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BRIATORE NON
SBANDA NEPPURE SUI TARTUFI GLI AMICI RINGRAZIANO... - Da "il Giornale" -
Affrontando i trigliceridi come una curva di Singapore, Flavio Briatore
ha imbandito una cena luculliana per un gruppo di amici e di
giornalisti: tra i primi, Adriano Galliani, l'allenatore del Milan
Massimiliano Allegri, Emilio Fede & Raffaella Zardo, tutti attovagliati
- insieme a un gruppo di cronisti della Formula Uno - al ristorante
milanese «Giannino». Il rigido embargo mediatico sulla serata è stato
violato dal blog «puntarellarossa», specializzato in critiche culinarie
spesso irriverenti.
Sei colossali
tartufi sono stati sparsi nell'ordine su: battuto di carne con ovetto di
quaglia e carpaccio con foglia di valeriana, «uovo in galera» con crema
al parmigiano, tagliolini piemontesi ("I tajarin, 40 rossi di uovo a
chilo di pasta , li tagliano a mano e rimangono sempre al dente», parola
di Briatore), fonduta al tartufo e un gelato di zabaglione. Alla fine,
incredibilmente, i commensali erano ancora tutti vivi.
. 15-12-2010]
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FINALE AL CARDIO PER LA FORMULA UNO (DOMENICA TUTTI
APPICCICATI ALLA TV) - IL "TEOREMA DI BRIATORE" RECITA:
“OGNI VOLTA CHE UN TEAM HA TRATTATO ALLO STESSO MODO I
SUOI DUE PILOTI, HA PERSO IL CAMPIONATO” - LA SPERANZA
PER ALONSO E LA FERRARI È CHE LA RED BULL SMENTISCA LE
DICHIARAZIONI E CONTINUI NELLA STRATEGIA SUICIDA CHE
RISCHIA DI FARLE PERDERE IL MONDIALE - IL CIRCUITO DI
ABU DHABI FAVOREVOLE A WEBBER E VETTEL, MA IL SECONDO
DEVE ACCETTARE DI FARE DA SCUDIERO PER LASCIARE AL
COMPAGNO DI SQUADRA IL TITOLO E BEFFARE IL FERRARISTA…
Marco Mensurati per "la
Repubblica"
In
Formula 1 lo chiamano il "Teorema di Briatore". Che
recita proprio così: «Ogni volta che un team ha trattato
allo stesso modo i suoi due piloti, quel team ha perso
il campionato». Senza eccezioni. Ora, in attesa di
vedere come si comporterà la Red Bull, l´intero Circus
guarda ai tre protagonisti di questa volata mozzafiato -
che ieri ha tenuti incollati alla tv più di sette
milioni di italiani - cercando di leggere nei loro
sguardi e nelle loro parole qualche elemento che possa
far capire chi, alla fine, la spunterà al di là del
suddetto teorema.
La
situazione di classifica è un nodo di numeri che alla
fine può essere riassunto così. Se vince Vettel, Alonso
può permettersi di arrivare anche quarto. Se vince
Webber, Alonso è costretto ad arrivare almeno secondo.
Tutte gli altri esiti (esclusi flop clamorosi)
vedrebbero trionfare lo spagnolo. Che potrebbe dunque
sembrare il grande favorito della vigilia. Ma in realtà
non è così.
Il
vero favorito è l´australiano Mark Webber. Primo, perché
ha la macchina più veloce del mondiale, secondo perché,
almeno stando alle dichiarazioni fatte ieri da Helmut
Marko e da Christian Horner (praticamente i vertici
della Red Bull), la scuderia sembra intenzionata a
cambiare repentinamente rotta, a piegarsi al Teorema di
Briatore, e consegnare nelle mani di Sebastian Vettel un
mandato preciso: quello di lasciar passare Webber.
Messe così le cose, buona parte della stagione si
giocherà dunque nelle qualifiche di sabato. Se, come
ormai d´abitudine quest´anno, la Red Bull dovesse
portarsi a casa l´ennesima prima fila, il giorno dopo
per Alonso si trasformerebbe in un incubo, con le due
macchine blu, "biscottate" e velocissime, da inseguire.
L´obbiettivo dello spagnolo, l´ha enunciato chiaramente
Stefano Domenicali: «Piazzarsi in mezzo alle due Red
Bull», ma sarebbe davvero difficile. Proprio queste
considerazioni hanno risollevato il morale di Webber.
L´australiano ha un piano preciso e ora che i numeri si
sono incastrati proprio come sperava vede all´orizzonte
la possibilità di realizzarlo: vincere il mondiale e
ritirarsi da campione.
L´umore buono ce l´ha anche Alonso, tutto sommato. Per
mille motivi. Intanto perché comunque andrà a finire lui
sarà l´uomo che è riuscito a tenere la Ferrari in corsa
per il mondiale contro una Red Bull terrificante. E poi
perché comunque non è ancora detta l´ultima parola. Ad
Abu Dhabi lui arriva da leader e quindi tocca agli altri
assumersi tutti i rischi di una gara d´attacco.
E
quando si rischia, si sa, può succedere di tutto.
Inoltre - Stefano Domenicali, ieri, ha nuovamente fatto
tutti gli scongiuri del caso - le condizioni climatiche
e tecniche del circuito degli Emirati dovrebbero essere
leggermente più favorevoli alla rossa rispetto al
Brasile e non si escludono sorprese già dal sabato.
Chi invece proprio non riesce a sorridere, in questa
vigilia, è Sebastian Vettel. Il tedesco rischia di non
poter essere mai davvero in gara, domenica prossima, e
si ritrova nella sgradevole condizione di doversi
augurare che la concorrenza (Alonso) si autoelimini.
Altrimenti non avrà altro da fare che alzare il piede
dall´acceleratore ed eseguire il più clamoroso ordine di
scuderia.
Davvero una brutta figura - ha fatto notare ieri Alonso
- per un team che «ha passato gli ultimi tre mesi a fare
le prediche alla Ferrari», colpevole dello stesso reato
ad Hockenheim. Ma alla Red Bull sfidare il Teorema
Briatore potrebbe costare molto più caro di una brutta
figura. 09-11-2010]
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BRIATORE SVELATO - ESCE UNA ’ODIO-GRAFIA’ SUL BILLIONAIRE E
SBUCA UNA MOGLIE SEGRETA, MARCY, MODELLA CHE SPOSò NEL 1983
AI CARAIBI (IN FUGA DALL’ITALIA) - IL MATRIMONIO DURò 4
ANNI, TRA BELLA VITA, YACHT E LUCIANO BENETTON, PURO E IVA
ZANICCHI, FEDE E BERTé, CRAXI E PERSONAGGI DISCUSSI COME
GAETANO CORALLO (IL BOSS DEL GIOCO D’AZZARDO IMPLICATO CON I
TIPINI FINI) - UNA DOMANDA SORGE SPONTANEA: MA VOI LO VEDETE
UN BRIATORE CHE APRE NEGOZI DI PULLOVERINI PER BENETTON IN
GIRO PER IL MONDO? URGE RISPOSTA DA PONZANO VENETO
Da "Oggi" -
www.oggi.it
arcuri briatore rf
Per render conto di tutte le conquiste femminili di Flavio
Briatore non basterebbe un libro: ci vorrebbe
un'enciclopedia. Il catalogo è infinito: Adriana Volpe,
Naomi Campbell, Heidi Klum, Vanessa Kelly, Elle MacPherson.
C'è però una donna che Briatore ha sempre nascosto ai
giornalisti. Si chiama Marcy Schlobohm, è un'ex modella
americana. È la sua prima moglie e lo è stata per più di
quattro anni (dal 1983 al 1987). Una moglie segreta. A Marcy,
Briatore ha fatto solo un velocissimo, fuorviante cenno in
un'intervista di tre anni fa. Ora esce "Il signor
Billionaire" (edizioni Aliberti), biografia non autorizzata
del manager cuneese scritta da Maria Elena Scandaliato,
Nicola Palma e Andrea. Pubblichiamo in esclusiva e in
anteprima alcuni brani della lunga intervista a Marcy, che
occupa il terz'ultimo capitolo del libro.
New York, Central Park. È una bella giornata di fine
settembre. L'appuntamento è qui, sulla sommità di una grande
roccia levigata, lato sud, dalle parti del Wallman rink. Lei
arriva puntuale: bionda, occhiali scuri, camicia bianca e
jeans strappati. Ci saluta in italiano, sorridente. Il suo
nome è Marcy Schlobohm, ed è stata la prima moglie di Flavio
Briatore. Di lei non sapevamo quasi nulla: che era un'ex
modella di Vogue, e che era stata fidanzata con Philippe
Junot (il playboy d'Oltralpe che spezzò il cuore a Caroline
di Monaco).
Di lei il manager piemontese ha parlato una volta sola, in
un'intervista dell'agosto del 2007, un anno prima delle
nozze con la Gregoraci. Nessuno, fino allora, aveva mai
sospettato che avesse già preso moglie. Ha dichiarato
Briatore: «Non erano nozze vere e proprie. Ero innamorato da
quattro anni di una ragazza che si chiamava Marcy. Un giorno
abbiamo fatto una cerimonia alle Isole Vergini. Uno di quei
matrimoni che non hanno valore legale, dove non ci sono
firme, hanno significato solo gli sguardi degli sposi che
sospirano. Ovviamente tutto è finito poco dopo».
FIRME E TIMBRI
Le cose, però, non stanno così. Marcy Schlobohm e Flavio
Briatore si sono sposati a Saint Thomas il 26 agosto del
1983. Il loro matrimonio è durato oltre quattro anni, fino
al divorzio, il 17 novembre del 1987. Nulla di «giocoso»,
dunque. Le firme ci sono, e ci sono le carte, con tanto di
bolli e timbri. Oggi Marcy ha 46 anni e un nuovo cognome:
Imbert. Fa l'imprenditrice, vive tra l'Europa e gli Stati
Uniti, dove produce una sua linea di gioielli. Si è
risposata, ha avuto una figlia. Trovarla è stata una piccola
impresa.
L'intervista dura varie ore: prima un pomeriggio, e poi
l'indomani. «È strano per me», dice, «sono tanti anni che
non pensavo a queste cose». Il ricordo dell'ex marito la
affascina, o forse un po' la spaventa. «Speriamo che lui non
diventa incazzato», sbotta a un certo punto, con la sua
spettacolare cadenza yankee.
Quando vi siete conosciuti?
«Era l'estate del 1980, e io dovevo ancora compiere i 18
anni. Ero a Milano, al Nepentha [la discoteca-simbolo della
Milano da bere, ndr]. Venne da me il conte Gigi Perez, che
lavorava con Achille Caproni [conte anche lui, e all'epoca
socio di Briatore, ndr]. Mi portò da un ragazzo, e mi disse:
"Marcy, questo è Flavio". Io gli ho stretto la mano e l'ho
salutato. Ho visto subito che era un uomo di classe, molto
brillante. Era il tipo di uomo che piaceva a me: alto, con i
capelli neri. Lui mi ha detto: "Piacere di conoscerti". Ci
siamo seduti al tavolo, uno accanto all'altra. Abbiamo
trascorso una serata molto simpatica».
E poi?
«Il giorno dopo, Flavio mi ha telefonato. Siamo usciti
insieme per due mesi. Dopodiché, all'improvviso, non si è
fatto più sentire. Non so perché. Le cose sono andate così:
io lavoravo tra Parigi e Milano, e a Parigi avevo conosciuto
Philippe Junot. Sono uscita con lui per quattro mesi: una
semplice storiella. Poi, un bel giorno, Flavio si è fatto
nuovamente vivo. Non so come fece a trovarmi. Voleva che
tornassi con lui a Milano, e così è stato, perché mi mancava
moltissimo, e già dalla prima sera io avevo capito che un
giorno l'avrei sposato.
Insomma, siamo andati subito a vivere assieme. Mi portava a
comprare i vestiti da Valentino, da Yves Saint Laurent, mi
copriva di regali. Era un uomo molto carismatico. Aveva un
forte charme, mi affascinò fin da subito. Io ero
giovanissima. Ci trasferimmo in una bellissima casa, in
piazza Tricolore».
Una casa «famosa». È vero che c'erano i rubinetti d'oro?
«Non so se era tutto oro. Credo che fossero placcati».
Davate tante feste?
«Sì. C'erano molti invitati, gente elegante. Mangiavamo
caviale e bevevamo champagne. Mi trovavo molto bene, tutti
erano gentili con me. Per Flavio ero come un gioiellino, ero
la sua fonte di bellezza. Un po' come tutte le sue donne,
del resto. Facevamo una bella vita, le cene, il Nepentha.
C'erano i vip, c'erano le modelle. Se non eri importante non
potevi entrare: per Flavio, la porta era sempre spalancata.
Non si faceva mancare nulla: aveva una Rolls, poi si comprò
una Mercedes. Aveva un cameriere e un cuoco personale. E
poi, avevamo una casa a Saint Thomas e un appartamento a New
York. Viaggiavamo. Furono anni indimenticabili».
Eravate ricchi, insomma. Lei faceva la modella, ma Flavio?
Quale era il suo lavoro?
«Oh, ne aveva vari. Innanzitutto, faceva l'agente di cambio:
lavorava in Borsa. So che aveva delle sue aziende».
Briatore in quegli anni faceva anche il discografico...
«Sì, certo. Era molto amico di Iva Zanicchi, per esempio.
Flavio le faceva da intermediario: organizzava le serate, i
concerti. Gliene organizzò uno anche qui, a New York. Era il
1985, se non sbaglio. E c'era Loredana Bertè, e c'era Pupo.
Venivano anche a casa nostra, a Milano. Iva venne pure a
Saint Thomas. Lei e Flavio erano molto amici. È una donna
fantastica».
E chi altro frequentavate?
«Un sacco di gente. Emilio Fede, Bettino Craxi, tutta la
bella società dell'epoca».
Briatore frequentava Craxi?
«Sicuro. Andammo a cena con lui, una sera. Me lo ricordo
bene, perché per quell'occasione Flavio mi comprò un vestito
di Yves Saint Laurent. Cenammo a casa di Craxi o a casa di
un suo amico intimo».
Ma Flavio parlava con Craxi? Si conoscevano?
«Certo. C'era anche Emilio Fede, quella sera. Rimanemmo lì
fino a tardi».
Fede e Briatore dovevano essere molto amici.
«Sì, certo. Emilio era un tipo parecchio simpatico, mi
faceva molto ridere. Scherzava sempre. Mi ha invitato anche
in Tv, una volta. Così, per un pomeriggio, sono stata nel
pubblico di una sua trasmissione».
Un altro amico di Briatore era il conte Achille Caproni.
«Era molto simpatico, ma anche strano. Era gentilissimo e
molto intelligente. Un uomo piuttosto silenzioso. Andavamo
spesso nella sua villa, a Venegono, vicino a Milano: c'era
un parco enorme, ci facevamo spesso delle feste. Sua moglie,
Gabi, era una donna eccentrica, piena di verve».
La signora Gabi e Briatore ebbero un breve flirt, lo sapeva?
«Sì, me lo disse Flavio. Ma il conte Caproni non lo venne
mai a sapere, ne sono sicura».
Mentre stavate assieme, Flavio ha mai frequentato un certo
Gaetano Corallo [affarista che gli inquirenti ritenevano
vicino al boss catanese Nitto Santapaola, ndr]?
«Gaetano? Ma certo! Tutti lo chiamavano Gaetanino. Sì, sì,
l'ho conosciuto anche io. Era un tipo molto simpatico, anche
se un po' duro. Non parlava inglese. Veniva a casa nostra a
Milano, ogni tanto. Siamo stati anche a cena fuori. Era il
1981, il 1982».
E un certo Rosario Spadaro?
«Il nome mi dice qualcosa, sì. Ma non ricordo di più».
Sono due personaggi piuttosto importanti. Entrambi sono
stati indagati per mafia: si occupavano di casinò...
«Mafia? My god, mio Dio. Io ho paura della mafia. A me la
mafia non piace».
Neanche a noi. Come siete arrivati al matrimonio?
«Ci siamo sposati il 26 agosto 1983, a Saint Thomas, dopo
due anni e mezzo di fidanzamento. Fu una cerimonia civile:
molto bella, anche se veloce. Eravamo vestiti normalmente.
Ricordo che Flavio indossava un anello. Io, invece, portavo
un diamante e una fede nuziale. Dopo abbiamo fatto una
festa».
Come siete arrivati a Saint Thomas?
«È molto difficile da spiegare. Ecco, ci proverò: noi
vivevamo a Milano, sempre in piazza Tricolore. Flavio
lavorava tanto, come suo solito. A un certo punto, andò a
Parigi per affari. Da lì, nel giro di un paio di giorni,
saremmo dovuti partire per le vacanze. Ci saremmo recati a
Saint Thomas, come sempre: avevamo una casa alle Isole
Vergini e lì trascorrevamo le nostre ferie. Io, mentre lui
era a Parigi, andai a Milano a prendere le valigie. Da lì,
poi, avrei raggiunto Flavio in Francia, e saremmo partiti
assieme. Mi seguite?».
Perfettamente.
«Dunque, ero in casa nostra, ed ero da sola. Sentii suonare
alla porta. Andai ad aprire, e c'erano tre uomini della
polizia. Entrarono nell'appartamento, e cominciarono a
interrogarmi. Mi avranno parlato per tre o quattro ore:
volevano sapere cosa faceva Flavio quando era in casa,
volevano sapere se giocava a carte, se giocava d'azzardo.
Cose di questo tipo. Hanno perquisito l'appartamento,
volevano vedere la cassaforte. Poi sono andati via».
E lei che cosa fece?
«Chiamai Flavio. Gli raccontai tutto. Lui mi rispose: "Parti
subito, vieni a Parigi da me. Ce ne andiamo a Saint Thomas".
E così è stato. Dopodiché, siamo rimasti lì, perché lui non
aveva altra scelta: non poteva più tornare in Italia. Questo
è quello che mi ha raccontato. Ricordo che mi disse: "Non ti
preoccupare, si sistemerà tutto"».
È la faccenda del gioco d'azzardo. Briatore ha avuto un
processo, è stato condannato [nel 1987, poi è sopraggiunta
l'amnistia, ndr], ed è dovuto restare all'estero per un po'.
«Sul serio? Flavio ha avuto un processo? Non lo sapevo. Mai
visto Flavio giocare a carte. Andavamo ogni tanto al casinò:
due o tre volte siamo stati a Montecarlo. Ma niente di più».
Flavio, alla fine degli anni Settanta, lavorava spesso come
porteur. Non gliel'ha mai raccontato?
«Porteur? E che cosa sarebbe?».
Una persona che porta la gente a giocare al casinò.
«È la prima volta che ne sento parlare».
In quel periodo, a Flavio non mancava l'Italia? Non voleva
tornare?
«No, non credo. Facevamo una bella vita, piena di viaggi:
prendevamo la barca e facevamo il giro delle isole,
mangiavamo a bordo. Era bellissimo. Flavio, inoltre,
lavorava per Benetton: gestiva i negozi di Benetton, stava a
Saint Thomas e a New York, dove c'era il quartier generale
del gruppo. Insomma, non poteva lamentarsi. E non lo
faceva».
Per quale motivo, secondo lei, Luciano Benetton affidò a
Flavio Briatore un compito così delicato?
«Semplice: perché credeva in lui. Flavio, d'altro canto,
aveva parecchie amicizie in America, e aiutò Luciano ad
aprire tutti i suoi vari negozi».
Quanti erano, in tutto, i negozi Benetton?
«Tanti: sette, mi pare. Flavio li gestiva, io mi occupavo
delle relazioni pubbliche, perché parlavo inglese. Lui,
invece, lo masticava appena. I negozi andavano molto bene,
uno solo stentava a decollare, e allora abbiamo deciso di
chiuderlo: ci abbiamo aperto una gelateria».
E lei Benetton lo ha mai conosciuto?
«Molto bene. Veniva spesso a Saint Thomas con Marina Salamon,
che sarebbe diventata sua moglie. Era un uomo elegante,
brillantissimo, un vero gentleman. Lui e Flavio erano amici.
Luciano, addirittura, ci ha fatto da testimone di nozze: era
uno dei due testimoni di Flavio. L'altro si chiamava
Antonello Gambino».
Chi era?
«Oh, era un italiano che viveva lì. Faceva l'architetto, se
non mi sbaglio».
Ma lui e Flavio erano soci d'affari?
«Non lo so: io non mi intendevo di affari, Flavio non mi
diceva mai nulla. Non voleva che mi interessassi di queste
cose. Erano gli anni Ottanta: le donne si occupavano di
altro, non certo di business. Soprattutto, le donne degli
italiani».
E com'era la vostra vita a Saint Thomas?
«Bellissima. Flavio aveva questa barca molto veloce: si
chiamava Azzurro».
E non c'era solo la barca: c'era anche un locale, il celebre
Jimmy'z...
«Sì, sì: il Jimmy'z. Se Flavio lo aprì, fu anche per merito
mio: fui io, infatti, a presentargli Régine Zylberberg».
Régine: la regina della notte. Come l'ha conosciuta?
«Tramite Philippe Junot».
Com'era il Jimmy'z?
«Enorme. C'erano 250 posti per mangiare all'esterno, vicino
alla piscina. Dentro, invece, c'era spazio per 2.500
persone, ed era sempre pieno. Il giorno dell'inaugurazione
fu fantastico. Vennero Régine, Junot, John Travolta».
Lei e Briatore avete divorziato dopo oltre quattro anni di
matrimonio. Perché?
«Semplice: io non ero più innamorata di lui, e lui non lo
era più di me. Non abbiamo litigato: semplicemente, non
riuscivamo più a stare assieme. Flavio lavorava moltissimo,
dalle otto di mattina alle due di notte. Prima era diverso:
le cose cambiarono con l'apertura del Jimmy'z. Mio marito
passava le giornate in ufficio, poi la sera andava al
locale, controllava che tutto andasse bene.
Io, d'altro canto, continuavo a fare la modella. Non ci
vedevamo più. Prima ci siamo separati: io ho preso le mie
cose e ho lasciato Saint Thomas. Poi è arrivato il divorzio.
Ricordo che Flavio mi destinò una piccola somma di denaro. A
me, comunque sia, i soldi non interessavano».
BRIATORE
E LA MOGLIE SEGRETA MARCY
Lei era molto gelosa?
«No, no. Ci fidavamo l'uno dell'altra. Io, forse, ero un po'
più gelosa di lui, ma perché lo sono di carattere: e poi
Flavio, all'epoca, non era un playboy. Certo, aveva un
fascino incredibile. Non ho mai conosciuto, nella mia vita,
un uomo così affascinante. Ma vi assicuro: quando stava con
me, Flavio non faceva il playboy. Forse, ha cominciato a
farlo dopo, per dimenticarmi. Io la penso così, perché la
nostra è stata una storia molto importante. E lo è stata, ne
sono certa, anche per lui».
Lo ha più rivisto?
«Solo una volta, circa a metà degli anni Novanta. Mi sarebbe
piaciuto lavorare per Benetton. Volevo proporgli di lanciare
una linea d'abbigliamento per fantini: così, andai da
Flavio. Lui fu molto gentile: mi accolse, disse che mi
avrebbe aiutato. Era già famoso, era già un leader della
Formula 1. Ricordo che pensai: "Oddio, ma non è cambiato per
nulla". Aveva ancora i suoi meravigliosi capelli neri, era
alto, sorridente, elegantissimo. Mi colpì molto. Da allora,
non l'ho mai più rivisto».
"NAOMI? INTERESSATA"
Ma leggerà di lui sui giornali, l'avrà visto in
Tv...
«Certo. I miei amici mi fanno vedere gli articoli, le foto.
Dicono: "Guarda, Marcy, qui si parla di Flavio". E io
leggo».
Saprà, allora, del suo ultimo matrimonio...
«Certo. E sono contenta per lui. Ha trovato una donna che lo
ama. Sono sicura che Elisabetta Gregoraci ama Flavio
Briatore per quello che è, e non per i suoi soldi. Con
Naomi, invece, era diverso: si amavano per pubblicità,
perché conveniva a entrambi. Io, almeno, la penso così. E
credo che lui sia felice».
Un'ultima cosa. Nell'agosto 2007, Flavio Briatore ha
rilasciato un'intervista a Vanity Fair. Parlando, per la
prima e ultima volta, del vostro matrimonio, ha detto che
«non erano nozze vere e proprie».
«Una bugia. Il nostro è stato un matrimonio legale, ed è
durato vari anni. Il giornalista autore dell'articolo
avrebbe dovuto fare alcune verifiche».
Eppure è strano, non trova? Il vostro, in fondo, non è stato
un matrimonio segreto...
«Assolutamente no. Tutti i nostri amici sapevano che eravamo
sposati. Iva Zanicchi lo sapeva. E anche gli altri. Flavio
mente, vuole che nessuno sappia di me: è tutto quello che
posso dirvi. Ma non chiedetemi come mai: non ne ho idea».
È trascorso ormai un quarto di secolo. Il suo ex marito è
diventato famoso in Italia e nel mondo. Non le piacerebbe
rivederlo?
«Sono sincera: no».03-11-2010]
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- Volete noleggiare per sette giorni sette il
dissequestrato "Force Blue" di Flavio Briatore ed
Elisabetta Gregoraci? Preparate un bonifico di 255 mila
euro esclusi vini e vitto.
[20-08-2010]
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1- DOPO BRIATORE, LA
GUARDIA DI FINANZA DI GENOVA HA DENUNCIATO PER EVASIONE DIANA
BRACCO, PRESIDENTE DELL’OMONIMO GRUPPO FARMACEUTICO E DELL’EXPO
DI MILANO PER IL SUO YACHT "IF ONLY" DI 40 METRI CHE HA COME
RAGIONE SOCIALE IL NOLEGGIO - 2- IERI SERA IL BULLONAIRE HA
DENUNCIATO A ’MATRIX’ IL MILITARE DELLE FIAMME GIALLE CHE HA
PORTATO MOGLIE E FIGLIO A BORDO PER VEDERE IL ’TROFEO’
SEQUESTRATO - 3- ACCERTAMENTI IN CORSO DA PARTE DEL COMANDO
GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA - 4- NEL MIRINO ANCHE IL
FILMATO DI SERVIZIO GIRATO DAI FINANZIERI DURANTE LA
PERQUISIZIONE DEL ’FORCE BLUE’ E MANDATO SULLE TELEVISIONI DI
TUTTO IL MONDO - 5- L’ALLARME DEGLI ARMATORI DI CHARTER: NON
METTERE PIEDE NELLE ACQUE ITALIANE -
Fibrillazione stamane al Comando Generale della Guardia di
Finanza per le affermazioni fatte da Flavio Briatore nel corso
della trasmissioni 'Matrix'. "Mentre era in corso la perquisione,
con Elisabetta e Falco Nathan fatti scendere, uno degli
ufficiali delle Fiamme Gialle ha fatto salire a bordo la moglie
ed un figlio per fargli fare il giro dell'imbarcazione come se
si trattasse di un trofeo di caccia", ha tuonato il Bullonaire.
Diana
Bracco Moratti
Se
confermate queste dichiarazioni porteranno certamente ad
un'inchiesta che vede come principale testimone il comandante
del nucleo che ha condotto l'operazione di sequestro del "Force
Blue" di 63 metri. Il suo nome è capitano Giuseppe Pappalardo,
lo stesso ufficiale che ha rilasciato le interviste dopo il
blitz e che ha fatto girare dai suoi uomini il filmato
dell'interno dell'imbarcazione finito poi con tanto di stemma
della Guardia di Finanza sulle televisioni di tutto il mondo.
Il clamore
per il sequestro ha creato allarme nel mondo dei charter. Il
primo a sbattere la notizia in prima pagina è stato il
"Financial Times" consigliando i diportisti milionari dal non
mettere piede nelle acque italiane. Stessa preoccupazione
stamane a tutta pagina su "Il Giornale". L'operazione "No boat
no crime", infelicissimo nome dell'indagine - scrive il
quotidiano di Feltrusconi - creerà un danno enorme all'economia
delle zone costiere".
"Bastava
un po' di buon senso - ha detto Briatore a 'Matrix' - e tutto si
sarebbe potuto risolvere. Bastava accertare che "Force Blue" è
un charter con tanto di clienti prestigiosi e contratti
registrati".
Come se
non bastasse il clamore del Bullonaire ieri, sempre per
evasione, è stata denunciata Diana Bracco, presidente
dell'omonimo gruppo farmaceutico e dell'Expo di Milano. In
Procura a Genova è finito quindi anche il fascicolo sullo yacht
"If Only" di 40 metri intestato alla Ceber società di Milano che
ha come ragione sociale il noleggio.
[29-05-2010]
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LO STILISTA GALASSO, SOCIO DI BRIATORE NEL BRAND
PER RICCHI TAMARRI RUSSI E PER I BECKHAM (MAGLIETTE DA
1200 €, OMBRELLI IN COCCODRILLO DA 40MILA) PORTA DON
FLAVIO IN TRIBUNALE: IL FUTURO PAPÀ DI FALCO SI SAREBBE
“DIMENTICATO” DI VERSARE UN BONUS PARI AL 20% DEL
VALORE DELLE AZIONI…
Simone
Filippetti per "Il
Sole 24 Ore"
Finisce in Tribunale il super-brand Billionaire Italian
Couture. E per il top manager Flavio Briatore si apre
uno scontro con il suo socio d'affari
Angelo Galasso
sulle magliette glamour indossate da vip come David
Beckham e sui jeans dallo stratosferico prezzo di mille
sterline (circa 1200 euro).
Appena ottenuta la riabilitazione nel gran circo della
Formula Uno, ecco che per il team manager della Renault
scoppia una nuova grana giudiziaria. Nei giorni scorsi,
è stata presentata una causa per svariati milioni di
sterline alla Corte di Londra: lo stilista Galasso
accusa Briatore di non aver rispettato i patti e ora
chiede un maxi-risarcimento per non aver ricevuto un
bonus pari al 20% del valore delle azioni.
Briatore e Galasso hanno lanciato il marchio di
abbigliamento extra-lusso (tra cui spiccano ombrelli di
pelle di coccodrillo da 40mila euro) nel 2004, prendendo
a prestito il nome del celebre locale in Costa Smeralda
che avrebbe costituito un ottimo richiamo per gli
aficionados di Galasso (che conta su una base clienti di
5mila super-ricchi).
La label oggi ha boutique sparse in tutto
il mondo
, da Las Vegas fin dentro i magazzini Harrod's di
Londra, ma il mercato principale è la Russia dove conta
numerosi negozi. Sei anni fa il marchio nacque come una
joint-venture dove Briatore aveva la maggioranza col 51%
e
Galasso il
49 percento.
Poi nel 2007,
secondo il
documento presentato al Tribunale e citato da alcuni
organi d'informazione inglesi, Galasso avrebbe avuto un
incontro in cui il businessman, oggi sposato con la
showgirl ed ex modella Elisabetta Gregoraci ma in
passato protagonista della vita mondana per i suoi flirt
con varie celebrità, aveva lanciato l'ipotesi di
trovare nuovi finanziamenti per il brand.
Il nuovo socio sarebbe stato individuato nel gruppo
Percassi: la famiglia bergamasca, che ha costruito un
impero nell'immobiliare (è proprietario delle Terme di
San Pellegrino) per poi diversificare nel settore retail
(dove gestisce vari villaggi outlet in Italia) e anche
nella finanza (è tra gli azionisti di riferimento di
DMail).
In cambio del 49% in suo possesso, Galasso avrebbe
ottenuto un controvalore cash pari al 20% più un bonus
annuale pari al 5% dei profitti. Ma, rivendica il
designer, quando consegnò i suoi certificati azionari,
Briatore non avrebbe mantenuto gli accordi. «Sono molto
deluso - ha commentato Galasso alla stampa inglese -
Flavio non ha rispettato il deal». Ieri non è stato
possibile contattare un portavoce di Briatore per un
commento sulla vicenda.
Lo scorso settembre Briatore era stato radiato a vita
dalla F1 dopo un presunto scandalo di gare truccate.
Poi, il mese scorso, ha ottenuto dal Tribunale la
riammissione, dopo essersi sempre dichiarato estraneo a
ogni scorrettezza: riabilitato nel mondo delle gare
automobilistiche, il manager ha invece lasciato il
calcio. Venerdì scorso ha lasciato la presidenza della
squadra di calcio londinese Queens Park Rangers che
aveva acquistato in società con il patron della Formula
1, Bernie Ecclestone, e il giovane politico spagnolo
Alejandro Agag nel 2007.
[25-02-2010]
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VROOM, VROOM! CONTRORDINE COMPAGNI,
BRIATORE RITORNA A RUGGIRE NEL MOTORE: IL TRIBUNALE DI PARIGI
ANNULLA LA RADIAZIONE DEL BULLONAIRE DAL CIRCO DELLA FORMULA
1…
(Ansa) - Il tribunale di Parigi
ha annullato oggi la radiazione di Flavio Briatore decretata
dalla Fia (Federazione internazionale automobilistica) nel
caso definito 'Crashgate'.
Bernie
Ecclestone
La giustizia francese ha giudicato "irregolare" la
decisione della Fia, presa lo scorso 21 settembre, di
squalificare a vita l'ex direttore della scuderia Renault.
Flavio Briatore era stato radiato da qualsiasi attività nello
sport automobilistico per il suo coinvolgimento nel caso detto
'Crashgate', l'organizzazione di un incidente che vide
protagonista il pilota della scuderia, Nelson Piquet jr., allo
scopo di avvantaggiare il compagno Fernando Alonso al Gran
Premio di Singapore del
2008. L
'ex team manager era passato al contrattacco chiedendo, oltre
alla cancellazione della radiazione, anche un risarcimento di
un milione di euro alla Fia.
Corriere.it
Flavio Briatore ce l'ha fatta. L'ex team principal della Renault
ha visto annullato dal tribunale di Grande Istanza di Parigi,
la squalifica a vita inflittagli dalla Fia (la Federazione
internazionale dell'automobilismo) per il cosiddetto «Singaporegate»,
contro la quale aveva presentato ricorso. La giustizia
francese ha giudicato «irregolare» la decisione della Fia,
presa lo scorso 21 settembre, di squalificare a vita l'ex
direttore della scuderia Renault.Secondo la Fia Briatore
organizzò proprio durante il Gp di F1 di Singapore del
2008 l
'uscita di strada di Nelson Piquet jr, per far entrare in
pista la safety car e quindi favorire l'altro pilota della
Renault Fernando Alonso che avrebbe poi vinto la gara.
RICORSO - Briatore si era rivolto al Tribunale di Grande Istanza
di Parigi lo scorso 24 novembre, chiedendo la sospensione
della sua radiazione e un milione di euro di danni alla Fia.
Per quanto riguarda però proprio la richiesta di un
risarcimento di un milione di euro per danni alla sua
immagine, il tribunale di Parigi ha assegnato a Briatore solo
15.000 euro a titolo di compensazione dei danni subiti. Oltre
a Briatore, che come detto, si è rivolto con successo alla
giustizia ordinaria, la Fia ha punito anche Pat Symonds: l'ex
direttore tecnico della Renault è stato squalificato per 5
anni.
[05-01-2010]
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Briatore: voglio un milione di
euro!
Il
manager Renault ha presentato ricorso in appello contro la sua
radiazione dal mondo della Formula 1
Qualcuno
giura di averlo visto, ospite di lusso, nella torre eburnea dello
sceicco di Abu Dhabi chiaccherare amabilmente anche con Bernie
Ecclestone, suo grande accusatore assieme a Max Mosley. E tutti si
aspettavano le prime mosse del manager piemontese.
Ed
ecco le prime reazioni. Flavio Briatore ha
presentato ricorso in appello contro
la sua radiazione dal mondo della F.1 chiedendo
alla Federazione Internazionale dell'Automobile l'annullamento
della sentenza e un risarcimento minimo di
un milione di euro.
La
notizia l'anticipa il quotidiano londinese "The Guardian",
solitamente molto bene informato sui fatti del mondo delle corse.
L'ex responsabile del team Renault era stato condannato
a una pesante radiazione totale per avere
"manipolato" il risultato del Gran Premio di Singapore
del 2008 ordinando al suo pilota Piquet di causare
volontariamente un incidente per fare intervenire la safety-car e
favorire il trionfo dell'altro suo pilota, Alonso.
Il
Guardian anticipa che Briatore, il 24 di novembre, baserà il suo
ricorso sostenendo che il Consiglio Mondiale della Fia, allora
presieduto da un Max Mosley che era
"chiaramente accecato da un eccessivo desiderio
di vendetta personale". Desiderio di vendetta che
scaturiva anche dalle operazioni condotte in prima persona da
Briatore quando aveva cercato di portare avanti la FOTA, la
federazione alternativa dei team di F.1, che pareva potere
impensierire la FIA.
Briatore
fu condannato insieme al capo
degli ingegneri della Renault, Pat Symonds, per
avere ordinato al pilota brasiliano Nelsinho Piquet, durante il Gran
Premio di Singapore del 2008, di inscenare il famoso incidente per
favorire la gara dell'altra Renault dello spagnolo Fernando Alonso,
che vinse quel Grand Prix asiatico.
L"affaire"
del Gran Premio di Singapore 2008 è giustamente considerato come la
truffa più grave nella storia della Formula 1, sport già
alle prese con una grave crisi di credibilità (dopo il caso dello
spionaggio McLaren). Dopo la condanna di Briatore la Fia ha eletto
come presidente Jean Todt,che ora dovrà vedersela con questa patata
bollente.
di
Leopoldo Canetoli
13/11/2009
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IL VIZIO DI FLAVIO: DA MORENO 1991 A NELSINHO 2009...
Tommaso Labate per "Il Riformista"
Il Lupo perde il pelo. E durante la lunghissima fase di caduta e
ricrescita, del «pelo», al Lupo può anche capitare di salire e
scendere, costruire e distruggere, vincere e perdere senza mai
pareggiare, dire senza ammettere, conquistare la venere nera e sposare
una bonazza bianca, rimanendo perennemente sulla cresta dell'onda. Ma il
Vizio rimane.
Ascesso duro a sgonfiarsi, è stato proprio quello, il solito Vizio,
a condannare Flavio Briatore, crollato sotto il peso di
una sentenza che lo ha cacciato dalla Formula 1 come un ubriaco messo
alla porta da un buttafuori del suo Billionaire.
Perché lui, piemontese di Verzuolo, cuneese rinnegante e rinnegato,
geometra diventato Geometra con la «g» grande, è la prova vivente
della bontà dell'antico adagio siciliano. Quello secondo cui cu nasci
tundu non pò mòriri quatratu. E viceversa. Come dimostra il caso che,
ben diciassette anni prima dell'incidente pianificato a tavolino di
Nelsinho Piquet, vide il Geometra scontrarsi con un altro pilota
brasiliano. Si chiamava Roberto Moreno.
MORENO, CHI ERA COSTUI?
Era uno di quelli che entrava e usciva dal «circo», Moreno.
Classe '59, veniva da Rio de Janeiro e aveva trascorso tutti gli anni
Ottanta alternando come una lampadina a intermittenza comparsate in
Formula 1 (Lotus, un contratto da terza guida con la Ferrari, poi Coloni
ed EuroBrun) e lunghi purgatori nelle serie dell'oblio (Formula Ford,
Formula 3000, Formula 2). Moreno trova la sliding door aperta il 12
ottobre del 1990. È il giorno in cui il pilota della Benetton
Alessandro Nannini perde la mano destra in un incidente d'elicottero.
Per sostituirlo, Flavio Briatore decide d'affidarsi ai consigli della
sua prima guida, che - scherzi retroattivi del destino - era Piquet
padre. Il Geometra ingaggia Moreno e il ticket verdeoro imbrocca la
prima, al gran premio del Giappone: Nelson primo, Roberto secondo. Per
quest'ultimo è il passepartout per il rinnovo del contratto.
L'INCONTRO SEGRETO DI NIZZA.
Ma l'anno successivo, è il 1991, Moreno
è
diventato un problema. Un enorme problema, per Briatore. «Flavio» ha
l'occasione di ingaggiare un giovanotto che si chiama Michael
Schumacher, una promessa del «circo». Per garantirgli un triennale ed
evitare che finisca sul mercato, però, il geometra asceso al cielo
della Formula 1 grazie a Luciano Benetton ha bisogno di liberare una
monoposto. Quella di Moreno.
È qui ritorna il Vizio, maledetto ascesso incurabile, inestirpabile
appendice, demonio. Briatore, esperto delle «tre carte», esclama il
suo archimedeo eureka. E dà appuntamento alla sua seconda guida
all'aeroporto di Nizza, dove al riparo da occhi indiscreti gli
predispone la classica proposta che non si può rifiutare: «Roberto,
sono pronto a darti 300mila dollari. Se fai finta di esserti rotto una
gamba e rinunci a correre le ultime due gare del campionato, io ho la
macchina per Schumacher e tu l'assegno».
Ma al contrario di quanto avrebbe fatto Piquet junior diciassette
anni dopo, andandosi deliberatamente a schiantare nel Gp di Singapore
per favorire Alonso, Moreno non ci sta. «Devo prima parlarne con mia
moglie». Il Geometra non la prende bene, manda la sua seconda guida a
quel paese e produce un finto certificato medico per farlo fuori. Gamba
rotta aveva da essere e gamba rotta sarà, pensa Briatore.
Ma di fronte al clamoroso «falso», il pilota brasiliano va in
escandescenze. E ristabilisce la verità sul suo arto incriminato
convocando una conferenza stampa e mettendosi a fare le flessioni
davanti ai giornalisti di mezzo mondo.
IL TRUCCHETTO DI FLAVIO
Nel braccio di ferro iniziato in gran segreto all'aeroporto di
Nizza e culminato in una maxirissa a colpi di carte bollate, Briatore
dribblò la difesa di Moreno dopo due tackle, una veronica e un paio di
rabone giudiziarie. Aveva in tasca la carta truccata, il Lupo Flavio.
«Roberto Moreno mi fece causa - avrebbe raccontato il Geometra anni
dopo - e lì mi difesi con un colpo di genio. Ricordavo di essermi
sbagliato col suo contratto, scritto a mano, e di aver parlato solo di
"telaio". Così dissi al giudice: "Qui ci sono tre telai.
È vero, uno l'ho promesso a Moreno. Se vuole lo prenda pure, può
mettersi anche il casco e guardare la gara dall'abitacolo. Ma il motore
no. Di quello il contratto non parla, per cui non glielo do».
zanicchi
playboy eva3000
I giudici chiamati a decidere, copia del contratto alla mano, diedero
ragione a Briatore. I garage della Benetton furono dissequestrati e, con
Moreno costretto a ingranare la retromarcia, Schumacher aveva finalmente
una macchina.
Ma «il giro dei brasiliani» se l'era legata al dito. «Senna
cominciò a odiarmi perché avevo fatto fuori un suo connazionale mentre
il mio pilota Nelson Piquet minacciò addirittura uno sciopero».
zanicchi
playboy2 eva3000
Altra grana, risolta grazie al "solito" Vizio, quello di
giocare con le «tre carte».
Il fine settimana successivo, il Geometra elaborò soggetto e
sceneggiatura di una messinscena che raffreddò i bollenti spiriti del
vecchio Nelson. Stando ai ricordi che Briatore avrebbe poi affidato a
un'intervista con Repubblica, andò più o meno così: «Diedi una tuta
ad Alex Zanardi e gli dissi: "Cammina davanti al box, fatti
vedere". Piquet mi chiese: "Chi è quello lì?". E io gli
risposi: "Quello che gareggia al tuo posto". Il suo sciopero
cessò immediatamente».
Briatore vinse ancora. Anche se, ahilui, non poteva immaginare che il
suo desiderio di vendetta, Nelson senior, l'avrebbe trasmesso per via
ereditaria al figlio Nelsinho. Ma questo è soltanto il filo rosso che
legherà il modernariato del team manager alle prime armi alla storia
contemporanea del «gigante» escluso dal circo. La preistoria briatorea
si sviluppa in ben altre location. A partire dalla fine degli anni
Settanta. (...)
2 - LO SCANDALO DELLA F1, ULTIMO CAPITOLO DI UNA SAGA IN CUI
FANNO CAPOLINO ANCHE BOMBE E BOSS MAFIOSI...
Gianni Barbacetto per "Il Fatto Quotidiano"
Ora è fuori dalla Formula 1, Flavio Briatore, dopo
essere stato accusato di aver pianificato l'incidente volontario di
Nelson Piquet jr, che il 28 settembre 2008 a Singapore ha fatto vincere
la Renault di Fernando Alonso e ha soffiato il titolo alla Ferrari. Ma
il personaggio ci ha abituato a repentine cadute e a rapide
resurrezioni.
Briatore ha una storia piena di sorprese, che parte dall'autobomba
che nel 1979 uccide il suo primo datore di lavoro, il finanziere di
Cuneo Attilio Dutto, e arriva fino ai rapporti con
Marcello
Dell'Utri.
Nel 2007 è stato interrogato a Palermo dal pubblico ministero
Antonio Ingroia, nell'ambito di una indagine sul riciclaggio
internazionale: «Ho conosciuto alcuni esponenti delle famiglie Gambino
e Genovese, tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta »,
ha ammesso Briatore.
«Ricordo di averli conosciuti in occasione di un concerto tenuto da
Iva Zanicchi e Riccardo Fogli a Brooklyn, erano loro che avevano
organizzato questa manifestazione, ma con costoro non ho mai avuto
rapporti di nessun tipo ».
ECCO I PASSAGGI CRUCIALI DELLA SUA VITA DA FORMULA 1, TRATTI
DAL LIBRO "CAMPIONI D'ITALIA" (G. Barbacetto, Tropea editore).
PARTENZA IN SALITA. Giovanotto, a Cuneo lo ricordano un po' playboy,
un po' gigolo. Il nomignolo che gli sibilano alle spalle, quando passa
sotto i portici di corso Nizza, è Tribüla: in Piemonte si dice di uno
che fa fatica, che si arrabatta. Ma Flavio Briatore ha fretta di
arrivare. Gli sembra di aver fatto un bel salto quando diventa
l'assistente di Attilio Dutto, che tra l'altro aveva rilevato la
Paramatti Vernici, una ex azienda di Michele Sindona.
Ma alle 8 di un mattino fine anni Settanta, Dutto salta in aria
insieme alla sua auto: gran finale libanese per un piccolo uomo d'affari
cuneese. La verità su quel botto del 1979 non si è mai saputa; in
compenso sono fiorite leggende di provincia, secondo cui a far saltare
in aria il finanziere sarebbe stato la mafia.
Di certo c'è solo che il Tribüla, dopo quel fuoco d'artificio,
sparisce da Cuneo. Ricompare a Milano. Casa in piazza Tricolore, molta
ricchezza esibita, occupazione incerta. Si dà arie da finanziere.
Riesce a convincere il conte Achille Caproni a rilevare la Paramatti e
ad affidargli la gestione della Cgi, la holding dei conti Caproni.
Risultati disastrosi: la Paramatti naufraga nel crac; la Cgi lascia
un buco di 14 miliardi. Briatore, però, non se ne preoccupa: per un
certo periodo si presenta in pubblico come discografico, gira per feste
e salotti con una cantante al seguito: Iva Zanicchi. Milano da bere. Il
Tribüla continua faticosamente a inseguire il colpo grosso, a sognare
il grande affare. Nell'attesa, trova una compagnia da Amici miei con cui
tira scherzi birboni ai polli di turno, spennati al tavolo verde.
Cadono nella rete, tra gli altri, l'imprenditore Teofilo Sanson,
quello dei gelati, il cantante Pupo, l'ex presidente della
Confagricoltura Giandomenico Serra (che perde un miliardo tondo tondo,
in buona parte in assegni intestati a Emilio Fede). Un gruppo di
malavitosi di rango, eredi del boss Francis Turatello, aveva pianificato
una truffa alla grande e Briatore era a capo di quello che i giudici
chiamano "il gruppo di Milano".
Il gioco s'interrompe con una retata, una serie d'arresti,
un'inchiesta giudiziaria e un paio di processi. Fede è assolto per
insufficienza di prove, Briatore è condannato in primo grado a un anno
e sei mesi a Bergamo, a tre anni a Milano. Ma non si fa un solo giorno
di carcere, perché scappa per tempo a Saint Thomas, nelle isole
Vergini, e poi una bella amnistia all'italiana cancella ogni peccato.
Cancella anche dalla memoria un numero di telefono di New York
(212-833337) segnato nell'agenda di Briatore accanto al nome
"Genovese" e riportato negli atti giudiziari del processo per
le bische: «È un numero intestato alla ditta G&G Concrete
Corporation di John Gambino. Tanto il Gambino quanto il Genovese sono
schedati dagli uffici di polizia americana quali esponenti di rilievo
nell'organizzazione mafiosa Cosa Nostra».
GENERALI IN GIRO. Nei primi anni Ottanta, il Tribüla entra anche
nella vicenda complicata di un pacchetto di oltre 330 miliardi di azioni
delle Generali. Protagonisti: Mazed Rashad Pharson, sceicco arabo, e
Florio Fiorini, padrone della Sasea ed ex manager Eni. Il pacchetto di
Generali passa di mano per sette anni, prima di tornare in Italia, perché
diventa la garanzia di opache transazioni internazionali: di petrolio
tra la Libia e l'Eni, di armi ed elicotteri da guerra che dopo qualche
triangolazione finiscono a Gheddafi malgrado l'embargo.
La vicenda è rimasta oscura. Certo è che, nel suo giro del mondo,
il superpacchetto di Generali è passato anche per una sconosciuta
fiduciaria milanese, la Finclaus, fondata nel 1978 da Luigi
Clausetti, ma per qualche tempo nelle mani di Flavio Briatore.
DONNE E MOTORI. Dopo l'"incidente" delle
bische, Flavio, ricercato, condannato e latitante,
proprio alle isole Vergini spicca il volo definitivo verso il successo.
Prima della tempesta, ai bei tempi della casa di piazza Tricolore, aveva
conosciuto Luciano Benetton. A presentarglielo era stato Romano Luzi,
maestro di tennis di Silvio Berlusconi e poi suo
fabbricante di fondi neri.
Briatore apre alle isole Vergini qualche negozio
Benetton, ma fa rapidamente carriera. Come venditore è bravo, la sua
specialità sono però gli affari off shore. E che cosa c'è di più off
shore della Formula 1? All'inizio degli anni Novanta prende in mano la
scuderia Benetton, nata sulle ceneri della Toleman.
«La Formula 1 non è uno sport, è un business», ripete il Tribüla
ormai arrivato al successo. Da questo business (off shore per
definizione, fuori da ogni regola e da ogni trasparenza) sa spremere
miliardi. E anche successi sportivi: nel 1994 e nel 1995, con Michael
Schumacher come pilota, vince il titolo mondiale.
A Londra, dove prende casa, Flavio diventa amico di Bernie
Ecclestone, il re della Formula 1, ma anche di David Mills, l'avvocato
londinese specialista nella costruzione di sistemi finanziari
internazionali "riservati", che ha lavorato per Berlusconi, ma
anche per la Benetton.
STINCHI DI SANTO. Negli anni Novanta, Briatore
finisce dritto in una megainchiesta antimafia dei magistrati di Catania.
Niente di penalmente rilevante, intendiamoci; ma la sua voce resta
registrata in conversazioni con personaggi come Felice Cultrera, uomo
d'affari catanese ritenuto all'epoca vicino al boss di Cosa Nostra Nitto
Santapaola.
Nel maggio 1992, Cultrera si offre come mediatore di un contrasto
nella fornitura di motori che era scoppiato tra Briatore e Cipriani jr
(il figlio di Arrigo, quello dell'Harris Bar), che diceva di avere alle
spalle boss come Angelo Bonanno, Tommaso
Spadaro, Tanino Corallo.
Pochi mesi dopo, il 10 febbraio 1993, una bomba esplode (è la
seconda, nella vita di Briatore) davanti alla porta della sua splendida
casa londinese in Cadogan Place, distruggendo una colonna del porticato,
sporcando di calcinacci i libri finti della libreria e facendo saltare i
vetri tutt'attorno. Ma i giornali inglesi scrivono che Flavio non
c'entra: è solo una "piccola bomba" dell'Ira .
[28-09-2009]
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F1 IN TESTACODA – JEAN TODT SOSTITUIRÀ SADO-MOSLEY ALLA FIA –
DOPO IL “FOTTILO” DI ECCLESTOME, IL BULLONAIRE SBULLONATO SI STA
AVVICINANDO ALL’EX AD FERRARI – PER RIENTRARE BRIATORE STRAPPERÀ I
DIRITTI DEL CIRCUS A ECCLESTONE O SPIFFERERÀ INFORMAZIONI SU DI LUI? –
L’AUTUNNO DEGLI SCANDALI È ALLE PORTE…
Arianna Ravelli
e Flavio Vanetti per "Corriere.it"
Che cosa succederà dopo il 23 ottobre, quando si chiuderà l'era di
Max
Mosley al vertice della Federazione internazionale
dell'automobilismo? Jean Todt, quasi certamente il suo
successore, sarà in grado di imporre una svolta o aprirà un'altra
guerra con i team? E dobbiamo aspettarci qualche ulteriore colpo di coda
del presidente uscente?
briatore
gregoracci
Esiste il fondato sospetto che Mosley, prima di
andarsene, voglia rendere la vita difficile ai suoi nemici: alla Toyota
di John Howett, vicepresidente Fota, e pure alla
Ferrari, l'alleata di un tempo che in questi mesi ha trainato il
cartello dei team contro la Fia. Se vogliamo, secondo un'interpretazione
libera ma non troppo, il fatto stesso che davanti al Consiglio mondiale
di oggi debba comparire pure Fernando Alonso - il cui
passaggio al Cavallino è scontato - è un modo per mandare messaggi a
Maranello.
Quindi, la risposta alla seconda domanda può essere: sì, è
possibile che Mosley non abbia ancora esaurito il «fiero
pasto», le cui precedenti portate erano state Ron Dennis
e
adesso Briatore.
Senza dimenticare che il presidente, agitando lo spettro di una crisi
reale ma astutamente esasperata, ha colpito la sensibilità verso il
risparmio di due colossi dell'auto quali la Honda e la Bmw: la loro
uscita di scena, a fine 2008 nel caso dei giapponesi, al termine di
questa stagione per i bavaresi, probabilmente non è del tutto slegata
dalla politica mosleyana.
LA FERRARI
La Ferrari, dunque. E perché no, visto che ha appoggiato con decisione
l'idea di un campionato alternativo, mentre la Fia pensava a una F1
senza Rossa e riempiva la griglia del 2010 di scuderie improbabili,
alcune poco più che officine dotate di telefono. Questa è stata
un'altra delle vicende controverse di quest'anno orribile, che rischia
di allungare le sue ombre anche sulla prossima stagione.
Nella scelta dei nuovi ingressi ci sono state pressioni, irregolarità,
conflitti di interessi. Con il braccio destro di Mosley, Alan
Donnelly - uno di quelli chiamati a esaminare i requisiti delle
squadre in corsa - pizzicato mentre trattava per portare sponsor a uno
dei concorrenti, la Manor (il cui proprietario è un amico intimo di mr
President).
LA LOTUS
Formalmente i team sono stati sottoposti a due diligence, ma con quanta
arbitrarietà degli uomini Fia l'hanno raccontato alcuni degli esclusi
(e prima di essere esclusi), per esempio Mauro Sipsz
e Angelo
Codignoni, che hanno persino intentato causa alla Federazione.
Alla fine, comunque, sono state ammesse Campos, UsF1 e Manor.
Una quarta, che riesuma la sigla gloriosa
della Lotus, è stata sdoganata nei giorni scorsi per sostituire la Bmw
Sauber, nonostante un cambio di proprietà di quest'ultima che - lo
ammette la stessa Fia - garantisce solidità e qualità: un altro
dispetto. Ma sulla Lotus qualche certezza esiste, se non altro perché
alle spalle ci sono il governo malese e quel Dany Bahar
che
ha gestito fino a poco tempo fa il «global brand» della Ferrari.
Piuttosto, dato che anche la Campos si è dotata di
una struttura credibile, le riserve sono sulla UsF1 e sulla Manor. La
serietà di questi nuovi team resterà un bel grattacapo per la futura
gestione della Fia: dovessero essere inadeguati, potrebbe tornare alla
ribalta l'idea della terza monoposto, sponsorizzata dalla Ferrari. Ma
resta la prima domanda.
IL DOPO-MOSLEY
Che cosa succederà dopo l'addio di Mosley? Il successo
dell'ex rallista Ari Vatanen non è quasi considerato dagli osservatori:
troppo più solida la posizione del suo ex team manager alla Peugeot. Da
Jean Todt ci si attende una gestione autoritaria e di
polso: la personalità non gli manca, bisogna vedere quanto potrà
scostarsi dal solco di Mosley che l'ha lanciato e lo
appoggia (in cambio dell'aiuto ricevuto in occasione dello scandalo
sessuale).
Probabilmente l'ex uomo forte della Ferrari si rivelerebbe anche «super
partes» (il fatto di provenire da Maranello è una delle perplessità
che restano nell'ambiente, nonostante quel capitolo sia stato chiuso nel
2008 e nonostante la Ferrari non fosse così entusiasta della sua
candidatura): la sua missione sarà evitare un'altra guerra con la Fota.
I team (che lo incontreranno nei prossimi giorni a Singapore)
vogliono segnali di discontinuità: a partire dall'allontanamento di
alcuni degli uomini di Mosley, Donnelly,
ma anche il delegato alla sicurezza Charlie Whiting che vede solo quello
che serve (e quando serve).
Ma in Formula 1 niente si muove senza toccare Bernie
Ecclestone, che non ha più la maggioranza nella società che
gestisce i diritti commerciali del Circus (appartiene al fondo Cvc) ma
che è, di fatto, colui che manovra tutto nel paddock. La vicenda Piquet-Briatore-Renault,
però, dove Bernie non ha brillato per trasparenza («Fottilo» sarebbe
stato il consiglio dato a Piquet senior sul conto di Briatore) potrebbe
cambiare gli equilibri.
Il manager italiano sa che Bernie non ha fatto niente per salvarlo,
nonostante i due condividano l'avventura nei Queens Park Rangers di
calcio. L'amicizia si è rotta. Al contrario, mister Billionaire negli
ultimi anni ha reso buoni i rapporti con l'ex rivale di pista Todt:
potrebbe sfruttarli e provare a rientrare strappando a Ecclestone
la gestione dei diritti commerciali del Circus.
È dura, ma non impossibile. Oppure potrebbe decidere di raccontare
un paio delle cose che sa. Su Ecclestone, ma non solo. Le voci di nuovi
scandali alle porte si fanno sempre più insistenti. La certezza è che
sarà un autunno caldo.
[21-09-2009]
FIA VOLUNTAS MOSLEY – LA FEDERAZIONE HA DECISO SUL CASO PIQUET:
BRIATORE RADIATO A VITA, CINQUE ANNI PER PAT SYMONDS - ALLA RENAULT DUE
ANNI DI SQUALIFICA CON LA CONDIZIONALE (ERGO, POTRÀ CORRERE)…
(Adnkronos) - La Fia ha squalificato per due anni,
fino alla fine del 2011, con la condizionale la scuderia Renault. Questa
la decisione della Federazione Internazionale dell'Automobile, in merito
al caso del Gp di Singapore.
Nella riunione straordinaria del World Motor Sport Council che si e'
svolta oggi a Parigi, la Fia ha inoltre deciso di radiare l'ex team
principal della Renault, Flavio Briatore e di squalificare per cinque
anni Pat Symonds.
Per quanto riguarda il pilota brasiliano
Piquet Jr., che ha dato il via con le sue confessioni all'indagine su
quanto avvenuto nel Gp di Singapore, il World Motor Sport Council della
Fia ha confermato "l'immunita' dalle sanzioni individuali ai sensi
del codice sportivo internazionale in relazione a questo incidente, che
la FIA gli aveva concesso in cambio della testimonianza".
Per quanto riguarda l'altro pilota della Renault, lo spagnolo
Fernando Alonso, il World Motor Sport Council lo ringrazia per aver
cooperato alle indagini della FIA e per aver partecipato alla riunione,
ed ha concluso che Alonso "non era in alcun modo coinvolto nella
violazione dei regolamenti da parte del Team Renault".
[21-09-2009]
SBULLONATO IL BULLONAIRE – FLAVIONE RADIATO: SENTENZA MOLTO
'POLITICA' E POCO 'GIURIDICA' – BRIATORE NON SA UNA MAZZA DI STRATEGIE
– SE HA PARTECIPATO È DA CONNIVENTE E NON DA MANDANTE – VENDETTA PER
UN UOMO CHE HA SPINTO TROPPO IN LÀ IL SUO ARROGANTISSIMO EGO,
GLIEL’HANNO FATTA PAGARE…
Leo Turrini da "Quotidiano.net"
Chi l'avrebbe mai detto, ancora un mese fa? Io ho il diritto di
continuare a gironzolare per i box e dentro gli autodromi. Briatore
invece no. Pussa via, come avrebbe esclamato Alberto
Sordi: la carriera dell'ex geometra di Cuneo è conclusa,
almeno per ora e almeno in riferimento alla Formula Uno e
all'automobilismo intero. Non si sa se la bella Gregoraci
potrà
continuare a vagare per il paddock con le sue succinte vesti.
Così ha deciso il Consiglio Mondiale. Così ha deciso, cioè la
radiazione perpetua di Flavione. E io non scriverò che giustizia è
fatta, per la semplice ragione che qui ci troviamo di fronte ad una
sentenza molto 'politica' e poco 'giuridica'.
Mi spiego. Se truffa c'è stata a Singapore, un anno fa, allora è
impossibile che Fernando Alonso (invece prosciolto da ogni addebito) ne
fosse all'oscuro, visto che le sue mosse in pista erano legate ai
comportamenti di Piquet junior.
Poi è assurdo che il figlio d'arte, cialtrone materialmente
responsabile della porcata, la passi liscia solo perchè ha confessato
il misfatto. Se uno è disposto a commettere una cosa tanto grave, va
espulso dall'ambiente per sempre.
Inoltre non si capisce perchè Pat
Symonds, l'uomo dei computer, l'ingegnerone, sicuramente
l'ideatore della bella pensata, se la cavi con una sanzione (5 anni)
meno pesante di quella inflitta a Flavione.
Andiamo: Briatore non sa una mazza di strategie, non ha mai capito un
accidente di Formula Uno in senso tecnico, se ha partecipato alla truffa
è stato connivente, complice ma non certo il mandante. Lo dico
serenamente: non ha l'intelligenza (in senso 'automobilistico') per
progettare una cosa del genere.
Infine, la Renault torna a casa illesa, la squalifica del team è
congelata, dunque il cast di Ecclestone è salvo e per tutti paga il
marito di Bettina. Con un particolare aggiuntivo: la Fia negherà il suo
riconoscimento ufficiale a qualunque iniziativa coinvolga l'ex geometra.
Non solo: i piloti da lui gestiti come procuratore (Alonso,Webber,
Kovalainen, Grosjean) si vedranno
negata la superlicenza, qualora non interrompessero i legami con il
coniuge della Gregoraci.
Guardate: io sono stato probabilmente l'unico, nei media nostrani, a
diffidare e dubitare della gloria di Flavio. Non gli ho mai leccato i
piedi. Non ho mai cenato al suo desco. Ho sempre avuto l'impressione che
qualcosa non funzionasse del tutto, nel personaggio. E l'ho sempre
scritto e lui l'ha sempre saputo.
Ma questa, orchestrata dal vendicativo Mosley, mi
pare una vendetta. Una tremenda punizione per un uomo che forse aveva
spinto troppo in là il suo ego, immaginandosi al posto di Ecclestone e
ipotizzando una F1 rivoluzionaria, più moderna e meno noiosa.
Gliel'hanno fatta pagare, Gli hanno anche fatto pagare gli eccessi del
passato.
[21-09-2009]
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Mb
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