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Unipol/Bnl: Fazio condannato a 3 anni e sei mesi e 1 mln multa

 

Dowjones

MILANO (MF-DJ)--La Prima Sezione Penale del Tribunale di Milano ha dichiarato Antonio Fazio, Giovanni Consorte, Ivano Sacchetti, Carlo Cimbri, Vito Bonsignore, Francesco Gaetano Caltagirone, Danilo Coppola, Emilio Gnutti, Guido Leoni, Ettore Lonati, Tiberio Lonati, Stefano Ricucci e Giuseppe Statuto colpevoli dei reati loro ascritti, nell'ambito del processo Unipol/Bnl.

Il collegio preceduto da Giovanna Ichino ha condannato quindi l'ex Governatore di Bankitalia Fazio a 3 anni e 6 mesi di reclusione e un milione di euro di multa; l'ex Presidente di Unipol, Giovanni Consorte, a 3 anni e 10 mesi di reclusione e 1,3 milioni di multa; l'ex vice presidente della compagnia assicurativa Sacchetti e Cimbri a 3 anni e 7 mesi e un milione di euro di multa ciascuno; Bonsignore, Gnutti, Leoni, i fratelli Lonati e gli immobiliaristi Ricucci, Caltagirone, Coppola e Statuto sono stati invece condannati a 3 anni e 6 mesi, oltre al pagamento di 900.000 euro ciascuno.

Il collegio ha inoltre condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali e li ha dichiarati interdetti dai pubblici uffici per 5 anni, nonche' dalla professione, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e incapaci di contrattare con la Pubblica Amministrazione per due anni.

La prima Sezione Penale del Tribunale ha inoltre condannato Consorte, Sacchetti, Cimbri, Bonsignore, Caltagirone, Coppola, Ricucci, i due Lonati, Statuto e Fazio al risarcimento in solido dei danni nei confronti del Banco di Bilbao Vizcaya, nonche' al pagamento di una provvisionale - immediatamente esecutiva - pari a 15 milioni di euro. Il collegio ha inoltre condannato gli imputati alla rifusione delle spese processuali sostenute dall'istituto di credito portoghese, che ammontano a 120.000 euro.

Il Tribunale ha poi condannato Consorte, Sacchetti e Cimbri al risarcimento in solido dei danni nei confronti della Consob, pari a 120.000 euro, nonche' alla rifusione delle spese processuali, pari a 30,.000 euro. Il Collegio ha anche respinto la richiesta di risarcimento danni formulata da Geremia Marco Bava e Pierluigi Zola.

Assolti invece Giovanni Berneschi (B.Carige), Filippo De Nicolais (ex manager Deutsche Bank), Francesco Frasca (ex capo vigilanza Bankitalia), Rafael Gil-Alberdi (ex manager Deutsche Bank), Giulio Grazioli, Divo Gronchi (ex d.g. B.Popolare), Pierluigi Stefanini e Gianni Zonin (B.P.Vicenza). alb/ofb

 
 

(END) Dow Jones Newswires

October 31, 2011 08:16 ET (12:16 GMT)

La sentenza appare in apparente contraddizione in quanto pur ammettendo il reato di pericolo astratto dell'aggiotaggio esclude la risarcibilità del danno non materiale del mercato (azionisti) che non deve essere dimostrato ! Mb

 

GALERA PER GLI SBANCATI! - ANTONVENETA, IL PM CHIEDE: 3 ANNI DI PRIGIONE PER CONSORTE E FAZIO (PIÙ 100 MILA € DI MULTA PER L’EX GOVERNATORE) - 2 ANNI E 2 MESI PER IL SENATORE GRILLO - 1 ANNO E 3 MESI A FIORANI - IN PIÙ, CONFISCA DA 39 MILA EURO E MULTA DA 1 MILIONE PER UNIPOL

 

1 - ANTONVENETA: CHIESTA CONDANNA 3 ANNI PER FAZIO E MULTA 100 MLN - PER FIORANI CHIESTI INVECE UN ANNO E TRE MESI DI RECLUSIONE...
Radiocor - La procura di Milano ha chiesto una condanna di tre anni di reclusione e una multa di 100mila euro per l'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, imputato nel processo al tribunale di Milano sulla tentata scalata ad Antonveneta da parte dell'allora Banca Popolare di Lodi nel 2005. Fazio e' accusato di concorso in aggiotaggio. Per l'ex amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi (poi Bpi) Gianpiero Fiorani la procura milanese ha invece chiesto una condanna di un anno e tre mesi in continuazione con le altre condanne gia' inflitte.

 

2 - ANTONVENETA: CHIESTA CONFISCA 39,6 MLN PER UNIPOL, MULTA 1 MLN...
Radiocor - La procura di Milano ha chiesto la confisca di 39,6 milioni di euro e una multa di 1,12 milioni di euro per Unipol, imputata nel processo su lla tentata scalata di Bpl ad Antonveneta nel 2005 in virtu' della legge 231 sulla responsabilita' degli enti.

 

3 - BPI: PM,3 ANNI A CONSORTE, 2 ANNI E 1 MESI A GRILLO...
(ANSA) - I Pm di Milano Eugenio Fusco e Gaetano Ruta hanno chiesto al TRibunale di condannare l'ex presidente di Unipol Giovanni Concorte a 3 anni di reclusione e il senatore Luigi GRillo a 2 anni e 1 mese. I due sono imputati al processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta da parte di Bpi.

 [23-02-2011]

 

 

 

 LE MEMORIE DI FAZIO...
Walter Galbiati per "la Repubblica" - Le aveva provate tutte, il governatore della Banca d´Italia Antonio Fazio, per trattenere in Italia la proprietà della Bnl. E se per Antonveneta aveva mobilitato Gianpiero Fiorani, per Bnl aveva chiesto prima l´intervento dei pezzi grossi e poi degli outsider. Davanti ai giudici del Tribunale Fazio ha rivelato di aver contatto gli allora vertici di Unicredit: «Per rilanciare la Bnl nella primavera del 2005 - ha affermato - contattammo il presidente di UniCredit, Carlo Salvatori, e l´ad Alessandro Profumo, con i quali fu abbozzata un´ipotesi di intervento, abbandonata in seguito dopo l´annuncio dell´Ops da parte degli spagnoli».

Sparita Unicredit, Fazio ha ripiegato sulla Unipol di Giovanni Consorte ma la banca è finita in mano straniera, ai francesi di Bnp Paribas, mentre i protagonisti della vicenda sono tutti a processo.

 

  [05-11-2010

 

 

ABBIAMO UNA BANCA? - DALL’ESTATE DEI FURBETTI DEL QUARTIERINO, UNIPOL HA QUASI DIMEZZATO IL SUO PATRIMONIO NETTO - MA LE COOP CHE LA CONTROLLANO LA VALUTANO ANCORA 3 VOLTE IL SUO VALORE DI MERCATO (CROLLATO ANCHE QUELLO) - SI SPERA NEL NUOVO PIANO INDUSTRIALE - INTANTO UNICOOP FIRENZE HA PERSO 220 MILIONI SUI TITOLI MONTEPASCHI: BRUCIATI 7 ANNI DI GUADAGNI DEI SUPERMERCATI…

Fabio Pavesi per "Plus24" de "Il Sole 24 Ore"

 

1 - IL PESO DI UNIPOL SULLE COOPERATIVE...
Quel legame è tanto antico quanto solido, ma le ultime vicissitudini di Unipol con quella maxi-perdita per oltre 700 milioni nel 2009, qualche malessere l'hanno senz'altro procurato tra i vertici delle cooperative rosse che del gruppo assicurativo posseggono metà del capitale. Certo un centinaio di milioni di dividendi sono stati comunque deliberati e saliranno lungo la catena societaria da Finsoe fino a Holmo per arrivare nelle casse delle 40 coop che stanno in cima alla piramide che governa il colosso assicurativo.

 

Colosso sì, ma dalla vita recente piuttosto travagliata. Almeno da quando ha tentato la fallita scalata alla Bnl. Unipol aveva in cassa, dopo l'estate dei furbetti del quartierino, due miliardi di euro, oggi a pochi anni di distanza si è ritrovata a chiedere altri 500 milioni di nuovi soldi al mercato. Certo una parte (circa un miliardo) di quella riserva, chiesta allora agli azionisti per la conquista abortita di Bnl, è tornata a casa sotto forma di dividendo nel 2008. Ma resta il fatto che i risultati sia economici che patrimoniali hanno visto in questi anni una marcata discesa.

A partire dallo choc dei 700 milioni di perdite dell'anno scorso provocati dall'aver svalutato in un colpo solo titoli azionari in portafoglio che hanno continuato per anni a essere contabilizzati a valori di carico non più realistici rispetto al mercato. Una pulizia dolorosa ma doverosa, come quella avviata su un portafoglio di attività che vedeva immobilizzati titoli strutturati per oltre 6 miliardi e polizze a capitalizzazione per oltre tre miliardi.

Un periglioso cammino negli ultimi anni, testimoniato anche dalle dinamiche di attività e patrimonio. Ebbene l'attivo del gruppo è passato da 38 miliardi di euro del 2005 a 43,3 miliardi di fine 2009, ma il capitale ha fatto il percorso inverso. Dai sei miliardi di patrimonio netto si è scesi ai 3,8 miliardi di fine 2009. Se poi al capitale dimagrito si aggiungono le difficoltà incontrate da Unipol banca e le perdite di Unipol merchant il quadro si chiude. Non che la borsa non se ne sia accorta. Unipol tre anni fa valeva ben sopra i due euro, di questi tempi quota sui 55 centesimi.

 

Certo, ora fatte le pulizie la compagnia dovrebbe ripartire. C'è un piano industriale che prevede utili netti consolidati a 250 milioni per fine 2012. Si vedrà. Per ore è una speranza per veder risalire il titolo sul listino. Finsoe non svaluta E quella risalita è assai attesa dai vertici cooperativi, dato che Finsoe, la scatola che possiede il 50,75% del capitale ordinario di Unipol ha tuttora in carico la partecipazione per 1,67 miliardi. Che vuol dire?

 

Che per Finsoe (a sua volta partecipata dalla Holmo) Unipol continua a valere 3,3 miliardi di euro. Cioé tre volte il suo attuale valore di mercato. Certo, la borsa forse non è parametro affidabile di questi tempi e quella partecipazione è strategica e vale un premio di maggioranza.

Resta il fatto che l'attivo di Finsoe e a risalire quello di Holmo appaiono oggi quanto meno gonfiati. Se quei valori non si recuperassero, allora i debiti, oggi sotto controllo, comincerebbero a essere un problema. Del resto non c'è solo Unipol. Più finanza che supermercati Le coop da tempo fanno della finanza, più che dell'attività tipica un terreno di caccia all'utile. Su quei circa 12 miliardi di giro d'affari la redditività industriale è sotto l'1%. Gli utili veri si fanno con il trading sul gigantesco portafoglio titoli (tra i 7 e i 9 miliardi) posseduto dall'universo cooperativo.

 

Con qualche sorpresa negativa. Come le svalutazioni finanziarie per 400 milioni nel solo 2008 dell'intero sistema. O le perdite, sempre finanziarie, per 244 milioni della sola Coop Nord Est nel 2008. O le svalutazioni finanziarie per 53 milioni accumulate da Cooperativa Adriatica nel biennio 2008-2009. Anche Coop Estense ha dovuto rettificare attività finanziarie per 42 milioni tra il 2008 e il 2009. Una passione per la finanza che procura anche qualche dispiacere.


2 - UNICOOP FIRENZE SACRIFICA 220 MILIONI SU MONTEPASCHI...
L'intreccio tra Unipol, Mps, la ex galassia di Gnutti e le cooperative si è sciolto da tempo. La banca senese resta però con Unipol l'altra gamba della cosiddetta finanza rossa. E non è un caso che tra gli azionisti storici continui a figurare la Unicoop Firenze che tuttora detiene il 2,99% del capitale della banca.

Anche qui, come per Unipol, non sono state note sempre liete per i cooperatori fiorentini. Le difficoltà borsistiche di Monte dei Paschi di Siena, che ha visto scendere il valore della sua azione da 3,6 euro di tre anni fa a poco più di un euro di questi giorni, sono costate care a Unicoop. La cooperativa nel 2008 ha dovuto svalutare i titoli Mps per la bellezza di 188 milioni di euro. Un'operazione pulizia che ha fatto sì che il bilancio di quell'anno chiudesse con 194 milioni di perdite.

 

E anche il 2009 ha avuto uno strascico con ulteriori svalutazioni sulle azioni Mps per 30 milioni. Nel bilancio della cooperativa toscana guidata da Turiddo Campaini le azioni Mps sono tuttora in carico a 1,33 euro, mentre in borsa trattano a poco sopra l' euro. Se un piccolo azionista come Unicoop sta pagando cara l'avventura senese, che dire dell'azionista di controllo, la Fondazione Mps che della banca possiede il 46% del solo capitale ordinario.

Ma tra risparmio e privilegiate la presa su Mps arriva al 73%. Certo qui la partecipazione è strategica e le perdite di borsa non vengono registrate nel bilancio. Se così fosse si aprirebbe una voragine nei conti della Fondazione. Basti pensare che il valore unitario di bilancio (come ha documentato «Plus24» del l'11 luglio 2009) delle ordinarie è di 1,3 euro. Ebbene se fosse costretta a svalutare oggi perderebbe 800 milioni solo sulla quota delle ordinarie.

La fondazione, tra quelle bancarie, è quella più concentrata ed è evidente che le sue sorti sono legate a doppio filo con il valore di mercato di Mps. Lontani i tempi in cui grazie al collocamento la fondazione presieduta da Gabriello Mancini incassò in un colpo solo a livello patrimoniale 1,2 miliardi.


3 - IL COSTO? UN MILIARDO...
Volevano una banca. Ma la banca, pur piccola, l'avevano già in casa. Dal '98, da quando Unipol ha sviluppato il business bancario. Un'avventura sotto le insegne di Unipol banca che è costata cara agli azionisti di via Stalingrado. In 12 anni, ha calcolato Chevreaux, Unipol ha investito un miliardo di euro. Per ottenere cosa? Un istituto che oggi vanta depositi per 9,5 miliardi con 300 filiali.

Ma che ha chiuso il biennio 2008-2009 con perdite per 128 milioni di euro e che a fine 2009 aveva crediti dubbi pari al 13% del totale dei prestiti. Un livello che è doppio rispetto alla media del sistema bancario italiano. Ora con il primo semestre 2010 sono arrivati i primi utili per 10 milioni. Meglio tardi che mai. Anche se ancora pochi.

 

 

[06-10-2010]

 

bancamarcia - toh, fiorani restituisce 50 milioni a titolo di transazione! - e qui l’indignazione di bankomat: siete al corrente di banchieri che mescolano affari propri e affari della banca con i vostri di clienti? magari vi segnalano un socio "obbligatorio" in un certo affare, una consulenza da pagare a un consulente che non e’ mai stato vostro bensi’ della banca o del banchiere. Vogliamo parlarne? Vogliamo aprire un dibattito sulla morale degli affari che ruotano attorno alle banche?..

 Bankomat per Dagospia

 

I giornali di oggi, MF ad esempio in prima pagina, raccontano finalmente una bella storia. Fiorani, l'ex furbetto banchiere della Lodi, quello che era stimato o perlomeno temuto da tutto l'establishment, quello che andava a braccetto con il suo vigilante Governatore Fazio restituisce al suo gruppo bancario 50 milioni a titolo di transazione. Dunque li aveva. Lasciamo perdere come e con quali responsabilita'. Li aveva. State certi che a forza di soli stipendi onesti non si mettono via in dieci anni 50 milioni.

Bankomat vi propone, cari lettori di Dagospia, una campagna morale e culturale: siete al corrente di banchieri di vario livello, anche solo direttori di area o filiale, che mescolano affari propri e affari della banca con i vostri di clienti?

Magari erogano credito dietro compenso anche indiretto, magari vi segnalano un socio "obbligatorio" in un certo affare, una consulenza da pagare a un consulente che non e' mai stato vostro bensi' della banca o del banchiere.

 

Magari vi obbligano a pagare ricche parcelle a studi legali - in occasione ad esempio di complesse ristrutturazioni del debito della vostra impresa - a studi che non sono vostri storici di fiducia, ma loro.

Vogliamo parlarne? Vogliamo aprire un dibattito sulla morale degli affari che ruotano attorno alle banche? Perche' qualcuno ottiene decine e decine di milioni di finanziamento e qualcuno ci mette mesi ad avere la semplice conferma di un fido, sicche' risulta sconfinante in centrale rischi e passa un sacco di guai?

Se non apriamo un dibattito coraggioso magari traendo spunto da episodi ben noti di "cattivo credito" i fiorani e faenza torneranno. Mentre in troppi hanno interesse a farci credere che sono stati casi isolati, furbettini di provincia.

2- IL BANCO ACCETTA L'OFFERTA DI FIORANI
Andrea Di Biase per "Milano Finanza"

L'accordo transattivo tra Gianpiero Fiorani e il Banco Popolare per chiudere l'azione di responsabilità votata dall'assemblea dell'allora Popolare Italiana nei confronti del suo ex aministratore è finalmente realtà.

Benché l'istituto guidato da Pier Francesco Saviotti non abbia diramato alcun comunicato ufficiale in merito, la proposta avanzata da Fiorani e dall'ex dirigente della Bpi, Silvano Spinelli (che hanno messo sul piatto complessivamente circa 50 milioni), è stata accettata sia dal consiglio di gestione del Banco Popolare sia dal cda della controllata Popolare di Lodi spa e i suoi effetti economici sono già stati recepiti nella semestrale dell'istituto veronese.

Eppure, nonostante la trattativa tra i legali di Fiorani e quelli del Banco andasse avanti ormai da tre anni e fosse anche noto che la nuova proposta avanzata dal banchiere lodigiano era sul tavolo di Saviotti almeno dalla scorsa primavera, la firma sembrava ancora lontana.

Che l'accordo fosse quasi raggiunto lo aveva segnalato con dovizia di particolari La Repubblica alla fine di aprile, sottolineando però che il consiglio di gestione dell'istituto veronese, pur avendo dato un assenso di massima, non si era ancora pronunciato in maniera formale sulla proposta di Fiorani. E in effetti, come sottolineato anche negli articoli apparsi successivamente sul Corriere della Sera e su Il Cittadino di Lodi, la firma sarebbe stata bloccata da alcuni problemi insorti sulle parcelle da corrispondere agli avvocati coinvolti nella transazione.

Il Banco, secondo una ricostruzione mai smentita né confermata dall'istituto veronese, avrebbe dovuto farsi carico dei compensi dovuti ai legali di Fiorani. Inoltre, le circa cinquanta persone che l'ex ad della Bpl aveva chiamato nella causa avviata dalla banca nei suoi confronti davanti al Tribunale di Lodi, ritenendole corresponsabili, avrebbero chiesto che, in virtù della raggiunta transazione, fosse lo stesso Fiorani a farsi carico delle parcelle dei loro legali.

 

Sembrava dunque che, anche per questi motivi, la transazione tra la banca e l'ex ad fosse finita nuovamente su un binario morto. E, invece, nel silenzio generale, l'accordo è stato ufficialmente raggiunto. La notizia emerge dalle pieghe della semestrale dell'istituto veronese, disponibile dal 27 agosto scorso.

«Nel corso del primo semestre», si legge nel documento, «il signor Giampiero Fiorani e il signor Silvano Spinelli (suo stretto collaboratore) hanno fatto pervenire alla Banca Popolare di Lodi (titolare del diritto al risarcimento) e al Banco Popolare, successore di Banca Popolare Italiana, una proposta transattiva, il primo nell'azione di responsabilità contro di lui promossa, il secondo delle pretese risarcitorie fatte valere dalla Banca Popolare di Lodi per l'attività dal medesimo svolta in collaborazione con il signor Fiorani». Fin qui nulla di nuovo, se non il fatto che oltre a Fiorani, anche Spinelli si è detto disponibile a raggiungere un accordo transattivo.

La vere novità si possono leggere nei paragrafi successivi. «La proposta», recita ancora la semestrale, «limitata per entrambi alle loro quote di responsabilità e quindi non comunicabili agli eventuali responsabili solidali, ha determinato un'attribuzione al Banco Popolare in denaro e partecipazioni in società immobiliari valutabili all'incirca in 50 milioni di euro». Circa 10 milioni in più, dunque, rispetto ai 40 milioni che, stando alle indiscrezioni della primavera scorsa, Fiorani era pronto a mettere a disposizione del Banco. Una cifra lievitata, forse, anche in virtù della partecipazione alla transazione di Spinelli.

Di qui, dunque, la decisione del Banco di accettare la proposta dei due ex manager, anche se nessun riferimento viene fatto alla questione delle parcelle dei legali coinvolti. «A seguito di un'attenta e completa valutazione comparata di tutti gli aspetti e profili collegati all'eventuale prosecuzione delle azioni avviate dal gruppo», è riportato ancora nella semestrale, «il consiglio di gestione del Banco Popolare ed il cda della Banca Popolare di Lodi hanno deliberato di accettare la proposta transattiva».

 

L'accordo, anche se solo per una parte, è già diventato esecutivo e si è tradotto in una sopravvenienza attiva di 21,6 milioni nei conti del Banco Popolare. «A seguito della progressiva ma ancora parziale esecuzione degli obblighi rivenienti dai suddetti accordi, la Bpl ha acquisito valori per un ammontare complessivo pari a 21,6 milioni di euro», che si sono tradotti in un beneficio di pari entità nel conto economico consolidato del Banco. Un ulteriore beneficio dovrebbe essere poi contabilizzato nei prossimi mesi.

«Sempre nell'ambito dell'esecuzione degli accordi transattivi citati la Banca Popolare di Lodi prima della fine del semestre ha assunto la titolarità di un serie di quote partecipative in società immobiliari». Per ora «le partecipazioni sono state iscritte nel bilancio della Banca Popolare di Lodi al valore convenzionale di un euro cadauna», in attesa che venga calcolato il fair value di queste società. Gli amministratori del Banco non ritengono infatti che il valore del patrimonio desumibile dagli ultimi bilanci approvati non sia rappresentativo del fair value delle partecipate. [07-09-2010]

 

 

- CASO UNIPOL: GIP MILANO CONCEDE DOMICILIARI A IMPRENDITORE FAVATA (Adnkronos) - Il gip di Milano, Andrea Pellegrino, ha concesso gli arresti domiciliari a Fabrizio Favata, l'imprenditore arrestato il 25 maggio scorso con l'accusa di estorsione. Favata e' l'imprenditore 60enne che avrebbe consegnato alla famiglia Berlusconi la registrazione di una conversazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte sul tentativo di scalata a Bnl ("Allora, abbiamo una banca?").

Favata, scarcerato col parere favorevole del pm Maurizio Romanelli, scontera' i domiciliari in una casa presa in affitto dalla moglie a Sestri Levante. Stando alla ricostruzione dell'accusa, Favata si sarebbe fatto consegnare 300mila euro da Roberto Raffaelli, ex amministratore di un'azienda che forniva apparecchi per intercettazioni anche per la Procura di Milano, per non rivelare che era stato proprio Raffaelli a diffondere l'intercettazione.

Anche Raffaelli e' indagato dalla Procura di Milano, perche' sospettato di aver copiato su una pen drive la conversazione telefonica tra Fassino e Consorte.

18.08.10

 

RICONOSCENZA DISCRETA...
Walter Galbiati per "la Repubblica"
- Era in corso la scalata alla Bnl e il governatore Antonio Fazio voleva sapere a chi apparteneva la quota della banca romana (tra il 10 e il 15%) in mano a fantomatici investitori argentini. L´incaricato a scoprirlo fu Gianpiero Fiorani, che ieri ha ricostruito la vicenda in Tribunale.

«Mi avvicinò a una cena Francesco Gaetano Caltagirone, mi diede un biglietto col nome dell´avvocato Christian Fischele di Ginevra e mi disse che mi avrebbe contattato per l´operazione Vito Bonsignore». Successivamente l´esponente dell´Udc trattò con Fiorani tempi e modi della vendita del pacchetto argentino. Con un particolare: «Una parte della plusvalenza, 50 milioni, sarebbero dovuti rimanere su un conto di Singapore che Bonsignore mi avrebbe indicato», sostiene Fiorani.

28.06.10

 

CASO UNIPOL: DAVANTI A PM MILANO COLLABORATORE STUDIO GHEDINI...
(Adnkronos)
- Nel primo pomeriggio Piersilvio Cipollotti, legale e collaboratore dello studio Ghedini, si e' presentato davanti ai pm di Milano Massimo Meroni e Maurizio Romanelli per essere sentito come persona informata sui fatti nell'ambito dell'indagine avviata sull'intercettazione della telefonata tra Giovanni Consorte e Piero Fassino disposta nell'ambito dell'indagine sulla mancata scalata alla Bnl e 'finita' pubblicata su 'Il Giornale'.

 

Cipollotti viene sentito sull'incontro avuto nel 2006 con Fabrizio Favata, l'imprenditore arrestato nelle settimane scorse per estorsione ai danni del titolare dell'agenzia Rcs che curo' le intercettazioni del fascicolo Unipol-Bnl. Cipollotti, in particolare, risponde ai pm dopo che il gip di Milano Bruno Giordano, su richiesta della procura, ha rimosso il segreto professionale a suo carico sostenendo che il giovane legale ha ricevuto all'epoca Favata non come potenziale cliente ma come possibile intermediario di Niccolo' Ghedini. Piersilvio Cipollotti, infatti, incontro' Favata nello studio Ghedini.

 

28.06.10

 

CONSORTE, ACCORDO CON CONSOB PER DETTAGLI OPERAZIONE SU BNL...
(Adnkronos) - Il 4 luglio 2005, in pieno tentativo di scalata alla Bnl, Giovanni Consorte, ex presidente di Unipol, e Lamberto Cardia, presidente di Consob, concordarono che la "Consob doveva essere informata sull'evoluzione delle trattative e in tal senso Unipol chiese nelle persone del Presidente e del Vice Presidente un incontro l'8 luglio 2005". E' quanto ha affermato oggi Giovanni Consorte dopo che ieri, nell'aula del processo in corso a Milano sul caso Unipol, Cardia aveva ricordato l'incontro del 4 luglio 2005 durante il quale pero', ha testimoniato il presidente della Consob, non si entro' nel merito dell'interesse di Unipol per Bnl ma Consorte lamento' solo di non riuscire ad essere ricevuto dalla Commissione di Vigilanza.

All'epoca, ricostruisce oggi Consorte con una nota "venerdi' 1 luglio 2005 Unipol presento' alla Banca d'Italia la domanda di autorizzazione a salire al 14.99% in Bnl. Sabato 2 luglio e domenica 3 luglio 2005, la Borsa Italiana e gli organi di controllo erano ovviamente chiusi.

 

[04-06-2010]

 

 

CASO UNIPOL: CARDIA, DA CONSORTE TESTIMONIANZE FARNETICANTI =...
(Adnkronos) - "Ho letto testimonianze farneticanti da parte di Consorte". Dopo l'esame dei giorni scorsi nell'aula del processo sulla mancata scalata all'Antonveneta, il presidente della Consob, Lamberto Cardia, ha parlato oggi nell'aula del procedimento su un'altra mancata scalata, quella di Unipol su Bnl. E se nella causa sull'ex banchiere di Lodi, Cardia ha smentito Fiorani, oggi ha contestato la ricostruzione di Giovanni Consorte.

 

Sollecitato dalle domande dell'accusa, rappresentata dal pm Luigi Orsi, Cardia ha parlato in particolare di un incontro avuto con l'ex presidente di Unipol il 4 luglio del 2005. "Consorte -dice oggi Cardia- mi telefono' e in modo pressante mi disse di avere urgenza di vedermi per una questione delicata. Cosi' ho accettato di riceverlo per un incontro personale nel mio ufficio. Lui si presento' con Sacchetti (ex ad di Unipol, ndr). Ma ad un incontro personale non si arriva in due. Si crea anche del risentimento quando ad un incontro privato l'altro si presenta in due -insiste- ma comunque lui lamento' di non essere ricevuto dalla Commissione con la quale voleva affrontare argomenti a tutela di Unipol, per non sbagliare. Ma io non gli consentiii di entrare nel merito. Il colloquio non fu simpatico".

Cardia riferisce di aver 'liquidato' Consorte e Sacchetti alla svelta. L'ex presidente di Unipol venne ricevuto dalla Commissione della Consob quattro giorni dopo, l'8 luglio, ma del contenuto di quell'incontro, nonostante le domande del pm, Cardia non ricorda molto anche perche', precisa "a me interessava solo che la riunione avvenisse visto che Consorte se ne lamentava".

03.06.10

 

CARDIA (CONSOB): «MAI AVUTO INCONTRI PRIVATI CON FIORANI»...
Dal "Giornale"
- Il presidente della Consob, Lamberto Cardia, smentisce su tutta la linea l'ex amministratore delegato della Banca popolare italiana, Gianpiero Fiorani. E lo fa in qualità di testimone davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Milano sgombrando il campo dall'ipotesi di aver incontrato privatamente il banchiere di Lodi che voleva spiegargli l'operazione messa a punto per scalare l'Antonveneta.

Il numero uno della Commissione, incalzato dalle domande dei legali dell'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio e dello stesso Fiorani, ha negato di aver incontrato nei primi giorni di febbraio del 2005 Fiorani nella sede di Milano della Consob: «L'incontro non è avvenuto» e «ho una prova documentale» di essere stato in quei giorni tra Roma e Città del Capo per impegni di lavoro, ricordando peraltro che per accedere all'interno degli uffici della Consob «non ci sono porte di servizio». Casomai, ha ammesso Cardia, Fiorani «l'ho visto a Roma l'8 marzo in occasione della sua convocazione» in Consob.

E «successivamente in una circostanza non gradevolissima il 9 aprile in provincia di Bolzano per un dibattito» organizzato dalla magistratura. «Alla fine della colazione» di lavoro, ha raccontato il numero uno dell'autorità di vigilanza sulla Borsa al presidente del collegio Gabriella Manfrin, «quando mi alzai da tavola si alzò immediatamente anche lui e mi disse che la Consob lo stava tartassando e che quindi mi voleva parlare.

La cosa sgradevole fu che, mentre mi ripeteva che mi doveva parlare, mi prese per un braccio e mi fece cadere qualche pezzetto di frutta dal mio piatto. È stata una cosa davvero spiacevole». Ma non basta. Il numero uno della Consob oltre a smentire il banchiere sulla tempistica dell'ispezione svolta ha anche ricordato il carteggio e il rapporto di quei giorni con la Banca d'Italia, allora guidata da Antonio Fazio.

 02.06.10

 

 

FIORANI SCUDATO...
Gran pezzo di Walter Galbiati su Repubblica (p.23): "Accordo Fiorani-Banco Popolare: 40 milioni per chiudere lo scandalo. La proposta al comitato esecutivo della banca con il sì dei pm. Lo scudo fiscale di Tremonti servirà a traghettare i denari dalla Svizzera e da Singapore in Italia. Nel pacchetto offerto dall'ex banchiere anche 1,5 milioni di titoli Atlantia", le ex Autostrade.

Io fotto. Tu scudi. Noi ci mettiamo una pietra sopra. Perfetta sintesi del capitalismo di relazione padano, con effetti tragicomici. Tipo che Fiorani, alla fine, dovrà dir grazie all'arci-nemico Tremendino Tremonti e alla sua inesauribile fantasia crossborder.

01.05.10

 

UNIPOL-BNL: PM CHIEDONO PROCESSO PER FAZIO, CONSORTE E 'CONTROPATTO'...
Radiocor -
Processare l'ex Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, l'allora responsabile della vigilanza di Palazzo Koch, Francesco Frasca, gli ex vertici di Unipol, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, gli ex vertici di Banca Popolare di Lodi (ora Bpi), Giampiero Fiorani e Gianfranco Boni, e i membri del cosiddetto 'contropatto', l'alleanza tra immobiliaristi e finanzieri che nel 2005 rastrello' e poi rivendette a Unipol oltre il 27% di Bnl.

E' la richiesta avanzata oggi dai magistrati della Procura di Roma titolari dell'inchiesta sul 'contropatto'. Le richieste di rinvio a giudizio riguardano 37 soggetti, 21 persone fisiche e 16 societa', indagati a vario titolo per aggiotaggio informativo e manipolativo e ostacolo all'attivita' di vigilanza. Sulle richieste di rinvio a giudizio dovra' ora pronunciarsi il giudice dell'udienza preliminare.

14.04.10

 

FIORANI IN AULA, PER FAZIO FINANZIAVO ENTI RELIGIOSI...
(Adnkronos) - "Quando il governatore (Antonio Fazio, ndr) mi chiedeva di finanziare i Legionari di Cristo piuttosto che altre associazioni religiose queste cifre non venivano fatturate ma io provvedevo personalmente e il governatore non mi ha mai chiesto da dove prendessi i soldi". Soldi che venivano recuperati "dalle plusvalenze che alcuni clienti retrocedevano parzialmente" perche' guadagnavano grazie a operazioni su titoli depositati presso la Bpl comprati con finanziamenti erogati dalla banca.

Lo ha affermato Gianpiero Fiorani, ex amministratore delegato dell'allora Banca Popolare di Lodi, nel corso del processo al tribunale di Milano sulla mancata scalata ad Antonveneta. Le sue dichiarazioni rappresentano un elemento di novita' rispetto ai precedenti interrogatori. I legali di Fazio, che stanno controinterrogando Fiorani, hanno chiesto dettagli su questi finanziamenti che l'ex ad di Bpl avrebbe fatto su richiesta dell'ex governatore della Banca d'Italia, ma Fiorani ha dichiarato di non averne tenuto una contabilita'.

25.03.10

 

 

- POMICINO: FAZIO E FIORANI MAI SMESSO DI PARLARE AL TELEFONO...
(Adnkronos) - 'Ho letto con divertimento che il dottor Fiorani avrebbe dichiarato che la signora Fazio era stata avvertita dal sottoscritto che i propri telefoni erano sotto controllo. Amenita' di questo genere non vanno neanche smentite perche' sono i fatti stessi a smentirle. Come e' noto dalle cronache del 'Tempo' i coniugi Fazio e Fiorani hanno sempre continuato a parlare al telefono liberamente'. E' al precisazione dell'ex ministro, Paolo Cirino Pomicino.

28.02.10

 

 

 

FIORANI IN AULA, TUTTO DECISO DA BANKITALIA...
(Ansa) - La moral suasion "é solo un concetto astratto". In realtà, "ieri come forse oggi in Banca d'Italia c'é un dirigismo e nulla viene deciso se non lo decide il governatore". Così Gianpiero Fiorani, imputato nel processo alla scalata ad Antonveneta che si sta svolgendo a Milano davanti alla seconda sezione del tribunale penale, nel corso del suo esame cominciato circa un'ora fa, risponde alle domande del pm Eugenio Fusco.

SE SON FIORANI FIORIRANNO – L’EX AD DI BPL DEPONE AL PROCESSO ANTONVENETA E METTE IN MEZZO TUTTI, DAL PREMIER ALLA CONSOB (PER NON PARLARE DI BANKITALIA): "PORTAI IL PROGETTO DI FUSIONE A BERLUSCONI COI COLORI DI FORZA ITALIA… FAZIO MI DISSE DI AVER BLOCCATO GERONZI… CARDIA MI FECE CAPIRE CHE OPERAZIONE ERA OK…

1 - FIORANI: PORTAI A BERLUSCONI PROGETTO ACQUISIZIONE CON COLORI DI FI...
(Adnkronos)
- "Nell'estate del 2004 mi incontrai con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in Sardegna. Con me c'era il senatore Luigi Grillo e c'era anche l'avvocato Cesare Previti. Al premier consegnai il progetto di acquisizione di Bpl su Antonveneta ma per l'occasione cambiai i colori di copertina: da quelli della Popolare di Lodi a quelli di Forza Italia. Berlusconi si dimostro' favorevole al progetto ma si preoccupo' che avessimo l'ok di Bankitalia".

Al processo sul caso Antonveneta testimonia oggi in aula l'ex amministratore delegato di Bpl Giampiero Fiorani, attualmente consigliere per un gruppo energetico. Rispondendo alle domande del pm Eugenio Fusco, Fiorani ripercorre tutte le tappe della mancata scalata all'Antonveneta ricordando, in particolare, gli incontri avuti con l'ex Governatore di Bankitalia Antonio Fazio che "sosteneva l'italianita' delle aggregazioni bancarie ed era contrario agli stranieri in Italia. Era un suo punto fermo, una sua strategia. Diceva sempre -aggiunge Fiorani- che in Italia non avevamo mai salvaguardato la reciprocita'".

Ai giudici Fiorani ricorda anche di aver conosciuto Fazio dopo il fallimento dell'interesse della Lodi per BiPopCarire. Una conoscenza, quella tra l'ex ad di Bpl e l'ex Governatore di Bankitalia che si consolido' nel gennaio del 2002 in occasione della Forex a Lodi, quando "l'assemblea annuale ebbe un successo strepitoso con la partecipazione di 5 ministri".

2 - FAZIO MI DISSE DI AVER FERMATO GERONZI...
(Adnkronos) -
"Il 5 novembre del 2004 Fazio mi disse di aver fermato Geronzi". E' quanto riferisce nell'aula del processo sulla mancata scalata all'Antonveneta ricostruendo tutti i passaggi dell'operazione condotta attraverso la 'sua' ex Bpl. Secondo Fiorani, il progetto iniziale di Bankitalia prevedeva l'ok ad un interesse della 'Lodi' su Bnl e di capitalia su Antonveneta.

Ma dopo una riunione in Costa Azzurra con i suoi manager, Fiorani comunico' a Fazio che l'interesse di Bpl era piu' orientato su Antonveneta. Cosi', a novembre, Fazio gli comunico' di "aver fermato Geronzi". Ed e' sempre Fiorani a dire nell'aula del processo milanese che in realta' la moral suasion 'e' solo un concetto astratto', perche' 'ieri come forse oggi in Banca d'Italia c'e' un dirigismo e nulla viene deciso se non lo decide il governatore'.

3 - CARDIA MI FECE CAPIRE CHE OPERAZIONE ERA OK...
(Adnkronos) -
'Cardia mi fece capire che non ci vedeva niente di male' nell'operazione di scalata all'Antonveneta messa in atto dall'ex Bpl. E' quanto dichiara l'ex ad di Bpl, Giampiero Fiorani, al processo in corso a Milano sulla mancata scalata all'Antonveneta.

In particolare l'ex banchiere racconta di un incontro avuto nel febbraio 2005 in Consob, con Lamberto Cardia, 'un incontro istituzionale al quale arrivai pero' dalla porta di servizio per evitare l'interesse dei giornalisti sull'operazione'. Fiorani riferisce poi di avere spiegato al presidente di Consob l'operazione in corso e di avergli fatto anche vedere 'tutti gli affidamenti in conto corrente dei clienti'.

'E tenete conto - aggiunge l'ex banchiere ai giudici- che a quell'epoca alcuni giornali avevano gia' scritto che la Bpl aveva finanziato alcuni nominativi' nell'ambito dell'operazione. Tuttavia, prosegue Fiorani 'mi annuncio' un'ispezione. Gli dissi di effettuarla alla scadenza del Patto di sindacato. Quell'ispezione fu deliberata il 18 marzo ma venne mandata un mese dopo, ad aprile. A questo punto per me anche con il consenso della Consob, l'operazione era regolare'.

[10-02-2010]

 

 

BUM! CONSORTE CHIAMA A DIFESA TUTTO IL PD E IL GOTHA DELLA FINANZA ITALICA - LA SUA TESI: MA QUALE AGGIOTAGGIO, TUTTI SAPEVANO DELL'OPERAZIONE UNIPOL-BNL - PROCESSO AL VIA IL 1° FEBBRAIO: 180 TESTI, CONSOB COMPRESA - NELLA LISTA SPUNTANO D'ALEMA, VELTRONI, FASSINO, BERSANI, AMATO - DOPO CARIGE ANCHE DEUTSCHE B. VINCE CONTRO LA CONSOB : NON CI FU PATTO OCCULTO...

1- DA BERNHEIM A CARDIA, I 180 NOMI DI CONSORTE...
Da "Milano Finanza"

Banchieri, cooperatori, politici, giornalisti. Comprende180 nomi la lista di testimoni richiesti da Giovanni Consorte al processo milanese sulla scalata Unipol-Bnl. Fra i personaggi principali, il presidente delle Generali, Antoine Bernheim, seguito dall'ad Giovanni Perissinotto e dagli ex Fabio Cerchiai e Gianfranco Gutty. Ci sono i grandi alleati di Luigi Abete, Diego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo e un gran numero di banchieri:

Francesco Caputo Nassetti e Vincenzo De Bustis di Deutsche Bank, Michele Calzolari di Centrosim, Giorgio Cirla ex consigliere delegato di Interbanca, Pietro D'Aguì di Bim, gli advisor Luigi De Vecchi di Credit Suisse, Arnaldo Borghesi (allora in Lazard), Guido Roberto Vitale, Fabio Genovese di Nomura, e poi ancora Gianpiero Fiorani, Fabio Innocenzi, Gianpietro Nattino, Tarak Ben Ammar.

Fra le authority Lamberto Cardia (Consob), Giancarlo Giannini (Isvap), Antonio Catricalà (Antitrust), gli uomini di Bankitalia Bruno Bianchi , Giovanni Castaldi e Claudio Clemente. Fra i politici del centrodestra, Pierferdinando Casini e Gianni Alemanno. Nella lista compaiono anche i giornalisti Maria Teresa Meli del Corriere della Sera, Alessandro Plateroti, Riccardo Sabatini, Laura Serafini del Sole 24 Ore e Giorgio Mulè, direttore di Panorama, all'epoca direttore di Economy.

2- CONSORTE CHIAMA A DIFESA TUTTO IL PD...
Andrea Di Biase e Fabrizio Massaro per "Milano Finanza"

Giovanni Consorte vuole un processo a tutto campo su Unipol-Bnl e chiama la sinistra in sua difesa. Nell'inchiesta milanese per aggiotaggio (con l'ipotesi di aver stretto patti occulti con alcuni soci della banca romana) che vede imputato l'ex presidente e amministratore delegato dell'assicurazione controllata dalle coop insieme con l'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio e altre 19 persone, il manager abruzzese intende ricostruire l'intera vicenda.

Non solo sotto il profilo strettamente giuridico ma «anche sotto quello dei sostegni e degli appoggi politici» alla corsa di Unipol in contrapposizione agli spagnoli del Bbva, ha spiegato ieri mattina Consorte in un colloquio con MF-Milano Finanza. Vuole ricostruire le mosse e i protagonisti del fronte a lui ostile nel mondo economico-finanziario e in quello politico, il gruppo che sosteneva il presidente della Bnl Luigi Abete.

«La nostra corsa a Bnl fu del tutto legittima, non ci fu un patto occulto per prosciugare l'ops del Bilbao» facendo rilevare ad azionisti come Carige, Bper o Deutsche Bank (tra gli altri) i titoli di Bnl. «Unipol perse perché vittima di un complotto. E in tribunale lo vedremo. La mia fortuna è che ci sono le intercettazioni; leggendole si capisce che fino all'ultimo c'era sempre qualcuno che si sfilava o poneva condizioni nuove. Il patto l'abbiamo chiuso solo il 18 luglio. È tutto registrato, voglio che si facciano sentire le telefonate in aula, così si capirà tutto».

Per difendersi al meglio Consorte ha depositato alla prima sezione del tribunale di Milano, dove lunedì prossimo si aprirà il dibattimento, una lista di 180 testimoni, tra manager, finanzieri, consulenti, politici (vedere box in alto). Sono soprattutto di questa ultima categoria i nomi più eclatanti, destinati a fare rumore qualora la corte decidesse di ammetterli come testi.

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«Voglio che venga in aula a deporre il gotha del Partito Democratico e in particolare gli ex Ds», ha dichiarato Consorte. I Ds sono il gruppo politico nel quale militava e con il quale ha rotto dopo la fallita scalata e la scoperta della consulenza riservata da 25 milioni resa a Emilio Gnutti durante la vendita di Telecom Italia da Hopa alla Pirelli. Nell'elenco di Consorte figurano l'attuale segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, gli ex numeri uno del partito Walter Veltroni e Piero Fassino e gli ex presidenti del Consiglio Massimo D'Alema e Giuliano Amato.

E, ancora, Ugo Sposetti, Nicola Latorre, Francesco Rutelli, Gavino Angius, Vincenzo Visco, Fausto Bertinotti. Non è un mistero che la vicenda Unipol-Bnl venne seguita con estrema attenzione dalla politica, sia a destra sia a sinistra. «A noi ci hanno messo assieme alla scalata di Gianpiero Fiorani, ma non c'entravamo niente, erano solo contemporanee.

Alcuni immobiliaristi del contropatto neanche li conoscevo. Danilo Coppola non l'avevo mai visto prima ». A danneggiare l'operazione di Unipol, è il sospetto di Consorte, fu il fatto di trovarsi a correre per la banca nel pieno del dibattito sulla nascita del futuro Pd, con tanto di polemiche sulla questione morale dentro i Ds sollevate dai vertici della Margherita. E questo avrebbe spinto i Ds a mollare Consorte pur di non far saltare il tavolo con Rutelli e i centristi.

Clamorosa poi, per gli sviluppi della storia, fu la telefonata intercettata tra Fassino e Consorte il 18 luglio (giorno in cui Unipol annunciò l'opa obbligatoria) in cui l'allora segretario dei Ds esclamò: «Allora abbiamo una banca?». Ma tante furono le prese di posizione pubbliche di esponenti dei Ds a favore della scalata della coop in quell'estate infuocata del 2005.

Ed è questo che Consorte, ora tornato in pista con la merchant Intermedia, vorrà far venire fuori in tribunale: «Vogliamo chiedere la ripresa televisiva del processo. Inoltre, l'operazione non finisce certo il 18 luglio: è dopo che bisogna capire che cosa è successo. Unipol era ultra-patrimonializzata, avevamo 5 miliardi di risorse disponibili e mettevamo sul piatto 2,6 miliardi cash. Avevamo avuto tutte le autorizzazioni, di Antitrust, Consob, Isvap. Ma Bankitalia ci mise sei mesi a studiare la vicenda e poi disse no. Perché?».

Sul piano del diritto Consorte ha buone armi da giocare: già due corti d'appello hanno smontato la tesi Consob, costruita su quella del pm Luigi Orsi, del patto occulto nato all'inizio di luglio ma ufficializzato solo il 18. Da ultimo è stata Deutsche Bank ad avere ottenuto ragione dalla Corte d'appello di Roma. Secondo i giudici romani, l'istituto tedesco non partecipò a un patto occulto impegnandosi a non vendere all'opa le azioni Bnl in suo possesso.

Sebbene il contratto di opzione «spot hedge» non fosse stato trattato da Deutsche e Unipol come un patto parasociale anche «a causa della sostanziale incertezza» sulla legge, il comunicato dell'accordo conteneva tutte le informazioni previste in materia di patti, e per la corte ciò prova che Deutsche non voleva tenere nascosto l'accordo.

Già Carige, a fine novembre, aveva ottenuto dalla Corte d'appello di Genova l'annullamento della sanzione Consob, vedendo smentito l'assunto che il patto fosse stato stretto prima del 18 luglio. Si attende ora il terzo verdetto di opposizione alle sanzioni Consob ai danni di Bper. Se anche la Corte d'appello di Bologna darà ragione alla banca, Consorte affronterebbe il dibattimento milanese con tre sentenze, civili ma comunque importanti, a suo favore.

[26-01-2010]

 

 

 

"ABBIAMO UNA BANCA!" - L'"INTERCETTAZIONE" DI FASSINO-CONSORTE (scalata unipol, 2005) SAREBBE STATA RECAPITATA A PAOLO E SILVIO BERLUSCONI AD ARCORE Da Fabrizio Favato, della Research control system, società che svolse le intercettazioni per i pm - E la telefonata venne pubblicata 7 giorni dopo da 'Il Giornale'...

Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella per "il Corriere della Sera"

Accesso abusivo a sistema informatico nel 2005, rivelazione di segreto d'indagine, corruzione: sono le ipotesi di reato iscritte nell'inchiesta- bis che la Procura di Milano, dopo aver fallito all'epoca l'individuazione del pubblico ufficiale «talpa», sta conducendo dal 3 ottobre a partire da una denuncia di Antonio Di Pietro sui retroscena della fuga di notizie nell'indagine Antonveneta: «spiffero» culminato nella pubblicazione il 31 dicembre 2005, su "Il Giornale" di proprietà del fratello di Silvio Berlusconi (Paolo) e della Mondadori, di una intercettazione del luglio 2005 tra il n.1 di Unipol Giovanni Consorte e l'allora leader (Piero Fassino) del partito (Ds) contrapposto a quello di Berlusconi.

Un'intercettazione che in quel momento non solo non era depositata agli atti, né trascritta e neppure riassunta, ma esisteva solo allo stato naturale di file audio noto esclusivamente ai pm e alla Gdf.

Da mesi un imprenditore con disavventure giudiziarie alle spalle, Fabrizio Favato, propone a giornalisti, magistrati, avvocati e politici la sua verità: lui e l'amministratore (Roberto Raffaelli) della Research control system , società che svolse le intercettazioni per i pm, sarebbero andati ad Arcore la vigilia di Natale 2005 recando in dono a Paolo e Silvio Berlusconi la telefonata pubblicata 7 giorni dopo da Il Giornale .

A cavallo dell'estate 2009 - con atteggiamento ondivago tra parvenze di ricatto e cenni di vendetta per asserite promesse non mantenute - Favato va a Milano in un settimanale, va a Roma in un quotidiano, ma non sortisce effetti. Va da due pm dell'antimafia milanese ai quali tratteggia invece un'altra storia che si riallaccia al sequestro nel 2007 (sventato in extremis dall'arresto dei rapitori) di un ex socio di Paolo Berlusconi, ma si rifiuta di verbalizzarla.

Va da un altro pm, stavolta del pool finanziario, ma ancora rifiuta il verbale. Va dallo stesso Raffaelli. Va da un avvocato dello studio padovano dell'on. Niccolò Ghedini, il legale di Berlusconi ieri fiducioso che «le indagini dimostreranno la totale estraneità alla pubblicazione » dei fratelli Berlusconi. E va dal leader dell'Idv, Di Pietro. Sabato 3 ottobre l'ex pm del pool Mani pulite si presenta dai suoi ex colleghi, al pm di turno dice di voler fare una denuncia, viene indirizzato al procuratore aggiunto di turno (Targetti), e gli riferisce a verbale il racconto prospettatogli da Favato.

Sulla base di questa denuncia di Di Pietro, il pm De Pasquale imposta gli atti urgenti d'indagine, trasmessa al procuratore Minale al suo ritorno in ufficio da una decina di giorni di assenza, e infine assegnata a un pm (Meroni) del pool reati contro la pubblica amministrazione. Solo che Favato, tanto loquace con gli altri, di fronte ai magistrati si avvale della facoltà di non rispondere: suo figlio, avvocato che ne assume la difesa, subisce in studio una perquisizione (come non indagato) che non trova il file audio .

E Raffaelli? Ieri, con i suoi nuovi difensori Luigi Liguori e Alessandro Campilongo, ha chiesto un rinvio dell'interrogatorio sull'accusa di accesso informatico abusivo. Ma nel suo entourage imprenditoriale nega di essere stato la «talpa»; e sostiene che l'incontro di Arcore ci fu davvero, ma che avrebbe avuto a oggetto solo il progetto commerciale di una espansione della sua società sul mercato istituzionale in Romania, per la quale puntava all'interessamento di Berlusconi in ottimi rapporti con l'allora primo ministro romeno.

 

 

[10-12-2009]

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.tk