COLANINNO-GNUTTI
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 - PIAGGIO: COLANINNO, SODDISFATTO COME AZIONISTA DA RISULTATI 2010...
(Adnkronos) - 'Sono soddisfatto come azionista dai risultati 2010'. Cosi' Roberto Colaninno, presidente e ad del gruppo Piaggio, durante la presentazione della nuova gamma del veicolo commerciale Piaggio Porter, in corso a Montecarlo, ha commentato i risultati dello scorso esercizio del Gruppo. Colaninno non si e' pero' sbilanciato sui dati, 'li vedrete quando il cda li approvera'', ha detto.

 27-01-2011]

- PIAGGIO: COLANNINO, ASSEMBLEA HA APPROVATO AD UNANIMITA' PIANO PER APRILIA...
(Adnkronos) - Colaninno ha poi spiegato che "razionalizzeremo le nostre fabbriche non in Italia, portando lavoro in Italia", sottolineando che alcune produzioni Aprilia saranno trasferite a Scorze', in provincia di Venezia.

Il gruppo Piaggio punta a vendere nel 2011 in India 250mila veicoli contro i 220mila dello scorso anno. Lo ha detto il presidente e ad di Piaggio, Roberto Colaninno, presentando a Montecarlo la nuova gamma di Piaggio Porter. Lo scorso anno in India sono stati venduti 210 mila veicoli a 3 ruote e 10 mila a 4 ruote.

 27-01-2011]

 - PIAGGIO: TRATTATIVA CON GM SU MOTORI DIESEL E' FERMA...
(Adnkronos) - La trattativa fra Piaggio e Gm per la fornitura al gruppo statunitense di motori diesel prodotti in India 'al momento non puo' andare in porto, e' ferma'. Lo ha detto Roberto Colaninno, presidente e ad del gruppo Piaggio, alla presentazione a Montecarlo della nuova gamma Piaggio Porter. 'Abbiamo trattato con Gm per un anno in maniera proficua - ha continuato Colaninno - ma non ci siamo trovati su alcuni parametri'.

 27-01-2011]

 

 

 

LA FIOM SCENDE DALLE MOTO APRILIA...
Non solo Fiat. Per il sindacato Fiom le nuove preoccupazioni sul fronte dei motori arrivano da Noale, sede di uno degli stabilimenti del gruppo motociclistico Aprilia, controllato dalla Piaggio di Roberto Colaninno. Alle elezioni per il rinnovo della rappresentanza sindacale i metalmeccanici della Cgil, che nel consiglio uscente controllavano cinque seggi su sei, hanno pareggiato tre a tre con la Fim-Cisl. Che essendo già in maggioranza (otto a sette) nel vicino impianto di Scorzé è diventata la prima sigla tra le tute blu del gruppo. (g.fer.)

12-01-2011]

 

 

I MAGNONI DELLE SCALATE - DOPO LE SFORTUNE CON LA BANCA DELTA, COLPITA DALL’INCHIESTA SUL RICICLAGGIO DI SAN MARINO, I FRATELLI MAGNONI PUNTANO SU CINA E RINNOVABILI - MA LE LORO SOCIETÀ SONO ANCORA APPESANTITE DALLE SCORRIBANDE DI FIORANI, E LA BANCA D’ITALIA GLI HA IMPOSTO DI RICAPITALIZZARE LA EX BIPIELLE - TELECOM, ALITALIA, LEHMAN, BANCA NETWORK: I DUE FRATELLI, A BRACCETTO CON COLANINNO, SONO SEMPRE AL CENTRO DELLE SCALATE (E CADUTE) PIÙ IMPORTANTI… Giovanna Lantini per "il Fatto Quotidiano"

Dopo le disavventure con la banca Delta travolta dall'inchiesta per riciclaggio su San Marino e stretto dall'eredità della ex Bipielle Network di Gianpiero Fiorani, Giorgio Magnoni si gioca la carta più alla moda del momento: le energie rinnovabili. Passando per la Cina. Obiettivo dell'esponente di punta di un clan familiare da sempre dietro alle quinte della finanza che conta, mettere in sicurezza la sua Sopaf, che non sta vivendo uno dei suoi periodi migliori. I primi nove mesi del 2010 della finanziaria si sono chiusi in perdita per 5,1 milioni. Un risultato che, va detto, era in miglioramento rispetto al rosso di 17,6 milioni dell'anno prima. Merito soprattutto della Cina e delle rinnovabili.

 

A dare smalto al conto economico, infatti, hanno contribuito gli utili pro-quota realizzati dal partecipato fondo China Opportunity: 9,4 milioni per il solo terzo trimestre. Il dato è però influenzato dalla valutazione fatta su un importante asset del fondo, la società di impianti eolici MingYang di cui China Opportunity oggi controlla il 10,6 per cento e il cui valore, in assenza di una quotazione di mercato al 30 settembre, è stato determinato in base alle quotazioni della Borsa Usa rilevabili con lo sbarco a Wall Street.

Avvenuto il primo ottobre a 14 dollari per azione, per un totale di 1,750 miliardi. Peccato che oggi in Borsa MingYang valga il 21 per cento in meno che, sul valore della società, significa 362 milioni in meno. Tornando al bilancio, nei primi 9 mesi dell'anno l'indebitamento di Sopaf è salito a 144 milioni dai 126 di fine 2009. Intanto, negli ultimi 12 mesi, il titolo ha perso quasi il 35 per cento.

 

E mentre per il futuro lo sguardo va alle energie rinnovabili, tra gli eventi salienti dei primi tre quarti dell'anno, spiccano i nuovi rilievi della Banca d'Italia sulla controllata Banca Network Investimenti. Cioè la ex Bipielle Network chiamata in causa dai risparmiatori per le polizze Lehman e oggi guidata da Maurizio Cozzolini, lo stesso che nel 2007, nell'ambito del processo Bipop, aveva patteggiato una condanna a sei mesi per infedeltà patrimoniale e ostacolo all'attività di vigilanza.

L'andamento negativo dell'istituto che Sopaf ha rilevato nel 2007 insieme a DeAgostini e Aviva, ha comportato per la finanziaria il mancato rispetto di alcuni dei parametri finanziari fissati dalle banche creditrici e, quindi, l'avvio di colloqui per una rimodulazione dei piani di rientro dal debito. Non solo. L'estate scorsa la Banca d'Italia ha imposto a sorpresa una nuova ricapitalizzazione della banca tuttora in via di definizione. Una situazione doppiamente spiacevole, perché si è manifestata proprio mentre Sopaf stava trattando la rinegoziazione del suo debito.

 

Da qui una corsa contro il tempo per far riquadrare tutti i conti e, quindi, lo slittamento dell'accordo con le banche, condizione indispensabile per la continuità aziendale della stessa Sopaf che è arrivato sul filo a metà novembre. Non gratis, visti numerosi paletti posti dagli istituti.

VENT'ANNI DI SCALATE E CONFLITTI DI INTERESSE
Un anno da far venire qualche mal di pancia non solo ai piccoli azionisti, ma anche a navigati uomini d'affari come Magnoni e i suoi fratelli consoci in Sopaf e uniti anche dall'amicizia con Roberto Colaninno. Galeotta fu l'avventura Telecom, dove Giorgio giocava al tavolo degli investitori e suo fratello Ruggero, ex vice presidente di Lehman Brothers in Europa e, dal clamoroso fallimento della banca americana, numero uno di Nomura nel Vecchio Continente, su quello dei consulenti del ragioniere di Mantova.

 

Da allora il legame non ha potuto che stringersi, come testimoniano gli affari ancora in condivisione. Che per entrambi i fratelli spaziano per tutta la galassia di Colaninno, dalla Omniainvest a Piaggio passando per la holding in Immsi,che ha in pancia anche Alitalia. Società, quest'ultima, che aveva visto Ruggero prima nel ruolo di consulente di Air France e poi, fino al fallimento di Lehman, in quello di potenziale finanziatore di Colaninno.

Del resto la famiglia Magnoni il rischio ce l'ha nelle vene. Vicini al bancarottiere Michele Sindona, con il padre Giuliano che ne era stato socio in affari e il fratello Pier Sandro che ne aveva sposato la figlia e ne era diventato il braccio destro al punto da risponderne in tribunale, sono stati parte in causa in diverse operazioni finanziarie sul filo del rasoio.

 

Per esempio nel 2005, ai tempi della tentata scalata ad Antonveneta targata Gianpiero Fiorani, i Magnoni si trovavano a fianco del banchiere lodigiano in veste di soci in Cartesio Alternative Investments, proprio mentre la Lehman di Ruggero era consulente dei rivali di Fiorani nella partita per la banca veneta, gli olandesi di Abn Amro.

Prima ancora, Giorgio era stato gestore dell'Oak fund, pedina chiave nei flussi di finanziamento alla scalata di Telecom da parte di Colaninno e soci. Ruggero, che della Olivetti era già il banchiere di fiducia ai tempi di Carlo De Benedetti e che dell'operazione Colaninno-Telecom era stato regista e solerte ambasciatore del ragioniere, nel ricco curriculum ha le privatizzazioni della Comit e di Finmeccanica.

 

Ha infatti lavorato con l'Iri, alla quale faceva riferimento anche Telecom attraverso la Stet e ha partecipato in prima persona alla vendita degli Aeroporti di Roma, allora dell'Alitalia, a un gruppo di investitori tra cui anche Lehman. È lui, poi, che negli anni novanta ha assistito il tycoon sudafricano Johan Rupert nell'operazione che lo ha portato a investire almeno 400 miliardi in Mediaset, che grazie anche all'apertura ad altri soci riuscì a salvare la controllante Fininvest dal tracollo. Il suo motto pare sia "Cuccia docet". E il suo modello è decisamente vicino a quello del silenzioso banchiere siciliano. Chissà se il fratello Pier Sandro apprezza. 31-12-2010]

 

 

TELECOM: BERNABE', CEDENDO A PRESSIONE SU RETE AVREI LIQUIDATO SOCIETA'...
(Adnkronos) - Resistendo a "pressioni" perche' Telecom Italia vendesse la rete e la controllata in Brasile l'amministratore delegato Franco Bernabe' ha impedito quella che di fatto sarebbe stata una vera e propria "liquidazione" dell'ex monopolista. Ricordando di essere andato via in una maniera burrascosa dal ponte di comando della societa' telefonica ai tempi dell'opa di Roberto Colaninno, Bernabe' ha spiegato: "non potevo essere chiamato in Telecom per smontare Telecom: sarebbe stato come portare a compimento un delitto, come mettere il cadavere nella bara. C'erano forti rischi, ho deciso di assumerli...".

 

11.11.10

 

 IL GIOCO DELLE PARTI DI COLANINNO E SABELLI, IL GATTO E LA VOLPE DEL VOLO-TRUFFA ALITALIA
Mentre Sergio Marpionne e altri imprenditori italiani non vedono l'ora di abbandonare l'Italia, i francesi marciano nel nostro Paese come le truppe di Napoleone.

 

Sono d'Oltralpe i capitali dentro i treni di Luchino di Montezemolo, e la lingua di Victor Hugo si parla nel salotto di Mediobanca e di Generali, ma anche nella letteratura perchè il protagonista dell'ultimo best seller di Umberto Eco si muove nella Parigi dell'800.

Ad affacciarsi per primi sono stati due anni fa quelli di Air France che si sono uniti alla cordata dei patrioti italiani messa in piedi da Corradino Passera con il 25% della nuova Alitalia. E adesso a Parigi si stanno leccando i baffi all'idea di poter fare un boccone della Compagnia guidata da Colaninno e Sabelli.

A svelare le loro intenzioni è stato proprio Sabelli, il manager di Isernia che ha fissato nel 2013 la data in cui avverrà la fusione tra la compagnia italiana e quella francese. La rivelazione è arrivata attraverso un'anticipazione del prossimo libro di Bruno Vespa che più di un libro sembra essere diventato un'agenzia quotidiana di notizie politiche ed economiche.

 

Lasciando da parte i commenti che si potrebbero fare su questo uso intensivo e anomalo dei piccoli scoop di Bruneo Vespa, restano nelle orecchie le parole del longilineo Sabelli che in serata ha dovuto smentire la sua profezia dopo una reazione violenta del compagno di strada Colaninno.

Tra i due c'è una lunga storia di piccole incomprensioni che ha origine fin dall'ottobre 2008 quando il sodalizio dentro la Piaggio si ruppe per "ragioni strettamente personali" di Sabelli. Eppure il loro legame è antico e risale alla strada che hanno percorso insieme dentro Telecom dal '93 al 2001. In quell'azienda Sabelli si è schierato con Colaninno nella scalata del '99 quando l'imprenditore di Mantova lanciò l'Opa da 100mila miliardi di lire, poi i due si sono ritrovati accanto nel 2003 quando Colaninno acquistò il 56,1% di Piaggio.

 

Quindi stiamo parlando di un legame molto forte che ieri sembra essersi incrinato. In realtà la profezia di Sabelli e la replica del Presidente di Alitalia hanno l'aria di un gioco di sponda. Ai piani alti della Magliana li definiscono il gatto e la volpe. Il primo, Colaninno, ha una sensibilità politica più forte che lo porta in questo momento a rinnovare le sue dichiarazioni d'amore per l'Italia, mentre il secondo, Sabelli, da manager che sa fare i conti tiene d'occhio gli azionisti patrioti di Cai che non vedono l'ora di monetizzare la manciata di soldi messi dentro la nuova Alitalia con l'aiuto di Passera. E c'è addirittura chi scrive (come il "Corriere della Sera" di oggi) che Sabelli stia preparando la sua uscita a fine 2011 quando scadrà il suo mandato che "potrebbe portarlo altrove con in tasca un cospicuo premio di risultato".

 

A quel punto il gatto e la volpe forse potrebbero dividersi, ma c'è chi ne dubita perché per entrambi la "liquidazione" di AirFrance potrebbe essere più conveniente.

4 - TATA PER LA PIAGGIO
Nel piccolo aeroporto di Albenga dove fino a qualche mese fa scendeva soltanto l'aereo di Sciaboletta Scajola, ieri c'è stato un movimento febbrile.

Sulla pista è sceso un jet della compagnia che fa capo al Gruppo della famiglia Orsero, gli imprenditori di Savona che detengono il primato nella distribuzione ortofrutticola. A bordo però non c'erano Antonio Orsero e la sorella Raffaella, perché dalla scaletta è sceso Ratan Tata, il miliardario indiano che controlla un immenso impero industriale.

 

Il suo nome è noto in Italia per l'amicizia che lo ha legato a Luchino di Montezemolo fino a introdurlo nel Consiglio di amministrazione della Fiat. Quando nel gennaio 2008 il 73enne tycoon di Mumbay ha annunciato di voler lanciare nel mondo una piccola automobile da 1.720 dollari chiamata "Nano", i rapporti con la Fiat impegnata a promuovere la sua "500" si sono allentati. E ieri Ratan Tata, una volta sceso dalla scaletta sull'aeroporto di Albenga, non ha preso una limousine per Torino, ma si è recato a visitare gli stabilimenti di Aeropiaggio, la società che produce velivoli.

Nella cronaca dei quotidiani locali si legge che l'imprenditore indiano è partner della società aeronautica (dove detiene il 30% delle azioni) e che fino a ieri non aveva mai visitato gli stabilimenti dove si producono gli executive di marca italiana. Dopo aver completato la visita insieme a Pietro Ferrari, presidente e azionista di riferimento di Piaggio Aero Industries, Tata è ripartito nel pomeriggio per Londra tenendosi alla larga da quella Fiat dove ai tempi di Luchino era nata l'idea di un'alleanza mondiale.)

06.11.10

 

TRISTE, SOLITARIO Y GNUTTI – SOLO E SOMMERSO DI DEBITI, C’ERA UNA VOLTA IL PRINCIPE DEI FURBETTI DEL QUARTIERINO – STORIA DELL’UOMO DELL’HOPA, PUNTO D’INCONTRO TRA LA FINANZA BERLUSCONA E QUELLA ROSSA (VIA CONSORTE) – IN SCIA DI COLANINNO SULL’OPA TELECOM, VICINO A FIORANI E FAZIO SULLA SCALATA ANTONVENETA - NON È FINITO IN CELLA, COME I SUOI ALLEATI FIORANI, RICUCCI, COPPOLA. MA HA DOVUTO DIRE ADDIO ALLE GRANDI AMBIZIONI…

 

Gianni Barbacetto e Marco Maroni per "Il Fatto Quotidiano"

 

Ogni estate italiana ha il suo tormentone. Anche nella cronaca politico-giudiziaria. Questa è la calda estate delle "cricche" e della P3. Cinque anni fa, nel 2005, era l'estate dei "furbetti del quartierino". La definizione, di quelle che restano, è di Stefano Ricucci, rapidissimo a trasformarsi da borgataro a immobiliarista di successo. Insieme al banchiere Gianpiero Fiorani e a un gruppo di outsider, tenta l'assalto al cielo dell'establishment finanziario.

Si lancia alla conquista di due banche e del primo gruppo editoriale italiano. I "furbetti" saranno fermati dalle indagini dei magistrati milanesi, dalle intercettazioni della Guardia di finanza, dall'informazione dei giornali che raccontano in diretta scalate e reati per realizzarle. Che fine hanno fatto i "furbetti"? Che cosa combinano, cinque anni dopo? Cominciamo da Emilio "Chicco" Gnutti, tra i "furbetti", quello con più esperienza alle spalle.

 

LE CENTO FERRARI.
"Non tengo libri sul comodino", ha raccontato in un'intervista. "A letto dormo, o comunque non leggo". Anche di giorno, in verità, preferisce altri hobby. Le automobili, per esempio. Ai tempi d'oro ne aveva più di cento nella sua scuderia: Ferrari, Rolls-Royce, Bentley, Porsche... I modelli d'epoca li metteva in mostra alla Mille Miglia, gara d'auto storiche e passerella per miliardari gentlemen driver di cui è stato per anni tra i principali animatori. Emilio Gnutti si è fatto da sé. Figlio di un sarto, è cresciuto nel quartiere Lamarmora, zona "rossa" nella Brescia demo-cristiana.

Ha sposato la figlia di un operaio comunista della Om-Iveco. E ha lavorato sodo: all'inizio girava con una vecchia Fiat 500 a vendere avvolgimenti per motori elettrici che produceva in un capannone alla periferia di Brescia. Poi ha scoperto la finanza e ha toccato con mano che è un metodo più veloce per far soldi.

L'uomo della vecchia 500 monta in Ferrari e nel 2003 entra nella classifica di Forbes degli uomini più ricchi del mondo. Anche se la Brescia che conta, quella della finanza e dell'industria cattolica, dei Bazoli e dei Beretta, lo tiene a distanza. Per lui la svolta arriva nel 1999, quando scatta la madre di tutte le nuove scalate, l'opa Telecom.

 

Gnutti si mette nella scia di Roberto Colaninno e ci fa un mucchio di soldi. Nel 2005 è nella scia di Gianpiero Fiorani, il banchiere di Lodi che assalta Antonveneta. La notte cruciale - quel 12 luglio in cui il governatore di Bankitalia Antonio Fazio annuncia il suo sì a Fiorani, ricambiato con un bacio in fronte - Gnutti è a cena con Silvio Berlusconi.

Riceve subito una telefonata da Fiorani, che gli dà la bella notizia del sì di Fazio. E la comunica al presidente, che si mostra "commosso della cosa". Quella notte, Gnutti dice a Berlusconi "che andremo avanti con Rcs e che ci deve dare una mano", altrimenti "la sinistra prende tutto". Ma le scalate si arenano e i "furbetti" sono sconfitti.

PERIODO NERO.
Per Chicco Gnutti comincia un periodo nero. Viene condannato nel 1999 per insider trading: ha passato all'amico Ettore Lonati informazioni riservate sull'acquisto del ramo immobiliare della Cmi (Falk). Altra condanna, per lo stesso reato, per l'acquisto di obbligazioni Unipol.

È sotto processo per aggiotaggio e ostacolo all'autorità di vigilanza nella scalata ad Antonveneta e, per quest'ultimo reato, anche per la scalata di Unipol alla Bnl. Ma le conseguenze più gravi, dopo tanti grandi affari, potrebbero arrivargli da un piccolo inciampo: il 2 luglio scorso, infatti, è stato rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta. Un reato salato, con pene da 3 a 10 anni e la proibizione per 10 anni dell'esercizio di impresa: è il rischio di uscire definitivamente dai giochi.

 

La vicenda riguarda il fallimento, avvenuto nel 2003, della Shs, un'azienda di software in cui Gnutti era entrato nel 2000 insieme ad alcuni compagni di scorribande finanziarie come Romano Marniga ed Ettore Lonati. I nuovi soci non avevano sborsato una lira per entrare in società, ma solo conferito delle attività e, secondo l'accusa, quando le cose per la Shs avevano cominciato a mettersi male, erano riusciti, con "un'articolata operazione gestionale e finanziara", a rientrare del loro investimento lasciando, al posto del patrimonio della società, un bel buco.

Questa ennesima tegola giudiziaria cade sulla testa di un personaggio rimasto ormai con pochi affari e pochi appoggi. Sono davvero finiti i tempi dei "capitani coraggiosi", gli eroi del nuovo capitalismo, la "rude razza padana" celebrata da Massimo D'Alema ai tempi della scalata (a debito) a Telecom.

Oggi Chicco non ha più poltrone nei consigli d'amministrazione dove era di casa, da Montepaschi a Unipol fino a Asm (l'attuale A2A). E la sua creatura più cara, la holding Hopa, "bicameralina della finanza", punto d'incontro tra finanza "berlusconiana" e finanza "rossa" (grazie all'amico Gianni Consorte), nel 2007 è passata di mano: svalutata, soffocata dai debiti e dalle richieste del fisco, l'ha dovuta cedere proprio alla Mittel di Giovanni Bazoli, il salotto buono della finanza bresciana.

 

Non è finito in cella, come i suoi alleati Fiorani, Ricucci, Coppola. Ma ha dovuto dire addio alle grandi ambizioni. Non solo: ha anche dovuto sentire le proteste dei vecchi amici. Li ha arricchiti, in passato. Poi sono arrivate le perdite causate dalla svalutazione della partecipazione in Olimpia-Telecom (2 miliardi e mezzo bruciati in tre anni).

E allora i vecchi compagni di scalate, famiglie di industriali e professionisti bresciani come i Lonati, i Moreschi, i Consoli, i Bertoli, i Marniga, non l'hanno presa bene, soprattutto dopo il rifiuto di Gnutti di fare la sua parte quando si è trattato di mettere capitali freschi per salvare la società dal fallimento. "I vecchi amici gli hanno girato le spalle e lui in giro si fa vedere poco, si è rifugiato in affari di piccolo cabotaggio", dice un bresciano che lo conosce bene.

 

Le attività di Gnutti ora ruotano attorno a tre società: Pineider, Medicalspa e Aton. La prima, marchio storico della cartoleria, è in sofferenza, tanto che Gnutti sta esplorando la possibilità di trarne qualche profitto utilizzando gli scarti di cartiera in impianti di energia a biomasse, che godono di ricchi incentivi pubblici. Non vanno bene neanche Medicalspa (cliniche) e Aton (immobiliare). Tanto che Luciano Marinelli, uno degli ultimi alleati storici rimasti al suo fianco, all'inizio dell'anno è uscito dal capitale di entrambe le società.

 

La holding di Gnutti, la Gp Finanziaria, è indebitata per 104 milioni di euro. Il 21 luglio scorso ha ottenuto un riscadenziamento del debito al 31 dicembre 2014. Una proroga concessa dalle banche a patto che il finanziere si impegni a vendere degli asset. Quest'anno Chicco non ha partecipato neanche alla Mille Miglia. Brutto segno, per l'ex re Mida della finanza bresciana. 28-07-2010]

 

 

 

12 - IMMSI: SOCIETA' SMENTISCE IPOTESI RICAPITALIZZAZIONE...
(AGI) - Immsi S.p.A., in una nota, "smentisce totalmente ? in quanto priva di qualsiasi fondamento ? ogni ipotesi di ricapitalizzazione della societa'". La nota del gruppo fa riferimento a "illazioni riportate oggi da alcuni organi di stampa".08-06-2010]

 

 

COLANINNO PASSERÀ DAL SELLINO ALLA CLOCHE? ...
S. Fi. Per "il Sole 24 ore" - Piaggio perde velocità e le banche d'affari bacchettano la casa della Vespa. Le vendite di scooter, che nel primo trimestre erano risalite dell 11% dopo l'anno nero 2009,a primavera sono rimaste ferme.Nei primi cinque mesi il saldo del fatturato si è contratto a un +5,8%. Così Equita ieri è corsa a tagliare al ribasso le stime sui ricavi 2010 (+4%), facendo un mea culpa sul «troppo ottimistico» +6,6%precedente.

Chevreux, invece, ha abbassato il giudizio sul titolo a «peggio del mercato» sulla scia del calo dell'Italia,che pesa per il 25% dei ricavi, dove Piaggio ha accusato un-27% a maggio. Per Websim-Intermonte,però, c'è un interrogativo più pressante (e a cui forse si deve ieri la caduta del 6,86% del titolo): Colaninno ha ventilato l'ipotesi di ricapitalizzare Alitalia nel 2011.Il timore di Intermonte- Websim è che Immsi, la holding azionista di entrambe le società, potrebbe essere costretta a vendere titoli Piaggio per reperire liquidità.

10.06.10

 

PIAGGIO: MOODY'S ALZA OUTLOOK DA "NEGATIVO" A "STABILE" ...
(AGI) - L'agenzia di rating Moody's ha alzato da "negativo" a "stabile" l'outlook sui Ba2 di Piaggio. Lo ha reso noto il gruppo di Pontedera, in un comunicato. Secondo quanto riferito da Moody's - si legge - la "decisione riflette il miglioramento dei margini operativi registrati da Piaggio, con un margine operativo lordo in crescita al 13,5% nell'esercizio 2009, rispetto al 12% registrato nel 2008". "Il miglioramento - comunica l'agenzia di rating - riflette il successo della societa' nella riduzione dei costi, grazie soprattutto alle migliori efficienze negli acquisti e il crescente ritorno dai recenti investimenti mirati a incrementare la capacita' produttiva dell'azienda e la presenza nei Paesi asiatici". 15.05.10

 

 

COLANINNO, 'BALLE' IPOTESI CESSIONE ALITALIA A AIR FRANCE...
(Ansa) - "Tutte balle". Così Roberto Colaninno, presidente di Alitalia, definisce le voci ricorrenti di una cessione della compagnia italiana ad Air France. Colaninno ne ha parlato oggi ad Abano Terme, al congresso nazionale della Uil Trasporti, ricordando che "Air France con il suo 25% nello statuto di Alitalia è in classe 'B', mentre i soci italiani sono il classe 'A'". "Air France - ha aggiunto - per contratto deve portare un valore in più in Alitalia entro tre anni, se non lo fa possiamo rompere tranquillamente i rapporti".  

14.01.01

 

Lo scarparo svaluta Colaninno. Ma anche Montezemolo - Della Valle fa gli utili vendendo a se stesso, in compenso si indebita per 75,41 milioni di euro esclusivamente con la Bnl-Bnp Paribas dell’amico sudato Luigi Abete, ma sopratutto pone mano ad una pesante svalutazione del proprio portafoglio di partecipazioni che tocca in modo più significativa (oltre 40 milioni di euro) la quota nella Piaggio di Roberto Colaninno, seguita dal fondo lussemburghese Charme dell’amico Montezemolone…

John Hawkins per il settimanale "Soldi"

Diego Della Valle fa gli utili vendendo a se stesso, in compenso si indebita per 75,41 milioni di euro esclusivamente con la Bnl-Bnp Paribas dell'amico Luigi Abete, ma sopratutto pone mano ad una pesante svalutazione del proprio portafoglio di partecipazioni che tocca in modo più significativa (oltre 40 milioni di euro) la quota nella Piaggio di Roberto Colaninno, seguita dal fondo lussemburghese Charme dell'amico Luca Cordero di Montezemolo.

VALLE

Qualche settimana fa l'imprenditore marchigiano proprietario di Tod's e della Fiorentina ha approvato i conti 2008 della sua accomandita, la Diego Della Valle & C Sapa che si sono chiusi con un utile netto di 20,6 milioni di euro (andati tutti a riserva) rispetto ai 52,38 dell'esercizio precedente.

Il conto economico è tenuto in piedi dai proventi da partecipazioni che salgono da 78,02 a 105,04 milioni di euro: di questi ben 72 milioni arrivano dalla vendita della Immobiliare De.Im. srl all'altra cassaforte di Della Valle, la Di.Vi. Finanziaria (dove c'è la quota di controllo Tod's) mentre i dividendi contano per circa 26 milioni e giungono in parti eguali dalla lussemburghese Dorint Holding Sa e dall'olandese Goral Investment Holding Bv.

 

Il totale delle immobilizzazioni della Sapa è stato perciò limato da 379,82 a 314,63 milioni di euro, ma il conto economico riceve una "mazzata" di svalutazioni di partecipazioni che dai 10,86 milioni del 2007 lievitano a 76,96 milioni: tra questi 40,05 milioni è il writeoff sul 5,01% di Piaggio, 12,59 milioni sul 7,19% del fondo Charme Investment Sca, 12,16 milioni sul 10% Bialetti e 8,9 milioni sulla squadra viola.

Alla voce dei debiti verso banche compaiono, come già detto, due finanziamenti di Bnl-Bnp Paribas (che la relazione sulla gestione spiega essere state integralmente rinnovati) , mentre dal bilancio dell'accomandita si evince che l'altra grande banca esposta verso Della Valle è Intesa Sanpaolo che si è fatta dare comunque in garanzia titoli Tod's, Enel, Piaggio e M&c per erogare fideiussioni all'Acf Fiorentina.

 

Ma proprio la Sapa, spiega la relazione sulla gestione, ha finanziato i viola per 19,4 milioni di euro durante il 2008, seguiti da altri 9,7 milioni nel 2009. In compenso Della Valle si è consolato con tre contratti derivati di acquisto a termine di dollari americani che hanno avuto un impatto positivo sui conti di 15,9 milioni di euro: ed è proprio con 30,3 milioni di "biglietti verdi" che il patron delle Tod's ha comprato il 5% di Saks, la grande catena di luxury a stelle e strisce.

 

 

[23-12-2009]  

 

 

ALICAOS – GLI AZIONISTI SEMPRE PIÙ INCAZZATI: PRIMA RIVA, IL RE DELL’ACCIAIO, POI BELLAVISTA CALTAGIRONE E FAUSTO MARCHIONNI. LA GESTIONE DELLA NUOVA ALITALIA, MANDA TUTTI FUORI DAI GANGHERI: SE TRA UN ANNO SAREMO ANCORA COSÌ, NON CI SARANNO SCUSE…

Luca Fornovo per "La Stampa"

«Se fra un anno la nuova Alitalia è ancora in questa situazione non ci sono più scuse». In un'intervista a La Stampa Francesco Bellavista Caltagirone, l'imprenditore romano a capo del gruppo Acquamarcia e uno dei 21 azionisti italiani della Cai, lancia un duro monito ai top manager della compagnia aerea. «Mi auguro che gli aerei siano più puntuali - dice perentorio Bellavista Caltagirone - e per centrare questo obiettivo ci vuole più coordinamento tra la gestione degli aeroporti, soprattutto quello di Roma Fiumicino e la stessa compagnia».

Insomma non è più solo il re dell'acciaio Emilio Riva a far serpeggiare malumori sull'andamento della Compagnia aerea italiana (Cai) e a spronare il presidente Roberto Colaninno e l'ad Rocco Sabelli a fare di più. All'indomani del bilancio dei primi sei mesi di vita della nuova Alitalia (-273 milioni la perdita operativa a fronte di ricavi per 1,2 miliardi), escono allo scoperto altri due soci della cordata di imprenditori coraggiosi: Bellavista Caltagirone e Fausto Marchionni, l'amministratore delegato di Fondiaria Sai. Marchionni esprime il suo disappunto per i disagi che sta subendo l'aeroporto di Torino.

«Da torinese che vola spesso - dice a La Stampa l'ad di Fondiaria Sai - non posso che essere dispiaciuto: si sono verificate una serie di difficoltà per gli utenti che, entro certi limiti, Cai sapeva di dover affrontare a causa della pesante eredità ricevuta, anche se, ci si augurava, non a questi livelli». Poi Marchionni rincara la dose: «È importante che questi disagi rientrino in un tempo ragionevolmente breve affinché inefficienze temporanee non logorino la percezione del livello qualitativo del servizio complessivo da parte dei passeggeri».

Che i soci di Alitalia stiano soffiando sul collo dei vertici perché i risultati non tardino ad arrivare traspare anche dalle premurose dichiarazioni di ieri di Sabelli. «Il portafoglio prenotazioni dei prossimi tre mesi - ha spiegato l'ad di Alitalia - è particolarmente interessante, soprattutto per le tratte di lunga distanza, internazionale e intercontinentale. Non escludo di potere avere un risultato di break even (pareggio, ndr) per il terzo trimestre».

E sempre ieri anche AirFrance-Klm, socio di Alitalia, spezza una lancia a favore della Compagnia aerea italiana. «Alitalia ha riportato risultati del primo semestre in linea con il budget e incoraggianti in particolare in un periodo così difficile come quello che sta attraversando il trasporto aereo», si legge nella relazione trimestrale di AirFrance-Klm.

Tuttavia un po' di preoccupazione dei soci emerge anche sui risultati finanziari della Magliana. «Bisogna stare attenti alla liquidità - avverte Bellavista - va comunque sottolineato che la compagnia ha perso soprattutto nel primo trimestre, quando il rosso ha toccato i 210 milioni, ma nel secondo trimestre la perdita operativa si è ridotta a 63 milioni». Mentre Marchionni ammette: «Nel breve sapevamo di dover soffrire, d'altra parte i risultati economici sono la composizione di più variabili e se le diverse variabili migliorano, miglioreranno anche i risultati. Ma, al di là dei risultati di breve periodo, adesso, è importante lavorare per riaffermare negli italiani l'immagine della loro compagnia di bandiera».

Sei mesi per dare un giudizio definitivo sono pochi anche per l'imprenditore romano a capo di Acquamarcia, ma sempre meglio tenere la guardia alta. «È vero che bisogna dare tempo al tempo - sottolinea Bellavista Caltagirone - ma noi imprenditori di Cai ci abbiamo messo la faccia, che la compagnia sia efficiente è un obbligo morale che abbiamo di fronte al Paese. A fine di quest'anno faremo il vero bilancio. Sono comunque moderatamente ottimista anche perché il contesto globale del mercato aereo nei primi cinque mesi del 2009 è stato negativo, come ha rilevato la Iata e Alitalia è in linea con i concorrenti».

Dopo il bastone, un po' di carota. E anche Marchionni è speranzoso sul futuro dell'Alitalia. «Il periodo estivo, connesso ai flussi delle vacanze, ha sicuramente ampliato i disagi per i passeggeri - conclude l'ad di Fondiaria Sai - ma, entro la fine del 2009, la situazione dovrebbe normalizzarsi».

 
[31-07-2009]

 

 

SE L´APE È PIU´ VELOCE DELLA VESPA...
Sara Bennewitz per "la Repubblica" - Fare piani industriali e stime di lungo periodo di questi tempi non è facile. Ma oggi Piaggio illustrerà al mercato gli obbiettivi del prossimo triennio, o perlomeno correggerà al ribasso le previsioni fatte lo scorso anno. Per Piaggio è infatti il terzo piano industriale in tre anni, e anche prima dello scoppio della crisi la società aveva peccato di ottimismo. Nel 2007 aveva annunciato ricavi 2008 sopra 1,7 miliardi e si era fermata a 1,69.

Nel 2008 prevedeva di chiudere l´anno sempre a quota 1,7 miliardi e ne ha registrati 1,57. Le ultime proiezioni della società di Pontedera stimavano per quest´anno 1,8 miliardi di vendite e 198 milioni di margini, obbiettivi difficili da raggiungere anche se il gruppo sta guadagnando quote di mercato. E questo perché Colaninno, contro ogni previsione, finora ha venduto meglio l´Ape piuttosto che la Vespa.

8 - Usa, class action contro la BofA e l´Italia è al palo...
Marco Patucchi per "la Repubblica" - Il ministro dello Sviluppo, Scajola, ha detto ieri che l´Italia ha bisogno di «riforme vere» e «non di lenzuolate», assestando così l´ultima picconata al piano di liberalizzazioni del suo predecessore, Bersani. E´ curioso che Scajola nell´attaccare quelle riforme usi le medesime ragioni dell´ex ministro del Pd, prefigurando cioè interventi «concreti nell´interesse dei consumatori».

Sta di fatto, però, che al momento le uniche misure varate dalla maggioranza di centrodestra hanno disarticolato più che implementato le normative pro-concorrenza. Dalle polizze alle farmacie. Così, succede che nello stesso giorno delle parole di Scajola, dagli Usa arrivi la notizia del decollo della class action contro la fusione BofA-Merrill Lynch: un qualcosa di chimerico per i risparmiatori italiani dopo l´ennesimo freno deciso in Parlamento all´azione collettiva made in Italy.

9 - LA SFORTUNA DEI "NEET"...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Si chiamano "Neet", acronimo di "Not in Education, Employment or Training", e sono i giovani britannici frai 16 e i 24 anni che si trovano nella poco piacevole condizione di non essere a scuola, non avere un lavoro e non stare nemmeno facendo una qualche forma di apprendistato. Questa sfortunata gioventù è cresciuta durante la recessione a un livello allarmante: i "neets" sono diventati un milione di persone, il numero più alto da quando nel 2005 la Local Government Association (Lga, l´associazione dei poteri locali britannici) ha cominciato a contarli.

All´inizio del 2009 erano 935 mila, un notevole incremento rispetto agli 810 mila del gennaio 2008, e la previsione è che entro la fine dell´estate saranno appunto all´incirca 1 milione. L´associazione dà la colpa, oltre che alla recessione, ad agenzie governative inefficienti e al cattivo coordinamento.

10 - NUCLEARE, BOOM DEGLI UTILI PER LA SOGIN...
Da "La Stampa" - L'assemblea di Sogin approva il bilancio del 2008, che si è chiuso con un utile netto di 8,6 milioni di euro, contro i 400.000 euro del 2007. I ricavi sono risultati pari a 400,4 milioni di euro (190,2 nel 2007), mentre il Mol è stato di 19,8 milioni di euro (11,8 milioni nel 2007).

11 - IN TRIBUNALE A PARIGI DE BENEDETTI VINCE CONTRO ALAIN MINC...
Da "La Stampa" - La corte d'Appello di Parigi ha dato ragione all'imprenditore italiano Carlo De Benedetti e ha condannato un amministratore giudiziario, il Crédit Lyonnais e Oleron partecipations (una società fondata da Alain Minc e Pierre Bergè) a risarcirlo per 6 milioni.

 

 
[03-07-2009]

 

 

 

TO.06.02.09

COLANINNO HA LA PREPOTENZA DI DE BENEDETTI, SENZA AVERNE LE CAPACITA', A CUI SOPPERISCE CON IL COMPROMESSO POLITICO ED ECONOMICO.

 

 

di M.S.

Sono un operaio Piaggio dello stabilimento di Pontedera (30 anni di anzianità).
A dicembre il sig. Colaninno ha creato dei nuovi dirigenti, a gennaio ha diminuito la paga ai suoi dipendenti diminuendo il premio di risultato che era stato, guarda caso detassato dal Governo Berlusconi.
In un anno gli operai Piaggio rimetteranno diverse centinaia di euro, quando tutti dicono che molti operai non riescono ad arrivare a fine mese.

04.02.09 da blog di BEPPE GRILLO

 

 

I SUCCESSI DI COLANINNO SONO I PROBLEMI DI TELECOM CHE GALATERI DEVE RISOLVERE :

I Ds, Telecom Italia e Colaninno - 

Tavaroli accusa i Ds di avere avuto tangenti da Colaninno per favorire l'Opa su Telecom. Fassino e Colaninno querelano Tavaroli. Ma quali furono i rapporti tra questi soggetti?

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 22-07-2008]

Piero Fassino parla di "vigliaccata" e querela Tavaroli, colpevole di aver parlato di prove da lui acquisite su tangenti corrisposte da Colaninno, oggi proprietario di una Piaggio che vende sempre più Vespe, grazie all'aumento del petrolio, e anche Roby Colaninno, padre del neodeputato del Pd, erede dei Ds, Matteo, querela Tavaroli.

Ora a Tavaroli spetterà di dimostrare con prove, se le possiede, se sono vere le accuse a Colaninno di aver pagato i Ds per favorire la sua scalata, origine di tutti i guai Telecom Italia, per averle lasciato sul groppone 30 miliardi di euro di debiti.

L'accusa di tangenti pagate da Colaninno aveva fatto parlare molto ai tempi del "caso Consorte": Giovanni Consorte, amministratore delegato di Unipol, che ha presso 50 milioni di euro a titolo di "consulenza" per aver supportato Colaninno ai tempi dell'Opa.

E' un fatto ampiamente documentato e ammesso: Consorte, amministratore dell'assicurazione delle Coop, molto vicino a Fassino e al gruppo dirigente dei Ds di allora, ha preso 50 milioni di euro (oggi congelati dalla magistratura) come consulenza di un'Opa in cui a guadagnarci molto furono l'Unipol e il Monte dei Paschi di Siena, da sempre amministrati da dirigenti vicini ai Ds, nominati come nel caso della banca senese da amministratori locali diessini. L'altro protagonista dell'affare fu Capitalia di Geronzi che, nello stesso periodo, aiutò ufficialmente a risanare un bilancio dei Ds pieno di debiti.

Anche senza parlare di tangenti illegali, quindi, il ruolo di manager vicini ai Ds è ormai acclarato e scontato. Senza il via libera di D'Alema (che fece saltare il piano di Bernabè alternativo all'Opa, scrivendo a Draghi, allora direttore generale del Tesoro, di non andare all'assemblea degli azionisti Telecom), senza il via libera alla vendita di Omnitel alla Vodafone, Colaninno non avrebbe mai potuto scalare Telecom Italia.

Successivamente all'Opa, le aziende del Gruppo Telecom Italia furono molto generose nell'investire in pubblicità sull'Unità mentre, in chiaro e registrando legalmente il proprio contributo, alcuni manager Telecom Italia donarono cifre molto consistenti per la campagna elettorale dei Ds del 2001.

Senza pensare a tangenti, proibite dalla legge, il rapporto tra Colaninno e i Ds è stato molto stretto e assolutamente alla luce del sole. Questo spiega perché né Fassino né Bersan né D'Alema hanno mai fatto una sincera autocritica su un'operazione come l'Opa di Colaninno, che oggi lascia sul terreno 5.000 posti di lavoro per cui Fassino non si è mai indignato

 

 

 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk