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- ACEA FA ACQUA E PAOLO GALLO SI AGITA MA IL GALLO CEDRONE SI
CHIAMA CALTARICCONE: I VERI GIOCHI SI FARANNO QUANDO PARTIRÀ LA
PRIVATIZZAZIONE DELL'AZIENDA
Le acque rimangono agitate dentro Acea, l'utility capitolina
dell'energia e dell'acqua nella quale convivono il Comune di Roma e
Francesco Caltagirone (per gli amici Caltariccone).
Ieri il consiglio
di amministrazione ha discusso a lungo sulla spartizione delle deleghe
tra l'amministratore delegato Marco Staderini e il nuovo direttore
generale Paolo Gallo, il 48enne manager torinese strappato a Edison. La
riunione non è stata delle più tranquille se perfino il "Sole 24 Ore"
parla di "mal di pancia in Acea per l'arrivo di Gallo". Quest'ultimo
prenderà possesso delle sue funzioni a partire da lunedì e si è
presentato con la faccia agguerrita e con la voglia di mettere le mani
sul Piano industriale approvato a dicembre e sugli accordi sindacali per
il rilancio dell'azienda.
A fare le spese
dello sgomitamento di Gallo al quale sono state affidate le deleghe per
la gestione operativa dell'azienda, è Marco Staderini, il longilineo
ingegnere romano che nel dicembre 2009 è stato nominato amministratore
delegato in quota Casini-Caltagirone. A Roma sono in molti a pensare che
quest'uomo costantemente appiccicato al leader dell'Udc e genero di
Caltagirone, Pierfurby Casini, non sia un Superman del management, e che
debba la collezione delle cariche soprattutto al suo sponsor politico.
Resta il fatto che
con diversi incarichi ha attraversato i vertici dell'Inpdap, Rai,
Ferrovie dello Stato e altre aziende fino a planare in Acea dove convive
per adesso con il presidente Giancarlo Cremonesi, un uomo che nelle
parole e nei gesti tradisce la cultura del mattone.
Oggi il buon
Staderini incontrerà i sindacati che sono sul piede di guerra e vogliono
rimettere in discussione l'assetto della società, ma il mal di pancia
che è emerso ieri fa pensare che l'utility capitolina stia attraversando
ancora una fase di transizione.
I veri giochi si
faranno quando partirà la privatizzazione dell'azienda; fino a quel
momento Caltariccone, che decide di testa sua anche quando si tratta di
difendere uomini sponsorizzati dal genero Casini, starà a guardare, poi
tirerà le somme sulla testa del nuovo direttore Paolo Gallo e di
Staderini per piazzare un suo uomo al posto del polveroso Cremonesi.26-01-2011]
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BELLAVISTA
CALTAGIRONE NON DEVE SGOMBERARE...
L. G. "Il
Sole 24 Ore" - Francesco Bellavista Caltagirone non dovrà
"sgomberare" dal Porto di Imperia ma allo stesso tempo gli unici passi
che potrà compiere nel cantiere saranno quelli per la gestione
«dell'ordinaria amministrazione». Il Tar Liguria ha accolto a metà il
ricorso promosso dalla Porto di Imperia, la società partecipata al
33,33% dall'imprenditore romano attraverso la controllata Acquamare e
dal Comune di Imperia stesso, per l'annullamento dell'atto di decadenza
della concessione demaniale. In particolare, ha stabilito la sospensione
dell'ordine di sgombero previo pagamento di una cauzione di 20mila euro.
La ragione? Per
conoscere approfonditamente le motivazioni del dispositivo bisognerà
attendere la primavera, quando verrà depositata la sentenza anche nel
merito. Per quella data, probabilmente, Bellavista Caltagirone avrà
anche messo a punto il piano di ristrutturazione della sua AcquaMarcia,
oggi impegnata a riscrivere un nuovo piano industriale e a trattare con
le banche creditrici.
26-01-2011]
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ACEA: CALTAGIRONE
SALE AL 14,75%...
(ANSA) - Francesco Gaetano Caltagirone sale ancora nel
capitale di Acea, portandosi al 14,75% dal precedente 14,67%. Emerge dalle
comunicazioni del gruppo, in cui si legge che nel mese di dicembre
l'imprenditore capitolino, anche tramite società controllate, ha acquistato
azioni Acea per un controvalore di poco meno di 1,5 milioni di euro.
Caltagirone consolida così la propria posizione di secondo azionista
nell'utility romana, alle spalle del Comune di Roma che detiene il 51% del
capitale.13-01-2011]
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MPS: MUSSARI,
SALITA CALTAGIRONE E' UN BUON SEGNALE...
(Adnkronos) - Gli acquisti di azioni Mps fatti recentemente dal
vicepresidente della banca senese Francesco Gaetano Caltagirone,
diventato il primo azionista privato, sono "un buon segnale" per
l'istituto. "Direi di si', assolutamente si'", ha risposto oggi a Milano
a margine di una conferenza stampa il presidente della banca, Giuseppe
Mussari.18-01-2011]
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- LA NUOVA ACEA DI ALE-DANNO E CALTARICCONE CAMBIA PAGINA E
LOGO
Può un simbolo cambiare la faccia di un'azienda?
È questa la
domanda che si fanno le migliaia di dipendenti di Acea dopo la
presentazione del nuovo marchio che identificherà la multiutility romana
dell'acqua e dell'energia.
Mercoledì prossimo
il simbolo (piuttosto elementare e bruttino) sarà presentato al
consiglio di amministrazione della società dove saranno attribuite in
modo chiaro le deleghe al nuovo direttore generale Paolo Gallo.
Quest'ultimo avrà
il suo daffare per mettere un po' di quiete nell'azienda capitolina dopo
le polemiche scoppiate mercoledì scorso a causa di un articolo di
"Repubblica" che allargava anche all'Acea il fenomeno "Parentopoli".
Oggi sullo stesso giornale l'azienda contesta che esistano "fascicoli
parenti" e precisa che per quanto riguarda Acea Ato 2 (la controllata
che gestisce i servizi idrici a Roma) la trasparenza è stata assoluta.
Ciò non toglie che
sulla gestione del tandem Cremonesi-Staderini la bufera sia ancora in
corso come dimostra una curiosa polemica tra il senatore dell'Italia dei
Valori, Stefano Pedica, e il sindaco-azionista di Acea, Gianni Alemanno.
Il politico del partito di Di Pietro si è dimenticato che vicepresidente
di Acea Ato 2 è un certo Salvatore Doddi, che a Roma ha un ruolo per
nulla secondario proprio nel partito di Tonino Di Pietro.
Adesso l'azienda
di Alemanno e Caltariccone vuole voltare pagina e lo farà con il nuovo
marchio e con messaggi di fiducia ai dipendenti, 1.500 dei quali sono
stati generosamente e stranamente premiati alla fine dell'anno.21-01-2011
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BELLAVISTA
CALTAGIRONE LASCIA L'ALBERGO...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Cedere il Molino Stucky di Venezia?
Rinunciare al Villa Igiea di Palermo? Francesco Bellavista Caltagirone
si deve rassegnare, qualche pezzo pregiato lo dovrà valorizzare. O
almeno queste sarebbero le linee guida del patto che l'imprenditore
potrebbe firmare con le banche per trovare l'accordo di standstill sul
debito. La situazione non è certo delle più complicate, Acqua Marcia ha
un'esposizione di 900 milioni a fronte di un patrimonio stimato di 2,6
miliardi. Il nodo sarebbero piuttosto le scadenze, "mal tarate",
rispetto agli incassi.
Ecco perché
Bellavista Caltagirone ha deciso di affidarsi nelle mani dell'advisor
Rothschild che ieri alle 16 banche ha presentato per filo e per segno il
gruppo nel suo complesso. E ha promesso, per metà febbraio, un nuovo
piano industriale che porti alla dismissione di alcuni asset non
strategici, come il settore turistico alberghiero o quello aeroportuale.
D'altro canto, Acqua Marcia avrà ancora le attività portuali sulle quali
concentrarsi.17-01-2011
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- ALE-DANNO,
ULTIMO GIRO: SE ACEA DEVE ESSERE PRIVATIZZATA (CALTARICCONE SMANIA), LA
CENTRALE DEL LATTE DEVE TORNARE IN MANO PUBBLICA
Il sindaco dalle scarpe ortopediche Gianni Alemanno marcia spedito verso
il futuro.
Dopo aver imbarcato nella nuova Giunta un paio di nuovi personaggi come
il geronzino Carmine Lamanda e il presidente delle Acli Gianluigi De
Palo che cammina con i sandali di San Francesco, il buon Alemanno se ne
frega altamente dell'ira di Gasparri e degli altri ex-amici del Pdl che
gridano al tradimento "umano e politico".
Adesso il primo
cittadino sente che questa è la prova d'appello oltre la quale c'è solo
il rischio di vedere confermata dai romani l'immagine di peggior sindaco
nella storia della Capitale. Il percorso da seguire nelle prossime
settimane è tracciato e ha scadenze precise. Tra il 9 e il 10 febbraio
al Palazzo dei Congressi dell'Eur si terranno gli Stati Generali, una
kermesse alla quale lavora da mesi uno staff segreto di 13 persone
guidate dal barbuto Paolo Glisenti, che costituirà l'occasione per
lanciare il Piano Strategico di Sviluppo e il Comitato Promotore
Olimpiadi 2020.
Su questo secondo
capitolo oggi Alemanno dichiara di voler impegnare la faccia un po'
scalfita dalle ultime vicende, e non conferma la presidenza del Comitato
a Gianni Letta che - dice in modo misterioso - "sarà coinvolto ma penso
ad un imprenditore e ho in testa un nome". In città c'è chi come Aurelio
Regina spera di poter occupare quella poltrona anche se prima
dell'ultima crisi il sindaco lo ha messo (tra i mugugni e la
disapprovazione di molti imprenditori) a capo dell'Auditorium di Roma.
E come Regina ci
sperano anche Luigino Abete e Megalò-Malagò, ma è probabile che salti
fuori un nome nuovo suggerito da quei poteri forti che vogliono passare
dalle parole ai fatti. E i fatti si dovranno palesare su tre problemi
prioritari. Il primo è la pulizia delle municipalizzate dove
l'immondizia di Parentopoli ha rischiato di mandare in una discarica
politica la Giunta di centrodestra. Il secondo problema è la
privatizzazione di Acea, un capitolo che sta particolarmente a cuore a
Caltariccone, l'editore-banchiere-assicuratore romano che ancora venerdì
ha razzolato in Borsa altre azioni dell'utility capitolina per aumentare
il suo peso dentro l'azienda.
I rumors che
girano intorno all'Acea fanno capire che nei prossimi giorni si
potrebbero alzare siparietti curiosi sulla gestione della società
dell'acqua e dell'energia, ma Caltariccone è stufo di scandaletti
giornalistici e vuole schiacciare l'acceleratore per controllare in modo
definitivo la gestione della società.
C'è infine un
terzo problema che è segnato con bella evidenza sulla nuova agenda di
Alemanno e riguarda la Centrale del Latte. Se Acea deve essere
privatizzata, la Centrale del Latte, venduta nel '98 per 80 miliardi a
Sergio Cragnotti e poi ricomprata da Calisto Tanzi e Parmalat, deve
tornare in mano pubblica. Su questo punto Alemanno sembra voler spingere
sull'acceleratore e - come ha scritto "La Stampa" - ha intenzione di
riprendersi entro gennaio il controllo della società. Dovrà però
vedersela con le sentenze della Cassazione perché finora la Parmalat
guidata adesso da Enrico Bondi non sembra aver alcuna intenzione di
restituire il 75% della Centrale del Latte.
Sarà una battaglia
dura, anzi durissima, ma sono questi i capitoli sui quali il sindaco
dalle scarpe ortopediche vuole dimostrare ai poteri forti di meritarsi
la prova d'appello.
17-01-2011]
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CREMONESI EROE DEI
DUE MONDI - PRESIDENTE DELLE ROMANE ACEA E CAMERA DI COMMERCIO, FINANZIA
IL CONCERTO DI BAGLIONI E LE CONFERENZE CORTINESI (A CENTINAIA DI
CHILOMETRI DAL MERCATO DI RIFERIMENTO), PER FARE UN FAVORE AL SUO
SPONSOR ALE-DANNO E AI SUOI AMICI CISNETTOS - PAGATI PURE GLI INCONTRI
COL VATICANO, CHE HA UN DEBITO DI 50 MILIONI CON LA MUNICIPALIZZATA - MA
ORA IL COLLEGIO DEI SINDACI E CALTA-RICCONE NON CI STANNO PIÙ: DAL
PROSSIMO ANNO NIENTE PIÙ CORTINA, E NIENTE PIÙ REGALI PER GLI AMICI
Daniele Autieri
per "la Repubblica-Roma"
«Il Comune non ha
speso un euro per il concerto di Capodanno», parola del sindaco di Roma.
Alemanno ha ragione perché a sponsorizzare la performance dei Fori
Imperiali con Claudio Baglioni saranno la Camera di Commercio (che
pagherà quasi 400mila euro) e Acea, due realtà diverse ma con un
elemento in comune: il presidente Giancarlo Cremonesi, fortemente voluto
dal primo cittadino della Capitale.
Ed è sull´asse
Alemanno-Cremonesi che la multiutility dell´elettricità e dell´acqua ha
riscritto la politica delle sponsorizzazioni trasformandosi in una longa
manus del Campidoglio e foraggiando eventi utili all´immagine del
Comune.
Questo è accaduto
nella manifestazione CortinaIncontra, organizzata ogni estate nella
cittadina ampezzana da Enrico e Iole Cisnetto, dove Acea è sponsor, e
sia Cremonesi che Alemanno sono ospiti fissi e graditissimi. Il collegio
dei sindaci di Acea ha sollevato dubbi sul valore di questa
sponsorizzazione, all´interno di un evento distante centinaia di
chilometri dal mercato di riferimento della multiutility, e ha richiesto
più volte al presidente Cremonesi di affidare a una società di
consulenza specializzata il compito di verificarne l´effettivo ritorno
economico. Purtroppo la richiesta è caduta nel vuoto perché la risposta
al collegio dei sindaci non è nei numeri ma nell´interesse politico e
nei legami clientelari.
Cisnetto è
vicinissimo ad Alemanno e ha strappato un contratto triennale di
consulenza con la Fiera di Roma. Sua moglie Iole si muove con
dimestichezza nelle sale del Campidoglio e insieme al marito ha una
società, la Belle Arti Percorsi Culturali, che è arrivata a fatturare
oltre 3 milioni di euro. Da questo avamposto muovono le pedine della
kermesse ampezzana che, grazie ai buoni offici del sindaco Alemanno,
sbarcherà a febbraio nella Capitale con una nuova edizione nella quale
quasi sicuramente Acea farà la sua parte.
Del resto, questo
è il metodo di gestione aziendale che il presidente Cremonesi ha imposto
ai piani alti del gruppo di piazzale Ostiense; un sistema capillare che
ha portato la società quotata a sovvenzionare iniziative inutili per il
suo business: dalla manifestazione "Roma si libra" della Federlazio,
alla squadra di basket di Rieti, fino all´osservazione tramite web cam
di un nido di falchi pellegrini.
Ma non è tutto,
perché nella lista degli eventi c´è anche il vertice Ibac, la riunione
di businessman organizzata nel maggio scorso da Gianni Alemanno in
Campidoglio, o la celebrazione dell´80° anniversario della firma dei
Patti Lateranensi. In questo caso Acea è stata main sponsor, nonostante
il Vaticano continui a non pagare all´azienda la fornitura dell´acqua
con un debito pregresso che si aggirerebbe ormai intorno a 50 milioni di
euro. Ma i rapporti con la Santa Sede sono fondamentali per quegli
equilibri romani di cui Acea è uno degli strumenti più efficaci.
Un sistema
vincente e ben oliato, costruito sull´asse di ferro Alemanno-Cremonesi.
Almeno fino ad oggi, perché chi ha assistito alle ultime riunioni del
cda è pronto a giurare che il primo azionista privato, Francesco Gaetano
Caltagirone, è stufo e ha già lanciato il suo ultimatum: dal prossimo
anno niente più Cortina, e niente più regali per gli amici.
30-12-2010]
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. ACEA VA DA
SOLA, IL NODO DEI POTERI DI GALLO...
G. Dos. per il "Corriere
della Sera" - Dopo lunghe trattative e una serie di annunci
adesso c'è l'accordo firmato: la joint venture tra Acea e Gdf Suez si
scioglie. Finisce così l'alleanza tra l'ex municipalizzata romana e il
colosso francese (con l'advisor Banca Leonardo). Che esce dalle attività
in comune nell'elettricità, mantenendo in sostanza il controllo delle
società di produzione elettrica e lasciando ad Acea l'attività di
distribuzione.
Il gruppo francese
resterà comunque come terzo socio di Acea, con una quota del 10,5%dietro
al Comune di Roma, il cui 51%in futuro potrebbe scendere al 30%(in base
al decreto Ronchi) e a Francesco Caltagirone, che ha recentemente
incrementato la sua partecipazione portandola al 14,67%. Lo scioglimento
si completerà entro il primo trimestre 2011. Ma già mercoledì 22 è
previsto un consiglio di amministrazione che dovrà definire il piano
industriale 2011-13 tenuto conto del nuovo scenario. Ma soprattutto
all'ordine del giorno potrebbero esserci anche le deleghe al nuovo
direttore generale Paolo Gallo.
Una questione che
potrebbe creare qualche tensione, sia per la volontà dell'amministratore
delegato Marco Staderini di mantenere saldo il controllo sulla
strategia, sia per i possibili cambiamenti nelle prerogative dei
direttori di area. Dovrà essere poi valutata la posizione del presidente
Giancarlo Cremonesi, che dopo essere stato designato al vertice della
Camera di commercio romana, potrebbe decidere di lasciare in occasione
della prossima assemblea di bilancio.20-12-2010
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A TRIESTE,
NESSUNO CONSIGLIERE DI AMMINISTRAZIONE POTEVA PENSARE CHE DOPO AVER
INVESTITO CENTINAIA DI MILIONI DENTRO GENERALI, IL CALTA POTESSE FARE
DELL'AUTOLESIONISMO ATTRAVERSO IL SUO GIORNALE
In due giorni Caltagirone ha cambiato colore.
Ieri mattina il suo viso solitamente abbronzato è sbiancato dopo la
lettura di un breve trafiletto pubblicato sul "Messaggero", il giornale
di sua proprietà che serve come cassa di risonanza per le escursioni del
costruttore dentro il mondo della finanza e delle assicurazioni.
Nelle pagine
dell'economia si leggeva che le Generali di cui il Calta è
vicepresidente e dove possiede 5,7 milioni di titoli, avrebbero chiuso
il bilancio di quest'anno con un utile intorno a 1,6 miliardi di euro,
inferiore a quanto il mercato si aspetta dalla Compagnia di Trieste.
Chi ha letto
l'articolo ha capito subito che l'autore del pezzo era Rosario Dimito,
un giornalista molto prudente e ben informato. La reazione della Borsa è
stata immediata e il titolo è crollato di oltre il 3% tra lo sconcerto
dei consiglieri di amministrazione della Compagnia che in quel momento
si trovavano riuniti nella sede di piazza Venezia. Caltariccone ha
spiegato subito che si trattava di un semplice incidente e i membri del
Consiglio hanno tirato un sospiro di sollievo scambiandosi qualche
battuta ironica.
Nessuno di loro
poteva infatti pensare che dopo aver investito centinaia di milioni
dentro Generali, il Calta potesse fare dell'autolesionismo attraverso il
suo giornale.
E alle 11 in punto è partita una nota nella quale si è precisato che il
risultato operativo di fine anno si aggirerà intorno a una forchetta tra
3,6 e 4,2 miliardi di euro.
Sembrava finita lì
e il Consiglio, riunito nella sala appena restaurata a piazza Venezia,
si è dedicato ai temi della governance e a salutare Paolo Vagnone, il
nuovo manager che guiderà la Compagnia sul mercato italiano,
fortissimamente voluto da Geronzi, così gli risolve qualche milione di
problemi con gli assicurati italiani; poi ha preso atto della risposta
che partirà oggi per l'Isvap (l'Autorità di vigilanza delle
assicurazioni) con una lettera nella quale le Generali confermano la
volontà di attenersi alle nuove procedure e all'informativa dovute nei
confronti dell'organo di controllo.
In realtà per
Caltariccone l'incidente del "Messaggero" ha una coda imbarazzante che
arriva oggi dal quotidiano "MF" dove si legge a piena pagina: "Generali,
scoppia il caso Caltagirone".
Il giornale gli ributta addosso con grande evidenza l'articoletto di
ieri mattina. Quanto basta per farlo arrossire.17-12-2010]
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ACEA:
CALTAGIRONE SALE AL 14,67%...
(ANSA) - Francesco Gaetano Caltagirone sale ancora nel
capitale di Acea, portandosi al 14,67% dal precedente 14,12%. Emerge
dalle comunicazioni della Consob, in cui si legge che nel mese di
novembre l'imprenditore capitolino, anche tramite società controllate,
ha acquistato azioni Acea per un controvalore di poco più di 8 milioni
di euro. Caltagirone consolida così la propria posizione di secondo
azionista nell'utility romana, alle spalle del Comune di Roma che
detiene il 51% del capitale. 14-12-2010]
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LE ACROBAZIE DELL´ACEA PER SOTTRARSI AI CONTROLLI...
Roberto Mania per "la
Repubblica - Roma" - «Ora si capisce meglio lo stop and go
del sindaco Gianni Alemanno sulla privatizzazione di Acea...». La frase
velenosa rimbalza da giorni negli ambienti imprenditoriali e finanziari
capitolini. Ma non solo. Perché, per quando Acea sia, come è stato
detto, "la Mediobanca romana" dove si intrecciano tutti i grandi giochi
di potere, è anche vero che l´ex municipalizzata sta sul mercato, è in
Borsa, deve rispondere a determinati requisiti di trasparenza. Insomma
non è solo un´azienda romana controllata da un azionista pubblico (il
Comune). Parentopoli è un colpo pesantissimo per il gruppo guidato dalla
coppia Giancarlo Cremonesi (presidente) e Marco Staderini
(amministratore delegato).
Perché i dubbi
sono tanti di fronte al fatto che in un´impresa non proprio dalle
performance brillanti il costo per il personale sia cresciuto nel 2009
di 65 milioni rispetto all´anno precedente. Basti pensare, come
dimostrano Emilio Barucci e Federico Pierobon nel loro "Stato e mercato
nella Seconda Repubblica" (il Mulino), che l´incremento del giro di
affari delle utilities quotate in Borsa «non si è riflesso in un aumento
dei dipendenti».
Dunque, dati alla
mano, c´è un´anomalia Acea. E i dubbi, allora, dovrà scioglierli forse
la magistratura. Ma pure il mercato ha bisogno di qualche chiarimento.
La recente nomina del direttore generale Paolo Gallo serve anche a
mettere ordine proprio nella gestione inefficiente dell´ultima stagione,
a fare pulizia nella jungla delle consulenze e collaborazioni varie.
«Fuori dall´Acea le cattive abitudini della politica!», tuonò solo
qualche mese fa Francesco Gaetano Caltagirone, primo azionista privato
(con circa il 13 per cento) di Piazzale Ostiense. Bene, approvato il
piano triennale, non resta che accelerare la strada che porta alla
privatizzazione. Sempre meglio di Parentopoli..14-12-2010]
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IL FALLIMENTO DI ALE-MAGNO
Non si sbaglia dicendo che Francesco Gaetano Caltagirone (per gli amici
Caltariccone) è semplicemente furibondo per la "parentopoli" che ha
messo sottosopra il Campidoglio.
Per il 67enne
costruttore-editore-banchiere-assicuratore romano il polverone sollevato
dalla politica delle assunzioni facili del sindaco dalle scarpe
ortopediche, Gianni Alemanno, non è soltanto una delusione, ma la
conferma di una convinzione già maturata durante la gestione di
WalterEgo Veltroni.
C'è ancora chi
ricorda quando all'inizio di ottobre di due anni fa Francolino entrò con
il viso tirato a un convegno del MontePaschi di Siena, per sferrare un
duro attacco nei confronti della città dove "c'è il rischio forte che
nascano favelas come nelle capitali del Sudamerica". In quell'occasione
Alemanno, che nell'aprile dello stesso anno era stato eletto sindaco con
783mila voti, prese a gongolare sulla sedia e disse di aver ereditato
un'amministrazione "che era un limone spremuto".
A distanza di due
anni salta fuori che a spremere il limone il nuovo sindaco ci ha messo
del suo arruolando eserciti di famigli e di ex-fascisti verso i quali ha
elargito piaceri come fossero prezzi da pagare. Dalle colonne del
"Messaggero" il buon Calta ha dato fuoco alle polveri picchiando con
articoli vistosi sull'Atac e l'Ama, le due municipalizzate dei trasporti
e della monnezza che adesso sono finite nel mirino della magistratura.
Forse Caltariccone
non ha previsto che l'incendio di parentopoli si sarebbe esteso fino
all'Acea, la municipalizzata dell'energia e dell'acqua nella quale ha
investito un sacco di soldi e si ritrova primo azionista privato. A
lambire questa azienda che muove 1,5 miliardi l'anno ci ha pensato per
primo il "Sole 24 Ore" con un articolo della giornalista Laura Serafini
che ha fatto l'elenco dei parenti e degli amici assunti prima del 2008.
Qualcuno pensa che a buttare l'occhio su Acea sia stato lo stesso
Caltagirone, desideroso di rinfrescare l'aria dentro la società di
piazzale Ostiense, ma questa è un'interpretazione troppo ardita.
A onor del vero il
Calta già nell'aprile di quest'anno ha rilasciato dichiarazioni pesanti
sulla gestione "deludente di un'azienda che è stata pubblica per quasi
un secolo e dove ci sono cattive abitudini", e a queste parole ha
aggiunto: "Acea ha bisogno di un'iniezione di cultura privata, ovvero di
un grosso intervento sui costi e sull'efficienza". Purtroppo da parte
del sindaco dalle scarpe ortopediche la privatizzazione dell'azienda,
annunciata più volte, è rimasta lettera morta e questo ritardo ha
contribuito a deteriorare i rapporti con il primo imprenditore della
Capitale.
Non a caso alla
presentazione della Fondazione per le Olimpiadi, avvenuta poche
settimane fa, il Calta non si è fatto vedere, ma di fronte al "fango"
della parentopoli capitolina cerca di tenere al riparo la "sua" Acea.
Lui sa bene che là dentro bisogna usare le forbici per tagliare le
cordate e gli sprechi. Stenta a capire perché ci siano oltre 30 addetti
soltanto per la comunicazione, e gli sfugge la ragione per cui negli
ultimi giorni è stato affidato il rifacimento del logo di Acea.
Sono piccoli
problemi sui quali dovrà muoversi a partire dal 1° gennaio il nuovo
direttore generale, Paolo Gallo, inserito come un cuneo tra il
presidente Cremonesi e l'amministratore delegato Marco Staderini. Nella
ricerca di efficienza per evitare che Acea sia "napoletanizzata" il
Calta non ha più tempo per indulgere al sindaco dalle scarpe
ortopediche.
Quest'ultimo si
era illuso di governare la città all'interno dei poteri forti che vanno
dall'editore-costruttore e passano per Cesarone Geronzi, Pierfurby
Casini e Massimo D'Alema, al quale è stato concesso di inserire Andrea
Peruzy tra i consiglieri di Acea. Il disegno è saltato e il buon
Alemanno, preoccupato che la tempesta si sposti dalle municipalizzate
alla lobby del Campidoglio, deve difendersi da quella che Galli della
Loggia ha bollato ieri come "una prova di inettitudine e malgoverno".[13-12-2010]
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- LA GENEROSITÀ DI CREMONESI, BOSS DI CAMERA DI COMMERCIO E DELL'INDEBITATISSIMA ACEA,
SEMBRA AVER LASCIATO PERPLESSI GLI AZIONISTI, PRIMO FRA TUTTI
CALTARICCONE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il cantante
Claudio Baglioni farà tappa il 17 dicembre a New York nella tournée "One
World 2010" che lo porterà nelle Americhe, in Cina, Giappone, Australia
e in Europa.
Il faticoso tour
di Baglioni sarà interrotto dal concerto di Capodanno ai Fori Imperiali
organizzato dal sindaco dalle scarpe ortopediche, Gianni Alemanno.
Quest'ultimo durante la presentazione dell'evento in Campidoglio ha
tenuto a precisare che il Comune non spenderà i 250mila euro impiegati
l'anno scorso per la performance di Antonello Venditti.
I costi saranno
sulle spalle della Camera di Commercio e di Acea, due realtà capitoline
guidate da Giancarlo Cremonesi. La generosità di Cremonesi sembra aver
lasciato perplessi gli azionisti di minoranza di Acea, primo fra tutti
quel Caltariccone che si sforza di mettere a frutto il suo investimento
nell'utility capitolina tagliando i costi e rinnovando il management".
06-12-2010]
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UN
GALLO PER L'ACEA
L'ufficio che gli hanno preparato a piazzale Ostiense
dove si trova il quartier generale di Acea è ampio e
luminoso, ma il nuovo direttore generale della utilitiy
capitolina dovrà aspettare fino a mercoledì. Quel giorno
il consiglio di amministrazione della società
controllata dal Comune e da Caltagirone (per gli amici
Caltariccone) esaminerà il piano industriale 2011-2013 e
poi scioglierà la riserva sull'uomo che avrà le redini
operative dell'azienda.
GAETANO CALTAGIRONE
Dentro l'azienda c'è molta attesa perché sarà lui a
usare la scure per rimettere a posto il bilancio di una
società che invece di essere una gallina dalle uova
d'oro si trova in fondo alla classifica delle
municipalizzate dell'acqua e dell'energia.
In
Acea sono in molti a fare il tifo per la candidatura
interna di Andrea Bossola, l'ingegnere fiorentino che
lavora dal gennaio 1999 ed è responsabile dell'Area
Industriale Idrica, ma questa ipotesi si scontra con la
volontà degli azionisti (primo fra tutti il Calta) di
trovare un manager esterno che sappia rimettere in corsa
la società senza guardare in faccia nesuno e affronti il
nodo degli esuberistimati in 500 unità. Che questa sia
l'intenzione degli azionisti forti è apparso chiaro
quando hanno affidato ai consulenti di Eric Salmon il
compito di individuare il profilo del nuovo direttore
generale.
A
forza di "cacciare teste" tra i manager più esperti del
settore, la rosa dei candidati si ridotta a quattro nomi
che nell'ultima settimana si sono ridotti a due con
l'esclusione del dirigente interno Bossola. La scelta e'
ormai tra Vincenzo Cannatelli ex-Enel (adesso in Ntv con
Luchino di Montezemolo), e Paolo Gallo, amministratore
delegato di Edipower, la societa' milanese controllata
al 50% da Edison.
Questa carica Gallo l'ha assunta nel 2008 e il suo
curriculum suona bene alle orecchie di chi vorrebbe un
manager esperto e di prestigio. Meno bella e' apparsa la
richiesta di un compenso annuo da 900mila euro, ma lo
scoglio non sembra insuperabile. E mercoledi' pomeriggio
sara' quasi certamente lui a sedersi nell'ufficio
spazioso di piazzale Ostiense .
30.10.10 |
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"Scajola
indagato per il porto di Imperia. I pm: associazione a
delinquere. "Nel registro anche Bellavista Caltagirone:
operazione corretta. La procura contesta che non sia
stata indetta una gara pubblica per l'aggiudicazione dei
lavori. I costi delle opere a mare sono lievitati dagli
iniziali 30 milioni a circa 140" (Corriere, p. 13).
Colpa delle mareggiate.
[22-10-2010]
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- BINGO PER CALTA! SENZA CFREMONESI POTRÀ RIVOLTARE COME
UN GUANTO ACEA - IL CEMENTO CEMENTIFICA LA NUOVA
GENERAZIONE DI CALTAGIRONE E DI PESENTI
Finalmente Caltagirone, per gli amici Caltariccone, ha
fatto bingo! Questa mattina alle 9 e' finita la penosa
telenovela della Camera di Commercio di Roma e il suo
uomo, Giancarlo Cremonesi, e' diventato presidente.
In
un colpo solo il Calta ottiene cio' che voleva
liberandosi dell'uomo che in Acea ha dimostrato di fare"
acqua" e di avere poca "energia" nella gestione della
municipalizzata capitolina, e stringe in modo ancora
piu' serrato il rapporto con il sindaco dalle scarpe
ortopediche, Gianni Alemanno.
Adesso l'imprenditore-banchiere-editore dovra' rivoltare
come un guanto Acea ed e' probabile che in questa
operazione un ruolo importante venga assegato al figlio
Francesco Junior che finora ha preferito il cemento alle
beghe del Campidoglio.
Francesco aveva 26 anni quando papà Calta gli mise in
mano Cementir, l'azienda che prima apparteneva alle
Partecipazioni Statali. Allora - era il 1994 - il giro
d'affari della società era sui 200 milioni, mentre
adesso sfiora il miliardo. Il 41enne Francesco Jr. non è
un personaggio da copertina, detesta i salotti e per
trovare una sua intervista bisogna risalire all'agosto
di tre anni fa quando su "Il Mondo" dimostrò di avere le
idee piuttosto chiare.
"L'Italia - disse in quell'occasione - è un paese
imballato, prigioniero della burocrazia e delle
minoranze prepotenti. Certe volte sembra un reality
show: la gara è chi la spara più grossa. Perfino la
Turchia ci potrebbe insegnare tanto".
Ed
è proprio sulla Turchia che l'erede del patriarca romano
ha puntato le sue carte con successo. Ciò non gli ha
fatto perdere di vista la realtà italiana ed è notizia
di oggi che la sua Cementir (così scrive "MF") ha
comprato 14 impianti di produzione del calcestruzzo per
un valore di 8,5 milioni.
Dall'altra parte del tavolo il figlio di Caltariccone si
è ritrovato Carlo Pesenti, classe 1963, un altro erede
di un impero. La novità è che tra la famiglia romana del
Calta e quella di Bergamo dei Pesenti non c'è mai stato
un grande feeling e quando nella primavera del 2008
Cementir aveva comprato fino al 2% del capitale di
Italcementi, poi si era liberata del pacchetto
rivendendolo sul mercato in sei mesi.
La
differenza tra i due giovani manager non è soltanto nei
comportamenti privati e nella dialettica piuttosto forte
che contrappone Carlo Pesenti al padre Giampiero, ma
anche nella visione che hanno dell'editoria. Per Calta
Junior questo argomento è materia di Azzurra, la sorella
che ha sposato Pierfurby Casini, mentre all'erede
Pesenti i giornali interessano ma senza passare per un
padrone delle ferriere come vorrebbe il padre Giampiero.
20.09.10 |
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3
- IMPERIA, CHE BRUTTO PANORAMA PER BELLAVISTA
CALTAGIRONE: ANCHE LA CORTE DEI CONTI ACCENDERÀ UN FARO
SUL NUOVO PORTO PER CAPIRE LA LIEVITAZIONE DEI COSTI DA
30 A 145 MILIONI, E IL FONDAMENTO DELLE ACCUSE SUI DANNI
AMBIENTALI
Vestito in modo impeccabile ma con l'aria un po'
dimessa, questa mattina Francesco Bellavista
Caltagirone, cugino del Caltariccone editore-banchiere,
ha varcato la soglia del Comune di Imperia dove
l'aspettava il sindaco per un incontro a porte chiuse.
Per l'imprenditore romano che negli anni delle cronache
rosa si infilava al Casinò di Montecarlo con l'aria del
Grande Gatsby, agosto è stato un mese molto travagliato.
La ragione è da cercare nella grana scoppiata intorno al
nuovo porto di Imperia dove la società Acquamare di
Caltagirone è incappata in una serie di guai.
Eppure quando fu lanciata l'iniziativa del nuovo porto
per 800 posti barca, Francesco Bellavista e
l'ex-ministro dell'aeroporto di Albenga, Sciaboletta
Scajola, si squagliavano nell'orgoglio. Il nuovo porto
avrebbe dovuto dare una spinta fondamentale al settore
della nautica e Scajola ne affidò il progetto a un suo
fedelissimo, l'architetto Emilio Morasso che a
Ferragosto ha tagliato la corda per il mancato pagamento
della parcella da 500mila euro.
Non è solo questo il fastidio dell'imprenditore romano,
grande e generoso amico della defunta Maria Angiolillo e
titolare del Gruppo Acqua Marcia che gestisce alberghi
in Sicilia e immobili di pregio nella Capitale.
Anche la Corte dei Conti accenderà un faro sul nuovo
porto per capire la lievitazione dei costi da 30 a 145
milioni, e il fondamento delle accuse sui danni
ambientali.
4
- E CALTA-RICCONE GODE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti
che mentre Francesco Bellavista Caltagirone passa i suoi
guai con il Porto di Imperia, il "cugino buono e ricco",
suocero di Pierfurby Casini, ha goduto come un pazzo
quando giovedì scorso ha letto i giornali francesi.
Su
uno di questi ("Aujourd'hui en France") è apparsa a
caratteri cubitali la notizia che GDF Suez, socio di
Caltagirone in Acea, ha gonfiato le fatture degli utenti
francesi. Secondo le testimonianze raccolte dal giornale
la società avrebbe inviato a casa di poveri vecchietti
fatture con un aumento da un anno all'altro di oltre il
40%".31-08-2010]
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SALINI
E CALTAGIRONE (LEONARDO) SI INCONTRANO AL LARGO ...
Dal "Giornale" - Tempo di sole e di
mare. Uno dei lidi più frequentati dai romani durante il
weekend è sicuramente l'Argentario. Tra Capalbio, Porto
Ercole e Porto Santo Stefano sembra concentrarsi una
buona fetta degli importanti costruttori (e non solo)
romani.
Così a bordo
degli yacht ormeggiati si conoscono tutti: Pietro Salini
che si riposa dopo l' acquisizione della maggioranza
della Todini costruzioni, Leonardo Caltagirone che si
gode il meritato successo di Parco Leonardo nella
capitale, il banchiere d'affari Federico Scrocco
contento per le prime sinergie tra Bank of America e
Merrill Lynch e Paola Santarelli neo cavaliere del
lavoro sul suo «Lancelot». Non mancava anche l'ex
presidente della Confindustria e di Fiat Luca di
Montezemolo, circondato in barca da molti bambini e un
po' stanco per il nuovo impegno imprenditoriale, che per
ritrovare nuove energie sta per diventare nuovamente
papà.
23.07.10 |
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MENTRE MUSSARI SI PERDERÀ NEI MEANDRI DELL'ABI, ALLE SUE SPALLE SENTIRÀ
IL FIATO SEMPRE PIÙ INSISTENTE DEL CALTARICCONE CHE IERI RIDEVA
DA VERO PADRONE
Non c'è alcun dubbio: l'Assemblea dell'Abi che si è svolta ieri
al Palazzo dei Congressi dell'Eur è stata un rito assolutamente
inutile e fastidioso per i banchieri arrivati da tutte le parti
d'Italia.
Qualcuno
dovrebbe mettere al riparo il Presidente Giorgio Napolitano da
queste cerimonie faticose che cominciano a maggio con le
assemblee di Confindustria e di Banca d'Italia, e proseguono
fino alla noia con le Relazioni delle varie Authority. Nemmeno
la presenza di Mario Draghi è riuscita a sollevare un minimo di
attenzione.
Il
Governatore, che probabilmente si è già pentito di aver
partecipato alla cena di giovedì scorso nella trattoria
"Vespa-Iannini" a Trinità dei Monti, ha letto con voce neutra il
suo intervento di 12 paginette senza volare alto e aggiungere
quel pizzico di "vision" che si aspetta in un momento di grande
incertezza.
Il torpore
dei banchieri si è ridestato soltanto quando Draghi è arrivato
alla pagina 9 del suo discorsetto e ha parlato dei test che
saranno pubblicati tra una settimana e sui quali, come scrive
oggi Orazio Carabini sul "Sole 24 Ore", lo stress e l'attesa
appaiono esagerati.
All'uscita
dal Palazzo dei Congressi l'unico personaggio sorridente e
loquace è stato Francesco Gaetano Caltagirone (per gli amici
Caltariccone), che a differenza degli altri banchieri fuggiaschi
si è intrattenuto con i giornalisti rompendo ancora una volta
quel profilo di uomo riservato e silenzioso che gli è stato
ritagliato nel corso degli anni. Qualcuno ha pensato che a
renderlo così amabile sia l'acquisto che sta facendo ogni giorno
di azioni Acea, l'azienda municipalizzata di Roma nella quale la
sua quota è salita ieri al 13,1% sopravanzando i francesi di Gaz
de France.
In realtà
non è questo sacrificio a rendere garrulo il costruttore,
editore, assicuratore e banchiere capitolino. Certo, se continua
di questo passo quel tesoretto di 1,5 miliardi che lo ha
collocato l'anno scorso all'11° posto nella classifica dei
paperoni italiani, rischia di assottigliarsi e di ridurlo in
povertà, ma la ragione vera della soddisfazione che trasudava
dai suoi pori va cercata nella nomina del calabrese Giuseppe
Mussari alla presidenza dell'Abi.
Per
Caltagirone il Mussari romanizzato negli uffici di Palazzo
Altieri dove ha sede l'associazione, rappresenta un semaforo
verde per incidere sempre di più su MontePaschi, la banca di cui
il boccoluto Mussari rimane presidente e nella quale
Caltariccone siede come vicepresidente e primo azionista
privato.
D'ora in
avanti il 48enne avvocato calabrese Mussari che ha fatto una
carriera folgorante nuotando tra le amicizie della sinistra
senese, dovrà dedicare anima e corpo a risvegliare l'Abi
mettendo a frutto quella capacità di relazioni che lo ha portato
a sostituire il triste Faissola. Di questa capacità potrà
avvantaggiarsene anche lo stesso Caltagirone, ma le sue
attenzioni saranno rivolte soprattutto a far girar meglio la
macchina di MontePaschi che nei mesi scorsi non ha esitato a
criticare.
A Rocca
Salimbeni l'uomo di riferimento diventa Antonio Vigni, l'attuale
direttore generale che ha fatto la sua carriera nella banca
dall'età di 19 anni e non a caso tra ieri e oggi ha rilasciato
due interviste al "Wall Street Journal" e al settimanale "Il
Mondo".
Vigni
dichiara di essere orgoglioso della nomina di Mussari all'Abi, e
difende il suo piano strategico che finora ha portato a 2.600
sportelli e a tagliare 3.500 dipendenti. Con il suo stipendio da
1,9 milioni di euro l'anno sarà lui d'ora in avanti il
riferimento principale per gli azionisti e per la Fondazione che
nel 2005 ha dovuto digerire il tremendo boccone di Antonveneta e
continua ad essere nel mirino degli analisti per la sua
debolezza patrimoniale.
Ma non è
solo, perché mentre il boccoluto Mussari si perderà nei meandri
dell'Abi, alle sue spalle sentirà il fiato sempre più insistente
del Caltariccone che ieri rideva da vero padrone
17.07.10 |
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12-
CALTAGIRONE SALE AL 13,1% DEL CAPITALE ACEA...
(ANSA) -
Francesco Caltagirone ritocca al rialzo la sua partecipazione in
Acea, raggiungendo il 13,1% della società del capitale. In una
comunicazione si legge che Caltagirone, attraverso una società
controllata - la Finanziaria Italia spa - ha acquistato nel mese
di giugno nuove azioni per un totale di 12,162 milioni di euro.
Nell'ultima comunicazione ufficiale Caltagirone era a quota
12,99% del capitale. 15-07-2010]
|
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STORIE
DI CARTA E DI CEMENTO – BARBACETTO FA BARBA E CAPELLI ALLA
DIRETTORA “DIAMANTOVA” D’ALESSIO, PIAZZATA A “IO DONNA” DAL
DUPLEX SCARPARO & SMONTEZEMOLATO, CHE DOPO AVER INCORONATO
AFFETTUOSAMENTE LA FIGLIA DEL DITTATORE UZBEKO, ORA SCODELLA IL
FIDANZAMENTO TRA BELLAVISTA CALTAGIRONE E BEATRICE COZZI PARODI
SENZA MAI FARE CENNO AGLI INTERESSI DELLA COPPIA NELLA
CEMENTIFICAZIONE DEL PORTO DI CIVITAVECCHIA (E NON SOLO)…
Gianni Barbacetto per "il
Fatto Quotidiano"
Prosegue
la serie "grandi lezioni di giornalismo" del magazine femminile
del "Corriere della Sera" diretto da Diamante D'Alessio. "Io
donna", infatti, nel numero di domani ci regalerà un'imperdibile
intervistina a Beatrice Cozzi Parodi, alias "la signora dei
porti". Uno scoop: la signora infatti, fotografata come fosse la
regina di Giordania, rivela all'intervistatrice, Maria Luisa
Agnese, di essersi fidanzata. E con chi?
Con
Francesco Bellavista Caltagirone, il padrone del gruppo Acqua
Marcia. Una bella coppia, indubbiamente: Beatrice Cozzi Parodi
ha ereditato dal padre costruttore la Parodi; e dal marito
scomparso nel 2004 il gruppo Cozzi, molto attivo nella
cementificazione delle coste liguri, a partire da quelle di
Ponente (Bordighera, Ventimiglia...), presidiate da un grande
amico di Beatrice, il distratto Claudio Scajola.
Ora, la
sua unione romantica con Bellavista Caltagirone più che un
fidanzamento è una joint venture: i due stanno infatti
costruendo insieme il porto turistico di Civitavecchia e
minacciano di non fermarsi lì. Perché "da mio marito ho
ereditato l'amore per il territorio", dice Beatrice. E l'amore,
si sa, consuma. Infatti è grande il consumo di territorio del
gruppo Cozzi Parodi, e più grande è diventato da quando è
alleato con Acqua Marcia (porto d'Imperia).
Ma non di
cemento si parla su "Io donna", per carità, bensì d'amore. La
scelta è stata dell'ineffabile Diamante D'Alessio, chiamata
Diamantova da quando ha pubblicato, qualche settimana fa,
un'imbarazzante intervista a Gulnara Karimova, trentacinquenne
figlia del feroce dittatore uzbeko Islam Karimov, presentata
come "mamma, cantante pop, poetessa, stilista, e amica delle
grandi firme". Io donna, da quando è gestito da Diamantova,
viene chiamato "il frigo vuoto". Sempre meglio di Style,
sedicente magazine maschile del Corriere della sera, che durante
la direzione D'Alessio si era guadagnato la definizione di
"giornale per collezionisti (di elicotteri)". 02-07-2010]
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CALTA-SHOPPING IN ACEA – IL COSTRUTTORE ARRIVA AL 13% DELLA
MUNICIPALIZZATA E SI AVVICINA ALLA PACE CON GDF - SUL PIATTO CI
SAREBBERO 500MLN€ FRANCESI E LA SEPARAZIONE DEI BUSINESS TRA I
SOCI: A GDF-SUEZ LA PRODUZIONE IN CAMBIO DI UN COINVOLGIMENTO DI
ACEA NEL NUCLEARE ITALIANO (ALLEANZA CON LA TEDESCA E.ON)…
Luca Fornovo per "la
Stampa"
Da Generali
ad Acea, non si ferma lo shopping dell'imprenditore Francesco
Gaetano Caltagirone. Ieri si è appreso che il costruttore romano
ha aumentato ancora la sua quota in Acea, portandola vicino al
13% e consolidando la sua posizione di secondo azionista
nell'utility romana, dietro al Comune di Roma (51%) e davanti al
gruppo francese Gdf Suez che, secondo quanto emerge dal sito
della Consob, ha il 10,024%.
I nuovi
acquisti in Borsa dell'imprenditore emergono dalle comunicazioni
Consob sulle partecipazioni rilevanti, in cui si legge che
Caltagirone, tramite società controllate, dal 1° al 31 maggio
scorso ha investito in titoli Acea poco meno di 30 milioni di
euro. Successivamente, ha comprato altre quote, che l'hanno così
portato vicino al 13% di Acea.
Caltagirone, che è anche vice presidente delle assicurazioni
Generali e della banca Monte dei Paschi, continua a puntare su
Acea perché sembra convinto che nella municipalizzata capitolina
ci sia ancora del valore inespresso in parte perché la joint
venture con i francesi di Gdf-Suez non ha portato i frutti
sperati, e poi perché nell'azienda ci sarebbero ancora
inefficenze nella gestione che potrebbero essere sanate.
Proprio
l'alleanza con i francesi sembra ora vicina a un punto di
svolta. Tra Acea e Gdf-Suez è in corso un delicato contenzioso,
in cui l'utility romana accusa i francesi di aver violato
l'esclusiva nella jv Acea-Electrabel. Quel che è certo è che il
ricorso a un arbitrato internazionale per risolvere la
controversia è una soluzione che viene scongiurata sia da Acea
che dai francesi.
Secondo
indiscrezioni, Gdf-Suez potrebbe mettere sul piatto 500 milioni
per sanare la controversia e rinnovare gli accordi sulla
produzione, trading e vendita di energia.
Le diplomazie finanziarie sono già al lavoro. Rothschild, per
conto del Comune di Roma e Mediobanca per Acea, sono gli advisor
già nominati per occuparsi degli aspetti finanziari.
L'ipotesi
di accordo, su cui si sta lavorando, prevede di dare più spazio
ai francesi, come richiesto dalla stessa Gdf-Suez, nella
produzione di energia. In cambio i soci francesi potrebbero
coinvolgere Acea nel nucleare italiano, consentendole di entrare
nell'alleanza che Gdf-Suez ha appena stretto con l'utility
tedesca E.On.
L'asse degli
azionisti italiani, Comune di Roma-Caltagirone, avrebbe invece
la supervisione delle attività dell'acqua di Acea e della
distribuzione di energia elettrica e gas. Dopo i violenti
battibecchi di inzio anno tra soci italiani e francesi, ora la
soluzione sembra più vicina.
Di fatto
quest'accordo sarebbe una sorta di divorzio consensuale con una
separazione abbastanza netta degli asset di Acea tra i soci
francesi e quelli italiani di Acea. Già lunedì 5 luglio potrebbe
esserci un Consiglio d'amministrazione per chiarire come si sta
evolvendo il negoziato tra gli azionisti. Ma probabilmente la
quadra dell'intesa non verrà raggiunta prima dell'autunno.
[16-06-2010]
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CALTA-SHOPPING IN ACEA – IL COSTRUTTORE ARRIVA AL 13% DELLA
MUNICIPALIZZATA E SI AVVICINA ALLA PACE CON GDF - SUL PIATTO CI
SAREBBERO 500MLN€ FRANCESI E LA SEPARAZIONE DEI BUSINESS TRA I
SOCI: A GDF-SUEZ LA PRODUZIONE IN CAMBIO DI UN COINVOLGIMENTO DI
ACEA NEL NUCLEARE ITALIANO (ALLEANZA CON LA TEDESCA E.ON)…
Luca Fornovo
per "la
Stampa"
Da Generali ad Acea, non si ferma lo shopping dell'imprenditore
Francesco Gaetano Caltagirone. Ieri si è appreso che il
costruttore romano ha aumentato ancora la sua quota in Acea,
portandola vicino al 13% e consolidando la sua posizione di
secondo azionista nell'utility romana, dietro al Comune di Roma
(51%) e davanti al gruppo francese Gdf Suez che, secondo quanto
emerge dal sito della Consob, ha il 10,024%.
I nuovi acquisti in Borsa dell'imprenditore emergono dalle
comunicazioni Consob sulle partecipazioni rilevanti, in cui si
legge che Caltagirone, tramite società controllate, dal 1° al 31
maggio scorso ha investito in titoli Acea poco meno di 30
milioni di euro. Successivamente, ha comprato altre quote, che
l'hanno così portato vicino al 13% di Acea.
Caltagirone, che è anche vice presidente delle assicurazioni
Generali e della banca Monte dei Paschi, continua a puntare su
Acea perché sembra convinto che nella municipalizzata capitolina
ci sia ancora del valore inespresso in parte perché la joint
venture con i francesi di Gdf-Suez non ha portato i frutti
sperati, e poi perché nell'azienda ci sarebbero ancora
inefficenze nella gestione che potrebbero essere sanate.
Proprio l'alleanza con i francesi sembra ora vicina a un punto
di svolta. Tra Acea e Gdf-Suez è in corso un delicato
contenzioso, in cui l'utility romana accusa i francesi di aver
violato l'esclusiva nella jv Acea-Electrabel. Quel che è certo è
che il ricorso a un arbitrato internazionale per risolvere la
controversia è una soluzione che viene scongiurata sia da Acea
che dai francesi.
Secondo indiscrezioni, Gdf-Suez potrebbe mettere sul piatto 500
milioni per sanare la controversia e rinnovare gli accordi sulla
produzione, trading e vendita di energia.
Le diplomazie finanziarie sono già al lavoro. Rothschild, per
conto del Comune di Roma e Mediobanca per Acea, sono gli advisor
già nominati per occuparsi degli aspetti finanziari.
L'ipotesi di accordo, su cui si sta lavorando, prevede di dare
più spazio ai francesi, come richiesto dalla stessa Gdf-Suez,
nella produzione di energia. In cambio i soci francesi
potrebbero coinvolgere Acea nel nucleare italiano, consentendole
di entrare nell'alleanza che Gdf-Suez ha appena stretto con
l'utility tedesca E.On.
L'asse degli azionisti italiani, Comune di Roma-Caltagirone,
avrebbe invece la supervisione delle attività dell'acqua di Acea
e della distribuzione di energia elettrica e gas. Dopo i
violenti battibecchi di inzio anno tra soci italiani e francesi,
ora la soluzione sembra più vicina.
Di fatto quest'accordo sarebbe una sorta di divorzio consensuale
con una separazione abbastanza netta degli asset di Acea tra i
soci francesi e quelli italiani di Acea. Già lunedì 5 luglio
potrebbe esserci un Consiglio d'amministrazione per chiarire
come si sta evolvendo il negoziato tra gli azionisti. Ma
probabilmente la quadra dell'intesa non verrà raggiunta prima
dell'autunno.
[16-06-2010]
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- CALTAGIRONE (PER GLI AMICI CALTARICCONE) STA PROSEGUENDO LA
SUA MARCIA SULL'ACEA: ACCORDO CON I SOCI FRANCESI DI ACEA E DI
SOSTITUIRE AL PIÙ PRESTO IL VERTICE DELL'UTILITY CAPITOLINA
Avviso ai naviganti:"Si avvisano i signori naviganti che
Francesco Gaetano Caltagirone ( per gli amici Caltariccone) sta
proseguendo la sua marcia sull'ACEA, la municipalizzata romana
che dovra' essere privatizzata in base al Decreto Ronchi (il
ministro di AN che da pochi giorni ha rotto i rapporti con il
suo vecchio amico Alemanno).
AZZURRA
Come Dagospia nella sua infinita miseria aveva previsto,
l'intenzione del costruttore-banchiere è di trovare un accordo
con i soci francesi di Acea e di sostituire al più presto il
vertice dell'utility capitolina".
[16-06-2010]
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ECCO IL GOLF TARGATO CALTA...
A due passi da Roma si potrà giocare a golf nel nuovo percorso
ideato dal gruppo Leonardo Caltagirone. Ieri nella capitale il
sottosegretario allo sport Rocco Crimi ha benedetto
l'iniziativa, spiegando che «il golf è uno sport divertente,
educa all'onestà e permette di prevenire molte patologie,
soprattutto per il sistema cardiovascolare».
Il nuovo percorso per i golfisti si chiama «Terre dei Consoli
golf club», è firmato da uno dei più rinomati progettisti di
questo sport a livello mondiale, Robert Trent Jones jr, ed è
situato a Monterosi sul tracciato dell'antica via Francigena. Il
campo prevede, alla fine dei lavori, diciotto buche, per quasi
sette chilometri di lunghezza, studiate appositamente per poter
ospitare gare di livello internazionale, nove buche executive
course, una golf academy, una club house, una spa attrezzata,
una foresteria e, in una fase successiva, un albergo. (PdN)
10.06.10 |
ACQUA
MARCIA «STACCA» 300 MILIONI DI AZIONI GRATUITE...
M. Ger.
per il "Corriere della Sera" - L'aumento di capitale è
imponente: da 200 a 500 milioni. E per di più gratuito. La
«Società dell'Acqua Pia Antica Marcia» (Sapam) di Francesco
Bellavista Caltagirone varerà l'operazione entro l'estate e farà
felici i circa 150 soci, quasi tutti superstiti dell'epoca in
cui il titolo era quotato in Borsa.
Per la
verità qualcuno si aspettava un dividendo straordinario al posto
dell'assegnazione gratuita. In ogni caso si tratterebbe di
briciole perché il controllo (99%) è saldamente in mano al
sistema di holding riconducibili all'imprenditore romano.
Sui
motivi dell'operazione la società non ha voluto commentare. Così
non è stato possibile appurare se all'origine della
ricapitalizzazione gratuita fino a 500 milioni ci possa essere
una rivalutazione degli immobili. Oppure se sia una conseguenza
contabile di quel riassetto societario e organizzativo avviato
lo scorso anno, prima nelle finanziarie lussemburghesi e poi in
Italia, con una serie di fusioni. L'obiettivo era creare una
struttura con una holding di vertice e quattro subholding
dedicate ai business del gruppo. E allo stesso tempo riportare
in Italia la gestione operativa «nazionalizzando» le finanziarie
estere.
L'ultimo sviluppo di questo piano è stata l'incorporazione in
Sapam di Acqua Marcia Italia cui è seguito un aumento di
capitale gratuito da 89 agli attuali 200 milioni «pescando»
dalla riserva disponibile che si riduceva così a 112 milioni di
euro. Nel frattempo il consiglio di amministrazione ha approvato
il bilancio 2009 ma non sono stati diffusi i risultati.
«Chiuderemo con un utile di qualche milione di euro- aveva detto
Caltagirone un mese fa -. La crisi l'abbiamo sentita,
soprattutto per qualche albergo al Sud, ma ci ha giovato la
diversificazione del nostro business. Il 2010 dovrebbe essere
migliore». Acqua Pia Antica Marcia è attiva nei settori
immobiliare, turistico-alberghiero, diportistico-portuale e
aeroportuale.
10.06.10 |
GENERALI: CALTAGIRONE ACQUISTA AZIONI PER 7,2 MLN....
(Adnkronos)
- Francesco
Gaetano Caltagirone continua a comprare azioni di Assicurazioni
Generali. Il consigliere di amministrazione della compagnia
triestina, secondo quanto emerge dai filing model a Borsa
Italiana, nei giorni scorsi ha acquistato titoli della societa'
per 7,2 milioni di euro. Il 20 maggio ha comprato 100 mila titoli
a 14,37 euro per azione e il giorno successivo 400 mila azioni a
14,43 euro.
02.06.10 |
|
1- QUALCOSA
NON FUNZIONA NEI RAPPORTI TRA ALEMANNO E CALTAGIRONE
Qualcosa non funziona nei rapporti tra il sindaco dalle scarpe
ortopediche, Gianni Alemanno, e Francesco Gaetano Caltagirone (per
gli amici Caltariccone). Che i rapporti non fossero improntati
all'idillio era chiaro nel momento in cui il costruttore-banchiere
romano ha smesso di guardare alla sua collezione di cariche e di
medaglie antiche che raccatta sui mercatini di Londra e di Parigi.
Dopo aver
appoggiato i glutei sulle poltrone di Montepaschi e Generali, il
Calta ha messo gli occhi sull'Acea, la multiutility controllata
dal Comune che nel 2009 ha peggiorato il bilancio di oltre il 128%
con una perdita di 52,5 milioni. Al suocero di Pierfurby Casini
questa voragine provoca un enorme fastidio; non a caso ha
aumentato la sua quota azionaria dentro la società per prenderne
il timone e rimetterla sulla via del profitto.
Per
schiarire le idee al sindaco, Caltariccone oggi gli ha mandato
dalle colonne del "Messaggero" un avvertimento quanto mai
opportuno. Il giornale spara infatti un'intera pagina
sull'intenzione di Alemanno di assumere altri 2.000 dipendenti a
tempo indeterminato oltre i 25.322 già esistenti. L'esercito del
personale costa 1 miliardo e 200mila euro all'anno e, come fa
osservare "Repubblica", è spropositato rispetto agli 8.500
dipendenti del Comune di New York dove la popolazione è di tre
volte superiore.
Il povero
Caltariccone inorridisce di fronte a questo arruolamento che cade
mentre il Campidoglio ha un buco di 10 miliardi e a Palazzo Chigi
stanno pensando di vendere perfino la tappezzeria per fare un po'
di cassa.
Per
aggiungere un po' di sale alla clamorosa denuncia, il "Messaggero"
raccoglie anche le dichiarazioni di Marcello Claric, il docente
della Luiss che è considerato uno dei massimi esperti di pubblico
impiego, il quale senza mezzi termini definisce un'assurdità le
intenzioni del Campidoglio.
Come in un
passaparola automatico ecco che arriva anche "Repubblica" con una
analisi accurata di Giovanna Vitale dove si elencano i buchi delle
numerose società controllate dal Comune. Perdono tutte a rotta di
collo, a cominciare dall'Ente Eur dove Alemanno ha sistemato il
suo amico Roberto Mancini.
Perde
quattrini anche l'Ama, salvata per un pelo dal fallimento e dove
il sindaco ha piazzato l'altro vecchio amico Franco Panzironi, ma
soprattutto a perdere è l'Acea, la società che invece di essere un
gioiello nel business dell'energia e dell'acqua, appare agli occhi
di Caltariccone una moneta vecchia e polverosa. 02.06.10
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acqua
marcia a CIVITAVECCHIA - Non soltanto i lavori della lista,
dai ministeri alle case dei politici, dal Palazzo dei
congressi dell´Eur per conto della Protezione civile alle
sedi delle suore di Madre Teresa. nell´inchiesta che ruota
attorno al duplex Balducci-Anemone spunta scajola: dopo il
porto della ’sua’ Imperia, scajola si occupa del nuovo porto
turistico della città laziale sempre con la La società Porto
del Tirreno, joint venture tra l´Acqua Marcia di Francesco
Caltagirone Bellavista e il gruppo Cozzi Parodi
gabriele isman per La Repubblica-Roma
Non
soltanto i lavori della lista, dai ministeri alle case dei
politici, dal Palazzo dei congressi dell´Eur per conto della
Protezione civile alle sedi delle suore di Madre Teresa. I
nomi dei personaggi dell´inchiesta che ruota attorno
all´imprenditore Diego Anemone spuntano anche nei progetti
edilizi a Civitavecchia.
«Gli
amici del Salaria Sport Village sono disposti a realizzare
un project financing per la cittadella dello sport e poi
donarla al Comune. Li ho visti a cena venti giorni fa». È
l´ottobre del 2009. A parlare è Giovanni Moscherini, sindaco
di Civitavecchia eletto in una lista civica. La frase esce
durante una cena in un ristorante romano con alcuni
imprenditori interessati a investire nel nord del Lazio. Ci
sono tanti progetti in ballo, dal nuovo porto turistico, a
nuove cubature a nuovi patti territoriali legati a
commercio, sanità e nuove residenze.
Il
nuovo porto turistico, in particolare, ha già echi di nomi
al centro delle ultime inchieste. Nel 2008 la società Porto
del Tirreno ha vinto la gara per il rifacimento del vecchio
porto della cittadina, bombardato nel ‘43. Il piano è
ambizioso: sono previsti banchine e attracchi per yacht
lunghi fino a 180 metri con fondali di 12, oltre a 30 mila
metri cubi tra 100 appartamenti in vendita e 18 stanze
d´hotel e un´area commerciale da costruire in quello che era
l´arsenale progettato nel 1660 da Bernini.
La
società Porto del Tirreno è una joint venture tra l´Acqua
Marcia di Francesco Caltagirone Bellavista e il gruppo Cozzi
Parodi. Quest´ultimo è guidato da Beatrice Cozzi Parodi,
presidente di area Pdl fino a poco tempo fa della Camera di
Commercio di Imperia, la città di cui è stato sindaco
Claudio Scajola. Nella cittadina ligure Acqua Marcia e
gruppo Cozzi Parodi hanno anche realizzato il nuovo attracco
turistico, storico pallino dell´ex ministro. E Angelo
Balducci fu il capo della commissione incaricata dei
collaudi delle nuove banchine.
A
Civitavecchia, però, oltre al binomio Acqua Marcia-Cozzi
Parodi, al bando del nuovo porto turistico avrebbero voluto
partecipare anche altri imprenditori del consorzio Luigi
Olivieri: qualcuno di loro era alla cena in cui Moscherini
parlò degli "amici del Salaria Sport Village". «Per la gara
del porto romano avevamo costituito un´associazione
temporanea di imprese - racconta Arturo Parenti, titolare
della San Giovanni srl - «C´eravamo noi, la Vams Engineering
dell´ingegner Marcello Saraca e il gruppo Pio Guaraldo spa.
Improvvisamente, però, dopo molti ritardi nell´elaborazione
e nella consegna dei progetti, Saraca lasciò la nostra Ati e
le due copie della raccomandata finale per partecipare al
bando andarono misteriosamente perse. Così noi non potemmo
partecipare. Peccato: era un affare da 70-80 milioni di
euro» racconta Parenti.
E
proprio Saraca è uno dei nomi che compaiono nella lista dei
lavori eseguiti dalla ditta Anemone. Un caso? E forse è pura
coincidenza che una figlia di Pietro Tidei (oggi
parlamentare ed ex sindaco di Civitavecchia) sia una
collaboratrice del notaio Gianluca Napoleone. La Guardia di
Finanza sta cercando carte anche all´Agenzia delle entrate
di Civitavecchia. 17-05-2010]
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DOVE
VUOLE ARRIVARE CALTA-RICCONE? - fa il costruttore,
l’immobiliarista, il finanziere, l’editore di giornali, il
banchiere. HA SBORSATO PIÙ DI 700 MLN IN UN ANNO PER
ARRIVARE AL VERTICE DELLE GENERALI DEL SUO COMPAGNO DI
MERENDA GERONZI – Se non fosse per i pm di Roma, che ai
primi di aprile hanno chiesto il suo rinvio a giudizio per
la scalata alla Bnl del 2005 (quella dei furbetti), il
trionfo sarebbe completo - IL SEGRETO DEL CALTA-SUCCESSO È
UN TRADING FRENETICO IN BORSA E GIRANDOLE SOCIETARIE, ANCHE
A SPESE DEI PICCOLI AZIONISTI… Vittorio Malagutti
per "L'espresso"
Francesco Gaetano Caltagirone fa il costruttore,
l'immobiliarista, il finanziere, l'editore di giornali, il
banchiere e l'assicuratore. Controlla cinque società quotate
in Borsa, tra cui Cementir e Vianini. È azionista di peso
della terza banca italiana, il Monte dei Paschi di Siena. E
giusto un paio di settimane fa è diventato anche
vicepresidente delle Assicurazioni Generali, un gradino
sotto il nuovo chairman Cesare Geronzi. Un salto di qualità,
hanno subito salutato la notizia analisti e commentatori in
coro.
E lo
stesso Caltagirone, di solito assai parco di parole in
pubblico, ha lasciato trasparire la sua personale
soddisfazione concedendo alla stampa qualche dichiarazione
un po' più incisiva del solito sui suoi programmi. Del tipo:
"Generali punti su Est e Asia", come hanno riassunto i
giornali.
FANCIULLA
Qualche motivo per festeggiare in effetti ci sarebbe.
L'ascesa al vertice del gruppo del Leone, di cui era già
socio influente e amministratore, rappresenta la definitiva
consacrazione nel ruolo di 'potere forte' per un
imprenditore che solo pochi anni orsono faticava a liberarsi
della fastidiosa etichetta di 'palazzinaro romano'.
Di
più. La nomina dell'ingegnere, classe 1943, erede di una
dinastia di costruttori partiti dalla Sicilia un secolo fa,
servirebbe a fare da contrappunto alla tradizionale
influenza di Mediobanca sulla compagnia triestina,
ricchissimo scrigno del capitalismo nazionale.
Così,
se il nuovo presidente Geronzi è espressione innanzitutto
dell'istituto che fu di Enrico Cuccia, il suo vice
Caltagirone fa riferimento in primo luogo al nucleo di
grandi investitori privati che vede schierati in prima linea
la De Agostini guidata da Lorenzo Pellicioli, Leonardo del
Vecchio di Luxottica, i soci veneti della finanziaria Ferak
con gli alleati piemontesi della Fondazione Crt.
Questa
lettura, ovviamente, non troverà mai conferme dai diretti
interessati. Tantomeno dal costruttore romano. Che però, per
il solo fatto di essere in qualche modo contrapposto a un
peso massimo come Geronzi, ha visto crescere alla grande il
suo già notevole peso specifico.
GAETANO E AZZURRA CALTAGIRONE - copyright Pizzi
Questione d'immagine, più che altro. Perché grazie ai suoi
giornali ('Il Messaggero' di Roma, 'Il Mattino' di Napoli,
'Il Gazzettino di Venezia', la free press 'Leggo') e a una
rete di rapporti politici che va da Berlusconi al Pd
passando per il centro (sua figlia Azzurra ha sposato il
leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini) il riservatissimo
Caltagirone gode da un pezzo di grande influenza nei palazzi
del potere. A cui, adesso, si aggiunge anche la medaglia al
valore della vicepresidenza Generali. Se non fosse per i pm
di Roma, che ai primi di aprile hanno chiesto il suo rinvio
a giudizio per la scalata alla Bnl del 2005 (quella dei
furbetti), il trionfo sarebbe completo.
Dalla
speculazione immobiliare su su fino ai cieli dell'alta
finanza: una carriera di successo annaffiata da un
gigantesco patrimonio personale. Caltagirone? "L'uomo più
liquido d'Italia", cantano da anni i sempre più numerosi
biografi più o meno ufficiali. E via con le cifre, sempre
difficili da verificare. Un miliardo di euro, due, tre.
Tutto cash. Fantastico.
In
effetti, chi mette sul piatto nel giro di un anno almeno 700
milioni (ma forse di più) giusto per togliersi lo sfizio di
sedersi al tavolo di comando delle Generali, può a buon
diritto candidarsi al club dei Paperoni d'Italia. Alle
spalle, ma distanziato di poco, dei soli Berlusconi, Ferrero
e Benetton.
Classifiche a parte, di certo si può dire che Caltagirone
governa il suo impero dall'alto di una montagna di soldi. Ma
a ben guardare la sorpresa più grande è un'altra. Tutto quel
denaro, centinaia e centinaia di milioni di euro, si muove
di continuo. Scorre, rimbalza da un angolo all'altro dello
smisurato organigramma del gruppo. Decine di societa, spesso
semplici srl con capitale sociale di poche migliaia di euro,
si passano l'un l'altra titoli e contante. Soprattutto
azioni Generali. E poi Monte dei Paschi.
Ovvero
i due gruppi finanziari in cima alle preferenze
dell'immobiliarista romano. Tutto in famiglia. Caltagirone
compra, Caltagirone vende. Caltagirone vince, Caltagirone
perde. Le operazioni risultano intestate a un piccolo
esercito di sigle: VM 2006, Quarta Iberica, Echetlo, Finced,
Ical, Costedil, Viafin, Capitolium, Pantheon 2000, Rofin, e
molte altre ancora.
A che
serve questo gran via vai, questo gioco di sponda
milionario? Vantaggi fiscali, perché il trading produce
anche perdite che servono ad abbattere il carico d'imposte.
Senza contare che, con tutte quelle compravendite
incrociate, alla fine diventa difficile fare chiarezza sul
mandante esatto degli acquisti.
Insomma, sembra proprio la strategia ideale per tenere alla
larga i curiosi. E, ovviamente, anche gli avversari.
Caltagirone, però, come detto, controlla anche cinque
società quotate in Borsa: la holding Caltagirone spa, la
Caltagirone editore a cui fanno capo i giornali, la Cementir
e, infine, le imprese di costruzioni Vianini industria e
Vianini lavori. Ai prezzi correnti, e dopo i forti ribassi
degli ultimi tre anni, il gruppo vale oltre 1,2 miliardi. E,
fatto importante, è popolato di centinaia di investitori:
piccoli azionisti e fondi.
Così,
alla fine, si scopre che anche loro, i soci di minoranza,
finiscono per essere coinvolti nella girandola di acquisti
diretta da Caltagirone insieme a un gruppo ristretto di
amministratori di fiducia. Una pattuglia di fedelissimi
capitanata da Mario Delfini (da mezzo secolo nel gruppo),
Albino Majore, Fabio Gera.
Un
esempio pratico. Il costruttore romano punta dritto sulle
Generali. Fa man bassa di acquisti in Borsa. Ma ad
appoggiare la scalata sono scese in campo anche società
controllate o partecipate dalla Caltagirone editore, la
stessa che possiede il 'Messaggero', il 'Mattino' e così
via. Che cosa c'entra il business dell'editoria con la
scalata al Leone di Trieste? A prima vista poco o nulla.
Eppure, come risulta dai documenti ufficiali, a partire dal
2007 la Caltagirone editore ha investito decine di milioni
in azioni della compagnia assicurativa. Diversificazione di
portafoglio? Un modo come un altro per impiegare la
consistente liquidità in cassa?
Può
darsi. Va detto, però, che vengono comprati solo titoli
Generali e Monte dei Paschi, ovvero i due gruppi nel mirino
di Caltagirone, azionista di maggioranza nonché presidente
della società editoriale. Sembra una diversificazione, come
dire, piuttosto 'mirata'. Di più. Le azioni rimbalzano da
una sigla all'altra. A volte fanno andata e ritorno nel giro
di pochi mesi. Sono affari da decine di milioni di cui
all'osservatore esterno sfugge la logica economica.
Vediamo, in estrema sintesi, com'è andata. Nel 2007 la
Finced, una finanziaria controllata al 100 per cento dalla
Caltagirone editore, investe circa 37 milioni in Generali.
L'anno dopo vende gli stessi titoli a Rofin 2008, un'altra
società che fa capo al gruppo Caltagirone (per il 30 per
cento alla stessa Caltagirone editore). È un affare in
perdita: la minusvalenza si aggira intorno a 2,6 milioni.
Niente paura. Di lì a poco, siamo sempre nel 2008, Finced
torna in pista e compra 1,8 milioni di titoli della
compagnia assicurativa con base a Trieste. Rofin 2008,
invece, spende quasi 30 milioni per rilevare un pacchetto di
1,2 milioni di Generali. Chi vende? Questa volta è la
Capitolium, controllata da Caltagirone in persona.
Altro
giro altra corsa. Nel 2008 Finced investe più di 32 milioni
nel Monte dei Paschi. Dura poco. Nel 2009 Finced ha già
venduto tutto. Solo che nel frattempo le quotazioni della
banca senese sono calate di molto. E allora l'operazione si
chiude in perdita per oltre 12 milioni. Anche Rofin nel 2009
è andata in rosso per oltre 20 milioni per effetto della
vendita, con minusvalenze milionarie, del pacchetto di
titoli Generali comprato giusto un anno prima. Operazioni
come questa, ovviamente, lasciano il segno nel bilancio
della Caltagirone editore, che è costretta a sopportare i
risultati negativi della controllata Finced e della
partecipata Rofin. Morale della storia: la società editrice
ha chiuso il 2009 con una perdita consolidata di 39 milioni.
I
conti in rosso scontano la crisi generalizzata dell'editoria
e il crollo dei ricavi pubblicitari. Sul risultato, però,
incide anche il trading di Borsa. La negativa gestione
finanziaria del gruppo pesa per oltre 16 milioni, quasi la
metà delle perdite totali. Senza contare che risorse per
decine di milioni sono andate a finanziarie i raid in Borsa
invece dell'attività caratteristica, cioè i giornali, che
nel corso del 2009 hanno proclamato lo stato di crisi con
tagli e prepensionamenti per decine di dipendenti. D'altra
parte, come confermano i bilanci degli ultimi anni, la
liquidità del gruppo viene gestita in modo piuttosto
singolare.
E
FANCIULLA
A fine
2009 in cassa al gruppo editoriale c'era un vero tesoro:
oltre 280 milioni cash. Due anni fa erano addirittura 440
milioni, in gran parte frutto del collocamento in Borsa dei
titoli della società, che risale addirittura al 2000.
Quell'operazione fruttò circa 630 milioni. Ebbene, come sono
stati investiti tutti questi soldi? Semplice, in gran parte
restano fermi, depositati in banca. Solo che nel frattempo i
tassi d'interesse sono precipitati e così pure il rendimento
dei conti correnti. Compresi quelli accesi a nome della
Caltagirone editore, che l'anno scorso ha incassato 3,7
milioni contro i 18,7 milioni del 2008.
Poco
male. Restano in cassa, comunque, oltre 200 milioni pronti
per essere investiti. Nei giornali, forse. O magari nel
prossimo raid di Borsa. La solita Finced è già partita in
avanscoperta. All'inizio di quest'anno ha comprato un
pacchetto di 500 mila Generali. Giusto qualche settimana
prima che a Trieste Caltagirone si accomodasse sulla
poltrona di vicepresidente. 11-05-2010]
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3-
L'ECCITAZIONE DI CALTARICCONE E LA TRIANGOLAZIONE
ROMA-TRIESTE-MILANO DI CESARONE GERONZI: MEDIOBANCA SI
ASSEDIA MEGLIO DA PIAZZA CORDUSIO
Se fosse stato per lui Francesco Gaetano Caltagirone che
ormai tutti chiamano Caltariccone, avrebbe dedicato
l'edizione di oggi del "Messaggero" soltanto alle Generali
dove è entrato come vicepresidente.
Il
giornale dedica comunque la prima pagina dell'economia ai
risultati del trimestre approvati ieri dalla Compagnia e
titola trionfalmente: "Generali, conti trimestrali col
turbo". Ci crede il Calta al Leone assicurativo dove ha
investito 700 milioni di euro per guadagnarsi una poltrona
di prima fila accanto al suo amico storico Cesarone Geronzi.
E ieri dopo il Consiglio che ha approvato i conti, il Calta
e i top manager di Trieste ridevano felici.
La
scelta di Milano e non di Trieste per la presentazione dei
risultati è stata dettata soprattutto dalla presenza nel
capoluogo della comunità finanziaria e dei giornalisti che
storcono la bocca quando pensano di dover arrivare nel
capoluogo del Friuli con i treni che marciano ancora alla
stessa velocità dei tempi di Radetzky.
Questo
incubo è condiviso anche da Cesarone Geronzi che fin
dall'inizio si è detto preoccupato per la triangolazione
Roma-Trieste-Milano imposta dal nuovo incarico. Nella
Capitale è già pronto al terzo piano del palazzo in piazza
Venezia l'ufficio che affaccia sull'Altare della Patria e si
trova esattamente di fronte a quello di Assonime dove lavora
Stefano Micossi. A Milano la sede delle Generali è a piazza
Cordusio, proprio di fronte al quartier generale di
Alessandro Profumo, ed è qui che Cesarone pensa di
concentrare la sua attività.
In
fondo Perissinotto e Balbinot sono due giovanotti efficienti
e dalle gambe veloci che oltre alla voglia di meritarsi la
medaglia e lo stipendio, hanno dalla loro anche il vantaggio
dell'età. E quindi spetterà a loro correre al soglio di
piazza Cordusio per evitare al 74enne banchiere di Marino di
affaticarsi troppo.
Non la
pensava così Antoine Bernheim al quale ieri i consiglieri di
Generali hanno riconosciuto alcuni benefit tra cui
l'usufrutto della bella casa a Venezia e un ufficio nella
sede che la Compagnia ha a Parigi fin dal 1832, l'anno
successivo alla nascita delle Generali.
A
differenza del vecchio patron francese, Geronzi si è
tagliato lo stipendio portandolo a 3,3 milioni l'anno
rispetto ai cinque del suo predecessore. Nonostante questo
immenso sacrificio, anche lui ieri sorrideva contento vicino
ai due alani Perissinotto e Balbinot e al direttore generale
Raffaele Agrusti.
Ancora
una volta ha ripetuto che sta imparando il mestiere
dell'assicuratore e a sorpresa ha tirato fuori un delizioso
libretto con la copertina rossa che Einaudi ha pubblicato
nel 1988 con il titolo "Relazioni". L'autore è nientemeno
che Franz Kafka, lo scrittore di Praga che fino al 1908 ha
lavorato come ragioniere alle Generali di Trieste. Poi è
morto di tubercolosi.
10-05-10 |
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ACEA DELLE MIE BRAME - CALTAGIRONE
SCATENATO (ANCHE SUL ALE-DANNO): "In un’azienda che
e’ stata pubblica per quasi un secolo e’ comprensibile che
ci siano cattive abitudini" - Se lo scontro con i
francesi DI GAZ DI SUEZ arrivasse a un punto di rottura
definitivo, Acea sarebbe pronta a mettere sul tavolo una
richiesta di risarcimento danni fino a un miliardo di euro…
1 -
CALTAGIRONE; NECESSARI INTERVENTI SU COSTI, POLITICA RESTI
FUORI...
(MF-DJ)- "In
un'azienda che e' stata pubblica per quasi un secolo e'
comprensibile che ci siano cattive abitudini. Acea ha bisogno
di un'iniezione di cultura privata, ovvero di un grosso
intervento sui costi e sull'efficienza".
A dirlo e' Francesco Gaetano
Caltagirone, azionista di Acea con il 10,28%. Caltagirone e'
consapevole che questi interventi provocheranno proteste e
agitazioni politiche, ma ritiene che "la politica debba
rimanere fuori dall'azienda. La societa' deve avere solo un
fine economico e l'utente non ha nulla da temere", anzi
potrebbe solo beneficiarne. Caltagirone ha infine assicurato
che "faremo sentire la nostra voce perche' abbiamo dalla
nostra parte la ragione e la legge".
2 - ALEMANNO, GIUDIZIO CALTAGIRONE
RIFERITO A EREDITA' DEL PASSATO
(Adnkronos) -
"Credo che il giudizio di Caltagirone rispetto alla
politica sia riferito a quanto ereditato dal passato, che e'
francamente inquietante, anche rispetto ad Acea". Lo ha
detto il sindaco di roma, Gianni Alemanno, in merito alle
dichiarazioni di Francesco Gaetano Caltagirone, azionista di
Acea, che ha chiesto alla politica di fare un passo indietro.
3 - ACEA, RISCHIO DA UN MILIARDO PER SUEZ - LA SOCIETÀ
PRONTA A CHIEDERE UN RISARCIMENTO, MA SI LAVORA PER UN
ACCORDO...
Laura Serafini per "il Sole 24 Ore - Roma"
Se lo scontro con i francesi arrivasse
a un punto di rottura definitivo, Acea sarebbe pronta a
mettere sul tavolo una richiesta di risarcimento danni per la
violazione degli accordi di esclusiva delle joint-venture fino
a un miliardo di euro.
Gli advisor legali e finanziari
dell'utility capitolina hanno lavorato negli ultimi tempi per
quantificare quanto si potrebbe arrivare a contestare al socio
Gdf-Suez per aver venduto gas attraverso Italcogim e generato
energia con attività rilevate in Sicilia senza aver offerto
al partner italiano in opzione la compartecipazione a quelle
attività che non transitano dalle jv italo-francesi.
Ma, almeno per ora, questa ipotesi
resta lontana: sia Acea che i francesi hanno interesse a una
composizione bonaria del contenzioso senza attivare
l'arbitrato internazionale.
Incontri e trattative continuano
dietro le quinte dell'attività ufficiale dell'azienda, anche
se una soluzione non arriverà entro l'assemblea di bilancio e
di rinnovo del cda in programma domani. Ciò che divide di più
in questo momento i due partner è il fattore tempo: Gdf,
dovendo pagare, ha tutto l'interesse a rinviare.
L'Acea invece ha fretta, e molta
anche. I manager della società hanno approfondito lo scenario
che si andrebbe a configurare nel caso di separazione con Gdf:
nessun impatto sulla vendita di energia, che era e resta a
controllo italiano. Nemmeno sull'acqua, nonostante Acea e
Ondeo (controllata da Gdf) partecipino come soci di minoranza
a consorzi di gestione di acquedotti in Toscana e Umbria. La
gran parte del fatturato e dei margini del settore acqua
arrivano dall'Ato2 (Roma) e dall'Ato 5 (Frosinone); il primo,
da solo, contribuisce per il 40% al margine operativo lordo
complessivo dell'utility.
Il vero nodo è la generazione
dell'energia elettrica, che oggi Acea si produce in casa e
vende. Assieme a Gdf l'azienda genera 20 terawatt, ma se i
destini si separassero si ritroverebbe ad autoprodursi solo 4
terawatt con la necessità di reperire sul mercato la parte
che manca per sostenere la vendita di energia ai clienti del
Lazio.
È qui che subentra la fretta: nel
breve periodo la situazione per Acea sarebbe addirittura
favorevole, perchè c'è eccesso di offerta di energia per cui
conviene comprarla che prodursela. Ma nel lungo termine i
prezzi rischiano di salire e se l'azienda non si copre con un
buon contratto commerciale decennale o oltre, rischia di
vedersi assottigliare i margini. Nell'attuale situazione di
mercato stipulare un contratto a condizioni convenienti
sarebbe facile per l'eccesso di offerta:ma questa finestra
favorevole non durerà in eterno.
Del resto, Acea non può avviare in
questa fase negoziati con nessuno, altrimenti sarebbero i
francesi ad accusarla di violazione degli accordi. Da qui la
necessità di chiarire al più presto le sorti del rapporto
con i soci d'Oltralpe. I quali, dal canto loro, in passato si
erano anche dichiarati disponibili a discutere una transazione
su una base economica di circa 200 milioni, tra danno recato
ad Acea e liberatoria dall'esclusiva.
Ma lo hanno fatto a intermittenza, con
un passo avanti e poi uno indietro. Forse perchè anche il
gruppo francese ha più anime: una ereditata dalla belga
Suez-Electrabel, partner originario di Acea, e più
disponibile al dialogo. Un'altra subentrata con Gaz de France
quando questa ha rilevato Suez. Il problema di fondo è che lo
snodo per il negoziato ormai passa inevitabilmente per
Francesco Gaetano Caltagirone, divenuto secondo azionista di
Acea con il 10 per cento.
Sullo sfondo i riflessi della recente
spaccatura nel Pdl sulle "poltrone" della capitale.
Il presidente di Acea, Giancarlo Cremonesi, è appena stato
proposto dal Comune per la riconferma. L'uomo appartiene alla
corrente di Gianfranco Fini, mentre il sindaco Gianni Alemanno
che lo ha nominato si è schierato con Berlusconi, pur tifando
per una mediazione. È da escludere che questo incida su Acea.
Nel medio periodo, però, può pesare sulla partita per la
presidenza della Camera di commercio alla quale punta
Cremonesi.
[28-04-2010] |
| AVE CALTA, IMPERATORE DI ROMA – LA GUERRA PER IL CONTROLLO DI ACEA
è TERMINATA - CALTAGIRONE SALE OLTRE IL 10%, SUPERA GAZ DE
FRANCE E DIVENTA IL SECONDO AZIONISTA (DAVANTI C’È SOLO IL
COMUNE DI ROMA) – UN’IPOTECA PER IL CONTROLLO
DELL’AZIENDA QUANDO ALE-DANNO DOVRÀ SCENDERE SOTTO IL 50%
(DECRETO RONCHI) – E I FRANCESI SCORNATI MEDITANO IL
DISIMPEGNO (O CONTIAMO O USCIAMO)…. Paolo Foschi per il "Corriere
della Sera - Roma"
CALTAGIRONE
Francesco
Gaetano Caltagirone all'attacco nella guerra per il controllo
di Acea. Ieri l'imprenditore romano, fra l'altro editore del
Messaggero, è diventato il secondo socio dell'azienda
municipalizzata dell'energia e dell'acqua: secondo quanto
comunicato alla Consob, cioè l'organismo di vigilanza, la
quota detenuta nella società di piazzale Ostiense è salita
dall'8,945 al 10,058 per cento. Davanti a lui c'è solo il
Comune (50,1%), mentre il colosso francese Gaz de France è
ora alla spalle (9,98%).
L'operazione,
in qualche maniera attesa dai mercati ed anticipata dal Sole
24 Ore, è stata effettuata il 15 aprile e ieri annunciata
ufficialmente. E - secondo gli esperti di finanza - è
motivata da almeno tre ragioni: è un segnale forte agli altri
azionisti, una specie di ipoteca sul futuro controllo di Acea
quando il Comune, per ottemperare agli obblighi di legge
imposti dal decreto Ronchi, dovrà scendere sotto il 50%; è
una prova di forza nei confronti dei soci francesi, con i
quali è in corso da mesi un braccio di ferro sulla governance
aziendale e sulle partnership sull'asse Roma-Parigi; ed è un
investimento perché dopo una lunga ondata ribassista Acea è
considerata attualmente a buon prezzo nelle quotazioni in
Borsa.
Copyright Pizzi
L'interesse
di Caltagirone nella società romana del resto è cosa nota.
Nelle liste per il rinnovo del Cda è stato infatti inserito
come consigliere Francesco junior, figlio di Francesco Gaetano
e presidente di Cementir: un atto di attenzione per mostrare
l'attaccamento della famiglia alla partecipazione nella
municipalizzata di piazzale Ostiense. Inoltre, come secondo
rappresentante nel Cda, il gruppo Caltagirone ha indicato
Paolo Di Benedetto, ex commissario Consob che si era dimesso
poche settimane fa, probabilmente in vista di questo incarico.
E
l'ingresso in squadra di Di Benedetto indica la volontà di
Caltagirone di assumere un ruolo di primo piano nell'azienda
per al quale il 29 è convocata l'assemblea dei soci.
All'ordine del giorno c'è appunto il rinnovo delle cariche,
il Comune vuole confermare ai vertici il presidente Giancarlo
Cremonesi e l'amministratore delegato Marco Staderini. I
rapporti fra il Campidoglio e Caltagirone sono ottimi e
l'operazione annunciata ieri rafforza il fronte italiano nel
braccio di ferro con i francesi.
Che
cosa succederà adesso? Per adesso da Parigi non sono arrivati
commenti ufficiali. Ma fonti interne al gruppo Gdf spiegano
che «la nostra partecipazione ha senso se ci è riconosciuto
un ruolo primario». Tradotto: o contiamo nella gestione
dell'azienda (magari anche ampliando la quota), oppure
possiamo uscire.
«Prima di qualsiasi valutazione è necessario sapere
come si muoverà il Comune per privatizzare l'azienda»,
aggiunge la fonte parigina. Insomma, anche se una guerra
finanziaria a colpi di rilanci non sembra uno scenario
realistico, i francesi prima di arrendersi all'asse romano
potrebbero giocare qualche altro asso. Per adesso però
l'attesa è per l'assemblea del 29 che almeno permetterà di
capire se il dialogo fra Caltagirone e Gaz de France può
ripartire. 23-04-2010]
CALTAGIRONE, SECONDO GRUPPO IN QUOTIDIANI DIETRO LA
REPUBBLICA..
(Reuters) - Il gruppo editoriale Caltagirone Editore si
posiziona al secondo posto per numero di copie lette di
quotidiani dietro al gruppo della Repubblica e prima del
gruppo Corriere della Sera.
Lo ha detto Francesco Gaetano Caltagirone, presidente
dell'omonimo gruppo editoriale a cui fanno capo i quotidiani
Il Messaggero, Il Mattino di Napoli, Il Gazzettino di Venezia,
Il Corriere Adriatico, Il nuovo quotidiano di Puglia e il free
press Leggo.
Leggendo
delle slide in assemblea della società editoriale,
Caltagirone ha detto che il gruppo ha 5,6 milioni di copie
lette (compreso Leggo) contro i 6,2 milioni di Repubblica, i
4,9 milioni del Corriere della Sera e i 2,3 del gruppo
Poligrafici (Nazione, Giorno e Resto del Carlino).
In particolare il gruppo Caltagirone Editore ha il primato di
lettori nel Lazio (68%), in Campania (66%), Marche (70%) e nel
Salento (69%), mentre in una macro regione che comprende
Marche, Umbria, Lazio, Molise, Campania e Abruzzo conta su un
lettorato del 60,7% del totale.
CALTA AL BIVIO. DA UN LATO ATTACCA
ALEMANNO, DALL'ALTRO NON PUÒ IGNORARE LA SFIDA DEI FRANCESI
CHE INTENDONO TENERE I PIEDI DENTRO ACEA
Per Francesco Gaetano Caltagirone si chiude una settimana
intensa.
Sabato scorso è salito al soglio
delle Generali incassando con la vicepresidenza il premio
della sua fedeltà a Cesarone Geronzi e il credito maturato
con un investimento di circa 700 milioni di euro. Dopo il
weekend è piombato a Siena dove in qualità di vicepresidente
si è dichiarato insoddisfatto per i risultati di MontePaschi.
Ieri è stata la volta di Acea, la
multiutility capitolina nella quale è diventato il secondo
azionista cacciando altre gocce di quella liquidità
miliardaria che trabocca come un fiume in piena dalle sue
tasche. Il costruttore-editore-banchiere-assicuratore avrebbe
potuto chiudere la settimana nel modo migliore. L'ingresso del
figlio Francesco tra i consiglieri e la riconferma di una
management tagliato sulla sua misura, sono una garanzia ed
esprimono l'intenzione di voler fare dell'Acea un business
sempre più succulento.
Questa volontà si è manifestata il
giorno prima con dichiarazioni che hanno fatto tremare il
sindaco dalle scarpe ortopediche Gianni Alemanno. Il Calta non
ha usato mezzi termini e con l'euforia sentimentale e
industriale che sta vivendo in questo momento ha denunciato le
inefficienze provocate in Acea dalle cattive abitudini del
partner pubblico.
L'atto di accusa riguarda non solo il pesante deficit del
bilancio 2009, ma l'incapacità di sciogliere il nodo dei
rapporti con i soci francesi di GdF-Suez. Costoro non hanno
mai avuto una grande considerazione dell'azionista Campidoglio
e c'è chi ricorda che qualche tempo fa l'amministratore
delegato di Gdf-Suez definì sfrontatamente Alemanno "una
protesi di Caltagirone". Con questo atteggiamento di
supponenza tipicamente parigina, i francesi hanno fatto capire
che non hanno alcuna intenzione di ritirarsi dalla
multiutility e hanno aumentato la loro quota al 10% portandosi
testa a testa con l'azionista Caltagirone.
Adesso il Calta si trova davanti a un anno alcuna intenzione
di ritirarsi dalla multiutility e hanno aumentato la loro
quota al 10% portandosi testa a testa con l'azionista
Caltagirone. bivio molto delicato. Da un lato attacca
l'azionista pubblico che si esprime con la "protesi"
Alemanno, dall'altro non può ignorare la sfida dei francesi
che per bocca del loro rappresentante in Italia, Aldo
Chiarini, intendono tenere i piedi dentro Acea.
Secondo un'opinione raccolta nelle
ultime ore sembra comunque che l'imprenditore romano non abbia
alcuna voglia di arrivare allo showdown finale con il quarto
gruppo mondiale nel gas e nell'elettricità. Il problema è
rappresentato dal contenzioso da 1 miliardo il cui esito
potrebbe essere incerto, e tutto fa pensare che l'astuto
ex-palazzinaro cercherà di ricomporre i cocci dell'alleanza
con i francesi per marciare insieme verso la privatizzazione
della società.
Della sorte e dei
furori di Alemanno (una protesi mobile e traballante) può
anche fregarsene altamente.
01.05.10 |
CAPUTI
MI HAI? - CALTA ABBANDONA AL SUO DESTINO IL SUO "BRACCIODESTRO"
- “il rapporto era finito da un anno e mezzo, ormai erano
divenuti concorrenti nel settore immobiliare”. Sarà. Ma gli
effetti saranno a cascata, visto gli incarichi per conto di
Caltagirone che Caputi negli anni ha accumulato. A partire
dalla galassia Mps...
1
- QUANDO LA COPPIA SCOPPIA
Michele Arnese per "Il Foglio" -
Per
anni, anzi per decenni, dove c'era l'uno c'era anche l'altro.
C'è chi li definiva la mente e il braccio. La mente era
Francesco Gaetano Caltagirone, il braccio era Massimo Caputi.
In quasi ogni settore, business, operazione in cui il
costruttore-editore s'insinuava prima o poi si scorgeva anche
la figura dell'abile manager di lungo corso dalle ampie
relazioni politiche e finanziarie.
Caputi per anni ha conteso al supercommercialista Sergio
Melpignano la palma dell'uomo d'affari (e di fiducia) più
vicino all'Ingegnere. Così la notizia che Caputi non sarà
riconfermato da Caltagirone nella lista per il consiglio di
amministrazione dell'Acea ha fatto scalpore negli ambienti
finanziari. Le congetture si sono sprecate.
Qualcuno ha pensato alle recenti ispezioni della Vigilanza di
Bankitalia sulla governance di Fimit, il fondo immobiliare in
cui Caputi ha un ruolo di spicco. Qualche altro ha pensato
anche ad altre inchieste giudiziarie. Ma fonti convergenti
assicurano a 2+2 che "il rapporto era finito da un anno e
mezzo, ormai erano divenuti concorrenti nel settore
immobiliare, così la relazione fiduciaria era
terminata". Sarà. Ma gli effetti saranno a cascata,
visto gli incarichi per conto di Caltagirone che Caputi negli
anni ha accumulato. A partire dalla galassia Mps.
P.s.
"Mamma ho perso la busta" (Panorama), ovvero un
curioso episodio della carriera dell'Ing. Caputi.
2
- CAPUTI LASCIA ACEA E GAZ DE FRANCE VUOLE CONTARE DI PIÙ
Gianmaria Pica per "Il Riformista"
Mentre
da Parigi arrivano segnali di pace nei confronti di Acea,
dalla sede romana dell'utility arrivano novità. Nella tarda
serata di martedì scorso si è dimesso dal consiglio di
amministrazione della società che si occupa di energia e
acqua e controllata dal Comune di Roma con il 51 per cento,
Massimo Caputi, che era entrato in cda nella lista presentata
da Francesco Gaetano Caltagirone che di Acea è uno degli
azionisti più forti con una quota vicina al 9 per cento.
L'altro socio importante è Gaz de France-Suez che possiede
circa il 9,9 per cento del capitale sociale. Da ambienti
vicini ad Acea risulta che i rapporti tra Caputi e Caltagirone
si sono raffreddati da tempo.
Non
per una divergenza di idee sulla gestione dell'utility, ma -
fanno sapere le fonti - perché Caputi si è trovato a
intraprendere una strada propria. Caputi, ex numero uno di
Sviluppo Italia, oggi è ad di Fimit, secondo fondo
immobiliare italiano dopo Pirelli Re (tempo fa si parlava
anche di un'ipotesi di fusione tra le due società).
Caputi
e Caltagirone si sono conosciuti circa dieci anni fa, quando
il capo di Fimit era amministratore delegato di Grandi
Stazioni Spa, l'azienda che gestisce il network delle 13
maggiori stazioni italiane e al cui capitale partecipa lo
stesso 60 per cento Ferrovie dello Stato e al 40 per cento
Eurostazioni Spa (Benetton, Caltagirone, Pirelli e Société
Nationale des Chemins de Fer). Caltagirone designò per
proprio conto Caputi nel consiglio di amministrazione di banca
Mps.
Ma le
comunicazioni tra i due si sono interrotte le comunicazioni.
Dal mondo industriale romano, fanno sapere che oggi
considerare Caputi un uomo di Caltagirone è errato: Fimit,
infatti, è uno dei primi concorrenti nel campo immobiliare
del costruttore romano. Con una lettera inviata a Panorama lo
scorso agosto, lo stesso Gruppo Caltagirone, spiegava che «l'ingegner
Caputi e il Gruppo Caltagirone non sono soci in nessuna
iniziativa imprenditoriale, né lo sono mai stati; l'ingegner
Caputi è oggi per il Gruppo Caltagirone un concorrente nel
campo immobiliare».
Caputi
- contattato dal Riformista - spiega di essersi «dimesso per
motivi di tempo. Il Cda di Acea - spiega il manager - si
riunisce ogni due giorni con solo 48 ore di preavviso e per il
lavoro che faccio mi trovo spesso in viaggio. L'altra
settimana mi trovavo a Singapore, ieri stavo a Parigi: oggi
per me è impossibile dedicarmi all'azienda romana».
Quindi
nessun contrasto e nessuna tensione con Caltagirone? «Assolutamente,
credo di aver gestito molto bene tutta la fase
dell'avvicendamento dell'ex capo di Acea Andrea Mangoni
(attualmente al vertice di Telecom Italia Sparkle, ndr) oggi
però faccio un altro mestiere, per esempio il prossimo 15
aprile dovrò incontrare i rappresentanti di 25 fondi sovrani.
Caltagirone oggi dovrebbe contare più sul consigliere Marco
Bianconi».
Intanto,
i soci dell'utility si preparano all'assemblea Acea del 30
aprile che sarà chiamata anche al rinnovo del Cda. In attesa,
nel consiglio del prossimo 25 marzo saranno approvate le
modifiche dello statuto che garantiranno una «blindatura a
pari merito» per i soci forti Gdf- Suez e Caltagirone: una
misura per contenere eventuali liste di minoranza. E nel
risiko dell'energia capitolina ci sono ancora due partite
aperte.
La
prima riguarda proprio l'accordo con Suez sugli asset di
produzione e distribuzione di Acea. Il Comune di Roma vorrebbe
riequilibrare le quote al 51 per cento: Gdf-Suez entrerebbe
nella produzione con il 51 per cento e Acea al 49 per cento,
stesse percentuali con le parti invertite nella distribuzione.
Attualmente i francesi sono al 70 per cento nella produzione e
al 40 per cento nella distribuzione. Sul rinnovo della joint,
qualora non si arrivasse a un accordo, il Comune ha fatto
sapere che ricorrerà a un arbitrato internazionale.
Ma la
società transalpina, attraverso il suo ad Gerard Mestrallet,
ha fatto sapere che «le discussioni con Acea non si sono mai
interrotte, l'arbitrato è un procedimento amministrativo
lungo, che loro hanno cominciato, ma se si troverà un accordo
non sarà portato a termine». Altra partita del risiko è
quella che riguarda la distribuzione del gas romano. Entro il
2010, infatti, dovrà essere indetta una nuova gara per la
concessione di distribuzione: Caltagirone e Gdf non rimangono
a guardare.
[11-03-2010]
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Roma e
Venezia sono le città italiane in gara per le Olimpiadi del
2020. E i costruttori sono già ai nastri di partenza per
occuparsi delle grandi opere sportive. Uno di loro ha già
vinto la medaglia d'oro. Comunque vada la scelta del Coni. Si
tratta di Caltagirone, editore del MESSAGGERO DI ROMA E DEL
GAZZETTINO DI VENEZIA..
Pierre de Nolac per "Italia
Oggi"
Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo
Roma e Venezia sono le città italiane
in gara per le Olimpiadi del 2020. E i costruttori sono già
ai nastri di partenza per occuparsi delle grandi opere
sportive.
Uno di loro ha già vinto la medaglia
d'oro. Comunque vada la scelta del Coni. Si tratta di
Francesco Gaetano Caltagirone, editore del Messaggero e del
Gazzettino. Ieri mattina al Coni, dove li attendeva il
presidente Gianni Petrucci, i sindaci Gianni Alemanno e
Massimo Cacciari hanno presentato le due candidature.
Subito dopo, all'Auditorium, il primo
cittadino della capitale ha illustrato il progetto romano e il
sito internet dedicato, davanti a una platea dove si notavano
Francesco Totti, Rosella Sensi, Alessia Filippi e Dino
Meneghin. E tanti imprenditori. Le due città però spaccano
il mondo della politica, creando alleanze bipartisan e lotte
intestine all'interno della destra e della sinistra.
Giancarlo Galan, presidente uscente
del Veneto, ha parlato chiaro: «Se non ci danno la
candidatura primo ci resto male perché ce lo meritiamo, e
secondo mi incazzo pure». Nella capitale c'è una «ambasciata»
dove si tifa per la vittoria di Venezia: l'ufficio della
regione Veneto, in via del Tritone, dove possono dialogare e
trovarsi d'accordo, per ostacolare la candidatura romana, il
Pdl Fabio Gava, il dipietrista Massimo Donadi, il leghista
Corrado Callegari, l'Udc Antonio De Poli e la Pd Simonetta
Ruminato. Roma, dal canto suo, vede allineati, oltre ad
Alemanno, il numero uno della provincia Nicola Zingaretti e il
presidente della regione Esterino Montino, entrambi Pd. Patti
trasversali, pur di riportare in Italia le olimpiadi dopo
sessanta anni di assenza.
A Roma è il cosiddetto partito dei
costruttori a tirare la volata al ritorno dei giochi,
ricordando i fasti del 1960. C'è però un particolare da non
sottovalutare: il protagonista assoluto dell'edilizia,
Francesco Gaetano Caltagirone, controlla i giornali più noti
di entrambe le città, Il Messaggero a Roma e Il Gazzettino a
Venezia. «Comunque vincerà lui, con i giochi in Italia»,
dicevano ieri a bassa voce i suoi colleghi del settore delle
costruzioni, all'Auditorium.
Andrea Tomat, leader della
Confindustria veneta, ha sempre guardato alla sfida olimpica
come «catalizzatore di una serie di processi virtuosi in
campo economico». Ma la Lega, con il senatore Piergiorgio
Stiffoni, ha già messo le mani avanti davanti a una scelta
sfavorevole a Venezia: «La Commissione valutazione dei
dossier per la candidatura alle prossime olimpiadi del 2020
varata dal Coni, ha un vago sapore romano, stante il fatto che
la maggioranza dei membri è nata e vive a Roma. Chi mi trova
un veneto doc lo ospito gratis a Villa Condulmer per un mese».
La valutazione del Coni comunque
avverrà dopo le elezioni regionali, quando sia nel Lazio che
nel Veneto ci sarà un nuovo presidente. La scelta definitiva
da parte del Cio avverrà nel luglio 2013, a Buenos Aires.
L'Italia potrebbe avere buone chance: nel 2016 i giochi
sbarcheranno in Brasile, con Rio che ha battuto la concorrenza
di Chicago, Madrid e Tokyo.
[08-03-2010]
I-PHONE, YOU SONY – LA MULTINAZIONALE GIAPPONESE SI SVEGLIA DAL
LETARGO E DICHIARA GUERRA A STEVE JOBS - PRODUCE CONSOLE,
CELLULARI, TV E PC E PUÒ CONTARE SU SONY PICTUERS E SONY
MUSIC (ALTRO CHE ITUNES!) – IN CANTIERE CI SAREBBE ANCHE UNO
SMARTPHONE TOUCHSCREEN “ANTI IPAD”, ISPIRATO ALLA FAMOSA
PLAYSTATION…
Jaime D'Alessandro per "la
Repubblica"
Ci risiamo, la voce di un possibile
lancio del PlayStation Phone circola di nuovo. Questa volta
però con molta più insistenza che in passato. Non solo:
secondo le indiscrezioni la multinazionale giapponese starebbe
da un lato progettando uno smartphone che possa attingere al
parco giochi online della sua ultima console tascabile,
dall'altro sarebbe pronta a lanciare un altro device portatile
per tentare di combattere la Apple su tutti i fronti. Un
computer con schermo tattile capace di coniugare ad un tempo
le doti di un netbook, quelle di un lettore di ebook e di una
console da gioco. Insomma, l'iPad della Sony.
"La nostra è una multinazionale
che per anni ha vissuto divisa in compartimenti stagni",
aveva ammesso qualche tempo fa David Reeves, ex presidente
della divisione Computer Entertainment Europe. "Ora
stiamo lavorando per cambiare le cose". Ovvero superare
vecchie diffidenze che hanno ostacolato ogni possibile
sinergia fra le diverse anime della compagnia guidata da
Howard Stringer.
Sinergie che avrebbero potuto mettere
in difficoltà tutti gli altri se fossero state messe in
campo. Fra le grandi multinazionali dell'elettronica di
consumo, la Sony è infatti l'unica che ha tutte le carte in
regola per fronteggiare tanto Steve Jobs che colossi come la
Samsung. Produce console, cellulari, apparecchi televisivi e
computer e può contare su Sony Pictuers e Sony Music.
Insomma, ha ad un tempo sia i contenuti sia i dispositivi per
fruirli.
Di qui, finalmente, la nuova
piattaforma web: qualcosa di simile a iTunes, chiamata Sony
Online Service secondo il "Wall Street Journal",
dove si potranno acquistare film, giochi, musica, show
televisivi. Non solo e non tanto dal PlayStation Phone e
dall'anti iPad, ma anche dai televisori Bravia connessi
direttamente al web. In realtà un servizio stile iTunes già
esiste e si chiama Media Go, pensato proprio per la Psp Go. Ed
è forse il modello che verrà adoperato per costruire il Sony
Online Service.
Quella dei servizi online per i
televisori del prossimo futuro è un'altra partita importante.
La Samsung, che domina il mercato dei tv, così come la
Panasonic su questo fronte si stanno già muovendo stringendo
accordi con chi i contenuti li produce. E la stessa Sony ha
sperimentato negli Stati Uniti un servizio di digital static
di film hollywoodiani prima dell'uscita in dvd. Ora però i
tempi stringo no.
Le vendite di PlayStation 3 vanno bene
e la distanza rispetto all'Xbox 360 della Microsoft è stata
ridotta. Ma la divisione di telefonia mobile, la Sony
Ericsson, nel 2009 ha visto calare le vendite del 41 percento,
mentre la PlayStation Go, versione senza lettore di dischi Umd,
è stata un mezzo fallimento a causa del prezzo alto. Insomma,
serve una strategia a lungo termine per uscire dall'empasse e
arginare i tanti, tantissimi avversari.
[08-03-2010] |
SIAMO ALLA
CANNA DEL GAS? DI SICURO SIAMO CON L'ACQUA ALLA GOLA! - LA
DIGA CALTAGIRONE-BENETTON, DA ACEA AD A2A, DA IRIDE AD ACEGAS,
POTREBBE ARGINARE COLOSSI COME VEOLIA, THÜGA - LE MOSSE DI
SORGENIA BY DE BENEDETTI, INTESA E F2I - E IL POSSIBILE SBARCO
DI FININVEST NELLA CUCCAGNA DELL'ENERGIA...
Jacopo Tondelli per il "CorrierEconomia"
del "Corriere della
Sera"
Quelli che ci sono già e quelli che
potrebbero entrare. Quelli che sono attivi in business
sinergici e quelli che cercano diversificazione sicure e
redditizie. Gli italiani e gli stranieri. Il decreto Ronchi,
che impone agli enti pubblici di scendere sotto il 30% in
tutte le società di gestione dei servizi idrici, ha tempi di
approdo medio-lunghi visto che la sua piena applicazione è
prevista solo per il 2015.
Tuttavia, gli scenari iniziano ad
essere mossi fin da ora, visto che le partecipazioni delle
quotate da «redistribuire» valgono 2,3 miliardi. Dal Nordest
a Torino, da Milano a Roma, in Puglia e in Campania, i dossier
sensibili sono tanti e i privati industriali e finanziari già
attivi li stanno studiando.
NELLA CAPITALE
Il primo caso su cui si sono accesi i riflettori è quello di
Acea. Le accelerazioni impresse dal sindaco di Roma nei mesi
scorsi, e la contemporanea e costante crescita azionaria di
Francesco Gaetano Caltagirone nella capitolina hanno lasciato
intendere che l'acqua romana potrebbe rappresentare un
termometro delle possibili tendenze per tutta la Penisola.
Il gruppo del costruttore ed editore,
proprio mentre attorno al Campidoglio infuriava la polemica
sull'ipotesi che fosse lui il destinatario della cessione del
20% in eccedenza, arrotondava ulteriormente al rialzo la sua
partecipazione, che oggi sfiora il 9%, appena un punto
percentuale in meno di Suez-GdF.
Proprio il colosso francese, che con
Acea ha aperto un contenzioso sulla riorganizzazione dei
rapporti societari, ha fatto sapere nei giorni scorsi che è
la multi della Capitale a «dover decidere la propria
strategia». Mentre parlava di Acea come di un buon partner il
presidente transalpino Jean-François Carrière ha
sottolineato l'intenzione della società che lui guida di
crescere lungo tutta la penisola. «L'Italia è un paese in
cui vogliamo crescere. Ora siamo il numero tre nella vendita
di gas e vogliamo diventare il numero due e rafforzarci anche
nell'elettricità» ha spiegato da Parigi.
Di acqua non ha parlato
esplicitamente. Tuttavia, proprio il fatto che la maggioranza
delle italiane gestisca oltre a luce e gas anche i servizi
idrici le sottopone all'obbligo di cambiamenti azionari
previsti dal decreto Ronchi, e questo fa rima con le
intenzioni del d'Oltralpe. Ma l'ennesimo incrocio di lame e
destini tra italiani e francesi, e tra acqua ed energia, non
si ferma certo all'utility romana.
IL FRONTE OCCIDENTALE
C'è un altro grande gruppo energetico, con una divisione
acqua assai attiva, che è pronto a giocare la sua partita sul
fondale degli scenari aperti dal decreto Ronchi: Veolia. La
sede di Veolia Acqua è a Milano, ma i principali interessi e
rapporti sono stretti a Nordovest, tra Torino e Genova, dove
si muove Iride (nata dalla fusione tra le municipalizzate dei
capoluoghi regionali di Piemonte e Liguria, e che sta per
aggregare anche l'emiliana Enia). L'utlity del Nordovest è
partecipata al 4,7% da Intesa Sanpaolo (presente anche in
Acegas, al capo opposto della pianura padana) e da Fondazione
Crt al 4%.
I francesi, ancora guidati da Henry
Proglio, che a settembre 2009 è stato nominato amministratore
delegato del colosso energetico Edf, controllano da quasi 13
anni Sicea, la principale società privata di servizi idrici
in provincia di Torino.
Un ottimo punto di osservazione per
capire cosa succederà alla Smat, società dell'acqua
controllata dal Comune che proprio con Acea ha la gestione dei
servizi fino al 2023. Lo stesso azionista pubblico, assieme
all'utility torinese-genovese Iride, controlla il 60% della
quotata Acque potabili spa, gestore dei servizi idrici in 100
comuni, di cui Intesa Sanpaolo detiene quasi il 10%. E proprio
Iride sarà chiamata - sempre dal Ronchi - ad alleggerire la
presa sui servizi idrici genovesi, gestiti da Mediterranea
delle Acque, dove l'italianità privata è rappresentata dal
5% di Impregilo.
Dove si ritrova, ancora una volta, il
tricolore francese con il 17% di Veolia che, scendendo verso
la dorsale tirrenica, controlla le acque di Sestri Levante,
detiene il 19% nella Geal di Lucca e al 49% nella laziale
Acqualatina. Tutto un territorio in cui anche Acea ha il suo
peso. Meno di un mese fa, escludendo una fusione tra Edf e
Veolia e chiamando a referente il presidente Nicholas Sarkozy,
Proglio ha specificato che maggiori sinergie tra i due gruppi
tra «acqua, energia e trasporti» è assolutamente
auspicabile.
I PLAYER ITALIANI
Se i colossi stranieri (non solo i francesi, anche i tedeschi
di Thüga del gruppo E.On che potrebbe guardare a sud) sono in
già in movimento, gli italiani attendono il momento per
posizionarsi. Molti guardano a Sorgenia del gruppo Cir, che
però non ama la vocazione territoriale né le partecipazioni
di minoranza. I Benetton sono ormai strutturalmente attenti
alle reti e alle concessioni, l'F2i di Gamberale è già in
movimento sulle reti del Gas, e perfino il gruppo Fininvest,
secondo il mercato, potrebbe non escludere, un domani, di
investire un po' di liquidità in un settore a oggi
inesplorato per la finanziaria della famiglia Berlusconi.
[08-03-2010] |
CALTAGIRONE SUPERA IL 2% DI GENERALI AL 2,001%(CONSOB)...
Radiocor
- Il gruppo che fa capo a Francesco
Gaetano Caltagirone ha superato la soglia rilevante del 2% di
Generali portandosi al 2,001% del capitale . Lo si apprende
dalle comunicazioni della Consob a conferma di quanto
anticipato da Il Sole 24 Ore. La situazione e' aggiornata al
16 febbraio.
21.02.10
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ACEA DE FRANCE O DE CALTA? - IN BILICO
L'ACCORDO TRA I FRANCESI DI SUEZ-GDF E L’AZIENDA ENERGETICA
ROMANA: TRATTATIVA IN STALLO SULLE ATTIVITÀ LEGATE ALLA
PRODUZIONE ELETTRICA - AL CDA DI DOMANI POSSIBILE UNA FUMATA
NERA. INTANTO CALTAGIRONE È ORMAI VICINO AL 9% NEL CAPITALE,
A UN PASSO DAI SOCI D’OLTRALPE - MINI-GIALLO SUL BOND RETAIL
DA 500 MLN…
Andrea Bassi per "Milano Finanza"
Potrebbe concludersi con l'ennesima fumata nera il cda di Acea
convocato per domani e che, secondo quanto riportato nei
giorni scorsi, avrebbe dovuto ratificare i nuovi accordi con
il socio francese Suez-Gaz de France. Nonostante le posizioni
si siano avvicinate, secondo quanto ricostruito da MF-Milano
Finanza, ci sarebbe ancora un nodo da sciogliere: le
compensazioni economiche. Lo schema d'intesa prevede lo
scioglimento della joint venture Acea-Electrabel e la
divisione tra i due soci delle attività a valle.
Ai francesi andrebbe la produzione, mentre ad Acea spetterebbero
le attività di vendita. Per gli asset della produzione
tuttavia Acea avrebbe chiesto un consistente conguaglio
economico, ma Suez-Gdf non sarebbe disposta a dissanguarsi. Al
tavolo che dovrebbe sciogliere questo nodo, starebbero
lavorando per Acea Mediobanca e Lazard, mentre per i francesi
ci sarebbero Banca Leonardo e Bnp Paribas. Rothschild infine
seguirebbe il dossier per
il Comune
di Roma.
Intanto ieri Francesco Gaetano Caltagirone ha comunicato di
essere salito dal 7,9 all'8,94% del capitale dell'utility
romana. Il costruttore è arrivato a un passo dalla quota di
Gdf (9,9%), confermando il suo crescente interesse per il
destino della multiutility. La mossa può anche essere letta
in relazione al prossimo rinnovo del cda da parte
dell'assemblea che approverà il bilancio 2009.
Nella riunione di domani dovrebbe approdare al cda anche una
norma che cambia il computo dei voti per le liste di
minoranza. Attualmente Caltagirone dispone di due consiglieri,
proprio come i francesi, ma se alla sua lista riuscisse ad
aggregare altri soci potrebbe sopravanzare Suez-GdF nel nuovo
board.
Oggi inoltre il sindaco di Roma Gianni Alemanno parlerà durante
un consiglio comunale straordinario convocato proprio per far
luce sul destino di Acea. Nonostante il decreto Ronchi preveda
che i soci pubblici debbano cominciare a scendere sotto il 30%
nel 2015, Alemanno ha già annunciato che intende avviare la
dismissione del 21% di Acea già quest'anno. Un'accelerazione
che ha lasciato perplessi molti osservatori, visto che il
titolo è intorno ai minimi.
Infine si è aperto un giallo sul lancio del bond retail da 500
mln che il cda Acea avrebbe dovuto deliberare la settimana
scorsa. Secondo un'interrogazione dei consiglieri comunali Pd
Massimiliano Valeriani, Monica Cirinnà, Paolo Masini e Mario
Mei, il board avrebbe fatto rimandare la decisione «per i
costi eccessivi e per la mancanza di proposte da parte dei
vertici sul contenimento del debito Acea».
[11-02-2010]
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CALTAGIRONE,
PRONTI A INVESTIRE IN GENERALI, SINTONIA CON GERONZI...
Radiocor -
'Su Generali ci tengo ad essere molto chiaro: il nostro e' un
gruppo industriale che quando investe ha l'obiettivo di
portare a termine operazioni che durino nel tempo e l'idea e'
ed e' sempre stata quella di tentare, anche attraverso le
nostre partecipazioni, di tutelare i pochi e preziosi pilastri
italiani che abbiano un rilievo internazionale'. Lo dice,
Francesco Gaetano Caltagirone, in un'intervista al Foglio.
'Le
Generali - spiega Caltagirone, azionista di Generali con una
quota vicina al 2% - sono un buon esempio di come un'azienda
sia stata capace di diventare un attore dell'economia
internazionale, senza perdere per questo il suo pregiato
profilo italiano. E nel gruppo assicurativo triestino posso
dire che noi abbiamo intenzione di investire seriamente:
vogliamo diventare - aggiunge - un punto di riferimento per
gli azionisti di maggioranza; non siamo qui per seguire la
strategia del mordi e fuggi e a certe condizioni, e' ovvio,
potremmo essere interessati a rafforzarci'.
Per
quanto riguarda una possibile candidatura di Cesare Geronzi,
attuale presidente di Mediobanca, alla presidenza di Generali
Caltagirone dice: 'Il mio rapporto con Geronzi e' di grande
stima e rispetto. Personalmente - aggiunge - apprezzo Geronzi
per come ha gestito la sua banca e per come fa il presidente,
dando notevole autonomia al management, che e' di grande
livello'. Con Geronzi, aggiunge Caltagirone, 'c'e' sintonia'
anche se 'questo ovviamente non significa che prima di fare un
investimento ci dobbiamo consultare'. Sulla sua possibile
candidatura al vertice di Generali 'lasciatemi pero' dire -
conclude Caltagirone - che e' decisamente troppo presto per
poterne discutere'.
- GENERALI: CALTAGIRONE COMPRA AZIONI PER 7,3 MILIONI DI EURO
(Adnkronos)-
Francesco Gaetano Caltagirone ha comprato 450 mila azioni
Generali tra il 9 e l'11 febbraio per un controvalore totale
di 7,33 milioni di euro. Lo comunica Borsa Italiana.
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CALTAGIRONE ACQUISTA AZIONI DI GENERALI PER
18,8 MILIONI DI EURO...
Dal "Corriere della Sera" - Francesco Gaetano
Caltagirone torna a crescere nel capitale del Leone di
Trieste, rilevando sul mercato lo 0,07% con operazioni
realizzate nei primi giorni del mese. 12.02.10 |
Calta,
IL Signore delle Acque! - 'Repubblica' bombarda l’inciucio
Acea by Caltagirone&Alemanno “faccia di palta”: è
accettabile una vendita a trattativa privata, dopo che in un
anno e mezzo, a causa dell'inettitudine dell'azionista Comune,
il titolo Acea ha più che dimezzato il suo valore di Borsa?
Intervenga la Corte dei Conti...
Massimo Giannini per "La Repubblica -
Affari&Finanza"
Mentre quel che resta della pubblica opinione è abbagliata
dallo scontro tra potere politico e potere giudiziario, nel
potere economico accadono cose che noi umani... Non «vascelli
in fiamme al largo della costellazione di Orione», ma fiumi
d'acqua al centro degli affari di Caltagirone.
Poco
meno di due anni fa il sindaco di Roma Alemanno si era
lanciato in un'appassionata difesa dell'italianità dell'Acea,
«minacciata» dai francesi di Suez-Gdf. A settembre aveva
tuonato contro l'obbligo agli enti locali discendere sotto il
30% nelle aziende partecipate. A ottobre si era prodigato, con
comunicato ufficiale, a smentire un suo assessore che aveva
esplicitato l'idea del Comune di cedere il 21% della
municipalizzata.
Ora,
a pochi mesi di distanza, il clamoroso colpo di scena.
L'ineffabile Alemanno annuncia al Sole 24 Ore: ebbene sì,
venderemo entro l'anno la quota in Acea. Non solo: con
gigantesca faccia di palta, la cessione avverrà con specifici»
partner legati al territorio, fondazioni, imprenditori».
Leggi appunto Francesco Gaetano Caltagirone, che
legittimamente punta a diventare il Signore delle Acque, nel
Lazio e in tutta Italia.
Lasciamo stare ogni considerazione di carattere politico
(c'è chi sostiene che la mossa del sindaco vada inquadrata
nell'accordo tra la Pdl e l'Udc di Casini, genero del
costruttore romano, per sostenere Renata Polverini nella corsa
elettorale alla Regione Lazio).
Il
vero scandalo, qui, è economico. Intanto: come si può
accettare che una utility dell'importanza di Acea non venga
ceduta con una gara pubblica, unico sistema che garantisce la
trasparenza e massimizza il prezzo?
E
poi: è accettabile una vendita a trattativa privata, dopo che
in un anno e mezzo, a causa dell'inettitudine dell'azionista
Comune, il titolo Acea ha più che dimezzato il suo valore di
Borsa, crollando da 13,5 a poco più di 7 euro ad azione? Qui
c'è un danno erariale enorme, sul quale farà bene a indagare
la Corte dei conti. Chi lo ripagherà? Non si sa. Tutti quei
soldi «andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia».
Proprio come diceva l'androide di «Blade Runner».
[01-02-2010]
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Mb
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