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Unipol/Bnl:
Fazio condannato a 3 anni e sei mesi e 1 mln multa
Dowjones
MILANO (MF-DJ)--La
Prima Sezione Penale del Tribunale di Milano ha dichiarato Antonio
Fazio, Giovanni Consorte, Ivano Sacchetti, Carlo Cimbri, Vito Bonsignore,
Francesco Gaetano Caltagirone, Danilo Coppola, Emilio Gnutti, Guido
Leoni, Ettore Lonati, Tiberio Lonati, Stefano Ricucci e Giuseppe Statuto
colpevoli dei reati loro ascritti, nell'ambito del processo Unipol/Bnl.
Il collegio
preceduto da Giovanna Ichino ha condannato quindi l'ex Governatore di
Bankitalia Fazio a 3 anni e 6 mesi di reclusione e un milione di euro di
multa; l'ex Presidente di Unipol, Giovanni Consorte, a 3 anni e 10 mesi
di reclusione e 1,3 milioni di multa; l'ex vice presidente della
compagnia assicurativa Sacchetti e Cimbri a 3 anni e 7 mesi e un milione
di euro di multa ciascuno; Bonsignore, Gnutti, Leoni, i fratelli Lonati
e gli immobiliaristi Ricucci, Caltagirone, Coppola e Statuto sono stati
invece condannati a 3 anni e 6 mesi, oltre al pagamento di 900.000 euro
ciascuno.
Il collegio ha
inoltre condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali e
li ha dichiarati interdetti dai pubblici uffici per 5 anni, nonche'
dalla professione, dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e
delle imprese e incapaci di contrattare con la Pubblica Amministrazione
per due anni.
La prima
Sezione Penale del Tribunale ha inoltre condannato Consorte, Sacchetti,
Cimbri, Bonsignore, Caltagirone, Coppola, Ricucci, i due Lonati, Statuto
e Fazio al risarcimento in solido dei danni nei confronti del Banco di
Bilbao Vizcaya, nonche' al pagamento di una provvisionale -
immediatamente esecutiva - pari a 15 milioni di euro. Il collegio ha
inoltre condannato gli imputati alla rifusione delle spese processuali
sostenute dall'istituto di credito portoghese, che ammontano a 120.000
euro.
Il Tribunale ha
poi condannato Consorte, Sacchetti e Cimbri al risarcimento in solido
dei danni nei confronti della Consob, pari a 120.000 euro, nonche' alla
rifusione delle spese processuali, pari a 30,.000 euro.
Il Collegio ha anche respinto la
richiesta di risarcimento danni formulata da Geremia Marco Bava e
Pierluigi Zola.
Assolti invece
Giovanni Berneschi (B.Carige), Filippo De Nicolais (ex manager Deutsche
Bank), Francesco Frasca (ex capo vigilanza Bankitalia), Rafael
Gil-Alberdi (ex manager Deutsche Bank), Giulio Grazioli, Divo Gronchi
(ex d.g. B.Popolare), Pierluigi Stefanini e Gianni Zonin (B.P.Vicenza).
alb/ofb
(END) Dow Jones Newswires
October 31, 2011 08:16 ET (12:16 GMT)
La sentenza
appare in apparente contraddizione in quanto pur ammettendo il reato di
pericolo astratto dell'aggiotaggio esclude la risarcibilità del danno
non materiale del mercato (azionisti) che non deve essere dimostrato !
Mb |
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GALERA PER GLI
SBANCATI! - ANTONVENETA, IL PM CHIEDE: 3 ANNI DI PRIGIONE PER CONSORTE E
FAZIO (PIÙ 100 MILA € DI MULTA PER L’EX GOVERNATORE) - 2 ANNI E 2 MESI
PER IL SENATORE GRILLO - 1 ANNO E 3 MESI A FIORANI - IN PIÙ, CONFISCA DA
39 MILA EURO E MULTA DA 1 MILIONE PER UNIPOL
1 - ANTONVENETA:
CHIESTA CONDANNA 3 ANNI PER FAZIO E MULTA 100 MLN - PER FIORANI CHIESTI
INVECE UN ANNO E TRE MESI DI RECLUSIONE...
Radiocor - La procura di Milano ha chiesto una condanna
di tre anni di reclusione e una multa di 100mila euro per l'ex
governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, imputato nel processo al
tribunale di Milano sulla tentata scalata ad Antonveneta da parte
dell'allora Banca Popolare di Lodi nel 2005. Fazio e' accusato di
concorso in aggiotaggio. Per l'ex amministratore delegato della Banca
Popolare di Lodi (poi Bpi) Gianpiero Fiorani la procura milanese ha
invece chiesto una condanna di un anno e tre mesi in continuazione con
le altre condanne gia' inflitte.
2 - ANTONVENETA:
CHIESTA CONFISCA 39,6 MLN PER UNIPOL, MULTA 1 MLN...
Radiocor - La procura di Milano ha chiesto la confisca
di 39,6 milioni di euro e una multa di 1,12 milioni di euro per Unipol,
imputata nel processo su lla tentata scalata di Bpl ad Antonveneta nel
2005 in virtu' della legge 231 sulla responsabilita' degli enti.
3 - BPI: PM,3 ANNI
A CONSORTE, 2 ANNI E 1 MESI A GRILLO...
(ANSA) - I Pm di Milano Eugenio Fusco e Gaetano Ruta
hanno chiesto al TRibunale di condannare l'ex presidente di Unipol
Giovanni Concorte a 3 anni di reclusione e il senatore Luigi GRillo a 2
anni e 1 mese. I due sono imputati al processo sul tentativo di scalata
ad Antonveneta da parte di Bpi.
[23-02-2011]
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LE
MEMORIE DI FAZIO...
Walter Galbiati per "la
Repubblica" - Le aveva provate tutte, il
governatore della Banca d´Italia Antonio Fazio, per
trattenere in Italia la proprietà della Bnl. E se per
Antonveneta aveva mobilitato Gianpiero Fiorani, per Bnl
aveva chiesto prima l´intervento dei pezzi grossi e poi
degli outsider. Davanti ai giudici del Tribunale Fazio ha
rivelato di aver contatto gli allora vertici di Unicredit:
«Per rilanciare la Bnl nella primavera del 2005 - ha
affermato - contattammo il presidente di UniCredit, Carlo
Salvatori, e l´ad Alessandro Profumo, con i quali fu
abbozzata un´ipotesi di intervento, abbandonata in seguito
dopo l´annuncio dell´Ops da parte degli spagnoli».
Sparita Unicredit, Fazio ha ripiegato sulla Unipol di
Giovanni Consorte ma la banca è finita in mano straniera, ai
francesi di Bnp Paribas, mentre i protagonisti della vicenda
sono tutti a processo.
[05-11-2010
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ABBIAMO UNA BANCA? - DALL’ESTATE DEI FURBETTI DEL
QUARTIERINO, UNIPOL HA QUASI DIMEZZATO IL SUO PATRIMONIO
NETTO - MA LE COOP CHE LA CONTROLLANO LA VALUTANO ANCORA
3 VOLTE IL SUO VALORE DI MERCATO (CROLLATO ANCHE QUELLO)
- SI SPERA NEL NUOVO PIANO INDUSTRIALE - INTANTO UNICOOP
FIRENZE HA PERSO 220 MILIONI SUI TITOLI MONTEPASCHI:
BRUCIATI 7 ANNI DI GUADAGNI DEI SUPERMERCATI…
Fabio Pavesi per "Plus24" de "Il
Sole 24 Ore"
1
- IL PESO DI UNIPOL SULLE COOPERATIVE...
Quel legame è tanto antico quanto solido, ma le ultime
vicissitudini di Unipol con quella maxi-perdita per
oltre 700 milioni nel 2009, qualche malessere l'hanno
senz'altro procurato tra i vertici delle cooperative
rosse che del gruppo assicurativo posseggono metà del
capitale. Certo un centinaio di milioni di dividendi
sono stati comunque deliberati e saliranno lungo la
catena societaria da Finsoe fino a Holmo per arrivare
nelle casse delle 40 coop che stanno in cima alla
piramide che governa il colosso assicurativo.
Colosso sì, ma dalla vita recente piuttosto travagliata.
Almeno da quando ha tentato la fallita scalata alla Bnl.
Unipol aveva in cassa, dopo l'estate dei furbetti del
quartierino, due miliardi di euro, oggi a pochi anni di
distanza si è ritrovata a chiedere altri 500 milioni di
nuovi soldi al mercato. Certo una parte (circa un
miliardo) di quella riserva, chiesta allora agli
azionisti per la conquista abortita di Bnl, è tornata a
casa sotto forma di dividendo nel 2008. Ma resta il
fatto che i risultati sia economici che patrimoniali
hanno visto in questi anni una marcata discesa.
A
partire dallo choc dei 700 milioni di perdite dell'anno
scorso provocati dall'aver svalutato in un colpo solo
titoli azionari in portafoglio che hanno continuato per
anni a essere contabilizzati a valori di carico non più
realistici rispetto al mercato. Una pulizia dolorosa ma
doverosa, come quella avviata su un portafoglio di
attività che vedeva immobilizzati titoli strutturati per
oltre 6 miliardi e polizze a capitalizzazione per oltre
tre miliardi.
Un
periglioso cammino negli ultimi anni, testimoniato anche
dalle dinamiche di attività e patrimonio. Ebbene
l'attivo del gruppo è passato da 38 miliardi di euro del
2005 a 43,3 miliardi di fine 2009, ma il capitale ha
fatto il percorso inverso. Dai sei miliardi di
patrimonio netto si è scesi ai 3,8 miliardi di fine
2009. Se poi al capitale dimagrito si aggiungono le
difficoltà incontrate da Unipol banca e le perdite di
Unipol merchant il quadro si chiude. Non che la borsa
non se ne sia accorta. Unipol tre anni fa valeva ben
sopra i due euro, di questi tempi quota sui 55
centesimi.
Certo, ora fatte le pulizie la compagnia dovrebbe
ripartire. C'è un piano industriale che prevede utili
netti consolidati a 250 milioni per fine 2012. Si vedrà.
Per ore è una speranza per veder risalire il titolo sul
listino. Finsoe non svaluta E quella risalita è assai
attesa dai vertici cooperativi, dato che Finsoe, la
scatola che possiede il 50,75% del capitale ordinario di
Unipol ha tuttora in carico la partecipazione per 1,67
miliardi. Che vuol dire?
Che per Finsoe (a sua volta partecipata dalla Holmo)
Unipol continua a valere 3,3 miliardi di euro. Cioé tre
volte il suo attuale valore di mercato. Certo, la borsa
forse non è parametro affidabile di questi tempi e
quella partecipazione è strategica e vale un premio di
maggioranza.
Resta il fatto che l'attivo di Finsoe e a risalire
quello di Holmo appaiono oggi quanto meno gonfiati. Se
quei valori non si recuperassero, allora i debiti, oggi
sotto controllo, comincerebbero a essere un problema.
Del resto non c'è solo Unipol. Più finanza che
supermercati Le coop da tempo fanno della finanza, più
che dell'attività tipica un terreno di caccia all'utile.
Su quei circa 12 miliardi di giro d'affari la
redditività industriale è sotto l'1%. Gli utili veri si
fanno con il trading sul gigantesco portafoglio titoli
(tra i 7 e i 9 miliardi) posseduto dall'universo
cooperativo.
Con qualche sorpresa negativa. Come le svalutazioni
finanziarie per 400 milioni nel solo 2008 dell'intero
sistema. O le perdite, sempre finanziarie, per 244
milioni della sola Coop Nord Est nel 2008. O le
svalutazioni finanziarie per 53 milioni accumulate da
Cooperativa Adriatica nel biennio 2008-2009. Anche Coop
Estense ha dovuto rettificare attività finanziarie per
42 milioni tra il 2008 e il 2009. Una passione per la
finanza che procura anche qualche dispiacere.
2 - UNICOOP FIRENZE SACRIFICA 220 MILIONI SU
MONTEPASCHI...
L'intreccio tra Unipol, Mps, la ex galassia di Gnutti e
le cooperative si è sciolto da tempo. La banca senese
resta però con Unipol l'altra gamba della cosiddetta
finanza rossa. E non è un caso che tra gli azionisti
storici continui a figurare la Unicoop Firenze che
tuttora detiene il 2,99% del capitale della banca.
Anche qui, come per Unipol, non sono state note sempre
liete per i cooperatori fiorentini. Le difficoltà
borsistiche di Monte dei Paschi di Siena, che ha visto
scendere il valore della sua azione da 3,6 euro di tre
anni fa a poco più di un euro di questi giorni, sono
costate care a Unicoop. La cooperativa nel 2008 ha
dovuto svalutare i titoli Mps per la bellezza di 188
milioni di euro. Un'operazione pulizia che ha fatto sì
che il bilancio di quell'anno chiudesse con 194 milioni
di perdite.
E
anche il 2009 ha avuto uno strascico con ulteriori
svalutazioni sulle azioni Mps per 30 milioni. Nel
bilancio della cooperativa toscana guidata da Turiddo
Campaini le azioni Mps sono tuttora in carico a 1,33
euro, mentre in borsa trattano a poco sopra l' euro. Se
un piccolo azionista come Unicoop sta pagando cara
l'avventura senese, che dire dell'azionista di
controllo, la Fondazione Mps che della banca possiede il
46% del solo capitale ordinario.
Ma
tra risparmio e privilegiate la presa su Mps arriva al
73%. Certo qui la partecipazione è strategica e le
perdite di borsa non vengono registrate nel bilancio. Se
così fosse si aprirebbe una voragine nei conti della
Fondazione. Basti pensare che il valore unitario di
bilancio (come ha documentato «Plus24» del l'11 luglio
2009) delle ordinarie è di 1,3 euro. Ebbene se fosse
costretta a svalutare oggi perderebbe 800 milioni solo
sulla quota delle ordinarie.
La
fondazione, tra quelle bancarie, è quella più
concentrata ed è evidente che le sue sorti sono legate a
doppio filo con il valore di mercato di Mps. Lontani i
tempi in cui grazie al collocamento la fondazione
presieduta da Gabriello Mancini incassò in un colpo solo
a livello patrimoniale 1,2 miliardi.
3 - IL COSTO? UN MILIARDO...
Volevano una banca. Ma la banca, pur piccola, l'avevano
già in casa. Dal '98, da quando Unipol ha sviluppato il
business bancario. Un'avventura sotto le insegne di
Unipol banca che è costata cara agli azionisti di via
Stalingrado. In 12 anni, ha calcolato Chevreaux, Unipol
ha investito un miliardo di euro. Per ottenere cosa? Un
istituto che oggi vanta depositi per 9,5 miliardi con
300 filiali.
Ma
che ha chiuso il biennio 2008-2009 con perdite per 128
milioni di euro e che a fine 2009 aveva crediti dubbi
pari al 13% del totale dei prestiti. Un livello che è
doppio rispetto alla media del sistema bancario
italiano. Ora con il primo semestre 2010 sono arrivati i
primi utili per 10 milioni. Meglio tardi che mai. Anche
se ancora pochi.
[06-10-2010]
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bancamarcia - toh, fiorani restituisce 50 milioni a
titolo di transazione! - e qui l’indignazione di
bankomat: siete al corrente di banchieri che mescolano
affari propri e affari della banca con i vostri di
clienti? magari vi segnalano un socio "obbligatorio" in
un certo affare, una consulenza da pagare a un
consulente che non e’ mai stato vostro bensi’ della
banca o del banchiere. Vogliamo parlarne? Vogliamo
aprire un dibattito sulla morale degli affari che
ruotano attorno alle banche?..
Bankomat per Dagospia
I
giornali di oggi, MF ad esempio in prima pagina,
raccontano finalmente una bella storia. Fiorani, l'ex
furbetto banchiere della Lodi, quello che era stimato o
perlomeno temuto da tutto l'establishment, quello che
andava a braccetto con il suo vigilante Governatore
Fazio restituisce al suo gruppo bancario 50 milioni a
titolo di transazione. Dunque li aveva. Lasciamo perdere
come e con quali responsabilita'. Li aveva. State certi
che a forza di soli stipendi onesti non si mettono via
in dieci anni 50 milioni.
Bankomat vi propone, cari lettori di Dagospia, una
campagna morale e culturale: siete al corrente di
banchieri di vario livello, anche solo direttori di area
o filiale, che mescolano affari propri e affari della
banca con i vostri di clienti?
Magari erogano credito dietro compenso anche indiretto,
magari vi segnalano un socio "obbligatorio" in un certo
affare, una consulenza da pagare a un consulente che non
e' mai stato vostro bensi' della banca o del banchiere.
Magari vi obbligano a pagare ricche parcelle a studi
legali - in occasione ad esempio di complesse
ristrutturazioni del debito della vostra impresa - a
studi che non sono vostri storici di fiducia, ma loro.
Vogliamo parlarne? Vogliamo aprire un dibattito sulla
morale degli affari che ruotano attorno alle banche?
Perche' qualcuno ottiene decine e decine di milioni di
finanziamento e qualcuno ci mette mesi ad avere la
semplice conferma di un fido, sicche' risulta
sconfinante in centrale rischi e passa un sacco di guai?
Se
non apriamo un dibattito coraggioso magari traendo
spunto da episodi ben noti di "cattivo credito" i
fiorani e faenza torneranno. Mentre in troppi hanno
interesse a farci credere che sono stati casi isolati,
furbettini di provincia.
2-
IL BANCO ACCETTA L'OFFERTA DI FIORANI
Andrea Di Biase per "Milano Finanza"
L'accordo transattivo tra Gianpiero Fiorani e il Banco
Popolare per chiudere l'azione di responsabilità votata
dall'assemblea dell'allora Popolare Italiana nei
confronti del suo ex aministratore è finalmente realtà.
Benché l'istituto guidato da Pier Francesco Saviotti non
abbia diramato alcun comunicato ufficiale in merito, la
proposta avanzata da Fiorani e dall'ex dirigente della
Bpi, Silvano Spinelli (che hanno messo sul piatto
complessivamente circa 50 milioni), è stata accettata
sia dal consiglio di gestione del Banco Popolare sia dal
cda della controllata Popolare di Lodi spa e i suoi
effetti economici sono già stati recepiti nella
semestrale dell'istituto veronese.
Eppure, nonostante la trattativa tra i legali di Fiorani
e quelli del Banco andasse avanti ormai da tre anni e
fosse anche noto che la nuova proposta avanzata dal
banchiere lodigiano era sul tavolo di Saviotti almeno
dalla scorsa primavera, la firma sembrava ancora
lontana.
Che l'accordo fosse quasi raggiunto lo aveva segnalato
con dovizia di particolari La Repubblica alla fine di
aprile, sottolineando però che il consiglio di gestione
dell'istituto veronese, pur avendo dato un assenso di
massima, non si era ancora pronunciato in maniera
formale sulla proposta di Fiorani. E in effetti, come
sottolineato anche negli articoli apparsi
successivamente sul Corriere della Sera e su Il
Cittadino di Lodi, la firma sarebbe stata bloccata da
alcuni problemi insorti sulle parcelle da corrispondere
agli avvocati coinvolti nella transazione.
Il
Banco, secondo una ricostruzione mai smentita né
confermata dall'istituto veronese, avrebbe dovuto farsi
carico dei compensi dovuti ai legali di Fiorani.
Inoltre, le circa cinquanta persone che l'ex ad della
Bpl aveva chiamato nella causa avviata dalla banca nei
suoi confronti davanti al Tribunale di Lodi, ritenendole
corresponsabili, avrebbero chiesto che, in virtù della
raggiunta transazione, fosse lo stesso Fiorani a farsi
carico delle parcelle dei loro legali.
Sembrava dunque che, anche per questi motivi, la
transazione tra la banca e l'ex ad fosse finita
nuovamente su un binario morto. E, invece, nel silenzio
generale, l'accordo è stato ufficialmente raggiunto. La
notizia emerge dalle pieghe della semestrale
dell'istituto veronese, disponibile dal 27 agosto
scorso.
«Nel corso del primo semestre», si legge nel documento,
«il signor Giampiero Fiorani e il signor Silvano
Spinelli (suo stretto collaboratore) hanno fatto
pervenire alla Banca Popolare di Lodi (titolare del
diritto al risarcimento) e al Banco Popolare, successore
di Banca Popolare Italiana, una proposta transattiva, il
primo nell'azione di responsabilità contro di lui
promossa, il secondo delle pretese risarcitorie fatte
valere dalla Banca Popolare di Lodi per l'attività dal
medesimo svolta in collaborazione con il signor
Fiorani». Fin qui nulla di nuovo, se non il fatto che
oltre a Fiorani, anche Spinelli si è detto disponibile a
raggiungere un accordo transattivo.
La
vere novità si possono leggere nei paragrafi successivi.
«La proposta», recita ancora la semestrale, «limitata
per entrambi alle loro quote di responsabilità e quindi
non comunicabili agli eventuali responsabili solidali,
ha determinato un'attribuzione al Banco Popolare in
denaro e partecipazioni in società immobiliari
valutabili all'incirca in 50 milioni di euro». Circa 10
milioni in più, dunque, rispetto ai 40 milioni che,
stando alle indiscrezioni della primavera scorsa,
Fiorani era pronto a mettere a disposizione del Banco.
Una cifra lievitata, forse, anche in virtù della
partecipazione alla transazione di Spinelli.
Di
qui, dunque, la decisione del Banco di accettare la
proposta dei due ex manager, anche se nessun riferimento
viene fatto alla questione delle parcelle dei legali
coinvolti. «A seguito di un'attenta e completa
valutazione comparata di tutti gli aspetti e profili
collegati all'eventuale prosecuzione delle azioni
avviate dal gruppo», è riportato ancora nella
semestrale, «il consiglio di gestione del Banco Popolare
ed il cda della Banca Popolare di Lodi hanno deliberato
di accettare la proposta transattiva».
L'accordo, anche se solo per una parte, è già diventato
esecutivo e si è tradotto in una sopravvenienza attiva
di 21,6 milioni nei conti del Banco Popolare. «A seguito
della progressiva ma ancora parziale esecuzione degli
obblighi rivenienti dai suddetti accordi, la Bpl ha
acquisito valori per un ammontare complessivo pari a
21,6 milioni di euro», che si sono tradotti in un
beneficio di pari entità nel conto economico consolidato
del Banco. Un ulteriore beneficio dovrebbe essere poi
contabilizzato nei prossimi mesi.
«Sempre nell'ambito dell'esecuzione degli accordi
transattivi citati la Banca Popolare di Lodi prima della
fine del semestre ha assunto la titolarità di un serie
di quote partecipative in società immobiliari». Per ora
«le partecipazioni sono state iscritte nel bilancio
della Banca Popolare di Lodi al valore convenzionale di
un euro cadauna», in attesa che venga calcolato il fair
value di queste società. Gli amministratori del Banco
non ritengono infatti che il valore del patrimonio
desumibile dagli ultimi bilanci approvati non sia
rappresentativo del fair value delle partecipate.
[07-09-2010]
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- CASO UNIPOL: GIP MILANO CONCEDE DOMICILIARI A
IMPRENDITORE FAVATA (Adnkronos)
- Il gip di Milano, Andrea Pellegrino, ha concesso gli arresti
domiciliari a Fabrizio Favata, l'imprenditore
arrestato il 25 maggio scorso con l'accusa di
estorsione. Favata e' l'imprenditore 60enne che
avrebbe consegnato alla famiglia Berlusconi la
registrazione di una conversazione tra Piero
Fassino e Giovanni Consorte sul tentativo di
scalata a Bnl ("Allora, abbiamo una banca?").
Favata, scarcerato col parere favorevole del pm
Maurizio Romanelli, scontera' i domiciliari in
una casa presa in affitto dalla moglie a Sestri
Levante. Stando alla ricostruzione dell'accusa,
Favata si sarebbe fatto consegnare 300mila euro
da Roberto Raffaelli, ex amministratore di
un'azienda che forniva apparecchi per
intercettazioni anche per la Procura di Milano,
per non rivelare che era stato proprio Raffaelli
a diffondere l'intercettazione.
Anche Raffaelli e' indagato dalla Procura di
Milano, perche' sospettato di aver copiato su
una pen drive la conversazione telefonica tra
Fassino e Consorte.
18.08.10 |
RICONOSCENZA DISCRETA...
Walter Galbiati per "la Repubblica"
- Era in corso la scalata alla Bnl e il governatore Antonio
Fazio voleva sapere a chi apparteneva la quota della banca
romana (tra il 10 e il 15%) in mano a fantomatici investitori
argentini. L´incaricato a scoprirlo fu Gianpiero Fiorani, che
ieri ha ricostruito la vicenda in Tribunale.«Mi
avvicinò a una cena Francesco Gaetano Caltagirone, mi diede un
biglietto col nome dell´avvocato Christian Fischele di Ginevra e
mi disse che mi avrebbe contattato per l´operazione Vito
Bonsignore». Successivamente l´esponente dell´Udc trattò con
Fiorani tempi e modi della vendita del pacchetto argentino. Con
un particolare: «Una parte della plusvalenza, 50 milioni,
sarebbero dovuti rimanere su un conto di Singapore che
Bonsignore mi avrebbe indicato», sostiene Fiorani.
28.06.10 |
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CASO
UNIPOL: DAVANTI A PM MILANO COLLABORATORE STUDIO GHEDINI...
(Adnkronos)
- Nel
primo pomeriggio Piersilvio Cipollotti, legale e collaboratore
dello studio Ghedini, si e' presentato davanti ai pm di Milano
Massimo Meroni e Maurizio Romanelli per essere sentito come
persona informata sui fatti nell'ambito dell'indagine avviata
sull'intercettazione della telefonata tra Giovanni Consorte e
Piero Fassino disposta nell'ambito dell'indagine sulla mancata
scalata alla Bnl e 'finita' pubblicata su 'Il Giornale'.
Cipollotti
viene sentito sull'incontro avuto nel 2006 con Fabrizio Favata,
l'imprenditore arrestato nelle settimane scorse per estorsione
ai danni del titolare dell'agenzia Rcs che curo' le
intercettazioni del fascicolo Unipol-Bnl. Cipollotti, in
particolare, risponde ai pm dopo che il gip di Milano Bruno
Giordano, su richiesta della procura, ha rimosso il segreto
professionale a suo carico sostenendo che il giovane legale ha
ricevuto all'epoca Favata non come potenziale cliente ma come
possibile intermediario di Niccolo' Ghedini. Piersilvio
Cipollotti, infatti, incontro' Favata nello studio Ghedini.
28.06.10 |
CONSORTE,
ACCORDO CON CONSOB PER DETTAGLI OPERAZIONE SU BNL...
(Adnkronos)
- Il 4 luglio 2005, in pieno tentativo di scalata alla Bnl,
Giovanni Consorte, ex presidente di Unipol, e Lamberto Cardia,
presidente di Consob, concordarono che la "Consob doveva essere
informata sull'evoluzione delle trattative e in tal senso Unipol
chiese nelle persone del Presidente e del Vice Presidente un
incontro l'8 luglio 2005". E' quanto ha affermato oggi Giovanni
Consorte dopo che ieri, nell'aula del processo in corso a Milano
sul caso Unipol, Cardia aveva ricordato l'incontro del 4 luglio
2005 durante il quale pero', ha testimoniato il presidente della
Consob, non si entro' nel merito dell'interesse di Unipol per
Bnl ma Consorte lamento' solo di non riuscire ad essere ricevuto
dalla Commissione di Vigilanza.
All'epoca, ricostruisce oggi Consorte con una nota "venerdi' 1
luglio 2005 Unipol presento' alla Banca d'Italia la domanda di
autorizzazione a salire al 14.99% in Bnl. Sabato 2 luglio e
domenica 3 luglio 2005, la Borsa Italiana e gli organi di
controllo erano ovviamente chiusi.
[04-06-2010]
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CASO
UNIPOL: CARDIA, DA CONSORTE TESTIMONIANZE FARNETICANTI =...
(Adnkronos)
- "Ho letto testimonianze farneticanti da parte di Consorte".
Dopo l'esame dei giorni scorsi nell'aula del processo sulla
mancata scalata all'Antonveneta, il presidente della Consob,
Lamberto Cardia, ha parlato oggi nell'aula del procedimento su
un'altra mancata scalata, quella di Unipol su Bnl. E se nella
causa sull'ex banchiere di Lodi, Cardia ha smentito Fiorani,
oggi ha contestato la ricostruzione di Giovanni Consorte.
Sollecitato dalle domande dell'accusa, rappresentata dal pm
Luigi Orsi, Cardia ha parlato in particolare di un incontro
avuto con l'ex presidente di Unipol il 4 luglio del 2005.
"Consorte -dice oggi Cardia- mi telefono' e in modo pressante mi
disse di avere urgenza di vedermi per una questione delicata.
Cosi' ho accettato di riceverlo per un incontro personale nel
mio ufficio. Lui si presento' con Sacchetti (ex ad di Unipol,
ndr). Ma ad un incontro personale non si arriva in due. Si crea
anche del risentimento quando ad un incontro privato l'altro si
presenta in due -insiste- ma comunque lui lamento' di non essere
ricevuto dalla Commissione con la quale voleva affrontare
argomenti a tutela di Unipol, per non sbagliare. Ma io non gli
consentiii di entrare nel merito. Il colloquio non fu
simpatico".
Cardia
riferisce di aver 'liquidato' Consorte e Sacchetti alla svelta.
L'ex presidente di Unipol venne ricevuto dalla Commissione della
Consob quattro giorni dopo, l'8 luglio, ma del contenuto di
quell'incontro, nonostante le domande del pm, Cardia non ricorda
molto anche perche', precisa "a me interessava solo che la
riunione avvenisse visto che Consorte se ne lamentava".
03.06.10 |
CARDIA
(CONSOB): «MAI AVUTO INCONTRI PRIVATI CON FIORANI»...
Dal "Giornale"
- Il
presidente della Consob, Lamberto Cardia, smentisce su tutta la
linea l'ex amministratore delegato della Banca popolare italiana,
Gianpiero Fiorani. E lo fa in qualità di testimone davanti alla
seconda sezione penale del Tribunale di Milano sgombrando il campo
dall'ipotesi di aver incontrato privatamente il banchiere di Lodi
che voleva spiegargli l'operazione messa a punto per scalare
l'Antonveneta.
Il numero
uno della Commissione, incalzato dalle domande dei legali dell'ex
governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio e dello stesso
Fiorani, ha negato di aver incontrato nei primi giorni di febbraio
del 2005 Fiorani nella sede di Milano della Consob: «L'incontro
non è avvenuto» e «ho una prova documentale» di essere stato in
quei giorni tra Roma e Città del Capo per impegni di lavoro,
ricordando peraltro che per accedere all'interno degli uffici
della Consob «non ci sono porte di servizio». Casomai, ha ammesso
Cardia, Fiorani «l'ho visto a Roma l'8 marzo in occasione della
sua convocazione» in Consob.
E
«successivamente in una circostanza non gradevolissima il 9 aprile
in provincia di Bolzano per un dibattito» organizzato dalla
magistratura. «Alla fine della colazione» di lavoro, ha raccontato
il numero uno dell'autorità di vigilanza sulla Borsa al presidente
del collegio Gabriella Manfrin, «quando mi alzai da tavola si alzò
immediatamente anche lui e mi disse che la Consob lo stava
tartassando e che quindi mi voleva parlare.
La cosa
sgradevole fu che, mentre mi ripeteva che mi doveva parlare, mi
prese per un braccio e mi fece cadere qualche pezzetto di frutta
dal mio piatto. È stata una cosa davvero spiacevole». Ma non
basta. Il numero uno della Consob oltre a smentire il banchiere
sulla tempistica dell'ispezione svolta ha anche ricordato il
carteggio e il rapporto di quei giorni con la Banca d'Italia,
allora guidata da Antonio Fazio.
02.06.10 |
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FIORANI SCUDATO...
Gran pezzo di Walter Galbiati su Repubblica (p.23):
"Accordo Fiorani-Banco Popolare: 40 milioni per chiudere
lo scandalo. La proposta al comitato esecutivo della banca con
il sì dei pm. Lo scudo fiscale di Tremonti servirà a
traghettare i denari dalla Svizzera e da Singapore in Italia.
Nel pacchetto offerto dall'ex banchiere anche 1,5 milioni di
titoli Atlantia", le ex Autostrade.
Io fotto. Tu scudi. Noi ci
mettiamo una pietra sopra. Perfetta sintesi del capitalismo di
relazione padano, con effetti tragicomici. Tipo che Fiorani,
alla fine, dovrà dir grazie all'arci-nemico Tremendino
Tremonti e alla sua inesauribile fantasia crossborder.
01.05.10 |
UNIPOL-BNL: PM CHIEDONO PROCESSO PER FAZIO, CONSORTE E 'CONTROPATTO'...
Radiocor -
Processare l'ex Governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio,
l'allora responsabile della vigilanza di Palazzo Koch, Francesco
Frasca, gli ex vertici di Unipol, Giovanni Consorte e Ivano
Sacchetti, gli ex vertici di Banca Popolare di Lodi (ora Bpi),
Giampiero Fiorani e Gianfranco Boni, e i membri del cosiddetto
'contropatto', l'alleanza tra immobiliaristi e finanzieri che nel
2005 rastrello' e poi rivendette a Unipol oltre il 27% di Bnl.E' la
richiesta avanzata oggi dai magistrati della Procura di Roma
titolari dell'inchiesta sul 'contropatto'. Le richieste di rinvio
a giudizio riguardano 37 soggetti, 21 persone fisiche e 16
societa', indagati a vario titolo per aggiotaggio informativo e
manipolativo e ostacolo all'attivita' di vigilanza. Sulle
richieste di rinvio a giudizio dovra' ora pronunciarsi il giudice
dell'udienza preliminare.
14.04.10 |
FIORANI IN AULA, PER FAZIO FINANZIAVO ENTI RELIGIOSI...
(Adnkronos) - "Quando il governatore (Antonio Fazio,
ndr) mi chiedeva di finanziare i Legionari di Cristo piuttosto
che altre associazioni religiose queste cifre non venivano
fatturate ma io provvedevo personalmente e il governatore non
mi ha mai chiesto da dove prendessi i soldi". Soldi che
venivano recuperati "dalle plusvalenze che alcuni clienti
retrocedevano parzialmente" perche' guadagnavano grazie a
operazioni su titoli depositati presso la Bpl comprati con
finanziamenti erogati dalla banca.
Lo
ha affermato Gianpiero Fiorani, ex amministratore delegato
dell'allora Banca Popolare di Lodi, nel corso del processo al
tribunale di Milano sulla mancata scalata ad Antonveneta. Le
sue dichiarazioni rappresentano un elemento di novita'
rispetto ai precedenti interrogatori. I legali di Fazio, che
stanno controinterrogando Fiorani, hanno chiesto dettagli su
questi finanziamenti che l'ex ad di Bpl avrebbe fatto su
richiesta dell'ex governatore della Banca d'Italia, ma Fiorani
ha dichiarato di non averne tenuto una contabilita'.
25.03.10 |
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- POMICINO:
FAZIO E FIORANI
MAI SMESSO DI PARLARE
AL TELEFONO...
(Adnkronos)
- 'Ho letto con divertimento che il dottor Fiorani avrebbe
dichiarato che
la signora Fazio
era stata avvertita dal sottoscritto che i propri telefoni
erano sotto controllo. Amenita' di questo genere non vanno
neanche smentite perche' sono i fatti stessi a smentirle. Come
e' noto dalle cronache del 'Tempo' i coniugi Fazio e Fiorani
hanno sempre continuato a parlare al telefono liberamente'. E'
al precisazione dell'ex ministro, Paolo Cirino Pomicino.
28.02.10
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FIORANI IN AULA, TUTTO DECISO DA BANKITALIA...
(Ansa)
- La moral suasion "é solo un concetto astratto".
In realtà, "ieri come forse oggi in Banca d'Italia c'é
un dirigismo e nulla viene deciso se non lo decide il
governatore". Così Gianpiero Fiorani, imputato nel
processo alla scalata ad Antonveneta che si sta svolgendo a
Milano davanti alla seconda sezione del tribunale penale, nel
corso del suo esame cominciato circa un'ora fa, risponde alle
domande del pm Eugenio Fusco.
SE SON FIORANI FIORIRANNO – L’EX AD DI BPL
DEPONE AL PROCESSO ANTONVENETA E METTE IN MEZZO TUTTI, DAL
PREMIER ALLA CONSOB (PER NON PARLARE DI BANKITALIA):
"PORTAI IL PROGETTO DI FUSIONE A BERLUSCONI COI COLORI DI
FORZA ITALIA… FAZIO MI DISSE DI AVER BLOCCATO GERONZI…
CARDIA MI FECE CAPIRE CHE OPERAZIONE ERA OK…
1 - FIORANI: PORTAI A BERLUSCONI PROGETTO
ACQUISIZIONE CON COLORI DI FI...
(Adnkronos) - "Nell'estate del 2004 mi incontrai con
il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in Sardegna. Con
me c'era il senatore Luigi Grillo e c'era anche l'avvocato
Cesare Previti. Al premier consegnai il progetto di
acquisizione di Bpl su Antonveneta ma per l'occasione cambiai
i colori di copertina: da quelli della Popolare di Lodi a
quelli di Forza Italia. Berlusconi si dimostro' favorevole al
progetto ma si preoccupo' che avessimo l'ok di
Bankitalia".
Al processo sul caso Antonveneta testimonia
oggi in aula l'ex amministratore delegato di Bpl Giampiero
Fiorani, attualmente consigliere per un gruppo energetico.
Rispondendo alle domande del pm Eugenio Fusco, Fiorani
ripercorre tutte le tappe della mancata scalata
all'Antonveneta ricordando, in particolare, gli incontri avuti
con l'ex Governatore di Bankitalia Antonio Fazio che
"sosteneva l'italianita' delle aggregazioni bancarie ed
era contrario agli stranieri in Italia. Era un suo punto
fermo, una sua strategia. Diceva sempre -aggiunge Fiorani- che
in Italia non avevamo mai salvaguardato la reciprocita'".
Ai giudici Fiorani ricorda anche di aver
conosciuto Fazio dopo il fallimento dell'interesse della Lodi
per BiPopCarire. Una conoscenza, quella tra l'ex ad di Bpl e
l'ex Governatore di Bankitalia che si consolido' nel gennaio
del 2002 in occasione della Forex a Lodi, quando
"l'assemblea annuale ebbe un successo strepitoso con la
partecipazione di 5 ministri".
2 - FAZIO MI DISSE DI AVER FERMATO GERONZI...
(Adnkronos) - "Il 5 novembre del 2004 Fazio mi disse
di aver fermato Geronzi". E' quanto riferisce nell'aula
del processo sulla mancata scalata all'Antonveneta
ricostruendo tutti i passaggi dell'operazione condotta
attraverso la 'sua' ex Bpl. Secondo Fiorani, il progetto
iniziale di Bankitalia prevedeva l'ok ad un interesse della
'Lodi' su Bnl e di capitalia su Antonveneta.
Ma dopo una riunione in Costa Azzurra con i
suoi manager, Fiorani comunico' a Fazio che l'interesse di Bpl
era piu' orientato su Antonveneta. Cosi', a novembre, Fazio
gli comunico' di "aver fermato Geronzi". Ed e'
sempre Fiorani a dire nell'aula del processo milanese che in
realta' la moral suasion 'e' solo un concetto astratto',
perche' 'ieri come forse oggi in Banca d'Italia c'e' un
dirigismo e nulla viene deciso se non lo decide il
governatore'.
3 - CARDIA MI FECE CAPIRE CHE OPERAZIONE ERA
OK...
(Adnkronos) - 'Cardia mi fece capire che non ci vedeva
niente di male' nell'operazione di scalata all'Antonveneta
messa in atto dall'ex Bpl. E' quanto dichiara l'ex ad di Bpl,
Giampiero Fiorani, al processo in corso a Milano sulla mancata
scalata all'Antonveneta.
In particolare l'ex banchiere racconta di un
incontro avuto nel febbraio 2005 in Consob, con Lamberto
Cardia, 'un incontro istituzionale al quale arrivai pero'
dalla porta di servizio per evitare l'interesse dei
giornalisti sull'operazione'. Fiorani riferisce poi di avere
spiegato al presidente di Consob l'operazione in corso e di
avergli fatto anche vedere 'tutti gli affidamenti in conto
corrente dei clienti'.
'E tenete conto - aggiunge l'ex banchiere ai
giudici- che a quell'epoca alcuni giornali avevano gia'
scritto che la Bpl aveva finanziato alcuni nominativi'
nell'ambito dell'operazione. Tuttavia, prosegue Fiorani 'mi
annuncio' un'ispezione. Gli dissi di effettuarla alla scadenza
del Patto di sindacato. Quell'ispezione fu deliberata il 18
marzo ma venne mandata un mese dopo, ad aprile. A questo punto
per me anche con il consenso della Consob, l'operazione era
regolare'.
[10-02-2010]
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BUM!
CONSORTE CHIAMA A DIFESA TUTTO IL PD E IL GOTHA DELLA
FINANZA ITALICA - LA SUA TESI: MA QUALE AGGIOTAGGIO,
TUTTI SAPEVANO DELL'OPERAZIONE UNIPOL-BNL - PROCESSO AL
VIA IL 1° FEBBRAIO: 180 TESTI, CONSOB COMPRESA - NELLA
LISTA SPUNTANO D'ALEMA, VELTRONI, FASSINO, BERSANI,
AMATO - DOPO CARIGE ANCHE DEUTSCHE B. VINCE CONTRO
LA CONSOB
: NON CI FU PATTO OCCULTO...
1- DA BERNHEIM A CARDIA, I 180 NOMI DI
CONSORTE...
Da
"Milano
Finanza"
Banchieri,
cooperatori, politici, giornalisti. Comprende180 nomi la
lista di testimoni richiesti da Giovanni Consorte al
processo milanese sulla scalata Unipol-Bnl. Fra i
personaggi principali, il presidente delle Generali,
Antoine Bernheim, seguito dall'ad Giovanni Perissinotto
e dagli ex Fabio Cerchiai e Gianfranco Gutty. Ci sono i
grandi alleati di Luigi Abete, Diego Della Valle e Luca
Cordero di Montezemolo e un gran numero di banchieri:
Francesco
Caputo Nassetti e Vincenzo De Bustis di Deutsche Bank,
Michele Calzolari di Centrosim, Giorgio Cirla ex
consigliere delegato di Interbanca, Pietro D'Aguì di
Bim, gli advisor Luigi De Vecchi di Credit Suisse,
Arnaldo Borghesi (allora in Lazard), Guido Roberto
Vitale, Fabio Genovese di Nomura, e poi ancora Gianpiero
Fiorani, Fabio Innocenzi, Gianpietro Nattino, Tarak Ben
Ammar.
Fra
le authority Lamberto Cardia (Consob), Giancarlo
Giannini (Isvap), Antonio Catricalà (Antitrust), gli
uomini di Bankitalia
Bruno Bianchi
, Giovanni Castaldi e Claudio Clemente. Fra i politici
del centrodestra, Pierferdinando Casini e Gianni
Alemanno. Nella lista compaiono anche i giornalisti
Maria Teresa Meli del Corriere della Sera, Alessandro
Plateroti, Riccardo Sabatini, Laura Serafini del
Sole 24 Ore
e Giorgio Mulè, direttore di Panorama, all'epoca
direttore di Economy.
2- CONSORTE CHIAMA A DIFESA TUTTO IL PD...
Andrea
Di Biase e Fabrizio Massaro per "Milano
Finanza"
Giovanni
Consorte vuole un processo a tutto campo su Unipol-Bnl e
chiama la sinistra in sua difesa. Nell'inchiesta
milanese per aggiotaggio (con l'ipotesi di aver stretto
patti occulti con alcuni soci della banca romana) che
vede imputato l'ex presidente e amministratore delegato
dell'assicurazione controllata dalle coop insieme con
l'ex governatore della
Banca d'Italia
Antonio Fazio e altre 19 persone, il manager abruzzese
intende ricostruire l'intera vicenda.
Non
solo sotto il profilo strettamente giuridico ma «anche
sotto quello dei sostegni e degli appoggi politici»
alla corsa di Unipol in contrapposizione agli spagnoli
del Bbva, ha spiegato ieri mattina Consorte in un
colloquio con MF-Milano Finanza. Vuole ricostruire le
mosse e i protagonisti del fronte a lui ostile nel mondo
economico-finanziario e in quello politico, il gruppo
che sosteneva il presidente della Bnl Luigi Abete.
«La
nostra corsa a Bnl fu del tutto legittima, non ci fu un
patto occulto per prosciugare l'ops del Bilbao» facendo
rilevare ad azionisti come Carige, Bper o Deutsche Bank
(tra gli altri) i titoli di Bnl. «Unipol perse perché
vittima di un complotto. E in tribunale lo vedremo. La
mia fortuna è che ci sono le intercettazioni;
leggendole si capisce che fino all'ultimo c'era sempre
qualcuno che si sfilava o poneva condizioni nuove. Il
patto l'abbiamo chiuso solo il 18 luglio. È tutto
registrato, voglio che si facciano sentire le telefonate
in aula, così si capirà tutto».
Per
difendersi al meglio Consorte ha depositato alla prima
sezione del tribunale di Milano, dove lunedì prossimo
si aprirà il dibattimento, una lista di 180 testimoni,
tra manager, finanzieri, consulenti, politici (vedere
box in alto). Sono soprattutto di questa ultima
categoria i nomi più eclatanti, destinati a fare rumore
qualora la corte decidesse di ammetterli come testi.
rdia
«Voglio
che venga in aula a deporre il gotha del Partito
Democratico e in particolare gli ex Ds», ha dichiarato
Consorte. I Ds sono il gruppo politico nel quale
militava e con il quale ha rotto dopo la fallita scalata
e la scoperta della consulenza riservata da 25 milioni
resa a Emilio Gnutti durante
la vendita
di
Telecom Italia
da Hopa alla Pirelli. Nell'elenco di Consorte figurano
l'attuale segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, gli ex
numeri uno del partito Walter Veltroni e Piero Fassino e
gli ex presidenti del Consiglio Massimo D'Alema e
Giuliano Amato.
E,
ancora, Ugo Sposetti, Nicola Latorre, Francesco Rutelli,
Gavino Angius, Vincenzo Visco, Fausto Bertinotti. Non è
un mistero che la vicenda Unipol-Bnl venne seguita con
estrema attenzione dalla politica, sia a destra sia a
sinistra. «A noi ci hanno messo assieme alla scalata di
Gianpiero Fiorani, ma non c'entravamo niente, erano solo
contemporanee.
Alcuni
immobiliaristi del contropatto neanche li conoscevo.
Danilo Coppola non l'avevo mai
visto prima
». A danneggiare l'operazione di Unipol, è il sospetto
di Consorte, fu
il fatto
di trovarsi a correre per la banca nel pieno del
dibattito sulla nascita del futuro Pd, con tanto di
polemiche sulla questione morale dentro i Ds sollevate
dai vertici della Margherita. E questo avrebbe spinto i
Ds a mollare Consorte pur di non far saltare il tavolo
con Rutelli e i centristi.
Clamorosa
poi, per gli sviluppi della storia, fu la telefonata
intercettata tra Fassino e Consorte il 18 luglio (giorno
in cui Unipol annunciò l'opa obbligatoria) in cui
l'allora segretario dei Ds esclamò: «Allora abbiamo
una banca?». Ma tante furono le prese di posizione
pubbliche di esponenti dei Ds a favore della scalata
della coop in quell'estate infuocata del 2005.
Ed
è questo che Consorte, ora tornato in pista con la
merchant Intermedia, vorrà far venire fuori in
tribunale: «Vogliamo chiedere la ripresa televisiva del
processo. Inoltre, l'operazione non finisce certo il 18
luglio: è dopo che bisogna capire che cosa è successo.
Unipol era ultra-patrimonializzata, avevamo 5 miliardi
di risorse disponibili e mettevamo sul piatto 2,6
miliardi cash. Avevamo avuto tutte le autorizzazioni, di
Antitrust, Consob, Isvap. Ma Bankitalia ci mise sei mesi
a studiare la vicenda e poi disse no. Perché?».
Sul
piano del diritto Consorte ha buone armi da giocare: già
due corti d'appello hanno smontato la tesi Consob,
costruita su quella del pm Luigi Orsi, del patto occulto
nato all'inizio di luglio ma ufficializzato solo il 18.
Da ultimo è stata Deutsche Bank ad avere ottenuto
ragione dalla Corte d'appello di Roma. Secondo i giudici
romani, l'istituto tedesco non partecipò a un patto
occulto impegnandosi a non vendere all'opa le azioni Bnl
in suo possesso.
Sebbene
il contratto di opzione «spot hedge» non fosse stato
trattato da Deutsche e Unipol come un patto parasociale
anche «a causa della sostanziale incertezza» sulla
legge, il comunicato dell'accordo conteneva tutte le
informazioni previste in materia di patti, e per la
corte ciò prova che Deutsche non voleva tenere nascosto
l'accordo.
Già
Carige, a fine novembre, aveva ottenuto dalla Corte
d'appello di Genova l'annullamento della sanzione
Consob, vedendo smentito l'assunto che il patto fosse
stato stretto prima del 18 luglio. Si attende ora il
terzo verdetto di opposizione alle sanzioni Consob ai
danni di Bper. Se anche la Corte d'appello di Bologna
darà ragione alla banca, Consorte affronterebbe il
dibattimento milanese con tre sentenze, civili ma
comunque importanti, a suo favore.
[26-01-2010]
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"ABBIAMO
UNA BANCA!" - L'"INTERCETTAZIONE" DI
FASSINO-CONSORTE (scalata unipol, 2005) SAREBBE STATA
RECAPITATA A PAOLO E SILVIO BERLUSCONI AD ARCORE Da Fabrizio
Favato, della Research control system, società che svolse le
intercettazioni per i pm - E la telefonata venne pubblicata 7
giorni dopo da 'Il Giornale'...
Luigi Ferrarella
e Giuseppe Guastella per "il
Corriere della Sera"
Accesso
abusivo a sistema informatico nel 2005, rivelazione di segreto
d'indagine, corruzione: sono le ipotesi di reato iscritte
nell'inchiesta- bis che la Procura di Milano, dopo aver
fallito all'epoca l'individuazione del pubblico ufficiale «talpa»,
sta conducendo dal 3 ottobre a partire da una denuncia di
Antonio Di Pietro
sui retroscena della fuga di notizie nell'indagine
Antonveneta: «spiffero» culminato nella
pubblicazione il
31 dicembre 2005, su "Il Giornale" di proprietà del
fratello di Silvio Berlusconi (Paolo) e della Mondadori, di
una intercettazione del luglio 2005 tra il n.1 di Unipol
Giovanni Consorte e l'allora leader (Piero Fassino) del
partito (Ds) contrapposto a quello di Berlusconi.
Un'intercettazione
che in quel momento non solo non era depositata agli atti, né
trascritta e neppure riassunta, ma esisteva solo allo stato
naturale di file audio noto esclusivamente ai pm e alla Gdf.
Da
mesi un imprenditore con disavventure giudiziarie alle spalle,
Fabrizio Favato, propone a giornalisti, magistrati, avvocati e
politici la sua verità: lui e l'amministratore (Roberto
Raffaelli) della Research control system , società che svolse
le intercettazioni per i pm, sarebbero andati ad Arcore la
vigilia di Natale 2005 recando in dono a Paolo e Silvio
Berlusconi la telefonata pubblicata 7 giorni dopo da Il
Giornale .
A
cavallo dell'estate 2009 - con atteggiamento ondivago tra
parvenze di ricatto e cenni di vendetta per asserite promesse
non mantenute - Favato va a Milano in un settimanale, va a
Roma in un quotidiano, ma non sortisce effetti. Va da due pm
dell'antimafia milanese ai quali tratteggia invece un'altra
storia che si riallaccia al sequestro nel 2007 (sventato in
extremis dall'arresto dei rapitori) di un ex socio di Paolo
Berlusconi, ma si rifiuta di verbalizzarla.
Va
da un altro pm, stavolta del pool finanziario, ma ancora
rifiuta il verbale. Va dallo stesso Raffaelli. Va da un
avvocato dello studio padovano dell'on. Niccolò Ghedini, il
legale di Berlusconi ieri fiducioso che «le indagini
dimostreranno la totale estraneità alla pubblicazione » dei
fratelli Berlusconi. E va dal leader dell'Idv, Di Pietro.
Sabato 3 ottobre l'ex pm del pool Mani pulite si presenta dai
suoi ex colleghi, al pm di turno dice di voler fare una
denuncia, viene indirizzato al procuratore aggiunto di turno (Targetti),
e gli riferisce a verbale il racconto prospettatogli da Favato.
Sulla
base di questa denuncia di Di Pietro, il pm De Pasquale
imposta gli atti urgenti d'indagine, trasmessa al procuratore
Minale al suo ritorno in ufficio da una decina di giorni di
assenza, e infine assegnata a un pm (Meroni) del pool reati
contro la pubblica amministrazione. Solo che Favato, tanto
loquace con gli altri, di fronte ai magistrati si avvale della
facoltà di non rispondere: suo figlio, avvocato che ne assume
la difesa, subisce in studio una perquisizione (come non
indagato) che non trova il file audio .
E
Raffaelli? Ieri, con i suoi nuovi difensori Luigi Liguori e
Alessandro Campilongo, ha chiesto un rinvio
dell'interrogatorio sull'accusa di accesso informatico
abusivo. Ma nel suo entourage imprenditoriale nega di essere
stato la «talpa»; e sostiene che l'incontro di Arcore ci fu
davvero, ma che avrebbe avuto a oggetto solo il progetto
commerciale di una espansione della sua società sul mercato
istituzionale in Romania, per la quale puntava
all'interessamento di Berlusconi in ottimi rapporti con
l'allora primo ministro romeno.
[10-12-2009]
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