CENTRALI TURBO GAS
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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

NON DIMENTICARE CHE:

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pura informazione.

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MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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In questi giorni nell’area  biellese di Quaregna, di Cerreto castello, di Cossato e altre limitrofe si sta parlando moltissimo della centrale

NE DISCUTIAMO IL 24.10.10 ORE 15 NEL CENTRO POLISPORTIVO DI QUAREGNA - Mb

 

1.   Quaregna - notizie, eventi, cronaca, sport, lavoro, tutto sul ...

quaregna. Il sindaco di Quaregna torna a far sentire la propria voce in merito alla questione dell'ampliamento della centrale di Cerreto . ...
www.nuovaprovincia.it/index.php?...Quaregna - Copia cache

2.   «Contrari alla centrale, ora un fronte comune» - Il Biellese

18 set 2010 ... Il fronte dei «no» all'ampliamento della centrale di Cerreto si rafforza: ... Quaregna, Cerreto, Piatto e Vigliano e con l'amministrazione ...
www.ilbiellese.it/article.php?id=8087 - Copia cache

 

 

 

 

Per il C.N.R.
Pro e contro le centrali a turbogas
Pia Bassi - «La Stampa»

IN Italia sono in fase di progettazione una decina di centrali termoelettriche a turbogas, cioè impianti a ciclo combinato alimentati a gas naturale (metano); ma dagli studi di Nicola Armaroli (ricercatore dell'Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività del CNR di
Bologna) e Claudio Po (medico presso l'Unità Operativa Rischio Ambientale dell'Asl del capoluogo emiliano) risulterebbero meno "puliti" di quanto ritenuto sinora. Utilizzando dati su impianti analoghi funzionanti in California è emerso che una centrale da 780 MW di potenza, che eroga 4670 GWh di energia, emetterebbe ogni anno, oltre ad anidride carbonica e ossidi di azoto (NOx) già preventivati, anche 290 t di particolato (PM 10, PM 2,5 e PM 0,1 - ovvero le "polveri" sospese in atmosfera, con diametro inferiore rispettivamente a 10-2,5-0,1 millesimi di mm), 9 t di ossidi di zolfo (SOx), 126 t di monossido di carbonio (CO), 205 t di metano e 42 t di altri composti organici volatili; sostanze che sarebbero sottostimate, se non del tutto trascurate, dai progettisti. Criticabile è anche una normativa che non impone controlli sul particolato secondario (non emesso direttamente ma che si forma poi in atmosfera) fine ed extrafine, cioè PM 2,5 e PM 0,1 particolarmente insidiosi per l'apparato respiratorio. Di parere opposto è Ivo Allegrini, direttore dell'Istituto Inquinamento Atmosferico del CNR di Roma: «Gli impianti turbogas non costituiscono assolutamente una minaccia per la salute pubblica, come dimostra lo scarso impatto ambientale di quello parmense». Tutti, comunque, concordano sul maggior rendimento e minor impatto ambientale rispetto alle centrali a carbone o a olio combustibile, che andrebbero convertite al turbogas.

Inquinamento a turbogas
Gianmarco Guazzo -  lanuovaecologia.it

Mentre Marzano annuncia la carica delle nuove centrali, arrivano ancora conferme sulla loro dannosità per la salute. Dopo quello del Cnr un nuovo studio congiunto delle università di Trento e Padova, sull'impatto di un impianto a Montecchio Maggiore (Vc), ha sottolineato i rischi derivanti delle emissioni di polveri fini

Ancora conferme sulla dannosità per la salute delle centrali turbogas. Un nuovo studio congiunto delle università di Trento e Padova, presentato ufficialmente martedì scorso nella sede della Camera del Commercio di Vicenza, ha alimentato le preoccupazioni recentemente espresse da cittadini di tutta Italia in merito alla pericolosità delle emissioni di polveri fini e ultrafini da centrali termoelettriche a ciclo combinato.
Lo studio, commissionato dalla stessa Camera di Commercio e redatto da Paolo Baggio (Università di Trento), Giovanni Antonio Longo e Andrea Gasparella (Università di Padova), riguarda i parametri di valutazione dell’impatto del progetto di centrale termoelettrica di Montecchio Maggiore (Vicenza), della potenza di 760 Megawatt, e prende in considerazione tre punti essenziali: le emissioni in atmosfera, il sistema termodinamico della centrale e le compensazioni ambientali.

Per quanto riguarda il primo punto, si legge che la centrale, così come viene presentata dal progetto redatto da Euganea Energia, emette una quantità rilevante di ossidi di azoto, ossidi di carbonio e polveri. Una quantità talmente elevata da superare, secondo lo studio, quella emessa complessivamente dai 17 comuni del circondario. Le conclusioni relative al secondo punto indicano che il sistema termoelettrico è dotato di un “impianto non molto flessibile”, pur se fornito di turbine collaudate e quindi affidabili. Quanto alle compensazioni dell'impatto ambientale, infine, gli studiosi definiscono quelle che metterebbe in campo Euganea Energia “poco percorribili perché generiche e scarsamente documentate”.
Questa ricerca va ad aggiungersi all’ormai noto studio di Nicola Armaroli e Claudio Po del Cnr, e rappresenta a livello nazionale un ulteriore, autorevole campanello d’allarme sulla pericolosità delle centrali turbogas per la salute umana e l’ambiente. Dice Stefano Fracasso, assessore all’Ambiente e all’Ecologia del comune di Arzignano (Vicenza): “E’ una relazione documentata, seria, che ha preso in considerazione emissioni e polveri, ma che soprattutto ci conforta rispetto alle posizioni che abbiamo assunto nelle varie sedi”.

Sì, perché sono circa due anni che le amministrazioni comunali della zona, l’amministrazione provinciale di Vicenza, i comitati “anticentrale” e i cittadini protestano contro l’installazione di questo impianto sul loro territorio. Un po’ come sta succedendo a Termoli, in Molise, dove gli stessi soggetti lottano da più di due anni contro la costruzione di una centrale turbogas nella zona (della stessa potenza di quella di Montecchio Maggiore), e dove ha avuto luogo, il 17 gennaio scorso, una grande manifestazione pubblica di protesta.
A questo punto è lecito affermare che la rete della mobilitazione popolare contro la soluzione delle centrali a ciclo combinato si va estendendo in tutta Italia, tanto da coinvolgere anche chi con le turbogas c’entra poco, come Scanzano Jonico, che ha incluso recentemente Termoli tra i luoghi da difendere e con cui essere solidali nella protesta. In nome della difesa della salute pubblica e dell’ambiente.


www.disinformazione.it

 

 

 

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Turbogas: Armaroli e Po smentiscono la Edison

by Ecologia Sociale Tuesday November 25, 2003 at 12:26 AM

  

 

Anticipo la risposta che i due ricercatori hanno mandato al Messaggero Veneto a proposito delle dichiarazioni della Edison sulle turbogas. -------------------------------------------- -------------------------------------------- Spettabile Messaggero Veneto: in riferimento all'articolo apparso venerdì scorso a Pagina 11 (Udine), nel quale siamo stati pesantemente screditati da persone a noi sconosciute senza essere stati da Voi interpellati, intendiamo esercitare il diritto di replica e ci auguriamo che episodi così sgradevoli non si ripetano mai più sulle pagine del Vostro giornale. Chiediamo pertanto la pubblicazione integrale della lettera qui allegata, in modo da ristabilire la verità dei fatti e riparare a questa caduta di stile. Restiamo in attesa di un Vs. gentile riscontro. Cordiali saluti Nicola Armaroli e Claudio Po

Pur con una certa riluttanza interveniamo nel dibattito sulla stampa udinese relativo ai nostri articoli sulle centrali turbogas. Riteniamo necessarie delle precisazioni, poiché sono state dette alcune inesattezze da parte del Dott. Potì e del Dott. Nalin di Caffaro ed Edison.
Noi non entriamo nel merito del progetto Torviscosa, che non conosciamo e non è nostro compito valutare. Nei nostri articoli noi riportiamo, al meglio delle conoscenze tecnico scientifiche correnti, quanto ad oggi noto sulla produzione di inquinanti da parte delle centrali turbogas, e sulle esternalità sanitarie dei sistemi energetici. I principali risultati delle nostre indagini, riportati su due pubblicazioni scientifiche e non su interviste estemporanee ai giornali, si possono riassumere nei seguenti punti:
1) Le centrali turbogas sono il meglio che la tecnologia termoelettrica possa oggi offrire in termini di contenimento dell’inquinamento atmosferico ed efficienza di produzione elettrica. Sono certamente preferibili alle centrali ad olio e a carbone.
2) La combustione del gas naturale causa la produzione di polveri fini ed ultrafini (PM2.5, PM0.1) principalmente di natura secondaria, quindi non rilevabili ai camini di un impianto.
3) La legislazione vigente richiede la valutazione del PTS filtrabile (particolato ultragrossolano) misurato ai camini. Per le ragioni esposte al punto 2 questa misura risulta scarsamente significativa per la stima delle polveri prodotte da centrali a gas.
4) La misura della concentrazione di massa del particolato sta progressivamente perdendo significato con lo spostamento della taglia delle polveri verso dimensioni sempre minori.
5) Le conoscenze scientifiche acquisite nell’ultimo decennio sulla rilevanza sanitaria di PM2.5 e PM0.1 sta portando ad un progressivo adeguamento della legislazione europea. Questo a fronte di iter autorizzativi che per le turbogas, al momento, non contemplano neppure la stima del PM10.
6) Esistono regioni del mondo, abbiamo fatto l’esempio della California, nelle quali le autorizzazioni per la costruzione di centrali turbogas impongono un abbattimento degli inquinanti primari molto più consistente di quanto non previsto oggi in Italia. Questo approccio mira anche e soprattutto a prevenire la formazione di inquinanti secondari, tra cui le polveri.

Tutti questi punti (ed anche altri) sono sostenuti da una vasta ed aggiornata bibliografia. Noi infatti abbiamo effettuato una ricerca di letteratura ampia e complessa interrogando le principali Istituzioni che sovrintendono alla costruzione di centrali o al controllo del loro inquinamento (EPA, DOE, CEC, CARB, EEA, OMS, Commissione Europea, Consiglio D’Europa, ecc.). Non vi è nulla da inventare per conoscere questi problemi: è gia tutto scritto, basta conoscere la lingua inglese ed avere la curiosità di leggere e capire. Non abbiamo ragione di dubitare che tutte queste conoscenze siano state portate all’attenzione delle Amministrazioni pubbliche locali da parte di tutti gli Enti che hanno studiato ed autorizzato il progetto in questione. Ribadendo la nostra volontà di non voler entrare nel merito dei singoli progetti, desideriamo però sottolineare che chi vuole criticare il nostro lavoro, deve controbattere alle conclusioni sopra elencate con altrettanta documentazione, pubblicando i suoi risultati su riviste scientifiche e non sui quotidiani.
Ci preme poi fare alcune precisazioni:
a) Non sappiamo a quale titolo il dott. Potì si permetta di dire che la ricerca “non è del CNR”. Uno di noi è un ricercatore del CNR: si può verificare l’appartenenza ed il curriculum del Dott. Armaroli liberamente su Internet. Al momento non ci risultano indagini firmate da altri ricercatori italiani su questo tema. Ben vengano però nuovi contributi, da parte di altri colleghi, che contestino o confermino le nostre indagini: il libero e corretto dibattito scientifico è il sale della conoscenza e uno dei baluardi della nostra Civiltà.
b) Le centrali californiane che abbiamo preso in esame sono di ultimissima generazione, e prevedono sia l’utilizzo di bruciatori ”dry low NOx” (come in Italia) sia abbattimenti nei fumi ai camini con sistemi catalitici (non previsti in Italia). Non a caso le quantità di ossidi di azoto emesse in centrali californiane sono 5-10 volte più basse di quanto non previsto nei progetti italiani. Consigliamo la lettura di questa interessante letteratura che propone anche il meccanismo dei pacchetti di compensazione.
c) Invocare Arpa Emilia-Romagna per smentirci, denota mancanza di aggiornamento sull’evolversi degli avvenimenti. Dopo un dibattito serrato il Direttore Generale di Arpa Emilia Romagna ha ammesso che il nostro è un “buon lavoro” (Il Resto del Carlino, 4 Novembre). Possiamo fornire dettagli del dibattito.
d) Anche il famoso “grossolano errore della virgola”, con il quale un consulente privato ha cercato di ridimensionare il nostro lavoro, è storia vecchia e superata che abbiamo da tempo discusso e confutato. Consigliamo la lettura del nostro ultimo articolo per comprendere nel dettaglio la questione.

Quanto all’inquietante ambiguità di un’esponente friulana di una nota associazione ambientalista nazionale, che si erge a paladino dell’ambiente e al contempo ci attacca in modo subdolo, preferiamo sorvolare.

In conclusione ci preme rendere noto che in queste settimane abbiamo avuto numerose attestazioni di stima e congratulazioni per la qualità del nostro lavoro da parte di numerosi colleghi in Italia e non solo. Questo per noi è motivo di grande soddisfazione ed evidenzia che è semplicemente grottesco cercare di dipingerci come “soli contro tutti”. Noi abbiamo fatto una cosa molto semplice: rendere note in Italia delle conoscenze che, altrove, nessuno si sogna neanche lontanamente di mettere in discussione. Speriamo che, giunti nel ventunesimo secolo, la diffusione della conoscenza in questo Paese non debba diventare occasione per le inutili polemiche di rito ma sia semplicemente un’opportunità di crescita, confronto e riflessione per tutti.
Eravamo ben consapevoli che la pubblicazione dei nostri studi potesse creare discussioni accese. Era però doveroso arrivare sino in fondo, per il ruolo che ricopriamo con il nostro mestiere. Ce lo chiedevano i nostri unici referenti: la serietà e la correttezza professionale e i cittadini contribuenti che pagano il nostro stipendio di dipendenti pubblici. Altri padroni, noi non ne abbiamo.

Dott. Nicola Armaroli, Dott. Claudio Po

 

 

 

 

TurboGas : Tutto Il Mondo E’ Paese, Meno Pro Più Contro

24 settembre 2010 visto 811 volte 20 Commenti Scritto da cherno

 

A riguardo della vicenda che negli ultimi tempi sta tenendo banco nella nostra zona e in particolare nei Comuni di Artena e Colleferro, riporto due articoli relativi le centrali TurboGas dove pur mettendoci le più buone volontà i così detti “contro” vengono alla luce in maniera massiccia, definendo il fattore della Centrale come un vero campanello d’ allarme.
Gli articoli sotto pubblicati sono abbastanza recenti quindi i dati riportati sono del tutto attuali.

Per il C.N.R.
Pro e contro le centrali a turbogas
Pia Bassi – «La Stampa»

IN Italia sono in fase di progettazione una decina di centrali termoelettriche a turbogas, cioè impianti a ciclo combinato alimentati a gas naturale (metano); ma dagli studi di Nicola Armaroli (ricercatore dell’Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività del CNR di
Bologna) e Claudio Po (medico presso l’Unità Operativa Rischio Ambientale dell’Asl del capoluogo emiliano) risulterebbero meno “puliti” di quanto ritenuto sinora. Utilizzando dati su impianti analoghi funzionanti in California è emerso che una centrale da 780 MW di potenza, che eroga 4670 GWh di energia, emetterebbe ogni anno, oltre ad anidride carbonica e ossidi di azoto (NOx) già preventivati, anche 290 t di particolato (PM 10, PM 2,5 e PM 0,1 – ovvero le “polveri” sospese in atmosfera, con diametro inferiore rispettivamente a 10-2,5-0,1 millesimi di mm), 9 t di ossidi di zolfo (SOx), 126 t di monossido di carbonio (CO), 205 t di metano e 42 t di altri composti organici volatili; sostanze che sarebbero sottostimate, se non del tutto trascurate, dai progettisti. Criticabile è anche una normativa che non impone controlli sul particolato secondario (non emesso direttamente ma che si forma poi in atmosfera) fine ed extrafine, cioè PM 2,5 e PM 0,1 particolarmente insidiosi per l’apparato respiratorio. Di parere opposto è Ivo Allegrini, direttore dell’Istituto Inquinamento Atmosferico del CNR di Roma: «Gli impianti turbogas non costituiscono assolutamente una minaccia per la salute pubblica, come dimostra lo scarso impatto ambientale di quello parmense». Tutti, comunque, concordano sul maggior rendimento e minor impatto ambientale rispetto alle centrali a carbone o a olio combustibile, che andrebbero convertite al turbogas.

 

Inquinamento a turbogas
Gianmarco Guazzo - lanuovaecologia.it

Mentre Marzano annuncia la carica delle nuove centrali, arrivano ancora conferme sulla loro dannosità per la salute. Dopo quello del Cnr un nuovo studio congiunto delle università di Trento e Padova, sull’impatto di un impianto a Montecchio Maggiore (Vc), ha sottolineato i rischi derivanti delle emissioni di polveri fini

Ancora conferme sulla dannosità per la salute delle centrali turbogas. Un nuovo studio congiunto delle università di Trento e Padova, presentato ufficialmente martedì scorso nella sede della Camera del Commercio di Vicenza, ha alimentato le preoccupazioni recentemente espresse da cittadini di tutta Italia in merito alla pericolosità delle emissioni di polveri fini e ultrafini da centrali termoelettriche a ciclo combinato.
Lo studio, commissionato dalla stessa Camera di Commercio e redatto da Paolo Baggio (Università di Trento), Giovanni Antonio Longo e Andrea Gasparella (Università di Padova), riguarda i parametri di valutazione dell’impatto del progetto di centrale termoelettrica di Montecchio Maggiore (Vicenza), della potenza di 760 Megawatt, e prende in considerazione tre punti essenziali: le emissioni in atmosfera, il sistema termodinamico della centrale e le compensazioni ambientali.

Per quanto riguarda il primo punto, si legge che la centrale, così come viene presentata dal progetto redatto da Euganea Energia, emette una quantità rilevante di ossidi di azoto, ossidi di carbonio e polveri. Una quantità talmente elevata da superare, secondo lo studio, quella emessa complessivamente dai 17 comuni del circondario. Le conclusioni relative al secondo punto indicano che il sistema termoelettrico è dotato di un “impianto non molto flessibile”, pur se fornito di turbine collaudate e quindi affidabili. Quanto alle compensazioni dell’impatto ambientale, infine, gli studiosi definiscono quelle che metterebbe in campo Euganea Energia “poco percorribili perché generiche e scarsamente documentate”.
Questa ricerca va ad aggiungersi all’ormai noto studio di Nicola Armaroli e Claudio Po del Cnr, e rappresenta a livello nazionale un ulteriore, autorevole campanello d’allarme sulla pericolosità delle centrali turbogas per la salute umana e l’ambiente. Dice Stefano Fracasso, assessore all’Ambiente e all’Ecologia del comune di Arzignano (Vicenza): “E’ una relazione documentata, seria, che ha preso in considerazione emissioni e polveri, ma che soprattutto ci conforta rispetto alle posizioni che abbiamo assunto nelle varie sedi”.

Sì, perché sono circa due anni che le amministrazioni comunali della zona, l’amministrazione provinciale di Vicenza, i comitati “anticentrale” e i cittadini protestano contro l’installazione di questo impianto sul loro territorio. Un po’ come sta succedendo a Termoli, in Molise, dove gli stessi soggetti lottano da più di due anni contro la costruzione di una centrale turbogas nella zona (della stessa potenza di quella di Montecchio Maggiore), e dove ha avuto luogo, il 17 gennaio scorso, una grande manifestazione pubblica di protesta.
A questo punto è lecito affermare che la rete della mobilitazione popolare contro la soluzione delle centrali a ciclo combinato si va estendendo in tutta Italia, tanto da coinvolgere anche chi con le turbogas c’entra poco, come Scanzano Jonico, che ha incluso recentemente Termoli tra i luoghi da difendere e con cui essere solidali nella protesta. In nome della difesa della salute pubblica e dell’ambiente.

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L'IMPATTO AMBIENTALE DELLE CENTRALI TURBOGAS

La costruzione di nuove centrali elettriche è sempre più difficile. Tanti gli ostacoli e le opposizioni. Il Molise si mostra intransigente. Perché tale atteggiamento? Solo motivazioni di natura politica? Ecco le tesi contrarie e quelle invece a favore

di Mena Aloia

La domanda di energia cresce, i consumi corrono, ma appena si parla della costruzione di nuove centrali elettriche, di qualunque tipo esse siano, i veti locali dei sindaci, le proteste dei comitati cittadini e le contestazioni ecologiste paralizzano i lavori.
Nessuno vuole ospitare nuove centrali perché non si è disponibili a sopportare il costo in termini di impatto ambientale.
Si pensi che delle 21 nuove centrali turbogas autorizzate con il decreto del 2002 del Ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano (il c.d. decreto sblocca centrali) solo 8 sono in costruzione. Un’altra ottantina di progetti elencati nella lista d’attesa difficilmente diventeranno centrali.
La prima centrale autorizzata dal decreto sorgerà a Termoli, sulla costa adriatica molisana, ma anche qui la gente si è opposta ed è scesa in piazza più di una volta per far sentire le proprie ragioni.
Ma perché ci si oppone con tanta veemenza?

Si è detto che il Molise, grazie a questa centrale da 750MW, avrà un surplus di energia di cui non ha bisogno, ma questo è un discorso che non ha senso in una società aperta dove non si può produrre solo per il proprio territorio.
In secondo luogo, la centrale non creerebbe nuovi posti di lavoro in quanto verrebbero impiegate al massimo 25 unità di tecnici altamente specializzati e difficilmente reperibili in regione (ma se in Molise non sono presenti delle valide figure professionali non è certo dannoso farle venire da fuori!).
Altro problema connesso alla manutenzione della centrale è l’approvvigionamento idrico. Occorre molta acqua per raffreddare le turbine e la preoccupazione di molti è che venga sottratta all’agricoltura. Ma se si leggono le caratteristiche dell’impianto valutate dalla Commissione per le Valutazioni dell’Impatto Ambientale in data 14/03/2002 sembra che questo pericolo sia scongiurato.
Infatti, si legge, che la centrale utilizzerà, per tutte le funzioni, 176 l/s di acqua che andranno ad aggiungersi ai 350 l/s che attualmente consuma l’intera area industriale, quantitativi che restano ben al di sotto di ciò che l’Erim (Ente Risorse Idriche Molise) assicura alla zona industriale termolese (3000 l/s).
Fin qui, comunque, le contestazioni sono più che altro di natura politica e come tali facilmente superabili con uno studio oggettivo della materia.
Discorso ben più difficile da affrontare è quello che tocca la salute di tutti. Non esistono in questo campo delle certezze, si può solo cercare, con la massima obiettività possibile, di dare spazio sia alle teorie più allarmistiche che a quelle più rassicuranti.
Partiamo con le prime. Due ricercatori del CNR di Bologna, Nicola Armaroli e Claudio Po, hanno pubblicato nel novembre dello scorso anno su “La chimica e l’industria” un articolo in cui si legge che le centrali turbogas sono “altamente inquinanti e pericolose per la salute dell’uomo”. I due ricercatori sottolineano come “la combustione del gas naturale produce particolato fine ed ultrafine, primario e secondario, ma nei progetti italiani per le nuove centrali turbogas, anche già autorizzati dal Ministero, non si fa riferimento alla produzione di questi pericolosi inquinanti. I nuovi impianti brucerebbero miliardi di metri cubi di gas aggiuntivi rispetto agli attuali consumi e la produzione di particolato sarebbe tutt’altro che irrilevante. Si può stimare una produzione di PM10 primario nell’intervallo 150-250 t/anno”.

Ad assolvere le centrali turbogas da tali accuse sono il professor Ivo Allegrini – direttore dell’Istituto inquinamento del Cnr - e l’Agenzia Regionale per l’Ambiente (Arpa) dell’Emilia Romagna.
Allegrini sostiene che: “gli impianti a turbogas producono un inquinamento minimo e non costituiscono un rischio per i polmoni. E’ chiaro che anche negli impianti a turbogas si formano inquinanti per effetto del processo di combustione. Ma – dice ancora il professore - fra tutti i metodi per produrre energia elettrica (escludendo rinnovabili e idrogeno), il turbogas è l’unico che abbia un impatto ambientale minimo. Può sembrare paradossale –continua il direttore - ma un autobus che emette fumo nero può essere peggio di una centrale anche perché il turbogas utilizza le migliori tecnologie oggi disponibili”.
L’Arpa dell’Emilia Romagna contesta, invece, soprattutto il metodo utilizzato da Armaroli e Po per il loro studio. Questa la posizione ufficiale dell’Agenzia per l’Ambiente: “è una tesi priva di consistenza ed evidenza scientifica. Essa è basata esclusivamente su un caso, riferito ad una centrale localizzata in California, in cui i calcoli contenevano un grossolano errore nell’utilizzo di un fattore di emissione pubblicato dall’Agenzia Ambiente Governativa Statunitense (Epa). I ricercatori italiani che hanno assunto acriticamente tale studio come unica fonte non hanno mai inteso consultare, con nessuna modalità, l’Agenzia ambientale della nostra regione, rifiutandosi a priori di voler comparare la stima da essi fatta attraverso fattori di emissione con quella basata su valori reali misurati”.
Intanto, a Termoli, i lavori per la costruzione della centrale sono cominciati ed anche se naturalmente è giusto porsi degli interrogativi non si può sperare di avere solo benefici senza nessun costo.
Certo sarebbe saggio puntare su fonti energetiche alternative quali l’energia eolica o quella solare, fino alle biomasse e allo sfruttamento dei rifiuti, peccato, però, che non siano metodi così congeniali in un mercato concorrenziale visti gli alti costi e la poca produttività.

di Mena Aloia
14 Febbraio 2004 Teatro Naturale n. 7 Anno 2

 

 

 

 

 

Cronache

I comitati d’Italia contro le turbogas

Anche i comitati molisani a Firenze per pianificare le prossime iniziative di protesta su scala nazionale. E per la prima stesura di un “piano energetico alternativo”, idea lanciata da un gruppo di esperti e scienziati che si occupano da tempo della questione ambientale.

di Gianmarco Guazzo

Sono confluiti da tutta Italia a Firenze, per incontrarsi, conoscersi e soprattutto porre le basi di quella rete nazionale di protesta contro le centrali turbogas di cui da tempo si parla. I cittadini che si battono per la difesa della salute pubblica e dell’ambiente hanno così dato vita al primo incontro nazionale dei comitati contro le centrali termoelettriche, ospitati in un padiglione della suggestiva Fortezza da Basso, nell’ambito di Terra futura, mostra-convegno sullo sviluppo ecosostenibile organizzata da Banca Etica. Da San Severo, Mantova, Civitavecchia, Cremona, Brescia, Forlì, Portogruaro, Vicenza, Ferrara e soprattutto dal Molise (Venafro e Termoli) si sono ritrovati tutti attorno a un tavolo per pianificare e progettare le prossime iniziative di protesta sul suolo nazionale, e per creare una rete di comunicazione attiva e pronta a sostenere ogni forma di opposizione alle politiche energetiche del governo, laddove queste implichino, nelle parole degli stessi comitati, “la devastazione e il saccheggio del territorio ai danni della società civile e contro ogni regola etica e morale”.

Ma il primo punto dell’ordine del giorno era un altro: l’avvio della stesura di un “piano energetico alternativo”, idea lanciata da un gruppo di esperti e scienziati che si occupano da tempo della questione ambientale. “Un documento di fondamentale importanza – spiega Marcella Stumpo, portavoce del Coordinamento contro le centrali in Molise – perché propone le linee di un diverso sviluppo energetico, secondo i principi della tutela sanitaria e del rispetto dell’ambiente”.
A porre le basi di questo “manifesto” ci penseranno alcuni studiosi provenienti dal settore della ricerca, della medicina e del diritto ambientale: tra i tanti, daranno il loro contributo Tonino D’Angelo (presidente nazionale di Medicina democratica), Gianni Tamino (biologo e docente di Fondamenti di diritto ambientale all’università di Padova), Marco Cervino (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna), Claudio Po (Unità rischi ambientali della Ausl di Bologna) e Nicola Armaroli (Istituto di sintesi organica e fotoreattività del Cnr), questi ultimi anche autori degli ormai noti studi sulle emissioni inquinanti da turbogas. Il documento verrà presentato, con tutta probabilità, entro la fine di maggio, e diventerà sicuramente un punto di discussione all’interno della comunità scientifica nazionale e della classe politica dirigente. “E’ un modo – commenta Claudio Po – per sopperire alla mancanza di un vero piano di sviluppo energetico nel nostro Paese. Se il governo non riesce a dare ai cittadini un modello ecosostenibile e rispettoso del principio di precauzione sanitaria, allora devono pensarci i cittadini in prima persona”. Un protagonismo civico che sta sempre più emergendo dalla nicchia dei “soliti noti”, che si affaccia sulla scena politica e sociale per diventare finalmente un soggetto attivo che discute, propone e cerca nuove soluzioni, invece di abbassare la testa e stare a guardare.

“Qualcuno – dice Mauro Mocci, portavoce dei comitati di Civitavecchia (che lottano da anni contro l’inquinamento abnorme provocato da una centrale a carbone di 2.500 Megawatt circa) – potrà accusare i movimenti anti-turbogas di essere affetti dalla cosiddetta ‘sindrome Non Nel Mio Giardino’, come a dire che non vogliamo la centrale di casa nostra ma non ci importa di quella più lontana. Ebbene, l’incontro di oggi sta a significare il contrario: noi vogliamo proporre un modo diverso di ragionare, scevro da bieche logiche di profitto e rivolto a tutelare prima di tutto la salute della gente e le risorse ambientali di cui viviamo”.
Un messaggio reso ancora più chiaro dall’evidenza scientifica, se si pensa che le famigerate polveri killer (PM 2,5) emesse da una centrale turbogas di media potenza possono raggiungere, nell’arco di 12 ore, un’area distante 300 chilometri.
“La gente che abita vicino ad un impianto turbogas – rincara infine Claudio Po – muore di più, in media, di quella che vi risiede lontano. Le patologie più frequenti riscontrate nelle zone inquinate sono quelle polmonari e cardiovascolari. Ora, non sappiamo se la causa è da addebitarsi alla vicinanza di una centrale, ma i fatti sono questi, e bisogna rifletterci su. D’altronde è ormai acclarato da più parti (Organizzazione Mondiale della Sanità in primo luogo) che le polveri fini e ultrafini sono causa diretta di molte morti”.
Il messaggio proveniente da Firenze è chiaro: promuovere e diffondere un’informazione scientifica chiara, proporre soluzioni alternative alla produzione energetica a base di sostanze inquinanti, creare una rete nazionale di cittadini coscienti dei rischi che corrono e capaci di opporsi alle decisioni prese dall’alto, in nome del fondamentale principio di tutela della propria salute e dell’aria che si respira.

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Forum: UNA CENTRALE TURBOGAS A TERMOLI

(Pubblicato il 06/04/2004)

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Pubblichiamo i dati epidemiologici relativi alla mortalità nel Lazio per tumori alle vie respiratorie. E' evidente che qualsiasi aumento di emissioni inquinanti nell'atmosfera nella zona di Aprilia avrebbe effetti devastanti.

Agenzia di Sanità Pubblica Regione Lazio

3. DIFFERENZE GEOGRAFICHE NELLA MORTALITÀ NEI COMUNI DEL LAZIO

Elenco delle cause di morte analizzate

La mortalità per i tumori della trachea, dei bronchi e dei polmoni tra gli uomini mostra un chiaro andamento geografico con un rischio più elevato nei comuni localizzati lungo il litorale rispetto ai comuni più interni della regione. L'SMR a Roma non si discosta dall'atteso, mentre un rischio più alto si evidenzia in alcuni comuni della ASL RMH e della provincia di Latina. Particolarmente bassa risulta la mortalità nelle provincie di Rieti e Frosinone. Tra le donne invece, gli SMR più elevati si osservano in alcuni comuni della costa settentrionale e in parte della provincia di Viterbo, oltre che nel comune di Roma (105<SMR<125). Come per gli uomini la mortalità più bassa si osserva nelle provincie di Rieti e Frosinone.

 

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Livelli record di ossidi di azoto e di carbonio Inquinamento a turbogas

Mentre Marzano annuncia la carica delle nuove centrali, arrivano ancora conferme sulla loro dannosità per la salute. Dopo quello del Cnr un nuovo studio congiunto delle università di Trento e Padova, sull'impatto di un impianto a Montecchio Maggiore (Vc), ha sottolineato i rischi derivanti delle emissioni di polveri fini.

di Gianmarco Guazzo

Ancora conferme sulla dannosità per la salute delle centrali turbogas. Un nuovo studio congiunto delle università di Trento e Padova, presentato ufficialmente martedì scorso nella sede della Camera del Commercio di Vicenza, ha alimentato le preoccupazioni recentemente espresse da cittadini di tutta Italia in merito alla pericolosità delle emissioni di polveri fini e ultrafini da centrali termoelettriche a ciclo combinato.
Lo studio, commissionato dalla stessa Camera di Commercio e redatto da Paolo Baggio (Università di Trento), Giovanni Antonio Longo e Andrea Gasparella (Università di Padova), riguarda i parametri di valutazione dell’impatto del progetto di centrale termoelettrica di Montecchio Maggiore (Vicenza), della potenza di 760 Megawatt, e prende in considerazione tre punti essenziali: le emissioni in atmosfera, il sistema termodinamico della centrale e le compensazioni ambientali.
Per quanto riguarda il primo punto, si legge che la centrale, così come viene presentata dal progetto redatto da Euganea Energia, emette una quantità rilevante di ossidi di azoto, ossidi di carbonio e polveri. Una quantità talmente elevata da superare, secondo lo studio, quella emessa complessivamente dai 17 comuni del circondario. Le conclusioni relative al secondo punto indicano che il sistema termoelettrico è dotato di un “impianto non molto flessibile”, pur se fornito di turbine collaudate e quindi affidabili. Quanto alle compensazioni dell'impatto ambientale, infine, gli studiosi definiscono quelle che metterebbe in campo Euganea Energia “poco percorribili perché generiche e scarsamente documentate”.
Questa ricerca va ad aggiungersi all’ormai noto studio di Nicola Armaroli e Claudio Po del Cnr, e rappresenta a livello nazionale un ulteriore, autorevole campanello d’allarme sulla pericolosità delle centrali turbogas per la salute umana e l’ambiente. Dice Stefano Fracasso, assessore all’Ambiente e all’Ecologia del comune di Arzignano (Vicenza): “E’ una relazione documentata, seria, che ha preso in considerazione emissioni e polveri, ma che soprattutto ci conforta rispetto alle posizioni che abbiamo assunto nelle varie sedi”.
Sì, perché sono circa due anni che le amministrazioni comunali della zona, l’amministrazione provinciale di Vicenza, i comitati “anticentrale” e i cittadini protestano contro l’installazione di questo impianto sul loro territorio. Un po’ come sta succedendo a Termoli, in Molise, dove gli stessi soggetti lottano da più di due anni contro la costruzione di una centrale turbogas nella zona (della stessa potenza di quella di Montecchio Maggiore), e dove ha avuto luogo, il 17 gennaio scorso, una grande manifestazione pubblica di protesta.
A questo punto è lecito affermare che la rete della mobilitazione popolare contro la soluzione delle centrali a ciclo combinato si va estendendo in tutta Italia, tanto da coinvolgere anche chi con le turbogas c’entra poco, come Scanzano Jonico, che ha incluso recentemente Termoli tra i luoghi da difendere e con cui essere solidali nella protesta. In nome della difesa della salute pubblica e dell’ambiente.



 

Ivo Allegrini precisa: «Sono le meno inquinanti, ma inquinano»

 

"Anche Ivo Allegrini fa retromarcia sulle centrali a turbogas". Viene così interpretato, dal Coordinamento dei comitati contro le centrali di turbogas nel Veneto Orientale, un articolo pubblicato sulla "Voce di Mantova", relativo ad un convegno di Assindustria, relatore Allegrini, direttore del settore Cnr per i problemi d'inquinanento, sulla possibilità di chiusura della centrale a turbogas che l'Enipower sta ultimando di costruire a Mantova. Infatti, nonostante la centrale di Mantova utilizzi "la migliore tecnologia possibile", avrebbe difficoltà a rispettare le direttive europee per contenere nei limiti di legge gli inquinanti a terra, ossido di azoto (Nox) e anidride carbonica (Co2). "Se il livello degli inquinanti - avrebbe detto Allegrini - supera i valori limite va messo in atto un piano di abbattimento dell'inquinamento".

"Ma allora - sostengono al Cordinamento anti centrale - anche Allegrini ammette che le centrali a turbogas inquinano: finora ha sempre sostenuto il contrario". "Io non ho mai sostenuto che le centrali turbogas a ciclo combinato non inquinano - ha detto ieri Ivo Allegrini, dopo che in consiglio comunale a Portogruaro ha difeso l'impianto a turbogas di Giussago, facendo parte anche della commissione Via, già espressasi favorevolmente.- Ho sempre sostenuto che sono le meno inquinanti tra quelle che utilizzano combustibili fossili. Siamo infatti in presenza di un generatore di energia elettrica costruito secondo i criteri di massima produzione e minimo inquinamento. Se si vuole sostenere da un punto di vista della salute pubblica se si sta meglio con o senza centrale, io direi che si sta meglio senza centrale. Una combustione è sempre una sorgente in qualche modo di problemi ambientali, ma in questo caso non così gravi da costituire un'emergenza".

Ma i residenti sostengono che anche se poco il problema ambientale lo devono subire loro e quindi condividono l'opinione di Armaroli, il ricercatore Cnr che propone di costringere la Mirant di utilizzare almeno le migliori tecnologie a secco, e non ad ammoniaca, di abbattimento delle polveri fini e ultrafini, come in California: il problema è che costano moltissimo e potrebbe non essere più conveniente. "In teoria - spiega Allegrini - si potrebbe ridurre a zero l'inquinamento. Ma se ciò comporta costi che ci portano fuori mercato allora la cosa non è più attuabile. La tecnologia usata dalla Mirant non è in assoluto quella migliore disponibile, è invece quella migliore disponibile relativamente alla disponibilità di mercato ed economica".

 

 

 

 

COMITATO PER L'AMBIENTE E IL RISPARMIO ENERGETICO DI BRESCIA


Polveri sottili, particolato atmosferico, PM10; PM2,5; nomi diversi per indicare un particolare tipo di inquinamento atmosferico che può essere studiato ed osservato mediante il microscopio elettronico a scansione. Questa tecnica di analisi consente di ottenere informazioni aggiuntive rispetto alle tecniche normalmente impiegate. Riportiamo in queste pagine alcuni esempi delle osservazioni che possiamo eseguire mediante il nostro microscopio elettronico a scansione SEM.

Prima di tutto qualche notizia sul PM10, in breve:

1) Per particolato si intendono tutte le particelle solide o liquide sospese nell'aria, esclusa l'acqua pura, con dimensioni microscopiche. Il PM10 è il particolato atmosferico che ha un diametro uguale o inferiore a 10 µm.Qualche dettaglio.
2) Il PM2.5 è la frazione più fine del PM10, costituita dalle particelle con diametro uguale o inferiore a 2,5 µm
3) Il diametro delle particelle è considerato il parametro più importante per caratterizzare il comportamento fisico del particolato atmosferico
4) Il PM 2,5 è il particolato più pericoloso per la salute e l'ambiente: questo particolato può rimanere sospeso nell'atmosfera per giorni o settimane. Le particelle maggiori (da 2,5 a 10 µm) rimangono in atmosfera da poche ore a pochi giorni, contribuiscono poco al numero di particelle in sospensione, ma molto al peso totale delle particelle in sospensione. Sono significativamente meno dannose per la salute e l'ambiente
5) Ne consegue che la misura del PM10 (espresso in µg/m3) quale metodo di valutazione dell'inquinamento da particolato fornisce informazioni incomplete: non distingue le particelle grossolane dal pericoloso PM 2,5. Paradossalmente, un elevato valore del PM10 può corrispondere alla presenza di poche particelle del tipo PM 2,5 e molte di dimensioni maggiori: una situazione più accettabile rispetto ad un PM10 di valore inferiore con poche particelle grossolane e molte dal PM 2,5.
6) Sono quindi importanti le osservazioni consentite dal microscopio elettronico a scansione: usare questa tecnica vuol dire vedere le particelle, contarle distinguendo le varie famiglie, osservarne l'evoluzione nel tempo in forma, dimensioni e numero, su scala di qualche decina di minuti, studiare la composizione chimica della frazione di maggiori dimensioni del PM10.
7) Il PM 2,5 è una miscela complessa di migliaia di composti chimici e, alcuni di questi sono di estremo interesse a causa della loro tossicità. L'attenzione è rivolta agli idrocarburi aromatici policiclici (PHA) che svolgono un ruolo nello sviluppo del cancro. Alcuni nomi: Fluoranthene, Pyrene, Chrysene, Benz[a]anthracene, Benzo[b]fluoranthene, Benzo[k]fluoranthene, Benzo[a]pyrene, Dibenz[a,h]anthracene.
8) Quale sarebbe il valore del PM10 in natura senza la presenza dell'uomo? Le concentrazioni di PM in atmosfera dipendono sia da sorgenti naturali che antropiche. La concentrazione di fondo di PM è solitamente definita come la distribuzione delle concentrazioni di PM che si osserverebbe in assenza di emissioni antropiche di PM (particelle primarie), e in assenza di emissioni antropiche che precorrono la formazione di PM (particelle secondarie), quali VOC (volatile organic carbons), NOx ed SO2. Come termine di paragone, si pensi che l'intervallo atteso per le concentrazioni naturali di fondo su base annuale varia da 4µg/m3 a 11µg/m3 per il PM10 e da 1µg/m3 a 5µg/m3per il PM2,5 nei luoghi remoti del Nord America.
9) Per saperne di più:Per chi voglia approfondire l'argomento "polveri sottili", consigliamo questo report redatto dal CEPA/FPAC (Canadian Environmental Protection Act/Federal-Provincial Advirsory Committee) che tratta per esteso delle caratteristiche fisico-chimiche del particolato atmosferico, del suo impatto sulla salute e sull'ambiente, ecc.. (IN LINGUA INGLESE) http://www.esemir.it/particolato/PM10.pdf

Come esempio di analisi sul PM2.5 nell'area milanese si veda il seguente abstract (IN LINGUA INGLESE) http://www.esemir.it/particolato/PM2_5.pdf


Studio inglese sulle particelle sottili: l'abitacolo delle vetture pubbliche ricettacolo di smog

A bordo dei taxi l'aria più inquinata, veleni anche sui bus.

Usare la bicicletta o le proprie gambe si conferma una scelta vincente per tutelare la salute.

ROMA Il luogo più inquinato della città è il taxi. Durante una corsa a ogni inspirazione si inalano più di 100mila particelle ultrasottili per centimetro cubico. Del particolato ultrasottile fanno parte le sostanze inquinanti con un diametro inferiore ai 100 nanometri (Un capello umano). Sono polveri particolarmente rischiose perché riescono a penetrare in gran numero e in profondità nei polmoni.
Migliore di poco rispetto al taxi è la situazione in autobus, dove il livello di particelle si avvicina alle 100mila per centimetro cubo. Andare in bicicletta o a piedi si conferma una scelta vincente per la salute (rispettivamente 80mila e 50mila particelle). Ma a sorpresa la soluzione migliore in assoluto per spostarsi in città si rivela l'automobile. All'interno dell'abitacolo infatti il livello di particelle non supera le 40mila per centimetro cubo. La tabella delle misurazioni arriva da Londra, da un gruppo di ricercatori dell'università Imperial College. I risultati appaiono sull'ultimo numero del Journal Of Atmospheric Environment. L'alta esposizione agli inquinanti che si ha nel taxi - ha spiegato la coordinatrice della ricerca Surbjit Kaur - deriva dal fatto che queste vetture trascorrono buona parte della giornata negli ingorghi, cioè proprio alla fonte dell'inquinamento. Per ottenere misurazioni così precise è stato usato un apparecchio capace di visualizzare e contare le le particelle ultrasottili che si vengono a trovare attorno alle vie respiratorie di un individuo. "La forza di questo sistema - conferma Mark Nieuwenhujisen, sempre dell'Imperial College - è proprio il suo aspetto visivo. Il fatto di toccare con mano l'inquinamento che ci circonda può aprire la strada a campagne di comunicazione efficaci per evitare i luoghi più inquinati". Elena Dusi La Repubblica 11-01-2006


Uomo in salute Ultimo aggiornamento: 18/02/05

Inquinati e inquinatori

L'aria non è più quella di una volta, un luogo comune che corrisponde sempre più a una triste realtà. Sembra ormai accertato, infatti, il contributo determinante dato alla diffusione delle malattie cardio-polmonari dall'aria che si respira inquinata dallo smog. E in particolare dalle famigerate polveri sottili. Ma che cosa sono? Lo abbiamo chiesto a Gaetano Maria Fara, direttore dell'Istituto di Igiene dell'Università La Sapienza di Roma e più volte membro di commissioni ministeriali sull'argomento.

Sottili ma pericolose

"Le polveri sottili o PM10 sono particelle solide o liquide di dimensioni abbastanza piccole da rimanere sospese nell'aria e venire quindi inalate attraverso il respiro. La classificazione si basa sul diametro delle particelle stesse. L'azione nociva è inversamente proporzionale alle dimensioni particellari" spiega Fara. "Quelle con un diametro maggiore di 30 micron cadono a terra perché troppo pesanti, quelle molto piccole non riescono a fissarsi all'albero respiratorio. La dimensione "ideale" è tra i 5 e i 10 micron sono queste che si fissano alle vie polmonari, raggiungendo i tratti successivi delle vie respiratorie". E i rischi non sono pochi. Basti pensare che l'Unione italiana per la pneumologia ha parlato di 12 mila italiani uccisi dallo smog ogni anno e le polveri sottili sono considerate dall'OMS, la principale minaccia alle nostre aspettative di vita. Ma sono davvero così pericolose? "L'azione dannosa - riprende Fara - è a due livelli: irritante e cancerogena. Le polveri sottili possono, infatti, portare sostanze irritanti come il carbone o idrocarburi tossici che svolgono un'azione cancerogena. Nulla comunque se confrontata col danno delle particelle inalate con il fumo di tabacco. Le principali polveri sottili sono prodotte dal traffico veicolare e dagli impianti di riscaldamento, che non rappresentano però una minaccia costante. Il fumo invece sì, anche per la concentrazione maggiore di agenti inquinanti. In un certo senso poi potrebbe essere un fenomeno più controllabile con campagne di educazione alla salute e di disincentivazione al fumo. Intervenire sull'inquinamento è più difficile". Ma l'inquinamento è un fenomeno stagionale? "Senz'altro sì" - risponde il professore. "I picchi di inquinamento coincidono con l'inverno quando il riscaldamento delle case è al massimo. Poi ci sono zone particolari come la Pianura padana o la California dove esiste il fenomeno dell'inversione termica che peggiora i danni da inquinamento". Cioè? E' un particolare fenomeno tipico delle zone dove c'è un alternarsi di colline e valli. Questa caratteristica conformazione geografica fa sì che il normale gradiente atmosferico, quello per cui la temperatura dell'aria, diminuisce all'aumentare della quota altimetrica si arresti in prossimità degli avvallamenti determinando un ristagno di inquinanti" Un quadro piuttosto preoccupante, rispetto al quale l'Unione Europea ha stabilito nel 1999 i nuovi limiti dell'inquinamento urbano. A questo si devono gli interventi recenti delle amministrazioni locali con targhe alterne e blocchi del traffico. Ma serve a qualcosa il blocco occasionale del traffico? "Quando si oltrepassa una soglia d'allarme - sottolinea il professore - interventi di questo tipo sono molto utili. Ma altrimenti i blocchi occasionali fatti la domenica, quando per altro c'è normalmente meno traffico, non fanno granché. Tutt'al più può servire a livello propiziatorio per educare i cittadini a non usare la macchina. L'inquinamento andrebbe affrontato separando le aree di traffico da quelle di lavoro, ricorrendo di più ai mezzi pubblici, possibilmente elettrici, non scaldando troppo le case, basti pensare che ogni grado in più aumenta del 5% il rischio. E' un problema culturale, bisognerebbe imparare a rinunciare a un po' di caldo in casa e a usare meno le automobili". Non bastano gli interventi di emergenza, perciò, ma servono interventi strutturali come l'eliminazione dei mezzi più inquinanti, la drastica riduzione del trasporto privato e rilancio della mobilità pubblica. Obiettivi che si possono raggiungere con l'impegno di diverse istituzioni ma anche con quello dei cittadini.

Marco Malagutti


MARTEDÌ, 11 NOVEMBRE 2003 Pagina 11 - Udine «È NECESSARIO UN DECRETO PER FERMARLA»

GLI AMBIENTALISTI

TORVISCOSA. Conferenza a Torviscosa sulle emissioni delle polveri sottili e, soprattutto, delle polveri secondarie, o micropolveri, prodotte dalle centrali a turbogas con la presenza del ricercatore del Cnr di Bologna, Nicola Armaroli, e dell’Ausl bolognese, Claudio Po. I comitati di difesa ambientale della Bassa Friulana stanno organizzando l’incontro affinché si faccia chiarezza su questo punto fondamentale prima della costruzione della centrale da 800 Mw della Edison/Caffaro.

Dunque, mentre Edison tace sulla querelle sorta dopo le affermezioni dei ricercatori bolognesi in merito alla pericolosità delle micropolveri e delle polveri sottili, il mondo ambientalista è in forte fermento e più che mai intende opporsi alla realizzazione di questa centrale da 800 Mw: sarebbe disponibile ad accettarne una massimo da 400 MW. «Altro che decreto sblocca centrali: dopo lo studio di Bologna sembrerebbe logico l’esatto contrario - sostengono gli ambientalisti della Bassa -, vale a dire una moratoria generalizzata per valutare l’effettivo impatto ambientale delle emissioni delle polveri ultrafini, PM2, 5, PM1 e PM 0,1. Infatti le Via ministeriali con le quali sono state autorizzate queste centrali non fanno minimamente menzione di questi pericolosissimi inquinanti». L’ambientalista Paolo De Toni, sottolinea che già nel 2000 era stata posta la questione, «nella stesura delle osservazioni alla megacentrale di Torviscosa - ricorda - avevamo sollevato il problema del particolato fine, ma non ci è stata data nessuna risposta in merito. Certo, in Italia tutto è possibile, anche un ulteriore miracolo del Ministro “San Marzano”, che con la scusa del black out o attraverso altri artifizi tenterà di smentire lo studio suddetto e di dire che tutto va bene». É opinione del Comitato di Difesa della Bassa «che ora sindaci e , presidenti di Provincia e di Regione, dovranno esprimersi in merito: è un atto dovuto nei confronti dell’intera popolazione regionale. Dal canto nostro intensificheremo la controinformazione su questo problema e sull’assoluta necessità di una politica energetica seria e ambientalmente compatibile». (f.a.)

MARTEDÌ, 11 NOVEMBRE 2003Pagina 11 - Udine

«Decida la Regione sull’impianto»

Secondo i comitati bisogna riammodernare i complessi già esistenti
TORVISCOSA. Mentre la Edison di Torviscosa, per nulla preoccupata dalle polemiche sorte sulla pericolosità delle emissioni sottili delle centrali a turbogas, si appresta alla cerimonia della posa della prima pietra della centrale, il presidente del Cordicom (coordinamento dei Comitati territoriali dei cittadini associati del Friuli Venezia Giulia), Luciano Zorzenone, chiede al presidente della Regione, Illy, il blocco totale delle concessioni in attesa dell’approvazione concordata del Piano energetico regionale. «La sovranità della Regione a statuto speciale nelle gestione del territorio e delle risorse - dice Zorzenone - non deve accettare che per impianti fino a 300 Mw le decisioni possono essere prese in loco, mentre per impianti di dimensioni maggiori, che hanno inevitabilmente un pesantissimo impatto ambientale siano altri a decidere per noi. È un trattamento da vigilato speciale e non da statuto speciale». Zorzenone, evidenziando che nella «pietosa e patetica storia del black out di tempo addietro», dove la risposta è «fare nuove centrali», propone il riammodernamento di quelle esistenti al fine di farle funzionare al meglio. Per il Piano energetico regionale, sostiene, si devono inserire due elementi importanti: precisi parametri ambientali che devono essere rispettati anche per le centrali esistenti, e l’assoluto impegno da parte dei gestori delle centrali a rispettare le quantità di energia che si erano impegnati a produrre quando sono state concesse le autorizzazioni, inoltre propone l’incentivazione di impianti alternativi. «Per quanto riguarda il Fvg - sostiene Zorzenone -, mi risulta che da anni sono inevase le richieste di realizzazione di centrali idroelettriche, questo perché manca una attenzione verso l’utilizzo intelligente delle risorse della Regione. Lasciando fare agli industriali, questi farebbero le centrali sul castello di Udine o su quello di Gorizia se solo fosse economicamente conveniente, o (come ora) una mega centrale a Torviscosa su un terreno devastato da decenni di inquinamento mai risanato. Oppure a Udine in una zona industriale realizzata in modo sbagliato nel posto più sbagliato che ci potesse essere, con un inquinamento che sta raggiungendo limiti osceni». «Ed anche ad Udine - conclude il presidente del Cordicom - vogliono costruire una centrale analoga con indicato che il 25 per cento della produzione andrà ad una acciaieria locale ed il 75 per cento verrà venduto fuori di regione: ma non mancava in Fvg l’energia?» (f.a.)

MARTEDÌ, 11 NOVEMBRE 2003 Pagina 11 - Udine

Si formano in atmosfera Polveri secondarie peggiori delle sottili

IL NUOVO FRONTE

TORVISCOSA. La partita fondamentale sulla quantità delle emissioni delle centrali a turbogas, non è costituita dalle polveri sottili, «ma si gioca tutta su un’altra famiglia di micropolveri: le cosiddette secondarie, che nascondono in maniera completamente diversa dalle precedenti, molto più laboriosa, lenta e lontano dalla fuoriuscita del camino».

Questo è il giudizio tecnico espresso da Michele Fabbri e Francesca Noceti sulla rivista specializzata Galileo. I due scendono in campo, infatti, per quello che considerano il vero pericolo di questo tipo di centrale: le polveri secondarie. «Esse - evidenziano - si formano in atmosfera attraverso complessi processi di natura fotochimica, a partire soprattutto da molecole di ossidi di azoto (Nox) e di biossido di zolfo (SO2) emessi dalla centrale. Sono molto più difficili da catturare e misurare (tanto che in futuro si useranno i satelliti). Risentono del “clima” (temperatura, umidità, circolazione dell’aria) in cui si formano e della presenza di altre sostanze presenti nell’aria (ad esempio emissioni di altri impianti in zona). “Galleggiano” in atmosfera per alcune settimane e rappresentano una percentuale molto rilevante delle emissioni di Nox e So2 da cui derivano (oltre il 50 per cento). Da questa percentuale dipende il fatto che la quantità totale di queste micropolveri è molto grande».

Fabbri e la Noceti concludono ricordando che per un impianto che emetta un migliaio di tonnellate di Nox all’anno, come gran parte delle turbogas progettate, «è facile dedurre che si tratta di molte centinaia di tonnellate». (fr.a.)

MARTEDÌ, 11 NOVEMBRE 2003 Pagina 11 - Udine

L’Arpa rassicura sull’inquinamento: «Il metano è la soluzione migliore»

L’ALTRO STUDIO

TORVISCOSA. «Le polveri da centrale a ciclo combinato turbogas sono trascurabili rispetto alle emissioni da impianti alimentati con altri combustibili (olio, carbone, orimulsion)». A scendere in campo contro la affermazioni dei ricercatori dell Cnr e dall’Ausl bolognese, Armaroli e Po, è il direttore generale di Arpa Emilia-Romagna, Edolo Minarelli, che ha sottolineato che i due ricercatori «hanno scambiato una ricerca di letteratura disponibile su Internet con una supposta conoscenza internazionale, nascondendo così una completa improvvisazione sul tema». «Si è detto - ha detto Minarelli - che una centrale da 800 Mw può emettere quantità di polveri sottili pari all’intero traffico della città di Bologna, stimato in 300 t/anno. É bastata una semplice valutazione per confermare i dubbi emersi immediatamente: un riscontro con i controlli effettuati sulle centrali a turbogas esistenti, confrontati con le attività svolte dalle Agenzie Arpa di altre regioni, porta alla conclusione che le tonnellate emesse non possono essere superiori a 20, valore confermato dalle simulazioni modellistiche. É l’ordine di grandezza già contenuto nella Valutazione di impatto ambientale strategica effettuata dall’Arpa sul Piano energetico regionale: le polveri da centrale a ciclo combinato turbogas sono trascurabili rispetto alle emissioni da centrali alimentate con altri combustibili. Senza esprimere i giusti valori di una centrale alimentata a gas naturale rispetto alle altre, si riduce la percezione del rischio che comporta l’uso di un combustibile, che solo per le polveri è almeno 10 volte più impattante del gas naturale». Dello stesso avviso del direttore dell’Arpa dell’Emilia-Romagna sono l’ingegnere chimico Daniele Fraternali e Olga Olivetti Selmi, ingegnere ambientale della Servizi territoriali srl di Cinisello Balsamo, che in uno studio da loro condotto evidenziano che le emissioni di una centrale da 800 Mw sarebbero pari a 28 t/anno e non 290 t/anno come citato dai ricercatori di Bologna. «Un dato - dicono - certamente anch’esso non del tutto trascurabile, ma di sicuro minore impatto ambientale rispetto al valore pubblicato». Anche loro evidenziano «un’incongruenza nel dato americano: ricostruendo infatti i calcoli che hanno portato alla emissione citata (290 t/anno) di particolato solido (Pm10), il valore di emissione corretto risulta 10 volte inferiore».(f.a.)

Commento

a cura di www.ecologiasociale.org

Sulla rivista "La Chimica e l'Industria" del novembre 2003 compaiono sia il secondo articolo di Armaroli e Po che l'articolo di Fraternali e Oliveti in risposta al primo articolo di Armaroli e Po pubblicato sulla stessa rivista in maggio 2003. L'intervento di Fraternali e Oliveti tocca solo il problema delle emissioni al camino e non la formazione delle micropolveri in atmosfera a partire dagli ossidi di azoto. Il confronto fra le due posizioni è di nuovo spiegato sul sito Galileo.it.
Lo stesso direttore dell'Arpa dell'Emilia Romagna ha recentemente (sul quotidiano "Il Resto del Carlino" ) dovuto correggersi ed affermare che il lavoro dei due ricercatori è un "buon lavoro"

Links per evere tutto il metriale sul tema

http://www.ecologiasociale.org/pg/energia.html

http://www.nocentrale.it/

http://www.galileonet.it/Magazine/mag0341/0341_4.html

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

VEDI PREZZI BENZINA CLICCA QUI

ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL PROF.UGAZIO clicca qui

La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di una minoranza armata

Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere ancora viste dalle future generazioni

Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di essere impallinati

Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e meno contrastanti con l’interesse generale

Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria

Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere preservato

Le ragioni del SI
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A breve avremo la data!

Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici piemontesi!

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.it