Il collegio sindacale della Juventus ha così risposto
nella sua relazione al bilancio 2008 alla seconda denuncia presentata
dall’azionista Marco Bava: «le notizie ed i documenti disponibili
non consentono di definire l’elenco dei destinatari»
I destinatari dei 57 Rolex d’oro da 2500 euro ciascuno? «Le notizie
ed i documenti disponibili non consentono di definire l’elenco dei
destinatari». E’ questa la risposta del collegio sindacale della
Juventus, inserita nella relazione al bilancio chiuso al 30 giugno
2008, all’azionista Marco Bava, che aveva ripresentato nel corso
dell’assemblea del 26 ottobre 2007 una denuncia secondo le
disposizioni dell’articolo 2408 del Codice civile. E a questo punto,
molto probabilmente i nomi dei beneficiari di questi orologi, su cui
si era molto parlato e favoleggiato, non si conosceranno mai.
La vicenda degli orologi era balzata agli onori della cronaca circa un
anno fa in un articolo del quotidiano
Liberomercato.
In esso si evidenziava che Bava aveva presentato un’altra denuncia
agli "sceriffi" bianconeri nell’assise sociale del 26
ottobre 2006 in cui è stato approvato il bilancio chiuso al
precedente 30 giugno. Questo è l’esercizio che in cui sedevano
ancora nel cda bianconero, fino al mese di maggio, l’amministratore
delegato Antonio Giraudo e il consigliere di amministrazione con
poteri esecutivi, nonché direttore generale, Luciano Moggi. Bava
nella sua denuncia aveva chiesto ai tre sindaci juventini di indagare
«sulle spese di rappresentanza ed in particolare su quante di queste
vanno ricondotte a Moggi e Giraudo, per verificare se queste siano
servite per occultare spese ad personam». Il collegio aveva risposto
nel dettaglio sulle spese. Tra esse c’era una voce molto particolare
del dettaglio, riguardante «143mila euro ad orologi del costo medio
unitario di 2.500 euro circa». Già all’epoca i sindaci non avevano
dato indicazioni su chi potessero essere i beneficiari dei 57 orologi,
non specificando se fossero da polso, da tavolo o da muro. Il collegio
sindacale, per questi regali e le restanti spese, aveva affermato che
«non è verificabile una significativa destinazione "ad personam"
delle stesse».
Marco Liguori
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