BRIATORE
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 BRIATORE NON SBANDA NEPPURE SUI TARTUFI GLI AMICI RINGRAZIANO... - Da "il Giornale" - Affrontando i trigliceridi come una curva di Singapore, Flavio Briatore ha imbandito una cena luculliana per un gruppo di amici e di giornalisti: tra i primi, Adriano Galliani, l'allenatore del Milan Massimiliano Allegri, Emilio Fede & Raffaella Zardo, tutti attovagliati - insieme a un gruppo di cronisti della Formula Uno - al ristorante milanese «Giannino». Il rigido embargo mediatico sulla serata è stato violato dal blog «puntarellarossa», specializzato in critiche culinarie spesso irriverenti.

Sei colossali tartufi sono stati sparsi nell'ordine su: battuto di carne con ovetto di quaglia e carpaccio con foglia di valeriana, «uovo in galera» con crema al parmigiano, tagliolini piemontesi ("I tajarin, 40 rossi di uovo a chilo di pasta , li tagliano a mano e rimangono sempre al dente», parola di Briatore), fonduta al tartufo e un gelato di zabaglione. Alla fine, incredibilmente, i commensali erano ancora tutti vivi.

. 15-12-2010]

 

 

 

FINALE AL CARDIO PER LA FORMULA UNO (DOMENICA TUTTI APPICCICATI ALLA TV) - IL "TEOREMA DI BRIATORE" RECITA: “OGNI VOLTA CHE UN TEAM HA TRATTATO ALLO STESSO MODO I SUOI DUE PILOTI, HA PERSO IL CAMPIONATO” - LA SPERANZA PER ALONSO E LA FERRARI È CHE LA RED BULL SMENTISCA LE DICHIARAZIONI E CONTINUI NELLA STRATEGIA SUICIDA CHE RISCHIA DI FARLE PERDERE IL MONDIALE - IL CIRCUITO DI ABU DHABI FAVOREVOLE A WEBBER E VETTEL, MA IL SECONDO DEVE ACCETTARE DI FARE DA SCUDIERO PER LASCIARE AL COMPAGNO DI SQUADRA IL TITOLO E BEFFARE IL FERRARISTA…

Marco Mensurati per "la Repubblica"

 

In Formula 1 lo chiamano il "Teorema di Briatore". Che recita proprio così: «Ogni volta che un team ha trattato allo stesso modo i suoi due piloti, quel team ha perso il campionato». Senza eccezioni. Ora, in attesa di vedere come si comporterà la Red Bull, l´intero Circus guarda ai tre protagonisti di questa volata mozzafiato - che ieri ha tenuti incollati alla tv più di sette milioni di italiani - cercando di leggere nei loro sguardi e nelle loro parole qualche elemento che possa far capire chi, alla fine, la spunterà al di là del suddetto teorema.

 

La situazione di classifica è un nodo di numeri che alla fine può essere riassunto così. Se vince Vettel, Alonso può permettersi di arrivare anche quarto. Se vince Webber, Alonso è costretto ad arrivare almeno secondo. Tutte gli altri esiti (esclusi flop clamorosi) vedrebbero trionfare lo spagnolo. Che potrebbe dunque sembrare il grande favorito della vigilia. Ma in realtà non è così.

Il vero favorito è l´australiano Mark Webber. Primo, perché ha la macchina più veloce del mondiale, secondo perché, almeno stando alle dichiarazioni fatte ieri da Helmut Marko e da Christian Horner (praticamente i vertici della Red Bull), la scuderia sembra intenzionata a cambiare repentinamente rotta, a piegarsi al Teorema di Briatore, e consegnare nelle mani di Sebastian Vettel un mandato preciso: quello di lasciar passare Webber.

 

Messe così le cose, buona parte della stagione si giocherà dunque nelle qualifiche di sabato. Se, come ormai d´abitudine quest´anno, la Red Bull dovesse portarsi a casa l´ennesima prima fila, il giorno dopo per Alonso si trasformerebbe in un incubo, con le due macchine blu, "biscottate" e velocissime, da inseguire.

 

L´obbiettivo dello spagnolo, l´ha enunciato chiaramente Stefano Domenicali: «Piazzarsi in mezzo alle due Red Bull», ma sarebbe davvero difficile. Proprio queste considerazioni hanno risollevato il morale di Webber. L´australiano ha un piano preciso e ora che i numeri si sono incastrati proprio come sperava vede all´orizzonte la possibilità di realizzarlo: vincere il mondiale e ritirarsi da campione.

L´umore buono ce l´ha anche Alonso, tutto sommato. Per mille motivi. Intanto perché comunque andrà a finire lui sarà l´uomo che è riuscito a tenere la Ferrari in corsa per il mondiale contro una Red Bull terrificante. E poi perché comunque non è ancora detta l´ultima parola. Ad Abu Dhabi lui arriva da leader e quindi tocca agli altri assumersi tutti i rischi di una gara d´attacco.

 

E quando si rischia, si sa, può succedere di tutto. Inoltre - Stefano Domenicali, ieri, ha nuovamente fatto tutti gli scongiuri del caso - le condizioni climatiche e tecniche del circuito degli Emirati dovrebbero essere leggermente più favorevoli alla rossa rispetto al Brasile e non si escludono sorprese già dal sabato.

Chi invece proprio non riesce a sorridere, in questa vigilia, è Sebastian Vettel. Il tedesco rischia di non poter essere mai davvero in gara, domenica prossima, e si ritrova nella sgradevole condizione di doversi augurare che la concorrenza (Alonso) si autoelimini. Altrimenti non avrà altro da fare che alzare il piede dall´acceleratore ed eseguire il più clamoroso ordine di scuderia.

Davvero una brutta figura - ha fatto notare ieri Alonso - per un team che «ha passato gli ultimi tre mesi a fare le prediche alla Ferrari», colpevole dello stesso reato ad Hockenheim. Ma alla Red Bull sfidare il Teorema Briatore potrebbe costare molto più caro di una brutta figura. 09-11-2010]

 

BRIATORE SVELATO - ESCE UNA ’ODIO-GRAFIA’ SUL BILLIONAIRE E SBUCA UNA MOGLIE SEGRETA, MARCY, MODELLA CHE SPOSò NEL 1983 AI CARAIBI (IN FUGA DALL’ITALIA) - IL MATRIMONIO DURò 4 ANNI, TRA BELLA VITA, YACHT E LUCIANO BENETTON, PURO E IVA ZANICCHI, FEDE E BERTé, CRAXI E PERSONAGGI DISCUSSI COME GAETANO CORALLO (IL BOSS DEL GIOCO D’AZZARDO IMPLICATO CON I TIPINI FINI) - UNA DOMANDA SORGE SPONTANEA: MA VOI LO VEDETE UN BRIATORE CHE APRE NEGOZI DI PULLOVERINI PER BENETTON IN GIRO PER IL MONDO? URGE RISPOSTA DA PONZANO VENETO

Da "Oggi" - www.oggi.it

arcuri briatore rf

Per render conto di tutte le conquiste femminili di Flavio Briatore non basterebbe un libro: ci vorrebbe un'enciclopedia. Il catalogo è infinito: Adriana Volpe, Naomi Campbell, Heidi Klum, Vanessa Kelly, Elle MacPherson. C'è però una donna che Briatore ha sempre nascosto ai giornalisti. Si chiama Marcy Schlobohm, è un'ex modella americana. È la sua prima moglie e lo è stata per più di quattro anni (dal 1983 al 1987). Una moglie segreta. A Marcy, Briatore ha fatto solo un velocissimo, fuorviante cenno in un'intervista di tre anni fa. Ora esce "Il signor Billionaire" (edizioni Aliberti), biografia non autorizzata del manager cuneese scritta da Maria Elena Scandaliato, Nicola Palma e Andrea. Pubblichiamo in esclusiva e in anteprima alcuni brani della lunga intervista a Marcy, che occupa il terz'ultimo capitolo del libro.


New York, Central Park. È una bella giornata di fine settembre. L'appuntamento è qui, sulla sommità di una grande roccia levigata, lato sud, dalle parti del Wallman rink. Lei arriva puntuale: bionda, occhiali scuri, camicia bianca e jeans strappati. Ci saluta in italiano, sorridente. Il suo nome è Marcy Schlobohm, ed è stata la prima moglie di Flavio Briatore. Di lei non sapevamo quasi nulla: che era un'ex modella di Vogue, e che era stata fidanzata con Philippe Junot (il playboy d'Oltralpe che spezzò il cuore a Caroline di Monaco).

 

Di lei il manager piemontese ha parlato una volta sola, in un'intervista dell'agosto del 2007, un anno prima delle nozze con la Gregoraci. Nessuno, fino allora, aveva mai sospettato che avesse già preso moglie. Ha dichiarato Briatore: «Non erano nozze vere e proprie. Ero innamorato da quattro anni di una ragazza che si chiamava Marcy. Un giorno abbiamo fatto una cerimonia alle Isole Vergini. Uno di quei matrimoni che non hanno valore legale, dove non ci sono firme, hanno significato solo gli sguardi degli sposi che sospirano. Ovviamente tutto è finito poco dopo».

FIRME E TIMBRI
Le cose, però, non stanno così. Marcy Schlobohm e Flavio Briatore si sono sposati a Saint Thomas il 26 agosto del 1983. Il loro matrimonio è durato oltre quattro anni, fino al divorzio, il 17 novembre del 1987. Nulla di «giocoso», dunque. Le firme ci sono, e ci sono le carte, con tanto di bolli e timbri. Oggi Marcy ha 46 anni e un nuovo cognome: Imbert. Fa l'imprenditrice, vive tra l'Europa e gli Stati Uniti, dove produce una sua linea di gioielli. Si è risposata, ha avuto una figlia. Trovarla è stata una piccola impresa.

L'intervista dura varie ore: prima un pomeriggio, e poi l'indomani. «È strano per me», dice, «sono tanti anni che non pensavo a queste cose». Il ricordo dell'ex marito la affascina, o forse un po' la spaventa. «Speriamo che lui non diventa incazzato», sbotta a un certo punto, con la sua spettacolare cadenza yankee.

Quando vi siete conosciuti?
«Era l'estate del 1980, e io dovevo ancora compiere i 18 anni. Ero a Milano, al Nepentha [la discoteca-simbolo della Milano da bere, ndr]. Venne da me il conte Gigi Perez, che lavorava con Achille Caproni [conte anche lui, e all'epoca socio di Briatore, ndr]. Mi portò da un ragazzo, e mi disse: "Marcy, questo è Flavio". Io gli ho stretto la mano e l'ho salutato. Ho visto subito che era un uomo di classe, molto brillante. Era il tipo di uomo che piaceva a me: alto, con i capelli neri. Lui mi ha detto: "Piacere di conoscerti". Ci siamo seduti al tavolo, uno accanto all'altra. Abbiamo trascorso una serata molto simpatica».

E poi?
«Il giorno dopo, Flavio mi ha telefonato. Siamo usciti insieme per due mesi. Dopodiché, all'improvviso, non si è fatto più sentire. Non so perché. Le cose sono andate così: io lavoravo tra Parigi e Milano, e a Parigi avevo conosciuto Philippe Junot. Sono uscita con lui per quattro mesi: una semplice storiella. Poi, un bel giorno, Flavio si è fatto nuovamente vivo. Non so come fece a trovarmi. Voleva che tornassi con lui a Milano, e così è stato, perché mi mancava moltissimo, e già dalla prima sera io avevo capito che un giorno l'avrei sposato.

 

Insomma, siamo andati subito a vivere assieme. Mi portava a comprare i vestiti da Valentino, da Yves Saint Laurent, mi copriva di regali. Era un uomo molto carismatico. Aveva un forte charme, mi affascinò fin da subito. Io ero giovanissima. Ci trasferimmo in una bellissima casa, in piazza Tricolore».

Una casa «famosa». È vero che c'erano i rubinetti d'oro?
«Non so se era tutto oro. Credo che fossero placcati».

Davate tante feste?
«Sì. C'erano molti invitati, gente elegante. Mangiavamo caviale e bevevamo champagne. Mi trovavo molto bene, tutti erano gentili con me. Per Flavio ero come un gioiellino, ero la sua fonte di bellezza. Un po' come tutte le sue donne, del resto. Facevamo una bella vita, le cene, il Nepentha. C'erano i vip, c'erano le modelle. Se non eri importante non potevi entrare: per Flavio, la porta era sempre spalancata. Non si faceva mancare nulla: aveva una Rolls, poi si comprò una Mercedes. Aveva un cameriere e un cuoco personale. E poi, avevamo una casa a Saint Thomas e un appartamento a New York. Viaggiavamo. Furono anni indimenticabili».

Eravate ricchi, insomma. Lei faceva la modella, ma Flavio? Quale era il suo lavoro?
«Oh, ne aveva vari. Innanzitutto, faceva l'agente di cambio: lavorava in Borsa. So che aveva delle sue aziende».

Briatore in quegli anni faceva anche il discografico...
«Sì, certo. Era molto amico di Iva Zanicchi, per esempio. Flavio le faceva da intermediario: organizzava le serate, i concerti. Gliene organizzò uno anche qui, a New York. Era il 1985, se non sbaglio. E c'era Loredana Bertè, e c'era Pupo. Venivano anche a casa nostra, a Milano. Iva venne pure a Saint Thomas. Lei e Flavio erano molto amici. È una donna fantastica».

 

E chi altro frequentavate?
«Un sacco di gente. Emilio Fede, Bettino Craxi, tutta la bella società dell'epoca».

Briatore frequentava Craxi?
«Sicuro. Andammo a cena con lui, una sera. Me lo ricordo bene, perché per quell'occasione Flavio mi comprò un vestito di Yves Saint Laurent. Cenammo a casa di Craxi o a casa di un suo amico intimo».

Ma Flavio parlava con Craxi? Si conoscevano?
«Certo. C'era anche Emilio Fede, quella sera. Rimanemmo lì fino a tardi».

Fede e Briatore dovevano essere molto amici.
«Sì, certo. Emilio era un tipo parecchio simpatico, mi faceva molto ridere. Scherzava sempre. Mi ha invitato anche in Tv, una volta. Così, per un pomeriggio, sono stata nel pubblico di una sua trasmissione».

Un altro amico di Briatore era il conte Achille Caproni.
«Era molto simpatico, ma anche strano. Era gentilissimo e molto intelligente. Un uomo piuttosto silenzioso. Andavamo spesso nella sua villa, a Venegono, vicino a Milano: c'era un parco enorme, ci facevamo spesso delle feste. Sua moglie, Gabi, era una donna eccentrica, piena di verve».

La signora Gabi e Briatore ebbero un breve flirt, lo sapeva?
«Sì, me lo disse Flavio. Ma il conte Caproni non lo venne mai a sapere, ne sono sicura».

Mentre stavate assieme, Flavio ha mai frequentato un certo Gaetano Corallo [affarista che gli inquirenti ritenevano vicino al boss catanese Nitto Santapaola, ndr]?
«Gaetano? Ma certo! Tutti lo chiamavano Gaetanino. Sì, sì, l'ho conosciuto anche io. Era un tipo molto simpatico, anche se un po' duro. Non parlava inglese. Veniva a casa nostra a Milano, ogni tanto. Siamo stati anche a cena fuori. Era il 1981, il 1982».

E un certo Rosario Spadaro?
«Il nome mi dice qualcosa, sì. Ma non ricordo di più».

Sono due personaggi piuttosto importanti. Entrambi sono stati indagati per mafia: si occupavano di casinò...
«Mafia? My god, mio Dio. Io ho paura della mafia. A me la mafia non piace».

 

Neanche a noi. Come siete arrivati al matrimonio?
«Ci siamo sposati il 26 agosto 1983, a Saint Thomas, dopo due anni e mezzo di fidanzamento. Fu una cerimonia civile: molto bella, anche se veloce. Eravamo vestiti normalmente. Ricordo che Flavio indossava un anello. Io, invece, portavo un diamante e una fede nuziale. Dopo abbiamo fatto una festa».

Come siete arrivati a Saint Thomas?
«È molto difficile da spiegare. Ecco, ci proverò: noi vivevamo a Milano, sempre in piazza Tricolore. Flavio lavorava tanto, come suo solito. A un certo punto, andò a Parigi per affari. Da lì, nel giro di un paio di giorni, saremmo dovuti partire per le vacanze. Ci saremmo recati a Saint Thomas, come sempre: avevamo una casa alle Isole Vergini e lì trascorrevamo le nostre ferie. Io, mentre lui era a Parigi, andai a Milano a prendere le valigie. Da lì, poi, avrei raggiunto Flavio in Francia, e saremmo partiti assieme. Mi seguite?».

Perfettamente.
«Dunque, ero in casa nostra, ed ero da sola. Sentii suonare alla porta. Andai ad aprire, e c'erano tre uomini della polizia. Entrarono nell'appartamento, e cominciarono a interrogarmi. Mi avranno parlato per tre o quattro ore: volevano sapere cosa faceva Flavio quando era in casa, volevano sapere se giocava a carte, se giocava d'azzardo. Cose di questo tipo. Hanno perquisito l'appartamento, volevano vedere la cassaforte. Poi sono andati via».

E lei che cosa fece?
«Chiamai Flavio. Gli raccontai tutto. Lui mi rispose: "Parti subito, vieni a Parigi da me. Ce ne andiamo a Saint Thomas". E così è stato. Dopodiché, siamo rimasti lì, perché lui non aveva altra scelta: non poteva più tornare in Italia. Questo è quello che mi ha raccontato. Ricordo che mi disse: "Non ti preoccupare, si sistemerà tutto"».

È la faccenda del gioco d'azzardo. Briatore ha avuto un processo, è stato condannato [nel 1987, poi è sopraggiunta l'amnistia, ndr], ed è dovuto restare all'estero per un po'.
«Sul serio? Flavio ha avuto un processo? Non lo sapevo. Mai visto Flavio giocare a carte. Andavamo ogni tanto al casinò: due o tre volte siamo stati a Montecarlo. Ma niente di più».

Flavio, alla fine degli anni Settanta, lavorava spesso come porteur. Non gliel'ha mai raccontato?
«Porteur? E che cosa sarebbe?».

 

Una persona che porta la gente a giocare al casinò.
«È la prima volta che ne sento parlare».

In quel periodo, a Flavio non mancava l'Italia? Non voleva tornare?
«No, non credo. Facevamo una bella vita, piena di viaggi: prendevamo la barca e facevamo il giro delle isole, mangiavamo a bordo. Era bellissimo. Flavio, inoltre, lavorava per Benetton: gestiva i negozi di Benetton, stava a Saint Thomas e a New York, dove c'era il quartier generale del gruppo. Insomma, non poteva lamentarsi. E non lo faceva».

Per quale motivo, secondo lei, Luciano Benetton affidò a Flavio Briatore un compito così delicato?
«Semplice: perché credeva in lui. Flavio, d'altro canto, aveva parecchie amicizie in America, e aiutò Luciano ad aprire tutti i suoi vari negozi».

Quanti erano, in tutto, i negozi Benetton?
«Tanti: sette, mi pare. Flavio li gestiva, io mi occupavo delle relazioni pubbliche, perché parlavo inglese. Lui, invece, lo masticava appena. I negozi andavano molto bene, uno solo stentava a decollare, e allora abbiamo deciso di chiuderlo: ci abbiamo aperto una gelateria».

E lei Benetton lo ha mai conosciuto?
«Molto bene. Veniva spesso a Saint Thomas con Marina Salamon, che sarebbe diventata sua moglie. Era un uomo elegante, brillantissimo, un vero gentleman. Lui e Flavio erano amici. Luciano, addirittura, ci ha fatto da testimone di nozze: era uno dei due testimoni di Flavio. L'altro si chiamava Antonello Gambino».

Chi era?
«Oh, era un italiano che viveva lì. Faceva l'architetto, se non mi sbaglio».

Ma lui e Flavio erano soci d'affari?
«Non lo so: io non mi intendevo di affari, Flavio non mi diceva mai nulla. Non voleva che mi interessassi di queste cose. Erano gli anni Ottanta: le donne si occupavano di altro, non certo di business. Soprattutto, le donne degli italiani».

E com'era la vostra vita a Saint Thomas?
«Bellissima. Flavio aveva questa barca molto veloce: si chiamava Azzurro».

 

E non c'era solo la barca: c'era anche un locale, il celebre Jimmy'z...
«Sì, sì: il Jimmy'z. Se Flavio lo aprì, fu anche per merito mio: fui io, infatti, a presentargli Régine Zylberberg».

Régine: la regina della notte. Come l'ha conosciuta?
«Tramite Philippe Junot».

Com'era il Jimmy'z?
«Enorme. C'erano 250 posti per mangiare all'esterno, vicino alla piscina. Dentro, invece, c'era spazio per 2.500 persone, ed era sempre pieno. Il giorno dell'inaugurazione fu fantastico. Vennero Régine, Junot, John Travolta».

Lei e Briatore avete divorziato dopo oltre quattro anni di matrimonio. Perché?
«Semplice: io non ero più innamorata di lui, e lui non lo era più di me. Non abbiamo litigato: semplicemente, non riuscivamo più a stare assieme. Flavio lavorava moltissimo, dalle otto di mattina alle due di notte. Prima era diverso: le cose cambiarono con l'apertura del Jimmy'z. Mio marito passava le giornate in ufficio, poi la sera andava al locale, controllava che tutto andasse bene.

Io, d'altro canto, continuavo a fare la modella. Non ci vedevamo più. Prima ci siamo separati: io ho preso le mie cose e ho lasciato Saint Thomas. Poi è arrivato il divorzio. Ricordo che Flavio mi destinò una piccola somma di denaro. A me, comunque sia, i soldi non interessavano».

BRIATORE E LA MOGLIE SEGRETA MARCY

Lei era molto gelosa?
«No, no. Ci fidavamo l'uno dell'altra. Io, forse, ero un po' più gelosa di lui, ma perché lo sono di carattere: e poi Flavio, all'epoca, non era un playboy. Certo, aveva un fascino incredibile. Non ho mai conosciuto, nella mia vita, un uomo così affascinante. Ma vi assicuro: quando stava con me, Flavio non faceva il playboy. Forse, ha cominciato a farlo dopo, per dimenticarmi. Io la penso così, perché la nostra è stata una storia molto importante. E lo è stata, ne sono certa, anche per lui».

Lo ha più rivisto?
«Solo una volta, circa a metà degli anni Novanta. Mi sarebbe piaciuto lavorare per Benetton. Volevo proporgli di lanciare una linea d'abbigliamento per fantini: così, andai da Flavio. Lui fu molto gentile: mi accolse, disse che mi avrebbe aiutato. Era già famoso, era già un leader della Formula 1. Ricordo che pensai: "Oddio, ma non è cambiato per nulla". Aveva ancora i suoi meravigliosi capelli neri, era alto, sorridente, elegantissimo. Mi colpì molto. Da allora, non l'ho mai più rivisto».

 

"NAOMI? INTERESSATA"
Ma leggerà di lui sui giornali, l'avrà visto in Tv...
«Certo. I miei amici mi fanno vedere gli articoli, le foto. Dicono: "Guarda, Marcy, qui si parla di Flavio". E io leggo».

Saprà, allora, del suo ultimo matrimonio...
«Certo. E sono contenta per lui. Ha trovato una donna che lo ama. Sono sicura che Elisabetta Gregoraci ama Flavio Briatore per quello che è, e non per i suoi soldi. Con Naomi, invece, era diverso: si amavano per pubblicità, perché conveniva a entrambi. Io, almeno, la penso così. E credo che lui sia felice».

Un'ultima cosa. Nell'agosto 2007, Flavio Briatore ha rilasciato un'intervista a Vanity Fair. Parlando, per la prima e ultima volta, del vostro matrimonio, ha detto che «non erano nozze vere e proprie».
«Una bugia. Il nostro è stato un matrimonio legale, ed è durato vari anni. Il giornalista autore dell'articolo avrebbe dovuto fare alcune verifiche».

 

Eppure è strano, non trova? Il vostro, in fondo, non è stato un matrimonio segreto...
«Assolutamente no. Tutti i nostri amici sapevano che eravamo sposati. Iva Zanicchi lo sapeva. E anche gli altri. Flavio mente, vuole che nessuno sappia di me: è tutto quello che posso dirvi. Ma non chiedetemi come mai: non ne ho idea».

È trascorso ormai un quarto di secolo. Il suo ex marito è diventato famoso in Italia e nel mondo. Non le piacerebbe rivederlo?
«Sono sincera: no».03-11-2010]

 

 

- Volete noleggiare per sette giorni sette il dissequestrato "Force Blue" di Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci? Preparate un bonifico di 255 mila euro esclusi vini e vitto.

 

[20-08-2010]

 

 

1- DOPO BRIATORE, LA GUARDIA DI FINANZA DI GENOVA HA DENUNCIATO PER EVASIONE DIANA BRACCO, PRESIDENTE DELL’OMONIMO GRUPPO FARMACEUTICO E DELL’EXPO DI MILANO PER IL SUO YACHT "IF ONLY" DI 40 METRI CHE HA COME RAGIONE SOCIALE IL NOLEGGIO - 2- IERI SERA IL BULLONAIRE HA DENUNCIATO A ’MATRIX’ IL MILITARE DELLE FIAMME GIALLE CHE HA PORTATO MOGLIE E FIGLIO A BORDO PER VEDERE IL ’TROFEO’ SEQUESTRATO - 3- ACCERTAMENTI IN CORSO DA PARTE DEL COMANDO GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA - 4- NEL MIRINO ANCHE IL FILMATO DI SERVIZIO GIRATO DAI FINANZIERI DURANTE LA PERQUISIZIONE DEL ’FORCE BLUE’ E MANDATO SULLE TELEVISIONI DI TUTTO IL MONDO - 5- L’ALLARME DEGLI ARMATORI DI CHARTER: NON METTERE PIEDE NELLE ACQUE ITALIANE -

Fibrillazione stamane al Comando Generale della Guardia di Finanza per le affermazioni fatte da Flavio Briatore nel corso della trasmissioni 'Matrix'. "Mentre era in corso la perquisione, con Elisabetta e Falco Nathan fatti scendere, uno degli ufficiali delle Fiamme Gialle ha fatto salire a bordo la moglie ed un figlio per fargli fare il giro dell'imbarcazione come se si trattasse di un trofeo di caccia", ha tuonato il Bullonaire.

Diana Bracco Moratti

Se confermate queste dichiarazioni porteranno certamente ad un'inchiesta che vede come principale testimone il comandante del nucleo che ha condotto l'operazione di sequestro del "Force Blue" di 63 metri. Il suo nome è capitano Giuseppe Pappalardo, lo stesso ufficiale che ha rilasciato le interviste dopo il blitz e che ha fatto girare dai suoi uomini il filmato dell'interno dell'imbarcazione finito poi con tanto di stemma della Guardia di Finanza sulle televisioni di tutto il mondo.

 

Il clamore per il sequestro ha creato allarme nel mondo dei charter. Il primo a sbattere la notizia in prima pagina è stato il "Financial Times" consigliando i diportisti milionari dal non mettere piede nelle acque italiane. Stessa preoccupazione stamane a tutta pagina su "Il Giornale". L'operazione "No boat no crime", infelicissimo nome dell'indagine - scrive il quotidiano di Feltrusconi - creerà un danno enorme all'economia delle zone costiere".

 

"Bastava un po' di buon senso - ha detto Briatore a 'Matrix' - e tutto si sarebbe potuto risolvere. Bastava accertare che "Force Blue" è un charter con tanto di clienti prestigiosi e contratti registrati".

Come se non bastasse il clamore del Bullonaire ieri, sempre per evasione, è stata denunciata Diana Bracco, presidente dell'omonimo gruppo farmaceutico e dell'Expo di Milano. In Procura a Genova è finito quindi anche il fascicolo sullo yacht "If Only" di 40 metri intestato alla Ceber società di Milano che ha come ragione sociale il noleggio.

 [29-05-2010]

 

 

LO STILISTA GALASSO, SOCIO DI BRIATORE NEL BRAND PER RICCHI TAMARRI RUSSI E PER I BECKHAM (MAGLIETTE DA 1200 €, OMBRELLI IN COCCODRILLO DA 40MILA) PORTA DON FLAVIO IN TRIBUNALE: IL FUTURO PAPÀ DI FALCO SI SAREBBE “DIMENTICATO” DI VERSARE UN BONUS PARI AL 20% DEL VALORE DELLE AZIONI…

Simone Filippetti per "Il Sole 24 Ore"

Finisce in Tribunale il super-brand Billionaire Italian Couture. E per il top manager Flavio Briatore si apre uno scontro con il suo socio d'affari Angelo Galasso sulle magliette glamour indossate da vip come David Beckham e sui jeans dallo stratosferico prezzo di mille sterline (circa 1200 euro).

Appena ottenuta la riabilitazione nel gran circo della Formula Uno, ecco che per il team manager della Renault scoppia una nuova grana giudiziaria. Nei giorni scorsi, è stata presentata una causa per svariati milioni di sterline alla Corte di Londra: lo stilista Galasso accusa Briatore di non aver rispettato i patti e ora chiede un maxi-risarcimento per non aver ricevuto un bonus pari al 20% del valore delle azioni.

Briatore e Galasso hanno lanciato il marchio di abbigliamento extra-lusso (tra cui spiccano ombrelli di pelle di coccodrillo da 40mila euro) nel 2004, prendendo a prestito il nome del celebre locale in Costa Smeralda che avrebbe costituito un ottimo richiamo per gli aficionados di Galasso (che conta su una base clienti di 5mila super-ricchi).

La label oggi ha boutique sparse in tutto il mondo , da Las Vegas fin dentro i magazzini Harrod's di Londra, ma il mercato principale è la Russia dove conta numerosi negozi. Sei anni fa il marchio nacque come una joint-venture dove Briatore aveva la maggioranza col 51% e Galasso il 49 percento.

Poi nel 2007, secondo il documento presentato al Tribunale e citato da alcuni organi d'informazione inglesi, Galasso avrebbe avuto un incontro in cui il businessman, oggi sposato con la showgirl ed ex modella Elisabetta Gregoraci ma in passato protagonista della vita mondana per i suoi flirt con varie celebrità, aveva lanciato l'ipotesi di trovare nuovi finanziamenti per il brand.

Il nuovo socio sarebbe stato individuato nel gruppo Percassi: la famiglia bergamasca, che ha costruito un impero nell'immobiliare (è proprietario delle Terme di San Pellegrino) per poi diversificare nel settore retail (dove gestisce vari villaggi outlet in Italia) e anche nella finanza (è tra gli azionisti di riferimento di DMail).

 

In cambio del 49% in suo possesso, Galasso avrebbe ottenuto un controvalore cash pari al 20% più un bonus annuale pari al 5% dei profitti. Ma, rivendica il designer, quando consegnò i suoi certificati azionari, Briatore non avrebbe mantenuto gli accordi. «Sono molto deluso - ha commentato Galasso alla stampa inglese - Flavio non ha rispettato il deal». Ieri non è stato possibile contattare un portavoce di Briatore per un commento sulla vicenda.

Lo scorso settembre Briatore era stato radiato a vita dalla F1 dopo un presunto scandalo di gare truccate. Poi, il mese scorso, ha ottenuto dal Tribunale la riammissione, dopo essersi sempre dichiarato estraneo a ogni scorrettezza: riabilitato nel mondo delle gare automobilistiche, il manager ha invece lasciato il calcio. Venerdì scorso ha lasciato la presidenza della squadra di calcio londinese Queens Park Rangers che aveva acquistato in società con il patron della Formula 1, Bernie Ecclestone, e il giovane politico spagnolo Alejandro Agag nel 2007.

 

 

[25-02-2010]

 

 

VROOM, VROOM! CONTRORDINE COMPAGNI, BRIATORE RITORNA A RUGGIRE NEL MOTORE: IL TRIBUNALE DI PARIGI ANNULLA LA RADIAZIONE DEL BULLONAIRE DAL CIRCO DELLA FORMULA 1…

(Ansa) - Il tribunale di Parigi ha annullato oggi la radiazione di Flavio Briatore decretata dalla Fia (Federazione internazionale automobilistica) nel caso definito 'Crashgate'.

Bernie Ecclestone

La giustizia francese ha giudicato "irregolare" la decisione della Fia, presa lo scorso 21 settembre, di squalificare a vita l'ex direttore della scuderia Renault. Flavio Briatore era stato radiato da qualsiasi attività nello sport automobilistico per il suo coinvolgimento nel caso detto 'Crashgate', l'organizzazione di un incidente che vide protagonista il pilota della scuderia, Nelson Piquet jr., allo scopo di avvantaggiare il compagno Fernando Alonso al Gran Premio di Singapore del 2008. L 'ex team manager era passato al contrattacco chiedendo, oltre alla cancellazione della radiazione, anche un risarcimento di un milione di euro alla Fia.

 

Corriere.it

Flavio Briatore ce l'ha fatta. L'ex team principal della Renault ha visto annullato dal tribunale di Grande Istanza di Parigi, la squalifica a vita inflittagli dalla Fia (la Federazione internazionale dell'automobilismo) per il cosiddetto «Singaporegate», contro la quale aveva presentato ricorso. La giustizia francese ha giudicato «irregolare» la decisione della Fia, presa lo scorso 21 settembre, di squalificare a vita l'ex direttore della scuderia Renault.Secondo la Fia Briatore organizzò proprio durante il Gp di F1 di Singapore del 2008 l 'uscita di strada di Nelson Piquet jr, per far entrare in pista la safety car e quindi favorire l'altro pilota della Renault Fernando Alonso che avrebbe poi vinto la gara.

RICORSO - Briatore si era rivolto al Tribunale di Grande Istanza di Parigi lo scorso 24 novembre, chiedendo la sospensione della sua radiazione e un milione di euro di danni alla Fia. Per quanto riguarda però proprio la richiesta di un risarcimento di un milione di euro per danni alla sua immagine, il tribunale di Parigi ha assegnato a Briatore solo 15.000 euro a titolo di compensazione dei danni subiti. Oltre a Briatore, che come detto, si è rivolto con successo alla giustizia ordinaria, la Fia ha punito anche Pat Symonds: l'ex direttore tecnico della Renault è stato squalificato per 5 anni.

[05-01-2010]

 

 

 

Briatore: voglio un milione di euro!

Il manager Renault ha presentato ricorso in appello contro la sua radiazione dal mondo della Formula 1

Qualcuno giura di averlo visto, ospite di lusso, nella torre eburnea dello sceicco di Abu Dhabi chiaccherare amabilmente anche con Bernie Ecclestone, suo grande accusatore assieme a Max Mosley. E tutti si aspettavano le prime mosse del manager piemontese.

Ed ecco le prime reazioni. Flavio Briatore ha presentato ricorso in appello contro la sua radiazione dal mondo della F.1 chiedendo alla Federazione Internazionale dell'Automobile l'annullamento della sentenza e un risarcimento minimo di un milione di euro.

La notizia l'anticipa il quotidiano londinese "The Guardian", solitamente molto bene informato sui fatti del mondo delle corse. L'ex responsabile del team Renault era stato condannato a una pesante radiazione totale per avere "manipolato" il risultato del Gran Premio di Singapore del 2008 ordinando al suo pilota Piquet di causare volontariamente un incidente per fare intervenire la safety-car e favorire il trionfo dell'altro suo pilota, Alonso.

Il Guardian anticipa che Briatore, il 24 di novembre, baserà il suo ricorso sostenendo che il Consiglio Mondiale della Fia, allora presieduto da un Max Mosley che era "chiaramente accecato da un eccessivo desiderio di vendetta personale". Desiderio di vendetta che scaturiva anche dalle operazioni condotte in prima persona da Briatore quando aveva cercato di portare avanti la FOTA, la federazione alternativa dei team di F.1, che pareva potere impensierire la FIA.

Briatore fu condannato insieme al capo degli ingegneri della Renault, Pat Symonds, per avere ordinato al pilota brasiliano Nelsinho Piquet, durante il Gran Premio di Singapore del 2008, di inscenare il famoso incidente per favorire la gara dell'altra Renault dello spagnolo Fernando Alonso, che vinse quel Grand Prix asiatico.

L"affaire" del Gran Premio di Singapore 2008 è giustamente considerato come la truffa più grave nella storia della Formula 1, sport già alle prese con una grave crisi di credibilità (dopo il caso dello spionaggio McLaren). Dopo la condanna di Briatore la Fia ha eletto come presidente Jean Todt,che ora dovrà vedersela con questa patata bollente.

di Leopoldo Canetoli
13/11/2009

 

 

 

IL VIZIO DI FLAVIO: DA MORENO 1991 A NELSINHO 2009...
Tommaso Labate
per "Il Riformista"

Il Lupo perde il pelo. E durante la lunghissima fase di caduta e ricrescita, del «pelo», al Lupo può anche capitare di salire e scendere, costruire e distruggere, vincere e perdere senza mai pareggiare, dire senza ammettere, conquistare la venere nera e sposare una bonazza bianca, rimanendo perennemente sulla cresta dell'onda. Ma il Vizio rimane.

Ascesso duro a sgonfiarsi, è stato proprio quello, il solito Vizio, a condannare Flavio Briatore, crollato sotto il peso di una sentenza che lo ha cacciato dalla Formula 1 come un ubriaco messo alla porta da un buttafuori del suo Billionaire.

Perché lui, piemontese di Verzuolo, cuneese rinnegante e rinnegato, geometra diventato Geometra con la «g» grande, è la prova vivente della bontà dell'antico adagio siciliano. Quello secondo cui cu nasci tundu non pò mòriri quatratu. E viceversa. Come dimostra il caso che, ben diciassette anni prima dell'incidente pianificato a tavolino di Nelsinho Piquet, vide il Geometra scontrarsi con un altro pilota brasiliano. Si chiamava Roberto Moreno.

MORENO, CHI ERA COSTUI?
Era uno di quelli che entrava e usciva dal «circo», Moreno. Classe '59, veniva da Rio de Janeiro e aveva trascorso tutti gli anni Ottanta alternando come una lampadina a intermittenza comparsate in Formula 1 (Lotus, un contratto da terza guida con la Ferrari, poi Coloni ed EuroBrun) e lunghi purgatori nelle serie dell'oblio (Formula Ford, Formula 3000, Formula 2). Moreno trova la sliding door aperta il 12 ottobre del 1990. È il giorno in cui il pilota della Benetton Alessandro Nannini perde la mano destra in un incidente d'elicottero.

Per sostituirlo, Flavio Briatore decide d'affidarsi ai consigli della sua prima guida, che - scherzi retroattivi del destino - era Piquet padre. Il Geometra ingaggia Moreno e il ticket verdeoro imbrocca la prima, al gran premio del Giappone: Nelson primo, Roberto secondo. Per quest'ultimo è il passepartout per il rinnovo del contratto.

L'INCONTRO SEGRETO DI NIZZA.
Ma l'anno successivo, è il 1991, Moreno è diventato un problema. Un enorme problema, per Briatore. «Flavio» ha l'occasione di ingaggiare un giovanotto che si chiama Michael Schumacher, una promessa del «circo». Per garantirgli un triennale ed evitare che finisca sul mercato, però, il geometra asceso al cielo della Formula 1 grazie a Luciano Benetton ha bisogno di liberare una monoposto. Quella di Moreno.

È qui ritorna il Vizio, maledetto ascesso incurabile, inestirpabile appendice, demonio. Briatore, esperto delle «tre carte», esclama il suo archimedeo eureka. E dà appuntamento alla sua seconda guida all'aeroporto di Nizza, dove al riparo da occhi indiscreti gli predispone la classica proposta che non si può rifiutare: «Roberto, sono pronto a darti 300mila dollari. Se fai finta di esserti rotto una gamba e rinunci a correre le ultime due gare del campionato, io ho la macchina per Schumacher e tu l'assegno».

Ma al contrario di quanto avrebbe fatto Piquet junior diciassette anni dopo, andandosi deliberatamente a schiantare nel Gp di Singapore per favorire Alonso, Moreno non ci sta. «Devo prima parlarne con mia moglie». Il Geometra non la prende bene, manda la sua seconda guida a quel paese e produce un finto certificato medico per farlo fuori. Gamba rotta aveva da essere e gamba rotta sarà, pensa Briatore.

Ma di fronte al clamoroso «falso», il pilota brasiliano va in escandescenze. E ristabilisce la verità sul suo arto incriminato convocando una conferenza stampa e mettendosi a fare le flessioni davanti ai giornalisti di mezzo mondo.

IL TRUCCHETTO DI FLAVIO
Nel braccio di ferro iniziato in gran segreto all'aeroporto di Nizza e culminato in una maxirissa a colpi di carte bollate, Briatore dribblò la difesa di Moreno dopo due tackle, una veronica e un paio di rabone giudiziarie. Aveva in tasca la carta truccata, il Lupo Flavio.

«Roberto Moreno mi fece causa - avrebbe raccontato il Geometra anni dopo - e lì mi difesi con un colpo di genio. Ricordavo di essermi sbagliato col suo contratto, scritto a mano, e di aver parlato solo di "telaio". Così dissi al giudice: "Qui ci sono tre telai. È vero, uno l'ho promesso a Moreno. Se vuole lo prenda pure, può mettersi anche il casco e guardare la gara dall'abitacolo. Ma il motore no. Di quello il contratto non parla, per cui non glielo do».

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I giudici chiamati a decidere, copia del contratto alla mano, diedero ragione a Briatore. I garage della Benetton furono dissequestrati e, con Moreno costretto a ingranare la retromarcia, Schumacher aveva finalmente una macchina.

Ma «il giro dei brasiliani» se l'era legata al dito. «Senna cominciò a odiarmi perché avevo fatto fuori un suo connazionale mentre il mio pilota Nelson Piquet minacciò addirittura uno sciopero».

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Altra grana, risolta grazie al "solito" Vizio, quello di giocare con le «tre carte».
Il fine settimana successivo, il Geometra elaborò soggetto e sceneggiatura di una messinscena che raffreddò i bollenti spiriti del vecchio Nelson. Stando ai ricordi che Briatore avrebbe poi affidato a un'intervista con Repubblica, andò più o meno così: «Diedi una tuta ad Alex Zanardi e gli dissi: "Cammina davanti al box, fatti vedere". Piquet mi chiese: "Chi è quello lì?". E io gli risposi: "Quello che gareggia al tuo posto". Il suo sciopero cessò immediatamente».

Briatore vinse ancora. Anche se, ahilui, non poteva immaginare che il suo desiderio di vendetta, Nelson senior, l'avrebbe trasmesso per via ereditaria al figlio Nelsinho. Ma questo è soltanto il filo rosso che legherà il modernariato del team manager alle prime armi alla storia contemporanea del «gigante» escluso dal circo. La preistoria briatorea si sviluppa in ben altre location. A partire dalla fine degli anni Settanta. (...)

2 - LO SCANDALO DELLA F1, ULTIMO CAPITOLO DI UNA SAGA IN CUI FANNO CAPOLINO ANCHE BOMBE E BOSS MAFIOSI...
Gianni Barbacetto per "Il Fatto Quotidiano"

Ora è fuori dalla Formula 1, Flavio Briatore, dopo essere stato accusato di aver pianificato l'incidente volontario di Nelson Piquet jr, che il 28 settembre 2008 a Singapore ha fatto vincere la Renault di Fernando Alonso e ha soffiato il titolo alla Ferrari. Ma il personaggio ci ha abituato a repentine cadute e a rapide resurrezioni.

Briatore ha una storia piena di sorprese, che parte dall'autobomba che nel 1979 uccide il suo primo datore di lavoro, il finanziere di Cuneo Attilio Dutto, e arriva fino ai rapporti con Marcello Dell'Utri.

Nel 2007 è stato interrogato a Palermo dal pubblico ministero Antonio Ingroia, nell'ambito di una indagine sul riciclaggio internazionale: «Ho conosciuto alcuni esponenti delle famiglie Gambino e Genovese, tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta », ha ammesso Briatore.

«Ricordo di averli conosciuti in occasione di un concerto tenuto da Iva Zanicchi e Riccardo Fogli a Brooklyn, erano loro che avevano organizzato questa manifestazione, ma con costoro non ho mai avuto rapporti di nessun tipo ».

ECCO I PASSAGGI CRUCIALI DELLA SUA VITA DA FORMULA 1, TRATTI DAL LIBRO "CAMPIONI D'ITALIA" (G. Barbacetto, Tropea editore).

 

PARTENZA IN SALITA. Giovanotto, a Cuneo lo ricordano un po' playboy, un po' gigolo. Il nomignolo che gli sibilano alle spalle, quando passa sotto i portici di corso Nizza, è Tribüla: in Piemonte si dice di uno che fa fatica, che si arrabatta. Ma Flavio Briatore ha fretta di arrivare. Gli sembra di aver fatto un bel salto quando diventa l'assistente di Attilio Dutto, che tra l'altro aveva rilevato la Paramatti Vernici, una ex azienda di Michele Sindona.

 

Ma alle 8 di un mattino fine anni Settanta, Dutto salta in aria insieme alla sua auto: gran finale libanese per un piccolo uomo d'affari cuneese. La verità su quel botto del 1979 non si è mai saputa; in compenso sono fiorite leggende di provincia, secondo cui a far saltare in aria il finanziere sarebbe stato la mafia.

Di certo c'è solo che il Tribüla, dopo quel fuoco d'artificio, sparisce da Cuneo. Ricompare a Milano. Casa in piazza Tricolore, molta ricchezza esibita, occupazione incerta. Si dà arie da finanziere. Riesce a convincere il conte Achille Caproni a rilevare la Paramatti e ad affidargli la gestione della Cgi, la holding dei conti Caproni.

Risultati disastrosi: la Paramatti naufraga nel crac; la Cgi lascia un buco di 14 miliardi. Briatore, però, non se ne preoccupa: per un certo periodo si presenta in pubblico come discografico, gira per feste e salotti con una cantante al seguito: Iva Zanicchi. Milano da bere. Il Tribüla continua faticosamente a inseguire il colpo grosso, a sognare il grande affare. Nell'attesa, trova una compagnia da Amici miei con cui tira scherzi birboni ai polli di turno, spennati al tavolo verde.

Cadono nella rete, tra gli altri, l'imprenditore Teofilo Sanson, quello dei gelati, il cantante Pupo, l'ex presidente della Confagricoltura Giandomenico Serra (che perde un miliardo tondo tondo, in buona parte in assegni intestati a Emilio Fede). Un gruppo di malavitosi di rango, eredi del boss Francis Turatello, aveva pianificato una truffa alla grande e Briatore era a capo di quello che i giudici chiamano "il gruppo di Milano".

Il gioco s'interrompe con una retata, una serie d'arresti, un'inchiesta giudiziaria e un paio di processi. Fede è assolto per insufficienza di prove, Briatore è condannato in primo grado a un anno e sei mesi a Bergamo, a tre anni a Milano. Ma non si fa un solo giorno di carcere, perché scappa per tempo a Saint Thomas, nelle isole Vergini, e poi una bella amnistia all'italiana cancella ogni peccato.

Cancella anche dalla memoria un numero di telefono di New York (212-833337) segnato nell'agenda di Briatore accanto al nome "Genovese" e riportato negli atti giudiziari del processo per le bische: «È un numero intestato alla ditta G&G Concrete Corporation di John Gambino. Tanto il Gambino quanto il Genovese sono schedati dagli uffici di polizia americana quali esponenti di rilievo nell'organizzazione mafiosa Cosa Nostra».

GENERALI IN GIRO. Nei primi anni Ottanta, il Tribüla entra anche nella vicenda complicata di un pacchetto di oltre 330 miliardi di azioni delle Generali. Protagonisti: Mazed Rashad Pharson, sceicco arabo, e Florio Fiorini, padrone della Sasea ed ex manager Eni. Il pacchetto di Generali passa di mano per sette anni, prima di tornare in Italia, perché diventa la garanzia di opache transazioni internazionali: di petrolio tra la Libia e l'Eni, di armi ed elicotteri da guerra che dopo qualche triangolazione finiscono a Gheddafi malgrado l'embargo.

 

La vicenda è rimasta oscura. Certo è che, nel suo giro del mondo, il superpacchetto di Generali è passato anche per una sconosciuta fiduciaria milanese, la Finclaus, fondata nel 1978 da Luigi Clausetti, ma per qualche tempo nelle mani di Flavio Briatore.

DONNE E MOTORI. Dopo l'"incidente" delle bische, Flavio, ricercato, condannato e latitante, proprio alle isole Vergini spicca il volo definitivo verso il successo. Prima della tempesta, ai bei tempi della casa di piazza Tricolore, aveva conosciuto Luciano Benetton. A presentarglielo era stato Romano Luzi, maestro di tennis di Silvio Berlusconi e poi suo fabbricante di fondi neri.

Briatore apre alle isole Vergini qualche negozio Benetton, ma fa rapidamente carriera. Come venditore è bravo, la sua specialità sono però gli affari off shore. E che cosa c'è di più off shore della Formula 1? All'inizio degli anni Novanta prende in mano la scuderia Benetton, nata sulle ceneri della Toleman.

«La Formula 1 non è uno sport, è un business», ripete il Tribüla ormai arrivato al successo. Da questo business (off shore per definizione, fuori da ogni regola e da ogni trasparenza) sa spremere miliardi. E anche successi sportivi: nel 1994 e nel 1995, con Michael Schumacher come pilota, vince il titolo mondiale.

A Londra, dove prende casa, Flavio diventa amico di Bernie Ecclestone, il re della Formula 1, ma anche di David Mills, l'avvocato londinese specialista nella costruzione di sistemi finanziari internazionali "riservati", che ha lavorato per Berlusconi, ma anche per la Benetton.

 

STINCHI DI SANTO. Negli anni Novanta, Briatore finisce dritto in una megainchiesta antimafia dei magistrati di Catania. Niente di penalmente rilevante, intendiamoci; ma la sua voce resta registrata in conversazioni con personaggi come Felice Cultrera, uomo d'affari catanese ritenuto all'epoca vicino al boss di Cosa Nostra Nitto Santapaola.

Nel maggio 1992, Cultrera si offre come mediatore di un contrasto nella fornitura di motori che era scoppiato tra Briatore e Cipriani jr (il figlio di Arrigo, quello dell'Harris Bar), che diceva di avere alle spalle boss come Angelo Bonanno, Tommaso Spadaro, Tanino Corallo.

Pochi mesi dopo, il 10 febbraio 1993, una bomba esplode (è la seconda, nella vita di Briatore) davanti alla porta della sua splendida casa londinese in Cadogan Place, distruggendo una colonna del porticato, sporcando di calcinacci i libri finti della libreria e facendo saltare i vetri tutt'attorno. Ma i giornali inglesi scrivono che Flavio non c'entra: è solo una "piccola bomba" dell'Ira .

[28-09-2009]
 

 

 

 

F1 IN TESTACODA – JEAN TODT SOSTITUIRÀ SADO-MOSLEY ALLA FIA – DOPO IL “FOTTILO” DI ECCLESTOME, IL BULLONAIRE SBULLONATO SI STA AVVICINANDO ALL’EX AD FERRARI – PER RIENTRARE BRIATORE STRAPPERÀ I DIRITTI DEL CIRCUS A ECCLESTONE O SPIFFERERÀ INFORMAZIONI SU DI LUI? – L’AUTUNNO DEGLI SCANDALI È ALLE PORTE…

Arianna Ravelli
e Flavio Vanetti per "Corriere.it"

Che cosa succederà dopo il 23 ottobre, quando si chiuderà l'era di Max Mosley al vertice della Federazione internazionale dell'automobilismo? Jean Todt, quasi certamente il suo successore, sarà in grado di imporre una svolta o aprirà un'altra guerra con i team? E dobbiamo aspettarci qualche ulteriore colpo di coda del presidente uscente?

briatore gregoracci

Esiste il fondato sospetto che Mosley, prima di andarsene, voglia rendere la vita difficile ai suoi nemici: alla Toyota di John Howett, vicepresidente Fota, e pure alla Ferrari, l'alleata di un tempo che in questi mesi ha trainato il cartello dei team contro la Fia. Se vogliamo, secondo un'interpretazione libera ma non troppo, il fatto stesso che davanti al Consiglio mondiale di oggi debba comparire pure Fernando Alonso - il cui passaggio al Cavallino è scontato - è un modo per mandare messaggi a Maranello.

Quindi, la risposta alla seconda domanda può essere: sì, è possibile che Mosley non abbia ancora esaurito il «fiero pasto», le cui precedenti portate erano state Ron Dennis e adesso Briatore.

Senza dimenticare che il presidente, agitando lo spettro di una crisi reale ma astutamente esasperata, ha colpito la sensibilità verso il risparmio di due colossi dell'auto quali la Honda e la Bmw: la loro uscita di scena, a fine 2008 nel caso dei giapponesi, al termine di questa stagione per i bavaresi, probabilmente non è del tutto slegata dalla politica mosleyana.

LA FERRARI
La Ferrari, dunque. E perché no, visto che ha appoggiato con decisione l'idea di un campionato alternativo, mentre la Fia pensava a una F1 senza Rossa e riempiva la griglia del 2010 di scuderie improbabili, alcune poco più che officine dotate di telefono. Questa è stata un'altra delle vicende controverse di quest'anno orribile, che rischia di allungare le sue ombre anche sulla prossima stagione.

Nella scelta dei nuovi ingressi ci sono state pressioni, irregolarità, conflitti di interessi. Con il braccio destro di Mosley, Alan Donnelly - uno di quelli chiamati a esaminare i requisiti delle squadre in corsa - pizzicato mentre trattava per portare sponsor a uno dei concorrenti, la Manor (il cui proprietario è un amico intimo di mr President).

LA LOTUS
Formalmente i team sono stati sottoposti a due diligence, ma con quanta arbitrarietà degli uomini Fia l'hanno raccontato alcuni degli esclusi (e prima di essere esclusi), per esempio
Mauro Sipsz e Angelo Codignoni, che hanno persino intentato causa alla Federazione. Alla fine, comunque, sono state ammesse Campos, UsF1 e Manor.

Una quarta, che riesuma la sigla gloriosa della Lotus, è stata sdoganata nei giorni scorsi per sostituire la Bmw Sauber, nonostante un cambio di proprietà di quest'ultima che - lo ammette la stessa Fia - garantisce solidità e qualità: un altro dispetto. Ma sulla Lotus qualche certezza esiste, se non altro perché alle spalle ci sono il governo malese e quel Dany Bahar che ha gestito fino a poco tempo fa il «global brand» della Ferrari.

Piuttosto, dato che anche la Campos si è dotata di una struttura credibile, le riserve sono sulla UsF1 e sulla Manor. La serietà di questi nuovi team resterà un bel grattacapo per la futura gestione della Fia: dovessero essere inadeguati, potrebbe tornare alla ribalta l'idea della terza monoposto, sponsorizzata dalla Ferrari. Ma resta la prima domanda.

IL DOPO-MOSLEY
Che cosa succederà dopo l'addio di
Mosley? Il successo dell'ex rallista Ari Vatanen non è quasi considerato dagli osservatori: troppo più solida la posizione del suo ex team manager alla Peugeot. Da Jean Todt ci si attende una gestione autoritaria e di polso: la personalità non gli manca, bisogna vedere quanto potrà scostarsi dal solco di Mosley che l'ha lanciato e lo appoggia (in cambio dell'aiuto ricevuto in occasione dello scandalo sessuale).

Probabilmente l'ex uomo forte della Ferrari si rivelerebbe anche «super partes» (il fatto di provenire da Maranello è una delle perplessità che restano nell'ambiente, nonostante quel capitolo sia stato chiuso nel 2008 e nonostante la Ferrari non fosse così entusiasta della sua candidatura): la sua missione sarà evitare un'altra guerra con la Fota.

I team (che lo incontreranno nei prossimi giorni a Singapore) vogliono segnali di discontinuità: a partire dall'allontanamento di alcuni degli uomini di Mosley, Donnelly, ma anche il delegato alla sicurezza Charlie Whiting che vede solo quello che serve (e quando serve).

Ma in Formula 1 niente si muove senza toccare Bernie Ecclestone, che non ha più la maggioranza nella società che gestisce i diritti commerciali del Circus (appartiene al fondo Cvc) ma che è, di fatto, colui che manovra tutto nel paddock. La vicenda Piquet-Briatore-Renault, però, dove Bernie non ha brillato per trasparenza («Fottilo» sarebbe stato il consiglio dato a Piquet senior sul conto di Briatore) potrebbe cambiare gli equilibri.

Il manager italiano sa che Bernie non ha fatto niente per salvarlo, nonostante i due condividano l'avventura nei Queens Park Rangers di calcio. L'amicizia si è rotta. Al contrario, mister Billionaire negli ultimi anni ha reso buoni i rapporti con l'ex rivale di pista Todt: potrebbe sfruttarli e provare a rientrare strappando a Ecclestone la gestione dei diritti commerciali del Circus.

È dura, ma non impossibile. Oppure potrebbe decidere di raccontare un paio delle cose che sa. Su Ecclestone, ma non solo. Le voci di nuovi scandali alle porte si fanno sempre più insistenti. La certezza è che sarà un autunno caldo.

 
[21-09-2009]

FIA VOLUNTAS MOSLEY – LA FEDERAZIONE HA DECISO SUL CASO PIQUET: BRIATORE RADIATO A VITA, CINQUE ANNI PER PAT SYMONDS - ALLA RENAULT DUE ANNI DI SQUALIFICA CON LA CONDIZIONALE (ERGO, POTRÀ CORRERE)…

(Adnkronos) - La Fia ha squalificato per due anni, fino alla fine del 2011, con la condizionale la scuderia Renault. Questa la decisione della Federazione Internazionale dell'Automobile, in merito al caso del Gp di Singapore.

Nella riunione straordinaria del World Motor Sport Council che si e' svolta oggi a Parigi, la Fia ha inoltre deciso di radiare l'ex team principal della Renault, Flavio Briatore e di squalificare per cinque anni Pat Symonds.

Per quanto riguarda il pilota brasiliano Piquet Jr., che ha dato il via con le sue confessioni all'indagine su quanto avvenuto nel Gp di Singapore, il World Motor Sport Council della Fia ha confermato "l'immunita' dalle sanzioni individuali ai sensi del codice sportivo internazionale in relazione a questo incidente, che la FIA gli aveva concesso in cambio della testimonianza".

Per quanto riguarda l'altro pilota della Renault, lo spagnolo Fernando Alonso, il World Motor Sport Council lo ringrazia per aver cooperato alle indagini della FIA e per aver partecipato alla riunione, ed ha concluso che Alonso "non era in alcun modo coinvolto nella violazione dei regolamenti da parte del Team Renault".

 
[21-09-2009]

SBULLONATO IL BULLONAIRE – FLAVIONE RADIATO: SENTENZA MOLTO 'POLITICA' E POCO 'GIURIDICA' – BRIATORE NON SA UNA MAZZA DI STRATEGIE – SE HA PARTECIPATO È DA CONNIVENTE E NON DA MANDANTE – VENDETTA PER UN UOMO CHE HA SPINTO TROPPO IN LÀ IL SUO ARROGANTISSIMO EGO, GLIEL’HANNO FATTA PAGARE…

Leo Turrini da "Quotidiano.net"

Chi l'avrebbe mai detto, ancora un mese fa? Io ho il diritto di continuare a gironzolare per i box e dentro gli autodromi. Briatore invece no. Pussa via, come avrebbe esclamato Alberto Sordi: la carriera dell'ex geometra di Cuneo è conclusa, almeno per ora e almeno in riferimento alla Formula Uno e all'automobilismo intero. Non si sa se la bella Gregoraci potrà continuare a vagare per il paddock con le sue succinte vesti.

Così ha deciso il Consiglio Mondiale. Così ha deciso, cioè la radiazione perpetua di Flavione. E io non scriverò che giustizia è fatta, per la semplice ragione che qui ci troviamo di fronte ad una sentenza molto 'politica' e poco 'giuridica'.

Mi spiego. Se truffa c'è stata a Singapore, un anno fa, allora è impossibile che Fernando Alonso (invece prosciolto da ogni addebito) ne fosse all'oscuro, visto che le sue mosse in pista erano legate ai comportamenti di Piquet junior.

Poi è assurdo che il figlio d'arte, cialtrone materialmente responsabile della porcata, la passi liscia solo perchè ha confessato il misfatto. Se uno è disposto a commettere una cosa tanto grave, va espulso dall'ambiente per sempre.

Inoltre non si capisce perchè Pat Symonds, l'uomo dei computer, l'ingegnerone, sicuramente l'ideatore della bella pensata, se la cavi con una sanzione (5 anni) meno pesante di quella inflitta a Flavione.

Andiamo: Briatore non sa una mazza di strategie, non ha mai capito un accidente di Formula Uno in senso tecnico, se ha partecipato alla truffa è stato connivente, complice ma non certo il mandante. Lo dico serenamente: non ha l'intelligenza (in senso 'automobilistico') per progettare una cosa del genere.

 

Infine, la Renault torna a casa illesa, la squalifica del team è congelata, dunque il cast di Ecclestone è salvo e per tutti paga il marito di Bettina. Con un particolare aggiuntivo: la Fia negherà il suo riconoscimento ufficiale a qualunque iniziativa coinvolga l'ex geometra. Non solo: i piloti da lui gestiti come procuratore (Alonso,Webber, Kovalainen, Grosjean) si vedranno negata la superlicenza, qualora non interrompessero i legami con il coniuge della Gregoraci.

 

Guardate: io sono stato probabilmente l'unico, nei media nostrani, a diffidare e dubitare della gloria di Flavio. Non gli ho mai leccato i piedi. Non ho mai cenato al suo desco. Ho sempre avuto l'impressione che qualcosa non funzionasse del tutto, nel personaggio. E l'ho sempre scritto e lui l'ha sempre saputo.

Ma questa, orchestrata dal vendicativo Mosley, mi pare una vendetta. Una tremenda punizione per un uomo che forse aveva spinto troppo in là il suo ego, immaginandosi al posto di Ecclestone e ipotizzando una F1 rivoluzionaria, più moderna e meno noiosa. Gliel'hanno fatta pagare, Gli hanno anche fatto pagare gli eccessi del passato.

 
[21-09-2009]
 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk