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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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PER LE CASE D´ASTA RICAVI DA RECORD E SPUNTA LA CINA...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - C´è un settore dell´economia che è già uscito a tutta velocità dalla crisi: le aste d´opere d´arte. Christie´s, la casa d´aste numero uno del mondo, ha guadagnato 3 miliardi e 300 miliardi di sterline (circa 4 miliardi di euro) lo scorso anno, un aumento del 53% rispetto al fatturato del 2009 e in assoluto il miglior risultato nei suoi 245 anni di storia.

Il suo principale rivale, Sotheby´s, numero due del mondo in questo settore, secondo le indiscrezioni ha venduto opere d´arte per 4 miliardi e 300 milioni di sterline (oltre 5 miliardi di euro), superando dunque perfino Christie´s, quasi raddoppiando il fatturato dell´anno precedente. «E´ il più forte aumento da un anno all´altro mai realizzato da qualsiasi casa d´aste», commenta Bill Ruprecht, amministratore delegato di Sotheby´s. Steven Murphy, l´ad di Christie´s, è altrettanto soddisfatto: «Uno degli anni migliori per Christie´s e per tutto il mercato dell´arte», lo definisce.

Alle spalle dei due giganti, festeggia anche la terza classificata, Bonhams, che non ha l´abitudine di rendere pubblici i suoi bilanci, ma ammette di avere avuto nel 2009 il suo anno migliore dal 2000 in poi. E la novità è che, per la prima volta, due case d´aste cinesi tallonano da vicino Bonhams e minacciando di superarla, anch´esse trascinate da eccezionali livelli di vendite. Si tratta di un completo mutamento rispetto ai risultati deludenti del 2008-2009, quando la grande recessione globale si è riflessa pesantemente anche sul mercato dell´arte. Il 2010 ha segnato la svolta: Picasso, Modigliani e Giacometti sono tornati ad attirare l´interesse dei grandi investitori, convinti che l´arte sia uno dei beni più sicuri in uno scenario economico ancora incerto. 31-01-2011]

 

 

PECHINO DIVENTA PRIMO BENEFATTORE DEI PAESI POVERI...
Maurizio Ricci per "la Repubblica" - Una volta era l´imperialismo americano che si faceva strada, a suon di dollari, nei Paesi poveri e in via di sviluppo. Adesso, il suono è sempre quello dei dollari, ma la mano che li porge non è americana. E´ cinese. Il ruolo di primattore mondiale che Pechino intende svolgere è già evidente nell´attivismo ad acquistare aziende, beni, terreni ai quattro angoli del globo.

I cinesi hanno il doppio obiettivo di impiegare l´enorme surplus finanziario creato dalle loro esportazioni e, contemporaneamente, di assicurarsi la disponibilità diretta di materie prime e alimentari. Ma, accanto agli investimenti, ci sono i contanti. Negli ultimi due anni, la Cina ha prestato ai Paesi in via di sviluppo una cifra superiore a quella della stessa World Bank, l´organismo internazionale creato con questo compito.

Fra il 2009 e il 2010, la Cina ha effettuato prestiti a Paesi che, una volta, avremmo definito Terzo Mondo, per un ammontare non inferiore a 110 miliardi di dollari. E´ una cifra superiore ai 100,3 miliardi messi a disposizione delle Nazioni povere dalla World Bank. Per giunta le condizioni poste dalla Cina - scadenze e interessi - risulterebbero solitamente più convenienti per i Paesi debitori di quelle richieste dalla Banca Mondiale.

 

Tanto che Robert Zoellick, il presidente dell´organizzazione internazionale, avrebbe intrapreso passi a Pechino per coordinare gli investimenti ed evitare una sorta di asta al contrario, da parte dei Paesi debitori. Intanto, la Cina continua ad essere una delle mete preferite dagli investitori esteri, che hanno riversato entro i suoi confini, nel 2010, iniziative industriali per 105 miliardi di dollari, il 17,4% in più dell´anno precedente.25-01-2011]

 

 

DRAGO-SPIA - UNA GRANDE AZIENDA CINESE AVREBBE CORROTTO I 3 TOP MANAGER RENAULT PER OTTENERE I SEGRETI DELL’AUTO ELETTRICA (4 MLD € INVESTITI DAI FRANCESI SUL PROGETTO) - MA PECHINO ORMAI È COME TOTTI IL PUPONE, ‘NUN SE TOCCA’: LA MINISTRA DELL’ECONOMIA FRANCESE SI È SUBITO AFFRETTATA A FARE FINTA DI NIENTE, “IRRILEVANTE SAPERE QUALE PAESE C’È DIETRO” - MA COME IRRILEVANTE? IL GOVERNO POSSIEDE IL 15% DI RENAULT E CI SONO CONTI CORRENTI E BONIFICI CHE PROVANO IL REATO… 1- PECHINO CONTRO PARIGI PER LA SPY STORY RENAULT...
Alberto Mattioli per "La Stampa"

 

Spionaggio e controspionaggio, conti all'estero, rapporti dell'intelligence e perfino una mezza crisi diplomatica tra Francia e Cina: decisamente, non manca nulla in quello che è ormai «l'affaire Renault», la presunta vendita di segreti industriali ai cinesi da parte di tre dipendenti traditori. Ieri lo scoop l'ha fatto il quotidiano francese Le Figaro , che ha pubblicato una nota della «Direction centrale du renseignement intérieur», in pratica il controspionaggio francese. È datata 7 gennaio ed è il primo documento ufficiale che conferma che lo spionaggio c'è stato e che i sospettati numero uno sono i cinesi.

 

In effetti, la Renault avrebbe voluto che non trapelasse nulla: dopo i primi sospetti, pare nati da una denuncia interna, aveva affidato le indagini a degli investigatori privati. Sono stati loro a scoprire che ai tre dirigenti sarebbero intestati due conti all'estero: uno in Liechtenstein, dove sono depositati 130 mila euro, e l'altro in Svizzera, dove ce ne sono 500 mila. I soldi, attraverso due intermediari a Shanghai e a Malta, arriverebbero da un colosso della distribuzione elettrica cinese, la China Power Grid Corporation, di base a Pechino.

 

Il che, fra l'altro, confermerebbe che le informazioni vendute riguardano un progetto di auto elettrica e, in particolare, delle batterie che l'alimentano. I servizi francesi hanno scoperto l'affare come tutti: dai giornali. Una fuga di notizie ha impedito a Renault di troncare e sopire, e mosso il controspionaggio che, peraltro, per il momento indaga solo ufficiosamente. Una cosa strana è che finora i tre dirigenti non sono stati querelati, evidentemente perché la casa automobilistica non vuole fornire dettagli: la querela, ha annunciato la Renault, sarà depositata oggi.

 

Finora l'unico a parlare è stato Patrick Pélata, numero due di Renault, per rassicurare tutti, e soprattutto il partner Nissan, che «niente di critico» sul piano tecnologico è stato rivelato. L'affare è colossale: insieme ai giapponesi, la casa francese ha investito 4 miliardi di euro sull'auto elettrica e la berlina Zoé dovrebbe debuttare sul mercato nel 2012.

 

Intanto, secondo le liturgie previste dal contratto, ieri i tre sono stati convocati per il colloquio che la legge impone prima di procedere al licenziamento. Si tratta di Michel Balthazard, da trent'anni alla Renault dov'è membro del Comitato di direzione e direttore della Divisione progetti, del suo vice Bernard Rochette e di Matthieu Tenenbaum, vice del direttore del progetto dell'auto elettrica. A Guyancourt, nell'Ile de France, dove ha sede il «Technocentre» della maison, è questo il nome che ha suscitato più sorpresa: Tenenbaum, 33 anni, enfant prodige di casa Renault, era predestinato a far carriera.

 

Ieri ha parlato però solo Balthazard: «Renault muove nei miei confronti accuse che respingo totalmente. Sono vittima di un affare più grande di me. È una minaccia grave alla mia dignità e alla mia integrità e sono pronto a collaborare alle indagini». Infine, scoppia il caso diplomatico. Ieri per la prima volta hanno parlato i cinesi: secondo Hong Lei, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, le accuse sono «irresponsabili e inaccettabili», mentre la pista cinese «è senza fondamento».

 

Il portavoce del governo francese (che ha il 15% di Renault), François Baroin, ha precisato che «non c'è alcuna accusa ufficiale della Francia nei confronti di alcun Paese». Renault ha fatto sapere che oggi «sporgerà denuncia per lo spionaggio industriale», così «la vicenda passerà nelle mani della giustizia». Secondo l'esperto di spionaggio Christian Harbulot, «i costruttori non sanno ancora quale sia la strada migliore fra l'ibrido e il tutto elettrico. Trovare informazioni è diventato fondamentale e le pratiche illegali vengono alla luce del sole».


2 - LAGARDERE, "IRRILEVANTE" IPOTIZZARE SPIONAGGIO DI UN PAESE...
Radiocor - Il ministro francese dell'Economia Christine Lagarde ritiene "irrilevante" speculare su quale Paese ci potrebbe essere dietro il caso di spionaggio industriale che ha scosso la Renault, mentre la ricorrente evocazione di una pista cinese continua a irritare Pechino. "Non c'e' bisogno di fare ipotesi, immaginare che ci sia dietro un settore particolare, e questo o quell'altro Paese", ha affermato Christine Lagarde di fronte ai giornalisti.

 

"Mi sembra irrilevante", ha insistito. "Sono molto contenta che la giustizia ha deciso di fare luce su questo affare", ha aggiunto, mentre la Renault ha annunciato che depositera' una denuncia in tribunale. Accusata dalla stampa e dagli esperti di business intelligence sin dall'inizio della vicenda Renault la scorsa settimana, la Cina ieri ha espresso la sua irritazione, dicendo che le accuse erano "totalmente infondate, irresponsabili e inaccettabili". Gia' ieri il ministro del bilancio e portavoce del governo Francois Baroin era intervenuto ricordando che "non vi era alcuna accusa formale della Francia e del governo francese nei confronti di nessun Paese"13-01-2011]

 

 

 

CINA: NEL 2010 ASSET FINANZIARI CRESCIUTI DEL 19,7 PER CENTO...
(Adnkronos/Xin) - In Cina nel 2010 gli asset delle istituzioni finanziarie (banche commerciali, cooperative e altri istituti di credito) sono cresciuti del 19,7 per cento, toccando quota 94.300 miliardi di yuan (14.300 miliardi di dollari). L'annuncio e' stato dato dalla China Banking Regulatory Commission (CBRC), ente regolatore del settore. La crescita piu' forte e' stata registrata dalle banche commerciali, i cui asset sono cresciuti del 26,1 per cento in un anno a 14.900 miliardi di yuan. In forte crescita tuttavia anche i debiti saliti del 19 per cento a 88.400 miliardi di yuan. 21-01-2011]

 

CINA: PIL CRESCIUTO DEL 10,3% NEL 2010...
(ANSA) - Il Pil della Cina è cresciuto del 10,3% nel 2010. Lo ha affermato oggi l' emittente Phoenix Tv di Hong Kong, citando fonti anonime della banca centrale cinese, la Peoplés Bank of China. La banca diffonderà domani i dati sull' andamento dell' economia cinese nel 2010. Secondo la Phoenix, l'inflazione sarebbe stata del 3,3% nel 2010 e del 4,6 in dicembre, con un calo rispetto al picco del 5,1% raggiunto in novembre.

19-01-2011]

 

 

QUELL'EXTRA CEDOLA PER LE AZIENDE CINESI...
S. Car. per "Il Sole 24 Ore" - I grandi gruppi industriali cinesi sono reduci da un 2010 con molte conquiste. Ma i loro top manager a fine anno hanno perso la battaglia in casa con il loro azionista: il Ministero delle Finanze ha deciso di costringerli a versare alle casse dello stato maggiori dividendi, che andranno a finanziare un aumento della spesa per servizi sociali e a contribuire al ribilanciamento dell'economia verso il fronte dei consumi.

Non solo crescerà il numero delle imprese pubbliche che dovranno versare una cedola extra sui profitti netti, ma le maggiori società che già versano un dividendo del 10% - secondo un programma iniziato nel 2007 che ha sempre incontrato resistenze - dovranno incrementarlo al 15%. Non che avranno difficoltà a finanziarsi: nel 2010 hanno aumentato gli utili. E le banche (statali), in fondo, restano di manica larga.

 

31-12-2010]

 

 

CHINA EASTERN ACQUISTA 50 AIRBUS A 320...
Da "Il Sole 24 Ore" - La compagnia China Eastern Airlines ha annunciato ieri l'acquisto di cinquanta velivoli Airbus A320. L'ordine vale complessivamente circa 3,22 miliardi di dollari. I velivoli, secondo i programmi, avverranno tra il 2012 e il 2015. Il nuovo ordine si aggiunge a quello di 102 velivoli per un ammontare pari a 14 miliardi di dollari inoltrato da altre compagnie cinesi, e annunciato agli inizi di novembre in occasione della visita in Francia del presidente cinese Hu Jintao. I nuovi velivoli serviranno per soddisfare la crescente domanda nel gigante asiatico.31-12-2010]

 

GUERRA FREDDA NEL PACIFICO - PECHINO METTE A PUNTO UN NUOVO MISSILE IN GRADO DI COLPIRE LE PORTAEREI AMERICANE - IL DONGFENG 21 CAMBIA L’EQUILIBRIO STRATEGICO - I CINESI AUMENTANO IN SILENZIO IL LORO POTENZIALE MILITARE E PREOCCUPANO GLI ALLEATI USA NELL’AERA (TAIWAN, COREA DEL SUD E GIAPPONE) - TOKYO RIVEDE TUTTO IL SISTEMA DI DIFESA, MENTRE IL MINISTRO CINESE MOSTRA I MUSCOLI: “PER QUANTO VIVIAMO ORA IN TEMPI DI PACE, NON POSSIAMO MAI DIMENTICARE LA GUERRA, MAI MANDARE I CAVALLI VERSO SUD O METTERE VIA PISTOLE E BAIONETTE”...

Ilaria Maria Sala per "La Stampa"

 


IOC sta per «capacità operativa iniziale», ed è il termine con cui l'ammiraglio Robert Willard, comandante delle forze Usa nel Pacifico ha definito il nuovo missile cinese anti-navale, capace di alterare in modo significativo l'equilibrio di poteri nell'Oceano che separa l'Asia dalle Americhe. Secondo Willard il missile, che è stato soprannominato Dongfeng 21 dagli analisti militari, sarebbe stato pensato per minacciare direttamente gli interessi americani nella regione, e le numerose portaerei statunitensi che solcano il Pacifico, in prossimità delle basi militari Usa nella Corea del Sud e nel Giappone (storici alleati di Washington in Asia) e nello stretto di Formosa, che separa la Cina dall'isola di Taiwan, nei confronti della quale gli Stati Uniti hanno un accordo di difesa nel caso in cui venisse attaccata da forze esterne (la Cina si è sempre dichiarata pronta a invadere militarmente Taiwan nel caso questa dichiarasse indipendenza).

 

La rapidissima crescita militare cinese, circondata da uno spesso velo di segretezza, non cessa dunque di destare forti inquietudini nella regione. Nelle scorse settimane era stato il Giappone a sollevare l'allarme, dichiarando di voler procedere ad una revisione capillare del suo sistema di difesa, proprio a causa dell'espansione delle capacità militari cinesi.

Per difendere le sue isole meridionali, infatti, un arco che va dalle Amami ad Okinawa fino alle contese Senkaku (chiamate Diaoyu Tai dalla Cina), da quella che il ministero della Difesa giapponese ha dichiarato essere una potenziale minaccia cinese, ecco un ambizioso programma di riposizionamento strategico, che prevede un incentivarsi delle capacità della marina militare nipponica e una diminuzione invece delle forze di difesa di terra.

 

Le forze armate giapponesi, note come le Forze di Auto-difesa in rispetto della Costituzione giapponese (redatta dalle forze di occupazione Usa dopo la sconfitta del Giappone nella Seconda guerra mondiale) pacifista, si erano finora concentrate sulla possibilità di un attacco da Nord - dall'ex Unione Sovietica o dalla Corea del Nord - ma hanno ora deciso di rispecchiare maggiormente i nuovi assetti politici e strategici nella regione, concentrandosi sulla difesa da un ipotetico attacco cinese. La reazione cinese a quest'annuncio era stata simile a tutte le altre davanti a riposizionamenti strategici, o anche solo commenti, sulla sua crescente potenza militare: Pechino aveva dichiarato «irresponsabile» la decisione giapponese, e ribadito che il potenziamento militare cinese non ha nulla di aggressivo.

Gli esperti militari americani sembrano non aver molto tempo per le proteste cinesi di pacifismo, e guardano dunque con inquietudine agli ultimi sviluppi. Il Dongfeng 21, infatti, è un missile di terra che sarebbe in grado di puntare a 3 mila km, grazie all'aiuto di satelliti, gruppi di portaerei, veicoli aerei privi di pilota e radar over-the-horizon.

 

Una minaccia da cui le portaerei e le navi che le accompagnano non sono in grado di difendersi, per quanto il passaggio da una «capacità operativa iniziale» ad una capacità operativa tout court possa durare anche alcuni anni, nel corso dei quali l'esercito cinese dovrà passare a delle esercitazioni marittime più complesse che non l'approntare iniziale del Dongfeng 21. Non di meno, in questo come in tanti altri campi la Cina potrebbe ovviare al deficit tecnologico con la quantità, avvertono gli esperti: cioè, inviare un numero massiccio di missili per ripararsi dalle conseguenze di una scarsa precisione.

Già in settembre Robert Gates, Segretario alla Difesa Usa, aveva espresso crescente inquietudine davanti al programma militare cinese, e al modo in cui il suo sviluppo sembri volto in modo preciso a diminuire la presenza e l'influenza americana nella regione.

Gates incontrerà a Pechino in gennaio la sua controparte cinese, Lian Guanglie, che nei giorni scorsi ha rilasciato un'intervista alla stampa nazionale dichiarando che «nei prossimi cinque anni, il nostro esercito continuerà le preparazioni per un conflitto militare in ogni direzione strategica», aggiungendo che «per quanto viviamo ora in tempi di pace, non possiamo mai dimenticare la guerra, mai mandare i cavalli verso Sud o mettere via pistole e baionette».30-12-2010]

 

 

CINA: HONG KONG PRIMA PIAZZA MONDIALE PER LE IPO...
Radiocor - A Shanghai ci sono le aziende e i capitali, ma la Piazza dove effettuare i collocamenti resta Hong Kong: nella classifiche 2010 delle Ipo Hong Kong, con 51 miliardi di dollari Usa (30 miliardi nel 2009) si classifica al primo posto davanti a New York (31,9 miliardi) e alle Borse cinesi di Shenzhen. Il dato emerge dalle classifiche stilate da Dealogic. Le operazioni piu' rilevanti: il gruppo assicurativo Aia (20,5 miliari) e Agricultural Bank of China (22,1 miliardi). La quota preponderante del mercato della ex colonia britannica e' rappresentato da titoli cinesi, ma sulla piazza si sono quotati anche importanti gruppi non asiatici, interessati a raccogliere capitali anche dagli investitori della Cina continentale. Tra questi la brasiliana Vale, la francese Occitane e la russa Rusal. Tra le prossime introduzioni, quella di Auchan di Sun Holding, una jv tra la francese Auchan e il partner taiwanese Ruentex.

 .13-12-2010]

 

 

 CINA AGISCE SENZA MORALE IN AFRICA...
(ANSA-AFP) - La Cina rappresenta un concorrente economico "pernicioso" in Africa, dove persegue i suoi interessi "senza morale". Lo scrive un alto funzionario americano in un dispaccio diffuso oggi da Wikileaks. "La Cina è un concorrente economico molto aggressivo e pernicioso, privo di senso morale. E non si trova in Africa per ragioni altruistiche" ma per i propri interessi, assicura il segretario di Stato aggiunto per gli Affari africani, Johnnie Carson, in un telegramma indirizzato al console generale degli Stati Uniti a Lagos .

In particolare si mette in evidenza l'obiettivo di Pechino di assicurarsi il pacchetto di voti delle nazioni africane all'Onu, ma anche l'interesse verso materie prime e mercato petrolifero. In uno dei dispacci diffusi, l'ambasciata Usa a Nairobi denuncia tra l'altro il versamento di una tangente nell'ambito di un contratto tra la compagnia telefonica Telkom Kenya e la cinese Zhongxing Telecommunications, i cui prodotti invadono l'Africa. 09-12-2010]

 

 

PECHINO LANCIA LA SFIDA A BOEING E AIRBUS...
Ma. Mo. per "Il Sole 24 Ore" - La Cina sfida Boeing e Airbus e presenta il primo grande aereo passeggeri "Made in China" prodotto da Commercial Aircraft. Nel giorno in cui anche Lufthansa mette a terra il suo mega jumbo A380 in fase di decollo dall'aeroporto di Francoforte, il Wall Street Journal riporta che l'aereo cinese sarà ufficialmente presentato in settimana all'Airshow di Zhuhai, il salone dell'aeronautica cinese durante il quale sono attesi numerosi ordini per il nuovo velivolo. Il C919 è disegnato per competere con il Dreamliner B787 della Boeing ancora in ritardo e l'Airbus A320.

Gli ordini arriveranno, prevede Zhang Xinguo, vice presidente della cinese Aviation Industry Corp., uno dei maggiori azionisti di Commercial Aircraft, sia da compagnie cinesi sia dall'estero: le richieste «saranno centinaia» osserva senza nominare i possibili acquirenti. Ma Secondo gli osservatori ad acquistare il velivolo potrebbero essere Air China, China Eastern Airlines, China Southern Airlines e Hainan Airlines. Boeing ha previsto all'inizio del mese che nei prossimi 20 anni la Cina avrà bisogno di 4.330 nuovi aerei commerciali per un valore di 480 miliardi di dollari, meglio affrettarsi.16-11-2010

 

 

LA CINA HA VINTO! - IL COMITATO PER IL NOBEL ANNUNCIA: “LA CERIMONIA DI CONSEGNA DEL NOBEL PER LA PACE, CON OGNI PROBABILITÀ, NON SI FARÀ” - NESSUNO PUÒ RITIRARE IL PREMIO, LIU XIAOBO È IN GALERA, LA MOGLIE AGLI ARRESTI DOMICILIARI E NESSUN PARENTE STRETTO SI È FATTO AVANTI PER RITIRARE IL PREMIO - LA CINA, CHE TIENE PER LE PALLE LE ECONOMIE DELL’OCCIDENTE, AVEVA “CHIESTO” A TUTTE LE AMBASCIATE DI OSLO DI BOICOTTARE LA CERIMONIA DEL 10 DICEMBRE - RUSSIA, CUBA E KAZAKHISTAN AVEVANO GIÀ UBBIDITO, GLI ALTRI TRACCHEGGIAVANO

THE NEW YORK TIMES: LA CERIMONIA DEL NOBEL PER LA PACE POTREBBE ESSERE CANCELLATA
http://nyti.ms/dovnFG

 

- Visto che nessuno potrebbe venire a ritirare il premio, che può essere consegnato solo al vincitore o a familiari stretti. Liu Xiaobo è in prigione e la moglie agli arresti domiciliari.

- Il segretario del Comitato norvegese per il Noble Geir Lundestad ha detto che nessun altro membro della famiglia si è fatto avanti per il ritiro.

 

- Salvo cambiamenti dell'ultimo minuto, ha detto oggi all'Associated Press, è probabile che la medaglia del Nobel per la Pace non sarà consegnata durante la cerimonia del 10 dicembre.

- Dopo che la Cina aveva chiesto alle ambasciate di boicottare la cerimonia, Russia, Cuba e Kazakhistan avevano già annunciato che non avrebbero partecipato, e molti altri paesi stavano traccheggiando. 18-11-2010]

 

 

5 - THE DAILY TELEGRAPH

L'AVVOCATO DEL NOBEL PER LA PACE LIU XIAOBO BLOCCATO ALL'AEROPORTO: NON POTRÀ USCIRE DALLA CINA PER ANDARE A UNA CONFERENZA A LONDRA
http://bit.ly/9QptPC

- E questo proprio mentre Cameron è in visita in Cina per far concludere alle aziende britanniche contratti miliardari

 09-11-2010]

 

 

SPRINT NEXTEL SILURA L'OFFERTA DELLA CINESE HUAWEI PER MOTIVI DI SICUREZZA NAZIONALE
http://on.wsj.com/a3Sr86

 

- Il dipartimento della Difesa e alcuni parlamentari erano preoccupati che Huawei e ZTE, che avevano proposto all'operatore telefonico Sprint Nextel di produrre alcuni dei suoi cellulari, fossero troppo legate al governo e all'esercito cinese, e che il loro ingresso in una infrastruttura chiave per gli Stati Uniti avrebbe messo a rischio la sicurezza nazionale.

- Nonostante l'offerta miliardaria di Huawei e ZTE fosse più vantaggiosa di quelle dei concorrenti Ericsson, Alcatel e Samsung, per l'ennesima vota compagnie cinesi sono state tenute fuori dal mercato americano.

13.11.10

 

VEDI IL DALAI LAMA E POI MUORI (ECONOMICAMENTE) – UN ALTRO SEGNO DELLO STRAPOTERE GLOBALE CINESE: SE UN CAPO DI STATO (PER ESEMPIO LA MERKEL) INCONTRA IL LEADER SPIRITUALE TIBETANO SI RITROVA CON L’EXPORT VERSO LA GRANDE MURAGLIA AI MINIMI (UNA PUNIZIONE CHE DURA PER UN PAIO D’ANNI) – L’IDEA DEGLI ECONOMISTI FUCHS E KLANN: I LEADER MONDIALI LO INCONTRINO INSIEME. NEANCHE I CINESI POSSONO PERMETTERSI DI BLOCCARE LE ESPORTAZIONI CON TUTTI

Alessandro Alviani per "La Stampa"

 

«Adesso i cinesi faranno sentire su di noi la loro rabbia», confidò allo Spiegel un imprenditore tedesco dopo che, nel settembre del 2007, Angela Merkel decise di aprire le porte della cancelleria di Berlino al Dalai Lama, rompendo con una tradizione che aveva accomunato tutti i suoi predecessori.

 

L'anonimo imprenditore è stato lungimirante: in uno studio due economisti dell'università Georg-August di Gottinga hanno dato ora un nome alla «rabbia» da lui temuta. Si chiama «Effetto Dalai Lama» e si riassume in una frase: i Paesi i cui capi di Stato o di governo ricevono il leader spirituale tibetano assistono, nei due anni successivi all'incontro, a un calo del loro export verso la Cina.

 

Una ritorsione che gli autori dell'indagine, Andreas Fuchs e Nils-Hendrik Klann, sono riusciti anche a quantificare, incrociando i dati Onu sulle esportazioni di 159 Paesi tra 1991 e 2008 con l'elenco dei viaggi effettuati nello stesso periodo dal leader tibetano: in media la riduzione dell'export verso la Cina è dell'8,1%. «Il Paese sembra sfruttare i rapporti commerciali come uno strumento di politica estera», notano Fuchs e Klann.

 

Secondo i due ricercatori tale «Effetto» è molto recente. È infatti vero che Pechino reagisce ormai da decenni all'annuncio di una visita del Dalai Lama in una capitale straniera minacciando un raffreddamento delle relazioni economiche. Fu così, ad esempio, già nel 1989 con la Norvegia, dopo l'assegnazione del Nobel per la pace al capo spirituale tibetano.

 

Eppure è soltanto negli ultimi anni che si è passati dalle parole ai fatti. Il deterioramento degli scambi in risposta a un colloquio ai massimi livelli col Dalai Lama esiste solo «nel periodo 2002-2008, nell'era di Hu Jintao», si legge nello studio. Tuttavia «ciò non ha che fare necessariamente con la persona di Hu Jintao, bensì con la crescente importanza economica e politica della Cina», chiarisce l'economista Andreas Fuchs. Considerando che il ruolo di Pechino sullo scacchiere internazionale è destinato ad aumentare, «in futuro tali punizioni cresceranno», ammette Fuchs.

 

In realtà la stessa Cina sa che le ritorsioni, alla lunga, rischiano di rivelarsi un boomerang. Ecco perché i vertici comunisti sembrano aver elaborato una sottile strategia per evitare di finire vittime della propria politica. Anzitutto tali restrizioni non colpiscono tutti i settori economici, bensì riguardano soprattutto il commercio di macchinari e mezzi di trasporto.

Le sanzioni, poi, scompaiono in media dopo due anni, e non soltanto per volere di Pechino: gli stessi partner che le subiscono esercitano una forte pressione per eliminarle, ricorda Fuchs. E infine le punizioni non scattano in modo indiscriminato: il commercio con la Cina cala solo se a incontrare il Dalai Lama è un capo di Stato o di governo, come Merkel nel 2007 o Sarkozy nel 2008, ma non se a riceverlo è un funzionario di secondo piano. Un dettaglio, quest'ultimo, che a Berlino avevano già intuito.

 

Nel maggio del 2008, alcuni mesi dopo il faccia a faccia con Angela Merkel in cancelleria che provocò una crisi tra Germania e Cina, il Dalai Lama tornò a Berlino. Stavolta, però, né l'allora presidente Horst Köhler né Frau Merkel lo incontrarono, ufficialmente «per motivi di agenda».

La soluzione che Fuchs propone, però, è un'altra: «Non vogliamo suggerire che i politici non debbano più vedere il Dalai Lama, semmai potrebbero coordinare i loro incontri con lui: in fondo la stessa Cina è dipendente dalle importazioni e non può mettere tutti i suoi partner l'uno contro l'altro».

 05-11-2010]

 

 

 THE NEW YORK TIMES

LA CINA FA PRESSIONI SUI GOVERNI EUROPEI AFFINCHÉ BOICOTTINO LA CERIMONIA DI CONSEGNA DEL NOBEL PER LA PACE A LIU XIAOBO
http://nyti.ms/9icAsS

- La richiesta, senza precedenti, è stata consegnata alle ambasciate dei paesi europei a Oslo, dove a dicembre si svolgerà la cerimonia. È contenuta in una nota diplomatica, il levello più alto di comunicazione tra ambasciate.

- "Boicottate la cerimonia, Liu è un criminale e il premio interferisce con gli affari interni cinesi". "Non emettete comunicati ufficiali di sostegno o di congratulazioni", che invece sono comuni nel periodo di consegna dei premi.

 

- Ora bisognerà vedere le mosse dell'Europa, sempre più dipendente dalla Cina per i suoi miliardari ordini commerciali.

BERNANKE è PREOCCUPATO DI SUBIRE IL DESTINO ECONOMICO DEL GIAPPONE, NON DELLA GRECIA0

5-11-2010]
 

 

 

IL SUPERCOMPUTER CINESE PIÙ VELOCE DEL MONDO (CHE HA SUPERATO QUELLO AMERICANO)
http://nyti.ms/9uYHAq


28.10.10

 

 

LA CINA NON VUOLE LE INDAGINI SULLE VIOLAZIONI DI DIRITTI UMANI IN BIRMANIA
http://wapo.st/9jMEk0

- Il governo cinese sta usando tutto il suo peso diplomatico per bloccare l'iniziativa americana. L'amministrazione Obama da mesi sta cercando di far partire una commissione internazionale di inchiesta sui crimini di guerra che sarebbero stati commessi dalle milizie che governano Myanmar.

 

- Secondo le organizzazioni che operano nel campo, la giunta militare ha detenuto più di 2.100 prigionieri politici, che sono stati torturati, non hanno ricevuto cure mediche, e in alcuni casi sono morti mentre erano in carcere. Inoltre, si è macchiata di violenze contro le minoranze etniche, che sono state sradicate, schiavizzate e, nel caso delle donne e delle bambine, sistematicamente stuprate.

31.10.10

 

http://bit.ly/cYXKOZ

- Il ministro del commercio giapponese ha esortato Pechino a riprendere le esportazioni di minerali cruciali nella fabbricazione di prodotti high tech (come componenti per computer e auto ibride).

- La Cina ha bloccato le consegne di minerali rari dal 21 settembre (sebbene non l'abbia mai ammesso ufficialmente), in una probabile ritorsione nei confronti di Tokyo che ha arrestato il capitano di un peschereccio cinese che si trovava in acque contese dai due paesi.

- La settimana scorsa, il ministro del commercio cinese aveva annunciato che avrebbe limitato l'esportazione di minerali rari verso l'estero, "per difendere l'ambiente". Questo annuncio ha spinto alcune compagnie minerarie canadesi e statunitensi a riprendere l'estrazione di minerali, che avevano interrotto in quanto non erano più competitive con le rivali cinesi.

30.10.10

 

LA CINA CERCA DI BLOCCARE IL RAPPORTO SULLE ARMI IN DARFUR
http://bit.ly/aRS1hM

- Un rapporto delle Nazioni Unite sostiene che negli attacchi alle forze di pace ONU-Unione Africana, i guerriglieri che spargono il terrore in Darfur hanno usato proiettili cinesi, in violazione dell'embargo. La Cina sta facendo di tutto per evitare che il rapporto venga pubblicato.

 

 

10.10.10

 

IL GIAPPONE IN PRIMA LINEA A FAVORE DEL NOBEL PER LA PACE
http://bbc.in/daTFJK

- Il primo ministro giapponese, in una mossa coraggiosa, afferma che la Cina dovrebbe liberare il premio Nobel per la pace Liu Xiaobo

 14-10-2010

 

 

 THE GUARDIAN

LETTERA APERTA AL GOVERNO CINESE (RAPIDAMENTE CENSURATA)
http://bit.ly/99a7RI

 

- Ex membri del partito comunista, giornalisti, professori, scrittori, editori, scrivono una lettera al Comitato del Partito e chiedono al governo libertà di opinione e di stampa.

- Pubblicata, oltre che dal Guardian, da New York Times, Washington Post e BBC, è stata rapidamente eliminata dai portali e dai forum di discussione cinese.

20.10.10

 

IPOTECA IN YUAN SULLA GRECIA...
Da "La Stampa" - La Cina mette un'ipoteca sulla Grecia. Dopo aver preso in affitto (per 3,3 miliardi di euro) parte del porto del Pireo, dove intende incrementare i suoi investimenti per farne la principale porta di ingresso delle sue merci in Europa, Pechino è pronto anche ad acquistare i bond greci. Lo ha detto il premier Wen Jiabao durante la sua visita ad Atene. Non solo. Tra i due Paesi è stato firmato un accordo che vedrà l'ex Impero di Mezzo creare un fondo da cinque miliardi di dollari per «sostenere l'acquisto di navi cinesi da armatori greci». Sempre Pechino, inoltre, acquisterà anche sei navi mercantili da armatori greci, tra cui due cargo da 111 e 84,5 milioni di dollari, e una nave cisterna da 75 milioni. Previsti anche nuovi investimenti in yuan nel settore turistico e il raddoppio dell'interscambio commerciale. 20.10.10

 

 

3 - EL PAIS
REPSOL CREA UN GIGANTE DELL'ENERGIA IN BRASILE INSIEME ALLA CINESE SINOPEC
http://tinyurl.com/2u6hzf9

- L'azienda cinese acquisterà per € 5,2 miliardi il 40% della filiale brasiliana della Repsol, società petrolifera spagnola. Emergerà una società che varrà € 13 miliardi
- Sinopec è la più grande compagnia petrolifera cinese, e attraverso Repsol avrà accesso ad alcuni dei giacimenti più ricchi del mondo, come quelli di Guarà e Carioca

01,10,10

 

LO STROZZINO CINESE -Venti di guerra commerciale tra Washington e Pechino che non solo continua a mantenere artificialmente basso il cambio della sua valuta, ma ora minaccia le industrie automobilistiche straniere: se volete entrare nel nostro mercato dovete darci la vostra tecnologia - IN USA NON SONO ABITUATI A VIVERE "SOTTO RICATTO". MA IL CREDITORE DEGLI AMERICANI è LA CINA CHE PUò QUINDI PERMETTERSI I "COLPI BASSI

Massimo Gaggi per il "Corriere della Sera"

Venti di guerra commerciale tra Washington e Pechino che non solo continua a mantenere artificialmente basso il cambio della sua valuta, ma ora minaccia le industrie automobilistiche straniere: se volete entrare nel nostro mercato dovete darci la vostra tecnologia.

Un'indicazione, quella dello scambio tecnologia-mercato, che sarebbe contenuta nella bozza del piano decennale di sviluppo delle auto ibride ed elettriche elaborato dal ministero dell'Industria e pubblicato ieri dal Wall Street Journal.

 

Uno scontro con sanzioni e rappresaglie non conviene a nessuno: né alla Cina che, con un mercato interno ancora molto limitato, continua a dipendere dalle esportazioni per il suo sviluppo, né ad un'America fortemente indebitata con l'estero e soprattutto con la Cina.

Ma il nuovo rallentamento dell'economia e gli animi surriscaldati dalla vigilia elettorale negli Usa rendono il Congresso sempre più aggressivo, mentre anche il ministro del Tesoro Tim Geithner, un uomo che l'Asia la conosce bene e che a Pechino ha molti amici, ha cominciato a usare toni ultimativi.

 

Il governo americano ha presentato due denunce alla Wto, l'organizzazione per il commercio mondiale con sede a Ginevra, accusando Pechino di pratiche scorrette. Al tempo stesso Geithner ha scelto parole di una durezza fin qui sconosciuta nel lessico dell'Amministrazione, per condannare la politica valutaria cinese.

Il ministro ha però evitato di parlare esplicitamente di una manipolazione del renminbi. Il governo asiatico continua a mantenere artificialmente bassa - sostanzialmente allineata al dollaro - la quotazione della sua valuta, nonostante la promessa di revisione della politica del cambio formulata il 16 giugno scorso, alla vigilia del G20 di Toronto.

Da allora il renminbi si è apprezzato sul dollaro solo dell'1%. Praticamente nulla, considerato che per il Fondo Monetario Internazionale la valuta cinese è sottovalutata rispetto a quella Usa almeno del 27%. Una stima che molti economisti considerano sottodimensionata: il «gap», per loro, sarebbe superiore al 40%. Una situazione che preoccupa anche la Ue: i suoi leader ne discuteranno col primo ministro cinese in un incontro fissato per i primi di ottobre.

Non è detto, però - rilevano questi stessi esperti - che una forte rivalutazione del renminbi migliorerebbe automaticamente la bilancia commerciale Cina-Usa e porterebbe alla creazione di nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti. La battaglia valutaria è quella più visibile, la più comprensibile per l'opinione pubblica e quella che sta infiammando un Congresso nel quale perfino parlamentari «pro business» come il democratico Charles Schumer, il «senatore di Wall Street» e Richard Shelby, repubblicano dell'Alabama, incalzano la Casa Bianca chiedendo sanzioni e auspicando un linguaggio di condanna più esplicito.

 

La questione dei rapporti Cina-Usa è , in realtà , assai più c omplessa: Washington deve tenere conto del «potere di ricatto» di un interlocutore che detiene una quota rilevante del suo debito pubblico, ed è preoccupata, più ancora che dal cambio, dell'abitudine dei cinesi a «forzare» il loro sviluppo anche ricorrendo a «colpi bassi» che rendono sempre più difficile, per gli Usa, competere col gigante asiatico.

La Cina, infatti, non solo può contare su un costo del lavoro estremamente basso, ma attira produzioni dagli Stati Uniti e dall'Europa offrendo grossi incentivi che i governo occidentali considerano illegali e ostacola le vendite delle «corporation» del mondo industrializzato nel suo mercato domestico.

La «Grande recessione» che avrebbe dovuto creare un clima di maggior cooperazione per limitare gli squilibri, non ha invece fatto cambiare rotta a Pechino, che evidentemente ha bisogno di continuare a crescere in fretta per fronteggiare i suoi problemi sociali.

Ma gli Usa, che continuano a puntare su un raddoppio delle esportazioni nei prossimi cinque anni, non possono sperare di rilanciare le loro produzioni se le innovazioni tecnologiche frutto delle ricerche di università e laboratori delle «corporation», continuano a diventare prodotti che, come l'iPhone o i pannelli solari, vengono industrializzati in stabilimenti asiatici.

Se questa è la vera sfida per una resurrezione manifatturiera - e quindi occupazionale - dell'America, il conflitto con una Cina che punta sempre più sullo sviluppo anche dei settori industriali di punta e che cerca di mettere le mani sulle tecnologie che non è in grado di sviluppare in casa, rischia di diventare inevitabile.

 18-09-2010]

 

 

. CINA VA OLTRE BASILEA 3, PER ISTITUTI REQUISITI LIQUIDITA' A 15%...
(Adnkronos) - La Commissione di vigilanza sulle banche di Pechino potrebbe elevare i requisiti di liquidita' per gli istituti cinesi al 15 per cento del capitale entro la fine del 2012, superando le nuove piu' rigide norme definite da Basilea 3. Lo riferisce Bloomberg citando fonti vicine alla Commissione.

 

In dettaglio, l'organismo fisserebbe all'8 per cento il cosiddetto ratio di capitale Tier 1, con un rapporto complessivo del 10 per cento, al quale si andrebbe ad aggiungere un ulteriore 4 per cento di 'protezione' contro le fluttuazioni del sistema economico e un 1 per cento aggiuntivo per le banche "di importanza sistemica".
All'origine dell'eventuale modifica normativa le preoccupazioni per un sistema creditizio che lo scorso anno ha erogato prestiti per 1.400 miliardi di dollari. Attualmente agli istituti di credito cinesi e' richiesta una liquidita' minima dell'11,5 per cento.

20.09.10

 

 IL GIOCO A NASCONDINO DELLA MONETA DI PECHINO...
Da "La Stampa" - In passato, Pechino l'ha sempre fatta franca compiendo piccoli tempestivi interventi per neutralizzare le pressioni estere tese ad aumentare il valore dello yuan. Ma stavolta provocare un piccolo rialzo della divisa cinese prima dell'audizione di giovedì del segretario del Tesoro statunitense Geithner - la divisa è aumentata dello 0,7% - probabilmente non sarà efficace.

Sono necessari interventi più coraggiosi per evitare una vera punizione. Geithner sosterrà che il ritmo dell'apprezzamento dello yuan è stato troppo lento. Dopo un aumento dello 0,6% a giugno, nel mese di agosto lo yuan ha ceduto la maggior parte dei suoi guadagni. I legislatori statunitensi ritengono di essere stati giocati e, quindi, hanno preparato leggi che potrebbero autorizzare dazi sulle importazioni cinesi.

La riforma dello yuan a giugno aveva alcuni elementi positivi. L'idea era di consentire alla divisa più flessibilità di fluttuare sia al rialzo che al ribasso. In teoria, questo era meglio del regime di apprezzamento graduale in vigore tra il 2005 e il 2008. Il problema è che il tasso di cambio dello yuan è ancora troppo basso per incoraggiare gli operatori del mercato a impegnarsi in un autentico trading bidirezionale. Le autorità hanno continuato con le loro abitudini di intervenire sul mercato per manipolare il tasso di cambio.

Pechino non vuole mostrare che cede alle pressioni estere, ma sta esaurendo le opzioni. La Cina ha evitato una punizione quando, a luglio, il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti aveva evitato di etichettarla come un manipolatore di valuta. Ma novembre si sta delineando come il mese della resa dei conti. La prossima relazione semestrale è prevista in quel mese, come il prossimo vertice del G20, il che potrebbe intensificare le richieste di interventi concreti. Il 2 novembre ci sono anche le elezioni del Congresso e questo potrebbe dare via libera ai sentimenti protezionistici.

 

La soluzione migliore sarebbe una rivalutazione una tantum - supponiamo fra il 2 e il 5%. Questo eviterebbe un pericoloso scontro.

20.09.10

 

CINA, IN CODA PER IL CARBONE - CAMION INCOLONNATI PER 120 KM DA PECHINO VERSO LA MONGOLIA (CI VUOLE UNA SETTIMANA PER PERCORRERLI) – LEGATA AL MINERALE LA PRODUTTIVITÀ DEL GIGANTE ASIATICO – PER GLI ESPERTI LA CODA NON SI SMALTIRÀ PRIMA DEL 2012 – PER QUELLA DATA A RISOLVERE IL PROBLEMA SARÀ IL GOVERNO CINESE O LA FINE DEL MONDO PREVISTA DAI MAYA

Sissi Bellomo per "il Sole 24 Ore"

Anche se l'estate volge al termine, il controesodo - come lo chiamiamo in Italia - non c'entra affatto. I cinesi, di nuovo tutti in coda sull'autostrada, non stanno rientrando dalle vacanze. E pagherebbero oro pur di trovarsi incolonnati per qualche ora tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello.

 

Nel gigante asiatico anche gli ingorghi sono in proporzione. Qui i veicoli formano colonne di 120 chilometri. E per giorni e giorni non riescono ad avanzare se non di pochi centimetri all'ora. Sta succedendo di nuovo, sull'Autostrada 110, quella che collega Hohhot, capoluogo della Mongolia interna, con la capitale Pechino, passando per la provincia di Hebei: la stessa arteria che appena una settimana fa la polizia stradale cinese aveva annunciato di aver finalmente liberato, dopo un ingorgo mostruoso che l'aveva bloccata per quasi un mese, costringendo i malcapitati che la percorrevano a impiegare fino a una settimana per coprire una distanza che in teoria richiederebbe un'oretta di viaggio.

La coda più lunga della storia, come l'avevano definita i giornali di tutto il mondo, in realtà non è mai davvero finita. E qualcuno ritiene che non finirà prima del 2012, anno in cui il governo cinese prevede di completare due linee ferroviarie, affiancate all'autostrada.
La supercoda cinese non è infatti una coda normale, da risolvere con le partenze intelligenti e con l'orecchio teso ai comunicati di Onda verde.

 

È una coda senza automobilisti. Solo camion. Camion carichi di carbone. Ieri, secondo i servizi della televisione cinese Cctv, ce n'erano almeno 10mila, uno dietro l'altro, fermi sull'asfalto «come in un immenso parcheggio ». La geografia mineraria del paese sta cambiando, per adattarsi alle nuove direttive di Pechino, tese a rendere più efficiente e sicura l'industria estrattiva, dove opera una miriade di piccole miniere, spesso poco redditizie e quasi sempre molto inquinanti e rischiose (ancora oggi, benché il numero di vittime sia sceso drasticamente, in Cina muoiono in media 7 minatori al giorno).

Qualcosa, tuttavia, dev'essere sfuggito alla minuziosa programmazione dei governanti cinesi. Perché la provincia della Mongolia Interna è emersa improvvisamente come una delle aree più prolifiche di carbone, oscurando i fornitori tradizionali, come lo Shanxi: l'anno scorso la sua produzione è salita del 37% a 637 milioni di tonnellate e quest'anno ci si aspetta un ulteriore incremento del 15 per cento. Un bel problema, in un paese che funziona quasi esclusivamente grazie a questo combustibile e la cui economia corre da decenni con ritmi di crescita a due cifre.

La Cina è il primo produttore di carbone al mondo, con oltre 3 miliardi di tonnellate l'anno. Ma i suoi consumi stanno crescendo così tanto che il paese è costretto a importarne quantità sempre più ingenti: nel 2009 l'import è salito del 212% a 125,8 milioni di tonnellate. Il motivo è semplice: il carbone ancora oggi soddisfa il 70% del fabbisogno energetico del paese, che nell'ultimo decennio ha raddoppiato la produzione di elettricità e di recente, secondo l'Agenzia internazionale per l'energia, è diventato il primo consumatore di energia al mondo, scavalcando persino gli Stati Uniti.

 

Il sistema dei trasporti, evidentemente, non è riuscito a tenere il passo. Eppure, anche la rete autostradale sta crescendo a ritmi impressionanti: oggi si estende per 85mila chilometri, di cui 5mila costruiti nel corso del 2009, e i piani del governo prevedono di superare i 100mila chilometri entro il 2020, più o meno come le highways statunitensi.

Peccato che già oggi in Cina si vendano più auto che negli Usa: il sorpasso è avvenuto l'anno scorso, con 13,6 milioni di veicoli immatricolati, rispetto ai 9,4 milioni del 2008. Nella capitale, Pechino, ogni giorno dai concessionari escono 2mila autombili nuove di zecca. Per la città circolano già 4,5 milioni di vetture, che se continuano a moltiplicarsi a questi ritmi potrebbero diventare 7 milioni nel 2015. Ma le strade secondo gli esperti riuscirebbero a contenerne non più di 6,7 milioni. 03-09-2010]

 

L DRAGO CINESE AFFRONTA LA BATTAGLIA PIù DURA: DEBELLARE LA SPECTRE DELLA FINANZA GLOBALE, I CAPPUCCIONI DI GOLDMAN SACHS - ED è SUBITO BEST SELLER UN LIBRO CHE SVELA COME LA BANCA D’AFFARI AVREBBE NEL MIRINO (DOPO AVER COLPITO E AFFONDATO GRECIA E DUBAI) PROPRIO L’IMPERO CELESTE, DA COLPIRE IN QUANTO IL GOVERNO DI PECHINO HA IN MANO IL DEBITO DEGLI STATI UNITI...

Ugo Bertone per "Libero"

 

Chissà se Lawrence Summers, il principale consigliere economico di Barack Obama, troverà al suo arrivo a Pechino, il tempo per un giro nelle librerie della capitale. È assai improbabile, vista la fitta agenda di incontri con i vertici del Drago, necessari per convincere la Cina a dar seguito alle promesse di favorire la rivalutazione dello yuan: dall'annuncio di giugno, infatti, il renmimbi è progredito solo dello 0,3 per cento sul dollaro.

Difficile che i vertici del Drago si lascino commuovere: le ultime statistiche segnalano che il 65% delle riserve del Paese (2.485 miliardi di dollari) sono ancora investite in titoli Usa contro il 26 per cento in euro. Come si fa a chiedere al creditore di svilire il valore delle sue garanzie?

 

Soprattutto oggi, quando i vertici della Banca Centrale sono sotto accusa proprio per presunte e miliardarie "mazzette". Eppure un salto in libreria potrebbe risultare istruttivo per Summers, anche se l'ex rettore di Harvard, al contrario del segretario al Tesoro Tim Geithner, non conosce il mandarino. Ma la traduzione dei titoli di certi best-sellers non lascia adito a dubbi.

FICTION E GIORNALISMO
In testa alle classifiche dei saggi, secondo il sito Sino.com, spicca "La cospirazione di Goldman Sachs", 300 pagine a cura di un giornalista economico, Li Delin, che alterna fiction a ricostruzione, a suo dire, giornalistica. Un esempio? «Goldman», si legge, «più crudele di una tigre della Manciuria, s'aggira per il pianeta con l'attenzione di un vecchio cacciatore che fiuta la sua preda: quando sente odore di sangue attacca!».

 

L'ultima preda, avverte l'autore, è la Cina: il mandato in arrivo dalla banca che ha provocato la bancarotta della Grecia e di Dubai, sempre secondo l'autore, ha nel mirino la Repubblica Popolare, la seconda potenza economica del pianeta.

Per carità, è improbabile che l'analisi di Delin influenzi le alte sfere della banca centrale o si traduca nel boicottaggio del colosso di Wall Street, che ha appena acquistato una quota rilevante della Agricultural Bank, la big del credito rurale appena collocata in Borsa a Shanghai. Ma la letteratura del complotto ha il suo pubblico, non solo negli Internet cafè o nelle università, ma anche tra gli intellettuali, i manager e gli opinion leader della Cina che accusa la sindrome da accerchiamento.

Un fenomeno che di rado supera la rigida censura che vigila sui giornali, la tv e i siti web del Paese, ma che esplode in libreria, dove gli autori godono di maggior libertà. E così, non solo il libro su Goldman ha superato in pochi giorni le 200 mila copie vendute, ma nella top ten della saggistica continuano a figurare altri financial thriller sulle "cospirazioni anticinesi".

 

Vende ancora bene "La guerra delle valute", scritto nel 2007 dall'economista Song Hongbing, che deve la sua fortuna alle profezie del volume che ha largamente superato il tetto del mezzo milione di copie. Mica male per un "feuilleton" che, lungo centinaia di pagine ripercorre le fortune della famiglia Rothschild che, secondo l'autore, continua a detenere una ricchezza immensa, 50 volte tanto quella di Bill Gates.

Il libro (che è stato dibattuto anche in seno al Partito e non ai livelli più bassi) spiega ai cinesi che l'America è controllata da un pugno di banchieri, gli stessi che hanno la maggioranza della Federal Bank di New York, da cui dipende la finanza di Wall Street. E' lì, nel cuore di Manhattan, che si ordiscono le grandi congiure.

KILL TOYOTA
Tipo quella, raccontata in un altro best seller, "Kill Toyota!", che spiega come l'America ha messo in ginocchio l'economia dei samurai. Attenzione, recita un altro thriller di successo, pubblicato nel 2009, dopo lo scoppio della grande crisi dell'Occidente: "Infelice Cina", così potente e laboriosa ma lasciata fuori dalla porta del G8, grande finanziatrice dei debiti americani ma senza poter chiedere garanzia sulla stabilità del dollaro. La tecnica delle banche Usa passa dal cavallo di Troia delle valute.

 

«La chiave di volta della stabilità economica», scrive Song Hongbing, «sta nel controllo dell'offerta di moneta. Uno potrebbe pensare, ingenuamente, che le banche straniere non hanno modo di influenzare l'andamento del renmimbi, che è sotto il controllo della Banca centrale di Cina. Ma le banche straniere possono emettere prestiti, allargare in vari modi l'offerta di moneta in Cina e così drogare il mercato immobiliare e quello azionario».

INFLAZIONE
Come dire, lo scoppio della bolla speculativa, in questo modo, potrebbe mettere in ginocchio l'economia cinese. In realtà, almeno in questo caso, le banche occidentali sono innocenti: l'inflazione galoppante del mercato immobiliare è la conseguenza della politica del prestito facile delle banche locali.

Ma l'influenza di Song HongbinG, che già nella primavera del 2007 aveva profetizzato nel suo libro una grave crisi finanziaria negli Usa, non perde per questo influenza nelle classi dirigenti cinesi. Meglio non fidarsi delle banche che, dominate dalla finanza ebraica, a loro volta dettano legge in Usa e non solo. Gente senza scrupoli, che magari ha messo a libro paga i banchieri di Pechino.

 [06-09-2010]

 

 

 CINA, IL GIALLO DELLA BANCA CENTRALE: "IL GOVERNATORE È FUGGITO ALL'ESTERO"
Repubblica.it - La Banca Centrale cinese ha smentito oggi le voci secondo le quali il suo governatore, Zhao Xiaochuan, sarebbe fuggito dal paese per timore di essere incriminato per la perdita ingenti somme di denaro investite in società finanziarie americane. "Dicono che il governatore sia fuggito, ma invece ha appena presieduto una riunione", ha dichiarato al Wall Street Journal il vice di Zhao, Hu Xiaolian.

La notizia della fuga di Zhao Xiaochuan è comparsa sabato scorso su alcuni blog cinesi che hanno citato come fonte il giornale Ming Pao di Hong Kong. In un editoriale pubblicato oggi sul suo sito web, però, il Ming Pao afferma di "non avere nulla a che vedere" con la diffusione della voce e di "condannare con forza" l' uso del nome del giornale "per diffondere false informazioni".

Hu Xiaolian, il numero due della People's Bank of China, sottolinea nella sua smentita "l'effetto assolutamente anormale" che la voce ha avuto sul mercato. "Di solito - ha sostenuto - la volatilità dei mercati si deve a notizie o analisi. Ma speculare su una cosa come questa è assolutamente anormale". Secondo la "voce" che ha attribuito a Ming Pao la notizia, la Banca avrebbe perso 430 miliardi di dollari per investimenti incauti nelle finanziarie americane Fannie Mae e Freddie Mac, che si occupano di mutui per l' acquisto di case, e che il governo si apprestava ad effettuare degli arresti in relazione alla vicenda.

 

Zhao Xiaochuan avrebbe preferito riparare all'estero per evitare la "punizione" da parte del governo. Per quanto assurda e paradossale appaia, il rilievo del personaggio l'ha trasformata in un intrigo internazionale. Il governo cinese non ha voluto commentare, ma fonti americane si sono sentite in dovere di smentire che Zhou Xiaochuan sia sotto custodia Usa.

A sostegno della smentita, la Banca centrale cinese ha pubblicato sul proprio sito una serie di immagini che testimoniano gli ultimi incontri istituzionali avuti in questi giorni dal governatore. Uno di questi è stato con l'ex ministro italiano della Finanze, Tommaso Padoa Schioppa; l'altro con il ministro giapponese delle Finanze, Shozaburo Jimi (che ha confermato l'incontro).

28.09.10

 

CINA: GIRO DI VITE CONTRO LA CORRUZIONE - TACCUINO DA SHANGHAI
Alberto Forchielli per Radiocor - Abile nel gestire la crisi economica, la Cina deve fronteggiare un nemico piu' subdolo ed introvabile: la corruzione. H un fenomeno diffuso, pericoloso ed avvertito come il piu' odioso dalla popolazione. Tutti i sondaggi - indipendenti o semi-ufficiali - rilevano che la corruzione e' il problema principale del paese, ne ostacola lo sviluppo, crea ineguaglianza, deturpa l'immagine internazionale. Secondo il famoso Transparency International Corruption Perceptions Index, nel 2009 la Cina si e' posizionata al 79mo posto tra le nazioni piu' corrotte al mondo. Ne sono responsabili i funzionari pubblici, dai semplici impiegati ai grand commis di stato, agli amministratori di nomina politica.

Lo scorso anno ben 18 alti dirigenti con rango di ministro sono stati costretti alle dimissioni per sospetti di corruzione. Numerosi sono stati i casi di arresto e condanna di funzionari cittadini e provinciali. La situazione e' avvertita come grave fonte di instabilita'. La dirigenza di Pechino ne e' consapevole ed ha deciso di intraprendere delle azioni correttive. In una 'propaganda al contrario' non nasconde il fenomeno, ma lo pubblicizza. Ne mette in risalto la pericolosita' rispetto al bene comune e avvia repressione e campagne di rettifica. L'ultimo discorso di Hu Jin Tao alla commissione del Consiglio di Stato per la lotta alla corruzione e' stato inequivocabile per il richiamo ad uno stile di lavoro scevro da collusioni e da pratiche illegali. Un codice di 52 norme comportamentali e' stato adottato per l'alta dirigenza.

Non possono essere accettati doni, non si deve partecipare a cerimonie lussuose organizzate da privati cittadini, non si devono trattare pratiche di interesse nazionale con incompetenza. I membri piu' importanti del partito devono inoltre comunicare ogni variazione della compagine familiare, gli spostamenti all'estero di consorte e figli, le variazioni negli investimenti domestici, come l'acquisto di case o l'acquisizione di titoli finanziari. La direttiva colpisce un bersagli o importante: circa 4.000 alti dirigenti si sono trasferiti all'estero tra il 1978 ed il 2003, complessivamente con 50 milioni di Usd, in molti casi dopo aver trasferito la famiglia. In questo quadro, molto delicato per il paese, non mancano episodi singolari.

La citta' di Jiangmen, nella provincia meridionale del Guangdong, ha stabilito un fondo per compensare i funzionari pubblici che si mantengono onesti. Una frazione degli stipendi, in relazione ai diversi livelli, confluira' in un 'clean governance accumulation fund', congiuntamente ad un sostegno finanziario della Municipalita'. I dipendenti potranno ritirare il 70% della loro quota nominale dopo 5 anni, a condizione che si siano mantenuti integri ed irreprensibili, dopo aver cioe' dimostrato di essere intangibili dalle sirene della corruzione.

La parte restante sara' consegnata al momento della pensione. La decisione e' stravagante e probabilmente dettata da uno zelo eccessivo alle direttive di Pechino. Impone comunque 2 considerazioni. La prima rigua rda l'ampiezza del fenomeno, che stimola soluzioni estreme. La seconda attiene ad un pragmatismo elementare nella sua immediatezza: se la corruzione e' provocata dal denaro, e' meglio ricompensare con la stessa moneta chi la rifiuta e si mantiene onesto.

16.08.10

 

13 - CINA: DA BANCA CENTRALE LINEE GUIDA PER SVILUPPARE MERCATO ORO (Adnkronos/Xin) - La Cina favorira' lo sviluppo del mercato dell'oro, per aumentare la competitivita' dei mercati finanziari nazionali, allargando i canali di investimento per i risparmiatori. Lo afferma la Banca del Popolo della Cina, la banca centrale cinese, che consentira' a piu' banche commerciali di importare ed esportare oro e le incoraggera' ad offrire derivati sull'oro denominati in yuan, secondo una dichiarazione pubblicata sul sito Web della banca.

La banca centrale ha anche promesso di perfezionare le politiche connesse al mercato dell'oro, incluse quelle sul cambio di valuta straniera, per velocizzare lo sviluppo del mercato. In piu', la banca centrale ha chiesto alle banche di offrire migliori servizi per la raccolta di fondi da parte delle aziende cinesi attive nell'oro, creando uffici all'estero.

Cio' contribuira' ad aprire il mercato e permettera' una maggiore partecipazione degli investitori esteri. In piu', la Cina sta considerando di permettere ai produttori stranieri di fornire direttamente lingotti d'oro per il Shanghai Gold Exchange. La banca centrale ha spiegato che il governo rafforzera' la supervisione del mercato dell'oro, per assicurarne uno sviluppo sano ed equilibrato.

06.08.10

 

IN CINA SI STA AVVICINANDO IL MOMENTO DI MINAMATA...
Da "La Stampa" - Due fuoriuscite di petrolio con risultati molto differenti. La Cina ha appena finito di sistemare le conseguenze dell'esplosione del condotto che ha versato circa 1.500 tonnellate di greggio nel mare davanti alle sua costa nordorientale. Lo stesso giorno, la società petrolifera del Regno Unito, Bp, ha formalmente annunciato l'uscita di scena del direttore Tony Hayward come conseguenza della catastrofe nel Golfo del Messico. Bp è rovinata ma in Cina nessuna testa è caduta.

Naturalmente, la fuoriuscita di BP era più di 200 volte maggiore. Ma c'è un altro motivo per cui i disastri ambientali della Cina sono considerati meno disastrosi. Il Paese non ha ancora raggiunto il suo «momento di Minamata».

All'inizio degli Anni Settanta, la baia di Minamata era diventata sintomatica degli inaccettabili costi ambientali di una rapida industrializzazione. Quasi 3000 residenti di una città giapponese sono stati uccisi dal mercurio scaricato in acqua. Ci sono voluti decenni di scarichi per risvegliare la coscienza nazionale ma, a quel punto, la riduzione dell'inquinamento è diventata una priorità nazionale.

 

La dimensione della Cina e il tasso di crescita potrebbero creare disastri peggiori di quello di Minamata. Nel 2007, la Banca Mondiale ha stimato in 460.000 il numero annuale dei morti collegato all'inquinamento del Paese. C'era stata la recente fuoriuscita di sostanze chimiche tossiche dalla miniera di rame Zijin a Fujian e nel 2005 maree di benzene affluite nel fiume Songhua. I media cinesi e stranieri hanno identificato con regolarità «villaggi del cancro» lungo i corsi d'acqua inquinati.

Forse si ritiene che la bonifica possa aspettare fino a quando la Cina sarà veramente ricca. Ma il momento di Minamata per il Regno di Mezzo potrebbe arrivare prima. È sufficiente il giusto mix di orrore industriale, inazione politica e insoddisfazione sociale. La fuoriuscita di Dalian è stata forse di breve durata ma è un'altra preoccupante goccia nel mare.

 

27.06.10

 

 

salutame l’impero americano! - E’ INIZIATA UNA NUOVA ERA: GLI USA PERDONO IL PRIMATO DEI CONSUMI E LA CINA DIVENTA IL PIÙ VORACE CONSUMATORE DI ENERGIA DEL MONDO – MOLTI INVESTITORI ORA PUNTANO SU PECHINO (INVESTIRÀ NEL SETTORE 4.000 MLD$ IN 20 ANNI) – MA L’INQUINAMENTO è assicurato: il celeste impero che fu di mao RICEVE GRAN PARTE DELLA SUA ELETTRICITÀ DAL CARBONE…

 

Fabio Pozzo per "la Stampa"

"Il fabbisogno energetico cinese cresce in modo esponenziale: tra il 1980 e il 2002, si passa da 17,5 quadrilioni di Btu (British Thermal Units) di consumo energetico a 42,1 quadrilioni (98,1 gli Usa). Nell'ipotesi di una crescita lineare, senza crisi esogene o endogene, si stima che il consumo energetico lordo della Cina raggiungerà, nel 2030, 139,1 quadrilioni di Btu, superando quindi gli Stati Uniti (133,9). La Cina diventerà il primo consumatore mondiale d'energia...».

 

Così parlava Philip S. Golub, docente di Relazioni internazionali presso l'Institut d'études européennes dell'Università Paris VIII e l'American University of Paris, ai seminari di Le Monde Diplomatique dell'Università di Bologna nel 2007. Oggi, Golub è costretto a rifare i conti. La crisi paventata c'è stata e, unità di misura a parte (il Btu è definita dalla quantità di calore richiesta per alzare la temperatura di 454 grammi di acqua da 60 a 61 gradi F; l'equivalente nel Sistema Internazionale è il joule), la Cina già ha superato gli Stati Uniti. È già oggi il più vorace consumatore di energia del pianeta.

 

Lo dice l'Agenzia internazionale per l'Energia (Aie), secondo la quale l'Impero di Mezzo ha divorato lo scorso anno 2.252 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio: il 4% in più rispetto agli States di Obama, che ne ha bruciate 2.170 milioni. Laddove equivalenti di petrolio s'intende tutte le forme di energia consumata, incluso greggio, nucleare, carbone, gas naturale e fonti rinnovabili come l'energia idroelettrica. La Cina, di fatto, ha «rubato» agli Usa un primato che detenevano dai primi anni del 1900 (gli resta quello, però, del più alto consumo pro capite).

 

Gli esperti di settore sono stati spiazzati? Come tutti gli altri. Non hanno messo in conto la recessione globale, che ha colpito più duramente Washington rispetto a Pechino, «ferendo» le attività industriali e la conseguente domanda energetica del Paese del dollaro. Un «sorpasso» che, afferma sul "Wall Sreet Journal" Fatih Birol, capo economista dell'Aie, «simboleggia l'inizio di una nuova era nella storia dell'energia».

In realtà, la corsa cinese al consumo di risorse energetiche è in atto da un pezzo, con una crescita a doppia cifra. Lo stesso Golub, riportando dati dell'U.S. Energy Information Administration, sottolineava questa «fiammata»: da 17,5 a 41,1 Btu dal 1980 al 2002 la Cina, dunque due volte e mezzo, contro un incremento Usa da 78,3 a 98,1 Btu. In termini assoluti, poi, solo dieci anni fa il consumo totale di energia cinese era metà di quello degli States.

 

Significa che la «locomotiva» col vessillo del Dragone ha accelerato, correndo più di quella a stelle e strisce. E non ha perso velocità, o se l'ha persa comunque in misura nettamente inferiore rispetto alla «locomotiva» Usa sotto i colpi del credit crunch. Sempre Birol parla della domanda Usa di petrolio (19 milione di barili al giorno contro i 9,2 milioni della Cina) arrivata al picco, o comunque destinata a non crescere di molto nei prossimi anni.

 

E ancora, di decrescente «appeal» dell'energia negli States, che ha spinto gli investitori, come ad esempio General Eletric, a scommettere su Pechino, il cui governo prevede investimenti nel settore per 4.000 miliardi di dollari nei prossimi 20 anni, e stima di generare 1.000 gigawatt di nuova energia, in pratica la capacità attuale degli Usa, nei prossimi 15.

Attenzione però a un altro aspetto: la Cina nel 2007 ha sorpassato gli Usa nelle emissioni di gas serra. C'è una relazione tra questo e il nuovo primato: Pechino riceve la maggior parte della sua elettricità dal carbone, il più sporco dei combustibili fossili. E non è una bella relazione.

 

 20-07-2010]

 

 

IL CINESE DI PRADA RIPROVA CON FOXTOWN...
Dal "Giornale" -
Mai fidarsi dei miliardari cinesi. Vedi Lu Qiang, il misterioso finanziere - impossibile trovarne una foto - presentatosi come chairman di FoxTown , finito sotto i riflettori di tutto il mondo come futuro azionista di controllo di Prada, e sbugiardato nel giro di poche ore dalla griffe di Miuccia e Patrizio Bertelli. Ma non c'è da meravigliarsi, visto che il finanziere senza volto, in fatto di bufale, è recidivo: come ben sa Silvio Tarchini, il patron (quello vero) di FoxTown Factory Stores che gli ha intentato, e vinto, una causa per concorrenza sleale e violazione del copyright.

Il FoxTown di Shangai, infatti, altri non è che il gemello del celebre outlet di Mendrisio (nella foto), che per primo ha svelato agli europei - come ora fa con i cinesi -l'irresistibile fascino delle griffe a prezzo ridotto: e il signor Lu Qiang non c'entra niente. Il tribunale di Shangai, infatti, lo ha obbligato già nel 2006 a non usare più il marchio FoxTown, pagare un'ammenda e a presentare pubbliche scuse sui quotidiani. Evidentemente, non è bastato.

 

17.07.10

 

CINA: AGBANK CONFERMA IPO RECORD DA 23 MILIARDI DI DOLLARI...
(AGI/AFP)
- La banca cinese Agbank conferma la sua intenzione di lanciare un'Ipo record da 23,2 miliardi di dollari. Il debutto in Borsa avverra' a Hong Kong e Shangai e punta a superare il precedente record della cinese Industrial and Commercial Bank of China (ICBC), che nel 2006 rastrello' 22 miliardi di dollari. AgBank fa sapere che intende raccogliere 13,1 miliardi di dollari dall'Ipo di Hong Kong IPO e 10,1 miliardi di dollari da quella di Shanghai.

 

Il prezzo finale dell'Ipo verra' fissato il prossimo 7 luglio e il debutto a Shanghai avverra' il 15 luglio, seguito il giorno successivo da quello ad Hong Kong. Finora le stime sull'Ipo di AgBank hanno oscillato tra i 19 e i 30 miliardi di dollari e le turbolenze dei mercati non permettono ancora di capire se il nuovo record verra' raggiunto o meno.

 

 

FOXCONN: TRASFERIRA' PARTE DELLA PRODUZIONE APPLE IN CINA
(AGI/REUTERS) -
Il colosso di Taiwan FoxConn intende trasferire parte della componentistica che produce per la Apple dagli attuali impianti di Shenzhen, dove 11 operai si sono suicidati nei mesi scorsi, a Tianjin nel nord della Cina e nella regione della Cina centrale dello Henan. Lo rivela il Financial Times, citando fonti anonime. A Zhengzhou, capitale dello Henan, FoxConn intende impiegare tra i 100 mila e i 300 mila lavoratori.

 

La decisione verra' presa per risparmiare sul costo del lavoro. FoxConn produce componentistica per molti colossi come Panasonic, Dell e Nokia. L'hub manifatturiero di Shenzhen, al confine con Hong Kong, secondo il Financial Times, e' attualmente troppo costoso per l'aumento dei salari dei suoi lavoratori, saliti del 70% proprio per contenere l'ondata di suicidi. Il piano di Foxconn di trasferire altrove una parte della componentistica prodotta per Apple non e' visto di buon occhio dalla compagnia Usa.

04.07.10

 

A NUOVA GRANDE MURAGLIA CINESE? LA CENSURA – E’ UNA MACCHINA PERFETTA: INFORMATORI OVUNQUE, TELEFONI E COMPUTER SOTTO CONTROLLO - UN ESERCITO DI INGEGNERI FILTRA TUTTI I CONTENUTI DELLA RETE - "Orientare la pubblica opinione" è il compito della Gapp, onnipresente agenzia di Stato - UN SISTEMA SOFISTICATISSIMO COSTRUITO SU UNA MARTELLANTE PROPAGANDA E SU ASSURDI DIVIETI - INTANTO SI CONTINUA A GIOCARE A "SHANGHAI"…

 

Giampaolo Visetti per "la Repubblica"


Non possiedo la chiave della mia casa di Pechino. Gentili sorveglianti, giorno e notte, aprono e chiudono l´ingresso della vecchia dimora cinese dove vivo e lavoro. Controllano tutto, per la mia sicurezza. Se voglio andare a dormire, o incontrare qualcuno, devo prima suonare il loro campanello.

Nemmeno l´uscita secondaria dell´ufficio, attraverso telefono e computer, può essere usata liberamente. Le conversazioni sono registrate e una voce cinese spesso suggerisce cautele che non sono in grado di comprendere. La posta elettronica viene filtrata da un esercito di ingegneri del governo. Identificano le persone che mi contattano e, come gesto di riguardo, glielo comunicano.

 

Internet è sottoposto a verifiche automatiche ossessive. Spesso degenerano nella comicità, innescata dagli equivoci di caratteri linguistici consonanti. "Carota" è un termine bloccato: il primo ideogramma coincide con il nome del presidente Hu Jintao. Quando ingenuamente cerco una parola proibita, o mi attardo su un argomento vietato, lo schermo del pc si svuota e una scritta mi segnala l´errore tecnico che ho commesso.

Se i peccati sono più gravi, ancorché inconsapevoli, si viene educati. Per un certo tempo connettersi alla Rete diventa impossibile, o richiede tempi inaffrontabili. Per qualche settimana, dopo l´uscita di un articolo "non armonizzato", viene a trovarmi la polizia. Ragazzi sorridenti controllano visti, documenti e permesso di lavoro.

 

Sono uno straniero: fanno il loro dovere. L´assistente dell´ufficio viene quindi invitata a «bere un thé» dai funzionari. Al ritorno, con noncuranza, ne approfitta per un breve ripasso sui fondamentali della prudenza che regolano l´informazione ufficiale. Preferisce non sapere le notizie che seguo. Segnala quelle pubblicate sulla stampa del partito.

Non sono un "caso". Per fare il mio dovere non sono costretto ad andare in esilio a Hong Kong, come Google. Queste attenzioni, oltre alle preliminari "visite mediche", gratificano tutti i quattrocento corrispondenti stranieri che lavorano in Cina. Al mattino, chi fa jogging, non è più seguito da un corteo di ansimanti agenti con la macchina fotografica scarica.

Per i giornalisti cinesi le cure sono più attente. Un Paese con un miliardo e trecento milioni di abitanti, guidato da un potere che non viene eletto dal popolo, non può permettersi di precipitare nel caos dell´informazione indipendente. I cronisti, prima di mettere piede in un giornale, o in una televisione, conoscono lo stretto confine di Stato tra lecito e illecito. Per cancellare me, ammesso che una simile frivolezza interessi a qualcuno, basta interrompere la corrente elettrica. Loro perdono il posto di lavoro e iniziano il pellegrinaggio in tribunale, anticamera della cella. È sufficiente la prospettiva.

 

La Cina mi censura? No. Posso accedere senza restrizioni a fatti, persone e informazioni che ritengo di interesse pubblico? No. Le autorità di Pechino censurano i mezzi di comunicazione cinesi? Sì. Pensano che il web sia il nemico più pericoloso del regime comunista? Sì.

Queste quattro risposte, per il partito plasmato da Mao e per molte democrazie occidentali, sono ragionevoli. Non risolvono però il dubbio che insegue chi cerca di raccontare il viaggio della Cina contemporanea. Siamo vittime di uno Stato di polizia, fondato su censura e propaganda, o siamo perseguitati dai problemi tecnici che minano una Rete frequentata ogni giorno da quattrocento milioni di internauti? Siamo nel mirino delle autorità, o in quello di una massa di hacker nazionalisti sfuggiti di mano al potere che li ha creati?

 

Il problema è che in Cina l´inverno della stampa si è fatto così rigido che il muro dell´indicibile non distingue più i mattoni che lo cementano. La metamorfosi è compiuta. Censura e propaganda, ormai invisibili e non rintracciabili, si confondono: da fisiche sono mutate in elettroniche, da ideologiche in economiche. Potere socialista e business capitalista si intrecciano, politica e finanza sono braccia dello stesso corpo.

Siamo già oltre la libertà di internet. Il punto è essere autorizzati a riferire i fatti che accadono, senza infrangere la legge, e avere le prove che essi si siano realmente verificati. All´origine della sapiente confusione asiatica, organizzata affinché vero e falso possano coincidere, c´è il vecchio pregiudizio. I cinesi pensano che i giornalisti stranieri siano spie di potenze nemiche.

 

Noi restiamo convinti di non poter mai credere in loro. Una doppia paranoia, alimentata dalla paura, si confronta. Dopo la strage di Tiananmen nel 1989, la repressione dei monaci tibetani nel 2008 e i disordini nello Xinjiang domati l´anno scorso con il sangue, la reciproca autocensura web è la gloriosa vittoria dei tecnocrati al comando.

La costruzione è grandiosa. Fino a ieri Pechino controllava persone e informazioni attraverso il "Dipartimento centrale di propaganda del Partito comunista". L´apparato, nonostante i casi-simbolo di giornalisti e dissidenti arrestati, era un colabrodo. Con la bomba atomica di internet, seguita dai missili di social network e motori di ricerca, la Cina si à vista costretta a erigere la nuova "Grande Muraglia di Fuoco" contro l´invasione delle idee dall´Occidente e l´evasione dei cervelli dall´Oriente.

L´ufficio della propaganda è stato superato dal Gapp, la "General Administration of Press and Publication", a cui è affidata la gestione e supervisione dei media. Quattordici ministeri si contendono l´obbedienza di oltre due milioni di funzionari che battono il cyberspazio per «armonizzare le informazioni» e «guidare l´orientamento dell´opinione pubblica».

 

Sono tecnici e ingegneri elettronici raffinati, quasi sempre formati nei laboratori di Stati Uniti e Gran Bretagna. A loro volta si appoggiano a schiere di "volontari" che in ogni villaggio, in ogni fabbrica e in ogni condominio, esercitano l´hackeraggio free-lance su commissione del partito. I dati di 400 milioni di internauti e 193 milioni di blog confluiscono nei tre centri di calcolo di Pechino, Shanghai e Guangzhou. Gli amministratori web intercettano e confrontano ogni parola e ogni immagine con una lista, in continua evoluzione, di termini-chiave e indirizzi proibiti. Ciò che la Cina considera «contro gli interessi nazionali», sparisce per mano del calcolatore.

 

Autodifesa, non bavaglio. Ovviamente non basta. Sei milioni di cinesi poco patriottici hanno appreso le manovre per aggirare la «diga verde», ricorrendo a reti private virtuali e server proxy.

La censura automatica del finto internet cinese, negli ultimi mesi, è stata così completata dai commentatori online di partito. Milioni di opinionisti, assoldati dai funzionari locali, combattono la guerra della manipolazione. Non si limitano a inviare alle redazioni la "linea ufficiale" sui fatti, gli eventi da enfatizzare e quelli da tacere. Assumono false identità e ogni giorno scrivono migliaia di commenti contro la minima critica sfuggita al setaccio dei computer.

Secondo il ministero della tecnologia informatica, prima che la reazione popolare possa sfuggire al controllo, c´è oggi una finestra di due ore per bloccare un´informazione non filtrata e inondare il web di giudizi che la demoliscono. Un test sulla "tempesta di positività" ha stabilito che se il team della propaganda cinese funziona, possono bastare venti minuti per convincere che un fatto non sia accaduto, o che la denuncia di uno scandalo sia frutto di «intromissioni di potenze concorrenti decise ad arginare lo sviluppo della Cina».

 

Contro la realtà virtuale, Pechino schiera la falsificazione virtuale. Impedisce ai giornalisti di raggiungere eventi e persone reali. Semplifica le nostre giornate con decine di conferenze stampa "obbligatorie", dove le domande non sono previste, e regala tempo libero con la nuova offensiva delle news in inglese.

Tivù, agenzie e giornali del partito-Stato offrono ormai abbondante cibo precotto allo stomaco vorace degli impoveriti media stranieri. Possiamo raccontare la Cina senza conoscerla e magari senza metterci piede, senza la barriera della lingua, a basso costo e senza noie. Ma soprattutto la Cina si appresta a occupare l´attenzione mediatica globale con la sua visione in inglese sulle vicende internazionali. L´autoprodotta glorificazione nazionale di Cctv e della neonata Cnc contende ormai il campo alla Cnn.

Dobbiamo riconoscere che non sono le mail deviate a indirizzi sconosciuti, o l´improvvisa ribellione di Google alla censura che aveva accettato, a indicare l´escalation del controllo cinese sulla vita di chi abita dentro e fuori questo continente. Il gradimento della democrazia è crollato con gli indici delle sue Borse. Pechino non ha più alcun timore che il suo esplosivo ceto medio, ostaggio dei mutui, possa ridiscutere la stabilità dell´opzione autoritaria.

 

Il problema è che l´abbraccio tra Partito comunista e imprese privatizzate, fondato sulla corruzione, si è consumato e si estende ormai a governi e multinazionali stranieri, profeti del furto perfezionato in sistema dell´equilibrio planetario. Grazie a internet, regalato ora al monopolio di Baidu, la censura cinese scopre semmai le comodità dell´elettronica. Nascondere le realtà, o modificarla, non serve più, quando basta una mail automatizzata per togliere le notizie dai giornali, stranieri compresi.

Sono felice di non possedere la chiave della mia casa di Pechino. Sono nelle mani sicure di vecchi militari che suonano il flauto. Quando esco si accendono di entusiasmo e chiedono al tassista se per caso mi stia per portare all´aeroporto internazionale. È il tempo che sempre aspettano, quello «senza problemi». Non hanno ancora capito cosa è vietato e cosa no. Mi negano una sola informazione, l´unica che in Cina tenderei a ritenere verosimile: la temperatura dell´aria.

Presenta il prefisso "wendu": troppo simile al cognome del premier Wen Jiabao. 11-05-2010]

 

 

STRAUSS-KHAN, YUAN E' MOLTO SOTTOVALUTATO....
(ANSA) -
Lo yuan è attualmente "molto sottovalutato": lo ha detto il direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, parlando al Parlamento europeo. "E' inevitabile - ha detto Strauss-Khan - che in certi Paesi si deve rivalutare il tasso di cambio" per combattere gli attuali squilibri dell'economia mondiale.

Quello dei tassi di cambio, ha spiegato il direttore del Fmi, é un dibattito "che la Cina conosce bene". E il giudizio del Fmi è sempre lo stesso, cioé che "lo yuan è molto sottovalutato". Per Strauss-Khan, "nella logica di riequilibrare l'economia mondiale lo yuan deve apprezzarsi". "Questo - ha concluso - comporterà una crescita della Cina trainata più dalla crescita interna e dai consumi e meno dalle esportazioni e dai prodotti a buon mercato".

25.03.10

 

MORTACCI YUAN! – IL PREMIER WEN JIABAO NON SI FIDA PIU’ DI OBAMA E MINACCIA: “TERREMO IL CAMBIO STABILE E LA RIVALUTAZIONE SUL DOLLARO RESTERA’ UNA CHIMERA" - PECHINO, CHE HA IN MANO LA CORDA DELL'IMPICCATO COME PRIMO CREDITORE DEL GIGANTESCO DEBITO PUBBLICO USA, NON E’ CONTENTA DI COME GLI STATES STANNO GESTENDO IL CAOS FINANZIARIO: CHI REGOLA WALL STREET?...

Francesco Sisci per "la Stampa"

Il momento è stato quello cruciale dell'anno, la conferenza stampa del premier cinese Wen Jiabao davanti ai corrispondenti stranieri al termine della sessione annuale del partito, che è durata dieci giorni. La Cina ha ribadito che sulla spinosa questione della rivalutazione dello yuan resta ferma sulla sua posizione: Pechino che manterrà il cambio stabile. È uno schiaffo a quanti negli Stati Uniti chiedono pressantemente la rivalutazione dello yuan sul dollaro.

In effetti, la questione dello yuan per la Cina è estremamente delicata. Ci sono due ordini di problemi, uno di interesse economico nazionale cinese e uno di carattere generale sulla gestione della crisi da parte dell'America: che non soddisfa i cinesi.

Per quanto riguarda l'interesse cinese, Pechino ha già ventilato la possibilità di rivalutare lo yuan di circa il 10 per cento. Secondo alcune stime la Cina ha riserve per un valore complessivo di circa tremila miliardi di dollari, quindi una rivalutazione dello yuan significa una perdita teorica secca del valore di quelle riserve per trecento miliardi di dollari.

Una rivalutazione del 40% - è quanto chiedono alcuni economisti americani - avrebbe un valore di 1.200 miliardi. Di fronte a queste cifre il governo cinese è certamente molto preoccupato e non è neppure così difficile capirne le ragioni: nessuno accetta a cuor leggero che i suoi risparmi perdano di valore, tanto meno se succede in conseguenza di una sua decisione.

Inoltre, una rivalutazione dello yuan colpirebbe le esportazioni, li grande motore dell'economia cinese - che non può contare su impennate dei consumi interni - e quindi avrebbe un effetto diretto sulla occupazione delle aziende esportatrici. Calcoli del governo sostengono che 1% di rivalutazione può corrispondere a un 1% di riduzione delle esportazioni e quindi a un diminuzione esponenziale dei posti di lavoro.

CHI REGOLA WALL STREET?
In aggiunta a questo, ci sono preoccupazioni di carattere generale. L'America è da oltre un anno che promette nuovi regolamenti per il controllo delle attività di Wall Street e delle banche, che hanno creato la crisi finanziaria ed economica in corso. Questi nuovi regolamenti però ancora non ci sono né - è chiaro - si profilano all'orizzonte. Perfino l'Europa a questo punto è scettica sulla reale volontà degli Stati Uniti di riformare la finanza: e pensa di provvedere a darsi regole sue in contrasto aperto con Wall Street ma anche con la City di Londra.

Né si vedono nuovi parametri di un rinnovato ordine economico globale, che sarebbe dovuto nascere dalle ceneri di questa crisi. La Cina, che pure contribuisce in maniera crescente allo sviluppo globale, ha una rappresentanza ancora minima nelle organizzazioni economiche globalizzate come il Fondo monetario internazionale (Imf) o la Banca mondiale: a buon diritto chiede più spazio.

Perché la Cina, sottorappresentata globalmente, dovrebbe fidarsi degli Stati Uniti e procedere all'agognata rivalutazione della sua moneta, quando Washington - che agli occhi cinesi è all'origine dei problemi attuali - non ha ancora messo ordine nelle sue questioni interne? Si chiedono a Pechino. Infine, la ricetta della rivalutazione stessa è dubbia. Negli anni '80 gli Usa pressarono il Giappone per una rivalutazione, cosa che contribuì alla stagnazione economica del Paese. Vista quell'esperienza, il paese della Grande Muraglia preferisce evitarla.

L'EFFETTO-GIAPPONE
Lo stesso potrebbe accadere ora in Cina. Oggi in più, in uno stato di perdurante crisi, una forte rivalutazione dello yuan potrebbe avere effetti destabilizzanti, esiti imprevedibili per la Cina e per tutto il mondo. Una conseguenza immediata possibile sarebbe l'arrivo di nuovi capitali dall'estero in Cina che spingerebbero a ulteriori rivalutazioni, aumenterebbero pressioni inflative, e potrebbero spingere a successive fughe di capitali, cosa che farebbe precipitare l'economia cinese. Gli scossoni non fanno mai bene ai sistemi economici, neppure un aumento improvviso del flusso di denaro.

Tale conseguenza sarebbe un disastro per la Cina, ma anche per il resto del mondo che potrebbe avvitarsi nella depressione, visto che nel 2009 il Paese ha contribuito da solo per circa il 50% dello sviluppo mondiale.

Il dubbio a Pechino è però anche più malizioso. C'è chi è convinto che qualcuno a Washington si sia messo in mente di esportare in Cina la crisi americana, o almeno parte delle sue conseguenze e magari - su un piano più squisitamente politico - anche di fare della Cina lo spauracchio da agitare per l'opinione pubblica interna americana e chiedere dazi protezionistici (in realtà il dibattito sui dazi è già ampiamente aperto, diversi politici ed esperti americani li chiedono a gran voce da mesi). In questo caso la Cina potrebbe rispondere per le rime, scatenando una campagna interna che risponda ai dazi americani con altri dazi.

L'ACCORDO SI ALLONTANA
Lo scenario che si presenterebbe sarebbe di una guerra commerciale tra giganti che contribuirebbe ad affondare tutti in una depressione ben più acuta di quella in corso. Per questo, le teste più fredde da entrambi i lati del Pacifico chiedono calma, collaborazione e comprensione dei problemi altrui per studiare soluzioni che permettano all'occidente di uscire dai guai senza trascinarvi la Cina. Ma è soprattutto la comprensione che sembra mancare in queste settimane: quando la sfiducia reciproca non diminuisce, e anzi per certi versi aumenta addirittura, gli spazi per il compromesso possono diventare sempre più risicati.

 

 

[15-03-2010]

 

obama ama il lama - Il governo cinese ha consegnato una "solenne protesta formale" all'ambasciatore americano a Pechino per l'incontro tra Obama e il Dalai Lama - Lo afferma l'agenzia ufficiale Nuova Cina - Pechino ritiene il leader tibetano in esilio un secessionista affermando di non credere alle sue ripetute dichiarazioni secondo le quali chiede per il Tibet una "vera" autonomia all'interno della Cina...

Il giornale.it

 

Storico incontro alla Casa Bianca tra Barack Obama e il Dalai Lama che il presidente americano, sfidando l'ira della Cina, ha voluto ricevere a Washington. Unica concessione formale a Pechino, l'incontro non si svolge nello Studio Ovale, dove il presidente incontra abitualmente i capi di Stato, ma nella sala delle Mappe. Lo ha reso noto la Casa Bianca. Pace , armonia e valori umani, ma niente politica.

Il Dalai Lama, a conclusione del suo incontro con Barack Obama ha riferito ai giornalisti i contenuti dell'atteso colloquio con il presidente statunitense. Il presidente Barack Obama ha espresso il suo "forte sostegno", nell'incontro oggi col Dalai Lama, "per la protezione dei diritti umani dei tibetani in Cina". Il presidente Barack Obama, nel suo colloquio oggi col Dalai Lama, ha detto di avere incoraggiato la Cina e gli esponenti tibetani "ad impegnarsi in dialogo diretto per risolvere le differenze" esistenti tra le due parti.

Protesta cinese
Il governo cinese ha consegnato una "solenne protesta formale" all'ambasciatore americano a Pechino per l'incontro tra Obama e il Dalai Lama. Lo afferma l'agenzia ufficiale Nuova Cina. Pechino ritiene il leader tibetano in esilio un secessionista affermando di non credere alle sue ripetute dichiarazioni secondo le quali chiede per il Tibet una "vera" autonomia all'interno della Cina. Obama ha ricevuto il leader tibetano ieri alla Casa Bianca. L'ambasciatore Jon Huntsman è stato convocato al ministero degli esteri per ricevere personalmente la protesta della Cina, aggiunge l'agenzia.

 

[19-02-2010]

 

 

LA CINA ORDINA : Barack Obama deve annullare "immediatamente" il programmato incontro alla Casa Bianca con il Dalai Lama - DIETRO IL VECCHIETTO DEL TIBET, DI CUI NON FREGA UN CAZZO A NESSUNO, BOLLE il tasso di cambio dello Yuan, PUNTO DI SNODO DEL DOMINIO ECONOMICO DI PECHINO...

Repubblica.it
Le parole del governo di Pechino non hanno sfumature, sono dirette: Barack Obama deve annullare "immediatamente" il programmato incontro alla Casa Bianca con il Dalai Lama, il leader spirituale dei tibetani. Lo ha reso noto l'agenzia ufficiale Nuova Cina citando il portavoce del ministero degli esteri Ma Zhaoxu, in quello che si preannuncia come un braccio di ferro diplomatico dalle ricadute imprevedibili.

La dura presa di posizione fa seguito all'annuncio, ieri, della Casa Bianca, secondo il quale Obama incontrerà il Dalai Lama a Washington il 18 febbraio prossimo nonostante i precedenti ammonimenti venuti da Pechino. Robert Gibbs, il portavoce del presidente, aveva precisato che l'incontro avverrà non nello Studio Ovale ma nella cosiddetta Sala delle Mappe, un luogo meno ufficiale e simbolico. Obama aveva già fatto sapere la settimana scorsa di voler ricevere il leader tibetano in esilio suscitando una prima reazione negativa da parte cinese.

Pechino aveva infatti ammonito che un tale incontro potrebbe danneggiare gravemente i rapporti tra i due paesi.
L'amministrazione Obama ha sempre sottolineato che il presidente vedrà il Dalai Lama nel suo ruolo di leader spirituale e che Washington non mette in discussione che il Tibet faccia parte del territorio cinese.

L'ormai imminente colloquio sembra proprio destinato a acuire gli attriti esistenti tra Washington e Pechino su diverse questioni: la vendita di armi Usa a Taiwan, il rispetto dei diritti umani in Cina, il tasso di cambio dello Yuan, la censura di Internet. Senza contare che gli Stati Uniti, inoltre, stanno attualmente cercando di convincere la Cina ad appoggiare nuove sanzioni contro l'Iran per il suo controverso programma nucleare.
Robert Gibbs ieri ha detto che i rapporti tra i due paesi sono "maturi abbastanza" per lavorare insieme sui problemi di reciproco interesse accettando nello stesso tempo il fatto che non si può essere d'accordo su tutto. In questo clima teso si era anche registrato uno sviluppo positivo: la Cina ha infatti autorizzato la portaerei nucleare statunitense Nimitz a visitare la prossima settimana il porto di Hong Kong.

[12-02-2010]

 

 

 

LA GRANDE MURAGLIA SUI DERIVATI CINESI...
G. Ve. per " Il Sole 24 Ore " -
L'apertura al mercato dei futures c'è. Ma i regolatori cinesi, che stanno studiando le norme per aprire la prima piattaforma del genere nella Repubblica Popolare, sono cauti. Non solo hanno imposto ai futuri operatori un training di almeno dieci giorni con una sorta di simulazione del mercato, ma hanno fissato anche una soglia economica di accesso.

Una cifra, risibile per altri mercati, elevata per il settore retail cinese: le Autorità autorizzeranno infatti l'operatività solo a chi possiede un conto di almeno 500 mila yuan, poco più di 70 mila dollari, un requisito a cui risponde solo il 3 % degli investitori singoli della Repubblica Popolare. Dopo una lunga attesa il via ufficiale al mercato dei futures di Shanghai dovrebbe avvenire ad aprile. Da quel momento si vedrà se le nuove regole riusciranno davvero ad assicurare come promesso operazioni stabili, salutari e sicure.  

12.02.10

 

LA CINA SORPASSA LA UE È IL PRIMO PARTNER DI TEHERAN...
Da "la Repubblica" - La Cina diventa il principale partner commerciale dell'Iran e supera l'Unione Europea con un volume complessivo di traffici pari a 36,5 miliardi dollari. E' quanto riferisce il Financial Times secondo cui la crescita degli accordi sarebbe la diretta conseguenza della «riluttanza» della Cina ad appoggiare le sanzioni economiche contro Teheran. Pechino, sostiene inoltre il quotidiano economico, dipende dall'Iran per l'11% del suo fabbisogno energetico.10.02.02

 

GOOGLE TORNA IN CINA IN AUTOBUS...
G. Ve per "Il Sole 24 Ore" -
I disappori fra Google e la Cina sembrano essere storia passata. Il motore di ricerca che aveva minacciato di abbandonare il paese è pronto a ritornare sui propri passi. In autobus. La casa di Mountain View infatti ha deciso insieme a Disney di comprare il più grande gruppo cinese di contenuti audiovisivi e di pubblicità per mezzi pubblici. Con questa operazione il consorzio di investitori americani si porterà a casa tra il 30 e il 40% di Bus Online per oltre 100 milioni di dollari. Insomma nonostante le polemiche e le censure, l'hi-tech a stelle e strisce continua a trovare interessante il mercato della Repubblica Popolare.

Per Disney, che ha già allo studio un parco di divertimenti a Shanghai, si tratta di una strategia di lungo corso. Con un asso nella manica molto collaudato: Topolino. Strano a dirsi, ma è ancora lui il prodotto di punta della corporation per crescere sui nuovi mercati, Cina in testa. Con la speranza che Mickey Mouse, a 81 anni dalla prima apparizione, si confermi una straordinaria macchina da utili.

10.02.10

 

 

DOPO GOOGLE E YAHOO, ANCHE LA APPLE DEL LIBERAL JOBS CEDE ALLA CENSURA CINESE - SE SI DIGITA SU UN I-PHONE IL PROGRAMMA 'DALAI LAMA", IN CINA IL RISULTATO È NULLA - DAL MAO-COMUNISMO DI IERI AL "MIO-AFFARISMO" DI OGGI, LA DITTATURA NON CAMBIA - L’IMPERO DI PECHINO, PRIMO CREDITORE DEGLI STATI UNITI, QUINDI PADRONE DI OBAMA E DEL MONDO, OGGI PUÒ PERMETTERSI IL CAZZO CHE VUOLE, LE OLIMPIADI COME SBATTERE IN GALERA (PER UNDICI ANNI!) IL DISSIDENTE LIU XIAOBO PER INCITAMENTO ALLA SOVVERSIONE -

 

Corriere.it

Dopo Google e Yahoo!, anche la Apple cede alla censura cinese. La società di Cuppertino, attraverso la China Unicom che distribuisce nel Paese asiatico i modelli I-Phone del gruppo, ha di fatto bloccato l'acceso a cinque programmi software relativi al leader spirituale tibetano Dalai Lama e alla leader degli uiguri Rebiya Kadeer.

Se quindi si cerca attraverso un I-Phone il programma sul 'Dalai Lama", in Cina il risultato è nulla, al contrario invece di quello che invece succede allo stesso apparecchio in un'altra parte del mondo.

REAZIONI - La scoperta della censura ha fatto andare su tutte le furie Reporter senza Frontiere, Rsf, che ha chiesto spiegazioni al colosso dell'informatica Usa: «Gli abbonati dell'I-Phone in Cina - si legge in una nota - hanno il diritto di sapere a che cosa non hanno accesso libero. Il gruppo americano si unisce ai al club delle imprese che applicano la censura nel Paese: una grande delusione da parte di un gruppo che ha basato la sua campagna pubblicitaria sul 'pensa diverso' e che si ritiene creativa». Il portavoce di Apple, Trudy Muller, ha risposto in una e-mail alla mancata vendita delle 'application' proibite: «Ci atteniamo alle leggi locali - ha affermato - e non tutte le application sono possibili in tutti i paesi».

[01-01-2010]

 

 

RUPERT L’ACROBATA HA FATTO DI TUTTO PER ENTRARE NEL MERCATO CINESE ED INGRAZIARSI I COMUNISTI DI PECHINO! - HA COMPRATO IL LIBRO DEL FIGLIO DI DENG AD UN PREZZO ECCESSIVO - HA TOLTO I NOTIZIARI BBC CONTRARI A MAO – HA CENSURATO LA BIOGRAFIA DEL GOVERNATORE DI HONG KONG…

Francesco Specchia per "Libero"

 

"Voglio solo vivere in eterno...". Sembrerebbe Silvio Berlusconi, ma è Rupert Murdoch. La frase - più una dichiarazione programmatica che un augurio - il vecchio Rupert se la lasciò scappare nel febbraio 2007 evocando un po' Ponce de Leon, il mitico esploratore settecentesco della Fontana dell'eterna giovinezza; e un po' la madre Elisabeth gran dame dell'alta borghesia australiana che a novant'anni suonati era ancora un caterpillar inarrestabile. Mentre baccaglia a Washington col democratico Obama (apparendo un feroce conservatore) e a Roma col conservatore Berlusconi (sembrando un vivace democratico), il tycoon australiano si trova ora in libreria, in un'interessante biografia.

 

COME STEVE JOBS
Citando, solo nel titolo, la bio di Steve Jobs, "Nella mente di Rupert Murdoch" (Etas) di Paul R. La Monica, giornalista economico di CNNmoney.com., non è certamente il ritratto al curaro dello stesso tycoon dipinto dell'editorialista di Vanity Fair, Michael Wolff, "L'uomo che possiede le notizie", roba inedita in Italia.

Però è interessante codesto pamphlet. Sia perché viene pubblicato proprio nel momento della massima offensiva Sky contro Rai (con lo sbarco nel digitale grazie alla chiavetta-decoder); sia perché si snoda tra due concetti: l'accumulo quasi falstaffiano di risorse, e la fissazione di Rupert per il web, vezzo accesogli dai figli e dalla misteriosa moglie sinoamericana Wendy.

E questo nonostante non sappia nemmeno accendere il pc e dichiari: «Sono un immigrato nel mondo digitale. Non sono stato svezzato sul web né scaldato da un computer... ma le mie figlie più giovani non conosceranno mai un mondo senza accessi Internet e banda larga ovunque». Il libro racconta lo stile e i metodi dell'editore nell'imporre la sua linea. Per dire.

Andrew Neil, ex redattore del Sun attuale presidente dello Spectator, alla commissione per la comunicazione della camera dei Lord racconta che il Sun (giornale decisivo nelle campagne elettorali inglesi) «non ha mai preso posizione su una consultazione elettorale senza avere il pieno supporto, o per meglio dire, ha sempre preso posizione in base all'influenza di Murdoch».

E lo scendere a patti col potere è una caratteristica di Rupert "editore democratico", indipendentemente dalla natura dei suoi interessi. Per esempio, per cercare di entrare nel mercato tv cinese, Murdoch fu un acrobata: nel '95 la sua casa editrice HarpersCollins pubblicò la biografia di Deng Rong sul padre Deng Xiao Ping e sui terribili anni della Rivoluzione culturale. HC pagò un milione di dollari a Deng Rong, prezzo che i detrattori di Murdoch giudicarono eccessivo, ma Deng era ancora al potere.

Nello stesso periodo rimosse i notiziari Bbc dal canale Star perché avevano trasmesso un programma su Mao che il governo cinese non aveva apprezzato. E soprattutto, sempre HarperCollins, nel 1998 censurò la biografia di Chris Patten, ultimo governatore di Hong Kong, roba sgradita a Pechino che fu poi pubblicata da altri editori anglosassoni.

Eppoi c'è il rapporto di Rupert con Ted Turner, fondatore della Cnn (di cui, curiosamente proprio Etas pubblica ora l'autobiografia scritta con Bill Burke): si sono combattuti, insultati e reciprocamente massacrati da sempre. Con John Malone che voleva scalare dall'interno NewsCorp ebbe uno scontro durissimo; e per comprare Dow Jones, editore del Wall Street Journal a cui aspirava da trent'anni, ha usato con gli azionisti della società, i Bancroft, tutte le lusinghe possibili (in questo ricorda molto il rapporto Berlusconi-Formenton, dicono i maligni) sfruttando ogni varco che le divisioni nella famiglia sotto attacco gli lasciavano a disposizione.

Per non dire dell'acquisto di MySpace, portale di social network da 300 milioni d'utenti: «Mi ridevano tutti dietro quando l'ho comprata, oggi vale 20 volte di più». O della creazione di fenomeni di massa come I Simpson (mai gli saremo abbastanza grati), la serie Beverly Hills 90210 e il concorso musicale America Idol, "un vero uragano di ascolti dal 2002: impossibile da battere in prima serata e per questo chiamato amichevolmente dagli avversari La morte nera". Per non dire della lunga lista di errori deontologici e abusi di potere delle sue testate usate "per corrompere, minacciare, vendicarsi".

IL COTÈ ITALIANO
Ma nella sua storia abbonda pure di lati romantici: gli studi col busto di Lenin in camera; l'apprendistato al Melbourne Herald nel '49, la nascita del futuro impero dall'Inghilterra dove nel'69 acquistò News of the World; la compulsione per le acquisizioni, a partire dagli studi della 20th Century Fox, fino ai tabloid e ai quotidiani economici. Rupert, qui, appare ora sfidante perpetuo "dell'ortodossia dei media", ora businessman senza scrupoli, ora Carlo V dell'informazione mondiale sul cui impero mai tramonta il sole. Manca, ad onor del vero, il coté italiano, dalla fusione Stream/Telepiù, al rapporto (strano) con Tronchetti Provera, alla guerra dell'Iva. Ma forse ha ragione lui: nel bene o nel male, la fragranza che emana è quella dell'eternità...

 
[22-10-2009]

 

 

 

RIBALTONE ALLA CINESE - “SIAMO CAPITALISTI, MENTRE VOI EUROPEI I NUOVI COMUNISTI” – “NESSUN IMPRENDITORE QUI PRIVATIZZEREBBE GLI UTILI PUBBLICIZZANDO LE PERDITE” – “NON SIAMO ESIBIZIONISTI, FAI GLI AFFARI E STA ZITTO” - “GUAI A PRENDERTI LA PECORA E BUTTARE VIA LA LANA”…

Paolo Madron per "il Sole 24 Ore"

Zhong Changfu ci aspetta al bar del «Jean Georges», lussuoso ristorante francese alla moda. Oltre le finestre si gode lo spettacolo serale dei grattacieli illuminati di Pudong, il quartiere ultramoderno che sta sull'altra sponda del fiume Huangpu. È la cornice giusta per parlare di ricchezza. Zhong, 45 anni, a fianco la moglie che mentre parla lo guarda compiaciuta, possiede quattro fabbriche di componenti per computer che lavorano quasi esclusivamente per brand americani.

Master ad Harvard, qui a Shanghai anima anche il club degli ex allievi che ogni tanto si ritrovano a rammentare com'erano, ma soprattutto a parlare di come saranno. Avevamo incontrato Zhong la sera prima con altri imprenditori cinesi dove, complice la fresca pubblicazione della Hurun List, imitazione asiatica dell'esclusiva classifica "by Forbes", quello della ricchezza è un tema che appassiona gli uomini d'affari e li rende - quest'anno più che mai - orgogliosi dei risultati raggiunti. A dispetto della crisi planetaria, i miliardari in dollari sono infatti aumentati da 101 a 130.

Molti sono neofiti, altri habitué. Il magro profilo dei mercati non riduce i patrimoni ma ne esalta la mobilità: per ogni capitalista che piange ce n'è uno che ride. Il vincitore del 2009 è un esempio: Wang Chuanfu, 43enne proprietario di un impero che spazia dalle auto elettriche alle batterie ricaricabili, l'anno scorso era centoduesimo. Lo seguono due donne: Zhang Yin, regina della carta riciclata, e Yang Huiyan, che guida un gruppo immobiliare.

Il salto di Wang Chuanfu, che vale oltre 5 miliardi di dollari, è merito della sua bravura e di Warren Buffett, il finanziere del Nebraska che, comprando azioni della Byd (Build your dreams) Company, ne ha fatto lievitare di cinque volte la capitalizzazione. La loro determinazione non ha eguali, come la spregiudicatezza e la serietà con cui perseguono le ambizioni.

Il risultato è che davanti all'interlocutore cui avevo chiesto di spiegare lo strano rapporto tra ideologia e ricchezza - la Cina si proclama ancora un paese comunista - la sensazione è di un imbarazzante scavalcamento a destra. Zhong Changfu trasforma il tema in un postulato: «L'ideologia è nominale, la ricchezza è reale». Ma una volta non eravate comunisti? «Il termine comunismo è rimasto solo nel logo del partito, come l'effige di Mao sulle banconote».

operai cinesi

Il logo? Quando parlano, i cinesi come lui usciti dalle business school del continente sembrano dei pubblicitari che vendono agli occidentali l'immagine della loro impareggiabile crescita. «I veri capitalisti siamo noi - spiega con l'aria di chi vuole sbarazzarsi di un luogo comune - non voi che state lì a baloccarvi col mito dell'uguaglianza e dello stato che vi fa da balia. Qui lo stato sostiene solo chi merita, ma guai a prenderti la pecora e buttare via la lana».

cina - operai licenziati

La metafora significa che lo stato centrale (non le diramazioni periferiche dove regnano collusione e malaffare) va trattato con materna gratitudine. «Nessun imprenditore si sognerebbe, come da voi, di privatizzare gli utili e pubblicizzare le perdite, o peggio di arricchirsi a suo discapito». Altrimenti si finisce come quel fornitore dell'Expo che per 80mila dollari di tubi in acciaio di cattiva qualità si è beccato due anni di carcere.

Alla fine l'affermazione di Zhong è un perfetto rovesciamento della prospettiva storica: «I veri comunisti siete voi occidentali, cittadini di paesi dove i governi danno soldi alle aziende che a loro volta vi finanziano per comprare le loro merci. Questo vi porterà presto a dover fare i conti con un indebitamento insostenibile ».

La sicumera del nostro interlocutore forse si giustifica col fatto che in Cina si è passati con stupefacente rapidità dal comunismo (che nominale lo è soltanto da poco) al capitalismo - ora nella sua fase di frenetica efficiente accumulazione - senza un sano bagno di socialdemocrazia, sarebbe bastato anche nella versione tremontiana stile economia sociale di mercato.

Per inciso, quando Tremonti verrà qui il mese prossimo a parlare di globalizzazione e spiegare alla scuola del Partito comunista fondamenta e presupposti della sua teoria, nella platea di mercatisti duri e puri si leverà qualche dissenso.

Sarà perché in molti casi lo stato ha agito con loro da buona madre che i cinesi multimiliardari si concedono tutto tranne la pubblica ostentazione. La sobrietàè un imperativo categorico, che saggiamente praticato non impedisce di togliersi ogni sfizio "occidentale". Se prendete i primi dieci della Hurum List non ce n'è uno che si lasci facilmente intervistare, che frema di far vedere al mondo quanto è stato bravo. Orgogliosi sì, esibizionisti proprio no.

«Do business and keep silent, fai gli affari e sta zitto», è il credo che professano. E non è più neanche vero che fanno i soldi copiando. Il discorso non vale solo per i loro prodotti ma anche per la teoria economica. «Essendo i principali detentori del debito americano, conosciamo l'economia di quel paese meglio dei professori di Harvard», là dove la scorsa settimana Li Yanchao, il capo organizzativo del Partito comunista, è andato a spiegare perché i cinesi sono usciti dalla crisi prima e meglio di altri.

E forse, senza dirlo, a far capire loro come dovrebbero muoversi. Magari qualcuno potrebbe osservare, visto che quasi il 25% dei ricchi censiti nella Harum List sono costruttori, che è facile recitare da primo della classe quando il mattone tira ancora a ritmi forsennati. Ma Zhong non la pensa così. «È tutto frutto di una dura preparazione, qui si studia anche trent'anni per arrivare a guidare un dipartimento di ministero» chiosa.

E conclude: «Non c'è dubbio, negli interventi di sostegno siamo stati i più bravi». Poi, siccome siamo arrivati alla fine della cena, chiede il conto. E paga senza alcun trasalimento una cifra che corrisponde a circa quattro mesi di paga di un locale operaio. Il trasalimento è tutto mio, ai suoi occhi un patetico comunista che ancora per poco si culla negli agi di un dignitoso welfare.

 
[20-10-2009]

 

 

 

 

VENT’ANNI DOPO IL MASSACRO LO SCRITTORE CINESE JIAN MOSTRA LE IMMAGINI AGGHIACCIANTI DEL MASSACRO DEGLI STUDENTI CHE NEL 1989 PROTESTAVANO A PECHINO - ANCORA OGGI NESSUNO SA IL NUMERO UFFICIALE DELLE VITTIME: DUECENTO SECONDO IL GOVERNO CINESE, DALLE SETTEMILA ALLE DODICIMILA, COMPRESI QUELLI IN SEGUITO GIUSTIZIATI, SECONDO ALTRE FONTI, DUEMILASEICENTO SECONDO LA CROCE ROSSA

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Francesca Ortalli per "L'Unità"

Tian an Men 1989

Ma Jian apre il suo computer. È seduto a tavola e sta ancora facendo colazione in albergo, sono le dieci del mattino. «Ecco - dice- questo è quello che è successo a Tian An Men». L'impatto è fortissimo, sullo schermo scorrono immagini agghiaccianti. Bisogna staccare lo sguardo, prendere fiato e poi riavvicinarsi poco per volta, mentre lui racconta la lunga sequenza di morte.

i corpi di tre dei manifestanti. I mezzi dell’esercito passarono sopra i cadaveri - Tian An Men 1989

«Questa l'ho scattata io - spiega, mostrando la folla che riempie lo spazio enorme di Tien An Men - Era l'inizio dell'occupazione della piazza, verso metà maggio. Non eravamo ancora martiri ma solo studenti che volevano cambiare il mondo». Ma Jian è a Cagliari, ospite del festival di letteratura «Tutte storie». La forza della memoria, la sua e quella di tanti altri, diventa un'arma per ricordare una storia che non può essere cambiata, nonostante le cortine fumogene ora spazzate via dalla crudezza delle immagini.

Piazza Tian An Men 1989 - Pechino

Sono state mostrate per la prima volta ieri. Vent'anni dopo sono ancora lì, a ricordare quei giovani studenti che sorridevano prima di diventare cadaveri straziati dalle pallottole e dalle ruote dei carri armati. Ancora oggi nessuno sa il numero ufficiale delle vittime: duecento secondo il governo cinese, dalle settemila alle dodicimila, compresi quelli in seguito giustiziati, secondo altre fonti, duemilaseicento secondo la Croce Rossa.

Ma Jian racconta di quei giorni e di queste immagini strappate al silenzio di vent'anni, perché dice «il tempo ha fatto crescere il coraggio. Solo a marzo di quest'anno sono entrato in possesso di una parte delle foto. Alcune sono state scattate da me. Fino al 28 maggio di quel 1989, infatti, ho partecipato prima alle riunioni segrete del movimento studentesco e poi all'occupazione della piazza.

Tian an Men 1989

Alcune, invece, le ho avute da un mio amico. Era un soldato e aveva ricevuto l'ordine di travestirsi da studente per infiltrarsi. Le armi le aveva nascoste per non essere scoperto. Nel caso avesse avuto problemi con i militari era stato stabilito un gesto di riconoscimento, le due dita della mai no alzate in segno di vittoria. Tra i suoi compiti c'era anche quello di documentare per un archivio interno delle forze armate quello che succedeva. Due rullini li ha tenuti per sé.

i corpi ammassati, le biciclette accartocciate, la gente che fugge - Tian An Men 1989

Altre sono testimonianze dirette che sono state messe sul sito www.64memo.com. Si possono vedere solo fuori dalla Cina. Ancora oggi se là si digita su un motore di ricerca la data «4 giugno '89», o qualsiasi riferimento ai fatti di Tian An Men si trova il nulla». Il desiderio della verità di Ma Jian non si ferma neanche davanti ai suoi colleghi scrittori, anche famosi, che hanno subito, come migliaia di altri, quello che lui chiama «il lavaggio del cervello».

i carri armati che si allontanano dopo il massacro di Tian An Men 1989

«In quei giorni molti di loro sfilavano insieme a noi studenti. Nelle foto si vedono i loro volti, e quando sarò a Francoforte per la Fiera del libro li chiamerò per nome e domanderòdove sono finiti i loro slogan per la libertà». Poi riprende il racconto di quel terribile 1989. «La strage si è consumata in tre giorni, dal 3 al 5 giugno. Pechino diventò una città blindata, più di mille carri armati invasero la piazza chiudendo ogni via di fuga. Tutte le strade d'accesso erano occupate».

Uni dei giorni che precedono il massacri di Tian An Men 1989

I carri armati iniziarono ad avanzare, non si andava a caccia del singolo ma l'obiettivo era seminare il panico. Molti corpi furono schiacciati dai carri. Alcuni cigolati erano aperti e da sopra i soldati sparavano o saltavano giù per inseguire chi scappava. In questo modo si facevano largo tra la folla, Poi dietro c'era l'esercito che finiva il lavoro.

I cadaveri erano dappertutto, in ogni angolo. Molti sono stati raccolti dagli amici o dai parenti. Chi si poteva salvare veniva portato all'ospedale, gli altri invece venivano ammassati nelle università. Per molto tempo, uno studente Zhang Han, è rimasto sepolto nei pressi della piazza, in un punto dove c'era terra e si poteva scavare. Poi la terra si è ritirata e sua madre Zhang Xian Ling, ha trovato lì per caso, il corpo di suo figlio.

A Tian An Men - continua Ma Jian - sono stati sepolti non solo i sogni degli studenti cinesi, ma anche il credo politico di un'intera nazione. Gli ideali sono stati sostituiti dai soldi, unico valore di oggi. Per questo non è più possibile essere un paese civile. I giovani non sanno che cosa è successo vent'anni fa perché c'è stata una rimozione totale dei fatti. E i genitori non parlano perché rischiano troppo.Tiananmen

Per questo lamemoria oggi è ancora di più necessaria: non solo ci permette di evitare gli errori del passato,maanche di salvare la nostra intelligenza. Altrimenti siamo solo burattini stupidi con una vita più agiata. Si affannano a voler cancellare la memoria dei vivi, inutilmente: la storia non si può cambiare, la verità trova sempre la sua strada. E il loro silenzio dopo vent'anni è diventato un urlo assordante».

2- L'ULTIMA PRIMAVERA CINESE
Gabriel
Bertinetto per "L'Unità"

Le foto diffuse da Ma Jian denunciano col delitto il manto d'oblio stesovi sopra. Vent'anni dopo, la strage della Tian An Men è diventata purtroppo nella memoria collettiva cinese quasi un turpe dettaglio nel contesto di un formidabile processo di crescita economica e politica nazionale.

Un feroce dazio che la dirigenza del regime impose al proprio popolo nel nome della stabilità, condizione giudicata imprescindibile per il progresso del Paese. E per la conservazione del proprio potere. Da anni, all'avvicinarsi del 4 giugno, arresti preventivi e censura mediatica impediscono ogni rievocazione degli ideali della Primavera di Pechino e della ferocia con cui furono soffocati.

Deng Xiaoping CINA

Per offuscare il ricordo del 4 giugno hanno perfino inventato la Giornata della Gioventù. In cui non si celebrano certo gli studenti che manifestavano per la libertà nel 1989, ma quelli «in lotta per la democrazia ed il progresso» nel 1919. Tutto cambia in Cina. L'economia cresce a ritmi vicini al10% l'anno. La fisionomia di Pechino o Shanghai è mutata al punto da renderle irriconoscibili rispetto a pochi decenni fa. In mani private si accumulano enormi ricchezze.

Nel corpo sociale si alzano cumuli di privilegio e si spalancano fossati di disuguaglianza prima impensabili. Di fronte ai miracoli della modernizzazione galoppante, nel partito comunista si discute ora sull'opportunità di arginarne i danni collaterali: tensioni sociali, corruzione, inquinamento. Si parla timidamente persino dei vantaggi di eventuali esperimenti di pluralismo politico.

Ma i più audaci fautori di aperture alle libertà civili, culturali, democratiche, tacciono davanti al tabù di Tian An Men. Come se la sua rimozione potesse minare le dinamiche di trasformazione e modernizzazione politica in corso. Non a caso Ma Jian sottolinea come nelle foto si vedano intellettuali progressisti, ieri partecipi delle proteste, oggi muti davanti all'ufficiale condanna.

Bandiera Cinese - Autoscatto

3- MA JIAN, SCRITTORE DISSIDENTE A CACCIA DELLA VERITÀ
Da "L'Unità" - Ma Jian, nato nel 1953. Ha lavorato come riparatore di orologi, pittore di poster e fotoreporter per una rivista di Stato.Nel1983abbandonaillavoroeviaggiapertreanniattraverso la Cina. Un'esperienza poi descritta in «Polvere Rossa» (Neri Pozza editore). Nel 1987 pubblica la raccolta di racconti sul Tibet «Tira fuori la lingua» (Feltrinelli), libro che gli costa la condanna pubblica del governo cinese e la messa al bando delle sue opere. Espatria a Hong Kong. Dopo la restituzione dell'isola alla Repubblica popolare si trasferisce prima in Germania e poi a Londra dove vive tuttora. Malgrado le sue opere non possano essere pubblicate, torna regolarmente in Cina.

4- DA LEGGERE: «PECHINO IN COMA», IL LIBRO CHE INCHIODA IL REGIME
Da "L'Unità" - L'ultimo romanzo di Ma Jian «Pechino in coma» (Feltrinelli, 2009) ha infranto il più rigoroso tabù della storia cinese, Piazza Tian An Men. È la storia di Dai Wei, uno degli studenti che parteciparono alla rivolta. Colpito da un proiettile alla testa il 4 giugno 1989, entra in coma. Da allora "vive" su un letto di ferro: prigioniero del proprio corpo, prigioniero della polizia, che aspetta il suo risveglio per arrestarlo.

Attraverso questa chiave narrativa, Ma Jian denuncia la «sistematica distruzione della memoria» attuata dal governo. Centrale è la figura della madre che, sempre presente al capezzale del figlio,è a sua volta vittima delle pressioni delle autorità che temono il risvegliarsi dei ricordi.

 
[12-10-2009]

 

 

 

FARMA INTERNET / in Cina finalmente vietato l'elettroshock per i ragazzi che stanno troppe ore in internet

MILANO (UnoNotizie.it)

Il ministro della salute cinese ha vietato l'uso dell'elettroshock per ragazzi la cui unica colpa era di navigare troppe ore in internet. La pratica è ora sotto investigazione, ma le cliniche continuano a riceve pazienti e si moltiplicano anche in U.S.A. ed Europa; il Centro di Ricovero per Internet Dipendenti in Bradford, Pennsylvania, è senz'altro il più noto. 

In Cina però ben il 14 per cento dei giovani rischia di essere etichettato "internet dipendente". La clinica di Daxing, un sobborgo di Beijing, è la più grande. Si trova all'interno di una base di addestramento militare e l'ospedale si distingue dagli edifici adiacenti per le grate metalliche, i lucchetti alle porte e le barre alle finestre. Molti pazienti sono forzati a venirci dai propri genitori e il trattamento, che costa più di 1300 dollari al mese, comprende consulenza, disciplina militare e ipnosi. La navigazione web è sostituita da giochi di guerra e da addestramento militare. 

La rieducazione spesso prevede "la macchina a onde nanometriche", un casco che emette onde elettromagnetiche, dentro cui viene infilata la testa del paziente. Nel 2012 l'"internet dipendenza" sarà probabilmente inserita nel DSM-V, il manuale di riferimento della psichiatria e accettata a livello globale. Non è la prima volta che un comportamento viene ridefinito malattia, è già accaduto per il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, il "gioco d'azzardo patologico", già presente nel DSM-IV, o il "disordine dello shopping compulsivo". Navigare in internet è una scelta, non una patologia.

Non è una lesione, non è qualcosa che uno ha ma qualcosa che uno fa. Non può essere diagnosticato o misurato da nessuno strumento e qualunque valutazione è soggetta all'interpretazione. Se si considera patologica la libera scelta di navigare in internet, allora perché non creare una malattia per chi sta troppe ore al telefono? O una per chi legge troppi libri? O una per chi guida troppe ore in automobile?

Davis Fiore


- Uno Notizie Milano -

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

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La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di una minoranza armata

Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere ancora viste dalle future generazioni

Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di essere impallinati

Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e meno contrastanti con l’interesse generale

Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria

Votare SI
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Le ragioni del SI
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  Videoinforma :  www marcobava.it