CALTAGIRONE
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- ACEA FA ACQUA E PAOLO GALLO SI AGITA MA IL GALLO CEDRONE SI CHIAMA CALTARICCONE: I VERI GIOCHI SI FARANNO QUANDO PARTIRÀ LA PRIVATIZZAZIONE DELL'AZIENDA
Le acque rimangono agitate dentro Acea, l'utility capitolina dell'energia e dell'acqua nella quale convivono il Comune di Roma e Francesco Caltagirone (per gli amici Caltariccone).

 

Ieri il consiglio di amministrazione ha discusso a lungo sulla spartizione delle deleghe tra l'amministratore delegato Marco Staderini e il nuovo direttore generale Paolo Gallo, il 48enne manager torinese strappato a Edison. La riunione non è stata delle più tranquille se perfino il "Sole 24 Ore" parla di "mal di pancia in Acea per l'arrivo di Gallo". Quest'ultimo prenderà possesso delle sue funzioni a partire da lunedì e si è presentato con la faccia agguerrita e con la voglia di mettere le mani sul Piano industriale approvato a dicembre e sugli accordi sindacali per il rilancio dell'azienda.

A fare le spese dello sgomitamento di Gallo al quale sono state affidate le deleghe per la gestione operativa dell'azienda, è Marco Staderini, il longilineo ingegnere romano che nel dicembre 2009 è stato nominato amministratore delegato in quota Casini-Caltagirone. A Roma sono in molti a pensare che quest'uomo costantemente appiccicato al leader dell'Udc e genero di Caltagirone, Pierfurby Casini, non sia un Superman del management, e che debba la collezione delle cariche soprattutto al suo sponsor politico.

 

Resta il fatto che con diversi incarichi ha attraversato i vertici dell'Inpdap, Rai, Ferrovie dello Stato e altre aziende fino a planare in Acea dove convive per adesso con il presidente Giancarlo Cremonesi, un uomo che nelle parole e nei gesti tradisce la cultura del mattone.

Oggi il buon Staderini incontrerà i sindacati che sono sul piede di guerra e vogliono rimettere in discussione l'assetto della società, ma il mal di pancia che è emerso ieri fa pensare che l'utility capitolina stia attraversando ancora una fase di transizione.

I veri giochi si faranno quando partirà la privatizzazione dell'azienda; fino a quel momento Caltariccone, che decide di testa sua anche quando si tratta di difendere uomini sponsorizzati dal genero Casini, starà a guardare, poi tirerà le somme sulla testa del nuovo direttore Paolo Gallo e di Staderini per piazzare un suo uomo al posto del polveroso Cremonesi.26-01-2011]

 

 

BELLAVISTA CALTAGIRONE NON DEVE SGOMBERARE...
L. G. "Il Sole 24 Ore" - Francesco Bellavista Caltagirone non dovrà "sgomberare" dal Porto di Imperia ma allo stesso tempo gli unici passi che potrà compiere nel cantiere saranno quelli per la gestione «dell'ordinaria amministrazione». Il Tar Liguria ha accolto a metà il ricorso promosso dalla Porto di Imperia, la società partecipata al 33,33% dall'imprenditore romano attraverso la controllata Acquamare e dal Comune di Imperia stesso, per l'annullamento dell'atto di decadenza della concessione demaniale. In particolare, ha stabilito la sospensione dell'ordine di sgombero previo pagamento di una cauzione di 20mila euro.

La ragione? Per conoscere approfonditamente le motivazioni del dispositivo bisognerà attendere la primavera, quando verrà depositata la sentenza anche nel merito. Per quella data, probabilmente, Bellavista Caltagirone avrà anche messo a punto il piano di ristrutturazione della sua AcquaMarcia, oggi impegnata a riscrivere un nuovo piano industriale e a trattare con le banche creditrici.

26-01-2011]

 

 

ACEA: CALTAGIRONE SALE AL 14,75%...
(ANSA) - Francesco Gaetano Caltagirone sale ancora nel capitale di Acea, portandosi al 14,75% dal precedente 14,67%. Emerge dalle comunicazioni del gruppo, in cui si legge che nel mese di dicembre l'imprenditore capitolino, anche tramite società controllate, ha acquistato azioni Acea per un controvalore di poco meno di 1,5 milioni di euro. Caltagirone consolida così la propria posizione di secondo azionista nell'utility romana, alle spalle del Comune di Roma che detiene il 51% del capitale.13-01-2011]

 

 

 

 MPS: MUSSARI, SALITA CALTAGIRONE E' UN BUON SEGNALE...
(Adnkronos) - Gli acquisti di azioni Mps fatti recentemente dal vicepresidente della banca senese Francesco Gaetano Caltagirone, diventato il primo azionista privato, sono "un buon segnale" per l'istituto. "Direi di si', assolutamente si'", ha risposto oggi a Milano a margine di una conferenza stampa il presidente della banca, Giuseppe Mussari.18-01-2011]

 

 

 

 

 - LA NUOVA ACEA DI ALE-DANNO E CALTARICCONE CAMBIA PAGINA E LOGO
Può un simbolo cambiare la faccia di un'azienda?

È questa la domanda che si fanno le migliaia di dipendenti di Acea dopo la presentazione del nuovo marchio che identificherà la multiutility romana dell'acqua e dell'energia.

Mercoledì prossimo il simbolo (piuttosto elementare e bruttino) sarà presentato al consiglio di amministrazione della società dove saranno attribuite in modo chiaro le deleghe al nuovo direttore generale Paolo Gallo.

 

Quest'ultimo avrà il suo daffare per mettere un po' di quiete nell'azienda capitolina dopo le polemiche scoppiate mercoledì scorso a causa di un articolo di "Repubblica" che allargava anche all'Acea il fenomeno "Parentopoli". Oggi sullo stesso giornale l'azienda contesta che esistano "fascicoli parenti" e precisa che per quanto riguarda Acea Ato 2 (la controllata che gestisce i servizi idrici a Roma) la trasparenza è stata assoluta.

Ciò non toglie che sulla gestione del tandem Cremonesi-Staderini la bufera sia ancora in corso come dimostra una curiosa polemica tra il senatore dell'Italia dei Valori, Stefano Pedica, e il sindaco-azionista di Acea, Gianni Alemanno. Il politico del partito di Di Pietro si è dimenticato che vicepresidente di Acea Ato 2 è un certo Salvatore Doddi, che a Roma ha un ruolo per nulla secondario proprio nel partito di Tonino Di Pietro.

Adesso l'azienda di Alemanno e Caltariccone vuole voltare pagina e lo farà con il nuovo marchio e con messaggi di fiducia ai dipendenti, 1.500 dei quali sono stati generosamente e stranamente premiati alla fine dell'anno.21-01-2011

 

 

 

 

 

 

 BELLAVISTA CALTAGIRONE LASCIA L'ALBERGO...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Cedere il Molino Stucky di Venezia? Rinunciare al Villa Igiea di Palermo? Francesco Bellavista Caltagirone si deve rassegnare, qualche pezzo pregiato lo dovrà valorizzare. O almeno queste sarebbero le linee guida del patto che l'imprenditore potrebbe firmare con le banche per trovare l'accordo di standstill sul debito. La situazione non è certo delle più complicate, Acqua Marcia ha un'esposizione di 900 milioni a fronte di un patrimonio stimato di 2,6 miliardi. Il nodo sarebbero piuttosto le scadenze, "mal tarate", rispetto agli incassi.

Ecco perché Bellavista Caltagirone ha deciso di affidarsi nelle mani dell'advisor Rothschild che ieri alle 16 banche ha presentato per filo e per segno il gruppo nel suo complesso. E ha promesso, per metà febbraio, un nuovo piano industriale che porti alla dismissione di alcuni asset non strategici, come il settore turistico alberghiero o quello aeroportuale. D'altro canto, Acqua Marcia avrà ancora le attività portuali sulle quali concentrarsi.17-01-2011

 

 

- ALE-DANNO, ULTIMO GIRO: SE ACEA DEVE ESSERE PRIVATIZZATA (CALTARICCONE SMANIA), LA CENTRALE DEL LATTE DEVE TORNARE IN MANO PUBBLICA
Il sindaco dalle scarpe ortopediche Gianni Alemanno marcia spedito verso il futuro.
Dopo aver imbarcato nella nuova Giunta un paio di nuovi personaggi come il geronzino Carmine Lamanda e il presidente delle Acli Gianluigi De Palo che cammina con i sandali di San Francesco, il buon Alemanno se ne frega altamente dell'ira di Gasparri e degli altri ex-amici del Pdl che gridano al tradimento "umano e politico".

Adesso il primo cittadino sente che questa è la prova d'appello oltre la quale c'è solo il rischio di vedere confermata dai romani l'immagine di peggior sindaco nella storia della Capitale. Il percorso da seguire nelle prossime settimane è tracciato e ha scadenze precise. Tra il 9 e il 10 febbraio al Palazzo dei Congressi dell'Eur si terranno gli Stati Generali, una kermesse alla quale lavora da mesi uno staff segreto di 13 persone guidate dal barbuto Paolo Glisenti, che costituirà l'occasione per lanciare il Piano Strategico di Sviluppo e il Comitato Promotore Olimpiadi 2020.

 

Su questo secondo capitolo oggi Alemanno dichiara di voler impegnare la faccia un po' scalfita dalle ultime vicende, e non conferma la presidenza del Comitato a Gianni Letta che - dice in modo misterioso - "sarà coinvolto ma penso ad un imprenditore e ho in testa un nome". In città c'è chi come Aurelio Regina spera di poter occupare quella poltrona anche se prima dell'ultima crisi il sindaco lo ha messo (tra i mugugni e la disapprovazione di molti imprenditori) a capo dell'Auditorium di Roma.

E come Regina ci sperano anche Luigino Abete e Megalò-Malagò, ma è probabile che salti fuori un nome nuovo suggerito da quei poteri forti che vogliono passare dalle parole ai fatti. E i fatti si dovranno palesare su tre problemi prioritari. Il primo è la pulizia delle municipalizzate dove l'immondizia di Parentopoli ha rischiato di mandare in una discarica politica la Giunta di centrodestra. Il secondo problema è la privatizzazione di Acea, un capitolo che sta particolarmente a cuore a Caltariccone, l'editore-banchiere-assicuratore romano che ancora venerdì ha razzolato in Borsa altre azioni dell'utility capitolina per aumentare il suo peso dentro l'azienda.

 

I rumors che girano intorno all'Acea fanno capire che nei prossimi giorni si potrebbero alzare siparietti curiosi sulla gestione della società dell'acqua e dell'energia, ma Caltariccone è stufo di scandaletti giornalistici e vuole schiacciare l'acceleratore per controllare in modo definitivo la gestione della società.

C'è infine un terzo problema che è segnato con bella evidenza sulla nuova agenda di Alemanno e riguarda la Centrale del Latte. Se Acea deve essere privatizzata, la Centrale del Latte, venduta nel '98 per 80 miliardi a Sergio Cragnotti e poi ricomprata da Calisto Tanzi e Parmalat, deve tornare in mano pubblica. Su questo punto Alemanno sembra voler spingere sull'acceleratore e - come ha scritto "La Stampa" - ha intenzione di riprendersi entro gennaio il controllo della società. Dovrà però vedersela con le sentenze della Cassazione perché finora la Parmalat guidata adesso da Enrico Bondi non sembra aver alcuna intenzione di restituire il 75% della Centrale del Latte.

Sarà una battaglia dura, anzi durissima, ma sono questi i capitoli sui quali il sindaco dalle scarpe ortopediche vuole dimostrare ai poteri forti di meritarsi la prova d'appello.

 17-01-2011]

 

 

CREMONESI EROE DEI DUE MONDI - PRESIDENTE DELLE ROMANE ACEA E CAMERA DI COMMERCIO, FINANZIA IL CONCERTO DI BAGLIONI E LE CONFERENZE CORTINESI (A CENTINAIA DI CHILOMETRI DAL MERCATO DI RIFERIMENTO), PER FARE UN FAVORE AL SUO SPONSOR ALE-DANNO E AI SUOI AMICI CISNETTOS - PAGATI PURE GLI INCONTRI COL VATICANO, CHE HA UN DEBITO DI 50 MILIONI CON LA MUNICIPALIZZATA - MA ORA IL COLLEGIO DEI SINDACI E CALTA-RICCONE NON CI STANNO PIÙ: DAL PROSSIMO ANNO NIENTE PIÙ CORTINA, E NIENTE PIÙ REGALI PER GLI AMICI

Daniele Autieri per "la Repubblica-Roma"

 

«Il Comune non ha speso un euro per il concerto di Capodanno», parola del sindaco di Roma. Alemanno ha ragione perché a sponsorizzare la performance dei Fori Imperiali con Claudio Baglioni saranno la Camera di Commercio (che pagherà quasi 400mila euro) e Acea, due realtà diverse ma con un elemento in comune: il presidente Giancarlo Cremonesi, fortemente voluto dal primo cittadino della Capitale.

Ed è sull´asse Alemanno-Cremonesi che la multiutility dell´elettricità e dell´acqua ha riscritto la politica delle sponsorizzazioni trasformandosi in una longa manus del Campidoglio e foraggiando eventi utili all´immagine del Comune.

 

Questo è accaduto nella manifestazione CortinaIncontra, organizzata ogni estate nella cittadina ampezzana da Enrico e Iole Cisnetto, dove Acea è sponsor, e sia Cremonesi che Alemanno sono ospiti fissi e graditissimi. Il collegio dei sindaci di Acea ha sollevato dubbi sul valore di questa sponsorizzazione, all´interno di un evento distante centinaia di chilometri dal mercato di riferimento della multiutility, e ha richiesto più volte al presidente Cremonesi di affidare a una società di consulenza specializzata il compito di verificarne l´effettivo ritorno economico. Purtroppo la richiesta è caduta nel vuoto perché la risposta al collegio dei sindaci non è nei numeri ma nell´interesse politico e nei legami clientelari.

 

Cisnetto è vicinissimo ad Alemanno e ha strappato un contratto triennale di consulenza con la Fiera di Roma. Sua moglie Iole si muove con dimestichezza nelle sale del Campidoglio e insieme al marito ha una società, la Belle Arti Percorsi Culturali, che è arrivata a fatturare oltre 3 milioni di euro. Da questo avamposto muovono le pedine della kermesse ampezzana che, grazie ai buoni offici del sindaco Alemanno, sbarcherà a febbraio nella Capitale con una nuova edizione nella quale quasi sicuramente Acea farà la sua parte.

 

Del resto, questo è il metodo di gestione aziendale che il presidente Cremonesi ha imposto ai piani alti del gruppo di piazzale Ostiense; un sistema capillare che ha portato la società quotata a sovvenzionare iniziative inutili per il suo business: dalla manifestazione "Roma si libra" della Federlazio, alla squadra di basket di Rieti, fino all´osservazione tramite web cam di un nido di falchi pellegrini.

Ma non è tutto, perché nella lista degli eventi c´è anche il vertice Ibac, la riunione di businessman organizzata nel maggio scorso da Gianni Alemanno in Campidoglio, o la celebrazione dell´80° anniversario della firma dei Patti Lateranensi. In questo caso Acea è stata main sponsor, nonostante il Vaticano continui a non pagare all´azienda la fornitura dell´acqua con un debito pregresso che si aggirerebbe ormai intorno a 50 milioni di euro. Ma i rapporti con la Santa Sede sono fondamentali per quegli equilibri romani di cui Acea è uno degli strumenti più efficaci.

Un sistema vincente e ben oliato, costruito sull´asse di ferro Alemanno-Cremonesi. Almeno fino ad oggi, perché chi ha assistito alle ultime riunioni del cda è pronto a giurare che il primo azionista privato, Francesco Gaetano Caltagirone, è stufo e ha già lanciato il suo ultimatum: dal prossimo anno niente più Cortina, e niente più regali per gli amici.

30-12-2010]

 

 

 

 . ACEA VA DA SOLA, IL NODO DEI POTERI DI GALLO...
G. Dos. per il "Corriere della Sera" - Dopo lunghe trattative e una serie di annunci adesso c'è l'accordo firmato: la joint venture tra Acea e Gdf Suez si scioglie. Finisce così l'alleanza tra l'ex municipalizzata romana e il colosso francese (con l'advisor Banca Leonardo). Che esce dalle attività in comune nell'elettricità, mantenendo in sostanza il controllo delle società di produzione elettrica e lasciando ad Acea l'attività di distribuzione.

Il gruppo francese resterà comunque come terzo socio di Acea, con una quota del 10,5%dietro al Comune di Roma, il cui 51%in futuro potrebbe scendere al 30%(in base al decreto Ronchi) e a Francesco Caltagirone, che ha recentemente incrementato la sua partecipazione portandola al 14,67%. Lo scioglimento si completerà entro il primo trimestre 2011. Ma già mercoledì 22 è previsto un consiglio di amministrazione che dovrà definire il piano industriale 2011-13 tenuto conto del nuovo scenario. Ma soprattutto all'ordine del giorno potrebbero esserci anche le deleghe al nuovo direttore generale Paolo Gallo.

 

Una questione che potrebbe creare qualche tensione, sia per la volontà dell'amministratore delegato Marco Staderini di mantenere saldo il controllo sulla strategia, sia per i possibili cambiamenti nelle prerogative dei direttori di area. Dovrà essere poi valutata la posizione del presidente Giancarlo Cremonesi, che dopo essere stato designato al vertice della Camera di commercio romana, potrebbe decidere di lasciare in occasione della prossima assemblea di bilancio.20-12-2010

 

 

 A TRIESTE, NESSUNO CONSIGLIERE DI AMMINISTRAZIONE POTEVA PENSARE CHE DOPO AVER INVESTITO CENTINAIA DI MILIONI DENTRO GENERALI, IL CALTA POTESSE FARE DELL'AUTOLESIONISMO ATTRAVERSO IL SUO GIORNALE
In due giorni Caltagirone ha cambiato colore.
Ieri mattina il suo viso solitamente abbronzato è sbiancato dopo la lettura di un breve trafiletto pubblicato sul "Messaggero", il giornale di sua proprietà che serve come cassa di risonanza per le escursioni del costruttore dentro il mondo della finanza e delle assicurazioni.

Nelle pagine dell'economia si leggeva che le Generali di cui il Calta è vicepresidente e dove possiede 5,7 milioni di titoli, avrebbero chiuso il bilancio di quest'anno con un utile intorno a 1,6 miliardi di euro, inferiore a quanto il mercato si aspetta dalla Compagnia di Trieste.

 

Chi ha letto l'articolo ha capito subito che l'autore del pezzo era Rosario Dimito, un giornalista molto prudente e ben informato. La reazione della Borsa è stata immediata e il titolo è crollato di oltre il 3% tra lo sconcerto dei consiglieri di amministrazione della Compagnia che in quel momento si trovavano riuniti nella sede di piazza Venezia. Caltariccone ha spiegato subito che si trattava di un semplice incidente e i membri del Consiglio hanno tirato un sospiro di sollievo scambiandosi qualche battuta ironica.

Nessuno di loro poteva infatti pensare che dopo aver investito centinaia di milioni dentro Generali, il Calta potesse fare dell'autolesionismo attraverso il suo giornale.
E alle 11 in punto è partita una nota nella quale si è precisato che il risultato operativo di fine anno si aggirerà intorno a una forchetta tra 3,6 e 4,2 miliardi di euro.

 

Sembrava finita lì e il Consiglio, riunito nella sala appena restaurata a piazza Venezia, si è dedicato ai temi della governance e a salutare Paolo Vagnone, il nuovo manager che guiderà la Compagnia sul mercato italiano, fortissimamente voluto da Geronzi, così gli risolve qualche milione di problemi con gli assicurati italiani; poi ha preso atto della risposta che partirà oggi per l'Isvap (l'Autorità di vigilanza delle assicurazioni) con una lettera nella quale le Generali confermano la volontà di attenersi alle nuove procedure e all'informativa dovute nei confronti dell'organo di controllo.

In realtà per Caltariccone l'incidente del "Messaggero" ha una coda imbarazzante che arriva oggi dal quotidiano "MF" dove si legge a piena pagina: "Generali, scoppia il caso Caltagirone".
Il giornale gli ributta addosso con grande evidenza l'articoletto di ieri mattina. Quanto basta per farlo arrossire.17-12-2010]

 

 

ACEA: CALTAGIRONE SALE AL 14,67%...
(ANSA) - Francesco Gaetano Caltagirone sale ancora nel capitale di Acea, portandosi al 14,67% dal precedente 14,12%. Emerge dalle comunicazioni della Consob, in cui si legge che nel mese di novembre l'imprenditore capitolino, anche tramite società controllate, ha acquistato azioni Acea per un controvalore di poco più di 8 milioni di euro. Caltagirone consolida così la propria posizione di secondo azionista nell'utility romana, alle spalle del Comune di Roma che detiene il 51% del capitale. 14-12-2010]

 

 

 

 

LE ACROBAZIE DELL´ACEA PER SOTTRARSI AI CONTROLLI...
Roberto Mania per "la Repubblica - Roma" - «Ora si capisce meglio lo stop and go del sindaco Gianni Alemanno sulla privatizzazione di Acea...». La frase velenosa rimbalza da giorni negli ambienti imprenditoriali e finanziari capitolini. Ma non solo. Perché, per quando Acea sia, come è stato detto, "la Mediobanca romana" dove si intrecciano tutti i grandi giochi di potere, è anche vero che l´ex municipalizzata sta sul mercato, è in Borsa, deve rispondere a determinati requisiti di trasparenza. Insomma non è solo un´azienda romana controllata da un azionista pubblico (il Comune). Parentopoli è un colpo pesantissimo per il gruppo guidato dalla coppia Giancarlo Cremonesi (presidente) e Marco Staderini (amministratore delegato).

 

Perché i dubbi sono tanti di fronte al fatto che in un´impresa non proprio dalle performance brillanti il costo per il personale sia cresciuto nel 2009 di 65 milioni rispetto all´anno precedente. Basti pensare, come dimostrano Emilio Barucci e Federico Pierobon nel loro "Stato e mercato nella Seconda Repubblica" (il Mulino), che l´incremento del giro di affari delle utilities quotate in Borsa «non si è riflesso in un aumento dei dipendenti».

Dunque, dati alla mano, c´è un´anomalia Acea. E i dubbi, allora, dovrà scioglierli forse la magistratura. Ma pure il mercato ha bisogno di qualche chiarimento. La recente nomina del direttore generale Paolo Gallo serve anche a mettere ordine proprio nella gestione inefficiente dell´ultima stagione, a fare pulizia nella jungla delle consulenze e collaborazioni varie. «Fuori dall´Acea le cattive abitudini della politica!», tuonò solo qualche mese fa Francesco Gaetano Caltagirone, primo azionista privato (con circa il 13 per cento) di Piazzale Ostiense. Bene, approvato il piano triennale, non resta che accelerare la strada che porta alla privatizzazione. Sempre meglio di Parentopoli..14-12-2010]

 

 

 

IL FALLIMENTO DI ALE-MAGNO
Non si sbaglia dicendo che Francesco Gaetano Caltagirone (per gli amici Caltariccone) è semplicemente furibondo per la "parentopoli" che ha messo sottosopra il Campidoglio.

 

Per il 67enne costruttore-editore-banchiere-assicuratore romano il polverone sollevato dalla politica delle assunzioni facili del sindaco dalle scarpe ortopediche, Gianni Alemanno, non è soltanto una delusione, ma la conferma di una convinzione già maturata durante la gestione di WalterEgo Veltroni.

C'è ancora chi ricorda quando all'inizio di ottobre di due anni fa Francolino entrò con il viso tirato a un convegno del MontePaschi di Siena, per sferrare un duro attacco nei confronti della città dove "c'è il rischio forte che nascano favelas come nelle capitali del Sudamerica". In quell'occasione Alemanno, che nell'aprile dello stesso anno era stato eletto sindaco con 783mila voti, prese a gongolare sulla sedia e disse di aver ereditato un'amministrazione "che era un limone spremuto".

A distanza di due anni salta fuori che a spremere il limone il nuovo sindaco ci ha messo del suo arruolando eserciti di famigli e di ex-fascisti verso i quali ha elargito piaceri come fossero prezzi da pagare. Dalle colonne del "Messaggero" il buon Calta ha dato fuoco alle polveri picchiando con articoli vistosi sull'Atac e l'Ama, le due municipalizzate dei trasporti e della monnezza che adesso sono finite nel mirino della magistratura.

 

Forse Caltariccone non ha previsto che l'incendio di parentopoli si sarebbe esteso fino all'Acea, la municipalizzata dell'energia e dell'acqua nella quale ha investito un sacco di soldi e si ritrova primo azionista privato. A lambire questa azienda che muove 1,5 miliardi l'anno ci ha pensato per primo il "Sole 24 Ore" con un articolo della giornalista Laura Serafini che ha fatto l'elenco dei parenti e degli amici assunti prima del 2008. Qualcuno pensa che a buttare l'occhio su Acea sia stato lo stesso Caltagirone, desideroso di rinfrescare l'aria dentro la società di piazzale Ostiense, ma questa è un'interpretazione troppo ardita.

A onor del vero il Calta già nell'aprile di quest'anno ha rilasciato dichiarazioni pesanti sulla gestione "deludente di un'azienda che è stata pubblica per quasi un secolo e dove ci sono cattive abitudini", e a queste parole ha aggiunto: "Acea ha bisogno di un'iniezione di cultura privata, ovvero di un grosso intervento sui costi e sull'efficienza". Purtroppo da parte del sindaco dalle scarpe ortopediche la privatizzazione dell'azienda, annunciata più volte, è rimasta lettera morta e questo ritardo ha contribuito a deteriorare i rapporti con il primo imprenditore della Capitale.

 

 

Non a caso alla presentazione della Fondazione per le Olimpiadi, avvenuta poche settimane fa, il Calta non si è fatto vedere, ma di fronte al "fango" della parentopoli capitolina cerca di tenere al riparo la "sua" Acea. Lui sa bene che là dentro bisogna usare le forbici per tagliare le cordate e gli sprechi. Stenta a capire perché ci siano oltre 30 addetti soltanto per la comunicazione, e gli sfugge la ragione per cui negli ultimi giorni è stato affidato il rifacimento del logo di Acea.

Sono piccoli problemi sui quali dovrà muoversi a partire dal 1° gennaio il nuovo direttore generale, Paolo Gallo, inserito come un cuneo tra il presidente Cremonesi e l'amministratore delegato Marco Staderini. Nella ricerca di efficienza per evitare che Acea sia "napoletanizzata" il Calta non ha più tempo per indulgere al sindaco dalle scarpe ortopediche.

 

Quest'ultimo si era illuso di governare la città all'interno dei poteri forti che vanno dall'editore-costruttore e passano per Cesarone Geronzi, Pierfurby Casini e Massimo D'Alema, al quale è stato concesso di inserire Andrea Peruzy tra i consiglieri di Acea. Il disegno è saltato e il buon Alemanno, preoccupato che la tempesta si sposti dalle municipalizzate alla lobby del Campidoglio, deve difendersi da quella che Galli della Loggia ha bollato ieri come "una prova di inettitudine e malgoverno".[13-12-2010]

 

 

 

 

  

 - LA GENEROSITÀ DI CREMONESI, BOSS DI CAMERA DI COMMERCIO E DELL'INDEBITATISSIMA ACEA, SEMBRA AVER LASCIATO PERPLESSI GLI AZIONISTI, PRIMO FRA TUTTI CALTARICCONE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il cantante Claudio Baglioni farà tappa il 17 dicembre a New York nella tournée "One World 2010" che lo porterà nelle Americhe, in Cina, Giappone, Australia e in Europa.

Il faticoso tour di Baglioni sarà interrotto dal concerto di Capodanno ai Fori Imperiali organizzato dal sindaco dalle scarpe ortopediche, Gianni Alemanno. Quest'ultimo durante la presentazione dell'evento in Campidoglio ha tenuto a precisare che il Comune non spenderà i 250mila euro impiegati l'anno scorso per la performance di Antonello Venditti.

 

I costi saranno sulle spalle della Camera di Commercio e di Acea, due realtà capitoline guidate da Giancarlo Cremonesi. La generosità di Cremonesi sembra aver lasciato perplessi gli azionisti di minoranza di Acea, primo fra tutti quel Caltariccone che si sforza di mettere a frutto il suo investimento nell'utility capitolina tagliando i costi e rinnovando il management".

06-12-2010]

 

 UN GALLO PER L'ACEA
L'ufficio che gli hanno preparato a piazzale Ostiense dove si trova il quartier generale di Acea è ampio e luminoso, ma il nuovo direttore generale della utilitiy capitolina dovrà aspettare fino a mercoledì. Quel giorno il consiglio di amministrazione della società controllata dal Comune e da Caltagirone (per gli amici Caltariccone) esaminerà il piano industriale 2011-2013 e poi scioglierà la riserva sull'uomo che avrà le redini operative dell'azienda.

GAETANO CALTAGIRONE

Dentro l'azienda c'è molta attesa perché sarà lui a usare la scure per rimettere a posto il bilancio di una società che invece di essere una gallina dalle uova d'oro si trova in fondo alla classifica delle municipalizzate dell'acqua e dell'energia.

In Acea sono in molti a fare il tifo per la candidatura interna di Andrea Bossola, l'ingegnere fiorentino che lavora dal gennaio 1999 ed è responsabile dell'Area Industriale Idrica, ma questa ipotesi si scontra con la volontà degli azionisti (primo fra tutti il Calta) di trovare un manager esterno che sappia rimettere in corsa la società senza guardare in faccia nesuno e affronti il nodo degli esuberistimati in 500 unità. Che questa sia l'intenzione degli azionisti forti è apparso chiaro quando hanno affidato ai consulenti di Eric Salmon il compito di individuare il profilo del nuovo direttore generale.

A forza di "cacciare teste" tra i manager più esperti del settore, la rosa dei candidati si ridotta a quattro nomi che nell'ultima settimana si sono ridotti a due con l'esclusione del dirigente interno Bossola. La scelta e' ormai tra Vincenzo Cannatelli ex-Enel (adesso in Ntv con Luchino di Montezemolo), e Paolo Gallo, amministratore delegato di Edipower, la societa' milanese controllata al 50% da Edison.

Questa carica Gallo l'ha assunta nel 2008 e il suo curriculum suona bene alle orecchie di chi vorrebbe un manager esperto e di prestigio. Meno bella e' apparsa la richiesta di un compenso annuo da 900mila euro, ma lo scoglio non sembra insuperabile. E mercoledi' pomeriggio sara' quasi certamente lui a sedersi nell'ufficio spazioso di piazzale Ostiense .

30.10.10

 

"Scajola indagato per il porto di Imperia. I pm: associazione a delinquere. "Nel registro anche Bellavista Caltagirone: operazione corretta. La procura contesta che non sia stata indetta una gara pubblica per l'aggiudicazione dei lavori. I costi delle opere a mare sono lievitati dagli iniziali 30 milioni a circa 140" (Corriere, p. 13). Colpa delle mareggiate.

[22-10-2010]

 

 

- BINGO PER CALTA! SENZA CFREMONESI POTRÀ RIVOLTARE COME UN GUANTO ACEA - IL CEMENTO CEMENTIFICA LA NUOVA GENERAZIONE DI CALTAGIRONE E DI PESENTI
Finalmente Caltagirone, per gli amici Caltariccone, ha fatto bingo! Questa mattina alle 9 e' finita la penosa telenovela della Camera di Commercio di Roma e il suo uomo, Giancarlo Cremonesi, e' diventato presidente.

In un colpo solo il Calta ottiene cio' che voleva liberandosi dell'uomo che in Acea ha dimostrato di fare" acqua" e di avere poca "energia" nella gestione della municipalizzata capitolina, e stringe in modo ancora piu' serrato il rapporto con il sindaco dalle scarpe ortopediche, Gianni Alemanno.

Adesso l'imprenditore-banchiere-editore dovra' rivoltare come un guanto Acea ed e' probabile che in questa operazione un ruolo importante venga assegato al figlio Francesco Junior che finora ha preferito il cemento alle beghe del Campidoglio.

Francesco aveva 26 anni quando papà Calta gli mise in mano Cementir, l'azienda che prima apparteneva alle Partecipazioni Statali. Allora - era il 1994 - il giro d'affari della società era sui 200 milioni, mentre adesso sfiora il miliardo. Il 41enne Francesco Jr. non è un personaggio da copertina, detesta i salotti e per trovare una sua intervista bisogna risalire all'agosto di tre anni fa quando su "Il Mondo" dimostrò di avere le idee piuttosto chiare.

 

"L'Italia - disse in quell'occasione - è un paese imballato, prigioniero della burocrazia e delle minoranze prepotenti. Certe volte sembra un reality show: la gara è chi la spara più grossa. Perfino la Turchia ci potrebbe insegnare tanto".

Ed è proprio sulla Turchia che l'erede del patriarca romano ha puntato le sue carte con successo. Ciò non gli ha fatto perdere di vista la realtà italiana ed è notizia di oggi che la sua Cementir (così scrive "MF") ha comprato 14 impianti di produzione del calcestruzzo per un valore di 8,5 milioni.

Dall'altra parte del tavolo il figlio di Caltariccone si è ritrovato Carlo Pesenti, classe 1963, un altro erede di un impero. La novità è che tra la famiglia romana del Calta e quella di Bergamo dei Pesenti non c'è mai stato un grande feeling e quando nella primavera del 2008 Cementir aveva comprato fino al 2% del capitale di Italcementi, poi si era liberata del pacchetto rivendendolo sul mercato in sei mesi.

 

La differenza tra i due giovani manager non è soltanto nei comportamenti privati e nella dialettica piuttosto forte che contrappone Carlo Pesenti al padre Giampiero, ma anche nella visione che hanno dell'editoria. Per Calta Junior questo argomento è materia di Azzurra, la sorella che ha sposato Pierfurby Casini, mentre all'erede Pesenti i giornali interessano ma senza passare per un padrone delle ferriere come vorrebbe il padre Giampiero.

20.09.10

 

3 - IMPERIA, CHE BRUTTO PANORAMA PER BELLAVISTA CALTAGIRONE: ANCHE LA CORTE DEI CONTI ACCENDERÀ UN FARO SUL NUOVO PORTO PER CAPIRE LA LIEVITAZIONE DEI COSTI DA 30 A 145 MILIONI, E IL FONDAMENTO DELLE ACCUSE SUI DANNI AMBIENTALI
Vestito in modo impeccabile ma con l'aria un po' dimessa, questa mattina Francesco Bellavista Caltagirone, cugino del Caltariccone editore-banchiere, ha varcato la soglia del Comune di Imperia dove l'aspettava il sindaco per un incontro a porte chiuse.

Per l'imprenditore romano che negli anni delle cronache rosa si infilava al Casinò di Montecarlo con l'aria del Grande Gatsby, agosto è stato un mese molto travagliato. La ragione è da cercare nella grana scoppiata intorno al nuovo porto di Imperia dove la società Acquamare di Caltagirone è incappata in una serie di guai.

 

Eppure quando fu lanciata l'iniziativa del nuovo porto per 800 posti barca, Francesco Bellavista e l'ex-ministro dell'aeroporto di Albenga, Sciaboletta Scajola, si squagliavano nell'orgoglio. Il nuovo porto avrebbe dovuto dare una spinta fondamentale al settore della nautica e Scajola ne affidò il progetto a un suo fedelissimo, l'architetto Emilio Morasso che a Ferragosto ha tagliato la corda per il mancato pagamento della parcella da 500mila euro.

 

Non è solo questo il fastidio dell'imprenditore romano, grande e generoso amico della defunta Maria Angiolillo e titolare del Gruppo Acqua Marcia che gestisce alberghi in Sicilia e immobili di pregio nella Capitale.

Anche la Corte dei Conti accenderà un faro sul nuovo porto per capire la lievitazione dei costi da 30 a 145 milioni, e il fondamento delle accuse sui danni ambientali.

 

4 - E CALTA-RICCONE GODE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che mentre Francesco Bellavista Caltagirone passa i suoi guai con il Porto di Imperia, il "cugino buono e ricco", suocero di Pierfurby Casini, ha goduto come un pazzo quando giovedì scorso ha letto i giornali francesi.

Su uno di questi ("Aujourd'hui en France") è apparsa a caratteri cubitali la notizia che GDF Suez, socio di Caltagirone in Acea, ha gonfiato le fatture degli utenti francesi. Secondo le testimonianze raccolte dal giornale la società avrebbe inviato a casa di poveri vecchietti fatture con un aumento da un anno all'altro di oltre il 40%".31-08-2010]

 

 

 SALINI E CALTAGIRONE (LEONARDO) SI INCONTRANO AL LARGO ...
Dal "Giornale" - Tempo di sole e di mare. Uno dei lidi più frequentati dai romani durante il weekend è sicuramente l'Argentario. Tra Capalbio, Porto Ercole e Porto Santo Stefano sembra concentrarsi una buona fetta degli importanti costruttori (e non solo) romani.

 

Così a bordo degli yacht ormeggiati si conoscono tutti: Pietro Salini che si riposa dopo l' acquisizione della maggioranza della Todini costruzioni, Leonardo Caltagirone che si gode il meritato successo di Parco Leonardo nella capitale, il banchiere d'affari Federico Scrocco contento per le prime sinergie tra Bank of America e Merrill Lynch e Paola Santarelli neo cavaliere del lavoro sul suo «Lancelot». Non mancava anche l'ex presidente della Confindustria e di Fiat Luca di Montezemolo, circondato in barca da molti bambini e un po' stanco per il nuovo impegno imprenditoriale, che per ritrovare nuove energie sta per diventare nuovamente papà.
 

23.07.10

 

MENTRE MUSSARI SI PERDERÀ NEI MEANDRI DELL'ABI, ALLE SUE SPALLE SENTIRÀ IL FIATO SEMPRE PIÙ INSISTENTE DEL CALTARICCONE CHE IERI RIDEVA DA VERO PADRONE
Non c'è alcun dubbio: l'Assemblea dell'Abi che si è svolta ieri al Palazzo dei Congressi dell'Eur è stata un rito assolutamente inutile e fastidioso per i banchieri arrivati da tutte le parti d'Italia.

 

Qualcuno dovrebbe mettere al riparo il Presidente Giorgio Napolitano da queste cerimonie faticose che cominciano a maggio con le assemblee di Confindustria e di Banca d'Italia, e proseguono fino alla noia con le Relazioni delle varie Authority. Nemmeno la presenza di Mario Draghi è riuscita a sollevare un minimo di attenzione.

Il Governatore, che probabilmente si è già pentito di aver partecipato alla cena di giovedì scorso nella trattoria "Vespa-Iannini" a Trinità dei Monti, ha letto con voce neutra il suo intervento di 12 paginette senza volare alto e aggiungere quel pizzico di "vision" che si aspetta in un momento di grande incertezza.

 

Il torpore dei banchieri si è ridestato soltanto quando Draghi è arrivato alla pagina 9 del suo discorsetto e ha parlato dei test che saranno pubblicati tra una settimana e sui quali, come scrive oggi Orazio Carabini sul "Sole 24 Ore", lo stress e l'attesa appaiono esagerati.

 

All'uscita dal Palazzo dei Congressi l'unico personaggio sorridente e loquace è stato Francesco Gaetano Caltagirone (per gli amici Caltariccone), che a differenza degli altri banchieri fuggiaschi si è intrattenuto con i giornalisti rompendo ancora una volta quel profilo di uomo riservato e silenzioso che gli è stato ritagliato nel corso degli anni. Qualcuno ha pensato che a renderlo così amabile sia l'acquisto che sta facendo ogni giorno di azioni Acea, l'azienda municipalizzata di Roma nella quale la sua quota è salita ieri al 13,1% sopravanzando i francesi di Gaz de France.

 

In realtà non è questo sacrificio a rendere garrulo il costruttore, editore, assicuratore e banchiere capitolino. Certo, se continua di questo passo quel tesoretto di 1,5 miliardi che lo ha collocato l'anno scorso all'11° posto nella classifica dei paperoni italiani, rischia di assottigliarsi e di ridurlo in povertà, ma la ragione vera della soddisfazione che trasudava dai suoi pori va cercata nella nomina del calabrese Giuseppe Mussari alla presidenza dell'Abi.

Per Caltagirone il Mussari romanizzato negli uffici di Palazzo Altieri dove ha sede l'associazione, rappresenta un semaforo verde per incidere sempre di più su MontePaschi, la banca di cui il boccoluto Mussari rimane presidente e nella quale Caltariccone siede come vicepresidente e primo azionista privato.

 

D'ora in avanti il 48enne avvocato calabrese Mussari che ha fatto una carriera folgorante nuotando tra le amicizie della sinistra senese, dovrà dedicare anima e corpo a risvegliare l'Abi mettendo a frutto quella capacità di relazioni che lo ha portato a sostituire il triste Faissola. Di questa capacità potrà avvantaggiarsene anche lo stesso Caltagirone, ma le sue attenzioni saranno rivolte soprattutto a far girar meglio la macchina di MontePaschi che nei mesi scorsi non ha esitato a criticare.

A Rocca Salimbeni l'uomo di riferimento diventa Antonio Vigni, l'attuale direttore generale che ha fatto la sua carriera nella banca dall'età di 19 anni e non a caso tra ieri e oggi ha rilasciato due interviste al "Wall Street Journal" e al settimanale "Il Mondo".

Vigni dichiara di essere orgoglioso della nomina di Mussari all'Abi, e difende il suo piano strategico che finora ha portato a 2.600 sportelli e a tagliare 3.500 dipendenti. Con il suo stipendio da 1,9 milioni di euro l'anno sarà lui d'ora in avanti il riferimento principale per gli azionisti e per la Fondazione che nel 2005 ha dovuto digerire il tremendo boccone di Antonveneta e continua ad essere nel mirino degli analisti per la sua debolezza patrimoniale.

 

Ma non è solo, perché mentre il boccoluto Mussari si perderà nei meandri dell'Abi, alle sue spalle sentirà il fiato sempre più insistente del Caltariccone che ieri rideva da vero padrone

17.07.10

 

 

12- CALTAGIRONE SALE AL 13,1% DEL CAPITALE ACEA...
(ANSA) - Francesco Caltagirone ritocca al rialzo la sua partecipazione in Acea, raggiungendo il 13,1% della società del capitale. In una comunicazione si legge che Caltagirone, attraverso una società controllata - la Finanziaria Italia spa - ha acquistato nel mese di giugno nuove azioni per un totale di 12,162 milioni di euro. Nell'ultima comunicazione ufficiale Caltagirone era a quota 12,99% del capitale. 15-07-2010]

 

 

STORIE DI CARTA E DI CEMENTO – BARBACETTO FA BARBA E CAPELLI ALLA DIRETTORA “DIAMANTOVA” D’ALESSIO, PIAZZATA A “IO DONNA” DAL DUPLEX SCARPARO & SMONTEZEMOLATO, CHE DOPO AVER INCORONATO AFFETTUOSAMENTE LA FIGLIA DEL DITTATORE UZBEKO, ORA SCODELLA IL FIDANZAMENTO TRA BELLAVISTA CALTAGIRONE E BEATRICE COZZI PARODI SENZA MAI FARE CENNO AGLI INTERESSI DELLA COPPIA NELLA CEMENTIFICAZIONE DEL PORTO DI CIVITAVECCHIA (E NON SOLO)… Gianni Barbacetto per "il Fatto Quotidiano"

 

Prosegue la serie "grandi lezioni di giornalismo" del magazine femminile del "Corriere della Sera" diretto da Diamante D'Alessio. "Io donna", infatti, nel numero di domani ci regalerà un'imperdibile intervistina a Beatrice Cozzi Parodi, alias "la signora dei porti". Uno scoop: la signora infatti, fotografata come fosse la regina di Giordania, rivela all'intervistatrice, Maria Luisa Agnese, di essersi fidanzata. E con chi?

 

Con Francesco Bellavista Caltagirone, il padrone del gruppo Acqua Marcia. Una bella coppia, indubbiamente: Beatrice Cozzi Parodi ha ereditato dal padre costruttore la Parodi; e dal marito scomparso nel 2004 il gruppo Cozzi, molto attivo nella cementificazione delle coste liguri, a partire da quelle di Ponente (Bordighera, Ventimiglia...), presidiate da un grande amico di Beatrice, il distratto Claudio Scajola.

Ora, la sua unione romantica con Bellavista Caltagirone più che un fidanzamento è una joint venture: i due stanno infatti costruendo insieme il porto turistico di Civitavecchia e minacciano di non fermarsi lì. Perché "da mio marito ho ereditato l'amore per il territorio", dice Beatrice. E l'amore, si sa, consuma. Infatti è grande il consumo di territorio del gruppo Cozzi Parodi, e più grande è diventato da quando è alleato con Acqua Marcia (porto d'Imperia).

 

Ma non di cemento si parla su "Io donna", per carità, bensì d'amore. La scelta è stata dell'ineffabile Diamante D'Alessio, chiamata Diamantova da quando ha pubblicato, qualche settimana fa, un'imbarazzante intervista a Gulnara Karimova, trentacinquenne figlia del feroce dittatore uzbeko Islam Karimov, presentata come "mamma, cantante pop, poetessa, stilista, e amica delle grandi firme". Io donna, da quando è gestito da Diamantova, viene chiamato "il frigo vuoto". Sempre meglio di Style, sedicente magazine maschile del Corriere della sera, che durante la direzione D'Alessio si era guadagnato la definizione di "giornale per collezionisti (di elicotteri)". 02-07-2010]

 

 

CALTA-SHOPPING IN ACEA – IL COSTRUTTORE ARRIVA AL 13% DELLA MUNICIPALIZZATA E SI AVVICINA ALLA PACE CON GDF - SUL PIATTO CI SAREBBERO 500MLN€ FRANCESI E LA SEPARAZIONE DEI BUSINESS TRA I SOCI: A GDF-SUEZ LA PRODUZIONE IN CAMBIO DI UN COINVOLGIMENTO DI ACEA NEL NUCLEARE ITALIANO (ALLEANZA CON LA TEDESCA E.ON)…

Luca Fornovo per "la Stampa"

Da Generali ad Acea, non si ferma lo shopping dell'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone. Ieri si è appreso che il costruttore romano ha aumentato ancora la sua quota in Acea, portandola vicino al 13% e consolidando la sua posizione di secondo azionista nell'utility romana, dietro al Comune di Roma (51%) e davanti al gruppo francese Gdf Suez che, secondo quanto emerge dal sito della Consob, ha il 10,024%.

I nuovi acquisti in Borsa dell'imprenditore emergono dalle comunicazioni Consob sulle partecipazioni rilevanti, in cui si legge che Caltagirone, tramite società controllate, dal 1° al 31 maggio scorso ha investito in titoli Acea poco meno di 30 milioni di euro. Successivamente, ha comprato altre quote, che l'hanno così portato vicino al 13% di Acea.

Caltagirone, che è anche vice presidente delle assicurazioni Generali e della banca Monte dei Paschi, continua a puntare su Acea perché sembra convinto che nella municipalizzata capitolina ci sia ancora del valore inespresso in parte perché la joint venture con i francesi di Gdf-Suez non ha portato i frutti sperati, e poi perché nell'azienda ci sarebbero ancora inefficenze nella gestione che potrebbero essere sanate.

Proprio l'alleanza con i francesi sembra ora vicina a un punto di svolta. Tra Acea e Gdf-Suez è in corso un delicato contenzioso, in cui l'utility romana accusa i francesi di aver violato l'esclusiva nella jv Acea-Electrabel. Quel che è certo è che il ricorso a un arbitrato internazionale per risolvere la controversia è una soluzione che viene scongiurata sia da Acea che dai francesi.

Secondo indiscrezioni, Gdf-Suez potrebbe mettere sul piatto 500 milioni per sanare la controversia e rinnovare gli accordi sulla produzione, trading e vendita di energia.
Le diplomazie finanziarie sono già al lavoro. Rothschild, per conto del Comune di Roma e Mediobanca per Acea, sono gli advisor già nominati per occuparsi degli aspetti finanziari.

L'ipotesi di accordo, su cui si sta lavorando, prevede di dare più spazio ai francesi, come richiesto dalla stessa Gdf-Suez, nella produzione di energia. In cambio i soci francesi potrebbero coinvolgere Acea nel nucleare italiano, consentendole di entrare nell'alleanza che Gdf-Suez ha appena stretto con l'utility tedesca E.On.

L'asse degli azionisti italiani, Comune di Roma-Caltagirone, avrebbe invece la supervisione delle attività dell'acqua di Acea e della distribuzione di energia elettrica e gas. Dopo i violenti battibecchi di inzio anno tra soci italiani e francesi, ora la soluzione sembra più vicina.

Di fatto quest'accordo sarebbe una sorta di divorzio consensuale con una separazione abbastanza netta degli asset di Acea tra i soci francesi e quelli italiani di Acea. Già lunedì 5 luglio potrebbe esserci un Consiglio d'amministrazione per chiarire come si sta evolvendo il negoziato tra gli azionisti. Ma probabilmente la quadra dell'intesa non verrà raggiunta prima dell'autunno.

[16-06-2010]

 

 

CALTA-SHOPPING IN ACEA – IL COSTRUTTORE ARRIVA AL 13% DELLA MUNICIPALIZZATA E SI AVVICINA ALLA PACE CON GDF - SUL PIATTO CI SAREBBERO 500MLN€ FRANCESI E LA SEPARAZIONE DEI BUSINESS TRA I SOCI: A GDF-SUEZ LA PRODUZIONE IN CAMBIO DI UN COINVOLGIMENTO DI ACEA NEL NUCLEARE ITALIANO (ALLEANZA CON LA TEDESCA E.ON)…

Luca Fornovo per "la Stampa"

Da Generali ad Acea, non si ferma lo shopping dell'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone. Ieri si è appreso che il costruttore romano ha aumentato ancora la sua quota in Acea, portandola vicino al 13% e consolidando la sua posizione di secondo azionista nell'utility romana, dietro al Comune di Roma (51%) e davanti al gruppo francese Gdf Suez che, secondo quanto emerge dal sito della Consob, ha il 10,024%.

I nuovi acquisti in Borsa dell'imprenditore emergono dalle comunicazioni Consob sulle partecipazioni rilevanti, in cui si legge che Caltagirone, tramite società controllate, dal 1° al 31 maggio scorso ha investito in titoli Acea poco meno di 30 milioni di euro. Successivamente, ha comprato altre quote, che l'hanno così portato vicino al 13% di Acea.

Caltagirone, che è anche vice presidente delle assicurazioni Generali e della banca Monte dei Paschi, continua a puntare su Acea perché sembra convinto che nella municipalizzata capitolina ci sia ancora del valore inespresso in parte perché la joint venture con i francesi di Gdf-Suez non ha portato i frutti sperati, e poi perché nell'azienda ci sarebbero ancora inefficenze nella gestione che potrebbero essere sanate.

Proprio l'alleanza con i francesi sembra ora vicina a un punto di svolta. Tra Acea e Gdf-Suez è in corso un delicato contenzioso, in cui l'utility romana accusa i francesi di aver violato l'esclusiva nella jv Acea-Electrabel. Quel che è certo è che il ricorso a un arbitrato internazionale per risolvere la controversia è una soluzione che viene scongiurata sia da Acea che dai francesi.

Secondo indiscrezioni, Gdf-Suez potrebbe mettere sul piatto 500 milioni per sanare la controversia e rinnovare gli accordi sulla produzione, trading e vendita di energia.
Le diplomazie finanziarie sono già al lavoro. Rothschild, per conto del Comune di Roma e Mediobanca per Acea, sono gli advisor già nominati per occuparsi degli aspetti finanziari.

L'ipotesi di accordo, su cui si sta lavorando, prevede di dare più spazio ai francesi, come richiesto dalla stessa Gdf-Suez, nella produzione di energia. In cambio i soci francesi potrebbero coinvolgere Acea nel nucleare italiano, consentendole di entrare nell'alleanza che Gdf-Suez ha appena stretto con l'utility tedesca E.On.

L'asse degli azionisti italiani, Comune di Roma-Caltagirone, avrebbe invece la supervisione delle attività dell'acqua di Acea e della distribuzione di energia elettrica e gas. Dopo i violenti battibecchi di inzio anno tra soci italiani e francesi, ora la soluzione sembra più vicina.

Di fatto quest'accordo sarebbe una sorta di divorzio consensuale con una separazione abbastanza netta degli asset di Acea tra i soci francesi e quelli italiani di Acea. Già lunedì 5 luglio potrebbe esserci un Consiglio d'amministrazione per chiarire come si sta evolvendo il negoziato tra gli azionisti. Ma probabilmente la quadra dell'intesa non verrà raggiunta prima dell'autunno.

 

 

[16-06-2010]

 

 

- CALTAGIRONE (PER GLI AMICI CALTARICCONE) STA PROSEGUENDO LA SUA MARCIA SULL'ACEA: ACCORDO CON I SOCI FRANCESI DI ACEA E DI SOSTITUIRE AL PIÙ PRESTO IL VERTICE DELL'UTILITY CAPITOLINA
Avviso ai naviganti:"Si avvisano i signori naviganti che Francesco Gaetano Caltagirone ( per gli amici Caltariccone) sta proseguendo la sua marcia sull'ACEA, la municipalizzata romana che dovra' essere privatizzata in base al Decreto Ronchi (il ministro di AN che da pochi giorni ha rotto i rapporti con il suo vecchio amico Alemanno).

AZZURRA

Come Dagospia nella sua infinita miseria aveva previsto, l'intenzione del costruttore-banchiere è di trovare un accordo con i soci francesi di Acea e di sostituire al più presto il vertice dell'utility capitolina".

 

 

[16-06-2010]

 

 

ECCO IL GOLF TARGATO CALTA...
A due passi da Roma si potrà giocare a golf nel nuovo percorso ideato dal gruppo Leonardo Caltagirone. Ieri nella capitale il sottosegretario allo sport Rocco Crimi ha benedetto l'iniziativa, spiegando che «il golf è uno sport divertente, educa all'onestà e permette di prevenire molte patologie, soprattutto per il sistema cardiovascolare».

 

Il nuovo percorso per i golfisti si chiama «Terre dei Consoli golf club», è firmato da uno dei più rinomati progettisti di questo sport a livello mondiale, Robert Trent Jones jr, ed è situato a Monterosi sul tracciato dell'antica via Francigena. Il campo prevede, alla fine dei lavori, diciotto buche, per quasi sette chilometri di lunghezza, studiate appositamente per poter ospitare gare di livello internazionale, nove buche executive course, una golf academy, una club house, una spa attrezzata, una foresteria e, in una fase successiva, un albergo. (PdN)

10.06.10

 

ACQUA MARCIA «STACCA» 300 MILIONI DI AZIONI GRATUITE...
M. Ger. per il "Corriere della Sera" - L'aumento di capitale è imponente: da 200 a 500 milioni. E per di più gratuito. La «Società dell'Acqua Pia Antica Marcia» (Sapam) di Francesco Bellavista Caltagirone varerà l'operazione entro l'estate e farà felici i circa 150 soci, quasi tutti superstiti dell'epoca in cui il titolo era quotato in Borsa.

 

Per la verità qualcuno si aspettava un dividendo straordinario al posto dell'assegnazione gratuita. In ogni caso si tratterebbe di briciole perché il controllo (99%) è saldamente in mano al sistema di holding riconducibili all'imprenditore romano.

Sui motivi dell'operazione la società non ha voluto commentare. Così non è stato possibile appurare se all'origine della ricapitalizzazione gratuita fino a 500 milioni ci possa essere una rivalutazione degli immobili. Oppure se sia una conseguenza contabile di quel riassetto societario e organizzativo avviato lo scorso anno, prima nelle finanziarie lussemburghesi e poi in Italia, con una serie di fusioni. L'obiettivo era creare una struttura con una holding di vertice e quattro subholding dedicate ai business del gruppo. E allo stesso tempo riportare in Italia la gestione operativa «nazionalizzando» le finanziarie estere.

L'ultimo sviluppo di questo piano è stata l'incorporazione in Sapam di Acqua Marcia Italia cui è seguito un aumento di capitale gratuito da 89 agli attuali 200 milioni «pescando» dalla riserva disponibile che si riduceva così a 112 milioni di euro. Nel frattempo il consiglio di amministrazione ha approvato il bilancio 2009 ma non sono stati diffusi i risultati. «Chiuderemo con un utile di qualche milione di euro- aveva detto Caltagirone un mese fa -. La crisi l'abbiamo sentita, soprattutto per qualche albergo al Sud, ma ci ha giovato la diversificazione del nostro business. Il 2010 dovrebbe essere migliore». Acqua Pia Antica Marcia è attiva nei settori immobiliare, turistico-alberghiero, diportistico-portuale e aeroportuale.

10.06.10

 

GENERALI: CALTAGIRONE ACQUISTA AZIONI PER 7,2 MLN....
(Adnkronos)
- Francesco Gaetano Caltagirone continua a comprare azioni di Assicurazioni Generali. Il consigliere di amministrazione della compagnia triestina, secondo quanto emerge dai filing model a Borsa Italiana, nei giorni scorsi ha acquistato titoli della societa' per 7,2 milioni di euro. Il 20 maggio ha comprato 100 mila titoli a 14,37 euro per azione e il giorno successivo 400 mila azioni a 14,43 euro.

 

02.06.10

 

1- QUALCOSA NON FUNZIONA NEI RAPPORTI TRA ALEMANNO E CALTAGIRONE
Qualcosa non funziona nei rapporti tra il sindaco dalle scarpe ortopediche, Gianni Alemanno, e Francesco Gaetano Caltagirone (per gli amici Caltariccone). Che i rapporti non fossero improntati all'idillio era chiaro nel momento in cui il costruttore-banchiere romano ha smesso di guardare alla sua collezione di cariche e di medaglie antiche che raccatta sui mercatini di Londra e di Parigi.

Dopo aver appoggiato i glutei sulle poltrone di Montepaschi e Generali, il Calta ha messo gli occhi sull'Acea, la multiutility controllata dal Comune che nel 2009 ha peggiorato il bilancio di oltre il 128% con una perdita di 52,5 milioni. Al suocero di Pierfurby Casini questa voragine provoca un enorme fastidio; non a caso ha aumentato la sua quota azionaria dentro la società per prenderne il timone e rimetterla sulla via del profitto.

 

Per schiarire le idee al sindaco, Caltariccone oggi gli ha mandato dalle colonne del "Messaggero" un avvertimento quanto mai opportuno. Il giornale spara infatti un'intera pagina sull'intenzione di Alemanno di assumere altri 2.000 dipendenti a tempo indeterminato oltre i 25.322 già esistenti. L'esercito del personale costa 1 miliardo e 200mila euro all'anno e, come fa osservare "Repubblica", è spropositato rispetto agli 8.500 dipendenti del Comune di New York dove la popolazione è di tre volte superiore.

Il povero Caltariccone inorridisce di fronte a questo arruolamento che cade mentre il Campidoglio ha un buco di 10 miliardi e a Palazzo Chigi stanno pensando di vendere perfino la tappezzeria per fare un po' di cassa.

Per aggiungere un po' di sale alla clamorosa denuncia, il "Messaggero" raccoglie anche le dichiarazioni di Marcello Claric, il docente della Luiss che è considerato uno dei massimi esperti di pubblico impiego, il quale senza mezzi termini definisce un'assurdità le intenzioni del Campidoglio.

 

Come in un passaparola automatico ecco che arriva anche "Repubblica" con una analisi accurata di Giovanna Vitale dove si elencano i buchi delle numerose società controllate dal Comune. Perdono tutte a rotta di collo, a cominciare dall'Ente Eur dove Alemanno ha sistemato il suo amico Roberto Mancini.

Perde quattrini anche l'Ama, salvata per un pelo dal fallimento e dove il sindaco ha piazzato l'altro vecchio amico Franco Panzironi, ma soprattutto a perdere è l'Acea, la società che invece di essere un gioiello nel business dell'energia e dell'acqua, appare agli occhi di Caltariccone una moneta vecchia e polverosa. 02.06.10

 

 

acqua marcia a CIVITAVECCHIA - Non soltanto i lavori della lista, dai ministeri alle case dei politici, dal Palazzo dei congressi dell´Eur per conto della Protezione civile alle sedi delle suore di Madre Teresa. nell´inchiesta che ruota attorno al duplex Balducci-Anemone spunta scajola: dopo il porto della ’sua’ Imperia, scajola si occupa del nuovo porto turistico della città laziale sempre con la La società Porto del Tirreno, joint venture tra l´Acqua Marcia di Francesco Caltagirone Bellavista e il gruppo Cozzi Parodi

gabriele isman per La Repubblica-Roma

Non soltanto i lavori della lista, dai ministeri alle case dei politici, dal Palazzo dei congressi dell´Eur per conto della Protezione civile alle sedi delle suore di Madre Teresa. I nomi dei personaggi dell´inchiesta che ruota attorno all´imprenditore Diego Anemone spuntano anche nei progetti edilizi a Civitavecchia.

 

«Gli amici del Salaria Sport Village sono disposti a realizzare un project financing per la cittadella dello sport e poi donarla al Comune. Li ho visti a cena venti giorni fa». È l´ottobre del 2009. A parlare è Giovanni Moscherini, sindaco di Civitavecchia eletto in una lista civica. La frase esce durante una cena in un ristorante romano con alcuni imprenditori interessati a investire nel nord del Lazio. Ci sono tanti progetti in ballo, dal nuovo porto turistico, a nuove cubature a nuovi patti territoriali legati a commercio, sanità e nuove residenze.

Il nuovo porto turistico, in particolare, ha già echi di nomi al centro delle ultime inchieste. Nel 2008 la società Porto del Tirreno ha vinto la gara per il rifacimento del vecchio porto della cittadina, bombardato nel ‘43. Il piano è ambizioso: sono previsti banchine e attracchi per yacht lunghi fino a 180 metri con fondali di 12, oltre a 30 mila metri cubi tra 100 appartamenti in vendita e 18 stanze d´hotel e un´area commerciale da costruire in quello che era l´arsenale progettato nel 1660 da Bernini.

La società Porto del Tirreno è una joint venture tra l´Acqua Marcia di Francesco Caltagirone Bellavista e il gruppo Cozzi Parodi. Quest´ultimo è guidato da Beatrice Cozzi Parodi, presidente di area Pdl fino a poco tempo fa della Camera di Commercio di Imperia, la città di cui è stato sindaco Claudio Scajola. Nella cittadina ligure Acqua Marcia e gruppo Cozzi Parodi hanno anche realizzato il nuovo attracco turistico, storico pallino dell´ex ministro. E Angelo Balducci fu il capo della commissione incaricata dei collaudi delle nuove banchine.

 

A Civitavecchia, però, oltre al binomio Acqua Marcia-Cozzi Parodi, al bando del nuovo porto turistico avrebbero voluto partecipare anche altri imprenditori del consorzio Luigi Olivieri: qualcuno di loro era alla cena in cui Moscherini parlò degli "amici del Salaria Sport Village". «Per la gara del porto romano avevamo costituito un´associazione temporanea di imprese - racconta Arturo Parenti, titolare della San Giovanni srl - «C´eravamo noi, la Vams Engineering dell´ingegner Marcello Saraca e il gruppo Pio Guaraldo spa. Improvvisamente, però, dopo molti ritardi nell´elaborazione e nella consegna dei progetti, Saraca lasciò la nostra Ati e le due copie della raccomandata finale per partecipare al bando andarono misteriosamente perse. Così noi non potemmo partecipare. Peccato: era un affare da 70-80 milioni di euro» racconta Parenti.

 

E proprio Saraca è uno dei nomi che compaiono nella lista dei lavori eseguiti dalla ditta Anemone. Un caso? E forse è pura coincidenza che una figlia di Pietro Tidei (oggi parlamentare ed ex sindaco di Civitavecchia) sia una collaboratrice del notaio Gianluca Napoleone. La Guardia di Finanza sta cercando carte anche all´Agenzia delle entrate di Civitavecchia. 17-05-2010]

 

 

DOVE VUOLE ARRIVARE CALTA-RICCONE? - fa il costruttore, l’immobiliarista, il finanziere, l’editore di giornali, il banchiere. HA SBORSATO PIÙ DI 700 MLN IN UN ANNO PER ARRIVARE AL VERTICE DELLE GENERALI DEL SUO COMPAGNO DI MERENDA GERONZI – Se non fosse per i pm di Roma, che ai primi di aprile hanno chiesto il suo rinvio a giudizio per la scalata alla Bnl del 2005 (quella dei furbetti), il trionfo sarebbe completo - IL SEGRETO DEL CALTA-SUCCESSO È UN TRADING FRENETICO IN BORSA E GIRANDOLE SOCIETARIE, ANCHE A SPESE DEI PICCOLI AZIONISTI… Vittorio Malagutti per "L'espresso"

 

Francesco Gaetano Caltagirone fa il costruttore, l'immobiliarista, il finanziere, l'editore di giornali, il banchiere e l'assicuratore. Controlla cinque società quotate in Borsa, tra cui Cementir e Vianini. È azionista di peso della terza banca italiana, il Monte dei Paschi di Siena. E giusto un paio di settimane fa è diventato anche vicepresidente delle Assicurazioni Generali, un gradino sotto il nuovo chairman Cesare Geronzi. Un salto di qualità, hanno subito salutato la notizia analisti e commentatori in coro.

E lo stesso Caltagirone, di solito assai parco di parole in pubblico, ha lasciato trasparire la sua personale soddisfazione concedendo alla stampa qualche dichiarazione un po' più incisiva del solito sui suoi programmi. Del tipo: "Generali punti su Est e Asia", come hanno riassunto i giornali.

FANCIULLA

Qualche motivo per festeggiare in effetti ci sarebbe. L'ascesa al vertice del gruppo del Leone, di cui era già socio influente e amministratore, rappresenta la definitiva consacrazione nel ruolo di 'potere forte' per un imprenditore che solo pochi anni orsono faticava a liberarsi della fastidiosa etichetta di 'palazzinaro romano'.

 

Di più. La nomina dell'ingegnere, classe 1943, erede di una dinastia di costruttori partiti dalla Sicilia un secolo fa, servirebbe a fare da contrappunto alla tradizionale influenza di Mediobanca sulla compagnia triestina, ricchissimo scrigno del capitalismo nazionale.

Così, se il nuovo presidente Geronzi è espressione innanzitutto dell'istituto che fu di Enrico Cuccia, il suo vice Caltagirone fa riferimento in primo luogo al nucleo di grandi investitori privati che vede schierati in prima linea la De Agostini guidata da Lorenzo Pellicioli, Leonardo del Vecchio di Luxottica, i soci veneti della finanziaria Ferak con gli alleati piemontesi della Fondazione Crt.

 

Questa lettura, ovviamente, non troverà mai conferme dai diretti interessati. Tantomeno dal costruttore romano. Che però, per il solo fatto di essere in qualche modo contrapposto a un peso massimo come Geronzi, ha visto crescere alla grande il suo già notevole peso specifico.

GAETANO E AZZURRA CALTAGIRONE - copyright Pizzi

Questione d'immagine, più che altro. Perché grazie ai suoi giornali ('Il Messaggero' di Roma, 'Il Mattino' di Napoli, 'Il Gazzettino di Venezia', la free press 'Leggo') e a una rete di rapporti politici che va da Berlusconi al Pd passando per il centro (sua figlia Azzurra ha sposato il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini) il riservatissimo Caltagirone gode da un pezzo di grande influenza nei palazzi del potere. A cui, adesso, si aggiunge anche la medaglia al valore della vicepresidenza Generali. Se non fosse per i pm di Roma, che ai primi di aprile hanno chiesto il suo rinvio a giudizio per la scalata alla Bnl del 2005 (quella dei furbetti), il trionfo sarebbe completo.

Dalla speculazione immobiliare su su fino ai cieli dell'alta finanza: una carriera di successo annaffiata da un gigantesco patrimonio personale. Caltagirone? "L'uomo più liquido d'Italia", cantano da anni i sempre più numerosi biografi più o meno ufficiali. E via con le cifre, sempre difficili da verificare. Un miliardo di euro, due, tre. Tutto cash. Fantastico.

 

In effetti, chi mette sul piatto nel giro di un anno almeno 700 milioni (ma forse di più) giusto per togliersi lo sfizio di sedersi al tavolo di comando delle Generali, può a buon diritto candidarsi al club dei Paperoni d'Italia. Alle spalle, ma distanziato di poco, dei soli Berlusconi, Ferrero e Benetton.

Classifiche a parte, di certo si può dire che Caltagirone governa il suo impero dall'alto di una montagna di soldi. Ma a ben guardare la sorpresa più grande è un'altra. Tutto quel denaro, centinaia e centinaia di milioni di euro, si muove di continuo. Scorre, rimbalza da un angolo all'altro dello smisurato organigramma del gruppo. Decine di societa, spesso semplici srl con capitale sociale di poche migliaia di euro, si passano l'un l'altra titoli e contante. Soprattutto azioni Generali. E poi Monte dei Paschi.

Ovvero i due gruppi finanziari in cima alle preferenze dell'immobiliarista romano. Tutto in famiglia. Caltagirone compra, Caltagirone vende. Caltagirone vince, Caltagirone perde. Le operazioni risultano intestate a un piccolo esercito di sigle: VM 2006, Quarta Iberica, Echetlo, Finced, Ical, Costedil, Viafin, Capitolium, Pantheon 2000, Rofin, e molte altre ancora.

A che serve questo gran via vai, questo gioco di sponda milionario? Vantaggi fiscali, perché il trading produce anche perdite che servono ad abbattere il carico d'imposte. Senza contare che, con tutte quelle compravendite incrociate, alla fine diventa difficile fare chiarezza sul mandante esatto degli acquisti.

 

Insomma, sembra proprio la strategia ideale per tenere alla larga i curiosi. E, ovviamente, anche gli avversari.

Caltagirone, però, come detto, controlla anche cinque società quotate in Borsa: la holding Caltagirone spa, la Caltagirone editore a cui fanno capo i giornali, la Cementir e, infine, le imprese di costruzioni Vianini industria e Vianini lavori. Ai prezzi correnti, e dopo i forti ribassi degli ultimi tre anni, il gruppo vale oltre 1,2 miliardi. E, fatto importante, è popolato di centinaia di investitori: piccoli azionisti e fondi.

Così, alla fine, si scopre che anche loro, i soci di minoranza, finiscono per essere coinvolti nella girandola di acquisti diretta da Caltagirone insieme a un gruppo ristretto di amministratori di fiducia. Una pattuglia di fedelissimi capitanata da Mario Delfini (da mezzo secolo nel gruppo), Albino Majore, Fabio Gera.

Un esempio pratico. Il costruttore romano punta dritto sulle Generali. Fa man bassa di acquisti in Borsa. Ma ad appoggiare la scalata sono scese in campo anche società controllate o partecipate dalla Caltagirone editore, la stessa che possiede il 'Messaggero', il 'Mattino' e così via. Che cosa c'entra il business dell'editoria con la scalata al Leone di Trieste? A prima vista poco o nulla. Eppure, come risulta dai documenti ufficiali, a partire dal 2007 la Caltagirone editore ha investito decine di milioni in azioni della compagnia assicurativa. Diversificazione di portafoglio? Un modo come un altro per impiegare la consistente liquidità in cassa?

 

Può darsi. Va detto, però, che vengono comprati solo titoli Generali e Monte dei Paschi, ovvero i due gruppi nel mirino di Caltagirone, azionista di maggioranza nonché presidente della società editoriale. Sembra una diversificazione, come dire, piuttosto 'mirata'. Di più. Le azioni rimbalzano da una sigla all'altra. A volte fanno andata e ritorno nel giro di pochi mesi. Sono affari da decine di milioni di cui all'osservatore esterno sfugge la logica economica.

Vediamo, in estrema sintesi, com'è andata. Nel 2007 la Finced, una finanziaria controllata al 100 per cento dalla Caltagirone editore, investe circa 37 milioni in Generali. L'anno dopo vende gli stessi titoli a Rofin 2008, un'altra società che fa capo al gruppo Caltagirone (per il 30 per cento alla stessa Caltagirone editore). È un affare in perdita: la minusvalenza si aggira intorno a 2,6 milioni. Niente paura. Di lì a poco, siamo sempre nel 2008, Finced torna in pista e compra 1,8 milioni di titoli della compagnia assicurativa con base a Trieste. Rofin 2008, invece, spende quasi 30 milioni per rilevare un pacchetto di 1,2 milioni di Generali. Chi vende? Questa volta è la Capitolium, controllata da Caltagirone in persona.

 

Altro giro altra corsa. Nel 2008 Finced investe più di 32 milioni nel Monte dei Paschi. Dura poco. Nel 2009 Finced ha già venduto tutto. Solo che nel frattempo le quotazioni della banca senese sono calate di molto. E allora l'operazione si chiude in perdita per oltre 12 milioni. Anche Rofin nel 2009 è andata in rosso per oltre 20 milioni per effetto della vendita, con minusvalenze milionarie, del pacchetto di titoli Generali comprato giusto un anno prima. Operazioni come questa, ovviamente, lasciano il segno nel bilancio della Caltagirone editore, che è costretta a sopportare i risultati negativi della controllata Finced e della partecipata Rofin. Morale della storia: la società editrice ha chiuso il 2009 con una perdita consolidata di 39 milioni.

I conti in rosso scontano la crisi generalizzata dell'editoria e il crollo dei ricavi pubblicitari. Sul risultato, però, incide anche il trading di Borsa. La negativa gestione finanziaria del gruppo pesa per oltre 16 milioni, quasi la metà delle perdite totali. Senza contare che risorse per decine di milioni sono andate a finanziarie i raid in Borsa invece dell'attività caratteristica, cioè i giornali, che nel corso del 2009 hanno proclamato lo stato di crisi con tagli e prepensionamenti per decine di dipendenti. D'altra parte, come confermano i bilanci degli ultimi anni, la liquidità del gruppo viene gestita in modo piuttosto singolare.

E FANCIULLA

A fine 2009 in cassa al gruppo editoriale c'era un vero tesoro: oltre 280 milioni cash. Due anni fa erano addirittura 440 milioni, in gran parte frutto del collocamento in Borsa dei titoli della società, che risale addirittura al 2000. Quell'operazione fruttò circa 630 milioni. Ebbene, come sono stati investiti tutti questi soldi? Semplice, in gran parte restano fermi, depositati in banca. Solo che nel frattempo i tassi d'interesse sono precipitati e così pure il rendimento dei conti correnti. Compresi quelli accesi a nome della Caltagirone editore, che l'anno scorso ha incassato 3,7 milioni contro i 18,7 milioni del 2008.

Poco male. Restano in cassa, comunque, oltre 200 milioni pronti per essere investiti. Nei giornali, forse. O magari nel prossimo raid di Borsa. La solita Finced è già partita in avanscoperta. All'inizio di quest'anno ha comprato un pacchetto di 500 mila Generali. Giusto qualche settimana prima che a Trieste Caltagirone si accomodasse sulla poltrona di vicepresidente. 11-05-2010]

 

 

3- L'ECCITAZIONE DI CALTARICCONE E LA TRIANGOLAZIONE ROMA-TRIESTE-MILANO DI CESARONE GERONZI: MEDIOBANCA SI ASSEDIA MEGLIO DA PIAZZA CORDUSIO
Se fosse stato per lui Francesco Gaetano Caltagirone che ormai tutti chiamano Caltariccone, avrebbe dedicato l'edizione di oggi del "Messaggero" soltanto alle Generali dove è entrato come vicepresidente.

 

Il giornale dedica comunque la prima pagina dell'economia ai risultati del trimestre approvati ieri dalla Compagnia e titola trionfalmente: "Generali, conti trimestrali col turbo". Ci crede il Calta al Leone assicurativo dove ha investito 700 milioni di euro per guadagnarsi una poltrona di prima fila accanto al suo amico storico Cesarone Geronzi. E ieri dopo il Consiglio che ha approvato i conti, il Calta e i top manager di Trieste ridevano felici.

 

La scelta di Milano e non di Trieste per la presentazione dei risultati è stata dettata soprattutto dalla presenza nel capoluogo della comunità finanziaria e dei giornalisti che storcono la bocca quando pensano di dover arrivare nel capoluogo del Friuli con i treni che marciano ancora alla stessa velocità dei tempi di Radetzky.

Questo incubo è condiviso anche da Cesarone Geronzi che fin dall'inizio si è detto preoccupato per la triangolazione Roma-Trieste-Milano imposta dal nuovo incarico. Nella Capitale è già pronto al terzo piano del palazzo in piazza Venezia l'ufficio che affaccia sull'Altare della Patria e si trova esattamente di fronte a quello di Assonime dove lavora Stefano Micossi. A Milano la sede delle Generali è a piazza Cordusio, proprio di fronte al quartier generale di Alessandro Profumo, ed è qui che Cesarone pensa di concentrare la sua attività.

 

In fondo Perissinotto e Balbinot sono due giovanotti efficienti e dalle gambe veloci che oltre alla voglia di meritarsi la medaglia e lo stipendio, hanno dalla loro anche il vantaggio dell'età. E quindi spetterà a loro correre al soglio di piazza Cordusio per evitare al 74enne banchiere di Marino di affaticarsi troppo.

Non la pensava così Antoine Bernheim al quale ieri i consiglieri di Generali hanno riconosciuto alcuni benefit tra cui l'usufrutto della bella casa a Venezia e un ufficio nella sede che la Compagnia ha a Parigi fin dal 1832, l'anno successivo alla nascita delle Generali.

 

A differenza del vecchio patron francese, Geronzi si è tagliato lo stipendio portandolo a 3,3 milioni l'anno rispetto ai cinque del suo predecessore. Nonostante questo immenso sacrificio, anche lui ieri sorrideva contento vicino ai due alani Perissinotto e Balbinot e al direttore generale Raffaele Agrusti.

Ancora una volta ha ripetuto che sta imparando il mestiere dell'assicuratore e a sorpresa ha tirato fuori un delizioso libretto con la copertina rossa che Einaudi ha pubblicato nel 1988 con il titolo "Relazioni". L'autore è nientemeno che Franz Kafka, lo scrittore di Praga che fino al 1908 ha lavorato come ragioniere alle Generali di Trieste. Poi è morto di tubercolosi.

 

10-05-10

 

ACEA DELLE MIE BRAME - CALTAGIRONE SCATENATO (ANCHE SUL ALE-DANNO): "In un’azienda che e’ stata pubblica per quasi un secolo e’ comprensibile che ci siano cattive abitudini" - Se lo scontro con i francesi DI GAZ DI SUEZ arrivasse a un punto di rottura definitivo, Acea sarebbe pronta a mettere sul tavolo una richiesta di risarcimento danni fino a un miliardo di euro…

1 - CALTAGIRONE; NECESSARI INTERVENTI SU COSTI, POLITICA RESTI FUORI...
(MF-DJ)- "In un'azienda che e' stata pubblica per quasi un secolo e' comprensibile che ci siano cattive abitudini. Acea ha bisogno di un'iniezione di cultura privata, ovvero di un grosso intervento sui costi e sull'efficienza".

 

A dirlo e' Francesco Gaetano Caltagirone, azionista di Acea con il 10,28%. Caltagirone e' consapevole che questi interventi provocheranno proteste e agitazioni politiche, ma ritiene che "la politica debba rimanere fuori dall'azienda. La societa' deve avere solo un fine economico e l'utente non ha nulla da temere", anzi potrebbe solo beneficiarne. Caltagirone ha infine assicurato che "faremo sentire la nostra voce perche' abbiamo dalla nostra parte la ragione e la legge".

2 - ALEMANNO, GIUDIZIO CALTAGIRONE RIFERITO A EREDITA' DEL PASSATO
(Adnkronos) - "Credo che il giudizio di Caltagirone rispetto alla politica sia riferito a quanto ereditato dal passato, che e' francamente inquietante, anche rispetto ad Acea". Lo ha detto il sindaco di roma, Gianni Alemanno, in merito alle dichiarazioni di Francesco Gaetano Caltagirone, azionista di Acea, che ha chiesto alla politica di fare un passo indietro.

3 - ACEA, RISCHIO DA UN MILIARDO PER SUEZ - LA SOCIETÀ PRONTA A CHIEDERE UN RISARCIMENTO, MA SI LAVORA PER UN ACCORDO...
Laura Serafini per "il Sole 24 Ore - Roma"

Se lo scontro con i francesi arrivasse a un punto di rottura definitivo, Acea sarebbe pronta a mettere sul tavolo una richiesta di risarcimento danni per la violazione degli accordi di esclusiva delle joint-venture fino a un miliardo di euro.

Gli advisor legali e finanziari dell'utility capitolina hanno lavorato negli ultimi tempi per quantificare quanto si potrebbe arrivare a contestare al socio Gdf-Suez per aver venduto gas attraverso Italcogim e generato energia con attività rilevate in Sicilia senza aver offerto al partner italiano in opzione la compartecipazione a quelle attività che non transitano dalle jv italo-francesi.

Ma, almeno per ora, questa ipotesi resta lontana: sia Acea che i francesi hanno interesse a una composizione bonaria del contenzioso senza attivare l'arbitrato internazionale.

Incontri e trattative continuano dietro le quinte dell'attività ufficiale dell'azienda, anche se una soluzione non arriverà entro l'assemblea di bilancio e di rinnovo del cda in programma domani. Ciò che divide di più in questo momento i due partner è il fattore tempo: Gdf, dovendo pagare, ha tutto l'interesse a rinviare.

L'Acea invece ha fretta, e molta anche. I manager della società hanno approfondito lo scenario che si andrebbe a configurare nel caso di separazione con Gdf: nessun impatto sulla vendita di energia, che era e resta a controllo italiano. Nemmeno sull'acqua, nonostante Acea e Ondeo (controllata da Gdf) partecipino come soci di minoranza a consorzi di gestione di acquedotti in Toscana e Umbria. La gran parte del fatturato e dei margini del settore acqua arrivano dall'Ato2 (Roma) e dall'Ato 5 (Frosinone); il primo, da solo, contribuisce per il 40% al margine operativo lordo complessivo dell'utility.

Il vero nodo è la generazione dell'energia elettrica, che oggi Acea si produce in casa e vende. Assieme a Gdf l'azienda genera 20 terawatt, ma se i destini si separassero si ritroverebbe ad autoprodursi solo 4 terawatt con la necessità di reperire sul mercato la parte che manca per sostenere la vendita di energia ai clienti del Lazio.

 

È qui che subentra la fretta: nel breve periodo la situazione per Acea sarebbe addirittura favorevole, perchè c'è eccesso di offerta di energia per cui conviene comprarla che prodursela. Ma nel lungo termine i prezzi rischiano di salire e se l'azienda non si copre con un buon contratto commerciale decennale o oltre, rischia di vedersi assottigliare i margini. Nell'attuale situazione di mercato stipulare un contratto a condizioni convenienti sarebbe facile per l'eccesso di offerta:ma questa finestra favorevole non durerà in eterno.

Del resto, Acea non può avviare in questa fase negoziati con nessuno, altrimenti sarebbero i francesi ad accusarla di violazione degli accordi. Da qui la necessità di chiarire al più presto le sorti del rapporto con i soci d'Oltralpe. I quali, dal canto loro, in passato si erano anche dichiarati disponibili a discutere una transazione su una base economica di circa 200 milioni, tra danno recato ad Acea e liberatoria dall'esclusiva.

Ma lo hanno fatto a intermittenza, con un passo avanti e poi uno indietro. Forse perchè anche il gruppo francese ha più anime: una ereditata dalla belga Suez-Electrabel, partner originario di Acea, e più disponibile al dialogo. Un'altra subentrata con Gaz de France quando questa ha rilevato Suez. Il problema di fondo è che lo snodo per il negoziato ormai passa inevitabilmente per Francesco Gaetano Caltagirone, divenuto secondo azionista di Acea con il 10 per cento.

Sullo sfondo i riflessi della recente spaccatura nel Pdl sulle "poltrone" della capitale. Il presidente di Acea, Giancarlo Cremonesi, è appena stato proposto dal Comune per la riconferma. L'uomo appartiene alla corrente di Gianfranco Fini, mentre il sindaco Gianni Alemanno che lo ha nominato si è schierato con Berlusconi, pur tifando per una mediazione. È da escludere che questo incida su Acea. Nel medio periodo, però, può pesare sulla partita per la presidenza della Camera di commercio alla quale punta Cremonesi.

[28-04-2010]

 

AVE CALTA, IMPERATORE DI ROMA – LA GUERRA PER IL CONTROLLO DI ACEA è TERMINATA - CALTAGIRONE SALE OLTRE IL 10%, SUPERA GAZ DE FRANCE E DIVENTA IL SECONDO AZIONISTA (DAVANTI C’È SOLO IL COMUNE DI ROMA) – UN’IPOTECA PER IL CONTROLLO DELL’AZIENDA QUANDO ALE-DANNO DOVRÀ SCENDERE SOTTO IL 50% (DECRETO RONCHI) – E I FRANCESI SCORNATI MEDITANO IL DISIMPEGNO (O CONTIAMO O USCIAMO)…. Paolo Foschi per il "Corriere della Sera - Roma"

CALTAGIRONE

Francesco Gaetano Caltagirone all'attacco nella guerra per il controllo di Acea. Ieri l'imprenditore romano, fra l'altro editore del Messaggero, è diventato il secondo socio dell'azienda municipalizzata dell'energia e dell'acqua: secondo quanto comunicato alla Consob, cioè l'organismo di vigilanza, la quota detenuta nella società di piazzale Ostiense è salita dall'8,945 al 10,058 per cento. Davanti a lui c'è solo il Comune (50,1%), mentre il colosso francese Gaz de France è ora alla spalle (9,98%).

L'operazione, in qualche maniera attesa dai mercati ed anticipata dal Sole 24 Ore, è stata effettuata il 15 aprile e ieri annunciata ufficialmente. E - secondo gli esperti di finanza - è motivata da almeno tre ragioni: è un segnale forte agli altri azionisti, una specie di ipoteca sul futuro controllo di Acea quando il Comune, per ottemperare agli obblighi di legge imposti dal decreto Ronchi, dovrà scendere sotto il 50%; è una prova di forza nei confronti dei soci francesi, con i quali è in corso da mesi un braccio di ferro sulla governance aziendale e sulle partnership sull'asse Roma-Parigi; ed è un investimento perché dopo una lunga ondata ribassista Acea è considerata attualmente a buon prezzo nelle quotazioni in Borsa.

Copyright Pizzi

L'interesse di Caltagirone nella società romana del resto è cosa nota. Nelle liste per il rinnovo del Cda è stato infatti inserito come consigliere Francesco junior, figlio di Francesco Gaetano e presidente di Cementir: un atto di attenzione per mostrare l'attaccamento della famiglia alla partecipazione nella municipalizzata di piazzale Ostiense. Inoltre, come secondo rappresentante nel Cda, il gruppo Caltagirone ha indicato Paolo Di Benedetto, ex commissario Consob che si era dimesso poche settimane fa, probabilmente in vista di questo incarico.

E l'ingresso in squadra di Di Benedetto indica la volontà di Caltagirone di assumere un ruolo di primo piano nell'azienda per al quale il 29 è convocata l'assemblea dei soci. All'ordine del giorno c'è appunto il rinnovo delle cariche, il Comune vuole confermare ai vertici il presidente Giancarlo Cremonesi e l'amministratore delegato Marco Staderini. I rapporti fra il Campidoglio e Caltagirone sono ottimi e l'operazione annunciata ieri rafforza il fronte italiano nel braccio di ferro con i francesi.

Che cosa succederà adesso? Per adesso da Parigi non sono arrivati commenti ufficiali. Ma fonti interne al gruppo Gdf spiegano che «la nostra partecipazione ha senso se ci è riconosciuto un ruolo primario». Tradotto: o contiamo nella gestione dell'azienda (magari anche ampliando la quota), oppure possiamo uscire.

«Prima di qualsiasi valutazione è necessario sapere come si muoverà il Comune per privatizzare l'azienda», aggiunge la fonte parigina. Insomma, anche se una guerra finanziaria a colpi di rilanci non sembra uno scenario realistico, i francesi prima di arrendersi all'asse romano potrebbero giocare qualche altro asso. Per adesso però l'attesa è per l'assemblea del 29 che almeno permetterà di capire se il dialogo fra Caltagirone e Gaz de France può ripartire. 23-04-2010]

CALTAGIRONE, SECONDO GRUPPO IN QUOTIDIANI DIETRO LA REPUBBLICA..
(Reuters) - Il gruppo editoriale Caltagirone Editore si posiziona al secondo posto per numero di copie lette di quotidiani dietro al gruppo della Repubblica e prima del gruppo Corriere della Sera.
Lo ha detto Francesco Gaetano Caltagirone, presidente dell'omonimo gruppo editoriale a cui fanno capo i quotidiani Il Messaggero, Il Mattino di Napoli, Il Gazzettino di Venezia, Il Corriere Adriatico, Il nuovo quotidiano di Puglia e il free press Leggo.

Leggendo delle slide in assemblea della società editoriale, Caltagirone ha detto che il gruppo ha 5,6 milioni di copie lette (compreso Leggo) contro i 6,2 milioni di Repubblica, i 4,9 milioni del Corriere della Sera e i 2,3 del gruppo Poligrafici (Nazione, Giorno e Resto del Carlino).
In particolare il gruppo Caltagirone Editore ha il primato di lettori nel Lazio (68%), in Campania (66%), Marche (70%) e nel Salento (69%), mentre in una macro regione che comprende Marche, Umbria, Lazio, Molise, Campania e Abruzzo conta su un lettorato del 60,7% del totale.

CALTA AL BIVIO. DA UN LATO ATTACCA ALEMANNO, DALL'ALTRO NON PUÒ IGNORARE LA SFIDA DEI FRANCESI CHE INTENDONO TENERE I PIEDI DENTRO ACEA
Per Francesco Gaetano Caltagirone si chiude una settimana intensa.

Sabato scorso è salito al soglio delle Generali incassando con la vicepresidenza il premio della sua fedeltà a Cesarone Geronzi e il credito maturato con un investimento di circa 700 milioni di euro. Dopo il weekend è piombato a Siena dove in qualità di vicepresidente si è dichiarato insoddisfatto per i risultati di MontePaschi.

 

Ieri è stata la volta di Acea, la multiutility capitolina nella quale è diventato il secondo azionista cacciando altre gocce di quella liquidità miliardaria che trabocca come un fiume in piena dalle sue tasche. Il costruttore-editore-banchiere-assicuratore avrebbe potuto chiudere la settimana nel modo migliore. L'ingresso del figlio Francesco tra i consiglieri e la riconferma di una management tagliato sulla sua misura, sono una garanzia ed esprimono l'intenzione di voler fare dell'Acea un business sempre più succulento.

Questa volontà si è manifestata il giorno prima con dichiarazioni che hanno fatto tremare il sindaco dalle scarpe ortopediche Gianni Alemanno. Il Calta non ha usato mezzi termini e con l'euforia sentimentale e industriale che sta vivendo in questo momento ha denunciato le inefficienze provocate in Acea dalle cattive abitudini del partner pubblico.

 

L'atto di accusa riguarda non solo il pesante deficit del bilancio 2009, ma l'incapacità di sciogliere il nodo dei rapporti con i soci francesi di GdF-Suez. Costoro non hanno mai avuto una grande considerazione dell'azionista Campidoglio e c'è chi ricorda che qualche tempo fa l'amministratore delegato di Gdf-Suez definì sfrontatamente Alemanno "una protesi di Caltagirone". Con questo atteggiamento di supponenza tipicamente parigina, i francesi hanno fatto capire che non hanno alcuna intenzione di ritirarsi dalla multiutility e hanno aumentato la loro quota al 10% portandosi testa a testa con l'azionista Caltagirone.
Adesso il Calta si trova davanti a un anno alcuna intenzione di ritirarsi dalla multiutility e hanno aumentato la loro quota al 10% portandosi testa a testa con l'azionista Caltagirone. bivio molto delicato. Da un lato attacca l'azionista pubblico che si esprime con la "protesi" Alemanno, dall'altro non può ignorare la sfida dei francesi che per bocca del loro rappresentante in Italia, Aldo Chiarini, intendono tenere i piedi dentro Acea.

Secondo un'opinione raccolta nelle ultime ore sembra comunque che l'imprenditore romano non abbia alcuna voglia di arrivare allo showdown finale con il quarto gruppo mondiale nel gas e nell'elettricità. Il problema è rappresentato dal contenzioso da 1 miliardo il cui esito potrebbe essere incerto, e tutto fa pensare che l'astuto ex-palazzinaro cercherà di ricomporre i cocci dell'alleanza con i francesi per marciare insieme verso la privatizzazione della società.

Della sorte e dei furori di Alemanno (una protesi mobile e traballante) può anche fregarsene altamente.

01.05.10

 

CAPUTI MI HAI? - CALTA ABBANDONA AL SUO DESTINO IL SUO "BRACCIODESTRO" - “il rapporto era finito da un anno e mezzo, ormai erano divenuti concorrenti nel settore immobiliare”. Sarà. Ma gli effetti saranno a cascata, visto gli incarichi per conto di Caltagirone che Caputi negli anni ha accumulato. A partire dalla galassia Mps...

1 - QUANDO LA COPPIA SCOPPIA
Michele Arnese per "Il Foglio" -

Per anni, anzi per decenni, dove c'era l'uno c'era anche l'altro. C'è chi li definiva la mente e il braccio. La mente era Francesco Gaetano Caltagirone, il braccio era Massimo Caputi. In quasi ogni settore, business, operazione in cui il costruttore-editore s'insinuava prima o poi si scorgeva anche la figura dell'abile manager di lungo corso dalle ampie relazioni politiche e finanziarie.

Caputi per anni ha conteso al supercommercialista Sergio Melpignano la palma dell'uomo d'affari (e di fiducia) più vicino all'Ingegnere. Così la notizia che Caputi non sarà riconfermato da Caltagirone nella lista per il consiglio di amministrazione dell'Acea ha fatto scalpore negli ambienti finanziari. Le congetture si sono sprecate.

Qualcuno ha pensato alle recenti ispezioni della Vigilanza di Bankitalia sulla governance di Fimit, il fondo immobiliare in cui Caputi ha un ruolo di spicco. Qualche altro ha pensato anche ad altre inchieste giudiziarie. Ma fonti convergenti assicurano a 2+2 che "il rapporto era finito da un anno e mezzo, ormai erano divenuti concorrenti nel settore immobiliare, così la relazione fiduciaria era terminata". Sarà. Ma gli effetti saranno a cascata, visto gli incarichi per conto di Caltagirone che Caputi negli anni ha accumulato. A partire dalla galassia Mps.

P.s. "Mamma ho perso la busta" (Panorama), ovvero un curioso episodio della carriera dell'Ing. Caputi.

2 - CAPUTI LASCIA ACEA E GAZ DE FRANCE VUOLE CONTARE DI PIÙ
Gianmaria Pica per "Il Riformista"

Mentre da Parigi arrivano segnali di pace nei confronti di Acea, dalla sede romana dell'utility arrivano novità. Nella tarda serata di martedì scorso si è dimesso dal consiglio di amministrazione della società che si occupa di energia e acqua e controllata dal Comune di Roma con il 51 per cento, Massimo Caputi, che era entrato in cda nella lista presentata da Francesco Gaetano Caltagirone che di Acea è uno degli azionisti più forti con una quota vicina al 9 per cento. L'altro socio importante è Gaz de France-Suez che possiede circa il 9,9 per cento del capitale sociale. Da ambienti vicini ad Acea risulta che i rapporti tra Caputi e Caltagirone si sono raffreddati da tempo.

Non per una divergenza di idee sulla gestione dell'utility, ma - fanno sapere le fonti - perché Caputi si è trovato a intraprendere una strada propria. Caputi, ex numero uno di Sviluppo Italia, oggi è ad di Fimit, secondo fondo immobiliare italiano dopo Pirelli Re (tempo fa si parlava anche di un'ipotesi di fusione tra le due società).

Caputi e Caltagirone si sono conosciuti circa dieci anni fa, quando il capo di Fimit era amministratore delegato di Grandi Stazioni Spa, l'azienda che gestisce il network delle 13 maggiori stazioni italiane e al cui capitale partecipa lo stesso 60 per cento Ferrovie dello Stato e al 40 per cento Eurostazioni Spa (Benetton, Caltagirone, Pirelli e Société Nationale des Chemins de Fer). Caltagirone designò per proprio conto Caputi nel consiglio di amministrazione di banca Mps.

Ma le comunicazioni tra i due si sono interrotte le comunicazioni. Dal mondo industriale romano, fanno sapere che oggi considerare Caputi un uomo di Caltagirone è errato: Fimit, infatti, è uno dei primi concorrenti nel campo immobiliare del costruttore romano. Con una lettera inviata a Panorama lo scorso agosto, lo stesso Gruppo Caltagirone, spiegava che «l'ingegner Caputi e il Gruppo Caltagirone non sono soci in nessuna iniziativa imprenditoriale, né lo sono mai stati; l'ingegner Caputi è oggi per il Gruppo Caltagirone un concorrente nel campo immobiliare».

Caputi - contattato dal Riformista - spiega di essersi «dimesso per motivi di tempo. Il Cda di Acea - spiega il manager - si riunisce ogni due giorni con solo 48 ore di preavviso e per il lavoro che faccio mi trovo spesso in viaggio. L'altra settimana mi trovavo a Singapore, ieri stavo a Parigi: oggi per me è impossibile dedicarmi all'azienda romana».

Quindi nessun contrasto e nessuna tensione con Caltagirone? «Assolutamente, credo di aver gestito molto bene tutta la fase dell'avvicendamento dell'ex capo di Acea Andrea Mangoni (attualmente al vertice di Telecom Italia Sparkle, ndr) oggi però faccio un altro mestiere, per esempio il prossimo 15 aprile dovrò incontrare i rappresentanti di 25 fondi sovrani. Caltagirone oggi dovrebbe contare più sul consigliere Marco Bianconi».

Intanto, i soci dell'utility si preparano all'assemblea Acea del 30 aprile che sarà chiamata anche al rinnovo del Cda. In attesa, nel consiglio del prossimo 25 marzo saranno approvate le modifiche dello statuto che garantiranno una «blindatura a pari merito» per i soci forti Gdf- Suez e Caltagirone: una misura per contenere eventuali liste di minoranza. E nel risiko dell'energia capitolina ci sono ancora due partite aperte.

La prima riguarda proprio l'accordo con Suez sugli asset di produzione e distribuzione di Acea. Il Comune di Roma vorrebbe riequilibrare le quote al 51 per cento: Gdf-Suez entrerebbe nella produzione con il 51 per cento e Acea al 49 per cento, stesse percentuali con le parti invertite nella distribuzione. Attualmente i francesi sono al 70 per cento nella produzione e al 40 per cento nella distribuzione. Sul rinnovo della joint, qualora non si arrivasse a un accordo, il Comune ha fatto sapere che ricorrerà a un arbitrato internazionale.

Ma la società transalpina, attraverso il suo ad Gerard Mestrallet, ha fatto sapere che «le discussioni con Acea non si sono mai interrotte, l'arbitrato è un procedimento amministrativo lungo, che loro hanno cominciato, ma se si troverà un accordo non sarà portato a termine». Altra partita del risiko è quella che riguarda la distribuzione del gas romano. Entro il 2010, infatti, dovrà essere indetta una nuova gara per la concessione di distribuzione: Caltagirone e Gdf non rimangono a guardare.

[11-03-2010]

 

 

Roma e Venezia sono le città italiane in gara per le Olimpiadi del 2020. E i costruttori sono già ai nastri di partenza per occuparsi delle grandi opere sportive. Uno di loro ha già vinto la medaglia d'oro. Comunque vada la scelta del Coni. Si tratta di Caltagirone, editore del MESSAGGERO DI ROMA E DEL GAZZETTINO DI VENEZIA..

Pierre de Nolac per "Italia Oggi"
Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo

 

Roma e Venezia sono le città italiane in gara per le Olimpiadi del 2020. E i costruttori sono già ai nastri di partenza per occuparsi delle grandi opere sportive.

Uno di loro ha già vinto la medaglia d'oro. Comunque vada la scelta del Coni. Si tratta di Francesco Gaetano Caltagirone, editore del Messaggero e del Gazzettino. Ieri mattina al Coni, dove li attendeva il presidente Gianni Petrucci, i sindaci Gianni Alemanno e Massimo Cacciari hanno presentato le due candidature.

 

Subito dopo, all'Auditorium, il primo cittadino della capitale ha illustrato il progetto romano e il sito internet dedicato, davanti a una platea dove si notavano Francesco Totti, Rosella Sensi, Alessia Filippi e Dino Meneghin. E tanti imprenditori. Le due città però spaccano il mondo della politica, creando alleanze bipartisan e lotte intestine all'interno della destra e della sinistra.

 

Giancarlo Galan, presidente uscente del Veneto, ha parlato chiaro: «Se non ci danno la candidatura primo ci resto male perché ce lo meritiamo, e secondo mi incazzo pure». Nella capitale c'è una «ambasciata» dove si tifa per la vittoria di Venezia: l'ufficio della regione Veneto, in via del Tritone, dove possono dialogare e trovarsi d'accordo, per ostacolare la candidatura romana, il Pdl Fabio Gava, il dipietrista Massimo Donadi, il leghista Corrado Callegari, l'Udc Antonio De Poli e la Pd Simonetta Ruminato. Roma, dal canto suo, vede allineati, oltre ad Alemanno, il numero uno della provincia Nicola Zingaretti e il presidente della regione Esterino Montino, entrambi Pd. Patti trasversali, pur di riportare in Italia le olimpiadi dopo sessanta anni di assenza.

 

A Roma è il cosiddetto partito dei costruttori a tirare la volata al ritorno dei giochi, ricordando i fasti del 1960. C'è però un particolare da non sottovalutare: il protagonista assoluto dell'edilizia, Francesco Gaetano Caltagirone, controlla i giornali più noti di entrambe le città, Il Messaggero a Roma e Il Gazzettino a Venezia. «Comunque vincerà lui, con i giochi in Italia», dicevano ieri a bassa voce i suoi colleghi del settore delle costruzioni, all'Auditorium.

 

Andrea Tomat, leader della Confindustria veneta, ha sempre guardato alla sfida olimpica come «catalizzatore di una serie di processi virtuosi in campo economico». Ma la Lega, con il senatore Piergiorgio Stiffoni, ha già messo le mani avanti davanti a una scelta sfavorevole a Venezia: «La Commissione valutazione dei dossier per la candidatura alle prossime olimpiadi del 2020 varata dal Coni, ha un vago sapore romano, stante il fatto che la maggioranza dei membri è nata e vive a Roma. Chi mi trova un veneto doc lo ospito gratis a Villa Condulmer per un mese».

 

La valutazione del Coni comunque avverrà dopo le elezioni regionali, quando sia nel Lazio che nel Veneto ci sarà un nuovo presidente. La scelta definitiva da parte del Cio avverrà nel luglio 2013, a Buenos Aires. L'Italia potrebbe avere buone chance: nel 2016 i giochi sbarcheranno in Brasile, con Rio che ha battuto la concorrenza di Chicago, Madrid e Tokyo.

[08-03-2010] 

I-PHONE, YOU SONY – LA MULTINAZIONALE GIAPPONESE SI SVEGLIA DAL LETARGO E DICHIARA GUERRA A STEVE JOBS - PRODUCE CONSOLE, CELLULARI, TV E PC E PUÒ CONTARE SU SONY PICTUERS E SONY MUSIC (ALTRO CHE ITUNES!) – IN CANTIERE CI SAREBBE ANCHE UNO SMARTPHONE TOUCHSCREEN “ANTI IPAD”, ISPIRATO ALLA FAMOSA PLAYSTATION…

Jaime D'Alessandro per "la Repubblica"

 

Ci risiamo, la voce di un possibile lancio del PlayStation Phone circola di nuovo. Questa volta però con molta più insistenza che in passato. Non solo: secondo le indiscrezioni la multinazionale giapponese starebbe da un lato progettando uno smartphone che possa attingere al parco giochi online della sua ultima console tascabile, dall'altro sarebbe pronta a lanciare un altro device portatile per tentare di combattere la Apple su tutti i fronti. Un computer con schermo tattile capace di coniugare ad un tempo le doti di un netbook, quelle di un lettore di ebook e di una console da gioco. Insomma, l'iPad della Sony.

 

"La nostra è una multinazionale che per anni ha vissuto divisa in compartimenti stagni", aveva ammesso qualche tempo fa David Reeves, ex presidente della divisione Computer Entertainment Europe. "Ora stiamo lavorando per cambiare le cose". Ovvero superare vecchie diffidenze che hanno ostacolato ogni possibile sinergia fra le diverse anime della compagnia guidata da Howard Stringer.

Sinergie che avrebbero potuto mettere in difficoltà tutti gli altri se fossero state messe in campo. Fra le grandi multinazionali dell'elettronica di consumo, la Sony è infatti l'unica che ha tutte le carte in regola per fronteggiare tanto Steve Jobs che colossi come la Samsung. Produce console, cellulari, apparecchi televisivi e computer e può contare su Sony Pictuers e Sony Music. Insomma, ha ad un tempo sia i contenuti sia i dispositivi per fruirli.

 

Di qui, finalmente, la nuova piattaforma web: qualcosa di simile a iTunes, chiamata Sony Online Service secondo il "Wall Street Journal", dove si potranno acquistare film, giochi, musica, show televisivi. Non solo e non tanto dal PlayStation Phone e dall'anti iPad, ma anche dai televisori Bravia connessi direttamente al web. In realtà un servizio stile iTunes già esiste e si chiama Media Go, pensato proprio per la Psp Go. Ed è forse il modello che verrà adoperato per costruire il Sony Online Service.

Quella dei servizi online per i televisori del prossimo futuro è un'altra partita importante. La Samsung, che domina il mercato dei tv, così come la Panasonic su questo fronte si stanno già muovendo stringendo accordi con chi i contenuti li produce. E la stessa Sony ha sperimentato negli Stati Uniti un servizio di digital static di film hollywoodiani prima dell'uscita in dvd. Ora però i tempi stringo no.

 

Le vendite di PlayStation 3 vanno bene e la distanza rispetto all'Xbox 360 della Microsoft è stata ridotta. Ma la divisione di telefonia mobile, la Sony Ericsson, nel 2009 ha visto calare le vendite del 41 percento, mentre la PlayStation Go, versione senza lettore di dischi Umd, è stata un mezzo fallimento a causa del prezzo alto. Insomma, serve una strategia a lungo termine per uscire dall'empasse e arginare i tanti, tantissimi avversari.

[08-03-2010] 

 

SIAMO ALLA CANNA DEL GAS? DI SICURO SIAMO CON L'ACQUA ALLA GOLA! - LA DIGA CALTAGIRONE-BENETTON, DA ACEA AD A2A, DA IRIDE AD ACEGAS, POTREBBE ARGINARE COLOSSI COME VEOLIA, THÜGA - LE MOSSE DI SORGENIA BY DE BENEDETTI, INTESA E F2I - E IL POSSIBILE SBARCO DI FININVEST NELLA CUCCAGNA DELL'ENERGIA...

Jacopo Tondelli per il "CorrierEconomia" del "Corriere della Sera"

 

Quelli che ci sono già e quelli che potrebbero entrare. Quelli che sono attivi in business sinergici e quelli che cercano diversificazione sicure e redditizie. Gli italiani e gli stranieri. Il decreto Ronchi, che impone agli enti pubblici di scendere sotto il 30% in tutte le società di gestione dei servizi idrici, ha tempi di approdo medio-lunghi visto che la sua piena applicazione è prevista solo per il 2015.

Tuttavia, gli scenari iniziano ad essere mossi fin da ora, visto che le partecipazioni delle quotate da «redistribuire» valgono 2,3 miliardi. Dal Nordest a Torino, da Milano a Roma, in Puglia e in Campania, i dossier sensibili sono tanti e i privati industriali e finanziari già attivi li stanno studiando.

 

NELLA CAPITALE
Il primo caso su cui si sono accesi i riflettori è quello di Acea. Le accelerazioni impresse dal sindaco di Roma nei mesi scorsi, e la contemporanea e costante crescita azionaria di Francesco Gaetano Caltagirone nella capitolina hanno lasciato intendere che l'acqua romana potrebbe rappresentare un termometro delle possibili tendenze per tutta la Penisola.

Il gruppo del costruttore ed editore, proprio mentre attorno al Campidoglio infuriava la polemica sull'ipotesi che fosse lui il destinatario della cessione del 20% in eccedenza, arrotondava ulteriormente al rialzo la sua partecipazione, che oggi sfiora il 9%, appena un punto percentuale in meno di Suez-GdF.

 

Proprio il colosso francese, che con Acea ha aperto un contenzioso sulla riorganizzazione dei rapporti societari, ha fatto sapere nei giorni scorsi che è la multi della Capitale a «dover decidere la propria strategia». Mentre parlava di Acea come di un buon partner il presidente transalpino Jean-François Carrière ha sottolineato l'intenzione della società che lui guida di crescere lungo tutta la penisola. «L'Italia è un paese in cui vogliamo crescere. Ora siamo il numero tre nella vendita di gas e vogliamo diventare il numero due e rafforzarci anche nell'elettricità» ha spiegato da Parigi.

 

Di acqua non ha parlato esplicitamente. Tuttavia, proprio il fatto che la maggioranza delle italiane gestisca oltre a luce e gas anche i servizi idrici le sottopone all'obbligo di cambiamenti azionari previsti dal decreto Ronchi, e questo fa rima con le intenzioni del d'Oltralpe. Ma l'ennesimo incrocio di lame e destini tra italiani e francesi, e tra acqua ed energia, non si ferma certo all'utility romana.

IL FRONTE OCCIDENTALE
C'è un altro grande gruppo energetico, con una divisione acqua assai attiva, che è pronto a giocare la sua partita sul fondale degli scenari aperti dal decreto Ronchi: Veolia. La sede di Veolia Acqua è a Milano, ma i principali interessi e rapporti sono stretti a Nordovest, tra Torino e Genova, dove si muove Iride (nata dalla fusione tra le municipalizzate dei capoluoghi regionali di Piemonte e Liguria, e che sta per aggregare anche l'emiliana Enia). L'utlity del Nordovest è partecipata al 4,7% da Intesa Sanpaolo (presente anche in Acegas, al capo opposto della pianura padana) e da Fondazione Crt al 4%.

 

I francesi, ancora guidati da Henry Proglio, che a settembre 2009 è stato nominato amministratore delegato del colosso energetico Edf, controllano da quasi 13 anni Sicea, la principale società privata di servizi idrici in provincia di Torino.

Un ottimo punto di osservazione per capire cosa succederà alla Smat, società dell'acqua controllata dal Comune che proprio con Acea ha la gestione dei servizi fino al 2023. Lo stesso azionista pubblico, assieme all'utility torinese-genovese Iride, controlla il 60% della quotata Acque potabili spa, gestore dei servizi idrici in 100 comuni, di cui Intesa Sanpaolo detiene quasi il 10%. E proprio Iride sarà chiamata - sempre dal Ronchi - ad alleggerire la presa sui servizi idrici genovesi, gestiti da Mediterranea delle Acque, dove l'italianità privata è rappresentata dal 5% di Impregilo.

 

Dove si ritrova, ancora una volta, il tricolore francese con il 17% di Veolia che, scendendo verso la dorsale tirrenica, controlla le acque di Sestri Levante, detiene il 19% nella Geal di Lucca e al 49% nella laziale Acqualatina. Tutto un territorio in cui anche Acea ha il suo peso. Meno di un mese fa, escludendo una fusione tra Edf e Veolia e chiamando a referente il presidente Nicholas Sarkozy, Proglio ha specificato che maggiori sinergie tra i due gruppi tra «acqua, energia e trasporti» è assolutamente auspicabile.

 

I PLAYER ITALIANI
Se i colossi stranieri (non solo i francesi, anche i tedeschi di Thüga del gruppo E.On che potrebbe guardare a sud) sono in già in movimento, gli italiani attendono il momento per posizionarsi. Molti guardano a Sorgenia del gruppo Cir, che però non ama la vocazione territoriale né le partecipazioni di minoranza. I Benetton sono ormai strutturalmente attenti alle reti e alle concessioni, l'F2i di Gamberale è già in movimento sulle reti del Gas, e perfino il gruppo Fininvest, secondo il mercato, potrebbe non escludere, un domani, di investire un po' di liquidità in un settore a oggi inesplorato per la finanziaria della famiglia Berlusconi.

[08-03-2010] 

 

CALTAGIRONE SUPERA IL 2% DI GENERALI AL 2,001%(CONSOB)...
Radiocor -
Il gruppo che fa capo a Francesco Gaetano Caltagirone ha superato la soglia rilevante del 2% di Generali portandosi al 2,001% del capitale . Lo si apprende dalle comunicazioni della Consob a conferma di quanto anticipato da Il Sole 24 Ore. La situazione e' aggiornata al 16 febbraio. 21.02.10

 

ACEA DE FRANCE O DE CALTA? - IN BILICO L'ACCORDO TRA I FRANCESI DI SUEZ-GDF E L’AZIENDA ENERGETICA ROMANA: TRATTATIVA IN STALLO SULLE ATTIVITÀ LEGATE ALLA PRODUZIONE ELETTRICA - AL CDA DI DOMANI POSSIBILE UNA FUMATA NERA. INTANTO CALTAGIRONE È ORMAI VICINO AL 9% NEL CAPITALE, A UN PASSO DAI SOCI D’OLTRALPE - MINI-GIALLO SUL BOND RETAIL DA 500 MLN…

Andrea Bassi per "Milano Finanza"

 

Potrebbe concludersi con l'ennesima fumata nera il cda di Acea convocato per domani e che, secondo quanto riportato nei giorni scorsi, avrebbe dovuto ratificare i nuovi accordi con il socio francese Suez-Gaz de France. Nonostante le posizioni si siano avvicinate, secondo quanto ricostruito da MF-Milano Finanza, ci sarebbe ancora un nodo da sciogliere: le compensazioni economiche. Lo schema d'intesa prevede lo scioglimento della joint venture Acea-Electrabel e la divisione tra i due soci delle attività a valle.

Ai francesi andrebbe la produzione, mentre ad Acea spetterebbero le attività di vendita. Per gli asset della produzione tuttavia Acea avrebbe chiesto un consistente conguaglio economico, ma Suez-Gdf non sarebbe disposta a dissanguarsi. Al tavolo che dovrebbe sciogliere questo nodo, starebbero lavorando per Acea Mediobanca e Lazard, mentre per i francesi ci sarebbero Banca Leonardo e Bnp Paribas. Rothschild infine seguirebbe il dossier per il Comune di Roma.

 

Intanto ieri Francesco Gaetano Caltagirone ha comunicato di essere salito dal 7,9 all'8,94% del capitale dell'utility romana. Il costruttore è arrivato a un passo dalla quota di Gdf (9,9%), confermando il suo crescente interesse per il destino della multiutility. La mossa può anche essere letta in relazione al prossimo rinnovo del cda da parte dell'assemblea che approverà il bilancio 2009.

 

Nella riunione di domani dovrebbe approdare al cda anche una norma che cambia il computo dei voti per le liste di minoranza. Attualmente Caltagirone dispone di due consiglieri, proprio come i francesi, ma se alla sua lista riuscisse ad aggregare altri soci potrebbe sopravanzare Suez-GdF nel nuovo board.

 

Oggi inoltre il sindaco di Roma Gianni Alemanno parlerà durante un consiglio comunale straordinario convocato proprio per far luce sul destino di Acea. Nonostante il decreto Ronchi preveda che i soci pubblici debbano cominciare a scendere sotto il 30% nel 2015, Alemanno ha già annunciato che intende avviare la dismissione del 21% di Acea già quest'anno. Un'accelerazione che ha lasciato perplessi molti osservatori, visto che il titolo è intorno ai minimi.

 

Infine si è aperto un giallo sul lancio del bond retail da 500 mln che il cda Acea avrebbe dovuto deliberare la settimana scorsa. Secondo un'interrogazione dei consiglieri comunali Pd Massimiliano Valeriani, Monica Cirinnà, Paolo Masini e Mario Mei, il board avrebbe fatto rimandare la decisione «per i costi eccessivi e per la mancanza di proposte da parte dei vertici sul contenimento del debito Acea».

 

[11-02-2010]

 

 

 

CALTAGIRONE, PRONTI A INVESTIRE IN GENERALI, SINTONIA CON GERONZI...
Radiocor -
'Su Generali ci tengo ad essere molto chiaro: il nostro e' un gruppo industriale che quando investe ha l'obiettivo di portare a termine operazioni che durino nel tempo e l'idea e' ed e' sempre stata quella di tentare, anche attraverso le nostre partecipazioni, di tutelare i pochi e preziosi pilastri italiani che abbiano un rilievo internazionale'. Lo dice, Francesco Gaetano Caltagirone, in un'intervista al Foglio.

'Le Generali - spiega Caltagirone, azionista di Generali con una quota vicina al 2% - sono un buon esempio di come un'azienda sia stata capace di diventare un attore dell'economia internazionale, senza perdere per questo il suo pregiato profilo italiano. E nel gruppo assicurativo triestino posso dire che noi abbiamo intenzione di investire seriamente: vogliamo diventare - aggiunge - un punto di riferimento per gli azionisti di maggioranza; non siamo qui per seguire la strategia del mordi e fuggi e a certe condizioni, e' ovvio, potremmo essere interessati a rafforzarci'.

Per quanto riguarda una possibile candidatura di Cesare Geronzi, attuale presidente di Mediobanca, alla presidenza di Generali Caltagirone dice: 'Il mio rapporto con Geronzi e' di grande stima e rispetto. Personalmente - aggiunge - apprezzo Geronzi per come ha gestito la sua banca e per come fa il presidente, dando notevole autonomia al management, che e' di grande livello'. Con Geronzi, aggiunge Caltagirone, 'c'e' sintonia' anche se 'questo ovviamente non significa che prima di fare un investimento ci dobbiamo consultare'. Sulla sua possibile candidatura al vertice di Generali 'lasciatemi pero' dire - conclude Caltagirone - che e' decisamente troppo presto per poterne discutere'.

 - GENERALI: CALTAGIRONE COMPRA AZIONI PER 7,3 MILIONI DI EURO
(Adnkronos)
- Francesco Gaetano Caltagirone ha comprato 450 mila azioni Generali tra il 9 e l'11 febbraio per un controvalore totale di 7,33 milioni di euro. Lo comunica Borsa Italiana.

 

 

 

CALTAGIRONE ACQUISTA AZIONI DI GENERALI PER 18,8 MILIONI DI EURO...
Dal "Corriere della Sera" - Francesco Gaetano Caltagirone torna a crescere nel capitale del Leone di Trieste, rilevando sul mercato lo 0,07% con operazioni realizzate nei primi giorni del mese. 12.02.10

 

Calta, IL Signore delle Acque! - 'Repubblica' bombarda l’inciucio Acea by Caltagirone&Alemanno “faccia di palta”: è accettabile una vendita a trattativa privata, dopo che in un anno e mezzo, a causa dell'inettitudine dell'azionista Comune, il titolo Acea ha più che dimezzato il suo valore di Borsa? Intervenga la Corte dei Conti...

Massimo Giannini per "La Repubblica - Affari&Finanza"

Mentre quel che resta della pubblica opinione è abbagliata dallo scontro tra potere politico e potere giudiziario, nel potere economico accadono cose che noi umani... Non «vascelli in fiamme al largo della costellazione di Orione», ma fiumi d'acqua al centro degli affari di Caltagirone.

Poco meno di due anni fa il sindaco di Roma Alemanno si era lanciato in un'appassionata difesa dell'italianità dell'Acea, «minacciata» dai francesi di Suez-Gdf. A settembre aveva tuonato contro l'obbligo agli enti locali discendere sotto il 30% nelle aziende partecipate. A ottobre si era prodigato, con comunicato ufficiale, a smentire un suo assessore che aveva esplicitato l'idea del Comune di cedere il 21% della municipalizzata.

Ora, a pochi mesi di distanza, il clamoroso colpo di scena. L'ineffabile Alemanno annuncia al Sole 24 Ore: ebbene sì, venderemo entro l'anno la quota in Acea. Non solo: con gigantesca faccia di palta, la cessione avverrà con specifici» partner legati al territorio, fondazioni, imprenditori». Leggi appunto Francesco Gaetano Caltagirone, che legittimamente punta a diventare il Signore delle Acque, nel Lazio e in tutta Italia.

Lasciamo stare ogni considerazione di carattere politico (c'è chi sostiene che la mossa del sindaco vada inquadrata nell'accordo tra la Pdl e l'Udc di Casini, genero del costruttore romano, per sostenere Renata Polverini nella corsa elettorale alla Regione Lazio).

Il vero scandalo, qui, è economico. Intanto: come si può accettare che una utility dell'importanza di Acea non venga ceduta con una gara pubblica, unico sistema che garantisce la trasparenza e massimizza il prezzo?

E poi: è accettabile una vendita a trattativa privata, dopo che in un anno e mezzo, a causa dell'inettitudine dell'azionista Comune, il titolo Acea ha più che dimezzato il suo valore di Borsa, crollando da 13,5 a poco più di 7 euro ad azione? Qui c'è un danno erariale enorme, sul quale farà bene a indagare la Corte dei conti. Chi lo ripagherà? Non si sa. Tutti quei soldi «andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia». Proprio come diceva l'androide di «Blade Runner».

[01-02-2010] 

 

 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk