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Caro Giancarlo TOPINO/08/CROMO ESAVALENTE/Stoppani.doc TOPINO/08/PIANTINE/Cromo Dora planimetria con plume cromo VI.bmp TOPINO/09/SCARICO SPINA/FANGHI/Marco Bava Cromo Vitali Pozzuoli Colore.jpg TOPINO/09/SCARICO SPINA/FANGHI/Marco Bava Cromo Vitali Pozzuoli.jpg TOPINO/09/SCARICO SPINA/FANGHI/Marco Bava Cromo Vitali Pozzuoli.bmp TOPINO/09/SCARICO SPINA/Marco Bava Cromo Vitali Pozzuoli.bmp TOPINO/09/SCARICO SPINA/Marco Bava Cromo Vitali Pozzuoli.tif TOPINO/09/SCARICO SPINA/Marco Bava Cromo Vitali Pozzuoli.jpg TOPINO/09/SCARICO SPINA/Marco Bava Cromo Vitali Pozzuoli Colore.jpg TOPINO/09/SCARICO SPINA/FANGHI/Marco Bava Cromo Vitali Pozzuoli.tif TOPINO/09/DOCUMENTI/00017657.pdf TOPINO/09/DOCUMENTI/Cromo.dat TOPINO/09/CROMO/Cromo.dat TOPINO/08/ACQUA SUPERMERCATO.doc TOPINO/08/CROMO ESAVALENTE/doracromo_firma.pdf Oltre il colore e la bandiera 2a parte
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Grazie
Federico,
a
Torino quando trattavano il cromo esavalente (giallo) e lo
trasformavano in trivalente (verde)
la Dora
Riparia, dove veniva versato, presentava lunghe scie
verdi. L'ARPA diceva che non era cromo, ma fluoresceina...
Il
giorno 29 gennaio 2010 18.49,
Federico Valerio
<federico.valerio@fastwebnet.it>
ha scritto:
Caro
Roberto i sali di cromo trivalente sono verdi, quelli di cromo
esavalente ( tossico e cancerogeno) sono gialli. E' la prima
cosa che un chimico in erba impara quando comincia l'arduo
cammino dell'"Alchimista",
Il giorno 29/gen/2010, alle ore 12.23, Topino Roberto ha
scritto:
Guardate
bene il colore del cromo esavalente trattato: diventa verde!
«Stoppani» prova a passare dal cromo all’acqua pura
di Redazione
Si chiama
Eco1 ed è il nuovo impianto di depurazione delle falde
acquifere creato all'interno dell'ex stabilimento Stoppani di
Cogoleto nell'ambito dei lavori di riqualificazione dell'area
dove sorgeva la ex «fabbrica della vergogna», la bomba
ambientale che per decenni ha avvelenato indisturbata acque,
terreni circostanti e un litorale, quello tra Cogoleto e
Arenzano, dove ancora oggi le pietre sulla spiaggia, se
capovolte, si rivelano di un colore giallo-fosforescente
certamente poco rassicurante.
L'impianto,
che sostituisce un depuratore ormai obsoleto, servirà a
purificare le acque interne alla fabbrica nell'intento di
salvare la falda sottostante, dove sono stati rilevati livelli
d'inquinamento da cromo esavalente 6mila volte superiori ai
limiti.
Il nuovo
macchinario, che promette di depurare in un anno fino a
1.051.200 metri cubi
d'acqua e fanghi grondanti cromo, è stato inaugurato ieri
mattina all'interno dell'ex stabilimento alla presenza del
Commissario delegato all'emergenza Stoppani ed ex Prefetto di
Genova Annamaria Cancellieri, del presidente della Provincia
Alessandro Repetto e dei sindaci di Arenzano e Cogoleto, Luigi
Gambino e Attilio Zanetti.
Costato 2 milioni e 600mila euro, Eco1 è stato realizzato
grazie a finanziamenti provenienti dal Ministero dell'Ambiente
e dalla Regione Liguria, grazie ad un lavoro di sinergia tra
Stato ed enti locali che il commissario Cancellieri non esita
a definire vincente.
L'opera
è un record nel record: realizzata dalla ditta Servern Trent
Italia che è riuscita a mettere in piedi, in meno di 150
giorni, un impianto tecnologicamente avanzatissimo, Eco1
permetterà, nell'arco di 12 mesi, di recuperare fino a 19
tonnellate di cromo 6, sostanza cancerogena solubile in acqua
e per questo difficilmente intrappolabile, che altrimenti
finirebbero disperse nell'ambiente.
L'impianto
tratta le acque sporche di falda, quelle derivanti dalla
pulizia dei piazzali e quelle di lavaggio dei camion in
uscita.
All'interno
delle vasche di reazione dove vengono pompati, i fanghi
vengono mescolati ad alcuni reagenti che permettono di far
precipitare il cromo 6 trasformandolo in cromo 3, non tossico
e in forma di sali facilmente smaltibili.
Una volta
separati i cristalli di cromo dal liquame «un analizzatore
automatico effettua le misurazioni finali dei livelli di ph,
redox e cromo6 nell'acqua in uscita»: un solo valore fuori
norma e il liquame automaticamente viene rispedito all'inizio
del processo.
«Quest'opera
- ha affermato Annamaria Cancellieri - è una risposta
efficiente e moderna che sostituisce un impianto, l'Eco 2,
obsoleto e non adatto ad assolvere a un impegno che dovrà
durare ancora anni».
Insomma,
il percorso è ancora lungo anche se c'è già chi pensa al
futuro dell'area, come i sindaci delle due cittadine attigue.
«Abbiamo già dato l'incarico per il piano urbanistico
comunale - dichiara Attilio Zanetti, sindaco di Cogoleto - noi
puntiamo sull'insediamento di attività produttive anche se al
momento l'aspetto primario è la riqualificazione ambientale.
Già
entro il 2010 verrà bonificata buona parte della spiaggia di
Cogoleto».
«Questa
è una risposta importante - sottolinea infine il commissario
Cancellieri - perché servirà a bonificare e rendere
accessibili gli arenili, restituendo il mare, che in questi
anni è stato inavvicinabile, alla collettività».
http://www.ilgiornale.it/genova/stoppani_prova_passare_cromo_allacqua_pura/29-01-2010/articolo-id=417662-page=0-comments=1
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SCILIPOTI, CIMADORO e PIFFARI.
Al Presidente del Consiglio dei ministri, al
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e
del mare, al Ministro del lavoro, della salute e dello
politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
Treviglio è un comune italiano di 28.000
abitanti, della media pianura Padana Bergamasca;
il terreno su cui sorge Treviglio, è d’origine
alluvionale e presenta strati composti principalmente da
ghiaia, sabbia e più in profondità anche da arenaria;
nel suo territorio sono presenti numerose falde
acquifere, alcune delle quali giungono ai numerosi pozzi
presenti in città e nel territorio;
il suo territorio è attraversato da molteplici
fossi, ovvero canali atti alla movimentazione delle
acque;
il cromo VI (esavalente) è un metallo, utilizzato
dall’industria per la sua particolare resistenza alla
ruggine;
è scientificamente dimostrato che il cromo
esavalente è cancerogeno, può causare tumori delle
prime vie aeree, dello stomaco e dei polmoni;
è scientificamente dimostrato che il cromo
esavalente ha proprietà citotossiche, cioè può
legarsi a proteine e DNA e restare nel patrimonio
genetico trasmesso ai figli causando, tra l’altro,
mutazioni geniche e aberrazioni cromosomiche;
Allegato il testo completo.
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed255/pdfbtmod.pdf
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cromo esavalente: 38 indagati per
avvelenamento doloso e mancata bonifica
Mentre attendiamo che la Magistratura apra un altro
prioritario filone di indagine per il gravissimo inquinamento da
PFOA acido perfluorottanoico in atto a danno dei fiumi e dei
lavoratori: come documentato nel nostro esposto anche con le analisi
del sangue dei dipendenti, con soddisfazione rileviamo che la
Procura della Repubblica, con i suoi 38 indagati per avvelenamento
doloso e mancata bonifica (fino a 15 anni di reclusione), ha accolto
i tre punti cardine dell’altro esposto presentato l’anno scorso da
Medicina democratica. Vale a dire: 1) non solo cromo esavalente ma
almeno altri 20 veleni tossici e cancerogeni sono sotterrati per 500
mila metri cubi (o forse il doppio?) sotto lo stabilimento di
Spinetta Marengo. 2) La Solvay (e prima di lei Arkema) ne era
perfettamente a conoscenza, come tutti, e più di tutti: non a caso
avendo acquistato il complesso chimico per un tozzo di pane. 3) La
Solvay ha nascosto e contrabbandato le discariche, ha ingannato le
amministrazioni e omesso la bonifica.
Dunque le aziende
dovranno pagare i danni alle persone, alle falde, agli acquedotti, e
soprattutto i costi della bonifica, intendendo per bonifica
-aggiungiamo noi- l’eliminazione dei veleni sotterrati e giammai il
costoso piano AMAG di inutile “lavaggio” delle acque.
Come avevamo
annunciato nel nostro esposto, al processo per il disastro ecologico
ci presenteremo quale parte civile, insieme agli ammalati e ai
famigliari dei cittadini e dei lavoratori deceduti. In quella sede
cercheremo di individuare, insieme alle responsabilità dei dirigenti
aziendali, anche le responsabilità di amministratori ed enti di
controllo pubblici. Responsabilità penali, perché quelle morali e
politiche sono evidenti: se i politici avessero realizzato
l’Osservatorio ambientale della Fraschetta da noi rivendicato da 30
anni, non saremmo arrivati a questo drammatico punto: le indagini
idrogeologiche ed epidemiologiche erano infatti al primo punto
dell’Osservatorio. Se i sindacati avessero sostenuto l’Osservatorio
piuttosto che le direzioni aziendali, avrebbero difeso i posti di
lavoro del futuro.
Lino Balza Medicina
democratica
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Ambiente
Intervistati
la Solvay, Fabbio e l'Arpa
Pericolo
cromo: ne parlano Le Iene
Il
cromo esavalente e la Solavy Solexis sono ritornate al centro
dell'attenzione nazionale. Ieri sera è infatti andato in onda il
servizio delle "Iene" di Italia 1 curato dall'inviato
Luigi Pelazza nel paese di Spinetta Marengo e all'interno dello
stabilimento, girate all'indomani dello "scoppio" del
caso cromo esavalente. Sull'argomento sono stati sentiti i
dirigenti della Solvay Solexis (il direttore generale Bigini, il
responsabile dell'ufficio stampa Novelli e direttore del personale
Bessone), i quali hanno dichiarato, tra le altre cose, che il
famoso "pozzo otto" da cui veniva attinta l'acqua per
alcune attività dei dipendenti e per la fornitura a molte
famiglie di Spinetta, è stato chiuso nel 2008 per un'ordinanza
del Sindaco Fabbio solo in via precauzionale.
Interpellato
sulla questione, però, il Sindaco, autore dell'ordinanza, ha
dichiarato che il pozzo è stato chiuso per la sua pericolosità e
non in via precauzionale. Fabbio si è detto molto preoccupato per
l'attività della fabbrica, non solo per quanto riguarda l'acqua,
ma anche, e soprattutto, per l'aria; ha espresso la volontà di
dotare il Comune al più presto di centraline per misurare questo
tipo d'inquinamento.
Uguale
il parere della Responsabile dell'Arpa Piemonte (Pavese) che ha
dichiarato che finché non sarà effettuata una bonifica del
terreno sottostante l'acqua sarà sempre inquinata.
Ma
la preoccupazione che traspare dalle parole di molti abitanti del
sobborgo alessandrino è, comprensibilmente, non solo quella
dell'inquinamento, ma anche che la fabbrica possa chiudere,
portando via quindi risorse e posti di lavoro. Gli abitanti,
infatti, hanno sempre accettato volentieri la presenza della
fabbrica, prima Montedison poi Solvay, in cambio di posti di
lavoro e di acqua gratis.
Sotto,
il video della puntata di ieri.
http://www.youtube.com/watch?v=6UQoo7LyByc
http://www.youtube.com/watch?v=qDYgVyIVs-I
28/10/2009
http://www.giornal.it/pagine/articolo/articolo.asp?id=26839
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Cromo
esavalente, l’acqua era verdissima, ma teniamo famiglia.
http://www.terninrete.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=190649
TERNI-RIETI:
QUANTI DUBBI
28
Luglio 2009 06.00 - di Adriano Lorenzoni - Fonte: Terni in rete -
cod.190649
E
i lavoratori pagano per tutto
Occhi
bassi, rassegnazione. Non c'è la voglia di parlare ( come sempre ) . Si
temono ritorsioni. " Teniamo famiglia, se non apre il quadrilatero
da qui non ce ne possiamo andare ". C'è la speranza, nemmeno tanto
lontana, che tutti riprendano il loro posto di lavoro non appena la
magistratura ternana avrà di nuovo sbloccato quel pezzo di cantiere che
galleggia su di una sorta di melma, quel che resta del laghetto dei
veleni sversato nel Tessino.
A.L.:
ma lei sa perchè i lavori sono fermi?
Dipendente:
no , e chi ti dice niente. Noi non contiamo niente. A noi ci dicono solo
fai questo, fai quello. Basta. Se non parliamo e non chiediamo è ancora
meglio.
A.L.:
si, ma saprete che è stato trovato un agente molto pericoloso per la
vostra salute, soprattutto.
Dipendente:
che c'era qualche cosa che non andava era chiaro a tutti. Se le ritrovo
le farò vedere le foto che ho scattato con il telefonino ; le foto di
quella acqua verdissima, mai vista prima. Ci hanno fatto indossare delle
tute e delle maschere. Qualcuno di noi ha avuto problemi con
la pelle. Niente
di grave però. Ma qui le cose da dire sarebbero tante. Ma non si
possono dire.
A.L.
me ne dica almeno una
Dipendente
: Come è chiaro a tutti noi andiamo avanti a colpi di dinamite per far
saltare
la roccia. Dovrebbe
passare un'ora , ma almeno mezz'ora prima che si possa cominciare a
lavorare affinchè l'aria si sia liberata dei detriti e della polvere.
Ma ci dobbiamo sbrigare, dopo 5 minuti stiamo già lì. Non ci si vede,
non si respira, è pericoloso ma stiamo lì. E non dobbiamo creare
problemi. Questa è la cosa principale ".
A.L.:
Ma scusi il ruolo dei sindacati in tutta questa vicenda?
Dipendente:
E chi li ha visti? Nessuno di noi è di Terni. Si sono mossi adesso dopo
la minaccia dei licenziamenti e prima chi li ha visti mai. Noi non siamo
di qui, siamo tutti meridionali.
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Torniamo
a scrivere della Terni-Rieti a distanza di 24 giorni. Era il 4 luglio
quando vi informavamo che un tratto di cantiere era stato di nuovo
fermato. I dubbi restano tutti. Sulla precarietà delle condizioni di
sicurezza di chi vi lavora. Sull'entità dell'inquinamento della zona
che, lo ricordiamo, è sito da bonificare. L'assessore all'ambiente
della provincia di Terni, Bellini, assicura che " una soluzione è
in vista " e che, quindi, confida, che i lavori potranno presto
riprendere. Resta, ovviamente, la madre di tutte le considerazioni,
ovvero sia come si fa ad autorizzare la costruzione di una superstrada
che buca un discarica.
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Andrea
Liberati, segretario di Lega Ambiente Umbria sottolinea come " i
diritti economico-sindacali e i diritti ecologico-ambientali , vengano
entrambi considerati, per lo meno dalle istituzioni, per spezzare quelle
cattive abitudini delle imprese, pubbliche e private, a richiedere
sempre meno regole. Cattive abitudini che hanno fatto la storia
industriale di questo come di altri territori e che riemerge ancora più
pressante e prepotente in tempi di crisi".
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Quale
danno abbiano subito i lavoratori che per mesi sono stati a contatto con
questo cromo esavalente non lo sapremo mai. " Teniamo famiglia
" sicuramente ma almeno il diritto di lavorare in un posto sicuro,
almeno quello, dovrebbe essere inalienabile. Dobbiamo dire che la città
di Terni assiste a tutto ciò, nella quasi totale indifferenza. Anzi,
sospettiamo che più d'uno alzi le spalle per questi continui fermi dei
cantieri. " Qui, se non si sbrigano, io la Terni-Rieti, non la
ricordo " , mi disse un anziano di Prisciano. Non molto diverso da
quanto pensano tanti altri ternani.
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Mb
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