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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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PER LE CASE
D´ASTA RICAVI DA RECORD E SPUNTA LA CINA...
Enrico Franceschini per "la
Repubblica" - C´è un settore dell´economia che è già uscito
a tutta velocità dalla crisi: le aste d´opere d´arte. Christie´s, la
casa d´aste numero uno del mondo, ha guadagnato 3 miliardi e 300
miliardi di sterline (circa 4 miliardi di euro) lo scorso anno, un
aumento del 53% rispetto al fatturato del 2009 e in assoluto il miglior
risultato nei suoi 245 anni di storia.
Il suo principale
rivale, Sotheby´s, numero due del mondo in questo settore, secondo le
indiscrezioni ha venduto opere d´arte per 4 miliardi e 300 milioni di
sterline (oltre 5 miliardi di euro), superando dunque perfino
Christie´s, quasi raddoppiando il fatturato dell´anno precedente. «E´ il
più forte aumento da un anno all´altro mai realizzato da qualsiasi casa
d´aste», commenta Bill Ruprecht, amministratore delegato di Sotheby´s.
Steven Murphy, l´ad di Christie´s, è altrettanto soddisfatto: «Uno degli
anni migliori per Christie´s e per tutto il mercato dell´arte», lo
definisce.
Alle spalle dei
due giganti, festeggia anche la terza classificata, Bonhams, che non ha
l´abitudine di rendere pubblici i suoi bilanci, ma ammette di avere
avuto nel 2009 il suo anno migliore dal 2000 in poi. E la novità è che,
per la prima volta, due case d´aste cinesi tallonano da vicino Bonhams e
minacciando di superarla, anch´esse trascinate da eccezionali livelli di
vendite. Si tratta di un completo mutamento rispetto ai risultati
deludenti del 2008-2009, quando la grande recessione globale si è
riflessa pesantemente anche sul mercato dell´arte. Il 2010 ha segnato la
svolta: Picasso, Modigliani e Giacometti sono tornati ad attirare
l´interesse dei grandi investitori, convinti che l´arte sia uno dei beni
più sicuri in uno scenario economico ancora incerto. 31-01-2011]
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PECHINO
DIVENTA PRIMO BENEFATTORE DEI PAESI POVERI...
Maurizio Ricci per "la
Repubblica" - Una volta era l´imperialismo americano che si
faceva strada, a suon di dollari, nei Paesi poveri e in via di sviluppo.
Adesso, il suono è sempre quello dei dollari, ma la mano che li porge
non è americana. E´ cinese. Il ruolo di primattore mondiale che Pechino
intende svolgere è già evidente nell´attivismo ad acquistare aziende,
beni, terreni ai quattro angoli del globo.
I cinesi hanno il
doppio obiettivo di impiegare l´enorme surplus finanziario creato dalle
loro esportazioni e, contemporaneamente, di assicurarsi la disponibilità
diretta di materie prime e alimentari. Ma, accanto agli investimenti, ci
sono i contanti. Negli ultimi due anni, la Cina ha prestato ai Paesi in
via di sviluppo una cifra superiore a quella della stessa World Bank,
l´organismo internazionale creato con questo compito.
Fra il 2009 e il
2010, la Cina ha effettuato prestiti a Paesi che, una volta, avremmo
definito Terzo Mondo, per un ammontare non inferiore a 110 miliardi di
dollari. E´ una cifra superiore ai 100,3 miliardi messi a disposizione
delle Nazioni povere dalla World Bank. Per giunta le condizioni poste
dalla Cina - scadenze e interessi - risulterebbero solitamente più
convenienti per i Paesi debitori di quelle richieste dalla Banca
Mondiale.
Tanto che Robert
Zoellick, il presidente dell´organizzazione internazionale, avrebbe
intrapreso passi a Pechino per coordinare gli investimenti ed evitare
una sorta di asta al contrario, da parte dei Paesi debitori. Intanto, la
Cina continua ad essere una delle mete preferite dagli investitori
esteri, che hanno riversato entro i suoi confini, nel 2010, iniziative
industriali per 105 miliardi di dollari, il 17,4% in più dell´anno
precedente.25-01-2011]
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DRAGO-SPIA - UNA
GRANDE AZIENDA CINESE AVREBBE CORROTTO I 3 TOP MANAGER RENAULT PER OTTENERE
I SEGRETI DELL’AUTO ELETTRICA (4 MLD € INVESTITI DAI FRANCESI SUL PROGETTO)
- MA PECHINO ORMAI È COME TOTTI IL PUPONE, ‘NUN SE TOCCA’: LA MINISTRA
DELL’ECONOMIA FRANCESE SI È SUBITO AFFRETTATA A FARE FINTA DI NIENTE,
“IRRILEVANTE SAPERE QUALE PAESE C’È DIETRO” - MA COME IRRILEVANTE? IL
GOVERNO POSSIEDE IL 15% DI RENAULT E CI SONO CONTI CORRENTI E BONIFICI CHE
PROVANO IL REATO… 1- PECHINO CONTRO PARIGI PER LA SPY STORY
RENAULT...
Alberto Mattioli per "La
Stampa"
Spionaggio e
controspionaggio, conti all'estero, rapporti dell'intelligence e perfino una
mezza crisi diplomatica tra Francia e Cina: decisamente, non manca nulla in
quello che è ormai «l'affaire Renault», la presunta vendita di segreti
industriali ai cinesi da parte di tre dipendenti traditori. Ieri lo scoop
l'ha fatto il quotidiano francese Le Figaro , che ha pubblicato una nota
della «Direction centrale du renseignement intérieur», in pratica il
controspionaggio francese. È datata 7 gennaio ed è il primo documento
ufficiale che conferma che lo spionaggio c'è stato e che i sospettati numero
uno sono i cinesi.
In effetti, la Renault
avrebbe voluto che non trapelasse nulla: dopo i primi sospetti, pare nati da
una denuncia interna, aveva affidato le indagini a degli investigatori
privati. Sono stati loro a scoprire che ai tre dirigenti sarebbero intestati
due conti all'estero: uno in Liechtenstein, dove sono depositati 130 mila
euro, e l'altro in Svizzera, dove ce ne sono 500 mila. I soldi, attraverso
due intermediari a Shanghai e a Malta, arriverebbero da un colosso della
distribuzione elettrica cinese, la China Power Grid Corporation, di base a
Pechino.
Il che, fra l'altro,
confermerebbe che le informazioni vendute riguardano un progetto di auto
elettrica e, in particolare, delle batterie che l'alimentano. I servizi
francesi hanno scoperto l'affare come tutti: dai giornali. Una fuga di
notizie ha impedito a Renault di troncare e sopire, e mosso il
controspionaggio che, peraltro, per il momento indaga solo ufficiosamente.
Una cosa strana è che finora i tre dirigenti non sono stati querelati,
evidentemente perché la casa automobilistica non vuole fornire dettagli: la
querela, ha annunciato la Renault, sarà depositata oggi.
Finora l'unico a
parlare è stato Patrick Pélata, numero due di Renault, per rassicurare
tutti, e soprattutto il partner Nissan, che «niente di critico» sul piano
tecnologico è stato rivelato. L'affare è colossale: insieme ai giapponesi,
la casa francese ha investito 4 miliardi di euro sull'auto elettrica e la
berlina Zoé dovrebbe debuttare sul mercato nel 2012.
Intanto, secondo le
liturgie previste dal contratto, ieri i tre sono stati convocati per il
colloquio che la legge impone prima di procedere al licenziamento. Si tratta
di Michel Balthazard, da trent'anni alla Renault dov'è membro del Comitato
di direzione e direttore della Divisione progetti, del suo vice Bernard
Rochette e di Matthieu Tenenbaum, vice del direttore del progetto dell'auto
elettrica. A Guyancourt, nell'Ile de France, dove ha sede il «Technocentre»
della maison, è questo il nome che ha suscitato più sorpresa: Tenenbaum, 33
anni, enfant prodige di casa Renault, era predestinato a far carriera.
Ieri ha parlato però
solo Balthazard: «Renault muove nei miei confronti accuse che respingo
totalmente. Sono vittima di un affare più grande di me. È una minaccia grave
alla mia dignità e alla mia integrità e sono pronto a collaborare alle
indagini». Infine, scoppia il caso diplomatico. Ieri per la prima volta
hanno parlato i cinesi: secondo Hong Lei, portavoce del ministero degli
Esteri di Pechino, le accuse sono «irresponsabili e inaccettabili», mentre
la pista cinese «è senza fondamento».
Il portavoce del
governo francese (che ha il 15% di Renault), François Baroin, ha precisato
che «non c'è alcuna accusa ufficiale della Francia nei confronti di alcun
Paese». Renault ha fatto sapere che oggi «sporgerà denuncia per lo
spionaggio industriale», così «la vicenda passerà nelle mani della
giustizia». Secondo l'esperto di spionaggio Christian Harbulot, «i
costruttori non sanno ancora quale sia la strada migliore fra l'ibrido e il
tutto elettrico. Trovare informazioni è diventato fondamentale e le pratiche
illegali vengono alla luce del sole».
2 - LAGARDERE, "IRRILEVANTE" IPOTIZZARE SPIONAGGIO DI UN PAESE...
Radiocor - Il ministro francese dell'Economia Christine
Lagarde ritiene "irrilevante" speculare su quale Paese ci potrebbe essere
dietro il caso di spionaggio industriale che ha scosso la Renault, mentre la
ricorrente evocazione di una pista cinese continua a irritare Pechino. "Non
c'e' bisogno di fare ipotesi, immaginare che ci sia dietro un settore
particolare, e questo o quell'altro Paese", ha affermato Christine Lagarde
di fronte ai giornalisti.
"Mi sembra
irrilevante", ha insistito. "Sono molto contenta che la giustizia ha deciso
di fare luce su questo affare", ha aggiunto, mentre la Renault ha annunciato
che depositera' una denuncia in tribunale. Accusata dalla stampa e dagli
esperti di business intelligence sin dall'inizio della vicenda Renault la
scorsa settimana, la Cina ieri ha espresso la sua irritazione, dicendo che
le accuse erano "totalmente infondate, irresponsabili e inaccettabili". Gia'
ieri il ministro del bilancio e portavoce del governo Francois Baroin era
intervenuto ricordando che "non vi era alcuna accusa formale della Francia e
del governo francese nei confronti di nessun Paese"13-01-2011]
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CINA: NEL 2010 ASSET FINANZIARI CRESCIUTI DEL 19,7 PER CENTO...
(Adnkronos/Xin) - In Cina nel 2010 gli asset delle
istituzioni finanziarie (banche commerciali, cooperative e altri
istituti di credito) sono cresciuti del 19,7 per cento, toccando quota
94.300 miliardi di yuan (14.300 miliardi di dollari). L'annuncio e'
stato dato dalla China Banking Regulatory Commission (CBRC), ente
regolatore del settore. La crescita piu' forte e' stata registrata dalle
banche commerciali, i cui asset sono cresciuti del 26,1 per cento in un
anno a 14.900 miliardi di yuan. In forte crescita tuttavia anche i
debiti saliti del 19 per cento a 88.400 miliardi di yuan. 21-01-2011]
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CINA: PIL
CRESCIUTO DEL 10,3% NEL 2010...
(ANSA) - Il Pil della Cina è cresciuto del 10,3% nel
2010. Lo ha affermato oggi l' emittente Phoenix Tv di Hong Kong, citando
fonti anonime della banca centrale cinese, la Peoplés Bank of China. La
banca diffonderà domani i dati sull' andamento dell' economia cinese nel
2010. Secondo la Phoenix, l'inflazione sarebbe stata del 3,3% nel 2010 e
del 4,6 in dicembre, con un calo rispetto al picco del 5,1% raggiunto in
novembre.
19-01-2011]
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QUELL'EXTRA
CEDOLA PER LE AZIENDE CINESI...
S. Car. per "Il Sole 24 Ore" - I grandi gruppi
industriali cinesi sono reduci da un 2010 con molte conquiste. Ma i loro
top manager a fine anno hanno perso la battaglia in casa con il loro
azionista: il Ministero delle Finanze ha deciso di costringerli a
versare alle casse dello stato maggiori dividendi, che andranno a
finanziare un aumento della spesa per servizi sociali e a contribuire al
ribilanciamento dell'economia verso il fronte dei consumi.
Non solo crescerà
il numero delle imprese pubbliche che dovranno versare una cedola extra
sui profitti netti, ma le maggiori società che già versano un dividendo
del 10% - secondo un programma iniziato nel 2007 che ha sempre
incontrato resistenze - dovranno incrementarlo al 15%. Non che avranno
difficoltà a finanziarsi: nel 2010 hanno aumentato gli utili. E le
banche (statali), in fondo, restano di manica larga.
31-12-2010]
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CHINA EASTERN
ACQUISTA 50 AIRBUS A 320...
Da "Il Sole 24 Ore" - La compagnia China Eastern
Airlines ha annunciato ieri l'acquisto di cinquanta velivoli Airbus
A320. L'ordine vale complessivamente circa 3,22 miliardi di dollari. I
velivoli, secondo i programmi, avverranno tra il 2012 e il 2015. Il
nuovo ordine si aggiunge a quello di 102 velivoli per un ammontare pari
a 14 miliardi di dollari inoltrato da altre compagnie cinesi, e
annunciato agli inizi di novembre in occasione della visita in Francia
del presidente cinese Hu Jintao. I nuovi velivoli serviranno per
soddisfare la crescente domanda nel gigante asiatico.31-12-2010] |
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GUERRA FREDDA NEL
PACIFICO - PECHINO METTE A PUNTO UN NUOVO MISSILE IN GRADO DI COLPIRE LE
PORTAEREI AMERICANE - IL DONGFENG 21 CAMBIA L’EQUILIBRIO STRATEGICO - I
CINESI AUMENTANO IN SILENZIO IL LORO POTENZIALE MILITARE E PREOCCUPANO
GLI ALLEATI USA NELL’AERA (TAIWAN, COREA DEL SUD E GIAPPONE) - TOKYO
RIVEDE TUTTO IL SISTEMA DI DIFESA, MENTRE IL MINISTRO CINESE MOSTRA I
MUSCOLI: “PER QUANTO VIVIAMO ORA IN TEMPI DI PACE, NON POSSIAMO MAI
DIMENTICARE LA GUERRA, MAI MANDARE I CAVALLI VERSO SUD O METTERE VIA
PISTOLE E BAIONETTE”...
Ilaria Maria Sala
per "La
Stampa"
IOC sta per «capacità operativa iniziale», ed è il termine con cui
l'ammiraglio Robert Willard, comandante delle forze Usa nel Pacifico ha
definito il nuovo missile cinese anti-navale, capace di alterare in modo
significativo l'equilibrio di poteri nell'Oceano che separa l'Asia dalle
Americhe. Secondo Willard il missile, che è stato soprannominato
Dongfeng 21 dagli analisti militari, sarebbe stato pensato per
minacciare direttamente gli interessi americani nella regione, e le
numerose portaerei statunitensi che solcano il Pacifico, in prossimità
delle basi militari Usa nella Corea del Sud e nel Giappone (storici
alleati di Washington in Asia) e nello stretto di Formosa, che separa la
Cina dall'isola di Taiwan, nei confronti della quale gli Stati Uniti
hanno un accordo di difesa nel caso in cui venisse attaccata da forze
esterne (la Cina si è sempre dichiarata pronta a invadere militarmente
Taiwan nel caso questa dichiarasse indipendenza).
La rapidissima
crescita militare cinese, circondata da uno spesso velo di segretezza,
non cessa dunque di destare forti inquietudini nella regione. Nelle
scorse settimane era stato il Giappone a sollevare l'allarme,
dichiarando di voler procedere ad una revisione capillare del suo
sistema di difesa, proprio a causa dell'espansione delle capacità
militari cinesi.
Per difendere le
sue isole meridionali, infatti, un arco che va dalle Amami ad Okinawa
fino alle contese Senkaku (chiamate Diaoyu Tai dalla Cina), da quella
che il ministero della Difesa giapponese ha dichiarato essere una
potenziale minaccia cinese, ecco un ambizioso programma di
riposizionamento strategico, che prevede un incentivarsi delle capacità
della marina militare nipponica e una diminuzione invece delle forze di
difesa di terra.
Le forze armate
giapponesi, note come le Forze di Auto-difesa in rispetto della
Costituzione giapponese (redatta dalle forze di occupazione Usa dopo la
sconfitta del Giappone nella Seconda guerra mondiale) pacifista, si
erano finora concentrate sulla possibilità di un attacco da Nord -
dall'ex Unione Sovietica o dalla Corea del Nord - ma hanno ora deciso di
rispecchiare maggiormente i nuovi assetti politici e strategici nella
regione, concentrandosi sulla difesa da un ipotetico attacco cinese. La
reazione cinese a quest'annuncio era stata simile a tutte le altre
davanti a riposizionamenti strategici, o anche solo commenti, sulla sua
crescente potenza militare: Pechino aveva dichiarato «irresponsabile» la
decisione giapponese, e ribadito che il potenziamento militare cinese
non ha nulla di aggressivo.
Gli esperti
militari americani sembrano non aver molto tempo per le proteste cinesi
di pacifismo, e guardano dunque con inquietudine agli ultimi sviluppi.
Il Dongfeng 21, infatti, è un missile di terra che sarebbe in grado di
puntare a 3 mila km, grazie all'aiuto di satelliti, gruppi di portaerei,
veicoli aerei privi di pilota e radar over-the-horizon.
Una minaccia da
cui le portaerei e le navi che le accompagnano non sono in grado di
difendersi, per quanto il passaggio da una «capacità operativa iniziale»
ad una capacità operativa tout court possa durare anche alcuni anni, nel
corso dei quali l'esercito cinese dovrà passare a delle esercitazioni
marittime più complesse che non l'approntare iniziale del Dongfeng 21.
Non di meno, in questo come in tanti altri campi la Cina potrebbe
ovviare al deficit tecnologico con la quantità, avvertono gli esperti:
cioè, inviare un numero massiccio di missili per ripararsi dalle
conseguenze di una scarsa precisione.
Già in settembre
Robert Gates, Segretario alla Difesa Usa, aveva espresso crescente
inquietudine davanti al programma militare cinese, e al modo in cui il
suo sviluppo sembri volto in modo preciso a diminuire la presenza e
l'influenza americana nella regione.
Gates incontrerà a
Pechino in gennaio la sua controparte cinese, Lian Guanglie, che nei
giorni scorsi ha rilasciato un'intervista alla stampa nazionale
dichiarando che «nei prossimi cinque anni, il nostro esercito continuerà
le preparazioni per un conflitto militare in ogni direzione strategica»,
aggiungendo che «per quanto viviamo ora in tempi di pace, non possiamo
mai dimenticare la guerra, mai mandare i cavalli verso Sud o mettere via
pistole e baionette».30-12-2010]
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CINA: HONG KONG
PRIMA PIAZZA MONDIALE PER LE IPO...
Radiocor - A Shanghai ci sono le aziende e i capitali,
ma la Piazza dove effettuare i collocamenti resta Hong Kong: nella
classifiche 2010 delle Ipo Hong Kong, con 51 miliardi di dollari Usa (30
miliardi nel 2009) si classifica al primo posto davanti a New York (31,9
miliardi) e alle Borse cinesi di Shenzhen. Il dato emerge dalle
classifiche stilate da Dealogic. Le operazioni piu' rilevanti: il gruppo
assicurativo Aia (20,5 miliari) e Agricultural Bank of China (22,1
miliardi). La quota preponderante del mercato della ex colonia
britannica e' rappresentato da titoli cinesi, ma sulla piazza si sono
quotati anche importanti gruppi non asiatici, interessati a raccogliere
capitali anche dagli investitori della Cina continentale. Tra questi la
brasiliana Vale, la francese Occitane e la russa Rusal. Tra le prossime
introduzioni, quella di Auchan di Sun Holding, una jv tra la francese
Auchan e il partner taiwanese Ruentex.
.13-12-2010]
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CINA AGISCE
SENZA MORALE IN AFRICA...
(ANSA-AFP) - La Cina rappresenta un concorrente economico "pernicioso"
in Africa, dove persegue i suoi interessi "senza morale". Lo scrive un
alto funzionario americano in un dispaccio diffuso oggi da Wikileaks.
"La Cina è un concorrente economico molto aggressivo e pernicioso, privo
di senso morale. E non si trova in Africa per ragioni altruistiche" ma
per i propri interessi, assicura il segretario di Stato aggiunto per gli
Affari africani, Johnnie Carson, in un telegramma indirizzato al console
generale degli Stati Uniti a Lagos .
In particolare si
mette in evidenza l'obiettivo di Pechino di assicurarsi il pacchetto di
voti delle nazioni africane all'Onu, ma anche l'interesse verso materie
prime e mercato petrolifero. In uno dei dispacci diffusi, l'ambasciata
Usa a Nairobi denuncia tra l'altro il versamento di una tangente
nell'ambito di un contratto tra la compagnia telefonica Telkom Kenya e
la cinese Zhongxing Telecommunications, i cui prodotti invadono
l'Africa. 09-12-2010]
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PECHINO LANCIA LA SFIDA A BOEING E AIRBUS...
Ma. Mo. per "Il
Sole 24 Ore" - La Cina sfida Boeing e
Airbus e presenta il primo grande aereo passeggeri "Made
in China" prodotto da Commercial Aircraft. Nel giorno in
cui anche Lufthansa mette a terra il suo mega jumbo A380
in fase di decollo dall'aeroporto di Francoforte, il
Wall Street Journal riporta che l'aereo cinese sarà
ufficialmente presentato in settimana all'Airshow di
Zhuhai, il salone dell'aeronautica cinese durante il
quale sono attesi numerosi ordini per il nuovo velivolo.
Il C919 è disegnato per competere con il Dreamliner B787
della Boeing ancora in ritardo e l'Airbus A320.
Gli ordini arriveranno, prevede Zhang Xinguo, vice
presidente della cinese Aviation Industry Corp., uno dei
maggiori azionisti di Commercial Aircraft, sia da
compagnie cinesi sia dall'estero: le richieste «saranno
centinaia» osserva senza nominare i possibili
acquirenti. Ma Secondo gli osservatori ad acquistare il
velivolo potrebbero essere Air China, China Eastern
Airlines, China Southern Airlines e Hainan Airlines.
Boeing ha previsto all'inizio del mese che nei prossimi
20 anni la Cina avrà bisogno di 4.330 nuovi aerei
commerciali per un valore di 480 miliardi di dollari,
meglio affrettarsi.16-11-2010
|
|
LA
CINA HA VINTO! - IL COMITATO PER IL NOBEL ANNUNCIA: “LA
CERIMONIA DI CONSEGNA DEL NOBEL PER LA PACE, CON OGNI
PROBABILITÀ, NON SI FARÀ” - NESSUNO PUÒ RITIRARE IL
PREMIO, LIU XIAOBO È IN GALERA, LA MOGLIE AGLI ARRESTI
DOMICILIARI E NESSUN PARENTE STRETTO SI È FATTO AVANTI
PER RITIRARE IL PREMIO - LA CINA, CHE TIENE PER LE PALLE
LE ECONOMIE DELL’OCCIDENTE, AVEVA “CHIESTO” A TUTTE LE
AMBASCIATE DI OSLO DI BOICOTTARE LA CERIMONIA DEL 10
DICEMBRE - RUSSIA, CUBA E KAZAKHISTAN AVEVANO GIÀ
UBBIDITO, GLI ALTRI TRACCHEGGIAVANO
THE NEW YORK TIMES: LA CERIMONIA DEL NOBEL PER LA PACE
POTREBBE ESSERE CANCELLATA
http://nyti.ms/dovnFG
-
Visto che nessuno potrebbe venire a ritirare il premio,
che può essere consegnato solo al vincitore o a
familiari stretti. Liu Xiaobo è in prigione e la moglie
agli arresti domiciliari.
-
Il segretario del Comitato norvegese per il Noble Geir
Lundestad ha detto che nessun altro membro della
famiglia si è fatto avanti per il ritiro.
-
Salvo cambiamenti dell'ultimo minuto, ha detto oggi all'Associated
Press, è probabile che la medaglia del Nobel per la Pace
non sarà consegnata durante la cerimonia del 10
dicembre.
-
Dopo che la Cina aveva chiesto alle ambasciate di
boicottare la cerimonia, Russia, Cuba e Kazakhistan
avevano già annunciato che non avrebbero partecipato, e
molti altri paesi stavano traccheggiando. 18-11-2010]
|
|
5 - THE DAILY TELEGRAPH
L'AVVOCATO DEL NOBEL PER LA PACE LIU XIAOBO BLOCCATO
ALL'AEROPORTO: NON POTRÀ USCIRE DALLA CINA PER ANDARE A
UNA CONFERENZA A LONDRA
http://bit.ly/9QptPC
-
E questo proprio mentre Cameron è in visita in Cina per
far concludere alle aziende britanniche contratti
miliardari
09-11-2010]
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SPRINT NEXTEL SILURA L'OFFERTA DELLA CINESE HUAWEI PER
MOTIVI DI SICUREZZA NAZIONALE
http://on.wsj.com/a3Sr86
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Il dipartimento della Difesa e alcuni parlamentari erano
preoccupati che Huawei e ZTE, che avevano proposto
all'operatore telefonico Sprint Nextel di produrre
alcuni dei suoi cellulari, fossero troppo legate al
governo e all'esercito cinese, e che il loro ingresso in
una infrastruttura chiave per gli Stati Uniti avrebbe
messo a rischio la sicurezza nazionale.
-
Nonostante l'offerta miliardaria di Huawei e ZTE fosse
più vantaggiosa di quelle dei concorrenti Ericsson,
Alcatel e Samsung, per l'ennesima vota compagnie cinesi
sono state tenute fuori dal mercato americano.
13.11.10 |
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VEDI
IL DALAI LAMA E POI MUORI (ECONOMICAMENTE) – UN ALTRO SEGNO
DELLO STRAPOTERE GLOBALE CINESE: SE UN CAPO DI STATO (PER
ESEMPIO LA MERKEL) INCONTRA IL LEADER SPIRITUALE TIBETANO SI
RITROVA CON L’EXPORT VERSO LA GRANDE MURAGLIA AI MINIMI (UNA
PUNIZIONE CHE DURA PER UN PAIO D’ANNI) – L’IDEA DEGLI
ECONOMISTI FUCHS E KLANN: I LEADER MONDIALI LO INCONTRINO
INSIEME. NEANCHE I CINESI POSSONO PERMETTERSI DI BLOCCARE LE
ESPORTAZIONI CON TUTTI
Alessandro Alviani per "La
Stampa"
«Adesso i cinesi faranno sentire su di noi la loro rabbia»,
confidò allo Spiegel un imprenditore tedesco dopo che, nel
settembre del 2007, Angela Merkel decise di aprire le porte
della cancelleria di Berlino al Dalai Lama, rompendo con una
tradizione che aveva accomunato tutti i suoi predecessori.
L'anonimo imprenditore è stato lungimirante: in uno studio
due economisti dell'università Georg-August di Gottinga
hanno dato ora un nome alla «rabbia» da lui temuta. Si
chiama «Effetto Dalai Lama» e si riassume in una frase: i
Paesi i cui capi di Stato o di governo ricevono il leader
spirituale tibetano assistono, nei due anni successivi
all'incontro, a un calo del loro export verso la Cina.
Una
ritorsione che gli autori dell'indagine, Andreas Fuchs e
Nils-Hendrik Klann, sono riusciti anche a quantificare,
incrociando i dati Onu sulle esportazioni di 159 Paesi tra
1991 e 2008 con l'elenco dei viaggi effettuati nello stesso
periodo dal leader tibetano: in media la riduzione
dell'export verso la Cina è dell'8,1%. «Il Paese sembra
sfruttare i rapporti commerciali come uno strumento di
politica estera», notano Fuchs e Klann.
Secondo i due ricercatori tale «Effetto» è molto recente. È
infatti vero che Pechino reagisce ormai da decenni
all'annuncio di una visita del Dalai Lama in una capitale
straniera minacciando un raffreddamento delle relazioni
economiche. Fu così, ad esempio, già nel 1989 con la
Norvegia, dopo l'assegnazione del Nobel per la pace al capo
spirituale tibetano.
Eppure
è soltanto negli ultimi anni che si è passati dalle parole
ai fatti. Il deterioramento degli scambi in risposta a un
colloquio ai massimi livelli col Dalai Lama esiste solo «nel
periodo 2002-2008, nell'era di Hu Jintao», si legge nello
studio. Tuttavia «ciò non ha che fare necessariamente con la
persona di Hu Jintao, bensì con la crescente importanza
economica e politica della Cina», chiarisce l'economista
Andreas Fuchs. Considerando che il ruolo di Pechino sullo
scacchiere internazionale è destinato ad aumentare, «in
futuro tali punizioni cresceranno», ammette Fuchs.
In
realtà la stessa Cina sa che le ritorsioni, alla lunga,
rischiano di rivelarsi un boomerang. Ecco perché i vertici
comunisti sembrano aver elaborato una sottile strategia per
evitare di finire vittime della propria politica. Anzitutto
tali restrizioni non colpiscono tutti i settori economici,
bensì riguardano soprattutto il commercio di macchinari e
mezzi di trasporto.
Le
sanzioni, poi, scompaiono in media dopo due anni, e non
soltanto per volere di Pechino: gli stessi partner che le
subiscono esercitano una forte pressione per eliminarle,
ricorda Fuchs. E infine le punizioni non scattano in modo
indiscriminato: il commercio con la Cina cala solo se a
incontrare il Dalai Lama è un capo di Stato o di governo,
come Merkel nel 2007 o Sarkozy nel 2008, ma non se a
riceverlo è un funzionario di secondo piano. Un dettaglio,
quest'ultimo, che a Berlino avevano già intuito.
Nel
maggio del 2008, alcuni mesi dopo il faccia a faccia con
Angela Merkel in cancelleria che provocò una crisi tra
Germania e Cina, il Dalai Lama tornò a Berlino. Stavolta,
però, né l'allora presidente Horst Köhler né Frau Merkel lo
incontrarono, ufficialmente «per motivi di agenda».
La
soluzione che Fuchs propone, però, è un'altra: «Non vogliamo
suggerire che i politici non debbano più vedere il Dalai
Lama, semmai potrebbero coordinare i loro incontri con lui:
in fondo la stessa Cina è dipendente dalle importazioni e
non può mettere tutti i suoi partner l'uno contro l'altro».
05-11-2010]
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THE NEW YORK TIMES
LA
CINA FA PRESSIONI SUI GOVERNI EUROPEI AFFINCHÉ BOICOTTINO LA
CERIMONIA DI CONSEGNA DEL NOBEL PER LA PACE A LIU XIAOBO
http://nyti.ms/9icAsS
- La
richiesta, senza precedenti, è stata consegnata alle
ambasciate dei paesi europei a Oslo, dove a dicembre si
svolgerà la cerimonia. È contenuta in una nota diplomatica,
il levello più alto di comunicazione tra ambasciate.
-
"Boicottate la cerimonia, Liu è un criminale e il premio
interferisce con gli affari interni cinesi". "Non emettete
comunicati ufficiali di sostegno o di congratulazioni", che
invece sono comuni nel periodo di consegna dei premi.
- Ora
bisognerà vedere le mosse dell'Europa, sempre più dipendente
dalla Cina per i suoi miliardari ordini commerciali.
BERNANKE è PREOCCUPATO DI SUBIRE IL DESTINO ECONOMICO DEL
GIAPPONE, NON DELLA GRECIA0
5-11-2010]
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IL
SUPERCOMPUTER CINESE PIÙ VELOCE DEL MONDO (CHE HA
SUPERATO QUELLO AMERICANO)
http://nyti.ms/9uYHAq
28.10.10
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LA
CINA NON VUOLE LE INDAGINI SULLE VIOLAZIONI DI DIRITTI
UMANI IN BIRMANIA
http://wapo.st/9jMEk0
-
Il governo cinese sta usando tutto il suo peso
diplomatico per bloccare l'iniziativa americana.
L'amministrazione Obama da mesi sta cercando di far
partire una commissione internazionale di inchiesta sui
crimini di guerra che sarebbero stati commessi dalle
milizie che governano Myanmar.
-
Secondo le organizzazioni che operano nel campo, la
giunta militare ha detenuto più di 2.100 prigionieri
politici, che sono stati torturati, non hanno ricevuto
cure mediche, e in alcuni casi sono morti mentre erano
in carcere. Inoltre, si è macchiata di violenze contro
le minoranze etniche, che sono state sradicate,
schiavizzate e, nel caso delle donne e delle bambine,
sistematicamente stuprate.
31.10.10 |
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http://bit.ly/cYXKOZ
-
Il ministro del commercio giapponese ha esortato Pechino
a riprendere le esportazioni di minerali cruciali nella
fabbricazione di prodotti high tech (come componenti per
computer e auto ibride).
-
La Cina ha bloccato le consegne di minerali rari dal 21
settembre (sebbene non l'abbia mai ammesso
ufficialmente), in una probabile ritorsione nei
confronti di Tokyo che ha arrestato il capitano di un
peschereccio cinese che si trovava in acque contese dai
due paesi.
-
La settimana scorsa, il ministro del commercio cinese
aveva annunciato che avrebbe limitato l'esportazione di
minerali rari verso l'estero, "per difendere
l'ambiente". Questo annuncio ha spinto alcune compagnie
minerarie canadesi e statunitensi a riprendere
l'estrazione di minerali, che avevano interrotto in
quanto non erano più competitive con le rivali cinesi.
30.10.10 |
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LA
CINA CERCA DI BLOCCARE IL RAPPORTO SULLE ARMI IN DARFUR
http://bit.ly/aRS1hM
-
Un rapporto delle Nazioni Unite sostiene che negli
attacchi alle forze di pace ONU-Unione Africana, i
guerriglieri che spargono il terrore in Darfur hanno
usato proiettili cinesi, in violazione dell'embargo. La
Cina sta facendo di tutto per evitare che il rapporto
venga pubblicato.
10.10.10 |
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IL GIAPPONE IN PRIMA LINEA A FAVORE DEL NOBEL PER LA PACE
http://bbc.in/daTFJK
- Il primo ministro giapponese, in una mossa coraggiosa,
afferma che la Cina dovrebbe liberare il premio Nobel
per la pace Liu Xiaobo
14-10-2010
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THE GUARDIAN
LETTERA APERTA AL GOVERNO CINESE (RAPIDAMENTE CENSURATA)
http://bit.ly/99a7RI
- Ex membri del partito comunista, giornalisti,
professori, scrittori, editori, scrivono una lettera al
Comitato del Partito e chiedono al governo libertà di
opinione e di stampa.
- Pubblicata, oltre che dal Guardian, da New York Times,
Washington Post e BBC, è stata rapidamente eliminata dai
portali e dai forum di discussione cinese.
20.10.10 |
IPOTECA IN YUAN SULLA GRECIA...
Da "La
Stampa" - La Cina mette un'ipoteca sulla
Grecia. Dopo aver preso in affitto (per 3,3 miliardi di
euro) parte del porto del Pireo, dove intende
incrementare i suoi investimenti per farne la principale
porta di ingresso delle sue merci in Europa, Pechino è
pronto anche ad acquistare i bond greci. Lo ha detto il
premier Wen Jiabao durante la sua visita ad Atene. Non
solo. Tra i due Paesi è stato firmato un accordo che
vedrà l'ex Impero di Mezzo creare un fondo da cinque
miliardi di dollari per «sostenere l'acquisto di navi
cinesi da armatori greci». Sempre Pechino, inoltre,
acquisterà anche sei navi mercantili da armatori greci,
tra cui due cargo da 111 e 84,5 milioni di dollari, e
una nave cisterna da 75 milioni. Previsti anche nuovi
investimenti in yuan nel settore turistico e il
raddoppio dell'interscambio commerciale. 20.10.10 |
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3
- EL PAIS
REPSOL CREA UN GIGANTE DELL'ENERGIA IN BRASILE INSIEME
ALLA CINESE SINOPEC
http://tinyurl.com/2u6hzf9
-
L'azienda cinese acquisterà per € 5,2 miliardi il 40%
della filiale brasiliana della Repsol, società
petrolifera spagnola. Emergerà una società che varrà €
13 miliardi
- Sinopec è la più grande compagnia petrolifera cinese,
e attraverso Repsol avrà accesso ad alcuni dei
giacimenti più ricchi del mondo, come quelli di Guarà e
Carioca
01,10,10 |
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LO
STROZZINO CINESE -Venti di guerra commerciale tra
Washington e Pechino che non solo continua a mantenere
artificialmente basso il cambio della sua valuta, ma ora
minaccia le industrie automobilistiche straniere: se
volete entrare nel nostro mercato dovete darci la vostra
tecnologia - IN USA NON SONO ABITUATI A VIVERE "SOTTO
RICATTO". MA IL CREDITORE DEGLI AMERICANI è LA CINA CHE
PUò QUINDI PERMETTERSI I "COLPI BASSI
Massimo Gaggi per il "Corriere
della Sera"
Venti di guerra commerciale tra Washington e Pechino che
non solo continua a mantenere artificialmente basso il
cambio della sua valuta, ma ora minaccia le industrie
automobilistiche straniere: se volete entrare nel nostro
mercato dovete darci la vostra tecnologia.
Un'indicazione, quella dello scambio tecnologia-mercato,
che sarebbe contenuta nella bozza del piano decennale di
sviluppo delle auto ibride ed elettriche elaborato dal
ministero dell'Industria e pubblicato ieri dal Wall
Street Journal.
Uno scontro con sanzioni e rappresaglie non conviene a
nessuno: né alla Cina che, con un mercato interno ancora
molto limitato, continua a dipendere dalle esportazioni
per il suo sviluppo, né ad un'America fortemente
indebitata con l'estero e soprattutto con la Cina.
Ma
il nuovo rallentamento dell'economia e gli animi
surriscaldati dalla vigilia elettorale negli Usa rendono
il Congresso sempre più aggressivo, mentre anche il
ministro del Tesoro Tim Geithner, un uomo che l'Asia la
conosce bene e che a Pechino ha molti amici, ha
cominciato a usare toni ultimativi.
Il
governo americano ha presentato due denunce alla Wto,
l'organizzazione per il commercio mondiale con sede a
Ginevra, accusando Pechino di pratiche scorrette. Al
tempo stesso Geithner ha scelto parole di una durezza
fin qui sconosciuta nel lessico dell'Amministrazione,
per condannare la politica valutaria cinese.
Il
ministro ha però evitato di parlare esplicitamente di
una manipolazione del renminbi. Il governo asiatico
continua a mantenere artificialmente bassa -
sostanzialmente allineata al dollaro - la quotazione
della sua valuta, nonostante la promessa di revisione
della politica del cambio formulata il 16 giugno scorso,
alla vigilia del G20 di Toronto.
Da
allora il renminbi si è apprezzato sul dollaro solo
dell'1%. Praticamente nulla, considerato che per il
Fondo Monetario Internazionale la valuta cinese è
sottovalutata rispetto a quella Usa almeno del 27%. Una
stima che molti economisti considerano
sottodimensionata: il «gap», per loro, sarebbe superiore
al 40%. Una situazione che preoccupa anche la Ue: i suoi
leader ne discuteranno col primo ministro cinese in un
incontro fissato per i primi di ottobre.
Non è detto, però - rilevano questi stessi esperti - che
una forte rivalutazione del renminbi migliorerebbe
automaticamente la bilancia commerciale Cina-Usa e
porterebbe alla creazione di nuovi posti di lavoro negli
Stati Uniti. La battaglia valutaria è quella più
visibile, la più comprensibile per l'opinione pubblica e
quella che sta infiammando un Congresso nel quale
perfino parlamentari «pro business» come il democratico
Charles Schumer, il «senatore di Wall Street» e Richard
Shelby, repubblicano dell'Alabama, incalzano la Casa
Bianca chiedendo sanzioni e auspicando un linguaggio di
condanna più esplicito.
La
questione dei rapporti Cina-Usa è , in realtà , assai
più c omplessa: Washington deve tenere conto del «potere
di ricatto» di un interlocutore che detiene una quota
rilevante del suo debito pubblico, ed è preoccupata, più
ancora che dal cambio, dell'abitudine dei cinesi a
«forzare» il loro sviluppo anche ricorrendo a «colpi
bassi» che rendono sempre più difficile, per gli Usa,
competere col gigante asiatico.
La
Cina, infatti, non solo può contare su un costo del
lavoro estremamente basso, ma attira produzioni dagli
Stati Uniti e dall'Europa offrendo grossi incentivi che
i governo occidentali considerano illegali e ostacola le
vendite delle «corporation» del mondo industrializzato
nel suo mercato domestico.
La
«Grande recessione» che avrebbe dovuto creare un clima
di maggior cooperazione per limitare gli squilibri, non
ha invece fatto cambiare rotta a Pechino, che
evidentemente ha bisogno di continuare a crescere in
fretta per fronteggiare i suoi problemi sociali.
Ma
gli Usa, che continuano a puntare su un raddoppio delle
esportazioni nei prossimi cinque anni, non possono
sperare di rilanciare le loro produzioni se le
innovazioni tecnologiche frutto delle ricerche di
università e laboratori delle «corporation», continuano
a diventare prodotti che, come l'iPhone o i pannelli
solari, vengono industrializzati in stabilimenti
asiatici.
Se
questa è la vera sfida per una resurrezione
manifatturiera - e quindi occupazionale - dell'America,
il conflitto con una Cina che punta sempre più sullo
sviluppo anche dei settori industriali di punta e che
cerca di mettere le mani sulle tecnologie che non è in
grado di sviluppare in casa, rischia di diventare
inevitabile.
18-09-2010]
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. CINA VA OLTRE BASILEA 3, PER ISTITUTI REQUISITI
LIQUIDITA' A 15%...
(Adnkronos) - La Commissione di
vigilanza sulle banche di Pechino potrebbe elevare i
requisiti di liquidita' per gli istituti cinesi al 15
per cento del capitale entro la fine del 2012, superando
le nuove piu' rigide norme definite da Basilea 3. Lo
riferisce Bloomberg citando fonti vicine alla
Commissione.
In
dettaglio, l'organismo fisserebbe all'8 per cento il
cosiddetto ratio di capitale Tier 1, con un rapporto
complessivo del 10 per cento, al quale si andrebbe ad
aggiungere un ulteriore 4 per cento di 'protezione'
contro le fluttuazioni del sistema economico e un 1 per
cento aggiuntivo per le banche "di importanza
sistemica".
All'origine dell'eventuale modifica normativa le
preoccupazioni per un sistema creditizio che lo scorso
anno ha erogato prestiti per 1.400 miliardi di dollari.
Attualmente agli istituti di credito cinesi e' richiesta
una liquidita' minima dell'11,5 per cento.
20.09.10 |
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IL GIOCO A NASCONDINO DELLA MONETA DI PECHINO...
Da "La
Stampa" - In passato, Pechino l'ha sempre
fatta franca compiendo piccoli tempestivi interventi per
neutralizzare le pressioni estere tese ad aumentare il
valore dello yuan. Ma stavolta provocare un piccolo
rialzo della divisa cinese prima dell'audizione di
giovedì del segretario del Tesoro statunitense Geithner
- la divisa è aumentata dello 0,7% - probabilmente non
sarà efficace.
Sono necessari interventi più coraggiosi per evitare una
vera punizione. Geithner sosterrà che il ritmo
dell'apprezzamento dello yuan è stato troppo lento. Dopo
un aumento dello 0,6% a giugno, nel mese di agosto lo
yuan ha ceduto la maggior parte dei suoi guadagni. I
legislatori statunitensi ritengono di essere stati
giocati e, quindi, hanno preparato leggi che potrebbero
autorizzare dazi sulle importazioni cinesi.
La
riforma dello yuan a giugno aveva alcuni elementi
positivi. L'idea era di consentire alla divisa più
flessibilità di fluttuare sia al rialzo che al ribasso.
In teoria, questo era meglio del regime di apprezzamento
graduale in vigore tra il 2005 e il 2008. Il problema è
che il tasso di cambio dello yuan è ancora troppo basso
per incoraggiare gli operatori del mercato a impegnarsi
in un autentico trading bidirezionale. Le autorità hanno
continuato con le loro abitudini di intervenire sul
mercato per manipolare il tasso di cambio.
Pechino non vuole mostrare che cede alle pressioni
estere, ma sta esaurendo le opzioni. La Cina ha evitato
una punizione quando, a luglio, il dipartimento del
Tesoro degli Stati Uniti aveva evitato di etichettarla
come un manipolatore di valuta. Ma novembre si sta
delineando come il mese della resa dei conti. La
prossima relazione semestrale è prevista in quel mese,
come il prossimo vertice del G20, il che potrebbe
intensificare le richieste di interventi concreti. Il 2
novembre ci sono anche le elezioni del Congresso e
questo potrebbe dare via libera ai sentimenti
protezionistici.
La
soluzione migliore sarebbe una rivalutazione una tantum
- supponiamo fra il 2 e il 5%. Questo eviterebbe un
pericoloso scontro.
20.09.10 |
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CINA, IN CODA PER IL CARBONE - CAMION INCOLONNATI PER
120 KM DA PECHINO VERSO LA MONGOLIA (CI VUOLE UNA
SETTIMANA PER PERCORRERLI) – LEGATA AL MINERALE LA
PRODUTTIVITÀ DEL GIGANTE ASIATICO – PER GLI ESPERTI LA
CODA NON SI SMALTIRÀ PRIMA DEL 2012 – PER QUELLA DATA A
RISOLVERE IL PROBLEMA SARÀ IL GOVERNO CINESE O LA FINE
DEL MONDO PREVISTA DAI MAYA
Sissi Bellomo per "il
Sole 24 Ore"
Anche se l'estate volge al termine, il controesodo -
come lo chiamiamo in Italia - non c'entra affatto. I
cinesi, di nuovo tutti in coda sull'autostrada, non
stanno rientrando dalle vacanze. E pagherebbero oro pur
di trovarsi incolonnati per qualche ora tra
Roncobilaccio e Barberino del Mugello.
Nel gigante asiatico anche gli ingorghi sono in
proporzione. Qui i veicoli formano colonne di 120
chilometri. E per giorni e giorni non riescono ad
avanzare se non di pochi centimetri all'ora. Sta
succedendo di nuovo, sull'Autostrada 110, quella che
collega Hohhot, capoluogo della Mongolia interna, con la
capitale Pechino, passando per la provincia di Hebei: la
stessa arteria che appena una settimana fa la polizia
stradale cinese aveva annunciato di aver finalmente
liberato, dopo un ingorgo mostruoso che l'aveva bloccata
per quasi un mese, costringendo i malcapitati che la
percorrevano a impiegare fino a una settimana per
coprire una distanza che in teoria richiederebbe
un'oretta di viaggio.
La
coda più lunga della storia, come l'avevano definita i
giornali di tutto il mondo, in realtà non è mai davvero
finita. E qualcuno ritiene che non finirà prima del
2012, anno in cui il governo cinese prevede di
completare due linee ferroviarie, affiancate
all'autostrada.
La supercoda cinese non è infatti una coda normale, da
risolvere con le partenze intelligenti e con l'orecchio
teso ai comunicati di Onda verde.
È
una coda senza automobilisti. Solo camion. Camion
carichi di carbone. Ieri, secondo i servizi della
televisione cinese Cctv, ce n'erano almeno 10mila, uno
dietro l'altro, fermi sull'asfalto «come in un immenso
parcheggio ». La geografia mineraria del paese sta
cambiando, per adattarsi alle nuove direttive di
Pechino, tese a rendere più efficiente e sicura
l'industria estrattiva, dove opera una miriade di
piccole miniere, spesso poco redditizie e quasi sempre
molto inquinanti e rischiose (ancora oggi, benché il
numero di vittime sia sceso drasticamente, in Cina
muoiono in media 7 minatori al giorno).
Qualcosa, tuttavia, dev'essere sfuggito alla minuziosa
programmazione dei governanti cinesi. Perché la
provincia della Mongolia Interna è emersa
improvvisamente come una delle aree più prolifiche di
carbone, oscurando i fornitori tradizionali, come lo
Shanxi: l'anno scorso la sua produzione è salita del 37%
a 637 milioni di tonnellate e quest'anno ci si aspetta
un ulteriore incremento del 15 per cento. Un bel
problema, in un paese che funziona quasi esclusivamente
grazie a questo combustibile e la cui economia corre da
decenni con ritmi di crescita a due cifre.
La
Cina è il primo produttore di carbone al mondo, con
oltre 3 miliardi di tonnellate l'anno. Ma i suoi consumi
stanno crescendo così tanto che il paese è costretto a
importarne quantità sempre più ingenti: nel 2009
l'import è salito del 212% a 125,8 milioni di
tonnellate. Il motivo è semplice: il carbone ancora oggi
soddisfa il 70% del fabbisogno energetico del paese, che
nell'ultimo decennio ha raddoppiato la produzione di
elettricità e di recente, secondo l'Agenzia
internazionale per l'energia, è diventato il primo
consumatore di energia al mondo, scavalcando persino gli
Stati Uniti.
Il
sistema dei trasporti, evidentemente, non è riuscito a
tenere il passo. Eppure, anche la rete autostradale sta
crescendo a ritmi impressionanti: oggi si estende per
85mila chilometri, di cui 5mila costruiti nel corso del
2009, e i piani del governo prevedono di superare i
100mila chilometri entro il 2020, più o meno come le
highways statunitensi.
Peccato che già oggi in Cina si vendano più auto che
negli Usa: il sorpasso è avvenuto l'anno scorso, con
13,6 milioni di veicoli immatricolati, rispetto ai 9,4
milioni del 2008. Nella capitale, Pechino, ogni giorno
dai concessionari escono 2mila autombili nuove di zecca.
Per la città circolano già 4,5 milioni di vetture, che
se continuano a moltiplicarsi a questi ritmi potrebbero
diventare 7 milioni nel 2015. Ma le strade secondo gli
esperti riuscirebbero a contenerne non più di 6,7
milioni. 03-09-2010]
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L
DRAGO CINESE AFFRONTA LA BATTAGLIA PIù DURA: DEBELLARE
LA SPECTRE DELLA FINANZA GLOBALE, I CAPPUCCIONI DI
GOLDMAN SACHS - ED è SUBITO BEST SELLER UN LIBRO CHE
SVELA COME LA BANCA D’AFFARI AVREBBE NEL MIRINO (DOPO
AVER COLPITO E AFFONDATO GRECIA E DUBAI) PROPRIO
L’IMPERO CELESTE, DA COLPIRE IN QUANTO IL GOVERNO DI
PECHINO HA IN MANO IL DEBITO DEGLI STATI UNITI...
Ugo Bertone per "Libero"
Chissà se Lawrence Summers, il principale consigliere
economico di Barack Obama, troverà al suo arrivo a
Pechino, il tempo per un giro nelle librerie della
capitale. È assai improbabile, vista la fitta agenda di
incontri con i vertici del Drago, necessari per
convincere la Cina a dar seguito alle promesse di
favorire la rivalutazione dello yuan: dall'annuncio di
giugno, infatti, il renmimbi è progredito solo dello 0,3
per cento sul dollaro.
Difficile che i vertici del Drago si lascino commuovere:
le ultime statistiche segnalano che il 65% delle riserve
del Paese (2.485 miliardi di dollari) sono ancora
investite in titoli Usa contro il 26 per cento in euro.
Come si fa a chiedere al creditore di svilire il valore
delle sue garanzie?
Soprattutto oggi, quando i vertici della Banca Centrale
sono sotto accusa proprio per presunte e miliardarie
"mazzette". Eppure un salto in libreria potrebbe
risultare istruttivo per Summers, anche se l'ex rettore
di Harvard, al contrario del segretario al Tesoro Tim
Geithner, non conosce il mandarino. Ma la traduzione dei
titoli di certi best-sellers non lascia adito a dubbi.
FICTION E GIORNALISMO
In testa alle classifiche dei saggi, secondo il sito
Sino.com, spicca "La cospirazione di Goldman Sachs", 300
pagine a cura di un giornalista economico, Li Delin, che
alterna fiction a ricostruzione, a suo dire,
giornalistica. Un esempio? «Goldman», si legge, «più
crudele di una tigre della Manciuria, s'aggira per il
pianeta con l'attenzione di un vecchio cacciatore che
fiuta la sua preda: quando sente odore di sangue
attacca!».
L'ultima preda, avverte l'autore, è la Cina: il mandato
in arrivo dalla banca che ha provocato la bancarotta
della Grecia e di Dubai, sempre secondo l'autore, ha nel
mirino la Repubblica Popolare, la seconda potenza
economica del pianeta.
Per carità, è improbabile che l'analisi di Delin
influenzi le alte sfere della banca centrale o si
traduca nel boicottaggio del colosso di Wall Street, che
ha appena acquistato una quota rilevante della
Agricultural Bank, la big del credito rurale appena
collocata in Borsa a Shanghai. Ma la letteratura del
complotto ha il suo pubblico, non solo negli Internet
cafè o nelle università, ma anche tra gli intellettuali,
i manager e gli opinion leader della Cina che accusa la
sindrome da accerchiamento.
Un
fenomeno che di rado supera la rigida censura che vigila
sui giornali, la tv e i siti web del Paese, ma che
esplode in libreria, dove gli autori godono di maggior
libertà. E così, non solo il libro su Goldman ha
superato in pochi giorni le 200 mila copie vendute, ma
nella top ten della saggistica continuano a figurare
altri financial thriller sulle "cospirazioni
anticinesi".
Vende ancora bene "La guerra delle valute", scritto nel
2007 dall'economista Song Hongbing, che deve la sua
fortuna alle profezie del volume che ha largamente
superato il tetto del mezzo milione di copie. Mica male
per un "feuilleton" che, lungo centinaia di pagine
ripercorre le fortune della famiglia Rothschild che,
secondo l'autore, continua a detenere una ricchezza
immensa, 50 volte tanto quella di Bill Gates.
Il
libro (che è stato dibattuto anche in seno al Partito e
non ai livelli più bassi) spiega ai cinesi che l'America
è controllata da un pugno di banchieri, gli stessi che
hanno la maggioranza della Federal Bank di New York, da
cui dipende la finanza di Wall Street. E' lì, nel cuore
di Manhattan, che si ordiscono le grandi congiure.
KILL TOYOTA
Tipo quella, raccontata in un altro best seller, "Kill
Toyota!", che spiega come l'America ha messo in
ginocchio l'economia dei samurai. Attenzione, recita un
altro thriller di successo, pubblicato nel 2009, dopo lo
scoppio della grande crisi dell'Occidente: "Infelice
Cina", così potente e laboriosa ma lasciata fuori dalla
porta del G8, grande finanziatrice dei debiti americani
ma senza poter chiedere garanzia sulla stabilità del
dollaro. La tecnica delle banche Usa passa dal cavallo
di Troia delle valute.
«La chiave di volta della stabilità economica», scrive
Song Hongbing, «sta nel controllo dell'offerta di
moneta. Uno potrebbe pensare, ingenuamente, che le
banche straniere non hanno modo di influenzare
l'andamento del renmimbi, che è sotto il controllo della
Banca centrale di Cina. Ma le banche straniere possono
emettere prestiti, allargare in vari modi l'offerta di
moneta in Cina e così drogare il mercato immobiliare e
quello azionario».
INFLAZIONE
Come dire, lo scoppio della bolla speculativa, in questo
modo, potrebbe mettere in ginocchio l'economia cinese.
In realtà, almeno in questo caso, le banche occidentali
sono innocenti: l'inflazione galoppante del mercato
immobiliare è la conseguenza della politica del prestito
facile delle banche locali.
Ma
l'influenza di Song HongbinG, che già nella primavera
del 2007 aveva profetizzato nel suo libro una grave
crisi finanziaria negli Usa, non perde per questo
influenza nelle classi dirigenti cinesi. Meglio non
fidarsi delle banche che, dominate dalla finanza
ebraica, a loro volta dettano legge in Usa e non solo.
Gente senza scrupoli, che magari ha messo a libro paga i
banchieri di Pechino.
[06-09-2010]
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CINA,
IL GIALLO DELLA BANCA CENTRALE: "IL GOVERNATORE È
FUGGITO ALL'ESTERO"
Repubblica.it - La Banca Centrale cinese ha
smentito oggi le voci secondo le quali il suo
governatore, Zhao Xiaochuan, sarebbe fuggito dal paese
per timore di essere incriminato per la perdita ingenti
somme di denaro investite in società finanziarie
americane. "Dicono che il governatore sia fuggito, ma
invece ha appena presieduto una riunione", ha dichiarato
al Wall Street Journal il vice di Zhao, Hu Xiaolian.
La notizia della fuga di Zhao Xiaochuan è comparsa
sabato scorso su alcuni blog cinesi che hanno citato
come fonte il giornale Ming Pao di Hong Kong. In un
editoriale pubblicato oggi sul suo sito web, però, il
Ming Pao afferma di "non avere nulla a che vedere" con
la diffusione della voce e di "condannare con forza" l'
uso del nome del giornale "per diffondere false
informazioni".
Hu
Xiaolian, il numero due della People's Bank of China,
sottolinea nella sua smentita "l'effetto assolutamente
anormale" che la voce ha avuto sul mercato. "Di solito -
ha sostenuto - la volatilità dei mercati si deve a
notizie o analisi. Ma speculare su una cosa come questa
è assolutamente anormale". Secondo la "voce" che ha
attribuito a Ming Pao la notizia, la Banca avrebbe perso
430 miliardi di dollari per investimenti incauti nelle
finanziarie americane Fannie Mae e Freddie Mac, che si
occupano di mutui per l' acquisto di case, e che il
governo si apprestava ad effettuare degli arresti in
relazione alla vicenda.
Zhao Xiaochuan avrebbe preferito riparare all'estero per
evitare la "punizione" da parte del governo. Per quanto
assurda e paradossale appaia, il rilievo del personaggio
l'ha trasformata in un intrigo internazionale. Il
governo cinese non ha voluto commentare, ma fonti
americane si sono sentite in dovere di smentire che Zhou
Xiaochuan sia sotto custodia Usa.
A
sostegno della smentita, la Banca centrale cinese ha
pubblicato sul proprio sito una serie di immagini che
testimoniano gli ultimi incontri istituzionali avuti in
questi giorni dal governatore. Uno di questi è stato con
l'ex ministro italiano della Finanze, Tommaso Padoa
Schioppa; l'altro con il ministro giapponese delle
Finanze, Shozaburo Jimi (che ha confermato l'incontro).
28.09.10 |
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CINA: GIRO DI VITE CONTRO LA CORRUZIONE -
TACCUINO DA SHANGHAI
Alberto Forchielli per Radiocor
- Abile nel gestire la crisi economica, la Cina
deve fronteggiare un nemico piu' subdolo ed
introvabile: la corruzione. H un fenomeno
diffuso, pericoloso ed avvertito come il piu'
odioso dalla popolazione. Tutti i sondaggi -
indipendenti o semi-ufficiali - rilevano che la
corruzione e' il problema principale del paese,
ne ostacola lo sviluppo, crea ineguaglianza,
deturpa l'immagine internazionale. Secondo il
famoso Transparency International Corruption
Perceptions Index, nel 2009 la Cina si e'
posizionata al 79mo posto tra le nazioni piu'
corrotte al mondo. Ne sono responsabili i
funzionari pubblici, dai semplici impiegati ai
grand commis di stato, agli amministratori di
nomina politica.
Lo scorso anno ben 18 alti dirigenti con rango
di ministro sono stati costretti alle dimissioni
per sospetti di corruzione. Numerosi sono stati
i casi di arresto e condanna di funzionari
cittadini e provinciali. La situazione e'
avvertita come grave fonte di instabilita'. La
dirigenza di Pechino ne e' consapevole ed ha
deciso di intraprendere delle azioni correttive.
In una 'propaganda al contrario' non nasconde il
fenomeno, ma lo pubblicizza. Ne mette in risalto
la pericolosita' rispetto al bene comune e avvia
repressione e campagne di rettifica. L'ultimo
discorso di Hu Jin Tao alla commissione del
Consiglio di Stato per la lotta alla corruzione
e' stato inequivocabile per il richiamo ad uno
stile di lavoro scevro da collusioni e da
pratiche illegali. Un codice di 52 norme
comportamentali e' stato adottato per l'alta
dirigenza.
Non possono essere accettati doni, non si deve
partecipare a cerimonie lussuose organizzate da
privati cittadini, non si devono trattare
pratiche di interesse nazionale con
incompetenza. I membri piu' importanti del
partito devono inoltre comunicare ogni
variazione della compagine familiare, gli
spostamenti all'estero di consorte e figli, le
variazioni negli investimenti domestici, come
l'acquisto di case o l'acquisizione di titoli
finanziari. La direttiva colpisce un bersagli o
importante: circa 4.000 alti dirigenti si sono
trasferiti all'estero tra il 1978 ed il 2003,
complessivamente con 50 milioni di Usd, in molti
casi dopo aver trasferito la famiglia. In questo
quadro, molto delicato per il paese, non mancano
episodi singolari.
La citta' di Jiangmen, nella provincia
meridionale del Guangdong, ha stabilito un fondo
per compensare i funzionari pubblici che si
mantengono onesti. Una frazione degli stipendi,
in relazione ai diversi livelli, confluira' in
un 'clean governance accumulation fund',
congiuntamente ad un sostegno finanziario della
Municipalita'. I dipendenti potranno ritirare il
70% della loro quota nominale dopo 5 anni, a
condizione che si siano mantenuti integri ed
irreprensibili, dopo aver cioe' dimostrato di
essere intangibili dalle sirene della
corruzione.
La parte restante sara' consegnata al momento
della pensione. La decisione e' stravagante e
probabilmente dettata da uno zelo eccessivo alle
direttive di Pechino. Impone comunque 2
considerazioni. La prima rigua rda l'ampiezza
del fenomeno, che stimola soluzioni estreme. La
seconda attiene ad un pragmatismo elementare
nella sua immediatezza: se la corruzione e'
provocata dal denaro, e' meglio ricompensare con
la stessa moneta chi la rifiuta e si mantiene
onesto.
16.08.10 |
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13 - CINA: DA BANCA CENTRALE LINEE GUIDA PER
SVILUPPARE MERCATO ORO (Adnkronos/Xin) -
La Cina favorira' lo sviluppo del mercato
dell'oro, per aumentare la competitivita' dei
mercati finanziari nazionali, allargando i
canali di investimento per i risparmiatori. Lo
afferma la Banca del Popolo della Cina, la banca
centrale cinese, che consentira' a piu' banche
commerciali di importare ed esportare oro e le
incoraggera' ad offrire derivati sull'oro
denominati in yuan, secondo una dichiarazione
pubblicata sul sito Web della banca.
La banca centrale ha anche promesso di
perfezionare le politiche connesse al mercato
dell'oro, incluse quelle sul cambio di valuta
straniera, per velocizzare lo sviluppo del
mercato. In piu', la banca centrale ha chiesto
alle banche di offrire migliori servizi per la
raccolta di fondi da parte delle aziende cinesi
attive nell'oro, creando uffici all'estero.
Cio' contribuira' ad aprire il mercato e
permettera' una maggiore partecipazione degli
investitori esteri. In piu', la Cina sta
considerando di permettere ai produttori
stranieri di fornire direttamente lingotti d'oro
per il Shanghai Gold Exchange. La banca centrale
ha spiegato che il governo rafforzera' la
supervisione del mercato dell'oro, per
assicurarne uno sviluppo sano ed equilibrato.
06.08.10 |
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IN CINA SI STA AVVICINANDO IL MOMENTO DI MINAMATA...
Da "La Stampa" - Due fuoriuscite di
petrolio con risultati molto differenti. La Cina ha
appena finito di sistemare le conseguenze
dell'esplosione del condotto che ha versato circa 1.500
tonnellate di greggio nel mare davanti alle sua costa
nordorientale. Lo stesso giorno, la società petrolifera
del Regno Unito, Bp, ha formalmente annunciato l'uscita
di scena del direttore Tony Hayward come conseguenza
della catastrofe nel Golfo del Messico. Bp è rovinata ma
in Cina nessuna testa è caduta.
Naturalmente, la fuoriuscita di BP era più di 200 volte
maggiore. Ma c'è un altro motivo per cui i disastri
ambientali della Cina sono considerati meno disastrosi.
Il Paese non ha ancora raggiunto il suo «momento di
Minamata».
All'inizio degli Anni Settanta, la baia di Minamata era
diventata sintomatica degli inaccettabili costi
ambientali di una rapida industrializzazione. Quasi 3000
residenti di una città giapponese sono stati uccisi dal
mercurio scaricato in acqua. Ci sono voluti decenni di
scarichi per risvegliare la coscienza nazionale ma, a
quel punto, la riduzione dell'inquinamento è diventata
una priorità nazionale.
La
dimensione della Cina e il tasso di crescita potrebbero
creare disastri peggiori di quello di Minamata. Nel
2007, la Banca Mondiale ha stimato in 460.000 il numero
annuale dei morti collegato all'inquinamento del Paese.
C'era stata la recente fuoriuscita di sostanze chimiche
tossiche dalla miniera di rame Zijin a Fujian e nel 2005
maree di benzene affluite nel fiume Songhua. I media
cinesi e stranieri hanno identificato con regolarità
«villaggi del cancro» lungo i corsi d'acqua inquinati.
Forse si ritiene che la bonifica possa aspettare fino a
quando la Cina sarà veramente ricca. Ma il momento di
Minamata per il Regno di Mezzo potrebbe arrivare prima.
È sufficiente il giusto mix di orrore industriale,
inazione politica e insoddisfazione sociale. La
fuoriuscita di Dalian è stata forse di breve durata ma è
un'altra preoccupante goccia nel mare.
27.06.10 |
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salutame l’impero americano! - E’ INIZIATA UNA
NUOVA ERA: GLI USA PERDONO IL PRIMATO DEI CONSUMI E LA
CINA DIVENTA IL PIÙ VORACE CONSUMATORE DI ENERGIA DEL
MONDO – MOLTI INVESTITORI ORA PUNTANO SU PECHINO
(INVESTIRÀ NEL SETTORE 4.000 MLD$ IN 20 ANNI) – MA
L’INQUINAMENTO è assicurato: il celeste impero che fu di
mao RICEVE GRAN PARTE DELLA SUA ELETTRICITÀ DAL CARBONE…
Fabio Pozzo per "la
Stampa"
"Il
fabbisogno energetico cinese cresce in modo
esponenziale: tra il 1980 e il 2002, si passa da 17,5
quadrilioni di Btu (British Thermal Units) di consumo
energetico a 42,1 quadrilioni (98,1 gli Usa).
Nell'ipotesi di una crescita lineare, senza crisi
esogene o endogene, si stima che il consumo energetico
lordo della Cina raggiungerà, nel 2030, 139,1
quadrilioni di Btu, superando quindi gli Stati Uniti
(133,9). La Cina diventerà il primo consumatore mondiale
d'energia...».
Così parlava
Philip S. Golub, docente di Relazioni internazionali
presso l'Institut d'études européennes dell'Università
Paris VIII e l'American University of Paris, ai seminari
di Le Monde Diplomatique dell'Università di Bologna nel
2007. Oggi, Golub è costretto a rifare i conti. La crisi
paventata c'è stata e, unità di misura a parte (il Btu è
definita dalla quantità di calore richiesta per alzare
la temperatura di 454 grammi di acqua da 60 a 61 gradi
F; l'equivalente nel Sistema Internazionale è il joule),
la Cina già ha superato gli Stati Uniti. È già oggi il
più vorace consumatore di energia del pianeta.
Lo dice
l'Agenzia internazionale per l'Energia (Aie), secondo la
quale l'Impero di Mezzo ha divorato lo scorso anno 2.252
milioni di tonnellate equivalenti di petrolio: il 4% in
più rispetto agli States di Obama, che ne ha bruciate
2.170 milioni. Laddove equivalenti di petrolio s'intende
tutte le forme di energia consumata, incluso greggio,
nucleare, carbone, gas naturale e fonti rinnovabili come
l'energia idroelettrica. La Cina, di fatto, ha «rubato»
agli Usa un primato che detenevano dai primi anni del
1900 (gli resta quello, però, del più alto consumo pro
capite).
Gli esperti
di settore sono stati spiazzati? Come tutti gli altri.
Non hanno messo in conto la recessione globale, che ha
colpito più duramente Washington rispetto a Pechino,
«ferendo» le attività industriali e la conseguente
domanda energetica del Paese del dollaro. Un «sorpasso»
che, afferma sul "Wall Sreet Journal" Fatih Birol, capo
economista dell'Aie, «simboleggia l'inizio di una nuova
era nella storia dell'energia».
In realtà,
la corsa cinese al consumo di risorse energetiche è in
atto da un pezzo, con una crescita a doppia cifra. Lo
stesso Golub, riportando dati dell'U.S. Energy
Information Administration, sottolineava questa
«fiammata»: da 17,5 a 41,1 Btu dal 1980 al 2002 la Cina,
dunque due volte e mezzo, contro un incremento Usa da
78,3 a 98,1 Btu. In termini assoluti, poi, solo dieci
anni fa il consumo totale di energia cinese era metà di
quello degli States.
Significa
che la «locomotiva» col vessillo del Dragone ha
accelerato, correndo più di quella a stelle e strisce. E
non ha perso velocità, o se l'ha persa comunque in
misura nettamente inferiore rispetto alla «locomotiva»
Usa sotto i colpi del credit crunch. Sempre Birol parla
della domanda Usa di petrolio (19 milione di barili al
giorno contro i 9,2 milioni della Cina) arrivata al
picco, o comunque destinata a non crescere di molto nei
prossimi anni.
E ancora, di
decrescente «appeal» dell'energia negli States, che ha
spinto gli investitori, come ad esempio General Eletric,
a scommettere su Pechino, il cui governo prevede
investimenti nel settore per 4.000 miliardi di dollari
nei prossimi 20 anni, e stima di generare 1.000 gigawatt
di nuova energia, in pratica la capacità attuale degli
Usa, nei prossimi 15.
Attenzione però a un altro aspetto:
la Cina nel 2007 ha sorpassato gli Usa nelle emissioni
di gas serra. C'è una relazione tra questo e il nuovo
primato: Pechino riceve la maggior parte della sua
elettricità dal carbone, il più sporco dei combustibili
fossili. E non è una bella relazione.
20-07-2010]
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IL CINESE DI PRADA RIPROVA CON FOXTOWN...
Dal "Giornale"
- Mai fidarsi dei miliardari cinesi. Vedi
Lu Qiang, il misterioso finanziere - impossibile
trovarne una foto - presentatosi come chairman di
FoxTown , finito sotto i riflettori di tutto il mondo
come futuro azionista di controllo di Prada, e
sbugiardato nel giro di poche ore dalla griffe di
Miuccia e Patrizio Bertelli. Ma non c'è da
meravigliarsi, visto che il finanziere senza volto, in
fatto di bufale, è recidivo: come ben sa Silvio
Tarchini, il patron (quello vero) di FoxTown Factory
Stores che gli ha intentato, e vinto, una causa per
concorrenza sleale e violazione del copyright.
Il FoxTown
di Shangai, infatti, altri non è che il gemello del
celebre outlet di Mendrisio (nella foto), che per primo
ha svelato agli europei - come ora fa con i cinesi
-l'irresistibile fascino delle griffe a prezzo ridotto:
e il signor Lu Qiang non c'entra niente. Il tribunale di
Shangai, infatti, lo ha obbligato già nel 2006 a non
usare più il marchio FoxTown, pagare un'ammenda e a
presentare pubbliche scuse sui quotidiani.
Evidentemente, non è bastato.
17.07.10 |
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CINA: AGBANK CONFERMA IPO RECORD DA 23 MILIARDI DI DOLLARI...
(AGI/AFP)
- La banca
cinese Agbank conferma la sua intenzione di lanciare un'Ipo
record da 23,2 miliardi di dollari. Il debutto in Borsa avverra'
a Hong Kong e Shangai e punta a superare il precedente record
della cinese Industrial and Commercial Bank of China (ICBC), che
nel 2006 rastrello' 22 miliardi di dollari. AgBank fa sapere che
intende raccogliere 13,1 miliardi di dollari dall'Ipo di Hong
Kong IPO e 10,1 miliardi di dollari da quella di Shanghai.
Il prezzo
finale dell'Ipo verra' fissato il prossimo 7 luglio e il debutto
a Shanghai avverra' il 15 luglio, seguito il giorno successivo
da quello ad Hong Kong. Finora le stime sull'Ipo di AgBank hanno
oscillato tra i 19 e i 30 miliardi di dollari e le turbolenze
dei mercati non permettono ancora di capire se il nuovo record
verra' raggiunto o meno.
FOXCONN: TRASFERIRA' PARTE DELLA PRODUZIONE APPLE IN CINA
(AGI/REUTERS) -
Il colosso di Taiwan FoxConn intende trasferire parte della
componentistica che produce per la Apple dagli attuali impianti
di Shenzhen, dove 11 operai si sono suicidati nei mesi scorsi, a
Tianjin nel nord della Cina e nella regione della Cina centrale
dello Henan. Lo rivela il Financial Times, citando fonti
anonime. A Zhengzhou, capitale dello Henan, FoxConn intende
impiegare tra i 100 mila e i 300 mila lavoratori.
La
decisione verra' presa per risparmiare sul costo del lavoro.
FoxConn produce componentistica per molti colossi come
Panasonic, Dell e Nokia. L'hub manifatturiero di Shenzhen, al
confine con Hong Kong, secondo il Financial Times, e'
attualmente troppo costoso per l'aumento dei salari dei suoi
lavoratori, saliti del 70% proprio per contenere l'ondata di
suicidi. Il piano di Foxconn di trasferire altrove una parte
della componentistica prodotta per Apple non e' visto di buon
occhio dalla compagnia Usa.
04.07.10 |
A
NUOVA GRANDE MURAGLIA CINESE? LA CENSURA – E’ UNA MACCHINA
PERFETTA: INFORMATORI OVUNQUE, TELEFONI E COMPUTER SOTTO
CONTROLLO - UN ESERCITO DI INGEGNERI FILTRA TUTTI I
CONTENUTI DELLA RETE - "Orientare la pubblica opinione" è il
compito della Gapp, onnipresente agenzia di Stato - UN
SISTEMA SOFISTICATISSIMO COSTRUITO SU UNA MARTELLANTE
PROPAGANDA E SU ASSURDI DIVIETI - INTANTO SI CONTINUA A
GIOCARE A "SHANGHAI"…
Giampaolo Visetti
per "la
Repubblica"
Non possiedo la chiave della mia casa di Pechino. Gentili
sorveglianti, giorno e notte, aprono e chiudono l´ingresso
della vecchia dimora cinese dove vivo e lavoro. Controllano
tutto, per la mia sicurezza. Se voglio andare a dormire, o
incontrare qualcuno, devo prima suonare il loro campanello.
Nemmeno l´uscita secondaria dell´ufficio, attraverso
telefono e computer, può essere usata liberamente. Le
conversazioni sono registrate e una voce cinese spesso
suggerisce cautele che non sono in grado di comprendere. La
posta elettronica viene filtrata da un esercito di ingegneri
del governo. Identificano le persone che mi contattano e,
come gesto di riguardo, glielo comunicano.
Internet è sottoposto a verifiche automatiche ossessive.
Spesso degenerano nella comicità, innescata dagli equivoci
di caratteri linguistici consonanti. "Carota" è un termine
bloccato: il primo ideogramma coincide con il nome del
presidente Hu Jintao. Quando ingenuamente cerco una parola
proibita, o mi attardo su un argomento vietato, lo schermo
del pc si svuota e una scritta mi segnala l´errore tecnico
che ho commesso.
Se i
peccati sono più gravi, ancorché inconsapevoli, si viene
educati. Per un certo tempo connettersi alla Rete diventa
impossibile, o richiede tempi inaffrontabili. Per qualche
settimana, dopo l´uscita di un articolo "non armonizzato",
viene a trovarmi la polizia. Ragazzi sorridenti controllano
visti, documenti e permesso di lavoro.
Sono
uno straniero: fanno il loro dovere. L´assistente
dell´ufficio viene quindi invitata a «bere un thé» dai
funzionari. Al ritorno, con noncuranza, ne approfitta per un
breve ripasso sui fondamentali della prudenza che regolano
l´informazione ufficiale. Preferisce non sapere le notizie
che seguo. Segnala quelle pubblicate sulla stampa del
partito.
Non
sono un "caso". Per fare il mio dovere non sono costretto ad
andare in esilio a Hong Kong, come Google. Queste
attenzioni, oltre alle preliminari "visite mediche",
gratificano tutti i quattrocento corrispondenti stranieri
che lavorano in Cina. Al mattino, chi fa jogging, non è più
seguito da un corteo di ansimanti agenti con la macchina
fotografica scarica.
Per i
giornalisti cinesi le cure sono più attente. Un Paese con un
miliardo e trecento milioni di abitanti, guidato da un
potere che non viene eletto dal popolo, non può permettersi
di precipitare nel caos dell´informazione indipendente. I
cronisti, prima di mettere piede in un giornale, o in una
televisione, conoscono lo stretto confine di Stato tra
lecito e illecito. Per cancellare me, ammesso che una simile
frivolezza interessi a qualcuno, basta interrompere la
corrente elettrica. Loro perdono il posto di lavoro e
iniziano il pellegrinaggio in tribunale, anticamera della
cella. È sufficiente la prospettiva.
La
Cina mi censura? No. Posso accedere senza restrizioni a
fatti, persone e informazioni che ritengo di interesse
pubblico? No. Le autorità di Pechino censurano i mezzi di
comunicazione cinesi? Sì. Pensano che il web sia il nemico
più pericoloso del regime comunista? Sì.
Queste
quattro risposte, per il partito plasmato da Mao e per molte
democrazie occidentali, sono ragionevoli. Non risolvono però
il dubbio che insegue chi cerca di raccontare il viaggio
della Cina contemporanea. Siamo vittime di uno Stato di
polizia, fondato su censura e propaganda, o siamo
perseguitati dai problemi tecnici che minano una Rete
frequentata ogni giorno da quattrocento milioni di
internauti? Siamo nel mirino delle autorità, o in quello di
una massa di hacker nazionalisti sfuggiti di mano al potere
che li ha creati?
Il
problema è che in Cina l´inverno della stampa si è fatto
così rigido che il muro dell´indicibile non distingue più i
mattoni che lo cementano. La metamorfosi è compiuta. Censura
e propaganda, ormai invisibili e non rintracciabili, si
confondono: da fisiche sono mutate in elettroniche, da
ideologiche in economiche. Potere socialista e business
capitalista si intrecciano, politica e finanza sono braccia
dello stesso corpo.
Siamo
già oltre la libertà di internet. Il punto è essere
autorizzati a riferire i fatti che accadono, senza
infrangere la legge, e avere le prove che essi si siano
realmente verificati. All´origine della sapiente confusione
asiatica, organizzata affinché vero e falso possano
coincidere, c´è il vecchio pregiudizio. I cinesi pensano che
i giornalisti stranieri siano spie di potenze nemiche.
Noi
restiamo convinti di non poter mai credere in loro. Una
doppia paranoia, alimentata dalla paura, si confronta. Dopo
la strage di Tiananmen nel 1989, la repressione dei monaci
tibetani nel 2008 e i disordini nello Xinjiang domati l´anno
scorso con il sangue, la reciproca autocensura web è la
gloriosa vittoria dei tecnocrati al comando.
La
costruzione è grandiosa. Fino a ieri Pechino controllava
persone e informazioni attraverso il "Dipartimento centrale
di propaganda del Partito comunista". L´apparato, nonostante
i casi-simbolo di giornalisti e dissidenti arrestati, era un
colabrodo. Con la bomba atomica di internet, seguita dai
missili di social network e motori di ricerca, la Cina si à
vista costretta a erigere la nuova "Grande Muraglia di
Fuoco" contro l´invasione delle idee dall´Occidente e
l´evasione dei cervelli dall´Oriente.
L´ufficio della propaganda è stato superato dal Gapp, la "General
Administration of Press and Publication", a cui è affidata
la gestione e supervisione dei media. Quattordici ministeri
si contendono l´obbedienza di oltre due milioni di
funzionari che battono il cyberspazio per «armonizzare le
informazioni» e «guidare l´orientamento dell´opinione
pubblica».
Sono
tecnici e ingegneri elettronici raffinati, quasi sempre
formati nei laboratori di Stati Uniti e Gran Bretagna. A
loro volta si appoggiano a schiere di "volontari" che in
ogni villaggio, in ogni fabbrica e in ogni condominio,
esercitano l´hackeraggio free-lance su commissione del
partito. I dati di 400 milioni di internauti e 193 milioni
di blog confluiscono nei tre centri di calcolo di Pechino,
Shanghai e Guangzhou. Gli amministratori web intercettano e
confrontano ogni parola e ogni immagine con una lista, in
continua evoluzione, di termini-chiave e indirizzi proibiti.
Ciò che la Cina considera «contro gli interessi nazionali»,
sparisce per mano del calcolatore.
Autodifesa, non bavaglio. Ovviamente non basta. Sei milioni
di cinesi poco patriottici hanno appreso le manovre per
aggirare la «diga verde», ricorrendo a reti private virtuali
e server proxy.
La
censura automatica del finto internet cinese, negli ultimi
mesi, è stata così completata dai commentatori online di
partito. Milioni di opinionisti, assoldati dai funzionari
locali, combattono la guerra della manipolazione. Non si
limitano a inviare alle redazioni la "linea ufficiale" sui
fatti, gli eventi da enfatizzare e quelli da tacere.
Assumono false identità e ogni giorno scrivono migliaia di
commenti contro la minima critica sfuggita al setaccio dei
computer.
Secondo il ministero della tecnologia informatica, prima che
la reazione popolare possa sfuggire al controllo, c´è oggi
una finestra di due ore per bloccare un´informazione non
filtrata e inondare il web di giudizi che la demoliscono. Un
test sulla "tempesta di positività" ha stabilito che se il
team della propaganda cinese funziona, possono bastare venti
minuti per convincere che un fatto non sia accaduto, o che
la denuncia di uno scandalo sia frutto di «intromissioni di
potenze concorrenti decise ad arginare lo sviluppo della
Cina».
Contro
la realtà virtuale, Pechino schiera la falsificazione
virtuale. Impedisce ai giornalisti di raggiungere eventi e
persone reali. Semplifica le nostre giornate con decine di
conferenze stampa "obbligatorie", dove le domande non sono
previste, e regala tempo libero con la nuova offensiva delle
news in inglese.
Tivù,
agenzie e giornali del partito-Stato offrono ormai
abbondante cibo precotto allo stomaco vorace degli
impoveriti media stranieri. Possiamo raccontare la Cina
senza conoscerla e magari senza metterci piede, senza la
barriera della lingua, a basso costo e senza noie. Ma
soprattutto la Cina si appresta a occupare l´attenzione
mediatica globale con la sua visione in inglese sulle
vicende internazionali. L´autoprodotta glorificazione
nazionale di Cctv e della neonata Cnc contende ormai il
campo alla Cnn.
Dobbiamo riconoscere che non sono le mail deviate a
indirizzi sconosciuti, o l´improvvisa ribellione di Google
alla censura che aveva accettato, a indicare l´escalation
del controllo cinese sulla vita di chi abita dentro e fuori
questo continente. Il gradimento della democrazia è crollato
con gli indici delle sue Borse. Pechino non ha più alcun
timore che il suo esplosivo ceto medio, ostaggio dei mutui,
possa ridiscutere la stabilità dell´opzione autoritaria.
Il
problema è che l´abbraccio tra Partito comunista e imprese
privatizzate, fondato sulla corruzione, si è consumato e si
estende ormai a governi e multinazionali stranieri, profeti
del furto perfezionato in sistema dell´equilibrio
planetario. Grazie a internet, regalato ora al monopolio di
Baidu, la censura cinese scopre semmai le comodità
dell´elettronica. Nascondere le realtà, o modificarla, non
serve più, quando basta una mail automatizzata per togliere
le notizie dai giornali, stranieri compresi.
Sono
felice di non possedere la chiave della mia casa di Pechino.
Sono nelle mani sicure di vecchi militari che suonano il
flauto. Quando esco si accendono di entusiasmo e chiedono al
tassista se per caso mi stia per portare all´aeroporto
internazionale. È il tempo che sempre aspettano, quello
«senza problemi». Non hanno ancora capito cosa è vietato e
cosa no. Mi negano una sola informazione, l´unica che in
Cina tenderei a ritenere verosimile: la temperatura
dell´aria.
Presenta il prefisso "wendu": troppo simile al cognome del
premier Wen Jiabao. 11-05-2010]
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STRAUSS-KHAN, YUAN E' MOLTO SOTTOVALUTATO....
(ANSA) - Lo yuan è attualmente "molto
sottovalutato": lo ha detto il direttore del Fondo
monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, parlando al
Parlamento europeo. "E' inevitabile - ha detto
Strauss-Khan - che in certi Paesi si deve rivalutare il tasso
di cambio" per combattere gli attuali squilibri
dell'economia mondiale.
Quello
dei tassi di cambio, ha spiegato il direttore del Fmi, é un
dibattito "che la Cina conosce bene". E il giudizio
del Fmi è sempre lo stesso, cioé che "lo yuan è molto
sottovalutato". Per Strauss-Khan, "nella logica di
riequilibrare l'economia mondiale lo yuan deve
apprezzarsi". "Questo - ha concluso - comporterà
una crescita della Cina trainata più dalla crescita interna e
dai consumi e meno dalle esportazioni e dai prodotti a buon
mercato".
25.03.10 |
MORTACCI
YUAN! – IL PREMIER WEN JIABAO NON SI FIDA PIU’ DI OBAMA E
MINACCIA: “TERREMO IL CAMBIO STABILE E LA RIVALUTAZIONE SUL
DOLLARO RESTERA’ UNA CHIMERA" - PECHINO, CHE HA IN MANO
LA CORDA DELL'IMPICCATO COME PRIMO CREDITORE DEL GIGANTESCO
DEBITO PUBBLICO USA, NON E’ CONTENTA DI COME GLI STATES
STANNO GESTENDO IL CAOS FINANZIARIO: CHI REGOLA WALL
STREET?...
Francesco
Sisci per
"la
Stampa"
Il
momento è stato quello cruciale dell'anno, la conferenza
stampa del premier cinese Wen Jiabao davanti ai corrispondenti
stranieri al termine della sessione annuale del partito, che
è durata dieci giorni. La Cina ha ribadito che sulla spinosa
questione della rivalutazione dello yuan resta ferma sulla sua
posizione: Pechino che manterrà il cambio stabile. È uno
schiaffo a quanti negli Stati Uniti chiedono pressantemente la
rivalutazione dello yuan sul dollaro.
In
effetti, la questione dello yuan per la Cina è estremamente
delicata. Ci sono due ordini di problemi, uno di interesse
economico nazionale cinese e uno di carattere generale sulla
gestione della crisi da parte dell'America: che non soddisfa i
cinesi.
Per
quanto riguarda l'interesse cinese, Pechino ha già ventilato
la possibilità di rivalutare lo yuan di circa il 10 per
cento. Secondo alcune stime la Cina ha riserve per un valore
complessivo di circa tremila miliardi di dollari, quindi una
rivalutazione dello yuan significa una perdita teorica secca
del valore di quelle riserve per trecento miliardi di dollari.
Una
rivalutazione del 40% - è quanto chiedono alcuni economisti
americani - avrebbe un valore di 1.200 miliardi. Di fronte a
queste cifre il governo cinese è certamente molto preoccupato
e non è neppure così difficile capirne le ragioni: nessuno
accetta a cuor leggero che i suoi risparmi perdano di valore,
tanto meno se succede in conseguenza di una sua decisione.
Inoltre,
una rivalutazione dello yuan colpirebbe le esportazioni, li
grande motore dell'economia cinese - che non può contare su
impennate dei consumi interni - e quindi avrebbe un effetto
diretto sulla occupazione delle aziende esportatrici. Calcoli
del governo sostengono che 1% di rivalutazione può
corrispondere a un 1% di riduzione delle esportazioni e quindi
a un diminuzione esponenziale dei posti di lavoro.
CHI
REGOLA WALL STREET?
In
aggiunta a questo, ci sono preoccupazioni di carattere
generale. L'America è da oltre un anno che promette nuovi
regolamenti per il controllo delle attività di Wall Street e
delle banche, che hanno creato la crisi finanziaria ed
economica in corso. Questi nuovi regolamenti però ancora non
ci sono né - è chiaro - si profilano all'orizzonte. Perfino
l'Europa a questo punto è scettica sulla reale volontà degli
Stati Uniti di riformare la finanza: e pensa di provvedere a
darsi regole sue in contrasto aperto con Wall Street ma anche
con la City di Londra.
Né
si vedono nuovi parametri di un rinnovato ordine economico
globale, che sarebbe dovuto nascere dalle ceneri di questa
crisi. La Cina, che pure contribuisce in maniera crescente
allo sviluppo globale, ha una rappresentanza ancora minima
nelle organizzazioni economiche globalizzate come il Fondo
monetario internazionale (Imf) o la Banca mondiale: a buon
diritto chiede più spazio.
Perché
la Cina, sottorappresentata globalmente, dovrebbe fidarsi
degli Stati Uniti e procedere all'agognata rivalutazione della
sua moneta, quando Washington - che agli occhi cinesi è
all'origine dei problemi attuali - non ha ancora messo ordine
nelle sue questioni interne? Si chiedono a Pechino. Infine, la
ricetta della rivalutazione stessa è dubbia. Negli anni '80
gli Usa pressarono il Giappone per una rivalutazione, cosa che
contribuì alla stagnazione economica del Paese. Vista
quell'esperienza, il paese della Grande Muraglia preferisce
evitarla.
L'EFFETTO-GIAPPONE
Lo
stesso potrebbe accadere ora in Cina. Oggi in più, in uno
stato di perdurante crisi, una forte rivalutazione dello yuan
potrebbe avere effetti destabilizzanti, esiti imprevedibili
per la Cina e per tutto il mondo. Una conseguenza immediata
possibile sarebbe l'arrivo di nuovi capitali dall'estero in
Cina che spingerebbero a ulteriori rivalutazioni,
aumenterebbero pressioni inflative, e potrebbero spingere a
successive fughe di capitali, cosa che farebbe precipitare
l'economia cinese. Gli scossoni non fanno mai bene ai sistemi
economici, neppure un aumento improvviso del flusso di denaro.
Tale
conseguenza sarebbe un disastro per la Cina, ma anche per il
resto del mondo che potrebbe avvitarsi nella depressione,
visto che nel 2009 il Paese ha contribuito da solo per circa
il 50% dello sviluppo mondiale.
Il
dubbio a Pechino è però anche più malizioso. C'è chi è
convinto che qualcuno a Washington si sia messo in mente di
esportare in Cina la crisi americana, o almeno parte delle sue
conseguenze e magari - su un piano più squisitamente politico
- anche di fare della Cina lo spauracchio da agitare per
l'opinione pubblica interna americana e chiedere dazi
protezionistici (in realtà il dibattito sui dazi è già
ampiamente aperto, diversi politici ed esperti americani li
chiedono a gran voce da mesi). In questo caso la Cina potrebbe
rispondere per le rime, scatenando una campagna interna che
risponda ai dazi americani con altri dazi.
L'ACCORDO
SI ALLONTANA
Lo
scenario che si presenterebbe sarebbe di una guerra
commerciale tra giganti che contribuirebbe ad affondare tutti
in una depressione ben più acuta di quella in corso. Per
questo, le teste più fredde da entrambi i lati del Pacifico
chiedono calma, collaborazione e comprensione dei problemi
altrui per studiare soluzioni che permettano all'occidente di
uscire dai guai senza trascinarvi la Cina. Ma è soprattutto
la comprensione che sembra mancare in queste settimane: quando
la sfiducia reciproca non diminuisce, e anzi per certi versi
aumenta addirittura, gli spazi per il compromesso possono
diventare sempre più risicati.
[15-03-2010]
|
obama ama il lama - Il governo cinese
ha consegnato una "solenne protesta formale"
all'ambasciatore americano a Pechino per l'incontro tra Obama
e il Dalai Lama - Lo afferma l'agenzia ufficiale Nuova Cina -
Pechino ritiene il leader tibetano in esilio un secessionista
affermando di non credere alle sue ripetute dichiarazioni
secondo le quali chiede per il Tibet una "vera"
autonomia all'interno della Cina...
Il giornale.it
Storico incontro alla Casa Bianca tra Barack Obama e il Dalai
Lama che il presidente americano, sfidando l'ira della Cina,
ha voluto ricevere a Washington. Unica concessione formale a
Pechino, l'incontro non si svolge nello Studio Ovale, dove il
presidente incontra abitualmente i capi di Stato, ma nella
sala delle Mappe. Lo ha reso noto
la Casa Bianca. Pace
, armonia e valori umani, ma niente politica.
Il Dalai Lama, a conclusione del suo incontro con Barack Obama ha
riferito ai giornalisti i contenuti dell'atteso colloquio con
il presidente statunitense. Il presidente Barack Obama ha
espresso il suo "forte sostegno", nell'incontro oggi
col Dalai Lama, "per la protezione dei diritti umani dei
tibetani in Cina". Il presidente Barack Obama, nel suo
colloquio oggi col Dalai Lama, ha detto di avere incoraggiato
la Cina e gli esponenti tibetani "ad impegnarsi in
dialogo diretto per risolvere le differenze" esistenti
tra le due parti.
Protesta cinese
Il governo cinese ha consegnato una "solenne protesta
formale" all'ambasciatore americano a Pechino per
l'incontro tra Obama e il Dalai Lama. Lo afferma l'agenzia
ufficiale Nuova Cina. Pechino ritiene il leader tibetano in
esilio un secessionista affermando di non credere alle sue
ripetute dichiarazioni secondo le quali chiede per il Tibet
una "vera" autonomia all'interno della Cina. Obama
ha ricevuto il leader tibetano ieri alla Casa Bianca.
L'ambasciatore Jon Huntsman è stato convocato al ministero
degli esteri per ricevere personalmente la protesta della
Cina, aggiunge l'agenzia.
[19-02-2010]
|
LA CINA
ORDINA
: Barack
Obama deve annullare "immediatamente" il programmato
incontro alla Casa Bianca con il Dalai Lama - DIETRO IL
VECCHIETTO DEL TIBET, DI CUI NON FREGA UN CAZZO A NESSUNO,
BOLLE il tasso di cambio dello Yuan, PUNTO DI SNODO DEL
DOMINIO ECONOMICO DI PECHINO...
Repubblica.it
Le parole del governo di Pechino non hanno sfumature, sono
dirette: Barack Obama deve annullare
"immediatamente" il programmato incontro alla Casa
Bianca con il Dalai Lama, il leader spirituale dei tibetani.
Lo ha reso noto l'agenzia ufficiale Nuova Cina citando il
portavoce del ministero degli esteri Ma Zhaoxu, in quello che
si preannuncia come un braccio di ferro diplomatico dalle
ricadute imprevedibili.
La dura
presa di posizione fa seguito all'annuncio, ieri, della Casa
Bianca,
secondo il
quale Obama incontrerà il Dalai Lama a Washington il 18
febbraio prossimo nonostante i precedenti ammonimenti venuti
da Pechino. Robert Gibbs, il portavoce del presidente, aveva
precisato che l'incontro avverrà non nello Studio Ovale ma
nella cosiddetta Sala delle Mappe, un luogo meno ufficiale e
simbolico. Obama aveva già fatto sapere la settimana scorsa
di voler ricevere il leader tibetano in esilio suscitando una
prima reazione negativa da parte cinese.
Pechino
aveva infatti ammonito che un tale incontro potrebbe
danneggiare gravemente i rapporti tra i due paesi.
L'amministrazione Obama ha sempre sottolineato che il
presidente vedrà il Dalai Lama nel suo ruolo di leader
spirituale e che Washington non mette in discussione che il
Tibet faccia parte del territorio cinese.
L'ormai
imminente colloquio sembra proprio destinato a acuire gli
attriti esistenti tra Washington e Pechino su diverse
questioni: la vendita di armi Usa a Taiwan, il rispetto dei
diritti umani in Cina, il tasso di cambio dello Yuan, la
censura di Internet. Senza contare che gli Stati Uniti,
inoltre, stanno attualmente cercando di convincere la Cina ad
appoggiare nuove sanzioni contro l'Iran per il suo controverso
programma nucleare.
Robert Gibbs ieri ha detto che i rapporti tra i due paesi sono
"maturi abbastanza" per lavorare insieme sui
problemi di reciproco interesse accettando nello stesso tempo
il fatto
che non si può essere d'accordo su tutto. In questo clima
teso si era anche registrato uno sviluppo positivo: la Cina ha
infatti autorizzato la portaerei nucleare statunitense Nimitz
a visitare la prossima settimana il porto di Hong Kong.
[12-02-2010]
|
|
LA GRANDE MURAGLIA SUI
DERIVATI CINESI...
G.
Ve. per "
Il Sole 24 Ore
" - L'apertura al mercato dei futures c'è.
Ma i regolatori cinesi, che stanno studiando le norme per
aprire la prima piattaforma del genere nella Repubblica
Popolare, sono cauti. Non solo hanno imposto ai futuri
operatori un training di almeno dieci giorni con una sorta di
simulazione del mercato, ma hanno fissato anche una soglia
economica di accesso.
Una cifra, risibile per altri mercati, elevata per il settore
retail cinese: le Autorità autorizzeranno infatti
l'operatività solo a chi possiede un conto di almeno 500 mila
yuan, poco più di 70 mila dollari, un requisito a cui
risponde solo
il 3
% degli investitori singoli della Repubblica Popolare. Dopo
una lunga attesa il via ufficiale al mercato dei futures di
Shanghai dovrebbe avvenire ad aprile. Da quel momento si vedrà
se le nuove regole riusciranno davvero ad assicurare come
promesso operazioni stabili, salutari e sicure.
12.02.10 |
LA CINA
SORPASSA LA UE È IL PRIMO PARTNER DI TEHERAN...
Da "la Repubblica" - La Cina diventa il principale partner
commerciale dell'Iran e supera l'Unione Europea con un volume complessivo
di traffici pari a 36,5 miliardi dollari. E' quanto riferisce il Financial
Times secondo cui la crescita degli accordi sarebbe la diretta conseguenza
della «riluttanza» della Cina ad appoggiare le sanzioni economiche
contro Teheran. Pechino, sostiene inoltre il quotidiano economico, dipende
dall'Iran per l'11% del suo fabbisogno energetico.10.02.02
|
|
GOOGLE TORNA IN CINA IN AUTOBUS...
G. Ve per "Il Sole 24 Ore" - I disappori fra
Google e la Cina sembrano essere storia passata. Il motore di
ricerca che aveva minacciato di abbandonare il paese è pronto
a ritornare sui propri passi. In autobus. La casa di Mountain
View infatti ha deciso insieme a Disney di comprare il più
grande gruppo cinese di contenuti audiovisivi e di pubblicità
per mezzi pubblici. Con questa operazione il consorzio di
investitori americani si porterà a casa tra il 30 e il 40% di
Bus Online per oltre 100 milioni di dollari. Insomma
nonostante le polemiche e le censure, l'hi-tech a stelle e
strisce continua a trovare interessante il mercato della
Repubblica Popolare.
Per Disney, che ha già allo studio un parco
di divertimenti a Shanghai, si tratta di una strategia di
lungo corso. Con un asso nella manica molto collaudato:
Topolino. Strano a dirsi, ma è ancora lui il prodotto di
punta della corporation per crescere sui nuovi mercati, Cina
in testa. Con la speranza che Mickey Mouse, a 81 anni dalla
prima apparizione, si confermi una straordinaria macchina da
utili.
10.02.10 |
DOPO
GOOGLE E YAHOO, ANCHE LA APPLE DEL LIBERAL JOBS CEDE ALLA
CENSURA CINESE - SE SI DIGITA SU UN I-PHONE IL PROGRAMMA
'DALAI LAMA", IN CINA IL RISULTATO È NULLA - DAL
MAO-COMUNISMO DI IERI AL "MIO-AFFARISMO" DI OGGI, LA
DITTATURA NON CAMBIA - L’IMPERO DI PECHINO, PRIMO CREDITORE
DEGLI STATI UNITI, QUINDI PADRONE DI OBAMA E DEL MONDO, OGGI
PUÒ PERMETTERSI IL CAZZO CHE VUOLE, LE OLIMPIADI COME
SBATTERE IN GALERA (PER UNDICI ANNI!) IL DISSIDENTE LIU XIAOBO
PER INCITAMENTO ALLA SOVVERSIONE -
Corriere.it
Dopo
Google e Yahoo!, anche la Apple cede alla censura cinese. La
società di Cuppertino, attraverso la China Unicom che
distribuisce nel Paese asiatico i modelli I-Phone del gruppo,
ha di fatto bloccato l'acceso a cinque programmi software
relativi al leader spirituale tibetano Dalai Lama e alla
leader degli uiguri Rebiya Kadeer.
Se
quindi si cerca attraverso un I-Phone il programma sul 'Dalai
Lama", in Cina il risultato è nulla, al contrario invece
di quello che invece succede allo stesso apparecchio in
un'altra parte del mondo.
REAZIONI
- La scoperta della censura ha fatto andare su tutte le furie
Reporter senza Frontiere, Rsf, che ha chiesto spiegazioni al
colosso dell'informatica Usa: «Gli abbonati dell'I-Phone in
Cina - si legge in una nota - hanno il diritto di sapere a che
cosa non hanno accesso libero. Il gruppo americano si unisce
ai al club delle imprese che applicano la censura nel Paese:
una grande delusione da parte di un gruppo che ha basato la
sua campagna pubblicitaria sul 'pensa diverso' e che si
ritiene creativa». Il portavoce di Apple, Trudy Muller, ha
risposto in una e-mail alla mancata vendita delle 'application'
proibite: «Ci atteniamo alle leggi locali - ha affermato - e
non tutte le application sono possibili in tutti i paesi».
[01-01-2010]
|
RUPERT L’ACROBATA HA FATTO DI TUTTO PER ENTRARE NEL MERCATO CINESE
ED INGRAZIARSI I COMUNISTI DI PECHINO! - HA COMPRATO IL LIBRO DEL FIGLIO
DI DENG AD UN PREZZO ECCESSIVO - HA TOLTO I NOTIZIARI BBC CONTRARI A MAO
– HA CENSURATO LA BIOGRAFIA DEL GOVERNATORE DI HONG KONG…
Francesco Specchia per "Libero"
"Voglio solo vivere in eterno...". Sembrerebbe Silvio
Berlusconi, ma è Rupert Murdoch. La frase - più una dichiarazione
programmatica che un augurio - il vecchio Rupert se la lasciò scappare
nel febbraio 2007 evocando un po' Ponce de Leon, il mitico esploratore
settecentesco della Fontana dell'eterna giovinezza; e un po' la madre
Elisabeth gran dame dell'alta borghesia australiana che a novant'anni
suonati era ancora un caterpillar inarrestabile. Mentre baccaglia a
Washington col democratico Obama (apparendo un feroce conservatore) e a
Roma col conservatore Berlusconi (sembrando un vivace democratico), il
tycoon australiano si trova ora in libreria, in un'interessante
biografia.
COME STEVE JOBS
Citando, solo nel titolo, la bio di Steve Jobs, "Nella mente di
Rupert Murdoch" (Etas) di Paul R. La Monica, giornalista economico
di CNNmoney.com., non è certamente il ritratto al curaro dello stesso
tycoon dipinto dell'editorialista di Vanity Fair, Michael Wolff,
"L'uomo che possiede le notizie", roba inedita in Italia.
Però è interessante codesto pamphlet. Sia perché viene pubblicato
proprio nel momento della massima offensiva Sky contro Rai (con lo
sbarco nel digitale grazie alla chiavetta-decoder); sia perché si snoda
tra due concetti: l'accumulo quasi falstaffiano di risorse, e la
fissazione di Rupert per il web, vezzo accesogli dai figli e dalla
misteriosa moglie sinoamericana Wendy.
E questo nonostante non sappia nemmeno accendere il pc e dichiari: «Sono
un immigrato nel mondo digitale. Non sono stato svezzato sul web né
scaldato da un computer... ma le mie figlie più giovani non
conosceranno mai un mondo senza accessi Internet e banda larga ovunque».
Il libro racconta lo stile e i metodi dell'editore nell'imporre la sua
linea. Per dire.
Andrew Neil, ex redattore del Sun attuale
presidente dello Spectator, alla commissione per la comunicazione della
camera dei Lord racconta che il Sun (giornale decisivo nelle campagne
elettorali inglesi) «non ha mai preso posizione su una consultazione
elettorale senza avere il pieno supporto, o per meglio dire, ha sempre
preso posizione in base all'influenza di Murdoch».
E lo scendere a patti col potere è una caratteristica di Rupert
"editore democratico", indipendentemente dalla natura dei suoi
interessi. Per esempio, per cercare di entrare nel mercato tv cinese,
Murdoch fu un acrobata: nel '95 la sua casa editrice HarpersCollins
pubblicò la biografia di Deng Rong sul padre Deng Xiao Ping e sui
terribili anni della Rivoluzione culturale. HC pagò un milione di
dollari a Deng Rong, prezzo che i detrattori di Murdoch giudicarono
eccessivo, ma Deng era ancora al potere.
Nello stesso periodo rimosse i notiziari Bbc dal canale Star perché
avevano trasmesso un programma su Mao che il governo cinese non aveva
apprezzato. E soprattutto, sempre HarperCollins, nel 1998 censurò la
biografia di Chris Patten, ultimo governatore di Hong Kong, roba
sgradita a Pechino che fu poi pubblicata da altri editori anglosassoni.
Eppoi c'è il rapporto di Rupert con Ted Turner, fondatore della Cnn
(di cui, curiosamente proprio Etas pubblica ora l'autobiografia scritta
con Bill Burke): si sono combattuti, insultati e reciprocamente
massacrati da sempre. Con John Malone che voleva scalare dall'interno
NewsCorp ebbe uno scontro durissimo; e per comprare Dow Jones, editore
del Wall Street Journal a cui aspirava da trent'anni, ha usato con gli
azionisti della società, i Bancroft, tutte le lusinghe possibili (in
questo ricorda molto il rapporto Berlusconi-Formenton, dicono i maligni)
sfruttando ogni varco che le divisioni nella famiglia sotto attacco gli
lasciavano a disposizione.
Per non dire dell'acquisto di MySpace, portale di social network da
300 milioni d'utenti: «Mi ridevano tutti dietro quando l'ho comprata,
oggi vale 20 volte di più». O della creazione di fenomeni di massa
come I Simpson (mai gli saremo abbastanza grati), la serie Beverly Hills
90210 e il concorso musicale America Idol, "un vero uragano di
ascolti dal 2002: impossibile da battere in prima serata e per questo
chiamato amichevolmente dagli avversari La morte nera". Per non
dire della lunga lista di errori deontologici e abusi di potere delle
sue testate usate "per corrompere, minacciare, vendicarsi".
IL COTÈ ITALIANO
Ma nella sua storia abbonda pure di lati romantici: gli studi col busto
di Lenin in camera; l'apprendistato al Melbourne Herald nel '49, la
nascita del futuro impero dall'Inghilterra dove nel'69 acquistò News of
the World; la compulsione per le acquisizioni, a partire dagli studi
della 20th Century Fox, fino ai tabloid e ai quotidiani economici.
Rupert, qui, appare ora sfidante perpetuo "dell'ortodossia dei
media", ora businessman senza scrupoli, ora Carlo V
dell'informazione mondiale sul cui impero mai tramonta il sole. Manca,
ad onor del vero, il coté italiano, dalla fusione Stream/Telepiù, al
rapporto (strano) con Tronchetti Provera, alla guerra dell'Iva. Ma forse
ha ragione lui: nel bene o nel male, la fragranza che emana è quella
dell'eternità...
[22-10-2009]
|
RIBALTONE ALLA CINESE - “SIAMO CAPITALISTI, MENTRE VOI EUROPEI I
NUOVI COMUNISTI” – “NESSUN IMPRENDITORE QUI PRIVATIZZEREBBE GLI
UTILI PUBBLICIZZANDO LE PERDITE” – “NON SIAMO ESIBIZIONISTI, FAI GLI
AFFARI E STA ZITTO” - “GUAI A PRENDERTI LA PECORA E BUTTARE VIA LA
LANA”…
Paolo Madron per "il
Sole 24 Ore"
Zhong Changfu ci aspetta al bar del «Jean Georges», lussuoso
ristorante francese alla moda. Oltre le finestre si gode lo spettacolo
serale dei grattacieli illuminati di Pudong, il quartiere ultramoderno
che sta sull'altra sponda del fiume Huangpu. È la cornice giusta per
parlare di ricchezza. Zhong, 45 anni, a fianco la moglie che mentre
parla lo guarda compiaciuta, possiede quattro fabbriche di componenti
per computer che lavorano quasi esclusivamente per brand americani.
Master ad Harvard, qui a Shanghai anima anche il club degli ex
allievi che ogni tanto si ritrovano a rammentare com'erano, ma
soprattutto a parlare di come saranno. Avevamo incontrato Zhong la sera
prima con altri imprenditori cinesi dove, complice la fresca
pubblicazione della Hurun List, imitazione asiatica dell'esclusiva
classifica "by Forbes", quello della ricchezza è un tema che
appassiona gli uomini d'affari e li rende - quest'anno più che mai -
orgogliosi dei risultati raggiunti. A dispetto della crisi planetaria, i
miliardari in dollari sono infatti aumentati da 101 a 130.
Molti sono neofiti, altri habitué. Il magro profilo dei mercati non
riduce i patrimoni ma ne esalta la mobilità: per ogni capitalista che
piange ce n'è uno che ride. Il vincitore del 2009 è un esempio: Wang
Chuanfu, 43enne proprietario di un impero che spazia dalle auto
elettriche alle batterie ricaricabili, l'anno scorso era centoduesimo.
Lo seguono due donne: Zhang Yin, regina della carta riciclata, e Yang
Huiyan, che guida un gruppo immobiliare.
Il salto di Wang Chuanfu, che vale oltre 5 miliardi di dollari, è
merito della sua bravura e di Warren Buffett, il finanziere del Nebraska
che, comprando azioni della Byd (Build your dreams) Company, ne ha fatto
lievitare di cinque volte la capitalizzazione. La loro determinazione
non ha eguali, come la spregiudicatezza e la serietà con cui perseguono
le ambizioni.
Il risultato è che davanti all'interlocutore cui avevo chiesto di
spiegare lo strano rapporto tra ideologia e ricchezza - la Cina si
proclama ancora un paese comunista - la sensazione è di un imbarazzante
scavalcamento a destra. Zhong Changfu trasforma il tema in un postulato:
«L'ideologia è nominale, la ricchezza è reale». Ma una volta non
eravate comunisti? «Il termine comunismo è rimasto solo nel logo del
partito, come l'effige di Mao sulle banconote».
operai
cinesi
Il logo? Quando parlano, i cinesi come lui usciti dalle business
school del continente sembrano dei pubblicitari che vendono agli
occidentali l'immagine della loro impareggiabile crescita. «I veri
capitalisti siamo noi - spiega con l'aria di chi vuole sbarazzarsi di un
luogo comune - non voi che state lì a baloccarvi col mito
dell'uguaglianza e dello stato che vi fa da balia. Qui lo stato sostiene
solo chi merita, ma guai a prenderti la pecora e buttare via la lana».
cina
- operai licenziati
La metafora significa che lo stato centrale
(non le diramazioni periferiche dove regnano collusione e malaffare) va
trattato con materna gratitudine. «Nessun imprenditore si sognerebbe,
come da voi, di privatizzare gli utili e pubblicizzare le perdite, o
peggio di arricchirsi a suo discapito». Altrimenti si finisce come quel
fornitore dell'Expo che per 80mila dollari di tubi in acciaio di cattiva
qualità si è beccato due anni di carcere.
Alla fine l'affermazione di Zhong è un perfetto rovesciamento della
prospettiva storica: «I veri comunisti siete voi occidentali, cittadini
di paesi dove i governi danno soldi alle aziende che a loro volta vi
finanziano per comprare le loro merci. Questo vi porterà presto a dover
fare i conti con un indebitamento insostenibile ».
La sicumera del nostro interlocutore forse si giustifica col fatto
che in Cina si è passati con stupefacente rapidità dal comunismo (che
nominale lo è soltanto da poco) al capitalismo - ora nella sua fase di
frenetica efficiente accumulazione - senza un sano bagno di
socialdemocrazia, sarebbe bastato anche nella versione tremontiana stile
economia sociale di mercato.
Per inciso, quando Tremonti verrà qui il mese prossimo a parlare di
globalizzazione e spiegare alla scuola del Partito comunista fondamenta
e presupposti della sua teoria, nella platea di mercatisti duri e puri
si leverà qualche dissenso.
Sarà perché in molti casi lo stato ha agito con loro da buona madre
che i cinesi multimiliardari si concedono tutto tranne la pubblica
ostentazione. La sobrietàè un imperativo categorico, che saggiamente
praticato non impedisce di togliersi ogni sfizio
"occidentale". Se prendete i primi dieci della Hurum List non
ce n'è uno che si lasci facilmente intervistare, che frema di far
vedere al mondo quanto è stato bravo. Orgogliosi sì, esibizionisti
proprio no.
«Do business and keep silent, fai gli affari e sta zitto», è il
credo che professano. E non è più neanche vero che fanno i soldi
copiando. Il discorso non vale solo per i loro prodotti ma anche per la
teoria economica. «Essendo i principali detentori del debito americano,
conosciamo l'economia di quel paese meglio dei professori di Harvard»,
là dove la scorsa settimana Li Yanchao, il capo organizzativo del
Partito comunista, è andato a spiegare perché i cinesi sono usciti
dalla crisi prima e meglio di altri.
E forse, senza dirlo, a far capire loro come dovrebbero muoversi.
Magari qualcuno potrebbe osservare, visto che quasi il 25% dei ricchi
censiti nella Harum List sono costruttori, che è facile recitare da
primo della classe quando il mattone tira ancora a ritmi forsennati. Ma
Zhong non la pensa così. «È tutto frutto di una dura preparazione,
qui si studia anche trent'anni per arrivare a guidare un dipartimento di
ministero» chiosa.
E conclude: «Non c'è dubbio, negli interventi di sostegno siamo
stati i più bravi». Poi, siccome siamo arrivati alla fine della cena,
chiede il conto. E paga senza alcun trasalimento una cifra che
corrisponde a circa quattro mesi di paga di un locale operaio. Il
trasalimento è tutto mio, ai suoi occhi un patetico comunista che
ancora per poco si culla negli agi di un dignitoso welfare.
[20-10-2009]
|
VENT’ANNI DOPO IL MASSACRO LO SCRITTORE CINESE JIAN MOSTRA LE
IMMAGINI AGGHIACCIANTI DEL MASSACRO DEGLI STUDENTI CHE NEL 1989
PROTESTAVANO A PECHINO - ANCORA OGGI NESSUNO SA IL NUMERO UFFICIALE DELLE
VITTIME: DUECENTO SECONDO IL GOVERNO CINESE, DALLE SETTEMILA ALLE
DODICIMILA, COMPRESI QUELLI IN SEGUITO GIUSTIZIATI, SECONDO ALTRE FONTI,
DUEMILASEICENTO SECONDO LA CROCE ROSSA
Francesca Ortalli per "L'Unità"
Tian
an Men 1989
Ma Jian apre il suo computer. È seduto a tavola e sta ancora facendo
colazione in albergo, sono le dieci del mattino. «Ecco - dice- questo
è quello che è successo a Tian An Men». L'impatto è fortissimo,
sullo schermo scorrono immagini agghiaccianti. Bisogna staccare lo
sguardo, prendere fiato e poi riavvicinarsi poco per volta, mentre lui
racconta la lunga sequenza di morte.
i
corpi di tre dei manifestanti. I mezzi dell’esercito passarono sopra i
cadaveri - Tian An Men 1989
«Questa l'ho scattata io - spiega, mostrando la folla che riempie lo
spazio enorme di Tien An Men - Era l'inizio dell'occupazione della
piazza, verso metà maggio. Non eravamo ancora martiri ma solo studenti
che volevano cambiare il mondo». Ma Jian è a Cagliari, ospite del
festival di letteratura «Tutte storie». La forza della memoria, la sua
e quella di tanti altri, diventa un'arma per ricordare una storia che
non può essere cambiata, nonostante le cortine fumogene ora spazzate
via dalla crudezza delle immagini.
Piazza
Tian An Men 1989 - Pechino
Sono state mostrate per la prima volta ieri. Vent'anni dopo sono
ancora lì, a ricordare quei giovani studenti che sorridevano prima di
diventare cadaveri straziati dalle pallottole e dalle ruote dei carri
armati. Ancora oggi nessuno sa il numero ufficiale delle vittime:
duecento secondo il governo cinese, dalle settemila alle dodicimila,
compresi quelli in seguito giustiziati, secondo altre fonti,
duemilaseicento secondo la Croce Rossa.
Ma Jian racconta di quei giorni e di queste immagini strappate al
silenzio di vent'anni, perché dice «il tempo ha fatto crescere il
coraggio. Solo a marzo di quest'anno sono entrato in possesso di una
parte delle foto. Alcune sono state scattate da me. Fino al 28 maggio di
quel 1989, infatti, ho partecipato prima alle riunioni segrete del
movimento studentesco e poi all'occupazione della piazza.
Tian
an Men 1989
Alcune, invece, le ho avute da un mio amico. Era un soldato e aveva
ricevuto l'ordine di travestirsi da studente per infiltrarsi. Le armi le
aveva nascoste per non essere scoperto. Nel caso avesse avuto problemi
con i militari era stato stabilito un gesto di riconoscimento, le due
dita della mai no alzate in segno di vittoria. Tra i suoi compiti c'era
anche quello di documentare per un archivio interno delle forze armate
quello che succedeva. Due rullini li ha tenuti per sé.
i
corpi ammassati, le biciclette accartocciate, la gente che fugge - Tian
An Men 1989
Altre sono testimonianze dirette che sono state messe sul sito
www.64memo.com. Si possono vedere solo fuori dalla Cina. Ancora oggi se
là si digita su un motore di ricerca la data «4 giugno '89», o
qualsiasi riferimento ai fatti di Tian An Men si trova il nulla». Il
desiderio della verità di Ma Jian non si ferma neanche davanti ai suoi
colleghi scrittori, anche famosi, che hanno subito, come migliaia di
altri, quello che lui chiama «il lavaggio del cervello».
i
carri armati che si allontanano dopo il massacro di Tian An Men 1989
«In quei giorni molti di loro sfilavano insieme a noi studenti.
Nelle foto si vedono i loro volti, e quando sarò a Francoforte per la
Fiera del libro li chiamerò per nome e domanderòdove sono finiti i
loro slogan per la libertà». Poi riprende il racconto di quel
terribile 1989. «La strage si è consumata in tre giorni, dal 3 al 5
giugno. Pechino diventò una città blindata, più di mille carri armati
invasero la piazza chiudendo ogni via di fuga. Tutte le strade d'accesso
erano occupate».
Uni
dei giorni che precedono il massacri di Tian An Men 1989
I carri armati iniziarono ad avanzare, non si andava a caccia del
singolo ma l'obiettivo era seminare il panico. Molti corpi furono
schiacciati dai carri. Alcuni cigolati erano aperti e da sopra i soldati
sparavano o saltavano giù per inseguire chi scappava. In questo modo si
facevano largo tra la folla, Poi dietro c'era l'esercito che finiva il
lavoro.
I cadaveri erano dappertutto, in ogni angolo. Molti sono stati
raccolti dagli amici o dai parenti. Chi si poteva salvare veniva portato
all'ospedale, gli altri invece venivano ammassati nelle università. Per
molto tempo, uno studente Zhang Han, è rimasto sepolto nei pressi della
piazza, in un punto dove c'era terra e si poteva scavare. Poi la terra
si è ritirata e sua madre Zhang Xian Ling, ha trovato lì per caso, il
corpo di suo figlio.
A Tian An Men - continua Ma Jian - sono
stati sepolti non solo i sogni degli studenti cinesi, ma anche il credo
politico di un'intera nazione. Gli ideali sono stati sostituiti dai
soldi, unico valore di oggi. Per questo non è più possibile essere un
paese civile. I giovani non sanno che cosa è successo vent'anni fa
perché c'è stata una rimozione totale dei fatti. E i genitori non
parlano perché rischiano troppo. Tiananmen
Per questo lamemoria oggi è ancora di più necessaria: non solo ci
permette di evitare gli errori del passato,maanche di salvare la nostra
intelligenza. Altrimenti siamo solo burattini stupidi con una vita più
agiata. Si affannano a voler cancellare la memoria dei vivi,
inutilmente: la storia non si può cambiare, la verità trova sempre la
sua strada. E il loro silenzio dopo vent'anni è diventato un urlo
assordante».
2- L'ULTIMA PRIMAVERA CINESE
Gabriel Bertinetto per "L'Unità"
Le foto diffuse da Ma Jian denunciano col delitto il manto d'oblio
stesovi sopra. Vent'anni dopo, la strage della Tian An Men è diventata
purtroppo nella memoria collettiva cinese quasi un turpe dettaglio nel
contesto di un formidabile processo di crescita economica e politica
nazionale.
Un feroce dazio che la dirigenza del regime impose al proprio popolo
nel nome della stabilità, condizione giudicata imprescindibile per il
progresso del Paese. E per la conservazione del proprio potere. Da anni,
all'avvicinarsi del 4 giugno, arresti preventivi e censura mediatica
impediscono ogni rievocazione degli ideali della Primavera di Pechino e
della ferocia con cui furono soffocati.
Deng
Xiaoping
CINA
Per offuscare il ricordo del 4 giugno hanno perfino inventato la
Giornata della Gioventù. In cui non si celebrano certo gli studenti che
manifestavano per la libertà nel 1989, ma quelli «in lotta per la
democrazia ed il progresso» nel 1919. Tutto cambia in Cina. L'economia
cresce a ritmi vicini al10% l'anno. La fisionomia di Pechino o Shanghai
è mutata al punto da renderle irriconoscibili rispetto a pochi decenni
fa. In mani private si accumulano enormi ricchezze.
Nel corpo sociale si alzano cumuli di privilegio e si spalancano
fossati di disuguaglianza prima impensabili. Di fronte ai miracoli della
modernizzazione galoppante, nel partito comunista si discute ora
sull'opportunità di arginarne i danni collaterali: tensioni sociali,
corruzione, inquinamento. Si parla timidamente persino dei vantaggi di
eventuali esperimenti di pluralismo politico.
Ma i più audaci fautori di aperture alle libertà civili, culturali,
democratiche, tacciono davanti al tabù di Tian An Men. Come se la sua
rimozione potesse minare le dinamiche di trasformazione e
modernizzazione politica in corso. Non a caso Ma Jian sottolinea come
nelle foto si vedano intellettuali progressisti, ieri partecipi delle
proteste, oggi muti davanti all'ufficiale condanna.
Bandiera
Cinese - Autoscatto
3- MA JIAN, SCRITTORE DISSIDENTE A CACCIA DELLA VERITÀ
Da "L'Unità" - Ma Jian, nato nel
1953. Ha lavorato come riparatore di orologi, pittore di poster e
fotoreporter per una rivista di
Stato.Nel1983abbandonaillavoroeviaggiapertreanniattraverso la Cina.
Un'esperienza poi descritta in «Polvere Rossa» (Neri Pozza editore).
Nel 1987 pubblica la raccolta di racconti sul Tibet «Tira fuori la
lingua» (Feltrinelli), libro che gli costa la condanna pubblica del
governo cinese e la messa al bando delle sue opere. Espatria a Hong
Kong. Dopo la restituzione dell'isola alla Repubblica popolare si
trasferisce prima in Germania e poi a Londra dove vive tuttora. Malgrado
le sue opere non possano essere pubblicate, torna regolarmente in Cina.
4- DA LEGGERE: «PECHINO IN COMA», IL LIBRO CHE INCHIODA IL
REGIME
Da "L'Unità" - L'ultimo romanzo di
Ma Jian «Pechino in coma» (Feltrinelli, 2009) ha infranto il più
rigoroso tabù della storia cinese, Piazza Tian An Men. È la storia di
Dai Wei, uno degli studenti che parteciparono alla rivolta. Colpito da
un proiettile alla testa il 4 giugno 1989, entra in coma. Da allora
"vive" su un letto di ferro: prigioniero del proprio corpo,
prigioniero della polizia, che aspetta il suo risveglio per arrestarlo.
Attraverso questa chiave narrativa, Ma Jian denuncia la «sistematica
distruzione della memoria» attuata dal governo. Centrale è la figura
della madre che, sempre presente al capezzale del figlio,è a sua volta
vittima delle pressioni delle autorità che temono il risvegliarsi dei
ricordi.
[12-10-2009]
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FARMA INTERNET / in Cina finalmente vietato l'elettroshock per i
ragazzi che stanno troppe ore in internet
MILANO (UnoNotizie.it)
Il ministro della salute cinese ha vietato l'uso dell'elettroshock
per ragazzi la cui unica colpa era di navigare troppe ore in internet. La
pratica è ora sotto investigazione, ma le cliniche continuano a riceve
pazienti e si moltiplicano anche in U.S.A. ed Europa; il Centro di
Ricovero per Internet Dipendenti in Bradford, Pennsylvania, è senz'altro
il più noto.
In Cina però ben il 14 per cento dei giovani rischia di
essere etichettato "internet dipendente". La
clinica di Daxing, un sobborgo di Beijing, è la più
grande. Si trova all'interno di una base di addestramento militare e
l'ospedale si distingue dagli edifici adiacenti per le grate metalliche, i
lucchetti alle porte e le barre alle finestre. Molti pazienti sono forzati
a venirci dai propri genitori e il trattamento, che costa più di 1300
dollari al mese, comprende consulenza, disciplina militare e ipnosi. La
navigazione web è sostituita da giochi di guerra e da addestramento
militare.
La rieducazione spesso prevede "la macchina a onde nanometriche",
un casco che emette onde elettromagnetiche, dentro cui viene infilata la
testa del paziente. Nel 2012 l'"internet dipendenza" sarà
probabilmente inserita nel DSM-V, il manuale di riferimento della
psichiatria e accettata a livello globale. Non è la prima volta che un
comportamento viene ridefinito malattia, è già accaduto per il Disturbo
da Deficit di Attenzione e Iperattività, il "gioco d'azzardo
patologico", già presente nel DSM-IV, o il "disordine dello
shopping compulsivo". Navigare in internet è una scelta, non una
patologia.
Non è una lesione, non è qualcosa che uno ha ma qualcosa che uno fa. Non
può essere diagnosticato o misurato da nessuno strumento e qualunque
valutazione è soggetta all'interpretazione. Se si considera patologica la
libera scelta di navigare in internet, allora perché non creare una
malattia per chi sta troppe ore al telefono? O una per chi legge troppi
libri? O una per chi guida troppe ore in automobile?
Davis Fiore
- Uno Notizie Milano -
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
|
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
|
|
Cromo esavalente nella Dora a Torino
|
In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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