HO VISTO DUE VOLTE" - 3- MI AVEVA CHIESTO, "COSA FAI NELLA VITA?". GLI DISSI: "SILVIO, LE MARCHETTE". E LUI FECE SEGNO ALLA RAGAZZA CHE ERA CON ME DI USCIRE. "QUESTE COSE NON LE DEVI DIRE" -

 

Silvio Palazzolo e Francesco Viviano per "la Repubblica"

Le «marchette» con il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Le performance sessuali nella villa di Arcore, anche con «ragazze piccole d´età, di 17-18 anni». E nel bel mezzo del festino persino un saluto telefonico del premier alla mamma della escort. Nadia Macrì, ex cubista e ragazza immagine di Reggio Emilia, ha raccontato questo e molto altro in un lungo interrogatorio che il 26 ottobre scorso è stato convocato dai sostituti procuratori di Palermo Marcello Viola e Geri Ferrara in una caserma dei carabinieri di Bologna.

 

«Verbale di assunzione di sommarie informazioni testimoniali redatto nell´ambito del procedimento penale numero 11178/10...» . I magistrati siciliani cercavano solo alcuni riscontri alle dichiarazioni di una collaboratrice di giustizia, Perla Genovesi, ex assistente parlamentare e trafficante di droga, che è amica di Nadia Macrì.

Si sono ritrovati un dettagliato racconto, che è adesso il cuore di un´inchiesta per induzione e favoreggiamento della prostituzione. Da due giorni, l´indagine è stata ormai trasferita dalla Sicilia alla Procura di Milano, «a carico di noti»: sono Lele Mora ed Emilio Fede.

 

LA PRIMA VOLTA
«Ho conosciuto una persona che lavora per Lele Mora. Mi fa: "Vuoi guadagnare un po´ di soldi? Ti porto dal presidente. Guadagni, ti metti in tasca... ». Il passo fu breve. Racconta Nadia Macrì ai magistrati: «Sono andata a casa di Lele Mora, c´erano anche altre ragazze. Da lì aspettavamo l´autista per andare dal presidente». Ma prima, avrebbero fatto una tappa «nello studio di Emilio Fede». Spiega la testimone: «Fede è secondo me quello che decide. "Tu vai bene, tu non vai bene"».

 

I pm domandano: «Perché, lui faceva una selezione?». La risposta è secca: «Sì». Questa la descrizione fatta dalla Macrì: «Sì, una selezione tipo, "Tu come ti chiami, di dove sei?". Però, poi, siamo andate via tutte». Erano sette quella sera le ospiti in partenza per Arcore. C´era una festa a casa Berlusconi: «Ho visto Apicella. C´erano poi notai, avvocati, gente di prestigio - la descrizione della Macrì non è molto precisa sul punto - non me li ricordo i nomi».

Si giustifica con i pubblici ministeri: «A me interessava solo il presidente. Ero lì per lui. Dopo cena, gli altri se ne sono andati a casa. Le ragazze sono rimaste tutte insieme. Andavano con lui. Lui faceva: "Avanti la prossima, avanti la prossima"».

 

Ma quella prima volta, ad Arcore, non accadde nulla fra il presidente del Consiglio e la ventisettenne cubista di Reggio Emilia. «Abbiamo cenato, abbiamo chiacchierato nel salotto... lui con i suoi discorsi, trallallà, da Hitler a..., "Perché per me è così la storia...". Ma io ero lì per i soldi, non è che io sono una fan di Berlusconi. Per me lui sbaglia, sbaglia parecchio, lui deve fare il presidente, non deve fare queste cosa qua. Cioè, lui è il primo mafioso».

 

I magistrati interrompono la testimone, non vogliono commenti, solo fatti. Lei fa una pausa e riprende: «Quella sera lui mi fa, vieni in Sardegna».

TRE GIORNI A VILLA CERTOSA
«Per le due prestazioni sessuali con Berlusconi ho avuto 10.000 euro in totale. I primi cinquemila, in Sardegna. Mi chiamò nel suo ufficio, per darmi una busta. Mi aveva anche prenotato l´aereo per tornare con un volo di linea». Nadia Macrì precisa: «La trasferta in Sardegna fu due giorni prima del terremoto in Abruzzo. Noi eravamo tutte quante lì, e lui poi se ne doveva andare a vedere il terremoto».

 

Erano «25-30» le ospiti di Berlusconi. «Non davano molta confidenza, ognuna aveva la sua camera. Al massimo eravamo due in camera. Nelle stanze c´era anche dell´erba da fumare. Io mi sono fumata una canna di erba con loro. Le ragazze dicevano che l´erba la trasportavano tramite il jet di Berlusconi. Me lo dicevano le ragazze, quelle che erano giuste per lui, quelle che erano sempre sul jet».

 

AL TELEFONO CON LA MAMMA DELLA ESCORT
Nella piscina di Villa Certosa Berlusconi parla al telefono con la mamma di Nadia Macrì. «Gli dissi: "Le posso passare mia madre?" Acconsentì. Lei quasi stava morendo d´infarto quando gli feci il nome di Berlusconi. Ma si riprese subito: "Qua stiamo morendo di fame", disse mia madre.

E lui rispose: "Signora, cosa posso fare per lei?". E niente - commenta Nadia Macrì davanti ai magistrati - cosa gli può dire mia mamma. Mica gli può dire "sono felice che mi figlia è a dormire lì con lei"». Alla fine, la signora Macrì tornò a ripetere al presidente: «Qui stiamo morendo di fame». E chiosò: «Ma tanto lei cosa fa?». Berlusconi non rispose.

 

Nadia Macrì dice adesso: «Ha fatto bene mia madre a dirgli così, anche se la chiamata è stata velocissima. Berlusconi non può pagare così, in contanti. Questo è un reato ragazzi, ma stiamo scherzando? È normale che le ragazze sono d´accordo - prosegue la testimone sentita a verbale - io non sono d´accordo su questo fatto qua. Ma non per i soldi, non perché lui mi ha pagato. Lui mi ha pagato bene, però non si paga una persona per farla stare zitta, io ragiono così...».

 

Sembra un fiume in piena questa giovane, nonostante i ripetuti inviti dei magistrati ad attenersi ai fatti di cui è stata testimone. Nadia Macrì insiste: «Io non sto zitta, perché per me comunque è uno schifo questa cosa qua. Mi fa schifo, perché lui deve fare il presidente».

VITA DA CUBISTA
«Pensavo che lui mi aiutasse, io gli ho parlato di mio figlio, volevo una mano da lui, lui mi dava soltanto... ». Il racconto della giovane ragazza immagine ai magistrati di Palermo si blocca all´improvviso. Sulle speranze di un tempo neanche troppo lontano, appena sei mesi fa, quando tornò nella villa di Arcore.

Lei sperava ancora di entrare al Grande Fratello. «Io l´avevo chiesto anche a Lele Mora - racconta - mi diceva, passa più in là. Sono passata due volte, ma zero. Basta che si sono messi soldi in tasca loro cosa gliene frega di me».

 

Dopo la Sardegna, Nadia Macrì avrebbe trovato il modo di tornare ad Arcore tramite il sindaco di Parma, con cui la testimone dice di avere avuto un rapporto sessuale a pagamento.

 

«Gli ho detto: "Guarda, l´anno scorso, ho conosciuto il presidente in aprile, in Sardegna, gli ho lasciato il mio cellulare, ma lui non si è fatto più sentire. Tu lo conosci per caso?". Il sindaco mi dice: "Tra due giorni il presidente verrà qui a Parma per una conferenza stampa. Se vuoi gli lascio il tuo numero"».

L´ambasciata sarebbe andata a destinazione: «Mi chiama il presidente - prosegue Nadia Macrì - e mi fa: "Nadia, mi ricordo di te, come stai?". E poi da lì la seconda volta sono andata a Milano per fare un´altra prestazione».

 

Accadde in piscina. «Tutte quante insieme le ragazze», racconta la testimone. Quella volta, il presidente avrebbe detto a Nadia: «Tu parli tantissimo». Così spiega la testimone: «Mi aveva chiesto, "cosa fai nella vita?". Gli dissi: "Silvio, le marchette". E allora lui fece segno all´altra ragazza che era con me di uscire. Mi riprese: "Queste cose non le devi dire"». Quella ragazza appena uscita dalla stanza del presidente del Consiglio «era piccola di età - ricorda la testimone rispondendo a una domanda dei pm - molto piccola, 17-18 anni».

 

L´INCONTRO CON BRUNETTA
«Fu Perla Genovesi a mettermi in contatto con dei politici». Nel 2006, Nadia Macrì cercava solo di risolvere un problema di affidamento del figlio. Berlusconi era ancora lontano dai suoi orizzonti. «Andai con Perla nello studio di Brunetta, a Roma. E con Brunetta andai la sera stessa dall´avvocato Taormina. L´indomani, ero a casa di Brunetta, per una prestazione sessuale. E niente, mi regalò dei vestiti, dei gioielli, 2 o 300 euro. Però io volevo stare lì per essere la sua fidanzata. Ma con Brunetta è durato neanche un mese. L´ho visto due volte».

 

FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE
Ma i magistrati sono interessati solo a ciò che può costituire reato. Chiedono: «Per l´attività di intermediazione prima degli incontri ci sono persone che hanno ricevuto soldi da qualcuno?». La risposta: «Secondo me sì, io immagino di sì, mica lo fanno gratis».

 

Per certo, di soldi la giovane ha visto solo quelli che le furono dati da Berlusconi, per due prestazioni. Insistono i magistrati: «Fu lui personalmente a pagarla?». Risposta: «Sì, con i nostri soldi, capito? Noi paghiamo le tasse e lui le fa le tasse».

 04-11-2010]

 

 

flash! - nei giorni scorsi mediaset-rti, zitta zitta, è ritornata proprietaria al 100 per cento di medusa film: ha riacquistato infatti, per una cifra intorno ai 25 milioni di euro, la quota del 25 per cento che era in mano a pietro valsecchi e alla sua società tao2 - misteriosi i motivi della fine del breve matrimonio celebrato nel novembre 2007 che costò a piersilvio, per rilevare la tao2, la sommetta di 107 milioni cash più il 25 per cento di medusa... [25-10-2010]

 

 

1- TROPPI CONTI CHE NON QUADRANO NEL CONTRATTO TRA IL CAINANO E LA MISTERIOSA FLAT POINT, PER L’ACQUISTO DEL TERRENO NEL PARADISO (FISCALE) DI ANTIGUA - 2- OLTRE 2 MILIONI $ PER I TERRENI E PLUSVALENZA RECORD: SILVIO AVREBBE PAGATO 143 $ AL MQ CONTRO GLI 8,6 DEL VALORE ORIGINARIO - NON TORNA NEMMENO LA CORRISPONDENZA TRA I VERSAMENTI DEL PREMIER E LE DATE, NONCHÉ LE CIFRE, DEI CONTRATTI - 3- IL CONTRATTO È DI GENNAIO, IL TRASFERIMENTO DEL TERRENO È DI SETTEMBRE 2007, MA I VERSAMENTI DI BERLUSCONI ALLA FLAT POINT INIZIANO GIÀ L´ANNO PRIMA, NEL 2006... -

Walter Galbiati per "la Repubblica"

Dovrà evitare di stendere i panni all´aperto oppure di rovinare il verde comune e non potrà nemmeno issare una parabola o un´antenna sul tetto per ricevere i suoi canali televisivi preferiti, il premier Silvio Berlusconi quando andrà in vacanza ad Antigua. Il regolamento che ha firmato comprando il terreno di quattro acri nell´isola caraibica è molto stringente e come in qualsiasi altro condominio lascia poco spazio alla creatività architettonica dei suoi occupanti.

Per quei quattro acri, Berlusconi ha versato 2,3 milioni di dollari. Se il terreno è lo stesso, è un pezzo di costa nella parte occidentale di Antigua, nella zona di Nonsuch Bay, sulla quale ha costruito la sua villa. Secondo gli accordi, i suoi capomastri dovevano iniziare le opere a 18 mesi dalla stipula del contratto e finire il tutto entro 40 mesi. Visto che la data della vendita è il 15 gennaio 2007, i tre anni e quattro mesi sono belli che passati e la villa, manco a dirlo, svetta sopra tutta la baia. L´atto di trasferimento del terreno è stato siglato il 20 settembre 2007 al Land Register di St John´s, la capitale di Antigua.

Le clausole architettoniche sembrano essere state rispettate. Berlusconi non ha dipinto i muri esterni come voleva, non ha tende diverse da quelle degli altri vicini, non ha appeso il motore del condizionatore alla facciata della villa, le finestre e le porte sono dei colori giusti. Se avesse voluto fare qualche modifica avrebbe dovuto chiedere il permesso a Gianni Gamondi, l´architetto che si occupa del progetto, che, per ironia della sorte, è anche il suo architetto, quello che ha creato Villa Certosa.

Ora dovrà solo stare attento a non disturbare i vicini, a non portare con sé animali noiosi e a non usare la proprietà per nessuno scopo commerciale o di business, nemmeno per qualsiasi altra "libera professione". Sono le regole di convivenza che il premier ha accettato acquistando insieme al terreno un´azione dell´Emerald Cove Consortium, una sorta di club che riunisce tutti gli inquilini del Resort, costruito dalla Flat Point Development, una società offshore di Antigua.

Da chi realmente abbia acquistato poi non è dato saperlo, perché a monte della catena di controllo della Flat Point siedono altre due scatole vuote la Emerald Cove Engineering e la Kappomar Holding, entrambe di Curacao (Antille Olandesi). Uno dei fiduciari di queste società, l´avvocato Carlo Postizzi (gli altri sono il commercialista Giuseppe Poggioli e il dirigente di Banca Arner Flavio De Paulis) ha detto che è tutta roba sua, ma la sua stessa attività di fiduciario ha fatto storcere il naso ai malpensanti.

In ogni caso, la Flat Point, e chi c´è dietro di lei, sembra aver fatto davvero un grande affare vendendo il terreno al nostro premier. I 29 acri sui quali la Flat Point sta sviluppando il suo progetto turistico sono iscritti in bilancio a fine dicembre 2006 al costo storico di 2,7 milioni di dollari caraibici che ai cambi attuali equivalgono grosso modo a un milione di dollari (poco più di 700 mila euro). Trasformando il tutto in metri quadri, Berlusconi avrebbe pagato 143 dollari al metro quadro contro gli 8,6 dollari del valore originario. Una lauta plusvalenza che andrà in tasca alla Flat Point e ai suoi proprietari che risiedono in un Paese stupendo, ma pur sempre offshore.

Peccato che come non torna il proprietario della Flat Point così non torna nemmeno la corrispondenza tra i versamenti del premier e le date, nonché le cifre, dei contratti. Il contratto è di gennaio, il trasferimento del terreno è di settembre 2007, ma i versamenti di Berlusconi alla Flat Point iniziano già l´anno prima, nel 2006. Il 2 febbraio 2007 il premier versa 2,5 milioni di euro, non esattamente la cifra del contratto, mentre tra settembre e ottobre, a ridosso del trasferimento presso il Land Register, paga prima una tranche da 1,7 milioni di euro e poi un´altra da 3,6 milioni. A cosa si riferiscono quei pagamenti?

Complessivamente in quell´anno sono oltre 13 milioni che Berlusconi trasferisce alla Flat Point e ai suoi proprietari. In tre anni, dal 2006 al 2008, salgono a 22 milioni di euro. Soldi che dall´Italia, attraverso Banca Arner sono finiti in una cassaforte offshore.

Insomma i numeri generali non quadrano molto, ma, stando al contratto, quel che è certo è che entro il 31 luglio di ogni anno Berlusconi riceverà il bollettino con le spese da pagare, elencate rigorosamente nel preventivo che la Emerald Cove invia ai proprietari ogni primo di giugno. Alla fine di agosto, invece, arriverà puntualmente il resoconto. A seguire, se serve, la fattura.25-10-2010]

 

 

CHE COINCIDENZA! 2004: AL CAPO DEL GOVERNO, TALE BERLUSCONI, VIENE CONCESSA L’AUTORIZZAZIONE A COSTRUIRE IN UNA BAIA DI ANTIGUA ALMENO CINQUE VILLE E, CONTEMPORANEAMENTE, IL NOSTRO DISGRAZIATO PAESE CANCELLA IL 90 PER CENTO DEL DEBITO PUBBLICO DEL PARADISO FISCALE RIDUCENDOLO DA 150 MILIONI DI EURO A 15 - NON SOLO: IL BANANA FA LOBBY PER "PER RIDURRE GLI IMPEGNI FINANZIARI DI ANTIGUA CON IL RESTO DEL MONDO" (IL "CONDONO" PIÙ SOSTANZIOSO RICEVUTO RESTA IL NOSTRO) - I PRESTITI TRICOLORI RISALIVANO AGLI ANNI ‘80 QUANDO FU COSTRUITO CON I SOLDI DI ROMA IL K CLUB, RESORT DELLA STILISTA KRIZIA, ALL´EPOCA VICINISSIMA AI SOCIALISTI DI CRAXI

Ettore Livini per "la Repubblica"

I governi italiani guidati da Silvio Berlusconi sono stati (non troppo a sorpresa) i più generosi creditori del governo di Antigua. Condonando in splendida solitudine a fine 2004 quasi il 90% del debito dell´isola caraibica con Roma e facendo lobby presso le organizzazioni internazionali per le due grandi ristrutturazioni - una nel 2005 e l´altra di poche settimane fa - della sua esposizione estera.

 

Il Cavaliere si era impegnato in questa operazione in prima persona nel 2005. Il 16 settembre, incontrando il presidente Baldwin Spencer alle Nazioni Unite a New York, aveva promesso di lavorare «per ridurre gli impegni finanziari di Antigua con il resto del mondo» confermando in quella occasione di aver avviato la costruzione di quattro case per i figli a Non Such Bay.

 

In realtà Berlusconi aveva già fatto qualcosa di più. A fine 2004, come annunciato dal ministro delle finanze caraibico Error Cort, l´Italia aveva cancellato il 90% del suo credito verso Antigua e Barbuda riducendolo da 500 milioni di dollari locali (allora qualcosa come 150 milioni di euro) a 50 milioni.

L´intesa - negoziata dal sottosegretario agli Esteri Mario Baccini in una serie di incontri bilaterali - era stata raggiunta appena prima di Natale a Roma e Spencer aveva pagato la prima tranche di 25 milioni proprio il 24 dicembre saldando poco dopo il resto.

 

I prestiti tricolori - garantiti in buona parte dalla Sace - risalivano agli anni ‘80 e sarebbero stati utilizzati per la costruzione del Royal Antigua Hotel, per la rete elettrica nazionale e per Heirtage Quay, un duty free a St. John´s, tutti costruiti da imprese e operai italiani. Gli stessi che nell´88 hanno costruito con i soldi di Roma il K Club, resort voluto dalla stilista Krizia, all´epoca vicinissima ai socialisti di Bettino Craxi.

Quello di Berlusconi è stato di gran lunga il regalo più generoso ricevuto da Antigua. Il prospetto di un bond emesso dal Tesoro locale nel 2007 ricorda infatti che nel 2005 il debito nazionale si era ridotto di poco più di 500 milioni di dollari locali grazie alla cancellazione dell´esposizione e alla ristrutturazione sugli interessi concordata a fine anno con altri paesi.

 

L´isola è stata costretta però a tornare a batter cassa con i creditori nel 2009 quando la crisi ha riacceso la spia dell´allarme sulle casse pubbliche. Il Fondo monetario ha approvato a inizio 2010 un piano d´aiuti e il Paris Club, l´organismo internazionale che si occupa di queste trattative, ha allungato le scadenze sul debito di Antigua (500 milioni di dollari più altri 133 milioni di interessi scaduti). Il progetto congela i prestiti per i prossimi cinque anni e pospone al 2022 la loro scadenza. 21-10-2010]

 

 

BERLUSCONI LICENZIA - LE SOCIETÀ DEL BANANA NEL BIENNO 2007-2009 HANNO LIQUIDATO PIÙ DI TREMILA DIPENDENTI - EPPURE, NELLO STESSO PERIODO, FININVEST GARANTISCE ALLA FAMIGLIA DI HARDCORE UNA CUCCAGNA DA 410 MILIONI € IN DIVIDENDI - E CON IL MILAN DOPO I “VAFFA” DEI TIFOSI SI È TORNATO A SCIALACQUARE - LA MONDADORI DI VIA DEL CORSO A ROMA CHIUDE, MANDA IN CASSA INTEGRAZIONE E LASCIA IL POSTO A “GAP” (PUR ESSENDO IN ATTIVO

1 - QUANDO SILVIO LICENZIA...
Gianfrancesco Turano per "L'Espresso"

 

Presidente-operaio o presidente-imprenditore, per Berlusconi il lavoro è sempre stato un dogma. "Sono un lavoratore tra i lavoratori, ho creato migliaia di posti di lavoro dal nulla", diceva già nel luglio 1996 al congresso nazionale della Cgil. O ancora, una anno fa in polemica con Emma Marcegaglia: "Il posto fisso è un valore".

Lavoro come slogan elettorale di un modello virtuale dove l'imprenditore guadagna, investe e produce nuova occupazione: decine di migliaia di posti per la Fininvest, un milioncino tondo per il resto del Sistema Italia. Eppure del milione di posti promessi nessuna traccia. E nemmeno le truppe della galassia del Biscione si sentono troppo bene.

 

Dalla fine del 2007 al 31 dicembre 2009 gli organici Fininvest sono passati da 21.201 dipendenti a 17.918. Significa 3.283 posti in meno, poco più del 15 per cento della forza lavoro complessiva, ossia poco meno dell'8 per cento su base annua. Così fan tutti? Non proprio tutti e non proprio in questo modo. È vero che la crisi ha costretto molte aziende a ridurre gli organici, esternalizzare, delocalizzare, deconsolidare, e via elencando, per resistere al mercato recessivo.

 

Ma è anche vero che, se c'è un gruppo in salute nell'intera Penisola, questo si chiama Fininvest. Nello stesso periodo 2007-2009 in cui il presidente-imprenditore mandava a casa oltre 3 mila persone, il presidente-azionista incassava 410 milioni di euro di dividendi per sé e per i suoi familiari. Per l'esattezza, 210 milioni nel 2008 e 200 nel 2009, cifre che includono le società non controllate direttamente dal Biscione. Al premier è toccata la parte del leone con 251 milioni di profitti complessivi nel biennio. Di che fare sognare le orde di giovinette rapite dal suo fascino.

Ancora una volta, va detto che la Fininvest non è l'unica società a tagliare con una mano e guadagnare con l'altra. Ma va aggiunto che non tutte le imprese hanno a capo il capo del governo.

Naturalmente, la cura dimagrante Fininvest procede sotto traccia come un intervento di chirurgia estetica. I tre pilastri dell'impero (Mediaset, Mondadori, Mediolanum) hanno subito i tagli in modo diverso. La subholding delle televisioni ha subito una flessione molto forte degli utili dai 459 milioni del 2008 ai 272 del 2009.

 

L'anno scorso sono finiti fuori dal gruppo circa 500 dipendenti. Quelli di Medusa Multicinema, che non è più una controllata perché Fininvest ha solo il 49 per cento contro il 51 di Alessandro Benetton, e quelli di Medusa Film, che rimane controllata al 75 per cento ma attraverso il filtro di altre società.

In Mediaset c'è stata finora l'unica protesta clamorosa. È accaduto in gennaio quando truccatori e parrucchieri, esternalizzati da Mediaset a Pragma service, hanno messo in scena il primo sciopero dei dipendenti. Nove mesi dopo, le garanzie sull'impiego sono state mantenute. Nessun licenziamento.

Il settore trucco e parrucco continua a lavorare prevalentemente con Mediaset. Ma resta il timore che la procedura venga ripetuta con altri gruppi di lavoratori che fanno capo alla produzione come scenografi o tecnici. Più che il licenziamento vero e proprio, l'utilità dell'operazione sta nella riduzione progressiva dei costi.

 

Ad aprire la strada dell'outsourcing sono stati i musicisti che infatti oggi sono pagati, in valore nominale, poco più di 15 anni fa, quando la tariffa giornaliera era intorno alle 180 mila lire. Nella produzione Mediaset "Io canto", una sorta di Sanremo per bambini e ragazzi presentato da Gerry Scotti, un primo violino prende 180 euro al giorno e uno strumento di fila 150, all inclusive.

 

Questo significa che i vari musicisti napoletani scritturati a Cologno Monzese hanno 180 euro per pagarsi tasse, vitto e alloggio. Il loro impegno di lavoro varia fra le sei e le dieci ore. Potrebbero andare più vicino a casa, per esempio a Roma dove si registra "Amici", presentato da Maria De Filippi e prodotto dalla Fascino Pgt (50 per cento di De Filippi e 50 per cento della stessa Rti-Fininvest).

Ma lì danno 90 euro per gli strumenti di fila. Sono le 180 mila lire degli anni Novanta. Fascino non risulta fra le controllate Fininvest. Dal 50 per cento in giù una società non rientra nei conti della casa madre. Lo stesso, a maggior ragione, vale per Endemol Italia. Qui il gruppo della famiglia Berlusconi è proprietario di un terzo delle azioni attraverso un giro complicato di società estere fra le quali la spagnola Mediacinco e l'olandese Endemol Bv.

 

Anche a Endemol la parola d'ordine è tagliare. La struttura del personale dipendente è abbastanza agile con 183 unità in organico, di cui 42 a tempo determinato. Il ricorso alle prestazioni esterne in questo settore è fisiologico. Ma non tutti i collaboratori sono uguali. Le star della fiction o Fabio Fazio, conduttore del format Endemol "Che tempo che fa", sono ossi duri quando si tratta di stabilire i compensi.

 

Ben diverso è il discorso con i tecnici o, magari, con i ballerini. In genere, la compressione maggiore riguarda l'intrattenimento che infatti ha un margine molto più alto della fiction (nel 2009 22,6 milioni contro 2 milioni di euro). Sono i dannati dietro le quinte di "Affari tuoi", della "Prova del cuoco" o del "Grande Fratello" a pagare il prezzo di una morigeratezza che ha portato 4 milioni di utile netto nel 2009, nonostante il gruppo multinazionale sia gravato da 3 miliardi di dollari di debiti con oneri finanziari in proporzione.

Fra televisione e finanza, all'inizio del 2010 si è chiusa anche l'esperienza di Alboran, il canale aziendale al servizio di Mediolanum comunicazione e della banca di Ennio Doris e Silvio Berlusconi. Sono finiti a casa circa 50 free lance della tv tematica che produceva spot con slogan come "Io non ho paura" e "Inauguriamo l'ottimismo" su sfondo di bella gente in convention al Forum di Assago.

Un'autentica tempesta, con l'uscita di 548 unità dovuta "alla razionalizzazione della rete di vendita del mercato Italia del gruppo Mediolanum", ha colpito il settore dei promotori finanziari. Qui l'impatto della crisi è stato molto duro, con patrimoni privati impazziti fra scudi fiscali, crollo delle Borse, derivati e audaci colpi dei vari Bernie Madoff. Ma i 2 mila in organico alla sede della banca non sono stati toccati, come Doris aveva promesso, e non ci sono state proteste imbarazzanti contro il proprietario.

 

Berlusconi è notoriamente sensibile alle manifestazioni del partito dell'odio. Che arrivano da dove meno lui si aspetta.

Prima della chiusura per i Mondiali di calcio in Sudafrica, San Siro era diventato l'epicentro della contestazione. Gli ingratissimi tifosi milanisti hanno esibito per mesi striscioni insultanti per condannare la politica di risparmio imposta al club e per invitare la proprietà a vendere a qualche abbiente sceicco.

Il Milan è lo specchio di Silvio. Uno specchio molto caro. A detta dello stesso Berlusconi, la squadra è costata 237 milioni dal 2005 al giugno 2010. Poi c'è stata la crisi politica con i finiani, la minaccia di elezioni anticipate. E sono arrivati Zlatan Ibrahimovic e Robinho, altri due con cui è difficile trattare da posizioni di forza. Ibra è costato 24 milioni, con una dilazione di un anno sul pagamento e una distribuzione in tre rate da 8 milioni.

Lo svedese ha un ingaggio annuale da 9 milioni di euro netti, cioè lo stipendio più alto della serie A. Robinho è costato 18 milioni di transfer e prende 4 milioni netti per esibirsi, a tutt'oggi, a livelli da licenziamento per giusta causa.

La svolta a 180 gradi nella gestione dei rossoneri ha avuto qualche conseguenza familiare. Quando si tratta di investire in calciatori, il partito dei figli vede Piersilvio su posizioni piuttosto tiepide. Marina è nettamente contraria. Ancora in tempi di cordoni stretti, nella primavera scorsa, la figlia maggiore del premier aveva affermato che le società di calcio devono attenersi alle regole della buona gestione economica. Quando mai, bisognerebbe aggiungere.

Ma allora il Milan aveva dietro un Pdl unito e ampiamente maggioritario. Così, Marina poteva permettersi di cancellare il contributo per l'affitto ai giocatori minacciando di piazzarli negli squallidi tuguri - si fa per dire - di proprietà di Milan Real Estate. Fra i tagli annunciati, c'era l'appartamento rimasto a disposizione di Kakà anche dopo la sua cessione al Real Madrid per 65 milioni di euro a giugno del 2009.

 

Tra i figli di Veronica Lario, che ha esternalizzato il marito e a sua volta ha lasciato la residenza di Macherio, c'è stato un cambiamento. Dopo una fase di indifferenza generale, Barbara si è detta disponibile per un ruolo dirigenziale nel club e ha fatto debuttare in tribuna vip a San Siro il figlio Alessandro, 3 anni, in occasione dell'incontro con il Catania del 18 settembre. Il Milan, del resto, fa parte dell'asse ereditario alla stessa stregua di Mediaset, Mediolanum e Mondadori. Non produrrà reddito ma offre una visibilità senza uguali. Almeno finché si vince. E vincere licenziando, nel calcio, è difficile.

2 -MONDADORI CHIUDE BOTTEGA...
Giulia Cerino per "L'Espresso"

Fuori tutto. Anzi, fuori 25 dei 37 dipendenti con contratto a tempo indeterminato della Mondadori di via del Corso 472 a Roma. Per loro si prospettano due anni di cassa integrazione. Il multicenter ha chiuso i battenti il 19 settembre. Eppure gli affari non andavano così male. L'affitto per i 2 mila metri quadrati era di circa un milione di euro l'anno.

 

Una cifra ammortizzata da un fatturato tra gli 8 e i 10 milioni. Perché fare le valigie? Non è stato facile farselo spiegare. Durante le trattative, nella bacheca del multicenter appariva un avviso sindacale che pregava i colleghi di "non rilasciare interviste perché non autorizzati".

"Circa tre anni fa", racconta uno degli ex dipendenti, "Mondadori ha acquistato l'immobile di via del Corso. Due anni dopo ha deciso di vendere i locali a Vittorio Tabacchi di Safilo e di pagare l'affitto con un contratto di sei anni". Prima dell'estate, la sorpresa. Claudio Ricci, rappresentante della Cgil-Lazio, comunica ai lavoratori che via del Corso chiuderà perché Tabacchi ha chiesto il cambio di destinazione d'uso e un aumento del canone.

"Il contratto d'affitto", dice l'ex dipendente, "non era scaduto. Forse c'era qualche clausola particolare, ma non si saprà mai perché la Cgil non ha chiesto all'azienda di vedere il contratto. Forse per nascondere che dietro c'era una buonuscita di circa 30 milioni di euro". Alle accuse risponde Ricci che rivendica di essere riuscito a "sostituire la mobilità con la cassa integrazione".

Per ora, di certo c'è solo che al posto del multicenter approderà la multinazionale americana Gap. Il gruppo di Segrate, invece, riaprirà all'Eur, a dispetto della delibera comunale del 2006 che tutela le librerie e stabilisce di "fermare le trasformazioni che penalizzano le vocazioni originali del centro storico". Anche il Mondadori multicenter di via san Vincenzo, a due passi dalla fontana di Trevi, ha chiuso bottega in fretta e furia. I 10 dipendenti saranno assorbiti dal gruppo di ristorazione Cremonini.

  [11-10-2010]

 

 

IL BANANA LASCIA LA SARDEGNA? NO, RADDOPPIA: COMPRATA LA COLLINETTA (CON ANNESSA VILLA DI LAURA RUSCONI) DOVE SI APPOSTAVA IL FOTOGRAFO ZAPPADU - VALERIONA COME POPPEA SI IMMERGE NEL LATTE DI ASINA (BUONO ANCHE PER IL GELATO) - UN CORVO IETTATORE MINACCIA I CASSINTEGRATI DELLA VINYLS CARCERATI ALL’ASINARA - OGGI LAPO ELKANN FESTEGGIA 33 ANNI - ETO’O SEGNA A VALANGA, MA SI SCORDA DELLA FIGLIA SARDA (RICONOSCIUTA MA MAI VISTA), MORATTI PENSACI TU…

Luciano Verre da Porto Cervo e Porto Rotondo per Dagospia

 

1 - In un modo o nell'altro Silvio Berlusconi vince sempre. Non potendo comperare le foto che il fotografo Antonello Zappadu aveva scattato a lui e ai suoi amici (anche un ex capo di stato col... pisellone di fuori e sull'attenti) dalla sommità della collinetta che sovrasta Porto Rotondo, non si arreso e ha fatto di meglio. Si è comperato l'intera collinetta. "Mi consenta, ades fora dai ball, cheschì ora è mio e lei ce l'ha nel deretano come se dis a Milan, ahahahahah".

 

Proprio così. Sono iniziati i lavori di ristrutturazione della villa in via Cava del Tom che apparteneva a Laura Rusconi e che Berlusconi è riuscito ad aggiudicarsi attraverso l'Idra Immobiliare (la sua società che gestisce Villa Certosa). Qui, sul cocuzzolo ricoperto di pini, ulivi, mirto e cisto, si nascondeva Zappadu con i suoi potenti teleobiettivi puntati su Villa Certosa.

 

Ora tutto è risolto, il Premier ha fatto tabula rasa della vecchia villa e anche delle antenne per la telefonia mobile Vodafone e 3, e dove Zappadu faceva clic a piselloni e velinette sognanti, sorgerà un "eremo collinare" sotto la direzione dell'architetto Gianni Gamondi, uomo di fiducia del Premier (direzione lavori al geometra Gianni Izzo, legato anche lui a Villa Certosa). Insomma caro Zappadu, fatti più in là, sei finito. Poi dicono che Berlusconi vuole lasciare la Sardegna. Non solo non lascia, ma raddoppia. W il Nano!

 

15.10.10

 

domani il CAINANO sarà a San Pietroburgo, per festeggiare il compleanno dell’amico Putin insieme alla crème dell’oligarchia dell’ex Unione Sovietica. Si parlerà anche di un socio russo per Mediaset? - IL digitale terrestre, web tv e business tradizionale, in Italia e Spagna, in futuro richiederanno sempre più investimenti. In più c’è la grana dei 3 miliardi di debiti di Endemol da sistemare. E le pendenze della holding Fininvest: ecco perché, malgrado la smentita, la voce non è campata in aria....

Federico De Rosa e Marco Galluzzo per il "Corriere della Sera"

 

Le voci hanno ripreso a circolare dopo lo sbarco di Vimpelcom in Wind. E l'imminente missione di Silvio Berlusconi a Mosca le ha rilanciate: in Mediaset potrebbero arrivare dei nuovi soci russi. «Sì, come per il Milan» aveva risposto secco ma con un pizzico di ironia Fedele Confalonieri alle prime indiscrezioni ricordando che anche per la squadra di casa si diceva che sarebbe stata venduta ai russi. Stavolta però la sensazione che il premier stia lavorando per imbarcare nel gruppo di Cologno investitori «solidi» è forte.

 

Lo stesso Berlusconi avrebbe ammesso con i suoi più stretti collaboratori che sta cercando nuovi soci per il gruppo televisivo a cui cedere parte delle sue azioni. I contatti con alcuni grandi fondi russi starebbero andando avanti da un anno. E a meno di un mese di distanza dall'ultima visita, domani il premier sarà di nuovo in Russia, a San Pietroburgo, per festeggiare il compleanno dell'amico Vladimir Putin insieme alla crème dell'oligarchia dell'ex Unione Sovietica. Si parlerà anche di business? Dall'entourage di Palazzo Chigi non lo escludono.

In ballo ci sarebbe un dossier su Impregilo ma anche su Mediaset, ammette qualcuno a mezza bocca, aggiungendo però che i tempi dipendono dal futuro del governo. A dir la verità, con 370 milioni di cassa generata nell'ultimo semestre e 1,4 miliardi di debiti il Biscione può tentare anche la strada del mercato per reperire risorse. Ma digitale terrestre, web tv e business tradizionale, in Italia e Spagna, in futuro richiederanno sempre più investimenti.

 

Senza contare che dopo la vittoria di YouTube su Telecinco a Madrid nel processo per violazione di copyright, a Cologno hanno capito che non si possono più permettere di pensare solo alla concorrenza in tv. In più c'è la grana dei 3 miliardi di debiti di Endemol da sistemare. E le pendenze della holding Fininvest. Insomma i russi, nell'ottica di Berlusconi, oltre a rappresentare investitori amici, contrappeso secondo alcuni degli americani Blackrock, Fidelity, McKenzie che hanno oltre l'8% di Mediaset, rappresenterebbero i partner migliori con cui affrontare nuovi investimenti.

 

 

[07-10-2010]

 

 

FININVEST: sette rilievi alla perizia su Lodo Mondadori (dai giornali)[06-10-2010]

 

MEDIASET: soci in arrivo dalla Russia (Il Corriere della Sera, pag. 47)

[07-10-2010]

 

 

4. FININVEST, INGRESSO RUSSI IN MEDIASET NON ESISTE...
(ANSA) - "E' una cosa che semplicemente non esiste". Così un portavoce di Fininvest smentisce le ipotesi, rilanciate oggi dalla stampa, di un arrivo di soci russi nel capitale della controllata Mediaset.

[07-10-2010]

 

 

2 - LE FRASI BERLUSCA FUORI ONDA, FUORI DI TESTA - "in che mani è la sovranità del Paese? E’ nelle mani dei pm di sinistra - il processo Mills è tutta una barzelletta. Il pm di Milano, De Pasquale ha attaccato Craxi, fatto morire Cagliari - AnnoZero, non c’è alcun contraddittorio - "Io colleziono una storiella al giorno... e anche una ragazza al giorno" - I ragazzi che sono con Berlusconi nel video non sono semplici ’simpatizzanti’, ma presidenti dei Club della Libertà di Mario Valducci.... 1
Da "Repubblica.it"

Leggende sui giornali. "Vedete... si formano tante leggende metropolitane... io sono costretto ogni giorno a smentire attraverso Bonaiuti, che ormai si è rincoglionito su questo fatto (risate), e tutte le mattine devo dire che le affermazioni riferite al presidente del Consiglio e riportate sui giornali sono tutte false".

Io contro tutti. "Io ho contro la sinistra, il centro, i giornaloni, i giudici... Tu sei un giudice? (rivolto ad una della persone che ha davanti, ancora risate)... E poi sui giudici voglio dirvi una cosa, affinché abbiate la consapevolezza di ciò che succede...".

 

Una associazione a delinquere dentro la magistratura. "C'è un processo, il processo Mills, che è tutta una barzelletta. Il pm di Milano, De Pasquale, che è quello che ha attaccato Craxi, fatto morire Cagliari (Gabriele, ndr), visto che il processo sta arrivando alla prescrizione si è inventato la seguente storia: il reato di corruzione c'è quando il corruttore dà i soldi al corrotto. Ma per lui no, si è inventato che c'è il reato di corruzione soltanto quando il corrotto comincia a spendere i soldi.

Per cui se il corrotto è uno che risparmia, il reato non è stato consumato... la cosa drammatica e tragica è che tre diversi collegi, primo grado, secondo grado, appello e Cassazione, hanno asseverato questa tesi, dimostrando quindi che c'è un accordo tra i giudici di sinistra che vuol sovvertire il risultato elettorale, e che attraverso questo accordo, questa interpretazione assurda della giustizia, vogliono eliminare colui che è stato eletto... quindi c'è un macigno sul nostro sistema democratico, che è costituito da questa organizzazione interna... ci sarebbe da chiedere una commissione parlamentare che faccia nomi e cognomi e dica se, come credo io, c'è una associazione a delinquere nella magistratura"

In Italia comandano i pm. "Quando esce una legge che al pm non va, lui la impugna e la porta all'attenzione della Costituzionale e la Corte la abroga. Ad esempio, noi facemmo una legge in base alla quale un cittadino italiano sottoposto a un processo, quando veniva giudicato innocente, non poteva essere più chiamato in appello per lo stesso reato. Per i giudici invece è prassi farlo, perché al pm magari quella persona sta antipatica, oppure ha un pregiudizio politico.

Ma se per i giudici è un mestiere, e sono pagati per quello, per un cittadino è la rovina, sia dal punto di vista familiare che economico. La nostra era la legge più giusta e il 90% dei cittadini era d' accordo, e l'hanno abrogata i giudici della Corte Costituzionale. E allora ditemi: in che mani è la sovranità del Paese? E' nelle mani dei pm di sinistra. Scrutate il cielo perché ci sono gli angeli che stanno certamente vegliando su di noi e ci difendono dai giudici".

 

"Sono disperato". "Dovete essere sicuri che io sono disperato, certe volte. Tutte le volte che c'è un processo che mi riguarda mi danno dell'impunito. E invece nessuno, nemmeno uno dei fatti che mi sono contestati nei processi sono fatti veri".

Tv devastante. "Quando accendo la televisione, alla sera, è una cosa devastante. A parte che adesso è ricominciato AnnoZero (brusio di disapprovazione)... non c'è alcun contraddittorio".

I problemi nel Pdl e i sagrestani della politica. "Questi che vengono fuori dalle sagrestie della politica, che hanno nella attività politica l'unica loro professione, hanno bisogno dei partiti così come delle imprese proprie, per avere i soldi dei gruppi in Parlamento, i soldi dello Stato per le elezioni, i finanziamenti... hanno bisogno di un giornale attraverso cui raccogliere i soldi... sono veri e propri imprenditori della politica".

 

La barzelletta sugli ebrei. "Un ebreo racconta a un suo familiare... Ai tempi dei campi di sterminio un nostro connazionale venne da noi e chiese alla nostra famiglia di nasconderlo, e noi lo accogliemmo. Lo mettemmo in cantina, lo abbiamo curato, però gli abbiamo fatto pagare una diaria... E quanto era, in moneta attuale? Tremila euro... Al mese? No al giorno... Ah, però... Bè, siamo ebrei, e poi ha pagato perché aveva i soldi, quindi lasciami in pace... Scusa un'ultima domanda... tu pensi che glielo dobbiamo dire che Hitler è morto e che la guerra è finita?... Carina eh?"

Una ragazza al giorno. "Io colleziono una storiella al giorno... e anche una ragazza al giorno"

 

"Domani vado in Parlamento". "Domani sono in Parlamento per otto ore, quante me ne diranno...(i ragazzi gli dicono 'noi arriviamo a 316')... sì, e allora mettetevi in lista che la prossima volta... metà donne, e poi tutti giovani... perché anche io lo dico: nel nostro partito di vecchio ci basto io, tutti gli altri devono essere giovani".

01-10-2010]

 

 

 

1- A CHI LASCERà IN EREDITà IL SUO IMPERO POLITICO-ECONOMICO IL BANANA DI ARCORE QUANDO, A METà DICEMBRE, VERRà INTERDETTO DALLE CONDANNE DELLA MAGISTRATURA DAI PUBBLI UFFICI IN SEGUITO AL VOTO CONTRARIO DEI TIPINI FINI SULLO SCUDO? - 2- LASCERà IL POTERE IN MANO A LETTA OA GIUDA TREMONTI? NO, C’è LA MARINA DA SBARCO - 3- INTANTO SI PREPARA AD INCAMERARE LA MAGGIORANZA DE "IL FOGLIO" PERCHé CON LE NUOVE REGOLE FERRARA POTREBBE MOLTO PRESTO PERDERE I 3 MLN E PASSA DI FINANZIAMENTO PUBBLICO. E VISTO CHE CON LE COPIE VENDUTE IN EDICOLA NON PAGANO NEANCHE L’AFFITTO, ECCO MARINA PRONTA A RILEVARE LA QUOTA DI VERONICA - 4- LA MOSSA DI RIAVVICINAMENTO DELL’ELEFANTINO CHE HA SCARICATO LE RAGIONI DI FINI

Andrea Montanari per "Milano Finanza"

 

Silvio Berlusconi è stato rassicurante: «Ove mai venissero a cadere i contributi pubblici (3,4 milioni nel 2009, ndr)», avrebbe già detto a Giuliano Ferrara in un recente incontro, «Il Foglio non avrà problemi di sopravvivenza. Perché ci sarà sempre un azionista forte a garantire il sostegno finanziario di un quotidiano che nella stampa italiana rappresenta un'isola di equilibrio e intelligenza».

 

Organo della Convenzione per la Giustizia, movimento politico fondato dal senatore del Pdl Marcello Pera e dal verde Marco Boato, Il Foglio potrebbe infatti molto presto non godere più dei contributi destinati alla stampa di partito. Ma come farà il premier a sostenerlo se nel capitale non sono presenti membri della famiglia né aziende a lui riconducibili, ma solo la moglie separata Veronica Lario (al secolo Miriam Bartolini), titolare del 38%?

 

La strada più facilmente percorribile è quella che conduce alla Mondadori (che già detiene il 39% del Giornale) cui potrebbe non dispiacere l'idea di una seconda testata. I primi contatti tra i vari soggetti coinvolti nel possibile affare ci sarebbero già stati. Un nodo eventuale è però quello relativo al ruolo che potrà assumere la casa editrice di Segrate: secondo la legge Gasparri, non può infatti acquisire partecipazioni di controllo in quotidiani almeno fino al 2011.

 

Ma poiché si tratta di una partecipazione di minoranza (il 38% appunto), qualora non si rivelasse dominante non dovrebbero esserci problemi. Sicché l'azienda presieduta da Marina Berlusconi (considerata da Fortune una delle donne più potenti al mondo) potrebbe entro qualche tempo essere davvero il nuovo partner di riferimento (ma non dominante) del quotidiano di Ferrara.

Resta naturalmente da verificare la disponibilità a vendere della signora Lario. L'avvio della trattativa è anche l'esito di un processo di riavvicinamento tra Berlusconi e Ferrara sulla scia dello scontro tra il premier e Gianfranco Fini, sul quale Il Foglio, dopo aver tentato di ricondurre entrambi alla ragione, ha preso una chiara posizione a favore del primo. 01-10-2010]

 

 

l seggio-mercato di Silvio? Lo paghiamo noi! - Le spese pazze del Cavaliere per strappare un peone al traballante governo Prodi: la riconquista degli ex leghisti Pottino&Gabana (che votavano con il centrosinistra) passa per due contratti d’oro alla Camera, a firma del capogruppo Pdl Cicchitto, di 120mila euro all’anno ciascuno dopo la mancata rielezione - Il patto con Bossi: ok all’operazione aggancio con stipendio da onorevole, purché non vengano rieletti - Visti i precedenti, quanto denaro metterà sul piatto il Cai-nano per strappare i moderati di Fli a Fini

Carmelo Lopapa per "La Repubblica"

A proposito di calciomercato. Non c'è solo l'acquisto plateale e smaccato del deputato in carica, alla vigilia di un voto decisivo. Ci sono accordi e garanzie, sistemi e metodi tali da assicurare il presente e anche il futuro della pedina che si rende disponibile. Non necessariamente un seggio, magari un contratto ad personam. Con soldi sonanti. Tanti. Un tot al mese. Poco meno di quanti la pedina ne avrebbe guadagnati da parlamentare in carica. Di un paio di quei contratti Repubblica adesso è venuta in possesso.

Qual è il metodo? Quale il sistema? Come funziona il mercato da Transatlantico nel reame di Silvio Berlusconi, laddove tutto ha un prezzo, tutto una ricompensa? Lo ricostruiamo attraverso la storia di due oscuri peones, ligi ex onorevoli del Nord-Est. Transitati dalla Lega al gruppo misto nella passata legislatura, alla fine del 2006, nel pieno del biennio ballerino del governo Prodi.

 

Quando ogni singolo senatore diventa determinante per la tenuta dell'esecutivo e in tanti vengono contesi, corteggiati, lusingati. In qualche caso forse convinti con ragioni a cinque zeri. Dopo aver rotto con la Lega in Friuli per beghe locali, Marco Pottino, allora deputato, classe '74, e Albertino Gabana, allora senatore, classe '54 (entrambi di Pordenone) dopo un anno di navigazione a vista nel gruppo misto, vengono "convertiti" a fine 2007 al credo berlusconiano. Per essere acquisiti infine al gruppo forzista.

Sono le settimane in cui l'esecutivo del Professore già vacilla. E il senatore Gabana in più di un'occasione vota con quella maggioranza, in un Palazzo Madama trasformato ormai in una casbah. Poco influente Pottino a Montecitorio, ma strategico Gabana per tentare la spallata. I due però camminano insieme. Inseparabili. I messi del Cavaliere sanno che il "pacchetto" va acquisito in tandem. Entrambi vengono avvicinati, lusingati, compiaciuti. Elio Vito, attuale ministro dei Rapporti con il Parlamento - rivela in particolare Pottino nel colloquio telefonico con Repubblica - è il più convincente.

 

La contropartita? Dentro il Pdl raccontano come in quegli ultimi giorni della Pompei prodiana, Berlusconi chieda all'alleato Bossi il via libera per tentare l'operazione aggancio. E di come la manovra sia stata accordata dal Senatur, a patto che i due "ex" del Carroccio non vengano poi rieletti. Clausola che il Cavaliere, o chi per lui, mette subito in chiaro ai due, nel momento in cui viene prospettato il passaggio e la fittizia candidatura alle successive politiche (poi precipitate da lì a tre mesi).

Ma allora che interesse avrebbero avuto i peones ad accettare l'offerta? Transitare per poi perdere il seggio? È qui che scatta la rete di protezione. La garanzia per entrambi, qualora non eletti, di mantenere comunque lo status economico da parlamentare, magari con una consulenza ad hoc.

 

I fatti. Succede che, alle Politiche del 2008, tanto il giovane Pottino quanto il cinquantenne Gabana vengono candidati insieme alla Camera, lista Pdl, collegio del natio Friuli.

Puntualmente non la spuntano: risultano primo e secondo dei non eletti. E accade che nel dicembre 2008, pochi mesi dopo l'inizio della legislatura, entrambi stipulino due distinti "contratti di lavoro a progetto" con il gruppo Pdl di Montecitorio, "in persona del suo presidente, Fabrizio Cicchitto", con tanto di firma in calce. Durata (art. 5 del contratto): a partire dal gennaio 2009 e "fino al termine della XVI legislatura". Compenso (art. 6): "Complessivi 120.516 euro annui al lordo delle ritenute", da corrispondere "in dodici rate di 10.043 euro".

Né più né meno che l'indennità sommata alla diaria di cui godono gli onorevoli. Mancano all'appello solo i 4 mila del rimborso spese per portaborse. Bingo! Professionisti da gratificare per i servigi e la dedizione, consulenti meritevoli ("Considerevoli esperienze professionali nell'ambito delle comunicazioni istituzionali" è l'identica motivazione nei due contratti), da impiegare al gruppo. Il tutto, con soldi pubblici, i budget messi a disposizione dalla Camera, quattrini del contribuente.

 

Ma si dà il caso che a Montecitorio, al gruppo Pdl, di loro non vi sia traccia (se non al libro paga). "Non risultano nei nostri elenchi, è sicuro che lavorino qui?" risponde la segretaria interpellata. "Forse potete provare al partito". Ma la risposta non cambia quando vengono contattati gli uffici di via dell'Umiltà. Repubblica rintraccia Gabana e Pottino al telefono a Pordenone.

I due ex leghisti, oggi pidiellini militanti, forniscono nella sostanza la medesima spiegazione. Confermano di avere quel rapporto di consulenza ma negano la compravendita: "Non siamo stati affatto comprati, provenivamo già dal centrodestra". E ammettono di andare poco a Roma: "Ma solo perché è meglio lavorare qui in Friuli, ci dedichiamo alla costruzione del partito. Proveniamo dal Carroccio e chi meglio di noi sa come si lavora sul territorio?". 28-09-2010]

 

 

-        CAINANO OFFSHORE! TRA RAMOSCELLI D’ULIVO E “TENGO FAMIGLIA”, UN COLPO GIAN-FREGNONE FINI L’HA MESSO A SEGNO: L’AFFONDO SULLE OFFSHORE CHE HA FATTO IMBUFALIRE IL SULTANO DELLE BERMUDE. “NON POSSO LASCIAR CORRERE QUELLE ALLUSIONI” - 2- IL BANANA È PROPRIETARIO DI ALMENO SEI VILLE TRA ANTIGUA E LE BERMUDA E DI UNA BARCA DI 48 METRI, VALORE ALL’INCIRCA 13 MILIONI DI EURO, INTESTATE A SOCIETà OFFSHORE - 3- LE DUE OFFSHORE NELL’ISOLA DI GUARNSEY, INTESTATE A MARINA E PIERSILVIO BERLUSCONI - 4- MILLS, SOPRANNOMINATO L’ARCHITETTO DELLE OFFSHORE, HA AVUTO 600 MILA DOLLARI - 5- I FALSI IN BILANCIO, CONSEGUENZA DEL VIZIETTO DELLE SOCIETà OFFSHORE, HANNO PORTATO A UN ALTRO PROCESSO: QUELLO PER LA COMPRAVENDITA DEI DIRITTI TV DI MEDIASET

-        LA VILLA ALLE ISOLE BERMUDA DI BERLUSCONI

- SILVIO IN PARADISO (FISCALE): "NON POSSO LASCIAR CORRERE QUELLE ALLUSIONI SULLE SOCIETÀ OFF-SHORE"
Scrive Francesco Bei per "La Repubblica": "Chiuso ad Arcore, Silvio Berlusconi ostenta indifferenza rispetto alle "rivelazioni" di Fini che hanno inchiodato al video tutto il mondo politico. I suoi riferiscono che abbia persino preferito guardarsi il suo Milan in tv. Poco credibile. La verità è che, nei pochi contatti telefonici con la prima linea del Pdl, il Cavaliere si è mostrato tranchant sui contenuti della versione di Fini: "Sulla casa non ha chiarito nulla, mi è sembrato incerto e impaurito".

 

Quanto all'offerta del leader di Futuro e libertà di resettare tutto e riprendere "il confronto", il premier si mostra scettico. Perché "di uno così non c'è più da fidarsi". E soprattutto perché buona parte del suo intervento il presidente della Camera l'ha impiegato per attaccare il premier a testa bassa, senza fargli sconti su nulla. Né sulle società off-shore, né sull'etica pubblica e nemmeno su chi sarebbe il vero mandante di quei "faccendieri professionisti a spasso nel centroamerica" per fabbricare dossier farlocchi contro di lui.

 

Una serie di accuse che a Berlusconi hanno di nuovo guastato l'umore, facendolo propendere per una guerra senza quartiere al suo avversario. "Non si può lasciare correre su cose inaccettabili - si è sfogato - come queste allusioni sulle società off-shore. Non si può far passare una libera inchiesta giornalistica, basata su fatti accertati e sulla quale io non c'entro nulla, per un'operazione di dossieraggio. Per di più sputtanando il Paese all'estero con la favola dei servizi segreti deviati. Oltretutto in questo caso i fatti, a quanto ammette lo stesso Fini, sono più che verosimili".

2- CAIMANO OFF SHORE: LE HOLDING BERLUSCONIANE NEI PARADISI FISCALI E GLI AIUTINI DELL'AVV. MILLS
Antonella Mascali per "Il Fatto Quotidiano"


La falsa campagna moralizzatrice dei "berluscones" contro le società off shore, per colpire Gianfranco Fini, non poteva che provocare una facile risposta del presidente della Camera, dopo la rottura con il cavaliere: "Sia ben chiaro: personalmente non ho né denaro, né barche, né ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse".

Sottinteso, naturalmente, il nome di Silvio Berlusconi, il re dei fondi neri all'estero. Lo hanno accertato sentenze definitive. Come quella per il corrotto e prescritto avvocato David Mills, il mago delle off shore del premier. O la sentenza del processi All Iberian 2, che ha accertato una colossale evasione fiscale, 1500 miliardi di lire, ma non ha potuto decretare la condanna di Berlusconi. Come? Grazie a una delle sue leggi, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, "il fatto non costituisce più reato".

VILLE, BARCHE E SOLDI
Fini ha parlato anche di ville e barche. Si riferiva ad almeno sei ville che il suo ex alleato possiede tra Antigua e le Bermuda, intestate a off shore. Berlusconi è proprietario anche di una barca di 48 metri, valore all'incirca 13 milioni di euro. È intestata alla società Morning Glory Yachting limited, neanche a dirlo, con sede alle Bermuda. Il salto verso i fondi neri, il Cavaliere l'ha compiuto a metà anni '90 servendosi di Mills, soprannominato l'architetto delle offshore.

 

Le società occulte all'estero hanno permesso a Berlusconi di accantonare centinaia di miliardi di lire, di evadere il fisco, di pagare mazzette, come i 21 miliardi a Bottino Craxi, di eludere la legge Mammì, che all'epoca impediva a un editore di avere più di 3 televisioni. Il cavaliere, invece, era anche l'azionista di maggioranza, segreto, di Tele più. La sentenza di primo grado del processo Fininvest- Gdf del '96 ha stabilito che alcuni militari delle fiamme gialle si sono fatti corrompere proprio per non indagare sulle off shore del biscione.

 

In appello e in Cassazione le prove per condannare il premier non sono state ritenute sufficienti. In secondo grado ha contribuito alla sua salvezza, la falsa testimonianza di Mills del novembre '97. Sappiamo adesso che per quella, come per un'altra deposizione reticente, al processo All Iberian, gennaio '98, illegale ha avuto 600 mila dollari. E per queste dichiarazioni taroccate in suo favore, Berlusconi è ancora sotto processo. Sospeso, come gli altri procedimenti, grazie ai vari scudi.

 

Ai giudici milanesi di All Iberian, Mills ha nascosto tra l'altro anche i reali beneficiari di "Century One" ed "Universal one", le due off shore nell'isola di Guarnsey, intestate a Marina e Piersilvio Berlusconi, per decisione del padre. Un fatto che scopriranno nel 2004 i pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo. Mentre i difensori di Berlusconi fino ad allora avevano ripetuto che erano " società del tutto estranee a Fininvest e Mediaset".

I FALSI IN BILANCIO
I falsi in bilancio, conseguenza del vizietto delle off shore, hanno portato a un altro processo: quello per la compravendita dei diritti tv di Mediaset. Ma grazie a un'altra delle leggi ad personam, la ex Cirielli, che ha accorciato la prescrizione, sono state azzerate la frode fiscale per 120 miliardi di lire e l'appropriazione indebita per 276 milioni di dollari, fino al 1999. Restano in piedi quelle fino al 2003.

 

C'è poi una costola di questa indagine, denominata "Mediatrade-Rti", in fase di udienza preliminare, bloccata sempre per il legittimo impedimento. Berlusconi è accusato di appropriazione indebita e frode fiscale. Mentre il figlio Piersilvio e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri di frode fiscale, fino al settembre 2009.

Secondo la procura di Milano, Mediaset avrebbe nuovamente falsificato i bilanci e gonfiato i costi per l'acquisto di diritti tv da major americane. I soldi, 100 milioni di dollari, sarebbero transitati su banche estere e, in gran parte, confluiti su conti riconducili a Berlusconi e ad alcuni suoi manager. A Silvio Berlusconi, sono contestate operazioni tra il 2002 e il 2005. Anni, come per l'inchiesta madre, in cui era sempre presidente del Consiglio. [26-09-2010]

 

 

GHIGLIOTTINA PER IL NANO - Il 14 dicembre la Corte Costituzionale si esprimerà sulla costituzionalità del Legittimo impedimento. Entro quella data il Cavaliere vorrebbe vedere il lodo Alfano con il primo voto del Parlamento e sperare così che la Consulta rinvii il suo esame. Ma non è detto. E allora uno degli scenari più temuti a palazzo Grazioli è che si vada a votare a marzo, ma con i titoli dei giornali che raccontano di una condanna.... Francesco Grignetti per "La Stampa"

 

Silvio Berlusconi sarà pure un gran nocchiero, capace di condurre il vascello attraverso il mare in tempesta, ma intanto da Bossi («Niente più sbagli o si va al voto») a La Russa («Certo è difficilissimo proseguire con la spada di Damocle dei finiani») è palpabile il pessimismo. Racconta un anonimo ma importante esponente Pdl: «Andare al voto subito non è interesse di Fini che deve prima consolidare le sue posizioni sul territorio, né di Berlusconi che teme il forte astensionismo.

Gli unici a guadagnarci sarebbero i leghisti. Ma è anche chiaro che se da ora in poi si procederà con il coltello alla gola, si può andare a sbattere in qualunque momento». E allora, archiviata già la mozione di sfiducia per Umberto Bossi che avrebbe potuto far precipitare le cose anzitempo, esaminiamo gli scogli che minacciano la rotta del governo.

 

IL PARTITO DI FINI - l prossimo appuntamento dei finiani è quello di Perugia del 7 novembre: molto probabilmente il presidente della Camera annuncerà in quella sede la nascita del partito. Nel frattempo dice Benedetto Della Vedova, facendo il verso a Prodi: «Competition is competition. In chiave politica e alla lunga anche in chiave elettorale». Quando Fini qualche giorno fa ha esortato i suoi a «mettersi l'elmetto», intendeva dire proprio questo: marcare la differenza, distinguersi, combattere su ogni provvedimento. Sono già cominciati i dolori per la maggioranza.

Martedì scorso alla Camera, quando s'è trattato di convertire il decreto in scadenza sulla Tirrenia, che prevede anche l'introduzione dei pedaggi sui raccordi autostradali, a guidare l'opposizione si son messi due deputati finiani, Aldo Di Biagio e Francesco Proietti Cosimi. Marcello De Angelis, il relatore, uno che è cresciuto nel vecchio Msi assieme ai due, ha cominciato a sudare freddo: «Se avessero voluto, era evidente che i voti del Fli, sommati a quelli dell'opposizione, avrebbero fatto cadere il governo. Io ci ho messo il carico dell'amicizia, loro non avevano alcuna intenzione di far saltare il banco e così Di Biagio ha ritirato un suo emendamento, ma in Aula siamo stati a un passo dalla catastrofe».

 

I finiani, insomma, cominceranno presto a farsi notare e il resto dell'opposizione convergerà. Il senatore Mario Valditara, per dire, denuncia i tagli all'università e il ministro Gelmini quanto prima se la vedrà brutta. Sullo sfondo c'è poi la questione della legge elettorale.

LA GIUSTIZIA - E' il tema più rovente. Il Pdl sta accelerando sul lodo Alfano al Senato: Carlo Vizzini ha presentato il nuovo testo che prevede lo scudo giudiziario solo per Capo dello Stato e presidente del Consiglio, cassando i ministri. Era la prima delle richieste di Giulia Bongiorno a Ghedini: neanche ha fatto in tempo a proferire parola e già l'hanno accontentata. Ma chiaramente non finisce qui.

Si conosce tutta l'avversione dei finiani per il ddl sul Processo Breve che però è sempre in cima all'agenda berlusconiana. Lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura, poi, riforma che prefigura una dipendenza dei pm dal ministro della Giustizia, pur annunciata trionfalmente da Berlusconi alla Camera, rischia di non uscire mai dai cassetti.

 

I PROCESSI - Dentro il Pdl parlano chiaramente di «accerchiamento». Non sfugge che dalle procure di mezza Italia sia partita la caccia a tutti gli uomini del Presidente: Schifani a Palermo, Letta a Lagonegro, Bertolaso e Scajola a Perugia, Verdini a Firenze, Cosentino a Napoli, di nuovo Verdini e Dell'Utri a Roma, è tutto un fiorire di inchieste che colpiscono duro.

 

E poi c'è la mina vagante del pentito Spatuzza: è il segreto di Pulcinella che tra Firenze e Caltanissetta sia stata riaperta l'inchiesta sulle bombe del 1993 che vide indagati «mister alfa» e «mister omega», che all'epoca erano Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Infine il processo Mills a Milano: per ora è sospeso, ma è questione di mesi.

LA CONSULTA - Il 14 dicembre la Corte Costituzionale si esprimerà sulla costituzionalità del Legittimo impedimento. Entro quella data il Cavaliere vorrebbe vedere il lodo Alfano con il primo voto del Parlamento e sperare così che la Consulta rinvii il suo esame. Ma non è detto. E allora uno degli scenari più temuti a palazzo Grazioli è che si vada a votare a marzo, come prefigura il ministro Maroni, ma con i titoli dei giornali che raccontano di una condanna.

01-10-2010]

 

 

CIANCIMINO CIANCIA ANCORA – IL FIGLIO DI DON VITO RITROVA LA COPIA DI UN ASSEGNO CHE BERLUSCONI DIEDE AL PADRE NEI PRIMI ANNI ‘80 per la campagna elettorale - SPULCIANDO L’ARCHIVIO DELL’EX SINDACO MAFIOSO DI PALERMO SI TROVEREBBERO ANCHE ALTRI ASSEGNI DEL BANANA - SPUNTA ANCHE UN PRESUNTO PIZZINO DEL 2001 PER PROVENZANO DOVE SI PARLA DI 100 MLN DI LIRE VERSATI AI BOSS DA FORZA ITALIA

Riccardo Arena per "La Stampa"

 

Sei anni dopo il colloquio in cui Massimo Ciancimino e la sorella Luciana ne parlavano al telefono, spunta l'«assegno del presidente» destinato a Vito Ciancimino. Il «presidente», in realtà, quando avrebbe firmato quel titolo di credito (all'inizio degli anni '80), non era ancora in politica, ma l'imprenditore Silvio Berlusconi era pur sempre il numero uno delle tv commerciali in Italia.

 

La fotocopia dell'assegno da 35 milioni di lire, risalente al periodo compreso tra il 1979 e il 1983, è venuta fuori dal quanto mai capiente archivio di don Vito: sfuggita a perquisizioni e sequestri («Nemmeno io sapevo dove fosse», chiosa Massimo Ciancimino), è stata ritrovata dalla vedova dell'ex sindaco di Palermo, condannato per mafia e corruzione e morto nel 2002.

Epifania Silvia Scardino, accompagnata dallo stesso figlio Massimo, alla fine di luglio l'aveva consegnata ai pm Nino Di Matteo e Paolo Guido, assieme ad annotazioni del marito, che parlano pure di altri 25 milioni in contanti di identica provenienza: Silvio Berlusconi.

 

Sempre allo stesso scopo: «Acquisto tessere periodo '79-'83», scriveva don Vito, che all'epoca era molto discusso, ma non era ancora finito in cella. La corrente dc dell'ex sindaco allora aderiva a quella andreottiana, dalla quale fu poi estromessa: il finanziamento poteva essere indirizzato allora a sostenere il gruppo politico di Giulio Andreotti, cui Ciarrapico, in particolare, era molto legato.

Berlusconi era accreditato invece di simpatie e di intensi legami con il Psi. Perché, dunque, questa trasversalità? Fra le carte consegnate ai magistrati dell'indagine sulla trattativa fra mafia e Stato, ce ne sono anche altre - tutte da approfondire e sviscerare - che potrebbero fare pensare a presunti legami, interessi comuni, collegamenti fra l'attuale premier o esponenti del suo entourage, come Marcello Dell'Utri, con don Vito.

«Io, Dell'Utri e Berlusconi siamo figli della stessa lupa», si legge infatti in una pagina scritta a macchina e la cui paternità è attribuita, ma non con certezza, da Massimo Ciancimino al padre: nella facciata retrostante, che si apre con il consueto sfogo («Sono un perseguitato»), l'ex assessore ai Lavori pubblici del Sacco di Palermo scrive di pugno, con la sua inconfondibile grafia.

 

I pm del pool coordinato da Antonio Ingroia si muovono comunque con cautela: «Io - si legge nel dattiloscritto - sono stato condannato e loro, Berlusconi e Dell'Utri, assolti per questioni geografiche», perché a Palermo e a Milano la giustizia sarebbe stata amministrata in modo diverso.

 

C'è pure altro materiale, su cui la Procura sta lavorando: innanzitutto un presunto pizzino di Ciancimino a Bernardo Provenzano, a proposito di finanziamenti (cento milioni di lire) che ancora Berlusconi, o esponenti di Forza Italia, avrebbero versato ai boss in occasione delle elezioni del 2001. Protagonista di queste nuove puntate delle indagini è la madre di Massimo Ciancimino, anziana e malata, che ha pure ricordato presunti incontri tra il marito e il Cavaliere, a Milano, negli anni '70.

 14-09-2010]

 

 

1- PROVE TECNICHE DI DISCESA IN CAMPO PER LA PRIMOGENITA DI BERLUSCONI - 2- NON SOLO IL "TROTA" DI BOSSI, ANCHE MARINA VUOLE RACCOGLIERE IL TESTIMONE DI PAPI - 3- LA PRESIDENTESSA DELLA MONDADORI SAREBBE IN ATTESA DI RICEVERE UN SONDAGGIO - 4- LA PAGINATA DI INTERVISTA RILASCIATA IERI AL ’CORRIERE’, CON DISTRIBUZIONE DI CETRIOLI PER TUTTI, DALL’INGRATO VITO MANCUSO A FINI, TRAPASSANDO UN DE BENEDETTI CHE NASCONDE SOTTO IL TAPPETO DI ’REPUBBLICA’ L’INSIDER TRADING DI FAMIGLIA, COME LA "PRAVDA DEI TEMPI D’ORO", NON POTEVA NON SOLLECITARE DUBBI E INTERROGATIVI - 5- SOGNANDO UN FUTURO DA EVITA PERON, MARINA SI ATTEGGIA A BIANCANEVE DI ARCORE SULLA LEGGINA AD AZIENDAM CHE HA FATTO RISPARMIARE 400 MILIONI DI EURO ALLA MONDADORI: OGGI SI LEGGA, SUL "CORRIERE", IL RUOLO DEI VERDINI-CARBONI-MARTINO

 

1 - MARINA DA SBARCO
La paginata di Marina Berlusconi sul Corriere è una prova tecnica di discesa in campo? Un'intervista che più politica non si può, con distribuzione di cetrioli per tutti, dall'ingrato Vito Mancuso a Fini, trapassando un De Benedetti che nasconde sotto il tappeto di 'Repubblica' l'insider trading di famiglia, come la "Pravda dei tempi d'oro", non poteva non sollecitare dubbi e interrogativi.

 

Che vuole fare da grande la primogenita di Berlusconi? Vista l'inedita grinta da Evita Peron, non è che sotto sotto cova la voglia matta di prendere il testimone del settantreenne Papi? Risposta esatta, direbbe il fu Mike. La paginata del Corriere è il primo passo. Il secondo appartiene alla pura metodologia berlusconiana: commissionare alla fidata Ghisleri un sondaggio. E vedere che effetto fa una eventuale Marina in campo al paese dei berluscones.

 

2 - LEGGINA AD AZIENDAM ED IL RUOLO DELLA P3 DEI VERDINI-CARBONI-MARTINO
Marina Berlusconi alias Biancaneve ha detto al Corriere (vedi l'intervista che pubblichiamo a seguire) che la legge sul famigerato condono da 450 milioni tra la Mondadori e lo Stato è stata fatta a favore di tutte le aziende e non solo per Segrate. Bene, oggi la Biancaneve di Arcore andrà a leggere quanto scrive Giovanni Bianconi, sempre sul Corriere?

Dalle inchieste è saltato fuori che "Arcangelo Martino - uno dei tre arrestati per la presunta associazione segreta di cui sono accusati, insieme a Flavio Carboni e Pasquale Lombardi anch'essi in carcere, gli esponenti del Pdl Denis Verdini, Marcello Dell'Utri, Nicola Cosentino e Giacomo Caliendo - il 19 agosto ha fatto chiamare il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e ha parlato del suo ruolo nel «gruppo di potere occulto» ipotizzato dai magistrati.

 

Ammettendo che effettivamente nelle riunioni a casa Verdini si discuteva del destino del Lodo Alfano alla Corte costituzionale e della causa milionaria tra la Mondadori e lo Stato; spiegando che il nome in codice «Cesare» usato nelle telefonate indicava Silvio Berlusconi e il «vice-Cesare» era Dell'Utri; svelando una confidenza sulla compravendita dei voti in Senato per far cadere il governo Prodi, nella scorsa legislatura".

3 - L'INTERVISTA 'POLITICA' DI MARINA: "DE BENEDETTI PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE, ANZI MALISSIMO. SI PRESENTA COME IL PALADINO DELLA LIBERTÀ DI STAMPA, IL CAMPIONE DELL'INFORMAZIONE SENZA BAVAGLIO, E POI ABBIAMO VISTO TUTTI COME REPUBBLICA, POCHI GIORNI FA, HA DATO LA NOTIZIA DELLE SANZIONI CONSOB PER L'INSIDER TRADING IN FAMIGLIA: RICORDAVA LA PRAVDA DEI TEMPI D'ORO"
Daniele Manca per il "Corriere della Sera"

Il Corriere l'aveva chiamata sabato 21 agosto, per sapere che cosa pensasse di uno scrittore (Vito Mancuso) che apriva una polemica contro una casa editrice (la Mondadori) di cui Marina Berlusconi è presidente. Ma allora la figlia del presidente del Consiglio aveva preferito non commentare.

 

In tre settimane però qualcosa è cambiato. Non solo politicamente. «In questi giorni sono state dette cose su di noi come azionisti e come editori alle quali non posso non rispondere. È un film già visto, vengono attaccate in modo strumentale le nostre aziende con obiettivi politici».

Attacco o non attacco, tutto è partito dal fatto che la Mondadori ha usato, e velocemente, una legge che le ha permesso di chiudere un contenzioso fiscale di centinaia di milioni con pochi milioni. E per di più in una vicenda che durava da vent'anni.
«Appunto: chiudiamo un contenzioso fiscale che ci trasciniamo dietro da vent'anni. Ma le pare normale? E questo nonostante ben due sentenze, di primo e secondo grado, ci abbiano dato ragione sancendo la totale correttezza dei nostri comportamenti. Sa che cosa significano tempi così lunghi e incognite così grandi per un'azienda?».

Fatto sta che quella leggina è arrivata al momento giusto. Non a caso si è parlato di provvedimento ad aziendam.
«Macché. Il latinismo è orribile, ma visto che lo usano tutti lo faccio anche io: non legge ad aziendam, ma ad aziendas, perché è una norma che restituisce certezze a tutto il sistema delle imprese. Se le leggi, come in questo caso, sono sacrosante, che cosa si vorrebbe, che le nostre aziende non le utilizzassero solo perché fanno capo alla famiglia Berlusconi? Questo sì che è il vero conflitto di interesse, quello all'incontrario. Ma lo sanno che il nostro gruppo negli ultimi 15 anni ha pagato 2,2 milioni di euro al giorno, dico al giorno, fra imposte e contributi?».

 

Ci mancherebbe non pagaste le tasse. Ma la polemica si è allargata molto, intrecciando questioni etiche, morali, politiche.
«Fatto sta che tutti si sono trovati d'accordo su un punto: Mondadori è un gruppo editoriale libero, fatto di grandi professionisti, che ha il rispetto più assoluto della libertà di espressione dei suoi autori, che non ha mai censurato una parola a nessuno».

 

Appunto, lo hanno riconosciuto tutti.
«Sì, ma non per arrivare a riconoscere che la famiglia Berlusconi è un editore liberale. Quanto per sostenere l'esatto contrario: che la Mondadori è così "nonostante" il suo editore. "Buoni" e "cattivi", insomma. E quando la realtà viene ribaltata in questo modo, io non posso stare zitta».

Sta dicendo insomma che dobbiamo ringraziarvi?
«Sto dicendo che controlliamo la principale casa editrice italiana da vent'anni. E davvero qualcuno può credere che in questi vent'anni, scendendo ogni mattina in trincea, elmetto in testa, in Mondadori abbiano dovuto difendere giorno dopo giorno la propria autonomia, i propri principi contro l'invadenza del padrone-censore? Ma andiamo! Basta conoscere un poco le cose di Segrate per sapere che questa è una barzelletta, per non dire di peggio».

 

Barzellette, strumentalizzazioni: adesso è a noi che sembra di vedere un film visto tante volte.
«La pensi come vuole, resta il fatto che tra noi come azionisti e la Mondadori ci sono ben due decenni di costruttivo e proficuo rapporto. Vent'anni di buoni risultati non si costruiscono senza un legame franco e profondo».

 

E senza una Mondadori che era così ben prima del vostro arrivo...
«Certo, e sa che cosa ci unisce? La stessa concezione del mestiere dell'editore: una concezione secondo cui ciascuno ha le proprie idee, però le scelte si fanno basandosi esclusivamente su valutazioni editoriali, qualitative e professionali».

Sa, a volte è molto conveniente essere liberali. Tanto più quando si producono un bel po' di profitti.
«No, guardi, anche prima della crisi che l'editoria sta attraversando, ci sarebbero stati settori ben più redditizi in cui investire. O magari qualche bella speculazione finanziaria sulla pelle dei piccoli azionisti, che tanto ha arricchito alcuni di coloro che ora ci fanno la morale. No, non è roba per noi.
Questo è il mestiere che ci piace: essere imprenditori della cultura, partecipare alla circolazione delle idee, naturalmente stando sempre attenti ai conti, perché non esistono imprese in perdita che alla lunga siano effettivamente libere».

 

La metta come vuole, ma proprio l'altro ieri il premio Campiello Michela Murgia, che pubblica per Einaudi, ha accusato suo padre di coltivare un sogno segreto: epurare tutti gli scrittori di sinistra.
«Se è per questo, Michela Murgia, alla quale vanno i miei complimenti per la vittoria, di cose dalle quali dissento totalmente ne ha dette tante altre. Comunque, l'unico sogno che abbiamo sempre coltivato e realizziamo ogni giorno è quello di pubblicare buoni autori. Se altri sogni in vent'anni non sono diventati realtà è solo perché non sono mai esistiti.
Ma secondo lei, quando abbiamo rilevato un'Einaudi in gravi difficoltà, non conoscevamo quello che ha sempre rappresentato per la sinistra italiana? E qualcuno può dire che abbiamo mai cercato di snaturare quelle che sono la storia e la tradizione dell'Einaudi?».

Il discorso dei «buoni» e «cattivi» l'ha proprio punta sul vivo.
«Qui si tratta solo di rispettare la realtà. Me lo faccia dire ben chiaro: se la Mondadori è oggi, come mi pare tutti riconoscano, quella grande azienda libera e pluralista che è, lo è anche perché noi abbiamo voluto e vogliamo che sia così. Altro che "nonostante" noi! E' così "anche grazie" a noi. E se non si fosse condizionati da un antiberlusconismo accecante, che finisce per impedire di vedere le cose come stanno, di notare contraddizioni e ipocrisie, io credo che questo non potrebbe non esserci riconosciuto».

 

Vada a spiegarlo al professor Mancuso.
«Sui turbamenti interiori del professor Mancuso mi pare che la Mondadori abbia già detto quello che c'era da dire. E non solo la Mondadori. Certe sue affermazioni, devo confessarlo senza offesa per nessuno, mi hanno comunque ricordato di quando, io ero una bambina, c'era chi non voleva più bere la Coca Cola per boicottare quei guerrafondai degli americani».

 

Fu un modo di porre il problema come ha fatto lo scrittore-teologo.
«Lasciamo perdere... E mi ha anche molto colpito il suo eroismo a tassametro: sono l'unico che ha il coraggio della coerenza, ma non c'è fretta, anche la coerenza può attendere, prima di scendere voglio finire la corsa, consegnare l'ultimo libro a Mondadori».

Non sarà mica tutta colpa di Mancuso, i giornali hanno dato ampio spazio alla polemica, segno che il tema c'era.
«Veramente a dare il là è stata, come al solito, Repubblica. Molti le sono andati dietro. Ma sarebbe da ingenui non vedere che il tutto è stato utilizzato per l'ennesimo attacco politico, e da un quotidiano che in fatto di editoria pluralista e liberale, secondo me, ha ben poco da insegnare».

Ora però è lei che accusa di illiberalità un grande e riconosciuto quotidiano...
«Mi faccia dire. L'ingegner De Benedetti predica bene ma razzola male, anzi malissimo. Vuole un esempio concreto? Si presenta come il paladino della libertà di stampa, il campione dell'informazione senza bavaglio, e poi abbiamo visto tutti come Repubblica, pochi giorni fa, ha dato la notizia delle sanzioni Consob per l'insider trading in famiglia: ricordava la Pravda dei tempi d'oro. Sfido chiunque a capire dalla titolazione che tra i personaggi coinvolti c'erano parenti stretti dell'Ingegnere. Sarà perché a Repubblica non piace il tema "guai e cognati"?».

Su «guai e cognati» lei è azionista del «Giornale» e almeno per quanto riguarda Gianfranco Fini, il tema è piaciuto molto.
«Io non faccio il tifo per un certo modo di fare informazione, a prescindere dai protagonisti. Ma qualcuno mi deve spiegare perché quando i giornali mettevano sotto processo, in modo davvero vergognoso, la vita privata di mio padre, sentivo solo grandi applausi alla libera stampa che non si ferma davanti a nessuno e che è il sale della democrazia. Quando invece si chiedono, legittimamente, dei chiarimenti su vicende che private non sono, perché ci sono di mezzo i beni di un partito, ecco che si grida al complotto, addirittura alla "lapidazione islamica"».

 

Se è per questo, riferendosi a suo padre, Fini ha anche parlato di metodi stalinisti.
«Mi sembra davvero paradossale. Fini, che è un oratore molto abile, in questo caso forse avrebbe dovuto scegliere i termini con maggior cura: fra i due, quello che in fatto di ideologie assolutiste può vantare innegabili frequentazioni è di sicuro lui. Mio padre, con la sua discesa in campo, ha portato in questo Paese una vera e propria ventata di libertà e ha giustamente inserito nel gioco democratico proprio Fini e i suoi compagni».

 

Una storia però che pare finita. Ne ha parlato con suo padre?
«Mio padre ha subito molte ingiustizie, e molto grandi. Ma si è sempre comportato nello stesso modo: reagire, andare oltre, costruire e guardare avanti».

 

La crisi però non sembra chiusa.
«Senta, di politica mi ha già fatto parlare fin troppo. Quello che a me interessava era rispondere alle tante falsità che anche in questo caso sono state dette su di noi e sulle nostre aziende».

E vorrebbe che gli autori Mondadori le dessero ragione, vero? E' questo che chiede loro?
«Non chiedo proprio niente. Mi piacerebbe solo che avessero per le mie idee e le mie opinioni, anche se la pensano in modo totalmente diverso, lo stesso rispetto che io ho sempre avuto e ho per le loro».

11-09-2010]

 

 

SILVIO, MA QUANTO CI COSTI? – SOTTO IL REGNO DEL PUZZONE DI HARDCORE LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO BATTE IL RECORD DI SPESA SUPERANDO I 5 MLN € - A PALAZZO CHIGI NON SI BADA A SPESE SULLA PROTEZIONE CIVILE, E IL CLAN BERTOLASO È PRONTO A PRENDERSI ALTRI 3 MLN non UTILIZZATI DALLA CARFAGNA (MA CI VUOLE TANTO A SPENDERLI, BENEDETTA RAGAZZA?) E FINITI NELL’AVANZO DI BILANCIO

Gabriele Mastellarini per "Il Mondo"

 

Nuovo record di spese per la Presidenza del Consiglio che nel 2009 ha superato il tetto dei 5 miliardi di euro attestandosi a 5.258 milioni, 1 miliardo in più rispetto al 2008 e al 2007. Su alcuni fronti, come quello della Protezione Civile, Silvio Berlusconi e i suoi Ministri non hanno badato a spese ma in altri settori, primo fra tutti le Pari opportunità, hanno dimenticato di utilizzare i fondi già disponibili, lasciando sul tappeto oltre 2 miliardi di euro. Il solo dipartimento della protezione civile ha drenato risorse per 3,6 miliardi di euro, circa 2 miliardi in investimenti e 1,6 miliardi per spese correnti.

 

Ad inizio anno i tecnici di Palazzo Chigi avevano previsto meno di un miliardo e mezzo ma tra G8, terremoto e alluvioni sulla struttura di Guido Bertolaso sono piovuti tantissimi soldi. E proprio dal cielo arriva uno dei costi più alti: i 144 milioni di euro per riparazione noleggio e esercizio di mezzi aerei. Meritano menzione anche i 38,4 milioni per studi e monitoraggi finalizzati alla previsione delle calamità naturali. Non mancano le piccole-grandi spesucce come i 191 mila euro per bandiere, distintivi e medaglie, appese al collo dei volontari e degli addetti della Protezione civile.

Per contrastare la pedofilia, il Governo aveva previsto di investire 7 milioni di euro, ma a dicembre scorso aveva speso appena 100 mila euro. Ancor meno, circa 52 mila euro, per il contrasto e la repressione delle mutilazioni genitali femminili a fronte di un budget di 2,5 milioni di euro poi incrementato a 6,7 milioni, quasi completamente inutilizzati.

 

Per il disagio sociale della donna il Ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, poteva contare su 3,1 milioni di euro integralmente coperti da fondi dello Stato, e invece non è stato speso neanche un centesimo e ora quei soldi sono finiti nell'avanzo di bilancio, già prenotato dalla Protezione civile per il 2010.

 

La struttura del commissario straordinario per la gestione delle aree del territorio di Castelvolturno (Napoli) è costata 921 mila euro, quella per favorire l'ampliamento della base Nato nell'aeroporto Dal Molin ha presentato un conto di 148 mila euro. Per la realizzazione dell'asse ferroviario Torino-Lione si pagano 341 mila per il funzionamento del commissario straordinario che deve coordinare gli aspetti di carattere ambientale, sanitario ed economico e altri 418 mila per una commissione intergovernativa appositamente incaricata.

 

Appena 82 mila euro per il commissario straordinario chiamato a gestire i beni confiscati alla Mafia e alle altre organizzazioni criminali, ma non c'è da polemizzare perché ad inizio anno Palazzo Chigi non gli aveva assegnato neanche un euro.

Gli uffici della Presidenza del Consiglio avevano perso per strada anche l'approssimarsi dei 150 anni dell'Unità d'Italia e solo in corso d'anno, dopo le sollecitazioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sono stati inseriti 70 milioni di euro per i necessari lavori. E' andata meglio con i funerali di Stato: non li ha chiesti nessuno e quindi zero spese. Il Governo l'aveva previsto.

 07-09-2010]

 

 

 

cricca news! - Dalle analisi della Banca d’Italia salta fuori un misterioso versamento da 250mila euro a uno dei magistrati più influenti d’Italia, Pasquale De Lise, presidente del Consiglio di Stato, già presidente del Tar del Lazio. Mittente, un facoltoso avvocato amministrativista romano - Nella nuova lista Anemone spunta il nome Berlusconi, ma potrebbe essere Paolo, e della brambilla a caccia di ’grandi eventi’

Francesco Grignetti per La Stampa

E' dagli accertamenti bancari e contabili che arrivano le novità nell'inchiesta sulla Cricca. Dal computer del commercialista Stefano Gazzani, l'uomo che teneva i conti di Diego Anemone, è saltata fuori una nuova Lista. E' la fotocopia di quella stranota del costruttore. Ci sono gli stessi nomi; a margine l'importo dei lavori (che spesso i diretti interessati non saldavano, ci pensava Anemone a far pagare lo Stato).

E c'è un nome che ha fatto sobbalzare gli investigatori: «Berlusconi». Senza un aggettivo, o un'indicazione, o una cifra. Molto probabilmente indica i lavori effettuati a casa del premier, già segnati nella Lista Anemone come "camera da letto e bagni di palazzo Grazioli". Oppure potrebbe esserci un riferimento a Paolo Berlusconi, di cui sono già emersi i buoni contatti con la cricca e l'interesse per l'appalto del sistema Tutor di controllo della velocità sulle autostrade.

Dalle analisi della Banca d'Italia, invece, è saltata fuori una vicenda nuova che coinvolge uno dei magistrati più influenti d'Italia, anche se poco noto al grande pubblico. Pasquale De Lise, presidente del Consiglio di Stato, già presidente del Tar del Lazio, al vertice della giustizia amministrativa da circa un anno, è al centro di una imbarazzante relazione della Banca d'Italia, in gergo Sos, segnalazione di operazioni sospette, perché sul suo conto corrente nell'agosto scorso è apparso un misterioso versamento da 250mila euro. Mittente, un facoltoso avvocato amministrativista romano.

 

L'operazione in sé non significa nulla, ma è evidente che darà il via ad accertamenti successivi. Ed è interessante la genesi di questa relazione: nasce da uno screening ordinato dalla procura di Perugia sui movimenti bancari di diverse persone coinvolte a vario titolo nell'inchiesta sulla Cricca. Era lì che già si trovava il nome di De Lise, così come quello di suo genero, l'avvocato Patrizio Leozappa. E anche sul conto di quest'ultimo, Bankitalia segnala alcune operazioni sospette.

Leozappa, De Lise e la Cricca: un triangolo di relazioni che aveva già attirato l'attenzione degli investigatori. Non foss'altro perché l'avvocato Leozappa curava gli interessi del costruttore Diego Anemone in procedimenti proprio davanti al Tar del Lazio e che ci sono telefonate dirette tra Balducci e De Lise che commentano soddisfatti i risultati.

E' il 4 settembre 2009 quando De Lise chiama Balducci e dopo convenevoli affronta un argomento che sta molto a cuore al suo interlocutore. Scrivono i carabinieri del Ros: «Gli dice che su input del genero Patrizio(Leozappa) si è "occupato" del recente provvedimento di rigetto del Tar Lazio riferito alla "storia" del Salaria Sport Village.

"Patrizio mi aveva parlato di quella cosa... non stava nè in cielo nè in terra ... quindi insomma... io l'ho seguita un po' quella storia là"». L'ingegner Balducci ringrazia signorilmente. Ma quale fosse il tipo di familiarità che c'era dietro le quinte lo si intuisce dalle intercettazioni tra Balducci e Leozappa: «Senti, Patri' ... il Capo... che tu sappia, sta a casa?». E l'avvocato-genero: «Non lo so oggi... se è, ti risponde proprio lui».

 

Era un «sistema gelatinoso», scrisse il gip di Firenze. Definizione quantomai azzeccata. Quando all'orizzonte della Cricca apparve la volitiva Michela Brambilla, ad esempio, nominata sottosegretario al Turismo nel maggio 2008, gli uomini di Balducci iniziarono a preoccuparsi. Nemmeno un mese dopo la nomina, il 25 giugno, sappiamo da un'intercettazione - finora era sfuggita all'attenzione, ma è sottolineata in una nuova informativa dei Ros - la rossa Brambilla andò a lamentarsi dal ministro Claudio Scajola.

 

Chiedeva sostegno per avere più spazio, più soldi, più deleghe. E quindi ecco come ne parlano Balducci e la segretaria di Scajola, Fabiana Santini (nel frattempo eletta al consiglio regionale del Lazio e in forza alla Giunta Polverini). Lui: «La Brambilla vorrebbe i Grandi Eventi e vuole istituire la terza Direzione generale dei Grandi Eventi. Vorrebbe anche la delega. Ma questa cosa va a toccare direttamente Letta e Bertolaso». Lei: «Lo so che tu sei uno di quelli che spinge a lasciare le cose come stanno». E le cose in effetti non cambiarono. 04-09-2010]

 

TRANQUILLE, CON PAPI SILVIO NON SI RESTA MAI COL CULO PER TERRA: UNA CASA PER TUTTE! - DA SONIA GREY A VIRGINIA SANJUST (CI SIAMO DIMENTICATI DI FRANCESCA DELLERA?) SONO STATE TUTTE ’LOCATE’ IN ABITAZIONE DI PROPRIETà DELLE SOCIETà DI BERLUSCONI - OGGI È LA VOLTA DELLA PREDILETTA ’BADANTE’ NAPOLETANA FRANCESCA PASCALE, FELICE INQUILINA DI UN APPARTAMENTO SULLA CASSIA E DELLA SCONOSCIUTA VALLETTA ADRIANA VERDIROSI, PRESTO LOCATARIA DI UN APPARTAMENTO IN RISTRUTTURAZIONE

 

Marco Lillo per "Il Fatto Quotidiano"

 

"Magari potessi, magari", gridava a Gad Lerner la giovane Francesca Pascale nella trasmissione "L'Infedele" incentrata sullo svilimento del corpo delle donne. La ragazza difendeva Papi-Silvio di fronte alle critiche per lo stile di vita poco morigerato. "Tutta invidia" secondo la giovane napoletana.

"Magari potessi farlo anche io", diceva allora ammiccando ai telespettatori. Finalmente quell'antico desiderio, almeno in parte, si è realizzato. Un frammento dello specchio delle brame berlusconiano, Francesca lo ha agguantato.

Dopo l'ingresso nel partito di Berlusconi, dopo l'ingresso nella villa sarda di Berlusconi, è riuscita finalmente a insediarsi in pianta stabile in una casa del Cavaliere. Il Fatto Quotidiano ha scoperto che la ragazza napoletana eletta consigliere provinciale a Napoli nel 2009, abita in un appartamento di Silvio Berlusconi.

Per l'esattezza è inquilina della Immobiliare Dueville Srl, partecipata al 40 per cento dalla Dolcedrago di Berlusconi e per il restante 60 per cento dalla Holding Prima e dalla Holding Ottava, due delle 22 società omonime che controllano la Fininvest. Non basta: sempre mediante la Dueville, nello stesso periodo, il presidente del consiglio ha comprato un secondo appartamento a Roma in zona Cassia.

Sul citofono si legge da pochi mesi il cognome di Adriana Verdirosi, un'altra valletta che compariva nelle liste dei nomi delle candidate per le elezioni europee del 2009, poi depennate grazie all'intervento pubblico di Veronica Lario. Berlusconi non è nuovo ad acquisti immobiliari a Roma.

 

Nel 2004 comprò mediante un'altra società un attico alla Balduina dove la conduttrice della RAI Sonia Grey abitava in affitto da anni. Per la sua vecchia fiamma Virginia Sanjust nel 2006 spese 2 milioni e 250 mila euro per un appartamento in piazza Campo dei Fiori.

La storia di Francesca Pascale, rispetto alle altre, assume anche un risvolto di interesse pubblico. L'amica napoletana del presidente del consiglio è stata candidata alle elezioni provinciali del 2009 e gratificata con una consulenza al ministero dei beni culturali.

Ora si scopre che il Cavaliere e la giovane promessa del Pdl di Posillipo sono legati oltre che dalla passione politica anche da quella per le belle case. L‘appartamento in questione è inserito in un comprensorio signorile in cima a via Cortina d'Ampezzo, in zona Trionfale, è composto di una sola camera, servizi e terrazzo ed è costato al Cavaliere ben 470 mila euro. Un prezzo molto elevato ma che si giustifica per la presenza del box e soprattutto per il contesto.

Il palazzo è videosorvegliato e presidiato all'ingresso da un portiere ed è dotato di una bella piscina condominiale circondata dal verde e dai lettini prendisole. Al citofono risponde Catuscia Pascale: "Francesca non c'è", dice con grande disponibilità, "io sono sua sorella e sono venuta a trovarla. Ogni tanto, visto che vivo a Latina, mi appoggio qui".

 

Quando il cronista chiede perché la sorella abita in una casa del presidente del consiglio, lei cade dalle nuvole: "ma cosa dice? La casa non è di Berlusconi, mia sorella è in affitto qui da circa un anno e non mi ha mai detto nulla del genere. Mi viene da ridere solo all'idea".

Le visure della conservatoria dei registri ipotecari di Roma raccontano un'altra storia: il 19 ottobre del 2009 la società Immobiliare Dueville Srl con sede in Segrate, rappresentata da Marco Sirtori, compra dalla Alef Immobiliare pagando 370 mila euro in contanti e estinguendo il mutuo di 99 mila euro che ancora gravava sull'immobile. Una somma alla quale bisogna aggiungere i 24 mila euro incassati dal mediatore immobiliare e le tasse pari a 47 mila euro.

L'esborso di oltre 540 mila euro è solo un investimento immobiliare del Cavaliere o anche un bel gesto verso la giovane collega di partito? La sorella dice che Francesca Pascale è in affitto e che in famiglia nessuno sapeva dell'insigne locatore.

Per capire se si tratta dell'ennesimo caso di un politico ben accasato "a sua insaputa", Il Fatto Quotidiano ha cercato di ottenere la versione di Francesca Pascale, ma la consigliera provinciale non si è fatta viva.

 

Il rapporto tra la giovane napoletana e il Cavaliere nasce nel 2006. A quel tempo questa giovane laureata è famosa più per i suoi balletti ancheggianti che per le sue idee. In una trasmissione cult sulla tv locale Telecapri ("Il Telecafone") balla e canta insieme a tre colleghe: "se mostri un po' la coscia si alza l'auditelle, se muovi il mandolino si alza l'auditelle, se abbassi la mutanda si alza l'auditelle".

A Napoli il ritornello inventato dal cabarettista Oscar Di Maio lascia il segno. Su Youtube i video dell'attuale consigliere provinciale di Napoli che struscia il suo top mozzafiato sul compiaciuto comico Di Maio restano tra i più cliccati. Il telecafone pelato sorride vestito come un camorrista e canta il suo inno ironico al "cafunciello". Francesca Pascale e le colleghe improvvisano un merengue sull'erba mentre il lui sventola un tubo di gomma con pose alla Merola (Mario, beninteso, non Valerio) e schizza acqua sulla telecamera.

 

Purtroppo per i patiti del genere, al culmine di questa fulminante parabola nello show biz partenopeo, che lascia una scia generosa di immagini sulla rete, Francesca Pascale abbandona una strada segnata per scendere (o meglio salire) in campo. La sua ascesa dal sifone di Telecapri alla piscina di Roma, dal Telecafone al Telepadrone, è una traiettoria istruttiva della selezione della classe politica nel mondo berlusconiano.

Nel 2006 Francesca Pascale fonda con un paio di amiche il circolo "Silvio ci manchi" ispirato dalla nostalgia che attanagliava il Vesuvio per la dipartita del premier da Palazzo Chigi.

Le animatrici del comitato fanno tutte carriera: Francesca Pascale è consigliere in provincia dal 2009; Emanuela Romano è assessore a Castellamare di Stabia dal 2010, ma diventa celebre il 28 aprile 2008 quando il padre si cosparge di benzina come un bonzo sotto Palazzo Grazioli minacciando di darsi fuoco se Silvio non provvede a sistemare la figlia.

Mentre Virna Bello, bionda pienotta che si autodefinisce la Braciolona, è oggi assessore a Torre del Greco. Quando le tre ragazze vengono fotografate mentre scendono dall'aereo privato del Cavaliere a Olbia, è Francesca Pascale quella più decisa del terzetto che si incammina con piglio da leader verso Villa Certosa.

E, mentre la Romano con i giornali nega di essere lei, Francesca rivendica la sua deliberata scelta politica: "Ma che scherziamo, certo che siamo noi! A ottobre del 2006 ci siamo presentate e appena qualche settimana dopo siamo partite in aereo per Villa Certosa". A Repubblica proclamava: "non c'è niente di cui vergognarsi, era una convention politica".

 

Da allora, quando il Cavaliere scende a Napoli, Francesca lo aspetta all'hotel Vesuvio e Silvio trova sempre un momento per parlare con lei. Politicamente all'inizio è un disastro: raccoglie solo 88 voti nel 2006 nel suo quartiere Posillipo alle municipali. Il Cavaliere però stravede comunque per lei. Nel 2008 il suo nome spunta tra le papabili per il Parlamento europeo ma Veronica guasta tutto. Nel giugno 2009 arriva il risarcimento: Francesca Pascale ottiene 7600 consensi nelle elezioni che decretano il successo di Nicola Cesaro e vola in consiglio provinciale. Si segnala subito per una verve insolita per una debuttante.

Quando Nicola Cosentino insiste sulla candidatura a presidente della Campania nonostante la richiesta di arresto, è una delle poche nel Pdl che ha la forza per dirgli a brutto muso: "Berlusconi non punta su di te". In un'intervista a Conchita Sannino di Repubblica si autocandida addirittura a coordinatrice del Pdl in provincia. Eppure, a sentire la capogruppo dell'Italia dei Valori, Maria Caterina Pace, a questa effervescenza mediatica non si accompagna un'attività istituzionale nelle sedi deputate.

"Partecipa ai consigli provinciali che si riuniscono in media una volta al mese ma per il resto non saprei cosa dire di lei. Farebbe parte della commissione pari opportunità", spiega la consigliera Idv, "che ha portato avanti dei progetti importanti come lo sportello anti-violenza in ogni pronto soccorso per tutelare le donne. Ma lei non si è mai vista. Mi dicono stia spesso a Roma".

 

Nessuno pensa alla creazione di un comitato "Francesca mi manchi" ma in molti si chiedono cosa faccia nella capitale. "Anche io non la vedo quasi mai. Dicono che avrebbe una consulenza al ministero dei beni culturali", dice il capogruppo in provincia del Pd, Giuseppe Capasso.

Ma al ministero precisano: "Francesca Pascale da un anno non lavora più qui". L'altra casa romana appartenente alla società Dueville di Berlusconi si trova sulla Cassia e oggi è disabitata. È stata comprata il 14 settembre del 2009 (dopo un preliminare siglato ad aprile) per un prezzo di 380 mila euro.

Il Cavaliere si è aggiudicato un quinto piano che affaccia sul parco dell'Insugherata, composto di salone, due stanze, doppi servizi e ampia terrazza per un prezzo davvero buono, visto che al piano terra si vende a 250 mila euro un appartamento composto di due stanze e servizi.

La società di Berlusconi ha appena finito i lavori di ristrutturazione e l'appartamento non è ancora abitato. Un ragazzo che abita lì vicino dice che la nuova inquilina è una ragazza. Sul citofono c'è scritto Verdirosi. Adriana Verdirosi è un'altra valletta che era apparsa nella lista delle candidate di Papi nel 2009. Nell'articolo di Libero che parlava dei corsi di politica per selezionare le nuove europarlamentari, e che ha favorito l'arrabbiatura di Veronica Lario sul ciarpame senza pudore, il suo nome c'era.

 

Mario Prignano ricordava la sua esperienza di cantante in Giappone con il singolo Sunny Day. Ma in realtà Adriana Verdirosi divenne famosa nel 2007 quando Luca Telese la portò in tv nella trasmissione Tetris (allora trasmessa da Raisat) come modello di valletta raccomandata. Era stata segnalata ironicamente (o almeno così si credeva) dall'allora presidente di Raisat come raccomandata da un politico.

"Io lo chiamo Cicci ed è giovane dentro", diceva allora Adriana Verdirosi ridendo in tv. Tutti pensavano a uno scherzo. Il duetto tra la ragazza che si ostinava a non svelare chi si celava dietro quel nomignolo e il conduttore che la incalzava era un tormentone fisso della trasmissione. Tre anni dopo il suo cognome compare sul citofono della casa di Silvio Berlusconi. Da allora di lei si son perse le tracce ma non è detta l'ultima parola. Le elezioni sono alle porte.

 09-09-2010]

 

 

AIUTO! SBARCA IN BORSA LUIGI BERLUSCONI - LO SCHIVO RAMPOLLO DI SILVIO E VERONICA ha scelto la carriera nella finanza, per ora come junior alla Madison corporate finance, la merchant incaricata di portare come advisor finanziario al listino Aim in ottobre First Capital, La società, ideata nel 2008 da Paolo La Pietra, un nome molto conosciuto nella community finanziaria milanese...

Ettore Tamos per "Il Mondo" in edicola domani

 

Agli incontri non fa pesare il suo nome e preferisce il low profile, concentrato com'è nel suo importante dossier d'esordio: quello della matricola First Capital, che si definisce la prima Private investment in public equity (Pipe) e intende portare aria nuova a Piazza Affari.

Dove esordirà anche Luigi Berlusconi, il figlio del premier che ha scelto la carriera nella finanza, per ora come junior alla Madison corporate finance, la merchant incaricata di portare come advisor finanziario al listino Aim in ottobre First Capital (il nomad e global coordinator è Ugf merchant, l'advisor legale Nctm, il revisore Deloitte).

 

Il collocamento privato prevede una raccolta di 40,5 milioni attraverso un aumento di capitale (oggi è di 9,5 milioni) in azioni con warrant. La società, ideata nel 2008 da Paolo La Pietra, un nome molto conosciuto nella community finanziaria milanese, con Alessandro Binello e Renzo Torchiani, sta operando nella raccolta di capitali da investire nelle small cap quotate (sotto i 350 milioni di valore di Borsa), leader di nicchia, con la logica del private equity e un orizzonte di medio termine.

Finora ha investito principalmente in Servizi Italia (4%), B&C speakers (1,9%) e Piquadro (1,3%) ed è già entrata e uscita da Rgi e Kerself. Il bilancio 2009 si è chiuso con un rendimento sul capitale investitio nelle partecipazioni del 34%. Complessivamente, negli ultimi 20 mesi il rendimento di First capital ha superato gli indici Ftse small caps e all share.

 

Oltre che a La Pietra (direttamente con il 5,2% e attraverso la Gabbrielli & associati con il 3,16%), First Capital fa capo ad alcune famiglie (Torchiani di Brescia con il 36,3%, Binello di Torino con il 18,9%) e a Banca Profilo (5,2%). Il presidente è Francesco Cesarini, ad La Pietra, vicepresidenti Binello (fondatore della holding Genesi e vicepresidente della società di gestione di fondi Quadrivio) e Torchiani (business developer manager di Banca Profilo). In consiglio anche Mario Gabbrielli e Walter Ricciotti. L'investment advisor è Vincenzo Polidoro. [09-09-2010]

 

 

 

- CONFALONIERI: GRANDE FRATELLO COL BUCO...
Da "Il Fatto Quotidiano" - Fedele Confalonieri è da sempre un inguaribile ottimista. Ma questa volta ha davvero esagerato. Mentre i giornali danno conto delle perdite e dei debiti in bilancio della società di produzione Endemol, comprata a caro prezzo giusto un paio di anni fa da Mediaset, il presidente del gruppo televisivo berlusconiano non trova di meglio che liquidare come "sciocchezze estive" i problemi della società che ha inventato il Grande Fratello e molti altri format di successo.

Eppure a Confalonieri basterebbe dare un'occhiata ai dati di bilancio che pure lui dovrebbe ben conoscere. E questi dicono che nel 2009 Endemol è andata in rosso di 337 milioni, dopo aver concluso un 2008 da brivido con oltre 630 milioni di perdite. Per non parlare dei debiti, in gran parte eredità dell'acquisizione, che superano di gran lunga i due miliardi. E, questo, purtroppo per Confalonieri non è un reality. Ma la realtà dei conti.

07-09-10

 

- IN ATTESA DEI GUADAGNI ENDEMOL CONTA I DEBITI
Corriere della Sera - (r.ve.) In termini finanziari, l'azienda fondata da John de Mol ha portato sinora fortuna solo al suo fondatore. Nel 2000, sull'entusiasmo del boom della new economy, era stata Telefonica ad acquistarne il controllo con una offerta pubblica di scambio da 5 miliardi di euro.

 

A metà 2007 Telefonica l'aveva rivenduta, perdendoci, a un consorzio a tre: Mediaset, fondi Goldman Sachs e lo stesso fondatore. Il prezzo pagato, seppure sceso a circa 2,7 miliardi di euro, equivaleva a quasi 15 volte l'Ebitda e a oltre 25 volte gli utili netti del 2006 e venne finanziato per 1,1 miliardi con equity e 1,7 con debiti.

Oggi il debito è salito a circa 2,3 miliardi di euro (+35%); ci sono state alcune acquisizioni e l'Ebitda è cresciuto a 240 milioni (+33%). Nonostante i covenant finanziari tirati, forse non ci saranno, come sostengono gli azionisti, problemi nel gestire i debiti, anche se già nel 2007 la chiusura del finanziamento bancario in pool aveva creato non pochi problemi.

Ma di certo il ritorno per gli azionisti è stato negativo. E' vero che almeno per Mediaset si è trattato di un'acquisizione strategica, ma il multiplo pagato equivale al doppio di quanto il mercato oggi valuti la stessa Mediaset; e se i multipli esprimono le prospettive strategiche di un business, è evidente che il guadagno non sarà quello finanziario. 27-08-2010]

 

 

 

NON BASTA L’EXPLOIT DEL "GIORNALE" DI FELTRUSCONI (+12%), PER SANARE I CONTI DELLA PBF: LA SOCIETÀ DEL FRATELLO SFIGATO DEL PUZZONE DI HARDCORE HA UN BUCO DI 110 MLN € - INEVITABILE L’AUMENTO DI CAPITALE E (FORSE) L’ARRIVO DI NUOVI SOCI: MAGARI LO STESSO FELTRI CON UNA SOCIETÀ VICINA ALLA SANTADECHÈ CHE RILEVA IL 49% DELLE TESTATE IN PERDITA (E LA VISIBILIA È GIÀ LA CONCESSIONARIA DEL “GIORNALE”)…

Ettore Livini per "la Repubblica"

L´avvento di Vittorio Feltri al timone de "Il Giornale" non basta (almeno per ora) a riportare il sereno nei conti di Paolo Berlusconi. I risultati 2009 della Pbf, la cassaforte del fratello del premier, sono andati infatti in archivio con l´ennesima maxi-perdita (28,3 milioni), cifra che porta a quota 110,4 milioni la voragine negli ultimi sei anni e che ha costretto il socio di riferimento a metter mano un´altra volta al portafoglio per tappare il buco.

 

Dimenticate le disastrose avventure nelle moto (con Garelli), nell´elettronica (Solari) e nel golf (la società per il green di Tolcinasco ha aperto un buco di 4,5 milioni nell´ultimo bilancio), il più giovane dei fratelli di Arcore ha deciso adesso di puntare tutte le sue carte sull´editoria.

La nomina di Feltri nel luglio 2009 ha dato una scossa alle vendite del quotidiano di famiglia (+12,2% in copie, +25,5% in valore) ma non è riuscita a raddrizzare il risultato finale: la See - la casa editrice de "Il Giornale" - ha perso 17,6 milioni pagando un pedaggio salato al calo della pubblicità (-13,2%) e al crollo dei collaterali. Berlusconi jr. ha così varato un aumento del capitale da 2 a 20 milioni, ristrutturando in parte l´azionariato (Mondadori è al 36,9%) e valutando 50,4 milioni la testata.

 

Una cifra che potrebbe fare da riferimento per aprire l´azionariato a nuovi soci. Nei mesi scorsi si sono rincorse le indiscrezioni di un interesse di Daniela Santanchè - che con la sua Visibilia è riuscita nell´omerica impresa di "strappare" la concessione pubblicitaria de "Il Giornale" a Segrate - magari assieme allo stesso Feltri.

 

Un primo segnale in questo senso, volendo, si può già leggere nel cavaliere bianco arrivato in soccorso di Newspaper Milano, la società di Pbf che edita "Espansione", "Il Giornale delle assicurazioni" e "Banca Finanza" appesantita da 1 milione di perdite (su 1,7 di entrate) nel 2009. Il 49% del gruppo è stato infatti rilevato da Paper-One, società che fa capo a una cordata cuneese vicinissima al Pdl locale e alla stessa sottosegretaria del governo Berlusconi.

«I tempi di recupero si profilano ancora lunghi», ribadiscono laconici gli amministratori nel bilancio 2009. Ma "Il Giornale" «conferma dati positivi per le copie in edicola e la pubblicità» e i soci - come ovvio - garantiscono la propria disponibilità a fornire il sostegno finanziario alla continuità aziendale come certificato dall´ennesimo assegno da 1,5 milioni staccato ad aprile 2010 per tappare un altro "buchino".

 

In portafoglio, oltre a giornali e piccole quote di realtà imprenditoriali in liquidazione, c´è anche un mini-portafoglio di azioni che conferma il tocco non proprio magico negli affari di Paolo Berlusconi.

Un po´ di Generali comprate a 29,3 euro l´una (oggi ne valgono 14,2) e un pacchettino di Erg rastrellate a 22 euro (ora viaggiano poco sopra i 9). Unica consolazione, forse ancor più amara, i titoli Mediaset: Pbf ha venduto lo scorso anno le sue azioni nelle tv del Biscione guadagnando - capita anche ai più sfortunati - 2mila euro. Una volta in più a puntellare i conti del fratello, alla fine, ci ha dovuto pensare il Cavaliere. 01-09-2010]

 

MAFIA-FININVEST - TESCAROLI 2, LA VENDETTA...
Il sostituto procuratore della Repubblica di Roma Luca Tescaroli si avvia a conquistare due record. Il primo magistrato antimafia (è stato pm nel processo per l'attentato a Giovanni Falcone, 37 ergastoli comminati) a essere citato in giudizio dalla Fininvest, e presto anche il primo a restituire il favore con una denuncia contro la Fininvest per intimidazioni e violenza privata. La controffensiva di Tescaroli e del giornalista Ferruccio Pinotti, autori del libro "Colletti Sporchi" (Bur) che ha generato la querela della Fininvest si annuncia durissima.

 

Documenti in abbondanza per dimostrare che le dichiarazioni del pentito Salvatore Cancemi ("Totò Riina gestiva i contatti di Cosa nostra con Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi e la Fininvest versava 200 milioni l'anno alla mafia per evitare attentati e sabotaggi ai ripetitori tv in Sicilia") non sono state considerate calunniose dai giudici, tant'è vero che la procura di Caltanissetta ha archiviato ogni denuncia nei confronti del pentito. Ciò che ha irritato i legali della Fininvest è l'accostamento della società di Berlusconi, a loro avviso, agli scenari di riciclaggio di denaro mafioso.

Nel processo, che si svolgerà a Verona in novembre, Tescaroli riaccenderà una luce sui collegamenti tra il processo contro Dell'Utri per concorso in associazione mafiosa (condanna in primo e secondo grado) e il processo per l'omicidio del presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi nonché sui contatti tra Calvi, la sua banca e alcune società del gruppo Fininvest. L. I.

28.08.10

 

- UN'ESTATE DA "CHI" (TI CREDI DI ESSERE): LE TRUPPE MAMMELLATE DI CASA BERLUSCONI
Emanuele Lauria

 

Ritratto della Real Casa sul giornale di famiglia. Venti pagine dedicate al premier e ai suoi parenti più stretti. Uno "speciale" in quattro servizi corredati da fotografie in esclusiva. Eccoli, i Berlusconi in vacanza raccontati da Chi, il settimanale patinato di Mondadori. Sorrisi, affettuosità, tenerezze. E addirittura un topless: quello di Marina Berlusconi, primogenita del Cavaliere, proposta con il seno scoperto, durante il cambio di costume, dalla rivista di cui è editrice.

Marina Berlusconi

Ma quello è un «topless da urlo», come scrive l´autrice dell´articolo, Azzurra Della Penna. Vale la pena offrirlo ai lettori. È la «sorpresa» anticipata già nella copertina di Chi in edicola. È il pezzo forte di questo numero, aperto da un editoriale del direttore Alfonso Signorini che pure se la prende con «le miserie dei vip»: ma fa riferimento al calciatore David Beckham, insensibile alle sfortune della sorella Lynne. costretta a mantenere se stessa e i tre figli con una pensione sociale di 657 sterline al mese.

Marina Berlusconi

Poche pagine dopo si apre il racconto delle ferie dorate della Dynasty. Prima il servizio su Marina Berlusconi: «Finalmente anche per lei sono arrivate le vacanze». Segue informativa sulla presenza, nella villa di famiglia alle Bermuda, del marito Maurizio Vanadia, dei figli Gabriele e Silvio, e delle new entry: la signora Maria, mamma di Maurizio, ma anche un fratello e una sorella di Vanadia con relativa prole.

 

Si apprende che il 10 agosto, per il suo compleanno, fra «un giro sulla moto d´acqua, ginnastica e molto sport», Marina Berlusconi ha festeggiato il suo compleanno «inscenando per gli amici e i parenti anche una scherzosa lap dance con una scopa». In un riquadro, l´archeologo e giornalista Aristide Malnati descrive così la primogenita: «Marina Berlusconi, selvaggia bellezza a cavallo di una tecnologica moto d´acqua tra le acque cristalline di Bermuda ricorda Galatea, al più bella fra le Nereidi, dalla pelle bianco latte...».

 

Al presidente del Consiglio è dedicato un reportage da Porto Rotondo, che si apre con un Berlusconi sorridente con il nipotino Alessandro in braccio. È «la breve tregua» dalla politica che il primo ministro si è concesso «per fare il nonno», appunto. E il Cavaliere, nel corso della consueta passeggiata in piazzetta all´inviata Tiziana Mantovani «è apparso in splendida forma e di ottimo umore». «La sua apparizione - è il resoconto - ha attirato subito una gran folla: Berlusconi è stato circondato da sostenitori, turisti e curiosi.

 

A ogni passo si sono moltiplicate le richieste di foto ricordo, strette di mano, autografi, con applausi in sottofondo». Non manca una foto a tutta pagina di Berlusconi con il nipotino, due gelati in mano, e un sottotitolo esplicativo: «D´obbligo una sosta per due coni alla fragola». Una versione intima del premier, quella confezionata dal giornale amico: il presidente del Consiglio è «un nonno innamorato, tutto dedicato allo splendido nipotino», a proposito del quale ha raccontato che «manifesta già talento musicale». Insieme, il Cavaliere e il piccolo erede «si divertono a intonare canzoni».

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Poi tocca a Barbara Berlusconi, la seconda figlia del premier, ritratta con il compagno Giorgio Valaguzza sempre a Porto Rotondo. È proprio in questa località della Sardegna, informa Chi, che «otto anni fa è scoccato il colpo di fulmine» fra i due. "L´eterno ritorno" è il titolo.

 

Ma l´ampia zoomata sulle vacanze della famiglia del presidente vacanza comprende anche Piersilvio Berlusconi e Silvia Toffanin, ritratti mano nella mano in Liguria: «Il vicepresidente di Mediaset e la compagna si concedono un breve break nella loro estate da neo genitori del piccolo Lorenzo per fare una passeggiata "da fidanzatini" in piazzetta a Portofino.

Una foto dell´incontro «casuale» fra Piersilvio e Piero Chiambretti («che da settembre migrerà da Italia 1 a Canale 5») anticipa la cronaca dello shopping della Toffanin: «Una sosta nella boutique specializzata in cachemire» quindi la puntatina «nella galleria d´arte che vende anche gioielli». La narrazione della favola d´agosto dei Berlusconi si conclude così.

 

 

 

 

[20-08-2010]

 

 

LA SFIDA DEL BANANA - Processo breve in versione hard, legge-bavaglio rivisitato rispetto al testo sdoganato dagli stessi finiani, separazione delle carriere, riforma del Csm, lodo Alfano: così A settembre il premier vuol cancellare il futuro di FINI – tutte le leggi ad personam di Berlusconi per misurare l´effettiva volontà dei finiani di andare avanti o mandare tutto all´aria – che faranno, se si astengono di nuovo, sarebbe un trionfo per il puzzone di arcore?...

 

Liana Milella per La Repubblica

Chi lavora con lui al programma già ammette riservatamente che il capitolo sulla giustizia sarà quello più esplosivo. Scritto apposta per misurare l´effettiva volontà dei finiani di andare avanti o mandare tutto all´aria. Ed essere costretti, qualora ci fossero dei loro ripetuti no, magari ad andare pure alle elezioni

Ma gettando sugli uomini del presidente della Camera tutta la responsabilità e cercando di evitare la fuga di chi, tra i berluscones, odia il voto anticipato e sarebbe tentato di abbandonare in quel caso la barca. Venti, trenta parlamentari si vocifera.

Processo breve in versione hard, lodo Alfano costituzionale, ddl intercettazioni rivisitato rispetto al testo sdoganato dagli stessi finiani. E poi la responsabilità civile dei magistrati e l´attribuzione di poteri assoluti alla polizia giudiziaria, tutto a svantaggio dei pubblici ministeri. E ancora la tanto promessa separazione delle carriere e del Csm, uniti al cambio di guardia sull´obbligatorietà dell´azione penale.

Chiosa un berlusconiano: «È tutto quello che il Guardasigilli Alfano avrebbe dovuto fare in questi due anni e che non ha fatto...». Già, il famoso programma del Pdl sulla giustizia, ancora lì, rimasto sulla carta. Schiacciato dall´emergenza dei processi di Berlusconi, che anche stavolta la fanno da padrone.

Processo breve e lodo Alfano servono a questo, per far fronte alle tre grane giudiziarie milanesi (Mills, Mediaset, Mediatrade) per ora congelate solo grazie al legittimo impedimento sponsorizzato da Casini, ma lì pronte a ripartire se solo la Consulta azzera o sconquassa la legge il prossimo 14 dicembre.

Dalla parte di Fini capiscono l´antifona e reagiscono a metà tra la fermezza e il dialogo. Con una strategia in testa, riassumibile così: «Berlusconi cerca di provocarci. Lui aspetta al varco i nostri "no" per far saltare il banco. Ma noi a questo gioco non ci prestiamo». E allora la reazione è tutt´altra.

 

 SEPARAZIONE FINI-BERLUSCON

Anche questa sintetizzabile in una battuta, che si poteva raccogliere ieri da più di un finiano: «La nostra è una linea attendista, ma anche ottimista: noi non diamo lasciapassare a scatola chiusa, sulla base di una riga generica in un presunto programma. Vogliamo andare a fondo. Conosciamo l´uomo Berlusconi, sappiamo che nelle leggi sulla giustizia la trappola si può nascondere pure in una sola riga. Quindi, prima di pronunciarci, vogliamo prima vedere i testi perché due anni di legislatura ci hanno insegnato che pure nelle virgole di queste leggi si celano... diciamo... delle anomalie».

E per dimostrare che non ci sono atteggiamenti preconcetti a prescindere, ecco che i finiani citano due casi e fanno una differenza. Tra lodo Alfano e processo breve. «In linea di principio, sul lodo in veste costituzionale non c´è un nostro "no" di tipo aprioristico. Alla fin fine, approvarlo è quasi un dovere dopo aver già detto sì al legittimo impedimento che ne era il presupposto. Ma sul processo breve la musica è tutt´altra. Lì vogliamo andare con estrema cautela». E insistono con la litania dei testi scritti, perché «senza quelli non si dice né sì, né no a una legge sulla giustizia».

E qui, inevitabilmente, si sente già aria di «confronto sostenuto». Di rissa. Inevitabile, come quella sulle intercettazioni. Ancora più violenta questa perché in ballo ci sono i dibattimenti del premier. Il quale si è già fatto due conti. Il lodo Alfano è fermo al Senato, ha davanti quattro passaggi parlamentari e un referendum confermativo perché la sinistra non lo voterà mai.

Quindi, dal punto di vista dell´immediata utilizzabilità, è comunque una legge inutile. Resta il processo breve, dibattimenti da tre anni in primo grado, due in secondo, uno e mezzo in Cassazione, per "spegnere" subito quelle inchieste giudiziarie. Soprattutto se la Consulta boccia lo scudo provvisorio.

Per l´ennesima volta, nella storia delle leggi ad personam di Berlusconi, tutto si giocherà sulla norma transitoria. Che già è stata oggetto di duro scontro con le opposizioni e su cui sono già appuntati i riflettori del Quirinale.

Quell´ultimo articolo di una legge che stabilisce se si applica oppure no, e in che misura, oppure in che misura ai processi in corso. I finiani sono d´accordo sul principio che il processo non può durare all´infinito. Lo ribadiscono. Ma sono contrari a una legge che «cada come una mannaia sui processi in corso» solo per salvare il premier perché questo «è inaccettabile».

 

07-08-2010]

 

 

Il Pdl tiene famiglia! - Nel partito di Silvio ogni spartizione è buona per sistemare i familiari: per l’Automobile Club di Milano la Brambilla ha nominato commissario straordinario il figlio di Ermolli, il superconsigliere di Berlusconi che vuole vendere Banca Sara (Aci) alla berluschina Mediolanum - E nel Cda spuntano Eros Maggioni, compagno della ministra scapezzolata, e Geronimo La Russa, figlio di ‘Gnazio. E ora il ministro della Difesa dice: “Teniamo fuori dalle polemiche politiche parenti e mogli”…

Armando Stella per "Il Corriere della Sera - Milano"

Si presenta così: «Sono totalmente tranquillo». Ha svolto il ruolo di commissario straordinario dell'Automobile Club di Milano, ha indetto e gestito un rinnovo contestato dei vertici, si è presentato alle urne ed è stato eletto nel consiglio: «Nulla lo impediva. Ma sono pronto a fare un passo indietro, se lo ritenessi utile per l'Ac Milano. Non sono indispensabile».

In qualità di co-consigliere delegato di Sin&rgetica, la società di consulenza di famiglia, Massimiliano Ermolli sta assistendo Sara Assicurazioni nella ricerca di un partner per Banca Sara, e ha trattato la vendita (poi sfumata) della Banca (controllata dall'Aci Nazionale, che è autonoma e distinta dall'Ac Milano) alla Mediolanum: nessun conflitto d'interessi?

«Mio padre è presidente di Sin&rgetica e consigliere di Mediolanum. Ha dapprima comunicato in modo formale il suo ruolo a Sara Assicurazioni, e in seguito si è astenuto dal partecipare alle sedute del consiglio di Mediolanum in sui s'è discusso di Sara. La condotta è stata assolutamente trasparente». Il padre di Massimiliano è Bruno Ermolli, consulente, fra gli altri, del premier Silvio Berlusconi.

Ermolli jr ha 38 anni ed ha affrontato la bufera in silenzio («Fare e non apparire, è lo stile di casa»). Cinque mesi di polemiche sull'Ac Milano, gli affari di famiglia, l'intreccio tra il ruolo di consulente per l'Aci nazionale («Concluso a novembre 2009») e quello di commissario, i presunti «favori» del ministro Michela Brambilla, la scelta di correre alle elezioni nella squadra promossa da Michele Nappi («ha fatto un ottimo lavoro») e composta, fra gli altri, da Geronimo La Russa ed Eros Maggioni, il compagno di vita del ministro Brambilla («Io non lo conoscevo neppure, mi risulta che fosse un pilota di livello amatoriale»).

Attaccato, s'è sempre smarcato. Ora dà la sua versione, «anche per chiarire delle imprecisioni che negli ultimi tempi sono state riportate circa l'AC Milano». Il consiglio direttivo è stato eletto, il Tar si esprimerà in autunno, il destino degli esposti in Procura si vedrà: «Non mi risulta ci siano neppure gli elementi per chiedere un avvocato difensore». Sereno, eco. «Un polverone sul nulla? Per quanto riguarda me e mio padre sì. Sin&rgetica ha avuto rapporti di consulenza con Aci Italia, mai con l'Ac di Milano e le sue controllate».

Il polverone si alza il 4 marzo, quando Ermolli jr accetta la nomina a reggente dell'Automobile Club di Milano proposta dal ministro Brambilla. L'ente è stato appena commissariato, cinque consiglieri su nove si sono dimessi. Massimiliano Ermolli è il traghettatore, deve riportare «stabilità». Perché proprio lei? «Immagino che il ministro mi abbia nominato perché conosco bene l'Aci, un ente ben gestito, per la quale la mia società lavora da tempo. Ha riconosciuto il mio valore, indipendentemente da quello di mio padre».

Alle elezioni del 22 luglio c'era una sola lista a rappresentare i soci «ordinari», l'altra è stata estromessa per irregolarità formali dalla commissione giuridica: «Io, voglio chiarire, non ho escluso nessuno. La commissione è composta da elementi di altissimo profilo, ed è presente nell'ente da anni - precisa Ermolli -. E il fatto che il Tar non abbia concesso la sospensiva ai ricorrenti è un fatto». I ricorrenti hanno denunciato anche una corsa «sospetta» all'acquisto di tessere, certe dinamiche poco chiare: solo veleni? «L'ho letto dai giornali».

Carlo Edoardo Valli, leader della Camera di Commercio di Monza e Brianza il nuovo presidente dell'ente; Simonpalo Buongiardino e il figlio del ministro della Difesa, Geronimo La Russa, sono i vicepresidenti: «Il consiglio garantisce il giusto equilibrio tra Milano e Monza». E il ruolo di Magioni? E' stato opportuno candidare il compagno del ministro? «Qui non stiamo parlando del cda di Eni o Enel. E' un consigliere su nove, e le cariche sono solo onorifiche e non retribuite».

Quelle di Massimiliano Ermolli sono chiare: «Ho chiesto e ottenuto che venissero certificati i bilanci delle società controllate. La certificazione è facoltativa: mi auguro che diventi una buona abitudine». Cosa serve all'Ac di Milano? «Più collegialità». Lo sa, dottor Ermolli, che il contratto della Sias (controllata da Ac Milano) con Ecclestone per il Gran Premio di F1 di Monza è blindato, inaccessibile?

«L'argomento non ha naturalmente riguardato il mio mandato, concentrato sull'obiettivo di ricostituire gli organi di amministrazione di AC Milano. Parlo quindi a titolo personale. Il vincolo di riservatezza prevede delle penali; il contratto c'è, l'ha certificato un notaio, ma mi risulta che ai consiglieri - è vero - sia stata mostrata una copia con le cifre schermate». E la trasparenza? «Il problema fondamentale è che gli sponsor tagliano i budget, la fase è difficile, e la concorrenza di Roma è un altro elemento sul tavolo. Le regole, al momento, sono queste, ma non sono un problema solo italiano».

2 - LA RUSSA, TENIAMO FUORI DA POLEMICHE PARENTI E FAMILIARI
(ANSA) - ''Capisco che non ci puo' essere uno stop a certe polemiche anche extra politiche ma non le allarghiamo a parenti, familiari e mogli''. E' l'auspicio del
ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che ha cosi' commentato
le inchieste pubblicate su alcuni quotidiani relative alla
famiglia del presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Il ministro La Russa si e' quindi augurato che ''si abbassino
i toni anche nelle polemiche personali'' precisando di non
riferirsi solo ''all'elenco di beni che possiede la moglie di
Fini''. ''Ci possono essere inchieste connesse alle persone che
fanno politica - ha aggiunto - noi non possiamo vantare la
privacy che vantano altri ma persone che con noi hanno avuto un
rapporto solo da un momento in poi credo possano essere
considerate esenti dal dover rendere pubblico conto delle loro
azioni''.

 

 

[02-08-2010]

 

 

 

 "UN BERLUSCONI SOTTO PROCESSO FA COMODO ANCHE A QUALCHE AMICO"
Claudio Sabelli Fioretti per La Stampa

Sono leggendari i suoi scontri con Marco Travaglio ad Annozero. Praticamente un format. Travaglio cita una sentenza per dire che Berlusconi è un criminale. Lui parte in una difesa appassionata scartabellando faldoni. Travaglio insiste. Lui si incaponisce. I toni si alzano. Santoro osserva felice. Le voci si sovrappongono. Finché lui, esasperato, urla «mavalà».

Niccolò Ghedini, 50 anni, potente avvocato di Silvio Berlusconi, dice però che «mavalà» non è un suo intercalare abituale. «L'ho usato solo in una trasmissione. Ripetutamente. Ho esagerato. E mi è rimasto appiccicato addosso. Era un gesto di sconforto. Travaglio continuava a dire una cosa sbagliata. E allora mi veniva da dire: "Ma dai, basta, non è possibile!" È uscito "mavalà!". Colpa mia. Ma ero disperato».

Ora è per tutti Nicolò «Mavalà» Ghedini. Grazie a Travaglio...
«A me Travaglio non dispiace. In trasmissione vorrei gettargli il Codice addosso. Ma è un professionista notevole. Una volta su cento ha ragione. E mi fa riflettere. Le sue critiche sono in buona fede, anche se dice cose disancorate dalla realtà dei dati processuali».

Ma è uno dei pochi che legge le sentenze...
«Se estrapoli solo la parte che ti piace, mistifichi la realtà. Lui non fa il giornalista, fa l'avvocato di parte civile. Però...»

Però?
«Non mi è antipatico».

Travaglio ha detto: «Ghedini è duro ma sportivo, non sfugge al confronto. È coraggioso».
«A me piace confrontarmi con lui».

Quante volte è andato ad Annozero?
«Una decina».

E Santoro?
«Mi innervosisce perché combatte un mio amico. Ma apprezzo la sua professionalità. È fazioso ma in maniera palese».

Preferisce Vespa o Santoro?
«Da Santoro mi diverto di più».

Lei è antipatico al 90 per cento della sinistra...
«E mi dispiace».

Colpa del suo presenzialismo televisivo?
«Io vado dove c'è la necessità di difendere il presidente Berlusconi».

La paragonano a Lurch, il brutto della famiglia Addams. Gli assomiglia un po', in effetti.
«Non mi piace essere un eroe negativo. Vuol dire che qualcosa ho sbagliato. Ma se mi chiamano Lurch per la somiglianza, non me ne frega niente. Sono brutto, lo so. Ma ho cinquant'anni, una moglie carina, un figlio simpatico, quello che ho fatto ho fatto. Non vado a farmi la plastica».

 

Non si butti giù...
«Alle critiche su quello che faccio, invece, presto attenzione. Sono convinto spesso di aver ragione. Ma se in molti mi danno torto, magari hanno ragione loro».

Perché è diventato avvocato?
«Nella mia famiglia, una famiglia borghese di Padova, tutti da secoli hanno fatto l'avvocato. Il nostro studio ha 400 anni».

Famiglia borghese e con poca fantasia...
«Pochissima fantasia. Mia madre però si è occupata della campagna. E una delle tre sorelle fa l'archeologa».

E le altre due?
«L'avvocato, ovviamente. Una è perfino sposata con un magistrato...»

Vade retro. Una toga rossa!
«Non esistono le toghe rosse».

Questo è uno scoop.
«Ma esiste una fortissima corporazione».

Glielo dica al premier che non esistono più i comunisti.
«Magari qualcuno ne esiste ancora. Ma le toghe rosse no. C'è il potere dei magistrati, spesso senza controllo, che ormai si fa fatica a comprendere da dove derivi».

Direi dalla Costituzione.
«Berlusconi pensa che ci siano dei magistrati che hanno come disegno politico quello di eliminarlo dalla vita politica».

Torniamo al cognato. È politicamente dall'altra parte?
«Credo di sì».

Si è mai incontrato a casa sua col presidente?
«Certo».

Grandi discussioni...
«No, ma si combattono a barzellette».

Chi vince?
«Il presidente in fatto di barzellette ha un'esperienza cinquantennale».

Anche per le gaffes ha un'esperienza cinquantennale...
«Di comunicazione capisco poco, come può vedere dai miei risultati. Però è vero che non si tiene conto del suo carattere. Le faccio un esempio?»

Mi faccia l'esempio.
«Se io entro in un salotto e trovo cinque persone, per me è una folla. E scappo. Se lui arriva in un salotto dove ci sono 100 persone, domanda: "Dove sono gli altri?" A lui piace stare in mezzo alla folla, mettere di buon umore la gente».

Un grande narciso.
«No. Vuole comunicare positività. E ha senso dell'autoironia».

C'è qualcuno che lo prende in giro?
«Io, per esempio. Io gli voglio bene come ad un fratello. Fra fratelli si scherza».

Come definirebbe un leader che sceglie come inno del partito «Meno male che Silvio c'è»?
«Una persona che vuole sottolineare con simpatia ciò che sta facendo per il Paese».

A proposito di gaffes. Anche lei, con quella storia dell'«utilizzatore finale»...
«È la frase esatta usata nel Codice. Ma non dovevo usarla. Ho sbagliato. Un avvocato non dovrebbe parlare con i giornalisti».

 

E perché mai?
«Usano linguaggi diversi. Mi vengono attribuite gaffes quando parlo ai giornalisti. Quando parlo in tv, mai».

Parlando della D'Addario disse: «Non c'è nessuna registrazione».
«Ho sempre contestato quella registrazione. Potrebbe essere stata costruita».

Ma si sentono le voci del premier e della escort.
«Quale prova c'è che fossero insieme? Quella registrazione non è mai finita a disposizione della difesa in un processo».

Ha detto: il presidente non è uno che paga le donne.
«Se è per questo, lo ha detto anche la D'Addario».

Come lo ha conosciuto?
«La Fininvest mi chiese dei pareri pro veritate. Poi ci fu la segnalazione di Pecorella. Alla fine mi chiesero di intervenire nel processo Sme-Ariosto».

Berlusconi le ha raccontato una barzelletta subito?
«No. Io non sono il tipo che ispira barzellette».

Lei per chi fa il tifo?
«Il calcio non mi appassiona. Ma per simpatia del presidente tifo per il Milan. È divertente guardare le partite con lui».

Perché?
«Fa commenti pertinenti, ti spiega che quell'azione è sbagliata. Lo vedi che soffre. È come guardare una partita di tennis con Panatta».

 

Le guardate alla tv?
«Sì. Partita, cena e poi si continua a lavorare, fino a quando io stramazzo».

Solo voi due?
«Spesso ci sono anche Fedele Confalonieri, Gianni Letta, Angelino Alfano».

Vi ha detto perché ha venduto Kakà il giorno prima delle elezioni?
«Non l'ha deciso lui. È stato Galliani, in autonomia».

Bastava una telefonata a Galliani. «Uè, Adriano, Kakà si vende ma dopo le elezioni».
«Non si può occupare di tutto».

Quanto guadagna con Berlusconi?
«A lui non ho mai fatto una fattura. Né mai gliela farò».

Stento a crederlo.
«Ho un contratto di collaborazione con la Fininvest».

Già va meglio. Perché non difende Berlusconi nel divorzio?
«Non era il caso. Comunque lo assistono le mie sorelle».

Era amico anche di Veronica?
«È una persona piacevole. Ho fatto di tutto per una riappacificazione».

Perché è successo?
«Il presidente fa una vita disperata. C'era una difficoltà di ritmi di vita. Veronica non ha mai voluto andare a Roma, né fare un po' di rappresentanza con lui. Due vite distanti».

Tutto questo è successo dopo la festa di Noemi...
«La vicenda ha trovato un suo punto di rottura in quell'occasione, ma si era stratificata nel tempo».

 

Berlusconi vivrà fino a 120 anni?
«Spero di sì, gli voglio bene...»

Smetterà di fare politica?
«Spero di no. Sarebbe un impoverimento forte per il Paese».

Si invecchia.
«Il Presidente della Repubblica ha 85 anni».

Dopo di Berlusconi, comunque?
«È difficile individuare una persona con le capacità di Berlusconi di guidare il paese. Di una cosa sono certo: il giorno in cui Berlusconi dovesse lasciare, lascerei anche io. Fare politica senza di lui non avrebbe senso».

 

E se venisse condannato?
«Non ci voglio neanche pensare. Ma mi pare impossibile che possa succedere».

Mills è stato condannato. Se tanto mi dà tanto...
«È un errore giudiziario. Comunque la responsabilità penale è personale. Si potrebbero anche avere due sentenze confliggenti sullo stesso fatto».

Se un giudice lo volesse in prigione? Scapperebbe come Craxi?
«Berlusconi non è uomo che si sottrae».

Accetterebbe la prigione?
«Non brucerebbe il tribunale come nel film di Nanni Moretti. Prenderebbe atto di una decisione che comunque combatterebbe in ogni sede».

Come Socrate. Non scappò e bevve la cicuta.
«Berlusconi non scapperebbe».

Cadrà il governo?
«Assolutamente no».

Però sembrano giorni da fine dell'impero romano.
«A me non pare. Si tratta di problematiche fisiologiche nella discussione politica».

Lei ha cercato di portar pace fra Fini e Berlusconi.
«Ero convinto che si dovesse trovare una soluzione. Oggi ancora di più».

Cacciare Fini non è stata una furbata.
«Fini non è stato cacciato».

A me sembrava...
«Si è prospettata una sua incompatibilità correlata a prese di posizione assai distanti dal programma di governo».

Appunto.
«Ciò non vuol dire che non si possa ancora trovare un accordo. Continuo ad essere convinto che Berlusconi sia il miglior leader che l'Italia possa avere. E che Fini sia un'importante risorsa per il centro-destra».

Perfino Ferrara ha criticato Berlusconi.
«Ferrara ha fatto un'analisi acuta della situazione».

Come è entrata la politica nella sua vita?
«Padova era molto vivace politicamente...»

Molto schierata a sinistra...
«Le mie amicizie invece erano nell'estrema destra. All'inizio».

E poi?
«Poi sono arrivate le sprangate. Poi ho letto le Leggi razziali. E ho deciso che non era il caso. Mi sono iscritto ai giovani liberali. Infine mi sono concentrato sulla politica della giustizia. Finché cominciai a difendere il presidente».

E divenne l'uomo dei cavilli...
«I cavilli. Da sempre. Ho sempre impostato le mie difese sulle questioni di procedura o di diritto».

I cavilli sono giustizia giusta?
«Il processo giusto è quello che segue le regole. Se il processo è lento, o torna in primo grado o finisce nella scadenza termini, è colpa della norma. O del giudice che la applica male».

Vale anche per chi è impegnato in politica?
«Il giudizio politico viene dato dall'elettore. Il processo va fatto con le regole. Per Berlusconi sono state disattese 99 volte su 100».

Mi verrebbe da dire: mavalà!
«Se mi depositano 500 faldoni, l'articolo 415 bis prevede 20 giorni per esaminarli. A Milano non me li hanno dati».

Forse perché avete esagerato con la politica della dilazione. Mirate sempre alla prescrizione.
«I processi di Berlusconi spesso sono antichissimi. Si prescrivono per cause dell'accusa, non per cause della difesa».

La prescrizione non è una vera assoluzione.
«Ho sempre detto a Berlusconi: ti assisto come se tu fossi mio fratello, però le scelte processuali le faccio io. Se decido che non si rinuncia alla prescrizione, è perché non sono più in grado di difenderti dopo 15 anni. Dopo 15 anni i testimoni sono praticamente scomparsi».

L'avvocato Grazia Volo mi disse: «La massima soddisfazione sta nell'ottenere l'assoluzione di un reo confesso».
«Non sono d'accordo. La massima soddisfazione di un avvocato è vedere applicata la norma».

Ad Antonello Caporale ha detto: «Io sono una carogna».
«Gli avevo detto: "Berlusconi è buono. Rispetto a lui io sono una carogna". Era una battuta. Io tendo a ricordare gli sgarbi. E con buona memoria. Non tanto quelli nei miei confronti, quanto quelli nei confronti dei miei amici, della mia famiglia».

E di Berlusconi...
«E di Berlusconi. Gli voglio bene».

Chi è che vuole più bene a Berlusconi?
«Forse Gianni Letta e Fedele Confalonieri. Due persone che gli vogliono un bene critico. Non un affetto incondizionato».

Deve ammettere che Berlusconi è un po' bugiardello.
«No, perché?»

Parliamo della condanna, poi finita in amnistia, per falsa testimonianza?
«Cattiva informazione. Fu assolto in primo grado. E la Corte d'Appello di Venezia tramutò la sentenza di assoluzione in amnistia».

Cattiva informazione: avrebbero potuto confermare l'assoluzione. Invece nella motivazione scrissero che aveva mentito.
«È vero, ma non ci fu mai la sentenza di condanna».

Che mi dice del famoso padre di Noemi, che è diventato prima l'autista di Craxi, poi quello che doveva organizzare le candidature in Campania?
«Poi ha chiarito tutto».

Ma la prima cosa che disse....
«Non la disse lui. Il povero Bonaiuti dovette smentire».

È sempre così: i giornalisti travisano.
«Berlusconi non è un bugiardo. Piuttosto che dirti qualche bugia, quando è in difficoltà, dice: «Mi faccia un appunto»».

Lei tiene il cellulare acceso 24 ore su 24.
«È vero. Per mio figlio, per mia moglie...»

Dica la verità.
«...e per il presidente».

Litigate mai?
«È impossibile litigare con lui».

Una critica, una critica sola. E non mi dica che è troppo buono.
«È troppo buono».

Ghedini!
«Non è capace di prendere posizioni severe».

Un esempio.
«Tempo fa lesse un'intercettazione nella quale una persona parlava molto male di lui. Lui commentò: "Sono cose che si dicono..." Fosse capitato a me, a quella persona lì, con i piaceri che gli erano stati fatti, avrei tirato un mattone».

Berlusconi è troppo buono.
«Se avesse fatto il giudice non avrebbe mai condannato nessuno».

Lei ce l'ha il cellulare di Berlusconi?
«Lo so a memoria. Ma lo considero un numero di assoluta emergenza. Io lo chiamo sempre tramite centralino».

Uno dei suoi codifensori era Gaetano Pecorella. Recentemente ha detto: «Ghedini perde i processi in tribunale e prova a vincerli in Parlamento. Finché lo difendevo io, Berlusconi si è sempre fatto processare. Ed è stato sempre assolto o prescritto».
«Una frase ingenerosa da parte sua. Può darsi che avesse una giornata storta. Io lo considero uno dei miei maestri insieme a Pietro Longo. Ma con lui non posso, né voglio arrabbiarmi, ne ho troppa stima».

Perché Pecorella ce l'ha con lei?
«Berlusconi apprezza chi lavora H 24».

Ventiquattro ore su ventiquattro...
«L'avvocato di Berlusconi deve essere sempre reperibile, H 24. Se non sei H 24 con un cliente così, con chi lo sei?».

E Pecorella non piace più al premier...
«Gaetano è bravissimo, ma nella gestione quotidiana... quando ci sono da studiare cinquecento faldoni... nel nostro lavoro il 99% è sudore, l'1% è abilità».

Mentre Gaetano...
«Questo non lo vuole più fare. Gaetano pensa che io lo abbia boicottato. Non è vero, ma pazienza, non so che cosa farci».

Luciano Violante ha detto, pensando a lei: «Ci sono parlamentari che vedono il loro mandato parlamentare come la prosecuzione della parcella...»
«Ci sono magistrati che proseguono il loro mestiere in Parlamento, il che è molto peggio».

Il Foglio ha scritto che lei è come il cavallo di Caligola...
«Frase diffamatoria».

L'avesse scritto Il Fatto... Ma l'ha scritto Il Foglio.
«Non mi sento il cavallo di Caligola. Quando sono stato eletto ero già un avvocato di successo».

Anche Carlo Taormina l'ha criticata...
«Taormina s'è dovuto dimettere perché difendeva imputati di mafia pur essendo sottosegretario agli Interni».

Taormina ha detto, intervistato da Alessandro Gilioli, che quando lui era consulente legale di Berlusconi, il premier gli chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati: «Berlusconi non faceva mistero che fossero ad personam. Ed io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano Pecorella e Ghedini!»
«A me non risulta che abbia scritto nessuna legge per Berlusconi. Non mi risulta nemmeno che gli abbia fatto da consulente legale»
.
De Magistris ha detto: «Ghedini è un buon azzeccagarbugli». Citazione letteraria.
«Ammesso e non concesso che De Magistris abbia letto Manzoni».

Concesso.
«De Magistris ha detto di peggio: "Questo è un governo piduista di cui Ghedini tira i fili". Un magistrato che fa il parlamentare dovrebbe sapere il significato delle parole. Avrei dovuto veramente querelarlo».

Voi invocate sempre la privacy. Però i giornali berlusconiani fanno della privacy carne di porco. Il premier non dovrebbe dare il buon esempio?

«Berlusconi non interviene mai sui giornali del suo gruppo».

Non ci credo nemmeno se me lo giura su Berlusconi.
«Lo giuro su Berlusconi».

I nemici del premier, Fini a parte, sono tutti all'opposizione?
«No. Un Berlusconi sotto processo fa comodo anche a qualche asserito amico che dalla debolezza di un premier sotto processo ne trae dei vantaggi».

clsabelli@tin.it

Cinquant'anni, di famiglia padovana, avvocato di fiducia di Silvio Berlusconi, protagonista di alcuni scontri polemici in tv, Niccolò Ghedini ha difeso il premier in tutti i processi dalla metà degli Anni 90
E' in Parlamento dal 2001, eletto prima in Forza Italia e poi nel Pdl

 

 

[03-08-2010]

 

 

6. MEDIASET: +33,7% UTILE NETTO SEMESTRE A 241,6 MLN
Radiocor - Utile netto di competenza in crescita del 33,7% a 241,6 milioni per il gruppo Mediaset nel primo semestre 2010. I ricavi netti sono aumentati del 16,7% a 2,277 miliardi, mentre l'ebit e' passato da 374,4 milioni a 485,2 milioni (+29,6%). I ricavi pubblicitari televisivi lordi di Publitalia salgono del 5,3% a 1,442 miliardi. Sulla base di tali risultati, il gruppo 'conferma la previsione di raggiungere a fine esercizio un risultato netto consolidato e una generazione di cassa operativa di gruppo superiori a quelli del 2009'.

 

7. MEDIASET: TELECINCO, UTILE SEMESTRE SALE A 107,4 MLN (+72,7%) ...
(Adnkronos) - Telecinco, controllata spagnola del gruppo Mediaset, chiude il primo semestre 2010 con un utile netto di 107,4 mln, in aumento del 72,7% rispetto al primo semestre 2009. Su base comparabile, l'utile netto rettificato e' di 114,44 mln (+54,4%). I ricavi totali netti salgono a 461,02 mln (+43,7%); il margine operativo lordo rettificato e' di 151,04 mln (+54%), l'utile operativo di 146,28 mln (+55,8%). Tra le reti commerciali spagnole Telecinco nel periodo 1 gennaio-27 luglio 2010 ha registrato uno share del 15%, contro il 12% di Antena 3, la seconda in classifica. I ricavi pubblicitari televisivi lordi sono ammontati a 442,51 mln nel semestre.

27.07.10

 

BERLUSCONI SILVIO...
Tor Crescenza, a Sud-Est di Ca' Dario. Dopo aver sistemato nel maniero governato da sua moglie Donna Sofia Borghese Ferrari Sardagna di Neuburg e Hohenstein l'Eccellentissimo Cavalier 'Ghe pensi mi' (alla gnocca), l'altra notte il Conte Consorte, Fabrizio Ferrari, si è alzato in volo dalla sua magione, più volte rimaneggiata, con il suo elicottero.

 

La missione impossibile del nobile veneziano constava nel disperdere nelle vicine acque del Tirreno alcune carte che, raccontano gli aristo-maligni del "Circolo della Caccia" di Palazzo Borghese, potrebbero far toccare ferro all'illustre pensionante dell'estate romana. Per sua disgrazia, però, uno dei lanci del Conte Consorte è finito tra i tavoli del ristorante "Mastino" di Fregene. Il giorno dopo, un cameriere si è ritrovato tra le mani un documento sui destini tragici che negli anni hanno accomunato molti proprietari del palazzo veneziano Ca' Dario.

Da Giovanni Dario che ne commissionò l'opera alla metà del Quattrocento (sua figlia Maretta si uccise in seguito al tracollo economico del marito) a Raul Gardini. Fu proprio il Contadino di Ravenna, suicidatosi con un colpo di pistola nel pieno di Tangentopoli, ad acquistare l'edificio sul Canal Grande dal Conte Consorte Fabrizio Ferrari. Negli anni Ottanta travolto anche lui dalla bancarotta e dalla "maledizione" di Ca' Dario: sua sorella Nicoletta morì in un misterioso incidente stradale

31.07.10

 

 

 

c’è chi può - che bella villa Certosa: è di cemento - via libera per altre tre ville, complessivamente quasi quattromila metri quadri coperti - i verdi sono neri: "la normativa sul paesaggio in Sardegna vieta anche solo la costruzione di un metro cubo sulle coste. In questo caso, poi, è evidente il conflitto d´interessi di Berlusconi, che avrà un vantaggio diretto ed economico da una norma da lui fortemente voluta e approvata. Il valore di Villa Certosa aumenterà di diversi milioni di euro"...

Giuseppe Porcu per "la Repubblica"

 

Berlusconi ha ottenuto grazie al Piano casa il via libera a un nuovo ampliamento del suo buen retiro di Porto Rotondo. La commissione paesaggistica della Sardegna, che ha esaminato la domanda presentata nel maggio scorso dalla Idra Immobiliare Spa, la società del Cavaliere proprietaria della residenza, ha espresso parere favorevole alla costruzione di cinque bungalow negli oltre sessanta ettari di parco che circondano il complesso della Certosa, tre ville in tutto: oltre a quella principale, una per i figli di Berlusconi e una per gli ospiti, complessivamente quasi quattromila metri quadri coperti.

Come ha riportato il quotidiano "La Nuova Sardegna", la Commissione presieduta dallo scultore Pinuccio Sciola (l´inventore delle pietre sonore) non ha rilevato elementi d´incompatibilità dal punto di vista paesaggistico. «Si tratta di alcune strutture staccate dal corpo centrale della residenza - ha detto Sciola - inserite in uno spazio immenso. Non c´era alcun motivo per negare il parere positivo».

 

Le strutture dovrebbero sorgere entro la fascia dei 300 metri dal mare per un totale di 800 metri cubi, circa 240 metri quadri di coperto. Il Piano casa, approvato nell´ottobre scorso dalla regione Sardegna, autorizza in deroga ad altre leggi regionali e nazionali, ampliamenti del 10 per cento anche a meno di 300 metri dalla battigia se c´è il parere favorevole di un´apposita commissione, che però ha solo parere consultivo. Sciola e i due tecnici che sono stati chiamati a farne parte dovevano valutare se l´intervento è migliorativo e in sintonia con il contesto paesaggistico.

 

Il loro nullaosta ora dovrà essere ratificato dall´Ufficio di tutela del paesaggio della Regione. «Questa è una commissione fantoccio», taglia corto Gian Valerio Sanna ex assessore all´Urbanistica della giunta Soru. «Non ha nessuna funzione istituzionale. Chi deve esprimersi è l´Ufficio di tutela del paesaggio il quale dovrà rimettersi alla legislazione attuale. E li voglio vedere questi funzionari regionali che si assumono la responsabilità di violare la legge. Il suo parere favorevole non ha alcun valore, è un parere salomonico di una commissione che non ha competenze».

 

L´opposizione di centrosinistra alla giunta Cappellacci annuncia battaglia. I Verdi presenteranno un ricorso al Tar per chiedere che venga annullata questa autorizzazione. Secondo il presidente Angelo Bonelli il progetto presentato per Villa Certosa «la normativa sul paesaggio in Sardegna vieta anche solo la costruzione di un metro cubo sulle coste. In questo caso, poi, è evidente il conflitto d´interessi di Berlusconi, che avrà un vantaggio diretto ed economico da una norma da lui fortemente voluta e approvata. Il valore di Villa Certosa aumenterà di diversi milioni di euro».

26-07-2010]

 

 

AIR BANANA - GRAZIE A UN RIMPASTO AREONAUTICO, NELLA FLOTTA PRIVATA DI SILVIO ARRIVA “PREMIER II” (PER FORTUNA È SOLO UN AEREO) - NEW ENTRY ANCHE UN BOMBARDIER CON SALOTTINO DI DON VERZÈ (SERVIVA COME ELISOCCORSO?) – LA AIR SILVIO CONTROLLA ANCHE YACHT DI LUSSO, MA PIERSILVIO HA PREFERITO DISEGNARSENE UNO DI 37 PER IL GRUPPO FERRETTI (SI è BECCATO UN MEGASCONTO E A LUI FINIRANNO ANCHE TUTTE LE ROYALTIES SUI MODELLI VENDUTI A TERZI

 

Fosca Bincher per "Libero"

 

L'ultimo arrivato si chiama Premier IA ed è negli hangar della Silvio Berlusconi Air Force dal 30 giugno dell'anno scorso. È un Hawker 390 con la sigla I-GSAL, pagato 3,5 milioni di euro e già utilizzato per spostamenti privati anche dal presidente del Consiglio italiano. Ma fra un anno esatto arriverà il Berlusconi bis dei cieli italiani. Si chiamerà Hawker Premier II, è già stato opzionato da una caparra pagata e secondo gli accordi verrà pagato 7,3 milioni di dollari.

UN INDIZIO POLITICO?
Chissà se dal volo si avrà una indicazione politica, se quel passaggio dal Premier IA al Premier II sia anche premonizione di rimpasti, di governi bis di cui sta tanto chiacchierando la politica italiana. Certo è un profondo rimpasto aereonautico quello che emerge dal bilancio 2009 di Alba servizi Aerotrasporti spa, la società controllata da Fininvest che gestisce i viaggi su aerei privati di azionisti e manager del gruppo di comunicazioni e che da sempre trasporta Silvio Berlusconi via terra e via mare.

 

Il rimpasto si è reso possibile grazie al riscatto dal leasing e alla successiva vendita sul mercato a terzi (di cui viene celata l'identità) dell'aereo più imponente della flotta, un Airbus A319 che era stato la vera dannazione della piccola compagnia aerea berlusconiana. Nel 2008 aveva subito anche un danno rilevante, prontamente rimborsato dalla compagnia assicuratrice.

Ora che è stato venduto la società ha potuto realizzare una discreta plusvalenza, mettere un po' più in ordine i conti finanziari che non brillavano (e comunque il 2009 si è chiuso ancora in perdita per 6,3 milioni di euro) e puntare su nuovi acquisti per la Air Silvio. È arrivato nella seconda parte dello scorso anno il Premier IA (il nome è dato dalla Hawker che lo produce, ma certo è evocativo) ed è stata già presa la decisione di mettere in flotta nella seconda parte del 2011 il Premier II, un vero e proprio gioiellino tecnologico. Non è l'unica novità.

Perché il 28 gennaio scorso è entrato in flotta anche un Bombardier Challenger 604, vecchia conoscenza dell'Alba servizi aerotrasporti spa. Il velivolo era di proprietà della Airviaggi San Raffaele, la compagnia dell'omonima società di don Luigi Verzè, che ha ottenuto da tempo l'abilitazione all'attività di elisoccorso in convenzione con la Regione Lombardia.

 

Con il Bombardier l'elisoccorso c'entrava poco, perché è un piccolo aereo per trasporto privato di persone. Ha un bel salottino a bordo e può portare 9-10 persone su viaggi non troppo lunghi. La manutenzione veniva fatta dalla società di Berlusconi, che ora ne ha acquisito la proprietà e ne curerà l'esercizio portando a bordo come cliente anche don Verzè o qualcuno dei suoi manager e ospiti. Per questo l'Alba ha dovuto stanziare non poche risorse destinate a un corso di addestramento piloti, perché la propria squadra non era abituata al Bombardier.

 

 

Negli hangar di Silvio si è fermato per la manutenzione e qualche piccolo ritocco anche l'aereo privato di Miuccia Prada, di proprietà della sua Prada Company s.a. Il resto della clientela è invece tutto interno alla famiglia Berlusconi e alle società del gruppo Fininvest. Fra i creditori figurano infatti Mediolanum (395.018 euro), Reti televisive italiane (278.762 euro), Mediaset (228.430 euro) e Publitalia (210.056 euro).

 

La Silvio Air controlla anche un'altra società di navigazione via mare. E' la Morning Glory Yachting ltd con sede nelle Bermuda. Controlla l'omonimo yacht lungo 48 metri che Berlusconi acquistò nel 1999 per 28,4 miliardi di vecchie lire da Rupert Murdoch. Il nome glielo aveva dato proprio il magnate australiano, e secondo indiscrezioni fatte circolare all'epoca si riferiva a una particolare capacità amatoria dello squalo dell'editoria internazionale di primo mattino. All'inizio Berlusconi pensò di ribattezzarlo.

Ma poi nome e leggenda gli piacquero da morire e così lo yacht continuò a solcare i mari delle Bermude con quel nome piccante di Morning glory. Oggi la barca è iscritta a bilancio per 15,7 milioni di euro, ed è stata qualche mese fa richiamata in cantiere dalla Abs, l'autorità navale americana.

Restyling ora finito in California, nei cantieri di San Diego, dove oltre alla ristrutturazione dovuta sono stati investiti 920 mila euro anche nell'abbellimento dell'arredo di bordo. A metà agosto sarà di nuovo in mare, e se il presidente del Consiglio riuscirà a ritagliarsi qualche spazio alla sua rifondazione del Pdl, sarà a bordo qualche primo mattino.

 

LA BARCA DEL FIGLIO
Da oggi è invece in mare anche la nuova barca di Pier Silvio Berlusconi. Si tratta di un Custom Line da 124 piedi (37 metri) costruito ad Ancona dai cantieri Ferretti, scafo che sostituisce il precedente modello di cui era proprietario, un 97 piedi (30 metri) sempre Custom Line, riacquistato dal Gruppo Ferretti. Secondo notizie di agenzia il prezzo finale dell'imbarcazione è stato fissato tra 5 e 6 milioni di euro, un terzo rispetto alle prime indiscrezioni che avevano già suscitato polemiche politiche.

La cifra infatti tiene conto sia dello scambio con il vecchio modello che del contributo al progetto del prototipo fornito direttamente da Pier Silvio. L'ha disegnato in parte lui, è piaciuto al produttore, e così al primogenito del premier finiranno anche tutte le royalties sui modelli venduti a terzi. Il nome della nuova barca resterà lo stesso di quella restituita: Suegno.

 23-07-2010]

 

 

OGGI 25 LUGLIO, RISPETTIAMO LA LEGGE DI VICO, DEI CORSI E DEI RICORSI, AGGIORNATA DA MARX (OHIBÒ), PER CUI LA TRAGEDIA SI RIPETE IN FARSA. NON FU FORSE IL GRAN CONSIGLIO DEL FASCISMO A SFIDUCIARE MUSSOLINI IL 25 LUGLIO 1943 PER SALVARSI LA FACCIA? - SUCCEDERÀ CHE UN GIORNO PRECISO, DI UN MESE PRECISO, DI UN ANNO PRECISO GLI ITALIANI SI SCOPRIRANNO A PIAZZALE LORETO TUTTI MAI-STATI-BERLUSCONIANI - NEL CONFONDERE LE TRACCE, I PIÙ ABILI E SPUDORATI SONO I TIPINI FINI (ABILI GIÀ A CANCELLARE QUELLE FASCISTOIDI) MA IL PROBLEMA RIGUARDERÀ ANCHE GLI ANTIBERLUSCONIANI CHE HANNO CAMPATO CON LE PREFETTURE CULTURALI DEL SUO IMPERO - “IL FOGLIO’ GETTA NELL’OLIO BOLLENTE: MENTANA, ANTONIO RICCI, CATERINA SOFFICI, MASOTTI, PISANU, ENRICO MUSSO, FABIO GRANATA, ANGELO MELLONE, LUCA BARBARESCHI

 

Filippo Rubè per Il Foglio

Alcuni, con eccesso di slancio e per amor di simmetria, divennero pure comunisti. Che la mutazione sia nel dna rosso-nero degli italiani lo dimostra anche quello che successe nel 1989, nell'Italia quale colonia mancata dell'impero sovietico. Molti ex Pci iniziano a diventare non-più-comunisti o, come il giovin compagno Walter Veltroni della Fgci, mai-stati-comunisti. Never-been-K.

 

Due menzogne complementari. Il paese che ha dato la linea, nera, a tutta l'Europa nel primo Novecento di colpo non è più fascista. Il paese con il più importante partito comunista dell'emisfero occidentale del Dopoguerra non ha più un comunista che ammetta d'esserlo senza arrossire (no, Gianni Vattimo non vale, era nell'azione cattolica da ragazzo e poi gli piace il castrismo per motivi esotici). E ora? Ora succederà che un giorno preciso, di un mese preciso, di un anno preciso che solo iddio sa, gli italiani si scopriranno tutti mai-stati-berlusconiani. Never-been-B.

 

Il problema non riguarderà solo i berlusconiani veri, o nicodemici - che lo erano senza dirlo -, ma anche gli antiberlusconiani che hanno campato con le prefetture culturali del suo impero: scrittori di sinistra pubblicati da Mondadori, volti noti di Fininvest-Mediaset, giornalisti organici al gruppo di famiglia.

E poi, ovviamente, quei post fascisti che gettano fango su chi li ha tirati fuori dalla fogna, cioè Berlusconi. Il problema degli antiberlusconiani duri e puri, ed editorialmente ricchi grazie a libretti e spettacolini teatrali, sarà costruirsi un nuovo nemico. Ma questo pure è un altro discorso.

Che fare? Per sopravvivere a se stessi non basta prepararsi a "cancellare le tracce", per usare l'espressione di Pierluigi Battista in merito agli intellettuali italiani che passarono dal fascismo all'antifascismo militante. Non c'è abbastanza distanza, la vita è una sola e la storia è liquida. Per questa ennesima metarmorfosi collettiva - o schizofrenia storica - bisogna far perdere già adesso le tracce.

 

O, almeno, confonderle. Come? Con rapide virate, meglio ancora se false, virate, magari corredate da ricordi che tornano alla mente, d'improvviso, al momento giusto. Enrico Mentana, che per la verità ha sempre difeso con le unghie e con i denti un suo profilo indipendente, s'è però ricordato solo di recente, dopo la rottura sul caso Englaro, delle cene Mediaset che erano cene di partito, cene azienda per festeggiare vittorie del Cavaliere.

 

Qualcosa del genere sta, forse, succedendo ad Antonio Ricci. Se qualcuno (come lo scrittore Nicola Lagioia sul ‘Fatto quotidiano') lo accusa pasolinianamente di "fascismo culturale", il papi di "Drive in" insulta gli autori Einaudi accusandoli di essere servi del berlusconismo (il bue che dice cornuto all'asino? No, l'asino che vuole volare oltre le proprie e altrui piccolezze).

 

In una gag degna del giovanissmo Carlo Verdone ("Porto d'armi"), tirafuori la tessera che attesta la sua fantomatica "continua e consapevole esperienza di antifascista": "Ironia della sorte - rivendica Ricci - l'Anpi mi dà la tessera onoraria". Un antifascista, dunque, patentato. Ma è a punti anche questa patente? Ricci, impagliata la coda, rincara la dose con una lettera pubblicata su Dagospia sotto le mentite spoglie, rosse (cromoterapia politica?), del Gabibbo. "Drive in non è stata l'apoteosi dell'individualismo - rivendica Riccinski - ma il trionfo del collettivo, una vera trasmissione comunista, nazionalpopolare in senso gramsciano".

In merito agli attacchi, violenti, che subisce in alcuni recenti libri Einaudi, parla di "un classico esempio di come si sia ridotta la casa editrice nelle tremule mani dei berlusconiani e della sua evidente deriva sottoculturale". Gli autori Einaudi che lo criticano sono "servi di Berlusca" impegnati nella "demonizzazione-santificazione del loro capo, attribuendogli, infischiandosene di qualunque buon senso nel loro furore di lacchè, piani machiavellici sofisticatissimi e genialate impraticabili per qualunque essere umano".

 

Perché Ricci sbandiera la tessera onoraria dell'antifascismo militante e insulta i servi del Berlusca, sia pure con un tentativo di ironia o di sarcasmo? Si sta arruolando nelle brigate borrelliane di R3 (Resistere, resistere, resistere...) Comunque sia, i commensali di un pranzo romano di pochi giorni fa, ossia Mentana, Telese e Travaglio, hanno apprezzato il nuovo corso di Ricci. "Striscia" La7? Chissà.

Intanto, come direbbero Greggio & Iachetti, entrino... LE VELINE! A dimostrazione che la destra berlusconiana ha anche delle (belle) teste pensanti, va segnalato l'attivismo delle donne che a breve potranno recitare il mantra: mai-state-berlusconiane. Come la giornalista Caterina Soffici, che ha rotto con il Giornale nella versione machista di Vittorio Feltri, dopo essere stata per anni capocultura del giornale di Berlusconi (Paolo). Ora, dopo il libro per la Feltrinelli "Ma le donne no", fa la ronda rosa contro Berlusconi (Silvio).

 

Fa pendant con la fronda, sempre rosa, di Liberamente, l'associazione di Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo, che offrendo spesso sponde a Fini non è vista di buon occhio dagli ex colonnelli di An passati, poche armi e molti bagagli, con Berlusconi. L'episodio più succoso, però, nei gender studies berlusconiani, resta la rubrica di Hunziker & Bongiorno che il gaio Alfonso Signorini ha cancellato da Chi. La bella Michelle sa scrivere?, si è chiesto qualche machoberlusconiano. L'italo-elvetica made in Mediaset è in realtà una vittima collaterale dell'azione contro la Bongiorno, pasionaria finiana.

Sul fronte del video, versante Rai berlusconica, chi si professa mai-stato-berlusconiano è Giovanni Masotti. Per una sua nomina, raccontano i giornali di sinistra come l'Unità, si era mosso persino Berlusconi che, però, poi ha avuto altre grane. Ora che non gli hanno nemmeno confermato la corrispondenza da Londra, minaccia ricorso, diventando il nuovo Ruffini, di destra.

 

"Amici? - ha detto Masotti indignato nei giorni scorsi a chi gli chiedeva come mai il centrodestra lo avesse scaricato -- Ma quali amici. Ho le mie idee, da liberal-conservatore e quelle non le rinnego. Ma la verità è che, pure nel centrodestra, non contano il merito e l'esperienza, ma l'essere dei maggiordomi, e io non sono un cameriere".

Sul fronte del porto (delle nebbie) è sbarcato un carico di democristianità. Dopo anni di onorata militanza berluscona, Giuseppe Pisanu ha aperto le porte della commissione Antimafia che presiede ai pm di Caltanisetta che prima dell'audizione hanno dato alle agenzie frasi incendiarie sui rapporti mafia-politica, plot prediletto anche dagli ultimi arrivati dell'antiberlusconismo. Pisanu ha poi fatto in modo che venissero smentite, ma
certi temi sono come il fuoco greco: butti l'acqua e lo alimenti.

 

L'uscita dal circolo berlusconiano è stata comunque salutata dai compagni del Manifesto con un urrà dietrologico: Pisanu bordeggia Fini per smarcarsi dai rapporti avuti con Flavio
Carboni, sulla cui barca "Punto rosso", nei primi anni Ottanta, si dice veleggiasse con ospiti ingombranti. Pronti a virare? Si vira...

Nel confondere le tracce berlusconiane, comunque, i più abili e spudorati sono gli aennini (abili già a cancellare quelle fasciste). Doppiamente ingrati verso l'uomo del destino che ha sorriso loro. Con Berlusconi, abbandonano colui che li ha ripuliti dalla rogna e condotti al governo. Rispettano la legge di Vico, dei corsi e dei ricorsi, aggiornata da Marx (ohibò), per cui la tragedia si ripete in farsa. Non fu forse il Gran Consiglio del fascismo a sfiduciare Mussolini il 25 luglio 1943 per salvarsi la faccia?

 

Certo, in molti fecero una brutta fine, perché intervennero i tedeschi e ci fu il processo di Verona. Mussolini, come disse Churchill a suo cognato, "fu grande e coraggioso, perché non esitò a fucilare il cognato". Ma oggi, al massimo, arrivano i leghisti guidati da Renzo la Trota. E poi il lavoro sporco lo stanno facendo le toghe rosse, basta appoggiarle.

 

Tra i più zelanti aennini non-più-berlusconiani, vanno segnalati il senatore Pdl Enrico Musso, che sul Secolo XIX non perde occasione per smarcarsi dal Cavaliere, e il deputato Pdl Fabio Granata, per la verità giustizialista della prima ora, ma adesso, addirittura, titolare di un blog sul sito del Fatto quotidiano, l'house organ dell'antiberlusconismo forcaiolo.

Dove, per intenderci, ha commentato le indagini sulla P3 in termini berlingueriani: "Una ciclopica questione morale che attraversa la politica italiana e il partito nel quale abbiamo fatto confluire la storia antica, nobile e trasparente della destra italiana".

 

Più combattuto il facebookino Angelo Mellone, neodirigente Rai in (alta) quota BF (Berlusconi-Fini), che sul social network, Facebook, oscilla tra la lealtà al capo (Fini) e al capo del capo (Berlusconi), tra la linea Bocchino e quella La Russa. Lo scopo? Non fare la fine del fesso: cioè l'ultimo dei berlusconiani, se vincono i finiani, o il primo dei finiani se, salvato da Bossi, Berlusconi colpirà con la coda quelli che considera traditori. Che non fosse berlusconiano doc Mellone l'aveva detto in "Cara Bombo. Berlusconi spiegato a mia figlia" (Marsilio), del 2007.

 

Un libro però sinceramente ed euforicamente berluscofilo (il Cavaliere è ducescamente l'Operoso Insonne). Spesso sono dorotei i suoi commenti più recenti, sulla P3, per esempio. Scrive enigmatico su FB, con chiusa fascistissima, Mellone: "Io con questa roba qui non c'entro niente. E non è giustizialismo, solo modestissima etica civile, ciò che divide una nazione sana da una a rischio di marciume. E io preferisco marciare, piuttosto che marcire". La Marcia su Roma diventa Roma Marcia (nazione infetta, capitale corrotta). A chi le manette? A loro!

Uno spasso di lungimiranza retroattiva, di sogno del poi, è l'intervista indignata di Luca Barbareschi a Repubblica di giovedì scorso. L'attore-regista del "Trasformista" (un film, un alibi), ha sparato contro Berlusconi e Mediaset, "un freno allo sviluppo del paese". Lo era anche quando ci lavorava lui? Il freno forse deriva dal fatto che Mediaset gli nega i soldi per un nuovo film?

 

Ma sentitelo sulle intercettazioni: se ai tempi di Saccà disse indignato che erano una trappola, forse perché c'era finito anche lui che chiedeva soldi per una fiction, ora le intercettazioni che riguardano i suoi avversari nel Pdl sono sacrosante. Barbareschi, candido come una finta candid camera, confessa la sua delusione per il Pdl.

 

"Credevo che avrei fatto politica, non gli interessi del premier". Che fare? "Siamo già al dopo Berlusconi". Dunque? "Noi deputati non possiamo essere trattati come sudditi mentre si trasforma lo stato in un bordello". Non senza avere la propria parte di guadagno, evidentemente. Barbareschi, profeticamente, disse che "An in Rai ha portato solo mignotte".

Intanto, sul versante editoriale, l'editoria d'autore, di autori impegnati, impegnati a sinistra ma con una casa editrice di destra (cuore e portafoglio sono strabici si sa), si segnalano i primi smarcamenti (a sinistra ci si riposiziona, a destra ci si smarca, la sinistra gioca a zona al suo interno, la destra sempre e solo a uomo).

In particolare, sono tanti gli autori che da Mondadori stanno andando via. A volte, anche solo per motivi economici, con la Gems o la Feltrinelli che offrono di più (nella galassia berlusconiana, da Mediaset al Milan si risparmia). Girano voci che non sarà Mondadori il prossimo libro di Mario Desiati, giovane editor Fandango, che assieme al gruppo editoriale di Mauri Spagnol sta attirando molti giovani autori mondadoriani; d'altronde non è stato mondadoriano il romanzo "Le rondini di Montecassino", uscito da Guanda, di Helena Janeczek, collaboratrice della casa di Segrate cui si deve l'idillio (che fu?) tra Saviano e Mondadori.

 

L'autore di "Gomorra" è il vero punto dolente della doppia coscienza intellettuale di tanti big, a sinistra: considerare Berlusconi un criminale e pubblicare con la sua casa editrice, essere il front-man della band di Repubblica e una gallina dalle uova d'oro mondadoriane. In pochi, d'altronde, fecero come Sandro Veronesi, che chiuse i conti con la Mondadori berlusconizzata per Feltrinelli (poi Bompiani e ora Fandango).

 

Il vero miracolo mai-stato-berlusconiano, comunque, spetterà a Ernesto Franco, direttore Einaudi che ha rifiutato di pubblicare il nobel Saramago, antiberlusconiano ed evasore fiscale. Per molti ha fatto, letteralmente, lo struzzo.

A costoro e ad altri futuri mai-stati-berlusconiani, è dedicato ironicamente il testo inedito della canzone che dovrebbe approdare al festival di teatro-canzone di Viareggio, dedicato a Giorgio Gaber, in particolare a "Qualcuno era comunista", versione (non più) berlusconiana. "Qualcuno fu berlusconiano". Ecco il testo in anteprima.

"Qualcuno fu berlusconiano perché nacque a Milano / qualcuno fu berlusconiano perché il nonno, lo zio, il papi... e pure la mami / qualcuno fu berlusconiano perché sognava Milano2, perché tifava Milan, guardava ‘Drive in' / qualcuno fu berlusconiano perché Tangentopoli fece fuori Dci e Psi /

 

qualcuno fu berlusconiano per il timore del comunismo al potere / qualcuno fu berlusconiano perché i magistrati politicizzati fanno paura / qualcuno fu berlusconiano perché non c'era nulla di meglio / qualcuno fu berlusconiano perché odiava il Vaticano / qualcuno fu berlusconiano perché la Mondadori è la Mondadori / qualcuno fu berlusconiano perché pure a Medusa, a Mediaset, pagavano bene /

 

qualcuno fu berlusconiano perché prima... prima... era stato fascista / qualcuno fu berlusconiano perché prima era stato comunista / qualcuno fu berlusconiano perché era un po' socialista e un po' democristiano / qualcuno fu berlusconiano perché sai che palle gli antiberlusconiani / qualcuno fu berlusconiano perché non amava le tasse / qualcuno fu berlusconiano perché la tv pubblica faceva schifo /

 

qualcuno fu berlusconiano perché amava la fica sopra ogni cosa / qualcuno fu berlusconiano per dispetto al padre sessantottino / qualcuno fu berlusconiano perché hai presente Occhetto? / qualcuno fu berlusconiano perché era più berlusconiano degli altri / qualcuno fu berlusconiano perché non ne poteva più di 50 anni di governi democristiani incapaci e mafiosi /

qualcuno fu berlusconiano perché era mafioso (lui, non Berlusconi) / qualcuno fu berlusconiano perché odiava i moralisti / qualcuno fu berlusconiano perché prima era stato comunista / qualcuno fu berlusconiano perché Bondi faceva tenerezza / qualcuno fu berlusconiano perché era ricco e amava il popolo... dei ricchi /

Qualcuno fu berlusconiano perché aveva bisogno di un favore, una spintarella per il suo residence e quando non gli arrivò l'aiutino iniziò ad essere antiberlusconiano / qualcuno fu berlusconiano perché credeva a un'Italia nuova, sulle ali della libertà /

Rimpianti? No! Forse già allora molti avevano visto mentire Berlusconi con gli occhi luccicanti... e come gazze ladre s'erano fiondati sui talenti / E ora? Le gazze ladre gridano ladro al loro capo. Uomini e donne hanno fatto carriera e ora vogliono far finta d'averla fatta senza di lui. Quante miserie in un corpo solo".

25-07-2010]

 

 

ora siamo tranquilli - SILVIO si consola daI GUAI DELLA POLITICA intascando, in tempi di merda globale, UN maxi ASSEGNO DA 126 MILIONI GRAZIE AI CONTI DI FININVEST - i berlusconidi se ne fregano di accantonare gli utili per L’eterna CAUSA sulla spartizioni della MONDADORI (maxi risarcimento da 750 milioni € richiesto dalla Cir di De Benedetti) - per non parlare poi delle tre contenziosi aperti con l’Agenzia delle Entrate di tremonti

 

Fosca Bincher per "Libero"

 

Il più abituato di tutti è il diretto interessato, a cui accade ogni anno, euro più, euro meno. Silvio Berlusconi si è messo in tasca da qualche giorno un maxi assegno di 126 milioni di euro. Anzi, visto che cifre così non si trovano tutti i giorni, bisogna scandirla al centesimo: 126.351.675,84 euro.

Lui direttamente ha ricevuto sul conto personale circa 4 milioni di euro, il resto è andato a quattro holding societarie (la holding italiana prima, seconda, terza e ottava) di cui il presidente del Consiglio è il solo azionista. In un anno se non nero, ancora piuttosto grigio per l'economia internazionale, quell'assegno che rappresenta i dividendi sul bilancio 2009 distribuiti dalla Fininvest e messi in pagamento proprio a luglio, rappresenta un bel colpaccio.

Basta e avanza per buttare giù medicine amare, litigi con Gianfranco Fini, compromessi che fanno venire l'orticaria come quello per la legge sulle intercettazioni, e ritrovare un bel po' di ottimismo. Peraltro è grazie all'ottimismo di tutti i manager della Fininvest che quest'anno Berlusconi ha potuto incassare il suo maxi-assegno.

 

Perché prima di staccare il dividendo, dentro la finanziaria che controlla fra l'altro la quota più rilevante di Mediaset, qualche discussione c'è stata. Sui conti della società incombeva infatti l'arcinoto lodo Mondadori, quello che con un giudizio di primo grado aveva assegnato un maxi risarcimento da 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti per una delle tante code che ancora accompagnano la spartizione del gruppo Mondadori- Espresso siglata nel 1991 sotto la regia di Giulio Andreotti.

Era possibile infatti accantonare gran parte dell'utile dell'anno a fondo rischi per accumulare riserve nel caso di sconfitta in appello su quel Lodo. Ma il vertice Fininvest (alla cui presidenza c'è la figlia di Berlusconi, Marina), è sembrato ottimista sull'esito della causa, decidendo di non accantonare nulla nella convinzione che i magistrati riconosceranno le ragioni berlusconiane.

 

«Fininvest», è scritto nella relazione di accompagnamento al bilancio 2009, «sulla base dei plurimi e fondati motivi di appello, supportati quanto alla sussistenza del danno dai risultati della consulenza di parte, nonché dai pareri resi dai legali e da primari consulenti, ritiene che non sussistano, allo stato, i presupposti per dare luogo a un accantonamento».

L'anno scorso la Corte di Appello di Milano ha mediato fra i contendenti facendo accettare alla Cir la non esecutività della sentenza di primo grado in cambio della presentazione di una fidejussione bancaria a prima richiesta da parte di Fininvest. La fidejussione da 806 milioni è stata presentata e l'appello è andato avanti.

 

Il primo round non è stato però favorevolissimo a Fininvest, perché la corte ha accolto solo parzialmente la richiesta dei legali di Berlusconi di effettuare una Consulenza tecnica di ufficio (Ctu) che determinasse la congruità della spartizione avvenuta il 29 aprile 1991 e quindi che nulla in più fosse dovuto a De Benedetti. La Ctu è stata nominata e l'incarico affidato a Luigi Guatri e altri due professionisti, ma solo per valutare la differenza fra la prima proposta Fininvest del 19 giugno 1990 e quella poi effettivamente siglata.

 

La perizia doveva essereconsegnata lo scorso 15 luglio, ma Guatri e colleghi hanno chiesto e ottenuto dalla Corte una proroga al primo settembre, essendo la valutazione più complicata delle previsioni. La prossima udienza è già stata fissata al 28 settembre e ormai con i tempi tecnici necessari ad arrivare alle conclusioni la decisione di appello non potrà arrivare entro il 2010 come sperava Cir, e slitterà ai primi mesi del 2011.

 

Tra le tante nubi che si addensano sull'autunno di Berlusconi, non ci sarà quindi quella prevista del Lodo Mondadori. Per altro il bilancio Fininvest ne descrive altre, meno consistenti dal punto di vista finanziario, ma un po' imbarazzanti per altri versi. La capogruppo dell'impero berlusconiano è infatti impegnata in plurimo braccio di ferro con il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti.

Ci sono due avvisi di accertamento notificati dall'Agenzia delle Entrate uno alla fine del 2007 e l'altro alla fine del 2008 che riguardano alcune poste di dividendi incassati e una svalutazione effettuata sulla finanziaria lussemburghese Trefinance. Ce ne è poi un terzo annunciato ma non ancora notificato al termine di una verifica fiscale chiusa l'11 settembre 2008 e che contesta l'indebita deduzione di costi ai fini Ires e Irap.

 

 22-07-2010]

 

 

IL PRESIDENTE ESATTORE – ALTRO CHE MENO TASSE PER TUTTI. DATI ALLA MANO NEL DECENNIO BERLUSCONIANO LA PRESSIONE FISCALE È SALITA (DAL 45,4% AL 47,2% DEL PIL) – GUARDA CASO B HA AVVANTAGGIATO LA SUA BASE ELETTORALE (LAVORATORI AUTONOMI) ALLA FACCIA DEI DIPENDENTI (MA QUINDI ANCHE DEL COSTO DEL LAVORO

Adriano Bonafede, Massimiliano Di Pace per "Affari & Finanza" di "la Repubblica"


Il sogno: "Meno tasse per tutti". La realtà: nel 2000 le entrate complessive dello Stato rappresentavano il 45,4% cento del Pil, nel 2009, alla fine del "decennio berlusconiano", questa percentuale è salita al 47,2%, il valore più alto mai raggiunto.

 

In termini assoluti, nello stesso periodo le entrate sono cresciute del 33%, un valore superiore di ben 12 punti percentuali rispetto alla crescita dei prezzi, ferma al 20,6%. Degli slogan elettorali di Berlusconi quello sulle tasse che diminuiscono, liberando risorse per famiglie e imprese, è certamente il più riuscito.

 

Non c'è dubbio: nell' immaginario collettivo di moltissimi italiani i suoi governi si sono caratterizzati come quelli che non hanno "messo le mani nelle tasche della gente". Al contrario, gli stessi slogan del centrodestra e dei media di Berlusconi (tv e giornali) hanno accreditato i governi di centro sinistra come quelli che hanno sempre puntato ad alzare le tasse.

 

Al punto che negli ultimi giorni della campagna elettorale del 2006 Prodi perse terreno sulla base della martellante campagna mediatica di Berlusconi. Con il risultato che quella che fino a poche settimane prima sembrava per il centro sinistra una marcia trionfale si trasformò invece in una risicata vittoria, per non dire una mezza deblacle, come si vide meglio un anno e mezzo dopo.

Chi ha creduto a quest'abile costruzione propagandistica di Berlusconi potrà trovare sorprendenti i dati contenuti nelle relazioni annuali della Banca d' Italia. Dati che smentiscono in toto le roboanti affermazioni che il nostro premier ci ha regalato in tutti questi anni. In estrema sintesi, i numeri evidenziano con chiarezza due circostanze:

 

1) le entrate dello Stato nel "decennio berlusconiano" non soltanto non sono diminuite ma sono addirittura aumentate, in relazione sia all' inflazione, sia al prodotto interno lordo. Non soltanto non c' è quindi stata la promessa riduzione delle tasse, ma al contrario è aumentata la voracità dello Stato.

2) L' incremento delle entrate dello Stato non è stato però causato da un incremento omogeneo delle principali fonti di gettito, ossia imposte dirette (quelle sul reddito), imposte indirette (Iva e accise) e contributi previdenziali (essenzialmente Inps e Inpdap).

 

In effetti, analizzando le principali componenti delle entrate dello Stato, vediamo che le imposte dirette sono cresciute tra il 2000 ed il 2009 del 33 per cento, una percentuale più alta di quasi 12 punti percentuali rispetto al 20,6 dell' inflazione, ma in relazione alla crescita del Pil sono rimaste sostanzialmente immutate (soltanto 0,2 punti percentuali in più nello stesso periodo). È quindi corretto ammettere che il gettito delle imposte che si pagano con la busta paga (lavoratori dipendenti) o con la dichiarazione dei redditi (autonomi) non è aumentato, ma questo risultato può dipendere anche dal diverso livello di evasione fiscale.

 

Infatti, confrontando le aliquote Irpef per gli anni 2000, 2005 e 2009, non si riscontra una palese riduzione delle stesse, che anzi tendono ad aumentare per i redditi più bassi, sebbene tale incremento possa risultare neutralizzato da maggiori detrazioni. In conclusione, le imposte dirette non sono aumentate, ma neppure diminuite, ed in ogni caso non vi sono state "meno tasse per tutti".

 

È invece leggermente diminuito il gettito delle imposte indirette, ossia Iva e accise, se lo si rapporta all' andamento dell' inflazione (meno 2,3 per cento nel periodo considerato), ed in particolare, se lo si confronta con il Pil: da un 14,7 per cento del 2000 si è scesi ad un 13,6 del 2009.

In particolare, c'è da notare che la riduzione più accentuata è avvenuta negli ultimi due anni, e cioè nel 2008 e nel 2009 (nel 2007 era ancora uguale a quella del 2000). Questo spostamento dal prelievo indiretto a quello diretto viene in genere considerato nei testi di Scienza delle Finanze come un fatto equitativo: infatti con le imposte dirette si paga in maniera progressiva a seconda del reddito (più è alto più si versa al fisco). In altre parole, i più "poveri" pagano meno tasse in proporzione al proprio reddito.

Al contrario, sempre nella dottrina classica, il minore peso delle imposte indirette può essere considerato un fatto positivo dal punto di vista sociale, in quanto le imposte indirette non hanno natura progressiva, e quindi rappresentano un fardello evidentemente più pesante per i percettori di redditi più bassi.

 

Calando questi argomenti nella situazione italiana, caratterizzata da un'evasione fiscale impressionante (si stimano ormai 120 miliardi di euro di imposte non pagate), la riduzione del gettito delle imposte indirette che si è verificato, ad aliquote Iva e importi delle accise invariati, potrebbe segnalare una maggiore evasione, che si realizza essenzialmente con le attività in nero e con il meccanismo delle cartiere, ossia delle società create per emettere fatture false. Quindi, non ci sono state complessivamente meno tasse per tutti.

Anzi sono cresciute le imposte dirette che colpiscono particolarmente coloro che, come i dipendenti (ma anche molti autonomi) non possono evadere e questo non è in Italia e nelle attuali circostanze un fatto positivo: dice soltanto che si accresciuto l'obolo che lo Stato pretende sui redditi effettivamente dichiarati.

Ovvero, come ha detto di recente il Governatore della Banca d' Italia, sostanzialmente sulle stesse persone. Mentre non ci sono stati nel decennio berlusconiano segnali di un recupero dell'evasione, altrimenti si sarebbe visto anche un aumento delle imposte indirette. Va comunque detto che il calo delle imposte indirette negli ultimi due anni è certamente da mettere in relazione anche con la crisi economica.

Da notare, tuttavia, che nel decennio considerato l'anno in cui il gettito delle imposte indirette è stato più alto in assoluto è il 2007, al tempo del secondo governo Prodi: 227 miliardi, poi scesi 216 nel 2008 e a 207 nel 2009. Insomma, comunque la si voglia vedere, di certo i governi di Berlusconi non si sono caratterizzati per una lotta all' ultimo sangue contro l' evasione e l' elusione. Anzi.

Un altro dato molto interessante viene dalla voce contributi sociali, che è in assoluto la componente della pressione fiscale cresciuta di più (+46,6% in 9 anni), sia rispetto all' aumento del costo della vita (+26 punti), sia in relazione al Pil (dal 12,4% del 2000 al 14,1% del 2009). In altre parole è aumentata di molto la pressione fiscale sul fattore lavoro, in particolare su quello dipendente.

Abbiamo visto fin qui i trend decennali, dal 2000 al 2009. Ma qual è l'esatto contributo anno per anno degli esecutivi Berlusconi, visto che quest' ultimo ha governato per 6 anni e mezzo su 10 (di cui 5 in modo esclusivo)? Riconoscendo che gli incrementi più significativi della pressione fiscale si sono realizzati nel 2006, anno di transizione dal terzo Governo Berlusconi al secondo Governo Prodi, è interessante comunque fare un confronto tra i 5 anni di completa responsabilità dei governi di centrodestra (2002, 2003, 2004, 2005, 2009) con i due anni gestiti dal governo di centrosinistra (2000 e 2007).

Considerando solo l' andamento del gettito in funzione del Pil, ovvero in altri termini i valori della pressione fiscale, vediamo che nei cinque anni di governo continuativo di centrodestra la pressione fiscale è leggermente diminuita nel complesso di 0,6 punti rispetto al Pil, ossia 0,12 punti l' anno, mentre nei due anni di centrosinistra è cresciuta di mezzo punto del Pil, ovvero 0,25 punti l' anno.

Non c' è dubbio, ma non è una sorpresa, che i governi di Berlusconi abbiano effettivamente prodotto un' esigua riduzione del gettito fiscale rispetto al Pil in questo primo periodo, anche se è difficile dire se questo risultato dipenda più da leggi tributarie più favorevoli che da una maggiore evasione fiscale o dall' abbondante ricorso alla risorsa "condoni" che premiamo soprattutto quelli che di solito non pagano le tasse.

Tuttavia, dopo la crescita del 2006/2007, la pressione fiscale negli ultimi due anni di governo Berlusconi è rimasta sostanzialmente invariata intorno al 43 per cento. Anzi, a voler essere precisi, nel 2009 la pressione fiscale ha raggiunto il picco massimo del decennio: 43,2 per cento. Andando ad analizzare le varie componenti della tassazione, scopriamo che sul fronte delle imposte dirette, i primi cinque anni di governo del Cavaliere hanno contribuito ad una riduzione di gettito pari a 2,1 punti del Pil (0,42 l' anno), mentre il centrosinistra ha contribuito ad una crescita: nei 2 anni di suo governo ad un aumento di 0,3 punti di Pil (0,15 l' anno).

Tuttavia, dopo la crescita del 2006/2007, la pressione fiscale negli ultimi due anni di governo Berlusconi è rimasta sostanzialmente invariata intorno al 43 per cento. Anzi, a voler essere precisi, nel 2009 la pressione fiscale ha raggiunto il picco massimo del decennio: 43,2 per cento. Andando ad analizzare le varie componenti della tassazione, scopriamo che sul fronte delle imposte dirette, i primi cinque anni di governo del Cavaliere hanno contribuito ad una riduzione di gettito pari a 2,1 punti del Pil (0,42 l' anno), mentre il centrosinistra ha contribuito ad una crescita: nei 2 anni di suo governo ad un aumento di 0,3 punti di Pil (0,15 l' anno).

Tuttavia, nel 2009, il peso delle imposte dirette sul Pil era maggiore di quello che c' era nell' ultimo anno "pieno" del precedente ciclo del centro sinistra, ovvero il 2000: 14,6 contro 14,4. Un decennio inutilmente trascorso in attesa che le promesse di Berlusconi si concretassero sulle buste paga e sui redditi. Il contributo del centrodestra alla riduzione del gettito delle imposte indirette è di soli 0,2 punti di Pil in cinque anni, la stessa misura del centrosinistra (ma in soli 2 anni).

Anche l'incremento dei contributi sociali, in termini di gettito rapportato al Pil è opera in misura simile degli esecutivi di centrodestra e di centrosinistra, visto che i primi hanno portato ad un incremento di 0,8 punti del Pil (0,16 l' anno), ed i secondi di mezzo punto in 2 anni (0,25%) l' anno. Cosa si desume dai numeri sopra indicati? Innanzitutto che, al di là degli altisonanti proclami su una loro riduzione, le tasse non sono complessivamente calate. Né potevano esserlo per via dell' enorme, e crescente finora, spesa pubblica (vedi nostra inchiesta del 31 maggio 2010) e di un debito pubblico (vedi nostra inchiesta del 1° febbraio 2010) che ha continuato la sua ascesa.

È vero però che sul fronte delle imposte dirette gli esecutivi di Berlusconi hanno prodotto una sia pur leggerissima riduzione del gettito. Sostanzialmente compensata però da maggiori contributi sociali.

In altre parole, è possibile che soprattutto i lavoratori autonomi siano stati avvantaggiati dai governi di Berlusconi, a scapito dei lavoratori dipendenti. Non solo, ma il maggior gettito dei contributi sociali, riverberandosi sul costo del lavoro, può aver contribuito alla riduzione della competitività del nostro sistema produttivo, che molto dipende, com' è noto, da questo fattore. Certamente i dati nudi e crudi non dicono che agli italiani sia convenuto avere Berlusconi al governo: neppure per le tasse.

 19-07-2010]

 

 

"BERLUSCONI HA FATTO SEQUESTRARE LE FOTO COMPROMETTENTI SCATTATE DA ZAPPADU" - GIOMMARIA UGGIAS EUROPARLAMENTARE IDV INTERVIENE AL PROGRAMMA DI RADIO2 "UN GIORNO DA PECORA" IN VESTE DI LEGALE DI ZAPPADU: "IO LE HO VISTE TUTTE, ANCHE QUELLE IN CUI SI VEDONO TETTE E MANI DI UOMO CHE TOCCANO LE TETTE E ALTRO"

"Ad Antonello Zappadu hanno sequestrato le foto perché Silvio non vuole che circolino. Si può parlare, ma non si può vedere. Io sono l'unico che le ha viste".

 

 

Giommaria Uggias europarlamentare dell'Idv è intervenuto al programma di Radio2 "Un giorno da pecora" in onda dagli studi del parlamento europeo di Strasburgo, in veste di avvocato di Antonello Zappadu, l'autore degli scatti chiacchierati del Presidente Berlusconi a Villa Certosa.

"Ha visto anche le foto più compromettenti?" chiedono i conduttori Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. "Certo, le ho viste tutte, anche quelle in cui si vedono tette e mani di uomo che toccano le tette e altro." E dove sono queste foto? "In mano al magistrato, all'udienza del prossimo autunno chiederemo di vederle"09-07-2010]

 

L PROFONDO ROSSO DI CARDI BLACK BOX – LA GALLERIA PERDE 180 MILA € NEL SUO PRIMO ANNO DI VITA? NO PROBLEM! C’È LA FIGLIA DEL BANANA - BARBARA BERLUSCONI SBORSA 400 MILA€ A TITOLO DI “FINANZIAMENTO SOCI INFRUTTIFERO” CHE IN PARTE VA A COPRIRE IL BUCO – E IN VISTA C’È LA DIFFUSIONE DEL MARCHIO CON LA PARTECIPAZIONE A UNA DOZZINA DI FIERE (IN GIRO PER IL MONDO)…

Stefano Sansonetti per "Italia Oggi"

I progetti per il futuro sono ambiziosi. Si parla infatti della partecipazione a ben dodici fiere internazionali per promuovere i suoi gioielli artistici. Nell'immediato, però, la Cardi Black Box, la galleria d'arte contemporanea fondata l'anno scorso a Milano da Barbara Berlusconi, Martina Forneron Mondadori e Nicolò Cardi, ha dovuto fronteggiare un bel po' di spese.

A sostenerle, a dir la verità, è stata quasi esclusivamente la figlia del premier, alla quale fa capo il 44% della galleria, mentre un 5% ciascuno è in mano a Cardi e alla Mondadori e il restante 46% alla New Vision Venture Ltd, società registrata a Londra. Ebbene, Barbara ha dovuto staccare l'anno scorso un assegno di 400 mila euro a titolo di «finanziamento soci infruttifero», ovvero sul quale non maturano interessi, con scadenza il 31 dicembre del 2011.

 

È stata quindi l'unico socio a erogare risorse a beneficio della galleria. Il 28 aprile 2010, poi, si è tenuta l'assemblea della Cardi Black Box srl per approvare il bilancio chiuso al 31 dicembre del 2009. In quella sede, come emerge dal verbale di assemblea, la figlia del premier ha comunicato di voler «riqualificare il finanziamento infruttifero che ha erogato alla società in versamento in conto copertura perdite per un importo pari a 180.601 euro».

 

A tanto, infatti, ammonta la perdita fatta registrare dalla galleria al termine del 2009. In sostanza parte del finanziamento erogato all'epoca da Barbara Berlusconi sarà utilizzato per coprire il rosso del primo esercizio di vita della Cardi Black Box. La Galleria è stata fondata all'inizio dell'anno scorso, per la precisione il 29 gennaio del 2009. Nell'anno di esordio, perdita a parte, la società ha messo a segno un fatturato di 446.820 euro.

Una performance che tutto sommato ha soddisfatto il presidente della srl, Nicolò Cardi, che nella nota integrativa del bilancio ha spiegato che «l'idea innovativa di ampliare il target di pubblico dell'arte contemporanea, unitamente a un cospicuo investimento in pubblicità per il lancio della galleria, ha permesso alla medesima di raggiungere importanti obiettivi in termini di notorietà nel lasso di un solo anno dalla nascita».

Per il futuro, scrive ancora Cardi, «gli obiettivi intermedi che la società si pone sono la diffusione del marchio Cardi Black Box, mediante la partecipazione nel solo 2010 a una dozzina di fiere nel mondo e il raggiungimento del break-even di conto economico, mantenendo inalterato il budget degli investimenti pubblicitari». Da registrare, a tal proposito, che nel corso del 2009 la società ha sostenuto costi complessivi di produzione per 887 mila euro.

La galleria si è concentrata soprattutto sull'arte contemporanea, con la proposta di artisti in alcuni casi in ascesa e giovani. Tra gli altri, si segnalano Shirana Shahbazi, Letizia Battaglia, Thomas Bayrle, Mattia Bonetti, Michal Helfman, Jörg Immendorff, Piotr Janas.

 

 

[08-07-2010]

 

 

l porto delle nebbie è vivo e lotta insieme a loro! - roma potentona ha "scippato" alla procura e al tribunale di firenze il processo per corruzione sull’appalto della nuova scuola marescialli dei carabinieri che vede coinvolti la cricca balducci e denis verdini -MORTO l’avvocato GUIDO CERRUTI, ERA IMPUTATO...

1 - TRIBUNALE FIRENZE TRASFERISCE A ROMA PROCESSO SCUOLA MARESCIALLI (Adnkronos) - Si terra' a Roma il processo per corruzione sull'appalto della nuova scuola marescialli dei carabinieri di Firenze. Lo ha deciso il tribunale di Firenze, presieduto dal giudice Emma Boncompagni, accogliendo le motivazioni con cui la Corte di Cassazione il 10 giugno scorso ha deciso, per una questione di competenza territoriale, il trasferimento nella Capitale dell'inchiesta per la costruzione della scuola marescialli nel capoluogo toscano.

 (Elaborazione Foto Emblema)

Al termine della camera di consiglio, nel corso della quale e' stata esaminata la nuova memoria presentata dalla Procura di Firenze, il tribunale ha dichiarato "la propria incompetenza territoriale" e ha disposto la trasmissione degli atti del processo alla Procura di Roma.

L'inchiesta della Procura di Firenze vede imputati Fabio De Santis (l'unico presente nell'aula di tribunale), Angelo Balducci e Guido Cerruti.

 

2 - MORTO GUIDO CERRUTI, ERA IMPUTATO
(ANSA) - E' morto stamani in un ospedale di Roma l'avvocato Guido Cerruti, fra gli imputati dell'inchiesta sulla scuola marescialli di Firenze. Lo ha riferito il suo legale Vincenzo Dresda, oggi a Firenze per il processo per la scuola marescialli. Dresda ha spiegato di aver appreso la notizia al termine dell'udienza al tribunale di Firenze che ha deciso proprio stamani di trasferire il procedimento a Roma.

 

 

[06-07-2010]

 

GASPAROTTI a tutto gas – gratta il cavaliere e trovi Una sorta di guardia del corpo, accompagnatore fedele, cerimoniere, addetto alla comunicazione dai metodi poco ortodossi (non esita a spintonare e insultare i giornalisti poco graditi) - in principio era un cineoperatore e Nel ’94 Berlusconi decise di affidarsi a lui per le questioni tecniche televisive legate alla ‘discesa in campo’. e Gasparotti ebbe l’idea della calza piazzata davanti alla telecamera….

Wanda Marra per Il Fatto Quotidiano

"Da assistente ai programmi a tempo determinato con Bruno Vespa a funzionario super ‘in pectore'. È l'irresistibile ascesa, fatta in pochi mesi, da Laura De Pasquale, fidanzata di Roberto Gasparotti, cameraman-padrone del ‘Banana'". Una notizia. Poche righe su Dagospia. Che però aprono uno squarcio emblematico dietro le quinte del presidente del Consiglio.

Stando al sito, il direttore di Radio1, Antonio Preziosi, aveva chiesto l'assunzione della De Pasquale, facendosi rispondere picche da Mauro Masi. Così è arrivato in soccorso il direttore delle Risorse umane, Luciano Flussi, che ha studiato per lei un contratto ad hoc. La vicenda è quella di una "ordinaria" raccomandazione: un uomo potente spinge la carriera della sua fidanzata.

Interessanti i protagonisti: Preziosi è forse il più fedele berlusconiano tra tutti i direttori Rai. Ma Gasparotti, chi è? Una sorta di guardia del corpo, accompagnatore fedele, cerimoniere, addetto alla comunicazione dai metodi poco ortodossi (non esita a spintonare e insultare i giornalisti poco graditi), ma anche organizzatore di eventi. La sua storia è la dimostrazione vivente di come all'ombra del Cavaliere si fa carriera, si acquista potere e anche la possibilità di ridistribuirlo.

 

Cinquantenne toscano, in principio era un cineoperatore, con il gusto delle luci e delle inquadrature. Nell'84 era arrivato in Fininvest, e come operatore di ripresa aveva firmato anche grandi reportage. Nel '94 Berlusconi decise di affidarsi a lui per l'immagine e le questioni tecniche televisive legate alla ‘discesa in campo'. Sarebbe dunque Gasparotti l'uomo della calza piazzata davanti alla telecamera.

Anche se pare che in realtà la calza non ci fosse: c'erano invece - da lui voluti - un filtro aranciato e riflettori schermati di bianco. E fu lui, assieme al Cavaliere, a preparare il set: la scrivania di legno chiaro, il fermacarte in ebano e argento, la libreria con le fotografie incorniciate, i libri rilegati in pelle rossa, la scultura di Cascella. 04-07-2010]

 

 

Dopo il divorzio da Veronica, per il banana è la volta della separazione da Gian-menefrego - caccia al ‘tesoretto più consistente della storia dei partiti’: 100 milioni nel forziere di casa An, cioè nel bunker del "nemico" Gianfranco Fini - cuccagna che fa gola agli ex "colonnelli" ormai di casa a Palazzo Grazioli, e che del tesoretto hanno perso controllo e gestione - I La Russa, Gasparri, Alemanno non si rassegnano e ora partono al contrattacco…

Carmelo Lo Papa per La Repubblica

E se è giunta l´ora della «separazione consensuale» - quella che invoca Cicchitto - ecco che c´è già chi punta ai gioielli di famiglia. Che non sono pochi nel forziere di casa An, cioè nel bunker del "nemico" Gianfranco Fini. Gioielli che fanno gola agli ex "colonnelli" ormai di casa a Palazzo Grazioli, e che del tesoretto hanno perso controllo e gestione. I La Russa, Gasparri, Alemanno non si rassegnano e ora partono al contrattacco.

 

Si dà il caso che quel tesoretto valga più di 30 milioni di sola liquidità e quasi 400 milioni, ha azzardato qualcuno, se si considerano i 70 immobili, i rimborsi elettorali e altre entrate che An, ancora formalmente viva e vegeta, percepisce. Tutto ripara dai tempi della fusione nel Pdl sotto l´ombrello di Fini e dei suoi.

 

Ovvero dell´"Associazione An", in procinto di essere trasformata in fondazione. E se ora anche sui quattrini è guerra aperta tra ex aennini berlusconizzati e finiani è per il sospetto nutrito dai primi: che il patrimonio stia per diventare la base finanziaria di un ipotetico, futuro partito del presidente della Camera. Post «separazione», appunto.

L´attacco si è fatto più serrato (e pubblico) negli ultimi giorni, prima nel chiuso della riunione del Comitato dei garanti di An. Poi con una minicampagna stampa sui giornali più vicini al premier. Finché ieri il direttore del "Secolo", la deputata Flavia Perina assai vicina a Fini, non ha detto basta. Dedicando alla guerra in corso la pagina 3 e denunciando «l´offensiva sui bilanci da parte degli ex amici, per normalizzare un´azione politica e culturale che dà fastidio».

 

Cos´è accaduto? Che in quell´ultima riunione del Comitato è stata messa in discussione l´anticipazione concessa da An al "Secolo", attingendo ai rimborsi elettorali. Mentre venerdì "Libero" aveva titolato in prima pagina "Fini ha cento milioni", facendo le pulci al patrimonio gestito dai fedelissimi dell´inquilino di Montecitorio. Con articolo ad hoc sul presunto «anno nero» del "Secolo". Contro il quotidiano, se è per questo, durante il Comitato si era scagliato anche Antonio Caruso (area La Russa): «Non si capisce a cosa serva il giornale».

 

La Perina fa quadrato contro «il fuoco amico insistente» e dà una lettura politica della «delegittimazione» in corso. Ricorda ad esempio di quando il giornale criticò la «sindrome Noemi» del premier e già La Russa si indignava: «Il Secolo? Non lo leggo». E Gasparri: «Non intendo fargli pubblicità». E pensare che era il loro organo di partito, in fondo fino a un paio d´anni fa. Ma l´offensiva contro l´anticipazione al "Secolo", sostiene Italo Bocchino, «è pretestuosa, perché da 50 anni il partito fa così, anche perché detiene il 97% del capitale».

 

La vera battaglia, però, è sul bottino grosso: il patrimonio. Finora in mano a un Comitato di gestione composto da due finiani (Pontone e Marino) e da un uomo di La Russa (Catanzaro). Il Comitato dei garanti, composto invece da 9 dirigenti (4 finiani), ha ora deliberato che i tre della gestione si occuperanno solo di ordinaria amministrazione, mentre quella straordinaria passerà ai garanti.

Troppo alta la posta in gioco per regalarla alle truppe del presidente della Camera. Basta scorrere i numeri. L´associazione An ha chiuso il bilancio 2009 con un utile di 38,5 milioni. Più 16 milioni di contributi elettorali. Liquidità disponibile nel rendiconto 2008 da 30,6 milioni.

Nocciolo duro, gli immobili: i 70 appartamenti delle sedi An della Immobiliare Nuova Mancini srl e Italimmobili srl, amministratore unico Donato Lamorte. «Fini ha 100 milioni e li farà pesare tutti» titolava tre giorni fa "Libero": «Il tesoretto più consistente della storia dei partiti».

Quasi una beffa per Berlusconi: la sua Forza Italia ha ereditato in bilancio solo un maxi debito da 33 milioni03-07-2010]

 

 

 

 

18 -MEDIASET: P.S.BERLUSCONI, PER PUBBLICITA' 2* SEMESTRE DIFFICILE ...
(AGI) - Seconda parte dell'anno "forse piu' difficile" per Mediset sul fronte della raccolta pubblitaria. A ipotizzarlo il vicepresidente del Biscione, Pier Silvio Berlusconi, che ha definito il mercato "ancora difficile da interpretare", nonostante ci siano "segnali di ripresa". Le difficolta' del secondo, seguirebbero un primo semstre nel quale e' stato registrato, sempre secondo quanto riportato da Berlusconi, "un + 5%".

04.07.10

 

Colpo gobbo a GHEDINI – UN LAVORO PULITO, DA PROFESSIONISTI, E DALL’AUTO BLINDATA DELL’AVVOCATO DEL BANANA SPARISCE IL COMPUTER CON ATTI, MEMORIE DIFENSIVE E STRATEGIE PROCESSUALI – MA È POSSIBILE CHE IL FIDATISSIMO LEGALE DEL PREMIER TENGA DOCUMENTI ’SENSIBILI’ NEL BAGAGLIAIO DI UNA MACCHINA

Andrea Valle per "Libero"

 

Uno strano caso, uno strano furto, una strana circostanza. Ieri Nicolò Ghedini, nell'umida sera milanese, è stato protagonista di un episodio sul quale ora faranno luce gli inquirenti. Il suo personal computer è stato rubato. Il pc dell'avvocato parlamentare e consigliere giuridico di Silvio Berlusconi (nei cui files - si presume - dovrebbero stanziare gli atti, i documenti, le strategie processuali, le memorie difensive dei maggiori processi degli ultimi anni riguardanti il premier) si trovava all'interno della sua Lancia Thesis blindata parcheggiata sotto il Jolly Hotel, noto albergo della capitale morale dal buon giro e dalla buona clientela, spesso usato dai businessmen per temporanee riunioni di lavoro.

 

La zona dell'albergo è centrale e solitamente frequentata; ma il fatto curioso dell'intera faccenda è che la berlina si trovava, al buio, nell'unica zona non sorvegliata dalle telecamere. Il lavoro è stato fatto in modo pulito, da professionista, presumibilmente in una manciata di minuti.

Hanno scassinato il bagaglio dell'auto sapendo dove cercare. Nel bagagliaio vi erano una valigia, alcuni effetti personali, talune buste - che sono state state doviziosamente ispezionate, assieme alla valigia stessa - , e il computer di Ghedini, per l'appunto.

 

Curiosamente è sparito solo il computer. Scasso della serratura pulitissimo; il ladro ha agito con levità e destrezza, quasi senza lasciar traccia. Ghedini è rimasto esterrefatto, e così, con lui, le guardie del corpo che l'avevano scortato dentro l'hotel.

Il parlamentare padovano, che si muove sempre più spesso tra Milano e Roma ha avuto una brutta serata e si è ancora, inaspettatamente, reso protagonista delle cronache. In settimana era risalito alla ribalta per questioni più politiche: prima aveva chiesto al ministro Alfano di inviare gli ispettori ai pm alla richiesta della sua convocazione in merito alla vicenda Unipol-Consorte; e, successivamente, aveva affermato riguardo la decisione del Gup di Milano di mandare alla Corte Costituzionale gli atti dell'udienza preliminare Mediatrade che «la decisione del Gup è al di fuori di quanto detto dalla Corte Costituzionale sulla leale collaborazione tra le parti...». 29-06-2010]

 

 

D’ADDARIO IMMOBILIARE - COSA HA LASCIATO IN EREDITà IL CAVALIERE DEL CIALIS ALLA BIFORCUTA PATRIZIA? IL PIACERE SUPREMO DI UN CONFLITTO D’INTERESSI - NELLA COMMISSIONE CHE HA DATO IL VIA LIBERA AL RESIDENCE DELL’EX ESCORT C’ERA UN SOCIO DEL SUO ARCHITETTO DI FIDUCIA - manca ancora l’ok dei beni culturali, a cui viene scaricato il residence bollente

 

Chris Bonface per "Libero"

C'è voluta un'astensione obbligatoria per fare passare nella commissione tecnica del comune di Bari il progetto di residence che stava tanto a cuore a Patrizia D'Addario, l'escort più famosa d'Italia, quella che con il suo registratore nascosto tentò invano di incastrare il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

 

Da tre anni la burocrazia non batteva un colpo, all'improvviso la pratica è riemersa dalla polvere ed è approdata in due sedute davanti alla Commissione Locale per il paesaggio del comune di Bari. Che il 14 giugno ha di nuovo sospeso la pratica per assenza della necessaria documentazione e il 21 giugno successivo ha invece a sorpresa approvato il progetto architettonico pur in assenza di parte del materiale richiesto. In entrambe le occasioni è dovuta però uscire dalla stanza, astenendosi sulle decisioni, uno dei quattro membri della commissione, l'architetto Daniela Sallustro.

 

Il 14 giugno non si era capito nemmeno il motivo. La commissione infatti era formata oltre che dalla Sallustro da un ingegnere (Tommaso Farenga), da un geologo (Antonio Fiore) e da un'agronoma (Anna Maria Floriana La Viola). Il verbale del 14 giugno recita: «L'architetto Daniela Sallustro, componente, si allontana dalla commissione comunicando la propria incompatibilità ». Nessuna altra spiegazione.

 

A quel punto si è esaminata la pratica AP 29/09 con beneficiario D'Addario Patrizia: «Ristrutturazione edificio- ing. Laura Casanova (funzionario tecnico della ripartizione urbanistica ed edilizia privata del comune di Bari, ndr)». La commissione riunita con soli 3 componenti ha esaminato la pratica del residence che si basava su una licenza edilizia anni Settanta e su un permesso di costruire già ottenuto nel 2007.

 

Ma ha deciso di non decidere per meglio indagare il rapporto «tra l'area su cui insiste l'immobile ed oggetto di interventi, con il territorio circostante e soprattutto il rapporto con l'area della vicina acqua pubblica (Torrente Montrone)». Il verbale tecnico della commissione chiedeva un ulteriore approfondimento «Non rilevando planimetrie di dettaglio da cui desumere anche la morfologia delle aree circostanti, non rilevando inoltre documentazione fotografica che evidenzi il contesto circostante, il rapporto tra l'area dell'immobile e l'acqua pubblica, nonché l'ipogeo La Vela, ed in generale il contesto paesaggistico».

La settimana successiva, nuova riunione della commissione. E nuova uscita di scena dell'architetto Sallustro. E finalmente si capisce il motivo: a difendere il progetto D'Addario il 21 giugno si è presentato davanti alla commissione l'architetto Paolo Maffiola, che della Sallustro è amico e socio (insieme hanno vinto importanti gare indette proprio dal comune di Bari).

Giusta quindi l'astensione, ma il risultato è che per giudicare un progetto architettonico dalla commissione esce l'unico architetto presente e la scelta spetta quindi a un geologo a un ingegnere e a un'agronoma. Maffiola porta qualche foto, sostiene di non dovere costruire nulla, ma solo di migliorare l'esistente, con un praticello verde solo da innaffiare, un muretto di tufo da un metro, una ritinteggiatura del rudere in bianco e pochi altri interventi migliorativi.

Manca il principale documento richiesto: un rilievo topografico della zona. Ma non importa, la commissione zoppa dell'architetto decide che bastano le foto e le parole di Maffiola e senza discussioni comunica il suo ok alla D'Addario: il residence è «autorizzabile sotto il profilo paesaggistico in quanto costituisce una soluzione progettuale migliorativa, sotto il profilo ambientale e paesaggistico, dello stato dei luoghi. Per le suddette motivazioni esprime quindi parere favorevole ». Tanto manca ancora l'ok dei beni culturali, a cui viene scaricato il residence bollente... 29-06-2010]

 

 

crisi? quale crisi? non c’è fininvest alla cuccagna del los berlusconis - iL BANANA E i cinque FIGLI si dividono 200 milioni di euro GRAZIE ALL’INEDITA ACCOPPIATA TRA ENNIO DORIS E KAKÀ - NESSUN ACCANTONAMENTO PER IL LODO MONDADORI (SICURI DI VINCERE L’APPELLO)… Francesco Manacorda per "il Sole 24 ore"

L'inedita accoppiata tra Ennio Doris e Kakà fa felice la famiglia Berlusconi anche in un anno difficile come il 2009. E le holding di famiglia che controllano Fininvest Spa si portano comunque a casa un tutt'altro che disprezzabile dividendo di 200 milioni da distribuire tra Silvio Berlusconi e i suoi cinque figli.

Anche perché la capogruppo ha deciso di non accantonare nessuna cifra per fare fronte alla vicenda Lodo Mondadori, per la quale proprio Fininvest è stata condannata in primo grado dal Tribunale civile di Milano a pagare un risarcimento di 750 milioni alla Cir. Una sicurezza che deriva, spiega un comunicato, dai «plurimi e fondati motivi d'appello supportati, quanto all'insussistenza del danno, dai risultati della consulenza di parte nonché dai pareri resi». Insomma, gli esperti avrebbero assicurato al gruppo che non pagherà.

Nel bilancio consolidato del gruppo Fininvest, approvato ieri dall'assemblea dei soci presieduta da Marina Berlusconi, a ricavi consolidati in calo del 10,8% a quota 5,44 miliardi fa da contraltare un utile netto di 137,7 milioni, in aumento del 32,7% rispetto ai 130,9 milioni dell'esercizio 2008. Il motivo del risultato?

«La variazione positiva - spiega la nota - deriva sia da una maggiore efficienza nella gestione finanziaria, per effetto soprattutto della diminuzione dei tassi, sia dal miglior andamento delle partecipazioni valutate con il metodo del patrimonio netto, in particolare Mediolanum».

Proprio il gruppo del risparmio gestito presieduto da Doris ha rimediato nel 2009 ai dispiaceri che l'anno prima diede ai suoi azionisti - lo stesso Doris e la Fininvest - quando decisero di rimborsare i clienti che avevano sottoscritto polizze legate a Lehman Brothers.

 

Quella decisione limò l'utile a 8 milioni, mentre quest'anno il risultato netto di Mediolanum - recepito nel consolidato Fininvest - è di 78 milioni. Allo stesso modo, specie attraverso la cessione di Kakà, il Milan ha limitato nel 2009 le perdite a 10 milioni contro i 68 milioni dell'esercizio precedente. Assieme a questi dati il bilancio sottolinea gli investimenti che restano sostenuti - 1,4 miliardi contro gli 1,7 dell'anno prima - e un indebitamento che sale da 1,1 a 1,17 miliardi.

 

Diverso è il discorso del bilancio civilistico di Fininvest, che nell'esercizio 2009 recepisce i dividendi versati dalle controllate per i loro esercizi 2008. In questo caso l'utile netto scende a 217,8 milioni contro i 241,7 del bilancio precedente. Un calo che ridurrà in minima parte anche le faraoniche cedole versate alle holding dei Berlusconi.

 

I dividendi che la Fininvest Spa verserà infatti quest'anno alle holding di famiglia che ne detengono la proprietà passano a 200 milioni di euro - per l'esattezza 199,68 - contro i 208 milioni dello scorso anno. Più in dettaglio alle holding di Silvio Berlusconi, che controllano il 63% di Fininvest andranno 125,8 milioni di dividendi, mentre ognuno dei cinque figli, che attraverso altre holding controllano il 7,5% di Fininvest a testa, vedrà attribuiti 15 milioni di dividendo che deciderà poi se incassare interamente o lasciare in parte nella propria società. 22-06-201

 

 

FININVEST: ALLA FAMIGLIA BERLUSCONI 199,7 MILIONI DI DIVIDENDI...
Radiocor - La famiglia Berlusconi incassera' 199,68 milioni di euro (0,96 euro per azione) di dividendi dalla Fininvest a fronte di 217,8 milioni di eu ro di utili registrati dalla spa nel 2009. Nell'esercizio precedente aveva incassato una cedola di poco superiore, pari a 208 milioni (1 euro per cedola). Nel dettaglio, Silvio Berlusconi, a cui fa capo (attraverso Holding Prima,Holding Seconda, Holding Terza e Holding Ottava) circa il 63% della Spa, incassera' una cedola da 125,8 milioni contro i 131 milioni del 2008. Ai figli Marina, Piersilvio (Holding Quarta e Quinta), Barbara, Eleonora e Luigi (Holding Quattordicesima), che possiedono una quota di circa il 7,5% a testa, verra' staccato un assegno di quasi 15 milioni circa ciascuno.

 

 FININVEST: UTILE NETTO CONSOLIDATO A 173,7 MLN (+32,7%) ...
(AGI) - L'assemblea dei soci di Fininvest ha approvato il bilancio della capogruppo e quello consolidato relativi all'esercizio chiuso il 31 dicembre 2009 con ricavi netti pari a 5.436,9 milioni di euro, in diminuzione del 10,8% rispetto ai 6.097,6 dell'esercizio precedente; un margine operativo lordo a livello consolidato di 1.838,5 milioni di euro (-22,4% rispetto all'esercizio precedete) e un risultato netto consolidato pari a 173,7 milioni di euro, in aumento del 32,7%.

 

Tra i principali risultati, anche il risultato operativo che si attesta a 603,7 milioni di euro (1.143,9 milioni al 31 dicembre 2008), con un calo del 47,2%; l'incidenza del risultato operativo sui ricavi netti scende dal 18,8% del 2008 all'11,1%. Secondo quanto comunicato ai soci, la contrazione della redditivita' operativa e' da porre in relazione soprattutto alla forte diminuzione dei ricavi pubblicitari sui mercati di riferimento sia nazionali sia esteri. Per quanto riguarda, invece, la variazione positiva del netto consolidato, sarebbe da farsi derivare derivare "sia da una maggior efficienza nella gestione finanziaria, per effetto soprattutto della diminuzione dei tassi, sia dal miglior andamento delle partecipazioni valutate con il metodo del patrimonio netto, in particolare Mediolanum".

 

Il risultato netto, in particolare, e' stato ottenuto dopo aver stanziato ammortamenti per complessivi 1.234,8 milioni di euro (1.224,9 milioni nel 2008) e riconosciuto utili di competenza di terzi azionisti per 212,1 milioni di euro (429,2 milioni nell'esercizio 2008). La posizione finanziaria netta del Gruppo Fininvest al 31 Dicembre 2009 presenta un indebitamento di 1.174,6 milioni di euro rispetto ai 1.094,5 milioni di euro del 31 dicembre 2008; gli investimenti, infine, compiuti nell'esercizio 2009 sono stati pari a 1.432,3 milioni di euro (1.709,7 milioni nel 2008). 21-06-2010]

28.06.10

 

BERLUSCONI: NEL 2009 STACCA ASSEGNO DA 11 MILIONI PER DOLCEDRAGO...
Radiocor - Un assegno da 11 milioni staccato da Silvio Berlusconi per sostenere la gestione della finanziaria capofila dell'impero immobiliare. L'utile crollato a quota 135,8 mila euro contro i 2,2 milioni dell'esercizio per il calo dei proventi da interessi per i finanziamenti alle controllate.

Quasi 39,5 milioni di riserve distribuibili tra gli azionisti. Il bilancio 2009 di Dolcedrago, approvato dall'assemblea lo scorso 30 aprile e consultato da Radiocor, evidenzia come il business del mattone continui a drenare risorse al Cavaliere: finora i finanziamenti concessi a tasso zero alla holding sono stati pari a 280,1 milioni, considerando gli altri 11 milioni versati lo scorso esercizio.

 

Dolcedrago, holding controllata dal premier direttamente con il 99,5% mentre lo 0,25% a testa spetta ai due figli, Piersilvio e Marina, detiene al 100% Immobiliare Idra, scrigno delle residenze della famiglia Berlusconi, Villa Certosa inclusa. Nel portafoglio c'e' anche una partecipazione del 40% nell'immob iliare Dueville, il 100% di Videodue (diritti cinematografici) e il 22% del Consorzio elicotteri Fininvest.

28.06.10

 

Come volevasi dimostrare "Illegittimi gli aiuti al decoder terrestre. I giudici Ue: "L'Italia ha favorito un solo ricevitore". Mediaset sconfitta ricorrera'" (Repubblica, p. 24).
Il coraggio di don Flebuccio de Bortoli di fronte al CaiNano e' ben rappresentato dallo spazio concesso dal Corriere a questa notizia: ben 9 righe a pagina 25. 20.06.10

 

C'È CRISI ANCHE PER L'ELICOTTERO DI SILVIO COSTRETTO A VOLARE MENO ORE DI UN TEMPO...
Sarà che la crisi investe tutto e tutti. Oppure può darsi che il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, si sia un po' stancato di sostenere costi esorbitanti per mantenere la miriade di società che a lui fanno capo. Sta di fatto che l'anno scorso l'elicottero privato del premier, l'AW 139, pagato all'epoca la bellezza di 7,5 milioni di euro, ha volato di meno rispetto al suo solito.

 

Colpa della crisi? Chissà. Certo è che dall'ultimo bilancio del Cefin, ovvero del Consorzio elicotteri Fininvest, risulta che nel 2009 il «gioiellino» di Berlusconi è stato in volo per un totale di 106 ore e 5 minuti, il 17,2% in meno rispetto alle 128 ore dell'annata precedente.

Questo ha comportato tutta una serie di risparmi: le spese per il carburante sono scese da 81 mila a 54 mila euro, quelle per la manutenzione da 225 mila a 174 mila e quelle per l'assicurazione da 170 mila a 143 mila euro. Sotto questo ultimo profilo, dal bilancio chiuso al 31 dicembre 2009 si apprende che il Cefin ha incassato 27.591 euro come corrispettivo riconosciuto dalla Compagnia di Assicurazione, «in dipendenza della clausola contrattuale che premia l'assenza di sinistri denunciati nell'annualità di polizza scaduta il 25 maggio 2009».

 

 

Da registrare che l'elicottero non viene utilizzato soltanto dal premier. Anzi, il core business del Cefin è appunto la fornitura del servizio «elicotteristico» alle società consorziare e consociate.

Del trasporto, quindi, usufruiscono soprattutto le due società che si spartiscono il fondo consortile del Cefin, ovvero la Fininvest e la Dolcedrago. Ma nel prospetto dei rapporti intercorsi con il Cefin, sono citate anche Digitalia '08 srl, Fininvest gestione servizi spa, Teatro Manzoni spa, Mediaset spa, Rti spa e Alba servizi aerotrasporti spa.

Naturalmente la dieta di volo a cui l'elicottero è stato sottoposto ha determinato una diminuzione dei ricavi da servizi di elitrasporto, scesi dai 115 mila del 2008 ai 96 mila del 2009. Con una perdita, alla fine del 2009, di 23.337 euro, in linea con i 23.679 dell'anno precedente. (Stefano Sansonetti)

10.06.10

 

Chi è senza intercettazioni scagli la prima pietra - E infatti risulta che anche Silvio Berlusconi, oggi campione di garantismo e difensore della privacy, intercettava. Per non dire che spiava suoi dipendenti e i suoi ospiti per telefono e dal vivo, tanto ad Arcore che a palazzo Grazioli - Fra i personaggi su nastro il costruttore D´Adamo: volevano che "sporcasse" Di PietroFilippo Ceccarelli per La Repubblica

 

Chi è senza intercettazioni scagli la prima pietra. E infatti risulta che anche Silvio Berlusconi, oggi campione di garantismo e difensore della privacy, intercettava. Per non dire che spiava suoi dipendenti e i suoi ospiti per telefono e dal vivo, tanto ad Arcore che a palazzo Grazioli.

E poi faceva sbobinare queste intercettazioni private; e dopo averle trascritte con il sistema del taglia & cuci, almeno una volta dispose che il testo di uno di quei colloqui fosse consegnato alla Procura di Brescia.

 

Nell´ambito del potere e delle sue male arti, si sa, la rettitudine e la coerenza sono valori del tutto accessori. Ma siccome oggi il presidente Berlusconi ritiene che la legge-bavaglio sia un fattore di civiltà e che come tale vada difesa "con i denti", è bene sapere che una quindicina di anni orsono il Cavaliere fece allestire nelle sue residenze un vero e proprio sistema di registrazioni, due radiomicrofoni e due miniregistratori che si attivavano automaticamente appena captato un suono o un rumore. Tali strumentazioni, altrimenti e un po´ sinistramente dette "cimici", erano ben nascoste secondo una specie di "campionatura", come si legge in atti pubblici, e comunque furono utilizzate "in svariate occasioni".

 

L´uomo di fiducia, il tecnico preposto a tale ufficio era l´allora responsabile dell´immagine tv e oggi potente "regista" dei sopralluoghi e delle pubbliche apparizioni del premier, di stanza a Palazzo Chigi: Roberto Gasparotti, che di questo parlò nel giugno del 1997 con i giudici bresciani.

Lo scopo che allora spinse Berlusconi a fare esattamente ciò che oggi la sua legge vorrebbe punire con estrema severità era quello di beccare un non meglio identificabile, né mai a quanto risulta effettivamente identificato "dipendente infedele": "A un certo punto il Dottore pensava che tra le persone dello staff ci fosse qualcuno che facesse la talpa, che passasse cioè notizie riservate ai giornalisti. Eravamo tutti in allarme, così a me è venuta questa idea" ha spiegato Gasparotti. Tra i suoi compiti rientrava anche la conservazione del materiale: "Per la storia" precisò il Cavaliere, che com´è noto non difetta di autostima.

 

La storia delle soffiate ai giornalisti in verità tiene e non tiene, il clan berlusconiano era appena stato scosso dalla vicenda di Stefania Ariosto, la ex donna dell´avvocato Dotti che aveva denunciato le mazzette di Previti. Sta di fatto che nella percezione della cronaca la vicenda resta associata al ritrovamento di una microspia nel radiatore dietro la scrivania di palazzo Grazioli; quindi all´epopea del leggendario "cimicione" che a sua volta rievoca con qualche spasso l´indimenticabile foto dell´ostensione del medesimo tra le dita del Cavaliere.

A proposito del "cimicione", il culto della memoria applicata all´attualità maliziosamente si limiterebbe al commento dell´allora ex ministro e odierno ministro dell´Interno Maroni: "Secondo me la microspia è stata messa o da Berlusconi o da qualcuno dei suoi per fargli fare la figura della vittima". C´è da aggiungere che anche la successiva inchiesta giudiziaria non portò a molto.

 

E tuttavia, rispetto alla centrale di spionaggio domestico, non sembra così campata in aria l´ipotesi che le apparecchiature funzionassero da ben prima di quel controverso rinvenimento; se non da sempre. Registrare all´insaputa degli interlocutori, del resto, e divulgarne a tradimento le chiacchiere è tentazione irresistibile dei potenti, e se in America Nixon ci lasciò le penne, non è detto che in Italia non abbia fatto la fortuna di molti.

 

Nel caso in questione le intercettazioni dovevano colpire e sporcare Di Pietro. Perciò un giorno Berlusconi, con l´assistenza di quell´altro paladino della privacy che era l´avvocato Previti, convocò ancora una volta ad Arcore il costruttore D´Adamo, e mentre i silenziosi microfoni di Gasparotti facevano il loro dovere, con strenua abilità si sforzò di farsi dire che Tonino aveva buscato un sacco di soldi da certo Pacini Battaglia, altro fantastico personaggio di quella non proprio limpida stagione.

 

Sapendo che era una trappola, il dialogo è ancora oggi abbastanza divertente anche perché Silvio fremeva e D´Adamo diceva e non diceva. Condensato in otto cartelle, Gasparotti recò l´istruttivo colloquio ai giudici, che però lo accolsero con il massimo scetticismo.

Quando Di Pietro lo venne a sapere, alla fine di gennaio del 1998 - erano i giorni dello studio ovale alla Casa Bianca - fece il diavolo a quattro. Scrisse una lettera ai presidenti di Camera e Senato, vi accluse il verbale di Gasparotti e visto che c´era mise anche in guardia sulle "usanze" della casa gli ospiti passati, presenti e futuri del Cavaliere.

 

In questa categoria Tonino non poteva immaginare che di lì a dieci anni il Fato avrebbe compreso le allegre ragazze dei festini che com´è noto non furono né perquisite né intercettate, ma che con i loro cellulari e registratorini acchiapparono lì dentro ardenti voci e recondite visioni igieniche e presidenziali. Chi la fa l´aspetti, viene da pensare - che poi, prima di mettere in cantiere una legge-capriccio, sarebbe pure una prova di buon senso.

 [24-05-2010]

 

 

 

2- VERDINI CONTRO LA FUGA DI NOTIZIE: «BENE I CONTROLLI, NON HO TESORETTI ESTERI»...
Da "la Stampa" -
«Anche oggi assisto all'ennesima, grave violazione del segreto d'indagine, con l'accostamento del mio nome a fantomatici conti esteri o "tesoretti" in Lussemburgo, Svizzera o San Marino. Ebbene, pur condannando con decisione questo malvezzo della fuga di notizie, che senza il benché minimo filtro di un vero accertamento giudiziario massacra le persone e i loro cari, ben vengano le rogatorie internazionali». Lo afferma in una nota Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl. «In questo modo - aggiunge il dirigente del partito - sarà provata, al di là di ogni ragionevole dubbio, la mia estraneità ai fatti cui vengo accostato con incredibile leggerezza». [17-05-2010]

 

LE FAVE DI FAVATA – LA VERSIONE STRAPPA LACRIME DELL´IMPRENDITORE CHE HA DATO L’INTERCETTAZIONE TRA FASSINO E CONSORTE AL BANANA - “CON QUEL FAVORE A SILVIO MI SONO RITROVATO IN MEZZO A UNA STRADA” – “MA BERLUSCONI MI PROMISE ETERNA GRATITUDINE" - “HO CHIESTO A GHEDINI UN PRESTITO MA NON MI HANNO AIUTATO” – “MI APPELLO AGLI ITALIANI. SPERO CHE QUALCUNO POSSA OFFRIRMI UN LAVORO”- GHEDINI REPLICA: “ROBA VECCHIA, SILVIO E PAOLO ESTRANEI”... Emilio Randacio per "la Repubblica"

Fabrizio Favata, l´imprenditore indagato nell´inchiesta milanese per aver «passato» alla famiglia Berlusconi l´intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte («Allora, abbiamo una banca?»), si è presentato ieri alla procura, con il legale Antonio Nebuloni, per raccontare la sua verità. Al pm Massimo Meroni ha anche consegnato tre registrazioni a supporto della sua versione.

Favata - va ricordato - in passato è stato arrestato per bancarotta e ha subito tre condanne tra il ´93 e il ´94. Da allora, la sua vita galleggia. Un momento di gloria era arrivato con la Iptime, società di cui è stato consulente per Paolo Berlusconi. Nel 2007 la Iptime è stata liquidata. Ed è per questo che a Favata, in grave crisi economica, viene in mente di rispolverare la promessa che nel 2005 Silvio Berlusconi gli avrebbe fatto ad Arcore.

Quale promessa? Qui entra in scena la versione di Favata. A ottobre vede Antonio Di Pietro e racconta che il nastro della conversazione Fassino-Consorte, al premier, lo ha portato lui, alla vigilia di Natale del 2005, in compagnia di Paolo Berlusconi e dell´ex numero uno della Rcs (Research control system), Roberto Raffaelli, che ha affittato alla procura la strumentazione per intercettare Consorte. Di Pietro ascolta la storia e, il giorno dopo, presenta un esposto in procura. Favata e Raffaelli finiscono indagati per accesso abusivo al sistema informatico.

Favata, com´è che quel nastro è finito nelle mani del premier?
«Nell´ottobre del 2005 mi trovavo nella sede della Rcs da Raffaelli. Mentre chiacchieravamo, Roberto mi ha allungato un paio di cuffie e mi ha fatto ascoltare il nastro di Fassino. Raffaelli mi ha raccontato il contesto e abbiamo deciso di rivolgerci a Paolo Berlusconi, con il quale lavoravo».

Come siete arrivati ad Arcore?
«Paolo ci disse che avremmo incontrato il presidente ad Arcore alla vigilia di Natale 2005. L´appuntamento era alle 18 e 40 nel parcheggio di un grande magazzino. Poco prima di arrivarci, ho chiamato sul cellulare Paolo Berlusconi. Lui era già lì, con la scorta. Li abbiamo seguiti fino alla villa del premier. Ricordo che Paolo aveva portato il regalo di Natale per il fratello.

Dentro un barattolo c´era un gigantesco tartufo. Poi si è aperta una porta e il presidente ci ha fatto accomodare in una saletta. Si è disteso su una poltrona e ci ha chiesto di fargli ascoltare "quella cosa". Raffaelli ha acceso il portatile, ha inserito la chiavetta e ha fatto girare il nastro. Quando Berlusconi ha riconosciuto la voce di Fassino, ha aperto improvvisamente gli occhi e ha detto: "Grazie, la mia famiglia vi sarà grata in eterno"».

Tutto qui?
«Berlusconi ha chiesto a Raffaelli come funzionava la "cosa". Mi ha dato l´impressione di non essere molto pratico. In tutto, l´incontro non è durato più di venti minuti».

Ricapitolando, Raffaelli spingeva sul premier per un appalto in Romania. Paolo Berlusconi fece pubblicare la conversazione sul "il Giornale". Ma a lei, di ficcarsi in questo ginepraio, chi glielo ha fatto fare?
«Quel favore mi ha rovinato. Nel giro di pochi mesi, viste le cattive acque in cui navigavano le società di Berlusconi, il fratello ha deciso di chiuderle tutte, compresa la Iptime. In piedi è rimasto solo il Giornale. E da un giorno all´altro mi sono ritrovato in mezzo a una strada. Allora mi è venuta in mente quella promessa fatta ad Arcore».

A qualcuno potrebbe sembrare qualcosa di simile a un ricatto...
«Chiedevo aiuto perché ero e continuo a essere disperato. Era stato il Cavaliere a dichiararmi la sua eterna riconoscenza. Ricordo che nel 2005 i sondaggi davano Forza Italia in netto calo. Alle politiche successive, invece, il margine fu molto ridotto. E questo, sono convinto, anche per la campagna di stampa su Fassino. In questi mesi ho anche incontrato l´onorevole Niccolò Ghedini. Ho chiesto un prestito di un milione per riavviare l´attività dell´Iptime, ma non mi hanno aiutato».

Può provare di aver incontrato Ghedini?
«Nello studio padovano ho registrato il colloquio con un collaboratore. L´ho appena depositato alla procura di Milano».

Cosa si aspetta dal suo futuro?
«Solo di essere aiutato. Spero che qualcuno possa offrirmi un lavoro, la possibilità di riscattarmi, di mettere al riparo la mia famiglia. Mi appello agli italiani, mettetevi una mano sul cuore, altrimenti il 25 maggio con la mia famiglia sarò costretto a vivere come un senza dimora».


2- UNIPOL: GHEDINI, PREMIER E FRATELLO ESTRANEI A DIFFUSIONE INTERCETTAZIONI FASSINO...
(Adnkronos) - 'Le notizie apparse quest'oggi su 'La Repubblica' riguardanti una conversazione fra l'onorevole Fassino e il dottor Consorte asseritamente fatta ascoltare anni orsono al presidente Berlusconi, sono la mera riproposizione di prospettazioni gia' piu' volte apparse su quel quotidiano, del tutto prive di fondamento e gia' ampiamente e radicalmente smentite dall'ing. Raffaelli, ovvero da colui che proprio a dire del Favata avrebbe avuto la materiale disponibilita' della intercettazione". Lo afferma Niccolo' Ghedini, legale del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. "Ancora una volta quindi -aggiunge- si tratta dell'ennesimo maldestro tentativo di delegittimazione del presidente Berlusconi con addirittura anche il tentativo di coinvolgimento del dottor Paolo Berlusconi, anch'egli completamente estraneo a questa vicenda'.

 06-05-2010]

 

 

IN BARCA COL BERLUSCA - Sede fiscale alle Bermuda (E TE PAREVA), Ma il super yacht “Morning Glory” (L"EREZIONE DEL MATTINO", COSì VENNE CHIAMATO DA MURDOCH), viene amministrato dal Ticino. E PRECISAMENTE Dalla sede luganese della banca Cim. che non è estranea alle cronache del Cavaliere, difatti è rimasta impigliata nel processo Mills-Berlusconi....

libero d'agostino per http://www.caffe.ch/news/articolo/47388/1

 

Sede fiscale sempre alle Bermuda, dove l'ex proprietario Rupert Murdoch, il magnate australiano dei media, aveva domiciliato la società Morning Glory Yachting. Ma il " Morning Glory", il super yacht che oggi appartiene al premier italiano Silvio Berlusconi, viene "governato" o per meglio dire amministrato dal Ticino. Dalla sede luganese della banca Cim. Qui la società delle Bermuda ha, infatti, aperto un conto con cui vengono pagate le spese per il "Morning Glory", manutenzione e quanto altro.

 

Un megayacht di quasi 50 metri, due alberi, vele e potenti motori che oggi vale circa 13 milioni di euro. Insomma, quella del Cavaliere non è una barca da niente. La Cim, che non è estranea alle cronache del Cavaliere, difatti è rimasta impigliata nel processo Mills-Berlusconi, con la società delle Bermuda ha fatto di sicuro un buon affare. Anche se oggi, a quanto pare, si rifiuterebbe di pagare le commissioni d'intermediazione al mediatore luganese che aveva portato nei suo uffici i rappresentanti della Morning Glory Yachting.

 

Come tutti gli scafi famosi il "Morning" è già equipaggiato di una ricca aneddotica. Il nome innanzitutto. Murdoch lo aveva battezzato "Morning Glory" in omaggio alla sua potenza amatoria che esplodeva in particolare al mattino. Berlusconi che, nonostante l'età, si picca di non conoscere orari, ma che è notoriamente anche un animale notturno, avrebbe voluto cambiargli il nome, "Night & Day Glory". Ma poi lasciò perdere. Forse per non suscitare qualche invidia di troppo per la barca e la sua possenza virile. [04-05-2010]

 

 

MARINA B. FA I CONTI COL MILAN - LA PARTENZA DI KAKA’ FRUTTA 67 MILIONI E UNA PLUSVALENZA DI 63,7 MA NON BASTA A CHIUDERE IN ATTIVO - FININVEST DEVE RIPIANARE PER 9,8 MILIONI - MA A GALLIANI E’ STATO DATO MANDATO PRECISO DI RIENTRARE E L’AD IN ASSEMBLEA DICE CHE "L’’INTER HA PERSO IN 5 ANNI 809,6 MILIONI, STRADA NON PERCORRIBILE DAL MILAN" CHE NELLO STESSO PERIODO HA PERSO 238 MILIONI - IL COLPO DELLA VENDITA DELLA STORIA DEL MILAN A RAI E MEDIASET: 20 MILIONI

 la gazzetta dello sport

 

Il Milan chiude il bilancio del 2009 (unico club a regolarsi secondo l'anno solare, gli altri vanno a stagione sportiva) con un fatturato netto di 234 milioni di euro che nella classifica Deloitte dei fatturati dei club europei, guidata dal Real (401), lo piazza al settimo posto, immediatamente dietro al Chelsea (242).

Sul fatturato incide la storia: la library Milan - tutto l'archivio per la tv - porta in cassa 20 milioni, da Rai e Rti-Mediaset. Nella nota integrativa quest'evento è definito «non ricorrente». Sono super le plusvalenze, considerate entrate eccezionali che non fanno parte della gestione caratteristica: 74 milioni. Kakà venduto al Real Madrid per 67 milioni porta una plusvalenza di 63,7; Gourcuff ceduto a 13,6 al Bordeaux porta 11,2 milioni. Il valore della produzione al lordo è di 328 milioni.

 

Per arrivare al netto, che è quello che conta per uniformità europea, bisogna levare le plusvalenze (74 milioni) e i 20 milioni di mutualità (mica noccioline!) ai club ospiti per biglietti e diritti tv. Si giunge a 234 milioni. Considerando la library Milan non ricorrente, il valore della produzione netto sarebbe di 214 milioni.

 

L'azionista di stragrande maggioranza Fininvest presieduta da Marina Berlusconi con Pasquale Cannatelli ad, ripiana interamente le perdite di 9,8 milioni di euro del consolidato Milan. Nel 2008 le perdite erano state di 66,8 milioni. La scelta di patron Silvio Berlusconi e di Fininvest di «rientrare per la buona salute del club» e la nuova linea del fair play finanziario indirizzata dal presidente Uefa Michel Platini (nuovi e più rigidi parametri per l'ok a iscriversi a Coppe e campionati) hanno già portato il Milan a una decisa inversione di tendenza illustrata in assemblea in via Paleocapa dall'ad e vice presidente vicario Adriano Galliani: «Non venderemo nessuna stella, ma insisteremo sulla linea dei giovani già intrapresa quest'anno sotto la mia continua cura con investimenti di 6 milioni e la scelta di Galli».

 

La partenza di Kakà non fa abbassare l'esborso per gli stipendi a calciatori e tecnici: 166 milioni contro 164 del 2008. Proprio sul trend degli stipendi Galliani e gli specialisti della Finanza Alfonso Cefaliello e Francesco Barbaro e degli affari legali Leandro Cantamessa (tutti confermati consiglieri) incideranno ancor di più. Galliani ha detto che «l'Inter ha perso in 5 anni 809,6 milioni, strada non percorribile dal Milan» che nello stesso periodo ha perso 238 milioni. [26-04-2010]

 

MARINA BERLUSCONI: "SOCIETA' DI CALCIO NON POSSONO SOTTRARSI A REGOLE BUONA GESTIONE"...
(Adnkronos) - 'Le societa' di calcio non possono sottrarsi alle regole di buona gestione, all'equilibrio tra costi e ricavi evitando di fare follie'. E' quanto sostiene il presidente della Mondadori, Marina Berlusconi, che alla guida anche della Fininvest, controlla il pacchetto azionario del Milan. E proprio a proposito del club rossonero, piu' volte al centro di una ipotetica vendita 'non sono decisioni che dipendono da me - ha sottolineato Marina Berlusconi a margine dell'assemblea Mondadori - ed io, non capendo nulla di calcio, non esprimo alcun giudizio dal punto di vista tecnico. Dal punto di vista finanziario spero possa migliorare, anche se e' vero che anche in questo campo contano i risultati'.

MONDADORI: COSTA, OBIETTIVO 2010 MIGLIORARE SIGNIFICATIVAMENTE IL RISULTATO...
(Adnkronos) - 'L'obiettivo ragionevole per il 2010 e' quello di migliorare significativamente i risultato rispetto al 2009'. E' quanto afferma l'ad della Mondadori, Maurizio Costa, al termine dell' assemblea degli azionisti tenutasi a Segrate, durante la quale lo stesso Costa ha ricordato come nei primi tre mesi dell'anno in corso, la raccolta pubblicitaria per le testate del gruppo in Italia abbia fatto registrare circa un -3% rispetto all'analogo periodo del 2009.

Per questo Costa si e' detto confidente 'che nella seconda parte dell'anno questo leggero ritardo accumulato nei primi mesi, possa essere recuperato'. Tra le priorita' del 2010 Costa ha ricordato il lancio dell' e-book 'dove Mondadori dovra' essere protagonista dal prossimo autunno grazie a una grossa novita'. Negli Usa - ha sottolineato Costa - il peso dell'e-book nei prossimi anni sara' pari al 20%.

Noi contiamo, sempre nei prossimi anni, di raggiungere almeno il 10%'. Circa l'ipotesi di inserire un modello di pagamento legato al business del digitale, per Costa 'e' una strada molto difficile da percorrere. Il sistema di micropagamento sostenuto da Murdoch - ha aggiunto Costa - e' molto difficile da applicare. Piu' facile e' sostenere invece degli abbonamenti per contenuti sul genere di quello che fa i Tunes nella musica'.

 

 

IL CAVALIERE SE NE SBATTE DI CALDEROLI, NAPOLITANO & C. E SE NE VA TRA LE CAMPAGNE SENESI PER PRANZARE ED EVENTUALMENTE COMPRARE LA TENUTA “LA SELVA”: UN PODERE DI OLTRE 1000 ETTARI DOVE SI PRODUCONO VINI, OLII E INSACCATI E SI RIPRODUCONO BOVINI DI RAZZA, CINGHIALI, CAPRIOLI, VOLPI, FAGIANI, ECC (E MAGARI PER GLI ZAPPADU DI TURNO È PIÙ DIFFICILE FAR FOTO)…

1 - BERLUSCONI A PRANZO NELLA TENUTA DE 'LA SELVA'...
(Adnkronos)
- Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si trova a pranzo nella tenuta de 'La Selva', un podere di circa mille ettari situato nelle campagne senesi, nel territorio comunale di Monteroni d'Arbia. Il premier e' atterato poco dopo mezzogiorno all'aeroporto di Siena Ampugnano, e insieme ad alcuni suoi collaboratori si e' recato a visionare la tenuta, alla quale, secondo fonti locali, sarebbe interessato in vista di un eventuale acquisto. La zona e' sorvegliata dalle forze dell'ordine, che tengono lontani giornalisti e curiosi.

2 - BERLUSCONI IN VISITA PRIVATA, INTERESSATO A PODERE MONTERONI D'ARABIA...
(Adnkronos)
- Visita privata del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi stamani in Toscana. Il premier, partito da Roma in tarda mattinata, e' atterrato poco dopo mezzogiorno all'aeroporto di Siena Ampugnano, dove e' stato accolto dalle autorita' locali. Secondo fonti senesi, il presidente del Consiglio sarebbe interessato ad acquistare una tenuta agricola nelle campagne circostanti. In particolare Berlusconi potrebbe essere interessato all'acquisto del podere 'La selva', situato nel comune di Monteroni d'Arbia. Gia' alcuni anni fa il premier era venuto nel Senese per visionare un castello nel comune di Montalcino, ma l'acquisto era sfumato.

La Tenuta della Selva, visitata stamani dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi che sarebbe interessato a un possibile acquisto, e' un podere di oltre 1000 ettari, di cui 700 a bosco mediterraneo, dove si riproducono in perfetto stato brado cinghiali, caprioli, volpi, fagiani, lepri, istrici e numerosissime specie di uccelli. La Tenuta si trova a Ville di Corsano, frazione del Comune di Monteroni d'Arbia, nel cuore della campagna senese ed e' un borgo centrale costituito da antiche abitazioni contadine che incorniciano la villa padronale del XII secolo.

Nelle circostanti colline si possono ammirare casali, chiese e strutture fortificate che occhieggiano tra il verde del bosco. Tra boschi e campi, oltre 20 chilometri di strade sterrate e sentieri permettono di godere delle ricchezze naturali e paesaggistiche. Nei pascoli, bovini di razza Limousine vengono allevati allo stato brado. Nel podere La Selva vengono prodotte anche carni suine, insaccati freschi e stagionati, vini rossi e bianchi , olio extra vergine di oliva. La Tenuta e' anche un noto e prestigioso centro d'allevamento e addestramento di cavalli Quarter.

A pochi chilometri dalla Tenuta sorge Murlo, un'importante realta' archeologica. Dalla Selva, inoltre, si possono raggiungere in breve tempo e su strade affascinanti, moltissime destinazioni di primario interesse storico e artistico: San Gimignano, Volterra, Firenze, Monteriggioni, San Galgano, l'abbazia di Monte Oliveto, Pienza, Arezzo e Montalcino. Proprio a Montalcino, alcuni anni fa, il premier aveva visionato il castello di Velona, ma l'acquisto era sfumato. Berlusconi non ha mai fatto mistero di amare la campagna toscana, e questa potrebbe essere l'occasione per coronare uno dei suoi sogni.

 

 

 

BERLUSCONISMI DEL CAV – 20 ANNI DI “PERLE” DI SILVIO ZELIG IN UN LIBRO - "HO POCHI CAPELLI PERCHÉ IL CERVELLO TROPPO GROSSO ME LI SPINGE IN FUORI" - LA THATCHER? “SE FOSSE STATA UNA BELLA GNOCCA ME NE RICORDEREI” - L'ASTRONOMA HACK UN'ASTROLOGA, L'EX KBG PUTIN ANTICOMUNISTA, MANGANO UN EROE, REMOLO E ROMOLO – IL PAPA COME KAKÀ: “STRAORDINARIO, OGNI SUO VIAGGIO È UN GOAL” - GLI OPERAI DI TERMINI? “TRASFORMIAMOLI IN INFERMIERI. IN ITALIA MANCANO”…

Federica Fantozzi per "L'Unità"

 

La democrazia applicata allo sport? «Non capisco perché a San Siro debbano entrare anche i tifosi delle altre squadre, togliendo posto ai nostri ». L'italiano medio? «Uno studente di seconda media che nemmeno siede al primo banco. È a loro che devo parlare».

Il Papa? «Straordinario, ogni suo viaggio è un goal, ha la stessa idea vincente del mio Milan ». Se medesimo? «Ho scritto le tavole della legge come Napoleone e Giustiniano». La calvizie? «Ho pochi capelli perché il cervello troppo grosso me li spinge in fuori». Perle tratte da Berlusconario.

Tutte le gaffe del presidente (ma nella vignetta il premier con bandana chiosa: «Le gaffe le fa Sarkozy. Io faccio delle italianissime figure di merda»). Uno zibaldone di aneddoti, barzellette, lapsus, battute da bar, che la dicono lunga sull'immaginario di Silvio: opera certosina (e catartica) dei giornalisti Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli per Melampo Editore. Perché pensavamo di averle sentite tutte ma, come nota Marco Travaglio nella prefazione, «persino Lui vi troverà qualche stronzata che si era scordato di aver detto». Tra le gaffe ce n'è anche una involontaria: Forza Italia non è un nome originale, c'è un inquietante precedente. Eccolo.

IL PRECEDENTE
Nel 1944 l'ufficiale inglese Norman Lewis riceve l'incarico di indagare su un partito clandestino che opera nella Napoli liberata dagli Alleati e annota: «Si chiama Forza Italia e si sospetta di simpatie neofasciste... L'ennesimo fanatico movimento di destra appoggiato dai proprietari terrieri e dalla mafia rurale, capeggiato da un latifondista suonato che si crede la reincarnazione di Garibaldi ».

L'AMICO EROE
«Mangano non era uno stalliere ma il fattore che avemmo ad Arcore con tutta la sua famiglia, tutte le mattine accompagnava i suoi figli all'asilo insieme ai miei bambini. Con me si è comportato benissimo. Poi ha avuto delle disavventure nella vita e non inventò mai nulla contro di me. Dice bene Dell'Utri a considerare eroico ». (Radio Due, 9 aprile 2008).

P2 NOGRAZIE
«Non mi considero legato alla P2: mi hanno dato la tessera, l'ho rispedita indietro. Mai avuto nulla a che fare con quella associazione ». (Ansa, 8 marzo 1994).

NIENTE PUZZA
«Vogliamo rinnovare la nostra classe politica con persone non maleodoranti e malvestite come certi personaggi». (Ansa, 29 aprile 2009). Consigli ai diplomatici: «Alito fresco e niente mani sudate».

CORTESIE COL SENATUR
«Bossi ha metodi da venditore di Piaget falsi. Quando parla sembra un ubriaco al bar. Sembra normale ma è completamente folle... Ha comportamenti di una personalità doppia, tripla e forse anche quadrupla» (Ansa, 1994-95).

OROSCOPI
«In Rai mi bastano 5 minuti per sentire qualcosa contro di me. L'altra sera c'era addirittura un'astrologa che mi attaccava». (19 gennaio 2009). In realtà era l'astrofisica Margherita Hack.

BUONA QUESTA
«Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta». (Ansa, 29 marzo '94)

COLPA LORO
Di Pietro nel 1995 era «un moderato, se entrasse in politica tutto il Paese ne trarrebbe vantaggio ». Nel 2008 non più: «Ho orrore di lui e lo dico alto e forte».

SUOR SILVIO
«Non ci sono prove. È come voler incolpare Madre Teresa di Calcutta se una bambina di un suo istituto passando davanti a un fruttivendolo allunga la mano». È l'autodifesa sul caso All Iberian, 27 ottobre 1995.

INCENTIVI FIAT? NO, CONSIGLI
«Per rilanciarla eliminiamo il marchio Fiat, facciamo un restyling alle utilitarie e rimettiamole sul mercato con il marchio Ferrari». Facilissimo. A Termini Imerese 1800 operai rischiano il posto? «Trasformiamoli in infermieri. In Italia mancano. Vuoi che 40 non hanno fatto il corso di pronto soccorso o all'oratorio tenevano l'armadietto delle medicine? » (4 dicembre 2002).

FORZA GNOCCA
«Se fosse stata una bella gnocca me ne ricorderei». Questo il commento su Margaret Thatcher, secondo l'Independent (che traduce: «a great piece of pussy »). Ed ecco la presentazione dell'onorevole Palumbo a Catania: «Lui sì che ha le mani in pasta...». Pasticciere? Panettiere? No: ginecologo. (4 aprile 2000).

VLADIMIR L'ANTICOMUNISTA
«Putin è fieramente anticomunista perché nell'assedio di Stalingrado gli hanno sterminato la famiglia». (Ansa, 23-12-2003). Peccato che l'assedio avvenne nel '42 e Putin è nato dieci anni dopo, ed è serenamente stato agente del Kgb.

[18-03-2010] 

FUOCHI DI PUGLIA - SE TRANI INGUAIA BERLUSCONI A UNA SETTIMANA DAL VOTO, BARI RISPONDE TOSTA ARRESTANDO IL DALEMIANO FRISULLO, EX VICEPRESIDENTE della giunta regionale pugliese GUIDATA ALL'EPOCA DA NICHI VENDOLA - ACCUSATO DA GIANPAOLO TARANTINI DI denaro e sesso in cambio di appalti, FRISULLO deve rispondere di associazione per delinquere, corruzione e turbativa...

Corriere.it

L'ex vicepresidente della giunta regionale pugliese Sandro Frisullo (Pd) è stato arrestato e condotto in carcere su disposizione della magistratura barese nell'ambito delle indagini sulla gestione della sanità pugliese. L'indagine si avvale anche delle dichiarazioni accusatorie rilasciate dall'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini

L'ACCUSA - Frisullo è accusato di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d'asta. Da novembre era stato proprio «Gianpi» Tarantini a riferire agli inquirenti dei rapporti avuti con Frisullo quando questi era vicepresidente della giunta pugliese. Tarantini - nel corso di alcuni interrogatori - rivelò ai pm del pool «sanità», Ciro Angelillis, Eugenia Pontassuglia e Giuseppe Scelsi di aver offerto a Frisullo escort e denaro (che il politico avrebbe accettato), in cambio di vantaggi per le sue società nell'aggiudicazione di appalti presso la Asl di Lecce.

ALTRI TRE ARRESTI - Il provvedimento restrittivo notificato all'ex vicepresidente è anche a carico di altre tre persone - medici e funzionari della Asl salentina - che avrebbero concorso con l'ex amministratore regionale nella commissione, a vario titolo, dei reati contestati a Frisullo. Dei tre arrestati - dei quali non si sono appresi per il momento i nomi - due sono stati posti ai domiciliari, uno in carcere.

LE PAROLE DI GIANPI - L'ex vicepresidente avrebbe ottenuto soldi e prestazioni sessuali con escort dall'imprenditore barese Tarantini in cambio di un suo impegno per sbloccare i mandati di pagamento per le forniture di protesi e di materiale sanitario che le società della famiglia Tarantini avevano fatto alle Asl. Emerge dagli interrogatori, in parte secretati, a cui è stato sottoposto da novembre l'imprenditore da parte dei tre magistrati del pool sanità.

 

IL SISTEMA - Il «sistema Tarantini», quello ideato dall'imprenditore barese, - secondo l'accusa - tra il 2008 e il 2009, con la complicità di funzionari delle Asl, ha consentito a «Gianpi» di pilotare e vincere appalti per la fornitura di protesi e di materiale sanitario, fatti questi che nei mesi scorsi hanno portato all'arresto di funzionari dell'azienda sanitaria accusati di essere stati corrotti da «Gianpi». Frisullo - a quanto trapela - sarebbe l'unico politico della giunta di centrosinistra guidata da Vendola tirato in ballo.

VIA DALLA GIUNTA - Il nome dell'ex vice-governatore era già uscito nel luglio 2009 e gli costò il posto nel governo regionale di Nichi Vendola. Dai verbali emerge che «Gianpi» - da quattro mesi gli arresti domiciliari a Roma per la vicenda dei coca-party organizzati nell'estate del 2008 in Sardegna, - sta collaborando attivamente con gli inquirenti.

Ai magistrati ha svelato il modo in cui riusciva a pilotare gli appalti corrompendo i funzionari della Asl che si adoperavano per truccare le gare (due sono stati recentemente arrestati), ma anche gli strumenti con cui si è ingraziato, tra il 2007 e l'inizio del 2009, il vice-governatore della Puglia.

In cambio dei «doni» ottenuti, Frisullo si sarebbe attivato per sollecitare e sbloccare i mandati di pagamento per le forniture di protesi e di materiale sanitario che le società «Tecno Hospital» e «System Medical», della famiglia Tarantini, avevano fatto alla Asl Bari guidata da Lea Cosentino, soprannominata «lady Asl», che da un mese è agli arresti domiciliari per falso e peculato.

[18-03-2010]

BARI OPPORTUNITÀ – E ALLA FINE GIAMPI TARANTINI VUOTA IL SACCO: “ECCO COME HO CORROTTO FRISULLO” – PER IL RAS PIDDINO VICE DI VENDOLA E D’ALEMIANO DOC, PAGAMENTI DAL BENZINAIO, VESTITI DI LUSSO (CAPPOTTI BURBERRY, SCARPE CHURCH) E 12MILA € AL MESE - DUE MESI FA LA TELEFONATA AUTOGOL: “IO CONTO ANCORA”…

Carlo Bonini per "la Repubblica"

Tra il 17 novembre del 2009 e il 28 gennaio di quest´anno, Giampaolo Tarantini trascina con sé Sandro Frisullo. Racconta ai pubblici ministeri di Bari che lo interrogano ciò che sin lì ha in buona parte dissimulato, ma soprattutto taciuto. Convinto - dice - che «non sia più possibile proteggere la posizione di soggetti» che, «ad ogni buon conto, mi hanno fatto guadagnare dei soldi». «Non è animato da motivi di risentimento, ostilità, inimicizia» annota il gip Sergio Di Paola. E´ «consapevole» che con le sue nuove dichiarazioni affosserà anche se stesso.

«12 MILA EURO FISSI AL MESE. ECCO A COSA MI SERVIVA SANDRO»
Racconta dunque Tarantini: «Con riferimento al pagamento di tangenti, preciso che gli unici due politici pugliesi ai quali ho corrisposto tangenti sono Frisullo e (omissis). Ho conosciuto Frisullo attraverso De Santis (Roberto, imprenditore da sempre vicino a Massimo D´Alema-ndr) che, come ho già detto, me lo presentò nel 2006/2007.

Frisullo sapeva delle frequentazioni che avevo, delle ragazze che frequentavo. Quando il rapporto con lui si intensificò, pensai di sfruttare l´opportunità rappresentata dal fatto che era assessore alle infrastrutture e vicepresidente della giunta regionale, chiedendogli alcuni piaceri in cambio di denaro. Cosa che effettivamente avvenne».

Da Frisullo, dal suo "interessamento", Tarantini ottiene il pieno controllo delle gare di appalto per le forniture di materiale sanitario. Anche se chiamarle gare è una finzione. Tarantini ne fissa l´oggetto, l´importo, i tempi. I funzionari pubblici che le sollecitano, bandiscono e aggiudicano (Vincenzo Valente, ex direttore amministrativo della Asl Lecce, Antonio Montinaro, primario di neurochirurgia dell´ospedale leccese "Vito Fazzi", Roberto Andrioli, dirigente dell´area gestione patrimonio della stessa Asl) sono delle comparse. Meglio, «degli associati a delinquere».

Frisullo, a dire di Tarantini, non viene via gratis. «Con Frisullo avevo un accordo per una sorta di "protezione politica" ad un costo fisso di 12 mila euro al mese. Somma che ho versato da gennaio, febbraio 2008 fino a novembre 2008 (...) Per le delibere che avevo vinto alla Asl di Lecce, consegnai a Frisullo in due, tre tranches, 50 mila euro. Di seguito iniziai i pagamenti mensili». Fermo restando che, se il "piacere" è per altri, sono gli altri a pagare.

Come tale Mimmo Marzocca, titolare di una società di archiviazione di cartelle cliniche «che aveva l´esigenza di concludere una gara con la Asl di Lecce». «Ebbi da Marzocca 70.000, 80.000 euro, che diedi a Frisullo. A me interessava fargli dare i soldi per consolidare il rapporto con lui in vista di vari interventi». Il contante viene normalmente infilato in buste che Tarantini dice di aver consegnato a Frisullo talvolta «nella sua stanza alla Regione», talvolta «al distributore Q8 a san Giorgio, Torre a mare». «Lui arrivava con la sua macchina, faceva scendere l´autista della Regione, tale Pippi, io entravo e gli davo i soldi».

BURBERRY, CHURCH, CRAVATTE, RAGAZZE«E LUI SI LAMENTAVA: "NON SEI PUNTUALE"»
Frisullo, a quanto pare, dei soldi di Tarantini ha bisogno con cadenze fisse e soprattutto precise. «Nel periodo settembre 2008, marzo 2009, continuai a pagare. In qualche occasione, lui si lamentò con me perché, per un paio di volte, non ero stato puntuale, dicendomi che quei soldi gli servivano per aiutare i fratelli. Lui mi diceva che era l´unico che manteneva tutta la famiglia». E´ un fatto che tra Tarantini e Frisullo non gira solo contante.

«Oltre ai soldi ho regalato a Frisullo due cappotti "Burberry", un cappello sempre di "Burberry", tutti acquistati al negozio "Gemelli". Ricordo che comprai il secondo cappotto, perché mi disse che il primo gli era stato rubato. In un´altra occasione acquistai due abiti, un paio di scarpe Church di camoscio marrone, diverse camicie, due cravatte, un cappotto di cachemire grigio (...) Inoltre gli ho fatto altri regali: cestini a Natale, buoni benzina, cene, pranzi», affitto e pulizie della garconierre di via Giulio Petroni. Dove Frisullo sperimenta quella che - a verbale - definirà «la ricerca di uno "spazio leggero", disinteressato, gratuito».

Parliamo delle ragazze. «Le prostitute - scrive il gip - Maria Teresa De Nicolò, Vanessa Di Meglio, Sonia Carpentone». Tutte della scuderia di "Gianpi". Tutte già ospiti del Presidente del Consiglio a Palazzo Grazioli. La prima - è noto - incontra Frisullo due volte a Bari, in via Petroni. La Carpentone, a Milano, nella notte tra il 2 e il 3 settembre 2008 (e a tradirla è un´intercettazione in cui confessa a "Gianpi" di essere "nuda insieme all´amico").

«NON SONO IN VETRINA MA ANCORA AL NEGOZIO»
E tuttavia, non sono soltanto un fiume di soldi, regali, donnine a perdere Frisullo. A spalancargli le porte del carcere - nonostante gli otto mesi trascorsi dal giorno in cui si è dimesso da ogni incarico pubblico - è una telefonata del 17 gennaio scorso. Frisullo è al telefono con un amico, tale Romano.

E a lui spiega di essere ancora in partita. Commenta la mossa che nel Pd pugliese ha consentito di tagliare fuori il sindaco di Bari Emiliano dalla candidatura a Governatore («D´Alema ha messo la faccia per fermarlo... Pensava di essere il padrone del partito»). E chiosa: «Non sono in vetrina, ma sono ancora al negozio. Cerco di dare una mano per mettere un po´ d´ordine negli scaffali».

[19-03-2010] 

 

MARINA BERLUSCONI ACQUISTA 40 MILA AZIONI MEDIOBANCA...
Da "La Stampa" -
Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e Mondadori, ha comprato sul mercato 40 mila azioni Mediobanca con un investimento di 311.278 euro. Gli acquisti sono stati realizzati tramite la Holding Italiana Quarta in due tranche, il 25 e 26 febbraio, al prezzo di 7,78 e 7,77 euro per azione, rispettivamente per il primo e secondo pacchetto. Gli acquisti sono avvenuti dopo il 24 febbraio, giorno in cui il Cda della banca ha approvato i risultati del primo semestre dell'esercizio 2009-2010. Fininvest possiede in Mediobanca l'1% vincolato al patto di sindacato più un altro 1,2% fuori dall'accordo parasociale. Del patto è azionista poi con una quota del 3,38% Mediolanum, il gruppo finanziario che fa capo a Ennio Doris e alla stessa Fininvest. 08.03.10

 

 

RISI? QUALE CRISI! è STATO UN 2009 D’ORO PER LE CASSEFORTI DEI BERLUSCONI: LIQUIDITÀ PER 1,1 MLD NELLE HOLDING DI FAMIGLIA E CEDOLA DA 120 MLN PER SILVIO – DALL’INGRESSO IN POLITICA IL PATRIMONIO SI È DECUPLICATO - PER LA GESTIONE DELLE DISPONIBILITÀ CONFERMATA LA BANCA DI FAMIGLIA (ARNER) MA NON MORGAN STANLEY

Ettore Livini per "la Repubblica"

Il riassetto dell´impero di Arcore è ancora tutto da definire. Silvio Berlusconi e i suoi cinque figli, però, festeggiano tutti assieme un altro anno d´oro per le casseforti di casa. La crisi economica ha solo sfiorato i portafogli della dinastia del Cavaliere: Fininvest continua a distribuire profitti, la liquidità è impegnata con giudizio e le sette holding di famiglia hanno chiuso i conti al 30 settembre 2009 con 219 milioni di utili, poco meno dei 252 dell´anno precedente.

Quanto basta per mettersi in tasca l´argent de poche necessario a mantenere il tenore di vita in attesa della quadratura del cerchio sull´eredità: il Cavaliere si è staccato a fine gennaio una supercedola da 120 milioni. Barbara, Eleonora e Luigi, i tre figli di Veronica Lario, si sono premiati con un aumento del dividendo - il loro "emolumento" annuale - da 1,4 a 10 milioni a testa.

Mentre Marina e Piersilvio, un po´ più formiche, hanno deciso di lasciare in società parte dei loro utili: la presidente di Fininvest ha incassato 7 milioni parcheggiandone altrettanti nelle riserve della sua Holding quarta. E pure Piersilvio - forse soddisfatto dello stipendio da 1,4 milioni l´anno che gli paga Mediaset - ha messo fieno in cascina, rafforzando il patrimonio della Holding quinta con i suoi 15,7 milioni di profitti.

La lunga militanza politica del capo-famiglia, dunque, non ha penalizzato il tesoro del Biscione. Anzi. Nel ´94, l´anno della discesa in campo del premier, nelle casse delle società che controllano il suo impero c´erano "solo" (si fa per dire) 162 milioni di liquidità. Oggi il patrimonio - grazie a Mediaset & C. - si è decuplicato a 1,1 miliardi con zero debiti. Nelle quattro holding che fanno capo direttamente al presidente del consiglio ci sono 623 milioni di cassa pronti all´uso. Piersilvio ha messo da parte 197 milioni in contanti, Marina 78.

E persino i tre rampolli più giovani, pur entrati più tardi nella stanza dei bottoni, hanno già messo assieme una scorta di 210 milioni di risparmi da utilizzare, nel caso, per i tempi più bui. Cifre che naturalmente non tengono conto né del valore delle quote nelle controllate (qualcosa come 4 miliardi tra tv, Mondadori, Mediolanum e Mediobanca) né della collezione di ville e palazzi in portafoglio al Cavaliere.

Dopo il 2009 migliore del previsto, però, il 2010 non si preannuncia brillantissimo. Mondadori non ha distribuito la cedola, Mediaset e Mediolanum l´hanno tagliata. La liquidità in portafoglio a Fininvest (un altro miliardo cash, tanto per gradire) è stata sostanzialmente congelata con la fideiussione da 806 milioni presentata a fronte del risarcimento da 750 milioni sancito in primo grado dal Tribunale di Milano a favore di Cir (editore de La Repubblica) nell´ambito del processo per il Lodo Mondadori.

La dinastia di Arcore, non a caso, ha preferito la strada della prudenza, non toccando il patrimonio di famiglia. Le uniche novità sostanziali negli ultimi 12 mesi sono la decisione di Marina e Piersilvio di revocare il mandato a Morgan Stanley per la gestione di parte della loro liquidità (prosegue invece lo storico rapporto con la svizzera Banca Arner ) e l´acquisto di un piccolo pacchetto di azioni Mediaset - valore poco più di due milioni - da parte della primogenita.

Barbara, Eleonora e Pierluigi continuano invece a investire nel settore immobiliare tramite la loro Bel , cui hanno girati prestiti per 36 milioni impiegati in un palazzo a due passi dal Duomo di Milano. Poco più di un milione invece è stato speso per entrare nel Fondo Sator di Matteo Arpe e quasi 5 per una polizza con Intesa Vita

 

 

[25-02-2010]

MILLS DI QUESTI GIORNI – IL PG DELLA CASSAZIONE CHIEDE CHE IL REATO CONTRO L’AVVOCATO INGLESE SIA DICHIARATO PRESCRITTO – “MA NON VI SONO I PRESUPPOSTI PER IL PROSCIOGLIMENTO NEL MERITO” – E BERLUSCONI GODE PENSANDO AL SUO PROCESSO…

(Ansa) - La procura della Cassazione ha chiesto che sia dichiarato prescritto il reato di corruzione in atti giudiziari contestati all' avvocato inglese David Mills.

"Non vi sono i presupposti per il proscioglimento nel merito di David Mills": lo ha detto il sostituto procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, nella sua requisitoria. In pratica, si confermerebbe , secondo il pg, la responsabilità dell' avvocato inglese nel reato di corruzione in atti giudiziari che sarebbe, però, prescritto. Senza proscioglimento Mills dovrà pagare 250 mila euro a Palazzo Chigi.

 

 

[25-02-2010]

L'ULTIMA PARACULATA AD PERSONAM DEL CAVALIERE: IL TRUST BLINDA-EREDITÀ - VERRà VARATA DAL GOVERNO GIUSTO IN VISTA DEL DIVORZIO E DELLA SPARTIZIONE DEI BENI TRA I SUOI 5 FIGLI! – IL DISPONENTE (SILVIO) FAREBBE USCIRE IL PATRIMONIO DALLA SUA SFERA GIURIDICA DIVIDENDO LA CUCCAGNA IN Più TRUST E NOMINANDO BENEFICIARIO DI CIASCUN TRUST UN EREDE DIVERSO …

Roberto Sommella per "MF"

Arriva il trust salva-eredità. Anche per un patrimonio immenso come quello di Silvio Berlusconi. Nelle pieghe della legge comunitaria per il 2010, che il governo si appresta a varare nei prossimi giorni, figura una norma ad alto potenziale. Si tratta dell'istituzione in Italia della disciplina della fiducia, trasposizione del ben più noto trust di secolare tradizione anglosassone.

All'articolo 10 del testo, l'esecutivo chiede infatti una delega per rimettere ordine, entro due anni dall'entrata in vigore della legge, alla complessa normativa sulla gestione e spartizione dei patrimoni. Se ne occuperanno in prima fila il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e i ministri dello Sviluppo Economico e dell'Economia, Claudio Scajola e Giulio Tremonti.

LA NUOVA LEGGE SUL TRUST.
La questione è delicata perché mira a mettere in regola, in armonia con la legislazione europea, i principi giuridici del contratto di fiducia. Con tre obiettivi. Prevedere una disciplina speciale per il contratto con cui il fiduciante trasferisce diritti, beni o somme di denaro specificatamente individuati in forma di «patrimonio separato» a un fiduciario che li amministra, secondo uno scopo determinato, anche nell'interesse di uno o più beneficiari; stabilire che il contratto di fiducia, già ribattezzato trust all'italiana, venga stipulato per atto pubblico o scrittura privata; fissare come effetti del contratto «la separazione patrimoniale, la surrogazione del fiduciario e l'opponibilità del contratto ai terzi e ai creditori», escludendo che, qualora il fiduciario sia una persona fisica, i diritti e i beni oggetto del rapporto siano parte della comunione legale tra coniugi o cadano in successione.

Fin qui le spiegazioni tecniche. Ma è nella relazione d'accompagno che si trova un passaggio chiave che potrebbe interessare chi come il premier è alle prese con la complessa vicenda legata alla separazione dalla moglie Veronica Lario e la conseguente sistemazione di un patrimonio miliardario tra i cinque figli (Marina, Piersilvio, Luigi, Eleonora e Barbara).

L'EFFETTO SUL CAVALIERE
La disciplina del trust italiano, che si collega a quella prevista dalla Convenzione dell'Aja, si applicherà infatti anche «agli effetti tipici derivanti da testamento» e a quelli che scaturiscono «da sentenza del giudice». Eventualità che sembrano calzare a pennello con le attuali (e future) querelle dinastiche di Berlusconi. Con le seguenti implicazioni.

Se è certo che il Trust italiano costituirà un'alternativa molto meno onerosa alle fideiussoni (MF-Milano Finanza del 23 febbraio), tre autorevoli esperti del settore interpellati in proposito, hanno suggerito anche la potenzialità del nuovo strumento giuridico in materia ereditaria.

IL TRUST E L'EREDITÀ
Il trust, spiegano, «serve a separare giuridicamente un patrimonio dal disponente e nessuno per alcun titolo può rivalersi sul patrimonio del trust vantando diritti verso il disponente». Non solo. Secondo gli addetti ai lavori, il trust può consentire anche di risolvere possibili controversie ereditarie: l'atto di disponibilità verso il contratto di fiducia infatti non ricade nell'asse ereditario ed è molto difficile dimostrarne una finalità fraudolenta dei diritti di legittima.

In pratica, «la disciplina di fiducia» rafforza la tutela offerta dalla donazione perché ancora più difficilmente revocabile per azione di terze parti (soprattutto se di diritto italiano); ed essendo a tempo, col trust si potranno anticipare gli effetti di una difficile divisione ereditaria. Ecco un esempio concreto che potrebbe costituire in futuro una soluzione per chi, come il Cavaliere, deve districarsi tra veti parentali e possibili sentenze di divorzio. Il disponente divide il suo patrimonio in più trust e nomina beneficiario di ciascun trust un erede diverso.

Poi nomina diversi trustee (il soggetto fiduciario) o lo stesso trustee per tutti i trust e fissa un termine, ad esempio 10 anni, per la durata del trust indicandone anche gli scopi sociali cui destinare una percentuale dei profitti annui. Il patrimonio esce dalla sfera giuridica del disponente ed entra in quella dei trust mentre i beneficiari avranno una rendita annua fissata dal disponente per tutta la durata del trust. Solo fantafinanza? Molti ci credono.

 

 

[25-02-2010]

 

PARTE SECONDA DEL RACCONTO DI GORAN TODIC, VERONICA-GUARD CHE DAL 2007 AL 2009 - QUI SI RACCONTA LA VITA DI UN ’INEDITA LADY BERLUSCONI, AVVENTUROSA E RISPARMIOSA, DURANTE LA VACANZA IN CAMBOGIA DOCUMENTATA DA FOTOGRAFIE MAI VISTE - DIARIO DI UN RAPPORTO CHE STAVA DIVENTANDO CONFIDENZIALE. FINO AL MOMENTO IN CUI AL RAGAZZO FU COMUNICATO CHE “IL DOTTORE” AVEVA TAGLIATO I FONDI ALLA CONSORTE - QUANDO "GORAN PROFONDA" LE DOVETTE DARE UNA NOTIZIA IMBARAZZANTE: "A VILLA BELVEDERE ERA ARRIVATO IL MARITO FRESCO DI NOMINA A PREMIER. ERA ATTERRATO IN ELICOTTERO A CASA DELLA MOGLIE: CON LUI, UNO STUOLO DI OSPITI E MOLTE DONNE..."

 

Rosanna Lacava per "Novella 2000"

 

È il 25 Aprile 2008. Silvio Berlusconi ha appena stravinto le elezioni politiche, assicurandosi il 47 per cento dei voti con 17 milioni di preferenze al Partito della Libertà. Sua moglie Veronica Lario, col quotidiano La Stampa, commenta la vittoria e mette qualche puntino sulle "i": «Non ho mai fatto la First Lady e continuerò a non farla. Non è un È ruolo che s'addice al Paese... La politica ha rotto gli schemi della famiglia tradizionale. Lasciamo la First Lady in cantina...».

 

Oddio, più che nella cantina di Macherio dalla quale, stando a quanto aveva raccontato la settimana scorsa la sua guardia del corpo Goran, di tanto in tanto veniva trafugata qualche bottiglia di prezioso vino Sassicaia, la signora si stava già pensando in volo. Per la precisione su un aereo che l'avrebbe portata di lì a tre giorni in Cambogia, Laos e infine in Thailandia. Al suo fianco, in questo viaggio, Goran Todic, l'attore-bodyguard che la scorsa settimana ha raccontato a Novella "casa Macherio".

 

Ovvero la vita nella villa più blindata d'Italia, in cui per due anni, i due anni cruciali del rapporto tra Silvio e Veronica, l'allora quarantenne serbo ha prestato servizio per tutelare la tranquillità di Lario & figli, fino al licenziamento.

Licenziamento che Goran imputerebbe alle incomprensioni con Alberto Orlandi, il coordinatore della security della villa, oltre che, come sostiene Daniela Santanché, uomo del cuore di Veronica. Tuttavia, non fu Orlandi ad accompagnare Veronica in vacanza. Almeno, non all'inizio.

 

VACANZA RISPARMIOSA
«Quando mi chiesero di accompagnare da solo la signora in un viaggio così impegnativo, mi colsero di sorpresa, l'incarico me lo conferì Orlandi, ma non mi sembrò che facesse salti di gioia per una scelta imposta, secondo me, dalla nostra datrice di lavoro. Infatti, mi diede una mano nell'organizzazione, controllando il piano di viaggio, solo due giorni prima della partenza», ricorda Todic. Che subito smentisce l'idea di una Veronica Lario in viaggio su aerei privati. Tutt'altro, la Signora sorvolerà pure su enoteca e figoriferi saccheggiati, ma non volò in vacanza su un aereo di Silvio. Stando a quanto spiega Goran, Veronica è usa ricorrere a viaggi organizzati.

 

Su misura certo, ma sempre di pacchetto si tratta: con hotel, transfert e visite all inclusive ve. «Sì la signora ha la sua agenzia di viaggi preferita, ed è qui che le hanno pianificato le due settimane e passa di tour tra Cambogia e Laos, voli in business e hotel di lusso». Non è stato un viaggio con al fianco il solo fascinoso Goran, che non vuole essere chiamato né gorilla né bellimbusto e puntualizza: «Sono stato formato militarmente e ora vorrei lavorare alla tutela di un bambino, basta con gli adulti». Veronica, oltre al bodyguard ospitò in vacanza la sua maestra di yoga.

 

«Siamo partiti in tre da Milano via Bangkok preceduti dalle opportune segnalazioni alle autorità dei Paesi di destinazione». Già perché Veronica non vuol fare la Firts Lady , ma sempre moglie in viaggio di un premier è e qualche cautela è comunque opportuna. Goran ricorda: «La signora aveva un mucchio di valigie, alcune vuote da riempire con i souvenir. Comprò regalini per tutti, dai tagli di seta tessuta a mano sino a una quantità incredibile di libri, anche antichi. Uno l'ha scelto anche per il marito: un volume storico sui campi di concentramento dei Khmer rossi», ovvero sui campi dei guerriglieri filomaoisti che presero il potere in Cambogia fra il 1975 al 1979.

 

DISPERATA PER I CAPELLI
Il bodyguard del viaggio ricorda ancora il pazzesco tasso di umidità: «La signora ha i capelli ricci naturali, ma lì qualsiasi tentativo di tenuta della messa in piega era impossibile. Nelle foto che ho scattato lo si vede: a volte, per difenderla dalle intemperie, le ho prestato il mio cappello, molto tecnico». Ma Veronica del look durante il viaggio interessava poco: «Niente trucco e naturalmente niente gioielli».

L'unico irrinunciabile status symbol un orologio al polso, che a Goran fa, ancora oggi, alzare gli occhi al cielo: «Quel Rolex d'oro non mi sembrava opportuno, ma non mi permisi di dare consigli alla signora. Poi a metà viaggio finalmente lo vidi sparire».

 

Una svista del bon ton turistico che Goran trova tanto più stonata quanto più lontana dallo spirito d'avventura che pare animi la Lario: «Mi meravigliò la sua capacità di adattamento: nulla la ferma e una volta uscita dall'hotel non è una che cerca situazioni lussuose e confortevoli, anzi. L'ho vista bere litri di latte di cocco dai chioschi trovati per strada e mangiare spuntini nei punti ristoro qua e là dove capitava durante i trasferimenti. In quei casi ero io a pagare».

 

Cavaliere? No, la Signora gli aveva affidato alla partenza da Macherio una piccola cassa: «Oddio, piccola: io ci campo un mese con quei 4 mila dollari. Sono serviti anche per le mance e le spese minime per le quali la signora non usava la carta di credito». E sì Veronica raccontata dal suo bodyguard sembra quasi un Indiana Jones in gonnella: «Lontana da casa, la ricordo più serena e determinata di come fosse di solito. Ha voluto raggiungere i posti più impensati anche in situazioni difficili.

 

Per esempio, un giorno ci siamo ritrovati sotto un diluvio a percorrere una strada argillosa, che si scioglieva sotto i pneumatici. Ho consigliato di non proseguire, ma lei ha detto di andare avanti. Come se non bastasse, l'auto per un guasto s'è fermata e lei: "Proseguiamo, Goran". Non sapendo come risolvere la situazione, ho fermato un'auto che veniva in senso contrario, ho contrattato con l'autista un prezzo accettabile e ci siamo fatti accompagnare sino a destinazione: un grande lago artificiale con le sue palafitte».

 

Il bodyguard - che per sé progetta ora anche un futuro d'attore, con un nuovo progetto sempre firmato Marco Pozzi, che lo ha già diretto in 'Male di miele' - quel tour tra Cambogia e Laos lo ricorderà per sempre: «Credo che quel viaggio abbia segnato il mio destino. La signora si è completamente affidata a me, non mi hai mai tenuto a distanza, anzi continuava a dire che come lo facevo io nessuno mai, men che meno Orlandi».

 

Ovviamente, parliamo della sicurezza di Veronica: «Mi ha elargito tanti complimenti, sottolineando sempre che le consentivo dei margini di manovra e di libertà che Alberto non le aveva mai concesso. Credo l'abbia riferito anche a lui, che non deve avere gradito né il legame di fiducia né gli apprezzamenti della signora. Del resto già prima del viaggio l'intesa con la signora non aveva conosciuto ombre. Per questo mi sono permesso di raccontarle di me, della mia vita, dei miei interessi. E nel nostro viaggio anche lei si è lasciata un po' più andare. Credo si veda anche nelle foto in cui l'ho ritratta».

E sì che Goran i complimenti se li meritava. Tanto per cominciare in quel viaggio non ha chiuso occhio: «Dormivo con un occhio solo. In uno degli alberghi in stile coloniale avevamo le tre camere disposte su un largo balcone, sebbene fossimo in alto, le piante superavano il tetto dell'edificio permettendo ai topi di arrampicarvisi ed entrare nelle stanze. Ho sempre tenuto la porta aperta così da sentire qualsiasi richiesta d'aiuto».

-MAya

LA NOTIZA CHE LA TURBÒ
In quella stanza - che come le altre era una suite con camera da letto, salotto e bagno - Veronica, dice Goran, entrò una sola volta: «Era la sera del 1° maggio, dopo cena, la signora venne per discutere il piano di viaggio del giorno dopo». Quella sera era una sera molto particolare. Poche ore prima , narra Goran, era stato lui stesso o doverle dare una notizia imbarazzante che, dice, gli aveva passato Orlandi da Macherio: a Villa Belvedere era arrivato il marito fresco di nomina a premier. Era atterrato in elicottero a casa della moglie: con lui, uno stuolo di ospiti e molte donne.

La Lario, dice Goran, s'era rabbuiata ma non disse una parola. Neanche un accenno a quello che lei stessa aveva riferito prima di partire alla Stampa: «Per me le vere rappresentanti del Paese sono le donne che lavorano nei partiti. Mio marito può portare sotto i riflettori la Brambilla, mentre la moglie resta tranquillamente nell'ombra».

 

In quelle ore, Goran pensò che con la sua datrice di lavoro potesse nascere addirittura un'amicizia. Alla domanda se per caso se ne fosse invaghito, si fa serio: impossibile, lo vieta l'etica professionale. In viaggio, però, più che l'ombra da First Lady, Veronica agognava il sole e il mare: «È stato l'unico scacco, non ho potuto accontentarla, avremmo dovuto affittare un elicottero, in auto ci sarebbe voluto troppo tempo e le condizioni di sicurezza non erano garantite. Ma lei non volle spendere per l'elicottero e rimanemmo nell'entroterra».

Tutto fila liscio, finché, pochi giorni dopo quel 1°maggio arriva inatteso Orlandi: «Non ho mai capito perché abbia deciso diversamente dallo stabilito. Credo fosse un po' geloso del rapporto che si era venuto a creare tra me e la signora; forse quelle telefonate di stima nei miei confronti hanno un po' bruciato il suo orgoglio di leader di Macherio. Chissà? Certo è che è arrivato e il viaggio non è più stato lo stesso. La signora cambiò atteggiamento. Decisero di prolungare la vacanza di qualche giorno, io venni congedato, ripresi l'aereo e tornai a Milano, da mia moglie Elisabetta».

Già, la dolce Elisabetta lookstylist, che con Goran sogna di avere un bambino e condivide l'abnegazione per il volontariato. «Io tornai, la signora, la maestra di yoga e Orlandi andarono in Thailandia». Quando tutti si ritrovano a Macherio, nulla per Goran sarà più come prima. Cominceranno mesi duri, sino all'annuncio di "tagli".

«Orlandi mi disse che da agosto sarei stato a casa, che in forse c'era anche il suo posto di lavoro. Mi fu detto che il dottor Berlusconi aveva tagliato i fondi alla signora, balle: la verità è che l'unico a restare senza lavoro a Macherio sono stato e sono solo io. Però io non ho abbandonato i miei sogni: il cinema, il lavoro di fisioterapista, i progetti attorno alla mia scuola di paracadutismo, la GoGo B.A .S.E a Molinella. E soprattutto quello di un figlio mio, che la Eli ha perso proprio la scorsa estate quando mi hanno licenziato. Eppure, nonostante sia stato Orlandi, a non volermi più, gli auguro tanta felicità».

 

 

[19-02-2010]

 

 

 

FERMI TUTTI! LARIO MAI VISTA! IL MEMORIALE DELLA GUARDIA DEL CORPO GORAN TODIC - LA NOIA DI MACHERIO , LA PLAYSTATION NEL WEEKEND , LA VOLTA CHE LASCIO ’ IL MARITO FUORI DALLA PORTA, I CHIACCHIERATI RAPPORTI CON ORLANDI E UN FOTO-ALBUM ECCEZIONALE RACCONTATA DA UN UOMO CHE LE È STATA VICINO NEI DUE ANNI CRUCIALI DEL SUO MATRIMONIO UNA NORMA "TAGLIA-LEGITTIMA" PUÒ CAMBIARE LE REGOLE DELL'ASSE EREDITARIO DEL PREMIER -

 

 (Prima puntata)

 

 Certi rapporti, quando finiscono, possono lasciare un rimpianto dal retrogusto amaro. «Avrei voluto offrire alla Signora un Ferrero Rocher. Ma non uno di quelli normali, piccoli, no: uno di dimensioni speciali, un "rocherone". Non era una mia idea, la Signora si lamentava, scherzando, che nessuno gliene regalasse uno così. Ho anche cercato una pasticceria che potesse realizzarlo. Ma non c'è stato tempo». L'epigono del celebre Ambrogio, il  telemaggiordomo lesto a placare i languorini della sua padrona, è Goran Todic, da Sarajevo, di mestiere bodyguard, ma anche istruttore di paracadutismo e massofisioterapista. 

DUE ANNI A VILLA BELVEDERE

La Signora, che in casa non indossa tailleur gialli e gioielli come quella dello spot, ma, pare, più informali tute, è Veronica Lario in Berlusconi. Goran le è stato vicino per due anni circa e non due anni qualunque, ma quelli dall'ottobre 2007 all'agosto 2009, ovvero quelli all'insegna del can can di complimenti galanti (di Silvio ad altre) e di richieste di pubbliche scuse (da parte di Veronica a Silvio), un can can culminato il 31 gennaio scorso davanti a un giudice che deve occuparsi della separazione della prima coppia d'Italia. 

Goran è stato assunto, come cita il contratto con una società varesina, in virtù delle sue "credenziali altamente qualificate e adatte a svolgere... servizio di accompagnamento di persone e cose per imprese di particolare rilevanza negli spostamenti che sono imprevedibili". 

 ADDESTRATO A BELGRADO

Insomma, Todic sarebbe un bodyguard fatto e finito, anche se la qualifica gli sta un po' stretta: «Parlo cinque lingue, soprattutto sono stato addestrato militarmente in un particolare centro vicino a Belgrado. Dal 1986 al 1988, ho seguito i corsi in questo campo militare, corsi speciali: ne escono dei nuclei adatti ad affrontare situazioni estreme, dall'evacuazione di luoghi strategici alla difesa da attacchi terroristici. A Macherio ero l'unico con questo curriculum». 

E non basta, Goran - come oramai ci siamo abituati a scoprire da un anno a questa parte nelle storie intorno ai Berlusconi - è apparso in un programma tv di Mediaset, non da tronista come il Domenico Cozzolino fidanzato con Noemi, ma a "Centovetrine", nel 2009. Già, perché il ragazzo vanta anche una livrea di attore. E che attore. «Ho recitato Shakespeare nella "Tempesta" a Belgrado e, nella stagione 1995/1996 con Elio De Capitani al teatro dell'Elfo, sono stato Fortebraccio in "Amleto". Presto mi vedrete al cinema al fianco di Sonia Bergamasco e Gianmarco Tognazzi, è una pellicola drammatica sull'anoressia, si intitola "Male di miele"». 

 DI FRONTE AI SINDACATI

Il "physique du rôle" dell'attore Goran ce l'ha: per guardarlo negli occhi ci vuole una scaletta e il sorriso è da sciupafemmine. Davanti alla macchina fotografica si muove con agio, ma basta pronunciare il nome di Alberto Orlandi, il coordinatore dei servizi di sicurezza di Macherio, ed eccolo scomporsi.

A sentir lui e il suo avvocato Amalia Lollo, Alberto non lo avrebbe amato molto, tanto che a lui attribuiscono il suo allontanamento. Allontanamento planato in una sede sindacale della Uil per una conciliazione lo scorso 25 gennaio (giusto a una settimana dal primo round della separazione di Veronica e Silvio): in cambio di un risarcimento economico che sì e no copre l'acquisto di una 500 (modello base s'intende, senza accessori), il bodyguard ha accettato la definitiva cessazione di un rapporto di lavoro per il quale percepiva 2.200 euro netti che in virtù di sacrifici potevano arrivare al raddoppio.

L'indignazione però, quella non si concilia e l'uomo è molto indignato: «Mi hanno voluto fare fuori perché non ho taciuto né con la Signora né con chi di competenza: in villa accadono cose non giuste. E la Signora che fa? A parole mi ha rassicurato, ma poi niente. Ho subito un'ingiustizia». 

 RITRATTO DI SIGNORA FRAGILE

Goran, quando parla della Signora, oscilla tra dedizione e risentimento, sembra un fedele servitore incompreso e in cerca di una riabilitazione personale. Lui Veronica l'ha osservata e se ne è fatto un'idea precisa: «È assai curiosa, ma si stufa in fretta; gentile ma a volte gelida; dà molto credito al volere di Orlandi, come tutti quelli che vivono a Macherio, e si consiglia molto con un'amica, che sente molto spesso; soprattutto, in casa, ci sono tutte quelle chiacchiere su una presunta relazione con Orlandi e a me lei sembra fragile e anche molto triste». 

Poi apre il cahier dei ricordi, quest'uomo che rivendica studi d'arte drammatica a Belgrado, una preparazione militare da "testa di cuoio" e un'iscrizione «avvenuta per caso» nell'Iba, un'associazione di bodyguard internazionale che forma anche contractor per le guerre di mezzo mondo. Dopo essersi lasciato alle spalle la famiglia in una Sarajevo distrutta dalla guerra etnica, con 10 mila lire in tasca arriva in Italia in un ferragosto del 1993 e trova subito un amico, Paolo.

Che diventa anche la chiave di volta della sua vita: Paolo ha un'amica, Olivia Bernardini, che è la nipote dell'avvocato Annamaria Bernardini de Pace, in quanto figlia dell'editore Giorgio: «Sono stato assunto dall'editore per il movimento magazzino, caricavo e scaricavo i bancali. Niente a che vedere con il teatro, ma di che cosa avrei potuto vivere? Per fare l'attore devi sottoporti a provini, portare book in giro... Non si mangia. Ho dovuto archiviare l'Elfo e darmi da fare...

Dopo Bernardini ho lavorato per un paio d'anni con un uomo d'affari che commerciava con i paesi dell'Est e poi l'approdo nel mondo della tutela di beni e persone, sono un brand nel mondo della moda: tutti conoscono Goran. Nel 2007 il primo incontro con Alberto Orlandi in un campo vicino Mantova dove ci si allena al paracadutismo, è stato lui a segnalarmi alla società che ha un appalto esterno con il Consorzio Mediaset per la vigilanza di Villa Belvedere a Macherio. Alberto mi ha assunto, Alberto mi ha distrutto». Parole forti, che vanno prese con le pinze, considerando che vengono da un uomo rimasto senza lavoro.

 CASA MACHERIO

La vita di Goran a Macherio è scandita, all'inizio, da turni di guardia nella «centrale, il cuore delle comunicazioni di Macherio. Fax, telefonate, protocolli per regolare gli ingressi in Villa. È lì che ho iniziato a rendermi conto che in casa non tutto filava a dovere. Mi hanno raccontato che il Dottore (Silvio Berlusconi, ndr) anni fa chiese conto di una bolletta telefonica da 60 milioni di lire. Gli bastò una rapida verifica per scoprire che cinque persone, in centrale, si collegavano quotidianamente alle hotline, prendendo contatto con certe signorine per ore. Il Dottore, giustamente, li licenziò».

Il primo servizio di tutela delle persone Goran lo effettua per riportare in villa Barbara, primogenita del matrimonio del premier e della Lario, reduce dal parto a Lugano del suo primogenito Alessandro.

 

In automobile c'è anche naturalmente la Signora e Goran inizia a osservarla. Per farsi in breve l'idea che non è come la dama in giallo dello spot della Rocher: per dirla in parole povere, Veronica non vive da dama e se ne sta tranquilla in casa sua. Ma questo a Goran pare strano. Intanto il look: «La Signora vive in tuta, si cura solo quando esce o se ha ospiti in casa. In questi anni non l'ho mai vista fare shopping fuori dall'ordinario. Quando spende, lo fa per compare regalini a tutti, piccole cose, che so... Una sciarpa per la donna che si occupa della casa dei figli annessa alla Villa». 

 PERSONALE DISTRATTO

Goran racconta che gli capitò di denunciare ai suoi superiori qualche falla del personale di servizio: «Per esempio bottiglie di prezioso vino Sassicaia prelevate dalle cantine e scolate sul lavoro, c'è persino chi si è addormentato, brillo, sul turno di guardia. Ma vi pare?». Goran non può digerire che in una casa che impiega, pare, un paio di centinaia di persone l'ammanco di un po' di vino possa essere considerato fisiologico: «E no, mettono mano anche ai frigoriferi, fanno la spesa dalla dispensa e c'è  chi usa persino i bagni». 

 

Quanto alle "chiacchiere", sarebbero quelle di cui Daniela Santanché ha dato conto su "Libero", mesi fa, per la precisione domenica 31 maggio 2009: Veronica Lario e Alberto Orlandi sarebbero amanti da tempo e il premier lo saprebbe. Goran chiacchiere ne ha sentite, ma nulla ha visto: né bacetti furtivi né abbracci né sguardi sospetti. «No, non ho mai visto nulla di sospetto. In villa si spettegola, anche perché Alberto è l'unico single e da quando sta lì non ci risulta che abbia avuto una fidanzata, ma l'unica cosa certa è che la signora gli dà molta retta. Tant'è che a me suggerì di cercare un equilibrio con lui, io ci ho provato, ma il lavoro l'ho perso lo stesso».  

  LA VILLA A SAINT MORITZ

Al bodyguard Goran quello che spiace è non essere riuscito a convincere completamente la Signora della sua fedeltà e della sua amicizia, da qui il desiderio di riscatto che lo porta a voler rilasciare un'intervista. E gli spiace soprattutto di non essere riuscito a scuoterla da quella che lui definisce, a sua sensazione, «una solitudine un po' triste». Già, ma come scorre la giornata di donna Veronica?

 

«Al mattino si sveglia molto presto, si fa portare i quotidiani e li legge tutti. Di recente la cosa che l'ha molto occupata è il restauro della casa di Saint Moritz. Si faceva portare lì anche in giornata, andata e ritorno per seguire i lavori che vanno al rilento. Ma la Signora è così: si entusiasma, poi perde interesse. È una curiosa, una che se le salta l'uzzolo vuole provare tutto.

Le faccio un esempio. Una sera a cena è venuta la sua più cara amica, una grande imprenditrice sempre in giro per il mondo. Questa signora era insieme al suo compagno, che a fine cena ha acceso un sigaro, ed ecco che la Signora, che non fuma, se ne è fatta offrire uno. Dopo, però, non l'ho più vista con un sigaro fra le labbra».

Al Goran bempensante questa Veronica imprevedibile non piace, così come non gli piace vederla inchiodata a casa dietro ai suoi corsi: «In villa sono di casa tre istruttrici: una di yoga, una di pilates e una di nuoto. A volte è lei ad andare negli studi di pilates e yoga, ma io le ho manifestato la mia disapprovazione, perché queste persone si fanno la pubblicità con il suo nome. A volte si organizza anche con lezioni al sabato e la domenica, così riempie il buco dei fine settimana. Già, una volta veniva il Dottore per stare con lei e i figli, ma oramai i ragazzi vanno dal padre ad Arcore e lei resta sola».

 

Goran ha assistito al deterioramento dei rapporti tra i due real consorti. È in grado di datare a spanne un episodio cruciale, avvenuto, pare, dopo la lettera con richiesta di pubbliche scuse scritta da Veronica su "Repubblica" il 31 gennaio 2007. «So che un giorno il Dottore si presentò a Macherio e Veronica diede ordine di non aprirgli perché era arrivato senza preavviso. Lo lasciò fuori dal cancello e lui dovette fare dietrofront». Se le cose stessero così, già allora, i rapporti tra i due coniugi sarebbero stati tali che il marito, arrivando a casa, doveva annunciarsi.

 Sola nei weekend con la Wii

Tuttavia nel weekend, a Macherio non c'è il marito, ma neanche, per dirla con la Santanchè, "l'altro". «Nei fine settimana Alberto Orlandi prende riposo per dedicarsi al suo sport preferito, il paracadutismo. Ha messo su anche una squadretta amatoriale con tanto di sponsor. Lei resta sola». E cosa fa, Veronica ? «Gioca alla Wii, la consolle di giochi elettronici. Gliel'ha regalata proprio Orlandi. Io ho provato a scuoterla e, pensando che condividesse con me la passione per l'arte, le ho regalato dei libri, "Casa di Bambole" di Ibsen dapprima.

 

Pensavo che uno scritto che sembra ricalcare la sua vita potesse spingerla a un commento, a una riflessione, innescando una conversazione al nostro livello». Invece, nulla di nulla, "la signora" accettò il libro e non profferì parola, scansando il rischio di una confidenza su basi intellettuali. Goran un po' dovette rimanerci male, ancora non si capacita: «Lì, sotto a un meraviglioso Canaletto, non ha fatto parola. Eppure quel libro racconta una donna come lei... Le ho anche dato "Lettere a un giovane poeta" di Rilke, anche lì non un commento, nulla. La signora gioca alla Wii e non dà confidenza...». 

LA NONNA INVADENTE E LA SEGRETARIA DEL DOTTORE

La confidenza arrivò dopo, durante un viaggio in Cambogia, ma questo sarà argomento della prossima puntata. Forse Goran avrebbe dovuto buttarsi subito sui Rocher o cercare alleati come per esempio la signora Flora Bartolini, la mamma di Veronica (che di vero nome fa Miriam Bartolini), che con il bodyguard condivide una certa attenzione al controllo delle spese:

« La signora Flora se ne va in giro per le stanze a dire che ci sono sprechi, così spegne le luci dappertutto e vabbè, una volta le ha spente anche nella stanza dove un'addetta stava stirando. Occupa la camera che fu di Eleonora e quando c'è, la sua presenza, per il personale di servizio, si sente».

 

Goran c'era anche nell'ultima primavera del matrimonio Lario-Berlusconi, ma anche qui la riservatezza della padrona di casa rende impenetrabili i suoi sentimenti: «Non ho mai visto la Signora piangere, però ci sono stati momenti in cui appriva decisamente turbata. Di quel periodo ricordo le continue telefonate in entrata e in uscita. E la signora ancora più sola e chiusa in casa. Poche visite riservatissime e sorvegliate dalla sua segretaria Paola, qualche passeggiata nel Parco con un signore che mi hanno detto si occupa di teatro e musica».

Dunque la Signora parla d'arte, ma non con il povero Goran che invece troverebbe, a suo dire, molta audience presso un'altra signora, Marinella Brambilla, la segretaria particolarissima del premier: «Marinella è un maschiaccio, una persona stupenda: energia pura. Sua madre, che si è occupata di Barbara quando era piccola e ancora vive in via Rovani, è una delle persone più deliziose e generose che conosca». Accidenti, Goran vanta molta confidenza con la Marinella: «Certo, gliel'ho detto che Goran è un brand. Quando c'è bisogno di un'informazione, chessò, su un albergo, un ristorante, un percorso.

 

Sono l'unico in città e uno dei pochi in Italia che può dirti come è disposta una sala, come è illuminata, se c'è un giardino o come funzioni l'aria condizionata. Marinella si rivolgeva a me. E io al momento opportuno mi sono rivolta a lei per mettere al corrente il Dottore della mia situazione professionale e dei furti di vino. E quando la persona che si prendeva il Sassicaia è stato spostato ad altri incarichi, le ho fatto sapere che le bottiglie gliele passava un altro».

 QUEL PRIMO MAGGIO 2008

Berlusconi avrebbe visto Goran poche volte, il bodyguard si è limitato a qualche accompagnamento verso l'eliporto personale. Ma poi è toccato a lui dare alla signora la notizia di una "bagatella" berlusconiana: «Era il 1° maggio del 2008. Eravamo io e la Signora in viaggio, in Cambogia. Squilla il cellulare, è Orlandi che mi avverte che il Dottore è arrivato a Macherio in elicottero, vuole fare visitare la magione che, come si sa, conserva opere d'arte magnifiche.

 

Con lui anche delle ospiti donne. L'unico nome che ricordo è quello della Brambilla». Marinella, la segretaria del dottore? «No. Michela, l'attuale ministro del Turismo». E la Signora come reagì? «Certo non bene. Io quel primo maggio non lo scorderò: di lì è partito l'inizio della fine per me, che su quel viaggio in Cambogia, organizzato da me in totale autonomia, molto avevo puntato. Forse lì Orlandi cominciò a vivermi come un rivale sul lavoro o chi sa... Infatti inaspettatamente ci raggiunse». Di quel viaggio pieno di strane storie e del lavoro di Goran andato a rotoli, racconterà sul prossimo numero di "Novella"(Fine prima puntata - Continua)

 

2 - UNA NORMA "TAGLIA-LEGITTIMA" PUÒ CAMBIARE LE REGOLE DELL'ASSE EREDITARIO DEL PREMIER

Davide Carlucci e Ettore Livini per "la Repubblica"

La partita per la spartizione del patrimonio di casa Berlusconi si arricchisce di una nuova inattesa variabile: la norma "taglia-legittima". Un'anonima proposta depositata un mese fa sul tavolo di Gianni Letta dalla Associazione delle aziende familiari italiane (Aidaf) per riorganizzare il diritto di successione che però, in caso di approvazione, cambierebbe radicalmente le carte in tavola nel complesso riassetto familiare di Arcore. Consegnando nelle mani del premier il potere per decidere a chi affidare in futuro le redini di Fininvest.

 

La materia è legale e complicata. Condensata dagli avvocati in tabelle complicate come un Sudoku avanzato. Ma il concetto è semplice: se Berlusconi, toccando tutti i ferri del caso, decidesse di fare testamento prima del divorzio da Veronica Lario, la moglie e i suoi tre figli - Barbara, Eleonora e Luigi - avrebbero per legge il 56% del Biscione.

Relegando Marina e Piersilvio nel ruolo scomodissimo di soci di minoranza. Il motivo? Semplice: la cosiddetta "legittima". La quota di eredità che di diritto spetta a moglie (che tale è anche da separata e fino alla sentenza di divorzio) e figli. Rispettivamente il 25 % e il 50% di un patrimonio familiare che in questo caso vale qualcosa come 10 miliardi. Il premier non potrebbe farci niente, se non aspettare con pazienza il divorzio. «Tre anni se non ci sono contrasti - vaticina Gian Ettore Gassani, presidente dei matrimonialisti italiani -. Altrimenti almeno otto».

 

A quel punto Lario uscirebbe dall'asse ereditario, cambiando le proporzioni della legittima. E il Cavaliere, peri complicati calcoli di successione, tornerebbe ad avere il pallino in mano: Marina e Piersilvio avrebbero il 32% di Fininvest, i tre figli di secondo letto il 46,6%. E il premier, con il 21,3% del Biscione da dare a chi vuole lui, potrebbe decidere se e da che parte fare pendere l'ago della bilancia.

La proposta dell'Aidaf cambierebbe tutto. La legittima, suggerisce la norma, dovrebbe essere ridotta al 50%. Un terzo per la moglie, il resto per i figli. Calato nella realtà della Berlusconeide, avrebbe l'effetto immediato di liberare le mani del premier senza aspettare il divorzio. Marina e Piersilvio avrebbero diritto al 23,7% circa di Fininvest, Veronica e i suoi tre figli al 44,6%. E il presidente del Consiglio si avrebbe in mano un jolly pesante (il 31,6%) per ridisegnare a suo piacere il controllo di Fininvest.

Gioacchino Attanzio, segretario generale dell'Aidaf, assicura che non si tratta di una legge su misura. «La nostra proposta è il frutto di un dibattito in corso da anni: ci occupiamo di problemi di successione dal '97 ed è nostra anche la norma per l'eliminazione dell'imposta di successione fatta propria dal governo Prodi.

 

Il nostro scopo è garantire continuità aziendale. Tutto qua». A beneficiarne, spiega, potrebbero essere intere dinastie imprenditoriali italiane, dagli Agnelli ai Moratti, dai Coin al gruppo De Agostini. E la norma - dice - non interferirebbe con la causa di separazione con Veronica.

Ma la civilista milanese Laura Hoesch non è d'accordo: «L'istituto della legittima andrebbe riformato nella sua integrità e non solo per le società. È una legge sbagliata e forse ad personam per chi ha problemi societari. Come tutte le cose fatte in fretta può far danni. Serve, semmai, trovare nuovi principi sulla base dei quali riformare il diritto di famiglia».

La taglia-legittima, dicono gli esperti, potrebbe però finire per rimanere nel cassetto nella partita di Arcore. «Io ad esempio penso che si arriverà ad un accordo consensuale su tutti gli aspetti di questa delicata questione» scommette Gassani. Il patrimonio del Biscione è ampio, ci sono ville, case, liquidità, tv, squadre di calcio, libri e banche. Una Meccano che può essere scomposto e redistribuito a tavolino senza contraccolpi traumatici sul controllo della Fininvest se, come si augurano tutti, le cose andranno a posto nelle trattative (un affare privato tra i Berlusconi) iniziate con il pranzo di martedì.

«A oggi non c'è nessuna lotta - ha detto di recente Barbara - se mio padre è un uomo giusto e equo, non ce ne saranno nemmeno in futuro». In caso di dissapori, però, la tempistica revisione della legittima lascerebbe il gioco saldamente nelle mani del premier.

[11-02-2010]

 

 

 

 

LA REGGIA DEL CAV. – CON 40 MLN € SILVIO SI E’ COMPRATO UNA NUOVA VILLA. UN'ALTRA. L'ENNESIMA - NESSUNO SA VERAMENTE QUANTE NE POSSIEDE, FORSE LUI STESSO LO IGNORA - "IL CORRIERE" HA TENTATO UN CENSIMENTO ARRIVANDO A QUOTA 27 (SETTE SOLO AD ANTIGUA) – I SUOI RITI DI CORTE SONO L'OSTENTAZIONE DI UNO SFARZO E DUNQUE DEL POTERE…

1- SUMMIT CON TUTTI I FIGLI DI SILVIO...

 

Da "la Stampa"
Il futuro dei figli. Il futuro del patrimonio di famiglia, intaccato dal divorzio chiesto da Veronica Lario. Piatto ricco nel menù di villa San Martino ad Arcore dove oggi a mezzogiorno Silvio Berlusconi ha chiamato a colazione tutti e cinque i figli. Era da un pezzo che tutti i figli del Cavaliere non sedevano attorno allo stesso tavolo, imbandito dal cuoco Michele. A Natale, Pier Silvio e Marina e pure Barbara avevano preferito disertare la cena sotto l'albero a villa San Martino. Adesso il divorzio incombe. L'ultimo incontro tra i coniugi è avvenuto dieci giorni fa in Prefettura a Milano. Gli avvocati a tirare le somme. C'è chi giura che alla fine del pranzo potrebbero affacciarsi pure Fedele Confalonieri o Ennio Doris, gli uomini che hanno in mano le redini del patrimonio di famiglia. Anche i tre figli nati dal matrimonio con Veronica cercano di farsi avanti. A parte Luigi che ha 21 anni, studia in Bocconi e siede nel cda di Mediolanum, Barbara che ha 25 anni e ha un incarico nel cda della Fininvest non ha mai nascosto che le piacerebbe finire in Mondadori e interessarsi di editoria; Eleonora che ha due anni in meno sta facendo uno stage in Fininvest in attesa di una più stabile collocazione. Ai fratelli maggiori tocca ora decidere come intervenire sulle loro aspirazioni.

2- IL CAVALIERE APRE IN BRIANZA L'ULTIMA REGGIA

Filippo Ceccarelli per "la Repubblica"

 

«Avete l'onore di inaugurare questo sito» ha detto il presidente Berlusconi aprendo i saloni di villa Gernetto, a Lesmo, in Brianza, dove ieri ha ricevuto il premier della Croazia, signora Kosor, secondo il consueto cortocircuito di pubblico e privato.

Sull'onore toccato in sorte agli operatori dell'informazione il Cavaliere scherzava, come sempre, ma fino a un certo punto. Alla presa di possesso del palazzo da parte del signore è dedicato il primo capitolo del recente saggio della professoressa Maria Antonietta Visceglia, "Riti di corte e simboli della regalità" (Salerno, 2009). Berlusconi ha virato la cerimonia in senso mediatico turisticheggiante, ma la sostanza è più o meno la stessa: l'ostensione di un bene, l'ostentazione di uno sfarzo e dunque di un potere. Una nuova villa. Un'altra. L'ennesima.

 

Nessuno sa con esattezza quante egli ne possiede, nel settembre del 2009 "il Corriere della Sera" ha tentato un censimento arrivando a quota 27 (sette solo ad Antigua). Forse lui stesso lo ignora. Quando si arrabbia e minaccia di mollare tutto può uscirsene legittimamente con frasi del tipo: «Ho ville in giro per il mondo che non ho mai visitato». Per fare sua quest'ultima dimora, che "il Giornale" ha sobriamente definito «la nuova reggia», sembra che abbia scucito 40 milioni di euro.

 

Da un paio d'anni, ormai, l'avrebbe destinata a un progetto di università del pensiero liberale. I giornalisti furono onorati di scoprirlo quando un certo giorno, come in un quiz, Berlusconi chiese loro di indicargli quali fossero tra gli imperatori romani quelli «più liberali», per collocare a Lesmo i busti marmorei.

 

La consulenza ebbe incerto esito, ma nel frattempo il presidente pensò di ambientarvi il G8 della Scienza e della Tecnologia, poi bruscamente cancellato. Sull'imminente villa del liberalismo accademico, comunque, e nella quale il Cavaliere si è riservato un quartierino, esiste già un promo che è rimasto impresso all'attrice Manuela Arcuri, cui è stato proficuamente mostrato durante una delle festicciole di Palazzo Grazioli (cfr "Chi" del 14 ottobre scorso).

 

La penultima villa, acquistata come al solito in pompa magna, fu villa Campari, già villa Correnti, a Lesa, sul lago Maggiore. Questo Correnti, Cesare, fu un personaggio del Risorgimento: «Compro la casa di un patriota - spiegò il Cavaliere - per strapparla a mani straniere». Pare che interessato fosse il classico principe arabo. Era la fine di settembre del 2009 e in quel caso "il Giornale" la presentò come una magione «democratica».

Villa Gernetto, altra residenza Berlusconi. Da Corriere.it

Il Cavaliere compiva gli anni e la cronaca lascia agli archivi la seguente perla: «Ci si può perfino attaccare alle cancellate, come hanno fatto per tutto il giorno decine di persone. Afferravano le sbarre e strillavano come fossero in carcere, ma non chiedevano la libertà: invocavano Silvio, aspettavano che uscisse a passeggiare nel verde, volevano fargli gli auguri».

Lesmo, la luminosa sala di villa Gernetto impreziosita da un'opera del Canaletto (Foto by Fabrizio Radaelli)

L'esemplare quadretto certifica, fra le tante, una circostanza non del tutto scontata, e cioè che le ville costituiscono un sistema di segni che nell'immaginario berlusconiano trascende qualsiasi funzione d'uso. Viene da chiedersi: ma che ci farà mai con tutte queste residenze? Ecco: nella vittoria dello spreco sulla moderazione e nel primato dello splendore sulla sobrietà riposa il fondamento della più profonda, ma inconfessabile ineguaglianza (ne scrive Alessandro Casiccia in "Lusso e potere", Bruno Mondadori, 2008).

In compenso, o a parziale risarcimento, la villeide del Cavaliere offre delle risorse narrative che nel tempo si sarebbe francamente risparmiato. Basti pensare all'acquisto di villa San Martino dai marchesi Casati, una pagina non proprio felice della storia berlusconiana, e all'ormai celebre stalliere di Arcore; così come sarà difficile cancellare l'incubo dei cinquemila o settemila imbarazzanti scatti di Zappadu a villa La Certosa, o la memoria dell'ex premier ceco Topolanek che si getta nudo nel blu della piscina.

LA NUOVA VILLADEL CAV. - VILLA GERNETTO, LESMO

Quando non compra ville, d'altra parte, il presidente Berlusconi se le va comunque a cercare. Una volta, a Montalcino, fu accolto da alcuni giovinastri che gli fecero il gesto dell'ombrello e subito l'affare sfumò. Magari il dipartimento di storia dell'università liberale ci potrà fare un corso.

 

 

[09-02-2010]

CAINANO REAL ESTATE – PAPI VUOLE INVESTIRE 220 MLN € PER COSTRUIRE MILANO 4 IN UN'AREA PROTETTA DEL PARCO LAMBRO – IL COMUNE HA DATO L’OK (IN CAMBIO DI 20 MLN DI ONERI DI URBANIZZAZIONE E UNA CASA PER ANZIANI) – E PER CAMBIARE DESTINAZIONE D’USO DELL’AREA? NO PROBLEM! AL COMANDO DEL PARCO DELLA VALLE DEL LAMBRO SIEDE UN UOMO DEL PDL….

Gabriele Cereda per "la Repubblica"

 

Milano 4 nasce sulle sponde del Lambro, ad Arcore, nella brughiera brianzola. È da sempre il sogno nel cassetto di Berlusconi quello di rinchiudere i suoi possedimenti in un triangolo immobiliare. In principio fu Milano 2, il quartiere di Segrate a immagine e somiglianza di quelli olandesi, poi Milano 3 con i palazzi di Basiglio. Per completare l'opera aveva puntato su Monza, ma dopo un ventennio la Cascinazza è stata venduta e il disegno andato in frantumi.

Adesso, rispunta a due passi da Villa San Martino. Un investimento da 220 milioni che Idra, l'immobiliare di famiglia del premier, ha presentato alla giunta di centrodestra della cittadina, capitanata da Marco Rocchini, sindaco del Pdl. Di fronte a lui, dall'altra parte del tavolo per sponsorizzare l'intervento, l'assessore all'urbanistica della provincia di Monza Antonino Brambilla, Francesco Magnano, geometra e uomo di riferimento di Idra, e il presidente del Parco Valle del Lambro. L'accordo tra le parti è stato raggiunto in fretta.

 

«Non potevamo fare altrimenti. Sono tanti e tali gli interventi in nostro favore che rinunciare sarebbe stata una pazzia», spiega Moreno Firmo, vicesindaco, ex An. In cambio del nulla osta il Comune incassa una residenza per anziani in cantiere da anni e 20 milioni di euro per gli oneri di urbanizzazione. Necessaria ristrutturare l'antica sede del municipio e a raddrizzare la viabilità. «Strozzati dal patto di stabilità non abbiamo i mezzi per intervenire. Ora la città si rimette in moto», confida il primo cittadino.

 

Tra gli altri ci sono anche i soldi per un sottopasso automobilistico, dove oggi c'è il passaggio a livello della ferrovia che taglia il paese. «Avveniristico». Così definisce il progetto chi lo ha visto. 25 palazzi da tre piani, 400 appartamenti, tutti in classe energetica A.

 

150mila metri cubi che ospiteranno 1.200 nuovi residenti, poco meno di un decimo della popolazione attuale. Come contropartita anche una quota di appartamenti, ancora da stabilire, ad affitto calmierato per famiglie in difficoltà. Del complesso fanno parte anche un centro sportivo d'avanguardia, una Milanello in miniatura, e un'area feste. L'ultima perla edilizia di Berlusconi sorgerà nei 300mila metri quadri comprati negli anni 80 insieme a Villa San Martino: un'area all'interno del Parco del Lambro, zona di interesse regionale, sottoposta a vincolo e oggi destinata ad uso agricolo.

Per il via libera occorre cambiare la destinazione d'uso, modifica che spetta a Regione e Parco della Valle del Lambro. Anche in quest'ultimo, in plancia di comando siede un uomo del Pdl, Emiliano Ronzoni.

Gli incontri per sbloccare la situazione cominceranno la prossima settimana. «Su Arcore si stanno abbattendo colate di cemento e speculazione», chiosa Fausto Perego, consigliere locale del Pd.

[10-02-2010]

 

 

- BERLUSCONI: IN CAUSA CON L'ESPRESSO GIUDICI INVIANO ATTI A CAMERA...
(Adnkronos) - Il Tribunale civile di Milano non ha accolto la questione sulla immunita' parlamentare, sollevata dai legali di Silvio Berlusconi nella causa intentata dal gruppo editoriale L'Espresso e ha inviato gli atti alla Camera per chiedere di poter proseguire nel merito del procedimento.

Al centro della vicenda vi sono le le parole pronunciate dal premier otto mesi fa, al convegno dei giovani industriali a Santa Margherita Ligure. Secondo l'Espresso in qualita' di presidente del Consiglio, berlusconi ha inviato gli industriali a non dare pubblicita' a certi giornali e in particolare a quelli del gruppo guidati dalla famiglia De Benedetti. Lo ha deciso il giudice della I Sezione Civile Alda Vanoni, che ha sospeso il giudizio in cui Berlusconi e' stato citato per concorrenza sleale e boicottaggio.  

10.02.10

 

POCHI GIORNI PRIMA CHE SCOPPIASSE IL CASO NOEMI, SILVIO E VERONICA, HANNO CHIUSO UNO DEI PIÙ IMPORTANTI AFFARI IMMOBILIARI DEL 2009: L’ACQUISTO DI PALAZZO CANOVA E DI ALCUNI UFFICI CONTIGUI A MILANO 2 (CONTRATTO DI MUTUO DA 20 MILIONI DI EURO) - SFORTUNA VUOLE CHE LA PROPRIETÀ DI VERONICA SIA CIRCONDATA DA PORZIONI IMMOBILIARI IN POSSESSO PROPRIO DEL CONIUGE DA CUI ORA VORREBBE DIVORZIARE. NELLA GUERRA DEI BERLUSCONI'S PERDE CHI HA L'ADDEBITO INIZIALE - È PIÙ FACILE CHE VENGA ATTRIBUITO AL FARFALLONE PAPI SILVIO, MA LE CONTROMOSSE SARANNO USATE COME MACHETE. SI PARLA DEL MEMORIALE DI UNA BODY GUARD (TANGENTOPOLI È PARTITA DA UNA SEPARAZIONE E NESSUNO VUOLE RISCHIARE, TANTOMENO IL NANO DI HARDCORE) -

 

1 - QUELLA CASA CHE ANCORA LEGA VERONICA AL SUO CAVALIERE
Franco Bechis per "Libero"

 

Gli atti sono stati firmati fra il 9 marzo e il primo aprile 2009, poche settimane prima che scoppiasse il caso Noemi che ha fatto deflagrare il matrimonio della coppia più nota di Italia. Eppure pochi giorni prima sia Silvio Berlusconi che la sua consorte, Miriam Bartolini in arte Veronica Lario, hanno chiuso uno dei più importanti affari immobiliari del 2009: l'acquisto di palazzo Canova e di alcuni uffici contigui a Milano 2.

 

Probabilmente non sapendo l'uno che cosa faceva l'altro, Silvio e Veronica si sono trasformati in pochissimo tempo in due separati in ufficio. Il colpo grosso l'aveva messo a segno lei, con la sua Finanziaria Il Poggio, rilevando la maggiore parte del palazzo di Segrate, all'interno del complesso immobiliare denominato «Centro direzionale Milano 2». Otto piani, con 94 porzioni immobiliari in parte utilizzate come uffici in parte come esercizi commerciali: supermercati ( Il Crai) e un american wine bar di grido.

 

A vendere il 31 marzo del 2009, è stato Marco Tronchetti Provera, attraverso il fondo immobiliare "Patrimonio ufficifondo speculativo di tipo chiuso", controllato dalla sua Pirelli real estate. La firma all'accordo è stata messa davanti al notaio Filippo Laurini di Milano, e il successivo primo aprile è stata iscritta ipoteca volontaria in base a un contratto di mutuo da 20 milioni di euro di capitale stipulato tra la società e la Banca popolare di Sondrio.

Somma che Veronica si è impegnata a restituire in 80 rate trimestrali posticipate con tasso al 2,85% e valutazione complessiva dell'affare in 34 milioni di euro. Sfortuna vuole che la proprietà di Veronica sia circondata- e non è così inusuale a Milano 2- da porzioni immobiliari in possesso proprio del coniuge da cui ora vorrebbe divorziare.

 

A dettare legge in zona ci sono infatti due immobiliari che fanno capo indirettamente proprio a Silvio Berlusconi (attraverso la Dolcedrago): l'Immobiliare Idra e l'Immobiliare due ville. Quest'ultima, proprio in via Fratelli Cervi a Milano Due, è riuscita perfino a strappare alla vendita che si stava per fare a Veronica un ufficio da 3,5 vani nello stesso palazzo più altre piccole porzioni immobiliari, garage compresi. E lo ha fatto proprio a fine marzo scorso.

Il risultato è che ora volenti o nolenti i coniugi pronti a divorziare potranno avere due cuori, ma uno stesso ufficio. O comunque per andare in ufficio dovranno varcare la soglia dello stesso ingresso. Naturale che lei, proprietaria del 90% dell'immobile, vorrebbe oggi conquistare la parte che manca. Ma con il clima che corre fra i coniugi, lui non molla la presa. E ha partita naturalmente facile.

 

Il manager di fiducia di Veronica, amministratore unico della Finanziaria Il Poggio, è infatti Giuseppino Scabini, uno dei più fedeli dirigenti cresciuti alla corte di Berlusconi. È stato per anni il tesoriere ufficiale della Fininvest, e per Silvio si è immolato anche in più di un processo, in cui lo hanno accusato di avere costituito conti e fondi neri per pagare tangenti.

Ora ha le chiavi di casa di Veronica e l'ultimo suo pensiero è quello di imbarcarsi in una guerra contro le immobiliari di Silvio. Che dal loro canto non hanno alcuna intenzione di levare le castagne dal fuoco alla signora, rilevando il resto del palazzo e accollandosi l'oneroso mutuo.

 

Anche a Milano due, intorno a palazzo Canova, si gioca dunque la guerra dei Roses-Berlusconi. Che rischia di avere una sua appendice perfino in banca. Silvio e Veronica hanno infatti ciascuno un conto bancario fra i più rilevanti intestati alla persona fisica alla stessa agenzia di Banca Intesa, quella di piazza Duca d'Aosta contigua alla stazione centrale di Milano. Per fortuna almeno lì raramente ci vanno di persona.

2 - NELLA GUERRA DEI BERLUSCONI'S PERDE CHI HA L'ADDEBITO INIZIALE - È PIÙ FACILE CHE VENGA ATTRIBUITO AL FARFALLONE PAPI SILVIO, MA LE CONTROMOSSE SARANNO USATE COME MACHETE. SI PARLA DEL MEMORIALE DI UNA BODY GUARD (TANGENTOPOLI È PARTITA DA UNA SEPARAZIONE E NESSUNO VUOLE RISCHIARE, TANTOMENO IL NANO DI HARDCORE)

 

Cinzia Leone per "Il Riformista"

Il primo round di un divorzio i cui prodromi hanno fatto oscillare il palazzo del Governo, le vendite dei giornali e il sismografo della storia del costume italiano, si è consumato nel gelo. Ma l'atmosfera finirà per surriscaldarsi. Tra l'assegno mensile di 3 milioni e mezzo di euro chiesto da Veronica e i 200.000 proposto da Silvio, gli avvocati avranno modo di incrociare i fioretti e prima o poi anche le sciabole.

Schierati gli avvocati, Maria Cristina Morelli, milanese, intransigente e radical per la Lario, Ippolita Ghedini, sorella di Niccolò, per Berlusconi, rimangono da elaborare le strategie. Nel risiko divorzistico il primo bivio è la separazione: consensuale o giudiziale?

 

Nel suk divorzistico la consensuale garantisce la compravendita migliore ed evita i panni sporchi in pubblico. Le parti libere di stabilire gli accordi, Macherio a me, villa Certosa a te, tutto può rientrare nella contrattazione: gioielli, case, figli, amanti. Tutto viene monetizzato, ma a carte coperte. Volendo si fanno affari e si contrattano sconti di pena. Nella separazione giudiziale le parti in disaccordo, con il coltello fra i denti, affidano al giudice le decisioni: affidamento dei figli, casa coniugale e assegno di mantenimento.

 

La separazione per colpa non esiste più, ma il surrogato dell'addebito può avere risvolti pericolosi. Il coniuge che per primo "ha posto fine alla comunione spirituale e materiale non solo con il tradimento ma anche solo con comportamenti lesivi dell'onore del coniuge, anche solo con un trattamento umiliante" ha un addebito. L'addebito non si può avere in due. Chi ha l'addebito per primo è segnato, l'altro è parte lesa.

 

Nel primo round della separazione l'hanno chiesto sia gli avvocati di Berlusconi che quelli della Lario. Silvio cerca di spaventare Veronica. Nel caso di addebito a carico della Lario l'assegno di mantenimento diventerebbe infatti solo un assegno alimentare: tutto un'altro importo. È più facile che l'addebito venga attribuito a Silvio, ma le contromosse saranno usate come machete. Si parla del memoriale di una body guard. ma anche se ascoltato dal magistrato, quanto peserebbe la testimonianza di un dipendente di Berlusconi? Chi ha l'addebito, non ha diritto ad ereditare.

 

L'altro, che magari ha tradito dopo, di più o di meno non importa, può ereditare la legittima. Esempio: Veronica ottiene Macherio dopo una separazione con addebito per la storia delle ragazze di Palazzo Grazioli, Silvio la sua villa non l'avrà mai nemmeno in parte sotto forma di eredità. Ma Veronica potrebbe finire per avere Macherio, almeno in parte, per via ereditaria. Figli minori non ce ne sono, e la casa coniugale il giudice potrebbe anche non assegnarla alla Lario.

Ma vi figurate l'ingiunzione di sfratto a Veronica? Potrebbe anche convincere Luigi, il figlio più piccolo, a mettere la residenza con lei, tenere Macherio e con un assegno di mantenimento adeguato ai costi di gestione. Va calcolato il fisco. Veronica di 3 milioni e mezzo di euro ne incasserebbe solo 1 milione e mezzo. Ma Silvio avrebbe i suoi vantaggi fiscali scaricandosi una parte della cifra.

La definizione del'importo dell'assegno di mantenimento può diventare il terrore dei liberi professionisti e degli imprenditori e perché no di Berlusconi. A Veronica l'onere della prova: dimostrare il reale reddito di Silvio Berlusconi, annesse proprietà immobiliari, barche, azioni di società italiane e straniere, depositi, fondi, diritti.

 

Dare in mano a Veronica il coltello e al giudice la possibilità di affondare la lama per Silvio è pericoloso, Tangentopoli è partita da una separazione e nessuno vuole rischiare, tantomeno Silvio. Veronica mette i figli e la loro posizione nella linea patrimoniale al primo posto, ma Silvio teme di dare la maggioranza dell'azienda ai figli avuti dalla Lario. Può sempre pareggiare i conti con l'assegno. Ma dovrà essere con tre zeri in più.

[03-02-2010] 

 

 

IL CAVALIERE E LE SPESE LEGALI: FINORA SBORSATI 200 MILIONI...
Dal "Corriere della Sera" - I processi in corso non lasciano tranquillo il premier: «Passo i miei weekend con gli avvocati per difendermi dalle persecuzioni giudiziarie, non ne posso più». Sono le parole con cui il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha risposto ieri in un clima molto confidenziale a un persona che gli augurava «buon weekend» a conclusione di un incontro a Gerusalemme con rappresentanti della comunità ebraica italiana e degli italo-israeliani.

La battuta è stata riferita da uno dei presenti, secondo il quale Berlusconi- sorridendo e allargando le braccia - ha inoltre indicato in 200 milioni di euro i soldi spesi finora, dal 1994, per l'assistenza legale. Il premier resta pur sempre uno degli uomini più ricchi del mondo, anche se dalla sua ultima dichiarazione dei redditi (quella del 2008), l'imponibile ammonta a «soli» 14 milioni di euro (l'anno prima erano 139).  

 

 

 

 

IL 'CORRIERE' RIFILA UN MAXI-BUCO A 'REPUBBLICA' (IL GIORNALE DEL 'VERONICO' CRESTO DINA) - DOPO 9 MESI, SILVIO E VERONICA, IERI, SI SONO INCONTRATI IN PREFETTURA PER 20 MINUTI - LA COMPAGNA LARIO, PER MANTENERE IL SUO TENORE DI VITA, VUOLE 43 MILIONI € L’ANNO! - LUI RISPONDE CON 300 MILA € AL MESE OLTRE ALLA VILLA DI MACHERIO (VALORE DI 78 MILIONI) - AI TRADIMENTI DI PAPI, SILVIO REPLICA CON UN "MEMORIALE" DELL’INFEDELTÀ DI VERONICA - CON UNA SEPARAZIONE IN TRIBUNALE SI FAREBBERO DEL MALE, MOLTO MALE, TUTT'E DUE - DAVANTI AI CINQUE FIGLI, USCIREBBERO TALI NEFANDEZZE DA STRONCARE UNA COPPIA DI TORI

 

Angela Frenda per Corriere della Sera

Silvio Berlusconi e Veronica Lario non si vedevano da nove mesi: ieri, per 20 minuti, si sono incontrati in Prefettura a Milano. Ma non erano soli. Con loro, gli avvocati: quattro per lui, uno per lei. Si è parlato naturalmente della richiesta di separazione presentata, lo scorso aprile, dalla moglie del premier. L'incontro tra i legali è durato circa cinque ore, dalle 14 alle sette di sera.

È stata una cosiddetta udienza di conciliazione, quando cioè i coniugi vengono convocati dal tribunale per capire se ci sono i margini di un accordo e decidere se si va verso una separazione di tipo consensuale o no. A presiedere la seduta Gloria Servetti, a capo della nona sezione civile del Tribunale di Milano. Può toccare infatti al presidente del tribunale o, come in questo caso, a un giudice da lui delegato presiedere l'udienza di conciliazione.

Curiosa anche la scelta del luogo: la Prefettura. Abitualmente le separazioni di personaggi noti si tengono il sabato pomeriggio in Tribunale, per evitare la curiosità dei media. Ma in questo caso, poiché ieri era in corso l'anno giudiziario, si è preferito un luogo neutro, a prova di curiosi. Peccato che le numerose macchine della scorta, che hanno sostato per ore in pieno centro, non siano passate inosservate. Soprattutto il furgoncino blindato che accompagna il premier negli spostamenti, e che ieri era in Corso Monforte.

L'udienza è durata cinque ore. Ma il faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario venti minuti. Il tempo di guardarsi in faccia per la prima volta dopo mesi di accuse, lettere pubbliche e telefonate mancate. E capire che forse non si vuole più tornare indietro. Lui le contesta orgoglio eccessivo e mancanza di fiducia. Lei, come ha detto più volte, comportamenti poco lineari.

Intanto, la macchina da guerra messa in campo dalle due squadre legali è già partita. Veronica Lario ha legato la sua richiesta di separazione con addebito ai presunti tradimenti del marito.

Ma ieri i quattro legali del presidente del consiglio (tra cui Ippolita e Niccolò Ghedini, e Cristina Rossello) sono passati all'attacco, presentando un articolato «memoriale» nel quale, sul fronte dell'infedeltà, anche a Veronica non si fanno sconti. Un modo per dimostrare che l'addebito richiesto dalla moglie del premier sarebbe ingiustificato, e quindi anche le sue richieste economiche.

Nei mesi scorsi infatti la signora Lario ha chiesto al marito, attraverso la sua legale Maria Cristina Morelli, 43 milioni di euro l'anno, poco più di tre milioni e mezzo al mese, come assegno di mantenimento. Una cifra importante, anche per un patrimonio come quello di Silvio Berlusconi. Ma il principio intorno al quale ruota di solito questo tipo di richiesta è la possibilità, per la moglie, di continuare a mantenere il tenore di vita precedente alla decisione di separarsi. L'assegno servirebbe quindi a questo.

Dagli avvocati del premier, però, la cifra è stata giudicata esorbitante. E la controfferta è stata di tutt'altro tipo: 200 mila euro mensili, con la possibilità di arrivare a 300. Certo, la somma chiesta da Veronica dovrebbe essere considerata negoziale, cioè un punto di partenza, ma è comunque dieci volte superiore alla controproposta. E qui entra in campo nuovamente il «memoriale» presentato ieri, nel quale sarebbe stata ricostruita anche la genesi e la consistenza del patrimonio di Veronica Lario.

Un inventario dettagliato di immobili (Milano, Olbia, Londra e New York), società e denaro, che secondo quanto raccontato dal premier ai suoi difensori sarebbe stato messo insieme dalla moglie solo grazie a regalie e liberalità che lui le avrebbe fatto in questi 19 anni di matrimonio e circa 30 di vita insieme.

Inoltre sarebbero stati già versati a Veronica tra i 60 e i 70milioni di euro, probabilmente per tutelare gli interessi dei loro tre figli: Barbara (25), Eleonora (23) e Luigi (21). Ai quali negli anni scorsi il Cavaliere ha girato anche il 7,5 per cento ciascuno della Fininvest, la finanziaria posta a capo del gruppo di famiglia.

E il nodo della separazione ruoterebbe proprio sulla divisione per eredità di Berlusconi dell'impero Fininvest tra i figli di primo letto (Marina e Pier Silvio) e quelli di secondo letto. Veronica Lario vorrebbe per i suoi tre ragazzi un trattamento che li tuteli da eventuali disparità.

La prossima udienza si terrà a marzo, ma i margini per un accordo sembrano esigui. Così come è in bilico l'offerta di Berlusconi alla moglie di lasciarle Villa Belvedere, arredi compresi, per un valore di 78 milioni e 156 mila euro. Il premier su questo punto è stato chiaro: se non si trova un'intesa, Veronica dovrà andar via da Macherio.

[31-01-2010] 

 

 

 

l'espresso svela come SILVIO HA TRASFORMATO LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO IN UNA cuccagna dello sperpero - e parte a palazzo chigi la caccia alla talpa che ha passato le carte al settimanale debenedettino (pare che solo 3 persone dello staff di berlusconi fossero a conoscenza dei dati) - IN 17 MESI HA dilapidato QUASI 5 milioni € (PRODI IN 25 MESI DI GOVERNO ha SPESo 150MILA €)…

Primo Di Nicola per "l'Espresso"

 

Una vera reggia, dove si moltiplicano dipendenti e sprechi. Con oltre un miliardo di euro l'anno bruciato per alimentare una burocrazia di corte che si allarga a dismisura e conta già 1.400 persone più del previsto. Mentre per allestire i set televisivi degli show del sovrano si spendono cinque milioni e si arriva a pagare 250 euro il noleggio di un computer per una sola giornata. E dove ci sono segretarie con la stessa qualifica e retribuzione dei grandi capi.

 

Una follia, impossibile da immaginare nell'Italia normale dove aziende ed enti pubblici tagliano e licenziano a tutto spiano per fare quadrare i conti. Ma non alla presidenza del Consiglio dove il miracolo si ripete nei piani più alti della nomenklatura berlusconiana. Prendete Marinella Brambilla, storica segretaria del Cavaliere che da oltre vent'anni custodisce la sua agenda. E confrontate il suo curriculum con Manlio Strano, autore di saggi su riviste giuridiche e persino del regolamento interno del Consiglio dei ministri, appena nominato dal governo consigliere della Corte dei Conti.

 

Manlio Strano, dopo una lunga trafila al servizio dello Stato, è diventato segretario generale di Palazzo Chigi lo scorso aprile. La sua qualifica? Dirigente generale di prima fascia, il top della carriera pubblica. E indovinate qual è la qualifica della fedelissima Brambilla? Anche lei direttore generale. E la Brambilla non è la sola miracolata. Come lei sono state graziosamente elevate al rango di superdirigenti generali anche Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta; Maria Serena Ziliotto, che assiste il sottosegretario alle Politiche per la famiglia Carlo Giovanardi e Patrizia Rossi, che tiene invece l'agenda del sottosegretario allo Sport Rocco Crimi.

 

Quella delle qualifiche-facili non è la sola anomalia in cui ci si imbatte scandagliando la giungla della presidenza del Consiglio. Ci sono plotoni di alti funzionari senza incarichi operativi che passano il tempo conducendo improbabili studi, mentre si continua a imbarcare nuovi assunti con pingui stipendi e striminziti curriculum. Secondo i dati che 'L'espresso' è riuscito a reperire, a palazzo Chigi lavorano ben 4.500 persone, oltre 1.400 in più di quelle previste nella pianta organica, a dimostrazione del fatto che quella dei dipendenti è ormai una spesa fuori controllo.

 

LA CORTE DEI MIRACOLI
La corsa dei costi di Palazzo Chigi sembra infatti ormai inarrestabile: 3 miliardi 621 milioni nel 2006; 4 miliardi 280 milioni nel 2007; ancora di più, 4 miliardi 294 milioni, nel 2008. Soldi che se ne vanno per mille rivoli e che finanziano le strutture che sono proliferate sotto il governo Berlusconi tra uffici di diretta collaborazione (23) e dipartimenti retti da sottosegretari e ministri senza portafoglio: i centri di spesa in bilancio sono ben 19.

 

Degli oltre 4 miliardi, più del 70 per cento se ne va per le cosiddette 'politiche attive' dei dipartimenti, a cominciare dalla Protezione civile che da sola nel 2008 ha divorato 2.132 milioni. Quello che resta viene inghiottito dal funzionamento dell'apparato, degno di una corte barocca. L'organizzazione di Palazzo Chigi è molto ramificata tra uffici di staff del presidente (consigliere diplomatico, militare, eccetera), quelli sottoposti al segretario generale che assicurano il funzionamento della macchina (bilancio, controllo, voli di Stato, gestione degli immobili) e i dipartimenti retti da sottosegretari e da ben dieci ministri. Senza contare la miriade di comitati e commissioni di cui in molti casi solo con grande sforzi si ravvisa la necessità. È per finanziare questo immenso apparato che le spese hanno toccato la cifra record del 2008, mentre nulla ancora si sa sul rendiconto 2009 che potrebbe segnare un nuovo primato.

 

SI VA IN SCENA
Gli italiani conoscono benissimo quanto Berlusconi sia attento alla cura della propria immagine. Non a caso organizza le sue uscite cercando di sfruttarle al meglio a fini televisivi. Quello che i cittadini ignorano è quanto questo costi alle casse di Palazzo Chigi.

Per cominciare, il Cavaliere ha reclutato all'interno di una propria struttura ('ufficio del presidente') due personaggi con il compito di curare i suoi 'eventi': Mario Catalano, idolo dei cultori del porno soft per essere stato lo scenografo di 'Colpo Grosso', il primo spettacolo tv davvero scollacciato degli anni '80, e Roberto Gasparotti, ex teleoperatore Fininvest, cerimoniere dalle maniere forti e dai precedenti poco rassicuranti che come responsabile dell'immagine del premier lo precede preparando il 'set' e bonificandolo persino dalle presenze sgradite.

Ebbene, Gasparotti ha avuto anche lui la superqualifica di dirigente generale. Mentre per esaudire le esigenze sceniche del premier sta contribuendo non poco a fare impennare le spese. Qualche perla tra le tante. Il 29 settembre, l'Aquila, consegna di qualche centinaio di appartamenti ai terremotati in contrada Bazzano. Per Berlusconi è previsto un rigido programma: arrivo alle 15.30, saluti e discorso, poi consegna delle chiavi a tre famiglie. Il tutto, naturalmente, sotto l'occhio delle telecamere che lo seguono passo passo grazie a un set attrezzatissimo. Attrezzatissimo ma anche molto costoso.

 

Stando ai preventivi della 'D and di lighting & truck', di cui 'L'espresso' è entrato in possesso, la fornitura comprende tra l'altro telecamere, maxischermi, impianti elettrici e di illuminazione, e persino "tre personal computer completi di pacchetto office" al costo di 1.500 euro, cioè 500 euro a computer. Uno pensa: computer acquistati. Macché: i 1.500 euro sono il costo del noleggio, ben 500 euro a pc per sole 48 ore. Una follia che contribuisce allo scandaloso costo finale dell''operazione case': oltre 300 mila euro, cifra con la quale si potevano costruire altri sei di quegli appartamenti da 50 metri consegnati quel giorno ai terremotati.

E quella abruzzese non è la sola prestazione da vertigine della 'D and di'. Da mettere in bilancio per il 2009 ci sono anche gli oltre 110 mila euro delle attrezzature noleggiate per la cena in onore del Keren Hayesold United Israel appeal (agenzia internazionale che raccoglie fondi per sostenere Israele) a Villa Madama il 3 novembre: 10 mila euro se ne sono andati solo per l'impianto audio di un gruppo musicale, 4 mila per una troupe appositamente attivata per "seguire il presidente durante l'evento" e altri 700 euro per una sola "telecamera fissa su cavalletto da posizionare fronte president".

 

Come pure i costi per l'incontro organizzato sempre a palazzo Madama il 6 maggio con gli industriali de 'L'Italia del fare': quella cena, solo di apparecchiature è costata oltre 60 mila euro. Secondo quanto risulta a 'L'espresso', dal suo insediamento (maggio 2008) alla fine di ottobre, cioè in 17 mesi, la gestione berlusconiana di questi eventi mediatici è costata quasi 5 milioni di euro: un'enormità a confronto dei 150 mila spesi da Romano Prodi per fronteggiare le stesse esigenze nei 25 mesi del suo ultimo governo. Ma così vanno le cose alla presidenza nella cui gestione finanziaria nessuno riesce a mettere becco.

MIRACOLO IN BUSTA PAGA
Il bilancio di Palazzo Chigi è infatti totalmente autonomo e viene alimentato dal ministero dell'Economia attraverso un apposito fondo. E da questo tesoretto pesca la presidenza per fare fronte anche ai costi dei dipendenti che continuano a crescere anno dopo anno: 202 milioni nel 2005, 229 l 'anno successivo, 237 nel 2007, oltre 246 nel 2008. Le ragioni dell'escalation? L'inarrestabile lievitare degli organici che non conosce tregua.

 

All'inizio erano previste 3.063 persone: 368 dirigenti e 2.695 impiegati. Oggi al lavoro ne risultano invece ben 4.542. Con una particolarità: il numero esorbitante dei 'comandati', cioè il personale chiamato da altri ministeri o amministrazioni pubbliche, che ormai sono 1.600 unità. La ragione di questa esplosione sta nel fatto che la presidenza, da semplice organo di coordinamento dell'attività di governo si è trasformata in un contenitore di sottosegretariati e ministeri senza portafoglio che hanno comportato l'istituzione di dipartimenti e staff.

Risultato? Non potendo nemmeno assumere per concorso per il blocco imposto dalla Finanziaria, la presidenza si è riempita di comandati-raccomandati la cui presenza in molti casi va avanti anche da più di un ventennio. Le professionalità rappresentate sono le più diverse: ci sono persino segretari comunali e un cantoniere reclutato dal Comune di Paliano (Frosinone).

 

Per non parlare poi dei militari e degli agenti di ogni arma e grado: 370 in tutto secondo la presidenza, oltre 500 secondo altri dati avuti da 'L'espresso'. Quando si parla di potenziare la lotta al crimine, spesso i sindacati più combattivi chiedono il ritorno sulle strade di questi 'comandati'.

Ma l'impresa è difficilissima: l'impiego a palazzo Chigi è infatti molto ambito. Merito dell''accessorio' che compensa in busta paga la flessibilità degli orari e la reperibilità anche nei giorni festivi: per un funzionario di categoria A consente di aggiungere alla retribuzione media di 3.100 euro fino ad altri mille euro lordi. Così come appetibili sono anche gli stipendi dei dirigenti il cui top - incluse tutte le voci - arriva a riscuotere mediamente 180 mila euro lordi l'anno. Tra le eccezioni, il capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso (ma lui è anche sottosegretario) che arriva a 280 mila e il segretario generale Manlio Strano che grazie all'indennità del suo ruolo raggiunge i 297 mila euro lordi.

Questi i compensi più alti. Ma ottima è anche la retribuzione di Antonio Ragusa , ex generale dei carabinieri e dei servizi segreti, che dopo essere stato pensionato è stato riassunto dalla presidenza del Consiglio con un lauto contratto (184 mila euro lordi) come capo del dipartimento per le Risorse strumentali. Così come dalla pensione sono stati riesumati Carlo Sica, ex vicesegretario generale di Palazzo Chigi, titolare di una consulenza da 40 mila euro, e l'ex dirigente Giancarlo Bravi collocato invece alla struttura di missione sui 150 anni dell'Unità d'Italia (139 mila euro).

Così vanno le cose a Palazzo Chigi: molti dirigenti di ruolo non hanno nulla da fare, ma si continua a conferire incarichi agli estranei senza il minimo ritegno. Un andazzo che prevale non solo per i compiti dirigenziali. L'esempio viene proprio da Berlusconi. Il suo 'ufficio del presidente', composto da 45 persone, ne ha oltre 20 assunte dall'esterno. A parte la Brambilla, Catalano e Gasparotti, nel conto ci sono pure i due segretari-deputati Sestino Giacomoni e Valentino Valentini (a Palazzo Chigi assicurano che a loro spetta solo un rimborso spese), per non parlare del fotografo personale Livio Anticoli, l'ex ministro Giuliano Urbani (18 mila euro) più una serie di personaggi sconosciuti le cui occupazioni potrebbero sicuramente essere svolte dal personale interno.

MISSIONE CONTINUA
Stessa musica negli uffici di Letta e di quasi tutti gli altri sottosegretari e ministri senza portafoglio che continuano a elargire incarichi e prebende sfruttando anche la miriade di comitati e commissioni (ne abbiamo contate oltre 60) di cui la presidenza è disseminata.

Una deriva di cui si è accorta anche la Corte dei Conti che, non potendo mettere becco sulla gestione del bilancio autonomo, una stangata alla presidenza l'ha comunque rifilata passando in rassegna le 'strutture di missione', un altro sperpero di palazzo Chigi. Dovrebbero essere comitati di durata temporanea per affrontare eventi speciali. Ma ne esistono una trentina, nati in tempi lontanissimi e puntualmente riconfermati.

La struttura di supporto alla delegazione governativa per la realizzazione della linea ferroviaria Torino-Lione è stata varata nel lontano 2002 dal governo Berlusconi, confermata da Prodi nel 2007 e riconfermata di nuovo dal Cavaliere nel 2008, per esempio. Al 2003 risale invece la nascita della struttura dedicata all'e-government, ancora oggi in vita, per non parlare dell'unità strategica per la comunicazione sull'attività del governo battezzata nel 2007 da Prodi (come dirigente generale c'è il giornalista Fabrizio Ravoni).

E come giudicare la struttura per il rilancio dell'immagine dell'Italia, l'altra per cogliere le 'opportunità delle Regioni in Europa' o quella che istituisce la segreteria tecnica dell'Unità per la semplificazione, un apparato nel quale lavorano 3 dirigenti, 4 impiegati, più 12 esperti assunti all'esterno con contratti di collaborazione? Conclusione della Corte: "Le strutture di missione non sempre presentano i requisiti peculiari dell'istituto, e cioè specialità delle funzioni e temporaneità". Una politica dalle maniche larghe che fa la gioia dei tanti fortunati che continuano a sbarcare in presidenza con il massimo delle qualifiche.

TUTTI GENERALI
Maurizio Bosatra per esempio solo poco anni fa conduceva la vita grama di tanti militanti leghisti. Nel 2003 forniva informazioni ai partecipanti dell'assemblea federale della Padania all'ex Palavobis di Milano: oggi lo ritroviamo invece nel cuore dello Stato come direttore generale del ministro Calderoli. Un miracolo toccato pure a Cristina Cappellini che nel 2007 stendeva ancora anonimi documenti per il comitato organizzativo del parlamentino del Nord. Lei, adesso, è addirittura capo del settore legislativo del ministero per le Riforme di Umberto Bossi.

 

Nemmeno i giornalisti possono lamentarsi: quando sbarcano a Palazzo Chigi ottengono spesso il massimo dei gradi. Come Marco Antonio Ventura e Fabrizio De Feo, due penne del 'Giornale', impiegati nell'ufficio stampa del portavoce Paolo Bonaiuti; oppure come Fabrizio Carcano, redattore della 'Padania' e ora capoufficio stampa di Calderoli, o Raffaele Gorgoni, inviato del Tgr Puglia, approdato al ministero per gli affari regionali del conterraneo Raffaele Fitto. Anch'essi assunti come direttori generali.

Gradi a parte, la presidenza si rivela un approdo ambito anche per molti che non ti aspetti di trovare. Sempre negli uffici del sottosegretario Bonaiuti troviamo come consulenti i deputati Pdl Giorgio Lainati, Piero Testoni e Beatrice Lorenzin. E non solo loro: ci sono pure il giornalista Fabio Vazio, ex ufficio stampa di Fi, l'ex portavoce di Carlo Azeglio Ciampi Paolo Peluffo, che dopo essere sbarcato alla Corte dei Conti riscuote a palazzo Chigi altri 15 mila euro; e il generale della guardia di finanza Fabrizio Lisi (12 mila euro) comandante della scuola dell'Aquila.

PER GRAZIA RICEVUTA
Ma nella corsa all'elargizione degli incarichi che pesano sul bilancio di Palazzo Chigi, come quasi tutti i suoi colleghi ministri senza portafoglio, non si risparmia neanche l'ammazza-fannulloni Brunetta (tra i suoi consulenti i parlamentari Cinzia Bonfrisco, Maurizio Castro e l'ultras berlusconiano Giorgio Stracquadanio). Che ha inserito molti amici nei ranghi della presidenza.

Come gli affiliati alla sua associazione Freefoundation. Se chiamate però al numero telefonico del think tank vi risponde il centralino dello studio del commercialista Canio Zampaglione che oltre ad essere presidente dell'associazione è anche presidente del collegio dei revisori dei conti dell'Agenzia per l'innovazione, guarda caso sottoposta all'autorità di Brunetta. Un altro amico Rodolfo Ridolfi, vicepresidente di Freefoundation, risulta invece consulente sempre da Brunetta (45 mila euro il suo compenso).

Idem altri due membri come Davide Giacalone, nominato esperto a 40 mila euro, mentre Stefania Profili, che Brunetta aveva avuto come segretaria nella sede nazionale di Forza Italia, con la stessa mansione è stata nominata dirigente generale al ministero. E non è finita. Perché tra le file degli esperti di Brunetta, oltre all'ex ministro Gianni De Michelis (13 mila euro) c'è pure Secondo Amalfitano (26 mila euro), noto solo per essere stato sindaco di Ravello, località nella quale Brunetta ha preso casa.

Anche Mara Carfagna, ministro senza portafoglio alle Pari opportunità, si dà molto da fare per incrementare l'abbuffata degli incarichi. Lei recluta esperti e consulenti con occhio attento a tutti i fronti aperti. Alle giuste amicizie di partito, per cominciare. Ed ecco spuntare a capo dipartimento del suo ministero Isabella Rauti (165 mila euro), moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Ma anche al collegio elettorale campano: Antonio Mauro Russo, segretario organizzativo provinciale del Pdl di Salerno, città natale del ministro, ha una consulenza da 28 mila euro e il compito di curare i collegamenti con il territorio. Infine Federica Mondani reclutata (circa 20 mila euro) come adviser per le materie giuridiche ma, in quanto avvocato del Foro di Roma, messa al lavoro dal ministro per patrocinare alcune cause che gli stanno particolarmente a cuore contro Sabina Guzzanti e il quotidiano 'la Repubblica'.

Altro caso da manuale, infine, quello del ministero del Turismo, regno di Maria Vittoria Brambilla. Giovanissima, Mvb aveva tentato la strada della tv nella trasmissione di Canale 5 'Misteri della notte'. A tenerla a battesimo fu il curatore del programma Cesare Medail. Ma l'esordio si rivelò un fiasco. Girata la ruota della fortuna, la Brambilla non ha però dimenticato il suo mentore Medail, ingaggiato come esperto al Turismo (29 mila euro) dopo che lo aveva anche ripescato come direttore della 'Tv delle libertà', fallimentare organo dei suoi omonimi circoli. I quali confezionavano anche un 'Giornale delle libertà', nel quale spiccava come consulente editoriale una vecchia gloria del giornalismo come Vittorio Bruno. Naufragati i circoli, la Brambilla ha ripescato anche lui con un compenso di 70 mila euro lordi. Una goccia nel mare magnum delle super spese della presidenza.

[19-01-2010]

 

 

 

NULLA GIUSTIFICA E NESSUNO E' GIUSTIFICATO AD USARE VIOLENZA 

CONTRO CHICHESSIA: CHI DI SPADA FERISCE D SPADA PERISCE, 

CARO DI PIETRO ! 14.12.09

 

ULTIMISSIME DALLA PROCURA DI PALERMO - “L’IMPERO FININVEST FACEVA GOLA ALLA MAFIA E DELL’UTRI ERA IL TRAMITE CON MILANO DEGLI IMPRENDITORI COLLUSI” – INGROIA & C. VOGLIONO IL FIGLIO DELL’EX SINDACO IN AULA – IL SENATORE PDL “RINGRAZIA” PADELLARO: “GRAZIE AL ‘FATTO’ CHE HA SCOPERTO CHE C’ERA UN PROCESSO A MIO CARICO GIÀ NEL ’92. EROI COME MANGANO”…

1 - L'IMPERO FININVEST FACEVA GOLA ALLA MAFIA...
Riccardo Arena per La Stampa.it
Massimo Ciancimino torna in Procura e alla fine del suo interrogatorio (secretato), i magistrati sono sempre più dell'idea di far chiedere la sua audizione nel processo Dell'Utri.

Perché ieri il figlio dell'ex sindaco mafioso è stato ascoltato ancora sui presunti rapporti diretti tra il senatore del Pdl e Bernardo Provenzano (definiti «follia» dal politico), ma anche sulle presunte relazioni pericolose che, negli anni '80, ci sarebbero state tra Silvio Berlusconi e il suo gruppo e alcuni imprenditori palermitani più che in odor di mafia.

La decisione non è ancora presa e oggi il pg Antonino Gatto non depositerà, all'udienza in Corte d'appello, i verbali del superteste, che i colleghi della Procura hanno invece prodotto nel processo Mori.

La fretta è cattiva consigliera, osservano nell'ufficio diretto da Francesco Messineo. Perché i giudici avevano già detto di no a Ciancimino jr, giudicando vaghe, generiche e contraddittorie le sue dichiarazioni. Al figlio di don Vito Ciancimino, sentito ieri per quattro ore, i pm Antonio Ingroia, Nino Di Matteo e Paolo Guido hanno mostrato appunti del padre. Fra questi uno ritenuto molto significativo: «Buscemi=Berlusconi».

Antonino Buscemi è un costruttore morto da alcuni anni, dopo essere stato condannato all'ergastolo per un omicidio in cui avrebbe avuto un ruolo diretto. È fratello del boss di Passo di Rigano, Salvatore Buscemi, che sta scontando a sua volta la massima pena, e fu socio di un altro costruttore, Franco Bonura, che la scorsa notte è stato condannato a 29 anni per mafia ed estorsioni.

Il significato del «pizzino» di don Vito, nella traduzione che ne dà il figlio, sarebbe che capitali di «Nino» Buscemi e di Bonura, che avevano insieme la società Lurano, sarebbero confluiti in aziende del Nord, collegate al gruppo Fininvest. Buscemi, tra l'altro, aveva già fatto scalate ed esperienze analoghe: sono già stati accertati, nel processo cosiddetto del «tavolino», i suoi rapporti col gruppo Ferruzzi-Gardini e il manager della Calcestruzzi, Lorenzo Panzavolta, ha rimediato una condanna oggi definitiva.

L'imprenditore di Passo di Rigano, ha spiegato ieri Massimo Ciancimino, era dunque l'uomo che proiettava Totò Riina nel panorama delle grandi imprese e l'annotazione di suo padre, per quello che gli avrebbe spiegato lo stesso ex sindaco, si riferiva a una ulteriore proiezione mafio-imprenditoriale del gruppo Buscemi. Stavolta verso la Fininvest.

E con la garanzia di Marcello Dell'Utri. Don Vito, che scriveva di tutto, annotava e consegnava al figlio gli appunti dai quali avrebbe voluto ricavare un libro da realizzare a quattro mani proprio con Massimo, dal titolo «Perché?». Un modo per spiegare, sotto forma di dialogo tra padre e figlio, tanti misteri, fra cui ci sono soprattutto quelli della trattativa fra mafia e Stato, risalente al periodo delle stragi del '92.

Lì Ciancimino jr ebbe un ruolo attivo. Mentre nelle altre vicende è stato spettatore o postino degli scambi di missive e pizzini tra il padre e «Binu» Provenzano. Così sarebbe avvenuto l'11 settembre del 2001, il giorno dell'attentato alle Torri Gemelle, quando nel carteggio tra l'ex sindaco e il superlatitante si parlava di amnistia e di soluzioni da «spingere» per alleviare la «sofferenza» di Vito Ciancimino, condannato e in espiazione di pena.

In quel biglietto - la cui autenticità è al vaglio della scientifica - si faceva riferimento a soluzioni che a Provenzano sarebbero state illustrate «dal nostro Sen». Che altri non sarebbe che Dell'Utri, ha detto Ciancimino jr: il politico e il boss cioè si sarebbero incontrati e avrebbero avuto rapporti diretti. In un altro passaggio dei suoi verbali il figlio dell'ex sindaco dice che «sicuramente il Dell'Utri ha gestito soldi che appartenevano sia al boss Stefano Bontade che a persone a loro legate».

E da cosa le risulta?, gli avevano chiesto. Negli atti depositati la risposta era coperta da un lungo omissis. Ieri il superteste è stato chiamato proprio a riempire ancora questo omissis.

 

2 - DELL'UTRI: IL 'FATTO QUOTIDIANO' POTREBBE DIVENTARE IL MIO NUOVO EROE
(Adnkronos) - "Il 'Fatto quotidiano' potrebbe diventare il mio nuovo eroe... proprio come lo era Vittorio Mangano per me...". Lo ha detto, sorridendo, il senatore Marcello Dell'Utri (Pdl) in una pausa del processo d'appello che lo vede imputato per concorso esterno in associazione mafiosa. Proprio oggi la difesa Dell'Utri ha chiesto alla Corte d'Appello l'acquisizione di una video intervista al giudice Paolo Borsellino, allegata tempo fa al 'Fatto Quotidiano' di Antonio Padellaro. Secondo i legali, dall'intervista video emergerebbe che gia' nel maggio '92 Dell'Utri, ma anche Berlusconi e Vittorio Mangano, "erano sotto inchiesta".

Oggi hanno chiesto alla corte di accertare che fine "ha fatto quel procedimento. Se c'era gia' una istruzione formale chiediamo l'interruzione immediata del processo". "Se riusciamo a dimostrarlo, grazie a il 'Fatto quotidiano' - ha continuato dell'Utri - non posso che pensare che questo giornale e' un eroe...".

 

3 - PG GATTO A DIFESA DELL'UTRI: NON ESISTONO PROCESSI SEGRETI...
(Adnkronos) - "Ancora nel nostro ordinamento i processi segreti non esistono, se c'e' stato un procedimento a carico di Dell'Utri gia' nel '92 ci sara' una traccia nell'apposito registro".

 

Con queste parole, il pg di Palermo Antonino Gatto replica alla difesa del senatore Marcello Dell'Utri che nell'udienza di oggi chiede alla corte d'Appello di acquisire una video intervista al giudice Paolo Borsellino "dalla quale si desume -spiegano il legali- che gia' nel maggio '92 c'era un provvedimento a carico di Dell'Utri, Berlusconi e Vittorio Mangano. Se fosse cosi' bisogna immediatamente bloccare il processo".

E parlando della richiesta della difesa alla Corte d'Appello di accertare se effettivamente esistesse un procedimento sul Dell'Utri, Gatto ha detto: "Perche' non vi siete rivolti alla cancelleria? Non vedo perche' la corte si debba scomodare per un'esigenza che e' della difesa". Sull'acquisizione della video intervista di Borsellino il pg Gatto ha chiesto un termine "per visionarla" e poi prendere una decisione.

 

4 - DELL'UTRI: SOGNO CHE MI SUCCEDA QUELLO CHE E' ACCADUTO A MANNINO...
(Adnkronos) - "Sogno che accada a me quello che e' successo ieri al senatore Mannino". Lo ha detto Marcello Dell'Utri (Pdl) parlando, dal tribunale di Palermo dove e' in corso il suo processo per mafia, dell'assoluzione definitiva di Calogero Mannino, dopo 17 anni tra indagini e processo. "Io ormai la mia pena l'ho scontata, dopo 14 anni tra processo e inchiesta. Proprio come ha fatto Mannino".

[15-01-2010]

LA VERSIONE DI DELL’UTRI - TUTTE LE MINCHIATE DI CIANCIMINO JR.: QUANDO NON CONFONDE LE DATE, O I MINISTRI, O I DEPUTATI COI SENATORI, CI PENSANO I PENTITI CORLEONESI E QUELLI DELLA VECCHIA MAFIA (E PERSINO GELLI) A SMENTIRLO: DA GLADIO A USTICA, DAL SEQUESTRO MORO AL PATTO DELL'UTRI-PROVENZANO, FINO AGLI EX NAR PER L'OMICIDIO MATTARELLA, ECCO TUTTE LE MEGABALLE DEL FIGLIO DI DON VITO...

Gian Marco Chiocci per il Giornale 

 

Per non rischiare di perdersi nei labirinti dietrologici del Ciancimino-pensiero occorre una premessa: il figlio di don Vito, sindaco mafioso di Palermo, dopo aver cominciato a parlare con i pm delle stragi di mezza Italia, recentemente s'è visto dimezzare in appello la pena incassata in primo grado al processo che lo vede imputato per aver riciclato il presunto tesoro di Cosa nostra.

Sull'attendibilità delle sue dichiarazioni c'è ampio dibattito, specie ora che col deposito dei suoi 22 verbali ha allargato il tiro partendo della conoscenza decennale fra Dell'Utri e Provenzano (sic!) e finendo al caso Moro dopo esser passato per Ustica e Licio Gelli. Molti dei riferimenti del giovane Ciancimino sono smentiti dai riscontri. Ecco una sintesi.

«Sicuramente il Dell'Utri ha gestito i soldi che appartenevano sia a Stefano Bontade che a persone loro legate».

Accuse già smentite, con riferimento anche alle parole dell'imprenditore Rapisarda sui soldi scambiati a Milano con Bontade nella primavera del '74. Al processo è stato però documentato come Bontade, in quel periodo, non si era mai mosso da Cannara, vicino Perugia, dov'era al soggiorno obbligato (l'unico sgarro lo pagò con l'arresto in autostrada) così come mai poteva esser presente allo stesso scambio il boss Teresi di cui ha parlato il pentito Di Carlo e per altri versi il pentito Cucuzza.

L'obiettivo segreto dei pm è quello di riaprire il filone sul riciclaggio a carico di Dell'Utri (compreso nel procedimento 6031/94) puntando sulle novità «finanziarie» raccontate da Spatuzza e Ciancimino.

«Dell'Utri subentrò a mio padre nella trattativa, i rapporti tra lui e Provenzano erano molto stretti» oltre 10 anni.

Non c'è alcun documento nel processo Dell'Utri (primo grado e appello) in cui emerge una cosa del genere. Tutti i pentiti della Commissione di Cosa nostra (Brusca, Cangemi, Giuffrè) non sanno niente al riguardo e nulla emerge dai processi di strage. E poiché i rapporti erano decennali, ne dovevano sapere qualcosa anche Buscetta, Contorno. Che invece non ne parlano, al contrario del carneade Spatuzza, poi smentito dal boss Graviano.

 «Il senatore del pizzino di Provenzano? È Dell'Utri».

 

Dopo aver fatto una confusione pazzesca sul biglietto sequestrato a casa Ciancimino in cui si parlava di tv e Berlusconi, il figlio di Vito (che prima dice che l'ha scritto il padre, poi si corregge e lo attribuisce a Provenzano, quindi di fronte all'evidenza che la grafia non è del boss cambia ancora versione) fa una ulteriore confusione su altri pizzini del 2000 in cui si tira in ballo un «amico senatore» che Ciancimino jr fa risalire certamente a Dell'Utri che in quell'anno, però, era ancora deputato.

«Mio padre disse che Dell'Utri era l'unico che poteva scavalcarlo nella gestione della trattativa (...). Una volta tentò di agganciare Dell'Utri perché voleva parlargli e tentò tramite me e un certo deputato Catania. Poi non se ne fece più niente perché Dell'Utri aveva paura di incontrare mio padre».

Ciancimino jr prima dice che il padre per chiedere qualcosa a Dell'Utri si rivolgeva a Provenzano, poi afferma che si rivolgeva a lui stesso o a un deputato, quindi confessa che papà non lo stimava (Dell'Utri) e non voleva averci rapporti, al dunque che provò in tutti i modi ad agganciarlo. Alla fine sostiene che Dell'Utri aveva paura a parlare con Ciancimino, come se parlare con Provenzano per 10 anni di seguito fosse, invece, meno pericoloso.

 

«La mancata perquisizione al covo di Riina? Papà mi disse che era una delle garanzie che chiese ai carabinieri (in cambio della soffiata per l'arresto, ndr) e che i carabinieri ovviamente diedero (...). Riina si vantava che aveva un sacco di documenti, era meglio non rischiare perché sarebbe saltata l'Italia...».

I misteri del covo sono stati chiariti al processo contro Mori e il capitano Ultimo, entrambi assolti con sentenza passata in giudicato (non appellata). Per i giudici non vi fu alcuna soffiata di Ciancimino, si trattò di pura attività d'investigazione. La decisione di non perquisire il covo venne presa d'accordo con la procura di Palermo. Quanto a Riina che aveva segreti tali, si riferiscono a quando Berlusconi era sconosciuto: perché solo quelle parti sono «omissate» dai pm?

 

Nel verbale del 6 giugno 2008 Ciancimino jr fa intendere che casa sua a Roma, in via San Sebastianello, con il padre ai domiciliari, fosse frequentata da mafiosi come Provenzano e agenti segreti.

Nei suoi scritti postumi, Ciancimino senior si lamenta invece dei continui ed assillanti controlli cui è sottoposto da polizia e carabinieri nella sua abitazione romana. Possibile che uomini delle istituzioni deviate e di Cosa nostra corressero così banalmente il rischio di essere scoperti?

«Mio padre faceva parte di Gladio».

Il presidente di Stay Behind smentisce che il nome di Vito Ciancimino sia nell'elenco di Gladio allegato alla relazione presentata al Senato nel '91. Non appare nemmeno fra gli appartenenti nati in Sicilia (in numero di 11). Per l'ex responsabile Paolo Inzerilli, il nome di Ciancimino non risulta neppure incluso nei cosiddetti «negativi», mai contattato.

cattura di Toto Riina

«Nel 1980 ci fu un grande movimento dei Servizi con papà. Non mi posso scordare: il 19 giugno 1980, mi ricordo che proprio quella sera ci fu la strage di Ustica. Mio padre incontrò il ministro Ruffini (...). Mi raccontò già allora, il primo momento, si seppe della storia dell'aereo francese che per sbaglio aveva abbattuto il Dc9 e che bisognava attivare una operazione di copertura affinché non uscisse niente».

La strage è del 27 giugno 1980 e non del 19 giugno. Il ministro Ruffini, all'epoca del disastro non era più ministro della Difesa e nemmeno era più agli Esteri (se ne va a marzo, la strage è a giugno). Il processo ha dimostrato che non vi fu una battaglia aerea su Ustica, nessuno sbaglio, nessun missile colpì il Dc9, nessun velivolo volò in zona, e il mig libico precipitato sulla Sila cadde in tutt'altra data. L'unica tesi rimasta è la bomba.

 

«Mio padre diceva, dell'esecuzione di Mattarella, che si erano serviti di manovalanza romana legata alle, non so, ai brigatisti rossi, neri, non mi ricordo. L'omicidio Mattarella sarebbe stato uno "scambio di favori"».

La pista nera è stata cancellata dai tre gradi di processo, dove gli ex Nar Fioravanti e Cavallini sono usciti assolti con la formula più ampia. Nel libro di Falcone scritto con Marcelle Padovani, il giudice non crede assolutamente alla manovalanza di cui parla Ciancimino, non ci crede come magistrato e come siciliano, perché la mafia non si rivolge a un esterno per compiere un delitto interno.

 

«Mio padre (riferito al ruolo dei Servizi, ndr) mi disse per ben due volte di non dare seguito a delle richieste pervenute per fare pressione su Provenzano affinché si attivassero per aiutare lo Stato nella ricerca del rifugio di Moro».

Ciancimino è smentito dal pentito Marino Mannoia che parlò di un interessamento diretto del capomafia Bontade, e dal collega Masino Buscetta che ammise d'aver ricevuto un incarico dal vertice di fare da intermediario fra Cosa nostra e le Br.

 

«Mio padre mi disse che lui si incontrò con Licio Gelli nel '90 a Cortina, lui che odiava la montagna, lui uno che non ha fatto un bagno a mare se non nel fiume di Corleone, che non si spostava mai. Fu un incontro a due...».

Licio Gelli, interpellato telefonicamente dal Giornale, nega decisamente la circostanza: «Non ci ho mai parlato né a Cortina né altrove perché, semplicemente, questo signor Ciancimino non l'ho mai visto o sentito in vita mia».

[15-01-2010] 

 

 

 

NON SI MUOVE FOGLIA CHE BEN AMMAR NON VOGLIA – C’È LO ZAMPINO DI TARAK IN OGNI AFFARE A NORD DELL’EQUATORE (E NON SOLO): L’IMPRENDITORE TUNISINO VICINISSIMO AL PUZZONE DI ARCORE NEGA UN SUO INTERVENTO, MA C’È CHI CONTA SULLA SUA INFINITA RETE DI CONTATTI PER TROVARE NUOVI SOCI DI TELCO E INDEBOLIRE TELEFONICA…

Giancarlo Radice per il "CorrierEconomia" del "Corriere della Sera"

 

Si muovono gli azionisti italiani di Telco, con Mediobanca e Intesa Sanpaolo a tirare le fila. Si muovono gli spagnoli di Telefonica. Si muove lo stesso management. E c'è chi dice che potrebbe muoversi in prima persona anche Tarak Ben Ammar. È consigliere di Mediobanca e di Telecom Italia, gran regista di mediazioni come quelle che in passato hanno convinto il principe saudita Al Waleed ad acquistare una quota nella Mediaset di Silvio Berlusconi e poi nella News Corporation di Rupert Murdoch.

 

FRA IL MAGHREB E MILANO
È chiaro che si pensa alla sua rete di conoscenze nella finanza araba fra il Maghreb e Medioriente di cui dispone Ben Ammar. L'obiettivo è trovare investitori potenzialmente interessati ad acquisire una consistente quota del primo gruppo italiano di telecomunicazioni, in modo da essere presenti negli assetti societari e rendere meno evidente il ruolo dominante che Telefonica potrebbe ormai assumere. Lui però, raggiunto nel suo ufficio di Parigi, smentisce in modo categorico: «Non sto affatto seguendo quella vicenda» assicura.

Lo scenario di fondo è quello dell'integrazione fra Telecom Italia e il colosso spagnolo, che ne è il maggiore socio industriale. E che l' «attrazione fatale» fra i due gruppi sia entrata in una nuova fase è difficile non notarlo. «Un rischio oggi più che realistico - lo ha definito pochi giorni fa l'ex ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni -. Bisogna evitare che Telecom finisca in mani spagnole senza che ci sia una scelta condivisa da tutti gli apparati politici e industriali».

 

LA REAZIONE DEI PICCOLI
Negli stessi giorni l'Asati, l'associazione dei piccoli azionisti del gruppo, ha parlato dell'ipotesi di fusione fra Telecom e Telefonica come di «un progetto scellerato». «Se proprio vogliono, gli spagnoli facciano un'Opa a 2,2 euro per azione rivolta a tutto il mercato - ha tuonato il presidente Franco Lombardi -. Solo in quel caso non avrei più niente da dire, perché sarebbe un'operazione corretta».

A scatenare la reazione dei piccoli azionisti erano state le indiscrezioni, riportate da alcuni media, secondo cui i partner italiani di Telco (Mediobanca, Intesa e Generali) sarebbero pronti a vendere i loro pacchetti a Telefonica, la quale eviterebbe così di lanciare un'offerta pubblica. «Indiscrezioni prive di qualsiasi fondamento » , hanno replicato i soci di Telco su sollecitazione della Consob.

 

Ma che i vertici di Mediobanca, Intesa e Telefonica stiamo ragionando da mesi su un progetto di fusione viene dato per certo sia da fonti vicine alle stesse società sia in ambienti governativi. Nessun progetto operativo, per ora, ma qualcosa più di una semplice ipotesi. Anzi, secondo fonti vicine alla vicenda, fra i partner di Telco si sarebbe già cominciato a pensare a eventuali concambi azionari e a una «separazione » della rete che sposti un po' oltre l'attuale organizzazione «divisionale» sotto le insegne di Open Access. Una materia sensibile sul piano politico, con il governo che ancora non ha una strategia per la cosiddetta rete nazionale di nuova generazione, almeno in parte in fibra ottica, alla quale affidare il futuro delle comunicazioni nel Paese.

 

LA RIUNIONE DI FEBBRAIO
Qualcosa in più sulla marcia di avvicinamento fra Telecom e Telefonica potrebbe emergere già questa settimana quando il comitato esecutivo del gruppo italiano (composto dall'amministratore delegato Franco Bernabè, dal presidente Gabriele Galateri di Genola, dal direttore generale di Mediobanca Renato Pagliaro, dall'amministratore delegato di Telefonica Julio Linares, da Roland Berger, Elio Catania e Aldo Minucci) si riunirà per verificare lo stato d'avanzamento del piano industriale 2009-2011, fare il punto sulla «questione Argentina» (il governo di Buenos Aires ha intimato al gruppo di cedere quel 50% che detiene in Sofora, la holding che controlla Telecom Argentina) e dare indicazioni al consiglio d'amministrazione in programma il 25 febbraio.

Quel che è certo è che, a deporre in favore di un'integrazione di Telecom in Telefonica, è la stessa evoluzione di un mercato dove il traffico voce sia fisso sia mobile garantisce sempre meno margini e dove a fornire i servizi ad alto valore saranno sempre più i vari Google o Yahoo o Facebook. Per non ridursi a semplici utilities, tutte o quasi le compagnie di telecomunicazioni stanno ragionando in termini di scala, in modo da disporre di risorse adeguate da investire e poter offrire «aggregazioni» di servizi su proprie piattaforme. Si parla insomma di gruppi con centinaia di milioni di utenti.

Un esempio è quello di Vodafone, che non a caso ha stretto un'alleanza con China Mobile, la giapponese Softbank e l'americana Verizon, mettendo insieme un bacino di 1,1 miliardi di clienti. Ma Telecom, con i suoi 30 milioni d'abbonati e attività concentrate al 90% in Italia, è molto lontana da questa soglia.

 

[11-01-2010] 

 

 

 

UNA BIOGRAFIA “NON AUTORIZZATA” RACCONTA MISTERI E SEGRETI DI GIANNI LETTA - È RARO LEGGERE 280 PAGINE DI FILA NON OSSEQUIOSE SULL’UOMO PIÙ POTENTE D’ITALIA - È DA 15 ANNI ORMAI L’INTOCCABILE DEGLI INTOCCABILI. PIÙ DI BERLUSCONI, PIÙ DELLA FIAT - A PARTE “IL FATTO”, PUNTUALIZZA MARCO LILLO, NESSUN GIORNALE OSA DISTURBARE IL POLIZIOTTO BUONO DEL REGIME, E NOI AGGIUNGIAMO: TANTO MENO SANTORO (GLI AUTORI GIUSY ARENA E FILIPPO BARONE LAVORANO NELLA REDAZIONE DI ‘ANNO ZERO’)

 

1 - IL GRAN VISIR DELLA SECONDA REPUBBLICA: UNA BIOGRAFIA "NON AUTORIZZATA" NE RACCONTA MISTERI E SEGRETI
Marco Lillo per Il Fatto

La biografia non autorizzata di Gianni Letta, firmata da Giusy Arena e Filippo Barone, è una boccata di aria fresca nella cappa dell'editoria italiana. È raro leggere 280 pagine di fila non ossequiose sull'uomo più potente d'Italia. Letta è da 15 anni ormai l'intoccabile degli intoccabili. Più di Berlusconi, più della Fiat.

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Nessuno osa disturbare il poliziotto buono del regime. Nessuno scrive una riga negativa sul sottosegretario che siede sul tesoro dei fondi all'editoria. I giornali italiani si dividono in due categorie: da un lato la stampa di partito che riceve i fondi milionari dell'ufficio che dipende da Letta.

E dall'altro i grandi quotidiani degli editori impuri (banche, case automobilistiche, produttori di energia elettrica) che da un lato battono cassa per i prepensionamenti al medesimo ufficio e dall'altro sono sottoposti ad autorizzazioni e concessioni governative e non vogliono precludersi una linea dialogante con il Governo che deve dare loro autorizzazioni, licenze e tariffe.

E così, quando nelle redazioni arriva la notizia che Letta è indagato, come è accaduto nella primavera scorsa, nessun direttore ha il coraggio di dire: "Si stampi". La congiura del silenzio grottesca e imbarazzante è stata rotta da "Il Fatto Quotidiano" il giorno della sua nascita, il 23 settembre scorso. Quel giorno, chi scrive fu invitato alla trasmissione "Omnibus" su La7 per presentare il giornale che titolava in prima pagina "Letta indagato".

Il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri si lanciò in una difesa d'ufficio, dicendo : "Tutte sciocchezze. Tutti gli italiani affiderebbero i loro soldi a Gianni Letta". Forse Gasparri ha ragione. Ma questa reputazione di poco inferiore a quella del Papa si è consolidata grazie alle lunghe paginate zeppe di saliva e omissis che i cronisti politici hanno dedicato al loro collega.

Mentre i direttori dei maggiori quotidiani nascondevano la notizia dell'indagine su Letta (che nel libro è ben raccontata) il giornalista più potente d'Italia è stato addirittura premiato dall'Ordine dei giornalisti e invitato a tenere una lectio magistralis all'Auditorium di Roma.

Ora finalmente due giornalisti veri (Giusy Arena e Filippo Barone lavorano nella redazione di Anno zero, con Michele Santoro) cercano di ristabilire la dignità della categoria regalandoci questa "Biografia non autorizzata di Gianni Letta" che cerca di raccontare il lato B del gran ciambellano della seconda repubblica.

Dai fondi neri dell'Iri, all'inchiesta sul piano frequenze, dalle mazzette al Psdi all'inchiesta oscurata del pm Woodcock sul business degli immigrati. Arena e Barone inseriscono i verbali e i documenti nel contesto politico rendendo il clima delle tante epoche attraversate da questo galantuomo per tutte le stagioni. Quelli che seguono sono due estratti tratti dai capitoli dedicati al caso dei fondi neri Iri e alle mazzette pagate da Fininvest al Psdi.

2 - GIANNI LETTA E GLI SCHELETRI DELL'INTOCCABILE EMINENZA
di Giusy Arena e Filippo Barone - tratto dal libro "Gianni Letta - Una biografia non autorizzata"

È il 15 ottobre 1984, quando Roma si sveglia con un brutto colpo. L'avvocato Fausto Calabria, presidente di Mediobanca, e Sergio De Amicis presidente dell'Associazione società Autostrade, sono finiti in manette. (...) Il giudice istruttore Gherardo Colombo e il pm Luigi De Ruggiero, accusano i due dirigenti di falso in bilancio e in comunicazioni sociali, appropriazione indebita continuata e pluriaggravata. L'accusa appare subito esorbitante: si parla di sottrazione di qualcosa come 240 miliardi di lire.

Il nocciolo dell'inchiesta non è del tutto nuovo, perché nasce da un rapporto della Finanza del maggio 1976. Un anonimo, allora, aveva presentato un esposto dal titolo interessante: "Ipotesi di costituzione di fondi neri alla Scai", cioè una società del gruppo Iri controllata attraverso l'Italstat. (...)

I dirigenti di queste società che sono le committenti di lavori pubblici e che veicolano svariati miliardi, avevano creato dei conti correnti su cui far transitare le somme destinate ai finanziamenti per le opere pubbliche.

I soldi, anziché essere subito impiegati per le opere, venivano parcheggiati per diversi mesi su quei conti, in modo da generare interessi del valore di miliardi (in quegli anni arrivano anche al 20%). Nel 1976 gli interessi accumulati erano di 150 miliardi, nel 1984 raggiungono i 240. (...)

Ben presto Colombo e De Ruggiero scoprono che le destinazioni dei fondi erano le più svariate. Erano le tasche dei diretti interessati, la redistribuzione ad amici, società, partiti, o altre finalità per nulla trasparenti. (...)

C'è poi il capitolo dei giornali. Dei beneficiari di finanziamenti, si conoscono solo due nomi. Uno è l' Avanti, quotidiano socialista, che ha avuto trecento milioni in forma di Cct, come regalo di Natale, passando dal finanziere Ferdinando Mach di Palmstein.

È lo stesso Bernabei, davanti al giudice Colombo, a raccontare come andò nel secondo caso, il finanziamento al Tempo: "Alla fine del 1983 ebbi modo di parlare con Pesenti (Carlo, il patron dell'Italcementi e del Tempo, morto l'anno dopo),il quale mi evidenziò le difficoltà finanziarie del Tempo... A tal fine venne a trovarmi nella primavera del 1984 Gianni Letta, al quale consegnai 1,5 miliardi di lire in Cct, dietro promessa di appoggio della politica economica dell'Italstat".

Letta viene interrogato da Colombo e si difende: è "un'operazione legittima. L'Iri pagava una campagna promozionale. Chi doveva dirci che i fondi erano neri?". (...) Su tutta la vicenda dei fondi neri al quotidiano romano preme una cappa di silenzio. Il Giornale d'Italia si lancia in un attacco solitario, a firma di Tommaso Albani: La somma che "oscilla tra i 1.250 e 1.750 milioni, ricevuta da Gianni Letta, non figura nel bilancio '83 della società editrice del quotidiano romano" .

E poi ancora: "L'uso che Gianni Letta avrebbe fatto della cospicua somma getta nuove ombre sull'intero episodio. Infatti, da successivi accertamenti, sarebbe emerso in modo inconfutabile che il finanziamento occulto fu utilizzato per un'operazione nell'interesse personale di chi si trovò ad averne la disponibilità".

Letta risponde alle accuse del quotidiano a colpi di denunce e diffide, e smentisce "nella maniera più assoluta la falsa e fantasiosa ricostruzione" della testimonianza resa davanti ai magistrati e pubblicata dal Giornale d'Italia. (...) A poco serve la solitaria battaglia del quotidiano, perché le sue domande non ottengono risposta.

Come non la ottiene Giampaolo Pansa: "Quale fu il destino di quel miliardo e mezzo? Certo, c'era un rosso profondo che gravava sui conti del giornale, ma questa ‘cura da cavallo' di liquidità proveniente da fondi Iri evidentemente non è servita: nel giro di un paio d'anni il quotidiano dovrà fare fronte ai costi, e provvedere a numerosi tagli di personale. E lo stesso Letta sarà costretto a dimettersi".

MANI PULITE.
Il 1992 vede uno dopo l'altro aprirsi una serie di guai giudiziari per la stessa Fininvest. L'8 aprile 1993 è la volta di Gianni Letta. Il vicepresidente della Fininvest Comunicazioni viene interrogato dal magistrato Antonio Di Pietro , che con il pool milanese di Mani pulite sta indagando sui finanziamenti illeciti ai partiti. Si potrebbe pensare che stia per rispuntare da lontano l'ombra nera e immane dei fondi occulti miliardari targati Iri, un passato che tutti avevano voluto seppellire.

Ma invece si parla di piccoli finanziamenti a piccoli partiti. Letta, che nel frattempo è diventato vicepresidente del gruppo, di fronte a Di Pietro ammette di avere versato soldi nel 1988 all'allora segretario del Psdi Antoni Cariglia. È una piccola cifra di cui Letta conserva un ricordo vago, "una settantina di milioni, non ricordo bene", versati a un amico in difficoltà.

Ad aiutare i magistrati milanesi nella ricostruzione della vicenda è Roberto Buzio, uomo di fiducia di Cariglia dall' ‘89 al ‘92. Racconta che era stato lo stesso esponente di partito del Sole nascente a contattare Letta, alla vigilia delle elezioni europee del 1989. Chiede di avere più spazio sulle tv della Fininvest, per l'occasione elettorale. Soprattutto, Cariglia chiede contributi al partito.

Davanti a Di Pietro, il 16 aprile 1993, sarà Cariglia a confermare di aver ottenuto il versamento da parte del vicepresidente Letta, di cui dice di essere in ottimi rapporti. "Con Letta sono amico da tempo e, in una fase in cui i nostri rapporti con il Psi erano difficili, sapendo che la Fininvest aveva ottimi rapporti con il Psi, mi rivolsi a lui perché il Psdi avesse più spazio in tv e non fosse discriminato".

L'amico di tutti Letta aveva quindi esercitato un salutare bilanciamento, una par condicio in salsa socialista, sulle reti del Cavaliere. E quei settanta milioni di Letta? chiede Di Pietro. "Un contributo a titolo personale", risponde Cariglia. Ma poi ci ripensa: "Non sono in grado di dire nulla".

Neanche due ore dopo si fa viva la Fininvest con un comunicato: "Si tratta di un episodio lontano nel tempo e circoscritto nelle dimensioni, già chiarito nelle sue motivazioni personali e nelle sue finalità (stampa di manifesti). Un gesto di amicizia nei confronti di chi si trovava in difficoltà (...).

Un episodio che non contraddice ma conferma il comportamento costantemente osservato dal gruppo Fininvest ormai da molti anni nei confronti dei partiti". (....) Sull'intera vicenda, sulle accuse di violazione della legge sul finanziamento ai partiti, calerà l'amnistia, estesa fino al 1989.

 

 

[20-12-2009]

 

 

 

LA FAMIGLIA DELL'"EROE" MANGANO – I LOSCHI TRAFFICI DEGLI EREDI DELLO STALLIERE DI ARCORE: LA VEDOVA E LE FIGLIE POSSIEDONO DUE COOPERATIVE A MILANO DOVE IL BOSS LATITANTE NICCHI AVREBBE INCONTRATO PARENTI E DIPENDENTI – CHISSÀ PERCHÉ MARITI, COGNATI E COLLABORATORI DELLE SIGNORE HANNO SPESSO LA FEDINA PENALE SPORCA…

Paolo Biondani per "L'espresso" in edicola domani

Per Marcello Dell'Utri è «un eroe», morto in carcere pur di non accusare ingiustamente lui e Berlusconi. Per i magistrati, invece, era un boss di Cosa nostra, trafficante di eroina già nel 1980 e mandante di omicidi anche nei primi anni '90. Sembra una storia del passato, quella di Vittorio Mangano, il pregiudicato palermitano che a metà degli anni Settanta lavorò e abitò per lunghi mesi con la sua famiglia nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore. Un vecchio affare di mafia che continua a contrapporre le verità comprovate da giudici come Giovanni Falcone e l'innocentismo di Berlusconi e Dell'Utri, che è tornato a definirlo «eroico» anche pochi giorni fa.

Ora, però, c'è una nuova ondata di indagini che riporta in prima linea il clan di Mangano. Una svolta che non nasce dalle rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza, chiamato a deporre in appello dopo la condanna a nove anni inflitta a Dell'Utri in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. Le nuove inchieste riguardano i boss di oggi. E chiamano in causa gli eredi del padrino morto nove anni fa. I suoi parenti più stretti.

Loredana Mangano, la figlia maggiore di Vittorio, è cresciuta al Nord, ma ha sposato un siciliano doc, Enrico di Grusa, arrestato il 17 giugno '98, dopo quattro mesi di clandestinità a Milano, e condannato per mafia e droga. Ora anche suo fratello, Alessandro Di Grusa, è stato condannato a 12 anni. Il tribunale di Palermo, pochi giorni fa, lo ha dichiarato colpevole di aver favorito la latitanza di Giovanni Nicchi, un boss che a soli 28 anni è considerato dai pm «l'astro nascente di Cosa nostra».

Alleato con le storiche famiglie italo-americane, le stesse con cui Vittorio Mangano gestiva i traffici di eroina della «Pizza connection», Nicchi ha tentato una clamorosa scalata alla Cupola, scontrandosi con i Lo Piccolo. Tuttora è nella lista dei 30 latitanti più pericolosi. E ora si scopre che si era nascosto a Milano. Protetto dal cognato di Loredana Mangano.

A parlare di Nicchi sono almeno tre nuovi pentiti, ma la condanna di Di Grusa si fonda anche su riscontri fotografici. Tutto parte dalla spettacolare rapina del 2008 alla gioielleria Damiani di Milano. I capi della banda sono siciliani. E a un arrestato la polizia sequestra le foto di una festa con Nicchi a Milano. Qui, secondo i pentiti, il latitante ha incontrato, oltre al cognato, alcuni dipendenti di Loredana Mangano.

Con le sorelle Cinzia e Marina e con la madre Maria Anna Imbrociano, infatti, la figlia di Vittorio Mangano controlla due cooperative, la Cgs New Group e la Csi Milano, con sede in via Romilli. Nel 2008 hanno incassato 3 milioni con appalti di ortofrutta, pulizia e trasporto merci. Gli uffici sono disegnati da un architetto alla moda. La filiale di Palermo, gestita da Marina Mangano, è allo stesso indirizzo da cui il padre, 29 anni fa, parlava di cavalli con Dell'Utri. Il sito Internet è ricco di citazioni sulla qualità dei «prodotti bio» e la «professionalità del personale».

Come direttore tecnico della Cgs figura però Daniele Formisano, cugino delle sorelle Mangano, assunto dopo aver scontato una condanna per 300 chili di droga. Fino all'anno scorso la Cgs aveva sede in viale Ortles 16, allo stesso indirizzo di una cooperativa omonima, liquidata da un ex collaboratore, Giuseppe Porto. Un uomo dai mille contatti.

Dieci anni fa era il braccio destro di un amico di Dell'Utri: un imprenditore messinese condannato per corruzione. Nei mesi scorsi incontrava un manager calabrese ora a processo per la cocaina all'Ortomercato. Ma la polizia ha riconosciuto Porto anche nella foto degli amici siciliani che nel 2000 portavano la bara ai funerali di Vittorio Mangano.

 

 

[03-12-2009]

 

 

 

MEGLIO L’EREDITÀ DEL DIVORZIO? VERONICA GIOCA TUTTO SULL’ADDEBITO DI COLPA: SE LO OTTIENE, PUÒ TIRARE IL DIVORZIO PER LE LUNGHE E MANTENERE IL DIRITTO A RICEVERE IL 25 % DEL PATRIMONIO DI SILVIO - SE IL CAVALIERE DOVESSE MANCARE ALL'AFFETTO DI FINI E MAGISTRATURA.. I MILIARDI DAREBBERO AI LORO TRE FIGLI IL CONTROLLO DELLE AZIENDE DI FAMIGLIA – ALLA FACCIA DI PIERSILVIO E MARINA…

 

Rossana Lacala per "Novella 2000"

No, le stelle, nel 2010, non faranno sconti a Silvio Berlusconi. Lui è della Bilancia: ergo, Giove, Urano e Plutone gli chiederanno, nei prossimi 12 mesi, di stare attento ai cordoni della borsa e di non esporre troppo il portafoglio alle turbolenze. Ma come farà il pover'uomo da 10 miliardi di euro di patrimonio a perseguire un risparmio consapevole se tutti stanno lì a battere cassa?

Tanto per cominciare c'è Carlo De Benedetti, che non sente ragioni: vuole, fosse pure in forma di fidejussione bancaria, ciò che la giustizia gli ha assegnato, in soldoni 749.955.611,93 euro. La storia è nota. Fininvest, holding della famiglia Berlusconi, deve alla Cir di De Benedetti quel bel gruzzoletto per il danno patrimoniale da "perdita di chance" legato all'affaire lodo Mondadori.

Vale a dire, secondo le accuse, allo "scippo", nel 1991, della casa editrice, che Fininvest avrebbe ottenuto pagando tangenti a un giudice impegnato nella battaglia imprenditorial-giudiziaria più bollente della storia italiana.

Ma soprattutto c'è lei, la Signora, come il premier chiama sua moglie, Veronica Lario. Già, perché la Signora ha chiesto 43 milioni di euro l'anno, poco più di tre milioni e mezzo al mese, come assegno di mantenimento, nell'ambito del ricorso di separazione con addebito.

VETRI ROTTI E TESTE A POSTO
Lui, il Cavaliere, deve essersi proprio arrabbiato. Chissà se ha fatto volare la famosa fotografia della moglie posta accanto al lettone di Palazzo Grazioli, chissà se poi ci è saltato su con i suoi tacchi infrangendone il vetro. Certo è che non l'ha dato a vedere, ma ha fatto sapere la sua controfferta: circa 200mila euro mensili, con la possibilità di arrivare fino a 300mila. E in più, attraverso fonti a lui vicine, ha messo in giro la voce che sarebbero già stati versati a Veronica, negli anni, tra i 60 e i 70 milioni.

Nei salotti milanesi gli schieramenti pro l'uno o l'altra sono in azione. Tutti, ma proprio tutti, al di là delle dichiarazioni pubbliche, concordano però su un punto: la cifra chiesta da Veronica non è il frutto di un colpo di testa, ma una scelta meditata e, soprattutto, appoggiata su dati di fatto (carte, conti e vai a sapere cos'altro). A sostegno della tesi, un osservatore di matrimoni vip al capolinea che vuole restare anonimo sostiene: «Certo, si tende sempre a rilanciare, ma la signora Lario sarebbe impazzita, e il suo avvocato con lei, se non avessero qualche buona carta in mano.

Rischiano di rimetterci l'immagine più i soldi l'una e una carriera invidiabile l'altra. Mi risulta poi che alla signora sia stata suggerita una strada "morbida": delegare la quantificazione dell'assegno di mantenimento a un soggetto terzo indicato da lei. Dunque, se ha deciso di rivolgersi direttamente a un giudice, non gioca d'azzardo come si legge su certi giornali. Ne vedremo delle belle».

 

Sì ne vedremo delle belle. Perché il giudice che metterà le mani in questa faccenda certo una sbirciatina agli affari di famiglia dovrà darla: toccherà a lui quantificare con esattezza l'entità dell'assegno di mantenimento, avendo tra i suoi strumenti persino l'estrema decisione di congelare tutti i beni in gioco per tutelare le parti e i figli.

 

Un'ipotesi, quest'ultima, improbabile, quasi da film, perché quando si aprono partite così grosse tutte le transazioni sono sotto osservazione dei legali e del giudice: è come se una specie di lente d'ingrandimento, nel momento in cui una coppia entra in tribunale per dirsi addio, si mettesse al lavoro su ogni minima cifra. Per esempio, la vendita di Villa Certosa che si sarebbe aggiudicato l'emiro Mohammed Al Nahayan, erede al trono di Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) per 450 milioni di euro non sfuggirà ai legittimi interessi della Lario.

Per ora siamo agli inizi, ma già il giudice ha davanti a sé uno stuolo di professionisti agguerriti da entrambi i fronti. Tra cui molte signore di rango: dall'avvocato della Lario, Maria Cristina Morelli, raccontata come legale di vasti studi e razionalità estrema, a Ippolita Ghedini, sorella dell'avvocato e parlamentare Niccolò, che tutela il premier. Per non parlare dell'autorevole Cristina Rossello, avvocato a cui il premier ha affidato la cura degli aspetti legali della valutazione del patrimonio di famiglia, in seguito alla separazione e all'ipotesi di riassetto azionario tra i cinque figli.

L'ADDEBITO COL BOTTO
E se ne vedranno delle belle anche perché Veronica ha accessoriato la sua richiesta di separazione giudiziale con un addebito. Lei, attenta ai minimi particolari nei confronti delle cose che ha a cuore: basti pensare all'amorevole cura per la Villa di Macherio, costata dal 2002 a oggi quattro milioni e 47 mila euro di soli arredi, non poteva non volere puntare alto anche per la fine del suo matrimonio. Una fine con il botto.

La signora Berlusconi deve essere ben consapevole di due cose: la prima, è che la dichiarazione di addebito implica la prova che la irreversibile crisi coniugale sia ricollegabile, esclusivamente, al comportamento volontariamente e consapevolmente contrario ai doveri nascenti dal matrimonio di uno o entrambi i coniugi; la seconda, è che il giudice deve decidere sull'addebito contestualmente alla sentenza di separazione, perché la dichiarazione di addebito non è fine a se stessa, ma ha ripercussioni sia sulla materia successoria, sia su quella del mantenimento.

Che vuol dire tutto questo? Innanzitutto, che se ha chiesto l'addebito Veronica pensa di potere dimostrare il nesso di causa ed effetto delle "bagatelle" di Silvio, ma anche di scansare da sé ogni più piccola ombra.

Nella casisitica relativa a separazioni di questo tipo, tra le bagatelle che inchiodano il fedifrago ci sono la relazione extraconiugale instaurata prima di una crisi matrimoniale, il persistente rifiuto di intrattenere rapporti sessuali, l'avere avuto rapporti sessuali con prostitute e persino il danno all'immagine e alla dignità del richiedente causata dal coniuge birbone.

C'è poi la questione della successione. Finché Veronica resterà signora Berlusconi, neppure la separazione scioglierà un legame indissolubile davanti alla legge: l'eredità. Veronica ha diritto al 25 per cento dell'intero patrimonio del Cavaliere, il che, se diamo retta ai giornali ben informati come Forbes, ammonta a 10 miliardi di euro, miliardo più miliardo meno.

Alla Signora, dunque spettano (sino al divorzio che la esclude dall'asse ereditario) 2 miliardi e mezzo di euro e voce in capitolo sugli assetti dell'impresa di famiglia, laddove il premier dovesse scomparire. Un vantaggio che andrebbe poi, alla morte della Lario, ai suoi figli, Barbara, Luigi ed Eleonora.

Che ereditando la sua quota, passerebbero in vantaggio sui fratelli Marina e Pier Silvio anche qualora Silvio facesse il colpo di mano temuto da Veronica: il lascito ai figli di primo letto della parte di cui, in successione, il premier può disporre liberamente.

Del resto, anche Silvio ha uguali diritti: un quarto del patrimonio della moglie è suo. Ma se il giudice cui è affidata la separazione dovesse dar ragione alla Lario sull'addebito, ebbene il Cavaliere perderebbe diritti su quei soldi. Si dirà, ma figurarsi se gli interessano gli spiccioli? Sarà, ma a parte la questione di principio, Veronica lo terrebbe, così, lontano dal suo portafoglio accrescendo il "salvadanaio" per i suoi ragazzi. Se la Lario, poi, dovesse vincerla per Silvio si metterebbe male anche il divorzio. A meno che il Cavaliere non ricambi. E chieda, lui, l'addebito.

GUERRA STELLARE
E allora sì che scoppierà una guerra stellare, il primo divorzio italiano da meritare le cover dei magazine del mondo. Se fosse Silvio ad aggiudicarsi l'addebito, la successione di Veronica sarebbe out e lo scudo del 25 per cento a disposizione, alla sua morte, dei figli si infrangerebbe in mille pezzi. Come il vetro delle cornici argentate di palazzo Grazioli.

 

 

[03-12-2009]

 

 

 

il commissario davanzoni replica a marina b. con le parole del banchiere rasini tratte da un libro del '94 di paolo madron: "sono [di Berlusconi] non meno dell'80% delle azioni delle [22] holding [che controllano Fininvest]. Sull'altro 20%, per la gioia di chi cerca, ci si può ancora sbizzarrire" - (e meno male che ieri d'avanzo ha liquidato questa bio del cavaliere con un arrogante "molto friendly"! cosa crede che solo lui sa fare il giornalista investigativo?)...

Attilio Bolzoni e Giuseppe D'Avanzo per la Repubblica

Il racconto di Repubblica di come i mafiosi di Brancaccio ritengano di avere "un asso nella manica" da giocare contro la Fininvest ha provocato le proteste di Marina Berlusconi, presidente della holding, e l'annuncio di azioni penali e civili di Mediaset. La protesta di Mediaset è temeraria.

 

Forse per un equivoco o soltanto per offrire ai giornali della Casa un titolo aggressivo, sostiene che, nell'inchiesta, ci sia scritto: "il 20 per cento di Mediaset appartiene alla mafia". È falso. Nessuno ha scritto una frase di questo genere. Nessuno poteva scriverla.

Mediaset nasce come società quotata in Borsa soltanto nel 1996 mentre la cronaca dà conto, per la prima volta, degli interrogatori dei mafiosi di Brancaccio che raccontano vicende degli anni ottanta e primi anni novanta, comunque precedenti al 27 gennaio 1994, quando Filippo e Giuseppe Graviano sono stati arrestati a Milano. L'inchiesta si occupa di Fininvest, non di Mediaset. Di quel che i mafiosi riferiscono della Fininvest (detiene il 38,618 per cento di Mediaset).

Gaspare Spatuzza rivela ai pubblici ministeri di Firenze che "Filippo Graviano mi parlava come se Fininvest fosse un suo investimento, come se fossero soldi messi da tasca sua". È una dichiarazione che ripropone la questione mai accantonata della provenienza dei capitali che hanno favorito l'avventura imprenditoriale di Silvio Berlusconi che di suo - è noto - risorse non ne aveva a disposizione.

 

Per sintetizzare i dubbi che ancora ci sono su quell'inizio, Repubblica ha ritenuto di citare una breve frase dal libro di Paolo Madron, Le gesta del Cavaliere, Sperling&Kupfer: "Sono [di Berlusconi] non meno dell'80 per cento delle azioni delle holding che controllano Fininvest. Sull'altro 20 per cento, per la gioia di chi cerca, ci si può ancora sbizzarrire" (pag.137).

Contro questa frase muove oggi con indignazione e qualche sovrattono Marina Berlusconi. Lasciamo in un canto i suoi insulti. La presidente della Fininvest dichiara: "Il 100 per cento della Fininvest, come emerge incontrovertibilmente da tutti i documenti, appartiene alla nostra famiglia, a Silvio Berlusconi e ai suoi figli. Così è oggi e così è da sempre, non c'è mai stata una sola azione della Fininvest che non facesse capo alla famiglia Berlusconi".

Se così è, perché la Fininvest non ha mai considerato calunnioso e diffamatorio il libro di Madron, diventato nel tempo anche autorevole direttore di Panorama Economy, periodico della Casa? Perché se ne duole soltanto oggi? Possibile che le sia sfuggito un libro pubblicato da una casa editrice dal 1995 di proprietà della Mondadori?

 

Di quel lavoro, qualcosa si sa. Paolo Madron è forse il solo giornalista che abbia avuto modo di incontrare e intervistare a lungo il conte Carlo Rasini, patron della Banca Rasini che mise a disposizione del giovane Berlusconi fidejussioni, prima, finanziamenti, poi. Madron riesce a incontrare Rasini nella sua casa ai Bastioni di Porta Venezia, a Milano. La conversazione è lunga, piacevole e assai intrigante.

 

Il conte banchiere racconta come "in realtà, le città giardino di Berlusconi sono servite a qualche famiglia milanese per far rientrare le valigie di soldi depositate a suo tempo in Svizzera". Ricorda di come, un giorno, Berlusconi "va da Rasini e gli chiede di appoggiarlo su quei suoi amici, clienti o meno della banca, che hanno portato fuori tanti soldi e che, se lui ci metterà una buona parola, potrebbero dargli fiducia".

Rasini ne parla con il padre di Berlusconi, Luigi, che non vorrebbe. Ha paura che il figlio "resti schiacciato dalla sua ambizione". Ma Rasini, come ha fatto altre volte, non gli fa mancare il suo aiuto. "In fondo, quale migliore occasione per far tornare il denaro dal paese degli gnomi e farlo fruttare bello e pulito nelle mani di quel giovanotto che dove tocca guadagna?".

Ora Madron è a colazione da Carlo Rasini. Gli chiede conto di quei finanziamenti e il conte banchiere gli rivela che Berlusconi ha restituito, di quelle somme, soltanto l'ottanta per cento. "E l'altro venti?", chiede Madron. Rasini sorride e gli dice: "L'altro venti per cento non è stato restituito; so come sono andate le cose e a chi appartiene quel venti per cento, ma non glielo dirò".

 

Marina Berlusconi, nel suo sdegno, sostiene ancora: "Anni e anni di indagini e perizie ordinate proprio dalla procura di Palermo si sono concluse con l'unico possibile risultato: (...) nell'azionariato Fininvest (...) non esistono zone d'ombra".

L'affermazione è imprudente, se si legge la sentenza della II sezione del Tribunale di Palermo che ha condannato Marcello Dell'Utri, braccio destro di Berlusconi. La consulenza dell'accusa, scrivono i giudici, nonostante la "parziale documentazione" messa a disposizione, "evidenzia la scarsa trasparenza o l'anomalia di molte operazioni effettuate dal gruppo Fininvest negli anni 1975-1984. [Questa conclusione] non ha trovato smentita dal consulente della difesa Dell'Utri", il professor Paolo Maurizio Iovenitti, docente alla Bocconi di Finanza mobiliare e Analisi strategiche e valutazioni finanziarie.

 

Iovenitti ha ammesso in aula che alcune operazioni erano "potenzialmente non trasparenti". Scrivono allora i giudici: "Non è stato possibile, da parte dei consulenti [del pubblico ministero e della difesa], risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all'origine, qualunque essa fosse, lecita od illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest. (...).

sede fininvest ex villa borletti in via rovani

La consulenza Iovenitti non ha fatto chiarezza sulla vicenda in esame [e], pur avendo la disponibilità di tutta la documentazione esistente presso gli archivi della Fininvest, non ha contribuito a chiarire la natura di alcune operazioni finanziarie "anomale" e a evidenziare la correttezza delle risultanze societarie, contabili e bancarie del gruppo Fininvest".

 

Naturalmente sull'intera questione, avrebbe potuto far luce con autorevolezza Silvio Berlusconi. Si sa come andarono le cose. Interrogato il 26 novembre del 2002 a Palazzo Chigi, il presidente del consiglio si è "avvalso della facoltà di non rispondere".

Così le perplessità sulle origini della fortuna di Berlusconi restano ancora vive. Ora che Cosa Nostra sembra ricattare il premier, sarebbe necessario illuminare quel che ancora oggi è oscuro, più che gridare a un "disegno politico di annientamento".

 

 

[29-11-2009]


“QUEL LIBRO NON DICE CHE SILVIO È MAFIOSO” – A PAOLO MADRON NON PIACE CHE “REPUBBLICA” CITI IL SUO LIBRO DEL '94 “LE GESTA DEL CAVALIERE” A SPROPOSITO: “NON TROVAI NULLA SU CAPITALI ILLECITI DATI DALLA BANCA RASINI. L’ISTITUTO CONVINSE DEI CLIENTI AD INVESTIRE CAPITALI SVIZZERI CHE BERLUSCA RESTITUÌ ALL’80%” - E IL 20%? “NON SI SA, MA NESSUNO PARLÒ DI MAFIA”…

Mariateresa Conti per "Il Giornale"

Quando Paolo Madron ha visto il suo libro, "Le gesta del Cavaliere", ripescato dopo 15 anni e citato a mo' di Bibbia da "Repubblica" per insinuare ombre sui capitali alla base dell'impero Fininvest, si è un po' indispettito. «Mi fa rabbia - confessa - che giusto ora che tanti sarebbero curiosi di leggerlo il libro non si trovi più, vuol dire che chiederò a Mondadori di ristamparlo.

 

Comunque, per quel testo, non ho ricevuto alcuna querela. Perché su questo ormai famoso 20 per cento di Fininvest cui non si conosce la provenienza, in quel libro, non c'è nessuna insinuazione, e meno che mai si parla di ingresso di capitali malavitosi. Dalle mie indagini, fatte all'epoca, non è emerso nulla del genere».

Madron, giornalista economico - firma del "Sole 24Ore", è stato anche direttore di "Panorama economy" - è quasi divertito dal clamore che a distanza di tanti anni sta circondando la sua creatura. "Le gesta del Cavaliere" (Sperling&Kupfer). Già, perché il libro, pubblicato nel 1994, altro non era all'epoca che una presentazione dell'imprenditore Silvio Berlusconi che stava per scendere in politica. Non a caso il libro si chiude ad Arcore con il futuro premier che annuncia la fondazione del nuovo partito.

 

Anche il motivo per cui nel libro inchiesta sia dato largo spazio alle origini del patrimonio del Cavaliere non ha nulla a che vedere con eventuali sospetti dell'ingresso in Fininvest di fondi illeciti. Ed è presto detto. «A quell'epoca - ricorda oggi Madron - Fininvest si stava organizzando per collocarsi in borsa, il tema era di estrema attualità».

E infatti nel libro viene ricordato anche un altro episodio: la partecipazione da Minoli, a Mixer, di un Berlusconi furibondo per le ombre che si gettavano su Fininvest e che si diceva pronto a regalarla a chi fosse stato capace di provare che le azioni Fininvest non erano in mano sua. «L'approfondimento sui capitali - aggiunge Madron - era strettamente legato al dibattito di quei giorni, e in particolare al problema delle holding, a come fosse congegnato il controllo».

 

Il grande scoop del volume - che è poi quello cui si stanno aggrappando gli accusatori del Cavaliere per via mediatica dalle colonne di "Repubblica" - è l'intervista a Carlo Rasini, il patron dell'omonima banca in cui lavorava Luigi Berlusconi, il papà del premier, e da cui l'allora giovane imprenditore Silvio ebbe i finanziamenti necessari per far decollare il sogno di Milano2.

«Fu uno scudo fiscale ante litteram», dice Madron oggi, ricordando anche il colpo di fortuna - l'amicizia, nata negli Stati Uniti, col nipote del conte Rasini, Michele - che gli permise di avere quel lungo colloquio. «Rasini - dice il giornalista - mi raccontò di avere convinto alcuni clienti della banca, famiglie lombarde che avevano portato i loro soldi in Svizzera a far tornare i loro capitali per investirli nel progetto di Silvio Berlusconi».

 

Rasini, nell'intervista contenuta in "Le gesta del Cavaliere", fa anche qualche nome di quei finanziatori: quello di Maurizio Andreani, rappresentante dell'Ici - Imperial chemical industries - rampollo di una famiglia che costruiva barche; e il conte Leonardo Bonzi, il proprietario dei terreni di Segrate che poi, venduti a Berlusconi, diventarono la sede di Milano2. Rasini dice anche che di quei fondi il Cavaliere restituì gran parte, l'80 per cento.

E l'altro 20 per cento? «Per ragioni di riservatezza - afferma Madron - non volle rispondermi. All'epoca sentii altre persone che fecero varie ipotesi. Nessuno però parlò di capitali malavitosi». Nessuno. Tranne "Repubblica". Quindici anni dopo.

 

 

 

[30-11-2009]

DUELLO FININVEST-"REPUBBLICA" - "AVETE travisate LE DICHIARAZIONI DEL funzionario della Banca d´Italia Giuffrida sull´assoluta trasparenza degli apporti finanziari alle origini del gruppo Fininvest" - LA RISPOSTA: 'Quel che conta non sono le parole di Giuffrida, ma quel che è scritto nella sentenza contro Dell´Utri: ci sono all´origine di Fininvest operazioni finanziarie "anomale"...

1 - "IL CONSULENTE DELLA PROCURA ESCLUSE OGNI POSSIBILE OMBRA"
Lettera di Franco Currò (Direttore Comunicazione Fininvest) a "la Repubblica"

 

Egregio Direttore,la presidente della Fininvest Marina Berlusconi - annunciando la decisione di procedere per le vie legali - ha già anche espresso il giudizio sull´operazione diffamatoria organizzata dalla Repubblica nei confronti di un grande gruppo imprenditoriale come il nostro per colpire il suo fondatore. Non ci sarebbe altro da aggiungere. Tuttavia, nell´articolo "Quelle nebbie misteriose sulle origini della Fininvest", la Repubblica torna sul tema con alcuni elementi su cui non è possibile tacere. Vediamo i principali.

Il pezzo forte dell´articolo sembra essere la ricostruzione degli apporti finanziari alle origini del gruppo Fininvest, affidata dalla Procura di Palermo al funzionario della Banca d´Italia Francesco Giuffrida. I due giornalisti citano la sentenza del Tribunale palermitano secondo cui né il consulente della Procura né quello della difesa sono riusciti "a risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all´origine, qualunque essa fosse, lecita o illecita, dei flussi di denaro investititi nella creazione delle holding Fininvest".

 

Ma è proprio così? Per quanto riguarda il consulente della difesa, i verbali delle udienze sono a disposizione: è sufficiente leggerli per valutare come alcune sue dichiarazioni siano state travisate e quanto invece risultino nette le affermazioni sull´assoluta trasparenza di tutte le operazioni esaminate.

Relativamente alla consulenza chiesta dalla Procura, due esperti di cose mafiose come gli autori dell´articolo dovrebbero ben sapere che cosa accadde dopo la sentenza citata. Visto che loro non lo raccontano, lo raccontiamo noi. Chiamato in causa dalla Fininvest, secondo la quale nella sua consulenza era arrivato a conclusioni errate per grave negligenza, il dottor Giuffrida ha sottoscritto la seguente affermazione:

"All´esito di una prospettazione maggiormente organica delle operazioni ... e della relativa documentazione già disponibile, (il dottor Giuffrida ndr) riconosce i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento, ed inoltre che le ... operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l´apporto di capitali di provenienza esterna al Gruppo Fininvest" (il testo integrale dell´atto di transazione è dal 27 luglio 2007 a disposizione sul nostro sito, www.fininvest.it). Tradotto dal linguaggio tecnico, a noi, e non solo a noi, pare che il concetto sia chiaro: nessuna zona d´ombra.

 

Ma l´articolo odierno ha un altro "punto forte", il libro di Paolo Madron "Le gesta del Cavaliere" (1994). Repubblica, intercalando abilmente frasi prese dal libro con allusioni e ammiccamenti, lo utilizza per arrivare all´enormità, a insinuare addirittura - nemmeno troppo velatamente - che una quota della Fininvest sia in mano alla mafia.

Basta però leggere il libro di Madron per rendersi conto che in quelle pagine non esiste alcun tipo di riferimento diretto o indiretto, allusione, evocazione, nulla di nulla che possa in qualche modo far pensare a qualsivoglia collegamento con capitali mafiosi.
Questi sono fatti, sono documenti, non sono inaccettabili insinuazioni. Di quelle dovrà essere reso conto nelle aule di giustizia.

2 - LA RISPOSTA: "MA QUELLA ZONA GRIGIA È NELLA SENTENZA DEL TRIBUNALE"
Attilio Bolzoni e Giuseppe D'Avanzo per "la Repubblica"

 

Repubblica non ha mai scritto che la frase ripresa dal libro Le gesta del Cavaliere di Paolo Madron («Non meno dell´80 per cento delle azioni delle holding che controllano Fininvest sono di Berlusconi. Sull´altro 20 per cento ci si può ancora sbizzarrire») faccia «riferimento a un collegamento con capitali mafiosi».

Si discute di questo: la famiglia mafiosa di Brancaccio lascia dire che ha in mano «un asso nella manica» contro la Fininvest. Ci si chiede: ci sono zone grigie nel passato della Fininvest che possano rendere concreto quel ricatto? Sì, una zona d´ombra c´è. È l´autorevolissima fonte di Paolo Madron - il banchiere Carlo Rasini, primo e decisivo finanziatore di Silvio Berlusconi, testimone e protagonista diretto della nascita delle sue imprese - a sostenere che il «venti per cento della Fininvest» non è (al 1994) nella disponibilità del capo del governo.

E´ un´affermazione che contraddice in modo radicale la dichiarazione di ieri di Marina Berlusconi: («Non c´è stata mai una sola azione della Fininvest che non facesse capo alla famiglia Berlusconi. Così è oggi e così è da sempre»). È bizzarro contestare ciò che non si è scritto per non smentire quel che davvero è stato detto.

 

Veniamo ora allo strano caso del dottor Giuffrida, vicedirettore della Banca d´Italia di Palermo. L´argomento della Fininvest è prevedibilissimo e - purtroppo - sfortunato, se lo si racconta tutto intero.

Incaricato dal pubblico ministero di valutare i finanziamenti alle holding di controllo della Fininvest, Giuffrida rintraccia molte operazione che giudica «anomale». Per esempio: 113 miliardi di lire negli anni settanta (pari a circa 308 milioni di euro di oggi) erano «flussi di provenienza non identificabile».

Fininvest muove contro il consulente un´azione civile. Che si conclude con una transazione in cui Giuffrida, è vero, «riconosce i limiti delle sue conclusioni». Quel che la Fininvest non ricorda mai, quando evoca lo strano caso del dottor Giuffrida, è quel che dissero i suoi avvocati (Maria Taormina Crescimanno e Antonio Coppola) all´Ansa.

 

Quel giorno il 28 luglio 2007, alle ore 20,48: «Il dottor Giuffrida ha personalmente ricevuto la proposta di transazione dalla Fininvest e solo il 18 luglio ha sottoposto ai suoi legali una bozza di accordo che gli stessi non hanno condiviso, ritenendo che quanto affermato nel documento non corrispondesse alle reali acquisizioni processuali. Il successivo 26 luglio, il dottor Giuffrida ha inviato all´avvocato Coppola il testo della bozza parzialmente corretto.

Consultatisi i difensori hanno tuttavia ritenuto di non condividere la proposta di transazione. Ieri, 27 luglio, i difensori hanno saputo dai media, e solo successivamente da Giuffrida, della stipula dell´atto che non hanno sottoscritto e che non sottoscriveranno non condividendo la ricostruzione dei fatti e le affermazioni in esso contenute».

Quel che conta non sono le parole di Giuffrida, ma quel che è scritto nella sentenza contro Marcello Dell´Utri, II sezione del Tribunale di Palermo, 11 dicembre 2004: «Non è stato possibile, da parte dei consulenti [del pubblico ministero e della difesa], risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all´origine, qualunque essa fosse, lecita od illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest. (?).

 

La consulenza [della difesa] Iovenitti non ha fatto chiarezza e non ha contribuito a chiarire la natura di alcune operazioni finanziarie "anomale" e a evidenziare la correttezza delle risultanze societarie, contabili e bancarie del gruppo Fininvest».

Anche in questo caso, è chiaro il metodo di Fininvest. Si contesta, con un atto privato del tutto estraneo al processo (la transazione del povero Giuffrida), quel che non si può negare ha accertato un Tribunale: ci sono all´origine di Fininvest «operazioni finanziarie "anomale"». È difficile contestare che una zona grigia ci sia, se nemmeno il consulente di Marcello Dell´Utri è riuscito a illuminarla

 

 

[30-11-2009]

 

 

 

"EL PAIS" SALVO DA BERLUSCONI? – TELEFONICA ACQUISTA IL 21% DI DIGITAL PLUS MA QUESTA OPERAZIONE NON BASTA - TELECINCO (51% MEDIASET) È L´UNICA SOCIETÀ IN GRADO DI SALVARE DEFINITIVAMENTE LE SORTI DEL GRUPPO PRISA CHE RACCHIUDE UNA TV – MA UN COINVOLGIMENTO DEL BISCIONE CREEREBBE DELLE RICADUTE SU TELECOM ITALIA…

Sara Bennewitz per "la Repubblica"

 

Telefonica offre una boccata d´ossigeno a Prisa, gruppo editoriale spagnolo che pubblica il quotidiano "El Pais" ed è gravato da 5 miliardi di debiti. Il colosso della telefonia guidato da Cesar Alierta investirà 470 milioni di euro per rilevare il 21% della tv a pagamento di Digital Plus, valutando così l´intera emittente satellitare 2,35 miliardi. Va detto che meno di due anni fa, la stessa Telefonica aveva consegnato all´Opa di Prisa su Sogecable (controllante di Digital Plus) il suo 17% dello stesso gruppo televisivo incassando 670 milioni di euro e generando un´importante plusvalenza.

Ma ora gli equilibri si sono rovesciati soprattutto a causa della crisi economica che ha investito la Spagna e Prisa è stata costretta a rivendere una parte del suo gioiello, ovvero la tv a pagamento. Tra tutte le attività del gruppo editoriale, Digital Plus è quella che ha retto meglio alla crisi e che quest´anno dovrebbe generare la metà dei profitti del gruppo, vale a dire circa 300 milioni di margine operativo lordo (Mol).

 

In base all´accordo siglato ieri, Telefonica avrà diritto a nominare due membri di sua fiducia nel consiglio di amministrazione di Digital Plus. L´operazione prevede inoltre da parte di Telefonica un´iniezione di 240 milioni di liquidità e la conversione di 230 milioni di crediti in capitale, per un valore complessivo di 470 milioni.

 

«La vendita di una quota di Digital Plus - ha dichiarato ieri Juan Luis Cebrián, amministratore delegato di Prisa - si inquadra nella strategia di Prisa di garantire la stabilità finanziaria del gruppo e pone l´accento sul valore della società, così come è stato riconosciuto da Telefonica, il miglior socio strategico con cui potremo realizzate importanti sinergie».

Tuttavia la ciambella di salvataggio lanciata da Telefonica non è sufficiente a risolvere tutti i problemi di Prisa, che potrebbe valutare nuove dismissioni visto che a marzo dovrà rifinanziare con le banche 1,9 miliardi di debiti. A quel punto nel panorama televisivo iberico l´unica società in grado di comprare delle partecipazioni nelle tv di Sogecable è rappresentata dal leader della tv commerciale Telecinco, che ha solo un centinaio di milioni di debiti a fronte di una capitalizzazione di Borsa di circa 1,9 miliardi.

 

La tv spagnola controllata al 50,1% da Mediaset sarebbe infatti interessata sia a rilevare una quota di Cuatro, l´emittente in chiaro di Prisa, sia della stessa Digital Plus. Un´ipotesi questa che era stata più volte rilanciata dalla stampa spagnola e che a un certo punto era stata confermata da Mediaset. In proposito lo scorso 14 ottobre il presidente del gruppo di Cologno Fedele Confalonieri aveva dichiarato: «Le tv di Prisa? Vediamo, tutti parlano con tutti».

Un´eventuale coinvolgimento di Mediaset in Spagna al fianco di Telefonica, infine, potrebbe creare ricadute in patria in particolare sul destino di Telecom Italia. Il colosso telefonico spagnolo è infatti il primo azionista di Telco (42,3%) e indirettamente controlla il 10,6% dell´ex monopolista italiano della telefonia.

Una presenza finora avversata dal governo guidato da Berlusconi che vede negli spagnoli un azionista potenzialmente in grado di controllare tutto il gruppo, inclusa la rete telefonica. Ma secondo alcuni osservatori questa posizione potrebbe ammorbidirsi nel caso Mediaset riuscisse a conquistare nuovi spazi in Spagna.

 

 

 

[26-11-2009] 

 

 

PER VIVERE VERONICA CHIEDE TRE E MILIONI E MEZZO AL MESE COME MANTENIMENTO! - UNA CIFRA ESORBITANTE, ANCHE PER UN PATRIMONIO COME QUELLO DEL CAVALIERE DEL CIALIS - IL PREMIER AVREBBE RIFIUTATO, OFFRENDO 200 MILA EURO "TRATTABILI" FINO A 300 MILA - NON BASTA: DE BENEDETTI VUOLE SUBITO I 750 MILIONI DI RISARCIMENTO LODO MONDADORI - (VALE LA PENA SFANCULARSI OGNI SANTO GIORNO PER LE BEGHE DEI MILIARDARI D'ITALIA? UN PAESE ALLO SBANDO DEVE SCENDERE IN PIAZZA PER TIPINI CHE SI FANNO I CAZZI LORO DA SEMPRE? COL VOSTRO STIPENDIO MENSILE, LOR SIGNORI LO DANNO COME MANCIA AI CAMERIERI E ALLE ZOCCOLE)

 

1 - VERONICA, CHIESTI 3 MILIONI E MEZZO AL MESE
IL PREMIER AVREBBE RIFIUTATO, OFFRENDO 200 MILA EURO «TRATTABILI» FINO A 300 MILA
Federico De Rosa per il Corriere della Sera

lario

Una cosa è certa: le cifre in gioco nella separazione tra Veronica e Silvio Berlusconi sono sicuramente rilevanti. Quanto è ancora presto per dirlo. Tuttavia inizia a emergere qualche particolare del ricorso di separazione con addebito presentato all'inizio del mese da Veronica Lario Berlusconi.

La moglie del premier, secondo fonti ben informate, avrebbe presentato una richiesta di 43 milioni di euro l'anno, ossia poco più di tre milioni e mezzo al mese come assegno di mantenimento. Una cifra importante, anche per un patrimonio come quello accumulato negli anni dal Cavaliere. Il quale a stretto giro avrebbe risposto giudicando inaccettabile la richiesta depositata in Tribunale.

Ma la partita è solo all'inizio e sicuramente si trascinerà a lungo.

Il principio attorno al quale ruotano questo genere di cause è il mantenimento del tenore di vita precedente alla decisione di separarsi. L'assegno servirebbe quindi a questo: a garantire a Veronica le stesse possibilità che ha avuto finora. Ma la cifra richiesta è stata giudicata esorbitante.

 

Secondo fonti ben informate la controfferta del Cavaliere sarebbe stata di circa 200 mila euro mensili, con la possibilità di arrivare fino a 300. Inoltre, fonti vicine al premier fanno presente che sarebbero già stati versati a Veronica tra i 60 e i 70 milioni di euro, probabilmente anche nell'interesse dei figli nati dal secondo matrimonio di Berlusconi. Vale a dire Barbara, Eleonora e Luigi, a tutela dei quali la signora Lario ha sempre detto di muoversi.

A loro tre negli anni scorsi il Cavaliere ha girato il 7,5% ciascuno della Fininvest, la finanziaria posta a capo dell'intero gruppo della famiglia Berlusconi.

Interpellata dal Corriere, l'avvocato della signora Lario Berlusconi, Maria Cristina Morelli, ha precisato: «Come già detto altre volte, non dichiaro nulla alla stampa riguardo i miei clienti».

 

C'è da pensare che, come di solito accade in questo genere di partite, la cifra messa nero su bianco da Veronica possa essere negoziale. Una richiesta elevata, insomma, dalla quale partire per cercare un accordo. Certo la distanza rispetto alla controproposta è piuttosto ampia. Parliamo di una richiesta dieci volte superiore a quanto Berlusconi avrebbe detto di essere disposto a sborsare per il mantenimento di Veronica.

 

Secondo indiscrezioni, prima della decisione di presentare in Tribunale il ricorso con addebito per sciogliere il matrimonio, a Veronica sarebbe stata proposta un'altra soluzione: delegare la quantificazione dell'assegno di mantenimento a un soggetto terzo indicato dal lei. Il ricorso ha cancellato questa possibilità, investendo direttamente un giudice della questione.

Sempre secondo le indiscrezioni, Berlusconi si era anche detto disponibile a lasciare alla moglie Villa Belvedere, la residenza di Macherio in cui vivono Veronica e i figli, con gli arredi compresi. Ma ora, a meno di sorprese, sempre possibili in questo tipo di vicende, la parola passa al giudice.

2 - DE BENEDETTI VUOLE I SOLDI: MARTEDÌ SENTENZA
Luca Fazzo per Il Giornale

Tanti, maledetti e subito. Carlo De Benedetti non vuole aspettare il processo d'appello, anche se dai fatti - la «guerra di Segrate», ovvero lo scontro con Silvio Berlusconi per il controllo della Mondadori - sono passati ormai diciott'anni, e si può immaginare che un paio d'anni in più o in meno non farebbero poi questa grande differenza.

 

 

Anzi, secondo i legali dell'Ingegnere proprio il tempo trascorso rafforza il diritto del loro assistito a incassare senza altri ritardi i 750 milioni di risarcimento che il 3 ottobre scorso il giudice Raimondo Mesiano ha disposto a favore della Cir, la holding dell'editore di Repubblica.

A pagare, dice la sentenza, deve essere la Fininvest di Silvio Berlusconi, che nel 1991 avrebbe conquistato il controllo della casa editrice milanese corrompendo uno dei giudici chiamati a dirimere lo scontro tra i due imprenditori.

Ieri gli avvocati di De Benedetti hanno depositato alla Corte d'appello di Milano l'atto con cui si oppongono a qualunque sospensione o rinvio del pagamento del gigantesco bonus. Era l'ultimo giorno utile, d'altronde, perché la Cir facesse valere le proprie ragioni in vista dell'udienza che segnerà un passaggio decisivo di questa annosa vicenda.

Martedì 1 dicembre la Corte d'appello milanese deciderà se i 750 milioni di risarcimento vadano pagati immediatamente da Berlusconi a De Benedetti, come prevede la sentenza Mesiano e come l'Ingegnere pretende nelle quattro pagine depositate ieri; o se invece, come chiede il Cavaliere, il pagamento debba essere sospeso fino a quando non si sarà celebrato il processo d'appello vero e proprio, cioè - con i tempi della giustizia civile a Milano - circa un paio d'anni.

 

Gli argomenti della Fininvest per chiedere che il pagamento venga congelato sono noti. Gli avvocati del Biscione mettono in discussione la sentenza di Mesiano in tutti i suoi contenuti, anticipando in buona parte i contenuti di quello che sarà il processo d'appello: ricordando, ad esempio, che la sentenza a favore della Fininvest del 1991 (quella scritta dal giudice Metta, poi condannato per corruzione insieme a Cesare Previti) non mise affatto fine alla «guerra di Segrate», e che poco dopo Berlusconi e De Benedetti raggiunsero l'accordo che lasciava al primo i libri e le riviste, al secondo Repubblica, l'Espresso e i giornali locali. Ma il professor Vaccarella e gli altri legali del Cavaliere si battono soprattutto contro l'obbligo immediato di pagamento disposto da Mesiano. È vero che nei processi civili questa è la norma.

Ma il «caso Mondadori», dicono, è reso atipico dalla strabiliante altezza della posta in gioco. Per pagare oggi 750 milioni a De Benedetti, la Fininvest dovrebbe vendere una parte dei suoi asset, rinunciare a progetti di sviluppo, a investimenti, insomma subirebbe dei danni che - se la sentenza d'appello dovesse annullare quella di primo grado - non potrebbero essere riparati.

E in tal caso, dicono, non ci sarebbe alcuna certezza neanche sulla concreta possibilità di recuperare i 750 milioni versati a De Benedetti, visto che il sistema bancario - verso cui la Cir è esposta per cifre rilevanti - potrebbe appropriarsi della somma.

Ma la Cir ha fretta. Già il 22 ottobre aveva fatto partire un «atto di precetto» contro Fininvest per chiedere il pagamento immediato, e solo una decisione del presidente della Corte d'appello Giacomo Deodato, che ha fermato le bocce in attesa dell'udienza di martedì, ha impedito all'Ingegnere di pignorare i beni di Fininvest.

E nel controricorso depositato ieri, la Cir ribadisce il diritto a incassare tutto e subito: ricordando che la sentenza di Mesiano arriva dopo una sentenza penale definitiva sugli stessi fatti, quella che insieme al giudice Metta condannò Cesare Previti per avere agito per conto della Fininvest.

 

 

[26-11-2009]

 

 

ALLA ARNER SI AFFIDANO I BIG VICINI AL PREMIER. I PM: È UNA LAVATRICE DI DENARO SPORCO
Peter Gomez e Sandra Amurri per Il Fatto

Per fotografare la situazione e capire i timori, di giorno in giorno sempre più evidenti, di Silvio Berlusconi per le indagini milanesi e palermitane sulla Arner Bank, basta una frase di David Mills: "Chi è Paolo Del Bue della banca Arner? Se posso usare un'immagine: Del Bue, tra le persone che ruotavano intorno alla famiglia Berlusconi, era certamente nella cerchia più interna. Voglio dire che era tra chi aveva un rapporto personale con la famiglia. Mi sembra significativo che sui conti bancari delle società Century One e Universal One avesse un diretto controllo e poteri di disposizione assoluti".

 

Era il 18 luglio del 2004 e Mills, oggi condannato in appello a 4 anni e mezzo per corruzione giudiziaria, stava raccontando buona parte di quello che, davanti ai magistrati, aveva taciuto per quasi due lustri: dai soldi ricevuti dal cavaliere, sino alla reale proprietà di Century One e Universal One - due off shore, controllate attraverso dei trust da Marina e Piersilvio Berlusconi - che avevano incassato decine di milioni di dollari di fondi neri provenienti dalla compravendita di diritti televisivi.

 

Tra il 1992 e il 1994, mentre in Italia infuriava Mani Pulite, Del Bue quel tesoro lo aveva però fatto sparire. Assieme ad alcuni collaboratori aveva prelevato 103 miliardi di lire in contanti e si era rifugiato in Svizzera dove, con degli amici, gestiva la Arner, una finanziaria trasformata in banca nel maggio del ‘94, non appena Berlusconi era diventato per la prima volta presidente del Consiglio.

È rileggendo quel verbale di Mills che i magistrati cominciano a intuire l'importanza della Arner, l'istituto di credito di Lugano che, a partire dal 2004, è autorizzato a operare anche in Italia. La Arner è, infatti, la banca preferita da Berlusconi. È la cassaforte in cui i familiari del Cavaliere e buona parte dei manager posti ai vertici del suo impero economico - dal big boss di Mediolanum, Ennio Doris, sino all'entourage dell'avvocato pregiudicato Cesare Previti - versano le loro fortune personali.

Questo almeno è quello che risulta agli investigatori della Dia e della Guardia di finanza che negli ultimi due anni hanno bussato più volte alle porte della sede milanese della banca. Inizialmente per far luce sull'esatto ruolo di Nicola Bravetti, uno dei soci dell'istituto, pizzicato per caso al telefono mentre - con la collaborazione del consigliere di amministrazione Mediolanum, Paolo Sciumè - tentava di evitare il sequestro di 13 milioni di dollari accantonati su un conto Arner alle Bahamas da un presunto colletto bianco di Cosa Nostra: l'imprenditore palermitano Francesco Zummo, considerato prestanome di don Vito Ciancimino e già condannato per favoreggiamento.

 

Poi, quando Bravetti e Sciumè finiscono agli arresti domiciliari perché accusati di intestazione fittizia di beni, negli uffici della Arner di corso Venezia a Milano, arrivano pure le Fiamme gialle. L'11 giugno i militari perquisiscono l'intero palazzo Arner e notificano due avvisi di garanzia al nuovo amministratore delegato e, fatto quasi senza precedenti, al commissario Mario Marcheselli, piazzato nell'istituto di credito dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, su designazione di Banca Italia, dopo l'esplosione del caso Bravetti-Zummo. Entrambi sono accusati di non aver collaborato con gli ispettori del governatore Mario Draghi e di aver così finito per favorire le operazioni di riciclaggio.

 

La procura di Milano, insomma, ipotizza che la banca preferita dal Cavaliere sia una sorta di lavanderia per il denaro sporco. La cosa, ovviamente, preoccupa Palazzo Chigi. Non solo perché Arner Italia custodisce i segreti di almeno tre società (le ormai celebri Holding) attraverso cui Marina e Piersilvio Berlusconi controllano parte del capitale Fininvest. O perché il conto numero uno dell'istituto è intestato al premier.

A far paura sono pure le indagini sul ruolo dell'avvocato Giovanni Acampora, già condannato con Previti nei processi "Toghe sporche". Tra la Arner e Acampora pare esserci un legame antico e mai interrotto. Tanto che Arner è il perno di un business seguito da legale molto da vicino: le operazioni finanziarie per acquistare e ristrutturare il Grand Hotel di via Veneto, a Roma.

Un affare misterioso da 50 milioni di euro che solo le eventuali rogatorie estere potranno chiarire. Un bel problema per gli uomini della banca del premier. Dopo l'approvazione dello scudo fiscale la Svizzera e molti altri paesi off-shore sono sul piede di guerra contro il governo italiano. E minacciano ritorsioni. Scoprire la verità, questa volta, potrebbe essere molto più facile del solito.

2 - E ADESSO CON SILVIO CI RIPROVA ANCHE LA GABANELLI
Stefano Filippi per Il Giornale

All'appello mancava soltanto lei, Nostra Signora dell'Inchiesta, la vestale del reportage d'investigazione che come nessun altro scava nel fango italiano. Annozero, Ballarò, Fazio, la Dandini e il resto della compagnia Rai avevano riaperto da mesi l'offensiva antiberlusconiana. Milena Gabanelli non ancora.Era tornata in video domenica 11 ottobre parlando di edilizia e burocrazia e annunciando che in seguito il suo «Report» si sarebbe applicato agli altri mali del Belpaese: la crisi economica, l'«economia del debito», i treni merci, la democrazia a rischio, la sanità eccetera. Ed eccoci a stasera, quando sotto un titolo apparentemente insipido («La banca dei numeri uno») verrà scodellata l'ennesima polpetta avvelenata per il presidente del Consiglio.

Lo spunto dell'inchiesta è lo scudo fiscale. Il lungo servizio, riferisce la redazione di «Report», parte dall'analoga operazione del 2001 che coprì il rientro di «denaro sporco frutto di reati di natura fiscale» e passando per i riciclatori di Cosa Nostra e la nuova legge antiriciclaggio finisce a raccontare «cosa si nasconde dietro il mondo delle fiduciarie e delle banche svizzere, come spariscono i soldi oltrefrontiera, come lavorano gli spalloni di nuova generazione, come le banche si muovono in questo meccanismo».

Sembra che l'obiettivo della trasmissione siano gli evasori fiscali. In realtà, come ha titolato il Riformista di ieri, «Report accende le luci su Arnerbank», un istituto di credito «molto legato al gruppo Fininvest», mettendo nel pentolone Berlusconi e le sue aziende, la sua famiglia e la mafia, gli evasori e i pm che invitano alla rivolta contro Berlusconi.

E così, con l'ingresso sul ring anche della Gabanelli, il cerchio mediatico è chiuso. E il fronte Rai si salda nel momento in cui anche la carta stampata fa corpo unico nella trincea anti-Cav. Repubblica, abbandonata la strategia delle 10 domande, torna a imboccare la strada dell'invettiva: «Presidente, ritiri la norma del privilegio», tuona lo scrittore Roberto Saviano.

Ezio Mauro sguinzaglia i reporter da un capo all'altro dello Stivale per documentare le nefaste conseguenze della legge sul processo breve: a Milano «lotta contro il tempo degli 85 pazienti per lo scandalo della Santa Rita», a Enna «un solo pm con 7000 fascicoli». L'Unità intervista l'onorevole Fabio Granata, il deputato pdl che l'altra sera ad Annozero ha fatto da spalla ad Antonio Di Pietro. Il Fatto quotidiano scandaglia gli umori di Gianfranco Fini e il clima di «guerriglia a palazzo».

Ma questi attacchi non fanno grande notizia. È sfogliando il resto dei giornali che ci si rende conto di quanto sia irrespirabile (per Berlusconi) il clima raccontato. La prima pagina del Corriere della Sera è emblematica: l'editoriale di Sergio Romano va sotto il titolo «Riforme piccole (e sbagliate)», mentre Francesco Verderami dipinge un premier «sorpreso dal sonno durante il giorno» perché «passa le notti insieme con i suoi avvocati ed esperti di finanza» a fronteggiare «un'emergenza diversa», mentre «Gianni Letta pare addirittura aver esaurito la funzione di mediatore».

All'interno, invece, largo spazio ai «dubbi dei giuristi moderati» sulla scia di Michele Santoro che l'altra sera ha citato il parere di un solo esperto di diritto, l'ex presidente della Consulta Antonio Baldassarre, anch'egli moderato e «demoralizzato» dalla riforma.

La Stampa dedica le due pagine politiche a Casini («Processo breve? Porcheria») e Rutelli («Basta leggi ad personam, Silvio si difenda nelle aule»). Il Sole 24 Ore si impegna a smontare pezzo per pezzo il disegno di legge presentato al Senato («Il rebus dei reati rottamati») avvertendo comunque che «Napolitano vigila da lontano». Il Riformista spara a tutta pagina che «Silvio non ce la fa». Demolitorio anche l'Avvenire: «Fisco & famiglia, qui si smonta invece di costruire», così l'editoriale di Francesco Riccardi.

Berlusconi è raggiunto anche dal «fuoco amico». Il sempre più dubbioso Giuliano Ferrara si domanda: «Ma ce la può fare il Cav.?». Maurizio Belpietro su Libero invita il premier ad avere «più coraggio» sul fisco. E poi c'è l'affondo di Flavia Perina, direttore del Secolo che nell'ordine denuncia la «crisi interna non irrilevante» del Pdl, il «clima di sospetto coltivato dall'entourage del capo del governo», le «nuove forme di autoritarismo morbido» che rappresentano la «chiave del successo di Silvio Berlusconi», il «duello Berlusconi-Fini insufflato dai veleni del Giornale e di Libero».

Insomma, dovunque si giri il premier è il bersaglio delle bocche da fuoco. E da stasera, con la discesa in campo di Milena Gabanelli, l'accerchiamento è completo.

 
[15-11-2009]

 

 

 

L PRIMO MATTONE NON SI SCORDA MAI – SARà PREMIER , TYCOON, E CHI PIÙ NE HA PIÙ NE METTA, MA SOTTO SOTTO BERLUSCONI RESTA UN PALAZZINARO – PROPRIETÀ PER 120 ETTARI , IL DOPPIO DEL VATICANO - E POTEVA MANCARE IL CONFLITTO D’INTERESSI? NOSSIGNORE: UNA LEGGINA AD HOC E LE VILLE SI RIVALUTANO E PAPI RISPARMIA 150 MLN €…

Federico D'Esposito e Gianmaria Pica per "Il Riformista"RTOSA

Non solo Villa La Certosa. Per Silvio Berlusconi, la Sardegna è l'isola del tesoro. Immobiliare. Tutte le sue proprietà raggiungono un'estensione di 120 ettari . Due volte il Vaticano. Papi doppia il Papa.

L'impero economico di Silvio Berlusconi va oltre editoria e televisioni. Il perimetro dei suoi affari tocca tutti i settori economici. Attraverso le sue controllate il presidente del Consiglio opera dallo sport con l'Ac Milan, 100 per cento Fininvest (holding della famiglia Berlusconi), alla finanza bancaria - la Fininvest ha il 36 per cento di Mediolanum - passando per il trasporto aereo con Alba Servizi Aerotrasporti Spa, la mini-compagnia aerea extralusso del Cavaliere.

Ma la vera grande passione del Cavaliere, Milan a parte, è l'immobiliare. In fondo, il premier deve al "mattone" il suo successo economico e patrimoniale. Sono passati quarant'anni da quando un poco più che trentenne Silvio Berlusconi, con la società Edilnord Sas , fondò a Segrate la città satellite del capoluogo lombardo poi ribattezzata Milano2. La pietra miliare del regno di oggi. E che costituì la prima domanda della Padania al «Signor Berlusconi» il 19 agosto 1998. Altri tempi. Bossi aveva rotto con il centrodestra e sul quotidiano leghista si arrivò a scrivere, tout court, «Berlusconi mafioso».

nuova arcore berlusconi

Nella campagna contro il Cavaliere spuntarono pure dieci domande, come ha fatto poi Repubblica - su un altro scandalo del padre-padrone del Pdl, il sexgate.

Questa la prima domanda della Padania edizione '98: «Il 26 settembre 1968, la sua Edilnord Sas acquistò dal conte Bonzi l'intera area dove lei, signor Berlusconi, edificherà Milano2. Lei pagò il terreno 4.250 lire al metro, per un totale di oltre tre miliardi di lire. Questa somma, nel '68, quando lei aveva 32 anni e nessun patrimonio familiare a disposizione, era di enorme portata. Oggi, tabella Istat alla mano, equivarrebbe a oltre 38.739.000.000 lire.

Dopo l'acquisto, lei aprì un gigantesco cantiere edile, il cui costo arriverà a sfiorare i 500 milioni al giorno, che in 4-5 anni edificherà l'area abitativa di Milano2. Tutto questo denaro chi gliel'ha dato, signor Berlusconi? Chi si nascondeva dietro le finanziarie di Lugano? Risponda».

Il primo amore, dunque, non si dimentica mai e la passione berlusconiana per l'immobiliare è tuttora viva e in continua espansione. Sembra che il presidente del Consiglio abbia addirittura aperto un'altra società con lo scopo di comprare case, appartamenti, ville e ogni genere di attività immobiliare a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti.

Coerentemente con la sua marcata linea a difesa dell'italianità, custodisce in patria i suoi gioielli immobiliari, racchiusi nella sua cassaforte del mattone: l'Immobiliare Idra Spa, società che ha in pancia una settantina di proprietà, tra cui le rimanenze di Milano2 (soprattutto box e parcheggi) e alcune case e ville a Roma.

Non solo. Nella società, tra i tanti appartamenti, sono finiti anche i beni immobiliari più preziosi di Berlusconi: Villa La Certosa, residenza estiva del premier; Villa San Martino, la dimora berlusconiana di Arcore; e Villa Belvedere Visconti di Modrone a Macherio, castello ottocentesco, residenza di sua moglie, Veronica Lario.

L'Immobiliare Idra è controllata dalla Dolcedrago, altra azienda dell'universo berlusconiano, la cui maggioranza (99,5 per cento) è intestata al Cavaliere, mentre una piccolissima quota, pari allo 0,25 ciascuna, è andata ai figli Marina e Pier Silvio. Fuori il resto della famiglia. Dal bilancio 2008 di Immobiliare Idra, emerge l'attaccamento di Berlusconi nei confronti delle tre gemme immobiliari. Lo scorso anno, per manutenzioni straordinarie e ristrutturazioni edilizie, ha speso circa 17 milioni di euro. Un investimento cospicuo.

Si legge nel bilancio dell'Idra: «In particolare in Sardegna (per 7.900.104 euro), a Macherio (per 7.624.410 euro) e ad Arcore (per 1.209.165)». A questi poi si aggiungono i soldi per le altre spese. Per esempio sono stati messi in campo anche 396 mila euro per potenziare gli impianti di allarme e di sicurezza e 82.826 euro per un miglioramento dei servizi di telecomunicazione. Altri 30.325 euro per acquisti di pc utilizzati per la gestione dei sistemi di sorveglianza e degli impianti. Il presidente del Consiglio è da poco diventato nonno per la quinta volta.

Così, nei giardini delle ville non possono mancare scivoli, altalene e giochi per i nipoti più piccoli e impianti multimediali per quelli più grandi: Berlusconi ha speso 618.352 euro per l'acquisto di «attività ludiche» e 192.328 euro per il «multimedial». Si sa, quella del premier è una famiglia numerosa: due mogli, cinque figli (con rispettivi compagni) e cinque nipoti. Almeno sedici persone.

Senza contare le numerose feste estive con la colonna sonora del fido Apicella. Party esclusivi con ospiti che vanno dai politici internazionali alle escort reclutate dall'imprenditore pugliese Tarantini. Per non avere problemi con il servizio di cucina e per il completamento di alcune attrezzature per la preparazione dei pasti ha speso nel 2008 più di 185 mila euro.

 

Una bella casa si vede anche dal mobilio. Lo scorso anno il premier ha comprato mobili per 1,5 milioni di euro comprensivi degli arredi in Sardegna (782 mila euro) e a Macherio (683.658 euro). Si sa, le sue residenze sono circondate da ettari di parco, difficilmente percorribile a piedi. Ebbene, nel 2008 sono state acquistate anche undici nuove automobili e tre motociclette «a uso comune» per 387 mila euro (sempre nello stesso anno ha però venduto 4 auto usate per 288 mila euro).

Auto e moto senza benzina non vanno: lo scorso anno ha speso 117.543 euro per il carburante. Il servizio di sicurezza senza ricetrasmittenti? Mai. Così l'imprenditore-premier ha comprato apparecchiature radiomobili per 383 euro.

 

Ma quanta gente lavora nelle tre residenze? Venti persone a tempo pieno. Tre "quadri", 15 impiegati e 2 operai. C'è poi la spesa per un posto ormeggio nel porto turistico di Porto Rotondo: l'approdo utilizzabile fino al 2028 costa annualmente più di 165 mila euro. Solo gli oneri per queste voci hanno comportato per il portafogli di Berlusconi una spesa che supera i venti milioni di euro. Certo, non è un problema per il premier che può contare su un impero economico che è stato valutato 12 miliardi di euro.

Gli affari sono affari e così, per contenere le perdite del suo scrigno immobiliare - che ha chiuso il bilancio 2008 con un rosso di 6,1 milioni di euro - ha utilizzato una leggina inserita nell'articolato anticrisi del governo, norma che permette di rivalutare i fabbricati e i terreni di proprietà.

 

È l'ennesimo conflitto d'interesse del presidente-imprenditore. E la società Immobiliare Idra non lo nasconde. Nella relazione sulla gestione finanziaria dell'azienda per l'esercizio 2008, Giuseppe Spinelli, presidente incaricato da Silvio Berlusconi, ha scritto che «la società si è avvalsa della opportunità offerta dal decreto legge numero 185/08 (cosiddetto decreto anticrisi), convertito in legge numero 2 del 2009».

Per la determinazione dei loro «più probabili valori di mercato (...) la società si è avvalsa di apposite perizie di stima redatte dal geometra Francesco Magnano». Il metodo contabile utilizzato è quello che prevede la rivalutazione del costo storico del bene, che ha comportato l'iscrizione nel patrimonio netto dell'Immobiliare Idra di una «riserva di rivalutazione - Dl 185/08 per un importo corrispondente a euro 142.477.969».

Un conflitto d'interessi che vale 150 milioni di euro. Così ad Arcore i terreni del premier hanno visto crescere il proprio valore da 337.470 euro a oltre 14 milioni di euro. La villa da 13,7 milioni (costo storico) a 37,5 milioni di euro (nuovo valore rivalutato). Stessa cosa a Villa La Certosa: i terreni valutati in un primo momento 28,2 milioni, sono passati a quasi 94 milioni di euro, mentre il casale passa da 72 a 74 milioni. A Macherio, invece, il costo storico di Villa Belvedere era di 61,6 milioni, con la nuova leggina è stato aumentato a 78,1 milioni di euro. C'è da segnalare, infine, un doppio conflitto d'interessi sulla legge per rivalutare il bene immobiliare. Il primo commesso da Berlusconi e dalla sua Immobiliare Idra.

Il secondo , invece, è stato consumato dallo stesso estensore della leggina inserita nel decretone anticrisi: il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Il capo del Tesoro, infatti, è proprietario insieme alla moglie Fausta Beltranetti di una società: Immobiliare Via Crocefisso Spa. Nel 2008 l 'azienda tremontiana ha chiuso in perdita di 167.649 euro. Ma, come scritto nel bilancio, anche l'Immobiliare Via Crocefisso «si è avvalsa della facoltà prevista dal Dl 185/08 (il decreto anticrisi, ndr), rivalutando i beni immobiliari»: l'intera rivalutazione, quasi due milioni di euro, è stata contabilizzata a incremento dei valori dell'attivo.

 

 

[12-11-2009]

 

 

BERLUSCONI A COSENTINO. TIENI DURO E VAI AVANTI...
(Adnkronos) - Il caso Cosentino agita la maggioranza in vista delle candidature per le elezioni regionali. La richiesta d'arresto pervenuta alla Camera imprime una svolta alla corsa del sottosegretario all'Economia. Ancora oggi, Nicola Cosentino resta accreditato a correre per il Pdl alla poltrona di governatore. Ma pesa come un macigno il 'non possumus' pronunciato da Gianfranco Fini: la sua candidatura, rimarca il presidente della Camera, 'credo che non sia piu' nel novero delle cose possibili".

In realta', chi lo ha sentito in queste ore assicura che il sottosegretario e' tranquillo e si considera gia' in piena campagna elettorale. Questa mattina, il coordinatore campano del Pdl avrebbe avuto, a quanto si apprende, un colloquio telefonico con Silvio Berlusconi. Il premier avrebbe invitato Cosentino a tenere duro e ad andare avanti.

 

Del resto, ricorda chi gli e' vicino, il sottosegretario e' l'unico che ancora non ha visto le carte e che non sa nulla. La richiesta d'arresto, sostengono, sarebbe finalizzata a bloccare la candidatura alle regionali, con accuse definite ridicole. Certo e' pero' che adesso torna in discussione lo schema che sembrava consolidato di 'affidare' il Lazio ad An e la Campania a Forza Italia. e la candidatura di Cosentino dovesse 'saltare', si riaprirebbe la strada per Pasquale Viespoli. Un nome, pero', che rimetterebbe in gioco anche la candidatura di Renata Polverini nel Lazio.

 

Su questo fronte, crescono le voci che danno Antonio Tajani pronto a tornare a fare politica nella sua regione. A quanto si apprende, in una telefonata con Berlusconi, il commissario Ue avrebbe assicurato nei giorni scorsi la propria disponibilita'. La decisione spetta al Cavaliere ed e' legata (ma non necessariamente, fanno notare fonti parlamentari di maggioranza) alla corsa di Massimo D'Alema alla poltrona di ministro degli Esteri Ue. C'e' anche chi non esclude un rientro di Tajani in ogni caso, magari per un posto di governo.

11.11.09

 

LODO MONDADORI: FININVEST PRESENTA APPELLO...
Radiocor - Fininvest ha presentato appello contro la sentenza emessa dal Tribunale di Milano a inizio ottobre sul Lodo Mondadori. 'In esecuzione della deliberazione del cda del 13 ottobre 2009 - e' scritto nella nota della finanziaria della famiglia Berlusconi - Fininvest ha notificato in data odierna, corredato di istanza di sospensione, atto di appello avverso la sentenza emessa in data 3 ottobre 2009 nella causa CIR/Fininvest con il patrocinio degli avvocati Romano Vaccarella, Giorgio De Nova, Achille Saletti, Giuseppe Lombardi e Fabio Lepri'.

3 - MESIANO, SONO TRANQUILLO ANZI TRANQUILLISSIMO...
(Adnkronos) - "Io sono tranquillo, tranqullissimo". Fedele al suo impegno di non rilasciare dichiarazioni sulla sentenza che ha condannato Fininvest a pagare 750 milioni alla Cir per il lodo Mondadori, nonostante gli attacchi subiti, Raimondo Mesiano, il giudice del Tribunale civile di Milano, rilascia solo poche parole ai giornalisti che lo incontrano nella cittadella giudiziaria.

Mesiano avrebbe dovuto presiedere, oggi, alla causa civile intentata dal calciatore Bobo Vieri nei confronti di Telecom e Inter per essere stato sottoposto a 'spionaggio'. Ma Mesiano spiega di non aver piu' lui la causa "perche' adesso sono in Corte d'Appello. Questa vicenda ce l'ha una mia collega al sesto piano". Quindi si e' allontanato facendo cenno ai giornalisti di non insistere in ulteriori domande.

 

 

IL BISCIONE HA FRETTA – UN DOCUMENTO RISERVATO SVELA LE STRATEGIE DI MEDIASET: TUTTI I CONTENUTI A PAGAMENTO DI PREMIUM SARANNO SU INTERNET ENTRO FINE 2010 – CI SARÀ LA POSSIBILITÀ DI RIVEDERE I PROGRAMMI GIÀ ANDATI IN ONDA (BOOM IN GB) – MODELLO BASATO SUGLI ABBONAMENTI E NON PIÙ SULLA PUBBLICITÀ…

Stefano Carli per "Affari&Finanza di Repubblica"

Rivoluzione in casa Mediaset. E non è solo Fedele Confalonieri che cita gli Inti Illimani (e indirettamente il Che, come gli ha fatto notare Franco Bernabè mercoledì scorso alla presentazione dello stato dell'arte dello switch off del digitale terrestre). C'è molto di più. Mediaset ha deciso che il suo futuro è la pay tv.

Che deve accelerare, e pure in fretta. Insomma, deve convincere sempre più gli italiani a mettersi le mani nelle tasche da soli per pagare un numero crescente di contenuti tv: film, sport, serie tv ed eventi. Non solo: si è convinta che questo futuro passa per Internet e senza bisogno di fare accordi con Telecom Italia.

La cosa è partita in silenzio lo scorso luglio, quando da Cologno Monzese è stata discretamente inviata ad alcune tra le maggiori società di consulenza strategica la richiesta di proporre un progetto sulla base di uno schema molto dettagliato di quello che il Biscione vuole fare nei prossimi 12 mesi: di qui a novembre 2010.

Stando ai ‘si dice' il progetto è già stato assegnato e da alcune settimane gli uomini di Accenture stanno mettendo a punto il piano per far sbarcare Mediaset su Internet. E ci sarebbe anche un nome più o meno ufficiale: Cube.

Gli obiettivi sono molto ambiziosi (e sono spiegati in dettaglio nell'articolo in basso) e se tutto andrà come nei piani avranno un forte impatto sullo scenario italiano dei media e delle tlc.

Ma l'obiettivo numero uno è quello di rafforzare Premium, l'offerta a pagamento di Medeaset sul digitale terrestre. Si tratta da una parte di rafforzare la fedeltà degli utenti già acquisiti, dall'altra di conquistarne dei nuovi. E per questo viene ritenuto strategico integrare i canali televisivi con un'offerta di tv on demand via Web.

Un'offerta su cui ci sono già le idee chiare: due le linee fondamentali. La prima è la cosiddetta catch up tv: una specie di videoregistratore online. Gli utenti potranno richiedere la visione di un qualsiasi programma trasmesso dai palinsesti Mediaset, in chiaro o a pagamento. La seconda è la proposizione di un catalogo di contenuti (film, serie tv) da cui poter ‘pescare' a piacimento in qualsiasi momento.

 

E c'è anche una fase due, un po' più in là nel tempo: realizzare una specie di vero e proprio iPod online per la tv. Gli utenti dovranno poter creare una propria playlist di contenuti, organizzarli e riceverli a casa, o magari anche sul cellulare, come se fossero un vero e proprio canale tv virtuale.

Condizione esplicitamente scritta nel piano è che tutto questo viaggi su Internet sì, ma su una rete a banda larga «unmanaged», ossia non gestita. Ossia senza fare accordi con le telecom. Il passaggio merita una chiosa.

 

Mediaset potrebbe fare queste stesse cose sulla rete Iptv di Telecom Italia o di Fastweb oppure di Wind. Le telecom ci hanno sperato a lungo e hanno infatti ripetutamente bussato alla porta del Biscione per offrire di gestire la catch up tv. E non sarebbe stata nemmeno un'offerta dell'uno a esclusione degli altri concorrenti. Telecom, Fastweb e Wind da alcuni mesi vanno di conserva. Hanno capito che per sviluppare l'Iptv non conviene farsi concorrenza in questa fase. Ma Mediaset vuol fare da sola.

 

Se mettesse il suo potenziale di marketing sull'Iptv potrebbe fruire di una rete a banda larga di buona qualità e soprattutto di qualità garantita (dalle telecom). Preferisce invece andare da sola. Si possono ipotizzare per questo ragioni diverse. Potrebbe aver pesato l'idea di non dover lasciare neanche una quota minima di ricavi alle telecom come avviene nella Iptv con il modello del revenue sharing in cambio del trasporto del segnale a qualità garantita.

O magari Mediaset ha pensato di adottare il modello britannico del progetto Canvas che presuppone un certo scetticismo sul futuro della Iptv. Potrebbe invece aver prevalso la prospettiva di non dover condividere con le telecom i i profili di consumo degli utenti che verrà man mano a scoprire in base ai programmi che ciascuno comprerà. Profili che valgono oro se venduti al mercato pubblicitario.

Ma il modello britannico è comunque un modello di sistema, che mette assieme tutti gli operatori e che creerà uno standard condiviso. Perché Mediaset si accolla tutti i rischi di procedere da sola?

 

Potrebbe far gioco la vecchia strategia di fare la lepre, impostare il proprio standard e poi imporlo agli altri grazie alla sua forza di mercato e al suo peso politico e la soggezione della politica italiana alla tv (e a Berlusconi) per cui le leggi e le norme hanno sempre ratificato a posteriori lo stato di fatto.

Ma stavolta il rischio è grosso. Senza il coinvolgimento delle telecom, di Telecom Italia, di Fastweb, di Wind, di Vodafone, la rete potrebbe collassare, se il progetto Cube avesse successo, così come è collassata quella britannica dopo che la Bbc ha messo online i suoi palinsesti.

La sola grande certezza è che Mediaset ha fretta. E tanta. Perché? Forse perché lo scenario del mercato tv è radicalmente mutato e le sta sfuggendo di mano. Non è un mistero che Mediaset abbia spinto con forza per accelerare il passaggio al digitale terrestre nella speranza di riuscire a ‘governare' il trasloco del duopolio sulla nuova piattaforma.

Ma l'innovazione, così come il mercato, quando è quello vero, non sono facili da indirizzare e controllare così come è stato fatto per quasi un trentennio con il vecchio settore tv: chiuso nei confini nazionali, a basso livello tecnologico e soprattutto governato da una politica sempre molto sensibile alle ‘esigenze' dell'impero mediatico della famiglia Berlusconi.

Accade così che i nuovi canali si stanno moltiplicando in modo ancora più rapido di quanto previsto e accelerano la frantumazione dell'audience. E accade poi, come ha recentemente ricordato il presidente Paolo Garimberti, che nelle zone già passate al digitale la Rai stia riguadagnando ascolti. E intanto il satellite di Sky continua a crescere nelle rilevazioni Auditel e perfino La7 passa sempre più spesso la quota del 5% di share, cosa che prima accadeva ad ogni morte di papa.

E soprattutto, quel che fa più paura a Cologno Monzese, si fa sempre più fatica a portare in cassa i ricchi investimenti in spot dei prodotti di fascia medio alta. Insomma, se non fosse per la ‘moral suasion' prodotta dal solo nome ‘Berlusconi', di spot di Mercedes e Bmw per dire sui canali del Biscione se ne vedrebbero sempre di meno: stanno già ora tutti spostandosi verso Sky.

Un'altra ragione non secondaria va poi ricercata nel prossimo sviluppi del mercato tv: l'alta definizione. Quella attuale, che però non ha avuto grande successo, viaggia anche sul digitale terrestre. Ma la prossima, quella su cui sta scommettendo l'industria mondiale della produzione video, quasi certamente no. Già si fanno i primi test di 4K e anche di 8 K. Le sigle sono semplicissime: vogliono dire rispettivamente 4 volte e 8 volte lo standard dell'alta definizione attuale.

A quanto se ne sa oggi potranno andare solo via satellite o Iptv. Il futuro, insomma, va sempre più verso la Rete. Ed è un futuro per il quale Mediaset non vuole pagare dazi a nessuno. E soprattutto non vuole aspettare i tempi lenti di ogni progetto di sistema in Italia. In questi casi farebbe gioco avere accanto una Rai meno letargica di quella prodotta dallo spoil sistem berlusconiano. Ma tant'è: non si può avere tutto.

Intanto però questa strategia di Mediaset fa probabilmente giustizia in modo definitivo delle ipotesi di un suo interesse diretto alla rete di Telecom Italia.

 
[19-10-2009]

 

 

MARINA B. CHE CONTROLLA GALLIANI? IMPOSSIBILE - LA FIGLIA DEL CAPO MANDA AL MILAN IN PROFONDO ROSSO, IL CONTROLLORE BARBARO, MA DAL DOCUMENTO USCITO DAL CDA EMERGE CHE L'EX MANAGER DI MEDUSA PUO' CONTROLLARE TUTTO TRANNE LE PIU' IMPORTANTI OPERAZIONI DI MERCATO E I CONTRATTI CON CALCIATORI. PERTINENZA ESCLUSIVA DI GALLIANI...

antonello capone per la gazzetta dello sport

Si chiama «ordine di servizio», è stato appena distribuito a tutti i dipendenti del Milan, è firmato dal vicepresidente vicario e amministratore delegato Adriano Galliani. Fa chiarezza su«responsabilità e funzioni del consigliere incaricato al controllo», ovvero del dottor Francesco Barbaro, neoconsigliere di amministrazione del Milan.

Viene dal Gruppo Fininvest, da Medusa, è un grande divoratore di libri. Non soltanto contabili. Qualcuno all'esterno ha letto il lungo occhio di Marina Berlusconi sul Milan e su Galliani che è in linea diretta con Silvio Berlusconi.

Bene, l'ordine di servizio spiega che Barbaro «fa riferimento direttamente al vicepresidente vicario e a.d.. Dovrà strutturare e coordinare la predisposizione del budget; sovrintendere e coordinare il controllo di gestione al fine di monitorare in modo continuativo e sistematico l'andamento di costi e ricavi in riferimento al budget, evidenziando gli eventuali scostamenti e definendo gli opportuni interventi; verificare la conformità di tutti i contratti rispetto alle linee guida definite in termini di onerosità, criteri di formalizzazione ed aspetti finanziari ed esprimere parere favorevole preventivo all'approvazione dei contratti».

Insomma, può tutto? Leggete il seguito: «Sono esclusi dall'attività di verifica i contratti relativi ad operazioni di acquisizione, cessione o prestito di diritti alle prestazioni sportive di giocatori, i contratti di lavoro degli stessi giocatori ed i contratti relativi a procure direttamente riferibili a tali operazioni».

Per questo basta Galliani

[15-10-2009]

SILVIO A PEZZI (ANDREA) – LUSSEMBURGO FATALE ANCHE PER PAPI, ALLEGGERITO NEI SUOI AVERI PER COLPA DELL’EX RADIO DEEJAY (GRUPPO ESPRESSO) FATTO SOCIO NELLA SOCIETà TREFINANCE S.A.: NEL 2008 PERSI 48 MLN – ANCHE DALLE ALTRE PARTECIPATE NON ARRIVANO BUONE NOTIZIE AL PREMIER…

Franco Bechis per "Libero"

 

Perdere non gli è mai piaciuto. Perfino negli anni più duri si è indebitato, ma il suo gruppo ha chiuso i bilanci in utile. Ci voleva se non proprio un comunista un socio nato nel gruppo più odiato, quello Espresso, per fare provare a Silvio Berlusconi l'ebbrezza del colore meno amato, il rosso. Ci voleva Andrea Pezzi, nato come dj a Radio Deejay, controllata da Carlo De Benedetti per fare perdere il Cavaliere, sia pure in Lussemburgo.

 

Anno terribile in quella terra il 2008: hanno versato il loro sangue Luca Cordero di Montezemolo, Luciano Benetton, lo stesso De Benedetti. E la Trefinance s.a. di Berlusconi ha chiuso con una perdita di 48 milioni e 558 mila euro. Nel 2007, tanto per intenderci, aveva invece guadagnato 6 milioni e 316 mila euro.

La Trefinance ha quattro settori di attività: la gestione di partecipazioni, la gestione della liquidità di proprietà, la gestione della liquidità sul mercato con profilo di rischio estremamente ridotto e la gestione della liquidità con un orizzonte temporale di medio-lungo periodo e con un più alto profilo di rischio. Ognuna di queste è una "business unit" numerata (1,2,3,4).

La terza, quella degli investimenti a basso rischio e rendimento tranquillo nell'anno di grande crisi dei mercati è rimasta del tutto inattiva: bassi rischi non ce ne erano più in alcuna parte del mondo. Quella ad altro rischio naturalmente ha portato più di una perdita, anche consistente, ma è avvenuto anche altri anni. I guai sono arrivati proprio dalla prima attività, quella gestione delle partecipazioni che di solito offriva lauti dividendi in grado di coprire le eventuali perdite finanziarie degli altri settori.LO

E proprio sulla attività dove il suo fiuto era proverbiale, Berlusconi è scivolato sulla buccia di banana. L'errore più clamoroso che ha influito sui conti è stato un piccolo investimento compiuto su una società italiana, la Ovo srl dove nel 2006 la Trefinance sa, lussemburghese del gruppo Fininvest, aveva rilevato il 47% delle azioni.

Le altre, la maggioranza, erano in mano ad Andrea Pezzi, che dopo avere iniziato da dj in casa De Benedetti, si era trasferito a Mtv diventando uno dei video- deejay (si chiamano veejay) più noti al pubblico giovanile. Grazie alla popolarità Pezzi ha cambiato in fretta mestiere, diventando prima conduttore tv di trasmissioni molto apprezzate dalla critica (non sempre dal pubblico) e poi sentendosi pronto per il grande salto da imprenditore. La Ovo srl.- racconta il bilancio Trefinance - "ha l'obiettivo di produrre e di diffondere video a contenuto tematico".

Il progetto in realtà era più ambizioso: costruire per filmati la prima video-enciclopedia mondiale. Un buco nell'acqua. E la società è stata messa in liquidazione nei primi mesi del 2009. Capendo al volo l'aria che tirava i manager di Berlusconi già nel 2008 hanno svalutato interamente la partecipazione, contribuendo al rosso dei conti Trefinance per 5,1 milioni di euro. Ma prima di farlo ha provato ancora inutilmente a salvare il salvabile. Nello stesso 2008 prima ha garantito un aumento di capitale a Pezzi per 1,5 milioni di euro e poi assicurato un finanziamento non oneroso da 500 mila euro.

Tutti soldi buttati via. A questi si aggiungono le perdite annuali della partecipata e quel che risulterà nel 2009 dalla liquidazione. Bella botta, sia per il fiuto un po' raffreddato che per le tasche di Berlusconi e della sua famiglia.

Per altro non sono arrivate soddisfazioni migliori da altre partecipate: né dalla Kirch Media Gmbh in fallimento da anni (da cui comunque è arrivato un rimborso da 0,8 milioni di euro per le spese legali sostenute in procedura fallimentare), né dalla Quinta communication sa dell'amico Tarak Ben Ammar. Lì Trefinance ha dovuto seguire insieme ad altri un primo aumento di capitale rinunciando a un credito finanziario di 7,6 milioni di euro. Poi il 7 maggio 2008 altro aumento di capitale, sottoscritto anche dai libici.

Trefinance si è vista alla fine diluire la propria quota di partecipazione dal 29,67 al 22,24%. Guai anche con l'investimento nella Point Biomedical Inc, per cui era stato ipotizzato nel 2008 un aumento di capitale. Il socio di maggioranza, Vedanta Opportunities fund, si è tirato indietro e anche a Trefinance non è rimasta scelta. La società è stata sciolta, i creditori rimborsati e avviata la liquidazione. Berlusconi ha svalutato subito la partecipazione di 370 mila euro.

Non meglio sono andati gli investimenti finanziari, nemmeno quelli nei 14 fondi di private equity che in un anno hanno fatto registrare una performance negativa del 9,6 per cento, comunque meno peggio di quella media del mercato di riferimento. Nell'anno la perdita di valore è stata superiore ai 6 milioni di euro. Alla fine è scesa anche la liquidità del gruppo: 108,2 milioni di euro contro i 174,3 del 31 dicembre dell'anno precedente.

 
[16-10-2009]

 

 

 

SPUTTANA CONTINUA! - “REPUBBLICA” SPARA ALTRE "INNOCUE" FOTO DI ZAPPADU “PUBBLICABILI DOPO LA SENTENZA DEL GARANTE”: VESTITINI ATTILLATI E TETTE AL VENTO – TRA QUELLE ANCORA VIETATE I BACI SAFFICI DAVANTI A PAPI - “IN ISRAELE VOGLIONO USARLE PER PROMUOVERE UN HOTEL”…

Paolo Berizzi per "La Repubblica"

Al sesto piano di un vecchio palazzo della Candelaria, barrio centrale di Bogotà, ci sono 10 mila foto che riguardano Silvio Berlusconi, che ballano. La loro vita è affidata alla memoria di uno dei computer di Ecoprensa, l'agenzia colombiana alla quale l'estate scorsa, quando deflagrò lo scandalo sulla vita privata del presidente del consiglio, il fotoreporter Antonello Zappadu ha ceduto in blocco tutti gli scatti realizzati, dall'inizio 2007 a fine 2008, a Villa Certosa e all'aeroporto di Olbia.

Le nuove immagini di Zappadu da Repubblica.it

Scatti che ritraggono il capo del governo con ospiti, soprattutto femminili. Ragazze che vanno e vengono per partecipare alle sue feste. Molte inviate dal procacciatore di escort Gianpaolo Tarantini. Finito sotto la lente di due procure (Roma e Tempio Pausania, ma la prima sentenza dei giudici sardi è a suo favore) e del Garante della privacy, Zappadu dice che la "soluzione" colombiana, in principio, fu anche un modo per mettere quel materiale fotografico al sicuro.

Le nuove immagini di Zappadu da Repubblica.it

E così adesso è tutto qui, nella capitale della Colombia. Quelli custoditi nella "bacheca" di Ecoprensa sono file le cui immagini sono state pubblicate solo in piccola parte - sette - dal quotidiano spagnolo El Pais. Poi rimbalzate sui media di tutto il mondo. Berlusconi e il suo legale Niccolò Ghedini le definirono "innocue". Salvo chiederne il sequestro con una doppia denuncia: all'autorità giudiziaria e al Garante della privacy.

Repubblica ha avuto accesso alle migliaia di fotografie "sarde". Ed è entrata in possesso di quelle più significative. Le uniche, per ora, pubblicabili, le vedete in questa pagina. E' la prima volta che vengono diffuse.

Le nuove immagini di Zappadu da Repubblica.it

Lo permette una sentenza del garante (18 giugno 2009). Che blocca sì la maggior parte delle foto di Zappadu - poiché ambientate dentro Villa Certosa - ma non vieta "il trattamento e la diffusione di immagini raccolte all'interno del villaggio turistico" (il Country, che confina con il parco della Certosa e dove Berlusconi possiede un'abitazione), e "in luoghi pubblici" (aeroporto e spazio aereo).

I documenti fotografici risalgono a prima che scoppiassero il caso D'Addario e l'inchiesta su Tarantini e il suo giro di prostitute, "ragazze immagine", soubrette ingaggiate per le serate del premier.

Le nuove immagini di Zappadu da Repubblica.it

Eccole, dunque, le nuove foto. In una sequenza c'è il presidente del Consiglio con due ragazze nella residenza del Country. E' il 18 ottobre 2008. Il sipario sull'estate sarda di Tarantini alla corte di Re Silvio è calato. Ma la frequentazione tra i due prosegue, con feste e cene. Le ragazze. Una vestita di giallo, l'altra in rosa.

Qualcuno ha pensato che la prima potesse essere Barbara Guerra, ex concorrente della Fattoria, già ospite del presidente a Palazzo Grazioli l'8 e il 16 ottobre assieme alla escort romena Ioana Visan (stando ai verbali, Tarantini le pagò in vista di un'eventuale prestazione sessuale, l'8 ottobre passarono entrambe la notte a palazzo).

Ma lei smentisce: "Mai stata a villa Certosa". Il 18 agosto 2008 le ospiti di Berlusconi arrivano a Porto Rotondo in elicottero. Mentre le truppe russe puntano missili nucleari su Tiblisi, il velivolo a elica, flotta Mediaset, plana su Punta Lada. A bordo, almeno due giovani donne (una spunta dal finestrino). Che verranno accompagnate in una "dependance" della Certosa (quella sera il parco è invaso da ragazze).
Dove attendono a lungo. Una stretta in un abitino, l'altra con jeans sbottonati.

Il portico è lo stesso che fa da sfondo ad altri scatti (22 giugno 2008). Qui si vede Berlusconi che accompagna in casa cinque ragazze che lo seguono in fila indiana. Di fronte alla veranda, una piscina. Bagni di sole in topless sotto lo sguardo di un uomo in divisa.
Lì e pure nella villetta del Country. Dove c'è un'altra vasca, arredata con sculture di nudi femminili. Che non sono solo di pietra. 3 e 16 agosto 2008: ancora ragazze in topless.

Sono i giorni in cui a villa Certosa, assieme a decine di donne, fanno capolino Tarantini (con due amici accusati come lui di cessione di cocaina dalla Procura di Bari), l'"ape regina" Sabina Began e l'europarlamentare Licia Ronzulli ("E' lei che ci smistava nelle stanze", racconta a Repubblica Barbara Montereale, che a Porto Rotondo riceve dal premier una busta con 10mila euro).

Nello stesso periodo Zappadu immortala l'ormai mitologico bacio saffico sotto la doccia (la foto fa parte del mazzo "vietato", che comprende pure un altro bacio tra donne al quale un divertito Berlusconi assiste nel 2007). Poi c'è il pacchetto-aeroporto. Si è detto delle ballerine e dei menestrelli che sbarcano dall'Airbus presidenziale.

Repubblica rivelò il "passaggio" offerto alla "dama nera" Darina Pavlova, vedova di un milionario bulgaro e amica del Capo del governo. Ora spuntano altre foto. E' il 17 aprile 2008. Il giorno della visita in Sardegna di Putin. Il gruppo è composto da tre ragazze, tutte vestite di nero. Scendono da un aereo Mediaset. I carabinieri disposti in fila, come a volerle celare alla vista dei fotografi. Zappadu è lì.

"Raccontavo lo stile di vita del premier", spiega. Ora in Colombia piovono richieste anche curiose. Alcuni scatti voleranno in Israele. Un'agenzia di Tel Aviv utilizzerà le immagini di Berlusconi con le sue "girls" per pubblicizzare una catena di hotel. Un ritratto non proprio rituale per il leader di una delle prime otto nazioni del mondo.

 
[16-10-2009]

 

 

 

 

LODO MONDADORI - FININVEST UFFICIALIZZA RICORSO IN APPELLO – MEDIASET PUÒ DISTRIBUIRE UN DIVIDENDO EXTRA? - IL CSM PROMUOVE GIUDICE MESIANO – GASPARRI: “E' UMORISMO” - CIARRAPICO: ''IL MIO RUOLO NELLA VICENDA DE BENEDETTI-BERLUSCONI? SEMPLICEMENTE UN QUADERNO A QUADRETTI”…

1- FININVEST UFFICIALIZZA RICORSO IN APPELLO...
(Reuters) -
Il Cda di Fininvest ha deciso ieri di dare mandato all'AD Pasquale Cannatelli per procedere alla presentazione dell'appello contro la sentenza civile sul Lodo Mondadori, informa una nota. Come atteso, il Consiglio ha deciso anche di proporre istanza di sospensione dell'esecutività della sentenza. Il 3 ottobre il Tribunale di Milano ha condannato in primo grado la holding della famiglia Berlusconi a pagare quasi 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti come risarcimento danni causato da corruzione giudiziaria nel cosiddetto Lodo Mondadori.

2- CONFALONIERI: "NON CI CONDIZIONA MA NON E' COSA INDIFFERENTE"...
(Adnkronos) - L'ultimo atto della vicenda giudiziaria legata al Lodo Mondadori non condiziona Mediaset ma allo stesso tempo "non e' una cosa indifferente" per il gruppo televisivo. E' in sintesi il contenuto della risposta del presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, interpellato dai giornalisti a margine di un convegno sulla tv digitale in merito alle conseguenze della decisione del giudice che ha condannato Fininvest ad un maxi-risarcimento.

Il contenuto della sentenza, chiarisce Confalonieri "non ha assolutamente effetti sul nostro bilancio e sulle acquisizioni non ci condiziona. Pero' -spiega- se il tuo azionista di riferimento ha una spada di Damocle di questo tipo, se tu volessi fare ad esempio un aumento di capitale, ci pensi due volte". Sull'ipotesi circolata che Mediaset possa alzare il dividendo, Confalonieri osserva che "lo dicono gli analisti, vedremo. Ma lo sapete bene che siamo la stessa diocesi ma parrocchie diverse".

3- LODO MONDADORI "SPADA DAMOCLE" SU AUMENTO-CONFALONIERI...
(Reuters
) - I 750 milioni che Fininvest deve versare a Cir secondo il tribunale civile di Milano, come compensazione della vicenda giudiziaria legata al cosiddetto lodo Mondadori , potrebbero rappresentare una spada di Damocle sulla possibilità di un aumento di capitale per la controllata Mediaset .

Lo ha detto il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri parlando con i giornalisti a margine di una conferenza sul digitale. "Se il nostro azionista di riferimento [Fininvest] ha una spada di Damocle di questo tipo [i 750 milioni da pagare alla Cir di Carlo De Benedetti] e tu [Mediaset] vuoi fare un aumento di capitale ci pensi due volte", ha detto Confalonieri. La sentenza "non ci condiziona ma non Ã&die; una questione indifferente", ha aggiunto Confalonieri.

4- MEDIASET PUÒ PENSARE IN TEORIA A DIVIDENDO EXTRA...
(Reuters) -
Mediaset può ragionare sull'idea di distribuire un dividendo extra per aiutare l'azionista Fininvest a far fronte alla sentenza sul Lodo Mondadori che la obbliga a pagare 750 milioni di risarcimento alla Cir. Lo ha detto il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri che ha anche precisato che l'ipotesi di una emissione di bond del gruppo televisivo "E' sul tavolo del Cfo", il direttore finanziario.

Dell'ipotesi di un dividendo più corposo di Mediaset "ne hanno parlato gli analisti", ha detto Confalonieri a margine di un convegno sulla tv digitale in corso a Roma.
"Ci si può pensare in teoria, ma non dimenticate che siamo la stessa diocesi, ma due parrocchie differenti", ha aggiunto il presidente di Mediaset.

5- CSM PROMUOVE GIUDICE MESIANO...
(Adnkronos) -
Il plenum del Csm ha dato una promozione a Raimondo Mesiano, il giudice di Milano che ha condannato la Fininvest a risarcire con 750 milioni di euro la Cir di De Benedetti per la vicenda del Lodo Mondadori. A Mesiano e' stata conferita la settima valutazione di professionalita', la piu' alta nella carriera di un magistrato di cui si sottolinea "l'indipendenza, l'imparzialita' e l'equilibrio", oltre alla capacita', diligenza e impegno dimostrati.

Il provvedimento e' retroattivo, visto che decorre dal 13 maggio 2008, e con esso il magistrato avra' un aumento di stipendio oltre alla possibilita' di concorrere a incarichi che finora gli erano stati preclusi. Martedi' prossimo la Prima commissione aprira' una pratica a sua tutela, dopo le critiche ricevute per la sentenza sul Lodo Mondadori.

6- GASPARRI: "PROMOZIONE MESIANO? E' UMORISMO"...
(ANSA) - A volte si assiste a casi di umorismo involontario. Capita vedendo che il Csm ha promosso oggi all'unanimita' il giudice Mesiano, autore della nota sentenza secondo la quale la Fininvest dovrebbe dare cifre faraoniche a De Benedetti'. Lo afferma Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl. 'Il Csm - aggiunge - sottolinea l'indipendenza, l'imparzialita' e l'equilibrio di Mesiano. La tempistica della promozione, all'indomani dell'incredibile sentenza, e' ovviamente frutto del caso.

Ma il tutto, come in certe commedie televisive, meriterebbe l'accompagnamento di risate del pubblico. Di Mesiano si loda anche la laboriosita'. Testimoniata dal fatto che ha emesso la sentenza di sabato e senza ricorrere a perizie'. 'Il Csm meriterebbe una menzione speciale - conclude il capogruppo del Pdl - Altri commenti sarebbero superflui. Per evitare querele e perche' la realta' incredibile supera ogni fantasia e ogni giudizio'.

7- LUPI: "MESIANO PROMOSSO PERCHE'ANTI-BERLUSCONI"
(ANSA)
- Finalmente abbiamo in Italia un'istituzione che si fonda sul merito. La promozione del giudice Mesiano da parte del Csm dimostra che in Italia fanno carriera non solo i 'figli di', anche un semplice magistrato puo' ambire al successo. Il segreto? Basta colpire Berlusconi. E pensare che c'e' qualcuno che ha la faccia tosta di dire che la magistratura e' indipendente'. Cosi' Maurizio Lupi, deputato del Pdl e vicepresidente della Camera.

8- CIARRAPICO: ''IL MIO RUOLO NELLA VICENDA DE BENEDETTI-BERLUSCONI? SEMPLICEMENTE UN QUADERNO A QUADRETTI"...
(Adnkronos/Ign)
- E' stato il vero mediatore fra Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi nella controversia per la Mondadori. All'indomani della sentenza del Tribunale Civile di Milano sul lodo, parla Giuseppe Ciarrapico, oggi senatore del Pdl. Fu lui, all'epoca, a sbloccare la trattativa. Ma come ando' davvero?

''Il mio ruolo nella vicenda De Benedetti-Berlusconi? Semplicemente un quaderno a quadretti.... Sul caso si erano esercitati Cuccia e banche di affari inglesi ed italiane. Erano state elaborate montagne di ipotesi'', ricorda oggi Ciarrapico in un'intervista che viene pubblicata sul sito Ign, testata on line del gruppo Gmc-Adnkronos.

''In quel periodo -spiega Ciarrapico- io mi vedevo almeno una volta alla settimana con Carlo Caracciolo. Era il 1991. Un giorno proprio a Trastevere, alla Lungaretta, ci incontrammo a pranzo, presente anche Passera. Parlammo della diatriba e si rivolsero a me chiedendomi un parere. La mia risposta fu: bisogna cercare di creare il "bilancino": per mediare bisogna pesare le due posizioni e togliere e aggiungere fino a quando entrambe le parti non sono soddisfatte. Non e' semplice, mi dissero. E chiesero a me se ero disposto a provarci. Ovviamente dissi che avrei accettato a condizione che fossero state le due parti a sollecitarlo''.

''L'indomani -prosegue Ciarrapico- sarei dovuto partire per Merano, per Chenot, per mettermi a dieta. All'epoca tenevo molto alla linea. Questo accadde la mattina e il primo segnale arrivo' lo stesso pomeriggio da De Benedetti. Caracciolo mi disse che era d'accordo che fossi io il mediatore.

La mattina successiva mi chiamo' Gianni Letta. ''Ma davvero faresti il mediatore? Se te lo chiediamo lo fai?''. Per Berlusconi certo che l'avrei fatto, ci mancherebbe. E cosi' mi inondarono di fax: Silvio Berlusconi, Gianni Letta, De Benedetti, lo stesso Caracciolo. E conoscendo il personaggio, chiesi anche l'assenso di Eugenio Scalfari''

Insomma, non restava che attendere. ''Solo dopo partii per Merano. Volevo rimettermi in forma-spiega il senatore del Pdl all'ADNKRONOS- ma appena arrivato ricevetti la chiamata di Passera e Caracciolo che volevano incontrarmi con urgenza. Li raggiunsi a Verona. Si presentarono con un furgoncino pieno di carte e documenti, tutte le ipotesi di accordi, le variabili da li' a tre mesi, le controvariabili..... Sapete cosa feci? Andai appunto a comprare un quaderno a quadretti e mi misi al lavoro. Tirai una riga in mezzo: da una parte Berlusconi e cio' che avrebbe voluto, dall'altra le richieste di De Benedetti''.

Non fu facile trovare la soluzione. ''Ho lavorato notte e giorno per due mesi e mezzo-tre, prima di arrivare alla quadratura del cerchio. Tra Berlusconi e De Benedetti ci fu anche un momento di quasi rottura. E cosi', avendo insegnato all'Universita' Diritto Commerciale, chiesi che fosse stesa la premessa contrattuale sulla motivazione dell'accordo. Premessa che De Benedetti non voleva. In quella situazione di stallo- ricorda ancora Ciarrapico- Guido Rossi disse: bene, scrivo un parere. Butto' giù dieci righe in cui mi dava ragione sulla necessita' della premessa contrattuale''.

''Alla fine facemmo l'accordo. Demmo l'annuncio addirittura a reti unificate tv dall'Hotel Palace di Milano. Eravamo io, Letta, Vittorio Ripa Di Meana, Confalonieri, Caracciolo. Era il 1991, fu un momento magico per me. Subito dopo -conclude- divenni anche presidente della Roma. Ma quella e' un'altra storia. Riguardo alla condanna di Fininvest, oggi sento parlare di cifre stratosferiche, di piu' del valore della controversia di allora. E' vero che oggi a Berlusconi si puo' fare di tutto, ma e' altrettanto vero che attorno a Berlusconi facciamo quadrato in molti, me compreso''.

 
[14-10-2009]

 

 

 

CONFALONIERI: "SCALFARI PINOCCHIO, AD ARCORE CI VENNE, IO C'ERO" - ED EU-GENIO CAPITOLÒ: "MA NON DICE LA DATA. ERA IL 1984. ANDAMMO PER CHIEDERGLI DI SMETTERLA CON IL "DUMPING" DELLE TARIFFE" - L'ALTRA VERSIONE DICE CHE SCALFARI E CARACCIOLO ANDARONO AD ARCORE PER CHIEDERE AL CAV. DI ENTRARE NEL GRU

PPO AL FINE DI CONTROBILANCIARE L'ALTRO AZIONISTA CDB...

1 - CONFALONIERI-SCALFARI, BOTTA E RISPOSTA 
SU QUELLA VISITA AD ARCORE
Paolo Conti per il Corriere della Sera

«Eugenio Scalfari dimostra memoria corta, ad Ar­core ci venne, io c'ero». Lo rac­conta Fedele Confalonieri, com­mentando l'intervento di Euge­nio Scalfari lunedì sera a L'Infe­dele su La7 e quindi conferman­do le affermazioni di Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera.

«Ho ascoltato l'inter­vento telefonico di Eugenio Scal­fari a L'Infedele. E sono rimasto stupito di come abbia risposto a un'argomentazione ineccepibile di Ferruccio de Bortoli: «De Bor­toli ha detto una falsità. Io e Ca­racciolo non siamo mai andati ad Arcore a chiedere interventi di Berlusconi».

Secondo Confalonieri «Scalfa­ri dimostra memoria corta, per­ché io c'ero e posso testimoniare che quell'incontro è avvenuto. E ricordo ancora la metafora im­mobiliare con cui quella sera a cena Scalfari e Caracciolo descris­sero la loro situazione azionaria nei confronti di De Benedetti. Cioè: 'Siamo rimasti come una casetta all'interno di un grande piano di lottizzazione: circonda­ti'».

Confalonieri ha aggiunto che «lo stesso Scalfari, peraltro, ha ricordato quella serata in un articolo su L'Espresso del febbra­io 2004 intitolato Silvio e il suo cane Fidel. Scriveva Scalfari che lui e Caracciolo al termine della cena mi ascoltarono suonare Rapsodia in blu per una ventina di minuti. Non credo fossero ve­nuti fino ad Arcore solo per senti­re la Rapsodia in blu ... ».

Replica di Scalfari: «Non sono io ma Con­falonieri ad avere vuoti di memo­ria. La verità è questa: Caraccio­lo ed io andammo ad Arcore a ce­na, visitammo la villa e poi, nella sala di musica, con pianoforte a coda che Berlusconi ci disse es­ser quello di Toscanini, Confalo­nieri suonò da maestro la Rapso­dia in blu. Poi accompagnò Sil­vio in un repertorio divertente di canzoni americane e francesi degli anni '40 e '50».

Scalfari pre­cisa che è «tutto vero. Io stesso l'ho raccontato in un articolo del 2004, come lo stesso Confalonie­ri ha ricordato. Ma non dice la data. Gliela dico io: era il 1984. Rete4 era ancora (per poco) del­la Mondadori e perdeva un sac­co di soldi perché Berlusconi, che aveva già Canale 5 e Italia 1, praticava un 'dumping' delle ta­riffe pubblicitarie per mettere in crisi la Mondadori».

Ancora il ri­cordo di Scalfari: «L'Espresso era azionista con l'11% di Rete4. Andammo da Berlusconi per chiedergli di smetterla con il 'dumping' delle tariffe. La cena fu ottima, la musica divertente e l'ospite ci promise che così avrebbe fatto. Naturalmente non lo fece affatto perché è sempre stato un grandissimo bugiardo. Quanto a De Benedetti, aveva al­lora acquistato una piccola quo­ta azionaria della Mondadori per aiutare Mario Formenton in un momento di gravi difficoltà».

Indirettamente di Scalfari si parlerà anche domani al Cda Rai. Il presidente Paolo Garim­berti ieri ha annunciato che il di­rettore del Tg1 Augusto Minzoli­ni (che oggi si confronterà con la commissione di Vigilanza pre­sieduta da Zavoli) verrà ascolta­to per un'audizione fissata da tempo ma anche per il servizio dedicato dal Tg1 lunedì sera alla «guerra delle testate», cioè al confronto tra Corriere della Sera e La Repubblica.

 

Secondo quan­to ha osservato Garimberti, il Tg1 ha sentito i direttori del Cor­riere, del Riformista, Antonio Po­lito, e di Libero, Maurizio Belpie­tro. Lo stesso Minzolini ha dato conto della posizione del quoti­diano diretto da Ezio Mauro. Per il presidente della Rai però è mancata la voce di Repubblica e di Eugenio Scalfari, che aveva considerato «insufficiente» la re­plica di Ferruccio de Bortoli agli attacchi del premier Silvio Berlu­sconi.

2 - "CONFALONIERI RICORDA MALE ECCO COME ANDÒ AD ARCORE"
Da "la Repubblica"

«Non sono io ma Fedele Confalonieri ad avere vuoti di memoria». Eugenio Scalfari replica al presidente di Mediaset che ieri gli ha contestato di non ricordare una visita ad Arcore nella residenza di Silvio Berlusconi.

«Scalfari dimostra memoria corta, ad Arcore ci venne, io c´ero» è la tesi di Confalonieri dopo l´intervento di Scalfari lunedì sera a "L´Infedele" su La 7. In trasmissione, quando si è toccato il tema del lodo Mondadori, quell´incontro nella dimora dell´attuale premier era stato evocato dal direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli. «Ma io e Caracciolo non siamo mai andati ad Arcore a chiedere interventi di Berlusconi» aveva già ribattuto Scalfari intervenendo telefonicamente.

Ora la replica del fondatore di Repubblica al presidente Mediaset: «Non sono io ma Fedele Confalonieri ad avere vuoti di memoria. La verità è questa: Caracciolo ed io andammo ad Arcore a cena, visitammo la villa e poi, nella sala di musica, con pianoforte a coda che Berlusconi ci disse esser quello di Toscanini, Confalonieri suonò da maestro la "Rapsodia in blù". Poi accompagnò Silvio in un repertorio divertente di canzoni americane e francesi degli anni Quaranta e Cinquanta». Scalfari aggiunge: «Tutto vero. Io stesso l´ho raccontato in un articolo del 2004, come lo stesso Confalonieri ha ricordato.

Ma non dice la data. Gliela dico io: era il 1984. Retequattro era ancora (per poco) della Mondadori e perdeva un sacco di soldi perché Berlusconi, che aveva già Canale 5 e Italia 1, praticava un "dumping" delle tariffe pubblicitarie per mettere in crisi la Mondadori. L´Espresso era azionista con l´11 per cento di Retequattro. Andammo da Berlusconi per chiedergli di smetterla con il "dumping" delle tariffe.

La cena fu ottima, la musica divertente e l´ospite ci promise che così avrebbe fatto. Naturalmente non lo fece affatto perché è sempre stato un grandissimo bugiardo. Quanto a De Benedetti, aveva allora acquistato una piccola quota azionaria della Mondadori per aiutare Mario Formenton in un momento di gravi difficoltà. Le bugie, caro Confalonieri, hanno gambe cortissime e naso assai lungo».

E sulle polemiche seguite alla sentenza che ha riconosciuto un risarcimento danni da 750 milioni di euro a carico di Fininvest e in favore della Cir, Serena Dandini ha chiesto ieri sera un parere allo stesso Scalfari, ospite di "Parla con me". «I danni li ha subiti il nostro gruppo. Senza la corruzione che ribaltò il lodo Mondadori - dice Scalfari - il posto della signora Marina Berlusconi sarebbe occupato oggi da altri»

 

 
[14-10-2009]

 

 

 

 

Scalfari, ritornato direttore di 'Repubblica', ha smentito seccamente De Bortoli: mai ENTRATO IN casa Berlusconi - Quello che è certo, perché lo racconta nel libro "Un editore fortunato", è la buOna frentazione di Carlo Caracciolo, socio di Eu-genio, con Berlusconi (LA SERA PRIMA DELLA CONQUISTA MONDADORI)....

1 - I RAPPORTI DI BERLUSCONI CON CARACCIOLO
Ieri sera Eu-genio Scalfari, ritornato direttore di 'Repubblica' ha smentito seccamente De Bortoli: mai stato a casa di Berlusconi. Quello che è certo, perché lo racconta nel libro "Un editore fortunato" (Laterza) al suo intervistatore Nello Ajello, è la buOna frentazione di Carlo Caracciolo, socio di Scalfari, con Berlusconi, per non dire della stretta amicizia con Ciarrapico. Nel libro svela che la sera prima dell'annuncio del Cavaliere del Cialis di aver conquistato la Mondadori fu inviato a casa di Silvio non ancora papi. La replica del principe fu secca come un cassetto chiuso con una ginocchiata: "Mascalzone!". La replica di Silvio: "Se non lo facevo io lo faceva Carlo De Benedetti".

 

2 - A «L'INFEDELE» IL DUELLO DE BORTOLI-SCALFARI
Da "La Stampa"  - 
«Non avrei mai accettato di tornare al Corriere della Sera e avere delle limitazioni. Il mio ritorno ha significato riprendere il cammino interrotto. Con gli azionisti sono stato chiarissimo». Replica così Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere ad Eugenio Scalfari intervenuto telefonicamente alla puntata de «L'Infedele» condotta da Gad Lerner di ieri sera.

Scalfari nel suo intervento aveva fatto cenno proprio alle presunte «limitazioni di De Bortoli» alla direzione. De Bortoli non ha esitato nella replica sostenendo che «a casa del caimano non è mai andato, a differenza dello stesso Caracciolo e Scalfari». Quest'ultimo ha, infine, smentito non il fatto ma le ragioni dell'incontro.

3 - CIARRAPICO, NON CREDO BERLUSCONI VOGLIA TRANSAZIONE SUL LODO MONDADORI...
(Adnkronos)
- 'Non credo che Berlusconi abbia nessuna intenzione di fare transazioni'. Giuseppe Ciarrapico commenta all'ADNKRONOS l'indiscrezione pubblicata da 'Italia Oggi' secondo la quale sarebbe pronto un lodo Ferrara per trovare un accordo tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti dopo la sentenza che ha condannato Fininvest a pagare 750 milioni di euro per il cosiddetto lodo Mondadori.

Ciarrapico, protagonista della vicenda nel 1991, replica secco: 'Ma quale transazione. Giuliano Ferrara cerca di mettersi in mezzo, e' un amico, ma non credo che Berlusconi abbia nessuna intenzione di fare transazioni. Non credo a questa ipotesi -insiste il senatore del Pdl- perche' non c'e' oggetto del contendere: c'e' transazione tombale in cui le parti si dichiarano soddisfatte'. Quanto al ruolo di Gianni Letta in questa trattativa, messo in luce dal quotidiano, Ciarrapico dice: 'Letta e' sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e' un uomo straordinario, ma non credo che si voglia impicciare di queste cose'.

[13-10-2009]

 

 

 

'O COMANDANTE È VIVO E LOTTA CON BERLUSCONI - Achille Lauro STORY: La vocazione a un populismo paternalista, la discesa in campo per fare una grande destra, il dogma del fare contro il teatrino della politica, un impero economico di tv e squadre di calcio, una “collezione” di bellissime ville sul mare, la rottura con Montanelli, la voracità sessuale culminata a 69 anni con un colpo di testa per una minorenne di Napoli...

Fabrizio d'Esposito per "il Riformista"

La vocazione a un populismo paternalista se non autoritario, la discesa in campo per fare una grande destra, il dogma del fare contro il teatrino della politica, un impero economico comprensivo di tv e squadre di calcio, l'invenzione leggendaria del marketing elettorale, una "collezione" di bellissime ville sul mare, la rottura con Indro Montanelli, la voracità sessuale culminata a sessantanove anni con un colpo di testa per una minorenne di Napoli. E soprattutto un carisma unico e irripetibile.

La saggezza biblica del Qohelet, l'Ecclesiaste, insegna agli uomini che non c'è mai nulla di nuovo sotto il sole. Questo, infatti, non è l'identikit del Cavaliere ma del Comandante. Anzi 'O Comandante, che è anche il titolo dell'ultima biografia su Achille Lauro, scritta da Carlo Maria Lomartire per Mondadori (206 pagine, 18, 50 euro). Il volume è una densa ricostruzione, non senza imprecisioni e omissioni, della vita di uno dei personaggi più controversi del Novecento italiano.

Lomartire si inserisce nella scia di altre opere del genere sul Comandante, in prevalenza memorialistiche, ma non disdegna incursioni tra le lacune storiografiche sul laurismo, sinora colmate solo dai noti saggi dell'inglese Percy Allum e più recentemente da Marco Demarco, direttore del Corriere del Mezzogiorno e autore nel 2007 di L'altra metà della storia. Spunti e riflessioni su Napoli da Lauro a Bassolino.

Achille Lauro nacque a Piano di Sorrento nel 1887. Ancora ragazzino, il papà Gioacchino, armatore di velieri, lo fece imbarcare per punizione come mozzo su una sua nave, un tre alberi da settecento tonnellate. Achille, ultimo di sei figli, di cui due maschi morti in mare, aveva 14 anni. La mamma Maria Laura Cafiero lo aveva sorpreso in soffitta insieme con la donna di servizio. Di qui la severa decisione del padre.

Il battesimo marittimo del ragazzo fu un incubo. In pieno Atlantico il capitano muore dopo una lunga agonia. Colpa di una lisca di baccalà rimastagli in gola. Prima di spirare, detta terrorizzato il suo ultimo desiderio: «Non voglio essere seppellito in mare». A quei tempi, le lunghe traversate oceaniche prevedevano il contrario. Il cadavere del capitano rimane a bordo. Il suo secondo si dimostra incapace di comandare e tenere la rotta.

In pochissimo, il veliero va alla deriva. Per bere, l'equipaggio è costretta a filtrare la pipì. Ma il mozzo Achille Lauro non si scompone. Continua a fare le pulizie e poi a dormire in cuccetta come se niente fosse. Quando tutto sembra perso avviene il miracolo. Il Navigatore, questo il nome del tre alberi, incrocia un'altra nave al largo del Marocco. E finalmente dopo un po' si alza il grido dei marinai: «Terra, terra!».

Tornato a casa, in penisola sorrentina, Achille Lauro si rimette a studiare e il futuro Comandante si diploma capitano di lungo corso all'Istituto Nautico Nino Bixio di Piano (a proposito: la ministra Gelmini, donna di lago, ha eliminato i nautici dopo una tradizione pluricentenaria). Inizia la leggenda. Lauro è uno spaccone di talento. Per tre volte ricomincia da zero la sua carriera di armatore. Dopo il fallimento del papà Gioacchino. Dopo la Grande Guerra.

Dopo la caduta del duce. E ogni volta rende più grande e forte la sua flotta. L'uomo è instancabile, talmente pignolo al punto di andare di persona alla posta per spedire telegrammi. Il Comandante è un istrione che spesso anticipa i tempi, come quando escogita all'inizio degli anni venti il contratto di leasing, e frequenta più Londra che Roma.

I poteri forti dell'epoca lo considerano un parvenu di provincia (altra analogia con il Cavaliere di Arcore) ma il suo carisma strafottente non si cura dell'alta borghesia che lo esclude dai salotti influenti di Napoli, dove il Comandante si è trasferito dalla costiera. Da incallito donnaiolo, si è anche sposato.

Sua moglie Angelina gli dà tre figli (Gioacchino, Laura ed Ercole) e sopporterà sino alla fine, con atroce stoicismo, i tradimenti del marito, diviso tra amanti ufficiali e non. Lomartire nel suo libro accenna al momento drammatico di quando don Achille comunica a donna Angelina la decisione di dormire in camere separate.

Una scena che Serena Romano ha descritto per intero nella biografia del Comandante scritta per Sperling & Kupfer nel 1992: «È meglio che dormiamo in camere separate. Io ti amo, ti voglio bene, ti stimo, sei la cosa più importante della mia vita e non potrei immaginare di vivere senza di te. Purtroppo, però, non ti desidero più. Ma sappi che, anche se andrò con delle altre, nessuna avrà mai la mia testa, il mio cuore, il mio amore».

Con l'avvento del fascismo mette a frutto la sua amicizia con Ciano, il genero del dittatore. Entra nella Camera delle corporazioni, si mette in camicia nera e fa il saluto romano, ma non dimentica le sue amicizie londinesi e pure americane. Così è convinto di farla franca quando il regime si dissolve e arrivano gli Alleati. Invece viene arrestato per le sue collusioni coi gerarchi.

Il processo che ne segue offre un quadretto memorabile che contribuirà a una leggenda nella leggenda: quella del Comandante superdotato, che tra l'altro manterrà sempre il vezzo di ricevere nudo gli ospiti di prima mattina, mentre fa colazione. Gli inglesi minacciano di condannarlo a morte e lui per tutta risposta si porta le mani al basso ventre e grida: «Accirite a chist'!». «Uccidete questo!».

In seguito, un'altra scena diventata storica è quella delle popolane di Napoli che al suo passaggio gli urlano un augurio speciale: «Cummannà vuie nun avite mai murì perché tenite 'o piscione». «Comandante voi non dovete morire mai perché tenete il pescione».

Nel dopoguerra, Achille Lauro è alla soglia della sessantina e deve ricominciare di nuovo tutto daccapo. Per la terza e ultima volta. Il conflitto gli ha portato via tutta la flotta, ma Mussolini qualcosa gli ha lasciato: la presidenza del Napoli calcio e le quote al 50 per cento dei quotidiani della città, in primis il Mattino e il garibaldino Roma. Con le navi, Lauro si butta sulle rotte dell'emigrazione.

Ma la svolta è rappresentata dalla politica. Tenta, inutilmente, di entrare nella Dc, persino nel Pci, lui che è sempre stato un fervente anticomunista. Il treno giusto, alla vigilia della Costituente del 1946 è l'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini. Lauro si impadronisce del partito ed evita la caduta di De Gasperi, tornato dall'America con il piano Marshall e la direttiva di escludere le sinistre dalla maggioranza.

Tramontato l'UQ, il Comandante si riscopre monarchico ma non disdegna di far votare il Psdi nel collegio natìo della penisola sorrentina solo perché il sottosegretario alla Marina mercantile è di quel partito. La militanza savoiarda di Lauro è simboleggiata dal mitico simbolo "Stella e Corona". La crescita del partito monarchico è costante e raggiunge il suo apice quando negli anni cinquanta il Comandante diventa sindaco di Napoli disponendo di una maggioranza assoluta.

Il suo sogno, però, è nazionale. Ed è quello di costruire una grande destra in grado di condizionare la Dc e di arginare il Pci. Lauro ci lavora passando da una sigla all'altra, contattando i missini, corteggiando i liberali, tentando di convincere la parte più conservatrice della Dc e del Vaticano. Una vera tela di Penelope. Il progetto non decollerà mai, se non nel feudo napoletano.

Qui il potere regge per un po'. Risalgono a questo periodo i pacchi di pasta distribuiti prima delle elezioni oppure le scarpe spaiate (una prima, l'altra dopo le urne) oppure ancora le banconote tagliate a metà. Sono gli anni delle mani sulla città, denunciate nel famoso film del compagno Francesco Rosi. Ma come ha rilevato recentemente Demarco, non fu il Pci il suo principale avversario.

Fu la Dc. Questa è anche l'opinione di Lomartire. In effetti furono i democristiani a fargli una guerra totale. Lauro aveva il consenso popolare, loro controllavano il Viminale e fu un gioco facile commissariare il Comune. Manovre di palazzo contro responso delle urne: una storia vista mille volte, ancora attuale. Non solo: il sindaco Lauro certamente avviò il processo di speculazione edilizia ma chi lo ampliò e ne ricavò benefici fu soprattutto la Dc gavianea che si sostituì alla destra monarchica.

Il laurismo è stato un fenomeno ambivalente. Da un lato può essere considerato una sorta protoberlusconismo per il carisma del leader, la lotta ai «professionisti della politica», l'uso minaccioso dei media (Lauro fondò una delle prime tv private italiane, Canale 21), l'importanza del calcio con l'acquisto di campioni a suon di milioni (un nome per tutti: Jeppson).

Dall'altro è il progenitore del gavismo e del bassolinismo. Gestione pura del potere. Del resto, col passare dei decenni, Napoli è peggiorata, non migliorata. Una sequenza impressionante e significativa: destra, centro e sinistra hanno amministrato la città senza grandi risultati.

Nel 1956, Lauro fa un incontro che gli cambia la vita. Rimane fulminato dalla bellezza di Eliana Merolla. Lui ha 69 anni, lei 17. La vede durante un concorso di bellezza organizzato dal Roma. Finirà per sposarla nel 1970. Il Roma è l'unico quotidiano che gli è rimasto. Nel 1977 tenta la fusione col Giornale di Indro Montanelli. I due si incontrano in costiera, l'accordo è quasi fatto ma sfuma perché Montanelli non accetta una decisiva condizione politica: il benestare di Giorgio Almirante, segretario del Msi.

La parabola di Lauro volge ormai al declino. L'ultimo movimento che fonda si chiama Partito democratico italiano. Anticipatore sino alla fine. Le faide familiari fanno crollare l'impero. Il fallimento attira avvoltoi socialisti e democristiani di nuova generazione. Achille Lauro muore il 15 novembre 1982, a 95 anni. Viene sepolto a Piano di Sorrento, nella cappella di famiglia. Sul marmo della sua tomba c'è scritto: «Tutta la sua vita onora la sua morte».

 
[12-10-2009]

 

 

 

LODO MONDADORI: FIDEIUSSIONE E' IPOTESI PER SOSPENSIONE...
(Ansa) - La Fininvest potrebbe presentare anche una fidejussione bancaria chiedendo la sospensione dell'esecutivita' della sentenza civile con la quale il giudice Raimondo Mesiano del Tribunale di Milano ha condannato la holding della famiglia Berlusconi a versare 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti per il risarcimento nella vicenda del Lodo Mondadori.

'E' una possibilita' che sussiste', spiegano fonti legali precisando che e' pero' ancora prematuro precisare se verra' presentata tale fideiussione e quale importo avra'. Sulla vicenda e' intanto gia' intervenuta la societa' con una nota senza precisare nulla al riguardo, limitandosi a confermare che presentera' la richiesta di sospensione.

Gli avvocati della Fininvest che hanno assistito la societa' nella causa, Aldo Frignani, Achille Saletti, Fabio Lepri e Romano Vaccarella, sono al lavoro per presentare in tempi brevi il ricorso sulla sentenza. Contestualmente alla citazione in Appello, secondo quanto si apprende, verra' presentata anche la richiesta di sospensiva.

3 - 

 

PER BERLUSCONI RIPRENDONO DUE PROCESSI A MILANO: IL CASO "FONDI NERI DIRITTI TV" E MILLS
(Adnkronos)
- Sono due i processi dove tra gli imputati compare anche Silvio Berlusconi e sospesi da circa un anno a Milano in attesa della decisione della Consulta sulla costituzionalità del Lodo Alfano, e che ora potranno 'ripartire': il caso legato ai 'diritti tv', quello che allo stato degli atti sarà probabilmente il primo ad essere calendarizzato. Il secondo è quello relativo al 'caso Mills', per il quale accusa e difesa dovranno ritrovarsi davanti ad un altro collegio giudicante rispetto a quello che ha già condannato David Mills. E i tempi potrebbero farsi un pò più lunghi.

Il primo, dunque, è quello relativo ai presunti fondi neri creati da Mediaset con la compravendita di diritti tv e cinematografici. In questo procedimento la Procura milanese ipotizza che delle major americane abbiano ceduto diritti televisivi a due società off shore collegate a Fininvest le quali li avrebbero in seguito rivendute a Mediaset a prezzi maggiorati.

Il processo, in dibattimento davanti ai giudici della prima sezione penale, era stato sospeso a fine settembre dello scorso anno dopo che il pm Fabio De Pasquale aveva chiesto al collegio di ricorrere alla Corte Costituzionale 'contro' il Lodo Alfano. Dopo una lunghissima camera di consiglio, il collegio presieduto da Edoardo Davossa aveva deciso di rimettere alla Corte Costituzionale la decisione e di sospendere il giudizio non solo per il Premier ma anche per tutti gli altri imputati.

Due, sostanzialmente, i profili di presunta incostituzionalità lamentati dall'aula del processo sui diritti tv. La prima sottolineava come le norme relative alle prerogative e all'attività di organi costituzionali richiedano un procedimento di revisione costituzionale, mentre il Lodo approvato è una legge ordinaria. Esattamente la tesi 'sposata' questa sera dalla Consulta.

Il secondo è quello che sottolinea la disomogeneità per fonte di investitura delle cariche 'coperte' dal Lodo (Presidenza del Consiglio, della Camera, del Senato e della Presidenza della Repubblica) oltre a quella sorta di discriminazione tra presidenza e componenti che la legge in qualche modo sembra introdurre. Ed è questo il primo processo che potrà riprendere a Milano. E' solo questione di tempo e di calendario delle udienze, ma il procedimento potrebbe ripartire entro un mese se non prima.

Il secondo procedimento riguarda il caso Mills. In questa causa Silvio Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari ma la sua posizione, dopo il varo del Lodo Alfano, è stata stralciata da quella del legale inglese accusato di aver ricevuto una somma di denaro per mentire, quantomeno per omettere tutta la verità, nell'ambito di due cause celebrate a Milano nell'era immediatamente post-Mani Pulite: il processo 'All Iberian' e 'tangenti alla Guardia di Finanza'.

A differenza del processo celebrato davanti alla prima sezione penale, quello a carico di Mills-Berlusconi, al momento dell'entrata in vigore del lodo Alfano, era ormai al termine. E forse anche questo, come l'imminente prescrizione, aveva determinato, un anno fa, il collegio presieduto da Nicoletta Gandus a stralciare e 'congelare' la posizione del solo Premier e procedere oltre con il giudizio nei confronti di Mills.

A giudizio di quel collegio, infatti, il legislatore volutamente non aveva esteso i privilegi del Lodo anche ai coimputati: per la precisione, avevano scritto i giudici, il discrimine tra alte cariche e conindagati era stata non "una omissione casuale ma frutto di consapevole scelta del legislatore". Con quella determinazione il collegio di Nicoletta Gandus è arrivato a giudizio per David Mills, condannato a quattro anni e mezzo di reclusione (venerdì prossimo inizierà il processo d'appello, ndr) ma ha perso ogni possibilità di giudicare in futuro il Premier.

Se nel caso dei diritti tv, in qualsiasi momento, il processo può ripartire a carico di tutti gli imputati, compreso il Presidente del Consiglio, nel caso Mills è certo che la causa, se non proprio dall'inizio, debba comunque ripartire quasi da zero davanti ad altri tre 'togati'.

Lo scontro è annunciato. mentre l'accusa chiederà di riprendere il 'filo del discorso' da dove è stato interrotto, la difesa del Premier, è pressochè scontato, infatti, non acconsentirà a dare il consenso alla validità degli atti compiuti quasi fino alla sentenza Mills. Tanto più che a lungo, e con una ricusazione, gli avvocati del Presidente del Consiglio avevano 'attaccato' il presidente del passato collegio, Nicoletta Gandus, accusandola di grave inimicizia nei confronti di Berlusconi.

Il risultato è che il processo, se dovesse rinnovare anche solo parte degli atti formati a fatica soprattutto attraverso interrogatori per rogatoria, difficilmente potrà arrivare ad una conclusione prima che scadano i tempi della prescrizione, già 'risicatissimi' lo scorso anno. Non a giudizio, ma in attesa di andarci, è ora un terzo filone, 'figlio' del processo principale sui diritti tv ed è quello denominato Mediatrade.

In questo stralcio Silvio Berlusconi e' accusato di appropriazione indebita per aver 'sottratto', secondo i magistrati milanesi, alle casse di Mediaset e, prima ancora, di Fininvest, i proventi della compravendita di film e pellicole cinematografiche acquistate da majors americane e 'rivendute' al gruppo italiano con l'intermediazione di un uomo d'affari egiziano, Frank Agrama, nome che da tempo rimbalza nelle cronache giudiziarie, ritenuto il socio occulto del premier.

Tutto sarebbe avvenuto all'estero, sostiene la procura, dove i profitti della compravendita sarebbero stati 'nascosti' in contiaccesi in Svizzera, Monte Carlo e le Bahamas. In questo filone, oltre al leader del Pdl, figurano Agrama e una decina di manager ed ex manager legati al gruppo di Segrate. Dopo due anni, dunque, anche lo stralcio Mediatrade, e' praticamente chiuso, e pronto a procedere con il deposito degli atti, preludio ad una richiesta di rinvio a giudizio. Le carte, una gran mole di faldoni, giacciono da settimane nell'ufficio del pm Fabio De Pasquale in attesa della Consulta.

 
[07-10-2009]
 

FONDI NERI MEDIASET: LA SVIZZERA STA PER APRIRE UN'INCHIESTA PER RICICLAGGIO...
Dal "Corriere.it" - Per quattro manager Mediaset in Svizzera la prossima settimana sarà aperta un'inchiesta formale per riciclaggio di denaro. Lo riporta l'agenzia Ap. Lo scorso 2 settembre i pm svizzeri hanno chiesto all'ufficio federale delle inchieste di aprire il procedimento, ha detto all'agenzia di stampa Walburga Bur, portavoce del ministero della Giustizia. I quattro manager sono accusati di riciclaggio di denaro in relazione a un'inchiesta sulla sovravalutazione di film e diritti tv. L'inchiesta è in pratica un filone di quella di Milano, secondo la quale Mediaset ha acquistato dal 1992 al 1999 diritti tv a prezzi gonfiati di film americani.

Secondo l'inchiesta italiana le accuse sono di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio. L'inchiesta ha per oggetto fondi di Mediatrade spa, la società che dal 1° febbraio 1999 aveva sostituito Mediaset e la maltese Ims nell'acquisto dei diritti tv tra Los Angeles e Lugano dal 2000 al 2002, quindi anche quando Berlusconi (dal 2001) era presidente del Consiglio. La Svizzera nel 2005 ha congelato conti bancari per oltre 150 milioni di franchi svizzeri e iniziato una propria indagine su quattro manager Mediaset.

 

 

Il giudice: Berlusconi corruttore - Berlusconi: non mi fermeranno - L’autunno del corruttore - Tutti con Berlusconi, addio golpe - Giustizia, la furia di Berlusconi - Se si vota rivince Berlusconi - il golpe dei ‘lodi’ e la politica che s’è fermata...

Da Il Velino.it

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Berlusconi: non mi fermeranno". Editoriale di Angelo Panebianco dal titolo: "La stabilità di un governo". Al centro le parole del ministro Franco Frattini: "Eurogruppo: l'Italia punta alla presidenza". A fianco: "E ora Obama non vuol vedere il Dalai Lama". In una foto con due orsi bianchi sempre in taglio centrale: "L'orsetto e il mammut sorprendono il mondo". In basso Messina: "Il piano regolatore con 800 deroghe. Così i palazzo sono finiti nel fango".

 

LA REPUBBLICA - In apertura: "Il giudice: Berlusconi corruttore". Editoriale di Giuseppe D'Avanzo dal titolo: "Gridare al golpe". Di spalla: "La campagna anti-Obama che avvelena l'America". Al centro: "Licenziamenti e multe, arriva la cura Brunetta". Sempre in taglio centrale una foto del disastro siciliano: "Messina, un anno fa rapporto shock: ‘Quell'area tutta a rischio disastro'". In basso: "La scienza a caccia dell'immortalità".

LA STAMPA - In apertura: "Giustizia, la furia di Berlusconi". Editoriale di Luigi La Spina: "L'illusione delle urne". Al centro una foto di Carol Greider che indossa occhiali finti alla Groucho Marx: "Medicina, un Nobel al femminile". Al centro: "Il mistero dei corpi inghiottiti dal fango".

 

IL GIORNALE - In apertura: "Tutti con Berlusconi, addio golpe". Al centro foto di Carlo De Benedetti con Silvio Berlusconi: "L'atto di accusa è soltanto un teorema". Sempre in taglio centrale: "E De Benedetti grazie al giudice intasca 45 milioni in un giorno". Di spalla: "Il federalismo del territorio contro i disastri".

 

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Geithener: ora regole globali". Editoriale di Stefano Folli: "il golpe dei ‘lodi' e la politica che s'è fermata". Al centro: "Al credito per le Pmi quota dei Tremonti bond non varati dalle banche". Di spalla: "Addio a Gino Giugni dallo Statuto all'agguato delle br".

IL MESSAGGERO - In apertura: "Lodo Mondadori, è scontro". Editoriale di Dacia Maraini: "La violenza sulle donne e la severità obbligata". Al centro: "Stupro della Caffarella, condanne con lo sconto. E scoppia la polemica". Sempre al centro: "Allarmi ignorati , ecco il dossier".

 

IL TEMPO - In apertura: "Se si vota rivince Berlusconi". Editoriale di Massimo Teodori: "La sinistra si separi da Di Pietro". Al centro: "Sconto di pena alle belve della Caffarella".

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "L'autunno del corruttore". In basso: "Addio a Giugno. Codificò i diritti dei lavoratori".

LIBERO - In apertura: "Silvio si gioca tutto". Editoriale di Maurizio Belpietro dal titolo: "Il mandante è Barbapapà". Al centro: "Bossi lancia la Lega: pronti a votare"

 
[06-10-2009]

CHI È RAIMONDO MESIANO, IL GIUDICE VIVEUR, AMICO DI BORRELLI JR. E AMANTE DELLE DONNE E DELLA COCA COLA CHE HA MESSO A TERRA L'IMPERO DI BERLUSCONI - FINORA ERA RIUSCITO A CHIUDERE UN BAR O FAR RISARCIRE UN CITTADINO PENALIZZATO DALLE POSTE. CON TALE BAGAGLIO DI CAUSE MINORI ALLE SPALLE AL MAGGIORE RISARCIMENTO DELLA STORIA…

Alessandro Da Rold per "Il Riformista"

Al sesto piano del palazzo di Giustizia di Milano aveva un vicino di stanza noto negli ambienti di Magistratura Democratica: Andrea Borrelli (figlio di Francesco Saverio del pool di Mani Pulite ndr). Ma Raimondo Carmelo Mesiano, reggino, 57 anni, in magistratura dal 1980 - giudice della decima sezione del Tribunale (ora trasferito alla Corte d'Appello), balzato all'onore delle cronache per la sentenza sul Lodo Mondadori - all'associazionismo della magistratura pare aver mostrato sempre poca attenzione.

Certo, secondo alcuni avvocati civilisti del foro di Milano è visto come "uno di sinistra" (anche perché amico di Borrelli) per i suoi modi poco consueti e disinvolti: Mesiano non è un vip della giustizia, né sembra alla ricerca della ribalta. È un tipo normale. Ha il numero sull'elenco telefonico.

 

Come lui stesso ha ribadito al Giornale di proprietà della famiglia Berlusconi: «Quello che avevo da dire è tutto scritto nella sentenza». Prima di far tremare la Borsa, quella poca notorietà a mezzo stampa, Mesiano l'aveva ricevuta per cause minori. Quelle del sesto piano del palazzo di giustizia, dove arrivano soprattutto cause di risarcimento danni per inadempienze sanitarie e disagi pubblici.

 

Fu Mesiano,il 24 maggio scorso, a ordinare la chiusura anticipata a mezzanotte della birreria MacDuff, in zona Moscova, vicino alla chiassosa corso Como, a due passi dall'abitazione di Fabrizio Corona, dove vip e veline trascorrono il sabato sera. Un provvedimento accolto euforicamente dagli abitanti della zona, perché si trattò del primo locale chiuso per ordinanza di un tribunale: dopo essersi rivolti all'Arpa, alla polizia locale e a palazzo Marino non trovarono altro modo che ricorrere alla giustizia civile. Mesiano riconobbe loro il diritto costituzionale al riposo «di cui è garante l'autorità giudiziaria».

 

Il 16 luglio scorso, Mesiano compare sui giornali per una sentenza a favore di un cittadino penalizzato dai disservizi di Poste Italiane. Giovanni Colleoni perse un lavoro perché un telegramma non era giunto in tempo. Il giudice del tribunale civile di Milano condannò le Poste a pagare 3mila 800 euro e a fare fronte alle spese di giudizio per altri 3mila.

Non è la prima volta che il giudice calabrese ha avuto a che fare con il governo.
Sua un'altra sentenza nel settembre del 2006, quando condannò il ministero dell'Istruzione (allora in carica c'era Giuseppe Fioroni con il governo
Prodi) a risarcire con oltre 7mila euro i genitori di un bambino di sette anni che si era rotto un dente durante una gita nel capoluogo lombardo: Mesiano evidenziò la responsabilità della maestra che accompagnava la comitiva. Alcuni lo apprezzano per essere un giudice leale, con cui si riesce a discutere. Altri lo definiscono un orco, per la stazza e i modi poco convenzionali.

È un magistrato un po' fuori dal comune. Per il suo modo di vestire stravagante, per il fascino che riscuote nel genere femminile, ma anche perchè fumatore instancabile di sigarette, particolarmente amante delle bevande frizzanti, dall'acqua fino alla Coca Cola, che d'estate mostra in bella vista sulla sua scrivania al sesto piano del palazzo di Giustizia.

La causa intentata dalla Cir di Carlo De Benedetti contro Fininvest, gli è capitata tra le mani per pura casualità, come quelle relative all'insonnia dei condomini o al dente caduto di un bambino. Peccato che questa volta si sia trattato di uno dei risarcimenti più alti della storia italiana: 750 milioni di euro.

Romano Vaccarella, legale della Fininvest ha promesso «che sarà presentato appello il più rapidamente possibile». Contestualmente dovrebbe essere presentata l'istanza di sospensione della sentenza.

 
[06-10-2009]

PANSA CHE TI RIPANSA, SI TOGLIE UN MACIGNO DALLE SCARPE - EU-GENIO, DA EDITORE PURO A MILIARDARIO IMPURO – LA VENDITA DI REPUBBLICA ED ESPRESSO A CDB RIEMPÌ I PORTAFOGLI DI SCALFARI E CARACCIOLO, MA FU LA PREMESSA DELLA BATTAGLIA DI SEGRATE – UN POTENTE DC MI DISSE: “IL CAF NON DIMENTICA E DENTRO SEGRATE, BETTINO HA UN AGENTE DORMIENTE: SILVIO BERLUSCONI”…

Giampaolo Pansa per "Libero"

Oggi che è tornata di moda la guerra di Segrate fra il Cavaliere e l'Ingegnere, qualcuno si domanderà quando è cominciata. Ho in mente una città e una data: Torino, l'11 aprile 1989.

Quel pomeriggio, nello splendore del Teatro Carignano, si festeggiava la nascita dell'edizione torinese di "Repubblica". Sul palco c'era Eugenio Scalfari, affiancato dai due vicedirettori: Gianni Rocca e il sottoscritto. Seduto in sala, avvolto in uno splendore carismatico, stava Gianni Agnelli, venuto a sentire quali fossero i propositi di quei pazzi saliti da Roma a insidiare il monopolio della sua "Stampa".

Dal palco ci chiedemmo perché mancasse l'Ingegnere, ossia Carlo De Benedetti, padrone della Mondadori. I suoi rapporti con Eugenio e il principe Carlo Caracciolo erano già molto stretti. E di lì a pochissimo si sarebbe saputo che lo erano diventati ancora di più. Poi anche l'Ingegnere arrivò puntuale, alle 17,30 spaccate. Sembrava incerto sulla poltrona da occupare. Il capo ufficio stampa della Fiat, Alberto Nicolello, si accorse di lui. E gli cedette il posto accanto all'Avvocato, per la goduria dei fotoreporter.

Fu una giornata storica. Ma non per lo sbarco di "Repubblica" a Torino. Lo divenne quando, quello stesso 11 aprile, si apprese ufficialmente che Caracciolo e Scalfari avevano venduto a De Benedetti i loro gioielli. Ossia la metà di "Repubblica" che la Mondadori ancora non possedeva, più "L'Espresso" e la robusta catena dei giornali locali.

Carlo Caracciolo

"Barbapapà" e il Principe avevano resistito a lungo alle proposte dell'Ingegnere, voglioso di comprarsi tutto. Scalfari ci aveva spiegato più volte che la sua era la Strategia del Contadino. La metteva giù nel modo seguente. Il contadino vive sulla propria fattoria e non vuole saperne di andarsene. Molti vorrebbero comprargli il terreno e la casa, anche facendo carte false. Ma il contadino se ne resta lì, testardo. Resiste a tutte le lusinghe. Respinge tutte le offerte.

Per noi della truppa di "Repubblica" era un discorso che piaceva, molto convincente. Non eravamo i proprietari del fondo, ma soltanto gli aiutanti del contadino Scalfari: i giornalieri di campagna, i ragazzi di stalla, i conduttori delle macchine agricole. Però la cascina era anche casa nostra. Ci stavamo bene. Si respirava aria buona. In più eravamo al servizio di un editore puro, che ricavava il proprio reddito soltanto dalla carta stampata. Mentre le fattorie degli altri giornali erano sotto il dominio di editori impuri. Che avevano altrove il cuore del loro business.

Quel giorno d'aprile scoprimmo che eravamo diventati uguali a tutti. In compenso, Caracciolo e Scalfari erano passati nella gloriosa serie A dei miliardari. Il Principe di miliardi ne aveva incassati qualche centinaio. Eugenio si era fermato poco al di sotto dei cento. Tutti versati in assegni circolari da De Benedetti. Che in quel modo diventava il capo del più grande impero editoriale italiano. Esteso da Segrate alla romana via Po, sede del gruppo Espresso.

C'era qualcosa da spiegare. E Scalfari, grande direttore e uomo molto accorto, se ne accorse subito. Gli bastò annusare il mutamento di clima nella redazione di "Repubblica". La fedeltà del vertice, a cominciare da Rocca e da me, non era in discussione. Lo stesso valeva per la maggior parte dei giornalisti. Ma non mancava chi s'era messo a rognare. E si chiedeva, inquieto: come si comporterà De Benedetti, il nuovo padrone totale della vecchia fattoria?

Eugenio aveva anche un immagine da difendere. Si era sempre affannato a proclamare la propria diversità rispetto ai direttori delle grandi testate. Ripetendo di continuo che un direttore era davvero forte e libero se era padrone del suo. Ossia se possedeva almeno una parte del giornale che guidava. Ma dopo la vendita miliardaria non era più così.

Il 14 aprile 1989, Eugenio cercò di mettere tranquilli i lettori e la redazione di "Repubblica" con un articolo di fondo intitolato: "Una bandiera che non sarà ammainata". E il pomeriggio dello stesso giorno affrontò in conferenza stampa i corrispondenti esteri di stanza a Roma.

Il succo del suo discorso fu il seguente. È vero, Caracciolo e io abbiamo venduto la nostra azienda alla Mondadori. Ma adesso, con una parte del ricavato, siamo diventati azionisti di quel gruppo. E Caracciolo sarà addirittura il presidente della nuova Segrate, a fianco dell'Ingegenere. Oggi l'intero mondo dei media vede l'affermarsi di grandi concentrazioni. Chi vuole andare avanti, deve attrezzarsi per questa fase. Noi del gruppo Espresso eravamo terribilmente piccoli rispetto alle dimensioni necessarie per combattere le nuove sfide. Ecco perché abbiamo preso la decisione di vendere.

Un giornalista gli chiese: «In questo modo, ha ceduto le armi l'ultimo editore puro. Non è così?». Risposta di Scalfari: «Potevamo resistere, certo. Ma avremmo ingessato le nostre attività. Ogni progresso avrebbe richiesto aumenti di capitale ai quali da soli non avremmo potuto far fronte. Invece noi abbiamo fatto una scelta diversa: ci siamo trasferiti al piano superiore della Mondadori».

Belle parole, pronunciate da "Barbapapà" con la solita sicurezza. Era un dato del suo carattere che ammiravo molto. Anche nella carta stampata, se un direttore non si mostra sicuro di sé non è un vero leader. Scalfari lo era, persino nell'atteggiamento. Tanto che un giorno Caracciolo ci disse: «Non vi siete accorti che Eugenio porta la testa come il Santissimo in processione?».

Purtroppo, in quei primi mesi dell'Ottantanove, anche il clima politico volgeva al brutto per "Repubblica". In febbraio il congresso della Dc aveva scalzato Ciriaco De Mita, amico di Eugenio, eleggendo segretario Arnaldo Forlani. A metà maggio il congresso del Psi, all'Ansaldo di Milano, aprì la crisi di governo e De Mita perse anche la poltrona di Palazzo Chigi. Fu il trionfo di Bettino Craxi, nemico di "Repubblica" e amico di Silvio Berlusconi, azionista minoritario della Mondadori. E in luglio nacque il sesto governo Andreotti.

Nessuno di noi se ne rendeva conto, ma si avvicinava la bufera. Nell'estate un potente della Dc tentò di mettermi sull'avviso. Mi disse: «Adesso che vi siete concentrati con De Benedetti, sarete più fastidiosi di prima. Ormai formate una squadra pericolosa, il perno di un vero e proprio partito orizzontale o trasversale, come giurano i socialisti. Un partito avversario dell'asse fra la Dc e il Psi, e troppo amico del Pci di Achille Occhetto».

Poi quel big della Balena Bianca mi regalò una profezia: «Prevedo che non durerete a lungo. Craxi ve l'ha giurata. Anche Andreotti e Forlani sono uomini che non dimenticano: vi faranno pagare il vostro appoggio a De Mita. Oggi vi sentite più forti dentro la Grande Mondadori. E certamente lo siete. Ma questa forza sarà il vostro limite. Non vi lasceranno campare. Ricordati che, dentro Segrate, Bettino ha un agente dormiente: Silvio Berlusconi. Per il momento è tranquillo. Ma quando gli verrà data la carica, si muoverà nella direzione giusta. Per questo sento tirare attorno a voi un'aria brutta, molto brutta».

La sera di giovedì 30 novembre 1989 stavo a Milano. Mi telefonò Gianni Rocca per dirmi che Scalfari era molto preoccupato: a Segrate stavano accadendo cose molto gravi. Il venerdì 1° dicembre sul "Sole-24 Ore" comparve un neretto a una colonna, intitolato: "Segrate svolta". Nel testo si leggeva: "Si aspetta l'arrivo di un comunicato, con l'annuncio di un cedimento della famiglia Formenton alle avvolgenti lusinghe del gruppo Berlusconi".

Cominciò così la lunga guerra di Segrate. Certo, Caracciolo e Scalfari erano diventati miliardari. Ma si trovarono alle prese con il più grave conflitto della loro brillante esistenza. E per ironia della sorte si sarebbero salvati grazie a due uomini che consideravano abominevoli. Il presidente Giulio Andreotti e Giuseppe Ciarrapico, ritenuto meno di niente in quanto fascistone.

Del resto, anche Scalfari, in gioventù, era stato fascista. Caracciolo, invece, aveva fatto il partigiano. Ma a guerra conclusa con la spartizione fra l'Ingegnere e il Cavaliere, disse al comitato di redazione dell'"Espresso": «Se fossi in voi farei una colletta e ordinerei una lapide da mettere all'ingresso del giornale. Con la scritta: a Giuseppe Ciarrapico il Cdr riconoscente».

 
[06-10-2009]

 

 

 

Marina DA SBARCO: “un verdetto incredibile e sconcertante -Non posso non rilevare che questa sentenza cade in momento politico molto particolare - Non posso non rilevare che dà ragione ad un Gruppo editoriale la cui linea di durissimo attacco al presidente del Consiglio, per non dire altro, è sotto gli occhi di tutti - Sbaglia però chi canta vittoria troppo presto…

Da Il Giornale.it
Fininvest: ingiusto, subito ricorso in appello La Fininvest "esprime tutta la propria incredulità di fronte alla sentenza del Tribunale Civile di Milano". "Una sentenza profondamente ingiusta - si legge in una nota a commento della sentenza - In attesa di conoscerne le motivazioni, la Fininvest ribadisce la correttezza del suo operato, la validità delle proprie ragioni e degli elementi che sono stati addotti per sostenerle". La Fininvest "ricorrerà immediatamente in appello, assolutamente certa che la totale fondatezza delle sue tesi non potrà non essere riconosciuta".


Marina Berlusconi: sentenza sconcertante

"Si tratta di un verdetto incredibile e sconcertante". Così il presidente della Fininvest, Marina Berlusconi, commenta la decisione del Tribunale civile di Milano. "La Fininvest ha sempre operato nella massima correttezza e ha dimostrato in modo limpido e inconfutabile la validità delle proprie ragioni. Non posso non rilevare che questa sentenza cade in momento politico molto particolare.
Non posso non rilevare che dà ragione ad un Gruppo editoriale la cui linea di durissimo attacco al presidente del Consiglio, per non dire altro, è sotto gli occhi di tutti. Sbaglia però chi canta vittoria troppo presto. Sappiamo di essere nel giusto e siamo certi che alla fine questo non potrà non esserci riconosciuto".


Vaccarella: sentenza abnorme "

 

E' una sentenza abnorme. Se la motivazione corrisponderà al dispositivo c'é da restare a bocca aperta perché la condanna è superiore alla somma richiesta ed è stata irrogata per perdita di chance". Così il professor Romano Vaccarella, uno dei legali di Fininvest ha commentato la sentenza. Vaccarella, che è stato anche giudice della Corte Costituzionale, ha anticipato che il loro ricorso in appello, "se la motivazione corrisponderà al dispositivo, si concentrerà sul concetto di perdita di chance".

"Perdita di chance - ha spiegato il professore - significa essere privato della possibilità di ottenere un risultato partecipando, per esempio, a un concorso qualora mi sia impedito di prendervi parte".

Concetto che applicato al dispositivo di questa mattina "significa la possibilità - ha proseguito - di partecipare a un giudizio equo. Ma nel caso in questione, nel 1991 la sentenza della Corte d'Appello di Roma (quella risultata "comprata", ndr,) c'é stata e quindi non si può parlare di perdita di chance ma semmai di sentenza iniqua e ingiusta.

E di sentenza iniqua e ingiusta nessuna ha mai parlato, né in sede civile e né in sede penale". Prima di ricorrere in appello i legali di Fininvest, come ha spiegato il professor Vaccarella, chiederanno alla Corte di Appello di bloccare "la provvisoria esecutività della sentenza", cioé la sua sospensione.

 
[03-10-2009]

- LODO MONDADORI: FININVEST DOVRÀ RISARCIRE 750 MILIONI
ALLA CIR DI DE BENEDETTI
Sole24ore.com

DEBENEDETTI BERLUSCONI

«La Cir ha diritto al risarcimento da parte di Fininvest del danno patrimoniale da 'perdita di chance' quantificato in circa 750 milioni». Lo scrive una nota che fa capo al Gruppo De Benedetti riferendo i contenuti della sentenza del Tribunale di Milano nella causa civile promossa contro la Fininvest per il risarcimento del danno causato dalla corruzione giudiziaria nella vicenda del Lodo Mondadori. 



Nella nota si legge che «è stata depositata oggi la sentenza del tribunale di Milano nella causa civile promossa da Cir, assistita dagli avvocati prof. Vincenzo Roppo ed Elisabetta Rubini, contro Fininvest per il risarcimento del danno causato dalla corruzione giudiziaria nella vicenda del Lodo Mondadori.

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La sentenza che ha carattere esecutivo decide che Cir ha diritto al risarcimento da parte di Fininvest del danno patrimoniale da perdita da chance di un giudizio imparziale, quantificato in euro 749.955.611,93;

Cir ha diritto al risarcimento da parte di Fininvest anche dei danni non patrimoniali sopportati in relazione alla medesima vicenda. La liquidazione di tali danni è riservata ad altro giudizio. 



In questo modo, dopo la definitiva condanna penale per corruzione intervenuta nel 2007, anche il giudice civile porta luce su una vicenda che ha inflitto un enorme danno a carico di Cir, ferendo al contempo fondamentali valori di corretto funzionamento del mercato e delle istituzioni. Cir esprime soddisfazione per una sentenza che rende giustizia alla società e ai suoi azionisti».

La sentenza del Tribunale di Milano «non mi compensa per non aver potuto realizzare il progetto industriale che avrebbe creato il primo gruppo editoriale italiano, ma stabilisce in modo inequivocabile i comportamenti illeciti che l'hanno impedito» scrive l'ingegner Carlo De Benedetti, presidente onorario di Cir, commentando il pronunciamento del Tribunale nell'ambito della vicenda del lodo Mondadori.

«Dopo quasi vent'anni dalla cosiddetta fraudolenta messa in atto per sottrarre al nostro gruppo la legittima proprietà della Mondadori - afferma - finalmente la magistratura, dopo la sentenza che ha confermato definitivamente in sede penale l'avvenuta corruzione di un giudice, ci rende giustizia anche sul piano civile».

2 - TUTTI GLI ENTRECANALES SFOCIANO IN COFIDE, FINANZIARIA DEL GRUPPO DE BENEDETTI. NEM MIRINO ANCHE LA CIR
Da Sole 24 Ore
- La famiglia Entrecanales, ex socia tramite Acciona dell'Enel in Endesa, continua il suo accerchiamento a Cofide, finanziaria del gruppo De Benedetti. Attraverso Bestinver Gestioni, gli spagnoli hanno investito circa 920mila euro nel gruppo italiano portando così la loro partecipazione al 16,6% dal precedente 16,4 per cento. Poca cosa, si dirà, ma l'insistenza con cui gli Entrecanales continuano a rafforzarsi in Cofide significa che le prospettive reddituali della holding italiana sono buone, ma anche che qualcosa potrebbe bollire in pentola.

A Madrid continuano ad escludere che si tratti di una scalata, ma certo vi assomiglia molto, anche se il controllo di Cofide è blindato. Bisogna comunque aggiungere che nel mirino di Bestinver non c'è solo Cofide, ma anche un altro titolo della "scuderia" De Benedetti: vale a dire Cir. (Mi.C.)

3 - DE BENEDETTI HA IN CORSO UN BRACCIO DI FERRO CON IL FISCO ITALIANO SUPERIORE AI 52 MILIONI
Franco Bechis per Libero

Per la guardia di Finanza, gli ispettori della Agenzia delle Entrate e perfino per il presidente francese Nicolas Sarkozy si tratta di una serie di casi di evasione ed elusione fiscale. Per Carlo De Benedetti e i suoi manager naturalmente è invece semplice contenzioso "e alla fine ci daranno ragione".

Ma nelle società dell'Ingegnere qualche brivido sta correndo da tempo lungo la schiena, perché il gruppo De Benedetti ha in corso un braccio di ferro con il fisco italiano superiore ai 52 milioni di euro a livello del consolidato fiscale di Cir, la capogruppo finanziaria dell'impero.

Assai minore il problema in terra francese, circa un milione di euro più gli interessi.

I guai fiscali attraversano in ogni settore il gruppo De Benedetti. Quelli più rilevanti vengono dall'editoria, ma contestazioni di un certo peso ci sono anche nelle finanziarie e in società operative, come Sorgenia (energia) e il gruppo Sogefi.

UN ANNO INIZIATO MALE
Ma la vera offensiva del Fisco è arrivata proprio nei primi mesi del 2009, in seguito alla sentenza della suprema corte di Cassazione sul cosiddetto abuso di diritto. Appena letta ai manager del gruppo Espresso si sono rizzati i capelli. Tanto da avere immediatamente accantonato a fondo rischi 13 milioni e 342 mila euro.

Perché un giochino che andava per la maggiore nel gruppo De Benedetti e che Guardia di Finanza in alcune ispezioni e Agenzia delle entrate avevano già contestato è stato duramente stangato dai giudici italiani. Il sistema è semplice: fra gli azionisti del gruppo editoriale - specializzato nel fare la morale a tutti - e delle sue controllate, c'erano numerose finanziarie estere. Che cedevano all'Ingegnere e ai suoi l'usufrutto sulle azioni possedute.

A che titolo? Perché così De Benedetti e i suoi bussavano alla cassa del ministero dell'Economia, presentando regolare domanda per i crediti di imposta. Secondo le Fiamme gialle e gli ispettori delle Entrate quel sistema non aveva alcuna ragione economica e serviva solo a pagare meno tasse e a prendere cifre indebite dal fisco.

Partiti tutti gli accertamenti. In casa Espresso si sono però fatte spallucce. Si dicevano: ma sì, ricorreremo e alla fine troveremo sempre un giudice tributario disposto a darci ragione. Tutti talmente sicuri di sè da non avere nemmeno accantonato qualche migliaio di euro a fondo rischi.

Alla fine del mese di dicembre 2008 è arrivata invece la botta della Cassazione. E la sicurezza dell'Ingegnere e dei suoi è andata a farsi benedire. Così si sono accantonati immediatamente quei 13 milioni di euro per le contestazioni ancora aperte, tutte relative ai crediti di imposta sui dividendi.

Ma l'accusa della Agenzia delle entrate è assai più sostanziosa: le operazioni contestate riguardano un importo di poco inferiore ai 28 milioni di euro, su cui per altro potrebbero essere aggiunte anche le relative sanzioni. Sono invece in secondo grado di giudizio - grazie a un percorso quasi record del procedimento - i tre avvisi di accertamento che il Fisco italiano ha inviato alla A.Manzoni, concessionaria della pubblicità del gruppo De Benedetti.

Era stata contestata l'indetraibilità dell'Iva sui servizi di intermediazione resi dal centro media Aegis Media Italia. In primo grado i giudici hanno dato ragione all'Ingegnere, ma l'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione.

 
[03-10-2009]

 

 

 

API DUCE (PALAZZO VENEZIA COME PALAZZO GRAZIOLI! ) - DOSSIER DEL FOREIGN OFFICE SUI VIZIETTI INTIMI DI MUSSOLINI – LA PETACCHI “GLI PROVOCA UN ESAURIMENTO FISICO" - "STRESS FISICO" LEGATO A ECCESSI SESSUALI: "Le sue ultime due amanti lo hanno messo a durissima prova"…

Filippo Ceccarelli per "la Repubblica"

Esercitazioni di proto-gossip ad uso e consumo delle cancellerie, nel caso specifico del governo di Sua Maestà britannica in un momento cruciale della storia europea. E quindi: «Da circa sei mesi Mussolini è pazzamente innamorato di una giovane donna italiana»... È il 28 dicembre 1938 quando l´ambasciatore inglese a Parigi, Sir Eric Phipps, rivela per lettera al Foreign Office l´esistenza di «Madame Pertinacci».

E anche se il cognome è sbagliato, e la notizia arriva a Londra in ritardo (la relazione con il Duce è iniziata nella seconda metà del 1936), si tratta effettivamente di Claretta Petacci: «Figlia di un medico del Vaticano e moglie di un ufficiale della Marina». Ma quella storpiatura che ammicca all´ostinazione amorosa è destinata a entrare nel lessico del carteggio, per cui da allora Claretta resterà per i diplomatici la «Pertinacious Lady», altrimenti indicata con la sigla «P. L.».

Di lei a Londra sanno già parecchio, «e in varie versioni. Nei circoli romani - risponde per il ministero degli Esteri E. M. B. Ingram - corre voce che Mussolini dedica troppo tempo alla signora, a scapito della sua dedizione agli affari di governo». Sotto si legge l´annotazione a penna: «Forse varrebbe la pena di inviare il tutto a Roma per commenti».

Gli affari privati del signor Mussolini sono dunque racchiusi in due pesanti volumi di tela nera, e in particolare in una quindicina di cartelle dattiloscritte dal titolo quasi brechtiano: Mussolini´s Personal Affairs, 1938-1939; e chi avesse ancora qualche dubbio sul rilievo che le faccende di cuore, di letto e di salute esercitano nell´ambito del potere trova nei documenti scovati da Mario J. Cereghino una risposta che più netta non potrebbe essere.

Insiste dunque Sir Phibbs nel gennaio del 1939, sia pure spostando il tiro: da un giro di informatori francesi si segnala che «la "Pertinacious Lady" è stata ora messa da parte dal Duce per fare posto ad una placida tedesca. Sembra che la "P. L." - riferisce il funzionario - mettesse in grande ansia i medici di Mussolini, dal momento che la donna gli provocava un fortissimo esaurimento fisico.

Di conseguenza, il Vaticano si è mosso per sostituirla con l´attuale dama, che è meno eccitante e la cui influenza fisica e mentale ha effetti più rilassanti». Ora, con tutto che in Inghilterra fiorisce da sempre il più strenuo anti-papismo, questo preteso ruolo della Santa Sede nel procacciare amanti al capo del fascismo suona abbastanza incredibile.

Eppure, più di Pio XII e della stessa "P. L.", ciò che in quel momento sembra stare più a cuore al Foreign Office è lo stato fisico e mentale del Duce. In un documento classificato come «molto confidenziale», nel giugno 1939, ancora da Parigi, arriva al governo britannico la dritta che Mussolini si è recentemente recato di nascosto a Zurigo «per essere visitato da Vogt, il grande oculista».

Sarebbe questa la sua quinta visita, soffrendo egli da tempo di una «qualche grave malattia all´occhio», non operabile e «forse provocata dalla sifilide contratta nel 1904». E insomma: «Se la capacità visiva del Duce fosse realmente in pericolo, ciò potrebbe influenzare le sue future decisioni».

Pure su questo a Londra hanno notizie abbastanza precise, tali da essere girate all´ambasciata di Roma: potrebbe essere «un tipo di cataratta provocata da una sifilide terziaria». E in ogni caso: «Non vi sono ancora prove chiare che le capacità di Mussolini siano in declino, anche se il temperamento e il raziocinio del Duce non sono (forse) sereni come in passato».

L´Europa politica è in subbuglio e valutare le condizioni fisiche di uno dei protagonisti diventa una questione molto seria: «Ritengo che il signor Mussolini non sia più equilibrato come un tempo», annotano al Foreign Office accennando «all´avanzare degli anni» e a «uno stress fisico eccessivo» che sempre pare legato a eccessi sessuali. «In ogni modo - prosegue il funzionario, A. Noble - se la malattia dovesse interferire sulle sue capacità mentali, penso che potrebbe renderlo più incosciente.

Nei fatti Mussolini non riceve più visitatori come un tempo e, in generale, sembra meno accessibile. Di recente sembra essere di cattivo umore (ma ciò, forse, è dovuto alle non poche preoccupazioni che egli nutre per l´Italia)». Il 23 settembre del 1939, tre settimane dopo l´entrata in guerra con la Germania nazista, il ministero degli Esteri di Sua Maestà trasmette a Roma un altro documento «segretissimo» che una volta letto chiedono di bruciare.

Secondo alcuni rapporti le condizioni del Duce starebbero «sensibilmente peggiorando». Stavolta c´entrerebbe il cuore, «al punto che gli vengono fatte cinque iniezioni al giorno» e non gli resterebbero che «poche settimane di vita». In questo quadro da Londra chiedono di verificare come mai Mussolini «è diventato taciturno, fatto molto inusuale per lui». Da Roma risponde tre giorni dopo l´ambasciatore di Sua Maestà in Italia, Sir Percy Loraine, ridimensionando l´allarme.

Non solo il Duce ha «rotto il silenzio» in pubblico, ma riguardo al suo presunto «declino», per quanto ne sa, «Mussolini è pienamente attivo». In modo implicito Loraine consiglia di non baloccarsi con la cataratta, la sifilide (che definisce con pudore «spiacevole malattia contratta in gioventù») o «la ferita d´arma da fuoco al braccio provocatagli da un generale durante manovre militari».

Tantomeno vale illudersi a proposito della «debilitazione fisica dovuta a indulgenze extramatrimoniali per le quali non più sufficientemente giovane». Per Loraine la questione è eminentemente politica. «Ritengo che Mussolini si dibatta in una grande incertezza [...]. Egli sa che né l´esercito, né il popolo italiano desiderano combattere a fianco dei tedeschi, nemmeno il Re. Tuttavia Mussolini deve continuare a essere il Duce, e non è facilissimo».

Starà pure invecchiando, incalza, ma il suo silenzio ha molte buone ragioni: «Forse capisce che molti suoi calcoli si stanno rivelando errati [...]. Deve cercare di dimostrare di aver sempre avuto ragione. Esercizio che richiede uno sforzo non indifferente».

Rispetto al riduzionismo sanitario a Londra restano male; se non offesi perché «i nostri rapporti non possono essere trattati come degli sciocchi pettegolezzi». E ancora una volta sulla figura del Duce torna a proiettarsi l´ombra della lussuria: «Malattie a parte - si legge nello spazio dedicato ai commenti - lo stress degli ultimi tre o quattro anni avrebbe messo al tappeto chiunque».

Così un eros tempestoso seguita a occupare gli sforzi della diplomazia britannica mentre l´Europa va incontro alla più immane catastrofe. L´ultimo documento, datato 6 ottobre 1939, conferma sulla base di confidenze che il Duce, se non proprio malato, è certamente esausto: «Le sue ultime due amanti lo hanno messo a durissima prova». Fuori da quelle stanze già tuona il cannone. Ma il cosiddetto gossip, come si è visto, lo anticipa e, se è per questo, lo sorpassa anche.

[28-09-2009]

 

 

 

QUEL "SOCIO OCCULTO" DI BERLUSCONI NELLA PARTITA MILIONARIA DEI DIRITTI TV...
Piero Colaprico
ed Emilio Randacio per "La Repubblica"

Appropriazione indebita, «chiunque per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto si appropria del denaro altrui». La chiusura dell´indagine, preludio della richiesta di rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi (un metro cubo di carte fascicolate con copertina azzurra), è già pronta nell´ufficio del pubblico ministero Fabio De Pasquale. Che, con procuratore e aggiunti, dovrà decidere ora se formalizzare il passo prima o dopo la sentenza della Consulta sulla legge Alfano che rende immune il capo del governo.

I pubblici ministeri temono polemiche e clamori. Non sanno decidere quale delle due opzioni sia la più low profile. Consegnarla prima del giorno del giudizio della Corte può sembrare una sfida ai giudici costituzionali. Dopo la decisione della Consulta, quale che sia, una vendetta o un´aggressione al premier. Si vedrà.

Quel che già da oggi è chiaro sono le ragioni, il quadro probatorio che ha convinto la procura a definire la nuova accusa contro Silvio Berlusconi. L´ufficio del pubblico ministero si trova, da quattro anni, di fronte a questa domanda: il patron di Fininvest/Mediaset era soltanto, come si legge nelle carte, l´end user - l´«utilizzatore finale», direbbe Niccolò Ghedini - dei diritti televisivi acquisiti da un costosissimo intermediario (Frank Agrama)?

Per i magistrati l´intermediario in realtà era d´accordo con il Cavaliere
Prodotti televisivi comprati da Agrama e rivenduti a prezzi gonfiati alla Fininvest
Oppure l´esoso intermediario era il "socio occulto" di Berlusconi che così poteva lasciare all´estero, fuori bilancio, ghiotti profitti?

Il pubblico ministero ha concluso che «fino al 2005, vi sono seri elementi di fatto per ritenere che Silvio Berlusconi sia il "socio occulto" di Agrama e ne abbia diretto e utilizzato l´attività allo scopo di sottrarre denaro alle società italiane (Fininvest e successivamente Mediaset) e allocarlo su canali esteri» ai danni degli azionisti, del fisco americano e italiano.

Il metodo non era poi così complicato. Già intravisto e indagato nell´indagine per i diritti televisivi truccati, oggi in fase processuale, le «sottrazioni» in questo nuovo affare - Mediatrade - si fanno se possibile più elementari. Il gigante Mediaset rinuncia a trattare i diritti televisivi direttamente con le majors, come personalmente faceva fino agli anni ottanta Silvio Berlusconi. Affida un incarico a un egiziano diventato cittadino americano, Frank Agrama.

Agrama acquista i diritti e li rivende «alle società di Berlusconi a prezzi enormemente gonfiati». Con un particolarità che si può raccontare con le parole un po´ tortuose del pubblico ministero: «Dall´esame dei documenti si è avuta contezza dell´esistenza di trasferimenti ripetuti e di ingente ammontare posto in essere in anni recenti da una società di Agrama (Wiltshire trading) a favore di una serie di soggetti titolari di conti in Svizzera che ragionevolmente appaiono configurare una modalità di "restituzione" di una parte degli illeciti proventi ottenuti attraverso la vendita di diritti televisivi a prezzi gonfiati a società del gruppo Mediaset».

Per semplificare. A Los Angeles si acquista a cento. A Milano si rivende a mille (le quantità sono indicative). La differenza tra cento e mille resta all´estero e Agrama si preoccupa curiosamente di appoggiare («restituire») quei profitti su conti nella disponibilità di manager Mediaset, in Svizzera, nel Principato di Monaco, alle Bahamas.

Di quel denaro, i pubblici ministeri hanno individuato una tranche in un piccola agenzia dell´Ubs nei pressi di Lugano, cento milioni di dollari, più o meno. Questo schema truffaldino ha trovato un´inaspettata conferma nelle testimonianze di Roberto Pace, direttore dei diritti Mediaset dal 1998 al 2002; di Bruce Gordon, massimo responsabile delle vendite della Paramount; e addirittura in una lettera autografa di Frank Agrama.

Roberto Pace è un esperto di format televisivi e nel ‘98 viene chiamato in Mediaset con l´incarico di rimettere in sesto i conti dell´area dei diritti in azienda. Controlla i bilanci. Si accorge che qualcosa non va. E questo qualcosa ha il nome di Frank Agrama. Perché io devo pagare questa sanguisuga, si dice Pace, per un lavoro che possiamo fare da soli, direttamente e senza pagare nessuno?

«Fin da subito - ricorda Pace ai pubblici ministeri - manifestai ad Agrama l´intenzione di concludere direttamente con Paramount senza utilizzare la sua intermediazione. Ricordo di avergli mandato anche delle lettere in cui gli spiegavo che per motivi di budget non potevamo più prendere in considerazione le sue proposte d´acquisto di nuovi prodotti televisivi».

Non è facile disfarsi dell´intermediario. L´osso è duro. Non arretra. Come mai? Il manager è sveglio, ma non capisce subito dove ha messo le mani. L´ostacolo americano insinua, allude, minaccia. «La pressione di Agrama - riprende Pace - cominciò a diventare piuttosto intensa. Ricordo un discorso molto aspro. Mi disse che forse non avevo capito "chi era lui e che tipo di rapporti avesse lui con la famiglia". Era molto arrogante e sicuro del fatto suo e voleva che gli venissero garantiti per il futuro, gli stessi volumi del passato, cioè almeno 40 milioni di dollari l´anno».

All´affondo di Agrama seguono i "segnali" interni. «Fu Daniele Lorenzano (responsabile per i diritti sul mercato americano) che mi fa capire come "Agrama fosse amico del Gruppo": era inopportuno questo atteggiamento di chiusura nei suoi confronti. Per rendere ancora più limpido il messaggio, Lorenzano fu molto diretto e mi disse che "aveva parlato con il Dottore" e che questa situazione con Agrama era insostenibile e bisognava venire incontro alle sue richieste".

Chi sia «il Dottore» è noto a tutti, in Mediaset, ma per Pace, ostinato, «il riferimento a Berlusconi, il Dottore, non era per me sufficiente». Pace decide di parlarne anche con Pier Silvio Berlusconi.

«Capii che Pier Silvio non voleva essere coinvolto in questa faccenda. Fu il presidente di Fininvest Aldo Bonomo a domandarmi per quale motivo ci fosse stata una contrazione degli acquisti per gli affari di Agrama». Pace cede e fa di più. Si uniforma all´andazzo. Diventa «consulente» di Agrama e, come ammette, incassa dal 1998 al 2002, 4,5 milioni di dollari, ora sequestrati in Svizzera.

A questo punto i pubblici ministeri hanno in mano un filo che dimostra come tagliare il legame tra «il Dottore» e l´intermediario americano fosse, per un management non consapevole, impossibile. Forse, addirittura pericoloso. Devono fare un passo in più. Approfondire meglio la qualità del rapporto tra Agrama e Berlusconi.

Intermediario e committente o soci occulti? Ai loro occhi, scioglie il mistero Bruce Gordon, responsabile della vendite della Paramount. E´ una fortuna imbattersi nelle sue parole secche e ricordi inequivoci. Dice Gordon: «Per me Agrama è un rappresentante di Silvio Berlusconi, però ignoro il legame giuridico esatto che esisteva tra loro».

E´ un fatto, dice, che in Paramount le società di Agrama (Harmony Gold e Wiltshire Trading) «sono indistintamente indicate come Berlusconi companies e l´esposizione creditoria come Berlusconi receivables». Dunque, non esistevano gli affari di Agrama, ma soltanto quelli di Berlusconi.

Lo stesso nome di Agrama era sostituito dal nome dell´altro. E´ un fatto che in Paramount sono convinti che ci sia Berlusconi dietro quegli affari. La conferma, ricorda Gordon, viene direttamente da Agrama che gli assicura come le responsabilità politiche assunte, nel 1994 e nel 2001, da Berlusconi non gli impediscono di sovrintendere agli affari di Mediaset, come ha fatto fino ad allora.

«Agrama - ricorda Bruce Gordon - ha sempre detto che Berlusconi era il suo miglior amico, che poteva chiamarlo senza problemi. Ha detto che aveva chiamato il sig. Berlusconi per congratularsi quando fu nominato presidente del consiglio. Agrama ci diceva che continuava a riferire a Silvio Berlusconi sulle negoziazioni per l´acquisto dei film anche dopo la sua nomina a presidenza del consiglio. Diceva che Berlusconi era impegnato per giustificare il suo ritardo nel fornirci una risposta nell´ambito di queste negoziazioni».

Ricapitoliamo. Agrama è un intoccabile perché fa gli interessi della «famiglia». Chi ci prova, si scotta le mani perché non sa che Agrama è Berlusconi come è chiaro agli uomini della Paramount. Che sono consapevoli come l´incarico di governo del «Dottore» non abbia mutato di una virgola quella "sovrapposizione" di interessi.

La conferma cade tra le braccia dei pubblici ministeri in modo fortunoso. Alla Fininvest sono in allarme per le indagini intorno ai diritti televisivi. Frank Agrama diventa un punto sensibile. Meglio scavare un fossato tra Los Angeles e Milano. Allontanarlo. Minimizzare il suo contributo alle fortune del gruppo.

Ancora una volta Agrama non ci sta. Alza voce. In una riunione del 17 ottobre 2001 sventola sul naso dei massimi dirigenti misteriosi foglietti. Dice, alterato: «E non scordatevi che di questi pezzi di carta ne ho migliaia. Fatevi i vostri conti».

Per essere più esplicito, il 30 ottobre 2001, scrive: «Abbiamo già discusso della natura del nostro rapporto e del grande impegno profuso, da me personalmente, a favore di tutti i componenti del Gruppo Berlusconi in generale, e della famiglia in particolare». Ma questa è storia di domani.

2- AGRAMA L´EGIZIANO, DAI FILM PER SILVIO A OBAMA...
Da "la Repubblica"

Nel suo studio al 7655 del celebre Sunset Boulevard, a Los Angeles, il quasi ottantenne Frank Agrama ha due grandi foto: in una è con Silvio Berlusconi, nell´altra è a fianco dell´ex presidente egiziano Sadat. Non è che si sappia molto di questo signore di origini egiziane che nell´Italia anni ‘70 dirige un film intitolato "L´amico del padrino", e poi è diventato un intermediario di diritti televisivi.

Negli ultimi anni s´è anche impegnato un po´ in politica, dando poco più di 65mila dollari a Barack Obama, nell´ultima campagna elettorale. Ma che tipo di intermediario è Frank Agrama con la sua "Harmony Gold"? E come mai tutto quello che dalla Paramount andava a Mediaset passava da questo signore nato ad Arish nel 1930 e spesso abbigliato come nei film "Carlito´s way"?

Quando, durante un incontro al Las Vegas, Roberto Pace prova a capirlo, si sente rispondere: «Agrama mi disse che forse io non avevo capito "chi era lui e che tipo di rapporti aveva lui con la famiglia". Era molto arrogante». La famiglia è quella di Silvio Berlusconi, che Agrama conobbe circa quarant´anni fa.

 
[22-09-2009]

 

 

 

PAPI-MISTERY! – CHI MANDA SMS MINATORI PERCHÉ LE TARANTINI GIRLS NON PARLINO? SULLA SERA DEL 23 SETTEMBRE 2008 A PALAZZO GRAZIOLI VERSIONI DISCORDANTI E RETICENZE - A QUEL SILVIO-PARTY CON DECINE DI FANCIULLE C’ERANO ROSSELLA, DEL NOX, APICELLA, SIGNORINI E CHISSÀ CHI ALTRO…

Fiorenza Sarzanini per "Il Corriere della Sera"

C'è qualcuno che non vuole far sapere che cosa accadde la sera del 23 settembre 2008, quando Gianpaolo Tarantini portò a Palazzo Grazioli «una decina di donne, divise in due macchine», come ha confermato una delle ragazze. Tra loro c'era Francesca Garasi, la giovane minacciata martedì scorso prima di essere interrogata dalla Guardia di Finanza. Sul suo cellulare è arrivato l'sms che le intimava «stai attenta».

Il messaggio è stato spedito da una cabina pubblica del centro di Roma, attraverso un centro messaggi internet, ma gli inquirenti sono certi di riuscire a individuare il mittente entro un paio di giorni. E così scoprire perché ci sia tanto mistero intorno a quell'evento. Del resto anche l'imprenditore barese ha raccontato bugie, tanto che la sua versione è stata poi smentita dagli altri testimoni.

«Non è Tarantini ad aver inviato il messaggio», ha ribadito ieri il procuratore Antonio Laudati pur confermando che l'intimidazione era stata evidenziata nel provvedimento di fermo proprio per delineare il contesto in cui si muove l'indagine e dunque il pericolo di inquinamento delle prove.

Nel verbale del 29 luglio scorso l'indagato aveva affermato: «Ricordo che in occasione di un incontro a casa del Presidente Berlusconi a Roma il 23 settembre invitai Francesca Garasi, che giunse con tre sue amiche: Carolina Marconi, attrice di Canale 5; Geraldin Semeghini, nell'estate 2008 responsabile del privé del Billionaire, che si presentò con una sua amica; Maria Teresa De Nicolò. In quella circostanza mi limitai ad ospitare Geraldin Semeghini e la sua amica, ma l'unica che ebbe un incontro intimo fu la De Nicolò».

L'interrogatorio di Terry De Nicolò - una delle poche ad aver risposto alle domande degli investigatori ammettendo anche di aver preso 1.000 euro - delinea un quadro ben diverso: «Gianpaolo mi fece andare in albergo e quando venne a prendermi aveva due macchine con una decina di ragazze. Accanto a me c'era Carolina Marconi, quella del Grande Fratello. Le altre non le conoscevo. Alla serata parteciparono una ventina di donne e cinque uomini».

Si sa che oltre al presidente del Consiglio, a Mariano Apicella e allo stesso Tarantini, c'erano il direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce, il presidente di Medusa Carlo Rossella e il direttore del settimanale Chi Alfonso Signorini.

«Io fui una delle ultime ad andare via - ricorda Terry De Nicolo, che accetta di parlare dopo essersi consultata con il suo avvocato Sabino Strambelli - e con me c'era il premier e qualche altra ragazza. Ricordo quella sera, anche perché ballai con Rossella».

Dettagli che Francesca Garasi si è rifiutata di confermare. Lei aveva conosciuto Berlusconi in Sardegna, quando partecipò alla cena a Villa Certosa che nell'agosto del 2008 segnò il debutto di Tarantini agli eventi organizzati dal premier. All'epoca la ragazza frequentava l'avvocato Marco Vignola, attuale difensore di Alessandro Mannarini, pure lui indagato per cessione di stupefacenti.

Andarono nella dimora presidenziale alla festa dove ospite d'onore era il cantante Simon Le Bon e ai tavoli sedevano Simona Ventura e altri personaggi della tv. Tornarono qualche giorno dopo al pranzo in onore del magnate russo Abramovich. A settembre, quando si trattò di reclutare ragazze da portare a Palazzo Grazioli, Tarantini decise di coinvolgere tra le altre proprio la Garasi, convinto che il premier avrebbe avuto piacere a incontrarla di nuovo.

Lei, come quasi tutte le altre donne che lo scorso inverno partecipavano alle serate, non ha voluto fornire alcun dettaglio agli investigatori. Tanto che uno di loro ieri ha sbottato: «Per sapere la verità dovremmo metterle tutte sotto inchiesta».

[23-09-2009]

 

 

 

ANCHE BERLUSCONI HA FATTO IL '68! - IN QUELL'ANNO DI GRAZIA IL 32ENNE BRIANZOLO LANCIA NASCE L'EDILNORD 2, GRAZIE A FINANZIAMENTI ENORMI PER LE GARANZIE CHE POTEVA RIFILARE ALLE BANCHE - COME AVRà FATTO A SEDURRE I PESCECANI DEL CREDITO? AH SAPERLO...

Da "l'Unità"

Tratto da "Il Venditore", di Giuseppe Fiori - Fiori riflette sulle possibili origini dei capitali che permisero a Berlusconi di avere linee di credito piuttosto inusuali per un giovane imprenditore (pp-40-41)

Veniamo a Berlusconi. Lui sa (da dove vengono i soldi, ndr). Inclineremmo ad escludere che i finanziatori non l'abbiano conosciuto di persona e vagliato attentamente. Un fatto è certo: in quegli ambienti non abitano Dame vincenziane, Cappuccetti rossi e Fate Turchine. Ottiene credito solo chi dà certezze.

E se l'affare ha dimensioni colossali, è naturale che in proporzione siano chieste al beneficiario garanzie molteplici e solide: un progetto sicuramente redditizio, la sua praticabilità senza intralci, tutti a posto i relativi adempimenti - autorizzazioni, licenze, permessi - e in ogni caso caso malleverie forti, politiche o d'altra specie.

Non si danno soldi oltre una certa soglia a chi non provi ad avere rassicuranti coperture. Le capacità imprenditoriali sono certamente una buona carta; ma a così alto livello di esposizione finanziaria, esse da sole non bastano. Berlusconi, taciturno sulle origini del suo impero, non può dolersi che gli si chieda di chiarirle. Anzi, avrebbe il potere (da uomo pubblico il dovere) di rispondere a questi interrogativi.

Ma torniamo al 1968, anno di nascita di Edilnord 2 (...) A trentadue anni, tutti i tratti della sua personalità forte sono ben percepibili: il talento, il coraggio, la creatività, l'intraprendenza, il fiuto per l'affare, l'ottimismo, la smania di emergere, l'agire frenetico, la spregiudicatezza, l'ambiguità, il passo sicuro nel dedalo dei segreti.

Ripeterà spesso, postillandola, una frase di Dino Buzzati: «"Mentre tu sei ad un cocktail e sfiori giovani schiene di donne, o balli sentendo contro il tuo petto giovani seni, in quel preciso momento, in qualche stanzetta piena di fumo, c'è un giovane che lavora e, magari imprecando, fa quel che dovresti fare tu". Ecco: il giovane nella stanzetta ero io».

 
[18-09-2009]

 

 

 

L’agenda di Papi-Silvio - I verbali di Giampy incastrano il premier. “La sera del 17 dicembre portai a palazzo Grazio­li Linda Santaguida e Camilla Cordeiro Charao, che si fermò dal presidente” - Serata allegra, ma nel pomeriggio Berlusconi aveva dato buca al Quirinale. Motivo? “Mal di schiena"...

1 - L'agenda di Papi-Silvio
Alessandro Gilioli per "L'Espresso.it"

Boh, che strano. Se uno va a guardare i giornali in archivio, scopre che il 17 dicembre scorso il premier non è uscito <http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=K86RR> da Palazzo Grazioli, per via di uno strappo alla schiena <http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=K86PM> procuratosi durante la ginnastica mattutina.

Oh, niente, poveraccio, tutto il giorno chiuso a Palazzo Grazioli, non è potuto nemmeno andare al Quirinale per lo scambio di auguri natalizi con Napolitano.

Poi però se uno legge il Corriere di stamattina <http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=NC6QJ> scopre che il 17 dicembre scorso a Palazzo Grazioli lui non è uscito, ma in compenso è entrato Gianpaolo Tarantini, in una macchina con i finestrini oscurati, e sul sedile posteriore c'erano tre signorine, tra cui questa graziosa brasiliana, che poi è rimasta a intrattenersi con il premier.

Camilla Cordeiro Charao

2 - Dai verbali di Tarantini pubblicati oggi sul "Corriere della Sera"
L'imprenditore pugliese ammette che il 17 dicembre 2008 «portai a palazzo Grazio­li
Linda Santaguida e Camilla Cordeiro Charao, pagando la sola Camilla Cordeiro Charao che si fermò dal presidente». La prima è stata riserva all' Iso­la dei Famosi , l'altra è stata la valletta del programma Sco­rie su Raidue.

3 - Dall'Ansa del 17 dicembre 2008 (ore 17.20)
(ANSA) - Il presidente le Consiglio Silvio Berlusconi e' assente alla consueta cerimonia di scambio di auguri, iniziata da qualche minuto nel palazzo del Quirinale. Il premier, colpito da un leggero mal di schiena aveva disertato stamani anche la cerimonia di consegna dei diplomi e dei collari d'oro al Coni. E per lo stesso motivo non parteciperebbe alla cerimonia al Quirinale.

 
[09-09-2009]

 

 

 

Tarantini FILES! tutte le serate in cui ha portato a casa di PAPI “amiche sessuali” - NON SOLO ZOCCOLE, ANCHE ARCURI CON LESBO, CAROLINA MARCONI E BARBARA GUERRA - GIANPY: Mi sono sottoposto a spese notevoli per entrare in confidenza con lui” - IL TROMBAROLO DI ARCORE MAI SI è ACCORTO CHE LE "FAN" ERANO PUTTANE DA 1000 € A BOTTA?

Angela Balenzano e Fiorenza Sarzanini per "Il Corriere della Sera"
 
Sarebbero una trentina le donne che
Gianpa­olo Tarantini avrebbe portato alle feste del premier Silvio Berlusconi. Alcune hanno ri­cevuto un compenso di 1.000 euro «per prestazioni sessua­li», altre «soltanto un rimbor­so delle spese». Tra loro ci so­no anche alcune ragazze com­parse in programmi tv, come Barbara Guerra e Carolina Marconi del grande Fratello. Non solo Patrizia D'Addario, dunque.

Per oltre cinque me­si, da settembre 2008 alla fine di gennaio scorso, l'imprendi­tore pugliese ha reclutato ita­liane e straniere per allietare cene e incontri nelle residen­ze del presidente del Consi­glio.

È stato lui stesso ad ammet­terlo il 29 luglio scorso duran­te un interrogatorio nella ca­serma della Guardia di Finan­za di Bari dove è stato convo­cato in segreto come indaga­to per favoreggiamento della prostituzione. Incalzato dagli inquirenti ha fornito dettagli su voli, spostamenti, elargizio­ni, confermando così quanto era già emerso dalle intercet­tazioni telefoniche.

Nel verba­le Tarantini ripete quello che aveva già detto in passato: «Le presentavo come mie ami­che e tacevo che a volte le re­tribuivo ». Ma poi rivela che fu proprio «Berlusconi a pre­sentarmi Guido Bertolaso, co­me gli avevo chiesto. E poi lo stesso Bertolaso inviò me e il mio amico Enrico Intini in Finmeccanica, ma dopo i pri­mi incontri non è più succes­so nulla».

Le ragazze
«Ho accompagnato in una occasione
Terry De Nicolò a casa del presidente Berlusco­ni a Roma, tacendo allo stesso gli accordi da me presi con la De Nicolò e la vera attività dal­la stessa svolta, se non erro a settembre o ottobre 2008. Io ebbi in tale circostanza a retri­buirla anticipatamente nella previsione di una sua presta­zione sessuale poi non so se sia avvenuta.

Vanessa Di Me­glio è una mia carissima ami­ca, che ho conosciuto per il tramite di mia moglie circa 10 anni fa. Da allora ho continua­to a frequentarla invitandola a feste nelle quali la riempivo di attenzioni anche fornendo­le cocaina.

Linda Santaguida

Tendenzialmente la stessa non è una professio­nista del sesso ma all'occor­renza non disdegna di essere retribuita per prestazioni ses­suali. Ho anche favorito le pre­stazioni sessuali della Di Me­glio con il presidente Berlu­sconi in due circostanze a Ro­ma il 5 settembre e l'8 ottobre 2008. Ricordo che il 5 settem­bre la Di Meglio si fermò a pa­lazzo Grazioli.

Sonia Carpen­done, detta Monia, era da me conosciuta come una persona che a Milano esercitava la pro­stituzione, sicché sempre nel­la prospettiva che la stessa po­tesse effettuare prestazioni an­che in favore del presidente Berlusconi, la invitai a Roma pagandole il biglietto aereo e le spese di soggiorno.

Geraldine Semeghini

La stes­sa giunse con una ragazza che si presentò come sua sorella che adesso apprendo da lei chiamarsi Roberta Nigro. Non ricordo che Monia e la sua amica si siano fermate quella notte a palazzo Grazioli».

clarissa campironi

La «Billionairina»
Tarantini si sofferma più volte sugli incontri organizza­ti con volti noti della tv: «In occasione di un incontro a ca­sa del presidente Berlusconi a Roma il 23 settembre 2008 in­vitai Francesca Garasi che giunse con tre sue amiche, Ca­rolina Marconi, attrice di Ca­nale 5, Geraldine Semeghini, che nell'estate 2008 era re­sponsabile del privé del Billio­naire, che si presentò con una sua amica, e Maria Teresa De Nicolò. In quella circostanza mi limitai ad ospitare Geraldi­ne Semeghini e la sua amica, ma l'unica che ebbe un incon­tro intimo fu la De Nicolò».

Daddario

Gli viene contestata una conversazione con una donna pugliese e lui chiarisce: «Gra­ziana Capone è un avvocato che avevo conosciuto anni ad­dietro e che ho avuto modo di rincontrare nello studio del mio amico avvocato Salvato­re Castellaneta. In quest'ulti­ma circostanza la stessa mi disse che voleva incontrare il presidente Berlusconi sapen­do delle mie frequentazioni con lo stesso. Fu così che la in­vitai a venire con me a Milano dove la presentai al presiden­te. Io non ho retribuito la Capone Graziana limitandomi ad offrirle il biglietto aereo».

Patrizia D'addario e Barbara Montereale a Dubai foto da Panorama

«Barbara Guerra l'ho cono­sciuta a Milano presentatami da un mio amico Peter Farao­ne, mentre Ioana Visan detta Ana l'ho conosciuta tramite lo stesso Peter o Massimo Ver­doscia. Sapevo che Barbara Guerra era una donna dello spettacolo mentre sapevo che Ioana era una escort.

L'8 otto­bre 2008 ricordo di aver invi­tato le stesse a Roma unita­mente a Vanessa Di Meglio, li­mitandomi per quest'ultima a pagare il biglietto aereo ed il soggiorno in hotel, quanto al­le altre due, che venivano da Milano corrispondendo alle stesse anche una somma di denaro per l'eventualità che potessero avere un rapporto sessuale con il presidente Ber­lusconi.

Ricordo che sia Ioana Visan che Barbara Guerra si fermarono a casa del presiden­te. Per il 9 ottobre devo esclu­dere di aver corrisposto altre somme di denaro alla Guerra ed alla Visan mentre confer­mo di non aver corrisposto al­cunché a Carolina Marconi».

barbara montereale

«Quanto all'incontro a casa del presidente Berlusconi del 16 ottobre 2008 non ho corri­sposto alcunché a Ioana Vi­san, Barbara Guerra e a Mile­na, sua amica, e a Clarissa Campironi, mia amica, limi­tandomi a sostenere le spese di viaggio e soggiorno poiché le tre venivano da Milano».

Il verbale di Tarantini con­ferma quanto era già stato ri­velato da Patrizia D'Addario: «L'ho conosciuta come Ales­sia in quanto così presentata­mi da Massimiliano Ver­doscia, mio amico nonché col­laboratore, poiché io stavo cercando una ragazza da por­tare ad una cena a casa di Berlusconi.

Alla D'Addario rap­presentai la possibilità di par­tecipare ad una cena a casa del presidente Berlusconi rico­noscendole il pagamento del­le spese di viaggio e di sog­giorno a Roma e un forfait di 1.000 euro. Devo precisare che Verdoscia mi aveva parla­to della D'Addario come di una donna immagine che al­l'occorrenza avrebbe potuto anche effettuare prestazioni sessuali. La D'Addario accettò la mia offerta, ma non ricordo se io o Verdoscia acquistam­mo il biglietto aereo».

lapr carolina marconi 001

Patrizia a Roma
Il racconto coincide anche nella ricostruzione degli spo­stamenti. Poi si arriva all'in­contro: «Dopo aver prelevato
Clarissa Campironi che ospita­vo nell'Hotel De Russie mi re­cai unitamente al mio autista Dino Mastromarco a prende­re la D'Addario. Credo che Io­na Visan, Barbara Guerra e la sua amica Milena abbiano rag­giunto palazzo Grazioli con mezzi loro. Né la Campironi né la D'Addario si fermarono a palazzo Grazioli... Confer­mo che il 4 novembre 2008 mi recai a palazzo Grazioli uni­tamente a Patrizia D'Addario, Barbara Montereale e Lucia Rossini.

Ricordo di aver retri­buito Patrizia D'Addario con l'importo di 1.000 euro sapen­do che la stessa all'occorrenza si prostituiva ed in tale pro­spettiva diedi anche a Barbara Montereale, presentatami dal­la D'Addario, l'importo di 1.000 euro esclusivamente perché svolgesse il ruolo di donna immagine, nulla diedi a Lucia Rossini, mia amica...

La D'Addario mi fu possibile retribuirla solo in seguito poi­ché quella notte credo si era fermata a casa del presidente. Ricordo in particolare che quella sera dopo la cena io mi allontanai unitamente a Bar­bara Montereale ed a Lucia Rossini per tornare nei rispet­tivi alberghi, mentre Patrizia D'Addario rimase a casa del presidente in quanto mi disse di volergli parlare di una sua questione privata. Solo il gior­no dopo seppi dalla stessa D'Addario che avesse passato la notte a palazzo Grazioli».

Le amiche
Tarantini afferma che in al­cune occasioni le ragazze han­no partecipato gratuitamente agli eventi. «Il 21 ottobre 2008 ricordo di essermi reca­to a palazzo Grazioli insieme a Mary De Brito, Stella Schan e Donatella Marazza, tre mie amiche conosciute per il tra­mite di un'altra mia amica. Si trattò di una semplice cena ed io non ho retribuito alcuna delle tre...

Non ho retribuito in alcun modo tali Maria Esther Garcia Polanco detta Maristel e Michaela Pribisova con le quali ho viaggiato da Roma a Milano con il presi­dente Berlusconi il 26 novem­bre 2008... Quanto alla mia frequentazione nel centro Messegué del 28 novembre, posso dire che sono andato con la sola Maristel senza averla retribuita in alcun mo­do».

Gli viene chiesto di una cena del 2 dicembre e lui di­chiara: «Non ho retribuito in modo alcuno Luciana Francio­li, Manuela Arcuri, Francesca Lana, Stella Maria Novarino per l'eventualità che avessero una prestazione sessuale con terzi, ed escludo che le stesse fossero dedite ad una attività di prostituzione».

Non va così per il 10 dicem­bre, a palazzo Grazioli: «Ricor­do di aver pagato tali Karen e Niang Kardiatou detta Hawa 1.000 euro ciascuna prospet­tando loro l'eventualità di una prestazione sessuale con il presidente Berlusconi. Nes­suna delle due, peraltro, si fer­mò. Quanto alla festa del Mi­lan del 15 dicembre del 2008 ricordo di aver pagato Karen ma esclusivamente perché fa­cesse atto di presenza».

Manuela Arcuri

I volti della tv
L'imprenditore pugliese ammette che il 17 dicembre 2008 «portai a palazzo Grazio­li Linda Santaguida e Camilla
Cordeiro Charao, pagando la sola Camilla Cordeiro Charao che si fermò dal presidente». La prima è stata riserva all' Iso­la dei Famosi, l'altra è stata la valletta del programma Sco­rie su Raidue.

Poi Tarantini parla di altri eventi: «Il 23 dicembre portai Carolina Marconi e Graziana Capone a casa del presidente limitandomi a pagare le spese di viaggio e di soggiorno alla sola Graziana e nessuna delle due rimase. Il 6 gennaio 2009 andai a Villa Certosa in Sarde­gna insieme a Barbara Monte­reale e Chiara Guicciardi e Cla­rissa Campironi ma non pa­gai nessuna delle tre. Il 14 gen­naio ricordo di essere andato a casa del presidente Berlusco­ni insieme a Guicciardi Chia­ra e Letizia Filippi, ma non pa­gai alcunché.

Al di là di quan­to riferito non ho in alcun mo­do retribuito le ragazze indica­te o altre né ho in alcun modo favorito l'esercizio della pro­stituzione delle stesse in favo­re di persone diverse da quel­le indicate. Quando accompa­gnavo le ragazze a palazzo Grazioli le facevo sedere sui sedili posteriori in quanto i fi­nestrini posteriori della mia autovettura erano oscurati avendoli fatti sostituire nel settembre del 2008 se non ri­cordo male. Tale accorgimen­to era volto ad evitare che i giornalisti o altre persone po­tessero guardare nell'auto...

Quando mi approssimavo a Palazzo Grazioli avvertivo un responsabile della sicurezza del mio arrivo e quindi una volta giunto al portone la pri­ma guardia avvisava altri del nostro arrivo. Entrati nel corti­le venivamo accompagnati ai piani superiori dove veniva­mo ricevuti».

Guido Bertolaso
Alla fine del suo interroga­torio
Tarantini parla della na­tura del suo legame con il pre­mier e dichiara: «Io ho voluto conoscere il presidente Berlu­sconi ed a tal fine mi sono sot­toposto a spese notevoli per entrare in confidenza con lui e sapendo del suo interesse ver­so il genere femminile non ho fatto altro che accompagnare da lui ragazze che presentavo come mie amiche tacendogli che a volte le retribuivo.

Gli ho solo chiesto di presentar­mi il responsabile della Prote­zione Civile, il dottor Guido Bertolaso, in quanto volevo che Enrico Intini mio amico con il quale avevo stipulato un contratto di collaborazio­ne, potesse esporre allo stesso Bertolaso le competenze del suo gruppo industriale nella prospettiva di poter lavorare con la Protezione Civile.

Una sera il presidente Berlusconi mi presentò Guido Bertolaso con il quale in seguito mi so­no incontrato unitamente ad Enrico Intini. Bertolaso ci in­viò a Finmeccanica ma poi, do­po i primi incontri con tale dottor Lunanuova, non è suc­cesso più nulla. Voglio infine precisare che il ricorso alle prostitute ed alla cocaina si in­serisce in un mio progetto te­so a realizzare una rete di con­nivenze nel settore della Pub­blica amministrazione perché ho pensato in questi anni che le ragazze e la cocaina fossero una chiave di accesso per il successo nella società».

P.S.

Per il momento il sito del Corriere non pubblica tutto l'articolo ma solo una sintesi:

http://www.corriere.it/politica/09_settembre_09/escort_politici_inchiesta_bari_11954492-9d00-11de-9e0f-00144f02aabc.shtml

BARI - Sarebbero una trentina le donne che Gianpa­olo Tarantini avrebbe portato alle feste del premier Silvio Berlusconi. Alcune hanno ri­cevuto un compenso di 1.000 euro «per prestazioni sessua­li », altre «soltanto un rimbor­so delle spese». Tra loro ci so­no anche alcune ragazze com­parse in programmi tv, come Barbara Guerra e Carolina Marconi del Grande Fratello. Non solo Patrizia D'Addario, dunque.

Per oltre cinque me­si, da settembre 2008 alla fine di gennaio scorso, l'imprendi­tore pugliese ha reclutato ita­liane e straniere per allietare cene e incontri nelle residen­ze del presidente del Consi­glio. È stato lui stesso ad ammet­terlo il 29 luglio scorso duran­te un interrogatorio nella ca­serma della Guardia di Finan­za di Bari dove è stato convo­cato in segreto come indaga­to per favoreggiamento della prostituzione.

Incalzato dagli inquirenti ha fornito dettagli su voli, spostamenti, elargizio­ni, confermando così quanto era già emerso dalle intercet­tazioni telefoniche. Nel verba­le Tarantini ripete quello che aveva già detto in passato: «Le presentavo come mie ami­che e tacevo che a volte le re­tribuivo ». Ma poi rivela che fu proprio «Berlusconi a pre­sentarmi Guido Bertolaso, co­me gli avevo chiesto. E poi lo stesso Bertolaso inviò me e il mio amico Enrico Intini in Finmeccanica, ma dopo i pri­mi incontri non è più succes­so nulla».

Sul Corriere della Sera in edicola di oggi, mercoledì 9 settembre due pagine di verbali dell'inchiesta di Bari, nel servizio di Angela Balenzano e Fiorenza Sarzanini

 
[09-09-2009]

 

 

 

OBIETTIVO: COLPIRE DELL'UTRI PER AFFONDARE SILVIO – L’AFFONDO DI PAPI CONTRO LE PROCURE PER FRENARE LA “LUPARA” DELLA BOCCASSINI E DI INGROIA – IL PENTITO SPATUZZA CAMBIA ANCORA LA STORIA: “CAPACI E VIA D’AMELIO? NON RIINA, MA I GRAVIANO, CHE A MILANO AVEVANO CONTATTI CON DELL’UTRI E BERLUSCONI"…

Gianluigi Nuzzi per "Libero"

 

Silvio Berlusconi ora sente il fiato sul collo. Dalla Sicilia le mute investigative gli sono addosso in un sol coro. «È follia pura - parte l'affondo - che ci siano frammenti di Procura che da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del '92, del '93, del '94. Mi fa male che queste persone pagate dal pubblico fanno queste cose per congiurare contro di noi che lavoriamo per il bene del Paese».

Il premier di più non dice. Ma tradurre le sue parole è semplice. I magistrati che insieme a Milano e Palermo indagano su fatti del '92, del '93 e del '94, portano cognomi importanti.

Sono Ilda Boccassini e Antonino Ingroia, per iniziare. "I fatti" che hanno segnato quei tre anni sono le stragi di mafia. Da Capaci con Giovanni Falcone, da via D'Amelio e via Fauro a Roma con la bomba a Maurizio Costanzo nel maggio del 1993, poi la strage di via de' Georgofili, via Palestro a Milano, San Giorgio al Velabro, lo stadio Olimpico e la strage di Formello di Roma dell'aprile del 1994. Le indagini sono riaperte. Libero solo qualche giorno fa, venerdì scorso, aveva titolato netto: "La Boccassini ci riprova, Ilda carica la lupara. Obiettivo: Silvio".

 

premiato pentitificio
La storia è semplice, il premiato pentitificio all'italiana, si è rimesso in moto. Ora è Gaspare Spatuzza che distilla i ricordi arricchendo le nuove inchieste su mafia e politica. In un gioco a puntate.

Premessa: Spatuzza non è uno qualsiasi. Per decenni ha seguito l'ombra dei fratelli Graviano che dalla Sicilia vennero latitanti qui a Milano per far affari e tessere alleanze. Prima puntata. Ecco, Spatuzza sposta l'asse dei mandanti delle stragi proprio dai corleonesi di Totò Riina ai suoi superiori, ai Graviano. Seconda puntata: insomma, Riina non avrebbe deciso lui, come vuole l'immaginario collettivo confezionato dopo un decennio di pentiti amministrati in primis dagli uomini di Arnaldo La Barbera.

No, sarebbe andata in maniera diversa. C'erano loro i Graviano, dice Spatuzza, facendo a pezzi la credibilità dei suoi predecessori, a decidere, volere e comandare. Il passaggio successivo è quello determinante, la miccia che alza il livello dell'inchiesta: dato che le bombe rappresentano dei segnali allo Stato per trovare un punto di equilibrio tra Cosa Nostra e Roma, a chi si rivolgevano i Graviano, con chi dialogavano?

Chi erano i loro referenti? Chi garantì loro corridoi finanziari dopo la stagione delle bombe e delle trattative? Marcello Dell'Utri e, quindi, Silvio Berlusconi. Questo almeno vorrebbero taluni che già hanno sputato rabbia e fiele quando il gip di Caltanisetta Giovambattista Tona, archiviò un primo tentativo di ritagliare sul premier l'abito del politico che scende a patti, che trova l'accordo, le garanzie, la pace.

 

E' questo l'inchiesta, il disegno di massima, chiamatelo come preferite, portato avanti da quei "frammenti di procure" che "congiurano contro di noi" per dirla con le parole del premier. All'interno del quadro, però, i colori non sono nitidi. Tutt'altro. Perché l'inchiesta non mira dritto su Berlusconi. Ma si intervalla e incanala anche su altri fronti che aprono scenari imprevedibili. Uno sconvolgimento tale ha ripercussioni ovunque. A iniziare dal cuore della magistratura siciliana mai come oggi divisa con scene che ricordano i peggiori scontri sotterranei degli anni '90. Perché non si può far tabula rasa dei passato.

parla spatuzza
Di sentenze passate in giudicato sulle stragi senza riconsiderare perché per un decennio un plotoncino di pentiti a una sola voce a battuto lo spartito. Non basta
Spatuzza. Non bastano i fuochi d'artificio sugli intrecci che i suoi ex capimafia, Giuseppe e Filippo Graviano, avevano imbastito con i politici e gli imprenditori del Nord. Spatuzza tira giù molte colonne della cosiddetta antimafia di quegli anni, posizionandosi come revisionista di una certa stagione di collaboratori.

Spianando, tanto per iniziare, la ricostruzione ufficiale battezzata dal pentito Vincenzo Scarantino che voleva Totò Riina direttore d'orchestra e di morte. A favore di Scarantino c'era Giovanni Tinebra, La Barbera e altri. Diversi altri. Contro Boccassini, in solitudine. Gli agenti che gestirono Scarantino sono ora indagati per calunnia in questa contro inchiesta che pare la rivincita di Caselli se l'inventore dei processi a mafia e politica non fosse da tempo rifugiato in terra sabauda.

 

Ma a Palermo sono rimasti quelli che il Cavaliere definisce "frammenti di procura", scegliendo parole limpide. Il frammento presenta caratteristiche aerodinamiche micidiali per velocità e obiettivo. Forse per questo Berlusconi, dopo aver scelto il silenzio dinnanzi a segnali chiari, riconosce un pericolo e dà cittadinanza a un'inchiesta che per contenuti porta in sé l'ambizione di riscrivere la storia recente del nostro Paese.

 
[09-09-2009]

 

 

 

IL FISCO ASSEDIA IL GRUPPO FININVEST GUIDATO DA MARINA BERLUSCONI - “sul finire del 2007 e del 2008 alla società sono stati notificati due avvisi di accertamento”: REGALINO FINALE DI PRODI E VISCO – L’ULTIMA CON QUESTO GOVERNO…

Franco Bechis per Italia Oggi

In un anno per ben tre volte il fisco ha bussato, con modi un po' rudi, alla porta principale dell'impero di Silvio Berlusconi, quella del gruppo Fininvest. Per due volte, alla fine del 2007 e all'inizio del 2008, lo ha fatto regnante Romano Prodi e con Vincenzo Visco viceministro delle Finanze.

La terza volta è capitata con lo stesso Berlusconi a palazzo Chigi e con Giulio Tremonti al ministero dell'Economia. Porta perfino una data simbolo di disgrazie, quella dell'11 settembre 2008, giorno in cui è stato consegnato a Fininvest un verbale di contestazione relativo a partite Ires, Irap e Iva dell'anno 2004.

A rivelarlo è la nota integrativa al consolidato della capogruppo di Berlusconi da poco depositata al registro delle imprese. Con stile asciutto, la capogruppo guidata dalla primogenita del premier, Marina Berlusconi, spiega che "sul finire del 2007 e del 2008 alla società sono stati notificati due avvisi di accertamento- riferiti alle annualità 2002 e 2003- emessi dall'Ufficio delle Entrate- Roma I in esito alla verifica parziale condotta da personale della Direzione regionale della Lombardia».

Per farla breve, nel primo si contesta la deduzione di una svalutazione della partecipazione in Trefinance sa, che è la finanziaria estera del gruppo, e nella seconda l'indebita fruizione del credito di imposta sui dividendi percepiti da un'altra partecipata, Euridea (la ex Standa) prima che questa venisse ceduta a terzi.

Fininvest ha chiesto all'amministrazione, come fanno tutti, la formulazione di una proposta di accertamento con adesione. Ma è stata respinta: il regalino finale di Prodi e Visco. Alla società non è restata altra arma che avviare il contenzioso tributario "per vedere annullate entrambe le pretese dell'amministrazione finanziaria".

Ma ancora sotto il governo di centro sinistra è arrivata la richiesta di dare un'occhiata anche ai conti 2004. Da lì è partita l'indagine che si è concretizzata nel verbale di contestazione a Fininvest dell'11 settembre 2008. Per contestare "l'indebita deduzione di costi ai fini Ires e Irap e la mancata regolarizzazione ai fini Iva di movimenti finanziari ritenuti corrispettivi di prestazione di servizi".

Ritenendo di avere ragione, Fininvest non ha stanziato alcun fondo rischi, e quindi non si conosce l'entità delle tre contestazioni. Ma il gruppo è ormai abituato insieme a quello con i pm anche al braccio di ferro con il fisco. Avvenne anche in Spagna, dove nel 2008 dopo 10 anni un giudice ha dato ragione a Berlusconi, liberandogli 21,6 milioni...

[19-08-2009]

 

 

 

VILLA CERTOSINA: ALLE DUELLANTI BARBARA E MARINA SONO GIUNTI ELEONORA E LUIGINO PER TROVARE UN ACCORDO SULLA DIVISIONE DELL’IMPERO DI PAPI (CHE AVRà TANTI DIFETTI SOTTO LA CINTURA MA I SOLDI IN QUALCHE MODO LI HA FATTI, I RAMPOLLI CAPACI SOLO DI ROMPERE I COJONI)…

Fabrizio Caccia per il Corriere della Sera

Altro che addio Sardegna. Col passare dei giorni, a Villa Certosa, la famiglia Berlusconi si va ritrovando sempre più numerosa. Dopo il sospirato incontro tra le primogenite di primo e secondo letto, Marina e Barbara, festeggiato lunedì scorso dal Cavaliere addirittura coi fuochi d'artificio, ieri si sono aggiunti anche Eleonora e Luigino, gli altri due figli avuti da Veronica Lario.

A Punta Lada, perciò, adesso manca solo Piersilvio, rimasto alle Bermuda con la fidanzata. La famiglia, mogli escluse, è quasi al completo. Un amico del premier, che preferisce restare anonimo, confessa: «Silvio mi ha detto di essere contento, perché sta risolvendo alcuni problemi familiari che lo preoccupavano».

Già, perché in ballo da tempo c'è il destino dell'impero berlusconiano, la definizione dei futuri assetti societari. E dopo la riunione di ieri sera potrebbero esserci importanti sviluppi.

Un affare complesso, quello dell'eredità, visto che in seguito all'intervista di Barbara a Vanity Fair erano emerse voci, mai smentite, di forti dissidi tra i figli del primo e del secondo matrimonio («A oggi non c'è nessuna lotta - Barbara dixit -. E se mio padre è uomo giusto ed equo, non ce ne saranno nemmeno in futuro...»).

La venticinquenne primogenita di Veronica Lario, con la sua pepata intervista, aveva provocato parecchi malumori specie in Marina, presidente di Mondadori: «Ho la passione per l'editoria - aveva detto -. E mio padre ha sempre visto in me delle qualità che potevano essere adeguate per questo settore. Lui ha sempre pensato che, quando ne avessi avuto le capacità, mi sarei occupata di Mondadori...».

Così, il 10 agosto, giorno di San Lorenzo, c'è mancato davvero poco che Marina per tutta risposta festeggiase il suo compleanno in Provenza, lontana cioè anni luce da Villa Certosa, dove intanto era arrivata Barbara per stare al mare con il compagno Giorgio e i due figli piccoli, Alessandro ed Edoardo. Invece, poi, soprattutto per amore del padre, Martina è salpata sul suo «Besame» e ha attraccato a Porto Rotondo per brindare insieme.

Così, rinfrancato anche per il cessare del torcicollo, il premier, ieri, prima di abbracciare Eleonora e Luigino a Villa Certosa, è volato in elicottero alla Maddalena, dove insieme a Mrina ha visitato le strutture che avrebbero dovuto ospitare il G8 di luglio (poi trasferito a L'Aquila) e che ora serviranno invece per il G8 dell'Ambiente, in programma ad ottobre.

Dopo un paio d'ore, Berlusconi è tornato a La Certosa mentre Marina, che era giù sull'isola a Nord della Sardegna a bordo del suo yacht, è risalita sul «Besame» e ha pranzato in rada. Non è dato sapere se abbia poi raggiunto gli altri fratelli in villa. Di sicuro, però, c'è che la decisione di passare quest'estate in famiglia ha contribuito di molto a rasserenare l'umore del Cavaliere dopo tante polemiche.

 

Addirittura, ieri sera, si era sparsa la voce della presenza in villa di Veronica Lario: «Non mi consta», ha tagliato corto il legale del premier, Niccolò Ghedini. È certo, invece, che il parroco di Porto Rotondo, don Lionello Dal Molin, ha inviato un biglietto a Berlusconi per chiedergli di poter celebrare una messa a Villa Certosa in suffragio di mamma Rosa alla quale, dice, era molto legato. È in attesa, da tre giorni, di una risposta.

 
[17-08-2009]

DOPO GLI AGNELLI, ORA SBUCA IL TESORO OFF-SHORE DI BERLUSCONI: UN MILIARDO € - Una fortuna che se mai esistesse andrebbe DIVISA TRA I 5 FIGLI IN GUERRA CONTINUA - LA RIMPATRIATA A VILLA CERTOSA è FALLITA: NESSUN ACCORDO TRA BARBARA-MARINA - (BASTA CON QUESTI POLLI PIù CHE RAMPOLLI CHE NON HANNO MAI GUADAGNATO UN CAZZO NELLA LORO VITA RICCA E SCEMA E PRETENDONO MILIARDI DAL POVERO SILVIO CHE S’è FATTO UN CULO COSì, DISTRICANDOSI FRA I CONTI DI PREVITI E BERNASCONI, TARAK BEN AMMAR E MILLS)

Ettore Livini per La Repubblica

Nessun armistizio in vista. Anzi. La presenza in Sardegna di quattro dei cinque figli del premier - Eleonora e Luigi hanno raggiunto la sorella Barbara a Villa Certosa mentre in Costa Smeralda, probabilmente a bordo dello yacht "Besame", c'è anche Marina - avrebbe reso ancor più complessa la partita sugli assetti futuri dell'impero di casa Berlusconi.

I tecnici e i legali al lavoro sul dossier dopo la richiesta di divorzio di Veronica Lario hanno già le loro belle gatte da pelare. Ma a complicare la situazione ci sarebbe ora - secondo fonti attendibili - il gelo sceso tra la primogenita, figlia di primo letto del premier, e Barbara, nata dal secondo matrimonio.

Marina, dice il tam-tam sardo, non avrebbe affatto gradito l'intervista della sorella a "Vanity Fair" in cui Barbara ha semplicemente e con molta chiarezza parlato della divisione del patrimonio di famiglia ("a oggi non c'è nessuna lotta e se mio padre sarà equo non ci sarà nemmeno in futuro"). E nei giorni scorsi, quando l'ha incontrata faccia a faccia alla festa per il suo 43esimo compleanno, avrebbe contestato in modo piuttosto brusco sia le sue parole che la scelta di render pubblico il suo pensiero.

Scottata pure dal fatto - mormora qualcuno - che Barbara abbia ribadito per l'ennesima volta di puntare su Mondadori ("ho la passione per l'editoria e mio padre ha sempre pensato che mi sarei occupata di Segrate"), il feudo imprenditoriale della primogenita di Arcore. La frattura, da allora, non si sarebbe ricomposta.

La rimpatriata sarda, dunque, avrebbe prodotto effetti opposti a quelli sperati dal Cavaliere. I tre figli di Veronica Lario - che starebbe ancora aspettando una prima proposta dai legali del marito per definire i dettagli del divorzio - fanno vita a sé assieme ad alcuni amici. Con il ventenne Luigi che si concede un po' di vacanza e di convalescenza dopo un piccolo incidente sportivo, prima di partire nei prossimi mesi per un anno di università all'estero, con ogni probabilità in Cina.

Al lavoro sono invece gli stuoli di consulenti e avvocati incaricati di provare a ricomporre senza traumi la divisione del patrimonio di famiglia, un'operazione che ad oggi pare ancora in salita. La posta in gioco è altissima. Sotto il cappello della Fininivest (controllata al 65% dal presidente del Consiglio che ha girato ai cinque figli una quota del 7% a testa) ci sono beni per 7 miliardi tra partecipazioni azionarie (Mediaset, Mediolanum, Mondadori e Mediobanca) e liquidità. A questo gruzzoletto si aggiunge l'impero immobiliare (valore non troppo lontano dal miliardo) controllato da Dolcedrago e Idra.

Le chiavi e il destino del tesoro di Arcore sono oggi più che mai nelle mani di Silvio Berlusconi. La richiesta di divorzio farà infatti perdere a Veronica il diritto alla sua quota di "legittima" sull'asse patrimoniale del marito. Tradotto in soldoni si tratta del 16,2% del Biscione, partecipazione che sommata a quella dei tre figli avrebbe spostato verso Macherio il controllo del gruppo. Adesso invece il pallino è nelle mani del premier. Che potrà gestire una quota di titoli Fininvest sufficiente per decidere a suo piacimento a chi affidarne in futuro le redini e il controllo azionario.

A complicare il puzzle però, sostengono alcune fonti legali, ci potrebbe essere in futuro un nodo imprevisto: quello di eventuali beni del Cavaliere custoditi oltrefrontiera. Solo negli anni '80 e 90, fanno notare alcune fonti legali, il sistema estero della Fininvest avrebbe movimentato una cifra vicino al miliardo di euro. E dopo i fuochi d'artificio di casa Agnelli, qualcuno dei tecnici al tavolo della spartizione di Arcore si sarebbe domandato che fine hanno fatto quei soldi. Una fortuna che se mai esistesse - per un criterio di equità - andrebbe inclusa da subito nel riassetto del patrimonio di casa Berlusconi.

 
[18-08-2009]

 

 

 

LA FESTA DI COMPLEANNO A VILLA CERTOSA - UN BRACCIALE DI DIAMANTI DA 600 MILA EURO PER FAR SOPPORTARE LA PRESENZA DELLA SORELLASTRA BARBARA A NEO QUARANTAQUATTRENNE MARINA - CHE SPAVENTO PER GLI INVITATI QUELLO SCONTRINO DA 500 EURO PER UN GELATO…

Marco Castoro per Italia Oggi

 

Dal Cav tutti si aspettano miracoli. È lui per primo che li vuole fare. Ma quando ci sono di mezzo i familiari anche i miracoli diventano impossibili. Soprattutto i suoi, visto che non stiamo parlando di un santo, come lui stesso ha affermato di recente.

Quindi, chi si aspettava di vedere Veronica Lario a Villa Certosa è rimasto deluso. Chi invece, a cominciare dal padrone di casa, si aspettava di vedere pace e armonia tra le sue figlie Marina e Barbara, è rimasto più o meno soddisfatto.

Nonostante ci fosse da festeggiare il proprio compleanno a Villa Certosa, Marina Berlusconi ha preso con un certo imbarazzo la presenza di Barbara, la sorellina che sogna di occuparsi di editoria e che si augura che il papà sia giusto ed equo. Dopo l'intervista a Vanity Fair, Marina non ne voleva sapere di rivedere Barbara alla sua festa.

Marina Berlusconi e famiglia per gentile concessione di "Chi"Marina Berlusconi e famiglia per gentile concessione di "Chi"

Ha perfino minacciato di boiccottarla per restarsene in Provenza. Ma Silvio ha insistito e ha preteso il bacio della pace tra le sue figlie. Gli altri fratelli hanno fatto orecchie da mercanti e hanno disertato l'appuntamento mondano e festaiolo. Del resto le vacanze sono sacre. Chi sta a Londra, chi negli Stati Uniti e chi alle Bermuda.

Con il sottofondo delle note della chitarra di Mariano Apicella la pace è stata siglata per la felicità di papà Silvio. Complessivamente gli ospiti sono stati una quarantina, solo gli amici fidati hanno partecipato alla cenetta, caratterizzata dagli sformati dello chef Michele e dal fatto che come per i pirati del Buccaneer nessuno doveva raccontare quello che avrebbe visto. Non perché ci fosse qualcosa di esagerato, ma solo per evitare il solito stillicidio di notizie provenienti da Villa Certosa.

A pancia piena gli ospiti di Silvio sono stati accompagnati a prendere il gelato. Qualcuno ha anche rischiato il coccolone dopo aver visto il conto di 500 euro sullo scontrino fiscale per una singola consumazione. Qualche imbarazzo iniziale e poi grandi risate dopo aver scoperto che si tratta di uno scherzetto che fa il Cavaliere ai suoi ospiti.

Tirato il fiato per lo scampato pericolo, il coccolone lo si è rischiato qualche minuto dopo. Quando dopo cena e gelato il padrone di casa ha cominciato a distribuire pizze appena sfornate. Il pensiero è corso immediatamente alla Grande abbuffata di Marco Ferreri.

Ma per fortuna l'epilogo non è stato poi così drammatico. La pizza l'hanno mangiata tutti, in verità nessuno ha avuto il coraggio di contraddire il Cavaliere. Altrimenti di che amici si tratta...

Anche la festeggiata è rimasta contenta. Certo, un posto nell'editoria a Barbara non lo concederà mai, tuttavia Marina si è consolata con i regali ricevuti. Su tutti il bracciale di diamanti donatole dal padre. Erano talmente dure quelle pietre che nessuno è riuscito a chiuderlo una volta avvolto al polso della festeggiata.

Qualcuno ha pure pensato che fosse una prova degna di Ulisse per riconquistare Itaca. Nulla di ciò. Si tratta di un gioiello di inestimabile valore regalato da un papà che tiene molto alle sue figlie. I soliti maligni hanno ipotizzato pure il costo (600 mila euro). Ma non lo sapete che a caval donato non si guarda in bocca? Chi ha accusato il colpo è stato Flavio Briatore: ora la sua Elisabetta ne vorrà uno più costoso.

 

 

 

BERLUSCONINE IN GUERRA! SCAZZO NUCLEARE TRA MARINA E LA SORELLASTRA BARBARA - DOPO L’INTERVISTA A ‘VANITY FAIR’ CHE HA RESO PUBBLICHE LE MIRE SU MONDADORI - DELLA PROTETTA DI VERONICA, LA RAMPOLLA DI PRIMO LETTO DI PAPI NON CI VEDE PIÙ: - NIENTE COMPLEANNO A VILLA CERTOSA CON QUELLA! BERLUSCONI COSTRETTO A MEDIARE

 

Umberto Rosso per "La Repubblica"

Il compleanno della pax, per garantire a tutti quanti attorno al desco imbandito di Villa Certosa che in casa Berlusconi non ci sono liti, fra i figli di primo e di secondo letto, fra Marina e Barbara, e che tutto va bene su Mondadori, spartizione di patrimonio, affari e sentimenti.

Il Cavaliere rimette piede nell´amata-odiata Costa Smeralda alle due e mezzo del pomeriggio, e sotto la canicola quando si spalancano le porte dell´Airbus di Stato il primo a comparire sorridente è ancora una volta Mariano Apicella, il menestrello che proprio non poteva mancare: senza la sua chitarra la festa di ieri sera per i 43 anni del capo della Mondadori Marina Berlusconi, ma che festa sarebbe stata?

Primo Apicella, secondo Emilio Fede giù a passi svelti dall´aereo della Presidenza del Consiglio. Al regalo per Marina, il direttore del Tg4, ancora non aveva pensato. Perciò, ciao ciao, si è subito fiondato per il cadeau verso la piazzetta di Porto Cervo, dove nel frattempo incrociava Flavio Briatore, in quel momento senza la Gregoraci, che comunque era stata avvistata in mattinata a prendere la doccia sulla barca di famiglia dalle parti del Golfo di Marinella.

Infine ecco il premier, circondato da segretaria e collaboratori. Ritorno difficile alla Certosa, non solo per gli scandali-veline e le foto rubate, ma anche per lo scontro scoppiato in famiglia dopo l´intervista di Barbara a Vanity Fair.

La ragione che ha fatto slittare di alcuni giorni l´arrivo alla Certosa del Cavaliere, finito in mezzo ad un doppio fuoco amico, Marina da una parte e la sorellastra Barbara dall´altra. La prima non ha gradito affatto le dichiarazioni dell´altra, quel «mi piacerebbe occuparmi di editoria» sapeva troppo di entrata a gamba tesa sul vertice Mondatori, e quell´accenno alla «equità di papà» nella divisione del patrimonio richiama un chiodo fisso della ormai ex first lady Veronica, ovvero una spartizione al venti per cento fra i cinque figli (e non, come allo stato, il 50 per Marina e Piersilvio, e l´altro cinquanta a Barbara, Eleonora e Luigi, i tre ragazzi avuti dalla Lario).

Troppo, per la figlia maggiore. Che ha piantato una grana che ha rischiato di mandare all´aria il Ferragosto sardo del presidente. Marina, furibonda, avrebbe dato l´aut l´aut al padre: il mio compleanno si festeggia lontano dalla Certosa. Perché lì da alcuni giorni è arrivata Barbara con i due figli, compreso l´ultimissimo nato Edoardo. L´alternativa era la villa a Portofino, o sulla Costa Azzurra, o magari sul lago Maggiore: le case non mancano, ma in ogni caso senza la presenza della ribelle primogenita di Veronica.

Uno strappo che ha impegnato in una complessa mediazione politico-familiare il presidente del Consiglio, stanco - racconta chi lo incontrato - delle polemiche, «non ne posso proprio più dei litigi». Una trattativa culminata due giorni fa ad Arcore in un colloquio con Marina, «dobbiamo festeggiare tutti insieme il tuo compleanno». Non è chiaro se, sul sì della figlia, abbia pesato accanto all´amor paterno anche un vertice di avvocati che nei giorni scorsi ha ragguagliato il Cavaliere sullo stato della separazione con Veronica Lario, ma che potrebbe anche aver affrontato il capitolo dell´eredità fra i cinque figli.

Il gran rifiuto è comunque rientrato, e già domenica sera Marina, con marito e figli è atterrata con jet privato in Sardegna. Seguita ieri dal padre. In serata, la cena della pace con una ventina di ospiti a Villa Certosa, e con Marina e Barbara al centro della scena. Assente naturalmente Veronica Lario (anche se la mamma, cioè la suocera del Cavaliere, sarebbe nella villa di loro proprietà ne complesso di Punta Lada), ma non c´erano nemmeno gli altri figli.

Piersilvio, in vacanza alle Bermuda, Luigi che si trova a Londra e Eleonora, in viaggio negli Stati Uniti. Villa e spostamenti del premier ultra-protetti. Fotografi della Nuova Sardegna e del Tg3 controllati a vista e bloccati in aeroporto, anche se tanta security è stata beffata lo stesso, con Apicella e Fede immortalati mentre scendono dal volo targato Repubblica italiana.

A setaccio le colline tutt´attorno Punta Lada, posti di blocco e difficoltà di accesso anche per i residenti della zona. Chi si aspettava che il Cavaliere, nel primo giorno di vacanza, si facesse vedere in piazzetta, per la festa e la processione di San Lorenzo (il patrono di Porto Rotondo, dal nome del padre dei conti Donà delle Rose, inventori del paesello vip), è rimasto deluso. Ma domani è un altro giorno.

 

 

 
[11-08-2009]

 

 

 

 

BERLUSCONINE IN GUERRA! SCAZZO NUCLEARE TRA MARINA E LA SORELLASTRA BARBARA - DOPO L’INTERVISTA A ‘VANITY FAIR’ CHE HA RESO PUBBLICHE LE MIRE SU MONDADORI - DELLA PROTETTA DI VERONICA, LA RAMPOLLA DI PRIMO LETTO DI PAPI NON CI VEDE PIÙ: - NIENTE COMPLEANNO A VILLA CERTOSA CON QUELLA! BERLUSCONI COSTRETTO A MEDIARE

 

Umberto Rosso per "La Repubblica"

Il compleanno della pax, per garantire a tutti quanti attorno al desco imbandito di Villa Certosa che in casa Berlusconi non ci sono liti, fra i figli di primo e di secondo letto, fra Marina e Barbara, e che tutto va bene su Mondadori, spartizione di patrimonio, affari e sentimenti.

Il Cavaliere rimette piede nell´amata-odiata Costa Smeralda alle due e mezzo del pomeriggio, e sotto la canicola quando si spalancano le porte dell´Airbus di Stato il primo a comparire sorridente è ancora una volta Mariano Apicella, il menestrello che proprio non poteva mancare: senza la sua chitarra la festa di ieri sera per i 43 anni del capo della Mondadori Marina Berlusconi, ma che festa sarebbe stata?

Primo Apicella, secondo Emilio Fede giù a passi svelti dall´aereo della Presidenza del Consiglio. Al regalo per Marina, il direttore del Tg4, ancora non aveva pensato. Perciò, ciao ciao, si è subito fiondato per il cadeau verso la piazzetta di Porto Cervo, dove nel frattempo incrociava Flavio Briatore, in quel momento senza la Gregoraci, che comunque era stata avvistata in mattinata a prendere la doccia sulla barca di famiglia dalle parti del Golfo di Marinella.

Infine ecco il premier, circondato da segretaria e collaboratori. Ritorno difficile alla Certosa, non solo per gli scandali-veline e le foto rubate, ma anche per lo scontro scoppiato in famiglia dopo l´intervista di Barbara a Vanity Fair.

La ragione che ha fatto slittare di alcuni giorni l´arrivo alla Certosa del Cavaliere, finito in mezzo ad un doppio fuoco amico, Marina da una parte e la sorellastra Barbara dall´altra. La prima non ha gradito affatto le dichiarazioni dell´altra, quel «mi piacerebbe occuparmi di editoria» sapeva troppo di entrata a gamba tesa sul vertice Mondatori, e quell´accenno alla «equità di papà» nella divisione del patrimonio richiama un chiodo fisso della ormai ex first lady Veronica, ovvero una spartizione al venti per cento fra i cinque figli (e non, come allo stato, il 50 per Marina e Piersilvio, e l´altro cinquanta a Barbara, Eleonora e Luigi, i tre ragazzi avuti dalla Lario).

Troppo, per la figlia maggiore. Che ha piantato una grana che ha rischiato di mandare all´aria il Ferragosto sardo del presidente. Marina, furibonda, avrebbe dato l´aut l´aut al padre: il mio compleanno si festeggia lontano dalla Certosa. Perché lì da alcuni giorni è arrivata Barbara con i due figli, compreso l´ultimissimo nato Edoardo. L´alternativa era la villa a Portofino, o sulla Costa Azzurra, o magari sul lago Maggiore: le case non mancano, ma in ogni caso senza la presenza della ribelle primogenita di Veronica.

Uno strappo che ha impegnato in una complessa mediazione politico-familiare il presidente del Consiglio, stanco - racconta chi lo incontrato - delle polemiche, «non ne posso proprio più dei litigi». Una trattativa culminata due giorni fa ad Arcore in un colloquio con Marina, «dobbiamo festeggiare tutti insieme il tuo compleanno». Non è chiaro se, sul sì della figlia, abbia pesato accanto all´amor paterno anche un vertice di avvocati che nei giorni scorsi ha ragguagliato il Cavaliere sullo stato della separazione con Veronica Lario, ma che potrebbe anche aver affrontato il capitolo dell´eredità fra i cinque figli.

Il gran rifiuto è comunque rientrato, e già domenica sera Marina, con marito e figli è atterrata con jet privato in Sardegna. Seguita ieri dal padre. In serata, la cena della pace con una ventina di ospiti a Villa Certosa, e con Marina e Barbara al centro della scena. Assente naturalmente Veronica Lario (anche se la mamma, cioè la suocera del Cavaliere, sarebbe nella villa di loro proprietà ne complesso di Punta Lada), ma non c´erano nemmeno gli altri figli.

Piersilvio, in vacanza alle Bermuda, Luigi che si trova a Londra e Eleonora, in viaggio negli Stati Uniti. Villa e spostamenti del premier ultra-protetti. Fotografi della Nuova Sardegna e del Tg3 controllati a vista e bloccati in aeroporto, anche se tanta security è stata beffata lo stesso, con Apicella e Fede immortalati mentre scendono dal volo targato Repubblica italiana.

A setaccio le colline tutt´attorno Punta Lada, posti di blocco e difficoltà di accesso anche per i residenti della zona. Chi si aspettava che il Cavaliere, nel primo giorno di vacanza, si facesse vedere in piazzetta, per la festa e la processione di San Lorenzo (il patrono di Porto Rotondo, dal nome del padre dei conti Donà delle Rose, inventori del paesello vip), è rimasto deluso. Ma domani è un altro giorno.

 

 

 
[11-08-2009]

 

 

 

L’EREDITÀ DI PAPI – L’INTERVISTA A BARBARA APRE UFFICIALMENTE LA PARTITA DELLA GRANDE SUCCESSIONE - IL PATRIMONIO VALE 6,5 MLD, MA LA VERA SFIDA È IL FUTURO ASSETTO DI COMANDO – NESSUN PROBLEMA SE SILVIO SARÀ “EQUO”. LEI VUOLE OCCUPARSI DI MONDADORI, MA LÌ C’È GIÀ MARINA…

Gianluca Paolucci per "La Stampa"

C' è un impero economico valutato 6,5 miliardi di dollari alla fine del 2008. C'è un divorzio dalla seconda moglie in corso. E ci sono cinque figli - due dal primo matrimonio e tre dal secondo - da trattare con «equità». L'intervista di Barbara Berlusconi a Vanity Fair riaccende i riflettori sulla questione dell'eredità e pone qualche interrogativo sul futuro assetto di comando del gruppo Fininvest nel suo complesso. Il termine inglese è «governance» e significa, ridotto all'essenziale, chi prende le decisioni. Ed è questo il nodo che Barbara in qualche modo solleva.

Dice Barbara con chiarezza che ad oggi non c'è nessuna lotta per il patrimonio tra lei e i fratelli. «E, se mio padre è uomo giusto ed equo, non ce ne saranno nemmeno in futuro». Poi spiega anche: «Non so se oggi quello che voglio è solo un ruolo diverso nelle aziende di famiglia. Ma ho la passione per l'editoria, e mio padre ha sempre visto in me delle qualità che potevano essere adeguate per questo settore. Lui ha sempre pensato che, quando ne avessi avuto le capacità, mi sarei occupata di Mondadori». Solo che, sempre ad oggi, di Mondadori si «occupa» un'altra figlia, Marina.

L'aspetto proprietario, e dunque della divisione del patrimonio, tra i figli è stato affrontato, e almeno temporaneamente risolto, nel gennaio di tre anni fa, con il passaggio delle quote della Holding Italiana XIV da Silvio ai figli avuti da Veronica Lario: Barbara, Eleonora e Luigi. A questa holding fa capo il 21,42% di Fininvest e al termine della riorganizzazione complessiva del gruppo i tre figli, più Marina e Piersilvio, si sono trovati tutti con una quota del 7,14% nel capitale di Fininvest, mentre il resto è in mano a Silvio medesimo.

L'aspetto del controllo è stato invece in quella occasione affrontato solo a metà. A Marina è andata infatti la Mondadori e dunque le attività editoriali. A Piersilvio la tv, ovvero Mediaset. Entrambe quotate e controllate da Fininvest, in Mondadori Marina è presidente del consiglio di amministrazione, mentre in Mediaset Piersilvio è vicepresidente con deleghe. A Barbara, Eleonora e Luigi, per il momento, un posto nei vari consigli: Barbara è nel cda di Fininvest, Luigi in Mediolanum, mentre Eleonora, la più defilata dei tre, non ha incarichi nel gruppo.

Forse non è un caso che a sollevare il problema sia proprio Barbara, la più grande dei tre e la prima dei figli di Silvio ad investire da sola al di fuori del gruppo paterno. Un investimento piccolo, appena 30 mila euro per il 44% della Cardi Black Box, galleria d'arte milanese inaugurata nel febbraio scorso.

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Investimento che Barbara rivendica anche nell'intervista, insieme alla poltrona in Fininvest e agli interessi finanziari e immobiliari che ha coltivato con gli altri due figli di Veronica. Nel dettaglio, si tratta di una piccola quota della società di biotecnologie Molmed, con un investimento di 4,3 milioni, dell'impegno a sottoscrivere una quota del fondo Sator di Matteo Arpe, per altri 5 milioni. E di un palazzo nel centro di Milano, aquistato tramite la B.e.l. Immobiliare - dalle iniziali dei tre fratelli - con un investimento di oltre 37 milioni di euro, che rende ricchi canoni d'affitto. Si tratta di un indirizzo particolarmente prestigioso, a due passi dal Duomo, al numero sei di via Santa Margherita. E di un indirizzo con un valore storico: era l'ingresso secondario dell'Albergo Regina, sede del comando nazista a Milano dal 1943 al 1945. In attesa di una (ri)definizione dell'assetto di comando del gruppo, Barbara, Eleonora e Luigi incassano le ricche cedole distribuiti da Fininvest: la loro Holding italiana quattordicesima, gestita da due professionisti da tempo legati a Silvio come Salvatore Sciascia e Giuseppe Spinelli, ne ha incassati lo scorso anno per 55 milioni di euro, quattro dei quali sono stati distribuiti tra i fratelli sottoforma di dividendi.

 
[05-08-2009]

 

IL DELITTO NON PAGA, BERLUSCONI STRAPAGA - FELTRI “LIBERO” DI SPARARLE GROSSE: “ero stanco e avevo bisogno di nuovi stimoli” - TRAVOLTO DALL’ENTUSIASMO: “Non sono qui per celebrare messe PER BERLUSCONI” - AVREBBE INTASCATO INVECE 15 MILIONI € ‘UNA TANTUM’ E UN CONTRATTO DA 3 MILIONI! - COME DAGO-ANTICIPATO: VIRMAN CUSENZA AL “MATTINO” AL POSTO DI MARIO ORFEO

 

Da Corriere della Sera

«Il mio obietti­vo? Riportare il Giornale alle vendite degli anni '90. Oggi la carta stampata vive una fase difficile. Tornare alle 250 mila copie in edicola sarebbe un grande risultato». E' un Vitto­rio Feltri a caccia di sfide quel­lo che - dopo undici anni- riprende le redini de il Giorna­le. Il direttore ha già guidato la testata di Paolo Berlusconi dal '94 al '97. Dal prossimo 24 agosto occuperà di nuovo la prima poltrona del quotidia­no milanese.

Lo spostamento di Feltri ha innescato un filotto di cambia­menti ai vertici dell'editoria. Per la guida di Libero in corsa sarebbero Gianluigi Parago­ne, vicedirettore della testata, Oscar Giannino, ex direttore di Libero Mercato, e il diretto­re di Italia Oggi, Franco Be­chis. Mentre Mario Giordano lascia il Giornale per diventa­re il direttore delle «Nuove ini­ziative news» di Mediaset. Un ritorno ai vecchi amori anche per Giordano, quindi, che per sette anni ha diretto Studio Aperto, il telegiornale di Italia uno. Completa il giro di val­zer la promozione di Virman Cusenza alla direzione de Il Mattino di Napoli dal prossi­mo 5 agosto. Un posto occupa­to fino a ieri da Mario Orfeo, neodirettore del Tg2.

Come sarà il Giornale diret­to da Feltri versione anni 2000? «Sarò sincero a costo di essere presuntuoso - rispon­de il giornalista -. Porterò me stesso e il mio modo per­sonale di vedere la carta stam­pata. Naturalmente adattan­do il mio stile alla casa che mi ospita». Riguardo alla necessi­tà di un rilancio per la testata, Feltri non si sbilancia: «Porte­rò qualche correttivo. Prima di decidere la cura, però, biso­gna fare una diagnosi».

Il direttore ha ben presente la crisi. E i suoi impatti su un mondo già da tempo in cerca di nuovi equilibri come quel­lo dell'editoria. «La situazio­ne per la carta stampata è pre­occupante, inutile negarlo - valuta Feltri -. L'imperativo per tutti è salvare la baracca. Per reggere la sfida dei tempi la prima cosa è prestare molta attenzione ai conti».

Intanto la redazione del giornale fondato dallo stesso Feltri manda segnali di preoc­cupazione per l'uscita di quel­lo che viene definito «un di­rettore molto speciale». «Me ne sono andato perché ero stanco e avevo bisogno di nuovi stimoli», spiega il gior­nalista. Consigli da dare al successore? «Nessuno - ta­glia corto Feltri -. Se avessi ricette magiche a quest'ora le avrei già realizzate».

L'uscita di Feltri da il Gior­nale, nel '97, non era stata in­dolore. Ricorda il direttore: «Mi ero infastidito per un epi­sodio, la questione Antonio Di Pietro (l'ex pm non aveva preso bene alcuni articoli del Giornale ed era ricorso in tri­bunale, ndr; ) ma tutto si risol­se e mi lasciai benissimo con la famiglia Berlusconi». E og­gi? «Se il premier sta vivendo una fase particolare non mi spaventa. Non sono qui per celebrare messe».

 
[31-07-2009]

 

 

Dimenticate la vecchia tv. Oggi la torta si divide in due: satellite e digitale terrestre - CHI RIUSCIRà A METTERE LE MANI SULLE FREQUENZE DT DI LA7 SARà PADRONE DELL'ETERE - E QUI VIENE IL BELLUM: LA GUERRA TRA JAMES MURDOCH E PIERSILVIO PER IL TESORO DE LA7 - (finché sono in MANO A BERNABé, Berlusconi non PUò permettersi di sbolognarlo)

Dimenticate il duopolio Rai-Mediaset. Cestinate anche il tri-polio con Sky. Oggi la cuccagna televisa si può dividere in due, come una torta: da una parte il satellite di Murdoch, dall'altra il digitale terrestre (DT).

Gli operatori più grossi del DT sono ovviamente Rai, Mediaset e Telecom Italia Media (La7-Mtv). Nel 2012 Viale Mazzini avrà sei frequenze che valgono 4/6 canali ciascuna. Piersilvio, idem. A Bernabé toccano in regalo 4 frequenze, ridotte a tre dopo la riassegnazione delle frequenze (curiosamente Telecom non ha gridato allo scippo voluto dal governo Berlusconi, e dopo vedremo perché).

Ora, per alleviare lo stato debitorio dell'azienda telefonica, sarebbero state messe in vendita le 3 frequenze da 18 canali del Digitale Terrestre - a tale proposito, è stato dato incarico alla Merryl Lynch. E qui scoppia il bellum. Chi se le prende, vince la cuccagna televisiva.

Se le acchiapperà Sky potrà competere alla grande su una piattaforma sulla quale Mediaset ha investito molto del suo futuro. Al contrario, se il rampollo di Silvio riuscirà a conquistarle, il Biscione sarà il padrone dell'etere. Definitivamente: perché avrà la bellezza di 9 frequenze per un totale di 63 canali.

Il rampollo di Murdoch (James) sa bene che non può tentare di comprarle - la legge lo impedisce - prima del 2011. Nell'attesa probabilmente sbucheranno nomi e prestanomi: da una parte quelli di Sky, dall'altra i berlusconini.

Ed ora arriviamo ai contenuti, che in fondo è uno e uno solo quello che fa la differenza: il santo pallone. Infatti, è il calcio l'impulso più impellente che porta all'abbonamento col satellite e all'acquisto delle schede Mediaset Premiun.

E che farà Telecom Italia? Le vende o se le tiene strette? C'è chi scommette che queste frequenze DT rappresentino la polizza salva-vita di Bernabé: finché sono in suo possesso, Berlusconi non permettersi di sbolognarlo...

PS - Gli scalpitanti azionisti Telecom sognebbere invece di vendere non solo le frequenze-gioiello DT - che potrebbero fruttare in totale da 600 agli 800 milioni di euro - ma anche La7. Che perde soldi. Ma c'è un ma grosso così. Mentre le frequenze DT le possono acquisire sia Sky che Mediaset, superando alcuni scogli legali, sicuramente non è possibile comprarsi una rete tv. E oggi, al di là degli squali e biscioni, chi può permettersi una rete tv?

2 - LEGA CALCIO DA LEGARE - SECONDO L'ANTITRUST AVREBBE CONFEZIONATO PACCHETTI DI DIRITTI "su misura" per Sky e Mediaset, tagliando fuori tutti gli altri possibili concorrenti.
Da Repubblica.it

L'Antitrust ha deciso l'avvio dell'istruttoria nei confronti della Lega Calcio per possibile abuso di posizione dominante nel mercato dei diritti televisivi. E' quanto si legge in una nota del Garante. L'Istruttoria dovrà verificare se la lega Calcio, "nel predisporre i pacchetti di diritti Tv di serie A per le stagioni sportive 2010-2011 e 2011-2012, abbia abusato della sua posizione dominante nella commercializzazione in via centralizzata dei diritti stessi". In sostanza, l'ipotesi sui cui l'Authority indaga è che l'associazione abbia preparato i suoi due pacchetti - satellitare e digitale - "su misura" per Sky e Mediaset, tagliando fuori tutti gli altri possibili concorrenti.

Secondo l'Autorità le modalità di formazione dei "pacchetti" scelte dalla Lega Calcio "potrebbero risultare in contrasto con i principi posti a tutela della concorrenza": i "pacchetti", così come formati, "appaiono ritagliati 'su misura' dei principali operatori di pay tv, con l'effetto di non garantire lo svolgimento di una procedura effettivamente competitiva e di ostacolare l'ingresso e la crescita di altri soggetti".

In particolare, la Lega Calcio "sembrerebbe aver preferito determinare le condizioni per una minore competizione tra gli operatori della pay tv nello sfruttamento dei diritti, per assicurarsi gli introiti attesi, limitando l'incertezza legata al risultato della gara. Il minore grado di concorrenza tra gli operatori della pay tv che ne potrebbe derivare può evidentemente avere effetti negativi sui consumatori, che potrebbero dover pagare prezzi più alti a fronte di una inferiore varietà e qualità dell'offerta".


Il potenziale effetto di distorsione della concorrenza, conseguenza della formazione dei pacchetti prescelte era già stato evidenziato dall'Autorità nel provvedimento di approvazione delle linee guida adottato il 1° luglio 2009, con il quale chiedeva alla Lega la definizione di più pacchetti nell'ambito di ciascuna piattaforma, proprio per promuovere la massima partecipazione possibile alle procedure competitive e l'ingresso di nuovi operatori, nonchè lo sviluppo di una concorrenza infra-piattaforma.

Secondo l'Antitrust, i pacchetti definiti dalla Lega Calcio "non risultano inoltre adeguati a garantire condizioni di assoluta equità, trasparenza e non discriminazione ai partecipanti alle procedure competitive e a consentire una partecipazione alle stesse da parte di una pluralità di operatori delle diverse piattaforme, come invece richiesto dalla normativa vigente".

 
[24-07-2009]

BI-GHEDINI - “MAI RINVENUTE TOMBE A VILLA CERTOSA” - MA NEL 2005 IL SOPRALLUOGO A VILLA CERTOSA CON ARCHEOLOGI E CARABINIERI LO FECE PROPRIO LUI - "L’UNIONE SARDA" PARLÒ DI UN RITROVAMENTO “DEL TERZO SECOLO A. C., CON TRACCE DI UNA PICCOLA NECROPOLI”...

1 - NEL 2005 IL MISTERIOSO SOPRALLUOGO DI GHEDINI CON SOPRINTENDENZA E CARABINIERI DEL NUCLEO BENI CULTURALI: RITROVATA UNA NECROPOLI A VILLA CERTOSA
Da "L'Unione Sarda" del 20 marzo 2005

Anche i magistrati della Procura di Tempio sanno veramente poco del sopralluogo top-secret avvenuto nei giorni scorsi all'interno della tenuta del presidente del Consiglio. In un settore di quell'area sottoposta a segreto di stato da parte del Ministero dell'Interno, che ha classificato la villa come una delle residenze ufficiali del premier.

L'avvocato Nicolò Ghedini ha accompagnato alcuni funzionari della Soprintendenza archeologica e una pattuglia di carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale e artistico, in un punto ben circoscritto del parco dove sarebbero stati ritrovati importanti reperti archeologici. Si parla di un sito di notevole importanza, risalente al terzo secolo a. C., con alcuni resti di vasellame e tracce di una piccola necropoli.

Un pezzo di storia della Sardegna che evidentemente i proprietari dei terreni hanno tutta l'intenzione di tutelare, tanto che ne è stata subito segnalata la collocazione e le caratteristiche alla Soprintendenza archeologica. E il gruppo di funzionari e militari ha potuto, seguendo un rigoroso itinerario con alcune precise prescrizioni da parte del personale addetto alla sicurezza, arrivare al sito ed effettuare tutte le verifiche del caso. Insomma, non è vero che i sopralluoghi alla Certosa non si possono fare.

E gli accertamenti della Soprintendenza arrivano a pochi giorni dall'udienza davanti ai giudici della Corte Costituzionale che dovranno esprimersi sulla ammissibilità del ricorso presentato dalla Procura di Tempio sul mancato sopralluogo del settembre 2004 nel cantiere top-secret aperto in una delle discese a mare della tenuta. I magistrati galluresi hanno sollevato infatti un conflitto di attribuzione ritenendo immotivata l'opposizione del segreto di stato all'attività investigativa su alcuni presunti abusi edilizi attribuiti ai rappresentanti legali della società proprietaria dell'intera area.

I giudici della Corte Costituzionale dovranno dire se esistono gli elementi per ritenere ammissibile il ricorso affidato dal procuratore della Repubblica di Tempio, Valerio Cicalò, a due docenti universitari, specializzati in diritto costituzionale. La Procura gallurese aveva deciso di avviare l'iter, dopo che il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, aveva confermato in Parlamento la volontà di opporre il segreto di Stato all'indagine iniziata nel maggio dello scorso anno. (a. b.)

2 - MA IERI L'AZZECCAGARBUGLI DI PAPI-SILVIO HA NEGATO TUTTO: MAI RINVENUTE TOMBE FENICIE A VILLA CERTOSA. ENNESIMA FIGURACCIA
(Adnkronos) - "Quando si tratta di trovare argomenti, ancorche' frutto di invenzione, per aggredire il presidente del Consiglio eletto dagli italiani, l'impudenza e l'imprudenza regnano incontrastate.

Confidando su improbabili registrazioni mai accertate giudizialmente e di provenienza mai dichiarata dal gruppo 'l'Espresso-La Repubblica' e comunque illecite, si e' costruita l'ennesima notizia, questa volta addirittura prospettando un'omessa denuncia di ritrovamenti archeologici". Lo dice Niccolo' Ghedini, avvocato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

"La storia sarebbe risibile se non fosse stata ripresa dai giornali e ancor peggio da molti parlamentari e da alcune associazioni, senza esperire verifica alcuna -aggiunge Ghedini-. Mai il presidente Berlusconi potrebbe aver parlato del ritrovamento di 30 tombe fenice nel suo parco perche' mai nulla di simile si trova o e' stato rinvenuto nell'area di Villa Certosa. Si ricordi che tutta l'area e' stata oggetto di un minuzioso accertamento da parte dell'autorita' giudiziaria conclusosi poco tempo fa verificando l'intera area della villa e del parco. Qualsiasi ulteriore controllo in merito potra' essere eseguito in qualsiasi momento".

"Ecco dunque un'altra miserabile storia con cui si tenta di gettare discredito nei confronti del Presidente Berlusconi, che e' smentita dai fatti. La liberta' di stampa e di critica deve essere sempre assoluta ma sarebbe opportuno che almeno ci si attenesse alla verita' o si tentassero delle verifiche anche minime che avrebbero evitato l'ennesima campagna diffamatoria contro il Presidente del Consiglio, di cui 'Repubblica' sara' chiamata ovviamente a rispondere", conclude l'esponente del Pdl.

 

 
[26-07-2009]

 

 

 

IL CONFLITTO DI INTERESSI DI PAPERON DE BERLUSCON - GRAZIE AL DECRETO ANTICRISI VARATO A FINE 2008 SILVIO RADDRIZZA I CONTI DELL’IMMOBILIARE IDRA (IL POLO DELLE SUE PROPRIETà IMMOBILIARI) - ben 67,52 milioni sono stati attribuiti a Villa Certosa...

Andrea Giacobino per "Finanza & Mercati"

Qualcuno potrà definirla l'ennesima manifestazione del conflitto d'interessi. Al di là delle polemiche, resta il fatto che Silvio Berlusconi ha potuto raddrizzare i conti del 2008 di Immobiliare Idra, il polo che raggruppa le sue vaste proprietà immobiliari e che è
controllato tramite la Dolcedrago, attraverso una massiccia rivalutazione pari al 75,6% dei cespiti, resa possibile grazie al decreto anticrisi varato dal suo governo a fine 2008 e convertito in legge a inizio 2009.

In particolare è stata così iscritta nel patrimonio netto dell'immobiliare una «riserva di rivalutazione» pari a 142,47 milioni di euro che, come spiega la nota integrativa redatta dal presidente Giuseppe Spinelli, è «la differenza fra il valore di mercato degli immobili di 330,87 milioni, al netto della deduzione forfettaria del 5%, e il corrispondente valore contabile».

Di questa rivalutazione, che fa schizzare il patrimonio netto a 240,81 milioni dai 44,45 del 2007, ben 67,52 milioni sono stati attribuiti al complesso sardo di Villa Certosa, da settimane agli onori della cronache giudiziarie e politiche. Nonostante ciò i conti 2008 della cassaforte del mattone del premier hanno allargato il rosso a 6,11 milioni dai 5,79 dell'esercizio precedente: qualche settimana fa l'assemblea dei soci ha deciso di coprire la perdita proprio mediante parte della riserva di rivalutazione costituita attraverso l'utilizzo del decreto legge.

La nota integrativa spiega che sul totale delle immobilizzazioni materiali salito da 191,93
a 353,43 milioni, oltre alla rivalutazione, hanno pesato le migliorie agli immobili già in patrimonio con manutenzioni straordinarie e ristrutturazioni: in Sardegna per 7,9 milioni, a Macherio per 7,62 milioni e ad Arcore per 1,2 milioni.

Circa la rivalutazione la nota spiega che i valori contabili delle proprietà immobiliari, pari in
origine a 188,39 milioni, «erano sensibilmente inferiori ai valori di mercato» e che la perizia è stata compilata dal geometra Francesco Magnano, «professionista terzo indipendente appositamente incaricato».

L'allegato al bilancio dà conto nel dettaglio dei benefici patrimoniali resi possibili grazie al decreto: i fabbricati di Milano 2 passano così da 2,73 a 10,76 milioni; a Roma la Villa Grande (Tigli) da 3,86 a 10,32 milioni; ad Arcore la villa del premier sale di valore da 13,79 a 37,48 milioni; in Sardegna terreni e casa di Villa Certosa passano rispettivamente da 28,22 e 72,34 a 93,85 e 74,25 milioni ma viene beneficiata anche Villa Miramare (da 2,39 a 6,4 milioni) mentre la residenza di Berlusconi di Macherio vede il suo valore lievitare da
61,66 a 78,15 milioni.

A monte, in Dolcedrago, la voce delle partecipazioni sale a 171,58 milioni dai 111,41 del 2007 per la conversione per 60 milioni di parte del finanziamento oneroso concesso a Idra in conto futuro aumento di capitale.

Le rivalutazioni di Idra non si riflettono sui conti di Dolcedrago che non rivaluta nemmeno le quote in Immobiliare Dueville (40%) e nel Consorzio Elicotteri Fininvest (22%). A fronte di disponibilità liquide salite da 1,83 a 4,36 milioni depositati in un c/c all'Mps, «banca rossa» per eccellenza, il 2008 si è chiuso con un utile netto di 2,24 milioni (3,64 nel 2007) interamente destinato a riserva.

 
[22-07-2009]

 

 

QUI, 'MORTO' ROTONDO, VILLA CERTOSA FU - PAPI RITORNA SUL "LUOGO DEL DILETTO": "È PER CHIUDERLA E CAMBIARE VITA" - NON SOLO TRASCORRERÀ UN'ESTATE TRISTE Y SOLITARIA FRA ARCORE E LA CASERMA DI COPPITO MA A SETTEMBRE ANDRÀ IN PELLEGRINAGGIO DA PADRE PIO...

Francesco Bei per La Repubblica

"Non ho cambiato idea, vado in Sardegna per controllare dei lavori con l'architetto e per chiudere casa". Parlando due giorni fa con un amico, Silvio Berlusconi già preannunciava l'intenzione di recarsi di nuovo a Villa Certosa, nonostante la promessa di voler passare le vacanze all'Aquila. D'altronde ieri mattina gli uomini della scorta, a chi li ha osservati sotto Palazzo Grazioli, erano apparsi in un abbigliamento decisamente poco consono a una trasferta milanese: pantaloni combat scuri, gilet milletasche, stivaletti da trekking. Tutto insomma lasciava supporre una destinazione sarda.

Così, per la seconda volta da quando è scoppiato lo scandalo delle escort, il presidente del Consiglio torna sul "luogo del delitto", quella proprietà così amata e curata da considerarla ormai "patrimonio dell'Italia". L'ultima volta era stata due settimane fa, di rientro dal vertice Nato-Russia di Corfù.

La data è speciale. Oggi Veronica Lario compie infatti 53 anni, ma il Cavaliere ovviamente non sarà della partita. Forse Veronica festeggerà la giornata con i figli, magari a Macherio con la primogenita Barbara, che cinque giorni fa ha dato alla luce Edoardo. In ogni caso Berlusconi non ci sarà, anzi ha deciso di mettere il mar Tirreno tra lui e la moglie.

Anche da queste piccole cose si misura tutto il cambiamento, la trasformazione, che sta investendo il Cavaliere. Agli amici più intimi ha confessato infatti di voler "cambiare vita" e chissà che questa non sia la volta buona, nonostante in pubblico abbia rivendicato la sua scapigliatura ("se gli italiani mi vogliono sono così").

Sta di fatto che, solo un anno fa, i festeggiamenti per Veronica si erano tenuti proprio a Villa Certosa. Ed era stata, quella, forse l'ultima occasione in cui la famiglia si è riunita al gran completo attorno a Veronica. Solo un anno e - dopo Casoria, i festini, le lolite - sembra passato un secolo.

Ora il Berlusconi che vuole "cambiare vita" non solo trascorrerà un'estate "triste y solitaria" fra Arcore e la caserma di Coppito - senza Apicella, finti vulcani, bandane e seratine - ma a settembre andrà anche in pellegrinaggio da Padre Pio a Petrelcina.

Del resto anche Porto Rotondo non sembra più la stessa. Meno gente, meno feste, meno yacht in rada, meno Suv in doppia fila. Alla discoteca Country, dove il Cavaliere era di casa fino all'alba - uno dei topos berlusconiani: confina con la proprietà di punta Lada - un pr scuote la testa: "L'anno scorso Berlusconi è venuto due volte, quest'anno mai. E il privè è mezzo vuoto". Il privè, neanche a farlo apposta, ha pure cambiato nome: dall'evocativo "Harem" a un più commerciale "Dom Pèrignon". Altro segno dei tempi che cambiano.

 

E Villa Certosa? Forse andrà venduta, anche se la stima che Berlusconi si è fatto fare è fuori dalla portata persino dei miliardari russi: 400 miliardi di vecchie lire. Forse la donerà alla Regione Sardegna, attraverso una fondazione. Ormai, dopo gli scatti di Zappadu, la considera violata: "Non mi sento più a casa mia".

 

 
[19-07-2009]

LAVORO, GUADAGNO, PAGO, PRETENDO – IL CAV. HA FATTO TALMENTE TANTI REGALI AI LEADER G8 CHE IL PREMIER CANADESE TEMEVA PROBLEMI CON IL “COMMISSARIO ALL’ETICA” IN PATRIA – I LIBRI IN MARMO DEL CANOVA COSTATI 150MILA € A PEZZO: QUANTO UNA CASA RICOSTRUITA…

Il Congiurato per "l'Unità"

Quando lo racconti in Transatlantico non ti crede nessuno. «Non è possibile, uno schiaffo alla miseria!». Però l'opera merita. E poi il presidente del Consiglio italiano non è un qualsiasi premier, da lui non ci si aspettano regali banali. Tanto più in un G8, come quello dell'Aquila, quello dei «disagi logistici». Coi regali bisognava strafare.

Anche a costo di mettere in imbarazzo gli ospiti, come è capitato al premier canadese
che, di fronte a tanta opulenza, ha dichiarato di temere problemi in patria con il «commissario all'etica». Peccato che non se ne sia accorta nessuna delle affilatissime penne che si sono scatenate contro Carla Bruni.

Avrebbero potuto scrivere, per esempio, che il primo ministro canadese, più che del garante etico, si preoccupava dei suoi conti visto che il suo paese è l'organizzatore
del prossimo G8. Stava mettendo le mani avanti. Ma quanto sono costati quei regali? Parecchio, se è vero quel che si dice a Montecitorio.

Però l'oggetto vale. Un libro su Antonio Canova per ognuno degli otto del G8. Ventiquattro chili di libro che nemmeno l'atletico Obama si è sentito di sollevare. Un volume di circa 70 centimetri per 45, la cui copertina è un bassorilievo di marmo che riproduce Le Grazie e Venere di Canova e con rilegatura in broccato e fili d'oro.

All'interno, su una speciale carta velata di puro cotone e impreziosita dalla filigrana, sono stati impresse al torchio selezioni di testi di autori coevi del Canova. Ogni componente dell'opera è stato rilegato a mano. Insomma uno di quegli oggettini che trovi al primo negozietto sotto casa. Soprattutto se abiti a Roma, in via del Plebiscito 102, a Palazzo Grazioli.

Praticamente lo stesso condominio dove abita e riceve i suoi ospiti Silvio Berlusconi. Il
«libraio» è proprio lì. Si chiama «Fondazione Marilena Ferrari». Non c'è la vetrina, ma il prezzo, secondo quanto si dice alla Camera, si aggira intorno ai centocinquantamila. A pezzo. Per un totale di un milione e duecentocinquantamila. Lire?

No. Euro. Se fosse vero ogni volume sarebbe costato praticamente quanto una casa ricostruita. Il fatto che a pagare siano stati gli sponsor non elimina il dubbio che, forse, quei soldi sarebbe stato possibile spenderli più utilmente, e senza creare imbarazzi.

 

 
[20-07-2009]

 

 

 

dietro gli accordi sul disarmo, Putin HA chiesto ad Obama di non toccare SILVIO - ANZI, HA PRETESO l’elogio per la "forte leadership" (CHE VALE IL RISCATTO PER PAPI) - HU JINTAO, FURIOSO PER L'ACCORDO DI MOSCA CHE SEGA LA MONETA UNICA ANTI-DOLLARO, HA COLTO AL VOLO IL PRETESTO (STRAGE IN XINJIANG) PER ABBANDONARE IL G8 - CHI HA SALVATO IL PRESIDENTE INFOIATO A L'AQUILA: BERTOLASO, MASSOLO, VALENTINI

1 - CHI HA SALVATO IL PRESIDENTE INFOJATO A L'AQUILA: BERTOLASO, MASSOLO, VALENTINI
Nella sua infinita modestia papi-Silvio ha paragonato la sua follia a quella di Erasmo da  Rotterdam, l'umanista olandese, figlio illegittimo, che nella sua giovinezza  si legò a un ragazzo che descrisse come "metà della mia  anima".

Per il Cavaliere-muratore e statista, che non può essere certo sospettato di amicizie maschili, la metà dell'anima è rappresentata in questo momento da Guido Bertolaso che nel suo cuore ha preso il posto di Gianni Letta, e dallo staff dei fedelissimi che lo hanno aiutato durante il Summit.

La follia di Berlusconi non è sempre lucida, ma comunque generosa e adesso i suoi collaboratori si aspettano che si manifesti in modo concreto. Per ripagare gli sforzi dei giorni scorsi non basterà certo una spilla a forma di farfalla come quella indossata in tv da Susanna Petruni, né i gadget raccattati da quei miserabili giornalisti che si sono accapigliati come morti di fame per portare a casa il kit del G8.

Sicuramente papi-Silvio ha già maturato nella sua testa la lista dei beneficiati, un elenco che comincia con super-Guido Bertolaso, l'uomo di tutte le emergenze per il quale la nomina a ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture sarebbe un atto dovuto.

In seconda battuta arriva Mario Catalano, l'architetto scenografo che dal vertice di Pratica di Mare del 2002 riesce a creare effetti speciali alla Spielberg, e accanto a lui i fidatissimi Gasparotti (ex-Mediaset) e la segretaria-assistente Marinella che con le luci e il trucco hanno reso i capelli del premier quasi naturali rispetto a quelli stralucidi di Gheddafi.

Ma un'attenzione particolare papi-Silvio dovrà rivolgerla ai due uomini che più lo hanno aiutato sui dossier di politica estera e nei rapporti con i Grandi della terra.

Il primo è Valentino Valentini, il politico bolognese 47enne che dopo un master a Publitalia è diventato parlamentare europeo e ha assistito Berlusconi come consigliere speciale per le relazioni estere. Per quest'uomo che nel 2008 è stato rieletto alla Camera dei Deputati è arrivato il momento di attribuirgli un vistoso riconoscimento in materia di politica estera e di buttarlo nell'arena della Farnesina perché ha dimostrato di essere uno "sherpa" più vivace e utile del gracile Frattini.

Il vero exploit dovrebbe compierlo Giampiero Massolo, il diplomatico nato a Varsavia che ha mosso i primi passi nel 1980 all'ambasciata presso la Santa Sede e dal 2007 è Segretario Generale del ministero degli Affari Esteri. Per tutta la durata del G8 Massolo è stato l'ombra di Erasmo-Silvio ed è riuscito a contenere gli sgomitamenti dell'ex-ambasciatore Umberto Vattani cancellando la gaffe del "New York Times" che alla vigilia aveva parlato di "una programmazione imperdonabilmente negligente".

Adesso il premier, che sembra intenzionato ad abbandonare il modello birichino, può spedirlo a Washington come ambasciatore italiano al posto di quel Gianni Castellaneta che camminava come un'ombra triste dentro la caserma di Coppito.
 
2 - PERCHE' HU JINTAO HA ABBANDANATO IL G8 - DOPO MOSCA, OBAMA DIVENTA "GENEROSO" CON SILVIO
Nella sua infinita  miseria Dagospia si è infilata durante il weekend a L'Aquila, tra le migliaia di turisti  che hanno visitato le stanze dei potenti.
Qui ha potuto ammirare le stampelle Foppa Pedretti sulle quali Obama ha posato la giacca e le mutande, e la scarpiera per le calzature con i tacchi di Sarkozy. In mezzo a tanta commozione Dagospia cercava anche qualche risposta agli interrogativi che nessun giornalista ha sollevato durante il G8.

Le conferenze stampa del premier sono state un monumento al silenzio e al servilismo, e tutti hanno potuto constatare che nel corso dell'incontro finale con la stampa (disertato dai corrispondenti esteri) la sala è stata riempita con i finanzieri della Caserma.

Eppure domande da fare al premier non ne mancavano, soprattutto sulla politica estera più che sulla vita privata dove la parola d'ordine circolante tra i giornali è stata quella di rinviare il bombardamento alle prossime settimane.

Una prima questione riguardava ad esempio l'abbandono improvviso del presidente cinese Hu Jintao dai lavori del Summit. Il leader di Pechino era arrivato a Roma da alcuni giorni e con la moglie ha visitato per oltre 30 minuti il Colosseo dove gli è stato spiegato che l'anfiteatro poteva rinchiudere 70mila uomini.

Hu Jintao ha sorriso in modo ambiguo, poi gli è arrivata la notizia della rivolta nello Xinjiang, una notizia grave ma propizia che gli ha consentito di tagliare la corda da un G8 dove non sarebbe stato protagonista.

Ciò che sta avvenendo nella provincia cinese è sicuramente grave perché (come ha scritto Enzo Bettiza sulla "Stampa" di venerdì scorso) mette in discussione la stabilità strategica del Paese. Resta il fatto che la ribellione è stata soffocata nello spazio di 24 ore e che a Hurumqi, dove sono scoppiati gli scontri, è arrivato un membro del Comitato permanente del Politburo cinese che ha sistemato le cose con un rapido bagno di sangue (150 morti ammazzati su una popolazione di due miliardi è come un ammalato di influenza a Roma).

A questo punto c'è da chiedersi se davvero il presidente Hu avesse ragione di lasciare precipitosamente il G8 dove avrebbe dovuto pronunciarsi sul clima e dal quale era stata cassata la questione monetaria che la Cina vuole sollevare da tempo per ridurre il peso del dollaro nel sistema internazionale. Accanto a questi motivi e sospetti c'è poi da considerare l'ombra che gli avrebbe creato il protagonismo di Obama, la vera star dell'Aquila, reduce dagli accordi di Mosca con Medvedev e dal primo storico incontro nella dacia di Vladimir Putin.

E qui scatta una seconda domanda che i giornalisti avrebbero potuto fare a papi-Silvio per chiedergli se dietro l'elogio di Obama per la forte leadership dell'Italia (un'affermazione che ha riscattato le Mille e una notte del Sultano), non ci sia stata la manina del Grande Assente del G8, Vladimir Putin.

A dispetto degli storici e dei cronisti la politica è un oggetto misterioso e imprevedibile, ma nulla impedisce di immaginare che dietro gli accordi di Mosca sul disarmo e le chiacchiere a quattrocchi nella dacia, l'amico Putin abbia chiesto ad Obama di non toccare l'amico Berlusconi, l'uomo grazie al quale l'imperialismo energetico della Russia si manifesta e si traduce in affari estremamente concreti e succulenti.

Giù le mani dall'amico Silvio!, questo è probabilmente il messaggio che ha indotto Obama a esternare con tanto calore in favore del leader italiano che a metà giugno aveva ricevuto alla Casa Bianca per un semplice caffè senza gli onori di Stato. Onore invece allo statista businessman di Arcore che ha saputo intrecciare un sodalizio fruttuoso che da Mosca arriva a Tripoli. Con grande gioia dell'Eni e di Finmeccanica dove i libici (a dispetto di ogni smentita) stanno per entrare a piedi giunti.
 
3 - LO SCONTONE IBM PER MAURO MORETTI
Avviso ai  naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che i fuochi d'artificio del G8  hanno consentito a Mauro Moretti di allontanare i fumi della tragedia di  Viareggio.
Adesso la parola d'ordine dell'ex-sindacalista Cgil è di accelerare le gare per l'ammodernamento delle Ferrovie con procedure meno devastanti di quella perseguita nei giorni scorsi per la biglietteria elettronica dove la base d'asta era 43 milioni. Questa gara è stata vinta dall'IBM (la multinazionale che ha generato l'ex-Elio Catania) con uno sconto pazzesco del 50%".

 
[13-07-2009]

LA BESTIA PANSA SU TANGEN-TOPA - “Ezio Mauro ha ingaggiato una guerra e l’obiettivo di questa guerra sono le dimissioni del Cavaliere. E come finiscono queste guerre? solo in due modi: o cade il Cavaliere o cade Mauro, per mano del suo editore"...

Luca Telese per "Il Giornale"

Tutti quelli che frequentano il suo celeberrimo Bestiario - ogni domenica sul Riformista - hanno imparato a conoscerlo: un po' saggio, un po' disincantato, molto anticonformista. E quindi anche ieri Giampaolo Pansa stupiva i suoi lettori. Se non altro perché da un lato auspicava che l'appello di Giorgio Napolitano per una ritrovata concordia nazionale venisse accolto.

Ma dall'altro valutava che le possibilità che questo accadesse fossero labili. Così, se intervisti il più famoso giornalista italiano - in classifica anche d'estate con il suo saggio autobiografico, Il revisionista (Rizzoli) - Pansa ti spiega perché continua a essere combattuto tra l'ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione.

Scusi Pansa, come interpreta il messaggio di Napolitano?
«Non serve un quirinalista, per capirlo. Secondo Napolitano servono un clima più disteso e un dialogo più civile fra i poli. In un parola: la politica dovrebbe smettere di essere fatta con il coltello in mano».

Lei condivide?
«Al cento per cento. Peccato che non lo accoglierà nessuno».

È sicuro?
«Senta, già ieri ho sentito Di Pietro declinare l'appello e rispedirlo al mittente. Non credo che il Pd si distinguerà».

E Di Pietro sbaglia?
«Dal suo punto di vista può dire quel che gli pare. Ma io mi chiedo una cosa diversa: e cioè se questo convenga anche al Paese».

All'opposizione forse non conviene sotterrare l'ascia di guerra con il Cavaliere. Prenda il Pd.
«Forse proprio al Pd converrebbe».

In che senso?
«Lo vedo in un tale stato di crisi».

Lei si riferisce all'arresto del segretario del circolo del Torrino, accusato di stupro?
«Premessa. Non sono un poliziotto, quindi scriva che per me il signor Luca Bianchini fino al processo resta un "presunto" stupratore. Però».

Però cosa?
«Leggendo cosa dicono i suoi compagni di partito e i dirigenti che lo hanno conosciuto esce fuori un quadro sconcertante».

E cioè?
«Che nel Pd accettano tra i loro dirigenti persone di cui non sanno nulla. E questo non mi pare un buon segno».

Cosa dovrebbe dire Franceschini?
«Aspetto di sentire cosa dirà. Ma non lo invidio affatto».

Non sarà che ha tentazioni forcaiole anche lei, Pansa?
«Al contrario. Sono il liberale più quieto di questo mondo. Ma il fatto che un dirigente di partito sia accusato di essere uno stupratore seriale evoca la categoria del buonsenso, piuttosto che quella del giustizialismo».

 alle sue spalle Patrizia D'Addario

E intanto si candida Beppe Grillo.
«Ah, ah, ah».

Scusi Pansa, lei sta ridendo?
«E che dovrei fare? Mi sono messo a ridere, ovviamente».

Non prende sul serio Grillo?
«Come comico, certo. Ma come leader, se permette, no. Manca solo la candidatura del mago Zurlì, alle primarie, e siamo a posto».

Poi magari se il Pd dice di no a Grillo lo criticate.
«Non io. Anzi, è ancora una volta il buonsenso che dovrebbe suggerire di non accoglierlo, non trova?».

Quindi dovrebbero rischiare l'accusa di antidemocrazia e rifiutarlo?
«Senza dubbio».

Torniamo a quella che lei definisce la bassa intensità di conflitto. Cosa la impedisce?
«Il fatto che i partiti ritengano più utile confliggere. E poi c'è la scelta del gruppo Espresso».

Ahi! Adesso si dirà che lei ha il dente avvelenato dell'ex.
«Direi che sono io a stupirmi di questa domanda».

Perché?
«Le pare che io possa avere rancori con un gruppo che mi ha dato da vivere dal 1977 al 2008? Sarei folle. Se una cosa mi salva, anche ora che sono un vecchio signore, è che io ho una visione comica della vita».

Vuol dire che non prova rancori?
«Non conosco rancori: men che meno per La Repubblica. Tutt'al più la noia. Ma faccio un'analisi da lettore del quotidiano di largo Fochetti».

E la sua analisi cosa dice?
«Che il direttore della Repubblica ha ingaggiato una guerra. E l'obiettivo di questa guerra sono le dimissioni del Cavaliere».

Lei usa addirittura la parola guerra.
«Certo. L'obiettivo sono le dimissioni. Ed è la campagna più importante ingaggiata da quel giornale dal 1976 a oggi».

Un giornale può darsi un obiettivo come questo?
«Per carità, tutto legittimo».

Se «La Repubblica» vince Berlusconi si dimette?
«Mi pare ovvio».

E se «La Repubblica» perde si dimette Mauro?
«Questo lo decide il suo editore».

Ma Berlusconi cosa dovrebbe fare?
«Spero che su questo giornale si possa dirlo».

Ci provi.
«Dovrebbe attaccare meno i giornali. Non dovrebbe mai ripetere inviti, come quello fatto agli imprenditori, a non comprare pubblicità sui giornali che lo criticano».

Conoscendolo pare difficile.
«Basterebbe che facesse come certi grandi capi Dc, che continuavano a sorridere dopo i peggiori insulti».

Lo dice lei che ha inventato la balena bianca!
«Come vede sono ancora vivo e vegeto».

Lei che domanda farebbe al Cavaliere?
«Solo lui sa che cosa è accaduto a villa Certosa e a Palazzo Grazioli. Mi piacerebbe che me lo raccontasse».

E invece cosa accadrà?
«Se lo può scrivere, il pronostico di un vecchio cronista è questo: merda con il ventilatore. Continueremo a leggerne di tutti i colori».

E l'appello di Napolitano?
«Si risolverà, purtroppo, con un buco nell'acqua. A meno che... ».

Cosa?
«C'è un solo fattore che può cambiare i termini della partita».

Quale?
«La crisi. Se come temo, si prepara un terremoto, le escort, le foto di Zappadu e le torte, diventeranno dei pallidi ricordi».

Lo dice da pessimista cronico?
«No. Lo dico, ancora una volta, da testardo uomo di buonsenso».

 
[13-07-2009]

 

 

per ora mediaset gode ma dal 2010 cambia la ripartizione dei diritti del calcio - sky paga il 70% con 4,8 milioni di abbonati - premium solo il 30% ma con 3,5 mln - Piersilvio ha assoluto bisogno del calcio per lanciare il digitale terrestre - Costi e ricavi del pallone decideranno chi sarà il numero uno delle tv in Italia

1 - LA RIPARTIZIONE SBALLATA
Come è chiaro dal pezzo che segue la ripartizione dei diritti del calcio per le partite del 2010 tra Sky e il digitale Mediaset Premium lascia qualche dubbio di sproporzione: la ripartizione è infatti 70% Sky e 30% Piersilvio. Ma c'è un motivo: l'accordo è stato firmato lo scorso anno quando le mire Mediaset Premiun erano poca cosa. Oggi la guerra tra i due colossi è al calor bianco per le mosse sempre più da pay tv alternativa e a buon prezzo del rampollo di Arcore.

Lo scenario è cambiato e anche l'Agcom ha preso le misure ed ha chieste diverse modifiche alla antica ripartizione. C'è in ballo una ipotesi del 60% Sky e 40% per il Biscione. I piersilvio-boys cercheranno di fermarsi al 35% e probabilmente finirà così. é sempre svantaggiosa per Sky (che ha 4,8 milioni di abbonati contro i 3,5 milioni di Premium) ma è anche vero che gli abbonati vanno e vengono e nessuno può sapere efettivamente il numero effettivo. I maligni, poi, sottolineano che Bogarelli - l'advisor Infront che tratta i diritti per conto della Lega - ha un fratello che è ben stimato da Galliani.

2 - Mediaset e Sky, partita da un miliardo
Gianfrancesco Turano per "Corriereconomia" del "Corriere della Sera"

La guerra, per ora, rimane fredda. La pubblicazione dei bandi sui diritti televisivi del calcio per il biennio 2010-2012 è solo il fischio di inizio di una nuova contesa fra Sky e Mediaset, dopo il sorpasso della pay-tv di Rupert Murdoch sul Biscione annunciato dall'Autorità per le comunicazioni.

Da oggi la sfida si sposta sulle offerte che i broadcaster faranno per assicurarsi la serie A. Costi e ricavi del pallone decideranno chi sarà il numero uno delle tv in Italia nei prossimi anni. Intorno ai due colossi pronti a mettere sul banco centinaia di milioni di euro ci sono altri soggetti. Rai, Dahlia, il gruppo Telecom, forse Conto Tv entreranno nella partita con somme molto inferiori.

Cifre e pacchetti
Il dibattito sulle cifre e i pacchetti, al momento, è ancora piuttosto caotico. Un passo indietro può chiarire la situazione. Nell'ultima stagione, Sky Italia ha speso 501 milioni di euro per offrire la serie A in esclusiva via satellite. Mediaset ha investito 101 milioni con la sua pay Premium che trasmette sul digitale terrestre (Dt). Il secondo operatore di Dt è cambiato in corso di stagione quando Cartapiù di La7 (Timedia-Telecom) è stata ceduta a Dahlia, controllata dalla svedese Air Plus della famiglia Wallenberg.

Dahlia ha assunto gli impegni di Timedia, che erano pari a 29 milioni di euro. I gol in chiaro, ossia gli highlights di Novantesimo minuto e la Coppa Italia, hanno portato ai presidenti della Lega calcio poco meno di 46 milioni in tutto, di cui circa 36 a carico della tv di Stato, 8 da Mediaset e 2 milioni di euro da Sportitalia, gestita da Bruno Bogarelli per conto di Tarak ben Ammar, il produttore franco-tunisino che resta l'unico trait-d'union noto fra gli arcirivali Murdoch e Berlusconi, tra i due gruppi oggi guidati dai figli James Murdoch e da Pier Silvio Berlusconi.

Completano gli introiti le poche decine di milioni dei diritti esteri e dei new media, dai telefonini ad Alice. A sfamare gli dei dello stadio è insomma la pay, con Sky che ha speso quasi il quadruplo di Mediaset e Dahlia. La battaglia è qui e sarà qui che l'advisor della Lega Calcio Infront, guidato da Marco Bogarelli, fratello di Bruno, e da Andrea Locatelli, farà leva per superare quella base di 900 milioni di euro complessivi richiesta dalla Lega. La commissione per Infront, tenuta finora riservata, è molto bassa sotto la soglia minima: lo 0,2%. Oltre i 900 milioni c'è un primo scatto consistente e a 1 miliardo più 1 euro Infront incasserebbe oltre 20 milioni di euro.

I sogni della Lega
I presidenti di serie A sognano 1,2 miliardi di euro, pretendono almeno 1 miliardo e sarebbero contenti di chiudere a 1 miliardo e 50 milioni di euro. È un obiettivo ambizioso in tempi di crisi visto che farebbe incrementare di circa il 50% i 631 milioni di euro di incassi pay nel 2008-2009. I minimi pay fissati dal bando Infront sono di 864 milioni (2010-2011) e 893 milioni (2011-2012). Almeno nei diritti, stracceremmo gli inglesi. Il recente rinnovo dei diritti 2010-2013 della Premiership, il campionato di calcio più ricco del mondo, è stato molto più austero.

Hanno vinto BSkyB del gruppo Murdoch ed Espn (Disney) che si è sostituita agli irlandesi di Setanta, insolventi dopo un dribbling finanziario di troppo. I due network verseranno 594 milioni di sterline all'anno (692 milioni di euro) e trasmetteranno solo 138 partite (115 BSkyB, 23 Espn) contro una serie A in versione integrale (380 partite).

Per arrivare all'oro delle tv va affrontato il problema delle proporzioni fra piattaforme. Adesso è 4 euro a 1 per il satellite. Per il nuovo contratto si parla di 65% dei soldi dal satellite, 35% dal Dt. Ma in Lega circolano cifre più vicine allo status quo attuale. Sky dovrebbe salire da 500 a 700 milioni di euro all'anno. Mediaset dovrebbe più che raddoppiare a quota 250 milioni. Anche Dahlia dovrebbe fare uno sforzo robusto dai 29 milioni del campionato scorso.

Parabola o decoder?
È chiaro che i broadcaster faranno orecchie da mercante. Nei bandi d'asta Sky ha di fronte un minimo di 584 milioni. Dahlia, di 70. Mediaset, di 210. Le due pay digitali hanno bisogno assoluto del prodotto calcio per lanciarsi, con Premium che ha dichiarato 3,5 milioni di tessere al giugno 2009 contro le 200-300 mila di Dahlia.

La trattativa si giocherà molto sui bacini di utenza. Al momento, in Italia ci sono 6,8 milioni di parabole per la ricezione satellitare. Sky ha 4,8 milioni di abbonati di cui 3 milioni di solo calcio. A fine 2009 il Dt sarà accessibile a 6,6 milioni di famiglie (27% del totale). A dicembre del 2010, quando il primo campionato di cui si vendono adesso i diritti sarà in corso, le famiglie con il Dt saranno 16,4 milioni (68%).

L'anno dopo si passerà a 19,8 milioni (81%) per completare il switchover nel 2012. Sky ha il divieto di operare in Dt fino a tutto il 2011 in base ai vincoli imposti dall'Ue. Quindi al momento non ha accesso a un fronte di mercato in forte sviluppo. Eppure anche per Murdoch il calcio è vitale. Pagarlo troppo significa perpetuare la situazione riassunta da Fedele Confalonieri di Mediaset: loro ricavano di più, noi facciamo più utili.

Il match, insomma, è poco spettacolare e molto tattico, uno zero a zero ai rigori. Un presidente di A si espone con un pronostico: «Non chiuderemo l'accordo prima di febbraio o marzo del 2010».

Trattative serrate tra Sky e Mediaset per il catalogo dei film di Medusa

Corriere della Sera - Trattative serrate in queste ore per il catalogo film di Medusa tra Mediaset e Sky. Dieci giorni fa la corporation italiana del cinema ha presentato il suo listino dei film per il 2009 e il 2010. È partito il negoziato con i concorrenti della tv di Murdoch. Lo scopo è ottenere il prezzo più alto. Difficile forare il muro di riserbo. Soprattutto dopo la notizia del sorpasso in termini di ricavi da parte di Sky su Mediaset annunciato la settimana scorsa. Ma cosa c'è dentro il listino del gruppo del Biscione? Il kolossal di Tornatore («Baaria») che aprirà la Mostra di Venezia, il lavoro di Scorsese con DiCaprio («Shutter Island»), i film italiani di cassetta (Muccino, Pieraccioni, Checco Zalone) e le vette di Allen, Clooney e Baron Cohen («Borat»). Fino al film di Placido sul '68 («Il grande sogno»). Ora che la battaglia a tre sulla televisione si sta facendo accesa, è evidente come lo snodo dei contenuti sia decisivo. Proprio per questo Mediaset si è voluta aggiudicare il gruppo Endemol, la fabbrica di programmi e format tv creata da John de Mol. E da quelle stanze che sono usciti format come «Affari tuoi» e «Che tempo fa» che Mediaset ha girato alla Rai. Ed è per questo che un altro dei tasselli sui quali si conduce la concorrenza in tv sarà quello del cinema. E si condurrà a colpi di canali che passano da una parte all'altra del bouquet (Sky o Mediaset). Ma anche di film che Medusa è intenzionata a farsi ben pagare.

 
[13-07-2009]

 

 

Altro che smobilitare dalla "CoCa Smeralda". Papi-Silvio compra un’altra villa - TOH, CHE AFFARE! 400 MQ, SOLO per 1,2 milioni €! - SOCIETà IDRA: MATTONATE TRA I 5 FIGLI? - ACQUISTATA DA BARBAGLI, PROPRIETARIO DI TV IN TOSCANA, CON "MANAGER" DI 95 E 88 ANNI!

 
 

1 - ALTRO CHE SMOBILITARE, PAPI-SILVIO COMPRA UN'ALTRA RESIDENZA IN SARDEGNA ACCANTO A VILLA CERTOSA
Marigia Mangano per "Il Sole 24 Ore"
 
E' un piccolo riassetto, ma aggiunge  un nuovo pezzo della costa Smeralda (e una nuova società) all'impero immobiliare di Silvio Berlusconi che, a dispetto di voci e indiscrezioni, sembra voler rafforzare la sua presenza immobiliare in Sardegna. L'operazione, perfezionata qualche giorno fa, ha sancito il passaggio effettivo di Villa Barbagli - che fa capo all'omonimo gruppo di emittenti locali - alle società del premier, come anticipato dal Corriere della S

Si tratta di circa 400 metri quadri sopra Porto Rotondo, con piccolo parco annesso, a pochi metri dalla storica residenza Villa Certosa. Dietro questa compravendita c'è però anche una riorganizzazione societaria. Tutto ruota intorno a Immobiliare Idra, scrigno delle residenze della famiglia Berlusconi, Villa Certosa inclusa.

Proprio la Idra ha rilevato le quote detenute da Alessandra Barbagli, 27 anni, e Davide Barbagli, 33, in una società denominata Il Nuraghe. La transazione è avvenuta a un prezzo di 1,2 milioni di euro. Con capitale sociale di 12mila euro, il veicolo a cui fa capo Villa Barbagli (ancora in fase di ristrutturazione) evidenziava al momento della compravendita immobili in costruzione per 643.3 mila euro, finanziamento soci per 549mila euro e una perdita di conto economico per 52mila euro.

La scelta è stata così quella di rilevare l'intera Nuraghe, e non solo l'immobile, per poi procedere alla fusione per incorporazione di quest'ultima in Immobiliare Idra. Per farlo la finanziaria di Berlusconi non ha proceduto però ad alcun aumento di capitale perché già azionista del 100% di Nuraghe.

La nuova villa acquistata dal premier a Porto Rotondo arricchisce così le proprietà immobiliari della famiglia Berlusconi. Un patrimonio cospicuo, anche se non paragonabile in valore peso specifico a Fininvest, raccolto nella Dolcedrago, a cui fa capo immobiliare Idra, contenitore degli immobili in Sardegna, a Macherio e ad Arcore.

Ma, almeno sulla carta, questo business continua a drenare ingenti risorse alle finanze del premier: fino allo scorso anno, i soldi prestati alle finanziarie immobiliari di Berlusconi sono arrivati a quota 259 milioni. E non poteva essere altrimenti se si pensa che "solo" le migliorie agli immobili faraonici in Sardegna, a Macherio e ad Arcore sono costati qualcosa come 19 milioni, senza contare poi l'impianto antincendio allestito ad Arcore (400mila) e i diversi impianti di allarme e sicurezza (364mila).

Quanto all'assetto proprietario, in posizione di forza c'è Silvio Berlusconi: Dolcedrago è partecipata dal premier direttamente con il 99.5%, mentre uno 0.25% spetta ai due figli, Piersilvio e Marina. Ma non è escluso che proprio qui, nel libro soci della finanziaria, un ruolo potrebbero giocarlo in futuro i figli nati dal matrimonio con Veronica Lario, Barbara Eleonora e Luigi. Magari attraverso la neonata Bel, veicolo costituito da pochi mesi e che, dato l'oggetto sociale, sembra destinato a diventare il mezzo attraverso cui la seconda generazione rafforzerà la presa sul settore immobiliare.
 
 2 - CHI E' L'UOMO CHE HA VENDUTO A BERLUSCONI - BARBAGLI, PROPRIETARIO DI TV IN TOSCANA, CON ALCUNE SOCIETÀ CHE CURIOSAMENTE HANNO "MANAGER" DI 95 E 88 ANNI
Mario Gerevini per "Il Corriere della Sera" dell'1 giugno 2009
 
Con sei assegni circolari Mps datati «Segrate 6 maggio 2009», Silvio Berlusconi si è regalato un altro piccolo spicchio di Costa Smeralda: una villetta unifamilia­re senza pretese (appena 400 me­tri quadrati) sopra Porto Roton­do con un modesto parco di alcu­ne migliaia di metri quadrati e di­stanza pedonale dalla faraonica Villa Certosa.

In effetti i circa due milioni di euro pagati dal Cavaliere per Vil­la Barbagli non sono molti di più di quanto speso per realizzare la stalla dei cavalli nella residenza di Macherio, dove vive la moglie Veronica Lario.

A vendergli questa comunque bellissima proprietà sarda, che però richiede una profonda ri­strutturazione, sono stati Ales­sandra e Davide Barbagli, 27 e 33 anni, figli di Piero, patron di un gruppo di emittenti locali e altri­menti noto come il Berlusconi di Toscana, ma con Tv anche in Sardegna (curiosamente alla guida di alcune società dell'arcipelago Barbagli ci sono «manager» di 95 e 88 anni).

Berlusconi, utilizzando la sua società Immobiliare Idra, quella che possiede quasi tutte le resi­denze di famiglia , ha acquistato l'immobiliare dei due fratelli pro­prietaria della villa. E l'affare si è concluso, appunto, il 6 maggio, davanti a un notaio di Milano, 20 giorni dopo che i Barbagli aveva­no ottenuto le ultime cinque con­cessioni in sanatoria dal Comune di Olbia. Ma la caparra da 150mi­la euro era stata pagata fin da gen­naio. Il contratto prevede che i due fratelli abbiano «il diritto di mantenere nell'ambito della pro­prietà immobiliare l'antenna tele­visiva fino al 31 luglio». E dalla vegetazione si vede spuntare un antennone «industriale».

La politica immobiliare di Ber­lusconi in Sardegna è semplice: comprare il comprabile intorno a Villa Certosa, sia per isolare an­cor di più la proprietà, tutelando­ne la privacy, sia per creare tante residenze satelliti dove ospitare chi non trova posto a Certosa. Il risultato è che al catasto di Olbia il presidente del Consiglio risulta avere proprietà per oltre 120 etta­ri, che significa un'estensione pa­ri al doppio della Città del Vatica­no o metà Principato di Monaco.

3 - RESTAURO D'ORO PER IL CAV: 75 milioni €....
Sandro Orlando per "Il Mondo", in edicola domani

Settantacinque milioni di euro, quasi 150 miliardi delle vecchie lire: è la somma che Silvio Berlusconi conta di spendere per ristrutturare uno dei suo ultimi acquisti immobiliari, la villa Gernetto di Lesmo, vicino Monza. Una splendida residenza settecentesca inserita all'interno di un parco di 40 ettari che potrebbe diventare il fururo buen retiro del Cavaliere, dopo la disaffezione per villa Certosa.

Di certo il premier sta seguendo personalmente i lavori di ristrutturazione di questo complesso che per molti anni ha ospitato un centro di formazione del Credito Italiano, passando successivamente a Pirelli e venendo infine rilevato l'anno scorso dalla
Fininvest Sviluppi Immobiliari per 34 milioni di euro.

Decorata dal Canova e circondata da un giardino terrazzato all'italiana, la villa è affiancata da un'antica cascina, villa Boffalora, destinata nei piani del leader del Pdl ad accogliere una futura scuola di partito, la cosiddetta «Università del pensiero liberale». Entrambe le
strutture sono soggette alla tutela della Soprintendenza, e si estendono inoltre all'interno del parco regionale del Lambro.

Un doppio vincolo che dovrebbe impedire qualsiasi modifica delle volumetrie. «Allo stato attuale non è stata presentata nessuna richiesta di aumento delle metrature», assicura il sindaco di Lesmo, Marco Desiderati, che si appresta a entrare in Parlamento in quota
Lega al posto di Matteo Salvini (pronto a trasferirsi a Strasburgo).

L'anno scorso, comunque, il Cavaliere ha speso in pochi mesi una dozzina di milioni solo per i primi lavoretti di ripristino della villa: l milione per i giardini, un altro milione e mezzo per mobili, arredi e quadri, e poi ancora mezzo milione per architetti e consulenti.

Particolare cura è stata data al restauro di intonaci, mosaici e pavimenti, con materiali di altissimo pregio, tant'è che a Lesmo già si parla della villa come di una nuova Versailles della Brianza.

 

 
[09-07-2009]

 

LA COCA SMERALDA DEL TARANTOLATO TARANTINI: "Andiamo... da Gianpaolo a "pippare"?" – SNIFFATE DUE RIGHE DI INTERCETTAZIONI -TARANTINI: “Vieni alla villa, ti faccio scalare le montagne russe!” – OSPITE: “Se non porti "striscia la notizia" non vengo”…

Gabriella De Matteis per "la Repubblica"

 

"Avevo un po' di polvere soltanto !... mi era rimasto qualche granulino". E' il 4 ottobre 2002. Gianpaolo Tarantini parla con la moglie. Ed il riferimento per i carabinieri della sezione di pg è chiaro: è alla cocaina che l'imprenditore barese aveva cominciato a cedere ad amici e conoscenti, ospiti delle sue feste a Giovinazzo.

L'inchiesta del pm Roberto Rossi, giunta a conclusione, inchioda Tarantini, il giovane uomo d'affari che corrompeva medici e primari e che, sei anni più tardi, conoscerà il premier Silvio Berlusconi dal quale accompagnerà la escort Patrizia D'Addario. Il fascicolo (sfociato in 23 avvisi di conclusione delle indagini) racconta di un vortice di mazzette e di un giro di cocaina. Svela i nomi e le abitudini dei salotti buoni della città.

In albergo a Milano
E' il 28 febbraio 2002. Gianpaolo Tarantini è in una stanza d'albergo a Milano con un amico, M., 33 anni, figlio di un imprenditore del settore della sanità.
Tarantini: "... da un po' che pip...".
M.: "Non pippavo".
T.: "E te la lascio io un grammo ! (tossisce) Ora ne abbiamo tre, oh! Io mi sono fatto cinque o sei piste ! Vedi, quello tuo... qua, sta già condito prima !".
M.: "E mi sembra strana !".
T.: "Sto schizzato io! No, è buona ! Perché io sono... sto schizzato a finire".

Scalare le montagne russe
Nel suo giro Tarantini era il punto di riferimento, "l'amico" capace di animare le serate, con la polvere bianca, molto spesso. Lo testimonia una conversazione, intercettata il 22 settembre 2002. L'imprenditore barese parla con un amico.
E. :" Senti carino, dove sei ?".
T.: "Vieni alla villa, vieni, che ti faccio scalare le montagne russe !".
E.: "Senti carino, dove sei ?".
T.: "Vieni alla villa che ti faccio scalare le montagne russe !".
E.: "Alla villa, dove stai ? dove stai?...".
T.: "... Vieni a Riva del Sole...".
E.: "No, ti veniamo a prendere...".
T.: "... con chi state ?".
E.: "eh, il macello, siamo assai! Andiamo... da Gianpaolo a "pippare"? Eh? Tutti ?".

Organizzare un macello
Il giorno successivo Tarantini riceve una telefonata da M, che dice di aver saputo in giro che "sta organizzando il macello per domani". Il riferimento è ad una festa della quale l'imprenditore parla al telefono con la moglie (N). Un festa nel corso della quale, sostiene l'accusa, avrebbe dovuto far uso di cocaina. La conversazione è agli atti dell'inchiesta.
N. : "... Non lo so chi vuoi invitare tu !...".
T.: "No, volevo fare una "seratina", giusto per finire quella cosa là".
N. : "Molto ?".
T.: "Giusto per finire quella cosa là".
N. : "Si, amò, domani... magari...".
T.: "Sì, ma non voglio in cento persone, oh, che i cristiani parlano tutti assai !".I

Portare "striscia la notizia"
Al telefono l'imprenditore barese era solito commentare la riuscita delle feste. Come accade il 30 settembre del 2002. Tarantini parla con M.
T.: "Comunque la cosa stupenda che ho fatto...".
M.: "Perché siete...".
T.: "... Allora, due cose erano da ridere... Una, sono stato a ridere ieri tutto quanto il giorno. Uno era quando stavate tutti in coda, io seduto vicino al tavolinetto".
M.: "Eh!".
T.: "... (ridendo) E c'era la coda proprio! (ride)... Tutti ansiosi stavate e poi mi sono fatto quello grosso sul tavolo lungo!".

M.: "Ah! (ride) Maledetto a te, oh!".
Gli ospiti, ricostruiscono i carabinieri, venivano selezionati anche sulla base della loro propensione a consumare la droga. Lo dimostra la festa, organizzata per l'inaugurazione della villa a Giovinazzo. Emblematica la conversazione intercettata il 1 febbraio del 2003.
M.: "Se non porti "striscia la notizia" io non vengo".
T.: "Mò ti dico gli invitati, così capisci chi è stà striscia la notizia...".

 

 
[09-07-2009]

 

 

 

 

LO SQUALO, UNO DE NOANTRI (è PER CASO NATO IN ITALIA?) – GIORNALI INGLESI DEL GRUPPO MURDOCH avrebbero ottenuto dati confidenziali attraverso l'uso di inTERCETTAZIONI ILLEGALI: 1 MLN £ DI MULTA – RUPERT: “Se è successo io non ne sono a conoscenza”…

Dal "corriere.it"

Un milione di sterline: è quanto hanno pagato alcuni giornali inglesi appartenenti al gruppo editoriale di Rupert Mardoch per le intercettazioni telefoniche illegali di numerosi personaggi pubblici. La somma è stata definita in seguito a transazioni extragiudiziali. È quanto scrive il Guardian.

Secondo il quotidiano, che cita una fonte di Scotland Yard, "News International" (gruppo Murdoch) ha usato investigatori privati per intercettazioni telefoniche volte a ottenere dati personali confidenziali. «Se è successo io non ne sono a conoscenza», si è limitato a commentare lo stesso Murdoch.

VITTIME - Tra le vittime delle intercettazioni telefoniche che sarebbero state effettuate dai tabloid di Murdoch, come News of the World e The Sun, il Guardian cita la modella Elle Macpherson, l'attrice Gwyneth Paltrow, il cantante George Michael, l'ex vice primo ministro John Prescott e l'agente delle star Max Clifford.

Nel corso dell'inchiesta Scotland Yard sarebbe venuta a conoscenza di casi che coinvolgono «migliaia» di intercettazioni telefoniche da parte di numerosi detective privati.

Tra i personaggi pagati per mettere a tacere tutta la vicenda ci sarebbe Gordon Taylor, responsabile del sindacato dei calciatori, a cui sarebbe stata versato una somma pari a 700mila sterline. Tutta la vicenda potrebbe aprire le porte a una serie di cause legali contro i giornali del gruppo Murdoch da parte di coloro che stati intercettati illegalmente.

 

 
[09-07-2009]

DANZA DEL VENTRE CON TRIPLICE SALTO MORTALE DELL'INEFFABILE TARAK BEN AMMAR - CARO SILVIO, VUOI TROVARE UNA SOLUZIONE PER I GUAI DI PIERSILVIO ARRECATI A MURDOCH? - DAI SEMAFORO VERDE ALL'ACQUISIZIONE DI TI MEDIA (LA7, MTV E DIGITALE) DA PARTE DI SKY - PAPI NON TEME ZAPPADU ALL'ESTERO MA LE FOTO DI D'ADDY NELLA SUA CAMERA DA LETTO

 

Frenetico luglio per il mitologico Tarak Ben Ammar. Tra Parigi, Londra, Tripoli e Tunisi, l'uomo che è mani pasta col diavolo e l'acqua santa, da consigliere di Mediobanca a "faccendiere" per affari esteri di Berlusconi e di tanti altri, a partire da se stesso.

 

La 'mission impossible' del tunisino è la vendita del mini impero televisivo di Telecom Italia, Ti Media, che ha in corpo La7, mezza Mtv e soprattutto 4 o 5 canali digitali che fanno gola a tanti, cioè allo Squalo e al Biscione. e quindi incassare - anziché una ricca e meritata mediazione come advisor dell'operazione - papparsi una quota a gratis della società.

 

La messa in vendita dell'asset tv di Bernabé dovrebbe avverarsi a ottobre per la gioia di tutto l'azionariato, imbufalito per le minus valenze del titolo Telecom che gravano sul bilancio dei Fossati, Benetton, Mediobanca, etc.

E qui inizia la danza del ventre di Tarak nostro. Piroette con triplice salto mortale che dimostrano ancora una volta il suo eccezionale fregolismo negli affari. Sono arrivate così sulla scrivania di Bernabé tre proposte di acquisizione per TI Media. Il miracolo che ha compiuto il levantino è che tutte e tre sarebbero gradite a Palazzo Grazioli!

Ma c'è ancora da stupirsi con "Oh di meraviglia" quando si viene a sapere che la più spiazzante delle proposte porta dritti dritti in Australia!

Fanta-finanza? Economy Fiction? Bufala delle bufale? Alt. La mossa dell'astutissimo Tarak è meno scema di quello che sembra: anzi, potrebbe essere infatti l'inizio del disgelo tra Murdoch e Berlusconi.

Dopo l'aumento improvvido dell'Iva dal 10 al 20% (una caragnata proprio prima delle feste calde di Natale) e la lite furiosa tra Piersilvio e il figlio James Murdorch sul digitale e l'usa e abuso di Mediaset Premium, è partita dall'estero una violentissima campagna stampa: immaginate una "Repubbica" moltiplicata per mille, un D'Avanzo clonato e incattivito per centomila. Un disastro che leggiamo giorno per giorno con vignette, articoli, interviste.

 RAIMONDI/CONTRASTO

E ciò che teme di più Papi non sono mica le foto di Zappadu (sai che scandalo due ragazze che giocano a darsi bacetti, una seduta sulla gamba del presidente, dopo quelle che è uscito dai tarantinati di Palazzo Grazioli). No, Silvio ha una paura fottuta che siano messe in circolazione le foto che la D'Addario scattò nella sua camera da letto quella benedetta sera di scopate bollenti e docce gelate.

Ecco perché dare il semaforo verde a Murdoch su La7 potrebbe essere meno fantascientifico di quello che sembra. In tutto questo "baratto" gode anche Bernabé: chi lo stacca più dalla poltrona di Telecom?

E le altre due proposte di acquisto ricevute da Bebè? Tranquilli. Arrivano sempre da persone trovate da Tarak tra Piazzetta Cuccia e Piazza di Spagna. E Rupert, Silvio (e Bebé) vissero felici e contenti.

 

 
[09-07-2009]

 

 

 

Non solo Certosa e Grazioli, spuntano i festini anche NELLA RESIDENZA DI Arcore - Sistema Tarantini: Viaggi, droga, macchine, benzina: ecco come Gianpy, insieme al socio occulto Tato Greco (fedelissimo di Fitto), corrompeva medici e dirigenti Asl

 

1 - IL SISTEMA TARANTINI SI STRINGE INTORNO A PAPI-SILVIO. DALLE INTERCETTAZIONI SPUNTANO FESTINI ANCHE AD ARCORE
Fiorenza Sarzanini per "Il Corriere della Sera"

Giampaolo Tarantini foto da Oggi

Ai primari e ai direttori delle Asl che dovevano acquistare i prodotti della sua azienda avrebbe versato mazzette, ma anche costosi regali. Pagava lui i viaggi a Cuba, le vacanze a Riccione e a New York, auto di grossa cilindrata, buoni benzina, cene per decine di ospiti. Si occupava di fare pressioni sui politici per favorirli nelle nomine e negli incarichi.

E quando organizzava le feste per gli amici più intimi nella sua villa di Giovinazzo, la cocaina non sarebbe mai mancata. Eccolo il «sistema Tarantini» svelato dalla procura di Bari.Il pubblico ministero Roberto Rossi chiude il primo filone di indagine sulla Tecnohospital e accusa Gianpaolo Tarantini, 35 anni, di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione insieme a suo fratello Claudio e a Salvatore Greco, il politico del Pdl soprannominato Tato, nipote di Antonio Matarrese e coordinatore della campagna elettorale di Raffaele Fitto con la lista «La Puglia prima di tutto».

La rete che porta a Patrizia
L'imprenditore accusato di induzione alla prostituzione per aver portato ragazze a pagamento nelle residenze di Silvio Berlusconi deve rispondere anche di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Le carte processuali che riguardano la sua attività dal 2001 al 2006, svelano la rete dei suoi contatti per procurarsi la polvere bianca, gli ordinativi di dosi fatti al telefono, la lista degli ospiti.

Tra i nomi citati c'è quello di Massimo Verdoscia. È Max, l'uomo che presentò a Tarantini Patrizia D'Addario, la donna di 42 anni che ha raccontato di aver preso mille euro per partecipare a una serata organizzata a palazzo Grazioli a metà ottobre scorso e di essere tornata quindici giorni dopo per trascorrere la notte con il presidente del Consiglio.

Di quell'incontro intimo, avvenuto mentre era in corso l'elezione di Barack Obama, ha conservato le registrazioni che ha poi consegnato alla magistratura. E per dimostrare di esserci stata si è anche ripresa con il telefonino in bagno e nella camera da letto. Anche il nome di Tato Greco è legato a quello di Patrizia: fu proprio lui a candidarla nella lista di Fitto per il comune di Bari. Inizialmente ha negato addirittura di conoscerla, ma è stato smentito da un sms di auguri che le inviò lo scorso Natale, ben prima che la vicenda venisse scoperta dai pubblici ministeri.

Affari e mazzette: il socio occulto
- Negli atti depositati ieri Greco viene definito «socio occulto della Global System Hospital», società che fa capo ai fratelli Tarantini. Scrive il pubblico ministero nel capo di imputazione:«I tre sono associati, operando congiuntamente e allo stesso fine anche se con relativa autonomia ma con un comune collegamento reso evidente dal medesimo modus operandi sul territorio regionale, quali promotori fra loro e con altre persone al fine di realizzare rilevanti illeciti profitti mediante la commissione di un numero indefinito di reati contro la pubblica amministrazione, in particolare mediante condotte illecite a danno del servizio sanitario nazionale, il turbamento della libertà degli incanti, la falsificazione di provvedimenti amministrativi ovvero a mezzo di atti corruttivi diretti a pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio».

Un sistema che - questa è la tesi della Procura - Tarantini avrebbe continuato a utilizzare anche dall'estate del 2008, quando divenne assiduo frequentatore di Silvio Berlusconi. Secondo l'ipotesi accusatoria l'imprenditore ingaggiava ragazze da portare nelle residenze del premier per ottenere vantaggi economici e per questo gli viene contestato il reato di induzione e favoreggiamento della prostituzione. Oltre a Patrizia, altre donne hanno già confermato ai pubblici ministeri di aver preso soldi per andare a Palazzo Grazioli e Villa Certosa, ma in alcune telefonate intercettate si parlerebbe anche di serate nella residenza di Arcore.

L'incarico per la Nazionale
- Con i medici e i dirigenti delle Asl Tarantini sapeva essere convincente quando si trattava di piazzare protesi e altri articoli sanitari. E infatti loro giustificavano gli ordinativi effettuati con procedura d'urgenza grazie a una formula standard: «Si tratta di prodotti unici, insostituibili ed infungibili». Sono venti i professori che adesso dovranno difendersi dall'accusa di averlo fatto in cambio di mazzette. La maggior parte ha ottenuto soldi e regali, qualcuno ha preferito invece una raccomandazione.

È il caso di Vincenzo Petruzzi, che nel 2003 era direttore sanitario della ex Ausl Bari5. L'uomo è accusato di aver «compiuti atti contrari ai suoi doveri accettando la promessa rivoltagli da Salvatore Greco circa il suo personale interessamento presso i vertici della Lega Calcio, sotteso a farlo tornare a ricoprire un ruolo di caratura internazionale, mondiale, presso la sede di Coverciano, visto che il Petruzzi ha fatto parte dello staff medico della Nazionale di Calcio».

Telefonate e cocaina
- Sono state le conversazioni intercettate a rivelare i contatti di Tarantini con una rete fidata di spacciatori, ora finiti con lui nell'inchiesta. Sono una ventina le feste che avrebbe organizzato tra il 2002 e il 2003 dopo acquistate la cocaina e in due casi avrebbe provveduto a farla recapitare a casa ai suoi amici.

«Bartolomeo Rossini - è scritto nel capo di imputazione - deteneva e spacciava cocaina a Gianpaolo Tarantini il quale, oltre a consumarla in proprio, la cedeva gratuitamente ad altri in occasione di incontri conviviali che organizzava nella sua villa di Giovinazzo o presso la Masseria Torre Coccaro, ai quali partecipava tra gli altri la sua compagna Angela De Venuto e, almeno in due occasioni, Verdoscia con sua moglie».

2 - IL SOCIO OCCULTO TATO GRECO, NIPOTE DI MATARRESE E FEDELISSIMO DI FITTO. L'UOMO CHE HA CANDIDATO LA D'ADDARIO
Carmine Fotia e Ivan e Cimmarusti per "Il Sole 24 Ore"

Per il giovane imprenditore-promoter Gianpaolo Tarantini la rete di conoscenze giuste e di generosi appalti nella sanità fu un intenso apprendistato, avviato addirittura nel 2001, prima di tentare il salto di qualità grazie al network di influenti contatti romani. Il sostituto procuratore della Repubblica di Bari Roberto Rossi ha depositato ieri l'avviso di conclusione delle indagini per 23 persone indagate nell'ambito di una delle diverse inchieste che coinvolgono Tarantini e dalle quali emerge un accurato sistema di favori e corruzione organizzato per farsi strada.

Si tratta del filone sulla sanità pugliese con fatti concentrati prevalentemente nel periodo 2001-2004, mentre il pm Giuseppe Scelsi indaga su episodi pi recenti. E dalle intercettazioni sugli appalti ottenuti negli ultimi anni dalla Tecno Hospital srl che è poi scaturita l'indagine coordinata da Scelsi a carico di Tarantini su induzione alla prostituzione per un giro di escort e di ragazze immagine che hanno confermato di aver partecipato a serate a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier Silvio Berlusconi.

Tornando invece agli atti depositati ieri (96 i capi d'imputazione),insieme ai fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini tra gli indagati per associazione per delinquere compare anche Tato Greco,32 anni, all'epoca dei fatti consigliere regionale dell'Udc, ritenuto dagli inquirenti socio occulto della Global System Hospital srl , una delle società con cui i Tarantini hanno messo a segno «uno sproporzionato aumento del fatturato» corrompendo primari, dirigenti, funzionarie semplici impiegati amministrativi delle Asl, una ventina dei quali sono indagati per falso in atto pubblico.

Greco, ex deputato, è l'attuale coordinatore regionale della Puglia prima di tutto, il movimento che ha tra i suoi ispiratori il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto e per il quale, alle comunali di Bari, venne candidata Patrizia D'Addario, l'escort che ha raccontato di aver trascorso una notte con il premier. Per i pm, Greco è uno dei vertici del triangolo composto anche dai fratelli Tarantini ed attivo fino a pochi mesi fa.

Grazie a un collaudato sistema di mazzette in denaro, auto, viaggi, buoni in carburante e favori di altro tipo, il catalogo di protesi ortopediche delle società Tecno Hospital srl' e Global System Hospital' era diventato irresistibile. Bastava una dichiarazione di«unicità del prodotto» da parte del primario di turno perché qualsiasi ordine da ‘Tuttoplast osso bovino' al ‘Turbo trapano Minos air drill' fosse presentato come indispensabile ai responsabili della gestione del patrimonio. Scattavano così singoli appalti fino a 24mila euro.

In cambio, i fratelli Tarantini e il socio occulto Tato Greco potevano mettere a disposizione un campionario molto vasto di opzioni. Ad Alessandro Canfora, primario dell'Ospedale civile di Barletta, fu concesso l'uso per un lungo periodo dell'Audi intestata alla Tannedica snc, ex società dei Tarantini. Vincenzo D'Angelo, primario alla Casa Sollievo della Sofferenza di San, Giovanni Rotondo, incassava in due tranche una tangente di 10mila euro e la promessa di un'agenda palmare. Ci sono soggiorni pagati in albergo a Bari e a Riccione e voli per Roma e Milano, ma c'era anche chi mirava a trasferte esotiche.

Come Raffaele Bancale, primario a Putignano (Bari), al quale, l'8 giugno 2002, Claudio Tarantini promette di coprire per intero le spese di viaggio da Bari a Santiago di Cuba, con relativo noleggio di un'auto per girare sull'isola. Giovanni Ostuni, primario di chirurgia plastica a Brindisi, ottiene invece prima il pagamento di una vacanza a New York poi quello di un viaggio in Africa Per l'ortopedico Giovanni Loconte - la cui condotta era «di totale asservimento» scrive il pm solo' la promessa di sostenere le spese per un congresso a Cracovia Dove non arrivavano viaggi e denaro, scendeva in campo Tato Greco con i suoi contatti.

A lui, nipote dell'ex presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese, si rivolge Vincenzo Petruzzi (direttore della Ausl Bari-5 ed ex componente dello staff medico della nazionale di calcio) per un molo di prestigio presso la sede di Coverciano. Lo stesso Gianpaolo Tarantini avrebbe messo a disposizione i suoi contatti con politici locali per promettere avanzamenti di carriera A carico del giovane Gianpi, nella stessa inchiesta condotta dal pm Roberto Rossi, c'è anche l'ipotesi di detenzione ai fini dello spaccio di sostanze stupefacenti per la quale risulta indagato insieme al 39enne Bartolomeo Rossini.

Nei festini a base di cocaina organizzati dall'allora enne Gianpaolo Tarantini nella sua villa di Giovinazzo, in provincia di Bari, c'erano imprenditori di punta e importanti liberi professionisti della cosiddetta Bari bene. Bartolomeo Rossini, ritenuto il fornitore di cocaina di Tarantini e di altri facoltosi baresi, è stato arrestato lo scorso 6 giugno dagli agenti della squadra mobile.

 

 
[08-07-2009]

 

 

 

La STRAGE FERROVIARIA lo ha colto AL premio "Napoletani eccellenti nel mondo" - "Dopo vado a Viareggio a prendere in mano la situazione" - QUEL "DOPO" L'HA ritardaTO a più non posso, quasi unA SORTA di rifiuto mentale di fronte alla tragedia - Berlusconi, infatti, è rimasto per tre ore AL teatro San Carlo a SOLLAZZARE LA PLATEA

 

Fabrizio d'Esposito per "Il Riformista"

Il problema esiste ed è questo: il rapporto tra Silvio Berlusconi e la sfiga, con la esse iniziale. Un delicato argomento che il saggista e giornalista Edmondo Berselli nell'ottobre dello scorso anno, ben prima del tremendo terremoto abruzzese e della tragedia di ieri a Viareggio, aveva provato a liquidare così: «Sono almeno dieci anni che ciclicamente ritorna la questione della sfortuna di Berlusconi. È un argomento che ho sentito usare anche dagli estremisti di sinistra, che quando non hanno saputo più cosa dire se la sono cavata così: "Il Cavaliere porta sfiga"».

 

Forse il nodo della questione investe l'ottimismo che da sempre costella la narrazione berlusconiana ma che spesso, troppo spesso, impatta con la fatalità mondana, cioè del mondo. Del resto basta analizzare la surreale reazione, a tratti grottesca, che ieri ha avuto il premier. La portata del disastro di Viareggio lo ha colto mentre era a Napoli per l'assemblea annuale degli industriali locali, dove è stato pure accolto da fischi e contestazioni.

 

Da un lato, il Cavaliere, ha ostentato la solita sicurezza già manifestata sulle macerie dell'Aquila: «Dopo vado a Viareggio a prendere in mano la situazione». Dall'altro ha tentato di ritardare quel «dopo» a più non posso, quasi una sorta di rifiuto mentale di fronte alla tragedia. Berlusconi, infatti, è rimasto per tre ore abbondanti a Napoli, al chiuso del teatro San Carlo, a intrattenere la platea con il suo vasto repertorio di gag.

Dalle undici alle quattordici, quando poi è ripartito, ha riservato una battuta scherzosa a ognuno dei venticinque vincitori del premio "Napoletani eccellenti nel mondo". Ecco qualche esempio. All'amministratore delegato di Bulgari, Francesco Trapani: «Vedendo i vostri gioielli mi è venuto un dubbio e mi sono chiesto: ma lei cosa regala alle sue fidanzate?».

 

A Vincenzo Onorato, l'armatore di "Mascalzone Latino": «Perché questo nome?». Onorato risponde: «È una bella canzone di Pino Daniele, esprime tutta la nostra napoletanità». Berlusconi: «Se dovesse farsi una prossima barca, le suggerisco il nome di "Gentiluomo Latino", forse così si farebbe più promozione».

L'ultimo premiato è stato lui, in quanto autore di canzoni napoletane insieme con il noto Mariano Apicella, menestrello delle notti di Palazzo Grazioli e Villa Certosa. Ironia della sorte il riconoscimento è andato al testo di "Ammore senza ammore". "Amore senza amore". Durante la premiazione, a un primario esperto di oculistica, ha chiesto: «Ho un po' di stanchezza agli occhi dopo le due di notte, che mi consiglia?».

 

Riprendiamo il filo della sfiga. Storicamente, la congiuntura negativa del Cavaliere è soprattutto legata alle sue ultime due vittorie, nel 2001 e nel 2008. Otto anni fa il suo governo che doveva fare sfracelli e in particolare tagliare le tasse («Un impegno preciso: meno tasse per tutti») fece i conti da subito con una tragedia planetaria: l'attentato alle Torri Gemelle, a New York. All'indomani del trionfo dell'aprile del 2008, c'è stato invece il crollo catastrofico di Wall Street. Le mura domestiche sono state poi funestate dal terremoto dell'Abruzzo e dalla tragedia ferroviaria di ieri.

 

Da tempo, queste coincidenze tra il berlusconismo e la sfortuna sono oggetto di culto su Internet. Addirittura, dopo il 2001, iniziò a circolare una catena di dodici punti ufficiali intitolata: «Berlusconi porta sfiga?». Al premier vennero addossate responsabilità globali. A parte recessione e Torri Gemelle, si citavano il sanguinoso G8 di Genova, un incidente aereo a Linate, un tornado ad Arcore, l'eliminazione dai mondiali del 2002, la crisi del turismo italiano, gli sbarchi degli immigrati, i problemi della Fiat, l'eruzione dell'Etna e il ponte sullo stretto, il terrorismo in Russia, finanche la guerra tra israeliani e palestinesi.

 

Attenzione, però, a dare patenti pericolose. Come avvertì meno di un anno fa l'esperto Riccardo Villari, già presidente della Vigilanza: «Questa è una materia seria e bisogna stare attenti a considerare qualcuno un portatore di negatività. In ogni caso, che qualcosa aleggi attorno al premier c'è. Ed è per questo che gli consiglio di tenere un amuleto in tasca». Già, la «materia è seria». Come a dire la questione esiste.

 

 
[01-07-2009]

 

 

 

TARANTINI, IL RE DELLA  genio dell’affare bipartisan - ottimi rapporti sia Con uomini del Pdl sia con quelli del Pd - NON SOLO PATTY A PALAZZO GRAZIOLI, è riuscito anche a finanziare cene elettorali per il Pd (D'ALEMA PRESENTE)...

Enrico Fierro per "l'Unità"

 

Un mare di polvere bianca. Cocaina di buona qualità. Che circolava nelle ville dei festini in
Sardegna. Ci sono intercettazioni e deposizioni a disposizione del nucleo di polizia tributaria della Gdf di Bari che parlano della droga in Costa Smeralda. Da alcune conversazioni telefoniche si riuscirebbe a capire dove i pusher si sarebbero riforniti e quali ambienti della malavita barese avrebbero contattato.

 

Un racconto dettagliato, secondo le indiscrezioni raccolte, anche sui party che Gianpi Tarantini organizzava nelle sue residenze estive. Feste, belle ragazze sempre disponibili, lusso e glamour erano gli ingredienti usati dall'affarista barese per scalare il belmondo. Una ricetta già sperimentata nella sua Bari e nell'intera Puglia. Qui Tarantini aveva il business di famiglia, la commercializzazione di prodotti medicali e soprattutto protesi.

 

Gianpi aveva ottimi rapporti con tutti, con la destra e con la sinistra. Con uomini che contano dentro il Pdl e con esponenti locali del Pd. Un vero genio dell'affare bipartisan.
Al punto che era riuscito a piazzare due ragazze della sua scuderia (Patrizia D'Addario, la escort che ha le registrazioni della sua notte di sesso con Silvio Berlusconi, e Barbara
Montereale, la ragazza immagine che ha ricevuto 10mila euro dopo una festa a Palazzo Grazioli) nelle liste per le comunali ispirate dal ministro Raffaele Fitto, ma anche a finanziare cene elettorali per il Pd.

Ed è proprio su una di queste che si sta concentrando l'attenzione dei magistrati.
Alla vigilia delle elezioni politiche, Tarantini finanziò una cena in uno dei piu' noti ristoranti della città. Ad organizzare le presenze Michele Mazzarano, oggi vicesegretario regionale del Pd. C'erano imprenditori e dirigenti della sanità pugliese e alla fine della cena portò un breve saluto anche Massimo D'Alema.

«Che i Tarantini non sa neppure chi siano - dice Nicola La Torre - in campagna elettorale i leader vengono portati da una parte all'altra e si fidano dei dirigenti locali». Sono quattro filoni di inchiesta sulla sanitopoli pugliese (la prima inchiesta risale addirittura al 2002) che ieri il procuratore aggiunto Marco Dinapoli ha deciso di porre sotto il suo coordinamento. «Per evitare sovrapposizioni» - ha detto.

D'Alema in barca

Una decisione che rischia di scontentare qualche pubblico ministero, che ha già chiesto una riunione del vertice della procura. L'inchiesta dalla quale è scaturito il filone escort e cocaina che sta facendo tremare l'Italia è quella del pm Pino Scelsi che ha indagato su un giro di mazzette per la fornitura di protesi ortopediche e che vede coinvolte le aziende di Gianpi Tarantini.

 

Tutto è partito dal coinvolgimento del professor Vincenzo Patella, primario di ortopedia del Policlinico, e di Ilaria Tatò, fisiatria e figlia di un ex senatore di An. La seconda inchiesta, pm Desiree Digeronimo, è quella che ha portato alle dimissioni dell'assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco e riguarda appalti nel settore sanitario.

I sostituti Roberto Rossi, Nitti e Nicastro hanno altre due filoni di indagini, uno che risale al 2000 e uno piu' recente che riguarda la nomina dei dirigenti sanitari e gli accreditamenti.

 

 
[29-06-2009]

 

 

 

 

LUCHINO, IL RAGAZZO-IMMAGINE DELLA FIAT? (TRE INCONTRI NEGLI ULTIMI DIECI GIORNI) - IN BALLO il ribaltone di alcuni ministri, IN PRIMIS Scajola che si è permesso di invitare IL PREMIER a una maggior prudenza
Tre incontri in  poco più di dieci giorni destano qualche sospetto.
Eppure è questa l'agenda che dall'11 giugno a ieri ha portato Luchino di Montezemolo a varcare il portone di Palazzo Chigi dove ha incontrato papi-Silvio. È vero che i primi due sono stati incontri istituzionali perché quello avvenuto l'11 giugno alle ore 19 aveva come scopo la presentazione dei nuovi modelli Fiat da utilizzare nel G8 dell'Aquila.

In quell'occasione era presente anche Sergio Marpionne con il solito pullover sgualcito, e i due top manager della Casa torinese stavano vicini anche la settimana scorsa quando si sono seduti al tavolo del Governo per esporre la strategia misteriosa dell'azienda su Termini Imerese e sugli altri stabilimenti italiani.

 

Quello di ieri pomeriggio invece non è stato un incontro istituzionale ed è questa la ragione per cui hanno cominciato a correre voci sul significato di una riunione di carattere "privato" al termine della quale non è stato emesso alcun chiarimento.

Nella stessa ora dentro Palazzo Chigi c'era anche Mauro Moretti, l'ex-sindacalista Cgil delle Ferrovie che vede in Montezemolo l'avversario più fastidioso. Conversando con i giornalisti Moretti ha negato categoricamente di aver partecipato a una riunione con il ragazzo dei Parioli e ha detto: "io non l'ho visto, sarà venuto a parlare della Ferrari".

Con tutti i cazzi che ha per la testa Berlusconi, il futuro della Ferrari e della Formula 1 è l'ultimo dei pensieri, né si può pensare che i due personaggi abbiano parlato di donne anche se questo è un tema sul quale Luchino (che un fotografo indiscreto ha ripreso un anno fa con il pistolone in libertà) avrebbe qualcosa da insegnare al Presidente-infoiato.

Negli ultimi tempi sembrava che tra il presidente del Consiglio e quello della Fiat corressero soltanto frecce avvelenate. La polemica del premier è esplosa nel marzo 2006 al famoso convegno degli industriali di Vicenza quando papi-Silvio con un colpo di reni da performance sessuale saltò sul palco per aggredire Dieguito Della Valle e il presidente degli Imprenditori.

 

Nel maggio dell'anno scorso il clima cambiò improvvisamente e dopo un incontro a Palazzo Grazioli, Montezemolo annunciò trionfalmente di aver accolto l'invito a fare l'ambasciatore del made in Italy. Di questo ruolo super partes, che per certi versi ricordava la figura di ambasciatore informale svolta per molti anni da Gianni Agnelli, non si è più saputo nulla e i due personaggi hanno continuato a tirarsi le orecchie a distanza con Montezemolo che a corrente alternata ha svolto il ruolo di Cassandra polemica contro le decisioni economiche del Governo.

 

Sull'incontro di ieri circola adesso un'interpretazione tutta da verificare, secondo la quale il premier oltraggiato da escort e transessuali, vorrebbe rilanciare alla grande l'attività del governo. A questo proposito starebbe meditando il ribaltone di alcuni ministri, primo fra tutti quel Claudio Scajola che tre giorni fa si è permesso di invitare papi-Silvio a una maggior prudenza.

Di fronte a una stampa internazionale che gronda ostilità l'ingaggio di un "ragazzo immagine" come Luchino sarebbe un colpo magistrale. L'invito ad arruolare Montezemolone lo fece per primo il direttore di "Libero" Vittorio Feltri quando il 24 giugno del 2007 scrisse: "coraggio Silvio non fare il bamba. Montezemolo è uno da assumere, dovresti fare carte false per ingaggiarlo e non dire ai quattro venti "vade retro Satana".
Prima che Satana-Luchino vada a finire nelle braccia del Grande Centro di Pierfurby Casini, forse papi-Silvio ha voluto sondarne le intenzioni.
 

 

 

 

Berlusconi al Signor Fiat: «Governo vicino ai lavoratori»

 che si accompagnano a un percorso ancora tutto da designare nei suoi dettagli. L’incontro di ieri a Palazzo Chigi tra Fiat, il governo, le Regioni e i sindacati si è concluso con indicazioni precise sul futuro produttivo in Italia del gruppo automobilistico torinese. Restano, tuttavia, da definire le modalità di attuazione delle strategie e i loro risvolti occupazionali.
In primo luogo, l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha sostanzialmente confermato i siti produttivi italiani con l’eccezione di Termini Imerese (con la Ypsilon in linea fino al 2011) e delle macchine movimento terra di Cnh. Due le richieste presentate: contare su sostegni stabili da parte dello Stato (ecoincentivi, ammortizzatori e impegno contro l’interventismo in Ue) ed evitare «azioni di conflitto immotivate» da parte del sindacato.
Il governo ha fornito una risposta precisa. Prova ne è stata la partecipazione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla riunione. Oltre ai «complimenti al signor Fiat» indirizzati dal premier ma anche dal presidente Usa Obama per interposta persona, ci sono state due significative prese di posizione. «Il governo sarà vicino ai lavoratori, l’azienda non ha intenzione di delocalizzare gli stabilimenti», ha detto il Cavaliere.
Linee guida che il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha successivamente declinato. «Ci sono quattro punti fermi: gli incentivi hanno funzionato, Fiat non chiude gli stabilimenti, le eccedenze di capacità produttiva imporranno ristrutturazioni e la competitività si sosterrà con la ricerca per i prodotti ecosostenibili», ha spiegato. Dinanzi a questo stato di cose l’esecutivo e le Regioni hanno deciso di gestire assieme le risorse (non molte) disponibili aprendo tre tavoli di confronto con l’azienda: sull’andamento del mercato, sul sostegno alla ricerca e sulle piccole aziende della componentistica che stanno soffrendo la crisi.
L’altra questione riguarda l’Europa. Marchionne è stato chiaro: gli ecoincentivi devono stimolare la domanda. E il governo intende farsi interprete di politiche che favoriscano i consumi senza creare distorsioni della concorrenza. I maxiprestiti, come quello tedesco a Opel, non devono, secondo Scajola, trasformarsi in «scelte protezionistiche che portano a crisi ancor più gravi». Il ministro lo ha già fatto presente al commissario alla Concorrenza Neelie Kroes a fine maggio e, se necessario, intraprenderà ulteriori iniziative.
Il problema è la ricezione di queste strategie in ambito sindacale. Le principali organizzazioni non hanno una visione comune. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha rilanciato la necessità di «un grande patto tra tutte le realtà produttive, azienda e sindacati, e il governo per rendere costruttivo il lavoro responsabile che dobbiamo fare in queste settimane».
In casa Cisl sanno bene che la riconversione industriale di Termini Imerese e le nuove piattaforme previste a Pomigliano non sono problematiche liquidabili con un’opposizione pregiudiziale. L’importante è che il governo metta a disposizione le risorse sufficienti affinché nessuno sia lasciato indietro. Sulla stessa lunghezza d’onda si è collocato anche il leader della Uil, Luigi Angeletti. «Noi siamo disponibili verso tutto ciò che può far aumentare la produzione - ha affermato - purché ci sia un futuro per la Fiat in Italia». Preoccupazioni condivise anche dall’Ugl di Renata Polverini.Opinioni che non collimano con quella di Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil. «La riconversione di Termini non la possiamo accettare - ha esordito - perché deve continuare a produrre automobili». Certo, la Cgil «non vuole creare contrapposizioni» ed è pronta a cooperare. Ma fino a che punto? La Fiom, l’organizzazione di categoria, ha già fatto sapere che il piano Fiat è «inaccettabile».

 

piani Fiat per l'Italia

VIA L'AUTO DA TERMINI IMERESE DOPO IL 2011

Pubblicata il 18/06/2009


I piani Fiat per l'Italia

Dopo mesi di lavoro sullo scacchiere internazionale per le trattative Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne finalmente squarcia un velo sul discusso futuro degli stabilimenti italiani della Fiat. L'amministratore delegato del Lingotto lo ha fatto a Palazzo Chigi, in un incontro con Governo e sindacati al termine del quale l'azienda torinese ha diramato un comunicato che riproduciamo a parte (cliccate qui). Ecco le principali novità:

Via l'auto da Termini Imerese. Lo stabilimento siciliano continuerà a produrre la Lancia Ypsilon fino al 2011 nell'attuale versione, con l'inserimento dei nuovi motori Euro 5. Ma nel frattempo dovrà essere programmata una riconversione che preveda lavorazioni industriali diverse dalle quattro ruote, con tutte le implicazioni di carattere politico e sindacali.

Al via Punto Evo e Alfa Milano. A Melfi partirà subito dopo la pausa d'agosto la produzione della nuova serie della Punto, che non si chiamerà più Grande Punto, ma Punto Evo (nella foto, un prototipo camuffato su strada). Si tratterà di un restyling molto profondo, che riguarderà soprattutto frontale, interni e motori, tutti nuovi Euro 5, tra cui i Multiair. Melfi continuerà a produrre anche la Grande Punto nella configurazione attuale, probabilmente con una gamma di motori più ristretta e prezzi più concorrenziali. Quanto all'Alfa Milano, nome provvisorio della sostituta della 147, verrà venduta dall'aprile prossimo e sarà costruita a Cassino, nello steso impianto che continuerà a sfornare Bravo, Delta e Croma.

Nuova linea a Pomigliano. La grande fabbrica napoletana continuerà a produrre la 159 berlina e wagon per alcuni mesi, nonché la 147 per almeno tutto il 2010, nonostante l'uscita del nuovo modello. Notizia fondamentale: Pomigliano avrà una nuova linea di prodotto, per uno o più modelli, e questo dovrebbe consentirne la sopravvivenza nel medio-lungo periodo.

Regge Mirafiori. Lo storico impianto torinese poggerà gran parte della sua produzione sull'accoppiata Alfa MiTo (che da settembre sarà la prima auto a essere dotata del nuovo motore a benzina 1400 Multiair) e Fiat Idea-Lancia Musa. Resteranno a Torino la Punto Classic (e quindi la gamma avrà tre modelli in vendita contemporaneamente) e la Multipla, quest'ultima in attesa di un nuovo modello per ora rinviato sine die.

L'interrogativo. Dove finirà la produzione della nuova Ypsilon, prevista a questo punto tra fine 2010 e inizio 2011? Questo è il grande interrogativo che resta. Se il nuovo modello verrà realizzato sul telaio della Panda, potrebbe anche essere destinato al nuovo stabilimento in Serbia, assieme alla Topolino. Ma resta l'incognita della nuova linea da aggiungere a Pomigliano.

Sergio Marchionne

LETTERA AI DIPENDENTI CHRYSLER

Pubblicata il 12/06/2009

Ecco il testo della lettera che l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, ha indirizzato il 10 giugno a tutti i dipendenti Chrysler.

Agli uomini e alle donne della nuova Chrysler.

Oggi è il giorno di un nuovo inizio per Chrysler e per l'industria dell'auto del Nord America... È con grande orgoglio che vi saluto come nuovo amministratore delegato. Sebbene di fronte a noi ci siano molte sfide da vincere, non ho alcun dubbio che faremo bene il nostro lavoro. Chrysler tornerà, forte e competitiva. Siete passati attraverso un momento di grande avversità e instabilità nel passato recente e io voglio iniziare riconoscendo il vostro impegno per Chrysler e prendendo atto dei sacrifici che avete fatto. Grazie al vostro impegno e al duro lavoro di una folta schiera di persone, incluso il presidente Obama e la sua task force sull'automobile, Chrysler è ora un società più concentrata e agile, che beneficerà in grande misura della nuova alleanza strategica globale con Fiat. Per questa ragioni, oggi è un giorno di ottimismo. I veicoli Chrysler, Jeep e Dodge torneranno a essere sfornati dai nostri impianti, torneranno negli showroom dei nostri concessionari, presto anche sulle strade e autostrade d'America.

Nel corso dei prossimi mesi avrà inizio il processo di trasferimento della tecnologia Fiat, piattaforme e motori per le piccole e medie vetture negli impianti di produzione di Chrysler. Questa pluripremiata tecnologia sarà fondamentale per aiutare la Chrysler a migliorare i prodotti e a fornire alla società un vantaggio strategico in molti mercati di tutto il mondo. Chiedo a tutti voi di assumere un ruolo di leadership e di lavorare con me per far tornare Chrysler ad essere ancora una volta una società pienamente competitiva e in grado di generare utili. Cinque anni fa, ho messo piede in una situazione simile in Fiat. Era percepita da molti come un costruttore di auto letargico e sulla via del fallimento che produceva auto di bassa qualità e che era afflitto da una burocrazia senza fine. Ma la maggior parte delle persone in grado di ricostruire la Fiat erano lì da sempre. Attraverso un duro lavoro e scelte difficili, abbiamo trasformato la Fiat in una società molto più efficiente investendo pesantemente sulle nostre tecnologie e piattaforme.

Possiamo ottenere e otterremo lo stesso risultato qui. Le persone che se ne faranno carico lavorano già qui alla Chrysler. Abbiamo pianificato di portare quella stessa pulsione e impegno nell'innovazione a Chrysler perché vogliamo renderla di nuovo una delle forze trainanti della nostra industria. Sono sicuro che possiamo arrivare lì insieme.

Grazie per il vostro impegno in Chrysler
.

Fiat e Chrysler

KIDDER PRESIDENTE, MARCHIONNE A.D.

Pubblicata il 10/06/2009

Con un comunicato congiunto Chrysler e Fiat, i due gruppi automobilistici protagonisti negli ultimi mesi delle prime pagine dei giornali economici, hanno finalmente comunicato la chiusura dell'alleanza strategica globale.

Ecco quello che è successo tecnicamente, in base alle condizioni approvate dalle autorità: la "vecchia Chrysler" (Chrysler Llc) ha ceduto tutti i propri beni (esclusi alcuni debiti) alla "nuova Chrysler" (Chrysler Group Llc). Quest'ultima è controllata per il 20% da un'azienda riconducibile alla Fiat, ma la quota aumenterà fino al 35% se saranno raggiunti gli obiettivi previsti dall'accordo. Tuttavia il Lingotto non potrà ottenere la quota di maggioranza di Chrysler fino a quando i debiti derivanti dai finanziamenti pubblici non saranno stati rimborsati.

Il fondo assistenziale dell'Uaw, il sindacato dei lavoratori dell'auto americani, ha ricevuto una partecipazione del 55%, il dipartimento del Tesoro statunitense dell'8% e il Governo canadese del 2%. Il consiglio di amministrazione della "nuova Chrysler" sarà composto da tre membri nominati da Fiat, tra i quali Sergio Marchionne in qualità di amministratore delegato, quattro nominati dal dipartimento del Tesoro statunitense, uno dal governo canadese e uno dall'Uaw. Il consiglio dovrebbe scegliere come presidente Robert Kidder. Marchionne, invece, ha già designato come suo vice Jim Press, già vice presidente esecutivo della "vecchia Chrysler".

Che cosa succederà a livello industriale? Sempre stando alla nota, "Fiat fornirà a Chrysler le tecnologie più innovative e avanzate al mondo, le piattaforme e i propulsori per vetture piccole e medie. Chrysler potrà così offrire una più ampia gamma di prodotti comprese anche vetture a basso impatto ambientale, sempre più richieste dal mercato (...) e avrà accesso alla rete di distribuzione internazionale di Fiat, in particolare in America Latina e Russia".

Sergio Marchionne, amministratore delegato sia di Fiat sia della "nuova Chrysler", ha dichiarato che "questa alleanza, creata con il pieno sostegno dell'amministrazione del Presidente Obama, non risolve sicuramente tutti i problemi che attualmente affliggono l'industria automobilistica, ma rappresenta un passo fondamentale per posizionare Fiat e Chrysler tra i leader della futura generazione di produttori a livello globale". (C.Bal)

 

Fiat: un patto fra le Regioni per sostenere le vetture pulite

 

Bresso (Piemonte): “L’Italia crede nella qualità delle sue auto ed è pronta a investirci”. Sul tavolo 900 milioni di euro

 

Un piano da 900 milioni di euro per la ricerca e sviluppo nel settore automotive e in particolare nell'auto pulita, a sostegno di Fiat. L'investimento, che secondo le previsioni dovrebbe articolarsi in un periodo di 4-5 anni, è sostenuto da dieci Regioni italiane che ospitano sul loro territorio impianti della Casa del Lingotto.

La proposta è stata lanciata e illustrata al termine di un incontro, svoltosi nei giorni scorsi a Roma, fra i governatori regionali di Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia.

Ai 900 milioni messi sul tavolo dalle realtà regionali si aggiungeranno - sul modello renano elaborato in Germania - altri 2/3 stanziati rispettivamente dal Governo e da Fiat in ugual misura. Nei prossimi giorni sarà il presidente dell'Emilia Romagna (e della Conferenza delle Regioni) Vasco Errani a presentare formalmente il progetto a Palazzo Chigi.

"Questo piano deve essere la dimostrazione che l´Italia crede nella qualità delle sue auto. E che perciò ci investe - ha detto Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte - Siamo pronti a fare la nostra parte anche dal punto di vista finanziario e pensiamo di poter concorrere alla cifra complessiva richiesta per un terzo. Gli altri due terzi li dovranno mettere l´azienda e il governo".

Dal canto suo Fiat sembra, per il momento, aver recepito positivamente la proposta. "Quindi - ha aggiunto Bresso - mettiamoci attorno a un tavolo e parliamone: tutti i governi stanno mettendo delle risorse sull´auto. Lo stanno facendo gli Stati Uniti, lo fa la Germania. Noi pensiamo che debba farlo anche l'Italia, per evitare che si debbano chiudere degli stabilimenti e perché si creino degli spazi aggiuntivi di produzione proprio attraverso la ricerca nei settori più avanzati, in particolare nell´auto ecologica".

Il timore maggiore delle regioni infatti è che Fiat, a causa dell'alleanza con l'americana Chrysler, decida di chiudere degli impianti con conseguente perdita di numerosi posti di lavoro nel Paese. Coordinato da Andrea Bairati, assessore all´attività produttive del Piemonte, il progetto è strutturato in cinque punti chiave: veicoli a basso impatto ambientale, infomobilità e sicurezza, manufacturing, ergonomia e design, veicoli commerciali leggeri e meccatronica automotive.

"Solo così e coinvolgendo nel confronto anche i sindacati - ha chiosato Bresso - si possono salvare tutti gli stabilimenti italiani. Il rilancio internazionale di Fiat deve servire anche qui: per questo dobbiamo tirarci su le maniche e lanciare un'operazione che è anche di immagine. L'Italia non può rimanere l´unico Paese che sembra non credere nella sua industria automobilistica".

 

di Lorenzo Stracquadanio
13/06/2009

 

Gli USA danno il via agli incentivi per la rottamazione

 

Approvata dai deputati di Washington la legge che vara gli incentivi per la rottamazione delle vecchie auto. E' la prima volta per gli USA

 

Gli USA danno il via alla "Quota 18", dove con questa cifra si intendono le miglia per gallone che le vetture nuove dovranno percorrere per ottenere gli incentivi alla rottamazione. Ed è un provvedimento che farà epoca, perché è la prima volta nella storia del motorismo a stelle e strisce che si guarda con un occhio di sospetto alle auto tracannatrici di carburante, quelle che, nella loro massima espressione (le Muscle Car degli anni '60 e '70, che quindi diventeranno sempre più pezzi da museo, al pari degli anacronistici V8 ad aste e bilancieri) a stento arrivavano ai 2 km con un litro.

La Camera dei Rappresentanti al Parlamento di Washington ha infatti approvato con larga misura la prima normativa di incentivi alla rottamazione che sia mai stata decisa negli USA. Nel dettaglio, la norma (approvata con 298 voti favorevoli e 118 contrari - fra questi ultimi, si contano 9 democratici e 59 repubblicani) prevede una prima fase, della durata di un anno, nella quale verranno stanziati 4 miliardi di dollari.

Questa riserva permetterà, a chi possiede un'auto di non più di 25 anni, di consegnarla a una concessionaria per ritirare una vettura nuova che consumi, almeno, 22 miglia per gallone: vale a dire, non meno di 7,80 km con un litro; e ottenere un incentivo di 3500 dollari (pari a 2500 euro).

Un ulteriore bonus di 1000 dollari (circa 715 euro) sarà disponibile per le vetture che consumino almeno 32 miglia per gallone (circa 11,35 km con un litro), per un totale di 4500 dollari disponibili.

Le concessionarie, a loro volta, dovranno dimostrare che le vetture saranno demolite e non rivendute. L'ammontare degli incentivi, dunque, è in linea con quelli già in vigore in Europa. Quello che cambia, sono i limiti minimi di consumo, piuttosto "bassi". Va considerato, però, che l'incentivo potrà essere garantito anche per i SUV e gli autocarri, molto meno "sobri" delle auto.

Si tratta, in ogni caso, di un provvedimento destinato a segnare un passo importante nella storia automobilistica degli Stati Uniti: per la prima volta, infatti, si tiene in grande considerazione il consumo di carburante ed è facile pensare che le vetture di origine giapponese e, con gli ultimi accordi, europee, potranno giocare un ruolo di primo piano.

Ogni riferimento alla Fiat...

 

di Francesco Giorgi
11/06/2009

 

Fiat: in Brasile prodotta la 10milionesima vettura

 

Nell'ultimo mese il Gruppo del Lingotto è diventato il costruttore di maggior successo davanti a Volkswagen e General Motors

Dagli stabilimenti Fiat in Brasile è uscita nei giorni scorsi la vettura numero 10 milioni: una Palio 1.8 ELX. Un risultato importante per la Casa automobilistica torinese che ha debuttato nel Paese sudamericano più di trenta anni fa. Nel mese di Maggio Fiat Brasile ha venduto complessivamente 60.628 veicoli, guadagnando una quota di mercato del 25,5%.

Il gruppo del Lingotto ha cominciato la produzione di vetture e veicoli commerciali leggeri in Brasile nel 1976 (il primo modello fu una 147, versione sudamericana della nostra Fiat 127), per la precisione nello stabilimento di Betim. Oggi nella struttura vengono realizzati 15 differenti modelli, in centinaia di versioni, con oltre 3mila veicoli costruiti giornalmente.

In Brasile i concorrenti di maggior peso sono il gruppo Volkswagen (che ha venduto 55mila unità nel mese di Maggio) e l'americana General Motors (47mila veicoli). Grazie al risultato di Maggio, Fiat è riuscita a ritornare in cima alla classifica dei brand più importanti che operano in questo mercato.

Secondo i dati mensili di Fenabrave, l'associazione brasiliana dei concessionari automobilistici, la Fiat Palio e la Fiat Uno si piazzano rispettivamente, con 16.612 e 14.382 vetture, al secondo e al terzo posto delle auto più vendute precedute dalla Vw Golf.

Al settimo posto si trova la Fiat Siena con 9.595 unità commercializzate, al 18esimo la Fiat Palio Week End con 3.297, al 22esimo la Fiat Idea con 2.536 e al 25esimo la Punto con 2.187. Tra i veicoli commerciali il primo posto è occupato dal Fiat Strada (7.674 unità), mentre il Fiat Fiorino è al 13esimo gradino con 1.120 unità e il Ducato 19esimo con 624.

Sul fronte dei veicoli commerciali infine la quota del gruppo Fiat si attesta al 23,22% contro il 22,42% di Aprile. Nei veicoli industriali Iveco raggiunge il 7,17% del mercato a fronte del 6,08% del mese precedente.

 

di Lorenzo Stracquadanio
11/06/2009

 

 

 

 

UNA SQUILLO DA 2 MILA EURO PER IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO (SALDI BARESI) - "LA NOTTE DELL’ELEZIONE DI OBAMA HO LASCIATO PALAZZO GRAZIOLI LA MATTINA SUCCESSIVA" - CASSETTE AUDIO E UN VIDEO CHE LA RITRAE DAVANTI A UNO SPECCHIO IN CAMERA DA LETTO - CI SONO ALMENO TRE RAGAZZE CHE HANNO CONFERMATO ALLA PROCURA DI BARI DI AVER PRESO SOLDI PER PARTECIPARE ALLE FESTE A PALAZZO GRAZIOLI E A VILLA CERTOSA

 

1 - UNA SQUILLO DA 2 MILA EURO PER IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera

Ci sono almeno tre ragazze che hanno confermato di aver preso soldi per partecipare alle feste a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa. Due sono state interrogate dal pubblico ministero a Bari, l'altra a Roma. Hanno raccontato i dettagli, tanto che una di loro ha chiesto e ottenuto il permesso di poter andare all'estero «per un po'» sostenendo di «temere per la mia sicurezza».

 

Anche Patrizia D'Addario è stata ascoltata per oltre cinque ore dal magistrato Pino Scelsi. La candidata alle elezioni comunali con la lista «La Puglia prima di tutto», che ha rivelato le due serate che avrebbe trascorso con il premier nella residenza capitolina, ha poi depositato le registrazioni audio dei suoi incontri e un video dove lei stessa si sarebbe ripresa con un telefonino. «L'ho fatto- ha fatto mettere a verbale- perché così nessuno potrà smentire che sono stata lì».

 

Tarantini e le squillo
A gestire le ragazze sarebbe stato Giampaolo Tarantini, l'imprenditore pugliese di 35 anni titolare insieme al fratello Claudio, 40 anni, di un'azienda - la Tecnohospital - che si occupa di tecnologie ospedaliere. Per questo è stato iscritto nel registro degli indagati per induzione alla prostituzione e la scorsa settimana è stato interrogato alla presenza di un avvocato. Sono gli stessi vertici della Procura di Bari a confermare che «è in corso un'indagine su questo reato in luoghi esclusivi di Roma e della Sardegna», nata da alcune conversazioni telefoniche durante le quali lo stesso Tarantini avrebbe trattato con le ragazze le trasferte e i compensi.

Non sapeva l'imprenditore di essere finito sotto inchiesta per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Secondo l'ipotesi della Guardia di Finanza la sua azienda avrebbe versato laute mazzette per ottenere appalti nel settore sanitario. Un filone di questi accertamenti ha coinvolto tre mesi fa anche l'allora assessore regionale alla Sanità Alberto Tedesco, che per questo si è dimesso dall'incarico. Parlava al telefono con le ragazze Tarantini, ma anche con le persone dell'entourage del premier. E quando ha affrontato l'argomento soldi, sono scattate le verifiche.

 

Il patto con Patrizia
È proprio Tarantini il mediatore che avrebbe portato Patrizia D'Addario alle due feste con Berlusconi. Le era stato presentato da un amico comune che si chiama Max e le disse di chiamarsi Giampi. Di fronte al pubblico ministero la donna ha confermato che «per la prima serata l'accordo prevedeva un versamento di 2.000 euro, ma ne ho presi soltanto 1.000 perché non avevo accettato di rimanere.

 

La seconda volta - era la notte dell'elezione di Barack Obama - sono rimasta e dunque ho lasciato palazzo Grazioli la mattina successiva. Quando sono arrivata in albergo la mia amica che aveva partecipato con me alla serata mi ha chiesto se avevo ricevuto la busta, ma io le ho risposto che non avevo ricevuto nulla. Il mio obiettivo era ricevere un aiuto per portare avanti un progetto immobiliare e Berlusconi mi aveva assicurato che lo avrebbe fatto. Giampaolo mi disse che se lui aveva fatto una promessa, l'avrebbe rispettata ».

 

Il racconto della D'Addario sulle modalità degli incontri coincide con quello verbalizzato dalle altre tre ragazze. Tutte avrebbero specificato di essere state «contattate da Giampaolo che ci chiedeva se eravamo disponibili a partire. Talvolta accadeva poche ore prima e in quel caso i biglietti aerei erano prepagati».

Le verifiche della procura riguardano adesso gli spostamenti successivi. Le testimoni avrebbero infatti riferito che le modalità concordate prevedevano che, una volta giunte a Roma, loro arrivassero in taxi fino all'albergo indicato e da lì dovevano attendere l'autista di Giampaolo che le prelevava e le portava a palazzo Grazioli.

«Poco prima dell'arrivo - ha sottolineato Patrizia -, ci facevano tirare su i finestrini che erano sempre oscurati. Quando arrivavamo negli hotel ci veniva detto come dovevamo vestirci: abiti eleganti e poco trucco».

Registrazioni e video
La candidata alle comunali ha depositato nella segreteria del pubblico ministero cinque o sei cassette audio e un video che la ritrae davanti a uno specchio e poi mo­stra una camera da letto. In un fotogramma c'è una cornice con una foto di Veronica Lario. Il magistrato dovrà adesso verificare l'attendibilità di questo materiale con una perizia che accerti se la voce incisa sul nastro è davvero quella del premier e se gli ambienti sono effettivamente interni a Palazzo Grazioli.

 

La decisione di convocare le ragazze in Procura è stata presa dopo aver ascoltato le intercettazioni telefoniche di Tarantini. Dopo aver ver­balizzato la loro versione, sono stati programmati nuovi interrogatori per le prossime settimane. Nella lista del pubblico ministero ci sarebbero diversi nomi: altre giovani che sarebbero state contattate dall'imprenditore e persone che potrebbero aver avuto un ruolo in questa vicenda.

L'elenco comprende i collaboratori dello stesso Tarantini, ma anche i politici che avrebbero deciso di met­tere la D'Addario in lista per le comunali. Lei ha specificato che non le fu mai proposto di andare a Villa Certosa, in Sardegna, «però Giampaolo mi disse che c'era la possibilità di andare in vacanza all'estero, mi pare alle Bermuda ». Altre si sarebbero invece accordate per partecipare a feste nella residenza presidenziale di Porto Rotondo.

2 - ECCO LA DONNA AL CENTRO DELLO SCANDALO
Antonio Massari per La Stampa

Cresciuta nel popoloso e centrale rione Libertà, una figlia di 13 anni, Patrizia D'Addario è sempre accompagnata, anche in auto, da una signora anziana. Una sorta di tuttofare. Una domestica sempre a sua disposizione. Situazione familiare complicata: avrebbe perso il padre, pare abbia sofferto molto per un fratello, e poca stima: in molti, tra vicini e conoscenti, la definiscono una «da prendere con le pinze».

 

Di certo, i suoi annunci, fino a qualche anno fa, li stampavano su un quotidiano locale: ha ammesso lei stessa, agli inquirenti, e in tempi non sospetti, d'aver lavorato a lungo come prostituta. Disse anche di conoscere una prostituta ammazzata nel foggiano e di temere per la propria vita. Verbali su verbali.

Poi s'è candidata con il Pdl, alle elezioni comunali, e ha dichiarato d'essere stata introdotta alla politica da un nipote della famiglia Matarrese, ovvero Tato Greco, che però smentisce. Carattere fragile ma determinato, di botte ne ha prese parecchie, da chi la sfruttava negli anni passati.

Chi la conosce racconta di lacrime sempre pronte a sgorgare, dinanzi ad amici e poliziotti, nelle questure e negli uffici giudiziari. E poi d'un calendario, con lo pseudonimo di «Patricia Brummel», datato 2004. Negli stessi anni rilasciava interviste nelle quali dichiarava d'aver trascorso una decina d'anni negli Usa. Dove avrebbe conosciuto, custodendo con lui qualche «segreto», il mago illusionista David Copperfield.

 

Una vita piena di scossoni, insomma, quella di Patrizia d'Addario, nata il 17 febbraio 1967. Fino al tentativo, immediatamente naufragato, d'entrare in politica con il Pdl. Alle ultime elezioni amministrative, candidata con la «Puglia prima di tutto», lista guidata dal ministro Raffaele Fitto, ha collezionato appena sette voti. I suoi rapporti con la giustizia, molto spesso, l'hanno vista «parte offesa». Spesso minacciata o duramente percossa.

Nelle carte giudiziarie, risalenti al biennio 2004 - 2006, viene registrata la sua attività da prostituta: un suo convivente «more uxorio» la «induceva alla prostituzione. Una relazione burrascosa, tra i due, nella quale lo sfruttatore la convinceva a prostituirsi in diversi alberghi, le procacciava i clienti mediante annunci pubblicati su un quotidiano locale e si faceva consegnare parte dei guadagni percepiti con il meretricio. Con l'aggravante di averla picchiata tutte le volte in cui, quest'ultima, manifestava il desiderio di interrompere l'attività».

 

Tra le denunce a suo carico, figurerebbero anche una violenza a pubblico ufficiale e addirittura un furto, ma gran parte di queste denunce provenivano proprio dal suo «sfruttatore» o persone a lui legate. Sfruttatore con il quale, nonostante la sua condanna, ha continuato ad avere rapporti fino a pochi mesi fa. Una sorta di odio-amore. Tanto stretto da renderla «poco credibile», per gli inquirenti, nelle successive denunce rivolte all'ex convivente. Un carattere imprevedibile e sanguigno, se è vero che nel dicembre 2006 è nuovamente interrogata in procura.

Dopo aver inseguito l'ex convivente, con la propria auto, in autostrada, l'avrebbe spinto fuori dalla carreggiata. L'inseguimento si conclude con un tamponamento all'altezza di Bitonto. Il procedimento giudiziario, invece, si conclude con un'assoluzione: il suo «ex» ritira la querela. Ma ancora nell'estate 2008, a quanto pare, i due si frequentavano. E l'uomo avrebbe cercato di farla prostituire, ancora una volta, addirittura in giro per l'Europa.

 

Due giorni fa avrebbe confidato a un amico d'essere molto preoccupata, per via di un furto in appartamento, dove le avrebbero rubato cd e computer. Lo stesso amico sostiene d'averla accompagnata su un treno, diretto a Milano, dove sarebbe «nascosta» in queste ore. Altra versione, diametralmente opposta, giunge però dai suoi vicini d'appartamento. Quello del rione Carbonara, per la precisione, che viene descritto come una sorta di seconda casa: i vicini sostengono d'averla vista, ieri mattina, «accompagnata dalla solita donna, una sorta di domestica, con la quale va sempre in giro. E la donna l'aspettava in auto».

Sarebbe questa, dunque, la Patrizia d'Addario che sostiene d'essere stata a Palazzo Grazioli, che dichiara d'essere stata ospite, per una notte, del premier Silvio Berlusconi, e dice di aver registrato l'incontro. Quella delle registrazioni, per la D'Addario, pare una sorta di fissazione: fu anche grazie a una video registrazione, infatti, che fu condannato il suo ex convivente.

 

 

 
[18-06-2009]

 

 

 

CHE FARE DI UN PATRIMONIO FAMILIARE CHE SUPERA I DIECI MILIARDI DI DOLLARI IN CASO DI DIVORZIO? - UNA SPARTIZIONE AL SANGUE MA MARINA E PIERSILVIO RESTERANNO AL COMANDO PER UN QUINDICENNIO - SOLUZIONE PENATI: FONDERE Mediaset e Mondadori in Fininvest... -

Stefano Feltri e Gianmaria Pica per "Il Riformista"

famiglia berlusconi

Da un lato c'è la crisi di un matrimonio vista dalla coppia che si separa, Silvio e Veronica, ultima puntata ieri con la lettera pubblicata sul Corriere dela Sera di una moglie che difende «la dignità» di una storia coniugale. Dall'altro la stessa crisi vista dalla parte dei figli, una (doppia) famiglia che si rompe. Con gli stessi problemi delle famiglie normali moltiplicati dal denaro, perché un patrimonio delle dimensioni di quello berlusconiano può diventare anche una fonte di enormi problemi.

famiglia berlusconi

E forse proprio dai figli, dal rapporto tra loro e con il padre - e il suo patrimonio - per capire la portata di quello che sta succedendo. E di quello che succederà, perché ogni intervento sulla ricchezza famigliare è sempre un'inevitabile anticipazione della successione. Le cronache finanziarie raccontano di un bipolarismo che, nella realtà, è assai meno netto che sui giornali: i figli di Berlusconi e Carla Elvira Dall'Oglio, cioè Marina e Piersilvio, entrambi non laureati e cresciuti in azienda, sono quelli interessati a proseguire il business famigliare.

Veronica Lario Berlusconi

I tre di Veronica Lario, invece, sono pronti ad altre avventure, Eleonora studia in America, Barbara si occupa di filosofia, arte, etica e associazionismo, Luigi promette bene nella finanza. Ma si tratta di una semplificazione eccessiva.

Barbara Berlusconi

Partiamo dal 1996: il Cavaliere ha perso le elezioni, Rupert Murdoch è interessato a comprare le tre reti Fininvest, e Berlusconi pensa di vendere, un po' per i debiti un po' per togliere agli avversari l'arma del conflitto di interessi. Piersilvio e Marina lo convincono a non farlo: viene creata Mediaset, per riunire le tre reti, e quotata in Borsa, operazione che si rivelerà di successo. Il decennio successivo è quello dell'ascesa dei due eredi: Piersilvio cresce in Publitalia, Rti (contenuti per la tv), e poi Mediaset dove, dal 2000 è vicepresidente e si occupa, tra l'altro, della delicata transizione dall'analogico al digitale terrestre.

luigi BERLUSCONI

A Milano lo cominciano a notare per un genere di cortesia che a qualcuno ricorda quella del padre, frequenta le sfilate di Giorgio Armani con la compagna, da cinque anni Silvia Toffanin. Marina diventa presidente di Fininvest e poi di Mondadori, espande l'azienda editoriale in Francia. Mentre Piersilvio incarna il lato più televisivo e in fondo anche mediatico del berlusconismo imprenditoriale, Marina si fa interprete nella vita professionale della parte più severa, dalla Mondadori (che nel ramo libri è un'azienda che produce molti utili) al consolidamento della presenza nel cuore del capitalismo di relazioni.

Marina Berlusconi

Un processo che al padre ha richiesto decenni e che è culminato con l'ingresso a ottobre del 2008 proprio di Marina nel consiglio di amministrazione di Mediobanca che il nucleo del sistema economico e finanziario italiano. L'unico elemento che li separa dal padre è l'amore verso il Milan, per il quale Silvio è disposto a spendere a fondo perduto (Ronaldinho e prima Alberto Giardino e Alessandro Nesta), mentre Marina da anni chiede più austerità.

Piersilvio Berlusconi - DI EFREM RAIMONDI/CONTRASTO

E forse comincia a prevalere questa visione minimalista, a giudicare dalla cessione di Kakà e dal fatto che il 37enne Giuseppe Favalli potrebbe giocare titolare anche l'anno prossimo. I tre figli di Veronica Lario, forse anche per una questione generazionale, sono diversi. Tutti e tre universitari, i due più piccoli (Eleonora e Luigi) poco noti alle cronache. Eleonora, 22 anni, studia economia in America, ha un fidanzato americano, di cui non si conosce il nome.

eleonora berlusconi

Barbara, 25 anni, ha un figlio e ne aspetta un altro (è all'ottavo mese). Studia filosofia al San Raffaele, dove sta per laurearsi, è azionista con il 44 per cento dell'emergente galleria d'arte milanese Cardi (di cui è socia Martina Mondadori, che del radicalismo chic italiano è una specie di Gwyneth Paltrow), ha fondato insieme ad alcuni amici con cognomi importanti l'associazione Milano Young. «A settembre faremo la nostra seconda conferenza annuale alla Cattolica», dice Geronimo La Russa. La precedente alla Bocconi, su etica ed economia suscitò un certo dibattito (due pagine sul Times di cui oggi è noto l'orientamento antiberlusconiano).

Berlusconi e Carla Dall'Oglio nel 65

Di Luigi, 20 anni, si sa che da ragazzino ha pregato molto, lo dice il padre, che va a Lourdes come volontario, che studia alla Bocconi, che ha fatto una buona impressione quando ha accompagnato Veronica alla Scala, e che si alza quando in una stanza entra una signora. Dice La Russa: «Sono ragazzi che nella vita potranno fare quello che vogliono, e i due che studiano economia stanno maturando le competenze per lavorare in azienda».

Il problema è che le aziende importanti nel gruppo Berlusconi sono inferiori al numero dei figli. Barbara ha fatto sapere in una intervista che le piacerebbe lavorare in Mondadori, e siede da due anni nel cda della Fininvest. Luigi sta già nel cda di Mediolanum, la banca partecipata da Fininvest, ma per l'ingresso nella finanza ha scelto un'altra porta: uno stage di tre mesi e un successivo investimento finanziario presso il fondo Sator di Matteo Arpe, l'ex amministratore di Capitalia che non si è lasciato in buoni rapporti con l'allora presidente Cesare Geronzi, e oggi presidente del consiglio di amministrazione di Mediobanca dove siede Marina (una circostanza che alcuni considerano simbolica).

 

Di Eleonora non sono noti gli interessi e le ambizioni. Gli accordi raggiunti all'interno della famiglia nel 2005 e ufficializzati nelle stanze dello studio legale Chiomenti hanno ripartito le quote di Fininvest, ma non hanno risolto il problema delle ambizioni.

Piersilvio e Marina hanno due holding gemelle, la Quarta e la Quinta, le scatole che contengono le rispettive partecipazioni in Fininvest (circa il 7 per cento ciascuno) e una partecipazione simbolica nella società immobiliare Dolcedrago. Le quote dei tre figli di Veronica Lario, anch'esse intorno al sette per cento, sono nella Holding quattordicesima; poi c'è un'altra società - per ora poco più di una scatola vuota - che potrebbe diventare, secondo un'interpretazione, la nuova cassaforte dei figli di secondo letto, la Bel (acronimo formato dalle iniziali dei nomi dei tre fratelli). Una divisione alla pari ma che è solo un'anticamera di quella vera, essendo Berlusconi - con il 64,3 per cento - tuttora titolare delle quote di maggioranza di Fininvest.

Martina Mondadori

Ora il divorzio potrebbe rimettere in discussione tutto. In ambienti vicini a Silvio Berlusconi si comincia a pensare che neppure il cosiddetto lodo Chiomenti (l'attuale divisione in cinque parti) sia più intoccabile. Tutto va ripensato soprattutto se ci sarà un divorzio per colpa: fattispecie, cioè, in cui Silvio si troverebbe in posizione di debolezza contrattuale. I tempi dovrebbero essere brevi, entro l'estate tutto sarà deciso e l'ipotesi di compromesso che si profila è quella della moratoria: come vuole Veronica Lario verrà garantita la spartizione "per teste" (un quinto dell'impero a tutti i figli) e non "per matrimonio" (metà a Piersilvio e Marina, metà ai Bel).

MATTEO ARPE E FIGLIA - copyright Pizzi

Però i due figli di primo letto continueranno a comandare le aziende di famiglia per almeno un quindicennio, prima di fare spazio ai figli di secondo letto che - allora - saranno vicini alla quarantina. Una soluzione che potrebbe però solo posticipare i problemi, congelando l'impero Fininvest nella sua forma attuale.

Spiega l'economista Alessandro Penati che ci sarebbe un modo per «valorizzare i titoli» delle società di famiglia. «La soluzione sarebbe fondere Mediaset e Mondadori in Fininvest che poi dovrebbe essere quotata», dice Penati. Le quote di Fininvest, che sono le vere fette in cui è diviso il patrimonio della famiglia, diventerebbero a quel punto liquide, cioè avrebbero un prezzo e si potrebbero vendere (o comprare). Chi volesse uscire da Fininvest potrebbe farlo e usare i capitali per intraprendere avventure imprenditoriali in proprio.

ALESSANDRO PENATI

Ma la Fininvest potrebbe finalmente usare la propria enorme liquidità (oggi immobile sui conti correnti) che sommata a quella di Mondadori e Mediaset arriverebbe a cinque miliardi, una cifra che consente operazioni di ogni genere in Borsa. E i Berlusconi di seconda generazione potrebbero trovarsi - un po' come gli Agnelli - riuniti in un patto di sindacato o in un'accomandita per azioni: con alcuni impegnati a gestire le aziende, e altri che si limitano a ricevere i dividenti. La possibilità di fare acquisizioni sul mercato potrebbe essere la premessa per risolvere anche le ambizioni gestionali, trovando nuove posizioni di vertice da affidare ai più giovani.

Ma queste ipotesi, per ora, restano sulla carta anche se circolano da tempo. L'assetto attuale, con le azioni Fininvest non quotate, è funzionale a limitare le tensioni tra i due rami della famiglia e a posticipare il confronto. Il patrimonio complessivo della famiglia supera secondo i calcoli di Forbes i dieci miliardi di dollari. È chiaro che la spinta di Marina e Piersilvio è quella di restare nel big game dell'informazione anche in futuro. Ma il modo in cui la forza patrimoniale della famiglia sarà utilizzata dalla prossima generazione, è tutto da decidere.

 

 
[15-06-2009]

 

Teheran in rivolta, spari sui contestatori - Obama abbraccia Berlusconi: patto su Guantanmo - Orrore in yemen, uccisi gli ostaggi: donne mutilate e mistero sui bimbi - Ritorna Veltroni e tira un Lingotto in testa a D’Alema...

Da Il Velino.it

 

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "Una folla immensa sfida Ahmadinejad". Editoriale di Sergio Rizzo: "Viaggiatori di Serie B". Al centro: "Obama-Berlusconi, intesa al vertice". In taglio centrale: "Rapiti in Yemen: tre donne uccise mistero sugli altri". In basso: "Depredati i vecchi aerei dell'Alitalia". Due richiami a fondo pagina: "Muoiono due operai nella vasca del depuratore" e "Via dall'aula i prof pronti ad aiutare gli studenti".

LA REPUBBLICA - In apertura: "Teheran in piazza, sfida al regime". In taglio alto: "Berlusconi e Obama: sempre amici, accodo su Guantanamo". In basso: "Parlamento, la classifica dei fannulloni". Di spalla: "Gonne d'oro, la fortuna dell'industria è femmina".

LA STAMPA - In apertura: "Usa-Italia, patto su Guantanmo". Editoriale di Mario Deaglio: "La gelata sui sogni di ripresa". In taglio alto: "Cisterne killer, muoiono altri due operai". Al centro: "Teheran in rivolta, spari sui contestatori". Richiamo in taglio centrale: "Massacrati glis tranieri sequestrati".

IL GIORNALE - In apertura: "Obama abbraccia Berlusconi: ‘È bello vederti, amico mio'". Sotto: "Allarme golpe, spuntano anche le Br". A sinistra: "Quei prepotenti che imbavagliano chi parla di scuola" e "Proibito pensare", editoriale di Mario Giordano. Al centro: "Due milioni in piazza contra Ahmadinejad. I brogli del regime scatenano la rivolta".

LIBERO - In apertura, a tutta pagina: "Obama a Silvio: Aiutami", articolo firmato da Gianluigi Paragone. In due box: "Ritorna Veltroni e tira un Lingotto in testa a D'Alema" e "No al referendum per evitare altre porcate". In taglio centrale: "Il Pd scosso porta in piazza i terremotati".

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Obama: Silvio, amico mio". Editoriale di Moises Naim: "Il vento di libertà soffia con forza sul pianeta Islam". Di spalla, il punto di Stefano Folli: "Perché non è alle viste il 25 luglio del cavaliere". In taglio centrale: "Bce: nuovi rischi per le banche". In un box: "La Farnesina. Con Teheran ora soltanto ‘mediazioni' coordinate con gli alleati".

IL MESSAGGERO - In apertura: "Usa-Italia, rafforzati i legami". Sotto, in due box: "L'impegno comune, battere la crisi" e "L'impresa difficile del Cavaliere". A sinistra, editoriale di Paolo Savona: "Se il nodo del lavoro stringe la ripresa". Al centro: "L'Iran che vuole cambiare sfida i divieti: spari contro il corte, un morto". A destra: "Orrore in yemen, uccisi gli ostaggi: donne mutilate e mistero sui bimbi".

IL TEMPO - In apertura: "La Casa Bianca è sempre più vicina. C'è grande intesa tra Obama e Berlusconi". L'editoriale è affidato a Emanuele Emmanuele: "Terzo settore, la risposta alla crisi". In taglio centrale: "Terremoto, ecco i fondi e le proteste".

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Principato delle macerie". Sotto: "Iran, ora Mousavi sfida i divieti. Sangue in piazza" e "Il segretario del Pd si sceglierà il 25 ottobre".

Scontri Iran

IL FOGLIO - In apertura: "Passaparola vs pasdaran. La meccanica rivoluzionaria in Iran". A destra: "Massimi sistemi. Ecco cosa intende D'Alema con la sua scossa che pare tanto una strambata". Di spalla: "La prima grande opera del Cav. è stata il Ponte sull'Oceano Atlantico".

 

 
[16-06-2009]

 

 

 

LA VERA PARTITA TRA IL CAV. E MURDOCH SI GIOCA SUL CAMPO DI CALCIO – CHE CI SIA O NO LO SQUALO DIETRO GLI ATTACCHI DEL TIMES, È CERTO CHE SKY DA MESI “SFRUCULIA” IL PREMIER – LA PAURA DI RUPERT & C. È DI PERDERE I DIRITTI SUL CAMPIONATO…

Mattia Ferraresi per "Il Foglio"

 

Nella controversia mediatica fra Silvio Berlusconi e Rupert Murdoch i duellanti stanno per il momento sparando a salve. Ma all'orizzonte si caricano i cannoni. Il presidente del Consiglio, parlando proprio a Sky Tg 24, si è augurato che dietro agli attacchi del Times sulla sua vita privata non ci sia la mano di Murdoch, anche se "l'apparenza è questa".

In mattinata il premier ha anche detto al programma "Mattino 5" che "con l'episodio dell'Iva su Sky si è creata una frattura con Murdoch". Se il ripristino del regime Iva al venti per cento per la pay tv è il casus belli e l'impertinenza del Times l'inizio di una strategia della tensione, la guerra vera fra Mediaset e Sky si gioca su un altro campo: i diritti per il campionato di calcio 2012-2013.

Il 31 dicembre del 2011 scade il contratto che privilegia Sky, i diritti finiranno sul mercato e Mediaset si sta attrezzando per arrivare a quella data con una piattaforma competitiva. "Per Sky quella del campionato è la battaglia della vita", spiega al Foglio un insider di Sky, "e l'azienda rischia di perdere un giro di affari di un miliardo di euro". L'emittente del tycoon australiano al momento è in difficoltà e non soltanto per colpa della congiuntura economica. Il numero degli abbonati è fermo da oltre sei mesi a quattro milioni e ottocentomila, mentre Murdoch nel 2004 aveva fissato l'obiettivo aziendale a sette milioni entro la fine del 2009.

Sulla sponda Mediaset si respira un'aria diversa: con tre milioni di tessere per il digitale e i contratti di Warner e Universal abilmente strappati a Sky, il gruppo del Cav. è in netta ascesa e cerca di insidiare l'avversario. Per farlo occorre ristabilire la parità fra emittenti in chiaro (Mediaset e Rai innanzitutto) e pay tv: il primo passo è stato riportare l'Iva al tasso stabilito dalla Ue, il secondo è modificare gli accordi sui segnali, e su questo la trattativa fra Rai e Sky non è partita con il piede giusto.

Nel frattempo il network di Murdoch sta punzecchiando il Cav., lo provoca per tenere alta la tensione e magari anche per esorcizzare qualche pensiero fosco. L'ultima trovata di Sky è "Il leone del deserto", un film sulla resistenza libica all'esercito italiano che verrà mandato in onda su Sky mercoledì prossimo, proprio mentre il leader libico Gheddafi si accamperà con la sua tenda a Villa Doria.

La pellicola canta le gesta di Omar al Mukhtar - interpretato da Anthony Quinn - eroe della resistenza e ispiratore del colonnello, impegnato in una battaglia di libertà contro le truppe italiane. Gli storici sono concordi nel ritenere attendibile la ricostruzione del regista siro-americano Moustapha Akkad, ma la storia della pellicola, realizzata nel 1981, è un mistero all'italiana. All'uscita del film nessun distributore italiano lo ha acquistato e nel corso degli anni è stato bollato come offensivo dell'onorabilità della patria. Il risultato è che in Italia "Il leone del deserto" non è mai stato trasmesso. Molto si deve al fatto che il film è stato finanziato in gran parte da Gheddafi e in Libia viene usato come strumento di propaganda. Sky ha deciso di trasmetterlo per onorare un "importante documento storico", ma forse anche con una dose di malizia anti Cav.

 

Meno di un mese fa l'ad di Sky Italia, Tom Mockridge, ha dato disposizione di programmare il film per il giorno in cui Gheddafi sarebbe arrivato a Roma. Inizialmente voleva inserire il film sul canale Sky Cinema 1, ma alla fine Sky procederà al passaggio del film mercoledì prossimo con la sola modifica del canale: Sky Classics, una collocazione che mitiga gli intenti provocatori della manovra.

Questo non è il solo frangente in cui Sky gioca con la sua linea aziendale per sfruculiare il premier e far parlare di sé: il film "Shooting Silvio" ha fatto discutere e ha dato un'impennata agli ascolti del canale Sky Mania, mentre il 15 giugno Current Tv, il canale di Al Gore, trasmetterà il documentario "Citizen Berlusconi". Si tratta del prodotto di un canale terzo, ma una fonte interna a Sky spiega al Foglio che "i palinsesti vengono sempre discussi con l'editore della piattaforma". Questi sono soltanto gli schizzi preparatori di un'opera che sarà conclusa - come spesso accade in Italia - su un campo da calcio.

 

 
[05-06-2009]

 

 

 

CON PAPI SI VOLA – FINITA L’AUSTHERITY PRODIANA - DECOLLI TRIPLICATI. VOLI DEI SERVIZI SEGRETI A GO-GO, UNA SPESA ANNUALE CHE RISCHIA DI ARRIVARE A 60 MLN – I JET DEL 31ESIMO STORMO NON RIESCONO A SODDISFARE LE BRAME AVIATORIE DEL GOVERNO BERLUSCONI…

Gianluca Di Feo per "L'espresso" in edicola venerdì

Magari fosse solo Apicella. Magari fosse solo il menestrello di corte ad accomodarsi sui jet presidenziali per volare verso la reggia di villa Certosa. Ormai le scalette per salire sugli aerei di Stato sono diventate larghissime: a bordo può salire chiunque, ministri e sottosegretari, assistenti e portavoce, parenti e amiche. Clemente Mastella ha fatto scuola: il suo viaggio al Gran Premio con figlio e conoscenti è diventato un modello. E così Silvio Berlusconi nello scorso agosto ha cancellato l'austerity aeronautica introdotta dal governo Prodi dopo lo scandalo dell'Airbus di Monza più affollato della metro nell'ora di punta.

 

I risultati si sono visti subito. I decolli dei velivoli del 31mo stormo, che da Roma Ciampino garantisce il trasporto delle autorità, sono aumentati a velocità supersonica: raddoppiati o addirittura triplicati. Il confronto tra lo stesso periodo dell'anno è eloquente. I dati ottenuti da "L'espresso" mostrano che a gennaio 2008 c'erano state 153 ore di volo per accompagnare in giro ministri e presidenti, un anno dopo erano diventate 370. A febbraio si passa da 176 a 468; a marzo da 183 a 510; ad aprile da 124 a 471. In questo mese di maggio appena concluso, denso di impegni elettorali sparsi per la penisola, ci sono state centinaia di missioni vip con Airbus e Falcon impegnati fino ai limiti tecnici.

vip in volo da L espresso

Al ministero della Difesa è scattato l'allarme rosso: se si dovesse continuare con questo ritmo, a fine 2009 gli Stakanov del jet presidenziale potrebbero arrivare a bruciare oltre 5600 ore a spasso tra le nuvole. Più di 15 ore al giorno, un primato che potrebbe battere i consumi mostruosi del 2005 quando l'overdose di aerei blu spinse Gianni Letta a rimproverare tutto il governo. Parole volate via nel vento.

ORE DI VOLO AEREI DI STATO da L espresso

Oggi ministri e sottosegretari sgomitano per spaparanzarsi sulle poltrone in pelle di Falcon e Airbus dagli arredi extralusso. La flotta del 31mo stormo non basta più: i 10 jet, nonostante offrano 216 comodissimi posti, non riescono a soddisfare le brame aviatorie del governo Berlusconi. Ed ecco che tornano in pista le Ferrari dei cieli, i Piaggio 180 di Pratica di Mare, bimotori executive che dovrebbero servire per collegare le basi dell'Aeronautica. Prodi ne aveva vietato l'uso per i voli di Stato: nei primi mesi del 2008 mai un decollo. Ma il salottino volante fa gola a tanti politici di seconda fila, che in soli quattro mesi quest'anno si sono accaparrati 240 ore di volo a sbafo.

E poi c'è la fantomatica Cai, non la compagine che ha rilevato Alitalia ma la leggendaria squadriglia dei servizi segreti. Che con il pretesto della sicurezza svolge il 90 per cento dell'attività come taxi per ministro. Anche lì Prodi e il suo sottosegretario Enrico Micheli erano stati drastici: «Basta gite di governo». E per concretizzare l'ordine si era deciso di mettere in vendita due dei cinque Falcon della Cai. Adesso invece di ridurre la flotta non si parla più, perché l'hangar degli 007 pullula di auto blu che trasbordano politici e accompagnatori al riparo da sguardi  curiosi. Si stima che dall'insediamento del Cavaliere la Cai abbia già regalato 1800 ore di volo al governo, un altro record a carico dei contribuenti.

Il bilancio finale dei costi è altissimo. Solo per i dieci jet del 31mo stormo il 2008 ha significato una spesa di quasi 40 milioni di euro, su cui ha pesato il consumo di carburante a prezzi stratosferici nel semestre berlusconiano: con i vincoli prodiani si contava di pagarne circa la metà. È come se in 180 giorni fossero stati bruciati 25-30 milioni di euro: in alcune giornate fino a 160 mila euro buttati via per i velocissimi taxi dei politici vincenti. E se si aggiungono gli esborsi top secret per i passaggi a bordo degli 007 con le ali della Cai e delle Ferrari dei cieli si rischia di arrivare a una bolletta annuale salatissima: un conto da oltre 60 milioni di euro. Alla faccia della crisi e dei sacrifici per gli italiani.

Sono lontani i tempi in cui l'austerity prodiana aveva fatto ipotizzare un taglio netto anche al 31mo stormo: via un quinto dello schieramento, mettendo all'asta un paio di Falcon e forse un Airbus. Un'illusione scomparsa dagli schermi radar. «Di riduzione della linea di volo proprio non se ne parla, l'attività per il trasporto di Stato è intensa», ha dichiarato il generale Daniele Tei, comandante in capo dell'Aeronautica alla rivista specializzata Rid. E ha poi esternato il malumore dell'Arma azzurra: «Tra l'altro siamo sempre a credito per le attività che conduciamo e che le altre amministrazioni ci rimborsano con enorme ritardo (e non sempre)». Infatti la forza armata deve anticipare i fondi per i voli extra tagliando altre attività: nel 2005 per pagare le missioni dei politici rinunciò alla più importante esercitazione internazionale.

Nel solo 2008 lo sforamento berlusconiano ha comportato quasi venti milioni di sacrifici: meno addestramento, meno manutenzione. E mentre la crisi impone di azzerare l'attività di intere squadriglie, i piloti degli aerei blu non si fermano mai: «Nel 2008 hanno volato l'11 per cento delle ore dell'intera forza armata», sottolinea il generale Tei. Pensate: l'Aeronautica ha quasi 400 velivoli, ma da soli i dieci jet presidenziali hanno macinato il record di decolli, mentre gli equipaggi dei caccia restano a terra con i serbatoi vuoti.

Ovviamente il frequent flyer numero uno è Silvio Berlusconi. Il Cavaliere ama le comodità dell'Airbus 319 CJ da 50 posti: la sala riunioni, i lettini, gli schermi al plasma. Quando nel 2006 lasciò Palazzo Chigi, corse a comprarne uno tutto per sé. Appena tornato al potere, lo ha rivenduto: adesso può usare a piacimento l'ammiraglia di Stato. Le rotte favorite? Quelle per Olbia e Linate, a cui nell'ultimo anno si è aggiunta Napoli tra summit per i rifiuti e feste di compleanno. Segue Ignazio La Russa, che viene segnalato spesso con significative presenze femminili imbarcate al seguito. Il ministro della Difesa è maestro nelle trasferte che abbinano impegni ufficiali e comizi di partito. Il 24 maggio è atterrato a Grosseto per una breve visita alla base militare e successivo  incontro di sostegno al candidato Pdl alla Provincia, per replicare l'accoppiata poche ore più tardi a Pisa.

Ma la passione ha contagiato tutto l'esecutivo. Un uso reso lecito dalle regole berlusconiane, che spesso ha il sapore dello spreco. Il ministro Stefania Prestigiacomo è finita fuori pista al rientro da un vertice ambientale a Varsavia, città ben collegata a Roma: un volo di linea avrebbe fatto risparmiare oltre 25 mila euro alla collettività. Maria Vittoria Brambilla a settembre era stata sorpresa su un Falcon di Stato tra Roma e Milano. La replica: «Non c'era altro modo per raggiungere il forum europeo del turismo». Raffaele Fitto spesso torna in Puglia con il jet blu mentre i leghisti non disdegnano un passaggio «per questioni di sicurezza» sulla squadriglia degli 007.

Grande consumatore di aerei di Stato è il presidente del Senato Renato Schifani, che lo usa per tornare a Palermo nel weekend: un privilegio riconosciuto al suo rango istituzionale. La scorsa settimana un Airbus lo ha portato a Mosca per una visita ufficiale, lo ha scaricato ed è tornato a Ciampino. Dopo 48 ore il jet è tornato in Russia per riportare a casa il presidente Schifani ma un'avaria lo ha costretto ad un atterraggio d'emergenza. Secondo le agenzie, l'Airbus di Stato era decollato alle 16.30: gli orari indicano un aereo Alitalia per Roma in partenza solo 60 minuti dopo. La missione del grande bireattore è costata quasi 100 mila euro, con Alitalia Schifani e il suo seguito ne avrebbero spesi circa 5 mila: in un momento di crisi, non sarebbe meglio attendere un'ora e risparmiare? In fondo Alitalia è stata soccorsa con denaro pubblico proprio perché compagnia di bandiera, peccato che ai nostri ministri piacciano più i Falcon: niente check in, niente code, si sale e si vola via. Nel blu dipinto di blu. n

 

 
[03-06-2009]

 

 

 

AL PAPI PARTY TETTE A GO GO, RAGAZZE CHE SI BACIANO SOTTO LA DOCCIA, BALLERINE DI FLAMENCO IN AEREO DI STATO COL SEGRETARIO DI APICELLA, AGENTI SEGRETI NEL RUOLO DI “AUTISTI” DELLE FANCIULLE, SILVIO CHE NE CARICA QUATTRO PER VOLTA IN MACCHINETTA…

Fiorenza Sarzanini per "Il Corriere della Sera"

 

La bella ragazza bruna fa capolino sulla scalet¬ta, si guarda intorno, poi scende e si dirige verso il cor¬teo presidenziale. Non c'era soltanto il fedele Mariano Api¬cella a bordo dell'aereo di Sta¬to atterrato a Olbia il 24 mag¬gio del 2008 per portare in Sardegna Silvio Berlusconi e i suoi ospiti «privati». Dal por¬tellone posto accanto alla scritta «Repubblica Italiana» esce anche un altro signore che raggiunge il cantante na¬poletano e lo aiuta a caricare i bagagli sull'auto. Dopo sbuca lei, indicata come una balleri¬na di flamenco chiamata ad allietare le serate di festa. Il premier è ritratto mentre la¬scia il velivolo dell'Aeronauti¬ca militare e quando si ferma a salutare il comitato di acco¬glienza sulla pista.

In macchinetta con i body guard
Eccola la sequenza fotogra¬fica al centro delle indagini avviate dalla magistratura di Roma sui voli di Stato. Il re¬porter sardo Antonello Zappa¬du, 51 anni, l'ha consegnata insieme alle altre centinaia di foto scattate fuori e dentro Villa Certosa durante l'ultimo anno. Immagini che mostra¬no le feste e le vacanze sem¬pre caratterizzate dalla pre¬senza di meravigliose ragaz¬ze. In piscina in pieno agosto, nel parco durante il mese di ottobre e poi ancora a dicem¬bre quando anche Noemi Leti¬zia fu invitata con l'amica Ro¬berta a trascorrere il Capodan¬no nella splendida dimora.

VILLA CERTOSA -FOTO ZAPPADU

Passeggiano nei viali le si¬gnorine, ma spesso è lo stes¬so Berlusconi a portarle in gi¬ro per far ammirare loro gli angoli più suggestivi della sua residenza. In molte foto si vede il presidente guidare le macchinette elettriche con almeno tre o quattro ragazze. E quando lui non c'è, sono gli agenti della scorta a incaricar¬si di trasportare le belle ospiti a bordo delle minicar. Talvol¬ta addirittura con la mimeti¬ca addosso.

ZAPPADU

Compiti non strettamente istituzionali che potrebbero convincere la ma¬gistratura a verificare se sia¬no consoni a funzionari dello Stato. La scorta del premier è infatti affidata a specialisti che provengono dall'Arma dei carabinieri, dalla polizia e dalla Guardia di Finanza, ma durante il precedente gover¬no guidato da Berlusconi so¬no tutti passati alle dipenden¬ze del Cesis e adesso dal Dis, la struttura di coordinamen¬to dei servizi segreti. 


La trattativa fino al blocco
Il sequestro disposto dalla magistratura impedisce la pubblicazione degli scatti in¬terni alla Villa. Proprio quello che l'avvocato Niccolò Ghedi¬ni voleva ottenere quando ha consigliato a Berlusconi di presentare un ricorso d'ur¬genza al Garante della Pri¬vacy e un esposto alla Procu¬ra di Roma. Il provvedimento disposto dal pubblico mini¬stero trasforma infatti il mate¬riale in «corpo di reato» e dunque per chi lo utilizza può scattare l'accusa di ricet¬tazione. Una misura che però sarà difficile, se non impossi¬bile, far applicare all'estero.

Berlusconi e Apicella

Già agli inizi del dicembre scorso Zappadu aveva offerto a giornalista di Panorama, Giacomo Amadori una serie di servizi sul premier, ma poi non se n'era fatto nulla. Ne parlano di nuovo a metà mag¬gio, mentre il fotografo ha già messo in piedi trattative con quotidiani e periodici stranieri. Il 26 maggio il croni¬sta lo invita a spedirgli un campione da far visionare al suo direttore. Il pomeriggio gli scatti vengono consegnati a Berlusconi che dopo averli visionati insieme al legale, de¬cide di bloccarli.

Nell'idromassaggio accanto alle statue
La sequenza del maggio 2008 che mostra l'allora pri¬mo ministro ceco Mirek To¬polanek nudo a bordo pisci¬na con una donna bionda che potrebbe essere la sua nuova fidanzata e un'altra ospite, rischia di creare imba¬razzo sulla scena internazio¬nale, anche perché nelle im¬magini non compaiono affat¬to i bambini dei quali aveva parlato Ghedini. Sconvenien¬ti devono essere apparse an¬che le foto delle molte ragaz¬ze in bikini o in topless che prendono il sole accanto a statue di bronzo raffiguranti donne nude. Oppure quelle che ne ritraggono altre men¬tre si scambiano effusioni sotto la doccia. Quando sono accanto al presidente del Con¬siglio - che indossa sempre pantaloni e maglione blu - sono tutte vestite.

Silvio Berlusconi va al Bagaglino - Copyright Pizzi

Una caute¬la che invece non sembrano avere se in giro ci sono le guardie del corpo. Tutt'altro abbigliamento sfoggiano a ottobre, quando vengono immortalate fuori e dentro le dependance per gli ospiti. C'è chi sta in pigiama, chi in tuta, chi in baby doll. Gli scatti sono quelli che mag¬giormente hanno adirato il premier perché riprendono le giovani mentre sono nella stanza, sia pur attaccate alla vetrata che affaccia sul giardi¬no o sulla soglia. E poi ci so¬no le fotografie delle vacanze natalizie, la settimana che an¬che Noemi Letizia trascorse a Villa Certosa insieme all'ami¬ca Roberta. Le immagini sono prese da una ampia distanza, il teleo¬biettivo segue gli spostamen¬ti di una bellissima bionda che indossa i jeans in un paio di stivali neri dai tacchi alti e un cappottino rosso.

Qualcu¬no ha creduto di riconoscere proprio Noemi, ma appare difficile riuscire a individuare la ragazzina di Portici in mez¬zo alle altre bellezze fotografa¬te in villa. Ci sono diverse bionde, tutte alte e slanciate. Ma anche qualche affascinan¬te bruna, una con i riccioli e il basco che spicca tra le altre. Nel dischetto che Zappadu ha consegnato ai carabinieri quando ha saputo di essere stato denunciato per violazio¬ne della privacy e truffa le da¬te registrate automaticamen¬te dalle macchine sono quelle del 29 e del 30 dicembre, ma potrebbero contenere pure immagini che si riferiscono ad altre giornate trascorse in Sardegna dalle giovani.

la prima pagina dell'Unità con Apicella

La trasferta del Bagaglino
L'interesse di Zappadu per il presidente del Consiglio sembra avere radici antiche e infatti fu sempre lui a ripren¬derlo mentre era a Villa Cero¬sa con cinque ragazze tra le quali spiccava Angela Sozio, la 'rossa' del Grande Fratel¬lo. Ma ha scattato foto a raffi¬ca anche quando era capo del¬l'opposizione e per i voli uti¬lizzava i suoi aerei privati. C'è una lunghissima sequen¬za che riprende l'arrivo degli attori del Bagaglino a Olbia a bordo del suo velivolo. Dalla scaletta scendono le balleri¬ne e gli imitatori, si nota an¬che il regista Pier Francesco Pingitore. Ad attenderli ci so¬no pulmini blu o grigio me¬tallizzato che poi li accompa¬gneranno nella residenza di Porto Rotondo.

In un'altra occasione Silvio Berlusconi è ripreso di notte mentre arriva e si ferma a par¬lare con alcuni carabinieri. Poi li saluta e si avvia verso la scaletta del velivolo che pos¬siede. A segnare la pista ci so¬no le luci lungo il percorso. Anche l'interno dell'aereo è il¬luminato. Una dopo l'altra sal¬gono a bordo alcune ragazze fotografate poco prima men¬tre scendevano da una delle auto del corteo. Momenti pubblici e priva¬ti. C'è Berlusconi che mostra a tre signori e due donne una delle dependance e poi nel tour della residenza a bor¬do delle minicar. C'è ancora lui che, attorniato da cinque ragazze, passeggia tra i ce¬spugli e sembra invitare le sue ospiti a visitare il resto del giardino. E poi mentre sembra sul punto di la¬sciare la Sar¬degna con un gruppo di ospiti che lo attende all'ae¬roporto per partire insieme al termine di un incontro ufficiale. 

APICELLA CANTA CON BERLUSCONI


Il cordone di sicurezza
Le immagini sequestrate a Zappadu mostrano quanto ac¬cade all'interno di Villa Certo¬sa, ma mettono in evidenza anche le falle all'interno del si¬stema di sicurezza che do¬vrebbe proteggere il presiden¬te del Consiglio da ogni tipo di intrusione. E invece con i suoi teleobbiettivi, il reporter è riuscito a fotografare nume¬rosi punti della immensa te¬nuta riuscendo a cogliere i particolari e soprattutto ad in¬quadrare perfettamente volti e figure di chi si trovava oltre il muro di cinta. Fa effetto vedere le guar¬die in tuta mimetica e poten¬ti fucili al collo, ripresi men¬tre sono in cima ai muri che circondano la splendida vil¬la, lì dove fanno i turni di ve¬detta.

O addirittura immorta¬lati mentre girano con poten¬ti motociclette da enduro nei viali interni. Un'altra foto fis¬sa l'arrivo dele auto dei cara¬binieri che varcano il cancel¬lo e poi procedono sulla stra¬da principale. E poi ci sono quelle dove si vedono i body guard che vanno avanti e in¬dietro, sempre armati, oppu¬re fanno la spola tra il patio delle case per gli ospiti e gli esterni. Si nota la grande di¬scoteca, c'è l'anfiteatro, ci so¬no le rocce che servono a di¬videre le varie zone del par¬co. Ed è lì che alcune giovani bellezze hanno scelto di ada¬giarsi a prendere il sole, mai immaginando che qualcuno fosse in grado di appostarsi per ore e ore fino a ricostrui¬re le loro giornate.

 

 

 
[02-06-2009]

 

 

 

GIRA E RIGIRA, 'L'ESPRESSO' BECCA UNA 'GOLA PROFONDA' DEL CAPODANNO SARDO-SEX - Jet privati, gioielli in regalo, gettone di presenza e shopping offerto (2 MILA €) 

- KIT-DONO A OGNUNA DELLE 50 ragazze: due bracciaLETTI, anello d’argento, ciondolo - TATUAGGIO PER SABINA, farfalla E frase: 

“L’incontro che ha cambiato la mia vita: S. B.”

 

Peter Gomez e Marco Lillo per L'espresso, in edicola domani

Prima la visita guidata alle meraviglie segrete della tenuta: l'anfiteatro dei cactus, le migliaia di hibiscus, il lago delle palme, le 85 diverse erbe officinali dell'orto della Salute. Poi il pranzo in pizzeria, quella interna al parco, s'intende, allietato dalla chitarra di Apicella. Dopo il pranzo ecco il "corso di politica", in attesa di potersi sfogare con lo shopping, a spese del padrone di casa, nei centri commerciali della costa. Quindi, a chiudere, tradizionale cenone con tanto di fuochi di artificio.

villa certosa

Quando, la mattina del 31 dicembre 2007, Silvio Berlusconi in persona aveva illustrato alle sue ospiti, arrivate da Roma e Milano con voli privati, quello che sarebbe stato il programma della giornata, tra le 50 ragazze presenti è partito l'applauso. Come in un sogno alla "pretty woman" l'uomo più potente e ricco d'Italia stava invitando quell'eterogeneo gruppo di veline, attricette, ragazze immagine e hostess, ad abbeverarsi alla sua scienza, a mangiare alla sua tavola e a far compere attingendo direttamente dal suo portafoglio. Cose da Mille e una notte. O se preferite da Sultano.

 

Ecco, se si vuole davvero capire perché Veronica Lario, annunciando il suo divorzio, parlasse di «divertimento dell'imperatore», di «vergini che si offrono al drago» e di un paese che «per una strana alchimia» permette tutto al suo capo, si può partire da qui. Dai racconti sull'ultimo dell'anno 2007 a villa La Certosa, registrati da "L'espresso" dietro garanzia di anonimato, e da quelli sulla corte di giovani donne di cui si circonda il Cavaliere. Ragazze tra i venti e i trent'anni, in mezzo alle quali - è accaduto, cinque mesi fa, per il Capodanno 2009 - si ritrovano a volte anche minorenni, come la pupilla del premier Noemi Letizia e la sua amica del cuore, Roberta.

Con loro Berlusconi dà il meglio di sé. Fa battute, si spreca in gentilezze e galanterie. A ognuna consegna un kit di doni: due braccialetti in onice a forma di tartaruga (simbolo di villa Certosa) per caviglie e braccia; un anello d'argento; il ciondolo a forma di farfalla, segno ormai nemmeno troppo segreto delle amiche del premier; un anello e un sottile braccialetto d'oro. Tutti monili estratti da un sacchetto che il Cavaliere fa tintinnare. Lo spirito è a metà tra il goliardico e la riunione da villaggio vacanze. Le ragazze ridono e si divertono. Per parecchie di loro è un lavoro.

Villa certosa

Tra le 50 ospiti di villa La Certosa, almeno una ventina hanno garantita una sorta di diaria da 1.500 euro al giorno. Per tutte poi, prima della notte di Capodanno, è stata organizzata una visita agli shopping center della zona dove gli uomini della sicurezza del leader del Pdl coprono le spese delle ospiti fino a 2 mila euro. Infine, una volta rientrate a Punta Lada, le ragazze si dividono a gruppi di cinque nelle varie dépendance, mentre le ospiti più vicine al premier sono alloggiate nella tenuta di Paolo Berlusconi, in quei giorni assente.

NTI

Nei racconti raccolti da "L'espresso" più che i particolari sulla festa, con i bagni nella piscina riscaldata, i balli e l'ovvio trenino finale, colpisce comunque la descrizione delle ore precedenti. Nel pomeriggio infatti, come in un'anticipazione dei corsi tenuti a Palazzo Grazioli per selezionare le candidature alle europee, Berlusconi ha illustrato per due ore alle sue ospiti i segreti della politica. Eravamo quasi alla vigilia della caduta del governo Prodi. Il Cavaliere, però, ricorda una testimone, se l'è presa anche con l'allora leader di An, Gianfranco Fini.

Ma da chi era composta in quei giorni la corte del premier? Le fonti sono concordi nell'indicare tra i presenti il cantante Mariano Apicella, il produttore di fiction Guido De Angelis, l'attrice Camilla Ferranti, le gemelle Ferrera, già meteorine del tg di Emilio Fede, la numero uno del reality trash "Un, due, tre... stalla" Imma Di Ninni, una ex del "Grande Fratello" e due vincitrici del concorso di miss Albania in Italia. A ben vedere nulla di sorprendente se si pensa che Berlusconi, prima di scendere in campo, è stato un tycoon del piccolo schermo abituato a festeggiare il Capodanno in ampia compagnia, comprese le maggiorate del "Drive In", programma cult degli anni '80. Solo che oggi il Cavaliere non è più un impresario tv. È un capo di governo e il fatto d'ospitare per giorni belle ventenni per allietare le sue ore da ultrasettantenne, di invitarle a cena o di frequentarle a Roma, diventa un problema politico. Di sicurezza. E organizzativo.

 

Per accorgersene basta poco. Basta rileggere le intercettazioni del caso Saccà che raccontano come la corte del premier sia impegnata a sistemare le sue ragazze e a impedire che la cosa si sappia in giro. Il 4 novembre 2007 il leader del Pdl affida a Guido De Angelis il compito di trovare una parte per cinque attrici a lui care. Due giorni dopo Berlusconi accompagna l'amico produttore da suo figlio Piersilvio, chiedendo di farlo lavorare con Mediaset. Piersilvio però non la prende bene. Tanto che non appena il padre e De Angelis se ne vanno, si lamenta con Valentino Valentini, deputato e segretario personale del premier.

È proprio Valentini a raccontarlo a De Angelis: «L'operazione non è stata indolore, Piersilvio ha capito tutto, ovviamente. Tu sei la punta di un iceberg di una situazione molto delicata. Io gli ho spiegato: Guido è una persona giusta e corretta anche per gestire delle situazioni delicate. E per voi è in outsourcing. Ma lui (Piersilvio, ndr) ha accettato a malincuore». Subito dopo De Angelis ne parla a Rosanna Mani, condirettore di "Sorrisi e Canzoni", da trent'anni al fianco del Cavaliere. E lei commenta: «Valentino dice che Piersilvio è geloso perché sa che lui (Silvio, ndr) ti chiede i favori. Ma è meglio che li chiede a te, così si limitano i danni. Piuttosto che le vada a chiedere a destra e a manca facendo la figura del cretino».

Per far numero alle feste non bastano però le aspiranti starlette della tv. A volte bisogna ricorrere alle ragazze immagine, quelle che ballano a pagamento nelle discoteche. Per il Capodanno 2008 alcune delle ospiti di Berlusconi, stando alle testimonianze, vengono contattate da Sabina Began, una bellissima modella slavo-tedesca soprannominata "l'Ape regina" nelle cronache mondane della capitale.

 

La Began, che si è rifiutata di rispondere alle domande de "L'espresso", è molto legata al Cavaliere. Le pagine di un giornale vicino al centrodestra come "il Tempo" raccontano che in occasione della vittoria elettorale alle politiche 2008, la modella era tra gli ospiti di Palazzo Grazioli e che Berlusconi la teneva sulle ginocchia cantando "Malafemmina" e scherzando diceva: «Se qualcuno mi facesse ora una foto, varrebbe 100 mila euro». Un anno dopo ancora "il Tempo" scrive: «Sabina Began sfoggia un nuovo tatuaggio sulla caviglia. Una farfalla circondata dalla frase: "L'incontro che ha cambiato la mia vita: S. B.". Che sono le sue iniziali, ma non solo».

Anche Sabina fa in qualche modo parte della scuderia di De Angelis. La Guardia di finanza durante una perquisizione negli uffici del produttore ha trovato il suo nome in un elenco di cinque attrici, tra cui le amiche del premier Elena Russo, Evelina Manna e Camilla Ferranti, segnalate a De Angelis da Mediaset. E lei, dopo aver ottenuto una parte nel film tv "Il falco e la colomba", prodotto da De Angelis, oggi lavora con continuità.

Sono lontani i tempi in cui la bella modella era costretta a vivere nella stanza di un affittacamere nei pressi di Montecitorio. Una casa dove allora abitava anche Elvira Savino, 32 anni, amica della Began e oggi neodeputata del Pdl, dopo essere stata inserita nelle liste elettorali del 2008 su indicazione diretta del Cavaliere che è stato anche suo testimone di nozze. «Non è però stata Sabina a presentarmi Berlusconi. Il fatto che vivessimo entrambe lì è solo un caso», assicura l'onorevole Savino.  

Evelina Manna Elena Russo

Il via vai di belle ragazze per Palazzo Grazioli e villa Certosa, comunque non è una novità: sono del 2002 le foto di Berlusconi che passeggia in Sardegna mano nella mano con la sua assistente Francesca Impiglia e di Pasqua 2008 quelle con le giovani amiche tenute per mano o sedute sulle sue ginocchia. I problemi veri sono invece quelli legati alla sicurezza. In gran parte dovuti alle pretese (economiche e di lavoro) spesso avanzate da chi è entrato in contatto con il premier: la minaccia, più o meno velata, è infatti quella di far esplodere uno scandalo. E a dirlo non sono le indiscrezioni, ma le carte processuali. "L'espresso" ha già pubblicato la telefonata intercettata dalla Procura di Napoli nel 2007 in cui Berlusconi chiede con ansia al direttore di Raifiction Agostino Saccà di far lavorare l'attrice Antonella Troise perché «sta diventando pericolosa».

 

E agli atti dell'indagine archiviata su Berlusconi (abuso d'ufficio) per il caso di Virginia Sanjust, una bellissima presentatrice tv legata al Cavaliere e sposata con l'agente del Sisde Federico Armati, c'è un'altra registrazione significativa. Lo 007 e la moglie discutono animatamente. Lui è stato appena espulso dai servizi segreti ed è convinto (a torto secondo i giudici) che dietro al suo licenziamento ci sia stato l'intervento di Virginia e del premier. Così le dice a brutto muso: «Racconterò tutti i fatti: (l'invito a) Palazzo Chigi, il pranzo, il braccialetto (che ti ha regalato)... come lo scartavi... Io c'ho tutte le scatole e i certificati di garanzia dei gioielli». E poi chiede alla moglie di andare da Berlusconi e avvertirlo che, se non fosse stato reintegrato, lui avrebbe «rovinato» il Cavaliere.

 

Siamo alla vigilia delle elezioni del 2006, dopo pochi giorni, fatto rarissimo, Armati è ripreso nei servizi. Mentre Virginia Sanjust, tra i tanti regali ricevuti dal Cavaliere, annovera anche un bonifico di 50 mila euro, effettuato a titolo di «prestito infruttifero», direttamente da un conto corrente del premier.

Ma non basta. Perché anche il caso delle ragazze segnalate da Berlusconi al direttore di Raifiction, Agostino Saccà, può essere letto sotto la luce della possibile ricattabilità del premier. E a dirlo è proprio il procuratore aggiunto di Napoli, Paolo Mancuso che, nella lettera con cui nel luglio del 2008 ha trasmesso a Roma per competenza le carte dell'inchiesta, scrive: «Da alcune conversazioni intercettate sull'utenza di Manna Carmela (detta Evelina, ndr) sembrano emergere (e andranno valutate dalla Signoria Vostra quali) condotte riconducibili alla previsione degli articoli 110 e 629 del codice penale (concorso in estorsione, ndr) poste in essere ai danni del predetto onorevole Berlusconi e apparentemente consumate nella città di Roma».  

 

Mancuso cita quattro telefonate che avrebbero potuto configurare un ricatto ai danni del Cavaliere. In quei colloqui, ora tutti distrutti perché invece ritenuti irrilevanti dai giudici della capitale, l'attrice diceva infatti a Berlusconi che avrebbe fatto una piazzata sotto palazzo Grazioli. Salvo poi placarsi quando lui le garantisce un aiuto sul lavoro. Ma per i magistrati romani quello è soltanto uno sfogo, più che una minaccia. E nella loro richiesta di archiviazione, poi accolta, sostengono che non c'è reato perché le parole e i comportamenti della Manna non erano mai stati in grado di intimorire realmente un uomo come Silvio Berlusconi.

VIRGINIA SANJUST

L'attrice, contattata da "L'espresso", di questa vicenda non vuole parlare. Il 19 febbraio del 2008, del resto, anche davanti ai pm era stata piuttosto evasiva. «Conosco Berlusconi da circa un paio d'anni», ha detto, «e gli sono legata da un rapporto di affetto e di amicizia. Per ragioni personali preferisco non indicare modalità e circostanze della mia conoscenza con lui». Da allora Evelina Manna si è messa in stand by e dal suo nuovo appartamento di via Giulia a Roma, con vista sui tetti del centro, valuta contratti e proposte. Evelina lo ha acquistato il 24 aprile di un anno fa, dopo aver versato, qualche settimana prima, una caparra da 10 mila euro alla vecchia proprietaria. Tutto il resto, 950 mila euro, è arrivato invece con assegni appoggiati su un conto corrente della Banca Roma, filiale di Santi Apostoli. Ma se le si chiede come abbia fatto a mettere da parte quel tesoro, taglia corto: «Ora basta. Berlusconi non c'entra niente. Anch'io ho la mia vita privata».  

 

Nel mondo dei sogni di Evelina
Sono le 9 del 12 dicembre 2007. Berlusconi (B.) chiama Evelina Manna (E.) dopo aver letto "la Repubblica" che rivela l'indagine su Saccà e le veline (poi archiviata). Il Cavaliere invita l'attrice a non rispondere ai giornalisti e detta la linea: «Devi dire che ti ho raccomandato perché in Rai lavorano solo quelle di sinistra (....). Barbareschi non l'ho segnalato io? Montesano non l'ho segnalato io? Tutta gente che non sta a sinistra e che non li fanno lavorare».

La telefonata è depositata dagli investigatori perché scagiona Berlusconi, anche se dimostra che il premier mente quando dice a Saccà
di raccomandare la Manna perché interessa a un senatore di sinistra. Secondo i pm non c'è corruzione: la Manna non serve a dare la spallata a Prodi. Invece ritengono che interessi al Cavaliere per la sua «amicizia intima». Ecco un estratto della telefonata inedita, l'integrale è su www.espressonline.it.

 

E.: «Io credo ancora che ci sia qualcosa di più speciale,
ancora io. Nel mondo dei sogni, no!?...E ti stavo per chiamare».
B.: «Il mondo dei sogni è il contrario del mondo dei giornali».
E.: «No, no. Il mondo dei sogni con te! Quindi io ... ti stavo
per chiamare...».
B. «Va be', senti una cosa; io ti ho dato questo consiglio,
tu fai quello vuoi... Non c'è modo di resistere all'ondata
di fango procurata dalla stampa. Basta, non te lo ripeto più: non avere un solo rapporto con la stampa».
E.: «Ma non essere così freddo però con me, eh!».
B.: «Ma non posso essere non freddo, adesso, va bene,
ti saluto, ti... ti... ti prego di seguire il mio consiglio. Ciao!».

 

 

 
[28-05-2009]

SBUCANO LE FOTO DEL CAPODANNO 2008 A VILLA CERTOSA CHE FANNO TREMARE PAPI SILVIO - PER BLOCCARE LA PUBBLICAZIONE,HA PRESENTATO UN ESPOSTO AL GARANTE DELLA PRIVACY - IL RUOLO DI MITY SIMONETTO E DI “PANORAMA” – IL BOTTA-RISPOSTA CAVALIERE-FOTOGRAFO -

1 - LE FOTO CHE FANNO TREMARE PAPI SILVIO
Fiorenza Sarzanini per "Il Corriere della Sera"


Adesso saltano fuori le foto. C'è la prova che esistono delle immagini scattate da un fotografo sardo durante la festa di Capodanno a Villa Certosa, alla quale avrebbe partecipato Noemi Letizia insieme ad altre ragazze. Ma non solo. Il reporter sostiene di avere ben 700 istantanee.

Alcune documentano la vacanza trascorsa nel maggio del 2008 nella residenza del premier Silvio Berlusconi dall'allora primo ministro della Repubblica Ceca Mirek Topolanek e dalla sua delegazione, altre mostrano gli eventi mondani organizzati nella splendida dimora di Porto Rotondo.

Tre giorni fa, per cercare di bloccarne la pubblicazione, il presidente del Consiglio ha presentato un ricorso al Garante della privacy. Quattro pagine firmate di suo pugno per chiedere «tutti i provvedimenti che riterrà opportuni e in particolare l'inibizione di qualsivoglia utilizzo o pubbli¬cazione del materiale fotografico ».

Una denuncia è stata invece depositata alla Procura di Roma. Il Garante ha avvia¬to l'istruttoria e ha chiesto alle parti una relazione su quanto accaduto. Ne è seguita una querelle con tanto di controdeduzioni inviate all'ufficio dell'Autori¬tà della privacy dal fotografo Antonello Zappadu, che svela¬no come la trattativa per l'ac¬quisto di alcune foto sia co¬minciata nel dicembre scor¬so, dunque ben prima che esplodesse il «caso Noemi».

È stato lo stesso reporter ad of¬frirle a Panorama, il settima¬nale di proprietà di Berlusco¬ni. La sua proposta è stata ri¬fiutata, ma il 26 maggio scor¬so ci sarebbe stato un nuovo incontro a Milano con il gior¬nalista Giacomo Amadori per trattare le immagini scattate «nel periodo fra Natale 2008 e gli inizi dell'anno 2009», dunque nel corso della vacan¬za offerta a Noemi Letizia e ri¬velata in un'intervista al quo¬tidiano La Repubblica dal suo ex fidanzato Gino Flaminio. Prezzo richiesto: un milione e mezzo di euro.

La stessa cifra che sarebbe stata negoziata anche con il settimanale della Rusconi Gente. A questo punto il reporter racconta di essere stato chia¬mato da Amadori e da Miti Simonetto. È la curatrice del¬l'immagine della famiglia Ber¬lusconi. Proprio lei, nel 2006, fu contattata da Fabrizio Coro¬na per la vendita di alcune fo¬to che ritraevano la figlia del premier Barbara all'uscita di una discoteca milanese insie¬me ad un ragazzo. «Mi disse¬ro di interrompere le altre trattative», dice.

Le immagini cominciano a circolare nelle redazioni dei giornali. I collaboratori di Zappadu sostengono di aver ricevuto offerte da tabloid in¬glesi, si parla anche di perio¬dici francesi che potrebbe¬ro essere inte¬ressati. Alcu¬ne ritraggono l'arrivo di Sil¬vio Berlusconi in un aeropor¬to - che presumibilmente è quello di Olbia - a bordo del¬l'aereo di Stato.

Con lui c'è il fedele Mariano Apicella, ri¬tratto mentre scende dalla scaletta del velivolo dell'Aero¬nautica Militare con le inse¬gne della «Repubblica italia¬na » ben visibili. Il cantante napoletano che alla feste del premier è una presenza fissa ha gli occhiali scuri, il volto sorridente proprio come Ber¬lusconi. In un'altra immagine l'ex posteggiatore è ritratto mentre carica i bagagli su una delle auto del corteo pre¬sidenziale. Dovrebbe trattarsi di un periodo estivo: le perso¬ne sono ritratte con abiti leg¬geri, si vede una donna di spalle che indossa sandali in¬fradito.

Poi ci sono le foto dei giar¬dini di Villa Certosa con ragaz¬ze in bikini o in topless, altre sotto le docce all'aperto, altre vestite accanto a Berlusconi nel patio delle residenze desti¬nate agli ospiti. Lo stesso Ber¬lusconi spiega nel suo ricorso che alcune foto fatte circolare con i volti 'oscurati', «verosi¬milmente ritraggono nel mag¬gio del 2008 la delegazione ce¬ca oltre a una serie di soggetti che erano stati ufficialmente convocati per le serate di in¬trattenimento offerte a Topo¬lanek ».

Il premier affronta poi il ca¬pitolo che riguarda le ultime vacanze natalizie: «Si tratta di soggetti ripresi in momenti di assoluta intimità del tutto leciti e senza alcun particola¬re rilievo o connotazione, ad¬dirittura mentre si trovavano all'interno delle abitazioni po¬ste a loro disposizione e ritrat¬te mediante potenti e intrusi¬vi mezzi di riproduzioni delle immagini».

Una tesi che Zappadu con¬testa nella relazione inviata al Garante, ventilando l'ipotesi che in giro possano anche es¬serci altre immagini. «Nella mia disponibilità - scrive in¬fatti il fotografo - ci sono fo¬tografie riprese lecitamente, in diverse circostanze di tem¬po e luogo, nello svolgimen¬to della professione giornali¬stica. Non ho ricevuto e visio¬nato le fotografie alle quali il dottor Berlusconi può fare ri¬ferimento, che possono an¬che essere estranee a quelle nella mia disponibilità. Quin¬di mi riservo ogni valutazio¬ne sulla paternità, luogo, tem¬po, tecniche e modalità di ac¬quisizione delle immagini co¬nosciute dall'onorevole Berlusconi una volta avuta contez¬za delle medesime immagi¬ni ».

2 - L'ESPOSTO DEL PREMIER: "SONO IMMAGINI RUBATE IN CASA
MOMENTI DI INTIMITÀ DEL TUTTO LECITI

L'On. Silvio Berlusconi nato aMilano il 29/9/1936 e residente in Milano espone quanto segue: nel tardo pomeriggio del giorno 26/5/2009 il direttore di Panorama, Maurizio Belpietro, contattava uno dei miei legali, l'avvocato Niccolò Ghedini, rappresentandogli che ad un giornalista che collabora con la testata da lui diretta, il dottor Amadori, era giunta notizia che vi fossero alcune fotografie in vendita, che potevano apparire di particolare interesse in relazione agli attuali fatti di cronaca.

Berlusconi e 5 ragazze

Il dottor Belpietro veniva quindi informato che un fotografo di Olbia, tale Antonello Zappadu, residente in Olbia, offriva in vendita una serie di fotografie scattate all'interno della mia residenza sita in Olbia località Porto Rotondo, denominata Villa Certosa. Tali notizie erano riportate, come detto, al dottor Belpietro dal dottor Amadori, il quale narrava che già nel dicembre del 2008 lo Zappadu gli si era rivolto, prospettandogli l'opportunità di acquistare una serie di fotografie scattate a Villa Certosa.

Amadori, che conosceva da lungo tempo lo Zappadu per motivi professionali, visionava alcune di queste foto e avvisava il vicedirettore di Panorama della situazione. Entrambi le ritenevano non rilevanti e la trattativa si interrompeva e nessun altro veniva posto a conoscenza dell'accaduto.

Nella giornata del 26 c.m. il dottor Amadori incontrava a Milano lo Zappadu che gli offriva nuovamente le foto, asserendo altresì di averne scattate delle altre nel periodo fra il Natale 2008 e gli inizi dell'anno 2009. Lo Zappadu asseriva che la situazione attuale di particolare clamore mediatico nei confronti del presidente del Consiglio e le imminenti elezioni politiche rendevano il materiale di eccezionale interesse.

villa certosa

Affermava inoltre lo Zappadu, e ciò è di particolare rilievo, che tali foto erano state offerte al Gruppo Hachette-Rusconi e precisamente al direttore del settimanale Gente, dottoressa Monica Mosca. A dire dello Zappadu, Mosca era assolutamente interessata ad acquistarle ma si sarebbe riservata una decisione, dovendosi recare a Parigi per ottenere il consenso dall'editore, vista la cifra richiesta.

Infatti lo Zappadu appalesava che il valore delle foto era quantificabile in ben 1 milione e mezzo di euro e che tale prezzo era correlato anche all'interesse dimostrato da giornali inglesi e francesi, quale ad esempio Paris Match, a cui sarebbe stato possibile per l'acquirente poi rivenderle.

Lo Zappadu prospettava al dottor Amadori la possibilità di comprarle alla medesima cifra e per dimostrargli la serietà della trattativa con Rusconi gli inviava una bozza di contratto tra lui e l'editore. Gli inviava, inoltre, una serie di foto quale campione rispetto alle 700 totali, ribadendo la richiesta di 1 milione e mezzo e invitandolo a decidere con grande rapidità poiché la dottoressa Mosca sarebbe dovuta rientrare a breve da Parigi recandogli la risposta definitiva e a suo dire certamente positiva.

Il dottor Amadori, dopo aver visionato le foto, le consegnava al dottor Belpietro che le faceva pervenire, unitamente al contratto, all'avvocato Ghedini. Ghedini provvedeva a contattare telefonicamente la dottoressa Mosca per avvisarla che riteneva trattarsi di materiale di illecita provenienza, essendo stato commesso dallo Zappadu quantomeno il reato di cui all'art. 615 bis c.p. Si ricordava, fra l'altro, che lo Zappadu era già stata condannato in sede civile e dal Garante per la protezione dei dati personali oltre ad essere pendenti alcuni procedimenti penali nei suoi confronti per fatti analoghi, proprio commessi in danno dell'esponente specificatamente a Villa Certosa.

La dottoressa Mosca rappresentava all'avvocato Ghedini che effettivamente era stata contattata dallo Zappadu, che le aveva offerto le fotografie il 20 o il 21 c.m. ma che non solo non aveva avviato una trattativa, né mai aveva ipotizzato di recarsi a Parigi dal suo editore, ma aveva chiaramente detto allo Zappadu di non essere interessata all'acquisto, anche perché a conoscenza delle condanne inflittegli, poiché essa stessa prima di dirigere il settimanale Gente lavorava presso il settimanale Oggi, dove erano state pubblicate nel 2007 le foto illegittimamente carpite in Villa Certosa.

Appare quindi evidente il comportamento antigiuridico dello Zappadu che non solo ha commesso pacificamente il reato di cui all'6115 bis c.p. ma altresì ha tentato di procurarsi un ingiusto profitto prospettando l'indebita pubblicazione di materiale fotografico che avrebbe potuto provocare un evidente danno d'immagine ove maliziosamente prospettato, senza le facili spiegazioni che soltanto i diretti interessati avrebbero potuto fornire.

Si osserva infatti, per completezza d'informazione, ancorché superflua rispetto alla commissione del reato, che un consistente gruppo di fotografie, pur essendovi i volti oscurati, verosimilmente ritrae nel maggio del 2008 l'allora primo ministro della Repubblica Ceca Topolanek, la sua famiglia, altro ministro del governo ceco, il loro seguito, oltre ad una serie di soggetti che erano stati ufficialmente convocati per le serate d'intrattenimento offerte a Topolanek. Si ricordi infatti che il Primo Ministro Ceco era stato ospite in Villa Certosa in quel periodo per circa una settimana.

L'altro gruppo di fotografie verosimilmente ritrae alcuni ospiti in Villa Certosa durante le vacanze natalizie 2008-09. Come è facile osservare dalle fotografie, si tratta di soggetti ripresi in momenti di assoluta intimità del tutto leciti e senza alcun particolare rilievo o connotazione, addirittura mentre si trovavano all'interno delle abitazioni poste a loro disposizione e ritratte mediante potenti ed intrusivi mezzi di riproduzione delle immagini. Appare evidente da quanto esposto che sono stati posti in essere comportamenti penalmente rilevanti. Chiedo pertanto che il Garante voglia adottare tutti i provvedimenti che riterrà opportuni ed in particolare l'inibizione di qualsivoglia utilizzo e o pubblicazione del materiale fotografico sopra indicato. Dichiaro di nominare quale mio difensore di fiducia nel presente procedimento l'avvocato Niccolò Ghedini.
Silvio Berlusconi

3 - LA RISPOSTA DEL FOTOGRAFO AL GARANTE: "INESATTA LA RICOSTRUZIONE DEL CAVALIERE. SE CI SONO SCATTI VIETATI NON SONO MIEI"
Preliminarmente si rileva che il sottoscritto Antonello Zappadu esercita da numerosi anni la professione di giornalista e nell'ambito di detta professione ha curato il trattamento di dati relativi anche all'onorevole Berlusconi. Si invoca, pertanto, l'applicazione del Codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica, approvato con provvedimento di codesto Garante in data 29.7.1998.

Premesso che non sono a conoscenza dei rapporti intercorsi tra il dottor Belpietro con il legale dell'on. Berlusconi e che non ho mai autorizzato i soggetti indicati nell'esposto alla diffusione di immagini - e tantomeno ho autorizzato il dottor Belpietro, per cui mi riservo di agire in ogni sede competente per la tutela dei miei diritti e per il risarcimento di tutti i danni che sono o che saranno cagionati - si osserva che la ricostruzione dei fatti contenuta nell'esposto dell'on. Berlusconi è inesatta.

Il sottoscritto è nella disponibilità di fotografie riprese lecitamente, in diverse circostanze di tempo e luogo, nello svolgimento della professione giornalistica. Il sottoscritto non è stato condannato né in sede civile né da codesto Garante. Inoltre, per quanto a conoscenza dello scrivente, è pendente esclusivamente un procedimento penale presso la Procura della Repubblica di Tempio Pausania per il quale il pm ha formulato richiesta di archiviazione ritenendo di non ravvisare ipotesi di responsabilità penali per violazione di domicilio e interferenze illecite nella vita privata dell'on. Berlusconi, e ciò contrariamente a quanto affermato nell'esposto.

Con riferimento ai rapporti intercorsi con il dottor Amadori, si osserva che quest'ultimo è un dipendente del settimanale Panorama e che in tale veste veniva a conoscenza, nel corso dello scorso mese di dicembre, della esistenza di alcune fotografie che erano nella disponibilità del sottoscritto e, quindi, manifestava un interesse per le stesse. Il dottor Amadori informava del fatto un vicedirettore di Panorama (Raffaele Leone) il quale, successivamente, escludeva ogni interesse della testata. Ogni interlocuzione finiva lì.

 

Successivamente, nel corso del corrente mese di maggio, la dottoressa Mosca (direttore di Gente) manifestava autonomamente un interesse a una serie di fotografie e contattava il sottoscritto facendogli pervenire i propri recapiti tramite un comune conoscente. Non corrisponde al vero che Mosca affermava che aveva la necessità di recarsi a Parigi «per ottenere il consenso dall'editore, vista la cifra richiesta».

Infatti, con Mosca non si parlava del prezzo delle immagini. Accadeva che in attesa di ricevere notizie dalla dottoressa Mosca, il sottoscritto veniva nuovamente contattato per telefono da Amadori e da una sedicente signora Miti Simonetto - tale qualificatasi - che invitavano il sottoscritto a interrompere le trattative con Mosca. In considerazione di tale ulteriore manifestazione di interesse, il sottoscritto inviava una bozza di scrittura, provvisoria in ogni sua parte e ancora non inviata alla Hachette.

Tra le parti non si svolgeva alcuna trattativa sul prezzo e il sottoscritto non effettuava alcuna considerazione «politica» relativa alle fotografie. Inoltre, venivano inviate alla mail di Amadori alcune immagini raffiguranti persone con il viso reso irriconoscibile da pixel che vengono solitamente utilizzati per nascondere il volto di persone minorenni. Le immagini venivano scattate con tecniche e modalità digitali in diversi luoghi esterni non qualificabili come private dimore. Le immagini sono state comunicate anche ad altri soggetti che mi riservo di specificare in seguito.

Poiché il sottoscritto non ha ricevuto e visionato le fotografie alle quali il dottor Berlusconi può fare riferimento, che possono anche essere estranee a quelle nella mia disponibilità, si contestano tutte le valutazioni espresse nella segnalazione rispetto alle immagini che sono nella disponibilità del sottoscritto. Allo stesso modo, il sottoscritto si riserva ogni valutazione sulla paternità, luogo, tempo, tecniche e modalità di acquisizione delle immagini conosciute dall'on. Berlusconi una volta avuta contezza delle medesime immagini.

Si contesta, pertanto, la valutazione di illegittimità e illiceità penale del comportamento del sottoscritto, il quale si riserva di tutelare i propri diritti nell'ipotesi che le affermazioni contenute nella segnalazione integrino fattispecie di calunnia o diffamazione, ovvero altra ipotesi penale. Si contesta, infine, la grave affermazione che il sottoscritto si rappresentava e voleva provocare un danno all'immagine del dottor Berlusconi.

Si fa presente, sul punto, che il dottor Amadori e la signora Simonetto avevano manifestato il proprio interesse alle fotografie in ragione della assoluta insignificanza delle situazioni raffigurate nelle immagini.
Antonello Zappadu

 

 
[30-05-2009]

DIRTY POLITICS - TESO UN TRAPPOLONE MA “L’ESPRESSO” NON CI CASCA - UNA BONAZZA DEL GF AFFERMA A “IL GIORNALE”: 

“DUE GIORNALISTI ERANO PRONTI A PAGARMI PER INCASTRARE BERLUSCONI” – IL SETTIMANALE METTE IN RETE L’AUDIO DELL’INTERVISTA…

Repubblica.it - AUDIO DELLA CONVERSAZIONE: http://espresso.repubblica.it/multimedia/home/6189852

Il Giornale di nuovo all'attacco di Repubblica e dell'Espresso. Il tema è sempre lo stesso: Berlusconi, le ragazze e le interviste a pagamento. Dopo le accuse al quotidiano di aver pagato Gino Flaminio, l'ex fidanzato di Noemi Letizia che ha pubblicamente smentito, ora arriva un articolo in cui Laura Drezwicka, una delle concorrenti del 'Grande Fratello', afferma che due giornalisti del settimanale hanno avuto con lei una trattativa ed "erano pronti a pagarmi per incastrare Berlusconi". Affermazioni che la direzione dell'Espresso respinge nettamente, riservandosi ogni azione legale nei confronti del quotidiano milanese.

Nuove accuse. Il Giornale pubblica oggi un lungo articolo in cui Laura Drezwicka, una delle concorrenti del 'Grande Fratello', afferma che due giornalisti del settimanale L'Espresso hanno avuto con lei una trattativa ed "erano pronti a pagarmi per incastrare Berlusconi".

"Laura - scrive il quotidiano - spara di aver avuto una relazione con il Cavaliere e chiede cinquantamila euro per concedere l'intervista. Loro sono disposti a trattare e uno di loro dice alla ragazza: io ti pago - riporta Il Giornale - se hai le foto e se hai i gioielli. Tutto ciò avviene a Napoli in un incontro nel corso del quale i cronisti tempestano la ragazza di domande scabrose".

La replica dell'Espresso. La direzione del settimanale romano, in una nota, smentisce seccamente e afferma di riservarsi ogni azione legale nei confronti del quotidiano milanese e precisa: "Il 27 maggio Roberta Arrigoni, titolare dell'agenzia fotografica Unopress, contattava ripetutamente un nostro collega proponendogli un'intervista con Laura Drezwicka, disponibile a raccontare i suoi rapporti con Silvio Berlusconi".

"Nel corso dell'incontro - si spiega ancora nella nota - alla richiesta di denaro per rilasciare l'intervista, il collega precisava che mai sarebbe stata pagata un'intervista. Se l'agenzia avesse proposto fotografie, queste sarebbero state valutate ed eventualmente acquistate secondo una normale prassi. Le telefonate intercorse con l'agenzia fotografica e l'incontro del nostro collega con la signorina Drezwicka - conclude il settimanale - sono state registrate".

L'ex di Noemi. "Sono dispiaciuto per quello che si è venuto a creare, non lo avrei mai immaginato. Chiedo scusa pubblicamente a Noemi e a tutti per il clamore che ha suscitato la nostra storia d'amore e le auguro tutto il bene di questo mondo". Gino Flaminio, l'ex fidanzato di Noemi Letizia, si dice dispiaciuto per il "putiferio" scatenato dalle sue parole riportate in una intervista a Repubblica.

Intervista che ha anche scatenato le ire del capogruppo al Senato del Pdl Maurizio Gasparri: "Mi rivolgerò all'ordine dei giornalisti del quale faccio parte - ha minacciato - per chiedere accertamenti su Repubblica e i suoi giornalisti".

Oggi, in una lettera inviata al Corriere della Sera e al Mattino, il ragazzo torna di nuovo ad assicurare di non aver "preso nè chiesto un centesimo da Repubblica" per l'intervista sulla sua storia con Noemi e di sentirsi "usato e strumentalizzato" in seguito a quella uscita, confermando così la secca smentita già data dal quotidiano.

Gino Flaminio, inoltre, spiega di sentirsi "usato da qualcuno che non potendo attaccare l'uomo del popolo (così io chiamo il presidente) usa un gossip, un pettegolezzo, la mia storia d'amore con Noemi. Ora - aggiunge - stanno insinuando che lui ha avuto rapporti di sesso: cosa che escludo a priori. E' impossibile conoscendo Noemi e i suoi valori".

Poi, si chiede: "Possibile che l'uomo del popolo non possa avere una sua privata? Che male c'è ad essere amico di una famiglia normale? Questa è la cosa bella: lui è diverso dai soliti politici, lui è amico di tutti. Degli chef, operai, dipendenti, mendicanti, poveri: insomma, di tutti".

 

 

 
[31-05-2009]

A

“L’UNITA” SPARA LA FOTO DI APICELLA CHE SCENDE DAL VOLO DI STATO - CONCITA: "È VERO O NO CHE IL CANTANTE E LE RAGAZZE VENIVANO PORTATI IN SARDEGNA A BORDO DELL'AIR FORCE ONE ITALIANO PER SOLLEVARE NEI GIORNI DI FESTA IL MORALE DEL CAPO?"...

la prima pagina dell'Unità con Apicella

Concita De Gregorio per "L'Unità"

Mentre Palermo - come già vi dicevamo ieri - sprofonda sotto una montagna di rifiuti, la città avvelenata dal fetore dei cassonetti bruciati da cittadini esausti, altra immondizia dilaga nel Paese. Il governo della spazzatura mediatica ha dato mandato ai suoi giornali e alle sue tv di silenziare chiunque si azzardi a mostrare come il presidente del Consiglio sia solito far viaggiare su aerei di Stato ragazzine e giovani donne a decine da portare in villa per le sue feste private, di far accomodare il suo cantante personale sul volo destinato a «delegazioni in missione istituzionale», di usare insomma l'aereo, il governo e chi si renda disponibile nel Paese intero per il suo privato piacere.

 

La foto che pubblichiamo oggi in copertina ritrae Mariano Apicella, ex posteggiatore napoletano oggi coautore col premier di brani melodici e suo intrattenitore di fiducia, mentre scende dall'aereo che l'Italia (cioè noi) mette a disposizione del Presidente del consiglio. Antonello Zappadu, il fotografo, è da due giorni indagato per violazione della privacy, tutto il suo archivio è stato sequestrato fra sabato e domenica con una insolitamente efficiente azione di rastrellamento disposta in giorni festivi e prefestivi, a uffici chiusi.

Ci ha raccontato giorni fa e ha ripetuto ieri ai giornalisti stranieri richiamati a frotte dall'impennata giudiziaria del Noemigate che «molte delle immagini in mio possesso mostrano ragazze che scendono dall'aereo di Stato, alcune giovanissime». Quelle immagini, che pure circolano e sono in possesso di molti, da ieri sono state requisite dall'Autorità. Che violazione della privacy può esserci per foto prese in un aeroporto, pubblico luogo di transito, di fronte a decine di testimoni?

 

Perché anziché sequestrare il materiale e tentare di screditare il fotografo non si risponde alla domanda: è vero o no che il cantante e le ragazze venivano portati in Sardegna a bordo dell'Air force One italiano per sollevare nei giorni di festa il morale del Capo?

Se non c'è niente da nascondere non lo si nasconda. Se le ragazze - arrivate eventualmente anche con voli di linea - non erano minorenni lo si dimostri. Difficile. Noemi e la sua amica Roberta, per esempio, lo erano. Allora cosa fa la squadra Ghedini, anziché lavorare nel Parlamento dove è stata eletta? Cosa fanno i giornali del padrone? Picchiano, spostano l'attenzione altrove. Su Veronica, la moglie, per esempio. Che, dice Daniela Santanchè in cerca di una nuova casa politica e del credito per ottenerla, ha una relazione con la sua guardia del corpo. «Libero» spara. A noi interessa? Se anche fosse che rilevanza avrebbe? Risponde alle domande sulla condotta del premier?

 

Il «Giornale» cerca prove che i giornalisti non allineati siano corruttori: non ci riesce, purtroppo. Nessuno ha pagato o ha offerto denaro per avere interviste, ci sono le prove. Restano inevase le domande principali a cui ora si aggiunge: Apicella ha «il rango di personalità» che risponde alle esigenze di «protocollo di carattere internazionale» che ne giustificano la presenza sul volo di Stato? Dipende dalla «natura del viaggio», dice il regolamento sui voli che Berlusconi ha fatto approvare. Appunto. La chiave è qui: la natura del viaggio.

 

 
[01-06-2009]

 

 

 

LA MOLTIPLICAZIONE DEI SOLDI E DEI LETTI – SILVIO PASSA UNA SERA IN UNA DISCO DI SHARM E OTTIENE DA MUBARAK LA LICENZA PER FAR DIVENTARE IL CORAL BAY DI PREATONI IL RESORT Più GRANDE AL MONDO – PREATRONI STORY: DAL ROSSO AL MAR ROSSO…

1 - Berlusconi conquista i letti...
Franco Bechis per "Italia Oggi"

ERNESTO PREATONI

Silvio Berlusconi ha fatto una magia per Ernesto Preatoni, il finanziere che sfidò Enrico Cuccia tentando di scalare le Generali e poi dovette emigrare in Estonia fondando un piccolo impero del turismo.

Nella recente visita in Egitto il premier italiano ha convinto Hosni Mubarak a concedere licenze e agevolazioni per fare raddoppiare e anche più il più grande villaggio turistico di Sharm El Sheikh, il Coral Bay del gruppo Domina vacanze controllato appunto da Preatoni.

Lo ha rivelato (senza citare i protagonisti) lo stesso Berlusconi rispondendo alle critiche di chi aveva raccontato una sua serata in discoteca nello stesso villaggio. «Stavo dando una mano a un imprenditore italiano per creare 6.500 posti letto in più».

Quando Preatoni sbarcò in Egitto nel lontano 1993, lo fece in società con un celebre attore di origine egiziana, Omar Sharif, e con un piccolo investimento. Pur subendo qualche momento di crisi- specie dopo gli attenti di Al Qaeda a Sharm- il Coral bay è diventato il più importante resort del Mediterraneo, con 4.500 letti a disposizione.

Signora Mubarak - Copyright Pizzi

Ora grazie all'intervento di Berlusconi Preatoni potrà più che raddoppiare la sua creatura trasformandola nel più grande resort del mondo. Il premier italiano si è messo al petto questa medaglia spiegando come i viaggi all'estero compiuti nell'ultimo anno abbiano spesso ottenuto questi risultati per le imprese italiane, e lamentandosi dello scarso interesse della stampa interessata più a inseguire i gossip di una serata che la sostanza.

E' vero che in Libia ed Egitto, come ieri sera in Russia dove Berlusconi ha potuto rivedere il vecchio amico Vladimir Putin i viaggi diplomatici si sono trasformati spesso in occasione di importanti partnership industriali e finanziarie. In tutte e tre le occasioni assai più dei villaggi turistici ne ha beneficiato l'Eni di Paolo Scaroni, che un tempo dettava tempi e alleanze della politica estera italiana e oggi ne è divenuto strumento principale al suo servizio.

Questo modo farà storcere un po' il naso a chi pensa che la forma conti più di tutto e naturalmente anche ai soggetti imprenditoriali che degli stessi benefici non hanno potuto godere. Perché Preatoni sì e io nulla?

 

C'è del vero in questo, ma non sempre si è rivelato efficace il canale della diplomazia classica: lunghi viaggi con folte delegazioni istituzionali (anche di Confindustria) e sherpa al seguito per firmare protocolli e intese assai generiche e poi improduttive. Funziona di più il metodo "discoteca a Sharm". Ma bisognerebbe istituzionalizzarlo un po'...

2 - Ernesto che sfidò Cuccia e poi finì in Estonia...
Da "Italia Oggi"

L'imprenditore italiano che fallì la scalata alle Generali e ora tenta il rilancio sul Mar Rosso
Si chiama Ernesto Preatoni l'imprenditore italiano che Silvio Berlusconi ha incontrato nella discoteca di Sharm. Una vecchia conoscenza, per quello che era soprannominato il raider di Garbagnate per le sue tentate scalate, e lo si ricorda soprattutto per quella fallita alle Generali o il tentativo di scambiare il 6% di azioni del colosso assicurativo con gli immobili di Mediobanca.

Dopo i fallimenti italiani Preatoni è andato all'estero e nei primi anni novanta è sbarcato in Egitto dove con la sua Domina Vacanze ha realizzato un centro turistico esclusivo proprio a Sharm -Sheikh, con il suo socio ed amico l'attore Omar Sharif, il quale sembra che lo abbia consigliato nelle scelta del tratto di costa dove poi è sorta la Sheik Cost, la costa smeralda egiziana.

Il suo obiettivo ora è quello di far diventare il suo Domina Coral Bay il più grande resort del mondo e passare da 4500 posti letto ad 11 mila e questo è stato l'argomento discusso con il premier la sera in cui si sono incontrati nel night del suo resort.

Il premier ha dichiarato di essere intervenuto per l'approvazione del mega progetto di Preatoni con il presidente egiziano Hosni Mubarak. Ma Preatoni vanta interessi imprenditoriali ed immobiliari in varie parti del mondo soprattutto in Europa orientale.

Nel 1994 infatti, Preatoni ha realizzato importanti investimenti immobiliari in Lettonia, Lituania ed Estonia e poi in Russia, Ucraina e Siberia. Si stabilisce in Estonia e attraverso la messa in liquidazione della Parin, la sua finanziaria in Italia, conclude l'acquisizione del 2% della Eesti UHIspank (union bank of Estonia). Nel 2004 Preatoni si presenta dal commissario di Parmalat Enrico Bondi e si ripropone all'attenzione delle cronache per la sua offerta di rilevare le attività turistiche della Parmalat.

Nel 2007 oltre a portare avanti il progetto turistico in Egitto, sbarca in India e attraverso una joint-venture con la Shristi Corporation sigla un accordo per costruire 25 nuovi hotel nel continente indiano. Oggi Pretaoni gestisce i suoi interessi immobiliari attraverso la Preatoni real estate che oltre ai Paesi baltici e nel Mar Rosso opera anche in Russia e in Usa.

 

 
[19-05-2009]

Noemi l'ultimo Capodanno l'ha passato con 'papi' IN SARDEGNA, A Villa Certosa - ALLA festA hanno partecipato Piersilvio e la Toffanin, amici e nessun ministro - la sua amica:"è andata solo a fare intrattenimento"– IL FIDANZATO SPUNTATO DAL NULLA

 

Claudio Pappaianni per "L'espresso"

 

Ora aspetta la chiamata per un reality show. Si sente pronta. Ma ogni giorno vissuto da Noemi Letizia, la diciottenne prediletta del presidente del Consiglio, è già una puntata del 'Grande Fratello' in salsa berlusconiana che si sta girando all'ombra del Vesuvio. Un programma che sta facendo vendere come il pane i settimanali di gossip e i più seri quotidiani politici.

 

Con gli italiani impazziti per i protagonisti, tutti a recitare compiti la loro parte sul set naturale che va da via Libertà a Portici a Secondigliano, fino ad Arcore e Villa Certosa. Tutti famosi all'improvviso: i genitori Anna e Benedetto detto Elio, il fidanzato spuntato dal nulla, i nonni e i vicini di casa, gli amici e gli amici degli amici. Tutti hanno il loro copione da seguire, non sono più ammesse sbavature, troppi errori sono stati commessi nelle prime ore del gioco.

 

Chi non se la sente viene eliminato: molti attori della prima ora da qualche giorno non rispondono più al telefono, evitano contatti su Internet, escono il meno possibile per non dover rispondere alle domande scomode sulle verità nascoste. Perché Berlusconi, Silvio, papi, comunque lo si chiami, resta per ora solo "l'amico di famiglia". Il mistero è gelosamente custodito.

Noemi, intanto, va per la sua strada, e vive la vita di tutti i giorni tra la scuola di grafica, la danza e gli appuntamenti. Sempre accompagnata da Roberto, un ragazzo moro con capello zebrato che la va a prendere in Mercedes. L'autista, dicono. Domenico Cozzolino, il suo fidanzato, invece, non si era mai appalesato fino alle foto del weekend a Rimini.
Nessuno lo conosceva, neppure le confidenti più strette di Noemi che tuttora non lo annoverano neanche tra i contatti di Facebook, il social network termometro delle amicizie tra i teenager.

Pochi di loro, di sicuro, sanno che Noemi è proprietaria di quattro immobili: tre case (una a Portici, un'altra a via dell'Ortigaria e una terza a Calata Capodichino) e di un negozio a Corso Secondigliano. Prima era dei nonni paterni, che per decenni hanno gestito una libreria. Nel 2002 il passaggio di proprietà a favore di Noemi appena undicenne, e la decisione di affittare il locale: oggi la ditta titolare vende scarpe e accessori.

 

Dietro un bancone Noemi non si è mai immaginata. L'attrazione fatale per le luci della ribalta l'ha travolta fin da piccola. Ragazza fine, garbata e riservata, come racconta il preside della sua scuola, nasconde ambizioni sfrenate per il mondo dello spettacolo. Come molte sue coetanee. Passa da minorenne per le mani di un chirurgo plastico e dichiara di volerci tornare per rifarsi il seno. Vuole una terza, abbondante, perché "ora ho solo una seconda scarsa".

A 16 anni entra in un'agenzia per modelle e si fa il book (il presunto fidanzato ammette che le foto sono ritoccate, e che la Noemi reale è meno sexy di quella delle foto), e inizia a lavorare. Qualche sfilata, una particina in una fiction, qualche concorso di bellezza, un programma in una tv locale. Balla e canta, intanto studia con profitto. È una delle prime della classe.

 

Dopo il blitz di Berlusconi alla festa dei suoi 18 anni le offerte arrivano da tutte le parti: i registi sanno che con lei nel cast la pubblicità al film è assicurata. Nel Noemi's Word l'aspetto fisico è decisivo: al settimanale del Cavaliere, 'Chi', prima sottolinea di rispettare da sempre il valore della verginità, poi spiega di amare lo shopping, lisciarsi i capelli biondi, curarsi le unghie. I partiti? Le piace il centrodestra, naturalmente. 'Gomorra' di Roberto Saviano? Bocciato: ha fatto a pezzi l'immagine di Napoli. Nel futuro immediato forse un calendario, tra qualche anno la politica.

Anche il ragazzo non è certo uno che passa inosservato. Alto, bella presenza, Cozzolino è un ex figurante Mediaset, avendo partecipato come corteggiatore a 'Uomini e Donne'. Il rapporto con Noemi, secondo quanto lui stesso ha raccontato, va avanti da tempo. Pure lui conosce il Cavaliere: "Me l'hanno presentato due anni fa. La sera della festa ha preferito che nelle foto in cui compare ci fossi sempre anch'io".

Peccato che nei ritratti del fotografo ufficiale spedite a 'Chi' non compaia mai. Solo dopo qualche giorno i due fidanzati sono stati prima immortalati a Rimini, poi visti mano nella mano a Portici, dove Noemi lo ha presentato ad alcune amiche per la prima volta e allo staff del suo parrucchiere, Lorenzo.

Ecco, per conoscere davvero i segreti di una vita da Noemi bisogna fare un salto dal suo coiffeur. "Viene qui minimo una, due volte a settimana", raccontano nel negozio. A volte anche di più, se c'è qualche appuntamento che conta. "Una ragazza semplice, solare, che ama la vita", aggiungono, "è tanto buona che ora si preoccupa del fatto che la sua storia abbia oscurato eventi più importanti, come il terremoto in Abruzzo".

La festa dei 18 anni? "Ha organizzato tutto lei", e ti mostrano l'invito che Noemi ha disegnato, con la sua foto, i cuoricini e una farfalla. "Quella domenica abbiamo aperto apposta per lei e sua mamma", spiega Lorenzo, il titolare, "erano molto emozionate". La presenza di Berlusconi? "Diciamo che non erano certe al 100 per cento", ammette una sua collaboratrice. E per il book fotografico? "È passata sempre prima da qui". E quando è andata a trovare Berlusconi? Sorrisi imbarazzati. E per il Capodanno in Sardegna? "Sì, anche quella volta".

 

Già. Marianna, una dipendente cordiale e grande estimatrice della nuova diva nazionale, conferma una voce ricorrente. Noemi l'ultimo Capodanno l'ha passato con 'papi'. "Per me Silvio è un secondo papà: mi telefona e lo raggiungo", aveva detto urbi et orbi facendo uscire Veronica Lario fuori dei gangheri.

Deve essere andata così anche quando il Cavaliere ha organizzato la festa dell'ultimo dell'anno a Villa Certosa. Una festa a cui hanno partecipato il fratello e la sorella, Piersilvio e la Toffanin, nessun ministro e un po' di amici. Lo scorso 31 dicembre l'aereo privato del premier ha fatto la spola tra la Sardegna e il continente per accompagnare i suoi ospiti.

 

Alla festa, racconta Marianna, c'era anche Noemi. Ad accompagnarla solo una sua amica, compagna di studi e nel tempo libero. "Che io sappia è andata solo a ballare, a fare intrattenimento", dice. Di più non si riesce a sapere. Di sicuro, quasi tutti gli intervistati sostengono che l'amicizia dei Letizia con il premier è molto più recente di quanto provano a sostenere altri attori della fiction. Il nonno, sentito da 'L'espresso', spiega che "mio figlio Elio lo conosce da due-tre anni massimo", e pure le amiche dell'aspirante attrice negano: "Non credere che con Berlusconi si conoscano da molto".

 

Di certo nove mesi fa Noemi conosce Emilio Fede, stando alle parole di un fotografo napoletano al quale la giovane si era rivolta per un servizio fotografico: "Mi disse che le avrebbe dovuto inviare a Milano per un provino da 'meteorina'", racconta Gaetano Livigni, che oggi reclama i diritti per alcuni di quegli scatti finiti sui giornali. Noemi dice a Livigni di avere già in tasca un biglietto aereo prepagato per Milano.

"Venne accompagnata dalla mamma e dal papà, un'amica e un giovanotto bruno", aggiunge il fotografo. "Mi colpì la sua richiesta di una foto del posteriore, perché a me quelle pose non piacciono: le trovo volgari". Ma Noemi voleva bruciare le tappe, diventare meteorina a 18 anni e, magari, arrivare in Parlamento qualche anno più tardi. Un'aspirazione, quella politica, dichiarata candidamente nelle prime ore. Le credenziali c'erano tutte. Ma di mezzo ci si è messa Veronica. Almeno per ora.

 

 
[19-05-2009]

 

 

 

MATTONATE PER NOEMI - la neodiciottenne DI PAPI può già guardare al futuro con una certa tranquillità: possiede GIà 4 CASE NEL COMUNE DI NAPOLI (Nessuna risulta di particolare pregio né di lusso) – TUTTE LE SOCIETà DELLA LETIZIA FAMILY...

Marigia Mangano e Mauro Meazza per "Il Sole 24 Ore"

 

Bellezza e gioventù sono notoriamente beni effimeri. Meglio, allora, puntare sul mattone, che fa comodo anche se per qualche settimana ci si trova a essere, come Noemi Letizia, la diciottenne più famosa d'Italia.

E non solo d'Italia: ieri il Times ha corretto il suo articolo di sabato, precisando che con la frase «Spero che il Signore faccia per lui quel che non ha fatto per me», la madre di Noemi, Anna Palumbo, non intendeva riferirsi al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ma proprio al Signore, cioé al Padreterno.

Tornando invece alle cose terrene, la neodiciottenne Noemi può già guardare al futuro con una certa tranquillità: possiede infatti un'abitazione a Portici, in via Libertà, già dal giugno del 2003, mentre nei confini di Napoli risultano un'altra abitazione in via dell'Ortigara, in suo possesso dal dicembre 2005, un'altra ancora in via Capodichino, trasferitale dal 1995 e un negozio in Corso Secondigliano con annesso vano, nella sua disponibilità dal maggio 2002.

 

Nessuna delle proprietà risulta di particolare pregio né di lusso; ma certo l'abitudine dei genitori, Benedetto (detto Elio) Letizia e Anna Palumbo, di intestare le proprietà alla figlia riservandosi però il diritto di abitazione ha finito per radunare nelle mani di Noemi un buon numero di vani. Sedici, per l'esattezza.

I cinque di Portici (abitazione A2, di tipo civile) con diritto di abitazione riservato ai genitori; altri cinque in via Cupa Capodichino (abitazione A3, di tipo «economico») donati nel 1995 dal padre a Noemi e al fratello (poi scomparso in un incidente)e ugualmente gravati dall'obbligo di garantire al donante e alla madre la facoltà di abitarvi;

altri quattro vani (ancora categoria A3) in via dell'Ortigara,acquistati nel febbraio 2006, sempre garantendo proprietà a Noemi e dimora ai suoi genitori; e infine i due vani del negozio e del vano di tipo «ultrapopolare» (un «basso», verosimilmente) appartenuti ai nonni fino al 2002, in corso Secondigliano.

Gli archivi segnalano anche una proprietà (A3, di tipo economico) per Benedetto Letizia in quel di Scalea, in provincia di Cosenza, sulla costa tirrenica della Calabria. Proprio su questo immobile è stata cancellata nel 2005 una ipoteca a favore della società di riscossione GestLine per circa 41 mila euro.

La proprietà di questo immobile viene ancora attribuita dal Catasto anche al fratello Juri: anche per questa casa si può quindi immaginare lo stesso atteggiamento prudente di suddividere diritto di proprietà e diritto di abitazione. Un accorgimento utilizzato spesso da chi ha attività in proprio e vuole preservare le proprietà da eventuali rovesci. Comporta, certo, il passaggio in tribunale per ogni acquisto che coinvolge figli ancora minorenni, ma ha il vantaggio di aumentare la tranquillità.

E la famiglia Letizia di attività imprenditoriali in proprio ne ha già avviate diverse in passato, alcune ancora attive, altre cessate da tempo. Nella prima categoria compare l'impresa individuale Anna Palumbo, una edicola ancora in vita, benché pochi mesi fa affittata a terzi: l'atto notarile, redatto lo scorso 13 marzo, prevede l'affitto dell'attività fino al 12 marzo del prossimo anno, con un canone fissato in 400 euro al mese.

Ma la madre di Noemi, in veste di socio accomandatario, figura in altre due società avviate agli inizi degli anni novanta, e poi cessate. Si tratta della Juri Sas e della Letizia Sas di Anna Palumbo. La prima è un negozio di alimentari cancellato dal registro delle imprese il 3 dicembre del 1999. L'attività è durata dieci anni e ha visto Anna Palumbo in veste di accomandatario e il marito Benedetto come accomandante.

La Letizia Sas, operante nella vendita di articoli di abbigliamento e maglieria, è stata invece liquidata nel 2006, dopo essere stata iscritta dieci anni prima. Anche in questo caso i coniugi Letizia ricoprono le stesse posizioni: Anna Palumbo accomandatario, Benedetto Letizia accomandante insieme a Maria Ruotolo, classe 67, residente sempre a Napoli.

Bisogna spostarsi nella Euro Parfum di Letizia Dario & C Sas per vedere una composizione dei soci-amministratori un po' diversa. La Euro Parfum è una tabaccheria profumeria, sempre con sede a Napoli. In questo caso Benedetto Letizia compare insieme al parente Dario Letizia che ha la responsabilità di socio accomandatario, e Monica Letizia, accomandante.

 

LA BELLA POLITICA (a pagamento)
"Milano, cena elettorale con Berlusconi. Cinquantamila euro per un posto a tavola. Il Cavaliere invita gli imprenditori nella sede della sua "Università liberale" per sostenere Podestà, il candidato pdl alla Provincia" (Repubblica, p.4). Tra agli allegri paganti, gente disinteressata come Marcellino Gavio, il reuccio delle autostrade, Diana Bracco, Nostra Signora dell'Expo e il mitico banchiere Desiderio Zoncada, ex compagno di avventure di Giampiero Fiorani ai bei tempi della Popolare di Lodi. Il popolare animatore delle feste di Casoria li ripaga cantando "Malafemmena".

Che la crisi non esista si capisce anche dalle parole di Francesco Trapani, alias Mister Bulgari, che si fa intervistare dal Giornale di Zio Paolino: "Vip e preziosi d'élite. Così il nostro successo non finisce mai" (p.21). L'occasione sono i 125 anni della Maison e la mostra aperta al Palazzo delle esposizioni di Roma. Bizzarra l'ultima domanda della giornalista Daniela Fedi: "Le piacerebbe vedere il premier all'inaugurazione?". Risposta: "Sarebbe bello, un segnale molto importante". Anche per le ragazze stufe dei soliti gioiellini Damiani che Papi Silvio compra all'ingrosso.

 
[19-05-2009]
 

 

 

PENTOLE SENZA COPERCHI: l'emergenza rifiuti a Napoli, un paravento ?

 – LA VERSIONE DEL FOTOGRAFO SUL NOEMI-PARTY COZZA CON QUELLA DEL CAV.: “NOI DELLO STAFF SAPEVAMO SAREBBE ARRIVATO FIN DAL GIORNO PRIMA, QUANDO CI FU LA ‘BONIFICA’ DELLA SICUREZZA” - LA MADRE LO CHIAMAVA: "monsieur le President"…

Conchita Sannino per "la Repubblica"

«La partecipazione del premier alla festa? Forse era una sorpresa per la festeggiata, ma per noi dello staff di Villa Santa Chiara non lo era affatto. Alcuni lo sapevano, secondo me, anche dal giorno prima. E poi nella mattina della domenica sono venuti gli uomini della scorta del presidente a fare una visita al locale per motivi di sicurezza, credo che si chiami la "bonifica".

Anche le donne dell´impresa di pulizia lo sapevano. Alle 19 del pomeriggio, quando io ho messo piede nel locale, proprio loro mi raccontavano scherzosamente che sin dalle prime ore del mattino avevano dovuto lavorare più a fondo, più sodo, per "colpa" del presidente Berlusconi».

Pasquale Cerullo è il giovane fotografo che, la sera dell´ormai celebre party per i diciotto anni di Noemi, ha vissuto non da invitato, ma da osservatore professionale e distaccato le varie fasi del ricevimento. E tra le pieghe della sua testimonianza, brilla una contraddizione: il premier spiega di aver fatto la sua apparizione alla festa grazie solo a quel temporale su Milano che gli regala un´ora di tempo, e dopo una telefonata di papà Letizia che gli mormora "festeggio Noemi", ma già dalla domenica mattina la scorta del presidente compie la sua rituale verifica dei luoghi.

Forse dipende dall´unico contatto telefonico che il premier ha avuto con il padre di Noemi al mattino? E come mai una rappresentanza degli organi di sicurezza di Palazzo Chigi si sposta fin nelle pieghe dell´hinterland napoletano, a Casoria, per visitare un luogo dove il presidente non sarebbe andato?

Solo un dettaglio. È il frammento laterale, il racconto diretto di un ospite. Ma offre una tessera non perfettamente compatibile con il mosaico-spiegazione finora resa dal presidente del Consiglio a "Porta a porta". «Repubblica» gira la questione ai responsabili della sicurezza. Fonti del Dipartimento di pubblica sicurezza modificano la cronologia dei ricordi del giovane fotografo. Riferiscono infatti che la notizia del cambio di programma con l´arrivo del presidente del Consiglio a Napoli, viene trasmessa a Napoli intorno alle 15.

Alcune ore dopo, tra le diciotto e le diciannove - secondo le stesse fonti - scattano le misure di bonifica del luogo che sarà visitato da Berlusconi. Con personale del commissariato locale, della Digos e della sicurezza di Palazzo Chigi. Le stesse fonti aggiungono che effettivamente il premier, una volta atterrato a Capodichino, è rimasto fermo per circa un´ora.

Torniamo al nostro fotografo. Cerullo racconta a «Repubblica», con la semplicità del giovane addetto ai lavori, l´eccitazione dei domestici e cuochi, l´orgoglio e la comprensibile eccitazione di chi gestisce il locale, e poi in serata, nel clou della festa, anche la palpabile commozione della bella Noemi, l´emozione di sua madre, il fatto che entrambe pubblicamente continuassero a chiamarlo papi.

«Ricordo che tutto è successo dopo l´arrivo di Noemi. Ecco che lei fa il suo bell´ingresso con il velo ricamato sul capo, e dopo neanche cinque minuti arriva lui. Applausi, sorrisi. Io all´inizio scattavo, scattavo, ma la sicurezza del presidente mi guardava un po´ irritata. Ma io andavo dal direttore del locale, perché solo da lui prendo disposizioni, e quello mi diceva "Tu scatta", e io continuavo».

Eccolo, il clima che segnò quella domenica nel locale di Casoria. «Comunque erano tutti molto divertiti, e c´era familiarità tra il premier e quella famiglia. Soprattutto con madre e figlia. All´inizio sono stato più tempo proprio addosso a loro, perciò mi sono fatto questa idea».

Pasquale Cerullo, occhi chiari, viso di ragazzino, lo dice con chiarezza: «A me non importa perché è venuto il presidente, anzi ero stupito allora e resto stupito oggi», si limita a raccontare. Fino a pochi giorni fa, prestava il suo servizio professionale a Villa Santa Chiara, per sei o sette giorni a settimana. Anche quella domenica sera, Pasquale Cerullo arriva con la sua digitale dell´immagine.

Alle 19, trova ancora gli ultimi dipendenti impegnati negli ultimi ritocchi. «Ho visto quando sono arrivati i genitori di Noemi, emozionati e un po´ tesi. C´erano soprattutto giovani, una settantina di persone. I genitori della ragazza? La madre la ricordo particolarmente perché prima che arrivasse il premier diceva continuamente a tanti "Mi raccomando, ora che arriva monsieur le President", sì, con il vezzo del francese, e dopo lo chiamava dinanzi a lui e alla figlia, solo papi. Noi dipendenti ne abbiamo sorriso un po´.

"Noemi, vieni, la foto con papi, Noemi vieni papi sta facendo il brindisi". Il padre della ragazza? Molto compreso del ruolo». E quanto tempo è rimasto il premier? «Io ho visto che è rimasto per tutto il tempo della cena, seduto al tavolo con la famiglia di Noemi. Sì, dall´inizio alla fine della cena, io me lo ricordo anche al momento del dolce».

 

 
[11-05-2009]

PAPI NATALE – AD ARCORE IL CAV. HA UNA CAMERA ADIBITA A REGALI PER GLI OSPITI – LE invitate alle "feste del Presidente" RICEVONO UNA FARFALLINA (DISEGNATA DA LUI) – ALLA SECONDA O TERZA CENA ARRIVA UNA MINI (“SI PRESENTA CON LE CHIAVI IN MANO”)…

Fabrizio d'Esposito per "il Riformista"

La stanza dei regali. Ogni politico o imprenditore che ha l'onore di essere invitato da Silvio Berlusconi ad Arcore rimane sempre colpito dallo stesso dettaglio: una camera intera che il Cavaliere ha adibito come deposito per i doni da dare agli ospiti.

È da lì che entra o esce con pacchi di valore più o meno alto, a seconda del rango e del prestigio di chi ha il privilegio di andare a casa sua. Insomma, il premier è generosissimo. Come del resto ha tenuto a precisare Niccolò Ghedini, suo legale di fiducia nonché deputato, l'altra sera da Michele Santoro, nella puntata di Annozero sull'affaire Noemi e la misteriosa festa di Casoria.

Gioielli e orologi sono il suo cavallo di battaglia. Ne ha donati centinaia e centinaia in questi tre lustri di Seconda Repubblica. Negli Stati Uniti, per esempio, hanno calcolato l'entità degli omaggi all'ex presidente Bush: oltre 100mila dollari, compresa una statua in alabastro che raffigura Paride ed Elena e un'annotazione accanto a ogni dono che spiega perché è stato accettato: «Per non offendere il donatore e per non mettere in imbarazzo l'amministrazione americana».

All'ex premier britannico Tony Blair ha invece regalato venti orologi. Un record. La lista potrebbe continuare all'infinito e ha subìto un aggiornamento di gusti nel dicembre scorso, quando il capo del governo in vista di un G8 ha fatto shopping di vasi e coppe in una vetreria di Murano. Spesa: 80mila euro. Ma la munificenza del Cavaliere gioca un ruolo speciale soprattutto nelle cene con giovani deputate o attrici o veline a Palazzo Grazioli, residenza romana del presidente del Consiglio.

Gli incontri sono conditi da una tipologia di cadeau ben definita. Recentemente, il regista Tinto Brass ha rivelato un episodio che risale al 1987, sette anni dopo il primo incontro tra Silvio e Veronica. Brass girava Capriccio con Francesca Dellera: «Sono stato testimone dell'amore tra Berlusconi e Dellera. Lui perse la testa. Un giorno le mandò un visone tutto bianco e Francesca chiese consiglio a mia moglie (Carla "Tinta" Cipriani, morta due anni fa, ndr): "Che devo fare?". Mia moglie rispose: "Prendilo, cara, prendilo"». E lei lo prese.

Per tornare ai tempi d'oggi, il direttore dell'Unità Concita De Gregorio sul suo giornale ha rivelato la storia della farfallina, ornamento delle invitate alle «feste del Presidente». Dopo gli «spettacolini» c'è il regalo, come ha spiegato una testimone: «Ci ha regalato la solita farfalla, le disegna lui. Eccola è questa qui. Ogni tanto incontro una che non conosco con la farfalla al collo e penso ma guarda, anche lei. Una volta, con una, ce lo siamo anche dette: anche tu?».

La farfalla, e qui si può cogliere un'inquietante coincidenza con la locandina del Silenzio degli innocenti, è un gioiello di oro e brillanti e fa il paio con un altro segno distintivo delle giovani invitate a Palazzo Grazioli: la Mini. Chi ha avuto in regalo quest' auto dice al Riformista che la sorpresa non arriva subito, alla prima cena. Ma più in là, dopo che c'è stato modo di approfondire il rapporto di amicizia e il dono, poi, non viene mostrato nella sua interezza. Nel senso che il Cavaliere si presenta con delle chiavi in mano, sicuro di colpire l'interlocutrice.

Molti sosterranno che questo è solo gossip, solo voci non provate. Niente affatto. Nel giro delle ospitate berlusconiane adesso è il momento della paura e chi parla lo fa rigorosamente in modo anonimo. E non manca chi fornisce la sua versione sulla conoscenza tra la diciottenne Noemi Letizia e il premier, suggellata dalla festa di compleanno a Casoria. Sono racconti crudi, che trasudano veleno, invidia e forse un po' di gelosia. Come quelli sulla satiriasi dell'inquilino di Palazzo Grazioli.

 

 

 

 

BERLUSCONISSIMO – NELL’ULTIMO MESE LA BORSA HA REGALATO ALLA FAMIGLIA DEL CAV. 775 MLN € - i titoli SI GONFIANO seguendo il SUO percorso pOLITICO – L’INCOGNITA DIVORZIO: ieri per la prima volta si è bruscamente interrotta la corsa rialzista…

Franco Bechis per "Italia Oggi"

In cassa avevano già qualcosa in più di 1 miliardo e 200 milioni di euro di liquidità tenuta da parte negli anni precedenti. Ma nell'ultimo mese Silvio Berlusconi e i suoi cinque figli possono contare su 775 milioni di euro in più da dividersi comunque vadano le vicende familiari.

A consegnarli nelle loro mani è stata piazza Affari, che ha visto lievitare, con una performance decisamente superiore all'indice generale, i tre titoli quotati cui sono interessati gli azionisti del gruppo Fininvest. Mediaset, Mondadori e Mediolanum.

 

Il primo vale per loro 377 milioni in più, il secondo 113 milioni in più e il terzo 285 milioni in più del 7 aprile, all'indomani del terremoto in Abruzzo, circa un mese prima del terremoto familiare. Del miliardo e 228 milioni di euro liquidi accantonati nelle holding che controllano Fininvest sotto forma di dividendi e riserve starordinarie, la gran parte spetta al presidente del Consiglio nonchè fondatore del gruppo imprenditoriale: in tutto 719.007.355,74 euro.

Marina Berlusconi può invece contare su 54,5 milioni di euro fra quota di patrimonio netto distribuibile e liquidità in cassa. Piersilvio grazie alla sua holding quinta in tutto su 154,4 milioni di euro.

I tre fratelli di secondo letto, concepiti con Veronica Lario (il cui vero nome è Miriam Bartolini), e cioè Barbara Eleonora e Luigi hanno nella loro holding quattordicesima a disposizione 330,7 milioni di euro.

 

Questo patrimonio è già ampiamente diviso fra il padre e i cinque figli, e la proporzione dovrebbe restare simile anche con la valorizzazione delle partecipazioni quotate grazie al recupero dei titoli della scuderia sui mercati azionari. Ma c'è un segnale chiaro registrato in questo ultimo mese: i titoli stanno seguendo il percorso professionale del presidente del Consiglio.

Boom oltre le attese proprio nel momento in cui Berlusconi (in seguito al comportamento post terremoto in Abruzzo) stava raggiungendo le vette della popolarità e salendo gli indici di gradimento. Il parallelo non è automatico, naturalmente, ma non è un caso se molti analisti (anche l'ultimo report sul titolo Mediaset, che consigliava di attendere i risultati delle elezioni europee) ritengono strettamente legate le fortune politiche del maggiore azionista e i corsi azionari dei titoli di famiglia.

L'incognita viene dunque proprio dall'ultimo terremoto familiare: ieri per la prima volta si è bruscamente interrotta la corsa rialzista di tutti e tre. Forse meno clamore può fare bene anche alla tasche dei litiganti...

 

 
[08-05-2009]

Due lavori, nullatenente, tranne 'PAPI' SILVIO NESSUNO conosce IL PAPà DI NOEMI - E SPUNTA "una STORIA omoseX"! - i genitori di Noemi non vivono insieme DAL 1997 - nel 2005 dichiarò 12.376 € di reddito MA SI PERMETTE DI INVITARE 100 PERSONE AL PARTY

1 - LETTERA
Caro Roberto, gli Italiani non arrivano a fine mese fuorchè l'impiegato comunale di Casoria che, per festeggiare la sua Noemi, non ha problemi a invitare cento persone (e il Presidente del Consiglio) in un ristorante....
Margherita - Venezia

2 - I misteri di Elio Letizia
Fabrizio d'Esposito per Il Riformista

Chi è Benedetto Letizia inteso come Elio, il papà e non il papi di Noemi? Sono giorni che sulla rottura tra Silvio Berlusconi e la moglie Veronica si è allungata l'ombra della misteriosa triangolazione Casoria-Portici-Secondigliano. In pratica i luoghi del giallo Noemi e della sua ambigua famiglia. Casoria è la location periferica della festa di compleanno della diciottenne che appella il premier come «papi».

Portici è la città in cui vivono lei e la mamma Anna Palumbo. Secondigliano, infine, è il quartiere di Napoli dove abita Benedetto detto Elio, dipendente comunale nonché commerciante di profumi e bigiotteria, attività questa intestata alla moglie separata.

Ed è questa la prima cosa che non quadra dopo aver sfogliato i romanzetti rosa propinati ieri dal settimanale mondadoriano Chi. Sulle pagine del rotocalco di Alfonso Signorini si dipinge un quadretto idilliaco della famigliola che ha messo nei guai il matrimonio del Cavaliere. Anna ed Elio Letizia parlano dell'ultimo fine settimana trascorso fra Positano e Vico Equense e dopo tanta reticenza offrono finalmente una versione della loro amicizia con il presidente del Consiglio. Dice il marito: «Ci siamo conosciuti durante una campagna elettorale, molti anni fa, ed è iniziato un rapporto fondato sulla sintonia politica».o Mediaset

In realtà, i genitori di Noemi non vivono insieme da un bel po' di anni. Più di dieci. Tutto risale a quando Benedetto Letizia fu arrestato per una storia di compravendite di licenze commerciali illecite al comune di Napoli. Era il 1993 e lui era il capo della segreteria del direttore dell'assessorato all'Annona, Giovanni De Vecchi. Finirono in manette insieme a causa delle rivelazioni di un geometra, che al magistrato disse anche di essere a conoscenza di «una relazione omosessuale» tra Letizia e De Vecchi. Successivamente arrivò l'istanza di separazione tra lui e la moglie.

Su Chi, invece, Letizia ha parlato solo di un aspetto della vicenda, quello a lui più favorevole: «Nel 1993 sono stato ingiustamente sottoposto a un procedimento giudiziario, ma poi, com'era logico e doveroso, sono stato assolto in appello».

E veniamo alle inesattezze, per non chiamarle in altro modo, del Cavaliere. La prima è stata quella che Letizia «era un vecchio autista di Craxi». Falso. Il figlio del leader socialista, Bobo, ha smentito immediatamente e da Palazzo Chigi hanno poi tentato di chiudere la questione con una nota imbarazzante, in cui è scritto che Berlusconi non ha mai detto una cosa del genere.

Martedì sera, a Porta a porta, Berlusconi ha fornito una seconda versione: «Letizia voleva informarsi sulle candidature dell'ex questore Malvano e di Martusciello (due esponenti azzurri in Campania, ndr) per le europee». Inutile dire che i diretti interessati hanno smentito di essersi affidati a Letizia. Del resto qual è il peso politico del papà di Noemi? Ai tempi della Prima repubblica, entrò al comune di Napoli. Si racconta che fosse in quota Psdi.Y

Ma l'ex assessore socialdemocratico Giovanni Grieco non se lo ricorda: «Hanno scritto che mi faceva da segretario, ma non l'ho mai conosciuto. Io sono stato assessore all'Annona nel 1984 e Letizia non l'ho mai visto in vita mia. Forse era un ragazzo che frequentava la segreteria oppure è arrivato dopo quando io non ero più assessore, boh!».

Nella Seconda repubblica, Letizia si presenta invece come un forzista doc, al punto da telefonare al premier e segnalare candidati pericolanti. Il problema è che nessuno lo conosce negli ambienti del centrodestra napoletano. Dice un disorientato azzurro del golfo: «Sinora sono state dette solo un mucchio di cazzate, nessuno riesce a sapere la verità su questa storia incredibile. Possibile mai che questo Letizia chiama Berlusconi e gli chiede di venire alla festa della figlia a Casoria?».

Altro dettaglio del giallo Letizia: per giorni sia la madre sia il padre di Noemi hanno resistito alle domande dei cronisti sull'origine dei loro rapporti con il premier. «È un segreto che custodisco e non dirò mai», sono parole di Anna Palumbo. «Non mi faccia entrare in profondità», questa la risposta tipo di Benedetto alias Elio. L'unica verità, allora, è stata consegnata alla gazzetta rosa di corte, Chi: «Ci siamo conosciuti in campagna elettorale».

 

Un po' evasiva come spiegazione del rapporto tra un presidente del consiglio e un oscuro dipendente comunale di Napoli. Ieri, tra l'altro, il presidente emerito Francesco Cossiga ha mandato delle sibilline scuse a Noemi, che si concludono così: «Voglia peraltro trasmettere a Suo padre questo consiglio: tenga lontano dalla famiglia i politici, non per loro ma per quanto "li segue"». Ci mancava solo il veleno di Cossiga, in questa storia.

2 - I misteri del papà di Noemi: Due lavori, nullatenente, tranne Berlusconi non lo conosce nessuno

 


Guido Ruotolo per La Stampa

E adesso si è tagliato anche il codino. Forse si è immedesimato nel ruolo di «amico», di «confidente», di «suggeritore» del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. E, dunque, un look istituzionale è diventato d'obbligo. Benedetto Letizia, detto Elio, presidia la casa di Portici. Non c'è Noemi, l'oggetto dello scandalo, né Anna Palumbo, la moglie dalla quale anche formalmente voleva separarsi nel lontano 1997.E

E' cordiale, risponde alle domande con cortesia. Anche se non dice nulla. E' bravo, «il devotissimo», per dirla con Noemi, di Silvio Berlusconi. E' uno di vecchio stampo, uno di quelli che non vede, non sente, non parla. Da una settimana sotto i riflettori, Elio non ha mai dato una briciola di notizia su di lui, sui suoi vecchi guai giudiziari, sulla sua amicizia con il presidente Berlusconi. Gioca di sponda, d'intesa con il presidente.

Noemi aveva otto anni, quando papi Elio presentò l'istanza di separazione. Adesso, sembra acqua passata. In questi giorni di passione e di polemiche, lui è un padre premuroso, un marito perfetto che difende la famiglia. Il vero mistero di questa storia è la tempra di papi Elio.

Nel frullatore dell'informazione si è posto l'accento sui suoi guai giudiziari. Lui non si è mai difeso. E' un mistero, questo. Fu arrestato, questo è sicuro, nel lontano 1993 per una storia di corruzione, di compravendita di licenze commerciali. In un Paese che sa tutto, non si riesce neppure a ricostruire la storia giudiziaria non di un Elio Letizia qualsiasi, ma dell'amico del presidente del Consiglio.

 

Finì in carcere con il suo superiore, Giovanni De Vecchi, direttore dell'Ufficio Annona del Comune di Napoli. «Era lui, Benedetto Letizia, il dominus di quell'organizzazione criminale che aveva il controllo del mercato delle compravendite di licenze commerciali». Chi all'epoca lavorava alla Procura di Napoli ricorda bene quel «fascicolo», quella retata che diede poi vita ad altri arresti, compreso l'assessore all'Annona dell'epoca, Arcangelo Martino, ma che con l'«organizzazione Letizia» non aveva rapporti. In questi giorni, anche nel Palazzo di Giustizia, leggendo le cronache rosa, qualcuno ha cercato di capire che fine avesse fatto quell'inchiesta, quel processo.

Mistero. Adesso nei corridoi della Procura di Napoli quando ne parlano lo chiamano il «processo sfortunato»: «Deve essere stato condannato almeno in primo grado. Ma poi, in appello, ci deve essere stato una dichiarazione di nullità del decreto che disponeva il giudizio. Le carte potrebbero stare incredibilmente ancora al gip». Era lui, Elio Benedetto Letizia, il «dominus» dell'organizzazione criminale.

ristorante di Casoria, del party di Noemi

Impiegato comunale, in questi anni ha subito tre sospensioni dal lavoro. Solo nel 2007 è stato riammesso a palazzo San Giacomo. Chi ha spulciato le sue dichiarazioni dei redditi, come «Italia Oggi», ha scoperto che nel 2005 Elio Letizia dichiarò 12.376 euro di reddito. E però si è scoperto che è socio di una profumeria-tabaccheria dal 1995, gli anni delle vicissitudini giudiziarie, e la moglie gestisce una edicola-cartoleria. Noemi, invece, ha già un appartamento intestato a lei. E che dire del Letizia politico navigato? Che addirittura dà indicazioni al premier Berlusconi di candidare alle Europee l'ex questore di Napoli, Franco Malvano, e Fulvio Martusciello, storico parlamentare e promotore di Forza Italia a Napoli (insieme al fratello Antonio).

Neppure Elio se l'è sentita di confermare la storiella di Silvio Berlusconi. Malvano ha fatto sapere di non averlo mai conosciuto; Martusciello ricorda di averlo conosciuto nella lontana campagna elettorale del 2000 nel quartiere di Secondigliano. Ma che poi ha perso le sue tracce. Del resto ha aspettato il comunicato di Palazzo Chigi per confermare che lui non è mai stato l'autista di Bettino Craxi, così come aveva raccontato subito Berlusconi.

Sul suo passato politico, dichiaratamente socialista, nessun napoletano della stagione che fu ne ha ricordi. Neppure in casa socialdemocratica. E adesso che addirittura avrebbe questo ruolo di «suggeritore» in Forza Italia-Partito delle libertà, i leader locali del partito del premier fanno spallucce. Sì, Elio Benedetto Letizia è proprio un signor «Nessuno».

Forse qualcuno lo conosce a Secondigliano, il quartiere di Napoli nel quale ha vissuto fino a due anni fa, quando poi la famiglia Letizia si è trasferita a Portici, comune alle porte di Napoli. E come su tutti i signor «Nessuno», non avendo un passato da ricordare, adesso girano storielle che non meritano neppure di essere raccontare. Ma la domanda rimane senza risposta: come e perché conobbe Berlusconi?

 

 
[08-05-2009]

 

FURBETTI DELLA MADDALENA - COSTI PER IL G8 LIEVITATI, APPALTI NEL MIRINO DEI PM - RESTANO UN POLO VELISTICO E UN ALBERGO DI LUSSO CHE NESSUNO VUOLE GESTIRE – IL TRASLOCO A L’AQUILA NON È SOLO UN ATTO D'AFFETTO MA UNA VIA D'USCITA NECESSARIA…

Fabrizio Gatti per "L'espresso"

Doveva essere l'hotel delle notti di Obama e Sarkozy, il cinque stelle superiore dei capi di Stato del mondo. È già una cattedrale nel deserto, con la sua facciata bianca stretta tra un capannone della Marina militare, una strada trafficata e il mare senza spiaggia che qui, e solo qui su tutta l'isola, a volte puzza di fogna.

Nessuno vuole gestire il più grande dei due alberghi costruiti alla Maddalena per il G8 che non si farà. La gara indetta dalla Protezione civile è andata deserta. Perché, almeno per pareggiare il capitale già speso, lo Stato o la Regione Sardegna dovrebbero affittare l'albergo a un imprenditore che a sua volta dovrebbe far pagare mille euro a notte per queste stanze con vista da motel. Una cifra folle e completamente fuori mercato. Qualcosa non ha funzionato nel controllo dei costi, come 'L'espresso' aveva già scoperto nel dicembre scorso. Ma i dubbi adesso sono ufficiali. Tutte queste opere sono sotto inchiesta.

I carabinieri del Ros stanno indagando sulla catena di appalti. Un'indagine condotta per il momento dalla Procura di Firenze. Anche il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, commissario delegato per il G8 e responsabile dell'applicazione delle procedure d'urgenza, ha avviato un'indagine interna. Un provvedimento seguito pochi giorni fa dalla decisione del Consiglio dei ministri di chiedere per decreto il taglio retroattivo dal primo marzo delle maggiorazioni alle imprese per le lavorazioni su più turni, dei premi di produzione e la riduzione del 50 per cento dei compensi per le prestazioni professionali destinati a progettisti, esecutori e collaudatori.

Maggiorazioni, premi e compensi confermati da almeno 16 tra ordinanze e decreti voluti, firmati o proposti dal governo e dalla Protezione civile. Un dietrofront che limita (di poco) i danni per le casse statali, ma anche le possibili responsabilità giudiziarie di funzionari e controllori, tuttora da identificare, che prima avrebbero avvallato le spese e ora stanno lavorando per contenerle.

Letta così la decisione di Silvio Berlusconi di trasferire il vertice a L'Aquila, non è solo un atto d'affetto e un doveroso impulso al risparmio. È anche una via d'uscita necessaria. Forse bastava una formulazione più moderata dei preventivi e dei contratti. E i soldi per l'evento sarebbe bastati.

La domanda da cui parte l'inchiesta dei carabinieri del Ros è una: nella formulazione delle offerte, c'è stata o meno concorrenza tra imprese? Un dubbio che hanno avuto anche i vertici della Protezione civile. Nel giugno 2008 Bertolaso chiede al professor Gian Michele Calvi come poter verificare se alla Maddalena si stia spendendo più del necessario. Calvi, oltre che amico del capo della Protezione civile, è tra i massimi esperti di ingegneria antisismica e membro della Commissione grandi rischi. Pochi giorni dopo il professore, che insegna a Pavia, viene accompagnato a visitare i cantieri.

ISOLA MADDALENA

Sempre in quei giorni un'ordinanza di Berlusconi sostituisce il soggetto attuatore degli appalti Angelo Balducci con il suo collaboratore Fabio De Santis e istituisce una commissione di tre esperti: «Al fine di assicurare un'adeguata attività di verifica degli interventi infrastrutturali posti in essere dai soggetti attuatori in termini di congruità dei relativi atti negoziali», è scritto nell'ordinanza. Insomma, un'indagine su interventi e contratti. In autunno viene sostituito anche De Santis e a capo degli appalti è nominato il professor Calvi. La questione dei costi continua a preoccupare.

Calvi avvia le verifiche delle spese, voce per voce. E a fine febbraio spedisce tutti i progetti al Consiglio superiore dei lavori pubblici perché esprima un parere. Presidente di questo consiglio è proprio Angelo Balducci, nel frattempo promosso dal ministro Altero Matteoli al vertice del massimo organismo di controllo del ministero.

«È vero che il Consiglio si trova a dover valutare provvedimenti di spesa approvati quando Balducci era soggetto attuatore», spiega una fonte vicina alla struttura di missione della Protezione civile alla Maddalena, «ma Balducci conosce i cantieri e gli imprenditori che hanno vinto gli appalti. E forse è l'unico funzionario di Stato in grado di far accettare a quegli imprenditori tagli ai loro incassi. Il rischio è sempre quello dei ricorsi».

Tutti nei cantieri della Maddalena sanno che i carabinieri stanno indagando. L'indagine del Ros parte dall'intercettazione il 9 agosto 2008 di una telefonata dell'architetto Marco Casamonti, 43 anni, fondatore dello studio Archea, uno dei progettisti dell'hotel. Casamonti, arrestato e rilasciato dopo l'interrogatorio, è sotto inchiesta in Toscana dall'autunno per i presunti accordi sottobanco tra la Fondiaria-Sai di Salvatore Ligresti e alcuni politici della giunta di Firenze.

«Ci hanno chiamato per dare una mano per i progetti del G8 all'isola della Maddalena», dice Casamonti nella telefonata intercettata, «perché stanno facendo i lavori e sono nella cacca più nera. Perché hanno dato incarico agli architetti di Berlusconi che non sono in grado...».

Adesso il decreto voluto dal governo per tagliare i premi alle imprese potrebbe addirittura aggravare i conti. La retroattività al primo marzo, quando ancora si parlava di G8 alla Maddalena, e la decisione di dimezzare i compensi ai professionisti rischia di esporre lo Stato ai ricorsi. Alcune ditte appaltatrici, una minoranza, stanno già studiando la questione con i propri legali. La maggior parte degli imprenditori ha per ora deciso di concludere comunque i lavori.

In palio c'è l'Abruzzo e la possibilità di partecipare agli appalti per la ricostruzione. Il caos di questi giorni, la manifestazione degli abitanti, le proteste del sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, hanno nascosto il risultato positivo dei lavori sull'isola. Per la prima volta in Italia un'opera pubblica viene progettata, appaltata, eseguita e consegnata in poco più di un anno. Al posto di un arsenale militare, contaminato da amianto e idrocarburi, ora c'è uno yachting club con porto turistico per 700 barche, aree per conferenze, scuole di vela e un albergo di lusso progettati dall'architetto Stefano Boeri.

Un polo di attività che avrà forse più successo dell'hotel-cattedrale ricavato nell'ex ospedale militare, quello che nessuno vuole. Per la sua gestione, il cuore del progetto che avrebbe dovuto ospitare il meeting, ha vinto la Mita Resort, società della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. E il fatto che altre due società sarde abbiano presentato ricorso al Tar per far annullare la gara, significa che questo complesso richiama interesse. Con il suo indotto di posti di lavoro e ricadute economiche.Facendo qui il G8, Berlusconi rischiava cioè di dar lustro a un'idea uscita dal programma dell'ex governatore sardo di centrosinistra, Renato Soru. Un'eventualità che il premier ha sempre tentato di evitare, fin da quando appena eletto aveva proposto di trasferirlo a Napoli.

L'altra incognita sull'avvenire della Maddalena è la mancanza di infrastrutture. Dirottate alle imprese costruttrici le principali risorse, non sono rimasti più soldi per l'allargamento dell'aeroporto di Olbia, la realizzazione della superstrada Olbia-Sassari e la costruzione della passeggiata a mare che avrebbe dovuto collegare il paese della Maddalena al nuovo porto turistico. I tre progetti, più volte confermati dal governo, sono stati via via sfilati perché i costi già alti e le varianti in corso d'opera stavano svuotando la cassa.

«A più di due settimane dal trasferimento del G8», racconta il sindaco, Angelo Comiti, «non ho ricevuto una sola telefonata di Bertolaso. Di nessuno, né del governo, né della Protezione civile. Ci hanno spinti in una situazione antipatica. Perché sembra che vogliamo fare concorrenza agli amici dell'Aquila che vivono settimane tragiche. Non è così, andrò a L'Aquila a spiegarlo. Però il lavoro enorme che abbiamo fatto qui non può essere ridotto a una sceneggiata di ?Scherzi a parte?. Ti svegli una mattina e ti dicono che era tutto una finzione».

Pochi giorni fa Comiti ha potuto visitare i cantieri, ancora coperti dal segreto di Stato e presidiati dal battaglione San Marco come se il G8 si dovesse svolgere ancora qui. La riservatezza sui cantieri dovrebbe essere tolta il 20 maggio. Al sindaco i rappresentanti della struttura di missione, Riccardo Micciché e Francesco Piermarini, cognato di Bertolaso, hanno garantito che i lavori saranno completati entro il 31 maggio. Come previsto. Data confermata dall'architetto Boeri: «Non posso dire di più perché vale sempre il segreto, ma nonostante i tagli le imprese hanno deciso di concludere».

Verranno comunque consegnati immobili senza arredamento. La Protezione civile ha inoltre deciso di non completare l'asfaltatura dei viali e l'arredo a verde per risparmiare altri 50 milioni da impegnare per il G8 a L'Aquila. Questo dovrebbe ridurre i costi alla Maddalena da 377 a 327 milioni di euro. La previsione di spesa al momento della firma dei contratti era di 308 milioni. Secondo la Protezione civile che, va detto, ha sempre garantito trasparenza sulle cifre, c'è stato dunque un rincaro del 22 per cento. Le imprese però avevano già ottenuto per contratto un incremento del 30 per cento per il fatto di lavorare su un'isola, del 15 per cento per i turni di lavoro giorno e notte e ancora del 12 come ulteriore ?premio di accelerazione?.

Cioè un aumento del 57 per cento. Il risultato è un valore degli immobili completamente fuori mercato che difficilmente potrà restituire alle casse pubbliche quello che tutti noi abbiamo speso. Per l'albergo nell'ex ospedale che nessuno vuole gestire si tratta di 16.800 metri quadri. Ci sono costati 73 milioni, calcolando un aumento medio del 22 per cento sui 60 milioni previsti. Significa un costo di costruzione senza arredamento di 4.345 euro al metro (3.571 senza l'aumento).

Alla Maddalena i costi non superano i 1.200 euro al metro. Le ultime tabelle dell'Agenzia del territorio fermano il costo di vendita di una villa di lusso a 3.200 euro al metro. Poiché tra suite e standard, le stanze sono 101 significa un costo medio per ogni stanza di 722 mila euro.

Cioè l'equivalente, per ogni camera, di 14 mini appartamenti da 50 mila euro da costruire a L'Aquila. Considerata una rendita del 4 per cento, se lo Stato dovesse pretendere il pareggio da questo investimento con l'incasso di un affitto, il povero gestore dovrebbe sperare di incassare 28 mila euro l'anno per ogni stanza. E poiché l'estate alla Maddalena riempie gli alberghi non più di 40 giorni, significa partire già da 722 euro a notte. E a questo punto fallirebbe perché non avrebbe soldi per pagare il personale, la manutenzione, le tasse. Alla fine dovrebbe alzare il prezzo. Almeno mille, 1.200 euro a notte. Per affacciarsi su un capannone, una strada, lo scarico. E gustarsi il panorama che Obama e Sarkozy non hanno mai visto.

 

 
[08-05-2009]

 

 

 

COME PUò UN USCIERE COMUNALE PERMETTERSI UN AUTISTA AUTO-MUNITO PER LA FIGLIA? - E COME PUò LA PRINCIPESSINA DI CASORIA ACQUISTARE SEI PAIA DI SCARPE IN DUE ORE? - MILLE E UNA NOTTE A PALAZZO GRAZIOLI: accappatoio bianco E un farmaco che si inietta

1 - SEI PAIA DI SCARPE IN 2 ORE E PAPA' LE MANDA L'AUTISTA...
Marco Castoro per "Italia Oggi"

A DI NOEMI SU FACEBOOK

Ora che l'hanno conosciuta tutti cercano di diventare amici di Noemi su Facebook. Ma la principessina di Casoria non si apre facilmente ai marpioni dell'ultim'ora. Tuttavia, qualche amico sul social network Noemi ce lo aveva anche prima della sbornia di notorietà. Ai quali, come tutte le ragazze della sua età, raccontava i suoi problemi con il fidanzato, i suoi capricci, i suoi tormenti, le sue gioie, le sue manie, i sui vizi e le sue virtù. A un conterraneo ha raccontato i suoi tormenti sentimentali, le discussioni con il ragazzo che proprio non voleva accettare che lei si comprasse sei paia di scarpe nel giro di due ore.

Sai, ciattava Noemi all'amico, il mio ragazzo mi fa la ramanzina, dice che i miei modi sono troppo mondani. «Che male c'è se mi compro sei paia di scarpe in due ore?» O se il padre, per non farla stancare troppo (forse anche per non farle consumare troppo suole e tacchi) le aveva affiancato un autista personale per portarla ovunque.

Perfino l'amico provò a farle capire che un autista personale per una minorenne non è prassi normale. Ma lei rispose che era il padre a volerlo. Questi padri capaci di fare tutto per i figli. Nonostante, come riportato da ItaliaOggi, il signor Letizia dichiarò nel 2005 12 mila euro.

2 - PAPà ELIO, QUEL VECCHIO AMICO SOCIALISTA CHE NESSUNO CONOSCE
Eduardo Di Blasi per "l'Unità"

regalo di silvio a Noemi

Quello che si sa di lui sembra farne un personaggio minore della storia. Benedetto «Elio» Letizia, usciere in una sede del Comune di Napoli, oggi è un dipendente di fascia bassa, reintegrato dopo anni di sospensione, con una sentenza che lo mandava assolto. Nel febbraio del 1993 quando era segretario della direzione dell'annona, fu accusato assieme al suo direttore Giovanni De Vecchi di aver organizzato un sistema per rimettere in
circolo le licenze dei commercianti che cessavano l'attività senza passare per gli uffici competenti.

Una storia messa alle spalle, per un uomo di 50 anni che ha continuato a mandare
avanti la propria famiglia grazie a un'edicola gestita dalla moglie (già valletta a Canale21, tv locale campana) e una tabaccheria-profumeria. Quello che si sa di lui è che non è stato l'autista, seppur solo quello napoletano, di Bettino Craxi, e che i «vecchi» socialisti partenopei come Giulio Di Donato non ne portano alcuna memoria.

Non se lo ricordano, in un primo momento, nemmeno Fulvio Martuscello per il quale, stando alle parole del premier, papà Letizia si era battuto («Mi ha telefonato per chiedermi se lasciavo fuori Martuscello dalle liste elettorali») e il capogruppo di Forza Italia in Comune Raffaele Ambrosino.

Aveva animato i rispettivi comitati elettorali in quel di Secondigliano, ma non era nel gruppo dirigente, e non si ha contezza della sua iscrizione al partito. Della «vecchia amicizia» con il premier l'intera famiglia oggi preferisce non parlare, avendo forse timore di essere male interpretata (al Corriere del Mezzogiorno la giovane Noemi parlava così del premier: «Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che lui desidera da me. Poi, cantiamo assieme»).

 Letizia

Quello che si sa di lui, di Benedetto, è che è quello che nella foto ricordo con il premier
è a destra, di fianco alla figlia.

3 - LA SATIRIASI E LE MILLE IN UNA NOTTE
Fabrizio d'Esposito per "Il Riformista" del 5 maggio

Le mille in una notte? La cifra è simbolica, ma è certo che un paio di mesi fa nel cortile di Palazzo Grazioli, residenza romana del Cavaliere, hanno visto entrare un camion da cui poi è stato scaricato un materasso enorme. Un letto a tre piazze.

Quest'altra scena, invece, risale allo scorso fine giugno. L'estate rovente delle intercettazioni hard di Silvio Berlusconi, quelle in cui si parlava delle ministre e mai uscite per intero. Il Riformista ne pubblicò qualche brano e un berlusconiano di alto rango si fece vivo chiedendo la massima discrezione. L'incontro col cronista, a Roma, fu una lunga passeggiata attorno ai palazzi del potere. Una discussione, una volta tanto, che esulava dal totus politicus.

L'azzurro partì dal problema che angoscia ogni uomo, credente o no. Il problema della morte. Ognuno reagisce a modo suo, disse il politico, e quando il colloquio filosofico, e un po' surreale, arrivò al protagonista delle intercettazioni, il sigillo alla riflessione fu questo: «Satiriasi», ossia l'equivalente maschile della ninfomania. Mani dietro la schiena, il berlusconiano di alto rango si fermò in mezzo alla strada e disse proprio così: «Satiriasi».onica noemi

E forse è per questo che Veronica Lario, nello sfogo che ha consegnato a Repubblica domenica scorsa, ha parlato di un uomo malato: «Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta abene. È stato tutto inutile». E ancora: «Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni».

Accuse devastanti, che trovano una conferma nelle storie piccanti che circolano da tempo sulle notti di Palazzo Grazioli. Da quando cioè il Cavaliere ha superato i settant'anni - è nato nel 1936 - e l'assillo dell'età gli avrebbe fatto nascere un forte disgusto per il decadimento fisico. Ieri l'Unità ha scritto delle feste di Palazzo Grazioli, con un tavolo da cinquanta posti, dove mangiare, e graziose fanciulle sulle ginocchia dell'imperatore (copyright Veronica).sconi

Chi ha partecipato, da invitata, a queste serate racconta al Riformista una quantità impressionante di dettagli, in cui spicca un accappatoio bianco che quasi abbaglia la vista e un medicinale che non è il Cialis, bensì un farmaco che si inietta. Ma soprattutto, grazie a una frequentazione di vari anni a Palazzo Grazioli, la donna rivela in che modo sono progressivamente cambiate le abitudini del Cavaliere.

 

È un racconto lungo e crudo, che si sovrappone perfettamente allo sfogo della moglie Veronica, in cui a colpire l'interlocutore è anche l'apologia dell'odore. I profumi sono una parte essenziale delle mille in una notte. E poi ci sono il letto, il bagno, i sospiri e altri particolari di cui non si può dare conto perché la questione sessuale del premier si muove a cavallo tra la privacy e il comune senso del pudore.

Il premier che «frequenta le minorenni», secondo l'accusa della consorte, è poi una storia che trapelò dalle stesse intercettazioni hard oggi distrutte, sia a Milano sia a Napoli nell'ambito di due inchieste diverse. C'era il nome di un'importante azzurra, incaricata di svolgere un ruolo delicato nell'organizzazione delle feste berlusconiane. E adesso che Veronica ha deciso di divorziare dal marito Silvio per la vicenda di Noemi e del suo primo compleanno da maggiorenne, dal passato riemerge un quadro più chiaro e completo.

Forse un giorno questo spaccato della vita del presidente del Consiglio sarà raccontato in maniera più organica, come fece Gian Carlo Fusco con il duce in un libretto strepitoso intitolato dapprima PlayDux e poi Mussolini e le donne. Fusco fece un catalogo con le amanti preferite e quelle occasionali. Raccolse pure la confidenza del portiere di Palazzo Venezia che gli riferì di come il dittatore del fascismo ne cambiava una al giorno.

E oggi, PlaySilvio, che piaccia o no, non è solo gossip o guardonismo di noi esseri normali e forse invidiosi, ma la narrazione del potere ai tempi del Cavaliere, sdoganatore del velinismo al governo e in Parlamento. Una narrazione sì gaudente ma al tempo stesso tragica perché alle prese, almeno nell'ultimo lustro, con la questione della morte e del senso di finitezza che viene percepito dagli uomini anziani. Fosse davvero immortale, Silvio Berlusconi, i recenti problemi con la moglie li avrebbe evitati, sicuramente.

 

 

 
[07-05-2009]

 

 

 

UN BERLUSCONI A PANAMA - IL RE DEI SUPERMERCATI ORIUNDO ITALIANO STRAVINCE ALLE PRESIDENZIALI - IL NONNO EMIGRÒ DA LUCCA ALL’INIZIO DEL SECOLO SCORSO E SPOSÒ UNA SPAGNOLA - PADRONE DI DUE TV, HA INONDATO LA NAZIONE DI MESSAGGI AGGRESSIVI…

Gian Antonio Orighi per "La Stampa"

Buona la seconda. A cinque anni dal suo primo debutto nell'arena elettorale, quando aveva riscosso un misero 5 per cento, l'oriundo italiano Ricardo Martinelli, leader del cartello conservatore Alianza por el Cambio (Ac) e principale imprenditore di Panama, ha stravinto le elezioni presidenziali dell'altro ieri con più del 60 per cento dei voti, contro il 36 per cento del progressista e governante Partido Revolucionario Democrático (Prd).

Un trionfo superiore persino ai sondaggi, che già gli davano 16 punti di vantaggio. «Martinelli stravince», sintetizzava ieri «La Prensa», il principale giornale del Paese centroamericano, che conta poco più di tre milioni di abitanti.
Il neo-eletto entrerà in carica il prossimo 1 luglio.

mappa Panama

Sposato e padre di 3 figli, cattolico, 57 anni, il primo discendente di immigrati del Belpaese a raggiungere la stanza dei bottoni nel Cono Sud ha festeggiato a suo modo, intonando a pieni polmoni, davanti ai fan che lo acclamavano, la popolare canzone «El Rey». Sempre in maglietta, vulcanico, con una pancia nemica delle palestre, e i capelli bianchi spettinati che cominciano a diradarsi, Martinelli ha promesso: «Ci sarà più lavoro e più equità, più sicurezza e finalmente un metrò nella capitale», sconvolta dal traffico e dove vive un terzo della popolazione: costo previsto 900 milioni di dollari.

Il magnate, padrone di una serie infinita di aziende, tra cui la più importante catena di supermercati, direttore di due tv e di una banca, si è pagato di tasca sua la campagna elettorale ed i dilaganti spot. Il Prd l'aveva ribattezzato il «Berlusconi di Panamá». Ma questo populista e conservatore doc (patrimonio stimato in 400 milioni di dollari) che odia Chávez e i fratelli Castro, amico di Washington, e che ha promesso mari e monti in un Paese ribattezzato il «dragón centro-americano», che anche quest'anno dovrebbe crescere di oltre il tre per cento. Il drago però comincia a perdere qualche colpo nel mezzo della crisi finanziaria mondiale e il 41 per cento della popolazione vive ancora sotto la soglia della povertà.

Nato nella capitale, liceo negli Usa, dove poi si è laureato in amministrazione di impresa con master in marketing, Martinelli si è costruito un impero da solo. Il Paperone è stato anche ministro del Canale dal 1999, quando gli Stati Uniti hanno restituito la proprietà della via tra l'Atlantico e il Pacifico ai panamensi, al 2004: un incarico strategico perché il Canale è l'industria più importante del Paese. Ed è stato anche tra i propulsori del suo raddoppio, un investimento di 5 miliardi di dollari che dovrà culminare proprio lui nel 2014.

Comunicatore nato (il suo slogan: «Tu mi dai il voto, io ti dò il cambiamento»), estroverso, il miliardario ha promesso più investimenti esteri, una pensione di 100 dollari agli anziani oltre i 75 anni, case popolari. E, soprattutto, ha convinto le classi popolari che lui era il modello.

Riccardo Martinelli sventola la bandiera panamense

Predicava nella campagna elettorale in cui ha percorso letteralmente il Paese, apparendo davanti alle telecamere persino tagliando banane insieme ai contadini. «L'imprenditore è una persona che sa fare tutto - spiegava -. Il politico è una persona che fa una sola cosa alla volta: o parla o cammina, o pensa o rutta. Io sono la novità». La sinistra? «Vende sogni d'oppio».

Nel 1990 Martinelli ha fondato il suo partito, Cambio democratíco, perno di Ac. E dal 2004 è entrato in campagna, aiutato anche dalla moglie, presidentessa della Fundación Ricardo Martinelli, che ha distribuito a man bassa borse di studio agli studenti poveri. Gli avversari lo chiamavano «El Loco» (il pazzo) per una sua presunta malattia psichiatrica che curerebbe con pillole. «Noi pazzi siamo maggioranza», gongolava domenica notte, dopo che le urne gli hanno dato ragione.
Il magnate che guiderà uno dei più fiorenti paradisi fiscali del mondo giura di lottare contro corruzione e criminalità. E tuona: «Me ne frego di essere definito di destra. Il mio obbiettivo è risolvere gli annosi problemi del Paese mai risolti dai politici tradizionali, che ci hanno lasciato miseria e fame».

 

 
[06-05-2009]

 

 

 

"IL RIFORMISTA" LEGGE DAGOSPIA E SCOPRE SABINA BEGAN, L'APE REGINA DI SILVIO - ATTRICE TEDESCA, è DI CASA A PALAZZO GRAZIOLI – LA ROTTURA CON LA TOPOLONA SAVINO - QUEL TATUAGGIO: 'L'incontro che ha cambiato la mia vita: S.B.' – LA COVER SU 'PANORAMA'

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Andrea Mordecani per "Il Riformista"

lario began berlusconi

È da poco passata la mezzanotte del 12 settembre 2008. A Villa Miani, a Roma, va apparentemente spegnendosi la sfarzosa festa di matrimonio tra Elvira Savino, da poco eletta nelle file del Popolo della Libertà, e Ivano Campili, imprenditore napoletano del ramo Poste.

Dopo la torta nuziale, raccontano i presenti, Silvio Berlusconi ha cantato con Mariano Apicella i suoi cavalli di battaglia, come A Pigalle, e lanciato la new entry 'Stay with me'. Il momento più alto è quando il pubblico, adorante, canta sulle note di 'O sarracino, pizzicate da Apicella, «O presidente, o presidente, bellu guaglione... tutt'e femmene fa innamurà».

sabina began

A quest'ora, quando un giorno non è finito e un altro non è iniziato, direbbe Marzullo, Berlusconi sta raccontando le barzellette davanti a una folla raccolta e divertita, arricchendo il menù satirico con aneddoti su Veronica che parla solo dei figli. Fuori l'aria è elettrica, il cielo non ha ancora scaricato del tutto la pioggia che ha costretto gli invitati, qualche ora prima, a rifugiarsi all'interno della villa dove si sposò anche Francesco Totti con Ilary Blasi, soubrette delle Iene.

Per le scale, verso un'auto scura che l'attende, una mora con un vestito d'argento, a strisce verticali separate dai seni sodi sul petto seminudo, esce urlando alla notte parole di rimprovero o minaccia. Dette a voce troppo alta per non sperare, o temere, che qualcuno le raccolga e le riferisca.

«Tanto gliel'ho presentato io, lei non è nessuno, la distruggo quando voglio». Sono frasi da dirsi a un matrimonio? Gliel'ho presentato io... lei non è nessuno... la distruggo quando voglio... Di chi starà parlando? E chi è questa mora che abbandona la festa con la fretta di Cenerentola e l'aria arrabbiata da matrigna?

sabina began

Scorrendo le foto su Dagospia, qualche giorno dopo, incrociate con la cronaca del Tempo, a firma di Gabriella Sassone, si scopre che la mora in questione risponde al nome di Sabina Began, attrice attiva sulla scena mondana romana, amica della sposa, la Savino, con la quale avrebbe anche condiviso un appartamento romano.

Possibile che la mora parli di lei? Della Savino? Difficile, anche perché ormai la Savino è un personaggio pubblico, una onorevole. Nota alle cronache di Dagospia e delle pagine di gossip come la "Topolona", soprannominata anche "Miss Tacco 12" perché con un vertiginoso tacco ha esordito in Parlamento, in realtà è stata un'attiva pr di 'Formiche', il mensile diretto da Paolo Messa, testimone di nozze della Savino assieme a Berlusconi. E se Marianna Madia è economista perché è laureata in economia, anche Elvira ha la sua bella laurea (110 e lode) e, certo, perché no, un aspetto che valorizza il curriculum.

Come la scelse Berlusconi? Secondo Paolo Zeppitelli, del Tempo, l'idea di Berlusconi «era presentare Barbara Matera, presentatrice Rai e con alle spalle piccole parti in alcune produzioni televisive, ma il partito in Puglia ha fatto capire che non avrebbe gradito una imposizione di questo tipo, completamente slegata dal territorio. Così, a pochi giorni dalla chiusura delle liste, Berlusconi si è ricordato di quella giovane ragazza che aveva già notato, forse a un seminario, forse a una festa».

sabina began

Per la pista festaiola, l'indiziata numero uno è proprio Sabina, amica di Elvira (hanno condiviso per un po' di tempo un appartamento a Roma, ndDago) e del Cavaliere, donna assai avvenente e con una innata attività da Cupido. Politico o sentimentale che sia. Una delle sue ultime frecce ha colpito i cuori dell'ex Spice Girl Geri Halliwell e dell'armatore italiano Fabrizio Politi, proprietario della Fashion Yacht e della Politi Navi, grande amico di Simona Ventura e Valeria Marini.

Geri e Fabri fanno coppia fissa, racconta Novella2000 da metà dicembre 2008: si sono conosciuti a Firenze, all'opening del Cavalli Club, presentati da Sabina Began, «nota a Roma come «l'ape regina e tanto cara a Silvio Berlusconi». Sempre Novella2000 l'aveva pizzicata con Manuele Malenotti, fidanzato di Lola Ponce.

Di lei si sa poco. Le scarne note biografiche si possono prendere dal press book di Aitanic, film di Nino D'Angelo che parodiava il Titanic. «Nasce in Germania nel 1974. Ha frequentato l'Actor's Studio di New York e la scuola romana di Francesca De Sapio. Inizia la carriera come modella nel 1993. Nel 1997 affianca Alberto Castagna nella conduzione dell'ultima edizione del programma televisivo Stranamore. Dopo piccole partecipazioni in alcune serie televisive, tra cui I Ragazzi del Muretto, debutta sul grande schermo, nel gennaio 1999, con La vita è un gioco di Fabio Campus, al fianco di Bebo Storti».

sabina began

Il film è prodotto da Giovanni Di Clemente, una delle sue storie più importanti, assieme a quella con il cantante Scialpi. Ma l'uomo della sua vita è un altro. Le sue iniziali sono S. e B. Chi la conosce bene, come Gabriella Sassone, la descrive come la regina delle api di Berlusconi.

A nel 2008 spunta fuori un tatuaggio rilevatore: «La bella attrice Sabina Began, nota a Roma come l'ape regina - scrive - sfoggia un nuovo tatuaggio sulla caviglia. Una farfalla, circondata dalla frase "L'incontro che ha cambiato la mia vita: S.B.". Che sono le sue iniziali. Ma non solo. Sabina potrebbe essere nel cast del film-tv Mediaset Il falco e la colomba, prodotto da Guido De Angelis».

La farfalla è la farfalla della Rai? Raifiction? Comunque, fino ad oggi, la Began ha combinato poco. Non ha sfondato. Anche gli incontri che cambiano la vita ci mettono del tempo a cambiarla e, forse, non promettono quel che mantengono.

La Sassone racconta di lei come della regina di Palazzo Grazioli: «Si fa un gran parlare del party blindatissimo che Silvio Berlusconi ha dato a Palazzo Grazioli il giorno della Liberazione, per festeggiare la stravittoria elettorale. Tra i suoi fedelissimi, oltre a Schifani e l'immancabile stornellatore Mariano Apicella, un mazzo di fanciulle, curvacee e disponibili al gran diletto, in adorazione del Santo Cavaliere. Ma Silvio ha avuto occhi solo per una, che ha tenuto seduta sulle sue ginocchia mentre le intonava Malafemmena.

sabina began

Spiritoso come sempre, ha pure gigioneggiato: "Se ora ci fosse qui un fotografo, questo scatto varrebbe 100mila euro". Chi è la fanciulla in questione, attrice di belle speranze, di origine straniera ma ben trapiantata in Italia, subito ribattezzata dalle presenti (invidiose) "l'ape regina"? Noi la conosciamo bene e da tempo.

E di lei, siamo sicuri, sentiremo presto parlare. Anche se le invidiose di cui sopra non facevano altro che dire: "Guardatela, si è rifatta dalla testa ai piedi in Brasile, non sempre neanche più lei!". Intanto, "l'ape regina" ha già girato Crociera Vianello ed è in ballo per il nuovo film di Roberto Faenza, tutto marchiato Mediaset e Medusa, of course».

sabina began

Nel film di Faenza, 'Il caso dell'infedele Klara' (2009), farà solo una piccola parte, verso il finale veneziano. Un cameo che pure basta a rimpolpare una filmografia un po' scarna, con La vita è un gioco (2000), diretto da Fabio Campus con i comici Graziano Salvadori e Bebo Storti e Malefemmene (2001), film di Fabio Conversi. In tv fa Un papà quasi perfetto (2003) di Maurizio Dell'Orso e Il mistero del lago (2008) di Marco Serafini.

Gisella Marengo e Sabina Began - Copyright Pizzi

In attesa di un rilancio, è Aitanic (2000) l'unico film in cui ha lasciato il segno: è la storia di un traghetto rubato da Aitano, un poveraccio che s'improvvisa armatore vacanziero. Sull'Aitanic si trova imbarcata un'umanità assai varia, tra cui spicca Leonardo Di Capri, interpretato da Nino D'Angelo, fioraio abusivo del cimitero di Napoli e Giulia Roberti, interpretata da Sabina Began. Una prostituta alla Pretty Woman, azzarda la nota di regia, che va a Capri con un suo cliente per vendere panettoni scaduti a un imprenditore dell'isola.

Un po' di gloria cartacea arriva nella primavera del 2008 con la copertina di Panorama, gestione belpietrista, dove indossa i panni della ragazza in bikini con notebook sul ginocchio e cellulare all'orecchio: «Sempre connessi». Sembra comunque un po' poco per un'ape regina, cioè la preferita dell'harem di un uomo potente.

sabina began

Comunque, il soprannome qualcuno potrebbe prenderlo alla lettera se leggesse l'intervista che la Began ha rilasciato a Chi un mese fa e ripresa sui blog corredata con foto conturbanti: «Il mio ex compagno, il produttore Giovanni Di Clemente, si lasciava avvicinare troppo dalle attrici e io - racconta la Began - lo menavo, anche davanti a tutti. Gli controllavo il telefono, interrogavo il suo autista, mi presentavo senza preavviso ai suoi incontri di lavoro».

sabina began

Poi l'outing saffopossibilista. «Con Madonna mi butterei sotto le lenzuola». Infine la dichiarazione politica: «Mi piace troppo fare sesso con gli uomini... Il mio ex mi diceva: "Vai un po' a sfogarti in palestra!"». Era dunque pronta per interpretare Valerie ne Il diario di una ninfomane. Se all'Actor's usano ancora il metodo Stanislavskij.

 

 
[04-05-2009]

sabina begansabina begansabina begansabina begansabina begansabina begansabina begansabina begansabina began
 

CORREVA L'ANNO 1980: AL QUIRINO ANDAVA IN SCENA SALERNO CON VERONICA TETTONICA - AL RISTORANTE L'ASPETTAVA SILVIO IN COMPAGNIA DI ANTONIO RICCI E JIMMY IL FENOMENO - "la signora era solo un'attrice che faceva il suo lavoro e non il ciarpame DI OGGI"

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Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo

Riceviamo e pubblichiamo:

VERONICA lario - OK SALUTE RCS EDITORE berlusconi con antonio ricci saluta jimmy il fenomeno - Copyright Pizzi

Caro Dago, quello che sta succedendo in questi giorni attorno a Silvio Berlusconi e soprattutto alla signora Mirian Raffaela Bartolini, meglio conosciuta come Veronica Lario, mi fa ritornare indietro nel tempo, quando vedevamo l'attuale Presidente del Consiglio - all'ora un 40enne signore milanese elegante e rampante con incipiente calvizie, attendere la sua dulcinea, giovane attrice emergente e soprattutto bonazza verace, di fronte al Bolognese a Piazza Del Popolo.

Allora non era molto conosciuto, anzi a presentarcelo fu la persona che conosceva tutti in Italia, cioè Jimmy il Fenomeno. Una sera, in attesa di Veronica, lo abbiamo persino fatto accomodare nella nostra macchina, era simpatico e raccontava barzellette. Era l'aprile del 1980 e la signora Lario stava lavorando in una commedia al teatro Quirino di Roma, "Il Magnifico Cornuto", per la regia di Enrico Maria Salerno, tanto e vero che facemmo le foto dentro i camerini, perché si vociferava che tra la promettente attrice e il maturo regista ci fosse una storia.

berlusconi

Altri fotografi, evidentemente imbeccati da qualcuno, si nascosero tra il pubblico e scattarono la sequenza dello spogliarello (delle tette), durante lo spettacolo. Uno di questi era Brunetto Tartaglia che le pubblicò su "Novella 2000".

In quegli anni i politici non si toccavano; non era ancora nato Dagospia e tutt'al più gli scatti venivano acquistati dai giornali e poi tolti di mezzo per scambio favori. Quando il Cavaliere sposò l'ex attrice, una MITICA signora molto attenta, prese a girare le varie agenzie fotografiche per acquistare i negativi delle foto incriminate.

VERONICA lario di OK SALUTE RCS EDITORE

Brunetto Tartaglia vendette i suoi dietro lauto compenso. Da allora raramente sono ricomparse sulla stampa. Fino ad oggi, quando sono state pubblicate (non si sa da quale provenienza) sulla stampa pro-berlusconiana, JUST TO PLEASE THE EMPEROR, per sputtanare la signora che era soltanto un'attrice che faceva il suo lavoro e non certamente il ciarpame che c'e' in giro di questi tempi.
Umberto Pizzi

 

 
[04-05-2009]

VERONICA LARIO - DI FILIPPO PANSECABERLUSCONI E VERONICA - Copyright Pizzi VERONICA E SILVIO SULLA BARCA DI PREVITI

 

NEL DIVORZIO IN BALLO SOLO GLI ALIMENTI - I destini finanziari sono stati separati già da tempo - IL PATRIMONIO DELL'IMPERO (8 MILIARDI €) NON SI TOCCA E DEL FUTURO DEI FIGLI NON SI PARLERÀ ORA - VERONICA CONTA GIÀ SU UN PATRIMONIO DI 20 MLN…

Ettore Livini per la Repubblica"

Tra moglie e marito, questa volta, a qualcuno toccherà metterci dito. L´avvio delle pratiche di separazione tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi apre anche un terremoto patrimonial-finanziario amplificato dalle cifre in ballo. I figli e il futuro di Fininvest, in questo caso, non c´entrano.

SILVIO E VERONICA

La divisione dell´impero di Arcore e dei suoi otto miliardi di beni tra i due rami di casa Berlusconi - Marina e Piersilvio, figli di Carla Dall´Oglio da una parte, Barbara, Eleonora e Luigi nati dalle seconde nozze dall´altra - è un problema che resta sul tavolo. Ma che il Cavaliere potrà affrontare in futuro quando avrà deciso se e come redistribuire le quote di Fininvest (lui oggi ha il 65% mentre i figli controllano un 7% a testa).

I legali dovranno invece trovare subito - se le parti saranno d´accordo su questo percorso - un´intesa per chiudere in modo indolore gli aspetti finanziari dell´addio. E visto l´evidente sbilancio economico (i due sarebbero in regime di separazione dei beni) toccherà al premier liquidare con un assegno o con altri asset l´ormai ex-moglie.

I destini finanziari di Silvio Berlusconi e della First Lady, a dire il vero, sono stati separati già da tempo. Fino a qualche anno fa i due controllavano assieme un´immobiliare, la Minerva finanziaria, ceduta per 15 milioni circa a un magnate russo. Da allora Veronica si è messa in proprio. E ha aperto la Finanziaria il Poggio, un´azienda controllata al 100%, con cui ha iniziato la sua avventura autonoma nel mondo del mattone.

Berlusconi e Carla Dall'Oglio nel 65

Oggi è proprietaria in Italia di un intero stabile nel centro di Milano in via Pontaccio affittato alla Gucci (valore di bilancio circa 11 milioni), di Palazzo Borromini a Segrate dove sono ospitati gli uffici del colosso farmaceutico Schering (6,5 milioni), di un appartamentino a Bologna (110mila euro) e di case a Porto Rotondo, in Sardegna, per 614mila euro.

All´estero invece ha fatto shopping a Londra, dove ha rilevato per circa 3 milioni una casa nella zona di Kensington e a New York, dove la Finanziaria il Poggio è titolare di un edificio a Manhattan, in pieno centro. In tutto un patrimonio superiore ai 20 milioni, già messo a reddito.

Miriam Bartolini, insomma, il vero nome di Lario, non rischia certo di restare al verde. Ma il patrimonio di suo marito, va da sé, è infinitamente superiore. Le sue casseforti (le Holding Prima, seconda, terza e ottava) gli hanno girato a gennaio 169 milioni di dividendi e - malgrado l´esborso - hanno ancora in pancia 752 milioni in contanti e il 65% della Fininvest.

Marina Berlusconi

Il Biscione tra liquidità (quasi 4 miliardi) e azioni Mediaset, Mediolanum e Mondadori (altri 3) vale altri 7 miliardi. L´impero immobiliare del premier è custodito invece sotto il cappello della Dolcedrago e della Idra, che controllano le varie ville da Arcore a Macherio, da Lesa a Lesmo, dalla Sardegna fino alle Bahamas. Il loro valore è difficile da stimare anche se il Cavaliere ha immobilizzato questi beni (sottostimandoli) per oltre 200 milioni.

All´epoca della separazione dalla prima moglie, nel 1985, Silvio Berlusconi aveva liquidato Carla Dall´Oglio con 6 appartamenti e 2 negozi a Milano, 3 miliardi (di lire) in obbligazioni Enel, un miliardo per comprarsi una nuova casa e i soldi necessari per un appartamento a Londra. Difficile che questa volta se la possa cavare (si fa per dire) così a buon mercato.

 

 
[04-05-2009]

luigi BERLUSCONIPiersilvio BerlusconiBarbara Berlusconi

 

IL TESORO DI VERONICA – LA “FIRST LADY” HA IMMOBILI PER 27 MLN €: 3 APPARTAMENTI A OLBIA, BOLOGNA, LONDRA E DUE UFFICI A MILANO (10 MLN) E SEGRATE – IL 38% DE “IL FOGLIO” – NEL 2007 profitti in calo a 78mila euro - L’AFFAIRE VILLA MINERVA (SARDEGNA)…

Simone Filippetti per "Il Sole 24 Ore"

veronica lario

Da una parte un utile di 78mila euro, ancor meno dei non già stratosferici 133mila euro dell'anno precedente. E nessun dividendo da incassare. Dall'altro 365 milioni di utili e maxicedole da 169 milioni (incassati attraverso le finanziarie personali Holding Italiana Prima, Terza e Ottava).

A vederla con la lente contabile dei bilanci, il dissidio privato tra Veronica Lario e il presidente del consiglio SilvioBerlusconi, da cui ora potrebbe divorziare, assomiglia al confronto tra Davide e Golia.

Un patrimonio, per lo più fatto di case e immobili, che vale 27 milioni di euro quello della first lady; contro un forziere, la Fininvest, che vale 6 miliardi (a cui vanno aggiunte le proprietà immobiliari custodite nelle società Dolcedrago e Idra), più oltre un miliardo di euro cash.

Lontana da riflettori, dalla villa di Macherio dove vive, la "first lady" ha costruito le sue fortune personali che ruotano attorno alla finanziaria Il Poggio, una società immobiliare al 100% di proprietà di Miriam Bartolini (il nome all'anagrafe di Veronica Lario).

Veronica Lario

Tra le proprietà figurano tre appartamenti a Olbia, Bologna (città natale di Veronica) e Londra (quest'ultimo è il più pregiato, essendo iscritto a un valore di oltre 3 milioni di euro) più altri due immobili destinati a ufficio, uno a Milano nella centralissima Via Pontaccio, in piena city finanziaria, per un valore di 10 milioni; e uno a Segrate del valore di 6 milioni.

La moglie del premier ha poi messo anche un piede dentro il mondo dei giornali: Veronica è la principale azionista (con una quota del 38%) del Foglio Edizioni srl, la società editrice de Il Foglio, il giornale diretto da Giuliano Ferrara (che ha il 10% del giornale). Ma quello della carta stampata, i quotidiani in particolare, non è un business facile e la società, a fine 2007, registrava (secondo i dati Cerved) una perdita di 126mila euro su ricavi per 443mila.

RONICA lario - OK SALUTE RCS EDITORE

A completare il quadro delle proprietà, infine, c'è una piccolissima quota,paria quasi il 2%, di una società polisportiva, la Scherma Monza e una quota di maggioranza nella azienda di acque minerali San Daniele (che però risulta in liquidazione da anni).

La fotografia al 31 dicembre 2007 (ultimo bilancio disponibile per Il Poggio) mostra profitti in calo a 78mila euro, tutti lasciati nelle casse nella società. La maggior parte degli introiti per la signora Berlusconi vengono dagli affitti degli immobili: circa un milione di euro all'anno,rivenienti per lo più dagli uffici affittati a Milano.

Di recente Il Poggio ha investito a Londra, in un contratto di leasing immobiliare con la Palace Gate Mansions, per un edificio situato nell'esclusiva zona di Kensington. Negli ultimi anni è stata messa in piedi anche la società Orchidea Realty, che ha sede a New York, in piena midtwon di Manhattan. Ci sono però anche debiti dentro Il Poggio: erano 3 milioni quelli verso le banche a fine 2007. Ma compaiono anche 148mila euro di liquidità depositati su un conto corrente, in valuta estera, della banca "rossa" per eccellenza, il Monte dei Paschi di Siena.

Veronica Lario Berlusconi

Anche se su numeri non paragonabili, la signora Bartolini coniugata Berlusconi ha finora dimostrato di avere un senso degli affari pari a quello del coniuge: per anni ha affittato Villa Minerva, ritenuta una tra le dimore più lussuose della Costa Smeralda in Sardegna, al magnate russo Tariko Roustam (proprietario della vodka Standard e dell'omonima banca Russian Standard Bank, nonché importatore per la Russia degli alcolici Campari) al prezzo (mai ufficialmente confermato) di 600 milioni di vecchie lire.

Il miliardario oligarca moscovita ha poi deciso, qualche anno fa, di comprarsi la prestigiosa villa, 600 metri quadrati con parco di tre ettari che degrada fino sulla spiaggia a Punta Volpe, e si vocifera abbia pagato 15 milioni di euro. Una somma che indiscrezioni locali vorrebbero 30 volte superiore a quella sborsata nel 1989 per comprarla.

 

 
[05-05-2009]

PERCHé IL DIVORZIO avvantaggerebbe NON SOLO MARINA E PIERSILVIO MA SOPRATTUTTO SILVIO: con le mani più libere PER LA DIVISIONE DELL'IMPERO - la moglie perderebbe l'aspettativa del suo 25% (SUL patrimonio del marito ha un valore notevolissimo)...

Andrea Gragnani e Giovanni Negri per "Il Sole 24 Ore"

Un Berlusconi con le mani più libere. Anche nell'attribuzione delle quote di controllo del suo gruppo, un impero che vale tra i 6 e gli 8 miliardi di euro. È questo uno degli effetti del divorzio tra il premier e Veronica Lario. Con quest'ultima che perderà sì la sua quota del 25% di legittima al momento della successione, ma dovrà anche valutare con attenzione le conseguenze della sua decisione per i figli.

Silvio Berlusconi e Veronica Lario

A oggi non esistono questioni sulla divisione del patrimonio, perché i coniugi sono in separazione dei beni, il che comporta che ciascuno abbia un proprio patrimonio separato. Questo non esclude che Silvio Berlusconi e Veronica Lario, nel corso del matrimonio, abbiano acquistato alcuni beni in comune, sui quali è sorta una comunione ordinaria, ma un patrimonio comune da dividere non esiste.

Una questione patrimoniale potrà esistere invece solo al momento dell'eredità e considerati i valori in gioco, non si tratta di una questione da poco. Se il procedimento avviato da Veronica Lario porterà la coppia al divorzio, a prescindere dagli eventi della separazione, l'uscita della moglie dall'asse ereditario del marito è una prospettiva certa, di cui il marito potrà tenere conto nella determinazione dell'assetto del proprio patrimonio tra i figli.

Venendo ai numeri, attualmente la moglie ha un'aspettativa ereditaria pari al 25% del capitale, mentre i cinque figli del premier (due avuti dalla prima moglie e tre dalla signora Lario) hanno un'aspettativa del 50%, mentre il restante 25% è quota disponibile da parte del premier. In caso di divorzio la moglie perderebbe l'aspettativa del suo 25% (che, su un patrimonio come quello del marito, ha un valore notevolissimo).

Barbara Berlusconi

Ciò avvantaggerebbe in parti uguali tutti i figli, che vedrebbero aumentare la rispettiva quota di legittima, da dividersi in parti uguali, che passerebbe dal 50% al 66,666%, e contemporaneamente accrescerebbe la quota disponibile, che passerebbe dal 25% al 33,333%.

Per chi ama il risiko societario e intende contrapporre i figli Berlusconi in due gruppi familiari, si passerebbe dalla situazione attuale in cui la signora Lario e i tre figli più giovani aspirano al 55% del patrimonio (25% della madre e 10% di ciascun figlio) a una situazione futura in cui ciascun figlio aspirerà al 13,333% e il padre potrà distribuire tra di loro il restante 33,333%, potendo in questo modo determinare con maggiore libertà il controllo del suo gruppo tra i figli.

Se volesse, il capo del Governo potrebbe blindare la maggioranza del gruppo in capo a Marina e Piersilvio. Ciò, naturalmente, tenendo conto delle divisioni già effettuate nel corso degli anni passati e che hanno visto ciascuno dei 5 figli essere assegnatario di una quota pari a circa il 7% del capitale Fininvest, potendo così accumulare sostanziosi dividendi. Come a volte avviene, non solo a Hollywood, un divorzio tra persone di grande notorietà rischia di trasformarsi anche in una guerra legale.

luigi BERLUSCONI

Dove a farla da protagonisti sono gli avvocati. In serata è caduto il "giallo" sul difensore di Veronica Lario: è Maria Cristina Morelli, legale del Foro di Milano dal 1991, ha seguito la fase inziale della vicenda di Eluana Englaro, sostenendo la posizione del padre Beppino. Silvio Berlusconi (che ieri ad Arcore ha incontrato i legali e i figli), anche se manca una conferma, dovrebbe fare ancora conto sullo studio del suo "storico" avvocato penalista, Niccolò Ghedini e in particolare sul contributo di Ippolita Ghedini, sorella di Niccolò, civilista ed esperta di diritto di famiglia.

 

 
[05-05-2009]

noemi partyPiersilvio Berlusconifamiglia berlusconieleonora berlusconiMarina Berlusconi

 

 

 

 

BUFALE NAPOLETANE – MA QUALE AMICIZIA CON BERLUSCONI O AUTISTA DI CRAXI! - UNA VICENDA GIU¬DIZIARIA ALLE SPALLE (ACCUSA DI PECULATO E CONCUSSIONE, E AR¬RESTI DOMICILIARI NEL 1993) IL PADRE DI NOEMI PARE CHE NEMMENO FREQUENTI PIÙ LA PROPRIA FAMIGLIA…

Fulvio Bufi per il Corriere della Sera

Due righe di Pa¬lazzo Chigi e la frase «lo cono¬sco da anni, era l'autista di Craxi», riferita a Benedetto Le¬tizia, il padre di Noemi, la ra¬gazza bionda che chiama pa¬pi Berlusconi e che domenica scorsa lo ha avuto ospite a sorpresa alla sua festa dei di¬ciotto anni, scompare dalle di¬chiarazioni del premier. L'ave¬vano raccolta mercoledì tutti i giornalisti che erano al suo seguito in Polonia, ma la nota della presidenza del Consi¬glio è netta: «Per precisione si rileva che il Presidente Ber¬lusconi non ha mai detto che il signor Letizia fosse autista dell'on. Bettino Craxi, come riportato da alcune agenzie di stampa e giornali».

noemi - dal corriere.it

Che Benedetto Letizia non sia mai stato autista di Craxi l'avevano già chiarito in tanti l'altro giorno. Bobo Craxi per primo, e poi Giulio Di Dona¬to, che di Bettino fu vicesegre¬tario, e altri socialisti napole¬tani che tra gli anni Ottanta e Novanta avevano frequenta¬zione con il capo. L'altra novi¬tà è che anche adesso, il no¬me di Letizia non dice nulla a nessuno, nel Pdl napoletano.

noemi - dal corriere.it

L'unico che lo conosce bene è un consigliere comunale elet¬to a Secondigliano, il quartie¬re di cui Benedetto è origina¬rio, dove ha un paio di attivi¬tà commerciali, e dove anco¬ra oggi lo si vede quasi più spesso che a Portici, nono¬stante la famiglia si sia trasfe¬rita lì da circa due anni. Quel consigliere, però, non cono¬sce Berlusconi e quindi non può averglielo presentato, e poi non ammette nemmeno l'amicizia con Letizia.

Non pare quindi essere nel¬la politica il canale che avreb¬be portato quest'impiegato comunale con la qualifica di commesso e una vicenda giu¬diziaria alle spalle (accusa di peculato e concussione, e ar¬resti domiciliari nel 1993) dal¬la quale è uscito assolto in appello, a diventare amico del premier tanto da parlargli al telefono e invitarlo alla festa della figlia (spiegazione di Berlusconi).

DALLA PAGINA DI NOEMI SU FACEBOOK

Capelli lunghi stretti in un codino, abbigliamento casual ma curato, borsa a tracolla, Domenico Letizia, classe 1959, la mattina timbra il car¬tellino all'ufficio dove è stato assegnato dopo il reintegro, riceve gli incarichi per la gior¬nata e poi va in giro per le se¬di comunali sparse in città a ritirare e raccogliere docu¬menti.

noemi - dal corriere.it

Altri tempi rispetto a quando, nonostante la qualifi¬ca di livello basso, dirigeva la segreteria del direttore del¬l'assessorato all'Annona. Era¬no gli anni precedenti l'arre¬sto, e lui a quell'incarico di grande potere ci era arrivato da un'altra segreteria, quella dell'assessore Giovanni Grie¬co, del Psdi, l'unico partito al quale Letizia sia stato legato ai tempi di Craxi e dell'asseri¬ta (dalla moglie Anna) nasci¬ta della sua amicizia con Ber¬lusconi.

Poi si fece ben volere molto anche dal direttore, Giovanni De Vecchi, che arri¬vò a fidarsi di lui come di un intimo amico. Si frequentaro¬no a lungo anche fuori dall'uf¬ficio e poi finirono nei guai in¬sieme (pure De Vecchi è stato assolto), accusati da un geo¬metra che riferì ai giudici an¬che di vicende personali ri¬guardanti il direttore e il suo segretario.

DALLA PAGINA DI NOEMI SU FACEBOOK

Gli anni passati senza lo sti¬pendio del Comune, Benedet¬to Letizia li ha utilizzati per seguire direttamente le due atti¬vità messe in piedi a Secondi¬gliano e intestate alla moglie: un chiosco per la vendita di giornali lungo il corso princi¬pale del quartiere e, poco di¬stante, un negozio di bigiotte¬ria con edicola annessa. E se anche lui - come Noemi e la mamma raccontano di aver fatto - ha frequentato Berlu¬sconi, non se ne è vantato con nessuno.

noemi

 

 
[02-05-2009]

 

“CHIUDO IL SIPARIO, NON POSSO STARE CON UN UOMO CHE FREQUENTA LE MINORENNI" - VERONICA ANNUNCIA DI VOLER DIVORZIARE DA BERLUSCONI: HA CAPITO DI AVER PERSO - "VOGLIO FARLO SENZA CLAMORE” - COME NO! DOPO L’ANSA, ECCO 'STAMPA' E ‘REPUBBLICA’) - (E MENTRE SI SOLLAZZAVA NOEMI, LA FIGLIA BARBARA HA RISCHIATO DI PERDERE IL FIGLIO)

VERONICA: "NOEMI? MAGARI FOSSE SUA FIGLIA. PERCHÉ LA CONOSCEVA ANCHE PRIMA CHE COMPISSE 18 ANNI" - "NON C'ENTRANO IL PATRIMONIO E LE DIVISIONI FRA I FIGLI. SE IL PROBLEMA FOSSE QUESTO ME NE STAREI TRANQUILLA E NON MI METTEREI IN UNO SCONTRO FRONTALE CON L'UOMO PIÙ RICCO E POTENTE D'ITALIA"
Luca Ubaldeschi per La Stampa

La decisione l'ha presa. Verrà il tempo delle carte bollate e delle dispute legali, ma nel cuore e nella testa di Veronica Berlusconi c'è già ben chiaro che quella parola a lungo rimasta sospesa - divorzio - oggi non è più un tabù.

Ha già incontrato il suo avvocato e alle amiche più fidate ha confidato la scelta. I fatti dei giorni scorsi «sono un punto di non ritorno» per il suo matrimonio e non vede «alternative alla separazione». Raggiunta al telefono, la moglie del presidente del Consiglio non smentisce e si limita a un commento telegrafico: «Sono stata costretta a questo passo, non voglio aggiungere altro».

Determinata come al solito, sa che quella del divorzio è una decisione destinata a lasciare tracce non soltanto all'interno di una famiglia, ma sull'intera scena politica. Così, a chi le ha ricordato le qualità persuasive del premier, prospettandole la possibilità di un cambiamento d'idea, ha replicato che non c'è più nulla che il Cavaliere possa dire per farla recedere, per ricomporre un'ennesima volta i rapporti salvaguardando anche soltanto formalmente l'unità.

D'altronde non è un caso che non si siano più parlati da quando, martedì sera, Veronica Berlusconi ha sollevato il velo sui rapporti con il coniuge attraverso una dichiarazione all'agenzia Ansa: «Ciarpame senza pudore», era stato il suo giudizio a proposito del «caso veline», cioè la ventilata candidatura alle elezioni europee di alcune ragazze uscite da programmi televisivi e concorsi di bellezza. «Voglio che sia chiaro - aveva sostenuto - che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire».

Ma non sono state le liste per il voto di giugno la reale causa di questa sofferenza. Il problema è stata la partecipazione del premier alla festa dei diciotto anni a Napoli di una ragazza, Noemi Letizia: «La cosa ha sorpreso molto anche me - aveva detto -, anche perché non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato». Se si vuole parlare di casus belli, non ci sono dubbi che Veronica Berlusconi l'abbia visto lì. «Perché non mi interessa certo polemizzare sulle veline», è stato il suo sfogo, «anche se sono convinta che chi si candida a svolgere un servizio per la collettività debba avere una determinata preparazione, a prescindere dal lavoro che abbia fatto prima».

Mara CarfagnaFrancesca Dellera

La vicenda-elezioni, nel ragionamento della moglie del premier, è servita per la coincidenza temporale. Mentre leggere sui giornali «che frequenta una ragazza minorenne, perché la conosceva anche prima che compisse 18 anni», leggere «che lei lo chiama "papi" e racconta dei loro incontri a Roma o Milano, con i genitori che evidentemente non hanno da obiettare, ecco, quello sì che è inaccettabile. Come si può restare con un uomo così?».

Con una postilla: «Che nonostante tutto questo mio marito abbia ancora un gradimenti altissimo e quindi non sia stato danneggiato dalla vicenda». Nei commenti dei giorni scorsi, per altro, sono rimbalzate ipotesi e illazioni, molte legate proprio a quell'espressione confidenziale pronunciata dalla ragazza, «papi». Chi glielo ha fatto notare ha avuto in risposta da Veronica Berlusconi poche parole: «Magari fosse sua figlia».

Quando, negli anni, sono emersi momenti di crisi nel rapporto tra il premier e la moglie, una domanda è ritornata con grande frequenza: perché lei non lo lascia? Ora la risposta prende forma. Un ruolo l'ha avuto il desiderio del Cavaliere e della moglie di provare a tenere unita la famiglia: magari le ragioni erano diverse, ma l'obiettivo in qualche modo coincidente. La first lady introduce però un elemento ancora più personale, cioè il fatto di dover accettare «il fallimento di una vita». Perché di questo si tratta, «dopo trent'anni che ci conosciamo, dopo tre figli, quando un matrimonio finisce così e non sono certo nelle condizioni di poter pensare di ricostruirmi una vita».

Evelina Manna

Se quindi adesso Veronica Berlusconi ha deciso per il divorzio è perché, a suo giudizio, «nulla è cambiato da quando gli avevo rivolto un ultimatum e la misura ora è colma». Il riferimento è alla lettera a Repubblica del gennaio 2007, scritta dopo la partecipazione del Cavaliere alla cena dei Telegatti. Belle donne - il futuro ministro Mara Carfagna fra loro - e commenti galanti del premier. «Affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità», aveva scritto, «a mio marito e all'uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente».

Le scuse arrivarono, il quadro familiare sembrò ricomporsi. L'estate scorsa, poi, ci furono anche le foto di loro due in vacanza, con i figli e Alessandro, il nipotino. La celebrazione dell'happy family? Una sintesi sbrigativa, si capisce ora. «Non è che tutto vada bene soltanto perché sono fotografata vicino a mio marito. Servirebbe uno sguardo più attento».

Molto si è parlato anche dell'aspetto economico, di un'unità preservata in nome di future spartizioni ereditarie. Alle amiche che le hanno fatto notare come anche in questi giorni qualche giornale sia tornato a battere il tasto dei soldi, Veronica Berlusconi ha riservato uno sguardo sconsolato: «Siete fuori strada, non c'entrano il patrimonio e le divisioni fra i figli. Se il problema fosse questo me ne starei tranquilla e non mi metterei in uno scontro frontale con l'uomo più ricco e potente d'Italia».

2 - "NON POSSO STARE CON UN UOMO CHE FREQUENTA LE MINORENNI"

Dario Cresto-Dina per La Repubblica

"Chiudo il sipario sulla mia vita coniugale". Dopo quasi trent'anni, i due si conobbero nel 1980 e si sposarono con rito civile il 15 dicembre 1990, le strade del presidente del Consiglio e di sua moglie, già spezzate sul piano sentimentale e personale, si dividono anche giuridicamente.

Veronica Lario ha avviato le pratiche per la separazione e il divorzio da Silvio Berlusconi, portando a termine un percorso cominciato molto tempo fa come ammise lei stessa alla fine dell'estate 2008, quando confessò che all'eventualità di una separazione stava meditando da dieci anni.

Ora ha scelto l'avvocato che la seguirà passo dopo passo davanti ai giudici: "Finalmente una persona di cui mi posso fidare fino in fondo". È una donna. Una professionista lontana dallo star system e dalla politica. L'ha sentita al telefono il primo maggio, l'avvocato era in vacanza su un'isola del Sud Italia. È stato in pratica il loro primo vertice sulla separazione. Veronica le ha spiegato: "Voglio tirare giù il sipario, ma voglio fare una cosa da persona comune e perbene, senza clamore. Vorrei evitare lo scontro". Il legale le ha risposto: "Stia tranquilla. Parto subito, prendo un aliscafo e rientro immediatamente a Milano. Lei è consapevole che non sarà facile e che dovrà sopportare attacchi pesanti? È sicura di volerlo fare?".

Nella risposta non ci sono state esitazioni: "So tutto. Voglio andare avanti". Ieri le due donne si sono incontrate a Macherio per studiare la strategia e si rivedranno molto presto, all'inizio della settimana. Vogliono stringere i tempi, evitare il contropiede di un uomo sempre molto abile a ribaltare le situazioni, capace di convocare una conferenza stampa per dire che il divorzio lo ha deciso lui per primo, e non la "signora".

noemi

Naturalmente nei giorni scorsi Veronica ne ha discusso con i figli e le persone più vicine, un paio di amiche molto care, sottolineando ancora una volta le ragioni del suo distacco dalla vita pubblica del marito e insistendo sull'importanza che rappresenta per una donna come lei il valore della dignità: "Ora sono più tranquilla - ha confidato loro - . Sono convinta che a questo punto non sia dignitoso che io mi fermi qui. La strada del mio matrimonio è segnata, non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni".

Per i suoi ragazzi - Barbara di 24 anni, Eleonora di 22 che studia negli Stati Uniti e Luigi di 20, il più legato al mito imprenditoriale e politico del papà - sono state ore di grande amarezza e di sofferenza, ma alla madre tutti e tre hanno assicurato che rispetteranno ogni sua decisione per dolorosa possa essere: "Non muoveremo mai un dito contro nostro padre, ma tu mamma fai ciò che ti fa stare bene".

L'inizio della fine arriva la mattina di martedì 28 aprile. Veronica guarda i giornali, la sua attenzione si sofferma sull'articolo di "Repubblica" che svela come nella notte di domenica il premier si sia presentato a sorpresa in una villetta di Casoria, dove si celebravano i diciott'anni di Noemi Letizia.

Lei è bella, bionda, studia da grafica pubblicitaria a Portici e sogna una carriera televisiva, tanto che avrebbe inviato il suo "book" fotografico al presidente del Consiglio in persona. Un album che avrebbe provocato la scintilla. Accanto a Noemi ci sono il padre Elio e la madre Anna.

La ragazza chiama Berlusconi "papi", ai giornalisti dirà più tardi che lo conosce da tempo e che spesso lo va a trovare a Milano e Roma, "perché lui, poverino, lavora molto e non può sempre venire a Napoli". Il Cavaliere le ha portato un regalo, una collana d'oro giallo e bianco con pendente di brillanti. C'è chi mormora anche le chiavi di un'auto, ma Noemi smentisce.

Veronica legge e rimane stupefatta, chiama al telefono un'amica: "Basta, non posso più andare a braccetto con questo spettacolo". A Roma infuria la polemica sulle "veline" pronte a entrare nelle liste elettorali del Pdl e ci sono, soprattutto, quella ragazzina di Casoria, Noemi, e la sua mamma Anna che si rivolgono a Berlusconi con gli affettuosi diminutivi di "papi" e "papino". Veronica non ce l'ha né con le giovani donne aspiranti europarlamentari né con Noemi. Interpreta la loro parabola quasi epicamente, come "figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica". La sconcerta, però, che il metodo da "ciarpame politico" non faccia scandalo, che quasi nessuno si stupisca, che "per una strana alchimia il paese tutto conceda e tutto giustifichi al suo imperatore", come racconta a chi le sta vicino.

Quell'imperatore è ancora suo marito ed è il padre dei suoi figli, un padre che, seppure invitato, non ha mai partecipato alla festa dei loro diciott'anni. Di fronte alla nuova pubblica offesa sceglie di replicare pubblicamente con una dichiarazione che manda all'agenzia Ansa soltanto dopo le dieci di sera. È stato infatti un giorno di angoscia a villa Belvedere. Barbara, incinta di sette mesi del suo secondo figlio, è stata ricoverata all'ospedale San Raffaele. Sono lunghe ore di ansia, c'è il rischio di un parto prematuro. Veronica Lario ha in casa il nipotino Alessandro, chiede alla segretaria Paola di fermarsi fino a mezzanotte. La misura è colma, il "ciarpame" non è soltanto politico.

La mattina successiva Berlusconi dalla Polonia attiva la cortina fumogena e la contraerea dopo una notte di rabbia. Ordina che le "veline" spariscano quasi tutte dalle liste europee, ridimensiona il rapporto con Noemi a una antica conoscenza con il padre ex autista di Craxi (notizia poi smentita da Bobo Craxi e cancellata comicamente addirittura da un comunicato di Palazzo Chigi) e liquida con una battuta maschilista e greve l'indignazione della moglie, evitando di pronunciarne il nome e il ruolo: "La signora si è fatta ingannare dai giornali della sinistra. Mi spiace". Rientrato a Roma, annulla un incontro in calendario per il giorno successivo con il presidente della Camera Gianfranco Fini.

VERONICA lario

La sua intenzione è di andare a Milano, come fece due anni or sono, per ricucire lo strappo con Veronica. Non ci andrà, lo ferma la sua fidatissima segretaria Marinella. Veronica Lario, infatti, l'ha appena chiamata: riferisca a mio marito che non mi si avvicini, non ho più nulla da dire e nulla da ascoltare, tutte le parole sono state consumate.

Giovedì i giornali del Cavaliere e i blog del Pdl fanno capire all'ex first lady di Macherio che aria tira. Dietro al "come si permette?" si scatena una minacciosa muta di cani. Il quotidiano "Libero" pubblica nella testata di prima pagina tre fotografie in bianconero della giovane attrice Veronica Lario a seno nudo. Il messaggio è più che mai trasparente, sembra arrivata l'ora dell'olio di ricino.

Quando vede quelle fotografie la moglie del premier capisce, se ce ne fosse ancora bisogno, di essere davvero sola e di essere minacciata. In quelle foto si sente "come davanti a un plotone di esecuzione qualche secondo prima della fucilazione". Alla figlia Barbara dice: "Sono molto preoccupata di ciò che potrà accadere, ma ho la libertà per andare avanti".

Cala il sipario. La lettera affidata a "Repubblica" due anni fa da Veronica era un ultimatum. Qualche ora dopo Berlusconi inviò le sue scuse pubbliche alla moglie. Era il 31 gennaio 2007: "La tua dignità non c'entra, la custodisco come un bene prezioso nel mio cuore anche quando dalla mia bocca esce la battuta spensierata, il riferimento galante, la bagattella di un momento". A sigillo un grande bacio. Qualche mese dopo, ad appannaggio esclusivo dei settimanali patinati della famiglia, arrivarono le passeggiate della coppia mano nella mano nel giardino della villa in Costa Smeralda e sui moli di Portofino.

Immagini che oggi sembrano lontanissime. "Mi domando in che paese viviamo - ha raccontato Veronica l'altro giorno a un'amica - , come sia possibile accettare un metodo politico come quello che si è cercato di utilizzare per la composizione delle liste elettorali del centrodestra e come bastino due mie dichiarazioni a generare un immediato dietrofront. Io ho fatto del mio meglio, tutto ciò che ho creduto possibile. Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile. Credevo avessero capito, mi sono sbagliata. Adesso dico basta".

 

 
[03-05-2009]

VERONICA LARIO - PANSECABerlusconiFamiglia BerlusconiMara CarfagnaSilvio Berlusconiberlusconi donneIphonevignetta dal settimanale "emme" - l'UnitàSilvio BerlusconiBerlusconi e 5 ragazze

 

IL TESORO DEL RE – SONO DUE UOMINI RIMASTI NELL’OMBRA A GESTIRE L’IMPERO DI BERLUSCONI: SALVATORE SCIASCIA E GIUSEPPINO SCABINI – CREARE UNA “FININVEST 2”? – “DOLCEDRAGO” CONTROLLA LE VILLE – I 30 MLN DELLA LARIO - 200MILA € SPESI PER I TOSAERBA…

Mario Gerevini per il "Corriere della Sera"

Tanto per dare un'idea: Silvio Berlusconi per i tosaerba delle sue ville ha speso quanto una famiglia media italiana per comprare casa. Ma il Cavaliere (72 anni) non ha fatto il mutuo. Con duecentomila euro, insomma, ci taglia il prato e anche questo dà l'idea di quanto sia grande l'impero, ricco, complesso. E due uomini, poco conosciuti, ne hanno le chiavi. Si chiamano Salvatore Sciascia (66) e Giuseppino Scabini (61).

Silvio Berlusconi e Veronica Lario

Il primo è l'ex responsabile fiscale del gruppo e oggi è inserito nelle principali società della famiglia, quelle lontane dai riflettori della Borsa ma vicine al portafoglio della proprietà. Sciascia è l'ufficiale di collegamento nella capofila Fininvest, cioè cuore e cassaforte del «sistema Berlusconi». Infatti governa la finanziaria (Holding Quattordicesima) che raggruppa la quota in Fininvest del «ramo» Veronica Lario.

Il secondo, Scabini, è l'ex tesoriere centrale del Biscione ed è contemporaneamente alla guida della società personale del Cavaliere, la Dolcedrago (fuori dal perimetro Fininvest), e del piccolo gruppo che fa capo a Veronica Lario (52). Posizione un po' scomoda in prospettiva, soprattutto se le pratiche di divorzio si complicassero. Dunque i due manager stanno nei punti nevralgici dell'ossatura societaria berlusconiana ma uno è anche in «casa» Lario.

Si sa, la Fininvest è l'isola del Tesoro. Le partecipazioni in Mondadori, Mediaset, Mediolanum, Milan, Medusa eccetera, si misurano in molti miliardi di euro: c'è chi li stima in dieci miliardi. Senza dimenticare un patrimonio miliardario in terreni, immobili, aerei, imbarcazioni (tra cui un superyacht di 48 metri con caminetto), elicotteri. Tanto per dare ancora un'idea: assicurazione, carburante e meccanico per l'elicottero privato costano ogni anno (soldi privati) il corrispettivo di una trifamiliare a Trapani o un monolocale a St. Moritz.

SILVIO E VERONICA

Tutto questo ben di Dio targato Fininvest è controllato al 63% da Berlusconi e il restante è suddiviso tra i cinque figli in quote di poco più del 7% ciascuno. Marina (42) presidente Fininvest, e Piersilvio (40 anni una settimana fa) vice presidente Mediaset, sono nati nel primo matrimonio (1965, divorzio vent'anni dopo) con Carla Dall'Oglio (68). Gli altri tre, Barbara (24), Eleonora (22) e Luigi (20), in seconde nozze con la Lario.

È evidente che a divorzio consumato l'attuale moglie del premier uscirà dal «gioco» ereditario (per la quota del 63% in mano a Berlusconi) e dunque gli equilibri probabilmente dovranno essere ricalibrati. E magari tornerà sul tavolo l'ipotesi di creare una Fininvest 2.

Famiglia Berlusconi

Ma la residenza dove vive Veronica Lario, a Macherio (Mi), di chi è? E la villa di Arcore? E villa Certosa in Sardegna? La Fininvest qui non c'entra, sono tutte proprietà personali di Berlusconi attraverso la Dolcedrago che è sua al 99,5% e che ha immobili per centinaia di milioni, oltre a diritti cinematografici su film di Totò, Bud Spencer e Terence Hill, «La dolce vita di Fellini» e altri per un totale di 106 pellicole.

Altra cosa rispetto ai pur rispettabilissimi 30 milioni di pertinenza personale della signora Lario, suddivisi tra palazzi e appartamenti a Milano, Bologna, Olbia, Londra e New York. Sono nel portafoglio della Finanziaria il Poggio, sua al 100%, anche se la gestione è in capo ai ragionieri del Cavaliere. Insomma, se va male un tetto c'è sempre ma non comune.

 

 
[04-05-2009]

veronica lario tra i 17 e 21, si faceva chiamare Raffaellaveronica con i figliBarbara BerlusconilarioPiersilvio Berlusconieleonora berlusconiluigi BERLUSCONI

 

 

 

 

 

 

 

L'AFFARE S'INGROSSA – PARLA LA MAMMINA DI NOEMI: “PREFERISCO NON RILASCIARE DETTAGLI SU COME, DOVE O QUANDO HO CONOSCIUTO IL PREMIER” – Noemi: "Per me è come se fosse un secondo padre. Mi ha allevata" - le dediche in cui S.B. si firma "padre putativo"...

1 - AUTISTI
Jena per "La Stampa" - La notizia è clamorosa: diciotto anni fa Berlusconi faceva l'autista di Craxi.

2 - VIETATO AI MINORI
Ellekappa per "la Repubblica" - "Silvio papi Berlusconi", "Il primo premier al mondo vietato ai minori"

NOEMI CON LA MADRE

"CON PAPI SILVIO UN'AMICIZIA PULITA"
Flavia Amabile per "La Stampa" (Ha collaborato Antonio De Lorenzo)

Anna Palumbo è sorpresa, disorientata. E non ha più molta voglia di parlare. «Mi dispiace che la signora Veronica abbia detto questa cosa, e non so perché l'abbia detta», è il suo unico commento.

E' stato un risveglio duro, un ritorno alla realtà brusco e davvero inaspettato quello di ieri mattina a casa di Noemi Letizia, la diciottenne che chiama «papi» Silvio Berlusconi e se lo vede arrivare alla festa di compleanno. Domenica sera la sorpresa, lunedì le interviste con i quotidiani napoletani, tutto sembrava andare per il meglio, un po' come nei sogni. E' tranquilla la signora Anna: prima di parlare con i giornalisti Noemi ha addirittura chiamato il suo «papi» al cellulare.

E «papi», vale a dire Berlusconi, le ha dato il permesso: poteva raccontare senza difficoltà dei loro incontri e dei loro rapporti. E quindi ora intorno all'appartamento di Portici dove vivono si respira davvero un'atmosfera di incredulità come se non avessero capito che cosa è accaduto e perché. «Preferisco non rilasciare dettagli su come, dove o quando ho conosciuto il Premier.

DALLA PAGINA DI NOEMI SU FACEBOOK

La mia famiglia è turbata da come i media hanno trasformato un'amicizia così pulita in un affare squallido. Berlusconi è un uomo che ama il popolo e ama stare a contatto con esso. Una persona onesta, un carissimo amico. Per questo come donna, madre e amica preferisco non aggiungere altro per evitare che quella che è una grande amicizia venga ulteriormente infangata».

Sul fatto che siano amici, nessun dubbio: lo erano e lo sono davvero. Ogni volta che Berlusconi è a Napoli la signora Anna e Noemi vanno a salutarlo all'Hotel Vesuvio. E poi la sorpresa alla festa dei diciott'anni di domenica. E i regali ai compleanni. «Una volta un diamantino, un'altra volta, una collanina», racconta Noemi nell'intervista rilasciata al «Corriere della Sera» lunedì.

E le dediche sui libri in cui Berlusconi si firma «padre putativo». E poi gli incontri a Roma nello studio del premier. Incontri privati, incontri in cui Berlusconi si lascia andare e si confida. «E io resto ad ascoltarlo. Ed è questo che lui desidera da me», racconta la giovane.

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Le parla dei suoi dolori. «Gli sono stata vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta», ricorda Noemi. Ma le parla anche delle sue disillusioni. «Dice che vorrebbe mettersi su una barca per dedicarsi alla lettura. Talvolta è deluso dal fatto che viene giudicato male. Io lo incoraggio, gli spiego che chi lo giudica male non guarda al di là del proprio naso. Nessuno può immaginare quanto Papi sia sensibile».

A vederlo dall'esterno sembra incredibile che una diciottenne di Portici e la sua mamma abbiano una tale consuetudine con il presidente del Consiglio, ma per Noemi è normale: «Per me è come se fosse un secondo padre. Mi ha allevata».

DALLA PAGINA DI NOEMI SU FACEBOOK

E' Berlusconi a fornire qualche dettaglio in più su come sia nata questa amicizia. «Se fosse stata una cosa piccante sarei andato in mezzo alla gente a farmi delle foto? Conosco il padre da una vita, è un vecchio socialista ed era l'autista di Craxi». Non l'avesse mai detto.

Smentisce Bobo Craxi: «Cado dalle nuvole. L'autista di mio padre si chiamava Nicola, era veneto, ed è morto da qualche anno. Io questa Noemi e suo padre non li conosco davvero». E poi ironizza «È comunque possibile che mio padre c'entri qualcosa - aggiunge - perchè in Italia ogni volta che c'è un mistero mio padre c'entra sempre.»

Smentiscono anche Giulio Di Donato e gli altri socialisti napoletani: «Craxi non ha mai avuto un autista a Napoli». Come stanno le cose? L'unica certezza è che quello che Berlusconi afferma di conoscere da una vita si chiama Benedetto Letizia, è un dipendente del comune di Napoli ed è effettivamente di antica fede socialista.

 

 
[30-04-2009]

 

 

 

IL FOGLIO': A UNA DEMOCRAZIA SONO PIÙ ADATTE LE RAGAZZE DEL CAV. DELLE ÉLITE SACCENTI - La barca a velina INDIGNA LE DONNE PDL: NON C'è QUALCUNA PIù DECENTE PER L'EUROPA? - Chi sono le "fiche di rappresentanza" DEL CAV. che cercano un posto a Strasburgo

Da "Il Foglio"

Mara Carfagna


1 - LA BARCA A VELINA DEL CAV.
Di tutte le soubrette attrici conduttrici letteronze troniste ed ex protagoniste del Grande fratello date per certe nelle liste del Pdl al Parlamento europeo, forse alla fine non più di tre o quattro saranno davvero candidate. E magari diventeranno vere secchione della politica: diligenti, sempre presenti e ingessate in tailleur pantalone d'ordinanza, come è successo a Mara Carfagna o a Michela Vittoria Brambilla e, prima ancora, a Gabriella Carlucci, per via di quel meccanismo che incita alla solerzia e alla severità chi vuole smentire a ogni costo la fama della miracolata per via del bel faccino.

Per ora, comunque, la reazione prevalente è: ecco il solito Berlusconi che fa concorrenza a Caligola, che trasforma il sistema di cooptazione della classe dirigente e governante nel casting di un reality, attento alle facce e al tasso di seduzione televisiva, invece che alla sostanza. I volti nuovi del Pdl sarebbero quindi soltanto volti, tutt'al più con abbinamento di curve in evidenza.

Ma, sempre per ora, nel Pdl minimizzano: alla scuola quadri per aspiranti europarlamentari - dedicata soltanto alle donne, perché la femminilizzazione del Pdl è una fissa del Cav., insieme con quella dello svecchiamento - tuttora in corso a via dell'Umiltà, su trenta ragazze, più di una ventina proverrebbero già da esperienze in consigli provinciali e comunali.

Le altre sono giornaliste e conduttrici televisive (Elisa Alloro, Rachele Restivo) e poi Barbara Matera, per ora l'unica sicuramente candidata, ex valletta, attrice, annunciatrice, laureata in Scienze dell'educazione; Camilla Ferranti, ballerina, ex tronista in "Uomini e donne" di Maria De Filippi, attrice nella serie "Incantesimo"; Eleonora Gaggioli, interprete e attrice televisiva in "Elisa di Rivombrosa" (allieva sveglia e informata, dice chi l'ha vista a lezione); Adriana Verdirosi, attrice, conduttrice e cantante di successo in Giappone; e infine Angela Sozio, che ha partecipato alla terza edizione del Grande fratello. Per lei già si era parlato di una candidatura alle politiche e agli sberleffi (anche del Foglio) ora come allora si oppone l'argomento di una sua lunga e attiva militanza in Forza Italia.

Di fronte a questi curricula, la scrittrice Lidia Ravera, sull'Unità, ha scritto di politica ridotta al gran varietà. Al Foglio, la Ravera dice di non pretendere "certo tre lauree da chi si candida a fare politica. Ma è evidente che queste ragazze sono state selezionate in quanto corpi, come belle decorazioni, come se il Parlamento europeo fosse un calendario. Un fatto grave, perché toglie spazio alle donne che fanno politica sul serio, anche a destra. A decidere così è un signore che si diverte a provocare, a dimostrare che fa quello che vuole, e lo fa passare pure per qualcosa di nuovo, mentre non lo è".

La giornalista Ritanna Armeni, sul Riformista, ha parlato invece di politica "col corpo delle donne", da distinguere, dice al Foglio, "dalla politica ‘sul' corpo delle donne (come quella, per capirsi, che reintroduce il diritto di stupro per i mariti in Afghanistan per conquistare il voto degli sciiti). Queste ragazze che dovrebbero essere candidate nel Pdl per volontà di Berlusconi non sono affatto obbligate a far politica: hanno però scelto di usare il loro corpo per fare politica, e Silvio Berlusconi sa bene che molti italiani hanno più confidenza con la faccia di Angela Sozio piuttosto che con quella di Anna Finocchiaro. Su quello che queste ragazze potrebbero diventare eventualmente dopo, se venissero elette, non saprei e non voglio pronunciarmi, anche perché, se penso al Parlamento, ci vedo molti velini. Ma certamente esiste un elemento di inganno nell'indicare la bellezza del corpo come qualità per governare e organizzare, che è poi la politica".

Martedì, al più tardi, si saprà se e quali belle figliole di belle speranze avranno conquistato un posto al pallido sole di Strasburgo e Bruxelles.

2 - MEGLIO LA SOZIO DI ZAGREBELSKY - A UNA DEMOCRAZIA SONO PIÙ ADATTE LE RAGAZZE DEL CAV. DELLE ÉLITE SACCENTI
L'Italia è una Repubblica democratica costruita dall'incontro di grandi forze popolari cattoliche e socialcomuniste. Nel sistema italiano, nella nostra Costituzione materiale, chiunque ha una funzione di rappresentanza sociale e di consenso (ieri i cafoni del sud promossi dal Pci oggi le ragazze e i ragazzi del sopra e sottomondo televisivo promossi da Berlusconi), ha un posto legittimo.

La Costituzione, che Napolitano difende con veemenza nelle riunioni un po' accademiche e parruccone della torinese, saccente, Biennale della democrazia, è la base di un sistema che non si può definire "liberale" e nemmeno "liberaldemocratico". Il liberalismo delle élite non è mai nato o se si preferisca è simbolicamente defunto con l'uno virgola qualcosa per cento del Partito d'Azione alla Costituente. In America la classe dirigente è selezionata dal denaro e dalla formazione nelle scuole di eccellenza. In Inghilterra governa un'aristocrazia della politica radicata nella storia e nella tradizione.

In Francia il repubblicanesimo ancorato nel programma dell'89 si esprime attraverso il dominio della formazione superiore. Da noi vale la legge del consenso, della simpatia e dell'affettività nel contatto con il pubblico attraverso il luogo deputato della comunicazione, la tv. Ieri c'erano i partiti a svolgere questa funzione, come filtro di qualità, ma gli stessi parrucconi che oggi sbraitano contro la democrazia del consenso li hanno eliminati come ospiti non grati della nostra storia attraverso l'attivismo mediatico-giudiziario.

BARBARA MATERA

Comunque, la cosa che colpisce non è la candidatura di Angela Sozio, ma l'incresciosa e bolsa lectio magistralis di un Gustavo Zagrebelsky, giusperito della democrazia che protesta moralisticamente contro la filosofia politica di Carl Schmitt, un Machiavelli del Novecento che analizzò la dialettica di amico-nemico nella crisi europea tra le due guerre. E protesta in nome di fatuità retoriche primitive e furbesche, come la funzione regale della parola nelle democrazie. Meglio Angela Sozio.

3 - SERRA DICE FICHE? SU REPUBBLICA? MA VAFFANGULO...
Cialtroni come noi, pazienza. Non siete tenuti a ricordarlo, voi, ma ricordiamo perfettamente, noi, di una volta che in codesta rubrica scrivemmo: "fiche". Ci venne, e giustamente, addosso il mondo. Venduti va bene, berlusconiani passi, cafoni si sa, ma "fiche", almeno "fiche" non si scrive. Chiedemmo scusa. Correggemmo in "fighe". Bon. Compriamo ieri Repubblica, guardiamo come buttano le solite Europee, passiamo a Serra, e ci leggiamo questo: "Il ricchissimo padrone ha trasformato la politica in un momento di svago per le sue maestranze". Che fin qui, niente da dire. Però continua: "Ex segretarie, signorine buonasera, interi cast televisivi, la popolosa filodrammatica di strada che popola i reality, un catalogo ammirevole di fiche di rappresentanza...". Come? Di fiche? Serra? Su Repubblica? Ma vaffangulo. (Andrea Marcenaro)

 

 
[24-04-2009]

 

 

 

quegli spettacolini a Palazzo Grazioli ridottO a ritrovO di escort" - Concita De Gregorio rivela le confidenze di una berluschina DELUSA - Le favorite del Cav.? "Marchiate" con una farfallina - Ma la notizia finisce a pag. 31

Concita De Gregorio per "L'Unità"

Tempo fa ho conosciuto una giovane procuratrice legale che lavora in un celebre studio di avvocati della capitale. Precaria, molto volitiva, piuttosto bella. Lamentandosi degli incerti del mestiere ed elencandoli ne ha enumerato ad un certo punto uno non censito finora tra i disagi classici dei lavoratori flessibili. «E poi anche alle feste del Presidente ormai ti trovi in compagnia di chiunque. Le prime volte c'erano deputate, attrici, manager. Insomma persone con una professione. Adesso sono soprattutto escort e la mosca bianca sei tu che lavori».

Ho osservato, per prendere tempo, che anche le escort (accompagnatrici da catalogo, ultimamente autrici di libri editi da prestigiose case editrici su «come renderlo schiavo in perpetuo», testimoni di eccezione a certi processi di risonanza transoceanica, ospiti nei talk show a giorni alterni per illustrare le caratteristiche del loro tipo di part time) sono professioniste, lavorano eccome.

Lei scuoteva la testa mirando l'oliva con lo stuzzicadenti, sembrava avvilita davvero allora mostrando comprensione ho domandato: ma poi quali feste, scusi? «La festa di compleanno, per esempio». L'ultima volta alla festa di compleanno del Presidente c'erano quasi solo escort e lei si era sentita sola.

È ovvio che a questa storia non ho creduto e non ci credo, si sa che certa gente le spara per darsi un tono, tuttavia per non deluderla le ho chiesto: e cosa avete fatto, alla festa? Brindato, ballato? «Un po' di tutto, le solite cose per divertirsi, le cose che piacciono a lui, spettacolini». Così, col diminutivo.

«Poi ci ha regalato la solita farfalla, le disegna lui. Eccola è questa qui. Ogni tanto incontro una che non conosco con la farfalla al collo e penso ma guarda, anche lei. Una volta, con una, ce lo siamo anche dette: anche tu?». La farfalla l'ho vista, la portava al collo: ha un bordo d'oro e le ali trasparenti tempestate di piccoli strass. Forse brillanti, può essere. La procuratrice mi ha detto che ne sono state fatte fare centinaia.

Che storia inattendibile, no? Certamente falsa però per assonanza mi è tornato in mente quel primario che regalava una Cinquecento a ogni infermiera con cui aveva una relazione, il parcheggio dell'ospedale pieno di macchine uguali e di ostili sguardi obliqui. Così, siccome mi dispiaceva che pensasse che non le credevo, gliel'ho raccontata. «A me una macchina mi avrebbe fatto più comodo», mi ha risposto seria e con un sospiro ha infilzato l'oliva.

 
[23-04-2009]

 

 

 

MILAN PIU' ROSSO CHE NERO: BERLUSCONI COPRE 67 MILIONI DI PERDITA - MANCANO I RICAVI DELLA CHAMPIONS LEAGUE - IL PRESTANOME DI SILVIO, GALLIANI, PER RISALIRE PUNTA ALLA NUOVA LEGA DI BERETTA: NUOVI STADI E FISCO, VIA L'IRAP...

Antonello Capone per "la Gazzetta dello Sport"

 

Silvio Berlusconi non può essere il presidente del Milan per la legge sul conflitto d'interessi di un presidente del Consiglio e l'assemblea conferma Adriano Galliani vice presidente vicario e a.d. con i poteri del presidente. Ma Berlusconi resta colui che paga: 67 milioni di euro - 66 milioni e 838 mila - con cui ha coperto la perdita nel 2008 del consolidato (riserve accumulate sul conto Milan: 93 milioni scendono a 16). Galliani è tra i conti, le svolte di domani e il mercato.

Gli inglesi dicono sicuri che Ancelotti è del Chelsea (in realtà si è in fase molto avanzata, ma l'operazione non è chiusa). I bookmakers pagano 1,60 l'arrivo di Ancelotti e 2,70 la permanenza al Milan. Galliani: «Non fossi tesserato scommetterei. Ma non vi dico come».

Il bilancio è approvato. Qualche socio di minoranza parla di acquisti «come quello di Senderos fatto col bastone bianco e il cane guida», dimenticando i Kakà, i Pato, i Flamini o i Beckham «fatti dallo stesso uomo che ha visto e preso Senderos, cioè io», chiosa Galliani. E la «mini minoranza» non si cura di un voto contrario di un suo esponente «anzi siamo fiduciosi, però prendiamo più giovani».

Galliani spiega i conti «che hanno una semplicità straordinaria: mancano i ricavi della Champions League e abbiamo mantenuto lo stesso organico che avrebbe potuto giocare la grande coppa: 170,9 milioni in stipendi contro i 160,4 dell'anno prima. Nel 2007 abbiamo perso 31,7 milioni pur con 44,8 di ricavi dalla Champions. Dall'Uefa ora abbiamo preso solo 7,4 milioni ed ecco che la perdita è schizzata a 66,8. Purtroppo... abbiamo risparmiato sui premi ai calciatori. Il fatturato è sceso da 275 a 238. Insomma, ci è costato circa 37 milioni quel gol di Osvaldo al Torino che al 76' dell'ultima giornata che ha dato la Champions alla Fiorentina e non al Milan. L'avessi saputo l'estate prima, l'avrei acquistato, Osvaldo...».

 

Galliani però ha anche un'altra via per riequilibrare il bilancio ed è quella degli altri presidenti di A (ma anche già qualcuno di B si sta convincendo) che hanno candidato il manager Maurizio Beretta alla presidenza della Lega perché incida con lavoro di lobby su cambiamenti strutturali.

Galliani: «Il Real Madrid fattura 380 milioni e in semifinale ci sono tutte le quattro squadre che vengono immediatamente dopo nella classifica dei fatturati: hanno i ricavi dagli stadi di proprietà e una fiscalità più vantaggiosa. Nuovi stadi, equiparazione delle aliquote fiscali, cancellazione dell'Irap che paghiamo sugli stipendi e addirittura sulle plusvalenze: dobbiamo cambiare tutto».

Galliani però assicura: «Il Milan resterà competitivo e i suoi acquisti li farà». Cori juventini. Secondo Seedorf «bisogna distinguere tra razzismo e ignoranza»: Galliani: «Non erano cori razzisti, ma per altri motivi. In Italia si tifa per e anche contro, purtroppo».

 

 
[25-04-2009]

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL PROF.UGAZIO clicca qui

La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di una minoranza armata

Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere ancora viste dalle future generazioni

Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di essere impallinati

Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e meno contrastanti con l’interesse generale

Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria

Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere preservato

Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .

A breve avremo la data!

Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici piemontesi!

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.it