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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
|
|
IL MIO LIBRO "L'USO DELLA
TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,
e' ora disponibile presso di me
e
basta ordinarlo via email al
costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie
esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e. |
| |
ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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ciao blogger de
LaStampa.it,
come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La
Stampa verrá chiuso a breve.
Se vuoi che il tuo blog venga migrato su TypePad, dovrai
aumentare il tuo livello d’iscrizione ad un livello a pagamento (per
ulteriori dettagli, vai su
http://www.sixapart.com/it/typepad/prezzi/index.html).
Una volta scelto il tuo livello, comunicacelo con una
mail all’indirizzo
contactit@sixapart.com prima del 23 dicembre, indicando il livello
scelto e l’URL del tuo blog. Tieni presente che poi il tuo URL diventerà
da myblog.blog.lastampa.it a myblog.typepad.com.
Altrimenti puoi esportare il contenuto del tuo blog
andando su "Blog > Parametri > Importa/Esporta" per usarlo su un’altra
piattaforma a tuo piacimento.
Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il
6 gennaio 2010.
Per qualsiasi ulteriore informazione, non esitare a
metterti in contatto con il nostro staff di supporto TypePad,
all’indirizzo
contactit@sixapart.com
Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
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In
questi giorni nell’area biellese di Quaregna, di
Cerreto castello, di Cossato e altre limitrofe si sta
parlando moltissimo della centrale
NE DISCUTIAMO IL 24.10.10 ORE 15 NEL CENTRO POLISPORTIVO
DI QUAREGNA - Mb
1.
Quaregna -
notizie, eventi, cronaca, sport, lavoro, tutto sul ...
quaregna.
Il sindaco di Quaregna torna a far sentire la
propria voce in merito alla questione dell'ampliamento
della centrale di Cerreto . ...
www.nuovaprovincia.it/index.php?...Quaregna
-
Copia cache
2.
«Contrari alla centrale,
ora un fronte comune» - Il Biellese
18
set 2010 ... Il fronte dei «no» all'ampliamento della
centrale di Cerreto si rafforza: ...
Quaregna, Cerreto, Piatto e Vigliano e
con l'amministrazione ...
www.ilbiellese.it/article.php?id=8087
-
Copia cache
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Per
il C.N.R.
Pro e contro le centrali a turbogas
Pia Bassi - «La Stampa»
IN
Italia sono in fase di progettazione una decina di
centrali termoelettriche a turbogas, cioè impianti a
ciclo combinato alimentati a gas naturale (metano); ma
dagli studi di Nicola Armaroli (ricercatore
dell'Istituto per la Sintesi Organica e la
Fotoreattività del CNR di
Bologna) e Claudio Po (medico presso l'Unità Operativa
Rischio Ambientale dell'Asl del capoluogo emiliano)
risulterebbero meno "puliti" di quanto ritenuto sinora.
Utilizzando dati su impianti analoghi funzionanti in
California è emerso che una centrale da 780 MW di
potenza, che eroga 4670 GWh di energia, emetterebbe ogni
anno, oltre ad anidride carbonica e ossidi di azoto
(NOx) già preventivati, anche 290 t di particolato (PM
10, PM 2,5 e PM 0,1 - ovvero le "polveri" sospese in
atmosfera, con diametro inferiore rispettivamente a
10-2,5-0,1 millesimi di mm), 9 t di ossidi di zolfo
(SOx), 126 t di monossido di carbonio (CO), 205 t di
metano e 42 t di altri composti organici volatili;
sostanze che sarebbero sottostimate, se non del tutto
trascurate, dai progettisti. Criticabile è anche una
normativa che non impone controlli sul particolato
secondario (non emesso direttamente ma che si forma poi
in atmosfera) fine ed extrafine, cioè PM 2,5 e PM 0,1
particolarmente insidiosi per l'apparato respiratorio.
Di parere opposto è Ivo Allegrini, direttore
dell'Istituto Inquinamento Atmosferico del CNR di Roma:
«Gli impianti turbogas non costituiscono assolutamente
una minaccia per la salute pubblica, come dimostra lo
scarso impatto ambientale di quello parmense». Tutti,
comunque, concordano sul maggior rendimento e minor
impatto ambientale rispetto alle centrali a carbone o a
olio combustibile, che andrebbero convertite al
turbogas.
Inquinamento a turbogas
Gianmarco Guazzo - lanuovaecologia.it
Mentre Marzano annuncia la carica delle nuove centrali,
arrivano ancora conferme sulla loro dannosità per la
salute. Dopo quello del Cnr un nuovo studio congiunto
delle università di Trento e Padova, sull'impatto di un
impianto a Montecchio Maggiore (Vc), ha sottolineato i
rischi derivanti delle emissioni di polveri fini
Ancora conferme sulla dannosità per la salute delle
centrali turbogas. Un nuovo studio congiunto delle
università di Trento e Padova, presentato ufficialmente
martedì scorso nella sede della Camera del Commercio di
Vicenza, ha alimentato le preoccupazioni recentemente
espresse da cittadini di tutta Italia in merito alla
pericolosità delle emissioni di polveri fini e ultrafini
da centrali termoelettriche a ciclo combinato.
Lo studio, commissionato dalla stessa Camera di
Commercio e redatto da Paolo Baggio (Università di
Trento), Giovanni Antonio Longo e Andrea Gasparella
(Università di Padova), riguarda i parametri di
valutazione dell’impatto del progetto di centrale
termoelettrica di Montecchio Maggiore (Vicenza), della
potenza di 760 Megawatt, e prende in considerazione tre
punti essenziali: le emissioni in atmosfera, il sistema
termodinamico della centrale e le compensazioni
ambientali.
Per quanto riguarda il primo punto, si legge che la
centrale, così come viene presentata dal progetto
redatto da Euganea Energia, emette una quantità
rilevante di ossidi di azoto, ossidi di carbonio e
polveri. Una quantità talmente elevata da superare,
secondo lo studio, quella emessa complessivamente dai 17
comuni del circondario. Le conclusioni relative al
secondo punto indicano che il sistema termoelettrico è
dotato di un “impianto non molto flessibile”, pur se
fornito di turbine collaudate e quindi affidabili.
Quanto alle compensazioni dell'impatto ambientale,
infine, gli studiosi definiscono quelle che metterebbe
in campo Euganea Energia “poco percorribili perché
generiche e scarsamente documentate”.
Questa ricerca va ad aggiungersi all’ormai noto studio
di Nicola Armaroli e Claudio Po del Cnr, e rappresenta a
livello nazionale un ulteriore, autorevole campanello
d’allarme sulla pericolosità delle centrali turbogas per
la salute umana e l’ambiente. Dice Stefano Fracasso,
assessore all’Ambiente e all’Ecologia del comune di
Arzignano (Vicenza): “E’ una relazione documentata,
seria, che ha preso in considerazione emissioni e
polveri, ma che soprattutto ci conforta rispetto alle
posizioni che abbiamo assunto nelle varie sedi”.
Sì, perché sono circa due anni che le amministrazioni
comunali della zona, l’amministrazione provinciale di
Vicenza, i comitati “anticentrale” e i cittadini
protestano contro l’installazione di questo impianto sul
loro territorio. Un po’ come sta succedendo a Termoli,
in Molise, dove gli stessi soggetti lottano da più di
due anni contro la costruzione di una centrale turbogas
nella zona (della stessa potenza di quella di Montecchio
Maggiore), e dove ha avuto luogo, il 17 gennaio scorso,
una grande manifestazione pubblica di protesta.
A questo punto è lecito affermare che la rete della
mobilitazione popolare contro la soluzione delle
centrali a ciclo combinato si va estendendo in tutta
Italia, tanto da coinvolgere anche chi con le turbogas
c’entra poco, come Scanzano Jonico, che ha incluso
recentemente Termoli tra i luoghi da difendere e con cui
essere solidali nella protesta. In nome della difesa
della salute pubblica e dell’ambiente.

www.disinformazione.it
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Turbogas: Armaroli e Po smentiscono la Edison
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by
Ecologia Sociale
Tuesday November 25, 2003 at 12:26 AM |
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Anticipo la risposta che i due ricercatori hanno
mandato al Messaggero Veneto a proposito delle
dichiarazioni della Edison sulle turbogas.
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Spettabile Messaggero Veneto: in riferimento
all'articolo apparso venerdì scorso a Pagina 11
(Udine), nel quale siamo stati pesantemente
screditati da persone a noi sconosciute senza
essere stati da Voi interpellati, intendiamo
esercitare il diritto di replica e ci auguriamo
che episodi così sgradevoli non si ripetano mai
più sulle pagine del Vostro giornale. Chiediamo
pertanto la pubblicazione integrale della
lettera qui allegata, in modo da ristabilire la
verità dei fatti e riparare a questa caduta di
stile. Restiamo in attesa di un Vs. gentile
riscontro. Cordiali saluti Nicola Armaroli e
Claudio Po
Pur con una certa riluttanza interveniamo nel dibattito
sulla stampa udinese relativo ai nostri articoli
sulle centrali turbogas. Riteniamo necessarie
delle precisazioni, poiché sono state dette
alcune inesattezze da parte del Dott. Potì e del
Dott. Nalin di Caffaro ed Edison.
Noi non entriamo nel merito del progetto
Torviscosa, che non conosciamo e non è nostro
compito valutare. Nei nostri articoli noi
riportiamo, al meglio delle conoscenze tecnico
scientifiche correnti, quanto ad oggi noto sulla
produzione di inquinanti da parte delle centrali
turbogas, e sulle esternalità sanitarie dei
sistemi energetici. I principali risultati delle
nostre indagini, riportati su due pubblicazioni
scientifiche e non su interviste estemporanee ai
giornali, si possono riassumere nei seguenti
punti:
1) Le centrali turbogas sono il meglio che la
tecnologia termoelettrica possa oggi offrire in
termini di contenimento dell’inquinamento
atmosferico ed efficienza di produzione
elettrica. Sono certamente preferibili alle
centrali ad olio e a carbone.
2) La combustione del gas naturale causa la
produzione di polveri fini ed ultrafini (PM2.5,
PM0.1) principalmente di natura secondaria,
quindi non rilevabili ai camini di un impianto.
3) La legislazione vigente richiede la
valutazione del PTS filtrabile (particolato
ultragrossolano) misurato ai camini. Per le
ragioni esposte al punto 2 questa misura risulta
scarsamente significativa per la stima delle
polveri prodotte da centrali a gas.
4) La misura della concentrazione di massa del
particolato sta progressivamente perdendo
significato con lo spostamento della taglia
delle polveri verso dimensioni sempre minori.
5) Le conoscenze scientifiche acquisite
nell’ultimo decennio sulla rilevanza sanitaria
di PM2.5 e PM0.1 sta portando ad un progressivo
adeguamento della legislazione europea. Questo a
fronte di iter autorizzativi che per le
turbogas, al momento, non contemplano neppure la
stima del PM10.
6) Esistono regioni del mondo, abbiamo fatto
l’esempio della California, nelle quali le
autorizzazioni per la costruzione di centrali
turbogas impongono un abbattimento degli
inquinanti primari molto più consistente di
quanto non previsto oggi in Italia. Questo
approccio mira anche e soprattutto a prevenire
la formazione di inquinanti secondari, tra cui
le polveri.
Tutti questi punti (ed anche altri) sono
sostenuti da una vasta ed aggiornata
bibliografia. Noi infatti abbiamo effettuato una
ricerca di letteratura ampia e complessa
interrogando le principali Istituzioni che
sovrintendono alla costruzione di centrali o al
controllo del loro inquinamento (EPA, DOE, CEC,
CARB, EEA, OMS, Commissione Europea, Consiglio
D’Europa, ecc.). Non vi è nulla da inventare per
conoscere questi problemi: è gia tutto scritto,
basta conoscere la lingua inglese ed avere la
curiosità di leggere e capire. Non abbiamo
ragione di dubitare che tutte queste conoscenze
siano state portate all’attenzione delle
Amministrazioni pubbliche locali da parte di
tutti gli Enti che hanno studiato ed autorizzato
il progetto in questione. Ribadendo la nostra
volontà di non voler entrare nel merito dei
singoli progetti, desideriamo però sottolineare
che chi vuole criticare il nostro lavoro, deve
controbattere alle conclusioni sopra elencate
con altrettanta documentazione, pubblicando i
suoi risultati su riviste scientifiche e non sui
quotidiani.
Ci preme poi fare alcune precisazioni:
a) Non sappiamo a quale titolo il dott. Potì si
permetta di dire che la ricerca “non è del CNR”.
Uno di noi è un ricercatore del CNR: si può
verificare l’appartenenza ed il curriculum del
Dott. Armaroli liberamente su Internet. Al
momento non ci risultano indagini firmate da
altri ricercatori italiani su questo tema. Ben
vengano però nuovi contributi, da parte di altri
colleghi, che contestino o confermino le nostre
indagini: il libero e corretto dibattito
scientifico è il sale della conoscenza e uno dei
baluardi della nostra Civiltà.
b) Le centrali californiane che abbiamo preso in
esame sono di ultimissima generazione, e
prevedono sia l’utilizzo di bruciatori ”dry low
NOx” (come in Italia) sia abbattimenti nei fumi
ai camini con sistemi catalitici (non previsti
in Italia). Non a caso le quantità di ossidi di
azoto emesse in centrali californiane sono 5-10
volte più basse di quanto non previsto nei
progetti italiani. Consigliamo la lettura di
questa interessante letteratura che propone
anche il meccanismo dei pacchetti di
compensazione.
c) Invocare Arpa Emilia-Romagna per smentirci,
denota mancanza di aggiornamento sull’evolversi
degli avvenimenti. Dopo un dibattito serrato il
Direttore Generale di Arpa Emilia Romagna ha
ammesso che il nostro è un “buon lavoro” (Il
Resto del Carlino, 4 Novembre). Possiamo fornire
dettagli del dibattito.
d) Anche il famoso “grossolano errore della
virgola”, con il quale un consulente privato ha
cercato di ridimensionare il nostro lavoro, è
storia vecchia e superata che abbiamo da tempo
discusso e confutato. Consigliamo la lettura del
nostro ultimo articolo per comprendere nel
dettaglio la questione.
Quanto all’inquietante ambiguità di un’esponente
friulana di una nota associazione ambientalista
nazionale, che si erge a paladino dell’ambiente
e al contempo ci attacca in modo subdolo,
preferiamo sorvolare.
In conclusione ci preme rendere noto che in
queste settimane abbiamo avuto numerose
attestazioni di stima e congratulazioni per la
qualità del nostro lavoro da parte di numerosi
colleghi in Italia e non solo. Questo per noi è
motivo di grande soddisfazione ed evidenzia che
è semplicemente grottesco cercare di dipingerci
come “soli contro tutti”. Noi abbiamo fatto una
cosa molto semplice: rendere note in Italia
delle conoscenze che, altrove, nessuno si sogna
neanche lontanamente di mettere in discussione.
Speriamo che, giunti nel ventunesimo secolo, la
diffusione della conoscenza in questo Paese non
debba diventare occasione per le inutili
polemiche di rito ma sia semplicemente
un’opportunità di crescita, confronto e
riflessione per tutti.
Eravamo ben consapevoli che la pubblicazione dei
nostri studi potesse creare discussioni accese.
Era però doveroso arrivare sino in fondo, per il
ruolo che ricopriamo con il nostro mestiere. Ce
lo chiedevano i nostri unici referenti: la
serietà e la correttezza professionale e i
cittadini contribuenti che pagano il nostro
stipendio di dipendenti pubblici. Altri padroni,
noi non ne abbiamo.
Dott. Nicola Armaroli, Dott. Claudio Po
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TurboGas : Tutto Il Mondo E’ Paese, Meno Pro Più Contro
24
settembre 2010 visto 811 volte 20 Commenti Scritto da
cherno
A riguardo della vicenda che negli ultimi tempi sta
tenendo banco nella nostra zona e in particolare nei
Comuni di Artena e Colleferro,
riporto due articoli relativi le centrali
TurboGas dove pur mettendoci le più buone
volontà i così detti “contro” vengono alla luce
in maniera massiccia, definendo il fattore della
Centrale come un vero campanello d’ allarme.
Gli articoli sotto pubblicati sono abbastanza recenti
quindi i dati riportati sono del tutto attuali.
Per
il C.N.R.
Pro e contro le centrali a turbogas
Pia Bassi – «La Stampa»
IN Italia sono in fase di progettazione una decina di
centrali termoelettriche a turbogas, cioè impianti a
ciclo combinato alimentati a gas naturale (metano); ma
dagli studi di Nicola Armaroli (ricercatore
dell’Istituto per la Sintesi Organica e la
Fotoreattività del CNR di
Bologna) e Claudio Po (medico presso l’Unità Operativa
Rischio Ambientale dell’Asl del capoluogo emiliano)
risulterebbero meno “puliti” di quanto ritenuto sinora.
Utilizzando dati su impianti analoghi funzionanti in
California è emerso che una centrale da 780 MW
di potenza, che eroga 4670 GWh di energia, emetterebbe
ogni anno, oltre ad anidride carbonica e ossidi di azoto
(NOx) già preventivati, anche 290 t di particolato (PM
10, PM 2,5 e PM 0,1 – ovvero le “polveri” sospese in
atmosfera, con diametro inferiore rispettivamente a
10-2,5-0,1 millesimi di mm), 9 t di ossidi di zolfo
(SOx), 126 t di monossido di carbonio (CO), 205 t di
metano e 42 t di altri composti organici volatili;
sostanze che sarebbero sottostimate, se non del
tutto trascurate, dai progettisti. Criticabile è anche
una normativa che non impone controlli sul particolato
secondario (non emesso direttamente ma che si forma poi
in atmosfera) fine ed extrafine, cioè PM 2,5 e PM 0,1
particolarmente insidiosi per l’apparato respiratorio.
Di parere opposto è Ivo Allegrini, direttore
dell’Istituto Inquinamento Atmosferico del CNR di Roma:
«Gli impianti turbogas non costituiscono assolutamente
una minaccia per la salute pubblica, come dimostra lo
scarso impatto ambientale di quello parmense». Tutti,
comunque, concordano sul maggior rendimento e minor
impatto ambientale rispetto alle centrali a carbone o a
olio combustibile, che andrebbero convertite al
turbogas.
Inquinamento a turbogas
Gianmarco Guazzo - lanuovaecologia.it
Mentre Marzano annuncia la carica delle nuove centrali,
arrivano ancora conferme sulla loro dannosità per la
salute. Dopo quello del Cnr un nuovo studio congiunto
delle università di Trento e Padova, sull’impatto di un
impianto a Montecchio Maggiore (Vc), ha sottolineato i
rischi derivanti delle emissioni di polveri fini
Ancora conferme sulla dannosità per la salute delle
centrali turbogas. Un nuovo studio congiunto delle
università di Trento e Padova, presentato ufficialmente
martedì scorso nella sede della Camera del Commercio di
Vicenza, ha alimentato le preoccupazioni recentemente
espresse da cittadini di tutta Italia in merito alla
pericolosità delle emissioni di polveri fini e ultrafini
da centrali termoelettriche a ciclo combinato.
Lo studio, commissionato dalla stessa Camera di
Commercio e redatto da Paolo Baggio (Università di
Trento), Giovanni Antonio Longo e Andrea Gasparella
(Università di Padova), riguarda i parametri di
valutazione dell’impatto del progetto di centrale
termoelettrica di Montecchio Maggiore (Vicenza), della
potenza di 760 Megawatt, e prende in considerazione tre
punti essenziali: le emissioni in atmosfera, il sistema
termodinamico della centrale e le compensazioni
ambientali.
Per quanto riguarda il primo punto, si legge che la
centrale, così come viene presentata dal progetto
redatto da Euganea Energia, emette una quantità
rilevante di ossidi di azoto, ossidi di carbonio e
polveri. Una quantità talmente elevata da superare,
secondo lo studio, quella emessa complessivamente dai 17
comuni del circondario. Le conclusioni relative al
secondo punto indicano che il sistema termoelettrico è
dotato di un “impianto non molto flessibile”, pur se
fornito di turbine collaudate e quindi affidabili.
Quanto alle compensazioni dell’impatto ambientale,
infine, gli studiosi definiscono quelle che metterebbe
in campo Euganea Energia “poco percorribili perché
generiche e scarsamente documentate”.
Questa ricerca va ad aggiungersi all’ormai noto studio
di Nicola Armaroli e Claudio Po del Cnr, e rappresenta a
livello nazionale un ulteriore, autorevole campanello
d’allarme sulla pericolosità delle centrali turbogas per
la salute umana e l’ambiente. Dice Stefano Fracasso,
assessore all’Ambiente e all’Ecologia del comune di
Arzignano (Vicenza): “E’ una relazione documentata,
seria, che ha preso in considerazione emissioni e
polveri, ma che soprattutto ci conforta rispetto alle
posizioni che abbiamo assunto nelle varie sedi”.
Sì, perché sono circa due anni che le amministrazioni
comunali della zona, l’amministrazione provinciale di
Vicenza, i comitati “anticentrale” e i cittadini
protestano contro l’installazione di questo impianto sul
loro territorio. Un po’ come sta succedendo a Termoli,
in Molise, dove gli stessi soggetti lottano da più di
due anni contro la costruzione di una centrale turbogas
nella zona (della stessa potenza di quella di Montecchio
Maggiore), e dove ha avuto luogo, il 17 gennaio scorso,
una grande manifestazione pubblica di protesta.
A questo punto è lecito affermare che la rete della
mobilitazione popolare contro la soluzione delle
centrali a ciclo combinato si va estendendo in tutta
Italia, tanto da coinvolgere anche chi con le turbogas
c’entra poco, come Scanzano Jonico, che ha incluso
recentemente Termoli tra i luoghi da difendere e con cui
essere solidali nella protesta. In nome della difesa
della salute pubblica e dell’ambiente.
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L'IMPATTO AMBIENTALE DELLE CENTRALI TURBOGAS
La costruzione di nuove centrali elettriche è sempre più
difficile. Tanti gli ostacoli e le opposizioni. Il
Molise si mostra intransigente. Perché tale
atteggiamento? Solo motivazioni di natura politica? Ecco
le tesi contrarie e quelle invece a favore
La domanda di energia cresce, i consumi corrono, ma
appena si parla della costruzione di nuove centrali
elettriche, di qualunque tipo esse siano, i veti locali
dei sindaci, le proteste dei comitati cittadini e le
contestazioni ecologiste paralizzano i lavori.
Nessuno vuole ospitare nuove centrali perché non si è
disponibili a sopportare il costo in termini di impatto
ambientale.
Si pensi che delle 21 nuove centrali turbogas
autorizzate con il decreto del 2002 del Ministro delle
Attività Produttive Antonio Marzano (il c.d. decreto
sblocca centrali) solo 8 sono in costruzione. Un’altra
ottantina di progetti elencati nella lista d’attesa
difficilmente diventeranno centrali.
La prima centrale autorizzata dal decreto sorgerà a
Termoli, sulla costa adriatica molisana, ma anche qui la
gente si è opposta ed è scesa in piazza più di una volta
per far sentire le proprie ragioni.
Ma perché ci si oppone con tanta veemenza?
Si è detto che il Molise, grazie a questa centrale da
750MW, avrà un surplus di energia di cui non ha bisogno,
ma questo è un discorso che non ha senso in una società
aperta dove non si può produrre solo per il proprio
territorio.
In secondo luogo, la centrale non creerebbe nuovi posti
di lavoro in quanto verrebbero impiegate al massimo 25
unità di tecnici altamente specializzati e difficilmente
reperibili in regione (ma se in Molise non sono presenti
delle valide figure professionali non è certo dannoso
farle venire da fuori!).
Altro problema connesso alla manutenzione della centrale
è l’approvvigionamento idrico. Occorre molta acqua per
raffreddare le turbine e la preoccupazione di molti è
che venga sottratta all’agricoltura. Ma se si leggono le
caratteristiche dell’impianto valutate dalla Commissione
per le Valutazioni dell’Impatto Ambientale in data
14/03/2002 sembra che questo pericolo sia scongiurato.
Infatti, si legge, che la centrale utilizzerà, per tutte
le funzioni, 176 l/s di acqua che andranno ad
aggiungersi ai 350 l/s che attualmente consuma l’intera
area industriale, quantitativi che restano ben al di
sotto di ciò che l’Erim (Ente Risorse Idriche Molise)
assicura alla zona industriale termolese (3000 l/s).
Fin qui, comunque, le contestazioni sono più che altro
di natura politica e come tali facilmente superabili con
uno studio oggettivo della materia.
Discorso ben più difficile da affrontare è quello che
tocca la salute di tutti. Non esistono in questo campo
delle certezze, si può solo cercare, con la massima
obiettività possibile, di dare spazio sia alle teorie
più allarmistiche che a quelle più rassicuranti.
Partiamo con le prime. Due ricercatori del CNR di
Bologna, Nicola Armaroli e Claudio Po, hanno pubblicato
nel novembre dello scorso anno su “La chimica e
l’industria” un articolo in cui si legge che le centrali
turbogas sono “altamente inquinanti e pericolose per la
salute dell’uomo”. I due ricercatori sottolineano come
“la combustione del gas naturale produce particolato
fine ed ultrafine, primario e secondario, ma nei
progetti italiani per le nuove centrali turbogas, anche
già autorizzati dal Ministero, non si fa riferimento
alla produzione di questi pericolosi inquinanti. I nuovi
impianti brucerebbero miliardi di metri cubi di gas
aggiuntivi rispetto agli attuali consumi e la produzione
di particolato sarebbe tutt’altro che irrilevante. Si
può stimare una produzione di PM10 primario
nell’intervallo 150-250 t/anno”.
Ad assolvere le centrali turbogas da tali accuse sono il
professor Ivo Allegrini – direttore dell’Istituto
inquinamento del Cnr - e l’Agenzia Regionale per
l’Ambiente (Arpa) dell’Emilia Romagna.
Allegrini sostiene che: “gli impianti a turbogas
producono un inquinamento minimo e non costituiscono un
rischio per i polmoni. E’ chiaro che anche negli
impianti a turbogas si formano inquinanti per effetto
del processo di combustione. Ma – dice ancora il
professore - fra tutti i metodi per produrre energia
elettrica (escludendo rinnovabili e idrogeno), il
turbogas è l’unico che abbia un impatto ambientale
minimo. Può sembrare paradossale –continua il direttore
- ma un autobus che emette fumo nero può essere peggio
di una centrale anche perché il turbogas utilizza le
migliori tecnologie oggi disponibili”.
L’Arpa dell’Emilia Romagna contesta, invece, soprattutto
il metodo utilizzato da Armaroli e Po per il loro
studio. Questa la posizione ufficiale dell’Agenzia per
l’Ambiente: “è una tesi priva di consistenza ed evidenza
scientifica. Essa è basata esclusivamente su un caso,
riferito ad una centrale localizzata in California, in
cui i calcoli contenevano un grossolano errore
nell’utilizzo di un fattore di emissione pubblicato
dall’Agenzia Ambiente Governativa Statunitense (Epa). I
ricercatori italiani che hanno assunto acriticamente
tale studio come unica fonte non hanno mai inteso
consultare, con nessuna modalità, l’Agenzia ambientale
della nostra regione, rifiutandosi a priori di voler
comparare la stima da essi fatta attraverso fattori di
emissione con quella basata su valori reali misurati”.
Intanto, a Termoli, i lavori per la costruzione della
centrale sono cominciati ed anche se naturalmente è
giusto porsi degli interrogativi non si può sperare di
avere solo benefici senza nessun costo.
Certo sarebbe saggio puntare su fonti energetiche
alternative quali l’energia eolica o quella solare, fino
alle biomasse e allo sfruttamento dei rifiuti, peccato,
però, che non siano metodi così congeniali in un mercato
concorrenziale visti gli alti costi e la poca
produttività.
di
Mena Aloia
14 Febbraio 2004 Teatro Naturale n. 7 Anno 2
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Cronache
I
comitati d’Italia contro le turbogas
Anche
i comitati molisani a Firenze per pianificare le
prossime iniziative di protesta su scala nazionale. E
per la prima stesura di un “piano energetico
alternativo”, idea lanciata da un gruppo di esperti e
scienziati che si occupano da tempo della questione
ambientale.
di
Gianmarco Guazzo
Sono
confluiti da tutta Italia a Firenze, per incontrarsi,
conoscersi e soprattutto porre le basi di quella rete
nazionale di protesta contro le centrali turbogas di cui
da tempo si parla. I cittadini che si battono per la
difesa della salute pubblica e dell’ambiente hanno così
dato vita al primo incontro nazionale dei comitati
contro le centrali termoelettriche, ospitati in un
padiglione della suggestiva Fortezza da Basso,
nell’ambito di Terra futura, mostra-convegno sullo
sviluppo ecosostenibile organizzata da Banca Etica. Da
San Severo, Mantova, Civitavecchia, Cremona, Brescia,
Forlì, Portogruaro, Vicenza, Ferrara e soprattutto dal
Molise (Venafro e Termoli) si sono ritrovati tutti
attorno a un tavolo per pianificare e progettare le
prossime iniziative di protesta sul suolo nazionale, e
per creare una rete di comunicazione attiva e pronta a
sostenere ogni forma di opposizione alle politiche
energetiche del governo, laddove queste implichino,
nelle parole degli stessi comitati, “la devastazione e
il saccheggio del territorio ai danni della società
civile e contro ogni regola etica e morale”.
Ma il primo punto dell’ordine del giorno era un altro:
l’avvio della stesura di un “piano energetico
alternativo”, idea lanciata da un gruppo di esperti e
scienziati che si occupano da tempo della questione
ambientale. “Un documento di fondamentale importanza –
spiega Marcella Stumpo, portavoce del Coordinamento
contro le centrali in Molise – perché propone le linee
di un diverso sviluppo energetico, secondo i principi
della tutela sanitaria e del rispetto dell’ambiente”.
A porre le basi di questo “manifesto” ci penseranno
alcuni studiosi provenienti dal settore della ricerca,
della medicina e del diritto ambientale: tra i tanti,
daranno il loro contributo Tonino D’Angelo (presidente
nazionale di Medicina democratica), Gianni Tamino
(biologo e docente di Fondamenti di diritto ambientale
all’università di Padova), Marco Cervino (Istituto di
scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna),
Claudio Po (Unità rischi ambientali della Ausl di
Bologna) e Nicola Armaroli (Istituto di sintesi organica
e fotoreattività del Cnr), questi ultimi anche autori
degli ormai noti studi sulle emissioni inquinanti da
turbogas. Il documento verrà presentato, con tutta
probabilità, entro la fine di maggio, e diventerà
sicuramente un punto di discussione all’interno della
comunità scientifica nazionale e della classe politica
dirigente. “E’ un modo – commenta Claudio Po – per
sopperire alla mancanza di un vero piano di sviluppo
energetico nel nostro Paese. Se il governo non riesce a
dare ai cittadini un modello ecosostenibile e rispettoso
del principio di precauzione sanitaria, allora devono
pensarci i cittadini in prima persona”. Un protagonismo
civico che sta sempre più emergendo dalla nicchia dei
“soliti noti”, che si affaccia sulla scena politica e
sociale per diventare finalmente un soggetto attivo che
discute, propone e cerca nuove soluzioni, invece di
abbassare la testa e stare a guardare.
“Qualcuno – dice Mauro Mocci, portavoce dei comitati di
Civitavecchia (che lottano da anni contro l’inquinamento
abnorme provocato da una centrale a carbone di 2.500
Megawatt circa) – potrà accusare i movimenti
anti-turbogas di essere affetti dalla cosiddetta
‘sindrome Non Nel Mio Giardino’, come a dire che non
vogliamo la centrale di casa nostra ma non ci importa di
quella più lontana. Ebbene, l’incontro di oggi sta a
significare il contrario: noi vogliamo proporre un modo
diverso di ragionare, scevro da bieche logiche di
profitto e rivolto a tutelare prima di tutto la salute
della gente e le risorse ambientali di cui viviamo”.
Un messaggio reso ancora più chiaro dall’evidenza
scientifica, se si pensa che le famigerate polveri
killer (PM 2,5) emesse da una centrale turbogas di media
potenza possono raggiungere, nell’arco di 12 ore,
un’area distante 300 chilometri.
“La gente che abita vicino ad un impianto turbogas –
rincara infine Claudio Po – muore di più, in media, di
quella che vi risiede lontano. Le patologie più
frequenti riscontrate nelle zone inquinate sono quelle
polmonari e cardiovascolari. Ora, non sappiamo se la
causa è da addebitarsi alla vicinanza di una centrale,
ma i fatti sono questi, e bisogna rifletterci su.
D’altronde è ormai acclarato da più parti
(Organizzazione Mondiale della Sanità in primo luogo)
che le polveri fini e ultrafini sono causa diretta di
molte morti”.
Il messaggio proveniente da Firenze è chiaro: promuovere
e diffondere un’informazione scientifica chiara,
proporre soluzioni alternative alla produzione
energetica a base di sostanze inquinanti, creare una
rete nazionale di cittadini coscienti dei rischi che
corrono e capaci di opporsi alle decisioni prese
dall’alto, in nome del fondamentale principio di tutela
della propria salute e dell’aria che si respira.
LINK
Forum: UNA CENTRALE TURBOGAS A TERMOLI
(Pubblicato il 06/04/2004)
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Pubblichiamo i dati epidemiologici relativi
alla mortalità nel Lazio per tumori alle vie
respiratorie. E' evidente che qualsiasi aumento di
emissioni inquinanti nell'atmosfera nella zona di
Aprilia avrebbe effetti devastanti.
Agenzia di Sanità Pubblica Regione Lazio
3.
DIFFERENZE GEOGRAFICHE NELLA MORTALITÀ NEI COMUNI DEL
LAZIO
Elenco delle cause di morte analizzate
La mortalità per i tumori della trachea, dei bronchi e
dei polmoni tra gli uomini mostra un chiaro andamento
geografico con un rischio più elevato nei comuni
localizzati lungo il litorale
rispetto ai comuni più interni della regione. L'SMR a
Roma non si discosta dall'atteso, mentre un rischio più
alto si evidenzia in alcuni comuni della ASL RMH e della
provincia di Latina. Particolarmente bassa risulta la
mortalità nelle provincie di Rieti e Frosinone. Tra le
donne invece, gli SMR più elevati si osservano in alcuni
comuni della costa settentrionale e in parte della
provincia di Viterbo, oltre che nel comune di Roma
(105<SMR<125). Come per gli uomini la mortalità più
bassa si osserva nelle provincie di Rieti e Frosinone.
Apri
il documento in versione pdf
Livelli record di ossidi di azoto e di carbonio
Inquinamento a turbogas
Mentre Marzano annuncia la carica delle nuove centrali,
arrivano ancora conferme sulla loro dannosità per la
salute. Dopo quello del Cnr un nuovo studio congiunto
delle università di Trento e Padova, sull'impatto di un
impianto a Montecchio Maggiore (Vc), ha sottolineato i
rischi derivanti delle emissioni di polveri fini.
di Gianmarco Guazzo
Ancora conferme sulla dannosità per la salute delle
centrali turbogas. Un nuovo studio congiunto delle
università di Trento e Padova, presentato ufficialmente
martedì scorso nella sede della Camera del Commercio di
Vicenza, ha alimentato le preoccupazioni recentemente
espresse da cittadini di tutta Italia in merito alla
pericolosità delle emissioni di polveri fini e ultrafini
da centrali termoelettriche a ciclo combinato.
Lo studio, commissionato dalla stessa Camera di
Commercio e redatto da Paolo Baggio (Università di
Trento), Giovanni Antonio Longo e Andrea Gasparella
(Università di Padova), riguarda i parametri di
valutazione dell’impatto del progetto di centrale
termoelettrica di Montecchio Maggiore (Vicenza), della
potenza di 760 Megawatt, e prende in considerazione tre
punti essenziali: le emissioni in atmosfera, il sistema
termodinamico della centrale e le compensazioni
ambientali.
Per quanto riguarda il primo punto, si legge che la
centrale, così come viene presentata dal progetto
redatto da Euganea Energia, emette una quantità
rilevante di ossidi di azoto, ossidi di carbonio e
polveri. Una quantità talmente elevata da superare,
secondo lo studio, quella emessa complessivamente dai 17
comuni del circondario. Le conclusioni relative al
secondo punto indicano che il sistema termoelettrico è
dotato di un “impianto non molto flessibile”, pur se
fornito di turbine collaudate e quindi affidabili.
Quanto alle compensazioni dell'impatto ambientale,
infine, gli studiosi definiscono quelle che metterebbe
in campo Euganea Energia “poco percorribili perché
generiche e scarsamente documentate”.
Questa ricerca va ad aggiungersi all’ormai noto studio
di Nicola Armaroli e Claudio Po del Cnr, e rappresenta a
livello nazionale un ulteriore, autorevole campanello
d’allarme sulla pericolosità delle centrali turbogas per
la salute umana e l’ambiente. Dice Stefano Fracasso,
assessore all’Ambiente e all’Ecologia del comune di
Arzignano (Vicenza): “E’ una relazione documentata,
seria, che ha preso in considerazione emissioni e
polveri, ma che soprattutto ci conforta rispetto alle
posizioni che abbiamo assunto nelle varie sedi”.
Sì, perché sono circa due anni che le amministrazioni
comunali della zona, l’amministrazione provinciale di
Vicenza, i comitati “anticentrale” e i cittadini
protestano contro l’installazione di questo impianto sul
loro territorio. Un po’ come sta succedendo a Termoli,
in Molise, dove gli stessi soggetti lottano da più di
due anni contro la costruzione di una centrale turbogas
nella zona (della stessa potenza di quella di Montecchio
Maggiore), e dove ha avuto luogo, il 17 gennaio scorso,
una grande manifestazione pubblica di protesta.
A questo punto è lecito affermare che la rete della
mobilitazione popolare contro la soluzione delle
centrali a ciclo combinato si va estendendo in tutta
Italia, tanto da coinvolgere anche chi con le turbogas
c’entra poco, come Scanzano Jonico, che ha incluso
recentemente Termoli tra i luoghi da difendere e con cui
essere solidali nella protesta. In nome della difesa
della salute pubblica e dell’ambiente.
Ivo Allegrini precisa: «Sono le meno inquinanti, ma
inquinano»
"Anche Ivo Allegrini fa retromarcia sulle centrali a
turbogas". Viene così interpretato, dal Coordinamento
dei comitati contro le centrali di turbogas nel Veneto
Orientale, un articolo pubblicato sulla "Voce di
Mantova", relativo ad un convegno di Assindustria,
relatore Allegrini, direttore del settore Cnr per i
problemi d'inquinanento, sulla possibilità di chiusura
della centrale a turbogas che l'Enipower sta ultimando
di costruire a Mantova. Infatti, nonostante la centrale
di Mantova utilizzi "la migliore tecnologia possibile",
avrebbe difficoltà a rispettare le direttive europee per
contenere nei limiti di legge gli inquinanti a terra,
ossido di azoto (Nox) e anidride carbonica (Co2). "Se il
livello degli inquinanti - avrebbe detto Allegrini -
supera i valori limite va messo in atto un piano di
abbattimento dell'inquinamento".
"Ma allora - sostengono al Cordinamento anti centrale -
anche Allegrini ammette che le centrali a turbogas
inquinano: finora ha sempre sostenuto il contrario". "Io
non ho mai sostenuto che le centrali turbogas a ciclo
combinato non inquinano - ha detto ieri Ivo Allegrini,
dopo che in consiglio comunale a Portogruaro ha difeso
l'impianto a turbogas di Giussago, facendo parte anche
della commissione Via, già espressasi favorevolmente.-
Ho sempre sostenuto che sono le meno inquinanti tra
quelle che utilizzano combustibili fossili. Siamo
infatti in presenza di un generatore di energia
elettrica costruito secondo i criteri di massima
produzione e minimo inquinamento. Se si vuole sostenere
da un punto di vista della salute pubblica se si sta
meglio con o senza centrale, io direi che si sta meglio
senza centrale. Una combustione è sempre una sorgente in
qualche modo di problemi ambientali, ma in questo caso
non così gravi da costituire un'emergenza".
Ma i residenti sostengono che anche se poco il problema
ambientale lo devono subire loro e quindi condividono
l'opinione di Armaroli, il ricercatore Cnr che propone
di costringere la Mirant di utilizzare almeno le
migliori tecnologie a secco, e non ad ammoniaca, di
abbattimento delle polveri fini e ultrafini, come in
California: il problema è che costano moltissimo e
potrebbe non essere più conveniente. "In teoria - spiega
Allegrini - si potrebbe ridurre a zero l'inquinamento.
Ma se ciò comporta costi che ci portano fuori mercato
allora la cosa non è più attuabile. La tecnologia usata
dalla Mirant non è in assoluto quella migliore
disponibile, è invece quella migliore disponibile
relativamente alla disponibilità di mercato ed
economica".
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COMITATO PER L'AMBIENTE E IL RISPARMIO ENERGETICO DI
BRESCIA
Polveri sottili, particolato atmosferico, PM10; PM2,5;
nomi diversi per indicare un particolare tipo di
inquinamento atmosferico che può essere studiato ed
osservato mediante il microscopio elettronico a
scansione. Questa tecnica di analisi consente di
ottenere informazioni aggiuntive rispetto alle tecniche
normalmente impiegate. Riportiamo in queste pagine
alcuni esempi delle osservazioni che possiamo eseguire
mediante il nostro microscopio elettronico a scansione
SEM.
Prima di tutto qualche notizia sul PM10, in
breve:
1) Per particolato si intendono tutte le particelle
solide o liquide sospese nell'aria, esclusa l'acqua
pura, con dimensioni microscopiche. Il PM10 è il
particolato atmosferico che ha un diametro uguale o
inferiore a 10 µm.Qualche dettaglio.
2) Il PM2.5 è la frazione più fine del PM10,
costituita dalle particelle con diametro uguale o
inferiore a 2,5 µm
3) Il diametro delle particelle è considerato il
parametro più importante per caratterizzare il
comportamento fisico del particolato atmosferico
4) Il PM 2,5 è il particolato più pericoloso per
la salute e l'ambiente: questo particolato può rimanere
sospeso nell'atmosfera per giorni o settimane. Le
particelle maggiori (da 2,5 a 10 µm) rimangono in
atmosfera da poche ore a pochi giorni, contribuiscono
poco al numero di particelle in sospensione, ma molto al
peso totale delle particelle in sospensione. Sono
significativamente meno dannose per la salute e
l'ambiente
5) Ne consegue che la misura del PM10 (espresso
in µg/m3) quale metodo di valutazione dell'inquinamento
da particolato fornisce informazioni incomplete: non
distingue le particelle grossolane dal pericoloso PM
2,5. Paradossalmente, un elevato valore del PM10 può
corrispondere alla presenza di poche particelle del tipo
PM 2,5 e molte di dimensioni maggiori: una situazione
più accettabile rispetto ad un PM10 di valore inferiore
con poche particelle grossolane e molte dal PM 2,5.
6) Sono quindi importanti le osservazioni
consentite dal microscopio elettronico a scansione:
usare questa tecnica vuol dire vedere le particelle,
contarle distinguendo le varie famiglie, osservarne
l'evoluzione nel tempo in forma, dimensioni e numero, su
scala di qualche decina di minuti, studiare la
composizione chimica della frazione di maggiori
dimensioni del PM10.
7) Il PM 2,5 è una miscela complessa di migliaia
di composti chimici e, alcuni di questi sono di estremo
interesse a causa della loro tossicità. L'attenzione è
rivolta agli idrocarburi aromatici policiclici (PHA) che
svolgono un ruolo nello sviluppo del cancro. Alcuni
nomi: Fluoranthene, Pyrene, Chrysene, Benz[a]anthracene,
Benzo[b]fluoranthene, Benzo[k]fluoranthene,
Benzo[a]pyrene, Dibenz[a,h]anthracene.
8) Quale sarebbe il valore del PM10 in natura
senza la presenza dell'uomo? Le concentrazioni di PM in
atmosfera dipendono sia da sorgenti naturali che
antropiche. La concentrazione di fondo di PM è
solitamente definita come la distribuzione delle
concentrazioni di PM che si osserverebbe in assenza di
emissioni antropiche di PM (particelle primarie), e in
assenza di emissioni antropiche che precorrono la
formazione di PM (particelle secondarie), quali VOC
(volatile organic carbons), NOx ed SO2. Come termine di
paragone, si pensi che l'intervallo atteso per le
concentrazioni naturali di fondo su base annuale varia
da 4µg/m3 a 11µg/m3 per il PM10 e da 1µg/m3 a 5µg/m3per
il PM2,5 nei luoghi remoti del Nord America.
9) Per saperne di più:Per chi voglia
approfondire l'argomento "polveri sottili", consigliamo
questo report redatto dal CEPA/FPAC (Canadian
Environmental Protection Act/Federal-Provincial
Advirsory Committee) che tratta per esteso delle
caratteristiche fisico-chimiche del particolato
atmosferico, del suo impatto sulla salute e
sull'ambiente, ecc.. (IN LINGUA INGLESE)
http://www.esemir.it/particolato/PM10.pdf
Come esempio di analisi sul PM2.5 nell'area
milanese si veda il seguente abstract (IN LINGUA
INGLESE)
http://www.esemir.it/particolato/PM2_5.pdf
Studio inglese sulle particelle sottili: l'abitacolo
delle vetture pubbliche ricettacolo di smog
A bordo dei taxi l'aria più inquinata, veleni
anche sui bus.
Usare la bicicletta o le proprie gambe si
conferma una scelta vincente per tutelare la salute.
ROMA Il luogo più inquinato della città è il
taxi. Durante una corsa a ogni inspirazione si inalano
più di 100mila particelle ultrasottili per centimetro
cubico. Del particolato ultrasottile fanno parte le
sostanze inquinanti con un diametro inferiore ai 100
nanometri (Un capello umano). Sono polveri
particolarmente rischiose perché riescono a penetrare in
gran numero e in profondità nei polmoni.
Migliore di poco rispetto al taxi è la
situazione in autobus, dove il livello di particelle si
avvicina alle 100mila per centimetro cubo. Andare in
bicicletta o a piedi si conferma una scelta vincente per
la salute (rispettivamente 80mila e 50mila particelle).
Ma a sorpresa la soluzione migliore in assoluto per
spostarsi in città si rivela l'automobile. All'interno
dell'abitacolo infatti il livello di particelle non
supera le 40mila per centimetro cubo. La tabella delle
misurazioni arriva da Londra, da un gruppo di
ricercatori dell'università Imperial College. I
risultati appaiono sull'ultimo numero del Journal Of
Atmospheric Environment. L'alta esposizione agli
inquinanti che si ha nel taxi - ha spiegato la
coordinatrice della ricerca Surbjit Kaur - deriva dal
fatto che queste vetture trascorrono buona parte della
giornata negli ingorghi, cioè proprio alla fonte
dell'inquinamento. Per ottenere misurazioni così precise
è stato usato un apparecchio capace di visualizzare e
contare le le particelle ultrasottili che si vengono a
trovare attorno alle vie respiratorie di un individuo.
"La forza di questo sistema - conferma Mark
Nieuwenhujisen, sempre dell'Imperial College - è proprio
il suo aspetto visivo. Il fatto di toccare con mano
l'inquinamento che ci circonda può aprire la strada a
campagne di comunicazione efficaci per evitare i luoghi
più inquinati". Elena Dusi La Repubblica 11-01-2006
Uomo in salute Ultimo aggiornamento: 18/02/05
Inquinati e inquinatori
L'aria non è più quella di una volta, un luogo
comune che corrisponde sempre più a una triste realtà.
Sembra ormai accertato, infatti, il contributo
determinante dato alla diffusione delle malattie
cardio-polmonari dall'aria che si respira inquinata
dallo smog. E in particolare dalle famigerate polveri
sottili. Ma che cosa sono? Lo abbiamo chiesto a Gaetano
Maria Fara, direttore dell'Istituto di Igiene
dell'Università La Sapienza di Roma e più volte membro
di commissioni ministeriali sull'argomento.
Sottili ma pericolose
"Le polveri sottili o PM10 sono particelle solide o
liquide di dimensioni abbastanza piccole da rimanere
sospese nell'aria e venire quindi inalate attraverso il
respiro. La classificazione si basa sul diametro delle
particelle stesse. L'azione nociva è inversamente
proporzionale alle dimensioni particellari" spiega Fara.
"Quelle con un diametro maggiore di 30 micron cadono a
terra perché troppo pesanti, quelle molto piccole non
riescono a fissarsi all'albero respiratorio. La
dimensione "ideale" è tra i 5 e i 10 micron sono queste
che si fissano alle vie polmonari, raggiungendo i tratti
successivi delle vie respiratorie". E i rischi non sono
pochi. Basti pensare che l'Unione italiana per la
pneumologia ha parlato di 12 mila italiani uccisi dallo
smog ogni anno e le polveri sottili sono considerate
dall'OMS, la principale minaccia alle nostre aspettative
di vita. Ma sono davvero così pericolose? "L'azione
dannosa - riprende Fara - è a due livelli: irritante e
cancerogena. Le polveri sottili possono, infatti,
portare sostanze irritanti come il carbone o idrocarburi
tossici che svolgono un'azione cancerogena. Nulla
comunque se confrontata col danno delle particelle
inalate con il fumo di tabacco. Le principali polveri
sottili sono prodotte dal traffico veicolare e dagli
impianti di riscaldamento, che non rappresentano però
una minaccia costante. Il fumo invece sì, anche per la
concentrazione maggiore di agenti inquinanti. In un
certo senso poi potrebbe essere un fenomeno più
controllabile con campagne di educazione alla salute e
di disincentivazione al fumo. Intervenire
sull'inquinamento è più difficile". Ma l'inquinamento è
un fenomeno stagionale? "Senz'altro sì" - risponde il
professore. "I picchi di inquinamento coincidono con
l'inverno quando il riscaldamento delle case è al
massimo. Poi ci sono zone particolari come la Pianura
padana o la California dove esiste il fenomeno
dell'inversione termica che peggiora i danni da
inquinamento". Cioè? E' un particolare fenomeno tipico
delle zone dove c'è un alternarsi di colline e valli.
Questa caratteristica conformazione geografica fa sì che
il normale gradiente atmosferico, quello per cui la
temperatura dell'aria, diminuisce all'aumentare della
quota altimetrica si arresti in prossimità degli
avvallamenti determinando un ristagno di inquinanti" Un
quadro piuttosto preoccupante, rispetto al quale
l'Unione Europea ha stabilito nel 1999 i nuovi limiti
dell'inquinamento urbano. A questo si devono gli
interventi recenti delle amministrazioni locali con
targhe alterne e blocchi del traffico. Ma serve a
qualcosa il blocco occasionale del traffico? "Quando si
oltrepassa una soglia d'allarme - sottolinea il
professore - interventi di questo tipo sono molto utili.
Ma altrimenti i blocchi occasionali fatti la domenica,
quando per altro c'è normalmente meno traffico, non
fanno granché. Tutt'al più può servire a livello
propiziatorio per educare i cittadini a non usare la
macchina. L'inquinamento andrebbe affrontato separando
le aree di traffico da quelle di lavoro, ricorrendo di
più ai mezzi pubblici, possibilmente elettrici, non
scaldando troppo le case, basti pensare che ogni grado
in più aumenta del 5% il rischio. E' un problema
culturale, bisognerebbe imparare a rinunciare a un po'
di caldo in casa e a usare meno le automobili". Non
bastano gli interventi di emergenza, perciò, ma servono
interventi strutturali come l'eliminazione dei mezzi più
inquinanti, la drastica riduzione del trasporto privato
e rilancio della mobilità pubblica. Obiettivi che si
possono raggiungere con l'impegno di diverse istituzioni
ma anche con quello dei cittadini.
Marco Malagutti
MARTEDÌ, 11 NOVEMBRE 2003 Pagina 11 - Udine «È
NECESSARIO UN DECRETO PER FERMARLA»
GLI AMBIENTALISTI
TORVISCOSA. Conferenza a Torviscosa sulle
emissioni delle polveri sottili e, soprattutto, delle
polveri secondarie, o micropolveri, prodotte dalle
centrali a turbogas con la presenza del ricercatore del
Cnr di Bologna, Nicola Armaroli, e dell’Ausl bolognese,
Claudio Po. I comitati di difesa ambientale della Bassa
Friulana stanno organizzando l’incontro affinché si
faccia chiarezza su questo punto fondamentale prima
della costruzione della centrale da 800 Mw della Edison/Caffaro.
Dunque, mentre Edison tace sulla querelle sorta
dopo le affermezioni dei ricercatori bolognesi in merito
alla pericolosità delle micropolveri e delle polveri
sottili, il mondo ambientalista è in forte fermento e
più che mai intende opporsi alla realizzazione di questa
centrale da 800 Mw: sarebbe disponibile ad accettarne
una massimo da 400 MW. «Altro che decreto sblocca
centrali: dopo lo studio di Bologna sembrerebbe logico
l’esatto contrario - sostengono gli ambientalisti della
Bassa -, vale a dire una moratoria generalizzata per
valutare l’effettivo impatto ambientale delle emissioni
delle polveri ultrafini, PM2, 5, PM1 e PM 0,1. Infatti
le Via ministeriali con le quali sono state autorizzate
queste centrali non fanno minimamente menzione di questi
pericolosissimi inquinanti». L’ambientalista Paolo De
Toni, sottolinea che già nel 2000 era stata posta la
questione, «nella stesura delle osservazioni alla
megacentrale di Torviscosa - ricorda - avevamo sollevato
il problema del particolato fine, ma non ci è stata data
nessuna risposta in merito. Certo, in Italia tutto è
possibile, anche un ulteriore miracolo del Ministro “San
Marzano”, che con la scusa del black out o attraverso
altri artifizi tenterà di smentire lo studio suddetto e
di dire che tutto va bene». É opinione del Comitato di
Difesa della Bassa «che ora sindaci e , presidenti di
Provincia e di Regione, dovranno esprimersi in merito: è
un atto dovuto nei confronti dell’intera popolazione
regionale. Dal canto nostro intensificheremo la
controinformazione su questo problema e sull’assoluta
necessità di una politica energetica seria e
ambientalmente compatibile». (f.a.)
MARTEDÌ, 11 NOVEMBRE 2003Pagina 11 - Udine
«Decida la Regione sull’impianto»
Secondo i comitati bisogna riammodernare i complessi già
esistenti
TORVISCOSA. Mentre la Edison di Torviscosa, per
nulla preoccupata dalle polemiche sorte sulla
pericolosità delle emissioni sottili delle centrali a
turbogas, si appresta alla cerimonia della posa della
prima pietra della centrale, il presidente del Cordicom
(coordinamento dei Comitati territoriali dei cittadini
associati del Friuli Venezia Giulia), Luciano Zorzenone,
chiede al presidente della Regione, Illy, il blocco
totale delle concessioni in attesa dell’approvazione
concordata del Piano energetico regionale. «La sovranità
della Regione a statuto speciale nelle gestione del
territorio e delle risorse - dice Zorzenone - non deve
accettare che per impianti fino a 300 Mw le decisioni
possono essere prese in loco, mentre per impianti di
dimensioni maggiori, che hanno inevitabilmente un
pesantissimo impatto ambientale siano altri a decidere
per noi. È un trattamento da vigilato speciale e non da
statuto speciale». Zorzenone, evidenziando che nella
«pietosa e patetica storia del black out di tempo
addietro», dove la risposta è «fare nuove centrali»,
propone il riammodernamento di quelle esistenti al fine
di farle funzionare al meglio. Per il Piano energetico
regionale, sostiene, si devono inserire due elementi
importanti: precisi parametri ambientali che devono
essere rispettati anche per le centrali esistenti, e
l’assoluto impegno da parte dei gestori delle centrali a
rispettare le quantità di energia che si erano impegnati
a produrre quando sono state concesse le autorizzazioni,
inoltre propone l’incentivazione di impianti
alternativi. «Per quanto riguarda il Fvg - sostiene
Zorzenone -, mi risulta che da anni sono inevase le
richieste di realizzazione di centrali idroelettriche,
questo perché manca una attenzione verso l’utilizzo
intelligente delle risorse della Regione. Lasciando fare
agli industriali, questi farebbero le centrali sul
castello di Udine o su quello di Gorizia se solo fosse
economicamente conveniente, o (come ora) una mega
centrale a Torviscosa su un terreno devastato da decenni
di inquinamento mai risanato. Oppure a Udine in una zona
industriale realizzata in modo sbagliato nel posto più
sbagliato che ci potesse essere, con un inquinamento che
sta raggiungendo limiti osceni». «Ed anche ad Udine -
conclude il presidente del Cordicom - vogliono costruire
una centrale analoga con indicato che il 25 per cento
della produzione andrà ad una acciaieria locale ed il 75
per cento verrà venduto fuori di regione: ma non mancava
in Fvg l’energia?» (f.a.)
MARTEDÌ, 11 NOVEMBRE 2003 Pagina 11 - Udine
Si formano in atmosfera Polveri secondarie
peggiori delle sottili
IL NUOVO FRONTE
TORVISCOSA. La partita fondamentale sulla
quantità delle emissioni delle centrali a turbogas, non
è costituita dalle polveri sottili, «ma si gioca tutta
su un’altra famiglia di micropolveri: le cosiddette
secondarie, che nascondono in maniera completamente
diversa dalle precedenti, molto più laboriosa, lenta e
lontano dalla fuoriuscita del camino».
Questo è il giudizio tecnico espresso da Michele
Fabbri e Francesca Noceti sulla rivista specializzata
Galileo. I due scendono in campo, infatti, per quello
che considerano il vero pericolo di questo tipo di
centrale: le polveri secondarie. «Esse - evidenziano -
si formano in atmosfera attraverso complessi processi di
natura fotochimica, a partire soprattutto da molecole di
ossidi di azoto (Nox) e di biossido di zolfo (SO2)
emessi dalla centrale. Sono molto più difficili da
catturare e misurare (tanto che in futuro si useranno i
satelliti). Risentono del “clima” (temperatura, umidità,
circolazione dell’aria) in cui si formano e della
presenza di altre sostanze presenti nell’aria (ad
esempio emissioni di altri impianti in zona).
“Galleggiano” in atmosfera per alcune settimane e
rappresentano una percentuale molto rilevante delle
emissioni di Nox e So2 da cui derivano (oltre il 50 per
cento). Da questa percentuale dipende il fatto che la
quantità totale di queste micropolveri è molto grande».
Fabbri e la Noceti concludono ricordando che per
un impianto che emetta un migliaio di tonnellate di Nox
all’anno, come gran parte delle turbogas progettate, «è
facile dedurre che si tratta di molte centinaia di
tonnellate». (fr.a.)
MARTEDÌ, 11 NOVEMBRE 2003 Pagina 11 - Udine
L’Arpa rassicura sull’inquinamento: «Il metano è
la soluzione migliore»
L’ALTRO STUDIO
TORVISCOSA. «Le polveri da centrale a ciclo
combinato turbogas sono trascurabili rispetto alle
emissioni da impianti alimentati con altri combustibili
(olio, carbone, orimulsion)». A scendere in campo contro
la affermazioni dei ricercatori dell Cnr e dall’Ausl
bolognese, Armaroli e Po, è il direttore generale di
Arpa Emilia-Romagna, Edolo Minarelli, che ha
sottolineato che i due ricercatori «hanno scambiato una
ricerca di letteratura disponibile su Internet con una
supposta conoscenza internazionale, nascondendo così una
completa improvvisazione sul tema». «Si è detto - ha
detto Minarelli - che una centrale da 800 Mw può
emettere quantità di polveri sottili pari all’intero
traffico della città di Bologna, stimato in 300 t/anno.
É bastata una semplice valutazione per confermare i
dubbi emersi immediatamente: un riscontro con i
controlli effettuati sulle centrali a turbogas
esistenti, confrontati con le attività svolte dalle
Agenzie Arpa di altre regioni, porta alla conclusione
che le tonnellate emesse non possono essere superiori a
20, valore confermato dalle simulazioni modellistiche. É
l’ordine di grandezza già contenuto nella Valutazione di
impatto ambientale strategica effettuata dall’Arpa sul
Piano energetico regionale: le polveri da centrale a
ciclo combinato turbogas sono trascurabili rispetto alle
emissioni da centrali alimentate con altri combustibili.
Senza esprimere i giusti valori di una centrale
alimentata a gas naturale rispetto alle altre, si riduce
la percezione del rischio che comporta l’uso di un
combustibile, che solo per le polveri è almeno 10 volte
più impattante del gas naturale». Dello stesso avviso
del direttore dell’Arpa dell’Emilia-Romagna sono
l’ingegnere chimico Daniele Fraternali e Olga Olivetti
Selmi, ingegnere ambientale della Servizi territoriali
srl di Cinisello Balsamo, che in uno studio da loro
condotto evidenziano che le emissioni di una centrale da
800 Mw sarebbero pari a 28 t/anno e non 290 t/anno come
citato dai ricercatori di Bologna. «Un dato - dicono -
certamente anch’esso non del tutto trascurabile, ma di
sicuro minore impatto ambientale rispetto al valore
pubblicato». Anche loro evidenziano «un’incongruenza nel
dato americano: ricostruendo infatti i calcoli che hanno
portato alla emissione citata (290 t/anno) di
particolato solido (Pm10), il valore di emissione
corretto risulta 10 volte inferiore».(f.a.)
Commento
a cura di
www.ecologiasociale.org
Sulla rivista "La Chimica e l'Industria" del novembre
2003 compaiono sia il secondo articolo di Armaroli e Po
che l'articolo di Fraternali e Oliveti in risposta al
primo articolo di Armaroli e Po pubblicato sulla stessa
rivista in maggio 2003. L'intervento di Fraternali e
Oliveti tocca solo il problema delle emissioni al camino
e non la formazione delle micropolveri in atmosfera a
partire dagli ossidi di azoto. Il confronto fra le due
posizioni è di nuovo spiegato sul sito Galileo.it.
Lo stesso direttore dell'Arpa dell'Emilia
Romagna ha recentemente (sul quotidiano "Il Resto del
Carlino" ) dovuto correggersi ed affermare che il lavoro
dei due ricercatori è un "buon lavoro"
Links per evere tutto il metriale sul tema
http://www.ecologiasociale.org/pg/energia.html
http://www.nocentrale.it/
http://www.galileonet.it/Magazine/mag0341/0341_4.html
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
|
|
Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
|
Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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