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- OSTACOLO ALLA CONSOB II [21-08-2009] JUVE MOGGI
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- AS ROMA:
GHIZZONI, SPERO CHE SI CHIUDA A BREVE...
(Adnkronos) - "Spero di si'". Cosi' l'ad di Unicredit
Federico Ghizzoni risponde, prima di partecipare al comitato esecutivo
dell'Abi a Milano, a chi gli chiede se si chiudera' a breve per la
cessione dell'As Roma.
I compratori
statunitensi, ha aggiunto Ghizzoni uscendo dal comitato esecutivo Abi,
"hanno un mese di esclusiva. Stiamo lavorando, non abbiamo nessun
problema". Certo, "si potrebbe anche chiudere prima, ma un mese e'
tecnicamente necessario anche per i processi amministrativi, non e' una
questione di negoziazioni. Dovete chiedere a Paolo Fiorentino, non la
seguo giorno per giorno. Pero' non mi viene riportato nessun problema",
ha concluso.23-02-2011]
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CALCIO: AS
ROMA, ALLE 18 SCADONO TERMINI PRESENTAZIONE OFFERTE VINCOLANTI...
(Adnkronos) - Oggi alle ore 18 scadono i termini per la
presentazione delle offerte vincolanti per l'As Roma. La banca d'affari
Rotschild, in qualita' di advisor, girera' le proposte ad Unicredit e
alla famiglia Sensi che valuteranno sulla base di congruita' e
prospettive. Le proposte saranno discusse dalla Newco Roma, presieduta
da Attilio Zimatore.
31-01-2011]
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CALCIO:
SCALATA ALLA ROMA, ARRESTATO FIORANELLI IN AUSTRIA...
(Adnkronos) - E' stato arrestato in Austria Vinicio
Fioranelli, l'agente della Fifa colpito da ordine di custodia cautelare
nell'ambito dell'inchiesta sulla 'scalata' alla Roma svolta dal
procuratore aggiunto Nello Rossi e dal pubblico ministero Giorgio Orano.
Il gip Donatella
Pavone aveva emesso contro di lui e l'avvocato svizzero Volker Flick un
ordine di custodia cautelare nei giorni scorsi ipotizzando per entrambi
il reato di aggiotaggio. Flick non e' stato ancora rintracciato e si
troverebbe in Svizzera.
Fioranelli e'
assistito dagli avvocato Riccardo Olivo di Roma e Stefania Farnetani di
Milano i quali dovranno ora seguire le procedure relative alla sua
estradizione cosi' come richiesto dalla magistratura romana. Secondo
quanto si e' appreso Fioranelli stava rientrando in Italia dopo aver
concluso alcuni affari in Austria. Nell'ambito dell'indagine il gip
Donatella Pavone ha anche emesso un ordine di custodia cautelare contro
Elio Ciolini Baccioni operatore finanziario e residente in Svizzera.
Come e' noto
nell'ambito dell'inchiesta sono stati anche perquisiti tre operatori
finanziari Vittore Pascucci, Alessio Possenti e Alvaro Robelo Gonzales
indagati per i reati di aggiotaggio e truffa. Avrebbero ottenuto
illecitamente denaro da istituti finanziari poi impiegato per acquistare
azioni della Roma quando in seguito alla proclamata intenzione di
Fioranelli di acquistare la As Roma insieme con Flick il titolo subiva
un notevole incremento di valore. 28-01-2011]
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- AS ROMA:
GIOVEDI' PRIMO ESAME 5 OFFERTE...
(ANSA)- Famiglia Sensi, UniCredit e Rothschild si sono
dati appuntamento giovedi' per fare il punto sulle cinque offerte
vincolanti ricevute per l'acquisto del club giallorosso.
Secondo quanto
riferiscono all'ANSA fonti vicine all'operazione, l'appuntamento si
terra' dopodomani e servira' per fare un primo esame delle proposte
arrivate, ma non si esclude che saranno necessari approfondimenti. Alla
riunione parteciperanno Rosella Sensi, Antonio Muto per UniCredit
oltreche' il professore Attilio Zimatore.01-02-2011]
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COME TI RICICLO -
False fatture, per inesistenti consulenze nel mondo del calcio. Scopo,
portare i soldi all’estero e dribblare il fisco. Tullio Tinti,
procuratore sportivo, è indagato dalla Procura di Milano per concorso in
riciclaggio col fiduciario svizzero, Giuseppe Guastalla, già arrestato
nell’inchiesta Italease - Tra i calciatori presenti nel portafoglio di
Tinti, Luca Toni E Luciano Zauri
False fatture, per
inesistenti consulenze nel mondo del calcio. Scopo, portare i soldi
all'estero e dribblare il fisco. Tullio Tinti, procuratore sportivo, è
indagato dalla Procura di Milano - come rivela Radio 24 - per concorso
in riciclaggio col fiduciario svizzero, Giuseppe Guastalla, già
arrestato nell'inchiesta Italease.
Tra i calciatori
presenti nel portafoglio di Tinti, la Guardia di Finanza sta vagliando i
casi dell'ex genoano poi juventino Luca Toni, giocatore anche della
Nazionale, e soprattutto del terzino della Sampdoria, Luciano Zauri, per
fatture pari a 1 milione di euro.
Le posizioni dei
giocatori sono al vaglio degli inquirenti, ma al momento non sono
indagati. A quanto risulta a Radio 24, l'indagine del pm milanese Carlo
Nocerino presto potrebbe però passare per competenza territoriale a
Brescia, città di Tinti.
Tra i clienti di
Guastalla, erano già spuntati i promotori finanziari Mediolanum-
sottoposti poi a processo- 280 società di vario tipo - dalla moda al
design alle squadre di calcio, già perquisite a giugno dell'anno scorso.
02-02-2011]
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CALCIO: USA
CHIAMA ROMA, PROGETTO GIALLOROSSO A STELLE E STRISCE...
(Adnkronos) - Proseguono oggi a New York i colloqui tra
i vertici di Unicredit e il consorzio di imprenditori americani guidati
da Thomas R. DiBenedetto, per valutare l'acquisto dell'As Roma. Durante
gli incontri, a quanto apprende l'ADNKRONOS, si e' valutato e si
continueranno a valutare importanti questioni relative, in particolare,
all'aumento di capitale e agli investimenti futuri, per assicurare la
massima competitivita' alla squadra e al club giallorosso.
La cordata Usa sta
chiedendo ad Unicredit di restare come componente azionaria del club e
la delegazione della Banca italiana, composta da Paolo Fiorentino e
Piergiorgio Peluso, sta valutando quale tipo di supporto finanziario
puo' offrire agli americani. Il quadro complessivo che ne uscira',
servira' anche a capire come dovra' essere articolata l'offerta
vincolante che dovrebbe essere presentata entro il 31 gennaio. L'offerta
sara' poi valutata dal consiglio di amministrazione della Newco Roma,
dal presidente Attilio Zimatore, dalla famiglia Sensi e dalla stessa
Unicredit.
26-01-2011]
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AS ROMA:
GHIZZONI, ADVISOR STANNO LAVORANDO, ESISTE SHORT LIST RISTRETTA...
(Adnkronos) - "Gli advisor stanno lavorando
intensamente. Esiste una short list ristretta. Guardiamo al prezzo ma
anche al futuro della squadra". Cosi' l'amministratore delegato di
Unicredit, Federico Ghizzoni, in merito alla vendita della Roma calcio.
19-01-2011]
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GLI STADI NON
DECOLLANO...
Gli aeroporti bloccano la costruzione di almeno tre nuovi stadi, che
valgono 200 milioni d'investimento. Succede a Genova, Firenze e Cagliari
dove l'Enac di Vito Riggio e i gestori aeroportuali oppongono ragioni di
sicurezza alle richieste dei club di calcio. La cittadella fiorentina
voluta dai Della Valle, infatti, bloccherebbe lo sviluppo dell'aeroporto
di Peretola e, anche se il sindaco Matteo Renzi sta cercando un nuovo
posto, la Fiorentina ha messo una pietra sul lucroso progetto.
Il patron della
Sampdoria Riccardo Garrone insiste per realizzare il nuovo stadio a
Sestri Ponente, ma l'Enac lo ritiene incompatibile con lo sviluppo dello
scalogenovese. E Garrone minaccia di costruirlo a Serravalle Scrivia. A
Cagliari, invece, Massimo Cellino ha ricevuto una lettera dell'Enac che
apre uno spiraglio sulla realizzazione del nuovo stadio a Elmas.
19-01-2011]
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AS ROMA:
UNICREDIT STRINGE TEMPI CESSIONE, FISHER IN POLE...
(ANSA) - UniCredit stringe i tempi per la cessione
della As Roma. Lo scrive oggi Il Messaggero, secondo cui la prossima
settimana Unicredit terrà un giro di incontri con i candidati rimasti in
gara. Non sono mai stati ufficilizzati ma dovrebbero essere il gruppo
Angelucci, il fondo Aabar e un gruppo americano. Secondo il quotidiano
capitolino, Piazza Cordusio (che controlla indirettamente la squadra
giallorossa) punterebbe sugli investitori americani.
La prossima
settimana, si legge nell'articolo, i banchieri milanesi, assieme
all'advisor Rothschild, tra la fine di questa settimana e l'inizio della
prossima stanno organizzando gli incontri diretti con i pretendenti. Per
Il Messaggero dietro al gruppo Usa ci sarebbe John Fisher, uomo d'affari
californiano attivo nel campo dell'abbigliamento casual (Gap e Banana
Republic), con un patrimonio calcolato in 1,5 miliardi. Stamani il
titolo in Borsa apre con un + 2,89% a 1,14 euro.19-01-2011]
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CALCIOPOLI COI
CRAUTI - TEDESCHI SOTTO CHOC DALL’INCHIESTA SUI CALCIATORI CORROTTI DAL
BOSS MAFIOSO - ARBITRI E GIOCATORI DELLA BUNDESLIGA PREDA DEL RACKET
DELLE SCOMMESSE GESTITO DAL “BERLINESE”, AL SECOLO IL CROATO TEDESCO
ANTE SAPINA - 300 PARTITE TRUCCATE IN TRE ANNI TRA CAMPIONATI MAGGIORI E
TORNEI MINORI IN GIRO PER L’EUROPA (E POI SFOTTONO L’ITALIA) - E IN
BAVIERA UNA TANGENTE DI ECCLESTONE MANDA IL GALERA IL BANCHIERE…
Stefano Vastano
per "L'espresso"
1 - ACHTUNG
CALCIOPOLI...
Adesso, al processo che si sta celebrando a Bochum, parlano tutti.
Calciatori anche famosi della Bundesliga e arbitri corrotti oltre ai
mafiosi corruttori. Tutti contribuiscono a delineare i contorni vasti di
uno scandalo che fa vergognare i tedeschi e non solo quelli appassionati
di sport. "Una palude mai vista in Germania", titolano i giornali.
Trecento partite
truccate in tre anni nei campionati maggiori, nei tornei minori, in
Svizzera (35) in Belgio (19), in Croazia (15) in Turchia, ma anche nelle
competizioni europee e nelle qualificazioni ai Mondiali. Per un giro
d'affari e di tangenti di decine di milioni di euro da far invidia alla
tanto disprezzata (soprattutto dai giornali tedeschi) Calciopoli
italiana.
Confessioni choc
si susseguono in aula, come quella dello stagionato difensore Thomas
Cichon, 34 anni. Ora gioca per i sudafricani del Moroka Swallows,
squadra di Johannesburg. Ma davanti ai giudici ha ricostruito cosa
successe in quei due incontri del 2009 contro l'Augsburg e il
Norimberga. Allora indossava la maglietta rosso-bianca dell'Osnabrückche
che, a causa della sua sciagurata e comprata prestazione, incassò
rispettivamente tre e due gol.
Tanto da produrre
i risultati su cui aveva scommesso (a colpi di 100 mila euro) il racket
di Ante Sapina, 34 anni, detto "Der Berliner", il Berlinese, tedesco
d'adozione ma nato a Livno, nell'Erzegovina croata, il regista di questa
versione teutonica del calcio-scommesse. Cichon ha spiegato così la sua
discesa agli inferi: "Avevo debiti per migliaia di euro con le scommesse
su Internet". E il cambio del condono della somma si è venduto al
croato. La Federcalcio tedesca lo ha squalificato per tre anni per
questo è andato a giocare in Africa.
Ante Sapina
gestiva il giro continentale aiutato dai fratelli Filip e Milan.
Duecentosettanta le persone indagate in Germania, 70 quelle finite in
carcere nella sola Turchia, terreno di conquista della Piovra
croato-tedesca. "Uno dei più grandi racket e la più estesa rete di
corruzione del calcio su cui abbiamo mai messo messo le mani", dice
allibito Andreas Bachmaier, inquirente di Bochum. Uno scandalo emerso
l'anno scorso ma di cui solo adesso, con le deposizioni in aula, si
conoscono i perversi meccanismi.
Gli eroi degli
stadi messi alle strette non possono che ammettere, pur con qualche
reticenza. René Schnitzler, attaccante del St. Pauli, mitica squadra di
Amburgo, ha rivelato d'aver intascato nel 2008 ben 100 mila euro dal
"Berlinese". Nel suo caso si trattava di giocare male per cinque partite
di fila, per sanare così i suoi debiti di gioco. "Da quando ho 18 anni",
ha rivelato Schnitzler al processo davanti al giudice Carsten Schwadat,
"sono un "junkie" un tossicodipendente da calcio-scommesse".
Malattia che lo
stesso boss Ante Sapina (mamma cameriera, il fratello Milan proprietario
delle bische dentro le quali lui stesso è cresciuto a Berlino) conosce
benissimo. Ai magistrati ha detto: "Le prime scommesse le ho fatte che
c'era ancora il marco come moneta e avevo 13 anni". Poi ha trasformato
il vizio in un affare. Aveva 20 anni quando, assieme al fratello Filip,
ha aperto nel centro di Berlino, il King George, una delle più grandi
agenzie di gioco nella capitale.
È lì, nelle sale
del King, che entra in contatto con una delle figure chiave della prima
Calciopoli tedesca, antenata di questa: Robert Hoyzer, arbitro della
Bundesliga che ha diretto diverse partite non per il pubblico pagante ma
per la gioia delle tasche del "Berlinese". La più famosa, come Hoyzer ha
confessato nel suo processo del novembre 2005, quella del 21 agosto 2004
fra il Paderborn e l'Amburgo. Finita con una strepitosa vittoria del
Paderborn (serie C) e con 778 mila e 502 euro incassati dal clan dei
Sapinas.
Per quella prima
Calciopoli l'arbitro Hoyzer s'è beccato 2 anni e 5 mesi di reclusione, è
stato radiato a vita ma dal 18 luglio 2008, quando è uscito di galera, è
diventato una star della televisione. Ante invece, condannato a 2 anni
ed 11 mesi di reclusione, ha passato solo qualche mese in galera. Poi,
una volta uscito, ha ripreso a tessere la sua ragnatela fatta di
contatti, ricatti e truffe. Davanti ai giudici, al processo di Bochum,
definisce i calciatori come Cichon e Schnitzler "i miei favoriti", o "i
miei fedeli assistenti". Senza dimenticare coloro che detengono in primo
luogo i destini delle partite e possono orientare i risultati: gli
arbitri.
Emblematica la
storia che coinvolge il bosniaco Novo Panic (radiato a vita dall'Uefa).
Era stato scelto per dirigere, il 9 settembre del 2009 la partita di
qualificazione ai Campionato del mondo di calcio tra il Liechtenstein e
la Finlandia. Risultato finale: uno a uno grazie a un rigore "che non
stava né in cielo né in terra" (parola di Sapina) concesso nel secondo
tempo ai finlandesi. Sapina si era incontrato con Panic prima del match
all'Hotel Park Platz di Sarajevo per concordare il risultato e
consegnare all' arbitro 40 mila euro.
Dai Mondiali agli
Europei, dalla Uefa alla Champion League non c'è torneo che il clan del
"Berlinese" non abbia almeno tentato di manipolare. Sicuramente
truccato, ad esempio, e al prezzo di 60 mila euro pagati all'arbitro, è
stato l'incontro Under 21 Svizzera-Georgia di qualificazione alla fase
finale dei campionati europei. Sapina ricorda date, circostanze e
mazzette. A Kiev versa 40 mila euro nelle mani dell'arbitro ucraino Oleg
Orijechow. che deve dirigere la partita Basilea-Sofia di Europa League.
Risultato finale 3 a 1 per gli svizzeri e 200 mila euro nelle tasche dal
racket.
Secondo gli
inquirenti, in tre anni il clan ha incassato non meno di 7 milioni e
mezzo di euro a fronte di "spese" per un milione e mezzo utili a oliare
i protagonisti degli incontri. Non sempre, però, le partite si
concludevano come il boss desiderava. Il 22 aprile 2008, ad esempio,
l'incontro tra il Lubecca e i campioni del Düsseldorf finisce
incredibilmente 3 a 1 per la squadra più debole e nonostante Sapina
avesse versato "un buono da 10 mila euro", come lo definisce, a diversi
giocatori della squadretta anseatica, puntando poi 20 volte tanto sulla
sua sconfitta.
"Quando eravamo
sicuri della manipolazione", afferma orgoglioso ai giudici, "puntavamo
200 o 300 mila euro". Cifre che spiegano perché la banda avesse
progettato "di metter fuori gioco in tutti i modi", spiega ancora Ante,
i calciatori che si fossero mostrati riluttanti a sottostare ai diktat
del racket. Per il portiere del Verl, squadretta di serie C nel Nordreno,
restio a piegarsi e a vendere partire era prevista una severa punizione
a suon di botte in modo da impedirgli di essere in campo e favorire la
sua sostituzione con il più compiacente portiere di riserva per
l'incontro con il Saarbrücken.
Grazie al denaro o
alle maniere forti agli inquirenti risulta che solo nel 2009 la banda
del "Berlinese" abbia truccato una ventina di partite del campionato
tedesco (di cui 13 in serie B).
Oggi il boss di
origine croata, insieme a quattro complici, è di nuovo agli arresti e la
magistratura sta facendo pulizia. Ma il danno di immagine che ha subito
l'intero sistema del calcio tedesco è enorme. La stessa Dfb, la
Federazione, esce con le ossa rotte visto che aveva promesso, dopo il
primo scandalo del 2005, che episodi simili non si sarebbero più
verificati. A pagare sono anche i tifosi delle squadre coinvolte che
sono state retrocesse in campionati minori. Il calcio muove interessi
miliardari e stimola la cupidigia della malavita, oltre che di molti
protagonisti degli stadi. Anche in Germania.
2 - E UNA TANGENTE
DA MISTER ECCLESTONE - IL BOSS DELLA FORMULA 1 HA VERSATO 50 MILIONI A
UN BANCHIERE BAVARESE...
In Germania ci sono anche uomini di sport che corrompono banchieri. È
successo a Monaco di Baviera. Una vicenda appena emersa con qualche lato
ancora oscuro, tutta da raccontare e che ruota attorno alle figure di
Bernie Ecclestone, patron della Formula 1 e di Gerhard Gribkwosky.
Chi è costui? Capo
della Deutsche in Baviera fino al 2001, entra nelle grazie della Csu (i
cristiano sociali da sempre al potere) e viene nominato nel 2002
presidente della Bayern Landesbank, la banca centrale dello Stato con
uno stipendio annuo di 500 mila euro. Nel 2004, dopo il crac dell'impero
di Leo Kirch, il pacchetto di Formula 1 di Kirch (il 25 per cento) passa
alla Bayern Lb cioè nelle mani di Gribkowski.
Il resto, con
quote di uguale entità, appartiene a JP Morgan Chase, Lehman Brothers e
a Ecclestone. A fine 2005 la banca bavarese cede la quota ad Alpha
Prema, ditta inglese che fa capo alla Cvc, società di Ecclestone. Da
allora, Gerd è sempre più spesso nei Box di Formula 1 a braccetto con
Bernie; o a Salisburgo dove, gennaio 2006, apre la GG Consulting Srl.
Tempo tre mesi, e
sui conti della ditta austriaca piovono - versati dalla First Bridge
Holding dalle Mauritius - 22,5 milioni di dollari. La prima parte della
ricompensa di Bernie per la cessione del pacchetto-bavarese di Formula
1. La seconda, dalle Virgin Islands, arriva il 3 maggio 2007. Sui conti
della Fondazione Sonnenschein aperta dall'astuto Gerd sempre a
Salisburgo, piovono altri 27,5 milioni di dollari.
Dei 50 milioni di
dollari il fisco tedesco non ha visto un centesimo. Ragione per cui dal
5 gennaio scorso l'ex-banchiere risiede a Stadelheim, il penitenziario
di Monaco. La magistratura della Baviera lo accusa di corruzione ed
evasione fiscale.
18-01-2011]
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AS ROMA: ITALPETROLI, ANCORA IN CORSO CONTATTI CON NUMERO LIMITATO POTENZIALI
ACQUIRENTI...
(Adnkronos) - "Sono ancora in corso contatti con un
numero limitato di potenziali acquirenti ai quali e' stato dato accesso
ad informazioni di maggiore dettaglio per la predisposizione di offerte
vincolanti". Lo rende noto Compagnia Italpetroli S.p.A che, facendo
seguito al precedente comunicato del 14 dicembre u.s., intende fornire
un aggiornamento sullo stato di avanzamento delle attivita' finalizzate
alla cessione della partecipazione di controllo in A.S. Roma".
"Come gia'
comunicato in precedenza, in considerazione degli impegni di
confidenzialita' assunti e della esigenza della riservatezza per il
miglior esito dell'attivita' di dismissione, Compagnia Italpetroli non
intende, allo stato, fornire maggiori informazioni -continua la nota-
circa i partecipanti al processo di cessione o il contenuto delle
offerte da essi formulate. Si ribadisce nuovamente, inoltre, che nessuna
informazione che provenga da fonti diverse dai comunicati ufficiali
della societa' potra' ascriversi alla societa' o essere considerata
attendibile".
20-01-2011]
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VECCHIE GLORIE CEDONSI
- CHE FARE DI DUE IDOLI ULTRATRENTENNI CHE COSTANO COME IBRAIMOVICH E
RENDONO UN DECIMO DEL FUORICLASSE SVEDESE? - ROMA E JUVE UNITE DAI CASI
TOTTI-DEL PIERO - ER PUPONE PER LA PRIMA VOLTA PENSA SERIAMENTE DI LASCIARE
LA MAGLIA GIALLOROSSA PER UN POSTO DA TITOLARE ALL’ESTERO - LA DIRIGENZA
BIANCONERA NON NASCONDE LE PERPLESSITÀ SUL RINNOVO DI ALEX - LA GRATITUDINE
PER UN GLORIOSO PASSATO QUANTI MILIONI DI EURO VALE? - MAGARI LA RISPOSTA CE
L’HA SIR ALEX FERGUSON, CHE FA LEZIONE A ROMA
1 - I SOPPORTATI
SPECIALI QUALCUNO NON AMA DEL PIERO & TOTTI...
Marco Ansaldo per "La
Stampa"
Esattamente due mesi
fa, il 12 novembre, Claudio Ranieri disse che, costretto a buttare dalla
torre uno tra Totti e Del Piero, avrebbe scelto di gettare il capitano della
Juve. Ci saremmo stupiti del contrario, il calcio trabocca di uomini di
grande coerenza quando c'è da baciare l'ultima maglia. Tuttavia, dopo quanto
è successo a Genova, ci chiediamo se mandare in campo Totti nei quattro
minuti di recupero non sia stato più grave di una spintarella da un
grattacielo.
Se lo sono chiesto
anche i tifosi romanisti e hanno già risposto: sì, quella decisione è stata
un insulto alla bandiera e un popolo che, per la prima volta nella storia,
si era spaccato sulla scelta tra Ranieri e un campione declinante, ha
ritrovato l'unanimità nel sostenere il capitano.
Lo stratega del
Testaccio ha confermato un proprio limite già mostrato nella Juve: alla
seconda stagione sbraca e non riesce a gestire le personalità importanti
della squadra. Raccontano che Totti, ieri a Montecarlo per affari suoi, sia
letteralmente imbufalito non soltanto per il gesto ma per la spiegazione
data a fine partita. «Il mio è stato un segno di rispetto nei suoi confronti
- ha rivelato l'allenatore -. Gli ho detto: vai e vedi se riesci a salvarci
con una giocata delle tue». Sono surrealità che in bocca a Liedholm facevano
sorridere, in bocca a Ranieri suonano come una presa in giro e invogliano ai
peggiori istinti.
Il problema però è più
generale. E' giusto che un allenatore e una società usino guanti bianchi e
un particolare rispetto nei confronti di un giocatore diventato un simbolo
oppure la logica dello sport e i notevoli patrimoni accumulati nella
carriera da quei calciatori giustificano che li si tratti come gli altri
quando il rendimento scema?
Sono i dubbi che
accomunano la storia di Totti nella Roma di Ranieri a quella di Del Piero
negli ultimi sei anni con la Juve. Con Lippi e con Ancelotti, Alex era stato
intoccabile, persino quando stava riprendendosi faticosamente da un
infortunio devastante. Cominciò a metterlo in discussione Capello, che lo
teneva spesso fuori dicendo «Mi ringrazierà perché gli allungo la carriera».
Poi venne il sor Ranieri che, con l'eleganza testaccina dimostrata a Genova,
disse di Alex che «se in campo deve andare chi ha un nome allora chiamo
Boniperti».
Infine è arrivato Del
Neri, da sempre propugnatore dell'egualitarismo. Con lui Del Piero gioca
sempre meno dall'inizio, a Napoli gli è stato preferito Amauri che non ne
azzecca una da un anno e mezzo e quando, contro il Parma, la Juve si è
trovata con un uomo in meno la scelta su chi doveva uscire è ricaduta su di
lui. «Non ci speravo» ha detto il capitano, che ormai sceglie l'ironia.
Tutto è perfettamente
legittimo e siamo dell'idea che un grande campione, se non vuole
rattristarsi nel tramonto, dovrebbe imitare Boniperti e Platini: a 32 anni,
con ancora parecchio da dare al calcio, appesero le scarpe al chiodo. Alex
di anni ne ha compiuti 36, Totti 34. Ma il problema resta in piedi: se non
sono più i fenomeni di qualche stagione fa li si può trattare come gli altri
o meritano un riguardo particolare per ciò che rappresentano e hanno dato?
Come minimo hanno diritto alla chiarezza. Le frasi fatte, le finte iperboli,
l'ostentazione di un rapporto perfetto diventano insopportabilmente
insultanti quando le parole contraddicono i fatti.
Sono pugnalate alle
spalle e in questo la situazione di Totti è peggiore di quella di Del Piero:
si capisce benissimo che gli elogi fuori luogo sono solo il modo in cui
Ranieri cerca di non trovarsi troppa gente arrabbiata sotto casa, sapendo
che a fine stagione lui farà le valigie mentre il capitano ha un contratto
ancora lungo, oneroso e inspiegabile con la Roma.
Sarebbe molto più
limpido e onesto affrontare la realtà e ammettere che ci si può dividere
anche da quei giocatori simbolo che non servono più, come ha fatto Raùl con
il Real Madrid. Adesso lo spagnolo gioca nello Schalke 04 e nessuno ne ha
fatto un dramma. Attendiamo di vedere cosa farà la Juve ora che scade il
contratto con Del Piero. La speranza è che in entrambe le parti prevalga la
voglia di chiarezza e si infranga l'equivoco che ci sembra si trascini da un
po'. Niente è più triste dell'impressione di un campione sopportato.
2 - ROMA PIANGE, MA
ARRIVA LA LEZIONE DI SIR ALEX FERGUSON...
Da "Libero - Roma"
Roma e Lazio piangono
dopo le sconfitte di domenica in campionato. Qualcuno da la colpa degli
imprevisti stop ai due tecnici: Reja e Ranieri. Se i due mister volessero
cercare di capire cosa sta succedendo ai loro team quale occasione migliore
che assistere ad una lezione del più grande allenatore del mondo. Per la
prima volta, infatti, Sir Alex Ferguson il pluri-premiato tecnico del
Manchester United, lunedì 17 gennaio, sbarca a Roma e sale in cattedra
all'università Luiss.
L'appuntamento è
fissato per le ore 16.30 dove in occasione della sua prima visita in italia
da "privato cittadino" e da "neo professore", il tecnico scozzese più famoso
al mondo, terrà agli studenti una lezione dal titolo: "Il manager in una
società di calcio: il modello Manchester United". Il calcio di serie A nella
capitale ha vissuto un fine settimana da incubo. Ha perso la Roma,
sorpassata in corsa dalla Samp, stesso risultato negativo per la Lazio,
mandata al tappeto dal Lecce nel giorno del centoundicesimo compleanno.
Con l'allenatore dei
Red Devils così si potrà parlare anche di calcio mercato e del suo futuro.
Soprattutto, Ferguson sarà premiato per i meriti personali (lealtà, fair
play e correttezza) diventati un'etichetta vincente per l'allenatore che
fece piangere i romanisti dopo il 7-1 dell'Old Trafford. Per la cronaca,
Ferguson è al timone dello United da 24 anni, incorniciati da tutto quel che
c'era da vincere: Champions League e Premier, coppa delle coppe e
intercontinentale, FA cup, Coppa di Lega e Community shield.
Un totale di 35
trofei, vinti ricoprendo il ruolo di manager-allenatore. Sir Alex è l'unico
caso al mondo di "manager- allenatore" di una società di calcio. Il sogno di
molti allenatori italiani: anche di Reja e Ranieri. 11-01-2011]
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EL DOPADOR - IL
SOSPETTO CRESCE: DIETRO I SUCCESSI MONDIALI DELLA SPAGNA SPORTIVA SI
NASCONDE IL LAVORO SPORCO DI EUFEMIANO FUENTES, IL GINECOLOGO RICICLATO
DOPATORE CHE NEL 2006 DISSE: “HO DOPATO ANCHE CALCIATORI, TENNISTI E
ATLETI, PERCHÉ SONO VENUTI FUORI SOLO I NOMI DEI CICLISTI?”. POSITIVA
PERSINO LA MOGLIE - AL COMPAGNO DI CELLA AVREBBE DETTO: “SE PARLASSI,
DOVREBBERO CANCELLARE EUROPEI E MONDIALE” - IL CT DEI CAMPIONI DEL MONDO
DEL BOSQUE: “NOI SIAMO PULITI
1 - SPAGNA CHOC,
OMBRE SUI TRIONFI...
Enrico Sisti per "la
Repubblica"
«Se parlo crolla
tutto il calcio spagnolo: dovrebbero cancellare il titolo mondiale e
quello europeo». Il ginecologo riciclato in dopatore torna all´attacco.
La sua è solo una frase riferita, resa pubblica da un compagno di cella,
il detenuto David, cui Eufemiano Fuentes avrebbe snocciolato il suo
ennesimo minestrone di detto e non detto: tanto basta a scatenare un
nuovo terremoto nello sport spagnolo. Il recluso David nelle stanze del
tribunale di Plaza Castilla a Madrid, davanti ai microfoni di El Mundo e
di Marca, avrebbe precisato: «Gli ho chiesto di non dirmi altro. Sono un
appassionato di sport».
Non è la prima
volta che la Spagna dei miracoli resta a bocca aperta, fra stupore e
paura, davanti alle possibili "leaks", alle soffiate del più leggendario
(con Victor Balco) somministratore di doping dell´era moderna, ora agli
arresti (è la seconda volta) per il suo coinvolgimento nella "Operación
Galgo", per traffico e uso di sostanze dopanti, quasi inevitabile sequel
di quell´"Operación Puerto" che scardinò il ciclismo internazionale.
Da quando Fuentes
è ricercato, indagato, controllato dalla Guardia Civil, non c´è giorno
in cui la sua voglia di "muoia Sansone con tutti i filistei" non rischi
di tramutarsi in un elenco di strabilianti e/o insospettabili colpevoli.
I recenti e
molteplici traguardi della Spagna sportiva sono condannati a convivere
col sospetto che qualcuno dei maggiori artefici di quelle vittorie possa
aver preso almeno un appuntamento dal compiacente e milionario medico
della chimica fuorilegge: «Ma noi siamo puliti», urla Del Bosque, ct
mondiale. «In 43 anni di calcio non ho mai visto un tentativo di
conquistare nel mio sport un vantaggio con mezzi illeciti».
Xavi, leader dei
due centrocampi più forti del mondo (Barcellona e Spagna) allarga il
discorso, ma il suo tono è più triste che offeso: «E´ un peccato che
succedano queste cose nello sport spagnolo. Non ci sono ancora
colpevoli, ma è una pena che ne vengano fermate 14 (fra cui il nome
eccellente di Marta Dominguez, campionessa del mondo nelle 3000 siepi a
Berlino, ndr). Per quanto mi riguarda confermo quanto tutti sanno:
abbiamo vinto europei e mondiali da persone oneste e pulite».
2 - L´OSCURO
GINECOLOGO CHE CUSTODISCE I SEGRETI DEL DOPING SPAGNOLO...
Eugenio Capodacqua per "la
Repubblica"
Si è fatto più
furbo. Ora non rilascia più dichiarazioni roboanti come fece durante il
primo mega scandalo doping, la famosa Operacion Puerto che quattro anni
fa coinvolse una cinquantina di corridori fra cui il tedesco Ullrich e
Ivan Basso. Ora parlano per lui avvocati, compagni di avventura o di
sventura, come quelli con cui ha condiviso il fermo della Guardia Civil
nella nuovissima operazione antidoping spagnola «Operacion Galgo». E
sembra un segnale preciso: attenti che se parlo io crolla tutto lo
sport.
Parli di doping
spagnolo e spunta subito lui, Eufemiano Fuentes, 55enne ginecologo di
Las Palmas, Canarie, aspetto giovanile e curato, occhiali scuri spesso
calati sul naso, movenze felpate da felino. L´altro giorno è scivolato
via alla chetichella, sfuggendo l´assedio dei media spagnoli dopo
l´arresto. Il suo messaggio è arrivata per bocca del compagno di cella
(«Se parlo crolla tutto il calcio spagnolo: addio mondiale»), mentre
quattro anni fa, il 5 luglio del 2006, aveva detto pubblicamente: «Ho
dopato anche calciatori, tennisti e atleti, perché sono venuti fuori
solo i nomi dei ciclisti?».
E si era
concretizzato il sospetto che del suo collaudato servizio di doping
ematico (una rete di laboratori e appartamenti a Madrid smantellata
dalla Polizia spagnola) approfittassero interi club di vertice. Tutto
smentito. Dell´incontro da Fuentes con un calciatore del Real aveva
parlato il ciclista Manzano nella sua confessione. Ovviamente smentito
anche lui. Poi l´ineffabile ginecologo si era subito corretto: «Non
posso parlare, ne va della mia vita». L´ambiguità come stile di vita.
Minacciare per
sopravvivere? O semplicemente per vivere meglio? Un dato emergerebbe
chiaro dall´inchiesta della Guardia Civil: sarebbero in tanti a fare la
fila da lui. Da anni. Gli anni - un caso? - in cui lo sport spagnolo ha
sbaragliato il campo in tutte o quasi le discipline, dal tennis, al
calcio, all´automobilismo, all´atletica, al ciclismo.
Tutti da lui, un
medico modesto, senza una grande storia professionale alle spalle, senza
neppure l´aura (fasulla) di scienziato. Eppure continua ad operare da
trenta stagioni. Inseguito e blandito come alcuni nostri «principi»
della farmacia proibita; radiati a vita, ma sempre «operativi» grazie
anche all´evidente distrazione dell´ordine di categoria.
Un pasticcione,
Fuentes, accusato da Manzano di avergli fatto rischiare la vita con una
trasfusione sbagliata; abilissimo venditore di se stesso e delle sue
interviste; già chiacchierato nel 1988 quando una sua atleta, la
quattrocentista Cristina Perez, divenuta poi sua moglie, fu trovata
positiva per uno stimolante e si salvò per il solito cavillo formale.
Lui, medico sociale di prestigiose squadre ciclistiche, dalla Once
all´Amaya alla Kelme, e di formazioni calcistiche come il Las Palmas.
Fuentes sempre
protagonista, anche se questa volta, al contrario del 2006, niente gli è
stato sequestrato, né sacche di sangue, né sostanze dopanti. Ma non solo
lui, tutta la sua famiglia resta discussa. La sorella Yolanda (anche lei
indagata in questa nuova inchiesta) era medico in una squadra spagnola
al Giro 2001, quello delle famose perquisizioni di Sanremo.
Mentre di amici e
«referenti» si vocifera in giro per mezza Europa, Italia compresa. Abile
e diabolico. Restano da esaminare i filmati della Guardia Civil e le
intercettazioni ambientali di ben sette telefonini usati per comunicare
con i clienti. L´inchiesta è solo agli inizi.
14-12-2010]
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CONSORTE PORTA
IL CAFFÈ AL BOLOGNA FC...
A. Bio. per "Il
Sole 24 Ore" - Il "re del caffé" si prepara a salire in
sella al Bologna calcio. O meglio, Massimo Zanetti, numero uno della
Segafredo, oggi annuncerà ufficialmente la sua discesa in campo per
rilevare quello che un tempo era "lo squadrone che tremare il mondo fa"
e che ora trema al solo pensiero di fallire. Gran regista
dell'operazione è Giovanni Consorte. Con la sua merchant bank Intermedia
ha messo insieme una cordata di una quindicina di imprenditori locali
che si riuniranno in mattinata per trovare la quadra e puntare a
rilevare le azioni del club, ora di proprietà per l'80% di Sergio
Porcedda - che non ha mai pagato per l'acquisto, né per il rilevamento
di alcune fideiusssioni - e per il restante 20% della famiglia Menarini
(ex proprietari del club).
Servono subito una
decina di milioni e il piano di Intermedia prevede anche la costituzione
di 5-6 newco per gestire attività collaterali. L'esito non è scontato e
il tempo stringe: i calciatori hanno messo in mora la società per gli
stipendi arretrati. Ci sono 20 giorni di tempo. (A.Bio.) 13-12-2010]
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QUEL RISCHIO AUTOGOL PER FLORENTINO PEREZ...
Mi. C. per "Il
Sole 24 Ore" - Florentino Perez stringe i
tempi. Questa settimana, infatti, il gruppo Acs, di cui
è presidente, dovrebbe formalizzare l'Opa sulla tedesca
Hochtief, annunciata lo scorso settembre. Come noto
l'obiettivo non è già conquistare il 100% del gruppo
tedesco, ma quanto basta per controllarlo. Vale a dire,
passare dall'attuale 29,9% a una quota appena superiore
al 50%. Così facendo Acs consoliderebbe i risultati di
Hochtief nel proprio bilancio, con grande giovamento per
i debiti che assommano a 4,5 miliardi.
Florentino Perez ha sempre detto che l'offerta non è
ostile e che i tedeschi avranno ampi margini di libertà.
Dichiarazioni che non convincono i vertici di Hochtief,
ma nemmeno quelli della controllata australiana
Leighton. Così come non convincono le condizioni
dell'Opa basata sul concambio di 8 azioni Acs ogni 5
Hochtief. Come a dire che il successo dell'operazione è
tutt'altro che scontato e che Florentino potrebbe
incassare un autogol. Cosa che per il presidente del
Real Madrid potrebbe essere disastrosa.10-11-2010
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GARRONATE E CASSANATE - LA RISSA COL PRESIDENTE GARRONE:
“QUI COMANDO IO”. E CASSANO: “ALLA FESTA VACCI TU, FIGLIO DI...”
- ALDILÀ DEL PESSIMO GUSTO DI AGGREDIRE VERBALMENTE UN
SIGNORE ANZIANO CHE TI PAGA LO STIPENDIO, ANTONIO HA IL
DIRITTO DI NEGARSI: “NO, AL TUO CIRCO DEL CONSENSO NON MI
PRESTO” - IN CITTÀ TUTTI CONTRO IL GIOCATORE - LA
SOLIDARIETÀ DI GRILLO (CHE HA APPENA VINTO UNA CAUSA CON
GARRONE): “SE HA BISOGNO DI QUALCHE CONSIGLIO GLI METTO A
DISPOSIZIONE I MIEI AVVOCATI”…
1 - CASSA(NA)TA AMARA - RETROSCENA DI UNA LITE SENZA FINE
GARRONE:
"QUI COMANDO IO". E LUI: "ALLA FESTA VACCI TU,
FIGLIO DI..."
Malcom Pagani per "Il
Fatto Quotidiano"
Padri e figli? Datori di lavoro e dipendenti? La sottile
linea - a luci rosse - è tutta lì. In ciò che si pretende
dall'altro, nella dialettica che rispetta i punti di vista
in opposizione o nella discussione strozzata all'origine.
Nel libero arbitrio che poi, a osservarlo da vicino, tanto
libero non è.
Così Riccardo Garrone e Antonio Cassano, presidente e
giocatore della Sampdoria, finiscono per rappresentare due
polarità inconciliabili, due mondi agli antipodi, due rette
che non si incontreranno mai. Uno, il petroliere della Erg,
precipitato dagli scandali petroliferi degli anni '70 al
ruolo di erede di Paolo Mantovani, pretendeva ubbidienza.
L'altro, come sempre, desiderava assecondare esclusivamente
i propri desideri. Il motivo del contendere, il premio ‘Rete
d'argento' in un albergo di Sestri Levante dal nome
profetico, Vis à vis, della vicenda è attore non
protagonista. Ai soci del club ‘Gianni De Paoli' di Lavagna
(30 anni di attività in bilico tra l'organizzazione di Miss
Blucerchiata e quella di un omonimo carnevale da cui
ottenere ‘palanche' da girare alla Croce Rossa) Garrone
aveva promesso per il 26 ottobre la presenza di Gastaldello
e Cassano. Per il difensore, nessun problema. Per ottenere
l'assenso di Antonio, con il quale Garrone insisteva da 40
giorni, era stato necessario un viaggio senza ritorno negli
spogliatoi di Bogliasco.
Inizio paternalistico: "Te lo chiedo come favore personale"
e davanti al rifiuto di Cassano: "Ti ho già detto che queste
cose non le faccio, voglio cenare con mia moglie, ho appena
rinunciato a 140.000 euro per andare a Paperissima",
raccontano, un accenno di minaccia: "Mi dici no dopo tutto
quello che ho fatto per te? Sei un ingrato. Guarda che se
non vieni non giochi più, qui comando io". Solo allora,
Cassano avrebbe lasciato la stanza, sbattendo la porta e la
buona educazione, ad alta voce, come altre mille volte in
passato.
"Vecchio di merda", figlio di qua, figlio di là, madri,
mestieri antichissimi, parolacce in dialetto e non, a uso e
consumo di un pubblico indigeno ma non ingenuo, comunque
relativamente turbato. Una decina di minuti in tutto,
qualche calcio alle borse, un paio di vaffanculo. La
quotidianità sgradevole, di mezzo secolo di zoo pallonaro
che, da Maradona in giù ha visto di peggio. Zigoni, a
Verona, prendeva per il collo il padrone Garonzi che a sua
volta grugniva: "Disgraziato, bastardo, lo firmi o no ‘sto
contratto, figlio di un mona".
Poi facevano pace. Perché tra padri e figli, puoi urlare, ma
passata la tempesta, torna il sole. Cassano ci credeva. E si
sbagliava. Il repertorio era stato già esplorato e
amnistiato un'infinità di volte. Per il protetto di un
tempo, impegnato a litigare con l'universo intero, da Bari a
Madrid, Capello coniò un felice neologismo ‘Cassanata'. Con
Gentile, in Romania, Totò sfiorò il contatto fisico. A
Trigoria venne messo fuori rosa, in Spagna ingrassò a forza
di pomeriggi a base di dolci e sessioni intensive di tv
italiana, illanguidendo con la tribù: "Ti rendi conto mammà?
Quello prende gli applausi e io sto sul divano".
Per poi rinascere, quando tutti lo davano per morto, senza
mai cambiare definitivamente. Piccoli, impercettibili
miglioramenti che inteneriscono il tempo di una stagione.
Cambia clima e per Cassano, si utilizzano le categorie già
abusate in passato. La sociologia d'accatto: famiglia,
adolescenza difficile, vicoli di Bari vecchia, vespe
scarburate. Nessuno che si chieda, nell'ipocrisia dei pesi e
delle misure più varie, se più in là del pessimo gusto di
aggredire verbalmente un signore anziano che ti paga lo
stipendio, Cassano avesse il diritto di negarsi: "No, al tuo
circo del consenso non mi presto".
Ai figli di Garrone, decisivi nell'orientare il genitore,
questo fiore di provincia selvatico non è mai piaciuto.
Scuole diverse, qualche gelosia dovuta alle indulgenti
attenzioni (Cassano esagerò anche a Genova) che il patriarca
adottò verso il reprobo nei momenti bui, gli stessi che per
qualche fischio piovuto dagli adoranti spalti del Ferraris
adombrarono il principe e gli fecero intonare la solita
canzone: "Se non servo, me ne vado".
Oggi accade qualcosa di inatteso. Cassano chiede scusa a
Garrone in ogni modo, promette fedeltà eterna alla Samp,
disegna scenari da qui al 2020 ma il perdono, come in un
recente ieri, non arriva. Al telefono, il giorno successivo
al trivio, tra i due sembrava fosse tutto a posto. Il
procuratore di Antonio, Beppe Bozzo che, visto l'andazzo,
vive con la valigia sotto il letto, era persino ritornato a
casa. Meno di 24 ore e dal feudo di Garrone piovono
rinnovate condizioni per la tregua. Fogli da firmare,
pubblica ammenda, parole che un giorno, pensano
nell'entourage del calciatore, potrebbero ritorcersi contro
Cassano, divenire materia da contratto, condizione a
prescindere, ipotetico capestro. Garrone si incazza.
Documento o meno, il presidente ratifica la fine. È
orgoglio, lezione, calcolo. E di ora in ora, la distanza si
allarga, la durezza si stratifica. Con la memoria presentata
per la rescissione, la Sampdoria difficilmente otterrà
soddisfazione. Così le strade si separeranno a Gennaio, con
pallidi vantaggi (lo stipendio risparmiato, le brame
emulative dei compagni azzittite) per una società che nel
momento più buio, con notevole lungimiranza, aveva riportato
alla luce il più giovane tra i talenti smarriti. A Genova
sperano di non dover pagare il Real Madrid (rate per 5
milioni di euro), ma in ogni caso, dei 15 milioni
preventivabili in caso di cessione vedrà meno delle
briciole.
Alla Samp il clima è quel che è. Cassano e il tecnico Di
Carlo (è una notizia) vanno d'accordo. I suoi amici (Accardi
e Pozzi) sono ornamentali. Dietro c'è altro. Sfumata la
Champions pulsa un progetto al ribasso. In città fino a due
giorni fa non si trovava un solo tifoso disposto a dar
ragione a Cassano. L'aria è mutata, i sondaggi del Secolo
XIX anche. Suicidarsi, per una gita a Sestri dove 36 anni fa
Vecchioni aveva già ubicato "i figli persi in Teatro e
quelli lasciati agli altri", è peggio di una sconfitta. Una
retrocessione.
2 - GRILLO DOCET: GARRONATE E CASSANATE...
Da "Il
Fatto Quotidiano" - Lo sapete. Sono
sempre pieno di querele. Ne ho ancora una di Biagio Agnes
del 1993, allora presidente della Stet/Telecom. Il famoso
processo lento. Per questo quando vinco una causa (e vinco
quasi sempre) per me è giorno di letizia che oggi voglio
condividere con voi. Il Tribunale di Milano ha stabilito che
al petroliere Riccardo Garrone presidente della ERG non
spetta il risarcimento di un milione di euro per la causa di
diffamazione che mi ha intentato.
Il giudice ha riconosciuto, insieme al diritto di satira,
che le mie affermazioni nello spettacolo Reset, poi riprese
da Annozero, erano corrette.
Il Garrone è anche presidente della Sampdoria e ha sospeso e
deferito Cassano per gravi ingiurie che però non sono state
riportate dai media. Cosa gli avrà mai detto? CIP6? Se
Cassano ha bisogno di qualche consiglio gli metto a
disposizione i miei avvocati. Per solidarietà. 03-11-2010]
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SE SPUNTA BERETTA TRA GARRONE E CASSANO...
G. D. per "Il
Sole 24 Ore" - Maurizio Beretta ha
lasciato il 12 ottobre l'ultimo incarico nel gruppo Erg,
controllato da Riccardo Garrone, quello di consigliere della
Erg Petroli, ora TotalErg. Il 29 giugno Beretta aveva
lasciato il board di altre due società del gruppo, la Erg
Power & Gas e la Erg Raffinerie mediterranee. Beretta era
entrato nei tre consigli nel giugno 2009, poco prima di
essere eletto presidente della Lega calcio. Tutto in
sordina.
La presenza di Beretta nei cda di Garrone non era (e non è)
indicata nel dettagliato curriculum del presidente sul sito
della Lega. Sul web alcuni blogger hanno eccepito il
potenziale conflitto d'interesse del presidente della Lega
nel calcio, perché Garrone è proprietario della Sampdoria,
di cui peraltro la Erg è sponsor. La Lega si occupa anche
dei criteri per la ripartizione dei diritti tv tra i club e
ora deve giudicare la controversia esplosa tra Antonio
Cassano e Riccardo Garrone.
[03-11-2010]
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1-
IL VIOLA OLIVIERO BEHA ALLA RICERCA DELLA FIORENTINA
PERDUTA DAGLI SCARPARI - 2- PERCHÉ I DELLA VALLE HANNO
COMPRATO SOTTOCOSTO I TERRENI DI INCISA SEI ANNI FA PER
COSTRUIRVI UN CENTRO SPORTIVO MAI COSTRUITO MA RIMASTO
DI LORO PROPRIETÀ EVIDENTEMENTE CON ALTRE DESTINAZIONI
D’USO? - PERCHÉ È FINITA CON PRANDELLI? - PERCHÉ HANNO
CONDIZIONATO DA UN ANNO E MEZZO UN CLUB E UNA SQUADRA
BEN COSTRUITI AI LORO INTERESSI EDILIZI “SOTTO GLI OCCHI
DI TUTTI”, ECC.ECC.? - 3- LA CRISI DELLA SQUADRA È
COMINCIATA DA MOLTO TEMPO, PRIMA DEL NO ALLA CITTADELLA,
E CHI DOVEVA SAPERE, STAMPA COMPRESA, SAPEVA MA TACEVA.
STRANO, NEVVERO? -
Oliviero Beha per
Il FattoQuotidiano
Cominciamo dalla fine, che dovrebbe poi essere l'inizio:
il ritorno in campo di Adrian Mutu , a Catania, domenica
prossima, dopo la lunga squalifica per "pillole dopanti"
che dovevano farlo dimagrire.... Salvator mundi, secondo
la vulgata. Fuoriclasse assoluto e bizzarro,
scazzottatore di camerieri con un tasso di sregolatezza
e cattive compagnie davvero eccessivo.
Il
buco di Jovetic riempito da uno di dieci anni più
anziano ma di classe probabilmente superiore. Ebbene, se
vi dicessi che il romeno ha sei mesi di arretrati nello
stipendio? Che il club gli ha fatto causa per danni per
non pagarglielo mentre Mutu ha in corso un conflitto con
il Chelsea che lo vuole spolpare per la vecchia vicenda
della cocaina? Che la Fiorentina non ha mai, dico mai,
neppure chiesto la deroga per fargli disputare almeno le
amichevoli negli ultimi tre mesi se non altro perché
Jovetic era rotto o rottissimo?
Che un anno fa un medico della Juve si accollò la
responsabilità di un Cannavaro trovato positivo
all'antidoping e così passo tuttò in cavalleria, mentre
per Mutu in società questo problema non si pose mai e
qualcuno già si fregava le mani "con il nuovo Jo-Jo" che
avrebbe polverizzato la memoria del "divino giostraio"
caduto in disgrazia?
E
poi dici che non se le vanno a cercare. Sì, è vero, chi
scrive è di Firenze ed è grande tifoso della Fiorentina,
ma non al punto di non voler vedere e raccontare. Sì, è
vero, non ho risparmiato nulla né ai Pontello né ai
Cecchi Gori né ai Della Valle, convinto come sono che
prima venga il club, la sua serietà, la sua trasparenza
gestionale (uuuh!), la sua efficienza e dopo la squadra
,il tecnico ecc.
Quindi di personale non ho nulla, e le critiche a raso
non ho aspettato di farle oggi, a babbo semi-morto e
quando farle è facilissimo, ma le muovevo qui già un
anno fa quando Firenze gongolava perché la squadra
tirava, in Champions avanzava, il "progetto"
dellavallesco dirompeva e Prandelli "era il primo
Ferguson italiano". Possibile che in un anno sia andato
in pezzi tutto il cristallo ? Che cosa c'è sotto, e
perché? Era vero cristallo?
Vent'anni fa, Mondiali in Italia e Franchi rifatto per
l'occasione, i Pontello lasciavano a Cecchi Gori
sparendo muro muro perché avevano ceduto l'unico
fuoriclasse in grado di mantenere in vita nella città di
Dante l'asse tecnico ereditario di Antognoni, ossia
Baggio. E alla Juventus, perfino. All'epoca Franco
Zeffirelli commissionò a me e a un prestigioso collega
albionico, Brian Glanville, una "Storia del calcio dalle
origini ai nostri giorni" per un film per la tv che
avrebbe dovuto produrre Fininvest. Poi non si fece, e si
fece nel '94 il primo governo Berlusconi...per dire.
Fu
allora che mettemmo mano per il copione a meravigliose
scene di massa del calcio fiorentino dei secoli passati,
infilandoci nel dna di una città e di una cittadinanza
che è un tutt'uno, un unicum con la squadra. Per
capirci, il calcio è spesso e ovunque o quasi metafora
di tutto, Firenze invece rischia -Walter Pater e le sue
cronache alla mano- di essere storicamente metafora del
calcio dagli albori.
Per questo è delicato parlare di Firenze e Fiorentina,
un'endiadi scabrosa piena di soddisfazioni ma anche di
dolori formidabili. Su questo canovaccio si innestano i
Cecchi Gori, il praticone eccellente cinematografaro e
il suo erede allo zafferano.Il primo muore presto,
ahimé, il secondo ha in mano la società per non far
troppi danni altrove (è la teoria della Moratti family
con Massimo).
Invece fa un macello. Prima la B nel '93, poi la
risalita, la bancarotta tra calcio e cinema, la garrota
dei debiti e infine il fallimento della Fiorentina nel
2002.Se si fosse voluto, si sarebbe salvata. Altre
società hanno avuto trattamenti più favorevoli. Nel
calcio come altrove le Istituzioni istituiscono solo ciò
che conviene ai padroni del vapore: Cecchi Gori era
segnato, e nemmeno voleva vendere le sue sale
cinematografiche perché da sotto il lenzuolo Valeria
Marini lo sconsigliava di farlo.
Così crolla, la Fiorentina sparisce e il duo Ds Domenici
sindaco e D'Alema dux e non pater (quello era Walter...)
in quell'estate combinano con Della Valle. Sarà lui il
nuovo padrone, senza spendere una lira per la neonata
Florentia Viola successivamente rientrata prima in B
(dalla C2 saltando un anno come a scuola perché
ingiustizia era stata fatta-ma a Cecchi Gori- e perché
Della Valle era imprenditore "fresco" e "credibile":
l'alternativa all'epoca si chiamava Preziosi...) e poi
in A.
Da
allora sapete tutto: l'anno in cui,2004-2005, poco mancò
che rifinisse in B nella temperie di Calciopoli, con
Della Valle che si prese per la Fiorentina 17 punti di
penalizzazione ma ne uscì mondato per la giustizia
sportiva ( e allora scusate ma quei 17 punti erano per
punire me?), e poi gli anni in cui Prandelli era il
Signore di Firenze.Cinque, o quattro e mezzo, con molte
virtù ed alcuni errori marchiani.
Ma
è stato cacciato con ignominia mesi fa e nessuno si
chiede come mai ? O si pensa da autentici grulli che
abbia lasciato la Fiorentina per la Nazionale? E' stato
"sistemato" ad una Nazionale in cerca di autore più di
Pirandello solo perché i Della Valle (naturalmente il
Della Valle, l'altro essendo solo un fratello) volevano
sbolognarlo senza pagare dazio alla città "del calcio
fiorentino".
E'
stato in questi anni che lo strepitoso spirito del
capitalismo soffiava in Diego e gonfiava i gonfaloni
gigliati. Qualche numero sugli affari di famiglia mentre
la Fiorentina offriva un palcoscenico fenomenale sia dal
punto di vista pubblicitario che da quello
"antropologico", di fidelizzazione. Chiedete a un
pubblicitario di monetizzare tutto ciò. E comunque: nel
2002 quando i Della Valle rilevano gratis la Fiorentina
in serie C2 il gruppo Tod's chiude con un utile netto in
incremento del 12,5%. Nel 2003 il gruppo Tod's chiude
con un utile netto in incremento del 8,1%.
Ma
ricordo che fino a questo momento la Fiorentina anfanava
nelle serie inferiori e i Della Valle ancora non avevano
acquisito quella visibilità che ottengono l'anno
successivo quando i viola arrivano in serie A. Della
Valle è regolarmente in tv più per la Fiorentina che per
i suoi marchi, e così che ti combina? Si compra un
testimonial ogni tanto a passeggio per il campo come
l'ex campione nipponico Nakata, ormai stantio, con
relativo viaggio estivo in Giappone, consequenziali
esibizioni e un rendiconto "magico": nel 2004 infatti
l'utile netto sale al 15% ma il dato più significativo è
che grazie al suo testimonial speciale che inaugura show
room a Tokyo il gruppo aumenta l'utile netto in Asia del
60%.
Con i viola in serie A, Diego Della Valle spopola e
mentre la squadra è a un passo dalla B con mille
allenatori e poi approda all'era Prandelli il 2005
chiude con incremento del 39%.
Il 2006 è l'anno di Calciopoli, delle intercettazioni,
una botta negativa di immagine clamorosa e la parabola
ascendente dei ricavi comincia a invertire la tendenza.
Nel 2006 l'incremento scende a un 14%, stesso dato nel
2007.
Il
2008 continua con il trend al ribasso e l'utile netto
riportato nei bilanci scende ancora a 7,9%. Il primo
trimestre 2009 solo a 5,4%.........Che voglio dire,
cifre alla mano ? Che si sta incrinando il famoso
"progetto" di cui tante volte ho chiesto ragione per
iscritto ai Della Valle anche da queste colonne sotto
forma di una specie di "10 domande" cui né lui né
Berlusconi hanno mai risposto.
Il
progetto consisteva in questo: riuscire in qualche modo
a non perdere un euro con la Fiorentina guadagnando con
l'indotto, fosse l'aspetto pubblicitario preponderante
oppure un futuro edilizio con Cittadella, stadio, negozi
ecc. Un autentico colpaccio. Naturalmente da mettere in
atto a Firenze, ossia quel tipo di città e di
cittadinanza con quel legame storico che dicevo.
Così nel settembre 2009, giacché quest'ultimo progetto
non si realizzava per i motivi che tra poco vi
riassumerò, Andrea Della Valle lasciava la presidenza a
un anonimo "perché la città non lo capiva", e
successivamente il patron Diego quella onoraria "per
dare un segnale". Ma un segnale di che ? Il segnale di
chi pretendeva una Cittadella come e dove la voleva lui,
nell'area di Castello nelle vicinanze dell'aeroporto
casualmente di Ligresti e casualmente sotto sequestro
della magistratura, in un turbine giudiziario che parte
dalla banca di Verdini e sconfina nella "cricca" e in un
pasticcione nazionale ben poco calcistico.
Ma
mentre litigano il nuovo sindaco Renzi e il nuovo
governatore Rossi (l'unico rimasto fedele al "progetto"
essendo Dieguito), i Della Valle mandano continui
segnali di disimpegno. Forse non si divertono più. Ma
non ci spiegano perché hanno comprato sottocosto i
terreni di Incisa sei anni fa per costruirvi un Centro
Sportivo mai costruito ma rimasto di loro proprietà
evidentemente con altre destinazioni d'uso, non ci
spiegano perché è finita con Prandelli, non ci spiegano
perché abbiano condizionato da un anno e mezzo un club e
una squadra ben costruiti e con qualche speranza di
vivaio ai loro interessi edilizi "sotto gli occhi di
tutti",ecc.ecc.
E
non entro qui nelle campagne acquisti, l'attuale
allenatore, le vicende di giornata. Mi basta aver
fornito dati chiari per un imprenditore "raffinato" oggi
impegnato in una rissa con l'Ad di Trenitalia, Moretti,
per "fare più grande il binario" come cantava Rascel per
la Scozia, con i suoi Nuovi Treni Veloci "manna per il
mercato", un Dieguito al foulard con lo charme del Fondo
Lussemburghese omonimo in società con Montezemolo, Abete
e sodali. La crisi dunque è cominciata da molto tempo,
chi doveva sapere stampa compresa sapeva ma taceva.
Strano, nevvero?
29-10-2010]
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9
- EL PAIS
MESSI NON VALE NULLA
http://bit.ly/dv6xHs
-
Il Barcellona ammette le perdite finanziare e il valore
delle riserve è di 100 euro. Messi, Xavi e Iniesta, nel
bilancio della squadra valgono zero spaccato. Cristiano
Ronaldo 95 milioni di euro, ovvero più o meno quanto
pagò Florentino Pérez al Manchester United.
29-10-2010]
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BELGRADO, DEGRADO ULTRÀ - UN ESERCITO DI ZOMBIE VIOLENTI
CHE ATTACCANO ALLO SCHIOCCAR DI DITA DI CAPI COME IVAN
(L’ORCO DI GENOVA) O OBRADOVIC, AL GRIDO DI “DIO,
SERBIA, FAMIGLIA” - AMMAZZANO I TIFOSI, SERBI O
STRANIERI NON IMPORTA, PESTANO I MANIFESTANTI DEL GAY
PRIDE - NEL MITO DI MLADIC E ARKAN, RICATTANO LO STATO E
NON VOGLIONO ENTRARE IN EUROPA, PER PROTEGGERE IL LORO
GIRO DI SCOMMESSE, PARTITE TRUCCATE, MAZZETTE,
TRASFERIMENTI MILIONARI DI GIOVANI CALCIATORI ALL’ESTERO
E NARCOTRAFFICO…
Renato Caprile per "la
Repubblica"
«Giustizia per Uros». La scritta rosso sangue campeggia
su gran parte dei muri di Belgrado. Chi è Uros, vi
chiederete. Un politico d´opposizione, un anarchico, un
intellettuale scomodo? Niente di tutto questo.
Semplicemente un ultrà del tifo della Stella Rossa,
responsabile di aver cavato un occhio a un poliziotto
durante uno scontro al "Maracanà" di Belgrado.
Per quella carognata Uros sì è beccato otto anni di
galera. Ma, incredibile a dirsi, c´è chi chiede
«giustizia» per uno come lui. Strano paese la Serbia. Il
meglio e il peggio dell´intelligenza fanno a pugni in
questo spicchio d´Europa.
E il peggio purtroppo viene proprio dai supporter dello
sport più popolare, il calcio. Che come una gigantesca
calamita sembra aver attratto l´area più grigia della
società. Un gigantesco mosaico di frustrazioni,
violenza, miseria intellettuale. La manovalanza ideale
per chiunque voglia creare disordini.
Gli ultrà infatti non hanno ideologie, non sono né di
destra né di sinistra. Sono picchiatori e basta al soldo
di chi li ingaggia. Buoni per ogni occasione.
Quasi alle porte dell´ultimo tratto di Kralja Petra, che
immette nel quartiere periferico di Dorcol sulle rive
del Danubio - la roccaforte dei tifosi del Partizan -
c´è un enorme murale che raffigura Al Capone e quella
che nelle intenzioni del suo autore doveva essere la
visione dell´esistenza del sanguinario padrino di Cosa
nostra.
Una lunga sfilza di "pillole di saggezza" così
riassumibili: «Nel corso di una vita si possono cambiare
molte cose, quasi tutte. Le fidanzate, le mogli, le
opinioni politiche e perfino il modo di esigere il
pizzo, ma la squadra del cuore e gli `amici´ no. Quelli
sono per sempre». Guai a chi sgarra, dunque.
E allora "Benvenuti ad Alcatraz". No, qui il famigerato
penitenziario americano non c´entra nulla. Alcatraz per
fortuna è soltanto una scritta su un muro scrostato.
Avverte i "malintenzionati" però che siamo entrati in
una sorta di terra sacra, nella tana della più
oltranzista della frange dei grobari, i becchini del
tifo bianconero del Partizan. Gente dura, irriducibili.
Basterebbe esibire un gagliardetto della Stella Rossa o
del Rad per finire accoltellati in un attimo.
All´indomani del raid di Genova, quelli di Alcatraz però
hanno scelto un basso profilo. La polizia li bracca e
allora se ne stanno a casa o in uno dei loro covi,
baretti, sale giochi o scommesse. Nell´elenco di quelli
che odiano, i giornalisti occupano una delle primissime
piazze soprattutto dopo i reportage di Brankica
Stankovic, inviata del network televisivo B92. La
Stankovic ha firmato a una coraggiosissima inchiesta sul
tifo violento e sulle mafie del calcio. Sei puntate di
un´ora ciascuno.
Roba tosta, piena di nomi e cognomi, che ha addirittura
fatto sì che il boss di Alcatraz finisse in galera.
Scommesse, partite truccate, mazzette, trasferimenti
milionari di giovani calciatori all´estero, l´ingerenza
dei boss del narcotraffico nello sport più amato dai
serbi, la faccia nascosta del calcio messa a nudo.
Un´inchiesta scomoda che è costata minacce di morte a
Brankica, che ora è costretta a vivere sotto scorta. Con
questa teppaglia, dunque non si scherza. Se lo
ricorderanno finché campano anche i supporter del Tolosa
football club, che l´anno scorso a Belgrado per un turno
di Europa League hanno dovuto piangere la morte di uno
di loro, Buce Taton, accoltellato senza un perché.
Zeljko c´era nell´ultima domenica di pietre e di sangue a
Belgrado. Ha vent´anni, rasato, tatuatissimo, sul metro
e novanta per oltre cento chili di peso. Ha fatto boxe e
sostiene di poter ammazzare con un sol pugno. C´è da
credergli sulla parola. Studi pochissimi, lavoro
nessuno, hobby: biliardo, slot machine e soprattutto
calcio. Partizan, manco a dirlo. Una fede, un amore -
confessa - al quale non riesce a sottrarsi.
Perché ce l´aveva a morte con i ragazzi del Gay Pride? La
domanda sembra coglierlo di sorpresa. Se fosse in grado
di ragionare potrebbe addirittura rispondere qualcosa di
simile a un «niente di personale», e invece si limita a
dire: «Quando un brat, un fratello di tifo, chiama,
bisogna rispondere». Insomma la filosofia di Al Capone.
Per farla breve: qualcuno gli ha telefonato, gli ha
detto: devi venire, e lui ci è andato. Si trattava di
scontarsi con la polizia, ma poteva trattarsi d´altro,
lui non si sarebbe comunque sottratto. Una pedina,
dunque, sullo scacchiere della violenza urbana, Una
delle migliaia reperibili nelle frange del tifo
violento.
A Genova però lui non c´è stato. Biascica di non aver
fatto in tempo, ma in realtà non fa parte dell´"èlite"
della categoria, è soltanto un figurante di seconda
fila. La prova è che a interrompere la nostra breve
chiacchierata basta l´occhiata torva di un brat, una
sorta di graduato della sua confraternita, che di corsa
spunta fuori da un bar e punta verso di noi. Zeljko
quasi se la dà a gambe. Inutile insistere, Alcatraz è
blindata.
Zeljko e quelli come lui sono dunque manovrati. Come dire
che abbiamo individuato il killer, ma non il mandante.
Al primo posto sulla lista dei sospettati c´è "Obraz",
l´organizzazione clero-fascista di Mladen Obradovic.
Dio, patria, famiglia, serbità, Mladic e Karadzic e
altra paccotiglia ultranazionalista del genere. La
stessa di organizzazioni sorelle come Nasi e 1389,
quella del terribile Ivan di Genova.
Trent´anni, studi incompiuti di storia e teologia,
piccolino, minuto, l´esatto opposto di uno come Zeljiko
o Ivan, Obradovic, finito in manette domenica scorsa
subito dopo gli scontri con la polizia, è sicuramente la
mente dei disordini. E´ lui al di là di ogni ragionevole
dubbio che ha coordinato la sassaiola anti Gay Pride. A
casa sua c´erano le liste, complete di nomi, dei sei
gruppi d´attacco. Ma chi lo ha finanziato? La mafia,
secondo gli analisti del quotidiano Press.
Un rapporto della Bia, una branca dei servizi segreti
serbi, avvalorerebbe questa tesi. I monopolisti che
vedrebbero l´ingresso in Europa della Serbia come il
fumo negli occhi. Gli ambienti più conservatori della
Chiesa ortodossa, quella che fa capo al metropolita
montenegrino Amfilohije, che ha osteggiato in ogni modo
il raduno omosessuale, secondo altri. Ma se cade Tadic,
chi può prenderne il posto?
Secondo gli ultimi sondaggi in caso di elezioni
anticipate potrebbe esserci un testa a testa tra il
partito democratico del presidente in carica e la
costola fintamente progressista degli ex radicali di
Tomislav Nikolic. Per ora nessuno si azzarda a puntare
l´indice contro l´ex delfino del criminale di guerra
Vojslav Seseli, anche se politicamente è l´unico che
potrebbe trarrre benifici da una crisi di governo. Certo
è che i due episodi violenti con gli ultra del tifo come
protagonisti a Belgrado e Genova, sono troppo
ravvicinati per non pensare che siano parte di una
stessa strategia d´attacco.
Chi non ha dubbi è Slobodan Homen, alto funzionario del
ministero della Giustizia serbo: «Anche se non è un vero
e proprio golpe, sicuramente siamo di fronte a un
pericolosissimo colpo di coda di coloro, imprenditori e
criminali che non si arrendono alla modernità. Penso a
trafficanti d´ogni genere spaventati da un regime di
concorrenza che li spazzerebbe via. Abbiamo molti
nemici: gruppi mafiosi, movimenti che si oppongono alla
collaborazione con il tribunale dell´Aja, estremisti di
varia natura e partiti d´opposizione che se anche non
finanziano il disordine, certo potrebbero giovarsene».
L´unica certezza è che ci vorrà ancora chissà quanto
tempo perché sui muri Belgrado invece che «Giustizia per
Uros», si possa leggere un più rassicurante:
«Consegniamo Mladic».
14-10-2010]
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CONSOB
A CLUB QUOTATI, INFORMAZIONI PIU' CHIARE SU
COMPENSI GIOCATORI...
(Adnkronos) - La Consob chiede alle
societa' di calcio quotate in Borsa di fornire al
mercato informazioni piu' chiare, prestando particolare
attenzione ai compensi dei giocatori e degli
intermediari. La Commissione, come si legge nella
newsletter settimanale, 'in considerazione delle
specifiche peculiarita' delle societa' di calcio ha
individuato alcune aree di miglioramento
dell'informativa da rendere al mercato da parte delle
societa' calcistiche quotate, con particolare
riferimento ai compensi riconosciuti e/o da riconoscere
agli intermediari e ai calciatori, tenuto conto della
significativita' che l'ammontare di tali compensi spesso
assume'.
04-10-2010]
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- AS ROMA: PROSSIMA SETTIMANA PARTE PROCESSO VENDITA...
(ANSA) - Il processo di vendita dell'As
Roma si aprirà la settimana prossima. E' questo, in
sintesi, quanto é stato deciso questa mattina durante
l'incontro che si è tenuto presso la sede milanese di
Rothschild, l'advisor incaricato da UniCredit nel
cercare un nuovo proprietario per il club giallorosso.
L'incontro, definito da più fonti "introduttivo" e
"preliminare", è servito alle parti a mettere a punto la
documentazione da fornire ai potenziali acquirenti.
Pertanto la prossima settimana è previsto l'invio dei
documenti agli interessati e la calendarizzazione degli
incontri. In ambienti vicini all'operazione si ricorda
che sarebbero arrivate circa 20 manifestazioni di
interesse.
07.09.10 |
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UNA SUPPOSTA DI TACHIPIRINA PER TOTTI - Il fondo di
investimento Clessidra vuole la Roma. in cordata con
Unicredit e Francesco Angelini, il patron della casa
farmaceutica produttrice della Tachipirina -
L’operazione è subordinata a due condizioni: l’ok di
Mps, l’altro creditore del gruppo Sensi (oltre a
Unicredit), e l’esenzione dall’obbligo di lanciare
un’opa sulla Roma - Il prezzo? Si parte da una
valutazione di 150 milioni per la maggioranza del
club...
La
società, scrive il Messaggero oggi in edicola, ha fatto
sapere di essere interessata a esaminare l'operazione in
cordata con altri partner, che potrebbero essere
Unicredit e Francesco Angelini, il patron della casa
farmaceutica produttrice della Tachipirina. I tre
partner potrebbero rilevare con quote paritetiche il 67%
della società di Trigoria.
La
trattativa potrebbe entrare nel vivo dopo il 23 agosto,
quando tornerà dalle vacanze Alessandro Daffina, il capo
di Rothschild, la banca d'affari che ha ricevuto il
mandato per trovare un compratore per il club
giallorosso.
ù
L'operazione è comunque subordinata a due condizioni:
l'ok di Mps, l'altro creditore del gruppo Sensi (oltre a
Unicredit), e l'esenzione dall'obbligo di lanciare
un'opa sulla Roma, che è quotata in Borsa, in base a
norme specifiche che consentono l'esonero quando il
passaggio del controllo riguarda una società che
contemporaneamente ristruttura il debito. Proprio quello
che sta avvenendo con la Roma, messa forzatamente in
vendita da Unicredit per rientrare dei 325 milioni
prestati ai Sensi.
Il
prezzo? Si parte da una valutazione di 150 milioni per
la maggioranza del club.
[14-08-2010]
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CALCIO IN CULO – NIENTE APPELLO PER IL PIBE DE ORO, LA
FEDERCALCIO ARGENTINA HA DECISO CHE LE 4 PAPPINE CON LA
GERMANIA SONO TROPPE PER TENERE MARADONA SULLA PANCHINA
DELLA NAZIONALE – IL BARÇA BELLO E IMPOSSIBILE: ROSSO DA
442 MLN E CRAC SEMPRE PIÙ VICINO (UN PRESTITO PER PAGARE
GLI STIPENDI) – LA PREMIER LEAGUE SEMPRE PIÙ FASHION
FROCIA: D&G VESTONO LE FIGHETTE DEL CHELSEA
1 - MARADONA NON E' PIU' CT DELLA NAZIONALE
ARGENTINA...
(ANSA) - Diego Armando Maradona non é
più il ct della nazionale argentina. Lo ha reso noto
durante una conferenza stampa il portavoce della
federcalcio argentina, Afa, Ernesto Cherquis Bialo.
"La decisione è stata presa all'unanimità da parte del
comitato esecutivo dell'Afa", ha ricordato il portavoce
dell'Afa, precisando che tale comitato ha deciso di "non
rinnovare il contratto" a Maradona. Durante la riunione
di oggi nella sede dell'Afa, il presidente della
federazione, Julio Grondona, ha "informato sui punti
principali della larga riunione di ieri con Maradona".
Rispondendo ai cronisti, il portavoce ha precisato che i
dirigenti dell'Afa stanno informando "in questi minuti"
a Maradona circa la decisione presa oggi.
2
- IL CHELSEA VESTE DOLCE & GABBANA...
Dal sito dei due stilisti siculi si legge: Dolce&Gabbana
e Chelsea Football Club annunciano di avere siglato un
accordo triennale che vedrà ancora una volta lo stile
Dolce&Gabbana incontrare una squadra di calcio di
prestigio internazionale.
Dolce&Gabbana, oltre a firmare le divise formali
ufficiali del Club inglese, allestirà la "Dolce&Gabbana
Lounge" all'interno del West Stand di Stamford Bridge e
si occuperà dell'allestimento dell'area di accoglienza
principale della sede del Club.
3
- SUPER BARÇA, BELLO E VERSO IL CRAC - IL MODELLO
VINCENTE COSTA CARO: "BUCO DI 442 MLN" CHIESTO UN
PRESTITO PER PAGARE GLI STIPENDI...
Enrico Sisti per "la Repubblica"
Prima di aprirsi ad una nuova vita, Laporta ha lasciato
il Barcellona fra gli spifferi dei debiti. Se n´è andato
con una mezza verità, se non proprio una menzogna:
«Siamo in attivo di 11 mln di euro», annunciava il 30
giugno il presidente dei sei titoli in un solo anno (il
2009) sapendo che non sarebbe stato rieletto (per sua
scelta) e quindi rassicurato che nessuno, con la Spagna
mondiale a nascondere la polvere sotto il tappeto,
sarebbe mai andato a chiedergli precisazioni immediate
(Laporta si è candidato per il parlamento catalano).
«C´è un buco di 442 milioni di euro!», spiega adesso a
testa bassa il suo sostituto Sandro Rosell dopo aver
fatto due conti con la matita. Non solo: il club più
ammirato del mondo, contrariamente a quanto dichiarato
dalla precedente amministrazione, denuncia anche un
minor numero di entrate (408,9 mln al posto dei presunti
428,7) e una perdita secca di 77,1 mln.
Lo
società spende 235,2 mln soltanto per gli ingaggi del
calciatori, il solo Ibrahimovic, il calciatore con la
busta paga più alta del mondo, ne succhia da solo 12,3
all´anno. Il 48% delle spese globali se ne va dunque in
stipendi, ma l´allarme non basta a far dimenticare
Fabregas, che ancora ieri la stampa spagnola, sponda
catalana, dava per molto vicino al tornare "a casa".
Vero che Manchester e Real Madrid viaggiano a velocità
doppia, quanto a debiti (dai 700 agli 860), ma anche
quelli dell´esemplare Barcellona dell´azionariato
popolare non sono certo calcoli da far sognare un
presidente di fresca nomina e un´intera popolazione di
tifosi, soprattutto se il capo di un gruppo è affiancato
da spietati analisti come Javier Faus, vicepresidente
con delega alle revisione del conti, esperto in stime
finanziarie e teorico di economia aziendale.
La
sua ammissione suona come uno stop agli sperperi del
boom del calcio spagnolo e mondiale: «C´è un problema
strutturale grave: all´eccellenza sportiva non ha
corrisposto l´eccellenza finanziaria. L´obiettivo della
nuova giunta è coniugare l´eccellenza sportiva a quella
dei conti». Recentemente il Barcellona ha ottenuto un
prestito bancario di circa 155 milioni di euro. Parte
del denaro è servita per pagare gli stipendi di tecnici
e giocatori per il mese di giugno. Rose e fiori. Già
appassiti. (e.si.)
[28-07-2010]
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| Sfortunato in campo, fortunato in affari. Gigi Buffon ha
messo a segno un colpo da manager: si è aggiudicato
l'11,5% delle azioni della Zucchi, società di biancheria
per la casa quotata in Borsa a Piazza Affari a Milano.
Il portierone della Nazionale e della Juventus è ora il
secondo azionista della Zucchi, alle spalle della
finanziaria della famiglia fondatrice, la Maonia. Ma non
è la prima volta che Buffon dimostra fiuto per gli
affari: dopo il Mondiale di quattro anni fa acquistò una
serie di appartamenti a Punta Sardegna, nel comune di
Palau, accanto a Porto Rafael, rivalissimo di Morto
Cervo e Morto Rotondo. 17.07.10 |
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LA LEGA TI
LEGA – JUVE APRIPISTA: I BIANCONERI E IL NUOVO ACQUISTO MARCO
MOTTA STIPULANO IL NUOVO “MODULO LIBERO” (CONTRATTO affrancato
DALL’ACCORDO COLLETTIVO LEGA-ASSOCIAZIONE CALCIATORI) -
STIPENDIO FISSO CON UNA PARTE LEGATA (SENZA VINCOLI) AI
RISULTATI - IN CASO DI CONTENZIOSO DECIDE IL GIUDICE DEL LAVORO,
SPARISCE IL COLLEGIO ARBITRALE - LA SQUADRA DIVENTA “AZIENDA” -
IL SINDACATO DI CAMPANA SI PREPARA ALLO SCIOPERO, MA I CLUB SONO
PRONTI ALLA PROVA DI FORZA…
Antonello
Capone per "La
Gazzetta dello Sport"
Questo giocatore entrerà nella storia. Si chiama Marco Motta, è
padano di Merate, ha 24 anni e fa il difensore e il
centrocampista. E' stato acquistato dalla Juventus che l'ha
preso dall'Udinese (vinto alle buste con la Roma). Il contratto
firmato dalla Juventus con Marco Motta è il primo della storia
del calcio italiano ad essere stato stipulato e depositato in
Lega con il nuovo «modulo libero».
Cioè
quello svincolato dall'accordo collettivo tra la Lega e
l'Associazione calciatori. E' datato primo luglio, la Lega l'ha
già accettato e registrato. Tantissimi altri, tutti quelli
firmati dai club di A per nuovi acquisti, ne arriveranno. E ieri
l'assemblea della Serie A ha approvato e reso ufficiale il
«modulo libero».
E' passata
la linea tracciata dall'avvocato della Juventus, Michele
Briamonte, che da tempo segue le questioni legate all'accordo
collettivo e che ieri ha spiegato la novità rivoluzionaria.
Davanti al presidente della Juventus, Andrea Agnelli, che ha
dato il là alla nuova linea e al direttore generale Beppe
Marotta che ha acquistato Motta e che sulla stessa base sta
conducendo tutte le altre operazioni.
La
Juventus ha fretta: il 29 luglio esordisce in Europa League e ha
bisogno che tutti siano presto tesserati. Ora è chiaro che
l'Associazione calciatori reagirà e proclamerà sciopero. Ma i
club si dicono pronti a tutto. E i giocatori stanno firmando
liberamente...
Contratto
libero vuol dire che i rapporti con i calciatori di serie A
vengono ora formalizzati seguendo esclusivamente le leggi dello
Stato che prevedono una tutela normativa e in caso di
contenzioso la soluzione davanti alla magistratura ordinaria, il
giudice del lavoro. Niente a che fare con gli ulteriori vincoli
previsti dall'accordo collettivo Lega-Aic.
Che è
scaduto il 30 giugno, è stato più volte disdettato e per le
società ora non esiste perché è venuta a cadere una delle
contraenti, la Lega nazionale professionisti di A e di B. Le
Leghe sono autonome. E hanno deciso di andare avanti con la
Legge dello Stato, visto che non c'è ancora nessun accordo
collettivo.
Niente più
ricorso quindi al collegio arbitrale, come nel caso Pandev, il
giocatore tolto alla Lazio perché secondo il collegio è stato
escluso ingiustamente dalla rosa. Ma una parte fondamentale del
contratto libero riguarda la remunerazione e tutte le condizioni
che fino ad oggi non erano possibili. L'accordo collettivo
prevedeva che la parte variabile non poteva essere superiore al
50%.
Invece con
il contratto libero può essere anche del 70%, dell'80%, della
percentuale che si vuole: una parte è fissa, il resto legato a
tutta una serie di obiettivi possibili che società e calciatore
concordano insieme anche con fantasia. E così in caso di
retrocessione o mancato obiettivo minimo le parti concordano un
abbattimento.
Ma le
parti concordano altre condizioni. La Juve per esempio chiede
che un suo tesserato faccia il calciatore e soltanto il
calciatore: non il negoziante o lo showman. O che magari non
pratichi lo sci e lo skate... Tutto possibile. Chissà Campana...
[16-07-2010]
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bla-bla-BLATTER, C’È DEL MARCIO NELLA FIFA – VIAGGIO NEL REGNO
DEL dittatore del calcio mondiale SU CUI NON TRAMONTA MAI
L’OMBRA DELLA CORRUZIONE: PER L’ELEZIONE DEL 2002 C’È CHI
CONFESSÒ DI AVER RICEVUTO 100MILA $ PER VOTARLO – CHI PROVA A
BUTTARLO GIÙ DALLA TORRE NON DURA A LUNGO – E ORA CHE IL
MONDIALE SUDAFRICANO HA GENERATO PROFITTI RECORD, PUÒ GIOCARE
CON TUTTI AL GATTO COL TOPO…
Roberto Beccantini per "La
Stampa"
Non ho mai
corrotto, non sono mai stato corrotto e non lo farei mai».
Firmato, Jospeh Sepp Blatter, ex colonnello svizzero di 74 anni,
presidente della Fifa dal 1998. Dicono tutti così, gli gnomi che
hanno sposato il potere. La Fifa (letteralmente, Federazione
internazionale delle associazioni di calcio) abita a Zurigo, ed
è l'Onu del pallone, 207 «figli» da nutrire e istruire. Blatter
vi entrò nel 1975, e da allora non è stato più possibile
rimuoverlo. Politicamente rampollo di Joao Havelange, il
brasiliano alla cui scuola si era formato e di cui prese il
posto, il colonnello è un uomo senza scrupoli.
Oggi che
la Fifa ha chiuso il 2009 superando per la prima volta il
miliardo di dollari di ricavi, con profitti record di 169
milioni, e che dai diritti tv e gli sponsor del Mondiale in
Sudafrica ha ricavato 3,4 miliardi di dollari, il 50% in più
rispetto al bottino di Germania 2006, può permettersi di giocare
al gatto col topo con tutti. Lo ha sempre fatto, gli è sempre
piaciuto, anche se ha sempre rischiato.
blatter
sepp02
Nel 1998,
a Parigi, sconfisse lo svedese Lennart Johansson, all'epoca
presidente dell'Uefa, in capo a un braccio di ferro che avrebbe
avuto notti molto calde, fra camere e voti carnalmente
mischiati. Non meno controversa, la volata per il 2002: Farra
Ado, vice presidente della Confederazione africana, dichiarò
alla stampa britannica di aver ricevuto un'offerta di 100 mila
dollari «pur di votare Blatter». Non pochi delegati gli
confessarono di aver incassato 50 mila dollari «prima», e altri
50 mila «dopo».
Al dunque,
Blatter passò sopra ai veleni, «tutta invidia», e al camerunense
Issa Hayatou, 139 a 56, grazie all'appoggio dei Paesi
sudamericani e asiatici. Asiatici, soprattutto, fedeli alla
parola data e al Mondiale ricevuto (Corea del Sud, Giappone). A
Zurigo, il 31 maggio 2007, si presentò solo e venne rieletto per
acclamazione, anche se soltanto 66 delegati, su 207, lo
nominarono materialmente.
Il suo
sogno è il premio Nobel per la Pace: mica male, detto da un
despota. Blatter sa vendersi. Ha aperto il Mondiale all'Asia e
all'Africa, che già avrebbe dovuto ospitare l'edizione del 2006,
poi finita alla Germania, se un membro non avesse tradito; nel
2014, toccherà al Brasile, la cui prima e ultima volta risale,
addirittura, al 1950. Ha trasformato i sorteggi in mega-show,
ogni estate ne inventa una pur di sequestrare le copertine,
dalle porte più larghe alle divise sexy della calciatrici, cosa
che mandò in bestia le femministe (e non solo).
Ha un giro
di affari e di cortigiani molto stretto, molto ramificato. Lo
sostengono i «poveri» di tasca, e fors'anche di spirito, in nome
dei quali ha sempre rifiutato (fino a ieri?) le sirene della
moviola: perché costa, e non tutti possono permettersela.
In molti
hanno cercato di buttarlo giù dalla torre. Nel 2002, ci provò
l'allora segretario generale Michel Zen-Ruffinen, con tanto di
dossier sul collasso della Isl, il braccio mercantile della
Fifa, e su certi conti (e certe elezioni) che di bucato steso al
sole proprio non profumavano. Morale: fu pugnalato, e perse il
posto, Bruto Zen-Ruffinen, non Cesare Blatter. Quattro anni
dopo, ci ha riprovato un giornalista britannico, Andrew Jennings,
con un libro-inchiesta («I padroni del calcio»).
Fece a
pezzi l'impero di Blatter, tornò sullo strano decesso della Isl,
raccontò di prebende da favola dei membri del Comitato
esecutivo, suite in alberghi extra lusso, Mercedes, diarie dagli
zero sospetti. È stato più facile scoprire questo che lo
stipendio del presidente, tuttora segreto se non secretato.
Risultato: Blatter s'impegnò strenuamente a vietare la
diffusione del libro.
Fra i
paladini più ossequiosi ed efficienti, spicca Jack Warner, ex
giocatore di Trinidad e Tobago, presidente della Concacaf (Nord,
Centro America e Caraibi), chiave del sistema Blatter, latore di
voti e di favori. E, dicono, all'altezza del tiranno, se è vero,
com'è vero, che ai Mondiali del 2006 spillò un milione di
dollari dalla vendita di biglietti al mercato nero. Blatter ha
già dichiarato che si candiderà anche nel 2011. Probabilmente,
contro nessuno: come l'ultima volta.
È fatto
così, il colonnello. «Habla habla», parla parla. E se la
politica gli rompe le scatole, simula di perdere le staffe. «In
Francia, l'eliminazione della Nazionale è diventata un affare di
stato. Giù le mani dallo sport, il mio sport. Noi sosteniamo la
Federazione: ciò premesso, se non si troverà una soluzione
attraverso il dialogo, saremo costretti a sospenderla». Tutta
invidia o no, sul suo regno non tramonterà mai l'ombra.
[30-06-2010]
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L’ONORE DI
PRIZIO - LA CITTADELLA DEL CALCIO, LA FUGA DI PRANDELLI, UN
CAMPIONATO DA DIMENTICARE: ALTA MARETTA TRA I FANS CLUB VIOLA
CONTRO LO SCARPARO A PALLINI - "Della Valle chiede 500 mila euro
Di danni a Stefano Prizio fondatore del sito fiorentina.it" -
"Un sistema coreano che nella città che ha dato il Rinascimento
al mondo fa un certo effetto
ttp://www.calciomercato.com
Calciomercato.com ha dato ieri in sorprendente esclusiva una
notizia vecchia di alcuni giorni: Della Valle chiede i danni a
Stefano Prizio fondatore del sito fiorentina.it il cui editore
avrebbe deciso di sospenderlo dall'attività o comunque non
metterlo in condizione di continuare a lavorare.
A distanza
di 24 ore dalla pubblicazione della notizia lascia sbigottiti il
fatto che solo firenzeviola.it e fiorentinanews.com abbiano
riportato la notizia. Oltre a Marco Barattistuta, celebre
presidente del Viola Club Alterati del Nord, si sia attivato
mandando una mail pubblica al presidente della Fiorentina per
chiedere alla società di recedere da questo intento che mette di
fatto in ginocchio un appassionato giornalista di conclamata
fede viola padre di due figli e con mutuo a carico al quale
viene chiesto adesso per un articolo sulla Cittadella Viola un
risarcimento di 500 mila euro. Fra l'altro Prizio è stato in
prima linea al fianco dei Della Valle nella vicenda di
calciopoli e non solo.
Per il
resto, un silenzio assordante. A cominciare da Fiorentina.it che
continua a fare come se nulla fosse, cioè come se Prizio, il
giornalista principale della testata, fosse ancora al suo posto
e la richiesta danni non ci fosse mai stata. Un sistema coreano
che nella città che ha dato il Rinascimento al mondo fa un certo
effetto.
Ma non è
solo fiorentina.it a fare da struzzo in questa vicenda. Silenzio
totale anche da parte di tutti i giornali, siti e radio che per
chi non lo sapesse affollano l'etere di dirette sullo scibile
viola per oltre dieci ore ogni giorno. Non una parola.
28-06-2010]
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1- LIPPI,
L’ALLENATORE NEL PALLONE (DEGLI AGNELLI) COL PALLINO DEGLI
AFFARI DI FAMIGLIA - COME UN RE MIDA ALLA ROVESCIA, IL TECNICO
AZZURRO PER FAVORIRE LA JUVENTUS TRASFORMA L’ORO DI BUFFON (25
MILIONI €) IN FUMO (ZERO VALORE DI MERCATO) - IN COMPENSO HA
FATTO FELICE IL FIGLIOLO DAVIDE, PROCURATORE DEL NEO BIANCONERO
PEPE - 2-I TELESPETTATORI SKY RINGRAZIANO LA SLOVACCHIA PER AVER
ELIMINATO ANCHE CARESSA - 3- LA RITIRATA DEL GARIMBA DOPO
L’USCITA DELL’ITALIA COMPRATA DALLA RAI IN ESCLUSIVA - 4- MARIO
MORETTI, IL CAPOSTAZIONE CHE FA PARTIRE IN ORARIO SOLO LE
SMENTITE E CHE ALLE STAZIONI PREFERISCE I CENTRI COMMERCIALI DA
SUBURRA (VEDI LA STAZIONE DI MILANO) - 5- FIORANI ALLA RISCOSSA
PER LA SCALATA BNL METTE NEI CASINI CALTA-RICCONE, CHE NEGA - 6-
MILANO, GRATTA E VINCI! DALLE CAVE DELL’EXPO 2015 (TERRENI
AGRICOLI) POTREBBERO ESSERE ESTRATTI 200 MILIONI DI EURO PER I
FRATELLONI CABASSI. E SENZA FARE NULLA - 7- PIGI BATTISTA CONTRO
LA GERONTOCRAZIA DIMENTICANDO IL SUO "PADRONE" (BAZOLI, 78) - 8-
PAOLO MIELI “STREGATO” DALL’ACCIAIO DELLA CAVALLONA SILVIA
AVALLONE (RIZZOLI ED.) CONTA VOTI ED EX-VOTO CHE LO SEPARANO DAL
SUCCESSO ANNUNCIATO A VALLE GIULIA
"Quando
suona il campanello
della loro coscienza,
fingono di non essere in casa"
(Leo Longanesi)
14/
Catalogo (ovvio) degli impenitenti
a cura di Tina A. Commotrix per Dagospia
1 - LIPPI
MARCELLO.
L'altro giorno alcuni pescatori di Viareggio hanno trainato fino
ai bagni Twiga la zattera azzurra dispersa ingloriosamente nel
mar dei mondiali. L'unico superstite, il Mozzo dell'ex pirata
dei Caimani Lucky Luciano Moggi, come unico indumento indossava
una bandiera juventina lacerata dalla salsedine e dalle procure
giudiziarie. E aveva con sé alcuni depliant bagnati della
rinomata località sciistica del Sestriere. Luogo alpestre che
tanto a cuore sta alla famiglia Agnelli. Qui i presunti
gladiatori italiani, senza alcuna ragione logica, si erano
preparati per l'impresa mondiale africana.
Il
sopravvissuto, appena tornato a respirare, bofonchiò:
"pepe...pepe". All'arrivo della spezia, portata dal maggiordomo
di colore della sottoministra Daniela Santachè - impegnata nei
pressi a fare le parole crociate con l'ausilio di Vittorione
Feltri, qualcuno sentì il Mozzo di scoglio rantolare: "Non
questa schifezza, datemi Simone Pepe...".
Il neo
acquisto della "sua" Vecchia Signora del calcio che lui aveva
portato come reliquia del figlio Davide, procuratore del
calciatore, ai giochi sudafricani. Per ricadere subito in una
sorta di delirio da Vuvuzelas. Tra le tante visioni di quel
triste momento rivide tra le nubi volare lo striscione che i
tifosi del Livorno, imbestialiti per l'esclusione del loro idolo
Lucarelli, mostrarono allo stadio "Picchi" alla vigilia degli
altri mondiali: "Iaquinta, Lippi più Gea uguale Nazionale". Già,
la Gea-politica anche all'ombra dell'Abete (federale).
2 -BUFFON
LUIGI.
"Ahia,
un'altra ernia!", ha urlato di dolore il portiere della
nazionale nel tuffarsi nei listini di Borsa. Il titolo della
Zucchi, nome storico della biancheria per la casa, aveva avuto
una leggera flessione in piazza Affari. Dopo aver fatto default
sui campi mondiali di calcio, il numero uno della Juventus
rischiava di veder crollare le sue quotazioni anche sui mercati
finanziari. Della Zucchi, Gigi il Cassettista, è azionista al 15
per cento. Quanto al suo valore odierno al Mercato dei Piedi,
dopo la furbata di Lippi di portarlo in Sud Africa per
compiacere gli Agnelli, nonostante i suo noti acciacchi - almeno
così raccontano gli addetti ai livori -, si è passati da 20-25
milioni a zero Euro.
2- CARESSA FABIO. Incubi da mondiali-Sky.
Chiuso dentro il decoder dell'Io pallonaro, il Vuvuzelas della
Maranella costringe i poveri telespettatori a rifugiarsi su
altri canali. Neppure Canna-va-ro ha fatto peggio del mezzo
ballista da stadio nei mondiali della vergogna (annunciata).
Sulla via Salaria a Roma, dove ha sede l'emittente dello squalo
Murdoch, le allegre passeggiatrici dell'Est fanno osservare, che
non c'è differenza tra la prostituzione e una buona telecronaca:
come la recitazione, entrambe spesso sono rovinate dai
dilettanti.
3-
GARIMBERTI PAOLO.
Angosce da
mondiali Rai. Al circolo "Canottieri Roma" l'altro giorno i soci
hanno fatto incidere un medaglione allo Sprecone Alato per
ricordare l'impresa del Rommel di viale Mazzini che ha inviato
un esercito di giornalisti e tecnici a seguire, "in esclusiva",
soltanto la debacle della nazionale azzurra. Al momento di
consegnare l'ambita onorificenza al presidente della Rai,
juventino doc, un socio anziano si è lasciato sfuggire di bocca
l'irriverente commento: "prima o poi anche i Volpini del deserto
finiscono in pellicceria".
4- MORETTI
MAURO.
Stazione
Centrale, Milano- Waterloo. Il signor amministratore delegato
della rete ferroviaria, fresco di riconferma da Capostazione
maximo, amava far viaggiare le rettifiche a mezzo stampa alla
velocità doppia degli Eurostar. E con una puntualità ignota ai
passeggeri delle ridotte regionali. Il Napoleone delle ferrovie,
incurante delle sorti dell'esercito di viaggiatori, ogni giorno,
beato, va incontro alla sua personale Waterloo sul campo di
battaglia della stazione Centrale.
Uno spazio
trasfigurato in un centro commerciale da suburra. Un
posto-incubo per i poveri passeggeri. I viandanti a vapore sono
costretti a bivaccare in terra, o in piedi, per assenza di posti
a sedere anche nei giorni di quiete. La Centrale dei sogni d'oro
morettiani è finita già su un binario morto. Prima ancora che
dalla pensilina dei desideri si muova l'accelerato Expo 2015.
Destinazione ignota.
5-
CALTAGIRONE F. GAETANO.
Isola dei
potenti, Roma. Usando ogni volta grimaldelli (verbali) di vario
tipo, l'ex banchiere di Lodi Giampy Fiorani ha raccontato
stavolta ai giudici che indagano sulla scalata a Bnl che fu il
Pio tutto Fazio, ai tempi governatore di Bankitalia, a
trasformarlo in una sorta di Arsenio Lupin per scoprire a chi
apparteneva la misteriosa quota (10-15%) posseduta da
altrettanti anonimi gauchos argentini. Il Lupin della bassa si
mise subito a lavoro. Anzi, a tavola.
Durante
una cena ricevette una "dritta" dall'uomo, un impasto di cemento
e piombo (palazzi e giornali), che per hobby colleziona azioni
delle Generali e del Monte dei Paschi di Siena. Una pista che
conduceva, secondo il rag. Fiorani, passando per Ginevra e
Singapore, al deputato Udc, Vito Bonsignore. Una volta venuto a
conoscenza dell'accusa l'Ingegnere-Samurai di via del Tritone ha
smesso di lucidare la sua pregiata collezione di monete antiche
e si è fatto proiettare dal suo portavoce, Filippo Noto, una
vecchia pellicola giapponese, "Rashomon". E per tutta il tempo
della pellicola ha immaginato Fiorani nel ruolo del bandito
Toshiro Mifune.
6-
CABASSI, FRATELLI.
Nome in
codice "D4". Milano, zona Expo. Il papà Pino, detto il
sabbiunat, che fece fortuna nel dopoguerra sgomberando Milano
dalle macerie e con le cave, non avrebbe mai immaginato che quei
terreni agricoli, ora destinati a ospitare l'Expo 2015 (218 mila
metri quadrati catalogati al catasto con la sigla "D4"),
avrebbero fatto ricchi i suoi figlioli. E senza fare nulla. Il
comparto "D4", dove i fratelloni volevano erigere i palazzi più
alti d'Europa, secondo le stime vale tra 200 e i 160 milioni di
Euro. Da dividersi equamente con la Fondazione Fiera di Milano.
Per i fratelloni con fatto C. è in arrivo un "Gratta e Vinci"
davvero speciale: non c'è bisogno neppure di un cent per
raschiare sul tagliando il premio milionario.
7-
BATTISTA PIERLUIGI.
Roma,
Circo viaggiante Paolo Mieli. L'Houidini di via Solferino è
tornato a esibirsi sotto il tendone del Corrierone con un numero
intellettuale da brividi: accusando l'Italia di non essere un
Paese di giovani, prendendo a cattivo esempio gli azzurroni
serviti in Sud Africa su un carrello di bolliti. E via via la
gerontocrazia imperante in tutti i settori vitali del Bel Paese.
Senza sfiorare mai, ovviamente, le teste dei suoi canuti capi
impresario.
Tutti lì
ad applaudire, ristretti nei loro pannoloni ricamati su carta
filigranata e avidi di bond corn. Alla fine dell'ardita
performance Abramo Bazoli (78 anni), Beppe Guzzetti (76 anni),
Cesare Romiti (87 anni), Antoine Bernheim (86 anni) e Salvatore
Ligresti (78 anni) si sono complimentati con Pigi, il Reuccio
dei Contorsionisti. Mentre il domatore del Leone, l'ultra
settantenne Cesare Geronzi, ha lasciato una ricca mancia al
gestore dei cavallini di razza (a dondolo), Flebuccio de
Bortoli, che gli aveva regalato la gioia della corsa sulla
giostra (del potere).
8- MIELI
PAOLO.
Roma,
Ninfeo di Valle Giulia. Il presidente dell'Rcs libri,
specializzato da anni in magheggi politici, furti giornalistici
con scasso (di palle), raggiri ai danni di scrittori nonché
insuperabile plagiario di potenti e deboli, ha buone possibilità
di mettere a segno il suo ultimo colpo: far vincere alla
ronzinante delle virgole, Silvia Avallone, l'ambito Premio
Strega con il libro "Acciaio".
L'altra
notte lo storico senza storia ha convocato tutta la banda del
buco in una pizzeria dalle parti del Trionfale. E ha fatto
l'appello dei presenti nella giuria dello "Strega" appartenenti
alla scuderia di casa, Rizzoli-Corsera: Paolo Mieli, Pigi
Battista, Paolo Conti, Paolo Di Stefano, Ferruccio de Bortoli,
Antonio De Benedetti, Margherita D'Amico, Alain Elkan, Raffaele
La Capria, Claudio Magris, Dacia Maraini, Cesare De Michelis,
Antonella Amendola, Ludina Barzini, Giorgio Montefoschi,
Giovanni Russo, Cesare Segre, Elisabetta Sgarbi, Corrado
Stajano, Walter Veltroni, Eva Cantarella, Gianrico Carofiglio,
Giuseppe Conte, Giuseppe Ficara.
Un altro
pacchetto di voti sarebbe assicurato, annunciò il boss di via
Mecenate, da "amici di amici" della Domenica: Lucia Annunziata,
Giuseppe Scaraffia, Silvia Ronchey, Giovanna Botteri, Simonetta
Fiori, Carlo Lizzani... Dopo aver ingozzato l'ultimo, supplì, il
presidente dell'Rcs libri chiese al fido Battista quante copie
del libro di Silvia Avallone erano state vendute alla libreria
"Bastogi" di Orbetello.
(Riproduzione riservata)
A cura di Tina A Commotrix28-06-2010]
|
1-
"CINQUE ANNI FA, MENTRE STA TORNANDO A CASA SULLO SCOOTER,
FLAVIO, MIO FIGLIO, 27 ANNI, TROVA LA MORTE QUANDO UNA SMART,
GUIDATA DA UN RAGAZZO CHE NON HA ANCORA LA PATENTE, MA SOLO IL
FOGLIO ROSA, INVADE IMPROVVISAMENTE LA CORSIA" - 2- "QUELLA
SMART ERA AFFIDATA IN COMODATO D’USO ESCLUSIVO AL CONI E DI CUI
DISPONE PERSONALMENTE IL PRESIDENTE GIANNI PETRUCCI, PADRE
DELL’INVESTITORE" - 3- "È UN GIUDIZIO PER OMICIDIO COLPOSO, NON
PER UN FURTO DI MELE, MA IN CINQUE ANNI NON È SUCCESSO
ASSOLUTAMENTE NULLA. NORMALE? GIUSTO? COMPRENSIBILE?" - 4-
SAREBBE STATO COSÌ ANCHE SE L’IMPUTATO NON FOSSE STATO IL FIGLIO
DI UNA PERSONA COSÌ POTENTE?SONO ADDOLORATO, SCONFITTO,
INCAZZATO, TRAVOLTO DALLA RABBIA" -
Riceviamo
e pubblichiamo:
Cinque
anni fa, il 23 giugno del 2005, una sera dopo il cinema, mentre
sta
tornando a casa sullo scooter, Flavio, mio figlio, 27 anni,
trova la morte
quando una Smart, guidata da un ragazzo che non
ha ancora la patente, ma solo
il foglio rosa, invade
improvvisamente la sua corsia di marcia.
Quel
ragazzo oltre a non poter guidare in assoluto senza un adulto
accanto
(con lui c'è un amico minorenne), non potrebbe guidare
comunque quella Smart
affidata in comodato d'uso esclusivo al
CONI e di cui dispone personalmente il
Presidente Gianni
Petrucci, suo padre.
L'afflosciamento della gomma posteriore destra ha provocato uno
scarto della
Smart verso il lato destro della strada, ma
Niccolò Petrucci anzichè lasciarla
accostare nel lato dello
sbandamento sterza violentemente a sinistra e invade
trasversalmente la corsia opposta parandosi davanti allo
scooter di Flavio e
sfiorando la coda di altro motorino che lo
precede.
L'ipotesi è di omicidio colposo.
A
settembre, dopo tre mesi, sono completate le tre perizie
disposte dal
pubblico ministero e sarebbero acquisiti tutti gli
elementi probatori per
sostenere l'accusa di omicidio colposo o
rigettarla.
Eppure passano più di due anni e continue proroghe
richieste dai difensori di Niccolò
Petrucci e accolte, per il
differimento dei termini di conclusione degli
accertamenti,
prima che arrivi finalmente la decisione del rinvio a giudizio;
l'udienza preliminare è fissata nel luglio 2008.
Il
processo può iniziare, ma iniziano anche le tecniche dilatorie
che mirano
ad arrivare alla prescrizione.
Impegni dei
difensori, anche la malattia terminale, nota da tempo, che
toglie
di scena da subito l'Avvocato Ugo Longo, uno dei due
avvocati di fiducia di
Petrucci, viene utilizzata per chiedere
all'inizio dell'udienza per
l'escussione dei testimoni, di
spostare ad altra data per consentire al nuovo
difensore di
acquisire gli atti e via di questo passo.
Ogni
rinvio vale da sette a nove mesi e così arriviamo a dicembre
2009 ad aver
verbalizzato le dichiarazioni di solo due
testimoni.
L'escussione di altri due, già convocati nelle due
udienze precedenti e non
ascoltati, è rinviata al 26 marzo di
quest'anno, ma nuovo colpo di scena.
Stavolta è il giudice che
annuncia di essere stata trasferita alla Corte
d'Appello di
Roma e che quindi, tra nomina del nuovo giudice e tempo per
prendere visione degli atti, "è ragionevolmente costretta a
fissare la nuova
udienza solo per dicembre 2010".
Ma non
basta, la legge richiede l'assenso dei difensori all'utilizzo
delle
deposizioni già acquisite in caso di cambio del giudice;
la difesa naturalmente
non acconsente e così a dicembre tutto
ripartirà dall'inizio, come se sinora
non fosse accaduto
nulla.
Vuol dire che restano da ascoltare di nuovo i due testi
per acquisire le
testimonianze dei quali erano stati necessari
tre anni di corte udienze e
lunghi rinvii, oltre ad altri
quattro testi del Pubblico Ministero ed a quelli
della difesa.
Sono
passati cinque anni dalla morte di Flavio, è un giudizio per
omicidio
colposo, non per un furto di mele, ma non è successo
assolutamente nulla.
Normale? giusto? comprensibile?
No, certo
che no, è ingiusto, una beffa amara e dolorosa.
Nel frattempo
ho partecipato a tutte le indecorose tappe di questo modo di
fare giustizia che offende la giustizia.
Tempi
biblici, udienze iperaffollate in cui un giudice convoca
testimoni, che
aspettano inutilmente ore di essere ascoltati
con la minaccia di un
procedimento penale qualora non si
presentino, sapendo che non sarà in grado
di interrogarli
perchè ha fissato nella stessa giornata decine di udienze,
rituali e procedure formali il cui senso sfugge alla comune
comprensione,
espedienti e cavilli, bizzarri principi giuridici
per i quali se la famiglia ha
ottenuto il risarcimento del
danno dalla compagnia d'assicurazione dell'auto concessa in
comodato d'uso al CONI, un indennizzo economico (peraltro come
avrebbe voluto Flavio devoluto in beneficenza), non ha diritto
per questo ad essere parte attiva nel processo penale, come se
l'indennizzo
annullasse la possibilità di partecipare
all'accertamento del reato.
Potrei
continuare all'infinito, citando le terribili, lancinanti,
amarezze che
affronta chi aspetta di veder fatta giustizia.
Me
le sono caricate tutte e non ho mancato un'udienza; è un
terribile dolore
sentir parlare della sua morte, ma Flavio è
parte vitale di me stesso e potrei
essere assente da qualcosa
che mi coinvolge in modo totale?
Chi non lo farebbe se questo
riguardasse l'accertamento della verità e della
responsabilità
nella morte della persona più cara che hai al mondo?
So
benissimo che la fine sarà un nulla, che molto probabilmente la
strategia
dilatoria riuscirà e il presunto reato finirà in
prescrizione e che in ogni
caso il massimo risultato che io e
mia moglie possiamo sperare è una condanna a
qualche mese.
Bella bilancia in cui su un piatto c'è la vita di Flavio e
sull'altro nulla o
quasi.
Sarebbe
stato così anche se l'imputato non fosse stato il figlio di una
persona
così potente?
Sono addolorato, sconfitto, incazzato,
travolto dalla rabbia, ancora incredulo
della realtà della
perdita di Flavio... si capisce perchè non riesco a vedere
il
Presidente del CONI in qualsiasi occasione mediatica senza
sentire il cuore
che monta impazzito?
Fabrizio
Brunetti
[25-06-2010]
|
1-
VERGOGNA AZZURRA: PETRUCCI ASPETTA LE DIMISSIONI DI GIANCARLO
ABETE
Quando è
finita la partita della Nazionale azzurra Giancarlo Abete,
presidente della Federazione Italia Giuoco Calcio, era
terribilmente sudato.
A
differenza del fratello maggiore Luigino che quando parla di
banche e di farfalle inzuppa le camice, il 60enne Giancarlino
era scosso da brividi. Al suo ritorno in Italia lo aspetta un
duro confronto con il presidente del Coni, Petrucci, al quale
secondo una logica ovvia dovrebbe consegnare le sue dimissioni
dalla Federazione dove è stato eletto nel 2007.
È molto
probabile che quel gesto non lo farà perché la vittima
sacrificale è già stata individuata ieri pomeriggio in Marcello
Lippi, l'allenatore dai capelli a banana che si è dimostrato un
formidabile perdente. Nell'incontro-scontro che avrà con
Petrucci si spera che al di là dell'esito disastroso dell'ultima
partita, Abete Junior riceva una sonora bacchettata sulle dita
per l'affronto subito dall'Italia durante la cerimonia di
inaugurazione dei Mondiali quando la coppa d'oro è stata
consegnata alla squadra del Sudafrica dal calciatore francese
Vieira anziché dalla Nazionale azzurra che aveva vinto i
Mondiali di Berlino.
A onor del
vero Giancarlino ha rilasciato qualche dichiarazione sdegnata,
ma la sua voce è stata sopraffatta dalla volontà di quei due
personaggi del calcio mondiale ed europeo che si chiamano Joseph
Blatter e Michel Platini. Il primo (svizzero, classe 1936) è
considerato un autentico boss con il dente avvelenato nei
confronti dell'Italia che ha già sfregiato ai Mondiali di calcio
del 2006 quando non consegnò la Coppa alla nostra Nazionale.
Anche
Michel Platini, che in Italia ha fatto soldi e meraviglie, gode
come un riccio per l'eliminazione degli azzurri, un risultato
che pareggia il conto con l'orrenda figura dei francesi e apre
la strada per richiamare da Torino a Parigi il suo amichetto
Jean-Claude Blanc, il manager che alla Juventus è riuscito a far
rimpiangere perfino Moggi.
Oltre al
presidente Giancarlino Abete piangono grosse lacrime le casse
della Figc nelle quali, secondo un documentato articolo del
"Sole 24 Ore", tornano in Italia soltanto 9 milioni di euro
rispetto ai 30 che la Fifa avrebbe versato in caso di vittoria.
La Federazione del boss Blatter ha stanziato per i campionati
delle vuvuzelas 240 milioni mentre i 27 sponsor degli azzurri
hanno portato 56 milioni (contro i 42 dell'ultima edizione dei
Mondiali).
Adesso i
marchi si trovano a piangere sul pallone e la stessa cosa sta
avvenendo in Francia e in Inghilterra dove (scrive sempre il
"Sole 24 Ore") una banca importante come Crèdit Agricole e la
catena di fast food Quick hanno annullato le campagne
televisive.
Piange il
pallone, piangono gli sponsor dei vecchi "abatini" di Villa
Azzurra, e piange anche Giancarlino Abete che per sopravvivere
dovrà impegnare la lobby-continua del sudato Luigino e degli
amici di merenda Montezemolo e Della Valle.
26.06.10 |
|
SENTI CHE
PROFUMO, è L’ARROSTO DEI SENSI – ENNESIMO RINVIO NELLA QUERELLE
UNICREDIT-ITALPETROLI – IERI IL FACCIA A FACCIA TRA ROSELLA E IL
NUMERO DUE DELLA BANCA PELUSO – L’AVVOCATO DEL COLLEGIO
ARBITRALE RUPERTO: “SE IL 5 LUGLIO LE PARTI NON SI SARANNO
ACCORDATE, ANDREMO A SENTENZA” – TANTI I FRONTI APERTI:
UNICREDIT CHIEDERÀ LA CESSIONE DI TUTTI GLI ASSET ITALPETROLI? E
CHI DEI DUE DECIDERÀ L’EVENTUALE ACQUIRENTE DELLA ROMA?...
Dario Bersani per "il
Corriere della Sera - Roma"
ENRICO
SALSA resize
Si slitta
e si tratta, a oltranza. C'è ancora un rinvio nell'interminabile
querelle tra Unicredit e Compagnia Italpetroli, che
aggiorneranno il proprio contenzioso il prossimo 5 luglio.
Stavolta, però, potrebbe essere l'ultimo, prima di uno scontro
totale senza esclusione di carte bollate.
È stata
una giornata interlocutoria ma importante quella di ieri,
cominciata dopo mezzogiorno negli studi dell'avvocato Cesare
Ruperto, presidente del collegio arbitrale designato per
dirimere la controversia in atto tra l'istituto di credito
amministrato da Alessandro Profumo, che vanta un credito di
circa 325 milioni di euro, e la holding petrolifera controllante
della A.S. Roma.
Rosella
Sensi e il numero due di Unicredit Piergiorgio Peluso,
accompagnati dai rispettivi legali, si sono trovati faccia a
faccia per due ore e mezzo di colloquio, tra memorie e
relazioni, appunti e contro deduzioni degli avvocati. Il
tentativo di conciliazione è tuttora in corso e, senza una
rapida intesa, si avvierà la procedura di arbitrato.
Fin qui le
certezze, almeno secondo Ruperto: «Sicuramente non si potrà
andare avanti in questo modo per molto altro tempo. Se il 5
luglio le parti non si saranno accordate, andremo a sentenza». È
la sentenza che nell'iter di arbitrato si chiama lodo e sarebbe
in ogni caso impugnabile da ciascuna delle parti in causa
dinanzi alla Corte d'Appello dove ha sede l'arbitrato stesso
(quindi a Roma) ed eventualmente in Cassazione, col ritardo
enorme che potrebbe conseguirne.
Il termine
per il pronunciamento dell'arbitro è contemplato entro 240
giorni dal primo verbale di costituzione. Ruperto ha nuovamente
invitato i legali dei Sensi a individuare una procedura
riscontrabile di risanamento del debito, mentre Unicredit ha
formulato la proposta di produrre elenco aggiornato degli asset
del gruppo, compresi quei depositi petroliferi a garanzia di cui
si parlò in sede di erogazione dei crediti concessi cinque anni
fa e mai riscossi.
Ma su
quali nodi imprescindibili verterà l'eventuale, auspicato,
compromesso? E Unicredit sarà intransigente fino in fondo,
chiedendo la cessione di tutti gli asset Italpetroli, Roma
compresa, garantendo l'azzeramento del debito? Ed è realmente
possibile che i revisori dei conti (la Bdo S.p.A.) concedano la
certificazione del bilancio di Italpetroli anche in mancanza di
un'intesa?
Ancora.
L'eventuale acquirente della Roma sarebbe scelto direttamente
dalla famiglia Sensi - prevedendo magari un affiancamento
iniziale nella gestione operativa - oppure se ne incaricherà
direttamente la banca? Per avere le risposte esaustive a tutti
questi interrogativi bisognerà aspettare i nuovi contatti che a
partire da oggi precederanno l'ultimo round.
Intanto,
mentre i nuovi sviluppi della contesa hanno già suscitato
l'inevitabile fibrillazione del titolo azionario a Piazza
Affari, la società giallorossa si accinge a incassare la
provvidenziale rata dei diritti televisivi Sky, attesa in tempo
utile (domani) per consentire il pagamento degli stipendi ai
calciatori relativi a marzo e aprile, indispensabili per
l'iscrizione al campionato. [24-06-2010]
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PARTITE
COMPRATE - BOSSI "SPARAPALLONATE" FORSE PER UNA VOLTA L’HA DETTA
GIUSTA – MAGARI, EL SENA-DUR DEVE AVER LETTO IL LIBRO-INCHIESTA
DI BEHA E CHIODI ("MULDIALGATE") SUL PAREGGIO "COMBINATO" TRA
ITALIA E CAMERUN, nei Mondiali di Spagna "incredibilmente" poi
vinti dalla squadra di Bearzot - UNO SCANDALO CHE NESSUNO,
"REPUBBLICA" DI SCALFARI COMPRESA, EBBE LA FORZA DI SPARARE
CONTRO L’ITALIA NEL PALLONEBossi "sparafucile" ha sbagliato
bersaglio oppure per una volta l'ha detta giusta? In passato
l'Italia del calcio non ha mai dato adito a sospetti? Ma certo
che l'ha fatto. E Bossi evidentemente legge i libri di Oliviero
Beha. La storia è dell'82, quando Beha e Chiodi fecero
un'inchiesta sul pareggio "combinato" tra Italia e Camerun, a
Vigo, nei Mondiali di Spagna "incredibilmente" poi vinti dalla
squadra di Bearzot. Dopo vent'anni e più di censure, Beha ha
ripubblicato il libro su quello scandalo, "Mundialgate", nel
volume di Avagliano Editore "Trilogia della censura",dicembre
2005.
Ecco le
pagine riferite al calcio dall'introduzione "Ieri come oggi".
Cioè, sempre censura. E Bossi "spara" dunque per una volta con
qualche ragione...
Tratto da
"Trilogia della Censura" di Oliviero
Beha (Avagliano Editore)
Il primo
libro che compone questo "cofanetto censura" senza cofanetto,
questa strenna natalizia al contrario certamente inusuale sotto
l'albero o il presepe per metaforici che siano,è del 1984. E'
dedicato a una difficile inchiesta condotta con il collega e
amico allora di "Epoca", Roberto Chiodi, firmato da entrambi e
scritto da me, sulla combine dei Mondiali di calcio in Spagna,
nel 1982, vinti dall'Italia.
Mi fa un
certo effetto riproporlo ora, nell'inverno che conduce ai
Mondiali di Germania 2006,dove l'Italia potrebbe fare buona
figura e magari vincerli.E' infatti la "potenza" calcistica
rimasta più indietro,insieme alla Spagna e all'Inghilterra,e
probabilisticamente dopo il paese organizzatore e il Brasile
potrebbe "toccare" al tricolore.
In
quest'ultima espressione,come quasi sempre nella lingua specchio
di pensiero,emozione e sentimento,c'è già tutto il discorso su
quel "Mundialgate" qui riproposto. Anche allora poteva "toccare"
all'Italia, in un misto di valori sul campo e interessi fuori
campo che l'inchiesta metteva e mette in luce.
E
l'accenno al tricolore non è casuale.Tutti, credo, anche quelli
nati dopo il trionfo del Bernabeu a Madrid, sanno quanto sia
stato "politico" quel successo, in senso stretto (Pertini in
auge,il primo presidente del Consiglio non confessionale cioè
Spadolini,l'era craxiana già pronunciata ecc.) e lato, per le
folle occasionalmente identificatesi in un patriottismo in
calzoncini.
Più di
vent'anni fa il calcio tirava assai più di oggi, non c'erano
segnali di stanchezza del pubblico, il tifo non si era ancora
trasferito dal pallone al maggioritario in via di
riproporzionalizzazione delle aule un po' sorde e un po' grigie
del nostro Parlamento,tv e sponsor si accingevano allora a fare
il pienone del ventennio seguente,un lustro scarso dopo
l'avvento della tv a colori.
Ieri,
un'altra epoca, insomma. Un altro bisogno di calcio,un altro
cordone sanitario di interessi attorno ad esso.Cordone che
strangolò la nostra inchiesta,di cui esiste un lungo reportage
televisivo mai visto da nessuno,dopo un primo fuggevole
interesse per la storia filmata manifestato dall'impero tv di
Berlusconi (cfr.per questo il mio avvocato di allora e de
"l'Espresso", Oreste Flamminii Minuto).
Troppo
impopolare, ci venne eccepito.E l'inchiesta giornalistica fu
attaccata dal sistema mediatico ancora prima di essere letta e
conosciuta,forse perché la categoria degli addetti sapeva già
tutto benissimo e fingeva di non sapere.
Quello che
successe in quell'estate del '84 quando scrissi un istant-book
che verrà dunque (forse) letto più di ventuno (21) anni dopo
rivelandosi almeno come istant solo un concetto filosofico...,
fu straordinario,letteralmente ben fuori e oltre l'ordinario.
Una dose
di censura da cavallo che sposò l'interesse dei padroni del
vapore,politici e sportivi,a che non si dicesse nulla della
famigerata partita truccata Italia-Camerun sulla via
dell'affermazione mondiale spagnola,con l'impopolarità di una
rivelazione che macchiava la gioia della moltitudine,tifosa e
non,comunque miracolata da una vittoria nazionale.
E' vero,
il risvolto delinquenziale della storia che raccontavo non era
poi così insolito (il calcio-scommesse dell'80 -inchiesta sempre
realizzata da me in una tempesta di polemiche, ma giocate gli
uni contro gli altri perché si trattava dei club e non degli
Azzurri- aveva già dato il primo forte scossone alla credibilità
del sistema rotondolatrico): ma con il Mundialgate Chiodi ed io
ci trovammo da soli, o quasi, contro tutti.
Per un
Rutelli il quale fece alla Procura della Repubblica in nostro
favore un esposto che si smorzò di fronte alla prima domanda del
giudice competente, quel Nitto Paola oggi deputato di Forza
Italia ("Posso mettere a verbale che la Federcalcio non c'entra
nulla?") cui risposi "Non è prematuro? Devo ancora deporre...",
ci furono parecchi Paissan che ci massacrarono al grido di "Giù
le mani dall'Italia",intesa calcisticamente. Le emeroteche, le
videoteche e le nastroteche ancora gridano vergogna. Basterebbe
consultarle.
Non la
voglio però tirare per le lunghe, perché la vicenda meriterebbe
forse un altro libro. Tornando alla censura,e a "questo" libro
qui ripresentato fedelmente,basti sapere che la Feltrinelli, con
cui avevo un contratto editoriale precisissimo,ci ripensò dopo
aver già stampato ma non distribuito una prima tiratura di
15mila copie,nel settembre del 1984.
Pressioni
formidabili, politiche,mediatiche, forse medianiche,
calcistiche, "coniche" con l'Ente supremo a far aggio sulla
figura geometrica...,mi disse al tempo il direttore editoriale
di allora Franco Occhetto, fratello di Achille, prematuramente
scomparso, consigliandomi da galantuomo di fare causa alla
stessa Feltrinelli per riavere le copie stampate ma
opportunamente (da loro) decopertinate. Così feci.
Con il
ricorso d'urgenza riebbi le copie e le girai al bravo editore
napoletano Pironti,che però per "cause tecniche", da logistica
editoriale immatura...,ci mise una vita a ricopertinarle,alla
faccia dell'istant-book. Nel frattempo la censura aveva steso
non un velo ma varie spanne di cemento sulla storia,io avevo
perso il lavoro a "Repubblica" che pur mi aveva commissionato
l'inchiesta,e il cordone sanitario aveva evidentemente ritenuto
chiusa la faccenda.Non se ne doveva parlare più.Il libro da
allora sparì,esattamente come il reportage (tele)visivo.
In
margine,resta il ricordo delle minacce di morte telefoniche che
in quell'autunno per me torrido (inteso sindacalmente al
contrario,a giudicare dal disinteresse censorio della categoria
e dei suoi rappresentanti...) subii presumo dalla camorra di
Michele Zaza, Michele o' pazzo,difeso dall'avvocato Federico
Sordillo,casualmente all'epoca anche presidente della
Federcalcio. Mi disse allora mia moglie: utopista fesso e
velleitario che non sei altro,qui o salvi la pelle o salvi la
carriera. Appunto.
Ma resta
anche,e la leggete qui di seguito,l'avvertenza dell'editore
premessa a Mundialgate: scorretela,giacché è preziosa anche per
il discorso più generale sulla censura che ho fatto poco
fa.Perché quell'avvertenza non è di Avagliano,che facendomi fare
un tuffo carpiato nel mio passato ripubblica ("Repubblica"
veniva chiamata così,nei primi anni...)oggi dopo una generazione
questo "caro estinto" editoriale,e neppure del buon Pironti del
Natale '84.
Bensì è
ancora quella originaria di Feltrinelli,editore da battaglia
che, già scottato dal libro sui Leone di Camilla Cederna, mi
lasciò nella palude censoria,per non rischiare.Malgrado
l'avvertenza che vi consiglio di leggere,e che forse andrebbe
scolpita nella pietra.
Potrebbe
succedere oggi quello che successe ieri,in termini di censura,di
mancata informazione,di "poteri forti" chiamati all'appello dai
rischi di un simile pasticcio
politico-sportivo-nazional-popolare? Ognuno si può rispondere da
sé,guardandosi attorno,magari applicando ad altri settori la mia
esperienza raccontata qui.
E forse il
padre fondatore di "Repubblica", Eugenio Scalfari, principale
responsabile del fattaccio, farebbe ancora in tempo a
riconoscere: "Sì,mi sono sbagliato, ho violato il diritto/dovere
di cronaca predicando bene e razzolando male", come del resto un
giudice gli ha poi rinfacciato in un interrogatorio a Piazzale
Clodio, pur con la stima e la deferenza che merita un Cardinale
laico,nella causa da me intentata al giornale e andata a buon
fine.Ma tant'è.
Quindi, in
definitiva, fu censura vera, con tutti i sacramenti specifici
nell'accezione più diretta del termine.Ma anche censura
collegata a quello "spirito del tempo" che allora non
contemplava lo sgonfiamento del pallone a mezzo stampa.Basti
pensare agli esiti diversi cui sarei andato incontro se
un'inchiesta del genere l'avessi congegnata vent'anni dopo: cioè
quando, nei Mondiali nippocoreani del 2002, è stata l'Italia a
cadere dall'altra parte del cavallo,penalizzata (come lo fu
ancor di più la Spagna) dagli interessi fuoricampo degli
organizzatori sudcoreani...
Forse,
mettendo a fuoco la Nazionale di Trapattoni per l'occasione
nella parte della vittima, qualche stagionato aficionado
italiano avrà ripensato agli eroi di Bearzot della campagna
spagnola "mondiale" e alle curiose modalità con cui "passa la
gloria del mondo". Anche in quel campo (di gioco), banalmente
gli affari sono affari. [23-06-2010]
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ADIDAS:
STIMA A 1,5 MLD VENDITE CALCIO NEL 2010 SU EFFETTO COPPA
(AGI/AFP) -
Adidas, il colosso tedesco dell'abbigliamento ed equipaggiamento
sportivo, stima che le vendite degli articoli connessi al calcio
raggiungeranno almeno 1,5 miliardi di euro quest'anno
sull'effetto Coppa del Mondo.
Adidas e' sponsor tecnico di 12 squadre presenti al torneo
sudafricano, tra cui Germania, Argentina, Spagna, Francia e la
stesso team ospitante. Il gruppo tedesco ha anche fabbricato il
controverso pallone 'Jabulani', che avrebbe la sua parte nelle
numerose 'papere' di cui sono rimasti finora vittime i portieri
di diverse nazionali.
28.06.10 |
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ZUCCHI: BUFFON INVESTE QUASI DUE MILIONI PER RILANCIO AZIENDA...
Radiocor -
L'italianita' di Zucchi, la forza del marchio e la forte
tradizione della famiglia fondatrice che ancora gestisce
l'azienda. Questi sono stati gli ingredienti che hanno convinto
il portiere della Nazionale, Gialuigi Buffon, a rilevare
l'11,59% di Zucchi, la societa' di tessile e biancheria per la
casa di alta gamma. 'Le azioni sono state acquistate sul mercato
- ha spiegato a Radiocor il legale del giocatore, Marco Valerio
Corini - l'investimento complessivo si aggira a quasi due
milioni per una quota che in verita' e' pari a circa il 13%'.
Buffon
accarezza l'ipotesi di potere avere un ruolo attivo nel rilancio
dell'azienda, della quale ha attentamente studiato il bilancio.
'La scelta di investire in Zucchi e' un'idea di Buffon - ha
spiegato Corini - e' un giocatore atipico e passa spesso notti
insonni a studiare grafici di Borsa e analizzare bilanci di
societa' quotate. La sua e' una vera passione'. Insomma dietro
la mossa di rilevare l'11,59% del capitale di Zucchi 'non c'e'
ne ssun guru finanziario', ha sottolineato l'avvocato del
portiere piu' famoso d'Italia.
10.06.10 |
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AFFARI NEL
PALLONE – IL TRIPLETE DELL’INTER PORTA 100 MLN € NELLE CASSE DI
MORATTI, MILIONE PER MILIONE TUTTI GLI INCASSI DELLO SQUADRONE
CHE FU DI MOU – INTANTO PER LA FIFA IL MONDIALE IN SUDAFRICA È
GIÀ UN SUCCESSO: BLATTER E SOCI PORTANO A CASA TRA DIRITTI TV,
MERCHANDISING E SPONSOR, 3,4 MLD $. IL 47% IN PIÙ DI GERMANIA
2006 (E NE SPENDERÀ MENO DELLA METÀ) - PARADOSSI DI UN SISTEMA A
DUE FACCE: UN BUSINESS CHE TIRA COME NON MAI E I FRAGILISSIMI
CONTI DEI SUOI CLUB PRINCIPALI
1 - QUANTO
VALE ALLA CASSA LA ‘TRIPLETTA' DI MORATTI I NUMERI...
C. Z. per "Affari & Finanza - Repubblica"
Il
‘Triplete' dell'Inter - vittoria in Champions League, più
campionato, più Coppa Italia - vale 100 milioni di euro. Il
guadagno più sostanzioso del club di Moratti arriva dalla
conquista della Coppa a Madrid: solo da lì entreranno 34,9
milioni. Così suddivisi: 7,1 milioni come partecipante da
campione nazionale, 2,8 per le due vittorie e i tre pareggi
conseguiti nella fase a gironi, 3 per il raggiungimento degli
ottavi, 3,3 per l'accesso ai quarti, 4,2 per l'arrivo in
semifinale, 5,5 per la conquista della finale e 9 per la
vittoria sul Bayern Monaco a Madrid. Ai 35 milioni per i
risultati in Europa, grazie al nuovo contratto televisivo
triennale la Uefa aggiungerà un bonus di 2025 milioni.
L'Inter in
Champions ha fatto registrare, poi, tre "tutto esaurito" allo
stadio Meazza (due con il Barcellona e uno con il Chelsea) per
11 milioni di euro, 5 milioni sono arrivati con Dinamo Kiev,
Rubin e Cska. La Champions, da sola, peserà sui prossimi bilanci
per 7176 milioni.
Vincere la
Champions significa giocare la Supercoppa Europea a Monaco, il
prossimo 27 agosto, e a dicembre il Mondiale per Club ad Abu
Dhabi, con un conseguente aumento del valore di mercato del
marchio (e altri guadagni in caso di vittorie).
Sul fronte
nazionale, l'Inter attende dai diritti tv 80 milioni di euro (ma
questi non dipendono dalla vittoria dello scudetto, anche se il
risultato migliorerà gli incassi tv futuri). Ragguardevoli gli
introiti per i biglietti venduti, con il record abbonamenti in
serie A (40.327 spettatori): i conti devono essere ancora
chiusi.
La Coppa
Italia vinta in finale con la Roma ha portato due milioni. La
Supercoppa Italiana (persa con la Lazio) 1,2 milioni. Tra gli
sponsor, 6 milioni sono garantiti da Pirelli e Nike. Sedici
milioni arriveranno dal Real Madrid: la penale che il presidente
Perez dovrà pagare per l'ingaggio di Mourinho.
2 -
MONDIALI DI CALCIO ECCO LA MAPPA DEGLI AFFARI NEL PALLONE...
Ettore Livini per "Affari & Finanza - Repubblica"
A dodici
giorni dal fischio d'inizio, i Mondiali di calcio hanno già il
loro vincitore in pectore: la Fifa. Partite e spettacolo contano
poco. Comunque vada a finire, l'edizione sudafricana sarà,
almeno finanziariamente parlando, un successo.
La
federazione mondiale del pallone ha incassato per
l'organizzazione - tra diritti tv, merchandising e sponsor - 3,4
miliardi di dollari, il 47% in più di Germania 2006 e ne
spenderà a consuntivo circa 1,5. La conferma, se mai ce ne fosse
stato bisogno, dei paradossi di un pianeta football a due facce:
quella dorata del business che tira come non mai e quella
fragilissima dei conti dei suoi club principali (Inter,
Manchester, Real, Bayer e Barcellona compresi) che malgrado il
boom mediatico dello sport hanno - causa debiti - conti che
fanno acqua da tutte le parti. La macchina da soldi messa in
piedi da Joseph Blatter è l'esempio lampante di come il calcio
resti, malgrado la crisi, una miniera d'oro.
Il pallone
ha conquistato da tempo l'Africa e si è fatto spazio in Asia.
Gli americani sono i primi acquirenti stranieri di biglietti per
le partite in Sud Africa. La prima (e più efficace, sussurrano
in molti) sanzione decisa da Seoul contro la Corea del Nord in
questi giorni di tensione è stato l'oscuramento tv delle partite
in chiaro dei prossimi mondiali sul territorio dei cugini di
Pyongyang.
Una febbre
globale che la Fifa ha cavalcato con lungimiranza
imprenditoriale e con straordinario successo economico: Zurigo
non a caso ha chiuso il 2009 superando per la prima volta il
miliardo di dollari di ricavi con profitti record di 169
miliardi.
Nemmeno la
crisi è riuscita per ora a sgonfiare il boom del pallone. Certo
gli arrivi di turisti stranieri a Joahnnesburg non saranno
quelli attesi (le stime sono state ridotte da 450mila a 370mila
contro i 2 milioni dei mondiali tedeschi) e le vendite dei
biglietti - la Fifa ne ha appena rimessi in circolo 150mila,
compreso qualche tagliando per la finale - sono state meno
brillanti delle previsioni.
Il
business del calcio però si fa altrove. Con diritti tv e
sponsor. Due voci che continuano ad andare a mille. I grandi
network hanno versato nelle casse della Fifa 2,5 miliardi di
dollari per i diritti di Sud Africa 2010, più del doppio
dell'edizione precedente. E mentre la pubblicità arranca in
tutto il globo, Blatter & C. hanno dovuto scegliere nella lunga
lista di candidati al ruolo di sponsor ufficiali (biglietto
d'ingresso 125 milioni di dollari) della manifestazione.
Numeri che
non mentono. Il calcio ormai è davvero un'impresa. «Abbiamo
appena fatto uno studio sul pallone in Germania analizzando
tutto l'indotto con risultati sorprendenti - conferma Alberto
Marchi, director di McKinsey & Company - Il pallone tedesco ha
un giro d'affari complessivo vicino ai 5 miliardi, lo 0,2% del
Pil nazionale e dà lavoro a 70mila persone garantendo alle casse
dello Stato 1,5 miliardi di entrate fiscali l'anno».
Le squadre
in campo a Johannesburg e dintorni si spartiranno un montepremi
da 240 milioni di dollari, + 60% rispetto alla Germania, di cui
trenta al vincitore.
Una sola
partita come la finale di Champions League BayernInter vale 351
milioni di euro di giro d'affari, più dei ricavi annuali di
centinaia delle società quotate a Piazza Affari, di cui 120
milioni sono i maggiori incassi solo per l'Inter. Il pianeta
football in Europa, con tutte le sue magagne, vale 15 miliardi
di entrate l'anno.
La
schizofrenia è proprio qui. I soldi ci sono e continuano a
crescere. Ma, Fifa a parte, buona parte del calcio del Vecchio
Continente annaspa sotto il peso dei debiti.
Il
Manchester - dopo la scalata a stelle e strisce - ne ha 820
milioni, il Real dopo le campagne acquisti tanto stellari quanto
inefficaci di Florentino Perez viaggia a quota 800, il
Barcellona a 500. L'Italia con Inter (431 milioni) e Milan (365)
si difende bene. I buchi degli oneri finanziari sono stati
tappati finora o dal boom delle entrate tv - il valore dei
contratti della serie A con l'ultimo rinnovo sono saliti da 600
milioni a un miliardo - o dalla generosità dei
presidentiPaperoni: Roman Abramovich ha coperto con il suo
patrimonio i 600 milioni di voragine nei conti del Chelsea.
Silvio Berlusconi e Massimo Moratti hanno firmato assegni per
500 milioni s testa per mantenere Milan e Inter, con alterne
fortune, al vertice del calcio europeo.
Le squadre
in acque finanziarie peggiori, è il caso oggi di nomi blasonati
come Liverpool e Arsenal, si aggrappano come salvagenti a
capitali esotici in arrivo da Uzbekistan, Russia, Emirati e oggi
persino dall'Africa per concedersi un altro giro di giostra.
Risultato:
«Il modello del calcio inglese non funziona più, la Liga
spagnola si è polarizzata su due grandi club con dietro il
vuoto, la Francia non va bene», dice Marchi. E l'Italia è
addirittura in zona recessione: i debiti complessivi sono a
quota 1,8 miliardi, negli ultimi dieci anni il sistema ha
macinato due miliardi di perdite. Anche per colpa di una cronica
immaturità imprenditoriale del nostro mondo calcistico.
«Per
assurdo questo è proprio il momento in cui abbiamo una finestra
d'opportunità per rilanciarci - continua il director McKinsey -.
Ma bisogna trovare il modo giusto per chiudere il gap che si è
aperto in Europa dal 2005 ad oggi, con i nostri big che hanno
perso terreno sportivamente ed economicamente nei confronti dei
team inglesi e spagnoli».
La ricetta
- che a dire il vero si sente ripetere uguale da anni senza
grandi risultati pratici - è sempre la stessa. Primo capitolo:
gli stadi di proprietà, la voce d'entrata che più è cresciuta
nel resto del continente. «Va allargata la base di clientela -
spiega Marchi- anche a costo di costruire impianti più piccoli».
La ragione è semplice: «Il coefficiente di riempimento degli
spalti tricolori è del 40% - continua - Lo Stanford Bridge del
Chelsea ha solo 45mila posti ma è sempre pieno e ogni spettatore
spende in media allo stadio tra biglietto e altri servizi, dal
bar al pranzo, 90 sterline (100 euro) contro i 2030 euro dei top
team italiani».
Altra
miniera da sfruttare è quella dei biglietti "aziendali". «Tutti
i posti migliori delle partite Nba sono prenotati e pagati bene
da clientela corporate». Non solo: «Un'altra leva da utilizzare
per aumentare le entrate è quella della vendita dei diritti del
nostro calcio all'estero - dice Marchi - Oggi su questo fronte
molto promettente incassiamo un quinto di quanto riescono a fare
in Gran Bretagna e in Spagna che fanno più sistema rispetto a
noi». Ultimo punto il lavoro sul merchandising «sul quale
possono contare molto anche le società mediopiccole».
Il vero
nodo però resta quello delle uscite. Dove una voce domina su
tutte: quella degli stipendi. L'Inter per pagare i suoi
giocatori paga 86 centesimi per ogni euro che incassa. La media
dell'incidenza sui ricavi per la serie A è salita dal 63 a 67% e
il resto del continente, magra consolazione, non sta molto
meglio di noi. «Il calcio non è differente da un'impresa normale
anche su questo fronte - conclude Marchi -. I compensi sono
inelastici, andrebbero legati molto di più ai risultati».
La fortuna
del pianeta del pallone è che - malgrado tutto - il mercato va a
gonfie vele e ha permesso sinora malgrado la recessione di
mascherare le magagne finanziarie. L'appeal è altissimo. La Fifa
ha avviato 2.500 cause contro aziende che cercavano in modo più
o meno velato di farsi pubblicità sfruttando Sud Africa 2010.
Ultima in ordine di tempo l'aerolinea sudafricana Kulula,
bacchettata in tribunale per uno spot che diceva «La compagnia
non ufficiale di "voi sapete cosa"». Il gioco insomma è
diventato qualcosa di molto più serio.
Ultima
testimonianza, una ponderosa elaborazione della banca olandese
Ing sulle correlazioni tra economia e Mondiali. A stupire non è
tanto il mezzo punto di Pil che la manifestazione regalerà a
Johannesburg ma il masochismo finanziario degli aspiranti
vincitori: ogni brasiliano - secondo il sondaggio della Ing - è
pronto a pagare 800 euro (due mesi di stipendio medio) pur di
portare a casa la Coppa. I portoghesi 367. Il 32% degli
argentini sogna per il proprio figlio un avvenire da calciatore
alla Diego Milito. Il calcio è un sogno. Ma i sogni, a saperli
sfruttare, sono spesso d'oro. [31-05-2010]
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IL NOME
NON È FASULLO MA FASULO, ED È QUESTO IL NOME DEL CANDIDATO CHE
IL PRESIDENTE DEL CONI, GIANNI PETRUCCI, VORREBBE PORTARE ALLA
GUIDA DEL COMITATO PER I GIOCHI OLIMPICI 2020. CON BUONA PACE
DEL POVERO GLISENTI AL QUALE IL SINDACO DALLE SCARPE ORTOPEDICHE
GIANNI ALEMANNO VOLEVA AFFIDARE L'INCARICO PRESTIGIOSO
Il nome non è fasullo ma Fasulo, ed è questo il nome del
candidato che il presidente del Coni, Gianni Petrucci, vorrebbe
portare alla guida del Comitato per i Giochi Olimpici 2020.
Con un
colpo a sorpresa l'uomo che governa lo sport italiano dal 1999
ha tirato fuori dal cilindro questa indicazione spiazzando le
candidature dei vari Glisenti & Company che smaniano dalla
voglia di pilotare il business di Roma Olimpica.
Di questo
Fasulo, un italo-americano di 45 anni che parla quattro lingue,
si sa ben poco. Qualcuno ricorda che dopo la laurea
all'università di Portland, ha lavorato per circa 10 anni nella
Federazione Internazionale di Atletica dove per due anni ha
affiancato il presidente Primo Nebiolo. Poi ha lavorato per la
candidatura di Chicago alle Olimpiadi 2016, ma il suo dossier è
stato affossato in favore di Rio de Janeiro.
In
un'intervista pubblicata sabato sul "Messaggero", Petrucci fa
capire che potrebbe affidare un ruolo importante a Robert Fasulo
(per gli amici Bob) e dalle sue parole si capisce che
l'italo-americano potrebbe diventare direttore generale del
Comitato promotore di Roma 2020 dove serve, dice Petrucci,
"esperienza aziendale, conoscenza del mondo dello sport e delle
Olimpiadi, capacità di relazioni e ottima conoscenza delle
lingue".
Per
rendere più forte la sua affermazione il presidente del Coni
aggiunge che "i nomi usciti finora sono tutti sbagliati". Con
buona pace del povero Glisenti al quale il sindaco dalle scarpe
ortopediche Gianni Alemanno voleva affidare l'incarico
prestigioso.
4- L'EURO
FIGURACCIA DEGLI ITALIANI PER IL TORNEO DEL 2012 È STATA ACCOLTA
INVECE CON SOLLIEVO IN CASA DELLA JUVENTUS. A GODERE È
SOPRATTUTTO ANDREA AGNELLI CHE SI LEVA DAI PIEDI BLANC
Questa volta a sudare non è stato Luigino Abete, ma suo fratello
Giancarlo, il 60enne tipografo che ha studiato al liceo Massimo
ed è presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio.
Di fronte
alla scelta di Parigi come sede degli Europei di calcio,
Giancarlino ha sentito sulla fronte goccioline di sudore freddo
che hanno fatto sorridere quel furbacchione di Michel Platini e
il presidente francese Sarkozy. La brutta figura degli italiani
per il torneo del 2012 è stata accolta invece con sollievo a
Torino in casa della Juventus. A godere è soprattutto Andrea
Agnelli, il giovane figlio di Umberto e Allegra Caracciolo che a
maggio è stato nominato presidente della squadra bianconera.
In poche
settimane il giovane Andrea che si muove sotto l'ala protettrice
del suo padre putativo Antonio Giraudo, ha dimostrato di voler
prendere molto sul serio l'incarico e ha nominato un nuovo
direttore generale, Giuseppe Marotta, oltre all'allenatore Luigi
Del Neri. La spina nel fianco del 35enne Agnelli è rappresentata
da Jean-Claude Blanc, il manager francese che nel giugno 2006 è
stato chiamato a ricoprire le cariche dopo l'esodo del tandem
Giraudo-Moggi.
Adesso a
Torino sono convinti che Blanc e la sua bella moglie che non ha
mai apprezzato la città della Fiat torneranno a Parigi perché
secondo fonti bene accreditate il manager di Chambery al quale
molti attribuiscono le sfortune della Juventus potrebbe essere
chiamato dal Comitato organizzatore degli Europei 2012.
Qui
potrebbe mettere a frutto la propria capacità di organizzatore
di eventi e di costruttore di stadi. In questo modo il giovane
Andrea avrebbe il via libera e potrebbe mettersi a cercare soldi
per lanciare un'Opa sulla Juventus, la squadra che ama più di
ogni cosa e che suo cugino John Elkann considera ormai un asset
di cui vale la pena liberarsi.
[31-05-2010]
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PALLONARI
D’ORO - L’UNICO LAVORATORE CAPACE DI PREVALERE SUL PADRONE? È IL
DIVO DEL CALCIO - SUL VIALE DEL TRAMONTO IL RE MIDA BECKHAM (MA
SEMPRE UOMO DA 30 MLN L’ANNO), ECCO LE 10 STAR STRAPAGATE DEL
PROSSIMO MONDIALE IN SUDAFRICA: FIGLI DELLA BORGHESIA COME KAKÀ O
RAGAZZI DAL PASSATO DIFFICILE COME MESSI E TÉVEZ - GIÀ RICCHI COME
NABABBI GRAZIE AGLI INGAGGI, INCASSANO CIFRE ANCORA PIÙ GRANDI COI
CONTRATTI DEGLI SPONSOR…
Gianfrancesco Turano per "l'Espresso"
Un veteromarxista anonimo, difensore roccioso da campo di
periferia, ha affermato che il calciatore è l'unico lavoratore
capace di prevalere (lui usa un'espressione più grassa) sul
padrone. I più temibili fra questi proletari sono in partenza per
il Sudafrica, dove l'11 giugno incomincia la Coppa del Mondo.
È la prima
che si gioca in Africa, dove ci sono nove dei dieci Paesi più
poveri della Terra. I primi 15 giocatori selezionati per il
Mondiale hanno ricavi annuali complessivi per 322,2 milioni di
euro, circa un terzo del prodotto interno lordo della Guinea
Bissau. Eppure, nessuna invidia. Da Città del Capo a Johannesburg
l'attesa per lo sbarco delle superstar del football è spasmodica.
A Soweto,
la township di Jo'burg da dove è partita la rivolta anti-apartheid
e dove ancora abitano Winnie Mandela e Desmond Tutu, si gioca per
strada o sugli sterrati che tolgono la pelle. Il calcio è malattia
a Soweto. Può capitare di incontrare il super esperto locale in
storia del Milan che si informa sull'attuale occupazione di due ex
giocatori rossoneri non di primissimo livello (Evani ed Eranio).
O si può
vedere un mural con lo stemma del Piacenza e il nome di Pietro
Vierchowod. La massima soddisfazione per i neri di qui è avere
conquistato al football lo stadio di Ellis Park, ormai ex tempio
del rugby dei bianchi.
Sudafrica
2010 è l'ennesimo colpo vincente dello svizzero Sepp Blatter, ex
ala destra del Neuchâtel Xamax e monarca a vita della Fifa, la
Federazione internazionale con base a Zurigo. Blatter e il suo
segretario generale, il francese Jérôme Valcke, hanno le idee
chiare. Vogliono aprire un nuovo mercato di consumo, nel Paese più
ricco del Continente.
Per
farlo, utilizzano le stelle a titolo gratuito perché non è la Fifa
a pagarle, ma i club e le aziende che le utilizzano come sponsor.
Leo Messi, Cristiano Ronaldo, Kakà sono gli arieti che
moltiplicheranno per due l'investimento della Fifa negli impianti
sudafricani: 1,2 miliardi di euro spesi per un guadagno previsto
di 2,5 miliardi.
Se le
attese saranno confermate, Nike, Adidas, gruppi di
telecomunicazioni, dell'alimentare e tutte le multinazionali che
hanno scommesso sui divi del pallone, avranno il loro ritorno.
Mentre le Olimpiadi hanno portato la Grecia sull'orlo della
rovina, il calcio potrebbe equivalere a una crescita economica per
il paese ospitante stimata dal governo sudafricano fra mezzo punto
e un punto di Pil in più (fra 4 e 8 miliardi circa).
Una parte
di questa massa di denaro finirà nelle tasche dei top player. Dai
Mondiali di Germania 2006 a oggi, non c'è stato un anno in cui i
proprietari dei club non abbiano parlato di tagliare le spese di
ingaggi. Ma la crisi l'hanno pagata i giocatori di media e bassa
fortuna. Gli stipendi dei big hanno continuato a crescere e
continueranno a farlo. Nella hit parade dei guadagni ci sono
fenomeni tecnici, fenomeni mediatici e atleti che combinano
entrambe le caratteristiche.
Ci sono
le storie strappalacrime di giovani poveri come Messi, 47 gol in
stagione, partito bambino da Rosario in Argentina insieme alla
famiglia. Il Barcellona si era offerto di pagare i mille dollari
mensili necessari alla crescita del piccolo Leo. Che poteva
scegliere la selezione spagnola ma ha preferito la patria, a costo
di subire le critiche di chi sostiene che con la maglietta
albiceleste non rende perché, appunto, non è abbastanza argentino.
Dal
lumpenproletariat arriva Carlos Tévez, cresciuto in un ghetto
bonaerense soprannominato Fuerte Apache. A dieci mesi Carlitos è
stato sfigurato in viso dall'acqua bollente caduta da una pentola
di casa. Qualche anno dopo, quando si è capito che stava
diventando un grande, è stato comprato come fosse una casa o un
cavallo.
Il
padrone di Tévez non era la squadra per cui giocava, ma la Msi,
una finanziaria off shore controllata dall'angloiraniano Kia
Joorabchian, un finanziere controverso che aveva in scuderia anche
l'altro nazionale Javier Mascherano, contro ogni norma della Fifa
e contro il semplice buon senso umanitario.
Oggi che
è stato liberato dalla Msi ed è stato coperto di soldi dalla
famiglia al Nahyan, gli emiri di Abu Dhabi proprietari del
Manchester City, Tévez ha largamente di che pagarsi un intervento
di chirurgia estetica ma ha sempre rifiutato. Dice che chi gli
vuole bene gli vuole bene anche con la cicatrice in faccia.
Un
posizione ideologica e, come tale, costosa. Tévez incassa appena
un decimo dei suoi 15 milioni di euro annui dai contratti
pubblicitari.
Le storie
di riscatto dalla base della piramide sociale si fanno più rare
nel calcio dei Paperoni. Se si sale da troppo in basso, è
possibile ottenere un ottimo salario ma è difficile guadagnare
bene con gli sponsor, dunque è più faticoso entrare in classifica.
Kakà è l'esempio della borghesia al potere.
Il
brasiliano ha costruito la sua carriera sportiva e imprenditoriale
sotto il controllo del padre manager, l'ingegnere paulista Bosco
Izecson Leite, e della madre Cristina, insegnante di matematica.
La suocera di Kakà è amministratore delegato di Christian Dior
Brasile e, finché Ricky giocava in Italia, la giovane moglie
Caroline Celico gestiva un'impresa di catering che aveva fra le
commesse principali il ricevimento di Natale del Milan.
Nella
categoria glamour il primato va senz'altro a David Beckham, non
convocato nell'Inghilterra di Fabio Capello dopo l'incidente al
tendine di Achille ma pur sempre uomo da oltre 30 milioni all'anno
con una struttura societaria retta dalla holding Footwork e due
accademie di calcio, una a Londra e una a Los Angeles. Golden
Balls, secondo il soprannome tout en finesse datogli dalla moglie
Victoria, è finora il più grande fenomeno industriale e mediatico
della storia del calcio.
Giocatore
di qualità media, ad essere generosi, l'inglese continua a
moltiplicare i contratti di sponsorizzazione: 25 milioni di euro
nel 2009 contro lo "squallore" di 5,4 milioni di ingaggio pagato
in parte dai californiani del Galaxy e in parte dal Milan. Becks è
talmente ricco da godersi il lusso supremo del potere economico:
il conflitto di interessi. Una delle sue società, la 1966 ltd che
porta la data dell'unico Mondiale vinto dall'Inghilterra, gestisce
gli interessi commerciali della Nazionale allenata da Fabio
Capello.
Senza la
rottura del tendine, il centrocampista sarebbe stato
l'amministratore di se stesso e dei compagni di Nazionale. Andrà
in Sudafrica comunque, da manager e da commentatore televisivo.
Beckham è
a fine carriera. Continuerà a guadagnare molto bene e forse dopo
il ritiro riuscirà a tenere il posto fra i più ricchi, come ha
fatto nel basket Michael Jordan. Ma il testimone è già passato,
insieme a un contratto Armani da 9 milioni di euro, al portoghese
Cristiano Ronaldo, 25 anni, vero emergente insieme a Messi e,
forse, con potenziale pubblicitario anche maggiore dell'argentino.
Tanto Leo è piccolo, bruttarello ed orsacchiotto, quanto Cristiano
è alto, bello e sciupafemmine. L'importante è scegliersi un ruolo,
come in campo, e mantenerlo. I pubblicitari funzionano per schemi,
non diversamente dagli allenatori.
Wayne
Rooney, ad esempio, è cresciuto nella squadra sfigata di
Liverpool, gli azzurri dell'Everton (motto: once blue, always
blue). Ha il fisico del toro inglese e il Dna irlandese stampato
in faccia e nel cognome.
Poco dopo
essere passato al Manchester United, la squadra più odiata
d'Inghilterra, nel 2008 Rooney ha venduto le immagini in esclusiva
del suo matrimonio con Coleen McLoughlin nell'abbazia rivierasca
di Cervara per 2,5 milioni di euro. Salvo scoprire che la chiesa
era sconsacrata. Poco male. Le foto sono finite su tutti i
rotocalchi del Commonwealth, venduti a milioni di copie dall'India
all'Australia.
In modo
uguale e contrario, i codici non scritti della pubblicità hanno
messo in castigo John Terry per essersi esibito fuori dalle mura
coniugali e per di più con la fidanzata di un compagno di squadra.
È lo schema Tiger Woods. Terry ci ha rimesso la fascia da capitano
dell'Inghilterra e i contratti di sponsorship. Per pagarsi gli
avvocati gli restano 8,5 milioni di ingaggio.
Nella top
ten del Mondiale ci sono anche i grandi rivali del calcio
africano, l'ivoriano Didier Drogba e il camerunense Samuel Eto'o,
che è anche l'unico dei primi dieci a giocare nel campionato
italiano contro cinque tesserati dalla Liga spagnola e quattro
dalla Premiership inglese. Fra i due, Drogba è di sicuro il più
mediatizzato con oltre 5 milioni all'anno di contratti
pubblicitari fra i quali Ferrero, la società di telecomunicazione
Orange, i videogiochi della Konami. Eto'o ha incassi da
sponsorizzazioni per soli 1,5 milioni di euro ma Massimo Moratti
gli ha firmato un superingaggio. Soldi ben spesi per un anno di
successi nerazzurri.
Gli
italiani campioni del mondo in carica sono messi piuttosto male.
L'unico dei primi 15 ad essere convocato in Sudafrica è Gianluigi
Buffon, che è anche l'unico portiere nella classifica dei
calciatori più ricchi. Molti lo danno in partenza dalla Juventus
di Andrea Agnelli verso il City di Carlitos Tévez e degli
sceicchi.
Il suo
salario ne trarrebbe senz'altro beneficio. La presenza
pubblicitaria di Buffon non ha mai troppo bucato lo schermo. Tutto
l'opposto di Francesco Totti, che ai Mondiali non andrà ma che si
è costruito una carriera brillantissima negli spot ai quali deve
oltre la metà dei suoi 10 milioni di guadagno annuale. Solo il
contratto con Partypoker.it è stimato in 2,5 milioni di euro.
Scherno, sputi e pedate agli avversari non hanno intaccato il
fascino commerciale del Pupone. Segno che il ritorno c'è, da parte
di Totti e da parte degli altri calciatori.
In fin dei
conti, i gentlemen in braghe corte muovono l'economia per decine
di miliardi di euro su scala globale e sono lavoratori
specializzati di alta qualità. È vero, c'è chi pensa che
guadagnino troppo. Chi lo pensa, mediti sull'americano H. Lawrence
Culp junior. È l'amministratore delegato delle industrie
meccaniche Danaher, Washington Dc. Due mesi fa ha vinto la
classifica della rivista "Forbes" sui manager meglio retribuiti
con 141 milioni di dollari intascati nel 2009. Per carità, sarà
pure uno che li merita. Ma, francamente, chi andrebbe fino in
Sudafrica per vedere Larry Culp junior? 28-05-2010]
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UNA
DOPPIETTA DA 120 MLN – TANTO VALE LA CHAMPIONS VINTA GRAZIE AI DUE
GOL DI MILITO – COL TRIONFO DEL BERNABEU LA SQUADRA DI MORATTI
POTRÀ RAGGIUNGERE MERCATI INESPLORATI (CINA, AFRICA), IL VALORE
DEI CALCIATORI SALIRÀ – LE GRANDI SQUADRE ORMAI SONO BRAND
GLOBALI; ORGANIZZAZIONI ATTREZZATE PER ADATTARSI AL CAMBIAMENTO –
LA DELUSIONE DELLE GRANDI SCONFITTE: SPAGNA E GERMANIA
uca Veronese
per "Il
Sole 24 Ore"
Il gioco
efficace e micidiale; le emozioni; i gol spettacolari; e
l'incontenibile gioia finale. La festa dei tifosi nerazzurri
inizia dentro lo stadio e poi si prende anche le strade, la notte
di Madrid, mentre anche Milano si vestiva di nerazzurro con Piazza
del Duomo invasa da 100mila tifosi in estasi.
È la festa
dell'Inter che con il 2-0 al Bayern Monaco, doppietta di un
grandissimo Milito, torna nella storia del grande calcio europeo
dopo 45 anni di oblio, oltre a centrare una storica tripletta
(avendo vinto nello stesso anno anche scudetto e Coppa Italia).
In attesa di
vedere come andranno a finire i tormentoni degli addii più o meno
annunciati (il tecnico Josè Mourinho ha di fatto ammesso tra le
lacrime che l'anno prossimo passerà al Real Madrid, lo stesso
Milito ha prospettato qualche incertezza sul suo futuro), il club
guarda oltre alla gloria.
Da giorni il
centro più centro di Madrid, attorno alla Plaza Mayor è in mano ai
tifosi arrivati dall'Italia che fino a un minuto prima della
partita cantano e bevono con gli "avversari" tedeschi. Esultano
bar, ristoranti e alberghi: per l'Uefa ci sono 120mila
turisti-sportivi.
La
recessione spagnola per qualche giorno si è nascosta sotto gli
striscioni e i cori del calcio, ma da oggi tornerà nel lavoro,
nelle bollette da pagare, nella vita quotidiana anche della
capitale spagnola. L'economia si sta riprendendo, ma troppo
lentamente: il Pil è cresciuto di un misero 0,1% nei primi tre
mesi dell'anno, la disoccupazione rimane sopra il 20% e il deficit
vicino al 10% del Prodotto interno sta costringendo il governo di
José Luis Zapatero a manovre correttive tanto drastiche quanto
impopolari.
La Spagna,
uno dei Pigs, i grandi malati dell'Europa, vive con invidia la
festa nerazzurra di Champions League: quest'anno nemmeno il calcio
ha salvato la patria. Il Barcellona di Lionel Messi non è riuscito
a ripetere la stagione perfetta e in coppa è stato eliminato
proprio dall'Inter.
A Madrid
dopo aver accettato con una smorfia le vittorie del 2009 degli
storici rivali catalani hanno sperato nella rinascita dei
galacticos con Cristiano Ronaldo, Kakà e tutti gli assi messi
costati quasi 300 milioni di euro a Florentino Perez appena
tornato alla presidenza del Real. E invece niente, hanno dovuto
fare da spettatori. Sconfitta anche la Germania, solida nei
fondamentali economici, affidabile nei conti pubblici, sana nei
bilanci dei club del calcio, ma battuta sul campo da una squadra
italiana.
La Germania
di Angela Merkel che tanto si è battuta per frenare gli aiuti ai
paesi a rischio default si è arresa, almeno sul terreno di gioco,
all'Italia accorsa prontissima (e non senza interesse) al grido
d'aiuto di Atene. Piangono a Monaco di Baviera, mentre più a sud,
500 chilometri più a sud, si fa festa. Il successo porta a Milano
nelle casse della società nerazzurra un "tesoretto" di 120 milioni
di euro, spiega una ricerca condotta Simon Chadwick esperto di
marketing sportivo dell'università di Coventry. Ai premi Uefa si
aggiungono i ricavi diretti dal merchandising globale, le
sponsorizzazioni, i diritti televisivi e gli incassi al
botteghino: in prospettiva in ogni negoziazione del settore
commerciale ai dirigenti dell'Inter basterà mostrare il trofeo
appena messo in bacheca per spuntare un consistente bonus.
Gli stessi
asset del club andranno rivalutati: ogni giocatore - da Diego
Milito, a Mario Balotelli, fino all'ultima delle riserve - avrà un
valore di mercato più alto. Con la coppa, come successo sempre,
anche nella storia recente, con i successi di Barcellona e
Manchester, arrivano nuovi tifosi, nuovo pubblico, in Italia e nel
mondo. «I club sono diventati molto più di club di calcio, sono
brand globali, emozioni. E organizzazioni attrezzate per adattarsi
al cambiamento.
Con la
vittoria l'Iter raggiungerà mercati tutti ancora da scoprire per
il calcio, come la Cina e l'Africa dei Mondiali ormai imminenti »,
dice Paul Meulendijk, vicepresidente e capo delle sponsorizzazioni
di MasterCard, gruppo che dal 1994 si è legato alla Champions.
Vincere, da ultimo, aiuta a vincere, cambia la mentalità di
giocatori e ambiente, incute rispetto nei prossimi avversari.
Lo ripete
sempre Mourinho, che dicono non farà ritorno a Milano per restare
a con i bianchi del Real. Comunque vada lascerà a Milano tutta
l'eredità di una favolosa stagione e la forza di una vittoria che
i nerazzurri hanno inseguito per quasi mezzo secolo. Per l'Inter
di Moratti la festa di ieri al Bernabéu e nelle strade spagnole
potrebbe essere solo l'inizio.
24-05-2010]
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PER IL
GIUDICE, crispino RESTA UNA SUPERPIPPA - “CONTO TV POTEVA
ACQUISTARE LE SINTESI DELLA SERIE A E I DIRITTI DELLA B MA NON HA
NEANCHE FATTO UN’OFFERTA INGENERANDO OBIETTIVI DUBBI SULLA SUA
CONDOTTA” – IL TRIBUNALE DI MILANO RIMANDA CRISPINO A DILETTARSI
COL PORNO E LO CONDANNA A PAGARE ANCHE LE SPESE LEGALI -
L’ORDINANZA DÀ IL VIA LIBERA AI CONTRATTI LEGA-SKY PER 1.149 MLD E
SALVA IL CALCIO – MA CRISPINO NON MOLLA: “ASSURDO, COSI’ LA
CONCORRENZA NON ESISTE”…
Antonello Capone per "La
Gazzetta dello Sport"
«I bandi e i
contratti sono regolari, hanno rispettato la Legge Melandri e le
direttive dei garanti Antitrust e comunicazioni. La Lega non ha
violato le norme contro la concorrenza, anzi l'ha alimentata.
Conto Tv non è stata danneggiata e poteva concorrere per i diritti
della A, per le sintesi e anche per i diritti della B venduti come
Conto Tv aveva chiesto. Così ha ingenerato obbiettivi dubbi sulla
linearità della sua condotta. Respingo la sua richiesta di
sospendere i contratti firmati dalla Lega con Sky per i prossimi
due campionati di A. Condanno Conto Tv a rifondere le spese a
Lega, Infront e Sky: 17.200 euro ciascuno. Firmato, Claudio
Marangoni».
Questo è il
riassunto di 28 pagine di articolata motivazione con cui il
giudice del tribunale civile di Milano, sezione proprietà
industriale e intellettuale, ha affermato ieri la validità dei
contratti per i diritti tv per il digitale satellitare. Sono
contratti da 1.149 milioni di euro: 571 per l'anno prossimo e 578
per il 2011-12. Vitali per le società di A (e per lo sviluppo del
calcio). Ieri alle 9.35 al momento del deposito della sentenza
hanno tirato un sospiro di sollievo. La sentenza va oltre e fa
storia.
Perché entra
nel merito e riassume che la concorrenza è stata tutelata in forma
innovativa. É andato oltre l'Antitrust che ha già dato ragione
alla Lega «perché secondo la Legge Melandri e le indicazioni del
Garante della concorrenza e del mercato quando ha approvato le
linee guida, la Lega era tenuta a predisporre un numero minimo di
pacchetti coerente con il numero delle diverse piattaforme
disponibili al fine di mettere tutti gli operatori di tutte le
piattaforme nelle condizioni di concorrere all'acquisizione dei
diritti.
Mentre, al
fine di promuovere anche lo sviluppo di una concorrenza interna a
ciascuna piattaforma, l'Agmc segnalava (solo) l'opportunità di
prevedere all'interno di ciascuna piattaforma l'adozione di più
pacchetti. La Lega ha creato un secondo pacchetto di sintesi di 20
minuti per il satellitare A, appetibile per una tv che poteva
abbinarlo ai diritti della B. Ma Conto Tv non ha presentato
offerte».
Il
presidente della Lega Maurizio Beretta (difesa Ghirardi,
Stincardini, Abbadessa), ora parte «a tutto regime per il lancio
moderno del prodotto calcio. Il giudice Marangoni con forza e
approfondimenti dà atto che la Lega ha seguito tutti i percorsi
previsti e ha incentivato la concorrenza. Marangoni rende anche
giustizia di tante gratuite ironie di Conto Tv che noi abbiamo
sopportato con infinita pazienza aspettando la parola della Corte
d'appello, dei Garanti della Concorrenza, del Mercato e delle
Comunicazioni italiani e stranieri, del giudice Marangoni».
Il
presidente di Infront Bogarelli (difesa Morelli, d'Addio, Alù,<MD>
De Nova): «La sentenza dice che per dieci mesi siamo rimasti
bloccati da un soggetto che non aveva alcun titolo a risentirsi.
Ora partono a razzo altri progetti innovativi». I legali di Sky
(Emanuele, D'Ostuni, D. Bianchi, Cannizzaro): «Sancito che il
mercato è composto da tutte le piattaforme e non c'è stato abuso».
L'ad di
Conto Tv Crispino (avvocati Franceschelli e Zeno-Zenkovic):
«Ordinanza assurda, mi fa sorridere leggere che con la B e le
sintesi della A si può fare concorrenza a Sky».
Il
presidente della Lega Maurizio Beretta, commentando l'ordinanza
che dà l'okay ai diritti tv aggiunge: «Oggi è un giorno
importante, anche perché si costituisce ufficialmente davanti al
notaio la Lega serie B, come già fatto dalla Lega serie A. E
domani (oggi, ndr) il consiglio federale procederà con la pratica
di conformità. È tutto un sistema calcio che si sviluppa». In
serata, l'annuncio del coordinatore-manager Paolo Bedin: «Ci siamo
riuniti in Lega con il notaio Enrico Bellezza e abbiamo costituito
la Lega nazionale professionisti serie B. Hanno aderito 19
società». Erano assenti il Lecce, il Brescia e il Gallipoli.
Per la
conduzione della Lega in questa fase costitutiva è stato nominato
presidente l'avvocato Luca Ferrari di Padova che sta seguendo i
club nel processo di autonomia dalla A. La Lega B avrà ancora
quest'anno 22 club e sarà abbinata allo sponsor bwin. L'anno
prossimo dovrebbe scendere a 20 club per una più razionale
organizzazione. [25-05-2010]
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“IL
‘NEGRO DI MERDA’ DI TOTTI MI HA FATTO PIÙ MALE DEL CALCIO.
LO AMMIRAVO” - “IO GLI HO SOLO DETTO UNA COSA TIPO: CONTINUI
A GIOCARE O VUOI FARE IL BAMBINO?" - "SONO UN RAGAZZO, NON
SONO UN SIGNORE SE MI SCAPPA UNA PAROLA, UN VAFFA, LO
AMMETTO. I VERI UOMINI NON SI NASCONDONO DIETRO QUALCUN
ALTRO. NON COME TOTTI” - "C’È GENTE CHE PER SFOGARSI VIENE
ALLO STADIO A INSULTARMI. QUESTO È RAZZISMO" - "IO NON SONO
UN NEGRO ITALIANO. NO, IO SONO ITALIANO. È UN FATTO. SONO
NATO QUI. IO NON POSSO MICA ESSERE GHANESE, MAI STATO IN
GHANA, MAI STATO IN AFRICA" - “VOTEREI SOLO SE FACESSERO UNA
LEGGE CHE METTE IN GALERA CHI NON LO FA. LA POLITICA NON MI
INTERESSA, NON LA SEGUO. E ALLORA CHE COSA VOTO A FARE?"
Ha
solo 19 anni. È al centro dell'attenzione. Se è sulla
copertina di "Vanity Fair" - in edicola dal 19 maggio - non
è un caso. Dice: «Parlano sempre di me, qualunque cosa
faccia. Io non leggo quel che scrivono, ma lo fanno di
continuo. Balotelli qua, Balotelli là. Perché?». Perché è
nero, ma italiano. La curva urla che «non esistono negri
italiani», ma Mario Balotelli è qui con un documento che
prova entrambe le cose. Ne parla con "Vanity Fair", in
un'intervista esclusiva, non si era mai confessato così.
Cassano dice che hai bisogno di una guida. Anche lui come
tanti si fa gli affari tuoi. Perché tutti vogliono darti
consigli?
«Non lo so. Cassano è un amico. Ma io ho già mio padre, la
mia famiglia, i miei amici veri, che sono tre o quattro. Le
guide sono queste persone».
E
tuttavia qualche volta, in campo, ti comporti come se non ne
avessi. Che cosa fa sì che tu non riesca sempre a
controllarti?
«Sono un ragazzo, non sono un signore».
Pensi
di diventarlo?
«Sì».
Ti sei
assunto impegni, finanzi organizzazioni umanitarie, sembra
che ti riesca più facile essere un signore fuori dal campo
che dentro. Come mai?
«L'istinto sta nel cuore o nella testa? Fuori io seguo
l'istinto che è buono e mi fa fare cose giuste, in campo
qualche volta capita che la testa mi faccia sbagliare.
Credo».
Chi ti
ha insegnato di più?
«Si
impara da tutti: la famiglia, gli amici. Uno che mi ha
insegnato molto è stato Ibra. Ibrahimovic. Lui mi piaceva:
si allenava tanto, trascinava la squadra e, soprattutto,
questo ho imparato, sapeva farsi rispettare».
È una
cosa a cui tieni, essere rispettato?
«Sì,
molto».
Lo
sei?
«No».
Dipende da te?
«No.
Non posso farci nulla. Anche se io non sempre so comportarmi
come si deve, questo non basta a spiegare perché tanti ce
l'hanno con me. Ma lo sai che c'è gente che per sfogarsi
viene allo stadio a insultarmi? Io spero che non sia
razzismo. Mi dico che non è razzismo, è perché sono forte.
Me lo ripeto. Spero che sia vero».
Hai un
problema di autocontrollo?
«Con
il corpo no, quello lo controllo perfettamente: mai fatto
male a nessuno, mai reagito fisicamente. Mi scappa una
parola, piuttosto: mi scappa un vaffa. Ma se succede lo
ammetto. I veri uomini non si nascondono dietro qualcun
altro. Non come... posso dire quel che è successo con
Totti?».
Non è
quel che ha raccontato lui?
«No.
Io gli ho solo detto una cosa tipo: continui a giocare o
vuoi fare il bambino? Lui mi ha risposto negro di... Poi ho
sentito che diceva a Thiago Motta: lo spacco. Io ho sorriso
e sono andato via. Dopo è arrivato il calcio. Non ho neppure
capito, quando ho visto il filmato mi sono accorto di come
me l'aveva dato. Comunque l'insulto mi ha fatto più male del
calcio. Totti è uno che ammiravo...».
I suoi
tifosi lo giustificano, perché tu a San Siro, con la Roma...
«Sì,
lì ho perso anche io il controllo e ho fatto un gesto, ma si
sbaglia».
Tutto
perdonabile?
«Se
chi ha sbagliato lo chiede».
Tu hai
cose per cui chiederlo?
«Sì. E
l'ho fatto».
Potessi tornare indietro rifaresti quel gesto dopo il
Barcellona, la maglietta buttata?
«No.
Però ti dico una cosa: se tutti gli sbagli che ho fatto sono
serviti a far vincere uno scudetto e magari una Champions,
va bene così».
Sei
cresciuto. Sei diventato maggiorenne. Sei diventato
italiano. Dunque: esistono negri italiani?
«Lo
vedi. Io sono italiano. È un fatto. Sono nato qui. Non c'è
niente da dire. Non posso mica essere ghanese, mai stato in
Ghana, mai stato in Africa. Sono italiano come un cinese è
un cinese. Tutto lì».
Ti
hanno dato la carta d'identità, ti hanno dato la scheda
elettorale. Per chi hai votato alle elezioni?
«Non
ho votato. Non voterò mai».
Votare
è un diritto. Ma sarebbe anche un dovere civico. Perché non
lo vuoi fare?
«Lo
farei solo se facessero una legge che mette in galera chi
non vota. Perché la politica non mi interessa, non la seguo.
E allora che cosa voto a fare?».
Non
hai nessuna fede?
«Sono
religioso. Ma non pratico. Però prego, la sera prima di
addormentarmi, qualche volta alla mattina quando mi sveglio,
non sempre. Mi rivolgo a chi, non so, Dio, credo, e non
chiedo niente. Mica prego per vincere la Champions, non ha
senso, non capisco quelli che pregano prima di una partita.
Io dico solo grazie per quel che ho avuto».18-05-2010]
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LO "SCANSAMOSE"
DI LAZIO-INTER È DIVENTATO L’EMBLEMA DEL CALCIO TAROCCATO -
UNDICI GARE SOSPETTE IN SERIE A, 25 IN B: RISULTATI E
SCOMMESSE PILOTATI DA GIOCATORI E DIRIGENTI. IL CATANIA,
QUEST´ANNO, È USCITO DAL PALINSESTO SCOMMESSE QUATTRO VOLTE.
E DOMENICA SCORSA CINQUE OPERATORI NON HANNO APERTO
BOLOGNA-CATANIA: 86% DELLE GIOCATE SUL PARI, RISULTATO
CONFERMATO - CALVI, DIRIGENTE DI LOTTOMATICA: "SE TI
DISTRAI, IN 48 ORE TI METTONO IN MUTANDE"
Corrado Zunino per
La Repubblica
Sarà
ricordata come la stagione dello "scansamose", quella che
domenica prossima si porterà via l´ultimo campionato della
serie A italiana. Lo striscione srotolato da due braccia
nerborute nella Curva Nord dello stadio Olimpico -
scansiamoci, intimava - si è fatto emblema delle partite che
non si giocano, i troppi "Lazio-Inter" che inquinano il
nostro calcio.
Nelle
ultime giornate il dizionario da pasticceria - il biscotto,
la torta - è diventato un accompagnamento stucchevole eppure
accettato. Ed è davvero difficile immaginare quando il
moderno calcio italiano, che negli ultimi dieci anni ha
visto nove procure occuparsi di frodi sportive (due processi
solo a Napoli, quattro giocatori a giudizio più due
patteggiamenti a Udine, per ricordare), si affrancherà dagli
accordi, dai favori, gli scambi sul campo ripagati nella
successiva campagna acquisti.
Si
libererà dei guadagni con le scommesse sul risultato certo,
e questo è il vero fenomeno emergente. L´ipotesi di diversi
inquirenti ormai è esplicita: calciatori, direttori
sportivi, alcuni presidenti conoscono in precedenza come
finirà una partita. E puntano sul sicuro. L´inchiesta di
Potenza sul presidente Giuseppe Postiglione, scommettitore
seriale sul suo club, e insieme a pezzi di camorra e
criminalità lucana su partite di serie A e B, ha fatto
emergere una realtà diffusa.
Una
ricognizione sull´annata del calcio professionistico
realizzata dal punto di vista del "banco" rivela che le
grandi agenzie di scommesse, italiane ed europee, hanno
alzato l´allarme sulla bontà di una gara di A per 11 volte.
Undici partite a rischio, puntate vietate o frenate.
Compresa la prossima Catania-Genoa.
Se si
scende in Serie B la situazione si fa pesante: il banco ha
registrato quest´anno 25 interventi "a difesa". E anche qui
è già segnalato il prossimo "alarm": Piacenza-Triestina,
domani pomeriggio. Il "provider" Better, che lavora il
calcio per conto di Lottomatica, ha avvistato una valanga di
scommesse sul pareggio, che agli ospiti in chiave salvezza
serve davvero. E non ha aperto il gioco. Si è tutelato,
ancora una volta.
«Quest´anno siamo riusciti a salvare la pelle», commenta
l´amministratore delegato di Lottomatica scommesse, Ludovico
Calvi. Le agenzie italiane hanno abbassato le saracinesche
dallo scorso 21 marzo, dopo aver constatato il bagno di
sangue dei bookmakers inglesi su Chievo-Catania. "An italian
job", titolò il "Sun".
I
banchi di Londra, Manchester, Dublino persero due milioni di
sterline. Da noi Snai e Lottomatica, Mistertoto e Intralot
avevano avvistato dal mercoledì il generoso affluire di
denaro sul pareggio di Verona (1-1 con rigore di Maxi Lopez
e undici errori sotto porta di Pellissier e compagni).
The
italian bookmakers chiusero la baracca e avvertirono i
Monopoli di Stato, che girarono le informazioni al
procuratore federale. «Basta distrarsi 48 ore e ti lasciano
in mutande», spiega Calvi, una lunga esperienza da quotista
proprio in Inghilterra, «ci sono organizzazioni capaci di
muovere 50 picchettisti su 50 agenzie sul territorio. Tutti
i giorni, più volte al giorno. E altrettanti sono in grado
di far partire, senza mai superare i tetti massimi, le
puntate su Internet».
Il
Catania, quest´anno, è uscito dal palinsesto scommesse
quattro volte. Già. Si è iniziato presto a scommettere
strano, in questa stagione. Una settimana e due giornate
dopo il Chievo si è esibito in un altro bel pari casalingo
con il Parma, anticipato da forti volumi sul segno X: 46.238
euro sul pareggio per Betfair.com, il 98% delle puntate. E
domenica scorsa cinque operatori non hanno aperto
Bologna-Catania: 86% delle giocate sul pari, risultato
confermato.
Le
scommesse - che in Italia si sono affermate a partire dal
1998 - hanno cambiato le abitudini del calcio, dei suoi
protagonisti. Le puntate su Internet hanno reso praticabili
le scorciatoie. L´inchiesta di Udine nel 2005 accese i
riflettori su ventun giocatori, tra loro Di Michele e
Jankulovski, che ruotavano attorno a un´edicola nel centro
della città: alcuni di loro scommettevano dagli spogliatoi
del "Friuli" telefonando al giornalaio nell´intervallo della
partita in corso.
Il
primo processo di Napoli, il "Bettarini gate", portò a un
deferimento per 15 calciatori e dieci dirigenti. E´ rimasta
indimenticabile Atalanta-Pistoiese, Coppa Italia 2000-2001:
Doni e altri sette dopo un accordo a cena fecero scommettere
parenti fino al terzo grado. Di queste recenti macerie
sportive e penali nei vari campionati italiani restano
trentun calciatori in attività. Un ex deferito è diventato
dirigente, due ex sono diventati allenatori, quattro
procuratori di calciatori.
In
Serie B, tra le 25 partite segnalate dagli scommettitori c´è
la vittoria del Crotone a Torino, 30 novembre scorso.
Garantì un assalto di ultras granata al ristorante dove Di
Michele, nel frattempo passato al Toro e oggi al Lecce,
stava celebrando il compleanno e un´epurazione nella
successiva campagna d´inverno: nove giocatori venduti. L´8
febbraio scorso, poi, si registrò un volume di giocate
straordinarie sul 2-2 di Gallipoli-Grosseto.
E
risultato esatto è stato: chi scommise 100 euro arrivò a
guadagnarne 1000. Due espulsi seguirono quella partita, poi
le dimissioni dell´allenatore Giannini e la seconda
inchiesta federale. Il Gallipoli, con i suoi cronici
problemi di bilancio, sarà toccato dagli "alarm" del banco
scommesse sette volte. La Salernitana, retrocessa da mesi,
cinque. Il girone C della Seconda Divisione, poi, è un buco
nero del calcio. Le agenzie l´hanno sospeso per mesi. Tutto
è nato da un rutilante Scafatese-Monopoli: finì 3-3,
"risultato fisso" pagato a 80.
A
quelle latitudini, Campania profonda, i rischi di interventi
delle criminalità sono reali. Un trader dei giochi, esperto
di azioni e derivati che si è riadattato alla turbofinanza
calcistica, racconta: «Le grandi organizzazioni del crimine
guadagnano sullo spread, la variazione della quota nel corso
delle partite. Si possono vincere somme considerevoli anche
senza truccare il risultato finale, semplicemente forzando
le dinamiche dell´incontro. E per forzare le dinamiche i
portieri sono decisivi». L´anno scorso la Digos registrò una
minaccia contemporanea nei confronti di quattro portieri di
serie B.
Il
giocatore con il computer portatile fisso sui siti di
scommesse è una fotografia dei ritiri contemporanei e la
specialità di stagione è diventata, appunto, lo "scansamose".
L´allenatore dell´Atalanta Bortolo Mutti ha fatto allusioni
su un Cagliari-Lazio 0-2: «Si sa come vanno certe cose nel
calcio...». E quelli del Genoa sono usciti da Marassi al
grido di "venduti" dopo la sconfitta in casa, sempre con la
Lazio. Nei bassi dello stadio, riportano le cronache, i
presidenti Preziosi e Lotito si sono appartati per discutere
del riscatto del centravanti Floccari. In questo caso, però,
l´inchiesta federale non è partita.
(Ha
collaborato Alessandro Giannace) 15-05-2010]
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L
CALCIO CHE POMPA – TRA SARAS (INTER), ITALPETROLI (ROMA) E
ERG (SAMPDORIA), IL LEGAME TRA IL PALLONE E I ’BENZINAI’ È
SEMPRE PIÙ STRETTO (ANCOR PIÙ SE IL BANANA VENDESSE AGLI
ARABI PER LA GIOIA DI GALLIANI) – E MENTRE MOURINHO VOLA
DEFINITIVAMENTE VERSO MADRID (SIA PER LA FINALE CHE PER IL
REAL), TOCCA ALLA NAZIONALE DEI VECCHIETTI STANCHI DI
ARROGANCE LIPPI: L’IMPORTANTE È CHE IL BARNUM DEI MONDIALI
FUNZIONI CON LA RUOTA DEGLI SPONSOR E DELLE TV
Oliviero Beha per "il Fatto Quotidiano"
C'era
ai miei tempi verdi una filastrocca che recitava
all'incirca: olio, petrolio, benzina minerale per battere il
(squadra x) ci vuol la Nazionale. In questo caso ad oggi
dovremmo inserire l'Inter al posto della x, la Saras al
posto del petrolio e contraddire la cantilena. Perché con la
Nazionale di stavolta almeno all'apparenza certo non si
batte l'Inter, il cui unico italiano vero anche se
inconfondibile all'occhio è Mario Balotelli, lasciato a casa
insieme con Cassano autolesionisticamente dal Ct Lippi
all'apparenza (di nuovo) in uscita.
Entro
l'8 giugno dovrebbe firmare per il dopo-Sudafrica Prandelli,
ormai ai ferri corti con la Fiorentina dei mercanti, oppure
Ranieri, in stadio di avanzata preoccupazione per i conti
fallimentari dell'Italpetroli che si divide con Unicredit la
Roma dei Sensi.
Pensate che al dispiacere romanista per non aver concluso
positivamente la "straordinaria galoppata" (ho virgolettato
per sentirmi un vero giornalista sportivo manutentore di
ogni più accreditato luogo comune...) dietro l'Inter, si
accompagnano le considerazioni societarie in base alle quali
a uno scudetto in meno si contrappongono gli stessi soldi,
la stessa Champions ma un sostanziale risparmio sui premi
tricolori.
È
insomma una faccenda anche petrolifera tra le prime due
squadre del campionato. La terza, il Milan un po' diroccato
e un po' ex in quasi tutto, tutto sommato ha arrangiato un
campionato difficile, sta risparmiando sui conti e
Berlusconi medita il gran ritiro, come gli consigliavano gli
striscioni del Meazza di sabato scorso.
Solo
che il Cavaliere Inarrestabile vorrebbe vendere a qualche
amico di Putin che non saprebbe che farsene di un Galliani
invece espertissimo nelle vicende italiane emerse, immerse e
sommerse, mentre il suo vice dalla scapigliatura generosa
preferirebbe un acquirente arabo, un qualche sceicco che lo
mantenesse al suo posto e al suo emolumento di manager dei
calzoncini.
Comunque nei due casi sempre di petrolio si tratterebbe...
Nel
frattempo, senza troppe pagelle e con qualche giudizio, e
risparmiandovi la mia abituale intemerata su Calciopoli (ma
solo per ora, tranquilli...), mi congratulo perché se per
festeggiare l'Inter si sono calcolati supporters nell'ordine
dei cinquantamila, per la marcia della Pace tra Assisi e
Perugia sfilavano in centomila in unità aristotelica di
tempo e di azione se non proprio di spazio.
Finché
un Paese ha centomila persone arcobaleno quindi più numerose
dei tifosi in piazza (ma temo che per la Roma al Circo
Massimo sarebbero stati ben di più...), può almeno sperare
di tornare ad essere civile. Se il popolo della pace e
quello del tifo si parlassero, questa speranza salirebbe di
grado e spessore, un po' come la differenza tra vincere lo
scudetto o la Champions League.
E
sabato si parrà la nobilitate di Moratti, dell'Inter e di
Mourinho, che pure hanno già vinto titolo e Coppa nazionale.
Perché se batteranno il Bayern sarà trionfo completo,
altrimenti la delusione della Roma a Verona al gol di Milito
in confronto sarà stato un tripudio: oblitereranno di colpo
tutti gli ultimi scudetti, si mangeranno mani e piedi,
scopriranno che Mourinho, per di più orientato verso Madrid
non solo per la finale ma per restarci da allenatore, non "è
poi questo granché", obietteranno che per Tronchetti Provera
due cognomi sono troppi e per Massimo Moratti vale solo la
dizione "il figlio di Angelo" ecc.
Si sa
come è il tifo, specie se aspetta da 38 anni una dimensione
continentale quest'anno via via meritata e benedetta alla
fine dagli arbitri, esattamente come è successo al Bayern
(povera Fiorentina, cornuta, mazziata e corvinata). José
Mourinho, picaro di Setubal insieme direttore didattico
dell'istituto Inter, manager e trainer, resta comunque la
figura più interessante comparsa in Italia di recente, e
forse fa bene ad andarsene se non si diverte abbastanza con
l'ipocrisia e la "prostituibilità" dell'ambiente e della
stampa, cui lui ha contrapposto una gestione mediatica della
comunicazione formidabile.
Ha
dato all'Inter 2 scudetti, e fin qui Mancini aveva fatto lo
stesso, la torta sulla ciliegina ma in quest'ordine sarebbe
la Champions. Ha creato le condizioni statistiche di un
filotto di 5 titoli, come la Juve sub specie mussoliniana e
il Torino inter (minuscolo!) e post-bellico.
Ha
mantenuto coeso l'ambiente mentre tutto o quasi metteva in
dubbio il recente passato, per cui personalmente
consiglierei di numerare 17+1 o 4+1 gli ultimi scudetti,
perché quello di cartone o aggiudicato a un tavolino a tre
gambe traballa fortemente. Ha fatto insomma tutto quello che
doveva fare.
Come
la Roma di Italpetroli e di Totti e Ranieri, come il Milan
(ribadisco) con gli arbitri e Collina in saccoccia, come la
Sampdoria di Garrone e della Erg (toh, il petrolio...) e il
Palermo "soltanto" di Zamparini e Delio Rossi, che ha già
comprato il bomber Pinilla.
Grandemente deludenti la Juventus con una società assai
peggiore della squadra e degli allenatori in corsa, e la
Fiorentina cui i Della Valle e il laureato Corvino hanno
dato una dimensione da bazaar nel centro storico. Evviva il
Rinascimento, se gli porta soldi in tutti i modi.
Gli
ultimi due mesi ci hanno fatto andare di traverso gli ultimi
cinque anni. La Juve ha preso Marotta e Del Neri svuotando
la Samp, la Fiorentina dopo aver regalato Pazzini metterà in
panchina il figlio di Corvino: si farà nel tempo.
Meno
tempo c'è per la Nazionale. Sembra sgonfia in partenza,
davvero la fotografia di un calcio malandato, vecchio, senza
denaro e senza grandi stimoli, neppure quelli che quattro
anni fa vennero generati da una voglia di amnistia
preventiva, alla Mastella, per "lo scandalo degli scandali".
Adesso
tutto è naturalmente come prima meno la maggior parte dei
campioni di Lippi che hanno quattro anni di più. Dei giovani
non se ne parla, l'importante è che il Barnum quadriennale
funzioni con la ruota degli sponsor e delle tv. Meno male
che la marcia della Pace c'è e lotta assieme a noi...
[18-05-2010]
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DOLORI
PER LO SCARPARO A PALLINI - LA UEFA APRE UN’INDAGINE SU
DEBRECEN-FIORENTINA: SOSPETTA LA MANIPOLAZIONE DELL’INCONTRO
DI CHAMPIONS LEAGUE - e lo scorso 13 maggio ha già
interrogato otto giocatori del club ungherese - FUGA DAI
FRATELLI DELLA VALLE: PRANDELLI IN VIAGGIO VERSO LA
NAZIONALE POST-LIPPI... Dal
Corriere.itPizzi
1 - LA
UEFA APRE UN'INDAGINE
SU DEBRECEN-FIORENTINA: SOSPETTA LA
MANIPOLAZIONE DELL'INCONTRO DI CHAMPIONS LEAGUE
La Uefa ha aperto un'indagine su Debrecen-Fiorentina,
incontro della prima fase della Champions League 2009-2010
vinto per 4-3 dai toscani. Secondo l'edizione online del
quotidiano francese L'Equipe, che cita la tedesca Ard, la
confederazione europea sospetta la manipolazione
dell'incontro e lo scorso 13 maggio ha già interrogato otto
giocatori del club ungherese. Nell'inchiesta è coinvolto
anche un procuratore legato a diversi calciatori del
Debrecen.
Il
direttore sportivo del club campione di Ungheria, Csaba
Bartha ha confermato la notizia, spiegando che «otto
giocatori sono stati ascoltati il 15 maggio dai membri della
commissione disciplinare Uefa». E anche un portavoce della
Federazione europea ha riferito che una «delegazione Uefa è
stata la settimana scorsa a Budapest per interrogare alcuni
calciatori». Il portavoce non ha voluto precisare se
l'inchiesta sia uno sviluppo di quella avviata nel novembre
scorso dalla giustizia tedesca che ha portato a scoprire
oltre 200 partite truccate in tutta Europa, tra cui tre gare
di Champions, con un giro di affari illegali stimato sui
dodici milioni di euro.
2 -
PRANDELLI IN VIAGGIO VERSO...
IL CANADA (E LA NAZIONALE?)
Cesare Prandelli non parla del suo futuro e parte per il
Canada. Al ritrovo della Fiorentina allo stadio Franchi, in
vista della partenza per la tournee in Canada, l'allenatore
della Fiorentina non ha voluto commentare le indiscrezioni
che da ieri sera lo descrivono con quasi assoluta certezza
come il successore di Marcello Lippi alla guida della
nazionale Anche squadra e società hanno tenuto le bocche
cucite, proseguendo il silenzio stampa.
Questa
mattina Prandelli, dopo essere arrivato allo stadio, non è
salito sul pullman in partenza per Fiumicino con la squadra
e questo ha creato un po' di scompiglio ma dalla società
hanno fatto sapere che il tecnico viola si era dimenticato
il telefono a casa, e che si è accodato al pullman con una
macchina privata. «Non fatemi domande: sono in silenzio
stampa».
Occhiali da sole, con indosso la tuta della società,
sorridente, Prandelli, così come del resto aveva già fatto
al ritrovo della Fiorentina allo stadio Franchi, non ha
voluto parlare del suo futuro e delle indiscrezioni che lo
danno vicinissimo alla successione di Marcello Lippi sulla
panchina della nazionale. Scendendo per primo dal pullman
del club gigliato, Prandelli, avvicinato dai cronisti, si è
limitato a stoppare e a dribblare le domande trincerandosi
dietro il silenzio stampa.
Da
ieri sera è entrata nel vivo la trattativa per l'arrivo di
Cesare Prandelli sulla panchina della nazionale dopo il
Mondiale. Il percorso che porta al tecnico viola, nonostante
le ripetute assicurazioni di club e allenatore, ha subito
una forte accelerazione. I contatti sono stati avviati,
nessuno si sbilancia su ottimismo o pessimismo da una parte
o dall'altra, eppure la situazione è chiara: Prandelli sulla
panchina da Ct dal primo agosto prossimo è una eventualità
oggi più concreta, e comunque assai più realistica di quanto
le dichiarazioni ufficiali da Firenze non abbiano lasciato
intendere in questi giorni.
Un
contatto è avvenuto tra il presidente Figc Abete e Diego
Della Valle: Abete ha ufficialmente richiesto al patron
Viola di liberare Prandelli per la Nazionale italiana del
dopo Lippi. Al momento non ci sono certezze sulla risposta
ottenuta dal presidente della federazione, anche se stando
alle reiterate dichiarazioni della società gigliata si
dovrebbe presupporre che la risposta sia stata un convinto
"no grazie". Cesare Prandelli, al quale è giunta oggi
l'indiscrezione sull'avvenuto contatto, attende comunque una
eventuale parola della sua presidenza che lo autorizzi, o
meno, ad ascoltare le proposte della Nazionale.
E se
Prandelli andasse davvero alla Nazionale, quale sarebbe il
futuro della panchina viola? Secondo Fiorentina.it la
Fiorentina alla fine potrebbe rischiare di dover ricorrere
ad un ripiego per sostituire il partente Prandelli. La
situazione dei tecnici disponibili è infatti ben diversa
rispetto a qualche mese o settimana fa. La prima scelta di
Corvino sarebbe stata Gigi Del Neri, allenatore stimatissimo
dal dirigente di Vernole che non ha mai nascosto la sua
voglia, prima o poi, di lavorare con quello che ormai è il
novello mister juventino.
In
seconda battuta c'è Allegri, l'opzione che rimane comunque
la più accreditata al momento. Ma l'ex tecnico del Cagliari
è uno dei più papabili anche per la panchina del Milan,
l'allenatore toscano è il cavallo di Galliani che ne ha
sempre tessuto pubbliche lodi per capacità tecniche e
"fisico" da allenatore di primo piano. A Corvino piaceva e
piace Mihajlovic, ma l'allenatore del Catania potrebbe
prendere il posto di Mourinho all'Inter, Massimo Moratti
infatti non ha mai nascosto la stima per il suo ex
collaboratore (fu all'Inter come vice di Mancini).
Restano le piste che portano a Gasperini, Marino e
Giampaolo, tutti allenatori che non convincono completamente
per vari motivi, ma che potrebbero rappresentare le uniche
soluzioni possibili. Si parla infine di un'ipotesi
affascinante, ma complicata, quella legata al nome di
Spalletti, ex tecnico della Roma attualmente alla guida
dello Zenit San Pietroburgo. Peccato che l'allenatore di
Certaldo abbia ancora 2 anni di contratto a 4 milioni netti
a stagione. [20-05-2010]
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L’AUTOGOL DI ETO’O - IL BOMBER DELL’INTER, SPOSATO E CON
QUATTRO FIGLI, DENUNCIATO DA UNA MODELLA: "Se non abortisci
ti uccido quando torno a Milano, tu ed io siamo africani e
sai bene noi in Camerun cosa facciamo alle donne che non
vogliono abortire" - LA RAGAZZA HA CONSEGNATO ALLE AUTORITà
LE REGISTRAZIONBE DELLE TELEFONATE DI MINACCIA...
Luca Fazzo per Il Giornale
«Se
non abortisci ti uccido quando torno a Milano, tu ed io
siamo africani e sai bene noi in Camerun cosa facciamo alle
donne che non vogliono abortire». Sono queste le minacce che
una giovane senegalese denuncia di avere ricevuto nelle
settimane scorse dall'uomo che l'aveva messa incinta.
Quell'uomo, secondo la denuncia della donna, ha un nome e un
cognome importanti: Samuel Eto'o, camerunense, di
professione calciatore, l'attaccante che sta svolgendo un
ruolo decisivo nel portare l'Inter in testa alla classifica
e alla finale di Champions. Ma che ora viene investito da
accuse che rischiano di mettere a repentaglio la sua
serenità nel periodo più delicato della stagione.
Della
denuncia della ragazza aveva parlato il Giornale il 5 maggio
scorso. Ora, dalla lettura del documento, emergono dettagli
tanto circostanziati quanto duri da accettare, soprattutto
per chi conosce Eto'o. Ma su questo racconto e su questi
dettagli l'avvocato della ragazza, Marco De Giorgio, chiede
che si faccia luce: «Perché il fatto di chiamarsi Eto'o e di
giocare nell'Inter non può costituire in alcun modo un
salvacondotto».
Ed
ecco alcuni passaggi del racconto di A., 31 anni: «Risiedo a
Milano dal 2006, ho intrapreso l'attività di commessa alla
Rinascente, per merito della mia statura e del mio aspetto
fisico svolgo anche l'attività di indossatrice. Durante
l'autunno 2009 sono stata invitata da certi amici ad una
cena al ristorante marocchino Yakut, in quell'occasione mi è
stato presentato un giovane di origini camerunensi da poco
venuto a Milano dalla Spagna.
Questa
persona mi ha rivelato che era un famoso calciatore
acquistato dall'Inter, si è presentato col nome di Samuel
Eto'o (...) agli inizi di gennaio 2010 ho ricevuto una
telefonata dall'utenza Tim 3316864***, Samuel mi ha chiesto
di uscire con lui quella sera stessa. Siamo andati al bar
dell'hotel Bulgari per prendere un aperitivo.
Da
quella sera ha iniziato a telefonarmi con insistenza (...)
il quarto incontro si è verificato un mercoledì dopo una
partita disputata a San Siro, era molto tardi, ha insistito
per non uscire e si è autoinvitato a casa mia. Ad una mia
precisa domanda mi ha risposto di non essere sposato, di non
avere figli e nessun legame sentimentale.
Quella
sera abbiamo per la prima volta fatto l'amore. Da allora
abbiano iniziato a vederci almeno un paio di volte alla
settimana. Gli incontri erano da me oppure a casa sua in via
Spiga, il suo citofono non porta nessun nome ma solo il
numero 6 (...) Samuel non aveva mai voluto usare il
profilattico nonostante le mie raccomandazioni».
Agli
inizi di aprile, A. scopre di essere incinta. «Il 6 aprile
alle ore 14 ho chiamato Samuel che stava in Spagna per
rendergli nota la mia gravidanza. Mi ha risposto infastidito
di non avere tempo». Ma il giorno dopo la richiama: «Subito
mi ha intimato con parole dure di abortire perché questo
figlio non doveva nascere, gli ho spiegato che sono
musulmana e la mia religione non ammette l'aborto,
oltretutto non volevo uccidere il mio bambino. Samuel ha
replicato: guarda che devi fare quello che ti dico perché ho
già 4 figli e non posso mantenere un altro bambino. Sono
rimasta sbalordita da questa notizia».
Il 9
aprile Eto'o, sostiene la donna, torna all'attacco: «Tu mi
tratti come fossi uno scemo inventando molte scuse pur di
non abortire. Devi fare quello che ti dico, non mi fare
arrabbiare. Tu hai la testa dura che non ti funziona ma se
non abortisci te la taglio».
E
infine l'ultima telefonata, la più dura, domenica 2 maggio,
alle ore 11,47: «Se non abortisci ti uccido quando torno a
Milano, tu ed io siamo africani e sai bene noi in Camerun
cosa facciamo alle donne che non vogliono abortire, posso
sempre scappare via dall'Italia».
Aggiunge A.: «Un minuto dopo ha richiamato ed aggiunto: "Tu
non mi devi cercare mai più, sai che non sono un senegalese
io", alludendo al fatto risaputo che i cittadini del Camerun
sono notoriamente molto violenti e duri al contrario del
popolo senegalese».
«Tale
registrazione - conclude la ragazza - è disponibile per chi
la volesse ascoltare. Specifico di non tollerare simili
sopraffazioni perché voglio sentirmi libera di determinare
il destino mio e di mio figlio. Non accetto che Samuel Eto'o
possa impormi la sua volontà per costringermi ad
abortire».13-05-2010]
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| "La sentenza. "Anche Giraudo nella cupola. Fece
salvare la Fiorentina". In 202 pagine le motivazioni del
gup alla condanna dell'ex dirigente (Stampa, p.49).
01.05.10 |
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PALLONARI D’ORO – LE VAGONATE DI EURO CHE ENTRANO NELLE
TASCHE DEI CALCIATORI POSSONO ESSERE BENE (O MALE) INVESTITE –
RONALDO E BECKHAM SONO GIOCATORI MACINA SOLDI (30 MLN € L’anno) –
C’È CHI INVESTE IN RISTORANTI (CANNAVARO), MODA (TOTTI, VIERI,
MALDINI E DEL PIERO) o IMMOBILI E SOCIETÀ FINANZIARIE – MA C’È
ANCHE CHI SI BECCA LA SÒLA E PERDE FIOR DI MILIONI IN UN SOL
COLPO… Gianfrancesco
Turano per "l'Espresso"
Il calcio è fatto di episodi. Se a Bobo Vieri non
avessero sifonato due milioni e mezzo in una truffa immobiliare,
forse oggi Paolo Maldini non sarebbe indagato per corruzione e,
nientemeno, spionaggio. I due sono soci. Insieme hanno fondato
Sweet Years, il marchio di abbigliamento con il cuoricino rosso
esportato fino in Cina. Qualche anno fa un tale Bruno Bartoli da
Siena aveva convinto Vieri e una seleçao di imprenditori in
surplus di liquidi a consegnargli i sudati risparmi.
Perché lui, il Bartoli, si diceva capace di pilotare le
aste della fallimentare a Roma e prometteva ritorni annuali pari a
dieci volte la somma investita. Per convincere le prede, Bartoli
ha simulato di essere un magistrato fiorentino, il capitano Ultimo
e, in un crescendo trionfale, Sua Eminenza Camillo Ruini.
Bobo ha ceduto alla lusinga come quella sera in cui un
finto posteggiatore gli aveva chiesto le chiavi del Cayenne
davanti all'hotel Diana di Milano e se l'era svignata. Totale: 130
mila euro di Suv più 2 milioni e mezzo persi con il falso
cardinale.
Così, quando a Maldini è stato proposto un affare
immobiliare in Toscana, l'ex capitano del Milan si è ricordato
delle disavventure dell'amico e ha chiesto informazioni
approfondite sul promotore. Peccato che gli accertamenti siano
stati condotti con un'intrusione illegale nei sistemi dell'Agenzia
delle Entrate.
A parere dei magistrati, Maldini avrebbe riservato al suo
aspirante socio un trattamento simile a quello subito dallo stesso
Vieri ai tempi dell'Inter su ordine del presidente nerazzurro
Massimo Moratti, che Bobo ha citato in giudizio. Spionaggio o
eccesso di prudenza? Il confine è labile.
Di sicuro, i divi degli stadi hanno vita dura a
proteggere il loro patrimonio e a farlo fruttare in vista del
ritiro dalle scene. I calciatori di livello internazionale hanno
ormai il rango di piccola industria. I loro volti sono marchi
globalizzati e i loro conti in banca sono fiumi in piena. I primi
tre nella classifica dei guadagni 2009 (Leo Messi, David Beckham e
Cristiano Ronaldo) hanno incassato oltre 30 milioni di euro. E
l'effetto-campione dura ormai ben oltre la fine della carriera
agonistica.
Non molti anni fa il centrattacco in pensione si
accontentava di aprire un'agenzia assicurativa, una boutique con
la moglie dietro il banco o, al massimo, una concessionaria
d'auto. Sono passate ere geologiche. I campioni di oggi, ritirati
da poco o a fine carriera, sono gli imprenditori di domani. Le
loro scelte di investimento possono essere sorprendenti.
Cristiano Lucarelli ha fondato un quotidiano, il
'Corriere di Livorno', e ci ha rimesso. Rino Gattuso ha un'azienda
ittica in Calabria e una pescheria a Gallarate. Andrea Pirlo è
figlio di imprenditori siderurgici bresciani e industriale del
ferro a sua volta. L'altro campione del mondo Andrea Barzagli ha
acquistato un pezzo di Bioera, cosmetici quotati in Borsa. Altri
hanno comprato società finanziarie.
E c'è chi scommette sulla ricerca. Pochi mesi fa
Francesco Totti è diventato azionista del Campus Bio-Medico,
l'università privata romana costruita sui terreni di Trigoria
donati da Alberto Sordi e non molto distanti dal centro sportivo
dell'As Roma. Il Pupone si trova in società con la crema del
sistema bancario nazionale e una lista di Vip politicamente
assortita come il senatore Pdl Giampiero Cantoni, il banchiere
Corrado Passera, i costruttori fratelli Toti e Luisa Todini,
l'avvocato di area Opus Dei Vittorio Caporale e
l'onorevole-rampollo Matteo Colaninno del Pd.
Nel frattempo, il cannoniere giallorosso insiste con la
sua attività principale che è lo sfruttamento dei diritti di
immagine. Della sua, ovviamente, diffusa in modo ossessivo negli
spot della televisione. A gestire i guadagni è la Numberten,
controllata dal capitano romanista con il fratello-procuratore
Riccardo. Con la moglie Ilary Blasi, il giocatore ha lanciato la
linea Never without you, un marchio definito nel sito Web 'Young
Sporty Fashion fieramente ancorato alle sue radici italiane'.
Sulle orme di Totti, Vieri e Maldini, l'idea che un
calciatore possa far vendere vestiti diversi dal completo sociale
di pantaloncini e maglietta è stata ripresa da Alessandro Del
Piero. Lo juventino ha creato la Cashus insieme allo stilista
torinese Fabrizio Danna per distribuire i jeans del marchio Jaggy.
Il resto delle sue risorse, cioè diversi milioni di euro, è
impegnato in immobili e terreni divisi fra Torino e la zona
d'origine dell'attaccante, nella campagna trevigiana fra San
Vendemiano e Conegliano Veneto.
Un altro vecchio cavallo di battaglia del calciatore
vicino ad appendere le scarpe al chiodo è la ristorazione. Ma le
cifre degli ingaggi hanno stravolto le dimensioni dell'attività.
Dove una volta c'era la trattoria con il proprietario pronto a
raccontare l'ennesima versione di una partita epica, ora ci sono
le catene in franchising come quella di Fabio Cannavaro.
Il capitano della Nazionale ha cominciato nel 1999,
quando giocava nel Parma di Calisto Tanzi. Un po' per la vicinanza
con il re dell'alimentare non ancora in bancarotta, un po' per
nostalgia dell'abbinata pizza e mandolino, il difensore napoletano
ha fondato Rosso Pomodoro. Poi ha venduto le sue quote ed è
ripartito con l'attuale gruppo Regina Margherita.
La holding di Cannavaro ha 11 ristoranti gestiti assieme
a Massimiliano e Carmine Iorio. Quattro sono a Napoli, due a
Salerno, uno a Caserta, Bologna, Torino, Genova e l'undicesimo a
Miami Beach, dove il calcio non è precisamente lo sport più in
voga.
La scelta di comprare soltanto in location di livello,
dalla Riviera di Chiaia a Napoli a via Santo Stefano a Bologna, ha
procurato qualche impiccio al giocatore, come quando la
Soprintendenza alle Belle Arti ha bocciato l'investimento di 120
mila euro in dehors, le verandine per mangiare all'aperto
giudicate troppo invasive. Anche se non raggiungerà le dimensioni
della Parmalat, Cannavaro è un industriale caseario in proprio con
La Fattoria Gaia, che produce mozzarelle di bufala aversana per
circa 5 milioni di euro all'anno.
Il quieto invecchiamento del nostro parco giocatori fa sì
che alcuni di loro non solo esercitino tuttora l'attività
agonistica ma siano destinati a vestire la maglia azzurra ai
prossimi Mondiali in Sudafrica. Se dovessero essere travolti da
un'insolita eliminazione al primo turno, potranno andare
all'immeritato riposo in spiaggia. Il commissario tecnico Marcello
Lippi farà lo stesso. I bagni-discoteca Twiga a Marina di
Pietrasanta sono suoi, in partnership con Flavio Briatore,
riabilitato alla Formula uno, Paolo Brosio, corrispondente da
Medjugorje, e Daniela Santanchè, neo-sottosegretario
all'Attuazione del programma. Una squadra fortissima.
[06-05-2010]
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COME SE EPIFANI TRATTASSE PER
CONFINDUSTRIA - SCONCERTO DEI PRESIDENTI IN LEGA CALCIO QUANDO
NELLA COMMISSIONE PER IL NUOVO CONTRATTO DI LAVORO DEI
CALCIATORI SI PRESENTA L’AVVOCATO DI PANDEV - QUEL
DISINVOLTO GRASSANI CHE HA FATTO PERDERE L’ATTACCANTE E 15
MILIONI A LOTITO – IL LEGALE INGAGGIATO DAL NAPOLI DI DE
LAURENTIIS CHE PRIMA O POI FARA’ SULLA LEGA UN CINEPALLONE
TUTTO DA RIDERE…
Antonello
Capone per "La Gazzetta dello Sport"
Ieri in Lega è successa una cosa
incredibile. La delegazione di presidenti e avvocati, riunita
per studiare la piattaforma per il nuovo contratto collettivo
di lavoro da trattare con l'Assocalciatori di Campana, poco
dopo le 16 ha visto entrare nel salone l'avvocato Mattia
Grassani. Proprio colui che ha patrocinato la causa di Goran
Pandev, il giocatore da 15 milioni «portato via» alla Lazio
dal collegio arbitrale che ha ordinato la rescissione del
contratto e il pagamento di arretrati e danni. E dal caso
Pandev i presidenti sono partiti in quarta per cambiare
l'accordo collettivo.
Che ci faceva lì Grassani? Il
presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha chiesto
nell'ultima assemblea di far parte della commissione,
aggiungendo: «Se io non posso venire, mando Grassani». I
presidenti avevano detto: «Sarebbe come se nel gruppo di
Confindustria che studia la nuova piattaforma contrattuale
entrasse a far parte Epifani della Cgil». De Laurentiis lì
sembrava tornato sui suoi passi. E invece ieri...
A Grassani abbiamo chiesto
all'ingresso in Lega come mai venisse «nella tana del nemico».
E lui: «Nulla di importante, soltanto pubbliche relazioni».
E noi: «Guardi che fra poco arriva Lotito...». Silenzio
dall'altra parte.
E alle 19.30 all'uscita i componenti
avevano l'aria nera: Lotito, Briamonte (Juventus), Marino
(Sampdoria), Pedrelli (Bologna), Garzelli (Livorno). Leandro e
Guido Cantamessa (Milan) avevano lavorato fino alle 15.30 con
Marino. Grassani ha lasciato la Lega alle 18,30 senza dir
nulla. E ora i presidenti hanno cominciato a discutere «di
come - spiega qualcuno - far capire l'assurdo a De Laurentiis».
[28-04-2010]
CALCIO DI RIGORE PER I SOCI AS ROMA...
R. Fi. per "il Sole 24 Ore" - Per i soci As
Roma c'è sempre un calcio di rigore. A sfavore. Perché la
maglia sarà anche "Maggica" ma i conti meno. I
ricavi dell'ultimo semestre sono in calo, il Mol dimezzato, il
risultato netto in rosso. Insomma, da quando la Consob è
riuscita a fermare il ricorrente aggiotaggio sul titolo,
vigilando sulle voci di Opa, gli azionisti si devono consolare
con i meriti sportivi.
Moneta
che in Borsa ha valore altalenante. L'ultima volta che la Roma
ha vinto lo scudetto (17 giugno 2001) Piazza Affari,
spaventata dai premi ai calciatori, ha fatto cadere il titolo
del 12%. Insomma, per i tifosi è stata festa, ma i soci hanno
rimpianto la giornata del 28 aprile 1946, quando la Maggica
perse sette a zero in casa con il Torino. Ieri, con il titolo
in calo del 9,18% dopo la sconfitta con la Samp, i soci hanno
rimpianto il 17 giugno 2001. Il titolo cadeva uguale, ma
almeno c'era lo scudetto.
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CALCIO MARCIO:RADIATI MOGGI &
GIRAUDO - Nessun club, tanto meno la Federazione, potrà più
tesserarli: "troppo gravi" i fatti acclarati da quel
processo federale, oggi contestato dallo staff moggiano e una
parte dei tifosi della Juventus - LucianoNE annuncia ricorso:
"Si dovrebbero vergognare, Carraro è da radiare"...
Corrado
Zunino per "la Repubblica"
Luciano Moggi radiato dal calcio.
Radiato Antonio Giraudo, amministratore delegato della
Juventus più vincente e discussa, i dodici anni dal 1994 al
2006. Radiato il vicepresidente federale degli anni di
Carraro, Innocenzo Mazzini, medico in pensione. Il pezzo della
Cupola più esposto del calcio italiano, e qui torna l´antica
definizione della Procura di Napoli, ora è fuori per sempre.
Moggi, Giraudo e Mazzini, i tre
inibiti per cinque stagioni a testa dal processo sportivo del
luglio 2006, i tre sui quali da quasi quattro anni aleggiava
la proposta di preclusione definitiva, ora sono stati radiati.
Nessun club, tanto meno la Federazione, potrà più
tesserarli: "troppo gravi" i fatti acclarati da quel
processo federale, oggi contestato dallo staff moggiano e una
parte dei tifosi della Juventus.
Perché la radiazione di mezza Cupola
è arrivata tre anni e dieci mesi dopo il primo giudizio? E
perché a 14 mesi dal "fine pena"? Le sentenze
sportive di primo e secondo grado del 14 e 25 luglio 2006, va
ricordato, trovarono conferma nell´arbitrato Coni del 27
ottobre successivo. Da allora la nuova Federcalcio di
Giancarlo Abete ha preferito aspettare i giudizi penali,
temendo cause risarcitorie, e mai ha inoltrato la squalifica
agli organismi internazionali.
Con il vecchio regolamento una
sentenza di radiazione andava presa dal Consiglio federale e
la sua presidenza. Le nuove regole Figc, seguite allo scandalo
di Calciopoli e ufficializzate nel luglio 2007, hanno dato
nuovi poteri alla giustizia sportiva. È un fatto, però, che
il parere è rimasto quasi quattro anni a galleggiare.
La sentenza Gea di primo grado - un
anno e mezzo a Luciano Moggi - non è bastata al presidente
Abete. Nessuna decisione. Ma queste ultime settimane hanno
prodotto una nuova pressione sulla Figc. Il dibattito
processuale napoletano, grazie alle 74 intercettazioni extra
depositate dalla difesa di Moggi, si è fatto aspro,
scivoloso.
Di fronte alla richiesta di rivedere
il vecchio processo sportivo allargandolo ad altri club (tra
cui l´Inter), il 31 marzo Abete ha chiesto alla Corte di
giustizia federale di sciogliere il nodo su chi dovesse
decidere sull´eventuale triplice radiazione.
La Corte, in sezione consultiva e
guidata da Giancarlo Coraggio, il 13 aprile ha fornito le sue
risposte: «Il provvedimento di preclusione deve ritenersi
implicito nelle decisioni con cui gli organi della giustizia
sportiva, dopo aver irrogato la sanzione della sospensione
nella misura massima, si sono pronunciati nel senso della
"particolare gravità delle infrazioni"».
Fatti gravi e 5 anni di squalifica,
dice la Cassazione del calcio: la radiazione è un fatto
automatico. Moggi-Giraudo-Mazzini fuori dal calcio e Abete
liberato da un giudizio che non gradiva prendere. Luciano
Moggi annuncia ricorso, forse al Coni. Poi dice: «Si
dovrebbero vergognare, Carraro è da radiare».
[29-04-2010] |
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MOGGI MORDE – “MONTEZEMOLO ALLA
JUVE? MA SE È FINITA IN SERIE B PER COLPA SUA! (L’UNICO
DELLA FAMIGLIA CHE CAPISCE DI CALCIO È ANDREA AGNELLI) –
BALOTELLI? DATELO A ME… (ANCHE PERCHÉ IL SUO PROCURATORE È
AMICO MIO) – LA ROMA HA AVUTO PAURA DI VINCERE - IL MILAN?
DA QUANDO SONO I FINITI I RIGORI A FAVORE NON HA QUASI PIÙ
VINTO. L’ANNO PROSSIMO IN PANCHINA TASSOTTI INSIEME A
FILIPPO GALLI
www.stefanodiscreti.blogspot.com
L'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, nel
corso della trasmissione condotta da Luigi Colombo
"Studio Stadio" in onda su GOLD SPORT ogni domenica,
che vede protagonista l'opinionista Stefano Discreti, ha come
sempre rilasciato dichiarazioni che faranno discutere sulla
giornata di Campionato e non solo.
ROMA - TRADITA DALLA PAURA DI VINCERE
"Ranieri merita un plauso per quello che sta facendo a
Roma, perché ha rigenerato una squadra ormai a fine ciclo con
Spalletti. Contro la Samp la squadra giallorossa aveva il
cerino in mano per la corsa scudetto, ma l'ha tradita la paura
di vincere"
INTER - COMPLOTTI DA
CHAMPIONS?
"La squadra neroazzurra ha dimostrato di esser forte di
testa, tipico delle grandi squadre. Nella sfida di andata di
Champions contro il Barcellona ha disputato una bellissima
partita ma ha vinto anche grazie ad aiuti arbitrali così come
già le era capitato contro il Chelsea. Non a caso Mourinho
non ha gridato al complotto, anzi. Si è persino letto su
alcuni siti che l'arbitro portoghese di Coppa fosse suo
amico... Per il ritorno sarà decisivo capire se Sneijder ce
la farà o meno. E' lui il giocatore decisivo dell'Inter.
Se mancherà sarà un grande problema. "
BALOTELLI - DATELO A ME
" Balotelli in campo contro il Barcellona? Moratti e
Mourinho hanno sbagliato a gestire il ragazzo. Questo tira e
molla non fa bene alla sua crescita. Con me Balotelli non si
sarebbe comportato mai così. Ormai è destinato ad andare via
anche perché il suo procuratore Raiola non è ben visto a
Milano, come dimostrano le cessioni di Ibrahimovic e Maxwell.
Io invece con Raiola ho sempre avuto un bel rapporto anche
perché ho sempre fatto grandi affari con lui (Nedved,
Ibrahimovic, Emerson ndr)"
JUVE - MONTEZEMOLO? NO,
GRAZIE. IN SERIE B PER COLPA SUA!
"La Juve ha deluso tantissimo quest'anno. Aveva la rosa
superiore anche a quella del Milan, ma ha fallito anche
l'obiettivo Champions e meritatamente. Sampdoria e Palermo
giocano obiettivamente meglio dei bianconeri. Marotta e
Benitez per rifondarla? Bettega capisce di calcio molto più
di Marotta che andrebbe a sovrapporsi poi anche con Blanc, che
vuol fare tutto lui. Benitez? Non è certo il tecnico il
problema della Juventus. Molti pensavano che quest'anno la
colpa era di Ferrara....
Con John Elkann presidente
della Fiat, Montezemolo tornerà alla Juve? Spero proprio di
no, visto tutti i danni che ha creato alla Juventus in passato
e perché non bisogna dimenticare mai che se la Juve è finita
in serie B è colpa sua che ha convinto la dirigenza
bianconera a ritirare il ricorso al TAR, come dichiarato poi
da Blatter. Andrea Agnelli al comando allora? Non lo so, di
certo è l'unico della famiglia che capisce di
calcio...."
MILAN - DA QUANDO SONO
FINITI I RIGORI.... TASSOTTI-GALLI PER RIPARTIRE...
"Il Milan è ormai in caduta libera. La squadra gioca a
basso ritmo e se trova squadre rapide viene surclassata. E poi
da quando sono i finiti i rigori a favore non a quasi più
vinto.... La squadra è arrivata ormai a fine ciclo.
L'allenatore della prossima stagione sarà Tassotti insieme a
Filippo Galli"
FIORENTINA E GENOA -
GIA' IN VACANZA...
"Fiorentina e Genoa hanno ormai staccato la spina. Non
giocano più con la giusta tensione. Hanno mollato gli
obiettivi. Rimarranno fuori dall'Europa"
PALERMO - KJAER,
HERNANDEZ E PASTORE PER SOGNARE UN GRANDE FUTURO...
"Grandissima vittoria contro il Milan. La squadra sta
dimostrando di meritare di lottare per la Champions. Oltre i
campioni noti di cui disponeva già negli anni passati, il
Palermo quest'anno ha lanciato giovani come Hernandez e
Pastore più la consacrazione definitiva di Kjaer. Su questi
giovani campioni il Palermo può sognare un radioso
futuro"
LAZIO - SALVA GRAZIE A
REJA
"La sconfitta immeritata nel derby poteva esser un grande
contraccolpo negativo per la Lazio ed invece a Genoa la
squadra biancoceleste ha tirato fuori una grande prova
d'orgoglio. La Lazio è praticamente salva. La svolta della
stagione è stato l'esonero di Ballardini e la sostituzione
con Reja che ha rigenerato un ambiente"
ATALANTA - CHE PECCATO
SE RETROCEDE....
"La squadra bergamasca ha un'ultima chance contro il
Bologna domenica prossima per cercare di evitare la
retrocessione. Sarebbe davvero un peccato vederla finire in B
perché gioca davvero bene, anche per merito di Mutti"
26-04-2010] |
CALCIO
MARCIO, ATTO SECONDO – L’INCHIESTA PARTE GIÀ PRESCRITTA:
L’AGGRESSIVA STRATEGIA MOGGIANA POTRÀ CAMBIARE BEN POCO SUL
FRONTE DELLE CONDANNE SPORTIVE (AL MASSIMO L’ATTRIBUZIONE
DEL TITOLO DEL 2006 ALL’INTER) – MA LA VOLONTÀ È QUELLA
DI RISCRIVERE LA STORIA OLTRE LE AULE GIUDIZIARIE. COME CON
TANGENTOPOLI, SI CERCA DI FAR PASSARE IL MESSAGGIO CHE
L’AGGRESSIONE È STATA CONDOTTA SOLO CONTRO ALCUNI, PER
MEGLIO SALVARE E FAVORIRE ALTRI…
Malcom Pagani per "il
Fatto Quotidiano"
Come
quattro anni fa. Un Mondiale alle porte, le quiete
architetture di via Allegri scosse dalle luci delle
telecamere, i padroni del calcio costretti a sfilare in
Procura per rilasciare dichiarazioni non proprio spontanee.
Dal suo punto di vista, Luciano Moggi ce l'ha fatta.
L'aggressivo modulo difensivo dipanato a Napoli e volto a
coinvolgere i colleghi di un tempo, ha obbligato una
Federazione tirata in ballo da più parti a una mossa sulla
scacchiera.
Un
movimento immobile, dovuto, necessario per non aggiungere allo
straniante scirocco proveniente dalle aule giudiziarie, lo
tsunami del sospetto di parzialità. Così, annunciatissima,
arriva anche l'inchiesta di Stefano Palazzi. Tra poche ore, il
procuratore federale apporrà la firma sulla richiesta
ufficiale rivolta alla Corte di giustizia penale presieduta da
Teresa Casoria.
Quindi
fascicolo, supplemento d'indagine, studio di carte e
telefonate. Il comunicato della Figc, a riguardo, è più che
chiaro. "In merito al processo in corso a Napoli la
Procura federale chiederà fin da ora di poter acquisire tutto
il materiale probatorio prodotto dalle parti, oggetto di
perizia che potrà essere disposta dal Tribunale".
L'inchiesta è partita e l'incartamento, già pingue, si
riempirà di utenze celebri.
Quello
che viene chiamato "nuovo filone di
intercettazioni", consta in realtà di vecchie telefonate
che il pm Narducci decise di non allegare agli atti del
procedimento penale che vede Luciano Moggi ed altri
protagonisti di Calciopoli, imputati per associazione a
delinquere.
Narducci
considerò le conversazioni irrilevanti. Ora, le
settantaquattro telefonate ammesse agli atti, dopo il parere
non ostativo dello stesso pm (sarebbero destinate ad aumentare
fino a 125) costituiranno l'architrave del filone d'indagini
della Figc, interessata a vedere se oltre allo scorretto
comportamento di Juventus, Milan, Lazio e Fiorentina e
Reggina, già sanzionato nell'estate 2006, si rilevino tra i
dirigenti delle principali società calcistiche italiane e il
mondo dei facondi designatori arbitrali, eccessi di confidenza
in grado di modificare il quadro probatorio.
Tra
i colloqui, di assai dubbia rilevanza penale, ben quarantuno
riguardano l'ex presidente dell'Inter Giacinto Facchetti (di
cui 27 divisi tra Pairetto e Bergamo, all'epoca designatori
arbitrali). Ma nella lista si trovano anche altri nomi.
Massimo Moratti (tre telefonate con Bergamo), e poi a seguire
otto scambi di Galliani (sempre Bergamo dall'altro capo del
filo) e ancora voci come l'ex ds del Palermo di Zamparini,
Rino Foschi, l'ex presidente del Bologna Renato Cipollini,
Daniele Pradè della Roma, Lillo Foti della Reggina e persino
Luciano Spalletti (all'epoca tecnico dell'Udinese).
Essendo
le conversazione prescritte (dal 30 giugno 2005 per quanto
riguarda le persone fisiche, dal 30 giugno 2007 per i club),
se Palazzi troverà nelle stesse fatti in astratto rilevanti,
potrebbe chiedere al Consiglio Federale un
intervento-sottolineano gli esperti di diritto sportivo - che
si dovrebbe però limitare a una esclusiva condanna di tipo
etico-morale.
E'
una valutazione stretta, che meglio emergerà quando i periti
consegneranno le trascrizioni corrette del materiale che
Prioreschi, Rodella e Trofino, gli avvocati di Luciano Moggi,
hanno chiesto venisse esaminato. Impossibile comunque
immaginare, - rimarcano le stesse fonti - sanzioni,
penalizzazioni, multe, classifiche stravolte e soprattutto,
nuovi processi sportivi .
La
prescrizione parla chiaro e quindi, l'unico eventuale
risultato dell'inchiesta potrebbe riguardare lo scudetto
assegnato all'Inter nel 2006, titolo concesso su parere dei
tre saggi nominati dalla Federazione, in un momento di vacanza
di potere, con un'assegnazione attribuita in una fase in cui
la Federazione calcistica era priva dell'organo federale e
collegiale.
Allora,
tutti i giornali del mondo erano attraversati dallo scandalo
dello sport più popolare e in banchina, controvento,
comandava il professor Guido Rossi, Commissario ad hoc. Oggi,
con la Federazione pienamente legittimata a decidere, non si
può escludere che in presenza di elementi nuovi, il giudizio
su quello scudetto possa essere rivisto e quel trofeo
puramente nominale, essere sottratto per destinarlo a chi, al
momento, non si sa. Non assegnarlo, non si può.
Alla
base della questione, complicate questioni che riguardano i
coefficienti utili per il ranking Uefa. La Juventus presto
passerà a chiederne ufficialmente la sottrazione all'Inter,
anche se la mossa è ad uso interno (tifosi) perché per ora,
elementi che scagionino la precedente gestione e quindi anche
la squadra, non si ravvedono.
Intanto
Gianfelice Facchetti tuona contro chi trascina il ricordo di
suo padre Giacinto nel fango: "E' un estremo tentativo,
condotto in modo poco civile, della difesa di un imputato. Si
stanno raccontando tante barzellette per gettare fumo negli
occhi in un processo che è più mediatico che
giudiziario", ricevendo a stretto giro la burocratica
risposta dei legali di Moggi: "Il dovere di un avvocato
è quello di difendere il proprio assistito, nel rispetto
della legge, anche se questo può comportare la conseguenza di
far emergere vicende che possono essere spiacevoli per
altri". Della vicenda si è occupato ieri anche il Patron
dell'Inter, Massimo Moratti.
Tirato
in ballo con cadenza quotidiana, a margine della presentazione
del libro di Stefano Borgonovo, il figlio di Angelo ha
sventolato fiducia: "Bisogna saper sopportare i veleni,
sapersi difendere e sperare che venga lasciato spazio a cose
piu' vere". Nel sabba di dichiarazioni e
controdichiarazioni, si scoprono in serata bizzarre
convergenze di vedute.
Di
esultare, infatti, in luogo dei legali di Moggi, si incarica
il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. La sua è una presa
di posizione inattesa, per tempistica e toni. Somiglia a un
abbraccio, stupisce. Parla di "Grande inganno",
Capezzone, argomentando le proprie convinzioni con la nota
sobrietà. "La decisione della Procura federale di aprire
un'indagine sulle nuove intercettazioni emerse a Napoli -
grazie alla vera e propria controinchiesta condotta dai legali
di Luciano Moggi - è un passo positivo".
Passando
poi all'apologia di un garantismo strumentale, che parte dalle
rotondità di un pallone, per esporre una verità geometrica
buona per l'agone politico: "Per anni, eravamo stati in
pochissimi a tenere una linea garantista, io ho potuto
ripetutamente farlo al Processo di Biscardi (uno dei
conduttori televisivi con cui Moggi aveva ripetuti contatti
telefonici, ndr) tentando di spiegare che finora era emersa
una verità parziale e discutibile, e che era stata condotta
una vasta campagna mediatica volta a colpire solo Luciano
Moggi e la vecchia dirigenza della Juve, per meglio occultare
le responsabilità di troppi altri. E' lo stesso meccanismo già
sperimentato con Tangentopoli, con l'aggressione condotta solo
contro alcuni, per meglio salvare e favorire altri".
E negli occhi, prepotente, si riaffaccia il déjà vu.
[22-04-2010]
MUGGITI
DI BEHA SU GIUSTIZIALISMI, GARANTISMI, MOGGISMI - "il
paradosso è che nella giustizia sportiva succede quello che
Berlusconi vorrebbe accadesse alla giustizia ordinaria - E
tutti mordono solo la polpetta di Moggi. Non è un po’
riduttivo? Non hanno voglia di altre polpette?" - (UN
ARTICOLO-RISPOSTA A TRAVAGLIO CHE "IL FATTO" NON HA
PUBBLICATO)....
Riceviamo e pubblichiamo:
Il
caso Calciopoli, fino a ieri l'altro Moggiopoli e da domani
Brogliacciopoli, è una perfetta lente di ingrandimento dei
rapporti tra magistratura e informazione, con sullo sfondo ma
neanche tanto la politica. Sia quella sportiva che la Politica
con la maiuscola.
Ma
bisogna aver voglia di vedere tutto quello che questa lente
ingrandisce. E invece non è così: dopo anni di silenzio
sullo scandalo, in cui in solitudine dicevo
"semplicemente" che in quest'inchiesta non tornava
nulla e non certamente che Tizio era innocente e Caio
colpevole, adesso hanno cominciato a suonare trombe e campane.
Si
è tifosi delle squadre coinvolte oppure no, specie nella
distinzione tra Juventus, Milan e Inter, tifosi degli
imputati, tifosi dei non imputati, tifosi dei pm titolari
dell'inchiesta, addirittura tifosi della giustizia sportiva
che quattro anni fa "avrebbe fatto pulizia".
Pur
di camuffare non la verità ma anche soltanto la ricerca della
verità, si riesce a mischiare tutto in un minestrone
maleodorante, Craxi e Moggi, Tangentopoli e Calciopoli (a
condizione di circoscriverla a Moggiopoli), la giustizia
ordinaria in atto e quella sportiva già preconfezionata con i
suoi tempi brevi, il "presto e bene" dell'allora
responsabile ad interim Saverio Borrelli che sta risultando
essere inevitabilmente quello che già era, cioè una
contraddizione in termini. "Presto e male", casomai.
Ma
l'ignoranza delle caratteristiche di un mondo guasto come era
ed è quello del pallone, la confusione del codice sportivo
con quello penale, il partito preso per cui un pubblico
ministero ha comunque ragione e un imputato presunto zozzone
comunque torto, genera una confusione dilatata anche nei
migliori Cordero d'occasione, i corderini solitamente
attrezzati alla bisogna.
La
differenza tra Tangentopoli e Calciopoli (non possiamo più
chiamarla solo Moggiopoli, davvero mi spiace...) si riflette
nella differenza abissale tra giustizia ordinaria e giustizia
sportiva. La prima, che chiunque può discutere come vuole e
che ha diviso stampa e opinione pubblica in
"giustizialisti" (gli onesti...) e
"garantisti" (quelli un po' meno onesti...), è
fatta da magistrati fino a prova contraria indipendenti. Che
si muovono sulle notizie di reato.
Il
Pool di mani Pulite è stato questo. La giustizia sportiva al
di là dei formalismi istituzionali dipende in mille maniere
dal potere esecutivo, dalla Federcalcio avviluppata alla Lega
Calcio dove contano i club più forti economicamente e
politicamente.
Non
si muove paglia nei termini di "questa" speciale
giustizia del "presto e bene" e del "forza che
deve cominciare il campionato" e del "vai che
assegniamo lo scudetto di cartone", che non venga
filtrata dal potere.
Quindi
il paradosso è che nella giustizia sportiva succede quello
che Berlusconi vorrebbe accadesse alla giustizia ordinaria. E
i corderini che temono sacrosantamente un esito di questo
genere per la separazione di poteri alla base della nostra
democrazia, ignorano o fingono di ignorare le caratteristiche
già ultraberlusconiane (gallianesche?) del pallone.
Così
assistiamo alla meraviglia delle meraviglie: un giustizialista
di calibro di fronte a tutto quello che sta uscendo fuori e
che testimonia di un sistema-calcio in cui Moggi spartiva il
bottino arbitrale con gli altri, diventa un garantista nuovo
di zecca per tutto ciò che risulta extra Moggi
La
clessidra è rovesciata a tal punto che si commenta la
prescrizione dei reati secondo il codice sportivo di ieri e di
oggi (vedrete che anche la seconda inchiesta della Federcalcio
farà ceneri, lapilli e prescrizioni non foss'altro che per
non sfarinare l'intiero pallone) facendo spallucce: tanto è
tutta roba prescritta...! Ma come, Andreotti prescritto fino
al 1980 e Berlusconi prescritto professionista sono due
infamoni, e nel caso del calcio la prescrizione suona come
un'assoluzione a divinis? E su, un minimo di decenza anche da
parte dei corderini.
Anche
perché la difesa di Moggi può fare o tentare di fare quello
che vuole per difendersi in Tribunale, credo vagamente
(addirittura solo con una laurea in lettere...) che faccia
parte dei suoi diritti. Stabilirà il Tribunale la fondatezza
dei rilievi mossi dagli imputati. Ma chiunque metta mano alla
questione delle indagini di Auricchio e company, dei
brogliacci ignorati o sottovalutati, del lavoro di indagine
smembrato e selezionato tra la Procura della Federcalcio, i
carabinieri e la Procura di Napoli, ha il formidabile sentore
di trovarsi appunto di fronte a una sorta di Brogliacciopoli,
in cui si è combinato eufemisticamente un enorme pasticcio.
E
comunque a quel che appare si è mirato in una sola direzione.
Magari colpendo il bersaglio, come è giusto se provato. Ma
gli altri?
Forse
che questo significa la litania "tutti colpevoli, tutti
innocenti", alla Craxi? Ma per carità. La mia posizione
resta quella di allora, quando Craxi diceva di voler
"vuotare il sacco" girando per le Procure, e da
Santoro (nel 1994, una delle due volte in cui sono stato
ospite in vent'anni) c'era una sollevazione contro di lui: ma
come, Craxi, il Cinghialone, vuole vuotare il sacco? Ci
mancherebbe altro...Ingenuamente allora pensavo che più verità
si fosse ricercata meglio sarebbe stato per tutti. Lo stesso
penso oggi di Moggi e company.
Anche
perché cito da un'intervista all'Espresso dei due Pm iniziali
di Calciopoli, Beatrice e Narducci, del 12 luglio 2007:
Domanda:
"Torino aveva archiviato, ci voleva la procura di Napoli
per scoprire lo scandalo?".
Risposta dello stesso Narducci, oggi in difficoltà in aula:
"Un anno fa i commenti erano di questo tipo: l'indagine
napoletana ha dato forma di prova a ciò che tutti sapevano.
Non era proprio così, non c'era questo grado di
consapevolezza. Nemmeno negli organi di informazione, salvo
eccezioni. Per anni ho sentito un'espressione riferita ad
arbitri e partite: esiste una sudditanza psicologica della
classe arbitrale verso alcune squadre più potenti. Nel
campionario di sciocchezze che si ripetevano in Italia c'era
questa enorme mistificazione.
È
servita un'indagine giudiziaria penale per individuare fatti
che il mondo del calcio difficilmente avrebbe individuato. E
anche l'informazione ha molte colpe. I pochi che hanno avuto
coraggio, Oliviero Beha tra questi, sono stati estromessi dal
circuito. La procura di Torino? Ha fatto le sue valutazioni su
un breve periodo di intercettazioni: 40 giorni"...
Conclusioni:
rischio di "essere estromesso dal circuito" anche
oggi che non mi contento di Moggiopoli, né di corderini, né
di tifosi, siano essi tifosi della Juve, della giustizia alata
o di un pm per partito preso, giustizialisti,garantisti o
moggisti. Non è così che faremo molti passi avanti,
mistificando i rapporti di forza e i poteri davvero in gioco.
P.S.
Come è vero che finirà in burletta (prescritta) la seconda
Calciopoli della "giustizia" sportiva, così è vero
che in un mondo marcio la rimozione del capataz Moggi è
partita dall'interno della Juventus per un regolamento di
conti, di cui gli altri capoclan calcistici si sono giovati
conoscendo perfettamente, mafiosamente e omertosamente come
tutto ciò avvenisse. Ma finora sono stati zitti e solo adesso
reagiscono perché toccati, avvalendosi della stampa che
abbiamo sotto gli occhi.
E tutti mordono solo la polpetta di Moggi. Non è un po'
riduttivo? Non hanno voglia di altre polpette? Temono a tal
punto che siano avvelenate da chiudere occhi e orecchie,
dibattendo alla morte se in un'intercettazione il nome di
Collina l'ha fatto Bergamo oppure Facchetti? E capirai...
OLIVIERO BEHA23-04-2010] |
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AGNELLI E ZEBRE – ANDREA PRESIDENTE
DELLA JUVE: LA NOTIZIA, UFFICIALIZZATA A BREVE, TRAPELA
DALL’ASSEMBLEA EXOR (CHE CONTROLLA LA MAGGIORANZA DEL CLUB)
– JAKI ELKANN HA CHIESTO AL CUGINO DI ASSUMERE L’INCARICO:
“LA FAMIGLIA È UNITA” – È IL PRIMO AGNELLI DOPO 50
ANNI A PRENDERE DIRETTAMENTE LE REDINI DELLA SOCIETÀ – DA
MESI LUCIANONE MOGGI DICEVA CHE ERA L’UNICO DELLA FAMIGLIA
SU CUI I TIFOSI BIANCONERI POTESSERO SPERARE…
Da Repubblica.it
Un Agnelli torna alla presidenza della
Juventus. L'ultimo fu Umberto, quasi 50 anni fa, il prossimo
sarà il figlio Andrea. La notizia sarà ufficiale entro
qualche ora, è trapelata durante l'assemblea della Exor,
società che detiene il pacchetto di maggioranza del club
bianconero. E' stato lo stesso John Elkann a chiedere al
cugino Andrea di assumere la presidenza del club.
"E' la dimostrazione che la
famiglia è unita -dichiara John Elkann, appena designato
presidente della Fiat - è vicina alla squadra e continua con
il suo impegno. Ho chiesto ad Andrea di diventare presidente,
è un segno di continuità". Blanc resterà come
amministratore delegato e continuerà a gestire la parte
sportiva. Sembra ormai certo l'arrivo di Benitez in panchina.
La storia. Il ritorno di un Agnelli
alla presidenza, anche dal punto di vista simbolico, ha un
significato enorme per i tifosi della Juventus. Le fortune del
club bianconero sono infatti indissolubilmente legate a quelle
degli Agnelli a partire dagli anni '20. Al nome di Edoardo
Agnelli, alla guida della società dal 1923 al 1935, è legato
il primo grande ciclo vincente della storia juventina, quello
dei 5 scudetti consecutivi, del famoso trio difensivo
Combi-Rosetta-Calligaris, dell'attaccante Orsi, del mediano
Monti.
Dopo la guerra fu Gianni Agnelli ad
assumere la presidenza del club, seguito dal fratello Umberto,
al quale è legato un altro straordinario ciclo, quello di
Sivori, Charles, Boniperti. Quindi, dopo quasi 50 anni durante
quali il cordone Juventus-Agnelli non si è mai spezzato,
tocca ad Andrea.
Che ha sempre seguito la squadra,
spesso anche in trasferta, come nella semifinale del '96 a
Madrid. La Juve vinse poi ai rigori a Roma contro l'Ajax.
Anche la madre Allegra, moglie di Umberto, è stata sempre
vicina alla squadra e alla società. Fisso il suo posto in
tribuna d'onore al Comunale e al Delle Alpi, una fila piu' su
dell'Avvocato.
Il mercato. Alla nuova Juve mancano
due tasselli. Il primo dovrebbe essere Beppe Marotta nel ruolo
di direttore generale, l'altro è quello del tecnico. In tal
senso, lo stesso Rafa Benitez frena circa le ipotesi del suo
arrivo, nel corso della conferenza stampa di presentazione
della gara di ritorno della semifinale di Europa league tra il
Liverpool e l'Atletico Madrid: "Non mi piacciono le
speculazioni sul mio futuro - ha detto Benitez, legato ai Reds
fino al 2014 -. Vorrei leggere sui giornali notizie sulle
competizioni, sui gol o sulle fantastiche prestazioni dei
giocatori. Ma non posso controllare tutto. Il mio futuro è la
partita con l'Atletico Madrid. Dobbiamo concentrarci su questa
partita e cercare di vincerla per il bene del club".
[28-04-2010]
LO SCARPARO PRESO A PALLONATE - Nel motivare la
sentenza contro Giraudo, IL GIUDICE ACCUSA AVER falsaTO il
campionato - "sodalizio accusato di aver governato
illecitamente il calcio italiano: attraverso diversificate
attività illecite la FIORENTINA riuscì a determinare l´esito
del campionato sia con riguardo allO SCUDETTO DELLA JUVE, sia
con riguardo alla retrocessione in serie inferiore, cui
illecitamente fu sottratta perlomeno la Fiorentina"....
Giuseppe Calabrese per Repubblica-Firenze
Ancora Calciopoli. Ancora la
Fiorentina. Stavolta a tirare in ballo Diego e Andrea Della
Valle e Sandro Mencucci è il gup Eduardo De Gregorio nelle
motivazioni del processo che ha portato alla condanna di
Antonio Giraudo per associazione a delinquere e dell´arbitro
Dondarini per frode sportiva.
Il giudice, riferendosi anche
ai proprietari della Fiorentina, parla esplicitamente di «sodalizio
accusato di aver governato illecitamente il calcio italiano»,
quindi scrive che «raggiunse tutti gli scopi già programmati
e quelli che, nel corso degli eventi, si propose di conseguire»,
infine osserva che «attraverso diversificate attività
illecite la compagine riuscì a determinare l´esito del
campionato di calcio sia con riguardo all´assegnazione della
vittoria finale della Juventus, sia con riguardo alla
retrocessione in serie inferiore, cui illecitamente fu
sottratta perlomeno la Fiorentina».
Insomma, il processo penale ha
ripreso e fatte sue le tesi di quello sportivo. Ma anche gli
errori. Soprattutto riguardo alla famigerata partita
Lecce-Parma. Quindi proviamo a rifare chiarezza andando a
ritroso nel tempo e tirando fuori i vecchi dossier e le
classifiche che dimostrano che quella partita ha avuto un
ruolo marginale nella salvezza della Fiorentina.
Decimo posto, quindici
sconfitte: il campionato della Fiorentina finora è stato un
flop. Visti gli impegni e i giocatori a disposizione forse un
calo ci si poteva anche aspettare, ma non di queste
dimensioni. La Fiorentina è passata dagli applausi col Bayern
ai fischi con il Chievo. Benissimo in Champions, bene in coppa
Italia, mai così male in campionato. E dunque è necessario
fare qualche riflessione.
Niente processi, non servono e
sono anche un po´ autodistruttivi, ma semplicemente un´analisi
onesta di quello che è successo. Questo dovrà fare la
Fiorentina nei prossimi giorni, ben sapendo che il problema
non è individuare di chi sono le colpe (in situazioni del
genere le responsabilità sono di tutti), bensì capire gli
sbagli e studiare i rimedi. Se la Fiorentina riuscirà a
guardarsi dentro è probabile che riuscirà anche a costruire
una squadra competitiva per l´anno prossimo. Ma, soprattutto,
riuscirà a dare continuità al suo progetto. Che poi è l´unica
cosa che conta davvero.
Una stagione come questa ci può anche stare, una squadra
come la Fiorentina farà sempre fatica a giocare su tre
fronti. È difficile per l´Inter, figuriamoci per le altre.
Basta esserne consapevoli e non trasformare i problemi in
drammi. Quello che serve adesso, e lo ha detto anche Prandelli,
è ricompattare tutto perché «solo così la Fiorentina può
continuare a sognare».27-04-2010]
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ROSSI' IN ROSSO (LA BANCAROTTA DEL CALCIO BRITANNICO) - I
PROPRIETARI DEL LIVERPOOL hanno dato mandato alla Barclays
Capital di trovare acquirenti per il club e di nominare un
nuovo presidente che abbia familiarità con la situazione di
indebitamento del club (269 milioni di euro) - PEZZI
PREGIATI IN VENDITA, A cominciare dall'allenatore Benitez
che i quotidiani britannici vedono ormai già bianconero...
Da
Corriere.it -
I
proprietari del Liverpool hanno dato mandato alla Barclays
Capital di trovare acquirenti per il club e di nominare un
nuovo presidente che abbia familiarità con la situazione di
indebitamento del club. La prossima settimana Tom Hicks e
George Gillett Jr. dovrebbero nominare come presidente ad
interim, ma senza poteri esecutivi, il numero uno della
British Airways, Martin Broughton, per sovrintendere al
processo di vendita.
Lo ha
rilevato all'Associated Press una fonte in condizioni di
anonimato secondo la quale le trattative sarebbero già
avanzate. Da oltre due anni Hicks and Gillett cercano di
attrarre nuovi investitori riducendo l'indebitamento del
club che ora ammonta a 237 milioni di sterline, circa 269
milioni di euro.
Proprio a seguito della grave crisi economica che attanaglia
i «Reds» si fanno sempre più forti le voci di una possibile
cessione dei pezzi pregiati della squadra inglese. A
cominciare dall'allenatore Benitez che i quotidiani
britannici vedono ormai già bianconero. Secondo il «Times»
di Londra i bianconeri avrebbero alzato il tiro per arrivare
al tecnico del Liverpool promettendogli di portare a Torino
due dei suoi giocatori preferiti: Fernando Torres e Javier
Mascherano.
Benitez
Il
rischio della mancata qualificazione in Champions League
potrebbe compromettere maggiormente i già difficili rapporti
tra tecnico e club. Per il tecnico servirebbero almeno 50
milioni di sterline da spendere nel prossimo mercato per
tornare competitivi ai livelli degli altri blasonati club di
Premier League.
Licenziare lo spagnolo però costerebbe troppo per questo gli
inglesi, secondo il Times, vogliono tenere vivo l'interesse
della Juve. L'agente del tecnico, Manuel Garcia Quilon, ha
fatto sapere di essere in trattativa con i bianconeri e con
il Real Madrid.
[12-04-2010]
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#1- "ROMA PRIMA? TUTTA COLPA DELLE PARANOIE DI MOURINHO SU
PRESUNTI COMPLOTTI, CHE HANNO FINITO PER TRASMETTERE
INSICUREZZA ALL'INTERO AMBIENTE INTERISTA" - #2- "MILAN,
SOGNO FINITO. RONALDINHO È CROCE E DELIZIA. QUANDO STA BENE
FA LA DIFFERENZA, MA IN GARE COME QUELLA CONTRO IL CATANIA
FA PRATICAMENTE GIOCARE IN 10" - #3- "CALCIOPOLI, TUTTI
COLPEVOLI? NO, TUTTI INNOCENTI. MORATTI VUOLE VENIRE A
TESTIMONIARE A NAPOLI PER DIFENDERSI? STIA TRANQUILLO,
PRESTO SI METTERÀ A DISPOSIZIONE DEI MIEI LEGALI! AVETE
VISTO CHE FIGURA HA FATTO SACCHI SU BERGAMO? TUTTI PRONTI A
FARE I MORALISTI, MA TELEFONAVANO TUTTI. LUI, FACCHETTI.
TUTTI" - #4- "SI ATTACCANO AL FATTO CHE GIRAUDO È STATO
CONDANNATO IN PRIMO GRADO? A GIRAUDO ADESSO LO SALVIAMO NOI
CON LE PROVE CHE STIAMO PORTANDO IN NOSTRA DIFESA. CI SONO
GIORNALISTI COME TRAVAGLIO CHE PARLANO DI NUOVE
INTERCETTAZIONI NON ILLECITE E DIVERSE DALLE PRECEDENTI
CERCANDO DI FARE DISINFORMAZIONE, SENZA SAPERE COSA DICONO.
D'ALTRONDE CERTI PERSONAGGI HANNO COSTRUITO LA LORO CARRIERA
FACENDO SOLDI PARLANDO MALE DELLE PERSONE SENZA PROVE E
FREQUENTANDO STRANA GENTE..." -
Da
www.stefanodiscreti.blogspot.com
L'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, nel
corso della trasmissione "Studio Stadio" in onda su GOLD
SPORT ogni domenica, che vede tra i protagonisti
l'opinionista Stefano Discreti, ha come sempre rilasciato
dichiarazioni che faranno discutere sulla giornata di
Campionato e sul processo di Calciopoli in corso a Napoli.
ROMA - ADESSO ARRIVA LA PAURA
"La squadra ben allenata da Ranieri ha coronato la sua
rincorsa. Adesso però per la squadra giallorossa viene il
difficile, perchè subentrerà la paura come si è anche visto
nel finale di gara contro l'Atalanta. Da qui alla fine del
campionato dovrà dimostrare di esser una grandissima
squadra, sopratutto nel derby di domenica prossima perchè la
Lazio farà sicuramente di tutto per fargli perdere il
campionato"
INTER - TUTTA COLPA DELLE PARANOIE DI MOURINHO
"L'Inter è sempre la squadra più forte di questo campionato
mediocre. L'ha dimostrato anche contro la Fiorentina nel
secondo tempo. La squadra neroazzurra paga però le paranoie
di Mourinho su presunti complotti, che hanno finito per
trasmettere insicurezza all'intero ambiente interista. Poi
ci sono giocatori come Julio Cesar e Chivu, per citarne due,
che non stanno rendendo per niente ai loro livelli"
MILAN - IL SOGNO SCUDETTO E' FINITO
"Il Milan che è inferiore a Roma e Inter sotto tutti i punti
di vista, è ormai tagliata fuori dalla lotta scudetto. La
difesa senza Nesta non è competitiva. Poi c'è da considerare
la stanchezza fisica figlia di una media età tra le più alte
in assoluto. Ronaldinho è croce e delizia. Quando sta bene
fa la differenza, ma in gare come quella contro il Catania
fa praticamente giocare il Milan in 10."
LOTTA PER IL QUARTO POSTO - LA JUVE GIOCA MALE MA
PUO' FARCELA
"La lotta per il quarto posto è molto agguerrita. Sampdoria
e Palermo stanno giocando un ottimo calcio e hanno grandi
stimoli. La Juventus pur giocando malissimo, può però ancora
puntate al quarto posto. E poi bisogna anche aggiungere che
all'Uefa farebbe sicuramente più comodo che la squadra
bianconera fosse quella a qualificarsi per la Coppa Europea
maggiore...."
CALCIOPOLI - TUTTI COLPEVOLI? NO, TUTTI INNOCENTI.
MORATTI STIA TRANQUILLO, LO CHIAMIAMO NOI
"Al processo di Napoli stiamo dimostrando che non esistevano
complotti, che le squadre hanno sempre vinto per i valori
espressi dal campo e che gli arbitri sbagliano in quanto
persone umane. Dicono che vogliamo far passare il motto
tutti colpevoli=tutti innocenti? E' un falso. Io dico che
siamo tutti innocenti perchè quello era un modo di operare
comune.
D'altronde erano gli stessi designatori arbitrali a
chiederci di telefonar loro. Ancora pago quella telefonata
delle griglie con Bergamo che mi chiamò da casa sua ma mai
nessuno ha fatto notare che poi il designatore arbitrale
scelse diversamente da come io avevo previsto. Il sorteggio
arbitrale truccato? Allora indaghino giornalisti e notai che
assistevano ogni settimana.
Moratti vuole venire a testimoniare a Napoli per difendersi?
Stia tranquillo, che presto si metterà a disposizione dei
miei legali! Avete visto in settimana che figura ha fatto
Sacchi nei confronti di Bergamo? Tutti pronti a fare i
moralisti, ma poi alla fine telefonavano tutti. Lui,
Facchetti. Tutti.
Si
attaccano al fatto che Giraudo è stato condannato in primo
grado? A Giraudo adesso lo salviamo noi con le prove che
stiamo portando in nostra difesa. Ci sono giornalisti come
Travaglio che parlano di nuove intercettazioni non illecite
e diverse dalle precedenti cercando di fare disinformazione,
senza sapere cosa dicono. D'altronde certi personaggi hanno
costruito la loro carriera facendo soldi parlando male delle
persone senza prove e frequentando strana gente..."
2 - DIFESA MOGGI: "MARTEDÌ CHIEDEREMO LA
TRASCRIZIONE DI UN'INTERCETTAZIONE SCOTTANTE"
Da
www.stefanodiscreti.blogspot.com
Nicola Penta, consulente sportivo della difesa Moggi, ad una
domanda posta dall'opinionista Stefano Discreti nel corso
della trasmissione -Il punto di Luciano Moggi- in merito
alla presa di posizione di alcuni giornalisti come Marco
Travaglio che hanno sentenziato che nelle nuove
intercettazioni "non ci sono illeciti" ha voluto rivelare:
"C'è un' intercettazione, ad esempio, di cui chiederemo la
trascrizione martedì a Napoli in cui un presidente di Serie
A chiede ad uno dei due designatori di passare a casa
dell'azionista di maggioranza della società di calcio perchè
"ha un regalo per lui"....."
"Tutti pazzi per la Juve",
tutti i venerdì dalle ore 22,00 alle ore 24,00 su
RadioErre2.
www.tuttipazziperlajuve.com
[12-04-2010]
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#1- IL DOPPIO SOGNO JUVE: TOGLIERE NON UNO, MA DUE SCUDETTI
ALL´INTER IN UN COLPO SOLO - UNO IN TRIBUNALE E UNO FERMANDO
A SAN SIRO, NEL DERBY DELL'ODIO, LA SQUADRA DI MOU - #2-
FACCHETTI JR: "RESTITUIRE LO SCUDETTO DEL 2006? SAREBBE UNA
MOSSA VINCENTE" - MA L'INTER NON CI STA: NON È LO 'SCUDETTO
DI CARTONE'. È LO SCUDETTO DELLA GIUSTIZIA' - #3- DALL'INTER
AL MILAN, TUTTE LE TELEFONATE "ARBITRA RACALBUTO? STATE
TRANQUILLI" - #4- TRA LE 'PROVE' DEGLI AVVOCATI DI MOGGI
PORTATE AL PROCESSO. C’È ANCHE LA ROMA
1 - IL
DOPPIO SOGNO DELLA JUVE: TOGLIERE NON UNO, MA DUE SCUDETTI
ALL´INTER IN UN COLPO SOLO
Maurizio Crosetti per Repubblica
Togliere non uno, ma due scudetti all´Inter in un colpo
solo. È una possibilità che la Juventus non ha mai avuto, in
un secolo di storia, neppure quando gli scudetti - più che
farli eventualmente perdere - li vinceva. Invece, l´incrocio
di questi giorni assurdi propone la doppia partita, a San
Siro e in tribunale. Nel primo caso, la Juve può essere
giudice del campionato; nel secondo, i giudici li aspetta,
fiduciosa.
Molto più di una sfida, quella di domani. Molto più di una
vendetta. I bianconeri hanno già vinto all´andata, a
dicembre, ma quella era un´altra storia. E sebbene si
fossero ritrovati ad appena cinque punti dall´Inter, dopo il
2-1 del Comunale (ora, invece, la distanza è una fossa delle
Marianne di 16 punti), non c´è paragone rispetto al fascino
perverso di quest´attesa.
«Noi ci ricordiamo benissimo del 14 maggio 2006», dice una
voce storica dello spogliatoio juventino, anonima solo per
colpa del silenzio stampa che ancora dura, e tiene il
coperchio sulla pentola a pressione. Quel giorno, a Bari
(campo neutro, perché l´avversario era la Reggina), la
Juventus vinse il suo ultimo scudetto poi strappato da
Calciopoli, e migrato infaustamente sulle maglie non del
tutto meritevoli dell´Inter. Il famoso "scudetto degli
onesti", oppure "lo scudetto di cartone".
Una
cosa è certa: gli juventini in campo quel giorno, e ancora
in servizio (Buffon, Cannavaro, Del Piero, Trezeguet,
Camoranesi e Zebina), muoiono dalla voglia di strappare il
triangolo dalle maglie degli odiati, a morsi se occorrerà.
«Non è una vendetta, è solo giustizia». Indovinate voi chi è
l´autore della frase. Per facilitarvi, diremo che è uno
juventino di lungo corso. La prima delle due partite (campo
e tribunale) la giocherà la solita Juve malconcia (ieri si è
di nuovo fermato Trezeguet, dopo Grygera e Giovinco che sono
i malandati più recenti), ma con la benzina supplementare
dell´orgoglio offeso e della classifica inguardabile.
Non
ha ancora deciso, Zaccheroni, se rimettere in squadra Diego,
recuperato, perché l´ultimo schema (un 4-4-2 più accorto) ha
dato segni d´equilibrio; se è un equilibrio precario,
ragione in più per non toccarlo. In attacco torna certamente
Del Piero, non è dato sapere se con Amauri o Iaquinta, visto
che i possibili compagni di reparto stanno giocando uno
peggio dell´altro.
A
sostegno di eventuali blindature, resta la possibilità
Poulsen. Oggi, forse, Zaccheroni potrà fornire qualche
indizio in conferenza stampa. È chiaro che la sfida di San
Siro, carica di tensioni d´ogni tipo (all´andata, espulsi
Mourinho e Felipe Melo) e senza il pubblico bianconero, vale
soprattutto per la classifica: se la Juve perde ancora,
addio Europa.
Oltre l´Inter, sullo sfondo di questo povero calcio
sgangherato, c´è un secondo scudetto da togliere alla nemica
milanese. Dopo l´ultima udienza napoletana, condotta da
Moggi come se Moggi fosse ancora Moggi, i passi bianconeri
già si intuiscono con nitidezza. Per prima cosa, gli
avvocati della Juve chiederanno la trascrizione delle 75
nuove intercettazioni; se dovessero emergere fatti ancora
più gravi, giudicati al momento improbabili, si potrebbe
chiedere la riapertura e dunque la revisione del processo
sportivo.
Assai più probabile che ci si orienti verso un´istanza di
revoca dello scudetto 2006, da presentarsi a Giancarlo
Abete, presidente federale. Mossa che sarà apprezzata dai
tifosi, e che dovrebbe allontanare l´accusa di non essersi
troppo difesi quattro anni fa, poggiando spontaneamente la
testa sul ceppo in attesa del boia.
2-
DALL'INTER AL MILAN, ECCO LE TELEFONATE "ARBITRA RACALBUTO?
STATE TRANQUILLI" - LE «PROVE» CHE GLI AVVOCATI DI MOGGI
HANNO PORTATO AL PROCESSO. C'È ANCHE LA ROMA
Fulvio Bufi e Marco Imarisio per il Corriere della
Sera
Sommersi dalle voci. C'è di tutto nelle 75 telefonate che i
difensori di Luciano Moggi hanno chiesto di depositare agli
atti del processo su Calciopoli. È una selezione di parte,
fatta dallo staff che l'ex direttore della Juventus ha
incaricato di «cercare» prove del «così facevano tutti» tra
le oltre 170mila telefonate raccolte durante due anni di
indagine (2004-2005), intercettazioni che carabinieri e
Procura hanno scelto di non usare, ritenendole prive di
contenuti penalmente rilevanti.
Si
comincia per ordine alfabetico, con il presidente del
Cagliari Massimo Cellino che dice «mandami un arbitro »
all'ex designatore Bergamo. Si prosegue con 18 telefonate
tra il compianto Giacinto Facchetti e lo stesso Bergamo. In
quella che sembra la telefonata più controversa, riguardante
la designazione dell'arbitro Racalbuto, non gradito
all'Inter, l'ex presidente della società nerazzurra si
limita a commentare, ammettendo che con l'arbitro ci ha
litigato lui, in persona.
Seguono poi chiamate tra Facchetti e Pairetto, nelle quali
il compianto Giacinto chiede all'altro designatore «se avete
già fatto per le Coppe», altre nelle quali l'ex arbitro
chiede un favore dicendo «lasciami due biglietti», un'altra
sulle celebri griglie per le designazioni dove Pairetto dice
a Facchetti che «per sabato mettiamo tutti internazionali ».
Di
tenore più virulento le telefonate dell'allora ds del
Palermo Rino Foschi, che chiede «arbitri a 360 gradi » e poi
rimprovera aspramente Pairetto a causa di una conduzione
arbitrale a suo parere «ripugnante».
Non
manca Adriano Galliani, al quale Bergamo si rivolge per
chiedere un non meglio precisato favore, mentre Pairetto si
limita a dirgli «facciamo tutti il tifo per lei alla
grande», con riferimento alla sua prossima rielezione a
presidente di Lega. Conclude una piccola sezione-Roma, con
il direttore sportivo Claudio Pradè che dice «Puntiamo su di
te» all'allora vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini,
e un colloquio tra l'allenatore Luciano Spalletti che chiede
di sapere quali guardalinee gli toccheranno in sorte. «Ho
messo Pisacreta e Griselli » risponde Bergamo. «Dai che ce
la facciamo».
Il
menu è questo. Toccherà al tribunale decidere se si tratta
solo di chiacchiere o se c'è dell'altro.
«Digli al mister di stare tranquillo»
(20
febbraio 2005) Il presidente dell'Inter Facchetti chiama
Bergamo che lo rassicura in merito alla designazione
dell'arbitro Racalbuto.
F:
«Buongiorno Paolo».
B:
«Buongiorno non ci siamo più sentiti, è andata bene a
Palermo!!! (...)».
F:
«Adesso viene Racalbuto...».
B:
«Digli al mister di stare tranquillo, perché lui ha un
carattere, guarda, che se io potessi me lo toglierei di
torno, però lo lasciano tranquillo, fa la sua partita,
credimi. Io ci ho già parlato, con gli assistenti».
F:
«Perché con Racalbuto ho litigato io, con Racalbuto ».
B:
«Ci ho già parlato e ci riparlo nel pomeriggio. Lo so mi
ricordo tutto, so dei precedenti, di quando sei andato negli
spogliatoi. Ma ci parlo io, vedrai che lo trovi
rasserenato».
F:
«Va bè».
B:
«In bocca al lupo Giacinto»
L'invito a cena
(3
gennaio 2005) Bergamo invita Facchetti a cena per quando
l'Inter va a giocare a Livorno
B:
«Senti Giacinto posso permettermi una confidenza? ».
F:
«Sì».
B:
«Se hai piacere, mercoledì sera se non hai impegni con la
squadra, perché non vieni a cena a casa mia? Con chi vuoi tu
naturalmente, se sei con un'altra persona fidata, non lo
so...».
F:
«Sì sì, come no...».
B:
«Tu di solito con chi ti muovi?».
F:
«No, da solo, da solo, da solo... se vuoi che venga con
qualcun altro».
B:
«Se vuoi venire con la fidanzata, non lo so...».
F:
(ride) «No, sono lì da solo io...».
B:
«Se c'è anche il dottor Moratti... non lo so...».
F:
«Ma non credo che venga...».
B:
«Io avevo piacere se venivi te, insomma».
F:
«D'accordo».
B:
«Si mangia una cosa insieme... si mangia un po' di pesce...
una cosina tra amici».
«Mi
trovi i biglietti?»
(20
marzo 2005) L'altro designatore Pierluigi Pairetto telefona
a Facchetti per chiedere due biglietti per una partita
dell'Inter.
P:
«Ascolta Giacinto ti ho telefonato per chiederti una co...
se è possibile, senza problemi, eh? Mi ha chiesto una
persona per stasera due biglietti, qualsiasi posto, dove
vuoi, senza nessun problema, se ti è possibile... ».
F:
«Adesso arrivo in sede... perché ieri avevamo finito
tutto...».
P:
«Immagino, immagino...».
F:
«Arrivo in sede e ti chiamo...».
P:
«Ti dico: ma anche quelli di servizio, senza un posto a
sedere, non lo so io, non c'è problema...».
F:
«Va bene... Ti chiamo... ti chiamo dopo che arrivo in sede».
P:
«Guarda, senza farti problemi, perché io capisco....
Comunque ripeto, Giacinto, veramente senza problemi...».
F:
«Va bene... dopo arrivo in sede vedo cosa si può fare...».
P:
«Ecco, se riesci, due, qualsiasi posto non c'è problema...
».
Galliani e Milan-Juve
(17
maggio 2005) Adriano Galliani telefona al designatore
Bergamo: i due parlano della partita tra Milan e Juve
B:
«Non mi sono ancora ripreso dall'altra domenica, e questo è
stato un trauma che in famiglia ci ha lasciato il segno...
Pensavamo tutto fuori che... che quello, guardi... ».
G:
«Anche noi, anche noi, anche noi...».
B:
«Mi creda ma... non so, se andava proprio male male male
male... potevamo pareggiare ma insomma... ».
G:
«E pareggiando avremmo vinto anche a Lecce perché non
avremmo mollato psicologicamente, perché se avessimo
pareggiato con la Juve rimanevamo in testa alla classifica e
a Lecce avremmo vinto di sicuro...».
L'ammonizione contestata
(8
marzo 2005) Rino Foschi, all'epoca ds del Palermo, chiama
Pairetto, che da poco ha avuto un lutto in famiglia. Dopo le
condoglianze, parlano di calcio.
F:
«Ho parlato poi ieri sera col mio presidente... gli ho detto
mi raccomando, non facciamo storie, non facciamo niente
perché bisogna stargli vicino a 'sta gente... Ma l'unica
cosa è che lui si vuol scatenare, nel senso... scatenare,
che io lo tengo fermo. Gigi ti dico la verità: è un discorso
un po' diverso dal discorso arbitrale, te lo dico. Perché
fondamentalmente c'è chi sbaglia, c'è chi sbaglia perché
niente è facile. Perché guarda tu domenica cosa è successo
a... coso... Salvatore...».
P:
«Racalbuto».
F:
«Sì Racalbuto...».
P:
«Tra l'altro è l'assistente che l'ha...».
F:
«Ma dai Gigi, gli assistenti non possono mettere in
confusione così. Io allora dico... Che chiedo con te, Gigi,
che chiedo con te. Ma questi bisogna un po' ... un po'
proteggerli, perché gli assistenti debbono smetterla di...
La partita di Livorno, Gigi, la partita di Livorno. C'è
stato a una certo momento fuorigioco di Toni, viene spinto,
la palla gli va (incomprensibile). L'arbitro, normalmente,
ha fatto come ha fatto con Nesta a Milano, dai...
Pensi: lo sanno loro che sono in diffida eccetera
eccetera... che sono giocatori importanti... Io non so se
l'ha fatto apposta o no, ha lasciato correre eccetera
eccetera... Cavolo... gliel'ho detto: alzi la bandiera e me
lo fai ammonire... una ammonizione ingiustissima. Allora io
alla fine ho parlato con la massima se... tranquillità...
Però Zamparini, 'ste cose qua... Allora ti vengono anche dei
sospetti. Per quale motivo hai alzato 'sta bandiera, non era
il caso, quello non era il caso...».
P:
«Ascolta, vedi che se tu dici... Era Palermo-Livorno, no?».
F:
«Sì».
P:
«Pensa se era Palermo-Milan, Palermo-Inter o Palermo-
Juventus, tutti avrebbero detto: ecco perché voleva
penalizzare...».
3 -
FACCHETTI JR: "RESTITUIRE LO SCUDETTO
DEL
2006? SAREBBE UNA MOSSA VINCENTE. LA STORIA DELL'INTER
ACQUISIREBBE PIÙ PUNTI". MA LA SOCIETÀ: NO, SAREBBE COME
METTERSI SUL PIANO DEGLI ALTRI
Corriere della Sera
Restituire lo scudetto 2006 «sarebbe un gesto molto
eclatante ma che avrebbe il potere di far acquisire ancora
più punti alla nostra storia». È la posizione di Gianfelice
Facchetti, figlio dell'ex presidente dell'Inter, Giacinto,
scomparso nel 2006.
LA
TELEFONATA -
Il riferimento è alla sentenza sportiva di «Calciopoli» che
ha portato all'assegnazione dello scudetto 2005-2006 alla
società nerazzurra. «Anche restituendo lo scudetto ci sarà
chi rivorrà indietro i suoi, ma secondo me sarebbe una mossa
vincente», ha aggiunto.
L'INTER NON CI STA -
L'Inter, tuttavia, non ha alcuna intenzione di restituire
quello scudetto. Non c'è nessun commento ufficiale alle
parole di Gianfelice Facchetti, ma questa è la posizione
lasciata filtrare dal club. Si tratta - è in sintesi il
pensiero diffuso fra la dirigenza interista - di una scelta
di coerenza affinchè non passi, ora e in futuro, il pensiero
che l'Inter adottava gli stessi comportamenti dei personaggi
puniti dalla giustizia sportiva e imputati nel processo
penale a Napoli. Restituire lo scudetto, fanno notare da
corso Vittorio Emanuele, «non sarebbe affatto un bel gesto
ma un brutto gesto nei confronti dei tifosi interisti».
LA
TELEFONATA CON BERGAMO -
La
figura dell'ex dirigente nerazzurro è stata chiamata in
causa martedì nel processo di Napoli su Calciopoli con la
diffusione di una intercettazione telefoniche con l'ex
designatore Paolo Bergamo. «La telefonata è completamente
diversa dalla trascrizione che è stata usata in aula martedì
- spiega il figlio dell'ex bandiera dell'Inter - che è stata
diffusa dai giornali, in rete, nei vari siti, che è stata
riportata da varie tv private e non e quindi c`è proprio una
falsificazioni dei fatti che è una cosa assolutamente grave
e inaccettabile».
[15-04-2010]
|
CALCIO MARCIO? CERTO, COSÌ FACEVAN TUTTI – LA DIFESA DI
MOGGI ALL’ATTACCO: TUTTI CHIAMAVANO E ANCHE L’INTER PARLAVA
DI GRIGLIE – SÌ DELLA PROCURA ALLA TRASCRIZIONE DI 75
TELEFONATE – FACCHETTI DICE A BERGAMO: “VA BÈ, METTI DENTRO
COLLINA” E PER IL COLONNELLO AURICCHIO LA TELEFONATA NON ERA
INVESTIGATIVAMENTE UTILE - PROSSIMA UDIENZA RINVIATA AL 20
APRILE, TESTE ANCELOTTI…
1 -
DIFESA MOGGI CHIEDE TRASCRIZIONE 75 TELEFONATE...
(ANSA)
- La difesa dell'ex dg della Juve, Luciano Moggi, ha chiesto
alla nona sezione del Tribunale, davanti alla quale è
ripreso il processo di Calciopoli, che disponga la
trascrizione di 75 telefonate che erano 'inedite' e che sono
state esaminate dai proprio consulenti. Le telefonate si
riferiscono a conversazioni con indagati, tra i quali gli ex
designatori Bergamo e Pairetto da parte di diversi dirigenti
di società di calcio.
La
questione è stata illustrata dall'avvocato Maurilio
Prioreschi che insieme con l'avvocato Paolo Trofino assiste
Moggi. La difesa ha chiesto altresì l'acquisizione di circa
3.000 'contatti' telefonici con indagati da parte di
dirigenti di società (si tratta dei contatti ricavati dai
tabulati anche relativi ai centralini dei club calcistici).
Il
Tribunale ha invitato quindi la difesa di Moggi a produrre
il materiale per la prossima udienza. In tal modo anche il
pubblico ministero avrà modo di esaminare e valutare gli
atti indicati dai legali. In apertura di udienza, prima di
convocare in Aula il colonnello Attilio Auricchio per il
controesame, il legale di Moggi, Prioreschi ha avanzato la
richiesta sulle telefonate ritenute "rilevanti ai fini delle
esercizio della difesa".
A
giudizio del difensore dalle telefonate, diversamente da
quanto ritennero i pm, si evince che "pranzi e cene li
facevano tutti, incontri con i designatori li facevano
tutti, di griglie parlavano tutti".
La
decisione di acquisire le telefonate appare comunque
scontata. Il presidente del collegio, Teresa Casoria, ha
ricordato infatti una precedente ordinanza del maggio dello
scorso anno nella quale il Tribunale diceva che la difesa
poteva indicare anche altre telefonate, qualora le ritenesse
significative per la loro trascrizione.
2 -
PROCURA NAPOLI NON SI OPPONE AD ACQUISIZIONE...
(ANSA)
- Tra le telefonate trascritte dalla difesa di Moggi che ne
ha chiesto l'acquisizione al Tribunale di Napoli vi è anche
una telefonata di condoglianze all'ex presidente dell'Inter,
Giacinto Facchetti, per la morte della sorella, nonché una
telefonata che Bergamo fa a un dirigente del Bologna per
ottenere un numero di telefono dell'allenatore Mazzone
richiestogli da un giornalista. E' quanto ha sottolineato il
pubblico ministero Giuseppe Narducci in chiusura della
udienza del processo di Calciopoli. Il pm ha comunque
precisato che la Procura non si oppone all'acquisizione "in
modo che possono essere vivaddio trascritte fedelmente e
potremo così ragionare su dati veritieri".
3 -
DIFESA MOGGI, ANCHE FACCHETTI PARLAVA DI GRIGLIE...
(ANSA)
- Anche l'allora presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti,
parlava di griglie arbitrali. Nel corso dell'udienza lo ha
sottolineato l'avvocato Paolo Trofino, uno dei legali di
Moggi, in una domanda fatta al colonnello dei carabinieri,
Attilio Auricchio, che ha condotto le indagini su
Calciopoli. L'avvocato Trofino ha citato una telefonata, che
non appartiene a quelle già trascritte e contenute nelle
informative, del 26 novembre 2004 in cui il dirigente
nerazzurro conversa con l'ex designatore Paolo Bergamo.
Facchetti: "E allora per domenica?".
Bergamo: "Facciamo un gruppo di internazionali così non
rischiamo niente".
Facchetti: "Va bé, metti dentro Collina".
Il
penalista ha chiesto al testimone perché questa telefonata
non fosse stata considerata dagli investigatori. "La
conversazione tra Bergamo e Facchetti - ha replicato
Auricchio - é stata registrata e trascritta ma non è
nell'informativa perché non è stata considerata
investigativamente utile".
4 -
UDIENZA RINVIATA AL 20 APRILE, TESTE ANCELOTTI...
(ANSA)
- E' stata rinviata al 20 aprile l'udienza del processo su
Calciopoli in corso a Napoli. In quella data sarà ascoltato
come teste l'allenatore del Chelsea Carlo Ancelotti.
[13-04-2010]
|
CALCIO MARCIO? CERTO, COSÌ FACEVAN TUTTI – LA DIFESA DI
MOGGI ALL’ATTACCO: TUTTI CHIAMAVANO E ANCHE L’INTER PARLAVA
DI GRIGLIE – SÌ DELLA PROCURA ALLA TRASCRIZIONE DI 75
TELEFONATE – FACCHETTI DICE A BERGAMO: “VA BÈ, METTI DENTRO
COLLINA” E PER IL COLONNELLO AURICCHIO LA TELEFONATA NON ERA
INVESTIGATIVAMENTE UTILE - PROSSIMA UDIENZA RINVIATA AL 20
APRILE, TESTE ANCELOTTI…
1 -
DIFESA MOGGI CHIEDE TRASCRIZIONE 75 TELEFONATE...
(ANSA)
- La difesa dell'ex dg della Juve, Luciano Moggi, ha chiesto
alla nona sezione del Tribunale, davanti alla quale è
ripreso il processo di Calciopoli, che disponga la
trascrizione di 75 telefonate che erano 'inedite' e che sono
state esaminate dai proprio consulenti. Le telefonate si
riferiscono a conversazioni con indagati, tra i quali gli ex
designatori Bergamo e Pairetto da parte di diversi dirigenti
di società di calcio.
La
questione è stata illustrata dall'avvocato Maurilio
Prioreschi che insieme con l'avvocato Paolo Trofino assiste
Moggi. La difesa ha chiesto altresì l'acquisizione di circa
3.000 'contatti' telefonici con indagati da parte di
dirigenti di società (si tratta dei contatti ricavati dai
tabulati anche relativi ai centralini dei club calcistici).
Il
Tribunale ha invitato quindi la difesa di Moggi a produrre
il materiale per la prossima udienza. In tal modo anche il
pubblico ministero avrà modo di esaminare e valutare gli
atti indicati dai legali. In apertura di udienza, prima di
convocare in Aula il colonnello Attilio Auricchio per il
controesame, il legale di Moggi, Prioreschi ha avanzato la
richiesta sulle telefonate ritenute "rilevanti ai fini delle
esercizio della difesa".
A
giudizio del difensore dalle telefonate, diversamente da
quanto ritennero i pm, si evince che "pranzi e cene li
facevano tutti, incontri con i designatori li facevano
tutti, di griglie parlavano tutti".
La
decisione di acquisire le telefonate appare comunque
scontata. Il presidente del collegio, Teresa Casoria, ha
ricordato infatti una precedente ordinanza del maggio dello
scorso anno nella quale il Tribunale diceva che la difesa
poteva indicare anche altre telefonate, qualora le ritenesse
significative per la loro trascrizione.
2 -
PROCURA NAPOLI NON SI OPPONE AD ACQUISIZIONE...
(ANSA)
- Tra le telefonate trascritte dalla difesa di Moggi che ne
ha chiesto l'acquisizione al Tribunale di Napoli vi è anche
una telefonata di condoglianze all'ex presidente dell'Inter,
Giacinto Facchetti, per la morte della sorella, nonché una
telefonata che Bergamo fa a un dirigente del Bologna per
ottenere un numero di telefono dell'allenatore Mazzone
richiestogli da un giornalista. E' quanto ha sottolineato il
pubblico ministero Giuseppe Narducci in chiusura della
udienza del processo di Calciopoli. Il pm ha comunque
precisato che la Procura non si oppone all'acquisizione "in
modo che possono essere vivaddio trascritte fedelmente e
potremo così ragionare su dati veritieri".
3 -
DIFESA MOGGI, ANCHE FACCHETTI PARLAVA DI GRIGLIE...
(ANSA)
- Anche l'allora presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti,
parlava di griglie arbitrali. Nel corso dell'udienza lo ha
sottolineato l'avvocato Paolo Trofino, uno dei legali di
Moggi, in una domanda fatta al colonnello dei carabinieri,
Attilio Auricchio, che ha condotto le indagini su
Calciopoli. L'avvocato Trofino ha citato una telefonata, che
non appartiene a quelle già trascritte e contenute nelle
informative, del 26 novembre 2004 in cui il dirigente
nerazzurro conversa con l'ex designatore Paolo Bergamo.
Facchetti: "E allora per domenica?".
Bergamo: "Facciamo un gruppo di internazionali così non
rischiamo niente".
Facchetti: "Va bé, metti dentro Collina".
Il
penalista ha chiesto al testimone perché questa telefonata
non fosse stata considerata dagli investigatori. "La
conversazione tra Bergamo e Facchetti - ha replicato
Auricchio - é stata registrata e trascritta ma non è
nell'informativa perché non è stata considerata
investigativamente utile".
4 -
UDIENZA RINVIATA AL 20 APRILE, TESTE ANCELOTTI...
(ANSA)
- E' stata rinviata al 20 aprile l'udienza del processo su
Calciopoli in corso a Napoli. In quella data sarà ascoltato
come teste l'allenatore del Chelsea Carlo Ancelotti.
[13-04-2010]
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#1- LA DURISSIMA PARTITA DOPPIA DELLA ROMA. GLI SCENARI CHE
SI PROSPETTANO A GIUGNO: FALLIMENTO CON LA LIQUIDAZIONE DEI
BENI PER PAGARE I CREDITORI. SECONDA IPOTESI: UNICREDIT
RICAPITALIZZEREBBE IL GRUPPO DIVENENDO AZIONISTA DI
MAGGIORANZA E AVER MANO LIBERA SULLA VENDITA DEI GIOIELLI DI
FAMIGLIA COME LA ROMA - #2- LO SPONSOR STORICO DELLA
FAMIGLIA, CESARE GERONZI, AVREBBE SCARICATO I SENSI PER
EVITARE SGAMBETTI DI UNICREDIT NELLA CORSA ALLE GENERALI, E
AVREBBE ADDIRITTURA AVALLATO LA VENDITA AGLI ANGELINI: MA
TUTTO QUESTO SALTA NEL CASO DI SCUDETTO - #3- PAREVA UNA
SQUADRA FINITA: ZERO SOLDI, ATLETI SPENTI, COACH SCOCCIATO,
TIFOSI FURIOSI - 8 MESI DOPO, UN GRUPPO DA SCUDETTO: COM'È
NATA LA RINCORSA CHE HA STUPITO L´ITALIA - RECUPERATO
RANIERI CACCIATO A PEDATE DALLA JUVE, BURDISSO E TONI DONATI
IN PRESTITO, LA SCOPERTA DI JULIO SERGIO, IL BOOM DI VUCINIC,
DI MONTALI, ED EGLI RIISE...
1- LA
ROMA DEL MIRACOLO RANIERI GRUPPO, SOGNI E UNA DONNA IN VETTA
Enrico Sisti
per "la
Repubblica"
Srotolando la pellicola del miracolo, provvisorio ma sempre
miracolo, si possono isolare alcuni fotogrammi in cui la
forza dei colori, l´azione in cui sono coinvolti i
protagonisti e l´espressività dei loro volti non possono più
essere confusi con la normalità. Roma sta tornando cinecittà
grazie a un film popolare. Manca solo il finale.
Uno
dei primi anelli di sceneggiatura lo assicurò, ignaro,
Luciano Spalletti. C´è una sequenza, tanto semplice quanto
già anacronistica, in cui l´ex tecnico giallorosso denuncia:
«Se Vucinic non segue il terzino è la fine degli equilibri e
la fine di una squadra. Hai voglia a pensare al tacco, alla
punta, al numero, al titolo del giornale!».
La
Roma aveva perso in casa con la Juventus in un fine agosto
che odorava di asfalto bagnato. La città in rivolta invocava
il fallimento. I cuori erano alla deriva. Il vernacolo aiutò
Spalletti: «Se ‘un si fa´ ‘ontrasti ‘un si vincan le
partite!». Sbatteva il dorso delle mani sul tavolo, buttava
giù microfoni, sapeva che se ne sarebbe andato perché a suo
giudizio era la squadra ad essersi svincolata da lui.
Otto
mesi dopo Ranieri sta gestendo un gruppo da scudetto. È
subentrato in sordina, senza cravatta, con l´identità
frantumata del fresco esonerato. A Roma ancora rimbombava
l´eco dello sfogo con cui Spalletti aveva chiuso quattro
anni poco concreti ma con tratti sublimi, culminati con il
gol alla Dinamo Kiev di Perrotta (l´era del calcio flipper).
Senza mai scomporsi Ranieri ha ricostruito una dimensione
umile cominciando da se stesso.
Quando
Totti si fece male col Napoli, erano i primi di ottobre,
parlò alla sua gente: «Dobbiamo andare avanti senza di lui».
Qualcuno fu "costretto a crederci".
L´arrivo di Gian Paolo Montali come coordinatore è stato il
cemento psicologico per la rock band smembrata, basso e
batteria per l´anima. L´abbattimento di un tramezzo che
divideva lo spogliatoio in due (per vip e giocatori di
seconda fascia) diventa la metafora del gruppo nuovo.
Alla
sua guardia Ranieri pone il «terzo portiere più forte del
mondo», Julio Sergio, che a 31 anni scalza il nazionale Doni
e scopre una parola nuova: indispensabilità. Davanti a lui
scorre una galleria di calciatori ritrovati, rimotivati,
riposizionati. È vero, Riise è partito: ma sulla fascia, non
dall´aeroporto. Per dinamica, il suo gol a Torino contro la
Juve ha ricordato quello di 30 anni fa annullato a Turone.
Solo
da tre settimane sta un po´ rifiatando. Al centro Juan è
stato convinto a cambiare disciplina alimentare perché i
suoi muscoli andavano aiutati. A Pizarro sono state
consegnate le chiavi del gioco, provvedimento questo che ha
avuto anche l´effetto di esorcizzare De Rossi, liberarlo
dalle sue ansie d´onnipresenza cui Spalletti lo aveva
condannato. Perrotta e Taddei stanno dimostrando di essere
ancora vivi. Vucinic, reo di non sapersi adattare al
sacrificio in stile Rooney, è diventato una specie di
Delvecchio con in più due piedi da togliere il fiato (nel
senso buono) e l´attitudine al gol pesante.
Totti
è stato amministrato: «È come la banda dei Carabinieri»,
diceva scherzando Montali. Di più: è come una canzone amata,
la senti, la risenti, non ti stanchi mai anche se il disco
gracchia. «Però non devo costringerlo a forzarsi»: concetto
un po´ contorto ma Ranieri rese l´idea. È emersa una squadra
capace di soffrire come mai, concreta, cinica, quasi con una
sua morale, un Avatar. Nei primi 40 minuti contro l´Inter ha
persino sfiorato la bellezza.
È
anche la Roma del mercato contenuto, dell´usato garantito,
«intanto vieni, poi parliamo di soldi». Venduto Aquilani (20
mln), si è irrobustita con Burdisso e Toni, scarto Inter e
scarto Bayern, arrivati al solo costo dello stipendio. Uno
ha restituito il sorriso a Juan, l´altro ha slogato il polso
destro della Sud che anche di notte lo imita nel gesto
dell´orecchio. Il 29 ottobre, fuori Trigoria, c´era un
manipolo di delusi non abbastanza deluso da restarsene a
casa: "Vergogna", si leggeva sul loro striscione.
Si
viaggiava a meno quattordici. Vucinic sbagliava gol a porta
vuota come non avesse mai fatto altro in vita sua. «Fosse
stato per me non l´avrei mai mandato via»: lo disse Montali
parlando di Ranieri. Allora erano entrambi alla Juve. Roma
sta dicendo ancora grazie. La parola d´ordine è: «Non
succede, ma se succede...».
2- LA DOPPIA PARTITA DELLA ROMA UNO SCUDETTO DA 100
MILIONI - PER I GIALLOROSSI VINCERE IL CAMPIONATO
SIGNIFICHEREBBE ANCHE USCIRE DALL´INCERTEZZA AZIENDALE....
Daniele Autieri per la "Repubblica
- Roma"
Il
balzo di oltre il 6% di ieri in Borsa è sicuramente
esaltante forse quanto la conquista del primo posto, ma i
conti si faranno al novantesimo. Intanto però Rosella Sensi
nel quartier generale di Trigoria sgrana il pallottoliere
del possibile scudetto: 30 milioni dal contratto
quinquennale con la Kappa; 25 milioni dal rinnovo della
sponsorizzazione Wind; 20 milioni grazie all´ingresso in
Champions League, altrettanti in diritti televisivi, premi
scudetto e merchandising legato alla Supercoppa italiana
(fra la vincitrice della coppa Italia e quella del
campionato) che si terrà in agosto.
In
tutto, 100 milioni oltre a un diluvio di popolarità per la
figlia di Franco Sensi, in cerca di una forbice capace di
recidere il cappio stretto da Unicredit, la banca che
detiene il 49% di Italpetroli e vanta un credito di 325
milioni. Negli stessi giorni in cui si concluderà il
campionato, per una coincidenza, è prevista la resa dei
conti con la banca.
E´
fissata a metà giugno la presentazione del bilancio 2009
della società posseduta al 51% dalla famiglia Sensi. Sulla
base di esso, l´Unicredit deciderà la modalità di rientro
del suo credito. Non è certo una valutazione contabile, ma
dal punto di vista psico-sociologico è inutile sottolineare
quanto sia diversa la valutazione per una squadra che
diventa campione d´Italia.
Per il
momento, confermano fonti ben informate, la situazione non è
delle più facili. La società di revisione Bdo ha difficoltà
nel certificare il bilancio 2009 perché nell´esercizio non
sono stati venduti gli asset per ripianare il debito
malgrado ciò fosse previsto dall´accordo in base al quale è
stato possibile certificare il bilancio precedente,
adempimento obbligatorio per una società quotata, siglato
invece dalla PriceWaterhouse.
Inoltre stando ai primi rendiconti il gruppo presenta
un´ulteriore perdita sul 2009 di 35 milioni. Una situazione
così grave da convincere il collegio dei sindaci a convocare
d´urgenza il cda per mettere in guardia il management dal
rischio di un inevitabile fallimento.
L´unica soluzione resta quella di vendere anche se
l´imprevista fortunata svolta del campionato rimette in
discussione tutto. Due settimane fa sarebbe arrivata alla
famiglia un´offerta di acquisto dei depositi petroliferi di
Civitavecchia di 50 milioni da parte di un imprenditore del
nord: poco rispetto al valore dell´asset che la Sensi valuta
in 90/100 milioni.
Gli
scenari che si prospettano a giugno sono per ora duri. Il
primo è un fallimento con la liquidazione dei beni per
pagare i creditori. La seconda ipotesi chiama in causa
Unicredit, che ricapitalizzerebbe il gruppo divenendo
azionista di maggioranza per aver mano libera sulla vendita
dei gioielli di famiglia come la Roma.
Lo
sponsor storico della famiglia, Cesare Geronzi, avrebbe
scaricato i Sensi per evitare sgambetti di Unicredit nella
sua corsa alle Generali, e avrebbe addirittura avallato la
vendita agli Angelini: ma tutto questo potrebbe sciogliersi
come neve al sole nel caso di scudetto.
[13-04-2010]
|
#1 LA
SPINTA UEFA E LE REGOLE DEL CIO DIETRO ALLO SCUDETTO DATO DA GUIDO
ROSSI ALL’INTER – PANCALLI: “HO SEMPRE DETTO CHE NON DOVEVA ESSERE
ASSEGNATO” (I NUOVI FATTI VANNO VALUTATI ATTENTAMENTE) - #2 VENTI
GIORNI D’INFERNO PER MORATTI: TRA ROMA, BARCELLONA E CALCIOPOLI 2,
I NEROAZZURI DI MOU A RISCHIO “ZERO TITULI” - #3 I TIFOSI
JUVENTINI NON VANNO ALLO STADIO MA PARTONO PER NAPOLI PER TIFARE
MOGGI (E IL BOLOGNA SFOTTE: “RIDATECI IL TITOLO DEL '27”)
1 -
PANCALLI, NUOVI FATTI DA VALUTARE ATTENTAMENTE 'SCUDETTO 2006? HO
SEMPRE DETTO CHE POTEVA NON ESSERE ASSEGNATO'...
(ANSA) - 'Sono emersi nuovi fatti che la Figc sapra' sicuramente
valutare con attenzione. Alla luce di quanto sta emergendo
dovranno essere fatte opportune valutazioni per quelle che poi
devono essere delle decisioni che potrebbero anche essere prese'.
Queste le parole di Luca Pancalli, presidente del Comitato
paralimpico ed ex commissario straordinario della Figc appena dopo
lo scandalo di Calciopoli nel 2006.
'Quello che
leggiamo oggi - ha aggiunto Pancalli - ci da' l'idea di un sistema
che era un po' piu' strutturato di quanto magari non lo si
immaginasse. Fretta nell'assegnare lo scudetto all'Inter? L'ex
commissario Guido Rossi in quel periodo si affido' al parere del
comitato dei saggi - ha proseguito Pancalli - che delineo' la
situazione spiegando bene che lo scudetto poteva essere assegnato
o non assegnato. Alla luce di quella che era la decisione
dell'epoca Rossi decise di assegnarlo all'Inter. Io ho sempre
detto che poteva anche non essere assegnato'.
Pancalli ha
poi sottolineato che in base alle nuove intercettazioni e ai nuovi
sviluppi sul caso Calciopoli 'qualche valutazione in piu' puo'
essere fatta, ma all'epoca queste novita' non c'erano. Ad oggi
sarebbe comunque avventato esprimere considerazioni se non prima
di aver valutato attentamente tutti i nuovi fatti. Ammesso e non
concesso che siano stati ammessi errori in passato - ha concluso
Pancalli - sarebbe il caso di non ripeterli'.
2 -
LA SPINTA UEFA E LE REGOLE DEL CIO DIETRO ALLO SCUDETTO ASSEGNATO
DA ROSSI LE RAGIONI CHE HANNO PORTATO ALLA VITTORIA A TAVOLINO NEL
2006, LE MOTIVAZIONI DI CHI LA CONTESTA E NE PRETENDE LA REVOCA...
Fabio Monti
per il "Corriere
della Sera!
Così è
andata. E così si è arrivati all'assegnazione dello scudetto 2006
a tavolino all'Inter. Venerdì 14 luglio, arriva la sentenza di
primo grado della Caf (presidente Ruperto): Juve retrocessa in
serie B con 30 punti di penalizzazione; «...revoca
dell'assegnazione del titolo di campione d'Italia 2004-2005; non
assegnazione del titolo di campione d'Italia 2005-2006». Il Milan,
secondo classificato, resta in serie A, ma viene penalizzato di 44
punti.
Alla luce di
quanto scritto a pag. 152 della sentenza a proposito del titolo
2006, si pone un problema: lo scudetto va assegnato oppure no? Per
rispondere all'interrogativo, il commissario della Figc, prof.
Guido Rossi, insedia una commissione di tre saggi, formata da
Gerhard Aigner, ex segretario generale dell'Uefa, Massimo Coccia,
esperto di diritto sportivo, Roberto Pardolesi, professore
ordinario di Diritto privato comparato alla Luiss Guido Carli.
Il 24
luglio, la commissione dà il suo parere (consultivo e non
vincolante, perché Rossi, da commissario, riassume in sé tutti i
poteri del presidente e del Consiglio federale): lo scudetto 2006,
tolto alla Juve in primo grado, «può essere assegnato ad altra
squadra». Il 25 luglio, ecco la sentenza d'appello da parte della
Corte federale: conferma della retrocessione in B della Juve; la
penalizzazione del Milan passa a 30 punti e vale il quarto posto;
conferma della revoca dello scudetto 2005 e della non assegnazione
del titolo 2006. Il 26 luglio, il commissario della Figc ritiene
«di attenersi alle conclusioni del parere» della commissione e che
«non ricorrono motivi per l'adozione di provvedimenti di non
assegnazione del titolo di campione d'Italia per il campionato
2005-2006 alla squadra prima classificata all'esito dei giudizi
disciplinari. Rimane vacante il titolo 2004-2005».
La Figc
trasmette immediatamente la nuova classifica del campionato,
sfruttando la deroga ottenuta per tempo dalla Federcalcio europea
e l'elenco delle squadre da iscrivere alle coppe europee (gli
altri Paesi erano stati costretti a farlo entro il 5 luglio):
Inter, Roma (direttamente), Milan e Chievo (preliminari) in
Champions League; Palermo, Livorno e Parma in Coppa Uefa. La non
assegnazione del titolo 2006 avrebbe comunque consentito all'Inter
di partecipare alla Champions League senza passare dai
preliminari, perché, in base all'art. 1.02 delle regole della
competizione, i nerazzurri sarebbero stati considerati comunque «winner
of the top domestic league championship», senza ottenere il titolo
di campione d'Italia.
Moratti e
l'Inter hanno sempre considerato l'assegnazione dello scudetto un
atto dovuto, alla luce delle sentenze di Calciopoli, in linea con
quanto previsto anche dalle regole del Cio, che, in caso di
squalifica, assegna la medaglia d'oro al primo atleta in regola
con quanto previsto dalle norme (comprese quelle antidoping della
Wada), qualunque risulti essere il suo piazzamento.
Chi in
queste ore pretende la revoca dello scudetto all'Inter fa appello
a quanto scritto dai tre saggi, che avevano parlato di «non
assegnazione del titolo quando, ad esempio, ci si renda conto,
ancorché senza prove certe, che le irregolarità sono state di
numero e portata tali da falsare l'intero campionato ovvero che
anche squadre non sanzionate hanno tenuto atteggiamenti poco
limpidi». È il teorema-Moggi («tutti colpevoli, nessuno
colpevole», ma anche: nessuno innocente) ed è quello che in queste
ore ha indignato il presidente e i vertici nerazzurri.
3 -
MORATTI E VENTI GIORNI DI FUOCO "LE RICHIESTE JUVE? AFFARI LORO"
"PENSIAMO A COPPA E CAMPIONATO: SAREBBE ANTIPATICO PERDERLO"...
Andrea Sorrentino
per "la
Repubblica
Massimo
Moratti e l´Inter camminano sul filo. Non c´è rete di protezione.
Di sotto si spalanca il vuoto, il pubblico assiste col naso
all´insù e qualcuno, forse più di qualcuno, spera che l´acrobata
scivoli. Sei partite in diciotto giorni, tra domani e il 28
aprile, e ben quattro tra domani e il 20 aprile. Sono le più
importanti dei quindici anni della gestione Moratti, perché
possono condurre allo scudetto ma anche alla finale di Champions,
45 anni dopo l´ultima, quando il presidente era papà Angelo.
Tutto o
niente, in pochi giorni. E intanto la Calciopoli di ritorno
avvelena queste giornate, che altrimenti sarebbero state solo di
trepida attesa. Forse non è un caso che questa storia esca adesso,
pensano all´Inter, anzi non lo è affatto. Ieri Moratti ha
liquidato così la domanda sul comunicato con cui la Juventus
valuta l´evoluzione della vicenda delle nuove intercettazioni:
«Sono fatti loro». Tre parole secche, per marcare il distacco. Ma
dietro quelle tre parole, c´è un fuoco che arde.
Moratti è
infuriato. Darà battaglia, se necessario. Perché lo scudetto del
2006 guai a chi glielo tocca. Moratti ha sempre pensato che fosse
strameritato, oltre che un parziale risarcimento per gli anni
precedenti, quando troppe cose suonavano strane. Quindi il
pensiero di poter restituire quello scudetto neanche lo sfiora. Se
qualcuno lo chiedesse sul serio, allora sarà battaglia, senza
quartiere.
Sia perché
quel titolo doveva pur essere assegnato a qualcuno, in
quell´estate terribile: era stata l´Uefa a chiederlo alla Figc,
perché bisognava ridisegnare le classifiche per decidere chi
dovesse partecipare alle coppe (e infatti il piccolo Chievo si
ritrovò a giocare i preliminari di Champions, pagandoli a fine
stagione con la retrocessione in B). Sia perché la cosa che più fa
imbufalire Moratti, è l´idea che l´Inter possa essere accostata
alla Juve di Moggi: all´Inter sono convinti che le telefonate
uscite in questi giorni non siano neanche lontanamente
paragonabili, come gravità, a quelle che decretarono la fine del
ciclo moggiano.
Ecco, è il
sentirsi messo sullo stesso piano di "quei signori" che a Moratti
proprio non va giù. E poi, altro pensiero: ma se in quegli anni ci
prendevate in giro perché non vincevamo niente, perché adesso
volete far credere che eravamo tutti uguali?
Insomma,
l´ira affiora, ma per ora non esplode. Si attendono gli eventi.
Meglio concentrarsi sul campionato che incombe: «Non so se sia più
difficile perdere il campionato o vincere la Champions League -
sostiene Moratti - ma in campionato dobbiamo fare molta
attenzione: sarebbe davvero antipatico perderlo. Le altre squadre
si sono avvicinate molto.
La
Champions? Incontreremo Messi, un giocatore eccezionale, e un
grande Barcellona: speriamo di essere all´altezza di queste sfide.
In teoria dovremmo esserlo». Prima di Inter-Barcellona, però, ci
sarà Inter-Juventus. Cade proprio a fagiolo, e in un momento in
cui i rapporti tra i due club, che dopo Calciopoli erano diventati
ottimi, rischiano di raffreddarsi assai. Per non parlare di quelli
tra le due tifoserie, che però in Inter-Juve non si incontreranno:
non ci sarà rappresentanza di ultrà bianconeri a S.Siro, a meno
che qualche abbonato Inter si faccia garante per altrettanti
tifosi juventini. D´accordo che l´amicizia è sacra, ma a naso di
garanti se ne troveranno pochini, visti i tempi che corrono.
4 -
JUVE, I TIFOSI SI MOBILITANO: «A NAPOLI PER MOGGI»...
Roberto Perrone
per il
Corriere della Sera"
È stato John
Elkann a chiedere a Jean-Claude Blanc di schierare la Juventus e
il presidente ha deciso di varare «la strategia dell'attenzione»
sul nuovo filone telefonico. Luciano Moggi deve avere ancora dei
buoni informatori a Torino perché è proprio nei confronti
dell'erede di casa Agnelli che l'ex dirigente sotto processo a
Napoli sferra un duro attacco che verrà ospitato oggi da Libero.
A muovere
Elkann e Jean-Claude Blanc, che ha impegnato la società, sono
state alcune considerazioni fatte di fronte a «piange il telefono
2»; di fronte alle contestazioni sempre più violente nei toni ma
anche nei modi, come è accaduto domenica 28 marzo in occasione
della partita con l'Atalanta (aggressione al bus della squadra,
scappellotto a Zebina); di fronte, soprattutto, all'idea - diffusa
non solo tra i tifosi bianconeri ma in generale nel mondo del
calcio - che la società di corso Galileo Ferraris si rivelasse,
come quattro anni fa, quasi un semplice spettatore e non parte in
causa. È il giovane e brillante avvocato Michele Briamonte,
pupillo di Franzo Grande Stevens e punto di riferimento legale
della società, a seguire gli sviluppi dell'affare napoletano.
Nessuna
sottovalutazione anche se il club, per ora, è solo interessato a
dimostrare che sono «anche» affari suoi e che gli sviluppi del
processo non passeranno sopra la testa della proprietà e dei
dirigenti. Più che tesa a ottenere risultati concreti, quella
della società bianconera è stata soprattutto un'affermazione di
principio, anzi del principio di esistenza.
Ma, a parte
forse rimettere in discussione l'assegnazione all'Inter dello
scudetto del 2005-2006 - da sempre controversa -, in corso Galileo
Ferraris non credono di poter arrivare a qualcosa di «solido». La
Juve, in un certo senso, si è costituita parte civile e questa
decisione è stata apprezzata da un cospicuo numero di tifosi, ma
il malcontento tiene alta la tensione, aumentata anche dalla
decisione di vietare San Siro agli juventini venerdì 16: c'è chi è
pronto a marciare su San Siro.
«Peccato, ma
lo striscione ‘‘dai vinciamo insieme'' glielo faremo vedere
un'altra volta» scrive un tifoso. Domenica, in occasione di
Juve-Cagliari, spalti ancora deserti all'Olimpico per protesta.
Invece rischia di diventare una curva la zona adiacente il
tribunale di Napoli dove martedì i legali di Luciano Moggi
chiederanno di acquisire le intercettazioni che stanno uscendo in
questi giorni. Il tam tam dei tifosi ha fatto bollire la rete,
aperta una pagina su Facebook. C'è anche un sondaggio (su
Juveworld.net) in cui si chiede se sia giusto riassumere l'ex
d.g.: a suo favore quasi il novanta per cento dei partecipanti, un
plebiscito.
Rinchiusi a
Vinovo, nel frattempo, Zaccheroni e i giocatori preparano l'ultima
rincorsa alla Champions. Da laggiù, almeno le notizie sono
positive. Nelle retrovie restano solo Diego e Caceres, tutti gli
altri, compreso Buffon sono arruolabili. Anche loro vogliono
affermare che ci sono.
5 -
BOLOGNA, RIDATECI IL TITOLO DEL '27...
(ANSA) - 'Visto che tutti chiedono tutto, anche in situazioni che
sembrano le piu' conclamate il Bologna avrebbe qualcosa da
chiedere, con piena legittimita'. Sto studiando e lo faro' con i
nostri avvocati, la possibilita' di chiedere la revisione della
mancata assegnazione dello scudetto del 1927, quello revocato al
Torino per un noto fatto di corruzione. E non assegnato alla
squadra arrivata seconda, il Bologna': a chiederlo, sulle colonne
del Corriere dello Sport, e' il dg del Bologna, Luca Baraldi.
Nel 1927 un
giornalista del 'Tifone' intercetto' una violenta discussione fra
due uomini in albergo a Torino, uno dei quali era lo juventino
Allemandi che reclamava il mancato pagamento di una somma di
denaro destinata ad aggiustare la gara fra Torino e Juve vinta dai
granata. Le indagini dimostrarono che in effetti un dirigente del
Torino (reo confesso) organizzo' la combine. Allemandi venne
squalificato e lo scudetto del Torino fu revocato. Ma non venne
assegnato alla seconda classificata, il Bologna.
10-04-10 |
|
FISCO: TRIBUTI ITALIA DEPOSITA
PROPOSTA CONCORDATO A TRIBUNALE ROMA...
Radiocor - La
societa' di riscossione Tributi Italia, apprende Radiocor, ha
depositato oggi al Tribunale di Roma una proposta di
concordato preventivo. La proposta e' stata presentata
dall'amministratore unico della societa', Patrizia Saggese, in
esecuzione della delibera dell'assemblea della societa' che si
e' riunita ieri.
La proposta, elaborata dagli avvocati
Stanislao Chimenti e Donato Bruno, prevede la soddisfazione
dei creditori privilegiati della societa' per 67,63 milioni e
la soddisfazione parziale al 21,59% dei creditori chirografari
per 49,43 milioni di euro. Il Tribunale si pronuncera' sulla
proposta di concordato il 6 aprile.
25-03.10 |
QUESTA E’ LA FINE CHE FARA’
LA JUVE
DI NAPOLEONE-BLANK-GRAZIE JAKI !-Mb
C’ERA
UNA VOLTA IL MANCHESTER UNITED – LA CORAZZATA DI SIR ALEX
FERGUSON NON HA RETTO ALL’ADDIO DI CRISTIANO RONALDO: TRA
BATOSTE E SPESE ALLEGRE LO SQUADRONE TRABALLA, ELIMINATO IN FA
CUP DAL LEEDS (SERIE C) - ROONEY DA SOLO NON BASTA, SOLDI
SPRECATI IN MAGHI CLOWN E CONSULENTI…
Enrico
Sisti per
"la Repubblica"
Non date retta. Di
squadre a Manchester, almeno in questo periodo, ce ne sono
tre.
Il City
, lo United e il Divided. La prima è la nuova casa di Roberto
Mancini, le ultime due le allena Ferguson avvolto nel suo
cappottone come una castagna nel mallo. Solo che non sa mai
quale delle due sta per mandare in campo. La bella o la
bestia.
Ieri il
Divided, la metà disgraziata del club, ha costretto il Leeds,
l´odiato Leeds cui nel ‘92 venne strappato Cantona e che
adesso gioca in serie C, ad eliminarlo dalla Fa Cup (0-1)
davanti alla sua gente come al solito strapagante e
straripante (erano in 75 mila). Se qualcuno degli sconfitti,
uscendo dallo stadio, avesse voluto ricordare un debutto
altrettanto infamante in Fa Cup (le squadre di Premier entrano
in scena al 3° turno) sarebbe dovuto riandare al 1984, quando
il "giant killer" fu il Bournemouth. Ma pochi ne
avranno avuta voglia.
La verità
è che lo United travestito da piccolo fiammiferaio, come
fosse sempre carnevale, non è più una novità. Non in questa
stagione. Perde col Fulham, perde con le grandi. Si addormenta
come niente e come niente torna autorevole. Quindi è
inaffidabile. Giggs e Scholes sono annosi. Neville, quando sta
bene, sta comunque male. Wes Brown si concede spesso pomeriggi
comici. Rio Ferdinand non gioca per infortunio da 15 partite.
Berbatov e Nani vanno a tratti.
I
muscoli di Owen sono già vecchi. I giovani (Welbeck, i due da
Silva, Obertan, Gibson, Evans) non assicurano continuità.
Quindi tutto o quasi finisce sulle spalle di quel fenomeno di
Rooney, sulle gambe di Park, Vidic, Carrick e Fletcher, e
sulla velocità di Valencia ed Evra. Troppo poco per sognare.
Troppo poco perché la gente non si chieda: «Davvero Ferguson
ha creduto di potersi permettere il lusso di fare a meno di
Ronaldo e Tevez?».
E così
mentre il Chelsea, due ore dopo, travolge il Watford (5-0), e
mentre Beckham, con qualche anno di ritardo, ammette «non
avrei mai dovuto lasciare Manchester», nell´Old Trafford
svuotato esplode la rabbia. Rabbia che risveglia i sospetti
lanciati dal News of the world: dove vanno a finire i soldi
incassati con Ronaldo e Tevez (120 mln) e con la finale di
Champions (65 mln)? Oltre quelli spesi per Valencia (18 mln),
ci sarebbe un tesoretto che malgrado i debiti (700 mln) i
Glazers avrebbero consegnato al coach per colmare il gap della
perdita di Ronaldo. Difficile, certo, ma almeno ci si poteva
provare.
Invece
Ferguson niente: «Non vedo giocatori alla nostra altezza (da
ieri si parla però di Hulk del Porto, ndr)». E il pubblico
non ci sta. E´ inferocito. Specie dopo aver letto che molto
del denaro incassato dal club negli ultimi due anni (circa 3
mld) sarebbe servito a finanziare 287 ditte e singoli
professionisti di dubbia utilità calcistica: maghi coreani,
clown kazaki per feste private (anche 70 mila euro al giorno),
esperti in demolizioni, installatori di toilette, piloti,
enoteche, imprese di pulizia, cibi congelati, drenaggi,
cyclette, moderatori di tavole rotonde, conferenzieri.
Con
parcelle esorbitanti. Un solo brutto esempio: alla Acf Sports
Promotions sarebbe stato liquidato più di 1 mln di euro.
Chi fa
capo all´azienda? Sir Alex e sua moglie Cathy. E dopodomani c´è
il derby col City per la semifinale di Carling Cup. Riscatto
cercasi.
[04-01-2010]
-
MANCHESTER UNITED, CONTROLLANTE HA DEBITI PER 716,5 MLN
STERLINE...
(Adnkronos) - Oltre 819 milioni di euro. Al cambio, 716,5
milioni di sterline. A tanto ammontano i debiti della Red
Football Joint Venture, la societa' che controlla il
Manchester United. La compagnia del magnate statunitense
Malcolm Glazer, proprietario dei red devils, ha reso noto il
bilancio dell'anno fiscale che si e' chiuso a giugno 2009. I
debiti hanno superato per la prima volta la soglia dei 700
milioni di sterline e ad appesantire la situazione
contribuiscono interessi per 68 milioni di sterlline, circa 78
milioni di euro. Il Manchester ha chiuso l'anno con profitti
di 6,4 milioni di sterline (circa 7,3 milioni di euro), in
netto miglioramento rispetto alle perdite di 47 milioni di
sterline che avevano caratterizzato la stagione 2007-2008.
20.01.10
|
FURBETTI
DEL PALLONE - urbano Cairo ha deciso di mettere in vendita il
Torino dopo aver somdaggiato 300 tifosi 300! - la squadra
granata è servita al berluschino ex autista di veronica lario
ed ex venditore di publitalia solo come vetrina e volano della
sua attività editoriale e della sua concessionaria di
pubblicità, trasformando il Toro nella Cairese....
Aldo Grasso per il
Corriere della Sera
Cairo ha deciso di mettere in vendita
il Torino dopo un sondaggio commissionato per scandagliare gli
umori dei tifosi. Che io sappia, non era mai successo nella
storia del calcio. Un presidente, se ha le antenne, gli umori
li sonda non facendo intervistare 300 girandoloni, ma capendo
come il tifoso soffre, partecipa, aiuta la squadra
È significativo sapere che il 35,7%
attribuisce ai giocatori la responsabilità della situazione?
Sondaggi? C'è qualcun altro in Italia che agisce in base ai
sondaggi. E infatti l'istituto cui è stata commissionata la
ricerca è Euromedia Research di Alessandra Ghisleri, la
sondaggista del Premier, la donna che nell'entourage del
Cavaliere ha preso il posto di Luigi Crespi.
Ancora una volta, il vero punto di
riferimento di Cairo è Silvio Berlusconi, fin da quando, nel
1981, laureato alla Bocconi, ne divenne assistente personale.
Cairo ha imparato dalla politica come si governa la massa? È
uno sprovveduto che si aggrappa ai sondaggi perché non sa
come uscire dalla situazione? O un furbone che sta meditando
qualche colpaccio?
Nell'ambiente, lo chiamano il
Berluschino sia perché ha fatto del Premier il suo faro sia
perché, in statura, è qualche centimetro più basso. E certe
lezioni le ha imparate bene.
Un'aneddotica mai smentita racconta che un giorno del 1982
Cairo va a trovare Edilio Rusconi nei suoi uffici di via
Vitruvio, a Milano. La Fininvest, con Canale 5, sta vendendo
gli spot a prezzi stracciati e Rusconi, proprietario di Italia
1, non riesce più a sostenere la corsa al ribasso.
Urbano ed Edilio discutono fino a sera
e trovano un accordo. Rusconi, tranquillizzato, va a godersi
il meritato riposo. Cairo invece convoca tutti i venditori di
Publitalia per sguinzagliarli in una svendita di spot ai
prezzi stracciati. È un weekend di fuoco, ma alla fine
l'intera stagione di Canale 5 viene piazzata. Quando Rusconi
torna in ufficio, il lunedì, capisce che Italia 1 sta per
cambiare proprietario.
Cairo ha preso il Toro a costo zero,
dopo il fallimento di Franco Cimminelli, il presidente che
tifava Juve. Un bel colpo a detta di tutti. Peccato che quella
squadra avesse un capitale giocatori che il Toro non ha mai più
avuto. Alcuni nomi? Marchetti, Sorrentino, Comotto, Mantovani,
Balzaretti, Quagliarella, Pinga, Acquafresca, Mudingayi...
Appena insediato a Torino ha
cominciato a promettere mari e monti, potendo contare su un
entusiasmo che solo i tifosi del Toro sanno regalare, tutte le
volte che escono da una disgrazia ferale. «Mi sun nen an
cuntabale» (non sono un cacciaballe), aveva detto Cairo
attraverso uno striscione esposto davanti alla Curva Maratona,
a pochi giorni dal suo insediamento.
Di promesse ne ha fatte tante, poche
quelle mantenute. Non un progetto, non una programmazione, non
una pianificazione. Allenatori e dirigenti presi, lasciati,
ripresi in un «anda e rianda» demenziale e ridicolo. E 30
milioni di euro che oggi paiono buttati via. Il nodo tecnico,
l'origine di tutti i mali, sembra uno: non sapendo nulla di
calcio, Cairo avrebbe dovuto delegare la gestione tecnica alla
persona che aveva salvato la squadra nel momento più
periglioso: Renato Zaccarelli.
Ma penso che Cairo abbia avuto paura
che una vecchia gloria come Zaccarelli potesse oscurare la sua
figura, fargli ombra. Cosi è si affidato ad altri: tagliando
i ponti con il passato, ha allungato la lista dei presidenti
«non da Toro» (Goveani, Calleri, Vidulich, Aghemo,
Cimminelli) e ha deciso di andare solo lui a farsi
intervistare in tv, il suo marketing.
Il Toro serve a Cairo come vetrina e
volano della sua attività editoriale e della sua
concessionaria di pubblicità, dove ha dimostrato notevoli
capacità imprenditoriali. Dopo Tangentopoli, il suo rapporto
con Marcello Dell'Utri era uscito piuttosto ammaccato. Si è
messo in proprio ed è riuscito a sfondare.
Per questo, nelle interviste dice che
«Il conte di Montecristo» è una delle sue letture
preferite: «Proprio quando si trova agli inferi e appare
perduto, riesce a riprendersi grazie a volontà, talento,
fortuna». Forse nell'esperienza calcistica gli è mancata la
fortuna, ma lui ha fatto di tutto per trasformare il Toro
nella Cairese, con sede a Milano, in corso Magenta (a due
passi dal mio studio, accidenti!). Così i due giornali
torinesi La Stampa e Tuttosport gli remano contro, in un piano
diabolico, secondo gli ultrà più fanatici, orchestrato
dall'altra squadra di Torino.
Fra i tifosi c'è grande scoramento.
Quando il sabato pomeriggio Massimo Fini mi telefona per
commentare l'ennesima sconfitta, sembriamo due ragazzini
piantati dalla fidanzata che si crogiolano nel dolore e nel
rimpianto. Consapevoli che non c'è nulla di irrazionale come
il tifo...
[28-02-2010] |
IL GREGGIO
INGUAIA MOURINHO - LA SARAS CHIUDE IL BILANCIO IN PROFONDO
ROSSO (perdita netta di 54,5 milioni) E LASCIA A SECCO I
FRATELLI MORATTI - PER QUEST'ANNO NIENTE DIVIDENDI -
PROSCIUGATO IL POZZO NERAZZURRO, CHI PAGHERA' I DEBITI
STELLARI DELL'INTER? La soluzione c'è. Una bella sfoltita ai
PALLONARI di famiglia, ETO'O COMPRESO...
Sandro Iacometti per Libero
Forse la vittoria europea dell'Inter
sul Chelsea di mercoledì scorso sarà servita ad
addolcire un po' la lettura dei bilanci. Il colpo è comunque
di quelli duri. Fino a qualche mese fa Massimo Moratti
aveva sperato di riuscire a salvaguardare «i migliori
ritorni possibili per gli azionisti».
Di fronte alla perdita netta di 54,5
milioni con cui la Saras ha chiuso l'esercizio 2009, però,
le illusioni sono svanite: per quest'anno, niente dividendi.
È questa la decisione che il cda proporrà all'assemblea
degli azionisti. Una strada obbligata, visti i numeri.
Basti pensare che nel 2008 il gruppo petrolifero aveva
incassato 327,2 milioni di utili.
Per il resto, il margine operativo
lordo del gruppo ammontaa 141,2 milioni, in calo del 79%,
mentre l'ebit è negativo per 51,9 milioni, in calo del 110%.
Scendon anche i ricavi, che nel 2009 registrano una
flessione del 39%, a quota 5.317 milioni. Risultato: la
posizione finanziaria netta a fine anno è crollata a quota
-533 milioni rispetto ai 333 milioni del 2008.
in Inter Roma
Una doccia fredda per gli azionisti
della Saras e per i mercati (il titolo ha chiuso in calo
del 6,39% a 1,68 euro), ma anche per i tifosi dell'Inter, ormai
abituati a considerare le ricche cedole del gruppo la migliore garanzia
per i successi della squadra. Già perché senza i proventi
del greggio, difficilmente la società di calcio sarebbe
ancora in piedi. Anche
l'ultimo anno il presidente Moratti ha dovuto sborsare 70
milioni di tasca sua per tappare il buco da 154,4 milioni
con cui il club ha chiuso l'esercizio 2009. Ma la
consuetudine va avanti da tempo. Anche perché è da tempo
che l'Inter non riesce a tenere i conti in pareggio.
Nel bilancio chiuso il 30 giugno 2008
la società ha dichiarato una perdita netta di 148,27
milioni, su un giro d'affari, escludendo le plusvalenze su cessione
calciatori (pari a 8 milioni), di 197 milioni. Mentre egli
undici bilanci che vanno dalla stagione 1995/96 al
2005/06, l'Inter ha accumulato 661 milioni di passivo e
Moratti ha provveduto, sempre personalmente, a
versare 400 milioni nelle casse. I soldi, finora, sono sempre
arrivati dalla Saras.
donna massimo angelo bedi moratti
Qualche volta, stando ad alcune
inchieste della magistratura, anche in maniera non del
tutto trasparente. Quest'anno, però, i conti non torneranno
più. Niente dividendo da travasare per tamponare il debito monstre
che ad oggi sfiorerebbe i 400 milioni di euro. Un dramma? Non necessariamente.
La soluzione c'è. Una bella sfoltita
ai gioielli di famiglia. Quelli che ogni domenica si danno
tanto da fare sul rettangolo verde. Di fronte a un'ipotesi del
genere c'è da scommettere che il club riceverebbe la
solidarietà, anche finanziaria, di tutti i tifosi italiani. A
partire, ovviamente, da quelli di Milan e Roma.
[28-02-2010] |
-
LA CORTE D'APPELLO DI
MILANO LA DÀ (VINTA) ALLA LEGA CALCIO E CONDANNA CONTO TV BY
CRISPINO ANCHE A PAGARE 46 MILA EURO DI SPESE PROCESSUALI -
BERETTA E I PRESIDENTI SERIE A GODONO - LIBERATI 1149
MILIONI DI EURO DALLO SBLOCCO DEI CONTRATTI CON SKY PER I
DIRITTI TV DEI PROSSIMI DUE CAMPIONATI - CRISPINO ORA VA
ALL'ATTACCO DI CATRICALÀ AL TAR: ANCHE L'ANTITRUST HA DATO
RAGIONE ALLA LEGA…
Antonello Capone
per La Gazzetta dello Sport
Al palazzo di giustizia di Milano vince la Lega, con
Infront e Sky: la prima sezione della corte d'Appello
civile, ieri alle
18, ha
sbloccato i contratti tra Lega e Sky per i prossimi due
campionati di A, per 1.149 milioni. Il presidente Patrone ed
i giudici Secchi e Bonaretti hanno accolto il reclamo della
Lega che ha chiesto di revocare la sospensione cautelare dei
contratti adottata il 4 novembre dal presidente Tarantola
che aveva parzialmente accolto la richiesta di Conto Tv. Per
i giudici «la competenza esclusiva in materia è del
Tribunale che ha una sezione specializzata della proprietà
industriale ed intellettuale».
Conto Tv condannata a rifondere le spese di procedura per
46.122 euro (21.521,80 Lega, 14.701 Infront e 9.900 Sky). Il
presidente della Lega Beretta (assistito dai legali
Abbadessa, Ghirardi e Stincardini) tira un sospiro di
sollievo assieme ai presidenti dei club: «Affermate le buone
ragioni, la correttezza e l'ineccepibile percorso della Lega
che ora, dopo gli impegni assunti con l'Antitrust,
pubblicherà i bandi per il nuovo pacchetto per la lunghe
sintesi sul satellitare per la A e quelli per
la B. Sono
stati mesi di preoccupazione, ma non sono mai venute meno la
fiducia nella magistratura e nell'Antitrust e la convinzione
di aver operato bene». Soddisfazione anche da Infront
(assistita da De Nova, D'Addio, e G. P. Bianchi) e da Sky
(Emanuele, D'Ostuni, D. Bianchi, Cannizzaro).
L'amministratore di Conto Tv, Crispino (legali
Franceschelli e Zeno-Zencovich): «Ora andremo al tribunale».
Ieri il Tar sul suo ricorso contro il via libera
dell'Antitrust ha proposto di sorvolare sulla sospensiva e
ha fissato l'udienza sul merito per
il 14
aprile.
[25-02-2010]
|
BEHA NEL
PALLONE – ASPETTIAMO FIDUCIOSI CHE LO SCARPARO A PALLINI
RISPONDA ALLE DOMANDE SUI CONTI “VIOLA”, SULLA CITTADELLA
DELLO SPORT IPOTIZZATA SUI TERRENI SOTTO SEQUESTRO DI
LIGRESTI, sul suo delocalizzare le Hogan in Cina mentre però
tuona sulla difesa del “made in Italy” ecc. ecc. – LA
RIVINCITA DI MOGGI: “O GLI ARBITRI ERANO SEMPRE IN BUONA
FEDE O IL RESPONSABILE NON SONO IO”...
Oliviero Beha per "il
Fatto Quotidiano"
Autostima. La Roma rincorre l'Inter
tra l'incredulità generale e dipende dall'autostima. L'Inter
si fa rincorrere, ma non cede mai o quasi e adesso deve
vedersela con il Chelsea e con il tabù Champions. Se ce la
farà, dice il picaro di Setúbal in panchina (a me comunque
in linea di massima piace, per la serie "e chissenefrega"...),
sarà per la montagna di autostima che ha incamerato.
Che cosa chiedeva Zaccheroni alla
Juventus in disarmo prima della "decisiva" partita
con il Genoa? Autostima, che altro se no? Invece che
dall'autostima l'aiutino è arrivato dall'arbitro Mazzoleni
(autostima immagino da prefisso telefonico) e da un rigore
quasi "nostalgico", da vecchi tempi.
L'avessero dato ai tempi di Moggi il
coro sarebbe stato unanime: la "Rubentus", come la
chiamano i tifosi fiorentini incalliti, è sempre la "Rubentus".
Peccato che Moggi sia calcisticamente recluso e stavolta
dovrebbero prendersela con Blanc e magari con l'ex Cobolli
Gigli.
A proposito, cos'è quella storia
dell'indagine per illeciti fiscali che riguarda gli ultimi
due? Che facevano di strano? Hanno preso cattive abitudini? E
da chi? E allora come dar torto a Moggi che in un rigurgito
ragionevole (stando a quel che si vede domenicalmente, ma è
sempre peggio) è sbottato: "Avete visto, succede come ai
miei tempi, quindi o gli arbitri sono sempre in buona fede e
allora io non ho fatto nulla oppure oggi che ne succedono di
tutti i colori il responsabile deve essere qualcun
altro"?
Autostima, ma che sarà mai? Non lo
sanno che trattasi di una concessionaria di automobili, non
necessariamente italiane? Comunque adesso ci pensa la
Champions. Oggi a dirci quanto vale il Milan spesso guardato
con favore nelle decisioni arbitrali come si conviene a una
pluridecorata non esattamente "impotente" nelle
stanze per la giostra politico-calcistica.
Domani se l'autostima di Mourinho e la
rosa subgalattica dell'Inter saranno sufficienti a rimescolare
le carte dei valori europei. E sempre domani si vedrà se il
precipizio imboccato dalla Fiorentina si concederà una sosta
a Monaco di Baviera, oppure no.
Certo Prandelli rema contro questa
moda dell'autostima generale, dal momento che dopo l'ennesima
sconfitta della squadra "progettata" dai Della Valle
bros ha detto che bisogna "pensare a salvarci".
A salvarci da chi, caro Cesare? Il
pesce puzza dalla testa, nel calcio come in tutto. Non sarà
facile spiegare come una squadra apparentemente senza società
e in attesa delle decisioni delle banche, come la Roma, abbia
imboccato con merito e fortuna la strada giusta, prendendo in
mezzo campionato 20 punti alla Fiorentina, e una società
ritenuta modello come il club viola veda polverizzarsi sotto
gli occhi di tutti una squadra che giocava bene e che si sta
perdendo i pezzi.
Nell'ultimo anno solamente, da Pazzini
a Kuzmanovic, da Dainelli a Jorgensen, per motivi differenti
ma che rimandano a una crisi di spogliatoio di cui
"indoor" risponde Prandelli, e "outdoor"
invece il patron Della Valle. Che per inciso non risponde
invece alle domande, postegli qui in ottobre (quando tutto
girava bene) e poi riposte un mese fa, dopo aver promesso di
farlo. Domande sui conti "viola", sui centri
sportivi, sulla consistenza del "progetto", sulla
Cittadella ipotizzata sui terreni sotto sequestro di Ligresti,
sul suo delocalizzare le Hogan in Cina mentre però tuona
sulla difesa del "made in Italy" ecc. ecc.
Niente di personale, ovviamente, e
tutto di giornalistico. Anche perché poi se si fa il furbetto
con le campagne acquisti sconfessate prima tacitamente e ora
esplicitamente da Prandelli, i risultati si vedono. Cioè, non
si vedono. E per non parlare del "caso Mutu",
trattato dai club rispettivi così diversamente dal caso
Cannavaro (non avevano beccato anche lui?)... E pensare che
con l'autostima di Diego Della Valle si potrebbe armare una
corrazzata, e a Firenze oggi si combatte con la zattera della
Medusa...
Tornando alla Roma, ciò che
impressiona, autostima o no è che sia ridiventata
"normale". Era anormale quando sprofondava
all'inizio di stagione. Adesso si è rimessa in corsa per la
quadratura del cerchio tattico che le dà Ranieri,
particolarmente calli-pigio, anche se i nostalgici dello
spettacolo rimpiangono gli anni spallettiani.
Ma la squadra va, allora come oggi.
Come pure, ritornando all'autostima direi più di Mazzarri che
di De Laurentiis (nel caso del presidente non la chiamerei così...),
è ragionevolmente alto in classifica un Napoli che la gioca
assolutamente alla pari con l'Inter.
Tutto sommato, almeno atleticamente
spesso il livello di ciò che si vede non è poi così accio,
la metà delle squadre di Serie A offre spesso spettacoli
decenti. Il punto è che vengono visti solo in tv, o quasi.
Gli stadi sono vuoti, e intanto Abete prepara un dossier
leggermente superiore a "Horcynus Orca" per la
candidatura italiana agli Europei 2016. Motivo temo, credo,
per rifare gli stadi, cambiare la destinazione d'uso dei
terreni, richiedere qualche deroga e invocare la Protezione il
più possibile Civile di qualcuno che possa. Un potente,
insomma.
Nessuna riflessione su che cosa è o
è diventato il pallone da noi, sul suo futuro, sul movimento
calcistico, sui giovani, i bambini ecc. Forse a proposito di
giovani, dovrebbero leggere il libro di Ferruccio Mazzola
"Il terzo incomodo", Bradipo Libri, dedicato alla
stagione nerazzurra di lui, suo fratello, l'Inter di Angelo
Moratti e di H. H., il doping e varia umanità. E' stato
querelato, è stato assolto dall'accusa di diffamazione. Forse
anche per il calcio vale la regola aurea di ricostruire chi
eravamo per sapere chi siamo e chi saremo.
Il calcio di ieri è figlio di quello
dei Mazzola dell'altro ieri, che il cadetto Ferruccio ha avuto
il coraggio di svelare, facendosi solo nemici. E il calcio di
oggi, quello dei denari a go go che sono finiti e che si
attacca a diritti tv che non possono reggere all'infinito e
che svuotano gli stadi e per certi versi anche l'anima
profonda del pallone, viene da quello di ieri. Ma chi ne vuol
parlare? Qui, come ai sacri Giochi di Olimpia, il fuoco deve
continuare ad ardere. Anche se sul braciere ci siamo noi, e da
un pezzo.
[16-02-2010]
|
|
ILLECITI FISCALI, INDAGINE SU BLANC E
COBOLLI...
Dal "Corriere Della Sera" - Provvigioni ai procuratori sportivi messe
irregolarmente a bilancio dalla Juve alla voce «costi». È
il motivo di un'inchiesta - confermata dalla società - della
Guardia di finanza e della Procura di Torino sui conti della
Juve. Il club ha precisato che «il precedente presidente
Giovanni Cobolli Gigli e l'attuale, Jean-Claude Blanc, hanno
ricevuto un invito a presentarsi per illustrare la propria
posizione in relazione alle ipotesi di violazioni fiscali in
materia di Iva contestate per gli anni fiscali 2005, 2006 e
2007 (di cui alle dichiarazioni Iva 2006, 2007 e 2008)».
Nel
comunicato della società torinese si legge inoltre che sono
state «tempestivamente segnalate alla Lega nazionale
professionisti le contestazioni che potenzialmente coinvolgono
l'intero "sistema calcio", anche per affrontare
unitariamente casi analoghi». In Lega si ipotizza di chiedere
un chiarimento a Attilio Befera, direttore generale
dell'Agenzia delle entrate.
12.02.10 |
|
SOLTANTO VENTI ARBITRI E SORTEGGIO TOTALE PER
LA NUOVA LEGA DI A - E' LA RIFORMA CHE STANNO STUDIANDO I
PRESIDENTI DI FRONTE AI NUMEROSI ERRORI DEI FISCHIETTI E ALLE
POLEMICHE CONTINUE CHE AVVELENANO IL CALCIO – COLLINA OGGI
GUADAGNA 500 MILA EURO L'ANNO E DOMANI? SOLTANTO NEL 1985 CI
FU IL SORTEGGIO QUASI LIBERO: VINSE IL VERONA - PETRUCCI
QUANDO FECE IL SALTO DALLA FEDERCALCIO ALLA ROMA PIOMBO' IN
LEGA E CHIESE PROPRIO IL SORTEGGIO...
Antonello Capone per
"La
Gazzetta dello Sport"
In gran segreto i presidenti di A stanno
preparando un piano sul «servizio arbitrale» dal prossimo
campionato, quando la Lega A sarà realtà autonoma. E presto
ne discuteranno in assemblea, forse già da quella informale
di giovedì. Il piano prevede un gruppo di arbitri per le
partite di A: 20, non di più. E la designazione dovrebbe
arrivare per sorteggio integrale, a cura di un computer
superprotetto.
L'idea fa scalpore e dovrà passare dalle
autorizzazioni di Federcalcio e Aia. Abete sarebbe d'accordo
sulla divisione degli arbitri: un gruppo per la A e uno per la
B. Nicchi sarebbe contrarissimo. Favorevole invece il
designatore Collina. Ma nessuno di loro si aspettava la
richiesta di sorteggio integrale.
I presidenti fanno un ragionamento che
definiscono logico: visto che gli arbitri saranno soltanto 20,
tutti dovranno essere in grado di arbitrare qualsiasi partita
di A. E continuano: per il derby Inter-Milan, il match più
importante della stagione, è stato designato il giovane
internazionale Rocchi, che pure aveva alle spalle lo stress
del processo di Napoli che l'ha visto assolto.
E se come quarto uomo, che in caso di
infortunio o malessere di Rocchi avrebbe dovuto prendere il
suo posto, è stato mandato Romeo che in 7 anni di Can A-B
aveva diretto soltanto 35 gare e nessuna di vertice, vuol dire
che il concetto di squadra già esiste e quindi si può agire
anche il computer.
Questo - riflettono i presidenti - al di là
del disastro poi combinato in campo e di Mourinho che
aspettava Rizzoli (mandato in B) o Rosetti o Morganti o
Saccani. Con una squadra di 20 arbitri, tanto vale rasserenare
l'intero ambiente e spazzare polemiche e discussioni e che
ognuno si prenda chi esce dal computer. Che secondo i
presidenti dovrebbe avere pochissime restrizioni. Eppoi,
ricordano i dirigenti, il presidente del Coni Petrucci non
potrà non appoggiarci: lasciata la Figc per la Roma, piombò
in assemblea e chiese il sorteggio integrale degli arbitri...
Accontentato.
Possibile che i particolari del derby e la
robustezza delle polemiche, con accuse al Milan rimasto
«malissimo», siano state decisive per l'idea-rivoluzione. Ma
nella Lega che vuol crescere anche come immagine oltre che
come fatturato, non ne possono più gli stessi presidenti di
sospetti e pissi pissi: i medio-piccoli si sentirebbero
tutelati e ricordano che «l'unico anno di sorteggio quasi
libero vide il Verona campione», i grandi non sentirebbero
più i mormorii di chi sostiene che eserciterebbero quanto
meno fascino.
Resta la grande domanda: come risollevare la
qualità di arbitri che finora hanno deluso i presidenti? E
Collina, almeno ufficialmente da tutti sostenuto, come si
sentirebbe da allenatore che non fa la formazione se non per
dire chi è di A e chi di B? Sarebbe disposto a convivere con
il computer che decide?
Nel 1985 il Verona vinse lo scudetto. Le
polemiche arbitrali ci furono anche in quel campionato, ma il
trionfo di una non favorita per molti fu legato anche al
sorteggio integrale, con D'Agostini designatore. In realtà
non lo era nel senso letterale: previste 3 fasce per le 18
partite di A e B (la A aveva 16 squadre e la B 20), per poi
diventare 6, ognuna con 4 arbitri e la medesima possibilità
di essere designati per ognuna delle 3 partite. Un tentativo
di sorteggio integrale si ebbe all'inizio della stagione
2002-2003, ma durò solo 3 giornate. Poi si passò al
sorteggio a fasce, con una dedicata alla partite più
importanti. Il resto è storia recente con lo scandalo di
Calciopoli a fare da spartiacque.
[10-02-2010]
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E LO
CHIAMANO “Il ct di sostegno”! - definire LIPPI in
conflitto d’interessi con
la JUVE
è dire poco. Ha piazzato il suo vice (Ferrara) come
allenatore e ora in società sono costretti a tenerselo.
Rientra nel patto stipulato da tempo tra Blanc e Marcello:
Lippi fa il Mondiale e poi rientra a Torino, probabilmente
come presidente. Nel frattempo veste i panni del tutor - (E LA
FEDERCALCIO SE NE STA MUTA)...
Massimiliano Gallo per "Il
Riformista"
CANNAVARO
CON CAMORRISTA
"Il
ct di sostegno". Così ieri titolava la prima pagina
sportiva della "Stampa" sotto la foto che ritrae
Marcello Lippi e Ciro Ferrara sorridenti mentre si stringono
la mano all'americana. Il ct di sostegno, dunque. E se lo
scrive "
La Stampa
", giornale bianconero di Torino, quotidiano che relegava
nelle cronache locali il processo per doping subito dalla
squadra allora allenata dal bel tenebroso, vuol dire che il
limite è stato bello che superato. Vuol dire che persino
nella Torino juventina si sono un po' imbarazzati nel ricevere
la visita del ct della Nazionale.
Un ct
che definire in conflitto d'interessi con la società
bianconera è dire poco. Ha piazzato il suo vice (Ferrara)
come allenatore e ora in società sono costretti a tenerselo.
Rientra nel patto stipulato da tempo tra Blanc e Marcello:
Lippi fa il Mondiale e poi rientra a Torino, probabilmente
come presidente. Nel frattempo veste i panni del tutor.
Dispensa
consigli per
la campagna
acquisti (l'ha ammesso lui stesso nelle interviste rilasciate
una decina di giorni fa): ha fatto comprare Cannavaro, Grosso,
ora persino Candreva, il gioiellino che in due mesi ha
scoperto prima la Nazionale e adesso è approdato in
bianconero. Cerca di non disperderne il patrimonio: vedi il
caso Amauri, nemmeno la stagione disastrosa gli ha chiuso le
porte dell'Italia.
Lippi
non lo ha bocciato, ha solo detto che deve prima diventare
italiano poi può sperare come qualsiasi altro calciatore.
Soprattutto della Juventus. Convocazioni ad personam o,
meglio, ad societatem direbbe Marco Travaglio se lavorasse
alla "Gazzetta dello Sport" invece che al
"Fatto". Lippi è il padrone dell'Italia e fa quel
che vuole. La Federcalcio se ne sta zitta e muta. In un
angolo. Si vede che sono contenti così. Del resto un Mondiale
l'ha già vinto e chissà che non compia il prodigio.
Figuriamoci, noi saremmo ben contenti. Ciò non toglie che il
metodo utilizzato da Lippi sia quantomeno singolare. Decide di
andare a far visita ai club di serie A, comincia dal Milan,
poi va dalla sua amata Juve, ma salta l'Inter, la squadra che
vince lo scudetto da tre anni.
«Non ha
giocatori italiani», ha sentenziato. E Balotelli e Santon che
cosa sono? E perché Amauri è italiano? La verità è che lui
è juventino e l'Inter non la prende nemmeno in
considerazione, così come non ha mai degnato di attenzione
Cassano. Del resto Lippi sa di essere padrone e di conseguenza
spadroneggia. Può consentirsi il lusso in estate di
pronosticare la sua Juve come favorita per lo scudetto; può
consentirsi di andare a cena coi dirigenti della società
bianconera; di consigliare a Blanc di ingaggiare il suo vice
Ferrara come allenatore, di richiamare Cannavaro, acquistare
Grosso e ora prendere il suo ultimo pupillo, Candreva.
E,
soprattutto, di portarli tutti in Nazionale. Aggiungendo
magari anche Amauri. Come se l'Italia fosse casa sua. E dopo
il Mondiale, con ogni probabilità, di tornare nella società
bianconera con un profilo dirigenziale. La Federcalcio osserva
e sta zitta. Tanto vale rassegnarsi. E adeguarsi. Sarà
un'Italia bianconera, gli anti- juventini se ne facciano una
ragione. Cerchiamo almeno di non fare la fine della squadra
presa a schiaffi nella Champions e quinta in campionato. Lippi
è un grande allenatore, figuriamoci, grandissimo. Ma forse
come consigliere non è il massimo.
[22-01-2010]
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VEDI
CALCIOPOLI A NAPOLI (E IL CALCIO MUORE) – OLIVIERO BEHA IN
TRASFERTA SOTTO IL VESUVIO PER LA DEPOSIZIONE DELL’OMISSIVO
CELLINO: “TUTTI SAPEVANO TUTTO… BERGAMO E PAIRETTO? DUE GRAN
SIGNORI” (MA POI IL SORTEGGIO DOVEVA ESSERE TRUCCATO) - LA
“MAFIA DEGLI ARBITRI” RISALIVA A MOGGI? NON SI RICORDA PIÙ BENE
– LA MORALE: IL POTERE NON È FORSE DI CHI CE L’HA?...
Oliviero Beha per "Il
Fatto Quotidiano"
Una mattinata nelle viscere di
Calciopoli, di Napoli, del suo tribunale, dell'essenza sempiterna
della caratteristica "sceneggiata" che applicata al
pallone viene ancora meglio. Il presidente del Cagliari, Massimo
Cellino che come in una canzone di Mina accusa, difende e ancora
accusa tutto il sistema-calcio e non solo Moggi, includendo
responsabilità federali ed "espellendo" quasi
fisicamente, il sospetto che i sorteggi arbitrali fossero truccati.
Il maresciallo dei carabinieri che
ammette: "Siamo andati a prendere a Chiasso le schede
telefoniche svizzere senza rogatoria, in auto con lo stesso
commerciante", smentendo precedenti testimonianze dei suoi
colleghi d'arma.
Un tribunale che ascolta tutto e
sembra molto più avvertito di come viene descritto abitualmente
sulla carta. Stampata. E poi Sky e "Un giorno in pretura"
con tanto di telecamere, un po' di stampa, fervori da proscenio per
molti componenti di questa commedia all'italiana che non è una
tragedia ma neppure una farsa, che dovrebbe appurare reati penali ma
in realtà non riesce a sottrarsi al solito clima particolare.
Quello sempre e comunque da bar sport
o da processo biscardiano, almeno quando testi come Cellino
raccontano della partita x y e non realizzano che stanno mettendo
inconsapevolmente a nudo le magagne dello "sport più amato
dagli italiani", tifosi midollari facilmente raggirabili.
E' proprio così: il calcio in tv è
diverso da quello "vero", visto allo stadio. Per osmosi,
anche il processo a Calciopoli visto (quasi nulla) e letto sui
giornali è assai diverso da quello cui ho assistito per alcune ore
nell'aula 216 del Tribunale di Napoli, alloggiato desolatamente in
una delle tre tristissime torri del Palazzo di Giustizia, in un
centro direzionale che non so che cosa diriga e verso dove. Fuori,
pioggia, vento che spazza o spazzerebbe le strade se non fossero
sempre sporche, almeno intorno alla Stazione Centrale, e tassisti
incazzatissimi "con la sinistra" perché la corsa
richiesta è troppo breve. Con il sole sarei andato a piedi, spiego.
Ma è inutile... Aula piccola ma a
densità Hong Kong per gli avvocati dei 25 imputati per reati mica
da ridere come l'associazione a delinquere, e cioè in ordine
alfabetico l'assistente arbitrale Ambrosino più 24, e i legali
delle parti civili.
Una falange abbastanza ordinata pronta
ai microfoni e disposta tra la parete di fondo del pubblico, cui si
appoggia smarrito un ragazzetto, il figlio del difensore
dell'arbitro Bertini, che aspetta suo padre avendo saltato la
scuola, e all'estremo opposto l'anfiteatro della giustizia, dove
regnano la legge e il tribunale.
La presidente, Teresa Casoria,
confermata al suo posto giacché la sua ricusazione è andata in
fumo proprio ieri, donna energica che ha avuto a che fare in aula
con Raffaele Cutolo e quindi certo non si fa impressionare da Moggi,
e i due giudici a latere, due donne, una, la Gualtieri che scrive a
mano dietro un paio di occhiali gentili, l'altra, la corvina
Pandolfi, che caccia gli occhi sui testimoni e sul computer.
Delle tre si dice che non capiscano
nulla di calcio, ed effettivamente mentre si ricorda un gol di
Serginho "sceso sulla fascia dopo un fallo non segnalato da
Tombolini" la Casoria sorride. Chissà che non sia un bene se
il gineceo togato ignora di pallone. Se sa di legge, basta e avanza.
Presenti tra gli imputati a quel che
vedo nella jungla di teste e cappotti, solo l'arbitro De Santis in
sciarpa turchese e in prima fila neanche fosse in tv Luciano Moggi,
tirato per i capelli alla fine della testimonianza di Cellino a una
dichiarazione spontanea il cui senso letterale è "sono
l'imputato dei si dice" e poi la domanda "E' giustizia
questa?".
Saprà il tribunale rispondere a
questa domanda, ed è ben posta? Qui si annida la vipera del
dibattimento, e di tutto un pasticciaccio cui certamente il rito
abbreviato non rende né giustizia né chiarezza. Anche perché da
sempre, dalla giustizia sportiva in poi del 2006 a caldo,
all'udienza di ieri, una verità continua pur ad emergere, oltre le
bugie, le simulazioni, i millantati crediti, le ritrattazioni e le
omissioni di cui Massimo Cellino, da 18 anni padrone del Cagliari e
di professione "presidente" (adr.), teste dell'accusa
tradotto finalmente a Napoli con i carabinieri, ha riempito la sua
deposizione: e cioè la verità oggettiva che prendere solo un pezzo
del Lego di cui è fatto il calcio è quasi impossibile, e quindi è
tutto il meccanismo che è a giudizio anche se oggi solo sotto le
voci "Moggi, cupola, arbitri".
Il sistema è quello del puzzle, o dei
vasi comunicanti. In questo senso le due testimonianze di ieri,
appunto di Cellino e del maresciallo capo Nardone, assistente del
capo-indagine tenente colonnello Attilio Auricchio ieri assente
perché appena diventato padre (la Casoria: "Ma che impedimento
è, mica avrà partorito lui..."), sono state sufficientemente
rivelatrici.
Vediamo di coglierne il dettato, poi
il senso almeno come appare a chi scrive, e infine il nesso tra
tutto ciò. Si comincia dal maresciallo, teste dell'accusa, ad
Auricchio toccherà il 9 febbraio. E' preziosa la sua testimonianza
sulle schede, prima del Liechtenstein poi svizzere. Queste ultime,
9, sono state recuperate a Chiasso "informalmente".
Senza rogatoria? Dunque tutte
annullate? Oppure il commerciante che le "offre spontaneamente
ai carabinieri" le rende giuridicamente valide? Vedremo. Quando
tocca a Cellino, casual nel suo dolce vita carta da zucchero, che
sta per passare sei o sette brutti quarti d'ora tutti di seguito,
l'atmosfera è "pronta".
Il presidente Casoria gli dà spesso
dell'esuberante mentre lo incalza il pm Capuano nelle contraddizioni
tra ciò che ha dichiarato ai carabinieri in passato e ciò che sta
dicendo in aula. Quando poi lui si becchetta con qualche avvocato
lei gli fa "uè, uè", e si fa chiamare più volte
"signora" per non fargli perdere il filo. Un filo che
Cellino intorcina e sgomitola più volte. Bergamo e Pairetto? Due
gran signori, ma poi il sorteggio doveva essere truccato.
La "mafia degli arbitri"
risalente secondo i "si dice" a Moggi e alla Juve? Non si
ricorda più bene, ma comunque al telefono intercettato l'ha
ripetuto tante volte all'uomo di Carraro, Francesco Ghirelli, con
Carraro prosciolto dal gup in questo processo. E poi all'ufficio
inchieste della Federcalcio. Se non intervengono loro, e non lo
fanno mai, io che ci posso fare?, è il tenore dell'omissivo,
imbarazzato e riottoso Cellino. Spettacolo leggermente deprimente
per la morale: il potere non è forse di chi ce l'ha?
[23-12-2009]
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LUCIANO
MOGGI: "TANTI PRESIDENTI DI SERIE A MI CHIAMANO OGNI GIORNO PER
CHIEDERMI CONSIGLI"...
Da www.stefanodiscreti.blogspot.com
Nella
trasmissione "Studio Stadio" condotta da Paola Delli
Colli, che vede tra i protagonisti anche l'opinionista juventino
Stefano Discreti, Luciano Moggi ha lasciato ai microfoni di Gold
Sport il suo commento in merito alla giornata di calcio e l'intera
settimana passata.
CAMPIONATO
GIA' FINITO IN VETTA
"I primi 4 posti sono ormai già praticamente assegnati.
L'Inter è inarrivabile in vetta mentre Milan e Juventus si
giocheranno
il secondo
ed il terzo posto. La Roma arriverà quarta, sempre se però Totti
verrà amministrato come un giocatore della sua età e struttura
fisica deve."
MANCINI
E MIHAJLOVIC
"Mancini al Manchester City? Farà bene. Ormai ha maturato
l'esperienza giusta ed ha capito che quando perdeva era solo per
colpa sua e della squadra non all'altezza.
Gli arbitri non si condizionano e questo lo dovrebbe capire subito
anche il suo vecchio vice Mihajlovic, del quale ho trovato molto
antipatiche le dichiarazioni rilasciate prima di Juventus-Catania."
PARMA
RIVELAZIONE ANCHE PER MERITO MIO. E NON SOLO...
"Il Parma, nonostante la sconfitta contro la Roma, sta
disputando un ottimo campionato perché è stata costruita molto
bene. Se c'entro qualcosa io? Beh il presidente del Parma è mio
amico e mi ha chiesto tanti consigli che io ovviamente gli ho dato.
Così come li ho dati anche a Zamparini, a Spinelli, al presidente
del Siena, del Bologna e tanti altri.
E' forse un reato dare consiglio a coloro che continuano a
chiamarmi?"
JUVE,
DA CACCIARE SONO I DIRIGENTI E NON FERRARA
"Chi di certo non mi ha chiesto consigli è la Juventus ed i
risultati si vedono. La squadra ormai è al minimo di autostima ma
io Ferrara non lo esonererei anche perché dubito che prendendo la
squadra in corsa Hiddink o Gentile farebbero meglio.
E' la
dirigenza che non va. Dopo una sconfitta come quella contro il
Catania noi avremmo battuto i pugni sul tavolo e ci saremmo
incazzati con tutti. Invece ho visto Blanc andare addirittura in
conferenza con il sorriso sulla bocca...Ma come si può?
La squadra è
stata costruita male, con attaccanti forti di testa ma nessuna ala.
Avete visto poi Felipe Melo, ormai è un palo piantato in campo!
Quando quest'estate io criticavo fortemente questo acquisto
sbagliatissimo molti pensavano che il mio giudizio fosse dettato dal
rancore....
E che dire poi
di Diego? Ormai è in crisi di identità ed è un peso per il gioco
della Juve. Comunque è un buon giocatore e niente più.
La stagione
bianconera non è sin qui fallimentare come si potrebbe pensare. In
campionato in fondo la Juventus è ancora ad un punto dal Milan. A
gennaio si potrà fare poco o niente sul mercato, meglio tenere
saldo lo spogliatoio, eliminare un po' di nervosismo e recuperare il
gruppo almeno dal punto di vista agonistico.
Chi sarebbe da mandare via subito sono i dirigenti, quelli che
parlavano di TERZA STELLA...."
CHAMPIONS
LEAGUE: RISCHIANO TUTTE
"La Juventus è stata già fatta fuori, ma nel prossimo turno
,non me lo auguro per carità, potrebbero uscire sia Inter, che
Milan e Fiorentina. La verità è una sola: in Europa non è stata
competitiva la Juventus, ma non lo sono neanche gli altri. Il calcio
italiano è in un momento di crisi e i giocatori preferiscono altri
campionati all'Italia. O forse non c'è chi ha le competenze per
andare a cercare i giocatori buoni all'estero...".
POCHE
SPERANZE MONDIALI PER LA NAZIONALE
"Chi risente di questa crisi è la Nazionale italiana. Nel 2006
si è vinto perché oltre ai talenti c'era anche più
organizzazione, anche grazie a me. Avete sentito l'ha detto anche
Carraro al Processo? I giocatori poi allora furono stimolati dalle
accuse di Calciopoli.
Oggi invece sono tutti più vecchi di 4 anni e non c'è ricambio
generazionale. Non abbiamo chance di riconfermarci. Praticamente
nessuna"
2 - E'
IL GIORNO DI BETTEGA...
Ettore Boffano per
Repubblica.it
Più che un
regalo di Babbo Natale alle tristezze della Juve, sembra un augurio
per il nuovo anno: con tutte le incertezze (ma anche con tutte le
speranze) che ogni San Silvestro si porta con sè. Se però Roberto
Bettega rientra a far da cavaliere alla Vecchia Signora, almeno una
cosa è certa: è un pezzo di storia juventina che torna a saldarsi
con il Bianconero.
Con, in più,
l'impossibile quadratura del cerchio di questo tormentato ultimo
quinquennio calcistico all'ombra della Mole: tra il "Bobby
gol" dell'era bonipertiana da una parte (
la Juve
della quale Bettega era uno dei simboli italianissimi assieme agli
"operai" Furino, Morini, Cuccureddu e Gentile) e,
dall'altra, il vertice più discreto e meno coinvolto in quella
Triade che componeva insieme con Giraudo e Moggi.
Quasi tre anni
dopo Calciopoli, che non lo aveva afferrato in nessuna accusa e in
nessuna intercettazione (salvo una, ma nella quale parlavano proprio
Moggi e Giraudo, per dire che lui, Bettega, non era troppo
"furbo" per essere messo a conoscenza di certe cose), e
dopo un "limbo" da consulente tenuto nascosto nel lavacro
juventino della Serie B e del maquillage d'immagine dell'era Cobolli
Gigli. Sino al luglio 2007, quando il suo nome era comparso, accanto
a quello degli altri due vertici della Triade, nel registro degli
indagati della procura di Torino per l'inchiesta sul falso in
bilancio della Juve. L'unico neo nella fedina bianconera di
"Bobby gol" che gli era costato persino quell'incarico da
"carbonaro" per seguire il calciomercato della Signora
azzoppata.
Due settimane
fa, il
tribunale ha assolto tutti e Bettega adesso torna così disponibile
in questo tentativo ancora un po' confuso e per ora abborracciato di
rimettere in sesto una Juventus senza più Gianni e Umberto Agnelli
e affidata invece ai balbettii di John Elkann, Jean Claude Blanc,
Ciro Ferrara e Alessio Secco. Il gioco della dirigenza bianconera è
abbastanza scoperto: richiamare e subito un'icona dello juventinismo
e anche un esperto del calciomercato (soprattutto quello estero) per
tacitare i tifosi (affascinati dal simbolo che rientra) e forse
tentare gli esami di riparazione nelle trattative di gennaio. Le
incertezze, però, restano tutte aperte: che poteri effettivi
saranno trasferiti, infatti, a Bettega? E quali saranno i suoi
rapporti veri con il transalpino Blanc, il quale oggi assomma tre
diverse cariche sociali (président, administrateur e directeur,
come ironizzano i tifosi)?
Il più
tranquillo di tutti, in queste ore, dicono sia proprio lui: l'ex
vicepresidente della Triade bianconera. Forse perché sa di essere
un frammento vivo di questa Juve che sta per riabbracciarlo o forse
perché si prepara, per l'ennesima volta, a incarnare il ruolo del
predestinato. Come da quell'inizio degli anni 60 del secolo scorso,
quando il papà di Roberto, un operaio di origine veneta immigrato
nella città della Fiat e della Juve, lo accompagnò per la prima
volta all'allenamento dei "pulcini" bianconeri allenati
dal mitico Mario Pedrale. È il sogno di un bambino nato a Torino il
27 dicembre 1950 e che in casa ha imparato a camminare e, assieme, a
tifare Juventus.
E che ora può
vestirne la maglia nelle esibizioni che, allora, precedevano al
Comunale le partite casalinghe della Vecchia Signora. Da quel
momento il sogno non si fermerà più e, tra il 1970 e il 1983, vorrà
dire 326 partite in prima squadra e 129 goal, 7 Campionati, due
Coppe Italia, una Coppa Uefa, una classifica dei cannonieri vinta in
B e una in A, 42 maglie della Nazionale e 19 gol in azzurro. Agli
inizi, anche un momento doloroso, poco consono agli ottimismi e ai
lustrini bianconeri e forse più adatto alle sofferenze tragiche dei
cugini granata: al termine del giorone d'andata del suo primo
campionato bianconero e dopo aver già segnato 13 gol, Bettega
scopre di avere una grave malattia polmonare. Dovrà stare fermo per
mesi, ma alla fine vince la malattia e ricomincia una carrierà che
sarà splendida.
Con una certa
tendenza, quando era ancora calciatore, a studiare già da
presidente, a imitare Boniperti e a ostentare lo "stile
Juve" assieme, però, a una certa inedita
"prepotenza" oratoria, nelle sue presenze in tv alla
Domenica Sportiva, che non dispiaceva affatto ai fans bianconeri
critici verso l'esagerato understatement bonipertiano e degli
Agnelli di quell'epoca. Così come i tifosi si entusiasmeranno,
durante il derby col Torino del 26 ottobre 1980, per una lite
furibonda (e a colpi di "vaffan...") tra Bettega e
l'allora "superarbitro" Luigi Agnolin.
Nel 1983
infide il congedo, una breve parentesi nel calcio del Canada e, nel
1994, la chiamata da parte di Umberto Agnelli alla vicepresidenza.
Un ruolo esercitato spesso in una posizione defilata, ma senza mai
rinunciare a quel suo carattere deciso ("arrogante" per
gli antijuventini di sempre e per gli juventini critici della
stagione della Triade) che ora fa sperare soprattutto i tifosi.
Convinti che, se "Bobby gol" lo vorrà, potrà comunque
prendersi tutto il potere necessario nella dirigenza di questa
fragile Signora del dopo Calciopoli dove chi conosce davvero il
calcio spesso non va neppure in tribuna.
[21-12-2009]
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PIROSO SPARA
UNA PALLONATA SULLA FACCIA DI DIEGUITO DELLA VALLE E LO FA VIOLA! -
RICOSTRUITA CALCIOPOLI UTILIZZANDO A COLPI DI DOCU-FICTION CON I
DIALOGHI REGISTRATI DAI CARABINIERI DURANTE LE INDAGINI DELLA
PROCURA DI NAPOLI DAL 2004 AL 2006 - LO SCARPARO A MOGGI: “MI
RACCOMANDO”, E LUCKY RISPONDE: “CI PENSIAMO NOI A SALVARTI"
LA TELEFONATA DI ANDREA DELLA VALLE AL DESIGNATORE BERGAMO PER
POTERSI ACCORDARE SULLE SUCCESSIVE 2 PARTITE FONDAMENTALI PER
SALVARSI DALLA SERIE B -
Secondo
una ricerca che risale ad alcuni anni
fa circa il
10% della popolazione adulta è mancina, cioè usa il lato sinistro
del corpo per compiere gesti automatici e volontari.
Le teorie in
proposito dicono che nei mancini predomina l'emisfero destro del
cervello e questa sarebbe la ragione per cui sarebbero dotati di
maggiore creatività. C'è chi aggiunge che nell'antichità i
mancini erano perseguitati come eredi di Lucifero che
nell'iconografia antica sedeva alla sinistra del Padreterno. D'altra
parte è noto che anche tra i grandi scrittori sono numerosi quelli
che hanno costruito capolavori con la mano sinistra, mentre nel
mondo del calcio i nomi più famosi sono quelli di Maradona, Gigi
Riva e Pelè.
Da ieri sera
nella galleria dei mancini è entrato anche Antonello Piroso, il
49enne giornalista de "La7" che ha inventato il programma
"Niente di personale". Questa volta il tiro è stato come
una pallonata sulla faccia di Dieguito Della Valle, lo scarparo
marchigiano di Tod's che insieme al fratello Andrea nel 2002 (lo
stesso anno in cui Piroso ha iniziato il suo programma televisivo)
ha comprato la Fiorentina.
Un antipasto
della trasmissione "Operazione Offside" l'aveva dato ieri
"Repubblica", il quotidiano con il quale papi-Silvio e
Fabrizio Cicchitto brucerebbero su una pira i "comunisti"
di Carlo De Benedetti e quel Savonarola torinese di Marco Travaglio.
La
trasmissione era molto attesa e, almeno dal punto di vista
dell'audience, non ha certo deluso. L'ardito Piroso ha ricostruito
lo scandalo di Calciopoli utilizzando il modello Santoro della
docu-fiction dove gli attori ripropongono in alcune scene i dialoghi
registrati dai carabinieri durante le indagini condotte dalla
Procura di Napoli dal 2004 al 2006.
Il
risultato dell'inchiesta che gli stessi carabinieri con grande
spirito sportivo hanno definito "Operazione Offside", ha
portato ad accusare i dirigenti della Fiorentina che sostenevano una
candidatura al vertice della Federcalcio diversa da quella di
Carraro in un momento in cui la classifica della squadra viola era
drammatica. In quei giorni i Della Valle decisero di "andare a
Canossa" e chiedere aiuto alla cupola governata da Luciano
Moggi, il discusso dirigente della Juventus che ieri sera è apparso
con la voce strozzata e soffocata dalle lacrime.
Forse questo
è
stato il
momento più sensazionale del programma di Piroso perché nessuno si
aspettava che l'ex-manager toscano abbandonasse la sua proverbiale
strafottenza per dire con voce contrita "mi sembra di essere
diventato Provenzano...".
Il tiro
mancino di Piroso però non è finito qui perché la docu-fiction è
proseguita con la ricostruzione scenografica delle telefonate
intercorse tra i due fratelli Della Valle e altri protagonisti delle
presunte trattative che avrebbero dovuto evitare la Serie B alla
squadra di Firenze. E qui va detto che dalle parole ascoltate gli
spettatori de "La7" hanno ricavato la sensazione
sgradevole di un intrigo che va oltre la simpatica complicità della
corporazione sportiva.
Il giovane
Andrea Della Valle (44 anni compiuti a settembre) dice a un certo
punto: "sono preoccupato, non riesco a capire l'accanimento
degli arbitri verso di noi, questi killer così professionali che ti
fanno capire tutto...". Alle sue parole si aggiungono quelle di
Vincenzo Mazzini, vicepresidente della Federazione Gioco Calcio, che
prima si mette a disposizione dei fratelli scarpari, poi annuncia al
direttore generale della Fiorentina, Sandro Mencucci, che Dieguito
è pronto a incontrare il designatore degli arbitri Paolo Bergamo in
una stanzina riservata per cercare tutela.
Ma non finisce
qui perché a questa telefonata di Mazzini, che parla un linguaggio
toscano infarcito di parole come "buco", si aggiungono
quelle di Sandro Mencucci, il commercialista fiorentino che nel 2003
è diventato consigliere di amministrazione della Fiorentina insieme
al figlio di Montezemolo.
Dice
Mencucci testualmente: "siamo disposti a fare un patto d'onore
che noi non incideremo per cambiamenti nel mondo del calcio".
Queste parole sono una dichiarazione di resa di fronte all'ipotesi
di sostituire Carraro e Galliani al vertice del calcio per portare
avanti la candidatura di Giancarlo Abete, fratello di quel Luigino
che con Dieguito Della Valle e Luchino di Montezemolo rappresenta il
nocciolo duro di lobby-continua.
Il resto delle
telefonate ricostruite in studio dagli attori Daniele Liotti,
Mattias Bragia (nella parte di Moggi), con la voce narrante
dell'attore Sergio Rubini, è ancora più sgradevole perché si
sente Della Valle che dice a Moggi: "siamo sotto schiaffo, con
certa gente più che prenderci un caffè che posso fare?", e
il secondo
risponde: "prendici un cappuccino, ti devi incazzare, una
scrollatina a settimana".
Della Valle
chiede ansioso: "ma lo facciamo in privato o no?". La
risposta dell'uomo della cupola è positiva e dopo un'altra
chiacchierata di Dieguito con il designatore Bergamo la Fiorentina
vince in casa del Chievo
2 a
1. Di fronte a questo risultato esultano Mencucci e Mazzini, ma dopo
il pareggio del 22 maggio della Fiorentina con la Lazio si sente
Della Valle che dice a Moggi: "mi raccomando...", e Moggi
risponde: "ci pensiamo noi a salvarti, se lottiamo ce la
facciamo".
Le
registrazioni dei carabinieri arrivano fino alla fine del Campionato
quando la Fiorentina batte il Brescia per
3 a
0, ed ecco la voce del vicepresidente della Figc, il barbuto
Mazzini, che esclama: "i cavalli boni vengono sempre fori. Le
nostre pedine funzionano sempre, l'operazione chirurgica è stata
perfetta". A questo punto Della Valle assicura il suo
interlocutore: "certi errori non li faremo più".
Era
inevitabile che il tiro mancino di Piroso, giornalista fin troppo
creativo, scatenasse la reazione dello scarparo marchigiano che con
lo stile che ha distinto il suo antico nemico di Arcore, ha preso il
telefono e con voce educata ha richiamato il conduttore de
"La7" all'esigenza di portare rispetto ai tribunali
"altrimenti diventa un gioco al massacro, una mattanza che non
consiglio e auguro a nessuno".
Il padrone di
Tod's ha spiegato i suoi incontri con il designatore Bergamo e ha
contestato l'utilizzo parziale delle intercettazioni che devono
essere lette "in modo non caricato". "La Fiorentina -
ha concluso Dieguito - ha voglia di vincere con serietà e onestà",
poi ha concluso: "siamo una società seria, tutto ciò che c'è
nel processo di Calciopoli non può chiamarci complici in alcuna
maniera". Niente di personale dunque, ai posteri, anzi ai
giudici l'ardua sentenza.
[16-12-2009]
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IL PIANTO A DIROTTO DI MOGGI ABBRACCIATO DELLO SCARPARO A PALLINI
DELLA VALLE - I VIDEO MAI VISTI DI CALCIOPOLI - TRA LE IMMAGINI
INEDITE, CAPELLO SCORTATO DAL DENTISTA CON L´AUTO BLU - IN UN
"DOCUFILM" LE PAROLE INEDITE DI LUCIANONE: "MI
TRATTATE COME PROVENZANO"…
Marco Mensurati e Corrado Zunino
per "la Repubblica"
Moggi ha pianto pubblicamente due volte. La prima se la
ricordano tutti. Nella sala stampa dello stadio di Bari, il giorno
dello scudetto della sua ultima Juventus. «Mi avete ucciso l´anima».
Un pianto triste, attonito. Della seconda volta, invece, nessuno
sapeva nulla.
Successe
il giorno del primo interrogatorio davanti agli uomini che per due
anni avevano ascoltato le sue telefonate. Un pianto disperato,
tragico. Il pianto di chi capisce, forse per un solo istante, le
proporzioni delle proprie colpe e quindi del proprio dramma: «Mi
state trattando come se fossi Provenzano... Gelli».
Questa
sera, a più di tre anni di distanza, quel pianto andrà in
televisione su La7: è uno dei momenti cruciali di un documentario
fortissimo, frutto di un anno di accurato lavoro giornalistico, che
ricostruisce l´intera vicenda Calciopoli, dalla sua genesi alle
ultime evoluzioni processuali: "Operazione Off Side". Un
documento che rischia di pesare più di una condanna, la cui visione
è consigliata a quanti ancora oggi hanno riserve sui contenuti
dello scandalo più grave della storia del calcio italiano.
Mai
come in questa ricostruzione la trama criminale di Calciopoli è
stata così chiara, definitiva, dimostrata. Moggi, Giraudo, Bergamo,
Pairetto e Mazzini erano al vertice di una struttura criminale che
controllava il calcio italiano, determinava risultati sportivi e
intere carriere e che nel maggio 2005 consegnò lo scudetto alla
Juventus, fermò il Milan, salvò la Lazio e, in extremis, la
Fiorentina.
Il
capitolo del salvataggio della squadra viola è quello di maggior
impatto. Perché racconta con un nitore inedito la piroetta a cui
furono costretti i fratelli Della Valle che, entrati nel mondo del
calcio per rivoluzionarlo, finirono per inginocchiarsi davanti a uno
scherano del sistema Moggi, Innocenzo Mazzini.
L´ex
dg della Juve e il vicepresidente federale avevano deciso di piegare
i Della Valle (che puntavano su Abete come candidato alla Figc,
mentre il loro era Carraro) e avevano fatto in modo che la
Fiorentina si trovasse a fine campionato in una situazione di
classifica disperata. Il lavoro di Nigri & Filippetto documenta
il repentino cambio di fronte (l´andata a Canossa, per usare una
delle espressioni di Mazzini) della dirigenza viola che culmina con
il pranzo - di cui, in questa pagina, sono riprodotte per la prima
volta le immagini riprese dai carabinieri - al ristorante Villa La
Massa, a Bagno a Ripoli, Firenze.
Da
quel momento le cose per la Fiorentina cambiano: Chievo-Fiorentina
finisce 1-2 (e per quella gara, ieri, è stato condannato Dondarini).
Poi, l´incredibile 1-1 di Lazio-Fiorentina, la sua preparazione, i
suoi errori, e l´opera d´arte finale di De Santis in Lecce-Parma
3-3: l´arbitro romano, dal vivo, esce in tutta la sua pelosa
arroganza.
Il
documentario ricostruisce poi il sistema di potere di Moggi
elencando tutti i "pezzi di Stato" che, pur non finiti
nell´inchiesta, erano a lui vicini: ci sono due ministri (Interni,
Pisanu; Finanze, Siniscalco), tre generali della Guardia di finanza;
i generali di brigata Pino Mango e Raffaele Romano; il generale
Mario Iannelli; due maggiori: Gino Picarazzi (fece l´inchiesta sui
Rolex della Roma) e Stefano Di Maria. Alla fine dell´elenco la voce
dell´attore che interpreta il verbale sottoscritto da Moggi chiosa:
«Nessuno mi ha fatto dei favori, forse è vero il contrario».
Facevano
parte del sistema Moggi anche alcuni agenti di polizia. Due di loro
sono stati ripresi dai carabinieri mentre effettuavano un servizio
di scorta non autorizzato e con i mezzi dello Stato allo stesso
Moggi e a Fabio Capello, allenatore di quella Juve, bisognoso di
cure dal dentista a Roma. Si vedono gli agenti distribuire per conto
dell´ex dg, fuori dal ristorante romano "Tullio", cadeaux
natalizi ai giornalisti Lamberto Sposini e Italo Cucci.
Calciopoli,
lo si capisce con "Operazione Off Side", è roba d´oggi
quando l´attuale dirigenza Juve non chiede i danni a Moggi ma
chiede la terza stella, quando la presidenza del Bologna, allora
retrocesso da Moggi, oggi gli affida una consulenza, quando si
scopre che nel processo ci sono richieste di danni - a carico di
Juve, Fiorentina, Lazio - per 200 milioni di euro.
[15-12-2009]
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UN ALTRO CALCIO A CALCIOPOLI – MOGGI GIRAUDO E BETTEGA ASSOLTI
PER L’ACCUSA DI DOPING AMMINISTRATIVO – INCREDIBILE JUVE: LA SOCIETÀ
AVEVA CHIESTO DI PATTEGGIARE, IL GIUDICE NON HA ACCOLTO E HA ASSOLTO ANCHE
IL CLUB – E BIG LUCIANO FESTEGGIA QUERELANDO ZEMAN… - -
Da Corriere.it
Antonio Giraudo, Luciano Moggi e Roberto Bettega sono stati
assolti, «perché il fatto non sussiste», al processo per i conti
della vecchia gestione della Juventus. La causa si è celebrata con il
rito abbreviato ed era lo sbocco dell'inchiesta sulle cosiddette
plusvalenze sulla compravendita di giocatori. I pm Marco Gianoglio e
Antonio Pacileo avevano chiesto tre anni per Luciano Moggi e Antonio
Giraudo, due anni per Roberto Bettega. La Juventus. chiamata in causa
come società, aveva proposto di patteggiare una pena pecuniaria ma il
giudice, Dante Cibinel, non ha accolto la proposta e ha assolto il club.
LE REAZIONI - Alla lettura del dispositivo hanno assistito Bettega
e Giraudo, i quali hanno lasciato il Palazzo di Giustizia di Torino
senza fornire dichiarazioni. «È il trionfo della giustizia - ha
commentato invece uno degli avvocati difensori, Andrea Galasso - sulle
considerazioni metagiuridiche che hanno animato questa dolorosa vicenda
giudiziaria».
LA TRIADE - Bettega si è dimesso nel 2007 dalla Juve, di cui è
stato vice presidente, dopo essere uscito dal cda della società a
seguito del cosiddetto scandalo "Calciopoli", nel 2006. Moggi
e Giraudo -- rispettivamente ex direttore generale ed ex amministratore
delegato della squadra bianconera -- erano invece rimasti direttamente
coinvolti nello scandalo, e interdetti per cinque anni dalle cariche
federali sportive.
MOGGI, DATO MANDATO A LEGALI QUERELARE
ZEMAN...
(Ansa) - Luciano Moggi ha dato mandato ai suoi legali per querelare
Zeman dopo quanto dichiarato in aula, la scorsa udienza, dal tecnico
boemo al processo Calciopoli in corso davanti alla nona sezione penale -
collegio A - del tribunale di Napoli. Lo ha rivelato lo stesso ex
direttore sportivo della Juventus durante le sue dichiarazioni spontanee
rese oggi in aula.
'Ora mi sono stufato - ha detto Moggi ai giornalisti lasciando
l'aula - non e' possibile che e' tutta colpa mia.
Zeman ora prendera' una denuncia'. Nella scorsa udienza di
Calciopoli il tecnico boemo aveva dichiarato in aula, come teste
convocato dall'accusa, che il suo esonero, in particolare, dal Napoli,
era stato provocato dal 'sistema Moggi'.
'Questo presunto sistema - ha detto in aula Moggi - non esiste. Io
tutte quelle cose non le ho fatte. Piuttosto se davvero Zeman pensa che
sia stato io a farlo andare al Napoli e poi a farlo esonerare per
rovinargli la carriera, come ha lasciato intendere, dovrebbe
ringraziarmi perche' ha guadagnato cinque miliardi di lire netti per un
anno. Zeman, in realta', e' stato esonerato da Napoli come da Parma,
Lazio, Salernitana, Lecce e all'estero dal Fenerbahce (Turchia) e Stella
Rossa di Belgrado perche' non sa allenare, e' lento e impacciato nel
parlare e i giocatori non lo capiscono'.
[24-11-2009]
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SI STA SGRETOLANDO L’IMPERO DEI SENSI – UNICREDIT PARTE
ALL’ATTACCO DI ITALPETROLI: PIGNORATI DUE ALBERGHI A CIVITAVECCHIA E
ALL’ARGENTARIO – IN MANCANZA DI ACCORDI, ANDRANNO ALL’ASTA –
ROBERTO CAPPELLI, L’UOMO DI PROFUMO NEL CDA DI ROSELLA SI È DIMESSO
(DOPPIO RUOLO ORMAI INCOMPATIBILE) – LA GUERRA È SOLO ALL’INIZIO…
Dario Bersani per
"il Corriere della Sera - Roma"
Le schermaglie degli ultimi
tempi, improntate su manovre e strategie più o meno occulte, stanno
diventando un braccio di ferro in piena regola. Quella di ieri è stata
una giornata importante nella definizione degli equilibri di uno scenario
dai contorni sempre più imprevisti. E, alla luce degli ultimi
accadimenti, imprevedibili. Un dato di fatto: tra la famiglia Sensi e
UniCredit è guerra fredda. Dopo tante indiscrezioni disattese e vaghe
smentite, la minaccia di intervenire sui beni di proprietà dei Sensi si
è concretizzata coi temuti decreti ingiuntivi.
La banca di Piazza Cordusio,
che vanta un credito di circa 370 milioni di euro, è passata alle vie di
fatto, intervenendo sugli assets della famiglia Sensi. Per l'albergo «Filippo
II» all'Argentario e il «Sunbay Park Hotel» a Civitavecchia, secondo
quanto riportato dall'agenzia Radiocor, è stato notificato il
pignoramento lo scorso 16 settembre, con un duplice atto depositato presso
i Tribunali di Grosseto e Civitavecchia.
A promuovere l'azione è stata
la UniCredit corporate banking del gruppo, incaricata della complessa
operazione di rientro nei confronti di Italpetroli, controllante della
A.S. Roma. Non si tratta di sequestri, ma in mancanza di accordi tra le
parti, la procedura prevede entro otto mesi la nomina di un custode e,
successivamente, una perizia sul valore degli immobili che potrebbero
finire all'asta.
Dopo il piano industriale per
la ristrutturazione del debito, respinto dai vertici UniCredit, Rosella
Sensi studia coi legali De Giovanni e Conte le contromosse. Quella di
UniCredit può al momento definirsi una misura cautelativa che tuttavia
non esclude l'entrata in scena del Collegio del tribunale, che potrebbe
dar vita a un arbitrato a dirimere la controversia.
Difficile pensare a una
tempistica casuale e non collegare queste iniziative della banca all'altro
fatto rilevante accaduto ieri: Roberto Cappelli si è dimesso dalla sua
carica di consigliere d'amministrazione di Italpetroli. Con una
raccomandata spedita in mattinata dall'avvocato, rappresentante di
UniCredit nella holding della famiglia Sensi, ha ratificato una decisione
nell'aria da qualche tempo. Alla base della rinuncia ci sono motivi di
opportunità, perché il suo doppio ruolo non era più conciliabile con la
posizione assunta dalla banca.
Ieri intanto è stata rinviata
per la seconda volta l'assemblea di Italpetroli, avente all'ordine del
giorno la nomina di un nuovo Cda e la revoca del mandato dello stesso
Cappelli, che rimarrà comunque in carica come consigliere di
amministrazione della Roma. Sono resoconti di una battaglia, in una guerra
che si preannuncia ancora molto lunga.
[04-11-2009]
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ROSSO NERAZZURO - IL BILANCIO DELL'INTER A -154 MLN - MORATTI RIPIANA
LE PERDITE E FRENA GLI APPETITI DEI CALCIATORI CHE SI PAPPANO 200 MLN SU
232 DI FATTURATO (BASE MINIMA PIÙ BASSA E PREMI SOLTANTO SE SI VINCONO
“TITULI”) – L’A.D. PAOLILLO CAPO DELLA COMMISSIONE DELLA LEGA PER
IL RISANAMENTO DEL CALCIO…
Antonello Capone per "La Gazzetta dello
Sport"
Il presidente dell'Inter
Massimo Moratti alla fine dell'assemblea stringe la mano uno per uno ai
piccoli azionisti che si sono presentati in via San Paolo e s'intrattiene
con il consigliere e socio molto solido, oltre che sponsor, Marco
Tronchetti Provera. Indicativo che Tronchetti stia vicino all'amico sia al
Premio Facchetti in Gazzetta sia all'assemblea: immagine pubblica della
forza e dell'armonia dell'Inter. Poi Moratti s'incammina verso la sede
della Saras nella vicina via San Pietro all'Orto e concede l'opportunità
di approfondire.
Presidente, l'Inter continua a crescere nel
fatturato: 232,6 milioni nel 2008-2009 contro i 203,4 della gestione
precedente. Dipende dalle vittorie?
«Anche, non soltanto: il valore del brand e quindi delle sponsorizzazioni
è aumentato da 31,7 a 38,5 milioni. I diritti tv da 95 a 99. Quelli Uefa
da 23,6 a 28,2. Ed è rimasto stabile il prezioso apporto degli spettatori
a San Siro. Non sono molte le aziende in Italia che garantiscono un
fatturato così alto e in costante ascesa».
Ma la perdita,
ripianata con soldi veri, è altrettanto rilevante: 154,4 milioni. E
l'anno prima 148.
«L'ha detto: gli altri azionisti ed io abbiamo ripianato. Poi
ricapitalizzato: oggi 70 milioni. Ma l'anno prossimo la situazione sarà
migliore. Anche perché incideranno le entrate per il trasferimento di
Ibrahimovic al Barcellona: 69,5 milioni. E per 20 milioni è arrivato Eto'o.
Molto diverso da Ibra, ma sempre fuoriclasse».
Il nodo: su un
fatturato di 232,6 milioni l'Inter ne destina 199,9 a calciatori e
tecnici.
«E' il punto sul quale lavoreremo e l'ho scritto agli azionisti:
mantenere l'Inter ad altissimi livelli competitivi in Italia all'estero,
salvaguardare la ricchezza del valore della produzione, ma i costi di
produzione subiranno una contrazione per effetto della riduzione dei costi
del personale tesserato, di gestione e di funzionamento».
E come interverrà?
«Nell'Inter abbiamo deciso una rivoluzione. Che parte da una
riorganizzazione. Anche trasferendoci nella nuova sede di Corso Vittorio
Emanuele abbiamo ottimizzato le risorse umane. Ma chiaramente bisogna
incidere sui costi di calciatori e tecnici. Abbiamo scelto che d'ora in
poi tutti i contratti, sia quelli nuovi sia quelli che saranno rinnovati
(il primo Julio Cesar ndr), avranno una struttura molto diversa.
Ci sarà una parte con un
minimo garantito di livello per la qualità degli straordinari campioni
che abbiamo, in campo e in panchina. Ma di livello considerevolmente
inferiore rispetto ai contratti attuali. E ci saranno sostanziosi premi già
definiti a seconda dei titoli che mi auguro conquisteremo. In questa
maniera miglioreremo la salute dell'Inter e offriremo nuovi incentivi ai
tesserati».
In linea anche con
quello che ha detto Mourinho sui giovani abituati a tutto e subito...
«L'Inter è un consiglio di amministrazione di 15 imprenditori e un corpo
di 169 calciatori, tecnici, quadri, impiegati e operai. Dia retta:
l'indirizzo è uno solo».
Allora non è un caso
che proprio il suo amministratore delegato, Ernesto Paolillo, sia stato
nominato nel consiglio di Lega a capo della commissione per il fair play
finanziario e il risanamento del calcio.
«Appunto. Nell'Inter e nel sistema tutti lavoreremo concretamente per un
calcio sostenibile. Con la collaborazione di tecnici, calciatori, governo,
parlamento, regioni e comuni. E tifosi. Alla fine tutto gira attorno a
loro. E per loro».
Ecco l'ipotesi sull'esempio di Julio Cesar, portiere di 30 anni dell'Inter
e del Brasile. Il contratto di oggi scade nel 2013 e prevede un ingaggio
annuale lordo di 7,7 milioni più premi di squadra. Il progetto di
contratto futuro a rendimento prevederebbe il prolungamento fino al 2015
con un ingaggio annuale lordo base di 6 milioni e questi aumenti: 1,5
milioni lordi per la Champions League; 1 per lo scudetto;0,5 per
l'accoppiata Champions-scudetto; 0,5 per Supercoppa europea; 0,5 per
Mondiale per club; 0,5 milioni per coppa Italia; 0,5 per accoppiata
scudetto-coppa Italia; 0,25 per Supercoppa di Lega italiana; 0,25 per
l'80% delle partite di A.
[30-10-2009]
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ULTIMO STADIO – È IL MUST DEL CHIACCHIERICCIO PALLONARO: I NUOVI
IMPIANTI DI PROPRIETÀ DEI CLUB (E SULLO SFONDO LA CANDIDATURA AGLI
EUROPEI DEL 2016) - DA ROMA A FIRENZE, A PALERMO L’ITALIA CORRE:
COSTRUIRE TUTTO, COME PER ITALIA ’90, MA LA SPECULAZIONE EDILIZIA DIETRO
L’ANGOLO È PIÙ DI UN SOSPETTO…
Malcom Pagani e Giacomo Russo Spena per "Il Fatto
Quotidiano"
stadio olimpico di torino
Giardini di cemento accanto ai prati verdi. Per il nuovo stadio
"Delle Aquile", da edificare sui 600 ettari di proprietà dei
fratelli Mezzaroma sulla Via Tiberina, "la nuova casa della
Lazio", il Presidente Claudio Lotito aveva fatto i conti senza il
fiume. Alberghi, campi sportivi, parcheggi, piscine, uffici, musei
tematici. Il tutto in un'area a forte rischio esondazione del Tevere.
Il terreno, che dopo la costruzione delle strutture, avrebbe visto il
suo valore moltiplicarsi, forse rimarrà tale. Campagna romana senza
gloria. I tifosi ironizzano: "Avremmo giocato a pallanuoto",
Lotito, contestato, tace. Storia non dissimile per la Roma di Rosella
Sensi, che avrebbe individuato nella "Massimina- La
Monachina", area non edificabile (perché dichiarata
"destinazione agricola"), il luogo eletto per il futuro
impianto della società. Richiedendo la cancellazione dei vincoli del
piano paesaggistico adottato dalla Regione, che prevede di legiferare
proprio in materia di tutela dell'Agro Romano.
A Firenze, per i suoi parchi tematici torniti da negozi, Diego Della
Valle aveva individuato la zona di Castello. Le ruspe di Ligresti e il
non ostracizzante interesse dell'ex sindaco Leonardo Domenici, dopo un
intenso traffico di intercettazioni telefoniche, avevano allarmato la
magistratura. Tutto sotto sequestro da parte della Procura della
Repubblica (con malcelata rabbia del patron di Tod's) e nuova linfa al
progetto, da parte dell'uomo (nuovo?) del palazzo toscano, Matteo Renzi.
i
Si decide a giorni e Castello non ha perso appeal. Renzi si era
orientato verso Osmannoro (proprietà del costruttore Fratini) e
Ligresti, per cui la questione non è relativa, attende comunque il via
libera.
Senza imparare dai propri errori, la storia si ripete. A quasi
vent'anni dalla sbornia di Italia ‘90, col suo corollario di stazioni
ferroviarie abbandonate, progetti iniziati e lasciati a metà del guado,
indagini, arresti e processi, ecco riapparire una nuova crociata.
Immaginare stadi avveniristici è la moda del momento. Costruirli, il
passaggio successivo.
Le arene del paese sono vuote. Dopo Milan e Inter, nella classifica
dei 50 club europei capaci di riempire tribune e gradinate, l'Italia
occupa la retroguardia. La Juve è fuori e dentro il recinto, ma oltre
il 30° posto, resistono Napoli, Lazio e Fiorentina. Lontanissime dal
Manchester United, capace di trascinare all'Old Trafford, una media di
oltre 75.000 persone a gara.
Per eliminare la burocrazia, il Ddl 1881: "Disposizioni per
favorire la costruzione e la ristrutturazione degli impianti
sportivi", giunge al momento giusto. Nel progetto di legge firmato
(per quanto valgano le categorie) da 32 deputati di centro, destra e
sinistra, in testa Butti del Pdl, si postula la rivoluzione. In seguito
ad un accordo di programma tra la società sportiva che vuole relizzare
la struttura e la Regione, infatti, ogni procedura avrà una corsia
preferenziale e i tempi non potranno superare i dieci mesi. Obbiettivo
prìncipe, gli Europei del 2016, non ancora assegnati ma prospettati
come l'avvento del Messia dall'intero movimento calcistico.
Il termine per avanzare le candidature è il 15 gennaio e in molti,
hanno cominciato a correre. In un pallone che lamenta modesti incassi
complessivi se paragonati a quelli inglesi o spagnoli, i presidenti
hanno iniziato a far cadere carte topografiche e plastici dall'alto.
Ventiquattro società hanno presentato il loro progetto. Come in
Dogville di Lars Von Trier, esistono realtà virtuali ed effettive. Un
mondo di proiezioni economiche e un altro pianeta, quello politico, non
indisposto ad assecondare le brame di chi nel calcio, scorge una slot
machine potenzialmente fruttuosa.
Approvata senza indugi al Senato, la legge sui nuovi stadi italiani,
è passata senza intoppi anche al vaglio della VII commissione cultura,
scienza e istruzione della Camera dei Deputati, con una deliberante che
ha evitato il voto in Aula e il parere consultivo delle commissioni
Ambiente e Lavori Pubblici. Alla prova del voto definitivo però, non è
detto che tutto fili liscio. "Si dovrà sentire il parere di
tutti", afferma Fabio Granata del Pdl aprendo a parziali modifiche
del testo. Oltre le veline entusiastiche e le vuote enunciazioni, si è
affacciato il sospetto della speculazione edilizia.
Legaambiente l'ha detto senza indugi: "E' la più grande del
dopoguerra, lo sport non c'entra niente". Milioni di metri cubi di
cemento, griffati da architetti celebri (c'è anche l'onnipresente
Fuksas), con un impatto significativo e distante dall'ecologia su enormi
zone ancora non edificate della prima periferia. Evadere dalle città,
sembra essere infatti il primo imperativo. Il fatto che gli stadi
attuali, siano stati eretti in aree "sottoposte a vincoli
urbanistici e monumentali", viene sventolato come un grave problema
di ordine pubblico, da risolvere, in maniera equanime, distribuendo
tessere per i tifosi, biglietti nominali (criticati dall'Uefa e unico
caso europeo) e patenti di libera azione ai palazzinari.
Che gli impianti italiani siano vecchi non è una menzogna. Quasi
ottuagenari per età media, nelle 126 strutture utilizzate da società
professionistiche, ben 69 hanno una capienza inferiore ai 10.000 posti.
Su sei miliardi di giro d'affari complessivo a stagione, (quasi mezzo
punto di Pil), solo una piccola fetta, meno del 5 per cento, arriva
dagli stadi.
Per Juventus, Roma, Milan e Inter, la casa ospitante non vale più
del 15% complessivo degli introiti. In Inghilterra, la percentuale degli
incassi derivanti dagli stadi (rispetto al fatturato) sale fino al 42%.
Quasi tre volte. Qui però si va molto oltre la modernizzazione.
A fondo valle, esaurita la forza argomentativa di cifre e grafici,
rimangono i sospetti. Di passaggio agognato da "stadio
calcistico" a "stadio produttivo" (multifunzionalità
dell'impianto, aree specifiche destinate all'intrattenimento e alla
cultura) si parla da anni. Una formula, denunciano i detrattori, (in
testa moltissime sigle ultras), volta ad affinare gli appetiti di chi
sogna un nuovo boom. Costruzioni di centri residenziali e commerciali,
privatizzazione degli impianti esistenti, modificazione di destinazioni
d'uso delle aree pubbliche.
Il tutto, naturalmente, attingendo con generosità al denaro
pubblico. Deformando gli esempi inglesi (Taylor Act, 170 milioni di
Sterline destinate alla costruzione di costosissime cattedrali) e
tedeschi, l'Italia s'è desta.
In un Paese che riduce al di sotto della minima soglia di
accettazione, le erogazioni per servizi essenziali (scuola, ricerca,
giustizia e sanità), il tema divide. Bianco o nero, senza mediazioni.
"Con la scusa degli Europei di calcio, si stanno facendo passare
scelte in cui a pesare sono interessi immobiliari di tipo
speculativo", dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente di
Legambiente che attacca la parte della legge riguardante i
"complessi funzionali". Nel Ddl, insieme allo stadio, si può
costruire anche un nuovo quartiere con attività commerciali, ricettive,
di svago, unitamente a insediamenti residenziali. Da realizzarsi
addirittura "in aree non contigue all'impianto".
Per facilitare il tutto, un piano triennale di intervento
straordinario (soldi pubblici) che prevede la concessione di
"contributi destinati all'abbattimento degli interessi sul conto
capitale degli investimenti". Davanti a un cataclisma simile,
Alfredo Cazzola non avrebbe lasciato il Bologna in un amen. Romilia,
l'arena che avrebbe dovuto sostituire il glorioso Dall'Ara, posta
lontano dai portici, tra Budrio e Medicina, tramontò all'inizio di
agosto di due anni fa.
Anche in quel caso, parchi tematici, villette a schiera per 30mila
mq, rischio esondazione e 234 ettari lontani da autostrade e ferrovie.
I tifosi avrebbero dovuto, in estate e in inverno, sobbarcarsi quasi
due chilometri a piedi dalla stazione più vicina. La provincia bocciò
senz'appello il piano Cazzola "Non esistono le condizioni per
procedere in un ambito agricolo ancora integro". Cazzola non si
trattenne: "Da oggi, tutti sanno che a Bologna non si può più
investire" e cedette l'impresa ai Menarini, anch'essi costruttori
non disinteressati a un progetto simile che ora langue, in una partita a
scacchi tra Pd e Udc, nelle segrete stanze di Palazzo D'Accursio.
Diversi ma non troppo, i casi di Palermo e Genova. In Sicilia,
Maurizio Zamparini, smania. Accantonato il disagiato quartiere, Zen, il
presidente punta sul Velodromo. Zampa vuole comprare l'area "Per
innalzare l'impianto e altre opere sportive, ludiche e
commerciali". Ineluttabilmente, Zampa bussa al Comune.
"Chiederò di venderci i terreni e fare presto con le
autorizzazioni", mischiando voglia di cambiamento e pretesa
nell'abusato richiamo "all'orgoglio siciliano".
Ultima stazione, Genova. Il "Ferraris" è tra gli italiani,
il più inglese tra gli stadi. Nonostante ciò, è allo studio il
progetto di abbatterlo. Nuovo contenitore: introiti e appalti. Per il
parlamentare del Pd, Roberto Della Seta, "La costruzione di nuovi
stadi è solo un pretesto per dare mano libera ai poteri forti".
Intanto gli ultras non rimangono in silenzio. "Il solo costo dei
biglietti per una famiglia di 4 persone si aggira in media sui 200 euro.
Quante persone potranno sottrarre dal bilancio familiare 5000 euro a
stagione?" replica Lorenzo Contucci, avvocato. In realtà chi ha un
basso salario non può più permettersi lo stadio: "Si sta operando
una sostituzione antropologica dei tifosi. Una pulizia etnica di
classe". Anche senza giungere a tanto, un piano esiste. L'isola che
non c'è, prevede doppiopetto e invito. Il resto di niente, è una
partita in tv. Senza rumore, urla, voci, passioni. Intorno fluttuano
figure colorate. Da una parte all'altra, come in un acquario.
[28-10-2009]
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ROMA-LAZIO, DERBY DEL FISCO (E DEL FIASCO) – I BIANCOCELESTI
LITIGANO CON L’AGENZIA DELLE ENTRATE: CHIESTI VERSAMENTI DI TASSE (4,5
MILIONI) SU EMOLUMENTI AI PROCURATORI – LA POVERA ROSELLA SENSI UN ANNO
FA DICEVA: “NON MANGIO CON LA ROMA”, MA TOH! ESCE IL BILANCIO E LEI SI
PRENDE 1,1 MLN € L'ANNO…
Gianni Dragoni per "il Sole 24 Ore"
1 - DALL'AS ROMA A ROSELLA SENSI STIPENDIO DI 1,1 MILIONI
L'ANNO...
«Non mangio con la Roma. Né io né nessuno della mia famiglia»,
diceva Rosella Sensi il 10 agosto scorso, dalla terrazza dell'albergo di
famiglia a Civitavecchia, sopravvissuto alla vendita dei gioielli di
famiglia (l'Hotel Cicerone di Roma, la tenuta della Leprignana e una
quota negli Aeroporti di Roma), sacrificati per mantenere la proprietà
di beni volatili come Francesco Totti & C.
Ora, con la pubblicazione del progetto di bilancio dell'As Roma al 30
giugno 2009, azionisti e tifosi della Magica apprendono che Rosella,
classe 1971, ha percepito l'anno scorso 1,1 milioni di compensi lordi
come presidente e amministratore delegato della squadra di calcio. È lo
stesso stipendio che la primogenita di Franco Sensi riceveva già nei
quattro anni precedenti per guidare una società dai conti fragili e
che, da quando è in Borsa, il 23 maggio 2000, non ha mai distribuito
dividendi.
Il bilancio consolidato dell'As Roma dichiara una perdita netta di
1,56 milioni, dopo plusvalenze nette per 16,4 milioni per cessione di
calciatori. Tra gli altri consiglieri, compensi per 250mila euro lordi a
Silvia Sensi, classe 1976, la più piccola delle tre sorelle, mentre
Silvio Rotunno ha ricevuto 137mila euro.
Il condottiero dell'altra squadra capitolina, Claudio Lotito,
conferma nel bilancio al 30 giugno 2009 la politica della lesina: zero
compensi per sé e per gli altri sei componenti dei consigli di gestione
e di sorveglianza. Il bilancio della Ss Lazio dichiara un utile netto
consolidato di 12 milioni. Intanto, gli affari di Lotito vanno a gonfie
vele. A fine agosto l'imprenditore si è aggiudicato l'appalto per le
pulizie all'aeroporto di Fiumicino, un contratto di oltre 22 milioni per
tre anni.
2 - NUOVA PARTITA TRA LA LAZIO E IL
FISCO...
Il fisco bussa alle porte della Ss Lazio. Materia del contendere sono i
compensi versati ai procuratori nell'esercizio 2003, sui quali, secondo
l'agenzia delle Entrate, non sono state versate tasse per quasi 4,5
milioni di euro.
Lo rende noto il bilancio al 30 giugno 2009 della squadra di calcio
controllata da Claudio Lotito, che ha presentato ricorso e non ha fatto
accantonamenti per tale contestazione. Il bilancio dichiara un buon
margine di attivo, anche se inferiore al 2008: l'utile netto consolidato
è di 12,05 milioni (-12,4%), l'utile prima delle tasse è diminuito del
34%, da 28,9 a 19,08 milioni.
Al risultato hanno contribuito plusvalenze nette di 9,76 milioni per
la cessione di calciatori, assenti l'anno precedente. La Lazio ha ceduto
per sette milioni di euro Mudingay al Bologna (plusvalenza di 6,88
milioni) e per sei milioni Behrami al West Ham (plusvalenza di 3,62). I
costi del personale sono diminuiti del 7,3%, da 28,93 a 26,81 milioni.
Il giro d'affari consolidato,esclusi i proventi non ricorrenti, è di
80,92 milioni ed è diminuito di 14,82 milioni, principalmente per la
mancanza degli introiti della Champions League.
È con il fisco che si gioca, nuovamente, una partita decisiva per la
Lazio, dopo il clamoroso accordo del 20 maggio 2005 tra Lotito e
l'agenzia delle Entrate, grazie al quale il nuovo proprietario ha potuto
spalmare in 23 anni i debiti per 140 milioni ere-ditati da Sergio
Cragnotti. La società di revisione, Deloitte, ricorda che di quel
debito «al 30 giugno 2009 risultano pagate rate comprensive di
interessi per complessivi 34,1 milioni di euro ed il debito residuo
attualizzato ammonta complessivamente a 74,5 milioni».
La Deloitte richiama l'attenzione sui difficili rapporti tra Lazio e
fisco. Il 29 dicembre 2008 - riferisce il bilancio - l'agenzia delle
Entrate ha notificato al club un avviso di accertamento Irpef e Iva sui
compensi per procuratori nell'esercizio 2003.
«Da tale avviso sono emersi due rilievi, consistenti: nel recupero
di redditi di lavoro dipendente per 6,75 milioni di euro, pari a imposte
per circa 3,11 milioni; nel recupero di Iva, per 1,35 milioni. Da tale
avviso è scaturita una rettifica che - secondo la Lazio - tenta di
trovare motivazione nella presunzione che i costi in argomento
costituiscano fringe benefit per i calciatori e come tali siano da
sottoporre a diverso regime di tassazione». La società ha presentato
ricorso alla commissione tributaria provinciale.
[19-10-2009]
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PROFUMO DI IMPERO (ADDIO SENSI) – ROSELLA CERCA DI FARE LE SCARPE
ALL’AVVOCATO CAPPELLI, MASTINO UNICREDIT NEL CDA E IL GRUPPO BANCARIO SI
VENDICA: PARTITI I DECRETI INGIUNTIVI PER IL PIGNORAMENTO DI IMMOBILI E
(FORSE) DI AZIONI ITALPETROLI – TOTTI E LA ROMA CAMBIANO PADRONE?...
Fosca Bincher, alias Franco Bechis
per
"Libero"
È scoppiata la guerra fra Rosella Sensi e
Alessandro
Profumo, il manager di Unicredit che è anche il principale
creditore del gruppo Italpetroli-Roma calcio fondato dal compianto Franco
Sensi. Che la situazione da tempo fosse tesa lo indica il
debito dei Sensi con il primo gruppo bancario italiano:
circa 320 milioni di euro, comprensivi delle rate di interessi che non
sono più onorate da tempo. Ma a fare scoccare la scintilla è stata
proprio Rosella, la donna-simbolo del calcio italiano.
Lunedì scorso ha convocato con sole 4 ore di anticipo un consiglio
di amministrazione straordinario della Compagnia Italpetroli spa.
Obiettivo, la convocazione di un'assemblea della società in grado di
nominare un nuovo consiglio di amministrazione di cui non dovrebbe più
fare parte l'avvocato Roberto Cappelli, il mastino che
Profumo
ha preteso in consiglio quando Unicredit varando il piano di
ristrutturazione del debito dei Sensi ha rilevato il 49% delle azioni
della capogruppo.
Cappelli con così poco preavviso non ha potuto naturalmente
partecipare ai lavori del consiglio, e all'indomani ha potuto solo
chiedere il verbale della riunione che ancora non gli è stato
trasmesso. Ma quando Profumo è venuto a conoscenza dell'episodio, ha
subito disposto il contrattacco. Da ieri con decreti ingiuntivi appena
firmati sono partite le richieste di pignoramento degli immobili di
proprietà della Compagnia Italpetroli spa e di un'altra società, la
Roma 2000 srl che controlla la maggioranza assoluta del capitale della
As Roma, la squadra di calcio di cui è capitano Francesco Totti.
Nel gruppo Unicredit, stanchi di un braccio di ferro che finora non
ha portato ad alcun risultato, si sta valutando anche un'azione di
pignoramento delle azioni Italpetroli in mano alla famiglia Sensi, con
l'obiettivo di gestire direttamente il gruppo e anche la squadra di
calcio più amata dalla capitale. A Rosella Sensi
(che
nell'ultimo anno ha preso la guida del gruppo rilevando la poltrona di
presidente dalla mamma Maria Nanni) si contesta di
avere fermato in ogni modo il piano di ristrutturazione del gruppo
ostacolando ogni ipotesi di vendita delle partecipazioni.
La Compagnia Italpetroli ha infatti sostanzialmente tre settori di
attività: quello petrolifero (business sempre più in calo), quello
immobiliare (con migliori prospettive grazie anche al possesso di
un'area valorizzata dall'ex sindaco della capitale Walter Veltroni a
beneficio della As Roma) e quello calcistico (assai meno promettente).
Anche se i Sensi più volte non hanno smentito
trattative per la cessione della As Roma, alla banca creditrice non sono
mai risultate offerte reali.
Molte sono pervenute invece per il ramo petrolifero e di queste
secondo Unicredit almeno tre sono degne di essere prese in
considerazione. Ma al pressing di Profumo la famiglia Sensi ha fatto fin
qui orecchie da mercante, opponendo di fatto un netto rifiuto. A fronte
delle contestazioni più volte è stato replicato: "volete mettere
in difficoltà la Roma? Bisogna andarci con i piedi di piombo, perché
la piazza dei tifosi della capitale è molto sensibile".
Con questo spirito le uniche cessioni effettuate per l'impossibilità
di indebitare ulteriormente il gruppo sono state quelle di
partecipazioni minori, come la Petroli investimenti venduta per 35,5
milioni di euro generando una plusvalenza da 19 milioni di euro in grado
di coprire le nuove perdite.
[15-10-2009]
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CAPELLO D’ORO – È L’ALLENATORE PIÙ RICCO IN UK E HA UNA
COLLEZIONE D’ARTE DI 18 MLN€ - “AMO KLEE E MONDRIAN PERCHÉ CERCANO
UN LINGUAGGIO DIVERSO” - TUTTI LO CERCANO (ANCHE IL FISCO) - MOURINHO
INTASCA 30.136 € AL GIORNO - MANCINI A FAR NULLA SI BECCA 500MILA EURO
AL MESE…
Marco De Martino per "Il Messaggero"
Giorni di straordinarie scoperte: con un patrimonio di 32,5 milioni
di euro Fabio Capello è l'allenatore più ricco d'Inghilterra (fonte:
il magazine londinese FourFourTwo); con una diaria di 30.136 euro al
giorno José Mourinho è l'allenatore più ricco della serie A (fonte:
Massimo Moratti); mentre con 500 mila euro al mese per non fare un tubo
Roberto Mancini è sicuramente l'uomo più invidiato d'Italia (fonte:
ancora Massimo Moratti).
Si evince che la vita dell'allenatore è dura, ruvida, stressante,
girovaga, ma in fondo abbastanza proficua. Giovanni Trapattoni, che ha
allenato in Italia, Germania, Austria, Portogallo e Irlanda, dice che «gli
allenatori si dividono in due categorie, quelli esonerati e quelli che
stanno per essere esonerati»; ma insomma se un ex gestore di pub come
Alex Ferguson siede sulla panchina del Manchester da 23 anni filati c'è
da pensare che non tutto il mondo sia coperto di Zamparini. E poi c'è
sempre qualche Abramovich (o Moratti) vagante.
Proprio un tesoruccio, comunque, questo Capello. Uno con la testa che
gli frulla; uno capace di vendere le azioni della Nasa il giorno prima
che esplodesse lo Shuttle; uno come Napoleone, che a Tolosa arrivò
tardi, diede un'occhiata, spostò l'artiglieria e in cinque minuti fece
fuori la flotta inglese. Certo, poi ha perso fuori casa a Mosca; ma
quello che conta è l'effetto. Perché, per chi lo avesse scordato
(difficile ma sempre possibile) Capello è il numero uno ad annusare
l'aria.
E a capire quando è il momento giusto per
cambiare situazione, come quella notte che filò via da Roma con la
Mazda carica di bagagli fino al tetto dopo aver firmato con la Juve.
Quindi è normale che ora sia in fuga nella classifica dei guadagni. Del
resto, che volete dirgli? In carriera ha creato, distrutto, litigato,
minacciato, incassato, scoperto, nascosto, servito e tradito, ma ha
vinto dappertutto.
Così la Federazione inglese gli ha affidato le chiavi di una
Nazionale che non vince più nulla da 43 anni e lui in un amen ha preso
a dominare, 8 vittorie su 8, 31 gol fatti e solo 5 subiti, e il
biglietto per i Mondiali in Sudafrica già in testa. Le ultime due
vittorie sono state 6-0 su Andorra e 5-1 sulla Croazia; sabato contro l'Ukraina
sarà solo una passarella (senza Tv). «Corre Rooney e non vuoi correre
tu?» dice ai Crouch di turno. Anche se adesso corre pure lui, come
vedremo tra un attimo.
Già perché il Nostro, come molti altri grandi dello sport, è
finito nel mirino del fisco al punto che i suoi movimenti (in denaro)
vengono seguiti persino dall'Interpol. Secondo suo figlio, l'avvocato
Pier Filippo che ne cura gli interessi, è tutto ok; in ogni caso dopo
essere stato indagato l'anno scorso dalla procura di Torino per una
presunta frode fiscale, gli 007 delle tasse indagano ora su presunti
movimenti estero su estero del mister, oltre che sulle operazioni delle
tre società di Don Fabio.
Nell'ordine: la FC200 con sede a Milano, la Sport 3000 con base in
Lussemburgo, e la Capello family trust con sede nientemeno che
nell'isola di Guernsey, paradiso fiscale sul canale della Manica. Si
parla di milioni di euro. Curioso per un allenatore che ha come parola
guida nel suo lavoro quella di "organizzazione".
La cosa bella è che molto di quello che ha guadagnato Capello l'ha
investito in arte, tanto che il magazine inglese gli attribuisce una
collezione di opere per 18 milioni di euro (a salire). Naturalmente
(naturalmente...) arte astratta, da Paul Klee a Piet Mondrian, i
preferiti, «perché il figurativo si fa da sempre - disse in un celebre
intervista - mentre a me interessano quelli che cercano un linguaggio
diverso». A Torino, subito dopo aver lasciato la Roma, si comprò un
quadro del torinese Giacomo Balla: un nome che dovrebbe ricordargli una
verità attaccata al muro.
[08-10-2009]
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Il disegno dietro Calciopoli, eliminare Adrea Agnelli
04.09.09
A nessuno sarà sfuggita la combinazione di alleanze che ha dato vita
alla scuola di alta formazione per manager, inaugurata nei giorni scorsi
a Torino.
Tra le aziende partner si ritrovano la Fondazione Agnelli, quale
capofila, e per essa John Elkann, e la Fondazione Pirelli, ovvero il suo
presidente Marco Tronchetti Provera, protagonista di una lotta accesa,
senza esclusione di colpi, quando Tronchetti Provera significava anche
Telecom, intercettazioni, Polis d’istinto.
Dulcis in fundo, direttore della Scuola Gustavo Bracco, Capo del
personale di Telecom di allora con poteri di acquisire le prestazioni di
Cipriani. Sorpresa serale, infine al TG1, ripresa della conferenza di
presentazione: appare John Elkann e, accanto a Franzo Grande Stevens
sedeva, udite udite, Marco Tronchetti Provera.
vecchia conoscenzaSì, dicono quelli di Ju29ro, proprio quel signore che
candidamente confermò al Giudice Napoleone come, nell’epoca in cui
dirigeva Telecom Italia, Tavaroli avesse messo in moto una “macchina
spropositata” contro la “squadra di Moggi”. La squadra, si dà il
caso, non era di Moggi ma della Exor (all’epoca Ifil), ovvero degli
Agnelli. Nulla di meglio di questo servizio, infatti, ha reso chiaro
come tra gli Elkann e Tronchetti Provera vi sia un bel patto di
amicizia.
Se cosi non fosse, John chieda a Tronchetti perché Tavaroli, suo
dipendente, pose in opera una “macchina spropositata” contro una
società del suo gruppo. Lo deve a tutti i tifosi della Juve e a tutti i
suoi piccoli azionisti. Credo che la risposta la si possa trovare in
maniera esaustiva nel libro mai pubblicato di Gigi Moncalvo, del quale
molti capitoli sono stati ripresi da questo giornale. E il capitolo
interessato (titolo “Giraudo e Moggi, un pericolo per John”) spiega
il “metodo” ad ampio raggio che, secondo l’autore, sarebbe stato
attuato per far fuori Giraudo e il sottoscritto, passaggio centrale per
raggiungere il vero obiettivo: impedire ad Andrea Agnelli, figlio di
Umberto, di giungere alla presidenza della Juve, o ad altri più
importanti incarichi nel gruppo. Moncalvo narra della morte di Umberto
Agnelli e delle prime mosse di Giraudo per preparare il terreno
all’ingresso del figlio Andrea nella Juve. L’ad sapeva che l’idea
sarebbe stata avversata da altri, ma non immaginava fin dove si sarebbe
spinta l’azione diretta ad impedirla. «In rampa di lancio - scrive
Moncalvo - è solo John, nulla deve ostacolare questo disegno, qualunque
intralcio, grande o piccolo, diretto o indiretto, deve essere abbattuto
con la massima decisione.
Un’eventuale entrata in scena di Andrea, per di più col vantaggio
indiscutibile di chiamarsi Agnelli, contrariamente al cugino, crea
notevoli disturbi a tutta l’operazione, anche se si tratta “solo”
della Juve. Bisogna impedire che la popolarità che in un paio d’anni
Andrea sicuramente avrebbe raggiunto grazie al calcio lo proietti anche
verso altri incarichi, facendolo diventare un potenziale
“concorrente” di John, un ostacolo sul cammino della sua ascesa al
potere.
Ecco, quindi, che per bloccare l’ascesa di Andrea o anche solo la sua
discesa in campo, occorre azzoppare ed eliminare - scrive Moncalvo - i
due uomini che hanno pensato a lui, Giraudo e Moggi. Occorre trovare il
modo per farli fuori, anche a costo di far del male per qualche tempo
anche alla stessa Juventus. Un “danno collaterale” inevitabile, un
effetto del “fuoco amico”, un male necessario e calcolato del quale
non si può fare a meno. L’origine della storia di Calciopoli, da
questo punto di vista, assume una nuova luce».
Moncalvo si sofferma sulle intercettazioni trasmesse dal pm Guariniello
alla Figc affinché verificasse se da quelle carte, nelle quali non era
emerso nulla di penalmente rilevante, risultassero violazioni ai
regolamenti sportivi. Il presidente Figc, Franco Carraro, le tiene
chiuse a lungo nel cassetto, poi all’improvviso le tira fuori.
«Perché e su sollecitazione di chi? - si chiede Moncalvo - Da quel
momento si forma la palla di neve che in breve diventerà una valanga.
Accade di tutto. La regia giornalistica e il distillato quotidiano delle
notizie. I processi sportivi. L’incredibile richiesta del legale della
Juventus di condannare la squadra alla serie B. La rinuncia della stessa
società a fare ricorso al Tar senza “contrattare” migliori
condizioni (come l’annullamento della retrocessione, accettando una
forte penalizzazione, come Milan e Fiorentina). La vendita di alcuni
pezzi pregiati (Ibrahimovic e Vieira) a una diretta concorrente come
l’Inter a un prezzo irrisorio, accompagnato dai ringraziamenti dei
dirigenti juventini.
operazione spionaggioI due scudetti tolti a tavolino, uno dei quali
assegnato all’Inter proprio da un suo ex consigliere
d’amministrazione (Guido Rossi). L’assunzione dello stesso Rossi nel
gruppo Fiat con una consulenza di molti milioni di euro. Il mancato
coinvolgimento legale nella vicenda di Franzo Grande Stevens, che era il
presidente di quella Juventus “chiacchierata”. La scoperta di molte
manipolazioni nelle intercettazioni. La “fama” di chi le aveva
eseguite e messe a disposizione che figura indagato in importanti
inchieste penali. L’operazione-spionaggio che faceva capo a un altro
dirigente proprio dell’Inter. Il “patteggiamento” della Juventus
anche se la giustizia sportiva non ha scoperto alcun “reato”. Con un
punto fermo: la Juve è la maggior danneggiata, Giraudo e Moggi vengono
fatti fuori». Su tutto quello che scrive Moncalvo ciascun lettore potrà
fare le sue considerazioni. I vecchi juventini so bene cosa pensano.
Moncalvo ha avuto il coraggio di scriverlo, ma in tanti conoscono già
da tempo la vera storia di Calciopoli.
DAL BLOG DI MOGGI
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PERCHé COBOLLI GIGLI è STATO SEGATO - L'IRRESISTIBILE ASCESA DI
BLANC NEL CUORE DI YAKI - TRA BLANC E COBOLLI GIGLI, RAPPORTI AZZERATI.
NON SI RIVOLGEVANO PIÙ VERBO DA UN PEZZO - BLANC RIESCE A DOTARE TORINO
DI UNO STADIO NUOVO E MODERNO, SENZA SPENDERE UN EURO - DI PIÙ: PER IL
NOME DELLO STADIO INCASSA 65 MILIONI - NON SOLO: TROVA COME SPONSOR NIKE -
L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA: PERDE IBRA, 2 SCUDETTI, CHAMPIONS (MA VINCE
LA SERIE B) - CAMPAGNE ACQUISTI CATASTROFICHE: TIAGO, POULSEN, ALMIRON,
ANDRADE, MELLBERG - A GENNAIO NUOVO DIR. GEN. (MAROTTA) E DUE RAMPOLLI IN
CDA (STEVENS E GIUGIARO) -
La notizia della rottura era attesa negli
ambienti bianconeri da tempo. Tra Blanc e Cobolli, i rapporti si erano
azzerati. Non si rivolgevano più verbo da un pezzo. Di più, Cobolli
aveva provato a fare terra bruciata intorno all'ex direttore generale
del Ralond Garros. Ma i tifosi e non, lo avevano già abbandonato da
qualche mese, cominciando a scaricare qualsiasi colpa sul suo groppone e
glorificando l'operato del pupillo di John Elkann.
Tutto questo fino a ieri, quando il
figlio di Margherita Agnelli ha confermato che Blanc,
già amministratore delegato e direttore generale del club bianconero,
ricoprirà pure il ruolo di presidente. Uno e trino. Fino a gennaio
2010. Poi arriveranno un direttore generale (Montali è volato al Napoli
di De Laurentiis) e un direttore sportivo (in pole Marotta, oggi alla
Sampdoria). Al posto di Montali entreranno due rampolli: il figlio di
Grande Stevens, Riccardo, e un erede di Giugiaro.
Fatto fuori Cobolli, Tuttosport,
Gazzetta, La Stampa ed il viral marketing hanno già provedduto ad
indirizzare i tifosi verso la squadra e l'allenatore, proprio come
accadde lo scorso anno con Claudio Ranieri.
Jean-Claude Roger Gaudérique
Blanc è l'uomo per cui Jaki ha perso la testa dopo una cena e
che con una cena è finito subito, nel maggio 2005, all'interno del cda
della Juventus. Subito idolatrato dal rampollo perché, a differenza di
Cobolli, ha portato soldi a valanga alla Juve. Intanto, è volato a New
York e ha concluso il contratto con il nuovo sponsor della squadra, la
Nike.
Ma soprattutto Blanc è riuscito a fare
il miracolo: dotare Torino di uno nuovo stadio, versione inglese, con
negozi, cinema, centro commerciale (in mano alla Conad), palestra Virgin
senza far spendere un euro alla società. Non solo: la Vecchia Signora
ha incassato 65 milioni da un società tedesca, la Infront, che avrà il
privilegio di "battezzare" lo stadio con il marchio di
un'azienda.
Bene, ora sbirciamo l'altra faccia della
medaglia Blanc. I risultati della sua gestione non si sono fatti
attendere molto. Già dopo poco più di un anno venne chiamato a non far
rimpiangere Giraudo e Moggi, ricoprendo il doppio ruolo di
amministratore delegato e direttore generale. A pochi mesi dalla nomina,
riesce a perdere per strada Ibrahimovic, due scudetti e la
qualificazione in champions ma guadagna la prima retrocessione della
storia della Vecchia Signora.
Tornato in Serie A, gli azionisti gli
danno in mano oltre 100 milioni di euro di ricapitalizzazione
e lui in 3 anni ne spende più di 150, portando alla Juve campioni del
calibro (scarico) di Tiago, Poulsen, Almiron, Andrade e Mellberg. Visto
che la rivalità, in quel di Torino, è molto accesa, da
juventinoverodoc monta un caso estivo strappando Knezevic agli odiati
cugini del Toro, un campione che tutti ricorderanno per le sue 3
presenze con la maglia bianconera.
Non ancora del
tutto soddisfatto, spende circa 35 milioni di euro per accaparrarsi
Iaquinta ('79) ed Amauri ('80), la stessa cifra che il tanto criticato
Real Madrid ha speso per il giovane ('87) e prolifico attaccante
francese Karim Benzema. Bilanci
apposto, sì, ma con qualche espediente (del tutto legale) contabile e
tante tante plusvalenze sulla (s)vendita dei
calciatori, le stesse che John Elkann riteneva un peccato mortale quando
erano altri a farle: «La gestione Giraudo-Moggi suppliva alla gestione
ordinaria con le plusvalenze, noi vogliamo un calcio sostenibile».
Senz'altro i meriti di Blanc non si
fermano al lato sportivo. Abbiamo già accennato alla resa
incondizionata del 2006 che fece brindare l'Italia anti-juventina e
tornare allo stadio Marco Travaglio (necessaria per spazzar via
la Triade), ma Jean-Claude ha saputo andare oltre.
Un "less is more" che è stato
invece applicato alla lettera sul patrimonio calciatori: meno campioni,
ma più pagati (ecco perché Buffon se la ride sempre). Lo stesso "less
is more" praticato davanti ai giornalisti, meno risultati ma più
dichiarazioni ed indiscrezioni provenienti direttamente da Corso Galfer.
Il tutto per spingere quell'
"operazione simpatia", nata nel 2006, che ridicolizza
l'ambiente non solo in sala stampa ma anche negli spot. Come dimenticare
il vacanziero e distratto Amauri, che non segna da 8 mesi,
o il Buffon prima dedito al karaoke ed oggi a mangiare cereali con la
scimmietta?
Un operazione che non punta ad essere
simpatici ai propri clienti/tifosi, quanto piuttosto ai rivali. Come
spiegare altrimenti la decisione di costituirsi parte civile contro un
tifoso/cliente che gli causò ben 20 mila euro di multa con uno
striscione?
Eppure le efficaci strategie di marketing
di mr. Gaudérique non terminano qui. Chi non ha fatto caso ai flop
"Juventus Mobile" e "Juventus Member"? Servizi che
dovrebbero far gola a milioni di tifosi e che invece ne raccolgono solo
qualche migliaio, una ciaowebbata in piena regola. O la
trovata del vendere già ora i biglietti per il nuovo stadio, cioè,
nella migliore delle ipotesi, con almeno due anni di anticipo. Un po'
come se qualcuno vendesse oggi i biglietti per lo spettacolo in cui Rocco
Siffredi farà outing.
Il tutto appoggiato da un legame storico
e d'amicizia con il presidente UEFA Michel Platini,
l'altra faccia del calcio sostenibile. Sostenibile, ma così
sostenibile, che in UEFA, come nell'European Club Association, c'è
anche Ernesto Paolillo, AD e DG
dell'Inter, ad occuparsi delle questioni finanziarie. Mentre
l'indimenticato Carraro ha ricoperto, anche nel
dopo-calciopoli, più cariche all'interno della stessa. Non serve
aggiungere altro.
Sempre nella giornata di ieri, un John
Elkann colmo di soddisfazioni per i meravigliosi risultati conseguiti,
ha infine aggiunto: «Blanc potrà assumere altri incarichi
in
futuro».
Si mormora che a Marpionne si sia infeltrito il
maglione dopo aver letto questa dichiarazione. Lui, che non ha mai avuto
concorrenti, non può che sentirsi minacciato da un manager tanto abile.
[07-10-2009]
RANIERI PASSA LA PALLA E PRENDE LO SCIVOLO...
G.D per "Il Sole 24 Ore" - L'addio alla Juventus si è
trasformato in un affare d'oro per Claudio Ranieri. Esonerato il 18
maggio, quando mancavano due giornate alla fine del campionato e aveva
ancora un anno di contratto, l'allenatore è rimasto disoccupato per
poco. Il 2 settembre Ranieri è stato ingaggiato dall'As Roma per due
anni, con uno stipendio di 2,3 milioni lordi fino al 30 giugno 2010 e di
3,7 milioni per la stagione successiva, oltre ai premi.
Di solito l'allenatore che trova una nuova casa non viene più pagato
dal club che lo ha esonerato. Ranieri però è riuscito a incassare una
buonuscita, per chiudere la controversia giuslavoristica avviata insieme
ai quattro collaboratori passati con lui a Trigoria. Ai primi di
settembre è stata firmata una transazione e la Juventus ha pagato a
Ranieri & C. 3,7 milioni lordi.
QUANTE "IRRITUALITà" NEL CANNAVARO DOPATO! - PRELIEVO 30
agosto, il risultato DOPO 40 giorni! (IL cortisone è un test di rapida
esecuzione) - cosa fa la Procura Coni? VOLA a Torino, sempre in assenza
di comunicazioni ufficiali, per sentire il giocatore e lo staff medico
juventino (di norma sono gli atleti trovati positivi a doversi recare a
Roma) - Per due volte il nome del capitano azzurro fu associato al
DOPING...
1 - OGGI LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE MA È UN CASO PIENO
DI ANOMALIE
Eugenio Capodacqua per "la
Repubblica"
Per spiegare la lista di punti oscuri e di comportamenti irrituali
di questa ultima vicenda Cannavaro basterebbero tre sole parole:
calcio, nazionale, Juventus. Cioè lo sport numero uno nel Bel Paese,
un atleta di peso, che è addirittura capitano della nazionale
campione del mondo, e la squadra da sempre in cima agli interessi dei
tifosi italiani.
Ma sulla gestione del caso da parte delle autorità sportive e del
club bianconero c´è molto che non torna, e quel poco che si riesce a
sapere pone forti dubbi sul fatto che di fronte all´antidoping gli
atleti ricevano tutti il medesimo trattamento.
Innanzitutto la positività al betametasone (cortisone). Secondo
quanto trapelato, la data del test sarebbe quella del 30 agosto,
quando si è giocato il match fra Roma e Juve. Una data, però, resa
nota dopo una girandola di voci che si è rincorsa per tutto il
giorno, in assenza di comunicati ufficiali.
Un particolare che non aggiunge limpidezza e chiarezza a tutta la
vicenda. Inoltre il risultato del test è arrivato 40 giorni dopo il
prelievo. Anche questo un particolare non usuale, trattandosi non di
ormoni difficili da analizzare, ma di cortisone, un test di rapida
esecuzione.
Ma, ovviamente c´è da fare i conti con gli impegni (spesso
onerosi) del laboratorio antidoping, anche se in questo periodo non ci
sono particolari impegni sportivi al di là dei vari campionati. A
tutto ieri, e questo è davvero irrituale, non risultava alcuna
posizione ufficiale del Coni e della sua Procura, che, in questi casi
hanno l´obbligo di sospendere l´atleta positivo. Si sarebbe quindi
ancora in una fase di "accertamento": solo se la
documentazione richiesta non risulterà adeguata, la positività dell´atleta
verrà dichiarata ufficialmente.
Ma c´è qualcosa che sottolinea la particolarità di questo caso
rispetto alla norma. Appresa la notizia della positività di
Cannavaro, cosa fa la Procura Coni? Spedisce a Torino il suo capo
Ettore Torri, sempre in assenza di comunicazioni ufficiali, per
sentire subito il giocatore e lo staff medico juventino. Una scelta
davvero inusuale e tutta da spiegare, perché di norma sono gli atleti
trovati positivi a doversi recare a Roma alla Procura Coni.
E´ capitato a tanti atleti di grande fama, specie nel ciclismo (Di
Luca, Basso, Sella, ecc,), la cui positività è stata immediatamente
comunicata ai media. Perché questa diversità di trattamento con i
calciatori?
Di un ritardo (giustificato) nel
presentarsi ai test di Totti, ad esempio, si è saputo solo dopo che
la vicenda si era conclusa. Un occhio di riguardo, per le star del
pallone, sembra essere diventato la normalità. E non convince
affatto, neppure in presenza del capitano della Nazionale.
Altro punto da chiarire è la richiesta della documentazione
giustificativa alla società dell´atleta da parte del Ceft, la
commissione per le esenzioni terapeutiche del Coni. Che avrebbe
inviato la richiesta, ricevendo il contrassegno di avvenuta consegna
(ricevuta di ritorno): mistero fitto sul destino di quella lettera,
che pareva inghiottita nei corridoi della sede bianconera, per poi
rispuntare, ancora con i sigilli del Coni, durante la visita di Torri.
Cosa rischia adesso Cannavaro? Assolutamente nulla: con ogni
probabilità già oggi Torri chiederà l´archiviazione per l´atleta,
in assenza di qualsiasi suo comportamento doloso, mentre potrebbe
aprire un procedimento per la società e per lo staff medico
bianconero. Intanto alla Procura di Torino stanno valutando la
possibilità di accertamenti sul caso.
2 - QUEL VIDEO CHE FECE SCANDALO
Vanni Zagnoli per "Il
Messaggero"
Fabio Cannavaro e il sospetto doping. Per due volte il nome del
capitano azzurro fu associato al tema. Nell'ottobre ‘98 un'inchiesta
del pm di Bologna Giovanni Spinosa analizzava gli esami del sangue dei
calciatori del Parma: emersero valori di ematocrito oltre il 50% per
Nista, Stellone, Crespo, Guardalben e Fiore; gli altri erano sopra la
soglia di attenzione del 45%, a parte proprio Cannavaro, che dunque
risultava l'unico "sano", come concentrazione di globuli
rossi nel sangue.
Nel 2005 Rai2 trasmise un filmato di 4' in cui Fabio raccontava la
vigilia della finale di Coppa Uefa vinta con il Parma per 3-0, sull'Olympique
Marsiglia. Era l'11 maggio del ‘99 e il difensore centrale si
trovava nella camera 712 del grand hotel Marriot di Mosca, dove
venivano effettuati massaggi.
Riprendeva se stesso e due compagni mentre si iniettavano in vena
sostanze non dopanti. Atmosfera goliardica, il massaggiatore gialloblù
lo invitava a inquadrare altrove, Fabio mostrava le due flebo di
Neoton sul lettino: «Questa è la roba che noi... facciamo schifo. La
cassetta è mia, se questa me la rivendo sai quanto becco»".
«Ti riprendi mentre ti buchi, questa è roba da depravati»,
diceva il medico sociale, applicato il laccio emostatico. «Come siamo
ridotti, ho 25 anni, mi stanno ammazzando». Cannavaro però
scherzava: anche sul braccio che si gonfiava prima dell'iniezione,
simulava piacere quando il liquido della flebo fluiva in vena. Il suo
legale, Paolo Trofino, inviò una inutile diffida alla Rai a non
trasmettere il video: «Neoton - disse l'avvocato - è un
ricostituente del muscolo, un rigeneratore, è lecito».
In nazionale è stato convocato 137 volte, ha accumulato 129
presenze, record assoluto: per 72 volte è stato capitano, gli mancano
due fasce per raggiungere Paolo Maldini. In Sudafrica lo eguaglierà
con la quarta partecipazione ai Mondiali. Nel 2006 è stato Pallone
d'Oro.
[09-10-2009]
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CARA ROMA, TI FACCIO LE SCARPELLINI – IL COSTRUTTORE GUIDA LA
CORDATA SALVA-SENSI: SCAMBIO TRA TERRENI PER FARE LO STADIO E IL
COINVOLGIMENTO DI TUTTI I BIG DEL MATTONE CAPITOLINO (CALTA, TOTI,
ANGELUCCI, MARCHINI) - IL CLUB PASSERÀ DI MANO CON I TITOLI DI ROMA 2000
IN CAMBIO DELL’IMPIANTO. COME VOLEVA MEDIOBANCA – UN “RUOLO” PER
ROSELLA…
Gianfrancesco Turano per il "CorrierEconomia" del
"Corriere della Sera"
"Avevo questo terreno e l'ho proposto a Rosella Sensi perché mi
piace questa ragazza che si dà da fare e che viene da una famiglia che
ha buttato sangue per farci divertire con la Roma. Ho voluto darle una
mano". Sergio Scarpellini, 72 anni di cui 60 passati lavorando, è
ecumenico. Dice che la saggezza avanza con l'età, che non ha
concorrenti fra i costruttori e che il nuovo stadio della Roma si farà
a casa sua grazie a un cordatone di colleghi uniti dalla passione
giallorossa.
Secondo lui c'è posto per tutti i big, dai Caltagirone ai Toti agli
Angelucci ai Marchini. Sono esclusi soltanto i Mezzaroma, già impegnati
con l'impianto della Lazio di Claudio Lotito. L'area della Monachina
(zona Aurelia), dove dovrà sorgere il nuovo stadio, è in portafoglio
alla Torre San Michele, società dell'Immobilfin, la holding di
Scarpellini. Il costruttore spiega al Corriere Economia che ci sarà una
permuta fra il suo terreno agricolo vicino al Gra e il migliore asset
immobiliare rimasto in mano all'Italpetroli dei Sensi, vale a dire la
Cittadella dello Sport di Torrevecchia.
Alla fine, lo stadio sarà costruito dagli stessi componenti della
cordata e inserito nel patrimonio dell'As Roma. Questo equivale a dire
che, se l'operazione Monachina andrà a buon fine, il club giallorosso
passerà di mano con i titoli della controllante Roma 2000 in cambio
dell'impianto. Come voleva il consulente di Italpetroli Mediobanca, il
club romanista rimarrà ai romani con un ruolo per Rosella Sensi.
Tributaristi e commercialisti sono al lavoro per vedere se lo scambio
fra Torre San Michele e Torrevecchia avverrà con o senza conguaglio di
contanti. E naturalmente peserà il parere della Regione Lazio e del
Comune in materia di permessi e cubature. Al capitolo finanziamenti,
oltre all'investimento privato potrebbero aggiungersi facilitazioni
particolari legate alla legge bipartisan sui nuovi stadi in discussione
alle Camere.
Scarpellini è soddisfatto. "Diamo una
svegliata a ‘sto mercato", proclama. I tre settori del suo gruppo
(immobiliare-edilizio, ristorazione e servizi di pulizia) marciano
piuttosto bene. Pur essendo considerato da alcuni un palazzinaro rosso,
il più grande affare della vita Scarpellini lo ha fatto grazie al
decreto anticrisi del governo Berlusconi. Alla fine del 2008 il
costruttore ha potuto rivalutare terreni e fabbricati per 734 milioni al
netto dei 20 milioni di imposta.
Il patrimonio netto della subholding operativa Milano 90 ("l'ho
chiamata così perché a Milano hanno una marcia in più", dice il
costruttore romano che ha finanziato anche la Lega) è schizzato da 55,7
milioni a 790,4 milioni con immobilizzazioni materiali per 1,24 miliardi
di lire, 1,4 miliardi di attivo netto e 117 mila metri quadrati di soli
immobili commerciali.
Il rafforzamento del valore degli asset è una mano santa per una
posizione finanziaria netta in negativo per 470,8 milioni con 31,8
milioni di euro di oneri finanziari che impiombano il bilancio. Il
grosso dell'esposizione è verso i tedeschi di Aareal, l'ex Depfa che
vanta 339 milioni di mutui ipotecari. Il creditore numero due, con 83
milioni di euro, è lo stesso di Italpetroli ossia Unicredito attraverso
l'eredità delle incorporate Banca di Roma e Mcc. I ricavi, rispetto al
patrimonio sono modesti: circa 100 milioni per Immobilfin di cui 79
dalla sola Milano 90.
Il grosso arriva dal rendimento di immobili occupati da Camera,
Senato, Tar, Consiglio di Stato e altri enti pubblici. I canoni sono
spesso stati contestati per l'ammontare e la durata. Spiccano
nell'elenco delle attività i 107.459 pasti annui serviti fra il
ristorante di palazzo Marini (deputati) e quello del terrazzo di San
Macuto (senatori). Ha invece subito una battuta d'arresto il progetto
della Romanina, una delle 18 centralità del prg della capitale.
Babcock, il socio australiano al 50%, ha dichiarato fallimento
schiacciato da 3 miliardi di dollari di debiti. "Andremo avanti da
soli", dice Scarpellini che, per gradi, sta inserendo nei ranghi
aziendali i quattro figli maschi. I primi due Andrea ed Emanuele già
lavorano nel gruppo in Italia. Andrea, 47 anni, è l'animatore della
Nuova Sbarra, scuderia di trotto e galoppo quotata ma in pesante perdita
(4,2 milioni di rosso contro 1 milione di ricavi).
Il terzo figlio, Riccardo, è stato mandato a farsi le ossa
nell'immobiliare in Sudafrica, nei sobborghi di lusso di Cape Town. La
sua Dormell Properties 391 annuncia la disponibilità di 13 piani di
immobili "ideal for government institutes". Giusto per non
perdere l'abitudine.
[06-10-2009]
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DEVE ESSERE PROPRIO UN GRANDE TIFOSO DELLA FIORENTINA IL MARCHIGIANO
DELLA VALLE - DIKTAT AL SINDACO RENZI: O MI FATE FARE LA "CITTADELA
DELLO SPORT" O LASCIO FIRENZE - I TIFOSI INCAZZATI SI CHIEDONO PERCHÉ
LA SOCIETÀ, DOPO AVER INCASSATO 50 MILIONI DA GENNAIO A OGGI, NON
RINFORZI LA SQUADRA E NON SISTEMI IL CAMPO DEGLI ALLENAMENTI - GRANDE
CIABATTINO SHOW! - COME SI DIVENTA BANCHIERI. COME SI RESTA PRESIDENTI A
VITA
1 - DIKTAT AL SINDACO RENZI: O MI FATE FARE LA "CITTADELA
DELLO SPORT" O LASCIO FIRENZE
Filippo Grassia per Il Giornale
Mai accaduto in passato che la Fiorentina targata Della Valle
pubblicizzasse l'ordine del giorno di un Cda con tanto anticipo
e altrettanta enfasi, fra l'altro nei tempi sbagliati. Si poteva
evitare, suvvia, di darne comunicazione alla vigilia del match di
Champions League a Lione, dove s'è parlato più della società che
della squadra.
Delicatissimi i due argomenti in discussione giovedì 24 settembre:
1) cariche sociali, 2) gestione della società. Si ha l'impressione, o
meglio la certezza, che Andrea Della Valle lascerà la
presidenza e la famiglia farà un passo indietro qualora
l'amministrazione comunale non dia segnali confortanti sulla Cittadella
viola.
Per il patron Diego è un passo fondamentale: «Solo
la sua realizzazione può incrementare i ricavi da stadio e permettere
alla Fiorentina di avvicinare le grandi». Il progetto comprende non
solo il nuovo impianto sportivo con campi d'allenamento e palestre, ma
anche una zona commerciale, un parco a tema, un museo e una galleria
d'arte.
Il discorso, a dire il vero, riguarda tutto il mondo del calcio
italiano e in particolare le società più titolate e ambiziose. Lo
stadio, con tutti gli annessi e connessi, fa da spartiacque ai bilanci.
I maggiori club inglesi incassano 80-100 milioni in più a stagione di
Inter, Milan, Juventus, Roma e via cantando.
È la diversità che fa la differenza sul mercato, e non solo. Da noi
solo la Juventus è sulla buona strada: i risultati si vedranno nelle
prossime stagioni sotto l'aspetto economico e sportivo. Per i fratelli
Della
Valle si tratta di una strategia irrinunciabile: «O lo
portiamo avanti oppure viviamo da provinciali». Come dire: «Ci
disimpegneremo, magari gradualmente, ma ci disimpegneremo».
Dov'è allora il problema?, chiederete. Il problema riguarda
l'ampiezza del progetto che dovrebbe estendersi su 50-60 ettari.
Inizialmente ne erano stati paventati 80-90. E Firenze non possiede
un'area così grande. O meglio. Ci sarebbe il Castello, di proprietà Ligresti.
Ma subito dopo la presentazione del progetto è intervenuta la
magistratura nell'ambito di un'inchiesta che ha bloccato i terreni e
coinvolto l'ex sindaco Domenici. In ogni caso sarebbe indispensabile
cambiarne completamente la destinazione d'uso. Per questo, a inizio
anno, il sindaco di Sesto Fiorentino aveva proposto l'area di Osmannoro
sud (in gran parte della famiglia Fratini) prevedendo
una nuova uscita autostradale sulla A1, un collegamento con il nuovo
parcheggio scambiatore e il prolungamento della rete ferroviaria fino a
Campi Bisenzio.
In questa zona, fra l'altro, il piano regolatore prevede il rilascio
di licenze commerciali. A distanza di 8 mesi non s'è fatto un passo
avanti. Il nuovo sindaco di Firenze, Matteo Renzi, dichiara che i
rapporti fra Comune e Fiorentina sono ottimi. Ma forse lo erano di più
nella legislatura precedente con Domenici. Altrimenti
Renzi
non avrebbe fatto slittare per il lutto nazionale il consiglio
comunale, imperniato proprio sulla Cittadella viola, da lunedì 21 a
giovedì 24, guarda caso lo stesso giorno del Cda viola.
Nel frattempo i tifosi si chiedono perché la società, dopo aver
incassato quasi 50 milioni da gennaio a oggi, non rinforzi la squadra.
E, capitolo ancora più curioso, non sistema i famosi «campini».
Adesso che i vigili li hanno lasciati liberi, ci vorrebbe un milione e
mezzo per sistemarli e dare finalmente alla squadra una struttura seria
per allenarsi. L'attesa di uno sponsor è tragicomica. È duro il tackle
sul Comune. Ma la Fiorentina rischia di buttare via un anno e far
montare la rabbia dei tifosi.
2 - GRANDE CIABATTINO SHOW! - COME SI DIVENTA BANCHIERI. COME
SI RESTA PRESIDENTI A VITA
- Nel libro scritto da un certo "bankomat" con Francesco
Bonazzi, arriva la sputtanata totale dei nostri poteri marci.
Non a caso, una copia con dedica degli autori campeggia sulla scrivania
di Tremendino Tremonti. Che forse ha anche una vaga
idea di chi possa essere il misterioso banchiere pentito che si e'
divertito a scrivere il micidiale pamphlet...
da "Prendo i soldi e scappo", di Francesco Bonazzi
e
Bankomat, Il Saggiatore
Il Grande Ciabattino era un uomo d'ingegno e buona volontà che aveva
saputo farsi largo nella vita onestamente. Suo padre era ciabattino e
lui, dopo la sua morte, aveva trasformato la bottega di paese in un
piccolo «atelier», come si dice oggi. Con un modesto fido bancario
aveva costruito un piccolo capannone, assunto una ventina di operai,
aveva iniziato a produrre scarpe, anziché ripararle soltanto. Per la
sua banca era un cliente modello: aveva sempre restituito le rate dei
prestiti senza incertezze, il fatturato della sua fabbrichetta e i suoi
profitti crescevano in modo costante ed equilibrato.
Una mattina, il Grande Ciabattino butta il Sole 24 Ore con il quale
inizia la giornata e vola in banca. Entra dritto dal direttore e spara
tutto d'un fiato: «Io e alcuni miei amici vogliamo comprare il 3% della
vostra banca». Il direttore apre il computer, controlla le quotazioni
di giornata, fa un rapido calcolo e risponde con un sorrisetto: «Caro
amico, ai valori attuali, un pacchetto del genere costa un paio di
miliardi di euro».
E il Grande Ciabattino, che non per niente segue da anni con
inspiegabile interesse le cronache finanziarie, lo mette a sedere: «Lo
sappiamo benissimo, ma i soldi non sono un problema. Noi crediamo nella
banca e in chi la guida e il nostro investimento va solo unicamente nel
senso della fiducia reciproca e della stabilità complessiva del sistema».
Il direttore smette di sorridere. Si attacca al telefono e capisce che
deve salire la scala gerarchica, fino ai grandi capi.
Passano un paio di settimane e il direttore chiama il Grande
Ciabattino: «Venga in filiale, c'è una persona che vorrebbe conoscerla».
Davanti alla banca c'è parcheggiata un'Audi A8 grigia metallizzata, con
due autisti appoggiati ai vetri oscurati. Roba grossa. Si è scomodato
il Presidente da Milano, uno che racconta ai giornalisti di fare solo il
vecchio saggio per le fondazioni azioniste, ma in realtà ha il
controllo assoluto su tutto ciò che accade.
Il Presidente ha studiato il dossier sul cliente e vuole capire che
cosa abbia in mente l'aspirante grande socio. Il Grande Ciabattino non
esita a fargli la proposta choc: «Io e i miei amici, tutti piccoli
industriali della zona, anziché fondare una piccola banca di credito
cooperativo con i nostri risparmi, vogliamo comprare il 3% del vostro
istituto.
Dei due miliardi che servono, noi mettiamo una quota del 10%. Il
resto ce lo finanziano le banche. Poi vincoliamo la nostra quota al
patto di sindacato che governa l'istituto e c'impegniamo a votare sempre
come dice il Presidente. In cambio, ci bastano normali dividendi e un
minimo di attenzione quando abbiamo bisogno di credito per fronteggiare
i nostri concorrenti».
Il Presidente ascolta solamente, e mentre torna a Milano fa due
calcoli: ha quasi ottant'anni e nel patto di sindacato comanda grazie a
una maggioranza risicata, roba da 2 virgola qualcosa. Mettere quel
pacchetto del 3% in mani fidate e riconoscenti, anche se un po'
inesperte e provinciali, equivale a un'assicurazione sulla vita. Della
sua poltrona.
In meno di sei mesi, mettendo in pista i giusti intermediari di Borsa e
un paio di studi legali di assoluta fiducia, l'operazione va in porto
come aveva prospettato il Grande Ciabattino. I giornali cominciano a
occuparsi di lui e lui fa il modesto.
Alterna interviste in cui racconta il grande salto dell'aziendina
nata da una bottega di calzolaio ad altre nelle quali elogia il
Presidente, «un banchiere al quale non solo io, ma il Paese intero,
dovrebbe fare un monumento».
E il Presidente? Per il bene del Paese, s'impegna a fare il banchiere
di sistema finché morte non lo separi (dalla poltrona). Se gli va male,
riuscirà sempre ad avere amministratori delegati che facciano il lavoro
sporco, dalla gestione degli «esuberi» alla firma sotto i fidi più
delicati, e poi tolgano il disturbo (a suon di milioni) prima di fargli
ombra.
Se mai si andasse allo scontro con qualche manager, uno come maneggerà
sempre un po' di pacchetti azionari come quello del Grande Ciabattino.
Se invece gli va bene, finisce a fare il Presidente a Palazzo Chigi o in
Via Nazionale. Non sarebbe la prima volta, del resto.I protagonisti,
nella realtà dell'alta finanza, sono signori illustri nei rispettivi
campi. Gente semplice di provincia, come il Grande Ciabattino del nostro
sogno, non esiste, o se esiste, balla per poche estati.
Innanzitutto devono conoscere le regole del gioco. La prima è non
giocare su tavoli ai quali non si è invitati. La seconda, non essere
arroganti. La terza, tenere la bocca chiusa e non tirare in ballo chi è
più grande di te quando si assaggia la galera.
La quarta, non attaccare frontalmente, a meno che non si abbiano in
mano armi di ricatto a prova di bomba e l'accesso diretto a «contesti»
in cui queste armi possano funzionare davvero: informazione, come
magistratura e politica. Solo dopo servono i soldi. Ma quelli bene o
male, con gli amici giusti si trovano sempre.
I vari Cecchi Gori, Cragnotti, Tanzi, Gaucci, Ricucci, Coppola,
Statuto, Consorte o Faenza hanno violato almeno una di queste quattro
regolette. Invece gente come Abete, Della Valle, Ligresti, Caltagirone,
Riva o Pesenti non ha mai infranto le norme del sistema. E alla fine la
differenza si vede.
[21-09-2009]
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FENOMENO LOTITO – TUTTI LO SFOTTEVANO (MACCHIETTA PALLONARA"),
ORA VOGLIONO COPIARE IL SUO MODELLO: “MI DEFINISCO UN IMPRENDITORE, NON
UN 'PRENDITORE'. HO LETTO KANT E CONOSCO LA DIFFERENZA TRA L’ESSERE E
L’APPARIRE” – DALLA LAZIO (AZIENDA IN ATTIVO), ALLE PULIZIE, ALLA
VIGILANZA, LA GALASSIA DELLA SUA GLOBAL SERVICE…
Da "Panorama Economy"
Claudio Lotito è un fenomeno. Intervistarlo a tutto campo, dal
calcio alle altre attività del suo gruppo, ascoltarlo mentre la prende
alla larga con la filosofia e poi si tuffa all'improvviso nell'attualità,
è come andare al luna park. Le luci non si abbassano mai. Lotito ha
preso una squadra di serie A, la Lazio, di fatto in coma, e l'ha
trasformata in un'azienda in attivo; le sue performance televisive sono
già nella storia del «calcio al microfono», ma adesso che i numeri
gli danno ragione, un sofisticato giornale come Il Foglio gli riconosce
lo status di «profeta del calcio ritrovato».
E lui, per la prima volta, con Economy scopre le carte di un impero
economico che pochi conoscono.
Presidente, le squadre di serie A hanno 600 milioni di mezzi
propri e 2 miliardi di debiti: numeri da libri in tribunale.
Numeri di un sistema che non può reggere. Finora si è ragionato così:
più spendi, più vinci. E siamo finiti al capolinea, come insegna la
storia della Lazio.
Lei adesso ha un attivo in bilancio di 26 milioni di euro.
Già, e non ho un euro di debiti con le banche: mi autofinanzio. Nel
2004 ho acquistato una società praticamente fallita, che si permetteva
di pagare 1 milione di euro l'anno all'amministratore, più di 3,5
milioni all'allenatore e 500 mila euro al presidente. Stipendi da divi
di Hollywood, mentre la barca affondava.
Anche lei si tratta bene con lo stipendio di presidente.
Non è vero. Per la Lazio lavoro gratis, neanche un rimborso spese e un
telefonino. Di cellulari ne ho tre, ma li paga Claudio Lotito, non sono
sul conto dei tifosi che seguono con passione la nostra squadra.
Tutto tagliato, a partire dagli ingaggi.
Le cito una frase di Platini: i calciatori devono imparare a mettere i
piedi per terra, e non solo in campo. Non si può andare avanti con il
divismo e con uno spreco assurdo di denaro, mentre milioni di lavoratori
e di pensionati devono cavarsela con mille euro al mese.
Però non faccia demagogia...
Se un calciatore non ragiona, può accomodarsi alla porta. E da qualche
mese vedo che non è solo Lotito a pensarla così: il calcio italiano
sta cambiando, la rivoluzione è appena iniziata, altrimenti finivamo
tutti con i libri in tribunale.
Si sente nei panni del Grande innovatore?
All'inizio mi consideravano una macchietta. Lotirchio, il genero di
Mezzaroma, uno che non pronuncia bene i verbi: ne dicevano di tutti i
colori. Con i fatti, ho dimostrato di fare sul serio, equilibrando costi
e ricavi di una squadra come in una qualsiasi azienda. Io sogno un
calcio pulito, con i conti in ordine e il recupero dei valori sportivi.
E mi definisco un imprenditore, non un prenditore.
Un calcio pulito: le piace sognare.
Vedremo. Intanto anche molti grandi club, a partire dal Milan, stanno
seguendo la linea Lotito sugli stipendi dei calciatori, e poi è in
arrivo la più grande delle opportunità per quanto riguarda i ricavi
delle società sportive: i nuovi stadi.
Gli ultimi realizzati, per i Mondiali di Italia 90, ancora li
ricordiamo: opere costose e poco funzionali. All'italiana.
Il nuovo stadio della Lazio sarà una Città dello sport, un centro
polifunzionale aperto 365 giorni l'anno, 24 ore su 24.
Quando lo vedremo?
Non dipende da me, anche se il nostro progetto è pronto. Serve una
legge nazionale per accelerare le procedure, e il governo l'ha promessa,
e la volontà del sindaco, che ha messo il nuovo stadio nel suo
programma elettorale.
Promesse o certezze?
Mi fido sia del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Rocco
Crimi, sia del sindaco Gianni Alemanno: se tutto va bene, in tre anni il
nuovo stadio sarà pronto. I lavori partiranno nel 2010, e con questa
struttura la Lazio, in un anno, raddoppierà il fatturato. Inoltre il
nostro patrimonio non sarà più, come oggi, rappresentato solo dal
valore dei calciatori, aleatorio per definizione.
Dal futuro, torniamo al presente. Lei intanto ha portato a
casa, per il suo gruppo, l'appalto per la pulizia dell'aeroporto di
Fiumicino.
Ho capito dove vuole arrivare... Ma la Lazio, in termini di affari, mi
ha dato più svantaggi che vantaggi.
Mi scusi, ma non ci credo.
Il mio gruppo nel 2004 aveva 8 mila dipendenti, adesso 6 mila. Perché
sono diminuiti? Ho perso troppe gare. A Fiumicino, per esempio, Lotito
ci lavorava già qualche anno fa, poi mi hanno fatto fuori e adesso ho
semplicemente rivinto la gara. Le sembra uno scandalo?
Lei ha detto: «Sono slegato da qualsiasi centro di potere».
Le gare per i servizi di pulizia e di vigilanza le vince senza conoscere
nessuno?
Riusciamo a fare le offerte migliori nel rapporto qualità e prezzo. E
così lavoro a Fiumicino, ma anche a Ciampino, a Linate, alla stazione
Termini, ma anche nelle stazioni di Foggia e Pescara: ho centinaia di
clienti, nel pubblico e nel privato. Magari sono bravo, e poi credo
nell'aiuto divino.
Lasci perdere la religione: parliamo delle sue amicizie
politiche.
Ho buoni rapporti con il centrodestra e con il centrosinistra, e voto
sempre la persona, non il partito.
Immaginavo. Quanto ha contato la sua amicizia con Francesco
Storace per vincere gli appalti nel Lazio?
Zero. L'ho conosciuto quando era presidente della Regione, però il
gruppo Lotito lavora anche con tante amministrazioni di centrosinistra:
basta andare a vedere gli appalti che abbiamo vinto nel Lazio prima
dell'arrivo di Storace e dopo la fine della sua esperienza di
governatore.
Anche lei è inciampato nelle inchieste di Mani pulite:
turbativa d'asta.
Era una bufala, sono stato assolto.
Veramente lei ha beneficiato di una prescrizione.
Aspetti: chiamo l'avvocato e verifico, neanche me lo ricordo. (Lotito
afferra il telefonino: «Pronto, Gino, dimmi al volo: come finì la mia
storia in tribunale...? Ah, prescrizione in primo grado, cioè
un'assoluzione: giusto?).
Quoterà in Borsa il suo gruppo?
Fuori dalla porta ho la fila di persone che me lo chiedono, ma la Borsa
ha un senso quando ti serve denaro fresco. A me i soldi per crescere
bastano e avanzano, e poi a Piazza Affari già ci sono con la Lazio.
Le hanno offerto anche l'acquisto di qualche giornale?
Se ci fosse una proposta interessante, dal punto di vista
imprenditoriale, la esaminerei. Però non ho bisogno né di mettere
pistole sul tavolo né di una cassa di risonanza per le mie attività.
Le basta il calcio.
Ho letto Kant e conosco la differenza tra l'essere e l'apparire. Non
vivo nell'edonismo, detesto i falsi idoli e mi piacciono le sfide al
limite dell'impossibile. Qualche volta mi guardo allo specchio e penso:
A' Claudio, sei un visionario... Ma in realtà ho i piedi per terra, e
quando acquistai la Lazio ero come un naufrago, o arrivavo sulla terra o
affogavo. Oggi posso dire di avercela fatta.
2 - L'IMPERO DEL GLOBAL SERVICE...
Per attraversare l'impero economico di Claudio Lotito c'è bisogno
innanzitutto di una bussola. L'arcipelago delle sue società (in gran
parte srl) è come il mare delle isole Maldive, una miriade di atolli
che racchiudono il vero core business dell'abile presidente della Lazio:
servizi a 360 gradi per aziende pubbliche e private.
Dalle pulizie alla vigilanza, passando per l'impiantistica, la
manutenzione e la ristorazione. Nel settore delle pulizie, per esempio,
attraverso piccole casseforti come le società Snam Lazio, Bona Dea,
Linda e Aurora, Lotito ha piazzato le sue bandiere nei più importanti
aeroporti italiani (Fiumicino, Linate, Marco Polo), in una quarantina di
stazioni ferroviarie (da Roma Termini in giù verso il Centro Sud), in
grandi ospedali (dal Gemelli di Roma allo Spallanzani di Milano),
università (Tor Vergata), holding industriali (Finmeccanica e Agip). Ma
non solo.
Dove ha potuto e dove ha vinto le relative gare, il presidente della
Lazio ha abbinato le pulizie alla vigilanza, come nel caso della Regione
Lazio, secondo lo schema di un gruppo che appunto offre global service.
E così nel giro d'affari di Lotito, dove l'unica cifra di fatturato
ufficiale è quella della Lazio quotata in Borsa, rientrano anche nuovi
settori come la ristorazione (Caffè Sant'Andrea), e cioè la gestione
di bar, e in qualche caso mense, di strutture già servite con le
pulizie e con la vigilanza, per esempio gli ospedali.
Stesso discorso per l'impiantistica e per le manutenzioni, un'area di
attività che Lotito copre attraverso la società Gasoltermica
Laurentina. Infine, nell'impero rientrano le attività immobiliari (con
Immobiliare Appia e la Immobiliare 03), alcune tenute agricole e perfino
dei depositi petroliferi.
Le regole di amministrazione aziendale di Lotito, applicate poi con
successo alla Lazio, sono essenzialmente due: tenere i costi sotto
controllo e pagare i fornitori senza fretta, provando sempre a strappare
il prezzo migliore. Uno schema semplice, dominato da un imprenditore che
governa il suo arcipelago 24 ore su 24, seguendo tutto in prima persona,
e non risparmiandosi mai per qualsiasi trattativa.
[17-09-2009]
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LA LEGGE PER I NUOVI STADI BY CRIMI BOCCIATA DALL'ASSESSORE ALLO SPORT
DI MILANO: "NESSUN NUOVO IMPIANTO DI PROPRIETA', BASTA SAN SIRO
RIMODERNATO" - PROFUMO PORTA LA COPPA CHAMPIONS IN PIAZZA DUOMO E IN
GIRO PER L'EUROPA - UNICREDIT INVESTE 80 MILIONI IN TRE ANNI DIVENTANDO
UNO DEI SEI SPONSOR DELL'UEFA...
ANTONELLO CAPONE per LA GAZZETTA DELLO SPORT
Franco Baresi e Luis Figo prendono per
le orecchie in Piazza Duomo la Champions League portata dall'Uefa e dal
nuovo sponsor Unicredit che partendo dall'Italia si è radicato in 22
Paesi e ora mette il trofeo a disposizione del pubblico italiano fino a
domenica e poi lo porterà in giro per l'Europa su un fiammante Truck
rosso.
Luccicano gli occhi al milanista che l'ha sollevata tre volte e
all'ex interista che l'ha vinta con il Real Madrid. L'assessore allo
Sport del Comune Alan Rizzi coglie l'occasione per due
annunci importanti. Uno sicuramente accolto con applausi unanimi: «Abbiamo
chiesto all'Uefa di organizzare la finale di Champions League nel 2015,
l'anno dell'Expo».La domanda sorge spontanea, visti i progetti dei due
grandi club di Milano che sognano una casa propria: sceglierete lo
stadio dell'Inter o del Milan? E qui l'annuncio dell'assessore farà
discutere: «Lo stadio sarà San Siro.
Non sarà realizzato nessun altro impianto. Quello che abbiamo è uno
dei migliori del mondo per visibilità ed ha una storia che non si può
cancellare. Lavoreremo con il consorzio che unisce Inter e Milan per
renderlo moderno, stile Spagna, sfruttando lo spazio dell'ex Palasport.
Non toccheremo l'area dell'ippodromo».
Quindi Inter e Milan dovranno continuare ad avere una casa in comune...
«Sarebbe anche difficile scegliere chi dovrebbe restare nella Scala del
calcio...».
I tifosi che si accalcano incuriositi comunque sperano che quel giorno,
nel 2015, siano in finale Inter e Milan. E il direttore della Gazzetta
dello Sport Carlo Verdelli invitato a dire la sua dal
conduttore Massimo De Luca de La Domenica Sportiva
sintetizza:
«Ormai la Champions è un punto d'arrivo, misura l'ambizione e il
desiderio di stupire di presidenti e calciatori. Il trofeo ha
conquistato la forza del simbolo: vengono i brividi soltanto a sentire
la musica che l'accompagna».
Davanti al deputy Ceo di Unicredit Paolo Fiorentino sorge spontanea
un'altra domanda: quanto coraggio ha avuto la banca a impegnarsi per tre
stagioni in una sponsorizzazione tanto importante (i rumors dicono 80
milioni di euro) nel mezzo della grande crisi?
«Il coraggio è una componente dell'economia: noi abbiamo sempre
dimostrato di averlo. Entrando nel ristretto gruppo dei sei sponsor
della Champions diamo un messaggio psicologico della forza di ripresa e
intraprendenza, di sviluppo. Come dice qualcuno più famoso, ci vuole
ottimismo».
[17-09-2009]
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L'IMPERO DEI SENSI - ROSELLA CE L'HA (QUASI) FATTA: UNICREDIT ACCETTA
DI INCASSARE DA ITALPETROLI IL RICAVATO DI TERRENI E MAGAZZINI OFFERTI A
PREZZI STRACCIATI - IL DEBITO DI 277 MLN € RIDOTTO DI CIRCA 100 MLN E
SPALMATO NEGLI ANNI – E COSì LA ROMETTA RESTA IN MANO ALLA FAMIGLIA
SENSI…
Francesco De Dominicis per "Libero"
L'obiettivo è chiaro: rientrare rapidamente di una fetta consistente
dei crediti vantati nei confronti di Italpetroli. Unicredit, insomma,
punta a fare cassa con la famiglia Sensi. L'ipotesi di mettere sul
mercato l'As Roma a questo punto sembra accantonata. Così l'istituto di
credito guidato da Alessandro Profumo scommette sul
dossier in mano ai consulenti della banca Usa Lazard. Dossier che
prevede la cessione di altri beni (o asset, per usare il linguaggio
degli addetti ai lavori) del gruppo petrolifero.
La questione va avanti da un po' di tempo. In questi ultimi giorni,
però, si è fatta strada una nuova pista per rilanciare il Piano B dei
Sensi, che scongiurerebbe la paventata cessione forzosa della Roma
calcio. Unicredit, secondo indiscrezioni, vorrebbe accelerare la vendita
degli altri asset di Italpetroli inseriti nel dossier Lazard grazie a
una riduzione della valutazione originaria. Dagli iniziali 150 milioni
si potrebbe scendere a 100-120 milioni con un taglio che oscillerebbe,
dunque, dal 20% al 30%.
La massa debitoria di Italpetroli in ballo è
di circa 277 milioni di euro. E quindi il ricavato delle cessioni di
terreni e magazzini del gas coprirebbe solo una quota del debito. Il
resto del debito sarebbe ristrutturato e spalmato su più anni. Un
compromesso, insomma. Dalle parti di piazza Cordusio a Milano, quartier
generale di Unicredit, si vanno convincendo che questa opzione possa
rappresentare una buona strada per uscire dall'impasse. Anche con lo
sconto (che passa, tecnicamente, per una svalutazione in bilancio) messo
sul piatto in queste ultime ore e divenuto oggetto del pressing sui
consulenti americani.
Tra le certezze acquisite, del resto, c'è il totale disinteresse di
Unicredit a far crescere la partecipazione in Italpetroli già arrivata
a quota 49% (il 51% è dei Sensi). E non interessa nemmeno l'ingresso
nella gestione della As Roma (controllata indirettamente dalla holding
petrolifera). Resta un nodo, però. E cioè trovare compratori. Lazard
avrebbe fatto qualche tentativo anche di rientro dalla ferie estive.
Ma finora nessuno è sembrato disposto ad avanzare offerte concrete.
In vetrina, come accenanto, alcuni asset del settore immobiliare e in
quello dell'oil&gas. Le attività di stoccaggio di gas e petrolio
sono localizzate a Civitavecchia e Vibo Valentia. Mentre i terreni sono
quelli di Torrevecchia a Roma e Borgo Perolla all'Argentario, in
provincia di Grosseto.
La soluzione sarebbe (ovviamente) gradita a Rosella Sensi
che,
tra altro, è presidente della As Roma. Restituendo un po' di denaro
fresco a Unicredit, la Sensi infatti potrebbe tornare a gestire
serenamente la squadra giallorossa senza le pressioni finanziarie che in
questi ultimi mesi le hanno complicato la vita. A stretto giro, poi,
d'intesa con l'amministrazione capitolina, sarà alzato il velo sul
progetto per lo stadio di proprietà del club che potrebbe portare
importanti risorse in cassa e dare il via a una "fase 2" per
la Roma.
[16-09-2009]
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UNA CHAMPIONS TUTTA D’ORO - PLATINI RIEMPIE DI SOLDI LE SQUADRE PIÙ
FORTI – IL TOTALE PREMI SUPERERÀ QUOTA 31,4 MLN (PIÙ 26%) - I RICAVI
DISTRIBUITI DALLA UEFA RENDERANNO SEMPRE PIÙ FORTE CHI VI PARTECIPERÀ
– L’EUROPA LEAGUE (EX COPPA UEFA) SARÀ UN CAMPIONATO DI MORTI DI
FAME…
Marcel Vulpis per "L'espresso"
Nella Champions League che parte in questi giorni irrompe la
rivoluzione Michel Platini: una pioggia di soldi ai
partecipanti e un piano di redistribuzione dei premi, che renderà il
torneo un paradiso per chi ci arriva e un inferno per chi ne resta
fuori.
Con le nuove norme, tanto per cominciare, chi parteciperà alla prima
fase del torneo prenderà 7,1 milioni (invece dei 5,4 attuali), con un
premio di altri 200 mila euro se ci arriva per la prima volta. Ogni
vittoria nei gruppi vale ora 800 mila euro (più 32 per cento rispetto a
un anno fa), la qualificazione agli ottavi raggiunge i tre milioni (più
37 per cento), l'ingresso nei quarti circa 3,3 milioni (più 32 per
cento), le semifinali 4,2 milioni (più 40 per cento). Crescono anche i
premi per la finalista (da 4 a 5,5 milioni) e per la squadra vincente:
dai 7 milioni del 2009 ai 9 milioni della nuova edizione.
Il totale premi del 2009-2010 supererà quota 31,4 milioni (più 26
per cento). E questa cifra potrà persino raddoppiare, trasformandosi in
un jackpot, se il club risponde a una serie di parametri stabiliti
dall'Uefa (il cosiddetto 'market pool').
Il messaggio è chiaro: la Champions League è un vero campionato
europeo, chi non ci entra si indebolisce economicamente (e quindi nel
calciomercato), perché i ricavi distribuiti dalla Uefa renderanno
sempre più forte chi vi partecipa.
Un esempio? Il club ungherese Debrecen quest'anno gioca la Champions,
per la prima volta: probabilmente sarà eliminato subito, ma si porterà
a casa almeno 7,3 milioni, un tesoretto che lo renderà molto più forte
nel suo campionato.
La Roma invece giocherà in Europa league (la ex Coppa Uefa) e anche
in caso di vittoria finale incasserà non più di 6,4 milioni: una sorta
di serie B europea, che allontana le società iscritte dai ricavi del
nuovo Eldorado Champions.
[14-09-2009]
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Rosella Sensi gioca l'ultima carta per ricucire lo strappo con
Unicredit - La strategia del decreto ingiuntivo può ancora essere
evitata. Ma il timer è partito - la soluzione allo studio DI PROFUMO E
DEL MEDIATORE GERONZI sarebbe quella di spezzare il debito in due
tranche...
Francesco nati per
Finanza & Mercati
Rosella Sensi gioca l'ultima carta per ricucire lo
strappo con Unicredit. La strategia del decreto ingiuntivo può ancora
essere evitata. Ma il timer è partito, e la banca guidata da Alessandro
Profumo vuole subito una proposta concreta per rientrare degli
oltre 300 milioni di crediti scaduti nei confronti di Italpetroli. Così,
il presidente del gruppo avrebbe deciso di accelerare sul
piano-dismissioni per presentare una prima proposta di mediazione entro
la fine della settimana.
Il dossier, secondo quanto riferito da fonti vicine a Piazzetta
Cuccia, sarebbe stato al centro dell'incontro di giovedì scorso tra
Rosella Sensi e il vicedirettore generale dell'advisor Mediobanca, Maurizio
Cereda. Oltre all'attivazione di una strategia difensiva nei
confronti di Unicredit nel caso in cui l'istituto di Piazza Cordusio
decida di andare in Tribunale per pignorare i beni di Italpetroli, la
banca d'affari avrebbe messo sul piatto anche un'ipotesi di accordo, che
potrebbe essere presentata già nel week end alla banca di Profumo.
Sempre secondo le stesse fonti, la soluzione allo studio sarebbe quella
di spezzare il debito in due tranche.
La prima, da 150 milioni, verrebbe liquidata
entro il mese di dicembre grazie ai primi incassi provenienti dalla
dismissione delle attività di stoccaggio di gas e petrolio (le
attenzioni si concentrano sulle concessioni statali ma anche sui
magazzini di Civitavecchia e Vibo Valentia) e dei terreni di
Torrevecchia e Argentario.
Mentre l'altra rata, da circa 200 milioni, potrebbe essere versata
nella seconda metà del 2010. In questo modo la famiglia Sensi
guadagnerebbe
altro tempo per decidere il destino della controllata As Roma. Anche se
resta ancora da capire come racimolare le risorse per liquidare
l'eventuale seconda tranche. Sull'ipotesi di una vendita della società
calcistica, che è anche quotata in Borsa, Unicredit (azionista del 49%
di Italpetroli) avrebbe fatto un passo indietro per evitare al gruppo
ulteriori perdite di valore.
A questo punto i riflettori sono puntati proprio sull'istituto di
Piazza Cordusio che, anche qualora dovesse accettare la proposta di
mediazione di Mediobanca, potrebbe decidere di concedere a caro prezzo
la "dilazione" al 2010. Tuttavia, se la banca di Profumo
decidesse di procedere per le vie legali, i tempi per una
risoluzione del braccio di ferro sarebbero comunque non brevi.
In primis, Unicredit dovrebbe ottenere dal Tribunale un decreto
ingiuntivo che potrebbe essere momentaneamente esecutivo in modo che il
giudice dell'esecuzione proceda alla vendita degli asset. Nel frattempo,
però, la famiglia Sensi si opporrebbe per far valere
le proprie ragioni e, nel caso in cui il provvedimento del giudice non
fosse immediatamente esecutivo, i tempi per una decisione finale si
dilaterebbero ulteriormente.
[09-09-2009]
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DUE RAMPOLLI BRACCATI DAL FISCO - IPOTECA PER MOGGI
JR E NEL MIRINO IL TWIGA GESTITO DA DAVIDE LIPPI - PER LO STABILIMENTO DEL
BULLONAIRE SANZIONE DA 70 MILA EURO - DISCOTECA E CHIRINGUITO NON TIRANO
PIÙ – PIÙ CHE DIMEZZATI I DIPENDENTI…
Stefano Sansonetti per
Italia Oggi
Entrambi rampolli, figli di padri famosi e
sfortunati protagonisti di avventure nel caleidoscopico mondo dei
procuratori di calcio. Ma anche tutti e due accomunati da qualche
disavventura fiscale.
La coppia è costituita da Alessandro Moggi, figlio
del più celebre Luciano, manager calcistico caduto in disgrazia dopo
calciopoli, e da Davide Lippi, che come papà vanta un certo Marcello,
commissario tecnico della nazionale di calcio campione del mondo nel
2006.
Moggi
Ebbene, quello di Moggi junior, tra i due, è lo
scivolone fiscale più recente, addirittura culminato con un'ipoteca
iscritta a suo carico dall'amministrazione finanziaria. Il 7 luglio
scorso, infatti, Equitalia Polis, società che fa parte di Equitalia, la
holding controllata da Agenzia delle entrate e Inps per la riscossione
dei tributi, è passata alle maniere forti nei confronti di Alessandro.
E ha deciso di far arrivare sul suo groppone
un'ipoteca legale per un importo capitale di poco inferiore ai 15 mila
euro (per l'esattezza 14.811 euro). Tale, evidentemente, è l'ammontare
di tasse non pagate, più more e sanzioni varie, contestato al figlio di
big Luciano.
E che dire di Davide Lippi? In questo caso ad avere
problemi con il fisco non è direttamente il figlio del commissario
tecnico, ma la società da lui amministrata. E che società, dal momento
che si tratta della Mammamia srl, ovvero il veicolo proprietario del
Twiga beach, lo sfarzoso stabilimento-discoteca di Marina di Pietrasanta
in Versilia.
Dietro il quale, come soci, ci sono anche lo stesso
Marcello Lippi, il manager di Formula 1 Flavio Briatore e il
conduttore-giornalista Paolo Brosio. Insomma, dall'ultimo bilancio
approvato della Mammamia (chiuso al 31 dicembre 2008), emergono oneri
straordinari per un importo di 125 mila euro.
Di questi, come spiega il documento contabile,
67.560 sono da ascrivere a Irap e a sanzioni per una verifica della
Guardia di finanza in riferimento a esercizi precedenti. Anche in questo
caso, quindi, un attrito con l'amministrazione finanziaria.
Che poi, andando a spulciare nel bilancio del Twiga
si scoprono altre sorprese. La società, nel 2008, ha complessivamente
tenuto botta di fronte alla crisi, anche se sono in calo sia i ricavi
(da 3.664.815 euro del 2007 a 3.581.802 del 31/12/2008) che l'utile (da
140.805 a 82 mila euro).
Diverse cose, però, non sono andate bene. Dal
disaggregato dei ricavi, infatti, viene fuori che la discoteca non ha
tirato granché: gli incassi delle sfrenate notti danzanti, che nel 2007
avevano raggiunto quota 1.585.482 euro, nel 2008 sono scesi a 1.417.156
euro.
In flessione anche gli incassi del chiringuito, il
chiosco supertrendy dove si sorseggiano cocktail e aperitivi di ogni
genere: da 309.966 euro a 209.889. Meno male che a riequilibrare (ma
solo in parte) questi andamenti hanno pensato lo stabilimento balneare,
che ha portato in cassa 490.124 euro, rispetto ai 415.732 dell'anno
precedente, e il ristorante, da cui sono arrivati 775.428 euro, mentre
nel 2007 erano stati 743.105.
Da tutto questo panorama sono conseguiti sacrifici
che i gestori hanno dovuto imporre al personale. Come dimostra la
tabella in pagina, nel 2008 al Twiga gli addetti alla cucina sono scesi
da 20 a 10, quelli alla discoteca e alla ristorazione addirittura da 72
a 27, gli operai da 7 a 3, il personale dell'amministrazione da 8 a 4
unità, i bagnini da 5 a 4 e i titolari di contratto a progetto da 2 a
0. In totale il numero medio dei dipendenti è crollato di oltre la metà,
da 114 a 48.
[10-08-2009]
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CALCIO NON è UN’ATTIVITà REMUNERATIVA - Sensi-Unicredit: non HO
’niente a che fare’ - “ESCO DA CALCIOPOLI COME UN PERSONA CORRETTA E
PERBENE”…
1 - UNA FORZATURA IL TITOLO 2006 ALL'INTER...
Dal "corriere.it"
«Sul piano penale, sul piano sportivo e contabile, esco da
Calciopoli come una persona corretta e perbene e questo mi fa molto
piacere». L'ex presidente della Federcalcio, Franco Carraro,
torna a parlare dopo il proscioglimento da ogni accusa inerente allo
scandalo che, nell'estate del 2006, sconvolse il calcio italiano
azzerando i vertici della Figc.
«Il fatto che sia stato riconosciuto da tutti che mi sono comportato
correttamente - continua Carraro - non elimina in
primis la responsabilità politica-oggettiva del presidente di una
Federazione travolta da uno tsunami. Seconda cosa non elimina quelli che
possono essere stati gli errori di politica sportiva commessi in buona
fede in quel periodo.
L'8 maggio del 2006 mi sono dimesso prima che arrivasse l'avviso di
garanzia e che scoppiasse nella sua totalità Calciopoli, l'ho fatto
perché come scrissi nella lettera, la Figc aveva bisogno di tranquillità
e io non potevo garantirla perchè risultavo coinvolto. Mi è
dispiaciuto che l'opinione pubblica ha interpretato le mie dimissioni
come ammissione di colpa».
«La decisione di politica sportiva di
assegnare lo scudetto a tavolino all'Inter per la stagione 2005-2006 è
stata intempestiva: si poteva e si doveva aspettare, anche per non
eccitare animi che semmai andavano calmati». L'ex presidente della
Federcalcio, Franco Carraro, è tornato sulla questione
dei due scudetti revocati alla Juventus, uno dei quali assegnato
all'Inter. «Ribadisco - ha aggiunto Carraro nel corso
della conferenza stampa al Circolo Canottieri Aniene di Roma - che
ritengo giusto assegnare sempre un titolo, però penso che in
quell'occasione si siano sbagliati i tempi: è stata una vera forzatura».
2 - CALCIO: CARRARO, CESSIONE ROMA? DIFFICILE TROVARE
COMPRATORE... (ANSA)
'Finche' non si trova un compratore bisogna ringraziare la
famiglia Sensi per quello che ha fatto e sta
facendo per la Roma'. L'ex presidente della Figc, Franco Carraro,
risponde cosi' alle domande sulla possibile cessione della
societa' giallorossa. 'Bisogna capire che il calcio non e' un'attivita'
remunerativa - ha aggiunto - E' difficile trovare chi vuole investire
300 milioni di euro per una gestione che di fatto quando va bene
produce perdite lievi'.
Come presidente di MedioCredito Centrale, Carraro ha voluto inoltre
sottolineare di non aver 'niente a che fare' con la situazione
della famiglia Sensi con la Unicredit. 'Sono sicuro che Rosella
Sensi trovera' il modo di gestire questa situazione. Ora
bisogna lasciarli tranquilli per svolgere la loro attivita' al
meglio, sia per i tifosi che per il patrimonio stesso della societa',
ha concluso.
[15-07-2009]
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COSI' SI PUO' RAGGIUNGERE IL MILIARDO IN
DIRITTI TV DAL 2010 - UNA PARTITA A PRANZO...
Antonello Capone per la
Gazzetta dello Sport
Vedremo le squadre negli spogliatoi fino a pochi minuti prima
dell'inizio della partita e sentiremo le ultime indicazioni degli
allenatori: il muro finora mai valicato si abbatterà dal 2010 ed è la
sorpresa più importante dei pacchetti per la vendita dei diritti
televisivi di serie A e serie B che saranno messi da oggi o al massimo
domani all'asta dalla Lega. Inoltre vedremo interviste a giocatori e
tecnici delle due squadre sul campo di gioco immediatamente prima della
gara e nell'intervallo.
Tutti questi diritti saranno in esclusiva e saranno offerti alla
tv satellitare Sky che così potrà differenziarsi da Mediaset e da
Dalhia (La7) che con il digitale terrestre potranno offrire la diretta
delle partite come Sky, dividendosele a seconda di quanto saranno
disposte ad offrire.
I «prodotti di qualità» in più che saranno garantiti a Sky
giustificano secondo la Lega e l'advisor Infront il minimo garantito
superiore che sarà chiesto al gruppo di Murdoch, ma rispetto
all'attuale situazione le tv del digitale terrestre di Berlusconi e
Telecom saranno chiamate a concorrere con una percentuale superiore al
gettito: 65% Sky, 35% Mediaset e Dalhia mentre oggi il satellitare
concorre per l'80% e il digitale terrestre per il 20%.
In generale da questi diritti la Lega punta a ottenere circa 750
milioni l'anno, ma l'obiettivo è 980 milioni di euro l'anno dalla
vendita di tutti i diritti, con botto programmato per l'estero. I
pacchetti iniziali saranno cinque.
La tv nello spogliatoio negli Stati Uniti è di casa. Nell'Nba, il
basket americano, le telecamere hanno accesso illimitato alle stanze
degli atleti nelle pause, anche se non tutto può poi essere mandato in
onda. Vengono tagliate le parolacce, ad esempio. E, grazie a precisi
accordi, non possono andare in tv le disposizioni tattiche degli
allenatori, altrimenti sarebbe facile per gli avversari mettere qualcuno
di fronte alla tv per carpire quanto si dice...
Molta libertà anche per l'accesso per i giornalisti: la stampa può
entrare negli spogliatoi fino a tre quarti d'ora prima dell'inizio. Dopo
la gara c'è un «cooling off period» di 10 minuti, per permettere
all'allenatore di parlare in privato ai ragazzi, e poi è di nuovo
accesso libero per tv e taccuini.
L'assemblea della A ha anche approvato l'introduzione di una
partita all'ora di pranzo di tutte le domeniche: inizierà alle 12.30.
Poi un blocco di 6 gare alle 15, il posticipo alle 20.45 e di sabato una
gara alle 18 e una alle 20.45.
La B giocherà di venerdì sera (una gara), sabato (8) e lunedì
sera (una). Il minimo per l'asta del suo contratto sarà di 14 milioni e
mezzo, ma se Sky o Mediaset acquisteranno sia i diritti della A sia
della B otterranno uno sconto di tre milioni sui diritti della A.
Una sorta di mutualità a favore della vita della B. E una via per
obbedire alla legge che chiede di favorire alla A lo sviluppo dei
diritti della B. Il Commissario Abete precisa: «E oggi la A ha
confermato alla B quasi la stessa mutualità dell'anno in corso», cioè
67 milioni.
Fino alle 21.30 il presidente della Lega A Beretta con Cobolli
Gigli (Juve), Lotito (Lazio) e Lo Monaco (Catania) è stato riunito con
Fantinel (Triestina), Bedin (Vicenza) e Andreoletti (AlbinoLeffe) per
concordare una separazione consensuale. Al termine la B era soddisfatta
«Stiamo imboccando una strada giusta».
Per il prossimo campionato le gare serali alle 20.45. I due turni
di agosto (23 e 30) tutti in notturna. Il campionato il 23 agosto 2009 e
si conclude il 16 maggio 2010. Si gioca quattro volte di mercoledì: il
23 settembre, il 28 ottobre, il 6 gennaio e il 24 marzo. Previste 5
soste: il 6 settembre, l'11 ottobre e il 15 novembre per le
qualificazioni mondiali; il 27 dicembre e il 3 gennaio per la pausa
natalizia. Coppa Italia: si parte con il primo turno il 2 agosto. La
finale in programma mercoledì 5 maggio
[09-07-2009]
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SERIE A VERSO LA BANCAROTTA – LE 20 SQUADRE CHE GIOCHERANNO IL
PROSSIMO CAMPIONATO HANNO 2 MLD € DI DEBITI E PATRIMONI NETTI PER SOLI
600 MLN € - continuità aziendale assicurata solo dalle disponibilità
dei proprietari dei club: MA IN TEMPI DI CRISI…
Marco Bellinazzo e Franco
Roscini Vitali per "Il
Sole 24 Ore"
Due miliardi di indebitamento spiegano, più di ogni altra cosa,
il clima di decadenza che si respira nel calcio italiano. È vero che
Premier league e Liga spagnola viaggiano con deficit superiori (ben
oltre i tre miliardi). Ma le venti squadre che disputeranno la prossima
Serie A devono fare i conti con un giro d'affari più ridotto e
soprattutto dispongono di patrimoni netti per appena 600 milioni.
Certo non mancano realtà virtuose come Fiorentina, Roma e Parma
che coprono le perdite con oltre un terzo di risorse proprie.
Nell'insieme tuttavia emerge un quadro contabile che imporrebbe una
netta inversione di rotta nella gestione di gran parte dei club.
La natura degli indebitamenti varia a seconda delle società,
ovviamente: così se il Milan ha 110 milioni di esposizione verso le
banche, la Lazio conserva 72 milioni di debiti verso l'Erario frutto del
concordato con le Entrate del 2005. Molto alti sono in genere i debiti
che residuano dal calciomercato, mentre molte squadre rivelano una
scarsa puntualità nel saldare i fornitori.
La criticità della situazione al di là dei numeri è dimostrata
dall'attenzione con cui i revisori contabili si preoccupano di
segnalare, in modo più o meno esplicito, come la "continuità
aziendale" delle società sia assicurata solo dalla disponibilità
dei proprietari a staccare assegni che ripianino i capitali erosi dal
rosso degli esercizi. Una disponibilità che però la crisi economica
sta facendo vacillare anche nelle più generose presidenze milanesi.
Così, per esempio, i revisori della Sampdoria evidenziano come il
club abbia conseguito nell'esercizio 2008 e nei precedenti esercizi
significative perdite che hanno richiesto interventi di
ricapitalizzazione. E anche per il 2009 il riequilibrio economico e
finanziario dipenderà dalla manifesta disponibilità dei soci.
Comunque, la perdita 2008 consente alla società di mantenere quasi
intatto il capitale sociale.
Situazione che non si è verificata nel bilancio 2007 del Bari con
una perdita che ha eroso i quattro quinti del capitale sociale: gli
amministratori nella loro relazione "suggeriscono" ai soci la
ricapitalizzazione della società, anche perché, precisano, «la nostra
società, come tutte le società di calcio, non può utilizzare la leva
finanziaria bancaria in quanto il mondo del calcio per le sue anomalie
gestionali non è ben visto dal sistema creditizio ». Il bilancio 2008
del Bari presenta poi un patrimonio netto negativo.
I revisori del Milan, a fronte di una perdita 2008 di 77 milioni
precisano come l'azionista Fininvest Spa abbia dichiarato l'impegno a
fornire un adeguato supporto finanziario per un periodo non inferiore a
12 mesi, così da garantire la continuità aziendale. L'Inter, invece,
ha un patrimonio netto negativo e i revisori ribadiscono che il bilancio
è stato redatto nel presupposto della continuità aziendale in base
all'impegno del socio di riferimento a supportare economicamente e
finanziariamente anche per il futuro la società.
Invece, il Napoli nel bilancio 2008 rileva un utile che consente
ai revisori di chiudere la relazione senza difficoltà. La neopromossa
in A Livorno si presenta con un patrimonio pari al 33% rispetto al
passivo totale riportato nello stato patrimoniale e con un utile
dell'esercizio 2008 di quasi 3,5 milioni che consente anche ai sindaci,
con incarico del controllo contabile, di chiudere serenamente la
relazione. Anche il Parma, a fronte di una perdita di esercizio non
rilevante, ha un patrimonio netto del 37% a fronte di debiti per 38
milioni con una composizione del passivo equilibrata.
[02-07-2009]
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VENDETE LE INTERVISTE IN TV: I GRANDI DEL CALCIO DICONO NO - MATARRESE,
FRATELLI CONTRO - PROVE DI ACCORDO CON LA B: DUE LEGHE SEPARATE NELLO
STESSO PALAZZO - LA JUVE RILANCIA IL SISTEMA ITALIA: 1,4 MILIARDI DI
RICAVI (MA L'INGHILTERRA NE FA 2,4)...
antonello capone per la gazzetta
dello sport
I grandi club non accettano la proposta dell'advisor Infront di
confezionare un pacchetto in cui si vendono collettivamente a nome della
Lega i diritti televisivi, radiofonici e per new media delle interviste
prima, dopo le partite e durante la settimana al campo d'allenamento.
Nella riunione di giovedì con il presidente della Lega A Maurizio
Beretta (54 anni proprio questo sabato) e con i presidenti, il gruppo
guidato in Italia dal presidente Marco Bogarelli e dal vice Andrea
Locatelli ha prospettato questa possibilità per arricchire i pacchetti
e ricavare più soldi dei 900 milioni preventivati.
La Lega A ha chiesto a Infront di quantificare il realizzo di questo
pacchetto, ma in diversi hanno posto un veto: Milan, Inter, Juventus,
Roma, Lazio, Fiorentina e Napoli. Sostengono che i diritti delle
interviste sono individuali e non previsti dalla Legge
Melandri-Gentiloni. Ogni club dovrebbe fare la voltura alla Lega. Nella
sostanza i club hanno anche sottolineato che sono titolari di canali
tematici tv e/o internet che fanno delle interviste in allenamento e
prima o dopo gara uno dei contenuti di maggior richiamo per i tifosi che
così aggiungono sostanza alla sete di sapere già in buona parte
soddisfatta dalle gare in diretta e dalle prime interviste di Sky,
Mediaset, Dalia, Rai.
Di questo e della confezione dei pacchetti per la vendita dei diritti
si parlerà nell'assemblea che i presidenti hanno chiesto di convocare
al commissario Giancarlo Abete: si svolgerà forse mercoledì 17 maggio.
Infront ha domandato infatti di avere certezze entro venerdì 19. I
tempi si fanno stretti ed entro luglio dovrebbero essere confezionati i
pacchetti. Le decisioni dalle assemblee di categoria: la A non riconosce
più quella generale. Quanto a Infront, la Lega A vorrebbe girare il
contratto anche a proprio nome per una questione di obiettiva chiarezza
su tutti i... fronti. Ci lavorano i legali.
«Una lettera formidabile per infondatezza e distorsione dei fatti. I
toni sono inutilmente spiacevoli, ma accogliamo l'invito finale al
confronto, in un clima di obbligatorio buonsenso»: i presidenti della
Lega A ci mettono 15 righe, la sintesi e l'ironia dell'avvocato Leandro
Cantamessa per rispondere alle sei cartelle dei presidenti di B che si
sono affidati al legale Luca Ferrari che il giorno prima aveva fatto
recapitare parlando a nome dei club. Hanno preferito subito la via del
legale nonostante chi ha esperienza (esempio: Spinelli del Livorno) dica
ai colleghi che «il dialogo e toni non offensivi possano portare a una
soluzione».
Un'altra lettera per Abete: i presidenti domandano appoggio. Ferrari
sostiene che troppi affari sono già stati firmati insieme «per esempio
il contratto con l'advisor Infront» e la legge Melandri «parla di
organizzatore dei campionati che quindi è unico». Insomma «non potete
separarvi». Altrimenti verranno chiesti i danni. Alla Lega A e a
Beretta: «Non continuate ad operare». Reazione: «Figuriamoci se ci
fermiamo, ora che andiamo come treni».
Il presidente Maurizio Beretta: «Abbiamo
fatto altri passi nel processo di crescita e in un clima di concordia e
assoluta compattezza, alla presenza delle benvenute neopromosse Bari e
Parma, abbiamo formato un gruppo di lavoro e fissato un incontro con la
B, prima della nostra consueta riunione. Con me ci saranno Giovanni
Cobolli Gigli della Juventus, Claudio Lotito della Lazio, Rinaldo
Sagramola del Palermo e Tommaso Ghirardi del Parma. Non abbiamo mai
avuto intenzione di andare contro la B e contro nessuno. Cerchiamo di
creare e ottimizzare processi che portino alla crescita della A e della
B, con sicuri vantaggi per tutti».
Si parla di un accordo con la formazione di due Leghe: A (già nata)
e B, lavorando nello stesso palazzo di via Rosellini e tutelando i 30
dipendenti, offrendo loro nuove opportunità di sviluppo professionale.
Giorgio Perinetti del Bari di Vincenzo Matarrese: «Aderiamo alla Lega
A, sicuri di un buon accordo con la B».
Intanto si fanno anche conti speciali. Il ritorno della Juventus in
serie A nella scorsa stagione ha fatto balzare le entrate del nostro
campionato: 1,421 milioni di euro di cui 863 milioni da diritti tv e 185
dagli stadi, con un incremento del 34% sulla stagione precedente, quando
la Juve era in B. E' uno dei particolari che emerge dall'Annual Review
of Football Finance 2009 di Deloitte che ha analizzato i principali
indicatori economici del calcio europeo per il 2007/2008.
L'Italia comunque è lontana da quella Premiere League che ora cerca
di raggiungere come modello con i progetti della Lega A: l'Inghilterra
ha fatturato 2,4 miliardi di euro. Seconde e terze sono Spagna e
Germania: 1,438 milioni. Quarta l'Italia e quinta la Francia (0,999). Il
calcio in Europa ha un fatturato di 14,6 miliardi di euro, uno in più
rispetto all'anno precedente. In crescita le cinque maggiori Leghe che
insieme generano ricavi per 7,7 miliardi.
Deloitte ritiene che nel breve e medio periodo la crisi economica non
inciderà perché i contratti tv sono a lunga scadenza. Ma poi, se non
interverranno correttivi, saranno dolori. E qui torna in ballo il
deficit per gli alti stipendi ai calciatori. Le cinque Leghe maggiori
hanno speso per calciatori e tecnici 4,8 miliardi di euro, il 14% in più.
Ed è alla ribalta il progetto salary cap, cioè il tetto salariale per
le rose. Un'ipotesi in Italia formulata otto anni fa dall'avvocato di
Milano Salvatore Lo Giudice, vice presidente della Disciplinare, con il
libro «Il futuro del calcio: Salary Cap».
[06-06-2009]
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